Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.13 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Dolore 0 1942 1422433 1421090 2026-08-02T21:45:51Z Udiki 86035 Alexandre Dumas padre 1422433 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Vincent Van Gogh - Sorrow.JPG|thumb|''Dolore'' ([[Vincent Van Gogh|Van Gogh]], litografia)]] Citazioni sul '''dolore'''. ==Citazioni== *''Accettare il dolore per apprezzare la vita | è come ingoiare un tizzone per apprezzare la pizza.'' ([[Caparezza]]) *Anche se ti fa paura, non ignorare l'abisso del tuo dolore. ([[Anselm Grün]]) *Allora si ha incominciato realmente a soffrire, quando si ha imparato a tacere il proprio dolore. ([[Igino Ugo Tarchetti]]) *Ascoltatemi nel mio dolore, perché può darsi che non vi richiami mai più. ([[John Neihardt]]) *''Avidamente allargo la mia mano: | dammi dolore cibo cotidiano''. ([[Salvatore Quasimodo]]) *Che cosa si può dire sul dolore?<br />Le parole ne possono far intravedere solo l'ombra. La realtà di un dolore fisico intenso, acuto, non ha paragoni e va oltre le possibilità del linguaggio. Il mondo ci è fin troppo presente, giorno e notte, ma quando soffriamo, quando soffriamo davvero, si dissolve, svanisce e diventa un fantasma, un vago ricordo, una sciocchezza senza importanza. Tutti gli ideali, sogni, amori, paure, pensieri che possiamo avere avuto diventano irrilevanti. Siamo soli con il nostro dolore, è l'unica forza rimasta nell'universo, l'unica cosa concreta, l'unica che conta, e se il dolore è abbastanza forte e dura a lungo, se è il genere di agonia che continua senza darci respiro, allora tutto quello che costituisce la nostra umanità svanisce e il fiero, sofisticato computer che è il cervello umano può elaborare un unico pensiero: "Basta! Fatelo cessare!"<br />E se il dolore alla fine smette, in seguito, con il passare del tempo, anche la mente che lo ha sperimentato diventa incapace di comprenderlo, di ricordare quanto era orribile, di descriverlo e di affrontare la terribile verità di come ci si sentiva quando era presente. ([[George R. R. Martin]]) *''Chi accresce il sapere, aumenta il dolore.'' (''[[Qoelet]]'') *Chi s'abbandona al dolore senza resistenza o si uccide per evitarlo abbandona il campo di battaglia prima di aver vinto. ([[Napoleone Bonaparte]]) *Ci sono anche dolori di lusso, che recano lustro a chi li sopporta. ([[Leo Longanesi]]) *Come affrontiamo il dolore dipende da noi. Il dolore: ci anestetizziamo, lo accettiamo, lo elaboriamo, lo ignoriamo. E per alcuni di noi il miglior modo per affrontarlo è conviverci. [...] Il dolore... devi aspettare che se ne vada, sperare che scompaia da solo, sperare che la ferita che l'ha causato guarisca. Non ci sono soluzioni né risposte facili. Bisogna fare un respiro profondo e aspettare che il dolore si nasconda da qualche parte. La maggior parte delle volte il dolore può essere sopportato, ma a volte il dolore ti afferra: quando meno te lo aspetti ti colpisce sotto la cintura e non ti lascia in pace. Il dolore... devi solo conviverci, perché la verità è che non puoi evitarlo e la vita te ne porta sempre dell'altro. ([[Grey's Anatomy (seconda stagione)|''Grey's Anatomy'', seconda stagione]]) *''Come non vedere | che null'altro la [[natura]] ci chiede con grida imperiose, | se non che il corpo sia esente dal dolore, e nell'anima goda | d'un senso gioioso sgombra d'affanni e timori?'' ([[Tito Lucrezio Caro]]) *– Come si supera il dolore?<br />– Non si supera.. ma un giorno si renderà conto che non le peserà doverlo portare dentro. (''[[Castle - Detective tra le righe]]'') *Con il proprio bisogna imparare a fare i conti soli, in silenzio: cercandolo, non escludendolo. ([[Giuseppe Battiston]]) *Conoscerai un grande dolore e nel dolore sarai felice. Eccoti il mio insegnamento: nel dolore cerca la felicità. ([[I fratelli Karamazov|Fedor Dostoevskij, ''I fratelli Karamazov'']]) *Dodici minuti [...] corrispondono all'effettiva durata verificata del dolore genuino. Qualsiasi cosa ''oltre'' i dodici minuti è autocommiserazione, e tentativi inutili di far sembrare più importanti i primi dodici minuti. Siamo una specie vanagloriosa, e se fossimo capaci di afferrare il fatto che anche la più ''sauvage'' di quelle che i francesi chiamano ''la grand passion'' provoca solo dodici minuti reali di dolore intenso, prima di cominciare ad attenuarsi, correremmo tutti sulle scogliere per buttarci come tanti lemming. Così lo giustifichiamo intensificandolo, facendolo sembrare importante, più logorante. Andiamo in giro per vent'anni dopo che la relazione s'è rotta, battendoci il petto e alzando lamenti al cielo. ([[Harlan Ellison]]) *Dolore traditore: viene fuori piano piano. (''[[Sulla mia pelle (film 2018)|Sulla mia pelle]]'') *''Dopo un grande dolore viene un senso solenne, | i nervi stan composti, come tombe. | Il [[Cuore]] irrigidito chiede se proprio lui | soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa? || I piedi vanno attorno come automi | per un'arida via | di terra o d'aria o di qualsiasi cosa, | indifferenti ormai; | una pace di quarzo come un sasso. || Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive | la ricorda come gli assiderati rammentano la neve; | prima il freddo, poi lo stupore, infine | l'inerzia.'' ([[Emily Dickinson]]) *Dov'è il dolore, là il suolo è sacro. ([[Oscar Wilde]]) *Dove non c'è [[vergogna]] è un dolore pulito. ([[Silvana De Mari]]) *È cattiva la gente che non ha provato il dolore. [...] Perché quando si prova il dolore, non si può più voler male a nessuno. ([[Carlo Cassola]]) *E immediatamente mi rendevo conto che in realtà non c'era stato nulla, né frastuoni né terremoti; era il dolore, che usava quegli artifici maligni per tenermi sveglio e non lasciarmi mai. Esso non mi lasciò mai, difatti, per tutta la giornata! Era la prima volta, da quando vivevo, che conoscevo veramente il dolore. ([[Elsa Morante]]) *È più facile trovare chi si voti alla morte, che non chi sia pronto a sopportare il dolore. ([[Gaio Giulio Cesare]]) *E poi il dolore anche inutile, anche ingiusto, non andava mai sprecato. Si devolveva in sconto dei peccati. E se non si avevano peccati personali, andava in sconto del Peccato Originale, vecchio debito di famiglia, contratto dai nonni Adamo ed Eva e mai estinto nei secoli, per il peso eccessivo degli interessi celesti. ([[Marcello Marchesi]]) *È probabile che i tormenti del martirio li sentono più acutamente gli astanti. I tormenti sono illusori. La prima [[sofferenza]] è l'ultima sofferenza, perché le lesioni successive si perdono nell'insensibilità. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *È sempre difficile consolare un dolore che non si conosce. ([[Alexandre Dumas (figlio)|Alexandre Dumas, figlio]]) *È sincero il dolore di chi piange in segreto. ([[Marziale]]) *''E per tutti il dolore degli altri | è dolore a metà.'' ([[Fabrizio De André]]) *Ecco cosa c'è di buono nel dolore fisico. Una volta che è andato, è andato. Anche il ricordo si spegne. Non come il dolore mentale. Quello non te lo scolli più di dosso. (''[[Wolverine]]'') *Eh, sì, tutti son buoni a farsi forti | al dolore degli altri, | eccetto chi lo deve sopportare. ([[William Shakespeare]]) *Esteriormente il bisogno e la privazione generano il dolore; per contraccambio, gli agi e l'abbondanza fanno nascere la noia. ([[Arthur Schopenhauer]]) *''Gran forza inspira | E fierezza il dolor quando lo move | [[Amore|Amor]] tradito''. ([[Vincenzo Monti]]) *Guardami, Morrel – disse Montecristo con quella solennità che in certe occasioni lo rendeva così grande e persuasivo, – guardami: non ho lacrime negli occhi, né febbre nelle vene, né palpiti di disperazione nel cuore; eppure ti vedo soffrire, te, Maximilien, te che amo come amerei un figlio; ebbene, questo non ti dice, Morrel, che il dolore è come la vita, e anche al di là del dolore c'è sempre qualcosa di sconosciuto? ([[Alexandre Dumas padre]]) *Il cuore dell'uomo ha dei luoghi che non sono e dove entra il dolore, per farli essere. ([[Antoine Blanc de Saint-Bonnet]]) *Il dolore allorché è profondo e vero è un peso che non si sgrava mai dal cuore. ([[William Shakespeare]]) *Il dolore ci conduce per mano alla soglia della vita eterna. ([[Léon Bloy]]) *Il dolore ci rende malati fisicamente e, visto che ci dobbiamo convivere tutti, il segreto è saperlo metabolizzare. Per evitare che ci uccida. ([[Monica Bellucci]]) *Il dolore da solo non uccide e io sono viva. Dunque devo vivere, perché finché ci sono ci sarà il ricordo di chi non è più con noi. [...] Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare, ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da una fine. Che la fame si sazi per tornare a essere fame. Che il desiderio si estingua per rinascere. Che il sonno dia pace alla stanchezza per avere sonno di nuovo. Ogni minuto della vita gira attorno a qualcosa che non c'è più perché qualcos'altro possa accadere. [...] C'è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C'è bisogno di paura per avere coraggio. È l'[[assenza]] la vera misura della [[presenza]]. Il calibro del suo valore e del suo potere. ([[Concita De Gregorio]]) *Il dolore di un uomo è interessante, per noi, quanto quello di una lampada elettrica, che soffre, e spasima. (''[[Manifesti futuristi]]'') *Il dolore è in effetti il processo di purificazione che solo permette, nella maggior parte dei casi, di santificare l'[[uomo]], di distoglierlo cioè dalla volontà di vita. Perciò nei libri di edificazione [[cristianesimo|cristiana]] viene così spesso nominata la virtù salvatrice della croce e del dolore, e molto propriamente la [[croce cristiana|croce]], strumento di sofferenza e non di azione, è il simbolo della religione cristiana. ([[Arthur Schopenhauer]]) *Il dolore è la forma più intensa di vita, è sovreccitazione: quindi, il ricerchiamo. ([[Vittorio Imbriani]]) *Il dolore è un dono che Dio fa ad una creatura. ([[Chiara Lubich]]) *Il dolore è un dono di Dio per te. Non devi sciupare questo dono ma renderlo fruttuoso. La mia preghiera per te è che tu non disperda il lavoro del Signore. ([[Madre Teresa di Calcutta]]) *Sempre inutile, il dolore impoverisce l'uomo. In poco tempo, fa dello spirito più luminoso un essere braccato [...] Il dolore non è in noi né un riscatto, né un avvertimento. ([[René Leriche]]) *Il dolore è un movimento antico, sconosciuto. Vorremmo non doverlo affrontare mai. Per questo vale la pena esorcizzarlo, lavorarci, raccontarlo. Mi fa più spavento la malattia della morte: si distende nel tempo. ([[Nicolas Vaporidis]]) *Il dolore è una cosa strana. Un gatto che uccide un uccello, un incidente di macchina, un incendio... Ecco il dolore, BANG, eccolo, ti sta addosso. È reale. E quelli che ti guardano pensano che hai l'aria stupida. Come se fossi improvvisamente diventato scemo. Non c'è rimedio per il dolore a meno di conoscere qualcuno che capisca come ti senti e sappia cosa fare. ([[Charles Bukowski]]) *Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell'animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l'uomo si mostra all'altezza del dolore, o superiore ad esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere. <br/> Dimmi il tuo rapporto con il dolore e ti dirò chi sei! ([[Ernst Jünger]]) *Il dolore fa male, ma ti aiuta a capire quanto tieni a qualcosa, quanto puoi cedere a un compromesso o lottare senza mediazioni. ([[Valeria Solarino]]) *Il dolore fisico non mi dà fastidio. Anzi, mi fa sentire viva. (''[[La sindrome di Stendhal]]'') *Il dolore ha il colore rosso che vedi attraverso le palpebre chiuse quando ti ficcano la testa in una fornace ardente. Il dolore ha un sapore acre come il metallo, caldo e pungente come un'otturazione che si scioglie in bocca. Il dolore ha un suono come quello di una voce che grida dal fondo di un pozzo-- ed è la tua voce. (''[[Wolverine]]'') *Il dolore inerisce alla [[vita]] come contrappunto che dà pienezza al fervore d'esistere. ([[David Le Breton]]) *Il dolore non è altro che la sorpresa di non conoscerci. ([[Alda Merini]]) *''Il dolore non esiste | per chi s'innalza verso l'ora triste | con la forza d'un cuore sempre giovine.'' ([[Guido Gozzano]]) *Il dolore precede ogni piacere ed è il principio motore dell'[[uomo]]. ([[Pietro Verri]]) *Dolore è più dolor, se tace. ([[Giovanni Pascoli]]) *Il dolore è il grido dall'allarme della [[natura]]. È l'avvertimento sommario del complesso psichico contro l'aggressione di un estraneo. (''[[Una vita (Barnard)|Una vita]]'') *Il dolore è una dote per un animo duro. ([[John Ronald Reuel Tolkien]]) *Il mio corpo è una mappa stradale del dolore! (''[[Sospesi nel tempo]]'') *''Il mio dolore è amaro, la mia tristezza profonda, | E vi sono sepolto come un uomo nella tomba''. ([[Gustave Flaubert]]) *In [[Bosnia ed Erzegovina|Bosnia]] sono state identificate circa diciassettemila persone che hanno partecipato a crimini di guerra. Alcuni si nascondono, alcuni sono scappati in altri Paesi, ma la maggior parte dei responsabili di quei crimini sono ancora liberi, compresi i colpevoli per il genocidio; vivono accanto alle vittime, impuniti come se nulla fosse accaduto, spesso posizioni pubbliche importanti. Probabilmente la maggior parte dei colpevoli non sarà mai processata. Parafrasando il titolo del famoso libro di Hannah Arendt ''La banalità del male'', in Bosnia, si potrebbe scrivere sul trionfo del male. Il più profondo dolore diminuisce con il tempo, con il passare degli anni siamo in grado di accettare anche le perdite che ci parevano inammissibili, tutto passa tranne il sentimento provocato dall'[[ingiustizia]]. Quello cresce, si rafforza con il passare del tempo. E' il germoglio della futura vendetta. Può restare a lungo assopito, si risveglia quanto meno ce l'aspettiamo e, questa forza, chiunque tocchi, lo contagia. Riesce a riproporsi dopo centinaia di anni, per spargere il suo veleno sugli innocenti, inconsapevoli del peccato originale. ([[Azra Nuhefendić]]) *In questa valle di dolore e di [[Lacrime|lagrime]] ho l'[[onore]] di trovarmi [[bene]]. ([[Alfredo Panzini]]) *La [[bellezza]] ci può trafiggere come un dolore. ([[Thomas Mann]]) *La [[mente]] può tutto. Basta pensare di avere un dolore anche senza cause fisiche e il dolore si sente, no? (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (prima stagione)|Ai confini della realtà]]'') *La [[vita]] è dolore e la [[gioia]] dell'[[amore]] è un anestetico. ([[Cesare Pavese]]) *Là dove cresce il dolore è terra benedetta. ([[Oscar Wilde]]) *La miseria e il dolore sono il punto sublime di incontro e di fusione dell'animo umano. ([[Cesare Merzagora]]) *Le più belle opere dell'uomo sono ostinatamente piene di dolore. ([[André Gide]]) *Lieve è il dolore che permette di prendere una decisione. ([[Seneca]]) *Ma il dolore non intende prestare ascolto alla [[ragione]], perché il dolore ha una sua propria ragione che non è ragionevole. ([[Milan Kundera]]) *Ma noi non dobbiamo considerare il dolore come una contrazione fisica, ma come il grido di aiuto di un nostro fratello e che noi dobbiamo aiutare con tutto il nostro amore. Oltre a questo, scoprirete che spesso potrete alleviare il dolore con un gesto, con il giusto consiglio, con le giuste parole, con un abbraccio, e non solo con la fredda ricetta del medico. (''[[Giuseppe Moscati - L'amore che guarisce]]'') *Mi piace parlare del dolore perché ridere di una cosa che mi spaventa è un modo per esorcizzarla. ([[Vincenzo Salemme]]) *Nel dolore esiste una speranza più grande che in una felicità regalata. ([[Ernst Jünger]]) *Nella nostra natura c'è però una meravigliosa, e caritatevole, valvola di sicurezza per cui chi soffre non si rende mai conto con piena intensità di ciò che sta soffrendo nel momento stesso della tortura, ma solo dopo, quando lo raggiunge la fitta del ricordo. ([[Nathaniel Hawthorne]]) *Niente rende tanto grandi, quanto un grande dolore. ([[Alfred de Musset]]) *Niente più del dolore fa crescere e insegna a gustare ogni attimo di quel dono grandioso che è la vita. ([[Laura Tangorra]]) *Non c'è dolore più grande della perdita della [[terra]] natia. ([[Euripide]]) *Non c'è nulla di più pesante della [[compassione]]. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall'immaginazione, prolungato in centinaia di echi. ([[Milan Kundera]]) *Non ho il problema del controllo del dolore, è proprio il dolore il mio problema. (''[[Dr. House - Medical Division (prima stagione)|Dr. House - Medical Division]]'') *Non esistendo dolore, sua nascita e suo arresto, non può logicamente esistere neppure il cammino, il quale consiste nell'arresto del dolore. ([[Nāgārjuna]]) *Non sa goder di gioia chi di dolor non ha [[contezza]]. (''[[Il cavaliere dalla pelle di leopardo]]'') *Non sai che ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri? ([[Honoré de Balzac]]) *Ogni dolore è facile a disprezzare; quello che comporta sofferenza intensa dura poco tempo, e quello che perdura molto tempo nella carne comporta sofferenza temperata. ([[Epicuro]]) *Ogni dolore è sempre il risultato di un'azione aggressiva. Se io do libero corso alla mia aggressività e la scarico su un altro, è la mia vittima che sente dolore. Se domino l'impulso aggressivo, questo si ritorce contro di me e sono io che avverto il dolore (autoaggressività). Chi ha dei dolori, dovrebbe sempre chiedersi a chi in realtà essi erano rivolti. ([[Thorwald Dethlefsen]]) *Ogni uomi nasconde in sé un dolore segreto. Dev'essere rivelato e analizzato. Dev'essere trascinato dal buio e forzato fino alla luce. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]'') *''[[Pace]], pace una volta al mio tormento, | Stanco di più patir, dai suoi legami | Fugge il mio [[Spirito|spirto]], e si dilegua al [[vento]]''. ([[Vincenzo Monti]]) *– Perché mi fai soffrire?<br/>– Perché ti amo.<br/>Ora era lui ad arrabbiarsi: – No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.<br/>– Chi ama vuole solo l'amore, anche a costo del dolore.<br/>– Mi fai soffrire apposta, allora.<br/>– Sì, per vedere se mi ami.<br/>La filosofia del Barone si rifiutava d'andar oltre. – Il dolore è uno stato negativo dell'anima.<br/>– L'amore è tutto.<br/>– Il dolore va sempre combattuto.<br/>– L'amore non si rifiuta a nulla.<br/>– Certe cose non le ammetterò mai.<br/>– Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri. ([[Italo Calvino]]) *Più parole potenti e azioni generose ha ispirate il dolore agli uomini, che la gioja. ([[Niccolò Tommaseo]]) *Pochi e grandi dolori fanno l'uomo grande, piccoli e frequenti l'impiccioliscono; un fiotto lava la pietra, una serie di {{sic|goccie}} la trapassa. ([[Igino Ugo Tarchetti]]) *''Poco ha doglia chi, dolendo, tace.'' ([[Matteo Maria Boiardo]]) *Quando due dolori si verificano insieme, ma non nello stesso posto, il più violento oscura l'altro. ([[Ippocrate]]) *Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più [[gioia]] potete contenere. ([[Kahlil Gibran]]) *''Quell'uguale belato era fraterno | al mio dolore. Ed io risposi, prima | per celia, poi perché il dolore è eterno, | ha una voce e non varia.'' ([[Umberto Saba]]) *''Questo dolore | che vagli fra le maglie di un tuo cribro | svanisce un po' nel contemplare un fiore | si scorda fra le pagine di un libro.'' ([[Adriano Celentano]], [[Francesco Guccini]]) *Sai quando le persone diventano forti? Quando imparano ad accettare il dolore. ([[Romano Battaglia]]) *Sai tu che sia il dolore? Troppe volte è l'ultima parola vuota di un verso vuotissimo per far rima con amore. ([[Ambrogio Bazzero]]) *Se del dolore in se stesso non si è avuta già perfetta conoscenza in principio, come si potrà essa avere successivamente? ([[Nāgārjuna]]) *Senza il dolore non può esserci il bene: il seme si spacca per far nascere l'erba. (''[[Un uomo chiamato Cavallo]]'') *Siamo così abituati alla strumentalizzazione del dolore trasformato in pochi secondi in rivendicazioni, posizionamenti e fertilizzante per il proprio brand che se uno osa lasciarlo in una stanza, senza esibirlo e sventolarlo, viene additato come cinico. ([[Selvaggia Lucarelli]]) *Tormentare un animale per un'ora è cattivo, ma tormentare un uomo, migliaia di uomini, non per un'ora, ma per anni, per la vita intera, anzi per molte vite, non è cattivo, è infame, è diabolico, sì, così diabolico che un Dio non potrebbe assistervi a meno che non sia un pazzo o il signore di tutti i diavoli. ([[Ernst Wiechert]]) *''Tormento il più crudele | d'ogni crudel tormento | è il barbaro momento | che in due divide un [[cuore|cor]]''. ([[Pietro Metastasio]]) *Tu puoi tenerti lontano dai dolori del mondo, sei libero di farlo e risponde alla tua natura, ma forse proprio questa tua [[astensione]] è l'unico dolore che potresti evitare. ([[Franz Kafka]]) *Tutti ci creiamo delle fantasie per gestire il nostro dolore. (''[[Lazarus Project - Un piano misterioso]]'') *Un dolore causato da una persona amata può essere amaro, anche quando si inserisce in mezzo a preoccupazioni, occupazioni, gioie che non abbiano per oggetto quell'essere e da cui la nostra attenzione solo di tanto il tanto si distoglie per tornare a lui, ma quando un simile dolore nasce nel momento in cui la felicità di vedere quella persona ci colma per intero, l'improvvisa depressione che allora pervade la nostra anima, fino a quell'istante soleggiata, protetta e calma, determina in noi una furibonda tempesta contro cui non sappiamo se saremo capaci di lottare fino all'ultimo. ([[Marcel Proust]]) *Un dolore cocente non può essere in eterno, e neppure molto a lungo; dura soltanto il ricordo del dolore. ([[William Henry Hudson]]) *Un libro che mi fu decisivo [...] fu ''La Philosophie de la Douleur'' del grande [[René Leriche]], il chirurgo di Lione. Me ne copiai molti passi, conquistato dalla sua attenzione al ''vim patior'' della carne malata, al grido del corpo, alla realtà piena della sofferenza creduta immaginaria. Pessimista e moderno, Leriche non credeva alla bontà del dolore, alla trasformazione della pena fisica in farfalla pneumatica, e lavorò tutta la vita per indebolirlo, per minarne chirurgicamente l'onnipotenza. ([[Guido Ceronetti]]) *Un modo molto importante per farci amico il dolore è farlo uscire dall'isolamento e condividerlo con qualcuno che può accoglierlo. ([[Henri Nouwen]]) *Un vero uomo comprende il dolore degli altri e sa sopportare il proprio. (''[[Pollyanna (serie animata)|Pollyanna]]'') *Uno degli aspetti positivi del dolore è che non si riesce a dormire, e questo significa che ho più tempo per pensare. (''[[Cosa mi lasci di te]]'') *Viviamo sotto strati di dolore, uno soggiacente all'altro e che per la presenza di quest'altro non viene percepito, ma che è pronto a far sentire la sua punta non appena quest'altro scompare. ([[Giuseppe Rensi]]) ===[[Emil Cioran]]=== *I dolori immaginari sono di gran lunga i più reali, dato che ne abbiamo un bisogno costante e li inventiamo perché non c'è modo di farne a meno. *Il destino individuale, come realtà interiore, irrazionale e immanente, ci è rivelato solo nel dolore, che rappresenta la sola via che ci permette di comprendere in maniera più profonda i problemi personali. [...] il [[peccato]] nelle interpretazioni religiose – che equivale al dolore per i credenti – non ha questa funzione perché, essendo strettamente legato all'oggettività del mondo storico, non pone in modo rigoroso il problema dell'esistenza individuale. – Per questo il dolore deve essere amato. *Il tormento, per alcuni, è una necessità, un bisogno, un appetito, un compiacimento. ===[[Giacomo Leopardi]]=== *''Arcano è tutto, | fuor che il nostro dolor.'' *Anche il dolore che nasce dalla [[noia]] e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia. *Il dolore o la disperazione che nasce dalle grandi [[Passione|passioni]] o [[Illusione|illusioni]] o da qualunque [[sventura]] della vita non è paragonabile all'affogamento che nasce dalla certezza e dal [[sentimento]] vivo della nullità di tutte le cose, e dell'impossibilità di essere felice in questo [[mondo]], e dalla immensità del vuoto che si sente nell'anima. ===[[Francesco Orestano]]=== *Gli uomini sono massimamente dissimili fra loro nella gioia, massimamente simili nel dolore. Lo sguardo fiso e profondo di chi molto soffra nel fisico o nel morale si ritrova identico in ogni volto umano, di qualsiasi razza e colore. Al dolore gli uomini si riconoscono fratelli.<br>Ma anche il dolore degli animali è così simile al dolore degli uomini. *Grave e comune sciagura è che il dolore non uccida. Un grande dolore purifica, nobilita, eleva anche l'essere più volgare; e sarebbe per molti una dignitosa e solenne {{sic|conchiusone}} di vita. *Il dolore d'un ammalato, d'un demente, d'un moribondo, lo strazio dei congiunti e dei superstiti, l'angoscia dei cuori divisi per sempre, la nostalgia insanabile di affetti distrutti dalle spietate e assurde irruzioni della morte; tutto questo dolore che la vita porta nel suo grembo per le tragiche condizioni naturali in cui si svolge dovrebbe bastarci, e farci comprendere la folle crudeltà con cui gli uomini vi aggiungono altro dolore con la rea volontà di nuocersi positivamente, di farsi dell'altro male. ==Proverbi== *Il dolore è come un tesoro, lo si mostra soltanto agli amici. ([[proverbi africani|africano]]) ===[[Proverbi italiani|Italiani]]=== *Bocca con dolore non dice bene. *Chi si rallegra del mio duolo, quando il mio è vecchio il suo è nuovo. *Dolor sopra dolore, spezza il cuore. *Grave è la tristezza, che segue l'allegrezza. *I dolori fanno invecchiare. *I grandi dolori sono muti. *Il dolore che scivola sul cuore per uscir dagli occhi, non è mai profondo. *Il dolore è sempre asciutto. *Il dolore fa dir quel che non è. *Il dolore ha pochi cortigiani. *Il dolore non invecchia, o cessa o uccide, *Il dolore unisce gli uomini. *In guerra, nella caccia e negli amori, per un piacer mille dolori. *Le nazioni smaltiscono diversamente il dolore: il tedesco lo beve, il francese lo mangia, l'italiano lo dorme. *Non dire a nessuno il tuo dolore, così non si allargherà. *Rende il dolor legger chi tal lo stima. *Tre cose addolciscono il dolore; [[speranza]], [[Lacrima|lacrime]] e sonno. *[[Uomo]] non educato dal dolore rimane sempre [[bambino]]. (citato da [[Thomas Mann]] ne ''I Buddenbrook'') ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Agonia]] *[[Ferita]] *[[Patimento]] *[[Piacere e dolore]] *[[Pena]] *[[Sofferenza]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sul}} [[Categoria:Sensi]] [[Categoria:Sentimenti]] [[Categoria:Sintomi]] o0o3hc0pjsb3hpw2lae8bo3u4rzljt5 Alexandre Dumas padre 0 1958 1422415 1422220 2026-08-02T15:29:49Z Udiki 86035 /* Il conte di Montecristo */ +1 1422415 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Alexandre Dumas.jpg|thumb|Alexandre Dumas]] '''Alexandre Dumas''' (1802 – 1870), scrittore e drammaturgo francese. ==Citazioni di Alexandre Dumas== *Abitualmente comincio un libro solo dopo ch'è stato già scritto. :''En général, je ne commence un livre que lorsqu'il est écrit''.<ref>Da ''Propos d'art et de cuisine''.</ref> *C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."<ref>Da ''I Mohicani di Parigi'', 1854; vedi anche [[w:Cherchez la femme|la voce]] in Wikipedia.</ref> :''Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis:'' Cherchez la femme!. *Chi legge la [[storia]], se non gli [[storico|storici]] quando correggono le loro bozze?<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name="e" /> *Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s'ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l'eternità: tale è il destino di [[Pizzo Calabro|Pizzo]]. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell'avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell'Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che [[Gioacchino Murat]] venne a farsi fucilare, là che quest'altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta.<ref>Da ''Viaggio in Calabria''.</ref> *{{NDR|In ricordo di Emma Mannoury-Lacour}} Credo proprio che tre quarti del mio cuore, se non il cuore intero, siano morti con lei.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 4 novembre 2004.</ref> *Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la [[barba]] alle [[donna|donne]] perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.<ref>Citato in Franco Fossati, ''Chi dice donna...'', Armenia, 1987, p. 41. ISBN 8834401786</ref> *E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?<ref>Da ''Kean o Genio e sregolatezza'', IV, 2.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *{{NDR|[[Francesco Mario Pagano]]}} Godeva di una grande reputazione e la meritava sotto tutti i rapporti. [...] La dolcezza della sua parola, la soavità della sua morale l'avea fatto soprannominare il Platone campano, ancora giovane aveva scritto la giurisdizione criminale opera che fu tradotta in tutte le lingue, e che fu menzionata dall'assemblea nazionale francese.<ref>Da ''I Borboni di Napoli: Vol. III'', Napoli, 1862, p. 10-11.</ref> *L'[[orgoglio]] ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l'[[invidia]]. :''L'orgueil a presque toujours une compagne encore pire que lui: cest l'envie''.<ref>Da ''Le Roi des quilles- racconto per bambini'', 1859.</ref> *La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, [[Lucrezia Borgia|Lucrezia]] bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.<ref>Da ''I Borgia''; citato in [[Corrado Augias]], ''I segreti di Roma'', Oscar Mondadori, 2007, p. 264.</ref> *Nulla riesce meglio del [[successo]], che è la calamita morale che tutto attira a sé.<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name=e /> *Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se [[Napoli]] non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.<ref>Dal giornale ''L'Indipendente'' del 19 dicembre 1862.</ref> *Tutto il delitto della prima {{NDR|[[Eleonora Pimentel Fonseca]]}} fu d'esser una {{sic|patriotta}} ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il ''Monitore {{sic|Napolitano}}''. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.<br />Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia {{sic|napolitana}}, la forca era alta trenta piedi.<br />Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar {{sic|la}} carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.<br /> – Datemi un paio di mutande, disse.<br />Lucrezia<ref>Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.</ref> non avrebbe nulla trovato di meglio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Ty7nnZyBCFMC/page/n6/mode/1up Da Napoli a Roma]'', traduzione di Eugenio Torelli, Stabilimento tipografico del Plebiscito, Napoli, 1863, cap. III, p. 71.</ref> ==''Ascanio''== ===[[Incipit]]=== Alle quattro pomeridiane del 10 luglio dell'anno di grazia 1540, un bel giovane, alto, bruno con grandi occhi neri, vestito con elegante semplicità e armato soltanto d'un pugnaletto dal manico mirabilmente cesellato, stava presso la pila dell'acqua benedetta che è sull'entrata della chiesa dei Grandi Agostini, nel recinto dell'Università di Parigi.<br />Questo giovane, senza dubbio per pia umiltà, non si era mosso dal suo posto per tutta la durata dei vespri, e a fronte china, in atteggiamento di dovuta contemplazione, aveva mormorato non so quali parole, forse le preghiere, poiché le aveva dette a voce tanto bassa, che soltanto lui e Dio potevano sapere ciò che egli dicesse. ===Citazioni=== *V'è una sola cosa al mondo eternamente bella, giovane e feconda: l'arte divina. (p. 205) *Che cos'è, per lo più, l'amore? Il capriccio d'un giorno, un'allegra unione, mediante la quale due esseri s'ingannano reciprocamente e spesso in buona fede. (p. 205) ==''I tre moschettieri''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le premier lundi du mois d'avril 1626, le bourg de Meung, où naquit l'auteur du ''Roman de la Rose'', semblait être dans une révolution aussi entière que si les huguenots en fussent venus faire une seconde Rochelle. Plusieurs bourgeois, voyant s'enfuir les femmes le long de la grande rue, entendant les enfants crier sur le seuil des portes, se hâtaient d'endosser la cuirasse, et appuyant leur contenance quelque peu incertaine d'un mousquet ou d'une pertuisane, se dirigeaient vers l'hôtellerie du ''Franc-Meunier'', devant laquelle s'empressait, en grossissant de minute en minute, un groupe compacte, bruyant et plein de curiosité.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Les Trois Mousquetaires|Les Trois Mousquetaires]]'', MM. Dufour et Mulat, Paris, 1849.}} ====Giuseppe Aventi==== Il primo lunedì dell'aprile 1625, il borgo di Meung, che diede i natali all'autore del ''Romanzo della Rosa'', era in preda al più grande disordine, come se vi fossero capitati gli Ugonotti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, nel veder le donne scappare verso la Strada Grande, e nel sentir gli strilli dei bambini sugli usci delle case, si affrettavano a indossare la corazza, e fortificando la loro risolutezza un po' dubbia, con un moschetto o una partigiana, si avviavano alla locanda del Buon Mugnaio, davanti alla quale c'era un gruppo compatto, chiassoso e pieno di curiosità, che ingrossava di momento in momento. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}utT5qmal_gIC I tre moschettieri]'', traduzione di Giuseppe Aventi, Rizzoli, 2011. ISBN 88-58-61145-6}} ====Maria Bellonci==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del ''Roman de la rose''), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del ''Franc Meunier'' dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}gztjEAAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Maria Bellonci]], Giunti, 2010. ISBN 9788809753570}} ====Antonio Beltramelli==== Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del ''Romanzo della Rosa'', sembrava essere in piena rivoluzione, come se gli ugonotti fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Parecchi abitanti, vedendo le donne fuggire verso la Grande-Rue e sentendo i bimbi strillare sulle soglie, si affrettarono a indossare la corazza e, puntellando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di persone compatto, rumoroso e molto incuriosito. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}uuN_DQAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Antonio Beltramelli]] revisionata da Stefano Mazzurana, Mondadori, 2016. ISBN 9788852077920}} ====Angiolo Orvieto==== Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o dirigendosi verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853}} ====Guido Paduano==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 la cittadina di Meung, dove nacque l'autore del ''Roman de la Rose'', sembrava completamente sconvolta, come se gli ugonotti fossero venuti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, vedendo fuggire le donne dalla parte della Grande-Rue e sentendo piangere i bambini sulle porte, si affrettarono a indossare la corazza e, rafforzando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossandosi di minuto in minuto, una folla compatta, rumorosa e curiosa. ====C. Siniscalchi==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975}} ===Citazioni=== *{{NDR|Sul [[XVII secolo]]}} [...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, ''L'anticamera del signor de Tréville''; 2013) *Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, ''L'anticamera del signor Tréville'') *Il [[coraggio]] è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, ''I moschettieri del re e e le guardie del cardinale''; 2013) *[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. {{NDR|[[Motti dai libri|motto]]}} (D'Artagnan: cap. IX, ''D'Artagnan si rivela''; 2013) *– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?<br />– E allora?<br />– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un [[alibi]]. (cap. X, ''Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo''; 2013) *L'[[amore]] è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *– Non ho bisogno di voi.<br />– Ma siete voi che avete chiesto...<br />– L'aiuto di un gentiluomo, non la sorveglianza di una [[Spionaggio|spia]].<br />– È una parola un po' dura!<br />– Come si chiamano quelli che seguono le persone contro la loro volontà?<br />– Indiscreti.<br />– È una parola un po’ troppo morbida. (Signora Bonacieux e d'Artagnan: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] ciò che è [[perdita|perduto]] oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *— Milord, — esclamò [[Anna d'Asburgo (1601-1666)|la regina]] — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.<br />— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII) *In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu]], non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, ''L'uomo di Meung'') *D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. {{NDR|Dopo che il Duca di Buckingham decide di stabilire l'embargo e dichiarare guerra alla Francia soltanto per una questione d'amore}} (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *— Noialtri diciamo: fiero come uno [[Scozia|scozzese]], — mormorò Buckingham.<br />— E Noi. fiero come un [[Guascogna|guascone]], — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni [[falsità]] è una [[maschera]], e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, ''L'amante di Porthos''; 2013) *[...] non c'è [[amicizia]] che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il [[silenzio]] è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un [[pensiero]] che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] l'[[amore e morte|amore]] è una lotteria dove chi vince vince la [[amore e morte|morte]]. (Athos: cap. XXVII, ''La moglie di Athos''; 2013) *La [[vita]] stessa si può riassumere in tre parole: ''erat'', ''est'', ''fuit''. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] in tutte le cose il merito sta nella [[difficoltà]]. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] si domandano [[consigli]] solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, ''Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos''; 2013) *Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, ''La notte tutti i gatti sono bigi''; 2013) *Milady sorrise di un sorriso strano.<br />— Così, voi mi amate? — disse.<br />— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?<br />— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.<br />— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.<br />— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, ''Sogno di vendetta'') *[...] dietro a ogni [[felicità]] presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, ''Una visione''; 2013) *Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, ''Il cardinale''; 2013) *Il [[tempo]], amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala<ref>Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]</ref> dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, ''Il vino d'Angiò''; 2013) *In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare [[martiri]]. (Richelieu: cap. XLIV, ''L'utilità dei tubi di stufa''; 2013) *– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che [[Suicidio|mi bruci le cervella]] e facciamola finita!<br />– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] ci prendono per pazzi o per [[eroi]], due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] bisogna puntare sui [[Vizio e virtù|difetti]] delle persone, non sulle loro [[Vizio e virtù|virtù]]. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *[[Beneficio]] rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *La [[vita]] è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia''; 2013) *L'[[amore]] è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI) *I grandi [[criminali]] portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) *[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) ===Citazioni su ''I tre moschettieri''=== *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''Trois mousquetaires'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. ([[Benedetto Croce]]) *''I tre moschettieri'' è in verità la storia del quarto. ([[Umberto Eco]]) *Il romanzo ''I tre moschettieri'' è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. ([[Beniamino Placido]]) *In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. ([[Giorgio Manganelli]]) ===[[Pietro Citati]]=== *Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale. *Non credete ai denigratori. ''I tre moschettieri'' emana un vero profumo storico: non meno di ''Guerra e Pace''; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento. *Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. ''Il borghese gentiluomo'', ''L'Avaro'' e ''Il Barbiere di Siviglia'' ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel ''Romanzo borghese'' di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia. *Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei ''Tre moschettieri'' ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli ''Arcana imperii'': il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti. *Ormai è tempo di riprendere in mano ''I tre moschettieri''. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo. ==''Il conte di Montecristo''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le 24 février 1815, la vigie de Notre-Dame de la Garde signala le trois-mâts le Pharaon, venant de Smyrne, Trieste et Naples.<br />Comme d'habitude, un pilote côtier partit aussitôt du port, rasa le château d'If, et alla aborder le navire entre le cap de Morgion et l'île de Rion.<br />Aussitôt, comme d'habitude encore, la plate-forme du fort Saint-Jean s'était couverte de curieux ; car c'est toujours une grande affaire à Marseille que l'arrivée d'un bâtiment, surtout quand ce bâtiment, comme le Pharaon, a été construit, gréé, arrimé sur les chantiers de la vieille Phocée, et appartient à un armateur de la ville.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Le Comte de Monte-Cristo/Chapitre 1|Le Comte de Monte-Cristo]]'', C. Lévy, 1889}} ====Lanfranco Binni==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il trealberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165}} ====Margherita Botto==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come al solito, subito un pilota si mosse dal porto, costeggiò il castello d'If, e andò ad abbordarlo tra capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E come al solito, subito lo spiazzo del forte Saint-Jean si riempì di curiosi. Perché a Marsiglia l'arrivo di una nave è sempre un grande avvenimento, soprattutto quando quella nave è stata costruita, armata e stivata, come il ''Pharaon'', nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://www.einaudi.it/content/uploads/2022/05/Pagine-da-INT_Dumas_Il_conte_di_Montecristo.pdf Il conte di Montecristo]'', traduzione di Margherita Botto, Einaudi, 2015. ISBN 9788806225186}} ====Giovanni Ferrero==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi ''Pharaon'' che arrivava da Smirne, via Trieste e [[Napoli]].<br />Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento. {{NDR|Alessandro Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001}} ====Emilio Franceschini==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre-alberi il ''Faraone'', che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Com'è d'uso, un pilota {{sic|costiere}} partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.<br />Contemporaneamente com'è egualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il ''Faraone'', si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998}} ====Vincenzo Latronico==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò in avvicinamento il ''Pharaon'', un tre alberi proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota di porto prese il mare, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave fra Morgiou e l'isola di Riou, mentre la banchina del forte di Saint-Jean si riempiva di curiosi: l'arrivo di una nave era ogni volta un grande evento a Marsiglia, specialmente quando si trattava di un'imbarcazione costruita nei cantieri cittadini e di proprietà di un armatore locale. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}XXC1DwAAQBAJ&pg{{=}}PA5 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Vincenzo Latronico, Bompiani, 2026. ISBN 9788858784730}} ====Guido Paduano==== Il 24 febbraio 1815, la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Secondo l'uso, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad abbordare la nave tra il Cap de Morgiou e l'isola di Riou.<br />Sempre secondo l'uso, la spianata del forte Saint-Jean si era immediatamente riempita di curiosi: a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è sempre un avvenimento, soprattutto quando il bastimento, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, armato, stivato, nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522}} ====Gaia Panfili==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', in provenienza da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come di consueto, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad accostare la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />Subito, sempre come di consueto, la spianata della fortezza Saint-Jean si era ammantata di curiosi; a Marsiglia infatti l'arrivo di un bastimento è sempre un grande evento, soprattutto quando tale bastimento, come il ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato, stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartiene a un armatore di città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035}} ====Jean Rossari==== Il 24 febbrajo 1815 la scolta di Nostra Signora della guardia segnalava la nave il ''Faraone'' proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. Un {{sic|piloto costiere}}, secondo il solito, si staccò subitamente dal porto, passò vicino al castello d'If, e {{sic|abordò}} il naviglio tra il capo di Morgiou e l'isola di Rion. E, sempre secondo l'uso, sulla piattaforma del forte S. Giovanni s'erano affollati i curiosi, poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è affare di molta importanza, specialmente quando si tratta di un bastimento {{sic|costrutto}}, armato e confezionato sui cantieri della ''vecchia focea'' e appartenente ad un armatore della città. Tale appunto era il ''Faraone''. {{NDR|Alessandro Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}Mj1MAAAAcAAJ&pg{{=}}PA35 Il conte di Monte Cristo]'', versione di Jean Rossari, Borroni e Scotti, 1846}} ===Citazioni=== *[...] in [[politica]] non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. (Noirtier: cap. XII, ''Il padre e il figlio''; 2011) *[...] per l'uomo felice la [[preghiera]] rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all'infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio. (cap. XV, ''Il nº 34 e il nº 27''; 2011) *Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere. Con la prigionia tutte le facoltà che fluttuavano qua e là si sono adunate in un sol punto, hanno colliso in uno spazio angusto, e voi lo sapete, dal cozzo delle nubi si genera l'elettricità, dall'elettricità la folgore, dalla folgore la luce. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 132) *La [[filosofia]] non si apprende; la filosofia è l'incontro tra le scienze acquisite e il genio che le applica [...]. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 139) *[...] Dio vuole che l'uomo che ha creato, e nel cuore del quale ha così profondamente radicato l'amore della vita, faccia tutto quello che può per conservare un'esistenza talvolta così penosa, ma sempre così cara. ([[Abate Faria]]: cap. XIX, ''Il terzo accesso''; 2018) *{{NDR|Il}} grande lago che chiamano il [[Mediterraneo]] [...]. (cap. XXII, ''I contrabbandieri''; Donzelli, p. 177) *Negli [[Affare|affari]], signore, non ci sono amici; lo sapete bene, ci sono soltanto dei corrispondenti. (Pierre Morrel: cap. XXIX, ''La casa Morrel''; 2011) *Questa specie di confettura verde è l'ambrosia che [[Ebe]] serviva alla tavola di [[Giove (divinità)|Giove]]. [...] Siete un uomo positivo, e l'[[oro]] è il vostro idolo? Gustate di questa, e le miniere del [[Perù]], di [[Gizerate]] e di [[Golgonda]] vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete [[poeta]]? Gustate di questa, e le barriere del possibile spariranno; vi si apriranno i campi dell'[[infinito]], e passeggerete libero di [[cuore]], di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo regno nascosto in un angolo d'[[Europa]], come la [[Francia]], la [[Spagna]] o l'[[Inghilterra]], ma sarete il Re del mondo. Il vostro [[trono]] sarà eretto sopra le montagne di Satanasso, e senza aver bisogno di fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli, sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. [...] Una certa erba che li trasportava nell'[[Eden]], in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. [...] Questo è [[hashish]], tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo con questa iscrizione:<br /> AL MERCANTE DELLA FELICITÀ, IL MONDO RICONOSCENTE. (Sindbad il marinaio: cap. XXXI, p. 235) *Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordatavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell'occipite e i muscoli delle spalle dell'uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali sofferente ha provato qualche secondo di dolore fisico? (Conte di Montecristo: cap. XXXV, ''La mazzolata'') *«Ah, il [[duello]]!», esclamò il conte. «Sull'anima mia, risibile modo di raggiungere il proprio scopo, quando lo scopo è la vendetta! Un uomo vi ha rubato la vostra amante, un uomo ha sedotto vostra moglie, un uomo ha disonorato vostra figlia. Di una vita intera, che aveva il diritto di aspettarsi la parte di felicità che Iddio ha promesso a ogni essere umano nel crearlo, egli ha fatto un'esistenza di dolore, di miseria o d'infamia, e voi vi ritenete vendicato perché a quest'uomo, che vi ha gettato il delirio nella mente e la disperazione nel cuore, voi avete sferrato un fendente in petto o piazzato una pallottola in capo? Suvvia, dunque! Senza contare che spesso è costui a uscire trionfante dalla tenzone, mondato agli occhi del mondo e in qualche modo assolto da Dio. No, no – rincarò il conte – se mai dovessi vendicarmi, non è in questo modo che mi vendicherei». (cap. XXXV, ''La mazzolata''; Donzelli, p. 323) *Forse quel che sto per dire sembrerà bizzarro a lor signori socialisti, progressisti, umanitari, ma io non mi curo mai del prossimo, ma io non tento mai di tutelare la [[società]] che non mi tutela e, dirò di più, che in generale di me non si cura se non per nuocermi. E depennandoli dalla mia stima e serbando neutralità nei loro confronti, sono la società e il prossimo a essermi addirittura debitori. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XL, ''La colazione''; Donzelli, pp. 388-389) *I rossi sono buoni del tutto, o del tutto cattivi. (Bertuccio: cap. XLIV) *[...] «fa' vedere che stimi te stesso e sarai stimato», assioma cento volte più utile nella nostra società di quello dei greci «conosci te stesso», che ai nostri giorni è stato sostituito dall'arte meno difficile e più vantaggiosa di conoscere gli altri. (cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2018) *[...] le [[invenzione|invenzioni]] umane progrediscono dal composto al semplice, e il semplice è sempre la perfezione. (Conte di Montecristo: cap. XLVIII, ''Ideologia''; trad. Franceschini) *Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. I regni dei re sono limitati: da montagne, da fiumi, da costumi diversi, da lingue diverse. Il mio regno è grande come il mondo, perché non sono né italiano, né francese, né indù, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero, perché parlo il francese con la vostra stessa facilità e purezza? Ebbene, Alì, il mio nubiano, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po' di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l'ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l'imprevisto, l'eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2011) *Ci sono due [[Sguardo|sguardi]]: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell'anima. Lo sguardo del corpo può talvolta dimenticare, ma quello dell'anima non dimentica mai. (Haydée: cap. LXXVII, ''Haydée''; 2011) *Per la vita che aveva vissuto, per la decisione presa e mantenuta di non indietreggiare davanti a nulla, il conte era giunto a gustare gioie sconosciute nelle lotte che talvolta intraprendeva contro la natura, che è Dio, e contro il mondo, che può facilmente essere considerato il diavolo. (cap. LXXXII, ''L'effrazione''; 2011) *«Venite con me, visconte, vi conduco io».<br />«Con piacere».<br />«Allora siamo intesi?».<br />«Sì, ma dove?».<br />«Ve l'ho detto, dove l'aria è pura, dove il rumore assopisce, dove, per quanto orgoglio si nutra, ci si sente umili e ci si ritrova piccoli. Amo un tale svilimento, io che al pari di Augusto vengo definito padrone dell'universo».<br />«Dove andate, insomma?».<br />«Al [[mare]], visconte, al mare». (cap. LXXXV, ''Il viaggio''; Donzelli) *Che cosa è la [[morte]] per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio. (Conte di Montecristo: cap. XC) *Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi, quando la disgrazia del nemico oltrepassa i limiti della loro collera. (cap. LXXXVI) *Certamente, quantunque meno espansiva, la gioia di Montecristo non era meno grande: la [[gioia]], per i cuori che hanno lungamente sofferto, è simile alla rugiada, cuore e terra assorbono la pioggia benefica, e niente appare al di fuori. (cap. XCII, ''Suicidio''; 2010, p. 743) *Non sarei artista se non mi restasse qualche illusione. (Eugénie: cap. XCV) *Siate in guardia: un consiglio è peggio d'un favore. (Conte di Montecristo: cap. XCVI) *Guardami, Morrel – disse Montecristo con quella solennità che in certe occasioni lo rendeva così grande e persuasivo, – guardami: non ho lacrime negli occhi, né febbre nelle vene, né palpiti di disperazione nel cuore; eppure ti vedo soffrire, te, Maximilien, te che amo come amerei un figlio; ebbene, questo non ti dice, Morrel, che il dolore è come la vita, e anche al di là del dolore c'è sempre qualcosa di sconosciuto? (cap. CV, ''Il cimitero del Père-Lachaise''; 2011) *È proprio degli spiriti prostrati vedere ogni cosa attraverso un velo nero; è l'anima che si crea i suoi orizzonti; la vostra anima è incupita e vi presenta un cielo tempestoso. (Conte di Montecristo: cap. CXII, ''La partenza''; 2011) *Un uomo della tempra del conte non poteva abbandonarsi a lungo a quella malinconia che dà l'illusione di vivere e di un'apparente originalità agli spiriti volgari, ma che uccide le anime superiori. (cap. CXIII, ''Il passato''; 2011) *Sull'altra parete, un'iscrizione attirò la sua attenzione; spiccava, ancora bianca, sul muro verdastro; Montecristo la lesse:{{centrato|MIO DIO CONSERVATEMI LA MEMORIA!}}«Oh, sì – gridò, – ecco l'unica [[Preghiere dai libri|preghiera]] dei miei ultimi tempi. Non chiedevo più la libertà, chiedevo la memoria, temevo di diventare pazzo e di dimenticare. Mio Dio! mi avete conservato la memoria, e ho ricordato tutto. Grazie, grazie, mio Dio!» (cap. CXIII, ''Il passato''; 2011) *[...] in questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l'altra, ecco tutto. Solo chi abbia provato l'estremo dolore è in grado di percepire l'estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.<br />Vivete dunque e siate felici, figli cari del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta la saggezza umana consisterà in queste due parole:<br />''Attendere e sperare!'' {{NDR|[[Lettere dai libri|lettera]]}} ([[Edmond Dantès]]: cap. CXVII, ''Il 5 ottobre''; 2011) ===Citazioni su ''Il conte di Montecristo''=== *C'è un aggettivo che fin dalle prime pagine domina ossessivamente il racconto, ed è «cupo» (''sombre''): cupo è, pressoché sempre, Montecristo, cupo è il castello di If, cupo chiunque, a partire da Villefort, covi sinistri o tetri pensieri. Da una parte la policromia del mondo, euforizzata nel carnevale romano e nelle feste parigine, dall'altra le ragioni del silenzio e dell'attesa. Come in un'operetta morale leopardiana, solo dalla specola della morte si può comprendere (e paradossalmente orientare) lo spettacolo della vita: «bisognerà prendere il posto dei morti» annuncia Dantès, cui la futura e favolosa ricchezza apparirà come mero strumento del volere divino, e cioè né più né meno che un sacerdozio («io, tradito, assassinato, gettato anch'io in una tomba, sono uscito da quella tomba per grazia di Dio, e a Dio devo la vendetta. Mi manda per questo, ed eccomi»). Coerentemente, la sua condotta si svolgerà sotto il segno dell'ascesi, come se tutto quel lusso e quelle cornucopie di cibi pregiati fossero solo un ''trompe-l'œil'': individuo eccezionale («sono uno di quegli esseri eccezionali, sì!» si lascia sfuggire in un raro momento di civetteria), egli è in realtà un servo, destinato a rientrare nel nulla dopo la propria missione («il morto ritornerà nella tomba, il fantasma ritornerà nella notte»). Per questo è un personaggio così magnetico, perché, frustrandola, continua a ''difendersi'' dalla curiosità del lettore. ([[Michele Mari]]) *È forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «ubbriaca» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». ([[Antonio Gramsci]]) *È il romanzo di una vendetta, ma è anche una descrizione impareggiabile del gran mondo parigino. Tutti i suoi nemici hanno fatto carriera, ma Dantès con ogni genere di astuzia riesce a stroncarli uno per uno. Tutti lo ammirano, tutti lo invitano, neppure la sua ex fidanzata, che ha sposato un alto funzionario, lo riconosce. Quando si deciderà a parlare?, ci chiediamo col fiato sospeso.<br />Siamo ben lontani da ''I tre moschettieri'', libro di cappa e spada più celebre e molto più sempliciotto. È Montecristo il vero eroe romantico creato dallo straripante Dumas. È a lui (se ci fosse una giustizia letteraria suprema) che andrebbe appesa la fama di Alexandre Dumas. ([[Carlo Fruttero]]) *Forse Edmond Dantès si sbagliava, e l'unica soluzione era non fidarsi e non sperare. ([[Arturo Pérez-Reverte]]) *''Il Conte di Monte-Cristo'' è una sterminata hilarotragedia, dove il riso e il delitto, il gioco e il Male Assoluto si sfiorano e si intrecciano. Il lieve tocco ironico, lo spirito settecentesco, l'allegretto sono presenti in ogni capitolo. ([[Pietro Citati]]) *– "''Il conte di Montecrisco''".<br />– "Montecristo", deficiente.<br />– Di Alessandro... Dum-azz... Due mazzi...<br />– È francese. Sì, si legge Dumas. Lo sai di che parla? Ti piacerebbe, parla di un'evasione.<br />– Allora va messo nel settore didattico. O sbaglio? (''[[Le ali della libertà]]'') *La prima parte di ''Montecristo'', fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo. ([[Robert Louis Stevenson]]) *L'architettura del ''Conte di Monte-Cristo'' possiede una meravigliosa precisione ed esattezza. Non saprei dire se il libro sia composto di romanzi diversi, che la facoltà affabulatrice di Dumas fa coabitare: o se moltissimi fili narrativi procedano gli uni accanto agli altri, fino a riunirsi ed esplodere in spettacolosi colpi di scena. Dovunque regna l'enigma: la soluzione dell'enigma viene sospesa e rinviata; ora una pagina ci suggerisce cosa accadrà, ora una voce sotterranea ci fa capire che avverranno cose completamente diverse. Il racconto corre veloce, trascina gli ostacoli, attraversa i tempi e gli spazi, copre immense tele scriveva Sainte-Beuve – «senza stancare mai il pennello di Dumas né il suo lettore». ([[Pietro Citati]]) ==''Il visconte di Bragelonne''== ===[[Incipit]]=== Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco. <br />A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni. <br />Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore. <br />Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello. <br />A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello. <br />Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero. <br />A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio. ===Citazioni=== *Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.<br />Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:<br />"Planchet, ho un'idea".<br />"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione. *"D'Artagran, D'Artagnan!", fece Athos, posando la mano sulla spalla del moschettiere, "voi non siete equo."<br />"Ne ho il diritto."<br />"No, perché non conoscete l'avvenire." *"Continuo", disse Luigi XIV. "È vero anche che un uomo solo abbia potuto penetrare fino a Monck, nel suo accampamento, e l'abbia portato via?"<br />"Quell'uomo aveva dieci ausiliari presi tra gente inferiore"<br />"Nessun altro?"<br />"Nessuno."<br />"E si chiama?"<br />"Il signor d'Artagnan, ex luogotenente dei moschettieri di Vostra Maestà"<br />Anna d'Austria arrossì, Mazzarino diventò giallo di vergogna, Luigi XIV si fece cupo e una goccia di sudore cadde dalla sua fronte pallida.<br />"Che uomini!", mormorò. *Destinato a tutta prima al commercio, Colbert era stato commesso presso un mercante di Lione, che aveva poi lasciato per recarsi a Parigi nello studio di un procuratore allo Chatelet, chiamato Biterne. In tal modo, aveva appreso l'arte di preparare un bilancio e l'arte più preziosa d'imbrogliarlo. *Allora, per finirla con quello sguardo da inquisitore che bisogna far abbassare ad ogni costo, come ad ogni costo un generale riduce al silenzio una batteria che lo disturba, Aramis stende la sua bella mano bianca, nella quale riluce l'ametista dell'anello pastorale, fende l'aria col segno della croce e fulmina i sui due amici con la sua benedizione.<br />Forse, distratto dai propri pensieri, empio a sua insaputa, d'Artagnan non si sarebbe affatto inchinato a quella santa benedizione; ma Porthos s'è accorto della distrazione dell'amico, e, appoggiando affettuosamente la sua mano sulla schiena del moschettiere, lo schiaccia verso terra.<br />D'Artagnan si piegò: ci volle poco che non cadesse bocconi. Intanto Aramis è passato. D'Artagnan, come Anteo, non ha fatto che toccare la terra, e si rivolge verso Porthos pronto a litigare. *"Buongiorno, signor d'Artagnan. Parlavamo di Belle-Isle sul Mare", disse Fouquet con quell'arte del mondo e quella scienza dello sguardo che richiedono metà della vita per impararle bene, e a cui certa gente, nonostante tutto il suo studio, non arriva mai. *Aramis, l'abbiamo detto, era ancora alzato. Comodamente avvolto in una veste da camera di velluto, scriveva lettere su lettere, con quella scrittura così fine e così densa che d'una pagina fa un quarto di volume. *Monsieur era troppo gran signore per notare un tal particolare. Non c'è nulla d'efficace come l'idea ben stabilita della propria superiorità per assicurare l'inferiorità dell'uomo che ha una tale opinione di sé. *"Lo so, e ho agito di conseguenza: niente spazio, niente comunicazioni, niente donne, niente gioco, ma, adesso, è d'un patetico che non vi so dire", aggiunse Aramis con uno di quei sorrisi che appartenevano solo a lui, "vedere come i giovani cerchino di divertirsi, e come, di conseguenza, simpatizzino per colui che paga i divertimenti" *Però Dio è tanto buono per gli errori giovanili, tutto quello che è amore, anche amore colpevole, trova così facilmente grazia ai suoi sguardi paterni, che all'uscir dalla messa Luigi, levando gli occhi al cielo, poté vedere, attraverso gli strappi di una nuvola, un angolo del tappeto azzurro che è calpestato dal piede del Signore. *E Porthos si fece severo.<br />"E la botola, signore", disse, "e la botola?"<br />Di Sant-Agnan divenne estremamente pallido. Buttò indietro la sedia in tal modo, che Porthos, con tutta la sua ingenuità, s'accorse che il colpo aveva fatto centro.<br />"La botola", mormorò il conte.<br />"Ebbene, signore, datene una spiegazione, se potete", fece Porthos scuotendo il capo.<br />Di Sant-Agnan abbassò la fronte.<br />"Oh! sono tradito!", mormorò; "si sa tutto!"<br />"Si sa sempre tutto", replicò Porthos, che non sapeva nulla. *"No, è l'impotenza! Abbiamo forse la pretesa di prendere, in tre, la Bastiglia?"<br />"Se ci fosse d'Artagnan", esclamò Porthos, "non dico di no."<br />Raul fu preso d'ammirazione davanti a quella fiducia, eroica tanto era candida. Erano quelli gli uomini famosi che, in tre o quattro, affrontavano eserciti o attaccavano fortezze! Uomini che avevano spaventato la morte e che, sopravvissuti a tutto un secolo ormai in dissoluzione, erano ancora più forti dei più forti giovani del giorno. *Baisemeaux impallidì di fronte a quella fredda sicurezza. Gli parve che la voce di Aramis, così gaia e sorridente poco prima, fosse divenuta funebre e sinistra; che i ceri dei candelabri si fossero cambiati in ceri da cappella sepolcrale; che i bicchieri di vino si fossero trasformati in calici di sangue. *Ad un tratto, il capo del giovane si inchinò. Il suo pensiero ridiscese sulla terra. il suo sguardo si indurì, la fronte gli si coprì di rughe, la bocca assunse una espressione di feroce risolutezza; poi il suo sguardo divenne fisso ancora una volta; ma ora rifletteva la fiamma dei mondani splendori; ora somigliava allo sguardo di Satana sulla montagna, quando passava in rivista i regni e le potenze della terra per sedurre Gesù. *"Colpite, Porthos!", risuonò la voce sepolcrale di Aramis.<br />Porthos mandò un gran sospiro, ma obbedì.<br />La sbarra di ferro calò verticalmente sul capo di Biscarat, che fu ucciso prima ancora di finire il suo grido. Poi la leva formidabile si alzò e si abbassò dieci volte in dieci secondi, e fece dieci cadaveri. *Ed ora cercate in questa tomba ardente, in questo vulcano sotterraneo, cercate le guardie del re dagli abiti azzurri gallonati d'argento.<br />Cercate gli ufficiali splendenti d'oro, cercate le armi su cui essi avevano contato per difendersi, cercate le pietre che li hanno uccisi, cercate il suolo che li sosteneva.<br />Un solo uomo ha fatto di tutto questo un caos più confuso, più informe, più terribile del caos che esisteva un'ora prima che Dio avesse avuto l'idea di creare il mondo. *Per un istante, le braccia di Porthos si piegarono; ma l'ercole riunì tutte le forze, e si videro le due pareti della prigione, in cui era sepolto, aprirsi lentamente fargli largo. Per un attimo, apparve in quella cornice di granito, simile all'angelo antico del caos; ==''La regina Margot''== ===[[Incipit]]=== Il lunedì, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell'antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l'Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente. {{NDR|Alessandro Dumas, ''La regina Margot'', BUR Rizzoli, Milano 2017, Traduzione di M. Dazzi}} ===Citazioni=== *{{NDR|su [[Margherita di Valois]]}} La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della corona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa familiarità il re Carlo IX chiamava sempre ''mia sorella Margot''. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Caterina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle donne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in italiano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicendo nel suo entusiasmo:<br />«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».<br />Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla giovane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecondi. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'avvenire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indirizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:<br />«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».<br />La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poiché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buona coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pensiero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27) ==''La signora di Monsoreau''== ===[[Incipit]]=== La sera della domenica di carnevale del 1578, nel magnifico palazzo dei Montmoreney, situato quasi in faccia al Louvre, ma sull'altra riva della Senna, si svolgeva una sontuosa festa per celebrare le nozze di Francesco d'Epinay di Saint-Luc, intimo e favorito del re Enrico III, con Giovanna di Cossé-Brissac, figlia del Maresciallo di Francia. ===Citazioni=== *[...] in tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia. (p. 9) *No, non è il [[anima e corpo|corpo]] che è ammalato. È l'[[anima e corpo|anima]]! Piuttosto che un medico... un confessore. (p. 37) ==''Lo Schiaccianoci''== ===[[Incipit]]=== Vi fu un tempo a [[Norimberga]] un presidente assai famoso, il dottor Silberhaus, nome che in tedesco significa «casa d'argento». Il presidente aveva un figlio e una figlia: Fritz di nove anni, e Maria di sette e mezzo: due bambini simpaticissimi, ma molto diversi per carattere e per aspetto fisico, tanto che era difficile credere, così a prima vista, che potessero essere fratelli. Fritz era grassottello, spaccone e piuttosto birichino: faceva le bizze alla minima contrarietà, convinto come era che tutto fosse stato creato per il suo divertimento e per sottostare ai suoi capricci; e restava di questa opinione finché il dottor Silberhaus, stanco delle sue grida, dei suoi pianti e del suo batter di piedi, usciva dallo studio e, levando il dito all'altezza del sopracciglio aggrottato, si limitava a esclamare: – Signor Fritz!... ===Citazioni=== *[[Norimberga]] è una città della [[Germania]] famosissima per i giocattoli, le bambole e i fantocci che spedisce a casse piene in tutti gli altri paesi del mondo: per questo i bambini di Norimberga sono i più felici della terra, a meno che non succeda a loro come agli abitanti di [[Ostenda]] che le ostriche a ceste piene se le vedono soltanto passare sotto il naso. (p. 11) *''A perpendicolo | ticchetta il [[orologio a pendolo|pendolo]], | avanza e arretra | bello squadron! || L'orologio piano piano | mezzanotte suonerà; | quando arriva la civetta | fugge fugge sua maestà''. (p. 45) *''Sorella, un pezzetto di lardo | per me devi avere riguardo, | anch'io come te son regina | e gusto la buona cucina.'' (p. 50) *''Dal tuo consorte uccisi, senza peccati o torti, | i miei figli e nipoti ormai son tutti morti, | ma guai a te, regina! | ché sul bimbo regale da te tanto aspettato | sul tuo tenero amore ho già deliberato | di far la mia vendetta! | Tuo marito ha fortezze, ha cannoni e soldati, | consiglieri e ministri illustri e illuminati, | e tu hai ciò che chiedi. | La regina dei topi non ha nulla, però | denti aguzzi e potenti la sorte le donò | da usar contro i tuoi eredi!'' (p. 56) ==''Mastro Adamo il calabrese''== ===[[Incipit]]=== Se i nostri lettori provano qualche curiosità per gli episodi, della veridica storia che stiamo per raccontare è necessario che abbiano la compiacenza di seguirci in Calabria dove li abbiamo già condotti due volte, la prima per raccontare loro le avventure di Cherubino e Celestino, la seconda per farli assistere alla morte di Murat. ===Citazioni=== *La [[Calabria]] è una magnifica regione; d'estate ci si arrostisce come a Tambouctou, d'inverno vi si gela come a San Pietroburgo; inoltre non vi si conta punto ad anni, a lustri o a secoli come negli altri paesi, ma a terremoti. (p. 7) *Era un vecchio uomo felice mastro Adamo; una di quelle persone facile a illuminarsi e che si aprono naturalmente alla speranza ed alla gioia come i fiori. *In effetti l'[[posta|ufficio postale]] sembrava una di quelle case miracolose trasportate dagli angeli come il duomo della madonna di Loreto. *Non c'era nessun dubbio sulla decisione. Le urla di: Viva la [[Maria|Madonna]]! Abbasso gli sbirri! risuonarono da ogni lato e le povere guardie, richiamate dai diversi luoghi dove vegliavano da otto giorni con una tenacia ed un coraggio degni di maggior ricompensa, partirono la stessa notte per Monteleone. ==''Pascal Bruno''== ===[[Incipit]]=== Bellini era di Catania. La prima cosa che i suoi occhi, aprendosi, avevano visto, erano state le onde che, dopo aver bagnato le mura di Atene, vengono a spegnersi melodiosamente sulle rive di un'altra Grecia; e l'Etna favolosa e antica, sui cui fianchi vivono ancora, dopo diciotto secoli, la mitologia di Ovidio e i racconti di Virgilio. Ecco perché l'indole di Bellini era tra le più poetiche che si potessero incontrare; e il suo genio, che bisogna apprezzare con il sentimento e non giudicare con la ragione, un canto eterno, dolce e malinconico come un ricordo; un'eco simile a quella che se ne sta assopita nei boschi e sulle montagne, e che sussurra appena fino a quando il grido delle passioni e del dolore non venga a svegliarla. Bellini era l'uomo che faceva al caso mio. Aveva lasciato la Sicilia ancora giovane, e dell'isola nativa gli era rimasta una memoria crescente, dentro la quale custodiva religiosamente, lontano dai luoghi in cui era cresciuto, i ricordi poetici dell'infanzia. ===Citazioni=== * Era un giovane di venticinque ventisei anni che, a prima vista, si pensava dovesse appartenere alla classe del popolo. Portava un cappello calabrese, fasciato da un largo nastro che gli ricadeva ondeggiante sulla spalla; una giacca di velluto con bottoni d'argento; pantaloni della stessa stoffa e con le stesse guarnizioni, stretti alla vita da una fascia di seta rossa con ricami e frange verdi come quelle che si fanno a Messina, a imitazione di quelle lavorate in Oriente. Infine, gambaletti e scarpe di cuoio completavano il costume montanaro, che non mancava di una certa eleganza e che sembrava fatto apposta per mettere in risalto le belle e armoniose forme del corpo di chi lo indossava. Il volto era di una bellezza selvaggia: aveva tratti fortemente marcati propri dell'uomo meridionale, occhi arditi e fieri, capelli e barba neri, naso aquilino e denti perfetti. ==''Vent'anni dopo''== {{vedi anche|Vent'anni dopo}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Garibaldi e Montevideo''=== Al viaggiatore che viene d'Europa su quelle navi che i primi abitanti di quel paese scambiarono per case volanti, prime ad aprirsi allo sguardo, dopo il grido del marinaio in vedetta che annunzia la terra, son due montagne. L'una di mattoni, che è la cattedrale, la chiesa-madre, la ''matriz'', come la si chiama; l'altra poi di massi e verdura, su cui s'innalza un faro, vien detta il ''Cerro''. ===''Robin Hood''=== Era il tramonto di un giorno di primavera dell'anno di grazia 1162, sotto il regno di Enrico II Plantageneto. Due uomini a cavallo percorrevano i sentieri della foresta di Sherwood, nella contea di Nottingham; essi apparivano sfiniti almeno quanto le loro cavalcature.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Storia di uno schiaccianoci''=== ''Norimberga, 2010.''<br /> Da qualche giorno, la piccola Maria, è attratta dalla porta chiusa della soffitta, in casa della nonna. La nonna si chiamava Maria, proprio come lei, come la bisnonna e... Che strano, quasi tutte le donne della famiglia, tranne sua madre e una prozia, si chiamavano Maria.<br /> La porta della soffitta è lì, massiccia, chiusa da una grossa chiave annerita dal tempo. La piccola Maria la guarda, poi, finalmente, la fa girare: tac tac, un rumore secco, come di noci rotte, due giri. Ora appoggia la mano sulla maniglia, che cede facilmente. La porta si sta aprendo, si apre, gira piano sui cardini, senza rumore:<br /> - Vieni, vieni, piccola Maria, ti stavamo aspettando. ==Citazioni su Alexandre Dumas== *I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. ([[Jules Renard]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Alexandre Dumas, ''Ascanio'', Adriano Salani Editore, Firenze 1930. *Alexandre Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/53485/53485-h/53485-h.htm Garibaldi e Montevideo]'', F. Manini, 1859. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, introduzione di Umberto Eco, Rizzoli, 2010. ISBN 9788817009676 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=WklTiBT3hCQC&pg=PT9 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=8XzGXQDBdRsC&pg=PA3 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035 *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165 *Alexandre Dumas, ''Il visconte di Bragelonne'', Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1964. *Alexandre Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004. *Alessandro Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/60641/60641-h/60641-h.htm I tre moschettieri]'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853. *Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975. *Alexandre Dumas, ''[https://web.archive.org/web/20130603210423/http://ed.espresso.repubblica.it/speciali_web/2013/igrandiromanzi/itremoschettieri.epub I tre moschettieri]'', introduzione e traduzione di Guido Paduano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013. *Alexandre Dumas, ''La regina Margot'', traduzione di Maria Dazzi, Rizzoli, Milano, 2008. *Alexandre Dumas, ''La signora di Monsoreau'', traduzione di Luigi A. Garrone, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano, 1937. *Alexandre Dumas, ''Lo Schiaccianoci'' (''Histoire d'un casse-noisette''), traduzione di Antonio Lugli, EDIPEM, Novara 1974. *Alexandre Dumas, ''Mastro Adamo il calabrese'', traduzione di A. Coltellaro, Pellegrini Editore, 1999. *Alexandre Dumas, ''Pasquale Bruno'' (''Romanzo storico siciliano''), traduzione di C. Rizza, La Zisa Edizioni. ISBN 978-8881280421 *Alexandre Dumas, ''Storia di uno schiaccianoci (liberamente tratta dal racconto di Alexandre Dumas)'', traduzione e cura di Gabriella Messi, Edizioni Angolo Manzoni, 2010. ISBN 9788862040761 *Alexandre Dumas, ''Viaggio in Calabria'', traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 1996. ISBN 884981545X ==Filmografia== *''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il conte di Montecristo]]'' (1934) *''[[I tre moschettieri (film 1993)|I tre moschettieri]]'' (1993) *''[[La regina Margot]]'' (1994) *''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998) *''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998) *''[[Montecristo (film 2002)|Montecristo]]'' (2002) *''[[Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri|Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri]]'' (2004) ==Voci correlate== *[[Alexandre Dumas figlio]] ==Altri progetti== {{interprogetto|s2=fr:Auteur:Alexandre Dumas|s2_lingua=francese}} ===Opere=== {{Pedia|I tre moschettieri||(1844)}} {{Pedia|Il conte di Montecristo||(1844-1846)}} {{Pedia|La regina Margot (romanzo)|''La regina Margot''|(1845)}} {{Pedia|Vent'anni dopo (romanzo)|''Vent'anni dopo''|(1845)}} {{Pedia|Il visconte di Bragelonne||(1847-1850)}} {{DEFAULTSORT:Dumas (padre), Alexandre}} [[Categoria:Drammaturghi francesi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] rwiaqpu1107clkt1wc0g5yr43iz309g 1422423 1422415 2026-08-02T18:47:17Z Udiki 86035 /* Il conte di Montecristo */ +1 1422423 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Alexandre Dumas.jpg|thumb|Alexandre Dumas]] '''Alexandre Dumas''' (1802 – 1870), scrittore e drammaturgo francese. ==Citazioni di Alexandre Dumas== *Abitualmente comincio un libro solo dopo ch'è stato già scritto. :''En général, je ne commence un livre que lorsqu'il est écrit''.<ref>Da ''Propos d'art et de cuisine''.</ref> *C'è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: "Cherchez la femme."<ref>Da ''I Mohicani di Parigi'', 1854; vedi anche [[w:Cherchez la femme|la voce]] in Wikipedia.</ref> :''Il y a une femme dans toutes les affaires; aussitôt qu'on me fait un rapport, je dis:'' Cherchez la femme!. *Chi legge la [[storia]], se non gli [[storico|storici]] quando correggono le loro bozze?<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name="e" /> *Ci sono certe città sconosciute il cui nome, per inattese, terribili, clamorose catastrofi, talvolta acquista improvvisa fama europea e che s'ergono in mezzo al secolo come una di quelle paline storiche piantate dalla mano di Dio per l'eternità: tale è il destino di [[Pizzo Calabro|Pizzo]]. Senza annali nel passato e probabilmente senza storia nell'avvenire, essa vive sulla sua gloria di un giorno ed è diventata una delle stazioni omeriche dell'Iliade napoleonica. Infatti è noto che fu nella città di Pizzo che [[Gioacchino Murat]] venne a farsi fucilare, là che quest'altro Aiace trovò una morte oscura e cruenta.<ref>Da ''Viaggio in Calabria''.</ref> *{{NDR|In ricordo di Emma Mannoury-Lacour}} Credo proprio che tre quarti del mio cuore, se non il cuore intero, siano morti con lei.<ref>Citato in ''Corriere della Sera'', 4 novembre 2004.</ref> *Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la [[barba]] alle [[donna|donne]] perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.<ref>Citato in Franco Fossati, ''Chi dice donna...'', Armenia, 1987, p. 41. ISBN 8834401786</ref> *E il genio, che ne sarà mentre baderò all'ordine?<ref>Da ''Kean o Genio e sregolatezza'', IV, 2.</ref><ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *{{NDR|[[Francesco Mario Pagano]]}} Godeva di una grande reputazione e la meritava sotto tutti i rapporti. [...] La dolcezza della sua parola, la soavità della sua morale l'avea fatto soprannominare il Platone campano, ancora giovane aveva scritto la giurisdizione criminale opera che fu tradotta in tutte le lingue, e che fu menzionata dall'assemblea nazionale francese.<ref>Da ''I Borboni di Napoli: Vol. III'', Napoli, 1862, p. 10-11.</ref> *L'[[orgoglio]] ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l'[[invidia]]. :''L'orgueil a presque toujours une compagne encore pire que lui: cest l'envie''.<ref>Da ''Le Roi des quilles- racconto per bambini'', 1859.</ref> *La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, [[Lucrezia Borgia|Lucrezia]] bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina.<ref>Da ''I Borgia''; citato in [[Corrado Augias]], ''I segreti di Roma'', Oscar Mondadori, 2007, p. 264.</ref> *Nulla riesce meglio del [[successo]], che è la calamita morale che tutto attira a sé.<ref>Da ''Il corricolo''.</ref><ref name=e /> *Roma e Venezia si riuniranno all'Italia ma chissà se [[Napoli]] non sfuggirà all'Italia. Facile prender Napoli, difficile il conservarla.<ref>Dal giornale ''L'Indipendente'' del 19 dicembre 1862.</ref> *Tutto il delitto della prima {{NDR|[[Eleonora Pimentel Fonseca]]}} fu d'esser una {{sic|patriotta}} ardente; d'aver prima d'ogni altro levato il grido di libertà, quando la libertà apparve in Napoli; d'aver fondato il ''Monitore {{sic|Napolitano}}''. Questo delitto bastò a mandarla al patibolo, anzi alla forca.<br />Per un'oscena cortesia del tribunale verso la plebaglia {{sic|napolitana}}, la forca era alta trenta piedi.<br />Eleonora Pimentel camminò al supplizio col sorriso sulle labbra; nel lasciar {{sic|la}} carcere aveva bevuto una tazza di caffè: nel giunger a piè della forca, le fu chiesto se desiderava qualcosa: avevano l'ordine di accordarle l'ultima sua domanda: speravasi che chiederebbe la vita.<br /> – Datemi un paio di mutande, disse.<br />Lucrezia<ref>Allusione alla Lucrezia romana, moglie di Collatino, suicida per l'oltraggio di Sesto Tarquinio.</ref> non avrebbe nulla trovato di meglio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_Ty7nnZyBCFMC/page/n6/mode/1up Da Napoli a Roma]'', traduzione di Eugenio Torelli, Stabilimento tipografico del Plebiscito, Napoli, 1863, cap. III, p. 71.</ref> ==''Ascanio''== ===[[Incipit]]=== Alle quattro pomeridiane del 10 luglio dell'anno di grazia 1540, un bel giovane, alto, bruno con grandi occhi neri, vestito con elegante semplicità e armato soltanto d'un pugnaletto dal manico mirabilmente cesellato, stava presso la pila dell'acqua benedetta che è sull'entrata della chiesa dei Grandi Agostini, nel recinto dell'Università di Parigi.<br />Questo giovane, senza dubbio per pia umiltà, non si era mosso dal suo posto per tutta la durata dei vespri, e a fronte china, in atteggiamento di dovuta contemplazione, aveva mormorato non so quali parole, forse le preghiere, poiché le aveva dette a voce tanto bassa, che soltanto lui e Dio potevano sapere ciò che egli dicesse. ===Citazioni=== *V'è una sola cosa al mondo eternamente bella, giovane e feconda: l'arte divina. (p. 205) *Che cos'è, per lo più, l'amore? Il capriccio d'un giorno, un'allegra unione, mediante la quale due esseri s'ingannano reciprocamente e spesso in buona fede. (p. 205) ==''I tre moschettieri''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le premier lundi du mois d'avril 1626, le bourg de Meung, où naquit l'auteur du ''Roman de la Rose'', semblait être dans une révolution aussi entière que si les huguenots en fussent venus faire une seconde Rochelle. Plusieurs bourgeois, voyant s'enfuir les femmes le long de la grande rue, entendant les enfants crier sur le seuil des portes, se hâtaient d'endosser la cuirasse, et appuyant leur contenance quelque peu incertaine d'un mousquet ou d'une pertuisane, se dirigeaient vers l'hôtellerie du ''Franc-Meunier'', devant laquelle s'empressait, en grossissant de minute en minute, un groupe compacte, bruyant et plein de curiosité.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Les Trois Mousquetaires|Les Trois Mousquetaires]]'', MM. Dufour et Mulat, Paris, 1849.}} ====Giuseppe Aventi==== Il primo lunedì dell'aprile 1625, il borgo di Meung, che diede i natali all'autore del ''Romanzo della Rosa'', era in preda al più grande disordine, come se vi fossero capitati gli Ugonotti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, nel veder le donne scappare verso la Strada Grande, e nel sentir gli strilli dei bambini sugli usci delle case, si affrettavano a indossare la corazza, e fortificando la loro risolutezza un po' dubbia, con un moschetto o una partigiana, si avviavano alla locanda del Buon Mugnaio, davanti alla quale c'era un gruppo compatto, chiassoso e pieno di curiosità, che ingrossava di momento in momento. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}utT5qmal_gIC I tre moschettieri]'', traduzione di Giuseppe Aventi, Rizzoli, 2011. ISBN 88-58-61145-6}} ====Maria Bellonci==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del ''Roman de la rose''), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del ''Franc Meunier'' dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}gztjEAAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Maria Bellonci]], Giunti, 2010. ISBN 9788809753570}} ====Antonio Beltramelli==== Il primo lunedì del mese d'aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del ''Romanzo della Rosa'', sembrava essere in piena rivoluzione, come se gli ugonotti fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Parecchi abitanti, vedendo le donne fuggire verso la Grande-Rue e sentendo i bimbi strillare sulle soglie, si affrettarono a indossare la corazza e, puntellando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossando di minuto in minuto, un gruppo di persone compatto, rumoroso e molto incuriosito. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}uuN_DQAAQBAJ I tre moschettieri]'', traduzione di [[Antonio Beltramelli]] revisionata da Stefano Mazzurana, Mondadori, 2016. ISBN 9788852077920}} ====Angiolo Orvieto==== Il primo lunedì del mese d'aprile 1625 il borgo di Méung ove nacque l'autore del Romanzo della Rosa, sembrava esser in una così completa rivoluzione, come se gli ugonotti vi fossero venuti a fare una seconda Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte, si sollecitavano ad indossare la corazza, equilibrando il loro portamento alquanto incerto col mezzo di un moschetto o di una partigiana, o dirigendosi verso l'osteria del Franc-Meunier, davanti alla quale si affrettava ed ingrossava di minuto in minuto, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853}} ====Guido Paduano==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 la cittadina di Meung, dove nacque l'autore del ''Roman de la Rose'', sembrava completamente sconvolta, come se gli ugonotti fossero venuti a farne una seconda Rochelle. Molti borghesi, vedendo fuggire le donne dalla parte della Grande-Rue e sentendo piangere i bambini sulle porte, si affrettarono a indossare la corazza e, rafforzando il loro contegno un po' incerto con un moschetto o una partigiana, si diressero verso la locanda del ''Franc Meunier'', davanti alla quale si accalcava, ingrossandosi di minuto in minuto, una folla compatta, rumorosa e curiosa. ====C. Siniscalchi==== Il primo lunedì d'aprile del 1625 il borgo di Meung sembrava in aperta rivoluzione come se gli Ugonotti, vi fossero venuti a formare una seconda Rocella. Diversi borghesi, vedendo le donne fuggire lungo la strada maestra, sentendo i fanciulli gridare sulla soglia delle porte, si affrettavano ad indossare la corazza, ed animando il loro coraggio, sebbene poco marziale con un moschetto od una partigiana, correvano tutti verso l'albergo del Franc-Meunier, dinanzi al quale si stipava un gruppo compatto, clamoroso e pieno di curiosità. {{NDR|Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975}} ===Citazioni=== *{{NDR|Sul [[XVII secolo]]}} [...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, ''L'anticamera del signor de Tréville''; 2013) *Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, ''L'anticamera del signor Tréville'') *Il [[coraggio]] è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, ''I moschettieri del re e e le guardie del cardinale''; 2013) *[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. {{NDR|[[Motti dai libri|motto]]}} (D'Artagnan: cap. IX, ''D'Artagnan si rivela''; 2013) *– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?<br />– E allora?<br />– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un [[alibi]]. (cap. X, ''Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo''; 2013) *L'[[amore]] è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *– Non ho bisogno di voi.<br />– Ma siete voi che avete chiesto...<br />– L'aiuto di un gentiluomo, non la sorveglianza di una [[Spionaggio|spia]].<br />– È una parola un po' dura!<br />– Come si chiamano quelli che seguono le persone contro la loro volontà?<br />– Indiscreti.<br />– È una parola un po’ troppo morbida. (Signora Bonacieux e d'Artagnan: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *[...] ciò che è [[perdita|perduto]] oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, ''L'intrigo si complica''; 2013) *— Milord, — esclamò [[Anna d'Asburgo (1601-1666)|la regina]] — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.<br />— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII) *In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era [[Armand-Jean du Plessis de Richelieu|Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu]], non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, ''L'uomo di Meung'') *D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. {{NDR|Dopo che il Duca di Buckingham decide di stabilire l'embargo e dichiarare guerra alla Francia soltanto per una questione d'amore}} (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *— Noialtri diciamo: fiero come uno [[Scozia|scozzese]], — mormorò Buckingham.<br />— E Noi. fiero come un [[Guascogna|guascone]], — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, ''La contessa di Winter'') *C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, ''L'appuntamento''; 2013) *Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni [[falsità]] è una [[maschera]], e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, ''L'amante di Porthos''; 2013) *[...] non c'è [[amicizia]] che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il [[silenzio]] è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un [[pensiero]] che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, ''La tesi di Aramis''; 2013) *[...] l'[[amore e morte|amore]] è una lotteria dove chi vince vince la [[amore e morte|morte]]. (Athos: cap. XXVII, ''La moglie di Athos''; 2013) *La [[vita]] stessa si può riassumere in tre parole: ''erat'', ''est'', ''fuit''. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] in tutte le cose il merito sta nella [[difficoltà]]. (Aramis: cap. XXVIII, ''Il ritorno''; 2013) *[...] si domandano [[consigli]] solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, ''Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos''; 2013) *Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, ''La notte tutti i gatti sono bigi''; 2013) *Milady sorrise di un sorriso strano.<br />— Così, voi mi amate? — disse.<br />— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?<br />— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.<br />— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.<br />— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, ''Sogno di vendetta'') *[...] dietro a ogni [[felicità]] presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, ''Una visione''; 2013) *Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, ''Il cardinale''; 2013) *Il [[tempo]], amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala<ref>Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]</ref> dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, ''Il vino d'Angiò''; 2013) *In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare [[martiri]]. (Richelieu: cap. XLIV, ''L'utilità dei tubi di stufa''; 2013) *– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che [[Suicidio|mi bruci le cervella]] e facciamola finita!<br />– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] ci prendono per pazzi o per [[eroi]], due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, ''Il consiglio dei moschettieri''; 2013) *[...] bisogna puntare sui [[Vizio e virtù|difetti]] delle persone, non sulle loro [[Vizio e virtù|virtù]]. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *[[Beneficio]] rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia'') *La [[vita]] è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, ''Una questione di famiglia''; 2013) *L'[[amore]] è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI) *I grandi [[criminali]] portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) *[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, ''Il convento delle Carmelitane a Béthune''; 2013) ===Citazioni su ''I tre moschettieri''=== *Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i ''Trois mousquetaires'' di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. ([[Benedetto Croce]]) *''I tre moschettieri'' è in verità la storia del quarto. ([[Umberto Eco]]) *Il romanzo ''I tre moschettieri'' è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. ([[Beniamino Placido]]) *In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. ([[Giorgio Manganelli]]) ===[[Pietro Citati]]=== *Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale. *Non credete ai denigratori. ''I tre moschettieri'' emana un vero profumo storico: non meno di ''Guerra e Pace''; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento. *Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. ''Il borghese gentiluomo'', ''L'Avaro'' e ''Il Barbiere di Siviglia'' ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel ''Romanzo borghese'' di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia. *Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei ''Tre moschettieri'' ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli ''Arcana imperii'': il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti. *Ormai è tempo di riprendere in mano ''I tre moschettieri''. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo. ==''Il conte di Montecristo''== ===[[Incipit]]=== ====Originale==== ''Le 24 février 1815, la vigie de Notre-Dame de la Garde signala le trois-mâts le Pharaon, venant de Smyrne, Trieste et Naples.<br />Comme d'habitude, un pilote côtier partit aussitôt du port, rasa le château d'If, et alla aborder le navire entre le cap de Morgion et l'île de Rion.<br />Aussitôt, comme d'habitude encore, la plate-forme du fort Saint-Jean s'était couverte de curieux ; car c'est toujours une grande affaire à Marseille que l'arrivée d'un bâtiment, surtout quand ce bâtiment, comme le Pharaon, a été construit, gréé, arrimé sur les chantiers de la vieille Phocée, et appartient à un armateur de la ville.'' {{NDR|Alexandre Dumas, ''[[s:fr:Le Comte de Monte-Cristo/Chapitre 1|Le Comte de Monte-Cristo]]'', C. Lévy, 1889}} ====Lanfranco Binni==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il trealberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota costiero uscì subito dal porto, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E subito, come sempre, la spianata del forte Saint-Jean si riempì di una folla di curiosi, perché è sempre un grande avvenimento a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165}} ====Margherita Botto==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come al solito, subito un pilota si mosse dal porto, costeggiò il castello d'If, e andò ad abbordarlo tra capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />E come al solito, subito lo spiazzo del forte Saint-Jean si riempì di curiosi. Perché a Marsiglia l'arrivo di una nave è sempre un grande avvenimento, soprattutto quando quella nave è stata costruita, armata e stivata, come il ''Pharaon'', nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://www.einaudi.it/content/uploads/2022/05/Pagine-da-INT_Dumas_Il_conte_di_Montecristo.pdf Il conte di Montecristo]'', traduzione di Margherita Botto, Einaudi, 2015. ISBN 9788806225186}} ====Giovanni Ferrero==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi ''Pharaon'' che arrivava da Smirne, via Trieste e [[Napoli]].<br />Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e stivato nei cantieri della vecchia Phochée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento. {{NDR|Alessandro Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001}} ====Emilio Franceschini==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre-alberi il ''Faraone'', che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Com'è d'uso, un pilota {{sic|costiere}} partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.<br />Contemporaneamente com'è egualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si ricoprì di curiosi; poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il ''Faraone'', si sapeva costrutto, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998}} ====Vincenzo Latronico==== Il 24 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò in avvicinamento il ''Pharaon'', un tre alberi proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come sempre, un pilota di porto prese il mare, costeggiò il castello d'If e abbordò la nave fra Morgiou e l'isola di Riou, mentre la banchina del forte di Saint-Jean si riempiva di curiosi: l'arrivo di una nave era ogni volta un grande evento a Marsiglia, specialmente quando si trattava di un'imbarcazione costruita nei cantieri cittadini e di proprietà di un armatore locale. {{NDR|Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}XXC1DwAAQBAJ&pg{{=}}PA5 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Vincenzo Latronico, Bompiani, 2026. ISBN 9788858784730}} ====Guido Paduano==== Il 24 febbraio 1815, la vedetta di Notre-Dame de la Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', proveniente da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Secondo l'uso, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad abbordare la nave tra il Cap de Morgiou e l'isola di Riou.<br />Sempre secondo l'uso, la spianata del forte Saint-Jean si era immediatamente riempita di curiosi: a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è sempre un avvenimento, soprattutto quando il bastimento, come nel caso del ''Pharaon'', è stato costruito, armato, stivato, nei cantieri dell'antica Focea, e appartiene a un armatore della città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522}} ====Gaia Panfili==== Il 28 febbraio 1815 la vedetta di Notre-Dame-de-la-Garde segnalò il tre alberi ''Pharaon'', in provenienza da Smirne, Trieste e Napoli.<br />Come di consueto, un pilota costiero partì subito dal porto, passò rasente il castello d'If e andò ad accostare la nave tra il capo Morgiou e l'isola di Riou.<br />Subito, sempre come di consueto, la spianata della fortezza Saint-Jean si era ammantata di curiosi; a Marsiglia infatti l'arrivo di un bastimento è sempre un grande evento, soprattutto quando tale bastimento, come il ''Pharaon'', è stato costruito, attrezzato, stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartiene a un armatore di città. {{NDR|Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035}} ====Jean Rossari==== Il 24 febbrajo 1815 la scolta di Nostra Signora della guardia segnalava la nave il ''Faraone'' proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. Un {{sic|piloto costiere}}, secondo il solito, si staccò subitamente dal porto, passò vicino al castello d'If, e {{sic|abordò}} il naviglio tra il capo di Morgiou e l'isola di Rion. E, sempre secondo l'uso, sulla piattaforma del forte S. Giovanni s'erano affollati i curiosi, poiché a Marsiglia l'arrivo di un bastimento è affare di molta importanza, specialmente quando si tratta di un bastimento {{sic|costrutto}}, armato e confezionato sui cantieri della ''vecchia focea'' e appartenente ad un armatore della città. Tale appunto era il ''Faraone''. {{NDR|Alessandro Dumas, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}Mj1MAAAAcAAJ&pg{{=}}PA35 Il conte di Monte Cristo]'', versione di Jean Rossari, Borroni e Scotti, 1846}} ===Citazioni=== *[...] in [[politica]] non esistono assassinî. In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto. (Noirtier: cap. XII, ''Il padre e il figlio''; 2011) *[...] per l'uomo felice la [[preghiera]] rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all'infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio. (cap. XV, ''Il nº 34 e il nº 27''; 2011) *Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere. Con la prigionia tutte le facoltà che fluttuavano qua e là si sono adunate in un sol punto, hanno colliso in uno spazio angusto, e voi lo sapete, dal cozzo delle nubi si genera l'elettricità, dall'elettricità la folgore, dalla folgore la luce. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 132) *La [[filosofia]] non si apprende; la filosofia è l'incontro tra le scienze acquisite e il genio che le applica [...]. ([[Abate Faria]]: cap. XVII, ''La stanza dell'abate''; Donzelli, p. 139) *[...] Dio vuole che l'uomo che ha creato, e nel cuore del quale ha così profondamente radicato l'amore della vita, faccia tutto quello che può per conservare un'esistenza talvolta così penosa, ma sempre così cara. ([[Abate Faria]]: cap. XIX, ''Il terzo accesso''; 2018) *{{NDR|Il}} grande lago che chiamano il [[Mediterraneo]] [...]. (cap. XXII, ''I contrabbandieri''; Donzelli, p. 177) *Negli [[Affare|affari]], signore, non ci sono amici; lo sapete bene, ci sono soltanto dei corrispondenti. (Pierre Morrel: cap. XXIX, ''La casa Morrel''; 2011) *Questa specie di confettura verde è l'ambrosia che [[Ebe]] serviva alla tavola di [[Giove (divinità)|Giove]]. [...] Siete un uomo positivo, e l'[[oro]] è il vostro idolo? Gustate di questa, e le miniere del [[Perù]], di [[Gizerate]] e di [[Golgonda]] vi saranno aperte. Siete un uomo di immaginazione? Siete [[poeta]]? Gustate di questa, e le barriere del possibile spariranno; vi si apriranno i campi dell'[[infinito]], e passeggerete libero di [[cuore]], di spirito nei domini senza confine dell'ideale. Siete ambizioso? Correte dietro le grandezze della terra? Gustate di questa, e dopo un'ora sarete idealmente, non re di un piccolo regno nascosto in un angolo d'[[Europa]], come la [[Francia]], la [[Spagna]] o l'[[Inghilterra]], ma sarete il Re del mondo. Il vostro [[trono]] sarà eretto sopra le montagne di Satanasso, e senza aver bisogno di fargli omaggio, senza essere costretto a baciarne gli artigli, sarete il sovrano, padrone di tutti i regni della terra. [...] Una certa erba che li trasportava nell'[[Eden]], in mezzo a piante sempre fiorite, a frutti sempre maturi. [...] Questo è [[hashish]], tutto ciò che si fa di meglio e di più puro in hashish ad Alessandria, l'hashish d'Abou Gor, il gran confetturiere, l'uomo al quale si dovrebbe fabbricare un palazzo con questa iscrizione:<br /> AL MERCANTE DELLA FELICITÀ, IL MONDO RICONOSCENTE. (Sindbad il marinaio: cap. XXXI, p. 235) *Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordatavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell'occipite e i muscoli delle spalle dell'uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali sofferente ha provato qualche secondo di dolore fisico? (Conte di Montecristo: cap. XXXV, ''La mazzolata'') *«Ah, il [[duello]]!», esclamò il conte. «Sull'anima mia, risibile modo di raggiungere il proprio scopo, quando lo scopo è la vendetta! Un uomo vi ha rubato la vostra amante, un uomo ha sedotto vostra moglie, un uomo ha disonorato vostra figlia. Di una vita intera, che aveva il diritto di aspettarsi la parte di felicità che Iddio ha promesso a ogni essere umano nel crearlo, egli ha fatto un'esistenza di dolore, di miseria o d'infamia, e voi vi ritenete vendicato perché a quest'uomo, che vi ha gettato il delirio nella mente e la disperazione nel cuore, voi avete sferrato un fendente in petto o piazzato una pallottola in capo? Suvvia, dunque! Senza contare che spesso è costui a uscire trionfante dalla tenzone, mondato agli occhi del mondo e in qualche modo assolto da Dio. No, no – rincarò il conte – se mai dovessi vendicarmi, non è in questo modo che mi vendicherei». (cap. XXXV, ''La mazzolata''; Donzelli, p. 323) *Forse quel che sto per dire sembrerà bizzarro a lor signori socialisti, progressisti, umanitari, ma io non mi curo mai del prossimo, ma io non tento mai di tutelare la [[società]] che non mi tutela e, dirò di più, che in generale di me non si cura se non per nuocermi. E depennandoli dalla mia stima e serbando neutralità nei loro confronti, sono la società e il prossimo a essermi addirittura debitori. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XL, ''La colazione''; Donzelli, pp. 388-389) *I rossi sono buoni del tutto, o del tutto cattivi. (Bertuccio: cap. XLIV) *[...] «fa' vedere che [[Stima|stimi]] te stesso e sarai stimato», assioma cento volte più utile nella nostra società di quello dei greci «conosci te stesso», che ai nostri giorni è stato sostituito dall'arte meno difficile e più vantaggiosa di conoscere gli altri. (cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2018) *[...] le [[invenzione|invenzioni]] umane progrediscono dal composto al semplice, e il semplice è sempre la perfezione. (Conte di Montecristo: cap. XLVIII, ''Ideologia''; trad. Franceschini) *Io sono uno di quegli esseri eccezionali, sì, signore, e credo che fino a oggi nessun uomo si sia trovato in una condizione simile alla mia. I regni dei re sono limitati: da montagne, da fiumi, da costumi diversi, da lingue diverse. Il mio regno è grande come il mondo, perché non sono né italiano, né francese, né indù, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere. Dio solo sa quale contrada mi vedrà morire. Adotto tutti i costumi, parlo tutte le lingue. Voi mi credete francese, non è vero, perché parlo il francese con la vostra stessa facilità e purezza? Ebbene, Alì, il mio nubiano, mi crede arabo; Bertuccio, il mio intendente, mi crede romano; Haydée, la mia schiava, mi crede greco. Dunque capirete che non essendo di nessun paese, non chiedendo protezione a nessun governo, non riconoscendo nessun uomo per mio fratello, non uno solo degli scrupoli che fermano i potenti, non uno solo degli ostacoli che paralizzano i deboli, può fermarmi o paralizzarmi. Ho soltanto due avversari, non dirò due vincitori perché riesco a sottometterli con un po' di tenacia: la distanza e il tempo. Il terzo, e il più terribile, è la mia condizione di uomo mortale. Soltanto questa può fermarmi nel cammino che percorro, e prima che abbia raggiunto il mio obiettivo; tutto il resto, l'ho calcolato. I cosiddetti capricci della fortuna, cioè la rovina, l'imprevisto, l'eventualità, li ho tutti previsti; e se qualcosa può colpirmi, niente può abbattermi. ([[Edmond Dantès|Conte di Montecristo]]: cap. XLVIII, ''Ideologia''; 2011) *Ci sono due [[Sguardo|sguardi]]: lo sguardo del corpo e lo sguardo dell'anima. Lo sguardo del corpo può talvolta dimenticare, ma quello dell'anima non dimentica mai. (Haydée: cap. LXXVII, ''Haydée''; 2011) *Per la vita che aveva vissuto, per la decisione presa e mantenuta di non indietreggiare davanti a nulla, il conte era giunto a gustare gioie sconosciute nelle lotte che talvolta intraprendeva contro la natura, che è Dio, e contro il mondo, che può facilmente essere considerato il diavolo. (cap. LXXXII, ''L'effrazione''; 2011) *«Venite con me, visconte, vi conduco io».<br />«Con piacere».<br />«Allora siamo intesi?».<br />«Sì, ma dove?».<br />«Ve l'ho detto, dove l'aria è pura, dove il rumore assopisce, dove, per quanto orgoglio si nutra, ci si sente umili e ci si ritrova piccoli. Amo un tale svilimento, io che al pari di Augusto vengo definito padrone dell'universo».<br />«Dove andate, insomma?».<br />«Al [[mare]], visconte, al mare». (cap. LXXXV, ''Il viaggio''; Donzelli) *Che cosa è la [[morte]] per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio. (Conte di Montecristo: cap. XC) *Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi, quando la disgrazia del nemico oltrepassa i limiti della loro collera. (cap. LXXXVI) *Certamente, quantunque meno espansiva, la gioia di Montecristo non era meno grande: la [[gioia]], per i cuori che hanno lungamente sofferto, è simile alla rugiada, cuore e terra assorbono la pioggia benefica, e niente appare al di fuori. (cap. XCII, ''Suicidio''; 2010, p. 743) *Non sarei artista se non mi restasse qualche illusione. (Eugénie: cap. XCV) *Siate in guardia: un consiglio è peggio d'un favore. (Conte di Montecristo: cap. XCVI) *Guardami, Morrel – disse Montecristo con quella solennità che in certe occasioni lo rendeva così grande e persuasivo, – guardami: non ho lacrime negli occhi, né febbre nelle vene, né palpiti di disperazione nel cuore; eppure ti vedo soffrire, te, Maximilien, te che amo come amerei un figlio; ebbene, questo non ti dice, Morrel, che il dolore è come la vita, e anche al di là del dolore c'è sempre qualcosa di sconosciuto? (cap. CV, ''Il cimitero del Père-Lachaise''; 2011) *È proprio degli spiriti prostrati vedere ogni cosa attraverso un velo nero; è l'anima che si crea i suoi orizzonti; la vostra anima è incupita e vi presenta un cielo tempestoso. (Conte di Montecristo: cap. CXII, ''La partenza''; 2011) *Un uomo della tempra del conte non poteva abbandonarsi a lungo a quella malinconia che dà l'illusione di vivere e di un'apparente originalità agli spiriti volgari, ma che uccide le anime superiori. (cap. CXIII, ''Il passato''; 2011) *Sull'altra parete, un'iscrizione attirò la sua attenzione; spiccava, ancora bianca, sul muro verdastro; Montecristo la lesse:{{centrato|MIO DIO CONSERVATEMI LA MEMORIA!}}«Oh, sì – gridò, – ecco l'unica [[Preghiere dai libri|preghiera]] dei miei ultimi tempi. Non chiedevo più la libertà, chiedevo la memoria, temevo di diventare pazzo e di dimenticare. Mio Dio! mi avete conservato la memoria, e ho ricordato tutto. Grazie, grazie, mio Dio!» (cap. CXIII, ''Il passato''; 2011) *Prima di aver [[paura]], si vede giusto; mentre si ha paura, si vede doppio; dopo aver avuto paura, si vede torbido. (cap. CXIV, ''Peppino''; 2011) *[...] in questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l'altra, ecco tutto. Solo chi abbia provato l'estremo dolore è in grado di percepire l'estrema felicità. Bisogna aver voluto morire, Maximilien, per sapere quanto è bello vivere.<br />Vivete dunque e siate felici, figli cari del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all'uomo l'avvenire, tutta la saggezza umana consisterà in queste due parole:<br />''Attendere e sperare!'' {{NDR|[[Lettere dai libri|lettera]]}} ([[Edmond Dantès]]: cap. CXVII, ''Il 5 ottobre''; 2011) ===Citazioni su ''Il conte di Montecristo''=== *C'è un aggettivo che fin dalle prime pagine domina ossessivamente il racconto, ed è «cupo» (''sombre''): cupo è, pressoché sempre, Montecristo, cupo è il castello di If, cupo chiunque, a partire da Villefort, covi sinistri o tetri pensieri. Da una parte la policromia del mondo, euforizzata nel carnevale romano e nelle feste parigine, dall'altra le ragioni del silenzio e dell'attesa. Come in un'operetta morale leopardiana, solo dalla specola della morte si può comprendere (e paradossalmente orientare) lo spettacolo della vita: «bisognerà prendere il posto dei morti» annuncia Dantès, cui la futura e favolosa ricchezza apparirà come mero strumento del volere divino, e cioè né più né meno che un sacerdozio («io, tradito, assassinato, gettato anch'io in una tomba, sono uscito da quella tomba per grazia di Dio, e a Dio devo la vendetta. Mi manda per questo, ed eccomi»). Coerentemente, la sua condotta si svolgerà sotto il segno dell'ascesi, come se tutto quel lusso e quelle cornucopie di cibi pregiati fossero solo un ''trompe-l'œil'': individuo eccezionale («sono uno di quegli esseri eccezionali, sì!» si lascia sfuggire in un raro momento di civetteria), egli è in realtà un servo, destinato a rientrare nel nulla dopo la propria missione («il morto ritornerà nella tomba, il fantasma ritornerà nella notte»). Per questo è un personaggio così magnetico, perché, frustrandola, continua a ''difendersi'' dalla curiosità del lettore. ([[Michele Mari]]) *È forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «ubbriaca» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». ([[Antonio Gramsci]]) *È il romanzo di una vendetta, ma è anche una descrizione impareggiabile del gran mondo parigino. Tutti i suoi nemici hanno fatto carriera, ma Dantès con ogni genere di astuzia riesce a stroncarli uno per uno. Tutti lo ammirano, tutti lo invitano, neppure la sua ex fidanzata, che ha sposato un alto funzionario, lo riconosce. Quando si deciderà a parlare?, ci chiediamo col fiato sospeso.<br />Siamo ben lontani da ''I tre moschettieri'', libro di cappa e spada più celebre e molto più sempliciotto. È Montecristo il vero eroe romantico creato dallo straripante Dumas. È a lui (se ci fosse una giustizia letteraria suprema) che andrebbe appesa la fama di Alexandre Dumas. ([[Carlo Fruttero]]) *Forse Edmond Dantès si sbagliava, e l'unica soluzione era non fidarsi e non sperare. ([[Arturo Pérez-Reverte]]) *''Il Conte di Monte-Cristo'' è una sterminata hilarotragedia, dove il riso e il delitto, il gioco e il Male Assoluto si sfiorano e si intrecciano. Il lieve tocco ironico, lo spirito settecentesco, l'allegretto sono presenti in ogni capitolo. ([[Pietro Citati]]) *– "''Il conte di Montecrisco''".<br />– "Montecristo", deficiente.<br />– Di Alessandro... Dum-azz... Due mazzi...<br />– È francese. Sì, si legge Dumas. Lo sai di che parla? Ti piacerebbe, parla di un'evasione.<br />– Allora va messo nel settore didattico. O sbaglio? (''[[Le ali della libertà]]'') *La prima parte di ''Montecristo'', fino alla scoperta del tesoro, è un pezzo perfetto di racconto a effetto; non c'è mai stato un uomo che abbia partecipato a queste commoventi avventure senza un fremito, eppure Faria è un personaggio di cartapesta e Dantès poco più di un nome. Il seguito non è che il dilungarsi di un errore, cupo, sanguinoso, innaturale e stupido; ma quanto a questi primi capitoli, non credo esista un altro volume nel quale si possa respirare la stessa inconfondibile atmosfera di romanzo. ([[Robert Louis Stevenson]]) *L'architettura del ''Conte di Monte-Cristo'' possiede una meravigliosa precisione ed esattezza. Non saprei dire se il libro sia composto di romanzi diversi, che la facoltà affabulatrice di Dumas fa coabitare: o se moltissimi fili narrativi procedano gli uni accanto agli altri, fino a riunirsi ed esplodere in spettacolosi colpi di scena. Dovunque regna l'enigma: la soluzione dell'enigma viene sospesa e rinviata; ora una pagina ci suggerisce cosa accadrà, ora una voce sotterranea ci fa capire che avverranno cose completamente diverse. Il racconto corre veloce, trascina gli ostacoli, attraversa i tempi e gli spazi, copre immense tele scriveva Sainte-Beuve – «senza stancare mai il pennello di Dumas né il suo lettore». ([[Pietro Citati]]) ==''Il visconte di Bragelonne''== ===[[Incipit]]=== Era circa la metà di maggio dell'anno 1660, alle nove del mattino, quando una piccola cavalcata composta di tre uomini e due paggi, attraverso il ponte della città di Blois, senza fare altra impressione sopra coloro che passeggiavano sulla riva che un primo moto della mano per salutare, ed un altro della lingua per esprimere la seguente idea "Ecco Monsignore che ritorna dalla caccia". Un altro. Però mentre i cavalli salivano l'erta che dal fiume conduce al castello, molti garzoni di bottega si avvicinarono all'ultimo cavallo che portava appesi all'arcione della sella vari uccelli legati per il becco. <br />A quella vista i curiosi manifestarono con una franchezza affatto zotica il loro disprezzo per una preda così magra, e dopo una discussione sullo svantaggio della caccia al volo, ritornarono tutti alle loro occupazioni. <br />Monsignore montava un piccolo cavallo di bel portamento, con una larga sella di velluto rosso di Fiandra. Il cavallo era di color fulvo; la giubba di Monsignore era di color chermisi e soltanto dall'insieme di quel rossastro si poteva distinguere il principe tra i suoi due compagni, l'uno vestito di violetto, l'altro di verde. Quello a sinistra, vestito di violetto, era lo scudiero; quello a dritta, vestito di verde, era il cacciatore. <br />Uno dei paggi portava sopra un bastone due girifalchi, l'altro un corno da caccia nel quale soffiò a venti passi dal castello. <br />A quel segnale, otto guardie che passeggiavano al sole nella corte quadrata corsero a prendere le alabarde, e Monsignore fece il suo solenne ingresso nel castello. <br />Le otto guardie, le quali sapevano che il loro servizio era terminato per tutto il resto della giornata, si coricarono al sole, sopra le panchette di pietra; i palafrenieri scomparvero coi cavalli nelle scuderie, e, meno alcuni uccelli che si spaventavano a vicenda con acute strida tra i ciuffi di viole, si sarebbe detto che tutti dormissero. <br />A un tratto, in mezzo a quel dolce silenzio. ===Citazioni=== *Planchet aprì la finestra, come gli era stato prescritto, e la ventata di tumulto che s'ingolfò nella stanza, grida, stridor di ruote, abbaiamenti e passi, assordò anche d'Artagnan, come aveva desiderato.<br />Bevve, allora, un bicchiere di vino bianco, e incominciò in questi termini:<br />"Planchet, ho un'idea".<br />"Ah, signore, come vi riconosco!", rispose il droghiere, ansante d'emozione. *"D'Artagran, D'Artagnan!", fece Athos, posando la mano sulla spalla del moschettiere, "voi non siete equo."<br />"Ne ho il diritto."<br />"No, perché non conoscete l'avvenire." *"Continuo", disse Luigi XIV. "È vero anche che un uomo solo abbia potuto penetrare fino a Monck, nel suo accampamento, e l'abbia portato via?"<br />"Quell'uomo aveva dieci ausiliari presi tra gente inferiore"<br />"Nessun altro?"<br />"Nessuno."<br />"E si chiama?"<br />"Il signor d'Artagnan, ex luogotenente dei moschettieri di Vostra Maestà"<br />Anna d'Austria arrossì, Mazzarino diventò giallo di vergogna, Luigi XIV si fece cupo e una goccia di sudore cadde dalla sua fronte pallida.<br />"Che uomini!", mormorò. *Destinato a tutta prima al commercio, Colbert era stato commesso presso un mercante di Lione, che aveva poi lasciato per recarsi a Parigi nello studio di un procuratore allo Chatelet, chiamato Biterne. In tal modo, aveva appreso l'arte di preparare un bilancio e l'arte più preziosa d'imbrogliarlo. *Allora, per finirla con quello sguardo da inquisitore che bisogna far abbassare ad ogni costo, come ad ogni costo un generale riduce al silenzio una batteria che lo disturba, Aramis stende la sua bella mano bianca, nella quale riluce l'ametista dell'anello pastorale, fende l'aria col segno della croce e fulmina i sui due amici con la sua benedizione.<br />Forse, distratto dai propri pensieri, empio a sua insaputa, d'Artagnan non si sarebbe affatto inchinato a quella santa benedizione; ma Porthos s'è accorto della distrazione dell'amico, e, appoggiando affettuosamente la sua mano sulla schiena del moschettiere, lo schiaccia verso terra.<br />D'Artagnan si piegò: ci volle poco che non cadesse bocconi. Intanto Aramis è passato. D'Artagnan, come Anteo, non ha fatto che toccare la terra, e si rivolge verso Porthos pronto a litigare. *"Buongiorno, signor d'Artagnan. Parlavamo di Belle-Isle sul Mare", disse Fouquet con quell'arte del mondo e quella scienza dello sguardo che richiedono metà della vita per impararle bene, e a cui certa gente, nonostante tutto il suo studio, non arriva mai. *Aramis, l'abbiamo detto, era ancora alzato. Comodamente avvolto in una veste da camera di velluto, scriveva lettere su lettere, con quella scrittura così fine e così densa che d'una pagina fa un quarto di volume. *Monsieur era troppo gran signore per notare un tal particolare. Non c'è nulla d'efficace come l'idea ben stabilita della propria superiorità per assicurare l'inferiorità dell'uomo che ha una tale opinione di sé. *"Lo so, e ho agito di conseguenza: niente spazio, niente comunicazioni, niente donne, niente gioco, ma, adesso, è d'un patetico che non vi so dire", aggiunse Aramis con uno di quei sorrisi che appartenevano solo a lui, "vedere come i giovani cerchino di divertirsi, e come, di conseguenza, simpatizzino per colui che paga i divertimenti" *Però Dio è tanto buono per gli errori giovanili, tutto quello che è amore, anche amore colpevole, trova così facilmente grazia ai suoi sguardi paterni, che all'uscir dalla messa Luigi, levando gli occhi al cielo, poté vedere, attraverso gli strappi di una nuvola, un angolo del tappeto azzurro che è calpestato dal piede del Signore. *E Porthos si fece severo.<br />"E la botola, signore", disse, "e la botola?"<br />Di Sant-Agnan divenne estremamente pallido. Buttò indietro la sedia in tal modo, che Porthos, con tutta la sua ingenuità, s'accorse che il colpo aveva fatto centro.<br />"La botola", mormorò il conte.<br />"Ebbene, signore, datene una spiegazione, se potete", fece Porthos scuotendo il capo.<br />Di Sant-Agnan abbassò la fronte.<br />"Oh! sono tradito!", mormorò; "si sa tutto!"<br />"Si sa sempre tutto", replicò Porthos, che non sapeva nulla. *"No, è l'impotenza! Abbiamo forse la pretesa di prendere, in tre, la Bastiglia?"<br />"Se ci fosse d'Artagnan", esclamò Porthos, "non dico di no."<br />Raul fu preso d'ammirazione davanti a quella fiducia, eroica tanto era candida. Erano quelli gli uomini famosi che, in tre o quattro, affrontavano eserciti o attaccavano fortezze! Uomini che avevano spaventato la morte e che, sopravvissuti a tutto un secolo ormai in dissoluzione, erano ancora più forti dei più forti giovani del giorno. *Baisemeaux impallidì di fronte a quella fredda sicurezza. Gli parve che la voce di Aramis, così gaia e sorridente poco prima, fosse divenuta funebre e sinistra; che i ceri dei candelabri si fossero cambiati in ceri da cappella sepolcrale; che i bicchieri di vino si fossero trasformati in calici di sangue. *Ad un tratto, il capo del giovane si inchinò. Il suo pensiero ridiscese sulla terra. il suo sguardo si indurì, la fronte gli si coprì di rughe, la bocca assunse una espressione di feroce risolutezza; poi il suo sguardo divenne fisso ancora una volta; ma ora rifletteva la fiamma dei mondani splendori; ora somigliava allo sguardo di Satana sulla montagna, quando passava in rivista i regni e le potenze della terra per sedurre Gesù. *"Colpite, Porthos!", risuonò la voce sepolcrale di Aramis.<br />Porthos mandò un gran sospiro, ma obbedì.<br />La sbarra di ferro calò verticalmente sul capo di Biscarat, che fu ucciso prima ancora di finire il suo grido. Poi la leva formidabile si alzò e si abbassò dieci volte in dieci secondi, e fece dieci cadaveri. *Ed ora cercate in questa tomba ardente, in questo vulcano sotterraneo, cercate le guardie del re dagli abiti azzurri gallonati d'argento.<br />Cercate gli ufficiali splendenti d'oro, cercate le armi su cui essi avevano contato per difendersi, cercate le pietre che li hanno uccisi, cercate il suolo che li sosteneva.<br />Un solo uomo ha fatto di tutto questo un caos più confuso, più informe, più terribile del caos che esisteva un'ora prima che Dio avesse avuto l'idea di creare il mondo. *Per un istante, le braccia di Porthos si piegarono; ma l'ercole riunì tutte le forze, e si videro le due pareti della prigione, in cui era sepolto, aprirsi lentamente fargli largo. Per un attimo, apparve in quella cornice di granito, simile all'angelo antico del caos; ==''La regina Margot''== ===[[Incipit]]=== Il lunedì, diciottesimo giorno del mese di agosto 1572, vi era festa grande al Louvre. Le finestre dell'antico palazzo reale, sempre tanto cupe, erano sfarzosamente illuminate; le piazze e le vie attigue, di solito tanto deserte sin da quando a Saint-Germain-l'Auxerrois erano suonate le nove, erano, benché fosse mezzanotte, affollate di gente. {{NDR|Alessandro Dumas, ''La regina Margot'', BUR Rizzoli, Milano 2017, Traduzione di M. Dazzi}} ===Citazioni=== *{{NDR|su [[Margherita di Valois]]}} La giovane sposa, figlia di Enrico II, era la perla della corona di Francia, Margherita di Valois, che con affettuosa familiarità il re Carlo IX chiamava sempre ''mia sorella Margot''. Certo, accoglienze tanto lusinghiere non erano mai state più meritate di quelle che si facevano in quel momento alla nuova regina di Navarra. Margherita a quel tempo aveva appena vent'anni, e già era oggetto delle lodi di tutti i poeti che la paragonavano alcuni all'Aurora altri a Venere citerea. Era in realtà la bellezza senza rivali di quella Corte nella quale Caterina de' Medici aveva riunito, per farne le proprie sirene, le più belle donne che aveva potuto trovare. La giovane sposa aveva i capelli neri, il colorito brillante, gli occhi voluttuosi velati da lunghe ciglia, la bocca rossa e fine, il collo elegante, il corpo tornito e snello e, perduto in una pianella di seta, un piede di bambina. I francesi cui apparteneva, erano fieri di vedere sbocciare nella loro terra un così splendido fiore e gli stranieri di passaggio per la Francia ripartivano abbagliati dalla sua bellezza se l'avevan soltanto vista, storditi dalla sua cultura se avevano parlato con lei. Certo è che Margherita era non soltanto la più bella, ma anche la più colta delle donne del suo tempo; si citava la frase di un dotto italiano che le era stato presentato e dopo aver parlato con lei un'ora in italiano, in spagnolo, in latino e in greco, l'aveva lasciata dicendo nel suo entusiasmo:<br />«Vedere la Corte senza vedere Margherita è non vedere né la Francia, né la Corte».<br />Così i panegirici non mancarono al re Carlo IX e alla giovane regina di Navarra; si sa quanto gli ugonotti siano fecondi. Inevitabilmente, allusioni al passato e domande per l'avvenire furono accortamente insinuate in mezzo a quegli indirizzi al re; ma a tutte le allusioni egli rispondeva con le sue labbra pallide e il suo sorriso astuto:<br />«Nel dare mia sorella Margot a Enrico di Navarra, io do il mio cuore a tutti i protestanti del regno».<br />La frase rassicurava gli uni e faceva sorridere gli altri poiché aveva in realtà due sensi: uno paterno e del quale in buona coscienza Carlo IX non voleva sovraccaricare il suo pensiero; l'altro ingiurioso per la sposa, per il marito e anche per chi lo pronunciava, poiché ricordava alcuni sordi scandali con i quali la cronaca di Corte aveva già trovato il modo di lordare la veste nuziale di Margherita di Valois. (pp. 26-27) ==''La signora di Monsoreau''== ===[[Incipit]]=== La sera della domenica di carnevale del 1578, nel magnifico palazzo dei Montmoreney, situato quasi in faccia al Louvre, ma sull'altra riva della Senna, si svolgeva una sontuosa festa per celebrare le nozze di Francesco d'Epinay di Saint-Luc, intimo e favorito del re Enrico III, con Giovanna di Cossé-Brissac, figlia del Maresciallo di Francia. ===Citazioni=== *[...] in tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia. (p. 9) *No, non è il [[anima e corpo|corpo]] che è ammalato. È l'[[anima e corpo|anima]]! Piuttosto che un medico... un confessore. (p. 37) ==''Lo Schiaccianoci''== ===[[Incipit]]=== Vi fu un tempo a [[Norimberga]] un presidente assai famoso, il dottor Silberhaus, nome che in tedesco significa «casa d'argento». Il presidente aveva un figlio e una figlia: Fritz di nove anni, e Maria di sette e mezzo: due bambini simpaticissimi, ma molto diversi per carattere e per aspetto fisico, tanto che era difficile credere, così a prima vista, che potessero essere fratelli. Fritz era grassottello, spaccone e piuttosto birichino: faceva le bizze alla minima contrarietà, convinto come era che tutto fosse stato creato per il suo divertimento e per sottostare ai suoi capricci; e restava di questa opinione finché il dottor Silberhaus, stanco delle sue grida, dei suoi pianti e del suo batter di piedi, usciva dallo studio e, levando il dito all'altezza del sopracciglio aggrottato, si limitava a esclamare: – Signor Fritz!... ===Citazioni=== *[[Norimberga]] è una città della [[Germania]] famosissima per i giocattoli, le bambole e i fantocci che spedisce a casse piene in tutti gli altri paesi del mondo: per questo i bambini di Norimberga sono i più felici della terra, a meno che non succeda a loro come agli abitanti di [[Ostenda]] che le ostriche a ceste piene se le vedono soltanto passare sotto il naso. (p. 11) *''A perpendicolo | ticchetta il [[orologio a pendolo|pendolo]], | avanza e arretra | bello squadron! || L'orologio piano piano | mezzanotte suonerà; | quando arriva la civetta | fugge fugge sua maestà''. (p. 45) *''Sorella, un pezzetto di lardo | per me devi avere riguardo, | anch'io come te son regina | e gusto la buona cucina.'' (p. 50) *''Dal tuo consorte uccisi, senza peccati o torti, | i miei figli e nipoti ormai son tutti morti, | ma guai a te, regina! | ché sul bimbo regale da te tanto aspettato | sul tuo tenero amore ho già deliberato | di far la mia vendetta! | Tuo marito ha fortezze, ha cannoni e soldati, | consiglieri e ministri illustri e illuminati, | e tu hai ciò che chiedi. | La regina dei topi non ha nulla, però | denti aguzzi e potenti la sorte le donò | da usar contro i tuoi eredi!'' (p. 56) ==''Mastro Adamo il calabrese''== ===[[Incipit]]=== Se i nostri lettori provano qualche curiosità per gli episodi, della veridica storia che stiamo per raccontare è necessario che abbiano la compiacenza di seguirci in Calabria dove li abbiamo già condotti due volte, la prima per raccontare loro le avventure di Cherubino e Celestino, la seconda per farli assistere alla morte di Murat. ===Citazioni=== *La [[Calabria]] è una magnifica regione; d'estate ci si arrostisce come a Tambouctou, d'inverno vi si gela come a San Pietroburgo; inoltre non vi si conta punto ad anni, a lustri o a secoli come negli altri paesi, ma a terremoti. (p. 7) *Era un vecchio uomo felice mastro Adamo; una di quelle persone facile a illuminarsi e che si aprono naturalmente alla speranza ed alla gioia come i fiori. *In effetti l'[[posta|ufficio postale]] sembrava una di quelle case miracolose trasportate dagli angeli come il duomo della madonna di Loreto. *Non c'era nessun dubbio sulla decisione. Le urla di: Viva la [[Maria|Madonna]]! Abbasso gli sbirri! risuonarono da ogni lato e le povere guardie, richiamate dai diversi luoghi dove vegliavano da otto giorni con una tenacia ed un coraggio degni di maggior ricompensa, partirono la stessa notte per Monteleone. ==''Pascal Bruno''== ===[[Incipit]]=== Bellini era di Catania. La prima cosa che i suoi occhi, aprendosi, avevano visto, erano state le onde che, dopo aver bagnato le mura di Atene, vengono a spegnersi melodiosamente sulle rive di un'altra Grecia; e l'Etna favolosa e antica, sui cui fianchi vivono ancora, dopo diciotto secoli, la mitologia di Ovidio e i racconti di Virgilio. Ecco perché l'indole di Bellini era tra le più poetiche che si potessero incontrare; e il suo genio, che bisogna apprezzare con il sentimento e non giudicare con la ragione, un canto eterno, dolce e malinconico come un ricordo; un'eco simile a quella che se ne sta assopita nei boschi e sulle montagne, e che sussurra appena fino a quando il grido delle passioni e del dolore non venga a svegliarla. Bellini era l'uomo che faceva al caso mio. Aveva lasciato la Sicilia ancora giovane, e dell'isola nativa gli era rimasta una memoria crescente, dentro la quale custodiva religiosamente, lontano dai luoghi in cui era cresciuto, i ricordi poetici dell'infanzia. ===Citazioni=== * Era un giovane di venticinque ventisei anni che, a prima vista, si pensava dovesse appartenere alla classe del popolo. Portava un cappello calabrese, fasciato da un largo nastro che gli ricadeva ondeggiante sulla spalla; una giacca di velluto con bottoni d'argento; pantaloni della stessa stoffa e con le stesse guarnizioni, stretti alla vita da una fascia di seta rossa con ricami e frange verdi come quelle che si fanno a Messina, a imitazione di quelle lavorate in Oriente. Infine, gambaletti e scarpe di cuoio completavano il costume montanaro, che non mancava di una certa eleganza e che sembrava fatto apposta per mettere in risalto le belle e armoniose forme del corpo di chi lo indossava. Il volto era di una bellezza selvaggia: aveva tratti fortemente marcati propri dell'uomo meridionale, occhi arditi e fieri, capelli e barba neri, naso aquilino e denti perfetti. ==''Vent'anni dopo''== {{vedi anche|Vent'anni dopo}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Garibaldi e Montevideo''=== Al viaggiatore che viene d'Europa su quelle navi che i primi abitanti di quel paese scambiarono per case volanti, prime ad aprirsi allo sguardo, dopo il grido del marinaio in vedetta che annunzia la terra, son due montagne. L'una di mattoni, che è la cattedrale, la chiesa-madre, la ''matriz'', come la si chiama; l'altra poi di massi e verdura, su cui s'innalza un faro, vien detta il ''Cerro''. ===''Robin Hood''=== Era il tramonto di un giorno di primavera dell'anno di grazia 1162, sotto il regno di Enrico II Plantageneto. Due uomini a cavallo percorrevano i sentieri della foresta di Sherwood, nella contea di Nottingham; essi apparivano sfiniti almeno quanto le loro cavalcature.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Storia di uno schiaccianoci''=== ''Norimberga, 2010.''<br /> Da qualche giorno, la piccola Maria, è attratta dalla porta chiusa della soffitta, in casa della nonna. La nonna si chiamava Maria, proprio come lei, come la bisnonna e... Che strano, quasi tutte le donne della famiglia, tranne sua madre e una prozia, si chiamavano Maria.<br /> La porta della soffitta è lì, massiccia, chiusa da una grossa chiave annerita dal tempo. La piccola Maria la guarda, poi, finalmente, la fa girare: tac tac, un rumore secco, come di noci rotte, due giri. Ora appoggia la mano sulla maniglia, che cede facilmente. La porta si sta aprendo, si apre, gira piano sui cardini, senza rumore:<br /> - Vieni, vieni, piccola Maria, ti stavamo aspettando. ==Citazioni su Alexandre Dumas== *I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. ([[Jules Renard]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Alexandre Dumas, ''Ascanio'', Adriano Salani Editore, Firenze 1930. *Alexandre Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/53485/53485-h/53485-h.htm Garibaldi e Montevideo]'', F. Manini, 1859. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, Rizzoli, 1998. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Giovanni Ferrero, Fabbri Editori, 2001. *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Emilio Franceschini, introduzione di Umberto Eco, Rizzoli, 2010. ISBN 9788817009676 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=WklTiBT3hCQC&pg=PT9 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Guido Paduano, Rizzoli, 2018. ISBN 9788858631522 *Alexandre Dumas, ''[https://books.google.it/books?id=8XzGXQDBdRsC&pg=PA3 Il conte di Montecristo]'', traduzione di Gaia Panfili, Donzelli, 2010. ISBN 8860364035 *Alexandre Dumas, ''Il conte di Montecristo'', traduzione di Lanfranco Binni, Garzanti, 2011. ISBN 9788811132165 *Alexandre Dumas, ''Il visconte di Bragelonne'', Tipografia Editoriale Lucchi, Milano 1964. *Alexandre Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di A. Beltramelli, Mondadori, 2004. *Alessandro Dumas, ''[https://www.gutenberg.org/files/60641/60641-h/60641-h.htm I tre moschettieri]'', traduzione di Angiolo Orvieto, G. Rondinella Editore, 1853. *Alessandro Dumas, ''I tre moschettieri'', traduzione di C. Siniscalchi, Tipografia editoriale Lucchi, Milano, 1975. *Alexandre Dumas, ''[https://web.archive.org/web/20130603210423/http://ed.espresso.repubblica.it/speciali_web/2013/igrandiromanzi/itremoschettieri.epub I tre moschettieri]'', introduzione e traduzione di Guido Paduano, Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013. *Alexandre Dumas, ''La regina Margot'', traduzione di Maria Dazzi, Rizzoli, Milano, 2008. *Alexandre Dumas, ''La signora di Monsoreau'', traduzione di Luigi A. Garrone, Tipografia Editoriale Lucchi, Milano, 1937. *Alexandre Dumas, ''Lo Schiaccianoci'' (''Histoire d'un casse-noisette''), traduzione di Antonio Lugli, EDIPEM, Novara 1974. *Alexandre Dumas, ''Mastro Adamo il calabrese'', traduzione di A. Coltellaro, Pellegrini Editore, 1999. *Alexandre Dumas, ''Pasquale Bruno'' (''Romanzo storico siciliano''), traduzione di C. Rizza, La Zisa Edizioni. ISBN 978-8881280421 *Alexandre Dumas, ''Storia di uno schiaccianoci (liberamente tratta dal racconto di Alexandre Dumas)'', traduzione e cura di Gabriella Messi, Edizioni Angolo Manzoni, 2010. ISBN 9788862040761 *Alexandre Dumas, ''Viaggio in Calabria'', traduzione di Antonio Coltellaro, Rubbettino 1996. ISBN 884981545X ==Filmografia== *''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il conte di Montecristo]]'' (1934) *''[[I tre moschettieri (film 1993)|I tre moschettieri]]'' (1993) *''[[La regina Margot]]'' (1994) *''[[Il conte di Montecristo (miniserie televisiva 1998)|Il conte di Montecristo]]'' (1998) *''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998) *''[[Montecristo (film 2002)|Montecristo]]'' (2002) *''[[Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri|Topolino, Paperino, Pippo: I tre moschettieri]]'' (2004) ==Voci correlate== *[[Alexandre Dumas figlio]] ==Altri progetti== {{interprogetto|s2=fr:Auteur:Alexandre Dumas|s2_lingua=francese}} ===Opere=== {{Pedia|I tre moschettieri||(1844)}} {{Pedia|Il conte di Montecristo||(1844-1846)}} {{Pedia|La regina Margot (romanzo)|''La regina Margot''|(1845)}} {{Pedia|Vent'anni dopo (romanzo)|''Vent'anni dopo''|(1845)}} {{Pedia|Il visconte di Bragelonne||(1847-1850)}} {{DEFAULTSORT:Dumas (padre), Alexandre}} [[Categoria:Drammaturghi francesi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] ifxjch9epfxsxjurcxl7q2r00sbkrvl Paura 0 2438 1422424 1404876 2026-08-02T18:48:33Z Udiki 86035 Alexandre Dumas padre 1422424 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Scared Child at Nighttime.jpg|thumb|Una bambina impaurita]] Citazioni sulla '''paura'''. ==Citazioni== *A nessuno piace morire, sceriffo, ma chi ha paura muore un po' tante volte, mentre chi non ha paura, muore una volta sola. (''[[Il ritorno di Ringo]]'') *Abituati alla paura, e sarai sempre all'erta, come un cervo che attraversa la radura. ([[Mike Tyson]]) *Accade invariabilmente che il punto di partenza della saggezza sia la paura. ([[Miguel de Unamuno]]) *Alla paura assoluta contrappongo la speranza assoluta. ([[Paul Virilio]]) *''Allor fu la paura un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la notte ch'i' passai con tanta pieta.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *Anche se in molti dei suoi aspetti questo mondo visibile sembra formato nell'[[amore]], le sfere invisibili furono formate nella paura. ([[Herman Melville]]) *Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. ([[Paolo Borsellino]]) *C'è una caratteristica che rende tremenda la paura: se non la si combatte subito diventa sempre più grande. Poi magari arriva il giorno in cui non ce la si fa più e si vorrebbe reagire, ma ormai è tardi: capiamo che la paura ha intaccato il nostro modo di vivere, e non ci fa piacere. (''[[L'ispettore Derrick]]'') *C'è una paura suscitata dalle disuguaglianze ma anche una paura indotta da chi la sfrutta a fini di potere. La paura può essere un formidabile bacino di consenso. ([[Luigi Ciotti]]) *Ci sono paure che non possiamo confessare nemmeno a noi stessi. ([[Iggy Pop]]) *Dev'essere una ben misera [[vita]] quella che permette d'ignorare la paura. ([[Aldo Leopold]]) *Dopo i sorrisi, dopo le strette di mano, le pacche sulle spalle, e le risate allegre e false, dopo le promesse condizionate, e le amicizie acquisite, dopo le ricompense equivoche ed elusive, le minacce velate: dopo tutto questo, il calcolo delle probabilità, il vaglio delle possibilità, e poi la paura. La paura, nell'odore della carta stampata e nel brusio della radio, la paura che un giorno potremo svegliarci e scoprire che la magia è scomparsa. ([[Francis Urquhart]], ''[[House of Cards (miniserie televisiva)#Terza stagione|House of Cards]]'') *È difficile tener sempre la porta aperta, non è facile. C'è anche la paura, ma noi non rimuoviamo la paura, la affrontiamo. Quante volte in questo ufficio mi han puntato una rivoltella... Ma solo attraverso l'accoglienza, attraverso l'ascolto, attraverso la disponibilità, la generosità, si supera la paura. ([[Andrea Gallo]]) *È sempre meglio che chi ci incute paura abbia più paura di noi. ([[Umberto Eco]]) *È sotto l'effetto della paura che si compiono i gesti più inammissibili. ([[Cvetan Todorov]]) *''Evvi la Tema, | evvi la [[Fame]]: una ch'è freno al bene, | l'altra stimolo al male: orrendi tutti | e spaventosi aspetti.'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'') *Fino a che punto le nostre paure sono innate? Una volta schiuse le uova di oca, se faccio passare sopra i pulcini una sagoma che simula un'oca che vola, i pulcini allungano il collo e starnazzano. Ma se inverto la direzione dalla sagoma, essa assume la forma di un falco, e la risposta del pulcino è immediata: si rannicchia impaurito anche se non ha mai visto un falco. Senza istruzione, è la paura innata che lo aiuta a sopravvivere. Ma con gli umani? Quali antichi pericoli corrispondono tutte le nostre paure? (''[[Mr. Nobody]]'') *''Ho vissuto di paure. | Per coloro che conoscono l'invito | offerto dal pericolo – ogni altro stimolo | è indifferente – senza vita.'' ([[Emily Dickinson]]) *I dati terrificanti ormai sono un'industria. Diverse ditte si trovano in competizione per vedere fino a che punto possono arrivare a farci paura. ([[Don DeLillo]]) *I generali non lottano con la paura della truppa, preferiscono tenerla occupata. ([[Jean Guitton]]) *Il clima di violenza, incombente come nuvole cariche di elettricità e di tempesta, che c'era nella [[Trieste]] dell'immediato dopoguerra, mi ha lasciato un orrore della violenza in cui si annida certo anche paura. Non temevo gli aeroplani che sino a poco prima gettavano bombe e non perché non mi rendessi conto del pericolo o fossi coraggioso, ma perché le cose, anche quelle più letali, fanno meno paura degli uomini, della violenza e dell'odio che c'è nel corpo, nello sguardo, nel cuore. ([[Claudio Magris]]) *Il [[desiderio]] è il ricordo del piacere, la paura il ricordo del [[dolore]]. ([[Nisargadatta Maharaj]]) *Il mio rapporto con la paura è di estremo rispetto, perché il coraggio non mi ha mai salvato la vita, ma la paura tante volte! Quindi il mio suggerimento è di seguirla la paura — non necessariamente di vincerla — ma quella motivata, quella dei rischi concreti. ([[Alberto Luca Recchi]]) *Impara a ridere dei tuoi fallimenti e delle tue paure, non ne proverai più paura e sarai stimato dagli altri. ([[Andrea Gasparino]]) *Io non so se il tempo presente ci ha donato grandi benefici, di sicuro ha inventato un sacco di paure. ([[Vittorino Andreoli]]) *L'[[ignoranza]] è madre della paura. ([[Herman Melville]]) *L'odio è una reazione automatica alla paura, perché la paura è umiliante. ([[Graham Greene]]) *L'unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa. ([[Franklin D. Roosevelt]]) *La gente si gingilla con l'amore. Ora, io nego che l'amore sia una passione forte. La paura è una passione forte; è con la paura che dovete baloccarvi se volete gustare i piaceri più intensi della vita. ([[Robert Louis Stevenson]]) *La guerra moderna alle paure umane, sia essa rivolta contro i disastri di origine naturale o artificiale, sembra avere come esito la redistribuzione sociale delle paure, anziché la loro riduzione quantitativa. ([[Zygmunt Bauman]]) *La mia 'paura' [...] è la mia essenza, e probabilmente la parte migliore di me stesso. ([[Franz Kafka]]) *La paura c'è e satura quotidianamente l'esistenza umana, mentre la ''deregulation'' planetaria penetra fin nelle sue fondamenta e i baluardi difensivi della società civile cadono in pezzi. ([[Zygmunt Bauman]]) *La paura crea il nemico, il nemico crea la difesa e la difesa crea l'attacco. Diventi violento, stai costantemente in guardia, sei contro tutti. Questo va compreso: sei hai paura, sei contro tutti. ([[Osho Rajneesh]]) *La paura creò gli dei, l'[[audacia]] ha creato i re. ([[Prosper Jolyot de Crébillon]]) *La paura degli altri, condita di lamenti, non la posso sopportare. ([[Carlo Perasso]]) *La paura di una minaccia esterna, massima garanzia di concordia, teneva uniti gli animi, anche se non mancavano reciproci sospetti e ostilità. ([[Tito Livio]]) *''La paura, dicono alcuni, ci dà una vita così lunga | ci conduce dove guidiamo''. ([[John Frusciante]]) *La paura distrugge l'integrità dell'uomo. ([[Karekin I]]) *La paura è come il fuoco, se la controlli ti scalda oppure ti vai a bruciare. ([[Stefano Pioli]]) *La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all'[[ira]], l'ira all'[[odio]], l'odio conduce alla [[sofferenza]]. Io sento in te molta paura. (''[[Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma]]'') *La paura è sempre inclinata a veder le cose più brutte di quel che sono. ([[Tito Livio]]) *La paura è un meccanismo di difesa che ci permette di avere coscienza di un pericolo e quindi di mettere in atto risposte per evitarne le conseguenze. ([[Vittorino Andreoli]]) *La paura è una cosa indefinibile, un'emozione ingannevole e insidiosa che può causare distruzione e devastazione, se le si permette di crescere. ([[Rosemary Altea]]) *La paura è una malattia. Rimuovila dal tuo cuore. (''[[Apocalypto]]'') *La paura favorisce i demagoghi, ma la storia è dalla parte dei prudenti. ([[Gary Younge]]) *La paura governa il genere umano. Il suo è il più vasto dei domini. Ti fa sbiancare come una candela. Ti spacca gli occhi in due. Non c'è nulla nel creato più abbondante della paura. Come forza modellatrice è seconda solo alla natura stessa. ([[Saul Bellow]]) *La paura incontenibile può condurre a errori istintivi. La cosa importante, qui, è restare calmi... conservare lucida la mente. (''[[Metal Gear Solid 4: Guns of the Patriots]]'') *La paura non è più di un topo: picchia un piede per terra e non lo trovi più. ([[Silvio D'Arzo]]) *La paura non è reale, l'unico posto in cui può esistere è nel nostro modo di pensare al futuro, è un prodotto della nostra immaginazione, che ci fa temere cose che non ci sono nel presente e che forse neanche mai ci saranno. Si tratta quasi di una follia Kitai, cioè non mi fraintendere, il pericolo è molto reale, ma la paura è una scelta. (''[[After Earth]]'') *La paura non si piazza mai. ([[Lorenzo Bandini]]) *La paura, se non la prendi per le corna, ti infilza. ([[Miriam Sylla]]) *La paura si impadronisce degli uomini perché essi vedono accadere sulla terra molte cose delle quali non riescono a cogliere la causa e quindi la attribuiscono a una divinità. ([[Tito Lucrezio Caro]]) *Commessa: La paura ti salva, ti salva sempre.<br />Cheyenne: Ti salva sempre. Anche se bisogna scegliere una volta nella vita, anche solo una, in cui non avere paura.<br />(''[[This Must Be the Place]]'') *La paura uccide la mente. ([[Frank Herbert]]) *La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell'ignoto. ([[Howard Phillips Lovecraft]]) *La più grande paura della gente non è morire, è parlare in pubblico. (''[[American Gangster]]'') *Le paure esistono per essere sopportate. Nessun uomo è coraggioso, se non sa avere paura. La citazione di [[Saˁdi|Sa'di]] riportata in apertura, a proposito della perla {{NDR|Se il tuffatore pensasse sempre allo squalo, non metterebbe mai le mani sulla perla.}}, contiene tutta la saggezza necessaria per combattere la paura. Poiché viviamo una volta sola, i casi sono due: o accettiamo il rischio e tentiamo d'impossessarci della perla, o ci rassegniamo a vivere nel rimpianto di non averlo fatto. E, se al mondo esiste davvero qualcosa che meriti di essere temuto, è proprio questo: comportarsi in modo da giustificare il rimpianto. ([[Anthony Clifford Grayling]]) *Le paure sono più sonore di qualunque altro pensiero. ([[Erica Jong]]) *Lo sai cosa dicono della paura? Se ti fai tagliare la testa ti passa. (''[[Entrapment]]'') *L'origine della paura è nel [[futuro]], e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere. ([[Milan Kundera]]) *Ma noi useremo più che semplici catene. Questo mostro è sempre stato il re del suo mondo. È arrivato il momento che impari una lezione; una lezione che l'uomo può insegnare ad ogni animale. La paura! Sarà la paura a trattenerlo, se non dovessero bastare le sole catene. ([[Edgar Wallace]]) *''Ma non sì che paura non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]. | Questi parea che contra me venesse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne temesse. | Ed una [[lupo|lupa]], che di tutte brame | sembrava carca nella sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] dell'altezza.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *Nella paura si ascoltano così i consigli dei savi come le voci del volgo. ([[Publio Cornelio Tacito]]) *Non c'è niente di cui avere paura... tranne la paura stessa! (''[[Batman Begins]]'') *Non è la paura a fare la differenza tra un eroe e un vigliacco. Ciò che fa la differenza è la capacità mentale di superare la paura e di portare a termine il compito assegnato. (''[[Metal Gear 2: Solid Snake]]'') *''Non sempre di [[viltà|Codardia]] compagna è la Paura''. ([[Vincenzo Monti]]) *Ogni paura è fondamentalmente orientata verso la morte. Qualunque sia la sua forma, la sua modalità, qualunque sia il suo aspetto, il suo nome, ogni paura è orientata verso la morte. Se vai in profondità, scoprirai di aver paura della morte. ([[Osho Rajneesh]]) *Per vincere la paura devi diventare paura. Devi bearti delle paure degli altri. E gli uomini temono soprattutto quello che non vedono. Devi diventare un pensiero orribile. O aspetterò. Diventare un'idea! Senti come il terrore annebbia i tuoi sensi. Apprezza il suo potere di distorcere e di tenere a freno. E convinciti che questo potere può essere tuo. Abbraccia la tua peggiore paura. Diventa una cosa sola con l'oscurità. Focalizza. Concentrati! Domina i sensi. (''[[Batman Begins]]'') *Prima di aver paura, si vede giusto; mentre si ha paura, si vede doppio; dopo aver avuto paura, si vede torbido. ([[Alexandre Dumas padre]]) *Quando avete una fifa birbona, non dovete a nessun costo mostrarlo. Anzi, è proprio quello il momento di fischiettare e di sorridere, come se la cosa vi piacesse. ([[Robert Baden-Powell]]) *Quello che meglio ricordo è la paura che avevo, che spreco! Vedete, vivere nella paura è come non vivere affatto. Vorrei tanto poterlo dire alle persone che mi sono lasciata dietro, ma servirebbe a qualcosa? Temo di no. Ora capisco che ci sarà sempre chi affronta le proprie paure, e ci sarà sempre chi... invece scappa. (''[[Desperate Housewives (prima stagione)|Desperate Housewives]]'') *Senza la paura non esiste il coraggio, secondo me: sei audace solo quando sai di affrontare qualcosa che ti spaventa. ([[Franco Morbidelli]]) *So che hai paura, ma avere paura non è sbagliato. Nessuno ti ha mai detto che la paura è un superpotere? La paura può renderti più veloce, più intelligente, più forte. E un giorno tu tornerai in questo granaio e quel giorno tu avrai ancora molta paura, ma andrà tutto bene… perché se sei saggio e molto forte, la paura non ti rende crudele o codardo. La paura ti rende gentile. Non importa se c'è qualcosa sotto al letto o nel buio; basta che tu sappia che va bene se ne hai paura, quindi ascolta. È importante che ascolti quello che sto per dirti: nella vita avrai sempre paura, anche se la nasconderai. La paura è come una compagna, una compagna fedele che è sempre lì. Però è positivo, perché la paura può farci incontrare, può farci arrivare a casa. La paura ci rende tutti compagni. (''[[Doctor Who (nuova serie) (ottava stagione)|Doctor Who]]'') *Solo chi ha paura muore facendo stronzate come camminare su un ponte. Se a te di morire non te ne frega niente puoi stare tranquillo che non cadi. La morte se la piglia con i paurosi. ([[Niccolò Ammaniti]]) *Soltanto gli sciocchi non hanno paura. ([[Worf]], ''[[Star Trek: The Next Generation]]'') *Tante e tante volte si ripete nella Bibbia questo invito: non temete. Tante volte quante le spire di paura che ci stringono e ci fanno vivere tristi e delusi. Dio desidera che non abbiamo paura, paura di vivere, d'essere noi stessi, paura di donarci agli altri, paura di essere perseguitati perché andiamo contro corrente verso la luce. Dio non vuole che abbiamo paura, mai. ([[Paolo Spoladore]]) *''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son paurose.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *Tutti si ha paura. È l'istinto nostro. Poi si ragiona e ci si mette tranquilli. (''[[Bengasi (film)|Bengasi]]'') *Viviamo nella paura, ed è così che non viviamo. ([[Gautama Buddha]]) ===''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959)|Ai confini della realtà]]''=== *Avere paura è una delle tante naturali funzioni umane, come respirare. È come si reagisce alla paura quello che veramente conta. Può perdere la testa, nascondersi sotto il letto oppure controllare le emozioni e ragionare.<br>– Lei controlli le sue emozioni. Se mi cerca, sarò sotto il letto!<br>– È un buon segnale non perdere il senso dell'humour. ([[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)|quinta stagione]]) *Il migliore ingrediente per qualsiasi ricetta di paura è l'[[ignoto]]. ([[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)|quinta stagione]]) *La paura è spesso un fatto soggettivo e personale su cui influiscono naturalmente diverse variabili come l'umore, il buio, la notte, l'ignoto e altri ancora. Ma ciò che veramente scatena la paura in modo spesso incontrollabile è la paura stessa, che si autoalimenta in un circolo vizioso che quasi sempre si trova ai confini della realtà. ([[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)|quinta stagione]]) *Le persone sono smaliziate, sofisticate. Credono di essersi liberate del bisogno della paura perché la vivono continuamente. ([[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)|quarta stagione]]) ===[[Mahatma Gandhi]]=== *L'assenza di paura è il primo requisito della spiritualità. I codardi non possono mai essere morali. *Dove c'è paura non c'è [[religione]]. *L'assenza di paura è il ''sine qua non'' per lo sviluppo delle altre nobili qualità. Come si può cercare la [[verità]] o accarezzare l'Amore senza essere intrepidi? *Ci sono tanta superstizione e ipocrisia in giro che si ha paura anche di agire rettamente. Ma se si dà spazio alla paura, si finisce col dovere reprimere anche la [[verità]]. La regola d'oro è di agire senza paura in ciò che si ritiene giusto. *L'assenza di paura non significa arroganza o aggressività. Quest'ultima è in se stessa un segno di paura. L'assenza di paura presuppone la calma e la pace dell'anima. Per essa è necessario avere una viva fede in Dio. ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *Dal diario dell'Eternità: "Solo uno visse dall'Inizio alla Fine del Mondo – La Paura." *La paura sa perché le piace abitare nella spina dorsale degli uomini. *Quando la paura è pallida, ha bisogno di sangue. ==[[Proverbi italiani]]== *Chi ha paura del legno, sarà colpito dal ferro. *Chi ha paura del lupo, non entri nel bosco. *Chi ha paura del [[sangue]] non vada al macello. *Chi ha paura delle [[spina|spine]], non entri nella macchia. *Chi ha paura non vada alla [[guerra]]. *Chi non coltiva il suo campo per paura degli uccelli, muor di [[fame]]. *Chi teme [[acqua]] e [[vento]] non si metta in [[mare]]. *Contro la paura non c'è rimedio in farmacia. *È meglio aver la paura, che la paura e il danno. *Gambe mie, non è vergogna fuggire quando bisogna. *Gli spaventi sono peggio dei mali. *La paura crede ogni cibo [[veleno|avvelenato]]. *La paura degli sbirri scaccia quella delle streghe. *La paura distilla ogni bene in veleno. *La paura è fatta di niente. *La paura e la [[vergogna]] legano a molti le mani. *La paura e l'amore sono i pungoli della vita. *La paura è sempre sicura, la sicurezza mai. *La paura è spesso maggiore del pericolo. *La paura ha spesso più forza dell'[[amore]]. *La paura ingrossa il pericolo. *La paura non fa nulla di bene. *La paura ode con gli occhi, e vede con le orecchie. *La paura scema la memoria. *La [[volpe]] ha paura della sua coda. *Le paure e le sciagure, fanno sentir freddo d'[[inverno]]. *[[Male]] abbaia il [[cane]], quando abbaia per paura. *Male non fare, paura non avere. *Non bisogna aver paura che dei propri sbagli. *Tutto si può curare, eccetto la paura. *Un fucile scarico fa paura a due. *Un muro non protegge dalla paura. *Una cosa fa spesso più paura che male. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Ansia]] *[[Coraggio]] *[[Coraggio e paura]] *[[Panico]] *[[Timore]] *[[Terrore]] *[[Viltà]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|wikt|preposizione=sulla}} [[Categoria:Sentimenti]] qqs30605y6j6r05orqe9qkkztv7s86x Vittorio Sereni 0 4305 1422474 1129393 2026-08-03T08:12:33Z Spinoziano 2297 amplio due 1422474 wikitext text/x-wiki [[File:Vittorio Sereni 1975.jpg|miniatura|Vittorio Sereni]] '''Vittorio Sereni''' (1913 – 1983), poeta italiano. ==Citazioni di Vittorio Sereni== *Ho avuto modo, dopo aver sentito qualche parere altrui, di leggere i versi della [[Maria Cumani Quasimodo|Cumani-Quasimodo]] e di farmene un'idea. Il meno che si possa dire è che si tratta di un testo con sicuri pregi di schiettezza e di nettezza espressiva.<ref>Citato in Maria Cumani Quasimodo, ''«O forse tutto non è stato»'', Nicolodi, Rovereto (TN), 2003, p. 7. ISBN 88-8447-064-1</ref> *Come nella grafica, mentre di solito si disegna in nero su uno sfondo bianco, può accadere il contrario, cioè disegnare in negativo, qualcosa di analogo ho fatto io. Sono cioè partito da una situazione che sapevo negativa, nonostante questo e, anzi, proprio per questo.<ref>Da AA.VV. ''Sulla poesia. {{small|Conversazioni nelle scuole}}'', Pratiche, Parma, 1961, p. 58. Citato in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', pp. 231-232, nota.</ref> ==''Diario d'Algeria''== *''Come un cordoglio | ho lasciato l'estate sulle curve | e mare e deserto è il domani | senza più stagioni.''<ref>Da ''Italiano in Grecia'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 71.</ref> *''Ora il giorno è un sospiro | e tutta l'Attica un'ombra.''<ref>Da ''La ragazza d'Atene'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 73.</ref> *''Non sa più nulla, è alto sulle ali | il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. | Per questo qualcuno stanotte | mi toccava la spalla mormorando | di pregar per l'Europa | mentre la Nuova Armada | si presentava alla costa di Francia. | Ho risposto nel sonno: – È il vento, | il vento che fa musiche bizzarre. | Ma se tu fossi davvero | il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna | prega tu se lo puoi, io sono morto | alla guerra e alla pace. | Questa è la musica ora: | delle tende che sbattono sui pali. | Non è musica d'angeli, è la mia | sola musica e mi basta.'' (campo Ospedale 127, giugno 1944)<ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 79.</ref> *Così una donna amata e passata ad altri: si muove e parla, o tace, e ancora si sa che cosa c'è dietro quei moti e quei silenzi, ma non è il sapere che tutto ciò è per altri che ti dà pena – o non è solo questo –, è il sentire che altri ne prova delizia e ci legge e ci scopre, quasi fosse lui il primo, quanto già tu vi hai letto e scoperto; o peggio, ci vede altro da ciò che tu vi avevi visto e cancella i tuoi segni, per sostituirvi i propri, dalla lavagna che è lei.<ref>Da ''Frammenti di una sconfitta'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 91.</ref> ==''Frontiera''== *''S'è strozzato nel caldo | il concerto della vita che svaria | in estreme girandole d'acqua.'' *''Il verde è sommerso in neroazzurri. | Ma le zebre venute di Piemonte | sormontano riscosse a un hallalì | squillato dietro barriere di folla. | Ne fanno un reame bianconero. | La passione fiorisce fazzoletti | di colore sui petti delle donne.''<ref>Da ''Domenica sportiva'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 49.</ref> *''Queste tue mani a difesa di te: | mi fanno sera sul viso.'' *''Colgo il tuo cuore | se nell'alto silenzio mi commuove | un bisbiglio di gente per le strade.'' *''Ti distendi e respiri nei colori. | Nel golfo irrequieto | nei cumuli di carbone irti al sole | sfavilla e s'abbandona | l'estremità del borgo. | Colgo il tuo cuore | se nell'alto silenzio mi commuove | un bisbiglio di gente per le strade. | Morto in tramonti nebbiosi d'altri cieli | sopravvivo alle tue sere celesti, | ai radi battelli del tardi | di luminarie fioriti. | Quando pieghi al sonno e dài suoni di zoccoli e canzoni | e m'attardo smarrito ai tuoi bivi | m'accendi nel buio d'una piazza | una luce di calma, una vetrina. | Fuggirò quando il vento investirà le tue rive; | sa la gente del porto quant'è vana la difesa dei limpidi giorni. | Di notte il paese è frugato dai fari, | lo borda un'insonnia di fuochi | vaganti nella campagna, | un fioco tumulto di lontane | locomotive verso la frontiera.''<ref>Da ''Inverno a Luino'', in ''Poesie'', Arnoldo Mondadori Editore, 1948.</ref><ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 56.</ref> *''Improvvisa ci coglie la [[sera]]. | Più non sai | dove il lago finisca; | un murmure soltanto | sfiora la nostra vita | sotto una pensile terrazza. || Siamo tutti sospesi | a un tacito evento questa sera | entro quel raggio di torpediniera | che ci scruta poi gira se ne va.''<ref>Da ''Terrazza'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 58.</ref> *''Voi [[morte|morti]] non ci date mai quiete | e forse è vostro | il gemito che va tra le foglie | nell'ora che s'annuvola il Signore.''<ref>Da ''Strada di Zenna'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 61.</ref> *''Presto la vela freschissima di maggio | ritornerà sulle acque | dove infinita trema [[Luino]] | e il canto spunterà remoto'' [...].<ref>Da ''Strada di Creva'', I, in ''Poesie e prose'', Mondadori, 2013, [https://books.google.it/books?id=DScnAAAAQBAJ&pg=PT114 p. 114]. ISBN 88-520-3980-5</ref><ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 62.</ref> ==''Gli strumenti umani''== *''Per fare il [[bacio]] che oggi era nell'aria | quelli non bastano di tutta una vita. ||'' [...] ''|| Folta di nuvole chiare | viene una bella sera e mi bacia | avvinta a me con fresco di colline. || Ma nulla senza [[amore]] è l'aria pura | l'amore è nulla senza la gioventù.'' (da ''Mille Miglia''<ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 104.</ref>) *''Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia, | la gioia quando c'è basta a sé sola.'' *''Tutto, si sa, la morte dissigilla. | E infatti, tornavo, | malchiusa era la porta | appena accostato il battente. | E spento infatti ero da poco, | disfatto in poche ore.'' (da ''Le sei del mattino'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 106) *''La parte migliore? Non esiste. O è un senso | di sé sempre in regresso sul lavoro | o spento in esso, lieto dell'altrui pane | che solo a mente sveglia sa d'amaro.''(da ''Morte in fabbrica'', V<ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 110.</ref>) *''Un grande [[amicizia|amico]] che sorga alto su di me | e tutto porti me nella sua luce, | che largo rida ove io sorrida appena | e forte ami ove io accenni a invaghirmi...'' (da ''Il grande amico'', vv. 1-4<ref>Citato in ''Studi di letteratura italiana in onore di Francesco Mattesini'', a cura di Enrico Elli, Giuseppe Langella, Centro di ricerca letteratura e cultura dell'Italia unita, Vita e Pensiero, 2000, [https://books.google.it/books?id=ysmZ67cdFKgC&pg=PA651 p. 651]. ISBN 88-343-0400-4</ref><ref>In ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 112</ref>) *''«''D'amore non esistono peccati'', | s'infuriava un poeta ai tardi anni, | ''esistono soltanto peccati contro l'amore''». | E questi no, non li perdoneranno.''<ref>Da ''Quei bambini che giocano'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 114.</ref> *''L'[[Italia]], una sterminata domenica. | Le motorette portano l'estate | il malumore della festa finita.<ref>La fine del campionato di calcio. {{cfr}} ''Il grande amico'', p. 229, nota.</ref>| Sfrecciò vano, ora è poco, l'ultimo pallone | e si perse: ma già | sfavilla la ruota vittoriosa.<ref>Il giro d'Italia. {{cfr}} ''Il grande amico'', p. 229, nota.</ref>| E dopo, che fare delle domeniche? | Aizzare il cane, provocare il matto... | Non lo amo il mio tempo, non lo amo. | L'Italia dormirà con me. | In un giardino d'Emilia o Lombardia | sempre c'è uno come me | in sospetti e pensieri di colpa | tra il canto di un usignolo | e una spalliera di rose...''[...]<ref>Da ''Nel sonno'', V, in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 122.</ref> *''I morti non è quel che di giorno | in giorno va sprecato, ma quelle | toppe d'inesistenza, calce o cenere | pronte a farsi movimento e luce.''<ref>Da ''La spiaggia'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 149.</ref> *''Sùbito fuori da Mendrisio, al bivio | per Varese. | «Non ci siamo mai visti, ma | ci conosciamo, – disse – sono [[Dante Isella|Isella]].» || O azzurra fermezza di occhi di re | di Francia rimasti con gioia in Lombardia...'' (''A un distributore'') ==''Stella variabile''== *''Fabbrica desideri la memoria, | poi è lasciata sola a dissanguarsi | su questi specchi multipli. | Ma guarda | – tornano voci dalla foce – guarda da un'ora all'altra | come cambiano i colori: di grigio in verde, di verde | in freschissimo azzurro. | Amalo dunque – da cosa a cosa | è la risposta, da specchiato a specchiante – | amalo dunque il mio rammemorare | per quanto qui attorno s'impenna sfavilla si sfa: | è tutto il possibile, è il mare.''<ref>Da ''Un posto di vacanza'', III, in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', pp. 167-168.</ref> *''Niente ha di spavento | la [[voce]] che chiama me | proprio me | dalla strada sotto casa | in un'ora di notte: | è un breve risveglio di vento, | una pioggia fuggiasca. | Nel dire il mio nome non enumera | i miei torti, non mi rinfaccia il passato. | Con dolcezza ([[Vittorio]], | Vittorio) mi disarma, arma | contro me stesso me.''<ref>Da ''Paura seconda'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', p. 180.</ref> *''Sappi – disse ieri lasciandomi qualcuno – | sappilo che non finisce qui, | di momento in momento credici a quell'altra vita, | di costa in costa aspettala e verrà | come di là dal valico un ritorno d'estate. || Parla così la recidiva speranza, morde | in un'anguria la polpa dell'estate, | vede laggiù quegli alberi perpetuare | ognuno in sé la sua ninfa | e dietro la raggera degli echi e dei miraggi | nella piana assetata il palpito di un lago | fare di [[Mantova]] una [[Tenochtitlán]]. || Di tunnel in tunnel di abbagliamento in cecità | tendo una mano. Mi ritorna vuota. | Allungo un braccio. Stringo una spalla d'aria. || Ancora non lo sai – sibila nel frastuono delle volte | la sibilla, quella che sempre più ha voglia di morire – non lo sospetti ancora | che di tutti i colori il più forte | il più indelebile | è il colore del vuoto?''<ref>Da ''Autostrada della Cisa'', in ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', pp. 184-185.</ref> ==Citazioni su Vittorio Sereni== *Era un uomo complesso, dotato di un fascino naturale, disarmante, che lo faceva amare da tutti. ([[Alcide Paolini]]) *Sereni è stato sepolto a [[Luino]], suo e mio dolce luogo nativo: una giornata di quelle nelle quali può culminare la vita di un poeta. Il nostro paese gli aveva preparato uno scenario di lago azzurro, di nubi argentate, di nevi bianchissime sui monti, chiuso in un cristallo di gelo. ([[Piero Chiara]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Vittorio Sereni, ''Diario d'Algeria'', Oscar Mondadori, 1973. *Vittorio Sereni, ''Frontiera'', Oscar Mondadori, 1973. *Vittorio Sereni, ''Gli strumenti umani'', Oscar Mondadori, 1973. *Vittorio Sereni, ''Il grande amico. {{small|Poesie 1935-1981}}'', introduzione di Gilberto Leonardi, commento di Luca Lenzini, ''I Grandi Classici Della Poesia'', Fabbri Editori, Milano, 1997. *Vittorio Sereni, ''Poesie scelte'' (1935-1965), Oscar Mondadori, 1973. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Sereni, Vittorio}} [[Categoria:Poeti italiani]] 26tk17pfdrudj3y6gwamldd6xgbyf9w Template:SelezioneNuove 10 4465 1422463 1422170 2026-08-03T02:11:16Z Danyele 19198 +6 1422463 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Asmodeo]]{{,}} [[Franco Fornari]]{{,}} [[Pietro Canal]]{{,}} [[Davide Giordano]]{{,}} [[Luigi Marangoni (ingegnere)]]{{,}} [[Giuseppe Gola]]{{,}} [[Francesco Marzolo (chirurgo)]]{{,}} [[Agostino Fapanni]]{{,}} [[La grande sfida (film 1956)]]{{,}} [[Il ritorno di Harry Collings]]{{,}} [[Emily Wilson]]{{,}} [[Fiat Duna]]{{,}} [[NSU Prinz]]{{,}} [[Valdez il mezzosangue]]{{,}} [[Amin al-Husseini]]{{,}} [[Francesco Ambrosi]]{{,}} [[Il pistolero (film 1976)]]{{,}} [[Horace-Bénédict de Saussure]]{{,}} [[Mandato britannico della Palestina]]{{,}} [[Neemia]]{{,}} [[Il solitario di Rio Grande]]{{,}} [[Borja Iglesias]]{{,}} [[Atletica leggera]]{{,}} [[Guido Campodonico]]{{,}} [[Cisgiordania]]{{,}} [[Ludwig Göransson]]{{,}} [[Samantha Morton]]{{,}} [[Massimiliano Vado]]{{,}} [[Sierra Charriba]]{{,}} [[Dracula - L'amore perduto]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> gfp6jesba4p9nkn6gv4zuvtnkhzysgh 1422484 1422463 2026-08-03T10:19:17Z Spinoziano 2297 + 1422484 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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La Francia è campione d'Europa grazie al golden goal di Trezeguet. […] Italia, addio. Ha giocato col cuore, con un grande Totti, con una difesa che ha sputato l'anima, ma senza un gioco scintillante, continuo. La squadra più forte è venuta fuori alla distanza: la manovra illuminata della Francia, una manovra sempre tesa, imperniata sull'immenso professor Zidane e micidiale negli attacchi di Henry prima e poi di Trezeguet che, quando entra — come contro il Portogallo —, provoca macelli nelle fila avversarie. Italia, addio. Con la Francia ci portiamo una maledizione addosso: i rigori infiniti ai mondiali, il golden goal da sincope. […]. Italia, addio. Si sciolgono nella tristezza, nelle lacrime, le folle disseminate in tutta Italia per quel titolo Europeo che non c'entriamo da 30 anni […]. Il golden goal di ''monsieur'' Trezeguet, campione d'Europa, è stato un durissimo colpo al famoso cul di Zoff.<ref>Dalla trasmissione televisiva ''Il Processo di Biscardi'' andata in onda su ''Telemontecarlo'', 2 luglio 2000; [https://youtu.be/amz-ZlJ1tHY?is=1iXjKIlWpSiZntX1 video] disponibile su ''youtube.com'', min. 0:34.</ref> *Pregate non più di due o tre alla volta sennò non si capisce. ([[epitaffi]]o)<ref>Citato in Arianna Ascione, ''[https://www.corriere.it/spettacoli/cards/aldo-biscardi-museo-suo-paese-natale-domanda-infinita-roberto-baggio-8-curiosita/ironica-scritta-lapide_principale.shtml Aldo Biscardi, dal museo nel suo paese natale alla «domanda infinita» a Roberto Baggio: 8 curiosità]'', ''corriere.it'', 8 ottobre 2020</ref> *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Qui al ''Processo'' le polemiche fioccano come nespole.<ref> Citato in Stella Gian Antonio, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/28/Trapattoni_straparlare_genio_co_0_01032810659.shtml Trapattoni, lo straparlare di un genio]'', ''Corriere della Sera'', 28 marzo 2001.</ref> ==Citazioni su Aldo Biscardi== *È uno che sa interessare il telespettatore. È un vecchio cronista di pelo (rosso; oggi rossotinto, malgrado le smentite). Ha avuto il merito di trasferire in TV un modo battagliero di fare giornalismo. Le tavole rotonde che, sino al suo avvento, dovevamo sorbirci erano di una noia e di una monotonia mortali. Col tempo, alla ricerca disperata dell'audience, il buon Biscardone ha alzato il tono, che è diventato qualche volta, se non spesso, sgradevole. Ha avuto il torto – e glielo ho detto molte volte – di permettere, o di accendere, liti e risse che hanno guastato quel che di buono nel programma c'era. [...] Demonizzare Biscardi seguendo il gusto, un po' trucido, e la moda di certi intellettualoidi, mi sembra sbagliato. Purtroppo in Italia oggi si fa critica in un modo inaccettabile: o sei con me o contro di me, al di là di quel che dici o fai. E chi va da Biscardi sa che avrà contro quelli che non ci vanno. Sbagliato. ([[Domenico Morace]]) *Esiste un mercato del cattivo gusto e il trionfatore è Aldo Biscardi. Imbattibile. I più casinisti, i presidenti peggiori li trova sempre lui. Ha fiuto. Siamo amici, ma la sua è una televisione che non mi piace. Come quella che fa [[Maurizio Mosca]]. Io gli voglio bene. È un ragazzo umanamente tenero. Ma non amo quello che fa in televisione. ([[Candido Cannavò]]) *Giacomo guarda, parlare con te o parlare con Biscardi è la stessa cosa... (''[[Chiedimi se sono felice]]'') *Legge di Biscardi: la porta si viola, ma va bene anche di un altro colore. ([[Gino e Michele]]) *''Vorrei sapere la mia lingua meno di Biscardi.'' ([[Caparezza]]) *Uno dei più grandi responsabili dello sfacelo del [[giornalismo sportivo]] è stato Aldo Biscardi. E con lui, tutte le trasmissioni simili al ''Processo del lunedì'' che sono nate successivamente. Biscardi ha trasformato il giornalista sportivo da firma in faccia. ([[Gianni Mura]]) ===[[Fabio Ravezzani]]=== *Sia Mosca che Biscardi hanno rappresentato una delle poche ed autentiche innovazioni per ciò che concerne i dibattiti sportivi in televisione. Sono stati dei precursori del genere. *Un vero "animale" di Tv. *Una bella persona. Lavorai un paio d'anni con lui ed iniziai in maniera stranissima. A un certo punto Maurizio Mosca dall'oggi al domani lo molla e va a Mediaset. Mosca era il suo cavallo di razza. Aldo allora mi chiama. {{NDR|Ravezzani imita magnificamente Biscardi}} "Fabio, mi ha parlato di te Jacobelli, vuoi fare le bombe {{NDR|di calciomercato}} al posto di Mosca?". Io rispondo che non è il mio genere, ma lui mi invita subito in un hotel del centro di Milano. Prendo la macchina, entro nell'hotel e c'è Aldo che sta facendo la conferenza stampa della nuova stagione del ''Processo'' senza dirmi un cazzo. "Fabbio Fabbio vieni qui". E davanti a tutti: "Ravezzani farà le bombe al posto di Maurizio Mosca". Unico neo di Aldo è stato l'errore di andar avanti ad oltranza. Spero di applicarlo presto a me stesso: a un certo punto uno se può deve andarsene. ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[L'allenatore nel pallone]]'' (1984) *''[[Paparazzi (film 1998)|Paparazzi]]'' (1998) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Biscardi, Aldo}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] [[Categoria:Telecronisti sportivi italiani]] pgxsobt2mtqza18c65f2bhf691dn9wb 1422420 1422419 2026-08-02T17:12:32Z SirPsych0 33615 /* Citazioni di Aldo Biscardi */ 1422420 wikitext text/x-wiki [[File:Aldo Biscardi 1971.jpg|thumb|Aldo Biscardi (1971)]] '''Aldo Biscardi''' (1930 – 2017), giornalista e telecronista sportivo italiano. ==Citazioni di Aldo Biscardi== *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Incrocio le dite.<ref>Da un collegamento con il ''TG4'' ritrasmesso nel programma televisivo ''Mai dire TV''; [http://www.youtube.com/watch?v=L5PpEVeoQSc video] disponibile su ''youtube.com'', 4:11.</ref> *{{NDR|Dopo la [[finale del campionato europeo di calcio 2000]]}} Italia, addio. La Francia è campione d'Europa grazie al golden goal di Trezeguet. […] Italia, addio. Ha giocato col cuore, con un grande Totti, con una difesa che ha sputato l'anima, ma senza un gioco scintillante, continuo. La squadra più forte è venuta fuori alla distanza: la manovra illuminata della Francia, una manovra sempre tesa, imperniata sull'immenso professor Zidane e micidiale negli attacchi di Henry prima e poi di Trezeguet che, quando entra — come contro il Portogallo —, provoca macelli nelle fila avversarie. Italia, addio. Con la Francia ci portiamo una maledizione addosso: i rigori infiniti ai mondiali, il golden goal da sincope. […]. Italia, addio. Si sciolgono nella tristezza, nelle lacrime, le folle disseminate in tutta Italia per quel titolo Europeo che non c'entriamo da 30 anni […]. Il golden goal di ''monsieur'' Trezeguet, campione d'Europa, è stato un durissimo colpo al famoso cul di Zoff.<ref>Dalla trasmissione televisiva ''Il Processo di Biscardi'', andata in onda su ''Telemontecarlo'', 2 luglio 2000; [https://youtu.be/amz-ZlJ1tHY?is=1iXjKIlWpSiZntX1 video] disponibile su ''youtube.com'', min. 0:34.</ref> *Pregate non più di due o tre alla volta sennò non si capisce. ([[epitaffi]]o)<ref>Citato in Arianna Ascione, ''[https://www.corriere.it/spettacoli/cards/aldo-biscardi-museo-suo-paese-natale-domanda-infinita-roberto-baggio-8-curiosita/ironica-scritta-lapide_principale.shtml Aldo Biscardi, dal museo nel suo paese natale alla «domanda infinita» a Roberto Baggio: 8 curiosità]'', ''corriere.it'', 8 ottobre 2020</ref> *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Qui al ''Processo'' le polemiche fioccano come nespole.<ref> Citato in Stella Gian Antonio, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/28/Trapattoni_straparlare_genio_co_0_01032810659.shtml Trapattoni, lo straparlare di un genio]'', ''Corriere della Sera'', 28 marzo 2001.</ref> ==Citazioni su Aldo Biscardi== *È uno che sa interessare il telespettatore. È un vecchio cronista di pelo (rosso; oggi rossotinto, malgrado le smentite). Ha avuto il merito di trasferire in TV un modo battagliero di fare giornalismo. Le tavole rotonde che, sino al suo avvento, dovevamo sorbirci erano di una noia e di una monotonia mortali. Col tempo, alla ricerca disperata dell'audience, il buon Biscardone ha alzato il tono, che è diventato qualche volta, se non spesso, sgradevole. Ha avuto il torto – e glielo ho detto molte volte – di permettere, o di accendere, liti e risse che hanno guastato quel che di buono nel programma c'era. [...] Demonizzare Biscardi seguendo il gusto, un po' trucido, e la moda di certi intellettualoidi, mi sembra sbagliato. Purtroppo in Italia oggi si fa critica in un modo inaccettabile: o sei con me o contro di me, al di là di quel che dici o fai. E chi va da Biscardi sa che avrà contro quelli che non ci vanno. Sbagliato. ([[Domenico Morace]]) *Esiste un mercato del cattivo gusto e il trionfatore è Aldo Biscardi. Imbattibile. I più casinisti, i presidenti peggiori li trova sempre lui. Ha fiuto. Siamo amici, ma la sua è una televisione che non mi piace. Come quella che fa [[Maurizio Mosca]]. Io gli voglio bene. È un ragazzo umanamente tenero. Ma non amo quello che fa in televisione. ([[Candido Cannavò]]) *Giacomo guarda, parlare con te o parlare con Biscardi è la stessa cosa... (''[[Chiedimi se sono felice]]'') *Legge di Biscardi: la porta si viola, ma va bene anche di un altro colore. ([[Gino e Michele]]) *''Vorrei sapere la mia lingua meno di Biscardi.'' ([[Caparezza]]) *Uno dei più grandi responsabili dello sfacelo del [[giornalismo sportivo]] è stato Aldo Biscardi. E con lui, tutte le trasmissioni simili al ''Processo del lunedì'' che sono nate successivamente. Biscardi ha trasformato il giornalista sportivo da firma in faccia. ([[Gianni Mura]]) ===[[Fabio Ravezzani]]=== *Sia Mosca che Biscardi hanno rappresentato una delle poche ed autentiche innovazioni per ciò che concerne i dibattiti sportivi in televisione. Sono stati dei precursori del genere. *Un vero "animale" di Tv. *Una bella persona. Lavorai un paio d'anni con lui ed iniziai in maniera stranissima. A un certo punto Maurizio Mosca dall'oggi al domani lo molla e va a Mediaset. Mosca era il suo cavallo di razza. Aldo allora mi chiama. {{NDR|Ravezzani imita magnificamente Biscardi}} "Fabio, mi ha parlato di te Jacobelli, vuoi fare le bombe {{NDR|di calciomercato}} al posto di Mosca?". Io rispondo che non è il mio genere, ma lui mi invita subito in un hotel del centro di Milano. Prendo la macchina, entro nell'hotel e c'è Aldo che sta facendo la conferenza stampa della nuova stagione del ''Processo'' senza dirmi un cazzo. "Fabbio Fabbio vieni qui". E davanti a tutti: "Ravezzani farà le bombe al posto di Maurizio Mosca". Unico neo di Aldo è stato l'errore di andar avanti ad oltranza. Spero di applicarlo presto a me stesso: a un certo punto uno se può deve andarsene. ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[L'allenatore nel pallone]]'' (1984) *''[[Paparazzi (film 1998)|Paparazzi]]'' (1998) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Biscardi, Aldo}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] [[Categoria:Telecronisti sportivi italiani]] 63zfulo8q4qgzporyibi0x0132bsmjf 1422429 1422420 2026-08-02T19:57:38Z SirPsych0 33615 /* Citazioni di Aldo Biscardi */ 1422429 wikitext text/x-wiki [[File:Aldo Biscardi 1971.jpg|thumb|Aldo Biscardi (1971)]] '''Aldo Biscardi''' (1930 – 2017), giornalista e telecronista sportivo italiano. ==Citazioni di Aldo Biscardi== *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Incrocio le dite.<ref>Da un collegamento con il ''TG4'' ritrasmesso nel programma televisivo ''Mai dire TV''; [http://www.youtube.com/watch?v=L5PpEVeoQSc video] disponibile su ''youtube.com'', 4:11.</ref> *{{NDR|Dopo la [[finale del campionato europeo di calcio 2000]]}} Italia, addio. La Francia è campione d'Europa grazie al golden goal di Trezeguet. […] Italia, addio. Ha giocato col cuore, con un grande Totti, con una difesa che ha sputato l'anima, ma senza un gioco scintillante, continuo. La squadra più forte è venuta fuori alla distanza: la manovra illuminata della Francia, una manovra sempre tesa, imperniata sull'immenso professor Zidane e micidiale negli attacchi di Henry prima e poi di Trezeguet che, quando entra — come contro il Portogallo —, provoca macelli nelle fila avversarie. Italia, addio. Con la Francia ci portiamo una maledizione addosso: i rigori infiniti ai mondiali, il golden goal da sincope. […]. Italia, addio. Si sciolgono nella tristezza, nelle lacrime, le folle disseminate in tutta Italia per quel titolo europeo che non centriamo da 30 anni […]. Il golden goal di ''monsieur'' Trezeguet, campione d'Europa, è stato un durissimo colpo al famoso cul di Zoff.<ref>Dalla trasmissione televisiva ''Il Processo di Biscardi'', andata in onda su ''Telemontecarlo'', 2 luglio 2000; [https://youtu.be/amz-ZlJ1tHY?is=1iXjKIlWpSiZntX1 video] disponibile su ''youtube.com'', min. 0:34.</ref> *Pregate non più di due o tre alla volta sennò non si capisce. ([[epitaffi]]o)<ref>Citato in Arianna Ascione, ''[https://www.corriere.it/spettacoli/cards/aldo-biscardi-museo-suo-paese-natale-domanda-infinita-roberto-baggio-8-curiosita/ironica-scritta-lapide_principale.shtml Aldo Biscardi, dal museo nel suo paese natale alla «domanda infinita» a Roberto Baggio: 8 curiosità]'', ''corriere.it'', 8 ottobre 2020</ref> *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Qui al ''Processo'' le polemiche fioccano come nespole.<ref> Citato in Stella Gian Antonio, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/marzo/28/Trapattoni_straparlare_genio_co_0_01032810659.shtml Trapattoni, lo straparlare di un genio]'', ''Corriere della Sera'', 28 marzo 2001.</ref> ==Citazioni su Aldo Biscardi== *È uno che sa interessare il telespettatore. È un vecchio cronista di pelo (rosso; oggi rossotinto, malgrado le smentite). Ha avuto il merito di trasferire in TV un modo battagliero di fare giornalismo. Le tavole rotonde che, sino al suo avvento, dovevamo sorbirci erano di una noia e di una monotonia mortali. Col tempo, alla ricerca disperata dell'audience, il buon Biscardone ha alzato il tono, che è diventato qualche volta, se non spesso, sgradevole. Ha avuto il torto – e glielo ho detto molte volte – di permettere, o di accendere, liti e risse che hanno guastato quel che di buono nel programma c'era. [...] Demonizzare Biscardi seguendo il gusto, un po' trucido, e la moda di certi intellettualoidi, mi sembra sbagliato. Purtroppo in Italia oggi si fa critica in un modo inaccettabile: o sei con me o contro di me, al di là di quel che dici o fai. E chi va da Biscardi sa che avrà contro quelli che non ci vanno. Sbagliato. ([[Domenico Morace]]) *Esiste un mercato del cattivo gusto e il trionfatore è Aldo Biscardi. Imbattibile. I più casinisti, i presidenti peggiori li trova sempre lui. Ha fiuto. Siamo amici, ma la sua è una televisione che non mi piace. Come quella che fa [[Maurizio Mosca]]. Io gli voglio bene. È un ragazzo umanamente tenero. Ma non amo quello che fa in televisione. ([[Candido Cannavò]]) *Giacomo guarda, parlare con te o parlare con Biscardi è la stessa cosa... (''[[Chiedimi se sono felice]]'') *Legge di Biscardi: la porta si viola, ma va bene anche di un altro colore. ([[Gino e Michele]]) *''Vorrei sapere la mia lingua meno di Biscardi.'' ([[Caparezza]]) *Uno dei più grandi responsabili dello sfacelo del [[giornalismo sportivo]] è stato Aldo Biscardi. E con lui, tutte le trasmissioni simili al ''Processo del lunedì'' che sono nate successivamente. Biscardi ha trasformato il giornalista sportivo da firma in faccia. ([[Gianni Mura]]) ===[[Fabio Ravezzani]]=== *Sia Mosca che Biscardi hanno rappresentato una delle poche ed autentiche innovazioni per ciò che concerne i dibattiti sportivi in televisione. Sono stati dei precursori del genere. *Un vero "animale" di Tv. *Una bella persona. Lavorai un paio d'anni con lui ed iniziai in maniera stranissima. A un certo punto Maurizio Mosca dall'oggi al domani lo molla e va a Mediaset. Mosca era il suo cavallo di razza. Aldo allora mi chiama. {{NDR|Ravezzani imita magnificamente Biscardi}} "Fabio, mi ha parlato di te Jacobelli, vuoi fare le bombe {{NDR|di calciomercato}} al posto di Mosca?". Io rispondo che non è il mio genere, ma lui mi invita subito in un hotel del centro di Milano. Prendo la macchina, entro nell'hotel e c'è Aldo che sta facendo la conferenza stampa della nuova stagione del ''Processo'' senza dirmi un cazzo. "Fabbio Fabbio vieni qui". E davanti a tutti: "Ravezzani farà le bombe al posto di Maurizio Mosca". Unico neo di Aldo è stato l'errore di andar avanti ad oltranza. Spero di applicarlo presto a me stesso: a un certo punto uno se può deve andarsene. ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[L'allenatore nel pallone]]'' (1984) *''[[Paparazzi (film 1998)|Paparazzi]]'' (1998) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Biscardi, Aldo}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] [[Categoria:Telecronisti sportivi italiani]] 25apmfkb4b5o7h0y1bqlnkc4i0euu2p Monkey Island 0 8962 1422426 1340569 2026-08-02T19:21:44Z Udiki 86035 /* The Secret of Monkey Island */ +1 1422426 wikitext text/x-wiki {{W|La voce è da scorporare, creando una voce per ogni titolo della serie}} [[File:Monkey Island Logo.svg|thumb|Monkey Island]] '''''Monkey Island''''', serie di avventure grafiche prodotta dalla LucasArts e ideata da [[Ron Gilbert]]. ==Frasi== ===''The Secret of Monkey Island''=== *Nel profondo dei Caraibi, l'isola di Mêlée. ('''Prima frase della presentazione''') *Mi chiamo Guybrush Threepwood e sono un temibile pirata! ('''Guybrush Threepwood''') *Io sono [[gomma]], tu sei [[colla]]. ('''Guybrush''' nei dialoghi con i pirati incrociati sull'Isola di Mêlée) *Siete un branco di maiali puzzolenti e ubriaconi. ('''Guybrush Threepwood''') *{{NDR|[[Ricette dai videogiochi|ricetta]]}} Il [[grog]] è un miscuglio segreto che contiene una o più di queste sostanze: cherosene, glicol propilene, dolcificanti artificiali, acido solforico, rum, acetone, colorante rosso n.2, detriti, grasso per motore, acido per la batteria e/o peperone. Come puoi ben immaginare è una delle sostanze più caustiche e volatili conosciute dall'uomo. ('''pirati dall'aspetto importante''') *Tutto quello che ho è questo pollo di gomma con una carrucola in mezzo. ('''Guybrush Threepwood''') *Credo di averlo lasciato negli altri pantaloni... ('''Guybrush Threepwood''') *È la seconda più grande testa di scimmia che abbia mai visto. ('''Guybrush Threepwood''') *Spegni il computer e vai a dormire. ('''Conclusione completa del gioco''') *'''Otis''': Fammi uscire di qui! Sono una vittima della società! <br />'''Guybrush''': Ugh... per non parlare dell'alitosi! ('''Prigione su Mêlée Island''') *Hai delle banane in tasca o sei solo contento di vederci?<ref>{{Cfr}} [[Hai una pistola in tasca o sei semplicemente felice di vedermi?]]</ref> ('''I cannibali''', riferendosi al fatto che Guybrush aveva rubato delle banane) *Oh sicuro! Andare verso il sole. ('''Guybrush''' a Monkey Island quando il giocatore clicca sul sole) *Mamma mia, certo che fa CALDO qui. ('''Guybrush''' a Monkey Island) *'''Guybrush''': Sto cercando trenta tizi morti e una donna. <br /> '''Cannibale''': Non penso di volerne sapere altro su questa faccenda. *Guarda dietro di te! Una scimmia a tre teste! ('''Guybrush Threepwood''') *Ringrazi di essere morto, NON È VERO?! ('''LeChuck''' al suo primo ufficiale Bob) *Rieleggete il Governatore Marley. Quando c'è un solo candidato c'è solo una scelta. (manifesto elettorale sul molo di Mêlèe Island) *Me lo sentivo che all'inferno ci sarebbero stati i funghi. ('''Guybrush Threepwood''') *'''Negoziante''': Allora, cosa hai detto che facevi? <br /> '''Guybrush''': Sono un pirata puzzolente e ubriacone! <br /> '''Negoziante''': Puzzolente, sicuro... ubriacone, forse... Ma pirata! *'''Guybrush''': Per favore non uccidermi!<br />'''LeChuck''': Dimmi un solo motivo per cui non dovrei farlo.<br />'''Guybrush''': Ho una moglie e tre figli!<br />'''Elaine''': Guarda che ti ho sentito, sai? *Il Leggendario [[Tesoro]] Perduto di Mêlée Island™<br />Quest'accurata riproduzione storica di Mêlée Island™ ha incantato migliaia d'apprendisti pirata e le loro famiglie per generazioni. Ricordati, ci sono altri pirati su quest'isola, ALLORA NON ACCIUFFARTI TUTTO IL TESORO. Lasciane un po' per il prossimo. ('''cartello''') ===''Monkey Island 2: LeChuck's Revenge''=== *Quanto legno roderebbe un roditore se un roditore potesse rodere il legno? ('''Guybrush Threepwood''') :''How much wood could a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood?'' *'''Guybrush Threepwood''': Quanto legno potrebbe rodere un roditore, se un roditore potesse rodere il legno? <br /> '''Falegname''': Un roditore non potrebbe rodere nessun legno, visto che un roditore non può rodere il legno. <br /> '''Guybrush Threepwood''': Ma se un roditore potesse rodere e rodesse un po' di legno, quanto legno roderebbe un roditore? <br /> '''Falegname''': Anche se un roditore potesse rodere il legno, e anche se un roditore rodesse il legno, dovrebbe un roditore rodere il legno? <br /> '''Guybrush Threepwood''': Un roditore dovrebbe rodere se un roditore potesse rodere il legno, e se un roditore volesse rodere. *'''Guybrush''': Vuoi aiutarmi a cercare il tesoro sepolto? <br /> '''Kate Capsize''' : Dove vuoi essere sepolto, tesoro? ('''Guybrush''' mentre cerca di rimorchiare il capitano Kate) *Ricorda: dovunque andrai, per terra e per mare, non potrai mai nasconderti da Largo LaGrande! ('''Largo LaGrande''') *Una volta c'era una ragazza di nome Carrie. Che pensò di volersi sposare presto. Ella andò in città a cuccare. Non si sposò e venne sepolta. ('''cimitero di Scabb Island''') *Nessuno ha mai comandato Jean Lousie. Né per mare, né per terra. Jean ha fatto quello che gli pareva. Finché non ha baciato la figlia del pistolero. ('''cimitero di Scabb Island''') *Qui giace Marco Largo La Grande, inferno sul mare o sulla sabbia. La [[una buona e una cattiva notizia|buona notizia]] è che è morto, la [[una buona e una cattiva notizia|cattiva]] è che pare sia resuscitato. ('''cimitero di Scabb Island''') *Oh. Credevo di voler parlare con te, ma non voglio. ('''Guybrush Threepwood''') *'''Guybrush''': Allora, cosa fai qui esattamente? <br /> '''Wally''': Sono un cartografo. <br /> '''Guybrush''': Fai le operazioni a cuore aperto?! <br /> '''Wally''': No... Sono quel genere di cartografo che fa mappe. *'''Guybrush''' : Ma tu non vendevi navi? <br /> '''Stan''' : Sì, ma ho preferito passare ad un business dove i clienti insoddisfatti non tornino a lamentarsi. ('''Stan''', riferendosi al suo negozio di bare usate) *Se questo è due, e questo è quattro, questo cos'è? ('''Buttafuori della Bisca Clandestina''') *Wow, un secchio di fango! Ed è mio, tutto mio! ('''Guybrush''') *LECHUCK È TORNATO! ('''Guybrush''') *Questa nave è così piccola, che i topi che la stanno lasciando hanno la gobba. ('''Guybrush Threepwood''') *Trasformate una disgustosa abitudine in una prestigiosa abilità ('''Il Capo Sputo''') *Ciò che potrei usare adesso è un grattapiedi. ('''Guybrush Threepwood''') *Posso trattenere il respiro per dieci minuti. ('''Guybrush Threepwood''') *Perché non fai qualcosa di costruttivo come insegnare pallacanestro acquatica alle vongole? ('''titoli di coda''') *La felicità è un caldo tricheco. ('''Rapp Scallion''') *[[Le rose sono rosse, le viole sono blu|Le viole sono blu]] <br /> le rose sono rosse <br /> stiamo salendo a bordo <br /> curatevi quella tosse. ('''iscrizione su una bara nel cimitero di Scabb Island''') *Sciacquo?! Non abbiamo bisogno di saliva puzzolente! (iscrizione su un a bara nel cimitero di Scabb Island) *...se continui così servirai [[Bloody Mary]]... dal tuo naso! ('''Largo La Grande''') *Così irrompo nella chiesa e dico: "Ora me la paghi, sacco di patate!" e così LeChuck si mette a piangere, "Guybrush, abbi pietà!" ('''Guybrush''') *{{NDR|Il dialogo intero con Herman Toothrot}}<br />'''Herman Toothrot''': [[Se un albero cade in una foresta|Se un albero cade nella foresta]] e non c'è nessuno a sentire il rumore, di che colore è l'albero?<br /> '''Guybrush''' {{NDR|dopo aver passato ore ad elencare i colori più improbabili}}: Tutti i colori?<br /> '''Herman Toothrot''': Esatto. Ora, cosa hai compreso grazie a questa esperienza?<br /> '''Guybrush''': Che la filosofia non vale il mio tempo.<br /> '''Herman Toothrot''': Impressionante. La maggior parte delle persone impiega anni per capirlo. ===''The Curse of Monkey Island''=== *Guybrush Threepwood, per le mie budella in cancrena, non so come abbia fatto a fuggire dalla mia fiera dei dannati, ma non fuggirai al ferro della mia spada. ('''LeChuck''') *Non posso, signor Brush. Ora sono il malvagio pirata Sanguealnaso. ('''Wally B. Feed''') *Pappapishu! ('''Guybrush''') *[[Imprecazioni dai videogiochi|Per l'ombelico di Nettuno]], questa era vicina ... ('''LeChuck''' un momento prima di saltare in aria) *'''Wally''': Ehi, Elaine! Bell'anello! <br /> '''Elaine''': Grazie, Wally. È l'anello di fidanzamento di Guybrush. <br /> '''Wally''': Ehi, assomiglia a quel diamante che LeChuck teneva nella sua stiva. Quello con quella ORRIBILE, SFIGURANTE maledizione vudù ... Ma sono sicuro che Guybrush non ti avrebbe dato quell'anello. <br /> '''Elaine''': GUYBRUSH!!! <br /> '''Guybrush''': Ehm... *Angelo dei pirati, che vegli su di noi! ('''Edward Van Helgen''') *Te l'ho già spiegato Guybrush. Non finché non mi avrai battuto nel lancio del tronco. ('''Haggis McMatton''') *Toh, una scimmia a tre teste! ('''Guybrush''') *'''LeChuck''': Salpa con me e farò di te la regina dei defunti. <br />'''Elaine''': Non posso, mi lavo i capelli stasera. ('''Filmato introduttivo''') *Divideró la mia dolce metá in due distinte metá. Cosí capirá quanto io l'amo. ('''LeChuck''') *Salve sono Guybrush Threepwood, un temibile pirata! *Se solo potessi mettere le mani su quell'arma... Se solo potessi mettere le mani, e basta. ('''Murray''', il demoniaco teschio parlante) *'''Guybrush''': Posso chiamarti Bob? <br />'''Murray''': Puoi chiamarmi Murray! Sono una potente forza demoniaca! Sono il messaggero della tua disfatta! E le forze dell'oscuritá mi applaudiranno quando varcherò la porta dell'inferno reggendo la tua testa su una lancia!<br />'''Guybrush''': Varcheró?<br />'''Murray''': E va bene, ROTOLERÓ attraverso la porta dell'inferno! Devi per forza fare il guastafeste? (dialogo fra Guybrush e Murray, un teschio parlante) *'''Guybrush''': Sei spaventoso quanto un fermaporte.<br />'''Murray''': Ma un fermaporte molto cattivo, vero?<br />'''Guybrush''': Lascia perdere. *Cretino! Hai dato del formaggio ad una divinità allergica al [[lattosio]]! Sai cosa significa? Che hai provocato l'avvento della divina [[dissenteria]]! ('''Lemonhead''') *Un pirata, con qualunque nome lo chiami, resta sempre puzzolente. ('''Slappy Cromwell''') *'''Barbagialla''': MADRE DE DIOS! El Pollo Diablo!<br />'''Guybrush''': {{NDR|incatramato e impiumato}} ''Si! He dejado en libertad los prisioneros y ahora vengo por ti!'' (Sì! Ho liberato i prigionieri e ora vengo per te!) *'''Guybrush''': Ne ho abbastanza delle tue malvagità! facciamola finita!<br />'''LeChuck''': Ma ci sono cose molto più terrificanti che voglio dirti!<br />'''Guybrush''': Non ti sto piú ascoltando. Vedi? Ti sto ignorando.<br />'''LeChuck''': Ha! Devi ascoltarmi!<br />'''Guybrush''': LA LA LA LA LA LA LA... Non ti sento... LA LA LA LA LA LA! *'''Guybrush''': Che tipo di coni gelati avete?<br />'''Gelataio''': Che tipo di cono cerchi? Perché io ne ho di ogni tipo immaginabile. Ho i migliori tipi di coni gelati del mondo. In effetti i miei coni sono così originali... Così fantasiosi... Così, ehm, UNICI, che la maggior parte di essi sono assolutamente... immangiabili. Te ne elencherò alcuni: ho dei coni di pane, coni di cane, coni limati, coni bagnati, coni tostati al mango, coni di fango... ehm... coni con crepe, coni di pepe, coni di siepe (ho usato la siepe dei miei vicini per farli), coni con spezie, coni con grazie, coni burrosi, coni pelosi, coni biliosi, e a Natale... oh oh oh... coni affettuosi. Cosa ne pensi?!<br />'''Guybrush''': .....Vorrei un cono semplice, per favore.<br />'''Gelataio''': Ok, bambino. Ciao. ====Canzoni di Guybrush==== {{NDR|Queste sono tutte le canzoni che Guybrush canta per cercare di entrare a far parte nel quartetto di pirati barbieri cantanti.}} *Ho una scimmia nella tasca <br /> che mi svuota la cambusa <br /> il suo sguardo è vuoto e assente <br /> ho il sospetto che sia fusa... (''Ho una scimmia nella tasca'', nota canzone per bambini) *Per le notti tra le onde<br />abbiam tutte le mutande <br /> seta, raso e pur cotone<br />farai sempre un figurone<br />quando salpi non rischiare<br />senza boxer non partire<br /> compra Silver's Long Johns! (traspirano!) (''Silver's Long Jonhs'', noto jingle pubblicitario) *Il mio vecchio parlò un giorno a Tritone<br /> e chiese: "Perché tutto questo dolore?"<br />"Perché gli uomini non conoscono l'emozione?"<br /> e ora ho un amico nel... (''Ho un amico nel mare'', nota canzone pirata) *Io ti amo baby,<br />ma il mare nega il nostro amor<br />e non c'è benda così grande<br />che possa lenire il mio cuor... (''Gamba di legno, cuore in tempesta'', nota ballata romantica) *Plunder, Plunder, mi domando<br />sei un'isola fatale?<br />marinai, barbieri, sarti<br />Puerto Pollo, la capitale... (''Plunder in my mind'', noto [[Inni dai videogiochi|inno]] isolano caraibico) ===''Fuga da Monkey Island''=== *A volte, nel silenzio, riesco ancora a sentire le scimmie. ('''Guybrush Threepwood''') *Non abbiamo fatto una crociera assieme a Monkey Island? ('''Guybrush''') *Che strano; ho sempre pensato che il proprietario dello Scumm Bar fosse un tizio di nome "Ron". ('''Guybrush''') *Barista, riempimi di grog! ('''Guybrush Threepwood''') *È rosa! ('''Guybrush Threepwood''') {{NDR|riferito alla sua nave pirata}} *Bella bandiera! Mi fa venir voglia di cavalcare un maiale. ('''Guybrush Threepwood''') *Iron Maiden, fantastici! Non ho idea del perché ho detto questo. ('''Guybrush Threepwood''') {{NDR|Guardando una vergine di Norimberga nelle prigioni di Lucre Island}} *Che storia spaventosa! ('''Guybrush Threepwood''') ===''Tales of Monkey Island''=== '''Launch of the Screaming Narval''' (Il varo del Narvalo Urlante) <br /> *Ora, se mi può scusare, avrei alcune massicce [[emorragia interna|emorragie interne]] di cui occuparmi. ('''Reginald Van Winslow''') <br /> :''Now, if you'll excuse me, I have some massive internal hemorrhaging to attended to.'' *'''LeChuck''': Sheepwood, ti dispiace? Sono nel mezzo di una profana cerimonia vudù! <br /> '''Guybrush''': Profana QUESTO! (Guybrush trafigge LeChuck) <br /> '''Elaine''': Profana questo? <br /> '''Guybrush''': Beh, non mi ha dato molto tempo per pensarci... <br /> :''LeChuck: Sheepwood, do ye mind? I'm in the middle of an unholy voodoo ceremony!'' <br /> ''Guybrush: Unholy THIS!'' <br /> ''Elaine: Unholy this?'' <br /> ''Guybrush: Yeah, well he didn't give me a lot to work with...'' '''Siege of Spinner Cay''' (L'assedio di Spinner Cay) *'''Guybrush''': Posso avere un biscotto? <br /> '''Capo Beluga''': No, non puoi. <br /> '''Guybrush''': Oh, mi scusi... POTREI avere un biscotto? <br /> '''Capo Beluga''': No, non potresti. <br /> '''Guybrush''': Biscotto? <br /> '''Capo Beluga''': No. (Guybrush e Capo Beluga) <br /> :''Guybrush: Can I have a cookie? <br /> Boss Beluga: No, you can't. <br /> Guybrush: Oh, I'm sorry... MAY I have a cookie? <br /> Boss Beluga: No, you may not. <br /> Guybrush: Cookie? <br /> Boss Beluga: No.'' '''Lair of the Leviathan''' (La tana del Leviatano) '''Trial and execution of Guybrush Threepwood''' (Il processo e l'esecuzione di Guybrush Threepwood) *'''Elaine''': Va' all'inferno, LeChuck. <br /> '''LeChuck''': Be', non puoi dire che non ci abbia provato. <br /> ''Elaine: Go to Hell, LeChuck!'' <br />''LeChuck: Well, you can't say I didn't try.'' '''Rise of the Pirate God''' (L'ascesa del Dio Pirata) *Guybrush Threepwood libero! Guybrush Threepwood libero! No alle tasse! Abbasso la porcellana! ('''Guybrush''' rinchiuso in prigione) <br /> :''Free Guybrush Threepwood! Free Guybrush Threepwood! No to taxes! Down porcellan!'' ===In diversi episodi=== *Attento! Dietro di te, una scimmia a tre teste! {{NDR|Frase utilizzata da diversi personaggi più volte nel corso del gioco in modo da poter distrarre qualcuno per il tempo necessario per scappare via}} *Sto vendendo queste belle giacche di pelle. ('''Guybrush''', quando viene scoperto dai nemici, riferimento ad un altro gioco della LucasArts, ''Indiana Jones and the Last Crusade'') == I duelli di spada == ===''The Secret of Monkey Island''=== In una certa fase del gioco Guybrush deve imparare a combattere nei duelli di spada; spada alla mano, l'unico modo per vincere tali duelli è saper rispondere alle affermazioni (le ''offese'') dello sfidante e allo stesso tempo pronunciarne altre alle quali l'avversario non possa rispondere. Per ogni affermazione alla quale Guybrush risponde correttamente (e per ogni offesa alla quale l'avversario dà la risposta sbagliata) Guybrush farà un affondo; al contrario, per ogni risposta errata di Guybrush all'offesa del pirata di turno (e per ogni risposta corretta del pirata all'offesa pronunciata da Guybrush) sarà il pirata ad affondare; generalmente, dopo tre – quattro affondi consecutivi il malcapitato perderà l'impugnatura della spada e sarà sconfitto. Il meccanismo è identico sia per sconfiggere i pirati che il Maestro della Spada, ma gli [[Insulti dai videogiochi|insulti]] iniziali di ogni coppia sono diversi. *'''INSULTO #1'''<br /> '''Pirata''': Combatti come un contadino. <br /> '''Maestro della Spada''': Ti mungerò fino all'ultima goccia del tuo sangue.<br /> '''Guybrush''': Molto appropriato, combatti come una mucca. <br /><br /> *'''INSULTO #2'''<br /> '''Pirata''': Presto sentirai la mia spada come uno spiedino! <br /> '''Maestro della Spada''': La mia lingua è più tagliente di qualsiasi spada. <br/> '''Guybrush''': Prima dovresti smettere di agitarla come un piumino. <br /><br /> *'''INSULTO #3'''<br /> '''Pirata''': Non puoi competere con i miei poteri, povero cretino. <br /> '''Maestro della Spada''': Ho il coraggio e l'abilità di un grande spadaccino!<br/> '''Guybrush''': Sarei proprio nei guai se mai tu li usassi... <br /><br /> *'''INSULTO #4'''<br /> '''Pirata''': Nessuno mi ha mai colpito a sangue e non succederà mai! <br /> '''Maestro della Spada''': Nessuno mi vedrà combattere così male come te. <br/> '''Guybrush''': Riesci a correre COSÌ veloce? <br /><br /> *'''INSULTO #5'''<br /> '''Pirata''': Una volta avevo un cane più intelligente di te. <br /> '''Maestro della Spada''': Solo una volta incontrai un tale codardo.<br/> '''Guybrush''': Ti avrà insegnato tutto quello che sai. <br /><br /> *'''INSULTO #6'''<br /> '''Pirata''': Mi fai vomitare. <br /> '''Maestro della Spada''': Se tuo fratello ti assomiglia, meglio sposare un maiale.<br/> '''Guybrush''': Mi fai pensare che qualcuno l'abbia già fatto. <br /><br /> *'''INSULTO #7'''<br /> '''Pirata''': Non hai ancora smesso di portare i pannolini? <br /> '''Maestro della Spada''': Spero tu abbia un battello pronto per una fuga veloce. <br/> '''Guybrush''': Perché, ne volevi uno? <br /><br /> *'''INSULTO #8'''<br /> '''Pirata''': Non accetterò la tua impertinenza restando seduto. <br /> '''Maestro della Spada''': Sei una rottura di scatole, signore! <br/> '''Guybrush''': Le tue emorroidi ti danno ancora fastidio, eh? <br /><br /> *'''INSULTO #9'''<br /> '''Pirata''': La gente cade ai miei piedi quando mi vede arrivare. <br /> '''Maestro della Spada''' (versione 1): I miei nemici più saggi scappano via appena mi vedono! <br/> '''Maestro della Spada''' (versione 2): Di solito vedo le persone come te svenute nelle taverne. <br/> '''Guybrush''': Ancor prima che ti sentano l'alito? <br /><br /> *'''INSULTO #10'''<br /> '''Pirata''': Questa è la FINE per te, topo di fogna! <br /> '''Maestro della Spada''': Oggi devo darti una lunga lezione tagliente. <br/> '''Guybrush''': Ed anch'io ho una piccola PUNTA per te. Capito? <br /><br /> *'''INSULTO #11'''<br /> '''Pirata''': Hai le maniere d'un mendicante. <br /> '''Maestro della Spada''': Ogni parola che mi dici è stupida. <br/> '''Guybrush''': Volevo essere sicuro che tu fossi a tuo agio con me. <br /><br /> *'''INSULTO #12'''<br /> '''Pirata''': Ho avuto questo sfregio in faccia in una dura battaglia! <br /> '''Maestro della Spada''': Nel mio ultimo combattimento avevo le mani insanguinate. <br/> '''Guybrush''': Spero tu abbia imparato a non mettere le dita nel naso. <br /><br /> *'''INSULTO #13'''<br /> '''Pirata''': Ho sentito dire che sei uno spregevole codardo.<br /> '''Maestro della Spada''': La mia spada è famosa ovunque nei Caraibi!<br/> '''Guybrush''': Che peccato che nessuno abbia MAI sentito parlare di te. <br /><br /> *'''INSULTO #14'''<br /> '''Pirata''': Non ci sono parole per descrivere quanto sei disgustoso. <br /> '''Maestro della Spada''': Non ci sono mosse strategiche che possano aiutarti ora.<br/> '''Guybrush''': Sì, ci sono. Ma non le hai mai imparate. <br /><br /> *'''INSULTO #15'''<br /> '''Pirata''': Pulirò il tuo sangue col mio fazzoletto! <br /> '''Maestro della Spada''': Il mio nome fa paura in ogni sporco angolo di quest'isola! <br/> '''Guybrush''': Dunque hai avuto quel lavoro di custode, eh? <br /><br /> *'''INSULTO #16'''<br /> '''Pirata''': Ho parlato con scimmie più educate di te. <br /> '''Maestro della Spada''': Adesso capisco cosa significhino la sporcizia e la stupidità. <br/> '''Guybrush''': Sono contento che tu sia andato alla riunione di famiglia. <br /><br /> ===''The Curse of Monkey Island''=== *'''Guybrush Threepwood''': Somigli a quel fesso di mio zio Vito.<br/>'''Pirata''': Tua zia troverebbe il paragone alquanto ardito. *'''Guybrush Threepwood''': Ogni nemico io l'ho sempre annientato!<br/>'''Pirata''': Col tuo fiato sicuramente l'avrai soffocato. *'''Guybrush Threepwood''': Sei più repellente di una scimmia in négligé.<br/>'''Pirata''': Somiglio TANTO alla tua fiancée? *'''Guybrush Threepwood''': Sei il mostro più orrendo mai creato.<br/>'''Pirata''': Un po' come le ragazze che hai corteggiato. *'''Guybrush Threepwood''': Quando tuo padre ti ha visto, dev'essere rimasto basito.<br/>'''Pirata''': Almeno il mio può essere reperito! *'''Guybrush Threepwood''': Per le mie imprese in tutti i Caraibi vengo celebrato.<br/>'''Pirata''': Peccato che sia tutto inventato! *'''Guybrush Threepwood''': Preferisci essere sepolto o cremato?<br/>'''Pirata''': Con te in giro preferirei essere affumicato! *'''Guybrush Threepwood''': Ti infilzerò come un porco in un buffet!<br/>'''Pirata''': Quando avrò finito con te sarai un filetto grillè! *'''Guybrush Threepwood''': Mai visto uno spadaccino più goffo di te.<br/>'''Pirata''': Avresti potuto, ma eri troppo impegnato nel macramè. *'''Guybrush Threepwood''': Non potrò dormire finché non ti avrò massacrato.<br/>'''Pirata''': Forse dovresti passare al [[caffè decaffeinato|decaffeinato]]. *'''Guybrush Threepwood''': Non avrò pietà per te!<br/>'''Pirata''': A quanto pare non ne hai neanche per te. *'''Guybrush Threepwood''': Engardè, Touchè!<br/>'''Pirata''': Oh, basta coi cliché. *'''Guybrush Threepwood''': Ti lascerò devastato, mutilato, sforacchiato!<br/>'''Pirata''': Solo il tuo odore mi rende nauseato, agitato e infuriato! *'''Guybrush Threepwood''': Un motteggio più arguto del mio non c'è.<br/>'''Pirata''': Certo, chi può avere un fiato più fetente di te! *'''Guybrush Threepwood''': Uccidere te sarebbe un trascurabile omicidio.<br/>'''Pirata''': Allora uccidere te sarebbe un trascurabile fungicidio *'''Guybrush Threepwood''': Davanti alla mia faccia devi restare impietrito.<br/>'''Pirata''': Oh, dovrei fare un paragone ardito! *'''Guybrush Threepwood''': Sei brutto.<br/>'''Pirata''': Ah, questo è il meglio che riesci a fare? *'''Guybrush Threepwood''': Sei stupido.<br/>'''Pirata''': È insultante che tu abbia usato questo insulto con me. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Avventure grafiche]] auvjaw24144xm5g6uusmmiorpua49hm Stima 0 9714 1422425 1416105 2026-08-02T18:50:16Z Udiki 86035 Alexandre Dumas padre 1422425 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sulla '''stima'''. ==Citazioni== *È un motivo per stimarsi sapersi stimati dagli altri. ([[Cartesio]]) *Fa' vedere che stimi te stesso e sarai stimato. ([[Alexandre Dumas padre]]) *Gareggiate nello stimarvi a vicenda. ([[Paolo di Tarso]], ''[[Lettera ai Romani]]'') *Gli uomini hanno poca stima degli altri, ma non ne hanno molta neanche di se stessi. ([[Lev Trockij]]) *Gli uomini sono pronti a ripigliarsi la stima che concedono, quando non la vedano alimentata da molte e perpetue prove di fatti. ([[Ugo Foscolo]]) *Il mondo stima poco quello che paga poco. ([[Luigi Settembrini]]) *La stima non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna. ([[Giacomo Leopardi]]) *Le cose, per essere stimate, debbono costare; chi non sarà inteso troppo facilmente, sarà da tutti celebrato. ([[Baltasar Gracián]]) *Per acquistare stima, bisogna accostarsi ai più eminenti; una volta acquistata, star fra i mediocri. ([[Baltasar Gracián]]) *Si vuole essere stimati dalla gente che si stima. ([[Jean-Jacques Rousseau]]) *Stimare tutti vuol dire non avere stima per nessuno. ([[Molière]]) *Un uomo io lo stimo quanto insaccoccia. L'anima umana sta nella [[borsa]]. Vuota la borsa, addio anima! ([[Carlo Dossi]]) *Voi e io [...] abbiamo provato questa droga che si chiama approvazione, stima, successo, accettazione, popolarità. Una volta ingerita questa droga, la società può controllarci e diventiamo dei robot. [...] «Come stai bene!». E il robot si gonfia d'orgoglio. Premi il tasto ''stima'' e il robot diventa dieci centimetri più alto. Premi il tasto ''critica'' e cade a terra. Controllo totale. [...] Avendo ingerito questa droga avete perso la vostra capacità di amare. Sapete perché? Perché non potete più vedere liberamente nessun essere umano. Vi limitate a prendere in considerazione soltanto il fatto che essi vi accettano oppure vi rifiutano, vi approvano o vi disapprovano. [...] Come potete amare chi nemmeno vedete? Volete liberarvi dalla droga? Dovete sottrarvi ai tentacoli di questo sistema. [...] Quando riuscirete a fare questo, tutto resterà uguale, ma voi raggiungerete la [[libertà]]. Starete nel mondo, ma non apparterrete più al mondo. [...] Volete amare gli altri? Morite per loro. Fate morire il vostro bisogno degli altri. Capite ciò che la vostra droga sta producendo in voi. ([[Anthony de Mello]]) ==[[Proverbi italiani]]== *Chi ambisce la stima del [[mondo]], rischia di perdere quella di [[Dio]]. *Chi non stima altri che sé, è felice quanto un re. *Chi non stima, non è stimato. *Chi vive senza stima, vive con [[vergogna]]. *Chi vuol essere stimato, stimi sé stesso. *Ciascuno deve avere stima di sé stesso. *Fa' di esser tale quale vorresti essere tenuto. *La stima vale più dell'oro. *Le cose che si stimano poco, sono spesso le migliori. *Non ti far piccino, se vuoi esser tenuto grande. *Se tu mi stimi, io ti stimo. *Se vuoi essere stimato, stima. *Stima poco te stesso e gli altri secondo il loro merito. *Tanto è stimato l'uom quanto si stima. *Un pugno di stima vale un sacco di denari. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Autostima]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|wikt|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Relazioni]] k0slpmwtra0hh4eitvdle6i3v1ye1mm Derby di Genova 0 9793 1422451 1372218 2026-08-03T01:41:32Z Danyele 19198 de-stub / fix di stile 1422451 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Torre della Lanterna (Genova) 02.jpg|thumb|La [[Lanterna di Genova]], simbolo della città, da cui il soprannome di ''derby della Lanterna'' per la stracittadina calcistica tra Genoa e Sampdoria]] Citazioni sul '''derby di Genova'''. *{{NDR|Nel 1994}} Credo sia giusto definire diverso il derby di Genova. Per le caratteristiche di questa gente e per le dimensioni della città. Derby nel resto d'Italia significa metropoli, città che hanno bisogno di due squadre. Genova ha 650 mila abitanti: tutta la Liguria un milione e seicentomila, più o meno come otto quartieri di Roma. Già una sola squadra troverebbe difficile avere destini diversi da quelli di squadre di altre città tipo Firenze, Bologna, Bari. Averne due significa veramente soffrire e lottare il doppio, doversi continuamente reinventare. [...] Ma in una città a misura come questa, non dispersa, il derby significa scontro di quartieri, palio immaginifico e crudele, piccolo porta a porta del confronto a cui non ci si può sottrarre. È un colossale richiamo continuo al dovere della sfida. A Roma dopo lo stadio ci si disperde. A Genova si batte comunque gli uni contro gli altri, scomparire è impossibile. E l'odio è veramente profondo. ([[Mario Sconcerti]]) *Il Genoa raduna da sempre i genovesi più legati alla tradizione della Superba, mentre la Sampdoria aveva mosso insieme due anime: la parte operaia di Sampierdarena e quella un po' elitaria del liceo Andrea Doria. Il regno di Mantovani, le grandi imprese dei blucerchiati, personaggi come Vialli, Mancini, Vierchowod [...] hanno sedotto i giovani infoltendo le, inizialmente, abbastanza scarne schiere doriane. ([[Giorgio Tosatti]]) *Siamo nell'era del villaggio globale. Eppure conta ancora il piccolo mondo quotidiano, il panettiere, l'amico bar, i colleghi d'ufficio. Navighiamo e chattiamo, ma è il rapporto con chi abbiamo vicino che cambia il nostro umore. Ecco perché, un derby così, nel suo piccolo, a Genova, conta di più! ([[Fabio Caressa]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{Genova}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Genova]] [[Categoria:Genoa C.F.C.]] [[Categoria:U.C. Sampdoria]] tku264p4dvchi7w6stcmku73bqrdh0t Terminator 0 10499 1422405 1421782 2026-08-02T12:17:10Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-41725-39|~2026-41725-39]] ([[User talk:~2026-41725-39|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] 1359312 wikitext text/x-wiki {{Film |immagine= Terminator (franchise logo).png |didascalia= |titoloitaliano=Terminator |titolooriginale=The Terminator |paese=USA |anno=1984 |genere=fantascienza, azione |regista=[[James Cameron]] |soggetto= James Cameron |sceneggiatore=James Cameron, [[Gale Anne Hurd]] |attori= *[[Arnold Schwarzenegger]]: [[Terminator (personaggio)|Terminator]] *[[Michael Biehn]]: Kyle Reese *[[Linda Hamilton]]: Sarah Connor *[[Lance Henriksen]]: Det. Hal Vukovich *[[Paul Winfield]]: Lt. Ed Traxler *[[Rick Rossovich]]: Matt Buchanan *[[Bess Motta]]: Ginger Ventura *[[Earl Boen]]: Dott. Peter Silberman |doppiatoriitaliani = *[[Glauco Onorato]]: Terminator *[[Guido Sagliocca]]: Kyle Reese *Daniela De Silva: Sarah Connor *[[Silvio Anselmo]]: Det. Hal Vukovich *[[Silvio Spaccesi]]: Lt. Ed Traxler |note= }} '''''Terminator''''', film statunitense del 1984 con [[Arnold Schwarzenegger]], regia di [[James Cameron]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Le macchine emersero dalle ceneri dell'incendio nucleare. La loro guerra per sterminare il genere umano aveva infuriato per anni e anni. Ma la battaglia finale non si sarebbe combattuta nel futuro: sarebbe stata combattuta qui, nel nostro presente... Oggi. ('''voce narrante''') ==Frasi== {{cronologico}} *{{NDR|[[Segreterie telefoniche dai film|Segreteria telefonica]]}} Eccomi qui! Ah, ah! Ci siete cascati, eh? State parlando con un registratore, ma non siate timidi, è solo che anche i registratori hanno bisogno d'amore, per cui forza, parlate a lui, o a Ginger, che sono io, oppure vi richiamerà Sarah! Attendete il segnale. ('''Ginger Ventura''') *Vieni con me se vuoi vivere! ('''Kyle Reese''') *Quel [[Terminator (personaggio)|Terminator]] è là fuori. Non si può patteggiare con lui, non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminata. Capito? Non si fermerà mai. ('''Kyle Reese''') *Nessuno torna. Nessuno ritorna a casa. E nessun altro verrà qui. Siamo solo lui e me. ('''Kyle Reese''') *Fatti fottere, stronzo. ('''Terminator''') *John Connor una volta mi dette una tua fotografia. Non capivo perché volle darmela, era molto vecchia, strappata, sbiadita. E tu eri giovane come sei ora. Sembravi soltanto un pochino triste. Io mi chiedevo sempre cosa stavi pensando in quel momento. Ho imparato a memoria ogni lineamento. Ogni tua curva. Ho attraversato il tempo per te, Sarah. Ti amo. Ti amo da sempre. ('''Kyle Reese''') *Sei tu terminato! ('''Sarah''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *{{NDR|Il Terminator, appena arrivato nel presente e completamente nudo, si imbatte in alcuni punk}}<br />'''Punk #1''': Bella serata per passeggiare, eh? <br /> '''Terminator''': Bella serata per passeggiare. <br />'''Punk #2''': Cos'hai fatto? Il bucato, bello? Niente è pulito, vero? <br /> '''Terminator''': Niente è pulito, vero? <br /> '''Punk #1''': Ehi, a questo stronzo gli manca proprio qualche rotella mi pare! <br /> '''Terminator''': I vestiti. Datemeli subito. Ora. <br /> '''Punk #1''' {{NDR|sfoderando il coltello a scatto}}: Ma perché non vai affanculo?<br>{{NDR|Il Terminator uccide i punk e prende loro i vestiti}} *'''Terminator''' {{NDR|in un negozio di armi}}: Un calibro 12 automatico. <br /> '''Proprietario''': Questo è italiano. Va a pompa ed è automatico. <br /> '''Terminator''': La 45 a canna lunga, col mirino laser. <br /> '''Proprietario''': Queste sono nuove di zecca, le ho appena ricevute. È una buona pistola. Tocca il grilletto e compare il raggio, lo sistema nella direzione del bersaglio e spara. Non lo può mancare. Desidera altro?<br /> '''Terminator''': Un fucile fasato plasma calibro 40-0. <br /> '''Proprietario''': Ehi, qui c'è solo quello che vede, amico! <br /> '''Terminator''': L'[[IMI Uzi|Uzi 9 millimetri]]? <br /> '''Proprietario''': Mi pare che le armi lei le conosca. Qualunque di questi va benone per difendersi. Quindi, qual è che vuole? <br /> '''Terminator''': Tutte. <br /> '''Proprietario''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Oggi chiudo presto, allora. {{NDR|il Terminator carica una cartuccia}} Per le pistole bisogna aspettare 15 giorni, ma i fucili può prenderli subito. {{NDR|nota che il Terminator ha caricato la cartuccia}} Questo non deve farlo. <br /> '''Terminator''': Sbagli. {{NDR|il Terminator spara al proprietario}} *'''Sarah''': È incredibile! Come ha potuto rialzarsi quell'uomo dopo che tu lo hai— <br /> '''Kyle''': Non è un uomo, è una macchina. Un [[Terminator (personaggio)|Terminator]]. Modello Sistemi Cibernetici 1-0-1.<br /> '''Sarah''': Una macchina? Come un robot? <br /> '''Kyle''': Non un robot, un cyborg, organismo cibernetico.<br /> '''Sarah''': No, perdeva sangue! [...]<br /> '''Kyle''': Ok, ascolta, i Terminators sono delle unità di infiltrazione, parte uomo, parte macchina. Sotto hanno uno ''chassis'' da combattimento in superlega controllato da un microprocessore totalmente blindato, fortissimo, ma al di fuori è un normale tessuto umano vivo. Carne, pelle, sangue, capelli, elaborati per i cyborg.[...] Nella serie dei 600 aveva una pelle diversa. Era di gomma, e si vedeva. Ma questi sono nuovi, sembrano umani: sudore, alito cattivo e tutto il resto, sono difficilissimi da individuare. Io l'ho riconosciuto solo quando è venuto verso di te.<br /> '''Sarah''': Senti, io non sono così stupida come credi. Non si possono ancora fare cose del genere!<br /> '''Kyle''': Non ancora. Non per altri 40 anni.<br /> '''Sarah''': Stai dicendo che è una cosa del futuro?<br /> '''Kyle''': Un possibile futuro. E dal tuo punto di vista, perché io non so molto di questo.<br /> '''Sarah''': Beh, anche tu vieni dal futuro, dico bene?<br /> '''Kyle''': Dici bene!<br /> '''Sarah''': Bene... {{NDR|Sarah cerca di uscire dall'auto. Kyle la blocca e lei gli morde una mano}}<br>'''Kyle''': I cyborg non sentono dolore, io sì! Non lo fare mai più!<br /> '''Sarah''': Lasciami andare—<br /> '''Kyle''': Ascolta! E cerca di capire! Quel Terminator è la fuori. Non si può patteggiare con lui. Non si può ragionare con lui. Non sente né pietà, né rimorso, né paura. Niente lo fermerà prima di averti eliminata! Capito? Non si fermerà mai!<br /> '''Sarah''': E tu puoi fermarlo?<br /> '''Kyle''': Non lo so. Con queste armi, non lo so...<br /> *'''Sarah''': Reese, perché me? Perché vuole me?<br />'''Kyle''': C'è stata una guerra nucleare. Tra qualche anno, cioè. Tutto questo... tutto questo Paese, tutto questo... sparito. Tutto sparito. Ci sono stati dei sopravvissuti qui. Ma là... nessuno sapeva chi l'aveva cominciata. Erano state le macchine, Sarah.<br />'''Sarah''': Io non riesco a capire.<br />'''Kyle''': Network di computers per la difesa. Nuovi, potenti, allacciati a tutto, incaricati di dirigere tutto. Mi hanno detto che poi si sono evoluti. Un nuovo ordine d'intelligenza. E allora vedevano tutti gli uomini come una minaccia, e non solo quelli dell'altra parte. Decisero così il nostro fato in un microsecondo: sterminio.<br />'''Sarah''': Tu l'hai vista questa guerra?<br />'''Kyle''': No, io sono cresciuto dopo, morendo di fame, tra le rovine, e scappando dai K.C.<br />'''Sarah''': Da cosa?<br />'''Kyle''': Killers Cacciatori. Macchine di pattuglia costruite in fabbriche automatizzate. La maggior parte di noi fu rastrellata e mandata nei lager, in attesa di disposizioni. {{NDR|mostrandole un braccio}} Questo è stato bruciato da un laser scanner. Alcuni di noi sono stati tenuti in vita per lavorare. Bruciare corpi. Le unità di sterminio correvano notte e giorno. Noi eravamo sempre sull'orlo di scomparire per sempre. Ma ci fu un uomo allora che ci insegnò a combattere, a distruggere il filo metallico dei campi, a ridurre in poltiglia quei luridi maledetti schifosi. Lui capovolse tutto, ci ha riportato in vita dalla paura. Il suo nome è Connor, John Connor. Tuo figlio, Sarah. Tuo figlio che ancora non è nato. *'''Dottor Silberman'''; Così lei sarebbe un soldato? <br />'''Kyle''': Si. <br /> '''Dottor Silberman''': E per chi combatte? <br /> '''Kyle''': Con l'1-32 al comando di Perry, dal '21 al '27. <br /> '''Dottor Silberman''': Ah, parliamo dell'anno 2027. <br /> '''Kyle''': Appunto. E poi sono stato assegnato... {{NDR|inaudibile}} <br /> '''Hal Vukovich''' {{NDR|dietro al vetro specchio}}: Siamo nel regno della follia pura. <br /> '''Kyle''': ... gli ultimi due anni sotto John Connor. <br /> '''Dottor Silberman''': E chi era il nemico? <br /> '''Kyle''': Un sistema per la difesa computerizzato costruito per la SAC-NORAD dai Sistemi Cibernetici.<br /> '''Dottor Silberman''': Capisco. E questo computer crede di poter vincere uccidendo la madre del suo nemico, uccidendolo in effetti prima che sia concepito. Una specie di aborto retroattivo.<br /> '''Hal Vukovich''' {{NDR|dietro al vetro specchio}}: Silberman mi fa morire. L'altra settimana stava là dentro con un tizio che prima si era scopato il suo cane e poi gli aveva dato fuoco.<br /> '''Ed Traxler''': Ehi, sta zitto! <br /> '''Dottor Silberman''': E perché non ha ucciso Connor a quell'epoca? Perché tutto questo piano elaborato con il Terminator?<br /> '''Kyle''': Non aveva altra scelta! La loro difesa totalmente spaccata. Avremmo vinto noi! Eliminare Connor allora non avrebbe avuto importanza. Lo Skynet doveva eliminare ormai la sua intera esistenza.<br /> '''Dottor Silberman''': È stato allora che lei ha catturato il complesso del laboratorio e ha trovato quel, com'è che si chiama..., il modulo per lo spostamento nel tempo? <br /> '''Kyle''': Proprio così. Anche il Terminator c'era già stato. Connor mi mandò a intercettarlo e loro fecero esplodere tutta l'area.<br /> '''Dottor Silberman''': Beh, e lei come suppone di ritornare? <br /> '''Kyle''': Nessuno torna. Nessuno ritorna a casa. E nessun altro verrà qui. Siamo solo lui e me. *'''Dottor Silberman''' {{NDR|guardando la registrazione dell'interrogatorio di Kyle Reese insieme a Sarah Connor, Ed Traxler e Hal Vukovich}}: E perché non ha portato con sé delle armi? Qualcosa di più sofisticato. Non avete per caso pistole a razzi? <br />'''Hal Vukovich''': Pistole a razzi? {{NDR|ridacchia}}. <br /> '''Dottor Silberman''': Mi mostri qualcosa della futura tecnologia <br /> '''Kyle''': Si va nudi. Qualcosa che ha a che fare con il campo generato da un organismo vivente, niente di morto funzionerebbe. <br /> '''Dottor Silberman''': Perché? <br /> '''Kyle''': Non ho mica costruito io quel maledetto sistema! <br /> '''Dottor Silberman''': Va bene, va bene, Ma questo Cyborg è di metallo— <br /> '''Kyle''': Rivestito di tessuto vivente! <br /> '''Dottor Silberman''' {{NDR|fermando la registrazione}}: Questa roba è stupenda, potrei fare carriera con questo qua! Vedi quanto è arguta questa parte? Lo vedi che non esige un briciolo di prova? Insomma la maggior parte delle visioni paranoiche sono intricate, ma queste sono prodigiose! {{NDR|Fa ripartire il video}} Perché sono state uccise le altre due donne? <br /> '''Kyle''': Quasi tutti i documenti si sono persi con la guerra. Lo Skynet non sapeva quasi nulla della madre di Connor. Dove abitava, il suo nome, conoscevano solo la città. Il Terminator ha agito solo sistematicamente. <br /> '''Dottor Silberman''': Aha, bene ora torniamo al punto in cui— <br /> '''Kyle''': No, lei ha sentito abbastanza. Io ho risposto a tutte le sue domande. Ora io devo vedere Sarah Connor! <br /> '''Dottor Silberman''': Temo che non dipenda da me. <br /> '''Kyle''': E allora perché sto parlando con lei? <br /> '''Dottor Silberman''': Perché io posso aiutarla. <br /> '''Kyle''': Chi è che comanda qui? <br /> '''Dottor Silberman''': La prego, Reese— <br /> '''Kyle''': Basta! {{NDR|rivolgendosi direttamente alla telecamera}} Tu ancora non mi credi, vero? Lui la troverà! E' per questo che è venuto. La troverà, la troverà! Non potete fermarlo! Lui si farà strada anche qui, la prenderà per la gola e le tirerà fuori il cuore, stronzo! Mi lasci! Mi lasci! *'''Terminator''' {{NDR|nella stazione di polizia}}: Sono un amico di Sarah Connor. Mi hanno detto che è qui, potrei vederla? <br /> '''Poliziotto''': No, non può, sta facendo una deposizione. <br /> '''Terminator''': Dove sta? <br /> '''Poliziotto''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Senta, ci vorrà un bel pezzo. Se vuole aspettare c'è una panca laggiù. <br /> '''Terminator''' {{NDR|si guarda intorno, esamina l'integrità della stanza poi guarda di nuovo il poliziotto}}: Aspetto fuori.<ref> Questa frase, in inglese "''I'll be back''" ("Tornerò"), è un tormentone per l'intera trilogia ed è al 37º posto nella lista delle cento migliori citazioni cinematografiche di sempre votate dall'American Film Institute. Nella versione italiana, tuttavia, i doppiatori l'hanno resa in questo modo per esigenze di adattamento del labiale.</ref> *'''Sarah''': Che effetto fa [[Viaggio nel tempo|attraversare il tempo]]?<br>'''Reese''': Una luce bianca. Un dolore. È come nascere, forse. *'''Sarah''': Kyle, le donne nel tuo tempo, che tipi sono? <br /> '''Kyle''': Buone combattenti... ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Sarah''': Nastro 7, 10 novembre. Quello che mi è più difficile è decidere cosa dirti e cosa non dirti. Ma penso che avrò ancora un po' di tempo prima che tu sia grande abbastanza per capire questi nastri. A questo punto sono più per me che per te. Voglio capire bene io. Gasolina, por favor.<br>'''Benzinaio''': Quanto?<br>'''Sarah''': Llena...<br>'''Benzinaio''': Ah, faccio il pieno, sì, sì.<br>'''Sarah''': Devo raccontarti di tuo padre, però è una cosa molto difficile. Influenzerà la tua decisione di mandarlo qui sapendo che è tuo padre? Se tu non mi mandi Kyle non nascerai mai. Mio dio, c'è da impazzire pensando a questo. Ma credo che debbo dirtelo. Glielo devo proprio a Kyle. Magari ti aiuterà sapere che nelle poche ore che abbiamo avuto, ci siamo amati tanto. Ci siamo amati per tutta la nostra vita.<br>'''Bambino''': ''Usted es muy hermosa, señora, y tengo''...<br>'''Sarah''': Cos'è che ha detto?<br>'''Benzinaio''': Dice che lei è mucho bella, señora. Se vergogna de chiederle cinque dollari americanos per questa fotografia, ma se non lo fa el padre lo picchia.<br>'''Sarah''': Bravino alla sua età! Facciamo quattro.<br>'''Bambino''': Sì. Sì. ''Gracias. Miran. Miran. Aya.'' Viene una tormenta.<br>'''Sarah''': Che cosa ha detto adesso?<br>'''Benzinaio''': Che sta per arrivare un temporale, señora.<br>'''Sarah''': Lo so. ==Citazioni su ''Terminator''== *Ascolta, Skynet, ho visto il film con i robot assassini. È bello così, non ha bisogno di un [[Terminator 2 - Il giorno del giudizio|sequel]]. (''[[What if...?|What If...?]]'') ===Frasi promozionali=== *Insensibile al dolore e alla pietà, impossibile da fermare. :''Insensible à la douleur et à la pitié impossible à arrêter.''<ref>Dalla locandina in francese. {{Cfr}} [http://www.imdb.com/media/rm1005184768/tt0088247?ref_=ttmd_md_nxt ''Pitures & Photos from Terminator (1984)''], ''IMDb.com''</ref> *La sua missione è una sola: distruggere, uccidere...<ref>Dalla copertina del DVD in italiano. {{Cfr}} [http://www.copertinedvd.org/copertine-dvd-file/T/terminator.jpg ''Copertina DVD Terminator''], ''copertinedvd.org''</ref> *Nell'anno dell'oscurità, il 2029, i sovrani di questo mondo idearono il piano definitivo. Avrebbero plasmato il futuro cambiando il passato. Il piano richiese qualcosa che non potesse provare alcuna pietà. Alcun dolore. Alcuna paura. Qualcosa di inarrestabile. Creano il Terminator. :''In the Year of Darkness, 2029, the rulers of this planet devised the ultimate plan. They would reshape the Future by changing the Past. The plan required something that felt no pity. No pain. No fear. Something unstoppable. They created the Terminator.''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} [http://www.imdb.com/media/rm1817347072/tt0088247?ref_=tt_ov_i ''Pitures & Photos from Terminator (1984)''], ''IMDb.com''</ref> *Per ricostruire il futuro, deve cambiare il presente... :''Pour reconstruire le futur, ils doivent changer le présent...''<ref>Dalla locandina in francese. {{Cfr}} [http://www.imdb.com/media/rm3841236224/tt0088247?ref_=ttmd_md_nxt ''Pitures & Photos from Terminator (1984)''], ''IMDb.com''</ref> *Tutto cominciò così. :''Tout commence ici.''<ref>Dalla locandina in francese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/film/1984/terminator/poster/0/ ''Poster Terminator''], ''MYmovies.it''</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Terminator}} [[Categoria:Film d'azione]] [[Categoria:Film di fantascienza]] [[Categoria:Terminator]] 90ismu5luipa6oblwp5wtjvjzw9dv9b Giampiero Boniperti 0 23950 1422448 1417475 2026-08-03T01:30:08Z Danyele 19198 /* Interviste */ +1 1422448 wikitext text/x-wiki [[File:Giampiero Boniperti in training for Juventus (August 1950).jpg|thumb|Giampiero Boniperti (1950)]] '''Giampiero Boniperti''' (1928 – 2021), calciatore, dirigente sportivo e politico italiano. ==Citazioni di Giampiero Boniperti== {{cronologico}} *[[José Altafini|Altafini]] non è un centravanti di sfondamento perché sa anche manovrare, non è un centravanti di manovra perché sa anche sfondare. È una rarità in fatto di classe perché è tecnicamente perfetto. Furbizia, altruismo, intelligenza, opportunismo, sono, tra le altre doti, quelle che maggiormente lo distinguono.<ref>Citato in Arnaldo Amabile, ''Il medico svela la "juventus" di Altafini'', ''Il Calcio Illustrato'', 4 maggio 1973, pp. 16-17.</ref> *{{NDR|Rivolto ad Antonio Cabrini, estate 1976}} Ricordati che questa è la [[Juventus Football Club|Juve]], arrivare secondi è una tragedia.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/08/04-95422807/juve_e_villar_perosa_forza_e_potenza_di_un_rito_secolare Juve e Villar Perosa: forza e potenza di un rito secolare]'', ''tuttosport.com'', 4 agosto 2022.</ref> *{{NDR|Riferito alla Juventus, dicembre 1976}} Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la [[Ira|rabbia]] devastatrice di oggi.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/11/22-100216655/quando_fare_lantijuventino_diventa_un_mestiere Quando fare l'antijuventino diventa un mestiere]'', ''tuttosport.com'', 22 novembre 2022.</ref> *Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a [[Valentino Mazzola|Mazzola]].<ref name="Ormezzano">Citato in [[Gianpaolo Ormezzano]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,29/articleid,0934_01_1989_0102_0092_12754919/ È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra]'', ''La Stampa'', 3 maggio 1989, p. 29.</ref> *Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava!<ref name="Ormezzano"/> *Una testa senza [[capelli]] è più leggera anche per il calcio. È giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.<ref>Citato in Luca Valdisseri, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/13/Sibilia_tuono_Tagliati_capelli_niente_co_0_9608135222.shtml E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio"]'', ''Corriere della Sera'', 13 agosto 1996.</ref> *A diciannove anni era già favoloso, il nostro [[Alessandro Del Piero|Alex]], e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]]. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.<ref name="Crosetti">Citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/09/05/nel-tunnel-di-alex-troppa-malafede.html Nel tunnel di Alex: Troppa malafede]'', ''la Repubblica'', 5 settembre 2000, p. 54.</ref> *I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.<ref name="Crosetti"/> *La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.<br/> Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.<br/> Ho fatto la mia parte senza sacrifici.<br/> Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).<ref>Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, ''Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus'', Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.</ref> *La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.<ref>Citato in ''[http://www.juveclubsantagata.it/juvetecagennaio2004.htm Protagonisti del secolo bianconero n. 11]'', ''juveclubsantagata.it'', gennaio 2004.</ref> *Il mio fuoriclasse era [[Gaetano Scirea|Scirea]]. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.<ref>Citato in ''[http://www.bianconerionline.com/web/index.php?option=com_content&task=view&id=2873&Itemid=9 Non è morto chi vive nel cuore di chi resta]'', ''bianconerionline.com'', 3 settembre 2009.</ref> *{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/365102/ L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli]'', ''lastampa.it'', 19 ottobre 2010.</ref> *C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].<ref>{{en}} Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', in ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', ''Open Court Publishing Company'', 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4</ref> *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.<ref>Citato in [[Gianni Mura]], Andrea Gentile e Aurelio Pino, ''Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni'', ''Il Saggiatore'', Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X</ref> *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.<ref>Citato in Giuseppe Giannone, ''[http://www.tuttojuve.com/altre-notizie/boniperti-il-derby-mi-consuma-e-una-partita-che-fa-storia-a-se-ogni-tanto-mi-rivedo-in-tevez-213751 Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez"]'', ''tuttojuve.com'', 30 novembre 2014.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20130927174150/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/05/morto_Piola_leggenda_del_gol_co_0_9610052272.shtml È morto Piola, la leggenda del gol]''|Citato in Carlo Grandini, [[Mario Gherarducci]], Nino Oppio, ''Corriere della Sera'', 5 ottobre 1996, p. 42.}} {{NDR|Su [[Silvio Piola]]}} *Il suo modo di giocare era senza epoca, anche oggi sarebbe stato un cannoniere eccezionale. *Per me è stato un fratello maggiore. Lui era già un centravanti famoso, mentre io non avevo ancora vent'anni. Quando mi passava il pallone, mi incoraggiava affettuosamente: Vai, ragazzo, che sei giovane e bravo. *Aveva un fisico possente e una grande forza, possedeva un ottimo gioco di testa ed era bravo a calciare con entrambi i piedi. Qualsiasi difensore avrebbe voluto evitarlo e lo vorrebbe scansare anche adesso. ===Citazioni non datate=== *[[Teobaldo Depetrini|Depetrini]], Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell'universo del pallone.<ref>Citato in Stefano Bedeschi, ''[https://www.tuttojuve.com/gli-eroi-bianconeri/gli-eroi-in-bianconero-baldo-depetrini-506184 Gli eroi in bianconero: Baldo Depetrini]'', ''tuttojuve.com'', 12 marzo 2020.</ref> *Due cose sono state fondamentali nella mia carriera di calciatore, il talento e mia moglie, Rosi.<ref>Citato in ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/12/08-100915523/lutto_juve_e_morta_rosi_vergnano_la_moglie_di_boniperti Lutto Juve: è morta Rosi Vergnano, la moglie di Boniperti]'', ''tuttosport.com'', 8 dicembre 2022.</ref> *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} È forse la Juventus più forte che abbia a ricordare.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160822173934/http://www.juventus.com/it/news/news/2015/onthisday-nasceva-jesse-carver--tecnico-dell-ottavo-scudetto.php Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto]'', ''juventus.com'', 7 luglio 2015.</ref> *{{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia.<ref>Citato in [[Mario Gherarducci]], ''[https://web.archive.org/web/20151215044131/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/25/Picchi_battitore_libero_che_mandava_co_0_0105255410.shtml Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago]'', ''Corriere della Sera'', 25 maggio 2001, p. 45.</ref> *[[Vittoria|Vincere]] non è importante: è la sola cosa che conti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e [[Giorgio Terruzzi]], ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2</ref> ==Interviste== [[File:Juventus chairman Giampiero Boniperti (Milan, 1975).jpg|thumb|Boniperti durante un'intervista per il ''Guerin Sportivo'' (1975)]] {{cronologico}} *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Partita al Filadelfia. [...] il nostro mediano, Boldi, esce dal campo a causa del menisco. Siamo dieci contro undici, visto che a quell'epoca non esisteva la panchina. Io mi batto come un leone, raddoppiando le forze. Mollo tremila calci. A un certo punto, il pallone finisce vicino alla rete di recinzione, a contatto con il pubblico. Faccio per prenderlo, quando sento un tifoso torinista che mi urla: bastardo, delinquente! Alzo la faccia, e chi ti vedo? Tolmino, il proprietario del ristorante dove vado spesso a pranzo! Gli dico, esterrefatto: Tolmino, ma sei scemo? Ecco: questo era il derby. Gli amici che, per quell'appuntamento, dimenticano la stima, l'affetto. Tolmino, poi, si sarebbe scusato per una settimana intera: ma a freddo, fuori dall'evento agonistico, dalle trappole emotive della stracittadina.<ref>Dall'intervista di [[Darwin Pastorin]], ''C'era una volta il derby'', ''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 18-22.</ref> *Non avevo ancora 21 anni, ma il [[Grande Torino]] lo conoscevo bene. Al primo anno di Juventus, campionato 1946/1947, giocavo nelle riserve e la domenica pomeriggio, se i bianconeri erano in trasferta, la passavo al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]] a vedere quella squadra di campioni guidata da [[Valentino Mazzola|Mazzola]], il più grande di tutti. Poi, diventato titolare, ci ho giocato contro in partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla [[Torino Football Club|sede granata]], allo stesso tavolo di [[Valerio Bacigalupo|Bacigalupo]], Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa [[adrenalina]], meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola.<ref>Da un'intervista inedita di Vittorio Martone, 2012; pubblicata in Vittorio Martone, Enrica Speroni e Francesco Frisari, ''[https://www.ultimouomo.com/giampiero-boniperti-ricordi-colori-intervista/ Giampiero Boniperti, i ricordi sono a colori]'', ''ultimouomo.com'', 22 giugno 2021.</ref> {{Int|''Il signor snob''|Intervista di [[Rosanna Marani]], ''Guerin Sportivo'' n. 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.}} *Sono stato calciatore per caso. Mi piaceva giocare e sono riuscito a fare qualcosa. *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe. *{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore. *{{NDR|«Cosa ne avete fatto di tanti scudetti vinti? Non togliete mordente al campionato?»}} Sono così belli da guardare in fila, l'uno vicino all'altro... {{Int|''La Juventus come il Liverpool''|Intervista di Elio Domeniconi, ''Guerin Sportivo'' n. 22 (136), 1º-7 giugno 1977, pp. 26-27.}} *[...] [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]], anche se non ha mai giocato nella Juventus, ha sempre avuto lo stile-Juventus. E l'avevamo scelto anche per questo. *{{NDR|«Tra i critici si discute sull'importanza della [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]. C'è chi sostiene che è più importante della Coppa delle Coppe, che pure generalmente viene considerata seconda»}} Non lo dico perché l'abbiamo vinta noi, ma secondo me la Coppa UEFA è la prima. È il vero campionato d'Europa. {{NDR|«E la Coppa dei Campioni che cos'è?»}} Diciamo che è il campionato d'eccellenza, una manifestazione d'«élite», una coppa di prestigio. Ma all'inizio si incontrano avversari piuttosto facili, ed è anche meno stressante visto che si giocano tre partite in meno. *{{NDR|«Agnelli mette al primo posto la Juventus dei Praest e Hansen, poi quella di Charles e Sivori. Tu questa [[Juventus Football Club 1976-1977|Juventus di Furino e Bettega]] dove la metti?»}} Ogni epoca ha i suoi giocatori e i suoi campionati. È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Se guardiamo al record possiamo tranquillamente dire che questa Juventus non ha nulla da invidiare a quelle del passato. *{{NDR|«[...] qual è il tuo giudizio sulla [[Finale della Coppa dei Campioni 1976-1977|finale di Roma]]?»}} Se Nando Martellini non mi avesse garantito che si trattava del Borussia, non l'avrei riconosciuto. *{{NDR|«Avete vinto lo scudetto ma anche quest'anno il Torino vi ha preso tre punti. Walter Mandelli [...] sostiene che la colpa è tua. Perché trasmetti ai giocatori la "tua" paura»}} Senti, io sono il capocannoniere del derby torinese. Se avessi davvero quel complesso [...] avrei dovuto sbagliare i gol davanti alla porta. Invece ho sempre fatto centro. *I tempi sono cambiati. La [[Juventus Football Club|Juventus]] non è più la squadra dell'aristocrazia, tifano per la Juventus anche gli operai della Fiat. *{{NDR|«I vostri gemelli, Bettega e Boninsegna [...] hanno segnato meno di quelli del Torino, Graziani e Pulici»}} [...] perché la Juventus è una squadra che punta sul collettivo. Da noi tutti possono segnare. {{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it//1997/febbraio/28/Gioca_Boniperti_ga_0_97022810566.shtml Gioca Boniperti]''|Intervista di [[Salvatore Lo Presti]] e [[Mario Pennacchia]], ''La Gazzetta dello Sport'', 28 febbraio 1997.}} *Non sono state le tarme {{NDR|«sorride Giampiero Boniperti, mostrando la divisa di gioco indossata a Wembley il 21 ottobre del '53 nella gara fra Inghilterra e Resto d'Europa (4-4) per festeggiare il 90º anniversario della federazione inglese»}} ma i tacchetti del terzino Eckersley, un mastino del Blackburn. Quando ero presidente, quel calzettone lo mostravo ai giocatori della Juve prima delle partite contro squadre inglesi. Dovete ricucirmelo, ordinavo loro, con la vostra grinta! *Juventini si nasce: il mio è stato il primo distintivo bianconero circolato a Barengo quand'ero ancora un ragazzino e giocavo nel Momo. Ma juventini si può anche diventare: quando si decide che non si vuole più soffrire troppo! *Siccome calciavo bene, [[Renato Cesarini]], il nostro tecnico, al termine di ogni allenamento mi tratteneva ad esercitarmi finché non faceva buio. Lui non era uno come [[Carlo Parola|Parola]] che faceva "cantare" la palla quando la colpiva, lui la palla la strappava da terra. *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. *Una volta ho fatto persino un gol "per paura" contro la Triestina. In porta c'era Striuli, Muccinelli crossa un pallone in area su cui entrano contemporaneamente Blason ed un altro colosso; io mi butto indietro per non farmi schiacciare, colpisco la palla con la punta, vedo che finisce in rete e... scappo via! *Il giorno che smisi, alla fine del 9-1 contro l'Inter-baby, andai dal magazziniere Crova porgendogli le scarpe che tenevo per i lacci e gli dissi: "Prendile, Crova: non gioco più". Pensò che scherzassi e bofonchiò qualche insulto dicendomi: "Ci vediamo domani". Ma io non tornai per davvero. *[...] non è vero che io e [[Omar Sívori|Sívori]] ci odiavamo. Eravamo solo molto diversi: io un po' tedesco, lui un argentino di una simpatia ed imprevedibilità unica. Rimanemmo amici. Tant'è che nell'81 proprio lui accompagnò me e Pietro Giuliano a prendere Maradona. Il contratto era fatto: dieci mesi di prestito per un milione di dollari. Ma poi, in vista dei mondiali di Spagna, il presidente della federazione argentina Grondona bloccò tutto. Fosse venuto da noi {{NDR|alla Juventus}}, Diego non si sarebbe più mosso. Resta uno dei miei grandi rimpianti, come Riva, come Gullit. *{{NDR|Sugli [[allenatori]]}} [...] non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi [giornalisti]. {{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,39/articleid,0206_01_2004_0271_0039_1452562/ Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica»]''|Intervista di [[Roberto Beccantini]], ''La Stampa'', 1º ottobre 2004, p. 39.}} *La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore. *{{NDR|Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»}} Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'invidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino. *{{NDR|Sul «pragmatismo» della Juventus}} [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre. ==Citazioni su Giampiero Boniperti== *{{NDR|Nel 1994}} Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il [[Calcio (sport)|calcio]]. Non mi pare proprio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. ([[Giuseppe Prisco]]) *Boniperti ha costruito la [[Juventus Football Club|Juve]] dei '70 e degli '80 come {{NDR|Ferruccio}} Novo edificò il [[Grande Torino]], pezzo su pezzo, un [[Claudio Gentile|Gentile]] qui, un [[Marco Tardelli|Tardelli]] là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] dalla fine degli Anni 80 in poi. ([[Gianni Agnelli]]) *Duro, esigente, ma giusto. ([[Gianluca Vialli]]) *Ero orgoglioso di essere in quel club {{NDR|la Juventus}}, in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. ([[Luciano Bodini]]) *Grande carisma, l'essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: "Ciao romano". E io, "Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano". "Poche storie, firma qui". [...] I capelli lunghi erano la sua ossessione. Poi ti controllava, specie di sera. Aveva dei suoi collaboratori fidati che ti pedinavano e poi riferivano. Di te Boniperti sapeva tutto. E quando succedeva qualcosa, partiva la convocazione nel suo ufficio e fioccavano le multe. ([[Luciano Spinosi]]) *Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. ([[Franco Zeffirelli]]) *{{NDR|«Ci racconti come erano le firme dei contratti con [...] Boniperti?»}} In 4 ore si firmava tutti. Rigorosamente in bianco, la cifra la metteva lui. Se non ti stava bene, non stavi alla Juventus. Oggi è esattamente l'opposto con i presidenti ostaggi dei calciatori. ([[Sergio Brio]]) *L'amore fra Giampiero Boniperti e la Juventus è una delle esperienze più complete, appaganti e orgogliose che abbia conosciuto. ([[Paolo Condò]]) *Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti {{NDR|alla Juventus}}. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del [[Associazione Calcistica Perugia Calcio|Perugia]], che, battendoci {{NDR|nell'ultima partita del precedente campionato}}, aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al [[Torino Football Club|Torino]]. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. ([[Marco Tardelli]]) *Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia. ([[Rosanna Marani]]) *Se un bambino mi chiedesse chi è Giampiero Boniperti risponderei che semplicemente lui è stato e sarà sempre la Juventus. ([[Giorgio Chiellini]]) *{{NDR|«Ai suoi tempi i procuratori non esistevano...»}} Si trattava direttamente col presidente. Alla Juve, con Boniperti non c'era molto da discutere. Gli sedevi davanti e ti metteva sotto il naso un contratto con la cifra già scritta a matita. E allora cosa siamo qui a fare?, gli chiedevo. Dopo la vittoria del Mondiale {{NDR|1982}}, io, [[Claudio Gentile|Gentile]] e [[Marco Tardelli|Tardelli]] ci litigammo per 10 milioni {{NDR|di lire}} in più che non voleva riconoscerci. Siamo campioni del mondo, dicevamo, e lui: "Tanto alla Juve si vince, quello che non vi do adesso lo prenderete in premi". ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]]) ===[[Vladimiro Caminiti]]=== *Boniperti è come Richelieu, non hai mai finito di conoscerlo. *Dal calcio, Boniperti ha avuto tutto. Avesse avuto anche voglia di allenarsi, di soffrire dal lunedì al sabato (come calciatore inventò la settimana corta, cortissima), sarebbe stato un Di Stefano più elegante; il non plus ultra dei fuoriclasse. *Per me la furbizia personificata è di chi riesca a fare il calciatore a grossi livelli; Boniperti non è più furbo di tanti che ho conosciuto quanto più accreditato da un'intera vita di calciatore appplicato a non seguire quasi mai l'istinto, anche in campo, a giocare con un certo geniaccio, arrivando ad essere un eclettico pur faticando la metà. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Boniperti, Giampiero}} [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] mvf5e4s9osyhbmco9cupozfcdjrojyw 1422465 1422448 2026-08-03T02:26:24Z Danyele 19198 /* Interviste */ fix wikilink 1422465 wikitext text/x-wiki [[File:Giampiero Boniperti in training for Juventus (August 1950).jpg|thumb|Giampiero Boniperti (1950)]] '''Giampiero Boniperti''' (1928 – 2021), calciatore, dirigente sportivo e politico italiano. ==Citazioni di Giampiero Boniperti== {{cronologico}} *[[José Altafini|Altafini]] non è un centravanti di sfondamento perché sa anche manovrare, non è un centravanti di manovra perché sa anche sfondare. È una rarità in fatto di classe perché è tecnicamente perfetto. Furbizia, altruismo, intelligenza, opportunismo, sono, tra le altre doti, quelle che maggiormente lo distinguono.<ref>Citato in Arnaldo Amabile, ''Il medico svela la "juventus" di Altafini'', ''Il Calcio Illustrato'', 4 maggio 1973, pp. 16-17.</ref> *{{NDR|Rivolto ad Antonio Cabrini, estate 1976}} Ricordati che questa è la [[Juventus Football Club|Juve]], arrivare secondi è una tragedia.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/08/04-95422807/juve_e_villar_perosa_forza_e_potenza_di_un_rito_secolare Juve e Villar Perosa: forza e potenza di un rito secolare]'', ''tuttosport.com'', 4 agosto 2022.</ref> *{{NDR|Riferito alla Juventus, dicembre 1976}} Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la [[Ira|rabbia]] devastatrice di oggi.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/11/22-100216655/quando_fare_lantijuventino_diventa_un_mestiere Quando fare l'antijuventino diventa un mestiere]'', ''tuttosport.com'', 22 novembre 2022.</ref> *Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a [[Valentino Mazzola|Mazzola]].<ref name="Ormezzano">Citato in [[Gianpaolo Ormezzano]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,29/articleid,0934_01_1989_0102_0092_12754919/ È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra]'', ''La Stampa'', 3 maggio 1989, p. 29.</ref> *Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava!<ref name="Ormezzano"/> *Una testa senza [[capelli]] è più leggera anche per il calcio. È giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.<ref>Citato in Luca Valdisseri, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/13/Sibilia_tuono_Tagliati_capelli_niente_co_0_9608135222.shtml E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio"]'', ''Corriere della Sera'', 13 agosto 1996.</ref> *A diciannove anni era già favoloso, il nostro [[Alessandro Del Piero|Alex]], e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]]. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.<ref name="Crosetti">Citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/09/05/nel-tunnel-di-alex-troppa-malafede.html Nel tunnel di Alex: Troppa malafede]'', ''la Repubblica'', 5 settembre 2000, p. 54.</ref> *I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.<ref name="Crosetti"/> *La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.<br/> Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.<br/> Ho fatto la mia parte senza sacrifici.<br/> Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).<ref>Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, ''Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus'', Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.</ref> *La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.<ref>Citato in ''[http://www.juveclubsantagata.it/juvetecagennaio2004.htm Protagonisti del secolo bianconero n. 11]'', ''juveclubsantagata.it'', gennaio 2004.</ref> *Il mio fuoriclasse era [[Gaetano Scirea|Scirea]]. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.<ref>Citato in ''[http://www.bianconerionline.com/web/index.php?option=com_content&task=view&id=2873&Itemid=9 Non è morto chi vive nel cuore di chi resta]'', ''bianconerionline.com'', 3 settembre 2009.</ref> *{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/365102/ L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli]'', ''lastampa.it'', 19 ottobre 2010.</ref> *C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].<ref>{{en}} Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', in ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', ''Open Court Publishing Company'', 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4</ref> *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.<ref>Citato in [[Gianni Mura]], Andrea Gentile e Aurelio Pino, ''Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni'', ''Il Saggiatore'', Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X</ref> *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.<ref>Citato in Giuseppe Giannone, ''[http://www.tuttojuve.com/altre-notizie/boniperti-il-derby-mi-consuma-e-una-partita-che-fa-storia-a-se-ogni-tanto-mi-rivedo-in-tevez-213751 Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez"]'', ''tuttojuve.com'', 30 novembre 2014.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20130927174150/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/05/morto_Piola_leggenda_del_gol_co_0_9610052272.shtml È morto Piola, la leggenda del gol]''|Citato in Carlo Grandini, [[Mario Gherarducci]], Nino Oppio, ''Corriere della Sera'', 5 ottobre 1996, p. 42.}} {{NDR|Su [[Silvio Piola]]}} *Il suo modo di giocare era senza epoca, anche oggi sarebbe stato un cannoniere eccezionale. *Per me è stato un fratello maggiore. Lui era già un centravanti famoso, mentre io non avevo ancora vent'anni. Quando mi passava il pallone, mi incoraggiava affettuosamente: Vai, ragazzo, che sei giovane e bravo. *Aveva un fisico possente e una grande forza, possedeva un ottimo gioco di testa ed era bravo a calciare con entrambi i piedi. Qualsiasi difensore avrebbe voluto evitarlo e lo vorrebbe scansare anche adesso. ===Citazioni non datate=== *[[Teobaldo Depetrini|Depetrini]], Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell'universo del pallone.<ref>Citato in Stefano Bedeschi, ''[https://www.tuttojuve.com/gli-eroi-bianconeri/gli-eroi-in-bianconero-baldo-depetrini-506184 Gli eroi in bianconero: Baldo Depetrini]'', ''tuttojuve.com'', 12 marzo 2020.</ref> *Due cose sono state fondamentali nella mia carriera di calciatore, il talento e mia moglie, Rosi.<ref>Citato in ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/12/08-100915523/lutto_juve_e_morta_rosi_vergnano_la_moglie_di_boniperti Lutto Juve: è morta Rosi Vergnano, la moglie di Boniperti]'', ''tuttosport.com'', 8 dicembre 2022.</ref> *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} È forse la Juventus più forte che abbia a ricordare.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160822173934/http://www.juventus.com/it/news/news/2015/onthisday-nasceva-jesse-carver--tecnico-dell-ottavo-scudetto.php Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto]'', ''juventus.com'', 7 luglio 2015.</ref> *{{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia.<ref>Citato in [[Mario Gherarducci]], ''[https://web.archive.org/web/20151215044131/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/25/Picchi_battitore_libero_che_mandava_co_0_0105255410.shtml Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago]'', ''Corriere della Sera'', 25 maggio 2001, p. 45.</ref> *[[Vittoria|Vincere]] non è importante: è la sola cosa che conti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e [[Giorgio Terruzzi]], ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2</ref> ==Interviste== [[File:Juventus chairman Giampiero Boniperti (Milan, 1975).jpg|thumb|Boniperti durante un'intervista per il ''Guerin Sportivo'' (1975)]] {{cronologico}} *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Partita al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]]. [...] il nostro mediano, Boldi, esce dal campo a causa del menisco. Siamo dieci contro undici, visto che a quell'epoca non esisteva la panchina. Io mi batto come un leone, raddoppiando le forze. Mollo tremila calci. A un certo punto, il pallone finisce vicino alla rete di recinzione, a contatto con il pubblico. Faccio per prenderlo, quando sento un tifoso torinista che mi urla: bastardo, delinquente! Alzo la faccia, e chi ti vedo? Tolmino, il proprietario del ristorante dove vado spesso a pranzo! Gli dico, esterrefatto: Tolmino, ma sei scemo? Ecco: questo era il derby. Gli amici che, per quell'appuntamento, dimenticano la stima, l'affetto. Tolmino, poi, si sarebbe scusato per una settimana intera: ma a freddo, fuori dall'evento agonistico, dalle trappole emotive della stracittadina.<ref>Dall'intervista di [[Darwin Pastorin]], ''C'era una volta il derby'', ''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 18-22.</ref> *Non avevo ancora 21 anni, ma il [[Grande Torino]] lo conoscevo bene. Al primo anno di Juventus, campionato 1946/1947, giocavo nelle riserve e la domenica pomeriggio, se i bianconeri erano in trasferta, la passavo al Filadelfia a vedere quella squadra di campioni guidata da [[Valentino Mazzola|Mazzola]], il più grande di tutti. Poi, diventato titolare, ci ho giocato contro in partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla sede granata, allo stesso tavolo di [[Valerio Bacigalupo|Bacigalupo]], Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa adrenalina, meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola.<ref>Da un'intervista inedita di Vittorio Martone, 2012; pubblicata in Vittorio Martone, Enrica Speroni e Francesco Frisari, ''[https://www.ultimouomo.com/giampiero-boniperti-ricordi-colori-intervista/ Giampiero Boniperti, i ricordi sono a colori]'', ''ultimouomo.com'', 22 giugno 2021.</ref> {{Int|''Il signor snob''|Intervista di [[Rosanna Marani]], ''Guerin Sportivo'' n. 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.}} *Sono stato calciatore per caso. Mi piaceva giocare e sono riuscito a fare qualcosa. *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe. *{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore. *{{NDR|«Cosa ne avete fatto di tanti scudetti vinti? Non togliete mordente al campionato?»}} Sono così belli da guardare in fila, l'uno vicino all'altro... {{Int|''La Juventus come il Liverpool''|Intervista di Elio Domeniconi, ''Guerin Sportivo'' n. 22 (136), 1º-7 giugno 1977, pp. 26-27.}} *[...] [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]], anche se non ha mai giocato nella Juventus, ha sempre avuto lo stile-Juventus. E l'avevamo scelto anche per questo. *{{NDR|«Tra i critici si discute sull'importanza della [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]. C'è chi sostiene che è più importante della Coppa delle Coppe, che pure generalmente viene considerata seconda»}} Non lo dico perché l'abbiamo vinta noi, ma secondo me la Coppa UEFA è la prima. È il vero campionato d'Europa. {{NDR|«E la Coppa dei Campioni che cos'è?»}} Diciamo che è il campionato d'eccellenza, una manifestazione d'«élite», una coppa di prestigio. Ma all'inizio si incontrano avversari piuttosto facili, ed è anche meno stressante visto che si giocano tre partite in meno. *{{NDR|«Agnelli mette al primo posto la Juventus dei Praest e Hansen, poi quella di Charles e Sivori. Tu questa [[Juventus Football Club 1976-1977|Juventus di Furino e Bettega]] dove la metti?»}} Ogni epoca ha i suoi giocatori e i suoi campionati. È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Se guardiamo al record possiamo tranquillamente dire che questa Juventus non ha nulla da invidiare a quelle del passato. *{{NDR|«[...] qual è il tuo giudizio sulla [[Finale della Coppa dei Campioni 1976-1977|finale di Roma]]?»}} Se Nando Martellini non mi avesse garantito che si trattava del Borussia, non l'avrei riconosciuto. *{{NDR|«Avete vinto lo scudetto ma anche quest'anno il Torino vi ha preso tre punti. Walter Mandelli [...] sostiene che la colpa è tua. Perché trasmetti ai giocatori la "tua" paura»}} Senti, io sono il capocannoniere del derby torinese. Se avessi davvero quel complesso [...] avrei dovuto sbagliare i gol davanti alla porta. Invece ho sempre fatto centro. *I tempi sono cambiati. La [[Juventus Football Club|Juventus]] non è più la squadra dell'aristocrazia, tifano per la Juventus anche gli operai della Fiat. *{{NDR|«I vostri gemelli, Bettega e Boninsegna [...] hanno segnato meno di quelli del Torino, Graziani e Pulici»}} [...] perché la Juventus è una squadra che punta sul collettivo. Da noi tutti possono segnare. {{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it//1997/febbraio/28/Gioca_Boniperti_ga_0_97022810566.shtml Gioca Boniperti]''|Intervista di [[Salvatore Lo Presti]] e [[Mario Pennacchia]], ''La Gazzetta dello Sport'', 28 febbraio 1997.}} *Non sono state le tarme {{NDR|«sorride Giampiero Boniperti, mostrando la divisa di gioco indossata a Wembley il 21 ottobre del '53 nella gara fra Inghilterra e Resto d'Europa (4-4) per festeggiare il 90º anniversario della federazione inglese»}} ma i tacchetti del terzino Eckersley, un mastino del Blackburn. Quando ero presidente, quel calzettone lo mostravo ai giocatori della Juve prima delle partite contro squadre inglesi. Dovete ricucirmelo, ordinavo loro, con la vostra grinta! *Juventini si nasce: il mio è stato il primo distintivo bianconero circolato a Barengo quand'ero ancora un ragazzino e giocavo nel Momo. Ma juventini si può anche diventare: quando si decide che non si vuole più soffrire troppo! *Siccome calciavo bene, [[Renato Cesarini]], il nostro tecnico, al termine di ogni allenamento mi tratteneva ad esercitarmi finché non faceva buio. Lui non era uno come [[Carlo Parola|Parola]] che faceva "cantare" la palla quando la colpiva, lui la palla la strappava da terra. *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. *Una volta ho fatto persino un gol "per paura" contro la Triestina. In porta c'era Striuli, Muccinelli crossa un pallone in area su cui entrano contemporaneamente Blason ed un altro colosso; io mi butto indietro per non farmi schiacciare, colpisco la palla con la punta, vedo che finisce in rete e... scappo via! *Il giorno che smisi, alla fine del 9-1 contro l'Inter-baby, andai dal magazziniere Crova porgendogli le scarpe che tenevo per i lacci e gli dissi: "Prendile, Crova: non gioco più". Pensò che scherzassi e bofonchiò qualche insulto dicendomi: "Ci vediamo domani". Ma io non tornai per davvero. *[...] non è vero che io e [[Omar Sívori|Sívori]] ci odiavamo. Eravamo solo molto diversi: io un po' tedesco, lui un argentino di una simpatia ed imprevedibilità unica. Rimanemmo amici. Tant'è che nell'81 proprio lui accompagnò me e Pietro Giuliano a prendere Maradona. Il contratto era fatto: dieci mesi di prestito per un milione di dollari. Ma poi, in vista dei mondiali di Spagna, il presidente della federazione argentina Grondona bloccò tutto. Fosse venuto da noi {{NDR|alla Juventus}}, Diego non si sarebbe più mosso. Resta uno dei miei grandi rimpianti, come Riva, come Gullit. *{{NDR|Sugli [[allenatori]]}} [...] non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi [giornalisti]. {{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,39/articleid,0206_01_2004_0271_0039_1452562/ Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica»]''|Intervista di [[Roberto Beccantini]], ''La Stampa'', 1º ottobre 2004, p. 39.}} *La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore. *{{NDR|Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»}} Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'invidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino. *{{NDR|Sul «pragmatismo» della Juventus}} [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre. ==Citazioni su Giampiero Boniperti== *{{NDR|Nel 1994}} Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il [[Calcio (sport)|calcio]]. Non mi pare proprio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. ([[Giuseppe Prisco]]) *Boniperti ha costruito la [[Juventus Football Club|Juve]] dei '70 e degli '80 come {{NDR|Ferruccio}} Novo edificò il [[Grande Torino]], pezzo su pezzo, un [[Claudio Gentile|Gentile]] qui, un [[Marco Tardelli|Tardelli]] là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] dalla fine degli Anni 80 in poi. ([[Gianni Agnelli]]) *Duro, esigente, ma giusto. ([[Gianluca Vialli]]) *Ero orgoglioso di essere in quel club {{NDR|la Juventus}}, in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. ([[Luciano Bodini]]) *Grande carisma, l'essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: "Ciao romano". E io, "Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano". "Poche storie, firma qui". [...] I capelli lunghi erano la sua ossessione. Poi ti controllava, specie di sera. Aveva dei suoi collaboratori fidati che ti pedinavano e poi riferivano. Di te Boniperti sapeva tutto. E quando succedeva qualcosa, partiva la convocazione nel suo ufficio e fioccavano le multe. ([[Luciano Spinosi]]) *Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. ([[Franco Zeffirelli]]) *{{NDR|«Ci racconti come erano le firme dei contratti con [...] Boniperti?»}} In 4 ore si firmava tutti. Rigorosamente in bianco, la cifra la metteva lui. Se non ti stava bene, non stavi alla Juventus. Oggi è esattamente l'opposto con i presidenti ostaggi dei calciatori. ([[Sergio Brio]]) *L'amore fra Giampiero Boniperti e la Juventus è una delle esperienze più complete, appaganti e orgogliose che abbia conosciuto. ([[Paolo Condò]]) *Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti {{NDR|alla Juventus}}. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del [[Associazione Calcistica Perugia Calcio|Perugia]], che, battendoci {{NDR|nell'ultima partita del precedente campionato}}, aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al [[Torino Football Club|Torino]]. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. ([[Marco Tardelli]]) *Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia. ([[Rosanna Marani]]) *Se un bambino mi chiedesse chi è Giampiero Boniperti risponderei che semplicemente lui è stato e sarà sempre la Juventus. ([[Giorgio Chiellini]]) *{{NDR|«Ai suoi tempi i procuratori non esistevano...»}} Si trattava direttamente col presidente. Alla Juve, con Boniperti non c'era molto da discutere. Gli sedevi davanti e ti metteva sotto il naso un contratto con la cifra già scritta a matita. E allora cosa siamo qui a fare?, gli chiedevo. Dopo la vittoria del Mondiale {{NDR|1982}}, io, [[Claudio Gentile|Gentile]] e [[Marco Tardelli|Tardelli]] ci litigammo per 10 milioni {{NDR|di lire}} in più che non voleva riconoscerci. Siamo campioni del mondo, dicevamo, e lui: "Tanto alla Juve si vince, quello che non vi do adesso lo prenderete in premi". ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]]) ===[[Vladimiro Caminiti]]=== *Boniperti è come Richelieu, non hai mai finito di conoscerlo. *Dal calcio, Boniperti ha avuto tutto. Avesse avuto anche voglia di allenarsi, di soffrire dal lunedì al sabato (come calciatore inventò la settimana corta, cortissima), sarebbe stato un Di Stefano più elegante; il non plus ultra dei fuoriclasse. *Per me la furbizia personificata è di chi riesca a fare il calciatore a grossi livelli; Boniperti non è più furbo di tanti che ho conosciuto quanto più accreditato da un'intera vita di calciatore appplicato a non seguire quasi mai l'istinto, anche in campo, a giocare con un certo geniaccio, arrivando ad essere un eclettico pur faticando la metà. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Boniperti, Giampiero}} [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 3lftc44mqo109lx038dkq4bs9duxusf 1422470 1422465 2026-08-03T04:58:17Z AssassinsCreed 17001 non è cronologico... 1422470 wikitext text/x-wiki [[File:Giampiero Boniperti in training for Juventus (August 1950).jpg|thumb|Giampiero Boniperti (1950)]] '''Giampiero Boniperti''' (1928 – 2021), calciatore, dirigente sportivo e politico italiano. ==Citazioni di Giampiero Boniperti== {{cronologico}} *[[José Altafini|Altafini]] non è un centravanti di sfondamento perché sa anche manovrare, non è un centravanti di manovra perché sa anche sfondare. È una rarità in fatto di classe perché è tecnicamente perfetto. Furbizia, altruismo, intelligenza, opportunismo, sono, tra le altre doti, quelle che maggiormente lo distinguono.<ref>Citato in Arnaldo Amabile, ''Il medico svela la "juventus" di Altafini'', ''Il Calcio Illustrato'', 4 maggio 1973, pp. 16-17.</ref> *{{NDR|Rivolto ad Antonio Cabrini, estate 1976}} Ricordati che questa è la [[Juventus Football Club|Juve]], arrivare secondi è una tragedia.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/08/04-95422807/juve_e_villar_perosa_forza_e_potenza_di_un_rito_secolare Juve e Villar Perosa: forza e potenza di un rito secolare]'', ''tuttosport.com'', 4 agosto 2022.</ref> *{{NDR|Riferito alla Juventus, dicembre 1976}} Ci sono un odio e una gelosia nei nostri riguardi che mi spaventano, e che mi fanno riflettere sul divario fra la passione folkloristlca di ieri e la [[Ira|rabbia]] devastatrice di oggi.<ref>Citato in Guido Vaciago, ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/11/22-100216655/quando_fare_lantijuventino_diventa_un_mestiere Quando fare l'antijuventino diventa un mestiere]'', ''tuttosport.com'', 22 novembre 2022.</ref> *Ancora adesso, se debbo pensare al calciatore più utile ad una squadra, a quello da ingaggiare assolutamente, non penso a Pelè, a Di Stefano, a Cruyff, a Platini, a Maradona: o meglio, penso anche a loro, ma dopo avere pensato a [[Valentino Mazzola|Mazzola]].<ref name="Ormezzano">Citato in [[Gianpaolo Ormezzano]], ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,29/articleid,0934_01_1989_0102_0092_12754919/ È lui, Valentino l'ideale uomo-squadra]'', ''La Stampa'', 3 maggio 1989, p. 29.</ref> *Si giocava un derby, ero centravanti, segnavo molto. Segnai anche quella volta: o meglio, fui certo di aver segnato, perché battei in rete a colpo sicuro. Alzai le braccia al cielo, le abbassai, me le misi nei capelli. Sulla linea era sorto, materializzandosi dal nulla, Valentino Mazzola, aveva fermato il mio tiro, aveva stoppato il pallone. Tornai verso il centro del campo con la testa china, ero deluso, quasi disperato. Avevo fatto pochi passi, ricordo, avevo appena superato il limite dell'area di rigore granata, quando alzai gli occhi, come avvertito da un boato progressivo che invadeva il campo. Mazzola si era già materializzato là, vicino alla mia porta, e segnava!<ref name="Ormezzano"/> *Una testa senza [[capelli]] è più leggera anche per il calcio. È giusto presentarsi in pubblico con un aspetto decente.<ref>Citato in Luca Valdisseri, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/agosto/13/Sibilia_tuono_Tagliati_capelli_niente_co_0_9608135222.shtml E Sibilia tuonò: "Tagliati i capelli o niente ingaggio"]'', ''Corriere della Sera'', 13 agosto 1996.</ref> *A diciannove anni era già favoloso, il nostro [[Alessandro Del Piero|Alex]], e non è cambiato. [...] L'ultimo scudetto della Juve l'hanno vinto lui e [[Angelo Peruzzi|Peruzzi]]. [...] Attaccano lui per fare male alla Juve, anche a me succedeva, per questo durante il riscaldamento uscivo da solo sul campo e mi prendevo gli insulti, ero una specie di parafulmine. E so che una squadra e un giocatore si giudicano alla quarta di campionato, non prima.<ref name="Crosetti">Citato in [[Maurizio Crosetti]], ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/09/05/nel-tunnel-di-alex-troppa-malafede.html Nel tunnel di Alex: Troppa malafede]'', ''la Repubblica'', 5 settembre 2000, p. 54.</ref> *I tiri più belli riescono quando non ci pensi, oppure quando sbagli ma la palla va nel sette.<ref name="Crosetti"/> *La Juve, il sogno della mia vita. La sognavo davvero. Perché io, che portavo all'occhiello il distintivo bianconero, avevo in quegli anni un solo desiderio: giocare una partita di serie A con la maglia bianconera.<br/> Me ne sarebbe bastata una, ero sicuro, per essere felice per sempre. È andata meglio: in campionato ne ho giocate 444.<br/> Ho fatto la mia parte senza sacrifici.<br/> Perché ho dato quello che avevo dentro. Sono un uomo felice. (sulla sua carriera da giocatore nella squadra torinese da 1947 al 1961).<ref>Citato in Giampiero Boniperti, Enrica Speroni, ''Una vita a testa alta. Cinquant'anni sempre e solo per la Juventus'', Biblioteca Universale Rizzoli, 2003 ISBN 88-1710-685-2.</ref> *La Juve è una fede che continua a essermi appiccicata addosso. Sono da compatire quelli che tifano per altri colori, perché hanno scelto di soffrire. Sembrava una battuta, invece lo pensavo e lo penso tutt'ora.<ref>Citato in ''[http://www.juveclubsantagata.it/juvetecagennaio2004.htm Protagonisti del secolo bianconero n. 11]'', ''juveclubsantagata.it'', gennaio 2004.</ref> *Il mio fuoriclasse era [[Gaetano Scirea|Scirea]]. Parlava poco, eppure aveva carisma. Era un piacere stare con lui e in qualsiasi occasione, non soltanto sul campo, ti faceva fare bella figura. Il giorno in cui ho preso Scirea, per la prima e unica volta, Achille Bortolotti mi ha detto: «Gaetano te lo porto io a Torino. Perché questo ragazzo è diverso da tutti gli altri». Quando Gai ha smesso di giocare io volevo che diventasse un punto fermo della Juventus. Prima come osservatore, poi come allenatore, ma lo vedevo benissimo anche come uomo di pubbliche relazioni. Aveva qualità fuori dal comune e la sua splendida carriera ne era la conferma. Li riconosci subito i giocatori che hanno qualcosa in più: li vedi da come si muovono in campo e da come leggono il gioco un secondo prima degli altri; se poi sono dotati di spessore umano e pulizia morale hai davanti agli occhi un fuoriclasse anche nella vita. E Scirea lo era. Io gli volevo bene.<ref>Citato in ''[http://www.bianconerionline.com/web/index.php?option=com_content&task=view&id=2873&Itemid=9 Non è morto chi vive nel cuore di chi resta]'', ''bianconerionline.com'', 3 settembre 2009.</ref> *{{NDR|Su [[Alessandro Del Piero]]}} Mi ricordo quando andai a vederlo e ho subito intravisto che aveva la stoffa del campione. Però sono anche stato fortunato nella scelta. Ci sentiamo ancora spesso e sono molto contento per lui. Finché è Alex a eguagliarmi, sono felice...<ref>Citato in ''[http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/quijuve/articolo/lstp/365102/ L'esclusivo club di Del Piero: Quant'è difficile restare fedeli]'', ''lastampa.it'', 19 ottobre 2010.</ref> *C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera].<ref>{{en}} Citato in Ted Richards, ''The Orpheus of Soccer'', in ''Soccer and Philosophy: Beautiful Thoughts on the Beautiful Game'', ''Open Court Publishing Company'', 2013, Chicago. ISBN 08-12-69682-4</ref> *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Un modo di vivere, di comportarsi, di ragionare.<ref>Citato in [[Gianni Mura]], Andrea Gentile e Aurelio Pino, ''Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni'', ''Il Saggiatore'', Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X</ref> *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé.<ref>Citato in Giuseppe Giannone, ''[http://www.tuttojuve.com/altre-notizie/boniperti-il-derby-mi-consuma-e-una-partita-che-fa-storia-a-se-ogni-tanto-mi-rivedo-in-tevez-213751 Boniperti: "Il derby mi consuma, è una partita che fa storia a sè. Ogni tanto mi rivedo in Tevez"]'', ''tuttojuve.com'', 30 novembre 2014.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20130927174150/http://archiviostorico.corriere.it/1996/ottobre/05/morto_Piola_leggenda_del_gol_co_0_9610052272.shtml È morto Piola, la leggenda del gol]''|Citato in Carlo Grandini, [[Mario Gherarducci]], Nino Oppio, ''Corriere della Sera'', 5 ottobre 1996, p. 42.}} {{NDR|Su [[Silvio Piola]]}} *Il suo modo di giocare era senza epoca, anche oggi sarebbe stato un cannoniere eccezionale. *Per me è stato un fratello maggiore. Lui era già un centravanti famoso, mentre io non avevo ancora vent'anni. Quando mi passava il pallone, mi incoraggiava affettuosamente: Vai, ragazzo, che sei giovane e bravo. *Aveva un fisico possente e una grande forza, possedeva un ottimo gioco di testa ed era bravo a calciare con entrambi i piedi. Qualsiasi difensore avrebbe voluto evitarlo e lo vorrebbe scansare anche adesso. ===Citazioni non datate=== *[[Teobaldo Depetrini|Depetrini]], Parola, Locatelli. Che mediana! Con Baldo in squadra ho vinto la classifica cannonieri con ventisette goal. Ho cominciato con lui, Varglien e Rava. Ero poco più che un ragazzino. E Depetrini era straordinario, aveva un temperamento da autentico vercellese, uno dei più grandi mediani di marcatura che siano mai apparsi nell'universo del pallone.<ref>Citato in Stefano Bedeschi, ''[https://www.tuttojuve.com/gli-eroi-bianconeri/gli-eroi-in-bianconero-baldo-depetrini-506184 Gli eroi in bianconero: Baldo Depetrini]'', ''tuttojuve.com'', 12 marzo 2020.</ref> *Due cose sono state fondamentali nella mia carriera di calciatore, il talento e mia moglie, Rosi.<ref>Citato in ''[https://www.tuttosport.com/news/calcio/serie-a/juventus/2022/12/08-100915523/lutto_juve_e_morta_rosi_vergnano_la_moglie_di_boniperti Lutto Juve: è morta Rosi Vergnano, la moglie di Boniperti]'', ''tuttosport.com'', 8 dicembre 2022.</ref> *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} È forse la Juventus più forte che abbia a ricordare.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160822173934/http://www.juventus.com/it/news/news/2015/onthisday-nasceva-jesse-carver--tecnico-dell-ottavo-scudetto.php Jesse Carver, tecnico dell'ottavo scudetto]'', ''juventus.com'', 7 luglio 2015.</ref> *{{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} Era un uomo intelligente e preparato, possedeva carisma, personalità, capacità persuasive e spiccate attitudini al comando. Sarebbe sicuramente diventato uno dei migliori allenatori d'Italia.<ref>Citato in [[Mario Gherarducci]], ''[https://web.archive.org/web/20151215044131/http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/25/Picchi_battitore_libero_che_mandava_co_0_0105255410.shtml Picchi, il battitore libero che mandava in crisi il Mago]'', ''Corriere della Sera'', 25 maggio 2001, p. 45.</ref> *[[Vittoria|Vincere]] non è importante: è la sola cosa che conti.<ref>Citato in [[Marco Pastonesi]] e [[Giorgio Terruzzi]], ''Palla lunga e pedalare'', Dalai Editore, 1992, p. 97. ISBN 88-8598-826-2</ref> ==Interviste== [[File:Juventus chairman Giampiero Boniperti (Milan, 1975).jpg|thumb|Boniperti durante un'intervista per il ''Guerin Sportivo'' (1975)]] <!--cronologico--> *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Partita al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]]. [...] il nostro mediano, Boldi, esce dal campo a causa del menisco. Siamo dieci contro undici, visto che a quell'epoca non esisteva la panchina. Io mi batto come un leone, raddoppiando le forze. Mollo tremila calci. A un certo punto, il pallone finisce vicino alla rete di recinzione, a contatto con il pubblico. Faccio per prenderlo, quando sento un tifoso torinista che mi urla: bastardo, delinquente! Alzo la faccia, e chi ti vedo? Tolmino, il proprietario del ristorante dove vado spesso a pranzo! Gli dico, esterrefatto: Tolmino, ma sei scemo? Ecco: questo era il derby. Gli amici che, per quell'appuntamento, dimenticano la stima, l'affetto. Tolmino, poi, si sarebbe scusato per una settimana intera: ma a freddo, fuori dall'evento agonistico, dalle trappole emotive della stracittadina.<ref>Dall'intervista di [[Darwin Pastorin]], ''C'era una volta il derby'', ''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 18-22.</ref> *Non avevo ancora 21 anni, ma il [[Grande Torino]] lo conoscevo bene. Al primo anno di Juventus, campionato 1946/1947, giocavo nelle riserve e la domenica pomeriggio, se i bianconeri erano in trasferta, la passavo al Filadelfia a vedere quella squadra di campioni guidata da [[Valentino Mazzola|Mazzola]], il più grande di tutti. Poi, diventato titolare, ci ho giocato contro in partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla sede granata, allo stesso tavolo di [[Valerio Bacigalupo|Bacigalupo]], Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa adrenalina, meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola.<ref>Da un'intervista inedita di Vittorio Martone, 2012; pubblicata in Vittorio Martone, Enrica Speroni e Francesco Frisari, ''[https://www.ultimouomo.com/giampiero-boniperti-ricordi-colori-intervista/ Giampiero Boniperti, i ricordi sono a colori]'', ''ultimouomo.com'', 22 giugno 2021.</ref> {{Int|''Il signor snob''|Intervista di [[Rosanna Marani]], ''Guerin Sportivo'' n. 39, 24-30 settembre 1975, pp. 21-23.}} *Sono stato calciatore per caso. Mi piaceva giocare e sono riuscito a fare qualcosa. *{{NDR|Sullo [[Stile Juventus]]}} Non è snobismo, il nostro. Uno ha classe se ci nasce, altrimenti è soltanto uno che aspira ad avere classe. *{{NDR|«Quali sono le doti necessarie ad un calciatore da Juve?»}} I giocatori erano considerati [...] trogloditi, non capivano le esigenze dell'ambiente. Ora le hanno imparate a loro spese per cui sanno comportarsi con serietà e saper vivere. Un calciatore da Juve [...] deve essere soltanto un bravo calciatore. *{{NDR|«Cosa ne avete fatto di tanti scudetti vinti? Non togliete mordente al campionato?»}} Sono così belli da guardare in fila, l'uno vicino all'altro... {{Int|''La Juventus come il Liverpool''|Intervista di Elio Domeniconi, ''Guerin Sportivo'' n. 22 (136), 1º-7 giugno 1977, pp. 26-27.}} *[...] [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]], anche se non ha mai giocato nella Juventus, ha sempre avuto lo stile-Juventus. E l'avevamo scelto anche per questo. *{{NDR|«Tra i critici si discute sull'importanza della [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]. C'è chi sostiene che è più importante della Coppa delle Coppe, che pure generalmente viene considerata seconda»}} Non lo dico perché l'abbiamo vinta noi, ma secondo me la Coppa UEFA è la prima. È il vero campionato d'Europa. {{NDR|«E la Coppa dei Campioni che cos'è?»}} Diciamo che è il campionato d'eccellenza, una manifestazione d'«élite», una coppa di prestigio. Ma all'inizio si incontrano avversari piuttosto facili, ed è anche meno stressante visto che si giocano tre partite in meno. *{{NDR|«Agnelli mette al primo posto la Juventus dei Praest e Hansen, poi quella di Charles e Sivori. Tu questa [[Juventus Football Club 1976-1977|Juventus di Furino e Bettega]] dove la metti?»}} Ogni epoca ha i suoi giocatori e i suoi campionati. È difficile fare paragoni tra epoche diverse. Se guardiamo al record possiamo tranquillamente dire che questa Juventus non ha nulla da invidiare a quelle del passato. *{{NDR|«[...] qual è il tuo giudizio sulla [[Finale della Coppa dei Campioni 1976-1977|finale di Roma]]?»}} Se Nando Martellini non mi avesse garantito che si trattava del Borussia, non l'avrei riconosciuto. *{{NDR|«Avete vinto lo scudetto ma anche quest'anno il Torino vi ha preso tre punti. Walter Mandelli [...] sostiene che la colpa è tua. Perché trasmetti ai giocatori la "tua" paura»}} Senti, io sono il capocannoniere del derby torinese. Se avessi davvero quel complesso [...] avrei dovuto sbagliare i gol davanti alla porta. Invece ho sempre fatto centro. *I tempi sono cambiati. La [[Juventus Football Club|Juventus]] non è più la squadra dell'aristocrazia, tifano per la Juventus anche gli operai della Fiat. *{{NDR|«I vostri gemelli, Bettega e Boninsegna [...] hanno segnato meno di quelli del Torino, Graziani e Pulici»}} [...] perché la Juventus è una squadra che punta sul collettivo. Da noi tutti possono segnare. {{Int|''[http://archiviostorico.gazzetta.it//1997/febbraio/28/Gioca_Boniperti_ga_0_97022810566.shtml Gioca Boniperti]''|Intervista di [[Salvatore Lo Presti]] e [[Mario Pennacchia]], ''La Gazzetta dello Sport'', 28 febbraio 1997.}} *Non sono state le tarme {{NDR|«sorride Giampiero Boniperti, mostrando la divisa di gioco indossata a Wembley il 21 ottobre del '53 nella gara fra Inghilterra e Resto d'Europa (4-4) per festeggiare il 90º anniversario della federazione inglese»}} ma i tacchetti del terzino Eckersley, un mastino del Blackburn. Quando ero presidente, quel calzettone lo mostravo ai giocatori della Juve prima delle partite contro squadre inglesi. Dovete ricucirmelo, ordinavo loro, con la vostra grinta! *Juventini si nasce: il mio è stato il primo distintivo bianconero circolato a Barengo quand'ero ancora un ragazzino e giocavo nel Momo. Ma juventini si può anche diventare: quando si decide che non si vuole più soffrire troppo! *Siccome calciavo bene, [[Renato Cesarini]], il nostro tecnico, al termine di ogni allenamento mi tratteneva ad esercitarmi finché non faceva buio. Lui non era uno come [[Carlo Parola|Parola]] che faceva "cantare" la palla quando la colpiva, lui la palla la strappava da terra. *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. *Una volta ho fatto persino un gol "per paura" contro la Triestina. In porta c'era Striuli, Muccinelli crossa un pallone in area su cui entrano contemporaneamente Blason ed un altro colosso; io mi butto indietro per non farmi schiacciare, colpisco la palla con la punta, vedo che finisce in rete e... scappo via! *Il giorno che smisi, alla fine del 9-1 contro l'Inter-baby, andai dal magazziniere Crova porgendogli le scarpe che tenevo per i lacci e gli dissi: "Prendile, Crova: non gioco più". Pensò che scherzassi e bofonchiò qualche insulto dicendomi: "Ci vediamo domani". Ma io non tornai per davvero. *[...] non è vero che io e [[Omar Sívori|Sívori]] ci odiavamo. Eravamo solo molto diversi: io un po' tedesco, lui un argentino di una simpatia ed imprevedibilità unica. Rimanemmo amici. Tant'è che nell'81 proprio lui accompagnò me e Pietro Giuliano a prendere Maradona. Il contratto era fatto: dieci mesi di prestito per un milione di dollari. Ma poi, in vista dei mondiali di Spagna, il presidente della federazione argentina Grondona bloccò tutto. Fosse venuto da noi {{NDR|alla Juventus}}, Diego non si sarebbe più mosso. Resta uno dei miei grandi rimpianti, come Riva, come Gullit. *{{NDR|Sugli [[allenatori]]}} [...] non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi [giornalisti]. {{Int|''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,39/articleid,0206_01_2004_0271_0039_1452562/ Boniperti: «Più che mai innamorato della mia Juve antipatica»]''|Intervista di [[Roberto Beccantini]], ''La Stampa'', 1º ottobre 2004, p. 39.}} *La Juve non è soltanto la squadra del mio cuore. È il mio cuore. *{{NDR|Alla domanda: «Perché la Juve è così antipatica»}} Lo è adesso, lo era quando la dirigevo io, lo sarà in futuro. L'invidia rappresenta una medaglia al valore. E comunque se mezza Italia tifa Juve, ci andrei piano con le etichette. Di sicuro, è una società che divide. O con lei o contro di lei. La sua forza, il suo fascino. *{{NDR|Sul «pragmatismo» della Juventus}} [...] La Juve degli Agnelli e della FIAT: di qui il concetto di fabrica, di produzione, assemblare e vincere l'utile preposto al dilettevole. Un marchio che, credo, ho contribuito a imporre. ==Citazioni su Giampiero Boniperti== *{{NDR|Nel 1994}} Boniperti è stato un alpino, e come tale ha e avrà sempre la stima di un vecchio alpino come il sottoscritto, ex vicepresidente nazionale. Con la stima, la mia amicizia e il mio grazie per quanto ha fatto (e forse tornerà a fare...) per il [[Calcio (sport)|calcio]]. Non mi pare proprio che un personaggio così grande abbia bisogno di altre forme di difesa. ([[Giuseppe Prisco]]) *Boniperti ha costruito la [[Juventus Football Club|Juve]] dei '70 e degli '80 come {{NDR|Ferruccio}} Novo edificò il [[Grande Torino]], pezzo su pezzo, un [[Claudio Gentile|Gentile]] qui, un [[Marco Tardelli|Tardelli]] là. Non con il piglio onnivoro, urlato, di [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]] dalla fine degli Anni 80 in poi. ([[Gianni Agnelli]]) *Duro, esigente, ma giusto. ([[Gianluca Vialli]]) *Ero orgoglioso di essere in quel club {{NDR|la Juventus}}, in cui rimasi a lungo per Giampiero Boniperti, a cui non potevo dire di no perché mi trattava come un figlio. ([[Luciano Bodini]]) *Grande carisma, l'essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: "Ciao romano". E io, "Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano". "Poche storie, firma qui". [...] I capelli lunghi erano la sua ossessione. Poi ti controllava, specie di sera. Aveva dei suoi collaboratori fidati che ti pedinavano e poi riferivano. Di te Boniperti sapeva tutto. E quando succedeva qualcosa, partiva la convocazione nel suo ufficio e fioccavano le multe. ([[Luciano Spinosi]]) *Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano. ([[Franco Zeffirelli]]) *{{NDR|«Ci racconti come erano le firme dei contratti con [...] Boniperti?»}} In 4 ore si firmava tutti. Rigorosamente in bianco, la cifra la metteva lui. Se non ti stava bene, non stavi alla Juventus. Oggi è esattamente l'opposto con i presidenti ostaggi dei calciatori. ([[Sergio Brio]]) *L'amore fra Giampiero Boniperti e la Juventus è una delle esperienze più complete, appaganti e orgogliose che abbia conosciuto. ([[Paolo Condò]]) *Nell'estate del 1976 ci furono dei cambiamenti importanti {{NDR|alla Juventus}}. [...] Durante il ritiro a Villar Perosa dovevo discutere il mio contratto con il presidente Boniperti. Non erano trattative, ma incontri di boxe senza esclusione di colpi. E capitava di litigare. Non facevo in tempo a sedermi sulla scrivania che lui mi porgeva il contratto in bianco, privo di cifre, dicendomi: «Firma il contratto, poi metto io la cifra. Non ti preoccupare». [...] Quell'estate, quando mi avvicinai alla scrivania del presidente, vidi una grande cornice ma, lì per lì, non feci caso alla fotografia che conteneva; solo una volta seduto notai che Boniperti non teneva in bella mostra una foto qualsiasi. Era raffigurata la squadra del [[Associazione Calcistica Perugia Calcio|Perugia]], che, battendoci {{NDR|nell'ultima partita del precedente campionato}}, aveva consegnato il titolo di campione d'Italia al [[Torino Football Club|Torino]]. Prima ancora che aprissi bocca, lui mi disse: «Cosa fai qua? Hai perso il campionato con questa squadra di sconosciuti. Non avrai mica il coraggio di chiedere un aumento?». Mi venne da ridere, il presidente le escogitava davvero tutte per risparmiare, e come sempre firmai in bianco. ([[Marco Tardelli]]) *Rifiuta la qualifica anche se si è conquistata la effervescente fama di ras. In campo quando c'era il sole, fuori campo ora che l'orizzonte è una striscia sfumata di passioni. La trafila l'ha svolta tutta, e sempre come è parso a lui. Giampiero Boniperti è un esempio da manuale [...]. Da calciatore a presidente di una squadra che fa gola a molti, una Juventus sempre sulla breccia. ([[Rosanna Marani]]) *Se un bambino mi chiedesse chi è Giampiero Boniperti risponderei che semplicemente lui è stato e sarà sempre la Juventus. ([[Giorgio Chiellini]]) *{{NDR|«Ai suoi tempi i procuratori non esistevano...»}} Si trattava direttamente col presidente. Alla Juve, con Boniperti non c'era molto da discutere. Gli sedevi davanti e ti metteva sotto il naso un contratto con la cifra già scritta a matita. E allora cosa siamo qui a fare?, gli chiedevo. Dopo la vittoria del Mondiale {{NDR|1982}}, io, [[Claudio Gentile|Gentile]] e [[Marco Tardelli|Tardelli]] ci litigammo per 10 milioni {{NDR|di lire}} in più che non voleva riconoscerci. Siamo campioni del mondo, dicevamo, e lui: "Tanto alla Juve si vince, quello che non vi do adesso lo prenderete in premi". ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]]) ===[[Vladimiro Caminiti]]=== *Boniperti è come Richelieu, non hai mai finito di conoscerlo. *Dal calcio, Boniperti ha avuto tutto. Avesse avuto anche voglia di allenarsi, di soffrire dal lunedì al sabato (come calciatore inventò la settimana corta, cortissima), sarebbe stato un Di Stefano più elegante; il non plus ultra dei fuoriclasse. *Per me la furbizia personificata è di chi riesca a fare il calciatore a grossi livelli; Boniperti non è più furbo di tanti che ho conosciuto quanto più accreditato da un'intera vita di calciatore appplicato a non seguire quasi mai l'istinto, anche in campo, a giocare con un certo geniaccio, arrivando ad essere un eclettico pur faticando la metà. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Boniperti, Giampiero}} [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] o5tp07ojwd5otge7sed9x3ur1229sa2 Giorgio Tosatti 0 25591 1422449 1396122 2026-08-03T01:34:20Z Danyele 19198 /* Guerin Sportivo */ +4 1422449 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgio Tosatti.jpg|thumb|Giorgio Tosatti nel 2004]] '''Giorgio Tosatti''' (1937 – 2007), giornalista e opinionista sportivo italiano. ==Citazioni tratte da articoli== *{{NDR|[[Ultime parole famose]] sulla prestazione di [[Paolo Rossi]] dopo la partita inaugurale del [[campionato mondiale di calcio 1982]]}} In queste condizioni un giocatore va spedito in montagna. C’è da chiedersi quali conoscenze di sport abbia gente convinta di poter cavare qualcosa da un atleta ridotto nelle condizioni di Rossi.<ref>Dal ''Corriere dello Sport'', 15 giugno 1982; citato in [https://www.ultimouomo.com/pomeriggio-troppo-azzurro-italia-brasile-1982-ricordo-paolo-rossi Giuseppe Pastore, ''Il pomeriggio troppo azzurro di Italia-Brasile 1982'', ultimouomo, 6 luglio 2022]</ref> *{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 1982]]}} Alza quella coppa Dino, alzala perché il mondo la veda.<ref>Da ''Oggi è bello essere italiani'', ''Corriere dello Sport'', 12 luglio 1982; citato in ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni''.</ref> *Da quanto si legge, stiamo già per sprecare la grossa occasione rappresentata dalla costruzione (o dal riadattamento) di diversi stadi in vista dei [[Campionato mondiale di calcio 1990|Mondiali '90]]. La vicenda sta immiserendosi in una serie di guerre tra gruppi di costruttori allettati dall'affare; tra amministratori locali e aziende private; fra partiti politici; fra chi vuole impianti destinati esclusivamente al calcio e chi si batte per inserirvi la pista d'atletica. Si discute sui terreni, sugli appalti, sui finanziamenti. Nessuno si pone il problema principale: come debba essere uno stadio degli anni Duemila in Italia.<ref>Da ''Servono stadi per il 2000 quando gli anziani saranno più numerosi dei giovani'', ''il Giornale'', 24 dicembre 1986; citato in ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni''.</ref> ===''Corriere della Sera''=== {{cronologico}} *{{NDR|Sul campionato di [[Serie A 1993-1994]]}} Per colpa della propria generosità (e sventatezza?) il Milan mette a repentaglio il record cui è ormai vicino: chiudere con meno di 17 gol al passivo (è salito a 14). Direte: nel giorno in cui il Milan conquista il terzo scudetto consecutivo, impresa mai più verificatasi dal '49, val la pena di sottolineare un pareggio come ne capitano a mucchi nelle ultime giornate? Proprio la goffaggine del Milan in queste occasioni è un segno della sua diversità e grandezza. Non sa adattarsi ai compromessi, non sa fingere, non riesce a prendersela comoda. E una squadra da combattimento: anni, acciacchi, miliardi, caterve di medaglie non han spento in Baresi e nei suoi la voglia di lottare, il piacere di vincere. Solo questo carattere, un senso del dovere quasi mistico fan sì che il Milan affronti ogni partita come se fosse vitale, che Capello ne perda appena 4 su 100, che vinca tre scudetti. E li vinca in situazioni completamente diverse. Liberando la creatività di Van Basten e di una squadra cui Sacchi teneva briglie troppo strette: 56 punti, ben 74 gol. [...] Spostando in avanti l'azione offensiva, dopo la perdita di Van Basten, per porvi rimedio. Tanto da segnare 65 gol e prenderne 32, il top del Milan berlusconiano. Infine, persi o imbrocchiti gli attaccanti, puntando sulla difesa; vincere avendo segnato meno di altre 10 squadre, avendo avuto meno rigori, avendo vissuto sui gol di Massaro. Scudetto voluto dalla vecchia guardia italiana; capolavoro di pragmatismo e duttilità da parte di Capello. Ma il vero segreto resta la straordinaria superiorità organizzativa di Berlusconi e del suo staff; la fedeltà agli uomini, alla formula di gioco, al senso del gruppo. Cui si può sacrificare anche Sacchi, anche Gullit quando fanno le bizze.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20151009163103/http://archiviostorico.corriere.it/1994/aprile/18/segreto_Capello_co_0_940418556.shtml il segreto di Capello]'', ''Corriere della Sera'', 18 aprile 1994.</ref> *Basta Bierhoff a fare la differenza in questi Europei mediocri, privati di alcuni fuoriclasse da c.t. presuntuosi; un Bierhoff che Vogts non ha utilizzato neppure quando, fra squalificati e feriti, non riusciva a mettere in campo undici giocatori. C'è una sorta di nemesi, c'è una beffarda morale nel ritrovarlo nei panni del trionfatore. Dimostra quanto dico da tanto tempo: abbiamo il miglior vivaio d'Europa, bastava gestirne la ricchezza con oculatezza e buon senso per vincere. Non servono geni, non servono sofisticate ingegnerie calcistiche. Oppure Sacchi ed i suoi reggicoda vorranno farci credere che Bierhoff è un campione leggendario, che individualmente (come disse il c.t.) i nostri sono inferiori ai tedeschi e solo applicando il suo magico gioco potremmo batterli? Senza di lui l'abbiam fatto sempre. È proprio sicuro che gli attaccanti italiani (compresi quelli da lui messi all'indice) valgano meno di Klinsmann, Bierhoff, Bobic e Kuntz? Non Bestemmiamo. Crede davvero che da queste parti non ci sia gente migliore di Sammer, Reuter, Moeller, Haessler, Kohler ecc., ripudiati dai nostri club perché non riuscivano più ad emergere in un campionato duro come quello italiano? Si possono sbagliare scelte, formazioni, cambi, tattica, strategia, allenamenti ma non la corretta valutazione dei valori. L'impresa di Bierhoff, i pasticci dei ceki, l'ansimare di questa Germania orgogliosa, ma piena di vecchi, faranno capire ai trinariciuti quale irripetibile occasione abbiamo sprecato. Bastava un c.t. qualsiasi, senza l'ossessione di coltivare la propria grandezza.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/02/Bierhoff_conferma_che_eravamo_migliori_co_0_9607022875.shtml Bierhoff è la conferma che eravamo i migliori]'', ''Corriere della Sera'', 2 luglio 1996, p. 41.</ref> *Ma l'impresa calcistica più straordinaria, da quando si gioca a pallone in questo paese, è la promozione del [[Associazione Calcio ChievoVerona|Chievo]] in Serie A. Un piccolo quartiere di Verona ha saputo esprimere in pochi anni un club così ben gestito da salire ai vertici del calcio iper-professionistico. Un incredibile miracolo di competenza e genialità, una storia commovente: altro che Cenerentola.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/giugno/04/impresa_del_Chievo_piu_grande_co_0_0106045798.shtml L'impresa del Chievo la più grande del calcio]'', ''Corriere della Sera'', 4 giugno 2001.</ref> *Per gli altri è una partita, un titolo. Per lui è tutto: riappropriarsi di quattro anni, dargli un senso, ricominciare ad essere una certezza, non un punto interrogativo. Significa lasciare un segno di sé per sempre, aver riconquistato quanto la natura gli aveva generosamente offerto e poi tolto. Significa essere stato artefice della propria resurrezione. Persino la fortuna si commuove, davanti alla feroce volontà di quel campione indistruttibile e gli spalanca le braccia con l'unico errore commesso dal formidabile portiere tedesco in tutto il [[Campionato mondiale di calcio 2002|Mondiale]]. Eppoi gli concede il bis. Capocannoniere, eguagliato Pelé, campione del mondo, eroe della partita, di nuovo sul trono. Ora può piangere come un ragazzino. Questo è il Mondiale di [[Ronaldo|Nazario de Lima Ronaldo Luis]] e resterà nella storia per la più bella favola mai raccontata dal calcio.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2002/luglio/01/rivincita_della_poesia_co_0_0207013020.shtml La rivincita della poesia]'', ''Corriere della Sera'', 1º luglio 2002, pp. 1, 37.</ref> *{{NDR|Sulla [[finale della UEFA Champions League 2002-2003]]}} Il re di coppe respinge la regina degli scudetti dopo una partita chiusa sullo 0-0 ma non brutta. Semmai tosta, dominata dalle difese. Oggettivamente il Milan fa di più per conquistarla, specie nel primo tempo. Un premio a chi ha giocato quest’anno il calcio più nuovo e creativo.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/speciali/calcio0203/coppe/tosatti/tosatti280503.shtml Coppa al merito]'', ''corriere.it'', 29 maggio 2003.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20151031015335/http://archiviostorico.corriere.it/1994/maggio/20/intelligenza_autorita_Sacchi_ora_superato_co_0_9405205997.shtml Intelligenza e autorità, Sacchi ora è superato. E non solo dai numeri]''|''Corriere della Sera'', 20 maggio 1994, p. 39.|h=4}} {{NDR|Sulla [[finale della UEFA Champions League 1993-1994]]}} *[[Johan Cruijff|Cruyff]] mi ha ricordato [[Achille Occhetto|Occhetto]]: troppa tracotanza prima della partita, troppo disprezzo degli avversari, troppi errori in campo. Ha agevolato [[Fabio Capello|Capello]], come l'altro agevolò [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]]. *Fra il 4-0 del 24 maggio '89 sulla Steaua ed il 4-0 di Atene c'è un baratro. Stesso discorso per lo stentato successo sul Benfica. Sacchi vinse perché aveva fuoriclasse giganteschi (determinanti i gol degli olandesi) e uno squadrone infinitamente superiore agli avversari. Capello aveva contro il [[Futbol Club Barcelona|Barcellona]] (4 finali in 6 anni, 7 coppe europee come ora il [[Associazione Calcio Milan|Milan]]), l'attacco più forte del mondo, il tecnico più ricco di successi e di fama. Doveva sostituire la coppia cardine della difesa; vincere con una squadra che in campionato non ha mai fatto più di due gol a partita. *Non era favorito. Eppure ce l'ha fatta segnando 4 reti (potevano essere di più); lasciando Rossi quasi inoperoso; facendo dimenticare gli assenti; umiliando il Barcellona; giocando un calcio così intelligente, aggressivo, fluido, autorevole da raggiungere la perfezione. Pur avendo dei dubbi sul reale valore del Barcellona (7 sconfitte in campionato, una difesa scadente, lo scudetto vinto fortunosamente all'ultima giornata, quel 3-1 subito a Kiev nel primo turno) temevo che senza i suoi pilastri la difesa avrebbe ceduto. Invece Capello è stato napoleonico nell'inaridire le sorgenti dei catalani ([[Josep Guardiola|Guardiola]], Koeman), bloccarne i killers ([[Romário|Romario]], [[Hristo Stoičkov|Stoichkov]]), sconvolgerne le retrovie con la propria cavalleria. Un'organizzazione di gioco così scientifica e funzionale da consentire anche alle riserve di essere adeguatamente protette e fare bella figura. Il trionfo della squadra su alcuni eccellenti solisti; dell'intelligenza e dello studio sulla superficialità. *Il Milan ha potuto fare anche 10-12 passaggi di seguito scanditi da olé; da noi non può permetterselo neppure con una squadra di B. Cruyff ha fatto la figura di un dilettante come dimostra la libertà lasciata a Savicevic (purosangue nato per queste partite: fu una bestialità non schierarlo a Tokio e col Parma) e Massaro (cui la fortuna vuol restituire in un anno tutto ciò che non gli concesse prima: sembra lo Schillaci '90). Inutile fare distinzioni fra gli eroi di questa squadra indistruttibile, troppo orgogliosa per scoraggiarsi davanti alle difficoltà, troppo fiera per arrendersi. Anzi più la battaglia è dura, più merita fiducia: mi scuso di aver dubitato. ===''Guerin Sportivo''=== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]}} È il torneo che più di tutti illustra lo standard-medio delle varie scuole calcistiche e dei vari campionati, radunando le squadre di seconda, terza e quarta fila.<ref>''Jugoslavia: campione delle coppe'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 23 (848), 5-11 giugno 1991, p. 15.</ref> *[...] i rapporti fra presidenti e [[Allenatore|tecnici]] sono sempre più labili, anche quando la bravura professionale dei secondi è fuori discussione. Come mai? La colpa è, probabilmente, dell'importanza eccessiva assunta dal loro ruolo agli occhi dell'opinione pubblica. [...] Non si vince più perché la società ha comprato fior di campioni, perché la squadra è forte, perché gli avversari sono inferiori, perché un episodio fortunato ha deciso l'incontro, perché un gruppo è meglio preparato sul piano atletico. No, si vince grazie al modulo, agli schemi, alle magie del tecnico. Ciò ha fatto salire a dismisura i compensi degli allenatori, ma naturalmente li espone a maggiori rischi. Se sei così importante, la colpa dei risultati negativi è tua. Così i presidenti se la prendono con i tecnici non solo se perdono ma se non realizzano un calcio piacevole. Così cresce l'insofferenza nei confronti di questi maghi: io spendo un mucchio di soldi e se vinco i meriti vanno tutti all'allenatore.<ref>''Sono allenatori, non maghi'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 40 (1065), 4-10 ottobre 1995, pp. 32-33.</ref> *Quando vennero assegnati i [[Campionato mondiale di calcio 1990|Mondiali del '90]] all'Italia e si cominciò a parlare di come ristrutturare gli stadi, scrissi [...] suggerendo di non perdere un'eccellente occasione per aggiornare il rapporto fra pubblico e calcio. Il quale non era più uno dei pochissimi divertimenti domenicali e non muoveva più – salvo rare occasioni – masse imponenti. Sbagliato, quindi, puntare su grandi impianti; sbagliatissimo considerarli ancora un luogo dove si tiene ammassata la gente per due-tre ore, senza preoccuparsi dei disagi in cui incorre. L'invecchiamento della popolazione e la forte concorrenza di altri divertimenti spingevano a soluzioni innovative, privilegiando la qualità dell'offerta, rispetto alla quantità. Quindi stadi simili agli ippodromi: con ristoranti, spazi per i bambini, servizi di ogni genere. Un posto in cui si potesse trascorrere serenamente qualche ora, magari pranzando e chiacchierando con gli amici. Dotato di palchi e comodità tali da indurre anche persone di una certa età a recarvisi. Abolire le piste d'atletica, in modo da consentire al pubblico di godersi lo spettacolo da vicino. Ridurre le dimensioni degli impianti tenendo conto di fattori evidenti: la denatalità, la costante riduzione delle presenze, la preventivabile concorrenza della pay per view. Invece si è fatto tutto il contrario [...]<ref>''Bisogna dare gli stadi alle società'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 20 (1096), 15-21 maggio 1996, p. 25.</ref> {{Int|''Addio, mitico stadio del Toro''|''Guerin Sportivo'' n. 25 (1001), 22-28 giugno 1994, p. 65.|h=4}} {{NDR|Sullo [[stadio Filadelfia]]}} *Un testimone del calcio che fu, dell'Italia che fu. Il monumento alla Torino del dopoguerra, orgogliosa, piena di slanci e di vita, laboratorio e motore della ricostruzione. [...] Il Filadelfia venne inaugurato nel 1926 e ospitò un Torino bellissimo, quello di Libonatti, Baloncieri e Rossetti, un trio d'attacco di straordinaria bravura tecnica. Ma nella storia resterà indissolubilmente legato al Grande Torino di cui fu il tempio. [...] La grandezza di quel Torino, la sua leggenda, la sua invincibilità erano strettamente legate al Filadelfia. Lì si esaltava il «tremendismo granata», come Arpino battezzò quelle sfuriate agonistiche di cui il Toro era capace e che non ho più rivisto in nessuna squadra. *Le tribune incombevano sul campo, il pubblico sentiva l'ansito dei giocatori, lo scrocchiare delle ossa nei tackles, il rimbombo del pallone. Il tifo era ossessionante, potente, ritmato come usa in Inghilterra. Il bisillabo To-ro To-ro ti martellava le orecchie fino a stordirti: inesauribile, monotono, rabbioso. Per aumentarne l'effetto la gente batteva i piedi sul pavimento di legno: si levava dallo stadio una sorta di tuono, un tam-tam gigantesco. C'era un che di feroce in quell'accompagnamento; pochissimi i posti per i tifosi ospiti. Chi entrava in campo da avversario doveva avere un cuore ben temprato. *Quando il [[Grande Torino|Torino]] non riusciva a sbloccare il risultato, oppure giochicchiava, scherzava con l'avversario come un gattone pigro, i tifosi lo richiamavano all'ordine. L'incitamento saliva al diapason, poi si acquetava di colpo: nel silenzio un trombettiere, dalla gradinata di sinistra, suonava la carica. Allora Valentino Mazzola faceva il gesto di rimboccarsi le maniche, dava il «la» ai compagni e il Toro s'avventava mugghiando sull'avversario. Era quasi impossibile resistergli: sembrava un tornado. Bastavano pochi minuti di furore per chiudere la partita. C'era un che di tribale e misterioso in quella esibizione di potenza; come se l'invocazione dei fedeli avesse svegliato un dio dormiente, come se la loro preghiera potesse evocare forze sconosciute, trasformare i guerrieri in giganti. Per i tifosi, il Filadelfia era un immenso altare pagano [...]. Mazzola e gli altri non erano calciatori, ma eroi mitologici, stregoni, semidei. *Forse bisognerebbe restaurare il Filadelfia, farne un museo, farne qualcosa di utile per i giovani, uno spazio dove vivere e ricordare. Ma è morto anche lui il 4 maggio del '49, quando la magia che aveva dentro scomparve con i suoi protagonisti. {{Int|''La rivincita di Agnelli II''|''Guerin Sportivo'' n. 21 (1047), 24-30 maggio 1995, p. 12.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1990-1991]]}} La Juve [...] declinava: un po' perché il gruppo di fuoriclasse su cui aveva vissuto per anni era ormai al tramonto, un po' perché non riusciva a trovare la formula per rinnovarsi ed essere competitiva. L'Avvocato {{NDR|Gianni Agnelli}} soffriva i successi {{NDR|del Milan}} di Berlusconi e non risparmiava certo sulle spese pur di batterlo. Boniperti, considerato un tempo un oculatissimo amministratore, spendeva a piene mani arricchendo alcuni club (Atalanta, Verona, Avellino) suoi tributari, andando a prendere stranieri in tutto il mondo, fatta eccezione per il Sudamerica. Non ha mai avuto molta stima per i calciatori di quella scuola; preferisce il calcio europeo e quello britannico o nordico in particolare. Ma Rush, Zavarov e compagni non valevano gli olandesi del Milan, i tedeschi dell'Inter, Maradona, Careca ed Alemao. Così la Juve non decollava. [...] nel '90 l'Avvocato si convinceva che la colpa era di Giampiero, o meglio della sua inadeguatezza a capire il calcio moderno. Così lo giubilava scatenandone l'ira funesta e promuoveva Montezemolo [...]. Arrivano Maifredi (voluto e preso da Boniperti), Baggio, Hässler, Riedle, Corini, ecc. ecc. Un investimento colossale e un cambio drastico di gestione. *{{NDR|Sulla Juventus Football Club 1990-1991}} Montezemolo, costretto a restare sovente lontano da Torino, avrebbe dovuto affidarsi ad un collaboratore come Bettega: competente, juventino Doc, in grado di controllare l'ambiente, di assistere e consigliare Maifredi. Non dava retta a chi lo consigliava in tal senso scegliendo Bendoni, nuovo a quel lavoro e alla città. Due romani per insegnare calcio alla società più scudettata d'Italia? Era quasi una provocazione; significava consegnarsi inermi agli strali di Boniperti e del suo partito. Il crollo della squadra di Maifredi spianava la strada alla restaurazione [...]. *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1994-1995]]}} Gianni cedeva la guida ad Umberto, da tempo critico con Boniperti e Trapattoni e i loro metodi di lavoro. E in una sola stagione il fratello minore riusciva dove il boss della famiglia aveva fallito. Conquistava lo scudetto, riportava la Juve ai vertici, migliorava il bilancio, dimostrava la bravura dei suoi uomini (Giraudi e Bettega), utilizzava al meglio Moggi [...], lanciava un allenatore {{NDR|Lippi}} giovane e ambizioso, valorizzava i giocatori (sia i nuovi, sia quelli ereditati), imponeva criteri amministrativi chiari: la società conta più del campione, chiunque sia e comunque si chiami. Una bella rivincita per l'Agnelli rimasto sempre in panchina. {{Int|1=''Derby = ribellione''|2=''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 20-21.|h=4}} *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Dei [...] derby italiani è, probabilmente, quello con le maggiori valenze socio-ambientali. [...] La fede granata raccoglie soprattutto chi ha un forte amore per le tradizioni piemontesi, un'acuta nostalgia per i tempi in cui non era stata stravolta da un'immensa immigrazione, una certa ribellione nei confronti del potere e della cultura dominante (quella della Fiat), un legame ancora forte per ciò che Torino ha rappresentato nel Paese anche da un punto di vista sociale e politico. La Juve era la società della borghesia imprenditoriale, dei ceti alti. Con gli anni è diventata soprattutto la bandiera dei meridionali. Tanto è vero che nel pieno boom dell'immigrazione Agnelli e Boniperti arricchirono la squadra di diversi calciatori provenienti dal Sud [...] proprio per dare ai molti lavoratori di fede bianconera idoli in cui riconoscersi e di cui essere fieri. Naturalmente anni di sofferenze [...] hanno da una parte ridotto il seguito dei granata e dall'altra reso più integralista il loro amore. [...] Proprio per i troppi anni d'inferiorità rispetto alla Juve fanno sì che il derby assuma per i granata una valenza particolarissima [...]. Battere la Juve può giustificare l'intera stagione. Basta per affermare un'antica superiorità, per ribadire che il Toro – per quanto ferito, vecchio, stanco – non si farà mai domare dal suo storico, ricco, potente avversario. Il derby come ribellione, esame di virilità, giudizio di Dio, rito rievocativo. Per tutte queste considerazioni i granata in quel giorno si trasfigurano e la Juve – per quanto forte – ne ha una maledetta paura. *{{NDR|Sul [[derby di Roma]]}} Nella capitale i laziali rappresentavano soprattutto gli immigrati (specie quelli appartenenti all'alta burocrazia) e un certo ceto borghese, radicato in alcuni quartieri residenziali (per esempio i Parioli); c'erano anche venature politiche abbastanza nette (Roma di sinistra, Lazio di destra) [...]. Ma nel complesso il tifo capitolino è assai più trasversale di quanto si creda comunemente [...]. Sovente le differenze sono più generazionali che di altro genere. *{{NDR|Sul [[derby di Genova]]}} [...] il Genoa raduna da sempre i genovesi più legati alla tradizione della Superba, mentre la Sampdoia aveva mosso insieme due anime: la parte operaia di Sampierdarena e quella un po' elitaria del liceo Andrea Doria. Il regno di Mantovani, le grandi imprese dei blucerchiati, personaggi come Vialli, Mancini, Vierchowod [...] hanno sedotto i giovani infoltendo le, inizialmente, abbastanza scarne schiere doriane. *{{NDR|Sul [[derby di Milano]]}} Assai trasversale [...] il tifo milanese; tuttavia resta abbastanza identificabile la differenza fra una matrice rossonera più popolana e una interista più borghese. [...] naturalmente, il grande periodo berlusconiano ha avuto un impatto enorme, affascinando molti giovani. ==''Se questo è sport''== *Italia '90 si conclude con la finale più brutta della storia, una sorta da mostruosità da diffondere in tv con l'etichetta «Come non si deve giocare a calcio». [...] Tedeschi e italiani fischiano l'inno argentino ed ogni azione dei campioni. [[Diego Armando Maradona|Maradona]] è trattato come se fosse un delinquente. L'inciviltà del pubblico è di gran lunga peggiore della partita, la faziosità becera di chi crede – fischiando gli argentini – di vendicare la patria è ributtante. Se questo è sport lasciamo perdere. [...] Maradona, ammonito e fischiato con un odio da far accapponare la pelle, piange senza pudore. Si può anche perdere una corona ma non così, fa rabbia. Mi alzo ad applaudirlo. Quando passa vicino ad Havelange per ritirare la medaglia il presidente della Fifa volta la faccia dall'altra parte: così Diego imparerà a rompere le scatole. Tutta questa gente che usa i calciatori come strumenti per i propri interessi veramente non lo merita. (da ''il Giornale'', 9 luglio 1990) *Abbiamo dato al mondo una bella prova di inciviltà; nessuna finalista era stata così maltrattata in passato, neppure giocando contro i padroni di casa. Stravagante (vero [[Franco Carraro|Carraro]]?) giustificare un simile comportamento con le dichiarazioni fatte da [[Diego Armando Maradona|Maradona]] prima di incontrare l'Italia a Napoli. [...] Si può anche detestare Maradona ma ciò non autorizza a offendere un Paese fischiandone l'inno. Un sindaco dovrebbe saperlo e magari scusarsi a nome della città. [...] No, non c'è molta gloria in questo successo tedesco. Mi sono sembrati più forti (oltre l'Italia così mal gestita) anche l'Inghilterra e il Camerun. La prima ha perso Robson ed ha avuto un cammino durissimo; il secondo è stato senza dubbio l'eroe di questo Mondiale. (da ''il Giornale'', 10 luglio 1990) *Non c'è stato lieto fine, ma il pianto dirotto, straziante di [[Franco Baresi]], il capitano di ghiaccio, il duro fra i duri, un tipo così tosto da giocare come un gigante – venti giorni dopo l'operazione al menisco – la prima e ultima [[Finale del campionato mondiale di calcio 1994|finalissima mondiale]] della vita. Così desiderata, così vicina. [...] Cosa vuoi dire a questi giocatori se non ringraziarli? Cosa puoi rimproverare a [[Roberto Baggio]] se, stringendo i denti, ha voluto scendere in campo, sperando di compiere un altro miracolo e, invece, ha fallito due gol e un rigore? Non l'avevano accusato di scarso carattere? Cosa vuoi dire a Massaro se, inciucchito dalla fatica, ha tirato nelle braccia di Taffarel? Nessuno s'è tirato indietro; il traguardo raggiunto è di grande prestigio; il loro rimpianto è maggiore del nostro. Potevamo vincere [[Campionato mondiale di calcio 1994|questo mondiale]], come potevamo vincere quello del '90. Li abbiamo persi entrambi ai rigori, ma né quell'Argentina né questo Brasile valevano gli azzurri. Unici ad esser finiti fra i primi quattro in entrambe le edizioni, a conferma della nostra supremazia, di quanto valga il movimento calcistico italiano. Sia Vicini sia [[Arrigo Sacchi|Sacchi]] hanno commesso l'identico errore: schierare un attaccante (allora [[Gianluca Vialli|Vialli]], adesso Baggio) in non buone condizioni fisiche. (dal ''Corriere della Sera'', 19 luglio 1994) ==Citazioni su Giorgio Tosatti== *Una carriera luminosa con una sola ombra: è stato il mio primo direttore. Per il resto, un grande. Uno dei pochi, in questo paese di dilettanti, che parla di quel che sa e soprattutto sa di quel che parla. ([[Massimo Gramellini]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giorgio Tosatti, ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni'', Mondadori, 2005. ISBN 9788804549673 *Giorgio Tosatti, ''Se questo è sport'', Mondadori, 2008. ISBN 9788804560036 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tosatti, Giorgio}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Opinionisti sportivi italiani]] tliz6cb3kt01nqmlve2du7vcg5pwifc 1422452 1422449 2026-08-03T01:41:48Z Danyele 19198 /* Guerin Sportivo */ typo 1422452 wikitext text/x-wiki [[File:Giorgio Tosatti.jpg|thumb|Giorgio Tosatti nel 2004]] '''Giorgio Tosatti''' (1937 – 2007), giornalista e opinionista sportivo italiano. ==Citazioni tratte da articoli== *{{NDR|[[Ultime parole famose]] sulla prestazione di [[Paolo Rossi]] dopo la partita inaugurale del [[campionato mondiale di calcio 1982]]}} In queste condizioni un giocatore va spedito in montagna. C’è da chiedersi quali conoscenze di sport abbia gente convinta di poter cavare qualcosa da un atleta ridotto nelle condizioni di Rossi.<ref>Dal ''Corriere dello Sport'', 15 giugno 1982; citato in [https://www.ultimouomo.com/pomeriggio-troppo-azzurro-italia-brasile-1982-ricordo-paolo-rossi Giuseppe Pastore, ''Il pomeriggio troppo azzurro di Italia-Brasile 1982'', ultimouomo, 6 luglio 2022]</ref> *{{NDR|Sulla [[finale del campionato mondiale di calcio 1982]]}} Alza quella coppa Dino, alzala perché il mondo la veda.<ref>Da ''Oggi è bello essere italiani'', ''Corriere dello Sport'', 12 luglio 1982; citato in ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni''.</ref> *Da quanto si legge, stiamo già per sprecare la grossa occasione rappresentata dalla costruzione (o dal riadattamento) di diversi stadi in vista dei [[Campionato mondiale di calcio 1990|Mondiali '90]]. La vicenda sta immiserendosi in una serie di guerre tra gruppi di costruttori allettati dall'affare; tra amministratori locali e aziende private; fra partiti politici; fra chi vuole impianti destinati esclusivamente al calcio e chi si batte per inserirvi la pista d'atletica. Si discute sui terreni, sugli appalti, sui finanziamenti. Nessuno si pone il problema principale: come debba essere uno stadio degli anni Duemila in Italia.<ref>Da ''Servono stadi per il 2000 quando gli anziani saranno più numerosi dei giovani'', ''il Giornale'', 24 dicembre 1986; citato in ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni''.</ref> ===''Corriere della Sera''=== {{cronologico}} *{{NDR|Sul campionato di [[Serie A 1993-1994]]}} Per colpa della propria generosità (e sventatezza?) il Milan mette a repentaglio il record cui è ormai vicino: chiudere con meno di 17 gol al passivo (è salito a 14). Direte: nel giorno in cui il Milan conquista il terzo scudetto consecutivo, impresa mai più verificatasi dal '49, val la pena di sottolineare un pareggio come ne capitano a mucchi nelle ultime giornate? Proprio la goffaggine del Milan in queste occasioni è un segno della sua diversità e grandezza. Non sa adattarsi ai compromessi, non sa fingere, non riesce a prendersela comoda. E una squadra da combattimento: anni, acciacchi, miliardi, caterve di medaglie non han spento in Baresi e nei suoi la voglia di lottare, il piacere di vincere. Solo questo carattere, un senso del dovere quasi mistico fan sì che il Milan affronti ogni partita come se fosse vitale, che Capello ne perda appena 4 su 100, che vinca tre scudetti. E li vinca in situazioni completamente diverse. Liberando la creatività di Van Basten e di una squadra cui Sacchi teneva briglie troppo strette: 56 punti, ben 74 gol. [...] Spostando in avanti l'azione offensiva, dopo la perdita di Van Basten, per porvi rimedio. Tanto da segnare 65 gol e prenderne 32, il top del Milan berlusconiano. Infine, persi o imbrocchiti gli attaccanti, puntando sulla difesa; vincere avendo segnato meno di altre 10 squadre, avendo avuto meno rigori, avendo vissuto sui gol di Massaro. Scudetto voluto dalla vecchia guardia italiana; capolavoro di pragmatismo e duttilità da parte di Capello. Ma il vero segreto resta la straordinaria superiorità organizzativa di Berlusconi e del suo staff; la fedeltà agli uomini, alla formula di gioco, al senso del gruppo. Cui si può sacrificare anche Sacchi, anche Gullit quando fanno le bizze.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20151009163103/http://archiviostorico.corriere.it/1994/aprile/18/segreto_Capello_co_0_940418556.shtml il segreto di Capello]'', ''Corriere della Sera'', 18 aprile 1994.</ref> *Basta Bierhoff a fare la differenza in questi Europei mediocri, privati di alcuni fuoriclasse da c.t. presuntuosi; un Bierhoff che Vogts non ha utilizzato neppure quando, fra squalificati e feriti, non riusciva a mettere in campo undici giocatori. C'è una sorta di nemesi, c'è una beffarda morale nel ritrovarlo nei panni del trionfatore. Dimostra quanto dico da tanto tempo: abbiamo il miglior vivaio d'Europa, bastava gestirne la ricchezza con oculatezza e buon senso per vincere. Non servono geni, non servono sofisticate ingegnerie calcistiche. Oppure Sacchi ed i suoi reggicoda vorranno farci credere che Bierhoff è un campione leggendario, che individualmente (come disse il c.t.) i nostri sono inferiori ai tedeschi e solo applicando il suo magico gioco potremmo batterli? Senza di lui l'abbiam fatto sempre. È proprio sicuro che gli attaccanti italiani (compresi quelli da lui messi all'indice) valgano meno di Klinsmann, Bierhoff, Bobic e Kuntz? Non Bestemmiamo. Crede davvero che da queste parti non ci sia gente migliore di Sammer, Reuter, Moeller, Haessler, Kohler ecc., ripudiati dai nostri club perché non riuscivano più ad emergere in un campionato duro come quello italiano? Si possono sbagliare scelte, formazioni, cambi, tattica, strategia, allenamenti ma non la corretta valutazione dei valori. L'impresa di Bierhoff, i pasticci dei ceki, l'ansimare di questa Germania orgogliosa, ma piena di vecchi, faranno capire ai trinariciuti quale irripetibile occasione abbiamo sprecato. Bastava un c.t. qualsiasi, senza l'ossessione di coltivare la propria grandezza.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/02/Bierhoff_conferma_che_eravamo_migliori_co_0_9607022875.shtml Bierhoff è la conferma che eravamo i migliori]'', ''Corriere della Sera'', 2 luglio 1996, p. 41.</ref> *Ma l'impresa calcistica più straordinaria, da quando si gioca a pallone in questo paese, è la promozione del [[Associazione Calcio ChievoVerona|Chievo]] in Serie A. Un piccolo quartiere di Verona ha saputo esprimere in pochi anni un club così ben gestito da salire ai vertici del calcio iper-professionistico. Un incredibile miracolo di competenza e genialità, una storia commovente: altro che Cenerentola.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2001/giugno/04/impresa_del_Chievo_piu_grande_co_0_0106045798.shtml L'impresa del Chievo la più grande del calcio]'', ''Corriere della Sera'', 4 giugno 2001.</ref> *Per gli altri è una partita, un titolo. Per lui è tutto: riappropriarsi di quattro anni, dargli un senso, ricominciare ad essere una certezza, non un punto interrogativo. Significa lasciare un segno di sé per sempre, aver riconquistato quanto la natura gli aveva generosamente offerto e poi tolto. Significa essere stato artefice della propria resurrezione. Persino la fortuna si commuove, davanti alla feroce volontà di quel campione indistruttibile e gli spalanca le braccia con l'unico errore commesso dal formidabile portiere tedesco in tutto il [[Campionato mondiale di calcio 2002|Mondiale]]. Eppoi gli concede il bis. Capocannoniere, eguagliato Pelé, campione del mondo, eroe della partita, di nuovo sul trono. Ora può piangere come un ragazzino. Questo è il Mondiale di [[Ronaldo|Nazario de Lima Ronaldo Luis]] e resterà nella storia per la più bella favola mai raccontata dal calcio.<ref>Da ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2002/luglio/01/rivincita_della_poesia_co_0_0207013020.shtml La rivincita della poesia]'', ''Corriere della Sera'', 1º luglio 2002, pp. 1, 37.</ref> *{{NDR|Sulla [[finale della UEFA Champions League 2002-2003]]}} Il re di coppe respinge la regina degli scudetti dopo una partita chiusa sullo 0-0 ma non brutta. Semmai tosta, dominata dalle difese. Oggettivamente il Milan fa di più per conquistarla, specie nel primo tempo. Un premio a chi ha giocato quest’anno il calcio più nuovo e creativo.<ref>Da ''[https://www.corriere.it/speciali/calcio0203/coppe/tosatti/tosatti280503.shtml Coppa al merito]'', ''corriere.it'', 29 maggio 2003.</ref> {{Int|''[https://web.archive.org/web/20151031015335/http://archiviostorico.corriere.it/1994/maggio/20/intelligenza_autorita_Sacchi_ora_superato_co_0_9405205997.shtml Intelligenza e autorità, Sacchi ora è superato. E non solo dai numeri]''|''Corriere della Sera'', 20 maggio 1994, p. 39.|h=4}} {{NDR|Sulla [[finale della UEFA Champions League 1993-1994]]}} *[[Johan Cruijff|Cruyff]] mi ha ricordato [[Achille Occhetto|Occhetto]]: troppa tracotanza prima della partita, troppo disprezzo degli avversari, troppi errori in campo. Ha agevolato [[Fabio Capello|Capello]], come l'altro agevolò [[Silvio Berlusconi|Berlusconi]]. *Fra il 4-0 del 24 maggio '89 sulla Steaua ed il 4-0 di Atene c'è un baratro. Stesso discorso per lo stentato successo sul Benfica. Sacchi vinse perché aveva fuoriclasse giganteschi (determinanti i gol degli olandesi) e uno squadrone infinitamente superiore agli avversari. Capello aveva contro il [[Futbol Club Barcelona|Barcellona]] (4 finali in 6 anni, 7 coppe europee come ora il [[Associazione Calcio Milan|Milan]]), l'attacco più forte del mondo, il tecnico più ricco di successi e di fama. Doveva sostituire la coppia cardine della difesa; vincere con una squadra che in campionato non ha mai fatto più di due gol a partita. *Non era favorito. Eppure ce l'ha fatta segnando 4 reti (potevano essere di più); lasciando Rossi quasi inoperoso; facendo dimenticare gli assenti; umiliando il Barcellona; giocando un calcio così intelligente, aggressivo, fluido, autorevole da raggiungere la perfezione. Pur avendo dei dubbi sul reale valore del Barcellona (7 sconfitte in campionato, una difesa scadente, lo scudetto vinto fortunosamente all'ultima giornata, quel 3-1 subito a Kiev nel primo turno) temevo che senza i suoi pilastri la difesa avrebbe ceduto. Invece Capello è stato napoleonico nell'inaridire le sorgenti dei catalani ([[Josep Guardiola|Guardiola]], Koeman), bloccarne i killers ([[Romário|Romario]], [[Hristo Stoičkov|Stoichkov]]), sconvolgerne le retrovie con la propria cavalleria. Un'organizzazione di gioco così scientifica e funzionale da consentire anche alle riserve di essere adeguatamente protette e fare bella figura. Il trionfo della squadra su alcuni eccellenti solisti; dell'intelligenza e dello studio sulla superficialità. *Il Milan ha potuto fare anche 10-12 passaggi di seguito scanditi da olé; da noi non può permetterselo neppure con una squadra di B. Cruyff ha fatto la figura di un dilettante come dimostra la libertà lasciata a Savicevic (purosangue nato per queste partite: fu una bestialità non schierarlo a Tokio e col Parma) e Massaro (cui la fortuna vuol restituire in un anno tutto ciò che non gli concesse prima: sembra lo Schillaci '90). Inutile fare distinzioni fra gli eroi di questa squadra indistruttibile, troppo orgogliosa per scoraggiarsi davanti alle difficoltà, troppo fiera per arrendersi. Anzi più la battaglia è dura, più merita fiducia: mi scuso di aver dubitato. ===''Guerin Sportivo''=== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[UEFA Europa League|Coppa UEFA]]}} È il torneo che più di tutti illustra lo standard-medio delle varie scuole calcistiche e dei vari campionati, radunando le squadre di seconda, terza e quarta fila.<ref>''Jugoslavia: campione delle coppe'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 23 (848), 5-11 giugno 1991, p. 15.</ref> *[...] i rapporti fra presidenti e [[Allenatore|tecnici]] sono sempre più labili, anche quando la bravura professionale dei secondi è fuori discussione. Come mai? La colpa è, probabilmente, dell'importanza eccessiva assunta dal loro ruolo agli occhi dell'opinione pubblica. [...] Non si vince più perché la società ha comprato fior di campioni, perché la squadra è forte, perché gli avversari sono inferiori, perché un episodio fortunato ha deciso l'incontro, perché un gruppo è meglio preparato sul piano atletico. No, si vince grazie al modulo, agli schemi, alle magie del tecnico. Ciò ha fatto salire a dismisura i compensi degli allenatori, ma naturalmente li espone a maggiori rischi. Se sei così importante, la colpa dei risultati negativi è tua. Così i presidenti se la prendono con i tecnici non solo se perdono ma se non realizzano un calcio piacevole. Così cresce l'insofferenza nei confronti di questi maghi: io spendo un mucchio di soldi e se vinco i meriti vanno tutti all'allenatore.<ref>''Sono allenatori, non maghi'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 40 (1065), 4-10 ottobre 1995, pp. 32-33.</ref> *Quando vennero assegnati i [[Campionato mondiale di calcio 1990|Mondiali del '90]] all'Italia e si cominciò a parlare di come ristrutturare gli stadi, scrissi [...] suggerendo di non perdere un'eccellente occasione per aggiornare il rapporto fra pubblico e calcio. Il quale non era più uno dei pochissimi divertimenti domenicali e non muoveva più – salvo rare occasioni – masse imponenti. Sbagliato, quindi, puntare su grandi impianti; sbagliatissimo considerarli ancora un luogo dove si tiene ammassata la gente per due-tre ore, senza preoccuparsi dei disagi in cui incorre. L'invecchiamento della popolazione e la forte concorrenza di altri divertimenti spingevano a soluzioni innovative, privilegiando la qualità dell'offerta, rispetto alla quantità. Quindi stadi simili agli ippodromi: con ristoranti, spazi per i bambini, servizi di ogni genere. Un posto in cui si potesse trascorrere serenamente qualche ora, magari pranzando e chiacchierando con gli amici. Dotato di palchi e comodità tali da indurre anche persone di una certa età a recarvisi. Abolire le piste d'atletica, in modo da consentire al pubblico di godersi lo spettacolo da vicino. Ridurre le dimensioni degli impianti tenendo conto di fattori evidenti: la denatalità, la costante riduzione delle presenze, la preventivabile concorrenza della pay per view. Invece si è fatto tutto il contrario [...]<ref>''Bisogna dare gli stadi alle società'', dalla rubrica ''Variazioni''; ''Guerin Sportivo'' n. 20 (1096), 15-21 maggio 1996, p. 25.</ref> {{Int|''Addio, mitico stadio del Toro''|''Guerin Sportivo'' n. 25 (1001), 22-28 giugno 1994, p. 65.|h=4}} {{NDR|Sullo [[stadio Filadelfia]]}} *Un testimone del calcio che fu, dell'Italia che fu. Il monumento alla Torino del dopoguerra, orgogliosa, piena di slanci e di vita, laboratorio e motore della ricostruzione. [...] Il Filadelfia venne inaugurato nel 1926 e ospitò un Torino bellissimo, quello di Libonatti, Baloncieri e Rossetti, un trio d'attacco di straordinaria bravura tecnica. Ma nella storia resterà indissolubilmente legato al Grande Torino di cui fu il tempio. [...] La grandezza di quel Torino, la sua leggenda, la sua invincibilità erano strettamente legate al Filadelfia. Lì si esaltava il «tremendismo granata», come Arpino battezzò quelle sfuriate agonistiche di cui il Toro era capace e che non ho più rivisto in nessuna squadra. *Le tribune incombevano sul campo, il pubblico sentiva l'ansito dei giocatori, lo scrocchiare delle ossa nei tackles, il rimbombo del pallone. Il tifo era ossessionante, potente, ritmato come usa in Inghilterra. Il bisillabo To-ro To-ro ti martellava le orecchie fino a stordirti: inesauribile, monotono, rabbioso. Per aumentarne l'effetto la gente batteva i piedi sul pavimento di legno: si levava dallo stadio una sorta di tuono, un tam-tam gigantesco. C'era un che di feroce in quell'accompagnamento; pochissimi i posti per i tifosi ospiti. Chi entrava in campo da avversario doveva avere un cuore ben temprato. *Quando il [[Grande Torino|Torino]] non riusciva a sbloccare il risultato, oppure giochicchiava, scherzava con l'avversario come un gattone pigro, i tifosi lo richiamavano all'ordine. L'incitamento saliva al diapason, poi si acquetava di colpo: nel silenzio un trombettiere, dalla gradinata di sinistra, suonava la carica. Allora Valentino Mazzola faceva il gesto di rimboccarsi le maniche, dava il «la» ai compagni e il Toro s'avventava mugghiando sull'avversario. Era quasi impossibile resistergli: sembrava un tornado. Bastavano pochi minuti di furore per chiudere la partita. C'era un che di tribale e misterioso in quella esibizione di potenza; come se l'invocazione dei fedeli avesse svegliato un dio dormiente, come se la loro preghiera potesse evocare forze sconosciute, trasformare i guerrieri in giganti. Per i tifosi, il Filadelfia era un immenso altare pagano [...]. Mazzola e gli altri non erano calciatori, ma eroi mitologici, stregoni, semidei. *Forse bisognerebbe restaurare il Filadelfia, farne un museo, farne qualcosa di utile per i giovani, uno spazio dove vivere e ricordare. Ma è morto anche lui il 4 maggio del '49, quando la magia che aveva dentro scomparve con i suoi protagonisti. {{Int|''La rivincita di Agnelli II''|''Guerin Sportivo'' n. 21 (1047), 24-30 maggio 1995, p. 12.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1990-1991]]}} La Juve [...] declinava: un po' perché il gruppo di fuoriclasse su cui aveva vissuto per anni era ormai al tramonto, un po' perché non riusciva a trovare la formula per rinnovarsi ed essere competitiva. L'Avvocato {{NDR|Gianni Agnelli}} soffriva i successi {{NDR|del Milan}} di Berlusconi e non risparmiava certo sulle spese pur di batterlo. Boniperti, considerato un tempo un oculatissimo amministratore, spendeva a piene mani arricchendo alcuni club (Atalanta, Verona, Avellino) suoi tributari, andando a prendere stranieri in tutto il mondo, fatta eccezione per il Sudamerica. Non ha mai avuto molta stima per i calciatori di quella scuola; preferisce il calcio europeo e quello britannico o nordico in particolare. Ma Rush, Zavarov e compagni non valevano gli olandesi del Milan, i tedeschi dell'Inter, Maradona, Careca ed Alemao. Così la Juve non decollava. [...] nel '90 l'Avvocato si convinceva che la colpa era di Giampiero, o meglio della sua inadeguatezza a capire il calcio moderno. Così lo giubilava scatenandone l'ira funesta e promuoveva Montezemolo [...]. Arrivano Maifredi (voluto e preso da Boniperti), Baggio, Hässler, Riedle, Corini, ecc. ecc. Un investimento colossale e un cambio drastico di gestione. *{{NDR|Sulla Juventus Football Club 1990-1991}} Montezemolo, costretto a restare sovente lontano da Torino, avrebbe dovuto affidarsi ad un collaboratore come Bettega: competente, juventino Doc, in grado di controllare l'ambiente, di assistere e consigliare Maifredi. Non dava retta a chi lo consigliava in tal senso scegliendo Bendoni, nuovo a quel lavoro e alla città. Due romani per insegnare calcio alla società più scudettata d'Italia? Era quasi una provocazione; significava consegnarsi inermi agli strali di Boniperti e del suo partito. Il crollo della squadra di Maifredi spianava la strada alla restaurazione [...]. *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1994-1995]]}} Gianni cedeva la guida ad Umberto, da tempo critico con Boniperti e Trapattoni e i loro metodi di lavoro. E in una sola stagione il fratello minore riusciva dove il boss della famiglia aveva fallito. Conquistava lo scudetto, riportava la Juve ai vertici, migliorava il bilancio, dimostrava la bravura dei suoi uomini (Giraudi e Bettega), utilizzava al meglio Moggi [...], lanciava un allenatore {{NDR|Lippi}} giovane e ambizioso, valorizzava i giocatori (sia i nuovi, sia quelli ereditati), imponeva criteri amministrativi chiari: la società conta più del campione, chiunque sia e comunque si chiami. Una bella rivincita per l'Agnelli rimasto sempre in panchina. {{Int|1=''Derby = ribellione''|2=''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 20-21.|h=4}} *{{NDR|Sul [[derby di Torino]]}} Dei [...] derby italiani è, probabilmente, quello con le maggiori valenze socio-ambientali. [...] La fede granata raccoglie soprattutto chi ha un forte amore per le tradizioni piemontesi, un'acuta nostalgia per i tempi in cui non era stata stravolta da un'immensa immigrazione, una certa ribellione nei confronti del potere e della cultura dominante (quella della Fiat), un legame ancora forte per ciò che Torino ha rappresentato nel Paese anche da un punto di vista sociale e politico. La Juve era la società della borghesia imprenditoriale, dei ceti alti. Con gli anni è diventata soprattutto la bandiera dei meridionali. Tanto è vero che nel pieno boom dell'immigrazione Agnelli e Boniperti arricchirono la squadra di diversi calciatori provenienti dal Sud [...] proprio per dare ai molti lavoratori di fede bianconera idoli in cui riconoscersi e di cui essere fieri. Naturalmente anni di sofferenze [...] hanno da una parte ridotto il seguito dei granata e dall'altra reso più integralista il loro amore. [...] Proprio per i troppi anni d'inferiorità rispetto alla Juve fanno sì che il derby assuma per i granata una valenza particolarissima [...]. Battere la Juve può giustificare l'intera stagione. Basta per affermare un'antica superiorità, per ribadire che il Toro – per quanto ferito, vecchio, stanco – non si farà mai domare dal suo storico, ricco, potente avversario. Il derby come ribellione, esame di virilità, giudizio di Dio, rito rievocativo. Per tutte queste considerazioni i granata in quel giorno si trasfigurano e la Juve – per quanto forte – ne ha una maledetta paura. *{{NDR|Sul [[derby di Roma]]}} Nella capitale i laziali rappresentavano soprattutto gli immigrati (specie quelli appartenenti all'alta burocrazia) e un certo ceto borghese, radicato in alcuni quartieri residenziali (per esempio i Parioli); c'erano anche venature politiche abbastanza nette (Roma di sinistra, Lazio di destra) [...]. Ma nel complesso il tifo capitolino è assai più trasversale di quanto si creda comunemente [...]. Sovente le differenze sono più generazionali che di altro genere. *{{NDR|Sul [[derby di Genova]]}} [...] il Genoa raduna da sempre i genovesi più legati alla tradizione della Superba, mentre la Sampdoria aveva mosso insieme due anime: la parte operaia di Sampierdarena e quella un po' elitaria del liceo Andrea Doria. Il regno di Mantovani, le grandi imprese dei blucerchiati, personaggi come Vialli, Mancini, Vierchowod [...] hanno sedotto i giovani infoltendo le, inizialmente, abbastanza scarne schiere doriane. *{{NDR|Sul [[derby di Milano]]}} Assai trasversale [...] il tifo milanese; tuttavia resta abbastanza identificabile la differenza fra una matrice rossonera più popolana e una interista più borghese. [...] naturalmente, il grande periodo berlusconiano ha avuto un impatto enorme, affascinando molti giovani. ==''Se questo è sport''== *Italia '90 si conclude con la finale più brutta della storia, una sorta da mostruosità da diffondere in tv con l'etichetta «Come non si deve giocare a calcio». [...] Tedeschi e italiani fischiano l'inno argentino ed ogni azione dei campioni. [[Diego Armando Maradona|Maradona]] è trattato come se fosse un delinquente. L'inciviltà del pubblico è di gran lunga peggiore della partita, la faziosità becera di chi crede – fischiando gli argentini – di vendicare la patria è ributtante. Se questo è sport lasciamo perdere. [...] Maradona, ammonito e fischiato con un odio da far accapponare la pelle, piange senza pudore. Si può anche perdere una corona ma non così, fa rabbia. Mi alzo ad applaudirlo. Quando passa vicino ad Havelange per ritirare la medaglia il presidente della Fifa volta la faccia dall'altra parte: così Diego imparerà a rompere le scatole. Tutta questa gente che usa i calciatori come strumenti per i propri interessi veramente non lo merita. (da ''il Giornale'', 9 luglio 1990) *Abbiamo dato al mondo una bella prova di inciviltà; nessuna finalista era stata così maltrattata in passato, neppure giocando contro i padroni di casa. Stravagante (vero [[Franco Carraro|Carraro]]?) giustificare un simile comportamento con le dichiarazioni fatte da [[Diego Armando Maradona|Maradona]] prima di incontrare l'Italia a Napoli. [...] Si può anche detestare Maradona ma ciò non autorizza a offendere un Paese fischiandone l'inno. Un sindaco dovrebbe saperlo e magari scusarsi a nome della città. [...] No, non c'è molta gloria in questo successo tedesco. Mi sono sembrati più forti (oltre l'Italia così mal gestita) anche l'Inghilterra e il Camerun. La prima ha perso Robson ed ha avuto un cammino durissimo; il secondo è stato senza dubbio l'eroe di questo Mondiale. (da ''il Giornale'', 10 luglio 1990) *Non c'è stato lieto fine, ma il pianto dirotto, straziante di [[Franco Baresi]], il capitano di ghiaccio, il duro fra i duri, un tipo così tosto da giocare come un gigante – venti giorni dopo l'operazione al menisco – la prima e ultima [[Finale del campionato mondiale di calcio 1994|finalissima mondiale]] della vita. Così desiderata, così vicina. [...] Cosa vuoi dire a questi giocatori se non ringraziarli? Cosa puoi rimproverare a [[Roberto Baggio]] se, stringendo i denti, ha voluto scendere in campo, sperando di compiere un altro miracolo e, invece, ha fallito due gol e un rigore? Non l'avevano accusato di scarso carattere? Cosa vuoi dire a Massaro se, inciucchito dalla fatica, ha tirato nelle braccia di Taffarel? Nessuno s'è tirato indietro; il traguardo raggiunto è di grande prestigio; il loro rimpianto è maggiore del nostro. Potevamo vincere [[Campionato mondiale di calcio 1994|questo mondiale]], come potevamo vincere quello del '90. Li abbiamo persi entrambi ai rigori, ma né quell'Argentina né questo Brasile valevano gli azzurri. Unici ad esser finiti fra i primi quattro in entrambe le edizioni, a conferma della nostra supremazia, di quanto valga il movimento calcistico italiano. Sia Vicini sia [[Arrigo Sacchi|Sacchi]] hanno commesso l'identico errore: schierare un attaccante (allora [[Gianluca Vialli|Vialli]], adesso Baggio) in non buone condizioni fisiche. (dal ''Corriere della Sera'', 19 luglio 1994) ==Citazioni su Giorgio Tosatti== *Una carriera luminosa con una sola ombra: è stato il mio primo direttore. Per il resto, un grande. Uno dei pochi, in questo paese di dilettanti, che parla di quel che sa e soprattutto sa di quel che parla. ([[Massimo Gramellini]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Giorgio Tosatti, ''Tu chiamale, se vuoi, emozioni'', Mondadori, 2005. ISBN 9788804549673 *Giorgio Tosatti, ''Se questo è sport'', Mondadori, 2008. ISBN 9788804560036 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Tosatti, Giorgio}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Opinionisti sportivi italiani]] 3ztfijm9w23hyte7n29b6u846h5kx05 Tesoro 0 27001 1422427 1372854 2026-08-02T19:23:58Z Udiki 86035 The Secret of Monkey Island 1422427 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[Immagine:Pg 076 - Buried Treasure (contrast).jpg|thumb|''Tesoro sepolto'' (Howard Pyle, ante 1911)]] Citazioni sul '''tesoro'''. *I tesori, l'oro celato nella terra, possono facilmente travolgere il cuore di ciascun uomo – se ne guardi chi vuole! (''[[Beowulf]]'') *Il tesoro, trionfo del possibile irreale, è il luogo dinamico per eccellenza, il coacervo indifferenziato di tutte le possibilità, il mezzo avventuroso che consente di acquistare altre avventure. Potremmo dire che è impossibile vivere rinunciando alla ricerca del tesoro, giacché la nostra stessa esistenza – irreale e possibile – presuppone non solo l'esistenza del tesoro, ma il deposito, in quello, di qualcosa che ignoriamo, ma che sappiamo essere per noi decisivo. Il tesoro è formato di avventure pietrificate, metallizzate, pronte a scatenarsi, ad agire come potenza, magnificenza, significato. ([[Giorgio Manganelli]]) *''Mal fanno quegli avari | che accumulan denari, | e fa peggio di loro | chi mostra il suo tesoro.'' ([[Luigi Fiacchi]]) *Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. ([[Gesù]], ''[[Discorso della Montagna]]'') *Ricordati, ci sono altri pirati su quest'isola, ALLORA NON ACCIUFFARTI TUTTO IL TESORO. Lasciane un po' per il prossimo. (''[[Monkey Island]]'') *Tesoro è qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare d'essere proprietario. (''[[Codice civile italiano]]'') ==Voci correlate== *[[Forziere]] *[[Oro]] *[[Pirateria]] *[[Ricchezza]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Reperti archeologici]] [[Categoria:Tòpoi letterari]] heumetfaubnomr1ljj4p18bpqwzf07c Torino Football Club 0 33652 1422459 1413335 2026-08-03T02:02:36Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +1 1422459 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Ac-torino-old-2.png|thumb|Stemma del Torino usato dal 1990 al 2005]] Citazioni sul '''Torino Football Club'''. ==Citazioni== *Che la gente ci creda o no, questa squadra "dà" qualcosa di diverso, di più. Il Torino è, più che una società, una specie di filosofia che ti prende sotto tutti i punti di vista, riuscendo a trarre il meglio dalle tue possibilità. [...] sono gli uomini a creare questa affascinante particolarità che è l'essere granata: uomini autentici, stimolati da una tradizione incomparabile e tragica. ([[Renato Zaccarelli]]) *Continuerò ad essere un grande tifoso del Toro, non solo per gratitudine ma perché è vero che questa maglia ti entra dentro, e ogni volta che potrò verrò al "[[Grande Torino]]" per tifare per i miei compagni e per i ragazzi che verranno dopo di me. Quando tornerò andrò ancora a Superga per dire una preghiera: devo dire anche grazie al Toro se al 4 maggio, leggendo quei 31 nomi, ho provato, come uomo, un'emozione che non si può descrivere. Con il mio forte abbraccio a ciascuno di voi, ai veri tifosi del Toro vorrei infine dire un'ultima cosa: restate sempre vicini alla squadra, quando si vince ma anche quando si perde. Essere granata è anche questo. ([[Kamil Glik]]) *Cosa sia non lo so, ma solo chi è passato al [[Stadio Filadelfia|Filadelfia]] sa cosa vuol dire essere granata!<ref>Al momento del passaggio alla Juventus [[Gianni Agnelli]] gli chiese cosa fosse il "quarto d'ora granata" visto che Dino aveva giocato nel Torino.</ref> ([[Dino Baggio]]) *Da Superga a [[Luigi Meroni|Meroni]] a Ferrini, la storia del Toro obbedisce a un copione drammatico. Di rappresentazione in rappresentazione, società tifosi, giocatori si sono cuciti addosso una divisa mentale ormai indelebile come la maglia granata: è più importante soffrire che non vincere ([[Giovanni Arpino]]) *Dal giorno di Superga uno strano tifo ha accompagnato il Torino: tutti tifosi del Toro, pochi veri tifosi del Toro. ([[Domenico Morace]]) *Il Torino, come nessun altro club nel nostro calcio, ha conosciuto la grandezza e la sventura. ([[Adalberto Bortolotti]]) *Il Torino – come tutti sanno – è una fede. E anche se non sempre la fede può vincere, il suo valore resta incontaminato. ([[Giovanni Arpino]]) *Il Toro [...] era l'"istinto", il "revanscismo", e cioè la smania costante del riscatto, per qualcuno di insostituibile che il "fato" ti aveva portato via per sempre. E tutte le volte in cui anch'io mi sentivo privato, ingiustamente, di qualcosa, mi coloravo di granata. ([[Carlo Nesti]]) *Il Toro è stata la squadra della mia vita, ci sono arrivato ragazzino e ne sono uscito uomo. [...] Mi sarebbe piaciuto avere una sola maglia nella vita. Quando Pianelli mi cedette all'Inter, era convinto di avermi fatto un regalo. Invece mi misi a piangere e spaccai a pugni la porta dello spogliatoio. [...] All'Inter con Invernizzi vincemmo uno scudetto in rimonta ma mi sentivo in esilio. ([[Lido Vieri]]) *Il Toro è storia. Il Toro è Superga, il Toro è Valentino Mazzola, il Toro è Gigi Meroni, il Toro è Giorgio Ferrini: se la mettiamo su questo piano è difficile trovare squadre che lo battano; se invece la mettiamo sui risultati, allora è diverso. ([[Eraldo Pecci]]) *Indossare quella maglia è qualcosa di indescrivibile e non credo di esagerare se dico che indossi la storia prima di quella maglia. ([[Patrizio Sala]]) *La [[Juventus Football Club|Juventus]] è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di [[John Charles|Charles]], di [[Omar Sivori|Sivori]], [[Michel Platini|Platini]], [[Roberto Baggio|Baggio]], [[Zinédine Zidane|Zidane]]. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino. ([[Roberto Beccantini]]) *La prima squadra è come il primo amore, non si scorda mai. E la mia prima squadra è stata il Torino. Ma col [[Milan]] ho vinto tanto, uno scudetto e un'altra dozzina di trofei, tutti successi indimenticabili. ([[Roberto Rosato]]) *Mi dicevano che il Torino era diverso da qualsiasi altra squadra, si respirano pagine di storia, belle, drammatiche e intense. Anima, cuore, orgoglio, lacrime e sudore come piace a me, non vedevo l'ora di tornare a lavorare in una società che mi somigliasse. Il Toro è abituato a stare nell'arena, a combattere e lottare. ([[Siniša Mihajlović]]) *''Oh granata topo di fogna, | di Torino sei la vergogna | la tua massima aspirazione, | festeggiare la promozione | noi in Europa giochiam lontano, | voi al massimo ad Orbassano | da troppi anni cercate gloria, | solo Superga vi ha fatto storia | quando torni dal purgatorio, | sogni sempre acquisti d'oro | ma alla fine la storia vera, | che Turin al'è bianca e neira!''<ref>Coro intonato dalla tifoseria della Juventus in ogni derby disputato contro il Torino.</ref> ([[Cori da stadio|coro]]) *Per me che ho il Toro dentro, questo club resta unico nel suo genere. Non deve lottare per vincere, ma per difendere in eterno le sue meravigliose e uniche peculiarità. ([[Eraldo Pecci]]) *Poter lavorare in una Società dalla storia gloriosa e prestigiosa come il Toro è per me motivo di grandissimo orgoglio. Questa è una piazza unica, il pubblico granata è conosciuto in tutta Italia per la sua passione, per il suo grande attaccamento alla squadra, per quel suo forte senso di appartenenza alla maglia: sono valori importanti, in cui mi riconosco. ([[Siniša Mihajlović]]) *Prima di Superga eravamo tutti granata. Ricordo la notizia alla radio, mio fratello e le altre voci che si rincorrono: "È morto il Toro, è morto il Toro…". Poi diventammo juventini. ([[Paolo Conte]]) *Se il calcio è letteratura, il Torino è poesia. ([[Mauro Berruto]]) *Se la sorte ti ha dato in dote di essere innamorato di una squadra come il Torino, allora avrai la ragionevole certezza che quel tuo amore non sarà mai angustiato dalla monotonia. Ma da qualsiasi altra possibile condizione dell'anima, inevitabilmente, sì. ([[Federico Buffa]]) *Sono del Toro [...] e mi sono innamorato in modo viscerale di questa maglia. Un marchio indelebile che mi porterò addosso per sempre. ([[Patrizio Sala]]) *Tifare Torino è come corteggiare una suora: possibile, per carità, e se ci riesci è il genere di cosa che racconterai per tutta la vita. Ma anche se rimedi un comprensibile due di picche, è una cosa da raccontare. Come facciamo noi. Fin troppo spesso. ([[Marco Malvaldi]]) *Torino è anche, anzi soprattutto la città del Toro. ([[Urbano Cairo]]) *Un tifoso del Toro sa bene che se vuole la vittoria deve tifare qualche altra squadra. ([[Mauro Berruto]]) ===[[Mick Wallace]]=== *Abbiamo anima e passione, qualità sempre più rare nel calcio odierno. *Il Torino è un club piccolo. Hanno una dimensione sociale, che combacia con la mia filosofia di calcio. Non contano solo i soldi, le vittorie; è molto di più. Le grandi società possono comprare il successo ma non possono comprare quello che ha il Torino, ovvero lo spirito e la passione che viene dalla persone. [...] Ogni volta che vado a vedere il Torino e parlo con i tifosi, capiscono che questa non è una semplice squadra di calcio. *Nulla si avvicina ai granata. È un club speciale, differente da qualsiasi altro, e a renderlo unico sono innanzitutto i tifosi. In mezzo a loro mi sento a mio agio, circondato da persone vere e genuine: portano avanti una filosofia di vita che combacia perfettamente con la mia. ===[[Striscioni del calcio|Striscioni]]=== *A noi le coppe, a voi sul culo le toppe!<ref>Striscione dei tifosi bianconeri contro i rivali del Torino prima del [[Derby di Torino|derby]] disputatosi allo Stadio Comunale il 16 febbraio 1986 e che sarebbe finito 1-1; citato in {{fr}} Christian Bromberger e Jean-Marc Mariottini, ''Le rouge et le noir. Un derby turinois'', in Jean-Marie Tremblay (a cura di), ''Les enjeux du football'', Actes de la recherche en sciences sociales, vol. 103, pp. 79-89, Lyon, Persée, 30 giugno 2013 [giugno 1994]. ISSN 0335-5322 (WC · ACNP).</ref> *A voi il nome, a noi la storia.<ref>Striscione esposto dalla Curva Sud (settore d'occupazione della [[Tifoseria della Juventus Football Club|tifoseria organizzata della Juventus]]) e rivolto ai rivali del Torino, prima del [[Derby di Torino|derby]] del 6 maggio 2017.</ref> *Agguati, infamate, il [[Derby di Torino|derby]] disertate... ma quando ci affrontate?<ref>Striscione della tifoseria organizzata della Juventus contro quella del Torino, prima del derby del 28 febbraio 2023.</ref> *Noi di Torino orgoglio e vanto, voi solo uno schianto.<ref>Striscione esposto da una frangia della tifoseria della Juventus in occasione del derby del 24 febbraio 2014, facente riferimento alla strage di Superga del 4 maggio 1949, in cui l'intera squadra granata perse la vita in un incidente aereo.</ref> ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Colori e simboli del Torino Football Club]] *[[Grande Torino]] *[[Ora e per sempre]] *[[Stadio Filadelfia]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Torino F.C.| ]] mo96emd3mvx5ktmbe6xevygwv12yrr4 Sergio Di Stefano 0 36998 1422491 1420946 2026-08-03T10:26:31Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1422491 wikitext text/x-wiki [[File:Sergio Di Stefano (cropped).jpg|thumb|Sergio Di Stefano]] '''Sergio Di Stefano''' (1939 – 2010), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Sergio Di Stefano== *{{NDR|Riferito al [[doppiaggio]]}} Adesso c'è una grande inflazione, una grande confusione, una grande degenerazione.<ref name=podcastAntoniogenna>Da un'intervista rilasciata nel luglio 2008, ascoltabile su ''[http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/podcast/podcast.htm Voci sullo schermo Il podcast del doppiaggio italiano]'', ''antoniogenna.net''.</ref> *È cambiato totalmente il doppiaggio da quando ho cominciato io: sono cambiati i metodi, sono cambiati gli orari, quindi è una grandissima fatica.<ref name=podcastAntoniogenna /> *Io ho cominciato facendo accademia per la parte drammatica [...] a Roma, poi mi sono diplomato, ho cominciato con il teatro, un po' televisione, poi di nuovo teatro ancora e poi mi ha catturato al doppiaggio e mi sono dedicato al doppiaggio.<ref name=podcastAntoniogenna /> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== ===Film=== {{Div col|strette}} *''[[La notte dei morti viventi]]'' (1968) *''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]'' (1969) *''[[Rio Lobo]]'' (1970) *''[[I diavoli]]'' ‎(1971) *''[[Quattro tocchi di campana]]'' (1971) *''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'' (1972) *''[[Il padrino]]'' (1972) *''[[Buffalo Bill e gli indiani]]'' (1976) *''[[Fanny e Alexander]]'' (1982) *''[[Grand Hotel Excelsior]]'' (1982) *''[[Agente 007 - Mai dire mai]]'' (1983) *''[[Scarface]]'' (1983) *''[[Blood Simple - Sangue facile]]'' (1984) *''[[I bostoniani]]'' (1984) *''[[Il giorno degli zombi]]'' (1985) *''[[La mia Africa]]'' (1985) *''[[Mad Max - Oltre la sfera del tuono]]'' (1985) *''[[Il nome della rosa (film)|Il nome della rosa]]'' (1986) *''[[L'inchiesta (film 1986)|L'inchiesta]]'' (1986) *''[[Non aprite quella porta - Parte 2]]'' (1986) *''[[La famiglia (film 1987)|La famiglia]]'' (1987) *''[[L'iniziazione (film 1987)|L'iniziazione]]'' (1987) *''[[Scuola di mostri]]'' (1987) *''[[The Untouchables - Gli intoccabili]]'' (1987) *''[[I gemelli]]'' (1988) *''[[Frantic]]'' (1988) *''[[Francesco (film)|Francesco]]'' (1989) *''[[L'uomo dei sogni]]'' (1989) *''[[Tango & Cash]]'' (1989) *''[[Uccidete la colomba bianca]]'' (1989) *''[[Aracnofobia (film)|Aracnofobia]]'' (1990) *''[[Caccia a Ottobre Rosso]]'' (1990) *''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990) *''[[Fuoco assassino]]'' (1991) *''[[La leggenda del re pescatore]]'' (1991) *''[[Amore con interessi]]'' (1993) *''[[Quel che resta del giorno (film)|Quel che resta del giorno]]'' (1993) *''[[Il rapporto Pelican (film)|Il rapporto Pelican]]'' (1993) *''[[Nel centro del mirino]]'' (1993) *''[[Dredd - La legge sono io]]'' (1995) *''[[Il primo cavaliere]]'' (1995) *''[[Mortal Kombat (film)|Mortal Kombat]]'' (1995) *''[[Ragione e sentimento (film)|Ragione e sentimento]]'' (1995) *''[[Air Force One (film)|Air Force One]]'' (1997) *''[[L'urlo dell'odio]]'' (1997) *''[[Geremia il profeta]]'' (1998) *''[[Il giocatore - Rounders]]'' (1998) *''[[La maschera di ferro (film 1998)|La maschera di ferro]]'' (1998) *''[[Out of Sight]]'' (1998) *''[[Ester (film)|Ester]]'' (1999) *''[[Giovanna d'Arco (film)|Giovanna d'Arco]]'' (1999) *''[[Fight Club (film)|Fight Club]]'' (1999) *''[[L'uomo bicentenario]]'' (1999) *''[[American Psycho]]'' (2000) *''[[Animal Factory]]'' (2000) *''[[Erin Brockovich - Forte come la verità]]'' (2000) *''[[L'ombra del vampiro]]'' (2000) *''[[A.I. - Intelligenza artificiale]]'' (2001) *''[[Giuda (film 2001)|Giuda]]'' (2001) *''[[Gosford Park]]'' (2001) *''[[Jurassic Park III]]'' (2001) *''[[Pearl Harbor (film)|Pearl Harbor]]'' (2001) *''[[Nella morsa del ragno]]'' (2001) *''[[Tommaso (film 2001)|Tommaso]]'' (2001) *''[[Equilibrium]]'' (2002) *''[[Interstate 60]]'' (2002) *''[[John Q]]'' (2002) *''[[High Crimes - 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in corso) ===Serie televisive=== *''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) *''[[Star Trek: The Next Generation]]'' (1987 – 1994) *''[[Mosè (miniserie televisiva 1995)|Mosè]]'' (1995) *''[[Jesus (miniserie televisiva)|Jesus]]'' (1999) *''[[Dr. House - Medical Division]]'' (2004 – 2010) *''[[Burn Notice - Duro a morire]]'' (2007 – 2010) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Di Stefano, Sergio}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] j2490ouu16o6lvwxy4x8quuab4ycixq Vittorio Pozzo 0 69025 1422460 1351738 2026-08-03T02:03:29Z Danyele 19198 /* La Stampa */ +1 1422460 wikitext text/x-wiki [[File:Vittorio Pozzo 1920 year.jpg|thumb|Vittorio Pozzo (1920)]] '''Vittorio Pozzo''' (1886 – 1968), allenatore di calcio, calciatore e giornalista sportivo italiano. ==Citazioni di Vittorio Pozzo== *{{NDR|Su [[Giuseppe Meazza]]}} Averlo in squadra significava partire dall'1-0.<ref>Citato in ''Campioni del mondo. Quarant'anni di storia del calcio italiano'', CEN, Roma 1968.</ref> *{{NDR|Nel 1928}} Che fiducia si possa riporre pienamente in elementi nostrani per la disciplina, l'insegnamento e l'organizzazione del gioco è dimostrato da un esempio per tutti: [[Carlo Carcano|Carcano]] dell'Alessandria.<ref>Da ''Il Mestiere del "Trainer"'', ''Lo Sport Fascista'' nº 5, ottobre 1928, p. 25.</ref> *{{NDR|Sul [[Grande Torino]], nel 1959}} Era una grande squadra, quella caduta lassù sul colle. Una squadra come ve ne furono poche prima – e nessuna poi – in Italia e nel mondo. Una squadra, tutta di amici, che, quando veniva messa a dura prova, giuocava come diretta dalla bacchetta di un ispiratore. Era forte in quanto a valore dei singoli, ma più forte ancora come assieme, come coesione, come intesa fra uomo e uomo. Faceva blocco su campo di gioco e nella vita civile: volle far blocco nella [[morte]].<ref>Da ''Incontro sulla collina'', 1959; citato in ''Li trovai senza scarpe come soldati morti in guerra'', ''Guerin Sportivo'' (Bologna), 1989.</ref> *{{NDR|Su [[Pietro Rava]]}} Il più potente terzino del mondo.<ref>Citato in Emilio Marrese, ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/20/una-cosa-tonda-che-pesava.html Una cosa tonda che pesava]'', ''la Repubblica'', 20 novembre 2005.</ref> *{{NDR|Sul Catania 1960-61}} L'uomo che lo allena è un prototipo di questa forza morale: [[Carmelo Di Bella|Di Bella]] è un esempio di come la semplicità possa, in certi momenti critici, prevalere sulle forze complesse. È un ragazzo semplice, Di Bella, un ragazzo d'oro. Il contributo che sta portando al calcio italiano in questo complesso periodo di vita è più che notevole.<ref>Citato in Antonio Buemi, Carlo Fontanelli, Roberto Quartarone, Alessandro Russo, Filippo Solarino, ''Tutto il Catania minuto per minuto'', GEO Edizioni, Empoli, 2010, p. 193.</ref> *{{NDR|Sul [[Quinquennio d'oro]]}} La [[Juventus Football Club|Juventus]], società dai dirigenti sagaci, dall'ambiente organizzato, dai giuocatori di classe, ha vinto con una squadra che è al suo tramonto, forse il suo più bel campionato. Bello perché è l'intelligenza che lo illumina. La calma, l'accortezza, il freddo calcolo, la precisione sfoderate dal più che trentatreenne Rosetta a Firenze sono l'indice della forza della squadra, la base prima dei suoi successi. È difficile, terribilmente difficile vincere un campionato in Italia. Di questa competizione noi siamo riusciti a fare una fornace ardente. Una fornace che è una meravigliosa fucina di energie fisiche e morali, ma in cui il cammino da battere non si riesce a discernerlo se non si posseggono qualità di eccezione. Una compagine mediocre, il [[Campionato italiano di calcio|campionato italiano]] non lo vincerà mai. Queste doti di eccezione, gli uomini che compongono la vecchia squadra della Juventus le possedevano, le han possedute finora nella misura necessaria. Passeran degli anni prima che questi uomini, che tante soddisfazioni han contribuito a dare all'Italia calcistica, vengano dimenticati.<ref>Da ''La Stampa'', 4 giugno 1935; citato in Angelo Carotenuto, ''[http://carotenuto.blogautore.repubblica.it/2016/04/26/1935-laltra-juve-dei-5-scudetti-cosa-si-scrisse/ 1935. L'altra Juve dei 5 scudetti: cosa si scrisse]'', ''repubblica.it'', 26 aprile 2016.</ref> *{{NDR|Sulla prima partita della Nazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale}} Mi recai subito a Milano e feci senz'altro le obiezioni che era il caso di fare: era impossibile dopo tre anni e mezzo di riposo, ricostruire di colpo la squadra, non sapevo nemmeno in quali condizioni si trovassero i giuocatori, e per parecchi esisteva anche la difficoltà di reperirli. Eppoi non si aveva il tempo per una preparazione nemmeno sommaria. I soli uomini su cui fossi in qualche modo informato e documentato, erano quelli del Torino e della Juventus, che io vedevo qualche volta all'opera. «Ve n'è a sufficienza», fu la risposta che io ricevetti. D'altronde non si trattava di fare le cose in grande stile. L'offerta ci era arrivata fra capo e collo all'improvviso, perché la Svizzera si era vista disdire di punto in bianco un impegno che essa aveva con una rappresentante di un altro Paese. Aveva la data libera, ed aveva pensato a noi, convinta di renderci un grande servizio perché erano parecchi i delegati dei Paesi che in quel particolare momento tramavano per metterci all'indice, avendo per motivazione il nostro contegno nella prima parte della guerra. Ci si voleva "boicottare", escludere per qualche anno dalle competizioni internazionali. Si trattava secondo gli svizzeri, di mettere gli interessati davanti al fatto compiuto, giuocando prima che una decisione contraria fosse presa. Si trattava di prendere o lasciare. Avevo torto io.<ref>Citato in Nicola Sbetti, ''[https://www.ultimouomo.com/come-lo-sport-aiuto-litalia-a-uscire-dalla-seconda-guerra-mondiale/ Giochi diplomatici. Sport e politica estera nell'Italia del secondo dopoguerra]'', Viella, 2020.</ref> *Non so ancora se il Silvio {{NDR|[[Silvio Piola|Piola]]}} calcia meglio col destro o col sinistro, tanto è bravo. Di testa è molto forte nella scelta di tempo. Ma non ho visto nessuno come lui in rovesciata, in spaccata.<ref>Citato in Bruno Perucca, ''Tutte le qualità degli attaccanti migliori'', ''La Stampa'', 5 ottobre 1996, p. 23.</ref> ===''La Stampa''=== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Adolfo Baloncieri]]}} Con la sua andatura caratteristica scattava dalla posizione arretrata che è solito assumere, sguasciava via all'avversario, ed un suo tocco della palla generava un attacco, inscenava un'avanzata.<ref>Da ''Onorificenze e sportivi: Baloncieri'', 20 aprile 1930, p. 5.</ref> *Un gladiatore fu [[Umberto Caligaris|Caligaris]]. L'energia e la volontà personificata. Il combattente nato. L'ambizione stessa che aveva di emergere, lo portava ad affrontare qualsiasi sacrificio, a fermamente volere, a correre qualunque rischio. Sul campo era un trascinatore, colla parola e coll'esempio. I suoi lineamenti duri, angolosi, volitivi – il fronte sempre bendato da un fazzoletto – trovavano diretta corrispondenza nei suoi atteggiamenti sul campo. Ambidestro, possedeva un rimando di una potenza spettacolosa. La specialità sua era il rinvio a forbiciata, per cui rimaneva un istante in aria come se stesse per spiccare il volo. Veloce, sicuro di se, deciso, non c'era avversario, per duro che fosse, che gli incutesse timore.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,1126_01_1940_0252_0002_16116727/ Un gladiatore]'', 20 ottobre 1940, p. 2.</ref> *{{NDR|Sul [[Maracanazo]]}} È stata una giornata di apoteosi del calcio. Non abbiamo mai assistito ad un avvenimento calcistico di tanta grandiosità. Basti dire che arrivati sul campo, per misura di precauzione, alle ore 11 (l'inizio era per le 16) l'abbiamo trovato già pieno. La folla l'aveva riempito come diversi rivoli d'acqua riempiono una vasca.<ref name=mara>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/Itemid,3/action,detail/id,1602_02_1950_0167_0004_22400560/ Doccia fredda uruguajana sulla fama del Brasile: 2-1]'', 17 lugio 1950, p. 4.</ref> *Quando le squadre entrano in campo, sembra salutarle la statua del Redentore Carcovado che brilla nel sole sopra il campo. Avviene una scena indescrivibile. La folla sembra in preda ad un furore di esaltazione; noi europei non abbiamo idea di quello che siano più di centocinquantamila persone che urlano congestionate fra il ripetersi degli spari che stendono ad un certo punto sullo stadio un sottile velario di fumo.<ref name=mara/> *Mentre il gioco si svolgeva, uno spettacolo a sé lo offriva pubblico sempre più nervoso, deluso, ora tutto un'esplosione di entusiasmo ora scorato, con reazioni violente contro i proprii giocatori e principalmente contro il mediano sinistro Bigode che appariva in cattiva giornata. Il fischio della fine del primo tempo stato accolto in silenzio e pure in silenzio è trascorso l'intervallo del riposo. Forse la folla già aveva la sensazione che le cose stavano mettendosi male. Quando le squadre rientrano in campo l'applauso è debole, come sfiduciato.<ref name=mara/> *Le tredici squadre che hanno preso parte ai gironi finali del [[Campionato mondiale di calcio 1950|Campionato del Mondo del 1950]], possono essere suddivise in due gruppi: le europee e le sudamericane. Nessuna offesa alle unità degli Stati Uniti e del Messico se le si lascio fuori causa in queste considerazioni. [...] Il confronto tecnico è avvenuto fra Europa e Sud America: la prima mettendo in campo sei rappresentanti, Inghilterra, Svezia, Spagna, Italia, Svizzera e Jugoslavia, la seconda allineandone cinque, Brasile, Uruguay, Paraguay, Cile e Bolivia. Le circostanze hanno voluto che appunto due squadre per ognuno dei due raggruppamenti fossero le designate per il girone finale. Quell'idioma universale che è il giuoco del calcio viene appunto interpretato e parlato in modo differente nel mondo nuovo e nel mondo vecchio. La differenza prima, la differenza vera e basilare che è emersa dalla serie di incontri che si sono disputati nelle diverse città del Brasile dal 24 giugno al termine del torneo, è questa: la forza principale delle squadre europee è di carattere tattico, si basa sul giuoco d'assieme; la forza basilare delle squadre sudamericane è di natura tecnica, trae origine dal virtuosismo individuale Da noi, ci si lambicca il cervello per dare ai giuocatori una intesa e per conferire al giuoco un assieme; qui le capacità personali dei singoli elementi prevalgono e le squadre non sono schiave di nessun tema o schema preconcetto, o per lo meno lo sono in misura infinitamente inferiore a quello che vige da noi. In Europa, le squadre scendono in campo con un piano elaborato e ad esso si attengono o cercano di attenersi; in America il senso di improvvisazione ed i valori singoli si impongono e finiscono sempre per avere libero sfogo. Ne consegue, che le compagini qui giunte d'oltremare hanno assunto, nel torneo, un aspetto di attività stridentemente compassato, rigido, quasi statico nel confronto con quanto operato dalle unità locali.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/Itemid,3/action,detail/id,1602_02_1950_0168_0004_22400640/ L'estro del gioco uruguaiano]'', 18 luglio 1950, p. 4.</ref> *{{NDR|Su [[Luigi Meroni]]}} [...] era un giocatore serio, coscienzioso. Si preparava alle gare con impegno e con volontà. Era un individualista della più bell'acqua e, come tale, tenendosi fra i piedi la palla come faceva, veniva preso di mira dai difensori avversari. Usciva da ogni partita immancabilmente con le gambe tartassate dai duri colpi che riceveva. Ma non si lamentava mai. Subiva, sorridendo. E tutti finivano per volergli bene.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,1542_02_1967_0244A_0017_23478173/ Una nuova tragedia ha colpito il Torino]'', ''Stampa Sera'', 16 ottobre 1967, p. 1.</ref> ==Citazioni su Vittorio Pozzo== *Il commissario unico era un ufficiale degli alpini e un fascista di regime. Vale a dire uno che apprezzava i treni in orario ma non sopportava gli squadrismi, che rendeva omaggio al monumento degli alpini ma non ai sacrari fascisti. ([[Giorgio Bocca]]) *Se ripenso ai raduni di quella nazionale nella mia città, a Cuneo, faccio fatica a credere in tanta modestia. La imponeva Vittorio Pozzo, un tipo di alpino e salesiano arrivato chissà come alla guida degli azzurri senza essere né un allenatore di professione né un burocrate dello sport ma semplicemente un piemontese risorgimentale ciecamente convinto delle virtù piemontesi. Uno di quelli per cui la parola sacra è "ël travai". ([[Giorgio Bocca]]) *Vittorio Pozzo era riuscito a gestire la nazionale, che pure il regime voleva usare come strumento di propaganda, tenendola abbastanza lontano dalle pressioni e dalle tresche dei gerarchi. [...] Pozzo non fu antifascista, né mai pretese di esserlo, ma non fu nemmeno banditore troppo strumentalizzato da parte del potere. [...] Forse quello fu l'unico modo per evitare che la sua squadra diventasse la Nazionale di [[Benito Mussolini|Mussolini]]. ([[Gianpaolo Ormezzano]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Pozzo, Vittorio}} [[Categoria:Allenatori di calcio italiani]] [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] cxze80v5q13de7lg802p2o2tcsbwmir Kirk Douglas 0 75113 1422486 1410107 2026-08-03T10:22:33Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1422486 wikitext text/x-wiki [[File:Kirk douglas photo signed.JPG|thumb|Kirk Douglas]] {{Premio|Oscar|Oscar alla carriera (1996)}} '''Kirk Douglas''', nato '''Issur Danielovitch Demsky''' (1916 – 2020), attore e produttore cinematografico statunitense. ==Citazioni di Kirk Douglas== *''Gli [[attori]] sono bambini | che rifiutano di crescere. | Vivono in un mondo di fantasia | giocano a fare i navigatori, i soldati e anche i cowboy. | Sono felici quando ingannano. | Il duro lavoro porta fama e denaro | e magari diventi una stella. | Ma niente ti farà felice | fino a quando non saprai chi sei.''<ref>''Actors are children'', in ''Life could be verse''; citato in Silvia Bizio, ''[https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/02/26/news/kirk_douglas-108265868/ Kirk Douglas, cent'anni di cinema. "E adesso, finalmente, sono me stesso"]'', ''repubblica.it'', 25 febbraio 2015.</ref> *Odio la violenza fisica. Forse perché mio padre ne aveva fatto uso così spesso; era uno dei più duri in città. E anche se io sono stato campione di lotta libera, era diverso, era una situazione atletica sotto controllo. Odio i bulli, la gente che cerca di far valere il proprio punto di vista con i pugni, o con modi da macho. A volte mi dà tanto fastidio che divento matto.<ref>Da ''[https://books.google.it/books?id=3S8GEAAAQBAJ&pg=PA0 Il figlio del venditore di stracci]'', cap. 33, ''Il regista Douglas'', Pgreco, 2020. ISBN 9788868023133</ref> *{{NDR|Al termine delle riprese di ''[[Spartacus]]''}} [[Stanley Kubrick]] è una merda di talento.<ref>Citato in John Baxter, ''Stanley Kubrick: la biografia'', cap. ''Il Re delle Tenebre'', traduzione di Enrico Cerasuolo e Andrea Serafini, Edizioni Lindau, Torino, 1999, p. 15. ISBN 88-7180-275-6</ref> ==Note== <references/> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Lo strano amore di Marta Ivers]]'' (1946) *''[[Le catene della colpa]]'' (1947) *''[[L'asso nella manica]]'' (1951) *''[[Il grande cielo]]'' (1952) *''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954) *''[[20.000 leghe sotto i mari (film 1954)|20.000 leghe sotto i mari]]'' (1954) *''[[Il cacciatore di indiani]]'' (1955) *''[[L'uomo senza paura]]'' (1955) *''[[Il giorno della vendetta]]'' (1959) *''[[Spartacus]]'' (1960) *''[[Carovana di fuoco]]'' (1967) *''[[La via del West]]'' (1967) *''[[Quattro tocchi di campana]]'' (1971) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Douglas, Kirk}} [[Categoria:Attori statunitensi]] [[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]] [[Categoria:Premi Oscar]] m1ctrfk0kwqoxty2awg7vjnx0nvzs7o Il Mereghetti 0 81416 1422481 1422031 2026-08-03T09:55:25Z Spinoziano 2297 /* Q */ 1422481 wikitext text/x-wiki '''''Il Mereghetti''''', dizionario enciclopedico dei film. ==Citazioni== <!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO --> ===A=== [[File:Abbasso la ricchezza! (1946) Anna Magnani (2).png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la ricchezza!]]'']] *Commedia disincantata e ironica dove il facile populismo della trama [...] viene riscattata da un'interpretazione superlativa della [[Anna Magnani|Magnani]], volgare e insieme vitalissima nel suo ruolo di nuova ricca [...] irresistibile quando balla il boogie o esibisce un'acconciatura con due colombe bianche, ma struggente nell'indimenticabile interpretazione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!]]''; 2003, p. 16) *Melodramma moralistico e lacrimevole [...] recitato ai limiti del dilettantismo. Sprecato anche il gusto tutto napoletano per la truffa. (''[[Accadde tra le sbarre]]''; 2003, p. 22) *[...] [[Howard Hawks|Hawks]] realizza un'opera personale più che una specie di remake di ''[[Casablanca]]'', come probabilmente pensavano i dirigenti della Warner. I temi classici del regista – la lealtà verso gli amici, la ruvidezza con le donne, il senso privato della giustizia, l'attenzione ai perdenti – e il tocco classico e spensierato insieme [...] si fondono coerentemente con il bisogno di far propaganda alla necessità di schierarsi e di rafforzare la fiducia nel successo della lotta antinazista (il film fu girato in piena guerra mondiale). Ma tutto passa decisamente in secondo piano di fronte alle straordinarie scene del corteggiamento tra il rude Harry e la sfrontata Marie [...]. (''[[Acque del sud]]''; 2003, p. 28) *Il primo adattamento cinematografico da [[Ernest Hemingway|Hemingway]] [...] e uno dei migliori. Mai troppo sentimentale, figurativamente raffinato, attraversato da un'atmosfera disillusa e malinconica che ne fa un film antimilitarista di grande misura, accorato e privo di retorica. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2003, p. 30) *[...] accuratissima la ricostruzione d'epoca, raffinata e sensuale la regia che, a dispetto dell'accusa di calligrafismo, si dimostrò capace di un'analisi sociale e psicologica di sorprendente maturità. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio giovinezza!]]''; 2003, p. 31) *''[[Blade Runner]]'' e il finale di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', [[David Cronenberg|Cronenberg]] e la saga di [[Godzilla]] vengono allegramente contaminati nel più costoso e delirante film d'animazione mai realizzato in Giappone. Per chi non ha familiarità col fluviale fumetto omonimo, la storia – date le molte ellissi – è difficilmente decifrabile. Innegabile, comunque, il fascino visivo: il tratto è inconfondibilmente nipponico, ma animazione e colori sono spesso stupefacenti. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2003, p. 54) *Il film deve molto del suo fascino un po' misterioso alla grande prova di [[Henry Fonda|Fonda]] [...]. Indimenticabile la prima parte, in cui [[John Ford|Ford]] tratteggia con tenerezza e ironia la vita della provincia americana. (''[[Alba di gloria]]''; 2003, p. 56) *Uno dei primi, insuperati esempi di western realista che distrugge il mito del cowboy coraggioso e virile e dà inizio alla dissoluzione del mito della frontiera. [...] la regia di [[William A. Wellman|Wellman]] scardina ogni drammatizzazione negando dignità all'eroe romantico per rendere la sua cronaca ancora più implacabile, anche perché non trasforma chi dà la caccia agli assassini in una folla assetata di sangue, ma situa con rara esattezza psicologica le reazioni dei contadini e la loro autodifesa in un quadro sociale decisamente innovativo per i tempi. [...] La Fox era contraria al progetto e per risparmiare decise di non girare in esterni, ma la ricostruzione in studio finì per accentuare l'atmosfera claustrofobica del film e aumentarne la forza drammatica. (''[[Alba fatale]]''; 2003, p. 56) *Lento e coinvolgente, è forse il più bello dei dieci western di [[Delmer Daves|Daves]], specie di «parabola antifaustiana» dove la pretesa superiorità del medico – convinto di poter giudicare e «guidare» i comportamenti di tutti – viene messa in crisi prima dall'irrazionalità delle persone (guidata da un esordiente [[George C. Scott]], spettacolare nel ruolo di un predicatore alcolizzato e fanatico) e poi dall'amore sempre respinto di Elizabeth che, barattando il proprio oro con la vita di Frail, costringe l'uomo a rimettersi in discussione in nome dei sentimenti. Senza tradire la propria ispirazione (che predilige storie che tendono al melodramma), Daves fonde perfettamente i temi presenti nella sceneggiatura di Wendell Mayes e Halsted Welles – la crudeltà della frontiera, le aberrazioni del moralismo, l'avidità di oro e di sesso, la violenza della giustizia – senza svelare o spiegare fino in fondo le ragioni dei suoi personaggi e moltiplicando le contraddizioni del protagonista (generoso e autoritario, premuroso e cinico) per mettere in crisi le certezze dello spettatore. Su tutto, trionfa il lirismo delle inquadrature e dei movimenti di macchina [...]. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2003, p. 58) *Quinto dei sei western di [[Budd Boetticher|Boetticher]] interpretati da [[Randolph Scott]] e prodotti (escluso il primo, ''I sette assassini'') dalla Ranown, è una delle punte più alte della sua carriera, indimenticabile riflessione sulla vendetta e le sue ossessioni. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2003, p. 58) *Primo e unico film di un abile sceneggiatore che costruisce un film a tesi, rigorosamente antimaccartista in nome, però, della retorica dei valori americani. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2003, p. 60) *Magari fosse trash: non riesce a far ridere neanche involontariamente. (''[[Alex l'ariete]]''; 2003, p. 64) *[...] [[Walt Disney|Disney]] creò un'opera anomala, ai limiti della sovversione, dove lo spirito già non ortodosso di [[Lewis Carroll|Carroll]] diventa quasi iconoclasta. (''[[Alice nel Paese delle Meraviglie (film 1951)|Alice nel Paese delle Meraviglie]]''; 2003, p. 67) *Uno dei film hollywoodiani che ha saputo esprimere con maggior forza ed efficacia un messaggio pacifista e antimilitarista: gli anni non hanno tolto forza all'opera e anche i tagli imposti dalla produzione [...] non fanno che accrescere l'impatto visivo delle violentissime e molto realistiche scene di battaglia – riprese con bellissime carrellate laterali – tanto da dar l'impressione che Milestone metta «più energia a far morire i suoi personaggi che a farli vivere» [Lourcelles]. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 112) *Una commedia piuttosto amara nonostante il prevedibile lieto fine [...]. Femminista ante litteram, il film descrive senza molte reticenze l'aggressività sessuale maschile e offre alla società italiana (la vicenda si svolge a Orta, dove però sembra che il fascismo non esista) un quadro abbastanza desolante, fatto di immoralità, falsità e – da parte delle donne invidiose del fascino di Renata – gelosie e avidità. (''[[L'amante segreta]]''; 2003, p. 90) *Esaltazione forsennata e anarchica, ma di grande potenza suggestiva, dell'individualismo (prima d'essere uccisa Colorado griderà a tutti il suo disprezzo e la sua fierezza) il film amplifica lo stato d'animo dei protagonisti nella natura irreale e nei paesaggi onirici delle montagne del West. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2003, p. 91) *Del romanticismo sottile di [[Terence Fisher|Fisher]] qui rimane poco: più sangue e soprattutto molto più sesso, con pesanti incongruenze ideologiche e narrative dal momento che viene a mancare la tradizionale opposizione tra la marcata sessualità del Conte e i repressi costumi vittoriani delle sue vittime. (''[[Le amanti di Dracula]]''; 2003, p. 92) *Vent'anni dopo ''I vitelloni'', Fellini [...] ripensa alle proprie origini, mescolando come sempre amore e odio, distacco e nostalgia, giudizio e complicità. E come sempre, facendo tutto a Cinecittà, passaggio notturno del transatlantico Rex compreso. Film apparentemente in tono minore, ma in realtà tra i più coesi e riusciti. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 138) *Portato a termine da [[William Wyler|Wyler]], dopo che [[Howard Hawks|Hawks]] venne cacciato dal produttore [[Samuel Goldwyn]] a circa un terzo della lavorazione col pretesto che non era fedele al romanzo di Edna Ferber (sceneggiato da Jules Furthman e Jane Murfin), il film mantiene nei titoli la firma di entrambi, oltre a quella di Richard Rosson che ha diretto le scene di disboscamento e quelle dei tronchi che rotolano in acqua. La prima parte, dedicata al tema dell'amicizia virile che una donna rischia di spezzare, è inconfondibilmente hawksiana, chiassosa e con un fondo di malinconia. La mano più estetizzante di Wyler (che, al contrario di Hawks, non considerò mai ''Come and Get It'' come un film che gli appartenesse) si fa sentire invece nella seconda metà, dove i personaggi acquistano ombre oscure e ambigue. Il risultato finale ha troppi scarti di registro per essere sempre convincente, ma rimangono sequenze da antologia, come la rissa nel saloon o il duetto amoroso tra Lotta e Richard che si impiastrano di caramello. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2003, p. 98) *Commediola rosa che utilizza i modi dei [[Cinema dei telefoni bianchi|film dei telefoni bianchi]] per alzare un inno strapaesano all'amicizia con le truppe americane: [...] il film – neorealisticamente – fa parlare gli americani nella loro lingua [...] e, girato tra le rovine della guerra, conserva ancora oggi un suo valore documentaristico. (''[[Un americano in vacanza]]''; 2003, p. 103) *[[Vincent Sherman|Sherman]] seppe usare a vantaggio del film la tensione che si creava sul set tra le due primedonne, aumentando così l'elettricità dei loro duetti [...], è un film avvincente e agrodolce [...]. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2003, p. 106) *Il primo dei quattro film girati da [[René Clair|Clair]] negli Usa, in cui il compromesso raggiunto tra il suo stile e la presenza della diva finisce per scontentare tutti. Firmato dal regista e da [[Norman Krasna]], il meccanismo narrativo tipicamente clairiano, fatto di incastri, mascheramenti, equivoci e doppi, riduce l'attrice a una specie di manichino impacciato, e i troppo frequenti rimandi ad altri film, sia dello stesso regista sia interpretati dalla [[Marlene Dietrich|Dietrich]], concorrono a spersonalizzare ulteriormente la storia. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2003, p. 113) *Forse un po' scontato nella conclusione troppo «positiva», il film ha tuttavia un grande impatto emotivo: l'atmosfera dei quartieri popolari e dei suoi frustrati abitanti è toccante e [[James Cagney|Cagney]] è perfetto nell'interpretare un gangster che sa di aver fallito ma che conserva tutta la sua dignità. (''[[Gli angeli con la faccia sporca]]''; 2003, p. 144) *[...] malinconico e inquietante (nel passato della donna c'è, forse, la presenza in un bordello di lusso), il film si regge tutto sul fascino misterioso della [[Marlene Dietrich|Dietrich]], condannata a scegliere tra due uomini che sono fondamentalmente «uguali». [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] si concede solo pochi tocchi comici (i commenti dei domestici all'inappetenza degli ospiti) e il film al botteghino fu un mezzo fallimento. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2003, p. 146) *Indimenticabile quando canta (a cavalcioni di una sedia) ''Ich bin die fesche Lola'', la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] è però limitata da un personaggio abbastanza convenzionale che solo la sua sensualità riesce a far dimenticare. Molto più composita la prova di [[Emil Jannings|Jannings]] che nel descrivere il decadimento morale di un uomo tocca, nelle scene finali, i vertici delle sue grandi interpretazioni mute (come ''[[L'ultima risata]]''). (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2003, p. 146) *Melodramma tutto giocato sul doppio, che permette alla [[Bette Davis|Davis]] (nell'unico film di cui fu anche produttrice) di interpretare due personaggi opposti (con qualche trucco che lascia ancora stupiti [...]). Peccato che la sceneggiatura di Catherine Turney, dopo un bell'inizio, non sappia liberarsi da una certa artificiosità nello sviluppare l'intreccio, dimenticando per strada il personaggio che forse poteva dare uno sviluppo inaspettato alla storia [...] interpretato da [[Dane Clark]]. [[Curtis Bernhardt|Bernhardt]] non risparmia nessuna delle atmosfere notturne e nebbiose da lui predilette, ma finisce per sottolineare ancora di più l'incredibilità della storia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2003, p. 151) *Film di commissione [...] che [[Roberto Rossellini|Rossellini]] [...] accettò di dirigere per pure ragioni alimentari: lo stile naturalistico del testo, a cui non mancano neppure un paio di scene madri, non ha niente a che vedere con l'idea rosselliniana di cinema: e i risultati lo dimostrano. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2003, p. 153) *Nato come tentativo di ripetere il successo di ''[[Riso amaro]]'' [...], il film [...] non risente della sua origine di commissione. Costruito con una struttura a flashback che incastra le scene nell'ospedale (girate con occhio documentaristico) con quelle dei ricordi, è tutto giocato sulle opposizioni che lacerano il personaggio di Anna [...]: ne esce così un appassionato ritratto femminile nel quale il senso del dovere si scontra con il richiamo dell'erotismo. (''[[Anna (film 1951)|Anna]]''; 2003, p. 154) *[...] è un dramma da camera femminista ''ante litteram'', servito dagli attori come meglio non si potrebbe (la [[Greta Garbo|Garbo]] si guadagnò la sua prima nomination all'Oscar) ma che probabilmente appariva un po' statico già alla sua uscita. (''[[Anna Christie]]''; 2003, p. 155) *Per il suo film d'esordio, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] sceglie un torbido ritratto di famiglia con risvolti psicoanalitici ma lo racconta con troppe concessioni alle grazie svestite della [[Ornella Muti|Muti]] e (soprattutto) della [[Eleonora Giorgi|Giorgi]]. La [[Valentina Cortese|Cortese]], nel ruolo della madre, fa la solita scena da «isterica dannunziana». (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2003, p. 168) *Dal romanzo omonimo di [[Erich Maria Remarque|Erich M. Remarque]], un affresco melodrammatico sulla situazione dei rifugiati, tra ideali democratici e folclore. [[Charles Boyer|Boyer]] è troppo elegante per essere un povero perseguitato e la [[Ingrid Bergman|Bergman]] fuma per far capire che non è una donna per bene. Ma [[Charles Laughton|Laughton]] è grande come aguzzino nazi in cerca di piaceri proibiti. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2003, p. 179) *Per alcuni è il peplum mai realizzato, con dèi e mostri (creati dal celebre Ray Harryhausen) insolitamente infantili e fragili, che rivelano tutta la libertà, l'ironia e l'intelligenza di un adattamento (di Jan Read e Beverley Cross) che rilegge maliziosamente la mitologia greca alla luce del debole contemporaneo. Spettacolare l'uso naturale degli esterni (Palinuro e i templi greci di Paestum), perfetta la cadenza del ritmo, vivace la scelta dei colori: nel suo genere, un film sorprendente e unico. (''[[Gli Argonauti]]''; 2003, p. 180) *Il regista, già sceneggiatore del ''[[Il fuggitivo (film 1993)|Fuggitivo]]'', guarda a ''[[X-Files]]'' e all'''[[L'invasione degli ultracorpi (film)|Invasione degli ultracorpi]]'', con prevedibile corredo di effetti speciali. Buono per una domenica pomeriggio di pioggia. (''[[The Arrival (film 1996)|The Arrival]]''; 2003, p. 187) *Spesso sembra che al regista non interessi raccontare una storia, ma semplicemente giocare con maschere, musiche, pavoni e tappeti: e tuttavia riesce a trasmettere un'allegria contagiosa, infantile e sofisticata. Una festa per gli occhi e le orecchie, che sfida ogni tentativo di etichetta, e ha anche il pregio di non andare per le lunghe. (''[[Asik Kerib - Storia di un ashug innamorato]]''; 2003, p. 194) *Da [[Agatha Christie]], con un cast prestigioso, un'elegante ricostruzione d'epoca e qualche lungaggine di troppo. Il doppiaggio elimina il meglio, cioè il bizzarro inglese parlato dagli stranieri, che porta indirettamente alla soluzione del mistero. Un irriconoscibile [[Albert Finney|Finney]] è [[Hercule Poirot]]. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 285) *Paragonato a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'' (più che altro per il taglio di capelli dell'imbambolata [[Charlize Theron|Theron]]), anche se il complotto ha il fiato corto e le situazioni sono rozze e prevedibili come in film di serie B. Sprecato (o poco accorto) [[Johnny Depp|Depp]], se la cava meglio il figlio di Cassavetes nella parte del collega che dà fuori di testa. Confezione ovattata (la fotografia è di Allen Daviau), pochi e brutti effetti speciali, una scena di sesso che dovrebbe essere torrida. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2003, p. 206) *[...] un ottimo esempio di cosa è possibile fare con un budget irrisorio. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2003, p. 206) *Come ''[[Mezzogiorno di fuoco]]'', ma riletto in chiave fantascientifica. Un po' risaputo, però gli effetti speciali e certe astuzie del montaggio regalano alla storia tensione e godibilità. (''[[Atmosfera zero]]''; 2003, p. 208) [[File:Attila il flagello di Dio (1954) Anthony Quinn 10.png|thumb|[[Anthony Quinn]] in ''[[Attila (film 1954)|Attila]]'']] *Ricostruzione kolossal delle invasioni barbariche dell'anno 450: grandi mezzi (è stata impiegata anche la Cavalleria dell'Esercito italiano), contrasti di civiltà (anche se i barbari sono più simpatici della corte romana), intrighi di potere (con la Loren nei panni della sorella dell'imperatore che si offre ad Attila), ma anche la sensazione di un bigino riletto col senno di poi. (''[[Attila (film 1954)|Attila]]''; 2003, p. 212) *Un salutare inno alla rivolta e al ''carpe diem'', significativamente collocato un anno prima dei fatidici anni Sessanta. Un gran successo, nonostante l'eccessiva enfasi melodrammatica di [[Robin Williams]]. O forse proprio in virtù di questa. Oscar alla sceneggiatura di [[Tom Schulman]]. Al di là delle qualità artistiche il film ha comunque un grande merito: aver scatenato l'immaginario pedagogico di tutta una generazione costretta a subire una pedagogia che di immaginario non ha più niente. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 305) *Partendo da un intreccio semplice e lineare [...] [[Fred Zinnemann|Zinnemann]] elabora una straordinaria psicofenomenologia della vigliaccheria e della vendetta che però, grazie a una profonda sensibilità noir, libera da ogni manicheismo per sprofondare personaggi e spettatori in un incubo visivo e morale senza scampo, dove torto e ragione non hanno più senso e regna solo un ambiguo desiderio di violenza. Teso, denso, disperato, con due protagonisti all'altezza e un'insolita [[Mary Astor]] nel ruolo della prostituta comprensiva. (''[[Atto di violenza]]''; 2003, p. 213) *Curiosa commedia che scherza su temi allora molto concreti (c'è anche il tentativo di costruire una casa in una notte, che cinque anni più tardi sarà al centro di ''[[Il tetto]]'') ma non riesce a sollevarsi dalla farsa goliardica. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2003, p. 214) *Un progenitore di ''[[Quella sporca dozzina]]'' dichiaratamente sgradevole. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2003, p. 218) *Curiosa «opera parallela» che aggiorna situazioni e personaggi di [[Giacomo Puccini|Puccini]] in una sorta di rilettura popolare dei temi della resistenza antinazista. Coerentemente con la sua carriera fatta di film-opera e drammi lirici, [[Carmine Gallone|Gallone]] intreccia in maniera indissolubile lirica e vita come a voler rivendicare, anche nei momenti più drammatici della storia nazionale (il film si svolge a cavallo del 4 giugno 1944, quando Roma fu liberata), la centralità della tradizione melodrammatica nazionale (e quindi, indirettamente, di tutta la sua carriera di regista), capace anche di ispirare sentimenti civili e passioni libertarie [...]. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2003, p. 218) *Al racconto di [[Stephen King]], che dà il titolo alla raccolta omonima, bastavano poche pagine per creare suspense. Il film, invece, è anonimo e annacquato come se fosse stato pensato per il piccolo schermo. (''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]''; 2003, p. 220) *[...] è un affresco solenne e movimentato che tende a riportare il genere alle sue origini storico-cronachistiche, al rapporto intimo con il paesaggio e alla dimensione dell'avventura collettiva, nonostante la presenza del divo [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2003, p. 229) *Soliti ingredienti, eppure i risultati sono discretamente spettacolari. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2003, p. 229) *Una storia banale, nobilitata però dallo stile impareggiabile degli interpreti: [[Robert Mitchum|Mitchum]], nel suo abituale ruolo di uomo cinico e fascinosamente insolente, regge perfettamente il confronto con l'aggressività sensuale e disincantata della [[Jane Russell|Russell]]; il broncio indolente di lei e il sorriso ironico di lui duettano a meraviglia, sostenuti dalla regia allusivamente erotica di [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] (tra sciarpe e calze gettate e raccolte, il feticismo regna sovrano). (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2003, p. 230) ===B=== *Allevato da una coppia di cani da pastore [...] il maialino Babe impara ad accudire le pecore (da cui riesce a farsi obbedire perché invece di abbaiare gli ordini, li chiede con dolcezza) e, ribaltando il suo destino «naturale» – che è quello di finire in padella – convince il padrone ([[James Cromwell|Cromwell]]) di essere così bravo da farsi iscrivere a una gara per cani da pastore. Una favola moderna (con tanto di morale: anche le regole più secolari si possono infrangere), dove gli animali – veri – conquistano il primo piano lasciando gli umani sullo sfondo. [...] questo «film per bambini» racconta con una naturalezza accattivante e coinvolgente il potere infinito delle buone maniere e l'entusiasmo della sovversione (l'oca che vuole sostituirsi al gallo per annunciare il sole). (''[[Babe - Maialino coraggioso]]''; 2003, p. 233) *[...] si rivelò a distanza un horror da cineteca, tutto giocato sui turbamenti del non-detto e su un raffinato geometrismo delle immagini. Fondamentale l'uso della luce [...] che contribuì a interiorizzare il contenuto del film e a provocare un'identificazione più forte e più profonda dello spettatore con i personaggi. Indimenticabili le scene dell'inseguimento notturno e della minaccia in piscina [...]. [[Simone Simon|Simon]] è perfetta come donna-felino, terrorizzata prima ancora che terrorizzante. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2003, p. 238) [[File:Il bacio di una morta (film 1949) Virginia Belmont.png|miniatura|Virginia Belmont ne ''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]'']] *Dal romanzo di [[Carolina Invernizio]], un «film d'appendice» discreto nel suo genere, e dallo stile più sobrio rispetto a quello della scrittrice. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2003, p. 239) *[...] un giallo poco convincente nella soluzione, ma interessante per i giochi di cinema nel cinema che anticipano quelli di [[Brian De Palma]]. Il piano sequenza iniziale è da applausi, il resto è routine. [[Bela Lugosi|Lugosi]], nei panni di un produttore sospetto, ha un ruolo insignificante. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2003, p. 239) *[...] ricordi, gelosie, abitudini, rancori e commovente voglia di (soprav)vivere. Uno splendido trio di vecchie glorie ([[Bette Davis|Davis]], [[Lillian Gish|Gish]] e [[Vincent Price|Price]]) per un film delicato e cinefilo, apparentemente lontano dalle corde del regista di ''[[Se...]]'', ma in realtà così fuori moda da risultare, ancora una volta, controcorrente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2003, p. 244) *Sorprendente e coraggioso esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]], che rivitalizza un genere dimenticato come il western. Elogi unanimi per le scelte ideologiche (i sioux parlano la loro lingua e vengono sottotitolati). Ma il film è interessante non solo per le prese di posizione a favore dei pellerossa e di una vita in armonia con la natura (sostenute con maggior coerenza in altri film: ''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]'' e ''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]'') ma soprattutto per la capacità di ridare forza alle immagini, rifiutando molte convenzioni hollywoodiane a favore di un innovativo realismo. (''[[Balla coi lupi]]''; 2003, p. 244) *Insolita commedia favolistica che [[Antonio Leonviola|Leonviola]] (anche sceneggiatore e produttore) dirige alternando momenti fantastici (il sogno «solarizzato» all'inizio o la presenza di [[Vittorio De Sica|De Sica]] come «buon Dio» in quattro ruoli diversi: guardia, vigile, portaceste e tassista) ad altri più decisamente melodrammatici: il mondo infantile non è enfatizzato né edulcorato ma anche quello degli adulti è raccontato con feroce ironia (la famiglia del fornaio [[Mario Carotenuto|Carotenuto]]) o fredda antipatia (il maestro di musica interpretato da [[Gabriele Ferzetti|Ferzetti]], la madre superiora di [[Pina Renzi]]). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2003, p. 247) *L'umorismo di [[Mel Brooks|Brooks]] a volte è greve, a volte molto cerebrale: i protagonisti vedono la cassetta di ''Balle spaziali'' per conoscere in anticipo il seguito della storia; il mostriciattolo di ''[[Alien]]'' esce dallo stomaco di John Hurt che si lamenta: «No, ancora!». (''[[Balle spaziali]]''; 2003, p. 248) *Ritmo serrato e suspense (da antologia l'ultimo tentativo di fuga di un bandito che si arrampica su una gomena ma non riesce a superare il disco di metallo che impedisce ai topi di salire sulla nave) ma soprattutto buone osservazioni d'ambiente. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2003, p. 256) *[...] la non disprezzabile risposta del produttore De Laurentiis ai kolossal hollywoodiani: il gigantismo è utilizzato al meglio da Fleischer per sottolineare le contrapposizioni simboliche che attraversano l'esistenza di Barabba – la luce e le tenebre, la morte e la resurrezione – e che danno al film un autentico spirito religioso, praticamente unico in superproduzioni di questo tipo. (''[[Barabba (film)|Barabba]]''; 2003, p. 259) *Un grandioso affresco umanitarista, pieno di nobile retorica, nel quale si sentono echi di [[Victor Hugo]] e di [[Fëdor Dostoevskij|Dostoevskij]]: al centro c'è la descrizione – mai disperata – del «pozzo senza fine e senza fondo della miseria umana», dalla cui esplorazione i vari personaggi (e il regista con loro) trovano la forza di continuare la loro missione in favore delle miserie altrui. Per inseguire la moltitudine di personaggi che popolano il film, Kurosawa utilizza da maestro il CinemaScope, privilegiando i campi lunghi, anche se rimane in parte schiacciato dalle sue ambizioni e dagli intenti didascalici. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2003, p. 261) *Senza farsi condizionare dalle ristrettezze del budget (è una produzione Republic), il regista concentra tutti i suoi sforzi sugli elementi essenziali che possono servire per analizzare una personalità tormentata e scoprirne la sua più intima verità: l'uso claustrofobico del décor e della luce, i pochi tocchi onirici di un racconto dichiaratamente realistico (le immagini chiave della vasca che si vuota e del pesce argenteo che salta fuori dal fiume), un'atmosfera che sottolinea le pulsioni erotiche del protagonista, servono per materializzare, in maniera ossessiva, le paure [...]. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2003, p. 267) *Una vera tragedia degli equivoci, forse il miglior film di [[Luigi Chiarini|Chiarini]]: l'esigenza di raffinatezza formale tipica del «calligrafismo» (di cui il regista era uno degli esponenti di punta) qui si combina con uno stile vigoroso evidente anche nei personaggi minori (l'acidissima zia del notaio interpretata da [[Teresa Franchini]], piccolo capolavoro di battute e recitazione), capace di creare un'atmosfera incandescente e mortifera con cui alludere agli umori dell'epoca ben oltre la riduzione letteraria. Merito indubbio dell'operazione va alla sceneggiatura [...]. A [[Umberto Barbaro|Barbaro]], in particolare, viene da attribuire la forte connotazione sociale che rende leggibile il film anche in chiave di dramma di classe. Notevole la presenza palpitante della [[Luisa Ferida|Ferida]], attrice di regime generalmente impiegata in ruoli aggressivi e sensuali, che attraversa il film come un fantasma introducendo un clima «fantastico» abbastanza insolito nel cinema del periodo. (''[[La bella addormentata (film 1942)|La bella addormentata]]''; 2003, p. 277) *Sbilanciato dal punto di vista narrativo, soprattutto per la stereotipata recitazione da «cattivo» di [[Francis X. Bushman]], il film ha comunque due momenti indimenticabili, la battaglia navale e la famosa corsa delle bighe, che non ha nulla da invidiare per tensione e perfezione tecnica a quella girata da [[Andrew Marton]] nel 1959, anche per merito delle scenografie di [[Cedric Gibbons]] e degli effetti speciali di Kenneth Gordon MacLean. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2003, p. 288) *[...] un film agiografico ma misurato. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2003, p. 292) *La pellicola che ha segnato una svolta nella carriera di [[John Woo|Woo]] (fino ad allora autore di ''wuxiapian'' e film comici) e nel cinema di Hong Kong, inaugurando il genere del mélo-noir metropolitano in cui le sparatorie iperrealiste sostituiscono i duelli tradizionali. I temi sono quelli classici di Woo: l'elogio dell'amicizia, la difesa anacronistica di un mondo votato all'autodistruzione, la violenza stilizzata dove si mescolano lacrime e sangue. L'impianto da film popolare e certe ingenuità dispiacciono agli occidentali abituati ai successivi lavori del regista, ma il respiro è epico e travolgente. Un trampolino di lancio anche per [[Chow Yun-fat|Chow]], che ruba la scena nella parte dell'ex killer umiliato, con impermeabile e occhiali scuri. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2016, p. 552) *Versione moderna dell'opera di [[William Shakespeare|Shakespeare]] (neppure citato nei titoli, forse perché l'Italia era in guerra con la Gran Bretagna) ambientata nella periferia romana, ma poco aiutata da due attori fuori parte. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2003, p. 308) *Benché ibrido e sbilanciato [...] è comunque un film-chiave nell'opera del regista perché presenta già molti dei suoi elementi caratteristici: la costruzione della suspense, l'eroina bionda, la labilità del confine tra innocenza e colpa, la caccia all'uomo in un luogo famoso (qui il British Museum) e l'attenzione per le innovazioni tecniche [...]. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2003, p. 311) *Molti critici vecchi e giovani hanno comunque benedetto l'operazione: i primi lieti di un horror che – per forza di cose – gioca tutto sul fuoricampo e sul mistero non spiegato, i secondi per moda. In definitiva, solo uno scherzo goliardico più interessante per i semiologi e i sociologi che per gli spettatori comuni, anche se in curiosa ed emblematica sintonia con il finto realismo e l'estetica «sporca» dei film del Dogma danese. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair]]''; 2003, p. 313) *Un western teso e cupo (con un [[Gregory Peck|Peck]] inusualmente minaccioso) [...]. (''[[Bravados]]''; 2003, p. 336) *Una farsa sfilacciata, dove soggettisti (Age e Scarpelli) e sceneggiatori (Metz, Marchesi, Vecchietti e Amendola) cercano di far sorridere con equivoci e trovatine inoffensive (le assurde penitenze della gara di canasta, i trucchi per non pagare il conto al ristorante). (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2003, p. 345) ===C=== *Una commedia gialla raffinata e piena di ironia, [...] fondata – secondo un meccanismo di «spostamento» narrativo tipicamente hitchcockiano – non tanto sulla scoperta del ladro vero quanto sul tema dell'identità del ladro presunto. (''[[Caccia al ladro]]''; 2003, p. 363) *Per l'esordio come produttore [...] [[Kirk Douglas|Douglas]] sceglie un western non originalissimo [...] ma splendidamente fotografato [...] dove le complicazioni della trama passano in secondo piano di fronte all'esaltazione della natura selvaggia. Indimenticabile la [[Elsa Martinelli|Martinelli]] (al suo esordio a Hollywood) mentre fa il bagno nuda. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2003, p. 366) *[...] gli stereotipi dei film coi minatori ci sono tutti, ma gli inverosimili abiti della [[Marlene Dietrich|Dietrich]] giustificano da soli la visione e la scazzottata finale è insolitamente violenta. (''[[I cacciatori dell'oro]]''; 2003, p. 366) *Tra comicità e patetismo, un mondo di risorse e umanità che Loy aveva già esplorato nelle sue indagini televisive, affidato all'estro agrodolce di Manfredi. (''[[Café Express]]''; 2010, p. 537) *Ambientazione inusuale, claustrofobica e notturna, e recitazione avvincente fino all'epilogo risolutore. (''[[La campana del convento]]''; 2003, p. 380) [[File:Boratto Campo de' fiori 1.png|miniatura|[[Caterina Boratto]] in ''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]'']] *[...] si intravedono elementi pre-neorealisti (le dispute al mercato, la scena con la [[Caterina Boratto|Boratto]] in prigione, quelle della balia in Abruzzo). E i toni della commedia sono abbastanza lontani dagli schemi estetici dell'epoca, con accenni di critica sociale (i «borghesi» che giocano d'azzardo) e qualche divertente notazione sul maschio conquistatore [...]. (''[[Campo de' fiori (film)|Campo de' Fiori]]''; 2003, p. 382) *[...] Camerini abbandona i consueti temi piccolo-borghesi e realizza una genuina commedia d'ambientazione popolaresca. [...] la censura fascista manipolò il film a tal punto da rendere incomprensibile la sua presunta componente eversiva. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2003, p. 395) *[...] si regge tutto sulla bravura degli interpreti. Peccato che [[Alec Guinness|Guinness]] abbia imposto di ridurre (per invidia?) il ruolo di [[Bette Davis]] [...]. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2003, p. 398) *[...] il primo grande successo di [[Brian De Palma|De Palma]], e un trampolino di lancio per la [[Sissy Spacek|Spacek]]. L'innesto dell'horror nella commedia di ambiente studentesco farà scuola: ma ciò che interessa al regista è la poesia del sangue e del voyeurismo. Un cinema cinico e sensuale, che sacrifica i personaggi all'occhio che li riprende, riducendoli a corpi da far morire allegramente. Grandi sfoggi di tecnica (carrellate circolari, piani sequenza acrobatici), anche se lo ''split screen'' nelle scene del massacro finale appare oggi goffo e datato. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2003, p. 410) *Nonostante la presenza di sceneggiatori come Richard Matheson e Robert Bloch (Russ Jones, non accreditato è l'autore del secondo segmento) e un cast di primo piano, è uno dei film a episodi meno riusciti della Amicus. L'umorismo nero, caratteristico di queste produzioni, funziona solo nell'ultimo episodio; e la blanda regia di Duffel si limita a qualche inquadratura sbilenca nei momenti cruciali. (''[[La casa che grondava sangue]]''; 2003, p. 414) *Come [[Robinson Crusoe]] (senza cannibali e con un po' di zen in più), una parabola sulla necessità di perdere tutto per ritrovare se stessi attraverso il confronto con una natura insondabile e indifferente dalle vicende umane. Ma se [[Daniel Defoe|Defoe]] teorizzava la fuga dalla società neoindustriale del capitalismo selvaggio, [[Robert Zemeckis|Zemeckis]]-con le armi della civiltà digitale che finge di ripudiare- non vede l'ora di riportare indietro il suo eroe, anche se (quasi) rinuncia al lieto fine hollywoodiano. Scritto da William Broyles jr. Girato con tempi di lavorazione molto lunghi (sedici mesi: nella pausa tra le riprese, durata un anno, il regista ha diretto ''[[Le verità nascoste]]'') per consentire a [[Tom Hanks]] (meritata la nomination all'Oscar) di dimagrire 22 chili. (''[[Cast Away]]''; 2014, p. 690) *Splendido melodramma gotico sul tema di Barbablù e della sposa-vittima. [[Vincent Price|Price]] è una grandiosa incarnazione del male, [[Gene Tierney]] una succube perfetta. Prodotto da [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] che non poté dirigerlo per una malattia, è il film con cui esordisce [[Joseph L. Mankiewicz|Mankiewicz]] e nel quale è già presente il tema portante di tutta una carriera: la forza della parola, usata come il più forte degli elementi drammatici, della quale ci si serve per affrontarsi, studiarsi, combattersi e annientarsi. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2003, p. 427) *Uno dei più alti esempi di noir anni Quaranta, dramma dell'ossessione e della predestinazione, nel quale un tragico fatalismo sottolinea l'impotenza dell'individuo a liberarsi dall'influenza perversa e avvelenata che il passato ha sul presente. Ognuno dà il meglio di sé, e l'acme è raggiunto nella scena in cui [[Robert Mitchum|Mitchum]] aspetta la dark lady in un bar messicano: non accade nulla, ma c'è tutto il senso del film. (''[[Le catene della colpa]]''; 2003, p. 428) *Western antimilitarista dove [[John Ford|Ford]] inizia a riflettere sulla vecchiaia [...]: non a caso la sceneggiatura [...] si «inventa» due colpi di scena finali – la memorabile carica nella tempesta contro il campo indiano e il richiamo di Brittles come responsabile delle guide – per permettere al suo eroe di chiudere il film (e la carriera) in bellezza. Indimenticabile [[John Wayne|Wayne]] mentre monologa sulla tomba della moglie con un cielo da delirio sullo sfondo. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2003, p. 434) *Tra gli ultimi sussulti del cinema dei telefoni bianchi: l'azione, ovviamente, si svolge in Ungheria, ma non manca qualche cenno ai tempi difficili. (''[[Centomila dollari]]''; 2003, p. 442) *Thriller con la pretesa di elevarsi al di sopra del cinema di genere, ma che risulta solo fiacco e noioso. (''[[Il cervello dei morti viventi]]''; 2003, p. 449) *Thriller parapsicologico vecchio stile e senza tocchi d'autore, sostanzialmente una noia. (''[[Changeling (film 1980)|Changeling]]''; 2003, p. 451) *Dramma eccessivo (anche nella lunghezza) e volutamente sgradevole, con un finale sorprendentemente misurato, malgrado il colpo di scena. Le performance di [[Joan Crawford]] e soprattutto di [[Bette Davis]] hanno un che di masochistico che [[Robert Aldrich|Aldrich]] accentua inserendo spezzoni di film nei quali le due attrici recitavano in gioventù [...]. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2003, p. 458) *Ottima produzione con un grande ritmo e un bel cast: restano memorabili una misteriosa e seducente [[Veronica Lake]] e [[William Bendix]], nel ruolo della brutale guardia del corpo. (''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]''; 2003, p. 462) *Commediola [[Cesare Zavattini|zavattiniana]] (lo sceneggiatore cullava questo progetto dal 1934) sulle tentazioni della modernità e del successo e sulla conseguente perdita di identità. Ma la sceneggiatura [...] non va molto più in là della giustapposizione dei singoli episodi, troppo diseguali: di una facile melodrammaticità quelli dei due De Filippo, solo sbozzato quello di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]], improbabile quello di [[Walter Chiari|Chiari]]. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2003, p. 486) *[...] il film colpisce ancora per il suo realismo e il ritratto cupo e disperato del mondo della malavita. Ottima prova della [[Bette Davis|Davis]], e di [[Eduardo Ciannelli]] nella parte del boss, chiaramente ispirato alla figura di [[Lucky Luciano]]. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2003, p. 486) *Riambientazione, senza molto interesse, dell{{'}}''[[L'uomo di bronzo|Uomo di bronzo]]'' nel mondo del circo che nemmeno un discreto cast riesce a salvare. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2003, p. 490) *Ispirato a un fatto reale, il film mescola il melodramma sociale ai toni da commedia, rischiando più di una volta di scivolare in un sentimentalismo eccessivamente sciropposo, riscattato solo dalla recitazione di [[Spencer Tracy]]. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2003, p. 493) *Piccolo noir della Rko, prodotto da [[Howard Hughes]] su misura per l'esuberante sex appeal di [[Jane Russell]] (che si esibisce in un paio di canzoni, accompagnata al piano da [[Hoagy Carmichael]]): il tema del passato che ritorna è trattato in maniera pittosto superficiale, ma la lunga caccia all'uomo finale – con un elicottero all'inseguimento di un'auto tra paesaggi desertici – è girata con grande abilità e un ottimo crescendo d'azione. (''[[La città del piacere]]''; 2003, p. 493) *L'ottavo lungometraggio di [[Hayao Miyazaki|Miyazaki]] (unico sceneggiatore) è il suo risultato finora più alto, anche se i temi che lo percorrono (l'infanzia come sogno di cui ritardare la fine, l'armonia animista delle cose, il pittoricismo delle immagini) sono già tutti nei suoi lavori precedenti. Le invenzioni visionarie e poetiche sono incessanti e sempre felici, tra memorie di ''Alice nel paese delle meraviglie'', iconografia shintoista, teatro kabuki e surrealismo. E si fondono per creare un universo sorprendente e a tratti cupissimo, che disattende le leggi della logica e della fisica, e dove non è possibile discernere tra buoni e cattivi. I personaggi si stagliano nella memoria in sequenze di grande durezza (l'iniziale mutazione dei genitori), di delicata poesia (il memorabile viaggio in treno sulla ferrovia sommersa), di indefinibile suspense (l'arrivo notturno del traghetto da cui fuoriescono silenti gli ospiti della «colonia»). Ottima colonna sonora di Joe Hisaishi. (''[[La città incantata]]''; 2003, p. 495) [[File:Clandestino a Trieste (1951) Doris Duranti.jpg|miniatura|[[Doris Duranti]] in ''[[Clandestino a Trieste]]'']] *Un tentativo di ricucire le ferite della guerra con buona volontà e fede nella giustizia: decisamente troppo, anche perché la recitazione è sotto il livello di guardia. Curiosa solo l'ambientazione tra Monfalcone e Trieste e lo squarcio semidocumentario sul potere di comunicazione della radio. Tratto da un racconto di Camillo Del Signore, sceneggiato da [[Diego Fabbri]] e [[Turi Vasile]], che non risparmiano alla [[Doris Duranti|Duranti]] i peggiori stereotipi di mangiauomini e madre senza cuore. (''[[Clandestino a Trieste]]''; 2003, pp. 500-501) *[...] è un thriller raccontato col ritmo della commedia, pieno di colpi di scena, realizzato con eccezionale senso dei caratteri. Il moralismo di fondo di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], poi, si diverte a complicare la storia [...]. (''[[Il club dei 39]]''; 2003, p. 505) *Western antieroico e antispettacolare, pessimista e realistico fino allo squallore, tutto centrato su una cruda descrizione delle forme di vita e dei rapporti sociali dove la violenza è insieme storica e naturale. (''[[Le colline blu]]''; 2003, p. 513) *Uno degli ultimi western classici [...]. Nessun compiacimento, poesia dei grandi spazi e un tocco di originalità dovuto alla presenza di attori giovanissimi (tendenza di cui i successivi western hollywoodiani s'impadroniranno con accanimento). Notevole il sangue freddo di [[Skip Homeier|Homeier]] e splendida [[Natalie Wood]] nel ruolo di Maria, ragazza ribelle che sgomina praticamente da sola un'intera banda di assassini. Da antologia la resa dei conti tra le rocce. (''[[Le colline bruciano]]''; 2003, p. 513) *Le immagini mostrano ma non raccontano, alludono ma non dicono. Proliferano simboli e visioni inaudite (decine di libri messi ad asciugare sui tetti e sfogliati dal vento, pesci che si dibattono fuor d'acqua, greggi che invadono una chiesa, angeli della morte che scendono dal soffitto): lo spettatore non deve però decifrarli pedantemente, ma immergersi in essi, come in un quadro o in una musica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2003, p. 515) *[...] il film racconta, con i toni struggenti dell'epica familiare, la fine di un'epoca che si conclude con la morte del vecchio Morgan ([[Donald Crisp|Crisp]]) nel crollo di un pozzo minerario. Una fine dolorosa, che [[John Ford|Ford]] rievoca con partecipazione ma senza nascondere l'inadeguatezza di quel mondo (e di quei valori) di fronte ai mutamenti sociali: ai suoi eroi non resta che sopportare in silenzio la propria sconfitta, come il reverendo Gruffydd ([[Walter Pidgeon|Pidgeon]]) che non ha il coraggio di accettare il proprio amore per Angharad Morgan ([[Maureen O'Hara|O'Hara]]) e così fallisce come uomo e come ministro di culto. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2003, p. 528) *L'essenza del genere western come poteva essere pensata negli anni Trenta da [[Cecil B. De Mille|DeMille]]: verosimiglianza assoluta [...], grandissimi mezzi, precisione filologica [...], ritmo incalzante e colpi di scena [...]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1936]]; 2003, p. 549) *Primo film girato in cinerama, è un'epopea edulcorata e celebrativa, ma di indubbia presa spettacolare. La parte migliore è la ricostruzione della cruentissima battaglia di Shiloh, unico episodio del film girato da [[John Ford|Ford]]. ([[La conquista del West (film 1936)|''La conquista del West'', 1962]]; 2003, p. 550) *[...] tradimenti, passioni, ragion di Stato e un drammatico epilogo in una spettacolare evocazione storica di grande magnificenza visiva. Certe verbosità del dialogo e le ingenuità della trama si dimenticano facilmente davanti alla straordinaria prova della [[Bette Davis|Davis]], che per interpretare la brutta regina [[Elisabetta I d'Inghilterra|Elisabetta]] (che nei suoi attacchi di furia rompeva gli specchi per non vedersi) si fece rasare di cinque centimetri i capelli, indossò una parrucca rossa e si fece truccare con un fondotinta bianco e gessoso. Al contrasto fra i protagonisti, poi, corrispose fedelmente quello fra gli attori, perché la prima donna Bette Davis mal sopportava la concorrenza di [[Errol Flynn]], al posto del quale avrebbe voluto [[Laurence Olivier]]. (''[[Il conte di Essex]]''; 2003, p. 553) *Un ennesimo remake a basso costo dove il ridicolo prevale sull'horror. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2003, p. 554) *[...] è un melodramma avventuroso che naturalmente privilegia la storia d'amore rispetto alla Rivoluzione, anche se [[Jacques Feyder|Feyder]], pur non muovendosi dall'Inghilterra, riesce a ricreare piuttosto bene l'atmosfera russa [...]. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], splendida, qui sfodera una sensualità molto più esplicita che nei film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (basta vedere il bagno nella tinozza dopo essere sfuggita ai bolscevichi). Sontuosamente prodotto da [[Alexander Korda]], l'unico in Gran Bretagna che potesse rivaleggiare con Hollywood. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2003, p. 554) *Un kolossal made in Italy che cerca di mediare esigenze spettacolari con il rispetto per la verità storica: gran lavoro degli sceneggiatori [...]. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2003, p. 581) *Basato sui ricordi mendaci di [[Frank Harris]], è un godibile western d'atmosfera, più romantico che realistico, giocato sugli inevitabili contrasti tra un vero cowboy e un impreparato cittadino. Suggestivi i paesaggi, ritratti senza pennellate di maniera dal fotografo Charles Lawton. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2003, p. 583) *Il modello è ''[[La fiamma del peccato]]'', i risultati sono molto più modesti ma comunque in grado di soddisfare gli amanti del noir. La [[Kim Novak|Novak]] è una dark lady debuttante e convincente. (''[[Criminale di turno]]''; 2003, p. 587) *La sceneggiatura di [[Dudley Nichols]] (e le imposizioni del Codice Hays) semplificano il romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (da cui è tratto il film e dove il prete era alcolizzato e viveva con una donna), ridimensionando le implicazioni morali per enfatizzare la dimensione drammatica. Il ritmo è discontinuo e lo schematico simbolismo religioso alla lunga disturba, ma lo stile è quello di un maestro e la fotografia di [[Gabriel Figueroa]] è eccellente. (''[[La croce di fuoco]]''; 2003, p. 591) *Una storia struggente, tratta dal romanzo omonimo di [[Marjorie Kinnan Rawlings]], che ha fatto piangere intere generazioni, splendidamente filmata in technicolor e sostenuta da interpreti impeccabili. (''[[Il cucciolo]]''; 2003, p. 597) *Una vera e propria operazione nostalgia [...] curata nella ricostruzione dell'ambiente e lenta nel ritmo, come prescrive la pagina [[Edmondo De Amicis|deamicisiana]]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2003, p. 599) ===D=== *Melodramma edificante tratto da ''[[Cuore (romanzo)|Cuore]]'' di [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], che sfrutta poco gli spunti potenzialmente cinematografici del racconto (le avventurose peripezie del protagonista) per dare la precedenza alla sfera dei nobili e patetici sentimenti filiali. (''[[Dagli Appennini alle Ande (film 1943)|Dagli Appennini alle Ande]]''; 2003, p. 606) *Non un capolavoro del noir (messinscena e regia, per quanto impeccabili, sono piuttosto anonime), e tuttavia un film interessante sul tema della disillusione postbellica e sul trauma psicologico del rientro in una società moralmente alla deriva, preludio alla nascita di quella dark lady che ossessionerà per anni il cinema americano. [...] Bravissimi [[Alan Ladd|Ladd]] nella parte del reduce spaesato e la [[Veronica Lake|Lake]] in quella della salvatrice che, con il suo carico di sensuale ambiguità, arriva ad alterare anche il tradizionale personaggio della «buona». Inizialmente il colpevole doveva essere Buzz, vittima di guerra tanto simpatica quanto inquietante [...]. Indimenticabile la scena in cui la Lake, al volante di notte, «abborda» Ladd a piedi sotto una pioggia torrenziale. (''[[La dalia azzurra]]''; 2003, p. 607) *Una favola fantastica in stile [[J. R. R. Tolkien|Tolkien]], rielaborata dai creatori dei Muppets: l'intreccio è banale, ma i pupazzi sono spettacolari. (''[[Dark Crystal]]''; 2003, p. 618) *Una situazione tipica della commedia [[Mario Camerini|cameriniana]] – lo scambio di persona – diventa lo strumento di una satira raffinata contro la superbia e la beneficenza interessata dell'alta borghesia. (''[[Darò un milione]]''; 2003, p. 619) *Diligente l'ambientazione, compassata la sceneggiatura, complessivamente impacciato il cast. (''[[David e Golia]]''; 2003, p. 622) [[File:Susan Hayward 4.jpg|thumb|[[Gregory Peck]] e [[Susan Hayward]] in ''[[Davide e Betsabea]]'']] *Un'accurata ma noiosa versione cinematografica del celebre episodio biblico (l'amore adulterino del re David per la moglie di un suo ufficiale) che gli attori cercano di vivacizzare come possono. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2003, p. 622) *Tipico film catastrofico, che fa propri tutti gli stereotipi del genere. Ha avuto un sensazionale impatto orrorifico sul pubblico, e tale risvolto sociale conta molto di più delle sue qualità artistiche, decisamente scarse. (''[[The Day After - Il giorno dopo]]''; 2003, p. 622) *La sceneggiatura di [[Bill Marsilii|Bill Marsili]] e [[Terry Rossio]] gioca con i soliti paradossi temporali, sorvolando sulla plausibilità dell'elemento fantascientifico e tentando fin che può di arginare facilonerie e incongruenze. Il gioco regge mezz'ora, poi svacca inesorabile nell'''action movie'' bombarolo con storia d'amore e ''happy ending'' di rito. In realtà, [[Tony Scott|Scott]] vorrebbe rappresentare paure contemporanee: e se avalla ambiguamente (come già nel suo precedente ''[[Nemico pubblico (film 1998)|Nemico pubblico]]'') una tecnologia che viola la privacy a fin di bene, azzecca però un paio di sequenze tecnicamente complesse (come l'inseguimento in auto tra passato e presente) e l'ambientazione nella [[Louisiana]] in ricostruzione dopo l'uragano [[Uragano Katrina|Katrina]]. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 905) *Favola sociale impregnata delle idee del Fronte popolare e scritta da [[Jacques Prévert]], questo film non si accontenta di vantare i meriti delle imprese autogestite ma arriva a giustificare l'assassino del cattivo facendolo approvare, per così dire, da una giuria popolare (incarnata simbolicamente dai clienti del bar ai quali Valentine racconta la storia). Ambientato quasi completamente all'interno di un caseggiato parigino, con la sua corte di popolani variopinti (per la maggior parte attori del Groupe Octobre), il film fonde con abilità il messaggio ideologico con la freschezza e l'humour della commedia [...]. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2003, p. 635) *Ottima l'idea di partenza, quella di ambientare un horror in un cinema dove si proietta un film dell'orrore dagli influssi malefici. Ben presto gli spettatori cominciano a trasformarsi in mostri. Peccato che la sceneggiatura, dopo un'ora, annaspi, e gli attori siano risibili. (''[[Dèmoni (film)|Dèmoni]]''; 2003, p. 640) *Frullato di luoghi comuni dell'horror contemporaneo, con pesanti riferimenti a ''Gremlins'' e a ''Videodrome'', e senza una trama degna di questo nome. (''[[Dèmoni 2... L'incubo ritorna]]''; 2003, p. 640) *[…] è uno dei più bei film sull'amicizia e sul rapporto dell'uomo con la natura, semplice ed emozionante come solo i capolavori sanno essere. Commovente il modo con cui Kurosawa sa raccontare l'ingenuo animismo di Dersu (il suo parlare al fuoco e al vento, all'acqua e alla tigre), ma anche il suo senso di fratellanza universale (quando lascia qualche provvista nella capanna per il prossimo, eventuale occupante). (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2003, p. 643) *Il film [...] risente della sua origine teatrale ma sa far rivivere con emozione e intensità le persecuzioni del clero durante il Terrore. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2003, p. 653) *Film catastrofico, tedioso e pieno di buoni sentimenti. (''[[Il diavolo alle 4|Il diavolo alle quattro]]''; 2003, p. 658) *Il più originale, il meno conformista, e il più cukoriano di tutti i film di [[George Cukor|Cukor]] [...]. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2003, p. 658) [[File:Yul Brynner in The Ten Commandments film trailer.jpg|thumb|[[Yul Brynner]] ne ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'']] *La magniloquenza e il gigantismo non tolgono però al film la sua appassionata carica emotiva e le libertà storiche che DeMille si è preso (per esempio nel personaggio di Nefertiti/Anne Baxter) colorano la storia con alcune sfumature ancor oggi godibili. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2003, p. 664) *Gioco tra gatto e topo con molti capovolgimenti, che sfrutta al meglio l'ambientazione claustrofobica. Tocchi d'ironia, massicce dosi d'azione, effetti visivi strabilianti, una suspense ininterrotta e Bruce Willis che azzecca una delle sue parti migliori: che cosa si può volere di più? (''[[Trappola di cristallo|Die Hard - Trappola di cristallo]]''; 2003, p. 666) *[...] questo film è prima di tutto una dolente parabola sull'intolleranza e la superstizione. Ma anche un'acuta riflessione sull'impossibilità di attribuire schematicamente colpe e assoluzioni: ogni personaggio, e Anne in primo luogo, manifesta una personalità ambigua e contraddittoria, che non permette allo spettatore di dare giudizi certi. Certa è solo la condanna al dolore, unico mezzo possibile per raggiungere purezza e chiarificazione (che [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] sintetizza nel volto tormentato di [[Lisbeth Movin]]), e il peso dell'orrore, di cui si è insieme vittime e responsabili (come nella scena finale in cui Anne, circondata da chierichetti salmodianti, decide di confessare). (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2003, p. 666) *Curioso ma irrisolto ritratto del disfacimento morale di una classe sociale, troppo «estremo» per non sembrare contraddittorio. La povertà affettiva della ricca famiglia milanese, la non confessata ambiguità di chi ([[Tomas Milian|Milian]]) in fondo non è che un mantenuto, l'ambigua generosità del falso prete non riescono mai a trasformarsi in elementi di analisi di quella disgregazione sociale a cui fa riferimento il titolo, rimanendo episodi fini a se stessi anche per l'oggettiva inconsistenza dell'antagonista proletario ([[Renato Salvatori|Salvatori]]), la cui unica caratteristica sembra essere l'invidia della ricchezza. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2003, pp. 676-677) *Il miglior ''Frankenstein'' del ciclo [[Hammer Film Productions|Hammer]] e l'ultimo grande film di Fisher che, nella cornice del racconto gotico, inserisce una riflessione sulla diversità solo abbozzata negli episodi precedenti. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2003, p. 678) *[...] è una specie di ''[[Viale del tramonto]]'' pieno di cliché [...] ma non privo di fascino negli assoli della [[Bette Davis|Davis]] (specie nella scena del provino, prima quando tenta di fare la giovane sexy e poi quando, riguardandosi, si accorge di quanto sia stata patetica). (''[[La diva]]''; 2003, p. 679) *Un affresco composito di un mondo senza più nessun punto di riferimento [...]. Ben presto divenne un cult movie anche all'estero, diffondendo l'uso di neologismi come «paparazzo». (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 990) *[...] è un film che sa utilizzare a proprio vantaggio le ristrettezze del budget: [[Don Siegel|Siegel]] punta tutto sulle scene d'azione e di violenza, girate e montate con uno stile nervoso e tranciante, e lascia in secondo piano i risvolti psicologici della storia, così da far emergere una «contiguità» fisica ma anche (im)morale tra gangster e poliziotti, in precario equilibrio sul filo che divide il Bene dal Male (come appunto succede a Jack che quasi non s'accorge di essersi trasformato in un bandito). (''[[Dollari che scottano]]''; 2003, p. 688) *[...] è una summa perfetta del genere western e dei temi cari a [[Howard Hawks|Hawks]]: le dinamiche (morali) che si scatenano all'interno del gruppo, il ruolo pedagogico degli anziani, la nostalgia di una passata integrità, l'orgoglio del professionista per il suo lavoro ben fatto, le schermaglie virili. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2003, p. 689) *Western inconsueto su uno sceriffo che sacrifica tutto (affetto della figlia compreso) in nome della giustizia, più interessante per la storia [...] che per il modo con cui la regia – scolastica – ce lo racconta. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2003, p. 690) *Diretta con professionalità e ben interpretata, una commedia che vale soprattutto per l'affresco dell'America fine Ottocento. (''[[La dominatrice]]''; 2003, p. 693) *[...] un'esangue biografia modello esportazione, girata nel centenario della morte del santo. Perde il confronto con il ''[[Don Bosco (film 1935)|Don Bosco]]'' del '35, diretto da Goffredo Alessandrini. (''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]''; 2003, p. 694) *Un film superficiale ma ben confezionato: l'intrigo funziona, il ritratto della città {{NDR|Torino}} e della società incuriosisce, gli attori sono bravi. (''[[La donna della domenica]]''; 2010, p. 1006) *Di notevole c'è l'atmosfera mortifera che riflette quella di un'epoca (vedi il coevo ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]''), splendidamente resa dalla fotografia di [[Massimo Terzano]]: un clima che aleggia sin dalla prima, memorabile sequenza del funerale sotto la pioggia, prosegue con l'ostinato senso di vuoto degli interni, cui fa da contrappunto la solitudine delle cime, e culmina nell'enorme croce commemorativa che staziona per mesi nella casa degli sposi. (''[[La donna della montagna]]''; 2003, p. 701) [[File:Joan Bennett in The Woman in the Window trailer 2.jpg|miniatura|[[Joan Bennett]] ne ''[[La donna del ritratto]]'']] *[...] un noir avvincente che ripropone il tema più caro al regista: il sottile confine tra innocenza e colpevolezza, raccontato con una narrazione minuziosamente realistica ma sviluppato con un andamento potentemente onirico. Uno dei migliori ritratti del grigiore borghese e di quello che può nascondere dietro la sua faccia rispettosa. (''[[La donna del ritratto]]''; 2003, p. 702) *Fantasia e realtà storica si intrecciano in questo film che mescola i generi con leggerezza e humor. [[Mario Soldati|Soldati]] [...] non mitizza la figura del protagonista e ne racconta il lato picaresco [...] più di quello guerresco; così come la corte dei Borboni [...] è descritta con un'ironia contagiosa [...]. A [[Paolo Stoppa|Stoppa]], nei panni di un giuda invidioso e fanfarone, il compito di arricchire la pellicola con il ritratto dell'avidità umana e fare da contrappeso melodrammatico a un primattore che avrebbe potuto scivolare nella maniera di se stesso. (''[[Donne e briganti]]''; 2003, p. 711) *Bellissime le scenografie di Ken Adam, come la sala da guerra del Pentagono. (''[[Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba]]''; 2010, p. 1040) *''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'', che non a caso arriva sul finire del secolo, ha il merito di approfondire e sintetizzare a livello popolare i sottintesi ideologici del vampirismo ottocentesco, che - grazie a la cinema - avranno un grande seguito anche nel Novecento. (2003, p. 729) *{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Il conte transilvano è in pratica l'ultimo degli eroi romantici: alle prese con l'irrazionale, il magico, il misterioso, in sospeso tra il Bene e il Male, la Vita e la Morte, la Morte e l'Immortalità. Naturalmente è destinato alla sconfitta in una società che si è votata alla Scienza (e più tardi alla tecnologia), ma non prima di aver scosso alle fondamenta il sistema di valori su cui tale società è fondata. (2003, p. 729) *{{NDR|Sul [[Conte Dracula]]}} Ciò che più sorprende in lui è l'assenza di rimorso, la noncuranza delle conseguenze delle sue azioni. Agli occhi degli altri personaggi maschili del romanzo, che sotto la guida del dottor Abraham si schierano a tutela dell'ordine ideologico costituito, Dracula è l'incarnazione di Satana senza senso di colpa, del potere senza limiti, del sesso senza coscienza né controllo. (2003, p. 729) *Interessante rilettura del personaggio inventato da Bram Stoker, di cui Badham (e lo sceneggiatore W. D. Richter) accentua l'aspetto di fascinazione erotica, grazie anche alla scelta di farlo interpretare dall'italoamericano Frank Langella: ne esce il ritratto di un seduttore «byroniano», alla disperata ricerca dell'assoluto, solitario e romantico, che si prende gioco delle convenzioni sociali e combatte i tabù puritani, offrendo alle sue vittime non solo la condivisione del desiderio del sangue ma soprattutto una festa dei sensi e un autentico delirio erotico. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2003, p. 732) *Non per tutti i gusti, ma negli anni conserva un suo strano fascino. (''[[Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!]]''; 2003, p. 732) *Coppola (che ha utilizzato la sceneggiatura di James Hart) vede Dracula come Lucifero e angelo caduto, con una lettura che non è delle più abusate, capace di dare al personaggio una statura epica che sorprende chi conosceva la malinconia romantica del ''Nosferatu'' di Herzog. Ma poi lo appesantisce con un immaginario cattolico e sessuofobo, tutto giocato sull'ambivalenza di angelo e bestia, piacere e morte, che lascia freddi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2003, p. 732) [[File:Dracula 1958 c.jpg|thumb|[[Christopher Lee]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] in ''[[Dracula il vampiro]]'']] *Molto fedele allo spirito del romanzo di Bram Stoker, questo film definisce l'aspetto moderno di Dracula (i canini sporgenti sono un'invenzione di Fisher e l'interpretazione di Christopher Lee aggiunge un tocco di inquietante perversità al personaggio letterario). (''[[Dracula il vampiro]]''; 2003, p. 732) *Non una parodia come ci ha spesso abituato Brooks, ma uno strano pastiche tra scontato citazionismo (di cui fa le spese soprattutto la versione di Coppola) e un'ormai stanca comicità goliardico-caotica. (''[[Dracula: morto e contento]]''; 2003, p. 732) *Il tocco di Fisher si ritrova nella condanna di ogni moralismo (il Male incarnato da Dracula, ma anche l'eccesso di puderie di una delle due coppie, proprio per questo vittime designate del vampiro) e soprattutto nella lettura parareligiosa del mito di Dracula, visto come un nuovo anti-Cristo. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2003, p. 733) *Quasi un remake non dichiarato di ''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]'', prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. Ma la formula è quella tipica dell'horror commerciale degli anni '90: humour nero, splatter e colonna sonora ''metal''. [...] Una stupidaggine, voluta e prodotta da Wes Craven. (''[[Dracula's Legacy - Il fascino del male]]''; 2003, p. 733) *Film per ragazzi intelligente e ben diretto la cui uscita nelle sale è passata praticamente inosservata. (''[[Il drago del lago di fuoco]]''; 2003, p. 733) *L'ambizioso tentativo del produttore [[David O. Selznick|Selznick]] di bissare il successo di ''[[Via col vento]]'' e di fare della moglie [[Jennifer Jones]] una superstar: 6 milioni di dollari per la produzione, 2 per il lancio pubblicitario, il fiato sul collo al regista [[King Vidor|Vidor]] (che non terminò neppure il film), musica tonitruante (di [[Dimitri Tiomkin|Dmitri Tiomkin]]) e una fotografia sanguigna di tramonti e fuochi. [...] l'eccesso di titanismo e le esagerazioni melodrammatiche (quasi ridicole) vengono abbondantemente riscattate dalla pulsante carica erotica di Jennifer Jones. (''[[Duello al sole]]''; 2003, p. 746) *Esordio nella regia del premio Oscar per gli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001]]'', che risponde al pessimismo di [[Stanley Kubrick|Kubrick]] con una dichiarazione di ottimismo ecologico. Uno dei pochi film (con il molto posteriore ''[[Alien]]'') dove il peso degli effetti speciali non soffoca la dimensione umana del racconto. Anzi, [[Douglas Trumbull|Trumbull]] arriva a «umanizzare» i simpatici robot che aiutano [[Bruce Dern|Dern]] (bravissimo) nella sua opera. Poetico e affascinante. (''[[2002, la seconda odissea]]''; 2003, p. 749) *Piccolo gioiello della fantascienza inglese, ispirato al romanzo ''La morte dell'erba'' di [[John Christopher]], che teorizza «da destra» la supremazia dell'istinto animale nell'uomo: tesi che il film esemplifica con una chiarezza quasi imbarazzante, soprattutto durante il lungo viaggio. Filmato con bel piglio documentario. (''[[2000: la fine dell'uomo]]''; 2003, p. 749) *La Maggenti, anche autrice della sceneggiatura, mette molta carne al fuoco (i pregiudizi non riguardano solo la sessualità ma anche la razza e il censo), ma fortunatamente rifugge dal ''politically correct'' e si lascia andare con raffinata naturalezza al racconto di una storia d'amore che cresce pian piano e non si dimentica. Notevoli le due attrici protagoniste, praticamente esordienti. (''[[Due ragazze innamorate]]''; 2003, p. 754) *[...] il film punta il suo fascino non sugli scenari futuristici (anzi, è improbabile che nel XXI secolo tutto sia così simile a oggi) ma sulla apocalittica visione del destino dell'uomo e della voracità cannibalesca del potere. Belle le ambientazioni in una New York notturna e decadente, costantemente avvolta in una nebbia inquinante, superbe le interpretazioni di [[Charlton Heston]] e di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] nel suo ultimo, commovente, ruolo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2003, p. 750) *La principale qualità del film è il suo ritmo serrato, merito del regista che ha al suo attivo oltre mille spot pubblicitari. (''[[Duro da uccidere]]''; 2003, p. 761) ===E=== *La leggenda dell'ebreo errante aggiornata all'olocausto. [...] porta l'impronta del soggettista [[Giovanni Battista Angioletti|Giovan Battista Angioletti]], responsabile dello squilibrio tra le due parti del film, dove dal mitico si passa alla minuziosa descrizione delle brutalità naziste, narrate però con partecipata passione. (''[[L'ebreo errante (film 1948)|L'ebreo errante]]''; 2003, p. 766) *Otto anni dopo avere diretto un classico del western come ''[[Un dollaro d'onore]]'', [[Howard Hawks|Hawks]] si diverte a rifare quasi lo stesso film con una serie di eroi invecchiati, stanchi e malandati, che più che con i nemici devono fare i conti con le stampelle e il tremito da astinenza da whisky. Un piccolo capolavoro di ironia [...] a cui contribuiscono in modo determinante [[John Wayne|Wayne]] e [[Robert Mitchum|Mitchum]], che giocano con intelligenza sulla loro ex immagine di eroi solidali e cocciuti. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2003, p. 777) *La [[Sylvia Kristel|Kristel]] è bellissima, ma oltre che antivergine è antiattrice. (''[[Emmanuelle l'antivergine]]''; 2003, p. 785) *È un agente delle assicurazioni o una perfetta ladra high-tech la giovane Virginia Baker ([[Catherine Zeta-Jones|Zeta-Jones]]), che si associa col vecchio marpione scozzese Robert MacDougal ([[Sean Connery|Connery]]: dichiara dieci anni in meno) per il furto di fine millennio a Kuala Lampur? E soprattutto, vuole fregarlo o cascherà tra le sue braccia? Quasi tutto come in un giallo-rosa di una volta (niente sesso e violenza), se non che i ladri alla fine scappano col malloppo: ma perché si dovrebbe fare il tifo per loro? Solo perché grondano fascino (almeno nelle intenzioni dei produttori)? Sceneggiatura più arrabbiata di quello che sembra, a firma di [[Ronald Bass|Ron Bass]] e [[William Broyles Jr.|William Broyles]]. Cinema commerciale di vacuità insostenibile, anche se eseguito professionalmente. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 1131) *Dal dramma omonimo di [[Arthur Miller]], una delle più intense interpretazioni di [[Edward G. Robinson|Robinson]], perfetto nel descrivere il dramma di questo capitalista che non vuole ammettere i propri errori e ingannando la legge non potrà evitare lo scontro col figlio. Un eccesso di verbosità nuoce però al progredire della tensione. (''[[Erano tutti miei figli]]''; 2003, p. 793) *Un film sottilmente ipocrita, non solo perché, con scarso coraggio, non fa vedere nulla, ma anche perché {{sic|Lulú}}, alla fine, viene riportata all'ovile dal provvidenziale maritino. L'erotismo dal punto di vista femminile resta una pia intenzione. (''[[Le età di Lulù]]''; 2003, p. 813) *[...] il film vuole essere una rivendicazione dell'onore nazionale, in sintonia con la retorica di quegli anni. Rivisto oggi, si fa ancora apprezzare non per l'ingenua occasione propagandistica (comunque più diretta a difendere l'unione degli italiani che a esaltarne gli slanci espansionistici, più «isolazionista» che «nazionalista») ma per le sue qualità di forte figuratività e per la capacità con cui ne esalta l'epica narrativa [...]. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2003, p. 816) *Da sempre interessato alle trasposizioni cinematografiche di opere letterarie, [[Mario Soldati|Soldati]] questa volta ci prova con il romanzo omonimo di [[Honoré de Balzac]], ma semplifica troppo i caratteri, riducendoli quasi a caricature, ed esagera in teatralità, sia nella messinscena che nella direzione degli attori. [[Gualtiero Tumiati|Tumiati]] sembra più simile all{{'}}''Avaro'' di [[Molière]] che a Grandet, la [[Alida Valli|Valli]], la più misurata e convincente di tutti gli interpreti, non sempre appare a suo agio. Notevole, come sempre nei film del regista, la cura formale, soprattutto nel taglio elegante delle inquadrature. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2003, p. 817) *La sceneggiatura di Rospo Pallenberg e Boorman utilizza i miti e le saghe del Graal per raccontare la ricerca di un'armonia perduta e di un giusto rapporto con la Natura, spezzatosi dopo la fine del mondo pagano. Elaborato e costosissimo, il film cade però sotto l'eccesso di effetti kitsch e un accumulo di simboli e «poesia» che il regista non riesce a controllare: così l'eccessiva enfasi e la grandiosità di alcuni passaggi è solo in parte bilanciata da un Merlino (Williamson) ironico e scanzonato, artefice nascosto di tutta la storia. (''[[Excalibur]]''; 2003, p. 822) ===F=== [[File:Fari nella nebbia - Fosco Giachetti.png|miniatura|[[Fosco Giachetti]] in ''[[Fari nella nebbia]]'']] *Un film schietto e istintivo per l'epoca [...] immerso in un'atmosfera popolare torbida, sensuale e aggressiva, solitamente non tollerata dal regime. È il segno che qualcosa sta davvero cambiando nel cinema italiano, sempre più deciso ad allontanarsi dai telefoni bianchi e a mettersi in sintonia con il malessere del cosiddetto «realismo poetico» francese degli anni Trenta. La svolta decisiva avverrà con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', ma in ''Fari nella nebbia'' si possono cogliere degli spunti tematici e cinematografici in qualche modo anticipatori. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2003, p. 850) *[[Camillo Mastrocinque|Mastrocinque]] dirige con notevole competenza tecnica un film sfarzoso (specie per l'epoca) e corrusco, e indovina alcune sequenze di follia melodrammatica (merito soprattutto della recitazione sovraccarica e quasi [[Max Ophüls|ophulsiana]] della [[Luisa Ferida|Ferida]]). Peccato che non abbia un'idea di regia unitaria, e si perda in ridicoli intermezzi a base di pecorelle e meli fioriti. Il clima dell'epoca non giustifica la squallida macchietta dell'usuraio ebreo. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2003, p. 862) *Uno dei melodrammi più neri e tragici di [[John M. Stahl|Stahl]], che utilizza al meglio l'ambigua bellezza della [[Gene Tierney|Tierney]] per scandagliare le contraddizioni di una felicità cercata con tale foga da diventare impossibile. (''[[Femmina folle]]''; 2003, p. 865) *[...] il film sopperisce con un ritmo vertiginoso alle carenze di sceneggiatura [...] e offre uno spettacolo fantasioso e spesso divertente. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2003, p. 869) *[...] uno dei film meno personali del grande regista: statico, noioso, involuto. Una sola scena di suspense, quella dell'asta (girata con fulminei carrelli) [...]. (''[[Fiamma d'amore]]''; 2003, p. 872) *Di fronte a questo adattamento (di [[Jim Uhls]]) del romanzo di [[Chuck Palahniuk]], la critica si è divisa: grido di rivolta contro una società post-consumista o pericolosa apologia di un neotribalismo fascista? Smisuratamente ambizioso ma anche autoparodico, il film appare alla fine confuso e impari al compito che si prefigge: sagace nell'individuare certi sintomi (crisi maschile, fuga dalla realtà, scissione della personalità), abile a stordire – soprattutto all'inizio – con una messa in scena visionaria (notevole la fotografia di [[Jeff Cronenweth]]), capace di colpire a fondo con il cinismo (memorabile il culturista cui sono spuntate le tette, interpretato dal cantante [[Meat Loaf]]), ma senza saper riflettere in modo articolato sui problemi evocati. In definitiva americano quanto un talk show un po' esagitato. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 1252) [[File:La figlia del capitano-1947-Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] ne ''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]'']] *[...] fu uno dei film più costosi realizzati in quel periodo in Italia, una specie di risposta classica e disillusa di [[Mario Camerini|Camerini]], attraverso una scelta narrativa fatta di passioni e colpi di scena, all'imperante umanitarismo neorealista. Indimenticabile [[Amedeo Nazzari|Nazzari]], vero protagonista del film che rimane impresso soprattutto nella scena finale, mentre se ne va, di spalle, verso la morte. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2003, p. 876) *[...] il film è uno straordinario ritratto di una certa America di provincia, puritana e intollerante, su cui il regista innesta, attraverso il personaggio del giornalista ([[Arthur Kennedy|Kennedy]]), una spietata riflessione sui meccanismi del consenso e sul ruolo dei mass media. [...] [[Burt Lancaster|Lancaster]], in una delle sue più dense interpretazioni [...]. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2003, p. 884) *Una soap dagli intenti dichiaratamente pedagogici scritta da [[James R. Webb]], più preoccupato di spiegare le trafile di un'adozione che di costruire una vera tensione melodrammatica. E soprattutto di dimostrare che il male non si trasmette per via ereditaria. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2003, p. 884) *Flop commerciale, anche se non tutto è da buttare in questo film ambizioso, vorticoso e sovraccarico. Meglio peccare per eccesso che per difetto. (''[[Il filo del rasoio (film 1984)|Il filo del rasoio]]''; 2003, p. 887) *[[Steven Seagal|Seagal]] si produce da solo, insistendo nella sua risibile svolta ecologista: la sua mancanza di ironia è al di là del comico involontario, e le passabili scene d'azione non bastano. (''[[Fire Down Below - L'inferno sepolto]]''; 2003, p. 897) *Delirio dell'epoca [[Ronald Reagan|reaganiana]], fiacco nel ritmo e mediocre negli effetti speciali. Più di un punto in comune con ''[[Il sipario strappato]]'' (anche Gant commette un omicidio cruento e poco giustificato), malgrado [[Clint Eastwood|Eastwood]] non faccia nulla per rendere gli americani simpatici. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2003, p. 897) *Mediocre adattamento del romanzo di [[James Hilton]] (nonostante i dialoghi fossero stati scritti da [[Christopher Isherwood]]), il film è un melodramma giallo che solo a tratti riesce a creare un'atmosfera di intenso terrore, soprattutto per merito dell'ottima prova di [[Robert Montgomery]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2003, p. 905) *[...] è un horror psicologico che sintetizza magistralmente, sia nei contenuti che nella forma, suggestioni di varia provenienza: espressioniste (il mercante d'arte come il dottor Caligari, la fuga del mostro sui tetti, i forti contrasti chiaroscurali, le angolazioni inclinate); romantiche (il mito del Faust, l'amore passione più volte frustrato, l'idealizzazione della figura femminile e la conseguente disillusione); surrealiste (i quadri dell'ex pittore, ora burattinaio); ma soprattutto il film è un esplicito e raffinatissimo omaggio al cinema tedesco delle origini: [[Edgar G. Ulmer|Ulmer]] infatti era stato allievo di [[Friedrich Wilhelm Murnau|Murnau]] e aveva collaborato, ufficialmente come scenografo, a sette suoi film, tra cui ''[[Faust (film 1926)|Faust]]'', ''[[Aurora (film 1927)|Aurora]]'' e ''[[Tabù (film 1931)|Tabù]]''. (''[[La follia di Barbablù]]''; 2003, p. 906) *Il deserto ricostruito in studio fa da sfondo a un dramma psicologico di origine teatrale [...] che introduce nel noir elementi nuovi e offre a [[Humphrey Bogart|Bogart]] la sua prima interpretazione di successo, nei panni di un gangster antieroe che avrebbe fatto scuola. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2003, p. 910) *Fiacca commedia degli equivoci di ambientazione ungherese [...]: solo la [[Anna Magnani|Magnani]] – il cui personaggio non fa mistero della propria ambigua «attività» notturna – riesce a trasmettere un po' di esuberante realismo a una recitazione altrimenti senza grazia. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2003, p. 914) *[[Bill Paxton|Paxton]] esordisce alla regia ed esplora l'ambivalenza del sacro e le ossessioni dell'America puritana, con brividi non banali malgrado un ritmo in sordina. La sceneggiatura di Brent Hanley accumula però troppi colpi di scena e non evita pericolose derive: tutti gli uomini uccisi dal padre giustiziere sono infatti colpevoli di delitti efferati e quindi, in qualche modo, «se lo meritano». (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2003, p. 920) *[...] è una deliziosa e disincantata commedia dove lo sguardo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] (nell'ultimo film che diresse per intero) si fa più nero e sarcastico. La sua disillusa ferocia non risparmia nessuna classe sociale [...]. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2003, p. 921) *[...] è un ritratto agiografico piuttosto ordinario, in cui il regista rinuncia a una rilettura personale per soddisfare le esigenze del pubblico medio internazionale. Non male il cast, e commovente a tratti l'interpretazione di [[Bradford Dillman|Dillman]]. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2003, p. 922) *Girato con uno stile spoglio e fluido (cosi da lasciare molto spazio alla scenografìa e conseguentemente all'atmosfera opprimente), il film evita gli effetti troppo facili o le scene troppo cruente (anche per non urtare la sensibilità del pubblico di allora), ma riesce a descrivere i pericoli e le tentazioni della scienza e contemporaneamente a fare della creatura una «rappresentazione simbolica e metafisica dell'uomo, tormentato e diviso tra la riconoscenza e l'odio per un creatore che l'ha fatto così imperfetto» [Lourcelles]. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 1318) *Ultimo dei cinque film della saga di Frankenstein diretti dal grande regista inglese per la [[Hammer Film Productions|Hammer]]: Cushing è un ''mad doctor'' emblematicamente rifugiatosi in un manicomio, ma l'atmosfera del film limita le invenzioni visive e la fotografia di Brian Probyn fa rimpiangere il sanguinio technicolor di Jack Asher. (''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]''; 2003, p. 927) [[File:I fratelli Castiglioni (1937) Luisa Ferida.png|miniatura|[[Luisa Ferida]] ne ''[[I fratelli Castiglioni]]'']] *Ritratto amaro dell'avidità umana, che nel passaggio dalla «tragicommedia» di Alberto Colantuoni alla sceneggiatura di Emanuele Caracciolo e del regista accentua i toni farseschi e melodrammatici (con la nipote <nowiki>[</nowiki>[[Luisa Ferida|Ferida]]] scacciata di casa perché ragazza-madre e naturalmente sospettata di aver circuito il morto), evidenziati da una regia troppo espressionista per non sembrare esagerata. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2003, p. 930) *Dramma processuale con un certo climax che, lontano dai manicheismi patriottici, trova un approccio anticonvenzionale al tema del tradimento. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2003, p. 938) *[...] il film cerca di recuperare le utopie e gli incubi [[George Orwell|orwelliani]], ma dopo un buon inizio scade rapidamente nello schematismo e nella prevedibilità. (''[[La fuga di Logan]]''; 2003, p. 943) *Un piccolo capolavoro del melodramma fantastico [...]. La sceneggiatura di [[John Patrick (drammaturgo)|John Patrick]] si destreggia con grande abilità nel continuo passaggio tra i diversi tempi della narrazione riuscendo a rendere avvincente una storia fatta soprattutto di rimpianti e di azioni mancate: a dare coesione alla trama è una incondizionata dichiarazione di fiducia nella forza dei sentimenti e dell'amore, dimostrata per antifrasi attraverso l'infelice rapporto di Rollo e Lark [...] e rivissuta in parallelo dal legame nascente tra Grizel e Pax. Così, anche il tragico epilogo – legato alla violenza della guerra – finisce per ribadire, con la forza dell'''amour fou'', il messaggio di speranza nella capacità umana di far trionfare i sentimenti sulle paure e gli egoismi. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2003, p. 944) *Uno strano melodramma [...] pieno di fraintendimenti e di situazioni-limite per l'epoca (tutte le famiglie possibili nel film sono a pezzi e non si ricompongono, tutti i personaggi femminili sono donne sole e indipendenti), che all'enfasi sentimentale predilige i toni smorzati e termina in modo sorprendentemente aperto. Alla base c'è l'idea che tutti soffrono per la mancanza di amore ma evita con cura soluzioni estreme, optando per un registro quotidiano e verosimile che è una rarità nei film italiani dei primissimi anni Quaranta. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2003, p. 945) *Potente e incisiva versione cinematografica del romanzo omonimo [...] dove il regista attenua la violenza contestatrice della denuncia sociale (pur sottolineando con energia la presa di coscienza di Tom che scopre la lotta di classe) mentre racconta con partecipata passione il dramma e il disorientamento di chi, sradicato dalla propria terra, deve attraversare un'America che stenta a riconoscere [...]. Memorabile e struggente la prima parte, più complessa e «[[Franklin Delano Roosevelt|rooseveltiana]]» ma meno toccante la seconda, riscattata da un finale indimenticabile [...]. Perfetta la dura e drammatica fotografia di [[Gregg Toland]] e la recitazione di tutto il cast. (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2003, pp. 957-958) *Il film che ha lanciato [[Bruce Lee]] sulla ribalta internazionale imponendo la magistrale padronanza dell'attore nell'eseguire la tecnica del kung-fu. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2003, p. 958) ===G=== *Nella lettura della [[Liliana Cavani|Cavani]], [[Galileo Galilei|Galileo]] diventa un campione della Chiesa rinnovata del [[Concilio Vaticano II|Concilio vaticano II]], che si oppone al vecchiume della curia reazionaria. Un atto di accusa contro l'arroganza del potere, didascalico nell'esposizione, televisivo nel ritmo, ma con una buona descrizione dell'universo papalino e un protagonista all'altezza. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2003, p. 963) *Un poliziesco teso e cupo con un finale insolito, [...] risente un po' dell'origine teatrale [...]. (''[[La gang]]''; 2003, p. 965) *[...] doveva essere una semplice operazione commerciale, ma [[Fritz Lang|Lang]] seppe farne un piccolo classico del noir: basta vedere come risolve la scena chiave del delitto, tutta giocata sul non mostrato. Manovrando specchi e ombre con uno «stile inesorabile», Lang dà corpo alle tenebre che avvolgono la parte migliore di Hollywood. (''[[Gardenia blu]]''; 2003, p. 970) *Una rivisitazione storica ilare e leggera, che si colora, nel finale, di toni satirici (gli opportunisti che accolgono [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] a braccia aperte) che richiamano ''[[La kermesse eroica]]'' di [[Jacques Feyder|Feyder]]. [...] Non banali alcuni richiami alla pittura italiana di soggetto risorgimentale – [[Silvestro Lega|Lega]] e [[Giovanni Fattori|Fattori]] in particolare. Originale, per il cinema italiano del tempo, la costruzione a flashback (è Caterina vecchia che racconta la storia). (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2003, p. 970) *La sceneggiatura questa volta attinge addirittura da ''Solaris'' di Tarkovskij, oltre che dal solito ''Ritorno al futuro''. Ma per chi non è già fan della serie, la faccenda è irrimediabilmente noiosa, e gli effetti speciali non bastano. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2003, p. 978) *[[Mario Camerini|Camerini]] si ispira a una commedia di [[Edgar Wallace]] [...] misurandosi col meno italiano dei generi cinematografici, e difatti ambienta l'azione in un'improbabile Inghilterra italianizzata. Ne è uscito un gioco di equivoci e di coincidenze sempre sul filo dell'ammiccamento e della parodia, insieme innocuo e malizioso. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2003, p. 986) *Uno dei più famosi film di guerra italiani, chiaramente dalla parte del regime [...]. La propaganda è però più evidente nella seconda parte, in cui prevalgono i drammi dei personaggi riferiti con abbondanza di retorica. La prima, invece, completamente dedicata all'infuriare della battaglia, rivela un senso dell'azione scopertamente debitore del western americano [...]. (''[[Giarabub (film)|Giarabub]]''; 2003, pp. 988-989) *Girato in Arizona soprattutto per sperimentare il technicolor tricromatico, improbabile nella storia [...] e nella scenografia, il film mantiene però un certo fascino grazie a un esotismo dichiaratamente artificisoso. (''[[Il giardino di Allah]]''; 2003, p. 990) *[...] è una affascinante rivisitazione di un celeberrimo romanzo per bambini tutto costruito sulle magiche atmosfere di quel giardino vittoriano capace di modificare il carattere delle persone. Ingiustamente dimenticato, è un film che andrebbe rivalutato. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2003, p. 991) *Un western vecchio stile che tenta vanamente di aggiornarsi con qualche tocco realistico e crepuscolare: poco memorabile. (''[[I giganti del West]]''; 2003, p. 993) *Uno degli ultimi film girati da [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in Inghilterra, prima della grande stagione hollywoodiana, e non dei meno interessanti [...]. Molte sequenze stupiscono per le invenzioni e le trovate, orchestrate con una maestria e un gusto dell'umorismo nero che diventeranno immagini di marca del maestro e che trovano la loro perfetta fusione nell'ultima scena, quella che secondo [[Éric Rohmer|Rohmer]] e [[Claude Chabrol|Chabrol]] contiene il più bel carrello in avanti della storia del cinema: una «panoramica» aerea che attraversa lentamente tutta la sala da ballo per scendere e individuare l'assassino, un batterista truccato da nero che ha un tic agli occhi. Non tutto è memorabile, però sono molti i brani da antologia. (''[[Giovane e innocente]]''; 2003, p. 1013) *Solenne dramma storico-religioso [...] costruito su misura per la diva hollywoodiana più spirituale dell'epoca, che due anni prima aveva interpretato il personaggio a teatro con grande successo. Frutto di lunghe e minuziose ricerche storiche, risulta un po' rigido e pomposo, alla ricerca di un arduo equilibrio tra parola e immagine. (''[[Giovanna d'Arco (film 1948)|Giovanna d'Arco]]''; 2003, p. 1019) *[[Spike Lee]] tenta la commedia sofisticata in chiave pedagogica e autoriflessiva, centrando il bersaglio dell'eleganza formale ma non quello dell'ironia e, perché no, della cattiveria (la sua, una volta, era proverbiale): in ''Girl 6'' funziona lo stile alla [[Woody Allen]], newyorkese con brio, ma la morale della storia – telefono e macchina da presa si specchiano l'uno nell'altra ai danni di artiste giovani, belle e virtuose – fa rimpiangere immediatamente il cinismo di [[Robert Altman|Altman]] in ''[[America oggi]]'' (e anche, sul piano della narrazione, la sua maestria compositiva: qui non si va molto al di là di una serie di episodi cuciti sommariamente). (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2003, p. 1024) *[...] il film è ancora abbastanza gracile nella sua struttura narrativa, ma il montaggio sa dare un buon ritmo alla storia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2003, p. 1027) *Se [[Steven Seagal|Seagal]] non dovesse mostrare di essere campione di una mezza dozzina di arti marziali sarebbe anche un passabile aggiornamento di un C-movie di quarant'anni fa. [[John Flynn (regista)|Flynn]] ha fatto comunque di meglio. (''[[Giustizia a tutti i costi]]''; 2003, p. 1033) [[File:Godzilla King of the Monsters (1956) Atomic ray.png|thumb|[[Haruo Nakajima]] in ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' nel ruolo del [[Godzilla|personaggio omonimo]]]] *Nato dall'incubo della bomba (con evidenti sottintesi antiamericani) ma anche dalla paura tipicamente giapponese della «minaccia che viene dal mare», il film oggi può apparire datato per la semplicità degli effetti speciali [...] ma l'occhio con cui Honda guarda a questo mostro veramente cattivo, insensibile e spietato è soffuso di una tristezza e di una malinconia autentica e ancora toccante. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2003, p. 1039) *Più che un gaio softcore è uno pseudodramma della gelosia, banale e stanco. (''[[Goodbye Emmanuelle]]''; 2003, p. 1043) *Scritto dal regista con [[Bernd Lichtenberg]] (debitrice del racconto ''Rip van Winkle'' di [[Washington Irving]]!), una commedia fondata su un paradosso esile ma accattivante: che il socialismo reale sia stato vissuto dai suoi militanti come una specie di «grande madre», con i difetti e i pregi di un'ingombrante genitrice. Non mancano idee irresistibili, come i falsi telegiornali che millantano una riunificazione alla rovescia, coi berlinesi dell'Ovest in fuga dalle «false certezze» del liberismo; ma le metafore sono eccessive, certe citazioni sono fuori luogo (la testa di Lenin che vola sulla città come il Cristo della ''[[La dolce vita|Dolce vita]]'' di [[Federico Fellini|Fellini]]) e il trono troppo brioso della prima parte – molto ben recitata – stride con la svolta mélo finale. Straordinario successo in patria. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2016, p. 1913) *Un tipico ''women's picture'' dell'epoca d'oro di Hollywood [...]. La sontuosità della messinscena, la fotografia di [[Tony Gaudio]] e i pezzi di bravura delle due protagoniste fanno dimenticare la macchinosità dell'intreccio. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2003, p. 1050) *I temi sono classici (la frontiera, l'amicizia virile, la donna contesa), ma lo stile è eterogeneo, proprio come l'andamento del fiume che i due protagonisti percorrono (a sequenze epiche si alternano scene comiche e momenti intimisti): ne risulta un western personale e affascinante, anche se non arriva a essere un capolavoro. Adattato da [[Dudley Nichols]] dal libro di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], è l'unico western di [[Howard Hawks|Hawks]] senza [[John Wayne]]: [[Kirk Douglas|Douglas]] se la cava piuttosto bene al suo posto, nonostante la dichiarata insoddisfazione del regista. (''[[Il grande cielo]]''; 2003, p. 1052) *Vecchie glorie in un western nostalgico che tenta, senza troppa fortuna, toni comici e picareschi. Ma [[Burt Kennedy]] ha la mano pesante. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2003, p. 1055) *[...] ''La grande luce'' colloca all'estero il personaggio interpretato da [[Elsa De Giorgi]], donna fatale, simbolo del Vizio e del Male (a cui fa da contraltare, nel paesino, nientemeno che la Vergine Maria), ma – a differenza di altri film dell'epoca – ambienta in Italia l'ingiustizia da cui la storia prende il via e dà prova di un originale impasto linguistico mescolando dialetti meridionali, genovese e spagnolo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce]]''; 2003, p. 1057) *Uno straordinario melodramma, l'unico delle sue sette regie in cui [[Ida Lupino]] si mette anche in scena. [...] il film evita da subito il facile moralismo sul comportamento dell'uomo, descritto non come una persona che voglia «un doppio piacere», ma piuttosto come qualcuno che cerca disperatamente una situazione di equilibrio. La critica della regista è invece tutta per il modello femminile ai tempi imperante, quello incarnato dalla moglie «legittima», concentrato di quelle qualità americane (ambizione, successo, indipendenza) che finiscono per destabilizzare l'istituzione del matrimonio e che si rivelano fredde e vuote, come fredda e vuota è la casa in cui abita. Un melò che rifiuta il manicheismo e che, giocando d'ellissi e sottintesi, si sforza di «raffreddare» una materia altrimenti incandescente. (''[[La grande nebbia]]''; 2003, p. 1058) *Il primo film ad alto budget di [[Robert Siodmak|Siodmak]], enfatico e ridondante, ma non privo di trovate di regia degne della sua fama. (''[[Il grande peccatore]]''; 2003, p. 1059) *[[John Ford|Ford]] concepì il suo ultimo western [...] come un atto riparatore nei confronti dei pellerossa [...]. Ma, a parte il fatto che le buone intenzioni non bastano a fare buoni film, il risultato è lento e farraginoso, con un intermezzo comicoparodistico, nelle seconda parte, decisamente stucchevole. [[James Stewart|Stewart]] nel ruolo di Wyatt Earp e [[Arthur Kennedy|Kennedy]] in quella di Doc Holliday sono poco divertenti. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2003, p. 1061) *Nonostante la sceneggiatura di [[Edmund H. North|Edmund North]] e Joseph Patracca ricordi un po' troppo ''[[Mezzogiorno di fuoco]]'', questo western è diretto con un bel gusto per l'azione e [[Robert Ryan|Ryan]] dà una bella caratterizzazione al suo personaggio di sceriffo incompreso con un passato non limpidissimo. (''[[La grande sfida (film 1956)|La grande sfida]]''; 2003, p. 1061) *Lirismo e realismo sociale spesso fanno a pugni, e sia [[Yves Montand|Montand]] che la [[Alida Valli|Valli]] sono poco credibili come pescatori, ma il tono asciutto costituì comunque una novità nel cinema italiano dell'epoca. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2003, p. 1063) *[...] un quadro di vita rurale retto da un ottimismo di fondo ''all american''. Ottima fotografia [...]. (''[[Il grande tormento]]''; 2003, p. 1063) *[[Mario Camerini|Camerini]] adotta ritmi e situazioni della commedia degli equivoci per tracciare uno spaccato della piccola borghesia italiana, con una punta di sentimentalismo e una di perfidia. Gli italiani vi si riconobbero e ne decretarono il successo. (''[[I grandi magazzini]]''; 2003, p. 1065) *[...] elementare e approssimato come ''whodunit'', il film è più interessante per l'immagine che trasmette sulle follie americane [...] e la dichiarata polemica contro la decadenza morale delle classi ricche [...]. (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2003, p. 1067) *Uno dei film migliori (e dei meno puerili) di cui Spielberg è stato produttore esecutivo: cinema come divertimento e prodigio, ma nutrito di umorismo nero e di sberleffi alle convenzioni. (''[[Gremlins]]''; 2003, p. 1070) *Meno fiabesco e meno horror del primo del primo capitolo, ha un ritmo ancora più vertiginoso, ed è stracolmo, al solito, di gag e ammiccamenti cinefili [...]. Il pubblico però non ha gradito il gusto dell'assurdo e l'umorismo fin troppo sofisticato. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2003, p. 1070) *Western standard senza sorprese, con un cast composto da divi della televisione. (''[[La guida indiana]]''; 2003, p. 1083) ===H=== *Estremamente sadico (la censura italiana ha tagliato almeno '7), ottiene solo di incupire e deprimere lo spettatore. (''[[Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno|Hellbound: Hellraiser II - Prigionieri dell'inferno]]''; 2003, p. 1102) *La quinta puntata della saga dei Cenobiti (qui meno presenti che nelle precedenti) ha una struttura da thriller pliziesco, mentre le suggestioni horror rimandano ad ''Allucinazione perversa'' e alla serie di ''Nightmare''. Tra ralenti da telefilm e qualche immagine patinata, almeno si cerca un po' di originalità: i fan che non pretendono troppo possono gradire. (''[[Hellraiser 5: Inferno]]''; 2003, p. 1103) *Il quarto capitolo della serie è un pasticcio senza capo né coda, che risente di vicende produttive disastrose: la Miramax cacciò il regista Kevin Yagher (che si rifiutò di firmare il film), chiamò Joe Chappelle a dirigere alcune scene e rimontò il tutto. Le creature dell'inferno non fanno più paura, ma sembrano arteriosclerotiche; il ''gore'' c'è ma è indolore, e l'interesse dei fan è annullato. (''[[Hellraiser 4: La stirpe maledetta|Hellraiser - La stirpe maledetta]]''; 2003, p. 1103) *Opera prima di [[Clive Barker]], lo scrittore inglese troppe volte definito il successore di Stephen King, è una geniale e spregiudicata discesa nell'immaginario infernale, popolato di incubi maestosi e fantasie sadomaso. I temi del sesso e della morte, della carnalità e della dissoluzione della carne sono messi a fuoco lucidamente in un esemplare contesto di torbida visionarietà. (''[[Hellraiser (film)|Hellraiser - Non ci sono limiti]]''; 2003, p. 1103) *Clive Barker si tira da parte e [[Pinhead (personaggio)|Pinhead]] diventa protagonista a tutti gli effetti, aspirando a rimpiazzare Freddy Krueger nell'immaginario horror degli anni Novanta. Effetti speciali ormai stravisti, e noia che regna sovrana. (''[[Hellraiser III - Inferno sulla città|Hellraiser III]]''; 2003, p. 1103) *[...] uno dei capisaldi del filone pornosoft, patinato e assolutamente non erotico ritratto di una donna contenta di essere vittima. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2003, p. 1108) *Più che un horror, il secondo film prodotto da [[Val Lewton]] per la Rko (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'') è un dramma psicologico girato come un lungo sogno ininterrotto [...]. Al centro del film il conflitto tra il potere della ragione (qui la scienza della medicina che non riesce a guarire Jessica) e quello delle forze oscure rappresentate dalla cultura vudù, che a turno i protagonisti del film cercano di piegare alle proprie esigenze con risultati incontrollabili. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2003, p. 1109) *Storia lacrimosa e moraleggiante sceneggiata da Morrie Ryskind, che il regista e i due protagonisti riescono a tenere sul filo del buon gusto [...]. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2003, p. 1116) [[File:Paul Newman as Hud.png|miniatura|[[Paul Newman]] in ''[[Hud il selvaggio]]'']] *Un western moderno, statico ed eccessivamente melodrammatico [...] che ha costruito la sua fama sull'interpretazione di [[Paul Newman|Newman]], fascinosamente amorale fino al rifiuto del riscatto, ma anche manierato e narcisista fino all'eccesso. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2003, p. 1121) ===I=== *Forse il più affascinante film di [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (sceneggiato da Manuel Komroff), interamente dominato dalla presenza dell'eros [...]. Le scenografie, espressionistiche, barocche, angoscianti, sono supporto perfetto all'azione del personaggio centrale e toccano punte di una magnificenza visiva ai limiti del delirio (tanto che [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Ejzenštejn]] trasse ispirazione da questo lavoro per il suo ''[[Ivan il Terribile (film)|Ivan]]''), così come i costumi disegnati da Travis Banton. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2003, p. 1135) *Influenzato da un [[Georges Bataille|Bataille]] riletto attraverso le componenti più sadomasochistiche della cultura giapponese, il film rifiuta polemicamente la realtà storica per rinchiudersi in una «minuziosa, insostenibile, affascinante descrizione dei suoi rituali di possesso sessuale» [P. Mayersberg], nuova e ulteriore rappresentazione dell'alienazione sociale da parte del più immoralista e visionario dei registi nipponici {{NDR|[[Nagisa Ōshima]]}}. (''[[Ecco l'impero dei sensi|L'impero dei sensi]]''; 2003, p. 1136) *Una storia di sofferenze e passioni represse (almeno fino a un certo punto, visualizzate nel film dal passaggio dallo cherry al daiquiri) che la [[Joan Crawford|Crawford]] interpreta con grande intensità e [[Clarence Brown]] dirige con raffinatezza. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2003, p. 1144) *[...] è una gangster story priva di vera suspense e di colpi di scena, ma con un cast stranamente assortito e un'atmosfera non spregevole. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2003, p. 1144) *Le complicatissime premesse dell'ottima sceneggiatura (scritta dal regista) sono mirate a costruire un concitato e appassionante ''action movie'' fantascientifico che vuole riflettere sul nostro presente: un mondo in cui il capitalismo ha ridotto l'uomo a merce e in cui, letteralmente, il tempo è diventato denaro. L'impresa del reietto che si ribella al destino sfidando l'estabilishment rielabora in modo originale sia il mito di Robin Hood sia quello di Bonnie e Clyde, rivendicando una resistenza neo-umanista alle logiche di un Potere che ha amplificato la disuguaglianza sociale. Un film-scommessa molto personale (e coerente con le opere migliori di [[Andrew Niccol|Niccol]]), a cui si perdonano volentieri qualche inverosimiglianza e un paio di scivoloni mélo, ma che non ha purtroppo goduto né del favore della critica né di quello del pubblico. (''[[In Time]]''; 2014{{c|manca l'edizione in bibliografia}}) *Commedia sexy malamente ispirata a ''Le imprese di un giovane dongiovanni'' di [[Guillaume Apollinaire|Apollinaire]]: trine, merletti e cura dell'ambientazione non arricchiscono granché un film svogliatamente erotico. (''[[L'iniziazione (film 1987)|L'iniziazione]]''; 2003, p. 1168) *Melodramma meno convenzionale di quello che la trama faccia immaginare, anche perché il personaggio di [[Otello Toso|Toso]], ''déraciné'' segnato dalla violenza della guerra ed ecologista ante litteram (educa i cani da caccia ma è contro la caccia), è decisamente insolito nel panorama dell'epoca. (''[[Gli innocenti pagano]]''; 2003, p. 1171) *Stanca pellicola sui buoni sentimenti nell'Italia del dopoguerra. (''[[L'intrusa (film 1956)|L'intrusa]]''; 2003, p. 1185) *Magniloquente ricostruzione del primo periodo coloniale americano [...] con un'abbondanza di colpi di scena e capovolgimenti di fronte che finiscono per mascherare abbastanza bene la mancanza di un vero afflato epico. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2003, p. 1190) *[...] melodramma tratteggiato con enfasi e approssimazione, su tematiche impervie e delicate che richiederebbero altra padronanza. (''[[Io e Dio]]''; 2003, p. 1194) *Vuota commedia che si vorrebbe di costume, da un soggetto di [[Riccardo Pazzaglia]], sulla fame di sesso frustrata dalle regole del decoro borghese. Tutto però finisce in barzelletta, come l'idea di far recapitare (per un errore dell'anagrafe) la cartolina precetto alla fidanzata, il che permette di far vedere [[Rossella Como]] mentre si spoglia (castamente) per la visita di leva. Meglio i titoli di testa che sintetizzano l'idea del film in pochi minuti, accompagnati dalla canzone di [[Domenico Modugno]]. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2003, p. 1197) *[...] è uno dei più cupi film americani degli anni Trenta, un'allucinata testimonianza di come il sistema carcerario possa stritolare un individuo, privarlo delle forze fisiche, ma soprattutto di quelle morali. [...] racconta con l'intensità e la violenza usate fino ad allora solo per i film di gangster l'odissea di un uomo comune, schiacciato dal disumano cinismo degli anni della Depressione: oggi, mette ancora i brividi. (''[[Io sono un evaso]]''; 2003, p. 1200) ===J=== *Il western che ha creato la leggenda cinematografica di [[Jesse James]]: la casa produttrice (Fox) lo avrebbe voluto idealista, leggendario, mitico. [[Henry King|King]] lo fece umano, legato alla famiglia, perfetta incarnazione dei più profondi ideali americani. (''[[Jess il bandito]]''; 2003, p. 1228) *[...] una coproduzione italo-tedesca dal cast stravagante e dal clima tra il morboso e il risibile: uno dei film che [[Romina Power]] vorrebbe dimenticare, dove si mostrava (semi)nuda. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2003, p. 1240) ===L=== *Un feroce e lucido melodramma sociale sulle relazioni personali impostate come rapporti di potere [...]. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2003, p. 1262) *Lucida e profonda analisi della dura realtà di quegli anni, è il punto più alto della collaborazione tra [[Vittorio De Sica|De Sica]] e [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. De Sica [...] dimostrò quanto fosse vincente la sua scelta di utilizzare attori non professionisti [...]. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2003, p. 1264) *[...] è un film insolito per [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], austero nello stile e malinconico nel tono, con un finale lieto solo formalmente [...]. Grazie anche alla splendida interpretazione di [[Henry Fonda|Fonda]] e di [[Vera Miles]] (la moglie che crolla sotto i colpi del destino), ''Il ladro'' si trasforma in un apologo quasi [[Robert Bresson|bressoniano]] sulla paura inconscia di vivere, segnata dal peccato e dalla predestinazione alla colpa. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2003, p. 1264) *Inconsueta prova di [[Pasquale Festa Campanile|Festa Campanile]], che si ispira a un suo romanzo per affrontare un tema più serio del solito, ma il risultato, anche per alcune indulgenze a una comicità facile e volgare, è inferiore alle attese. (''[[Il ladrone]]''; 2003, p. 1267) *[[Robert Wise|Wise]] racconta la vita di [[Rocky Graziano|Barbella/Graziano]] (sceneggiata da Ernest Lehman) con uno stile aggressivo e quasi melodrammatico, ma non riesce a raggiungere la secca efficacia del suo precedente ''[[Stasera ho vinto anch'io]]''. [[Paul Newman|Newman]], qui al suo terzo film, fu consacrato star di prima grandezza dalla sua prova, ma lo stile di recitazione interiorizzato (come voleva il «metodo» dell'Actors' Studio) oggi sembra molto datato, ai limiti dell'autocaricatura. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2003, p. 1275) *Un thriller originale e appassionante, nel quale la tensione e il dramma toccano momenti molto coinvolgenti. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2003, p. 1290) *La [[Hammer Film Productions|Hammer]] si appoggia agli Shaw Brothers in un momento di crisi, ma il connubio tra horror gotico e kung fu non funziona: i combattimenti che punteggiano gratuitamente l'intreccio appaiono forzati, così come le relazioni amorose che sbocciano tra i membri delle due diverse razze. Suggestivi, invece, i vampiri d'oro del titolo (sono i discepoli di cui si serve Dracula per il suo macabro rituale di dissanguamento delle vittime), che appaiono tra fumi e luci colorate. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2003, p. 1283) *Trasposizione cinematografica di un'antica leggenda georgiana, dove si mescolano orgoglio nazionalista e mistica del sacrificio, è un'opera visionaria, coloratissima, dove il regista distrugge la struttura lineare del racconto in brevi scene autonome. [...] Sullo schermo si alternano così oggetti simbolici e animali stilizzati, personaggi e panorami che possono sconcertare per la loro «discontinuità», ma che offrono anche momenti di solenne bellezza e di appassionato folclore. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2003, p. 1283) *[[Vladimir Nabokov]] è riuscito nel difficile compito di adattare il suo romanzo (a cui ha tolto l'annunciata morte-castigo della ragazza), e [[Stanley Kubrick|Kubrick]] ne ha reso bene la mistura di satira e deformazione grottesca con cui insegue una delle linee di forza del proprio cinema: la caparbietà ossessiva con cui i suoi personaggi percorrono le proprie strade. Rispetto al romanzo, Quilty diventa il motore segreto della storia, cinico e mostruoso doppio del professor Humbert [...]. Così [[James Mason|Mason]], per quanto all'altezza del ruolo, si fa spesso rubare la scena dall'ambiguo e prometeico [[Peter Sellers|Sellers]], il cui istrionismo prefigura quello del ''[[Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba|Dottor Stranamore]]''. [[Sue Lyon]] col lecca lecca a forma di cuore ha fatto epoca, ma la sua carriera è praticamente finita qui e il film è uno dei meno erotici che si possa immaginare su un tale soggetto. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2003, p. 1310) *Uno dei primi grandi successi di [[Erminio Macario|Macario]], che mette a punto il suo personaggio di piccolo-borghese [...] che non si ribella ai potenti, ma cerca di evitarli. La sceneggiatura [...] escogita situazioni brillanti e paradossali che verranno riprese pari pari, più di quarant'anni dopo, in ''[[Chi più spende... più guadagna!|Chi più spende... più guadagna]]'' [...]. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2003, p. 1315) *Tentativo di horror metafisico padano (ma [[Pupi Avati]] aveva fatto di meglio) accolto nella più assoluta indifferenza, dimostrazione di com'è difficile girare in Italia storie fuori dai soliti schemi. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2003, pp. 1320-1321) ===M=== *Al processo [[Gustave Flaubert|Flaubert]] viene assolto perché l'arte ha il diritto di rappresentare la realtà, ma nella rilettura di [[Vincente Minnelli|Minnelli]] è la fantasia che sembra farla davvero da padrona. Programmaticamente infedele allo spirito del romanzo francese, questa versione (adattata da [[Robert Ardrey]]) è tutta dalla parte della protagonista, quintessenza dell'eroina romantica la cui solitudine è raccontata come in un gioco di specchi [...]. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2003, p. 1340) *[...] a suscitare dubbi non è la verità di quanto raccontato, bensì la confezione. [[Peter Mullan|Mullan]] [...] usa senza sfumature le armi del grottesco e della caricatura, ed è con i mezzi più plateali che estorce allo spettatore la rabbia e le lacrime. (''[[Magdalene]]''; 2003, p. 1346) *La sceneggiatura di Piero Regnoli copia goffamente l{{'}}''[[L'esorcista|Esorcista]]'' [...]. La sconosciuta Laennec sembra la sosia di [[Leonora Fani]]. Tristissimo sotto-prodotto, girato nel solito castello di Balsorano. Un certo humour, comunque, nella fellatio letale allo zio paralitico. (''[[Malabimba]]''; 2003, p. 1358) [[File:Malacarne (film 1946) Mariella Lotti.jpg|miniatura|[[Mariella Lotti]] nel ruolo di Mariastella in ''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]'']] *Un curioso e torbido melodramma di ambientazione siciliana che mescola bozzetti veristici (le scommesse degli uomini al bar), squarci documentari (la pesca al tonno), tensioni – e superstizioni – religiose e conflitti di classe. Manca un'idea unificante nella sceneggiatura [...], il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è improbabile come «balio asciutto», mentre quello di Mariastella – prima santarellina, poi mantenuta di lusso e alla fine penitente contrita – è troppo stereotipato. Eppure l'universo di paese, dove povertà e invidia muovono i comportamenti delle persone (e hanno spesso conseguenze tragiche), è raccontato con bella incisività e un «verismo» che non è mai folcloristico. (''[[Malacarne (film 1946)|Malacarne]]''; 2003, p. 1359) *Fisher creca nuovi spunti per ridare interesse all'argomento; i dialoghi tra la ragazza resuscitata e la testa dell'amato sono divertenti, l'erotismo è più esplicito del solito, ma il film è di quelli che interessano solo i fan del genere. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2003, p. 1362) *L'aggettivo «pruriginoso» sembra essere stato inventato per film così, che allora (grazie a un comune senso del pudore diverso e alla relativa fama della piccola e mostruosa [[Eva Ionesco|Ionesco]], già immortalata dalla mamma Irina in una serie di foto osé) aveva un suo pubblico. Pretese quasi alte (tra gli sceneggiatori e dialoghisti spuntano Peter Berling, [[Barbara Alberti]] e Amedeo Pagani) di costruire un mondo crudele e fiabesco senza adulti; svolgimento piatto e inconcludente. Malgrado la presenza del cane lupo Xylot, nessun aggancio zoofilo. (''[[Maladolescenza]]''; 2003, p. 1359) *Ultimo, fallimentare tentativo di ricomporre la coppia principe dei melodrammi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]: nella sceneggiatura [...] c'è uno dei temi forti del mondo matarazziano (la centralità della famiglia – qui in negativo, visto che si comporrà solo alla fine del film – di cui la donna-madre è insieme schiava e vittima) ma tutto sembra stanco e prevedibile e l'ingombrante presenza del bambino squilibra il film verso un melassoso patetismo. (''[[Malinconico autunno]]''; 2003, p. 1364) *Ispirato all'ottavo dipinto della ''Carriera di un libertino'' di [[William Hogarth|Hogarth]], il film di [[Mark Robson|Robson]] è una singolare anticipazione dei temi del ''Marat-Sade'' di [[Peter Weiss]] (portato sugli schermi da [[Peter Brook]]), con la sua polemica contro i rigori della ragione: incarnata nel perverso Sims, la razionalità svela la sua componente cinica e crudele, mentre chi viene identificato con la follia dimostrerà di essere più umano, solidale, spontaneo e caritatevole. Così, lo scontro che altrove (ad esempio nel precedente ''[[La settima vittima]]'') è tra il Bene e il Male qui diventa meno metafisico, più concreto, di ordine morale e politico insieme e l'antitesi tra egoismo e carità ne innesca altri, come quello tra pessimismo e utopismo alla [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], tra Tories e Whigs. (''[[Manicomio (film 1946)|Manicomio]]''; 2003, p. 1371) *[...] vi si ritrovano molti dei temi di ''[[Fuga in Francia]]'': la violenza vista dagli occhi di un innocente, il cinismo tragico di chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata. [[Eduardo Ciannelli|Ciannelli]] disegna un bel personaggio, che cita [[Blaise Pascal|Pascal]] e [[Oswald Spengler|Spengler]] (memorabile il monologo in cui immagina Venezia nel futuro, sommersa dalle acque); ma i suoi antagonisti sono più scoloriti. Convince la trasformazione di Venezia in una città di confine, notturna e plebea, che ricorda la Vienna del ''[[Il terzo uomo|Terzo uomo]]''. (''[[La mano dello straniero]]''; 2003, p. 1375) *[...] un film edificante che spinge spudoratamente sul pedale della commozione. Un must delle sale parrocchiali di una volta. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2003, p. 1380) *[...] uno dei più riusciti melodrammi di [[George Cukor|Cukor]], e una delle migliori interpretazioni della [[Greta Garbo|Garbo]]. Dietro lo splendore formale (la fotografia, tutta giocata sui contrasti luce-ombra sul volto di Camille, è di William Daniels e Karl Freund) c'è un senso autentico di sofferenza e di amara ironia quasi [[Max Ophüls|ophulsiano]]. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2003, p. 1385) *Una commedia in costume nell'èra dei telefoni bianchi [...] dove la scarsissima moralità aristocratica viene messa in riga da un borghese tutto d'un pezzo, dotato di un'incrollabile fiducia in se stesso e nei suoi «nobili» principi di carriera&famiglia. Ma se il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è fin troppo ideologico (e francamente noioso) nella sua eccessiva virtù, per buona parte del film si respira un'insolita atmosfera di disinvolta decadenza che rimanda quasi all'universo di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] [...]. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)]]''; 2003, p. 1389) *Sottilmente morboso ([[Alfred Hitchcock|Hitch]] voleva mostrare una passione feticista) e generalmente sottovalutato (specie dal pubblico), un thriller psicologico [...] dove la suspense – meglio ancora che in ''[[Io ti salverò]]'' – si concentra su un segreto che la protagonista si porta dentro dall'infanzia. Uno dei più riusciti giochi hitchcockiani sull'ambiguità, la reticenza e l'allusione. (''[[Marnie]]''; 2003, p. 1396) *In felice contrasto tra laconicità e barocchismo semionirico, la quintessenza dei film hollywoodiani dell'epoca, antirealistici e stilizzati. La [[Marlene Dietrich|Dietrich]], pur restando ''femme fatale'' e sfinge, per una volta si sottomette al maschio; la scena finale in cui si toglie le scarpe nella sabbia per seguire Tom ha ispirato [[Bernardo Bertolucci|Bertolucci]] per ''[[Il tè nel deserto]]''. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2003, p. 1396) *Sopravvalutato ai tempi come un esempio di neorealismo americano (personaggi privi di glamour, dialoghi quotidiani, lunghe inquadrature) è, molto più semplicemente, un'onesta commedia sentimentale, con ottimi attori. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2003, p. 1398) [[File:The Curse Of Frankenstein (1957) trailer - Peter Cushing experimenting 1.png|thumb|[[Peter Cushing]] nel ruolo del [[Victor Frankenstein|barone Frankenstein]] ne ''[[La maschera di Frankenstein]]'']] *[[Peter Cushing|Cushing]] è ottimo, ma la regia di [[Terence Fisher|Fisher]] non è così geniale come vogliono molti cinefili. (''[[La maschera di Frankenstein]]''; 2003, p. 1401) *La sana morale del West, incarnata da [[John Wayne|Wayne]] (burbera e grezza ma sostanzialmente positiva, come dimostra l'eroismo suicida dei sottufficiali ubriaconi), si inchina comunque alla leggenda, come succederà anche in ''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]''. [[John Ford|Ford]] mostra una certa sensibilità, per l'epoca, nel trattamento degli indiani. Ma il suo elogio dello spirito della cavalleria è meno convincente che nei film successivi – causa anche la frammentazione narrativa e l'innesto forzoso di una love story tra [[John Agar]] e l'ex bimba prodigio [[Shirley Temple]]. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2003, p. 1405) *Intrigante spy story [...] che all'epoca ottenne poco successo di critica sia per una certa nebulosità dell'intreccio sia per la «non convincente» interpretazione della [[Greta Garbo|Garbo]]. In realtà, proprio grazie all'attrice, ''Mata Hari'' fissò un modello di donna fatale imprescindibile per il cinema a venire. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2003, p. 1406) *I fratelli Wachowski, anche sceneggiatori, attingono alle filosofie orientali e alla fantascienza di [[Philip K. Dick]] (e mettono in mano a Neo ''Simulacri e simulazione'' di [[Jean Baudrillard|Baudrillard]]) per asserire che il mondo è illusione e la realtà virtuale è un incubo. I Wachowski riescono a tenere sotto controllo un intreccio complesso, ma forse non sono all'altezza per costruire una saga che ha l'ambizione di coronare quasi mezzo secolo di fantascienza letteraria e cinematografica; e sono troppi i debiti non dichiarati, da ''[[Zardoz]]'' a ''[[Terminator]]''. Non mancano, però, la suggestione e il divertimento. (''[[Matrix]]''; 2003, p. 1411) *La coppia di interpreti è affiatata, ma [[Andrew V. McLaglen|McLaglen]] ha un'idea molto vaga di cosa sia una commedia. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2003, p. 1415) *Radiografia di un'impasse non solo generazionale (nonostante don Giulio sia con ogni evidenza [[Michele Apicella]] in abito talare), è un film «sgradevole» nel rivendicare il proprio essere nevrotico, moralista, «adolescenziale». Raggelante nella sua lucidità, [...] coglie con precisione il punto di rottura degli anni Ottanta, reso perfettamente nella scena del ballo in chiesa al ritmo sconsolato ma anche sognante di ''Ritornerai''. In televisione l'essenzialità cinematografica del regista viene penalizzata, eppure averne avuti di film così, dove la religione è una questione di «fede» in sospeso, l'amore (individuale e collettivo) è una dichiarazione d'impotenza, la solitudine è l'unica, miserabile conquista e la fuga non è un'arte, bensì una soluzione dopo tante prove. (''[[La messa è finita]]''; 2003, p. 1427) *Drammone romantico vecchio stile ambientato in un'Africa da ''National Geographic'', da cui si esce sapendo poco sia della [[Karen Blixen|Blixen]] che dei luoghi in cui visse. In compenso l'andamento volutamente lento e contemplativo riesce abbastanza a trasmettere l'intensità di un itinerario spirituale raccontato con una economia di mezzi espressivi che contrasta con la magniloquenza della produzione. (''[[La mia Africa]]''; 2003, p. 1433) *[[William Wyler|Wyler]] ricostruisce la realtà al dettaglio (si vantava di aver spedito le sue attrici a vestirsi ai grandi magazzini), privilegia lo scavo psicologico, enfatizza l'impegno civile, ma lo stile è tutt'altro che naturalistico. Visto che il direttore della fotografia è [[Gregg Toland]] (''[[Quarto potere]]''), le invenzioni a base di specchi e riflessi abbondano, anche se sono fuse perfettamente con la narrazione. Celebre la sequenza delle allucinazioni sonore di Fred all'interno dell'aereo abbandonato. Certe impennate melodrammatiche appaiono invecchiate, ma il film attende di essere rivalutato. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2003, p. 1444) *Merita di essere vista quasi esclusivamente per la raggiante presenza della giovanissima [[Alida Valli]]. (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2003, p. 1449) *La sceneggiatura di John Houghton tenta di aggiornare le gesta del vampiro ai tempi della Swinging London e sovrappone Dracula con l'Anticristo: ma l'esperimento non convince. (''[[1972: Dracula colpisce ancora!]]''; 2003, p. 1451) *Al suo primo film parlato, [[Fritz Lang|Lang]] continua a impiegare con maestria le metafore visive e le immagini evocative che avevano fatto grande il muto, e insieme si vale in modo assai moderno delle risorse del sonoro. (''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'', 2010, p. 2089) *Effetti speciali in salsa sentimentale-umanista, senza paura del ridicolo involontario, e con sottintesi sessuali polimorfi. Il regista della ''Storia infinita'' spese un sacco di soldi ma il pubblico non gradì. (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2003, p. 1458) *È tutta [[Sergio Leone|leoniana]] l'idea di riflettere sul crepuscolo dei miti e insieme sulla loro necessità, omaggiando il western americano (da [[John Ford|Ford]] a [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], il cui nome viene letto su una lapide) e il proprio stesso cinema, mentre gli ammiccamenti comici vengono dal successo di ''[[Lo chiamavano Trinità...]]'' Il risultato è ibrido: i toni elegiaci stridono con gli sganassoni e le facezie di [[Terence Hill|Hill]], e certe divagazioni volgarotte (la sequenza dell'orinatoio, aggiunta in corso di riprese) sono discutibili. La confezione è professionale, e lo stile si distacca da quello del maestro (vedi i ralenti alla Peckinpah), anche se [[Tonino Valerii|Valerii]] si limita a fare da esecutore. (''[[Il mio nome è Nessuno]]''; 2016, p. 2753) *[[Yves Allégret|Allégret]] abbandona il cupo pessimismo con cui aveva descritto i rapporti umani nelle sue opere precedenti per aprirsi a un più realistico compromesso di fronte alla necessità di «ricostruire» un nuovo tessuto sociale e umano. La sceneggiatura di Jacques Sigurd (che fonde perfettamente elementi realistici con altri più melodrammatici) e soprattutto l'intensa prova della [[Alida Valli|Valli]] riescono a rendere palpitante un film che rischiava di scivolare nel patetismo. (''[[I miracoli non si ripetono]]''; 2003, p. 1461) *[...] [[Vittorio De Sica|De Sica]] si allontana dalle scelte narrative del neorealismo, procedendo per accumulo di situazioni, abolendo le psicologie e mescolando elementi favolistici (la nascita di Totò sotto un cavolo, i poteri magici di Lolotta) a una visione squisitamente morale (il potere corruttore della proprietà, la forza dirimente della bontà). (''[[Miracolo a Milano]]''; 2003, p. 1461) *Nient'altro che teatro filmato ma con l'interpretazione di alcuni fra i migliori caratteristi comici del periodo. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2003, p. 1465) *[...] la farsa [...] combina i giochi degli equivoci con il tema della fame secolare che fu di Pulcinella. Immortale inno alla pasta è la scena in cui [[Totò]] e compagnia ballano sulla tavola mangiando spaghetti e ficcandoseli in tasca, perché nessuno li porti loro via. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2003, p. 1465) *Uno di quei copioni frivoli che la [[Bette Davis|Davis]] recitava malvolentieri, tenuto in piedi da dialoghi caustici e schermaglie piene di brio. Non certo tra le opere più personali di [[Michael Curtiz|Curtiz]]. (''[[Miss prima pagina]]''; 2003, p. 1471) *Ambientato quasi sempre in una bisca che sembra un girone infernale, dei melodrammi esotici del regista è uno di quelli più vicini al gusto moderno: visionario, estenuato, senza nessuna redenzione, ma non privo di ironia. La perversione dei personaggi e il clima di corruzione (notevoli le prostitute chiuse nelle gabbie, che sembrano uscire da qualche film di [[Federico Fellini|Fellini]]) all'epoca fecero scalpore, tanto che [[Josef von Sternberg|von Sternberg]] non girò più per una decina d'anni. La [[Gene Tierney|Tierney]] splende di luce propria; le acconciature della sfortunata [[Ona Munson|Munson]] avrebbero meritato l'Oscar. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2003, p. 1473) *Penultimo film di [[Carmine Gallone|Gallone]]: un pesante drammone storico, il cui maggiore interesse è il lussuoso cast. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2003, p. 1489) *Un melodramma complicato e pieno di incongruenze [...]. La storia è francamente irreale [...], la recitazione (specie dell'inebetito [[Massimo Serato|Serato]]) poco più che da filodrammatica, ma la straordinaria fotografia di [[Piero Portalupi]], astratta ed espressionista nello stesso tempo, giustifica da sola la visione del film. (''[[Monastero di Santa Chiara (film)|Monastero di Santa Chiara]]''; 2003, p. 1490) [[File:Il mondo le condanna (1953) Alida Valli.jpg|miniatura|[[Alida Valli]] ne ''[[Il mondo le condanna]]'']] *Molte ingenuità moralistiche annegano qualche spunto interessante, soprattutto sulla pelosa carità dei borghesi. La [[Alida Valli|Valli]], comunque, sia nella versione bionda che in quella bruna, è davvero bellissima e riscatta un film che non sa decidersi tra suggestioni da realismo poetico francese d'anteguerra e banalità da fotoromanzo. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2003, p. 1494) *La regia anonima e il soggetto vetusto (firmato da [[Dino Risi]]) tarpano le ali a due protagonisti perfetti nel loro ruolo. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2003, p. 1502) *Un saggio di vera suspense concentrato in un tesissimo week-end, in cui il thriller si confonde con il dramma psicologico. [...] Notevole l'interpretazione di [[Joseph Cotten|Cotten]] [...]. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2003, p. 1506) *Love story tra due reietti in un West scabro e senza eroi sceneggiata da [[Sid Fleischman|A.S. Fleischman]]. Nonostante le manomissioni produttive, si vede, almeno nei temi, la mano di [[Sam Peckinpah|Peckinpah]], all'esordio sul grande schermo. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2003, p. 1508) *Sasdy si ispira alla vicenda dell'ungherese Erzsebet Bathory (raccontata anche da Borowczyk in un episodio di ''I racconti immorali'') e prosegue il suo percorso di critica al potere: coloro che condannano la contessa a una fine atroce non sono certo stinchi di santo. Ma dei suoi film per la [[Hammer Film Productions|Hammer]] è il meno efficace: le troppe concessioni al morboso stridono col tentativo di rendere tragica la sorte della contessa, tratteggiata come una donna incapace di accettare la vecchiaia. (''[[La morte va a braccetto con le vergini]]''; 2003, p. 1511) *Non bastano gli attori a dare interesse a un thriller scontato [...]. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2003, p. 1515) *L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2003, p. 1515) ===N=== *Un giallo dai risvolti melodrammatici, interessante solo per l'intensità della recitazione di [[Bette Davis]]. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2003, p. 1545) *[...] è un dramma socialmente impegnato che, sulla scia del successo di ''[[Fronte del porto]]'', segna l'esordio di [[Martin Ritt|Ritt]]. Oggi appare un po' schematico e fatalista, ma ai tempi il messaggio dell'alleanza del bianco col nero era tutt'altro che scontato. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2003, p. 1548) *Uno degli archetipi del gangster-movie, teso e vibrante, costruito con sequenze brevi ed ellittiche, capaci di dare il senso di una scelta di vita violenta e insieme romantica. Nonostante gli anni, il film stupisce ancora per la modernità della recitazione di [[James Cagney|Cagney]], implacabile coi nemici e tenero con la mamma, e per i bei dialoghi di Kubec Glasmon e John Bright. La scena in cui schiaccia un pompelmo in faccia alla fidanzata che si lamenta ([[Mae Clarke|Clarke]]) è entrata nella storia del cinema, e quella finale, in cui il suo corpo, ucciso e legato come una mummia, viene messo davanti alla porta di casa per cadere quando il fratello la apre, è ancora sconvolgente. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2003, p. 1555) *Forse il miglior film di [[Salvatore Samperi|Samperi]] [...], meno pruriginoso del solito. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2003, p. 1556) *Film noir senza vero fascino (sceneggiato da Jonathan Latimer), in cui gli scherzi del destino giungono a mettere ordine in un mondo dove regnano immoralità e impunità. Curiosa, comunque, la superficialità sentimentale dell'uomo, alla quale fa da contraltare l'interessato cinismo delle donne (con punte di sessualità esplicita e sfacciata nel personaggio della [[Susan Hayward|Hayward]], abituata a farsi mantenere dagli amanti). (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2003, p. 1560) *Occasione mancata secondo lo stesso [[Nicholas Ray|Ray]], il film [...] riesce comunque a rendere efficacemente la specularità fra la violenza dell'uomo di legge e quella dell'emarginato, sullo sfondo di un conflitto città/natura che vede progressivamente la rabbia perdersi nel paesaggio. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2003, p. 1562) *Fumettone a lieto fine che volgarizza temi di [[Ernest Hemingway|Hemingway]], ispirandosi a un suo racconto. Gli elementi migliori sono la musica di [[Bernard Herrmann]] e la fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2003, p. 1562) *Tuttora considerato anticomunista, in realtà condanna non tanto la Rivoluzione quanto la degenerazione stalinista, e proprio l'inquietante ritratto del regime sembra legittimare una lettura della vicenda secondo un'ottica italiana [...]. Si tratta di uno dei primi segnali di insofferenza nei confronti della retorica celebrativa di regime, uno sguardo diverso che qualche mese dopo, con ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'', rimbalzerà definitivamente dagli schermi in tutta la sua potenza espressiva. La [[Alida Valli|Valli]] è indimenticabile nella sua bellezza senza tempo e senza speranza. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2003, p. 1576) *Uno dei più allucinanti horror di tutti i tempi: la violenza è più suggerita che mostrata, ma certe situazioni richiedono nervi molto saldi. Tra attori e regista vi era un pessimo rapporto, il che spiega in parte l'atmosfera di tensione che si respira nel film. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2003, p. 1578) *Elegante ma freddo remake del capolavoro di Murnau, attento soprattutto alla creazione di un'atmosfera algida e funerea, dove le sorti dei personaggi sono predestinate sin dal principio. Questa lenta progressione (il film dura 40' in più dell'originale di Murnau pur essendogli molto fedele) verso la tragedia ha il suo punto di forza in Kinski, che rinnova la figura classica del vampiro facendone un personaggio stanco e distante, quasi restio a seguire la propria inclinazione di mostro necrofilo. (''[[Nosferatu, il principe della notte]]''; 2003, p. 1592) *Incauto debutto alla regia di un produttore e sceneggiatore: in una fotografia ricercata, che finisce per produrre cartoline stucchevoli, il cast internazionale barcolla su una storiella male impostata, e Kinski straborda con risultati ben diversi dal film di Herzog, facendo rimpiangere gli eccessi dei suoi innumerevoli B-movie. (''[[Nosferatu a Venezia]]''; 2003, p. 1592) *Un western insolito e intimista scritto da Alvin Sargent (che praticamente comincia dove finisce ''[[Sentieri selvaggi]]'' di [[John Ford|Ford]]) tutto costruito sull'attesa interminabile di una rabbia che continua a rimandare la sua esplosione distruttiva e che utilizza la presenza ossessiva di un personaggio che non si vede quasi mai per far crescere la tensione. (''[[La notte dell'agguato]]''; 2003, p. 1600) *Il film doveva essere un trampolino di lancio per la [[Anna Sten|Sten]], che il produttore [[Samuel Goldwyn|Goldwyn]] voleva trasformare in una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]: l'attrice deluse le attese, ma [[King Vidor|Vidor]] – appassionato al tema del confronto città/campagna – riesce a vivificare il racconto descrivendo in modo originale la vita rurale dello scrittore di città. Un finale, per quei tempi, insolitamente cupo e drammatico. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2003, p. 1602) *L'ottimo western di serie B, nonostante una vicenda già vista troppe volte, si fa ammirare per l'asciutta regia di [[André De Toth|de Toth]] (che predilige qui i piani fissi ma molto compositi dal punto di vista figurativo, e dove la presenza della neve aggiunge tensione alla storia), il bel bianco e nero di Russell Harlan, le ottime interpretazioni del «buono» [[Robert Ryan|Ryan]] e del «cattivo» [[Burl Ives|Ives]]. (''[[La notte senza legge]]''; 2003, pp. 1605-1606) ===O=== *Primo film americano per [[Fred Zinnemann|Zinnemann]], che se la cava confezionando un giallo decoroso [...] dove gli attori vengono messi in secondo piano dall'intelligentissimo cane del protagonista. (''[[Occhi nella notte (film 1942)|Occhi nella notte]]''; 2003, p. 1622) *Geniale saggio sul cinema come voyeurismo, pulsione necrofila e insieme scopofila (il bisogno morboso di contemplare), capace di legare indissolubilmente Eros e Thanatos, il film, scritto da [[Leo Marks]], è chiaramente una metafora sull'arte della visione (come lo era stato ''[[La finestra sul cortile]]'', ma qui molto più crudele e imbarazzante) [...]. Clamorosamente sottovalutato all'epoca della sua uscita (un critico britannico scrisse che si sarebbe dovuto «prenderlo con la paletta e buttarlo subito nella fogna più vicina»), sprizza in realtà intelligenza da ogni scena, oltre a rappresentare una sorta di punto di partenza per il thriller moderno, da [[Brian De Palma]] in poi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2003, p. 1623) *Ormai un piccolo classico del cinema dell'orrore, grazie soprattutto alla mano di [[Georges Franju|Franju]], che mescola con maestria fantasia e realismo, morbosità e lirismo, in un crescendo che culmina nella straordinaria sequenza finale. (''[[Occhi senza volto]]''; 2003, p. 1625) *Più che un thriller, la storia di un amore impossibile, e il ritratto di un assassino ambiguo ma mai veramente antipatico, indimenticabile rappresentazione di quello che potrebbe essere davvero il diavolo. [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che appare come un giocatore di bridge in treno) era fiero della collaborazione di [[Thornton Wilder]] alla sceneggiatura, che però è dispersiva e piena di episodi accessori. Invecchiato e fastidioso il doppiaggio italiano, come anche la musica di [[Dimitri Tiomkin|Tiomkin]]. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2003, p. 1638) *Inizia sulla scia di ''Demoni e dèi'', con goffe pretese di ricostruzione storica e stanchi pettegolezzi; poi diventa una specie di horror semiparodico, con Dafoe che sembra una via di mezzo tra Klaus Kinski e lo zio Fester e grufola come Hannibal. Tutto per dimostrare – sai che novità! – che il vero vampiro è la macchina da presa. (''[[L'ombra del vampiro]]''; 2003, p. 1639) *[...] un noir melodrammatico teso e raffinato, con un inizio irresistibile (l'assassinio dell'amante), una messinscena accuratamente sinistra (persino il fogliame umido e frusciante desta sospetti), un cast britannico eccellente e una [[Bette Davis|Davis]] capace di alternare calcolo e isteria con passaggi da brivido. [[Tony Gaudio|Toni Gaudio]] firma una fotografia magnetica, tutta giocata di taglio sulla bianca luce diffusa della luna piena. [[William Wyler|Wyler]] lavora con precisione maniacale (tanto da litigare violentemente con la star) per far emergere il cuore di tenebra nascosto nella colonia tropicale prossima alla dissoluzione. [[Max Steiner]] commenta il tutto con una colonna sonora ossessiva, in cui colpa e destino rimbalzano su due sole note. Peccato per il doppio finale punitivo, conforme alle regole del Codice Hays (la Davis viene uccisa dalla donna cinese, che presumibilmente sarà arrestata mentre il racconto di [[William Somerset Maugham|Maugham]] si chiudeva, con molta più ipocrisia, su un trionfo collettivo del cinismo), che però non compromette un autentico gioiello hollywoodiano, frutto di un talento registico e di una squadra di professionisti fuori dal comune. (''[[Ombre malesi]]''; 2003, p. 1641) *Tradizionale giallo sceneggiato dalla moglie del regista [[Alma Reville]] con sorpresa finale (del genere che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] non amava troppo), con un paio di elementi molto originali per l'epoca: l'uso della voce fuori campo del personaggio per esprimerne i pensieri, e la presenza di un assassino che si traveste da donna. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2003, p. 1643) *Un duro spaccato urbano, insolito nel cinema della Nuova Zelanda. Partendo dalla violenza, dalla miseria e dall'emarginazione che aliena la famiglia (ma senza cadute nel vittimismo), Tamahori gira con l'energia combattiva di Milius e la rabbia di [[Ken Loach|Loach]], alla ricerca della cultura maori perduta da consegnare alle nuove generazioni insieme alla ritrovata dignità femminile. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2003, p. 1645) *Cinque anni bastano a smarrire le ambizioni socio-etnologiche del prototipo, anche se lo sceneggiatore (e autore del romanzo d'origine) è sempre [[Alan Duff]]. I dilemmi morali sono tranciati con l'accetta, il clou del film sono i pestaggi (belli tosti), ma si respira anche un'aria genuina e simpaticamente dimessa. Film ad alto tasso di testosterone da sale di periferia, come non se ne fanno più. (''[[Once Were Warriors 2 - Cinque anni dopo]]''; 2003, p. 1645) *Aggiornamento melodrammatico sui temi della sceneggiata [...]: al di là della riprova che la sfortuna si abbatte sempre sui poveri, il film stigmatizza con enfasi l'ipocrisia della società e rivendica la funzione positiva delle lettere anonime. (''[[Onore e sangue]]''; 2003, p. 1648) *Connubio di satira sociale e fantascienza [...], è uno dei film chiave degli anni Sessanta per la sua capacità di rompere con i generi tradizionali hollywoodiani e aprire il cinema a nuove forme espressive [...]. (''[[Operazione diabolica]]''; 2003, p. 1650) *Western del periodo in cui il genere declinava: di crepuscolare, tuttavia, c'è solo l'appannato [[James Stewart|Stewart]]. [[Henry Fonda|Fonda]], subito dopo ''[[C'era una volta il West]]'', torna a recitare nel ruolo per lui nuovo del cattivo. (''[[L'ora della furia]]''; 2003, p. 1653) *Banale fumetto pieno di divagazioni turistico-cartolinesche, che scade nel ridicolo involontario. Erotico come una patata lessa, anche se in patria ha avuto problemi di censura specie per l'ultima sequenza, che alcune voci davano per non simulata. La presenza della [[Jacqueline Bisset|Bisset]] è del tutto esornativa. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2003, p. 1656) *Commedia piacevole e garbata [...] e un po' osé per i tempi, tutta giocata all'interno del collegio tra ordine e trasgressione, disciplina e pulsioni (moderatamente) sessuali. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2003, p. 1658) *Più che un film, una specie di predica fatta per immagini, secondo una pedagogia che ribadisce il ruolo subalterno di ognuno all'interno di un superiore ordine sociale (come l'organizzazione delle formiche, che il vecchio studia con attenzione). Punitivo e reazionario. (''[[Gli orizzonti del sole]]''; 2003, p. 1661) *Con molto sangue e poca sostanza, segna la fine del grande cinema gotico made in Britain prodotto dalla [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[Gli orrori di Frankenstein]]''; 2003, p. 1665) *Il ventinovenne [[Alejandro Amenábar|Amenábar]] – anche sceneggiatore e autore delle musiche – appronta un'algida e funzionale imitazione dell'horror di una volta (con ovvio rimando a ''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]'' di Clayton): porte che sbattono, brividi metafisici e neanche una goccia di sangue. Ma il meccanismo narrativo è aggiornato ai tempi e un po' troppo furbetto, sia nella sorpresa (a dire il vero prevedibile) sia nel tema degli «intrusi» che occupano la casa: chi sono i legittimi proprietari, i vivi o i morti? Co-produzione internazionale (ci mette i soldi anche [[Tom Cruise]]) girata con stile impeccabile e anonimo, al servizio del virtuosismo della star. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2003, p. 1671) ===P=== [[File:Humphrey Bogart High Sierra Promotional Still.jpg|miniatura|[[Humphrey Bogart]] in ''[[Una pallottola per Roy]]'']] *Sceneggiato da [[John Huston]] e [[W. R. Burnett]], il film è uno dei punti di congiunzione tra il genere gangsteristico e quello noir: se l'ambientazione e la trama sono ancora da film gangster, con i suoi spazi aperti e il finale tra le montagne, il personaggio di [[Humphrey Bogart|Bogart]] (qui al suo primo ruolo da protagonista) ha tutte le caratteristiche del noir, con la sua figura crepuscolare e solitaria, incapace di adattarsi a un mondo non più in sintonia con i suoi valori. Coerentemente [[Raoul Walsh|walshiani]], invece, il bisogno disperato e ossessivo di libertà che è alla base delle azioni di Roy e la figura angosciata e inconsciamente autodistruttiva di Marie (interpretata da una grande [[Ida Lupino]]). (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2003, p. 1685) *Un mito d'amore e di morte trapiantato in una cornice che potrebbe essere quella di un racconto di [[Francis Scott Fitzgerald|Fitzgerald]]: [[Albert Lewin|Lewin]], anche autore della sceneggiatura, gira il suo film più arrischiato, contraddittorio e delirante – in una parola, il suo capolavoro. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2003, p. 1687) *Tra gobbi e lesbiche, falli veri e finti, un elogio delle case chiuse approssimativo e ripetitivo, percorso però da un innegabile vitalismo e da sprazzi di humour. (''[[Paprika (film 1991)|Paprika]]''; 2003, p. 1695) *[[Leonardo Pieraccioni|Pieraccioni]] (sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]) ritorna senza simpatia e senza humour alla formula stantia di ''[[Fuochi d'artificio]]'', tra sentimentalismo annacquato e pretese di sociologia spicciola. Le immagini da cartolina vorrebbero solleticare ancora una volta i sogni dell'italiano medio, ma i tentativi di involgarimento segnalano che si è giunti al fondo del barile. La [[Anna Maria Barbera|Barbera]] ripropone il personaggio televisivo della siciliana Sconsolata, in una serie di pietose scenette che nulla c'entrano con la storia principale: eppure si deve anche a lei il successo del film, vincitore a sorpresa della sfida del Natale 2003. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2016, p. 3200) *[...] questo film si scontrò con l'autocensura del Codice Hays che impedì alla Warner di produrre un melodramma dove il rapporto d'amore superasse i limiti di una castissima relazione platonica. Resta comunque un elegante film in costume, ravvivato dall'interpretazione della [[Bette Davis|Davis]], misurata anche nei passaggi più commoventi. (''[[Paradiso proibito]]''; 2003, p. 1696) *Western che associa non sempre felicemente il conflitto fra uomo di legge e malavitosi a elementi comici, melodrammatici e addirittura musical. Spiritoso e divertente, mette in campo accanto a uno [[James Stewart|Stewart]], che anticipa con strana serietà i temi dell'impegno morale e della volontà di riscatto dei suoi futuri film con [[Anthony Mann]], un'inedita [[Marlene Dietrich|Dietrich]], esordiente al western, più brillante che fatale. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2003, p. 1704) *Sull'impianto storico risibile e reazionario [[Michael Curtiz|Curtiz]] costruisce un film che punta tutto sull'impatto delle grandi scene d'azione. (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2003, p. 1705) [[File:La paura fa 90 (film 1951) Ugo Tognazzi.png|thumb|[[Ugo Tognazzi]] ne ''[[La paura fa 90]]'']] *La storia, improbabile quanto complicata [...] è solo un pretesto per sfruttare la comicità un po' sguaiata di [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] [...]. Qualche sfilata in passerella e un inizio e un epilogo curiosamente fantastici, in un eden che ricorda ''[[Scala al paradiso]]''. (''[[La paura fa 90]]''; 2003, p. 1719) *[...] il motivo di maggior interesse del film sono le lunghe carrellate costruite sull'attrice che con la sua «confessione» fornisce una delle prove più convincenti di tutta la sua carriera. Per il resto si tratta di un melodramma piuttosto convenzionale sceneggiato da [[James Bridie]], privo della necessaria tensione e forzatamente teatrale. Il cast è di ottimo livello, ma a volte pecca di eccessiva enfasi. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2003, p. 1725) *Un film politico e poetico allo stesso tempo, che all'inizio adotta i moduli della favola grottesca, con un surrealismo di stampo buñueliano, e poi sfocia via via in un dramma che ricorda le antiche tragedie greche. (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''; 2003, p. 1733) *Anche se assomiglia un po' troppo a ''Suspiria'', è uno dei migliori Argento di quel periodo, al quale si perdona l'abuso di heavy metal nella colonna sonora. (''[[Phenomena]]''; 2003, p. 1754) *Il film più noto di [[Ed Wood|Wood]] ha la fama (immeritata: altri hanno fatto ben di peggio) di essere il più brutto della storia del cinema; negli Usa è stato oggetto di culto molto prima che [[Tim Burton]] dedicasse un biopic al suo autore, dove racconta tutti gli aneddoti sulla lavorazione ([[Bela Lugosi|Lugosi]], morto anzitempo, venne sostituito da un improbabile «sosia» che si tiene il volto coperto). Del film in sé restano memorabili le interpretazioni dilettantistiche di un gruppo di freaks scelti accuratamente (il lottatore [[Tor Johnson|Johnson]], la presentatrice televisiva Vampira, il futurologo Criswell che recita prologo ed epilogo), le incredibili scenografie (un'astronave con tendine al posto delle porte), le incongruenze del racconto. Il pasticcio sarebbe quasi divertente (a cominciare dall'originale commistione di fantascienza e horror), se non andasse per le lunghe e non tentasse di elevarsi con un risibile messaggio pacifista. (''[[Plan 9 from Outer Space]]''; 2016) *Malgrado qualche momento in cui il ritmo cede, il decimo lungometraggio ''anime'' di Miyazaki (anche unico sceneggiatore) costruisce ancora una volta un mondo in cui mistero e irrazionale vengono accettati come eventi naturali, e dove i rapporti di causa ed effetto seguono regole (anche fisiche) insondabili. E in ciò conferma l'unicità della sua arte. Nuovo, questa volta, è l'uso di scenari molto semplificati (colori tenui, sfondi dipinti ad acquerello, scenografie essenziali) che però non ostacolano invenzioni narrative metaforiche (i «pesci-acqua» che gli adulti scambiano per onde e i bambini vedono nella loro reale forma animalesca), o rimandi ai miti fondanti della cultura giapponese (l'ambivalenza del mare, la centralità della figura femminile e la latitanza di quella maschile), encomiabilmente mai sottolineati. Le assurde fattezze di Fujimoto sono un omaggio allo stile di [[Osamu Tezuka]]. Incompreso da buona parte della critica, e snobbato dal pubblico. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2018, pp. 2346-2347) *Il risultato non è all'altezza delle ambizioni: [[Farley Granger|Granger]] fa il nevrotico da manuale. [[Mark Robson|Robson]] non ritrova la vena felice di altri suoi film. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2003, p. 1807) *La regia di [[Robert Stevenson|Stevenson]] illustra fedelmente il clima gotico e di persecuzione del romanzo [...] anche se non riesce a trovare una cifra interpretativa originale. Memorabili le scene nel collegio in cui è rinchiusa l'orfanella Jane, dove un direttore sadico fa morire la piccola Elizabeth Taylor sotto la pioggia. Affascinanti la fotografia a lume di candela di George Barnes e la scenografia di Wiard B. Ihnen e James Basevi. Grande partitura di [[Bernard Herrmann]]. (''[[La porta proibita]]''; 2003, p. 1807) *Commedia western che deve tutto a un cast bene assortito e a una sceneggiatura «di ferro», scritta da Sidney Carroll rielaborando un suo telefilm: niente di eccelso, ma uno di quei meccanismi narrativi che non fanno staccare gli occhi dallo schermo nemmeno per un minuto. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2003, p. 1810) *Una rilettura «moderna» delle Sacre Scritture: horror e spunti demoniaci, morti inspiegabili, riti ed esorcismi assortiti con sottile gusto morboso. (''[[Il presagio]]''; 2003, p. 1821) *Uno dei noir più cupi ed esasperati del periodo, tratto da un romanzo di [[Libbie Block]] (sceneggiato da [[Arthur Laurents]]) che nasconde dietro la trama un lucido apologo sul denaro e sul possesso. Qua e là lo stile di [[Max Ophüls|Ophuls]] lascia ancora meravigliati, con i suoi carrelli barocchi, ma le riprese erano state iniziate da [[John Berry]] (licenziato perché aveva superato il budget previsto) e il suo stile era tutto costruito sulla profondità di campo e sulle inquadrature disassate, alla [[Orson Welles|Welles]]. Il risultato è un film ibrido, che risente del fatto di essere nato con due teste e che non riesce ad amalgamare bene il ritratto tutto psicologico e interiore di Leonora (probabilmente più dovuto a Ophuls) con quello più cupo e impressionista di Ohlrig (che risente dell'impostazione di Berry). (''[[Presi nella morsa]]''; 2003, p. 1822) *Tre anni dopo ''[[Perdutamente tua]]'', [[Irving Rapper|Rapper]] ritrova lo stesso cast per un film molto diverso e ambizioso: un melodramma cerebrale costruito come un kammerspiel, in cui i personaggi si torturano col sorriso sulle labbra, mentono o sono lieti di comportarsi da vittime. Quasi nessuna figura di contorno, interni barocchi come in [[Orson Welles|Welles]] o [[William Wyler|Wyler]], strade sempre spazzate dalla pioggia: la cornice ideale per due tipi di follia diversa, quella istrionica di [[Claude Rains|Rains]] (forse nella sua interpretazione migliore) e quella compressa e tormentata della [[Bette Davis|Davis]], che si controlla con grande intelligenza. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2003, p. 1826) *Esordio nella regia di un cino-americano (autore anche della sceneggiatura) ex funzionario di una major: tracce di misoginia, sadomasochismo, stanca omosessualità e proiezione quasi horror di un sistema malato e contagiato dal virus del potere assoluto. Senza la levità dei ''[[I protagonisti (film 1992)|Protagonisti]]'' di [[Robert Altman|Altman]] e con l'inevitabile livore di chi ha fatto troppa gavetta. (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2003, p. 1827) *Ambientazione messicana a metà dell'Ottocento per un western sceneggiato da Frank Fenton con uno stile conciso e secco e una bella capacità di far emergere i caratteri dei personaggi anche nelle loro parti d'ombra: soprattutto la [[Susan Hayward|Hayward]], «né vamp né donna verginale», rompe con gli stereotipi del genere e nei rapporti con il marito rivela un insolito fondo di rimpianti e amarezza. Indimenticabile la fine di Mendoza, che muore insultando degli indiani invisibili che lo colpiscono con le loro frecce. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2003, p. 1830) *Un [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] minore per la convenzionalità della sceneggiatura [...] ma non per l'eccellenza delle soluzioni tecniche [...] a cominciare dalla sequenza senza stacchi dell'aereo che cade in mare, ripresa dall'interno della cabina. Celebre l'idea dei mulini con le pale che girano controvento. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2003, p. 1831) *Ma chi non è un iniziato, e non coglie tutti i riferimenti alla serie, si addormenta dopo dieci minuti. (''[[Primo contatto]]''; 2003, p. 1839) *Melassosa rivisitazione del mito di Cenerentola [...]. Francamente noiose certe inutili digressioni fantastiche che danno forma ai sogni di Elisabetta; scontato il lieto fine, un po' meno l'odio con cui sono descritti i borghesi che vanno all'orfanotrofio [...]. (''[[La principessa del sogno]]''; 2003, p. 1845) [[File:Profondo Rosso Macha Méril 2.png|thumb|[[Macha Méril]] in ''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]'']] *A tutt'oggi il più abile dei film di Argento: un attacco deliberato ai nervi dello spettatore, martellato da un montaggio quasi subliminale, da una musica ipnotica (del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin) e da esplosioni di violenza rimaste ineguagliate. (''[[Profondo rosso (film 1975)|Profondo rosso]]''; 2003, p. 1852) *[[Frank Capra|Capra]], autore del soggetto, non si disse soddisfatto di questo melodramma, ripromettendosi, in futuro, di commuovere il pubblico con situazioni più realistiche. Resta comunque interessante l'intreccio tra commedia e momenti patetici, e la maestria di alcune sequenze, come quella della festa di Halloween. (''[[Proibito (film 1932)|Proibito]]''; 2003, p. 1855) *Pacifismo all'acqua di rose in un film ingenuo e fiacco. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2003, p. 1860) ===Q=== *Da un soggetto di [[James G. Ballard]], un film che ignora la profondità dello scritto per puntare sugli effetti speciali (ottimamente realizzati da Jim Danforth) e sull'ambientazione. Divertente e spettacolare. (''[[Quando i dinosauri si mordevano la coda]]''; 2003, p. 1874) *Un western ben fotografato (da Russell Harlan) ma un po' troppo lento, anche se il soggetto è raccontato con un'insolita delicatezza. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2003, p. 1887) *Città contro campagna, corruzione contro onestà: nonostante le apparenze, niente a che vedere con l'esaltazione ruralista di [[Benito Mussolini|Mussolini]]. Qui è lo spirito populista di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...] a prendere il sopravvento sulla regia solitamente «tirannica» (ma sempre puntuale) di [[Alessandro Blasetti|Blasetti]]. Del resto, la crisi coniugale e la compromissione amorosa non erano certo temi graditi al regime, soprattutto se introdotti da efficaci squarci di degradazione urbana. Un piccolo grande film che contribuì a incrinare irreparabilmente gli edificanti ritratti ufficiali, anticipando umori e caratteri che sarebbero emersi compiutamente nel periodo neorealista. Il cast è particolarmente ispirato, ma i tecnici non sono da meno [...]. (''[[4 passi fra le nuvole]]''; 2003, p. 1889) *Un western piuttosto originale, appesantito da una regia senza invenzioni e piuttosto statico (l'azione è concentrata nei minuti finali): le cose migliori sono le notazioni sugli eccessi della folla. (''[[Quattro tocchi di campana]]''; 2003, p. 1891) *[...] il film è sorretto da un buon ritmo e da alcune trovate di regia degne di nota: l'inseguimento di una gallina da parte di [[Peppino De Filippo|Peppino]] è filmato attraverso l'ottica deformata di uno specchio concavo, il litigio tra [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] e Peppino è sonorizzato con rumori che nascondono le parole. (''[[Quei due (film 1935)|Quei due]]''; 2003, p. 1892) *[...] è una sdolcinata saga familiare che nemmeno [[Henry Fonda|Fonda]] nel ruolo del capofamiglia riesce a vivacizzare. (''[[Quella nostra estate]]''; 2003, p. 1895) *[...] è uno dei più celebri western psicologici, costruito sul senso dell'attesa che serpeggia dietro ai gesti più quotidiani e sull'ammirazione per due uomini veri, capaci di capirsi e rispettarsi anche se schierati su posizioni opposte. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2003, p. 1901) ===R=== *Commedia agrodolce e dai toni moralistici, che si regge tutta sulla bravura di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] grande attore sia comico che drammatico. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2003, p. 1925) *Una parabola sulla relatività della verità, con un'apertura umanitaria nel finale. Congegnato con grande abilità e un superiore senso di ironia, e girato con uno stile nervoso e molto moderno. Il film che ha reso noti Kurosawa, Mifune e la Kyo in Occidente, Leone d'oro a Venezia e Oscar per il miglior film straniero. Accusato di essere troppo europeizzante dagli occidentali (ma i racconti di Akutagawa da cui è tratto sono degli anni Dieci), e poco amato in patria (i produttori non volevano mandarlo a Venezia perché pensavano fosse poco esportabile): capita anche ai capolavori. (''[[Rashomon]]''; 2003, p. 1943) *Uno dei più singolari tra i film che si ispirano ai Vangeli, sceneggiato da Philip Yordan, rimontato dalla produzione perché considerato troppo violento, agiografico e manierato in certi momenti, ma anche sorprendentemente inventivo in altri (soprattutto la prima parte). Un film irrisolto, ed è un peccato perché molti dei motivi cari a Ray (il rapporto padre-figlio, il peso del passato sulle nostre azioni, il destino delle vittime, il ruolo dell'intercedente) rimandano a temi presenti nei Vangeli. (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2003, p. 1949) *[[Allan Dwan|Dwan]] deve fare i conti con una sceneggiatura banale, e si affida ai bei paesaggi. (''[[La regina del Far West]]''; 2003, p. 1954) *Insulso e goffo film in costume di un pioniere del genere. (''[[La regina di Saba]]''; 2003, p. 1954) [[File:Requiescant (1967) Pier Paolo Pasolini.png|miniatura|[[Pier Paolo Pasolini]] in ''[[Requiescant]]'']] *[[Carlo Lizzani|Lizzani]] [...] si tiene in bilico tra impegno rivoluzionario e parodia forse involontaria. [[Lou Castel|Castel]] è immobile, [[Mark Damon|Damon]] è truccato da vampiro; [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]] interpreta il prete dei campesinos, che alla fine accetta l'inevitabilità della violenza per difendere i diritti dei poveri. Il risultato è però impacciato e meno divertente delle singole parti. (''[[Requiescant]]''; 2003, p. 1961) *[[Sergio Sollima|Sollima]] rilegge il western in chiave populista e vagamente anarcoide: anche se ciò non va a detrimento di una presa immediata da vero cinema popolare, capace di costruire personaggi mitici senza per questo diventare discorso di secondo grado sulla mitologia del genere (come succede nel cinema di [[Sergio Leone|Leone]]). (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2003, p. 1961) *L'intreccio è banale e pretestuoso, utile solo per le sperimentazioni audiovisuali [...] ma colpisce ancora oggi la concezione «totale» del sonoro: invece di dar libero sfogo ai dialoghi, come ci si aspetterebbe dopo tanti anni di muto, [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] attua un sapiente mixage di parole, musica e rumori, soprattutto quelli della strada, costruendo situazioni sonore simultanee a cui spesso fanno da contrappunto soluzioni visive di chiara matrice avanguardista (sovrimpressioni, siparietti neri, tagli originali delle inquadrature, in cui si fa fatica a distinguere dov'è piazzata la macchina da presa). Tra i momenti più belli, quello in cui il protagonista, nascosto in un androne di mattina presto, medita di spararsi un colpo di pistola, mentre tutt'intorno la città si risveglia, una macchina corre all'impazzata e gli operai vanno al lavoro. (''[[Resurrectio]]''; 2003, pp. 1962-1963) *[...] il film ha i suoi momenti migliori nell'uso dell'ambiente in funzione narrativa (i prati coi mandorli, la pioggia pasquale) ma cede troppo alle esigenze divistiche di Hollywood. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2003, p. 1963) *Fedele e imponente versione del romanzo di [[Lev Tolstoj]], che nell'adattamento firmato da [[Renato Castellani]] (con la collaborazione di Juliane Kay) stempera il messaggio evangelico originale a favore di una moralità più laica e pragmatica. Se la struttura del racconto (con i suoi flashback a incastro che fanno scoprire poco alla volta la verità allo spettatore) è compatta e avvincente, così come la capacità di descrivere con poche battute l'ipocrisia e i pregiudizi che condannano Katjuša e portano invece a considerare con indulgenza il comportamento di Dimitrij, il vero punto debole del film è nella scarsa intensità dei due protagonisti, belli ma decisamente inerti. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2003, p. 1963) *[[Gene Tierney]], al suo secondo film, illumina questo polpettone, aberrante dal punto di vista ideologico. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2003, p. 1966) *Una delle opere più originali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] [...]: senza sospetti o colpevoli o assassinii [...] raccontata mescolando realismo e onirismo [...]. Magistrale il modo in cui Hitchcock passa nella prima parte dall'espressionismo (la scena nell'ufficio) al burlesco (il viaggio in métro) alla più acida descrizione satirica della crisi di un matrimonio per ribaltare tutto in una seconda parte inaspettata e profondamente umana. (''[[Ricco e strano]]''; 2003, p. 1969) *Voluto da [[Will Smith]] per dirigere la storia vera di [[Chris Gardner|Gardner]] (sceneggiata da [[Steven Conrad]]), l'esordio statunitense di [[Gabriele Muccino|Muccino]] avviene nel migliore dei modi possibili: una nomination per Smith, buoni incassi sia in America che in Italia e una consacrazione professionale nella mecca del cinema. Quella che poteva essere la più scontata e zuccherosa delle storie (un uomo precipita ai gradini più bassi della povertà prima di risalire verso il successo) diventa il ritratto coinvolgente e credibile di un americano alle prese con le tante contraddizioni della vita e della società, che Muccino sceglie di raccontare utilizzando il più possibile ambientazioni dal vero -ricoveri per senzatetto compresi- per imprimere al film un'atmosfera credibilmente realistica (aiutato anche dalla fotografia di [[Phedon Papamichael]]). Frenando ogni facile concessione emotiva (le tante umiliazioni che Chris deve sopportare, la notte trascorsa nella metropolitana, l'egoismo degli amici) e controllando la recitazione di Will Smith, il mito dell'«edonismo reaganiano» finisce per essere letto da un'angolazione meno scontata e superficiale e l'eterna favola del successo a portata di mano diventa qualche cosa di più complesso e credibile. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2016, p. 3700) *Il capitolo conclusivo della trilogia fordiana sulla cavalleria, dopo ''[[Il massacro di Fort Apache|Massacro a Fort Apache]]'' e ''[[I cavalieri del Nord Ovest|I cavalieri del Nord-Ovest]]'', ha un tono leggero e ottimistico. Personaggi stereotipati ma amabili, e riuscite caratterizzazioni di contorno. [...] Un classico, anche se non un capolavoro [...]. (''[[Rio Bravo]]''; 2003, pp. 1978-1979) *Capitolo conclusivo (sceneggiato da [[Leigh Brackett]] e [[Burton Wohl]]) della trilogia western di [[Howard Hawks|Hawks]], dopo ''[[Un dollaro d'onore]]'' e ''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]'', e ultimo film del regista. Considerato a torto un film minore, ha momenti molto belli, specie quando fa l'elogio dell'amicizia e passa bruscamente da toni da commedia a momenti drammatici. Di gran lunga superiore alla media dei western che [[John Wayne|Wayne]] girava in quegli anni. (''[[Rio Lobo]]''; 2003, p. 1979) *[...] è il film più anomalo di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] che utilizza al meglio le possibilità offerte dal set all'aperto (fu girato tutto in ambienti naturali) per sfruttare i movimenti di macchina e la mobilità della gru. Nonostante i possibili punti di contatto con ''[[Riso amaro]]'', il film si allontana dal naturalismo di [[Giuseppe De Santis|De Santis]] per scegliere una strada originale e rischiosa (specie per il pubblico di quei tempi): raccontare una storia realistica con uno stile irrealistico (la recitazione della [[Elsa Martinelli|Martinelli]] non è mai naturale, ma ispirata a un ostentato distacco dalla realtà; le scene madri sono fredde e mai emotive) nel quale ribaltare le regole del melodramma (alla fine è il padre che si sacrifica, mentre la figlia non è costretta a sopportare le colpe dei padri). (''[[La risaia]]''; 2003, p. 1980) *Tecnicamente, i risultati sono ancora artigianali, ma il film – che accosta con un certo estro il fantastico e il quotidiano – la dice lunga sulle inquietudini e le paure dell'epoca. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2003, p. 1982) *La [[Carole Lombard|Lombard]] ha un insolito ruolo di vestale del focolare in una commedia con svolta melodrammatica da cui, dati regista e interpreti, ci si aspetterebbe qualcosa di più. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2003, p. 1983) *Uno degli innumerevoli, e fra i minori, capitoli della saga di Frankenstein diretto da un regista che è anche un eccellente direttore della fotografia, ma che dimostrerà quanto vale in altri film. Décor raffinato come sempre per i prodotti [[Hammer Film Productions|Hammer]]. (''[[La rivolta di Frankenstein]]''; 2003, p. 1997) *Commovente ancora a distanza di anni, il film reagisce con il suo stile semplice e diretto alla retorica di tanti anni di fascismo [...]. (''[[Roma città aperta]]''; 2003, p. 2006) *[...] diretto da un veterano pieno di tatto, mirabile per lo stile secco e rigoroso, antiromantico a dispetto del titolo italiano [...]. [[Gregory Peck|Peck]] qui è davvero mitico. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 2008) *Non un capolavoro, ma un noir di tutto rispetto [...] dove l'intrigo poliziesco passa in secondo piano di fronte allo studio psicologico di una coppia e dei suoi due caratteri e [[Robert Siodmak|Siodmak]] racconta la storia di questa tragedia a due trasformando un thriller in un'opera intimista. La bella fotografia di [[George Barnes (direttore della fotografia)|George Barnes]] fa da cornice all'ottima prestazione della diva, naturalmente a suo agio nei panni della cinica maliarda [...]. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2003, p. 2009) *Un noir ingiustamente sottovalutato, che lo sceneggiatore Charles Bennett riempie di dettagli fisici e clinici (le «ferite» reali e metaforiche di [[Robert Mitchum|Mitchum]], le «bugie» della [[Faith Domergue|Domergue]]) capaci di sottolineare la componente masochista del genere [...]. (''[[Una rosa bianca per Giulia]]''; 2003, p. 2014) *[...] [[Roman Polański|Polanski]] sceneggia con fedeltà e mette in scena con sobrietà, rinunciando del tutto agli effetti speciali consueti per il genere. ''Rosemary's Baby'' è considerato a tutt'oggi il suo film migliore, l'unico completamente in grado di reinterpretare la lezione [[Alfred Hitchcock|hitchcockiana]] in chiave personale e in rapporto al clima della società. Su un realismo descrittivo di fondo (personaggi, ambienti), Polanski innesta progressivamente un'angoscia surreale, tanto fantastica quanto inquietante, resa più intensa dall'umorismo beffardo, dalle acute osservazioni psicologiche e da un senso di ambiguità diffusa e persistente. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2003, p. 2017) *Per lo scarso successo ottenuto dalla serie in Italia, uscì con una promozione che non faceva alcun riferimento alla saga. (''[[Rotta verso la Terra]]''; 2003, p. 2021) *Per la prima volta invecchiati, i membri dell'equipaggio hanno rughe e capelli bianchi. Piuttosto risibili comunque, gli agganci all'attualità, e noiosi dialoghi. (''[[Rotta verso l'ignoto]]''; 2003, p. 2021) ===S=== *Tardo e lutulento kolossal biblico [...]: l'ultimo film di [[King Vidor|Vidor]]. [...] Grandiose le scene di massa e le scollature della [[Gina Lollobrigida|Lollo]]: il canto del cigno di un colosso di Hollywood, che però non ha mai dato il meglio di sé nelle superproduzioni. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2003, p. 2034) *Si ha l'impressione di essere alla fine di un'epoca e di un horror che non sa più stare al passo coi tempi. (''[[I satanici riti di Dracula]]''; 2003, p. 2049) *[[Robert Siodmak|Siodmak]] immagina un serial killer a metà tra i personaggi di [[Edgar Allan Poe|Poe]] e i mostri dell'espressionismo tedesco, ma storicamente cresciuto nell'epoca nazista. Dialoghi ridotti al minimo, contrasti chiaroscurali, deformazioni ottiche (l'allucinazione dell'assassino, che vede Helen senza bocca, o il primissimo piano del suo occhio che riflette la vittima), oggetti usati in modo simbolico: la regia punta sull'evidenza visiva, rielaborando suggestioni letterarie e psicoanalitiche in un incubo sfaccettato che continua a lasciare meravigliati. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2003, p. 2053) *Tipica e ovvia commedia dei «telefoni bianchi», con una sognante Cenerentola italiana, particolarmente apprezzata – si diceva – da [[Benito Mussolini|Mussolini]]. (''[[Scampolo (film 1941)|Scampolo]]''; 2003, p. 2054) *La progressiva débacle della funzionaria tutta d'un pezzo richiama ''[[Ninotchka]]'', di cui [[Billy Wilder|Wilder]] era stato sceneggiatore, ma poi l'intreccio, tra giallo e storia d'amore, imbocca altre strade. Godibile, comunque, la caricatura del personaggio femminile americano, che esalta per contrasto la bellezza inquietante e perniciosa di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2003, p. 2056) *Vorrebbe essere una specie di ''[[Ultimo tango a Parigi|Ultimo tango]]'' anni Ottanta sceneggiato da [[Gabriele Lavia|Lavia]] e [[Riccardo Ghione]], in realtà è un filmaccio pretenzioso, con un erotismo che spinge allo sbadiglio o al riso. Si salva solo il cartone animato di [[Gibba]] [...]. (''[[Scandalosa Gilda]]''; 2003, p. 2057) *Curiosa fusione degli equivoci bonari della commedia all'ungherese [...] con le esigenze propagandistiche del regime: gli spunti comici dello zoticone scaraventato in un mondo di cui ignora le regole sono sviluppati solo in parte per lasciare spazio a un entusiasmo da «battaglia del grano» che privilegia i proclami sociali (con inserti sociali sulle case da costruire per i coloni e la necessità della meccanizzazione) e non si risparmiano nemmeno le inquadrature delle messi ondeggianti al vento, neanche fosse una versione autarchica del ''[[La linea generale|Vecchio e il nuovo]]'' [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|ejzenstejniano]]. (''[[Scarpe grosse]]''; 2003, p. 2060) *Remake di ''[[Profumo di donna]]'': tutte le gag possibili sui ciechi (compreso Slade al volante di una [[Ferrari]]) e uno spirito dolciastro che vorrebbe ispirarsi all'''[[L'attimo fuggente|Attimo fuggente]]'' ma sa soprattutto di conformismo. La gigioneria di [[Al Pacino|Pacino]] – doppiato in italiano da [[Giancarlo Giannini]] – si è meritata l'Oscar e comunque sa reggere le quasi tre ore del film. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 2956) *Un melodramma strappalacrime racchiuso in un lungo flashback con cornice edificante: la summa del cinema [[Raffaello Matarazzo|matarazziano]]. L'unica novità rispetto agli altri film del regista è il ritratto di una donna completamente sola, tanto all'inizio quanto alla fine. L'insopprimibile carica erotica della [[Silvana Pampanini|Pampanini]] viene utilizzata in funzione del senso di colpa e della sofferenza da scontare. (''[[La schiava del peccato]]''; 2003, p. 2067) *Originale noir [...] che innesta uno strano triangolo sentimentale sui classici motivi della fuga e della vendetta. Disperato e romantico, girato con lo stile contrastato e folgorante del [[Anthony Mann|Mann]] migliore. Personaggi imprevedibili e ben delineati: l'unico radicalmente cattivo è il sadico [[Raymond Burr|Burr]]. (''[[Schiavo della furia]]''; 2003, p. 2068) *Ritenuto tradizionalmente il terzo capolavoro del neorealismo (dopo ''[[Roma città aperta]]'', 1945 e ''[[Paisà]]'', 1946 di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]), è un brusco film-verità permeato dall'inconfondibile surrealismo fiabesco di [[Cesare Zavattini|Zavattini]] [...]. Nella prima parte la macchina da presa si muove al passo dei personaggi, secondo la poetica zavattiniana del «pedinamento» e della «distrazione», mentre in seguito si concentra più sui dettagli, sull'amicizia tra i due ragazzi e sulla vita nel riformatorio. Quest'ultimo approccio ha suscitato, soprattutto a distanza di anni, forti giudizi negativi sul moralismo [[Vittorio De Sica|desichiano]]. Rivisto oggi, ''Sciuscià '' [...] è una favola dolorosa, ingenua forse, ma piena di vigore ed emozionante nel suo umanesimo dimesso e marginale. (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2003, p. 2071) *Gli effetti speciali in stop motion di Ray Harryhausen sono spettacolari, il film no. Le scenografie consentono di fare a gara a chi indovina gli anacronismi. (''[[Scontro di titani]]''; 2003, p. 2074) *Dopo il fallimento di ''[[Psycho (film 1998)|Psycho]]'', [[Gus Van Sant|Van Sant]] accetta la regia di un film su misura per Connery (anche produttore, lo si vede dall'abbondanza di primissimi piani). La sceneggiatura di Mike Rich non eccelle per originalità (lo scontro interclassista rimanda a ''[[Will Hunting - Genio ribelle]]'', il rapporto allievo-maestro a ''[[L'attimo fuggente]]'', il climax finale a ''[[Scent of a Woman - Profumo di donna|Scent of a Woman]]''), la tensione omoerotica tra i due protagonisti cade nel vuoto: ma la confezione non fa una grinza, e la simpatia di Connery fa digerire un prodotto troppo pensato a tavolino. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 2971) *La seconda guerra mondiale è iniziata, e [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]], il cui stile era sinonimo di lusso e sofisticazione, cerca conforto in una Budapest piccolo-borghese da operetta, coltivando buoni sentimenti quasi [[Charles Dickens|dickensiani]]. L'ironia si fa impalpabile, il gioco degli equivoci aereo, e su tutto aleggia un indefinibile senso di malinconia. Come nei film di [[Frank Capra]], l'ottimismo è sempre l'altra faccia di un pessimismo sul destino di solitudine cui, quasi sempre, è condannato l'individuo. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2003, p. 2077) *Un omaggio favolistico ai protagonisti del cinema horror classico, in teoria dedicato ai minori di quattordici anni, in realtà troppo mite anche per loro. (''[[Scuola di mostri]]''; 2003, p. 2079) *Il confronto tra i due attori non mantiene tutte le sue promesse per colpa di una sceneggiatura poco originale [...] e di una regia piatta. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2003, p. 2082) *[[Luigi Magni|Magni]] romanizza [[Ponzio Pilato|Pilato]] e, alla fine, lo fa diventare un eroe controvoglia, come molti personaggi della commedia all'italiana. Volenteroso tentativo di un regista colto-popolare di uscire dagli stereotipi e di confrontarsi con temi universali. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2003, p. 2083) *[[Otto Preminger|Preminger]] definì «un incidente interessante» questo film girato scrivendo la sceneggiatura la notte prima delle riprese. Eppure il personaggio al di là del bene e del male di Diane è uno dei più complessi e dei più riusciti della sua filmografia. Tra noir e melodramma, con un senso della fatalità e della sconfitta (esemplare il perdente interpretato da [[Robert Mitchum|Mitchum]]) che lo rende un piccolo classico; misconosciuto in Italia. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2003, p. 2086) [[File:Charles Laughton in The Sign of the Cross trailer.jpg|miniatura|[[Charles Laughton]] nel ruolo di [[Nerone]] ne ''[[Il segno della croce]]'']] *[[Cecil B. DeMille|DeMille]] ricrea anche col sonoro la monumentalità dei suoi kolossal muti, e mescola furbamente sensualità e misticismo, fascino della decadenza ed eroismo dei martiri: all'epoca fu un trionfo. [[Charles Laughton|Laughton]] è un memorabile [[Nerone]], ma alla storia è passato il bagno della [[Claudette Colbert|Colbert]] nel latte; molte delle sequenze più osé, comunque, sono scomparse dalla versione corrente. (''[[Il segno della croce]]''; 2003, pp. 2087-2088) *Dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]'', [[Otto Preminger|Preminger]] pone la [[Gene Tierney|Tierney]] al centro di un altro triangolo inquietante, dove le apparenze celano tormenti segreti. [[José Ferrer|Ferrer]], genio solitario del Male, perdente e masochista (si spinge all'autoipnosi), regge il confronto col cattivo del film precedente. Fotografia contrastata di [[Arthur C. Miller|Arthur Miller]], musica spettrale di [[David Raksin]], scenografie spesso astratte di [[Lyle R. Wheeler]] e [[Thomas Little]]: uno dei più affascinanti noir dell'epoca. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2003, p. 2095) *[...] è un film che alla sua uscita fece scandalo per la crudezza con cui descriveva la violenza degli slum, ma rivisto oggi la sua presa di posizione a favore del professore progressista con gli occhi chiari e il cuore d'oro appare un po' facile. (''[[Il seme della violenza]]''; 2003, p. 2099) *[...] è il secondo viaggio infernale compiuto da [[Alberto Lattuada|Lattuada]] (dopo ''[[Il bandito]]'') nell'Italia disintegrata dell'immediato dopoguerra. In un momento in cui il messaggio di speranza è quasi obbligatorio, il regista ritrae un universo livido e senza vie d'uscita, dove la messinscena crudemente realistica assume via via connotazioni simboliche. (''[[Senza pietà]]''; 2003, p. 2107) *Variazione moderna sul tema di Pigmalione e Galatea, ''Settimo velo'' evoca, in maniera lirica e romantica, i conflitti vissuti da due personaggi alla ricerca del loro equilibrio e li descrive (secondo gli stilemi resi popolari dai film di Gainsborough) come due persone malate, il cui fascino tenebroso nasce esplicitamente da legami sessuali, che però la regia tende a lasciare nell'ombra per permettere allo spettatore di esercitare al meglio la sua fantasia. Prodotto indipendente girato con pochi soldi ma molto talento [...]. (''[[Settimo velo]]''; 2003, p. 2127) [[File:Kerwin Mathews in The 7th Voyage of Sinbad.png|thumb|[[Kerwin Matthews]] nel ruolo di [[Sindbad il marinaio|Sinbad]] ne ''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]'']] *Unico nel suo genere all'epoca, sorprende ancora oggi per la ricchezza d'invenzione, l'umorismo della sceneggiatura (Kenneth Kolb), la vivacità delle interpretazioni e la raffinatezza visuale. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2003, p. 2127) *Uscito in origine come ''Katarsis'' e rieditato dopo due anni, forse il più scassato horror italiano di tutti i tempi. Si cala un velo pietoso sulla storia-cornice, con soubrette grasse e la «stella della canzone argentina» [[Sonia Scotti|Sonia]]. (''[[Sfida al diavolo]]''; 2003, p. 2129) *Al secondo film, [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] gira un western crepuscolare e antiretorico molto in anticipo sui tempi sceneggiato da N.B. Stone jr. Siamo all'inizio del Novecento, gli eroi (interpretati da due attempati specialisti dei western di serie B) sono disillusi, e anche la loro morale non è più ferrea. Tipica del regista la vena di crudeltà (con la scena del matrimonio degna di [[Erich von Stroheim|von Stroheim]]), che non rientrava certo nei canoni hollywoodiani. Accorciato di mezz'ora dai produttori, non ne risentì troppo, e fu una rivelazione. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2003, p. 2131) *Melodramma poliziesco sceneggiato da Henry Garson e R.W. Soderborg che sfrutta bene la cornice di normalità borghese (in cui però latitano le presenze tradizionali del marito e dei poliziotti), tentazione fatale per un cattivo dal cuore tenero. Ottime interpretazioni dei due protagonisti, ma è poco credibile lo strano rapporto che si crea tra di loro e nessun carattere è davvero approfondito. [[Max Ophüls|Ophuls]] è meno barocco del solito, ma appena la macchina da presa carrella si vede il suo genio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2003, p. 2132) *Polpettone semiwestern, sceneggiato da James Lee Barrett con ritmi da romanzo-fiume [...]. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2003, p. 2137) *Gli episodi hanno diverso valore: il migliore e il più smaliziato è quello di [[Luchino Visconti|Visconti]], ma anche il filmino di famiglia di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] è interessante [...]. Altrove si resta a livello del bozzetto e dell'aneddoto: segno che la stagione neorealista ormai era al termine. (''[[Siamo donne]]''; 2003, p. 2144) *Commediola all'acqua di rose [...] che scherza su alcune delle caratteristiche nazionali dell'italiano – la litigiosità condominiale, l'assenteismo assembleare – ma che offre soprattutto l'occasione per un paio di divertenti duetti tra [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] e [[Peppino De Filippo|Peppino]] [...]. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2003, p. 2145) *[...] è un melodramma freddo e visionario come può esserlo l'allucinazione di una moribonda. I conoscitori di [[Max Ophüls|Ophuls]] vi troveranno espressi compiutamente i temi dei suoi capolavori futuri: lo spettacolo come mondo illusorio e crudele, la mercificazione della diva (l'ultima immagine è quella della rotativa che ferma la stampa dei manifesti di Gaby), il gusto della perdizione. Ma anche i profani saranno colpiti da uno stile stupefacente che, a pochi anni dall'inizio del sonoro, non solo fa ancora tesoro di tutte le risorse del muto (ombre espressioniste, deformazioni, soggettive strabilianti), ma si serve di voci, rumori e musiche in maniera antirealista, a sottolineare l'atmosfera onirica. Deliziosamente ingenua la recitazione della [[Isa Miranda|Miranda]], e oltraggiosamente gigionesca quella di [[Memo Benassi|Benassi]]. Ophuls è un regista che gioca sui contrasti e si serve delle imperfezioni: e, al di là dei toni sopra le righe e del divertimento formalista, sa inserire una nota di amarezza autentica. (''[[La signora di tutti]]''; 2003, p. 2149) *Abile film di propaganda bellica [...] che unisce una vena sentimentale crepuscolare a un efficace discorso antinazista descrivendo con bella intelligenza l'ambiente inglese. (''[[La signora Miniver]]''; 2003, p. 2151) *Interpretato da due attori in vero stato di grazia – con [[Claude Rains]] che tiene perfettamente la scena di fronte a una [[Bette Davis]] straordinaria nell'inventare i gesti e la dizione di una tipica ragazza viziata, che vive solo per l'adulazione degli uomini – il film ha anche alcuni risvolti non banali (come il tema della decadenza fisica) e affronta, per la prima volta in un melò femminile, il tema della discriminazione razziale degli ebrei (l'origine del marito rappresenta una barriera invalicabile nella conformista società newyorchese, di fronte alla quale anche la sua fortuna non può niente). (''[[La signora Skeffington]]''; 2003, p. 2152) *Uno [[Luigi Zampa|Zampa]] minore, che parte con propositi di satira di costume, ma sceglie la strada della scontata commedia degli equivoci. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2003, p. 2156) *Classica commedia dei «telefoni bianchi», basata sull'equivoco sentimentale. [[Mario Camerini|Camerini]] ci mette di suo una sottile schermaglia classista, dove la simpatia va tutta al mondo degli onesti lavoratori, ma dove le gerarchie alla fine restano ben marcate. Impeccabile la fattura, con un ritmo che ha poco da invidiare alle commedie sofisticate d'oltreoceano, e disinvolto il cast. (''[[Il signor Max]]''; 2003, p. 2157) *Da pretenzioso thriller surrealista, il film di Argento si trasforma in uno ''Psyco'' a Trastevere: sempre sopra le righe e sprezzante della verosimiglianza, ma senza invenzioni visive (come ai bei tempi) che non compensano. Non bastano più quattro effetti digitali [...] per tenere in piedi un intreccio imbarazzante sia per la confusione che per i tratti patologici e misogini che ne emergono. E la «sindrome» del titolo – quella che proverebbero i turisti stressati da troppe opere d'arte – è solo un pretesto lasciato subito cadere. (''[[La sindrome di Stendhal]]''; 2003, p. 2162) *Uno dei primi noir di Hollywood, prodotto in economia dalla Fox (non c'è neanche una colonna sonora originale) ma con molti tratti che diventeranno costanti del genere sia nei temi (l'ossessione per una donna morta, l'ambiguità della colpa, la mancanza di protezione di fronte alla legge), sia nella messa in scena (luci contrastate, ombre proiettate sui muri). Il cast, tranne [[Laird Cregar|Cregar]], vale poco; ma come ''whodunit'' il film è ben congegnato, e il finale è notevole. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2003, p. 2168) *Discreta suspense e buoni attori in un prodotto di medio artigianato. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2003, p. 2174) *Melodramma fantastico e ultraromantico [...] che ottenne all'epoca un buon successo, affascinando anche i surrealisti parigini per l'elogio dell{{'}}''amour fou''. Lo stile visionario dell'ultima parte, tutta giocata sui contrasti tra luce e tenebra, merita a questo film un posto nella storia del cinema. (''[[Sogno di prigioniero]]''; 2003, p. 2178) *L'unico incontro fra [[John Ford|Ford]] e la guerra civile americana è sceneggiato da John Lee Mahin e Martin Rackin: non tra i suoi capolavori, ma nemmeno, come sostengono in molti, un suo film minore. Il confronto tra i due personaggi (tra i quali si mette di mezzo una sudista, l'insolitamente procace – per un film di Ford – [[Constance Towers|Towers]]) è ben orchestrato; non mancano i soliti tocchi bonari e un po' dolciastri, ma il finale è asciutto e antiretorico. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2003, p. 2182) *La lost generation degli americani europeizzati in un inaffondabile e avvincente polpettone [...] pieno di esotismo a buon mercato. Una delle migliori (e delle ultime) interpretazioni di [[Errol Flynn|Flynn]]. (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2003, p. 2186) *Fotocopia «a futura memoria» di ''[[Il Grinta|Il grinta]]'', girata due anni dopo dallo stesso trio di regista-produttore-sceneggiatore, ma con [[Gregory Peck|Peck]] anziché [[John Wayne|Wayne]] nel ruolo del pistolero a fine carriera che protegge una ragazzina. Un western, più che crepuscolare, senile. (''[[Il solitario di Rio Grande]]''; 2003, p. 2186) *Simpatico thriller urbano, realizzato con solido professionismo in tempo quasi reale con ritmi intelligentemente spezzati tra violenta concitazione ed efficaci sospensioni. Il lieto fine è assicurato, ma arriva dopo molti colpi di scena e con quel tanto di ironia che smussa il buonismo del copione di [[Richard Wenk]]. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 3141) *Nel romanzo ''Before the Fact'' di A.B. Cox, Lina si lasciava uccidere per amore, ma Hitchcock, in parte condizionato dalla produzione, ha scelto un'ambiguità ben più sottile, che lascia salva la sessuofobia di fondo (l'equazione tra matrimonio e pericolo, che fu di ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]'' e sarà di ''[[Marnie]]''). (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2003, p. 2199) *La bellezza come presa di coscienza della propria miseria sociale: un tema insolito, affrontato con piglio meno predicatorio del solito da [[André Cayatte|Cayatte]], autore della sceneggiatura con Gérard Oury. Si crede poco alla bruttezza della [[Michèle Morgan|Morgan]], ma in compenso la prova di [[Bourvil]] è davvero notevole, e la descrizione dell'ambiente piccolo-borghese in cui si muovo i personaggi non priva di notazioni felici. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2003, p. 2212) *La prima versione del romanzo di [[Fannie Hurst]] (sceneggiato da [[William Hurlbut]]) è francamente datata, malgrado i pregi della regia di [[John M. Stahl|Stahl]]: e il trattamento del personaggio di Dalila, la governante nera, sfiora il razzismo. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2003, p. 2212) *[...] i luoghi canonici del western, indiani compresi, fanno solo da cornice a uno studio psicologico sul tema dell'avidità umana. Il bandito spietato, ridotto dagli altri personaggi a oggetto prezioso che fa gola sia da vivo che da morto, per contrasto riacquista umanità, e il buono della situazione non agisce certo per idealismo, ma perché spinto dal bisogno. Grande senso del paesaggio, un duello all'ultimo sangue da antologia (e che dà il titolo al film), e attori perfetti. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2003, p. 2215) *Ritmo televisivo, dialoghi verbosi e parafilosofici: il film del vecchio Wise non ha mai affascinato chi non fosse già un fan dei personaggi. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2003, p. 2237) *I fans insorsero per la morte di Spock e pretesero che risuscitasse nel capitolo successivo. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2003, p. 2237) *Lloyd, nella parte del capo dei klingoniani, è deludente. L'ineffabile Nimoy esordisce alla regia, fedele al tono di telefilm di lusso della serie. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2003, p. 2237) *L'ammiraglio Kirk esordisce alla regia e fa le cose in grande, impantanandosi in improbabili disquisizioni filosofiche e religiose. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2003, p. 2237) *Quasi una metafora dei pasticci dell'Onu e un certo revisionismo anticolonialista nella sceneggiatura di Michael Piller: ma niente paura, la confezione è quella di un episodio televisivo gonfiato per il grande schermo, con pessimi effetti speciali e patetici tentativi di ironia. (''[[Star Trek - L'insurrezione]]''; 2003, p. 2237) *Scenografie ed effetti speciali quasi impresentabili, ritmo catatonico, cast pensionabile. Spettacolare solo il tonfo globale al botteghino. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2003, p. 2238) *Forse il miglior film di [[Robert Wise|Wise]], e uno dei più amari ed emozionanti spaccati del mondo della boxe. Girato in tempo reale (il film comincia alle 21 e 05 e finisce alle 22 e 17) con grande senso della suspense e intelligenza drammaturgica. La sceneggiatura è di Art Cohn, la fotografia – da noir – di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. [[Robert Ryan|Ryan]], nella parte di un perdente individualista, mette la stessa energia che nelle parti, per lui più abituali, di vilain. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2003, p. 2239) *[[Mario Mattoli|Mattòli]] prosegue nella politica (e nell'estetica) dei «film che parlano al vostro cuore», concludendo una tetralogia iniziata con ''[[Luce nelle tenebre]]'' e che aveva lanciato [[Alida Valli]]: la sceneggiatura [...] rispetta gli schemi del melodramma popolare, ma cerca anche di costruire dei personaggi a tutto tondo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2003, p. 2239) *Dopo l'insuccesso di ''[[Umberto D.]]'' [[Vittorio De Sica|De Sica]] accettò di dirigere due divi americani coi soldi di [[David O. Selznick|David Selznick]] [...] e tutti gridarono al tradimento del neorealismo. Variazione su ''[[Breve incontro]]'' di [[David Lean|Lean]], il film non è poi quel bidone che si disse, anche se le macchiette di contorno, che vorrebbero fare colore, sono importune, e la storia è assai convenzionale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2003, p. 2241) *Lo sceneggiatore [[John Briley]] recupera il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] all'origine del ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Villaggio dei dannati]]'' e costruisce un fantathriller teso ed efficace, dove la paura inconscia per la malvagità dei bambini trova qualche bella conferma. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2003, p. 2245) *Storia fumettistica ambientata nell'universo piccolo-borghese caro al regista, raccontata senza grandi spostamenti di macchina [...]. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2003, p. 2246) *Il libro di [[Kathryn Hulme]], sceneggiato da [[Robert Anderson (sceneggiatore)|Robert Anderson]], è portato sullo schermo con la formula [[Fred Zinnemann|Zinnemann]]: grandi temi trattati senza manicheismi, attenta analisi psicologica, serietà assoluta e un professionismo che tende a farsi un po' incolore. La [[Audrey Hepburn|Hepburn]] in versione drammatica all'inizio sembra un po' spaesata, ma diventa man mano più convincente. (''[[La storia di una monaca]]''; 2003, p. 2250) *Influenzato dallo spirito del New Deal, fu la risposta di [[Samuel Goldwyn]] della United Artists ai film di gangster della Warner Bros. Esaltato per i suoi contenuti sociali, rivisto oggi si dimostra un bel noir melodrammatico ma non molto di più. (''[[Strada sbarrata]]''; 2003, p. 2257) *[...] [[Fritz Lang|Lang]] riprende il cast e il triangolo ambiguo di ''[[La donna del ritratto]]'', raccontando senza battere ciglio una storia beffarda di colpa e degradazione. Nessun personaggio si salva, ma il tono non è quello enfatico del melodramma. Libero da condizionamenti produttivi, Lang girò una delle sue migliori opere del periodo americano. [...] [[Edward G. Robinson|Robinson]] grandeggia e non fa rimpiangere [[Michel Simon]], interprete dell'originale di [[Jean Renoir|Renoir]]. (''[[La strada scarlatta]]''; 2003, p. 2258) *Un poliziesco teso e coinvolgente, dove la sceneggiatura di Harry Kleiner riesce a dare ai personaggi sfumature insolite (specie al gangster dalle velate tendenze omosessuali, ossessionato dai germi). [[Lloyd Nolan|Nolan]] aveva già interpretato l'ispettore Briggs in ''[[La casa della 92ª strada]]'' di [[Henry Hathaway|Hathaway]], di cui questo film riprende lo stile semidocumentaristico e gli intenti propagandistici pro-Fbi. Ottimamente fotografato da Joe McDonald. Più brillante, comunque, il remake di [[Samuel Fuller]], ''[[La casa di bambù]]''. (''[[Strada senza nome]]''; 2003, p. 2258) *Un noir angosciante e claustrofobico ma abbastanza convenzionale; molto ammirato dai fans del regista – che, per conto suo, anni dopo disse di non ricordarne nulla. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2003, p. 2277) *Piccolo noir dai risvolti quasi parodici, che anticipa il tono del ''[[Il tesoro dell'Africa|Tesoro dell'Africa]]''. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2003, p. 2282) *[...] un film che all'epoca fece scalpore perché ha il coraggio di mettere a confronto la coscienza primaria del Bene e del Male (in Suzanne) contro i moralismi della società. [...] Oggi, caduto ogni motivo di scandalo, il film si fa apprezzare per il rigore formale e l'attento studio dei rapporti tra parola e immagine. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2003, pp. 2286-2287) ===T=== *[...] tutto costruito intorno all'eroe con il volto di [[Gary Cooper]]: solitario nella scelta di vita (anche se membro dell'esercito, veste come uno scout), coraggioso ed equilibrato, sa coniugare scelte pratiche e rigore morale (ha scelto di non vendicare l'assassinio della moglie) con la stessa composta eleganza con cui [[Raoul Walsh|Walsh]] racconta le sue avventure, senza fronzoli o inutili compiacimenti. Una grande dimostrazione di classicità espressiva. (''[[Tamburi lontani]]''; 2003, p. 2295) *Portato a termine dopo l'[[Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943|8 settembre]], testimonia la fine di un'epoca per il cinema italiano (nel frattempo era uscito ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'') e fa rimpiangere che l'incontro [[Alida Valli|Valli]]-[[Mario Camerini|Camerini]] – sicuramente destinato a interessanti sviluppi – sia avvenuto troppo tardi. (''[[T'amerò sempre (film 1943)|T'amerò sempre]]''; 2003, p. 2295) *[...] un thriller della brughiera con poca suspense e molto melodramma d'atmosfera. È l'ultimo film britannico di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (che non appare nel film), evidentemente a disagio nel trattare una storia piuttosto lontana dalle sue corde. [[Charles Laughton]], la cui esuberanza sfugge al controllo del regista, è anche coproduttore. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2003, p. 2308) *[[Luc Besson]] sceneggia un clone del suo cinema in forma di commedia ironizzando sui fantasmi dell'automobilista. Comicità elementare, inseguimenti fracassoni, spirito tamarro: non male per una serata tra amici con birra e pizza. (''[[Taxxi]]''; 2003, p. 2310) *Garbata commedia sentimentale sceneggiata dal regista, a cui [[Vittorio De Sica|De Sica]] – prima con pizzetto alla [[Dino Grandi]], poi glabro – offre la spigliatezza della sua interpretazione. (''[[Tempo massimo]]''; 2003, p. 2319) *Il rigore stilistico e la partecipe aderenza agli eventi sono alla base di un'intensa ed emozionante parabola sul rapporto fra gli uomini e la natura, sul valore di un mondo impermeabile ai sussulti della modernità. Attori non professionisti, presa diretta del suono, in perfetta ottemperanza ai precetti del neorealismo. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2003, p. 2320) *Generalmente sottovalutato, è un vero spasso per gli amanti del genere, che non si dimenticheranno facilmente di scene come quella della mano mozzata (eliminate, attenzione!, nella versione che circola in televisione, perché l'attrice è Veronica Lario, futura signora Berlusconi). (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2003, p. 2321) *Una trama assolutamente inconsistente per un film patinato come una rivista di moda, pieno di corpi nudi ripresi in pose di apollinea classicità, secondo lo stile di un regista che ha fatto fortuna come fotografo di adolescenti senza veli. (''[[Tenere cugine]]''; 2003, p. 2322) *Primo film a colori di [[Riccardo Freda|Freda]] che costruisce una delle sue opere più classiche [...]. Con uno stile che non concede niente ai facili effetti, Freda gioca con i contrasti di luci e ombre [...] per esaltare la fusione tra la sensualità di [[Teodora (moglie di Giustiniano)|Teodora]] e la tenerezza di [[Giustiniano I|Giustiniano]], la fermezza patrizia dell'imperatore e il popolaresco liberalismo della ballerina. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2003, p. 2325) *[...] una commediola scontata nell'intreccio, ma sorprendentemente credibile nella scelta d'ambientazione e nella caratterizzazione dei personaggi. Ottimo il cast, intelligente la regia. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2003, p. 2327) [[File:Farcountry trailer 2.jpg|miniatura|[[James Stewart]] in ''[[Terra lontana]]'']] *Uno dei capolavori di [[Anthony Mann|Mann]] e del western [...]. Il tema centrale della responsabilità individuale e dell'inevitabile confronto del singolo con la moralità dei propri atti nasce dalla fusione di due storie – quella personale di Jeff (in fuga da un passato di violenza che ne ha fatto un uomo cinico ed egoista) e quella collettiva dei minatori (che di fronte alla «dittatura» della violenza sentono crescere il bisogno di legalità e valori umani) [...]. (''[[Terra lontana]]''; 2003, p. 2331) *Un bel poliziesco di serie B, con alcuni degli inseguimenti più belli nel suo genere. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2003, pp. 2340-2341) *Se la struttura è piuttosto convenzionale, non altrettanto si può dire della polemica antiborghese e anticittadina [...] e anche – prima dell'inevitabile ma un po' appiccicaticcio lieto fine – del tema della solidarietà femminile e classista come unica difesa dalle durezze della vita [...]. (''[[Ti ho sempre amato!]]''; 2003, pp. 2354-2355) *Nel Giappone contemporaneo il benessere ha cancellato la dignità: e per Ai (Nikaido), prostituta specializzata in prestazioni sado-maso, conservarla è molto difficile. Murakami, noto romanziere, illustra un campionario di perversioni e di umiliazioni in cui, alla fine, cliente e prostituta si salutano sempre educatamente. Molto duro e sul filo dell'hard-core, ma senza compiacimenti pruriginosi: lo sguardo del regista è a un tempo distaccato e partecipe al punto di vista di Ai. La versione italiana, già sforbiciata qua e là (ma quasi mai nelle scene di sesso) taglia quasi 20' dello straordinario finale [[Michelangelo Antonioni|antonioniano]] (eliminando per intero dei personaggi), in cui Ai vaga per una Tokyo deserta alla ricerca del suo primo amore. Il film perde così parte della sua originalità. (''[[Tokyo Decadence]]''; 2003, p. 2363) *Cruento e stralunato, il film vuole applicare la vena surreale e mistica di Jodorowsky al filone western, già filtrato attraverso gli eccessi del sottogenere «all'italiana», ma il delirio è troppo personale per coinvolgere lo spettatore. (''[[El Topo]]''; 2003, p. 2368) *''[[Balla coi lupi]]'' trent'anni prima e in poco meno di un'ora e mezza. Girato completamente in esterni e narrato in prima persona, scandito da dissolvenze molto lunghe e dialoghi-azioni a raffica. ''La tortura della freccia'' è un western splendidamente caotico e rutilante, forse il più barocco e più bello di [[Samuel Fuller|Fuller]] [...]. (''[[La tortura della freccia]]''; 2003, p. 2374) *[...] [[Riccardo Freda|Freda]] costruisce un melodramma anticonformista diretto con mano sicura e con un bel gusto per le provocazioni [...]. (''[[Il tradimento]]''; 2003, p. 2384) *Un'occasione macabra perduta per il maestro [[Terence Fisher|Fisher]], costretto dalle esigenze del copione a fare i conti con la storia d'amore tra la mielosa [[Jean Simmons|Simmons]] e lo sprecato [[Dirk Bogarde|Bogarde]]. Notevole la ricostruzione d'epoca, sottolineata dalla colonna sonora stile [[Jacques Offenbach|Offenbach]]. (''[[Tragica incertezza]]''; 2003, p. 2389) *Uno dei vertici della carriera di [[Bette Davis]], composta ma commovente interprete di un melodramma tratto dalla pièce di George Emerson Brewer e Bertram Bloch e sceneggiato da Casey Robinson, rara eccezione di film che affronta in maniera centrale il tema della morte. La scena finale, con la Davis che sente arrivare la morte e allontana l'amica Ann ([[Geraldine Fitzgerald|Fitzgerald]]) per salire in camera e aspettare la fine, è indimenticabile, uno dei più perfetti esempi della forza espressiva del cinema hollywoodiano. (''[[Tramonto (film 1939)|Tramonto]]''; 2003, p. 2391) *Ottima la sceneggiatura [...] che comincia come una commedia (l'inizio è una specie di parodia del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]'') e finisce nella violenza della tragedia perché lo scontro finale non è la conclusione di una vendetta ma l'inevitabile conclusione di una scelta di vita opposta. (''[[I tre banditi]]''; 2003, p. 2398) *Filmetto per famiglie senza sorprese: una certa cura nella direzione degli attori (sprecata, comunque, la [[Mary Elizabeth Mastrantonio|Mastrantonio]]), ma la sceneggiatura di Clifford ed Ellen Green e di Elizabeth Anderson è stiracchiata, e il finale soprannaturale arriva quando si ha perso ogni interesse. (''[[Tre desideri]]''; 2003, p. 2401) *La struttura è quella classica (e un po' scontata) dell'avventura spaziale, il messaggio quello della lotta dell'individuo contro il potere dispotico, ma la novità è che si tratta del primo film che sposta l'azione nel mondo virtuale dell'elettronica, con alcune sequenze rivoluzionarie realizzate completamente in computer graphic. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2003, p. 2417) *Una commedia che combina satira di costume e humor («basso») con una leggerezza al vetriolo e una spudoratezza calcolata, ritrovando il ritmo delle commedie screwball (anche se la protagonista femminile, a differenza di quanto accadeva negli anni Quaranta, è oggetto passivo delle iniziative maschili, inconsapevole di ciò che scatena attorno a sé). Tra un ammiccamento all'anticonformismo dei [[fratelli Marx]] e un altro al «cattivo gusto» di [[John Waters (regista 1946)|John Waters]], molte le gag diventate popolari: da quelle ''politically incorrect'' (i dispetti al fratello handicappato di Mary, il cagnolino fulminato e ricucito come Frankenstein) a quelle esplicitamente sessuali (il membro di Ted impigliato nella lampo dei pantaloni, la retata tra gli omosessuali, lo sperma che l'ignara Mary usa come gel per i capelli). (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2010, p. 3494) ===U=== *Il famoso uccello del titolo, l'Hornitus Novalis, è una bufala (in verità si tratta di una comune gru), ma poco importa. Ha imposto molte figure e maniere – killer con impermeabile nero, guanti e cappello, soggettive dell'assassino, rantoli e ansimare nella colonna sonora, telefonate del maniaco con voce distora o falsetto, coltelli e rasoi – poi riprese da tutto il thriller italiano del decennio, e non solo. (''[[L'uccello dalle piume di cristallo]]''; 2003, p. 2438) *Parabola sulla sopravvivenza e sul razzismo [...]: la lunga attraversata del deserto da una parte permette di descrivere la lotta per la vita in un universo ostile dove anche la violenza trova una sua parziale giustificazione e dall'altra offre l'occasione di analizzare – grazie anche alla presenza di una meticcia tra i giovani – i pregiudizi razziali che interagiscono con le dinamiche sociali. Meno lirico che in altre opere, [[Delmer Daves|Daves]] dimostra comunque un'assoluta maestria nell'uso del colore e nel filmare i grandi spazi, grazie anche alla fotografia di Wilfrid M. Cline. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2003, p. 2442) *[...] il film – perfettamente calibrato nelle sue componenti popolaresche e nel suo ritmo da commedia – rompe con la tradizione dei film girati in studio e anticipa (con le sue riprese in Santa Maria in Trastevere, la festa all'osteria interrotta per l'oscuramento) la voglia di realismo che contraddistinguerà il cinema del dopoguerra. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2003, p. 2442) *Primo divo a diventare produttore di se stesso, [[John Wayne|Wayne]] interpreta con partecipazione la storia scritta da James Edward Grant in un western che non rinuncia a mescolare l'azione con la riflessione morale. (''[[L'ultima conquista]]''; 2003, p. 2442) *Un western sorprendente – anche per la carriera sovrastimata di [[Edward Dmytryk|Dmytryk]] – ricco di caratteri originali (come l'amico-guardia del corpo, zoppo e dal comportamento sessuale ambiguo), di seducenti reminescenze (del ''[[Il cavaliere della valle solitaria|Cavaliere della valle solitaria]]''), di sottili referenze al passato (il ruolo di [[Dorothy Malone]]) e anche di idee notevoli (le Colt d'oro di [[Henry Fonda|Fonda]]) dove si confrontano l'individualismo eroico e anarchico dei pionieri con la nascita dell'ordine e il trionfo del «buon senso» dei nuovi coloni. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2003, p. 2445) *[...] realizzato in anni di incubo atomico, è un monito un po' pomposo ma sincero sui pericoli dell'armamento atomico, che affida la sua suggestione alla luminosa fotografia di [[Giuseppe Rotunno|Rotunno]] e all'inquietante spettralità di una San Francisco deserta. (''[[L'ultima spiaggia (film 1959)|L'ultima spiaggia]]''; 2003, p. 2448) *[[Martin Scorsese|Scorsese]] presenta un Cristo atipico che, lontano dall'agiografia come dalle facili letture rivoluzionarie, vive dei rovelli e della poetica del regista: il retaggio della religiosità italoamericana di Brooklyn, la cultura rock, l'amore per il cinema, la costante – in tutti i suoi precedenti personaggi – di un tormentato rapporto con il proprio destino. Tutto ciò nel contesto di un film visionario che non concede nulla all'allettamento estetico dello spettatore. Ottima la musica dalle sonorità africane di [[Peter Gabriel]]. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2003, p. 2449) *Melodramma eccessivamente verboso [...] nel quale i classici temi [[Raffaello Matarazzo|matarazziani]] (il sesso e il denaro come origine di tutti i problemi, lo scontro tra il perbenismo delle vecchie generazioni e l'insofferenza delle giovani) sembrano vivificarsi solo nel doppio personaggio della protagonista, figlia e insieme madre, divisa tra aggressività repressa e riservatezza protettrice. (''[[L'ultima violenza]]''; 2003, p. 2449) [[File:Gli ultimi cinque minuti (1955) Vittorio De Sica (2).png|miniatura|[[Vittorio De Sica]] ne ''[[Gli ultimi cinque minuti]]'']] *La commedia omonima di [[Aldo De Benedetti]] (adattata dall'autore) si adattava meglio al cinema dei telefoni bianchi che a quello degli anni Cinquanta, e la solita bravura di [[Vittorio De Sica|De Sica]] – ricco signore prigioniero della sua ironia – non basta a salvare un film senza una vera ragion d'essere. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2003, p. 2451) *Sulla scia dei successi di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Mario Mattoli|Mattòli]] rifà [...] ''[[Stasera niente di nuovo]]'': qui però l'atmosfera è più cupa e disillusa (si veda il medico interpretato da [[Nino Besozzi|Besozzi]]), e alla coscienza protofemminista di Matarazzo si sostituisce una rassegnata accettazione del proprio destino di sconfitta [...]. (''[[L'ultimo amante]]''; 2003, p. 2453) *Ambizioni e durata sono da affresco epico, ma l'impostazione spettacolare – per quanto a tratti efficace – è risaputa. Tra echi di ''[[Balla coi lupi]]'', coreografie guerresche stile ''[[Braveheart]]'' e più di un riferimento a ''[[Duello nel Pacifico]]'', la sceneggiatura di [[John Logan]] e [[Marshall Herskovitz]] sembra abbracciare posizioni antiamericaniste e addirittura ''no global'': ma poi affonda nella retorica più inerte (la guerra ha senso solo se a sostenerla ci sono gli ideali e il senso dell'onore; ogni uomo è padrone del suo destino). [[Tom Cruise|Cruise]] mostra i suoi limiti di attore drammatico, sempre oscurato dal carisma di [[Ken Watanabe|Watanabe]]. Grande successo di pubblico, anche in Giappone. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2016, p. 4632) *[...] un misconosciuto piccolo capolavoro del fantastico, molto in anticipo sui tempi. Impressionanti, in particolare, le coincidenze con ''[[La notte dei morti viventi]]'' e altri film di [[George A. Romero|Romero]] (l'assedio degli zombi-vampiri, il tema della paura di essere contagiati, ma anche dettagli come le banconote ormai inutili che svolazzano per strada). Nessun cedimento di tensione, uno spirito amaro e pessimista e un grande [[Vincent Price|Price]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2003, p. 2463) *[...] il film rimane una testimonianza di un momento di cambiamento e ristrutturazione del capitalismo italiano, soprattutto per le scene alla Fiera campionaria dove Mariuccia lavora in uno stand e Bruno decanta, con un ridicolo megafono, le virtù di uno spruzzatore. Inconfondibile lo stile di [[Mario Camerini|Camerini]] [...]. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2003, p. 2476) *Biografia con chiari intenti didattici, che mescola momenti didascalici (la perorazione antidivorzista fatta alla contessa interpretata da [[Isa Miranda]]) ad altri più informativi (la puntigliosa ricostruzione del conclave che portò all'elezione di [[Papa Pio X|Pio X]], documentato in tutti i suoi più minuti momenti), con evidente scapito per l'equilibrio narrativo (e per il successo al botteghino [...]). (''[[Gli uomini non guardano il cielo]]''; 2003, p. 2479) *[...] una commedia «svitata» sul classico tema della bisbetica domata, interpretata da una [[Assia Noris|Noris]] scatenata, sempre sull'orlo dell'isteria ma mai sopra le righe, a cui fa da contrappunto, con aria da gentleman consumato, un [[Vittorio De Sica|De Sica]] sornione ed elegantissimo. Erano i tempi d'oro della commedia italiana, cucinata in studios casalinghi ma con gli ingredienti giusti: le schermaglie tra i sessi ci sono tutte (compreso un rapporto edipico da antologia del comico), [[Mario Mattoli|Mattòli]] dirige quasi come [[Howard Hawks|Hawks]] e la Noris si candidava a diventare la [[Katharine Hepburn]] italiana. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2003, p. 2485) *Interessante per la sua scelta di campo etnografica (racconta usi e tradizioni del popolo pellerossa), è meno convincente nella sua prospettiva tardo-romantica (la conquista della maturità attraverso la tortura e il dolore) e quasi irritante nella logica per cui il bianco presso i selvaggi alla fine dovrà necessariamente essere un leader. (''[[Un uomo chiamato Cavallo]]''; 2003, p. 2487) *La sceneggiatura [...] mescola momenti melodrammatici ed altri più leggeri [...] ma questo viaggio di formazione attraverso l'Italia riesce comunque ad aprire uno squarcio su un Paese dove l'armonia familiare sembra un'impossibile utopia [...]. (''[[L'uomo dai calzoni corti]]''; 2003, pp. 2488-2489) *Melodramma sportivo [...] dove gli incontri sono filmati con inusuale violenza e [[Edward G. Robinson|Robinson]] sembra preoccuparsi maggiormente della moralità della sorella che della fedeltà dell'amante, una [[Bette Davis]] appassionata nel suo amore impossibile [...]. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2003, pp. 2494-2495) *[...] questo film riassume tutti i grandi temi del regista portandoli alla loro forma più esasperata: in primo luogo la presenza della violenza che tocca punte sadiche [...] e poi l'ossessione della vendetta e l'ineluttabilità del destino, che trova la sua rappresentazione perfetta nel sogno ricorrente di Alec, tragica rilettura in chiave western del dramma di re Lear tradito dai suoi tre figli, quello vero che si pente di avere (Nicol), quello «adottato» in cui ripone le sue speranze (Kennedy) e quello ideale che non avrà mai (Stewart). A sottolineare la dimensione tragica c'è anche la mancanza totale di qualsiasi idea di itinerario [...]. Assolutamente definitivo. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2003, p. 2495) *Ultimo dei tre film diretti da [[Jacques Tourneur|Tourneur]] per il produttore [[Val Lewton]] (dopo ''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]'' e ''[[Ho camminato con uno zombi]]''), è quello dove la sua capacità di raccontare per ellissi raggiunge la perfezione. Il tema centrale del film è sempre quello della paura dell'uomo di fronte alla notte e con la conseguente impotenza davanti alle forze malefiche che il buio può scatenare [...]: la tensione non raggiunge il livello del ''Bacio della pantera'', ma l'economia di mezzi è altrettanto encomiabile e alla fine sembra di aver assistito più a una riflessione metafisica sul male che non a un film horror. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2003, p. 2499) *Ottimamente sceneggiato da Borden Chase, è un western che riflette sul mito dell'individualismo, sul gusto per l'avventura e i grandi spazi (alla fine Dempsey riprende il suo vagabondaggio, solo con la sua sella), su un modo di vivere che il progresso e l'avidità stanno soffocando. Grande l'interpretazione di [[Kirk Douglas]] in un personaggio inguaribilmente solitario, capace di aiutare i coloni ma non di vivere come loro. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2003, p. 2504) *[...] è un kolossal di fanta-politica cui non basta un cast prestigioso per tener sveglia l'attenzione dello spettatore. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2003, p. 2506) ===V=== *Curioso e pacato western sulla rude vita quotidiana dei pionieri, scritto da [[Waldo Salt]] con un tono quasi da commedia, senza avventure e senza pericoli (se si esclude l'attacco finale dei pellerossa). Indimenticabile [[Robert Mitchum|Mitchum]], curioso vagabondo canterino ricco di sottile ironia [...]. (''[[Il vagabondo della foresta]]''; 2003, pp. 2517-2518) *Western all'italiana, supervisionato da un grande vecchio americano: prevedibile, ma non del tutto banale. Convincente [[Charles Bronson|Bronson]] nei panni di un personaggio senza radici. (''[[Valdez il mezzosangue]]''; 2003, p. 2519) *Uno dei grandi western di [[Budd Boetticher|Boetticher]], l'ultimo dei sette interpretati da [[Randolph Scott]]: sceneggiato da [[Burt Kennedy]], è il malinconico e sconsolato elogio di una pace irraggiungibile che vede Jeff coinvolto in una lotta la cui inutilità ne aumenta il grado di tragedia. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2003, p. 2520) *Western niente più che curioso per il tema vagamente edipico [...] ma che non ha il coraggio di sviluppare lo spunto più interessante: l'amore represso di Jimmy per la moglie tradita ([[Joanne Dru|Dru]]) di John. Curioso, e giustamente disturbante, l'utilizzo di un attore come [[Robert Walker (attore 1918)|Robert Walker]], più a suo agio nei salotti borghesi che nelle praterie. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2003, pp. 2520-2521) *[...] è il primo film da protagonista per [[James Dean]], perfetto nella parte dell'adolescente tormentato e ipersensibile, al cui punto di vista aderisce il racconto. [[Elia Kazan|Kazan]] riesce a trovare un equilibrio tra Storia e drammi privati, ritmi solenni da saga e momenti concitati da psicodramma. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2003, p. 2521) *Secondo episodio della fortunata serie iniziata con ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'', una delle più avvincenti del cinema di fantascienza europeo. Guest resta un regista mediocre, ma ebbe fiuto, e poté contare su ottimi soggetti di Nigel Kneale, scritti dapprima per la televisione. (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2003, p. 2523) *Pasolini restituisce la violenza, lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù senza gli orpelli dell'iconografia tradizionale. Sceglie volti di non professionisti, gira tra i Sassi di Matera e gli scabri paesaggi del Sud d'Italia, e riesce a catturare, da laico, il mistero del sacro. Lo stile alterna la macchina da presa a mano che insegue il volto dei personaggi a composizioni memori della pittura quattrocentesca, la brutalità realistica (gli indemoniati, il lebbroso, la crocifissione) all'elegia estatica (il battesimo, l'annuncio finale). Bello ed emozionante come nessun film che sia mai stato tratto dai Vangeli, al di là delle intenzioni d'autore e delle polemiche che l'accompagnarono. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2003, p. 2525) *Libera rilettura di un momento della diaspora ebraica, 150 anni prima di Cristo: i siriani sembrano nazisti (10 ebrei per ogni siriano ucciso, ordina Apollonio) e gli ebrei mettono in discussione le loro regole (anche di sabato si può combattere). Discreta ricchezza produttiva. (''[[Il vecchio testamento]]''; 2003, p. 2528) *Dal punto di vista formale regge più che bene all'usura del tempo, ed è superiore al precedente. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2003, p. 2534) *Sfidando il cinema americano sul suo terreno d'elezione, il regista tedesco – al suo primo film a colori – realizza il seguito di ''[[Jess il bandito]]'' di [[Henry King]], libero però dalle convenzioni del genere. Frank, pur essendo un vendicatore implacabile, è un bandito gentiluomo preso in prestito dal popolo, premuroso nei confronti del ragazzino, disponibile all'innamoramento e alla «sistemazione» mentre la famosa scena in tribunale con il direttore del giornale (Hull) dimostra che la colpa di tutto è dell'azienda ferroviaria, cioè del capitale. La cura dei dettagli contribuisce in modo determinante alla credibilità del risultato, e un pizzico d'umorismo è la firma personale di [[Fritz Lang|Lang]] a un western autentico (sceneggiato da Sam Hellman), perfettamente in grado di reggere il confronto con i classici prodotti made in Usa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2003, p. 2536) *[[Delmer Daves|Daves]] (che firma la sceneggiatura con Russell S. Hughes) ha mascherato con abilità l'''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' da western, evitando i facili ammiccamenti. Il cast, per quanto composito ([[Rod Steiger|Steiger]] fa lo psicopatico secondo i dettami dell'Actors' Studio), è di prim'ordine, e l'ambientazione molto curata: il tipo di film in cui fa piacere ritrovare stereotipi che, in mano a un altro regista, sembrerebbero usurati. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2003, p. 2545) *[...] [[Danny Boyle|Boyle]] cerca nell'horror del passato le metafore per parlare delle paure del presente, i militari sono ancora una volta più pericolosi dei mostri, la famiglia si disgrega e forse si ricompone, i toni sono apocalittici ma la speranza non è cancellata. Senza forzature filosofiche, ma rimanendo all'interno di un sanguigno cinema di intrattenimento che sa raccontare e inchiodare sulla poltrona. Di grande forza visionaria le sequenze iniziali nella Londra svuotata. (''[[28 giorni dopo]]''; 2003, p. 2546) *È il miglior western sonoro del regista e il suo ultimo film in bianco e nero. Ricco di scene spettacolari (come lo scontro tra due treni e l'incontro delle linee nello Utah), contiene anche alcune sequenze d'azione girate da [[John Ford]] e riutilizzate attraverso trasparenti (piuttosto scadenti a livello tecnico e quindi facilmente individuabili). Tratto da ''The Trouble Shooter'' di [[Ernest Haycox]] sceneggiato da Walter de Leon, C. Gardner Sullivan e Jesse Lasky jr.: l'ironia dello scrittore ha contribuito a stemperare le inclinazioni al melodramma del regista. Buoni la caratterizzazione dei personaggi e l'apporto del cast (a parte – dicono – il terribile accento irlandese della [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]]). (''[[La via dei giganti]]''; 2003, p. 2559) *Una brutta sceneggiatura del romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie jr]] e una regia inetta che segue troppe piste narrative affondano un western promettente. Esordio di [[Sally Field]] nel ruolo di una banale ninfetta. [[Robert Mitchum|Mitchum]] non muove un muscolo facciale, mentre [[Kirk Douglas|Douglas]] è frenetico fino ad arrivare quasi all'autoparodia. (''[[La via del West]]''; 2003, p. 2561) *Questo film dimostra immediatamente la genialità del suo autore, capace di sfruttare (e inventare) tutte le possibilità tecniche della nascente cinematografia per mescolare precisione meccanica e affabulazione, destrezza tecnica e funambolismo. (''[[Viaggio nella Luna]]''; 2010, p. 3679) *«Ateo per grazia di Dio», [[Luis Buñuel|Buñuel]] mette il sacro alla prova del suo spirito curioso e iconoclasta; il vero bersaglio, comunque, è più la follia dell'uomo che la religione in sé. Il racconto senza nessi logici ricorda quello dei suoi primi film surrealisti: disarticolato e inventivo, continuamente in viaggio tra passato e presente, spezzato da parentesi, digressioni e monologhi ora picareschi ora fantastici, riesce a conquistare l'attenzione dello spettatore su un argomento non certo dei più comuni e contemporaneamente dimostra l'assoluta libertà inventiva del sessantanovenne Buñuel [...]. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2003, p. 2567) *Piccolo classico della fantascienza [...]. Il tema dei bambini diabolici si mescola qui a reminiscenze bibliche (evidente il riferimento, nella strana fecondazione «astrale» delle donne, al concepimento di Cristo da parte dello Spirito Santo) e al terrore razziale e sessuale dello stupro da parte di un nemico più potente. Ma è lo stile freddo e controllato della messinscena che ne fa ancor oggi un film da non perdere, dove la mancanza quasi totale di effetti orrorifici e di spiegazioni pseudoscientifiche finisce per aumentarne il mistero e la tensione. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2003, p. 2575) *[...] il film è un'innocua esaltazione della vitalità giovanile (con qualche conseguenza, però, visto che Oliva dovrà allevare un figlio senza padre) che cerca di adattare all'autarchia italiana le storie rese celebri da [[Deanna Durbin]]. (''[[Violette nei capelli]]''; 2003, p. 2580) *[...] accurato, ma di maniera e troppo lungo [...]. (''[[Il violinista sul tetto]]''; 2003, p. 2581) *Una commedia degli equivoci modellata sulla favola di Cenerentola ma ancora legata al cinema dei telefoni bianchi: ultima del genere per [[Mario Mattoli|Mattòli]], che tenta di far maturare la leziosa [[Lilia Silvi]], allora considerata la [[Shirley Temple]] nostrana, circondandola di attori di prim'ordine (da notare [[Tino Scotti|Scotti]], in uno dei suoi primi ruoli di rilievo). Complicato a bella posta nell'intreccio [...] ma sempre scanzonato nel tono e scorrevole nel ritmo [...]. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2003, p. 2584) *[...] è una svampita commedia degli equivoci, perfetta per distrarre una nazione in guerra: Rabagliati non perde occasione per sfoderare la sua ugola [...] e la [[Anna Magnani|Magnani]] e Campanini si scatenano in una serie di duetti comici (uno, irresistibile, su un'aria dell'''Aida'') da antologia. (''[[La vita è bella (film 1943)|La vita è bella]]''; 2003, p. 2589) *Autentici ''deus ex machina'' dell'operazione (alla regia c'è l'esordiente che diresse la seconda unità dell'intera trilogia di ''[[Matrix]]''), [[Lana e Andy Wachowski|Andy e Larry Wachowsky]] producono e adattano liberamente per lo schermo l'omonima ''graphic novel'' di [[Alan Moore]] (testi) e [[David Lloyd]] (disegni), apparsa – incompiuta – sulla rivista «Warrior» nel 1981 e poi completata nel 1989 per la DC Comics: e fanno convivere l'estetica spettacolare e gli effetti digitali collaudati nei loro ''action movie'' con riferimenti letterali e cinefili (''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]], ''[[La maschera di Zorro]]'', ''[[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Il fantasma dell'Opera]]'', ''[[Batman]]'', ''[[Il conte di Montecristo (film 1934)|Il Conte di Montecristo]]''), riflessioni note (i limiti della libertà individuale, i pericoli del totalitarismo), provocazioni meno ovvie (soprattutto dopo l'[[Attentati dell'11 settembre 2001|11/9]]: il terrorismo è giustificabile?) e uno struggente lato romantico. Notevole la performance di [[Hugo Weaving|Weaving]] (doppiato da [[Gabriele Lavia]]), che la maschera fissa e priva di sguardi di [[Guy Fawkes|Fawkes]] costringe a recitare solo con la voce e con il corpo. Moore ha inspiegabilmente disconosciuto il film, e il suo nome non compare nei titoli di testa. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, p. 3744) ===Z=== *Uno dei più celebri film di fantascienza degli anni Settanta sceneggiato dallo stesso [[John Boorman|Boorman]], con molti pregi e altrettanti difetti: smisurate ambizioni simboliche, incredibili invenzioni visive, confusione narrativa. (''[[Zardoz]]''; 2003, p. 2640) ==Bibliografia== *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2004'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2003. ISBN 88-8490-419-6 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2011'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2010. ISBN 978-88-6073-626-0 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2017'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2016. ISBN 978-88-6852-947-5 *Paolo Mereghetti, ''Il Mereghetti: dizionario dei film 2019'', Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2018. ISBN 978-88-9388-138-8 ==Voci correlate== *[[Il Farinotti]] *[[Il Morandini]] ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Il Mereghetti''}} [[Categoria:Enciclopedie del cinema|Mereghetti]] bhqh32ivbguxksrg77k9j3gb833de7k Derby di Roma 0 82495 1422450 1419381 2026-08-03T01:34:51Z Danyele 19198 +1 1422450 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:2008 09 Lazio Roma 108.JPG|thumb|Lazio e Roma in campo per il derby dell'11 aprile 2009]] Citazioni sul '''derby di Roma'''. *Agli occhi dei calciofili italiani possono essere una disavventura come un'altra: agli occhi dei romani, no. Io vivo a Roma e lo sa Iddio quanta gente mi ferma per piangere sui derby versati. ([[Italo Cucci]]) *È sempre stata una partita che mi faceva dare qualcosa in più, i tifosi mi dicevano che era la partita più importante dell'anno, me la sono presa a cuore. Si vede anche alle spalle, prima allo stadio non c'era un posto libero. Fare gol in uno stadio così pieno è spettacolare. ([[Marco Delvecchio]]) *È un derby e a Roma vale di più che nelle altre città. Vale tre punti come le altre partite, ma può darti o toglierti punti in quelle successive. ([[Pierluigi Casiraghi]]) *È una partita che ti devasta. Nella mia carriera ho vissuto incontri di enorme importanza, ma il senso di spossatezza che provi dopo un derby... quello non l'avevo mai sentito prima. {{NDR|«Quanto pesa, prima e dopo?»}} Lo senti addosso per tutta la settimana, ma il vero peso arriva quando l'arbitro fischia la fine. Solo lì realizzi quanta pressione hai portato con te giorno dopo giorno. ([[Maurizio Sarri]]) *Essendo romano era la partita dell'anno, cominciavo un mese prima a pensare al derby, però quelli erano altri tempi. Quando si vince un derby, non dico che si è fatta l'annata, però è una bella cosa, attesa da tutti i tifosi. ([[Luciano Spinosi]]) *Giocare il derby a Roma è un'emozione talmente particolare che la paragono a quella provata nella finale di Coppa del Mondo. ([[Simone Perrotta]]) *Il derby è una partita diversa dal campionato, è la partita della città e dei tifosi. Purtroppo non è più come una volta, perché una volta c’erano più romani e adesso ci sono troppi stranieri che non sentono il derby come lo possono sentire i romani. ([[Luciano Spinosi]]) *La notte la passi quasi insonne. Non potrai mai far entrare nella mente dei romani che il derby è una partita come le altre. Perché chi è di Roma pensa a quello già da un mese prima. {{NDR|«Ma non è proprio un bene, giusto?»}} Psicologicamente no, perché può anche logorarti. Ma ripeto: se sei romano, non puoi farne a meno. ([[Francesco Totti]]) *Nella capitale i laziali rappresentavano soprattutto gli immigrati (specie quelli appartenenti all'alta burocrazia) e un certo ceto borghese, radicato in alcuni quartieri residenziali (per esempio i Parioli); c'erano anche venature politiche abbastanza nette (Roma di sinistra, Lazio di destra) [...]. Ma nel complesso il tifo capitolino è assai più trasversale di quanto si creda comunemente [...]. Sovente le differenze sono più generazionali che di altro genere. ([[Giorgio Tosatti]]) *Se dovessi scegliere una parola, direi passione. E carattere, se non ce l'hai, non è facile sopravvivere. Io non volevo mancare mai. Ho visto tanti calciatori bruciarsi da queste parti. Gente che in allenamento faceva il fenomeno e poi entrava all'Olimpico e non la strusciava mai. Penso ad Hassler, a Trigoria era meglio di [[Roberto Baggio|Baggio]], in partita evaporava. Poi, sfottò, che non può mancare. Vi racconto un aneddoto. Novembre 1992, segno alla [[Società Sportiva Lazio|Lazio]]. Ho voglia di esultare sotto la Nord, come [[Giorgio Chinaglia|Chinaglia]], come [[Paolo Di Canio|Di Canio]]. Avevo fatto una scommessa con un amico laziale. Segno e parto, sta per cominciare il giro di gioia che mi porta verso la Nord. C'è uno che mi trattiene per i capelli, dove vai, mi dice. Era Tempestilli. Mi ha fermato sul più bello, ma lo avrei fatto, sì che lo avrei fatto. ([[Giuseppe Giannini (calciatore)|Giuseppe Giannini]]) *Sono arrivato alla Lazio [...] e ho capito fin da subito che quello della Capitale era un derby speciale. Mi ricordo che quando arrivati erano due anni che la Lazio non ne vinceva uno. Poi arrivò la partita, la vincemmo e io segnai allo scadere il gol decisivo, e vedere la gioia dei tifosi sia quel giorno che i giorni dopo agli allenamenti, dove si strinsero con calore intorno a noi, mi fece capire definitivamente quanto era importante il derby della Capitale. ([[Miroslav Klose]]) ==Voci correlate== *[[Associazione Sportiva Roma]] *[[Derby]] *[[Società Sportiva Lazio]] *[[Sport a Roma]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Roma]] [[Categoria:S.S. Lazio]] [[Categoria:A.S. Roma]] n3ctplw3ebm4rp13h1a2vbpq6t9oik9 1422464 1422450 2026-08-03T02:22:08Z Danyele 19198 /* Altri progetti */ +preposizioni 1422464 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:2008 09 Lazio Roma 108.JPG|thumb|Lazio e Roma in campo per il derby dell'11 aprile 2009]] Citazioni sul '''derby di Roma'''. *Agli occhi dei calciofili italiani possono essere una disavventura come un'altra: agli occhi dei romani, no. Io vivo a Roma e lo sa Iddio quanta gente mi ferma per piangere sui derby versati. ([[Italo Cucci]]) *È sempre stata una partita che mi faceva dare qualcosa in più, i tifosi mi dicevano che era la partita più importante dell'anno, me la sono presa a cuore. Si vede anche alle spalle, prima allo stadio non c'era un posto libero. Fare gol in uno stadio così pieno è spettacolare. ([[Marco Delvecchio]]) *È un derby e a Roma vale di più che nelle altre città. Vale tre punti come le altre partite, ma può darti o toglierti punti in quelle successive. ([[Pierluigi Casiraghi]]) *È una partita che ti devasta. Nella mia carriera ho vissuto incontri di enorme importanza, ma il senso di spossatezza che provi dopo un derby... quello non l'avevo mai sentito prima. {{NDR|«Quanto pesa, prima e dopo?»}} Lo senti addosso per tutta la settimana, ma il vero peso arriva quando l'arbitro fischia la fine. Solo lì realizzi quanta pressione hai portato con te giorno dopo giorno. ([[Maurizio Sarri]]) *Essendo romano era la partita dell'anno, cominciavo un mese prima a pensare al derby, però quelli erano altri tempi. Quando si vince un derby, non dico che si è fatta l'annata, però è una bella cosa, attesa da tutti i tifosi. ([[Luciano Spinosi]]) *Giocare il derby a Roma è un'emozione talmente particolare che la paragono a quella provata nella finale di Coppa del Mondo. ([[Simone Perrotta]]) *Il derby è una partita diversa dal campionato, è la partita della città e dei tifosi. Purtroppo non è più come una volta, perché una volta c’erano più romani e adesso ci sono troppi stranieri che non sentono il derby come lo possono sentire i romani. ([[Luciano Spinosi]]) *La notte la passi quasi insonne. Non potrai mai far entrare nella mente dei romani che il derby è una partita come le altre. Perché chi è di Roma pensa a quello già da un mese prima. {{NDR|«Ma non è proprio un bene, giusto?»}} Psicologicamente no, perché può anche logorarti. Ma ripeto: se sei romano, non puoi farne a meno. ([[Francesco Totti]]) *Nella capitale i laziali rappresentavano soprattutto gli immigrati (specie quelli appartenenti all'alta burocrazia) e un certo ceto borghese, radicato in alcuni quartieri residenziali (per esempio i Parioli); c'erano anche venature politiche abbastanza nette (Roma di sinistra, Lazio di destra) [...]. Ma nel complesso il tifo capitolino è assai più trasversale di quanto si creda comunemente [...]. Sovente le differenze sono più generazionali che di altro genere. ([[Giorgio Tosatti]]) *Se dovessi scegliere una parola, direi passione. E carattere, se non ce l'hai, non è facile sopravvivere. Io non volevo mancare mai. Ho visto tanti calciatori bruciarsi da queste parti. Gente che in allenamento faceva il fenomeno e poi entrava all'Olimpico e non la strusciava mai. Penso ad Hassler, a Trigoria era meglio di [[Roberto Baggio|Baggio]], in partita evaporava. Poi, sfottò, che non può mancare. Vi racconto un aneddoto. Novembre 1992, segno alla [[Società Sportiva Lazio|Lazio]]. Ho voglia di esultare sotto la Nord, come [[Giorgio Chinaglia|Chinaglia]], come [[Paolo Di Canio|Di Canio]]. Avevo fatto una scommessa con un amico laziale. Segno e parto, sta per cominciare il giro di gioia che mi porta verso la Nord. C'è uno che mi trattiene per i capelli, dove vai, mi dice. Era Tempestilli. Mi ha fermato sul più bello, ma lo avrei fatto, sì che lo avrei fatto. ([[Giuseppe Giannini (calciatore)|Giuseppe Giannini]]) *Sono arrivato alla Lazio [...] e ho capito fin da subito che quello della Capitale era un derby speciale. Mi ricordo che quando arrivati erano due anni che la Lazio non ne vinceva uno. Poi arrivò la partita, la vincemmo e io segnai allo scadere il gol decisivo, e vedere la gioia dei tifosi sia quel giorno che i giorni dopo agli allenamenti, dove si strinsero con calore intorno a noi, mi fece capire definitivamente quanto era importante il derby della Capitale. ([[Miroslav Klose]]) ==Voci correlate== *[[Associazione Sportiva Roma]] *[[Derby]] *[[Società Sportiva Lazio]] *[[Sport a Roma]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Roma]] [[Categoria:S.S. Lazio]] [[Categoria:A.S. Roma]] bzc2pjzrtukvgurxd34rrsyjsb1bti7 Il Morandini 0 86658 1422480 1422402 2026-08-03T09:45:20Z Spinoziano 2297 /* Q */ 1422480 wikitext text/x-wiki {{Titolo minuscolo}} '''''il Morandini''''', dizionario enciclopedico dei film e (a partire dall'edizione ''2014''<ref>Tale edizione è indicata per le citazioni con l'anno di pubblicazione, il 2013, ed anche per le altre edizioni è indicato tra parentesi tonde, accanto alle citazioni, l'anno di pubblicazione e non del titolo.</ref>) delle serie televisive. {{torna a|Morando Morandini}} ==Citazioni== ===Film=== <!-- SEGUIRE L'ORDINE ALFABETICO PER FILM, COME NEL DIZIONARIO --> ====A==== [[File:Abbasso la miseria! (1945) Anna Magnani.png|miniatura|[[Anna Magnani]] in ''[[Abbasso la miseria!]]'']] *Una delle prime commedie neorealiste in bilico tra il "vecchio" (le commedie anni '30 di [[Gennaro Righelli|Righelli]], anche sceneggiatore con [[Nicola Fausto Neroni|N.F. Neroni]]) e il "nuovo" (la riconoscibilità dell'ambientazione sociale: il quartiere dove tutti si conoscono e litigano alla maniera di [[Carlo Goldoni|Goldoni]]). Film ibrido con qualche gag azzeccata e il personaggio di [[Virgilio Riento|Riento]], modello di futuri tiretti dell'arte di arrangiarsi. [...] La [[Anna Magnani|Magnani]] un po' in ombra. (''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]''; 2010, p. 11) *Seguito, ma ribaltato, di ''[[Abbasso la miseria!|Abbasso la miseria]]'' con una strepitosa [[Anna Magnani]] che fa una memorabile caricatura dei borsari neri arricchiti durante la guerra e si esibisce, accompagnata dalla chitarra, come cantante nell'esecuzione di ''Quanto sei bella Roma''. (''[[Abbasso la ricchezza!|Abbasso la ricchezza]]''; 2000, p. 11) *Pur tra alti e bassi, invenzioni e stereotipi, rimane uno dei più aguzzi, impietosi (ma anche spiritosi) film di Hollywood su Hollywood. Nel disegno del suo personaggio d'alcolista [[Lowell Sherman|L. Sherman]] tenne d'occhio suo cognato [[John Barrymore]] e la [[Constance Bennett|Bennett]] è assai brava. (''[[A che prezzo Hollywood?]]''; 2000, p. 15) *Più che un adattamento di [[Ernest Hemingway|Hemingway]] (cui pose mano anche [[William Faulkner|W. Faulkner]]), sembra una parafrasi segreta di ''[[Casablanca]]'' anche se, in fondo, la tematica resistenziale interessa poco all'antiretorico [[Howard Hawks|Hawks]]. Qua e là zoppicante, persino confuso, il film s'illumina quando sono in scena [[Humphrey Bogart|Bogart]] e la [[Lauren Bacall|Bacall]] in un personaggio che è una versione più calda di [[Marlene Dietrich]]. (''[[Acque del sud]]''; 2000, p. 16) *Oggi appare molto datato, ma val la pena di vederlo almeno per la presenza della grande [[Helen Hayes|H. Hayes]]. (''[[Addio alle armi (film 1932)|Addio alle armi]]''; 2000, p. 18) *Visibile come documento d'epoca, per il garbo recitativo dell'intero cast, per la finezza della regia. (''[[Addio giovinezza! (film 1940)|Addio, giovinezza!]]''; 2000, p. 18) *Western insolito o, meglio, vicenda psicologico-sentimentale in ambiente western. Originale ma inerte. Brillante come sceneggiatore, [[Burt Kennedy|Kennedy]] lo è meno come regista. (''[[Ad ovest del Montana]]''; 2000, p. 21) *Pur non volendo [[Agostino d'Ippona|Agostino]] come un protagonista tradizionale, [[Roberto Rossellini|Rossellini]] (1908-77) non ha saputo farne il testimone convincente di un'epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull'eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell'offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l'uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di [[Bertolt Brecht|Brecht]]), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta generica. È probabilmente il meno riuscito tra i suoi film storico-didattici ([[La presa del potere da parte di Luigi XIV|Luigi XIV]], [[Socrate (film)|Socrate]], [[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Pascal]], [[L'età di Cosimo de' Medici|Cosimo]], [[Cartesius (miniserie televisiva)|Cartesio]], ecc.). (''[[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|Agostino d'Ippona]]''; 2000, p. 28) *1º lungometraggio di animazione violenta e catastrofica per adulti di [[Katsuhiro Otomo|K. Otomo]] che, con la collaborazione di [[Izo Ashimoto]], l'ha tratto da un suo fumetto di grande successo in Giappone, servendosi di un'agguerrita squadra di tecnici tra cui lo scenografo [[Toshiharu Mizutano]] e la pirotecnica fotografia di [[Katsuji Misawa]]. "Un risultato impressionante che spesso suggerisce una bizzarra miscela espressionista di ''[[2001: Odissea nello spazio]]'', ''[[I guerrieri della notte]]'', ''[[Blade Runner]]'' e ''[[Il pianeta proibito]]''" ([[Geoff Andrew]]). Figura al 19º posto in un elenco dei 20 migliori film di ''science fiction'' (con ''Blade Runner'', ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' e ''[[Matrix]]'') secondo la rivista statunitense ''Wired'' nel 2002. (''[[Akira (film)|Akira]]''; 2013, p. 34) *È il film più mitico di [[John Ford|J. Ford]], regista che spesso si è occupato della creazione del mito e dei suoi valori. [[Abraham Lincoln|Lincoln]] è visto come [...] l'uomo che sa, e non apprende. La sua presenza determina l'azione più che farne parte: è il grande unificatore e mediatore. Col suo passo lento e la puntigliosa rievocazione d'epoca, è un film ammirevolmente stilizzato. Una delle opere che restano. (''[[Alba di gloria]]''; 2010, pp. 34-35) *Scritto da Lamar Trotti e splendidamente fotografato da A. Miller, è uno dei più famosi western sociali con un preciso discorso sul linciaggio. Un po' sopravvalutato, comunque: molto parlato, non poco didattico e moralistico. (''[[Alba fatale]]''; 2000, p. 31) *Western dove conta l'atmosfera più che l'azione, inclinata verso il melodramma. (''[[L'albero degli impiccati]]''; 2000, p. 33) *Solenne e sereno, grave e pur lieve come le musiche di [[Johann Sebastian Bach|Bach]] che l'accompagnano, il 9º di [[Ermanno Olmi|Olmi]] è – con ''[[Novecento]]'' (1976) di [[Bernardo Bertolucci|B. Bertolucci]] che è il suo opposto – il più grande film italiano degli anni '70, e l'unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi [[Publio Virgilio Marone|virgiliani]]: ''labor, pietas, fatum''. Gli sono stati rimproverati, come limiti, una rappresentazione idealizzata, perché troppo lirica, del mondo contadino, la cancellazione della lotta di classe, la rarefazione spiritualistica del contesto sociale. È indubbio che al versante in ombra (grettezza, avidità, violenza, odi feroci) del mondo contadino Olmi ha fatto soltanto qualche accenno, e in cadenze bonarie, ma anche in quest'occultamento è stato fedele a sé stesso e alla sua ''pietas''. (''[[L'albero degli zoccoli]]''; 2000, p. 33) *Tutto in esterni, esaltati dal Cinemascope (fotografia di Charles Lawton Jr.), scritto con asciutta efficacia da [[Burt Kennedy]] che punta sui personaggi e sui loro comportamenti più che sull'azione. Western lineare di classica concisione, ha ritmo quieto e una suspense appena suggerita, interrotta da momenti forti in cui la violenza è indicata più che rappresentata, e segnato in contrappunto dal desiderio di pace e serenità. (''[[L'albero della vendetta]]''; 2010, p. 36) *Unica regia dello stimato sceneggiatore [[Daniel Taradash|Taradash]], è il 1º film esplicitamente antimaccartista di Hollywood. Nobile tesi, pesantezza didattica, macchinoso e troppo simbolico. Un'ottima [[Bette Davis|Davis]] non basta. (''[[Al centro dell'uragano (film 1956)|Al centro dell'uragano]]''; 2010, p. 37) *Dramma carcerario in linea con la migliore tradizione hollywoodiana (claustrofobico, violento, garantista, liberale) con 2 novità: il tema della durata (il tempo che passa) e i connotati sociali del protagonista, direttore di banca, vittima di un errore giudiziario. Le mozartiane ''Nozze di Figaro'' in una sequenza d'antologia. (''[[Le ali della libertà]]''; 2000, p. 39) *È un thriller fantascientifico di spavento con componenti di horror e suspense che conta poco per quel che dice, ma che lo dice benissimo grazie a un apparato scenografico di grande suggestione (dovuto al disegnatore svizzero [[H. R. Giger|H.R. Giger]]) e a un ritmo narrativo infallibile. La sua chiave tematica è la paura dell'ignoto e, perciò, pesca nel profondo dello spettatore. (''[[Alien]]''; 2000, p. 39) *Film insignificante per tutti, anche per la [[Gina Lollobrigida|Lollo]] che, dopo 11 film, era ancora nell'anticamera del successo. (''[[Alina (film)|Alina]]''; 2000, p. 40) *Dal romanzo (1929) di Erich Maria Remarque: nel 1914, istigati da un loro insegnante, alcuni studenti tedeschi si arruolano volontari, ma presto al fronte scoprono che la guerra ha poco da spartire col coraggio, il dovere o l'etica. Nessuno ritornerà. Un classico del cinema pacifista, distribuito in Italia soltanto nel 1956. Fu uno dei primi "colossi" del cinema sonoro. La sua forza e soprattutto la sua fama derivano da una sagace fusione delle sue componenti: il realismo della regia, la spettacolarità delle scene di battaglia, il lirismo dei dialoghi. (''[[All'ovest niente di nuovo]]''; 2010, p. 49) *Il clima del secondo Ottocento è reso con gusto e precisione, il livello professionistico generale è ammirevole. (''[[Altri tempi - Zibaldone n. 1|Altri tempi]]''; 2000, p. 48) *È una gradevole commedia americana del dopoguerra traboccante buoni sentimenti e un ingenuo moralismo. Quello che conta sono la recitazione dei 3 bravi protagonisti e l'ambientazione gustosa. (''[[Al tuo ritorno]]''; 2000, p. 49) *La cornice soffoca il quadro, c'è lo spettacolo, non il sentimento della passione e del desiderio, l'erotismo è verniciato, ma la rievocazione di un'atmosfera è suggestiva, i 2 protagonisti sono ben scelti, le musiche del libanese [[Gabriel Yared]] funzionano. (''[[L'amante (film 1992)|L'amante]]''; 2000, p. 49) *È il western che inaugurò il filone filoindiano negli anni '50. Buon racconto avventuroso, un po' troppo solenne, ma con risvolti teneri e efficaci scene d'azione. (''[[L'amante indiana]]''; 2000, p. 51) *Rifacimento in chiave western di ''[[Una pallottola per Roy]]'' (1941), è un eccellente western a risvolti passionali, firmato da un maestro del cinema americano d'azione. (''[[Gli amanti della città sepolta]]''; 2000, p. 52) *È un potente dramma la cui sceneggiatura ([[Philip Yordan]]) servì di base al western ''[[La lancia che uccide|La lancia spezzata]]'' (1954). [[Edward G. Robinson|Robinson]] è un grande patriarca, ma è ammirevole anche [[Luther Adler]]. (''[[Amaro destino]]''; 2000, p. 55) *Vent'anni dopo ''I vitelloni'' F. Fellini torna in Romagna con un film della memoria e, soltanto parzialmente, della nostalgia. La parte fuori dal tempo è più felice di quella storica. Umorismo, buffoneria, divertimento, finezze, melanconia. (''[[Amarcord]]''; 2010, p. 59) *Supervisionato e diretto in gran parte da [[Howard Hawks|Hawks]] in assenza del dispotico produttore [[Samuel Goldwyn]] in ospedale, ne fu licenziato insieme con l'operatore Gregg Toland e sostituito con [[William Wyler]] (e Rudolph Maté) cui si attribuisce almeno l'ultima mezz'ora. Le potenti immagini del disboscamento sono dell'aiuto Richard Rosson. La polemica ecologica e anticapitalistica della Ferber è smorzata nel film, l'unico in cui Hawks si cimenta direttamente con la politica. Irrisolto, greve, un po' verboso, ma apprezzabile nel disegno dei personaggi (W. Brennan ebbe l'Oscar di non protagonista), anche in quello di F. Farmer che canta in modo struggente ''Aura Lee'', poi rilanciata da [[Elvis Presley|E. Presley]] come ''Love Me Tender''. (''[[Ambizione (film)|Ambizione]]''; 2010, p. 60) *Accurata l'ambientazione di un realismo morbidamente femminile: problemi di psicologia risolti, sia pure attraverso una vicenda un po' convenzionale, con notazioni umane e un'interpretazione degna di rilievo. (''[[L'amica (film 1943)|L'amica]]''; 2000, p. 60) *Il 1º e il più fiacco dei 4 film diretti a Hollywood dal regista francese. Non più di due o tre trovate intelligenti, molte citazioni, una [[Marlene Dietrich|Dietrich]] impacciata. (''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]''; 2000, p. 64) *Sullo sfondo di una Firenze granducale, [[Mario Mattoli|Mattòli]] al suo 2º film ha inserito un [[Primavera dei popoli|1848]] patriottico e romantico, ma antieroico. Le situazioni sono molto teatrali ma risolte con leggerezza di mano. [[Vittorio De Sica|De Sica]] è godibile e la trovata del film è la dolce [[Milly (cantante)|Milly]]. (''[[Amo te sola]]''; 2010, p. 75) *È inevitabile citare [[Edmondo De Amicis|De Amicis]], l'Edmondo de' Languori, e il suo ''Dagli Appennini alle Ande'' che straziò due o tre generazioni. Quando [[Glauco Pellegrini|Pellegrini]] può appoggiarsi al paesaggio e all'ambiente, affiorano le sue qualità liriche e descrittive di buon documentarista. Quando fa agire i personaggi non c'è scampo: o melodramma o bozzettismo. (''[[L'uomo dai calzoni corti|L'amore più bello - L'uomo dai calzoni corti]]''; 2000, p. 72) *Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'', ''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]'' e ''[[Ninotchka]]'' forma un piccolo trattato di economia politica (G. Fink) e un'illustrazione della logica del capitale. È, forse, il più bello dei quattro, certamente il più impalpabile, astratto, misterioso, reticente. La scena del pranzo è un compendio del ''[[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] touch''. (''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]''; 2000, p. 81) *Capolavoro del primo cinema tedesco sonoro, trasformò in star una poco nota cantante e attrice (che aveva già partecipato a 17 film dal 1923), arricchì l'immaginario collettivo di un nuovo mito di donna fatale, non lontano dalla Lulu di [[Frank Wedekind|Wedekind]], segnò l'inizio del sodalizio [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], durato altri 7 film a Hollywood. Il turgido istrionismo masochistico di [[Emil Jannings|Jannings]] s'oppone alla pura "apparenza" quasi grafica della Dietrich. (''[[L'angelo azzurro (film 1930)|L'angelo azzurro]]''; 2000, p. 81) *''L'angelo bianco'' raggiunge il suo scopo: far versare lacrime. Gli interpreti fanno del loro meglio per dare ai personaggi alquanto inverosimili qualche verosimile accento. Ma c'è anche una dimensione fantastica [...] che gli dà un tono insolito. (''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]''; 2000, p. 81) *Drammone a lieta fine al servizio di [[Bette Davis|B. Davis]] in versione doppia. Tratto da un romanzo di Karel J. Benes, è un ''mélo'' di bassa lega migliorato dall'esperta regia. (''[[L'anima e il volto]]''; 2000, p. 84) *Umorismo ben mescolato alla tenerezza in un clima di sterilizzata audacia erotica. Bella coppia. C'è uno spogliarello "teologico". (''[[L'anima e la carne]]''; 2000, p. 84) *Diretto senza convinzione, non abbastanza riscattato da una scrittura disadorna e da un bianconero sporco da cinegiornale. (''[[Anima nera (film 1962)|Anima nera]]''; 2000, p. 84) [[File:Annex - Garbo, Greta (Anna Christie) NRFPT 02 (cropped).jpg|miniatura|[[Greta Garbo]] in ''[[Anna Christie]]'']] *L'attrice, unica vera ragione di essere di un film verboso, statico e molto datato, ottenne la 1ª delle 3 nomination al premio Oscar (''[[Margherita Gauthier]]'', ''[[Ninotchka]]'') [...]. (''[[Anna Christie]]''; 2000, p. 86) *L'insegnante di Boston riesce a far passare la ribelle Helen dallo stato ''animale'' a quello ''umano'', e a fare di lei ''sua'' figlia, nel senso più profondo della parola. [...] È la descrizione epica di una battaglia che culmina nella straordinaria scena di 9 minuti tra Annie e Helen intorno al tavolo da pranzo. Pur non trascurando la complessità sentimentale e ideologica del testo di [[William Gibson (commediografo)|Gibson]], mette con furia l'accento sulla dimensione fisica della battaglia. Il suo vero tema non è l'handicap fisico e nemmeno l'insegnamento o la comunicazione, ma il principio stesso della vita e della liberazione: il modo con cui le energie vitali, se abbastanza tenaci, possono vincere barriere od ostacoli. Ingiustamente accusato di teatralismo, dunque sottovalutato. (''[[Anna dei miracoli]]''; 2000, p. 86) *In attesa di affermarsi nel genere mitologico [[Pietro Francisci|Francisci]] si dedica alle vite dei santi, in bilico tra ingenuità e astuzia spettacolare. Consigliabile solo alle anime pie. (''[[Antonio di Padova (film)|Antonio di Padova]]''; 2000, p. 91) *Girato nei giorni bui dell'occupazione tedesca, è una novelletta piacevole, ma anemica, esitante tra il gusto francese e quello più acqua e sapone all'italiana. (''[[Apparizione (film)|Apparizione]]''; 2000, p. 93) *Uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia, [[Gianluigi Calderone|Calderone]] debutta con un film che non manca di eleganza nella sua pruriginosa volontà di far scandalo né di velleità nel descrivere le mediocri nevrosi della media borghesia italiana. Com'è giusto, diventerà uno specialista di porno soft. (''[[Appassionata (film 1974)|Appassionata]]''; 2000, p. 93) *Drammone sentimentale con venature gialle, macchinoso e improbabile. (''[[Appassionatamente (film 1954)|Appassionatamente]]''; 2000, p. 93) *Bella sparatoria finale. Western tradizionale, tratto dal racconto ''Who Rides with Wyatt'' di Will Henry e basato sulla leggendaria amicizia dello sceriffo Wyatt Earp con Billy Clanton. Interessante, ma non speciale. (''[[Appuntamento per una vendetta]]''; 2000, p. 94) *Prodotto dalla Paramount con un budget piuttosto basso, è un film antimilitarista che si avvale di dialoghi insolitamente vivaci e realistici e di un buon cast. (''[[L'aquila e il falco (film 1933)|L'aquila e il falco]]''; 2000, p. 96) *Un gustoso film d'avventure, originale nell'impostazione, nelle trovate e specialmente nel caleidoscopico grafismo. (''[[Arabesque]]''; 2000, p. 97) *Un costoso, ambizioso fallimento artistico e commerciale che, tra l'altro, mandò in rosso e fece chiudere l'Enterprise Studios che lo produsse. Contribuirono anche i vincoli di censura che lasciarono nel vago il mestiere dell'infelice eroina. [[Lewis Milestone|Milestone]] non era il regista adatto, ma aveva diretto ''[[All'ovest niente di nuovo|All'Ovest nulla di nuovo]]''. (''[[Arco di trionfo (film 1948)|Arco di trionfo]]''; 2000, p. 98) *Giallo deduttivo-geometrico di [[Agatha Christie]], un enigma tra un cast di tutte star messo in scena con elegante ironia e raffinata bravura. (''[[Assassinio sull'Orient Express (film 1974)|Assassinio sull'Orient Express]]''; 2010, p. 122) *Poteva esserci qualcosa di originale e intrigante soprattutto nello studio dei caratteri se la sceneggiatura di [[Anthony Shaffer]] non l'avesse complicato con un assassinio misterioso. (''[[L'assoluzione (film 1978)|L'assoluzione]]''; 2000, p. 113) *Questo bizzarro dramma giallo e cattolico ha zeppe, vuoti d'aria, cadute ma l'ambiente è descritto con finezza e intorno ai due fratelli protagonisti c'è un gruppetto di personaggi ben caratterizzati. (''[[L'assoluzione]]''; 2000, p. 113) *[[Rand Ravich|R. Ravich]] esordisce con un fantathriller ammuffito, scopiazzato (quasi inevitabile il rimando a ''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York|Rosemary's Baby]]'') senza personaggi né atmosfera né suspense. Un ruzzolone nell'itinerario di [[Johnny Depp|J. Depp]] che – nonostante i dialoghi tremendi, sull'orlo del ridicolo, scritti da Ravich, e la partner inerte – ne cava qua e là qualche sprazzo di brio recitativo. (''[[The Astronaut's Wife - La moglie dell'astronauta|The Astronaut's Wife]]''; 2000, p. 114) [[File:The Quatermass Xperiment (1955) trailer - Brian Donlevy & Margia Dean.png|thumb|Il [[Bernard Quatermass|dott. Quatermass]] interpretato da Brian Donlevy ne ''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]'']] *1º dei 3 film prodotti dalla Hammer a basso costo (ma con una buona dose di intelligenza), ispirati a un popolare serial TV (1953) della BBC. [...] Fantascienza a misura d'uomo. (''[[L'astronave atomica del dottor Quatermass]]''; 2010, p. 127) *[...] è il 3º e il migliore del ciclo del [[Bernard Quatermass|dottor Quatermass]] [...]. (''[[L'astronave degli esseri perduti]]''; 2010, p. 127) *Una ''space-opera'' nella cui struttura narrativa si mescolano gli schemi del poliziesco e del western. Bella la sequenza d'inseguimento tra [[Sean Connery|Connery]] e lo spacciatore di droga. (''[[Atmosfera zero]]''; 2010, p. 129) *Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo [[Peter Weir|P. Weir]] ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca [[Robert Sean Leonard|R.S. Leonard]] sebbene solo [[Ethan Hawke|E. Hawke]] abbia fatto carriera. Eccellente [[Robin Williams|R. Williams]]. (''[[L'attimo fuggente]]''; 2010, p. 130) *Film eccessivo nell'azione, nella violenza, nella grandiosità delle scenografie, negli effetti speciali (Oscar per Eric Brevig), nella visibilità, nell'ideologia. Suggestiva macchina narrativo-spettacolare con una vertiginosa struttura a scatole cinesi, imperniata sull'ambiguità tra realtà e apparenza, con alleggerimenti grotteschi e parentesi erotiche. (''[[Atto di forza]]''; 2000, p. 118) *[...] è un buon film nero con un tema sociale in filigrana che ha al centro la psicologia tormentata del traditore ([[Van Heflin]]) e prepara con ritmo serrato il suo gesto finale d'espiazione. Ma il film conta soprattutto per l'atmosfera di disperata tensione che, con l'apporto del bianconero di [[Robert Surtees]], il regista sa creare. (''[[Atto di violenza]]''; 2000, p. 118) *Superficiale e stentata commedia rivistaiola. (''[[Auguri e figli maschi!]]''; 2000, p. 118) *Western di stampo tradizionale con un buon cast e molti luoghi comuni. (''[[L'avamposto degli uomini perduti]]''; 2000, p. 120) *È una specie di romantico omaggio al "fattorino" dell'autobus con un [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]] divertente, genuino, convincente. (''[[Avanti c'è posto...]]''; 2000, p. 120) *[...] un TV movie poco originale, infestato da gratuiti eccessi truculenti. (''[[A volte ritornano (film)|A volte ritornano]]''; 2000, p. 122) *È la più divertente commedia di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] – sceneggiata con Edoardo Anton – basata su un arguto e piacevole gioco degli equivoci e diretta con leggerezza e ironia. (''[[L'avventuriera del piano di sopra]]''; 2000, pp. 126-127) *Uno dei migliori western di [[Errol Flynn]], 1º dei 3 girati con [[Michael Curtiz|Curtiz]]. Ottima fotografia a colori di Sol Polito. (''[[Gli avventurieri (film 1939)|Gli avventurieri]]''; 2000, p. 127) *La cornice è pittoresca, ma il quadro insipido, i personaggi convenzionali, la storia moscia. (''[[L'avventuriero della Luisiana]]''; 2000, p. 127) *Da un mediocre materiale narrativo di trito esotismo l'austriaco [[Josef von Sternberg|Sternberg]], nel suo penultimo film (l'ultimo per Hollywood) cava un film diseguale dove contano l'erotismo allusivo e le schermaglie della coppia [[Robert Mitchum|Mitchum]]-[[Jane Russell|Russell]]. (''[[L'avventuriero di Macao]]''; 2000, p. 127) *Western di passo quieto in cui, rinunciando all'azione (tolto l'assalto alla caserma francese), [[Don Siegel|Siegel]] se la prende comoda e si gode il paesaggio, spostandosi sul terreno della commedia ironica in cui il ''macho'' Hogan ([[Clint Eastwood|C. Eastwood]]) si trasforma nel secondo mulo della finta sorella Sara. (''[[Gli avvoltoi hanno fame]]''; 2000, p. 128) ====B==== *Uno dei migliori film gangster del dopoguerra, scritto da [[Ben Hecht|B. Hecht]] e C. Lederer, filmato in esterni veri a New York. Memorabile esordio di [[Richard Widmark|R. Widmark]] nella parte del sadico che fa ruzzolare per le scale una vecchia paralitica. (''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]''; 2000, p. 132) *Citato da celebri scrittori ([[Manuel Puig]]), fonte di ispirazione per nuovi registi, giocato sagacemente sull'ambiguità, a mezza strada tra l'horror e il thriller, con una dimensione fantastica suggerita più che rappresentata, è una chicca per i fans del cinema fantastico, un classico del cinema americano di serie B, un prototipo più volte imitato. (''[[Il bacio della pantera (film 1942)|Il bacio della pantera]]''; 2000, p. 132) *Reduce dal successo di ''[[La sepolta viva (film 1949)|La sepolta viva]]'' [...], [[Guido Brignone|Brignone]] azzeccò anche questo film [...]. (''[[Il bacio di una morta (film 1949)|Il bacio di una morta]]''; 2000, pp. 133) *Come giallo, è un film d'andazzo normale, ma ha almeno un merito: una certa cura nella descrizione dell'ambiente cinematografico. (''[[Bacio mortale (film 1932)|Bacio mortale]]''; 2000, pp. 133) *Garanti in sceneggiatura gli inossidabili toscani [[Leonardo Benvenuti|Benvenuti]] & [[Piero De Bernardi|De Bernardi]], è una galleria di caricature, macchiette e macchiettoni strapaesani con il contorno di ragazze appetitose. Apprezzabile rinuncia alla volgarità con qualche punta crudele nei dialoghi. ("È la foto del nonno. Un po' mossa, ma nonno aveva il Parkinson.") (''[[Bagnomaria (film)|Bagnomaria]]''; 2000, pp. 134-135) *Con un quartetto d'attori che compendia la storia e la memoria dei cinema (il più giovane è [[Vincent Price|Price]], 1911) un film dove la vita scorre piana come in una fotografia sbiadita: non una stecca, non un eccesso, non un attimo di noia anche se, come si dice, non succede niente. (''[[Le balene d'agosto]]''; 2000, p. 135) *Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di [[Kevin Costner|Costner]] che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane "il più disperato degli inferni". (''[[Balla coi lupi]]''; 2000, p. 136) *È forse – con ''[[I compari]]'' (1971) di [[Robert Altman|R. Altman]] – l'operazione più lucidamente e criticamente dissacratrice che un regista americano abbia compiuto nei confronti dell'epopea western. Impiegando in chiave grottesca gli schemi del western e della mitologia del "self-made man", [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] fa la radiografia della loro ossatura capitalistica, facendo emergere l'anima reale del pionierismo e la realtà sottesa alla leggenda. È ancora una volta la storia di un perdente e di una sconfitta. (''[[La ballata di Cable Hogue]]''; 2000, p. 137) *Favola urbana con qualche garbo con risvolti comici, eccesso di zuccheri e un buon cast tecnico tra cui le musiche di [[Piero Piccioni|Piero Morgan]] (Piccioni). (''[[Ballerina e Buon Dio]]''; 2000, p. 138) *Discontinuo fuoco d'artificio di trovate comiche. La sua debolezza deriva dal modello parodiato: ''Guerre stellari'' era già, se pur in modo latente, una parodia. (''[[Balle spaziali]]''; 2000, p. 138) *Il più insulso, insensato e dilettantesco film del catalano [[Bigas Luna]], qui inetto direttore di attori, per giunta. La [[Valeria Marini|Marini]] è una bella statua inespressiva che ha due posizioni, ritta e sdraiata. Filodrammatici gli altri. Al suo confronto ''[[La donna del fiume]]'' (1954) con [[Sophia Loren|S. Loren]] fa figura di capolavoro. (''[[Bambola (film 1996)|Bambola]]''; 2000, p. 139) *Un "nero" di prima classe, di taglio semidocumentaristico. Suspense, atmosfera, azione, e una suggestiva descrizione dell'ambiente portuale nello stupendo bianconero di Joe McDonald. (''[[Bandiera gialla (film 1950)|Bandiera gialla]]''; 2000, p. 142) *Film neorealista ''sui generis'': il suo neorealismo è tutto nella prima, suggestiva sequenza, ma poi si trasforma in una ''gangster story'' di modello americano sulla quale il regista innesta la sua cultura cinematografica, ma anche una robustezza narrativa e una funzionalità espressiva che saranno costanti nei suoi film successivi. È, a modo suo, un film formalista, mentre appaiono incongruenti o approssimativi, nel loro romanticismo, i contenuti etici e sociali. (''[[Il bandito]]''; 2000, p. 142) *Con ''Donzoko'' (''[[I bassifondi]]'', 1957) e ''[[Dodes'ka-den]]'' (1970) forma una sorta di trilogia sociale della miseria nell'itinerario di Kurosawa. Sul tema tradizionale del rapporto tra maestro e allievo, è la storia di una presa di coscienza, un romanzo di educazione. Di grande bellezza plastica nell'uso del grande schermo (Tohoscope), sostenuto da una solenne colonna musicale ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], la ''Nona'' di [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]]) e da una varietà di registri narrativi (tenerezza, crudeltà, due gustosi intermezzi comici), affollato di personaggi, risulta un po' programmatico e didattico nel suo assillo di essere un capolavoro umanistico. (''[[Barbarossa (film 1965)|Barbarossa]]''; 2000, p. 145) *Prodotto dalla Republic, è un film teso, angoscioso e serrato con tipici temi alla [[Fritz Lang|Lang]]: l'incerto confine tra colpa e innocenza, l'ambiguità dei legami tra assassino e vittima, una casa in cui si materializzano le ossessioni dei personaggi. (''[[Bassa marea (film 1950)|Bassa marea]]''; 2000, p. 148) *Vicenda, ricostruzione storico-politica e indagine psicologica dei personaggi sono secondarie rispetto alla spettacolare grandiosità delle scene di battaglia, girate con grande abbondanza di mezzi. (''[[La battaglia dei giganti]]''; 2010, p. 165) *Intenzioni: mostrare in luce positiva la cultura latinoamericana basata sulla famiglia. Risultato: un film generosamente didattico e commovente [...]. (''[[Bella (film)|Bella]]''; 2010, p. 170) *Non è soltanto un film di propaganda. Grazie alla sceneggiatura di [[Ugo Betti]] e [[Alessandro De Stefani]], si cerca anche una riflessione sulla guerra e il suo significato. (''[[Bengasi (film)|Bengasi]]''; 2000, p. 158) *Influenzato dai colossi storici del cinema italiano degli anni '10 di cui riprende l'enfasi e le esagerazioni, mescolandole con un misticismo sentimentale di marca anglosassone, è un melodramma storico che conta soprattutto per 2 sequenze (la battaglia delle triremi, la corsa delle bighe) di straordinario dinamismo plastico. (''[[Ben-Hur (film 1925)|Ben-Hur]]''; 2000, p. 158) *Equivoci a non finire, ma lieta fine. Commedia modesta e anemica che si regge sulla simpatia di [[Aldo Fabrizi|Fabrizi]]. (''[[Benvenuto reverendo!]]''; 2000, p. 160) *La religiosità "made in Hollywood", ridotta a merce spettacolare di grande effetto. (''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]''; 2000, p. 161) *Attivo dal 1973, [[John Woo|J. Woo]] aveva diretto una quindicina di ''Wuxiapian'' (film di cavalieri erranti) quando, grazie al famoso regista-produttore [[Tsui Hark]], con questo film inaugurò nel cinema di Hong Kong il filone dei noir metropolitani iperrealisti e contribuì alla propria trasferta verso Hollywood, dove fu largamente imitato da [[Quentin Tarantino|Tarantino]] e soci. Nonostante i difetti di sceneggiatura il film ebbe un grande successo. Il suo tema centrale è ancora quello romantico dell'amicizia virile all'insegna dell'eroismo. La violenta frenesia ridondante dell'azione non nasconde le influenze occidentali nella poetica di Woo, teso a contaminare la lezione Hollywoodiana di Siegel e [[Sam Peckinpah|Peckinpah]] e quella europea di [[Jean-Pierre Melville|Melville]] e [[Sergio Leone|Leone]]. (''[[A Better Tomorrow (film 1986)|A Better Tomorrow]]''; 2013, p. 191) *Colosso mitico-religioso hollywoodiano in salsa italiana con alcune sequenze di alta suggestione spettacolare (l'arca di Noè, la torre di Babele). Non è difficile per i fan di [[John Huston|Huston]] individuarvi le costanti tematiche e stilistiche dell'agnostico regista americano; agli altri basta lo spettacolo. (''[[La Bibbia (film 1966)|La Bibbia]]''; 2000, p. 164) *Farsa per un pubblico di bocca buona, dal fine [[Ferdinando Maria Poggioli|Poggioli]] si può pretendere di più. Nazzari e la Silvi, insieme, hanno fatto di meglio. (''[[La bisbetica domata (film 1942)|La bisbetica domata]]''; 2000, p. 168) *1º film sonoro di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] che sperimenta genialmente suoni e rumori, ma non il parlato. Notevoli: la sequenza d'apertura di taglio semidocumentaristico; il delitto; il motivo del coltello; il British Museum. Opera di incipiente maturità, thriller carico di libidine. (''[[Ricatto (film 1929)|Blackmail]]''; 2000, p. 169) *È un rozzo film fondato sulla paura del buio, cioè dell'invisibile. Senza spargimento di sangue, senza un effetto speciale, fa paura a molti, specialmente agli adolescenti in grado di identificarsi con i tre personaggi. È un non-film di radicale inettitudine [...]. (''[[The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair|The Blair Witch Project]]''; 2010, p. 189) *Ventitré anni nella breve vita di [[Blaise Pascal|Pascal]] [...] da quando, sedicenne, pubblica l'importante ''Saggio sulle coniche'' sino alla morte (una delle sequenze più intense), passando per la "notte di fuoco" [...] in cui, in un momento di estasi mistica, ritrova il senso di Dio. Raccontato con una semplicità di linguaggio che è frutto di lucidità e di umiltà come un "uomo esile, sofferente, che stava sempre male, ma pieno di curiosità, di interessi, di slanci, di timori", diviso tra l'ansia scientifica e la pietà religiosa. L'esordiente [[Pierre Arditi|P. Arditi]], figlio di un fornaio, sarebbe diventato uno degli attori più sensibili del teatro e del cinema d'oltralpe. (''[[Blaise Pascal (miniserie televisiva)|Blaise Pascal]]''; 2000, p. 171) *Western di inseguimento sul tema della vendetta con conclusione amara. Riesce a far coesistere numerose azioni parallele che si rinforzano a vicenda. C'è un fondo religioso che è proprio del vecchio [[Henry King|King]]. (''[[Bravados]]''; 2000, p. 181) *Uno dei più celebrati e sopravvalutati strappalacrime del cinema mondiale. Impeccabile, comunque, per atmosfera, recitazione, uso del concerto di [[Sergej Vasil'evič Rachmaninov|Rachmaninoff]], nettezza di particolari. (''[[Breve incontro]]''; 2000, p. 182) *Per la 2ª volta all'apice della sua fama (6 film nel 1950!) [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è ottimo in questa variazione sul personaggio del fuorilegge romantico. (''[[Il brigante Musolino]]''; 2000, p. 183) *Nella stesura del raccontino originale, svelto e spiritoso, si sente la mano di [[Marcello Marchesi]] con la coppia [[Age & Scarpelli]]. [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]] per la 1ª volta in un ruolo importante. La [[Silvana Pampanini|Pampanini]] tenta di non essere solo bella. (''[[Una bruna indiavolata!]]''; 2000, p. 185) ====C==== *Le premesse erano allettanti: un anziano regista con alle spalle una lunga lista di film decorosi, un divo molto amato, grandi scenari naturali, ma il film manca di vigoria e di ritmo anche perché fu sconciato dalla M-G-M che lo ridusse a 78 minuti. (''[[Il cacciatore del Missouri]]''; 2000, p. 195) *Discreto western, girato in Cinemascope, quasi filoindiano, con un [[Kirk Douglas|K. Douglas]] che fa la parte del leone. (''[[Il cacciatore di indiani]]''; 2000, p. 195) *Commedia ferroviaria, degna del teatro di [[Eduardo De Filippo]], sull'Italia di 3ª classe. Intorno a un grande [[Nino Manfredi|Manfredi]] si muove una colorita folla di macchiette. Fa ridere, ma anche riflettere. (''[[Café Express]]''; 2013, p. 238) *Melodramma a lieto fine, dalle scenografie cariche di significati simbolici che sottolineano le psicologie dei personaggi. (''[[Calafuria (film)|Calafuria]]''; 2000, pp. 198-199) *Censurata versione (le due donne erano accusate di avere un rapporto lesbico) del dramma ''The children's hour'' (1934) di [[Lillian Hellman]] con una lieta fine imposta dal produttore [[Samuel Goldwyn|Samuel Goldwin]], rifatto nel 1962 con la regia dello stesso [[William Wyler|Wyler]]: ''[[Quelle due]]''. Splendida parte centrale, ottima recitazione. (''[[La calunnia]]''; 2000, p. 201) *È il più rischioso dei lavori di [[Ermanno Olmi|Olmi]]. L'episodio dei [[Magi (Bibbia)|Re Magi]] (parola non mai pronunciata nel film) è raccontato solo nel [[Vangelo secondo Matteo|Vangelo di Matteo]] in una pagina, e offre molte domande senza risposta. In base a fragili indizi, supposizioni, ipotesi, Olmi – che ne cura anche fotografia e montaggio, coordinando scene e costumi – ne fa un film profondamente religioso e severamente anticlericale che talvolta ha i toni di una requisitoria contro le istituzioni, il potere e gli intellettuali al loro servizio con inattesi e funzionali spunti comici o dissacranti che gli valsero un assurdo divieto ai minori di 14 anni. Girato a Volterra, Alpi Apuane e Maremma con un forte privilegio alla dialettalità e una metodologia di set rosselliniana con largo spazio all'improvvisazione. Squilibrato e geniale, è forse il suo film più anticonformista. (''[[Camminacammina]]''; 2010, p. 228) *Di ambientazione insolita e di origine teatrale [...], questo giallo d'investigazione si raccomanda per la cura dei particolari, la finezza della recitazione, specialmente femminile, l'eleganza dello stile. (''[[La campana del convento]]''; 2000, p. 204) *[[Luigi Zampa|L. Zampa]], specialista di commedie agre e intrise di succhi civili (''[[Vivere in pace]]'', ''[[L'onorevole Angelina]]'', ''[[Anni difficili]]''), ha fatto di meglio, ma anche qui riesce a divertire con intelligenza. (''[[Campane a martello]]''; 2000, p. 204) *Seguito di ''[[La mia via]]'' (1944), ebbe altrettanto successo [...]. Il tasso di sciroppo sentimentale è ancor più alto. Film natalizio a prova di bomba. (''[[Le campane di Santa Maria]]''; 2000, p. 204) *Tutto giocato sul doppio dei fratelli De Filippo (con il regista a disagio, come il solito, con la fisicità non mediata dell'attore comico), il film è svelto e divertente, con alcune cadute folcloristiche di tono, ma non tra i migliori del Camerini dell'epoca. (''[[Il cappello a tre punte]]''; 2000, p. 213) *Da un romanzo di [[Daphne du Maurier|Daphne Du Maurier]] una storia fosca, venata di acido umorismo. Con una coppia del calibro [[Bette Davis|Davis]]-[[Alec Guinness|Guinness]], comprimari, operatore, scenografo e [[Gore Vidal]] alla sceneggiatura, troppa intelligenza sprecata. (''[[Il capro espiatorio (film 1959)|Il capro espiatorio]]''; 2000, p. 214) *Testo arguto ed effervescente. Ambientazione superba e accurata. [[Gino Cervi|Cervi]] gioca in casa. (''[[Il cardinale Lambertini (film 1954)|Il cardinale Lambertini]]''; 2000, p. 216) *I personaggi umani sono graficamente tra i più inventivi e spiritosi del cinema disneyano, dalla memorabile, rapace, eccessiva Crudelia ai due gaglioffi Gaspare e Orazio e a Rudy, eccentrico compositore. La lunga sequenza della fuga dei cuccioli sulla neve – che ha il ritmo e i passaggi obbligati di un film bellico di evasione – è il pezzo forte del film, ma vanno ricordati anche il tam tam canino e i momenti di satira televisiva. (''[[La carica dei cento e uno|La carica dei 101]]''; 2000, p. 217) *Da non perdere questa vetta del cinema [[John Ford|fordiano]]. Un esodo epico, eppure affettuoso, tenero, divertente. Senza eroi, ma con grande humour. Considerato a torto un film minore per i pochi mezzi a disposizione rispetto ad altri suoi western e per il carattere rapsodico del suo impianto narrativo. (''[[La carovana dei mormoni]]''; 2000, p. 221) *[...] è un western agile e allegro con scene d'azione e intermezzi umoristici che si alternano sapientemente. L'attacco alla diligenza blindata è d'antologia. Buffo [[Howard Keel|H. Keel]] travestito da pellerossa. (''[[Carovana di fuoco]]''; 2000, p. 221) *Il merito principale di questo thriller gotico sul paranormale consiste nel fatto che, prima di arrivare alla sua conclusione luttuosamente mirabolante, fa vivere sullo schermo personaggi attendibili e interessanti. [[Sissy Spacek|S. Spacek]] bravissima. (''[[Carrie - Lo sguardo di Satana]]''; 2000, p. 221) *[...] è un cupo è perverso psicodramma pastorale dai risvolti freudiani, attraversato dall'incerta linea che separa la sessualità sana da quella malata. Un film insolito sia per il 1947 sia nella carriera di [[Delmer Daves|Daves]] e un'ottima occasione per un [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]] in gran forma. (''[[La casa rossa]]''; 2010, p. 254) *Film (cast compreso) voluto dal produttore [[David O. Selznick|D.O. Selznick]] che [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] diresse malvolentieri: sceneggiatura verbosa, prolissa, troppo complicata. Qualche lampo di lancinante perversità. (''[[Il caso Paradine]]''; 2000, p. 230) *[...] è un film di mare e solitudine diviso in 3 parti. Nella 1a c'è la formidabile e paurosa sequenza dell'incidente aereo; nella 2a sull'atollo (80 minuti circa sui 135 complessivi) il momento più poetico è l'incontro notturno con la balena; la 3a è un tiremmolla sentimentale che si può perdere. Più di una inverosimiglianza nella parte centrale (nemmeno un insetto), ma i dialoghi del nuovo Robinson con il pallone (il suo specchio, non il suo servo) e la sua lotta per sopravvivere hanno un accento veritiero. (''[[Cast Away]]''; 2010, p. 258) *Nel filone della narrativa romantica che va da [[Jane Austen]] a [[Daphne du Maurier]] (''[[Daphne du Maurier#Rebecca|Rebecca]]'') l'esordiente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]], responsabile anche della sceneggiatura, ha diretto un film d'atmosfera di apprezzabile omogeneità stilistica, appoggiato a un'affiatata squadra di attori. (''[[Il castello di Dragonwyck]]''; 2000, p. 232) *Premiato con il Leone d'oro alla carriera, [[Hayao Miyazaki|H. Miyazaki]] (che avrebbe dovuto limitarsi a produrre il film con il suo studio Ghibli) mescola fiaba nipponica, fantasmi d'Oriente e ambientazione da Mitteleuropa 800 in una delle più affascinanti avventure di animazione degli ultimi tempi, dove non mancano l'eterna lotta tra il Bene e il Male, la minaccia della guerra fuori dal tempo, ma anche la speranza nel futuro e il bisogno di fantasia e immaginazione. (''[[Il castello errante di Howl]]''; 2010, p. 259) *È un film che fece commuovere e piangere le folle all'inizio degli anni '50. Feuilleton popolare, ha anche il merito di una ambientazione e una patina neorealistica assai suggestiva. (''[[Catene (film 1949)|Catene]]''; 2000, p. 232) *Uno dei vertici del cinema noir: fatalismo tragico, impotenza dell'individuo, rapporto avvelenato tra passato e presente, la figura della ''dark lady'' ([[Jane Greer|J. Greer]]). Scritto da Daniel Mainwaring, il labirintico intrigo è messo in immagini da [[Jacques Tourneur|J. Tourneur]] con stringata intensità. (''[[Le catene della colpa]]''; 2000, p. 232) *Difetti? Parecchi, compresi i troppi falsi finali e il triangolo amoroso Agar-Dru-Carey, ma sono i peccati minori di un film delizioso, amabile, ricco di annotazioni, fordiano a 18 carati che invecchia benissimo. L'asso nella manica è la fotografia a colori di Winton C. Hock, premiata con l'Oscar, che nello stile di Frederic Remington cattura le bellezze della Monument Valley. (''[[I cavalieri del Nord Ovest]]''; 2000, p. 236) *Conta per l'elegante ricostruzione della società a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, la preferenza ai toni crepuscolari piuttosto che celebrativi ed eroici, l'esaltazione del militarismo sabaudo che, se non si contrappone, si sovrappone a quello fascista. (''[[Cavalleria (film)|Cavalleria]]''; 2000, p. 236) [[File:La cena delle beffe (1942) Clara Calamai (2).png|thumb|[[Clara Calamai]] ne ''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]'']] *Versione scattante, veloce, rispettosa del famoso dramma (1909) di [[Sem Benelli]]. Oh, il niveo seno nudo e il corpo velato di [[Clara Calamai|C. Calamai]] che fecero fremere mezza Italia e indussero il Centro Cattolico a bollarlo come intreccio di libidine, brutalità e libertinaggio! C'è da ammirare anche l'insinuante, volpino Giannetto di [[Osvaldo Valenti|O. Valenti]]. (''[[La cena delle beffe (film)|La cena delle beffe]]''; 2000, p. 238) *Non è il migliore dei 5 film che [[Mario Camerini|M. Camerini]], al culmine della sua fama, diresse nel biennio 1939-40. La sceneggiatura è indirizzata sui binari della commedia un po' pazza il cui ritmo non s'addice al regista. Da gustare, comunque, come variazione sulla tematica dei "telefoni bianchi". (''[[Centomila dollari]]''; 2000, p. 240) *[...] è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 ([[Henry Fonda|Fonda]]) scelto contro la parte. Il set non è più l'Andalusia, ma la Monument Valley di [[John Ford]]. In un film ricco di trasgressioni, [[Sergio Leone|Leone]] dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d'opera e alla sua liturgia. Dall'epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera. Come in [[Sam Peckinpah]]. (''[[C'era una volta il West]]''; 2000, p. 241) *[[Luigi Comencini|L. Comencini]] ha lavorato con discrezione e pudore, in difficile equilibrio tra patetico e comico, ma il perno del film, e la sua forza, è [[Beppe Grillo]], con la sua recitazione sotto le righe, al risparmio, di una sobrietà tutta genovese. (''[[Cercasi Gesù]]''; 2000, p. 243) *[...] è una contaminazione tra film fantastico (parapsicologico), di spavento e giallo d'investigazione. Almeno nel 1° tempo ha tenuta narrativa e invenzioni suggestive (la pallina di gomma, la sedia a rotelle, la seduta spiritica). Poi le connessioni a effetti visivi ed effettacci sonori abbondano, riscattate in parte dall'istrionismo ben temperato di [[George C. Scott|Scott]] e, nella parte del senatore miliardario, del vecchio [[Melvyn Douglas|Douglas]], truce emblema del capitalismo rampante. (''[[Changeling (film 1980)|Changeling]]''; 2010, p. 276) *Gioco al massacro tra una vittima che diviene carnefice e un carnefice che si trasforma in vittima, in bilico tra il melodramma e l'horror, è un capolavoro del grand-guignol cinematografico, detestato da molti che lo considerano una vetta del Kitsch violento. È difficile, però, non ammirare il linguaggio rigoroso e stilizzato di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]], la sapiente sceneggiatura di [[Lukas Heller]] (da un romanzo di [[Henry Farrell]]), la straordinaria recitazione del trio principale, la dimensione gotica dell'atmosfera narrativa. (''[[Che fine ha fatto Baby Jane?]]''; 2000, p. 248) *Basato su una storia vera, questo thriller è un buon esempio di quel realismo semidocumentaristico che si diffuse a Hollywood nel primo dopoguerra. Oltre all'asciutta ed efficace regia di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]], le sue carte vincenti sono la fotografia di Joe McDonald e l'interpretazione di [[James Stewart|J. Stewart]]. Notevole anche K. Orzazewski nella parte di Tillie. (''[[Chiamate Nord 777]]''; 2000, p. 250) *Melodramma missionario che promosse [[Gregory Peck|G. Peck]] al ruolo di star. Tratto da un romanzo di [[A. J. Cronin|Archibald J. Cronin]], è dignitoso, solidamente costruito ma prolisso. (''[[Le chiavi del paradiso]]''; 2000, p. 251) *Ancora in doppio ruolo, [[Bette Davis|B. Davis]] cerca di galvanizzare un dramma (già fatto nel 1946 con Dolores Del Rio) turgido, effettistico e inverosimile, ma, a modo suo, affascinante. (''[[Chi giace nella mia bara?]]''; 2000, p. 253) *2º film di L. Pieraccioni che l'ha scritto, diretto e interpretato: simpatico, spesso salace, quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, girato con garbo da un principiante cha ha visto i film giusti e ha imparato la lezione. [[Alessandro Haber|A. Haber]] si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97. (''[[Il ciclone]]''; 2010, p. 291) *Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande [[Aldo Graziati|G.R. Aldo]], la coerenza pittorica delle inquadrature, l'atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro. (''[[Cielo sulla palude]]''; 2000, p. 260) *[...] è uno dei più fiacchi risultati di [[Anthony Mann|A. Mann]]. Invece che una saga, un greve melodramma senza estro né scatti. (''[[Cimarron (film 1960)|Cimarron]]''; 2000, p. 260) *Tolto quello scoppiettante di [[Walter Chiari|W. Chiari]], in chiave rivistaiola, gli episodi sono all'insegna di una comicità amara. Notevole quello di [[Eduardo De Filippo|Eduardo]] che descrive un borgo agricolo campano senza spolveri idillici. (''[[Cinque poveri in automobile]]''; 2000, p. 263) *Ruvido melodramma, scritto dal futuro regista Robert Rossen, affidato soprattutto all'interpretazione di un'affiatata squadra di attori sotto contratto alla Warner Bros, casa specializzata in drammi sociali e gangsteristici. (''[[Le 5 schiave|Le cinque schiave]]''; 2000, p. 263) *Fiacco e deludente rifacimento di ''[[L'uomo di bronzo]]'' (1937) della stessa Warner. Importante solo perché è il 1º film di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] come protagonista. (''[[Il circo insanguinato]]''; 2000, p. 266) *Vinse 2 Oscar per il soggetto e l'interpretazione di [[Spencer Tracy|S. Tracy]]. Anche [[Mickey Rooney|M. Rooney]] è in forma. Sciropposo ma gradevole. (''[[La città dei ragazzi]]''; 2000, p. 267) *Liberamente tratto da un romanzo di [[John Buchan]], questo film d'inseguimento all'insegna della leggerezza e dell'umorismo è, forse, l'opera più famosa dell'[[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] inglese, e uno dei preferiti dallo stesso regista. (''[[Il club dei 39|Il club dei trentanove]]''; 2000, p. 273) *[...] è una sorta di antiwestern, attraversato da un sottile filo di poesia. Poca azione, lenti indugi sugli stati d'animo, rari risvolti divertenti e una fredda eleganza che talvolta sfiora una noia non premeditata. (''[[Le colline blu]]''; 2010, p. 314) *Western trito e ritrito [...]. (''[[Le colline bruciano]]''; 2000, p. 277) *Ermetico, ma abbagliante. Molte noie con la censura sovietica. (''[[Il colore del melograno]]''; 2010, p. 316) *Risente dell'origine teatrale, ma gli attori tengono bene anche se messi in difficoltà da dialoghi retorici. (''[[I colpevoli]]''; 2000, p. 280) [[File:Un colpo di pistola (1942) Assia Noris (2).png|thumb|[[Assia Noris]] in ''[[Un colpo di pistola]]'']] *1º film di [[Renato Castellani|R. Castellani]], è considerato uno degli esempi più rappresentativi di quella tendenza "evocativa-calligrafica" che negli anni '40 cercò di contrapporsi alla sciatta e conformistica mediocrità del cinema italiano di quei fascistici anni come un corrispondente audiovisivo della prosa d'arte in letteratura. Freddo esercizio di stile, ma di buon livello. (''[[Un colpo di pistola]]''; 2000, p. 282) *Tratto da una famosa commedia (1900) di [[Giuseppe Giacosa]] (già filmata nel 1916) è uno dei meno originali, ma dei più compatti e armonici film di [[Mario Camerini|Camerini]]. Riscritto completamente nei dialoghi, è fedele allo spirito. (''[[Come le foglie (film 1934)|Come le foglie]]''; 2000, p. 286) *Tipico melodramma a sfondo sociale nella Hollywood degli anni '40 per il quale [[John Ford|J. Ford]] ebbe a disposizione dalla M-G-M grandi mezzi che gli permisero di ricostruire in studio il villaggio gallese. Grande successo al botteghino, aiutato da 4 premi Oscar [...]: raramente il regista s'era tanto spinto nel territorio turgido del sentimentalismo. Edificante e pomposo, ma impeccabile nel ritmo narrativo e a livello figurativo. (''[[Com'era verde la mia valle]]''; 2000, p. 286) *Uno dei 5 western Republic di serie che [[John Wayne|J. Wayne]] girò nell'anno in cui [[John Ford]] lo chiamò per ''[[Ombre rosse]]'', promuovendolo in serie A. (''[[Nuove frontiere|Il confine della paura]]''; 2000, p. 296) *[[Cecil B. De Mille|C.B. De Mille]] ha una qualità rara, ereditata da [[David Wark Griffith|Griffith]]: sa coniugare l'azione e l'avventura con il lirismo romantico. Western su grande scala, con scene d'azione folgoranti (la cavalcata di un [[Gary Cooper|G. Cooper]] nel fulgore della sua bellezza), storicamente inattendibile. (''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]''; 2000, p. 299) *Western misconosciuto: agile, divertente, piacevole, colorito, con una scelta originale degli esterni. (''[[I conquistatori (film 1946)|I conquistatori]]''; 2000, p. 299) *[...] è un insieme di tableaux senza vita, resi più brillanti, talvolta, da scenografie pittoresche o espressioniste. [[Bette Davis|B. Davis]] trabocca di manierismi. [[Errol Flynn|E. Flynn]] manca di tono e di colore. (''[[Il conte di Essex]]''; 2000, p. 301) *Prodotto dal grande [[Alexander Korda]] e tratto dall'omonimo romanzo di [[James Hilton]], è un dramma non più che elegante, non più che ben fatto con un'attendibile atmosfera d'epoca. Ma c'è [[Marlene Dietrich|Marlene]]. (''[[L'ultimo treno da Mosca|La contessa Alessandra]]''; 2000, p. 302) *Nel suo genere – il melodramma passionale a forti tinte – è un capolavoro. Su una materia trita [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] ha costruito una galleria di splendidi personaggi dell{{'}}''international set'' inseriti in una elaborata costruzione drammatica, costituita da 8 flashback, raccontati da 4 personaggi. (''[[La contessa scalza]]''; 2000, p. 302) *Assai fedele al romanzo (1897) di Bram Stoker, è una piccola chicca per gli amanti dei racconti vampireschi in cui l'intelligenza e il gusto sopperiscono alla povertà dei mezzi. C. Lee ammirevole per sobrietà. (''[[Il conte Dracula (film 1970)|Il conte Dracula]]''; 2010, p. 340) *Costruito su due itinerari d'anima, affronta i temi della redenzione e della grazia con sobrio rigore. Una sommessa e dolorosa sinfonia in bianco. (''[[La conversa di Belfort]]''; 2000, p. 304) *Film spionistico di serie con tipici toni da guerra fredda. Ritmo alacre, una certa cura nell'ambientazione, attori efficaci. (''[[Corriere diplomatico (film)|Corriere diplomatico]]''; 2000, p. 309) *Un'orfana del Minnesota fugge in città quando lo zio vuole sposarla a un bruto. Ama, pecca, si vende, si degrada, risorge. 14º film M-G-M di [[Greta Garbo|G. Garbo]], suo 4º parlato e l'unico in coppia con [[Clark Gable|C. Gable]] (senza baffetti). Le prime scene tra i due, in una cornice idillica, sono piacevoli, ma il resto è melodramma di terz'ordine, illuminato soltanto dalla sua presenza. (''[[Cortigiana (film)|La cortigiana]]''; 2000, p. 312) *Prodotto dalla Romana Film di F. Misiano, specializzata in cinema popolare "napoletano", è uno dei 2 film di finzione di A. Petrucci che v'immette la sua inclinazione al documentario sociologico e al racconto pedagogico edificante, un'indubbia pulizia espositiva, una certa cura psicologica. (''[[Cortile (film 1955)|Cortile]]''; 2000, p. 312) *È uno dei western che inaugurarono una nuova tendenza del genere, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. [...] Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza. (''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]''; 2000, p. 312) *È un classico del filone storico in costume di moda in Italia negli anni '60: tra scene spettacolari di battaglia e sontuose scenografie, gli attori, beniamini del pubblico di quei tempi, se la cavano. (''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]''; 2000, p. 316) *[...] ricco di spunti realistici e di situazioni inedite, vive di frammenti e va gustato a sorsi, ma impone una moralità di estrema amarezza. Si chiude con una doppia fine di insolita allegria. (''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''; 2010, p. 358) *Poliziesco ascetico che inclina al noir: più che le scene d'azione, all'inizio e alla fine, contano i personaggi e l'atmosfera. Un buon risultato nella carriera di un regista noto per le sue commedie. (''[[Criminale di turno]]''; 2000, p. 319) *[...] è uno dei migliori [[Don Siegel|Siegel]] degli anni '50 con 3 o 4 sequenze magistrali e un duetto straordinario [[Eli Wallach|Wallach]]-[[Robert Keith|Keith]]. Il cuore di questo film incompreso è nella loro caratterizzazione eccessiva e fiammeggiante. A una lettura di secondo grado i temi di fondo sono il parricidio e l'ossessione del tempo. (''[[Crimine silenzioso]]''; 2000, p. 319) *Data la censura dell'epoca, sarebbe stato difficile per chiunque trarre un film dal romanzo di [[Graham Greene]] ''Il potere e la gloria'' (1940), storia di un prete ubriacone che fa un figlio con una prostituta, ma per [[John Ford|J. Ford]], buon cattolico irlandese, era impossibile. Ne ricavò, infatti, non soltanto un film pio che attribuisce tutta l'onestà al prete e tutta la corruzione all'ufficiale, ma anche pesante, prolisso, artificioso, mal recitato persino da [[Henry Fonda|H. Fonda]] che si trascina ostentando una sonnolenta santimonia, affidato a una serie di quadri statici anche se magnifici nel loro esasperato simbolismo mistico (influenza di [[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn|Eisenstein]] e degli espressionisti tedeschi nella fotografia di [[Gabriel Figueroa|G. Figueroa]]). (''[[La croce di fuoco]]''; 2000, p. 321) *[...] Dmytryk s'è cimentato con la vita del leggendario fra' Giuseppe da Copertino, ma i risultati sono ora modesti ora goffi. (''[[Cronache di un convento]]''; 2000, p. 323) *[...] un delicato film per famiglie [...]. Tenere pronti i fazzoletti. (''[[Il cucciolo]]''; 2000, p. 325) [[File:Cuore (film 1948) María Mercader.png|miniatura|[[María Mercader]] in ''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]'']] *Coletti, cineasta in sintonia quasi perfetta con i valori patriottici deamicisiani, ha tratto un film lindo, di impettita nostalgia ''rétro'', accurato nella rievocazione d'epoca. L'ha aiutato un'abile sceneggiatura a più mani [...]. (''[[Cuore (film 1948)|Cuore]]''; 2000, pp. 325-326) ====D==== *Forse sopravvalutato dalla critica quando uscì, oggi risulta un po' datato. Rimane, comunque, un'opera rappresentativa della sensibilità del dopoguerra, dei traumi psicologici e delle disillusioni dei reduci. (''[[La dalia azzurra]]''; 2000, p. 331) *La moda di questo genere è finita, ma – superata la balordaggine del soggetto e la rozzezza della regia – i film con [[Bruce Lee]], questo [[Fred Astaire]] del kung-fu, offrono momenti gustosi, ricordando quasi il dinamismo spensierato del cinema muto. (''[[Dalla Cina con furore]]''; 2000, p. 331) *Poliziesco spettacolare e a tratti suggestivo ma [[Walter Hill|Hill]] ha fatto di meglio. È stata la prima troupe americana autorizzata a fare riprese sulla piazza Rossa di Mosca. (''[[Danko]]''; 2000, p. 333) *Sopravvalutato, resta in ogni modo un robusto melodramma di guerra. (''[[Da qui all'eternità]]''; 2000, p. 335) *[...] è sicuramente il più famoso, forse il migliore, ma non il più tipico, film di [[Mario Camerini|Camerini]] negli anni '30. Influenzato più dalla commedia hollywoodiana che da [[René Clair]] e arricchito da piccole trovate quasi surrealistiche di umore [[Cesare Zavattini|zavattiniano]] [...]. (''[[Darò un milione]]''; 2000, p. 336) *La sceneggiatura di [[Gherardo Gherardi|G. Gherardi]] e [[Gaspare Cataldo|G. Cataldo]] fa un po' acqua, ma il robusto mestiere di [[Carmine Gallone|Gallone]], re del cinema popolare dell'epoca, guida la storia sino all'attesa lieta fine. (''[[Avanti a lui tremava tutta Roma|Davanti a lui tremava tutta Roma]]''; 2010, p. 382) *Con l'efficiente organizzazione della M-G-M alle spalle, [[George Cukor|Cukor]] realizza un perfetto film inglese a Hollywood con un'ottima direzione degli attori e una cura maniacale del particolare. Indimenticabile il Micawber di [[W. C. Fields|W.C. Fields]]. (''[[Davide Copperfield (film 1935)|Davide Copperfield]]''; 2000, p. 337) *Ebbe 3 nomination ai premi Oscar: Philip Dunne per la sceneggiatura (insolitamente sobria, anti De Mille), Leon Shamroy per la fotografia (sontuosa, affettata) e per le musiche di Alfred Newman. Potabile. (''[[Davide e Betsabea]]''; 2000, p. 337) *Assenza di introspezione psicologica, di folclore, di motivazioni storiche o sociali. Contano soltanto i fatti e l'ossessione della vendetta. Non c'è conflitto tra il Bene e il Male, ma soltanto tra due individui. (''[[Decisione al tramonto]]''; 2000, p. 340) *Unico frutto della collaborazione tra [[Jean Renoir|Renoir]] e [[Jacques Prévert]], il film porta i segni del Fronte Popolare e del suo clima di appassionato populismo. Nel descrivere il cortile del caseggiato popolare che fa da contenitore (e palcoscenico) dell'azione, Renoir trova gli accenti di un affettuoso realismo, paragonabile alle commedie del lombardo [[Carlo Bertolazzi]] nelle regie strehleriane. L'incarnazione più felice di questo microcosmo è la sensuale Valentine di [[Florelle]], la più dimenticata attrice francese degli anni '30. Ma nel ruolo dello spregevole Batala anche [[Jules Berry|Berry]] è di una simpatia travolgente. (''[[Il delitto del signor Lange]]''; 2000, p. 344) *Commedia romantica che – dall'inizio scintillante di brio sino all'ultima parte dove il motore perde più di un colpo anche per la necessità di arrivare alla lieta fine – è segnata dallo stile inconfondibile di [[Ernst Lubitsch|E. Lubitsch]] che ne fu produttore e supervisore. ([[Desiderio (film 1936)|''Desiderio'', 1936]]; 2000, p. 349) *Impossibile dare un giudizio di un film così martoriato che, distribuito nel luglio 1946, fu ritirato dalla circolazione e drasticamente ridotto dalla censura a 73 minuti. Così com'è, sembra solo una brutta copia di ''[[Ossessione (film 1943)|Ossessione]]'' di [[Luchino Visconti|Visconti]]. ([[Desiderio (film 1946)|''Desiderio'', 1946]]; 2000, p. 350) *Il brivido si alterna al sorriso. (''[[Destinazione... Terra!]]''; 2000, p. 351) *È un poliziesco con un sottofondo intricato di fantascienza metafisica e risvolti da melodramma romantico. (''[[Déjà vu - Corsa contro il tempo]]''; 2010, p. 387) [[File:Dracula (1973) - Jack Palance 5.png|thumb|[[Jack Palance]] nel ruolo del [[Conte Dracula]] ne ''[[Il demone nero]]'']] *Interessante rivisitazione televisiva del ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'' (1897) di [[Bram Stoker]], che [[Jack Palance]] impersona come una figura quasi patetica, vittima di un destino crudele. Atmosfera gotica sapientemente ricreata, grazie anche alla bella sceneggiatura di [[Richard Matheson]]. (''[[Il demone nero]]''; 2010, p. 392) *[...] è un fantasy orrorifico che, con qualche effettaccio in meno e una maggior cura della storia e dei personaggi, poteva diventare memorabile. (''[[Dèmoni (film)|Demoni]]''; 2010, p. 392) *[...] è un'opera che ricorda [[Robert J. Flaherty|Flaherty]] e [[Aleksandr Petrovič Dovženko|Dovgenko]] per l'intensa, lirica, panteistica rappresentazione del rapporto tra uomo e natura. Dersu Uzala – impersonato con eccezionale mimetismo da un attore non professionista mongolo che nella vita fa il musicologo – vive in armoniosa e religiosa simbiosi con la natura, parla col fuoco e gli animali, ma ha poco da spartire con il mito del "buon selvaggio". (''[[Dersu Uzala - Il piccolo uomo delle grandi pianure]]''; 2000, p. 349) *Zeppa di coincidenze inverosimili, la storia di Martin Goldschmidt avrebbe potuto scivolare nel grottesco o nel ridicolo. In mano a [[Edgar G. Ulmer|E.G. Ulmer]] (1900-72), regista di serie B che fu rivalutato in Europa retrospettivamente, è diventato un piccolo noir di culto, raccontato con la tecnica del monologo interiore: un allucinato apologo sull'assurdo e sul caso. Ma è soltanto il caso che spinge Al Roberts a fare quel "detour" (svolta, deviazione)? (''[[Detour - Deviazione per l'inferno]]''; 2000, p. 353) *Con una prestigiosa compagnia di attori, i due registi ne hanno fatto una trasposizione forte, severa, teatraleggiante. (''[[I dialoghi delle Carmelitane (film 1960)|I dialoghi delle Carmelitane]]''; 2000, p. 355) *[[Spencer Tracy|Tracy]] gigioneggia e [[Frank Sinatra|Sinatra]] gli va dietro in questo drammone quasi catastrofico dove lo zucchero del sentimento prevale sul sale dell'avventura. (''[[Il diavolo alle 4]]''; 2000, p. 358) *Fiasco al botteghino e poco apprezzata dalla critica del suo tempo, è una commedia insolita, pungente e fantasiosa imperniata sul gioco, la finzione, il travestimento, ricca di malizie e volute ambiguità tanto che fu boicottata dalla Legion of Decency, interpretata benissimo da una squadretta di attori tra cui spicca la [[Katharine Hepburn|Hepburn]], magnifica attrice al secondo grado. (''[[Il diavolo è femmina]]''; 2000, p. 358) *1º film sull'Italia del post-terrorismo, è un po' schizofrenicamente diviso tra un inseguimento personale di sogni e ossessioni e il bisogno di fare i conti con la realtà sociale. Avvince e convince di più sul primo versante. Disarmonico, sregolato, ricco di immagini inquietanti, con due interpreti parzialmente attendibili. (''[[Diavolo in corpo]]''; 2000, p. 359) *{{NDR|[[Cecil B. DeMille|DeMille]]}} Spese 13 milioni di dollari (del '56!) per nominare il nome di Dio invano e ne incassò 43. Cocktail di grandiosità spettacolare e prudenti audacie erotiche. (''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]''; 2000, p. 362) *Prodotta da [[Morgan Freeman|M. Freeman]] (è costata pochissimo), uscita in sole 15 sale, ambientata in un sobborgo multietnico, è una deliziosa commedia di dialoghi – accusata in modo troppo semplicistico di retorica e moralismo – dove non succede nulla e si dicono tante cose. È un incontro tra due mondi, due sessi, due razze, due generazioni: due persone che riescono a comunicare per un giorno e si danno una mano, e ognuno dei due, alla fine, qualcosa ha imparato. Un po' melenso? Forse, ma averne! (''[[10 cose di noi]]''; 2010, p. 408) *Di altissima tenuta stilistica nella sua maestosità [...], di grande ricchezza psicologica e sapiente rievocazione storica, è una vetta nell'itinerario di [[Carl Theodor Dreyer|Dreyer]] e nella storia del cinema. Per il regista danese – al di là delle interpretazioni che se ne possono dare – la più terrificante sequenza musicale della liturgia cristiana diventa un inno alla vita e alla libertà contro il fanatismo, l'intolleranza, la cecità spirituale degli uomini. (''[[Dies irae (film)|Dies irae]]''; 2000, p. 363) *Uno dei più misconosciuti film americani di [[Fritz Lang|Lang]] che qui fa la spola tra [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] (la suspense psicologica) e [[Josef von Sternberg|Sternberg]] (la profusione barocca delle scenografie). L'uso della voce ''off'' per esprimere i pensieri dei personaggi, la musica ([[Miklós Rózsa|M. Rosza]]), le scene, la fotografia ([[Stanley Cortez|S. Cortez]]) contribuiscono a creare un'atmosfera affascinante. (''[[Dietro la porta chiusa]]''; 2000, p. 363) *2º film americano della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]], straordinario e incompreso, miniera inesauribile di sorprese del Kitsch più sfrenato dove il ridicolo va a braccetto del sublime, trasgredendone le regole della narrazione, della verosimiglianza, del buon gusto con una anarchica follia che culmina nella sequenza finale della fucilazione. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]''; 2000, p. 369) *Aperto alle influenze culturali più varie del suo tempo, [[Franco Brusati|Brusati]] si discosta volutamente dai canoni e dalle convenzioni del realismo il cui moralismo gli è indifferente ed estraneo. Sceglie i suoi personaggi alle due estremità della scala sociale dove è più facile cogliere i segni della disgregazione, scelta che gli permette una deformazione cara al suo gusto figurativo, ma che limita il significato di quel che racconta. (''[[Il disordine (film 1962)|Il disordine]]''; 2000, p. 369) *Maestro dell'horror, [[Terence Fisher|Fisher]], classe 1904, ha resuscitato i vecchi mostri (Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, il dr. Jekyll) rinnovandoli con il colore. Il suo humour ha fatto il resto. Divertente. (''[[Distruggete Frankenstein!]]''; 2000, p. 370) *[...] è una specie di versione economica di ''[[Viale del tramonto]]'' senza finale tragico. (''[[La diva]]''; 2000, p. 371) *Cinema di grande sartoria. Nonostante l'elegante confezione, è una stolida e tragicomica burattinata, sontuosamente arredata, che si prende terribilmente sul serio. [[Laura Antonelli|Antonelli]] inascoltabile. (''[[Divina creatura]]''; 2000, p. 372) *Viaggio attraverso il disgusto, cinegiornale e affresco di una Roma raccontata come una Babilonia precristiana, affascinante e turpe. Una materia da giornale in rotocalco trasfigurata in epica. Uno spartiacque nel cinema italiano, un film-cerniera nell'itinerario felliniano con la sua costruzione ad affresco, a blocchi narrativi e retrospettivamente un film storico che interpreta con acutezza un momento nella storia d'Italia. Dopo lo scandalo ecclesiastico e politico, un successo mondiale. Lanciò, anche a livello internazionale, il termine "paparazzo". (''[[La dolce vita]]''; 2010, p. 424) *Giallo mediocre che ricalca noti schemi. La mano di [[Don Siegel|Siegel]] non è ancora riconoscibile, buona la fotografia. (''[[Dollari che scottano]]''; 2000, p. 376) *Scritto da [[Leigh Brackett|L. Brackett]] e J. Furthman, è un western da camera di leggerezza e profondità mozartiane: non un personaggio sfocato, non un'azione senza precisi motivi tattici. Con un controcanto umoristico degno delle sue migliori commedie, [[Howard Hawks|Hawks]] coniuga l'efficacia con la semplicità. (''[[Un dollaro d'onore]]''; 2000, p. 377) *Tenendo d'occhio la lezione di ''[[Un dollaro d'onore]]'' di [[Howard Hawks|Hawks]], anche [[Nathan Juran|Juran]] cerca di perfezionare, se non di rinnovare, il genere dall'interno: raffinatezza nella composizione figurativa, insolita cura del colore, analisi psicologica. Pur non uscendo dal normale artigianato hollywoodiano, è interessante. (''[[Domani m'impiccheranno]]''; 2000, p. 377) *Con questo film dal taglio umoristico e sentimentale, [[Luciano Emmer|Emmer]] contribuisce a un'importante tappa del cinema italiano: il trasferimento dell'esperienza neorealistica nella commedia di costume. Rivisto oggi, piace di più, forse, come testimonianza d'epoca che per le sue qualità intrinseche: come commedia è sgranato, come film neorealista anemico. [[Marcello Mastroianni|Mastroianni]] doppiato da [[Alberto Sordi]]: allora capitava anche di peggio. (''[[Domenica d'agosto]]''; 2000, p. 378) *Una [[Barbara Stanwyck|Stanwyck]] in gran forma [...]. La regia di [[George Stevens|Stevens]] è elegante e competente, ma il film, tutto girato in "studio", risulta un po' datato. (''[[La dominatrice]]''; 2000, p. 380) *Su un sagace adattamento di Age & Scarpelli un film simpatico, agile nella regia "invisibile", apprezzabile nella descrizione ambientale e nella direzione degli attori [...]. (''[[La donna della domenica]]''; 2000, p. 384) *Splendido bianconero di [[Massimo Terzano]], una bella sequenza di funerale, musiche di [[Nino Rota]]. (''[[La donna della montagna]]''; 2000, p. 384) *Il tema centrale è quello del ''doppelganger'' con la sua problematica del doppio, del bene e del male, dell'Ego e del Superego. Può essere interpretato come un romanzo di apprendimento il cui protagonista ha voluto dare un'occhiata dall'altra parte dell'abisso e ha imparato la lezione. Il labile confine tra innocenza e delitto e la potenziale colpevolezza di chiunque sono due temi tipici di [[Fritz Lang|Lang]]. La continuità con i suoi film tedeschi è palese. (''[[La donna del ritratto]]''; 2000, p. 385) *Film nero con fiocchi e controfiocchi che riesce a coniugare l'espressionismo tedesco e l'ambiente americano. Gli evidenti difetti di sceneggiatura sono riscattati dalla regia. Splendida sequenza di jazz con [[Elisha Cook Jr.]] alla batteria. (''[[La donna fantasma (film)|La donna fantasma]]''; 2000, p. 387) *Ossessivamente attento alla fisicità del corpo umano, il cinema del siciliano [[Aurelio Grimaldi|A. Grimaldi]] approda qui alla sua inevitabile spiaggia: un porno-film ''arty'' dove assembla spogliarelli hard, iniezioni di un sociologismo d'accatto, un pasolinismo di terza mano, lavaggi igienici di organi sessuali, acrobatici congressi carnali subacquei, una misoginia di fondo accanitamente negata a parole. (''[[La donna lupo]]''; 2000, p. 388) [[File:Donne e briganti (film 1950) Amedeo Nazzari.png|miniatura|[[Amedeo Nazzari]] in ''[[Donne e briganti]]'']] *[[Mario Soldati|Soldati]], scrittore e cineasta dalle molteplici risorse, offre a [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] l'occasione di rimettere a lucido la sua sorridente baldanza nella parte del celeberrimo Fra' Diavolo. Stringato, elegante. (''[[Donne e briganti]]''; 2000, p. 391) *[...] è uno dei meno noti e dei meno validi film di [[Douglas Sirk|Sirk]], un noir che appartiene al filone del thriller coniugale. Apprezzabile, comunque, per la cura dell'ambientazione, il ritmo e la finezza della suspense psicologica. (''[[Donne e veleni]]''; 2000, p. 392) *Basato su un'idea di [[Frank Capra]], è un western insolito nella massiccia presenza femminile, con accenti quasi sempre autentici e un sobrio realismo. [[Robert Taylor|R. Taylor]] conserva il suo fascino anche come scout pellerossa. (''[[Donne verso l'ignoto]]''; 2000, p. 393) *Adattato e sfrondato dall'inglese Robert Bolt, il film di D. Lean (1908-91), grande accademico della regia, è gonfio, inamidato e inerte, con la neve in Panavision al posto della sabbia di ''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''. Da guardare con ammirazione, specialmente nei campi lunghi e lunghissimi e nelle scene di massa, ma non da ascoltare quando la cinepresa si avvicina ai personaggi. L'avere privilegiato in modo quasi svergognato la dimensione sentimentale, a scapito degli altri aspetti del romanzo, è il suo irrimediabile limite, ma spiega perché ha fatto piangere milioni di spettatori, compresi i soci dell'Academy. Famose e sciroppose le musiche del francese Maurice Jarre (più che un leit-motiv, il "tema di Lara" è un tormentone) [...]. (''[[Il dottor Živago]]''; 2000, p. 398) *Gioca sui due tavoli dell'ironia parodistica e dell'erotismo romantico, puntando tutto sul fascino sparviero e l'eleganza alla Byron di F. Langella. (''[[Dracula (film 1979)|Dracula]]''; 2010, p. 449) *È un film senza stile perché ne insegue troppi. (''[[Dracula di Bram Stoker]]''; 2010, p. 449) *Con ''La maschera di Frankenstein'', è il prototipo della società britannica Hammer che influenza il cinema orrorifico degli anni '60, è il film che definisce l'aspetto moderno di Dracula (compresi i canini, invenzione di Fisher) con la sua inquietante dimensione di erotismo perverso, reso benissimo da Lee che pure è presente sullo schermo soltanto 9 minuti, resi intensamente suggestivi dal montaggio creativo e dalla musica di James Bernard. Pur con qualche variazione, la sceneggiatura di Jimmy Sangster è fedele al romanzo di Stoker e al suo spirito. (''[[Dracula il vampiro]]''; 2000, p. 402) *Qualche gag divertente, 2 sequenze di ballo, il fascino grifagno di Nielsen non riscattano un film parodistico che gira a vuoto o va sul facile. (''[[Dracula morto e contento]]''; 2010, p. 449) *Ideologicamente e figurativamente il film è in linea con l'altro, ma gli rimane inferiore. Notevole la sequenza della morte di Dracula nell'acqua gelata. (''[[Dracula, principe delle tenebre]]''; 2010, pp. 449-450) *Dote maggiore del film è la fotografia di Daniel L. Fapp: i paesaggi, il Missouri, le montagne, la Louisiana. Le scene d'azione non male, la storia d'amore inutile. (''[[I due capitani]]''; 2000, p. 405) *In bilico tra sentimentale e comico, il film vince sul secondo versante, grazie soprattutto alla bravura dei suoi due protagonisti. Napoli contro Roma, match pari, ma entrambe hanno dato di meglio. (''[[I due compari]]''; 2000, p. 406) *Per il suo turgore melodrammatico è una sorta di anti-''[[Roma città aperta]]'' in cui uno dei due maggiori registi italiani degli anni '30 cerca di mescolare il pubblico e il privato, adeguandosi all'aria neorealistica che tira. (''[[Due lettere anonime]]''; 2000, p. 409) *È, forse, il superwestern più costoso nella storia di Hollywood: 8 grandi attori, 50 attori medi, 6500 comparse, 6 registi ([[King Vidor|Vidor]] a un certo punto si ritirò per contrasti con il produttore [[David O. Selznick]], il vero autore del film come lo era stato per ''[[Via col vento]]'' [...]). Una massiccia dose di sesso. Un fucile che spara dichiarazioni d'amore. Esaltato dagli uni per il suo barocchismo forsennato, deprecato dagli altri per la sua truculenza e i suoi eccessi che ne fanno un cartoon di passioni. (''[[Duello al sole]]''; 2000, p. 409) *Diretto dal realizzatore degli effetti speciali di ''[[2001: Odissea nello spazio|2001: odissea nello spazio]]'', esordiente nella regia, (sceneggiato, tra gli altri, da [[Michael Cimino]]), è, pur con ingenuità e pesantezze didattiche, un buon esempio di cinema fantaecologico e apocalittico. Quasi un monologo per [[Bruce Dern|Dern]], aiutato nel suo lavoro da simpatici robot. Bella colonna musicale di [[Peter Schickele]]. (''[[2002: la seconda odissea]]''; 2010, p. 461) *Continua a essere il film di SF più inquietante, adulto, stimolante e controverso che sia mai stato fatto, senza contare il suo fascino plastico-figurativo e sonoro-musicale. (''[[2001: Odissea nello spazio]]''; 2000, pp. 411-412) *Più che l'azione, piuttosto confusa e incoerente, conta l'atmosfera splendidamente resa all'insegna di un forte pessimismo ecologico sul Medioevo prossimo venturo. (''[[2022: i sopravvissuti]]''; 2000, p. 412) *[...] è un suspense congegnato con sagacia, calato in una coinvolgente atmosfera, girato quasi interamente in esterni a San Francisco, sostenuto dalla musica di [[Dimitri Tiomkin]]. (''[[Due ore ancora]]''; 2000, p. 412) *Dietro al film, scritto dal regista sulle testimonianze orali di un vero disoccupato e riscritto nei dialoghi in "napoletano universale" da [[Titina De Filippo]], c'è una forte componente letteraria. Con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' rappresenta paradossalmente, da posizioni opposte, il punto terminale della stagione neorealista: all'amaro pessimismo (e al fiasco commerciale) di [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] corrispose il trionfo d'incassi e, in parte, di critica (1º premio al Festival di Cannes) del film di [[Renato Castellani|Castellani]] nel quadro di un vivace bozzettismo dialettale, di uno strenuo e accattivante vitalismo mediterraneo, di una protesta sincera e velleitaria e soprattutto di una naturale esuberanza giovanile. Sebbene la storia faccia perno sul personaggio maschile, è la donna che – come in altri film di Castellani – svolge un ruolo emblematico. (''[[Due soldi di speranza]]''; 2000, p. 415) ====E==== *Una delle più classiche commedie di [[Frank Capra|F. Capra]], quella che gli fece vincere il 2º Oscar per la regia e l'unica in cui la lieta fine sembra completamente logica. Grazie a un'impeccabile sceneggiatura di [[Robert Riskin]], questa favola da boy-scout non diventa una predica e non perde mai il suo swing. Una delle più divertenti scene di tribunale di tutto il cinema americano con un [[Gary Cooper|G. Cooper]] perfetto. (''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]''; 2000, p. 419) *Non è né una ripetizione né una parodia, ma semmai un'elegia sui vecchi tempi, sorvegliata dall'angelo custode dell'ironia. Per [[Howard Hawks|Hawks]] anche gli eroi invecchiano, ma lo sanno e non nascondono le proprie infermità dell'anima e del corpo. (''[[El Dorado (film 1966)|El Dorado]]''; 2000, p. 425) *2 le star: il buono [[Matt Damon|Damon]] (bravissimo, da premio) e la cattiva [[Jodie Foster|Foster]], sobria, dura, elegante. Peccato che il film abbondi nel finale di una violenza stereotipata con troppi inverosimili corpo a corpo tra i nostri eroi e i malvagi ossequienti al potere. (''[[Elysium (film 2013)|Elysium]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/2013/elysium/ Elysium]'', ''mymovies.it''.</ref>) *Una delle carte vincenti è la sceneggiatura di [[Ronald Bass|Ronn Bass]] (Oscar per ''[[Rain Man - L'uomo della pioggia|Rain Man]]'') e [[William Broyles Jr.]] Mescola con astuzia il vecchio romanticismo delle commedie giallo-rosa su coppie in conflitto (Tracy-Hepburn, Bogart-Bacall), la strepitosa e acrobatica inverosimiglianza di [[James Bond]] e il dispiego della tecnologia digitale negli effetti speciali. Governa con sagacia, come dice il titolo ("Intrappolamento"), il tema dell'ambiguità (chi dei due imbroglia l'altro?) e amministra con pudore la latente dimensione erotica e la stoica senilità dell'eroe. Connery, anche dei produttori, rivela la sua vera età soltanto nel finale dopo aver impregnato il personaggio di umorismo crepuscolare. Ex ballerina e cantante, [[Catherine Zeta-Jones|C. Zeta-Jones]] non è soltanto bella. Deboli i personaggi di contorno. (''[[Entrapment]]''; 2010, p. 485) *Più neocattolico che neorealista, meno abile di ''[[Il generale Della Rovere]]'' (1959) ma più autentico, il film conferma le qualità di [[Roberto Rossellini|Rossellini]] come poeta civile, ma è un po' prolisso ed edificante, qua e là di una simbologia grossolana. Magistrale l'uso dello zoom e una ottima [[Giovanna Ralli|Ralli]]. (''[[Era notte a Roma]]''; 2000, p. 432) *Tipica commedia degli equivoci con una vena grottesca insolita per l'epoca, almeno al cinema. Impagabile duetto [[Angelo Musco|Musco]]-[[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[L'eredità dello zio buonanima (film 1934)|L'eredità dello zio buonanima]]''; 2000, p. 434) *Non manca nessuno dei classici ingredienti del genere biblico-avventuroso: sentimenti con le maiuscole, intrighi, danze lascive, duelli e donne scoperte. C'è anche uno sforzo di analisi psicologica. (''[[Ester e il re]]''; 2000, p. 443) *Pur con la velleità di raccontare l'erotismo con l'ottica femminile, è un film per uomini soli. Ipocrita, fintamente trasgressivo, con qualche immagine indisponente. (''[[Le età di Lulù]]''; 2000, p. 444) [[File:Ettore Fieramosca (1938) Gino Cervi.png|miniatura|[[Gino Cervi]] in ''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]'']] *Film storico di indiretta propaganda antifrancese: figurativamente suggestivo (soprattutto nella battaglia finale) e narrativamente debole. (''[[Ettore Fieramosca (film 1938)|Ettore Fieramosca]]''; 2000, p. 446) *Nonostante l'apporto in sceneggiatura di [[Emilio Cecchi|E. Checchi]] e [[Aldo De Benedetti|A. De Benedetti]], è il meno riuscito tra i film letterari di [[Mario Soldati|Soldati]]. Decorativo, elegante, inerte. (''[[Eugenia Grandet (film 1947)|Eugenia Grandet]]''; 2000, p. 446) *La debolezza del film risiede nell'impossibilità di mostrare Evilenko in azione sostituita da immagini allusive o ammiccanti, mediocri, annacquate da dialoghi didattici, soltanto in parte riscattate dall'inquietante istrionismo ben temperato di McDowell. (''[[Evilenko]]''; 2010, p. 505) ====F==== [[File:La famiglia Passaguai (1951) Aldo Fabrizi.png|miniatura|[[Aldo Fabrizi]] ne ''[[La famiglia Passaguai]]'']] *Una macchina comica romanesca che ha le sue ascendenze nel repertorio del teatro dialettale, dell'avanspettacolo e dell'umorismo del settimanale ''Travaso'' degli anni '30 ma anche postbellico, arricchito da trovate più cinematografiche (l'anguria) e da notazioni di costume sulla piccola borghesia. Soprattutto nel primo tempo non mancano le gag azzeccate né le macchiette colorite, appoggiate a caratteristi già affermati ([[Tino Scotti|T. Scotti]]) o in erba ([[Carlo Delle Piane|C. Delle Piane]]). (''[[La famiglia Passaguai]]''; 2000, p. 455) *[...] [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]] cerca di ripetere il successo del film precedente, ma con minore brio: non gli si addicono né il vecchio schema teatrale della commedia degli equivoci né la combinazione con la comicità di [[Erminio Macario|Macario]]. (''[[La famiglia Passaguai fa fortuna]]''; 2000, p. 456) *Sapientemente adattato da [[Philip Dunne]] da un romanzo di [[Josephine Leslie|R.A. Dick]], è uno dei più bizzarri e teneri film di [[Joseph L. Mankiewicz|J. Mankiewicz]]. L'atmosfera fantastica è sostenuta dalle suggestive musiche di [[Bernard Herrmann|B. Hermann]], compositore preferito di Hitchcock, e dalla fotografia di [[Charles Lang|C. Lang]]. (''[[Il fantasma e la signora Muir]]''; 2000, p. 460) *Traducendo in film una sceneggiatura brillante e spiritosa [[Antonio Pietrangeli|A. Pietrangeli]] ha saputo narrare la sua favola surrealistica con un distacco e un'eleganza inconsueti alla commedia italiana. (''[[Fantasmi a Roma]]''; 2000, p. 460) *Curioso esempio dell'influenza del naturalismo francese su un melodramma italiano della gelosia. Attori efficaci, suggestiva fotografia di Aldo Tonti. (''[[Fari nella nebbia]]''; 2000, p. 462) *Rifacimento non privo di meriti della commedia ''Gloria del mattino'' di Zoe Akins, già filmata nel '33, con [[Susan Strasberg|S. Strasberg]] al posto della fulgida [[Katharine Hepburn]]. Sapiente descrizione dell'ambiente teatrale. Bravi attori, bella fotografia di Franz Planer. (''[[Fascino del palcoscenico]]''; 2000, p. 463) *Rincorre modelli realistici francesi d'anteguerra adattandoli alla Roma minutamente cronistica e piccoloborghese del dopoguerra. (''[[Fatalità (film 1947)|Fatalità]]''; 2000, p. 463) *[...] esordio al cinema di [[Katharine Hepburn|K. Hepburn]] ancora inesperta ma già capace di dimostrare personalità, temperamento e talento. Ruba la scena al bravo [[John Barrymore|J. Barrymore]] in una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Febbre di vivere (film 1932)|Febbre di vivere]]''; 2000, p. 468) *Accurata riduzione dell'omonimo dramma (1882) di [[Victorien Sardou]]. [[Camillo Mastrocinque|C. Mastrocinque]], specialista di ricostruzioni ottocentesche, racconta con tempi e snodi plausibili. (''[[Fedora (film 1942)|Fedora]]''; 2000, p. 468) *È un classico mélo hollywoodiano degli anni '40: perverso, affascinante, eccessivo in tutto, persino nelle scenografie. (''[[Femmina folle]]''; 2000, p. 470) *[...] è una commedia farsesca condotta a un ritmo accelerato che diventa precipitoso. I meglio fichi del bigoncio sono i numeri della rivista dove, oltre alla strepitosa buffoneria sicula di [[Angelo Musco|Musco]], emerge la rumba danzata dalla [[Rosina Anselmi|Anselmi]]. (''[[Il feroce Saladino]]''; 2010, p. 534) *Sotto la scorza di un ''action movie'' si cela una commedia cerebrale, un film di idee che è anche un metafilm, una metafora del cinema. Il protagonista non vuole migliorare sé stesso né la realtà che l'ha deluso, ma adattarla ai suoi desideri. Dal romanzo (1996) di [[Chuck Palahniuk]], sceneggiato da [[Jim Uhls|Jim Huhls]], il 4º film del californiano [[David Fincher|Fincher]] conferma la sua perizia narrativa e la padronanza del mezzo, ma anche l'inclinazione a un nichilismo programmatico e a una perversa manipolazione dello spettatore. Dati i tempi, è divenuto, specialmente tra il pubblico giovane, un film di culto. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]''; 2010, p. 538) *[...] un corretto film senza enfasi né inutili decorativismi ambientali. (''[[La figlia del capitano (film 1947)|La figlia del capitano]]''; 2000, p. 476) *Due momenti forti in questo melodramma che fu la risposta (anticipata) della Warner a ''[[Via col vento]]'': la scena del ballo e le sequenze dell'epidemia. [[Bette Davis|B. Davis]] vinse il suo 2º Oscar dopo ''[[Paura d'amare (film 1935)|Paura d'amare]]'' (1935) e [[Fay Bainter|F. Bainter]] quello dell'attrice non protagonista. Soltanto nomination per la regia, la fotografia di [[Ernest Haller|E. Haller]] e le musiche di [[Max Steiner|M. Steiner]], tutte ammirevoli. (''[[Figlia del vento]]''; 2000, p. 477) *Con ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'' segnò l'apice del melodramma popolare strappalacrime e della coppia divistica [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. Solo i cuori di pietra non piansero. (''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]''; 2000, p. 478) *[...] parla al cuore in triplice modo: abilmente confezionato, efficacemente vivace in alcune scene, sottile in altre, furbo e accattivante. (''[[Figli di un dio minore]]''; 2000, p. 478) *È in assoluto il miglior film USA del 1960, e uno dei migliori di [[Richard Brooks|R. Brooks]], romanziere, sceneggiatore e regista: un saggio inquietante e geniale sulla religiosità dell'''homo americanus''. (''[[Il figlio di Giuda]]''; 2000, p. 480) *Commovente e melodrammatica storia raccontata con solido mestiere. (''[[Figlio di ignoti]]''; 2000, p. 480) *Tratto da un dramma teatrale di Thomas Job, è un melodramma a suspense con risvolti incestuosi al quale, per ragioni di censura, fu imposta una conclusione assurda. Efficacemente fosco, fosforescente con forza. (''[[La fine della famiglia Quincy]]''; 2000, p. 482) *8º film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista, in bilico sulla fantapolitica, ma con le cadenze di un thriller e un'ideologia [[Ronald Reagan|reaganiana]]. [...] Prestigiosa la fotografia di Bruce Surtees. Prolisso. (''[[Firefox - Volpe di fuoco]]''; 2000, p. 487) *Il primo dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]], cineasta sotto il segno dell'evidenza, e il più epico in apparenza anche se strutturato su un forte rapporto edipico tra padre e figlio che, nella sceneggiatura di Borden Chase e Charles Schnee, ne fa una specie di ''Gli ammutinati del Bounty'' in chiave western. Dunson è il solo personaggio di [[John Wayne|J. Wayne]] la cui offuscata moralità non sa distinguere tra la ragione e il torto, mentre [[Montgomery Clift|M. Clift]] vi porta una tenerezza e una sensibilità fino a quel momento inedite negli eroi western. (''[[Il fiume rosso]]''; 2000, p. 488) [[File:Ingrid Bergman and George Sanders in Rage in Heaven (1941).png|miniatura|[[George Sanders]] e [[Ingrid Bergman]] in ''[[Follia (film 1941)|Follia]]'']] *[[W. S. Van Dyke|W.S. Van Dyke]] descrive invece di scavare, diluisce invece di stringere i tempi. [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] in un suo tipico ruolo di vittima amorosa. Fiacco. Tratto da un romanzo di [[James Hilton]] e sceneggiato da [[Christopher Isherwood]], avrebbe avuto bisogno di un regista meno superficiale e più personale per trascendere i limiti del genere. Suggestivo commento musicale di [[Bronislau Kaper|B. Kaper]]. (''[[Follia (film 1941)|Follia]]''; 2000, p. 492) *L'origine teatrale ([[Robert E. Sherwood]], 1934) si sente: dialoghi letterari e verbosi, staticità dell'azione, recitazione sopra le righe. Ma c'è un fascino innegabile, specialmente per merito di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] nel suo primo ruolo importante. (''[[La foresta pietrificata]]''; 2000, p. 494) *Peripezie e pericoli a catena. Divertimento di alta classe sotto il segno di una libera e leggera fantasia [[Ludovico Ariosto|ariostesca]]. È l'avventura allo stato puro con episodi di straordinario fascino. (''[[La fortezza nascosta]]''; 2000, p. 496) *Tipica commedia degli equivoci, ma senza sale. (''[[La fortuna viene dal cielo]]''; 2000, p. 497) *Attraverso il guscio del film carcerario [[Jules Dassin|J. Dassin]] e il suo sceneggiatore [[Richard Brooks]] (da non dimenticare, però, i meriti del produttore [[Mark Hellinger]]) riescono non soltanto a rappresentare il conflitto dialettico tra la forza bruta (il capo delle guardie, ma anche il sistema carcerario) e la forza positiva (i carcerati), ma a impostare un tema sociale: quello delle energie che potrebbero essere utili alla comunità e che, invece, sono disperse o convogliate in movimenti distruttivi. Tutto concorre al forte risultato: la fotografia di [[William H. Daniels|W. Daniels]], le musiche di [[Miklós Rózsa|M. Rosza]], gli interpreti tra cui spicca [[Hume Cronyn|H. Cronyn]] nella parte del sadico capo delle guardie. (''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]''; 2000, p. 497) *Più che personaggi i due attori sono funzioni di un programma, serviti da esecrabili e talora ridicoli dialoghi di Edith Bruck, che si muovono su uno sfondo troppo bello di Chioggia, in una villa troppo sontuosa, in un ambiente troppo raffinato, tutto fotografato con luci troppo morbide da Dante Spinotti. (''[[Fotografando Patrizia]]''; 2000, p. 499) *Parodia del romanzo (1897) di Bram Stoker di notevole impegno produttivo con qualche passaggio divertente. Gli autori sono passati in cineteca, le invenzioni buffe non mancano. (''[[Fracchia contro Dracula]]''; 2010, p. 565) *In questo thriller gotico texano, [[Bill Paxton|Paxton]], da tempo bravo attore, si rivela regista classicamente sobrio. Film complesso, ricco di riferimenti biblici, che si presta a diverse letture, anche a quella politica in quest'epoca di integralismi contrapposti. (''[[Frailty - Nessuno è al sicuro]]''; 2010, p. 566) *Romantico, divertente per la moltiplicazione di arrivi e entrate, la finezza delle gag, la garbata ironia sul rigido classismo britannico. (''[[Fra le tue braccia]]''; 2010, p. 566) *È violento e duro già nella cornice ambientale (un'Umbria umida, fosca, ventosa) cui hanno contribuito scene e costumi di D. Donati e la fotografia di G. Lanci e E. Guarnieri. Violento nella rappresentazione di guerra, prigionia, miseria, malattia, nella rievocazione della santità di Francesco, specialmente quando s'interroga, con uno strazio che sfiora la disperazione, sul silenzio di Dio. I suoi difetti sono quasi tutti per eccesso: ridondanza misticheggiante nelle musiche di Vangelis, una certa prolissità, spia di debolezza drammaturgica. (''[[Francesco (film)|Francesco]]''; 2000, p. 500) *Molti mezzi, scarsi risultati. Nonostante tutto, [[Bradford Dillman|B. Dillman]] è un Francesco simpatico. (''[[Francesco d'Assisi (film 1961)|Francesco d'Assisi]]''; 2000, p. 500) *[...] undici episodi [...] alcuni assai belli per la loro autenticità e la fresca ispirazione religiosa, altri un po' forzati e di religiosità troppo ufficiale, ma in sostanza l'adesione del fulmineo linguaggio rossellininiano all'interpretazione del francescanesimo imperniata sulla semplicità dà risultati straordinari. Girato con veri frati francescani e altri attori non professionisti. Il suo pregio maggiore è di aver trattato i [[I fioretti di san Francesco|Fioretti di San Francesco]] come episodi di ''[[Paisà]]''. (''[[Francesco, giullare di Dio]]''; 2000, p. 501) *Prodotto da Carl Laemmle Jr. per la Universal, il film cancella quasi completamente le tracce della mediazione teatrale grazie alla sceneggiatura e soprattutto alla regia inventiva e figurativamente raffinata dell'inglese J. Whale. Oltre a lasciare il suo segno sul copione (è sua l'idea del mulino), scelse il compatriota B. Karloff per la parte del mostro e ne affidò il trucco a Jack Pierce. Il suo modo fluido di far muovere la cinepresa, insolito nel 1931 che valorizza le scenografie e i comportamenti dei personaggi e crea un'atmosfera di morbosa suggestione, impressionò il pubblico e sottrasse il film all'usura del tempo. Le sequenze da citare sono numerose: i funerali d'apertura; la nascita della "creatura" con il suo motivo ascensionale; l'incontro con la bambina; la folla dei contadini con le fiaccole; l'incendio conclusivo. Come nel romanzo di Mary Shelley, la colpa (il peccato) di Frankenstein non è di aver sfidato Dio nel creare la vita, ma nell'emularlo e nel competere con lui come padrone assoluto della "creatura". Lo dimostra la delicata sequenza in cui nella camera dove il suo creatore l'ha rinchiuso penetra un raggio di sole, accolto dal "mostro" con un mezzo sorriso. Immediatamente Frankenstein gli toglie la luce, ossia, simbolicamente, ogni conoscenza che non venga da lui. Il vero crimine di Frankenstein è contro la società. (''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]''; 2010, p. 568) *Tratto da una commedia (1930) di Alberto Colantuoni, risente negativamente della struttura teatrale di origine. Tuttavia in [[Corrado D'Errico|C. D'Errico]] c'è il puntiglio di sviluppare "cinematograficamente" la vicenda. (''[[I fratelli Castiglioni]]''; 2000, p. 505) *2ª regia del trentenne e raffinato [[Alberto Lattuada|A. Lattuada]]. Poco più di un esercizio di stile, ma l'omonimo romanzo (1913) di [[Luciano Zuccoli]] gli dà la prima occasione di esplorare la sessualità infantile e giovanile. (''[[La freccia nel fianco (film)|La freccia nel fianco]]''; 2000, p. 508) *Tratto da un dramma (1956) di Henry Denker e Ralph Berkey, mantiene inalterata la struttura teatrale d'origine riuscendo così pesantemente verboso. Film di propaganda anticomunista? In parte, ma originale, insolito. Unica regia dell'attore [[Karl Malden|K. Malden]]. Peccato. (''[[Il fronte del silenzio]]''; 2000, p. 510) *Uno dei più garbati e spiritosi film di [[Carlo Ludovico Bragaglia|Bragaglia]], autore anche di soggetto e sceneggiatura, in quel periodo attivissimo (17 film dal 1940 al 1943). Intelligente con leggerezza. (''[[Fuga a due voci]]''; 2010, p. 579) *[[Don Siegel|D. Siegel]] riscatta gli stereotipi prosciugandoli con lo stile. Fa economia di tutto, perfino della violenza, con una tensione che arriva alla suspense ma senza cercarne gli effetti. È un film da scuola del cinema, una vetta del genere carcerario. (''[[Fuga da Alcatraz]]''; 2000, p. 512) *Racconto di fantascienza che non lesina sul piano del meraviglioso, aiutato dalla suggestiva fotografia di [[Ernest Laszlo]]. Come dire che la cornice vale più del quadro. C'è, infatti, debolezza logica, confusione, mancanza di stile. (''[[La fuga di Logan]]''; 2000, p. 513) *Lacrime e vecchi merletti. Tipico dramma romantico con targa M-G-M. È uno straripamento di ricordi d'amore e nostalgie. [[David Niven|D. Niven]] poco convincente, attorniato da uno stuolo di garbate interpreti. (''[[Fuga nel tempo]]''; 2000, p. 514) *[...] un film pulito, scorrevole, diretto con mano leggera incline al pastello più che alle forti tinte. (''[[La fuggitiva (film 1941)|La fuggitiva]]''; 2000, p. 514) *In un primo tempo doveva chiamarsi ''Montelepre'' con un preciso riferimento a [[Salvatore Giuliano]] e la sceneggiatura fu rimaneggiata più volte. Il risultato è un film inutile, superficiale e privo di drammaticità. (''[[I fuorilegge]]''; 2000, p. 519) *Solido western tradizionale, tipico prodotto M-G-M, con qualche spunto originale. (''[[I fuorilegge della valle solitaria]]''; 2000, p. 519) *2º, e il migliore, dei 4 film tratti dal celebre giallo (1902) di [[Arthur Conan Doyle]]. Atmosfera suggestiva, suspence e un [[Peter Cushing|P. Cushing]] infalllibile come Sherlock Holmes. (''[[La furia dei Baskerville]]''; 2000, p. 520) *Un poema di solenne pietà, un gran capolavoro dei film su strada. Considerato politicamente un conservatore, [[John Ford|J. Ford]] diresse uno dei film più progressisti mai fatti a Hollywood anche perché riuscì a far coincidere il tema della famiglia, a lui caro, con quello della gente: alla fine i Joad entrano a far parte della famiglia dell'uomo. Lo sceneggiatore [[Nunnally Johnson]] modificò [...] il finale senza speranza di [[John Steinbeck|Steinbeck]], in linea con l'ottimismo del New Deal. Straordinario bianconero di [[Gregg Toland]] (che, come disse Ford, non aveva nulla di bello da fotografare). (''[[Furore (film)|Furore]]''; 2000, p. 521) *È il film che lanciò Bruce Lee a livello internazionale. Benché approssimativo sotto molti punti di vista, è importante perché a) segna una svolta nel cinema d'azione di Hong Kong in direzione del realismo, riportando l'attore e le sue esibizioni atletiche al centro del racconto; b) apre la strada ai film di kung fu degli anni '70 anche se nella maggior parte sono di qualità mediocre o pessima. (''[[Il furore della Cina colpisce ancora]]''; 2000, p. 521) ====G==== *Imperniato sul tema del dialogo e del conflitto (tra uomo di cultura e autorità; tra il credente e la Chiesa o, meglio, gli uomini che la rappresentano; tra la Curia e la chiesa conciliare), nonostante le rigidità didattiche e le secche illustrative, il film brucia quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico e trasforma la ricostruzione del passato in azione presente. È, insieme, la tragedia di un uomo in anticipo sui tempi e la storia di una ingenuità. (''[[Galileo (film 1968)|Galileo]]''; 2000, p. 525) *Un film noir abbastanza insolito con due grandi interpretazioni e un finale bizzarro. La vicenda di ''The Racket'' si basa su un precedente film del '28, di [[Lewis Milestone]], ma questo lo supera in atmosfera. (''[[La gang]]''; 2000, p. 526) *L'intreccio è frusto e i personaggi stereotipati nelle loro nevrosi: perciò è il più debole dei film neri del [[Fritz Lang|Lang]] hollywoodiano, ma, grazie anche alla fotografia di Pasquale Musuraca, giocata sui grigi, la firma del regista è leggibile nell'atmosfera, nei particolari, nel modo con cui segue i personaggi. (''[[Gardenia blu]]''; 2000, p. 529) *3ª regia di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] che s'è riservata la piccola parte di [[Nino Bixio]], è un film medio assai piacevole che evita gli scogli del patetismo, raccontato con mano agile e leggera, molto curato tecnicamente e ben recitato. (''[[Un garibaldino al convento]]''; 2000, p. 529) *Tratto da un racconto di [[Indro Montanelli]], è il meno originale degli ultimi film di [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]], girato su commissione a basso costo, ma il più efficace e accattivante, di notevole interesse tecnico-stilistico per una serie di espedienti che il regista avrebbe poi usato nel suo lavoro per la TV. [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] modula da maestro il suo gigionismo. (''[[Il generale Della Rovere]]''; 2000, p. 533) *Nonostante i rimandi a ''Solaris'' di Stanislaw Lem e a ''Cronache marziane'' di Ray Bradbury, la sceneggiatura è una volta di più l'anello debole della catena. (''[[Generazioni (film)|Generazioni]]''; 2010, p. 600) *[...] è un coerente tentativo di reinventare in Italia i modelli culturali anglosassoni. Eccellente [[Sandro Ruffini|S. Ruffini]]. (''[[Giallo (film 1933)|Giallo]]''; 2000, p. 538) *È l'itinerario alla scoperta di sé stesso che porta a Dio. Il decoro, l'onestà intellettuale e le nobili intenzioni degli autori sono fuori discussione, ma in questo Jeoshua di [[Kim Rossi Stuart|Rossi Stuart]] – che non soccombe al ruolo, e non è poco – si avverte la preoccupazione ecumenica (ed economica) di non sollevare polemiche, non turbare, non offendere, evitare scorrettezze. Ne risulta una rappresentazione senza una vera forza, frenata e prudente. Anche a livello iconografico non c'è una scelta stilistica personale, ma una sintesi del cinema cristologico che sfiora e spesso scade nella galleria del "già visto". (''[[I giardini dell'Eden]]''; 2000, p. 540) *Filmone in Technicolor – uno dei primi – che ebbe non pochi problemi tecnici, tanto che finì per costare il doppio del preventivo. Le scene girate nel deserto dell'Arizona furono rigirate a Hollywood in un finto deserto. Stravagante e un po' delirante anche nella recitazione ([[Basil Rathbone|Rathbone]], [[John Carradine|Carradine]]). (''[[Il giardino di Allah]]''; 2000, p. 541) *Ricco livello produttivo M-G-M. Tratto dal celebre libro per bambini di [[Frances Hodgson Burnett|Frances E.H. Burnett]], è un film semplice e senza pretese, di ritmo posato. Bravi i piccoli attori. (''[[Il giardino segreto (film 1949)|Il giardino segreto]]''; 2010, p. 610) *[...] è un film curioso, con qualche impennata nel fantastico e scarsa padronanza dello spazio. La sequenza del duello nelle onde, però, è un pezzo di cinema d'alto livello. (''[[I giganti del West]]''; 2000, p. 542) *Film di culto per i fan di [[Rita Hayworth|Rita]], corpo d'amore ribelle al suo ruolo di oggetto, che canta meravigliosamente "Put the Blame on Mame" e danza splendidamente "Amado mio". L'assurdità dell'intrigo diventa un difetto secondario in questa miscela di noir e melodramma passionale in cui i dialoghi di Marion Parsonnet sono di un Kitsch che sfiora il sublime. La latente carica omosessuale di questa pietra miliare nella storia del divismo fu scoperta soltanto dalla critica europea. (''[[Gilda (film)|Gilda]]''; 2000, p. 544) *[...] il terz'ultimo film inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitch]] è una gustosa miscela di inseguimenti e umorismo, ricca di caustiche invenzioni registiche. Almeno 2 sequenze memorabili: il ricevimento dei bambini e la finale carrellata aerea che scopre in primo piano il tic dell'assassino. Indebolito dai 2 interpreti principali ([[Derrick De Marney|De Marney]], [[Nova Pilbeam|Pilbeam]]) senza carisma. (''[[Giovane e innocente]]''; 2010, p. 623) *La parte telefonica è divertente, induce a pena (per i maschietti) o mette i brividi. Ben doppiata da [[Laura Boccanera]], [[Theresa Randle|T. Randle]] è simpatica, sexy, fin troppo brava. Ma il conflitto interiore che porta la protagonista a confondere finzione e realtà è raccontato in modi stentati. Che sia un'autobiografia camuffata, quella di [[Suzan-Lori Parks]] che l'ha scritta? Ghiotte imitazioni filmiche [...]. (''[[Girl 6 - Sesso in linea]]''; 2000, p. 560) *Visto oggi, suscita reazioni diverse. Inferiore nelle scene di massa ai film in costume italiani di quegli anni, si distingue per il tentativo di dare una misura umana, dolente, quotidiana ad avvenimenti lontani nel tempo. Molti difetti tra cui una goffa Giuditta (B. Sweet) e la ridicola scena dei baccanali, ma almeno due sequenze notevoli: la sortita dei difensori per l'acqua e la caduta di Betulia. (''[[Giuditta di Betulia]]''; 2000, p. 561) *Se non lo si prende troppo sul serio, diverte. (''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]''; 2000, p. 569) *L'attore [[Ben Affleck|B. Affleck]], anche sceneggiatore con Aaron Stockard, esordisce in regia col romanzo ''La casa buia'' del bostoniano [[Dennis Lehane]], autore di ''Mystic River'', delegando la parte del protagonista al fratello [[Casey Affleck|Casey]], che se la cava. Più adatto, forse, a stare dietro alla macchina da presa che non davanti, non riesce però a fare un film originale, a prescindere da un ingegnoso confronto col grande talento di [[Clint Eastwood]]. Racconto manicheo, personaggi inamidati, più di un finale senza vere sorprese. (''[[Gone Baby Gone]]''; 2013, p. 678) *Conclusione di amaro patetismo retrospettivo, ovvero: come arrivare alla verità attraverso la menzogna. Commedia agrodolce che diverte, commuove e fa pensare, grazie al personaggio della madre, meno comunista di quel che sembra. Il merito è della sceneggiatura di Bernd Lichtenberg che parte da uno spunto simile a quello di ''[[Underground]]'' di [[Emil Kusturica|Kusturica]]. Al suo 3º lungometraggio per il cinema, [[Wolfgang Becker|Becker]], anche cosceneggiatore, controlla il traffico, ma fa poco per evitare o coprire i passaggi cuciti col filo bianco. Grande successo in Germania. (''[[Good Bye, Lenin!]]''; 2013, p. 679) *Lotta di amore e odio tra due cugine sullo sfondo della guerra civile. [...] Uno dei 4 film di [[Bette Davis|B. Davis]] del '39 e una delle sue interpretazioni migliori. Drammone coi fiocchi. (''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]''; 2000, p. 574) *Commedia drammatica tra le più belle e romantiche degli anni '30, recitata con grande sensibilità dal duo [[Irene Dunne|Dunne]]-[[Charles Boyer|Boyer]]. (''[[Un grande amore (film 1939)|Un grande amore]]''; 2000, p. 574) *Nonostante le apparenze, è un nero più che un poliziesco. Uno dei migliori risultati, comunque, del [[Fritz Lang|Lang]] americano, e uno dei suoi film più "politici" in forma di un'amara riflessione sulla corruzione, la vendetta, i limiti della legalità. Eccellente il reparto degli attori tra cui spicca [[Gloria Grahame|G. Grahame]]: è lei la vera eroina della storia, e non soltanto per la famosa scena del caffè bollente. (''[[Il grande caldo]]''; 2000, p. 575) *Uno dei 5 western di [[Howard Hawks|H. Hawks]] e non il migliore anche perché [[Kirk Douglas|K. Douglas]] non è un attore hawksiano. Un po' lasco nel ritmo, è un'avventura fluviale di vasto respiro. Tratto da un romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie]], sceneggiato da [[Dudley Nichols|D. Nichols]], mescola efficacemente i temi dell'itinerario iniziatico e dell'amicizia virile, l'umorismo e l'erotismo, il panteismo lirico e l'avventura. (''[[Il grande cielo]]''; 2000, p. 576) *Un western dal finale veloce dopo una partenza in caccia di commozione. Si fronteggiano due avversari di pelo grigio ([[Robert Mitchum|R. Mitchum]], 1917; [[George Kennedy|G. Kennedy]], 1925). C'è una vena di malinconico umorismo. Un'epoca sta per finire, si vedono già le prime automobili. (''[[Il grande giorno di Jim Flagg]]''; 2000, p. 578) *Robusto romanzo popolare, notevole per la coesione delle sue componenti: recitazione, miscela linguistica (dialetti italiani, il castigliano), valori figurativi (fotografia di Arturo Gallea), attenzione al materiale plastico. È uno dei più interessanti prodotti del cinema del periodo fascista per il modo con cui combina i valori di un cattolicesimo arcaico, dell'ideologia ruralista e del nazionalismo. (''[[Montevergine (film)|La grande luce (Montevergine)]]''; 2000, p. 579) *Superwestern moraleggiante di grandi ambizioni cui corrispondono solo in parte i risultati. Accademico, un po' bolso, spettacolare. (''[[Il grande paese]]''; 2000, p. 580) *[[Robert Siodmak|R. Siodmak]], prigioniero forse del proprio ruolo di regista del brivido, cerca di rinnovarsi con una ricostruzione (sfarzosamente hollywoodiana alla M-G-M) della figura di [[Fëdor Dostoevskij|F.M. Dostoevskij]] e del noto romanzo (''[[Fëdor Dostoevskij#Il giocatore|Il giocatore]]'', 1867). Riconoscibile il suo senso della suspense nelle sequenze della roulette. (''[[Il grande peccatore]]''; 2000, p. 581) *Nonostante il titolo, il personaggio centrale dell'azione (Arabia romana, Galilea, Giudea, Roma) non è il pescatore [[Pietro apostolo|Simone]] ([[Howard Keel|Keel]]), destinato a diventare la ''kepha'' (roccia), dunque Pietro, del cristianesimo. L'epicentro del dramma è l'amore contrastato della principessa meticcia Fara (Kohner) e del principe Voldi (Saxon) e l'influenza che esercita su loro Simon Pietro, dissuadendo Fara dall'uccidere il padre Erode Antipa (Lom), dispotico tetrarca di Galilea, che aveva rinnegato sua madre araba Arnon per sposare la depravata Erodiade (Hyer). Nella sceneggiatura che si discosta nettamente dal mediocre romanzo di [[Lloyd C. Douglas|Douglas]], Fara, costretta a rinunciare, in quanto meticcia, all'amore di Voldi, torna in Giudea al fianco di Simone per aiutarlo nell'opera di riconciliazione tra arabi ed ebrei. Confuso con i numerosi colossi storico-biblici prodotti alla fine degli anni '50, il film ebbe accoglienze critiche tiepide o negative, comunque superficiali. Soltanto pochi recensori francesi – tra cui Jacques Joly sui ''Cahiers du Cinéma'' – seppero coglierne i pregi, non soltanto figurativi, e la diversità. (''[[Il grande pescatore]]''; 2010, p. 649) *Realizzato con grandi mezzi dalla Fox, è un efficace cocktail di spettacolari effetti speciali e dolorosi sentimenti. Bravi caratteristi, un ottimo [[George Brent|G. Brent]] [...] e un [[Tyrone Power|T. Power]] un po' assurdo come medico indiano. (''[[La grande pioggia]]''; 2000, p. 581) *Western autunnale grande nel respiro, nelle ambizioni, nella nobiltà dell'assunto, qua e là appesantito da un ritmo statico. Un affresco più che un dramma. E un ghiotto intermezzo umoristico con [[James Stewart|Stewart]] per alleggerire quella che è, in fondo, la storia di una sconfitta. Terzultimo film di [[John Ford|Ford]] e suo ultimo western. Una battaglia di retroguardia, non priva di grandezza. (''[[Il grande sentiero (film 1964)|Il grande sentiero]]''; 2010, p. 650) *Inchiodato ai secondi ruoli e al ruolo fisso di "cattivo", [[Robert Ryan|R. Ryan]] (1909-73) trova finalmente una parte di protagonista e se la cava con onore e dolente intensità. Scritto da [[Edmund H. North|Edmund North]] e Joseph Patracca, questo Cinemascope Fox (fotografia del prestigioso Lucien Ballard) è un western di serie B come il suo regista (1903-90), ma non privo di decoro, di scatto, di pathos. (''[[La grande sfida (film 1956)|La grande sfida]]''; 2000, p. 583) *Brutto film, con tre o quattro belle sequenze. Lo riconosce lo stesso regista che avrebbe voluto girarlo con pescatori veri e in bianconero. Ha le incertezze delle opere prime, ma anche l'onestà. (''[[La grande strada azzurra]]''; 2000, p. 584) *1º film a colori per [[John Wayne|J. Wayne]], in un technicolor (fotografia di Charles Lang Jr. e W. Howard Greene) che serve assai bene i paesaggi montagnosi degli Ozark. (''[[Il grande tormento]]''; 2000, p. 584) *Il quoziente di realtà è più ridotto che in ''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]'' (1932), ma sulla scorta di una sceneggiatura perfettamente oliata cui contribuirono anche il giovane [[Renato Castellani]] e [[Mario Pannunzio]], [[Mario Camerini|M. Camerini]] mette a punto la sua provetta ingegneria della commedia. (''[[I grandi magazzini]]''; 2000, p. 585) *A metà strada tra l'opera e la fantasia, è un film intelligente, astuto nella confezione, ricco di umorismo eversivo. (''[[Gremlins]]''; 2000, p. 656) *C'è meno horror che nel precedente, ma una maggiore velocità di ritmo: un più alto numero di citazioni dell'immaginario cinetelevisivo (ma a noi garba quella pittorica dell'Arcimboldo): una più intensa esibizione di effetti speciali, soprattutto di metamorfosi, per i quali è stato scritturato anche il geniale Rick Baker; una carica più ricca di satira sui riti collettivi del consumismo, la megalomania tecnologica, il neocapitalismo rampante. C'è chi lo preferisce al primo, mentre ad altri fa un'impressione di sazietà. (''[[Gremlins 2 - La nuova stirpe]]''; 2000, p. 656) *Sullo sfondo di un'America di carta ricostruita a Cinecittà un giallo sciattamente diretto e maldestramente recitato. Se aveva avuto successo a teatro, perché [[Guglielmo Giannini|G. Giannini]] [...] non si è fermato lì? (''[[Grattacieli (film)|Grattacieli]]''; 2000, p. 586) *Verboso, godibile quando schiaccia il pedale al grottesco. (''[[Il Grinta]]''; 2000, p. 589) *Ottenne, senza nomination, un Oscar speciale per gli effetti speciali di George Pal che sono quasi tutto in questo SF tratto da un romanzo (1898) di Herbert G. Wells. Che strazio, però, quando i personaggi parlano. (''[[La guerra dei mondi (film 1953)|La guerra dei mondi]]''; 2000, p. 592) *Nato da una sceneggiatura tormentata (cui posero mano una dozzina di persone di cui solo sei accreditate), è un colossal frutto di due tendenze inconciliabili: l'intenzione dei produttori [[Carlo Ponti|Ponti]]-[[Dino De Laurentiis|De Laurentiis]] di farne un grande e rutilante spettacolo di massa e l'ambizione del regista di rispettare lo spirito del testo (facendo perno sul personaggio di Pierre-[[Henry Fonda|H. Fonda]]) nell'ottica del proprio mondo. Prevalse la prima, rimangono alcune tracce della seconda. (''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]''; 2000, p. 593) *Bifronte e ibrido, il film dovrebbe interessare a chi sostiene che nelle belle arti, specialmente audiovisive, il sesso dovrebbe essere comico o tragico, o far ridere o far tremare. Qui sconvolge, disgusta, respinge. (''[[Il gusto dell'anguria]]''; 2010, p. 666) ====H==== *[[Aldo Fabrizi]] – che sostituì [[Mario Bonnard]] alla regia – parte da uno dei suoi più riusciti personaggi teatrali per mettere insieme una commedia piacevole e ricca di spunti comici mescolati a momenti realistici e drammatici. (''[[Hanno rubato un tram]]''; 2000, p. 599) *Film di propaganda anti-americana che quasi diventa un atto d'accusa contro il razzismo dei bianchi. Rozzo, goffo, melodrammatico, ma efficace, col piede sull'acceleratore. Spiccano le sequenze pugilistiche, grazie anche all'apporto di [[Erminio Spalla|Spalla]], [[Primo Carnera|Carnera]], Longo, Venturi, Silvestri. (''[[Harlem (film)|Harlem]]''; 2000, p. 601) *O sta per Obbediente, per Oca o per zero? In Francia, dove ebbe grande successo (in Italia un po' meno), offrì a molti spettatori l'alibi culturale (del "buon gusto") per fare i guardoni a pagamento, ma è un album di immagini patinate animato con uno stile da carosello pubblicitario, un prodotto in linea con l'ideologia capitalistica dominante fondata sull'avere invece che sull'essere. Non a caso la bella O fa la fotografa di moda. (''[[Histoire d'O (film)|Histoire d'O]]''; 2000, p. 607) *Prodotto dal geniale Val Lewton per la RKO e basato su una sceneggiatura di Curt Siodmak e Ardel Wray, vagamente ispirata a ''Jane Eyre'' (1847) di [[Charlotte Brontë]], è un dramma psicologico più che un horror vero e proprio, sebbene la finale sequenza notturna, il climax del film, ispiri autentico spavento. (''[[Ho camminato con uno zombi]]''; 2000, p. 608) [[File:Cary Grant-Irene Dunne in Penny Serenade.jpg|miniatura|[[Cary Grant]] e [[Irene Dunne]] in ''[[Ho sognato un angelo]]'']] *La forza del film sta nella delicatezza del tocco e nell'abilità con cui [[George Stevens|Stevens]] tiene in equilibrio commedia, dramma, umorismo, sentimento. (''[[Ho sognato un angelo]]''; 2000, p. 612) *Profonda sincerità e un'ambientazione perfetta. In questo Texas c'è qualcosa di [[Anton Čechov|Čechov]]. (''[[Hud il selvaggio]]''; 2000, p. 614) ====I==== *[[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] violenta la Storia, ma le fa fare uno straordinario bambino: un film delirante, onirico, eccessivo, ornamentale, dominato dall'Eros, da una visione del potere come esperienza orgiastica e da una [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] inafferrabile ed estatica. Poco compreso quando uscì e liquidato come esercizio formalistico, è stato rivalutato dalla critica negli anni '70. È il più ermetico e complesso dei 7 film di Sternberg con M. Dietrich, e uno dei più bizzarri mai usciti da Hollywood. (''[[L'imperatrice Caterina]]''; 2000, p. 621) *1º grande successo di [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] [...], 1º film importante per [[Erminio Macario|E. Macario]], 1º vero film comico del cinema italiano sonoro. [[Ernesto Almirante|E. Almirante]] superlativo come presidente del tribunale. Ritmo incalzante, dialogo scoppiettante. (''[[Imputato, alzatevi!]]''; 2000, p. 624) *[[Claudio Gora|C. Gora]] ha diretto un film leggero che non offende i diritti dell'intelligenza. Ha una spina dorsale, situazioni azzeccate, un dialogo spiritoso e una vena satirica non disprezzabile. (''[[L'incantevole nemica]]''; 2000, p. 626) *Triangolo d'amore tra ricchi nello stile più chic della M-G-M, destinato a un pubblico ancora in preda alla grande depressione economica. [[Joan Crawford|J. Crawford]] soffre le pene dell'inferno, vestita in abiti impeccabili. Tante parole, pochi baci. ([[Incatenata (film 1934)|''Incatenata'', 1934]]; 2000, p. 626) *Bizzarro e, forse, sottovalutato noir [...]. ([[Incatenata (film 1946)|''Incatenata'', 1946]]; 2000, p. 626) *[...] è un film fatto su misura per un pubblico infantile, ma che probabilmente piace più agli adulti ambientalisti (come evasione dallo stress quotidiano) che ai bambini. Troppi messaggi edificanti condensati in un prodotto che è, insieme, racconto di formazione, dramma familiare a lieta fine, apologo animalista ed ecologico, requisitoria contro la civiltà dei consumi e l'onnipotente legge del profitto. Qua e là si sentono la mano e il talento di [[Carroll Ballard|C. Ballard]] (1937), ex documentarista che si è avvalso, come in ''[[Black Stallion]]'', della fotografia di [[Caleb Deschanel]] di uno splendore cromatico incline allo stile del "National Geographic". (''[[L'incredibile volo]]''; 2000, p. 630) *Simpatica commedia di ambiente western dove accadono poche cose, ma divertenti. L'affiatata coppia [[Glenn Ford|Ford]]-[[Henry Fonda|Fonda]] e l'ambientazione fanno passare 85 minuti piacevoli. (''[[Gli indomabili dell'Arizona]]''; 2000, p. 633) *Dramma ben costruito con qualche forzatura. Ben recitato, convenzionale. (''[[Infamia sul mare]]''; 2000, p. 634) *Dal romanzo ''Dodsworth'' di [[Sinclair Lewis]], già adattato per il teatro. In questo film, ammirevolmente recitato, c'è il romanzo, c'è la commedia, c'è soprattutto [[William Wyler|Wyler]]. (''[[Infedeltà (film)|Infedeltà]]''; 2000, p. 635) *Da un materiale ''pulp'', da lui completamente riscritto in meno di un mese, [[Orson Welles|Welles]] (1915-85) ha tratto un capolavoro del cinema nero, componendo un memorabile ritratto di "uno sporco poliziotto, ma, a modo suo, un grand'uomo": personaggio di tragica statura shakespeariana nel contesto di una miserabile cittadina di frontiera (Tijuana, filmata a Venice, California). Straordinario film (bianco e nero di [[Russell Metty]] con focali corte, inquadrature insolite, piani-sequenza vertiginosi tra cui quello celeberrimo d'apertura) per stile, virtuosismo di scrittura, invenzioni e galleria di personaggi tra cui spicca la bruna chiromante di [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]]: i personaggi vi contano più dell'azione, l'atmosfera più dei personaggi. [...] È con ''[[Rapporto confidenziale]]'' la vetta del barocchismo wellesiano. (''[[L'infernale Quinlan]]''; 2000, p. 636) *[...] è un film francese (nell'ambientazione e nello spirito) più che italiano, immoralista più che osceno, impregnato con elegante leggerezza di succhi antiborghesi, antimilitaristi, anticlericali. Musiche valzeristiche di Nicola Piovani, luminosa fotografia di Luigi Verga, un protagonista che recita sopra le righe. (''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]''; 2000, p. 640) *Film simpatico, spesso didattico, ma anche capace di momenti autenticamente commossi, con cui si chiude una ideale trilogia di [[Luigi Magni|L. Magni]] contro il potere temporale del Papato (''[[Nell'anno del Signore]]'', 1969, e ''[[In nome del Papa Re|In nome del Papa re]]'', 1977, i primi due). (''[[In nome del popolo sovrano]]''; 2000, p. 642) *È un archetipo delle love-story hollywoodiane, apprezzabile per la sua concisione, la fotografia del grande [[Gregg Toland]], la recitazione, i 22 anni radiosi di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]]. (''[[Intermezzo (film 1939)|Intermezzo]]''; 2000, p. 646) *Un convento di suore nell'Italia centrale del primo Ottocento si trasforma in una polveriera di sensualità repressa. Le giovani vi apprendono, tra le braccia di maschi gagliardi, tutte le frodi della carne sapiente o si dedicano all'autoerotismo con acconci strumenti o sublimano il desiderio frustrato in mistici deliri. Le anziane sono bigotte avvizzite o, come la badessa, impersonano l'ipocrisia organizzata e autoritaria. Alla fine la polveriera esplode in una sequenza di follia liberatrice che fa il paio con quella iniziale della chiesa trasformata in sala da ballo. Ma il film è monotono e ripetitivo come un esercizio formalistico: alla povertà dei significati fa da pendant un eccesso di scoptofilia. Fotografia raffinata di [[Luciano Tovoli]]. (''[[Interno di un convento]]''; 2000, p. 646) *Rispetto a ''[[Gattaca - La porta dell'universo|Gattaca]]'' (1997), è un efficace esempio di SF d'azione, ricco di inseguimenti e sparatorie. Tra i 2 protagonisti, Bonnie & Clyde del futuro, il più incisivo è [[Justin Timberlake|Timberlake]]. Tra le figure di contorno spicca [[Cillian Murphy|Murphy]] nella parte di uno sbirro traditore delle sue origini sociali. Rarefatto, ossessivo e, a modo suo, dogmatico. Il neozelandese Niccol rimane un cineasta-autore da seguire. (''[[In Time]]''; 2013, p. 780) *Parte benino, il film, con un blando tentativo di critica di costume all'indifferenza dell'uomo moderno, ma s'impantana poi nel ridicolo involontario quando prevalgono inseguimenti, sparatorie, bombe molotov (!). La sontuosa confezione non dà contenuto a un film che perde per strada la metafora e resta solo irrimediabilmente prevedibile. (''[[Invasion (film 2007)|Invasion]]''; 2010, p. 736) *[...] con larghissimi mezzi a disposizione, [[Cecil B. DeMille|C.B. De Mille]] ha realizzato uno dei suoi film più ridicoli, ma ricco di spettacolo e di momenti divertenti. (''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]''; 2000, p. 651) *Dal racconto di [[Richard Washburn Child|Richard Washburn]], ''Il soffio dell'Eliotropio'', erano già stati tratti 3 film [...]. Questo è una trasposizione sdolcinata con un buon cast. (''[[Io la difendo]]''; 2000, p. 655) *Da una trama così convenzionale non si poteva pretendere di più. Recitazione spesso noiosa, assediata da dialoghi logorroici. (''[[Io, mammeta e tu]]''; 2000, p. 655) *Tratto da un racconto autobiografico di [[Robert Elliott Burns|Robert E. Burns]], è uno dei più coraggiosi e vigorosi film sociali della Warner, piuttosto spregiudicato anche nella rappresentazione del sesso. Ma il codice Hays non era ancora entrato in funzione. Girato in sobrio stile semidocumentaristico rimane un classico del cinema carcerario. (''[[Io sono un evaso]]''; 2000, p. 657) *Decoroso melodramma per donne con una [[Bette Davis|B. Davis]] sempre registrata come un cronometro svizzero. Qui il suo personaggio è positivo. Brevi, non grandiose ma efficaci le scene del terremoto. (''[[Io ti aspetterò]]''; 2000, p. 657) ====J==== *Suspense che non manca di fascino nel suo ritmo tranquillo. La brava [[Ida Lupino]] recita in coppia con il marito [[Howard Duff]]. Bella fotografia di [[James Wong Howe|J. Wong Howe]]. (''[[Jennifer (film 1953)|Jennifer]]''; 2000, p. 671) *La storia di uno dei più mitici banditi della Frontiera – rivisitata poi parecchie volte in modi diversi – è esposta in questo film Fox in cadenze storicamente improbabili, ma suggestive nel suo impasto di scene d'azione e di sequenze di vita familiare. L'asciutta e tagliente regia di [[Henry King|H. King]], in contraddizione con la moraleggiante sceneggiatura di [[Nunnally Johnson]], ne fa uno dei pochi memorabili western degli anni '30. (''[[Jess il bandito]]''; 2010, p. 763) *[...] è uno stravagante pasticcetto sadomaso. (''[[Justine, ovvero le disavventure della virtù]]''; 2000, p. 679) ====K==== *I lettori che si appassionarono ai fumetti di Ken negli anni '80 sono in giubilo. I detrattori - non pochi - hanno qualche ragione per criticare la linea narrativa troppo arrovellata e arroventata, la dinamica grafica rozza, la fatica di distinguere un fratello dall'altro. (''[[Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto]]''; 2011, p. 775) *[...] bizzarra miscela di fantasy, brivido e umorismo macabro che ha il merito di portare le sue premesse sino alle estreme conseguenze. (''[[Killer Klowns from Outer Space]]''; 2011, p. 778) *[...] l'australiano Beresford tenta di staccarsi dai "colossi" storico-religiosi hollywoodiani, riuscendovi soltanto in parte. Esterni in Sardegna esaltati dalla fotografia di Donald McAlpine, pregevoli i contributi di K. Adam (scene) e J. Mollo (costumi). Più che [[Richard Gere|Gere]], attore di medie virtù, spicca [[Edward Woodward|E. Woodward]], re Saul di epico spessore. (''[[King David]]''; 2000, p. 685) ====L==== *Riduzione di un testo teatrale, scritto e messo in scena dallo stesso R.W.F. l'anno prima, è il più autobiografico tra i suoi primi film e un ammirevole esempio di trasposizione dal palcoscenico allo schermo. Attraverso la duplice dialettica servo/padrone e amore/denaro sfocia, con la protagonista che alla fine si ritrova nella situazione di partenza, in un melodramma tipicamente fassbinderiano. (''[[Le lacrime amare di Petra von Kant]]''; 2000, p. 691) *Grandi uomini s'affrontano nei grandi spazi di un grande Paese. Uno dei 10 western di [[Anthony Mann|A. Mann]], un nome, una garanzia. E com'era bravo [[James Stewart|J. Stewart]]. [[Rock Hudson|R. Hudson]] in un piccolo ruolo. Dal romanzo ''Bend of the Snake'' di Bill Gulick e 2º western del trio Mann-Stewart-Borden Chase, sceneggiatore: al posto dei due fratelli-nemici di ''[[Winchester '73|Winchester 73]]'' c'è una coppia di amici che hanno un passato simile, ma aspirazioni divergenti. (''[[Là dove scende il fiume]]''; 2000, p. 691) *[...] è – con ''[[Umberto D.|Umberto D]]'' (1952) – il risultato più alto del sodalizio [[Vittorio De Sica|De Sica]]-[[Cesare Zavattini|Zavattini]] e uno dei capolavori del neorealismo, quello che con ''[[Roma città aperta|Roma, città aperta]]'' (1945) fu più conosciuto all'estero. L'amore per i personaggi diventa vera pietà, la poesia del quotidiano non nasconde la realtà sociale. (''[[Ladri di biciclette]]''; 2000, p. 692) *Poco amato dagli hitchcockiani "puri" – e dallo stesso regista a causa degli errori di costruzione drammatica, dovuti alla deliberata fedeltà ai fatti; inoltre non ebbe successo di pubblico –, è un cupo, austero apologo sui temi del falso colpevole, del doppio e dell'inconscia paura di vivere. Frutto di una visione cristiana del mondo, fondato sul peccato originale [...]. [[Henry Fonda|H. Fonda]], così neutro, è perfetto, ma [[Vera Miles|V. Miles]] non gli è inferiore. (''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]''; 2000, p. 692) *Abilmente in bilico tra realismo e fantasia, è più interessante che divertente. (''[[Un ladro in paradiso]]''; 2000, p. 694) *Il romanzo di [[Pasquale Festa Campanile|P. Festa Campanile]] (1977) non è senza meriti, ma, trasposto in film, perde in sottigliezza quel che acquista in comicità farsesca. [[Enrico Montesano|E. Montesano]] s'impegna assai, [[Claudio Cassinelli|C. Cassinelli]] fa un Cristo dignitoso. (''[[Il ladrone]]''; 2000, p. 694) *Da un best seller (1903) di Henry De Vere Stacpoole, già portato sullo schermo in Inghilterra nel 1949 con ''[[Incantesimo nei mari del sud|Incantesimo nei Mari del Sud]]''. [[Randal Kleiser|R. Kleiser]], regista buono a poco e capace di tutto, ne ha cavato uno sciropposo fotoromanzo sentimentale, tutto imperniato sull'attesa: quando fornicheranno? Bella fotografia di Nestor Almendros. (''[[Laguna blu]]''; 2000, p. 695) *Con una tipica recitazione da Actors' Studio, [[Paul Newman|Newman]] al suo 3º film fa faville in una parte che era stata prevista per [[James Dean]]. Qualche eccesso romantico – in linea con il marchio M-G-M – e una buona ricostruzione ambientale di Little Italy. Nelle efficaci sequenze di pugilato [[Robert Wise|R. Wise]] sfodera le sue doti di ex montatore. (''[[Lassù qualcuno mi ama]]''; 2000, p. 698) *Fanno da traino a questa commedia toscana di caratteri la mora [[Maria Grazia Cucinotta|M.G. Cucinotta]] e [[Alessandro Haber|A. Haber]], prof. di filosofia e pittore della domenica, che si esibisce in una breve scena di infallibile recitazione spiritata. Commedia simpatica e fluttuante dove si colgono i debiti verso ''[[Amici miei]]'', gli echi dell'umorismo sulfureo dei [[Giancattivi]] e le tracce del naturalismo sociale nel quale si muovono i film-maker toscani con il loro campione [[Giuseppe Ferlito]]. (''[[I laureati]]''; 2000, p. 700) *In questo sontuoso megafilm epico su uno dei più affascinanti avventurieri del primo Novecento il vero protagonista è il deserto. Solida sceneggiatura di Robert Bolt, splendida fotografia, musica sovrabbondante [...]. All'epoca [[Peter O'Toole|P. O'Toole]] fu una rivelazione. (''[[Lawrence d'Arabia (film)|Lawrence d'Arabia]]''; 2000, p. 700) *Western sobrio e robusto che [[Robert Wise|R. Wise]] girò lo stesso anno di ''[[Lassù qualcuno mi ama]]''. Narrativamente sciapo, ma efficace a livello descrittivo. [[James Cagney|J. Cagney]] a disagio. (''[[La legge del capestro]]''; 2000, p. 702) *Uno dei 3 migliori western di [[Glenn Ford|G. Ford]], il più leggero e divertente. (Gli altri 2: ''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]'' e ''[[Cowboy (film 1958)|Cowboy]]''.) È un insolito omaggio all'allevatore di montoni, personaggio importante nel West ma non nel western. (''[[La legge del più forte]]''; 2000, p. 702) *Piuttosto ruffiano nel sentimentalismo con cui affronta il tema, accademico nello stile, ricco di carinerie, è soprattutto un film di attori, uno più bravo dell'altro. (''[[La legge del Signore]]''; 2000, p. 702) *Singolare equazione tra l'orripilante occidentale e il sadico orientale, unisce l'horror film di vampiri più classico al genere kung-fu. Un po' gratuito a livello narrativo, ma a modo suo affascinante. (''[[La leggenda dei 7 vampiri d'oro]]''; 2000, p. 703) *Visionario e rarefatto, ermetico e allegorico, incline al manierismo, ma con molti momenti e immagini di solenne bellezza. (''[[La leggenda della fortezza di Suram]]''; 2010, p. 801) *Thriller condotto con efficacia per tenere lo spettatore in tensione fino al finale a sorpresa. (''[[La lettera accusatrice]]''; 2000, p. 709) *Scritto con Franco Bernini e Umberto Contarello, il 7º film di [[Carlo Mazzacurati|Mazzacurati]] è più intelligente che riuscito, ma rimane un paradosso: la più originale commedia italiana della stagione 2000-2001 non ha trovato pubblico forse perché raffinata nella scrittura registica (la dolcezza dei paesaggi veneti nelle luci dell'ottimo A. Pesci), troppo agra e ironica nel tratteggiare il triste benessere e l'arroganza aggressiva del Nordest opulento, troppo intenta nell'esprimere empatia o nel concedere simpatia ai suoi due ''dropout'' (che poi sono due ''mona'' per il loro pessimo rapporto col denaro), ma anche alla vitalità cialtrona del "rom" di [[Toni Bertorelli|Bertorelli]]. Insomma: troppo colto e anomalo per avere successo. Recitato bene da tutti, benissimo da [[Fabrizio Bentivoglio|Bentivoglio]]. (''[[La lingua del santo]]''; 2010, p. 815) *[...] è un film edificante che gronda di buoni sentimenti. Inutilmente [[Mark Robson|M. Robson]] cerca di dargli il taglio di un racconto di azione avventuroso-bellica. [...] Segnò la definitiva riconsacrazione di [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] dopo lo scandaloso matrimonio con [[Roberto Rossellini|R. Rossellini]]. (''[[La locanda della sesta felicità]]''; 2000, p. 718) *Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell'epoca, il 1º film britannico di [[Stanley Kubrick|S. Kubrick]] migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di [[Vladimir Nabokov|Nabokov]]. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un [[Peter Sellers|P. Sellers]] straordinario nel suo proteiforme istrionismo. (''[[Lolita (film 1962)|Lolita]]''; 2000, p. 720) *2º film di [[Erminio Macario|Macario]], restituito alle sue origini piemontesi, girato a gran velocità dopo ''[[Imputato, alzatevi!]]'', inzeppato di riferimenti di attualità. Le connotazioni piccolo borghesi del comico cominciano ad accentuarsi. (''[[Lo vedi come sei... lo vedi come sei?]]''; 2000, p. 723) *In bilico tra il drammatico e l'umoristico, coniuga sveltezza con efficacia. Potabile. (''[[La luce fantasma]]''; 2000, p. 724) *È il 1º film con [[Alida Valli|A. Valli]]-[[Fosco Giachetti|F. Giachetti]], una coppia che diventerà famosa in quegli anni. Il 1º in cui [[Mario Mattoli|M. Mattòli]] fa tutto da solo. Il 1º presentato con la frase di lancio "i film che parlano al vostro cuore". A. Valli e [[Clara Calamai|C. Calamai]] incredibilmente sorelle. (''[[Luce nelle tenebre]]''; 2000, p. 724) *Abile, commosso, con una drammaticità in crescendo. (''[[Luciano Serra pilota]]''; 2000, p. 725) *[...] l'idea di origine non è male, ma [[Aurelio Chiesa|A. Chiesa]] non ha saputo farne buon uso. Inerte e prolisso. (''[[Luci lontane (film 1987)|Luci lontane]]''; 2000, p. 726) *Si sente la mano di [[Jacques Laurent|Cecil de Saint-Laurent]], autore di ''Caroline Cherie'' e sceneggiatore con Christian-Jaque e con Jacques Sigurd: è storia spudoratamente romanzata. Spettacolo fastoso di cartapesta. Cauto erotismo di lusso sapientemente amministrato. Lucrezia più disgraziata che colpevole. (''[[Lucrezia Borgia (film 1953)|Lucrezia Borgia]]''; 2000, p. 726) *Sullo sfondo (allora quasi inedito per il cinema) dei monti calabresi si svolge un dramma rusticano di passioni e psicologie elementari e schematiche, ma – in coppia con [[Silvana Mangano|S. Mangano]] reduce da ''[[Riso amaro]]'' – [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] dà una delle sue migliori interpretazioni. (''[[Il lupo della Sila]]''; 2000, p. 733) ====M==== *Irrealista sino all'astrazione, ma con una carica critica verso la rigidità del sistema scolastico. (''[[Maddalena... zero in condotta]]''; 2000, p. 740) *[[Vincente Minnelli|V. Minnelli]] lo diresse dopo aver letto saggi di [[Henry James]], [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], [[Sigmund Freud]] sul personaggio, concludendo che Emma è una donna che cerca la bellezza, ma la trova soltanto nella sua mente. Ebbe accoglienze contrastate dai critici che, comunque, ne apprezzarono il puntiglio nella rievocazione ambientale, l'eleganza della messinscena e la bella sequenza del ballo. (''[[Madame Bovary (film 1949)|Madame Bovary]]''; 2000, p. 738) *[[Douglas Sirk|D. Sirk]] è un maestro del melodramma stilizzato. Attori, messinscena, fotografia impeccabili. (''[[Magnifica ossessione]]''; 2000, p. 744) *[...] ha le ambizioni di una favola simbolica sul rifiuto di uscire dal mondo incantato dell'infanzia e sul modo con cui si avvelenano i suoi "verdi paradisi". In assenza di un linguaggio pertinente, lo scavalcamento del livello realistico per attingere i cieli alti del lirismo e della metafora si trasforma in comicità involontaria. Volonterosamente filodrammatici i 3 interpreti. (''[[Maladolescenza]]''; 2000, pp. 748-749) *È il 3º Frankenstein, e il peggiore, dell'onorevole Mr. Fisher, mal servito da un copione che sembra scritto in stato di ebbrezza alcolica. (''[[La maledizione dei Frankenstein]]''; 2000, p. 750) [[File:Malinconico autunno (1958) Gil - Sanson - Nazzari.jpg|miniatura|[[Yvonne Sanson]] e [[Amedeo Nazzari]] in ''[[Malinconico autunno]]'']] *[[Raffaello Matarazzo|R. Matarazzo]] (1909-66) ricalca con stanco languore temi, toni e metodi della stagione felice di ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' e ''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]'', rimettendo insieme per l'ultima volta la coppia [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]]. È un cinema che si ripiega su sé stesso e si affloscia. (''[[Malinconico autunno]]''; 2000, p. 751) *È la stuzzicante commedia erotica – a Catania, anni '50, aria alla [[Vitaliano Brancati|Brancati]] – che lanciò la farinacea [[Laura Antonelli|L. Antonelli]], splendidamente fotografata dal grande [[Vittorio Storaro]]. (''[[Malizia (film)|Malizia]]''; 2000, p. 751) *Curioso film, ricco di possibilità sostanzialmente non realizzate a causa di un intreccio debole e un po' confuso, ma anche di momenti interessanti e di un'ambientazione suggestiva. (''[[La mano dello straniero]]''; 2000, p. 758) *Adattata da [[Ercole Patti]] e [[Mario Soldati]], la commedia stempera il grottesco, si raccomanda per il nitore della confezione, dà filo da torcere ai critici che vorrebbero distinguere quanto in essa c'è di [[Luigi Pirandello|Pirandello]] e quanto di [[Mario Camerini|Camerini]]. (''[[Ma non è una cosa seria (film 1936)|Ma non è una cosa seria]]''; 2000, p. 758) *Un classico del genere strappalacrime-cattolico-edificante ad alto tasso di zuccheri sentimentali. (''[[Marcellino pane e vino]]''; 2000, p. 761) *È, forse, la più grande interpretazione di [[Greta Garbo|G. Garbo]], in perfetto equilibrio tra cuore e cervello. Fredda, ma, sotto, ribelle. Incandescente, ma controllata. Superba capacità di trarre il massimo dal minimo, ma non va trascurata l'eleganza geniale del regista. (''[[Margherita Gauthier]]''; 2000, p. 764) *Realizzato con mano sicura e con una grande ricchezza di mezzi, si avvale del fior fiore degli attori dell'epoca con una galleria di tipi ben caratterizzati, di una cornice decorativa di calibrata eleganza e di un adattamento, curato dal regista col commediografo Alessandro De Stefani, di apprezzabile stringatezza. È, a ritroso, l'elogio della nuova borghesia postrisorgimentale, opposta alla fatua decadenza dell'aristocrazia. Notevoli contributi di Ottavio Scotti scenografo e Maria De Matteis costumista. (''[[I mariti (Tempesta d'anime)|I mariti - Tempesta d'amore]]''; 2000, p. 768) *Come una gassosa sgasata. (''[[Un marito per il mese d'aprile]]''; 2000, p. 769) *Forse il film più psicanalitico di A. Hitchcock, e uno dei più incompresi e sottovalutati, uno dei suoi pochi insuccessi di pubblico. Divise anche la critica: i più lo considerano poco riuscito, nonostante la sua inquietante intensità (vicina a quella di ''Vertigo''), i meno lo tengono per un capolavoro per il modo con cui in questa perversa storia d'amore si alternano fiamme romantiche, misteri contorti della psiche, sospetti polizieschi. Memorabile interpretazione di T. Hedren (1935), mentre quella di S. Connery (1930) soffre dell'irrisolta duplicità con cui è scritto il personaggio: il suo atteggiamento protettivo (anche per autocensura) prevale troppo sul feticismo sadico. (''[[Marnie]]''; 2000, pp. 770-771) [[File:Marlene Dietrich in Morocco trailer.jpg|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]'']] *È il 1º dei 6 film Paramount della coppia [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. È anche il solo dove il mito di [[L'angelo azzurro (film 1930)|Lola-Lola]] è confrontato con un altro mito divistico, quello di un uomo fatale, concupito da tutte e inafferrabile. Tratto da un romanzetto di [[Benno Vigny]], è incantevolmente e perversamente stupido. (''[[Marocco (film 1930)|Marocco]]''; 2000, p. 771) *Scritto da [[Paddy Chayefsky]], ha il respiro narrativo di un racconto e le sue origini televisive sono evidenti. Un film senza grossi drammi, senza psicanalisi, che narra una realtà che diventa verità. È il primo dei teledrammi che verso la metà degli anni '50 furono rifatti a basso costo per il cinema, portando una ventata d'aria fresca nel cinema hollywoodiano. Anche se oggi la sua novità è difficilmente riconoscibile, grande fu la sua importanza storica. (''[[Marty, vita di un timido]]''; 2000, p. 772) *Un western bellico, anzi spionistico, di efficace confezione, ma senza vera personalità com'era il [[André De Toth|suo regista]], un guercio che altri due celebri guerci del West, [[John Ford]] e [[Raoul Walsh]] non tenevano in gran conto. (''[[La maschera di fango]]''; 2000, p. 773) *Attraverso la finzione romanzesca [[John Ford|Ford]] e il suo sceneggiatore Frank S. Nugent alludono a [[George Armstrong Custer|Custer]] e alla disfatta di Little Big Horn. Delizioso nella descrizione della vita in un forte, dialettico nella contrapposizione ideologica dei vari modi di concepire l'onore, la disciplina e gli altri caratteri della vita militare. (''[[Il massacro di Fort Apache]]''; 2000, p. 776) *Inadatta alla parte eppure affascinante, nonostante il contesto che spesso sfiora l'imbecillità o il ridicolo, [[Greta Garbo|G. Garbo]] dà qui un'altra prova del suo potere di irradiazione. (''[[Mata Hari (film 1931)|Mata Hari]]''; 2000, p. 777) *[...] è sicuramente il più costoso, probabilmente il più cupo, forse il più fantasioso ''cyber-action movie'' degli anni '90. Frutto di una disinvolta ibridazione tra il cinema d'arti marziali di Hong Kong, l'ideologia violenta del videogame, la fantascienza alla [[Philip K. Dick|P.K. Dick]] e la grafica dei fumetti, è un giocattolone divertente a livello figurativo e scenografico e sul piano dell'azione: sdoppiamenti, combattimenti, effetti speciali a iosa. Nel resto è un pastrocchio saccente e misticheggiante. I suoi fautori, interessati e non, sostengono che bisogna vederlo tre volte: la prima per l'impatto emotivo, la seconda per capire la storia, la terza per coglierne i significati più profondi. (''[[Matrix]]''; 2000, p. 780) [[File:John Wayne Mclintock 02.jpg|miniatura|[[John Wayne]] in ''[[McLintock!]]'']] *Commedia western verbosa, non priva di echi [[John Ford|fordiani]], che ha per modello ''La bisbetica domata'' di [[William Shakespeare|Shakespeare]], famosa per due scene: la rissa nel fango e quella in cui McLintock sculaccia la moglie in pubblico. Sconsigliato alle femministe. (''[[McLintock!|McLintock]]''; 2000, p. 782) *Guai a catena. Con la regina del melodramma italiano degli anni '50, [[Yvonne Sanson|Y. Sanson]], più infelice e disgraziata che mai. Bisogna avere un cuore di pietra per non divertirsi. (''[[Menzogna (film)|Menzogna]]''; 2000, p. 785) *Il grande impiego di mezzi, la cura per i costumi e l'ambientazione non bilanciano lo scarso approfondimento dei caratteri e il ritmo sonnolento della narrazione. (''[[Le meravigliose avventure di Marco Polo (Lo scacchiere di Dio)|Le meravigliose avventure di Marco Polo]]''; 2000, p. 786) *[...] 5º film di [[Nanni Moretti|N. Moretti]], il più grave e il meno nevrotico: la pena prevale sul sarcasmo, la costernazione sull'indignazione. Pur nel suo lucido laicismo di fondo, è il 1º film italiano sulla condizione sacerdotale. Nonostante una certa invadenza dell'attore a scapito del regista, Moretti ha alzato il tiro e fatto centro. (''[[La messa è finita]]''; 2000, p. 788) *Ispirata ai quattro Vangeli (ma in particolare a [[Vangelo secondo Marco|quello di Marco]]) con una forte componente mariana e una premeditata omissione del contesto storico-politico, questa vita di Cristo si rivolge all'umanità più che alla divinità del personaggio, espungendo gran parte dei miracoli e le profezie sulla fine del mondo e riducendo al minimo i riferimenti al soprannaturale. Esplicitamente popolare nel rispetto della tradizione iconografica, quasi da presepio, è un film tutto rosselliniano nell'illuminata indolenza, nel ritmo incalzante, nella disadorna semplicità della scrittura, nella trasparenza dello stile che può sembrare sciattezza. (''[[Il messia]]''; 2000, pp. 788-789) *Raccontato in tempo reale con una ingegneria narrativa che ha il suo culmine nella sparatoria finale, è una lezione di etica civile in forma di western e soffre di un certo schematismo delle psicologie e della tesi. (''[[Mezzogiorno di fuoco]]''; 2000, p. 791) *[...] il più accademico dei film di [[Sydney Pollack|S. Pollack]]: prolisso, un po' leccato, romanticissimo, quasi fotoromanzo. Ma c'è un lirismo autentico di fondo che lo riscatta. Per chi ha il mal d'Africa. (''[[La mia Africa]]''; 2000, p. 791) *Campione stagionale d'incassi negli USA in guerra, questa commedia sentimentale, imperniata sui buoni sentimenti e su un'idillica visione del mondo, può apparire oggi sdolcinata e svenevole, ma i duetti tra [[Bing Crosby|B. Crosby]] e [[Barry Fitzgerald|B. Fitzgerald]] rimangono deliziosi. (''[[La mia via]]''; 2000, p. 794) *Caposaldo del cinema hollywoodiano sui reduci [...]. Il lavoro del fotografo [[Gregg Toland]] su specchi, plexiglas e altre superfici riflettenti è straordinario. (''[[I migliori anni della nostra vita (film 1946)|I migliori anni della nostra vita]]''; 2000, p. 798) *Elegante e allegra, la commedia lanciò la diciottenne [[Alida Valli|A. Valli]]. È uno dei film più tipici del filone "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]". (''[[Mille lire al mese (film)|Mille lire al mese]]''; 2000, pp. 800-801) *Teso film di suspense fantapolitica con un gruppo di personaggi ben disegnati e un ruvido stile semidocumentaristico (l'evacuazione della popolazione londinese). Non fa concessioni al sensazionalismo né scantona nella propaganda ideologica. (''[[Minaccia atomica]]'', 2000, p. 804) [[File:The Outlaw.JPG|miniatura|[[Jane Russell]] ne ''[[Il mio corpo ti scalderà]]'']] *C'è la mano di [[Howard Hawks]] in questo bizzarro western del miliardario [[Howard Hughes|H. Hughes]], fondato sul disprezzo della donna, valutata da tutti meno di un cavallo. La storia della lavorazione e delle lotte con la censura (che ne permise la libera circolazione soltanto nel 1950) è quasi più interessante del film stesso [...]. (''[[Il mio corpo ti scalderà]]'', 2000, p. 806) *Diretto dal regista della ''[[La storia infinita (film)|Storia infinita]]'' è un film di fantasia intimista realizzato con grande dispiego di mezzi, sul tema del "diverso". (''[[Il mio nemico (film)|Il mio nemico]]'', 2000, p. 806) *È un proseguimento ideale dei ''Trinità'' (manca [[Bud Spencer]]) e per molti versi è meglio dei suoi "genitori": la contrapposizione [[Terence Hill|Hill]]-[[Henry Fonda|Fonda]] è un'invenzione furbesca che tiene in piedi un western allegro e divertente. Ideato e prodotto da [[Sergio Leone]]. (''[[Il mio nome è nessuno]]'', 2000, p. 807) *Il pessimismo di [[Yves Allégret|Y. Allegret]] e del suo sceneggiatore Jacques Sigurd si stempera qui nella malinconia, in una lucida e rassegnata accettazione della vita com'è. In un'Italia da cartolina illustrata un pessimo [[Jean Marais|J. Marais]] gesticola a vuoto di fronte a una [[Alida Valli|A. Valli]] luminosa e bravina, nel suo 1° film europeo dopo la diseguale parentesi hollywoodiana. (''[[I miracoli non si ripetono]]'', 2000, p. 808) *Tentativo, parzialmente riuscito, di uscire dalla cronaca neorealistica per la via di un surrealismo grottesco e di una tenera buffoneria, minacciati da un poeticismo fumoso. (''[[Miracolo a Milano]]''; 2000, p. 809) *Deliziosa commedia fantastica alla [[Frank Capra]], forse il migliore film natalizio nella storia di Hollywood per la sapiente miscela di sentimento e umorismo; l'esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull'ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali. Per bambini, ma anche per adulti. Scritto con garbo e brio, recitato benissimo in tutti i reparti. (''[[Il miracolo della 34ª strada]]''; 2000, p. 809) *Diligente, corretta, colorita. ([[Miseria e nobiltà (film 1940)|''Miseria e nobiltà'', 1940]]; 2000, p. 811) *Teatro filmato sì, ma dichiarato, esplicito. Con le leggere modifiche di Ruggero Maccari e dello stesso regista, la commedia omonima (1888) di Eduardo Scarpetta funziona ancora benissimo. Totò è grande, F. Faldini bella. ([[Miseria e nobiltà|''Miseria e nobiltà'', 1954]]; 2000, p. 811) *Ai limiti del ridicolo e del Kitsch più efferato, il plot serve a [[Josef von Sternberg|J. von Sternberg]] per uno dei suoi film più deliranti per stravagante barocchismo [...] che esalta, sbeffeggiandola, tutta la anarchica mitologia sternberghiana; una galleria di personaggi memorabili nella loro perversa bizzarria, colpi di scena a ripetizione, sequenze di sinistra forza descrittiva: il casinò come girone infernale, il banchetto di Mother Gin Sling, il carnevale del Capodanno cinese. (''[[I misteri di Shanghai]]''; 2000, p. 816) *[...] sfarzoso, accademico e greve [...]. (''[[La monaca di Monza (film 1962)|La monaca di Monza]]''; 2000, p. 826) *Se Turi Vasile, Diego Fabbri, Ennio Flaiano, Antonio Pietrangeli, Jean Ferry, Suso Cecchi D'Amico – responsabili del testo deleterio col regista – meriterebbero una severa condanna, A. Nazzari e A. Valli sono assolti per insufficienza di prove, gli altri attori per non aver commesso il fatto. (''[[Il mondo le condanna]]''; 2000, p. 829) *[...] tante firme per una gradevole commedia con due ottimi protagonisti, musiche efficaci. (''[[Montecarlo (film 1956)|Montecarlo]]''; 2000, p. 832) *Non lo sembra, ma è un film a suspense (psicologica), sorretta dalla musica di [[Dimitri Tiomkin|D. Tiomkin]] e dalla finezza di [[Joseph Cotten|J. Cotten]]. [[Andrew L. Stone|A.L. Stone]] l'ha anche scritto. A modo suo, un piccolo film d'autore. (''[[La morsa d'acciaio]]''; 2000, p. 835) *Esordio nel lungometraggio del trentacinquenne [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] con un mediocre western su cui il produttore, fratello di [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], è intervenuto continuamente, infierendo poi anche sul montaggio. (''[[La morte cavalca a Rio Bravo]]''; 2000, p. 837) *[...] un giallo vecchiotto e datato con una suggestiva ambientazione e colpi di scena a ripetizione. (''[[Il mostro che uccide]]''; 2000, p. 842) *Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[Il mostro della laguna nera]]''; 2010, p. 952) ====N==== *77º film di [[Bette Davis|B. Davis]], ancora una volta alle prese con un personaggio sinistro, ma giuocato su un registro "freddo" e frenato. Il merito è della regia, ma anche della sceneggiatura (da un romanzo di Evelyn Piper) di Jimmy Sangster: la partita di gatto e topo tra la governante e il bambino è diretta con un crescendo magistrale. (''[[Nanny, la governante]]''; 2000, p. 852) *Tratto dal romanzo di George Dyer, è un thriller nella migliore tradizione della Warner Bros, condotto a un ritmo veloce fino all'ultimo respiro, fotografato – benissimo – da Tony Gaudio. Personaggi stereotipati ma funzionali. B. Davis intensa. (''[[Nebbia a San Francisco]]''; 2000, p. 858) *Un melodramma teso, duro, ben condotto da [[Martin Ritt|Ritt]] e affidato all'interpretazione di una coppia di attori molto bravi, [[John Cassavetes|Cassavetes]] e [[Sidney Poitier|Poitier]], che si calano magistralmente nella psicologia dei personaggi. (''[[Nel fango della periferia]]''; 2000, p. 860) *Sceneggiato con [[Suso Cecchi D'Amico]], è più un film d'attori (anzi di attrici) che d'autore, ma contraddistinto, come quasi sempre in [[Renato Castellani|Castellani]], da un sapiente ritmo narrativo: una macchina che funziona come un orologio, nonostante l'intelaiatura rapsodica. (''[[Nella città l'inferno]]''; 2000, p. 861) *[[Max Ophüls|Ophüls]] prese in mano il film, iniziato da [[John Berry]], in condizioni disastrose e si districò ammirevolmente. È il suo film più fittamente parlato, ma gli attori sono diretti benissimo. Assai interessante la tematica. (''[[Presi nella morsa|Nella morsa]]''; 2000, p. 862) *Un classico – un po' sopravvalutato – del cinema gangster, in cui [[William A. Wellman|Wellman]] – che inizialmente voleva dare la parte di Powers a [[Edward Woods (attore)|E. Woods]] – sa mescolare con intelligenza violenza e romanticismo per dire che è anche la povertà a generare il crimine. (''[[Nemico pubblico (film 1931)|Nemico pubblico]]''; 2010, p. 979) *Personaggio-guida di questo film sui disinganni e le curiosità erotiche dell'infanzia, cavato da un romanzo di [[Cesare Lanza]], è il piccolo, precoce e sdentato {{sic|Jo}} ([[Sven Valsecchi|S. Valsecchi]]), innamorato della cuginetta Nené ([[Leonora Fani|E. Fani]]), tredicenne sveltina [...]. Pastosa fotografia di [[Pasqualino De Santis|P. De Santis]], garbate musiche di [[Francesco Guccini]] e una galleria di personaggi tra cui [[Rita Savagnone|R. Savagnone]], esimia doppiatrice e brava attrice, un ottimo [[Tino Schirinzi|T. Schirinzi]] [...]. (''[[Nenè (film)|Nenè]]''; 2000, p. 865) *Curioso noir giudiziario, forse sottovalutato, scritto da Johann Latimer da una storia di Gordon McDonell che fornì a Hitchcock il soggetto di ''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''. (''[[Nessuno mi crederà]]''; 2000, p. 866) *È il 1º techno-thriller che fa perno su Internet, in forma di incubo e in cadenze di racconto da inseguimento. Assurdo a livello logico, sul piano emotivo è una sagra del già visto, del banale, del prevedibile. In questo veicolo per la [[Sandra Bullock|Bullock]] che ha grinta, grazia e sessappiglio, soltanto il contesto informatico è interessante. (''[[The Net - Intrappolata nella rete]]''; 2010, p. 983) *2 parti, 2 atmosfere: il nero notturno metropolitano, il bianco innevato del villaggio. E una conversione emotiva. Il tema centrale è tipico di [[Nicholas Ray|Ray]]: la violenza dentro noi tutti, e l'influenza dell'ambiente e della famiglia sul carattere. Un po' schematico (Ray lo considerò riuscito a metà), ma il sobrio lirismo dello stile e la forza dell'interpretazione ([[Robert Ryan|Ryan]] specialmente) sono innegabili. Bianconero di G.E. Dishant e musica suggestiva di [[Bernard Herrmann|B. Herrmann]]. (''[[Neve rossa (film)|Neve rossa]]''; 2010, p. 984) *Del racconto di [[Ernest Hemingway]] (uno dei ''49 racconti'', 1938) da cui è tratto è rimasto poco. La vicenda è stata rimpolpata da [[Casey Robinson]] con un deprecabile gusto di sicuro effetto sui gusti più banalmente romanzeschi del pubblico. Un budino dolce innaffiato di un liquore di cattiva marca. Bella fotografia di [[Leon Shamroy]]. (''[[Le nevi del Chilimangiaro]]''; 2000, p. 868) *{{NDR|Su [[Steven Seagal]]}} Al suo confronto, in termini di recitazione, [[Chuck Norris]] sembra [[Laurence Olivier]]. (''[[Nico (film)|Nico]]''; 2000, p. 870) *Attivo nel muto dal 1915, [[Guido Brignone|Brignone]] (1887-1959) diresse la 27enne [[Yvonne Sanson|Sanson]], nata a Salonicco, regina del melodramma, dall'anatomia vistosa e dal volto addolorato in questo drammone napoletano alla [[Carolina Invernizio]] che non vale quelli di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]]. (''[[Noi peccatori]]''; 2000, p. 877) [[File:Noivivi giachetti+valli.jpg|miniatura|[[Fosco Giachetti]] e [[Alida Valli]] in ''[[Noi vivi]]'']] *[...] è un melodramma quasi tutto d'interni, cupo, monocorde, affidato al bianconero aspro di Giuseppe Caracciolo che tende a creare un'atmosfera grigia e nebbiosa e punta sui primi piani. Efficace e funzionale la squadra degli interpreti (altro punto a favore della regia) tra cui spiccano un sobrio, intenso [[Fosco Giachetti|Giachetti]] e la malinconica [[Alida Valli|Valli]] nel fulgore dei suoi ventun anni. (''[[Noi vivi|Noi vivi - Addio, Kira]]''; 2000, p. 877) *[...] è uno ''shocker'' di importanza storica che aprì la strada alla profonda metamorfosi del cinema orrorifico tra gli anni '70 e '80, imperniato sull'ossessione fantastica dello smembramento del corpo rappresentato in tutta la sua fisicità. Forsennato e visionario, è leggibile a diversi livelli. (''[[Non aprite quella porta (film 1974)|Non aprite quella porta]]''; 2000, p. 879) *Violenza portata a livelli di truculenza insostenibile che viene poi spinta inutilmente verso un grottesco senza freni. L'itinerario successivo di [[Tobe Hooper|T. Hooper]] (1944) ha dimostrato che aveva poco da dire. Bisogna arrivare fino a ''[[The Mangler - La macchina infernale|The Mangler]]'' (1994) per trovare un film notevole, almeno in parte. (''[[Non aprite quella porta - Parte 2]]''; 2000, p. 879) *È un congegno teatrale [...] che non ha trovato né uno sceneggiatore né un regista adatti: tutto funziona – gli interpreti, il dialogo, l'ambientazione – tranne il racconto che non ha né ritmo né invenzioni. (''[[Non siamo angeli (film 1955)|Non siamo angeli]]''; 2000, p. 883) *Con la cauzione di una scrupolosa fedeltà alla cronaca, è un edificante film di propaganda religiosa, caratteristico del periodo di guerra fredda: quasi più anticomunista che filocattolico. Alla Warner dovevano farsi perdonare di aver prodotto ''[[Mission to Moscow]]'' (1943). (''[[Nostra Signora di Fatima (film)|Nostra Signora di Fatima]]''; 2000, p. 888) *Sulla base di un romantico e spudorato melodramma d'amore (scritto benissimo da [[Ben Hecht]] che, con [[Claude Rains|C. Rains]], fu "nominato" all'Oscar), è un thriller razionalista e crudele che trasmette allo spettatore emozioni e malessere. Il suo leit-motiv è il bere. [[Ingrid Bergman|Bergman]] iperluminosa. A differenza degli altri film hitchcockiani di spionaggio, non c'è spazio per l'umorismo. (''[[Notorious - L'amante perduta]]''; 2000, p. 889) *[...] è forse la migliore versione del romanzo, sicuramente la più fastosa (più di 3000 comparse) e la più suggestiva a livello figurativo (splendido bianconero di Joseph H. August, scene di Van Nest Polglase). L'interpretazione di Laughton fu molto lodata, ma oggi appare schiacciata dal trucco e dal poco spazio che la sceneggiatura gli concede per approfondire la psicologia del personaggio. Ne escono meglio M. O'Hara e C. Hardwicke in una compagnia di attori ben diretti da un Dieterle che mise a frutto la lezione del grande regista teatrale Max Reinhardt. Non sono da trascurare, perché inseriti con accorta leggerezza, gli accenni polemici contro l'oscurantismo, il fanatismo, la violenza, la discriminazione razziale, implicitamente diretti all'ideologia e alla politica del nazionalsocialismo. (''[[Notre Dame (film 1939)|Notre Dame]]''; 2000, p. 889) *Uno dei più teneri film d'amore nella Hollywood degli anni '30. È anche appassionato, ma il fuoco cova sotto le ceneri, grazie a un [[King Vidor|Vidor]] insolitamente misurato che descrive bene l'ambiente di emigrati polacchi. 3º e ultimo tentativo di [[Samuel Goldwyn]] di fare di [[Anna Sten|A. Sten]] una nuova [[Greta Garbo|Garbo]]. (''[[Notte di nozze (film 1935)|Notte di nozze]]''; 2000, p. 894) *[...] è uno dei tanti film di [[Bela Lugosi]] detto "''the king of horror''". Questa volta gli sceneggiatori hanno raschiato il fondo del barile. (''[[Notti di terrore|La notte dei pipistrelli]]''; 2010, p. 1012) *[...] è un discreto western con una storia insolita, ben recitato, sostenuto da un suggestivo bianconero di Russell Harlan e almeno una sequenza da ricordare: lo scontro Ryan/Ives in montagna nella neve. (''[[La notte senza legge]]''; 2000, p. 896) *Girato a ritmo frenetico, immagini ricercate e patinate secondo i canoni della pubblicità postmoderna, colonna sonora accattivante: un interminabile spot pubblicitario che tenta di vendere il prodotto "sesso". (''[[9 settimane e ½]]''; 2000, p. 899) ====O==== *Vi si porta alle estreme conseguenze la riflessione sul cinema come ''voyeurismo'' e atto di immobilizzazione della vita; la sdrammatizzazione del racconto accresce l'efficacia della dimostrazione le cui implicazioni sono multiple e tortuose come in un giuoco di specchi. (''[[L'occhio che uccide]]''; 2000, p. 906) *[...] è un noir a tesi dove la scrittura registica di taglio espressionista, peraltro applicata da [[Edward Dmytryk|E. Dmytryk]] con artificiosità, è subordinata al messaggio antirazzista, indebolendolo per mancanza di approfondimento. Pur non trascurando l'influenza del neorealismo italiano nella produzione RKO di quel periodo di cui fu un'opera di punta (e come tale premiata a Cannes), rimane da constatare l'idoneità del film noir a suggerire il malessere, le frustrazioni, le fobie del primo dopoguerra negli Stati Uniti. (''[[Odio implacabile]]''; 2000, p. 908) *Uno dei migliori film di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]] in assoluto, apprezzato persino dai critici e dagli spettatori più refrattari al suo fascino, dai fautori della verosimiglianza e della psicologia. [...] È il suo thriller più quieto, affabile, inquietante. (''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]''; 2000, p. 914) *18º film di [[Nicholas Ray|Ray]], e inizio della sua parabola discendente. 2 temi a lui cari: bellezza e violenza, qui entrambi attributi della natura. Fotografia bellissima. Antropologicamente presuntuoso e schematico. (''[[Ombre bianche]]''; 2000, p. 916) *È forse il migliore dei ''whodunit'' (chi l'ha fatto?) [[Alfred Hitchcock|hitchcockiani]], un genere che il regista non amava. Ma, accettato lo schema, sono parecchie le tragressioni. [[Herbert Marshall|Marshall]] eccellente. (''[[Omicidio!|Omicidio]]''; 2000, p. 917) *Questo ''[[Rocco e i suoi fratelli]]'' degli antipodi, tratto dal romanzo omonimo di Alan Duff, è un melodramma iniziatico, romanzo di formazione, tragedia urbana con eccessi, truculenze, ridondanze, condotto a ritmo incalzante, impregnato di un'energia coinvolgente, illuminato dalla memorabile Madre Courage di [[Rena Owen|R. Owen]]. (''[[Once Were Warriors - Una volta erano guerrieri]]''; 2000, p. 918) *È, in una certa misura, il patto di Faust aggiornato alla moderna tecnologia. L'idea originale è di un romanzo di David Ely, sapientemente sceneggiato da Lewis John Carlino. Come con la fantapolitica di ''[[Va' e uccidi]]'' (1962), [[John Frankenheimer|Frankenheimer]] è a suo agio con la fantasociologia; gli dà una mano con un suggestivo bianconero il vecchio James Wong Howe, operatore di merito. Finale allucinante, attaccare le cinture. (''[[Operazione diabolica]]''; 2000, p. 921) *Western nel quale due opposte psicologie ([[Henry Fonda|Fonda]] nella parte del cattivo, [[James Stewart|Stewart]] nella parte dello sceriffo) si affrontano con sapiente orchestrazione. Lento e stiracchiato. Tra i registi americani l'unico Mc (o Mac) che conta è [[Leo McCarey|McCarey]] (1898-1969). (''[[L'ora della furia]]''; 2000, p. 923) *[...] uno dei più foschi e appenati di [[Ingmar Bergman|Bergman]]. Il ricorso all'espediente dei fantasmi è giocato sulle corde di una ironia romantica che, nelle intenzioni dell'autore, è uno strumento per far sì che lo spettatore non s'identifichi nei personaggi, ma mantenga un distacco critico. (''[[L'ora del lupo]]''; 2000, p. 923) [[File:Orca (1977) trailer - Richard Harris 3.png|thumb|[[Richard Harris]] ne ''[[L'orca assassina]]'']] *Tentativo poco riuscito di mischiare orrore, suspense ed ecologia in un'avventura in cui si passa dalla parte della preda. (''[[L'orca assassina]]''; 2010, p. 1049) *Scritto e diretto dallo sceneggiatore di ''[[9 settimane e ½|Nove settimane e ½]]'', è un PIF (prodotto industriale di finzione) che può essere classificato, secondo i gusti, come un porno soft passabilmente idiota o come una macchina erotica la cui benzina è fornita dal folclore brasiliano. Persone del dramma: 1) enigmatico e abbronzatissimo uomo d'affari con qualche problema sessuale e cerchietto d'oro all'orecchio sinistro; 2) giovane avvocata di strepitosa anatomia, sottoposta a Rio de Janeiro a molteplici tentazioni della carne; 3) dinamica manager ad alta tensione che si assenta dall'azione, spostandosi a Buenos Aires. Erotismo acquatico che spande. Le varie edizioni del film variano di lunghezza secondo gli usi censori locali. (''[[Orchidea selvaggia (film 1989)|Orchidea selvaggia]]''; 2000, p. 925) *Ben confezionato, il prodotto è di una banalità e frivolezza irrecuperabili ma, a modo suo, documento di un'epoca. Componente erotica esplicita. (''[[Ore 9: lezione di chimica]]''; 2000, p. 926) *C'è qualche eco del grande [[David Wark Griffith|Griffith]] in questo melodramma all'aria aperta sullo sfondo dei montagnosi paesaggi canadesi. Personaggi disegnati con l'accetta. (''[[Ossessione di donna]]''; 2000, p. 934) *L'arrivo di tre ambigui domestici e l'apparizione "impossibile" del marito rafforza il clima angoscioso di questa ''ghost story'' di occupazione, risolta con un colpo di scena finale alla [[M. Night Shyamalan|Shyamalan]] che ne ribalta la natura e i significati. Chi sono gli "altri", gli "intrusi" della casa? Il tema del mondo dei morti che si mescola con quello dei vivi innerva questa storia, strutturata a scatole cinesi e fondata su quell'esitazione che, secondo [[Cvetan Todorov|Tzvetan Todorov]], è il principio che dà vita al fantastico: qui l'incertezza è, insieme, dello spettatore e di alcuni personaggi. Il finale che la scioglie riporta al livello realistico (o almeno razionale in chiave psicoanalitica) un film che comincia dove finisce la storia di [[Medea]]. [[Alejandro Amenábar|Amenabar]], anche sceneggiatore, lo governa con astuzia imitativa, virtuosistica compattezza figurativa (fotografia di Javier Aguirresarobe) e innegabile efficacia nel sostenere la suspense. Ben doppiata da [[Chiara Colizzi]], la [[Nicole Kidman|Kidman]] sostiene intrepidamente il confronto con [[Deborah Kerr]] e altre [[Joan Fontaine]] del passato. (''[[The Others (film 2001)|The Others]]''; 2010, p. 1059) *[...] è un [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] con il ritmo veloce e il cinismo di un [[Howard Hawks|Hawks]]. Con ''[[Desiderio (film 1936)|Desiderio]]'' (1936), ''[[Angelo (film 1937)|Angelo]]'' (1937) e ''[[Ninotchka]]'' (1939), costituisce un piccolo trattato lubitschiano di economia politica sul fascino discreto del capitalismo. (''[[L'ottava moglie di Barbablù (film 1938)|L'ottava moglie di Barbablù]]''; 2010, p. 1059) *Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con "La Dolce Vita". Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli estranei, con i Guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire, con sé stesso. "L'enfer c'est les autres", aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita – e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà. (''[[8½]]''; 2010, p. 1060) ====P==== *Il film è quasi inguardabile, ma si può ascoltare. (''[[I pagliacci (film 1943)|I pagliacci]]''; 2000, p. 943) *Possiede tutti i requisiti di un buon gangster film: rapidità, eccitazione, suspense e quel tocco di nobiltà che gli dà una patina elegiaca. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2000, p. 945) *Braccato dalla polizia, sulla Sierra Nevada {{NDR|Roy Earle}} trova nella morte la libertà che sognava, in una splendida sequenza finale, esaltata dal BN di Tony Gaudio (1885-1951). Dal romanzo ''High Sierra'' (1940) di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]], da lui sceneggiato con [[John Huston|J. Huston]], fu una svolta nella carriera di [[Humphrey Bogart|H. Bogart]], promosso a protagonista. Possiede tutti i requisiti di un buon ''gangster movie'' con un retrogusto di nobile malinconia che lo fa sconfinare nel noir introspettivo. (''[[Una pallottola per Roy]]''; 2010, p. 1069) *Bistrattato a suo tempo perché giudicato pretenzioso, fu poi rivalutato: è una bella storia d'amore raccontata in modi bizzarramente poetici e illuminata da una fulgida [[Ava Gardner|Gardner]]. Un film che ha il coraggio delle sue idee. (''[[Pandora (film)|Pandora]]''; 2000, p. 946) *Campione d'incassi a sorpresa della stagione 2003-04 davanti a ''[[Natale in India]]'' con grande gaudio di [[Leonardo Pieraccioni|L. Pieraccioni]] (anche produttore e sceneggiatore con [[Giovanni Veronesi]]), della Medusa e degli esercenti tutti. Caso più unico che raro di comico fiorentino alla camomilla, Pieraccioni, minacciato dai 40 anni, raggiunge qui il limite di una tisana calmante ed emolliente. (''[[Il paradiso all'improvviso]]''; 2010, p. 1075) *È un turgido melodramma in costume che appartiene al periodo d'oro (1939-44) della [[Bette Davis|Davis]], qui quasi superata da [[Barbara O'Neil|B. O'Neil]] [...]. (''[[Paradiso proibito]]''; 2000, p. 952) *Liberamente tratto da un romanzo di Bruna Piatti, questo ritratto di un'adolescente sgallettata che accumula esperienze amorose ed errori è l'occasione di una commedia agile, attendibile, lucida, senza cedimenti al moralismo, ma non superficiale nella descrizione della condizione femminile in una città di provincia. Intorno alla [[Catherine Spaak|Spaak]], maturata, una bella galleria di caratteri tra cui spiccano quelli di [[Salvo Randone|Randone]], [[Lando Buzzanca|Buzzanca]], [[Nino Manfredi|Manfredi]]. (''[[La parmigiana]]''; 2000, p. 954) *[...] è una partita a tre in cui la penuria di denaro del trio che fa una vita da bohème corrisponde alla privazione del sesso. [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] e [[Ben Hect|Hecht]] hanno camminato sul filo del rasoio per evitare, data la materia, gli attacchi delle potenti associazioni in difesa della pubblica moralità, ma incorsero ugualmente nella censura del Codice Hays, da poco entrato in vigore. [[Edward Everett Horton|E.E. Horton]], principe dei caratteristi, riesce a sopravanzare le 2 star maschili. (''[[Partita a quattro]]''; 2000, p. 955) *Western piacevole con una giusta dosatura di commedia e di dramma (con una rissa da saloon da antologia), con un [[James Stewart|J. Stewart]] che dietro la semplicità nasconde sicurezza di sé stesso, coraggio nell'azione, e una [[Marlene Dietrich|Marlene]] bella, sguaiata, prorompente che canta in modo indimenticabile ''See What the Boys in the Back Room Will Have''. (''[[Partita d'azzardo]]''; 2010, p. 1082) *Western storico apprezzabile per la rievocazione del tempo e qualche efficace scena d'azione, ma fiacco nella drammaturgia e sbilanciato dal rilievo dato alla figura "demoniaca" di John Brown ([[Raymond Massey|R. Massey]]). (''[[I pascoli dell'odio]]''; 2000, p. 956) *Nella sceneggiatura del regista siciliano e di Nennella Bonaiuto si mescolano racconti popolari, leggende, realtà. Non sempre alle ambiziose intenzioni corrispondono i risultati. Dopo un bel prologo sulla nascita del protagonista, il viaggio appare illustrativo e inerte. La tematica verghiana dei "vinti" si fonde con l'amore per i cantastorie siciliani in un discorso che accomuna la storia secolare del popolo ebraico e la polemica contro il potere delle istituzioni, l'intolleranza dogmatica per il diverso e la chiusura alle novità che vengono dal basso. Uno spiraglio di speranza si appoggia alla consapevolezza rimossa che "siamo tutti figli di Abramo". (''[[La passione di Giosuè l'ebreo]]''; 2010, p. 1086) *Senza pretese, scorrevole. (''[[La paura fa 90]]''; 2000, p. 964) *[...] è un poliziesco di routine, ma vale più della sua fama. Ha il torto di raccontare una storia in cui sono i cattivi che hanno paura e di avere in [[Jane Wyman|J. Wyman]] un'attrice fuori parte, ma l'ambientazione londinese e teatrale è deliziosa: la prima mezz'ora (con la festa di beneficienza in giardino) e il finale sono notevoli e, in bilico tra ambiguità e volgarità, [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] lascia il segno. (''[[Paura in palcoscenico]]''; 2000, p. 964) *Tratto da un romanzo di Stuart Engstrand, è un film sotto il segno dell'eccesso, un noir esasperato, dominato dal chiaroscuro (fotografia di Robert Burks), così oltraggiosamente cattivo da diventare buono. (''[[Peccato (film)|Peccato]]''; 2000, p. 967) *Uno dei pochi insuccessi commerciali di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], e uno dei suoi rari film in costume. Conta per una [[Ingrid Bergman|I. Bergman]] (con [[Joseph Cotten|J. Cotten]] fuori parte) straordinaria, l'uso del piano-sequenza, l'ambientazione, la fotografia di [[Jack Cardiff|J. Cardiff]]. Verboso. Finale debole. (''[[Il peccato di Lady Considine]]''; 2000, p. 968) [[File:La peccatrice (film 1940) Paola Barbara.png|thumb|[[Paola Barbara]] ne ''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]'']] *Film denso che dà spesso nel tragico. Melodramma con risvolti di critica sociale. Alcuni momenti di grande intensità. La [[Paola Barbara|Barbara]] è di un'espressività penetrante. (''[[La peccatrice (film 1940)|La peccatrice]]''; 2000, p. 969) *È un grottesco poema satirico che osa paragonare la dittatura stalinana a quella hitleriana con un accostamento che a molta parte della sinistra occidentale ripugnava allora e oggi ripugna ancora (un po' meno). (''[[Pentimento (film 1984)|Pentimento]]''); 2010, p. 1099) *Un film che parla al cuore: un dramma "[[Melodramma strappalacrime|d'appendice]]", quel genere che in letteratura ebbe la sua stagione di grazia nel periodo umbertino e che il pubblico popolare italiano continuò ad amare fino agli anni '60. (''[[Perdonami!|Perdonami]]''; 2000, p. 975) *Film così, oggi, non sanno farli più, e non soltanto perché attori con quel carisma non ne esistono più in circolazione. L'assurdo e il sublime vanno a braccetto, la 1ª parte è nettamente superiore alla 2ª, ma perché chiedere la luna quando si hanno le stelle? [...] [[Bette Davis|B. Davis]] era capace di tutto, anche di un personaggio romantico. (''[[Perdutamente tua]]''; 2000, p. 976) *[...] è diventato un film sadiano di forte suggestione e di inquietante atmosfera esotica con la sequenza della caccia splendidamente fotografata e montata. È interessante come predecessore di ''[[King Kong (film 1933)|King Kong]]'' [...]. (''[[Pericolosa partita]]''; 2000, p. 978) *Il programmatico disinteresse per la logica narrativa esplode nel delirio truculento dell'ultima mezz'ora con 4 o 5 finali infilati l'uno nell'altro, ulteriore dimostrazione di un narcisismo esibizionistico quasi disperato. (''[[Phenomena]]''; 2010, p. 1113) *Suspense, bizzarria, sorprese ed effetti speciali primitivi ma efficaci. (''[[Il pianeta proibito]]''; 2000, p. 986) *Scritto da Jonathan Lemkin (''[[L'avvocato del diavolo]]''), è un film di SF spaziale d'andazzo che, nonostante qualche ambizioncella metafisica nell'avvio, s'incanala in schemi narrativi di convenzione, con personaggi stereotipati e sviluppi prevedibili. La corretta regia è del sudafricano A. Hoffman, esordiente nel lungometraggio dopo premiate esperienze incampo pubblicitario. Suggestivi paesaggi desertici, trovati in Giordania e Australia. (''[[Pianeta rosso]]''; 2010, p. 1115) *L'anomala misoginia di [[Robert Aldrich|R. Aldrich]] tocca qui il vertice del barocchismo. (''[[Piano... piano, dolce Carlotta]]''; 2000, p. 986) *Potabile sul versante della commedia, insopportabile quando inclina al sentimentalismo. (''[[Piccole donne (film 1949)|Piccole donne]]''; 2000, p. 989) *Ambientato alla fine dell'Ottocento, è uno dei più perfetti esempi di teatro filmato che paradossalmente diventa cinema proprio nella misura in cui [[William Wyler|Wyler]] è rimasto fedele non solo al dramma (1939) di [[Lillian Hellman]], ma alla scenografia e alla messinscena. Alle luci il grande [[Gregg Toland]]. L'unica riserva che si può fare è, paradossalmente, quella di un eccesso di perfezione. (''[[Piccole volpi]]''; 2000, p. 989) *Tratto da un best seller (1933) di [[Erskine Caldwell]], molto discusso per il suo crudo realismo incline al grottesco, e sceneggiato da [[Philip Yordan]]. Accolto severamente dalla critica, forse a causa dei suoi frequenti cambi di marcia e di tono, è un film molto caro al suo regista, meno al suo sceneggiatore ("Troppo teorico, non abbastanza fisico"). Tutti d'accordo, invece, su [[Robert Ryan|Ryan]], capofamiglia di statura biblica. (''[[Il piccolo campo]]''; 2000, p. 991) *Classico del genere gangsteristico, caratterizzato, oltre che dalla memorabile interpretazione di [[Edward G. Robinson|E.G. Robinson]], dal taglio spedito e asciutto, quasi cronachistico del racconto, tratto da un romanzo di [[W. R. Burnett|W.R. Burnett]]. Datato, ma che forza! (''[[Piccolo Cesare]]''; 2000, p. 991) *Western anomalo e, in un certo senso, unico, ha qualcosa del racconto filosofico francese del Settecento (non lontano dal ''Candide'' di [[Voltaire]]) e del romanzo picaresco spagnolo. La smitizzazione del West e dei suoi miti (bianchi) è radicale nella sua continua (e un po' prolissa) mistura tragicomica; la simpatia per i pellerossa, il rispetto per la loro cultura, la denuncia del loro genocidio non scadono quasi mai nel (melo)dramma didattico. [[Dustin Hoffman|Hoffman]] allo zenith del suo fregolismo istrionico. (''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]''; 2000, pp. 991-992) *Melodramma strappalacrime di basso profilo. Persino [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] è meno in parte del solito. Regia anonima. (''[[Pietà per chi cade]]''; 2000, p. 994) *[...] è una commedia rurale che ha le scarpe grosse, ma il cervello poco fino. Contro i suoi bersagli preferiti (la meschinità, la ristrettezza di spirito, il campanilismo abietto, l'avidità, la viltà della provincia francese) [[Claude Autant-Lara|Autant-Lara]] ha la mira sbagliata per mancanza di ispirazione e di grazia. [[Anna Magnani|Magnani]] greve, doppiata tremendamente. (''[[La pila della Peppa]]''; 2000, p. 995) *Alterna momenti di carattere documentaristico nella 1ª parte a quelli avventurosi nella 2ª, rivelando già la mano e l'occhio di [[Roberto Rossellini|Rossellini]]: spiccio, disadorno nella ricerca di autenticità e nel rifiuto della retorica propagandistica. (''[[Un pilota ritorna]]''; 2010, p. 1125) *Western autunnale quasi da camera, quasi funerario, da crepuscolo degli dei. Un epitaffio su un genere o su un eroe? Grande congedo melodrammatico di [[John Wayne|J. Wayne]]. Ottima sceneggiatura (da un romanzo di Glendon Swarthout) messa in immagini con uno stile asciutto. (''[[Il pistolero (film 1976)|Il pistolero]]''; 2000, p. 999) *Qualificato con l'iperbole del "film più brutto della storia del cinema" e, perciò, diventato oggetto di culto. Il che non gli impedisce di essere assai divertente, almeno per chi sa apprezzarne lo spudorato dilettantismo, le strampalate scenografie, i dialoghi tremendi, l'assurda logica narrativa. (''[[Plan 9 from Outer Space]]'', 2000, p. 1003) *Ispirato al romanzo di Robert James Waller, adattato dal talentoso Richard LaGravanese, è il 18° film di [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] regista che ha saputo dirigere sé stesso e la strepitosa [[Meryl Streep|M. Streep]] con una sensibilità, una leggerezza profonda e una verosimiglianza ineguagliabili: i personaggi, due "normali" persone di mezza età, acquistano progressivamente spessore ed "eccezionalità" in un contesto di tranquilla quotidianità sottolineata dalla opaca fotografia di Jack Green e dalle canzoni di Johnny Hartman. È il 1° e unico film in cui Eastwood assume il punto di vista della donna. Uno dei più struggenti film d'amore degli anni '90, imperniato, come sempre, su una impossibilità. Un'altra conferma del classicismo di un regista che qui affronta di petto il genere, attraversandolo controcorrente. (''[[I ponti di Madison County]]'', 2000, p. 1011) *Ispirata alla ''[[La sirenetta|Sirenetta]]'' di [[Hans Christian Andersen|Andersen]], l'ultima opera di Miyazaki non ha il fascino assoluto, misterioso e poetico di ''[[La città incantata]]'': è una gradevole favola sull'amore, sulle promesse, sul rispetto degli altri. Miyazaki si oppone ideologicamente – e orgogliosamente- all'animazione computerizzata e mette all'opera 70 artisti con la matita per creare 170000 disegni. Il risultato figurativo è in linea con quello dei contenuti: delicato, piacevole, non aggressivo, per tutti, anche per i più piccoli. (''[[Ponyo sulla scogliera]]''; 2013, p. 1210) *Film di transizione – e di occasione – nell'itinerario di [[Vittorio De Sica|De Sica]] alla sua 6ª prova registica, si fa apprezzare per il gusto dei dettagli realistici, la cura delle inquadrature, il rifiuto della retorica edificante, il suo fondo laico. (''[[La porta del cielo]]''; 2000, p. 1013) *La sceneggiatura di Philip Yordan (da un romanzo di Leo Brady) era ingegnosa, ma sembra che il produttore Sam Goldwin abbia fatto rifare il montaggio di testa sua. F. Granger esagera in istrionismo. Suggestiva la fotografia di Harry Stradling. (''[[La porta dell'inferno (film 1950)|La porta dell'inferno]]''; 2000, p. 1013) *È la migliore delle versioni del romanzo, archetipo romantico, per ritmo narrativo, ragionevole fedeltà al testo, atmosfera, recitazione. (''[[La porta proibita]]''; 2000, p. 1014) *Cook lavora in TV. Ogni tanto si dedica al cinema senza deludere: questa è una commedia da camera ricca di sorprese, di brio e soprattutto di ottimi attori. (''[[Posta grossa a Dodge City]]''; 2000, p. 1015) *[...] un film elegante e un po' leccato che vernicia politamente la rude scorza del romanzo. (''[[Un posto al sole (film)|Un posto al sole]]''; 2000, p. 1016) *È forse il migliore tra i film orrorifici sulla venuta dell'Anticristo. Sulla scia dell'''[[L'esorcista|Esorcista]]'' (1973). Agli amanti del genere: c'è una decapitazione famosa. Suspense e brividi. (''[[Il presagio]]''; 2000, p. 1022) *Da un dramma teatrale a 2 personaggi di [[Louis Verneuil]] un melodramma triangolare con molta musica classica ([[Franz Joseph Haydn|Haydn]], [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], [[Fryderyk Chopin|Chopin]] e un pezzo originale di [[Erich Wolfgang Korngold|E.W. Korngold]]), appartamenti immensi e lo stesso trio d'interpreti di ''[[Perdutamente tua]]'' (1942) dello stesso [[Irving Rapper|Rapper]], dove, forse per l'unica volta, [[Bette Davis|B. Davis]] si fa rubare il film da un partner ([[Claude Rains|C. Rains]]), ma alla fine, smentendo le menzogne, si prende la rivincita. Preceduto da ''Jealousy'' (1929) con Jeanne Eagels e Fredric March. Un classico del gusto ''camp''. (''[[Il prezzo dell'inganno]]''; 2000, p. 1025) *Verboso, schematico, all'insegna di un pessimismo troppo programmatico. Il bravo [[Kevin Spacey|K. Spacey]] la fa da mattatore (con la voce di [[Giancarlo Giannini]]). (''[[Il prezzo di Hollywood]]''; 2000, pp. 1025-1026) *[...] è un western imperniato sulla nozione di attesa, frustrazione e sconfitta, contraddistinto da dialoghi sentenziosi e dall'asciutta scrittura registica di [[Henry Hathaway|H. Hathaway]] che sa scegliere con cura i paesaggi senza indulgere al lirismo e usare bene il Cinemascope ([[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]) anche negli interni. Personaggi tradizionali senza essere convenzionali. (''[[Il prigioniero della miniera]]''; 2010, p. 1159) *2º film americano di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]], ma ancora molto britannico per stile e tono. Scattante, ingegnoso, sullo sfondo di un paesaggio quasi più importante dell'intrigo, è un racconto di magica leggerezza. È tipico di Hitchcock affidare, in un film di propaganda antinazista, la parte del malvagio a un raffinato attore inglese come [[Herbert Marshall|H. Marshall]] e al tedesco [[Albert Bassermann]] (nominato all'Oscar) quella di un fisico, combattente per la libertà. (''[[Il prigioniero di Amsterdam]]''; 2000, p. 1029) *Appello alla bontà e alla solidarietà in forma di satira dei vizi borghesi, è una commedia ad alta velocità e a ritmo di balletto. Godibile galleria di caratteristi e frequenti trasgressioni [[Cesare Zavattini|zavattiniane]] alle regole della commedia realistica. (''[[Prima comunione (film)|Prima comunione]]''; 2000, p. 1029) *[...] un lezioso film al glucosio con qualche frecciatina antiborghese, in linea con la politica fascista del tempo. (''[[La principessa del sogno]]''; 2000, p. 1037) *[...] il dramma svolge la sua indagine sul mistero della santità attraverso cinque ritratti di suore di cui con efficace concisione si suggerisce il carattere, i problemi, i tormenti. Dalla dialettica tra questi personaggi e l'invisibile presenza di [[Teresa di Lisieux|Teresa]] esce una testimonianza sulla vita conventuale che [[Vittorio Cottafavi|Cottafavi]] (1914-98) mette in immagini con nitore figurativo, asciutta intensità e sapiente direzione degli interpreti. (''[[Il processo di Santa Teresa del Bambino Gesù]]''; 2000, p. 1039) *Il materiale narrativo è da polpettone strappalacrime, ma il modo con cui è raccontato è spesso ammirevole. ([[Proibito (film 1932)|''Proibito'', 1932]]; 2000, p. 1044) *Nell'impianto figurativo e narrativo del film, nella sua vaga impronta western, favorita dall'intensa bellezza del paesaggio, il personaggio di [[Amedeo Nazzari|Nazzari]] ha, rispetto agli altri un po' sfocati, coerenza e vitalità. ([[Proibito (film 1954)|''Proibito'', 1954]]; 2000, p. 1044) *1º film a Hollywood del britannico M. Newell: un inetto apologo pacifista con encefalogramma piatto. (''[[La protesta del silenzio]]''; 2000, p. 1047) ====Q==== *La denuncia del razzismo e della violenza è un tema costante di [[Richard Brooks|Brooks]], sviluppato qui con sincerità e con coraggio sulla scorta di un romanzo di Robert C. Ruark. Tutta la 1ª parte è ammirevole, ineccepibile. Quando bisogna tirare le conclusioni, la 2ª scricchiola. In un periodo in cui i mass media demonizzavano il movimento indipendentista dei Mau Mau, fu, a modo suo, un film di controinformazione. (''[[Qualcosa che vale]]''; 2000, p. 1054) *Western di normale amministrazione apprezzabile per lo scavo psicologico dei personaggi. (''[[Le quattro facce del West]]''; 2000, p. 1065) [[File:Quattro mosche di velluto grigio (1971) Mimsy Farmer 02.jpg|thumb|[[Mimsy Farmer]] in ''[[4 mosche di velluto grigio]]'']] *Sempre più incurante della logica e della verosomiglianza narrativa, il giovane regista compiace al proprio talento visionario come un alcolista alla sua sete. (''[[4 mosche di velluto grigio]]''; 2011, p. 1198) *[...] il film individua molto bene la condizione sottoproletaria dei pistoleri in un contesto drammatico duro e bruciante. Dialogo vivace e incisivo. (''[[Quattro tocchi di campana]]''; 2000, p. 1068) *[...] è una commedia diseguale e leggera, ma non priva di spunti divertenti. (''[[Quel fantasma di mio marito]]''; 2000, p. 1070) *[...] è una storia rurale che non vale la buona compagnia degli attori. Un misto di ipocrisia e di melassa con un pizzico di pepe. (''[[Quella nostra estate]]''; 2010, p. 1202) *Tentativo parzialmente riuscito di conciliare l'approfondimento psicologico dei caratteri con le esigenze della propaganda patriottica. Il personaggio di [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]], comunque, rimane interessante. (''[[Quelli della montagna]]''; 2000, p. 1073) *Un po' artificiosa e meccanica, è l'ultima delle commedie classiche di [[Ernst Lubitsch|Lubitsch]]. La vicenda è banale, ma il ritmo è scattante e [[Burgess Meredith|B. Meredith]] spiritosissimo. (''[[Quell'incerto sentimento]]''; 2000, p. 1073) *Nonostante il titolo (originale), è un western intimista quasi da camera, affidato ai personaggi più che all'azione. Ricorda le storie in mezzatinta che come sceneggiatore [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] scriveva per [[Randolph Scott]]. È il tono che fa la musica. (''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]''; 2000, p. 1074) *Film a basso costo, ma ad alta tensione, in forma di dramma psicologico, è uno dei migliori western degli anni '50 anche perché implica, tra le righe, una semplice e profonda lezione morale. (''[[Quel treno per Yuma (film 1957)|Quel treno per Yuma]]''; 2000, p. 1075) *[...] la sceneggiatura [...] punta su 2 linee narrative: 1) l'amore tra Licia ([[Marie Theres Relin|T. Relin]]) e Marco Vinicio ([[Francesco Quinn|F. Quinn]]) cioè la trascendenza, l'epifania di un mondo nuovo e la cristianità; 2) il rapporto tra Nerone ([[Klaus Maria Brandauer|K.M. Brandauer]]) e Caio Petronio ([[Frederic Forrest|F. Forrest]]), cioè la romanità, la decadenza e la coscienza della decadenza. È la 2ª componente "laica" che, senza schiacciarla, prevale sulla prima "religiosa" e che si risolve in una moderna riflessione sulla nozione di crisi di cui Petronio è l'intellettuale lucido e Nerone l'artista nevrotico. Ma il rapporto tra i 2 personaggi può essere letto anche come quello tra un attore fallito (Nerone) e un autore realizzato (Petronio). Brandauer e Forrest li hanno resi in modo magistrale. Funzionali alle intenzioni di [[Franco Rossi (regista)|Rossi]] e dei suoi sceneggiatori sono le scene di [[Luciano Ricceri]], i costumi di [[Jost Jacob]] (le une e gli altri lontani dal Kitsch e dagli stereotipi dei colossi hollywoodiani) e la fotografia di [[Luigi Kuveiller]]. (''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]''; 2000, p. 1080) ====R==== [[File:Ragazze da marito (film 1952) Eduardo De Filippo.png|miniatura|[[Eduardo De Filippo]] in ''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]'']] *Come quasi tutti i film diretti da [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]], è una trasposizione cinematografica di una delle sue commedie che nulla toglie ma nulla aggiunge alla sua grandezza di autore e attore. (''[[Ragazze da marito (film 1952)|Ragazze da marito]]''; 2000, p. 1090) *[...] è il 3º film di [[Luciano Emmer|Emmer]], campione (milanese) del neorealismo rosa in salsa romana. Grazioso, garbato, con qualche pungente notazione sociologica, ma già sull'orlo dell'Arcadia neorealistica. (''[[Le ragazze di piazza di Spagna]]''; 2000, p. 1091) *Girato a basso costo, fondali ed esterni di cartapesta esibiti nella loro falsità, rozzo Technicolor RKO, è uno dei più fascinosi film del [[Fritz Lang|Lang]] americano, impregnato di un romanticismo struggente sui temi della ruota, del destino, della colpa, intorno alla figura mitica di [[Marlene Dietrich|Marlene]]. Come western barocco da mettere vicino a ''[[Johnny Guitar]]'' (1953). (''[[Rancho Notorious]]''; 2000, p. 1098) *Macchinoso e stracco thriller che non decolla mai, abitato da personaggi insignificanti. L'elegante accademismo formale del regista non riesce a trasformare in oro la materia prima dell'omonimo romanzo di [[John Grisham]]. (''[[Il rapporto Pelican]]''; 2000, p. 1100) *Scandito dal ritmo ossessivo di un bolero, è un film in cui le diverse componenti letterarie, psicologiche (persino psicanalitiche) e drammatiche si fondono in una superiore unità filmica che rimanda al cinema muto e, insieme, anticipa la tecnica televisiva con un linguaggio febbrilmente barocco nel suo virtuosistico dinamismo. (''[[Rashomon]]''; 2000, p. 1101) *È il più politico tra i colossi hollywoodiani sulla vita del Cristo, quello che più insiste, in parallelo alla vicenda religiosa, sulla presenza romana in Giudea. Barabba e Giuda, per esempio, sono proposti come Zeloti, partigiani nazionalisti in lotta contro gli occupanti. Scritto da Philip Yordan e rimontato dal produttore Samuel Bronston (per la M-G-M), presenta, in fondo, Gesù come un profeta minore. Perciò la cattolica Legion of Decency lo attaccò come "teologicamente, storicamente, evangelicamente trascurato". Privo del senso del sacro, conta per le sue parti più laiche dove N. Ray può meglio far sentire i segni dei temi a lui cari come quello della lotta per comunicare un'idea. Film diseguale e parzialmente risolto, ma le sequenze notevoli non mancano: il dinamismo del Sermone della Montagna, la scena del processo davanti a Pilato. Ribattezzato beffardamente da ''Time'': "I Was a Teenager Jesus". (''[[Il re dei re (film 1961)|Il re dei re]]''; 2000, p. 1105) *Western medio con una 1ª parte che non manca di nerbo. A 47 anni [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] ha grinta e salute fisica da vendere ai maschietti che la circondano e sa andare a cavallo meglio di [[Ronald Reagan|Reagan]] [...]. (''[[La regina del Far West]]''; 2000, p. 1108) *Uno dei primi film in costume (e sandaloni) di P. Francisci che pochi anni dopo avrebbe dato inizio al ciclo di Ercole e degli altri uomini forti, meritandosi dalla critica francese l'appellativo di "re del ''peplum''". Basso costo, pochi mezzi, poche comparse, ma un certo mestieraccio. (''[[La regina di Saba]]''; 2000, p. 1108) *Scritto da Franco Solinas, è uno dei non pochi spaghetti-western politicizzati di ambiente messicano. Qua e là qualche traccia di [[Sergio Leone]]. (''[[La resa dei conti (film 1966)|La resa dei conti]]''; 2000, p. 1112) *2º film di [[Alessandro Blasetti|A. Blasetti]] dopo il muto ''Sole'' (1929) e l'unico di cui firma da solo la sceneggiatura, affetta da un banale e zuccheroso provincialismo. Prodotto dalla Cines di Stefano Pittaluga, è il 1º film sonoro italiano, ma, ritenuto non a torto poco commerciale, fu distribuito dopo ''[[La canzone dell'amore]]'' (1930) di Righelli. È interessante a livello stilistico per l'ambizioso mixage di dialoghi, musica (Amedeo Escobar) e rumori in parallelo con invenzioni visive di taglio sperimentale. (''[[Resurrectio]]''; 2000, p. 1113) *[...] un adattamento un po' digestivo ma qua e là scintillante, soprattutto nella 1ª parte: l'apertura, la messa pasquale in rito ortodosso, la sapiente mescolanza di spiritualità ed erotismo. [[Fredric March|F. March]] ha ancora ammiratrici? Qui è bellissimo. L'attrice russa [[Anna Sten|A. Sten]] (vero nome: Anjuschka Stensi Sujatevitch) è stinta, ma fragilmente intensa. Il produttore [[Samuel Goldwyn]] la importò a Hollywood nel 1933 nel vano tentativo di farne una rivale di [[Greta Garbo]]. Suggestiva fotografia del grande [[Gregg Toland|G. Toland]]. ([[Resurrezione (film 1934)|''Resurrezione'', 1934]]; 2010, p. 1248) *Senza pregi. ([[Resurrezione (film 1958)|''Resurrezione'', 1958]]; 2000, p. 1113) *Storico esempio di ''miscasting'' da parte della Fox: che ci sta a fare nel selvaggio West la [[Gene Tierney|Tierney]] che pure aveva esordito sullo schermo l'anno prima proprio in un western? Ma tutto il film è approssimativo e fiacco. (''[[La ribelle del Sud]]''; 2000, pp. 1114-1115) *È un veicolo per la vivace e fiammeggiante [[Maureen O'Hara|M. O'Hara]], fresca reduce dal trionfo di ''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|L'uomo tranquillo]]'' di [[John Ford|Ford]]. Dà il pepe a questo western senza infamia, senza lode, senza sorprese. (''[[La ribelle del West]]''; 2000, p. 1115) *Complesso, intrigante, qua e là geniale con un brusco cambiamento di tono e di stile dalla 1ª alla 2ª parte. È uno dei meno noti e più amari film hitchcockiani del periodo inglese. (''[[Ricco e strano]]''; 2000, p. 1116) *Nel filone gangster del colpo grosso, rimane un classico, grazie all'alta ingegneria narrativa che culmina nella celebre sequenza muta di mezz'ora. Dopo 4 anni di purgatorio, [[Jules Dassin|Dassin]], messo sulla lista nera del maccartismo a Hollywood, dirige in Francia uno di quei thriller realistici di cui aveva la specialità in America e segna una svolta nel ''polar'' francese. Tutto concorre alla felicità del risultato: la fonte letteraria ([[Auguste Le Breton]]), la fotografia di Philippe Agostini, le musiche di Georges Auric, gli interpreti tra cui spicca [[Jean Servais|Servais]]. (''[[Rififi]]''; 2000, pp. 1119-1120) *[[Gabriele Muccino|Muccino]] realizza un film sul fascino dell'''american dream'' di cui lui stesso sembra l'incarnazione. Ma nonostante le promesse di mantenere uno sguardo ruvido per fotografare con realismo le due facce di un paese tanto generoso quanto inesorabile, il regista scade nello stucchevole e nel sentimentale in un susseguirsi imperterrito di scene madri verso le lacrime più facili. Forza del film è l'interpretazione concitata del protagonista, nominato all'Oscar. I duetti con il (vero) figlio Jaden riciclano la lezione de ''[[La vita è bella]]'', come nella scena dei bagni in metropolitana. (''[[La ricerca della felicità]]''; 2010, p. 1252) *Sotto l'egida della Dreamworks, i produttori Walter F. Parkes e Laurie MacDonald hanno riunito un'agguerrita squadra di esecutori/collaboratori [...]. Pur mantenendo a livello figurativo componenti esotiche e asiatiche, hanno comodato il racconto nelle categorie riconosciute da Hollywood (un po' di psicologia e qualche spiegazione in più). Almeno nella 1ª ora paura e angoscia sono palpabili, lasciando il posto gradatamente alla ridondanza dei segni, all'eccesso dell'horror rozzo, alla violenza del "troppo visibile". (''[[The Ring (film 2002)|The Ring]]''; 2010, p. 1257) *La sequenza dell'acqua che esce vorticosamente dalla vasca e rimane sospesa sulla stanza da bagno (l'acqua è un motivo conduttore del racconto) è un efficace esempio del modo con cui gli effetti digitali possono diventare narrativamente funzionali. Chi volesse vedere nella scena una metafora del battesimo cristiano, si accomodi. È un film dove l'orrore è subordinato all'angoscia. Come dovrebbe dimostrare anche ''[[Dark Water (film 2002)|Dark Water]]'' (2002), ancora inedito in Italia, [[Hideo Nakata|Nakata]] fa melodrammi camuffati da ''horror''. (''[[The Ring 2]]''; 2010, p. 1257) *Chiude la trilogia militare di [[John Ford|Ford]], e fu il meno apprezzato (forse sottovalutato) dei 3, ma si può leggerlo quasi come un balletto tra un uomo e i suoi due amori, la moglie e la cavalleria. La musica e diverse belle canzoni vi hanno un posto importante. (''[[Rio Bravo]]''; 2000, p. 1121) *5º western e ultimo film di [[Howard Hawks|H. Hawks]], è una variante in minore del precedente ''[[El Dorado (film 1966)|Eldorado]]'' (1967) di cui conserva la raffinata eleganza e il ritmo svagato. (''[[Rio Lobo]]''; 2000, p. 1121) *Melodramma tra le marcite che una sceneggiatura non priva di finezze, una bella fotografia a colori (L. Trasatti) e il fascino di una fulgida e improbabile [[Elsa Martinelli|Martinelli]] rendono appetibile. [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] serve in tavola con bravura. (''[[La risaia]]''; 2000, p. 1122) *[...] s'affida specialmente agli effetti speciali di [[Ray Harryhausen]], geniale artigiano dei trucchi. Lento e verboso nella 1ª parte, ha i suoi momenti più vispi quando il bestione attacca il faro dove uno scienziato (C. Kellaway) s'immerge nel mare con una batisfera alla sua ricerca e quando, come King Kong, irrompe in Manhattan. Un ''must'' per i patiti della SF. (''[[Il risveglio del dinosauro]]''; 2000, p. 1123) *Film drammatico e pieno di buoni sentimenti molto adatto a [[James Stewart|Stewart]], poco alla [[Carole Lombard|Lombard]]. Lacrime a volontà, per chi ama il genere, anche oggi. (''[[Ritorna l'amore]]''; 2000, p. 1124) *Fatto sulla scia del successo di ''[[I magnifici sette]]'' (1960) funziona come racconto d'azione, ma la regia è di mestiere. Scritto dal futuro regista Larry Cohen, belle musiche di Elmer Bernstein. (''[[Il ritorno dei magnifici sette]]''; 2000, p. 1126) *Sulla scia di ''[[Easy Rider]]'', con il cavallo al posto della motocicletta, anche i personaggi di questo anomalo western hippie vanno alla ricerca della libertà e di un'identità, in fuga verso un altrove irraggiungibile. Eccezionale la fotografia di [[Vilmos Zsigmond]] [...]. (''[[Il ritorno di Harry Collings]]''; 2000, p. 1128) *Uno dei più squisiti film fantastici nella storia di Hollywood. Un po' velleitario come riflessione su grandi temi (vita, morte, amore, arte), ma figurativamente suggestivo. Stupenda fotografia di [[Joseph H. August|Joseph August]] che rischiò di vincere un Oscar. (''[[Il ritratto di Jennie]]''; 2000, p. 1129) *Girato tra difficoltà economiche e organizzative di ogni genere, il film impose in tutto il mondo una visione e rappresentazione delle cose vera e nuova, cui la critica avrebbe dato poco più tardi il nome di [[Neorealismo (cinema)|neorealismo]]. Specchio di una realtà come colta nel suo farsi, appare oggi come un'opera ibrida in cui il nuovo convive col vecchio, i grandi lampi di verità con momenti di maniera romanzesca, in bilico tra lirismo epico e retorica populista. La stessa lotta antifascista è raccontata ponendo l'accento sul piano morale più che su quello politico, il che non gli impedì di essere il film giusto al momento giusto e di indicare attraverso le figure del comunista e del prete di borgata il tema politico centrale dell'Italia nel dopoguerra. (''[[Roma città aperta]]''; 2000, p. 1137) *Un bel valzer di [[Alessandro Cicognini]] fa da leitmotiv di questo romantico e malinconico film, sapientemente costruito (con [[Renato Castellani|Castellani]] e [[Mario Soldati|Soldati]] tra gli sceneggiatori) e impreziosito dal bianconero di [[Arturo Gallea]]. (''[[Una romantica avventura]]''; 2000, p. 1138) [[File:The Gunfighter-02.jpg|miniatura|[[Gregory Peck]] in ''[[Romantico avventuriero]]'']] *Maestro nel raccontare storie di grossi personaggi o nel descrivere la vecchia America, quella dei pionieri e dei grandi spazi, [[Henry King|H. King]] è riuscito a unire entrambe le sue passioni. Non soltanto un buon western: un buon film. (''[[Romantico avventuriero]]''; 2000, p. 1138) *Ha tutte le carte in regola per essere iscritto al noir questo melodramma passionale a forti tinte. La regia è efficace e intelligente nella resa dell'atmosfera e degli ambienti quanto nella direzione degli interpreti tra i quali [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] scolpisce il ritratto di una insolita ''femme fatale''. (''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]''; 2000, p. 1139) *Ogni paragone con [[Jerry Lewis]] è superficiale: la nevrosi distruttiva sotto la maschera dell'idiozia di [[Jim Carrey|J. Carrey]] non ha niente da spartire con i personaggi infantili e disadattati del primo Lewis. Sconnesso con alcuni numeri comici azzeccati. Attenzione al drammatico finale. (''[[Il rompiscatole]]''; 2000, p. 1141) *Il polacco [[Roman Polański|R. Polanski]] – al suo 1º film made in USA dopo 3 britannici – affascinato dal senso di mistero che serpeggia nel romanzo di [[Ira Levin]], ne cava un memorabile esempio di cinema della minaccia e ripropone il tema dell'ambiguità fino a fame la struttura portante della narrazione. (''[[Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York]]''; 2010, p. 1282) *È un film curioso e insensato, suggestivo e inattendibile, ben fatto e poco interessante. Poco importa se il ritratto corrisponda o no a quello del vero [[Jack Ruby|Ruby]]. Il personaggio c'è, [[Danny Aiello|D. Aiello]] gli dà credibilità e spessore fin quando non esce dai binari. Gli sta quasi alla pari il personaggio fittizio della bionda spogliarellista Candy Cane della quale [[Sherilyn Fenn|S. Fenn]] rende bene l'impasto di tenerezza e calcolo, di perversione e ingenuità. (''[[Ruby - Il terzo uomo di Dallas]]''; 2000, p. 1148) ====S==== *Tratto dal romanzo ''L'agente segreto'' (1907) di [[Joseph Conrad]], è uno dei migliori thriller del periodo inglese di [[Alfred Hitchcock|Hitchcock]]. Ricco di invenzioni memorabili (la sequenza del coltello) con una Londra insolita e una [[Sylvia Sidney|Sidney]] di straziante intensità. Il regista confessò uno sbaglio: troppo simpatico il bambino per farlo morire. (''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]''; 2000, p. 1151) *[[Tyrone Power]] morì a metà delle riprese e [[Yul Brynner|Y. Brynner]] lo sostituì, sbagliando l'impostazione del personaggio in chiave di forza e di dominio invece che sul conflitto tra dovere e piacere. Qualche scena memorabile (la battaglia finale con la trovata degli scudi dorati) non riscatta la sua natura di "digest" hollywoodiano. (''[[Salomone e la regina di Saba]]''; 2000, p. 1155) *Fatto un colpo grosso, sono braccati dalla polizia, con uno dei finali più romantici e disperati della storia del cinema. Capolavoro del cinema USA di serie B, è un piccolo grande film nero sul tema della coppia criminale, ma anche una storia di "amour fou", contrassegnata da un erotismo insolito per l'epoca ("Siamo inseparabili come un revolver e le sue munizioni"). Notevole anche a livello di scrittura per il taglio espressionistico della fotografia ([[Russel Harlan]]), la precisione delle inquadrature e dei movimenti di macchina (con un bel piano-sequenza), l'uso degli esterni naturali. Dopo un avvio espositivo e un po' didattico, il racconto ha la traiettoria tesa di una fucilata. L'inglese [[Peggy Cummins|P. Cummins]] e [[John Dall|J. Dall]] (visto anche in ''[[Nodo alla gola]]'' di Hitchcock) sono perfetti. (''[[La sanguinaria]]''; 2010, p. 1300) *È, forse, il più assurdo e delirante tra i colossi biblici di Hollywood. Ignorarlo sarebbe stolto quasi quanto prenderlo sul serio. La mano del regista è elegante. (''[[Sansone e Dalila (film 1949)|Sansone e Dalila]]''; 2000, p. 1161) *Dal romanzo ''Some Must Watch'' di Ethel Lina White, sceneggiato da Mel Dinelli, l'archetipo dei thriller ambientati "in un'antica casa buia" in cui la sequenza del delitto principale si svolge durante una "buia notte tempestosa". Era il tempo in cui la locuzione "serial killer" (assassino periodico) non era stata ancora inventata. Un film perfetto nel suo genere. I primissimi piani dell'occhio dell'assassino al momento di aggredire le sue vittime sono diventati un classico. (''[[La scala a chiocciola (film)|La scala a chiocciola]]''; 2000, p. 1166) *Irridente e amara commedia all'acido prussico in cui [[Billy Wilder|B. Wilder]] mette alla berlina il puritanesimo USA alle prese con la Germania sconfitta in rovina. Bisogna ascoltare [[Marlene Dietrich|Marlene]] che canta ''Black Market''. (''[[Scandalo internazionale]]''; 2000, p. 1168) *[...] il lungometraggio soffoca la poesia triste delle cose e il fascino dei paesaggi del delta nel turgore romanzesco di un intreccio di stantia impronta naturalistica. Al suo 2º lungometraggio [[Renato Dall'Ara (regista)|Dall'Ara]] sa descrivere, ma non narrare né dirigere gli attori. (''[[Scano Boa|Scano Boa - Violenza sul fiume]]''; 2000, p. 1169) *Remake del film di [[Dino Risi]] del 1974 alla cui origine c'era il romanzo di [[Giovanni Arpino]] ''Il buio e il miele'' (1969). La differenza fondamentale tra i due film è che il giovane nella commedia amara di Risi era subordinato al protagonista, mentre qui è diventato coprotagonista. Solo nel gran finale le due vicende si mescolano, il che spiega la lunghezza del film, che tra le sue virtù non ha la leggerezza ed eccede nella ruffianeria demagogica degli effetti sentimentali. Due pezzi di bravura: la folle corsa su una [[Ferrari]] rossa guidata dal cieco attraverso un quartiere periferico e il tango che il grande [[Al Pacino|A. Pacino]] (efficacemente doppiato da [[Giancarlo Giannini|G. Giannini]]) danza con una giovane sconosciuta. (''[[Scent of a Woman - Profumo di donna]]''; 2010, p. 1315) *Tranquillo western con amabili risvolti di commedia. Nella parte del protagonista, [[Will Rogers Jr.|W. Rogers Jr.]] è efficace e divertente quasi quanto il famoso padre. Una squadra di bravi caratteristi sorregge il film anche laddove l'azione langue. (''[[Lo sceriffo senza pistola]]''; 2000, p. 1172) *Bella e fedele versione – la 1ª di 3 – del romanzo omonimo (1915) di [[William Somerset Maugham|Somerset Maugham]], notevole specialmente per l'interpretazione ottima anche se un po' sopra le righe. È il film che fece di [[Bette Davis|B. Davis]] una vera star. (''[[Schiavo d'amore (film 1934)|Schiavo d'amore]]''; 2000, p. 1175) *È uno dei film migliori del periodo pre-western di [[Anthony Mann|A. Mann]], con un'ottima interpretazione e una bella fotografia. Indimenticabile il finale. (''[[Schiavo della furia]]''; 2000, p. 1175) *Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all'estero [...]: la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]] tornano al mondo dell'infanzia che avevano già esplorato con ''[[I bambini ci guardano]]'' (1943). (''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]''; 2000, p. 1177) [[File:Lo scopone scientifico (1972) Sordi e Davis.png|thumb|[[Alberto Sordi]] e [[Bette Davis]] ne ''[[Lo scopone scientifico]]'']] *Scritta da [[Rodolfo Sonego]], è una vetta della commedia italiana, basata sulla dialettica denaro-potere. E la morale è amara: a giocare con i ricchi (con chi tiene il banco o con chi lo rappresenta) si perde sempre. Non c'è divisione tra buoni (poveri) e cattivi (ricchi): la linea di separazione è segnata dalla classe sociale e dall'obbligata scelta di campo. Film appassionante, interpretabile a vari livelli e recitato da attori infallibili. (''[[Lo scopone scientifico]]''; 2000, p. 1179) *[[Gus Van Sant|G. Van Sant]], dopo [[Will Hunting]], dirige su richiesta di [[Sean Connery|S. Connery]] produttore un'altra storia di formazione, scritta da [[Mike Rich]] e vagamente ispirata a [[J. D. Salinger]] e al mito nordamericano del "grande romanzo del secolo", ma anche ai canoni yankee dell'agonismo e della fiducia in sé stessi. In altalena tra stereotipi hollywoodiani e finezza di annotazioni, melodramma e ironia, il film si affida al talento naturale dell'esordiente [[Rob Brown|R. Brown]] e al mestiere collaudato di un Connery sotto le righe. (''[[Scoprendo Forrester]]''; 2010, p. 1322) *[...] un film a cerchi concentrici in cui tenerezza e ironia sono in perfetto equilibrio. Bella coppia romantica. (''[[Scrivimi fermo posta]]''; 2000, p. 1180) *In questa commedia di fantapolitica ambientata in un futuro prossimo, J. Dante e il suo sceneggiatore Martyn Burke non risparmiano niente e nessuno. Si spara a zero sui presidenti imbecilli, governatori in foia, guru delle P.R. (Pubbliche Relazioni), organizzazioni umanitarie, giornalisti a caccia di scoop, interessi economici e calcoli elettorali, nazionalismi esasperati, fanatismi etnici, strapotere della TV. E lo fa con feroce allegria, umorismo e orrore, fantasia e realtà. (''[[La seconda guerra civile americana]]''; 2010, p. 1327) *I due attori, [[Humphrey Bogart|H. Bogart]] e [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]], pur bravissimi, si affrontano in una tremenda gara di gigionismo. (''[[La seconda signora Carroll]]''; 2000, p. 1183) *Guidato dal vecchio complice, N. Manfredi fa un Pilato ciociaro, scettico e pigro, in un film serio, interessante e persino coraggioso. La parte storica è ineccepibile, il resto meno. (''[[Secondo Ponzio Pilato]]''; 2000, p. 1183) *È un noir inquietante in cui, come in altri film del regista viennese (1906-86), la sessualità ha una valenza distruttiva. [[Otto Preminger|O. Preminger]] smorza il versante melodrammatico della sceneggiatura di F. Nugent e O. Millard con un nitore di scrittura registica cui assai contribuiscono il bianconero di Harry Stradling e le musiche di D. Tiomkin. (''[[Seduzione mortale (film 1953)|Seduzione mortale]]''; 2000, p. 1185) *Prevedibile e poco stringato, non ha personaggi vivi né situazioni inedite. Manca di convinzione: i suoi motivi morali e psicologici non si incarnano nei fatti. Troppo carica di intenzioni simboliche, la sceneggiatura di Dudley Nichols è parzialmente riscattata dalla lucida e rigorosa scrittura registica. (''[[Il segno della legge]]''; 2000, p. 1186) *Un film che rispecchia scrupolosamente la formula narrativa-rappresentativa industriale, cioè un cinema che privilegia la narrazione, il significato, l'attore senza tempi morti. (''[[I segreti di Filadelfia]]''; 2000, p. 1187) *Torbida vicenda da incubo, imperniata sul tema dell'ipnotismo e su quello dell'impossibilità di modellare completamente un altro essere. [[Gene Tierney|G. Tierney]] è brava, ma nella parte del dottor Korvo [[José Ferrer|Ferrer]] è superbo. (''[[Il segreto di una donna]]''; 2000, p. 1190) [[File:Se io fossi onesto (film 1942) Vittorio De Sica e María Mercader (2).png|miniatura|[[María Mercader]] e [[Vittorio De Sica]] in ''[[Se io fossi onesto]]'']] *Una discreta commedia degli equivoci con un [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] inaspettato: invecchiato, curvo e con gli occhiali. Bravo. (''[[Se io fossi onesto]]''; 2000, p. 1191) *Costruito con un lungo flashback, il più radicale, pessimista e inventivo film di [[John Carpenter|Carpenter]] è fondato sulla competizione tra realtà e fantasia e diventa un apologo sulla potenza della scrittura. Apocalittico, ma non privo di ambiguità né ironia, ricco di invenzioni registiche, scenografiche, sonore, (colonna musicale curata, come al solito, dal regista), sapiente nel suggerire l'orrore senza mostrarlo, è una metafora allarmante sull'abominio della società dello spettacolo e una riflessione critica sul genere cui appartiene. (''[[Il seme della follia]]''; 2013, p. 1416) *Conta per le qualità morali (sincerità, coraggio, buone intenzioni) più che per quelle estetiche. Difficile dire dove finisca la tenerezza del regista e dove cominci l'irrealismo ingannatore delle sue proposte. (''[[Il seme della violenza]]''; 2000, p. 1193) *È uno dei western più affascinanti di [[John Ford|Ford]] sul piano figurativo: la Monument Valley non è mai stata fotografata – Vistavisione di [[Winton C. Hoch]] e Alfred Ginks – così bene e così in largo. E uno dei più complessi sul piano drammaturgico, incentrato su Ethan, il più ambiguo e tragico personaggio di tutto [[John Wayne]]. Altrettanto significativo, soprattutto sul tema razziale, è quello di [[Jeffrey Hunter|Hunter]]. Ford ha messo a frutto la lezione di [[William Shakespeare|Shakespeare]] nel continuo passaggio dei toni, dal più alto (l'odio razzista di Ethan, la vendetta) al più basso (la commedia che trapassa in farsa) attraverso il gioco dei sentimenti. (''[[Sentieri selvaggi]]''; 2010, p. 1341) *La vicenda e i personaggi suonano falsi perché risentono troppo di schemi letterari. All'attivo alcune sequenze iniziali molto efficaci e la guida degli attori. (''[[Senza pietà]]''; 2000, p. 1197) *Diviso in 2 parti di cui la migliore è la prima, di ambiente rurale. Grazie al suo sobrio classicismo, al rifiuto di ogni formalismo, al rispetto per i personaggi, [[Howard Hawks|Hawks]] trascende gli aspetti propagandistici ed edificanti della storia [...]. (''[[Il sergente York]]''; 2000, p. 1201) *È il 1º dei 7 western con [[Randolph Scott|R. Scott]] di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]], l'unico dei ''westerners'' del dopoguerra che si può ricollegare a [[Howard Hawks]] di cui non ricalca i temi, ma ne ritrova lo stile, l'intelligenza critica, la lucidità appassionata [...]. I suoi sono western classici, spesso violenti come questo, ma narrati con un'asciuttezza e una manciata di compiacimenti che ne confermano la moralità profonda. (''[[I sette assassini]]''; 2000, p. 1205) *3 attori eccellenti e una bella colonna musicale per un melodramma che rinnova il "gotico" attraverso la psicanalisi sulla linea che va da ''[[La porta proibita|Jane Eyre]]'' a ''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca]]''. (''[[Settimo velo|Il settimo velo]]''; 2000, p. 1210) *La sequenza del duello tra Sinbad e lo scheletro è un brano d'antologia. (''[[Il 7º viaggio di Sinbad]]''; 2010, p. 1357) *Nessuno come [[John Ford|J. Ford]] ha saputo mettere meglio in immagini la sfida all'OK Corral, nessuno come lui è riuscito a trasformare la nostalgia in poesia. La storia è un pretesto per una documentazione su un'epoca. È il suo 3º western parlato. Comincia ad affiorare quell'arte della digressione di cui diventerà maestro in vecchiaia, ma è altrettanto notevole la dialettica dei contrasti: l'azione violenta (nove cadaveri di personaggi principali) si alterna con le parentesi idilliche, l'aura mitica di cui sono circondati i personaggi si basa sulle loro imprese, ma anche sui particolari familiari e pittoreschi del comportamento. (''[[Sfida infernale]]''; 2000, p. 1211) *Opera n. 2 di [[Sam Peckinpah|S. Peckinpah]] e uno dei migliori western di tutta la storia del cinema che diede a [[Randolph Scott|R. Scott]] e [[Joel McCrea|J. McCrea]] i migliori ruoli della loro carriera. Ha la semplicità e la profondità di un classico. Splendida fotografia di [[Lucien Ballard]]. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2000, p. 1211) *2º splendido western di S. Peckinpah, di tono crepuscolare, basso costo (M-G-M) e alto livello stilistico, scritto da N.B. Stone Jr. I tradizionali temi dell'onore e dell'amicizia virile sono raccontati in modo nuovo; lo stoicismo dell'alta età si mescola con la nostalgia del passato, il sarcasmo si lega alla disperazione con passaggi di lucido realismo nella descrizione di un'umanità degradata e corrotta. Suggestivi paesaggi autunnali nella fotografia (Cinemascope) di Lucien Ballard, sconciamente mutilato nei passaggi in TV. (''[[Sfida nell'Alta Sierra]]''; 2010, 1359) *Struttura debole, qualche inverosimiglianza, e a [[Max Ophüls|Ophüls]] interessa poco la suspense: quel che gli sta a cuore è la psicologia dei personaggi, il loro comportamento, i particolari rivelatori, le fratture tra attore e personaggio. (''[[Sgomento (film)|Sgomento]]''; 2000, p. 1212) *Nonostante i suoi meriti, commuove ma non coinvolge. [[Raf Vallone|R. Vallone]] ha, specialmente nella 2ª parte, momenti alti. (''[[Uno sguardo dal ponte]]''; 2000, p. 1213) [[File:Marlene Dietrich in Shanghai Express (1932) by Don English (cropped).png|miniatura|[[Marlene Dietrich]] in ''[[Shanghai Express]]'']] *3º dei 6 film [[Josef von Sternberg|Sternberg]]-[[Marlene Dietrich|Dietrich]]-Paramount e il più hollywoodiano, quello che ebbe più successo. Inverosimile melodramma esotico e ferroviario, intriso di sadismo, in funzione della carica erotica di M. Dietrich, idolo enigmatico esaltato oltre misura dai costumi di Travis Banton. (''[[Shanghai Express]]''; 2000, p. 1214) *Un [[James Stewart|J. Stewart]] in ottima forma per un simil-western un po' lento, ma ricco di momenti spettacolari, drammatici e perfino poetici. (''[[Shenandoah - La valle dell'onore]]''; 2000, p. 1215) *L'idea fu di [[Cesare Zavattini|Zavattini]]: far confessare quattro famose attrici, e importa poco sapere in che misura gli episodi narrati siano veri. Bisogna smitizzare il divismo? L'episodio [[Luchino Visconti|Visconti]]-[[Anna Magnani|Magnani]] sottolinea il rapporto tra il vivere e il recitare; gli altri 3 puntano, più o meno pateticamente, sul contrasto tra la donna e l'attrice, fra la scena e la vita. (''[[Siamo donne]]''; 2000, p. 1217) *[...] una commedia dolciastra all'insegna dei buoni sentimenti. Scampoli di neorealismo, scatti comici, bravi caratteristi. (''[[Siamo tutti inquilini]]''; 2000, p. 1217) *Benché gravemente mutilato (10 sequenze scorciate) e rimaneggiato al montaggio dalla Columbia e dall'infame produttore Jerry Bresler, è un film capitale nella storia del western moderno e di grande influenza sui suoi sviluppi (su [[Sergio Leone]], per esempio), specialmente nella rappresentazione di una violenza integrale che coinvolge inseguiti e inseguitori, carcerieri e prigionieri, annullando ogni linea di separazione. L'azione fa perno sulla figura tragica di Dundee, un po' eroe fanatico, un po' angelo caduto in preda a una furia di (auto)distruzione, ma la scissione della personalità è anche degli altri personaggi. (''[[Sierra Charriba]]''; 2000, p. 1218) *La materia è da film noir, a mezza strada tra ''[[Gilda (film)|Gilda]]'' e ''[[Il mistero del falco]]'', ma con bizzarre e sardoniche anticipazioni di ''[[Il tesoro dell'Africa]]'' di [[John Huston|Huston]]. Fecero impressione, comunque, alcune sequenze che lo resero un ''cult movie'': il corteggiamento nell'acquario, il teatro cinese, il taboga, la sparatoria finale nella sala degli specchi. Il barocchismo stilistico di [[Orson Welles|Welles]] conferma quali e quanti fossero i debiti del noir hollywoodiano con l'espressionismo. Ridotta [[Rita Hayworth|R. Hayworth]] a una statua di ghiaccio e piuttosto debole il marinaio O'Hara, l'attore che domina il film è [[Everett Sloane|E. Sloane]]. (''[[La signora di Shanghai]]''; 2000, pp. 1219-1220) *Nonostante l'esasperato romanticismo e la veemente recitazione "all'italiana", è un melodramma raffreddato (con venature pirandelliane) che anticipa i temi di posteriori film di [[Max Ophüls|Ophüls]], specialmente di ''[[Lola Montès]]'' (1955). [[Memo Benassi|M. Benassi]] con foga sopra le righe, e una memorabile [[Isa Miranda|I. Miranda]], in bilico tra [[Greta Garbo]] e [[Marlene Dietrich]]. (''[[La signora di tutti]]''; 2000, p. 1220) *Uno dei personaggi più riusciti della carriera di [[Bette Davis|B. Davis]], affiancata da un [[Claude Rains|C. Rains]] di grande finezza in una melodrammatica saga familiare, ottimamente sceneggiata dai fratelli Julius J. e Philip Epstein sulla base di un romanzo di [[Elizabeth von Arnim]]. (''[[La signora Skeffington]]''; 2000, p. 1221) *Commedia fiacca degli equivoci con una soluzione che non persuade. (''[[Signori, in carrozza!]]''; 2000, p. 1223) *Scritta con [[Mario Soldati]], è una commedia dal ritmo perfetto, tipica dei "[[Cinema dei telefoni bianchi|telefoni bianchi]]", basata com'è sul classico scambio dei ruoli e dei personaggi. Regista dai mezzi toni, [[Mario Camerini|M. Camerini]] riscatta il moralismo della storia (il confronto tra la sana piccola borghesia e la vacua aristocrazia) con una giusta dosatura di ironia e sentimento. (''[[Il signor Max]]''; 2000, p. 1224) *Film significativo della prima fase del cinema nero. Contano specialmente l'atmosfera (fotografia in un suggestivo chiaroscuro) e la bravura dei caratteristi. (''[[Situazione pericolosa]]''; 2000, p. 1231) *Thriller erotico di terz'ordine: drammaturgia sgangherata, personaggi improbabili, sagra degli stereotipi e delle assurdità nelle motivazioni psicologiche. Resta solo il sessappiglio di [[Sharon Stone|S. Stone]]. (''[[Sliver]]''; 2000, p. 1233) *Nero di buon artigianato, con una bella colonna sonora di Elmer Bernstein e una suggestiva fotografia di Charles Lang Jr. Entrambi nominati agli Oscar, [[Joan Crawford|J. Crawford]] e [[Jack Palance|J. Palance]] sono assai efficaci nel rendere con ambiguità la perversità del rapporto tra i loro personaggi, ma anche [[Gloria Grahame|G. Grahame]] scava in profondità nel masochismo del suo. (''[[So che mi ucciderai]]''; 2000, p. 1235) *È il colosso biblico che mandò a picco la Titanus. Costò 6 miliardi contro i 3 stanziati. Squinternato nella struttura, ma con qualche pagina vigorosa. Enfatico, smisurato. [...] Tutte le regole dei colossi biblici, imperniati sul binomio sesso+religione, sono rispettate anche se le audacie erotiche sono più prudenti di quel che il titolo promette, sostituite col surrogato del sadismo la cui oscenità è più contrabbandabile di quella sessuale. Anche qui, comunque, tutto si svolge a Sodoma e nei dintorni. Di Gomorra nemmeno l'ombra. (''[[Sodoma e Gomorra (film)|Sodoma e Gomorra]]''; 2000, p. 1235) *Nel bene e nel male il film è di [[John Ford|J. Ford]] al cento per cento: non manca nulla del suo abituale repertorio. Il ritmo dell'azione prevale sulla psicologia dei personaggi senza schiacciarla e quello che lo rende tra i più significativi film sulla guerra di secessione americana (l'unico che Ford abbia girato sull'argomento, tolto l'episodio per ''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'') non è soltanto la singolare fusione di epica e lirica, ma la sua ambivalenza che nasce da due profonde contraddizioni: 1) è un film sulla cavalleria (ma con 2 protagonisti che non sono militari di carriera), ma, insieme, un racconto sull'imbecillità della guerra: la carica a piedi dei cadetti sudisti è la denuncia più alta contro la follia bellica che si trovi nella sua opera; 2) i protagonisti maschili sono del Nord ma le simpatie di Ford sono per il Sud e per le sue virtù femminili. (''[[Soldati a cavallo]]''; 2000, p. 1239) *Restituisce in piccola parte la tematica hemingwayana sulla ricerca dell'identità, il ritratto della ''lost generation'', le risonanze simboliche del viaggio. Escluso [[Tyrone Power|Power]] fuori parte, il cast funziona: una [[Ava Gardner|Gardner]] travolgente come Brett Ashley; la [[Juliette Gréco|Gréco]] ruba le scene ai compagni; al suo penultimo film, [[Errol Flynn|Flynn]] si prende in giro con classe. La corsa dei tori a Pamplona è filmata benissimo (Cinemascope di Leo Tover). (''[[Il sole sorgerà ancora]]''; 2010, p. 1395) *[...] è un decoroso e stanco western di stampo classico, con personaggi ben definiti e scene d'azione asciutte. (''[[Il solitario di Rio Grande]]''; 2000, p. 1243) *Intelligente poliziesco d'azione con stile da western, critica alla polizia corrotta e preciso disegno psicologico dei due personaggi principali, permeato da una vena sentimentale sincera, sceneggiato con cura, diretto da un mestierante del genere (suoi tutti gli ''[[Arma letale]]'') e montato con ritmo e giusta suspense. Ma la cosa migliore è [[Bruce Willis|B. Willis]] nei panni di un poliziotto stanco, malinconico, che si sente un fallito e ritrova dignità e autostima nel difendere a ogni costo un uomo, anche se si tratta "solo" di un delinquentello nero e petulante. (''[[Solo due ore]]''; 2010, p. 1396) *Ottima mistura di romanticismo tragico, espressionismo germanico e malinconia degli anni della Depressione, è uno dei migliori film USA di [[Fritz Lang|F. Lang]]. Intorno alla memorabile coppia, bravi caratteristi. (''[[Sono innocente (film)|Sono innocente]]''; 2000, p. 1246) *Nel quadro del calligrafismo letterario che s'impose nel cinema italiano negli anni di guerra il penultimo film di [[Ferdinando Maria Poggioli|F.M. Poggioli]] (1897-1945) ha un posto d'onore per finezza della recitazione, puntiglio rievocativo, attenzione ai dettagli. Peccato che, probabilmente per ragioni di costo, il regista abbia dovuto omettere il paesaggio, una tela di fondo importante nell'ironico romanzo di [[Aldo Palazzeschi|A. Palazzeschi]] [...]. (''[[Sorelle Materassi (film)|Sorelle Materassi]]''; 2000, p. 1248) *Uno dei capolavori della commedia italiana del "boom". La società di quel periodo è resa con un'euforia rara, un'ammirevole sapienza nel passare dall'agro al dolce, dal comico al grave. Il pubblico lo capì meglio dei critici. (''[[Il sorpasso]]''; 2000, p. 1248) *Carosello tragicomico di amori incrociati. La migliore commedia del regista, un capolavoro. Nelle cadenze frivole di un "invito al castello" con risvolti comici da pochade rivela un retrogusto amarissimo. Grande compagnia d'attori, eleganza suprema. Bergman sostiene di essere negato all'umorismo, al registro leggero. Dopo ''[[Una lezione d'amore]]'', questo film lo smentisce. (''[[Sorrisi di una notte d'estate]]''; 2013, p. 1484) *Melodramma gangster ben fatto, con una bella trama intricata e con un [[Robert Taylor|R. Taylor]] farabutto di "sani e incorruttibili principi". Ma l'Oscar lo prese [[Van Heflin|V. Heflin]], come miglior attore non protagonista. (''[[Sorvegliato speciale (film 1941)|Sorvegliato speciale]]''; 2000, p. 1249) *Investigazione interiore, thriller psicologico. Famosa la scena del bicchiere di latte. Epilogo insoddisfacente (anche per Hitchcock) diverso da quello del romanzo [...]. (''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]''; 2000, p. 1249) *Scurrile, politicamente sfacciato sino all'assurdo (e all'irresponsabilità), è una miscela sgangherata di pulp, Kitsch, satirica trasgressione, simpatia e cattivo gusto. (''[[South Park - Il film: più grosso, più lungo & tutto intero|South Park]]''; 2000, p. 1254) *Sul classico tema della "seconda occasione", cimentandosi in un genere per lui nuovo, il settantenne regista-produttore [[Clint Eastwood|C. Eastwood]] pilota ammirevolmente un altro film con l'abituale ''understatement'', mescolando con sapiente leggerezza i toni, dall'umoristico al drammatico. Coerente con la sua concezione artigianale del cinema, ricorre agli effetti speciali subordinandoli al racconto e rivendicando la centralità delle doti umane (manualità, intuito, libertà di scelta) contro la supremazia della tecnologia. Melanconico e genialmente retorico epilogo lunare nel nome dell'amicizia [...]. (''[[Space Cowboys]]''; 2010, p. 1409) *La chirurgia plastica trasforma una bruttina in bellissima. Il marito non l'accetta, la vita coniugale diventa un inferno, lei se ne va con un corteggiatore, ma quando apprende che il consorte ha ucciso il chirurgo, ritorna. Nonostante l'inverosimiglianza dell'assunto, non manca d'interesse come descrizione di un meschino ambiente piccoloborghese. Ottimo [[Bourvil]]. (''[[Lo specchio a due facce]]''; 2000, p. 1258) *Tratto dal romanzo ''Imitation of Life'' di [[Fannie Hurst]], è uno dei più famosi strappalacrime degli anni '30. Rifatto (migliorato) nel 1959. (''[[Lo specchio della vita (film 1934)|Lo specchio della vita]]''; 2010, p. 1413) [[File:The Naked Spur-Janet Leigh3.JPG|miniatura|[[Janet Leigh]] ne ''[[Lo sperone nudo]]'']] *3º dei 5 western di [[James Stewart|J. Stewart]] con la regia di [[Anthony Mann|A. Mann]] e il 1º non scritto da Borden Chase. Il che purtroppo si sente, anche nel personaggio di Stewart, pur così sfaccettato nel suo impasto di dirittura morale e cinismo amaro. Il ''vilain'' [[Robert Ryan|R. Ryan]] gli ruba più di una volta la scena. La suggestione del paesaggio montagnoso, esplorato nei minimi anfratti dalla cinepresa di William Mellor; il rapporto tra personaggi e natura; l'insolita importanza drammatica del personaggio femminile; uno splendido duello finale ne fanno, comunque, un western da non perdere. (''[[Lo sperone nudo]]''; 2000, p. 1260) *È un film sonoro, ma senza una parola di dialogo. Sul piano formale è tutt'altro che disprezzabile e riesce a raggiungere una innegabile tensione drammatica in più di una sequenza. R. Milland è bravissimo nella sua interpretazione di nevrotico. Scritto da R. Rouse con Clarence Greene, ha i limiti di ogni narrazione imperniata su una scommessa stilistica. Al risultato concorre la suggestiva ambientazione realistica negli esterni di Washington e New York. (''[[La spia]]''; 2000, p. 1261) *Molti effetti speciali, la storia speciale non è, i personaggi nemmeno. Film bovino con poca azione, molte chiachiere, due o tre belle idee di sceneggiatura, un finale ingegnoso. (''[[Star Trek (film 1979)|Star Trek]]''; 2010, p. 1428) *Più vispo del primo. Ridimensionate le ambizioni metafisiche e ridotti gli effetti speciali, si è puntato sull'azione, sulle battaglie, su [[Khan Noonien Singh|Khan]], malvagio galattico di statura scespiriana. Le solenni banalità del dialogo non si contano. (''[[Star Trek II - L'ira di Khan]]''; 2010, p. 1428) *La zuppa è sempre la stessa, ma è cambiato il cuoco. In peggio. Ci si prende troppo sul serio. Contano le scenografie wagneriane, le catastrofi, gli effetti speciali. E i [[Klingon]]s, pirati interstellari, sono pappemolli che fanno la faccia feroce. (''[[Star Trek III - Alla ricerca di Spock]]''; 2010, p. 1428) *Attore, sceneggiatore e regista, L. Nimoy porta le avventure galattiche verso la Terra e verso la commedia con risultati assai divertenti. Pochi effetti speciali ma efficaci. (''[[Rotta verso la Terra|Star Trek IV - Rotta verso la Terra]]''; 2010, p. 1428) *Traballante e fiacco si riprende nell'efficace finale. (''[[Star Trek V - L'ultima frontiera]]''; 2010, p. 1448) *Meglio del precedente, ma tolta la sequenza dell'Alaska è tutto già visto. (''[[Rotta verso l'ignoto|Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto]]''; 2010, p. 1429) *Gene Roddenberry, creatore della serie, inorridirebbe se fosse ancora vivo: si è toccato il fondo. (''[[Star Trek: La nemesi]]''; 2010, p. 1429) *Un gioiello del cinema americano a basso costo in cui il tempo narrativo coincide con quello reale. Realizzare ''The Set-Up'' (trucco, imbroglio) "fu per tutti un atto d'amore" ([[Robert Wise|R. Wise]]). Un raro equilibrio di tensione, autenticità, atmosfera, credibilità, verità psicologica. Splendido bianconero di [[Milton R. Krasner|Milton Krasner]]. Premiato a Cannes per la sceneggiatura dell'esordiente Art Cohn, giornalista sportivo, una delle più belle interpretazioni del quarantenne [[Robert Ryan|R. Ryan]] che aveva praticato il pugilato in gioventù. (''[[Stasera ho vinto anch'io]]''; 2000, p. 1275) *Melodramma di successo che resiste al tempo. (''[[Stasera niente di nuovo]]''; 2000, p. 1275) *Con la colta complicità di Bernardino Zapponi, L. Magni privilegia in Neri – canonizzato nel 1622 – lo zelo cristiano, fatto di invidiabile buonumore e disprezzo delle mondanità. Più che film storico, pencola verso la commedia musicale con le canzoni scritte da Angelo Branduardi. Godibili l'Ignazio di Loyola di p. Leroy, Sisto V di M. Adorf, il diavolo calderaro di R. Montagnani, il garbo di J. Dorelli che fa un Neri alla [[Bing Crosby|Crosby]] (''[[La mia via]]''). La sequenza in cui si siedono – tutti stinchi di santo spagnoli – Teresa d'Avila, Giovanni della Croce e Ignazio di Loyola ricorda [[Luis Buñuel|Buñuel]] di ''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''. (''[[State buoni se potete]]''; 2000, p. 1275) *Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. [...] soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]]. Vale soprattutto per il finale. (''[[Stazione Termini (film)|Stazione Termini]]''; 2000, p. 1276) *Melodramma in sordina che inclina all'intimismo e all'approfondimento del personaggio femminile. (''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]''; 2000, p. 1280) *Ispirato a fatti realmente accaduti, è in bilico tra uno storico appena credibile e uno pseudo-erotico-conventuale. (''[[Storia di una monaca di clausura]]''; 2000, p. 1283) *Scritto da [[Lillian Hellman]], è un sagace adattamento di un dramma (1935) di [[Sidney Kingsley]] dove, accanto ad attori famosi, c'è da ammirare la banda dei Dead End Kids, la fotografia di [[Gregg Toland|G. Toland]] e la brava [[Claire Trevor|C. Trevor]]. Girato interamente in studio con fondali dipinti. Questa accentuazione della sua dimensione teatrale diventa un espediente quasi [[Bertolt Brecht|brechtiano]] per comunicare che la storia in corso è rappresentativa di una vasta realtà. (''[[Strada sbarrata]]''; 2000, p. 1287) *Rifacimento di ''[[La cagna (film 1931)|La chienne]]'' (1931) di [[Jean Renoir]] [...], ma [[Fritz Lang|F. Lang]], aiutato da un'ottima sceneggiatura di [[Dudley Nichols]], ne ha cavato qualcosa di originale: una storia psicologica con un magico sottofondo da incubo. (''[[La strada scarlatta]]''; 2000, p. 1287) *Intelligente antologia sui moderni metodi di lotta che la polizia USA ha adottato contro il banditismo nel dopoguerra, ha un notevole ritmo, un ottimo montaggio e un gruppo di bravi attori. (''[[Strada senza nome|La strada senza nome]]''; 2000, p. 1287) *È il 3º e il più convenzionale dei film diretti da [[Orson Welles|Welles]], in linea con un personaggio di moda a Hollywood negli anni '40: l'ospite in casa che non è quel che sembra. Prodotto da [[Sam Spiegel]] e scritto da [[Anthony Veiller]] su un soggetto altrui, ha molti punti deboli, ma, oltre a quella finale, vanta almeno 2 sequenze memorabili (l'inizio e l'assassinio nel bosco) e lo straordinario bianconero di [[Russell Metty]]. Interessante la descrizione dell'ambiente di provincia. Pur andando talvolta sopra le righe, Welles sfaccetta con sottile istrionismo il suo nazista. Memorabile la figuretta del farmacista che gioca a scacchi. (''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]''; 2000, p. 1290) *Lo sceneggiatore [[John Briley]] riprende il tema centrale del romanzo di [[John Wyndham]] ''I figli dell'invasione'' (1957) da cui era già stato tratto ''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]'' (1960). Ne è uscito un insolito film di suspense malinconica sul motivo dei bambini che hanno paura perché gli adulti ne nutrono una ancor più grande della loro malvagità. (''[[La stirpe dei dannati]]''; 2000, p. 1279) *Pretenzioso nel voler essere un'analisi dell'inconscio femminile, è un fantasy adrenalinico, più videogioco che film, che nel giro di meno di mezz'ora diventa ripetitivo, esageratamente estetizzante (scenografie di Rick Carter e costumi di Michael Wilkinson), troppo concentrato sull'erotismo delle giovani interpreti costrette in personaggi privi di spessore, retorico nel finale. (''[[Sucker Punch (film 2011)|Sucker Punch]]''; 2013, p. 1539) *È difficile stabilire in che misura i notevoli meriti di questo film nero che è anche un apologo morale siano di [[Ben Hecht]] sceneggiatore [...] o della regia di [[Otto Preminger|O. Preminger]] e del suo stile visivo di grande precisione. Ancora una volta, dopo ''[[Vertigine (film 1944)|Laura]]'' (1944), la coppia [[Dana Andrews|Andrews]]-[[Gene Tierney|Tierney]] fa faville. (''[[Sui marciapiedi]]''; 2000, p. 1298) *Raccontato sul filo del rasoio del drammatico e dell'umoristico, è un po' verboso e prolisso, ma sostenuto da una sapiente suspense. (''[[Il suo tipo di donna]]''; 2000, pp. 1300-1301) *Stravaganza sgangherata e, infine, stucchevole, ricca di effetti speciali e di citazioni (''[[Blade Runner]]'', ''[[Chi ha incastrato Roger Rabbit|Roger Rabbit]]'', ''[[Atto di forza|Total Recall]]'', ''[[Guerre stellari|Guerre Stellari]]'', ''[[Jurassic Park]]'', ecc.), ma povera di intelligenza e priva di brio. [...] Soltanto per minori di 12 anni videodipendenti. (''[[Super Mario Bros. (film)|Super Mario Bros]]''; 2000, p. 1302) *Al di là delle polemiche contingenti, peraltro ridicole soprattutto in un paese come la Francia che ha tra i suoi principi costituzionali la laicità dello Stato, il film dimostra, nel suo rigore formale e nell'austerità quasi giansenista del suo stile, che [[Jacques Rivette|Rivette]] tutto aveva cercato, ma non lo scandalo. In linea con l'illuminista [[Denis Diderot|Diderot]] si propone soltanto di proclamare la libertà di coscienza e di denunciarne ogni forma di oppressione. Non attacca la fede religiosa, ma le sue deformazioni e le indegnità che si commettono sotto la sua maschera. (''[[Suzanne Simonin, la religiosa|Susanna Simonin, la religiosa]]''; 2000, p. 1303) *Titolo stupido per un elaborato rifacimento del famoso racconto ''Giro di vite'' (1898) di [[Henry James]]. Ma la suspense c'è, e specialmente il clima morboso. Ottima [[Deborah Kerr|D. Kerr]], splendida fotografia di [[Freddie Francis]]. (''[[Suspense (film 1961)|Suspense]]''; 2000, p. 1304) ====T==== *Western atipico per l'ambientazione e per i caratteri della storia che sono quelli di un episodio della guerra ispano-americana, ma anche insolito per [[Raoul Walsh|R. Walsh]]: Quincy Wyatt ([[Gary Cooper|G. Cooper]]) è il solo eroe walshiano definito da una completa serenità interiore e da un perfetto controllo del suo campo d'azione, equidistante tra visipallidi e pellerossa (tra Cultura e Natura). (''[[Tamburi lontani]]''; 2000, p. 1309) *Film d'avventure esotiche che tiene svegli col suo ritmo svelto. La fulgida [[Marlene Dietrich|Marlene]] ha una corona di baldi maschietti. L'ambiente è suggestivo, e c'è una scazzottatura da antologia. (''[[La taverna dei sette peccati]]''; 2000, p. 1316) *Ultimo film inglese di Hitchcock che non riuscì mai ad amarlo. Macchinoso, un po' enfatico, teatraleggiante, un po' stupido, ma è pur sempre un tenebroso incontro con i mostri della mente e del sogno. (''[[La taverna della Giamaica]]''; 2000, p. 1316) *Sceneggiato da [[Luc Besson]], è un film di azione ad alta velocità che assomiglia ai poliziotteschi italiani degli anni '70 più che ai modelli hollywoodiani degli anni '90: inseguimenti, acrobazie su due o quattro ruote, parentesi di umorismo pecoreccio. Basta guardare i primi 20 minuti. Sembrano sentinelle che dicano: non andate avanti. (''[[Taxxi]]''; 2000, p. 1317) *L'argomento era già un po' sdato e anacronistico perché quando il film uscì era già in funzione il telefono automatico. Deriva, infatti, da una novella di Herbert Rosenfeld degli ultimi anni '20, sceneggiata da Ernst Wolff per il film tedesco ''Fräulein-falsch verbunden'' (1932) di E.W. Emo con Magda Schneider. Il rifacimento del casertano N. Malasomma non manca né di brio né di garbo. (''[[La telefonista]]''; 2000, p. 1319) *5º western, e il più anomalo e ambizioso, di [[Burt Kennedy|B. Kennedy]] che l'ha anche scritto, adattando un bizzarro romanzo di [[E. L. Doctorow|E.L. Doctorow]]. Riuscito a livello descrittivo e ricco di una pittoresca galleria di personaggi, lo è meno nell'irrisolto rapporto tra il realismo di fondo e gli intenti metaforici che puntano sulla parabola dell'antico conflitto tra il Bene e il Male. (''[[Tempo di terrore]]''; 2010, p. 1483) *Racconto di comportamenti più e prima ancora che di psicologie, non fa concessioni allo spettacolo o al romanzo: nessun incidente, nemmeno una piccola slavina, tutto concentrato sui gesti, gli oggetti, i piccoli particolari quotidiani con un filo di bonaria ironia. Una piccola musica, un film di grazia. (''[[Il tempo si è fermato]]''; 2000, p. 1323) *Se esistesse l'Oscar della macelleria, questo 8º film di D. Argento se lo aggiudicherebbe facilmente. (''[[Tenebre (film)|Tenebre]]''; 2000, p. 1323) *Il motto è "Non fate la guerra, fate l'amore". In modi meno piccanti, la vicenda rimanda a quella di ''[[L'iniziazione (film 1986)|L'iniziazione]]'' (1986) di [[Gianfranco Mingozzi|Mingozzi]], ma [[David Hamilton|Hamilton]], famoso fotografo di moda, punta sulla calligrafia e il morbosetto. (''[[Tenere cugine]]''; 2000, p. 1324) [[File:Teodora (film 1954) Gianna Maria Canale.png|miniatura|[[Gianna Maria Canale]] in ''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]'']] *1º film a colori di [[Riccardo Freda|R. Freda]] [...] e uno dei suoi risultati più armoniosi in cui le ragioni dello spettacolo non prevaricano sulla definizione dei personaggi. (''[[Teodora (film 1954)|Teodora]]''; 2000, p. 1325) *3º film di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] regista [...] e il migliore dei 3 per il garbo della costruzione narrativa, l'esperta guida degli attori, la credibilità dei personaggi. Basterebbe [[Anna Magnani|A. Magnani]] nel personaggio della canzonettista Loletta Prima per raccomandarlo. (''[[Teresa Venerdì]]''; 2000, p. 1327) *Western picaresco, foderato di umorismo e di invenzioni pittoresche. (''[[Terra lontana]]''; 2000, p. 1329) *Discreto western: in giusta dose l'azione, misurato il risvolto sentimentale, interpreti adatti, qualche allusione sociale. (''[[Terra nera]]''; 2000, p. 1329) *Artificioso, ma efficace esercizio di suspense con una palese influenza dell'espressionismo a livello figurativo. Una [[Barbara Stanwyck|B. Stanwyck]] superlativa si guadagnò una candidatura all'Oscar. (''[[Il terrore corre sul filo]]''; 2000, p. 1331) *È un bizzarro film in cui [[John Huston|J. Huston]] prende in giro un po' tutti: sé stesso, il thriller avventuroso, [[Gina Lollobrigida|G. Lollobrigida]] e il pubblico, strizzando l'occhio agli amici. Una vacanza italiana. Quando uscì fu un fiasco, ma poi divenne un film di culto per cinefili sofisticati. Dialoghi spiritosi di [[Truman Capote]]. (''[[Il tesoro dell'Africa]]''; 2000, p. 1334) *"Girato per scommessa e divertimento" ([[Don Siegel|D. Siegel]]). Scommessa vinta, spettatori divertiti. (''[[Il tesoro di Vera Cruz]]''; 2000, p. 1335) *Da un copione teatrale (1953) di [[Agatha Christie]] un dramma giudiziario che diventa un esercizio di alta acrobazia intellettuale. Un meccanismo perfetto. [[Charles Laughton|C. Laughton]] e [[Marlene Dietrich|M. Dietrich]] straordinari, ma anche [[Tyrone Power|T. Power]], in un personaggio per lui insolitamente ambiguo, è OK. (''[[Testimone d'accusa (film 1957)|Testimone d'accusa]]''; 2000, p. 1337) *Inusuale western britannico con toni da commedia in cui il ruolo del vendicatore solitario è girato al femminile, una efficace e prosperosa [[Raquel Welch|R. Welch]]. (''[[La texana e i fratelli Penitenza]]''; 2000, p. 1338) *È il caso raro di un film laico, appoggiato più all'antropologia che alla psicologia, che, attraverso la leggerezza e la concretezza della vita quotidiana, suggerisce il senso del sacro, la religione vissuta come energia dell'amore. (''[[Thérèse]]''; 2000, p. 1339) *Enorme successo di pubblico per questo film d'avventure girato come un lungo spot pubblicitario da Tony Scott (fratello del più celebre Ridley). ''Ad majorem gloriam'' dell'epoca di [[Ronald Reagan]]. E di [[Tom Cruise]]. (''[[Top Gun]]''; 2013, p. 1602) *Lavora bene con la macchina da presa l'attore-regista cileno di origine russa [[Alejandro Jodorowsky|A. Jodorowsky]], traducendo in immagini e suoni i suoi (non sempre chiari) messaggi poetici e filosofici di anarchico narcisista, alchimista manipolatore di simboli. Per qualcuno questo è "il primo western surrealista". (''[[El Topo]]''; 2000, p. 1351) *2º capitolo, tra ''[[Catene (film 1949)|Catene]]'' (1950) e ''[[I figli di nessuno (film 1951)|I figli di nessuno]]'' (1951) della popolare trilogia "lacrimosa" con la coppia A. Nazzari-Y. Sanson. Gli stereotipi del romanzo d'appendice ridotti all'essenziale con due o tre colpi di regia. (''[[Tormento (film 1950)|Tormento]]''; 2000, p. 1352) *Il principio di base è l'accumulazione, come se lo sceneggiatore [[Aldo De Benedetti]] avesse voluto condensare in un film solo due o tre romanzi d'appendice. (''[[Torna! (film 1953)|Torna!]]''; 2000, p. 1352) *Scaldacuore confezionato con garbo e con tutti i buoni sentimenti in ordine. (''[[Torna a casa, Lassie!]]''; 2000, p. 1352) *Il migliore, il più barocco e compiuto dei 4 western di [[Samuel Fuller|S. Fuller]]. A un contesto storico minuziosamente ricostruito si oppone un racconto in prima persona di una soggettività dilaniata e tormentata. (''[[La tortura della freccia]]''; 2000, p. 1354) *Sulla via di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], [[Riccardo Freda|R. Freda]], ispiratosi a un fatto di cronaca del 1922, conduce in porto il melodramma passando di scena madre in scena madre. [[Amedeo Nazzari|A. Nazzari]] convince più di [[Vittorio Gassman|V. Gassman]], che si stava specializzando nelle parti di cattivo. (''[[Il tradimento]]''; 2000, p. 1359) *[[Terence Fisher|T. Fisher]] ha saputo coniugare con sagacia azione, ambientazione e atmosfera. (''[[Tragica incertezza]]''; 2000, p. 1361) *[...] il 5º film di [[Mario Soldati|M. Soldati]] regista conta per l'orchestrazione capziosa dei rapporti psicologici, l'impiego drammatico del paesaggio (fotografia di [[Massimo Terzano|M. Terzano]] e O. [[Otello Martelli|Martinelli]]), l'ingegnoso assillo di "fare cinema". (''[[Tragica notte]]''; 2000, p. 1361) *Il titolo originale ''Die Hard'' è meno fuorviante di quello italiano: si riferisce proprio al protagonista, solo contro tutti, e alla feroce lotta che deve intraprendere. Non è un catastrofico, è un memorabile, stringato e avvincente film d'azione. (''[[Trappola di cristallo]]''; 2000, p. 1364) *Stringato, diretto con energia pari alla finezza, quasi un [[Howard Hawks|Hawks]]. (''[[I tre banditi]]''; 2000, p. 1367) *Film divertente e simpatico, gentile e intonato nel ritmo dell'esordiente 23enne [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]], è un film brioso di giovani sui giovani di cui soltanto negli anni '70 la critica scoprì la novità, i segni premonitori del neorealismo postbellico: le riprese nei luoghi reali dell'azione, l'attenzione (come in ''[[Rotaie (film)|Rotaie]]'', 1929) alla classe lavoratrice, gli attori presi dalla strada, la disinvoltura nell'espressione dei sentimenti e dell'erotismo. 1º film per il cinema del 22enne milanese [[Nino Rota]], ''enfant prodige'' della musica. Troppo in anticipo per trovare pubblico. (''[[Treno popolare (film)|Treno popolare]]''; 2010, p. 1540) *È un film che ha in partenza qualche difficoltà di carburazione, ma poi funziona con diversi momenti divertenti. (''[[30 secondi d'amore|Trenta secondi d'amore]]''; 2000, p. 1374) *''[[Tron (film)|Tron]]'' (frammento di elettronica) è una divertente variante pirotecnica di ''[[Guerre stellari]]''. Prodotto dalla Disney. Film-computer, e non soltanto film sul computer, tra riferimenti scientifici che non sono affatto scientifici, ha la sua brava morale americanamente ottimistica. È il 1º film sulla realtà virtuale. (''[[Tron (film)|Tron]]''; 2000, p. 1381) *{{NDR|Nel film}} sono messi in fila tutti gli stereotipi della commedia sentimentale per smontarli e frantumarli con una spudorata buffoneria che sghignazza sulle regole del "politicamente corretto" e del buon costume. Sono passate agli onori della cronaca, se non della storia, le gag del gel e quella antica (ma qui per la prima volta dotata del controcampo in passato sempre negato) del pene chiuso di scatto nella cerniera dei pantaloni. Critici e spettatori divisi in due fazioni: chi lo prende per un umorismo sopra le righe, ma intelligente e liberatorio e chi lo respinge come un esempio di trivialità goliardica [...]. (''[[Tutti pazzi per Mary]]''; 2000, p. 1390) ====U==== *Unico film fantastico nella carriera di Hitchcock, comincia in cadenze di commedia mondana e termina nei toni di un'allegoria apocalittica, basata sulle 3 unità della tragedia classica (luogo, tempo, azione). Inquietante, non soltanto impressionante. (''[[Gli uccelli]]''; 2000, p. 1393) [[File:The Last Wagon 02 Richard Widmark.jpg|miniatura|[[Richard Widmark]] ne ''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]'']] *Assai ben girato in Cinemascope da [[Delmer Daves|Daves]] che nel western dà il suo meglio. Tutti gli ingredienti giusti al momento giusto. [[Richard Widmark|Widmark]] in forma come meticcio. (''[[L'ultima carovana (film 1956)|L'ultima carovana]]''; 2000, p. 1396) *È un vero film "de noantri", romano e romanesco a 18 carati, degno del [[Giuseppe Gioachino Belli|Belli]]. C'è la firma di [[Federico Fellini|Fellini]] giovanissimo alla sceneggiatura insieme a quella di [[Aldo Fabrizi|A. Fabrizi]]. I duetti Fabrizi-[[Anna Magnani|Magnani]] sono spassosi. (''[[L'ultima carrozzella]]''; 2000, p. 1396) *Western ''old style'' prodotto e interpretato da {{sic|uno}} [[John Wayne|Wayne]] in gran forma. Fresco, simpatico. (''[[L'ultima conquista]]''; 2000, p. 1396) *Pagine di suggestiva intensità alternate a passaggi di astuzia artificiosa. Molti sottofondi nella sceneggiatura un po' verbosa ma sorprendente di R.A. Arthur tratta da un romanzo di Oakley Hall. Interpreti di classe alle prese con personaggi che formalmente riassumono, sublimandoli, gli stereotipi di un genere. (''[[Ultima notte a Warlock]]''; 2010, p. 1569) *[...] [[Martin Scorsese|M. Scorsese]] rifiuta i tre modelli cinematografici a disposizione (il colossal hollywoodiano, [[Roberto Rossellini|Rossellini]], [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]) e persegue una propria via, discutibile ma sicuramente personale. Recupera la cultura cattolica meridionale di Little Italy di cui s'è alimentato nell'infanzia, la filtra attraverso la sua memoria di ''cinéphile'' onnivoro e la "cristologia" rock degli anni '70 (eloquente la scelta di [[Peter Gabriel]] per le musiche) e tenta persino di rappresentare Cristo in modi "barbarici" come potrebbero vederlo uomini africani o latino-americani, di cultura diversa da quella euro-occidentale. Il suo è un Dio delle debolezze che ha preso sul serio l'incarnazione e che ha uno spessore teologico maggiore di quel che è sembrato alla maggioranza dei critici e dei cattolici scandalizzati. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]''; 2000, p. 1400) *[...] il 35º film di [[Raffaello Matarazzo|Matarazzo]] chiude il ciclo del melodramma matarazziano di cui è in un certo modo il compendio, ma chiude anche, non senza malinconia, il suo itinerario di regista. I 5 film successivi sono soltanto il segno di una sopravvivenza. (''[[L'ultima violenza]]''<ref>Citato in ''[https://www.mymovies.it/film/1957/lultima-violenza/ L'ultima violenza]'', ''mymovies.it''.</ref>) *Un piccolo classico della SF al cinema. Il suo discorso di rispetto per gli alieni lo distingue dall'isteria di quel periodo di guerra fredda. Bravi attori, solida sceneggiatura, pochi trucchi, molta sobrietà. (''[[Ultimatum alla Terra]]''; 2000, p. 1400) *Sceneggiato e dialogato con l'abituale garbo da [[Aldo De Benedetti]] (1892-1970), commediografo di lungo corso e tipico rappresentante del teatro d'evasione tra le due guerre mondiali, qui al lavoro su una sua commedia del 1951. Si avvale dell'istrionismo flautato di [[Vittorio De Sica|V. De Sica]] [...]. (''[[Gli ultimi cinque minuti]]''; 2000, p. 1401) *Nonostante l'apporto di [[Alberto Moravia|Moravia]] alla sceneggiatura, la vicenda, aggiornata agli anni '50, non sta in piedi. La condizione della donna è esaminata con piagnucolosa curiosità, e non basta la bravura della [[Alida Valli|Valli]] a riscattarla. Ambientazione milanese fiacca. (''[[Ultimo incontro]]''; 2000, p. 1406) *Global colossal etno-epico da 140 milioni di dollari con ambizioni storiche, filosofiche e artistiche che all'atto pratico vengono sacrificate sull'altare del dio mercato. Al suo attivo il potente romanticismo della vicenda ([[John Logan|J. Logan]], [[Marshall Herskovitz|M. Herskovitz]], [[Edward Zick|E. Zwick]]), le grandiose scene di battaglia – su tutte l'emozionante carica dei samurai a cavallo che sbucano come fantasmi dalla nebbia in mezzo al bosco –, la documentata ricostruzione degli ambienti ([[Lilly Kilvert]]) e dei costumi ([[Ngila Dickson]]), l'intensa interpretazione di Watanabe nei panni dell' "ultimo samurai", che sprona Cruise a dare il meglio di sé. Infestato, però, da stereotipi hollywoodiani e cadute nella soap opera, come il ridicolo incontro finale con l'imperatore e l'''happy end'' sentimentale. (''[[L'ultimo samurai]]''; 2013, p. 1670) *Tratto da un romanzo di [[Richard Matheson]] e girato a basso costo tra i palazzi romani dell'[[EUR]], è un horror che passò ingiustamente inosservato, nonostante i suoi meriti: un ottimo [[Vincent Price|Price]], alta tensione, intelligenza dei dettagli, alcune anticipazioni – o coincidenze? – con i futuri film di [[George A. Romero]]. (''[[L'ultimo uomo della Terra]]''; 2000, p. 1408) *Uno dei capolavori del cinema neorealista, e il suo canto del cigno. Frutto maturo del sodalizio tra [[Cesare Zavattini|Zavattini]] e [[Vittorio De Sica|De Sica]], sostenuto anche da ricerche, non tutte risolte, sul tempo e la durata (famosa la sequenza del risveglio della servetta), il film tocca una crudeltà lucida senza compromessi sentimentali, fuori dalla drammaturgia tradizionale. Non ha la "perfezione" di ''[[Ladri di biciclette]]'', ma va al di là. (''[[Umberto D.]]''; 2000, p. 1409) *Come [[Mario Camerini|Camerini]] anticipò il neorealismo, facendo di Milano qualcosa di più di una tela di fondo per questa commedia comico-sentimentale profumata di giovinezza e raccontata con garbo. (''[[Gli uomini, che mascalzoni...]]''; 2000, p. 1413) *Un racconto che fila come un TEE senza fermate con personaggi efficaci e stereotipati. (''[[Gli uomini della terra selvaggia]]''; 2000, p. 1414) *Narrato con scioltezza è un dramma razziale intelligente che vale anche per alcune (azzeccate e dure) annotazioni sociologiche e ambientali (la famiglia del medico). Disgraziatamente [[Joseph L. Mankiewicz|J.L. Mankiewicz]] si è abbandonato un po' troppo alla declamazione e agli effetti. Bravi gli interpreti [...]. (''[[Uomo bianco, tu vivrai!]]''; 2000, p. 1417) *Il pretendente [...] doma la bisbetica con disarmata e sorridente pazienza. Commedia agile, festosa e gentile [...]. (''[[L'uomo che sorride]]''; 2000, p. 1420) *Molto sopravvalutato negli anni '70 per la puntigliosa ricostruzione storica ed etnologica sulla vita tribale dei Sioux, è anche un buon film d'avventure con un [[Richard Harris|R. Harris]] credibile ed efficace in ogni situazione. (''[[Un uomo chiamato Cavallo]]''; 2000, p. 1421) *Considerato il migliore dei 5 film hollywoodiani di [[Jean Renoir|J. Renoir]], il 1º in cui il conflitto tra uomo e natura ha un'importanza centrale: quasi vi si sente l'odore della terra smossa dall'aratro, battuta dalla pioggia o riscaldata dal sole. Il velato ottimismo dell'epilogo è una speranza più che una certezza. (''[[L'uomo del Sud]]''; 2000, pp. 1425-1426) *Un western intellettuale sul conflitto allevatori-coloni, con risvolti comici che alleggeriscono il tessuto drammatico. (''[[L'uomo del West]]''; 2000, p. 1426) *Pur subordinata ai 3 personaggi maschili, la [[Bette Davis|Davis]] dà alla sua parte calore e umorismo, "rubando" il film a [[Edward G. Robinson|Robinson]] per il quale era stato prodotto dalla Warner. (''[[L'uomo di bronzo]]''; 2000, p. 1426) *5º e ultimo film di [[Anthony Mann|Mann]] con [[James Stewart|Stewart]], scritto da Philip Yordan e Frank Burt che gli hanno dato una struttura da tragedia classica sulla fine di una potente e corrotta famiglia. Una dose di violenza maggiore del solito, dialoghi piccanti, un ottimo uso dei paesaggi del New Mexico. Il sapiente gioco dei conflitti psicologici in un mondo primitivo ha un'insolita attendibilità storica. (''[[L'uomo di Laramie]]''; 2010, p. 1599) *[...] è uno dei migliori thriller prodotti da [[Val Lewton]] per la RKO. La povertà dell'intrigo è riscattata dall'uso sapiente della suspense e degli effetti: l'orrore è solamente suggerito. (''[[L'uomo leopardo]]''; 2000, p. 1429) [[File:L'uomo di paglia (film).JPG|miniatura|La scena finale de ''[[L'uomo di paglia]]'']] *Gli ingredienti narrativi sono più o meno gli stessi di ''[[Il ferroviere]]'' (1955), e la maestria tecnico-stilistica è tale che non si nota quasi più. Per tre quarti il film tiene, avvince e convince (e la Bettoja fu giustamente una rivelazione), ma ancora una volta il finale rovina l'equilibrio a colpi di retorica e di buon senso piccolo borghese. L'apporto alla sceneggiatura di Benvenuti e De Bernardi, collaboratori di A. Giannetti, si sente nei particolari. (''[[L'uomo di paglia]]''; 2000, p. 1427) *Il vecchio [[King Vidor|Vidor]] ritrovò la sua vena in questo western conciso, con una plausibile ambientazione storica, una sobria e colorita caratterizzazione dei personaggi. Una delle interpretazioni più gustose del giovane [[Kirk Douglas|Douglas]]. (''[[L'uomo senza paura]]''; 2000, p. 1432) *[...] [[John Ford|Ford]] ha fatto il suo 1º film in cui la storia d'amore è centrale con una struttura a flashback e voce narrante. Smargiassa e nostalgica, è una commedia armoniosa ricca di passaggi umoristici e di vigore nelle cadenze di un canto d'amore per la nativa Irlanda. Affiatata compagnia d'attori in cui la disinvoltura è pari al brio. (''[[Un uomo tranquillo (film 1952)|Un uomo tranquillo]]''; 2000, p. 1432) *Curioso esempio di fantascienza religiosa da un romanzo di successo di [[Morris West]] che, comunque, previde con un anticipo di più di 10 anni l'elezione (1976) del polacco [[Papa Giovanni Paolo II|Karol Wojtyla]]. Un insuccesso a tutti i livelli. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]''; 2000, p. 1433) *Interamente girato in Thailandia, è coraggioso, anticonformista e crudele per certi aspetti, soprattutto nella 1ª parte. (''[[Urla del silenzio]]''; 2010, p. 1609) ====V==== *Uno dei 22 "spaghetti-western" realizzati nel 1973, e uno dei meno trucidi, con una certa cura nella psicologia dei personaggi e un robusto mestiere nelle sequenze d'azione. (''[[Valdez il mezzosangue]]''; 2000, p. 1441) *7º e ultimo film di [[Budd Boetticher|B. Boetticher]] con [[Randolph Scott|R. Scott]] protagonista e coproduttore con la sua società Ranown. Scritto da [[Burt Kennedy]], non vale ''[[I sette assassini]]'' (1956) e nemmeno ''[[L'albero della vendetta]]'' (1959), ma è contrassegnato dal medesimo sereno e disteso classicismo, dal rifiuto del folclore, delle tematiche sociali e i loro concreti comportamenti più che l'intrigo o la cornice. (''[[La valle dei mohicani]]''; 2000, p. 1442) *Un western M-G-M che punta sui conflitti psicologici più che sull'azione. (''[[La valle della vendetta (film 1951)|La valle della vendetta]]''; 2000, p. 1442) *[...] è una parafrasi (o un'interpretazione?) in chiave psicanalitica della storia di Caino e Abele dove il primo non è malvagio, ma disperato e cerca di trovare nell'amore la salvezza. [...] È anche il 1º film di [[James Dean|J. Dean]] protagonista e rimane tuttora soprattutto come il suo ritratto. (''[[La valle dell'Eden]]''; 2000, p. 1442) *Scritto da [[Nigel Kneale]] con il regista, è il 2º film della serie Hammer che, nella sua miscela di fantascienza e horror, riflette in modi bizzarri l'isteria allarmistica da guerra fredda (come in USA ''[[L'invasione degli ultracorpi]]'', 1956). (''[[I vampiri dello spazio]]''; 2010, pp. 1618-1619) *La vita del Cristo secondo uno dei tre evangelisti sinottici da cui, però, sono stati espunti tutti i passi escatologici e la maggior parte dei miracoli. È un film laico, rivolto a mettere in luce l'umanità più che la divinità di un Gesù severo, pugnace, medievale, carico di tristezza e di solitudine. Quando il regista riesce a far coincidere il testo di Matteo con l'autobiografia, la passione con l'ideologia, è il film di un poeta. In senso teologico, è un vangelo senza speranza. Con il suo sincretismo formale, i riferimenti pittorici, la scabra luminosità, il richiamo a un Terzo Mondo che non è più solo preistoria, raggiunge una forte tonalità epica e religiosa. (''[[Il Vangelo secondo Matteo]]''; 2000, p. 1445) *Seguito di ''La maschera di Frankenstein'' (1957) cui è superiore: il personaggio del barone, vero protagonista della serie della britannica Hammer (mentre quella hollywoodiana dell'Universal privilegiava la Creatura, cioè Boris Karloff), è di una complessità insolita, grazie alla sceneggiatura articolata di Jimmy Sangster, e T. Fisher non gli nega la comprensione, se non la simpatia. (''[[La vendetta di Frankenstein]]''; 2000, p. 1450) *Il 1º dei 3 western di [[Fritz Lang|Lang]], e non il migliore. Più che sul tema della giustizia, svolto in modo troppo didattico, trova i suoi motivi di interesse in quelli della vendetta e della colpa. [[Gene Tierney|G. Tierney]] esordiente è già fascinosa. (''[[Il vendicatore di Jess il bandito]]''; 2000, p. 1451) *[...] è il 4º e il più discontinuo dei 6 film [[Josef von Sternberg|von Sternberg]]/[[Marlene Dietrich|Dietrich]]. Ingiusto salvare soltanto il famoso ''Hot Voodoo'', memorabile numero musicale con Marlene che esce dalla pelle di un gorilla. C'è [[Herbert Marshall|Marshall]] in gran forma anche nella lunga sequenza in un paesino del Sud con i polli in libertà. E il personaggio di Helen, una delle madri più sexy della storia del cinema, non manca di forza come donna che si sacrifica per la felicità degli altri, anche a costo di prostituirsi, e affronta con fierezza le conseguenze delle sue colpe. Oltre all'esecuzione di ''I Couldn't Be Annoyed'' in un frac bianco da uomo, Dietrich canta in francese e una ninna nanna in tedesco. Splendido bianconero di [[Bert Glennon]]. (''[[Venere bionda]]''; 2010, p. 1628) *[...] la realizzazione è accurata, competente e corretta. (''[[Le 22 spie dell'Unione|22 spie dell'Unione]]''; 2000, p. 1455) *L'amore e il sesso hanno un peso insolito in questo solido western che rimanda addirittura a ''[[William Shakespeare#Otello|Otello]]'' con [[Rod Steiger|R. Steiger]] nella parte di Jago. [[Delmer Daves|Daves]] ha sempre dedicato molta cura ai personaggi femminili. (''[[Vento di terre lontane]]''; 2000, p. 1457) *Sagace drammaturgia nell'alternanza tra sequenze di azione e tensione con momenti di alleggerimento idillico o umoristico. E la giusta dose di antimilitarismo a sorpresa nell'ultima parte, non senza eccessi di gusto truculento: il bene e il male, insomma, del cinema di [[Danny Boyle|Boyle]] che, comunque, lontano dai vincoli hollywoodiani, il cinema lo sa fare. (''[[28 giorni dopo]]''; 2010, p. 1634) *[...] il teatrante [[Raymond Rouleau|R. Rouleau]] (1904-81) ha fatto un film inamidato, accademico, di ritmo stentato che soltanto verso la conclusione ha un colpo d'ala, grazie alla coppia [[Yves Montand|Montand]]-[[Simone Signoret|Signoret]]. Nel puntare sul versante psicologico del testo fa passare in secondo piano la denuncia dell'intolleranza e delle sue radici storiche e sociali per privilegiare la polemica antipuritana. Spicca, comunque, la viperina Abigail della [[Mylène Demongeot|Demongeot]]. (''[[Le vergini di Salem]]''; 2000, p. 1461) *Film di culto per gli amanti del cinema nero: eleganza, decadenza, perversione, crudeltà, umorismo e una forte vena di necrofilia ne fanno un cocktail unico. Il motivo di David Raksin ("Laura") incanta ancora oggi. Uno di quei film felici dove tutto concorre al risultato finale: regia, sceneggiatura, fotografia (J. LaShelle, premio Oscar), scenografia, musica. (''[[Vertigine (film 1944)|Vertigine]]''; 2000, p. 1463) *Western colossale dal ritmo sostenuto e ricco di colpi di scena, è un'astuta e magniloquente macchina propagandistica in gloria del capitalismo americano. Non a caso alla realizzazione contribuì ampiamente la società ferroviaria Union Pacific. (''[[La via dei giganti]]''; 2000, p. 1464) *Un bel romanzo di [[A. B. Guthrie Jr.|A.B. Guthrie Jr.]], 3 star, un ottimo direttore della fotografia come W.H. Clothier per fare un western piatto come un marciapiede. (''[[La via del West]]''; 2000, p. 1465) *Abile cocktail di tensione drammatica e commedia sentimentale, recitato con garbo da [[James Stewart|Stewart]] e la [[Marlene Dietrich|Dietrich]] tra una compagnia di attori inglesi. Purtroppo i personaggi sono convenzionali. Qualche momento divertente. (''[[Il viaggio indimenticabile]]''; 2000, p. 1468) *Il surrealismo del vecchio maestro spagnolo è al massimo della sua forma in questa deliziosa, sarcastica scorribanda attraverso le eresie, da lui prese come segni di una dialettica tra fede e ideologia, potere e libertà. (''[[La via lattea (film 1969)|La via lattea]]''; 2000, p. 1469) *Pochi mezzi, molta intelligenza in questo thriller fantascientifico [...]. Svolgimento avvincente senza effettacci. (''[[Il villaggio dei dannati (film)|Il villaggio dei dannati]]''; 2000, p. 1473) *Film laico sulla stregoneria, poco romantico e ancor meno mistico, fondato sulla visione: le immagini vi contano più delle parole. Alle seconde è affidata la dimensione razionale e discorsiva (diurna), alle prime quella emotiva e fantastica (notturna), ma quanto è feconda la contraddizione dialettica tra le due componenti? Domina la presenza simbolica dell'acqua, anche come parte femminile della libido. (''[[La visione del sabba]]''; 2000, p. 1478) *Commediola melensa, anacronistica e recitata a braccio. (''[[La vispa Teresa (film 1943)|La vispa Teresa]]''; 2000, p. 1479) *[...] è una commedia di carta velina sotto il segno di un ottimismo ingenuo, appena sfiorato da una vena umoristica. Nel '43 quanti italiani andarono a vederlo per constatare com'era bella la vita, almeno al cinema? ([[La vita è bella (film 1943)|''La vita è bella'', 1943]]; 2000, p. 1481) *6º film di [[Roberto Benigni|Benigni]] regista, è il più ambizioso, difficile e rischioso e il migliore: 2 film in 1, o meglio un film in 2 parti, nettamente separate per ambientazione, tono, luce e colori – essenziali i contributi della fotografia – ma complementari: la 1ª spiega e giustifica la 2ª. Una bella storia d'amore, scritta con [[Vincenzo Cerami]]: prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, ma l'una è la continuazione dell'altra. Il frenetico dinamismo di R. Benigni è felicemente sfogato, la sua torrentizia oralità ora debordante ora dimezzata. Un'elegante leggerezza distingue [[Giustino Durano|G. Durano]] nel più riuscito dei personaggi di contorno. ([[La vita è bella (film 1997)|''La vita è bella'', 1997]]; 2000, p. 1481) *È il film di Natale per eccellenza, uno dei capolavori del cinema sentimentale di tutti i tempi. [...] [[James Stewart|Stewart]] dà il meglio in un personaggio che passa dall'ottimismo al pessimismo più nero come la commedia passa dal comico all'incubo, dal documentario alla favola. (''[[La vita è meravigliosa]]''; 2000, pp. 1481-1482) *Melodramma popolare che anticipa la serie [[Amedeo Nazzari|Nazzari]]-[[Yvonne Sanson|Sanson]] degli anni '50 con una risentita descrizione dell'Italia in rovine (borsaneristi e cafoni arricchiti in opposizione agli stenti e alle sofferenze dei più). Una [[Alida Valli|A. Valli]] intensa e un ottimo [[Eduardo De Filippo|E. De Filippo]]. (''[[La vita ricomincia]]''; 2000, p. 1484) *La selvaggia potenza del romanzo della [[Emily Brontë|Brontë]] è un po' troppo addomesticata. Gli sceneggiatori ne hanno impoverito l'intensità e attutito il romanticismo gotico, ma il film rimane egualmente memorabile. Robusta interpretazione di [[Laurence Olivier|Olivier]]. (''[[La voce nella tempesta]]''; 2000, p. 1491) *Melodramma fiammeggiante in puro stile anni '50: società corrotta e la donna, sua vittima, trasformata in eroina con l'aureola. (''[[Vortice (film 1953)|Vortice]]''; 2000, p. 1496) *Costato 50 milioni di dollari a [[Joel Silver]] (''[[Matrix]]'') che l'ha prodotto per la Warner, questo colosso di fantapolitica ha i suoi veri autori nei [[Lana e Andy Wachowski|fratelli Wachovski]] (''Matrix'') che l'hanno coprodotto e sceneggiato dal romanzo a fumetti di [[Alan Moore]] e [[David Lloyd]], delegandone la regia all'ex aiuto regista [[James McTeigue|McTeigue]]. [...] È una silloge di [[Robin Hood]], [[Zorro]], [[Gaston Leroux#Il fantasma dell'Opera|Fantasma dell'Opera]], che protegge, ama, rigenera la giovane Evey, trasformandola in complice ed erede sino alla vittoria finale. La componente ideologica non è da prendere troppo sul serio, ma nemmeno da trascurare: le fonti indirette sono britanniche in letteratura (''[[Il mondo nuovo]]'' di [[Aldous Huxley|Huxley]], ''[[1984]]'' di [[George Orwell|Orwell]]) e in musica ([[Sex Pistols]]). Struttura narrativa compatta, ineccepibili i contributi tecnici (fotografia, scene, costumi, colonna sonora, effetti speciali). La maschera del protagonista rimanda alle sembianze di [[Guy Fawkes]] (1570-1606) che doveva essere l'esecutore del cosiddetto ''Gunpowder Plot'' ([[Congiura delle polveri]]) del 5-11-1605, organizzato da un gruppo di altolocati cattolici per distruggere la sede del parlamento e il re [[Giacomo I d'Inghilterra|Giacomo I Stuart]] e fomentare un'insurrezione popolare. Memorabile sequenza finale di Londra invasa da migliaia di insorti con la maschera di V prima dell'ultima esplosione. (''[[V per Vendetta]]''; 2010, pp. 1679-1680) ====W==== *Per più di un'ora è divertente, credibile, vispo come una commedia dei tempi d'oro. Avvince e convince meno quando assume il ritmo di un thriller d'inseguimento. La morale è di un sano pacifismo. (''[[Wargames - Giochi di guerra]]''; 2000, p. 1498) *Farsa macabra mal combinata e mal recitata, con la presunzione di far della critica sociale. Inspiegabile successo di pubblico, tale da generare un [[Weekend con il morto 2|seguito]]. (''[[Weekend con il morto]]''; 2010, p. 1684) *Immedicabile volgarità di fondo a ritmo demenziale e recitazione agitata. Sceneggiatore dell'altro, R. Klane ha fatto la regia. Il cambio di mano è inavvertibile. (''[[Weekend con il morto 2]]''; 2000, p. 1499) *Ritratto di donna in forma di monologo quasi didattico e una traccia d'azione. Per [[Teresa Russell|T. Russell]] è lo spunto per un'esibizione di alto istrionismo gestuale, fonico, recitativo. [[Ken Russell|K. Russell]], autore geniale e visionario sempre in bilico sul kitsch, ha filmato con tono di premeditata e accanita sgradevolezza, cercando di rispecchiare con onestà la materia. (''[[Whore (puttana)]]''; 2000, p. 1501) ====Y==== *Il film parte piano e lascia lo spettatore nella stessa condizione di spaesamento e incredulità vissuta dai 2 protagonisti, derubati della propria identità. La vita semplice di Mitsuha, costruita sul tramandarsi generazionale di costumi e tradizioni andate perdute, si contrappone a quella frenetica di Taki, cameriere e studente in una Tokyo spersonalizzante e superficiale. Un incontro-scontro di 2 anime ben distinte, al di là dello spazio e del tempo, che ricorda alla lontana il coreano ''[[Si-wor-ae|Il mare]]'' (2000) e il suo remake americano ''[[La casa sul lago del tempo]]'' (2006). La cometa, vista e attesa con stati d'animo diversi dai due ragazzi, diventa il simbolo dell'inevitabilità del destino e il tramite che rende indivisibile il loro legame. (''[[Your Name.]]''; 2017, p. 1719) ====Z==== *[[John Boorman|Boorman]] riprende il tema uomo-natura in chiave di favola fantastica più che fantascientifica, immersa nel mito, inneggiante alla Natura sovrana indomabile di fronte al "progresso" destinato alla rovina. C'è un errore di costruzione drammatica: s'impiega troppo tempo a farci sapere chi è Zed. E una altro di atteggiamento narrativo: Boorman, autore del film a pieno titolo, si prende troppo sul serio. (''[[Zardoz]]''; 2010, p. 1700) [[File:Zazà (1944) Isa Miranda.png|miniatura|[[Isa Miranda]] in ''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]'']] *Al suo 2º film il giovane [[Renato Castellani|Castellani]] avrebbe voluto [[Luisa Ferida]]: vedeva una Zazà volgare, sensuale, plebea. Costretto dal produttore Renato Gualino della Lux ad accettare [[Isa Miranda|I. Miranda]], riscrisse la sceneggiatura con [[Alberto Moravia]] (che per motivi di antisemitismo ufficiale non compare nei titoli). L'attrice è comunque ottima in un film elegante, decorativamente raffinato, giocato sulle simmetrie, ma anche meno calligrafico e più caldo della sua fama. (''[[Zazà (film 1944)|Zazà]]''; 2010, p. 1701) *Pur girato in esterni canadesi, è il 1° film hollywoodiano di [[David Cronenberg|Cronenberg]] (onore a [[Dino De Laurentiis]] che l'ha prodotto) e, tolto ''[[Shining]]'', il migliore tra i tanti desunti dalla narrativa di [[Stephen King|King]]. È il più conciso, compatto e "classico" del geniale regista canadese a livello narrativo anche se meno originale di altri per la tematica. Memorabile interpretazione del 40enne [[Christopher Walken|Walken]] che rende con dolente intensità l'infelicità del protagonista. (''[[La zona morta]]''; 2010, p. 1706) ===Serie televisive=== *Ideatore della serie è [[J.J. Abrams]], padre del ben più noto ''[[Lost]]'', che anche in questo caso riesce, puntata dopo puntata, a tenere lo spettatore incollato allo schermo, grazie a trame e sottotrame ricche di idee e situazioni. Spiccano nel cast l'ancora semisconosciuta [[Jennifer Garner]] e un ottimo [[Victor Garber]]. (''[[Alias (serie televisiva)|Alias]]'', 2013, p. 1807) *La serie nasce da una costola di ''[[Buffy l'ammazzavampiri]]'', giunta con successo a cavallo del 2000 alla terza stagione. Benché parte del cast e la produzione siano le stesse, è un prodotto televisivo più cupo e dark, cui mancano quei guizzi geniali che caratterizzavano la serie madre, non riuscendo quindi a imporsi come cult dei primi 2000 al pari di quanto è avvenuto per la famosa cacciatrice di vampiri. (''[[Angel (serie televisiva)|Angel]]'', 2013, p. 1808) *Irriverente e scorretto, in pieno stile AMC, una delle reti televisive USA più all'avanguardia di oggi. (''[[Breaking Bad]]'', 2016, p. 1712) *Nato dalla mente televisiva di [[Josh Schwartz]], già ideatore di prodotti di culto tra i giovani come ''[[The O.C.]]'' e ''Gossip Girl'', è un perfetto cocktail di azione e comicità, definizione di personaggi completi e tanta spontaneità per uno dei telefilm più particolari degli ultimi anni. Difficile da catalogare. (''[[Chuck]]''; 2013, p. 1811) *La serie parte da un flashback nell'anno in cui è avvenuto il crimine e si muove poi avanti e indietro nel tempo in maniera quasi totalmente libera. Ottima fotografia dalle luci particolari ma incredibilmente efficaci per le scene del passato, bella colonna musicale con alcune delle canzoni più celebri del periodo. È la prima serie esterna al format ''[[CSI]]'' a comparire in un crossover con ''[[CSI: NY]]''. (''[[Cold Case - Delitti irrisolti]]''; 2013, p. 1812) *La serie è infestata da dialoghi assurdi e situazioni improbabili e mette a dura prova i nervi di uno spettatore normale, eppure resta una pietra miliare dell'evoluzione del teen drama ed è stata ispiratrice di buona parte delle serie per i più giovani. (''[[Dawson's Creek]]''; 2013, p. 1813) *Conclusasi all'8ª stagione, ha conquistato l'America e il mondo con una certa dose di suspense e una comicità un pó cinica. Si vocifera che la fama improvvisa che ha investito le attrici abbia creato una spirale di gelosie e rivalità tra di loro che rendevano il set pressocché invivibile. (''[[Desperate Housewives]]''; 2013, p. 1813) *Liberamente ispirato a Sherlock Holmes, ''Dr. House'' si presenta come il più originale dei telefilm medici, e le vicende ospedaliere riescono a equilibrarsi con le storie personali. (''[[Dr. House - Medical Division]]''; 2013, p. 1815) *Un cast di grandi nomi ([[Michael Crichton]] il creatore, [[George Clooney]] e [[Julianna Margulies]], tra i protagonisti delle prime stagioni) e una regia di ottimo livello hanno saputo soddisfare le aspettative dei fan per tutto il tempo della sua durata, senza cali. (''[[E.R. - Medici in prima linea]]'', 2013, p. 1815) *Accolta inizialmente con grandi critiche, la serie è tra le più longeve e seguite di sempre, imponendosi come un'ottima risposta europea all'egemonia dei serial USA. In patria ha battuto ogni record di longevità (per una serie TV). Unico paese dove la serie non ha spopolato rimangono (stranamente) gli Stati Uniti. (''[[L'ispettore Derrick]]''; 2013, p. 1819) *Ideata e scritta principalmente dall'attore e scrittore [[Julian Fellowes]], andata in onda per la prima volta nel 2010, la serie è riuscita facilmente nella scalata al successo. È sicuramente il prodotto anglo-americano di maggior successo, ha ottenuto nel 2012 il primato di serie con il numero più alto di nomination agli Emmy Awards nella storia del premio. È attualmente uno degli show più diffusi in tutto il mondo. Per la tenuta di Downtown Abbey, vera e propria protagonista, è stato utilizzato l'Highclere Castle, nello Hampshire. [[Maggie Smith]], nei panni della capostipite e tradizionalista Violet, è indimenticabile. (''[[Downton Abbey]]''; 2016, p. 1723) *La CBS propone un genere di difficile gestione e temi che tendono al tragico, ma le sceneggiature coinvolgenti e ben bilanciate rendono la serie piacevole e scorrevole, mantenendola a ottimi livelli fino alla sua conclusione nel 2010. (''[[Ghost Whisperer - Presenze]]''; 2013, p. 1816) *La serie è diventata un vero e proprio cult per i giovani della cosiddetta ''iPod generation'' e, tra segreti, misteri, tormentate storie d'amore e personaggi rigorosamente di bell'aspetto, ha saputo farsi strada nel difficile mondo degli ascolti per ben 6 stagioni ospitando svariate guest star del mondo della TV e della musica. (''[[Gossip Girl]]''; 2013, p. 1817) *Tra gli esordi più felici della storia della TV: i suoi primi episodi la rendono una delle migliori serie fantascientifiche degli ultimi anni. Poi ha perso lo smalto e il decadimento, in termini di ascolti, ne ha determinato la cancellazione improvvisa, senza che gli autori avessero il tempo di scrivere un finale conclusivo e soddisfacente. A nulla sono valse le petizioni dei fans e i tentativi di attori e produttori di portare i personaggi sul grande schermo per un'ultima, definitiva e conclusiva avventura. (''[[Heroes]]''; 2013, p. 1818) *Alla base del progetto e ideatore della serie, [[Carlo Lucarelli]], scrittore italiano di successo specializzato in romanzi gialli e noir. A detta dello stesso Lucarelli, a ispirare la serie sono stati i film dedicati all'ispettore Callaghan. (''[[L'ispettore Coliandro]]''; 2013, p. 1818) *La serie nasce come uno dei 4 ''spin-off'' della serie ''Arcibaldo'' ed è riuscita col tempo a sovrastare il successo dello show d'origine mantenendosi al top della fama per 11 stagioni e segnando la storia della TV a cavallo tra gli anni '70 e '80. Le tematiche politiche sono trattate sempre senza aggressività o pesantezza, anche in episodi il cui tema centrale coinvolge questioni delicate di gravità non indifferente, quali il razzismo, il suicidio o l'analfabetismo. (''[[I Jefferson]]''; 2013, p. 1819) *Tra i più famosi polizieschi degli ultimi anni, seguito da svariati ''spin-off'' ([[Law & Order: LA|l'ultimo]] di questi ambientato a Los Angeles), la serie è in grado di fornire una visione a 360º del sistema giuridico-investigativo USA, senza lasciare nulla di non detto o inconcluso. (''[[Law & Order - I due volti della giustizia]]''; 2013, p. 1819) *Un ottimo soggetto e un grande [[Tim Roth]] purtroppo non hanno salvato questa serie che, dopo 2 anni di successi, è stata cancellata alla sua 3a (un po' più scarsa) stagione. (''[[Lie to Me]]''; 2013, p. 1819) *Forte di una trama avvincente, di una struttura sofisticata in bilico continuo tra presente e passato, di un cast vario e intrigante, può forse essere considerato il più celebre telefilm dei primi anni 2000. Il finale della serie è stato seguito (ufficialmente) da circa 25 milioni di persone nel mondo. (''[[Lost]]''; 2013, p.1819) *La risposta femminile a ''[[Queer as Folk]]'' introduce a un mondo abbastanza sconosciuto, guidando lo spettatore nella vita dei personaggi, con alternanza di comicità e tragedia. Comunque in profondità. (''[[The L Word]]''; 2013, p. 1820) *Nonostante le svariate incongruenze riscontrabili nel corso delle varie stagioni e l'assurdità degli episodi vissuti da MacGyver, le sue imprese, come avvenne anche con [[Chuck Norris]], sono diventate oggetto di innumerevoli battute e freddure, e questa è una delle serie che ha avuto più presa sulla gioventù degli anni '80 in tutto il mondo. (''[[MacGyver]]''; 2013, p. 1820) *Straordinaria ricostruzione di un paese contraddittorio, dalle scene e dai costumi di una perfezione unica, ai dettagli comportamentali, alle abitudini e ai pensieri di personaggi meravigliosamente delineati di questi Stati Uniti ormai perduti. Vincitore di svariati Emmy Award e Golden Globe. (''[[Mad Men]]''; 2016, p. 1740) *I baffi e i magnifici occhiali a goccia di [[Tom Selleck]], cult degli anni '80, sono poi divenuti simbolo dell'intera decade. (''[[Magnum, P.I.]]''; 2013, p. 1820) *Una serie di successo che ha saputo conquistare migliaia di fans nel mondo grazie ai suoi personaggi un po' bizzarri ma indimenticabili e alla genuinità ironica e brillante nel raccontare i rapporti umani più importanti della vita, che spesso sono i più complicati. (''[[Una mamma per amica]]''; 2013, p. 1820) *Un raro esempio di show poliziesco dai risvolti sovrannaturali che, portando sullo schermo un personaggio realmente esistito, ha saputo conquistare una folta parte di audience americana che, normalmente, non si avvicina al poliziesco. Ottimo equilibrio tra le premonizioni, le indagini e la vita famigliare. (''[[Medium (serie televisiva)|Medium]]''; 2013, p. 1821) *Prodotta dai fratelli [[Ridley Scott|Ridley]] e [[Tony Scott]], sempre molto attivi sul versante della produzione televisiva, la serie ha fatto incetta di premi nel tempo, tra cui il Premio Carl Sagan, conferito per "la comprensione pubblica della scienza". Nell'arco di 6 stagioni molti ruoli secondari sono stati affidati a star di successo del mondo televisivo. (''[[Numb3rs]]''; 2013, p. 1823) *Un teen drama incredibilmente longevo che ha saputo trovare la chiave per rinnovarsi costantemente anno dopo anno. In particolare si è rivelata una scelta giusta il salto temporale di 4 anni nel futuro operato nella 5ª stagione, che ha permesso agli autori di mantenere lo stesso cast e gli stessi personaggi cresciuti senza arrampicarsi sui vetri con spiegazioni. (''[[One Tree Hill]]''; 2013, p. 1823) *Un magistrale prodotto TV per un genere che raramente ha trovato realizzazioni di questo livello sul piccolo schermo. Tensione continua. Per onorarla in maniera originale, i produttori decisero di finirla col botto e, anziché sviluppare una conclusione canonica, girarono uno speciale di 2 ore intitolato ''Prison Break: The Final Break''. (''[[Prison Break]]''; 2013, p. 1824) *{{NDR|Addison Montgomery}} Uno dei personaggi più riusciti nati dalla penna di [[Shonda Rhimes]], secondo molti la donna più potente della TV americana, abbandona la serie d'origine ''[[Grey's Anatomy]]'' guadagnandosi uno show tutto suo, dove può mostrare per 6 stagioni le mille sfaccettature di una donna che potrebbe avere tutto, ma alla fine sembra sempre uscire perdente dalla vita. (''[[Private Practice]]''; 2013, p. 1825) *Dopo il successo ottenuto al cinema e sulla carta stampata, ecco la serializzazione del più celebre dei supereroi, Superman, mostratoci qua nella sua vita da adolescente spaventato dai propri poteri, prima di diventare il paladino della giustizia ed eroe dell'umanità che tutti conosciamo. (''[[Smallville]]''; 2013, p. 1828) *Un ottimo prodotto che è stato, giustamente, indicato come l'opera di cultura pop più importante degli ultimi 25 anni. Una curiosità: gli attori che impersonano i mafiosi hanno tutti origine italiana. Singolare e ancora inspiegata la freddezza dell'accoglienza in Italia, unico paese dove gli ascolti della serie non hanno raggiunto i record mirabolanti come nel resto del mondo. (''[[I Soprano]]''; 2013, p. 1828) *Tra le prime e più celebri serie TV italiane che, ispirandosi alle tendenze d'oltreoceano, mostrano un mondo di giovani pensato per i giovani. Nonostante l'alto audience, la maggior parte dei protagonisti non ha avuto fortuna negli anni successivi. (''[[I ragazzi della 3ª C]]''; 2013, p. 1825) *Esilaranti le visioni mentali del simpatico J.D. dal cuore d'oro. L'ultima stagione, nella quale alcuni membri del cast hanno raggiunto il ruolo di mentori di nuove leve dell'ospedale, rappresenta una delle peggiori scelte di mercato televisive che, pur di sfruttare la fama della serie fino all'ultimo, ha gettato al vento 8 anni di grande qualità per un prodotto finale scadente e banale. (''[[Scrubs - Medici ai primi ferri]]''; 2013, p. 1826) *Comicità originale dall'impostazione innovativa (i personaggi sono 30enni single legati da vincoli di amicizia e cinicamente indifferenti alla morale comune), che provoca spesso e volentieri disastri nelle vite altrui senza scomporsi mai troppo. Vincitrice di 10 Emmy Award e 3 Golden Globe. (''[[Seinfeld]]''; 2013, p. 1827) *La serie, i cui episodi sono spesso incentrati su problemi della vita di tutti i giorni e sulle difficoltà che si affrontano crescendo, era molto impostata sull'etica cristiana protestante e oscurata dal bigottismo della società americana. Al punto di aver fatto gradualmente sparire dalla scena una delle sue protagoniste, la sorella maggiore Mary, perché l'interprete [[Jessica Biel]] aveva posato in costume sulla copertina di alcune riviste. Ironia della sorte, la Biel è l'unico membro del cast ad aver avuto fortuna nella sua carriera, divenendo una star di livello internazionale. (''[[Settimo cielo]]''; 2013, p. 1827) *Il successo della serie, seppur poco longeva, ha assicurato ai due protagonisti fama pressoché eterna, rinfrescata da un [[Starsky & Hutch (film)|adattamento cinematografico]] del 2004. Anche grazie alla serie la Ford Gran Torino è diventata una delle automobili più amate e più richieste dai collezionisti. (''[[Starsky & Hutch]]''; 2013, p. 1828) *Con un merchandising paragonabile forse solo a quello di ''[[Guerre stellari]]'', è sicuramente una delle serie di fantascienza più amate di tutti i tempi: prova ne sono gli 11 film per il cinema, la serie animata e gli svariati ''spin-off'' prodotti nel corso degli anni. (''[[Star Trek (serie classica)]]''; 2013, p. 1828) *Serie di punta della Warner Bros che per 8 anni ha stuzzicato l'immaginazione di ragazzine e bambine nei primi anni 2000. (''[[Streghe]]''; 2013, p. 1829) *Nemmeno il terribile e oltraggioso adattamento italiano della serie (nell'originale Francesca Cacace è Fran Fine, giovane ebrea dalla famiglia ingombrante) è stato in grado di rovinare la comicità spontanea e innocente di questa serie, caposaldo tra le sitcom dei dorati anni '90. (''[[La tata]]''; 2013, p. 1829) *La serie, ottima nella riproduzione del passato al pari di quanto lo era stata ''[[Happy days]]'', ha anche lanciato un'intera nuova generazione di attori che è riuscita facilmente a farsi strada al termine delle riprese. (''[[That '70s Show]]''; 2013, p. 1829) *Remake statunitense di ''Yo soy Betty, la fea'', telenovela colombiana di successo. Lo show, che ricorda molto nei primi episodi il film ''[[Il diavolo veste Prada]]'', è leggero e piacevole nel suo guardare con ironia al contraddittorio e un pó perverso mondo della moda, fatto di apparenza e nessuna sostanza. (''[[Ugly Betty]]''; 2013, p. 1830) *Buon prodotto televisivo la cui forza risiede nei 2 protagonisti e nel disegno del rapporto che li unisce, contraddittorio ma incredibilmente genuino e affettuoso. A interpretare il giovane truffatore Neal è uno dei volti considerati più affascinanti dello star system, quello del fino ad allora sconosciuto [[Matt Bomer]]. (''[[White Collar]]''; 2016, p. 1771) *Un cult, capostipite nel suo genere e grande maestro di mistero e tensione. (''[[X-Files]]''; 2013, p. 1832) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini: dizionario dei film 2001'', con la collaborazione di Sandro Mogni e Saverio Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2011: dizionario dei film'', con la collaborazione di Mauro Tassi, Zanichelli, Bologna, 2010. ISBN 978-88-08-22722-5 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2014: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2013. ISBN 978-88-08-34476-2 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2017: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2016. ISBN 978-88-08-75703-6 *Laura, Luisa e Morando Morandini, ''il Morandini 2018: dizionario dei film e delle serie televisive'', Zanichelli, Bologna, 2017. ISBN 978-88-08-29119-6 ==Voci correlate== *[[Morando Morandini]] *[[Il Mereghetti]] *[[il Farinotti]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Enciclopedie del cinema|Morandini]] jgeijbws090hu76ba873r9szm5drqrl Derby di Torino 0 88482 1422455 1414792 2026-08-03T01:46:27Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +2 / fix di stile 1422455 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Derby Juventus-Torino, 1965-66.jpg|thumb|upright=1.3|Un derby tra Juventus e Torino nella stagione 1965-66]] Citazioni sul '''derby di Torino''' e in generale sulla '''rivalità Juventus-Torino'''. ==Citazioni== *{{NDR|«Più tensione con la maglia del Toro, dove invece hai compreso appieno il significato di derby?»}} Alla Juve, non potrebbe essere altrimenti. Ho avuto la fortuna di decidere il primo derby disputato, da lì che ho capito il significato di questo confronto [...]. Ricordo bene, ai miei tempi, come i senatori di quella squadra dicevano che dovevamo vincere per i tifosi e per la città di appartenenza. ([[Amauri]]) *Anche la Vecchia Signora sa di dover affrontare due partite che fanno storia a sé... ([[Marco Berry]]) *Attraversarono Piazza Vittorio, sterminata nelle ombre della sera. Già parlavano di football. Emilio, naturalmente, era per la Juventus, la squadra dei gentlemen, dei pionieri dell'industria, dei gesuiti, dei benpensanti, di chi aveva fatto il liceo: dei borghesi ricchi. Giraudo, altrettanto naturalmente era per il Toro, la squadra degli operai, degli immigrati dai vicini paesi o dalle province di Cuneo e di Alessandria, di chi aveva fatto le scuole tecniche: dei piccoli-borghesi e dei poveri. ([[Mario Soldati]]) *Bisogna arrivare a Venaria, perché la Juve è la squadra di Venaria e dobbiamo trovare il mezzo idoneo per arrivare in periferia, perché la Juve è una squadra di periferia rispetto a noi che giochiamo in mezzo alla città di Torino. ([[Piero Chiambretti]]) *C'era una volta il derby, verrebbe da dire. Una sfida che raccoglieva furori non soltanto calcistici, ma sociali ed economici, culturali. Già, che giorni e che emozioni! Gli anni settanta, ad esempio. La Juventus dominava l'Italia, ma spesso cadeva davanti ai cugini, che facevano di quell'appuntamento una ragione di vita e d'orgoglio. Da una parte, lo stile di Bettega e Capello, l'eleganza di Zoff, le acrobazie di Anastasi (idolo dei lavoratori della Fiat Mirafiori), la mutria severa di Beppe Furino, il palleggiare ironico di Causio, dall'altra l'agonismo e il ferro e il fuoco di Fossati, Cereser, Agroppi, capitan Ferrini, e là davanti i dioscuri Graziani&Pulici, ispirati da Claudio Sala, pronti a colpire. Il derby diventava, recuperando Jean-Paul Sartre, una metafora della vita. La Juve degli Agnelli, ma anche degli immigrati siciliani e calabresi, il Toro di Pianelli e degli impiegati piemontesi, di quelli che parlavano il dialetto duro e puro. La Juve dei tanti scudetti e il Toro che portava nelle vene, e porterà per sempre, il mito di capitan Valentino e degli altri eroi scomparsi nel rogo di Superga, e il rimpianto per la farfalla granata, Gigi Meroni. Due modi di essere. ([[Darwin Pastorin]]) *Dei [...] derby italiani è, probabilmente, quello con le maggiori valenze socio-ambientali. [...] La fede granata raccoglie soprattutto chi ha un forte amore per le tradizioni piemontesi, un'acuta nostalgia per i tempi in cui non era stata stravolta da un'immensa immigrazione, una certa ribellione nei confronti del potere e della cultura dominante (quella della Fiat), un legame ancora forte per ciò che Torino ha rappresentato nel Paese anche da un punto di vista sociale e politico. La Juve era la società della borghesia imprenditoriale, dei ceti alti. Con gli anni è diventata soprattutto la bandiera dei meridionali. Tanto è vero che nel pieno boom dell'immigrazione Agnelli e Boniperti arricchirono la squadra di diversi calciatori provenienti dal Sud [...] proprio per dare ai molti lavoratori di fede bianconera idoli in cui riconoscersi e di cui essere fieri. Naturalmente anni di sofferenze [...] hanno da una parte ridotto il seguito dei granata e dall'altra reso più integralista il loro amore. [...] Proprio per i troppi anni d'inferiorità rispetto alla Juve fanno sì che il derby assuma per i granata una valenza particolarissima [...]. Battere la Juve può giustificare l'intera stagione. Basta per affermare un'antica superiorità, per ribadire che il Toro – per quanto ferito, vecchio, stanco – non si farà mai domare dal suo storico, ricco, potente avversario. Il derby come ribellione, esame di virilità, giudizio di Dio, rito rievocativo. Per tutte queste considerazioni i granata in quel giorno si trasfigurano e la Juve – per quanto forte – ne ha una maledetta paura. ([[Giorgio Tosatti]]) *{{NDR|«Eraldo, per lei che ha il Toro dentro, cos'è il Derby della Mole?»}} È banale quello che affermo ma lo penso e non lo nego: ogni match con la Juventus è stato speciale. Al tempo Torino e Juventus erano due squadre forti, quasi alla pari, e tutti i derby valevano veramente più di 2 semplici punti. Erano battaglie tra formazioni competitive, ma vigeva sempre il rispetto tra noi contendenti. Eravamo avversari sul campo, ma amici nella vita. Nello sport il rivale è da battere sotto il profilo dell'agone, mai da uccidere. ([[Eraldo Pecci]]) *Ho avvertito più tensione quando vestivo la maglia del Toro, perché nell'ambiente c'è più voglia e volontà di battere la sorella più grande. Poi, quasi sempre, c'è più tempo per preparare il match: i granata ci pensano da martedì, i bianconeri da ieri. E la stessa considerazione la si può fare per il tifoso: quello del Torino ci pensa già da tempo, quello della Juve successivamente alla sfida europea. ([[Amauri]]) *[Ho giocato] una trentina di derby mal contati, più persi che vinti. Noi [della [[Juventus Football Club|Juventus]]<nowiki>]</nowiki> pativamo i [[Torino Football Club|granata]], quei malandrini che sapevano certo giocare, ma anche provocare [...]. Il Toro aveva il valore aggiunto dell'appartenenza, del vivaio... ([[Giuseppe Furino]]) *Ho perso, vinto, menato: era il derby. Oggi questa partita non la capiscono più come una volta. ([[Giuseppe Furino]]) *Ho sempre ammirato l'eleganza della [[Juventus Football Club|Juventus]] ma nel dopo Boniperti ho iniziato ad amare meno i bianconeri, troppo freddi, adeguati alla cultura del successo a tutti i costi. Poi ho avuto modo di conoscere il cappellano del [[Torino Football Club|Torino]], don Aldo Rabino e moltissimi tifosi granata, gente meravigliosa: il mondo Toro mi ha coinvolto ed ammaliato. Io non sono tifoso di calcio ma amante delle cose belle, e il Toro ha saputo fare tante cose belle. Per me i granata rappresentano la passione viscerale, la Juve l'educazione e l'eleganza. Entrambe le squadre hanno saputo mostrare con calciatori come [[Giampiero Boniperti|Boniperti]], [[Gaetano Scirea|Scirea]], Zaccarelli e Sala una signorilità e una compostezza che ho sempre ammirato negli sportivi. ([[Livio Berruti]]) *Il derby era allora una cosa violenta. [[Carlo Parola|Parola]] odiava [[Valentino Mazzola|Mazzola]]. Si consideravano di due razze. [...] «Era come mettere contro undici cani ed undici gatti». ([[Vladimiro Caminiti]]) *Il derby mi piace, ma vorrei un Torino forte che desse a quella sfida un'importanza di classifica ben al di là della rivalità cittadina. ([[Andrea Agnelli]]) *Il derby non è solo una partita, è un concentrato unico: vincere i derby significa far felice la nostra gente. ([[Claudio Sala]]) *La buca sul dischetto<ref>Il 14 ottobre 2001, negli ultimi minuti di Juventus – Torino 3-3, [[w:Riccardo Maspero|Riccardo Maspero]] andò a scavare una piccola fossa in corrispondenza del dischetto del rigore, approfittando della confusione generata dalle proteste granata: lo juventino [[w:Marcelo Salas|Marcelo Salas]] non si accorse del gesto di Maspero e calciò alto il rigore che avrebbe dato il possibile 4-3 ai bianconeri.</ref> è uno di quegli episodi che non si dimenticheranno mai. È stato furbo e scaltro: subito ci rimasi male, ma col passare degli anni capisci che il derby è bello anche per queste cose. ([[Marcello Lippi]]) *La Juve era, dentro di me, la "ragione", la consapevolezza di valere, lo "stile" (almeno prima di Calciopoli) nell'evitare gli eccessi, nella ricerca del successo. Il [[Torino Football Club|Toro]], invece, era l'"istinto", il "revanscismo", e cioè la smania costante del riscatto, per qualcuno di insostituibile che il "fato" ti aveva portato via per sempre. E tutte le volte in cui anch'io mi sentivo privato, ingiustamente, di qualcosa, mi coloravo di granata. ([[Carlo Nesti]]) *La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino. ([[Roberto Beccantini]]) *La Juventus è universale, il Torino è un dialetto. La Madama è un "esperanto" anche calcistico, il Toro è gergo. ([[Giovanni Arpino]]) *La parola che userei per descrivere la differenza tra Torino e Juventus è classe, che nessun milione potrà mai comprare. ([[Mick Wallace]]) *La partita delle partite? Torino-Juventus. ([[Gleison Bremer]]) *Ne ho giocati tanti con il Toro, anche giovanili. Sulla sponda granata il derby è molto più sentito, nella tifoseria e nella squadra. Probabilmente perché per la gente è la partita chiave della stagione, per la Juve invece è una delle tante gare importanti. A Torino ho conservato tanti amici, la maggior parte è granata e nel derby soffre da matti. ([[Angelo Ogbonna]]) *Quello che soffriva maggiormente era [[Gianni Agnelli|l'Avvocato]]. Mi diceva sempre che era la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Come sosteneva lui: se vinci hai fatto il tuo dovere, ma se perdi ti rompono le scatole fino alla sfida successiva. ([[Marcello Lippi]]) *Se puoi sognare qualcosa, è perché lo puoi fare, questo è lo scontro tra la passione e la ragione, tra i colori e il bianconero, tra il popolo e i padroni. È un derby unico nel suo genere. ([[Siniša Mihajlović]]) *Se uno non è motivato per giocare il derby deve cambiare mestiere, meglio che faccia il ragioniere. ([[Siniša Mihajlović]]) *Torino è calda soprattutto per la tifoseria del Torino, non della Juventus. Il tifoso della Juventus a Torino non è che lo si trova tanto. Torino-Torino è proprio del Toro e loro sono una tifoseria calda. Infatti quando c'è il derby della Mole sono loro l'anima del derby, che lo tengono sempre attivo, mentre il tifoso della Juventus è un po' sparso ovunque. Siamo ovunque, ma diciamo che non abbiamo il nostro nucleo principale. ([[Claudio Marchisio]]) *{{NDR|Nel 2007}} Un vecchio luogo comune vorrebbe la [[Juventus Football Club|nostra squadra]] meno amata nella sua città, così come un'altrettanta abusata diceria coniuga il tremendismo atletico e agonistico [[Torino Football Club|all'altra squadra]], carattere forse presente un tempo, non certo negli ultimi vent'anni, quando invece grinta e determinazione in campo, di non mollare, di giocarsela fino all'ultimo istante, sono tipici tratti della juventinità. ([[Luca Beatrice]]) ===[[Aldo Cazzullo]]=== *A vedere il derby [...] papà non mi portava. Diceva che era una partita pericolosa. In realtà, sapeva che perdevamo quasi sempre, e non voleva farmi soffrire. Perché la Juve, anche se era più forte, il derby lo pativa moltissimo; e il Toro giocava alla morte. *Quasi tutti i torinesi che conoscevo erano del Toro. La borghesia torinese del resto tifava (e tifa) Toro, anche perché non amava la [[Fiat]]; gli juventini stavano in alto, nella sfera degli amici degli Agnelli, e in basso, tra gli operai immigrati dal Sud, che diventavano bianconeri anche a fini di integrazione. Poi c'eravamo noi del contado. *Un vero juventino non odia affatto il Toro. Quando cadde l'aereo a [[Tragedia di Superga|Superga]], mio padre bambino pianse. Suo padre, mio nonno – ragazzo del '99, bersagliere, vignaiolo –, tifava Toro, come suo fratello, mio zio. Papà divenne juventino perché teneva per i più deboli; che al tempo di Valentino Mazzola erano i bianconeri. ===[[Giampiero Boniperti]]=== *Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé. *L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. *Partita al Filadelfia. [...] il nostro mediano, Boldi, esce dal campo a causa del menisco. Siamo dieci contro undici, visto che a quell'epoca non esisteva la panchina. Io mi batto come un leone, raddoppiando le forze. Mollo tremila calci. A un certo punto, il pallone finisce vicino alla rete di recinzione, a contatto con il pubblico. Faccio per prenderlo, quando sento un tifoso torinista che mi urla: bastardo, delinquente! Alzo la faccia, e chi ti vedo? Tolmino, il proprietario del ristorante dove vado spesso a pranzo! Gli dico, esterrefatto: Tolmino, ma sei scemo? Ecco: questo era il derby. Gli amici che, per quell'appuntamento, dimenticano la stima, l'affetto. Tolmino, poi, si sarebbe scusato per una settimana intera: ma a freddo, fuori dall'evento agonistico, dalle trappole emotive della stracittadina. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{Juventus FC}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Torino]] [[Categoria:Juventus F.C.]] [[Categoria:Torino F.C.]] gia6mljtrbaiudw17eidt8kwqsw1jby 1422466 1422455 2026-08-03T02:28:04Z Danyele 19198 /* Giampiero Boniperti */ +1 1422466 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Derby Juventus-Torino, 1965-66.jpg|thumb|upright=1.3|Un derby tra Juventus e Torino nella stagione 1965-66]] Citazioni sul '''derby di Torino''' e in generale sulla '''rivalità Juventus-Torino'''. ==Citazioni== *{{NDR|«Più tensione con la maglia del Toro, dove invece hai compreso appieno il significato di derby?»}} Alla Juve, non potrebbe essere altrimenti. Ho avuto la fortuna di decidere il primo derby disputato, da lì che ho capito il significato di questo confronto [...]. Ricordo bene, ai miei tempi, come i senatori di quella squadra dicevano che dovevamo vincere per i tifosi e per la città di appartenenza. ([[Amauri]]) *Anche la Vecchia Signora sa di dover affrontare due partite che fanno storia a sé... ([[Marco Berry]]) *Attraversarono Piazza Vittorio, sterminata nelle ombre della sera. Già parlavano di football. Emilio, naturalmente, era per la Juventus, la squadra dei gentlemen, dei pionieri dell'industria, dei gesuiti, dei benpensanti, di chi aveva fatto il liceo: dei borghesi ricchi. Giraudo, altrettanto naturalmente era per il Toro, la squadra degli operai, degli immigrati dai vicini paesi o dalle province di Cuneo e di Alessandria, di chi aveva fatto le scuole tecniche: dei piccoli-borghesi e dei poveri. ([[Mario Soldati]]) *Bisogna arrivare a Venaria, perché la Juve è la squadra di Venaria e dobbiamo trovare il mezzo idoneo per arrivare in periferia, perché la Juve è una squadra di periferia rispetto a noi che giochiamo in mezzo alla città di Torino. ([[Piero Chiambretti]]) *C'era una volta il derby, verrebbe da dire. Una sfida che raccoglieva furori non soltanto calcistici, ma sociali ed economici, culturali. Già, che giorni e che emozioni! Gli anni settanta, ad esempio. La Juventus dominava l'Italia, ma spesso cadeva davanti ai cugini, che facevano di quell'appuntamento una ragione di vita e d'orgoglio. Da una parte, lo stile di Bettega e Capello, l'eleganza di Zoff, le acrobazie di Anastasi (idolo dei lavoratori della Fiat Mirafiori), la mutria severa di Beppe Furino, il palleggiare ironico di Causio, dall'altra l'agonismo e il ferro e il fuoco di Fossati, Cereser, Agroppi, capitan Ferrini, e là davanti i dioscuri Graziani&Pulici, ispirati da Claudio Sala, pronti a colpire. Il derby diventava, recuperando Jean-Paul Sartre, una metafora della vita. La Juve degli Agnelli, ma anche degli immigrati siciliani e calabresi, il Toro di Pianelli e degli impiegati piemontesi, di quelli che parlavano il dialetto duro e puro. La Juve dei tanti scudetti e il Toro che portava nelle vene, e porterà per sempre, il mito di capitan Valentino e degli altri eroi scomparsi nel rogo di Superga, e il rimpianto per la farfalla granata, Gigi Meroni. Due modi di essere. ([[Darwin Pastorin]]) *Dei [...] derby italiani è, probabilmente, quello con le maggiori valenze socio-ambientali. [...] La fede granata raccoglie soprattutto chi ha un forte amore per le tradizioni piemontesi, un'acuta nostalgia per i tempi in cui non era stata stravolta da un'immensa immigrazione, una certa ribellione nei confronti del potere e della cultura dominante (quella della Fiat), un legame ancora forte per ciò che Torino ha rappresentato nel Paese anche da un punto di vista sociale e politico. La Juve era la società della borghesia imprenditoriale, dei ceti alti. Con gli anni è diventata soprattutto la bandiera dei meridionali. Tanto è vero che nel pieno boom dell'immigrazione Agnelli e Boniperti arricchirono la squadra di diversi calciatori provenienti dal Sud [...] proprio per dare ai molti lavoratori di fede bianconera idoli in cui riconoscersi e di cui essere fieri. Naturalmente anni di sofferenze [...] hanno da una parte ridotto il seguito dei granata e dall'altra reso più integralista il loro amore. [...] Proprio per i troppi anni d'inferiorità rispetto alla Juve fanno sì che il derby assuma per i granata una valenza particolarissima [...]. Battere la Juve può giustificare l'intera stagione. Basta per affermare un'antica superiorità, per ribadire che il Toro – per quanto ferito, vecchio, stanco – non si farà mai domare dal suo storico, ricco, potente avversario. Il derby come ribellione, esame di virilità, giudizio di Dio, rito rievocativo. Per tutte queste considerazioni i granata in quel giorno si trasfigurano e la Juve – per quanto forte – ne ha una maledetta paura. ([[Giorgio Tosatti]]) *{{NDR|«Eraldo, per lei che ha il Toro dentro, cos'è il Derby della Mole?»}} È banale quello che affermo ma lo penso e non lo nego: ogni match con la Juventus è stato speciale. Al tempo Torino e Juventus erano due squadre forti, quasi alla pari, e tutti i derby valevano veramente più di 2 semplici punti. Erano battaglie tra formazioni competitive, ma vigeva sempre il rispetto tra noi contendenti. Eravamo avversari sul campo, ma amici nella vita. Nello sport il rivale è da battere sotto il profilo dell'agone, mai da uccidere. ([[Eraldo Pecci]]) *Ho avvertito più tensione quando vestivo la maglia del Toro, perché nell'ambiente c'è più voglia e volontà di battere la sorella più grande. Poi, quasi sempre, c'è più tempo per preparare il match: i granata ci pensano da martedì, i bianconeri da ieri. E la stessa considerazione la si può fare per il tifoso: quello del Torino ci pensa già da tempo, quello della Juve successivamente alla sfida europea. ([[Amauri]]) *[Ho giocato] una trentina di derby mal contati, più persi che vinti. Noi [della [[Juventus Football Club|Juventus]]<nowiki>]</nowiki> pativamo i [[Torino Football Club|granata]], quei malandrini che sapevano certo giocare, ma anche provocare [...]. Il Toro aveva il valore aggiunto dell'appartenenza, del vivaio... ([[Giuseppe Furino]]) *Ho perso, vinto, menato: era il derby. Oggi questa partita non la capiscono più come una volta. ([[Giuseppe Furino]]) *Ho sempre ammirato l'eleganza della [[Juventus Football Club|Juventus]] ma nel dopo Boniperti ho iniziato ad amare meno i bianconeri, troppo freddi, adeguati alla cultura del successo a tutti i costi. Poi ho avuto modo di conoscere il cappellano del [[Torino Football Club|Torino]], don Aldo Rabino e moltissimi tifosi granata, gente meravigliosa: il mondo Toro mi ha coinvolto ed ammaliato. Io non sono tifoso di calcio ma amante delle cose belle, e il Toro ha saputo fare tante cose belle. Per me i granata rappresentano la passione viscerale, la Juve l'educazione e l'eleganza. Entrambe le squadre hanno saputo mostrare con calciatori come [[Giampiero Boniperti|Boniperti]], [[Gaetano Scirea|Scirea]], Zaccarelli e Sala una signorilità e una compostezza che ho sempre ammirato negli sportivi. ([[Livio Berruti]]) *Il derby era allora una cosa violenta. [[Carlo Parola|Parola]] odiava [[Valentino Mazzola|Mazzola]]. Si consideravano di due razze. [...] «Era come mettere contro undici cani ed undici gatti». ([[Vladimiro Caminiti]]) *Il derby mi piace, ma vorrei un Torino forte che desse a quella sfida un'importanza di classifica ben al di là della rivalità cittadina. ([[Andrea Agnelli]]) *Il derby non è solo una partita, è un concentrato unico: vincere i derby significa far felice la nostra gente. ([[Claudio Sala]]) *La buca sul dischetto<ref>Il 14 ottobre 2001, negli ultimi minuti di Juventus – Torino 3-3, [[w:Riccardo Maspero|Riccardo Maspero]] andò a scavare una piccola fossa in corrispondenza del dischetto del rigore, approfittando della confusione generata dalle proteste granata: lo juventino [[w:Marcelo Salas|Marcelo Salas]] non si accorse del gesto di Maspero e calciò alto il rigore che avrebbe dato il possibile 4-3 ai bianconeri.</ref> è uno di quegli episodi che non si dimenticheranno mai. È stato furbo e scaltro: subito ci rimasi male, ma col passare degli anni capisci che il derby è bello anche per queste cose. ([[Marcello Lippi]]) *La Juve era, dentro di me, la "ragione", la consapevolezza di valere, lo "stile" (almeno prima di Calciopoli) nell'evitare gli eccessi, nella ricerca del successo. Il [[Torino Football Club|Toro]], invece, era l'"istinto", il "revanscismo", e cioè la smania costante del riscatto, per qualcuno di insostituibile che il "fato" ti aveva portato via per sempre. E tutte le volte in cui anch'io mi sentivo privato, ingiustamente, di qualcosa, mi coloravo di granata. ([[Carlo Nesti]]) *La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino. ([[Roberto Beccantini]]) *La Juventus è universale, il Torino è un dialetto. La Madama è un "esperanto" anche calcistico, il Toro è gergo. ([[Giovanni Arpino]]) *La parola che userei per descrivere la differenza tra Torino e Juventus è classe, che nessun milione potrà mai comprare. ([[Mick Wallace]]) *La partita delle partite? Torino-Juventus. ([[Gleison Bremer]]) *Ne ho giocati tanti con il Toro, anche giovanili. Sulla sponda granata il derby è molto più sentito, nella tifoseria e nella squadra. Probabilmente perché per la gente è la partita chiave della stagione, per la Juve invece è una delle tante gare importanti. A Torino ho conservato tanti amici, la maggior parte è granata e nel derby soffre da matti. ([[Angelo Ogbonna]]) *Quello che soffriva maggiormente era [[Gianni Agnelli|l'Avvocato]]. Mi diceva sempre che era la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Come sosteneva lui: se vinci hai fatto il tuo dovere, ma se perdi ti rompono le scatole fino alla sfida successiva. ([[Marcello Lippi]]) *Se puoi sognare qualcosa, è perché lo puoi fare, questo è lo scontro tra la passione e la ragione, tra i colori e il bianconero, tra il popolo e i padroni. È un derby unico nel suo genere. ([[Siniša Mihajlović]]) *Se uno non è motivato per giocare il derby deve cambiare mestiere, meglio che faccia il ragioniere. ([[Siniša Mihajlović]]) *Torino è calda soprattutto per la tifoseria del Torino, non della Juventus. Il tifoso della Juventus a Torino non è che lo si trova tanto. Torino-Torino è proprio del Toro e loro sono una tifoseria calda. Infatti quando c'è il derby della Mole sono loro l'anima del derby, che lo tengono sempre attivo, mentre il tifoso della Juventus è un po' sparso ovunque. Siamo ovunque, ma diciamo che non abbiamo il nostro nucleo principale. ([[Claudio Marchisio]]) *{{NDR|Nel 2007}} Un vecchio luogo comune vorrebbe la [[Juventus Football Club|nostra squadra]] meno amata nella sua città, così come un'altrettanta abusata diceria coniuga il tremendismo atletico e agonistico [[Torino Football Club|all'altra squadra]], carattere forse presente un tempo, non certo negli ultimi vent'anni, quando invece grinta e determinazione in campo, di non mollare, di giocarsela fino all'ultimo istante, sono tipici tratti della juventinità. ([[Luca Beatrice]]) ===[[Aldo Cazzullo]]=== *A vedere il derby [...] papà non mi portava. Diceva che era una partita pericolosa. In realtà, sapeva che perdevamo quasi sempre, e non voleva farmi soffrire. Perché la Juve, anche se era più forte, il derby lo pativa moltissimo; e il Toro giocava alla morte. *Quasi tutti i torinesi che conoscevo erano del Toro. La borghesia torinese del resto tifava (e tifa) Toro, anche perché non amava la [[Fiat]]; gli juventini stavano in alto, nella sfera degli amici degli Agnelli, e in basso, tra gli operai immigrati dal Sud, che diventavano bianconeri anche a fini di integrazione. Poi c'eravamo noi del contado. *Un vero juventino non odia affatto il Toro. Quando cadde l'aereo a [[Tragedia di Superga|Superga]], mio padre bambino pianse. Suo padre, mio nonno – ragazzo del '99, bersagliere, vignaiolo –, tifava Toro, come suo fratello, mio zio. Papà divenne juventino perché teneva per i più deboli; che al tempo di Valentino Mazzola erano i bianconeri. ===[[Giampiero Boniperti]]=== *Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé. *L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. *Partita al Filadelfia. [...] il nostro mediano, Boldi, esce dal campo a causa del menisco. Siamo dieci contro undici, visto che a quell'epoca non esisteva la panchina. Io mi batto come un leone, raddoppiando le forze. Mollo tremila calci. A un certo punto, il pallone finisce vicino alla rete di recinzione, a contatto con il pubblico. Faccio per prenderlo, quando sento un tifoso torinista che mi urla: bastardo, delinquente! Alzo la faccia, e chi ti vedo? Tolmino, il proprietario del ristorante dove vado spesso a pranzo! Gli dico, esterrefatto: Tolmino, ma sei scemo? Ecco: questo era il derby. Gli amici che, per quell'appuntamento, dimenticano la stima, l'affetto. Tolmino, poi, si sarebbe scusato per una settimana intera: ma a freddo, fuori dall'evento agonistico, dalle trappole emotive della stracittadina. *Partite che ti azzannavano lo stomaco a cominciare da sette giorni prima. E dico 7 non a caso. Io andavo a mangiare da Tolmino, una trattoria in via Alfieri a pochi passi dalla sede granata, allo stesso tavolo di Bacigalupo, Rigamonti e Martelli, chiamati il trio Nizza dal nome della strada dove abitavano tutti e tre. Eravamo amici, ci vedevamo quasi tutti i giorni. Ma quando si avvicinava il derby diventavamo estranei: loro da una parte, io dall'altra, alla larga da una settimana prima fino a una settimana dopo la sfida. Troppa tensione, troppa adrenalina, meglio scaricare i nervi a distanza. Passata la febbre da derby mi ripresentavo da Tolmino e riprendevo il mio posto a tavola. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{Juventus FC}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Torino]] [[Categoria:Juventus F.C.]] [[Categoria:Torino F.C.]] jf9kq6cflywlfuz8pk57hrke7nrzckr Discussioni utente:Revi C. 3 89615 1422410 1422338 2026-08-02T14:27:54Z Pathoschild 2615 global user pages ([[m:Synchbot|requested by Revi C.]]) 1422410 wikitext text/x-wiki __NOINDEX__<div class="mw-content-ltr" lang="en" dir="ltr">[[File:Revi logo (pink).png|thumb|center|<span style="color:red">PLEASE DO NOT LEAVE MESSAGE HERE!</span>]] '''<span style="color:red"> BEFORE YOU BLOCK MY ACCOUNT: IF MY EDIT SUMMARY INCLUDE PREFIX </span>''(Script)''<span style="color:red">, DON'T BLOCK ME, JUST TELL ME TO SLOW DOWN AT COMMONS' TALK PAGE. 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Messages left on this page may be reverted or moved without any response.</div> 5b8qtz4dnjnrhc9ts3mku14m3gujbq8 Preghiere dai libri 0 97915 1422416 1347488 2026-08-02T15:32:17Z Udiki 86035 Alexandre Dumas padre 1422416 wikitext text/x-wiki {{Raccolta}} Raccolta di '''preghiere''' tratte '''dai libri'''. *Ah ma «non so, chi se ne frega, non importa» sarà l'estrema preghiera umana. ([[Jack Kerouac]]) *Aprilina, preghi per me, perché io continui a stare al mondo, se non altro, ormai, per i miei gattini... Perché per l'inverno non li aspetta altro che l'allevamento al freddo, preghi per noi qui, per le ragazzine, le tre mamme gatte, preghi per Cassius. ([[Bohumil Hrabal]]) *Distante da lui per non farsi sentire, padre Giacomo supplicò segretamente Dio con una preghiera:<br/>"Ti prego ancora una volta, Dio, di mettercela tutta. Vientene con noi ma continua anche a dare un'occhiata qui. Non so se lo puoi fare di andare e venire da un posto, non so nemmeno se puoi scegliere: la dottrina è molto incerta al riguardo e io non mi ricordo più un granché di quello che ho studiato. Vedi solo se puoi farcela, e di mettercela tutta, come ce la mettiamo tutta noi. Di' a mio padre che mi hai sentito. Amen". ([[Maurizio Maggiani]]) *E questa volta pregò Dio con animo più tranquillo.<br/>Disse: "Dio che sei qui, Dio che sei sopra di me e sopra quest'uomo qui con me, Dio sopra quella gente laggiù e sopra tutto quanto qui intorno, ti prego di fare ogni sforzo per mettercela tutta, e ti prego di dire a mio padre che ce la metto tutta anch'io. Per omnia saecula saeculorum, amen". ([[Maurizio Maggiani]]) *Fin dalla mia più tenera infanzia ho sentito il bisogno di avere compassione per gli [[animale|animali]]. Ancor prima di andare a scuola non riuscivo a capire perché, nella preghiera della sera, dovevo pregare soltanto per delle persone. Per questo, dopo che mia madre mi aveva fatto ripetere la preghiera e mi aveva dato il bacio della buona notte, in segreto aggiungevo una preghiera per tutti gli esseri viventi, composta da me. Diceva così: «Buon Dio, proteggi e benedici tutto ciò che ha respiro, difendili da ogni male e fa' che dormano tranquilli». ([[Albert Schweitzer]]) *Kelderek, che non lo perdeva di vista, pregava in continuazione come aveva pregato cinque anni innanzi nelle tenebre della foresta: «Pace, Shardik, Signore. Dormi, Re Shardik. Il tuo potere viene da Dio. Nulla può nuocerti». ([[Richard Adams]]) *Io non conosco nessuna preghiera più bella di quella che conchiudeva gli antichi spettacoli teatrali dell'India (come anche in altri tempi quelli inglesi terminavano con la preghiera per il re). Dice: «Possano tutti gli esseri viventi restare liberi dal dolore!». ([[Arthur Schopenhauer]]) *L'infermiera entrò nella stanza e chiuse la porta. Sedetti fuori in corridoio. Tutto era finito dentro di me. Non pensavo a niente. Non potevo pensare. Sapevo che sarebbe morta e pregavo che non morisse. Non lasciarla morire. Oh Dio, per favore non lasciarla morire. Farò tutto quello che vuoi se non la lasci morire. Ti prego, ti prego, ti prego, Dio caro, non lasciarla morire. Dio caro, non lasciarla morire. Ti prego, ti prego, ti prego, non lasciarla morire. Dio, ti prego, non farla morire. Farò tutto quello che vuoi se non la lasci morire. Hai preso il bambino ma non lasciarla morire. Hai fatto bene ma non lasciarla morire. Ti prego, ti prego, Dio caro, non lasciarla morire. ([[Ernest Hemingway]]) *«Oh, eccome se sappiamo pregare! Da un pezzo ormai: e io che sono grande prego da sola, mentre Kolja e Lìdočka insieme alla mamma, a voce alta; prima recitano l'Ave Maria, e poi ancora un'altra preghiera: "Dio mio, perdona e benedici nostra sorella Sonja", e poi ancora: "Dio mio, perdona e benedici l'altro nostro papà", perché il nostro vecchio papà ormai è morto, e questo qui per noi è un altro papà, e noi preghiamo anche per quello.»<br/>«Pòlen'ka, io mi chiamo Rodiòn; pregate qualche volta anche per me: "per il servo Rodiòn", e nient'altro.» ([[Fëdor Dostoevskij]]) *– O Signore, – disse, – io ti ringrazio e mio figlio ti ringrazia per le tue grandi e molteplici misericordie. Dacci la pace per un po' di tempo; difendici dal malvagio. Colpiscilo, o Signore, sulla bocca bugiarda! ([[Robert Louis Stevenson]]) *Poi ho preso per cuoco l'ex cuciniere di Lafollone, ve ne ricordate?, l'antico amico del cardinale, quel ghiottone famoso, che dopo pranzo pregava, dicendo: "Dio mio, concedetemi la grazia di ben digerire quel che ho mangiato così bene!" ([[Alexandre Dumas padre]], ''[[Vent'anni dopo]]'') *PREGHIERA PER UN PARCHEGGIO<br/>''Dio divino e misericordioso,<br/>Non ho parole per dire quanto potrò adorarTi<br/>dopo che mi avrai donato un posto per parcheggiare.<br/>Perché Tu sei colui che provvede<br/>E Tu sei la fonte.<br/>Tu distribuisci ogni cosa buona.<br/>In Te tutto è sicuro.<br/>Nella Tua cura trovo sollievo. Con la Tua<br/>guida, troverò la pace.<br/>Per fermarmi, per riposare, per rallentare, per parcheggiare.<br/>Tu puoi darmi questo. Questo è ciò che chiedo.<br>Amen.'' ([[Chuck Palahniuk]]) *Sapevo che se non avessi trovato un modo per affrontarli, la rabbia e l'odio mi avrebbero sopraffatto e sarei stata fagocitata dalla paura, dalla tristezza e dalla frustrazione. Sapevo che l'odio e l'aggressività erano parte della stessa violenza che cercavo di fermare. E così pregai.<br />«Ti prego, Spirito dell'Universo, ti prego, aiutami a trovare un modo per affrontare tutto questo, perché altrimenti mi consumerà». ([[Julia Butterfly Hill]]) *Si fermò, incrociò le braccia sul petto come faceva quando era piccolo, levò in alto gli occhi e disse, rivolto a qualcuno:<br />– Signore, aiutami, insegnami, vieni a dimorare in me e purificami da ogni sozzura!<br />Pregava, chiedeva a Dio di aiutarlo, di dimorare in lui e di purificarlo, ma intanto ciò che chiedeva si era già realizzato. Dio, che viveva in lui, si era destato nella sua coscienza. Lo sentì in sé, e perciò sentì non solo libertà, coraggio e gioia di vivere, ma sentì tutta la potenza del bene. Adesso si sentiva capace di fare tutto il meglio che poteva fare un uomo. ([[Lev Tolstoj]]) *Signore, abbi pietà del mio sangue, della mia anemia in fiamme! ([[Emil Cioran]]) *Signore, che vedi dove noi umani non sappiamo vedere, ascolta questo discanto laico di un prete di frontiera: che sia pace. Oggi, sempre, ovunque.<br />E, come dice il mio amico [[Vinicio Capossela]], ovunque proteggici. ([[Andrea Gallo]]) *«Signore, perdonami tutto!» ella proferì, sentendo l'impossibilità della lotta. ([[Anna Karenina|Lev Tolstoj, ''Anna Karenina'']]) *Solo Kelderek, unico fra tutti, sentiva suo dovere andargli vicino, offrirgli la propria vita senza chieder alcun premio, ripetendo di continuo la preghiera dedicatoria: «''Senandril'', Sommo Shardik. Accetta la mia vita. Sono tuo e non ti chiedo nulla in cambio». ([[Richard Adams]]) *Sull'altra parete, un'iscrizione attirò la sua attenzione; spiccava, ancora bianca, sul muro verdastro; Montecristo la lesse:{{centrato|MIO DIO CONSERVATEMI LA MEMORIA!}}«Oh, sì – gridò, – ecco l'unica preghiera dei miei ultimi tempi. Non chiedevo più la libertà, chiedevo la memoria, temevo di diventare pazzo e di dimenticare. Mio Dio! mi avete conservato la memoria, e ho ricordato tutto. Grazie, grazie, mio Dio!» ([[Alexandre Dumas padre]]) ==Voci correlate== *[[Preghiera]] {{Raccolte dai media|Preghiere|dai libri}} [[Categoria:Preghiere dai media|Libri]] [[Categoria:Raccolte dai libri]] 1eyo8m58akt8255mx68xjgeo9a11km7 Pubblicità dai film 0 105137 1422406 1421783 2026-08-02T12:17:16Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-41725-39|~2026-41725-39]] ([[User talk:~2026-41725-39|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:IrsY|IrsY]] 1339241 wikitext text/x-wiki {{Raccolta}} Raccolta di '''pubblicità''' tratte '''dai film'''. ==Pubblicità dai film== *– A cena non avevo ancora nulla. Ma mi sono sorpresa a giocare con una nuova idea per una piccola campagna. Il problema è: come facciamo davvero ad agganciare un gruppo di minorenni al nostro prodotto scadente? Preferibilmente in un modo che crei dipendenza. E sono arrivata a una conclusione rispetto allo slogan. Stavo pensando... E se invece - è solo un'idea - cercassimo di vendere te ai clienti, Jack? Be', con mia grande sorpresa sono arrivata allo stesso punto da cui ero partita: il nulla.<br />– "Nulla" è uno slogan non male, Jack.<br />– Potrebbe la mia nuova art director fresca di nomina spiegare le sue idee sullo slogan?<br />– "Nulla" direi che è già troppo per te, Jack. Io odio te e la tua azienda in modo così profondo che non ho trovato le parole per descriverlo. Tu sei uno spregevole piccolo uomo affamato di potere. (''[[Melancholia]]'') *Buongiorno amici, questo disco vi è offerto dalla società Anonima Registrazione Propaganda Commerciale. Il vostro portavoce, il commesso viaggiatore meccanico, permettetemi di presentarmi, il professor Jim Widdecombe Billows, l'inventore della macchina da nutrizione Billows che nutre automaticamente i vostri operai mentre lavorano. Non fermatevi per il pranzo, sconfiggete i vostri concorrenti. La macchina Billows eliminerà l'ora del pranzo e aumenterà la produzione. Permetteteci di favi notare la sua magnifica sagoma aerodinamica, la sua dolcezza di funzionamento resa silenziosa dai nostri cuscinetti a sfera di metallo elettroporoso. La nostra scodella automatica con il suo soffiatore ad aria compressa: non è necessario il fiato, non si spreca energia per raffreddare la minestra. La piattaforma rotante con lo spingi-cibo automatico. Il nostro coglitore di pannocchie a doppio snodo che vi permette di passare dalle alte alle basse velocità con il semplice tocco della lingua. Poi c'è il netta-bocca sterilizzato a pressione idraulica. I suoi limiti di tolleranza vi assicurano contro eventuali macchie sulla camicia. Queste non sono che alcune delle deliziose caratteristiche della macchina da nutrizione Billows. Una dimostrazione pratica con uno dei vostri operai varrà ben più delle parole. Per battere i costi concorrenti non potete permettervi di ignorare l'importanza della macchina da nutrizione Billows. (''[[Tempi moderni]]'') *C'era un tempo in cui "energia" era una parolaccia e accendere la luce era una scelta sofferta. Città parzialmente oscurate, carenza di scorte alimentari, auto alimentate a benzina, ma questo era il passato. Dove siamo adesso? Come abbiamo reso il mondo un posto tanto migliore? Come siamo riusciti a far fiorire i deserti? Attualmente siamo i maggiori produttori di energia di fusione del mondo. L'energia del Sole intrappolata nella roccia viene raccolta dalle nostre macchine sul lato oscuro della Luna, oggi forniamo elio-3 a combustione pulita in quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di quasi il 70% del pianeta. Chi l'avrebbe mai pensato? Tutta l'energia di cui avevamo bisogno proprio sopra le nostre teste. L'energia della Luna. L'energia del nostro futuro. (''[[Moon (film)|Moon]]'') *Cercasi soggetti per esperimento comportamentale. Nessuna esperienza necessaria. Mille dollari al giorno. (''[[The Experiment (film 2010)|The Experiment]]'') *Cercasi volontario per un test. Quattromila marchi per un esperimento di quattordici giorni in una finta prigione. (''[[The Experiment - Cercasi cavie umane]]'') *Ciao, bello! Non voglio che paghi l'affitto. L'affitto è uno sbattimento. Voglio vederti in una casetta tutta tua. Ai Channel View Estates il complesso residenziale di artisti più forte che potete trovare. Basta pallose verifiche sul credito! Basta caparre minime triffaldine! Non è roba per te. No, senti qua: cucina completa con forno automatico autopulente e angolino colazione. Alla grande! Con posto macchina incluso e garage per due auto. E soprattutto una vista sulle chiuse del canale Dominguez si può descrivere solo in due parole: che sballo! (''[[Vizio di forma (film)|Vizio di forma]]'') *– Col nostro programma speciale a metà prezzo!<br>– Cosa?! Aspetta, "metà prezzo"? Ma siamo impazziti?<br>– Credo di sì, Peter, perché non è tutto! Diglielo, Egon.<br>– Oh, alludi forse agli omaggi? All'elegante boccale termico acchiappafantasmi e ai palloncini?<br>– Uno per famiglia! (''[[Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II]]'') *– Cosa c'è, cara?<br>– Ancora quel maledetto fantasma proprio non vuole lasciarci mai soli! Mi sa proprio che dovremo cambiare casa!<br>– No, aspetta! Sta' tranquilla, noi non sloggiamo, lui sì!<br>– E chi chiamerai?<br>– Gli Acchiappafantasmi! (''[[Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II]]'') *– È davvero buono questo Eco Spray?<br>– Chiedi se è buono?! "Se il tempo è vostro nemico, Eco Spray vi fa diventare amici!" Questo è quanto posso dirti. È così efficace che se mai io diventassi famosa, e Eco Spray mi chiedesse di fare la pubblicità, io la farei di corsa, anche gratis la farei! Tanto per dirvi quanto è buono! (''[[La fabbrica delle mogli (film)|La fabbrica delle mogli]]'') *Essere o non essere? Essere! Basta con gli scheletri nell'armadio! Anche se sei protestato o cattivo pagatore, con il 'Prestito del Principe' puoi ottenere fiducia e offerte personalizzate. Il Pestito del Principe: anche Amleto non ha più dubbi! (''[[Feisbum - Il film]]'') *Fiocchi di riso. È uno dei prodotti a cui faccio pubblicità. "I fiocchi che si mangian con gli occhi." Lo slogan è mio. (''[[La parola ai giurati (film 1957)|La parola ai giurati]]'') *Immaginate la fine del crimine. La fine della povertà. Immaginate due milioni di moderni appartamenti che aspettano di essere occupati. Sembra un sogno, non è così? Ebbene, a volte i sogni si realizzano.<br/>Delta City. Per i nostri bambini. (''[[Robocop 3]]'') *Immaginate un mondo senza omicidi. (''[[Minority Report]]'') *Inferno. È quel che la vita può diventare con la droga. Ma non deve per forza essere così. Un aiuto è sempre disponibile, giorno e notte. Chiama il numero dedicato 246-9300. (''[[Allucinazione perversa]]'') *L'abilità di imparare, di prendere decisioni sulla base delle emozioni appartiene all'uomo. Ma non più. Oggi assistiamo a una rivoluzione nel campo dell'intelligenza artificiale grazie alla Upton. Mediante algoritmi di intelligenza emotiva, un modulo di IA è in grado di dimostrare la comprensione umana. PSI Beta, dalla Upton Tech. (''[[Tau (film)|Tau]]'') *Lo sapevi? Puoi usare vecchio olio di motore per fertilizzare il tuo prato. (''[[Fight Club (film)|Fight Club]]'') *New York potrà anche essere una città di matti, ma almeno non rischierai mai di morire di noia. Divertiti! (''[[Allucinazione perversa]]'') *– Nuovi migliorati prodotti Joker! Con un nuovo ingrediente segreto: "Smilex"! [...] E passiamo al nostro test di gusto al buio...<br>– ''Lo adoro, quel Joker!''<br>– {{NDR|indica un uomo legato e imbavagliato}} Ohhh, non ha l'aria felice, è perché ha usato la marca "X"... Però con la nuova marca Joker... {{NDR|mostra un cadavere con un ghigno spasmodico}} gli torna il ghigno, il ghigno e il ri-ghigno! Ha ha ha! Oh, deliziosa abbronzatura! Le labbra rosso rubino, e il colore dei suoi capelli, così naturale! Solo il vostro becchino capirà qual era il vero! {{NDR|scoppia a ridere maleficamente}} So che state dicendo: "dove posso trovare questi grandi nuovi prodotti?" E qui è la trovata: c'è il caso che... li abbiate già comprati! {{NDR|ride di nuovo}}<br>– ''Lo adoro, quel Joker!''<br>– Perciò ricordate: mettetevi una faccia felice! {{NDR|continua a ridere}} (''[[Batman (film 1989)|Batman]]'') *Ogni colpo richiede precisione. E ogni battaglia richiede un soldato. Il risultato immutabile di un sogno ora è qui. L'unica cosa che manca sei tu! (''[[Edge of Tomorrow - Senza domani]]'') *Perché ostinarvi a vivere, quando noi possiamo seppellirvi per 49,50 dollari? (''[[C'era una volta in America]]'') *Potete scegliere la sola convertibile di lusso fatta in America, ma qualsiasi automobile sceglierete tra i nove modelli Cadillac farà parte della tradizione Cadillac. (''[[The Assassination]]'') *Problemi con i vivi? Stanchi di vedere la vostra casa invasa? Volete liberarvi di quelle odiose creature per sempre? Venite da me, gente morta! Sono il Bio-Esorcista più richiesto! Venite alla mia lapide, sono io quello che fa per voi! Terrorizzo a morte chiunque volete, invento le perfidie più perfide, roba da infarto secco! E se occorre, mi faccio possedere, ok? Wow! Sento i demoni scivolarmi dentro, divorarmi il cervello! Vi aspetto qui, al cimitero! Assumetemi, avrete una possessione demoniaca gratuita per ogni esorcismo! Nessuno offre condizioni migliori! Portate i vostri bambini, giocheranno con serpenti e lucertoloni e senza pericolo: sono velenosi! Allora, dite il mio nome, ditelo due volte e alla terza io arriverò e ricordate che ''io inghiotto, vomito, | sputo e rutto, | faccio porcate, chiedetemi tutto!'' Ma soprattutto ricordate che sono qui per voi! (''[[Beetlejuice - Spiritello porcello]]'') *Provate il blu! È il nuovo rosso. (''[[WALL•E]]'') *Quando capitate da queste parti godetevi un soggiorno degno di un re! Provate l'esperienza del Plaza Hotel, l'albergo più eccitante di New York! Per prenotazioni telefonate al numero 1-800-65321! (''[[Mamma, ho riperso l'aereo - Mi sono smarrito a New York]]'') [[File:Hollywood Memorabilia Exhibit at Hollywood Casino Tunica MS 10.jpg|thumb|«Quando ero in Cina nella squadra nazionale ping-pong, mi piaceva giocare a ping-pong con la mia racchetta da ping-pong Flex-o-lite!» (pubblicità della fittizia edizione speciale di racchette da ping-pong Gump-[[Mao Zedong|Mao]] dal film ''[[Forrest Gump]]'')]] *Quando ero in Cina nella squadra nazionale ping-pong, mi piaceva giocare a ping-pong con la mia racchetta da ping-pong Flex-o-lite! (''[[Forrest Gump]]'') *Quello che avete visto era il vincitore della lotteria, Starkweather Due Delta, pochi momenti prima della sua partenza verso l'isola. L'ultima zona priva di agenti patogeni rimasta in natura. Anche tu puoi vincere. La prossima estrazione avverrà stasera. (''[[The Island]]'') *Questi ragazzi non smettono mai di combattere, mi viene sete solo a guardarli! Nel mio tipo di lavoro non posso permettermi pesantezza di stomaco, per questo io bevo la Cola Nazionale: colpisce nel segno! (''[[L'implacabile (film 1987)|L'implacabile]]'') *– Questo è un messaggio per te. Non ce la fai più? Non vedi l'ora di partire? Le Florida Keys ti stanno aspettando! L'oceano, il sole...<br>– Non ho mai visto l'oceano!<br>– È una pubblicità, signor Cole! È una pubblicità! Capisce che cosa significa? Non si rivolge personalmente a lei. (''[[L'esercito delle 12 scimmie]]'') [[File:ExpoSYFY - Charlie and the Chocolate Factory (10756984573).jpg|thumb|«La cioccolata Wonka è la migliore al mondo. Se non ci credete provatene una.» (pubblicità dal film ''[[La fabbrica di cioccolato]]'')]] *Quindi immaginate di essere a casa seduti a guardare la tv e improvvisamente passa una pubblicità e una voce dice: "La cioccolata Wonka è la migliore al mondo. Se non ci credete provatene una." E voi allungate una mano e la prendete. (''[[La fabbrica di cioccolato]]'') *Reduco. Il sensazionale nuovo assassino dell'obesità. In soli quattro mesi anche voi potrete essere snelli! (''[[Prigionieri dell'oceano]]'') *Salve, gente. Sono qui con voi per parlarvi di condutture. Le condutture della vostra casa vi sembrano vecchie e fuori moda? Perché non le cambiate? Central Service vi offre una vasta gamma di modelli dalla linea nuova ed elegante, ciascuno dei quali disponibile in centinaia di colori diversi per meglio soddisfare le vostre esigenze. Non perdete tempo, recatevi subito alla più vicina sala d'esposizione di Central Service! Ricordate: ''Central Service – La garanzia di un grande nome''. (''[[Brazil]]'') *Sarai d'accordo anche tu: un pizzico di Birds Eye e i vizi di gola diventano virtù. Birds Eye: a cena qualcosa di più. (''[[Lo sciacallo - Nightcrawler]]'') *Sciroppo per la tosse PediaEse. Rapido, delicato, efficace. (''[[The Sixth Sense - Il sesto senso]]'') *Se non vuoi spendere i milioni, vieni da Boldoni! (''[[Si muore tutti democristiani]]'') *Se tu sei una di quelle persone eccezionali dotate di cervello, ma che per una serie di circostanze negative conducono una vita inadeguata alle loro reali possibilità, puoi cambiare il tuo destino. Compila e spedisci il questionario alla Parallax Corporation, divisione di ingegneria umana. (''[[Perché un assassinio]]'') *Sei in casa tua. La luce se ne va. È buio. I tuoi figli nella loro cameretta urlano. Devi fare presto. Ti serve un'arma. Ma prima, ti serve una torcia. Però sei al buio. Che farai? Come trovarla? Te lo dico io! Con la mia torcia fosforescente! (''[[Una notte al museo 2 - La fuga]]'') *– Siete disturbati da strani rumori nel pieno della notte?<br>– Provate un senso di terrore in cantina o in soffitta?<br>– Voi o i vostri familiari avete mai visto spiriti, spiritelli o fantasmi?<br>– Se la risposta è sì, non esitate, prendete il telefono e chiamate i professionisti!<br>– Gli Acchiappafantasmi!<br>– 24 ore su 24 per soddisfare le vostre esigenze di eliminazione del sovrannaturale!<br>– Siamo pronti a credere in voi! (''[[Ghostbusters - Acchiappafantasmi]]'') *Solo ''Puffin'' ti darà forza e grinta a volontà! (''[[Chi trova un amico trova un tesoro]]'') *– {{NDR|dopo aver porto l'ostia a un fedele che ha tossito}} Ti è andata di traverso?<br>– No, sono le sigarette padre.<br>– Che cosa fumi?<br>– Queste.<br>– Oh, sono infernali. Prova le nostre, le ''Nuovo Testamento'', una rivoluzione, filtro incorporato.<br>– Ne provo una. {{NDR|prende una sigaretta dal pacchetto che il prete gli porge}}<br>– Che te ne pare?<br>– Buon aroma, gusto nuovo.<br>– Hanno un elegante pacchetto e l'indulgenza plenaria.<br>– Grazie padre!<br>– Fumate ''Nuovo Testamento''! Le fumo io, le fuma Lui. (''[[Il dittatore dello stato libero di Bananas]]'') *Ti facciamo una semplice domanda. Chi sei? Chi potresti essere? Dove stai andando? Cosa c'è nel mondo? Quali possibilità ci sono? La Element Software è orgogliosa di presentare il primo sistema operativo di intelligenza artificiale. Un'entità intuitiva che ti ascolta, ti capisce e ti conosce. Non è solo un sistema operativo, è una coscienza. Ecco a voi OS Uno. (''[[Lei (film 2013)|Lei]]'') *– Ti senti inutile? Pensi di non avere niente da offrire? Credi di non avere successo nella vita? Allora sei la donna che stiamo cercando.<br>– Donne che state tornando tra le forze del lavoro o che state cominciando, che non siete contente della vostra attuale attività o che state cercando un altro genere di lavoro, Veste Rose è il posto adatto per voi! Perché alla Veste Rose noi crediamo che gli esseri umani contino più del lavoro che cercano o che fanno. Venite! Unitevi a noi! (''[[She-Devil - Lei, il diavolo]]'') *Trasmissione offerta dalla ''Lancer'', la lozione che si impone, per uomini. (''[[Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)]]'') *Una strada si biforca nel deserto. Lexus. La strada su cui viaggi, John Anderton, è quella meno percorsa. (''[[Minority Report]]'') *Vi piacerebbe sciare nell'Antartico ma siete sepolti sotto una valanga di lavoro? Sognate una vacanza sul fondo del mare ma il prezzo vi manderebbe a fondo? Avete sempre desiderato scalare le montagne di Marte ma al momento vi trovate in una valle di lacrime? Allora venite alla ''Rekall Incorporate'', dove potrete acquistare le memorie della vostra vacanza ideale meno cara, più sicura e migliore di una vacanza normale! Non lasciate che la vita vi lasci indietro, chiamate la Rekall, per le memorie di tutta una vita! (''[[Atto di forza]]'') ===''[[Essi vivono]]''=== *Stiamo creando un ambiente informatico trasparente {{NDR|Messaggio pubblicitario}} :Obbedite {{NDR|Messaggio subliminale}} *Venite ai Caraibi {{NDR|Messaggio pubblicitario}} :Sposatevi e riproducetevi {{NDR|Messaggio subliminale}} *Se fin'ora eravate convinte di non poter colorare le vostre unghie a causa dei tanti lavori pesanti, è arrivato il momento di sfatare questa leggenda! Potrete avere delle bellissime unghie laccate con le sette nuovissime tonalità! *Siete pieni di effetti luce quando andate nelle strade. Sentite che il potere V6 da un'immensa carica. Niente può più fermarvi! Vi state muovendo! ===''[[La folla (film 1928)|La folla]]''=== *Gioco di Prestigio! Il Magico Pulitore! Che te ne sembra come slogan? *Ho grandi idee! lo slogan: "Un camion pieno di pastiglie per la tosse", è mio! *Sono sempre felice perché mangio da Schmieders Grill. *Tu addobbi la donna. Noi ti arrediamo la casa! Jackson Stefnell Arredi. ===''[[Ritorno al futuro]]''=== *Il futuro è nelle vostre mani! Se credete nel progresso rieleggete il sindaco Red Thomas. Il suo nome significa "progresso". Il programma di riforme del sindaco Red Thomas vuol dire più posti di lavoro, scuole migliori, più vantaggi per la comunità e meno tasse. Il giorno delle elezioni date il vostro voto ad un uomo di vostra fiducia. Rieleggete il sindaco [...] *Occasioni per tutti i modelli Toyota 1985. Non troverete un'auto migliore ad un prezzo migliore con un servizio migliore in tutta Hill Valley! Qui è Statler Toyota dal centro città. Ottobre è il mese delle occasioni, approfittatene! I modelli Toyota 1985 hanno i prezzi migliori! *Rieleggete il sindaco "Goldie" Wilson! Il suo nome significa "progresso". Il programma di riforma del sindaco "Goldie" Wilson vuol dire più posti di lavoro, meno tasse [...] *Rieleggete il sindaco "Goldie" Wilson! Onestà. Decenza. Integrità. *Vivete nella casa del domani... oggi! Lyon Estates. Questo inverno iniziano i lavori. ===''[[Ritorno al futuro - Parte II]]''=== *Benvenuti alla Texaco. La vostra auto uscirà più bella dalla stazione con la stella. *Salve amici, Goldie Wilson III per la Wilson Aero-trasformazioni. Quando mio nonno era sindaco di Hill Valley, il traffico rappresentava un grosso problema. Ma ora voi non dovete preoccuparvi del traffico perché io aero-trasformerò la vostra vecchia auto in una macchina volante e per soli 39.999 dollari e 95 centesimi. Perciò venite a trovarmi, Goldie Wilson III, in una delle nostre ventinove succursali. Ricordatevi, fatele volare. *Trasmettiamo magnifiche vedute ventiquattr'ore al giorno. Sintonizzatevi sul Canale Paesaggi. ===''[[Ritorno al futuro - Parte III]]''=== *Festival di Hill Valley. Balli, cibo e giochi. Sabato 5 settembre. Si procede con la costruzione della torre dell'orologio. *Le abitazioni più recenti di Hill Valley. Hilldale. Se tu vivessi qui, saresti a casa adesso! *Joe Statler l'onesto. Bei cavalli da vendere, acquistare e scambiare. ===''[[The Zero Theorem - Tutto è vanità]]''=== *Buongiorno, noi dell'Euphoria Finance desideriamo aiutarti a ritrovare la tua vera personalità. Il tuo stile di vita è quello che più ci interessa. I tuoi sogni sono i nostri sogni. Ecco prché diciamo che abbastanza non è mai abbastanza. Chiamaci oggi stesso e chiedi più informazioni. *Chiama il numero 81625. Ti promettiamo cose davvero strabilianti! *Il Buddismo ti annoia, stanco di Scientology? Allora il futuro di Batman il redentore ha le risposte che fanno per te. *Il futuro viene e se ne va. E tu dov'eri? Non restare indietro. Chiama l'8973434. *Tutti si stanno arricchendo. Tutti tranne te! Scopri il segreto del loro successo stasera alle venti su 2NBC. *Vieni da Mall Stret adesso. Gli sconti autunnali sono iniziati. Prezzi imbattibili fino al 100% di sconto su prodotti selezionati. *Viviamo in un mondo caotico che ci confonde. Così tante possibilità, così poco tempo. Di che cosa abbiamo bisogno? Abbiamo bisogno di amore? Cosa ci fa sentire bene? ManCom, dare senso alle cose belle della vita. {{Raccolte dai media|Pubblicità|dai film}} [[Categoria:Raccolte dai film]] [[Categoria:Pubblicità dai media|Film]] el31l4h63ubbl3f4usfawmpt86rshoc Keith Carradine 0 105767 1422487 1333967 2026-08-03T10:24:09Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1422487 wikitext text/x-wiki [[File:Aspettando Clint Keith Carradine (fcm).jpg|thumb|Keith Carradine nel 2006]] {{Premio|Oscar| '''[[Nashville (film)|Nashville]]''' *Migliore canzone (1976) }} '''Keith Carradine''' (1949 – vivente) è un attore statunitense. ==Citazioni di Keith Carradine== *{{NDR|''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]''}} È così oscuro e inquietante che ogni tanto muori dal ridere.<ref>Da ''[http://video.sky.it/skyatlantic/speciali/fargo_la_serie_dentro_la_serie/v224848.vid Fargo - La serie: dentro la serie]'', Sky Atlantic, 2014.</ref> *Ho cambiato la mia specializzazione in letteratura inglese, su consiglio di mio padre. Alla fine dissi: "Sai, papà, al diavolo: sarò solo un attore. Ma andrò a scuola". E lui disse: "Be', se andrai a scuola, allora specializzati in letteratura inglese. Questi sono gli strumenti con cui lavorerai come uomo che reciterà in inglese, si potrebbe supporre. :''I changed my major to English literature, which was on the advice of my father. I finally said, "You know, Dad, to heck with it: I'm just going to be an actor. But I'm going to go to school." And he said, "Well, if you're going to go to school, then major in English literature. Those are the tools you are going to be working with as a man who's going to be acting in English, one would assume.''<ref>{{en}} Dall'intervista di Will Harris, ''[https://tv.avclub.com/keith-carradine-on-deadwood-fargo-and-madonna-1798250077 Keith Carradine on Deadwood, Fargo, and Madonna]'', ''avclub.com'', 20 luglio 2016.</ref> ==Citazioni tratte da canzoni== ===''I'm Easy''=== '''Etichetta''': Asylum Records, 1976, prodotto da [[Richard Baskin]]. *''Non farti inseguire | se non c'è nessun luogo in cui andare, | se amarti deve essere solo forse e chissà. | Non so mettere barriere ai miei sentimenti. | Il mio amore è qualcosa che non posso nascondere.'' :''Don't lead me on | if there's nowhere For you to take me | if loving you will have to be a sometime thing. | I can't put bars on my insides. | My love is something I can't hide.'' (da ''I'm Easy'', n. 4) ==Note== <references /> ==Filmografia== {{div col}} *''[[Quattro tocchi di campana]]'' (1971) *''[[L'inchiesta (film 1986)|L'inchiesta]]'' (1986) *''[[Dexter]]'' (2006-2013) *''[[Bobby Z - Il signore della droga]]'' (2007) *''[[Cowboys & Aliens (film)|Cowboys & Aliens]]'' (2011) *''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'' (2014-2024) *''[[Il potere del cane]]'' (2021) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[David Carradine]], fratello *[[John Carradine]], padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carradine, Keith }} [[Categoria:Attori statunitensi]] 3phphcqwb5ac8xieep5qs77rqtwc4hh Luigi Meroni 0 114620 1422458 1393946 2026-08-03T02:01:43Z Danyele 19198 +5 / fix di stile 1422458 wikitext text/x-wiki [[File:LuigiMeroni1.jpg|thumb|Luigi Meroni]] '''Luigi Meroni''' (1943 – 1967), calciatore italiano. ==Citazioni su Luigi Meroni== *[[Edmondo Fabbri]] era un po' all'antica. Io lo conoscevo bene, avendolo avuto come allenatore a Mantova. Avrebbe preferito convocare Meroni, ma non gli andavano a genio i suoi capelli. ([[Luigi Simoni]]) *Era il simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni. ([[Gianni Brera]]) *Ero malato di calcio. A Siena giocavo nel Luigi Meroni Football Club: gloria granata, ma il nostro presidente pensava che fosse un assoluto genio del pallone. ([[Domenico Diele]]) *{{NDR|Nella stagione '60-'61}} Meroni era nei ragazzi. Mi pare avesse cinque anni meno di me, per cui quell'anno lì non abbiamo giocato assieme. Qualche anno dopo, quando entrambi eravamo a Torino, lui in granata e io in bianconero, ci incontravamo spesso e lui mi diceva che ero sempre stato il suo idoletto. Gli piaceva come giocavo e, da ragazzo, cercava di ispirarsi un po' a me. ([[Carlo Dell'Omodarme]]) *{{NDR|«Meroni poteva giocare solo nel Torino?»}} No, avrebbe potuto giocare anche nel Manchester United. Però oltre non si va. ([[Marco Malvaldi]]) *Scrostava la muffa dalle abitudini, smascherava le ipocrisie. Un tenero rivoluzionario che dava il meglio di sé nel lavoro e poi rivendicava libertà totale. ([[Candido Cannavò]]) *Un bohémien che amava sfidare i benpensanti vivendo more uxorio (scandalo!) con una ragazza polacca già sposata e girando con una gallina al guinzaglio. ([[Gian Antonio Stella]]) ===[[Adalberto Bortolotti]]=== {{cronologico}} *Meroni fa parte della generazione che diventa adulta fra il 1962 e il 1967, fra la morte di Marilyn Monroe e quella di Che Guevara, la colonna sonora della sua breve vita sono le canzoni dei Beatles. Un ragazzo del genere, così refrattario agli stereotipi, non fu facilmente accettato dal mondo del calcio, perbenista e un po' ipocrita. *Un fisichetto magro, con le spalle strette, il torace incavato, lo chiamavano Calimero. Ma un dribbling divino, istintivo, musicale. E la capacità di incassare botte terrificanti rialzandosi sempre. *Gigino Meroni diventò subito l'idolo della tifoseria granata. E qui bisognerebbe parlare di destino. Il [[Torino Football Club|Torino]], come nessun altro club nel nostro calcio, ha conosciuto la grandezza e la sventura. Quel ragazzo pallido e senza muscoli, nerissimo di occhi e di capelli, sembrava arrivato a riportare la gloria passata, ma fu anch'egli rapito giovane in cielo. *Viveva in una soffitta, dipingendo quadri, con una ragazza che non era sua moglie, portava i capelli lunghi e abiti da lui stesso disegnati, edoardiani o in stile liberty, girava su una vecchia Balilla. Si era mai visto un calciatore così? *Un campione e soprattutto un ragazzo che aveva inseguito e raggiunto la libertà, leggero come una farfalla e come una farfalla destinato a chiudere presto le ali. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Meroni, Luigi}} [[Categoria:Calciatori italiani]] 5ulkjacva18jqwyjpoen6t9attb6i39 1422461 1422458 2026-08-03T02:04:01Z Danyele 19198 /* Citazioni su Luigi Meroni */ +1 1422461 wikitext text/x-wiki [[File:LuigiMeroni1.jpg|thumb|Luigi Meroni]] '''Luigi Meroni''' (1943 – 1967), calciatore italiano. ==Citazioni su Luigi Meroni== *[[Edmondo Fabbri]] era un po' all'antica. Io lo conoscevo bene, avendolo avuto come allenatore a Mantova. Avrebbe preferito convocare Meroni, ma non gli andavano a genio i suoi capelli. ([[Luigi Simoni]]) *Era il simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni. ([[Gianni Brera]]) *Era un giocatore serio, coscienzioso. Si preparava alle gare con impegno e con volontà. Era un individualista della più bell'acqua e, come tale, tenendosi fra i piedi la palla come faceva, veniva preso di mira dai difensori avversari. Usciva da ogni partita immancabilmente con le gambe tartassate dai duri colpi che riceveva. Ma non si lamentava mai. Subiva, sorridendo. E tutti finivano per volergli bene. ([[Vittorio Pozzo]]) *Ero malato di calcio. A Siena giocavo nel Luigi Meroni Football Club: gloria granata, ma il nostro presidente pensava che fosse un assoluto genio del pallone. ([[Domenico Diele]]) *{{NDR|Nella stagione '60-'61}} Meroni era nei ragazzi. Mi pare avesse cinque anni meno di me, per cui quell'anno lì non abbiamo giocato assieme. Qualche anno dopo, quando entrambi eravamo a Torino, lui in granata e io in bianconero, ci incontravamo spesso e lui mi diceva che ero sempre stato il suo idoletto. Gli piaceva come giocavo e, da ragazzo, cercava di ispirarsi un po' a me. ([[Carlo Dell'Omodarme]]) *{{NDR|«Meroni poteva giocare solo nel Torino?»}} No, avrebbe potuto giocare anche nel Manchester United. Però oltre non si va. ([[Marco Malvaldi]]) *Scrostava la muffa dalle abitudini, smascherava le ipocrisie. Un tenero rivoluzionario che dava il meglio di sé nel lavoro e poi rivendicava libertà totale. ([[Candido Cannavò]]) *Un bohémien che amava sfidare i benpensanti vivendo more uxorio (scandalo!) con una ragazza polacca già sposata e girando con una gallina al guinzaglio. ([[Gian Antonio Stella]]) ===[[Adalberto Bortolotti]]=== {{cronologico}} *Meroni fa parte della generazione che diventa adulta fra il 1962 e il 1967, fra la morte di Marilyn Monroe e quella di Che Guevara, la colonna sonora della sua breve vita sono le canzoni dei Beatles. Un ragazzo del genere, così refrattario agli stereotipi, non fu facilmente accettato dal mondo del calcio, perbenista e un po' ipocrita. *Un fisichetto magro, con le spalle strette, il torace incavato, lo chiamavano Calimero. Ma un dribbling divino, istintivo, musicale. E la capacità di incassare botte terrificanti rialzandosi sempre. *Gigino Meroni diventò subito l'idolo della tifoseria granata. E qui bisognerebbe parlare di destino. Il [[Torino Football Club|Torino]], come nessun altro club nel nostro calcio, ha conosciuto la grandezza e la sventura. Quel ragazzo pallido e senza muscoli, nerissimo di occhi e di capelli, sembrava arrivato a riportare la gloria passata, ma fu anch'egli rapito giovane in cielo. *Viveva in una soffitta, dipingendo quadri, con una ragazza che non era sua moglie, portava i capelli lunghi e abiti da lui stesso disegnati, edoardiani o in stile liberty, girava su una vecchia Balilla. Si era mai visto un calciatore così? *Un campione e soprattutto un ragazzo che aveva inseguito e raggiunto la libertà, leggero come una farfalla e come una farfalla destinato a chiudere presto le ali. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Meroni, Luigi}} [[Categoria:Calciatori italiani]] thtv1b2a08hlhsz7trvc5iryz22r6d9 Derby di Milano 0 129271 1422453 1364913 2026-08-03T01:42:41Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +1 1422453 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1972–73 Serie A - AC Milan v Inter Milan.jpg|thumb|Un derby tra Inter e Milan nella stagione 1972-73]] Citazioni sul '''derby di Milano''' e in generale sulla '''rivalità Inter-Milan'''. ==Citazioni== *Assai trasversale [...] il tifo milanese; tuttavia resta abbastanza identificabile la differenza fra una matrice rossonera più popolana e una interista più borghese. [...] naturalmente, il grande periodo berlusconiano ha avuto un impatto enorme, affascinando molti giovani. ([[Giorgio Tosatti]]) *E fui dell'[[Football Club Internazionale Milano|Internazionale]], della squadra, cioè, di 'sciori', come veniva chiamata allora per distinguerla dal [[Associazione Calcio Milan|Milan]]. Al Milan infatti andavano le simpatie degli operai, dei brumisti [gli antenati dei tassisti] e dei ferrovieri. Il seguito dell'Internazionale invece era composto di studenti, impiegati. Era la squadra snob, insomma. ([[Ermanno Aebi]]) *Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola è un trauma. ([[Diego Abatantuono]]) *Ho giocato tanti derby ma quello di Milano è un'altra cosa. Una città sola con due squadre ricche di storia che giocano nello stesso stadio. È una cosa che, insieme a tante altre, fa di questa partita qualcosa di unico. ([[Kaká]]) *Se il calcio è epico – talvolta, devo dire, mi sembra soprattutto comico – è difficile trovare un ruolo ai rossoneri. Se l'Inter è Ettore (bello, valoroso e masochista), e la Juve è Achille (forte, permaloso e furbetto) il Milan può essere, al massimo, Patroclo. Bravo ragazzo, ma perfino [[Omero]] dopo qualche verso l'ha mollato. ([[Beppe Severgnini]]) *Se non lo hai giocato non lo capisci veramente e, anche se lo hai giocato, non riesci a descrivere la forza, la passione e anche la pressione che accompagna questa partita. [...] Poi se hai coraggio, se hai personalità, appena tocchi il primo pallone sparisce tutto, come avviene sempre nel calcio. Ma la vigilia del derby è diversa rispetto a tutte le altre partite, in cui tante volte devi cercare le motivazioni extra, giustamente; in questa è quasi l'opposto, devi rilassarti perché sennò rischi di essere travolto dalle emozioni. È un derby unico al mondo tra due società che in fondo si rispettano ma che hanno una rivalità incredibile, storica e bellissima. ([[Zvonimir Boban]]) === [[Giuseppe Prisco]] === *A Milano ci sono due squadre: l'Inter e la primavera dell'Inter. *L'Inter nacque da una scissione del Milan... Ecco la dimostrazione che si può fare qualcosa di importante partendo da niente! *Lo 0-6 nel derby? Non ricordo. E poi i giornalisti ne inventano sempre tante. *Sono diventato appassionato di calcio e tifoso dell'Inter in una lontana domenica del 1929. Avevo poco più di sette anni e la sera, come tutte le domeniche, vennero a casa nostra gli zii Pasquale e Antonietta Bussola. Lo Zio Pasquale, avvocato come mio padre, era socio vitalizio dell'Inter e, avendo l'Inter battuto quel pomeriggio il Milan sul campo di via Goldoni, arrivò a casa nostra con un vassoio di paste Alemagna comprate nel negozio di via Orefici, dicendo che non si poteva non festeggiare una vittoria così importante. Ci furono dei brindisi ai quali partecipai, ma quando chiesi qualche notizia sul Milan mi fu risposto che era meglio non parlare di certa gente non degna della nostra attenzione. Capii insomma che i milanisti erano degli esseri incolpevoli ma decisamente di altra categoria, diciamo pure di serie B rispetto agli altri cittadini. *Tutti i miei figli sono interisti. Una volta mi hanno chiesto se mio figlio Luigi avesse tifato per il Milan. Ho risposto: "Lui ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se Luigi avesse tifato Milan, avrei chiesto la prova del sangue. Perché a quel punto non mi sarei fidato neanche di mia moglie". ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il}} {{FC Internazionale Milano}} {{AC Milan}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Milano]] [[Categoria:F.C. Internazionale Milano]] [[Categoria:A.C. Milan]] 38kh2jn85i368sp6fqwrze4xnpxhvfj 1422454 1422453 2026-08-03T01:43:33Z Danyele 19198 /* Altri progetti */ +preposizione 1422454 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:1972–73 Serie A - AC Milan v Inter Milan.jpg|thumb|Un derby tra Inter e Milan nella stagione 1972-73]] Citazioni sul '''derby di Milano''' e in generale sulla '''rivalità Inter-Milan'''. ==Citazioni== *Assai trasversale [...] il tifo milanese; tuttavia resta abbastanza identificabile la differenza fra una matrice rossonera più popolana e una interista più borghese. [...] naturalmente, il grande periodo berlusconiano ha avuto un impatto enorme, affascinando molti giovani. ([[Giorgio Tosatti]]) *E fui dell'[[Football Club Internazionale Milano|Internazionale]], della squadra, cioè, di 'sciori', come veniva chiamata allora per distinguerla dal [[Associazione Calcio Milan|Milan]]. Al Milan infatti andavano le simpatie degli operai, dei brumisti [gli antenati dei tassisti] e dei ferrovieri. Il seguito dell'Internazionale invece era composto di studenti, impiegati. Era la squadra snob, insomma. ([[Ermanno Aebi]]) *Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola è un trauma. ([[Diego Abatantuono]]) *Ho giocato tanti derby ma quello di Milano è un'altra cosa. Una città sola con due squadre ricche di storia che giocano nello stesso stadio. È una cosa che, insieme a tante altre, fa di questa partita qualcosa di unico. ([[Kaká]]) *Se il calcio è epico – talvolta, devo dire, mi sembra soprattutto comico – è difficile trovare un ruolo ai rossoneri. Se l'Inter è Ettore (bello, valoroso e masochista), e la Juve è Achille (forte, permaloso e furbetto) il Milan può essere, al massimo, Patroclo. Bravo ragazzo, ma perfino [[Omero]] dopo qualche verso l'ha mollato. ([[Beppe Severgnini]]) *Se non lo hai giocato non lo capisci veramente e, anche se lo hai giocato, non riesci a descrivere la forza, la passione e anche la pressione che accompagna questa partita. [...] Poi se hai coraggio, se hai personalità, appena tocchi il primo pallone sparisce tutto, come avviene sempre nel calcio. Ma la vigilia del derby è diversa rispetto a tutte le altre partite, in cui tante volte devi cercare le motivazioni extra, giustamente; in questa è quasi l'opposto, devi rilassarti perché sennò rischi di essere travolto dalle emozioni. È un derby unico al mondo tra due società che in fondo si rispettano ma che hanno una rivalità incredibile, storica e bellissima. ([[Zvonimir Boban]]) === [[Giuseppe Prisco]] === *A Milano ci sono due squadre: l'Inter e la primavera dell'Inter. *L'Inter nacque da una scissione del Milan... Ecco la dimostrazione che si può fare qualcosa di importante partendo da niente! *Lo 0-6 nel derby? Non ricordo. E poi i giornalisti ne inventano sempre tante. *Sono diventato appassionato di calcio e tifoso dell'Inter in una lontana domenica del 1929. Avevo poco più di sette anni e la sera, come tutte le domeniche, vennero a casa nostra gli zii Pasquale e Antonietta Bussola. Lo Zio Pasquale, avvocato come mio padre, era socio vitalizio dell'Inter e, avendo l'Inter battuto quel pomeriggio il Milan sul campo di via Goldoni, arrivò a casa nostra con un vassoio di paste Alemagna comprate nel negozio di via Orefici, dicendo che non si poteva non festeggiare una vittoria così importante. Ci furono dei brindisi ai quali partecipai, ma quando chiesi qualche notizia sul Milan mi fu risposto che era meglio non parlare di certa gente non degna della nostra attenzione. Capii insomma che i milanisti erano degli esseri incolpevoli ma decisamente di altra categoria, diciamo pure di serie B rispetto agli altri cittadini. *Tutti i miei figli sono interisti. Una volta mi hanno chiesto se mio figlio Luigi avesse tifato per il Milan. Ho risposto: "Lui ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se Luigi avesse tifato Milan, avrei chiesto la prova del sangue. Perché a quel punto non mi sarei fidato neanche di mia moglie". ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{FC Internazionale Milano}} {{AC Milan}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Milano]] [[Categoria:F.C. Internazionale Milano]] [[Categoria:A.C. Milan]] 276pjdkknzrto3hxgl2ywegpj4rn9g7 1422456 1422454 2026-08-03T01:48:07Z Danyele 19198 immagine più significativa 1422456 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Derby Milano 7-3-1971 Serie A.jpg|thumb|Da sinistra: Sandro Mazzola e Gianni Rivera, storici capitani di Inter e Milan, qui nel derby di Milano del 7 marzo 1971]] Citazioni sul '''derby di Milano''' e in generale sulla '''rivalità Inter-Milan'''. ==Citazioni== *Assai trasversale [...] il tifo milanese; tuttavia resta abbastanza identificabile la differenza fra una matrice rossonera più popolana e una interista più borghese. [...] naturalmente, il grande periodo berlusconiano ha avuto un impatto enorme, affascinando molti giovani. ([[Giorgio Tosatti]]) *E fui dell'[[Football Club Internazionale Milano|Internazionale]], della squadra, cioè, di 'sciori', come veniva chiamata allora per distinguerla dal [[Associazione Calcio Milan|Milan]]. Al Milan infatti andavano le simpatie degli operai, dei brumisti [gli antenati dei tassisti] e dei ferrovieri. Il seguito dell'Internazionale invece era composto di studenti, impiegati. Era la squadra snob, insomma. ([[Ermanno Aebi]]) *Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola è un trauma. ([[Diego Abatantuono]]) *Ho giocato tanti derby ma quello di Milano è un'altra cosa. Una città sola con due squadre ricche di storia che giocano nello stesso stadio. È una cosa che, insieme a tante altre, fa di questa partita qualcosa di unico. ([[Kaká]]) *Se il calcio è epico – talvolta, devo dire, mi sembra soprattutto comico – è difficile trovare un ruolo ai rossoneri. Se l'Inter è Ettore (bello, valoroso e masochista), e la Juve è Achille (forte, permaloso e furbetto) il Milan può essere, al massimo, Patroclo. Bravo ragazzo, ma perfino [[Omero]] dopo qualche verso l'ha mollato. ([[Beppe Severgnini]]) *Se non lo hai giocato non lo capisci veramente e, anche se lo hai giocato, non riesci a descrivere la forza, la passione e anche la pressione che accompagna questa partita. [...] Poi se hai coraggio, se hai personalità, appena tocchi il primo pallone sparisce tutto, come avviene sempre nel calcio. Ma la vigilia del derby è diversa rispetto a tutte le altre partite, in cui tante volte devi cercare le motivazioni extra, giustamente; in questa è quasi l'opposto, devi rilassarti perché sennò rischi di essere travolto dalle emozioni. È un derby unico al mondo tra due società che in fondo si rispettano ma che hanno una rivalità incredibile, storica e bellissima. ([[Zvonimir Boban]]) === [[Giuseppe Prisco]] === *A Milano ci sono due squadre: l'Inter e la primavera dell'Inter. *L'Inter nacque da una scissione del Milan... Ecco la dimostrazione che si può fare qualcosa di importante partendo da niente! *Lo 0-6 nel derby? Non ricordo. E poi i giornalisti ne inventano sempre tante. *Sono diventato appassionato di calcio e tifoso dell'Inter in una lontana domenica del 1929. Avevo poco più di sette anni e la sera, come tutte le domeniche, vennero a casa nostra gli zii Pasquale e Antonietta Bussola. Lo Zio Pasquale, avvocato come mio padre, era socio vitalizio dell'Inter e, avendo l'Inter battuto quel pomeriggio il Milan sul campo di via Goldoni, arrivò a casa nostra con un vassoio di paste Alemagna comprate nel negozio di via Orefici, dicendo che non si poteva non festeggiare una vittoria così importante. Ci furono dei brindisi ai quali partecipai, ma quando chiesi qualche notizia sul Milan mi fu risposto che era meglio non parlare di certa gente non degna della nostra attenzione. Capii insomma che i milanisti erano degli esseri incolpevoli ma decisamente di altra categoria, diciamo pure di serie B rispetto agli altri cittadini. *Tutti i miei figli sono interisti. Una volta mi hanno chiesto se mio figlio Luigi avesse tifato per il Milan. Ho risposto: "Lui ha gli occhi azzurri ed è chiaro di capelli, mentre io ero scuro e ho gli occhi neri. Se Luigi avesse tifato Milan, avrei chiesto la prova del sangue. Perché a quel punto non mi sarei fidato neanche di mia moglie". ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{FC Internazionale Milano}} {{AC Milan}} [[Categoria:Derby calcistici in Italia|Milano]] [[Categoria:F.C. Internazionale Milano]] [[Categoria:A.C. Milan]] ok5edq51b3sfgqde9mf9nmc07pfut6a Luino 0 141589 1422475 1415797 2026-08-03T08:12:51Z Spinoziano 2297 amplio Vittorio Sereni 1422475 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Luino-tetti.jpg|miniatura|Luino]] Citazioni su '''Luino''' e i '''luinesi'''. ==Citazioni== *{{NDR|Sul giudizio espresso dai comici luinesi sulla propria città natale in un servizio di ''[[la Repubblica]]''}} Descrivere Luino senza mai parlare del lievito di cotanta commedia, [[Piero Chiara]], tra i più smaglianti monumenti della letteratura contemporanea, è ben più che un lapsus, è il segno di quella rimozione attraverso cui l’Italia diventa ciò che s’è ridotta a essere: la tana dell’oblio. ([[Pietrangelo Buttafuoco]]) *Il Lago? Luogo di depressione, e forse è per questo che la risposta è andare via, qui non c’è tanto da ridere. ([[Enzo Iacchetti]]) *Il lago si allargò e sulla riva opposta, ai piedi delle montagne, vedemmo qualche luce che doveva essere di Luino. Vidi uno spacco cuneiforme tra le montagne sull'altra sponda e pensai che doveva essere Luino. Se lo era, tenevamo una buona media. Rientrai i remi e mi abbandonai sul sedile. Ero molto, molto stanco di remare. ([[Ernest Hemingway]]) *Il padre eterno una mattina si sarà svegliato e avrà pensato: tutti i matti li voglio mettere a Luino. ([[Dario Fo]]) *Luino, meravigliosa ma fuori dal mondo. ([[Sarah Maestri]]) *Luino non offre niente, anche per questo ci sono mille pulsioni che ti spingono ad andare via. ([[Francesco Salvi]]) *Luino? Piove sempre, è un po' il pisciatoio d'Italia, forse è per questo che sono nate le barzellette. ([[Massimo Boldi]]) *Nel 1859 [...] [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]] è magicamente vittorioso; e le due sponde del Lago Maggiore fruiscono della stessa libertà italiana.<br>A Luino, le società operaie nelle loro feste annuali (con economiche gite di piacere) salutano in un giardino pubblico un bel Garibaldi, fresco di sasso, capelluto, nazareno. ([[Giovanni Faldella]]) ===[[Piero Chiara]]=== *In Luino vi è qualcosa di inesprimibile e di spirituale che non può andare vestito di parole. È qualche cosa di più che la tinta locale. È quel mistero di attrazione che fa innamorare di un luogo senza che ci si possa dar ragione del motivo. *[[Vittorio Sereni|Sereni]] è stato sepolto a Luino, suo e mio dolce luogo nativo: una giornata di quelle nelle quali può culminare la vita di un poeta. Il nostro paese gli aveva preparato uno scenario di lago azzurro, di nubi argentate, di nevi bianchissime sui monti, chiuso in un cristallo di gelo. *Si giocava d'azzardo in quegli anni, come si era sempre giocato, con accanimento e passione; perché non c'era, né c'era mai stato a Luino altro modo per poter sfogare senza pericolo l'avidità di danaro, il dispetto verso gli altri e, per i giovani, l'esuberanza dell'età e la voglia di vivere. ===[[Vittorio Sereni]]=== *''Improvvisa ci coglie la sera. | Più non sai | dove il lago finisca; | un murmure soltanto | sfiora la nostra vita | sotto una pensile terrazza. || Siamo tutti sospesi | a un tacito evento questa sera | entro quel raggio di torpediniera | che ci scruta poi gira se ne va.'' *''Presto la vela freschissima di maggio | ritornerà sulle acque | dove infinita trema Luino | e il canto spunterà remoto''. *''Ti distendi e respiri nei colori. | Nel golfo irrequieto | nei cumuli di carbone irti al sole | sfavilla e s'abbandona | l'estremità del borgo. | Colgo il tuo cuore | se nell'alto silenzio mi commuove | un bisbiglio di gente per le strade. | Morto in tramonti nebbiosi d'altri cieli | sopravvivo alle tue sere celesti, | ai radi battelli del tardi | di luminarie fioriti. | Quando pieghi al sonno e dài suoni di zoccoli e canzoni | e m'attardo smarrito ai tuoi bivi | m'accendi nel buio d'una piazza | una luce di calma, una vetrina. | Fuggirò quando il vento investirà le tue rive; | sa la gente del porto quant'è vana la difesa dei limpidi giorni. | Di notte il paese è frugato dai fari, | lo borda un'insonnia di fuochi | vaganti nella campagna, | un fioco tumulto di lontane | locomotive verso la frontiera.'' ==Voci correlate== *[[Lago Maggiore]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Comuni della Lombardia]] faacz0hrnyl6fnh2tm5l0frt5a98f1e Raf Vallone 0 142360 1422488 1285577 2026-08-03T10:24:38Z Spinoziano 2297 /* Filmografia */ 1422488 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Raf Vallone 1949.jpg|miniatura|Raf Vallone]] '''Raffaele "Raf" Vallone''' (1916 – 2002), attore, calciatore, giornalista e partigiano italiano. {{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0750_01_1994_0222_0030_10672569/ Raf Vallone una vita sei svolte]''|Intervista di Giorgio Calcagno, ''La Stampa'', 15 agosto 1994.}} *{{NDR|Sulla finale dei campionati mondiali studenteschi di calcio del 1939 in Austria vinti dalla Germania}} C'era un arbitro ungherese, chiaramente venduto. Ogni volta che andavamo all'attacco fischiava per fermare il gioco. Vinsero i tedeschi, come tutti sapevano già da prima. Dopo il loro inno nazionale, noi undici andammo dall'arbitro e gli sputammo in faccia uno per uno. *{{NDR|Sul motivo per cui smise di essere calciatore}} I tradimenti del calcio io li ho subiti, non sono io il traditore. Perché se non ci fosse stata la partita di Vienna io avrei continuato. Quell'episodio mi ha segnato profondamente. *{{NDR|Sul suo arresto durante la seconda guerra mondiale e la sua attività di partigiano}} Mi presero a Magreglio, in un'osteria, e mi rinchiusero nel carcere di Como. Eravamo in venti in un sotterraneo, senza finestre, dovevamo darci il turno per sederci sulla nuda terra. Vedevo scendere ogni tanto alcuni operai, massacrati di botte. Nessun lamento, nessuna imprecazione. Ho capito allora che cosa volesse dire avere una fede. [[Immagine:Raffaele Vallone.jpg|miniatura|Raf Vallone con la maglia del [[Torino Football Club|Torino]]]] *Ho analizzato a lungo la calligrafia di [[Antonio Gramsci|Gramsci]], che era infantile. Ma la cosa più straordinaria erano le cancellature. Gramsci cancellava con una linea esilissima: dimostrava di avere elevato il dubbio a sistema di conoscenza. *Ho pubblicato io il primo pezzo di [[Italo Calvino]], quando non era ancora conosciuto. Avevamo un buon rapporto, ma non siamo mai diventati amici. Era troppo freddo, per me. *{{NDR|Sull'amicizia con [[Cesare Pavese]]}} Avevamo conversazioni laconiche. Lui non amava parlare e nemmeno farsi ascoltare. Io rispettavo il suo silenzio: immaginavo quali pepite d'oro avrebbe portato. *{{NDR|Sulla scelta di abbandonare il giornalismo per il cinema}} Dovevo lasciare gli amici, un mestiere che mi piaceva. Lavoravamo fino a notte avanzata e alle nove del mattino eravamo gia li. Ma a ''l'Unità'' guadagnavo 27 mila lire al mese: il contratto della Lux era di 300 mila, con scatti ogni anno. *{{NDR|Sul suo trasferimento a [[Roma]] per lavoro}} Mi sono sentito molto a disagio. Io ero abituato a [[Torino]], la città che amo, con codici di comportamento precisi. Non mi sono mai ambientato. *Io credo che la più profonda esigenza dell'uomo sia comunicare sè stesso agli altri. E attraverso i personaggi io comunico me stesso. *Quello che mi affascina, nel [[teatro]], non è l'applauso, ma il silenzio. *Io mi sento [[attore]] teatrale e solo teatrale. Il [[cinema]] è mestiere. ==Citazioni su Raf Vallone== *{{NDR|Sulla scelta di Raf Vallone per [[Riso amaro]]}} Da giornalista ci portò a visitare le risaie e con De Santis pensammo che era giusto per il ruolo del militare. Aveva un volto adatto per il neorealismo. Ma di lui ricordo soprattutto la sua cultura, l'amore per Garcia Lorca che citava a memoria. ([[Carlo Lizzani]]) *Protagonista spesso popolaresco e sempre buono, leale e generoso, robusto uomo del sud dai grandi occhi azzurri che guardavano dritto in faccia l'interlocutore, Raf Vallone fu, come star cinematografica, quasi un unicum nel cinema italiano degli ultimi anni quaranta e dei primi anni cinquanta. ([[Masolino D'Amico]]) *Raf è stato un uomo meraviglioso, non soltanto professionalmente ma anche umanamente, aveva una sensibilità straordinaria ed era molto spiritoso. Quando stavamo da loro a Sperlonga, si alzava presto, andava in giro per i campi e tornava con i fichi freschi per mio marito a cui piacevano tanto. Lasciava una poesia alla moglie sul cuscino con un gelsomino. Ha avuto belle storie d'amore prima di incontrare Elena, ma ha amato sempre Elena fino alla fine. ([[Alda Grimaldi]]) ==Filmografia== {{div col}} *''[[Riso amaro]]'' (1949) *''[[Anna (film 1951)|Anna]]'' (1951) *''[[Camicie rosse (Anita Garibaldi)]]'' (1952) *''[[Perdonami!]]'' (1953) *''[[Il segno di Venere]]'' (1955) *''[[La ciociara (film)|La ciociara]]'' (1960) *''[[Uno sguardo dal ponte]]'' (1962) *''[[Il cardinale]]'' (1963) *''[[Nevada Smith]]'' (1966) *''[[Quattro tocchi di campana]]'' (1971) *''[[Il padrino - Parte III]]'' (1990) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Vallone, Raf}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Partigiani italiani]] 5az5rjatta6rucybgikbsh3qf1c401b Template:Lingue/Dati 10 148341 1422441 1422334 2026-08-02T21:58:16Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1422441 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 67690 |lingua2 = it |voci2 = 55705 |lingua3 = pl |voci3 = 31814 |lingua4 = ru |voci4 = 18014 |lingua5 = cs |voci5 = 15901 |lingua6 = et |voci6 = 13698 |lingua7 = uk |voci7 = 12362 |lingua8 = pt |voci8 = 12073 }} sonklnlclfxdzrs9244ou4r0vgcr5zs Porta Siberia 0 152115 1422476 1169900 2026-08-03T08:22:29Z ~2026-42915-72 107952 Ho modificato il nome della Porta nella denominazione corretta di "Porta del Molo" 1422476 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Porta del Molo erroneamente denominata "Siberia" (Genoa) 02.jpg|thumb|Porta Siberia]] Citazioni su '''Porta Siberia'''. *Porta Siberia, osservata da un ignorante, è solo un relitto vecchio non più importante e più ingombrante della carcassa abbandonata di una chiatta, osservata da una persona colta è invece uno straordinario monumento di architettura militare. ([[Cesare Fera (architetto)|Cesare Fera]]) ==Voci correlate== *[[Genova]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=su}} {{Genova}} {{S}} [[Categoria:Architetture di Genova]] [[Categoria:Porte cittadine|Siberia]] nchtx9kqzr0vuskrn7nouebfoummi5t 1422493 1422476 2026-08-03T10:30:23Z Spinoziano 2297 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-42915-72|~2026-42915-72]] ([[User talk:~2026-42915-72|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Superchilum|Superchilum]] 1169900 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Porta Siberia (Genoa) 02.jpg|thumb|Porta Siberia]] Citazioni su '''Porta Siberia'''. *Porta Siberia, osservata da un ignorante, è solo un relitto vecchio non più importante e più ingombrante della carcassa abbandonata di una chiatta, osservata da una persona colta è invece uno straordinario monumento di architettura militare. ([[Cesare Fera (architetto)|Cesare Fera]]) ==Voci correlate== *[[Genova]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=su}} {{Genova}} {{S}} [[Categoria:Architetture di Genova]] [[Categoria:Porte cittadine|Siberia]] hltulocdka4kmb0v0tf37g2cw21wv8a Isaías Rodríguez 0 155017 1422408 1250216 2026-08-02T12:36:27Z Udiki 86035 Deceduto, sistemo 1422408 wikitext text/x-wiki [[File:Isaías Rodríguez 2017.png|thumb|Julián Isaías Rodríguez Díaz]] '''Julián Isaías Rodríguez Díaz''' (1942 – 2025), giurista, politico, diplomatico e poeta venezuelano. ==Citazioni di Isaías Rodríguez== *Sono convinto che i [[Popolo|popoli]] sono come il vento: sono dappertutto, hanno voce e sono pieni di energia; ma oggi i popoli non hanno i migliori dirigenti. Costruiamoli!<ref name=video>Video disponibile su ''[https://www.facebook.com/watch/?v=2059311451027872 Saluto dell'Ambasciatore Julián Isaías Rodriguéz durante i festeggiamenti dei 100 anni dell'Internazionale Comunista a Roma]'', ''facebook.com''.</ref> *[[Donald Trump|Trump]] ha smantellato la sicurezza internazionale.<ref name=video/> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Rodriguez, Isaias}} [[Categoria:Diplomatici venezuelani]] [[Categoria:Giuristi]] [[Categoria:Poeti]] [[Categoria:Politici venezuelani]] m38ptqjul8euufee0k9no4bajer3j4j Johann Gottfried Seume 0 162610 1422477 1216673 2026-08-03T08:38:50Z Spinoziano 2297 +1 1422477 wikitext text/x-wiki [[Image:JohannGottfriedSeume fromMeyersGroschenBibliothek.png|thumb]] '''Johann Gottfried Seume''' (1763 – 1810), scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Gottfried Seume== *{{NDR|La [[Reggia di Caserta]]}} A prima vista, è grandiosa e davvero imponente. I giardini a sinistra, le belle piantagioni a destra, la magnifica piazza davanti al castello e gli edifici che la circondano, tutto è sorprendente. L'occhio è specialmente attirato dalla vista che si apre attraverso il grande portone centrale, da dove si spazia attraverso tutto il castello e i giardini, fino alla vetta del monte su cui è stata portata la famosa [[Acquedotto Carolino|conduttura d'acqua]]. La cascata, bella e ricchissima, chiude il fondo della scena. Raramente si può trovare in qualsiasi altro luogo una simile magia.<ref>Da ''L'Italia a piedi 1802'', a cura di Alberto Romagnoli, introduzione di Alberto Romagnoli, traduzione di A. Romagnoli e G. Garbin, note di Flavia Marenco, Longanesi, Milano, 1973. Citato in ''La Reggia di Caserta'', ''Monumenti Miti della Campania Felix'', ''Il Mattino'', Pierro, pp. 126-127.</ref> *Dove si canta, nessuno vien derubato; i malvagi non hanno canti.<ref>Da ''I canti''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *​Passai la notte dove il Ticino entra nel lago, a [[Magadino]], in una casa passabile, tra monti impervi. Il giorno seguente ripresi il cammino lungo il fiume, verso Bellinzona, e in pochi giorni raggiunsi il Gottardo. Per due giorni risalii il corso del fiume. In basso il calore era opprimente, fino a Sankt Veit [Giornico], dove, credo, per la festa del Corpus Domini c'è il mercato, che mi piacque più di quello di Pasqua a Palermo, benché non ci fosse altro che ciliegie.<ref>Da ''Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802''; citato in Domenico Bonini (a cura di), ''Con gli occhi degli altri: visitatori e illustratori delle terre ticinesi dal Duecento all'inizio del Novecento'', Armando Dadò editore, Locarno, 1996, p. 52. ISBN 88-86315-52-X</ref> *Questa è dunque la bella, ricca, beata [[Campania]], che, dacché è essa così nota, è stata eletta a paradiso, per il quale i soldati romani erano pronti a scordare il loro campidoglio. È vero, il tratto fra Aversa, [[Capua]], [[Caserta]], Nola e [[Napoli]], tra il [[Vesuvio]], il Gaurus e l'alto Appennino o la cosiddetta Pianura Campana è, tra tutti i luoghi ch'io abbia mai visto, nel vecchio e nel nuovo mondo, fin'ora il più ameno, dove la Natura vi ha riversato, prodiga ogn'oltre dire, tutte le sue ricchezze. Ogni palmo trasuda abbondanza.<ref>Da ''Passeggiata a Siracusa nell'anno 1802'', citato in Biblioteca nazionale di Napoli – Deutschen Leopardi-Gesellschaft, ''Il sogno mediterraneo: {{small|tedeschi a Napoli al tempo di Goethe e di Leopardi}}'', Macchiaroli, Napoli, 1996, [https://books.google.it/books?hl=it&id=3pIiAQAAIAAJ&dq=seume+Questa+%C3%A8+la+bella%2C+ricca%2C+beata+Campania%2C&focus=searchwithinvolume&q=dacch%C3%A9 p. 38] [https://books.google.it/books?hl=it&id=3pIiAQAAIAAJ&dq=seume+ogni+oltre+dire%2C+tutte+le+sue+..&focus=searchwithinvolume&q=ogn%27oltre p. 38]. ISBN 8885823181</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Seume, Johann Gottfried}} [[Categoria:Scrittori tedeschi]] 1qvvpwndjsbuwbzzxyxow99aloowm3v Discussioni utente:ClioScriptoriumV 3 165250 1422446 1032009 2026-08-02T22:35:51Z Superpes15 13109 Superpes15 ha spostato la pagina [[Discussioni utente:AvonetJaeger]] a [[Discussioni utente:ClioScriptoriumV]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/AvonetJaeger|AvonetJaeger]]" a "[[Special:CentralAuth/ClioScriptoriumV|ClioScriptoriumV]]" 1032009 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 11:55, 16 gen 2020 (CET)}} 4tdmllw64hmltyuir66opu4k057l99v Rino Bolognesi 0 172170 1422490 1394273 2026-08-03T10:25:57Z Spinoziano 2297 /* Doppiaggio */ 1422490 wikitext text/x-wiki '''Rino Bolognesi''' (1932 - 2020), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni di Rino Bolognesi== *Bisogna approcciare questa attività con una grande umiltà. Perché anche dopo tanti, tanti anni che si è fatto la professione, ogni volta che si va al leggìo, è come se fosse la prima volta. Sono intonazioni nuove, intonazioni che ti escono fuori che a volte le hai incorporate molto spesso, ma molto spesso te le devi reinventare e allora ogni volta che vai hai sempre paura di non essere giusto, di non essere perfetto, di non essere esatto e di sbagliare.<ref name= Voccia>Dall'intervista di Erminia Voccia, ''XXI SECOLO Giornale on line'', 7 marzo 2016. [https://www.youtube.com/watch?v=kepSJ_iM2XQ Video] disponibile su ''Youtube.com''.</ref> *È il mestiere comunque sia, credo, più bello del mondo perché da delle soddisfazioni, da delle sofferenze. Io ho anche pianto per fare mestiere, mi sono trovato dei direttori che mi hanno veramente fatto piangere.<ref name= Voccia/> *Io sono stato fortunato, però è un mestiere che va comunque conquistato. E quello che è più difficile per conquistarlo, raggiungere il grado in cui, come si usa, come si pretende oggi, di una verità finta verità che sia vera, ma naturalmente viene da un artificio, che è la finzione, ed è la cosa più difficile che ci sia. Comunque, mai un punto di partenza, la verità cinematografica o anche scenica, ma vera, ma sempre studiata, sempre conquistata. E ci si mette, molto spesso, una vita.<ref name= Voccia/> ==Note== <references /> ==Doppiaggio== {{div col}} *''[[Batman (film 1966)|Batman]]'' (1966) *''[[Gli eredi di King Kong]]'' (1968) *''[[La notte dei morti viventi]]'' (1968) *''[[Appuntamento per una vendetta]]'' (1969) *''[[Il Grinta]]'' (1969) *''[[Il mucchio selvaggio (film)|Il mucchio selvaggio]]'' (1969) *''[[Rio Lobo]]'' (1970) *''[[Quattro tocchi di campana]]'' (1971) *''[[Horror Express]]'' (1972) *''[[Una ragione per vivere e una per morire]]'' (1972) *''[[I satanici riti di Dracula]]'' (1973) *''[[Quel maledetto colpo al Rio Grande Express]]'' (1973) *''[[Airport '75]]'' (1974) *''[[Frankenstein e il mostro dell'inferno]]'' (1974) *''[[In compagnia dei lupi]]'' (1984) *''[[Nightmare - Dal profondo della notte]]'' (1984) *''[[Tex e il signore degli abissi]]'' (1985) *''[[Una pallottola spuntata]]'' (1988) *''[[Hellraiser II: Prigionieri dell'inferno]]'' (1989) *''[[Le mele di Adamo]]'' (2005) {{div col end}} ==Voci correlate== *[[Gaia Bolognesi]], figlia *[[Marco Bolognesi]], figlio ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bolognesi, Rino}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Direttori del doppiaggio italiani]] [[Categoria:Doppiatori italiani]] jzvy6numba76tf04x7m6akumjromloq Emilio Cigoli 0 173213 1422489 1422037 2026-08-03T10:25:37Z Spinoziano 2297 /* Film */ 1422489 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Emilio Cigoli 1950.png|miniatura|Emilio Cigoli nel film ''[[Domenica d'agosto]]'' (1950)]] '''Emilio Cigoli''' (1909 – 1980), attore, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano. ==Citazioni su Emilio Cigoli== *È stato il grande Emilio Cigoli ad introdurmi in questo mondo. Erano i primi anni '80 e recitavo in una serie poliziesca in cui lui era direttore del doppiaggio. Finito di girare mi chiamò e mi propose di doppiare una parte, tra l'altro molto difficile. Io ero un po' intimorito. Lui mi disse: "Non si preoccupi. Le spiegherò tutto io". E così fu. È stato un maestro straordinario oltre ad essere un vero grande signore. ([[Luca Biagini]]) *Io ho incominciato a lavorare anche con Cigoli e ovviamente io non ho la voce: in basso, chiudi, fonda, profonda. Perché lui voleva sempre le voci molte basse, tutte impostate in basso. Anche dei bambini. ([[Lorenza Biella]]) *Un giorno mio padre mi disse che mi aveva cercato un «certo Emilio Cigoli», il più grande doppiatore italiano. Doppiava le più famose star di Hollywood: tanto per capirci, era la voce di [[John Wayne]]. Lo chiamai da una cabina telefonica. Ricordo che ero a Ostia per uno spettacolo nelle scuole e alla telefonata assisté Annabella Cerliani, incuriosita come me: «Che vorrà Cigoli?». Quando lui rispose, sentii John Wayne con la sua voce calda, profonda e suadente. Stavo per rispondergli: «Ciao, John. Dove l'hai messo il cavallo?», ma mi trattenni. Non riuscivo a nascondere l'emozione. Intanto, dietro il vetro, Annabella doveva aver notato il mio disagio e cominciò a ridacchiare. Mi feci coraggio e cominciai a parlare con un tono di voce ancora più grave di quello di Cigoli. «Buongiorno signor Cigoli, desideravo proprio parlarle.» Lui si sentì sfidato, quindi abbassò ulteriormente il suo tono: «Mi dica, prego». Io, allora, scesi ancora di un'ottava e lui fece lo stesso. La telefonata finì praticamente a rutti.<br>Il lavoro, però, lo ottenni e cominciai a collaborare stabilmente con quel «certo Emilio Cigoli». ([[Gigi Proietti]]) *Era un vero signore, sempre molto professionale e impeccabile. Grazie a lui il lavoro di doppiatore divenne per me, a più riprese, un'ancora di salvezza. ([[Gigi Proietti]]) ==Filmografia== ===Attore=== {{div col}} *''[[Amo te sola]]'' (1935) *''[[Centomila dollari]]'' (1940) *''[[Giarabub (film)|Giarabub]]'' (1942) *''[[Noi vivi]]'' (1942) *''[[Addio Kira!]]'' (1942) *''[[Una storia d'amore (film 1942)|Una storia d'amore]]'' (1942) *''[[Sciuscià (film)|Sciuscià]]'' (1946) *''[[Domenica d'agosto]]'' (1950) *''[[Pietà per chi cade]]'' (1954) *''[[Questa è la vita]]'' (1954) *''[[L'angelo bianco (film 1955)|L'angelo bianco]]'' (1955) *''[[Lettere di una novizia]]'' (1960) {{div col end}} ===Doppiatore=== ====Film==== {{div col|strette}} *''[[M - Il mostro di Düsseldorf]]'' (1931) *''[[Io sono un evaso]]'' (1932) *''[[Shanghai Express]]'' (1932) *''[[Sogno di prigioniero]]'' (1935) *''[[È arrivata la felicità (film)|È arrivata la felicità]]'' (1936) *''[[Il giardino di Allah]]'' (1936) *''[[La conquista del West (film 1936)|La conquista del West]]'' (1936) *''[[I diavoli volanti]]'' (1939) *''[[Il grande amore (film 1939)|Il grande amore]]'' (1939) *''[[Jess il bandito]]'' (1939) *''[[La grande pioggia]]'' (1939) *''[[La via dei giganti]]'' (1939) *''[[Ombre rosse]]'' (1939) *''[[Partita d'azzardo]]'' (1939) *''[[Via col vento]]'' (1939) *''[[Furore (film)|Furore]]'' (1940) *''[[I pascoli dell'odio]]'' (1940) *''[[Il grande dittatore]]'' (1940) *''[[Il prigioniero di Amsterdam]]'' (1940) *''[[Rebecca, la prima moglie (film 1940)|Rebecca, la prima moglie]]'' (1940) *''[[Com'era verde la mia valle]]'' (1941) *''[[Follia (film 1941)|Follia]]'' (1941) *''[[Il sospetto (film 1941)|Il sospetto]]'' (1941) *''[[L'ammaliatrice (film 1941)|L'ammaliatrice]]'' (1941) *''[[La ribelle del Sud]]'' (1941) *''[[Quarto potere]]'' (1941) *''[[I cacciatori dell'oro]]'' (1942) *''[[Io la difendo]]'' (1942) *''[[La chiave di vetro (film)|La chiave di vetro]]'' (1942) *''[[Perdutamente tua]]'' (1942) *''[[Bernadette (film 1943)|Bernadette]]'' (1943) *''[[Calafuria (film)|Calafuria]]'' (1943) *''[[L'ombra del dubbio (film 1943)|L'ombra del dubbio]]'' (1943) *''[[La porta proibita]]'' (1943) *''[[Al tuo ritorno]]'' (1944) *''[[Le chiavi del paradiso]]'' (1944) *''[[Prigionieri dell'oceano]]'' (1944) *''[[Io ti salverò]]'' (1945) *''[[L'uomo del Sud]]'' (1945) *''[[Le campane di Santa Maria]]'' (1945) *''[[Settimo velo]]'' (1945) *''[[Duello al sole]]'' (1946) *''[[Gilda (film)|Gilda]]'' (1946) *''[[I conquistatori (film 1946)|I conquistatori]]'' (1946) *''[[Il filo del rasoio (film 1946)|Il filo del rasoio]]'' (1946) *''[[Lo straniero (film 1946)|Lo straniero]]'' (1946) *''[[Sfida infernale]]'' (1946) *''[[Dietro la porta chiusa]]'' (1947) *''[[Forza bruta (film 1947)|Forza bruta]]'' (1947) *''[[Gli invincibili (film)|Gli invincibili]]'' (1947) *''[[Il bacio della morte (film 1947)|Il bacio della morte]]'' (1947) *''[[Il caso Paradine]]'' (1947) *''[[Il fantasma e la signora Muir]]'' (1947) *''[[La croce di fuoco]]'' (1947) *''[[La signora di Shanghai]]'' (1947) *''[[Notorious - L'amante perduta]]'' (1947) *''[[Odio 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*''Ancora fumo in Palestina. | Pietre volano contro [[Israele]]. | L'occupazione finirà! | Sventoliamo le nostre bandiere, | il piombo assassino non ci fermerà!'' ([[Banda Bassotti (gruppo musicale)|Banda Bassotti]]) *Ci vuole coraggio a guardare oltre il rancore, il dolore e la storia. ([[Roger Cohen]]) *Cosa c'è di tanto orribile nel dichiarare che il nemico è tutto il popolo palestinese? ([[Ayelet Shaked]]) *Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista. ([[Giulio Andreotti]]) *I diritti del popolo palestinese in lotta, compreso il diritto di costituire uno stato indipendente nazionale, debbono essere garantiti. Questo problema non può essere risolto attraverso trattative senza la partecipazione dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, perché il destino del popolo della Palestina è il cuore della questione. ([[Nur Mohammad Taraki]]) *I leader palestinesi chiedono di avere uno stato palestinese a una condizione: che non ci siano ebrei. C'è un'espressione per questa cosa: pulizia etnica. ([[Benjamin Netanyahu]]) *I sionisti non continueranno le loro scelleratezze se per rappresaglia per ogni palestinese ucciso in Palestina i palestinesi uccidono e mettono a morte, non in Palestina, cinque americani o britannici o francesi. Non è difficile uccidere americani o francesi. È un po' difficile uccidere israeliani. Ma ci sono così tanti americani e francesi ovunque nel mondo. ([[Ali Akbar Hashemi Rafsanjani]]) *Io contesto all'OLP l'uso della lotta armata non perché ritenga che non ne abbia diritto, ma perché sono convinto che la lotta armata non porterà a nessuna soluzione. Sono convinto che lotta armata e terrorismo non risolveranno il problema della questione palestinese. L'esame del contesto mostra che lotta armata e terrorismo faranno solo vittime innocenti, ma non risolveranno il problema palestinese. Non contesto però la legittimità del ricorso alla lotta armata che è cosa diversa. [...] Quando [[Giuseppe Mazzini]], nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell'ideale dell'unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici. Questa è la verità della storia. ([[Bettino Craxi]]) *Il conflitto israelo-palestinese è uno dei problemi centrali del nostro tempo [...]. A mio parere perché, oltre alle ragioni fattuali che lo definiscono, evoca ripetutamente nella dimensione fantasmatica, lo spettro dell'antisemitismo, quello del suo esito catastrofico, la Shoah, ma anche quello del suo doppio negativo, la vittima che diventa carnefice. ([[Moni Ovadia]]) *L'unico modo per porre fine a questo incubo che dura da 70 anni in Asia occidentale e nel mondo è ripristinare il diritto di tutti i palestinesi all'autodeterminazione. Proponiamo che tutto il popolo palestinese - sia quello che vive nella madrepatria sia quello che è stato costretto alla diaspora - determini il proprio futuro attraverso un referendum. Siamo fiduciosi che attraverso questo meccanismo si possa raggiungere una pace duratura, con musulmani, cristiani ed ebrei che vivono l'uno accanto all'altro in un'unica terra in tranquillità e pace, lontano dal razzismo e dall'apartheid. ([[Masoud Pezeshkian]]) *La verità è che un popolo oppresso che manifesta contro un'occupazione militare ricorda solo la nostra Liberazione e il diritto dei palestinesi sancito da ben tre risoluzioni dell'Onu. ([[Tommaso Di Francesco]]) *Non è nel nostro interesse governarvi. Noi vogliamo che siate voi [i palestinesi] a governarvi nella vostra nazione, uno stato democratico palestinese con contiguità territoriale in Giudea e Samaria, con un'economia stabile e che possa condurre normali relazioni di tranquillità, sicurezza e pace con Israele. Abbandonate il sentiero del terrore e fermate insieme a noi lo spargimento di sangue. Dirigiamoci insieme verso la pace. ([[Ariel Sharon]]) *Non ho mai scritto una riga sul conflitto tra Israele e il popolo palestinese [...] perché [...] diventa un tifo su una cosa drammatica e complicata. Israele doveva andare lì? No, [...] ma si è espanso come Stato in territori non suoi solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il luogo è stato scelto per ragioni religiose, come d'altra parte l'antisemitismo è nato per ragioni religiose, dal cristianesimo. È l'unica democrazia in Medio Oriente? Proprio per questo era meglio non starci. Gli Europei appoggiano Israele? Sì, perché sono responsabili del più grande genocidio del XX secolo. Questo significa che criticare Israele significa essere antisemiti? No, e tantomeno stare dalla parte degli integralisti islamici, e neppure dell'Islam tout court per quanto mi riguarda, visto che tutta questa tragedia è fondata prima che sui territori sull'insensatezza delle religioni, e sulle ideologie politiche che vi aderiscono. Tra l'altro [...] a nessuno Stato arabo è mai importato del popolo palestinese, se non usarlo come pretesto per odiare ancora di più l'Occidente (l'Occidente moderno, non certo quello cristiano, tant'è che Bin Laden attaccò il World Trade Center – simbolo del capitalismo e degli USA, odiati da fascisti, comunisti, complottisti, simpatizzanti di dittature varie – mica il Vaticano). Per me l'Occidente ha le sue radici nell'Illuminismo (non nel cristianesimo), nella rivoluzione borghese, liberale e scientifica, e un conflitto del genere ha altre radici, il cui albero cresce sottoterra da duemila anni. ([[Massimiliano Parente]]) *Non posso immaginare quale sia il nesso tra la lotta dei palestinesi nei monti più alti del Libano e la liberazione della Palestina. ([[Hafiz al-Asad]]) *Penso che chiunque voglia creare uno stato palestinese e ritirarsi dai territori occupati da Israele favorirà gli attacchi contro Israele. ([[Benjamin Netanyahu]]) *Può non piacere la parola, ma quello che sta avvenendo è un'occupazione, teniamo 3.5 milioni di palestinesi sotto occupazione. Credo che sia una cosa terribile per Israele e per i palestinesi. ([[Ariel Sharon]]) *Sarebbe presuntuoso e temerario pensare che vi sia una formula magica, qualche rapida iniezione di droga, per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Vi sono tuttavia alcuni princìpi fondamentali, che devono formare la base di ogni politica vitale. In primo luogo qualsiasi gruppo che rappresenti di fatto o che sostenga di rappresentare i palestinesi dovrà riconoscere il diritto di Israele a una esistenza pacifica e dovrà rifiutare l'uso del terrorismo o dell'azione armata contro Israele o i cittadini israeliani. Secondo, Israele dovrà uniformarsi alle clausole della Risoluzione 242 dell'ONU in merito alla restituzione di territori occupati. Tuttavia Israele ha diritto a confini sicuri e non possiamo né dobbiamo aspettarci che accetti la costituzione di uno Stato armato nemico a un tiro di schioppo in Cisgiordania. Terzo, i territori occupati da restituire dovrebbero essere smilitarizzati. Infine, la Giordania può rivestire un ruolo costruttivo nel risolvere il problema palestinese. ([[Richard Nixon]]) *Una volta furono gli Ebrei a conoscere la "diaspora". Vennero dispersi, cacciati dal Medio Oriente e dispersi per il mondo; adesso sono invece i Palestinesi.<br>Ebbene io affermo ancora una volta che i Palestinesi hanno diritto sacrosanto a una patria ed a una terra come l'hanno avuta gli Israeliti. ([[Sandro Pertini]]) ===[[Yasser Arafat]]=== *Continueremo a far guerra a Israele da soli, finché non riavremo la Palestina. La fine di Israele è lo scopo della nostra lotta, ed essa non ammette né compromessi né mediazioni. *Lei chiede quanto potremo resistere: la domanda è sbagliata. Lei deve chiedere quanto potranno resistere gli israeliani. Giacché non ci fermeremo mai fino a quando non saremo tornati a casa nostra e avremo distrutto Israele. *Se ci tenete tanto a dare una patria agli ebrei, dategli la vostra: avete un mucchio di terra in Europa, in America. Non pretendete di dargli la nostra. Su questa terra noi ci abbiamo vissuto per secoli e secoli, non la cederemo per pagare i vostri debiti. *Siamo soltanto all'inizio di questa guerra. Incominciamo solo ora a prepararci per quella che sarà una lunga, lunghissima guerra. Certo una guerra destinata a prolungarsi per generazioni. ===[[Zbigniew Brzezinski]]=== *Certo, il terrorismo palestinese va condannato e rifiutato. Ma ciò non si deve de facto tradurre in una politica di sostegno a una repressione sempre più brutale, agli insediamenti dei coloni, e a un nuovo muro. È in gioco il destino di un paese democratico, Israele, che gli Stati Uniti si sono impegnati a difendere da oltre 50 anni. Ben presto, però, svanirà la soluzione dei due Stati. Molto presto la realtà degli insediamenti - fortificazioni coloniali in cima a colline con piscine, accanto a favelas prive d'acqua potabile, e dove il 50 per cento della popolazione è disoccupata - farà sfumare la prospettiva della soluzione dei due Stati con un muro che frammenta ancor più la Cisgiordania e infligge ulteriori sofferenze umane. *I palestinesi devono compiere passi concreti per fermare i terroristi, ma affinché lo facciano gli israeliani debbono offrire contropartite tangibili che giustifichino lo sforzo. *Il sostegno alla politica repressiva di Israele rischia di trasformare quel Paese in un nuovo Sud Africa dell'apartheid. ===[[Muʿammar Gheddafi]]=== *Gli ebrei [...] non odiano i palestinesi. Non vogliono espellere i palestinesi dalla loro terra, la Palestina. Non hanno deciso di massacrarli, come suggeriscono le voci. Nemmeno il [[massacro di Deir Yassin]] ha avuto luogo. In effetti, furono gli arabi non palestinesi ad attaccare la Palestina e dichiarare guerra agli ebrei. *Gli ebrei, specialmente i più religiosi, non accetterebbero alcun sostituto per la terra che è, nelle loro credenze, sacra, e i palestinesi, in particolare gli intransigenti tra loro, non accetteranno alcun sostituto per la terra dei loro antenati. *Non siamo responsabili dell'uso che può essere fatto delle armi che diamo ai palestinesi. Noi le diamo ai palestinesi perché crediamo nella loro causa e riteniamo doveroso aiutarli. Quel che succede dopo non mi riguarda. Se devo essere condannato indirettamente, preferisco le accuse dirette. Ma non ci sono prove. *Per quanto riguarda la situazione palestinese, la soluzione dei due Stati è impossibile, non è pratica. Attualmente, questi due Stati si sovrappongono completamente. La partizione è destinata al fallimento. Questi due Stati non sono vicini, sono co-esistenti, sia in termini di popolazione che di geografia. Una zona di protezione non può essere creata tra i due Stati, perché ci sono mezzo milione di coloni israeliani in Cisgiordania e un milione di arabi palestinesi nel territorio conosciuto come Israele. La soluzione è quindi uno Stato democratico senza fanatismo religioso o etnico. La generazione di Sharon e Arafat è finita. Abbiamo bisogno di una nuova generazione, in cui tutti possano vivere in pace. Guardate i giovani palestinesi e israeliani, entrambi vogliono la pace e la democrazia, e vogliono vivere sotto un unico Stato. Questo conflitto avvelena il mondo. *Sarebbe semplicemente irrealizzabile e impraticabile dividere la Palestina in due Stati. Sotto la partizione non ci sarebbe uno Stato chiamato Israele, né ci sarebbe uno Stato chiamato Palestina. Coloro che chiedono la divisione della Palestina in due Stati ignorano così la natura della regione e la sua demografia, oppure vogliono sbarazzarsi del problema e metterlo nelle mani degli ebrei e dei palestinesi. Può sembrare che avessimo risolto così il problema ma in questo caso non saremmo sinceri: avremmo fatto poco più che gettare le basi per un nuovo conflitto. ===[[Ali Khamenei]]=== *Fin dal primo momento il regime sionista ha adottato, contro l’inerme popolo di Palestina, la politica del pugno di ferro: giorno dopo giorno, ha intensificato brutalità, terrore e repressione, nel totale disprezzo di tutti i valori morali, umani e religiosi. *I capi dell’egemonia globalista non hanno alcuna considerazione neanche per i più elementari fondamenti del vivere umano. Definiscono legittima difesa le crudeli e sanguinarie politiche israeliane, mentre dipingono come terrorista la Resistenza palestinese a difesa della propria libertà, sicurezza e diritto all’autodeterminazione! *Si può definire nazione terrorista un popolo che si difende nella propria terra dai crimini dei sionisti occupanti? Ed aiutare una cosiffatta nazione e rafforzarla può considerarsi un atto di terrorismo? ===[[Golda Meir]]=== *Cosa vuoi discutere con gente che non ha nemmeno il coraggio di rischiare la propria pelle e consegna gli ordigni esplosivi a un altro? *La responsabilità verso i palestinesi non è nostra: è degli arabi. Noi, in Israele, abbiamo assorbito circa un milione e quattrocentomila ebrei arabi: dall'Iraq, dallo Yemen, dall'Egitto, dalla Siria, dai paesi nordafricani come il Marocco. Gente che arrivando qui era piena di malattie e non sapeva far nulla. Tra i settantamila ebrei giunti dallo Yemen, per esempio, non c'era un solo medico ne una sola infermiera: ed eran quasi tutti ammalati di tubercolosi. Eppure li prendemmo, e costruimmo ospedali per loro, e li curammo, li educammo, li mettemmo in case pulite e li trasformammo in agricoltori, medici, ingegneri, insegnanti... Tra i centocinquantamila ebrei che vennero dall'Iraq v'era un piccolissimo gruppo di intellettuali; eppure i loro figli, oggi, frequentano le università. Certo abbiamo problemi con loro, non è tutto oro quello che luccica, ma resta il fatto che li abbiamo accettati e aiutati. Gli arabi invece non fanno mai nulla per la propria gente. Se ne servono e basta. *Non esiste qualcosa come un popolo palestinese. Non è che siamo venuti, li abbiamo buttati fuori e abbiamo preso il loro paese. Essi non esistevano. *Quando c'è una guerra e la gente scappa, di solito scappa verso paesi di lingua diversa e religione diversa. I palestinesi, invece, fuggirono verso paesi dove si parlava la loro stessa lingua e si osservava la loro stessa religione. Fuggirono in Siria, in Libano, in Giordania: dove nessuno fece mai nulla per aiutarli. Quanto all'Egitto, gli egiziani che presero Gaza non permisero ai palestinesi nemmeno di lavorare e li tennero in miseria per usarli come un'arma contro di noi. sempre stata la politica dei paesi arabi: usare i profughi come un'arma contro di noi. Hammarskjoeld aveva proposto un piano di sviluppo per il Medio Oriente, e questo piano prevedeva anzitutto il riassestamento dei profughi palestinesi. Ma i paesi arabi risposero no. *Questi arabi voglion tornar ai confini del 1967. Se quei confini erano giusti, perché li distrussero? ===[[Barack Obama]]=== *Da decenni tutto è fermo, in uno stallo senza soluzione: due popoli con legittime aspirazioni, ciascuno con una storia dolorosa alle spalle che rende il compromesso quanto mai difficile da raggiungere. È facile puntare il dito: è facile per i palestinesi addossare alla fondazione di Israele la colpa del loro essere profughi. È facile per gli israeliani addossare la colpa alla costante ostilità e agli attentati che hanno costellato tutta la loro storia all'interno dei confini e oltre. Ma se noi insisteremo a voler considerare questo conflitto da una parte piuttosto che dall'altra, rimarremo ciechi e non riusciremo a vedere la verità: l'unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambe le parti è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possano vivere in pace e in sicurezza. *I palestinesi devono abbandonare la violenza. Resistere con la violenza e le stragi è sbagliato e non porta ad alcun risultato. Per secoli i neri in America hanno subito i colpi di frusta, quando erano schiavi, e hanno patito l'umiliazione della segregazione. Ma non è stata certo la violenza a far loro ottenere pieni ed eguali diritti come il resto della popolazione: è stata la pacifica e determinata insistenza sugli ideali al cuore della fondazione dell'America. La stessa cosa vale per altri popoli, dal Sudafrica all'Asia meridionale, dall'Europa dell'Est all'Indonesia. Questa storia ha un'unica semplice verità di fondo: la violenza è una strada senza vie di uscita. *Noi tutti condividiamo la responsabilità di dover lavorare per il giorno in cui le madri israeliane e palestinesi potranno vedere i loro figli crescere insieme senza paura; in cui la Terra Santa delle tre grandi religioni diverrà quel luogo di pace che Dio voleva che fosse; in cui Gerusalemme sarà la casa sicura ed eterna di ebrei, cristiani e musulmani insieme, la città di pace nella quale tutti i figli di Abramo vivranno insieme in modo pacifico come nella storia di Isra, allorché Mosè, Gesù e Maometto (la pace sia con loro) si unirono in preghiera. ===[[Ilan Pappé]]=== *Come mostra chiaramente il caso israelo-palestinese la disinformazione storica, anche del passato più recente, può provocare danni enormi. Questo intenzionale fraintendimento della Storia ha permesso l'oppressione di un popolo e legittimato un regime coloniale e di occupazione. Non c'è da stupirsi quindi che queste politiche di disinformazione siano sopravvissute fino ai giorni nostri e svolgano una parte importante nel protrarsi di un conflitto che lascia sempre meno speranza per il futuro. *Credo che chiunque si opponga all'oppressione e all'ingiustizia possa comprendere i nodi basilari di quello che oggi è noto come "il conflitto israelo-palestinese". *Il mese di aprile del 1948, secondo la storiografia ufficiale israeliana, fu un momento di svolta. Secondo questa versione, la comunità ebraica isolata e minacciata in Palestina si spostava dalla difesa all'attacco, dopo essere scampata alla sconfitta. La realtà della situazione non avrebbe potuto essere più diversa: lo squilibrio militare, politico ed economico delle due comunità era tale che non solo la maggioranza degli ebrei non correva alcun pericolo, anzi, tra gli inizi del dicembre del 1947 e la fine di marzo del 1948, il loro esercito aveva portato a termine la prima fase della pulizia etnica in Palestina, ancora prima che il ''master plan'' fosse messo in pratica. La svolta in aprile fu lo spostamento da attacchi e contrattacchi sporadici contro la popolazione civile palestinese verso la sistematica megaoperazione di pulizia etnica che sarebbe seguita. *Il tentativo di presentare i palestinesi e gli arabi in generale come nazisti fu un deliberato stratagemma di immagine per il grande pubblico per assicurarsi che, tre anni dopo la fine dell'Olocausto, i soldati ebrei non si sarebbero fatti scrupoli quando veniva loro ordinato di ripulire, uccidere e distruggere altri esseri umani. *{{ndr|Parlando dei palestinesi impegnati nella lotta armata}} Israele li considera terroristi, anche se il loro "terrorismo" si limita a respingere i raid dell'IDF nei loro campi. Sentono giustamente di avere poco da perdere in un mondo che non gli permette di studiare e lavorare né offre loro motivi di speranza, sottoposti a continue umiliazioni e angherie, a cui si accompagna il trauma dei bombardamenti aerei un anno sì e uno no. Quanti di noi possono dire che rimarrebbero cittadini integerrimi e non risponderebbero mai in circostanze del genere? *La narrazione ufficiale israeliana o la sua mitologia fondante rifiutano di riconoscere ai palestinesi il benché minimo diritto morale di resistere alla colonizzazione ebraica iniziata nel 1882. La resistenza palestinese è stata descritta fin dagli albori come motivata dall'odio verso gli ebrei e accusata di promuovere una campagna di terrore antisemita, dall'arrivo dei primi coloni fino alla creazione dello stato di Israele. Ma sono gli stessi diari dei primi sionisti a raccontare una storia diversa. Sono pieni di aneddoti che rivelano come i coloni siano stati ben accolti dai palestinesi, i quali hanno offerto loro rifugio e in molti casi hanno insegnato loro a coltivare la terra. Solo quando è diventato chiaro che i coloni non erano venuti a vivere fianco a fianco alla popolazione nativa, bensì al suo posto, è iniziata la resistenza palestinese. E quando questa resistenza è iniziata, ha preso rapidamente la forma di una lotta anticoloniale. L'idea che gli ebrei perseguitati avessero diritto a un rifugio sicuro non è mai stata messa in discussione dai palestinesi e da coloro che li sostenevano. Ma i leader sionisti non ricambiavano questa considerazione. *Nel contesto della nostra discussione su Israele e Palestina, possiamo notare lo scarto tra la politica estera portata avanti dai governi e quella invocata da ampi settori della società civile. A tutt'oggi un mondo in buona parte filopalestinese è mal rappresentato da un'élite politica filoisraeliana. *Non mi faccio illusioni: ci vorrà ben più di questo libro per ribaltare una realtà che demonizza un popolo colonizzato, espulso, occupato, e glorifica invece quello stesso popolo che l'ha colonizzato, espulso, occupato. *Regno Unito e Stati Uniti furono le principali potenze internazionali che sin dall'inizio garantirono gli aiuti e l'immunità al progetto coloniale d'insediamento ed espropriazione, e tuttora continuano a farlo. Molti altri paesi occidentali sono stati complici, fornendo per anni aiuti alle attività israeliane nei Territori Occupati, così come numerose multinazionali nel campo degli armamenti e dell'industria della sicurezza. Devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni anche coloro che hanno continuato a vendere armi a Israele, a dispetto del genocidio in corso nella Striscia di Gaza dall'ottobre 2023. *Se l'alleanza che sostiene Israele diventasse appena un po' più passiva o tiepida nel difenderlo dalle sfide legali e sociali, le condizioni sarebbero molto più mature per poter costruire in Palestina una realtà ben diversa. ===[[Bernie Sanders]]=== *Come per il nostro paese, la fondazione di Israele ha comportato l'allontanamento di centinaia di migliaia di persone che già vivevano lì, il popolo palestinese. Oltre 700.000 persone sono diventate profughi. Riconoscere questo fatto storico così doloroso non vuol dire però "delegittimare" Israele, così come riconoscere il "sentiero delle lacrime" non delegittima gli Stati Uniti d'America. *Dobbiamo riconoscere che la continua occupazione israeliana dei territori palestinesi e le restrizioni quotidiane imposte alle libertà politiche e civili del popolo palestinese sono in contrasto con i valori fondamentali americani. *Questo conflitto pluridecennale ha tolto già così tanto a così tanti. Nessuno vince quando Israele spende una parte enorme del suo bilancio in spese militari. Nessuno vince quando Gaza è cancellata e migliaia di persone sono uccise, ferite, o restano senza casa. Nessuno vince quando i bambini sono addestrati a diventare kamikaze. Nessuno vince quando anno dopo anno, decennio dopo decennio, si continua a parlare di guerra e odio piuttosto che di pace e sviluppo. Pensate all'incredibile potenziale che viene perso quando Israeliani e Palestinesi non uniscono le loro forze in modo efficace per affrontare le sfide ambientali ed economiche della regione. ==Voci correlate== {{Div col}} *[[Conflitto Israele-Striscia di Gaza del 2014]] *[[Esodo palestinese del 1948]] *[[Guerra Israele-Hamas]] :*[[Genocidio nella Striscia di Gaza]] *[[Guerra dei sei giorni]] *[[Hamas]] *[[Israele]] *[[Massacro di Monaco di Baviera]] *[[Piani di pace per il conflitto israelo-palestinese]] *[[Piano di partizione della Palestina]] *[[Rifugiati palestinesi]] *[[Stato di Palestina]] {{Div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Eventi del XX secolo]] [[Categoria:Eventi del XXI secolo]] [[Categoria:Guerre]] [[Categoria:Palestina]] [[Categoria:Storia di Israele]] 03jpvbnxhz14qyko10mf17oiw5jnsql Wikiquote:GUS2Wiki 4 194895 1422412 1421757 2026-08-02T15:11:54Z Alexis Jazz 80744 Updating gadget usage statistics from [[Special:GadgetUsage]] ([[phab:T121049]]) 1422412 wikitext text/x-wiki {{#ifexist:Project:GUS2Wiki/top|{{/top}}|This page provides a historical record of [[Special:GadgetUsage]] through its page history. 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Il suo finale tutto in salita giustifica l'esultanza: questa squadra ha saputo ripetutamente risorgere dalle proprie ceneri, annullare svantaggi apparentemente incolmabili, sotto il profilo tecnico e psicologico. Al traguardo è giunta stremata [...]. Ma proprio l'irriducibilità degli avversari regala toni autentici al trionfo di Trapattoni e soci. Un campionato così accanitamente disputato lascia fatalmente rimpianti e veleni. La Roma, che ha a lungo accarezzato il sogno e se lo è visto svanire nelle battute conclusive, può legittimamente agganciarsi a episodi sfavorevoli. Cosa sarebbe stato se il guardalinee di Bergamo non avesse colto il fuorigioco quanto meno opinabile che ha condotto all'annullamento del gol di Turone, nel rissoso testa-a-testa di Torino? E se il Perugia non avesse lanciato il solo acuto del suo campionato a Fuorigrotta, dove sarebbe arrivato il Napoli-miracolo di Krol e di Marchesi? Gli interrogativi sono leciti, ma è pericoloso giudicare un campionato intero da circostanze singole, sganciate dal contesto. La Juventus ha chiuso il torneo avendo segnato più di tutte [...] e subìto meno di ogni altra [...]. Nel gioco dei confronti diretti ha raccolto cinque punti [...] contro i quattro del Napoli [...] e i tre della Roma [...]. Anche applicando alla testa della classifica il metodo per stabilire la retrocessione (la famosa «classifica avulsa») il risultato non sarebbe cambiato.<ref name="Juventus">Da ''Juve. E così sia'', ''Guerin Sportivo'' n. 22 (339), 27 maggio – 2 giugno 1981, p. 7.</ref> *{{NDR|Sulla Serie A 1980-1981}} [...] la Juventus ha guadagnato questo stressante scudetto con una grandiosa prova di carattere. Già in partenza, presentava una formazione squilibrata, nel senso che le difettava, in organico, una punta di propensioni esclusivamente offensive. Le lunghe rinunce a Bettega hanno poi esasperato la lacuna, costringendo la squadra a stroncanti manovre di aggiramento per portare il maggior numero possibile di uomini in zona-gol. Se, malgrado questo, alla fine è risultata la squadra più prolifica, ciò depone a favore della qualità dei suoi difensori e centrocampisti [...] e della preparazione atletica davvero eccezionale nel complesso. Grande merito di Trapattoni, al quale vogliamo aggiungerne subito un altro. La capacita di tenere in perfetto ordine la sua panchina «lunga». Volta a volta sono mancati Bettega, Causio, Tardelli, Furino, alla fine anche l'inossidabile Cuccureddu: sempre i sostituti sono stati all'altezza del compito. Marocchino, una volta immesso in pianta stabile, è stato forse l'elemento decisivo per freschezza e fantasia. Verza ha risolto la fondamentale partita di Napoli. Prandelli ha surrogato un po' tutti a turno, con esemplare costanza di rendimento.<ref name="Juventus" /> *{{NDR|Sulla [[Serie A 1985-1986]]}} Mi dicono che l'Olimpico, al novantesimo di Roma-Lecce, ricordava il Maracanà del Cinquanta, quando il Brasile vi aveva appena perduto un Mondiale già vinto [...]. Lo stesso sbigottimento, attonito e silente. Una incredula pietrificazione, dove prima erano entusiasmo e calda attesa del trionfo. La lunga, sbalorditiva rincorsa, le prime timide illusioni, l'aggancio infine concretato giusto al fin della licenza, la prospettiva del sorpasso [...]: i sogni della Roma si erano d'improvviso fatti coriandoli e il ponentino li disperdeva lontano. Così il calcio andava celebrando l'ennesima sublimazione dell'irrazionale. Tutto poteva capitare alla Roma, meno che inciampare su un Lecce rassegnato.<ref>Da ''Ci resta la Juve'', ''Guerin Sportivo'' n. 17 (588), 23-29 aprile 1986, p. 3.</ref> *Nella brutale, ma ormai inevitabile e irreversibile, logica del calcio, i rapporti sportivi sono andati sfumando in dissolvenza. C'è un imprenditore che investe in modo massiccio e affida questa sua operazione finanziaria a un tecnico, l'[[allenatore]] appunto, pretendendo risultati pari alle risorse impiegate. Ove ciò non avvenga, è nel suo pieno diritto procedere a un ricambio al vertice, esattamente come un editore sostituisce il direttore di giornale che non è in grado di assicurare il successo del prodotto. Gli allenatori sanno così bene quello che li aspetta, che hanno ormai portato i loro compensi a limiti irreali, in ogni caso sicuramente sproporzionati alla loro possibilità di incidere, nel bene e nel male, sul destino delle squadre avute in consegna. Quei favolosi, o scandalosi, stipendi sono in realtà un'assicurazione contro i capricci dei dirigenti; o, se preferite, la copertura per un eventuale ruolo di capro espiatorio, liberamente sottoscritto all'inizio del rapporto.<ref>Da ''Incredibile ma Verona'', ''Guerin Sportivo'' n. 16 (638), 15-21 aprile 1987, pp. 6-9.</ref> *Le grandi squadre nascono attorno ai grandi attaccanti e il dilagante [[Gianluca Vialli]] [...] può veramente diventare il Riva degli Anni Novanta. Così sia.<ref>Da ''La speranza fa Novanta'', ''Guerin Sportivo'' n. 25 (647), 17-23 giugno 1987, pp. 6-7.</ref> *[[Pier Cesare Baretti]], detto Pierce, era un ragazzo biondo, di bell'aspetto, sicuro di sé, diverso da tutti noi perché veniva da ricca famiglia. Il suo approccio verso il giornalismo era stato singolare. Aveva letto un fondo del direttore di Tuttosport, che era Antonio Ghirelli, e dissentendo su alcuni concetti, gli aveva indirizzato una lettera di protesta. Così lucida e ben scritta che Ghirelli, sensibile al talento, lo aveva convocato in redazione per un colloquio e poi l'aveva affidato a Giorgio Tosatti [...] perché gli facesse fare gavetta. Pierce cominciò mettendo in ordine i risultati delle Olimpiadi di Roma. Ma poiché aveva vocazione e idee chiare non tardò a bruciare le tappe. [...] lo sorreggeva una preparazione formidabile, continuamente aggiornata, e la capacità di esprimere critiche, anche pesanti, con disarmante obiettività, sì da farsele accettare da un mondo che è insofferente al più piccolo appunto.<ref>Da ''È morto guardando in faccia il cielo'', ''Guerin Sportivo'' n. 50 (672), 9-15 dicembre 1987, pp. 4-5.</ref> *{{NDR|Su [[Claudio Garella]]}} [...] portiere discusso soltanto da chi confonde il ruolo con le leggiadre movenze degli efebi. Garella non si libra con grazia, né recita a beneficio della telecamera: ma oppone ogni parte del corpo alle ingiurie nemiche [...] senza la consolazione di aver debellato la diffidenza dei critici. Ma credo che se ne crucci il giusto, cioè poco più di niente.<ref>Da ''La padrona in rosso'', ''Guerin Sportivo'' n. 9 (683), 2-8 marzo 1988, pp. 6-10.</ref> *Molteplici chiavi di lettura sono state offerte all'[[Serie A 1987-1988|undicesimo scudetto rossonero]]. Quella tattica sta riscuotendo un vistoso successo di popolarità; e in effetti sarebbe ingeneroso verso Arrigo Sacchi disconoscere quale profonda trasformazione egli abbia saputo operare in tempi relativamente brevi sul gioco del Milan. Non ne farei, tuttavia, un mito. [...] Sicuramente il Milan [[Milan Associazione Calcio 1987-1988|di questa stagione]] ha applicato – con grande rigore e con abilità persino stupefacente in alcune figure difficili, come la trappola del fuorigioco – il sistema di gioco più adatto ai suoi uomini. Ma Franco Baresi, Tassotti, Maldini, Ancelotti, Donadoni, Virdis si comportano in modo eccellente nelle varie rappresentative azzurre [...] tutte schierate a uomo. E Gullit è giocatore talmente universale da potersi inserire in ogni modulo, e anzi condizionarlo al suo straripante talento. Sostenere che il Milan ha vinto perché ha giocato a zona mi appare riduttivo. [...] Più determinanti, ai fini della positiva rincorsa al Napoli, mi sono apparse la compattezza morale, la serenità, la convinzione in se stessa, che hanno animato la squadra anche nei momenti in cui sarebbe stato logico lo scoramento [...]. Qui, Sacchi è stato veramente grande. [...] L'arma vincente del Milan è stata quella di costituire, sempre e comunque, anche a rispettosa distanza, una minacciosa alternativa. Il Napoli, lo scorso anno, si era potuto permettere di mollare sul rettilineo d'arrivo perché alle sue spalle la concorrenza si era già liquefatta. Il Milan, con la sua indistruttibile convinzione, l'ha costretto a correre sempre, senza un momento di requie, senza la possibilità di rifiatare. E, non appena ha intravisto una piccola crepa aprirsi nella corazza del rivale, ha impietosamente affondato la lama.<ref>Da ''Folli, sempre folli'', ''Guerin Sportivo'' n. 20 (694), 18-24 maggio 1988, pp. 6-11.</ref> *Aad de Mos, tecnico [...] biondo e raffinato, era stato cinque anni all'Ajax, allevando l'ultima covata di talenti, con apprezzabilissimi risultati, sin quando gli era stato detto bruscamente di farsi da parte, per lasciare il passo al figlior prodigo Johan Cruijff [...]. De Mos ha varcato la frontiera, ha rilanciato in grande stile il Malines, portandolo lo scorso anno alla Coppa del Belgio e in questa stagione alla [[Finale della Coppa delle Coppe 1987-1988|finalissima]] della Coppa delle Coppe. Contro l'Ajax, guarda un po'. De Mos conosceva alla perfezione i suoi ex allievi e ha adottato ciniche contromisure, paralizzando a lungo la fantasia e lo slancio dei lancieri. Soltanto nell'ultima mezz'ora il suo Malines, soffocato dalla paura di vincere, è andato in bambola e ha rischiato di buttar via tutto, facendosi prendere alla gola da rivali in inferiorità numerica. Un prodigio del portiere Preud'homme [...], che ha sventato una cannonata al volo di Johnny Bosman, ha portato al primo alloro internazionale della sua storia questa provinciale belga, che la nostra Atalanta era stata a un passo dal buttar fuori dalla Coppa. [...] un autentico pezzo di bravura, fra le cose migliori di una finale complessivamente povera. [...] il Malines riafferma una linea proletaria per l'Europa, non aggiungendo molto al libro d'oro delle manifestazioni. Qui, se non si riapre agli inglesi, finisce nel trionfo della mediocrità.<ref>Da ''De Mos a sorpresa'', ''Guerin Sportivo'' n. 20 (694), 18-24 maggio 1988, pp. 92-93.</ref> *Fu nei primi anni Settanta, quando l'Ajax imponeva in Europa la legge spietata del calcio totale, che gli olandesi si industriarono a trovare un altro agevole pascolo per i loro insaziabili campioni. Nacque così, su iniziativa del quotidiano di Amsterdam «De Telegraf», la [[Supercoppa UEFA|Supercoppa europea]], con l'intento di contrapporre [...] le squadre vincitrici della Coppa dei Campioni e della Coppa delle Coppe. L'Uefa, al solito, guardò con diffidenza e sospetto questo allargamento al già nutrito fronte di competizioni societarie. Per cui la prima edizione, datata 1972, fu una questione squisitamente privata [...]. Dall'anno successivo, pur senza riconoscerla nel programma canonico, l'Uefa diede una sorta di patrocinio alla sfida, che peraltro trovava già difficoltà ad inserirsi nella saturazione incipiente di date e di impegni. [...] Da allora, fra edizioni saltate [...], slittamenti di date e cambiamenti di formula, la Supercoppa ha avuto un'esistenza assai grama, in contrasto con la pomposa definizione. [...] Parlandoci chiaro, queste sono partite importanti solo quando si vincono.<ref name="Supercoppa">Da ''Cose da grandi'', ''Guerin Sportivo'' n. 47 (771), 22-28 novembre 1989, p. 15.</ref> *Ajax e Milan finirono per giocare la [[Supercoppa UEFA 1973|Supercoppa 1973]] nel gennaio 1974 e non è quello un ricordo piacevole [...] per i rossoneri, che venivano dalla Coppa delle Coppe conquistata fra molte polemiche a Salonicco contro il Leeds. Il Milan osò battere l'Ajax a San Siro, 1-0, ma scatenò la tremenda vendetta dei lancieri che nel retour-match inflissero al nostro buon diavolo uno dei passivi più pesanti e umilianti della sua storia: 6-0!<ref name="Supercoppa" /> *La Juventus vince il suo [[Juventus Football Club 1989-1990|piccolo slam]] (si fa per dire): Coppa Italia e Coppa UEFA, quanto basta a connotare trionfalmente una stagione [...]. Unica squadra europea ad essersi aggiudicata tutti i trofei internazionali disponibili, la Juventus comincia così a replicare quello di più antica data. La sua prima Coppa Uefa risale infatti a tredici anni addietro, e la sofferta conquista di Bilbao avviò [...] l'epopea decennale di Giovanni Trapattoni. Questa Uefa '90, invece, chiude la breve ed esaltante parentesi tecnica di Dino Zoff: ed è sicuramente il fatto più singolare, quello di un tecnico liquidato malgrado i risultati ottenuti abbiano valicato, e di molto, ogni ragionevole previsione di partenza.<ref name="Coppa">Da ''Doppia Coppa''; ''Guerin Sportivo'' n. 21 (796), 23-29 maggio 1990, pp. 8-16.</ref> *{{NDR|Sulla [[finale della Coppa UEFA 1989-1990]]}} La partita di Avellino non è stata memorabile, né poteva esserlo. La Coppa si era decisa a Torino, quando la Fiorentina l'aveva avuta in mano a lungo senza riuscire a stringerla. [...] Quel risultato e quel punteggio hanno condizionato i secondi novanta minuti, inchiodandoli a un copione obbligato. [...] Soltanto un'alzata d'ingegno di Bruno [...] ha gettato un po' di sale nella vicenda. La giusta espulsione dell'agitato stopper juventino [...] ha scoperto le magagne difensive della Juventus, sino ad allora perfettamente mascherate. A quel punto la Fiorentina si è rovesciata paurosamente in avanti, i suoi tiratori dalla distanza, Dunga e Kubik, hanno armato i loro obici, Di Chiara e Buso hanno aumentato il ritmo [...]. A tutti ha detto imperiosamente di no Stefano Tacconi, il grande protagonista di queste due partite [...]. Plastico, acrobatico, disarmante nella sua sicurezza, il portiere ha pagato così il suo debito di gratitudine nei confronti di Zoff, il grande maestro. A Tacconi, al suo invidiabile palmarés internazionale, mancava appunto la Coppa Uefa: nel 1977, a Bilbao, c'era ancora Superdino nella porta bianconera. Ad Avellino, sul campo che ne ha accompagnato i primi passi nel calcio d'élite, Tacconi ha colmato la lacuna.<ref name="Coppa"/> *{{NDR|Sul [[campionato mondiale di calcio 1982]]}} Un mondiale indimenticabile, non solo perché si è vinto, contro ogni ragionevole attesa. Indimenticabile perché fu uno splendido dramma poplare condito di tutti gli ingredienti, la depressione e il pianto, la rivolta e il trionfo. [...] Perché quella non fu la storia di un gol in più o in meno, di una marcatura azzeccata o di una geniale strategia. Fu una storia di uomini, con le loro debolezze e con le loro virtù. Di un uomo, soprattutto: [[Enzo Bearzot]], linciato indegnamente e poi innalzato agli altari e infine scaricato e dimenticato, vittima esemplare di un ambiente che tutto perdona, tranne la coerenza e il successo.<ref>Da ''Notte magica'', ''Guerin Sportivo'' n. 28 (903), 8-14 luglio 1992, pp. 38-42.</ref> *Con sette scudetti e tutte le Coppe internazionali disponibili, [[Giovanni Trapattoni|Trapattoni]] è il tecnico più vincente che si conosca. La metà dei suoi successi sarebbe bastata a beatificare e corredare di eterna aureola qualsivoglia dei suoi colleghi. Stranamente, il Trap è ancora discusso. Si porta dietro la logora etichetta difensivista, malgrado opponga una raffica di fatti [...] a contraddire la superficiale definizione. [...] E tuttavia Trapattoni [...] è assurto a simbolo di un gioco datato e retrò, ancorato a canoni di bassa speculazione. [...] ha avuto il torto, diciamo così [...] di sostenere con vigore dialettico, e coi risultati su campo, le proprie tesi. [...] Giovanni l'ostinato predica la sua verità. Sono i grandi attaccanti [...] a elevare i punteggi, non i moduli e gli schemi. [...] La matrice milanista, in un periodo in cui Rocco allevava [...] una schiera di eletti eredi (oltre a Trap, Radice, Bagnoli, Bigon, Scala e Maldini) si fa indubbiamente sentire, nell'abitudine a costruire la squadra dalle fondamenta, ciòè dal reparto difensivo, come logica comanda. Ma Trapattoni è sempre stato pronto ad aggiornarsi e ha saputo, come forse nessuno, allenare i campioni, piegarli – vedi Platini – alle esigenze di un calcio pratico e collettivo, senza spersonalizzarli.<ref name="GS-1992-39">Da ''Uomo a uomo'', ''Guerin Sportivo'' n. 39 (913), 23-29 settembre 1992, pp. 20-21.</ref> *[[Vujadin Boškov|Boskov]] è stato un grande giocatore, ha studiato, girato il mondo. Poche sono le cose che non sa ed enorme è la sua capacità di adattamento. Scaltro, intelligente, simpatico, sa trovare come pochi la corda della comunicabilità. Ha vinto uno scudetto in Jugoslavia (Vojvodina), uno in Spagna (Real Madrid), uno in Italia (Sampdoria). Mica facile. [...] Ha saputo calarsi in realtà diversissime, senza mai scottarsi. [...] È forse ineguagliabile nel concedere spazio a tutti, salvo poi decidere da sè. Ma senza autoritarismi, che non rientrano nel suo repertorio. È in sostanza un grande incantatore, che ama raccontare e ammaliare.<ref name="GS-1992-39"/> *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} Stagione [[Serie A 1949-1950|1949-50]], la prima dopo la scomparsa del Grande Torino. La Juventus eredita l'ideale testimone dai cugini granata e prolunga il dominio della città. È un campionato straordinario, nel quale al Milan non bastano i 118 gol segnati, né la clamorossa vittoria per 7-1 in casa della capolista, per artigliare lo scudetto. La Juventus, sotto la guida tecnica dell'inglese Jesse Carver, abbina la perfezione nordica dei danesi John Hansen e Praest con il talento latino di Rinaldo Martino, fuoriclasse d'Agentina, con le qualità emergenti di un campione nostrano, il biondo ventunenne Giampiero Boniperti. Senza dimenticare i Parola e i Muccinelli: un autentico squadrone. [...] Quella Juve vinse lo scudetto con 62 punti, 100 gol segnati [...], tutti i cinque attaccanti in doppia cifra.<ref name="GS-1993">Da ''Scopa di sette'', ''Guerin Sportivo'' n. 6 (932), 10-16 febbraio 1993, pp. 22-23.</ref> *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1964-1965]]}} Nel campionato 1964-65 [...] Madama è affidata al ruvido paraguagio Heriberto Herrera e non pratica certo uno scintillante gioco offensivo. Il grande e bizzoso Sivori è sovente escluso dall'inflessibile tecnico, che a fine stagione imporrà la partenza di Omar [...]. È la Juve proletaria, ben simboleggiata dall'instancabile Luis Del Sol, detto il postino.<ref name="GS-1993"/> {{Int|''L'Italia che corre''|''Guerin Sportivo'' n. 33 (451), 18-23 agosto 1983, pp. 86-91.|h=4}} *{{NDR|Su [[Primo Nebiolo]]}} [...] sovente contestato perché non compreso, nel senso che riesce a vedere più avanti degli altri e quindi ad anticipare gli eventi con lampeggianti intuizioni. *{{NDR|Sui [[campionati del mondo di atletica leggera 1983]]}} È stata, in sostanza, quella di Helsinki un'Olimpiade ancora più bella, perché rispetto alle più recenti edizioni dei Giochi non ha dovuto fare i conti con i boicottaggi vari e ha quindi potuto contare su un numero di paesi partecipanti quasi doppio rispetto a Mosca: il business e gli sponsor sono più forti delle ricusazioni ideologiche e De Coubertin si rivolti pure nella tomba, questa è la realtà. *{{NDR|Sui [[Campionati del mondo di atletica leggera 1983 - 10000 metri piani|10000 metri piani ai campionati del mondo di atletica leggera 1983]]}} Resteranno nel ricordo gli ultimi ottanta metri di Albertino Cova, il piccolo, elettrico ragioniere brianzolo, in grado di imporre il suo sublime senso tattico ai corridori naturali, ma dissennati, d'Africa e ai perfezionatissimi prodotti di laboratorio usciti da quella fucina inesauribile di campioni che è la Germania orientale. La progressione aerea di Cova, che ha portato milioni di telespettatori, in buona parte profani, a correre al suo fianco quello sprint mozzafiato, è da incorniciare. Mi è parsa la sublimazione di un dono prettamente italico, l'arte di arrangiarsi. Davanti a Cova sparavano le loro ultime risorse formidabili macchine atletiche; ma lui aveva tutto calcolato, lesinato i centimetri e i conti gli tornavano alla perfezione nell'ultimo metro, quando già Schildauer accennava ad alzare il braccio del trionfo, non avvedendosi dell'omettino baffuto che gli giocava, all'esterno, l'atroce beffa. {{Int|''Signora si alzi!''|''Guerin Sportivo'' n. 10 (684), 9-15 marzo 1988, pp. 12-16.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[Coppa Italia]]}} [...] puntuale refugium peccatorum per chi ha fallito la stagione, sul fronte interno e internazionale. *[...] il calcio italiano non può fare a meno di una [[Juventus Football Club|Juventus]] di vertice. Il resto è favola. *L'unica reale colpa della Juventus sta nei suoi [...] scudetti vinti, nell'abituale leadership esercitata sui campionati, sicché quella che per ogni altra squadra di vertice è una normalissima pausa di riflessione, un'annata di transizione fra vecchi e futuri successi, nel caso della Juventus diventa un'accusa infamante. Condannata a vincere sempre e comunque – salvo poi ad essere crocefissa dalla critica per questa sua tendenza razziatrice – la Juventus non può concedersi un solo attimo di respiro È il destino dei forti, e la Juve serenamente lo accetta. {{Int|''Rombo di tuono''|''Guerin Sportivo'' n. 29 (904), 15-21 luglio 1992, pp. 74-77.|h=4}} {{NDR|Su [[Gigi Riva]]}} *È rimasto consegnato alla storia del calcio italiano da una delle definizioni più belle coniate da [[Gianni Brera]]: rombo di tuono. Vi si coglie il presagio di gol che accompagna la corsa verso la porta del cannoniere implacabile. E questo fu esattamente Gigi Riva da Leggiuno, un cacciatore di gol mai sazio, per quanto tormentato da avversari maligni, infortuni impietosi, vicende non sempre liete, che lo spingevano a chiudersi in se stesso e a trovare un'identificazione con la Sardegna e la sua gente, l'unica che rispettasse pudicamente la sua privacy. Così il ragazzo lombardo divenne la bandiera del Cagliari e puntigliosamente non volle correre altre, pur stimolanti, avventure. I dirigenti che l'avevano scoperto, ogni anno salivano al mercato e concludevano nel suo nome affari incredibilmente vantaggiosi: perché Riva non aveva prezzo. Ma al ritorno si scontravano con i suoi ostinati rifiuti. In questo senso, Riva è stato una bandiera per scelta, più che per vocazione. *Che tipo di attaccante è Gigi Riva? Chi lo ha visto esplodere, in corsa o da fermo, quel suo folgorante sinistro, o librarsi in acrobazie impossibili, o schiantare di forza gli antagonisti più gagliardi, non può non identificarvi il prototipo autentico dell'uomo-gol, quello che fonde potenza e agilità, tecnica e agonismo, che unisce antico e moderno, in una parola il cannoniere ideale. L'attaccante per tutte le stagioni, che si sarebbe imposto anche oggi, irridendo alle recenti sofisticazioni tattiche: e forse Gigi si sorprende talvolta a sognare come avrebbe pascolato senza ritegno nelle difese schierate a zona, come avrebbe perforato crudelmente quelle velleitarie disposizioni in linea. *[...] a Vienna, un austriaco di nome Hof gli polverizza la gamba destra. Questo Hof, tre anni prima, in una partita di Mitropa era finito kappaò per un diretto di Gigi, esasperato dalle rudezze dell'avversario. L'arbitro, equivocando, aveva espulso Boninsegna... Ma l'austriaco aveva visto bene, evidentemente. E aveva buona memoria. *Rispetto alla classe, pochi gli allori [...]. Il pedaggio pagato alla fedeltà. {{Int|''Juve rischiatutto''|''Guerin Sportivo'' n. 21 (1047), 24-30 maggio 1995, pp. 6-7.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1994-1995]]}} *[...] una Juve spericolata, non tanto nella disposizione tattica, ma piuttosto nella mentalità. È uno dei segreti di questo [[Serie A 1994-1995|scudetto]], non proprio scontato [...] in sede di pronostico. Marcello Lippi, al suo primo tricolore, ha modellato una squadra atipica, dal punto di vista delle strategie di gioco. Difesa tradizionale, con un libero staccato alle spalle dei compagni di reparto, due marcatori e un fluidificante. Centrocampo a tre e tridente in attacco. Ne sarebbe sicuramente derivato un fatale sbilanciamneto senza la dedizione di tutti al sacrificio e al mutuo soccorso. In particolare le due punte di movimento, Vialli e Ravanelli, si sono sfiancate in un massacrante lavoro di appoggio, iniziando esse stesse il pressing sui propri controllori. Il terzo attaccante, che potremmo definire di fantasia, prima del Piero poi Roberto Baggio, ha rifinito con tranquillità, a favore di compagni così solleciti e abili nello smarcamento. *L'arma segreta è stata la panchina lunga e il suo formidabile rendimento. [...] In linea col calcio moderno, la Juventus si è articolata non su undici, ma su diciotto-venti giocatori: anche così si spiega la sua straordinaria freschezza al termine di una stagione impegnativa su tutti i fronti. *Certo, non si vince senza i fuoriclasse. E questa Juve ne ha avuti almeno tre, lo splendido Paulo Sousa, sublime orchestratore, nonché Vialli e Baggio riportati agli antichi splendori (specie il primo, che si temeva perduto). Ma il genio dei solisti è sempre stato posto, diligentemente, al servizio della squadra e non viceversa. Questo è stato il decisivo capolavoro di Marcello Lippi. {{Int|''Qual è la Juve più bella?''|''Guerin Sportivo'' n. 22 (1048), 31 maggio – 6 giugno 1995, pp. 12-15.|h=4}} *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1949-1950]]}} La prima Juve che ho in mente è quella che raccolse il testimone dal Grande Torino, all'inizio degli Anni Cinquanta. Proprio il rogo di Superga, che nel 1949 cancellò l'invincibile squadra granata, indusse Gianni Agnelli a costruire una formazione in grado di mantenere a Torino la supremazia calcistica nazionale. C'erano già campioni affermati in maglia bianconera: l'acrobatico centromediano Carlo Parola, il giovanissimo centravanti Giampiero Bonierti, la guizzante aletta romagnola Muccinelli, il solido terzino Manente. Dalla Lucchese arrivarono il portiere Viola e il terzino Bertuccelli, ai lati di Parola vennero collocati il cremonese Mari e il romano Alberto Piccinini; in attacco il fuoriclasse danese John Hansen, stella delle Olimpiadi del '48 a Londra, fu raggiunto dal connazionale Praest e dal talento argentino Rinaldo Martino [...] *{{NDR|Sulla Juventus Football Club 1949-1950}} A quei tempi non ci si badava, ma era una Juventus all'avanguardia anche in chiave tattica, sotto la guida dell'inglese Jesse Carver. In fase difensiva, infatti, il mediano Mari retrocedeva in copertura consentendo a Parola di fungere da battitore libero e quindi da ultimo baluardo. Era soprattutto una Juventus spettacolare e dalle devastanti potenzialità offensive. [[John Hansen]], uno dei più grandi colpitori di testa di ogni tempo, era un attaccante nato, goleador dalle terrificanti medie realizzative e anche il primo Boniperti col gol ci andava a nozze. Muccinelli pendolava sulla destra, ricamando cross al bacio, mentre Praest era un tipico attaccante esterno, dal dribbling irresistibile e dal sinistro bruciante. Quella squadra vinse lo scudetto del Cinquanta segnando cento gol in trentotto partite [...]. Calcio d'altri tempi, certamente, ma anche calcio sopraffino, con quei due danesi che univano il nerbo atletico alla grande padronanza dei fondamentali tecnici e con Martino, purtroppo presto vinto dalla nostalgia, in grado di deliziare con numeri da funambolo. Il ricordo, si sa, ingigantisce i contorni, ma ancor oggi quella Juve mi appare una squadra di marziani. *{{NDR|Sulla Juventus del [[Trio Magico]]}} Dieci anni dopo, Boniperti era una mezzala di grande carisma e dalla perfetta visione di gioco, il padrone di una formazione in grado di vincere due titoli consecutivi ('60 e '61) segnando rispettivamente 92 e 80 gol in 34 partite [...] [[John Charles|Charles]] era un gallese grande e grosso, una forza della natura, buono come il pane. [[Omar Sívori|Sivori]] un genio perverso del pallone, un Maradona ante litteram, con il piede sinistro toccato dalla grazia. Un campione beffardo, istrionico, malizioso, ma grandissimo. Un goleador straordinario. In coppia, quei due stranieri, sotto lo sguardo vigile di un Boniperti sacro custode degli equilibri tattici, fecero meraviglie. Forse la squadra era un po' sbilanciata, nel senso che la difesa non valeva l'attacco, come valori individuali. Ma poteva consentirsi di prendere qualche gol in più del dovuto, i conti tornavano sempre. E poteva consentirsi anche di cambiare allenatori come i fazzoletti, tanto erano loro, i fuoriclasse in campo, a risolvere i problemi. *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1976-1977]]}} Erano scomparse le vedettes straniere, consunte dalla lunga autarchia imposta dalla federazione. Una Juventus che aveva rinunciato anche alla sacra figura del regista centrale [...] per affidarsi a un centrocampo di cursori e di guerrieri. Il mitico Dino Zoff in porta, il magico Gaetano Scirea libero e poi Morini detto Morgan stopper, Cuccureddu e Gentile terzini di fascia, Furino, Benetti e Tardelli a formare un centrocampo temprato nell'acciaio, il fantasioso «barone» Causio a inventare calcio per i due terminali dell'attacco, il ringhioso Boninsegna, avanti negli anni ma più che mai irriducibile, e l'elegante [[Roberto Bettega|Bettega]], il principe dei palloni alti, finissimo equilibratore tattico in grado di sdoppiarsi nelle funzioni di goleador e di rifinitore avanzato. È la Juventus più equilibrata che io ricordi, certamente meno spettacolare [...], senza primedonne condizionanti, però con un tasso medio elevatissimo, senza punti deboli. Con meccanismi perfetti, la copertura di Furino per le avanzate di Scirea, gli interscambi fra Benetti e Tardelli. E se c'era da battersi in trincea, nessuno tirava indietro il piede, potete scommetterci. *{{NDR|Sulla [[Juventus Football Club 1983-1984]]}} Dopo il vittorioso Mundial dell'82, cui aveva in gran parte contribuito, la Juventus formò una squadra stellare. Non vinse subito, perché il calcio non è matematica, è piuttosto chimica, cioè fusione di elementi diversi, che non sempre riesce al primo colpo. Ma certo, quella squadra regalò momenti di grandissimo calcio, dentro e fuori i confini. Ripassiamola. Il moschettiere Tacconi in porta, [...] Scirea libero [...] in coppia col granatiere Brio; la premiata ditta Gentile-Cabrini sulle fasce; il maratoneta Bonini a sorreggere, col suo inesausto podismo, un centrocampo che aveva le sue stelle in Tardelli, Platini e Boniek. Paolino Rossi al centro dell'attacco, in coppia [...] col lungo Penzo. Squadra dai valori non omogenei, concentrato di stelle (il divino Platini su tutti) più che collettivo granitico, però irresistibile nelle giornate di vena [...] {{Int|''L'angelo diabolico''|''Guerin Sportivo'' n. 34 (1059), 23-29 agosto 1995, pp. 40-43.|h=4}} {{NDR|Su [[Omar Sívori]]}} *[...] il geniale monello, l'uomo dal colpo decisivo e vincente, un irresistibile narciso. Quando seppe far coincidere i suoi personali interessi con quelli della squadra, Sivori si innalzò fra i più grandi di ogni tempo e paese, perché nulla gli mancava, sul piano della tecnica, e in più aveva grinta e presunzione sufficienti per non tollerare angherie. Un numero dieci ideale anticipatore di Maradona, ma ancor più di Diego vocato al gol. *Sivori gioca per vincere, ovviamente, ma non soltanto. Vuol divertire il pubblico, i cui applausi sono la sua droga, e vuole mortificare l'avversario. Per questo il suo numero preferito, il suo insuperabile pezzo di bravura, è il tunnel. Quei difensori truculenti e massicci che gli si piazzano davanti a gambe larghe, per intimorirlo, vengono umiliati dal pallone che lo svelto argentino fa loro filtrare fra i due piedi, per poi raccoglierlo alle loro spalle. *Non gli basta il gol qualsiasi, lo vuole sempre memorabile. Piomba davanti al portiere e finge di allungarsi troppo il pallone, sino a farlo arrivare davanti alla mano protesa; poi, fulmineo, con la suola della scarpa lo richiama a sé e lo fa entrare, lentissimo, in porta. I suoi gol sono sberleffi irriverenti, che mandano in sollucchero gli ammiratori e imbestialiscono gli avversari. *Sivori è stato [...] il re dell'eccesso, il fuoriclasse sempre sopra le righe. Come goleador, pochi hanno avuto la sua fantasia, al limite del perverso, la sua freddezza e la sua precisione. Quando il gol è arte, una frase fatta e banale che con Sivori diventò concreta realtà. {{Int|''Quel "Beatle" di nome Gigi''|''Guerin Sportivo'' n. 48 (1073), 29 novembre – 5 dicembre 1995, pp. 22-23.|h=4}} {{NDR|Su [[Luigi Meroni]]}} *Meroni fa parte della generazione che diventa adulta fra il 1962 e il 1967, fra la morte di Marilyn Monroe e quella di Che Guevara, la colonna sonora della sua breve vita sono le canzoni dei Beatles. Un ragazzo del genere, così refrattario agli stereotipi, non fu facilmente accettato dal mondo del calcio, perbenista e un po' ipocrita. *Un fisichetto magro, con le spalle strette, il torace incavato, lo chiamavano Calimero. Ma un dribbling divino, istintivo, musicale. E la capacità di incassare botte terrificanti rialzandosi sempre. *[...] Gigino Meroni diventò subito l'idolo della tifoseria granata. E qui bisognerebbe parlare di destino. Il [[Torino Football Club|Torino]], come nessun altro club nel nostro calcio, ha conosciuto la grandezza e la sventura. Quel ragazzo pallido e senza muscoli, nerissimo di occhi e di capelli, sembrava arrivato a riportare la gloria passata, ma fu anch'egli rapito giovane in cielo. *Viveva in una soffitta, dipingendo quadri, con una ragazza che non era sua moglie, portava i capelli lunghi e abiti da lui stesso disegnati, edoardiani o in stile liberty, girava su una vecchia Balilla. Si era mai visto un calciatore così? *[...] un campione e soprattutto un ragazzo che aveva inseguito e raggiunto la libertà, leggero come una farfalla e come una farfalla destinato a chiudere presto le ali. {{Int|''La Grecia è classica''|''Guerin Sportivo'' n. 27 (1504), 6-12 luglio 2004, pp. 22-26.|h=4}} *La Grecia è [[Campionato europeo di calcio 2004|campione d'Europa]] e io credo che non ci sia stata, sin qui, sorpresa maggiore nella storia del calcio e delle sue grandi competizioni internazionali. La Grecia, nelle sue peraltro rare partecipazioni, non aveva mai vinto una partita nella fase finale dei Mondiali e degli Europei. A inizio torneo, i bookmakers quotavano un suo successo a centro contro uno, più o meno come le chances concesse al ronzino del barrocciaio in un derby contro Varenne. [...] Piange il Portogallo, ma il verdetto non fa una grinza. Due volte Grecia e Portogallo si sono affrontate, a Porto e a Lisbona, nella prima e nell'ultima partita di questo stravagante Euro 2004. Due volte ha vinto la Grecia, punto e a capo. Se adesso vien fuori qualche bello spirito a sostenere: io l'avevo detto, non credetegli. Nessuno l'avrebbe detto o, nel caso, i vicini avrebbero chiamato il 113. La verità è che le favorite della logica e della tradizione si sono coscienziosamente suicidate con largo anticipo [...] *[...] il Portogallo, giunto [...] all'[[Finale del campionato europeo di calcio 2004|atto conclusivo]] dopo percorso tortuoso, fra cadute e risurrezioni, è stato strangolato dalla tensione al momento di raccogliere i frutti. Nella finale, oggettivamente di livello medio-basso, non è mai entrato in partita. Filippone Scolari mi sta simpatico assai, ma l'ostinazione nel puntare sull'impresentabile Pauleta e il ritardo nel mandare in campo Rui Costa peseranno a lungo sulla sua coscienza. I greci, fedeli a un copione tanto semplice quanto redditizio, hanno atteso che la pera cascasse dall'albero, cosa puntualmente avvenuta dopo undici minuti dall'inizio del secondo tempo. Angelos Charisteas [...], già giustiziere della Francia, ha sfoderato il suo micidiale colpo di testa nel cuore di una difesa lusitana entrata in confusione. Dopo di che hanno retto con disinvoltura l'assedio, che ricreava le condizioni tattiche da loro predilette. *Dal punto di vista tattico, è stato gloriosamente compiuto un salto indietro di una trentina d'anni almeno. [...] Non sono fra quelli che si scandalizzano per il ritorno del libero, o per le marcature a uomo, anche in mezzo al campo. [...] se risultano funzionali allo scopo (che dagli albori del calcio è sempre e soltanto quello di vincere) bravo chi, con successo, li ha tirati fuori dal cassetto dei ricordi. In alcun altro modo la Grecia avrebbe potuto scrivere il suo nome nell'albo d'oro di una manifestazione che alla vigilia la contemplava come un'estrema outsider. Non a caso il suo tecnico è tedesco, appartiene cioè a una scuola che è sempre stata fedele alle proprie radici e ha resistito orgogliosamente alle mode [...]. Otto Rehhagel, in questo, è talmente tedesco che persino al Bayern non hanno sopportato il suo calcio troppo realistico e negato a ogni svolazzo o compiacimento estetico. In Grecia ha lavorato su un terreno vergine e ha realizzato un capolavoro. Dellas, troppo lento per essere un centrale di altissimo livello [...], come libero staccato è formidabile e può persino assurgere a decisivo goleador. Il terzino Seitaridis [...] come marcatore "ad personam" ha azzerato in successione il mostro sacro Henry e l'emergente Baros, seguendoli in ogni zona del campo [...]. In finale [...] ha affrontato, a turno, Figo e Cristiano Ronaldo, sgranocchiandoli come fragranti grissini. *Non so se Arrigo Sacchi abbia seguito questi Europei. In caso affermativo, deve esserne rimasto inorridito. La sua rivoluzione culturale non abitava certo sulle rive del Tago, o del Douro. [...] Mi spiace per i modernisti a oltranza, ma il calcio – se debbo giudicare da questo torneo, peraltro non privo di qualche partita affascinante – tende sempre più a voltarsi indietro e a ricuperare figure tattiche del passato che si sarebbe voluto bruciare sul rogo, disperdendone le ceneri al vento. *La Repubblica Ceca avrebbe meritato il titolo, sul complesso delle prestazioni, ma ha troppo sbagliato contro la Grecia per non attirarsi il castigo: gli dei del calcio tutto perdonano meno che gli sprechi. E anche il nostro Collina, di solito esemplare, ne è stato uno strumento. ===Editoriali=== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla [[Coppa Italia 1982-1983]]}} La Coppitalia, ribellandosi al ghetto dove ci si ostina a confinarla, auscipe anche una formula scopertamente commerciale, ha proposto una fase conclusiva densa di fremiti. Ne è stato protagonista il Verona, che ha eliminato prima Milan e poi Torino grazie a esaltanti rimonte in campo esterno. Quando ormai si approssimava ad assaporare l'inedito trionfo, ha dovuto inchinarsi alla rabbia di rivincita della Juventus, ferocemente protesa all'ultimo traguardo – sia pure di consolazione, rispetto a quelli mancati – che la stagione le proponeva. I centoventi minuti di Torino sono stati la totale distruzione di un vecchio luogo comune, che voleva il calciatore italiano negato agli sforzi prolungati, vuoto di energie fisiche e nervose quando gli impegni tendono ad assommarsi. Centoventi minuti da incorniciare, un Verona bello e coraggioso, una Juventus spaventosamente concentrata, un Platini inimitabile mattatore.<ref>Da ''Gli ultimi fuochi'', ''Guerin Sportivo'' n. 26 (444), 29 giugno – 5 luglio 1983, p. 3.</ref> *{{NDR|Sulla [[Serie A 1983-1984]]}} Curioso, no? Appena tre anni fa, il nostro torneo era agli ultimi gradini della considerazione europea, le statistiche lo vedevano in ballottaggio con quello turco per il poco commendevole primato del minor numero di gol segnati e di conseguenza, secondo un semplicistico teorema che io non condivido, del più basso livello spettacolare. Poi, guarda il caso, si riaprono le frontiere, si ritrova una graduale competitività nelle coppe europee, aumenta il numero dei gol, si riempiono gli stadi che il [[Scandalo italiano del calcioscommesse del 1980|calcio-nero]] aveva progressivamente svuotato e, di colpo, tutti, in prima fila coloro che contro gli stranieri si sono sempre fieramente battuti, scoprono che il nostro campionato è diventato il più bello del mondo. Oddio, con tanta crisi intorno, soltanto due generi non conoscono recessione di sorta: il gusto dell'iperbole e la mancanza di coerenza. [...] Non so, dunque, se sarà davvero il campionato più bello del mondo. Ma certo sarà il più ricco di stelle, a occhio e croce soltanto Maradona e Rummenigge, fra i più forti calciatori d'oggi, mancheranno all'appello.<ref name=Zico">Da ''Viviamolo insieme'', ''Guerin Sportivo'' n. 32 (450), 10-17 agosto 1983, p. 3.</ref> *{{NDR|Sull'acquisto di Zico da parte dell'[[Udinese Calcio 1983-1984|Udinese]]}} Da quando ha ingaggiato il fuoriclasse brasiliano, la società friulana ha incamerato più di sei miliardi in abbonamenti e sta incassando mezzo miliardo per ogni amichevole. Si è in pratica ripagata lo sfizio ancor prima di cominciare la stagione. Quando si elevarono gli alti lai sindacali contro gli sprechi inverecondi di chi ignorava gli stenti degli operai in cassa integrazione, ammonimmo a distinguere fra spese pubbliche e investimenti privati. In mancanza di questa elementare separazione di argomenti non omologhi, si corre il rischio di battere a vuoto la grancassa della demagogia. Il caso dell'Udinese è lampante. Zico è stato un affare e lo sarà sempre più. E tralascio l'aspetto tecnico [...]. Perché adesso non si fanno i conti sull'incremento di introiti che interessano le categorie turistiche di Udine, dico alberghi ristoranti, negozi, eccetera?<ref name=Zico"/> *{{NDR|Su [[Artemio Franchi]]}} [...] dello sport italiano è stato capo storico e nume tutelare, avendo sempre goduto fuori dei confini di un prestigio personale assai superiore al movimento da lui rappresentato. [...] negli anni bui del declino, l'Italia era comunque una delle prime potenze calcistiche, grazie a questo straordinario dirigente che cavalcava con disinvolta souplesse la tigre dei complicati rapporti di potere, ormai ramificatisi nella gestione della cosa sportiva.<ref>Da ''Il fuoriclasse'', ''Guerin Sportivo'' n. 33 (451), 18-23 agosto 1983, p. 3.</ref> *È più bella una vittoria conquistata attraverso la luccicante dimostrazione di superiorità tecnica [...] o piuttosto maturata nel sofferto superamento dei propri limiti, cioè ottenuta su se stessi prima ancora che sull'avversario? Il dubbio mi pare legittimo al momento di celebrare il Banco Roma [...] campione d'Europa di pallacanestro. La [[Finale della FIBA European Champions Cup 1983-1984|finalissima]] col Barcellona [...] è stata un lungo calvario, una lotta inesausta contro le proprie occasionali o croniche manchevolezze: i tiratori che non trovavano il canestro, [...] Wright che inseguiva stoicamente l'efficienza minata dai guai fisici, il disavanzo di centimetri sotti i tabelloni [...]. Tutto congiurava nell'inchiodare il Banco a una sconfitta logica e ineluttabile [...]. Eppure [...] io [...] non riuscivo a perdere la speranza, perché intuivo nella squadra romana [...] un'intatta forza morale, una convinzione che non veniva incrinata neppure nei momenti più sfavorevoli, una serena attesa dell'ora X, quando la ruota sarebbe girata e gli spagnoli precocemente euforici si sarebbero trovati di fronte a un avversario miracolato. [...] Kea sbriciolava progressivamente con la sua grinta i colossi che presidiavano il canestro del Barcellona, li caricava di falli e li obbligava alla resa, aprendo una prima falla nella sicurezza catalana. L'altra, la più vistosa, era opera di Wright che vnceva il dolore e faceva lampeggiare il suo superiore genio tattico, in perfetta sintonia con Bianchini che dalla panchina alternava mosse logiche e altre di rischio calcolato, correndo da perfetto acrobata sul filo di una partita disperata.<ref>Da ''Gli dei di Roma'', ''Guerin Sportivo'' n. 14 (483), 4-10 aprile 1984, p. 3.</ref> {{Int|''Roma stregata''|''Guerin Sportivo'' n. 23 (492), 6-12 giugno 1984, p. 3.|h=4}} {{NDR|Sulla [[finale della Coppa dei Campioni 1983-1984]]}} *Ad [[Finale della Coppa dei Campioni 1982-1983|Atene]] fu la tempratissima Juventus a squagliarsi davanti all'Amburgo; aveva già archiviato mentalmente la vittoria, quel gol di Magath fu un affronto che la lasciò attonita e incapace di una reazione adeguata. *All'Olimpico, sul prato di casa, [...] la Roma ha subito un sollecito oltraggio: alla botta di Neal [...] ha saputo però replicare con una splendida prodezza combinata di Conti e Pruzzo. Ma lì l'incontro si è congelato. Gli inglesi, a parer mio, erano cotti [...] e mascheravano una condizione atletica calante con grande spavalderia di palleggi e meline, un gioco pieno di sussiego quasi a dire: non stuzzicatemi, se no vi travolgo. La Roma mancava dell'uomo che sapesse sospingerla all'iniziativa con il suo carisma e il suo superiore senso tattico. Falcao era in vacanca [...] nel momento più importante della stagione. Non è un'accusa ma una doverosa constatazione. *Quando la partita approdava alla roulette russa dei calci di rigore, esattamente là dove il Liverpool l'aveva condotta ([...] non avendo la forza di metter sotto l'avversario, gli inglesi avevano scelto questo malizioso «bluff» e la Roma non se l'era sentita di andare a scoprirlo), soltanto un miracolo poteva salvare i giallorossi. Dei loro rigoristi abituali, ben tre erano fuori causa. [...] Restava Di Bartolomei, restava il prode Righetti, e poi? Falcao declinava l'incarico, né Liedholm poteva assumersi la tremenda responsabilità (è facile parlare a cose fatte) di mandare sulla piazzuola di tiro un giocatore mentalmente già predisposto all'errore. Ha preferito affidarsi al cuore di Ciccio Graziani e al sinistro tante volte fatato di Bruno Conti. L'uno e l'altro hanno ciccato e il Liverpool si è cinto del suo quarto titolo europeo. *Quella stessa critica che con una buona dose di incoscienza, unita alla cronica disinformazione per quanto accade fuori dei confini, aveva eletto la Roma a favorita indiscutibile del confronto, si è poi segnalata in una feroce stroncatura della prova dei giallorossi, a mio avviso ammirevoli [...] per essersi battuti alla pari contro rivali incomparabilmente più attrezzati al clima particolare di questi appuntamenti. [...] C'era poi chi scopriva, il 30 maggio 1984, che il Liverpool non pratica il tradizionale gioco all'inglese. Ma, amici miei, è proprio per questo che in patria, da anni, vince tutto o quasi. Perché alla scontata furia britannica oppone una strategia raffinata, soluzioni tattiche d'avanguardia, capacità di cambiar volto a seconda dell'avversario. Liedholm lo aveva ben radiografato e, sapendo di non poterlo spezzare, lo aveva intanto bloccato. Il destro di giocarlo [...] doveva offrirglielo o il genio di una superiore individualità o la fortuna. Invece, Falcao lo ha «tradito» e la sorte gli si è addirittura voltata contro. Così [...] Roma paga il suo amaro tributo a una Coppa stregata. {{Int|''L'ora del riflusso''|''Guerin Sportivo'' n. 4 (524), 23-29 gennaio 1985, p. 3.|h=4}} {{NDR|Sulla [[Supercoppa UEFA 1984]]}} *Un inedito trofeo viene ad arricchire la sontuosa bacheca del calcio italiano. Manco a dirlo, è la Juventus a catturarlo, dopo una straordinaria prova di efficienza che si esprime dapprima nella sconfitta delle difficoltà ambientali (proprio quando tutt'Italia è paralizzata dalla neve, carovane di tifo bianconero solcano trionfalmente la penisola e celebrano a Torino la gran festa di Madama), e poi nella pacata, disarmante lezione di calcio inflitta a un Liverpool nient'affatto remissivo, come parte della critica – sbagliando – l'ha definito. *[...] questa [[Supercoppa UEFA|Supercoppa]], in sé, non è motivo di gran vanto. La sua vita travagliata lo dimostra: la si disputa per amore di incasso, talvolta sostituendo la squadra avente diritto, reperendo faticosamente le date in un calendario già saturo di impegni. La sua stessa legittimazione è dubbia: perché mai è riservata alle vincitrici della Coppacampioni e della Coppacoppe, tagliando fuori la Coppa UEFA che è tecnicamente almeno altrettanto valida? È diventata importante, questa edizione, per il rango delle due squadre chiamate a contendersela, sicuramente, al momento attuale, le due più prestigiose rappresentanti del calcio europeo di club. E la Juventus ha vinto limpidamente, smascherando i limiti del Liverpool, che è formidabile macchina da calcio, ma ammalata di monotonia, quindi prevedibile e smontabile con lampeggianti improvvisazioni. *Gli automatismi dei «reds» sono stato travolti del geniaccio di [[Zbigniew Boniek|Zibì Boniek]], un polacco arrabbiato e incompreso, ma grandissimo. Boniek ha scaricato nella partita tutti i suoi livori. I vertici juventini non lo amano [...]. Boniek si sente tollerato, nonché oppresso dall'ombra scomoda di Platini, che è il più forte e il più coccolato. Si rifà, il polacco, nelle grandi occasioni, com'era questa recita seguita dalle televisioni di mezzo mondo. ===''Lettere al direttore – rubrica''=== {{cronologico}} *La Nazionale italiana ha vinto il [[Campionato mondiale di calcio 1982|campionato del mondo]] perché, nell'arco dell'intera competizione, ha mostrato una compattezza morale che non ha trovato riscontro in alcun'altra formazione. E perché, contrariamente ad altre che hanno cominciato fortissimo e sono finite in calando [...], è entrata in piena condizione nel momento giusto. [...] abilità di Bearzot [...] e fortuna hanno voluto che il momento magico dell'Italia coincidesse con gli impegni decisivi. In tutto l'82 l'Italia ha vinto soltanto quattro partite: sono state quelle con Argentina, Brasile, Polonia e Germania... Dopodiché, diamo a Paolo Rossi quello che è di Paolo Rossi: soltanto quando i suoi gol hanno preso a fioccare a ritmo frenetico, la squadra è decollata. [...] i più determinanti giocatori del vittorioso Mundial sono stati Conti e Tardelli. Ma senza i gol di Rossi, il titolo sarebbe andato al Brasile. (''Nove domande'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 2 (420), 12-18 gennaio 1983, p. 4.</ref> *Io credo che uno dei segreti dei successi [[Juventus Football Club|juventini]], sia proprio questa «demonizzazione» che dei bianconeri fanno le tifoserie avversarie. La Juve può essere battuta [...] se la si affronta senza complessi. Ma quando è lei a vincere, non si può liquidare la questione, dicendo che era tutto prestabilito nelle alte sfere. (''Viola delusa'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 31 (449), 3-9 agosto 1983, p. 4.</ref> *Ci sono sport la cui popolarità e il cui gradimento presso il pubblico si misurano con dati di fatto incontrovertibili: il numero degli spettatori paganti, l'entità dell'incasso. [...] Il [[ciclismo]] fa eccezione. Le sue manifestazioni più importanti e più amate si svolgono su strade aperte, in linea con l'anima popolare di questa disciplina antica. Strade normalmente affollate, e non credo soltanto per la gratuità dello spettacolo. C'è chi si sobbarca a impervi trasferimenti e a una notte all'{{Sic|adiaccio}} per assistere alle fasi decisive, in montagna, del Giro d'Italia: penso che non sarebbe frenato da un eventuale prezzo d'ingresso. [...] Il ciclismo avrà sempre un «suo» pubblico, affezionato e ostinatamente fedele. (''Il ciclismo'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 36 (454), 7-13 settembre 1983, p. 4.</ref> *{{NDR|Sullo [[sport nella Repubblica Democratica Tedesca]]}} [...] la Germania Est è stata la prima nazione ad affrontare i problemi dello sport su basi scientifiche, ponendosi chiaramente all'avanguardia per sistemi di allenamento, di alimentazione, di selezione. D'altra parte il suo «miracolo sportivo» si esprime nelle discipline in cui è possibile «costruire» il campione. Mentre in certi giochi di squadra (il calcio, per esempio) malgrado sforzi massicci e continuati, non è ancora riuscita a sfondare al massimo livello, a parte saltuari exploits. (''RAI e atletica'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 36 (454), 7-13 settembre 1983, pp. 4-5.</ref> *[...] la Juve è odiata (ma anche, amatissima) perché vince molto, a volte persino troppo. Questo le procura schiere di fans accaniti e sacche di nemici irriducibili. Chi resta per gran tempo sulla cresta dell'onda, fatalmente va incontro a questo tipo di reazioni. Non credo alle motivazioni ideali di chi ammanta il proprio «odio bianconero» con nobili proclami; secondo questi [...] la Juve rappresenterebbe il potere, l'ingiustizia, la discriminazione, più o meno tutti i mali profondi dell'umanità. E battersi contro questo ricettacolo di nequizie significherebbe vestire i panni rivoluzionari e romantici del cavaliere senza macchia. Io credo che la Juventus abbia vinto più degli altri perché meglio organzzata e sempre sostenuta – questo sì – da una solidità economica frutto non solo di patrimoni di famiglia ma anche e soprattutto di oculate amministrazioni. E si sia avvalsa di dirigenti tecnicamente più avveduti della media. Come tutte le squadre di vertice, ha spesso goduto di particolari riguardi: non perché si chiamava Juventus, ma perché stava in testa. (''Anti-juventini'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 14 (483), 4-10 marzo 1984, p. 5.</ref> *Ormai siamo al punto che la sconfitta della squadra «odiata» arreca esultanza assai maggiore che la vittoria di quella del cuore: e sollecita a cortei, a pubbliche dimostrazioni, a improvvisi proselitismi per gli stranieri di turno che hanno avuto il gran merito di battere una formazione italiana. Si passa dal «Danke schön, Magath» al «Thank you, Liverpool» e io ho l'impressione che, fuori dei confini, ridano assai di queste italiche stranezze, perché non mi risulta che a Manchester, per dire, i fans del City abbiano sfilato con cartelli di «Grazie, Juve» dopo che i bianconeri avevano eliminato l'United; o che a Lisbona i tifosi del Benfica abbiano ugualmente inneggiato a Vignola e Boniek per la sconfitta del Porto in Coppa delle Coppe. Ma ormai così va il mondo del calcio, qui da noi. Trasmissioni televisive ipocrite, col proclamato intento di pacificare gli animi, in realtà distillano il germe perverso della discordia, accentuando le divisioni, alimentando i rancori. Chi si presta al gioco, cosciente o no, contribuisce a questa anomala situazione, per cui in Italia ogni incontro internazionale di club vede ormai massicce correnti di tifo convogliarsi in partenza sulla squadra straniera. [...] è troppo pretendere un ritorno all'equilibrio da parte dei rispettivi sostenitori? (''Il contro-tifo'')<ref>''Guerin Sportivo'' n. 26 (495), 27 giugno – 3 luglio 1984, pp. 4-5.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Bortolotti, Adalberto}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] havajx78pcdoanqhadtcx1jvom1m5wb Utente:Gaux/Sandbox 2 209118 1422413 1422346 2026-08-02T15:24:40Z Gaux 18878 /* */ Test scrittura 1422413 wikitext text/x-wiki Correggere grafia inserimento in elenco attività Quote: Johann Adam Mohler (o con dieresi), Jerome Carcopino (due accenti nel nome), Burgi (u con dieresi). Ignisdelavega posizione 17. 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In una sfida dominata dalla tensione e da un rispetto reciproco, sin troppo esagerato, le cose più belle, più intelligenti erano state nostre, compreso il gol di Delvecchio, avviato da un colpo di tacco di Totti che sembrava estratto dal repertorio magico di Zidane. Ma in quei sessanta secondi di recupero le porte del paradiso improvvisamente si chiudevano. E davanti agli azzurri si apriva la voragine. Una lunga respinta del portiere Barthez, un pallone che rimpalla tra due teste verso il piede di Wiltord. Ne vien fuori un tiro velenoso che Toldo, il nostro angelo, sfiora appena prima di sprofondare nella disperazione. ([[Candido Cannavò]]) *{{NDR|Riferendosi ai suoi errori durante la finale}} Ero stato io a sentirmi in colpa, nel dopopartita, ma sono stati tanti i fattori che hanno portato a quella sconfitta. Puntare il dito solo su quegli episodi è stato eccessivo e me ne hanno già dato atto in tanti, tra cui Ancelotti e Zidane. ([[Alessandro Del Piero]]) * Italia, addio. La Francia è campione d'Europa grazie al golden goal di Trezeguet. […] Italia, addio. Ha giocato col cuore, con un grande Totti, con una difesa che ha sputato l'anima, ma senza un gioco scintillante, continuo. La squadra più forte è venuta fuori alla distanza: la manovra illuminata della Francia, una manovra sempre tesa, imperniata sull'immenso professor Zidane e micidiale negli attacchi di Henry prima e poi di Trezeguet che, quando entra — come contro il Portogallo —, provoca macelli nelle fila avversarie. Italia, addio. Con la Francia ci portiamo una maledizione addosso: i rigori infiniti ai mondiali, il golden goal da sincope. […]. Italia, addio. Si sciolgono nella tristezza, nelle lacrime, le folle disseminate in tutta Italia per quel titolo Europeo che non c'entriamo da 30 anni […]. Il golden goal di monsieur Trezeguet, campione d'Europa, è stato un durissimo colpo al famoso cul di Zoff. ([[Aldo Biscardi]]) *Non ce l'ho con Zoff in persona. Volevo solo dire che c'è stata una scelta sbagliata, cattiva, sciagurata, quella di impostare in quel modo la marcatura su Zidane [...]. Era lui la fonte del gioco avversario. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Possibile che solo io abbia notato questa mostruosità tecnica? La mia critica, sia chiaro, è esclusivamente tecnica. ([[Silvio Berlusconi]]) *Pires, entrato da poco, dopo una serie di dribbling arriva sul fondo a sinistra e crossa come può. Faccio un passo indietro per prenderla di prima. È quel tipo di colpo che può andare sopra la curva o all'incrocio. È un gol unico [...] e con il senno di poi penso che sia la rete più bella e importante della mia carriera. ([[David Trezeguet]]) *{{NDR|Commentando il 2-1 della Francia}} Poi la palla è per Cannavaro, ora per Albertini, la perdiamo però, Pires, attenzione va verso il fondo, Pires pericolo, parte il cross... Wiltord gol! La Francia è campione d'Europa. Trézéguet ha segnato il 2 a 1 per la Francia, ed è finita come peggio non poteva. Abbiamo cullato a lungo il sogno d'illusione di conquistare il titolo europeo che era alla nostra portata, abbiamo subito il pareggio a tempo ampiamente scaduto, ora Trézéguet porta in vantaggio la Francia. La disperazione, la delusione dei nostri giocatori, l'esultanza dei francesi. ([[Bruno Pizzul]]) *Quella finale aveva un sapore particolare perché molti di noi giocavano già in Italia. Era una specie di derby e davanti avevamo dei grandi giocatori: Maldini, Nesta, Cannavaro, Totti, Del Piero. Non eravamo a nostro agio. ([[David Trezeguet]]) *Questa è la bella ma sfortunata finale di Rotterdam. Fu la prima partita da titolare che feci, fino alla semifinale non avevo mai giocato, giocai secondo tempo e supplementari. Zoff mi vide in forma e mi fece giocare al posto di Inzaghi, Montella e Del Piero. A volte è destino, se dovessimo rigiocare quel minuto finale staremmo parlando di un'altra conclusione. Ogni volta che lo racconto mi vengono i brividi, sono successe troppe cose in quel rinvio, bastava qualcosa di diverso e avremmo vinto. ([[Marco Delvecchio]]) *Si poteva vincere e bisognava vincere. I problemi riguardano la conduzione della squadra: non si può lasciare la fonte del gioco Zidane sempre libero. Era una cosa che non si poteva non vedere, anche un dilettante l'avrebbe vista. ([[Silvio Berlusconi]]) *Siamo stati sfortunati, il gol di Wiltord fu una sequenza incredibile di episodi. Cannavaro che non rinvia di testa, la palla che passa tra le gambe di Nesta e poi sotto l'avambraccio di Toldo. Credo che il destino abbia voluto che andasse così. Quella era l'ultima azione. Dopo la partita mi hanno raccontato che a bordo campo c'era già la coppa con i nastrini dell'Italia. ([[Marco Delvecchio]]) *Tempi supplementari. Stanchezza, speranze da ricostruire. Ma dura poco: il demonio ha scelto Trezeguet per completare la sua spietata operazione. E così la Francia campione del mondo diventa anche campione d'Europa. E noi dolorosamente ci inchiniamo, memori anche delle fortune pregresse e convinti che questo secondo posto, pur gonfio di rimpianto, resta un capolavoro, stampato sulle facce di quei ragazzi che si sono battuti da leoni e ora si abbandonano a lacrime liberatorie e dignitose. L'Italia ha subito una beffa proprio nel giorno in cui ha giocato la sua migliore partita. ([[Candido Cannavò]]) *Una questione di venti secondi fra il trionfo e la caduta. L'avevamo in pugno, quel titolo. Evidentemente, era scritto che dovessimo pagare un pegno alla sorte, dopo che ci aveva aiutato nella semifinale contro l'Olanda. ([[Dino Zoff]]) ==Voci correlate== *[[Nazionale di calcio dell'Italia]] *[[Nazionale di calcio della Francia]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{Campionato europeo di calcio}} [[Categoria:Eventi degli anni 2000]] [[Categoria:Incontri di calcio storici]] 50qlgaja94kav48420wfz86wwyzgl1r 1422428 1422421 2026-08-02T19:57:07Z SirPsych0 33615 /* Citazioni */ 1422428 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Italy - France, 2 July 2000.jpg|thumb|upright=1.5|Da sinistra: le formazioni di Francia e Italia schierate in campo prima del fischio d'inizio della finale (Rotterdam, 2 luglio 2000)]] Citazioni sulla '''finale del campionato europeo di calcio 2000'''. ==Citazioni== *Dopo tante critiche al nostro calcio speculativo, l'Italia aveva dimostrato alla Francia campione del mondo di saper giocare come lei o meglio di lei. In una sfida dominata dalla tensione e da un rispetto reciproco, sin troppo esagerato, le cose più belle, più intelligenti erano state nostre, compreso il gol di Delvecchio, avviato da un colpo di tacco di Totti che sembrava estratto dal repertorio magico di Zidane. Ma in quei sessanta secondi di recupero le porte del paradiso improvvisamente si chiudevano. E davanti agli azzurri si apriva la voragine. Una lunga respinta del portiere Barthez, un pallone che rimpalla tra due teste verso il piede di Wiltord. Ne vien fuori un tiro velenoso che Toldo, il nostro angelo, sfiora appena prima di sprofondare nella disperazione. ([[Candido Cannavò]]) *{{NDR|Riferendosi ai suoi errori durante la finale}} Ero stato io a sentirmi in colpa, nel dopopartita, ma sono stati tanti i fattori che hanno portato a quella sconfitta. Puntare il dito solo su quegli episodi è stato eccessivo e me ne hanno già dato atto in tanti, tra cui Ancelotti e Zidane. ([[Alessandro Del Piero]]) * Italia, addio. La Francia è campione d'Europa grazie al golden goal di Trezeguet. […] Italia, addio. Ha giocato col cuore, con un grande Totti, con una difesa che ha sputato l'anima, ma senza un gioco scintillante, continuo. La squadra più forte è venuta fuori alla distanza: la manovra illuminata della Francia, una manovra sempre tesa, imperniata sull'immenso professor Zidane e micidiale negli attacchi di Henry prima e poi di Trezeguet che, quando entra — come contro il Portogallo —, provoca macelli nelle fila avversarie. Italia, addio. Con la Francia ci portiamo una maledizione addosso: i rigori infiniti ai mondiali, il golden goal da sincope. […]. Italia, addio. Si sciolgono nella tristezza, nelle lacrime, le folle disseminate in tutta Italia per quel titolo europeo che non centriamo da 30 anni […]. Il golden goal di monsieur Trezeguet, campione d'Europa, è stato un durissimo colpo al famoso cul di Zoff. ([[Aldo Biscardi]]) *Non ce l'ho con Zoff in persona. Volevo solo dire che c'è stata una scelta sbagliata, cattiva, sciagurata, quella di impostare in quel modo la marcatura su Zidane [...]. Era lui la fonte del gioco avversario. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Possibile che solo io abbia notato questa mostruosità tecnica? La mia critica, sia chiaro, è esclusivamente tecnica. ([[Silvio Berlusconi]]) *Pires, entrato da poco, dopo una serie di dribbling arriva sul fondo a sinistra e crossa come può. Faccio un passo indietro per prenderla di prima. È quel tipo di colpo che può andare sopra la curva o all'incrocio. È un gol unico [...] e con il senno di poi penso che sia la rete più bella e importante della mia carriera. ([[David Trezeguet]]) *{{NDR|Commentando il 2-1 della Francia}} Poi la palla è per Cannavaro, ora per Albertini, la perdiamo però, Pires, attenzione va verso il fondo, Pires pericolo, parte il cross... Wiltord gol! La Francia è campione d'Europa. Trézéguet ha segnato il 2 a 1 per la Francia, ed è finita come peggio non poteva. Abbiamo cullato a lungo il sogno d'illusione di conquistare il titolo europeo che era alla nostra portata, abbiamo subito il pareggio a tempo ampiamente scaduto, ora Trézéguet porta in vantaggio la Francia. La disperazione, la delusione dei nostri giocatori, l'esultanza dei francesi. ([[Bruno Pizzul]]) *Quella finale aveva un sapore particolare perché molti di noi giocavano già in Italia. Era una specie di derby e davanti avevamo dei grandi giocatori: Maldini, Nesta, Cannavaro, Totti, Del Piero. Non eravamo a nostro agio. ([[David Trezeguet]]) *Questa è la bella ma sfortunata finale di Rotterdam. Fu la prima partita da titolare che feci, fino alla semifinale non avevo mai giocato, giocai secondo tempo e supplementari. Zoff mi vide in forma e mi fece giocare al posto di Inzaghi, Montella e Del Piero. A volte è destino, se dovessimo rigiocare quel minuto finale staremmo parlando di un'altra conclusione. 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([[Dino Zoff]]) ==Voci correlate== *[[Nazionale di calcio dell'Italia]] *[[Nazionale di calcio della Francia]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{Campionato europeo di calcio}} [[Categoria:Eventi degli anni 2000]] [[Categoria:Incontri di calcio storici]] ssiqogsaty96is48w5ajp6pcgvepoe8 Discussioni utente:-revi 3 215109 1422417 1350036 2026-08-02T15:40:47Z Pathoschild 2615 global user pages ([[m:Synchbot|requested by Revi C.]]) 1422417 wikitext text/x-wiki #REDIRECT [[User talk:Revi C.]] o9z79lcc9a9pfmqmrod5w3eyk4q9i0o Utente:-revi 2 215110 1422411 1350037 2026-08-02T15:04:48Z Pathoschild 2615 global user pages ([[m:Synchbot|requested by Revi C.]]) 1422411 wikitext text/x-wiki #REDIRECT [[User:Revi C.]] 88g0cv17whfgb1wkeh281mptujwtlut Michele Ferrero 0 215304 1422494 1351696 2026-08-03T11:57:09Z Vale93b 2254 /* Altri progetti */ 1422494 wikitext text/x-wiki '''Michele Ferrero''' (1925 – 2015), imprenditore italiano. {{Int|Citato in ''[https://www.lastampa.it/economia/2015/02/15/news/michele-ferrero-il-segreto-del-successo-pensare-diverso-dagli-altri-e-non-tradire-il-cliente-1.35294514/ Michele Ferrero: "Il segreto del successo? Pensare diverso dagli altri e non tradire il cliente"]''|Intervista di [[Mario Calabresi]] realizzata nel 2010 e pubblicata su ''lastampa.it'', 15 febbraio 2015.|h=2}} *Il mio segreto? Fare sempre diverso dagli altri, avere fede, tenere duro e mettere ogni giorno al centro la [[Valeria]]. [...] La Valeria è la padrona di tutto, l'amministratore delegato, colei che può decidere del tuo successo o della tua fine, quella che devi rispettare, che non devi mai tradire ma capire fino in fondo. [...] La Valeria è la mamma che fa la spesa, la nonna, la zia, è il consumatore che decide cosa si compra ogni giorno. È lei che decide che Wal-Mart sia il più grande supermercato del mondo, che decreta il successo di un'idea e di un prodotto e se un giorno cambia idea e non viene più da te e non ti compra più, allora sei rovinato. Sei finito senza preavviso, perché non ti manda una lettera dell'avvocato per avvisare che taglia il contratto, semplicemente ha deciso di andare da un'altra parte, di non comprarti più. *{{NDR|Sul [[Mon Chéri]]}} [...] dicevo della Germania: quando siamo arrivati era il dopoguerra, un Paese ancora pieno di macerie con i segni del conflitto, triste, depresso, in cui gli italiani erano visti malissimo. Ci consideravano traditori, malfattori e infidi, convincerli a comprare qualcosa da noi era una missione quasi impossibile. Cominciai ad andare dai distributori con l'idea di vendere cioccolatini in pezzo singolo, con dentro il liquore e la ciliegia. Mi dicevano che bisognava fare delle scatole, non degli incarti singoli, perché solo quelle si potevano mettere sugli scaffali dei negozi e quelle si vendevano. Io rispondevo che stavano mesi sugli scaffali e le persone le compravano solo per le grandi occasioni, per fare regali. Io invece pensavo a qualcosa che risollevasse il morale, che addolcisse ogni giorno la vita dei tedeschi: c'era il cioccolato, la ciliegia e c'era il liquore che scaldava in quell'epoca fredda e con scarsi riscaldamenti. Qualcosa che avesse una carta invogliante, elegante, lussuosa, di un rosso fiammante, che desse l'idea di una piccola festa ad un prezzo accessibile a tutti. Insistetti finché non trovai un uomo intelligente che si fece conquistare dalla mia idea. La Valeria tedesca aveva bisogno di essere confortata, di sentirsi bene ogni giorno, di potersi fare un piccolo regalo: poteva funzionare tra fidanzati, tra marito e moglie e non c'era bisogno di aspettare feste o ricorrenze. *{{NDR|Sul [[Kinder Sorpresa]]}} [...] pensai che l'uovo di cioccolato non poteva essere una cosa che si vendeva e si mangiava una volta all'anno, a Pasqua. Però ci voleva qualcosa di più piccolo, che si potesse comprare ogni giorno a poco prezzo, ma doveva ripetere quell'esperienza e allora ci voleva anche la sorpresa, ma in miniatura. Pensai alla [...] mamma, che così poteva premiare il suo bambino perché aveva preso un bel voto a scuola, alla [...] nonna che lo regalava per sentirsi dire: "Sei la più bella nonna del mondo" o alla [...] zia che riusciva così a strappare al nipotino quel bacio e quell'abbraccio che faticavano sempre a conquistare. Ma così tanto cioccolato poteva preoccupare le mamme, allora pensai di rovesciare l'assunto tradizionale pubblicizzando che c'era "più latte e meno cacao", quale miglior sensazione per una mamma di dare più latte al suo bambino? Così mi decisi e ordinai venti macchine per produrre ovetti, ma in azienda pensarono di aver capito male o che fossi diventato matto e non fecero partire l'ordine. Poi chiesero a mia moglie Maria Franca se la firma sull'ordine era davvero mia, lei confermò, ma per far partire la cosa dovetti intervenire di persona. Le obiezioni erano fortissime, dicevano che sarebbe stato un flop, che le uova si vendevano solo a Pasqua e allora io sbottai e dissi: "Da domani sarà Pasqua tutti i giorni". *Ecco cosa significa fare diverso da tutti gli altri. Tutti facevano il cioccolato solido e io l'ho fatto cremoso ed è nata la [[Nutella]] [...]; tutti pensavano che il tè potesse essere solo quello con la bustina e caldo e io l'ho fatto freddo e senza bustina. L'[[Estathé]] per dieci anni non è esploso, ma io non mi sono scoraggiato, perché ero convinto che ci voleva tempo ma che l'intuizione era giusta [...]. Un unico rammarico: averlo lanciato solo in Italia, ma mi spaventavano con le indagini di mercato e non vollero portarlo in Francia e così oggi il mercato estero è già pieno di concorrenti. E poi ci inventammo uno scatolino morbido e leggerissimo che era una novità assoluta e la cannuccia... *Sa perché ho potuto fare tutto questo? Per il fatto di essere una famiglia e di non essere quotati in Borsa: questo ha permesso di crescere con serenità, di avere piani di lungo periodo, di saper aspettare e non farsi prendere dalla frenesia dei su e giù quotidiani. ==Citazioni su Michele Ferrero== *Desidero dire che le aziende sane non devono quotarsi in [[borsa valori|borsa]]. Ferrero mi confidò: non voglio che nessuno si impicci dei fatti miei. ([[Alfredo Ambrosetti]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ferrero, Michele}} [[Categoria:Imprenditori italiani]] 8f8fznjj86pnrwjbdebeuaxa7hh8kx1 Discussioni utente:Tonfomega 3 217563 1422444 1366383 2026-08-02T22:34:13Z Superpes15 13109 Superpes15 ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Pondomega]] a [[Discussioni utente:Tonfomega]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Pondomega|Pondomega]]" a "[[Special:CentralAuth/Tonfomega|Tonfomega]]" 1366383 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 19:20, 16 feb 2025 (CET)}} 19il7xyxop1ax0x2crsnyxy1xkmmjdb Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie/Voci 4 219244 1422479 1422296 2026-08-03T08:41:48Z Spinoziano 2297 1422479 wikitext text/x-wiki __NOTOC__ ==Voci create o ampliate nell'ambito del progetto Mappe letterarie== {{vedi anche|Wikiquote:GLAM/Mappe letterarie Libervie}} Totale provvisorio: '''258''' voci create e '''75''' ampliate. {{MultiCol}} ===Persone=== ====Create==== #[[Alfredo Pioda]] - <small>2025-05-29</small> #[[Felice Menghini]] - <small>2025-05-29</small> #[[Giorgio Orelli]] - <small>2025-05-29</small> #[[Vittore Frigerio]] - <small>2025-05-30</small> #[[Dante Bertolini]] - <small>2025-05-30</small> #[[Giovanni Orelli]] - <small>2025-05-30</small> #[[Giovanni Bonalumi]] - <small>2025-05-30</small> #[[Karl Viktor von Bonstetten]] - <small>2025-06-05</small> #[[Douglas William Freshfield]] - <small>2025-06-05</small> #[[Plinio Martini]] - <small>2025-06-07</small> #[[Giuseppe Zoppi]] - <small>2025-06-07</small> #[[Piero Bianconi]] - <small>2025-06-07</small> #[[Angelo Casè]] - <small>2025-06-10</small> #[[Stefano Franscini]] - <small>2025-06-12</small> #[[Mario Medici]] - <small>2025-06-13</small> #[[Hermann Burger]] - <small>2025-06-19</small> #[[Gerhart Hauptmann]] - <small>2025-06-23</small> #[[Giuseppe Curti]] - <small>2025-06-23</small> #[[Gaspero Barbera]] - <small>2025-06-23</small> #[[Alexandre Cingria]] - <small>2025-06-23</small> #[[Emil Balmer]] - <small>2025-06-24</small> #[[Maurice Chappaz]] - <small>2025-06-26</small> #[[Carl Spitteler]] - <small>2025-06-30</small> #[[Klaus Schädelin]] - <small>2025-06-30</small> #[[Eyvind Johnson]] - <small>2025-06-30</small> #[[Guido Calgari]] - <small>2025-08-23</small> #[[Elena Bonzanigo]] - <small>2025-08-23</small> #[[Oskar Keller]] - <small>2025-08-30</small> #[[Franco Beltrametti]] - <small>2025-09-05</small> #[[Gonzague de Reynold]] - <small>2025-09-05</small> #[[Rainis]] - <small>2025-09-12</small> #[[Pietro Peri]] - <small>2025-09-13</small> #[[Mario Agliati]] - <small>2025-09-13</small> #[[Benito Mazzi]] - <small>2025-09-23</small> #[[Siro Borrani]] - <small>2025-09-24</small> #[[Giovanni Laini]] - <small>2025-10-02</small> #[[Jean Alexandre Buchon]] - <small>2025-10-08</small> #[[Friedrich von Matthisson]] - <small>2025-10-08</small> #[[Gabriele Alberto Quadri]] - <small>2025-10-09</small> #[[Giovanni Anastasi (giornalista)]] - <small>2025-10-13</small> #[[Albert Dauzat]] - <small>2025-10-27</small> #[[S. 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<small>2025-06-10/09-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Samuel_Butler&diff=1387546&oldid=1350767 +8] #[[Giovanni Battista Angioletti]] - <small>2025-06-13/2026-03-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Battista_Angioletti&diff=1408293&oldid=1279447 +4] #[[Patricia Highsmith]] - <small>2025-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Patricia_Highsmith&diff=prev&oldid=1380386 +4] #[[Filippo Sacchi]] - <small>2025-06-20/2026-07-18</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Filippo_Sacchi&diff=1421064&oldid=1321732 +20] #[[Giosuè Carducci]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giosu%C3%A8_Carducci&diff=1380830&oldid=1378905 +1] #[[Dario Fo]] - <small>2025-06-23</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dario_Fo&diff=prev&oldid=1380859 +2] #[[Joseph Victor Widmann]] - <small>2025-06-24</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Joseph_Victor_Widmann&diff=1381194&oldid=1353343 +1] #[[Ernest Hemingway]] - <small>2025-06-24/2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Ernest_Hemingway&diff=1415794&oldid=1366444 +6] #[[Luigi Pirandello]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luigi_Pirandello&diff=prev&oldid=1386708 +1] #[[Friedrich Glauser]] - <small>2025-08-22/2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Friedrich_Glauser&diff=1415663&oldid=1035116 +3] #[[Eugenio Montale]] - <small>2025-08-22</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Eugenio_Montale&diff=prev&oldid=1386712 +1] #[[Max Frisch]] - <small>2025-08-23/2026-05-29</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Max_Frisch&diff=1414815&oldid=1309202 +12] #[[Piero Chiara]] - <small>2025-08-23/2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Piero_Chiara&diff=1412892&oldid=1343130 +12] #[[Günter Grass]] - <small>2025-10-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=G%C3%BCnter_Grass&diff=1390762&oldid=1353436 +1] #[[Paolo Buzzi]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Paolo_Buzzi&diff=1391714&oldid=1255270 +1] #[[Giuseppe Antonio Borgese]] - <small>2025-10-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giuseppe_Antonio_Borgese&diff=1392429&oldid=1372072 +1] #[[Giorgio Scerbanenco]] - <small>2025-10-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Scerbanenco&diff=1393195&oldid=1325784 +1] #[[Emilio Comba]] - <small>2025-10-31</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Emilio_Comba&diff=1393527&oldid=1092758 +2] #[[Mario Soldati]] - <small>2025-12-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Mario_Soldati&diff=prev&oldid=1396275 +1] #[[Delio Tessa]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Delio_Tessa&diff=1399964&oldid=1267375 +4] #[[David Herbert Lawrence]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=David_Herbert_Lawrence&diff=1399970&oldid=1253939 +1] #[[Alberto Arbasino]] - <small>2026-01-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Alberto_Arbasino&diff=1399976&oldid=1383380 +1] #[[Anonimo]] - <small>2026-03-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Anonimo&diff=1408413&oldid=1343155 +1] #[[Riccardo Bacchelli]] - <small>2026-03-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Riccardo_Bacchelli&diff=1408645&oldid=1372502 +2] #[[Brenno Bertoni]] - <small>2026-04-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Brenno_Bertoni&diff=prev&oldid=1409068 +1] #[[Giorgio Bocca]] - <small>2026-04-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giorgio_Bocca&diff=1410651&oldid=1405095 +16] #[[Charles de Brosses]] - <small>2026-04-28</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_de_Brosses&diff=1411849&oldid=1294829 +8] #[[Antonia Susan Byatt]] - <small>2026-04-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Antonia_Susan_Byatt&diff=prev&oldid=1412099 +1] #[[Achille Giovanni Cagna]] - <small>2026-04-30/05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Achille_Giovanni_Cagna&diff=1414568&oldid=1263016 +15] #[[Dino Campana]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dino_Campana&diff=1412486&oldid=1404936 +1] #[[Elias Canetti]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Elias_Canetti&diff=1412496&oldid=1372282 +1] #[[Cesare Cantù]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cesare_Cant%C3%B9&diff=1412497&oldid=1403453 +2] #[[Valentino Carrera]] - <small>2026-05-04</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valentino_Carrera&diff=1412500&oldid=1369912 +1] #[[François-René de Chateaubriand]] - <small>2026-05-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Fran%C3%A7ois-Ren%C3%A9_de_Chateaubriand&diff=1412755&oldid=1409731 +1] #[[Francesco Chiesa]] - <small>2026-05-08</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Chiesa&diff=1412901&oldid=1395198 +2] #[[Maria Antonietta Torriani]] - <small>2026-05-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Maria_Antonietta_Torriani&diff=1413111&oldid=1357117 +1] #[[Francesco Dall'Ongaro]] - <small>2026-05-12</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Francesco_Dall%27Ongaro&diff=prev&oldid=1413190 +1] #[[Charles Dickens]] - <small>2026-05-14</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Charles_Dickens&diff=1413364&oldid=1371781 +3] #[[Daphne du Maurier]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Daphne_du_Maurier&diff=1413488&oldid=1321521 +1] #[[Umberto Eco]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Umberto_Eco&diff=1413490&oldid=1406799 +1] #[[Enrico Emanuelli]] - <small>2026-05-16</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Enrico_Emanuelli&diff=prev&oldid=1413610 +1] #[[Giovanni Faldella]] - <small>2026-05-16/05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Giovanni_Faldella&diff=1414482&oldid=1325297 +50] #[[E. M. Forster]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=E._M._Forster&diff=1414590&oldid=1407926 +1] #[[Franco Fortini]] - <small>2026-05-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Franco_Fortini&diff=1414592&oldid=1390426 +1] #[[Aurelio Garobbio]] - <small>2026-05-30</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Aurelio_Garobbio&diff=1414894&oldid=824992 +3] #[[Théophile Gautier]] - <small>2026-06-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Th%C3%A9ophile_Gautier&diff=1415176&oldid=1384122 +1] #[[Guido Gozzano]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Guido_Gozzano&diff=1415666&oldid=1378895 +1] #[[Dante Graziosi]] - <small>2026-06-05</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Dante_Graziosi&diff=1415673&oldid=932528 +1] #[[Hermann Hesse]] - <small>2026-06-06</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Hermann_Hesse&diff=1415809&oldid=1380163 +4] #[[Thomas Jefferson]] - <small>2026-06-09</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Thomas_Jefferson&diff=prev&oldid=1416107 +1] #[[Laura Mancinelli]] - <small>2026-06-11</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Laura_Mancinelli&diff=1416446&oldid=1281229 +8] #[[Erich Maria Remarque]] - <small>2026-07-07/07-10</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Erich_Maria_Remarque&diff=1419816&oldid=1398466 +4] #[[Gianni Rodari]] - <small>2026-07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Gianni_Rodari&diff=1420702&oldid=1390639 +15] #[[John Ruskin]] - <small>2026-07-18</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=John_Ruskin&diff=1420761&oldid=1261858 +1] #[[Montesquieu]] - <small>2026-08-01</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Montesquieu&diff=1422287&oldid=1294862 +3] #[[Vittorio Sereni]] - <small>2026-08-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vittorio_Sereni&diff=1422474&oldid=1129393 +2] #[[Johann Gottfried Seume]] - <small>2026-08-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Johann_Gottfried_Seume&diff=1422477&oldid=1216673 +1] ===Opere=== ====Create==== #[[Senza uscita (Dickens e Collins)]] - <small>2026-05-14</small> {{ColBreak}} ===Tematiche=== ====Create==== #[[Fusio]] - <small>2025-05-29</small> #[[Val Poschiavo]] - <small>2025-05-29</small> #[[Chiesa dei Santi Fedele e Simone]] - <small>2025-05-29</small> #[[Lago di Lugano]] - <small>2025-05-30</small> #[[Ascona]] - <small>2025-06-03</small> #[[Valle Verzasca]] - <small>2025-06-05</small> #[[Val Bavona]] - <small>2025-06-05</small> #[[Basòdino]] - <small>2025-06-05</small> #[[Cevio]] - <small>2025-06-05</small> #[[Prato (Lavizzara)]] - <small>2025-06-07</small> #[[Cavergno]] - <small>2025-06-07</small> #[[Mendrisio]] - <small>2025-06-10</small> #[[Verdabbio]] - <small>2025-06-10</small> #[[Pian San Giacomo]] - <small>2025-06-10</small> #[[San Bernardino (Mesocco)]] - <small>2025-06-10</small> #[[Passo del San Gottardo]] - <small>2025-06-10</small> #[[Locarno]] - <small>2025-06-10</small> #[[Stadio del Lido]] - <small>2025-06-10</small> #[[Maggia (fiume)]] - <small>2025-06-11</small> #[[Bedretto]] - <small>2025-06-12</small> #[[Riva San Vitale]] - <small>2025-06-13</small> #[[Chiesa di San Vitale (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small> #[[Battistero di San Giovanni (Riva San Vitale)]] - <small>2025-06-13</small> #[[Canton Ticino]] - <small>2025-06-20</small> #[[Terre di Pedemonte]] - <small>2025-06-20</small> #[[Ponte Brolla]] - <small>2025-06-20</small> #[[Passo del Bernina]] - <small>2025-06-23</small> #[[Monte Generoso]] - <small>2025-06-23</small> #[[Brissago]] - <small>2025-06-23</small> #[[Arcegno]] - <small>2025-06-24</small> #[[Brione Verzasca]] - <small>2025-06-26</small> #[[Passo di Redorta]] - <small>2025-06-26</small> #[[Passo del San Bernardino]] - <small>2025-06-30</small> #[[Mergoscia]] - <small>2025-08-22</small> #[[Monte Verità]] - <small>2025-08-22</small> #[[Spruga]] - <small>2025-08-23</small> #[[Casa Serodine]] - <small>2025-08-23</small> #[[Chiesa della Santissima Trinità dei Monti]] - <small>2025-08-24</small> #[[Casa Rusca]] - <small>2025-08-24</small> #[[Castello Visconteo (Locarno)]] - <small>2025-08-24</small> #[[Chiesa dei Santi Abbondio e Andrea]] - <small>2025-08-30</small> #[[Sant'Abbondio (Gambarogno)]] - <small>2025-08-30</small> #[[Indemini]] - <small>2025-08-30</small> #[[Monte Tamaro]] - <small>2025-08-30</small> #[[Monte Gradiccioli]] - <small>2025-08-30</small> #[[Dirinella]] - <small>2025-08-30</small> #[[Stazione di Bellinzona]] - <small>2025-08-30</small> #[[Santuario della Madonna del Sasso (Orselina)]] - <small>2025-09-03</small> #[[Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria (Locarno)]] - <small>2025-09-04</small> #[[Chiesa di San Quirico (Minusio)]] - <small>2025-09-06</small> #[[Castagnola-Cassarate-Ruvigliana]] - <small>2025-09-13</small> #[[Intragna (Centovalli)]] - <small>2025-09-22</small> #[[Valle Onsernone]] - <small>2025-09-22</small> #[[Auressio]] - <small>2025-09-22</small> #[[Monte Limidario]] - <small>2025-09-23</small> #[[Golino (Centovalli)]] - <small>2025-09-24</small> #[[Isola di Sant'Apollinare]] - <small>2025-10-02</small> #[[Cima di Medeglia]] - <small>2025-10-08</small> #[[Monte Ceneri]] - <small>2025-10-08</small> #[[Gambarogno]] - <small>2025-10-09</small> #[[Magadino]] - <small>2025-10-09</small> #[[Canobbio]] - <small>2025-10-09</small> #[[Paradiso (Svizzera)]] - <small>2025-10-13</small> #[[Val Fedoz]] - <small>2025-10-20</small> #[[San Carlo (Cevio)]] - <small>2025-10-24</small> #[[Poschiavo]] - <small>2025-10-27</small> #[[Casaccia (Bregaglia)]] - <small>2025-10-31</small> #[[Campo (Svizzera)]] - <small>2025-11-04</small> #[[Niva (Campo)]] - <small>2025-11-04</small> #[[Linescio]] - <small>2025-11-06</small> #[[Rovana]] - <small>2025-11-06</small> #[[Cerentino]] - <small>2025-11-06</small> #[[Boschetto (Cevio)]] - <small>2025-11-06</small> #[[Monastero di Santa Maria Assunta (Bellinzona)]] - <small>2025-11-12</small> #[[Gordevio]] - <small>2025-11-24</small> #[[Brusio]] - <small>2025-12-01</small> #[[San Romerio]] - <small>2025-12-03</small> #[[Arbedo-Castione]] - <small>2025-12-10</small> #[[Bellinzona]] - <small>2025-12-10</small> #[[Lumino]] - <small>2025-12-11</small> #[[Passo San Lucio]] - <small>2025-12-15</small> #[[Sementina]] - <small>2025-12-17</small> #[[Camorino]] - <small>2025-12-17</small> #[[Balerna]] - <small>2025-12-17</small> #[[Chiasso]] - <small>2026-01-09</small> #[[Distretto di Locarno]] - <small>2026-03-25</small> #[[Bavona]] - <small>2026-03-25</small> #[[Berzona]] - <small>2026-03-26</small> #[[La Baronata]] - <small>2026-03-28</small> #[[Passo di Cristallina]] - <small>2026-03-30</small> #[[Bolle di Magadino]] - <small>2026-03-31</small> #[[Chiesa di San Bartolomeo (Maggia)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Sacro Monte di Brissago]] - <small>2026-04-02</small> #[[Isole di Brissago]] - <small>2026-04-02</small> #[[Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (Gambarogno)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Centovalli (valle)]] - <small>2026-04-02</small> #[[Cardada]] - <small>2026-04-02</small> #[[Minusio]] - <small>2026-04-03</small> #[[Rasa (Svizzera)]] - <small>2026-04-03</small> #[[Chiesa dei Santi Carpoforo e Gottardo]] - <small>2026-04-03</small> #[[Vogorno]] - <small>2026-04-03</small> #[[Verzasca (fiume)]] - <small>2026-04-03</small> #[[Corippo]] - <small>2026-04-03</small> #[[Verdasio]] - <small>2026-04-04</small> #[[Losone]] - <small>2026-04-04</small> #[[Bignasco]] - <small>2026-04-05</small> #[[Sornico]] - <small>2026-04-11</small> #[[Diga di Contra]] - <small>2026-04-11</small> #[[Passo di Bosco]] - <small>2026-04-14</small> #[[Bosco Gurin]] - <small>2026-04-14</small> #[[Museum Walserhaus]] - <small>2026-04-14</small> #[[Val d'Ossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Repubblica partigiana dell'Ossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Santa Maria Maggiore (Italia)]] - <small>2026-04-15</small> #[[Villadossola]] - <small>2026-04-15</small> #[[Battaglia di Gravellona Toce]] - <small>2026-04-15</small> #[[Muralto]] - <small>2026-04-17</small> #[[Melezzo Orientale]] - <small>2026-04-18</small> #[[Verscio]] - <small>2026-04-18</small> #[[Chiesa di San Francesco d'Assisi (Locarno)]] - <small>2026-04-24</small> #[[Piano di Magadino]] - <small>2026-04-25</small> #[[Chiesa della Madonna della Fontana (Ascona)]] - <small>2026-04-27</small> #[[Palazzo Borromeo (Isola Bella)]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isola Bella (Lago Maggiore)]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isola Madre]] - <small>2026-04-28</small> #[[Isole Borromee]] - <small>2026-04-28</small> #[[Colosso di san Carlo Borromeo]] - <small>2026-04-28</small> #[[Buccione]] - <small>2026-04-30</small> #[[Sacro Monte di Orta]] - <small>2026-04-30</small> #[[Mottarone]] - <small>2026-04-30</small> #[[Val Vigezzo]] - <small>2026-05-06</small> #[[Foroglio]] - <small>2026-05-08</small> #[[Sonlerto]] - <small>2026-05-08</small> #[[Chiesa di San Michele (Centovalli)]] - <small>2026-05-08</small> #[[Monte Camoghè]] - <small>2026-05-08</small> #[[Monte Brè]] - <small>2026-05-08</small> #[[Madom da Sgióf]] - <small>2026-05-09</small> #[[Chiesa di San Bartolomeo (Verzasca)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Peccia (Lavizzara)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Giumaglio]] - <small>2026-05-11</small> #[[Chiesa di Sant'Eufemia (Novara)]] - <small>2026-05-11</small> #[[Vairano (Gambarogno)]] - <small>2026-05-12</small> #[[Grand Hotel des Iles Borromées]] - <small>2026-05-13</small> #[[Passo del Sempione]] - <small>2026-05-14</small> #[[Gola di Gondo]] - <small>2026-05-14</small> #[[Ganterbrücke]] - <small>2026-05-14</small> #[[Macugnaga]] - <small>2026-05-15</small> #[[Stresa]] - <small>2026-05-20</small> #[[Isola dei Pescatori]] - <small>2026-05-21</small> #[[Villa Branca]] - <small>2026-05-21</small> #[[Palazzo Bolongaro]] - <small>2026-05-22</small> #[[Eremo di Santa Caterina del Sasso]] - <small>2026-05-22</small> #[[Gattico]] - <small>2026-05-23</small> #[[Angera]] - <small>2026-05-25</small> #[[Castelli di Cannero]] - <small>2026-05-25</small> #[[Rocca di Arona]] - <small>2026-05-26</small> #[[Intra]] - <small>2026-05-26</small> #[[Pella (Italia)]] - <small>2026-05-27</small> #[[Ticino (fiume)]] - <small>2026-05-27</small> #[[Camedo]] - <small>2026-05-27</small> #[[Borgnone]] - <small>2026-05-28</small> #[[Ghiacciaio del Basodino]] - <small>2026-05-30</small> #[[Menzonio]] - <small>2026-05-30</small> #[[Diveria]] - <small>2026-06-01</small> #[[Liceo classico Carlo Alberto]] - <small>2026-06-05</small> #[[Stazione di Stresa]] - <small>2026-06-06</small> #[[Cugnasco]] - <small>2026-06-08</small> #[[Ronco sopra Ascona]] - <small>2026-06-08</small> #[[Novara]] - <small>2026-06-09</small> #[[Chiesa di San Martino di Tours (Ronco sopra Ascona)]] - <small>2026-06-10</small> #[[Basilica di San Giulio]] - <small>2026-06-11</small> #[[Brontallo]] - <small>2026-06-12</small> #[[Roseto (Cevio)]] - <small>2026-06-13</small> #[[Bagni di Craveggia]] - <small>2026-06-20</small> #[[Meis (Re)]] - <small>2026-06-20</small> #[[Ponte del Maglione]] - <small>2026-06-20</small> #[[Val Formazza]] - <small>2026-06-22</small> #[[Ferrovia Bellinzona-Locarno]] - <small>2026-06-22</small> #[[Val Lavizzara]] - <small>2026-07-04</small> #[[Nigoglia]] - <small>2026-07-17</small> #[[Grand Hôtel Locarno]] - <small>2026-07-18</small> #[[Collegio Papio]] - <small>2026-07-18</small> #[[Tegna]] - <small>2026-07-20</small> #[[Chiesa della Madonna delle Grazie (Maggia)]] - <small>2026-07-20</small> #[[Monti di Motti]] - <small>2026-07-20</small> #[[Premia]] - <small>2026-07-25</small> #[[Valle Anzasca]] - <small>2026-07-25</small> #[[Passo del Gries]] - <small>2026-07-25</small> #[[Capolago (Mendrisio)]] - <small>2026-07-29</small> #[[Arzo (Mendrisio)]] - <small>2026-07-29</small> #[[Basilica di San Gaudenzio]] - <small>2026-08-01</small> ====Ampliate==== #[[Lago Maggiore]] - <small>2025-06-10/2026-07-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_Maggiore&diff=1421840&oldid=1331744 +23] #[[Vallemaggia]] - <small>2025-06-20/2026-07-27</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Vallemaggia&diff=1421831&oldid=1379295 +9] #[[Lugano]] - <small>2025-10-13</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lugano&diff=1391715&oldid=1388770 +2] #[[Svizzera]] - <small>2025-12-01/2026-04-02</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Svizzera&diff=1409457&oldid=1331873 +2] #[[Lago d'Orta]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Lago_d%27Orta&diff=1420701&oldid=1309879 +9] #[[Isola di San Giulio]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Isola_di_San_Giulio&diff=1420704&oldid=1300342 +10] #[[Orta San Giulio]] - <small>2026-04-30/07-17</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Orta_San_Giulio&diff=1420705&oldid=1271834 +2] #[[Monte Rosa]] - <small>2026-05-15</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Monte_Rosa&diff=1413466&oldid=1377667 +1] #[[Cascata del Toce]] - <small>2026-05-15/07-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Cascata_del_Toce&diff=1421643&oldid=1332074 +2] #[[Luino]] - <small>2026-05-26/2026-08-03</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Luino&diff=1422475&oldid=1289832 +3] #[[Domodossola]] - <small>2026-05-26</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Domodossola&diff=1414481&oldid=1413366 +1] #[[Valle Cannobina]] - <small>2026-06-20</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Valle_Cannobina&diff=1417618&oldid=1416242 +1] #[[Toce]] - <small>2026-07-25</small> [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Toce&diff=1421659&oldid=1418293 +1] {{EndMultiCol}} 3uxh06quju62ft75g2h6rzezeff8ocm Magadino 0 221314 1422478 1412501 2026-08-03T08:38:57Z Spinoziano 2297 +1 1422478 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Magadino Kirche.jpg|thumb|Magadino]] Citazioni su '''Magadino''', frazione di [[Gambarogno]]. *Magadino, il villaggio del lago forse più conosciuto in Europa dopo Arona, è forse il meno degno di esserlo per tutto che non è commercio. Dieci case, in cui nove depositi di merci, otto venditori di tabacco, sette caffè, sei spedizionieri, cinque alberghi, quattro pubblici funzionarii, tre uffici, due bigliardi, e dappertutto un odor di formaggio che assassina. ([[Valentino Carrera]]) *​Passai la notte dove il Ticino entra nel lago, a Magadino, in una casa passabile, tra monti impervi. Il giorno seguente ripresi il cammino lungo il fiume, verso Bellinzona, e in pochi giorni raggiunsi il Gottardo. ([[Johann Gottfried Seume]]) *Per andare da Lugano al Lago Maggiore ho di nuovo valicato il Monte Ceneri, un tempo così noto per gli assalti di banditi che vi si rifugiavano dalla Lombardia, dal Piemonte e da altre parti del Ticino, attraverso le sue valli strette e boscose. Ora in questo luogo temuto c'è un presidio militare, e niente può distrarci dall'ammirare le bellezze del paese. Un villaggio tutto nuovo si va sviluppando ogni giorno, Magadino, da questa parte del Lago Maggiore, davanti a Locarno. ([[Jean Alexandre Buchon]]) ==Voci correlate== *[[Bolle di Magadino]] *[[Lago Maggiore]] *[[Piano di Magadino]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Luoghi della Svizzera]] 9ww5036tog9m1k2zcbmekqrthl7sxxd Balla coi lupi 0 221381 1422404 1422337 2026-08-02T12:14:04Z Udiki 86035 Annullata la modifica [[Special:Diff/1422337|1422337]] di [[Special:Contributions/~2026-42660-37|~2026-42660-37]] ([[User talk:~2026-42660-37|discussione]]) stesse motivazioni dell'altra volta. Sono altre le modifiche che devi fare prima di questa 1422404 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Balla coi Lupi |genere=western/drammatico |regista=[[Kevin Costner]] |soggetto=[[Michael Blake]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore=Michael Blake |produttore=Kevin Costner, [[Jim Wilson (produttore cinematografico)|Jim Wilson]] |attori= *[[Kevin Costner]]: Ten. John J. Dunbar/Balla Coi Lupi, Medico #1 *[[Mary McDonnell]]: Alzata Con Pugno *[[Graham Greene (attore)|Graham Greene]]: Uccello Scalciante *[[Rodney A. Grant]]: Vento Nei Capelli *[[Robert Pastorelli]]: Timmons *[[Charles Rocket]]: Ten. Elgin *[[Maury Chaykin]]: Magg. Fambrough *[[Tony Pierce]]: Spivey *[[Kirk Baltz]]: Edwards *[[Wayne Grace]]: Maggiore *[[Larry Joshua]]: Serg. Bauer *[[Donald Hotton]]: Gen. Tide *[[Tom Everett]]: Serg. Pepper *[[Frank P. Costanza]]: Tucker *[[Floyd 'Red Crow' Westerman]]: Dieci Orsi *[[Tantoo Cardinal]]: Scialle Nero *[[Jimmy Herman]]: Vitello Di Pietra *[[Nathan Lee Chasing]]: Ride Coi Denti *[[Wes Studi]]: Guerriero capo Pawnee *[[Elisa Daniel]]: Madre di Christine *[[Annie Costner]]: Christine *[[Michael Horton]]: Capitano Cargill *[[Jim Wilson (produttore cinematografico)|Jim Wilson]]: Medico #2 |doppiatoriitaliani= *[[Michele Gammino]]: Ten. John J. Dunbar/Balla Coi Lupi *[[Cristina Boraschi]]: Alzata Con Pugno *[[Stefano Mondini]]: Uccello Scalciante *[[Vittorio De Angelis]]: Vento Nei Capelli *[[Claudio Fattoretto]]: Timmons *[[Antonio Sanna]]: Ten. Elgin *[[Cesare Barbetti]]: Magg. Fambrough *[[Massimo Pizzirani]]: Spivey *[[Luciano De Ambrosis]]: Maggiore *[[Sandro Iovino]]: Serg. Pepper *[[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Serg. Bauer *[[Giorgio Piazza]]: Gen. Tide *[[Francesco Pannofino]]: Capt. Cargill Scene aggiunte Director's Cut (2003) *Michele Gammino: Ten. John J. Dunbar/Balla Coi Lupi *[[Massimo Corvo]]: Uccello Scalciante *[[Roberto Pedicini]]: Timmons *[[Paolo Lombardi]]: Magg. Fambrough *[[Franco Mannella]]: Spivey *Vittorio De Angelis: Vento Nei Capelli |note= *Vincitore di 7 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]]''' (1991): **Miglior film ([[Jim Wilson (produttore cinematografico)|Jim Wilson]], [[Kevin Costner]]) **Miglior regia (Kevin Costner) **Migliore sceneggiatura non originale ([[Michael Blake]]) **Migliore fotografia ([[Dean Semler]]) **Miglior montaggio ([[Neil Travis]]) **Miglior sonoro ([[Russell Williams II]], [[Jeffrey Perkins]], [[Bill W. Benton]], [[Gregory H. Watkins]]) **Miglior colonna sonora drammatica ([[John Barry]]) }} '''''Balla coi lupi''''', film statunitense del 1990 con [[Kevin Costner]] e [[Mary McDonnell]], regia di Kevin Costner. ==Frasi== {{cronologico}} *{{NDR|Sui [[sioux]]}} Non avevo mai conosciuto gente così allegra, così attaccata alla famiglia e disponibile con i propri simili. La prima parola che mi facevano venire in mente era "armonia". ('''Dunbar''') *Stavo giusto pensando che di tutti i [[Sentiero|sentieri]] importanti della vita... ce n'è uno che importa più degli altri. È il sentiero di un vero essere umano. ('''Uccello Scalciante''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Fambrough''': Vuole vedere la Frontiera?<br>'''Dunbar''': Sissignore. Prima che scompaia. *'''Dunbar''': Come mai non abbiamo visto dei [[Bisonte|bisonti]]?<br>'''Timmons''': Non ci si capisce niente con quelle bestiacce: a volte non si fanno vedere per giorni e giorni, a volte a branchi fitti come i riccioli di una puttana. *'''Dunbar''': Chiedi sempre dei [[Bianco (antropologia)|bianchi]]. Vuoi sempre sapere quanti altri ne arriveranno. Ce ne saranno tanti, amico mio. Più di quanti tu ne possa contare.<br>'''Uccello Scalciante''': Quanti?<br>'''Dunbar''': Come le stelle. ==Citazioni su ''Balla coi lupi''== *Anche se come attore gigioneggia forse un po' troppo, quello di [[Kevin Costner|Costner]] è un debutto alla regia di tutto rispetto. Il messaggio arriva al cuore e alla ragione con citazioni da [[John Ford|Ford]], [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] e [[Sergio Leone|Leone]]. [...] Enorme successo di pubblico che ha decretato la parziale rinascita del genere western. Nel giugno 1992 è poi circolata la versione integrale di quasi 4 ore, dove c'è più spazio per spiegare alcune cose non del tutto chiare nella prima versione. (''[[il Farinotti]]'') *Film epico che nasconde una leggenda (il paradiso perduto), racconta un programma (confondersi con la natura invece di distruggerla) e rappresenta un incubo (distruggere i pellerossa, americani nativi). Esordio nella regia di Costner che sa coniugare le attrattive di un cinema popolare d'azione con la semplicità di un racconto epico che lascia spazio ai sentimenti, ai conflitti psicologici, agli intermezzi umoristici. Si schiera dalla parte giusta senza manicheismo; coinvolge e commuove senza demagogia; suggerisce il sogno (l'utopia) e dà conto del dolore, di quel retaggio di odio e di colpa che fecero delle guerre indiane "il più disperato degli inferni". (''[[il Morandini]]'') *Naturale grandiosità del paesaggio e del cielo (l'ammirevole direzione di fotografia è di Deam Semler), ritmo calmo lento e profondo della narrazione, classicismo dello stile, buone interpretazioni: bello da vedere, «''Balla coi lupi''» sarebbe facile da amare se il copione avesse resistito alla tentazione degli stereotipi. Ogni Sioux (o quasi) è una carissima persona, non soltanto civile, pacifico, generoso, dolce e saggio, ma anche fine filosofo e insieme sapiente pragmatico; ogni militare americano (salvo il protagonista) è un barbaro selvaggio, delinquente, violento, irragionevole e distruttivo, posseduto dallo spirito di rapina, dall'istinto di sopraffazione e dal gusto di uccidere. Anche per il «liberal» più amico degli indiani, è troppo. ([[Lietta Tornabuoni]]) *Sorprendente e coraggioso esordio nella regia di Costner, che rivitalizza un genere dimenticato come il western. Elogi unanimi per le scelte ideologiche (i sioux parlano la loro lingua e vengono sottotitolati). Ma il film è interessante non solo per le prese di posizione a favore dei pellerossa e di una vita in armonia con la natura (sostenute con maggior coerenza in altri film: ''[[Il piccolo grande uomo|Piccolo grande uomo]]'' e ''[[Corvo rosso non avrai il mio scalpo!|Corvo rosso non avrai il mio scalpo]]'') ma soprattutto per la capacità di ridare forza alle immagini, rifiutando molte convenzioni hollywoodiane a favore di un innovativo realismo. (''[[Il Mereghetti]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film sulla guerra di secessione americana]] [[Categoria:Film western]] 9q44m62vekl20cvrgrspuy6z6ij8mvu Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1422462 1422259 2026-08-03T02:05:40Z Danyele 19198 +3 1422462 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo). Le voci ammesse sono: - recenti destub con aggiunta di almeno due citazioni, nel caso di voci create recentemente la voce può rientrare in [[Template:SelezioneNuove]]; - voci recentemente wikificate; - voci recentemente ampliate mediante aggiunte di ricche sezioni (dedicate ad esempio a libri specifici) AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Luigi Meroni]]{{,}} [[Adalberto Bortolotti]]{{,}} [[Giorgio Tosatti]]{{,}} [[Gianfranco Zola]]{{,}} [[Adolfo Omodeo]]{{,}} [[Giacomo Margotti]]{{,}} [[Giosuè Boetto Cohen]]{{,}} [[Duomo di Trento]]{{,}} [[Maurizio Crosetti]]{{,}} [[Frascati]]{{,}} [[Eugenio Donadoni]]{{,}} [[Felice Venosta]]{{,}} [[Fulvio Bernardini]]{{,}} [[Lino Cascioli]]{{,}} [[Théroigne de Méricourt]]{{,}} [[Paolo Arcari]]{{,}} [[Ernesto Buonaiuti]]{{,}} [[Portoferraio]]{{,}} [[Isola d'Elba]]{{,}} [[Pietro Thouar]]{{,}} [[Thomas Malory]]{{,}} [[Emilio Pasquini]]{{,}} [[Renato Serra]]{{,}} [[Enrico Lucherini]]{{,}} [[Enrico Vanzina]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> fammkem775ccuprurzpg078ozyvzdwc Yuval Steinitz 0 226126 1422407 1422336 2026-08-02T12:21:52Z Udiki 86035 Sistemo 1422407 wikitext text/x-wiki [[File:יובל שטייניץ.jpg|thumb|Yuval Steinitz]] '''Yuval Steinitz''' (1958 – vivente), politico israeliano. ==Citazioni su Yuval Steinitz== *Prima di diventare un politico aveva insegnato filosofia occidentale all'Università di Haifa, e sosteneva di prediligere un approccio cartesiano. Come politico però sembrava più influenzato da nazionalisti romantici come Gobineau e Fichte, fautori della purezza della razza come prerequisito per il primato nazionale. ([[Ilan Pappé]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Yuval Steinitz|w_site=en}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Steinitz, Yuval}} [[Categoria:Politici israeliani]] sjgyzf543xpdv19da1pqzjz8b4ac613 Discussioni utente:Can Dağtaş 3 226158 1422409 2026-08-02T12:40:39Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422409 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 14:40, 2 ago 2026 (CEST)}} opo6s87m8jo5co2fbxnivczqy7ignjz Discussioni utente:Byzantine 3 226159 1422418 2026-08-02T16:03:42Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422418 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 18:03, 2 ago 2026 (CEST)}} cfkiahyjdwioyhmidw71x7f2hja2rxz Discussioni utente:Susannacelotti 3 226160 1422422 2026-08-02T18:19:09Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422422 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 20:19, 2 ago 2026 (CEST)}} 9a30mxujgscanlrezq0ikydcc8t3a04 Discussioni utente:Gabry Caruso 3 226161 1422431 2026-08-02T20:42:34Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422431 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 22:42, 2 ago 2026 (CEST)}} l5k39wyxomhovpojajmojluwfz5ijdl Discussioni utente:Storiaditaliayt 3 226166 1422443 2026-08-02T22:33:41Z Superpes15 13109 Superpes15 ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Storiaditaliayt]] a [[Discussioni utente:IannisAnto]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Storiaditaliayt|Storiaditaliayt]]" a "[[Special:CentralAuth/IannisAnto|IannisAnto]]" 1422443 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Discussioni utente:IannisAnto]] 6j0ynvr42wvu6hrgkduzrwq2y11o9m0 Discussioni utente:Pondomega 3 226167 1422445 2026-08-02T22:34:13Z Superpes15 13109 Superpes15 ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Pondomega]] a [[Discussioni utente:Tonfomega]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Pondomega|Pondomega]]" a "[[Special:CentralAuth/Tonfomega|Tonfomega]]" 1422445 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Discussioni utente:Tonfomega]] pay11uqy5i1t13zjl3s8ftuw4oqjocz Discussioni utente:AvonetJaeger 3 226168 1422447 2026-08-02T22:35:51Z Superpes15 13109 Superpes15 ha spostato la pagina [[Discussioni utente:AvonetJaeger]] a [[Discussioni utente:ClioScriptoriumV]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/AvonetJaeger|AvonetJaeger]]" a "[[Special:CentralAuth/ClioScriptoriumV|ClioScriptoriumV]]" 1422447 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Discussioni utente:ClioScriptoriumV]] aegxybewbfxua6ifqgyrjk5u3gsjqtw Discussioni utente:Missileboi 3 226169 1422471 2026-08-03T06:15:52Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422471 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 08:15, 3 ago 2026 (CEST)}} ceis4oyp812w37zlx3dz8qp4z4e7egi Discussioni utente:Ambra88 3 226170 1422472 2026-08-03T07:45:04Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422472 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:45, 3 ago 2026 (CEST)}} tose4xg968e4no5k293fz9jhh29aspo Discussioni utente:Giorgio Costamagna 1966 3 226171 1422473 2026-08-03T08:05:24Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1422473 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 10:05, 3 ago 2026 (CEST)}} gdolx15txwvsb3jp6hxfni95a8nctlo Quattro tocchi di campana 0 226172 1422482 2026-08-03T10:18:21Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{Film |titolo italiano = Quattro tocchi di campana |genere = western |regista = [[Lamont Johnson]] |soggetto = |sceneggiatore = [[Harold Jack Bloom]] |produttore = Harold Jack Bloom, A. Ronald Lubin |attori = *[[Kirk Douglas]]: Will Tenneray *[[Johnny Cash]]: Abe Cross *[[Jane Alexander (attrice 1939)|Jane Alexander]]: Nora Tenneray *[[Karen Black]]: Jenny Simms *[[Dana Elcar]]: Marv Green *[[Robert J. Wilke]]: Tom Cater *[[Keith Carradine]]: giovane pistolero *Eric..." 1422482 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Quattro tocchi di campana |genere = western |regista = [[Lamont Johnson]] |soggetto = |sceneggiatore = [[Harold Jack Bloom]] |produttore = Harold Jack Bloom, A. Ronald Lubin |attori = *[[Kirk Douglas]]: Will Tenneray *[[Johnny Cash]]: Abe Cross *[[Jane Alexander (attrice 1939)|Jane Alexander]]: Nora Tenneray *[[Karen Black]]: Jenny Simms *[[Dana Elcar]]: Marv Green *[[Robert J. Wilke]]: Tom Cater *[[Keith Carradine]]: giovane pistolero *[[Eric Douglas]]: Bud Tenneray *[[Paul Lambert (attore)|Paul Lambert]]: Ed Fleury *[[Raf Vallone]]: Francisco Alvarez *[[James D. Cavasos]]: Newt Hale *[[Philip L. 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Voglio che tu faccia vedere a tuo figlio che non hai bisogno di ammazzare un altro per poter vivere. ==Citazioni su ''Quattro tocchi di campana''== *Il film individua molto bene la condizione sottoproletaria dei pistoleri in un contesto drammatico duro e bruciante. Dialogo vivace e incisivo. (''[[Il Mereghetti]]'') *Un western piuttosto originale, appesantito da una regia senza invenzioni e piuttosto statico (l'azione è concentrata nei minuti finali): le cose migliori sono le notazioni sugli eccessi della folla. (''[[il Morandini]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film western]] hgoh5nwa5kwom32cr9x4zzi4dxgwrx2 1422492 1422482 2026-08-03T10:28:19Z Spinoziano 2297 1422492 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Quattro tocchi di campana |genere = western |regista = [[Lamont Johnson]] |soggetto = |sceneggiatore = [[Harold Jack Bloom]] |produttore = Harold Jack Bloom, A. 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Vuoi che pensi che suo padre non ha altro da insegnargli? Da dargli?<br>'''Will''': Forse è così.<br>'''Nora''': No, non raccontare storie.<br>'''Will''': Per l'amor del cielo, Nora, ma che vuoi da me?<br>'''Nora''': Voglio che tu viva. Voglio che tu faccia vedere a tuo figlio che non hai bisogno di ammazzare un altro per poter vivere. ==Citazioni su ''Quattro tocchi di campana''== *Il film individua molto bene la condizione sottoproletaria dei pistoleri in un contesto drammatico duro e bruciante. Dialogo vivace e incisivo. (''[[il Morandini]]'') *Un western piuttosto originale, appesantito da una regia senza invenzioni e piuttosto statico (l'azione è concentrata nei minuti finali): le cose migliori sono le notazioni sugli eccessi della folla. (''[[Il Mereghetti]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film western]] lrf6s3p41710l7hoh5u8meanaje7onf 4 tocchi di campana 0 226173 1422483 2026-08-03T10:18:52Z Spinoziano 2297 Redirect alla pagina [[Quattro tocchi di campana]] 1422483 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Quattro tocchi di campana]] 7w3mr5rsaokk4hsm0457xc3573wzqau A Gunfight 0 226174 1422485 2026-08-03T10:21:47Z Spinoziano 2297 Redirect alla pagina [[Quattro tocchi di campana]] 1422485 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Quattro tocchi di campana]] 7w3mr5rsaokk4hsm0457xc3573wzqau