Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.19 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Shrek 0 1582 1426252 1404116 2026-09-11T18:31:28Z ~2026-42515-49 107933 /* Frasi */ 1426252 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|altri significati|[[Shrek (disambigua)]]}} {{Film |dimensioneimmagine= 200 |immagine= Happy Shrek (cropped).jpg |didascalia= |titoloitaliano = Shrek |titolooriginale = Shrek |paese = Stati Uniti d'America |anno = 2001 |genere = Animazione |regista = [[Andrew Adamson]] / [[Vicky Jenson]] |sceneggiatore = [[Ted Elliott]], [[Terry Rossio]], [[Roger Schulman]], [[Joe Stillman]] |doppiatorioriginali = *[[Mike Myers]]: Shrek/Topolino Cieco/Narratore *[[Eddie Murphy]]: Ciuchino *[[Cameron Diaz]]: Principessa Fiona *[[John Lithgow]]: Lord Farquaad di Duloc *[[Vincent Cassel]]: Monsieur Hood *[[Peter Dennis]]: cacciatore di orchi *[[Clive Pearse]]: cacciatore di orchi *[[Jim Cummings]]: capitano delle guardie *[[Bobby Block]]: cucciolo di orso *[[Chris Miller]]: Geppetto/Specchio Magico *[[Cody Cameron]]: Pinocchio/Tre Porcellini *[[Michael Galasso]]: Peter Pan *[[Christopher Knights]]: Topolino Cieco/Thelonious *[[Simon J. Smith]]: Topolino Cieco *[[Conrad Vernon]]: Uomo Focaccina |doppiatoriitaliani= *[[Renato Cecchetto]]: Shrek *[[Nanni Baldini]]: Ciuchino *[[Selvaggia Quattrini]]: Principessa Fiona *[[Oreste Rizzini]]: Lord Farquaad *[[Massimiliano Manfredi]]: Monsieur Hood *[[Pino Insegno]]: Specchio magico *[[Fabrizio Mazzotta]]: Tre Porcellini |note = *'''Soggetto''': [[William Steig]] *'''[[:Categoria:Film premi Oscar|Premio Oscar]] (2002)''' come miglior film d'animazione }} '''''Shrek''''', film d'animazione statunitense del 2001, tratta dal [[romanzo]] omonimo del 1990 di [[William Steig]], regia di [[Andrew Adamson]] e [[Vicky Jenson]]. ==[[Incipit]]{{Incipit film}}== {{NDR|Viene mostrato un libro di fiabe che si apre e volta le pagine}} C'era una volta una principessa bellissima, vittima però di un tremendo incantesimo che poteva essere spezzato solo dal primo bacio d'amore. Era rinchiusa in un castello, sorvegliato da un terribile drago sputafuoco. Molti cavalieri coraggiosi avevano tentato di liberarla da quella prigione ma senza successo. Ella attendeva nella fortezza del dragone e nella stanza più remota della torre più alta il suo vero amore e il primo bacio di vero amore. {{NDR|strappa una pagina del libro}} Sì, eheheh! Certo! Aspetta e spera! Che bella ca... {{NDR|rumore dello sciacquone, dopodiché Shrek esce dalla latrina}} ('''Shrek''') == Frasi == {{cronologico}} *Sarà uno spasso, faremo notte fonda, ci scambieremo storielle da uomini e quando sarà mattina cucinerò ciambelle! ('''Ciuchino''') *{{NDR|Rivolto al Lupo Cattivo}} Io vivo in una palude, ho messo i cartelli, sono un [[Orco (folclore)|orco]] spaventoso! Che devo fare per avere un po' di intimità?! ('''Shrek''') *{{NDR|[[Canzoni dai film|Canzone]]}} ''Ora sei a Duloc, la perfetta città <br/>qualche regola c'è, certo servirà <br/>Stare calmi e stare in coda qui va molto di moda <br/>Duloc è il paradisoo <br/>Ehi amico tu e il mulo su pulitevi il… viso! <br/>Duloc èè <br/>Duloc èè <br/>Duloc è il paaaraaadisoooooo!'' ('''Coro di marionette''') *Alcuni potranno morire, ma è un sacrificio che sono pronto a fare. ('''Lord Farquaad''') *Ciuchino, due cose, chiaro? Stai... zitto! ('''Shrek''') *{{NDR|Rivolto alla Draghessa}} Nonononono, nooo. Oh, che denti lunghi che hai. {{NDR|la Draghessa gli ruggisce}} Vo-vo-vo-voglio dire, che denti abbaglianti. Eh, lo so, te lo diranno tutti quelli che ti mangi, ma sicuramente te li sbianchi perché non ho mai visto un sorriso così sfavillante... e... non è che sento una freschezza… alla menta? E... coff! Sai un'altra cosa? Sai un'altra cosa? Sei... sei... un drago femmina! Oh, cielo! Volevo dire, oh ceerto che sei un drago femmina, perché... perché tu trasudi bellezza femminile e... ohm.. Che c'è? Hai qualcosa in un occhio? {{NDR|la Draghessa gli fa un fumo davanti a forma di cuore}} Eh, oh oh... bella, vorrei restare, ma sai, sono... {{NDR|tossisce}} sono asmatico, e non credo che tra noi funzionerebbe nel caso tu facessi cerchi di fumo... Shrek!! ('''Ciuchino''') *{{NDR|Rivolto alla Draghessa}} Vacci, vacci, vacci piano. No, ti prego! Senti, credi che sia salutare imparare a conoscerci per un luungo periodo di tempo...? Di' pure che sono all'antica se vuoi. Sì, non voglio tuffarmi in un, eh... rapporto fisico. Vedi, non sono... emotivamente pronto per... un impegno di tale... rilevanza! È questa la parola che cercavo, rilevanza! Ah... ehi! Questo è contatto fisico non desiderato! Ehi, co-cosa fai? Va bene, va bene, facciamo, facciamo marcia indietro e affrontiamo la cosa un passo alla volta, insomma... prima dobbiamo cercare di conoscerci, intendo come amici, magari ci scriviamo, ecco. Io viaggio parecchio, ma mi piace un sacco ricevere cartoline, perciò... ehi, senti, io io vo-vorrei tanto restare, ma davvero... ehi! Ehi! Non farlo, è la mia coda! La mia personale coda! Così me la stacchi! Non ti do il permesso di... Eoh... eoooh... E che ci vuoi fare con quello? Oh oh, neanche per sogno, neanche per sogno, io no! No! Nooo! Auuuu! ('''Ciuchino''') *A volte le cose sono più di quello che appaiono. ('''Shrek''') *{{NDR|A Shrek, riferendosi alle sue arti marziali}} Quando vivi da sola, devi impararle certe cose, nel caso tu hai... {{NDR|sconvolta}} Hai una freccia nel didietro! ('''Fiona''') *Oh, accidenti, le dita non me le sento più... io le dita non ce le ho!! Ho bisogno di coccole... ('''Ciuchino''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]] rivolto a Shrek e Fiona, prima di essere divorato dalla Draghessa}} Sono il re! Esigerò l'ordine! Esigerò la perfezione! Esigerò... ('''Lord Farquaad''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Ciuchino''': Ehi, io volo! <br/>'''Peter Pan''': Lui vola! <br />'''Tre porcellini''': Lui vola! <br />'''Capitano delle guardie''': Lui parla?!<br/>'''Ciuchino''': Ah-ah, proprio così, idiota! Ora sono un mulo parlante volante. Avrai visto un tappeto volante, magari anche un disco volante, ma scommetto che non hai mai visto un mulo volante! *'''Shrek''': Perché continui a seguirmi?!<br/>'''Ciuchino''': Te lo spiego io. {{NDR|[[Canzoni dai film|Canticchiando]]}} ''Perché son tutto solo, | e non ho nessuno accanto... | i guai han preso il volo, | mi sfottono soltanto... | ma ci sono gli amici...'' <br/>'''Shrek''': Smettila di cantare! Non mi meraviglia che non hai nessun amico. <br/>'''Ciuchino''': Caspita, solo un vero amico è così sincero. *'''Ciuchino''': Amico, mi piaci. Come ti chiami?<br/>'''Shrek''': Ehh... Shrek.<br/>'''Ciuchino''': Shrek? Sai cosa mi piace di te, Shrek? Hai quell'aria "non mi importa cosa gli altri pensano di me". Mi piace, ti rispetto, Shrek, sei in gamba! Bleah, guarda là... chi vorrebbe vivere in un posto come quello?<br/>'''Shrek''': Quello è il posto in cui vivo. <br/>'''Ciuchino''': Oh, ma è delizioso! Una meraviglia! Sai, sei un grande arredatore, stupefacente date le tue modeste finanze. Ma che bel masso! Un vero pezzo d'epoca! *'''Shrek''': Chi è che sa dirmi questo Farquaad dove si trova? <br>'''Ciuchino''': Oh, io! Io lo so dov'è! <br>'''Shrek''': Non è che qualcun altro sa dove trovarlo? Nessuno nessuno? <br>'''Ciuchino''': Io, io! <br>'''Shrek''': Nessuno? <br>'''Ciuchino''': Oh! Oh! Scegli me! Oh! Io lo so! Lo so io! Io! *'''Shrek''' {{NDR|afferrando una cipolla}}: Gli orchi sono... come le [[cipolla|cipolle]]. <br/>'''Ciuchino''' {{NDR|la annusa}}: Puzzano? <br/>'''Shrek''': Sì... no! <br/>'''Ciuchino''': Ah, ti fanno piangere? <br/>'''Shrek''': No! <br/>'''Ciuchino''': Ah, li lasci al sole, diventano marroni e poi spuntano i peletti bianchi? <br/>'''Shrek''': No! Strati! Le cipolle hanno gli strati. Gli orchi hanno gli strati. Le cipolle hanno gli strati. Capito?! Tutti e due abbiamo gli strati! <br/>'''Ciuchino''': Aah, tutti e due avete gli strati? {{NDR|Riannusa la cipolla}} Bleah... Sai, non a tutti piacciono le cipolle... Torte! A tutti piacciono le torte, le torte hanno gli strati. <br/>'''Shrek''': Non mi interessa che cosa piace a tutti! Gli orchi non sono come le [[Torta|torte]]! <br/>'''Ciuchino''': Sai cos'altro piace a tutti? Le [[lasagne]]. Hai mai conosciuto qualcuno a cui dici: "Ehi, prendiamo le lasagne" e lui risponde: "Non mi piacciono le lasagne". Le lasagne sono squisite. <br/>'''Shrek''': No! Ottusa e irritante bestia da soma in miniatura! Gli orchi sono come le cipolle! Fine della storia! Baci, baci! Ci vediamo. <br/>'''Ciuchino''': Mh... le lasagne sono forse la cosa più deliziosa di questo accidenti di mondo. <br/>'''Shrek''': Sai... ti preferivo quando canticchiavi. <br/>'''Ciuchino''': Hai un fazzoletto, anche di carta? Sto facendo un macello. Basta la parola "lasagne" per farmi sbavare. *'''Ciuchino''': Pfff... uh, Shrek, sei stato tu? Amico, dovresti avvertire prima di spararne una, avevo la bocca aperta qui dietro. <br>'''Shrek''': Credimi, Ciuchino, se fossi stato io, saresti morto. Questo è [[zolfo]]. Dobbiamo esserci quasi. <br>'''Ciuchino''': Sì, come no, zolfo... non te ne uscire con lo zolfo! So io che cosa ho sentito, e non era certo zolfo, e non veniva neanche dalle rocce... *'''Ciuchino''': Dov'è questa rottura di scatole dall'alito di fuoco?<br>'''Shrek''': Dentro, attende che noi la salviamo eh eh eh...<br>'''Ciuchino''': Parlavo del drago, Shrek... *'''Shrek''': Ora va' di là e vedi se trovi le scale.<br>'''Ciuchino''': Scale? Non cercavamo la principessa?<br>'''Shrek''': La principessa sarà in cima alle scale, nella stanza più remota della torre più alta.<br>'''Ciuchino''': Come fai ad esserne sicuro?<br>'''Shrek''': L'ho letto in un libro una volta.<br>'''Ciuchino''': Ci sto! Tu pensa al drago, io penso alle scale. Ah, le trovo quelle scale. Gli faccio il sederino rosso, eh sì, dopo non sapranno più dove portano... le riduco a chiocciola... si sa, la vita è fatta a scale, c'è chi scende e c'è chi sale... io le ho sempre salite... vorrei avere un gradino, proprio qui, ora, ci salirei sopra! {{NDR|involontariamente sveglia il drago}}<br/>'''Shrek''': Beh, almeno sappiamo dov'è la principessa. Ma dov'è il...?<br>'''Ciuchino''': Dragoooo! *'''Fiona''': Non avete ucciso il drago?<br>'''Shrek''': Ce l'ho sulla lista delle cose da fare. Andiamo.<br>'''Fiona''': Ma non è la procedura? Dovete andare alla carica, spada sguainata e vessillo al vento! Così hanno fatto gli altri cavalieri!<br>'''Shrek''': Già, poco prima di essere inceneriti!<br>'''Fiona''': Scusate, non è questo il punto! Cosa...?! Fermo, dove andate? L'uscita è da quella parte! <br />'''Shrek''': Be', devo salvare il mio asino. <br />'''Fiona''': Ma... che genere di cavaliere siete voi?! <br />'''Shrek''': Unico nel suo genere. *'''Ciuchino''': Salve, principessa! <br />'''Fiona''': Lui parla!<br />'''Shrek''': Sì, il difficile è farlo stare zitto. *'''Fiona''': Ma se non vi togliete l'elmo... come farete a baciarmi? <br>'''Shrek''': Cosa?... Non c'era nel programma di lavoro...<br>'''Ciuchino''': Forse è una gratifica. *'''Fiona''' {{NDR|dopo che Shrek si è tolto l'elmo, rilevando il suo volto}}: Sei... un orco... <br />'''Shrek''': Oohh ti aspettavi il principe azzurro, vero? <br />'''Fiona''': Beh... sì a dirla tutta... oh no, è tutto sbagliato! Tu non dovresti essere un orco! <br />'''Shrek''': Principessa, sono stato mandato a salvarti da Lord Farquaad, chiaro? È lui quello che vuole sposarti! <br />'''Fiona''': E perché non è venuto lui a salvarmi? <br />'''Shrek''': Ottima domanda! Dovresti chiederglielo quando arriviamo lì! <br />'''Fiona''': Ma io devo essere salvata dal mio vero amore! Non da un orco e... il suo animaletto! <br />'''Ciuchino''': E tanti cari saluti al "Nobile destriero"... <br />'''Shrek''': Senti, principessa, mi stai complicando il lavoro. <br />'''Fiona''': Mi rincresce, ma il tuo lavoro non è un mio problema! Puoi dire a Lord Farquaad che se egli vuole salvarmi come si deve, attenderò il suo arrivo seduta qui! <br />'''Shrek''': Ehi! Io non porto i messaggi a nessuno, capito? Io faccio le consegne e basta! <br />'''Fiona''': Non oseresti... {{NDR|Shrek se la carica sulle spalle}} Ah! No, mettimi giù! <br />'''Shrek''' {{NDR|a Ciuchino}}: Tu vieni, Ciuchino?<br />'''Ciuchino''': Si, ti sto dietro! <br />'''Fiona''' {{NDR|si dimena}}: Mettimi subito giù o ne pagherai le conseguenze! Non è dignitoso! Mettimi giù!! Aaahhh!! *'''Fiona''': Prima arriviamo a Duloc e meglio sarà...<br>'''Ciuchino''': Ah, sì! Ti piacerà, principessa, è bellissima!<br>'''Fiona''': E il mio futuro sposo, Lord Farquaad, come è fatto?<br>'''Shrek''': Beh, mettiamola così, principessa: di uomini della statura di Farquaad si è... a corto, ormai! Ah! Ah! Ah!<br>'''Ciuchino''': Non lo so, Shrek, c'è chi ha di lui una... bassa opinione! Ah! Ah! Ah! *'''Ciuchino''' {{NDR|a Shrek}}: Cosa faremo quando torneremo nella nostra palude?<br />'''Shrek''': La nostra palude??<br />'''Ciuchino''': Sai quando noi avremo finito con la principessa e tutto il resto.<br />'''Shrek''': Noi?? Ciuchino, non c'è nessun noi, nessun nostra! Ci sono solo io e la mia palude, capito? E la prima cosa che farò è costruire una muraglia intorno alla mia terra.<br />'''Ciuchino''': È una pugnalata questa. Una pugnalata dritta al cuore. {{NDR|sospettoso}} Lo sai cosa credo io? Io credo che questa storia della muraglia è solo per tenere qualcuno fuori!<br />'''Shrek''' {{NDR|ironico}}: No, tu credi?<br />'''Ciuchino''': Mi nascondi qualcosa?<br />'''Shrek''': Non ci pensare, Ciuchino.<br />'''Ciuchino''': Ah, questa è come la cosa delle cipolle, vero?<br />'''Shrek''' {{NDR|innervosendosi}}: No, questa è come la cosa "Molla e non sfinire più le persone"!<br />'''Ciuchino''': è Perché non ne vuoi parlare?<br />'''Shrek''': E perché tu ne vuoi parlare ad ogni costo?!<br />'''Ciuchino''': Perché questo blocco??<br />'''Shrek''': Io non ho un blocco!<br />'''Ciuchino''': Oh sì, invece!<br />'''Shrek''': Ciuchino, ti avverto!!<br />'''Ciuchino''': Chi vuoi allontanare?? Dimmi solo questo: chi??<br />'''Shrek''' {{NDR|perdendo le staffe}}: Tutti quanti!! CHIARO?!?!<br />'''Ciuchino''': Oh, adesso sì che ci siamo!<br />'''Shrek''': Oh, santo piripillo!!! {{NDR|a loro insaputa Fiona origlia la conversazione}}<br />'''Ciuchino''': Qual è il tuo problema, Shrek?! Ma perché ce l'hai col mondo intero, eh?!<br />'''Shrek''': Senti, non sono io che ho un problema, capito? È il mondo che sembra avere un problema con me! Le persone mi guardano in faccia e fanno: "Aaah, aiuto! Scappate! Un grosso, stupido, orrendo orco!" {{NDR|rattristandosi}} Mi giudicano prima ancora di conoscermi. Perciò mi trovo meglio da solo. *{{NDR|Shrek emette un [[rutto]] dopo aver mangiato la colazione che gli ha preparato Fiona}}<br />'''Ciuchino''': Shrek! <br />'''Shrek''': È un complimento per la cuoca. Meglio fuori che dentro, dico io. <br />'''Ciuchino''': Ma non è il modo davanti a una principessa. {{NDR|Fiona emette un rutto più forte}} <br />'''Fiona''': Grazie.<br />'''Ciuchino''': Neanche lei ci scherza. *'''Robin''': ''Io rubo al ricco per dare a chi non ha.''<br>'''Coro''': ''Con un piccolo guadagno...''<br>'''Robin''': ''...ma chi non lo fa? | Io salvo damigelle belle. Vero raga?''<br>'''Coro''': ''Che ragazzo, Monsieur Hood!''<br>'''Robin''': Balliamo?!<br>'''Robin''': ''Donne e duelli e sono appagato.''<br>'''Coro''': ''In realtà lui vuole solo essere... PAGATO! E poi...''<br>'''Robin''': ''Se a una donna fa paura un orco dentro la radura.''<br>'''Coro''': ''È male, è male, è male.''<br>'''Robin''': ''Se la piglia quella bestia io divento un criminale.''<br>'''Coro''': ''È proprio un criminale!''<br>'''Robin''': ''Il suo cuore con la spada vado a trapassar, | tutti attenti a me che sto per cominciaaaar...'' {{NDR|Fiona lo interrompe mettendolo K.O.}} *'''Fiona''': Shrek è ferito.<br>'''Ciuchino''': Shrek è ferito? Shrek è ferito? Oh no, Shrek morirà!<br>'''Shrek''': Ciuchino, sto bene.<br>'''Ciuchino''': Non puoi farmi questo, sono troppo giovane perché tu muoia! Solleva le gambe, gira la testa e tossisci, chi conosce la bocca a bocca?<br>'''Fiona''': Ciuchino! Calmati adesso! Se vuoi aiutare Shrek corri nel bosco e trovami un fiore blu con le spine rosse.<br>'''Ciuchino''': Fiore blu, spine rosse. D'accordo, vado! Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse. Non morire, Shrek. E se vedi un lungo tunnel, sta' lontano dalla luce!<br>'''Shrek e Fiona''': Ciuchino!<br>'''Ciuchino''': Ah sì, giusto. Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse.<br>'''Shrek''': E i fiori a che servono?<br>'''Fiona''': A disfarsi di Ciuchino.<br>'''Ciuchino''': [...] Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse... sarebbe tutto molto più facile se non fossi daltonico! Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse... *'''Ciuchino''': Altolà, ora capisco qual è la questione... hai paura del buio non è vero?<br>'''Fiona''': Eh... sì... sì è così! Sono terrorizzata, io, io... meglio che vada dentro!<br>'''Ciuchino''': Ma non ci pensare, principessa, anch'io avevo paura del buio, finché... ehi, no, un momento! Ho ancora paura del buio! *'''Fiona''' {{NDR|come un'orchessa}}: Ciuchino, shh, shh, sono io... in questo corpo.<br />'''Ciuchino''': Oh mio Dio! Ti sei pappata la principessa! *'''Ciuchino''' {{NDR|parlando di Fiona}}: Shrek, ma che fai?? La stai lasciando andare via?<br />'''Shrek''': Sì. E con questo? <br />'''Ciuchino''': Shrek, c'è una cosa di lei che tu non sai! Senti, ho... ho parlato con lei ieri sera e...<br />'''Shrek''' {{NDR|interrompendolo, con tono arrabbiato e deluso}}: Sì, so che hai parlato con lei ieri sera! Siete grandi amici, non è vero?! Ora visto che siete così buoni amici, perché non segui lei a casa?!<br />'''Ciuchino''': Ma Shrek, io voglio venire con te...<br />'''Shrek''': Ehi, te l'avevo detto, vero?! Tu a casa non ci torni con me! Io vivo da solo! la mia palude! Io! Nessun altro! Hai capito?! Nessuno! Soprattutto inutili, patetici, fastidiosi muli parlanti!!!<br />'''Ciuchino''' {{NDR|rattristato}}: Ma, credevo...<br />'''Shrek''': Già, sai.. sai una cosa?! Hai preso un granchio!<br />'''Ciuchino''': Shrek... *'''Ciuchino''': La ami questa donna, vero?<br />'''Shrek''': Sì.<br />'''Ciuchino''': La vuoi abbracciare?<br />'''Shrek''': Sì.<br />'''Ciuchino''': Compiacere?! <br />'''Shrek''': Sì! <br />'''Ciuchino''' {{NDR|cantando}}: ''E allora dacci dacci dentro, con la tenerezza!'' *'''Ciuchino''': Cassiopea, l'ha già detta!<br />'''Shrek''': Oh, [[Imprecazioni dai film|santo piripillo]]! *'''Shrek''': Ehm, Fiona...<br />'''Fiona''': Sì, Shrek?<br />'''Shrek''': Io... io ti amo.<br />'''Fiona''': Davvero?<br />'''Shrek''': Davvero davvero.<br />'''Fiona''': Ti amo anch'io. {{NDR|si baciano e l'incantesimo di Fiona si spezza, facendola restare orchessa}}<br />'''Shrek''': Fiona? Fiona? Stai bene?<br>'''Fiona''': Ecco, sì... ma non riesco a capire; dovrei essere bellissima.<br />'''Shrek''': Ma tu sei bellissima!<br />'''Ciuchino''': Lo aspettavo da tanto questo lieto fine! ==[[Explicit]]{{Explicit film}}== {{NDR|Mentre il libro di fiabe si chiude}} E vissero per sempre orrendi e contenti! Fine! ('''Shrek''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Shrek}} [[Categoria:Film d'animazione]] [[Categoria:Film di Shrek]] [[Categoria:Film premi Oscar]] 7otp9mg0z0oo55ho5cpb3ylxyqudzfe 1426253 1426252 2026-09-11T18:33:44Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-42515-49|~2026-42515-49]] ([[User talk:~2026-42515-49|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Skekzilla|Skekzilla]] 1404116 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|altri significati|[[Shrek (disambigua)]]}} {{Film |dimensioneimmagine= 200 |immagine= Happy Shrek (cropped).jpg |didascalia= |titoloitaliano = Shrek |titolooriginale = Shrek |paese = Stati Uniti d'America |anno = 2001 |genere = Animazione |regista = [[Andrew Adamson]] / [[Vicky Jenson]] |sceneggiatore = [[Ted Elliott]], [[Terry Rossio]], [[Roger Schulman]], [[Joe Stillman]] |doppiatorioriginali = *[[Mike Myers]]: Shrek/Topolino Cieco/Narratore *[[Eddie Murphy]]: Ciuchino *[[Cameron Diaz]]: Principessa Fiona *[[John Lithgow]]: Lord Farquaad di Duloc *[[Vincent Cassel]]: Monsieur Hood *[[Peter Dennis]]: cacciatore di orchi *[[Clive Pearse]]: cacciatore di orchi *[[Jim Cummings]]: capitano delle guardie *[[Bobby Block]]: cucciolo di orso *[[Chris Miller]]: Geppetto/Specchio Magico *[[Cody Cameron]]: Pinocchio/Tre Porcellini *[[Michael Galasso]]: Peter Pan *[[Christopher Knights]]: Topolino Cieco/Thelonious *[[Simon J. Smith]]: Topolino Cieco *[[Conrad Vernon]]: Uomo Focaccina |doppiatoriitaliani= *[[Renato Cecchetto]]: Shrek *[[Nanni Baldini]]: Ciuchino *[[Selvaggia Quattrini]]: Principessa Fiona *[[Oreste Rizzini]]: Lord Farquaad *[[Massimiliano Manfredi]]: Monsieur Hood *[[Pino Insegno]]: Specchio magico *[[Fabrizio Mazzotta]]: Tre Porcellini |note = *'''Soggetto''': [[William Steig]] *'''[[:Categoria:Film premi Oscar|Premio Oscar]] (2002)''' come miglior film d'animazione }} '''''Shrek''''', film d'animazione statunitense del 2001, tratta dal [[romanzo]] omonimo del 1990 di [[William Steig]], regia di [[Andrew Adamson]] e [[Vicky Jenson]]. ==[[Incipit]]{{Incipit film}}== {{NDR|Viene mostrato un libro di fiabe che si apre e volta le pagine}} C'era una volta una principessa bellissima, vittima però di un tremendo incantesimo che poteva essere spezzato solo dal primo bacio d'amore. Era rinchiusa in un castello, sorvegliato da un terribile drago sputafuoco. Molti cavalieri coraggiosi avevano tentato di liberarla da quella prigione ma senza successo. Ella attendeva nella fortezza del dragone e nella stanza più remota della torre più alta il suo vero amore e il primo bacio di vero amore. {{NDR|strappa una pagina del libro}} Sì, eheheh! Certo! Aspetta e spera! Che bella ca... {{NDR|rumore dello sciacquone, dopodiché Shrek esce dalla latrina}} ('''Shrek''') == Frasi == {{cronologico}} *Sarà uno spasso, faremo notte fonda, ci scambieremo storielle da uomini e quando sarà mattina cucinerò ciambelle! ('''Ciuchino''') *{{NDR|Rivolto al Lupo Cattivo}} Io vivo in una palude, ho messo i cartelli, sono un [[Orco (folclore)|orco]] spaventoso! Che devo fare per avere un po' di intimità?! ('''Shrek''') *{{NDR|[[Canzoni dai film|Canzone]]}} ''Ora sei a Duloc, la perfetta città <br/>qualche regola c'è, certo servirà <br/>Stare calmi e stare in coda qui va molto di moda <br/>Duloc è il paradisoo <br/>Ehi amico tu e il mulo su pulitevi il… viso! <br/>Duloc èè <br/>Duloc èè <br/>Duloc è il paaaraaadisoooooo!'' ('''Coro di marionette''') *Alcuni potranno morire, ma è un sacrificio che sono pronto a fare. ('''Lord Farquaad''') *Ciuchino, due cose, chiaro? Stai... zitto! ('''Shrek''') *{{NDR|Rivolto alla Draghessa}} Nonononono, nooo. Oh, che denti lunghi che hai. {{NDR|la Draghessa gli ruggisce}} Vo-vo-vo-voglio dire, che denti abbaglianti. Eh, lo so, te lo diranno tutti quelli che ti mangi, ma sicuramente te li sbianchi perché non ho mai visto un sorriso così sfavillante... e... non è che sento una freschezza… alla menta? E... coff! Sai un'altra cosa? Sai un'altra cosa? Sei... sei... un drago femmina! Oh, cielo! Volevo dire, oh ceerto che sei un drago femmina, perché... perché tu trasudi bellezza femminile e... ohm.. Che c'è? Hai qualcosa in un occhio? {{NDR|la Draghessa gli fa un fumo davanti a forma di cuore}} Eh, oh oh... bella, vorrei restare, ma sai, sono... {{NDR|tossisce}} sono asmatico, e non credo che tra noi funzionerebbe nel caso tu facessi cerchi di fumo... Shrek!! ('''Ciuchino''') *{{NDR|Rivolto alla Draghessa}} Vacci, vacci, vacci piano. No, ti prego! Senti, credi che sia salutare imparare a conoscerci per un luungo periodo di tempo...? Di' pure che sono all'antica se vuoi. Sì, non voglio tuffarmi in un, eh... rapporto fisico. Vedi, non sono... emotivamente pronto per... un impegno di tale... rilevanza! È questa la parola che cercavo, rilevanza! Ah... ehi! Questo è contatto fisico non desiderato! Ehi, co-cosa fai? Va bene, va bene, facciamo, facciamo marcia indietro e affrontiamo la cosa un passo alla volta, insomma... prima dobbiamo cercare di conoscerci, intendo come amici, magari ci scriviamo, ecco. Io viaggio parecchio, ma mi piace un sacco ricevere cartoline, perciò... ehi, senti, io io vo-vorrei tanto restare, ma davvero... ehi! Ehi! Non farlo, è la mia coda! La mia personale coda! Così me la stacchi! Non ti do il permesso di... Eoh... eoooh... E che ci vuoi fare con quello? Oh oh, neanche per sogno, neanche per sogno, io no! No! Nooo! Auuuu! ('''Ciuchino''') *A volte le cose sono molto di più di quello che appaiono. ('''Shrek''') *{{NDR|A Shrek, riferendosi alle sue arti marziali}} Quando vivi da sola, devi impararle certe cose, nel caso tu hai... {{NDR|sconvolta}} Hai una freccia nel didietro! ('''Fiona''') *Oh, accidenti, le dita non me le sento più... io le dita non ce le ho!! Ho bisogno di coccole... ('''Ciuchino''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]] rivolto a Shrek e Fiona, prima di essere divorato dalla Draghessa}} Sono il re! Esigerò l'ordine! Esigerò la perfezione! Esigerò... ('''Lord Farquaad''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Ciuchino''': Ehi, io volo! <br/>'''Peter Pan''': Lui vola! <br />'''Tre porcellini''': Lui vola! <br />'''Capitano delle guardie''': Lui parla?!<br/>'''Ciuchino''': Ah-ah, proprio così, idiota! Ora sono un mulo parlante volante. Avrai visto un tappeto volante, magari anche un disco volante, ma scommetto che non hai mai visto un mulo volante! *'''Shrek''': Perché continui a seguirmi?!<br/>'''Ciuchino''': Te lo spiego io. {{NDR|[[Canzoni dai film|Canticchiando]]}} ''Perché son tutto solo, | e non ho nessuno accanto... | i guai han preso il volo, | mi sfottono soltanto... | ma ci sono gli amici...'' <br/>'''Shrek''': Smettila di cantare! Non mi meraviglia che non hai nessun amico. <br/>'''Ciuchino''': Caspita, solo un vero amico è così sincero. *'''Ciuchino''': Amico, mi piaci. Come ti chiami?<br/>'''Shrek''': Ehh... Shrek.<br/>'''Ciuchino''': Shrek? Sai cosa mi piace di te, Shrek? Hai quell'aria "non mi importa cosa gli altri pensano di me". Mi piace, ti rispetto, Shrek, sei in gamba! Bleah, guarda là... chi vorrebbe vivere in un posto come quello?<br/>'''Shrek''': Quello è il posto in cui vivo. <br/>'''Ciuchino''': Oh, ma è delizioso! Una meraviglia! Sai, sei un grande arredatore, stupefacente date le tue modeste finanze. Ma che bel masso! Un vero pezzo d'epoca! *'''Shrek''': Chi è che sa dirmi questo Farquaad dove si trova? <br>'''Ciuchino''': Oh, io! Io lo so dov'è! <br>'''Shrek''': Non è che qualcun altro sa dove trovarlo? Nessuno nessuno? <br>'''Ciuchino''': Io, io! <br>'''Shrek''': Nessuno? <br>'''Ciuchino''': Oh! Oh! Scegli me! Oh! Io lo so! Lo so io! Io! *'''Shrek''' {{NDR|afferrando una cipolla}}: Gli orchi sono... come le [[cipolla|cipolle]]. <br/>'''Ciuchino''' {{NDR|la annusa}}: Puzzano? <br/>'''Shrek''': Sì... no! <br/>'''Ciuchino''': Ah, ti fanno piangere? <br/>'''Shrek''': No! <br/>'''Ciuchino''': Ah, li lasci al sole, diventano marroni e poi spuntano i peletti bianchi? <br/>'''Shrek''': No! Strati! Le cipolle hanno gli strati. Gli orchi hanno gli strati. Le cipolle hanno gli strati. Capito?! Tutti e due abbiamo gli strati! <br/>'''Ciuchino''': Aah, tutti e due avete gli strati? {{NDR|Riannusa la cipolla}} Bleah... Sai, non a tutti piacciono le cipolle... Torte! A tutti piacciono le torte, le torte hanno gli strati. <br/>'''Shrek''': Non mi interessa che cosa piace a tutti! Gli orchi non sono come le [[Torta|torte]]! <br/>'''Ciuchino''': Sai cos'altro piace a tutti? Le [[lasagne]]. Hai mai conosciuto qualcuno a cui dici: "Ehi, prendiamo le lasagne" e lui risponde: "Non mi piacciono le lasagne". Le lasagne sono squisite. <br/>'''Shrek''': No! Ottusa e irritante bestia da soma in miniatura! Gli orchi sono come le cipolle! Fine della storia! Baci, baci! Ci vediamo. <br/>'''Ciuchino''': Mh... le lasagne sono forse la cosa più deliziosa di questo accidenti di mondo. <br/>'''Shrek''': Sai... ti preferivo quando canticchiavi. <br/>'''Ciuchino''': Hai un fazzoletto, anche di carta? Sto facendo un macello. Basta la parola "lasagne" per farmi sbavare. *'''Ciuchino''': Pfff... uh, Shrek, sei stato tu? Amico, dovresti avvertire prima di spararne una, avevo la bocca aperta qui dietro. <br>'''Shrek''': Credimi, Ciuchino, se fossi stato io, saresti morto. Questo è [[zolfo]]. Dobbiamo esserci quasi. <br>'''Ciuchino''': Sì, come no, zolfo... non te ne uscire con lo zolfo! So io che cosa ho sentito, e non era certo zolfo, e non veniva neanche dalle rocce... *'''Ciuchino''': Dov'è questa rottura di scatole dall'alito di fuoco?<br>'''Shrek''': Dentro, attende che noi la salviamo eh eh eh...<br>'''Ciuchino''': Parlavo del drago, Shrek... *'''Shrek''': Ora va' di là e vedi se trovi le scale.<br>'''Ciuchino''': Scale? Non cercavamo la principessa?<br>'''Shrek''': La principessa sarà in cima alle scale, nella stanza più remota della torre più alta.<br>'''Ciuchino''': Come fai ad esserne sicuro?<br>'''Shrek''': L'ho letto in un libro una volta.<br>'''Ciuchino''': Ci sto! Tu pensa al drago, io penso alle scale. Ah, le trovo quelle scale. Gli faccio il sederino rosso, eh sì, dopo non sapranno più dove portano... le riduco a chiocciola... si sa, la vita è fatta a scale, c'è chi scende e c'è chi sale... io le ho sempre salite... vorrei avere un gradino, proprio qui, ora, ci salirei sopra! {{NDR|involontariamente sveglia il drago}}<br/>'''Shrek''': Beh, almeno sappiamo dov'è la principessa. Ma dov'è il...?<br>'''Ciuchino''': Dragoooo! *'''Fiona''': Non avete ucciso il drago?<br>'''Shrek''': Ce l'ho sulla lista delle cose da fare. Andiamo.<br>'''Fiona''': Ma non è la procedura? Dovete andare alla carica, spada sguainata e vessillo al vento! Così hanno fatto gli altri cavalieri!<br>'''Shrek''': Già, poco prima di essere inceneriti!<br>'''Fiona''': Scusate, non è questo il punto! Cosa...?! Fermo, dove andate? L'uscita è da quella parte! <br />'''Shrek''': Be', devo salvare il mio asino. <br />'''Fiona''': Ma... che genere di cavaliere siete voi?! <br />'''Shrek''': Unico nel suo genere. *'''Ciuchino''': Salve, principessa! <br />'''Fiona''': Lui parla!<br />'''Shrek''': Sì, il difficile è farlo stare zitto. *'''Fiona''': Ma se non vi togliete l'elmo... come farete a baciarmi? <br>'''Shrek''': Cosa?... Non c'era nel programma di lavoro...<br>'''Ciuchino''': Forse è una gratifica. *'''Fiona''' {{NDR|dopo che Shrek si è tolto l'elmo, rilevando il suo volto}}: Sei... un orco... <br />'''Shrek''': Oohh ti aspettavi il principe azzurro, vero? <br />'''Fiona''': Beh... sì a dirla tutta... oh no, è tutto sbagliato! Tu non dovresti essere un orco! <br />'''Shrek''': Principessa, sono stato mandato a salvarti da Lord Farquaad, chiaro? È lui quello che vuole sposarti! <br />'''Fiona''': E perché non è venuto lui a salvarmi? <br />'''Shrek''': Ottima domanda! Dovresti chiederglielo quando arriviamo lì! <br />'''Fiona''': Ma io devo essere salvata dal mio vero amore! Non da un orco e... il suo animaletto! <br />'''Ciuchino''': E tanti cari saluti al "Nobile destriero"... <br />'''Shrek''': Senti, principessa, mi stai complicando il lavoro. <br />'''Fiona''': Mi rincresce, ma il tuo lavoro non è un mio problema! Puoi dire a Lord Farquaad che se egli vuole salvarmi come si deve, attenderò il suo arrivo seduta qui! <br />'''Shrek''': Ehi! Io non porto i messaggi a nessuno, capito? Io faccio le consegne e basta! <br />'''Fiona''': Non oseresti... {{NDR|Shrek se la carica sulle spalle}} Ah! No, mettimi giù! <br />'''Shrek''' {{NDR|a Ciuchino}}: Tu vieni, Ciuchino?<br />'''Ciuchino''': Si, ti sto dietro! <br />'''Fiona''' {{NDR|si dimena}}: Mettimi subito giù o ne pagherai le conseguenze! Non è dignitoso! Mettimi giù!! Aaahhh!! *'''Fiona''': Prima arriviamo a Duloc e meglio sarà...<br>'''Ciuchino''': Ah, sì! Ti piacerà, principessa, è bellissima!<br>'''Fiona''': E il mio futuro sposo, Lord Farquaad, come è fatto?<br>'''Shrek''': Beh, mettiamola così, principessa: di uomini della statura di Farquaad si è... a corto, ormai! Ah! Ah! Ah!<br>'''Ciuchino''': Non lo so, Shrek, c'è chi ha di lui una... bassa opinione! Ah! Ah! Ah! *'''Ciuchino''' {{NDR|a Shrek}}: Cosa faremo quando torneremo nella nostra palude?<br />'''Shrek''': La nostra palude??<br />'''Ciuchino''': Sì, quando noi avremo finito con la principessa e tutto il resto.<br />'''Shrek''': Noi?? Ciuchino, non c'è nessun noi, nessun nostra! Ci sono solo io e la mia palude, capito? E la prima cosa che farò è costruire una muraglia intorno alla mia terra.<br />'''Ciuchino''': È una pugnalata questa. Una pugnalata dritta al cuore. {{NDR|sospettoso}} Lo sai cosa credo io? Io credo che questa storia della muraglia è solo per tenere qualcuno fuori!<br />'''Shrek''' {{NDR|ironico}}: No, tu credi?<br />'''Ciuchino''': Mi nascondi qualcosa?<br />'''Shrek''': Non ci pensare, Ciuchino.<br />'''Ciuchino''': Ah, questa è come la cosa delle cipolle, vero?<br />'''Shrek''' {{NDR|innervosendosi}}: No, questa è la cosa del: "Molla e non sfinire più le persone"!<br />'''Ciuchino''': Perché non ne vuoi parlare?<br />'''Shrek''': E perché tu ne vuoi parlare ad ogni costo?!<br />'''Ciuchino''': Perché questo blocco??<br />'''Shrek''': Io non ho un blocco!<br />'''Ciuchino''': Oh sì, invece!<br />'''Shrek''': Ciuchino, ti avverto!!<br />'''Ciuchino''': Chi vuoi allontanare?? Dimmi solo questo: chi??<br />'''Shrek''' {{NDR|perdendo le staffe}}: Tutti quanti!! Chiaro?!?!<br />'''Ciuchino''': Oh, adesso sì che ci siamo!<br />'''Shrek''': Oh, santo piripillo!!! {{NDR|a loro insaputa Fiona origlia la conversazione}}<br />'''Ciuchino''': Qual è il tuo problema, Shrek?! Ma perché ce l'hai col mondo intero, eh?!<br />'''Shrek''': Senti, non sono io che ho un problema, capito? È il mondo che sembra avere un problema con me! Le persone mi guardano in faccia e fanno: "Aaah, aiuto! Scappate! Un grosso, stupido, orrendo orco!" {{NDR|rattristandosi}} Mi giudicano prima ancora di conoscermi. Perciò mi trovo meglio da solo.<br />'''Ciuchino''': Sai una cosa? Quando ti ho visto, non ti ho trovato un grosso, stupido, orrendo orco.<br />'''Shrek''' {{NDR|sentendosi meglio}}: Sì, lo so. *{{NDR|Shrek emette un [[rutto]] dopo aver mangiato la colazione che gli ha preparato Fiona}}<br />'''Ciuchino''': Shrek! <br />'''Shrek''': È un complimento per la cuoca. Meglio fuori che dentro, dico io. <br />'''Ciuchino''': Ma non è il modo davanti a una principessa. {{NDR|Fiona emette un rutto più forte}} <br />'''Fiona''': Grazie.<br />'''Ciuchino''': Neanche lei ci scherza. *'''Robin''': ''Io rubo al ricco per dare a chi non ha.''<br>'''Coro''': ''Con un piccolo guadagno...''<br>'''Robin''': ''...ma chi non lo fa? | Io salvo damigelle belle. Vero raga?''<br>'''Coro''': ''Che ragazzo, Monsieur Hood!''<br>'''Robin''': Balliamo?!<br>'''Robin''': ''Donne e duelli e sono appagato.''<br>'''Coro''': ''In realtà lui vuole solo essere... PAGATO! E poi...''<br>'''Robin''': ''Se a una donna fa paura un orco dentro la radura.''<br>'''Coro''': ''È male, è male, è male.''<br>'''Robin''': ''Se la piglia quella bestia io divento un criminale.''<br>'''Coro''': ''È proprio un criminale!''<br>'''Robin''': ''Il suo cuore con la spada vado a trapassar, | tutti attenti a me che sto per cominciaaaar...'' {{NDR|Fiona lo interrompe mettendolo K.O.}} *'''Fiona''': Shrek è ferito.<br>'''Ciuchino''': Shrek è ferito? Shrek è ferito? Oh no, Shrek morirà!<br>'''Shrek''': Ciuchino, sto bene.<br>'''Ciuchino''': Non puoi farmi questo, sono troppo giovane perché tu muoia! Solleva le gambe, gira la testa e tossisci, chi conosce la bocca a bocca?<br>'''Fiona''': Ciuchino! Calmati adesso! Se vuoi aiutare Shrek corri nel bosco e trovami un fiore blu con le spine rosse.<br>'''Ciuchino''': Fiore blu, spine rosse. D'accordo, vado! Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse. Non morire, Shrek. E se vedi un lungo tunnel, sta' lontano dalla luce!<br>'''Shrek e Fiona''': Ciuchino!<br>'''Ciuchino''': Ah sì, giusto. Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse.<br>'''Shrek''': E i fiori a che servono?<br>'''Fiona''': A disfarsi di Ciuchino.<br>'''Ciuchino''': [...] Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse... sarebbe tutto molto più facile se non fossi daltonico! Fiore blu, spine rosse, fiore blu, spine rosse... *'''Ciuchino''': Altolà, ora capisco qual è la questione... hai paura del buio non è vero?<br>'''Fiona''': Eh... sì... sì è così! Sono terrorizzata, io, io... meglio che vada dentro!<br>'''Ciuchino''': Ma non ci pensare, principessa, anch'io avevo paura del buio, finché... ehi, no, un momento! Ho ancora paura del buio! *'''Fiona''' {{NDR|come un'orchessa}}: Ciuchino, shh, shh, sono io... in questo corpo.<br />'''Ciuchino''': Oh mio Dio! Ti sei pappata la principessa! *'''Ciuchino''' {{NDR|parlando di Fiona}}: Shrek, ma che fai?? La stai lasciando andare via?<br />'''Shrek''': Sì. E con questo? <br />'''Ciuchino''': Shrek, c'è una cosa di lei che tu non sai! Senti, ho... ho parlato con lei ieri sera e...<br />'''Shrek''' {{NDR|interrompendolo, con tono arrabbiato e deluso}}: Sì, so che hai parlato con lei ieri sera! Siete grandi amici, non è vero?! Ora visto che siete così buoni amici, perché non segui lei a casa?!<br />'''Ciuchino''': Ma Shrek, io voglio venire con te...<br />'''Shrek''': Ehi, te l'avevo detto, vero?! Tu a casa non ci torni con me! Io vivo da solo! la mia palude! Io! Nessun altro! Hai capito?! Nessuno! Soprattutto inutili, patetici, fastidiosi muli parlanti!!!<br />'''Ciuchino''' {{NDR|rattristato}}: Ma, credevo...<br />'''Shrek''': Già, sai.. sai una cosa?! Hai preso un granchio!<br />'''Ciuchino''': Shrek... *'''Ciuchino''': La ami questa donna, vero?<br />'''Shrek''': Sì.<br />'''Ciuchino''': La vuoi abbracciare?<br />'''Shrek''': Sì.<br />'''Ciuchino''': Compiacere?! <br />'''Shrek''': Sì! <br />'''Ciuchino''' {{NDR|cantando}}: ''E allora dacci dacci dentro, con la tenerezza!'' *'''Ciuchino''': Cassiopea, l'ha già detta!<br />'''Shrek''': Oh, [[Imprecazioni dai film|santo piripillo]]! *'''Shrek''': Ehm, Fiona...<br />'''Fiona''': Sì, Shrek?<br />'''Shrek''': Io... io ti amo.<br />'''Fiona''': Davvero?<br />'''Shrek''': Davvero davvero.<br />'''Fiona''': Ti amo anch'io. {{NDR|si baciano e l'incantesimo di Fiona si spezza, facendola restare orchessa}}<br />'''Shrek''': Fiona? Fiona? Stai bene?<br>'''Fiona''': Ecco, sì... ma non riesco a capire; dovrei essere bellissima.<br />'''Shrek''': Ma tu sei bellissima!<br />'''Ciuchino''': Lo aspettavo da tanto questo lieto fine! ==[[Explicit]]{{Explicit film}}== {{NDR|Mentre il libro di fiabe si chiude}} E vissero per sempre orrendi e contenti! Fine! ('''Shrek''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Shrek}} [[Categoria:Film d'animazione]] [[Categoria:Film di Shrek]] [[Categoria:Film premi Oscar]] 43pn4dmaw1ubmw39g62s2nto5rdisyp Johann Wolfgang von Goethe 0 1743 1426254 1419785 2026-09-11T18:43:46Z Marica Massaro 41956 /* Citazioni */ 1426254 wikitext text/x-wiki [[File:Goethe Kügelgen.jpg|thumb|Johann Wolfgang von Goethe in un ritratto di Gerhard von Kügelgen (tra il 1808 e il 1809)]] '''Johann Wolfgang von Goethe''' (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe== *''A che sempre più innanzi ir nel cammino? | Guarda: il ben t'è vicino. | In altro loco è inutile cercarlo; | impara ad afferrarlo.''<ref>Da ''Ammonimento''; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 155.</ref> *Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente.<ref>Da ''Ballate''.</ref> *Al di sopra delle [[Nazione|nazioni]] è l'[[Uomo|umanità]].<ref>Citato in [[Erich Fromm]], ''Avere o essere?'', traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008, p. 155.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} ''Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo.''<ref>Da ''Faust Urfaust'', vol. secondo, Garzanti, Milano 1994, p. 1041.</ref> *Autorità: senza essa l'uomo non può esistere, tuttava essa porta con sé tanto l'errore quanto la verità.<ref name=epi>Da ''Epigrammi''.</ref><ref name=sordi/> *Bisogna essere giovani per immaginarsi quale influsso esercitasse su di noi il ''Laocoonte'' di [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]], opera che dall'angolo ristretto di una misera visione ci trascinò nei liberi campi del pensiero. L<nowiki>'</nowiki>''ut pictura poesis'', tanto a lungo fraintesa, era tutto a un tratto eliminata, e la differenza tra le arti figurative e quelle del linguaggio chiara.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *Chi crede nell'[[immortalità]] si goda la sua felicità in silenzio; non ha nessun motivo di darsi delle arie.<ref name=eckermann>Citato in [[Johann-Peter Eckermann]], ''Conversazioni con Goethe''.</ref><ref name=e /> *''Chi possiede scienza ed arte ha anche la religione; | Chi non possiede quelle due, abbia la religione!''<ref>Da ''Xenie miti'', libro IX; citato in [[Sigmund Freud]], ''L'avvenire di un'illusione. Il disagio della civiltà'', a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta, Newton Compton, Roma, 2010. ISBN 978-88-541-2472-1</ref> *Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata.<ref>Citato in [[Jostein Gaarder]], ''Il mondo di Sofia''.</ref> *Come ogni rosa, così ogni artista ha il suo [[insetto]]: io ho [[Ludwig Tieck|Tieck]].<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1979, p. 41.</ref> *''Crea artista! Non parlare! | Solo un soffio sia il poetare.''<ref>Motto posto all'inizio della sezione Arte (''Kunst'') dell'edizione delle ''Opere'' di Goethe del 1815; citato in [[Johannes Brahms]], ''Album letterario'', traduzione di Artemio Focher, EDT, Torino, 2007.</ref> *Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita.<ref>Da ''''Scientific Studies'', a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, ''Vacche sacre e mucche pazze'', traduzione di Giovanna Ricoveri, Derive Approdi, Roma, 2001, p. 84.</ref> *''È caduta della neve; | ché non è quel tempo ancora | che di tutti i fiorellini | colla vista c'innamora. || E del sole il mite raggio | falsamente ci consola: | mente pur la rondinella; | e perché? perché vien sola.''<ref>Da ''[[Marzo]]'', vv. 1-8, in ''Gli amori'', traduzioni di Domenico Gnoli, Francesco Vigo, Livorno, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=AeU6R3zdsiAC&pg=PA324 324].</ref> *È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *È per me come un fratello minore, della mia stessa natura, solamente trascurato e danneggiato dal destino laddove io ne sono stato favorito e prediletto. :''Er ist wie ein jüngerer Bruder von mir, von derselben Art, nur da vom Schicksal verwahrlost und beschädigt, wo ich begünstigt und vorgezogen bin.''<ref>Dalla lettera a [[Charlotte von Stein]] del 14 dicembre 1786. {{de}} In ''Italienische Reise'', Carl Hanser Verlag, Monaco, 1992, p. 933.</ref> *{{NDR|A [[Felix Mendelssohn]]}} È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te.<ref>Citato in Giulio Confalonieri, ''Storia della musica'', Edizioni Accademia, Milano, 1975.</ref> *Fra tutte le scoperte e le opinioni, forse nessuno influenzò lo spirito umano più della dottrina di [[Copernico]].<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'astronomia'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 34. ISBN 9788858018347</ref> *I [[teologia|teologi]] sotto la loro pelliccia di pecora sono dei lupi feroci.<ref>Citato in [[Karlheinz Deschner]], ''Sopra di noi... niente'', Ariele, 2008.</ref> *Io chiamo l'[[architettura]] musica congelata.<ref name=eckermann/><ref>Attribuita anche a [[Peter Schilling]] e [[Arthur Schopenhauer]] (''Il mondo come volontà e come rappresentazione'').</ref> *Il [[dubbio]] cresce con la [[Conoscenza|conoscenza]].<ref>Da ''Sprüche in Prosa'', 1819.</ref> *In [[Italia]]! In Italia, ma non quest'anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie, mi manca ancora molto. [[Parigi]] sarà la mia scuola, [[Roma]] la mia università. Giacché essa è una vera ''Universitas'' e quando la si è veduta, si è veduto tutto. Perciò non ho fretta d'entrarvi.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 45.</ref> *La democrazia non corre, ma arriva sicura alla meta.<ref name=epi/><ref name=sordi/> *La freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto.<ref>Citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, ''La locandiera'', Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934.</ref> *La [[lascivia]]: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto.<ref name=scritti>Da ''Scritti postumi''.</ref> *La vera fortuna è la frugalità.<ref>Da ''Adler und Taube''.</ref> *La [[verità]] è scostante, l'[[errore]] attraente, perché la verità ci fa sembrare limitati, e l'errore onnipotenti. Inoltre la verità è scostante perché è frammentaria, incomprensibile, mentre l'errore è coerente e conseguente.<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''I diari'', traduzione di Silvio Bernardini, Longanesi, Milano, 1980, p. 234.</ref> *''Le stelle, non le vogliamo, | godiamo del loro splendore, | e incantati guardiamo su, | nella limpida notte.''<ref>Da ''Conforto nelle lacrime'', in ''Poesie d'amore'', a cura di Anna Reali, Newton Compton, Roma, 2011. ISBN 9788854130432</ref> *Lei mi saltò addosso e mi tirò uno [[schiaffo]] tale che mi mi fischiava un orecchio. Io avevo sempre sentito dire che dopo lo schiaffo di una ragazza ci volesse un ruvido bacio, e così le afferrai le orecchie e la baciai a ripetizione.<ref>Da ''Poesia e verità'', I, 2.</ref> *''Lottar con la forza, non mai dare un crollo | né a giogo nessuno sommettere il collo | negli ardui al mortale del viver cimenti | fa i Numi clementi.''<ref>Da ''Ponderazione'', vv. 5-8; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 128.</ref> *''Nel silenzio si tempera un ingegno, | ma l'indole nel vortice del mondo''.<ref>Da ''Tasso'', I, 2.</ref><ref name=sordi/> *Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *Per l'uomo di mondo una raccolta di aneddoti e [[massime]] è il più gran tesoro, se saprà disseminare i primi nella conversazione inserendoli al punto giusto e ricordarsi delle seconde al momento opportuno.<ref>Citato in ''Raccolta di massime pensieri e verità'', 1972, editrice Arcobaleno, Genova, p. 7.</ref> *Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli.<ref>Da ''Detti sparsi''.</ref> *Questo fatto mostruoso {{NDR|L'assassinio di [[Johann Joachim Winckelmann]]}} fece immensa impressione, si levò un lamento e un compianto generale, e la sua morte prematura acuì l'interesse che si aveva per il valore della sua vita.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *{{NDR|Sull'utopia de ''La Scienza della Legislazione'' di [[Gaetano Filangieri]]}} Quando voi farete nuove leggi, noi dobbiamo prenderci la briga di escogitare il modo di trasgredirle.<ref>Citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana''.</ref> *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito.<ref name=scritti/> *''Sgombra da te ogni cura | e su vergin pianura, | dove né un'orma sola | abbia il più ardito impresso, | fatti la via tu stesso!''<ref>Da ''Coraggio'', vv. 1-5; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 125.</ref> *Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.<ref>Da ''Motti in rima''.</ref> *Sì, posso dire che solamente a [[Roma]] ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d'animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d'animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.<ref>Da una conversazione con Eckermann, 9 ottobre 1828; citato in Attilio Brilli, ''Viaggi in corso'', Il mulino, 2004, p. 16.</ref> *«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d'oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro, umil germoglia il mirto, alto l'alloro...»<ref>Citato in [[Rina La Mesa]], ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961; Goethe: "evocazione".</ref> *Uno spettacolo per gli dei la vista di due innamorati.<ref>Da ''Ervino e Elmira''; Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> ===Con testo originale=== *Dove c'è molta [[Luce e ombra|Luce]], c'è anche molta [[Luce e ombra|Ombra]].<ref>O anche «Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera». Goethe lo scrisse polemizzando con [[Isaac Newton]] in merito alla natura della luce. {{cfr}} Walter Mariotti, ''Un mondo alla rovescia'', Il Sole 24 Ore, Milano, 2009, [http://books.google.it/books?id=8BwKF1A_9K8C&pg=PA122 p. 122]. ISBN 978-88-6345-070-5.</ref> :''Wo viel Licht ist, ist starker Schatten''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto I.</ref> *Lo [[scrivere]] è un ozio affaccendato.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> :''Schreiben ist geschäftiger Müßiggang''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto V.</ref> *Nel mondo si vive una volta sola. :''Man lebt nur einmal in der Welt''.<ref>Da ''Clavigo'', I, 1.</ref> *Nessuno contro Dio se non Dio stesso. :''Nemo contra Deum nisi Deus ipse''.<ref>Da ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Alba Cori, Utet, Torino, 1957, vol. II, p. 877 e p. 1012; citato in Hans Küng e Friedrich Schleiermacher, ''Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo'', a cura di Domenico Venturelli, Il melangolo, 2002, p. 168. ISBN 8870184722</ref> *Quando un'età è in declino, tutte le tendenze sono soggettive; mentre quando sta maturando un'epoca nuova, tutte le tendenze sono obiettive.<ref>Citato in Edward H. Carr, ''Sei lezioni sulla storia'', a cura di R. W. Davies, traduzione di Carlo Ginzburg, Einaudi, 2016, p. 133.</ref> *Shakespeare e nessuna fine.<br />Shakespeare è un'area infinita.<ref>Citato in George Steiner, ''Una lettura contro Shakespeare'', in ''Nessuna passione spenta'', traduzione di Claude Béguin, Garzanti, 2001, p. 51.</ref> :''Shakespeare und kein End''. {{Int|Lettere|Citato in [[Giuliano Baioni]], ''Classicismo e rivoluzione'', Guida, 1991. ISBN 8870429334}} *Carissima Lotte, perché mai l'uomo può fare tanto per sé e così poco per gli altri! [...] Per gli altri io mi consumo nel lavoro e non ottengo nulla, per me basta ch'io muova un dito e tutto mi viene offerto sopra un cuscino. (dalla lettera del 2 aprile 1782; p. 69) *Il dramma {{NDR|''Ifigenia''}} non vuole procedere, maledizione! Il [[re]] di Tauride deve parlare come se i calzettai di Apolda non facessero la fame. (dalla lettera a von Stein del 6 marzo 1779; p. 69) *Le affinità elettive io le mando proprio come una circolare ai miei amici, affinché essi [...] si ricordino ancora di me. [...] Io so a chi ho parlato e dove non sarò frainteso. Il pubblico, e in particolare quello tedesco, è una curiosa caricatura del ''demos''; presume sul serio di essere una sorta di senato o di ultima istanza e di potere, nella vita e nella letterature, eliminare con un voto ciò che non gli va a genio. (dalla lettera a Reinhard del 31 dicembre 1809; p. 253) *Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi. (da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829<ref>J. P. Eckermann, ''Gespräche mit Goethe'', Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: ''Colloqui con Goethe'', Sansoni, 1947</ref>) ===Attribuite=== *Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'[[audacia]] ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) :''Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it. (Begin it!)''<ref>{{en}} Cfr. ''[http://www.goethesociety.org/pages/quotescom.html The Goethe Society of North America]''.</ref> ::{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del ''Faust'' dal tedesco all'inglese di [[John Anster]]. È stato poi [[William Hutchinson Murray]] in ''The Scottish Himalayan Expedition'' (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione. === [[Ultime parole]]=== *Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.<ref name=last>Secondo Fumagalli le ultime parole pronunciate da Goethe sarebbero «''Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.''». Tuttavia nel corso degli anni la versione che si è maggiormente diffusa è «''Più luce!''». Secondo Fumagalli questo sarebbe un esempio di come "la traduzione si compiaccia di abbellire le frasi dei grandi uomini".</ref> (22 marzo 1832<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, pp. 285 e 294.</ref>) :''Macht doch den zweiten Fensterladen auch auf, damit mehr Licht hereinkomme''. *Più luce!<ref name=last/> :''Mehr licht!''<ref>Citato in Daniel Purdy, ''Goethe Yearbook 18, Volume 18'', Camden House, 2011, [http://books.google.it/books?id=sXQMHySQ9LMC&pg=PA107 p. 107] ISBN 1571134913.</ref> ==''Arminio e Dorotea''== *Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore. (4, 105) :''Wer lange bedenkt, der wählt nicht immer das Beste''. *Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'egli abbia attitudine oppure no. (I, 70-1) :''So sind die Menschen führwar! und einer ist doch wie der andre | Daß er zu gaffen sich freut: wenn den Nächsten ein Unglück befället''. *La [[povertà]] stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi. (VI, 241) :''Armut selbst macht stolz, die unverdiente'' *Molto desidera l'uomo, eppur sol di poco ha bisogno. (V, 13)<ref name=sordi/> *Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come [[Dio]] ce li ha donati. (III, 47-8) :''Denn wir können die Kinder nach unserm Sinne nicht formen; | So wie Gott sie uns gab, so muß man sie haben und lieben''. ==''Epigrammi veneziani''== *''Sì, l 'Italia questa è, ch'io lasciai. Le vie polverose | sempre ; gabbato sempre, comunque, il forestiere. | La probità tedesca tu cerchi in ogni angolo invano; | vita e moto qui c'è: ordine, disciplina | non già; pensa ciascuno soltanto a sé stesso, diffida | degli altri, è vano, e i capi pensano anch'essi a sé.'' (4)<ref>Da ''Epigrammi veneziani'', in ''Opere'', p. 1278.</ref> *''Questa [[gondola]] sembra una culla che dondola lieve, | e la sua piccola cabina a me pare una bara capace. | È giusto: tra la culla e la bara senz'affanno ondeggiamo | sul [[Canal Grande]] attraverso la vita.'' (8, p. 57) *{{NDR|[[Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach]]}} ''Piccolo è certo il mio, tra i principi della Germania, | breve e stretto il suo stato, modesto il suo potere. | Ma se ognuno le forze all'interno e all'esterno così prodigasse, | allora esser tedesco tra tedeschi sarebbe una festa. |''[...]'' | Mi ha lodato, l'Europa, ma che cosa mi ha dato? | Nulla! E le mie poesie le ho pagate, e salate. | La Germania mi imitò, la [[Francia]] si compiacque di leggermi! | E tu, [[Inghilterra]], da amica accogliesti lo sconvolto straniero. | Ma pure, a che cosa mi serve se persino il cinese | Werther e Lotte su vetro dipinge con trepida mano? | Non vi fu imperatore che chiedesse di me, non un re | che di me si curasse. Egli per me fu [[Gaio Cilnio Mecenate|Mecenate]] e Augusto.'' (34 b, p. 69) *''«Via, [[Epigramma|epigrammi]], non siate così insolenti!» Perché no? Noi siamo | soltanto i titoli; i capitoli del libro li ha il mondo.'' (59, p. 81) *''Se un epigramma sia riuscito, è cosa che si può decidere? | No, non si sa mica sempre che cosa il briccone ha escogitato.'' (61, p. 81) *''Si dice che i [[Santo|santi]] volessero soprattutto il bene del peccatore | e della peccatrice. Accade esattamente lo stesso anche a me.'' (71, p. 85) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i [[Cane|cani]]: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' (73, p. 85) ==''Faust''== ===[[Incipit]]=== ====Vincenzo Errante==== DEDICA<br>Eccovi a me tornar, larve sfuggenti<br>al torbido mio sguardo appare allora.<br>Che di fermarvi, questa volta, io tenti?<br>Incline a quel delirio è il cuore ancòra?<br>Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,<br>vi trarrò dalla nebbia che svapora.<br>Un fuoco giovanil tutto m'inonda<br>al magico chiaror che vi circonda.<br>PROLOGO, SUL TEATRO<br>IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.<br>''Il Direttore''. Voi due, che così spesso <br>mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,<br>ditemi dunque: che sperate mai,<br>sovra il tedesco suolo,<br>di questa nostra impresa?<br>Compiacere la folla, io pur vorrei:<br>questo perché, se vive, lascia vivere.<br>Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,<br>e una festa ciascun si ripromette.<br>Gli spettatori seggono tranquilli,<br>con inarcate ciglia, ai posti loro:<br>e non chiedon se non quello spettacolo<br>che sbalordir li faccia.<br>PROLOGO IN CIELO<br>''Il'' SIGNORE, ''le'' SCHIERE. ''Poi'', MEFISTOFELE.<br>''Avanzano i tre'' ARCANGELI.<br>Raffaele. ''Gareggia il sole, con l'antico suono,<br>tra le sfere sorelle, in armonia'';<br>[...]<br>Gabriele. ''In un arcano di velocità, <br>ruota la terra con i suoi fulgori'',<br> [...]<br>Michele. ''Ruggono le procelle, a gara e in lena,<br>dal mare a terra e dalla terra al mare''.<br>[...]<br>Tutti e tre. ''Poi che nessuno ne perscruta il fondo<br>dà la Tua vista agli Angeli vigore''<br>[...]<br>''Mefistofele''. Dacché, Signore, anche una volta torni<br>ad accostarti, e di conoscer chiedi<br>qual vento mai per queste plaghe spiri;<br>poi che buon viso, di solito, hai fatto<br>a questo mio ricomparirti innanzi,<br>eccomi dunque anch'io fra la masnada.<br>[...]<br>LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA<br>I<br>IL DRAMMA DI FAUST<br>NOTTE<br>''Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto''.<br>FAUST, ''inquieto, siede davanti al leggìo''.<br>''Faust''. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,<br>giurisprudenza, nonché medicina:<br>ed anche, purtroppo, teologia.<br>Da cima a fondo, con tenace ardore.<br>Eccomi adesso qui, povero stolto;<br>e tanto so quanto sapevo prima.<br>Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.<br>Sono dieci anni che menando vo<br>pel naso i miei scolari,<br>di sù di giù, per dritto e per traverso<br>Ma solo per accorgermi<br>che non ci è dato di sapere, al mondo,<br>nulla di nulla.<br>E quasi mi si strugge, ardendo il cuore. ====Giovita Scalvini==== {{destra|'''Prologo sul teatro'''}} {{centrato|''Il'' DIRETTORE, ''il'' POETA ''del teatro'', ''il'' FACETO.}} '''Il Direttore'''. Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie.<br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Prologo in cielo'''}} {{centrato|''Il'' SIGNORE, ''le'' LEGIONI CELESTI, ''indi'' MEFISTOFELE. I ''tre'' ARCANGELI ''precedono''.}} '''Rafaele'''. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Gabriele'''. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Michele'''. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''A tre'''. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Mefistofele'''. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù, e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de' tuoi servidori <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Notte. Stanza gotica a volta alta ed angusta'''}} FAUST inquieto sulla seggiola allo scrittoio. '''Faust'''. Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d'ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch'io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! ===Citazioni=== *Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente dolcemente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà. (parte I, Dedica<ref>''Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte, Volume 1'', traduzione di Giovanni V. Amoretti, Feltrinelli, 2002, [https://books.google.it/books?id=NUVsC2ybtroC&pg=PA3 p. 3]. ISBN 88-07-82018-8</ref>) *Che l'uomo svia finché va pellegrino. (Il Signore: parte I, capitolo Prologo in cielo; 1960) :''Es irrt der Mensch, so lang er strebt.'' *Quel deicino<ref>ossia l'uomo come piccolo dio</ref> del mondo si rimane perpetuamente del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel suo primo giorno. Forse ehi vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia, in vero egli mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano sempre innanzi non solo per querelarti?<ref>ossia lamentarsi, brontolare</ref> (Mefistofele: prologo in cielo, p. 14; 2022) *[[Birra]] che frizzi, tabacco che morda e una servetta in gala son quanto va meglio al mio umore. (Uno studente: Parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) *Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra.. (Faust: parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) :Due anime albergano, ohimé, nel petto mio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 246.</ref> ::''Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust''. *Ben sogliono gli uomini schernire quello che non intendono. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) *Nel principio era l'atto. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :In principio era il ''Fatto''!<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il [[bene e male|male]], e continuamente produce il [[bene e male|bene]]. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ein Teil von jener Kraft, die stets das Böse will und stets das Gute schafft.'' *Sono lo spirito che nega continuamente. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ich bin der Geist, der stets verneint!'' *E s'io dirò mai al fuggevole istante: "Oh, tu se' bello! dura, tu sei sì bello!" (Faust: parte I, capitolo Studio (II); 1960) *Noi veniamo di [[Spagna]], che è il bel paese del vino e delle canzoni. (Mefistofele: parte I, capitolo La cantina di Auerbach in Lipsia; 1960) :''Spanien, das schöne Land des Weins und der Gesänge''. *Tu capir dei! | Dieci di un fanne, | poi tre via danne, | indi due tranne, | e ricco sei. | Quattro ne sega: | di cinque e sei. | Dice la strega, | fa sette ed otto, | e tu sei dotto. | Nove son uno, | dieci nessuno. | E questo delle Fate è l'un vie uno. (La Strega: parte I, capitolo La cucina di una strega; 1960) *La [[legge]] è potente, ma più ancora la necessità. (Plutone: parte II, atto I; 1960) *La [[natura]], con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte. (Talete: parte II, atto II) *Non cercare di analizzare questo destino unico al mondo: l'esistenza consiste nel vedere, non fosse che per un istante. (Faust: parte II, atto III; 1960) :Non fissarti nel destino individuale. Esistere è un dovere, durasse un secondo.<ref>Citato in [[Émile Durkheim]], ''Il suicidio: Studio di sociologia'', traduzione di Rosantonietta Scramaglia, Bur, [https://books.google.it/books?id=rMRR9gLsp_kC&pg=PA20 p. 20]. ISBN 88-586-3734-8</ref> *''Odo già il brusio del borgo | Qui è il paradiso vero del popolo, | felici e contenti tutti quanti. | Qui sono uomo. Qui posso esserlo''. (937-40)<ref name=sordi/> *Ricerchiamo in quei soavi e cari sguardi dai quali viene solo la grazia e la salute, la virtù che meglio ci prepari il cuore a ricevere con gratitudine le eterne fiamme della beatitudine; onde gli umani affetti si rivolgano con viva fede a te, [[Maria|Vergine]], Madre, Imperatrice e Dea. Dal sublime e stellato tuo seggio mostrati a noi propizia. (Doctor Marianus: parte II, atto V) *L'ETERNO-FEMMINA | ci trae lassù! (Chorus Mysticus: parte II, atto V; 1960) :''Das Ewig-Weibliche zieht uns hinan.'' *Solo è allegro chi può dare. (I, 2) *''Una perfetta contraddizione resta misteriosa | ai savi come ai pazzi.'' (I, 2557-2558)<ref name=e /> ==''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister''== ===[[Incipit]]=== La rappresentazione andava per le lunghe. La vecchia Barbara andava ogni tanto alla finestra per sentire se dalla piazza del teatro non fosse cominciato il rumorio delle carrozze che partivano. Aspettava infatti con più impazienza del solito la sua bella padrona Mariane, che stasera, nel numero di chiusura dello spettacolo, incantava il pubblico vestita da giovane ufficiale.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> ===Citazioni=== *All'attore perdono tutti i difetti dell'uomo, ma all'uomo non perdono nessuno dei difetti dell'attore. (libro VII, 3) *Bisognerebbe [...] ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata. (libro V, 1) *{{NDR|Mignon, sull'[[Italia]]}} ''Conosci la terra dei limoni in fiore, | dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, | dal cielo azzurro spira un mite vento, | quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, | la conosci forse? | Laggiù, laggiù io | andare vorrei con te, o amato mio!'' (libro III, 1) *''Sulla terra s'espia ogni colpa.'' (libro II, 13) == ''I dolori del giovane Werther''== ===[[Incipit]]=== ====I traduzione==== Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.<br> E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi. LIBRO PRIMO 4 maggio 1771. Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?<br> {{NDR|Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf I dolori del giovane Werther]'', Freebook - Edizioni LibroLibero}} ====Piero Bianconi==== ''Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.<br>E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.'' LIBRO PRIMO ''4 maggio 1771'' Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?<br> Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...<br> Che cosa è mai l'uomo, che riesce a [[lamento|lagnarsi]] di se stesso! ====Amina Pandolfi==== ''Tutto ciò che ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, l'ho raccolto con cura e qui ve lo presento, e so che me ne sarete grati. Non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro affetto al suo spirito e al suo carattere, né le vostre lacrime al suo destino.<br>E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa' che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino.'' LIBRO PRIMO {{destra|''4 maggio 1771''}} Quanto sono lieto di essere partito! Amico mio carissimo, che cosa è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo, tanto, di cui ero inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdonerai. Ma non parevano tutti i miei altri legami davvero scelti dal destino per impaurire un cuore come il mio?<br> Povera Leonore! Eppure io ero innocente. Era forse colpa mia se, mentre le singolari grazie di sua sorella mi procuravano una gradevole distrazione, una passione si andava creando in quel suo povero cuore? E tuttavia... sono proprio del tutto innocente? Non ho in qualche modo alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono io stesso deliziato di quelle tanto genuine espressioni della natura, che così spesso ci facevano ridere, sebbene tanto poco ci fosse in esse di ridicolo? Non ho io forse... Oh, ma che cosa è mai l'uomo, per potersi lagnare di se stesso! ===Citazioni=== *Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98) *Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere... ma il mio cuore lo possiedo io solo. (9 maggio; 1993) *C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100) *Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68) *Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111) *Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144) *Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147) *E cos'è, se non destino dell'uomo, questo portare il proprio fardello, bere il proprio calice?... (15 novembre; 1991, p. 139) *E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno) *Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l'amore? Simile ad una [[lanterna]] magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1993) *Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?<br>Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) *Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52) *Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (16 giugno; 2005) *La sorte dell' uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano? Dovrei forse vergognarmi quando, in un attimo terribile, tutta la mia esistenza trema fra l'essere e il non essere, e il passato è simile ad un baleno sull'abisso tenebroso del futuro, mentre tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l'universo? (15 novembre; 1993) *L'uomo è cosi superficiale, che anche dove ha la vera sicurezza della sua esistenza, dove lascia l' orma della sua presenza, cioè nel ricordo, nel cuore dei suoi amici, anche lì deve venir meno, deve sparire, prontamente sparire. (26 ottobre; 1993) *Mi sovvenne allora che egli era padre da pochissimi giorni, ed evitai il discorso, convinto in me che bisogna fare con i fanciulli come Dio fa con noi: Egli non ci procura mai tanto grande felicità come quando ci lascia nel vaneggiamento di una cara illusione. (6 luglio; 1993) *Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48) *Non trascorre un solo istante che tu non distrugga te e i tuoi cari, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la più innocente passeggiata costa la vita a mille sfortunati insettucci, un passo demolisce le faticose costruzioni delle formiche e riduce quel piccolo mondo in una tomba scura, senza significato. Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. Così avanzo brancolando nell' angoscia, circondato dal cielo, dalla terra e da mille forze creatrici, e vedo solo un Mostro che eternamente ingoia, eternamente rumina. (18 agosto; 1993) *«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!». (12 agosto; 1993) *«O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90) *Oh, la lontananza, è come il futuro! Un vasto nebuloso panorama giace davanti alla nostra anima, i nostri sensimenti vi si scorrono sopra come i nostri occhi e noi aneliamo, ah!, di perderci in esso con tutto il nostro essere, di accogliere in noi volluttuosamente un unico, grande, splendido sentimento. -E quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira per il balsamo perduto. (21 giugno; 1993) *Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130) *Si dice di una nobile razza di cavalli, che quando si sentono accaldati e affaticati, si aprono istintivamente una [[vena]], per respirare più liberamente. Spesso anch'io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna. (16 marzo; 1993) *Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123) *Tu mi domandi com'è la gente di qui? E io ti devo rispondere: come dappertutto! Il genere umano è cosa davvero monotona. La maggior parte degli uomini consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco che gli resta di libertà, li spaventa tanto, che cercano con ogni mezzo di liberarsene. *Oh, amici miei! Perché il fiume del genio rompe così raramente gli argini, così di rado straripa con alti flutti scuotendo le vostre anime stupefatte? – Cari amici, su entrambe le sponde del fiume abitano i placidi signori le cui casette e i giardini, le aiuole di tulipani e le erbe dell'orto andrebbero distrutte dalla piena delle acque e perciò si danno cura di allontanare l'incombente pericolo con dighe e canali. *È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore. *«Caro mio, a che serve la precauzione? Il pericolo non è dove te l'aspetti.» *Qualche volta non riesco a capire come un altro possa amarla, come a un altro possa essere lecito amarla, quando io l'amo così esclusivamente, così teneramente, così intensamente, e non conosco, non so, non posseggo altro che lei! *Ci sarebbero meno dolori tra gli uomini se essi non s'industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente. *È una cosa ben monotona il genere umano. I più sgobbano la massima parte del tempo per campare; e quel pochetto di libertà che avanza li tormenta così che si stillano il cervello in cerca di espedienti d'ogni sorta per disfarsene. *Ora niente mi dà tanta noia come quando gli uomini si tormentano fra loro, specie poi quando sono giovani nel fiore della vita, che dovrebbero essere apertissimi a tutte le gioie, e invece si sciupano quei brevi giorni per sciocchezze e poi troppo tardi s'avvedono dell'irreparabile sperpero. *No, il mio cuore non è così corrotto. È debole, assai debole. Ma anche questa è corruzione? *Lei mi è sacra. Ogni desiderio tace alla sua presenza. *Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze, o per gli onori, o per qualunque altro scopo non è che un pazzo, se lo fa per causa d'altri e senza sua passione o necessità. *Potrei condurre la più bella vita, la vita più beata, se non fossi un pazzo. *Ah, è proprio vero che il nostro cuore è il solo autore della sua felicità. *Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca. *La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di esseri superiori, fra i quali noi occupiamo l'infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più perfetta... E questo in modo assai naturale. *Certe volte non capisco come un altro possa averla cara, mentre io amo lei, unicamente, così dal profondo, così pienamente, e non conosco, e non so, e non ho altro che lei. *Mi basta vedere i suoi occhi neri per sentirmi bene. *Vedi, e quello che mi fa male è che Alberto non è così beato com'egli... sperava... come io... crederei d'essere... se... Non mi piacciono i [[punti di sospensione|puntini sospensivi]], ma qui non mi posso esprimere altrimenti... e mi par chiaro abbastanza. *Ah, questo vuoto! quest'orribile vuoto che sento qui nel petto! *Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato. *Mi strazierei il petto, sbatterei la testa, a pensare che uno può essere così poco per un altro. Ah che l'amore, la gioia, l'ardore, e ogni delizia, s'io non li porto in me, un altro non me li potrà dare, e anche se ho il cuore pieno di beatitudine non potrò far felice un altro che sia freddo e inerte innanzi a me. *Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. *Caro, io sono finito! Essa può fare di me quello che vuole. *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!<br />Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! ([http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane.pdf LibroLibero], Milano 2008, pp. 170-171) ====Libro primo==== *Una meravigliosa serenità, simile a questo dolce mattino di primavera, mi è scesa nell'anima e io ne godo con tutto il mio cuore. Sono solo e sono lieto di essere vivo in questo luogo creato per anime come la mia. Sono così felice, mio caro, così perduto nel senso di questa serena esistenza che la mia arte ne soffre. Ora non saprei disegnare nemmeno una linea, eppure non sono mai stato un pittore così grande come in questi momenti. Quando la bella valle effonde intorno a me i suoi vapori e il sole alto investe l'impenetrabile tenebra di questo bosco e solo qua e là qualche raggio riesce a penetrare in questo sacrario, e io mi stendo nell'erba alta accanto al torrente e, così vicino alla terra, scopro le piante più diverse e più singolari; quando sento vicino al mio cuore il brulichio del piccolo mondo in mezzo agli steli, le innumerevoli, incomprensibili figure dei bruchi e degli insetti e sento la presenza dell'Onnipotente che ci ha creati secondo la Sua immagine, l'alito del Supremo Amore che ci porta e ci sostiene in un'eterna beatitudine; quando, oh, amico mio!, i miei occhi si smarriscono in questa vertigine e l'universo e il cielo riposano nella mia anima come la figura di una donna amata, io provo allora l'angoscia di un desiderio e penso: oh, se tu potessi esprimere tutto questo, se potessi effondere sulla carta lo spirito di ciò che in te vive con tanta pienezza e con tanto calore, in modo da farne lo specchio della tua anima, come la tua anima è lo specchio del Dio infinito! Amico mio, io mi sento morire e soccombo alla forza e alla magnificenza di queste immagini! (10 maggio; 1998, p. 9) *Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma compagnia non ne ho ancora trovata. Non so che cosa ho di così attraente per gli altri; sono tanti a cui sono simpatico e che si attaccano a me, e poi soffro quando, dopo un breve tratto, le nostre strade si separano. Vuoi sapere come è qui la gente. Ti devo rispondere: come da qualsiasi altra parte; lo spettacolo che offre il genere umano è davvero monotono. La maggior parte consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco di libertà che ancora le resta, la spaventa tanto che cerca qualunque pretesto pur di liberarsene. Oh, il destino degli uomini! (17 maggio; 1998, p. 15) *Eppure, essere incompresi è il nostro destino. (17 maggio; 1998, p. 15) *Che i bambini non sappiano quello che vogliono, su questo sono perfettamente d'accordo precettori e maestri dottissimi; ma che anche gli adulti brancolino alla cieca su questo pianeta, come i bambini, e come loro non sappiano da dove vengano né dove vadano e infine che neppure loro agiscano per motivi veri e reali, ma si lascino invece guidare solo da zuccherini, dolci e frustate: questo nessuno è disposto a crederlo e a me invece sembra una verità addirittura evidente. (22 maggio; 1998, pp. 19-21) *Sono lieto, sono felice e quindi sono un pessimo cronista. (16 giugno; 1998, p. 35) *Wilhelm, cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l'amore? È come una lanterna magica senza luce! Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca! E anche se non fossero altro che fantasmi evanescenti, ci rendono tuttavia felici quando stiamo lì come tanti ragazzi e andiamo in estasi per queste meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1998, p. 81) *Cosa importa, Wilhelm, che siano fantasmi, se ci fanno star bene? (18 luglio; 1998, p. 83) *[…] a questo mondo si combina ben poco con gli aut aut; i sentimenti e i modi di agire hanno tante sfumature così varie e diverse quante ne passano fra un naso aquilino e un naso camuso. (8 agosto; 1998, p. 91) *Il furto è un peccato, questo è vero, ma uno che va a rubare per salvare se stesso ed i suoi da un'imminente morte di fame, merita d'essere punito o compatito? Chi osa scagliare la prima pietra contro il marito che in un momento di giusta ira sacrifica la moglie infedele e il suo indegno seduttore? O contro la fanciulla che in un momento di passione cede al piacere irresistibile dell'amore? Persino le nostre leggi, così pedanti e insensibili, si commuovono e perdonano. (12 agosto; 1998, p. 99) *Poiché solo provando gli stessi sentimenti abbiamo il diritto di parlare di una cosa. (12 agosto; 1998, p. 101) *{{NDR|Ad Albert, in un dialogo riportato}} Amico mio, l'uomo è uomo e quel po' di intelligenza che può avere serve poco o nulla quando la passione infuria e si è oppressi dai limiti della natura umana. (Werther: 12 agosto; 1998, p. 107) *Così ho capito che uno scrittore inevitabilmente danneggia il suo libro con una seconda, diversa stesura della sua storia, anche se questa riuscisse poeticamente migliore. La prima impressione ci trova pronti ad accoglierla e l'uomo è fatto in modo che gli si possono far credere le cose più strane e inverosimili: si imprimono subito tenacemente nella sua memoria e guai a chi cerca di cancellarle e distruggerle! (15 agosto; 1998, p. 109) *Tutto, tutto è popolato di migliaia di figure diverse e intanto gli uomini si chiudono timorosi nella loro casetta, vi fanno il loro nido e nella loro fantasia credono di dominare il mondo infinito! Povero pazzo che stimi tutto così poco, solo perché sei così piccolo. (18 agosto; 1998, p. 111) *Infatti è certo più facile morire che sopportare con fermezza una vita piena di tormenti. ====Libro secondo==== *Non c'è al mondo una gioia più vera e più grande che vedere una nobile anima aprirsi ad un'altra. (26 novembre; 1998, p. 135) *Ma che razza di gente sono mai costoro, che nella vita non si preoccupano d'altro che del cerimoniale, che per anni sognano e calcolano solamente come intrufolarsi a tavola un posto più su! (8 gennaio 1772; 1998, p. 141) *Mi par di stare davanti a una lanterna magica, guardo gli omini e i cavallucci davanti a me, che si fanno in qua e in là, e spesso mi chiedo se non si tratti di un'illusione ottica. Recito insieme con gli altri, o piuttosto sono costretto a recitare come una marionetta, e talvolta afferro la mano di legno di un vicino e provo un brivido di spavento. La sera mi propongo di godermi il levar del sole e non riesco poi a togliermi dal letto; durante il giorno spero che il chiaro di luna mi porterà qualche gioia, e rimango tutto il tempo nella mia stanza. Non saprei dire perché mi alzo, perché vado a dormire.<br />Mi manca il lievito che metteva in moto la mia vita; scomparsa è l'eccitazione che mi teneva sveglio fino a tardi la notte, sparita è quella che la mattina mi destava dal sonno. (20 gennaio; 1998, p. 145) *Creatura fortunata, che puoi attribuire la tua infelicità a un impedimento terreno. Tu non senti! non senti che nel tuo cuore distrutto, nel tuo cervello sconvolto c'è la sventura dalla quale tutti i re della terra non potrebbero salvarti. (30 novembre; 1998, p. 207) *{{NDR|Riferendosi ad Albert, in un pensiero riportato}} Sì, sì, questi sono i rapporti fidati, amichevoli, delicati, questa la simpatia, questa la fedeltà serena e costante! Non sono altro che sazietà e indifferenza! Forse che il più miserabile affare non ha più attrattiva per lui di questa donna cara e preziosa? Forse che sa valutare la sua fortuna? Sa stimarla quanto essa merita? La possiede, va bene, la possiede – lo so, come so anche tante altre cose, credo di essermi abituato a quest'idea, mi farà impazzire, mi farà morire. – E ha resistito alla prova l'amicizia che aveva per me? Non vede già nel mio attaccamento per Lotte una offesa alle sue prerogative, nelle mie attenzioni per lei un muto rimprovero? Lo so benissimo, lo sento, non mi vede volentieri, la mia presenza gli dà fastidio. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 217) *Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, lo scandalo all'ambasciata, tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell'eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell'amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l'assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine. (L'editore al lettore; 1998, p. 225) *{{NDR|In una lettera del 14 dicembre (1772) riportata}} Per me oramai è finita! La mia mente è confusa, già da otto giorni non riesco più a riflettere, ho gli occhi sempre pieni di lacrime, non c'è posto dove stia bene e in ogni posto sto bene. Non desidero nulla, non bramo nulla. Starei meglio se me ne andassi. (Werther: l'editore al lettore; 1998, pp. 229, 231) *{{NDR|In un biglietto riportato}} Alzare il [[sipario]] e scomparire là dietro! Questo è tutto. E perché allora queste paure e queste esitazioni? Forse perché non si sa quello che c'è là dietro? O perché di là non c'è ritorno? O forse perché è proprietà del nostro spirito immaginare caos e tenebre là dove non sappiamo nulla di certo? (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 231) :Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. (14 dicembre; 1993) *{{NDR|In una lettera per Lotte riportata}} [...] l'uomo è così limitato che non riesce a capire fine e principio della propria esistenza. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 267) ===Citazioni su ''I dolori del giovane Werther''=== *Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther. ([[Gesualdo Bufalino]]) ====[[Roland Barthes]]==== *Alberto, personaggio piatto, morale, conformista, decreta (come chissà quanti prima di lui) che il [[suicidio]] è una viltà. Per Werther, al contrario, il suicidio non è una debolezza, dal momento che esso scaturisce da una tensione: «Mio caro, se un eccesso fisico viene considerato come una forza, perché non lo sarà anche l'eccesso dei sentimenti?» L'amore-passione è dunque una forza («questa violenza, questa passione irriducibile»), è qualcosa che ricorda la vecchia nozione di ἰσχύς (''ischus'': energia, tensione, forza di carattere) e, più vicino a noi, quella di Dispendio. *L'innamorato che non dimentica ''qualche volta'', muore per eccesso, fatica e tensione di memoria (come Werther). *Il dito di Werther sfiora inavvertitamente il dito di Carlotta; i loro piedi, sotto il tavolo, si incontrano.<ref>{{maiuscoletto|[[I dolori del giovane Werther|Werther]]}}: p. 57.</ref> Werther potrebbe astrarsi dal senso di questi episodi casuali; egli potrebbe concentrarsi corporalmente su quelle minuscole zone di contatto e, come un feticista, provare piacere per questo o quel pezzetto di dito o di piede inerte, ''senza preoccuparsi della risposta'' (come Dio - è la sua etimologia -, il Feticcio non risponde). Ma, per l'appunto, Werther non è pervertito, ma innamorato: egli dà un senso, sempre, ovunque, a proposito di niente, ed è proprio il senso che lo fa fremere: egli si trova nel braciere del senso. Per l'innamorato, ogni contatto pone il problema della risposta: egli chiede alla pelle di rispondere. *Il geloso del romanzo non è Werther; è il signor Schmidt, il fidanzato di Federica, l'uomo che è sempre di malumore. La gelosia di Werther nasce dalle immagini (vedere Alberto circondare col braccio la vita di Carlotta), non dal pensiero. Ciò si deve al fatto (ed è questa una delle bellezze del libro) che si tratta di una disposizione tragica, e non psicologica. Werther non odia Alberto; è solo che Alberto occupa un posto che lui desidera: Alberto è un avversario (un concorrente, nel senso proprio del termine), non un nemico: egli non è «odioso». Nelle lettere che scrive a Guglielmo, Werther non si dimostra molto geloso. È solo quando dal tono confidenziale della prima parte si passa al racconto finale che la rivalità fra i due diventa acuta, aspra, come se la gelosia prendesse corpo in seguito al semplice passaggio dall'''io'' al ''lui'' [...]. *Io, come lettore, posso identificarmi con Werther. Storicamente, migliaia di soggetti lo hanno fatto, soffrendo, suicidandosi, vestendosi, profumandosi, scrivendo come tanti Werther (canzoni, lamenti, bomboniere, fibbie, ventagli, acqua di toilette alla Werther). Una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo. *Prima un lord e poi un vescovo inglese, rimproverarono a Goethe l'epidemia di suicidi provocati dal ''Werther''. Goethe rispose in termini propriamente ''economici'': «Il vostro sistema commerciale ha fatto migliaia di vittime; perché non perdonarne qualcuna anche al ''Werther''?». ==''Ifigenia in Tauride''== *''La gaiezza | e l'amore son ala a grandi imprese.'' (atto I, scena II; 1970, p. 176) *''Infruttuosa | vita è morte precoce''. (atto II, scena I; 1970, p. 183) *''La vita insegna | a esser meno severi con noi stessi | e con gli altri'' (atto IV, scena IV; 1970, p. 195) ==''Il divano occidentale-orientale''== ===[[Incipit]]=== MOGANNI NAMEH<br>IL LIBRO DEL CANTORE<br><br>Ho lasciato trascorrere vent'anni<br>ho goduto di quanto mi accadeva:<br>una fila d'anni splendida<br>come l'era dei Barmecidi. ===Citazioni=== *''Chi desidera capire il [[poema]] | deve recarsi nella terra della poesia, | chi desidera capire il [[poeta]] | deve andare nella terra del poeta.'' *''L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.'' *''È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.'' *''Prima del canto, prima del silenzio | il [[poeta]] deve vivere.'' *''Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.'' *''Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.'' *''Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I [[poeta|poeti]].'' *''Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.'' *''L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.'' *''Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.'' *''Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.'' *''Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di [[cenere]] | dirà: «Per me si è consumato».'' *''Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra''. *''Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.'' *''Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i [[Nipote (di nonno)|nipoti]].'' *''Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.'' *''Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.'' *''«Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»'' *''Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.'' *''Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.'' *''Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.'' *''L'argilla calpestata | si allarga, non indura.'' *''«Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.'' *''La [[prepotenza]], lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.'' *''«Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.'' *''Io sono stato un uomo, | e dunque, un combattente.'' (''Lasciapassare'')<ref>Da ''Il divano occidentale-orientale'', a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano, 1990, p. 457. ISBN 88-17-18707-0.</ref> *Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.<br>Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente. *La [[personalità]] è la felicità più alta. ===Citazioni su ''Il divano occidentale-orientale''=== *Qui, nel ''Divano occidentale-orientale'', siamo posti, come non mai, entro la cerchia del vivente. Il giovane brama vivere, il vecchio ricorda di aver vissuto, e a ciascuna di queste età è data una forza ch'è unica. Ma solo l'[[uomo]] è veramente colui che vive. Egli sta veramente al centro del cerchio della vita, e il cerchio magico gli racchiude il mondo. Nulla fugge davanti a lui, come egli non può fuggire davanti a nulla. [...] Così in questo libro ci avviene ciò che fuori di esso ci avviene nel nostro proprio dominio: crediamo di muoverci liberamente nell'infinito, eppure siamo sempre confinati al centro del cerchio della nostra vita, e l'anello dell'orizzonte è più che una semplice illusione ottica. Ma a colui a cui questo avviene, a lui crescono le forze, ed è come se il cerchio lo fortificasse a sua volta. Nel suo cuore si rinnova incessantemente il divino. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) ==''Le affinità elettive''== ===[[Incipit]]=== ====Ada Vigliani==== Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.<br> "Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.<br> "Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."<br> "È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro." ====Henry Furst==== Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.<br>«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.<br>«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».<br>«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro». ===Citazioni=== *Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli. (1967) *È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il [[dilettante]] ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte. (1967) *È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici. (1967) *Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli. (1967) *Il destino dell'[[Architettura|architetto]] è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona. (1967) *''In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra''. (1967) *[...] la [[donna]] divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l'intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l'universo. (I, I)<ref>Johann Wolfgang Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/le_affinita_elettive/pdf/goethe_le_affinita_elettive.pdf Le affinità elettive]'', a cura di Silvio Benco, Club degli editori, Milano, 1960.</ref> *La [[mediocrità]] non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (1967) *La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi. (1967) *Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta. (1967) *Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione? (2006) *Ma nella vita è diverso: dietro il [[sipario]] si prosegue a recitare, e quando s'alza un'altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla. (1967) *Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti. (1967) *Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione. (2006) *Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi. (1967) *Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (1967) *Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono. (2, V; 1967) :''Wir lernen die Menschen nicht kennen, wenn sie zu uns kommen; wir müssen zu ihnen gehen, um zu erfahren, wie es mit ihnen steht''. *Non si è mai appagati dal [[ritratto]] di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti. (1967) *Ogni attrazione è reciproca. (2, VII)<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> :''Jede Anziehung ist wechselseitig''. *Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il [[seme]] d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione. (1967) *Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come "''Affinità elettive''. (1967) *Un uomo che si vanta di non [[cambio di opinione|cambiare mai opinione]] è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli. (1967) *Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette. (1967) ==''Massime e riflessioni''== *Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri. (6) *Ogni [[parola]] che si pronuncia suscita l'idea del [[contrario]]. (9) *Niente rivela il [[carattere]] degli uomini più di ciò che essi trovano [[ridicolo]]. (12) *L'uomo dell'intelletto trova quasi tutto ridicolo, l'uomo della ragione quasi niente. (15) *Le passioni sono difetti o virtù, ma potenziati. (21) *Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. (39) *Nessuno è più [[Libertà e schiavitù|schiavo]] di chi si ritiene [[Libertà e schiavitù|libero]] senza esserlo. (43) *Non si sfugge al mondo in modo più sicuro che con l'arte, e non ci si unisce ad esso in modo più sicuro che con l'arte. (52) *Le difficoltà si fanno tanto più grandi quanto più ci si avvicina alla meta. (56) *Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa. (72) *Non dovunque c'è acqua ci sono [[Rana|rane]]; ma dove si sentono gracidar le rane, lì c'è acqua. (90) *Chi non conosce le [[Lingua (idioma)|lingue straniere]] non sa niente della propria. (91) *Scrivere storia è un modo di togliersi di dosso il passato. (105) *Ciò che non si [[comprensione|capisce]] non si [[possesso|possiede]]. (106) *Non c'è niente di volgare che, espresso in linguaggio buffonesco, non diventi umoristico. (109) *Ci sono nature problematiche che non sono mai all'altezza della situazione in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Ne nasce un immenso conflitto, che consuma senza gioia la loro vita. (134) :Vi sono delle nature problematiche che non sono mai all'altezza delle situazioni in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Di qui nasce l'immane conflitto che ne consuma la vita senza gioia.<ref name=sordi/> *Gli Indù del deserto fanno voto di non mangiar pesce. (145) *Un [[arcobaleno]] che dura un quarto d'ora, non lo si guarda più. (161) *La [[superstizione]] è la poesia della vita. (171) *Chi non prova amore, deve imparare a lusingare, altrimenti non ne verrà fuori. (175) :Chi non sente amore, deve imparare ad adulare, altrimenti non può cavarsela nel mondo. (X, 20)<ref name=sordi/> *Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene. (180) *Il [[bellezza|bello]] è una manifestazione di leggi segrete della natura che, senza una tale apparizione, ci sarebbero rimaste per sempre nascoste. (183) *Posso promettere di essere sincero, non di essere [[imparzialità|imparziale]]. (184) *Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria. (192) *Non si può vivere per tutti, in particolare per coloro coi quali non si vorrebbe vivere. (208) *Non scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno. (219) *Quando un saggio fa una follia, non la fa piccola. (223) *Il ritmo ha qualcosa di magico, anzi esso ci fa credere che il sublime ci appartenga. (248) :Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga. (XIII, 6)<ref name=sordi/> *Chi vive molto con i bambini troverà che nessun influsso esterno rimane in loro senza una reazione. (274) *Propriamente si sa solo quando si sa poco; col sapere cresce anche il dubbio. (281) *Gli [[errore|errori]] dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile. (282) *«Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il [[sogno]] della vita.» (298) *È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon [[consiglio]]. (318) *Qual è il miglior [[governo]]? Quello che ci insegna a governarci da soli. (353) *Della migliore compagnia è stato detto: la sua conversazione istruisce, il suo silenzio forma. (365) :Della migliore compagnia si è detto: la sua conversazione è istruttiva, il suo silenzio formativo.<ref name=sordi/> *Non c'è niente di più terribile di un'[[ignoranza]] attiva. (367) *La prima e l'ultima cosa che si richiede dal genio è l'amore della verità. (382) *Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta. (441) *Come si può conoscere se stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l'agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa ci hai dentro. (442) :Come si può conoscere se stessi? Non mai attraverso la contemplazione, bensì attraverso l'agire. (VII, 1)<ref name=sordi/> *Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se so di che ti occupi, so anche che cosa puoi diventare. (459) *Idee generali e grande [[presunzione]] sono sempre in procinto di provocare terribili disastri. (471) *Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale. (476) *Il paragonare dei non-conoscitori è in realtà soltanto una comodità che vorrebbe dispensarsi dal giudizio. (492) :Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.<ref name=e /> *Tante cose le conosceremmo meglio, se non volessimo conoscerle troppo esattamente. (501) :Conosceremmo molto meglio moltissime cose, se non volessimo esaminarle troppo da vicino.<ref name=sordi/> *Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non c'è bisogno di fare il giro del mondo. (568) *Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui. (688) *Non basta sapere, bisogna anche applicare. Non basta volere, bisogna anche fare. (689) *Niente nuoce a una nuova [[verità]] più di un vecchio [[errore]]. (715) *L'individualità dell'espressione è principio e fine di ogni [[arte]]. (739) *Le maggiori difficoltà sono là dove noi non le cerchiamo. (772) *Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità. (813) *La [[religione]] cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale. (819) *È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto. (833) *Non ama chi non vede i difetti della persona amata come virtù. (843) *Solo per quegli uomini che non sanno produrre niente essi stessi non esiste niente. (865) *Una [[verità]] ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è nauseabondo. (880) *Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi. (900) *Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va. (901) *Un [[cammello]] spelacchiato porta pur sempre il carico di molti [[asino|asini]]. (904) *Se le [[Scimmia|scimmie]] potessero arrivare a provare la [[noia]], potrebbero diventare uomini. (918) *I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani. (953) *Prima della [[rivoluzione]] tutto era aspirazione; dopo, tutto si è trasformato in pretesa. (959) *A regnare si impara facilmente, a governare difficilmente. (967) *Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affettato, il resto piatto. (971) *Nessuno invoca la [[libertà di stampa]] se non chi vuole abusarne. (972) *È degli anni come dei libri sibillini: quanti più se ne bruciano tanto più diventano preziosi. (990) *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. (991) *L'acutezza non abbandona gli uomini di spirito soprattutto quando hanno torto. (1011) *La [[perfezione]] può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione. (1110) *Il [[pubblico]] vuol essere trattato come le donne, a cui non si deve dire nient'altro se non quello che vogliono sentire. (1019) *La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte. (1129) *È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come [[plagio|plagiari]]. (1146) *La più bella [[felicità]] dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile. (1207) *I [[matematici]] sono una specie di Francesi: se si parla loro, traducono tutto nella loro lingua, e allora tutto diventa subito qualcosa di completamente diverso. (1279) *L'uomo può vivere solo coi suoi simili e anche con loro no; giacché alla lunga non può soffrire che qualcuno sia uguale a lui. (1405) ==''Poesia e verità''== ===[[Incipit]]=== Premetterò al presente lavoro che forse più di ogni altro avrà bisogno di prefazione, la lettera di un amico che mi spinse ad intraprenderlo malgrado le difficoltà più o meno grandi che vi potessi incontrare. ===Citazioni=== *Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova. *Cercando di render completa (la mia biografia) colla narrazione dei miei sentimenti intimi, delle influenze estranee da me subite, di tutti i gradi del mio sviluppo, fui costretto a lasciare il cerchio della mia vita intima e privata; mi vidi ad un tratto nel mondo in mezzo a centinaia di uomini importanti, che direttamente od indirettamente avevano contribuito alla formazione della mia mente; mi trovai nelle fluttuazioni immense della politica, che aveva esercitato essa pure sopra di me quell'influenza che ha fatto subire a tutti gli uomini del nostro tempo. Non dovevo trascurare nessuno di tutti quei particolari, essendo lo scopo di ogni biografia di rappresentare l'uomo quale prodotto del suo tempo, e di mostrare come il complesso del mondo contemporaneo abbia troncato o promosso il di lui sviluppo individuale, come egli sia pervenuto a farsi un concetto degli uomini e di ogni cosa esistente, e come – se fu artista, poeta, scrittore – abbia saputo esternare questo concetto. Ma tale compito, per essere eseguito bene, richiede quasi l'impossibile, richiede che l'individuo, desideroso di ritrarre fedelmente la propria vita, conosca sé ed il suo tempo, che sappia distinguere le basi fondamentali ed immutabili del proprio carattere e l'influenza irresistibile dell'ambiente contemporaneo, il quale piega e modifica gli individui sì che ognuno degli uomini ora viventi, in quanto alla coltura ed al suo modo di agire, sarebbe diverso da quello che è, se fosse nato dieci anni prima o dopo il momento nel quale attualmente vide per la prima volta la luce del mondo. *Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce. *Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di [[Dante Alighieri|Dante]], valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del ''Solitario bosco ombroso'' prima di capirne il senso. *Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145) ==''Torquato Tasso''== ===[[Incipit]]=== PERSONAGGI<br>ALFONSO II, ''duca di Ferrara''<br>LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, ''sua sorella''<br>LEONORA SANVITALE, ''contessa di Scandino''<br>TORQUATO TASSO<br>ANTONIO MONTECATINO, ''segretario di Stato''<br>''La scena è nella villa di Belriguardo''<br>ATTO PRIMO<br>SCENA I<br>''Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto''.<br>PRINCIPESSA ''e'' LEONORA.<br>PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma<br> pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela <br>ad un'amica! Pensierosa sembri,<br>ma pur gioconda.<br>LEON. Meco stesa io godo<br>ambo vederne in villereccio ammanto.<br>Noi sembriamo due felici pastorelle:<br> né diversa alla loro è l'opra nostra;<br>noi trecciamo corone. A me tra mano<br>questa a fiori diversi ognor più cresce;<br>con più nobile core e più sublime<br>intelligenza tu lo snello hai scelto<br>allôr gentile. ===Citazioni=== *''Un magnanimo attira | magnanimi e li sa poi ritenere.'' (atto I, scena I)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 209.</ref> *''Solo minaccia il vile ov'è sicuro.'' (atto II, scena II)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 221.</ref> *''Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La [[Conoscere se stessi|conoscenza di me stesso]] io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante.'' (atto V, scena V) ==''Urfaust''== ===[[Incipit]]=== NOTTE<br>''Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta''.<br><br>FAUST, ''inquieto, seduto allo scrittoio''.<br>FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole. ===Citazioni=== *Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama ''Encheiresis naturae''! Fa' le corna a se stessa e non sa come! (p. 149) *Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151) *MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151) *MARGHERITA. Dunque tu non credi?<br>FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190) ==''Viaggio in Italia''== {{Vedi anche|Viaggio in Italia (saggio)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Elegie romane''=== <poem> <small>{{destra|Come fummo felici una volta! Lo apprenderemo adesso attraverso di voi.}}</small> Ditemi, o pietre! parlatemi, eccelsi palagi! Date una voce, o vie! Né tu ti scuoti, o genio? Sì, qui un'anima ha tutto, fra queste divine tue mura, eterna [[Roma]]! tace sol per me tutto ancora. Oh, chi sa bisbigliarmi a quale finestra la Bella, che l'ardor mio ristori, scorger io debba un giorno? </poem> ===''La fidanzata di Corinto''=== Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa. ===''La missione teatrale di Wilhelm Meister''=== Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174... quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante in M., città in Germania, né troppo piccola né troppo grande, lasciò il suo circoletto abituale, verso le otto di sera, per tornarsene a casa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata''=== La seduta dell'Istituto di Francia, del 22 febbraio 1830, è stata il teatro di un avvenimento significante, del quale devono essere necessariamente importanti le conseguenze. In quel santuario delle scienze, dove tutto segue in presenza di un pubblico numeroso, e con perfetta convenienza di modi, dove le parole hanno l'impronta di un carattere di moderazione che suppone un poco di quella dissimulazione che si trova nelle persone educate, dove i punti di litigio sono piuttosto lasciati in disparte che non discussi; in quel santuario appunto è sorta una discussione, che potrebbe veramente diventare una contestazione personale, ma che, veduta da vicino, ha una importanza ben maggiore. ===''Prometeo''=== Addensa pure, o Giove, nei tuoi cieli le nuvole tenebrose, e come il fanciullo che tronca stizzoso le cime de' cardi, percuoti superbo col tuo fulmine le quercie e i lauri de' monti. ==Citazioni su Johann Wolfgang von Goethe== [[File:Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Goethe in der roemischen Campagna.jpg|thumb|''Goethe nella campagna romana'' (Wilhelm Tischbein, 1787)]] *All'assioma di [[Pitagora]] «i numeri governano il mondo» Goethe ha aggiunto : «è almeno certo che le cifre insegnano come il mondo è governato.» ([[Edmond Potonié]]) *Egli si gitta per entro la storia, né la studia con longanimità, quasi temendo di perdere ispirazione o di trovare gli uomini diversi da quelli che bisognano al suo pensiero; la suggella della sua immaginazione, anzi che riceverne ei stesso l'impronta: né s'arretra pure dinanzi alle volgarità della vita, poiché naturalmente nella sua anima si colorano pur quelle di un lume di bello e di vero in tutto ideale. Le più schiette immagini, i più semplici affetti, sono da lui quasi sempre tessuti sopra un fondo di cose alte e straordinarie: ne appaiono fiori, per la bellezza e la fragranza simili a quelli de' nostri prati, ma spuntati fra le rocce ed i precipizi di un mondo diverso dal nostro. ([[Giovita Scalvini]]) *Giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. ([[Rudolf Steiner]]) *Goethe, accusato spesso di ateismo dal volgo dei credenti del suo tempo, è uno spirito intimamente religioso. La divinità egli la sente aleggiare intorno a sé nell'aria fresca dei campi liberi e fecondi, la scorge nell'inesauribile energia vivificante sparsa in tutto l'universo, la coglie persino nei fenomeni più umili, negli istinti degli animali, nel germogliare dei semi, nello schiudersi dei fiori. Religione e scienza si fondono nel suo spirito in una unità superiore, che è intuizione filosofica, visione artistica, poesia. ([[Cesare Ranzoli]]) *Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. ([[Henry Miller]]) *Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: [[Jean Paul|Richter]] il primo di una che cominciava a parlare. ([[Carlo Dossi]]) *''Goethe''. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superere il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un ''elevarsi'' alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre». ([[Sigmund Freud]]) *In [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] come in Goethe è l'amore il mistero che sta alla base dell'universalità. ([[Hermann Hesse]]) *La musica di [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. ([[Giulio Confalonieri]]) *Ora, noi crediamo che il classicismo goethiano possa essere concretamente interpretato nei suoi esiti estetici e culturali solo se viene riportato alla considerazione del fenomeno della [[Rivoluzione francese]]. ([[Giuliano Baioni]]) *Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i [[Roma|Romani]] sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» ([[René Fülöp-Miller]]) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi».<br />Se Goethe sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. ([[Ernst Jünger]]) *Quanta differenza tra la religiosità di Goethe e quella di un altro scienziato filosofo, [[Blaise Pascal|Biagio Pascal]]! Entrambe sono profondamente agnostiche, come ogni vera ed alta forma di religiosità; anche per Pascal Dio non può essere oggetto di dimostrazione, non può essere abbracciato nella sua natura infinita dal nostro sguardo: ''Vere tu es Deus absconditus'', egli esclama con Isaia. Ma, mentre la religione del poeta tedesco gravita verso l'esterno, quella del matematico francese è tutta interna; questa è la religione del cuore, quella la religione del cervello. Goethe vede Dio con gli occhi dell'intelletto e della fantasia; Pascal sente Dio nello spirito come misericordia e come consolazione. ([[Cesare Ranzoli]]) *Se si dovesse scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della visione del mondo cosmopolita e della sensibilità empatica universale, Goethe sarebbe una scelta quasi obbligata. [...] Goethe guardava al mondo, alla natura e alla traiettoria della coscienza umana in maniera molto simile all'attuale generazione del nuovo millennio, che vive nel mondo cosmopolita del ventunesimo secolo. A lui si potrebbe attribuire l'appellativo di «uomo di tutte le epoche». ([[Jeremy Rifkin]]) *Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto. ([[Albert Einstein]]) *Volgarità è, essenzialmente, dare del tu a [[Platone]] o a Goethe. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''[https://archive.org/details/lirici-tedeschi-zardo/ Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX]'', traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Autobiografia (poesia e verità)'', traduzione di Adolfo Courtheoux, Sonzogno, 1886. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Laura Balbiani, Milano-Firenze, 2020. ISBN 9788858788714 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Elegie romane'', traduzione di [[Luigi Pirandello]], ''Epigrammi veneziani'', traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di [[Italo Alighiero Chiusano]] Tascabili Economici Newton, Roma, 1993. ISBN 88-7983-342-1 *Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/faust/pdf/faust_p.pdf Faust]'', traduzione di Giovita Scalvini, Edizioni Bietti, Milano, ca 1960. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Giovita Scalvini (parte I), Giuseppe Gazzino (II parte), Edizioni Liberamente, ISBN 978-88-6311-465-2, 2022. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister'', traduzione di Isabella Bellingacci, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852036538 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'' (''Die Leiden des jungen Werthers'', 1774), a cura di Giuliano Baioni, note al testo di Stefania Sbarra, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 88-06-14484-7 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Amina Pandolfi, Bompiani, 1987. *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 88-17-15108-4 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Il divano occidentale-orientale'', traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997. *Johann Wolfgang von Goethe, ''La fidanzata di Corinto'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Massime e riflessioni'', traduzione di [[Sossio Giametta]], Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 9788858697627 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Opere'', a cura di [[Vittorio Santoli]], traduzione di F. Amoroso, Bruno Arzeni, [[Riccardo Bacchelli]], Cristina Baseggio, A. Belli, Silvio Benco, Vittorio Betteloni, P. Bracchi, A. Buoso, [[Giosuè Carducci]], [[Benedetto Croce]], C. Del Lungo, C. De Lollis, F. De Sanctis, Vincenzo Errante, D. Gnoli, T. Gnoli, A. Maffei, G. Mazzoni, L. Montano, [[Luigi Pirandello]], E. Romagnoli, V. Santoli, A. Spaini, E. Teza, Leone Traverso, A. Vago, Diego Valeri, E. Weidlich, E. Zaniboni, A. Zardo, Sansoni Editore, Firenze, 1970. *Johann Wolfgang von Goethe, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/goethe/index.htm Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata]'', traduzione di [[Michele Lessona]], Roma, E. Perino, 1885. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Prometeo'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato'', a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Torquato Tasso'', traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Urfaust. {{small|Il Faust nella sua forma originaria}}'', traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955. ==Voci correlate== *[[Catharina Elisabeth Goethe]], la madre ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Viaggio in Italia (saggio)|''Viaggio in Italia''|}} {{Pedia|I dolori del giovane Werther|''I dolori del giovane Werther''|(1774)}} {{Pedia|Ifigenia in Tauride (Goethe)|''Ifigenia in Tauride''|(1787)}} {{Pedia|Le affinità elettive|''Le affinità elettive''|(1809)}} {{Pedia|Faust (Goethe)|''Faust''|(1808 – 1832)}} {{Pedia|Poesia e verità|''Poesia e verità''|(1811 – 1833)}} {{DEFAULTSORT:Goethe, Johann Wolfgang von}} [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Botanici tedeschi]] [[Categoria:Drammaturghi tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] hg6ukhrfrgit2h9wtwshtxim5j300sm 1426255 1426254 2026-09-11T18:51:43Z Marica Massaro 41956 /* Citazioni */ 1426255 wikitext text/x-wiki [[File:Goethe Kügelgen.jpg|thumb|Johann Wolfgang von Goethe in un ritratto di Gerhard von Kügelgen (tra il 1808 e il 1809)]] '''Johann Wolfgang von Goethe''' (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe== *''A che sempre più innanzi ir nel cammino? | Guarda: il ben t'è vicino. | In altro loco è inutile cercarlo; | impara ad afferrarlo.''<ref>Da ''Ammonimento''; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 155.</ref> *Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente.<ref>Da ''Ballate''.</ref> *Al di sopra delle [[Nazione|nazioni]] è l'[[Uomo|umanità]].<ref>Citato in [[Erich Fromm]], ''Avere o essere?'', traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008, p. 155.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} ''Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo.''<ref>Da ''Faust Urfaust'', vol. secondo, Garzanti, Milano 1994, p. 1041.</ref> *Autorità: senza essa l'uomo non può esistere, tuttava essa porta con sé tanto l'errore quanto la verità.<ref name=epi>Da ''Epigrammi''.</ref><ref name=sordi/> *Bisogna essere giovani per immaginarsi quale influsso esercitasse su di noi il ''Laocoonte'' di [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]], opera che dall'angolo ristretto di una misera visione ci trascinò nei liberi campi del pensiero. L<nowiki>'</nowiki>''ut pictura poesis'', tanto a lungo fraintesa, era tutto a un tratto eliminata, e la differenza tra le arti figurative e quelle del linguaggio chiara.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *Chi crede nell'[[immortalità]] si goda la sua felicità in silenzio; non ha nessun motivo di darsi delle arie.<ref name=eckermann>Citato in [[Johann-Peter Eckermann]], ''Conversazioni con Goethe''.</ref><ref name=e /> *''Chi possiede scienza ed arte ha anche la religione; | Chi non possiede quelle due, abbia la religione!''<ref>Da ''Xenie miti'', libro IX; citato in [[Sigmund Freud]], ''L'avvenire di un'illusione. Il disagio della civiltà'', a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta, Newton Compton, Roma, 2010. ISBN 978-88-541-2472-1</ref> *Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata.<ref>Citato in [[Jostein Gaarder]], ''Il mondo di Sofia''.</ref> *Come ogni rosa, così ogni artista ha il suo [[insetto]]: io ho [[Ludwig Tieck|Tieck]].<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1979, p. 41.</ref> *''Crea artista! Non parlare! | Solo un soffio sia il poetare.''<ref>Motto posto all'inizio della sezione Arte (''Kunst'') dell'edizione delle ''Opere'' di Goethe del 1815; citato in [[Johannes Brahms]], ''Album letterario'', traduzione di Artemio Focher, EDT, Torino, 2007.</ref> *Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita.<ref>Da ''''Scientific Studies'', a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, ''Vacche sacre e mucche pazze'', traduzione di Giovanna Ricoveri, Derive Approdi, Roma, 2001, p. 84.</ref> *''È caduta della neve; | ché non è quel tempo ancora | che di tutti i fiorellini | colla vista c'innamora. || E del sole il mite raggio | falsamente ci consola: | mente pur la rondinella; | e perché? perché vien sola.''<ref>Da ''[[Marzo]]'', vv. 1-8, in ''Gli amori'', traduzioni di Domenico Gnoli, Francesco Vigo, Livorno, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=AeU6R3zdsiAC&pg=PA324 324].</ref> *È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *È per me come un fratello minore, della mia stessa natura, solamente trascurato e danneggiato dal destino laddove io ne sono stato favorito e prediletto. :''Er ist wie ein jüngerer Bruder von mir, von derselben Art, nur da vom Schicksal verwahrlost und beschädigt, wo ich begünstigt und vorgezogen bin.''<ref>Dalla lettera a [[Charlotte von Stein]] del 14 dicembre 1786. {{de}} In ''Italienische Reise'', Carl Hanser Verlag, Monaco, 1992, p. 933.</ref> *{{NDR|A [[Felix Mendelssohn]]}} È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te.<ref>Citato in Giulio Confalonieri, ''Storia della musica'', Edizioni Accademia, Milano, 1975.</ref> *Fra tutte le scoperte e le opinioni, forse nessuno influenzò lo spirito umano più della dottrina di [[Copernico]].<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'astronomia'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 34. ISBN 9788858018347</ref> *I [[teologia|teologi]] sotto la loro pelliccia di pecora sono dei lupi feroci.<ref>Citato in [[Karlheinz Deschner]], ''Sopra di noi... niente'', Ariele, 2008.</ref> *Io chiamo l'[[architettura]] musica congelata.<ref name=eckermann/><ref>Attribuita anche a [[Peter Schilling]] e [[Arthur Schopenhauer]] (''Il mondo come volontà e come rappresentazione'').</ref> *Il [[dubbio]] cresce con la [[Conoscenza|conoscenza]].<ref>Da ''Sprüche in Prosa'', 1819.</ref> *In [[Italia]]! In Italia, ma non quest'anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie, mi manca ancora molto. [[Parigi]] sarà la mia scuola, [[Roma]] la mia università. Giacché essa è una vera ''Universitas'' e quando la si è veduta, si è veduto tutto. Perciò non ho fretta d'entrarvi.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 45.</ref> *La democrazia non corre, ma arriva sicura alla meta.<ref name=epi/><ref name=sordi/> *La freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto.<ref>Citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, ''La locandiera'', Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934.</ref> *La [[lascivia]]: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto.<ref name=scritti>Da ''Scritti postumi''.</ref> *La vera fortuna è la frugalità.<ref>Da ''Adler und Taube''.</ref> *La [[verità]] è scostante, l'[[errore]] attraente, perché la verità ci fa sembrare limitati, e l'errore onnipotenti. Inoltre la verità è scostante perché è frammentaria, incomprensibile, mentre l'errore è coerente e conseguente.<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''I diari'', traduzione di Silvio Bernardini, Longanesi, Milano, 1980, p. 234.</ref> *''Le stelle, non le vogliamo, | godiamo del loro splendore, | e incantati guardiamo su, | nella limpida notte.''<ref>Da ''Conforto nelle lacrime'', in ''Poesie d'amore'', a cura di Anna Reali, Newton Compton, Roma, 2011. ISBN 9788854130432</ref> *Lei mi saltò addosso e mi tirò uno [[schiaffo]] tale che mi mi fischiava un orecchio. Io avevo sempre sentito dire che dopo lo schiaffo di una ragazza ci volesse un ruvido bacio, e così le afferrai le orecchie e la baciai a ripetizione.<ref>Da ''Poesia e verità'', I, 2.</ref> *''Lottar con la forza, non mai dare un crollo | né a giogo nessuno sommettere il collo | negli ardui al mortale del viver cimenti | fa i Numi clementi.''<ref>Da ''Ponderazione'', vv. 5-8; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 128.</ref> *''Nel silenzio si tempera un ingegno, | ma l'indole nel vortice del mondo''.<ref>Da ''Tasso'', I, 2.</ref><ref name=sordi/> *Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *Per l'uomo di mondo una raccolta di aneddoti e [[massime]] è il più gran tesoro, se saprà disseminare i primi nella conversazione inserendoli al punto giusto e ricordarsi delle seconde al momento opportuno.<ref>Citato in ''Raccolta di massime pensieri e verità'', 1972, editrice Arcobaleno, Genova, p. 7.</ref> *Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli.<ref>Da ''Detti sparsi''.</ref> *Questo fatto mostruoso {{NDR|L'assassinio di [[Johann Joachim Winckelmann]]}} fece immensa impressione, si levò un lamento e un compianto generale, e la sua morte prematura acuì l'interesse che si aveva per il valore della sua vita.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *{{NDR|Sull'utopia de ''La Scienza della Legislazione'' di [[Gaetano Filangieri]]}} Quando voi farete nuove leggi, noi dobbiamo prenderci la briga di escogitare il modo di trasgredirle.<ref>Citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana''.</ref> *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito.<ref name=scritti/> *''Sgombra da te ogni cura | e su vergin pianura, | dove né un'orma sola | abbia il più ardito impresso, | fatti la via tu stesso!''<ref>Da ''Coraggio'', vv. 1-5; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 125.</ref> *Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.<ref>Da ''Motti in rima''.</ref> *Sì, posso dire che solamente a [[Roma]] ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d'animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d'animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.<ref>Da una conversazione con Eckermann, 9 ottobre 1828; citato in Attilio Brilli, ''Viaggi in corso'', Il mulino, 2004, p. 16.</ref> *«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d'oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro, umil germoglia il mirto, alto l'alloro...»<ref>Citato in [[Rina La Mesa]], ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961; Goethe: "evocazione".</ref> *Uno spettacolo per gli dei la vista di due innamorati.<ref>Da ''Ervino e Elmira''; Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> ===Con testo originale=== *Dove c'è molta [[Luce e ombra|Luce]], c'è anche molta [[Luce e ombra|Ombra]].<ref>O anche «Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera». Goethe lo scrisse polemizzando con [[Isaac Newton]] in merito alla natura della luce. {{cfr}} Walter Mariotti, ''Un mondo alla rovescia'', Il Sole 24 Ore, Milano, 2009, [http://books.google.it/books?id=8BwKF1A_9K8C&pg=PA122 p. 122]. ISBN 978-88-6345-070-5.</ref> :''Wo viel Licht ist, ist starker Schatten''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto I.</ref> *Lo [[scrivere]] è un ozio affaccendato.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> :''Schreiben ist geschäftiger Müßiggang''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto V.</ref> *Nel mondo si vive una volta sola. :''Man lebt nur einmal in der Welt''.<ref>Da ''Clavigo'', I, 1.</ref> *Nessuno contro Dio se non Dio stesso. :''Nemo contra Deum nisi Deus ipse''.<ref>Da ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Alba Cori, Utet, Torino, 1957, vol. II, p. 877 e p. 1012; citato in Hans Küng e Friedrich Schleiermacher, ''Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo'', a cura di Domenico Venturelli, Il melangolo, 2002, p. 168. ISBN 8870184722</ref> *Quando un'età è in declino, tutte le tendenze sono soggettive; mentre quando sta maturando un'epoca nuova, tutte le tendenze sono obiettive.<ref>Citato in Edward H. Carr, ''Sei lezioni sulla storia'', a cura di R. W. Davies, traduzione di Carlo Ginzburg, Einaudi, 2016, p. 133.</ref> *Shakespeare e nessuna fine.<br />Shakespeare è un'area infinita.<ref>Citato in George Steiner, ''Una lettura contro Shakespeare'', in ''Nessuna passione spenta'', traduzione di Claude Béguin, Garzanti, 2001, p. 51.</ref> :''Shakespeare und kein End''. {{Int|Lettere|Citato in [[Giuliano Baioni]], ''Classicismo e rivoluzione'', Guida, 1991. ISBN 8870429334}} *Carissima Lotte, perché mai l'uomo può fare tanto per sé e così poco per gli altri! [...] Per gli altri io mi consumo nel lavoro e non ottengo nulla, per me basta ch'io muova un dito e tutto mi viene offerto sopra un cuscino. (dalla lettera del 2 aprile 1782; p. 69) *Il dramma {{NDR|''Ifigenia''}} non vuole procedere, maledizione! Il [[re]] di Tauride deve parlare come se i calzettai di Apolda non facessero la fame. (dalla lettera a von Stein del 6 marzo 1779; p. 69) *Le affinità elettive io le mando proprio come una circolare ai miei amici, affinché essi [...] si ricordino ancora di me. [...] Io so a chi ho parlato e dove non sarò frainteso. Il pubblico, e in particolare quello tedesco, è una curiosa caricatura del ''demos''; presume sul serio di essere una sorta di senato o di ultima istanza e di potere, nella vita e nella letterature, eliminare con un voto ciò che non gli va a genio. (dalla lettera a Reinhard del 31 dicembre 1809; p. 253) *Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi. (da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829<ref>J. P. Eckermann, ''Gespräche mit Goethe'', Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: ''Colloqui con Goethe'', Sansoni, 1947</ref>) ===Attribuite=== *Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'[[audacia]] ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) :''Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it. (Begin it!)''<ref>{{en}} Cfr. ''[http://www.goethesociety.org/pages/quotescom.html The Goethe Society of North America]''.</ref> ::{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del ''Faust'' dal tedesco all'inglese di [[John Anster]]. È stato poi [[William Hutchinson Murray]] in ''The Scottish Himalayan Expedition'' (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione. === [[Ultime parole]]=== *Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.<ref name=last>Secondo Fumagalli le ultime parole pronunciate da Goethe sarebbero «''Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.''». Tuttavia nel corso degli anni la versione che si è maggiormente diffusa è «''Più luce!''». Secondo Fumagalli questo sarebbe un esempio di come "la traduzione si compiaccia di abbellire le frasi dei grandi uomini".</ref> (22 marzo 1832<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, pp. 285 e 294.</ref>) :''Macht doch den zweiten Fensterladen auch auf, damit mehr Licht hereinkomme''. *Più luce!<ref name=last/> :''Mehr licht!''<ref>Citato in Daniel Purdy, ''Goethe Yearbook 18, Volume 18'', Camden House, 2011, [http://books.google.it/books?id=sXQMHySQ9LMC&pg=PA107 p. 107] ISBN 1571134913.</ref> ==''Arminio e Dorotea''== *Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore. (4, 105) :''Wer lange bedenkt, der wählt nicht immer das Beste''. *Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'egli abbia attitudine oppure no. (I, 70-1) :''So sind die Menschen führwar! und einer ist doch wie der andre | Daß er zu gaffen sich freut: wenn den Nächsten ein Unglück befället''. *La [[povertà]] stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi. (VI, 241) :''Armut selbst macht stolz, die unverdiente'' *Molto desidera l'uomo, eppur sol di poco ha bisogno. (V, 13)<ref name=sordi/> *Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come [[Dio]] ce li ha donati. (III, 47-8) :''Denn wir können die Kinder nach unserm Sinne nicht formen; | So wie Gott sie uns gab, so muß man sie haben und lieben''. ==''Epigrammi veneziani''== *''Sì, l 'Italia questa è, ch'io lasciai. Le vie polverose | sempre ; gabbato sempre, comunque, il forestiere. | La probità tedesca tu cerchi in ogni angolo invano; | vita e moto qui c'è: ordine, disciplina | non già; pensa ciascuno soltanto a sé stesso, diffida | degli altri, è vano, e i capi pensano anch'essi a sé.'' (4)<ref>Da ''Epigrammi veneziani'', in ''Opere'', p. 1278.</ref> *''Questa [[gondola]] sembra una culla che dondola lieve, | e la sua piccola cabina a me pare una bara capace. | È giusto: tra la culla e la bara senz'affanno ondeggiamo | sul [[Canal Grande]] attraverso la vita.'' (8, p. 57) *{{NDR|[[Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach]]}} ''Piccolo è certo il mio, tra i principi della Germania, | breve e stretto il suo stato, modesto il suo potere. | Ma se ognuno le forze all'interno e all'esterno così prodigasse, | allora esser tedesco tra tedeschi sarebbe una festa. |''[...]'' | Mi ha lodato, l'Europa, ma che cosa mi ha dato? | Nulla! E le mie poesie le ho pagate, e salate. | La Germania mi imitò, la [[Francia]] si compiacque di leggermi! | E tu, [[Inghilterra]], da amica accogliesti lo sconvolto straniero. | Ma pure, a che cosa mi serve se persino il cinese | Werther e Lotte su vetro dipinge con trepida mano? | Non vi fu imperatore che chiedesse di me, non un re | che di me si curasse. Egli per me fu [[Gaio Cilnio Mecenate|Mecenate]] e Augusto.'' (34 b, p. 69) *''«Via, [[Epigramma|epigrammi]], non siate così insolenti!» Perché no? Noi siamo | soltanto i titoli; i capitoli del libro li ha il mondo.'' (59, p. 81) *''Se un epigramma sia riuscito, è cosa che si può decidere? | No, non si sa mica sempre che cosa il briccone ha escogitato.'' (61, p. 81) *''Si dice che i [[Santo|santi]] volessero soprattutto il bene del peccatore | e della peccatrice. Accade esattamente lo stesso anche a me.'' (71, p. 85) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i [[Cane|cani]]: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' (73, p. 85) ==''Faust''== ===[[Incipit]]=== ====Vincenzo Errante==== DEDICA<br>Eccovi a me tornar, larve sfuggenti<br>al torbido mio sguardo appare allora.<br>Che di fermarvi, questa volta, io tenti?<br>Incline a quel delirio è il cuore ancòra?<br>Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,<br>vi trarrò dalla nebbia che svapora.<br>Un fuoco giovanil tutto m'inonda<br>al magico chiaror che vi circonda.<br>PROLOGO, SUL TEATRO<br>IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.<br>''Il Direttore''. Voi due, che così spesso <br>mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,<br>ditemi dunque: che sperate mai,<br>sovra il tedesco suolo,<br>di questa nostra impresa?<br>Compiacere la folla, io pur vorrei:<br>questo perché, se vive, lascia vivere.<br>Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,<br>e una festa ciascun si ripromette.<br>Gli spettatori seggono tranquilli,<br>con inarcate ciglia, ai posti loro:<br>e non chiedon se non quello spettacolo<br>che sbalordir li faccia.<br>PROLOGO IN CIELO<br>''Il'' SIGNORE, ''le'' SCHIERE. ''Poi'', MEFISTOFELE.<br>''Avanzano i tre'' ARCANGELI.<br>Raffaele. ''Gareggia il sole, con l'antico suono,<br>tra le sfere sorelle, in armonia'';<br>[...]<br>Gabriele. ''In un arcano di velocità, <br>ruota la terra con i suoi fulgori'',<br> [...]<br>Michele. ''Ruggono le procelle, a gara e in lena,<br>dal mare a terra e dalla terra al mare''.<br>[...]<br>Tutti e tre. ''Poi che nessuno ne perscruta il fondo<br>dà la Tua vista agli Angeli vigore''<br>[...]<br>''Mefistofele''. Dacché, Signore, anche una volta torni<br>ad accostarti, e di conoscer chiedi<br>qual vento mai per queste plaghe spiri;<br>poi che buon viso, di solito, hai fatto<br>a questo mio ricomparirti innanzi,<br>eccomi dunque anch'io fra la masnada.<br>[...]<br>LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA<br>I<br>IL DRAMMA DI FAUST<br>NOTTE<br>''Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto''.<br>FAUST, ''inquieto, siede davanti al leggìo''.<br>''Faust''. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,<br>giurisprudenza, nonché medicina:<br>ed anche, purtroppo, teologia.<br>Da cima a fondo, con tenace ardore.<br>Eccomi adesso qui, povero stolto;<br>e tanto so quanto sapevo prima.<br>Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.<br>Sono dieci anni che menando vo<br>pel naso i miei scolari,<br>di sù di giù, per dritto e per traverso<br>Ma solo per accorgermi<br>che non ci è dato di sapere, al mondo,<br>nulla di nulla.<br>E quasi mi si strugge, ardendo il cuore. ====Giovita Scalvini==== {{destra|'''Prologo sul teatro'''}} {{centrato|''Il'' DIRETTORE, ''il'' POETA ''del teatro'', ''il'' FACETO.}} '''Il Direttore'''. Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie.<br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Prologo in cielo'''}} {{centrato|''Il'' SIGNORE, ''le'' LEGIONI CELESTI, ''indi'' MEFISTOFELE. I ''tre'' ARCANGELI ''precedono''.}} '''Rafaele'''. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Gabriele'''. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Michele'''. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''A tre'''. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Mefistofele'''. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù, e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de' tuoi servidori <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Notte. Stanza gotica a volta alta ed angusta'''}} FAUST inquieto sulla seggiola allo scrittoio. '''Faust'''. Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d'ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch'io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! ===Citazioni=== *Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente dolcemente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà. (parte I, Dedica<ref>''Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte, Volume 1'', traduzione di Giovanni V. Amoretti, Feltrinelli, 2002, [https://books.google.it/books?id=NUVsC2ybtroC&pg=PA3 p. 3]. ISBN 88-07-82018-8</ref>) *Che l'uomo svia finché va pellegrino. (Il Signore: parte I, capitolo Prologo in cielo; 1960) :''Es irrt der Mensch, so lang er strebt.'' *Quel deicino<ref>ossia l'uomo come piccolo dio</ref> del mondo si rimane perpetuamente del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel suo primo giorno. Forse ehi vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia, in vero egli mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano sempre innanzi non solo per querelarti?<ref>ossia lamentarsi, brontolare</ref> (Mefistofele: prologo in cielo, p. 14; 2022) *[[Birra]] che frizzi, tabacco che morda e una servetta in gala son quanto va meglio al mio umore. (Uno studente: Parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) *Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra.. (Faust: parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) :Due anime albergano, ohimé, nel petto mio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 246.</ref> ::''Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust''. *Ben sogliono gli uomini schernire quello che non intendono. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) *Nel principio era l'atto. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :In principio era il ''Fatto''!<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il [[bene e male|male]], e continuamente produce il [[bene e male|bene]]. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ein Teil von jener Kraft, die stets das Böse will und stets das Gute schafft.'' *Sono lo spirito che nega continuamente. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ich bin der Geist, der stets verneint!'' *E s'io dirò mai al fuggevole istante: "Oh, tu se' bello! dura, tu sei sì bello!" (Faust: parte I, capitolo Studio (II); 1960) *Noi veniamo di [[Spagna]], che è il bel paese del vino e delle canzoni. (Mefistofele: parte I, capitolo La cantina di Auerbach in Lipsia; 1960) :''Spanien, das schöne Land des Weins und der Gesänge''. *Tu capir dei! | Dieci di un fanne, | poi tre via danne, | indi due tranne, | e ricco sei. | Quattro ne sega: | di cinque e sei. | Dice la strega, | fa sette ed otto, | e tu sei dotto. | Nove son uno, | dieci nessuno. | E questo delle Fate è l'un vie uno. (La Strega: parte I, capitolo La cucina di una strega; 1960) *La [[legge]] è potente, ma più ancora la necessità. (Plutone: parte II, atto I; 1960) *La [[natura]], con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte. (Talete: parte II, atto II) *Non cercare di analizzare questo destino unico al mondo: l'esistenza consiste nel vedere, non fosse che per un istante. (Faust: parte II, atto III; 1960) :Non fissarti nel destino individuale. Esistere è un dovere, durasse un secondo.<ref>Citato in [[Émile Durkheim]], ''Il suicidio: Studio di sociologia'', traduzione di Rosantonietta Scramaglia, Bur, [https://books.google.it/books?id=rMRR9gLsp_kC&pg=PA20 p. 20]. ISBN 88-586-3734-8</ref> *''Odo già il brusio del borgo | Qui è il paradiso vero del popolo, | felici e contenti tutti quanti. | Qui sono uomo. Qui posso esserlo''. (937-40)<ref name=sordi/> *Ricerchiamo in quei soavi e cari sguardi dai quali viene solo la grazia e la salute, la virtù che meglio ci prepari il cuore a ricevere con gratitudine le eterne fiamme della beatitudine; onde gli umani affetti si rivolgano con viva fede a te, [[Maria|Vergine]], Madre, Imperatrice e Dea. Dal sublime e stellato tuo seggio mostrati a noi propizia. (Doctor Marianus: parte II, atto V) *L'ETERNO-FEMMINA | ci trae lassù! (Chorus Mysticus: parte II, atto V; 1960) :''Das Ewig-Weibliche zieht uns hinan.'' *Solo è allegro chi può dare. (I, 2) *''Una perfetta contraddizione resta misteriosa | ai savi come ai pazzi.'' (I, 2557-2558)<ref name=e /> ==''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister''== ===[[Incipit]]=== La rappresentazione andava per le lunghe. La vecchia Barbara andava ogni tanto alla finestra per sentire se dalla piazza del teatro non fosse cominciato il rumorio delle carrozze che partivano. Aspettava infatti con più impazienza del solito la sua bella padrona Mariane, che stasera, nel numero di chiusura dello spettacolo, incantava il pubblico vestita da giovane ufficiale.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> ===Citazioni=== *All'attore perdono tutti i difetti dell'uomo, ma all'uomo non perdono nessuno dei difetti dell'attore. (libro VII, 3) *Bisognerebbe [...] ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata. (libro V, 1) *{{NDR|Mignon, sull'[[Italia]]}} ''Conosci la terra dei limoni in fiore, | dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, | dal cielo azzurro spira un mite vento, | quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, | la conosci forse? | Laggiù, laggiù io | andare vorrei con te, o amato mio!'' (libro III, 1) *''Sulla terra s'espia ogni colpa.'' (libro II, 13) == ''I dolori del giovane Werther''== ===[[Incipit]]=== ====I traduzione==== Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.<br> E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi. LIBRO PRIMO 4 maggio 1771. Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?<br> {{NDR|Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf I dolori del giovane Werther]'', Freebook - Edizioni LibroLibero}} ====Piero Bianconi==== ''Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.<br>E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.'' LIBRO PRIMO ''4 maggio 1771'' Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?<br> Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...<br> Che cosa è mai l'uomo, che riesce a [[lamento|lagnarsi]] di se stesso! ====Amina Pandolfi==== ''Tutto ciò che ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, l'ho raccolto con cura e qui ve lo presento, e so che me ne sarete grati. Non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro affetto al suo spirito e al suo carattere, né le vostre lacrime al suo destino.<br>E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa' che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino.'' LIBRO PRIMO {{destra|''4 maggio 1771''}} Quanto sono lieto di essere partito! Amico mio carissimo, che cosa è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo, tanto, di cui ero inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdonerai. Ma non parevano tutti i miei altri legami davvero scelti dal destino per impaurire un cuore come il mio?<br> Povera Leonore! Eppure io ero innocente. Era forse colpa mia se, mentre le singolari grazie di sua sorella mi procuravano una gradevole distrazione, una passione si andava creando in quel suo povero cuore? E tuttavia... sono proprio del tutto innocente? Non ho in qualche modo alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono io stesso deliziato di quelle tanto genuine espressioni della natura, che così spesso ci facevano ridere, sebbene tanto poco ci fosse in esse di ridicolo? Non ho io forse... Oh, ma che cosa è mai l'uomo, per potersi lagnare di se stesso! ===Citazioni=== *Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98) *Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere... ma il mio cuore lo possiedo io solo. (9 maggio; 1993) *C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100) *Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68) *Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111) *Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144) *Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147) *E cos'è, se non destino dell'uomo, questo portare il proprio fardello, bere il proprio calice?... (15 novembre; 1991, p. 139) *E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno) *Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l'amore? Simile ad una [[lanterna]] magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1993) *Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?<br>Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) *Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52) *Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (16 giugno; 2005) *La sorte dell' uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano? Dovrei forse vergognarmi quando, in un attimo terribile, tutta la mia esistenza trema fra l'essere e il non essere, e il passato è simile ad un baleno sull'abisso tenebroso del futuro, mentre tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l'universo? (15 novembre; 1993) *L'uomo è cosi superficiale, che anche dove ha la vera sicurezza della sua esistenza, dove lascia l' orma della sua presenza, cioè nel ricordo, nel cuore dei suoi amici, anche lì deve venir meno, deve sparire, prontamente sparire. (26 ottobre; 1993) *Mi sovvenne allora che egli era padre da pochissimi giorni, ed evitai il discorso, convinto in me che bisogna fare con i fanciulli come Dio fa con noi: Egli non ci procura mai tanto grande felicità come quando ci lascia nel vaneggiamento di una cara illusione. (6 luglio; 1993) *Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48) *Non trascorre un solo istante che tu non distrugga te e i tuoi cari, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la più innocente passeggiata costa la vita a mille sfortunati insettucci, un passo demolisce le faticose costruzioni delle formiche e riduce quel piccolo mondo in una tomba scura, senza significato. Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. Così avanzo brancolando nell' angoscia, circondato dal cielo, dalla terra e da mille forze creatrici, e vedo solo un Mostro che eternamente ingoia, eternamente rumina. (18 agosto; 1993) *«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!». (12 agosto; 1993) *«O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90) *Oh, la lontananza, è come il futuro! Un vasto nebuloso panorama giace davanti alla nostra anima, i nostri sensimenti vi si scorrono sopra come i nostri occhi e noi aneliamo, ah!, di perderci in esso con tutto il nostro essere, di accogliere in noi volluttuosamente un unico, grande, splendido sentimento. -E quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira per il balsamo perduto. (21 giugno; 1993) *Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130) *Si dice di una nobile razza di cavalli, che quando si sentono accaldati e affaticati, si aprono istintivamente una [[vena]], per respirare più liberamente. Spesso anch'io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna. (16 marzo; 1993) *Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123) *Tu mi domandi com'è la gente di qui? E io ti devo rispondere: come dappertutto! Il genere umano è cosa davvero monotona. La maggior parte degli uomini consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco che gli resta di libertà, li spaventa tanto, che cercano con ogni mezzo di liberarsene. *Oh, amici miei! Perché il fiume del genio rompe così raramente gli argini, così di rado straripa con alti flutti scuotendo le vostre anime stupefatte? – Cari amici, su entrambe le sponde del fiume abitano i placidi signori le cui casette e i giardini, le aiuole di tulipani e le erbe dell'orto andrebbero distrutte dalla piena delle acque e perciò si danno cura di allontanare l'incombente pericolo con dighe e canali. *È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore. *«Caro mio, a che serve la precauzione? Il pericolo non è dove te l'aspetti.» *Qualche volta non riesco a capire come un altro possa amarla, come a un altro possa essere lecito amarla, quando io l'amo così esclusivamente, così teneramente, così intensamente, e non conosco, non so, non posseggo altro che lei! *Ci sarebbero meno dolori tra gli uomini se essi non s'industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente. *È una cosa ben monotona il genere umano. I più sgobbano la massima parte del tempo per campare; e quel pochetto di libertà che avanza li tormenta così che si stillano il cervello in cerca di espedienti d'ogni sorta per disfarsene. *Ora niente mi dà tanta noia come quando gli uomini si tormentano fra loro, specie poi quando sono giovani nel fiore della vita, che dovrebbero essere apertissimi a tutte le gioie, e invece si sciupano quei brevi giorni per sciocchezze e poi troppo tardi s'avvedono dell'irreparabile sperpero. *No, il mio cuore non è così corrotto. È debole, assai debole. Ma anche questa è corruzione? *Ella è sacra per me. Ogni desiderio tace in sua presenza. *Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze, o per gli onori, o per qualunque altro scopo non è che un pazzo, se lo fa per causa d'altri e senza sua passione o necessità. *Potrei condurre la più bella vita, la vita più beata, se non fossi un pazzo. *Ah, è proprio vero che il nostro cuore è il solo autore della sua felicità. *Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca. *La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di esseri superiori, fra i quali noi occupiamo l'infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più perfetta... E questo in modo assai naturale. *Certe volte non capisco come un altro possa averla cara, mentre io amo lei, unicamente, così dal profondo, così pienamente, e non conosco, e non so, e non ho altro che lei. *Mi basta vedere i suoi occhi neri per sentirmi bene. *Vedi, e quello che mi fa male è che Alberto non è così beato com'egli... sperava... come io... crederei d'essere... se... Non mi piacciono i [[punti di sospensione|puntini sospensivi]], ma qui non mi posso esprimere altrimenti... e mi par chiaro abbastanza. *Ah, questo vuoto! quest'orribile vuoto che sento qui nel petto! *Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato. *Mi strazierei il petto, sbatterei la testa, a pensare che uno può essere così poco per un altro. Ah che l'amore, la gioia, l'ardore, e ogni delizia, s'io non li porto in me, un altro non me li potrà dare, e anche se ho il cuore pieno di beatitudine non potrò far felice un altro che sia freddo e inerte innanzi a me. *Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. *Caro, io sono finito! Essa può fare di me quello che vuole. *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!<br />Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! ([http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane.pdf LibroLibero], Milano 2008, pp. 170-171) ====Libro primo==== *Una meravigliosa serenità, simile a questo dolce mattino di primavera, mi è scesa nell'anima e io ne godo con tutto il mio cuore. Sono solo e sono lieto di essere vivo in questo luogo creato per anime come la mia. Sono così felice, mio caro, così perduto nel senso di questa serena esistenza che la mia arte ne soffre. Ora non saprei disegnare nemmeno una linea, eppure non sono mai stato un pittore così grande come in questi momenti. Quando la bella valle effonde intorno a me i suoi vapori e il sole alto investe l'impenetrabile tenebra di questo bosco e solo qua e là qualche raggio riesce a penetrare in questo sacrario, e io mi stendo nell'erba alta accanto al torrente e, così vicino alla terra, scopro le piante più diverse e più singolari; quando sento vicino al mio cuore il brulichio del piccolo mondo in mezzo agli steli, le innumerevoli, incomprensibili figure dei bruchi e degli insetti e sento la presenza dell'Onnipotente che ci ha creati secondo la Sua immagine, l'alito del Supremo Amore che ci porta e ci sostiene in un'eterna beatitudine; quando, oh, amico mio!, i miei occhi si smarriscono in questa vertigine e l'universo e il cielo riposano nella mia anima come la figura di una donna amata, io provo allora l'angoscia di un desiderio e penso: oh, se tu potessi esprimere tutto questo, se potessi effondere sulla carta lo spirito di ciò che in te vive con tanta pienezza e con tanto calore, in modo da farne lo specchio della tua anima, come la tua anima è lo specchio del Dio infinito! Amico mio, io mi sento morire e soccombo alla forza e alla magnificenza di queste immagini! (10 maggio; 1998, p. 9) *Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma compagnia non ne ho ancora trovata. Non so che cosa ho di così attraente per gli altri; sono tanti a cui sono simpatico e che si attaccano a me, e poi soffro quando, dopo un breve tratto, le nostre strade si separano. Vuoi sapere come è qui la gente. Ti devo rispondere: come da qualsiasi altra parte; lo spettacolo che offre il genere umano è davvero monotono. La maggior parte consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco di libertà che ancora le resta, la spaventa tanto che cerca qualunque pretesto pur di liberarsene. Oh, il destino degli uomini! (17 maggio; 1998, p. 15) *Eppure, essere incompresi è il nostro destino. (17 maggio; 1998, p. 15) *Che i bambini non sappiano quello che vogliono, su questo sono perfettamente d'accordo precettori e maestri dottissimi; ma che anche gli adulti brancolino alla cieca su questo pianeta, come i bambini, e come loro non sappiano da dove vengano né dove vadano e infine che neppure loro agiscano per motivi veri e reali, ma si lascino invece guidare solo da zuccherini, dolci e frustate: questo nessuno è disposto a crederlo e a me invece sembra una verità addirittura evidente. (22 maggio; 1998, pp. 19-21) *Sono lieto, sono felice e quindi sono un pessimo cronista. (16 giugno; 1998, p. 35) *Wilhelm, cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l'amore? È come una lanterna magica senza luce! Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca! E anche se non fossero altro che fantasmi evanescenti, ci rendono tuttavia felici quando stiamo lì come tanti ragazzi e andiamo in estasi per queste meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1998, p. 81) *Cosa importa, Wilhelm, che siano fantasmi, se ci fanno star bene? (18 luglio; 1998, p. 83) *[…] a questo mondo si combina ben poco con gli aut aut; i sentimenti e i modi di agire hanno tante sfumature così varie e diverse quante ne passano fra un naso aquilino e un naso camuso. (8 agosto; 1998, p. 91) *Il furto è un peccato, questo è vero, ma uno che va a rubare per salvare se stesso ed i suoi da un'imminente morte di fame, merita d'essere punito o compatito? Chi osa scagliare la prima pietra contro il marito che in un momento di giusta ira sacrifica la moglie infedele e il suo indegno seduttore? O contro la fanciulla che in un momento di passione cede al piacere irresistibile dell'amore? Persino le nostre leggi, così pedanti e insensibili, si commuovono e perdonano. (12 agosto; 1998, p. 99) *Poiché solo provando gli stessi sentimenti abbiamo il diritto di parlare di una cosa. (12 agosto; 1998, p. 101) *{{NDR|Ad Albert, in un dialogo riportato}} Amico mio, l'uomo è uomo e quel po' di intelligenza che può avere serve poco o nulla quando la passione infuria e si è oppressi dai limiti della natura umana. (Werther: 12 agosto; 1998, p. 107) *Così ho capito che uno scrittore inevitabilmente danneggia il suo libro con una seconda, diversa stesura della sua storia, anche se questa riuscisse poeticamente migliore. La prima impressione ci trova pronti ad accoglierla e l'uomo è fatto in modo che gli si possono far credere le cose più strane e inverosimili: si imprimono subito tenacemente nella sua memoria e guai a chi cerca di cancellarle e distruggerle! (15 agosto; 1998, p. 109) *Tutto, tutto è popolato di migliaia di figure diverse e intanto gli uomini si chiudono timorosi nella loro casetta, vi fanno il loro nido e nella loro fantasia credono di dominare il mondo infinito! Povero pazzo che stimi tutto così poco, solo perché sei così piccolo. (18 agosto; 1998, p. 111) *Infatti è certo più facile morire che sopportare con fermezza una vita piena di tormenti. ====Libro secondo==== *Non c'è al mondo una gioia più vera e più grande che vedere una nobile anima aprirsi ad un'altra. (26 novembre; 1998, p. 135) *Ma che razza di gente sono mai costoro, che nella vita non si preoccupano d'altro che del cerimoniale, che per anni sognano e calcolano solamente come intrufolarsi a tavola un posto più su! (8 gennaio 1772; 1998, p. 141) *Mi par di stare davanti a una lanterna magica, guardo gli omini e i cavallucci davanti a me, che si fanno in qua e in là, e spesso mi chiedo se non si tratti di un'illusione ottica. Recito insieme con gli altri, o piuttosto sono costretto a recitare come una marionetta, e talvolta afferro la mano di legno di un vicino e provo un brivido di spavento. La sera mi propongo di godermi il levar del sole e non riesco poi a togliermi dal letto; durante il giorno spero che il chiaro di luna mi porterà qualche gioia, e rimango tutto il tempo nella mia stanza. Non saprei dire perché mi alzo, perché vado a dormire.<br />Mi manca il lievito che metteva in moto la mia vita; scomparsa è l'eccitazione che mi teneva sveglio fino a tardi la notte, sparita è quella che la mattina mi destava dal sonno. (20 gennaio; 1998, p. 145) *Creatura fortunata, che puoi attribuire la tua infelicità a un impedimento terreno. Tu non senti! non senti che nel tuo cuore distrutto, nel tuo cervello sconvolto c'è la sventura dalla quale tutti i re della terra non potrebbero salvarti. (30 novembre; 1998, p. 207) *{{NDR|Riferendosi ad Albert, in un pensiero riportato}} Sì, sì, questi sono i rapporti fidati, amichevoli, delicati, questa la simpatia, questa la fedeltà serena e costante! Non sono altro che sazietà e indifferenza! Forse che il più miserabile affare non ha più attrattiva per lui di questa donna cara e preziosa? Forse che sa valutare la sua fortuna? Sa stimarla quanto essa merita? La possiede, va bene, la possiede – lo so, come so anche tante altre cose, credo di essermi abituato a quest'idea, mi farà impazzire, mi farà morire. – E ha resistito alla prova l'amicizia che aveva per me? Non vede già nel mio attaccamento per Lotte una offesa alle sue prerogative, nelle mie attenzioni per lei un muto rimprovero? Lo so benissimo, lo sento, non mi vede volentieri, la mia presenza gli dà fastidio. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 217) *Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, lo scandalo all'ambasciata, tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell'eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell'amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l'assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine. (L'editore al lettore; 1998, p. 225) *{{NDR|In una lettera del 14 dicembre (1772) riportata}} Per me oramai è finita! La mia mente è confusa, già da otto giorni non riesco più a riflettere, ho gli occhi sempre pieni di lacrime, non c'è posto dove stia bene e in ogni posto sto bene. Non desidero nulla, non bramo nulla. Starei meglio se me ne andassi. (Werther: l'editore al lettore; 1998, pp. 229, 231) *{{NDR|In un biglietto riportato}} Alzare il [[sipario]] e scomparire là dietro! Questo è tutto. E perché allora queste paure e queste esitazioni? Forse perché non si sa quello che c'è là dietro? O perché di là non c'è ritorno? O forse perché è proprietà del nostro spirito immaginare caos e tenebre là dove non sappiamo nulla di certo? (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 231) :Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. (14 dicembre; 1993) *{{NDR|In una lettera per Lotte riportata}} [...] l'uomo è così limitato che non riesce a capire fine e principio della propria esistenza. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 267) ===Citazioni su ''I dolori del giovane Werther''=== *Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther. ([[Gesualdo Bufalino]]) ====[[Roland Barthes]]==== *Alberto, personaggio piatto, morale, conformista, decreta (come chissà quanti prima di lui) che il [[suicidio]] è una viltà. Per Werther, al contrario, il suicidio non è una debolezza, dal momento che esso scaturisce da una tensione: «Mio caro, se un eccesso fisico viene considerato come una forza, perché non lo sarà anche l'eccesso dei sentimenti?» L'amore-passione è dunque una forza («questa violenza, questa passione irriducibile»), è qualcosa che ricorda la vecchia nozione di ἰσχύς (''ischus'': energia, tensione, forza di carattere) e, più vicino a noi, quella di Dispendio. *L'innamorato che non dimentica ''qualche volta'', muore per eccesso, fatica e tensione di memoria (come Werther). *Il dito di Werther sfiora inavvertitamente il dito di Carlotta; i loro piedi, sotto il tavolo, si incontrano.<ref>{{maiuscoletto|[[I dolori del giovane Werther|Werther]]}}: p. 57.</ref> Werther potrebbe astrarsi dal senso di questi episodi casuali; egli potrebbe concentrarsi corporalmente su quelle minuscole zone di contatto e, come un feticista, provare piacere per questo o quel pezzetto di dito o di piede inerte, ''senza preoccuparsi della risposta'' (come Dio - è la sua etimologia -, il Feticcio non risponde). Ma, per l'appunto, Werther non è pervertito, ma innamorato: egli dà un senso, sempre, ovunque, a proposito di niente, ed è proprio il senso che lo fa fremere: egli si trova nel braciere del senso. Per l'innamorato, ogni contatto pone il problema della risposta: egli chiede alla pelle di rispondere. *Il geloso del romanzo non è Werther; è il signor Schmidt, il fidanzato di Federica, l'uomo che è sempre di malumore. La gelosia di Werther nasce dalle immagini (vedere Alberto circondare col braccio la vita di Carlotta), non dal pensiero. Ciò si deve al fatto (ed è questa una delle bellezze del libro) che si tratta di una disposizione tragica, e non psicologica. Werther non odia Alberto; è solo che Alberto occupa un posto che lui desidera: Alberto è un avversario (un concorrente, nel senso proprio del termine), non un nemico: egli non è «odioso». Nelle lettere che scrive a Guglielmo, Werther non si dimostra molto geloso. È solo quando dal tono confidenziale della prima parte si passa al racconto finale che la rivalità fra i due diventa acuta, aspra, come se la gelosia prendesse corpo in seguito al semplice passaggio dall'''io'' al ''lui'' [...]. *Io, come lettore, posso identificarmi con Werther. Storicamente, migliaia di soggetti lo hanno fatto, soffrendo, suicidandosi, vestendosi, profumandosi, scrivendo come tanti Werther (canzoni, lamenti, bomboniere, fibbie, ventagli, acqua di toilette alla Werther). Una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo. *Prima un lord e poi un vescovo inglese, rimproverarono a Goethe l'epidemia di suicidi provocati dal ''Werther''. Goethe rispose in termini propriamente ''economici'': «Il vostro sistema commerciale ha fatto migliaia di vittime; perché non perdonarne qualcuna anche al ''Werther''?». ==''Ifigenia in Tauride''== *''La gaiezza | e l'amore son ala a grandi imprese.'' (atto I, scena II; 1970, p. 176) *''Infruttuosa | vita è morte precoce''. (atto II, scena I; 1970, p. 183) *''La vita insegna | a esser meno severi con noi stessi | e con gli altri'' (atto IV, scena IV; 1970, p. 195) ==''Il divano occidentale-orientale''== ===[[Incipit]]=== MOGANNI NAMEH<br>IL LIBRO DEL CANTORE<br><br>Ho lasciato trascorrere vent'anni<br>ho goduto di quanto mi accadeva:<br>una fila d'anni splendida<br>come l'era dei Barmecidi. ===Citazioni=== *''Chi desidera capire il [[poema]] | deve recarsi nella terra della poesia, | chi desidera capire il [[poeta]] | deve andare nella terra del poeta.'' *''L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.'' *''È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.'' *''Prima del canto, prima del silenzio | il [[poeta]] deve vivere.'' *''Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.'' *''Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.'' *''Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I [[poeta|poeti]].'' *''Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.'' *''L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.'' *''Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.'' *''Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.'' *''Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di [[cenere]] | dirà: «Per me si è consumato».'' *''Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra''. *''Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.'' *''Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i [[Nipote (di nonno)|nipoti]].'' *''Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.'' *''Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.'' *''«Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»'' *''Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.'' *''Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.'' *''Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.'' *''L'argilla calpestata | si allarga, non indura.'' *''«Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.'' *''La [[prepotenza]], lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.'' *''«Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.'' *''Io sono stato un uomo, | e dunque, un combattente.'' (''Lasciapassare'')<ref>Da ''Il divano occidentale-orientale'', a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano, 1990, p. 457. ISBN 88-17-18707-0.</ref> *Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.<br>Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente. *La [[personalità]] è la felicità più alta. ===Citazioni su ''Il divano occidentale-orientale''=== *Qui, nel ''Divano occidentale-orientale'', siamo posti, come non mai, entro la cerchia del vivente. Il giovane brama vivere, il vecchio ricorda di aver vissuto, e a ciascuna di queste età è data una forza ch'è unica. Ma solo l'[[uomo]] è veramente colui che vive. Egli sta veramente al centro del cerchio della vita, e il cerchio magico gli racchiude il mondo. Nulla fugge davanti a lui, come egli non può fuggire davanti a nulla. [...] Così in questo libro ci avviene ciò che fuori di esso ci avviene nel nostro proprio dominio: crediamo di muoverci liberamente nell'infinito, eppure siamo sempre confinati al centro del cerchio della nostra vita, e l'anello dell'orizzonte è più che una semplice illusione ottica. Ma a colui a cui questo avviene, a lui crescono le forze, ed è come se il cerchio lo fortificasse a sua volta. Nel suo cuore si rinnova incessantemente il divino. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) ==''Le affinità elettive''== ===[[Incipit]]=== ====Ada Vigliani==== Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.<br> "Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.<br> "Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."<br> "È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro." ====Henry Furst==== Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.<br>«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.<br>«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».<br>«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro». ===Citazioni=== *Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli. (1967) *È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il [[dilettante]] ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte. (1967) *È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici. (1967) *Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli. (1967) *Il destino dell'[[Architettura|architetto]] è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona. (1967) *''In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra''. (1967) *[...] la [[donna]] divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l'intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l'universo. (I, I)<ref>Johann Wolfgang Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/le_affinita_elettive/pdf/goethe_le_affinita_elettive.pdf Le affinità elettive]'', a cura di Silvio Benco, Club degli editori, Milano, 1960.</ref> *La [[mediocrità]] non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (1967) *La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi. (1967) *Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta. (1967) *Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione? (2006) *Ma nella vita è diverso: dietro il [[sipario]] si prosegue a recitare, e quando s'alza un'altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla. (1967) *Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti. (1967) *Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione. (2006) *Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi. (1967) *Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (1967) *Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono. (2, V; 1967) :''Wir lernen die Menschen nicht kennen, wenn sie zu uns kommen; wir müssen zu ihnen gehen, um zu erfahren, wie es mit ihnen steht''. *Non si è mai appagati dal [[ritratto]] di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti. (1967) *Ogni attrazione è reciproca. (2, VII)<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> :''Jede Anziehung ist wechselseitig''. *Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il [[seme]] d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione. (1967) *Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come "''Affinità elettive''. (1967) *Un uomo che si vanta di non [[cambio di opinione|cambiare mai opinione]] è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli. (1967) *Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette. (1967) ==''Massime e riflessioni''== *Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri. (6) *Ogni [[parola]] che si pronuncia suscita l'idea del [[contrario]]. (9) *Niente rivela il [[carattere]] degli uomini più di ciò che essi trovano [[ridicolo]]. (12) *L'uomo dell'intelletto trova quasi tutto ridicolo, l'uomo della ragione quasi niente. (15) *Le passioni sono difetti o virtù, ma potenziati. (21) *Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. (39) *Nessuno è più [[Libertà e schiavitù|schiavo]] di chi si ritiene [[Libertà e schiavitù|libero]] senza esserlo. (43) *Non si sfugge al mondo in modo più sicuro che con l'arte, e non ci si unisce ad esso in modo più sicuro che con l'arte. (52) *Le difficoltà si fanno tanto più grandi quanto più ci si avvicina alla meta. (56) *Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa. (72) *Non dovunque c'è acqua ci sono [[Rana|rane]]; ma dove si sentono gracidar le rane, lì c'è acqua. (90) *Chi non conosce le [[Lingua (idioma)|lingue straniere]] non sa niente della propria. (91) *Scrivere storia è un modo di togliersi di dosso il passato. (105) *Ciò che non si [[comprensione|capisce]] non si [[possesso|possiede]]. (106) *Non c'è niente di volgare che, espresso in linguaggio buffonesco, non diventi umoristico. (109) *Ci sono nature problematiche che non sono mai all'altezza della situazione in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Ne nasce un immenso conflitto, che consuma senza gioia la loro vita. (134) :Vi sono delle nature problematiche che non sono mai all'altezza delle situazioni in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Di qui nasce l'immane conflitto che ne consuma la vita senza gioia.<ref name=sordi/> *Gli Indù del deserto fanno voto di non mangiar pesce. (145) *Un [[arcobaleno]] che dura un quarto d'ora, non lo si guarda più. (161) *La [[superstizione]] è la poesia della vita. (171) *Chi non prova amore, deve imparare a lusingare, altrimenti non ne verrà fuori. (175) :Chi non sente amore, deve imparare ad adulare, altrimenti non può cavarsela nel mondo. (X, 20)<ref name=sordi/> *Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene. (180) *Il [[bellezza|bello]] è una manifestazione di leggi segrete della natura che, senza una tale apparizione, ci sarebbero rimaste per sempre nascoste. (183) *Posso promettere di essere sincero, non di essere [[imparzialità|imparziale]]. (184) *Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria. (192) *Non si può vivere per tutti, in particolare per coloro coi quali non si vorrebbe vivere. (208) *Non scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno. (219) *Quando un saggio fa una follia, non la fa piccola. (223) *Il ritmo ha qualcosa di magico, anzi esso ci fa credere che il sublime ci appartenga. (248) :Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga. (XIII, 6)<ref name=sordi/> *Chi vive molto con i bambini troverà che nessun influsso esterno rimane in loro senza una reazione. (274) *Propriamente si sa solo quando si sa poco; col sapere cresce anche il dubbio. (281) *Gli [[errore|errori]] dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile. (282) *«Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il [[sogno]] della vita.» (298) *È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon [[consiglio]]. (318) *Qual è il miglior [[governo]]? Quello che ci insegna a governarci da soli. (353) *Della migliore compagnia è stato detto: la sua conversazione istruisce, il suo silenzio forma. (365) :Della migliore compagnia si è detto: la sua conversazione è istruttiva, il suo silenzio formativo.<ref name=sordi/> *Non c'è niente di più terribile di un'[[ignoranza]] attiva. (367) *La prima e l'ultima cosa che si richiede dal genio è l'amore della verità. (382) *Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta. (441) *Come si può conoscere se stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l'agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa ci hai dentro. (442) :Come si può conoscere se stessi? Non mai attraverso la contemplazione, bensì attraverso l'agire. (VII, 1)<ref name=sordi/> *Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se so di che ti occupi, so anche che cosa puoi diventare. (459) *Idee generali e grande [[presunzione]] sono sempre in procinto di provocare terribili disastri. (471) *Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale. (476) *Il paragonare dei non-conoscitori è in realtà soltanto una comodità che vorrebbe dispensarsi dal giudizio. (492) :Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.<ref name=e /> *Tante cose le conosceremmo meglio, se non volessimo conoscerle troppo esattamente. (501) :Conosceremmo molto meglio moltissime cose, se non volessimo esaminarle troppo da vicino.<ref name=sordi/> *Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non c'è bisogno di fare il giro del mondo. (568) *Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui. (688) *Non basta sapere, bisogna anche applicare. Non basta volere, bisogna anche fare. (689) *Niente nuoce a una nuova [[verità]] più di un vecchio [[errore]]. (715) *L'individualità dell'espressione è principio e fine di ogni [[arte]]. (739) *Le maggiori difficoltà sono là dove noi non le cerchiamo. (772) *Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità. (813) *La [[religione]] cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale. (819) *È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto. (833) *Non ama chi non vede i difetti della persona amata come virtù. (843) *Solo per quegli uomini che non sanno produrre niente essi stessi non esiste niente. (865) *Una [[verità]] ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è nauseabondo. (880) *Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi. (900) *Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va. (901) *Un [[cammello]] spelacchiato porta pur sempre il carico di molti [[asino|asini]]. (904) *Se le [[Scimmia|scimmie]] potessero arrivare a provare la [[noia]], potrebbero diventare uomini. (918) *I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani. (953) *Prima della [[rivoluzione]] tutto era aspirazione; dopo, tutto si è trasformato in pretesa. (959) *A regnare si impara facilmente, a governare difficilmente. (967) *Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affettato, il resto piatto. (971) *Nessuno invoca la [[libertà di stampa]] se non chi vuole abusarne. (972) *È degli anni come dei libri sibillini: quanti più se ne bruciano tanto più diventano preziosi. (990) *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. (991) *L'acutezza non abbandona gli uomini di spirito soprattutto quando hanno torto. (1011) *La [[perfezione]] può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione. (1110) *Il [[pubblico]] vuol essere trattato come le donne, a cui non si deve dire nient'altro se non quello che vogliono sentire. (1019) *La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte. (1129) *È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come [[plagio|plagiari]]. (1146) *La più bella [[felicità]] dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile. (1207) *I [[matematici]] sono una specie di Francesi: se si parla loro, traducono tutto nella loro lingua, e allora tutto diventa subito qualcosa di completamente diverso. (1279) *L'uomo può vivere solo coi suoi simili e anche con loro no; giacché alla lunga non può soffrire che qualcuno sia uguale a lui. (1405) ==''Poesia e verità''== ===[[Incipit]]=== Premetterò al presente lavoro che forse più di ogni altro avrà bisogno di prefazione, la lettera di un amico che mi spinse ad intraprenderlo malgrado le difficoltà più o meno grandi che vi potessi incontrare. ===Citazioni=== *Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova. *Cercando di render completa (la mia biografia) colla narrazione dei miei sentimenti intimi, delle influenze estranee da me subite, di tutti i gradi del mio sviluppo, fui costretto a lasciare il cerchio della mia vita intima e privata; mi vidi ad un tratto nel mondo in mezzo a centinaia di uomini importanti, che direttamente od indirettamente avevano contribuito alla formazione della mia mente; mi trovai nelle fluttuazioni immense della politica, che aveva esercitato essa pure sopra di me quell'influenza che ha fatto subire a tutti gli uomini del nostro tempo. Non dovevo trascurare nessuno di tutti quei particolari, essendo lo scopo di ogni biografia di rappresentare l'uomo quale prodotto del suo tempo, e di mostrare come il complesso del mondo contemporaneo abbia troncato o promosso il di lui sviluppo individuale, come egli sia pervenuto a farsi un concetto degli uomini e di ogni cosa esistente, e come – se fu artista, poeta, scrittore – abbia saputo esternare questo concetto. Ma tale compito, per essere eseguito bene, richiede quasi l'impossibile, richiede che l'individuo, desideroso di ritrarre fedelmente la propria vita, conosca sé ed il suo tempo, che sappia distinguere le basi fondamentali ed immutabili del proprio carattere e l'influenza irresistibile dell'ambiente contemporaneo, il quale piega e modifica gli individui sì che ognuno degli uomini ora viventi, in quanto alla coltura ed al suo modo di agire, sarebbe diverso da quello che è, se fosse nato dieci anni prima o dopo il momento nel quale attualmente vide per la prima volta la luce del mondo. *Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce. *Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di [[Dante Alighieri|Dante]], valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del ''Solitario bosco ombroso'' prima di capirne il senso. *Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145) ==''Torquato Tasso''== ===[[Incipit]]=== PERSONAGGI<br>ALFONSO II, ''duca di Ferrara''<br>LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, ''sua sorella''<br>LEONORA SANVITALE, ''contessa di Scandino''<br>TORQUATO TASSO<br>ANTONIO MONTECATINO, ''segretario di Stato''<br>''La scena è nella villa di Belriguardo''<br>ATTO PRIMO<br>SCENA I<br>''Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto''.<br>PRINCIPESSA ''e'' LEONORA.<br>PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma<br> pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela <br>ad un'amica! Pensierosa sembri,<br>ma pur gioconda.<br>LEON. Meco stesa io godo<br>ambo vederne in villereccio ammanto.<br>Noi sembriamo due felici pastorelle:<br> né diversa alla loro è l'opra nostra;<br>noi trecciamo corone. A me tra mano<br>questa a fiori diversi ognor più cresce;<br>con più nobile core e più sublime<br>intelligenza tu lo snello hai scelto<br>allôr gentile. ===Citazioni=== *''Un magnanimo attira | magnanimi e li sa poi ritenere.'' (atto I, scena I)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 209.</ref> *''Solo minaccia il vile ov'è sicuro.'' (atto II, scena II)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 221.</ref> *''Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La [[Conoscere se stessi|conoscenza di me stesso]] io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante.'' (atto V, scena V) ==''Urfaust''== ===[[Incipit]]=== NOTTE<br>''Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta''.<br><br>FAUST, ''inquieto, seduto allo scrittoio''.<br>FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole. ===Citazioni=== *Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama ''Encheiresis naturae''! Fa' le corna a se stessa e non sa come! (p. 149) *Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151) *MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151) *MARGHERITA. Dunque tu non credi?<br>FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190) ==''Viaggio in Italia''== {{Vedi anche|Viaggio in Italia (saggio)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Elegie romane''=== <poem> <small>{{destra|Come fummo felici una volta! Lo apprenderemo adesso attraverso di voi.}}</small> Ditemi, o pietre! parlatemi, eccelsi palagi! Date una voce, o vie! Né tu ti scuoti, o genio? Sì, qui un'anima ha tutto, fra queste divine tue mura, eterna [[Roma]]! tace sol per me tutto ancora. Oh, chi sa bisbigliarmi a quale finestra la Bella, che l'ardor mio ristori, scorger io debba un giorno? </poem> ===''La fidanzata di Corinto''=== Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa. ===''La missione teatrale di Wilhelm Meister''=== Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174... quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante in M., città in Germania, né troppo piccola né troppo grande, lasciò il suo circoletto abituale, verso le otto di sera, per tornarsene a casa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata''=== La seduta dell'Istituto di Francia, del 22 febbraio 1830, è stata il teatro di un avvenimento significante, del quale devono essere necessariamente importanti le conseguenze. In quel santuario delle scienze, dove tutto segue in presenza di un pubblico numeroso, e con perfetta convenienza di modi, dove le parole hanno l'impronta di un carattere di moderazione che suppone un poco di quella dissimulazione che si trova nelle persone educate, dove i punti di litigio sono piuttosto lasciati in disparte che non discussi; in quel santuario appunto è sorta una discussione, che potrebbe veramente diventare una contestazione personale, ma che, veduta da vicino, ha una importanza ben maggiore. ===''Prometeo''=== Addensa pure, o Giove, nei tuoi cieli le nuvole tenebrose, e come il fanciullo che tronca stizzoso le cime de' cardi, percuoti superbo col tuo fulmine le quercie e i lauri de' monti. ==Citazioni su Johann Wolfgang von Goethe== [[File:Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Goethe in der roemischen Campagna.jpg|thumb|''Goethe nella campagna romana'' (Wilhelm Tischbein, 1787)]] *All'assioma di [[Pitagora]] «i numeri governano il mondo» Goethe ha aggiunto : «è almeno certo che le cifre insegnano come il mondo è governato.» ([[Edmond Potonié]]) *Egli si gitta per entro la storia, né la studia con longanimità, quasi temendo di perdere ispirazione o di trovare gli uomini diversi da quelli che bisognano al suo pensiero; la suggella della sua immaginazione, anzi che riceverne ei stesso l'impronta: né s'arretra pure dinanzi alle volgarità della vita, poiché naturalmente nella sua anima si colorano pur quelle di un lume di bello e di vero in tutto ideale. Le più schiette immagini, i più semplici affetti, sono da lui quasi sempre tessuti sopra un fondo di cose alte e straordinarie: ne appaiono fiori, per la bellezza e la fragranza simili a quelli de' nostri prati, ma spuntati fra le rocce ed i precipizi di un mondo diverso dal nostro. ([[Giovita Scalvini]]) *Giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. ([[Rudolf Steiner]]) *Goethe, accusato spesso di ateismo dal volgo dei credenti del suo tempo, è uno spirito intimamente religioso. La divinità egli la sente aleggiare intorno a sé nell'aria fresca dei campi liberi e fecondi, la scorge nell'inesauribile energia vivificante sparsa in tutto l'universo, la coglie persino nei fenomeni più umili, negli istinti degli animali, nel germogliare dei semi, nello schiudersi dei fiori. Religione e scienza si fondono nel suo spirito in una unità superiore, che è intuizione filosofica, visione artistica, poesia. ([[Cesare Ranzoli]]) *Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. ([[Henry Miller]]) *Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: [[Jean Paul|Richter]] il primo di una che cominciava a parlare. ([[Carlo Dossi]]) *''Goethe''. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superere il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un ''elevarsi'' alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre». ([[Sigmund Freud]]) *In [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] come in Goethe è l'amore il mistero che sta alla base dell'universalità. ([[Hermann Hesse]]) *La musica di [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. ([[Giulio Confalonieri]]) *Ora, noi crediamo che il classicismo goethiano possa essere concretamente interpretato nei suoi esiti estetici e culturali solo se viene riportato alla considerazione del fenomeno della [[Rivoluzione francese]]. ([[Giuliano Baioni]]) *Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i [[Roma|Romani]] sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» ([[René Fülöp-Miller]]) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi».<br />Se Goethe sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. ([[Ernst Jünger]]) *Quanta differenza tra la religiosità di Goethe e quella di un altro scienziato filosofo, [[Blaise Pascal|Biagio Pascal]]! Entrambe sono profondamente agnostiche, come ogni vera ed alta forma di religiosità; anche per Pascal Dio non può essere oggetto di dimostrazione, non può essere abbracciato nella sua natura infinita dal nostro sguardo: ''Vere tu es Deus absconditus'', egli esclama con Isaia. Ma, mentre la religione del poeta tedesco gravita verso l'esterno, quella del matematico francese è tutta interna; questa è la religione del cuore, quella la religione del cervello. Goethe vede Dio con gli occhi dell'intelletto e della fantasia; Pascal sente Dio nello spirito come misericordia e come consolazione. ([[Cesare Ranzoli]]) *Se si dovesse scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della visione del mondo cosmopolita e della sensibilità empatica universale, Goethe sarebbe una scelta quasi obbligata. [...] Goethe guardava al mondo, alla natura e alla traiettoria della coscienza umana in maniera molto simile all'attuale generazione del nuovo millennio, che vive nel mondo cosmopolita del ventunesimo secolo. A lui si potrebbe attribuire l'appellativo di «uomo di tutte le epoche». ([[Jeremy Rifkin]]) *Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto. ([[Albert Einstein]]) *Volgarità è, essenzialmente, dare del tu a [[Platone]] o a Goethe. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''[https://archive.org/details/lirici-tedeschi-zardo/ Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX]'', traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Autobiografia (poesia e verità)'', traduzione di Adolfo Courtheoux, Sonzogno, 1886. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Laura Balbiani, Milano-Firenze, 2020. ISBN 9788858788714 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Elegie romane'', traduzione di [[Luigi Pirandello]], ''Epigrammi veneziani'', traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di [[Italo Alighiero Chiusano]] Tascabili Economici Newton, Roma, 1993. ISBN 88-7983-342-1 *Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/faust/pdf/faust_p.pdf Faust]'', traduzione di Giovita Scalvini, Edizioni Bietti, Milano, ca 1960. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Giovita Scalvini (parte I), Giuseppe Gazzino (II parte), Edizioni Liberamente, ISBN 978-88-6311-465-2, 2022. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister'', traduzione di Isabella Bellingacci, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852036538 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'' (''Die Leiden des jungen Werthers'', 1774), a cura di Giuliano Baioni, note al testo di Stefania Sbarra, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 88-06-14484-7 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Amina Pandolfi, Bompiani, 1987. *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 88-17-15108-4 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Il divano occidentale-orientale'', traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997. *Johann Wolfgang von Goethe, ''La fidanzata di Corinto'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Massime e riflessioni'', traduzione di [[Sossio Giametta]], Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 9788858697627 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Opere'', a cura di [[Vittorio Santoli]], traduzione di F. Amoroso, Bruno Arzeni, [[Riccardo Bacchelli]], Cristina Baseggio, A. Belli, Silvio Benco, Vittorio Betteloni, P. Bracchi, A. Buoso, [[Giosuè Carducci]], [[Benedetto Croce]], C. Del Lungo, C. De Lollis, F. De Sanctis, Vincenzo Errante, D. Gnoli, T. Gnoli, A. Maffei, G. Mazzoni, L. Montano, [[Luigi Pirandello]], E. Romagnoli, V. Santoli, A. Spaini, E. Teza, Leone Traverso, A. Vago, Diego Valeri, E. Weidlich, E. Zaniboni, A. Zardo, Sansoni Editore, Firenze, 1970. *Johann Wolfgang von Goethe, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/goethe/index.htm Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata]'', traduzione di [[Michele Lessona]], Roma, E. Perino, 1885. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Prometeo'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato'', a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Torquato Tasso'', traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Urfaust. {{small|Il Faust nella sua forma originaria}}'', traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955. ==Voci correlate== *[[Catharina Elisabeth Goethe]], la madre ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Viaggio in Italia (saggio)|''Viaggio in Italia''|}} {{Pedia|I dolori del giovane Werther|''I dolori del giovane Werther''|(1774)}} {{Pedia|Ifigenia in Tauride (Goethe)|''Ifigenia in Tauride''|(1787)}} {{Pedia|Le affinità elettive|''Le affinità elettive''|(1809)}} {{Pedia|Faust (Goethe)|''Faust''|(1808 – 1832)}} {{Pedia|Poesia e verità|''Poesia e verità''|(1811 – 1833)}} {{DEFAULTSORT:Goethe, Johann Wolfgang von}} [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Botanici tedeschi]] [[Categoria:Drammaturghi tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] bq2d0r82wib07legtxjul057o1qj0xk 1426259 1426255 2026-09-11T23:27:08Z Udiki 86035 Annullata la modifica [[Special:Diff/1426255|1426255]] di [[Special:Contributions/Marica Massaro|Marica Massaro]] ([[User talk:Marica Massaro|discussione]]) La versione precedente è quella di Liber liber, ma questa? 1426259 wikitext text/x-wiki [[File:Goethe Kügelgen.jpg|thumb|Johann Wolfgang von Goethe in un ritratto di Gerhard von Kügelgen (tra il 1808 e il 1809)]] '''Johann Wolfgang von Goethe''' (1749 – 1832), poeta e scrittore tedesco. ==Citazioni di Johann Wolfgang von Goethe== *''A che sempre più innanzi ir nel cammino? | Guarda: il ben t'è vicino. | In altro loco è inutile cercarlo; | impara ad afferrarlo.''<ref>Da ''Ammonimento''; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 155.</ref> *Al corpo segue solo l'ombra, nel regno dei morti silente.<ref>Da ''Ballate''.</ref> *Al di sopra delle [[Nazione|nazioni]] è l'[[Uomo|umanità]].<ref>Citato in [[Erich Fromm]], ''Avere o essere?'', traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2008, p. 155.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} ''Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo.''<ref>Da ''Faust Urfaust'', vol. secondo, Garzanti, Milano 1994, p. 1041.</ref> *Autorità: senza essa l'uomo non può esistere, tuttava essa porta con sé tanto l'errore quanto la verità.<ref name=epi>Da ''Epigrammi''.</ref><ref name=sordi/> *Bisogna essere giovani per immaginarsi quale influsso esercitasse su di noi il ''Laocoonte'' di [[Gotthold Ephraim Lessing|Lessing]], opera che dall'angolo ristretto di una misera visione ci trascinò nei liberi campi del pensiero. L<nowiki>'</nowiki>''ut pictura poesis'', tanto a lungo fraintesa, era tutto a un tratto eliminata, e la differenza tra le arti figurative e quelle del linguaggio chiara.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *Chi crede nell'[[immortalità]] si goda la sua felicità in silenzio; non ha nessun motivo di darsi delle arie.<ref name=eckermann>Citato in [[Johann-Peter Eckermann]], ''Conversazioni con Goethe''.</ref><ref name=e /> *''Chi possiede scienza ed arte ha anche la religione; | Chi non possiede quelle due, abbia la religione!''<ref>Da ''Xenie miti'', libro IX; citato in [[Sigmund Freud]], ''L'avvenire di un'illusione. Il disagio della civiltà'', a cura di Roberto Finelli e Paolo Vinci, traduzione di Sossio Giametta, Newton Compton, Roma, 2010. ISBN 978-88-541-2472-1</ref> *Colui che non è in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata.<ref>Citato in [[Jostein Gaarder]], ''Il mondo di Sofia''.</ref> *Come ogni rosa, così ogni artista ha il suo [[insetto]]: io ho [[Ludwig Tieck|Tieck]].<ref>Citato in [[Albino Luciani]], ''Illustrissimi'', Edizioni A.P.E. Mursia, Milano, 1979, p. 41.</ref> *''Crea artista! Non parlare! | Solo un soffio sia il poetare.''<ref>Motto posto all'inizio della sezione Arte (''Kunst'') dell'edizione delle ''Opere'' di Goethe del 1815; citato in [[Johannes Brahms]], ''Album letterario'', traduzione di Artemio Focher, EDT, Torino, 2007.</ref> *Dobbiamo dunque pensare all'individuo animale come a un piccolo mondo che esiste in sé, con mezzi propri. Ogni creatura ha una propria ragion d'essere. Tutte le sue parti hanno un effetto e un rapporto diretto l'una con l'altra, rinnovando così il flusso continuo della vita.<ref>Da ''''Scientific Studies'', a cura di Douglas Miller, Suhrkamp, New York, p. 121; citato in Vandana Shiva, ''Vacche sacre e mucche pazze'', traduzione di Giovanna Ricoveri, Derive Approdi, Roma, 2001, p. 84.</ref> *''È caduta della neve; | ché non è quel tempo ancora | che di tutti i fiorellini | colla vista c'innamora. || E del sole il mite raggio | falsamente ci consola: | mente pur la rondinella; | e perché? perché vien sola.''<ref>Da ''[[Marzo]]'', vv. 1-8, in ''Gli amori'', traduzioni di Domenico Gnoli, Francesco Vigo, Livorno, 1875, p. [https://books.google.it/books?id=AeU6R3zdsiAC&pg=PA324 324].</ref> *È meglio ingannarsi sul conto dei propri amici che ingannare i propri amici.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *È per me come un fratello minore, della mia stessa natura, solamente trascurato e danneggiato dal destino laddove io ne sono stato favorito e prediletto. :''Er ist wie ein jüngerer Bruder von mir, von derselben Art, nur da vom Schicksal verwahrlost und beschädigt, wo ich begünstigt und vorgezogen bin.''<ref>Dalla lettera a [[Charlotte von Stein]] del 14 dicembre 1786. {{de}} In ''Italienische Reise'', Carl Hanser Verlag, Monaco, 1992, p. 933.</ref> *{{NDR|A [[Felix Mendelssohn]]}} È un pezzo che non sento più musica ma so che, nel frattempo, tu e gli altri "avete spinto molto avanti l'affare". Io ho ancora molto da imparare da te.<ref>Citato in Giulio Confalonieri, ''Storia della musica'', Edizioni Accademia, Milano, 1975.</ref> *Fra tutte le scoperte e le opinioni, forse nessuno influenzò lo spirito umano più della dottrina di [[Copernico]].<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro dell'astronomia'', traduzione di Roberto Sorgo, Gribaudo, 2017, p. 34. ISBN 9788858018347</ref> *I [[teologia|teologi]] sotto la loro pelliccia di pecora sono dei lupi feroci.<ref>Citato in [[Karlheinz Deschner]], ''Sopra di noi... niente'', Ariele, 2008.</ref> *Io chiamo l'[[architettura]] musica congelata.<ref name=eckermann/><ref>Attribuita anche a [[Peter Schilling]] e [[Arthur Schopenhauer]] (''Il mondo come volontà e come rappresentazione'').</ref> *Il [[dubbio]] cresce con la [[Conoscenza|conoscenza]].<ref>Da ''Sprüche in Prosa'', 1819.</ref> *In [[Italia]]! In Italia, ma non quest'anno. È troppo presto; non ho le cognizioni necessarie, mi manca ancora molto. [[Parigi]] sarà la mia scuola, [[Roma]] la mia università. Giacché essa è una vera ''Universitas'' e quando la si è veduta, si è veduto tutto. Perciò non ho fretta d'entrarvi.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 45.</ref> *La democrazia non corre, ma arriva sicura alla meta.<ref name=epi/><ref name=sordi/> *La freddezza inalterabile, il crudele piacere della vendetta finiscono per muovere il nostro sdegno; tanto che per avere un marito servo, l'insulso scioglimento ci soddisfa poco o punto.<ref>Citato in Gerolamo Bottoni, prefazione a Carlo Goldoni, ''La locandiera'', Carlo Signorelli Editore, Milano, 1934.</ref> *La [[lascivia]]: il gioco col piacere da godere, il gioco col piacere goduto.<ref name=scritti>Da ''Scritti postumi''.</ref> *La vera fortuna è la frugalità.<ref>Da ''Adler und Taube''.</ref> *La [[verità]] è scostante, l'[[errore]] attraente, perché la verità ci fa sembrare limitati, e l'errore onnipotenti. Inoltre la verità è scostante perché è frammentaria, incomprensibile, mentre l'errore è coerente e conseguente.<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''I diari'', traduzione di Silvio Bernardini, Longanesi, Milano, 1980, p. 234.</ref> *''Le stelle, non le vogliamo, | godiamo del loro splendore, | e incantati guardiamo su, | nella limpida notte.''<ref>Da ''Conforto nelle lacrime'', in ''Poesie d'amore'', a cura di Anna Reali, Newton Compton, Roma, 2011. ISBN 9788854130432</ref> *Lei mi saltò addosso e mi tirò uno [[schiaffo]] tale che mi mi fischiava un orecchio. Io avevo sempre sentito dire che dopo lo schiaffo di una ragazza ci volesse un ruvido bacio, e così le afferrai le orecchie e la baciai a ripetizione.<ref>Da ''Poesia e verità'', I, 2.</ref> *''Lottar con la forza, non mai dare un crollo | né a giogo nessuno sommettere il collo | negli ardui al mortale del viver cimenti | fa i Numi clementi.''<ref>Da ''Ponderazione'', vv. 5-8; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 128.</ref> *''Nel silenzio si tempera un ingegno, | ma l'indole nel vortice del mondo''.<ref>Da ''Tasso'', I, 2.</ref><ref name=sordi/> *Per fare ci vuole talento, per beneficiare denaro.<ref>Da ''Letteratura e vita''.</ref> *Per l'uomo di mondo una raccolta di aneddoti e [[massime]] è il più gran tesoro, se saprà disseminare i primi nella conversazione inserendoli al punto giusto e ricordarsi delle seconde al momento opportuno.<ref>Citato in ''Raccolta di massime pensieri e verità'', 1972, editrice Arcobaleno, Genova, p. 7.</ref> *Qual è il miglior governo? Quello che ci insegna a governarci da soli.<ref>Da ''Detti sparsi''.</ref> *Questo fatto mostruoso {{NDR|L'assassinio di [[Johann Joachim Winckelmann]]}} fece immensa impressione, si levò un lamento e un compianto generale, e la sua morte prematura acuì l'interesse che si aveva per il valore della sua vita.<ref>Citato in [[Marino Freschi]], ''Goethe: l'insidia della modernità'', p. 23.</ref> *{{NDR|Sull'utopia de ''La Scienza della Legislazione'' di [[Gaetano Filangieri]]}} Quando voi farete nuove leggi, noi dobbiamo prenderci la briga di escogitare il modo di trasgredirle.<ref>Citato in [[Elena Croce]], ''La patria napoletana''.</ref> *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona subito.<ref name=scritti/> *''Sgombra da te ogni cura | e su vergin pianura, | dove né un'orma sola | abbia il più ardito impresso, | fatti la via tu stesso!''<ref>Da ''Coraggio'', vv. 1-5; citato in ''Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX'', p. 125.</ref> *Te ne vai leggero se non hai niente; ma la ricchezza è un peso più leggero.<ref>Da ''Motti in rima''.</ref> *Sì, posso dire che solamente a [[Roma]] ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più ritornato a uno stato d'animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d'animo di quando ero a Roma, non sono stato, da allora, mai più felice.<ref>Da una conversazione con Eckermann, 9 ottobre 1828; citato in Attilio Brilli, ''Viaggi in corso'', Il mulino, 2004, p. 16.</ref> *«Sai tu la terra ove i cedri fioriscono? Splendon tra le brune foglie arance d'oro, pel cielo azzurro spira un dolce zeffiro, umil germoglia il mirto, alto l'alloro...»<ref>Citato in [[Rina La Mesa]], ''Viaggiatori stranieri in Sicilia'', Cappelli, 1961; Goethe: "evocazione".</ref> *Uno spettacolo per gli dei la vista di due innamorati.<ref>Da ''Ervino e Elmira''; Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> ===Con testo originale=== *Dove c'è molta [[Luce e ombra|Luce]], c'è anche molta [[Luce e ombra|Ombra]].<ref>O anche «Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera». Goethe lo scrisse polemizzando con [[Isaac Newton]] in merito alla natura della luce. {{cfr}} Walter Mariotti, ''Un mondo alla rovescia'', Il Sole 24 Ore, Milano, 2009, [http://books.google.it/books?id=8BwKF1A_9K8C&pg=PA122 p. 122]. ISBN 978-88-6345-070-5.</ref> :''Wo viel Licht ist, ist starker Schatten''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto I.</ref> *Lo [[scrivere]] è un ozio affaccendato.<ref name=e>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> :''Schreiben ist geschäftiger Müßiggang''.<ref>Da ''Götz von Berlichingen'', atto V.</ref> *Nel mondo si vive una volta sola. :''Man lebt nur einmal in der Welt''.<ref>Da ''Clavigo'', I, 1.</ref> *Nessuno contro Dio se non Dio stesso. :''Nemo contra Deum nisi Deus ipse''.<ref>Da ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Alba Cori, Utet, Torino, 1957, vol. II, p. 877 e p. 1012; citato in Hans Küng e Friedrich Schleiermacher, ''Religioni, etica mondiale, destinazione dell'uomo'', a cura di Domenico Venturelli, Il melangolo, 2002, p. 168. ISBN 8870184722</ref> *Quando un'età è in declino, tutte le tendenze sono soggettive; mentre quando sta maturando un'epoca nuova, tutte le tendenze sono obiettive.<ref>Citato in Edward H. Carr, ''Sei lezioni sulla storia'', a cura di R. W. Davies, traduzione di Carlo Ginzburg, Einaudi, 2016, p. 133.</ref> *Shakespeare e nessuna fine.<br />Shakespeare è un'area infinita.<ref>Citato in George Steiner, ''Una lettura contro Shakespeare'', in ''Nessuna passione spenta'', traduzione di Claude Béguin, Garzanti, 2001, p. 51.</ref> :''Shakespeare und kein End''. {{Int|Lettere|Citato in [[Giuliano Baioni]], ''Classicismo e rivoluzione'', Guida, 1991. ISBN 8870429334}} *Carissima Lotte, perché mai l'uomo può fare tanto per sé e così poco per gli altri! [...] Per gli altri io mi consumo nel lavoro e non ottengo nulla, per me basta ch'io muova un dito e tutto mi viene offerto sopra un cuscino. (dalla lettera del 2 aprile 1782; p. 69) *Il dramma {{NDR|''Ifigenia''}} non vuole procedere, maledizione! Il [[re]] di Tauride deve parlare come se i calzettai di Apolda non facessero la fame. (dalla lettera a von Stein del 6 marzo 1779; p. 69) *Le affinità elettive io le mando proprio come una circolare ai miei amici, affinché essi [...] si ricordino ancora di me. [...] Io so a chi ho parlato e dove non sarò frainteso. Il pubblico, e in particolare quello tedesco, è una curiosa caricatura del ''demos''; presume sul serio di essere una sorta di senato o di ultima istanza e di potere, nella vita e nella letterature, eliminare con un voto ciò che non gli va a genio. (dalla lettera a Reinhard del 31 dicembre 1809; p. 253) *Io non provo orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l'unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi. (da una conversazione con Johann Eckermann del 19 febbraio 1829<ref>J. P. Eckermann, ''Gespräche mit Goethe'', Lahr, 1948, pag. 235, trad. it.: ''Colloqui con Goethe'', Sansoni, 1947</ref>) ===Attribuite=== *Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala. L'[[audacia]] ha in sé genio, potere e magia. (Incomincia adesso.) :''Whatever you can do or dream you can, begin it. Boldness has genius, power and magic in it. (Begin it!)''<ref>{{en}} Cfr. ''[http://www.goethesociety.org/pages/quotescom.html The Goethe Society of North America]''.</ref> ::{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase viene spesso attribuita a Goethe in inglese e anche in italiano, ma non esiste una corrispondente versione in lingua originale (tedesco) per questa citazione, in nessuna opera di Goethe. La frase sembrerebbe provenire da una traduzione molto libera del ''Faust'' dal tedesco all'inglese di [[John Anster]]. È stato poi [[William Hutchinson Murray]] in ''The Scottish Himalayan Expedition'' (1951) a citare questa frase affermando di ammirare tale distico di Goethe e contribuendo probabilmente alla diffusione della falsa citazione. === [[Ultime parole]]=== *Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.<ref name=last>Secondo Fumagalli le ultime parole pronunciate da Goethe sarebbero «''Apri anche l'altra imposta per fare entrare un poco più di luce.''». Tuttavia nel corso degli anni la versione che si è maggiormente diffusa è «''Più luce!''». Secondo Fumagalli questo sarebbe un esempio di come "la traduzione si compiaccia di abbellire le frasi dei grandi uomini".</ref> (22 marzo 1832<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, pp. 285 e 294.</ref>) :''Macht doch den zweiten Fensterladen auch auf, damit mehr Licht hereinkomme''. *Più luce!<ref name=last/> :''Mehr licht!''<ref>Citato in Daniel Purdy, ''Goethe Yearbook 18, Volume 18'', Camden House, 2011, [http://books.google.it/books?id=sXQMHySQ9LMC&pg=PA107 p. 107] ISBN 1571134913.</ref> ==''Arminio e Dorotea''== *Colui che lungamente medita, non sempre sceglie la cosa migliore. (4, 105) :''Wer lange bedenkt, der wählt nicht immer das Beste''. *Gli uomini sono fatti in un modo tale che ognuno fa ciò in cui ha visto un altro aver successo, a prescindere dal fatto ch'egli abbia attitudine oppure no. (I, 70-1) :''So sind die Menschen führwar! und einer ist doch wie der andre | Daß er zu gaffen sich freut: wenn den Nächsten ein Unglück befället''. *La [[povertà]] stessa, quando è immeritata, rende orgogliosi. (VI, 241) :''Armut selbst macht stolz, die unverdiente'' *Molto desidera l'uomo, eppur sol di poco ha bisogno. (V, 13)<ref name=sordi/> *Non possiamo formare le menti dei nostri figli secondo i nostri concetti; ma li dobbiamo tenere e amare come [[Dio]] ce li ha donati. (III, 47-8) :''Denn wir können die Kinder nach unserm Sinne nicht formen; | So wie Gott sie uns gab, so muß man sie haben und lieben''. ==''Epigrammi veneziani''== *''Sì, l 'Italia questa è, ch'io lasciai. Le vie polverose | sempre ; gabbato sempre, comunque, il forestiere. | La probità tedesca tu cerchi in ogni angolo invano; | vita e moto qui c'è: ordine, disciplina | non già; pensa ciascuno soltanto a sé stesso, diffida | degli altri, è vano, e i capi pensano anch'essi a sé.'' (4)<ref>Da ''Epigrammi veneziani'', in ''Opere'', p. 1278.</ref> *''Questa [[gondola]] sembra una culla che dondola lieve, | e la sua piccola cabina a me pare una bara capace. | È giusto: tra la culla e la bara senz'affanno ondeggiamo | sul [[Canal Grande]] attraverso la vita.'' (8, p. 57) *{{NDR|[[Carlo Augusto di Sassonia-Weimar-Eisenach]]}} ''Piccolo è certo il mio, tra i principi della Germania, | breve e stretto il suo stato, modesto il suo potere. | Ma se ognuno le forze all'interno e all'esterno così prodigasse, | allora esser tedesco tra tedeschi sarebbe una festa. |''[...]'' | Mi ha lodato, l'Europa, ma che cosa mi ha dato? | Nulla! E le mie poesie le ho pagate, e salate. | La Germania mi imitò, la [[Francia]] si compiacque di leggermi! | E tu, [[Inghilterra]], da amica accogliesti lo sconvolto straniero. | Ma pure, a che cosa mi serve se persino il cinese | Werther e Lotte su vetro dipinge con trepida mano? | Non vi fu imperatore che chiedesse di me, non un re | che di me si curasse. Egli per me fu [[Gaio Cilnio Mecenate|Mecenate]] e Augusto.'' (34 b, p. 69) *''«Via, [[Epigramma|epigrammi]], non siate così insolenti!» Perché no? Noi siamo | soltanto i titoli; i capitoli del libro li ha il mondo.'' (59, p. 81) *''Se un epigramma sia riuscito, è cosa che si può decidere? | No, non si sa mica sempre che cosa il briccone ha escogitato.'' (61, p. 81) *''Si dice che i [[Santo|santi]] volessero soprattutto il bene del peccatore | e della peccatrice. Accade esattamente lo stesso anche a me.'' (71, p. 85) *''Davvero non mi meraviglia che gli uomini amino i [[Cane|cani]]: | un briccone miserabile è infatti, come l'uomo, anche il cane.'' (73, p. 85) ==''Faust''== ===[[Incipit]]=== ====Vincenzo Errante==== DEDICA<br>Eccovi a me tornar, larve sfuggenti<br>al torbido mio sguardo appare allora.<br>Che di fermarvi, questa volta, io tenti?<br>Incline a quel delirio è il cuore ancòra?<br>Vita, da me chiedere? E sia. Possenti,<br>vi trarrò dalla nebbia che svapora.<br>Un fuoco giovanil tutto m'inonda<br>al magico chiaror che vi circonda.<br>PROLOGO, SUL TEATRO<br>IL DIRETTORE, IL POETA DEL TEATRO, IL FACETO.<br>''Il Direttore''. Voi due, che così spesso <br>mi foste al fianco in mezzo a tanti guai,<br>ditemi dunque: che sperate mai,<br>sovra il tedesco suolo,<br>di questa nostra impresa?<br>Compiacere la folla, io pur vorrei:<br>questo perché, se vive, lascia vivere.<br>Son fissi i pali, s'erge il palcoscenico,<br>e una festa ciascun si ripromette.<br>Gli spettatori seggono tranquilli,<br>con inarcate ciglia, ai posti loro:<br>e non chiedon se non quello spettacolo<br>che sbalordir li faccia.<br>PROLOGO IN CIELO<br>''Il'' SIGNORE, ''le'' SCHIERE. ''Poi'', MEFISTOFELE.<br>''Avanzano i tre'' ARCANGELI.<br>Raffaele. ''Gareggia il sole, con l'antico suono,<br>tra le sfere sorelle, in armonia'';<br>[...]<br>Gabriele. ''In un arcano di velocità, <br>ruota la terra con i suoi fulgori'',<br> [...]<br>Michele. ''Ruggono le procelle, a gara e in lena,<br>dal mare a terra e dalla terra al mare''.<br>[...]<br>Tutti e tre. ''Poi che nessuno ne perscruta il fondo<br>dà la Tua vista agli Angeli vigore''<br>[...]<br>''Mefistofele''. Dacché, Signore, anche una volta torni<br>ad accostarti, e di conoscer chiedi<br>qual vento mai per queste plaghe spiri;<br>poi che buon viso, di solito, hai fatto<br>a questo mio ricomparirti innanzi,<br>eccomi dunque anch'io fra la masnada.<br>[...]<br>LA PARTE PRIMA DELLA TRAGEDIA<br>I<br>IL DRAMMA DI FAUST<br>NOTTE<br>''Angusta stanza gotica con la vôlta a sesto acuto''.<br>FAUST, ''inquieto, siede davanti al leggìo''.<br>''Faust''. Ed ho studiato, ahimè, filosofia,<br>giurisprudenza, nonché medicina:<br>ed anche, purtroppo, teologia.<br>Da cima a fondo, con tenace ardore.<br>Eccomi adesso qui, povero stolto;<br>e tanto so quanto sapevo prima.<br>Mi chiamano Maestro: anzi Dottore.<br>Sono dieci anni che menando vo<br>pel naso i miei scolari,<br>di sù di giù, per dritto e per traverso<br>Ma solo per accorgermi<br>che non ci è dato di sapere, al mondo,<br>nulla di nulla.<br>E quasi mi si strugge, ardendo il cuore. ====Giovita Scalvini==== {{destra|'''Prologo sul teatro'''}} {{centrato|''Il'' DIRETTORE, ''il'' POETA ''del teatro'', ''il'' FACETO.}} '''Il Direttore'''. Voi due che solete essere il mio consiglio e il mio ajuto, su ditemi: che sperate voi in paese tedesco dalla nostra impresa? Io ho gran desiderio di dare nel talento della moltitudine, da che in ultimo ella vive e lascia vivere. Le travi sono confitte, inchiodate le tavole, ogni cosa in pronto, e ciascuno si promette una lieta e magnifica festa. Già seggono cheti, con sopracciglia inarcate e vogliosi di fare le maraviglie.<br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Prologo in cielo'''}} {{centrato|''Il'' SIGNORE, ''le'' LEGIONI CELESTI, ''indi'' MEFISTOFELE. I ''tre'' ARCANGELI ''precedono''.}} '''Rafaele'''. Il Sole risuona, come da antico, fra l'emula armonia delle sfere fraterne <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Gabriele'''. E veloce, incomprensibilmente veloce si rivolve nella sua magnificenza la terra <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Michele'''. E a gara le procelle fremono dal mare alla terra e dalla terra al mare <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''A tre'''. Il tuo aspetto dà vigore agli angeli, ma niuno può scrutare il tuo profondo <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> '''Mefistofele'''. Poiché, o Signore, ti ci fai un po' da presso, e domandi come vanno le cose di laggiù, e solevi già un tempo star meco volentieri, — ecco, ti appajo innanzi io pure fra la torma de' tuoi servidori <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki><br> <nowiki>[</nowiki>...<nowiki>]</nowiki> {{destra|'''Notte. Stanza gotica a volta alta ed angusta'''}} FAUST inquieto sulla seggiola allo scrittoio. '''Faust'''. Oimé, io ho oramai studiato filosofia, giurisprudenza, medicina, e, lasso! anche la grama teologia! e d'ogni cosa sono andato al fondo con cocente fatica. Ed ecco, povero pazzo! ch'io ne so ora quanto innanzi. Mi chiamano maestro, chiamanmi anche dottore, e già da dieci anni io meno, di su e di giù, e per lungo e per traverso, i miei scolari pel naso; oh! veggo manifesto che noi sapremo mai nulla! Ahi, io ne avrò rapidamente consumato il cuore! ===Citazioni=== *Un brivido mi afferra; le lacrime si sciolgono ed il duro cuore si sente dolcemente intenerire; vedo come lontano quanto posseggo e ciò che era scomparso riprende, per me, concreta realtà. (parte I, Dedica<ref>''Faust e Urfaust. Testo tedesco a fronte, Volume 1'', traduzione di Giovanni V. Amoretti, Feltrinelli, 2002, [https://books.google.it/books?id=NUVsC2ybtroC&pg=PA3 p. 3]. ISBN 88-07-82018-8</ref>) *Che l'uomo svia finché va pellegrino. (Il Signore: parte I, capitolo Prologo in cielo; 1960) :''Es irrt der Mensch, so lang er strebt.'' *Quel deicino<ref>ossia l'uomo come piccolo dio</ref> del mondo si rimane perpetuamente del medesimo conio, ed è oggidì quello stravagante ch'egli era nel suo primo giorno. Forse ehi vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch'egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia, in vero egli mi somiglia, con tua buona pace, una di quelle cavallette dalle gambe lunghe, che volano sempre innanzi non solo per querelarti?<ref>ossia lamentarsi, brontolare</ref> (Mefistofele: prologo in cielo, p. 14; 2022) *[[Birra]] che frizzi, tabacco che morda e una servetta in gala son quanto va meglio al mio umore. (Uno studente: Parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) *Misero, due anime albergano nel mio petto, e vi si guerreggiano continuamente, e l'una vorrebbe pure svilupparsi dall'altra.. (Faust: parte I, capitolo Dinanzi la porta della città; 1960) :Due anime albergano, ohimé, nel petto mio.<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 246.</ref> ::''Zwei Seelen wohnen, ach! in meiner Brust''. *Ben sogliono gli uomini schernire quello che non intendono. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) *Nel principio era l'atto. (Faust: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :In principio era il ''Fatto''!<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> *Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il [[bene e male|male]], e continuamente produce il [[bene e male|bene]]. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ein Teil von jener Kraft, die stets das Böse will und stets das Gute schafft.'' *Sono lo spirito che nega continuamente. (Mefistofele: parte I, capitolo Studio (I); 1960) :''Ich bin der Geist, der stets verneint!'' *E s'io dirò mai al fuggevole istante: "Oh, tu se' bello! dura, tu sei sì bello!" (Faust: parte I, capitolo Studio (II); 1960) *Noi veniamo di [[Spagna]], che è il bel paese del vino e delle canzoni. (Mefistofele: parte I, capitolo La cantina di Auerbach in Lipsia; 1960) :''Spanien, das schöne Land des Weins und der Gesänge''. *Tu capir dei! | Dieci di un fanne, | poi tre via danne, | indi due tranne, | e ricco sei. | Quattro ne sega: | di cinque e sei. | Dice la strega, | fa sette ed otto, | e tu sei dotto. | Nove son uno, | dieci nessuno. | E questo delle Fate è l'un vie uno. (La Strega: parte I, capitolo La cucina di una strega; 1960) *La [[legge]] è potente, ma più ancora la necessità. (Plutone: parte II, atto I; 1960) *La [[natura]], con le sue correnti vitali, non opera mai nulla a giorno, a notte, ad ore determinate: essa crea con ordine ogni forma, e dirò pure che nei suoi più grandi fenomeni la violenza non vi ha nessuna parte. (Talete: parte II, atto II) *Non cercare di analizzare questo destino unico al mondo: l'esistenza consiste nel vedere, non fosse che per un istante. (Faust: parte II, atto III; 1960) :Non fissarti nel destino individuale. Esistere è un dovere, durasse un secondo.<ref>Citato in [[Émile Durkheim]], ''Il suicidio: Studio di sociologia'', traduzione di Rosantonietta Scramaglia, Bur, [https://books.google.it/books?id=rMRR9gLsp_kC&pg=PA20 p. 20]. ISBN 88-586-3734-8</ref> *''Odo già il brusio del borgo | Qui è il paradiso vero del popolo, | felici e contenti tutti quanti. | Qui sono uomo. Qui posso esserlo''. (937-40)<ref name=sordi/> *Ricerchiamo in quei soavi e cari sguardi dai quali viene solo la grazia e la salute, la virtù che meglio ci prepari il cuore a ricevere con gratitudine le eterne fiamme della beatitudine; onde gli umani affetti si rivolgano con viva fede a te, [[Maria|Vergine]], Madre, Imperatrice e Dea. Dal sublime e stellato tuo seggio mostrati a noi propizia. (Doctor Marianus: parte II, atto V) *L'ETERNO-FEMMINA | ci trae lassù! (Chorus Mysticus: parte II, atto V; 1960) :''Das Ewig-Weibliche zieht uns hinan.'' *Solo è allegro chi può dare. (I, 2) *''Una perfetta contraddizione resta misteriosa | ai savi come ai pazzi.'' (I, 2557-2558)<ref name=e /> ==''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister''== ===[[Incipit]]=== La rappresentazione andava per le lunghe. La vecchia Barbara andava ogni tanto alla finestra per sentire se dalla piazza del teatro non fosse cominciato il rumorio delle carrozze che partivano. Aspettava infatti con più impazienza del solito la sua bella padrona Mariane, che stasera, nel numero di chiusura dello spettacolo, incantava il pubblico vestita da giovane ufficiale.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''ìncipit'', Mondadori, 1993.</ref> ===Citazioni=== *All'attore perdono tutti i difetti dell'uomo, ma all'uomo non perdono nessuno dei difetti dell'attore. (libro VII, 3) *Bisognerebbe [...] ogni giorno almeno ascoltare una canzoncina, leggere una bella poesia, ammirare un quadro e, se possibile, dire qualche parola sensata. (libro V, 1) *{{NDR|Mignon, sull'[[Italia]]}} ''Conosci la terra dei limoni in fiore, | dove le arance d'oro splendono tra le foglie scure, | dal cielo azzurro spira un mite vento, | quieto sta il mirto e l'alloro è eccelso, | la conosci forse? | Laggiù, laggiù io | andare vorrei con te, o amato mio!'' (libro III, 1) *''Sulla terra s'espia ogni colpa.'' (libro II, 13) == ''I dolori del giovane Werther''== ===[[Incipit]]=== ====I traduzione==== Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.<br> E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di più intimi. LIBRO PRIMO 4 maggio 1771. Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che è mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?<br> {{NDR|Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane_werther.pdf I dolori del giovane Werther]'', Freebook - Edizioni LibroLibero}} ====Piero Bianconi==== ''Ho raccolto con cura quanto ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, e qui ve lo presento, sicuro che me ne sarete riconoscenti. Non potrete negare ammirazione e amore al suo spirito e al suo carattere, né lagrime al suo destino.<br>E tu, anima buona che provi quel suo stesso affanno, attingi consolazione dai suoi dolori; fa' che questo libriccino ti diventi amico, se per tua sorte o colpa non ne puoi trovare uno più fido.'' LIBRO PRIMO ''4 maggio 1771'' Come sono contento d'esser partito! Amico caro, cos'è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo tanto, che mi eri inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdoni. Le altre relazioni non eran forse scelte dal destino apposta per tormentare un cuore come il mio?<br> Povera Eleonora! Eppure ero innocente. Che colpa avevo io se, intanto che mi divertivo piacevolmente alle piccanti grazie di sua sorella, una passione s'andava formando in quel povero cuore? E tuttavia... son proprio innocente? Non ho alimentato quei sentimenti? Non mi son preso giuoco di quelle espressioni così ingenue e spontanee, che spesso mi facevan ridere e che ridicole non erano? Non ho forse...<br> Che cosa è mai l'uomo, che riesce a [[lamento|lagnarsi]] di se stesso! ====Amina Pandolfi==== ''Tutto ciò che ho potuto rintracciare della storia del povero Werther, l'ho raccolto con cura e qui ve lo presento, e so che me ne sarete grati. Non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro affetto al suo spirito e al suo carattere, né le vostre lacrime al suo destino.<br>E tu, anima buona, che soffri il suo stesso dolore, attingi conforto dalla sua sofferenza e fa' che questo libretto ti diventi amico, se per destino o per tua colpa non puoi trovarne uno più vicino.'' LIBRO PRIMO {{destra|''4 maggio 1771''}} Quanto sono lieto di essere partito! Amico mio carissimo, che cosa è mai il cuore dell'uomo! Aver abbandonato te che amo, tanto, di cui ero inseparabile, ed essere contento! Ma so che mi perdonerai. Ma non parevano tutti i miei altri legami davvero scelti dal destino per impaurire un cuore come il mio?<br> Povera Leonore! Eppure io ero innocente. Era forse colpa mia se, mentre le singolari grazie di sua sorella mi procuravano una gradevole distrazione, una passione si andava creando in quel suo povero cuore? E tuttavia... sono proprio del tutto innocente? Non ho in qualche modo alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono io stesso deliziato di quelle tanto genuine espressioni della natura, che così spesso ci facevano ridere, sebbene tanto poco ci fosse in esse di ridicolo? Non ho io forse... Oh, ma che cosa è mai l'uomo, per potersi lagnare di se stesso! ===Citazioni=== *Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. (18 agosto; 1991, p. 98) *Ah, quello che io sono, tutti lo possono sapere... ma il mio cuore lo possiedo io solo. (9 maggio; 1993) *C'eran due volumetti in dodicesimo, il piccolo Omero di Wetstein: un'edizione che spesso avevo desiderato per non portarmi attorno quella di Ernesti Ecco come prevengono i miei desideri, come ricercano tutte le minute gentilezze dell'amicizia, mille volte più preziose dei ricchi regali con i quali il vanesio donatore ci umilia. (28 agosto; 1991, p. 100) *Caro Guglielmo, ho molto riflettuto sul desiderio dell'uomo di estendersi, scoprir nuove cose, vagare per il mondo; e poi, per converso, sulla segreta tendenza a volontariamente limitarsi, a camminare sui binari dell'abitudine senza affannarsi di quanto avviene a destra o a sinistra. (21 giugno; 1991, p. 68) *Ciò che più mi irrita sono le meschine distinzioni sociali. So bene anch'io quanto siano necessarie le distinzioni di classe, io stesso ne cavo non pochi vantaggi: ma non vengano a mettermi il bastone nelle ruote, quando potrei godere un po' di gioia, un barlume di felicità su questo mondo. (24 dicembre; 1991, p. 111) *Dio del cielo! Tale è il destino che hai assegnato agli uomini, di non esser felici che prima di raggiunger l'uso della ragione, o dopo di averlo perduto!... (30 novembre; 1991, p. 144) *Cos'è mai l'uomo, il tanto esaltato semidio! Non gli mancan forse le forze proprio quando ne avrebbe maggior bisogno? Sia che s'esalti nella gioia, sia che sprofondi nel dolore, non è forse trattenuto e riportato alla cupa e fredda coscienza di sé mentre aspirava a smarrirsi nella pienezza dell'infinito? (6 dicembre; 1991, p. 147) *E cos'è, se non destino dell'uomo, questo portare il proprio fardello, bere il proprio calice?... (15 novembre; 1991, p. 139) *E da allora sole, luna e stelle possono continuare tranquillamente il loro corso: io non so più se sia giorno o notte e tutto il mondo mi scompare intorno. (lettera del 19 giugno) *Guglielmo, la nostra anima che cosa diverrebbe senza l'amore? Simile ad una [[lanterna]] magica senza luce. Appena si mette la piccola lampada, ecco le immagini più varie appaiono sulla parete bianca. E nonostante siano fantasmi fuggenti, essi ci rendono ugualmente felici, quando sostiamo davanti ad esse, simili ad innocenti fanciulli, estasiati dalle meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1993) *Ho visto oggi una scena che, trascritta tale e quale, sarebbe il più bell'idillio del mondo; ma cosa c'entrano poesia, scena e idillio? che proprio si debba sempre stare a cesellare, quando ci capita di partecipare a una manifestazione della natura?<br>Se da questo preludio t'aspetti qualcosa di sublime e di nobile t'inganni a partito: un semplice contadinotto è stato causa di così viva emozione... Al solito racconterò male, e tu al solito mi riterrai esagerato; è una volta ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim, che produce di queste rarità. (30 maggio; 1991, p. 55) *Il che mi confermò nel proposito di attenermi per l'avvenire alla sola natura. Essa sola è infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Molto si può dire in favore delle regole, quello che suppergiù si può dire in lode della società borghese. Un uomo formatosi sulle regole non produrrà mai nulla di assurdo o cattivo, così come unò che si governa secondo le leggi e il galateo non diventerà mai un insopportabile vicino o un insigne scellerato; per converso, tutte le regole, si dica ciò che si vuole, distruggono il vero sentimento della natura e la vera sua espressione! (26 maggio; 1991, p. 52) *Io sono solamente un pellegrino sulla terra; voi siete di meglio? (16 giugno; 2005) *La sorte dell' uomo è soffrire fino in fondo, e sorbire fino in fondo il calice della vita? Perché io dovrei mostrarmi forte e dire che è dolce, se anche il Dio del cielo lo sentì troppo amaro per il suo labbro umano? Dovrei forse vergognarmi quando, in un attimo terribile, tutta la mia esistenza trema fra l'essere e il non essere, e il passato è simile ad un baleno sull'abisso tenebroso del futuro, mentre tutto sprofonda intorno a me, e con me naufraga l'universo? (15 novembre; 1993) *L'uomo è cosi superficiale, che anche dove ha la vera sicurezza della sua esistenza, dove lascia l' orma della sua presenza, cioè nel ricordo, nel cuore dei suoi amici, anche lì deve venir meno, deve sparire, prontamente sparire. (26 ottobre; 1993) *Mi sovvenne allora che egli era padre da pochissimi giorni, ed evitai il discorso, convinto in me che bisogna fare con i fanciulli come Dio fa con noi: Egli non ci procura mai tanto grande felicità come quando ci lascia nel vaneggiamento di una cara illusione. (6 luglio; 1993) *Monotona cosa è l'uman genere. Quasi tutti passan la maggior parte dei tempo lavorando per vivere, e quel po' di libertà che gli sopravvanza li opprime talmente che cercano con ogni mezzo di liberarsene. O destino dell'uomo! (17 maggio; 1991, p. 48) *Non trascorre un solo istante che tu non distrugga te e i tuoi cari, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la più innocente passeggiata costa la vita a mille sfortunati insettucci, un passo demolisce le faticose costruzioni delle formiche e riduce quel piccolo mondo in una tomba scura, senza significato. Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa. Così avanzo brancolando nell' angoscia, circondato dal cielo, dalla terra e da mille forze creatrici, e vedo solo un Mostro che eternamente ingoia, eternamente rumina. (18 agosto; 1993) *«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!». (12 agosto; 1993) *«O uomini,» esclamai «si discorre d'una cosa e subito sentenziate: "È da pazzi, è da savi, è bene, è male!" Ma cosa significa? Avete prima esplorato i segreti moventi di un'azione? Siete capaci di descrivere esattamente le cause per cui la tal cosa è avvenuta, doveva avvenire? Se foste capaci di farlo, non sareste così sbrigativi nei vostri giudizi.» (12 agosto; 1991, p. 90) *Oh, la lontananza, è come il futuro! Un vasto nebuloso panorama giace davanti alla nostra anima, i nostri sensimenti vi si scorrono sopra come i nostri occhi e noi aneliamo, ah!, di perderci in esso con tutto il nostro essere, di accogliere in noi volluttuosamente un unico, grande, splendido sentimento. -E quando corriamo laggiù e il laggiù è diventato il qui, nulla è cambiato, noi siamo sempre poveri, ugualmente chiusi nel nostro limite, e la nostra anima sospira per il balsamo perduto. (21 giugno; 1993) *Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione. Esiste, la si trova in tutta la sua purezza in quella gente diciamo incolta, rozza. Noi uomini educati... annientati dall'educazione! (4 settembre; 1991, p. 130) *Si dice di una nobile razza di cavalli, che quando si sentono accaldati e affaticati, si aprono istintivamente una [[vena]], per respirare più liberamente. Spesso anch'io vorrei aprirmi una vena che mi desse libertà eterna. (16 marzo; 1993) *Vedi, amico, gli antichi erano così limitati e felici! i loro sensi e la loro poesia così ingenui! Quando Ulisse dice del mare incommensurabile e della terra infinita, dice cosa vera, umana, profonda e misteriosa. Che giova ripetere con gli scolaretti che la terra è rotonda? Poche zolle bastano all'uomo per viverci sopra, meno ancora per dormirci sotto. (9 maggio; 1991, p. 123) *Tu mi domandi com'è la gente di qui? E io ti devo rispondere: come dappertutto! Il genere umano è cosa davvero monotona. La maggior parte degli uomini consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco che gli resta di libertà, li spaventa tanto, che cercano con ogni mezzo di liberarsene. *Oh, amici miei! Perché il fiume del genio rompe così raramente gli argini, così di rado straripa con alti flutti scuotendo le vostre anime stupefatte? – Cari amici, su entrambe le sponde del fiume abitano i placidi signori le cui casette e i giardini, le aiuole di tulipani e le erbe dell'orto andrebbero distrutte dalla piena delle acque e perciò si danno cura di allontanare l'incombente pericolo con dighe e canali. *È comunque certo che nulla al mondo rende l'uomo tanto necessario quanto l'amore. *«Caro mio, a che serve la precauzione? Il pericolo non è dove te l'aspetti.» *Qualche volta non riesco a capire come un altro possa amarla, come a un altro possa essere lecito amarla, quando io l'amo così esclusivamente, così teneramente, così intensamente, e non conosco, non so, non posseggo altro che lei! *Ci sarebbero meno dolori tra gli uomini se essi non s'industriassero con tanto zelo a rievocare i ricordi del male trascorso invece di sopportare un tollerabile presente. *È una cosa ben monotona il genere umano. I più sgobbano la massima parte del tempo per campare; e quel pochetto di libertà che avanza li tormenta così che si stillano il cervello in cerca di espedienti d'ogni sorta per disfarsene. *Ora niente mi dà tanta noia come quando gli uomini si tormentano fra loro, specie poi quando sono giovani nel fiore della vita, che dovrebbero essere apertissimi a tutte le gioie, e invece si sciupano quei brevi giorni per sciocchezze e poi troppo tardi s'avvedono dell'irreparabile sperpero. *No, il mio cuore non è così corrotto. È debole, assai debole. Ma anche questa è corruzione? *Lei mi è sacra. Ogni desiderio tace alla sua presenza. *Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze, o per gli onori, o per qualunque altro scopo non è che un pazzo, se lo fa per causa d'altri e senza sua passione o necessità. *Potrei condurre la più bella vita, la vita più beata, se non fossi un pazzo. *Ah, è proprio vero che il nostro cuore è il solo autore della sua felicità. *Quando non abbiamo più noi stessi, tutto ci manca. *La nostra immaginazione spinta dalla sua propria natura a elevarsi, e nutrita di fantasmi poetici, si costruisce una scala di esseri superiori, fra i quali noi occupiamo l'infimo grado; e ogni cosa fuori di noi ci appare più perfetta... E questo in modo assai naturale. *Certe volte non capisco come un altro possa averla cara, mentre io amo lei, unicamente, così dal profondo, così pienamente, e non conosco, e non so, e non ho altro che lei. *Mi basta vedere i suoi occhi neri per sentirmi bene. *Vedi, e quello che mi fa male è che Alberto non è così beato com'egli... sperava... come io... crederei d'essere... se... Non mi piacciono i [[punti di sospensione|puntini sospensivi]], ma qui non mi posso esprimere altrimenti... e mi par chiaro abbastanza. *Ah, questo vuoto! quest'orribile vuoto che sento qui nel petto! *Spesso penso: se tu potessi stringerla una volta, una sola volta al tuo cuore, tutto questo vuoto sarebbe colmato. *Mi strazierei il petto, sbatterei la testa, a pensare che uno può essere così poco per un altro. Ah che l'amore, la gioia, l'ardore, e ogni delizia, s'io non li porto in me, un altro non me li potrà dare, e anche se ho il cuore pieno di beatitudine non potrò far felice un altro che sia freddo e inerte innanzi a me. *Ho tante cose, e il sentimento per lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza lei tutto mi è nulla. *Caro, io sono finito! Essa può fare di me quello che vuole. *{{NDR|[[Ultime parole dai libri|Ultime parole]]}} Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!<br />Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! ([http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/i_dolori_del_giovane_werther/pdf/goethe_i_dolori_del_giovane.pdf LibroLibero], Milano 2008, pp. 170-171) ====Libro primo==== *Una meravigliosa serenità, simile a questo dolce mattino di primavera, mi è scesa nell'anima e io ne godo con tutto il mio cuore. Sono solo e sono lieto di essere vivo in questo luogo creato per anime come la mia. Sono così felice, mio caro, così perduto nel senso di questa serena esistenza che la mia arte ne soffre. Ora non saprei disegnare nemmeno una linea, eppure non sono mai stato un pittore così grande come in questi momenti. Quando la bella valle effonde intorno a me i suoi vapori e il sole alto investe l'impenetrabile tenebra di questo bosco e solo qua e là qualche raggio riesce a penetrare in questo sacrario, e io mi stendo nell'erba alta accanto al torrente e, così vicino alla terra, scopro le piante più diverse e più singolari; quando sento vicino al mio cuore il brulichio del piccolo mondo in mezzo agli steli, le innumerevoli, incomprensibili figure dei bruchi e degli insetti e sento la presenza dell'Onnipotente che ci ha creati secondo la Sua immagine, l'alito del Supremo Amore che ci porta e ci sostiene in un'eterna beatitudine; quando, oh, amico mio!, i miei occhi si smarriscono in questa vertigine e l'universo e il cielo riposano nella mia anima come la figura di una donna amata, io provo allora l'angoscia di un desiderio e penso: oh, se tu potessi esprimere tutto questo, se potessi effondere sulla carta lo spirito di ciò che in te vive con tanta pienezza e con tanto calore, in modo da farne lo specchio della tua anima, come la tua anima è lo specchio del Dio infinito! Amico mio, io mi sento morire e soccombo alla forza e alla magnificenza di queste immagini! (10 maggio; 1998, p. 9) *Ho fatto ogni sorta di conoscenze, ma compagnia non ne ho ancora trovata. Non so che cosa ho di così attraente per gli altri; sono tanti a cui sono simpatico e che si attaccano a me, e poi soffro quando, dopo un breve tratto, le nostre strade si separano. Vuoi sapere come è qui la gente. Ti devo rispondere: come da qualsiasi altra parte; lo spettacolo che offre il genere umano è davvero monotono. La maggior parte consuma quasi tutto il suo tempo per vivere, e quel poco di libertà che ancora le resta, la spaventa tanto che cerca qualunque pretesto pur di liberarsene. Oh, il destino degli uomini! (17 maggio; 1998, p. 15) *Eppure, essere incompresi è il nostro destino. (17 maggio; 1998, p. 15) *Che i bambini non sappiano quello che vogliono, su questo sono perfettamente d'accordo precettori e maestri dottissimi; ma che anche gli adulti brancolino alla cieca su questo pianeta, come i bambini, e come loro non sappiano da dove vengano né dove vadano e infine che neppure loro agiscano per motivi veri e reali, ma si lascino invece guidare solo da zuccherini, dolci e frustate: questo nessuno è disposto a crederlo e a me invece sembra una verità addirittura evidente. (22 maggio; 1998, pp. 19-21) *Sono lieto, sono felice e quindi sono un pessimo cronista. (16 giugno; 1998, p. 35) *Wilhelm, cosa è mai per il nostro cuore il mondo senza l'amore? È come una lanterna magica senza luce! Ma appena tu vi introduci la lampada, le più belle immagini compaiono sulla parete bianca! E anche se non fossero altro che fantasmi evanescenti, ci rendono tuttavia felici quando stiamo lì come tanti ragazzi e andiamo in estasi per queste meravigliose apparizioni. (18 luglio; 1998, p. 81) *Cosa importa, Wilhelm, che siano fantasmi, se ci fanno star bene? (18 luglio; 1998, p. 83) *[…] a questo mondo si combina ben poco con gli aut aut; i sentimenti e i modi di agire hanno tante sfumature così varie e diverse quante ne passano fra un naso aquilino e un naso camuso. (8 agosto; 1998, p. 91) *Il furto è un peccato, questo è vero, ma uno che va a rubare per salvare se stesso ed i suoi da un'imminente morte di fame, merita d'essere punito o compatito? Chi osa scagliare la prima pietra contro il marito che in un momento di giusta ira sacrifica la moglie infedele e il suo indegno seduttore? O contro la fanciulla che in un momento di passione cede al piacere irresistibile dell'amore? Persino le nostre leggi, così pedanti e insensibili, si commuovono e perdonano. (12 agosto; 1998, p. 99) *Poiché solo provando gli stessi sentimenti abbiamo il diritto di parlare di una cosa. (12 agosto; 1998, p. 101) *{{NDR|Ad Albert, in un dialogo riportato}} Amico mio, l'uomo è uomo e quel po' di intelligenza che può avere serve poco o nulla quando la passione infuria e si è oppressi dai limiti della natura umana. (Werther: 12 agosto; 1998, p. 107) *Così ho capito che uno scrittore inevitabilmente danneggia il suo libro con una seconda, diversa stesura della sua storia, anche se questa riuscisse poeticamente migliore. La prima impressione ci trova pronti ad accoglierla e l'uomo è fatto in modo che gli si possono far credere le cose più strane e inverosimili: si imprimono subito tenacemente nella sua memoria e guai a chi cerca di cancellarle e distruggerle! (15 agosto; 1998, p. 109) *Tutto, tutto è popolato di migliaia di figure diverse e intanto gli uomini si chiudono timorosi nella loro casetta, vi fanno il loro nido e nella loro fantasia credono di dominare il mondo infinito! Povero pazzo che stimi tutto così poco, solo perché sei così piccolo. (18 agosto; 1998, p. 111) *Infatti è certo più facile morire che sopportare con fermezza una vita piena di tormenti. ====Libro secondo==== *Non c'è al mondo una gioia più vera e più grande che vedere una nobile anima aprirsi ad un'altra. (26 novembre; 1998, p. 135) *Ma che razza di gente sono mai costoro, che nella vita non si preoccupano d'altro che del cerimoniale, che per anni sognano e calcolano solamente come intrufolarsi a tavola un posto più su! (8 gennaio 1772; 1998, p. 141) *Mi par di stare davanti a una lanterna magica, guardo gli omini e i cavallucci davanti a me, che si fanno in qua e in là, e spesso mi chiedo se non si tratti di un'illusione ottica. Recito insieme con gli altri, o piuttosto sono costretto a recitare come una marionetta, e talvolta afferro la mano di legno di un vicino e provo un brivido di spavento. La sera mi propongo di godermi il levar del sole e non riesco poi a togliermi dal letto; durante il giorno spero che il chiaro di luna mi porterà qualche gioia, e rimango tutto il tempo nella mia stanza. Non saprei dire perché mi alzo, perché vado a dormire.<br />Mi manca il lievito che metteva in moto la mia vita; scomparsa è l'eccitazione che mi teneva sveglio fino a tardi la notte, sparita è quella che la mattina mi destava dal sonno. (20 gennaio; 1998, p. 145) *Creatura fortunata, che puoi attribuire la tua infelicità a un impedimento terreno. Tu non senti! non senti che nel tuo cuore distrutto, nel tuo cervello sconvolto c'è la sventura dalla quale tutti i re della terra non potrebbero salvarti. (30 novembre; 1998, p. 207) *{{NDR|Riferendosi ad Albert, in un pensiero riportato}} Sì, sì, questi sono i rapporti fidati, amichevoli, delicati, questa la simpatia, questa la fedeltà serena e costante! Non sono altro che sazietà e indifferenza! Forse che il più miserabile affare non ha più attrattiva per lui di questa donna cara e preziosa? Forse che sa valutare la sua fortuna? Sa stimarla quanto essa merita? La possiede, va bene, la possiede – lo so, come so anche tante altre cose, credo di essermi abituato a quest'idea, mi farà impazzire, mi farà morire. – E ha resistito alla prova l'amicizia che aveva per me? Non vede già nel mio attaccamento per Lotte una offesa alle sue prerogative, nelle mie attenzioni per lei un muto rimprovero? Lo so benissimo, lo sento, non mi vede volentieri, la mia presenza gli dà fastidio. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 217) *Tutto quello che gli era successo di sgradevole nella sua vita attiva, lo scandalo all'ambasciata, tutto quello che non gli era riuscito, che lo aveva fatto soffrire, passava e ripassava nella sua mente. Gli sembrava che tutto questo giustificasse la sua inerzia, che fosse tagliato fuori da ogni prospettiva, incapace di compiere uno qualsiasi dei gesti coi quali si risolvono le faccende della vita quotidiana. E così, completamente abbandonato alla sua singolare sensibilità, al suo modo di pensare e alla sua passione senza fine, nell'eterna monotonia di un rapporto così doloroso con quell'amabile e amata creatura, della quale distruggeva la pace, dando l'assalto alle proprie energie e consumandole senza scopo e ragione, si avvicinava sempre più alla sua triste fine. (L'editore al lettore; 1998, p. 225) *{{NDR|In una lettera del 14 dicembre (1772) riportata}} Per me oramai è finita! La mia mente è confusa, già da otto giorni non riesco più a riflettere, ho gli occhi sempre pieni di lacrime, non c'è posto dove stia bene e in ogni posto sto bene. Non desidero nulla, non bramo nulla. Starei meglio se me ne andassi. (Werther: l'editore al lettore; 1998, pp. 229, 231) *{{NDR|In un biglietto riportato}} Alzare il [[sipario]] e scomparire là dietro! Questo è tutto. E perché allora queste paure e queste esitazioni? Forse perché non si sa quello che c'è là dietro? O perché di là non c'è ritorno? O forse perché è proprietà del nostro spirito immaginare caos e tenebre là dove non sappiamo nulla di certo? (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 231) :Sollevare il sipario ed introdurvisi: questo è tutto! Perché indugiare, perché temere? Forse perché ci è ignoto cosa viene al di là di esso? O perché di là si ritorna? Perché la nostra mente è fatta in modo da pensare che vi siano tenebre e caos là dove non sappiamo nulla di certo. (14 dicembre; 1993) *{{NDR|In una lettera per Lotte riportata}} [...] l'uomo è così limitato che non riesce a capire fine e principio della propria esistenza. (Werther: l'editore al lettore; 1998, p. 267) ===Citazioni su ''I dolori del giovane Werther''=== *Quel colpo di pistola ci ha risparmiato, quanto meno, i dolori del vecchio Werther. ([[Gesualdo Bufalino]]) ====[[Roland Barthes]]==== *Alberto, personaggio piatto, morale, conformista, decreta (come chissà quanti prima di lui) che il [[suicidio]] è una viltà. Per Werther, al contrario, il suicidio non è una debolezza, dal momento che esso scaturisce da una tensione: «Mio caro, se un eccesso fisico viene considerato come una forza, perché non lo sarà anche l'eccesso dei sentimenti?» L'amore-passione è dunque una forza («questa violenza, questa passione irriducibile»), è qualcosa che ricorda la vecchia nozione di ἰσχύς (''ischus'': energia, tensione, forza di carattere) e, più vicino a noi, quella di Dispendio. *L'innamorato che non dimentica ''qualche volta'', muore per eccesso, fatica e tensione di memoria (come Werther). *Il dito di Werther sfiora inavvertitamente il dito di Carlotta; i loro piedi, sotto il tavolo, si incontrano.<ref>{{maiuscoletto|[[I dolori del giovane Werther|Werther]]}}: p. 57.</ref> Werther potrebbe astrarsi dal senso di questi episodi casuali; egli potrebbe concentrarsi corporalmente su quelle minuscole zone di contatto e, come un feticista, provare piacere per questo o quel pezzetto di dito o di piede inerte, ''senza preoccuparsi della risposta'' (come Dio - è la sua etimologia -, il Feticcio non risponde). Ma, per l'appunto, Werther non è pervertito, ma innamorato: egli dà un senso, sempre, ovunque, a proposito di niente, ed è proprio il senso che lo fa fremere: egli si trova nel braciere del senso. Per l'innamorato, ogni contatto pone il problema della risposta: egli chiede alla pelle di rispondere. *Il geloso del romanzo non è Werther; è il signor Schmidt, il fidanzato di Federica, l'uomo che è sempre di malumore. La gelosia di Werther nasce dalle immagini (vedere Alberto circondare col braccio la vita di Carlotta), non dal pensiero. Ciò si deve al fatto (ed è questa una delle bellezze del libro) che si tratta di una disposizione tragica, e non psicologica. Werther non odia Alberto; è solo che Alberto occupa un posto che lui desidera: Alberto è un avversario (un concorrente, nel senso proprio del termine), non un nemico: egli non è «odioso». Nelle lettere che scrive a Guglielmo, Werther non si dimostra molto geloso. È solo quando dal tono confidenziale della prima parte si passa al racconto finale che la rivalità fra i due diventa acuta, aspra, come se la gelosia prendesse corpo in seguito al semplice passaggio dall'''io'' al ''lui'' [...]. *Io, come lettore, posso identificarmi con Werther. Storicamente, migliaia di soggetti lo hanno fatto, soffrendo, suicidandosi, vestendosi, profumandosi, scrivendo come tanti Werther (canzoni, lamenti, bomboniere, fibbie, ventagli, acqua di toilette alla Werther). Una lunga catena di equivalenze lega tutti gli innamorati del mondo. *Prima un lord e poi un vescovo inglese, rimproverarono a Goethe l'epidemia di suicidi provocati dal ''Werther''. Goethe rispose in termini propriamente ''economici'': «Il vostro sistema commerciale ha fatto migliaia di vittime; perché non perdonarne qualcuna anche al ''Werther''?». ==''Ifigenia in Tauride''== *''La gaiezza | e l'amore son ala a grandi imprese.'' (atto I, scena II; 1970, p. 176) *''Infruttuosa | vita è morte precoce''. (atto II, scena I; 1970, p. 183) *''La vita insegna | a esser meno severi con noi stessi | e con gli altri'' (atto IV, scena IV; 1970, p. 195) ==''Il divano occidentale-orientale''== ===[[Incipit]]=== MOGANNI NAMEH<br>IL LIBRO DEL CANTORE<br><br>Ho lasciato trascorrere vent'anni<br>ho goduto di quanto mi accadeva:<br>una fila d'anni splendida<br>come l'era dei Barmecidi. ===Citazioni=== *''Chi desidera capire il [[poema]] | deve recarsi nella terra della poesia, | chi desidera capire il [[poeta]] | deve andare nella terra del poeta.'' *''L'Occidente è di Dio! | E l'Oriente è di Dio. | Le regioni di Nord e Mezzogiorno | posano in pace dentro le sue mani.'' *''È duplice, la grazia del respiro: | in sé attirare l'aria, liberarsene. | Prima si è oppressi, poi ci si rinfranca: | mescolanza mirabile, la vita. | Quando ti schiaccia, rendi grazie a Dio, | e rendi grazie a lui, quando ti allevia.'' *''Prima del canto, prima del silenzio | il [[poeta]] deve vivere.'' *''Cercava un posto, la pena d'amore, | davvero desolato e solitario: | vide deserto il mio cuore | e si annidò in quel vuoto.'' *''Cinque cose non generano | altre cinque: da' ascolto a questa massima. | In cuore superbo non germina | amicizia; è scortese | la compagnia volgare; un farabutto | non arriva a grandezza; l'invidioso | non ha pietà del nudo; il mentitore | inutilmente spera confidenza | e fede. Tieni stretto | tutto questo, e non fartelo rubare.'' *''Non sai quanto mi secchi | che si mettono in tanti | a parlare e a far versi. | La poesia, chi la scaccia | dalla terra? | I [[poeta|poeti]].'' *''Non sfuggire questo giorno; | quello che rincorri | non è certo migliore.'' *''L'occasione non fa il ladro, | il grande ladro è lei, | perché ha rubato quel po' d'amore | che ancora in cuore mi restava.'' *''Grande è il piacere dell'esistere, | più grande ancora il piacere nell'esistere.'' *''Amore per amore, ora per ora, | parola per parola, sguardo per sguardo, | bacio per bacio, da fedelissime labbra, | fiato per fiato e gioia per gioia. | Così la sera, così il mattino.'' *''Coppiere, ancora una bottiglia! | per lei alzo il bicchiere! | Se troverà un mucchietto di [[cenere]] | dirà: «Per me si è consumato».'' *''Chi vuol capire la poesia | entri nel suo paese. | Chi vuol capire il poeta | vada nella sua terra''. *''Fa' il bene solamente | per amore del bene | quanto fai non ti resta. | E se pur restasse, | non resterà ai tuoi figli.'' *''Fa' il bene solamente | per amore del bene: | tramandalo al tuo sangue; | se non ne resta ai figli, | sarà per i [[Nipote (di nonno)|nipoti]].'' *''Se Dio fosse un vicino | cattivo come siamo tu e io, | perderemmo la faccia tutti e due: | Lui lascia tutti in pace.'' *''Se l'invidia si fa a brani, | mangi pure la sua fame.'' *''«Perché è così lontana | la verità? Si cela | nei baratri più fondi?»'' *''Non lasciarti sedurre | in nessun caso a discutere. | Cade nella stoltezza, | il saggio che contente con lo stolto.'' *''Dovunque si vuol essere | primi: così va il mondo. | Fa' pure l'arrogante, | ma solo nel tuo campo.'' *''Che accolta eterogenea: | alla mensa di Dio nemici ed amici.'' *''L'argilla calpestata | si allarga, non indura.'' *''«Molti che ti hanno dato | tanto, non li hai neppure ringraziati.» | Non mi ammalo per questo: | vivono nel mio cuore, i loro doni.'' *''La [[prepotenza]], lo vedete bene, | non va bandita dal mondo; | mi piace conversare | con gli abili e i tiranni.'' *''«Dicci come si chiamano, | i tuoi nemici.» Meglio | non identificarli: | ne passo già abbastanza, | per colpa loro, nella mia parrocchia.'' *''Io sono stato un uomo, | e dunque, un combattente.'' (''Lasciapassare'')<ref>Da ''Il divano occidentale-orientale'', a cura di Ludovica Koch, Ida Porena e Filiberto Borio, Rizzoli, Milano, 1990, p. 457. ISBN 88-17-18707-0.</ref> *Ogni cosa a suo tempo! Un proverbio, di cui con l'avanzare degli anni s'impara sempre meglio ad apprezzare l'importanza; secondo il quale c'è un tempo per tacere e un tempo per parlare, e a parlare si risolve questa volta il poeta. Poiché se all'età giovanile convengono azione e attività, all'età più tarda s'addicono la riflessione e la comunicazione. Io ho mandato nel mondo senza prefazione gli scritti dei miei anni giovanili, senza indicare neppur minimamente quale fosse la loro intenzione: questo avveniva nella fiducia che il paese si sarebbe prima o poi giovato di quello che gli era offerto. E così parecchi miei lavori sortirono effetto immediato, altri, meno facili ed efficaci, dovettero attendere parecchi anni per essere apprezzati. Intanto anche questi anni sono trascorsi, e una seconda, una terza generazione mi risarcisce al doppio e al triplo delle scortesie che ebbi a sopportare dai miei contemporanei di una volta.<br>Ora però mi augurerei che nulla potesse impedire una prima buona impressione del presente libretto. Mi decido quindi a chiarire, a spiegare, a fornire indicazioni, nell'esclusiva intenzione di permettere una comprensione immediata ai lettori che hanno poca o nessuna dimestichezza con l'Oriente. *La [[personalità]] è la felicità più alta. ===Citazioni su ''Il divano occidentale-orientale''=== *Qui, nel ''Divano occidentale-orientale'', siamo posti, come non mai, entro la cerchia del vivente. Il giovane brama vivere, il vecchio ricorda di aver vissuto, e a ciascuna di queste età è data una forza ch'è unica. Ma solo l'[[uomo]] è veramente colui che vive. Egli sta veramente al centro del cerchio della vita, e il cerchio magico gli racchiude il mondo. Nulla fugge davanti a lui, come egli non può fuggire davanti a nulla. [...] Così in questo libro ci avviene ciò che fuori di esso ci avviene nel nostro proprio dominio: crediamo di muoverci liberamente nell'infinito, eppure siamo sempre confinati al centro del cerchio della nostra vita, e l'anello dell'orizzonte è più che una semplice illusione ottica. Ma a colui a cui questo avviene, a lui crescono le forze, ed è come se il cerchio lo fortificasse a sua volta. Nel suo cuore si rinnova incessantemente il divino. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) ==''Le affinità elettive''== ===[[Incipit]]=== ====Ada Vigliani==== Edoardo – daremo questo nome a un ricco barone nel fiore dell'età virile – aveva trascorso l'ora più bella di un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio, per innestare su giovani tronchi delle marze ricevute da poco. Il lavoro era appena terminato. Egli riunì gli attrezzi e li ripose nella custodia. Mentre osservava soddisfatto la propria opera, arrivò il giardiniere, che sorrise compiaciuto per la collaborazione e lo zelo del padrone.<br> "Hai per caso visto mia moglie?" domandò Edoardo mentre s'accingeva ad andarsene.<br> "Laggiù nell'area nuova" rispose il giardiniere. "Finiranno oggi la capanna di muschio che la signora ha fatto costruire a ridosso della parete di roccia, di fronte al castello. È riuscito tutto molto bene e piacerà senz'altro a Sua Grazia. C'è una vista stupenda: sotto il paese, un po' a destra la chiesa – e si riesce quasi a vedere al di là del campanile –, di fronte il castello e i giardini."<br> "È proprio vero" disse Edoardo. "A pochi passi da qui riuscivo a vedere gli uomini al lavoro." ====Henry Furst==== Eduard – così chiameremo un ricco barone, nel fiore dell'età virile – Eduard aveva passato l'ora più bella d'un pomeriggio d'aprile nel suo vivaio d'alberi; per innestare sui giovani fusti le fresche marze. Aveva appena terminato e riponeva gli arnesi nella custodia, compiaciuto del proprio lavoro, quando entrò il giardiniere che si rallegrò nel vedere il padrone prendere parte alle sue fatiche.<br>«Hai veduto mia moglie?», domandò Eduard preparandosi ad andare via.<br>«È lassù nel terreno nuovo», rispose il giardiniere. «La capanna di musco che ha fatto costruire sotto la parete di roccia, di fronte alla villa, sarà terminata oggi. Tutto è riuscito molto bene, e piacerà a Vostra Signoria. Di lì si gode una bellissima vista: sotto, il paese, un poco a destra, la chiesa, dal campanile lo sguardo liberamente spazia; di fronte, la villa e i giardini».<br>«Infatti», rispose Eduard; «a pochi passi da qui potevo vedere gli uomini al lavoro». ===Citazioni=== *Bisogna vedere in azione davanti ai propri occhi queste sostanze all'apparenza inerti, e tuttavia intimamente sempre disposte, ed osservare con partecipazione il loro cercarsi, attirarsi, assorbirsi, distruggersi, divorarsi, consumarsi, e poi il loro riemergere dalla più intima congiunzione in forma mutata, nuova, inattesa: allora si che si deve attribuire loro un vivere eterno, anzi, addirittura intelletto e ragione, dal momento che i nostri sensi appaiono appena sufficienti ad osservarli e la nostra ragione a stento capace di interpretarli. (1967) *È così gradevole occuparsi di qualcosa che si sa fare a metà, che nessuno dovrebbe biasimare il [[dilettante]] ostinato a esercitare un'arte che non imparerà mai, né l'artista se, voglioso di vagare in un campo vicino al suo, varca i limiti della propria arte. (1967) *È impazienza quella che ci coglie di tanto in tanto e allora ci compiaciamo di sentirci infelici. (1967) *Fra tutte le piacevoli pitture che la fantasia ci offre, forse nulla è più attraente della speranza che amanti o giovani sposi hanno di godere i loro nuovi rapporti in un mondo nuovo e fresco, e di mettere alla prova e confermare un vincolo duraturo fra tante circostanze mutevoli. (1967) *Il destino dell'[[Architettura|architetto]] è il più strano di tutti. Molto spesso mette tutta la sua anima, tutto il suo cuore e passione nel creare edifici nei quali non entra mai di persona. (1967) *''In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l'uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. Verrà forse un tempo in cui la luce interiore uscirà da noi, in modo che non avremo più bisogno dell'altra''. (1967) *[...] la [[donna]] divenne per gli uomini, fin dalle origini, e poi sempre più, quello che noi non possiamo chiamare che col suo vero nome, una consolazione per gli occhi. Giacché, se lo smeraldo, per il suo stupendo colore, fa bene alla vista ed anzi esercita un potere curativo su questo nobile senso, la bellezza umana agisce con potenza anche di gran lunga maggiore sui sensi e su l'intero sentimento. Chi la contempla, nulla di male può circuirlo: egli si sente in armonia con se stesso e con l'universo. (I, I)<ref>Johann Wolfgang Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/le_affinita_elettive/pdf/goethe_le_affinita_elettive.pdf Le affinità elettive]'', a cura di Silvio Benco, Club degli editori, Milano, 1960.</ref> *La [[mediocrità]] non ha consolazione più grande del pensiero che il genio non è immortale. (1967) *La sorte appaga i nostri desideri, ma a modo suo, per poterci dare qualcosa al di là dei desideri stessi. (1967) *Le donne giovani forse volgono modestamente gli occhi su questo o quel giovane, riflettendo in segreto se lo vorrebbero per marito, ma chi deve pensare a una figlia o a una pupilla volge gli occhi in una cerchia più vasta. (1967) *Ma chi è talmente perfetto da non far valere i propri vantaggi sugli altri, a volte in modo crudele? Chi è in posizione talmente elevata da non avere qualche volta dovuto patire tale oppressione? (2006) *Ma nella vita è diverso: dietro il [[sipario]] si prosegue a recitare, e quando s'alza un'altra volta, si vorrebbe non vedere e non sentire più nulla. (1967) *Nel vedere le molte lapidi sepolcrali, logorate dai piedi di chi va in chiesa, le stesse chiese crollate sopra le tombe, la vita dopo la morte può per sempre apparirci come una seconda vita, nella quale si entra soltanto in effigie, nell'epigrafe, in cui si sosta più a lungo che nella vera vita vissuta. Ma anche questa immagine, questa seconda esistenza, si spegne prima o dopo. Il tempo non si lascia privare del suo diritto né sugli uomini, né sui monumenti. (1967) *Nella sua vita infatti aveva imparato abbastanza quanto vada apprezzato ogni autentico sentimento affettuoso in un mondo in cui di fatto sono di casa indifferenza e avversione. (2006) *Nessuno passeggia impunemente sotto i palmizi. (1967) *Noi guardiamo così volentieri verso il futuro perché coi nostri taciti desideri vorremmo tanto volgere a nostro favore ciò che in esso c'è di vago e si muove di qua e di là. (1967) *Non possiamo imparare a conoscere le persone quando vengono da noi; dobbiamo noi andare da loro per vedere quello che sono. (2, V; 1967) :''Wir lernen die Menschen nicht kennen, wenn sie zu uns kommen; wir müssen zu ihnen gehen, um zu erfahren, wie es mit ihnen steht''. *Non si è mai appagati dal [[ritratto]] di persone che conosciamo. Per questo ho sempre compianto i ritrattisti. (1967) *Ogni attrazione è reciproca. (2, VII)<ref name=sordi>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref> :''Jede Anziehung ist wechselseitig''. *Se le persone comuni che si eccitano e appassionatamente si angustiano per le volgari difficoltà della giornata ci strappano un sorriso di compassione, un'anima nella quale fu gettato il [[seme]] d'un grande destino e che deve attendere lo sviluppo di questa concezione, senza potere o dovere affrettare la felicità o la infelicità che ne scaturirà, ci ispira venerazione. (1967) *Si dà atto a tali esseri di una sorta di volontà e capacità di scelta, e si trova del tutto legittimo un termine tecnico come "''Affinità elettive''. (1967) *Un uomo che si vanta di non [[cambio di opinione|cambiare mai opinione]] è uno che si impegna a camminare sempre in linea retta, un cretino che crede all'infallibilità. In realtà, non esistono principi, ci sono soltanto avvenimenti; non esistono leggi, ci sono soltanto circostanze: l'uomo superiore sposa gli avvenimenti e le circostanze per guidarli. (1967) *Una parola schietta è terribile, quando d'improvviso rivela ciò che il cuore da tanto si permette. (1967) ==''Massime e riflessioni''== *Nessuno parlerebbe molto in società se sapesse quante volte fraintende gli altri. (6) *Ogni [[parola]] che si pronuncia suscita l'idea del [[contrario]]. (9) *Niente rivela il [[carattere]] degli uomini più di ciò che essi trovano [[ridicolo]]. (12) *L'uomo dell'intelletto trova quasi tutto ridicolo, l'uomo della ragione quasi niente. (15) *Le passioni sono difetti o virtù, ma potenziati. (21) *Il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la propria immagine. (39) *Nessuno è più [[Libertà e schiavitù|schiavo]] di chi si ritiene [[Libertà e schiavitù|libero]] senza esserlo. (43) *Non si sfugge al mondo in modo più sicuro che con l'arte, e non ci si unisce ad esso in modo più sicuro che con l'arte. (52) *Le difficoltà si fanno tanto più grandi quanto più ci si avvicina alla meta. (56) *Certi libri sembrano scritti non perché da essi si impari qualcosa, ma perché si sappia che l'autore sapeva qualcosa. (72) *Non dovunque c'è acqua ci sono [[Rana|rane]]; ma dove si sentono gracidar le rane, lì c'è acqua. (90) *Chi non conosce le [[Lingua (idioma)|lingue straniere]] non sa niente della propria. (91) *Scrivere storia è un modo di togliersi di dosso il passato. (105) *Ciò che non si [[comprensione|capisce]] non si [[possesso|possiede]]. (106) *Non c'è niente di volgare che, espresso in linguaggio buffonesco, non diventi umoristico. (109) *Ci sono nature problematiche che non sono mai all'altezza della situazione in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Ne nasce un immenso conflitto, che consuma senza gioia la loro vita. (134) :Vi sono delle nature problematiche che non sono mai all'altezza delle situazioni in cui si trovano e che nessuna situazione soddisfa. Di qui nasce l'immane conflitto che ne consuma la vita senza gioia.<ref name=sordi/> *Gli Indù del deserto fanno voto di non mangiar pesce. (145) *Un [[arcobaleno]] che dura un quarto d'ora, non lo si guarda più. (161) *La [[superstizione]] è la poesia della vita. (171) *Chi non prova amore, deve imparare a lusingare, altrimenti non ne verrà fuori. (175) :Chi non sente amore, deve imparare ad adulare, altrimenti non può cavarsela nel mondo. (X, 20)<ref name=sordi/> *Quando dalla gente si pretendono doveri e non le si vogliono riconoscere diritti, bisogna pagarla bene. (180) *Il [[bellezza|bello]] è una manifestazione di leggi segrete della natura che, senza una tale apparizione, ci sarebbero rimaste per sempre nascoste. (183) *Posso promettere di essere sincero, non di essere [[imparzialità|imparziale]]. (184) *Dove si perde l'interesse si perde anche la memoria. (192) *Non si può vivere per tutti, in particolare per coloro coi quali non si vorrebbe vivere. (208) *Non scriveremo altro; con questo criterio si giudichi ciò che si sente dire ogni giorno. (219) *Quando un saggio fa una follia, non la fa piccola. (223) *Il ritmo ha qualcosa di magico, anzi esso ci fa credere che il sublime ci appartenga. (248) :Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga. (XIII, 6)<ref name=sordi/> *Chi vive molto con i bambini troverà che nessun influsso esterno rimane in loro senza una reazione. (274) *Propriamente si sa solo quando si sa poco; col sapere cresce anche il dubbio. (281) *Gli [[errore|errori]] dell'uomo sono in realtà ciò che lo rende amabile. (282) *«Tra tutti i popoli, i Greci sono quello che ha sognato nel modo più bello il [[sogno]] della vita.» (298) *È già come se si sapesse far da sé, quando si ricorre a un buon [[consiglio]]. (318) *Qual è il miglior [[governo]]? Quello che ci insegna a governarci da soli. (353) *Della migliore compagnia è stato detto: la sua conversazione istruisce, il suo silenzio forma. (365) :Della migliore compagnia si è detto: la sua conversazione è istruttiva, il suo silenzio formativo.<ref name=sordi/> *Non c'è niente di più terribile di un'[[ignoranza]] attiva. (367) *La prima e l'ultima cosa che si richiede dal genio è l'amore della verità. (382) *Ogni saggezza è già stata pensata. Bisogna solo cercare di pensarla ancora una volta. (441) *Come si può conoscere se stessi? Con la contemplazione mai, sì però con l'agire. Cerca di fare il tuo dovere e saprai subito che cosa ci hai dentro. (442) :Come si può conoscere se stessi? Non mai attraverso la contemplazione, bensì attraverso l'agire. (VII, 1)<ref name=sordi/> *Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Se so di che ti occupi, so anche che cosa puoi diventare. (459) *Idee generali e grande [[presunzione]] sono sempre in procinto di provocare terribili disastri. (471) *Un grande errore: credersi più di quel che si è e stimarsi da meno di quel che si vale. (476) *Il paragonare dei non-conoscitori è in realtà soltanto una comodità che vorrebbe dispensarsi dal giudizio. (492) :Confrontare è per l'ignorante un comodo sistema per dispensarsi dal giudicare.<ref name=e /> *Tante cose le conosceremmo meglio, se non volessimo conoscerle troppo esattamente. (501) :Conosceremmo molto meglio moltissime cose, se non volessimo esaminarle troppo da vicino.<ref name=sordi/> *Per capire che il cielo è azzurro dappertutto non c'è bisogno di fare il giro del mondo. (568) *Se uno loda un altro, si mette alla pari con lui. (688) *Non basta sapere, bisogna anche applicare. Non basta volere, bisogna anche fare. (689) *Niente nuoce a una nuova [[verità]] più di un vecchio [[errore]]. (715) *L'individualità dell'espressione è principio e fine di ogni [[arte]]. (739) *Le maggiori difficoltà sono là dove noi non le cerchiamo. (772) *Dio, quando stiamo in alto, è tutto; ma se stiamo in basso, è un supplemento della nostra meschinità. (813) *La [[religione]] cristiana era nelle intenzioni una rivoluzione politica che, fallita, divenne poi morale. (819) *È meglio che si facciano delle ingiustizie che non che esse siano tolte in modo ingiusto. (833) *Non ama chi non vede i difetti della persona amata come virtù. (843) *Solo per quegli uomini che non sanno produrre niente essi stessi non esiste niente. (865) *Una [[verità]] ripetuta perde la sua grazia, ma un errore ripetuto è nauseabondo. (880) *Chi sbaglia la prima asola non si corregge abbottonandosi. (900) *Non si arriva mai tanto lontano come quando non si sa più dove si va. (901) *Un [[cammello]] spelacchiato porta pur sempre il carico di molti [[asino|asini]]. (904) *Se le [[Scimmia|scimmie]] potessero arrivare a provare la [[noia]], potrebbero diventare uomini. (918) *I legislatori o rivoluzionari che promettono insieme uguaglianza e libertà sono o esaltati o ciarlatani. (953) *Prima della [[rivoluzione]] tutto era aspirazione; dopo, tutto si è trasformato in pretesa. (959) *A regnare si impara facilmente, a governare difficilmente. (967) *Nei giornali tutto ciò che è ufficiale è affettato, il resto piatto. (971) *Nessuno invoca la [[libertà di stampa]] se non chi vuole abusarne. (972) *È degli anni come dei libri sibillini: quanti più se ne bruciano tanto più diventano preziosi. (990) *Se la gioventù è un difetto, è un difetto che si abbandona prestissimo. (991) *L'acutezza non abbandona gli uomini di spirito soprattutto quando hanno torto. (1011) *La [[perfezione]] può sussistere con la sproporzione, la bellezza solo con la proporzione. (1110) *Il [[pubblico]] vuol essere trattato come le donne, a cui non si deve dire nient'altro se non quello che vogliono sentire. (1019) *La tecnica alleata alla mancanza di gusto è la più terribile nemica dell'arte. (1129) *È solo per inconsapevole presunzione che non ci si vuole riconoscere onestamente come [[plagio|plagiari]]. (1146) *La più bella [[felicità]] dell'uomo pensante è di aver esplorato l'esplorabile e di venerare tranquillamente l'inesplorabile. (1207) *I [[matematici]] sono una specie di Francesi: se si parla loro, traducono tutto nella loro lingua, e allora tutto diventa subito qualcosa di completamente diverso. (1279) *L'uomo può vivere solo coi suoi simili e anche con loro no; giacché alla lunga non può soffrire che qualcuno sia uguale a lui. (1405) ==''Poesia e verità''== ===[[Incipit]]=== Premetterò al presente lavoro che forse più di ogni altro avrà bisogno di prefazione, la lettera di un amico che mi spinse ad intraprenderlo malgrado le difficoltà più o meno grandi che vi potessi incontrare. ===Citazioni=== *Nei primi tempi della vita vogliamo percorrere da soli ed indipendenti la strada sulla quale le nostre passioni ci spingono, e per non ismarrire la meta vagheggiata, respingiamo con impazienza l'ingerenza di altri; ma passati i bollori degli anni giovanili, accogliamo volentieri ogni cenno di simpatia, che ci suggerisca il pensiero di un'opera nuova. *Cercando di render completa (la mia biografia) colla narrazione dei miei sentimenti intimi, delle influenze estranee da me subite, di tutti i gradi del mio sviluppo, fui costretto a lasciare il cerchio della mia vita intima e privata; mi vidi ad un tratto nel mondo in mezzo a centinaia di uomini importanti, che direttamente od indirettamente avevano contribuito alla formazione della mia mente; mi trovai nelle fluttuazioni immense della politica, che aveva esercitato essa pure sopra di me quell'influenza che ha fatto subire a tutti gli uomini del nostro tempo. Non dovevo trascurare nessuno di tutti quei particolari, essendo lo scopo di ogni biografia di rappresentare l'uomo quale prodotto del suo tempo, e di mostrare come il complesso del mondo contemporaneo abbia troncato o promosso il di lui sviluppo individuale, come egli sia pervenuto a farsi un concetto degli uomini e di ogni cosa esistente, e come – se fu artista, poeta, scrittore – abbia saputo esternare questo concetto. Ma tale compito, per essere eseguito bene, richiede quasi l'impossibile, richiede che l'individuo, desideroso di ritrarre fedelmente la propria vita, conosca sé ed il suo tempo, che sappia distinguere le basi fondamentali ed immutabili del proprio carattere e l'influenza irresistibile dell'ambiente contemporaneo, il quale piega e modifica gli individui sì che ognuno degli uomini ora viventi, in quanto alla coltura ed al suo modo di agire, sarebbe diverso da quello che è, se fosse nato dieci anni prima o dopo il momento nel quale attualmente vide per la prima volta la luce del mondo. *Nacqui a Francoforte sul Meno il 28 agosto 1749 a mezzogiorno preciso. La congiunzione delle stelle era favorevole: il sole si trovava in Vergine; Giove e Venere si guardavano amichevolmente, senza che Mercurio si fosse frapposto; Saturno e Marte si tenevano a rispettosa distanza; la luna crescente esercitava la forza del suo riflesso, opponendosi alla mia nascita, finché non fosse trascorsa la sua ora planetaria. Forse questa costellazione favorevole, di cui in seguito gli astrologhi fecero gran caso, mi salvò da morte prematura, giacché, per colpa della levatrice poco abile, venni al mondo in istato assai grave; tutti mi credevano morto, e ci volle del bello e del buono perché finalmente vedessi la luce. *Nell'interiore della casa mi sentivo attirato particolarmente da una serie di vedute romane, con cui mio padre aveva ornate le pareti di un'anticamera. Erano incisioni pregevoli fatte da alcuni predecessori del Piranesi, conoscitori profondi dell'architettura e della prospettiva. Qui avevo quotidianamente dinanzi agli occhi la Piazza del Popolo, il Colosseo, la Piazza di San Pietro, l'interiore e l'esteriore del celebre Duomo, e tante altre cose. Le forme di questi edifizi si fissarono nella mia memoria, ed il genitore, al solito tanto scarso di parole, qui si lasciava andare a qualche spiegazione. Aveva un amore pronunciatissimo per la lingua italiana e per tutto quanto riguardava questo paese. Ci mostrava talvolta una piccola collezione di marmi e di altri oggetti da lui raccolti in Italia. Spendeva una gran parte del suo tempo a stendere, in lingua italiana, la descrizione del viaggio da lui fatto nella patria di [[Dante Alighieri|Dante]], valendosi in ciò dell'ajuto di un professore d'italiano, vecchio e gioviale, di nome Giovinazzi, il quale pure cantava discretamente bene, ed obbligava mia madre ogni giorno ad accompagnarlo sul clavicembalo. Imparai cosi a memoria le parole del ''Solitario bosco ombroso'' prima di capirne il senso. *Se i bambini crescessero così come sembrano da piccoli, avremmo una schiera di geni. (I, II; 2020, p. 145) ==''Torquato Tasso''== ===[[Incipit]]=== PERSONAGGI<br>ALFONSO II, ''duca di Ferrara''<br>LEONORA PRINCIPESSA D'ESTE, ''sua sorella''<br>LEONORA SANVITALE, ''contessa di Scandino''<br>TORQUATO TASSO<br>ANTONIO MONTECATINO, ''segretario di Stato''<br>''La scena è nella villa di Belriguardo''<br>ATTO PRIMO<br>SCENA I<br>''Giardino adorno coi busti dei poeti; sul proscenio, a destra Virgilio, a sinistra l'Ariosto''.<br>PRINCIPESSA ''e'' LEONORA.<br>PRINC: Me riguardi e sorridi, e te medesma<br> pur guardi e arridi. Or che hai tu? lo svela <br>ad un'amica! Pensierosa sembri,<br>ma pur gioconda.<br>LEON. Meco stesa io godo<br>ambo vederne in villereccio ammanto.<br>Noi sembriamo due felici pastorelle:<br> né diversa alla loro è l'opra nostra;<br>noi trecciamo corone. A me tra mano<br>questa a fiori diversi ognor più cresce;<br>con più nobile core e più sublime<br>intelligenza tu lo snello hai scelto<br>allôr gentile. ===Citazioni=== *''Un magnanimo attira | magnanimi e li sa poi ritenere.'' (atto I, scena I)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 209.</ref> *''Solo minaccia il vile ov'è sicuro.'' (atto II, scena II)<ref>Da ''Tasso'', in ''Opere'', p. 221.</ref> *''Degno mortal! Tu immoto resti e muto! | Un'onda io sembro alla balìa del turbo! | Nondimen poni mente e di tua forza | non andarne superbo. Essa natura | che base diede a queste rupi immota, | pur dié perenni i mutamenti all'onda. | I venti invia quella possente, e l'onda, | tremola tosto, increspasi, si gonfia | e spumando sormonta. In questi flutti | sì bellamente si specchiava il sole, | piover gli astri parean su questo petto, | dolcemente commosso, i miti rai. | Or la luce svanì, fuggì la calma!... | La [[Conoscere se stessi|conoscenza di me stesso]] io perdo | nel fervor del periglio e a confessarlo | non mi vien vergogna. Infranto è il temo, | scroscia il navil da tutte parti. Innanzi | mi s'apre il mare ad ingoiarmi! Ad ambe | braccia io m'apprendo intorno a te! Cotale | a quello scoglio ove rompa suo schifo | aggrappasi dasezzo il navigante.'' (atto V, scena V) ==''Urfaust''== ===[[Incipit]]=== NOTTE<br>''Una stanza gotica a vôlta, alta ed angusta''.<br><br>FAUST, ''inquieto, seduto allo scrittoio''.<br>FAUST. Filosofia, giurisprudenza, medicina e purtroppo anche teologia ho ormai studiato a fondo, ahimè! con faticoso ardore; ed ora eccomi qui, povero stolto, che ne so quanto prima. Mi chiamano dottore, anzi professore, e sono già quasi dieci anni che di su, di giù, per diritto e per traverso io meno i miei scolari per il naso; e vedo che proprio nulla ci è dato disapere! Per poco non ne avrò consunto il cuore! È vero che ho più senno di tutti gli scipìti dottori, profesori, scrivani e preti: io non son tormentato da scrupoli e da dubbi, non ho paura del diavolo e dell'inferno. Ma in cambio mi è tolta anche ogni gioia; io non m'illudo di sapere qualcosa di vero, io non m'illudo di poter insegnare qualcosa, per migliorare e convertire gli uomini; io non ho poi né beni, né denaro, né onori, né pompa mondana. Nemmeno un cane potrebbe vivere più a lungo così! Perciò mi son dato alla magìa: chissà che per forza e per bocca di uno spirito qualche segreto non mi possa essere svelato, e ch'io non debba più parlare con sudata fatica di quello che non so, e conosca alfine ciò che nell'intimo tiene insieme il mondo, e veda ogni forza creatrice ed ogni seme, e non cavilli più sulle parole. ===Citazioni=== *Chi vuol conoscere e descrivere qualcosa di vivo, deve innanzi tutto farne uscire lo spirito: allora ha in mano sua le parti: non gli manca, ahimè, che il nesso vitale. Quest'è ciò che la chimica chiama ''Encheiresis naturae''! Fa' le corna a se stessa e non sa come! (p. 149) *Grigia è ogni teoria [...] e verde l'albero della vita. (p. 151) *MEFISTOFELE. Segui pure il detto antico di mio zio serpente; verrà certo un giorno, in cui la tua somiglianza con Dio ti farà paura. (p. 151) *MARGHERITA. Dunque tu non credi?<br>FAUST. Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: Io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la vôlta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempiene il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende interamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! cuore! amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste! (p. 190) ==''Viaggio in Italia''== {{Vedi anche|Viaggio in Italia (saggio)}} ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Elegie romane''=== <poem> <small>{{destra|Come fummo felici una volta! Lo apprenderemo adesso attraverso di voi.}}</small> Ditemi, o pietre! parlatemi, eccelsi palagi! Date una voce, o vie! Né tu ti scuoti, o genio? Sì, qui un'anima ha tutto, fra queste divine tue mura, eterna [[Roma]]! tace sol per me tutto ancora. Oh, chi sa bisbigliarmi a quale finestra la Bella, che l'ardor mio ristori, scorger io debba un giorno? </poem> ===''La fidanzata di Corinto''=== Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa. ===''La missione teatrale di Wilhelm Meister''=== Mancavano alcuni giorni alla vigilia di Natale del 174... quando Benedetto Meister, cittadino e commerciante in M., città in Germania, né troppo piccola né troppo grande, lasciò il suo circoletto abituale, verso le otto di sera, per tornarsene a casa.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref> ===''Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata''=== La seduta dell'Istituto di Francia, del 22 febbraio 1830, è stata il teatro di un avvenimento significante, del quale devono essere necessariamente importanti le conseguenze. In quel santuario delle scienze, dove tutto segue in presenza di un pubblico numeroso, e con perfetta convenienza di modi, dove le parole hanno l'impronta di un carattere di moderazione che suppone un poco di quella dissimulazione che si trova nelle persone educate, dove i punti di litigio sono piuttosto lasciati in disparte che non discussi; in quel santuario appunto è sorta una discussione, che potrebbe veramente diventare una contestazione personale, ma che, veduta da vicino, ha una importanza ben maggiore. ===''Prometeo''=== Addensa pure, o Giove, nei tuoi cieli le nuvole tenebrose, e come il fanciullo che tronca stizzoso le cime de' cardi, percuoti superbo col tuo fulmine le quercie e i lauri de' monti. ==Citazioni su Johann Wolfgang von Goethe== [[File:Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Goethe in der roemischen Campagna.jpg|thumb|''Goethe nella campagna romana'' (Wilhelm Tischbein, 1787)]] *All'assioma di [[Pitagora]] «i numeri governano il mondo» Goethe ha aggiunto : «è almeno certo che le cifre insegnano come il mondo è governato.» ([[Edmond Potonié]]) *Egli si gitta per entro la storia, né la studia con longanimità, quasi temendo di perdere ispirazione o di trovare gli uomini diversi da quelli che bisognano al suo pensiero; la suggella della sua immaginazione, anzi che riceverne ei stesso l'impronta: né s'arretra pure dinanzi alle volgarità della vita, poiché naturalmente nella sua anima si colorano pur quelle di un lume di bello e di vero in tutto ideale. Le più schiette immagini, i più semplici affetti, sono da lui quasi sempre tessuti sopra un fondo di cose alte e straordinarie: ne appaiono fiori, per la bellezza e la fragranza simili a quelli de' nostri prati, ma spuntati fra le rocce ed i precipizi di un mondo diverso dal nostro. ([[Giovita Scalvini]]) *Giunse a concezioni fondamentali per la scienza dell'organico che hanno la stessa importanza delle leggi fondamentali di [[Galileo]] per quella dell'inorganico. ([[Rudolf Steiner]]) *Goethe, accusato spesso di ateismo dal volgo dei credenti del suo tempo, è uno spirito intimamente religioso. La divinità egli la sente aleggiare intorno a sé nell'aria fresca dei campi liberi e fecondi, la scorge nell'inesauribile energia vivificante sparsa in tutto l'universo, la coglie persino nei fenomeni più umili, negli istinti degli animali, nel germogliare dei semi, nello schiudersi dei fiori. Religione e scienza si fondono nel suo spirito in una unità superiore, che è intuizione filosofica, visione artistica, poesia. ([[Cesare Ranzoli]]) *Goethe era un rispettabile cittadino, un pedante, un noioso, uno spirito universale, ma segnato col marchio di fabbrica tedesco, l'aquila bicipite. La serenità di Goethe, la sua tranquilla, olimpica disposizione, non è altro che il sonnolento stupore di una divinità borghese tedesca. ([[Henry Miller]]) *Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: [[Jean Paul|Richter]] il primo di una che cominciava a parlare. ([[Carlo Dossi]]) *''Goethe''. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superere il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un ''elevarsi'' alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti. ([[Friedrich Nietzsche]]) *Ho comunque già rilevato altrove che se un uomo ha ricevuto tutto l'affetto della madre, conserva per tutta la vita una sensazione di trionfo, una fiducia nel successo che non di rado gli procura effettivamente successo. Ed è possibile che Goethe abbia dato questo titolo alla sua autobiografia: «La mia forza ha le sue radici nel mio rapporto con mia madre». ([[Sigmund Freud]]) *In [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] come in Goethe è l'amore il mistero che sta alla base dell'universalità. ([[Hermann Hesse]]) *La musica di [[Felix Mendelssohn|Mendelssohn]] appare a Goethe come un corrispettivo della propria poesia. E invero, se Mendelssohn non ha mai detto parole inaspettate come le ha dette Goethe, se non ha mai conosciuto il prodigioso modo goethiano di accordare la vertigine sulla cadenza del concetto logico, egli ha saputo tuttavia accordare il fondo romantico, l'aspirazione romantica dell'animo con la struttura classica della mente. ([[Giulio Confalonieri]]) *Ora, noi crediamo che il classicismo goethiano possa essere concretamente interpretato nei suoi esiti estetici e culturali solo se viene riportato alla considerazione del fenomeno della [[Rivoluzione francese]]. ([[Giuliano Baioni]]) *Parlando delle leggende eroiche della tradizione romana, Goethe ha detto: se i [[Roma|Romani]] sono stati così grandi da inventare simili cose, noi dovremmo essere «almeno grandi abbastanza per crederci»: parole di acuto biasimo per quella critica pedantesca la quale «per una verità miserabile ci priva di qualche cosa di grande, che per noi varrebbe di più.» ([[René Fülöp-Miller]]) *«Può essermi assai gradito avere delle idee senza saperlo e vederle addirittura con gli occhi».<br />Se Goethe sostiene di non aver colto la pianta originaria solo con il pensiero, ma anche con la «visione», ciò può significare soltanto con l'intuizione o con la «rivelazione» come aveva detto Hamann. Goethe vede la potenza di configurare nell'indistinto e nella sua pienezza o, come dice egli stesso, nella «natura». [[Friedrich Schiller|Schiller]], al contrario, la vede nello spirito. Costui è dunque l'interlocutore più libero, Goethe il più potente, perché è della libera volontà e dei suoi limiti che si tratta in questo confronto, certo, il più significativo che si sia affrontato dai tempi di quello tra [[Lutero]] ed [[Erasmo da Rotterdam|Erasmo]] sullo stesso tema. ([[Ernst Jünger]]) *Quanta differenza tra la religiosità di Goethe e quella di un altro scienziato filosofo, [[Blaise Pascal|Biagio Pascal]]! Entrambe sono profondamente agnostiche, come ogni vera ed alta forma di religiosità; anche per Pascal Dio non può essere oggetto di dimostrazione, non può essere abbracciato nella sua natura infinita dal nostro sguardo: ''Vere tu es Deus absconditus'', egli esclama con Isaia. Ma, mentre la religione del poeta tedesco gravita verso l'esterno, quella del matematico francese è tutta interna; questa è la religione del cuore, quella la religione del cervello. Goethe vede Dio con gli occhi dell'intelletto e della fantasia; Pascal sente Dio nello spirito come misericordia e come consolazione. ([[Cesare Ranzoli]]) *Se si dovesse scegliere un unico individuo come esemplare incarnazione della visione del mondo cosmopolita e della sensibilità empatica universale, Goethe sarebbe una scelta quasi obbligata. [...] Goethe guardava al mondo, alla natura e alla traiettoria della coscienza umana in maniera molto simile all'attuale generazione del nuovo millennio, che vive nel mondo cosmopolita del ventunesimo secolo. A lui si potrebbe attribuire l'appellativo di «uomo di tutte le epoche». ([[Jeremy Rifkin]]) *Sento in lui un certo atteggiamento di condiscendenza nei confronti del lettore, una certa mancanza di quell'umile dedizione che, soprattutto, nei grandi uomini, ci è di tanto conforto. ([[Albert Einstein]]) *Volgarità è, essenzialmente, dare del tu a [[Platone]] o a Goethe. ([[Nicolás Gómez Dávila]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *AA.VV., ''[https://archive.org/details/lirici-tedeschi-zardo/ Lirici tedeschi dei secoli XVIII-XIX]'', traduzione di Antonio Zardo, Sansoni, Firenze, 1931. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Autobiografia (poesia e verità)'', traduzione di Adolfo Courtheoux, Sonzogno, 1886. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Dalla mia vita. Poesia e verità'', traduzione di Laura Balbiani, Milano-Firenze, 2020. ISBN 9788858788714 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Elegie romane'', traduzione di [[Luigi Pirandello]], ''Epigrammi veneziani'', traduzione di Andrea Landolfi, introduzione di [[Italo Alighiero Chiusano]] Tascabili Economici Newton, Roma, 1993. ISBN 88-7983-342-1 *Johann Wolfgang von Goethe, ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/goethe/faust/pdf/faust_p.pdf Faust]'', traduzione di Giovita Scalvini, Edizioni Bietti, Milano, ca 1960. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Vincenzo Errante, G. C. Sansoni, Firenze 1966. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Franco Fortini, Mondadori, 2003. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Guido Mancorda, BUR, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Faust'', traduzione di Giovita Scalvini (parte I), Giuseppe Gazzino (II parte), Edizioni Liberamente, ISBN 978-88-6311-465-2, 2022. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister'', traduzione di Isabella Bellingacci, Mondadori, Milano, 2013. ISBN 9788852036538 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'' (''Die Leiden des jungen Werthers'', 1774), a cura di Giuliano Baioni, note al testo di Stefania Sbarra, Einaudi, Torino, 1998. ISBN 88-06-14484-7 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Amina Pandolfi, Bompiani, 1987. *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Piero Bianconi, introduzione di Silvana De Lugnani, BUR, 1991. ISBN 88-17-15108-4 *Johann Wolfgang von Goethe, ''I dolori del giovane Werther'', traduzione di Alberto Spaini, Einaudi, 2005. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Il divano occidentale-orientale'', traduzione di Ludovica Koch, Ida Porena e Filippo Galzio, Fabbri Editori, 1997. *Johann Wolfgang von Goethe, ''La fidanzata di Corinto'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Ada Vigliani, A. Mondadori. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', traduzione di Henry Furst, Rusconi Editore, 1967. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Le affinità elettive'', a cura di G. Quattrocchi, Giunti, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Massime e riflessioni'', traduzione di [[Sossio Giametta]], Rizzoli, Milano, 2013. ISBN 9788858697627 *Johann Wolfgang von Goethe, ''Opere'', a cura di [[Vittorio Santoli]], traduzione di F. Amoroso, Bruno Arzeni, [[Riccardo Bacchelli]], Cristina Baseggio, A. Belli, Silvio Benco, Vittorio Betteloni, P. Bracchi, A. Buoso, [[Giosuè Carducci]], [[Benedetto Croce]], C. Del Lungo, C. De Lollis, F. De Sanctis, Vincenzo Errante, D. Gnoli, T. Gnoli, A. Maffei, G. Mazzoni, L. Montano, [[Luigi Pirandello]], E. Romagnoli, V. Santoli, A. Spaini, E. Teza, Leone Traverso, A. Vago, Diego Valeri, E. Weidlich, E. Zaniboni, A. Zardo, Sansoni Editore, Firenze, 1970. *Johann Wolfgang von Goethe, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/goethe/index.htm Principii di filosofia zoologica e anatomia comparata]'', traduzione di [[Michele Lessona]], Roma, E. Perino, 1885. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Prometeo'', traduzione di [[Francesco Domenico Guerrazzi]], in "[https://www.gutenberg.org/files/47890/47890-h/47890-h.htm Traduzioni]", Le Monnier, 1847. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Saggi sulla pittura: Leonardo, Mantegna, i quadri di Filostrato'', a cura di Roberto Venuti, Artemide, 2006. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Torquato Tasso'', traduzione di Giuseppe Rota, Oreste Garroni, Roma, 1910. *Johann Wolfgang von Goethe, ''Urfaust. {{small|Il Faust nella sua forma originaria}}'', traduzione di C. Baseggio, UTET, 1955. ==Voci correlate== *[[Catharina Elisabeth Goethe]], la madre ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Viaggio in Italia (saggio)|''Viaggio in Italia''|}} {{Pedia|I dolori del giovane Werther|''I dolori del giovane Werther''|(1774)}} {{Pedia|Ifigenia in Tauride (Goethe)|''Ifigenia in Tauride''|(1787)}} {{Pedia|Le affinità elettive|''Le affinità elettive''|(1809)}} {{Pedia|Faust (Goethe)|''Faust''|(1808 – 1832)}} {{Pedia|Poesia e verità|''Poesia e verità''|(1811 – 1833)}} {{DEFAULTSORT:Goethe, Johann Wolfgang von}} [[Categoria:Aforisti tedeschi]] [[Categoria:Botanici tedeschi]] [[Categoria:Drammaturghi tedeschi]] [[Categoria:Poeti tedeschi]] [[Categoria:Scrittori tedeschi]] hg6ukhrfrgit2h9wtwshtxim5j300sm Divina Commedia 0 9966 1426236 1425715 2026-09-11T14:47:56Z Micione 5365 +3; amplio 1 1426236 wikitext text/x-wiki {{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}} [[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]] {{Torna a|Dante Alighieri}} '''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321. ==''Inferno''== [[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]] ===[[Incipit]]=== <poem> Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. </poem> ===Citazioni=== *''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}}) *''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}}) *''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}}) *''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante a Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}}) *[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}}) *''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}}) *''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}}) *[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}}) *[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...]. (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}})<ref>{{Cfr.}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref> *''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}}) *''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}}) *''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}}) *''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}}) *''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}}) *''Non ragioniam di lor, ma guarda e passa''.<ref>Vedi ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|non ragioniam di lor, ma guarda e passa|III, 51}}) *{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire vedi ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60) *''A Dio spiacenti e a' nemici sui''. (III, 63) *''Ed ecco verso noi venir per nave | un vecchio {{NDR|[[Caronte]]}}, bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}}) *''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>Vedi ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}}) *''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}}) *''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}}) *''«Figliuol mio», disse 'l maestro cortese, | «quelli che muoion nell'[[ira di Dio]] | tutti convegno qui d'ogni paese; e pronti sono a trapassar lo rio | ché la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disìo».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}}) *{{NDR|Su [[Virgilio]]}} ''Onorate l'altissimo poeta''. (IV, 80) *''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}}) *''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}}) *''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}}) *''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}}) *''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}}) *''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}}) *''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}}) *''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99) *''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>Vedi ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}}) *''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}}) *''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>Vedi ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}}) *''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}}) *''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}}) *''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}}) *''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>Vedi ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}}) *''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}}) *''E quelli a me: Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-71}}) *''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}}) *''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}}) *''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}}) *''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}}) *''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}}) *''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}}) *''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}}) *''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}}) *''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}}) *''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}}) *''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}}) *''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}}) *''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}}) *[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]]) *''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]]) *''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}}) *''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]]) *''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]]) *[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}}) *[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}}) *''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}}) *[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}}) *''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}}) *''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}}) *''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}}) *''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}}) *''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}}) *''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}}) *''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}}) *''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}}) *''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}}) *''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}}) *''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}}) *''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}}) *''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}}) *''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}}) *''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}}) *''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}}) *''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}}) *[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}}) *''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>Vedi ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}}) *''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}}) *''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}}) *''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}}) *''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}}) *''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un color [[marrone|bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}}) *''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}}) *''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}}) *''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}}) *''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}}) *''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}}) *''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}}) *[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>Vedi ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}}) *''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}}) *''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}}) *''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}}) *''Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]!»'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Maometto|XXVIII, 28-31}}) *[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}}) *[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}}) *''[[coscienza morale|Coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}}) *''«Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]», | rispuose l'un, «mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena»''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}}) *''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}}) *''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99) *''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}}) *''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}}) *''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}}) *''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>Vedi ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81) *''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}}) *''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}}) *[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}}) *''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}}) *''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}}) *''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>Vedi ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}}) *''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}}) *''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}}) *''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}}) *''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}}) *''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29) *''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36) *''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67) ===[[Explicit]]=== <poem> Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch'i' vidi de le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. </poem> ===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''=== ====[[Vittorio Sermonti]]==== *All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti. *E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico. *Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive. *{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi. ==''Purgatorio''== ===[[Incipit]]=== <poem> Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; </poem> ===Citazioni=== *''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}}) *''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}}) *''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>Vedi ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}}) *''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}}) *''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}}) *''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}}) *''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}}) *''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>Vedi ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}}) *''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}}) *''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}}) *{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}}) *''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}}) *''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}}) *''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}}) *''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}}) *''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}}) *''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}}) *''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}}) *''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}}) *''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}}) *''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>Vedi ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}}) *''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}}) *''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}}) *''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}}) *''Per lei''<ref>Beatrice d'Este, moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}}) *''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}}) *''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}}) *{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}}) *''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}}) *''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}}) *''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}}) *''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}}) *''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}}) *''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}}) *[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}}) *[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}}) *''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}}) *[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}}) *''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}}) *''Lume v'è dato a bene e a malizia''. (Marco Lombardo: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|lume v'è dato a bene e a malizia|XVI, 75}}) *''L'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI||XVI, 88-90}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref> *''Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?|XVI, 97-105}}) *[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}}) *''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}}) *''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}}) *''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}}) *''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}}) *''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}}) *''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>[[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}}) *''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}}) *''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}}) *''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}}) *''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}}) *''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}}) *''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}}) *''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}}) *''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}}) *''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}}) *''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}}) *''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}}) *[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108) *''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}}) *''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}}) *''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr|m}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). Vedi ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref> *''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}}) ===[[Explicit]]=== <poem> Io ritornai da la santissima onda rifatto sì come piante novelle rinovellate di novella fronda, puro e disposto a salire a le stelle. </poem> ===Citazioni sul ''Purgatorio''=== *Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]]) ==''Paradiso''== ===[[Incipit]]=== <poem> La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. </poem> ===Citazioni=== *''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>Vedi ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}}) *''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>Vedi ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}}) *''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}}) *''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}}) *''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}}) *''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}}) *''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}}) *{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]]) *[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]]) *''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}}) *''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}}) *[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}}) *''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}}) *''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}}) *''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}}) *''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}}) *''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}}) *''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}}) *''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}}) *{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}}) *''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}}) *''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}}) *''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}}) *''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}}) *[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}}) *''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}}) *''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}}) *''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}}) *''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}}) *''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}}) *''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>Vedi ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}}) *''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}}) *''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}}) *''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}}) *''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}}) *''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}}) *''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>Vedi ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}}) *[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>Vedi ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}}) *{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref> *''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}}) *''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}}) *''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}}) *''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15) *''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}}) *''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}}) *''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}}) ===[[Explicit]]=== <poem> A l'alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e 'l velle, sì come rota ch'igualmente è mossa, [[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]]. </poem> ===Citazioni sul ''Paradiso''=== *Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]]) *Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]]) ==Similitudini== *''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'') *''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'') *''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'') *''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'') *''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'') *''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'') *''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'') *''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'') *''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'') *''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'') *''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'') *''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'') ===Citazioni sulle similitudini=== *La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982) *Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]]) ==Citazioni sulla ''Divina Commedia''== *[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]]) *Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]]) *In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]]) *L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]]) *La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]]) *La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]]) *La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]]) *La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]]) *La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]]) *La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]]) *La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]]) *Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]]) *''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]]) *Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]]) *Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]]) ===[[Roberto Benigni]]=== *Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo. *Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo. *La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima. *Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato. *Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa. ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Divina Commedia| ]] [[Categoria:Poemi]] awa4qb96js0h6oqxo1memgttxt30vqy 1426245 1426236 2026-09-11T15:40:50Z Micione 5365 +link 1426245 wikitext text/x-wiki {{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}} [[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]] {{Torna a|Dante Alighieri}} '''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321. ==''Inferno''== [[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]] ===[[Incipit]]=== <poem> Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. </poem> ===Citazioni=== *''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}}) *''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}}) *''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}}) *''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante a Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}}) *[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}}) *''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}}) *''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}}) *[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}}) *[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...]. (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}})<ref>{{Cfr.}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref> *''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}}) *''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}}) *''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}}) *''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}}) *''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}}) *''Non ragioniam di lor, ma guarda e passa''.<ref>Vedi ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|non ragioniam di lor, ma guarda e passa|III, 51}}) *{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire vedi ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60) *''A Dio spiacenti e a' nemici sui''. (III, 63) *''Ed ecco verso noi venir per nave | un vecchio {{NDR|[[Caronte]]}}, bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}}) *''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>Vedi ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}}) *''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}}) *''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}}) *''«Figliuol mio», disse 'l maestro cortese, | «quelli che muoion nell'[[ira di Dio]] | tutti convegno qui d'ogni paese; e pronti sono a trapassar lo rio | ché la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disìo».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}}) *{{NDR|Su [[Virgilio]]}} ''Onorate l'altissimo poeta''. (IV, 80) *''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}}) *''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}}) *''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}}) *''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}}) *''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}}) *''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}}) *''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}}) *''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99) *''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>Vedi ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}}) *''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}}) *''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>Vedi ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}}) *''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}}) *''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}}) *''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}}) *''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>Vedi ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}}) *''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}}) *''E quelli a me: Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-71}}) *''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}}) *''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}}) *''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}}) *''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}}) *''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}}) *''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}}) *''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}}) *''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}}) *''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}}) *''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}}) *''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}}) *''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}}) *''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}}) *[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]]) *''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]]) *''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}}) *''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]]) *''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]]) *[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}}) *[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}}) *''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}}) *[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}}) *''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}}) *''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}}) *''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}}) *''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}}) *''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}}) *''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}}) *''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}}) *''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}}) *''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}}) *''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}}) *''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}}) *''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}}) *''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}}) *''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}}) *''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}}) *''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}}) *''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}}) *[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}}) *''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>Vedi ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}}) *''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}}) *''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}}) *''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}}) *''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}}) *''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un color [[marrone|bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}}) *''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}}) *''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}}) *''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}}) *''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}}) *''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}}) *''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}}) *[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>Vedi ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}}) *''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}}) *''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}}) *''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}}) *''Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]!»'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Maometto|XXVIII, 28-31}}) *[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}}) *[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}}) *''[[coscienza morale|Coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}}) *''«Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]», | rispuose l'un, «mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena»''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}}) *''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}}) *''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99) *''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}}) *''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}}) *''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}}) *''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>Vedi ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81) *''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}}) *''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}}) *[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}}) *''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}}) *''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}}) *''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>Vedi ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}}) *''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.''<ref>Vedi ''[[w:Bel paese|Bel paese]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}}) *''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}}) *''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}}) *''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}}) *''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29) *''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36) *''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67) ===[[Explicit]]=== <poem> Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch'i' vidi de le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. </poem> ===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''=== ====[[Vittorio Sermonti]]==== *All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti. *E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico. *Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive. *{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi. ==''Purgatorio''== ===[[Incipit]]=== <poem> Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; </poem> ===Citazioni=== *''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}}) *''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}}) *''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>Vedi ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}}) *''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}}) *''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}}) *''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}}) *''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}}) *''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>Vedi ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}}) *''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}}) *''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}}) *{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}}) *''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}}) *''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}}) *''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}}) *''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}}) *''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}}) *''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}}) *''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}}) *''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}}) *''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}}) *''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>Vedi ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}}) *''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}}) *''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}}) *''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}}) *''Per lei''<ref>[[w:Beatrice d'Este (giudicessa di Gallura)|Beatrice d'Este]], moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}}) *''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}}) *''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}}) *{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}}) *''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}}) *''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}}) *''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}}) *''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}}) *''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}}) *''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}}) *[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}}) *[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}}) *''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}}) *[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}}) *''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}}) *''Lume v'è dato a bene e a malizia''. (Marco Lombardo: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|lume v'è dato a bene e a malizia|XVI, 75}}) *''L'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI||XVI, 88-90}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref> *''Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?|XVI, 97-105}}) *[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}}) *''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}}) *''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}}) *''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}}) *''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}}) *''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}}) *''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>[[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}}) *''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}}) *''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}}) *''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}}) *''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}}) *''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}}) *''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}}) *''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}}) *''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.''<ref>Vedi ''[[w:Dolce stil novo|Dolce stil novo]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}}) *''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}}) *''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}}) *''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}}) *[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108) *''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}}) *''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}}) *''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr|m}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). Vedi ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref> *''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}}) ===[[Explicit]]=== <poem> Io ritornai da la santissima onda rifatto sì come piante novelle rinovellate di novella fronda, puro e disposto a salire a le stelle. </poem> ===Citazioni sul ''Purgatorio''=== *Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]]) ==''Paradiso''== ===[[Incipit]]=== <poem> La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. </poem> ===Citazioni=== *''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>Vedi ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}}) *''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>Vedi ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}}) *''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}}) *''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}}) *''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}}) *''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}}) *''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}}) *{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]]) *[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]]) *''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}}) *''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}}) *[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}}) *''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}}) *''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}}) *''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}}) *''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}}) *''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}}) *''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}}) *''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}}) *{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}}) *''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}}) *''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}}) *''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}}) *''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}}) *[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}}) *''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}}) *''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}}) *''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}}) *''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}}) *''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}}) *''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>Vedi ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}}) *''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}}) *''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}}) *''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}}) *''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}}) *''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}}) *''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>Vedi ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}}) *[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>Vedi ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}}) *{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref> *''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}}) *''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}}) *''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}}) *''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15) *''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}}) *''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}}) *''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}}) ===[[Explicit]]=== <poem> A l'alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e 'l velle, sì come rota ch'igualmente è mossa, [[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]]. </poem> ===Citazioni sul ''Paradiso''=== *Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]]) *Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]]) ==Similitudini== *''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'') *''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'') *''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'') *''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'') *''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'') *''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'') *''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'') *''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'') *''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'') *''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'') *''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'') *''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'') ===Citazioni sulle similitudini=== *La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982) *Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]]) ==Citazioni sulla ''Divina Commedia''== *[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]]) *Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]]) *In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]]) *L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]]) *La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]]) *La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]]) *La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]]) *La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]]) *La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]]) *La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]]) *La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]]) *Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]]) *''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]]) *Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]]) *Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]]) ===[[Roberto Benigni]]=== *Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo. *Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo. *La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima. *Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato. *Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa. ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Divina Commedia| ]] [[Categoria:Poemi]] 1vlkxrvodd9gqsaqvotdlhp30bxrg8d Fortuna 0 10410 1426248 1404126 2026-09-11T15:50:30Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Gustavo Strafforello 1426248 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[Immagine:Gluecksklee.jpg|thumb|Un [[quadrifoglio]], simbolo di buona sorte]] Citazioni sulla '''fortuna''', intesa come '''buona sorte'''. ==Citazioni== *A causa dell'irresistibile forza delle circostanze fallisce anche l'uomo migliore, e da questo gli viene spesso l'attributo di mediocre. Ma la fortuna a lungo andare arride per lo più alle persone capaci. ([[Helmuth Karl Bernhard von Moltke]]) *Alle fortune che già brillano, fortune s'aggiungono. ([[Eschilo]]) *Anima piccola nella buona sorte si esalta, nell'avversa si annulla. ([[Epicuro]]) *Attira la fortuna chi si rende conto di quella che ha già. ([[Massimo Gramellini]]) *''Ben gioco è di fortuna audace e stolto | por contra il poco e incerto il certo e 'l molto.'' ([[Torquato Tasso]]) *Certo che ho avuto una fortuna fantastica! Ma la fortuna è un po' come il coraggio: può darsi che in parte venga da sé, ma in gran parte si può farsela da soli. ([[Robert Baden-Powell]]) *''Ché fortuna qua già varia a vicenda | mandandoci venture or triste or buone, | ed a i voli troppo alti e repentini | sogliono i precipizi esser vicini.'' ([[Torquato Tasso]]) *Che fortuna possedere una grande [[intelligenza]] non ti mancano mai le sciocchezze da dire. ([[Anton Čechov]]) *Che un uomo, sia pure dotato della più gran fermezza ed energia, cada in deliquio ad un'improvvisa percossa della fortuna, non deve meravigliare. Si uccide un uomo con l'imprevisto come un bue con la mazza. ([[Victor Hugo]]) *Chi disse: "''Preferisco avere fortuna che talento''" percepí l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde. (''[[Match Point]]'') *Chi non sa godere della fortuna quando gli si presenta, non si deve lamentare se poi gli sfugge. ([[Miguel de Cervantes]]) *''Chi vince, per dolcezza si gavazza, | dileggia e ghigna, e tutto si diguazza; | credere alla Fortuna è cosa pazza: | aspetta pur che poi si pieghi e chini.'' ([[Lorenzo de' Medici]]) *Ciò che è effetto di sola fortuna non si ripete con tanta simiglianza due volle. ([[Vincenzo Cuoco]]) *Comportatevi con la fortuna come con le cattive paghe, non disdegnate i più piccoli acconti. ([[Pierre-Marc-Gaston de Lévis]]) *Confesso che la prima volta che ebbi occasione di conoscere Carlo Strickland non ebbi neanche il sospetto che in lui fosse qualche cosa di eccezionale. Pure oggi si troveranno poche persone che osino negare la sua grandezza. Non parlo della grandezza che consegue il fortunato uomo politico o il militare vittorioso: essa non appartiene all'uomo, ma gli deriva dal posto che occupa; uno spostamento di circostanze può ridurla a proporzioni più che modeste. Spesso si osserva che un primo ministro, fuori del suo ufficio, non è altro che un pomposo retore, e il generale senza esercito somiglia al mite eroe di una fiera di villaggio. ([[William Somerset Maugham]]) *''Credere alla Fortuna è cosa pazza: | aspetta pur che poi si pieghi e chini.'' ([[Lorenzo de' Medici]]) *Credo, che fu, come si dice appunto, | la fallace fortuna a me nemica, | che quanto più piacer ci arreca o gioia, | tanto maggior dolor ne apporta poi. ([[Giambattista Giraldi Cinzio]]) *Da ragazzina rifiutavo il mio fisico: non immaginavo che sarebbe stato la mia fortuna. ([[Maria Grazia Cucinotta]]) *''Darsi in braccio ancor conviene | qualche volta alla fortuna, | che sovente in ciò che avviene | la fortuna ha parte ancor''. ([[Pietro Metastasio]]) *Dietro ogni grande fortuna c'è un [[crimine]]. ([[Honoré de Balzac]]) *Dilettasi qualche volta la fortuna di fare simili tratti, ed è proprio lo esercizio suo di bassi fare grandi e di grandi ridurre a grado piccolo; e quanto più l'ha pel passato favorite le virtù vostre, tanto più è da dubitarne, perché el costume suo è di non stare mai ferma con uno medesimo, e rarissimi si truovano coloro a' quali la sia stata continuamente propizia. ([[Francesco Guicciardini]]) *Dopo aver tante volte provato che la fortuna non mi aveva sì tosto rovesciato che subito mi rialzava, non avrei dovuto considerare lo stato infelice in cui mi trovava, se non come una occasione prossima di prosperità. ([[Alain-René Lesage]]) *''E come 'l volger del ciel della [[luna]] | cuopre e riscopre i [[lite|liti]] sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: |'' [...] ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'') *È un errore creder di aver fatto fortuna quando non si sa goderne. ([[Luc de Clapiers de Vauvenargues]]) *È una specie d'entusiasmo [...] Ella è un incanto del temperamento, come la rettorica della lingua, e si fa servire da tutte l'altre parti dell'uomo. ([[Virgilio Malvezzi]]) *Ebbene, ritengo che agli uomini giovi più l'avversa che la prospera fortuna; questa infatti inganna sempre con l'apparenza della felicità, quando sembra propizia, mentre quella è sempre veritiera, quando con il continuo mutare si dimostra instabile. Questa inganna, quella istruisce [...]. ([[Severino Boezio]]) *Fortuna e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? I felici, osserva uno scrittore, dicono che è cosa ideale, gli sventurati sostengono che tutto è opera di questa cieca deità; i primi attribuiscono i loro lieti successi al buon senno, all'accorgimento, alla prudenza loro propria; i secondi imputano le loro disgrazie all'avversa fortuna, alle stelle nemiche. Molti grand'uomini credettero alla fortuna, cominciando da [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] che al pilota tremante nella tempesta disse imperterrito: «Che cosa temi? Tu porti Cesare e la sua fortuna?» e venendo giù giù fino a [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]], che ha una fede inconcussa ''dans son étoile''. Ma la fortuna dei grandi uomini, chi ben guarda, non è mica una favorevole fatalità, come crede il volgo, è la coscienza del loro proprio valore, è il forte volere accoppiato al molto potere. ([[Gustavo Strafforello]]) *Fortuna è il nome che diamo al successo altrui. ([[Roberto Gervaso]]) *''Fortuna è ordinata, | disordinato è l'uomo.'' ([[Luigi Pulci]]) *Fortunati coloro che si assorbono quasi per [[egoismo]] nell'avvenire e vivono per sé e di ciò che li circonda, e non si curvano su se stessi a perscrutarsi nelle sfumature dei [[Sentimento|sentimenti]] e nella contemplazione del [[passato]]! ([[Carlo Maria Franzero]]) *Gli accidenti della fortuna si riparono facilmente: quello a cui non possiamo porre riparo sono gli eventi che nascono incessantemente dalla natura delle cose. ([[Montesquieu]]) *Gli avvenimenti previsti da menti acute si avverano abbastanza facilmente, ma la fortuna si riserva due segreti, l'epoca e i mezzi. ([[Pierre-Marc-Gaston de Lévis]]) *Gli uomini non sanno apprezzare e misurare che la fortuna degli altri. La propria, mai. ([[Indro Montanelli]]) *Hai intenzione di lasciare che quella cosa ti condizioni la vita? [...] È come se tutte le paure della tua vita siano contenute in quell'unica macchina. Non ha importanza se sappia prevedere il futuro! Importa che tu, ora, credi di più nella fortuna e nel destino che in te stesso. Devi decidere tu della tua vita. Tu hai una mente, una mente meravigliosa. Non distruggerla cercando di giustificare le risposte di quella stupida macchinetta davanti a te stesso. (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (seconda stagione)|Ai confini della realtà]]'') *Hai ottenuto tutti i risultati migliori, con la [[virtù]] come guida, la sorte per compagna. ([[Marco Tullio Cicerone]]) *''Il [[Cuore|cuor]] si serra | Nelle fortune, e sol lo schiude il tocco | Delle grandi sventure.''. ([[Vincenzo Monti]]) *Io non credo nella fortuna, ma credo fermamente nell'assegnare un valore alle cose. (''[[A Beautiful Mind]]'') *L'amico sicuro si riconosce nell'incerta fortuna. ([[Quinto Ennio]]) *L'ultima volta che ho controllato, la fortuna era per i perdenti. ([[Phil Brooks]]) *L'uomo che ha [[Fede]] è fortunato. ([[Antonino Zichichi]]) *La biacca e il rossetto intonacano il viso delle donne; ma la fortuna è il belletto dell'uomo. ([[Axel Oxenstierna]]) *La buona fortuna degli uomini è spesso el maggiore inimico che abbino, perché gli fa diventare spesso cattivi, leggieri, insolenti; però è maggiore paragone di uno uomo el resistere a questo che alle avversità. ([[Francesco Guicciardini]]) *La fortuna ama le persone non troppo sensate. ([[Erasmo da Rotterdam]]) *La fortuna aiuta gli audaci. ([[Virgilio]]) *La fortuna aiuta gli audaci, il pigro si ostacola da solo. ([[Lucio Anneo Seneca]]) *La fortuna ce la creiamo da soli, chi più sa più vale. ([[Randy Pausch]]) *La fortuna, come donna, ama i giovani. ([[Francesco Domenico Guerrazzi]]) *La fortuna dà troppo a molti, a nessuno abbastanza. ([[Marco Valerio Marziale]]) *La fortuna è ciò che accade quando la preparazione incontra l'opportunità. (''[[The Chosen (serie televisiva)|The Chosen]]'') *La fortuna è come l'onda del mare grosso che vi spinge a terra, ma non vi lascia mai sbarcare e qualche volta vi ammazza sullo scoglio. ([[Emilio De Marchi]]) *La fortuna è come una donna: non sai mai se il giorno dopo ti sorriderà. (''[[Il lungo viaggio di Porfi]]'') *La fortuna è il nome che si dà sempre all'abilità altrui. ([[Arrigo Sacchi]]) *La fortuna è la massima delle virtù. ([[Rosamond Lehmann]]) *La fortuna e la sfortuna non esistono. ([[Enzo Ferrari]]) *La fortuna è la sola cosa che si raddoppia quando la si condivide. ([[Albert Schweitzer]]) *La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l'opportunità. ([[Randy Pausch]]) *La fortuna è un attimo, la vita è tutto il resto. ([[Aldo Busi]]) *La fortuna mi assiste. Nel senso che sta a guardarmi senza fare niente. (''[[Dylan Dog]]'') *– La fortuna non è eterna...<br />– Ma la furbizia sì. (''[[Solo due ore]]'') *La Fortuna sa far entrar in porto anche le navi senza timoniere. ([[William Shakespeare]]) *La fortuna lo ha favorito... facendolo morire in un momento opportuno. ([[Publio Cornelio Tacito]]) *La fortuna può essere concimata o può essere avvelenata. ([[Simone Moro]]) *La fortuna può togliere le ricchezze, non l'animo. ([[Lucio Anneo Seneca]]) *''La fortuna, | quando c'è, | aiuta sempre comunque "gli audaci", | e mica me!'' ([[Vasco Rossi]]) *La fortuna rassomiglia alla luna che allora si ecclissa quando è più piena. ([[Salvator Rosa]]) *La fortuna si desidera e talvolta perfino si aiuta; la fama, bisogna sudarsela. ([[Baltasar Gracián]]) *La fortuna si provoca, non arriva sola. ([[Rudi Garcia]]) *La fortuna sorride solo a chi crede nel futuro! (''[[The Legend of Zelda: Twilight Princess]]'') *La fortuna viene dormendo, e chi si alza presto le taglia la strada. ([[Achille Campanile]]) *La più grande fortuna degli uomini è la liberazione dalla paura. ([[Walther Rathenau]]) *La vera fortuna è la frugalità. ([[Johann Wolfgang Goethe]]) *Le fortune non sono tante, ed è per questo che dobbiamo soffermarci sulle piccole lucciole che si stagliano in questi bui immensi. ([[Ester Pantano]]) *Lo sa, la fortuna è come il giro di Francia. Uno l'aspetta a lungo e poi passa in fretta! (''[[Il favoloso mondo di Amélie]]'') *Meglio essere fortunati che intelligenti, e tu ne sei la prova. (''[[Io, robot (film)|Io, robot]]'') *Meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti. ([[Epicuro]]) *Mentre quello raccontava queste cose, io facevo il paragone tra la mia antica fortuna e la presente disgrazia, tra il Lucio felice di allora e l'asino infelice di adesso, e gemevo dal profondo dell'anima; e mi veniva in mente che non per nulla gli antichi saggi del passato avevano immaginato e rivelato che la Fortuna è cieca e addirittura senza occhi, perché prodiga sempre i suoi favori ai malvagi e a chi non lo merita, e tra gli uomini non sceglie mai nessuno con criterio, ma anzi si accompagna per lo più a persone tali che, se ci vedesse, dovrebbe assolutamente evitare e, ciò che è ancor peggio, conferisce a noi uomini una reputazione molto diversa, anzi proprio alla rovescia, così che il malvagio si gloria della nomea di uomo dabbene e l'uomo più innocente del mondo viene colpito dalla fama di criminale. ([[Apuleio]]) *Né la vita né la fortuna sono date per sempre agli uomini. ([[Publilio Siro]]) *Nella [[vita]] [[padrone|padrona]] di tutto è la Fortuna, e nulla è sicuro, per nessuno. ([[Lucio Accio]]) *Non aspettare che il vento gonfi la [[vela (sistema di propulsione)|vela]] della tua fortuna: soffiaci dentro tu stesso. ([[Ugo Ojetti]]) *Non bisogna fidarsi troppo dei piani prestabiliti, perché la fortuna segue una sua logica, che è ben lungi dal coincidere con la nostra. ([[Petronio Arbitro]]) *Non c'è niente che valga quel che si ha; e si corre un gran rischio d'ingannarsi, quando si fa conto d'una fortuna che un altro vi conserva. ([[Molière]]) *Non ci si deve fidare troppo della buona sorte del momento perché non siamo tranquilli nemmeno su quello che ci può recare la sera. ([[Tito Livio]], attribuita a [[Lucio Emilio Paolo Macedonico]]) *Non è la fortuna che domina il mondo. Possiamo chiederlo ai Romani che conobbero una serie continua di successi, quando si governarono secondo un certo piano, e un seguito ininterrotto di rovesci, quando si regolarono secondo un altro. Esistono cause generali, sia morali sia fisiche, che agiscono in tutte le monarchie, le innalzano, le conservano o le fanno rovinare. Tutti gli accidenti dipendono da cause e se il caso di una battaglia, cioè una causa particolare, ha fatto rovinare uno Stato, esisteva una causa generale per la qualke questo Stato doveva perire per una sola battaglia. In una parola, l'andamento generale trascina con sé tutti gli accidenti particolari. ([[Montesquieu]]) *''O fortuna, volta volta | volta bene quanto vuoi | con li falsi inganni tuoi, | poi che la vita m'hai tolta! | Poi che tu m'hai messo a terra | con tuo falso mutamento, | non mi curo di tua guerra | né di pace mi contento. | Se tu volti ad ogni vento, | fa' mi lo peggio che puoi, | con li falsi inganni tuoi, | poi che la vita m'hai tolta, ... '' ([[Francesco Galeota]]) *Ogni essere ha la fortuna che il suo spirito chiede. ([[Natalia Ginzburg]]) *''Oh nostra folle | mente ch'ogn'aura di fortuna estolle!'' ([[Torquato Tasso]]) *Pochi sono gli amici di un uomo in sé, e molti quelli della sua buona sorte. ([[Baltasar Gracián]]) *Pochissimo deve fidarsi l'uomo quando è giunto al sommo di ogni fortuna. ([[Tito Livio]]) *''Poco senno ha chi crede la fortuna | O con preghi o con lacrime piegare, | E molto men chi crede lei fermare | Con senno con ingegno o arte alcuna''. ([[Giovanni Boccaccio]]) *Potersi sentire felici anche senza la fortuna – questa è fortuna. ([[Marie von Ebner-Eschenbach]]) *Se potessi, scriverei una gigantesca enciclopedia sulle parole "fortuna" e "coincidenza". È con queste parole che si scrive il Linguaggio Universale. ([[Paulo Coelho]]) *Sono convinto che la fortuna la devi creare. La devi prendere al volo per riuscire a fare nella vita quello che davvero vuoi. ([[Oscar Pistorius]]) *Sono più grandi le fortune che i grandi ingegni. ([[Luc de Clapiers de Vauvenargues]]) *Ti ho prevenuto, o Fortuna, e ti ho presa, e ti ho sbarrato ogni accesso per impedirti di accostarti a me. ([[Metrodoro di Lampsaco (epicureo)|Metrodoro di Lampsaco]]) *Tutti al mondo andiamo in cerca di fortuna, ma la fortuna è uno strano uccello. Tutti la chiamano allo stesso modo, ma gli occhi di ognuno la vedono, assisa ad altezze irraggiungibili, in modo diverso da ogni altro. ([[Josip Jurčič]]) *Uno sbalzo troppo violento dalla cattiva alla buona fortuna è dannoso quanto uno sbalzo dalla buona alla cattiva. ([[Samuel Butler]]) ===[[Niccolò Machiavelli]]=== *''Con che rime giammai, o con che versi | canterò io del regno di Fortuna, | e de' suoi casi prosperi, ed avversi? | E come ingiuriosa, ed importuna, | secondo è giudicata quì da noi, | sotto il suo seggio tutto il mondo aduna?'' *E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla fare, stare quieto e non le dare briga, e aspettar tempo che la lasci fare qualche cosa agl'huomini; e all'hora starà bene a voi durare più fatica, vegliar più le cose, e a me partirmi di villa e dire: eccomi. *La Fortuna è donna; ed è necessario, volendola tener sotto, batterla, ed urtarla. *Nondimanco, perché il nostro [[libero arbitrio]] non sia spento, giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l'altra metà, o poco meno, a noi. Ed assomiglio quella ad fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell'altra; ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare; e benché sia così fatto, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi possino fare provvedimenti e con ripari, e con argini, immodoché crescendo poi, o egli andrebbe per un canale, o l'impeto suo non sarebbe sì licenzioso, né sì dannoso.<br />Similmente interviene della fortuna, la quale dimostra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resistere, e quivi volta i suoi impeti, dove la sa che non sono fatti gli argini, né i ripari a tenerla. *''Questa incostante Dea, e mobil Diva | gl'indegni spesso sopra un seggio pone, | dove chi degno n'è mai non arriva. | Costei il tempo a modo suo dispone; | questa ci esalta, questa ci disface, | senza pietà, senza legge, o ragione.'' ===[[François de La Rochefoucauld]]=== *La [[felicità]] e l'infelicità degli uomini dipendono tanto dalla loro buona sorte quanto dal loro umore. *La moderazione delle persone felici deriva dalla calma che la buona sorte conferisce al loro carattere. *Sono necessarie maggiori [[virtù]] per sostenere la buona sorte piuttosto che la cattiva sorte. ===''[[I racconti di Canterbury]]''=== *La fortuna sempre con colpi inattesi assale i regni che sono stati orgogliosi; perché quando uom se ne fida, allora gli vien meno, e il volto suo bello si copre d'una nube. *Ora siam miserelle come ben si vede; e ne sian grazie a Fortuna e alla sua ruota ingannatrice che a nessuno stato assicura il benessere. *Quando a fortuna piace ingannare, allora ella attende ad abbatterlo in tal maniera ch'egli meno supporrebbe. *Quando fortuna voglia alcuno abbandonare, via da lui porta il suo regno e le ricchezze sue, ed anco gli amici, i maggiori e i minori; perché chi dalla fortuna abbia gli amici, ben creda che li trasforma in nemici la mala sorte; che è proverbio questo ben vero e generale. ==[[Proverbi italiani]]== *A chi fortuna zufola, ha un bel ballare. *A chi l'[[uovo]] e a chi il guscio. *A chi sorte, e a chi sporte. *Alla fortuna bisogna lasciar sempre una finestra aperta. *Assai bene balla a chi fortuna suona. *Buona fortuna non dura. *Che vi sia la fortuna è falsa idea e noi sciocchi ne abbiam fatta una dea. *Chi abusa della buona fortuna, dimostra di non meritarla. *Chi confessa la sorte, nega [[Dio]]. *Chi fila ha una camicia, e chi non fila due. *Chi ha un neo e non se lo vede, ha fortuna e non lo crede. *Ciascuno è artefice della propria fortuna. *Con la fortuna ci vuol coraggio. *Così va il mondo: uno ha la [[gloria]] e l'altro la fatica dell'opera. *Dove entra la fortuna, esce l'[[umiltà]]. *È meglio nascere senza naso che senza fortuna. *Finché uno ha i denti in bocca non sa mai quel che gli tocca. *Fortuna cieca, i suoi acceca. *Fortuna instupidisce colui ch'ella favorisce. *Fortunato al gioco, sfortunato in amore. *I beni di fortuna passano come la luna. *Il vecchio pianta la vigna e il giovane la vendemmia. *L'uomo ordisce e la fortuna tesse. *La buona sorte ogni vile cuore fa forte. *La cattiva sorte porta spesso buona sorte. *La fortuna aiuta gli audaci. *La fortuna aiuta i matti e i fanciulli. *La fortuna come dà, cosi toglie. *La fortuna del savio ha per figliola la modestia. *La fortuna è cieca. *La fortuna è di chi se la fa. *La fortuna è una fonte, ma non tutti hanno un secchio per attingervi. *La fortuna i forti aiuta e i timidi rifiuta. *La fortuna molte volte ricompensa con interesse coloro che hanno la pazienza di aspettarla. *La fortuna non si siede mai. *La fortuna si stanca di portar sempre in spalla il medesimo uomo. *La fortuna va afferrata per i capelli. *La fortuna vien tre volte e non di più. *La mano destra fa, la sinistra è inanellata. *La morte dei lupi è la salute delle pecore. *La ruota della fortuna gira. *La ruota della fortuna non è sempre una. *Le disgrazie hanno le ali e la fortuna i piedi di piombo. *L'uno si guadagna il pane sedendo, l'altro sudando. *L'uomo ordisce e la fortuna tesse. *Non si deve incolpare se non fortuna. ([[proverbi toscani|proverbio toscano]]) *Oggi a te, domani a me. *Più briccone, più fortunato. *Quando Dio vuole, la fortuna deve. *Quando la fortuna accarezza l'uomo, è per mettergli un laccio al collo. *Quel che non può l'ìngegno, può spesso la fortuna. *Ricco e grande fortuna potrà farti, ma mai il comune senso potrà darti. *S'impiccano i ladruncoli e non i ladroni. *Spesso l'infermo guarisce, e l'infermiere muore. *Spesso uno paga quel che l'altro si è goduto. *Un vento di fortuna suscita spesso una tempesta di disgrazie. *Uno fa il letto, e l'altro vi si sdraia. *Uno fa il ponte e l'altro vi passa su. *Uno innaffia il prato, e l'altro falcia l'erba. *Uno mangia l'arrosto, e l'altro deve [[pulizia|pulir]] lo spiedo. *Uno ordisce la tela, un altro la tesse. *Uno pianta il chiodo, e l'altro ci appende il cappello. *Uno picchia sul cespuglio, e l'altro agguanta l'uccello. *Uno semina, e l'altro raccoglie. *Vale più la fortuna che il sapere. *Virtù e fortuna non stanno di casa assieme. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Voci correlate== *[[Caso]] *[[Condizione]] *[[Destino]] *[[Sfortuna]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt}} [[Categoria:Qualità individuali]] ijvms4c71u3wh0tt83izq4c9e802mzc Wikiquote:Bar 4 56359 1426229 1426218 2026-09-11T14:12:57Z ~2026-49233-09 108355 /* itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre */ modificato firma e @ 1426229 wikitext text/x-wiki {| class="noprint" width="100%" cellpadding="0" cellspacing="0" style="-moz-border-radius:.5em; border-radius:.5em; padding:0.5em; background-color:#FFFAF0; border:2px solid #FF9000;" |- |{{Bar}} |} '''Aggiornato''': {{#time:j F Y, H:i|{{REVISIONTIMESTAMP}} }} '''Utente''': {{REVISIONUSER}} __TOC__ __NEWSECTIONLINK__ == Wikimedia Hackathon e Wikimania 2026: apertura borse di partecipazione di Wikimedia Italia == Siamo molto lieti di comunicarvi che Wikimedia Italia ha aperto le '''borse per sostenere i costi di partecipazione a [[:mw:Wikimedia Hackathon 2026|Wikimedia Hackathon 2026]] e [[:wmania:2026:Wikimania|Wikimania 2026]]'''. * Per Wikimedia Hackathon, che si terrà a Milano dal 1º al 3 maggio, vengono messe a disposizione 6 borse da 350 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro venerdì 6 febbraio 2026'''. * Per Wikimania, che si terrà a Parigi dal 21 al 25 luglio, vengono messe a disposizione 13 borse da 800 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro domenica 1º marzo 2026'''. Tutte le richieste pervenute saranno poi valutate da due commissioni appositamente costituite e gli esiti verranno comunicati entro l'11 febbraio per il Wikimedia Hackathon ed entro il 25 marzo per Wikimania. I bandi completi si trovano sul wiki di Wikimedia Italia: * Wikimedia Hackathon: [[:wmit:Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026|Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026]] * Wikimania: [[:wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026|Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026]] All'interno dei bandi si trovano i link ai form da compilare per la richiesta. Siete tutti invitati a partecipare! Per qualsiasi dubbio, non esitate a [https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:InviaEmail?wpTarget=Dario_Crespi_(WMIT) scrivermi]. Buona giornata, --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 09:53, 28 gen 2026 (CET) == Sondaggio su microgrant e sportello volontari di Wikimedia Italia == Ciao. Nel corso degli ultimi anni [[:it:w:Wikipedia:Wikimedia Italia|Wikimedia Italia]] ha introdotto alcuni strumenti a sostegno delle attività promosse dai volontari dei progetti Wikimedia e OpenStreetMap. In particolare, dal 2017 con il programma '''microgrant''' finanzia progetti fino a 1000 euro, mentre dal 2021 è attivo lo '''sportello volontari''', che finanzia progetti per importi superiori. Vorremmo capire meglio quanto questi strumenti siano conosciuti e come siano percepiti, oltre a individuare possibili miglioramenti per rispondere sempre di più alle esigenze della comunità. Per questo ti chiediamo di dedicarci qualche minuto compilando un breve sondaggio: il tuo punto di vista per noi è davvero prezioso. Le risposte ci aiuteranno a individuare cosa funziona, cosa può essere migliorato e in che modo Wikimedia Italia può offrire un supporto più efficace. Il sondaggio è disponibile a questo link: https://survey.wikimedia.it/index.php/754139 Ti chiediamo per favore di rispondere entro le ore 23.59 di domenica 15 febbraio. Ti ringrazio e rimango a tua disposizione per qualsiasi informazione, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 16:42, 9 feb 2026 (CET) == Citazione con fonte errata == Ciao a tutti, da qualche giorno sto incrementando la voce [[Antonio Beltramelli]], prima con citazioni tratte da ''Da Comacchio ad Argenta'', oggi da ''Il Gargano''. Prima del mio intervento, in Beltramelli, era già presente una citazione (Carichi di legname arrivavano e venivano lavorati ...) con fonte ''Il Gargano'', p. 117, 1907, lo stesso testo che sto utilizzando. Ho voluto controllarne l'esattezza, ma nell'opera del Beltramelli, disponibile in [https://archive.org/details/collezionedimono29berg/page/n8/mode/1up Internet Archive], questa frase non esiste! Né nella pagina indicata, né altrove. Cosa fare? cancellarla, mantenerla eliminando la fonte, o altro? Grazie dei suggerimenti. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:49, 18 feb 2026 (CET) :@[[Utente:Gaux|Gaux]] La citazione è da considerare senza fonte. Siccome è vecchia, può essere spostata in discussione in una sezione "Senza fonte" in cima alla quale porre il template {{tl|Sfid}}. Se la citazione fosse stata aggiunta di fresco, sarebbe stata invece da annullare direttamente. Ovviamente andrà tolta dalla voce tematica in cui è inserita. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:17, 18 feb 2026 (CET) ::Grazie! Tutto chiaro. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 07:42, 19 feb 2026 (CET) == Nuova voce Paul-Henri Spaak == Buongiorno a tutti, ho appena messo on line la voce Paul-Henri Spaak ma è il mio primo lavoro su Wikiquote e come tale gradire moltissimo i vostri consigli. Sto leggendo un libro con i suoi discorsi e dunque penso che aggiungerò altre citazioni. Nel mondo francofono è spesso citato sono dunque rimasta sorpresa di non aver trovato nulla su wikiquote.Ho letto naturalmente il "Modello di voce" e ho un'esperienza su wikipedia e commons di quasi 14 anni ma qui sono una novellina e non vorrei fare pasticci. Un grazie in anticipo per i vostri commenti.--[[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 19:43, 18 feb 2026 (CET) :@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Ciao, ho sistemato alcune cose. Ho cambiato la foto, perché in quella di prima non si capiva granché. Ho segnalato la voce come [[Aiuto:Abbozzo|abbozzo]], perché tale è con meno di tre citazioni. Ho corretto il modo in cui era citata la fonte, soprattutto inserendo la dicitura "da" per indicare la fonte primaria (il discorso) e "citato in" per [[Aiuto:Fonti#Libri altrui|quella secondaria]] (il libro in cui il discorso è citato). Siccome il libro è in francese, presumo che la traduzione in italiano sia tua; in questo caso devi inserire anche l'originale in francese come spiegato in '''[[WQ:TT]]'''; ricordo però che le traduzioni automatiche (quelle fatte dall'intelligenza artificiale) non sono ammesse e sono motivo di [[Wikiquote:Cancellazioni immediate|cancellazione immediata della voce]] o delle singole citazioni viziate. Se ci sono tre citazioni tratte da una stessa opera, allora si può creare una sezione relativa a quell'opera; sennò vanno nella sezione generica "Citazioni di Paul-Henri Spaak" che ho provveduto a creare. Quando crei una voce, ricordati di collegarla al relativo elemento su Wikidata (l'ho fatto io, dovrebbe esserti arrivata una notifica). Hai fatto benissimo a creare la voce e a mettere per ora solo una citazione anziché fare modifiche a raffica, perché è naturale che all'inizio ci siano alcune cose da rivedere. Il resto, se necessario, si vedrà dopo. Se serve qualcosa, chiedi pure. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:13, 18 feb 2026 (CET) ::Grazie mille, sei stato veramente gentile. La traduzione è mia perché sono bilingue. Metterò l'originale in corsivo domani come indicato dal regolamento. Probabilmente le citazioni verranno dallo stesso libro che sto leggendo, devo finirlo rapidamente perché la biblioteca ne ha una sola copia e mi hanno chiesto di renderlo il prima possibile. Come faccio a creare una sezione per le citazioni trovate in quel libro? Ho trovato anche online i suoi due libri e vedrò se ci sono delle citazioni famose anche lì (suppongo di sì). Quando hai tempo, senza non ti dà fastidio butta un occhio, giusto per non lasciare del lavoro sporco on line. Buona serat [[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 20:29, 18 feb 2026 (CET) :::@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Siccome il libro non è della persona a cui la pagina si riferisce (Spaak), bensì un'altra (Smets), la cosa un po' più ''probabile'' è che non sia necessario inserire le citazioni in una sezione dedicata specificamente all'opera, ma nella sezione "Citazioni di Paul-Henri Spaak" così come vedi già adesso. Magari il libro di Smets potrà essere menzionato in una sezione "Bibliografia" e richiamato in nota in forma abbreviata, cioè "Citato in Smets, p. 34.", senza dover precisare ogni volta il titolo, l'editore e l'anno, che saranno comunque presenti in bibliografia. Continuerò a seguire la voce. ''À la prochaine'', [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:05, 18 feb 2026 (CET) == Voci su singole canzoni == Ho visto che di recente {{ping|Dispe}} ha creato due voci tematiche dedicate a singoli brani musicali, nella fattispecie ''[[Nel blu dipinto di blu]]'' e ''[[Per sempre sì]]''. Mi sembra che sia una novità assoluta, fino a ora avevamo più che altro voci su [[:Categoria:Composizioni musicali|composizioni di musica classica]], mentre le citazioni sulle singole canzoni le ho sempre viste nelle citazioni sugli album da cui sono tratte, nelle voci degli autori ([[Fabrizio_De_André#Citazioni_su_Volume_I|esempio 1]], [[The_Beatles#Citazioni_su_Rubber_Soul|esempio 2]], [[Red_Hot_Chili_Peppers#Citazioni_su_Californication|esempio 3]]). Personalmente manterrei questa impostazione e propenderei per soluzioni alternative solo quando le dimensioni lo richiedono per veri e propri scorpori. [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 20:22, 8 mar 2026 (CET) :Concordo, ma per una voce singola direi che ne servirebbero davvero tante sulla canzone in questione, anche perché se cominciassimo a creare pagine sui singoli brani avremmo migliaia di voci nuove a non finire. [[Utente:SirPsych0|SirPsych0]] ([[Discussioni utente:SirPsych0|scrivimi]]) 21:54, 8 mar 2026 (CET) ::Mi chiedevo anch'io se non fosse il caso di mettere le citazioni in questione nella pagina del cantante, specificatamente nella sezione dedicata all'album. ''Nel blu dipinto di blu'' è una canzone così iconica che meriterebbe una voce a sé; ma con tutto quello che è stato detto su di essa, a me il buon senso dice di crearla innanzitutto con un corredo minimo di citazioni autorevoli, cosa che al momento non si vede. È vero che questo progetto è perpetuamente ''in fieri'', ma è vero anche che gli abbozzi andrebbero evitati quando, come in questo caso, dovrebbe essere abbastanza possibile. ''Per sempre sì'' ha vinto Sanremo, ma è una cosa ancora troppo recente e al momento disponiamo più che altro di polemiche giornalistiche di rilevanza storica quanto meno incerta. Quindi, più in generale, io non creerei voci di tal fatta, se non in casi eccezionali e sempre che le si possa dotare sin da subito di una certa struttura. È un po' lo stesso discorso che già facciamo a proposito dei libri. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:04, 10 mar 2026 (CET) :::{{ping|Dispe}} se non hai nulla in contrario procederei a cancellare le due voci e spostare le citazioni in [[Domenico Modugno]] e [[Sal Da Vinci]].--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 04:38, 13 mar 2026 (CET) ::::Concordo con voi. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 11:44, 14 mar 2026 (CET) == Attivazione sportello di supporto legale di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio che Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di supporto legale gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un avvocato in merito a questioni che riguardano la loro attività su Wikipedia e gli altri progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello si articola in due parti: * un documento con "risposte a domande frequenti" che affronta alcune casistiche di carattere generale più ricorrenti (e che potrà essere aggiornata e ampliata in futuro); * la possibilità di richiedere una consulenza legale con un avvocato per chiarimenti sui contenuti del documento o per questioni non trattate nelle FAQ. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello di supporto legale in questa pagina su Wikipedia in italiano: '''[[w:it:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale]]'''. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo di pingarmi) o tramite [[Special:EmailUser/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 17:19, 11 mar 2026 (CET) == qualificatore in vista o nascosto == Ciao a tutti, quando citate un autore che ha un qualificatore, lo citate scrivendolo in forma compatta con pipe o in forma estesa senza? Esempio: [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]] o [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)]]. In Pedia si usa la notazione compatta, in Quote? Grazie per l'info. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:20, 27 mar 2026 (CET) :Che io sappia si usa la notazione compatta anche qui. Io comunque la preferisco. Non si vede per quale motivo usare quella estesa, tanto il collegamento interno risolve le ambiguità. Incidentalmente ti segnalo che basta scrivere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|]]</nowiki></code> (nota il separatore dopo il nome della pagina!) per ottenere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]</nowiki></code>, perché il software completa la parte mancante in automatico nel momento in cui salvi la modifica; ma forse lo sapevi già. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 17:35, 27 mar 2026 (CET) ::Grazie per la risposta. Anch'io, come vecchio ''pediano'', preferisco la forma compatta, il mio dubbio è nato osservando la lista delle Voci nuove, ove ho notato prevalentemente l'utilizzo della forma estesa. La tua segnalazione sul riempimento automatico non la conoscevo! doppio Grazie! [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 18:29, 27 mar 2026 (CET) :::Direi ampiamente preferibile notazione compatta, questo in generale. Per le "voci nuove" potrebbe valere un discorso a parte, ma comunque se vogliamo uniformarci anche lì, nulla in contrario.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 19:13, 27 mar 2026 (CET) ::::Per le "Nuove voci" ci si è uniformati a usare la forma estesa e senza corsivi dopo [[Discussioni template:SelezioneNuove#Disambiguante]]. Anche in [[Incipit]] ed [[Explicit]] mi sembra meglio la forma estesa, trattandosi di liste, dove pure non vengono usati i corsivi. Ma fatto salvo per queste liste, in tutte le voci di Wikiquote (specie le tematiche) è invece norma usare la forma compatta.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:10, 28 mar 2026 (CET) == Eliminare link a libri cancellati da Wikibooks == Ciao! Scusate, scrivo qui perché non ho trovato il corrispettivo di [[w:Wikipedia:Bot/Richieste]] – nel caso abbia sbagliato, perdonatemi e spostate pure la discussione :)<br/>Vi scrivo perché su Wikibooks è emerso un colossale caso di violazione di copyright e sono stati cancellati 128 wikilibri ([[b:Wikibooks:Sospette violazioni di copyright/Archivio/Marzo 2026|qui i dettagli]]). Ho visto però che qui su Wikiquote erano stati inseriti manualmente dei link a questi libri all'interno del [[Template:Interprogetto]]. Questi link ora rimandano a pagine che non esistono più. È possibile far passare un bot per eliminarli? Se vi serve una lista, fatemi sapere di cosa avete bisogno e dove posso mettervela. Grazie! &mdash; [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 17:22, 4 apr 2026 (CEST) :Grazie per la segnalazione, purtroppo al momento su Wikiquote abbiamo scarsa o nulla manovalanza sul comparto tecnico e bot, ma essendo solo 128 il controllo volendo si può fare a mano; avere qualche link nell'interprogetto che punta a pagine non esistenti comunque non è un gran problema, più grave sarebbe se fossero rimasti link funzionanti illegali.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:26, 5 apr 2026 (CEST) ::@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Se volete, ho un bot che uso su Wikibooks per le operazioni ripetitive ([[b:Speciale:Contributi/Gian BOT]]). Se può servire, fatemi sapere. -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:03, 6 apr 2026 (CEST) :::@[[Utente:Hippias|Hippias]] Ho cancellato tutti i collegamenti verso Wikibooks aggiunti dallo stesso account responsabile della violazione del copyright. Per caso c'è dell'altro? [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:45, 6 apr 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Udiki|Udiki]] No, allora è a posto. Grazie! -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:47, 6 apr 2026 (CEST) == Save the Date: itWikiCon 2026 a Vezia (Lugano) – Vi aspettiamo! == Gli organizzatori sono entusiasti di invitarvi '''all’itWikiCon 2026 che si terrà a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]])'''! È la prima volta che il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia si terrà nella Svizzera italiana. Dal '''6 all’8 novembre 2026''' insieme a voi trasformeremo Vezia in un vivace punto d’incontro all’insegna della conoscenza libera, della condivisione e della comunità. La sede del convegno, [https://csvn.ch/ Il Centro Studi Villa Negroni], una struttura nota per aver ospitato persone di spicco della cultura italiana si trova molto vicino a Lugano. Non vediamo l'ora di condividere questo luogo con voi e di partecipare a workshop, discussioni e presentazioni stimolanti. L'organizzazione sta procedendo e nel corso delle prossime settimane, vi terremo aggiornati sui principali sviluppi, inclusi la creazione collaborativa del programma e il bando per le borse di partecipazione. Nelle prossime settimane saranno pubblicate ulteriori informazioni sulla [[:meta:ItWikiCon/2026|pagina principale dell’evento]]. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info(at)itwikicon.org. A presto, il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:30, 7 apr 2026 (CEST) == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikicitazionista premio] per l'utente che non usa mai parole proprie. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[Utente:Atlante|Atlante]] ([[Discussioni utente:Atlante|scrivimi]]) 10:41, 1 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 14:57, 7 mag 2026 (CEST) == Apertura delle pre-iscrizioni itWikiCon 2026 == Come saprete già, dal '''6 all'8 novembre 2026''' a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]]) si apriranno le porte della [[:w:it:Villa Negroni|Villa Negroni]] per '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]'''. Questo convegno unisce ispirazione, innovazione e scambio di idee in un evento di tre giorni. Le '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' sono disponibili da subito ed è il primo passo per manifestare il vostro interesse a partecipare. Inoltre, in questo modo darete un contributo fondamentale al team organizzativo nella pianificazione logistica dell’evento. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info@itwikicon.org. Non vediamo l'ora di accogliervi a Vezia! A presto, il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] == Template:Premio == C'è un problema col [[Template:Premio]]: pur non essendo stato modificato ora compare a sinistra in cima invece che a destra sotto l'immagine, creando un pessimo effetto estetico, es. [[Steven Spielberg]] e [[Roberto Benigni]]; la cosa andrebbe risolta al più presto: qualcuno di noi lo sa fare? {{ping|Nemo_bis|GryffindorD|Superchilum}} [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:48, 25 mag 2026 (CEST)<br> P.s. Può darsi che dipenda da una serie generale di cambiamenti che sono apparsi oggi specie in modalità di modifica: righe numerate, evidenziazione di template e corsivi e intestazioni ecc., ...quantomento io che uso il vecchio aspetto (Vector legacy 2010, ma suppongo non dipenda da quello) trovo oggi tutta questa serie di cambiamenti, anche su Wikipedia. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:01, 25 mag 2026 (CEST) :Il problema al template non è di oggi, c'era già da qualche giorno e al momento non capisco a cosa sia dovuto. Il resto probabilmente dipende dal fatto che nella barra degli strumenti hai cliccato sul pulsante "Sintassi", infatti io uso Vector legacy 2010 ma non vedo nulla di tutto ciò. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 16:11, 25 mag 2026 (CEST) ::Grazie mille Udiki, a me non pare di aver cliccato qualcosa, ma ora il problema l'ho risolto togliendo la spunta su "Attiva l'evidenziazione della sintassi per il codice" e mettendola su "Imposta un'eccezione locale per questa preferenza globale" così da toglierla anche da "Attiva l'evidenziazione della sintassi per wikitesto": ora tutto in modifica mi è tornato come prima. Inoltre hai ragione che il Template:Premio non aveva a che fare con quello: lo vedo ancora a sinistra. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 25 mag 2026 (CEST) :::Ho chiesto in [[:w:WP:OFFICINA]], anch'io non riesco a capire cosa sia cambiato... --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 23:27, 25 mag 2026 (CEST) ::::Grazie, la [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Template:Premio&curid=80058&diff=1414472&oldid=1102407 modifica] ha risolto il problema.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:31, 26 mag 2026 (CEST) :::::Ottimo :-) --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 19:36, 26 mag 2026 (CEST) == Citazione di Luigi Giussani == Buongiorno, mi ricordo di una citazione attribuita a don Luigi Giussani: "Ma la scuola sono i due e i tre". Non riesco a trovarlo da nessuna parte. Potete aiutarmi?--[[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 13:50, 6 giu 2026 (CEST) :Credo che provenga dalla presentazione che Giussani scrisse per un suo libro intitolato ''Si può (veramente?!) vivere così?'' ([https://books.google.it/books?id=B2FpqWm0eakC&pg=PP6 vedi]). Ti riporto l'intero brano perché il link a volte funziona e altre no (la sottolineatura è mia): :{{quote|Qual è il modo con cui possiamo imparare, sia pur come balbettio, il linguaggio nuovo e vero, il linguaggio nuovo della verità delle cose? Due amici, a cui si aggiunga la compagnia di una persona che è già da un po' di tempo abituata a guardar le cose in un certo modo, a leggere le cose ripetendole, ripetendole scandendo le sillabe delle parole più importanti. «Cosa vuoi dire questa parola che ricorre e che hanno detto essere la più importante?»: dapprima uno si domanda tra sé e sé, poi domanda all' altro, poi tutti e due domandano a questa persona più grande. Allora, insieme, leggono, studiano a memoria l'espressione che sembra difficile ed è bella. Ed è bella perché dice il vero, la verità. Si gusta il vero comprendendo la verità di quello che è detto, non si gusta il vero perché ''placet auribus'', perché accarezza l'orecchio. E c'è una parola che non riescono a capir bene, non riescono a capir bene come è penetrata nel discorso. Allora vanno da chi ha fatto il discorso a dire: «Come è penetrata?». E fra quattro si risolve meglio che non fra tre.<br />Questo è il modo con cui i medioevali concepivano lo studio. I libri stessi lo dimostrano: il testo era il brano della scrittura da giudicare e da studiare; i margini erano tali e tanti che in scuola, mentre leggevano il testo e ognuno diceva la sua, a un certo punto tutti scrivevano su di essi l'esito della discussione che l'insegnante persuasivamente aveva fatto capire. «L'esito della discussione è questo: la carità è dono, dono totale, gratuito». Allora, sui margini dei libri medioevali degli universitari di Bologna troviamo scritto: «La carità è un dono...»: è il commento alla cosa, la spiegazione del testo.<br /><u>Ma la vera scuola sono i due, o meglio, i tre perché senza maestro non c'è scuola</u>; senza qualcuno che abbia già fatto dei passi e, perciò, indichi la direzione immediata da assumere, non c'è scuola Oppure, meglio ancora, i tre insieme a chi è responsabile del modo di dire, del come si esprime e si difende un concetto che si vuole definire: questa è la scuola che fa stare in mente le cose e, soprattutto, introduce a capire che c'entrano col suo modo di vivere quotidiano.}} [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 18:41, 6 giu 2026 (CEST) :Ottimo, grazie!-- [[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 19:42, 6 giu 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: apertura della fase di raccolta di temi per il programm == Ciao a tutti, è ufficialmente aperta la fase della raccolta di temi per il '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|programma]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! Queste prime idee serviranno come contenitori per le proposte specifiche in estate. Il convegno si terrà dal '''6 all'8 novembre 2025 a Vezia (Lugano)'''. Il programma lo costruiamo insieme: chiunque può inviare proposte di argomenti per presentazioni, discussioni o workshop. Tutte le informazioni e le istruzioni sono disponibili '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|sulla pagina dedicata al Programma]]'''. Anche quest’anno vogliamo dare particolare spazio ai formati interattivi come workshop o discussioni. Vorremmo cogliere l’occasione del convegno per rafforzare lo spirito di comunità e anche per sviluppare soluzioni alle sfide comuni. La selezione delle proposte avverrà in estate, seguita dalla conferma dei relatori. Aggiornamenti sulle borse di partecipazione seguiranno la prossima settimana. Infine, ti ricordiamo che il periodo delle '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' è ancora in corso. Grazie mille a tutti coloro che si sono già iscritti! Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{{@}}itwikicon.org. Non vediamo l'ora di conoscere le vostre idee! Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 17:14, 24 giu 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: apertura della fase di richieste per borse di partecipazione == Ciao a tutti, è ufficialmente aperta la fase delle richieste di '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|borse di partecipazione]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! L’evento si terrà dal '''6 all'8 novembre 2026 a Vezia (Lugano)'''. La fase di candidatura per le borse di partecipazione durerà fino alla fine di luglio '''(29 giugno – 31 luglio)'''. Se vuoi proporre una sessione e hai bisogno di un sostegno per il viaggio e l’alloggio, invia la tua richiesta per tempo. Qui trovi tutte le '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|informazioni sulle borse di partecipazione]]'''. Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{at}itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:32, 29 giu 2026 (CEST) == Marathon == Dear colleagues, hello! My name is S. Marchenko, I am a user of Wikimedia Foundation Russian language projects and a VRT agent. I actively edit the Russian version of Wikiquote, and recently I had the idea to hold an international marathon to improve and expand Wikiquote articles in different languages. In connection with this, I created a competition page on Meta [[m:Wiki Loves Quotes 2026]], where you can also register your local community. I really hope you find it interesting! Sincerely, [[Utente:S.Marchenko|S.Marchenko]] ([[Discussioni utente:S.Marchenko|scrivimi]]) 20:27, 15 lug 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: potete candidarvi per una borsa di partecipazione entro il 31 luglio == Ciao a tutti! Vi ricordiamo che c’è tempo '''fino al 31 luglio''' per inviare le candidature per ricevere una '''borsa di partecipazione''' per itWikiCon 2026, che si terrà '''a Vezia (Lugano) dal 6 all’8 novembre'''. Troverete tutte le informazioni sulla pagina del progetto '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|nella sezione borse]]'''. Per domande o suggerimenti scriveteci sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{at}itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 14:11, 28 lug 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: fra qualche giorno sarà disponibile la griglia del programma == Ciao a tutti, Fra pochi giorni sarà disponibile la griglia dove inserire gli interventi e i workshop per la conferenza in stile unconference. I temi che avete proposto sulla [[m:ItWikiCon/2026/Programma|pagina del programma]] sono tanti e interessanti. Trasformateli in interventi e workshop. Per domande o suggerimenti scriveteci qua sulla pagina di discussione o via e-mail a info@itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 06:09, 30 ago 2026 (CEST) ==SheSaid 2026== Ciao, dal 1º settembre al 31 dicembre, torna l'edizione 2026 della campagna [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]], ideata da Wiki Loves Women e organizzata in Italia da WikiDonne. Maggiori info sulla [[Wikiquote:SheSaid 2026|pagina]]. --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:42, 2 set 2026 (CEST) :Grazie [[Utente:Camelia.boban|Camelia]], cercheremo anche questa volta di onorare la tua bella iniziativa, che permette ogni anno a vari utenti, come me, di avere uno stimolo per creare voci che altrimenti non creerebbero. Anche il tempo è magnanimo: fino al 31 dicembre significa che anche se uno non ha tempo adesso... può trovarlo con calma. Mi permetto di pingare per conoscenza i maggiori partecipanti alle ultime due edizioni: {{ping|Danyele|Ibisco}} (passati vincitori), {{ping|Wiccio|IppolitoN|Superchilum}} e {{ping|GryffindorD|Dispe|Emmepici}}. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:23, 3 set 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre == Ciao a tutti, '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''. Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''. Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione. Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]]. Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org. Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia! Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], Dorine Barth (WMCH), [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 11:39, 11 set 2026 (CEST) oojn9miahtfvqc9ndzioem5us59kuug 1426230 1426229 2026-09-11T14:13:56Z ~2026-49233-09 108355 /* itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre */ modificato firma 1426230 wikitext text/x-wiki {| class="noprint" width="100%" cellpadding="0" cellspacing="0" style="-moz-border-radius:.5em; border-radius:.5em; padding:0.5em; background-color:#FFFAF0; border:2px solid #FF9000;" |- |{{Bar}} |} '''Aggiornato''': {{#time:j F Y, H:i|{{REVISIONTIMESTAMP}} }} '''Utente''': {{REVISIONUSER}} __TOC__ __NEWSECTIONLINK__ == Wikimedia Hackathon e Wikimania 2026: apertura borse di partecipazione di Wikimedia Italia == Siamo molto lieti di comunicarvi che Wikimedia Italia ha aperto le '''borse per sostenere i costi di partecipazione a [[:mw:Wikimedia Hackathon 2026|Wikimedia Hackathon 2026]] e [[:wmania:2026:Wikimania|Wikimania 2026]]'''. * Per Wikimedia Hackathon, che si terrà a Milano dal 1º al 3 maggio, vengono messe a disposizione 6 borse da 350 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro venerdì 6 febbraio 2026'''. * Per Wikimania, che si terrà a Parigi dal 21 al 25 luglio, vengono messe a disposizione 13 borse da 800 € ciascuna e la richiesta può essere inviata '''entro domenica 1º marzo 2026'''. Tutte le richieste pervenute saranno poi valutate da due commissioni appositamente costituite e gli esiti verranno comunicati entro l'11 febbraio per il Wikimedia Hackathon ed entro il 25 marzo per Wikimania. I bandi completi si trovano sul wiki di Wikimedia Italia: * Wikimedia Hackathon: [[:wmit:Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026|Programma borse di partecipazione per il Wikimedia Hackathon 2026]] * Wikimania: [[:wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026|Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2026]] All'interno dei bandi si trovano i link ai form da compilare per la richiesta. Siete tutti invitati a partecipare! Per qualsiasi dubbio, non esitate a [https://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:InviaEmail?wpTarget=Dario_Crespi_(WMIT) scrivermi]. Buona giornata, --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 09:53, 28 gen 2026 (CET) == Sondaggio su microgrant e sportello volontari di Wikimedia Italia == Ciao. Nel corso degli ultimi anni [[:it:w:Wikipedia:Wikimedia Italia|Wikimedia Italia]] ha introdotto alcuni strumenti a sostegno delle attività promosse dai volontari dei progetti Wikimedia e OpenStreetMap. In particolare, dal 2017 con il programma '''microgrant''' finanzia progetti fino a 1000 euro, mentre dal 2021 è attivo lo '''sportello volontari''', che finanzia progetti per importi superiori. Vorremmo capire meglio quanto questi strumenti siano conosciuti e come siano percepiti, oltre a individuare possibili miglioramenti per rispondere sempre di più alle esigenze della comunità. Per questo ti chiediamo di dedicarci qualche minuto compilando un breve sondaggio: il tuo punto di vista per noi è davvero prezioso. Le risposte ci aiuteranno a individuare cosa funziona, cosa può essere migliorato e in che modo Wikimedia Italia può offrire un supporto più efficace. Il sondaggio è disponibile a questo link: https://survey.wikimedia.it/index.php/754139 Ti chiediamo per favore di rispondere entro le ore 23.59 di domenica 15 febbraio. Ti ringrazio e rimango a tua disposizione per qualsiasi informazione, [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 16:42, 9 feb 2026 (CET) == Citazione con fonte errata == Ciao a tutti, da qualche giorno sto incrementando la voce [[Antonio Beltramelli]], prima con citazioni tratte da ''Da Comacchio ad Argenta'', oggi da ''Il Gargano''. Prima del mio intervento, in Beltramelli, era già presente una citazione (Carichi di legname arrivavano e venivano lavorati ...) con fonte ''Il Gargano'', p. 117, 1907, lo stesso testo che sto utilizzando. Ho voluto controllarne l'esattezza, ma nell'opera del Beltramelli, disponibile in [https://archive.org/details/collezionedimono29berg/page/n8/mode/1up Internet Archive], questa frase non esiste! Né nella pagina indicata, né altrove. Cosa fare? cancellarla, mantenerla eliminando la fonte, o altro? Grazie dei suggerimenti. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:49, 18 feb 2026 (CET) :@[[Utente:Gaux|Gaux]] La citazione è da considerare senza fonte. Siccome è vecchia, può essere spostata in discussione in una sezione "Senza fonte" in cima alla quale porre il template {{tl|Sfid}}. Se la citazione fosse stata aggiunta di fresco, sarebbe stata invece da annullare direttamente. Ovviamente andrà tolta dalla voce tematica in cui è inserita. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:17, 18 feb 2026 (CET) ::Grazie! Tutto chiaro. [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 07:42, 19 feb 2026 (CET) == Nuova voce Paul-Henri Spaak == Buongiorno a tutti, ho appena messo on line la voce Paul-Henri Spaak ma è il mio primo lavoro su Wikiquote e come tale gradire moltissimo i vostri consigli. Sto leggendo un libro con i suoi discorsi e dunque penso che aggiungerò altre citazioni. Nel mondo francofono è spesso citato sono dunque rimasta sorpresa di non aver trovato nulla su wikiquote.Ho letto naturalmente il "Modello di voce" e ho un'esperienza su wikipedia e commons di quasi 14 anni ma qui sono una novellina e non vorrei fare pasticci. Un grazie in anticipo per i vostri commenti.--[[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 19:43, 18 feb 2026 (CET) :@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Ciao, ho sistemato alcune cose. Ho cambiato la foto, perché in quella di prima non si capiva granché. Ho segnalato la voce come [[Aiuto:Abbozzo|abbozzo]], perché tale è con meno di tre citazioni. Ho corretto il modo in cui era citata la fonte, soprattutto inserendo la dicitura "da" per indicare la fonte primaria (il discorso) e "citato in" per [[Aiuto:Fonti#Libri altrui|quella secondaria]] (il libro in cui il discorso è citato). Siccome il libro è in francese, presumo che la traduzione in italiano sia tua; in questo caso devi inserire anche l'originale in francese come spiegato in '''[[WQ:TT]]'''; ricordo però che le traduzioni automatiche (quelle fatte dall'intelligenza artificiale) non sono ammesse e sono motivo di [[Wikiquote:Cancellazioni immediate|cancellazione immediata della voce]] o delle singole citazioni viziate. Se ci sono tre citazioni tratte da una stessa opera, allora si può creare una sezione relativa a quell'opera; sennò vanno nella sezione generica "Citazioni di Paul-Henri Spaak" che ho provveduto a creare. Quando crei una voce, ricordati di collegarla al relativo elemento su Wikidata (l'ho fatto io, dovrebbe esserti arrivata una notifica). Hai fatto benissimo a creare la voce e a mettere per ora solo una citazione anziché fare modifiche a raffica, perché è naturale che all'inizio ci siano alcune cose da rivedere. Il resto, se necessario, si vedrà dopo. Se serve qualcosa, chiedi pure. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:13, 18 feb 2026 (CET) ::Grazie mille, sei stato veramente gentile. La traduzione è mia perché sono bilingue. Metterò l'originale in corsivo domani come indicato dal regolamento. Probabilmente le citazioni verranno dallo stesso libro che sto leggendo, devo finirlo rapidamente perché la biblioteca ne ha una sola copia e mi hanno chiesto di renderlo il prima possibile. Come faccio a creare una sezione per le citazioni trovate in quel libro? Ho trovato anche online i suoi due libri e vedrò se ci sono delle citazioni famose anche lì (suppongo di sì). Quando hai tempo, senza non ti dà fastidio butta un occhio, giusto per non lasciare del lavoro sporco on line. Buona serat [[Utente:Bettylella|Bettylella]] ([[Discussioni utente:Bettylella|scrivimi]]) 20:29, 18 feb 2026 (CET) :::@[[Utente:Bettylella|Bettylella]] Siccome il libro non è della persona a cui la pagina si riferisce (Spaak), bensì un'altra (Smets), la cosa un po' più ''probabile'' è che non sia necessario inserire le citazioni in una sezione dedicata specificamente all'opera, ma nella sezione "Citazioni di Paul-Henri Spaak" così come vedi già adesso. Magari il libro di Smets potrà essere menzionato in una sezione "Bibliografia" e richiamato in nota in forma abbreviata, cioè "Citato in Smets, p. 34.", senza dover precisare ogni volta il titolo, l'editore e l'anno, che saranno comunque presenti in bibliografia. Continuerò a seguire la voce. ''À la prochaine'', [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:05, 18 feb 2026 (CET) == Voci su singole canzoni == Ho visto che di recente {{ping|Dispe}} ha creato due voci tematiche dedicate a singoli brani musicali, nella fattispecie ''[[Nel blu dipinto di blu]]'' e ''[[Per sempre sì]]''. Mi sembra che sia una novità assoluta, fino a ora avevamo più che altro voci su [[:Categoria:Composizioni musicali|composizioni di musica classica]], mentre le citazioni sulle singole canzoni le ho sempre viste nelle citazioni sugli album da cui sono tratte, nelle voci degli autori ([[Fabrizio_De_André#Citazioni_su_Volume_I|esempio 1]], [[The_Beatles#Citazioni_su_Rubber_Soul|esempio 2]], [[Red_Hot_Chili_Peppers#Citazioni_su_Californication|esempio 3]]). Personalmente manterrei questa impostazione e propenderei per soluzioni alternative solo quando le dimensioni lo richiedono per veri e propri scorpori. [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 20:22, 8 mar 2026 (CET) :Concordo, ma per una voce singola direi che ne servirebbero davvero tante sulla canzone in questione, anche perché se cominciassimo a creare pagine sui singoli brani avremmo migliaia di voci nuove a non finire. [[Utente:SirPsych0|SirPsych0]] ([[Discussioni utente:SirPsych0|scrivimi]]) 21:54, 8 mar 2026 (CET) ::Mi chiedevo anch'io se non fosse il caso di mettere le citazioni in questione nella pagina del cantante, specificatamente nella sezione dedicata all'album. ''Nel blu dipinto di blu'' è una canzone così iconica che meriterebbe una voce a sé; ma con tutto quello che è stato detto su di essa, a me il buon senso dice di crearla innanzitutto con un corredo minimo di citazioni autorevoli, cosa che al momento non si vede. È vero che questo progetto è perpetuamente ''in fieri'', ma è vero anche che gli abbozzi andrebbero evitati quando, come in questo caso, dovrebbe essere abbastanza possibile. ''Per sempre sì'' ha vinto Sanremo, ma è una cosa ancora troppo recente e al momento disponiamo più che altro di polemiche giornalistiche di rilevanza storica quanto meno incerta. Quindi, più in generale, io non creerei voci di tal fatta, se non in casi eccezionali e sempre che le si possa dotare sin da subito di una certa struttura. È un po' lo stesso discorso che già facciamo a proposito dei libri. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 15:04, 10 mar 2026 (CET) :::{{ping|Dispe}} se non hai nulla in contrario procederei a cancellare le due voci e spostare le citazioni in [[Domenico Modugno]] e [[Sal Da Vinci]].--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 04:38, 13 mar 2026 (CET) ::::Concordo con voi. --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 11:44, 14 mar 2026 (CET) == Attivazione sportello di supporto legale di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio che Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di supporto legale gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un avvocato in merito a questioni che riguardano la loro attività su Wikipedia e gli altri progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello si articola in due parti: * un documento con "risposte a domande frequenti" che affronta alcune casistiche di carattere generale più ricorrenti (e che potrà essere aggiornata e ampliata in futuro); * la possibilità di richiedere una consulenza legale con un avvocato per chiarimenti sui contenuti del documento o per questioni non trattate nelle FAQ. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello di supporto legale in questa pagina su Wikipedia in italiano: '''[[w:it:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale]]'''. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo di pingarmi) o tramite [[Special:EmailUser/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 17:19, 11 mar 2026 (CET) == qualificatore in vista o nascosto == Ciao a tutti, quando citate un autore che ha un qualificatore, lo citate scrivendolo in forma compatta con pipe o in forma estesa senza? Esempio: [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]] o [[Adolfo Venturi (storico dell'arte)]]. In Pedia si usa la notazione compatta, in Quote? Grazie per l'info. --[[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 17:20, 27 mar 2026 (CET) :Che io sappia si usa la notazione compatta anche qui. Io comunque la preferisco. Non si vede per quale motivo usare quella estesa, tanto il collegamento interno risolve le ambiguità. Incidentalmente ti segnalo che basta scrivere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|]]</nowiki></code> (nota il separatore dopo il nome della pagina!) per ottenere <code><nowiki>[[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]</nowiki></code>, perché il software completa la parte mancante in automatico nel momento in cui salvi la modifica; ma forse lo sapevi già. Saluti, [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 17:35, 27 mar 2026 (CET) ::Grazie per la risposta. Anch'io, come vecchio ''pediano'', preferisco la forma compatta, il mio dubbio è nato osservando la lista delle Voci nuove, ove ho notato prevalentemente l'utilizzo della forma estesa. La tua segnalazione sul riempimento automatico non la conoscevo! doppio Grazie! [[Utente:Gaux|Gaux]] ([[Discussioni utente:Gaux|scrivimi]]) 18:29, 27 mar 2026 (CET) :::Direi ampiamente preferibile notazione compatta, questo in generale. Per le "voci nuove" potrebbe valere un discorso a parte, ma comunque se vogliamo uniformarci anche lì, nulla in contrario.--[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 19:13, 27 mar 2026 (CET) ::::Per le "Nuove voci" ci si è uniformati a usare la forma estesa e senza corsivi dopo [[Discussioni template:SelezioneNuove#Disambiguante]]. Anche in [[Incipit]] ed [[Explicit]] mi sembra meglio la forma estesa, trattandosi di liste, dove pure non vengono usati i corsivi. Ma fatto salvo per queste liste, in tutte le voci di Wikiquote (specie le tematiche) è invece norma usare la forma compatta.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:10, 28 mar 2026 (CET) == Eliminare link a libri cancellati da Wikibooks == Ciao! Scusate, scrivo qui perché non ho trovato il corrispettivo di [[w:Wikipedia:Bot/Richieste]] – nel caso abbia sbagliato, perdonatemi e spostate pure la discussione :)<br/>Vi scrivo perché su Wikibooks è emerso un colossale caso di violazione di copyright e sono stati cancellati 128 wikilibri ([[b:Wikibooks:Sospette violazioni di copyright/Archivio/Marzo 2026|qui i dettagli]]). Ho visto però che qui su Wikiquote erano stati inseriti manualmente dei link a questi libri all'interno del [[Template:Interprogetto]]. Questi link ora rimandano a pagine che non esistono più. È possibile far passare un bot per eliminarli? Se vi serve una lista, fatemi sapere di cosa avete bisogno e dove posso mettervela. Grazie! &mdash; [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 17:22, 4 apr 2026 (CEST) :Grazie per la segnalazione, purtroppo al momento su Wikiquote abbiamo scarsa o nulla manovalanza sul comparto tecnico e bot, ma essendo solo 128 il controllo volendo si può fare a mano; avere qualche link nell'interprogetto che punta a pagine non esistenti comunque non è un gran problema, più grave sarebbe se fossero rimasti link funzionanti illegali.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:26, 5 apr 2026 (CEST) ::@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Se volete, ho un bot che uso su Wikibooks per le operazioni ripetitive ([[b:Speciale:Contributi/Gian BOT]]). Se può servire, fatemi sapere. -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:03, 6 apr 2026 (CEST) :::@[[Utente:Hippias|Hippias]] Ho cancellato tutti i collegamenti verso Wikibooks aggiunti dallo stesso account responsabile della violazione del copyright. Per caso c'è dell'altro? [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 14:45, 6 apr 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Udiki|Udiki]] No, allora è a posto. Grazie! -- [[Utente:Hippias|Hippias]] ([[Discussioni utente:Hippias|scrivimi]]) 14:47, 6 apr 2026 (CEST) == Save the Date: itWikiCon 2026 a Vezia (Lugano) – Vi aspettiamo! == Gli organizzatori sono entusiasti di invitarvi '''all’itWikiCon 2026 che si terrà a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]])'''! È la prima volta che il convegno annuale della comunità italofona dei progetti Wikimedia si terrà nella Svizzera italiana. Dal '''6 all’8 novembre 2026''' insieme a voi trasformeremo Vezia in un vivace punto d’incontro all’insegna della conoscenza libera, della condivisione e della comunità. La sede del convegno, [https://csvn.ch/ Il Centro Studi Villa Negroni], una struttura nota per aver ospitato persone di spicco della cultura italiana si trova molto vicino a Lugano. Non vediamo l'ora di condividere questo luogo con voi e di partecipare a workshop, discussioni e presentazioni stimolanti. L'organizzazione sta procedendo e nel corso delle prossime settimane, vi terremo aggiornati sui principali sviluppi, inclusi la creazione collaborativa del programma e il bando per le borse di partecipazione. Nelle prossime settimane saranno pubblicate ulteriori informazioni sulla [[:meta:ItWikiCon/2026|pagina principale dell’evento]]. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info(at)itwikicon.org. A presto, il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:30, 7 apr 2026 (CEST) == WikiOscar 2026 == Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikicitazionista premio] per l'utente che non usa mai parole proprie. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[Utente:Atlante|Atlante]] ([[Discussioni utente:Atlante|scrivimi]]) 10:41, 1 mag 2026 (CEST) == Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia == Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]]. Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/> Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona. Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''. Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]]. Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. --[[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[Discussioni utente:Dario Crespi (WMIT)|scrivimi]]) 14:57, 7 mag 2026 (CEST) == Apertura delle pre-iscrizioni itWikiCon 2026 == Come saprete già, dal '''6 all'8 novembre 2026''' a [[:w:it:Vezia|Vezia]] ([[:w:it:Lugano|Lugano]]) si apriranno le porte della [[:w:it:Villa Negroni|Villa Negroni]] per '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]'''. Questo convegno unisce ispirazione, innovazione e scambio di idee in un evento di tre giorni. Le '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' sono disponibili da subito ed è il primo passo per manifestare il vostro interesse a partecipare. Inoltre, in questo modo darete un contributo fondamentale al team organizzativo nella pianificazione logistica dell’evento. Per qualsiasi domanda o suggerimento, non esitare a scrivere un messaggio sulla [[:meta:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o di contattarci a info@itwikicon.org. Non vediamo l'ora di accogliervi a Vezia! A presto, il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[Utente:Vallema|Vallema]], [[Utente:cassinam|Cassinam]], [[Utente:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] == Template:Premio == C'è un problema col [[Template:Premio]]: pur non essendo stato modificato ora compare a sinistra in cima invece che a destra sotto l'immagine, creando un pessimo effetto estetico, es. [[Steven Spielberg]] e [[Roberto Benigni]]; la cosa andrebbe risolta al più presto: qualcuno di noi lo sa fare? {{ping|Nemo_bis|GryffindorD|Superchilum}} [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:48, 25 mag 2026 (CEST)<br> P.s. Può darsi che dipenda da una serie generale di cambiamenti che sono apparsi oggi specie in modalità di modifica: righe numerate, evidenziazione di template e corsivi e intestazioni ecc., ...quantomento io che uso il vecchio aspetto (Vector legacy 2010, ma suppongo non dipenda da quello) trovo oggi tutta questa serie di cambiamenti, anche su Wikipedia. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:01, 25 mag 2026 (CEST) :Il problema al template non è di oggi, c'era già da qualche giorno e al momento non capisco a cosa sia dovuto. Il resto probabilmente dipende dal fatto che nella barra degli strumenti hai cliccato sul pulsante "Sintassi", infatti io uso Vector legacy 2010 ma non vedo nulla di tutto ciò. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 16:11, 25 mag 2026 (CEST) ::Grazie mille Udiki, a me non pare di aver cliccato qualcosa, ma ora il problema l'ho risolto togliendo la spunta su "Attiva l'evidenziazione della sintassi per il codice" e mettendola su "Imposta un'eccezione locale per questa preferenza globale" così da toglierla anche da "Attiva l'evidenziazione della sintassi per wikitesto": ora tutto in modifica mi è tornato come prima. Inoltre hai ragione che il Template:Premio non aveva a che fare con quello: lo vedo ancora a sinistra. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 25 mag 2026 (CEST) :::Ho chiesto in [[:w:WP:OFFICINA]], anch'io non riesco a capire cosa sia cambiato... --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 23:27, 25 mag 2026 (CEST) ::::Grazie, la [https://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Template:Premio&curid=80058&diff=1414472&oldid=1102407 modifica] ha risolto il problema.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 08:31, 26 mag 2026 (CEST) :::::Ottimo :-) --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 19:36, 26 mag 2026 (CEST) == Citazione di Luigi Giussani == Buongiorno, mi ricordo di una citazione attribuita a don Luigi Giussani: "Ma la scuola sono i due e i tre". Non riesco a trovarlo da nessuna parte. Potete aiutarmi?--[[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 13:50, 6 giu 2026 (CEST) :Credo che provenga dalla presentazione che Giussani scrisse per un suo libro intitolato ''Si può (veramente?!) vivere così?'' ([https://books.google.it/books?id=B2FpqWm0eakC&pg=PP6 vedi]). Ti riporto l'intero brano perché il link a volte funziona e altre no (la sottolineatura è mia): :{{quote|Qual è il modo con cui possiamo imparare, sia pur come balbettio, il linguaggio nuovo e vero, il linguaggio nuovo della verità delle cose? Due amici, a cui si aggiunga la compagnia di una persona che è già da un po' di tempo abituata a guardar le cose in un certo modo, a leggere le cose ripetendole, ripetendole scandendo le sillabe delle parole più importanti. «Cosa vuoi dire questa parola che ricorre e che hanno detto essere la più importante?»: dapprima uno si domanda tra sé e sé, poi domanda all' altro, poi tutti e due domandano a questa persona più grande. Allora, insieme, leggono, studiano a memoria l'espressione che sembra difficile ed è bella. Ed è bella perché dice il vero, la verità. Si gusta il vero comprendendo la verità di quello che è detto, non si gusta il vero perché ''placet auribus'', perché accarezza l'orecchio. E c'è una parola che non riescono a capir bene, non riescono a capir bene come è penetrata nel discorso. Allora vanno da chi ha fatto il discorso a dire: «Come è penetrata?». E fra quattro si risolve meglio che non fra tre.<br />Questo è il modo con cui i medioevali concepivano lo studio. I libri stessi lo dimostrano: il testo era il brano della scrittura da giudicare e da studiare; i margini erano tali e tanti che in scuola, mentre leggevano il testo e ognuno diceva la sua, a un certo punto tutti scrivevano su di essi l'esito della discussione che l'insegnante persuasivamente aveva fatto capire. «L'esito della discussione è questo: la carità è dono, dono totale, gratuito». Allora, sui margini dei libri medioevali degli universitari di Bologna troviamo scritto: «La carità è un dono...»: è il commento alla cosa, la spiegazione del testo.<br /><u>Ma la vera scuola sono i due, o meglio, i tre perché senza maestro non c'è scuola</u>; senza qualcuno che abbia già fatto dei passi e, perciò, indichi la direzione immediata da assumere, non c'è scuola Oppure, meglio ancora, i tre insieme a chi è responsabile del modo di dire, del come si esprime e si difende un concetto che si vuole definire: questa è la scuola che fa stare in mente le cose e, soprattutto, introduce a capire che c'entrano col suo modo di vivere quotidiano.}} [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 18:41, 6 giu 2026 (CEST) :Ottimo, grazie!-- [[Utente:Carnby|Carnby]] ([[Discussioni utente:Carnby|scrivimi]]) 19:42, 6 giu 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: apertura della fase di raccolta di temi per il programm == Ciao a tutti, è ufficialmente aperta la fase della raccolta di temi per il '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|programma]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! Queste prime idee serviranno come contenitori per le proposte specifiche in estate. Il convegno si terrà dal '''6 all'8 novembre 2025 a Vezia (Lugano)'''. Il programma lo costruiamo insieme: chiunque può inviare proposte di argomenti per presentazioni, discussioni o workshop. Tutte le informazioni e le istruzioni sono disponibili '''[[m:ItWikiCon/2026/Programma|sulla pagina dedicata al Programma]]'''. Anche quest’anno vogliamo dare particolare spazio ai formati interattivi come workshop o discussioni. Vorremmo cogliere l’occasione del convegno per rafforzare lo spirito di comunità e anche per sviluppare soluzioni alle sfide comuni. La selezione delle proposte avverrà in estate, seguita dalla conferma dei relatori. Aggiornamenti sulle borse di partecipazione seguiranno la prossima settimana. Infine, ti ricordiamo che il periodo delle '''[[m:ItWikiCon/2026/Partecipanti|pre-iscrizioni]]''' è ancora in corso. Grazie mille a tutti coloro che si sono già iscritti! Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{{@}}itwikicon.org. Non vediamo l'ora di conoscere le vostre idee! Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 17:14, 24 giu 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: apertura della fase di richieste per borse di partecipazione == Ciao a tutti, è ufficialmente aperta la fase delle richieste di '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|borse di partecipazione]]''' per '''itWikiCon 2026''', il convegno annuale della comunità Wikimedia italofona! L’evento si terrà dal '''6 all'8 novembre 2026 a Vezia (Lugano)'''. La fase di candidatura per le borse di partecipazione durerà fino alla fine di luglio '''(29 giugno – 31 luglio)'''. Se vuoi proporre una sessione e hai bisogno di un sostegno per il viaggio e l’alloggio, invia la tua richiesta per tempo. Qui trovi tutte le '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|informazioni sulle borse di partecipazione]]'''. Per domande o suggerimenti scrivici sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{at}itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] ([[Discussioni utente:Dorine Barth (WMCH)|scrivimi]]) 12:32, 29 giu 2026 (CEST) == Marathon == Dear colleagues, hello! My name is S. Marchenko, I am a user of Wikimedia Foundation Russian language projects and a VRT agent. I actively edit the Russian version of Wikiquote, and recently I had the idea to hold an international marathon to improve and expand Wikiquote articles in different languages. In connection with this, I created a competition page on Meta [[m:Wiki Loves Quotes 2026]], where you can also register your local community. I really hope you find it interesting! Sincerely, [[Utente:S.Marchenko|S.Marchenko]] ([[Discussioni utente:S.Marchenko|scrivimi]]) 20:27, 15 lug 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: potete candidarvi per una borsa di partecipazione entro il 31 luglio == Ciao a tutti! Vi ricordiamo che c’è tempo '''fino al 31 luglio''' per inviare le candidature per ricevere una '''borsa di partecipazione''' per itWikiCon 2026, che si terrà '''a Vezia (Lugano) dal 6 all’8 novembre'''. Troverete tutte le informazioni sulla pagina del progetto '''[[m:ItWikiCon/2026/Borse|nella sezione borse]]'''. Per domande o suggerimenti scriveteci sulla [[metawiki:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o via e-mail a info{at}itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[Utente:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 14:11, 28 lug 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: fra qualche giorno sarà disponibile la griglia del programma == Ciao a tutti, Fra pochi giorni sarà disponibile la griglia dove inserire gli interventi e i workshop per la conferenza in stile unconference. I temi che avete proposto sulla [[m:ItWikiCon/2026/Programma|pagina del programma]] sono tanti e interessanti. Trasformateli in interventi e workshop. Per domande o suggerimenti scriveteci qua sulla pagina di discussione o via e-mail a info@itwikicon.org. A presto, Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 06:09, 30 ago 2026 (CEST) ==SheSaid 2026== Ciao, dal 1º settembre al 31 dicembre, torna l'edizione 2026 della campagna [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]], ideata da Wiki Loves Women e organizzata in Italia da WikiDonne. Maggiori info sulla [[Wikiquote:SheSaid 2026|pagina]]. --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:42, 2 set 2026 (CEST) :Grazie [[Utente:Camelia.boban|Camelia]], cercheremo anche questa volta di onorare la tua bella iniziativa, che permette ogni anno a vari utenti, come me, di avere uno stimolo per creare voci che altrimenti non creerebbero. Anche il tempo è magnanimo: fino al 31 dicembre significa che anche se uno non ha tempo adesso... può trovarlo con calma. Mi permetto di pingare per conoscenza i maggiori partecipanti alle ultime due edizioni: {{ping|Danyele|Ibisco}} (passati vincitori), {{ping|Wiccio|IppolitoN|Superchilum}} e {{ping|GryffindorD|Dispe|Emmepici}}. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 15:23, 3 set 2026 (CEST) == itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre == Ciao a tutti, '''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''. Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''. Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione. Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]]. Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org. Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia! Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]], [[Utente:Vallema|Vallema]] ([[Discussioni utente:Vallema|scrivimi]]) 11:39, 11 set 2026 (CEST) j668als9cg5mv4u4qk0bekz4jgt78mb I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo 0 69287 1426249 1425379 2026-09-11T17:51:27Z ~2026-42515-49 107933 /* I gemelli */ 1426249 wikitext text/x-wiki '''''I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo''''', spettacolo teatrale del 1995 di [[Aldo, Giovanni & Giacomo]]. ===''I gemelli''=== *'''Aldo''': Che cosa è successo? <br /> '''Giacomo''': Eh, che cosa è successo... Mi dormi addosso e mi vengono i crampi, ecco! <br /> '''Aldo''': Io ti dormo addosso? <br /> '''Giacomo''': E chi? <br /> '''Aldo''': Eh devi ammettere che siamo in tre nello spazio di uno, e questo è strano! <br /> '''Giovanni''': Beh, è strano anche il fatto che siamo tre gemelli; noi due siamo simili, e tu sei diverso! <br /> '''Aldo''': Eh, sono diverso... E allora? <br /> '''Giovanni''': Hai anche l'accento diverso! <br /> '''Aldo''': Sono diverso perché sono omozigoto. <br /> '''Giovanni''': Cosa vuol dire quella roba lì? <br /> '''Aldo''': Omozigotico? Vuol dire che ognuno è quel che è sempre stato. *'''Aldo''': Tu, per esempio, nella vita precedente, che cos'eri? <br /> '''Giacomo''': Chi? <br /> '''Aldo''' {{NDR|urlando}}: Se guardo te, parlo con te, non è che parlo con quello che è dietro!! <br /> '''Giacomo''': Perché, ce n'è un altro dietro? <br /> '''Giovanni''': Speriamo di no, sennò siam rovinati! <br /> '''Aldo''': Ma porca miseria! Togliti l'immondizia dalla testa! Allora, tu nell'altra vita... che cos'eri? <br /> '''Giacomo''': Perché? <br /> '''Aldo''': Che risposta è "perché?"?! "Come?", "Quando?", "Con cui" ma non "Perché?"! Mi viene l'ulcera a parlar con te!<br/>'''Giovanni''': Ma scusa, non ti ricordi che cos'eri? Cioè, non sei ancora nato e già hai perso la memoria? <br /> '''Giacomo''': Ma non è che non mi ricordo, sarò stato... <br /> '''Giovanni''': Il virus della pellagra? <br /> '''Giacomo''': No, caro! Perché, tu ti ricordi che cos'eri?! <br /> '''Giovanni''': Io mi ricordo che cos'ero! <br /> '''Giacomo''': Eh, cos'eri? <br /> '''Giovanni''': Mi ricordo che ero un animale velocissimo! <br /> '''Giacomo''': Ah, sì! Il criceto! Ahahahah! <br /> '''Giovanni''': No, caro! Un animale più grande! <br /> '''Giacomo''': La pantegana! Ahahahahahah! <br /> '''Giovanni''': Un felino! Un ghepardo! <br /> '''Giacomo''': Un ghepardo con la faccia da pantegana! <br /> '''Giovanni''': Ero un ghepardo nella Savana, pronto a ghermire la preda... col mio bel mantello maculato a macchie nere ed arancioni.. <br /> '''Giacomo''': Oh, però è vero, eh!! Va' va', gli sono rimaste delle macchie tipo eczema, tutte dietro! Bestia, che schifo!!! <br /> '''Aldo''': Non lo toccare! Allontanati! <br /> '''Giacomo''': Che schifo!! <br /> '''Aldo''': Fermo lì! Rimani fermo lì, in quarantena, non ti muovere! E quando fai la doccia, mettiti le ciabatte! Grazie! *'''Aldo''': Adesso vi faccio vedere cosa ero io ok? Però potresti {{NDR|riferito a Giacomo}} fare un po' di spazio per cortesia? <br /> '''Giacomo''': ho capito ma lo spazio è quello che è: cosa faccio adesso chiedo affitto ad una ghiandola surrenale? *'''Giacomo''': GVNN! <br /> '''Giovanni''': Eh? <br /> '''Giacomo''': Hai da accendere? <br /> '''Giovanni''': Ma sei matto?! Fumi qua dentro?! <br /> '''Giacomo''': E allora? <br /> '''Giovanni''': Come "allora"?! Ci intossichi tutti! <br /> '''Giacomo''': Eh, per una sigaretta... <br /> '''Giovanni''': Allora, non si fuma in generale, qua è vietatissimo! Va bene?! <br /> '''Giacomo''': Ehh! Ha parlato l'imperatore dell'utero materno adesso! ===''La gita in montagna''=== *'''Aldo''': Giacomino! Non fare basculare la corda che è pericoloso! Hai capito? <br /> '''Giovanni''': Anche tu, stai serrato, non stare così indietro! <br /> '''Aldo''': Eh, non è che sto indietro, è che... proprio... c'ho il fiatone. <br /> '''Giovanni''': Ma che fiatone? <br /> '''Aldo''': Eh, c'ho le gambe che non le sento più! <br /> '''Giovanni''': Mmmmh! Chiamale più forte! Cosa vuoi che ti dica? *'''Giovanni''': Metti il piede lì dove c'è quella sporgenza! <br /> '''Aldo''': Dove? <br /> '''Giovanni''': Quella sporgenza lì a forma di [[zoccolo]] di [[gnu]]! <br /> '''Aldo''': Zoccolo di gnu?! Non conosco lo gnu, devo conoscere lo zoccolo di gnu?! *'''Giovanni''': Dai, metti il piede là in quella rientranza! <br /> '''Aldo''': Dove?! <br /> '''Giovanni''': Non vedi quella rientranza là? <br /> '''Aldo''': Non la vedo! <br /> '''Giovanni''': Quella lì a forma di nido di [[chiurlo]], dai. <br /> '''Aldo''': Nido di chiurlo?! Ma dì a forma di nido! Mii, io un nido lo riconosco, un chiurlo no! *'''Giovanni''': Dai, metti lì la mano e ci siamo. <br /> '''Aldo''': Dove?! Dove?! <br /> '''Giovanni''': Non vedi quella sporgenza lì? <br /> '''Aldo''': No, li vedi solo tu! <br /> '''Giovanni''': Quella lì a forma di orecchio di licaone, dai! <br /> '''Aldo''': Orecchio di licaone? Ma uno dev'essere [[Piero Angela]] per scalare una montagna?! Orecchio di licaone, porca miseria! *'''Aldo''': E qua la roccia è tutta franabile! <br /> '''Giovanni''': Al massimo sarà friabile la roccia, dai. <br /> '''Aldo''': Comunque "frana", non è che "fria"! *'''Aldo''': Adesso qui è liscio come il marmo. <br /> '''Giovanni''': No, ho messo io il piede lì sulla destra. C'è uno spuntone... <br /> '''Aldo''': Quello lì è liscio come il marmo. Ti sfido a trovarmi uno spuntone. <br /> '''Giovanni''': Quello a forma di vertebra di moffetta! Non l'hai visto? <br /> '''Aldo''': Avanti, dimmi com'è fatta una moffetta! <br /> '''Giovanni''': Ho detto "vertebra" e dentro non si vede! <br /> '''Aldo''': Mii, si salva sempre! Non la vedo comunque! Comunque c'è un buco... Spero non sia il culo della moffetta, guarda! *'''Giovanni''': Adesso arrotati e vieni giù. Arrotati e... Girati! <br /> '''Aldo''': E dì "girati", per Dio!!! <br /> '''Giovanni''': Cazzo, conosci due vocaboli "tirati su" e "girati"!! *'''Giovanni''': Allora adesso... Developpa giù così! Scherzo, dai... <br /> '''Aldo''': Senti, "fanculizzati" che scendo da solo, va bene?! *'''Aldo''': È che m'era venuta la sensazione del vuoto. <br /> '''Giovanni''': Eh, "la sensazione del vuoto"... <br /> '''Aldo''': Io da piccolo ho avuto un trauma... non è che... <br /> '''Giovanni''': Eh, ne hai avuto più di uno, va là! *'''Giovanni''': Da che parte sei arrivato? <br /> '''Giacomo''': C'è il sentiero! *'''Giovanni''': Uè, ciccio! Qui lo zaino è vuoto, eh! <br /> '''Aldo''': Tu m'hai detto "porta lo [[zaino]]"... ===''Il conte Dracula e Nico''=== *Sooono il conte Draaaacula, minchia!! ('''Aldo''') *Porca di quella troooiaaaa!! Chi è che bussa a quest'ora del mattino?! Ahiò! Ahiòòòò! Nonno! Ahiò, come sei spigoloso, nonno! Nonno! Ahiò, nonno!... Samantha, il nonno è morto! {{NDR|il nonno gli fa le corna}} Hai fatto uno scherzo, eh?! Vedrai quando ti spezzo le braccine, tec-tec, che scherzo che fai! Spegni le [[Candela|candele]], renditi utile! {{NDR|il nonno (Giacomo) ci soffia ma non si spengono}} 'Gnorantone! C'è il pulsante! {{NDR|sente bussare}} Sto arrivando, Ahiò, un momento! Avanti! ('''Nico/Giovanni''') ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo''}} [[Categoria:Opere teatrali|Corti di Aldo, Giovanni & Giacomo, I]] o2ywnh0lj8zvqygfkwlzaui2qwynhk4 1426251 1426249 2026-09-11T18:30:45Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-42515-49|~2026-42515-49]] ([[User talk:~2026-42515-49|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:~2026-47788-49|~2026-47788-49]] 1425379 wikitext text/x-wiki '''''I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo''''', spettacolo teatrale del 1995 di [[Aldo, Giovanni & Giacomo]]. ===''I gemelli''=== *'''Aldo''': Che cosa è successo? <br /> '''Giacomo''': Eh, che cosa è successo... Mi dormi addosso e mi vengono i crampi, ecco! <br /> '''Aldo''': Io ti dormo addosso? <br /> '''Giacomo''': E chi? <br /> '''Aldo''': Eh devi ammettere che siamo in tre nello spazio di uno, e questo è strano! <br /> '''Giovanni''': Beh, è strano anche il fatto che siamo tre gemelli; noi due siamo simili, e tu sei diverso! <br /> '''Aldo''': Eh, sono diverso... E allora? <br /> '''Giovanni''': Hai anche l'accento diverso! <br /> '''Aldo''': Sono diverso perché sono omozigoto. <br /> '''Giovanni''': Cosa vuol dire quella roba lì? <br /> '''Aldo''': Omozigotico? Vuol dire che ognuno è quel che è sempre stato. *'''Aldo''': Tu, per esempio, nella vita precedente, che cos'eri? <br /> '''Giacomo''': Chi? <br /> '''Aldo''' {{NDR|urlando}}: Se guardo te, parlo con te, non è che parlo con quello che è dietro!! <br /> '''Giacomo''': Perché, ce n'è un altro dietro? <br /> '''Giovanni''': Speriamo di no, sennò siam rovinati! <br /> '''Aldo''': Ma porca miseria! Togliti l'immondizia dalla testa! Allora, tu nell'altra vita... che cos'eri? <br /> '''Giacomo''': Perché? <br /> '''Aldo''': Che risposta è "perché?"?! "Come?", "Quando?", "Con cui" ma non "Perché?"! Mi viene l'ulcera a parlar con te!<br/>'''Giovanni''': Ma scusa, non ti ricordi che cos'eri? Cioè, non sei ancora nato e già hai perso la memoria? <br /> '''Giacomo''': Ma non è che non mi ricordo, sarò stato... <br /> '''Giovanni''': Il virus della pellagra? <br /> '''Giacomo''': No, caro! Perché, tu ti ricordi che cos'eri?! <br /> '''Giovanni''': Io mi ricordo che cos'ero! <br /> '''Giacomo''': Eh, cos'eri? <br /> '''Giovanni''': Mi ricordo che ero un animale velocissimo! <br /> '''Giacomo''': Ah, sì! Il criceto! Ahahahah! <br /> '''Giovanni''': No, caro! Un animale più grande! <br /> '''Giacomo''': La pantegana! Ahahahahahah! <br /> '''Giovanni''': Un felino! Un ghepardo! <br /> '''Giacomo''': Un ghepardo con la faccia da pantegana! <br /> '''Giovanni''': Ero un ghepardo nella Savana, pronto a ghermire la preda... col mio bel mantello maculato a macchie nere ed arancioni.. <br /> '''Giacomo''': Oh, però è vero, eh!! Va' va', gli sono rimaste delle macchie tipo eczema, tutte dietro! Bestia, che schifo!!! <br /> '''Aldo''': Non lo toccare! Allontanati! <br /> '''Giacomo''': Che schifo!! <br /> '''Aldo''': Fermo lì! Rimani fermo lì, in quarantena, non ti muovere! E quando fai la doccia, mettiti le ciabatte! Grazie! *'''Aldo''': Adesso vi faccio vedere cosa ero io ok? Però potresti {{NDR|riferito a Giacomo}} fare un po' di spazio per cortesia? <br /> '''Giacomo''': ho capito ma lo spazio è quello che è: cosa faccio adesso chiedo affitto ad una ghiandola surrenale? *'''Giacomo''': GVNN! <br /> '''Giovanni''': Eh? <br /> '''Giacomo''': Hai da accendere? <br /> '''Giovanni''': Ma sei matto?! Fumi qua dentro?! <br /> '''Giacomo''': E allora? <br /> '''Giovanni''': Come "allora"?! Ci intossichi tutti! <br /> '''Giacomo''': Eh, per una sigaretta... <br /> '''Giovanni''': Allora, non si fuma in generale, qua è vietatissimo! Va bene?! <br /> '''Giacomo''': Ehh! Ha parlato l'imperatore dell'utero materno adesso! ===''La gita in montagna''=== *'''Aldo''': Giacomino! Non fare basculare la corda che è pericoloso! Hai capito? <br /> '''Giovanni''': Anche tu, stai serrato, non stare così indietro! <br /> '''Aldo''': Eh, non è che sto indietro, è che... proprio... c'ho il fiatone. <br /> '''Giovanni''': Ma che fiatone? <br /> '''Aldo''': Eh, c'ho le gambe che non le sento più! <br /> '''Giovanni''': Mmmmh! Chiamale più forte! Cosa vuoi che ti dica? *'''Giovanni''': Metti il piede lì dove c'è quella sporgenza! <br /> '''Aldo''': Dove? <br /> '''Giovanni''': Quella sporgenza lì a forma di [[zoccolo]] di [[gnu]]! <br /> '''Aldo''': Zoccolo di gnu?! Non conosco lo gnu, devo conoscere lo zoccolo di gnu?! *'''Giovanni''': Dai, metti il piede là in quella rientranza! <br /> '''Aldo''': Dove?! <br /> '''Giovanni''': Non vedi quella rientranza là? <br /> '''Aldo''': Non la vedo! <br /> '''Giovanni''': Quella lì a forma di nido di [[chiurlo]], dai. <br /> '''Aldo''': Nido di chiurlo?! Ma dì a forma di nido! Mii, io un nido lo riconosco, un chiurlo no! *'''Giovanni''': Dai, metti lì la mano e ci siamo. <br /> '''Aldo''': Dove?! Dove?! <br /> '''Giovanni''': Non vedi quella sporgenza lì? <br /> '''Aldo''': No, li vedi solo tu! <br /> '''Giovanni''': Quella lì a forma di orecchio di licaone, dai! <br /> '''Aldo''': Orecchio di licaone? Ma uno dev'essere [[Piero Angela]] per scalare una montagna?! Orecchio di licaone, porca miseria! *'''Aldo''': E qua la roccia è tutta franabile! <br /> '''Giovanni''': Al massimo sarà friabile la roccia, dai. <br /> '''Aldo''': Comunque "frana", non è che "fria"! *'''Aldo''': Adesso qui è liscio come il marmo. <br /> '''Giovanni''': No, ho messo io il piede lì sulla destra. C'è uno spuntone... <br /> '''Aldo''': Quello lì è liscio come il marmo. Ti sfido a trovarmi uno spuntone. <br /> '''Giovanni''': Quello a forma di vertebra di moffetta! Non l'hai visto? <br /> '''Aldo''': Avanti, dimmi com'è fatta una moffetta! <br /> '''Giovanni''': Ho detto "vertebra" e dentro non si vede! <br /> '''Aldo''': Mii, si salva sempre! Non la vedo comunque! Comunque c'è un buco... Spero non sia il culo della moffetta, guarda! *'''Giovanni''': Adesso arrotati e vieni giù. Arrotati e... Girati! <br /> '''Aldo''': E dì "girati", per Dio!!! <br /> '''Giovanni''': Cazzo, conosci due vocaboli "tirati su" e "girati"!! *'''Giovanni''': Allora adesso... Developpa giù così! Scherzo, dai... <br /> '''Aldo''': Senti, "fanculizzati" che scendo da solo, va bene?! *'''Aldo''': È che m'era venuta la sensazione del vuoto. <br /> '''Giovanni''': Eh, "la sensazione del vuoto"... <br /> '''Aldo''': Io da piccolo ho avuto un trauma... non è che... <br /> '''Giovanni''': Eh, ne hai avuto più di uno, va là! *'''Giovanni''': Da che parte sei arrivato? <br /> '''Giacomo''': C'è il sentiero! *'''Giovanni''': Uè, ciccio! Qui lo zaino è vuoto, eh! <br /> '''Aldo''': Tu m'hai detto "porta lo [[zaino]]"... ===''Il conte Dracula e Nico''=== *Sooono il conte Draaaacula, minchia!! ('''Aldo''') *Porca di quella troia!! Chi è che bussa a quest'ora del mattino?! Ahiò! Ahiòòò! Nonno! Ahiò, come sei spigoloso, nonno! Nonno! Ahiò, nonno!... Samantha, il nonno è morto! {{NDR|il nonno gli fa le corna}} Hai fatto uno scherzo, eh?! Vedrai quando ti spezzo le braccine, tec-tec, che scherzo che fai! Spegni le candeline, renditi utile! {{NDR|il nonno (Giacomo) ci soffia ma non si spengono}} 'Gnorantone! C'è il pulsante! {{NDR|sente bussare}} Sto arrivando, ahiò, un momento! Avanti! ('''Nico/Giovanni''') ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo''}} [[Categoria:Opere teatrali|Corti di Aldo, Giovanni & Giacomo, I]] hlymzyjievvktlznv1pjcuowxcv8w88 Lo straordinario mondo di Gumball 0 115239 1426250 1403670 2026-09-11T18:06:44Z ~2026-42515-49 107933 /* Episodio 28, Il club */ 1426250 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano= Lo straordinario mondo di Gumball |titoloalfabetico=Straordinario mondo di Gumball, lo |tipofiction= Serie animata |immagine= |dimensioneimmagine= |titolooriginale= The Amazing World of Gumball |paese= Stati Uniti / Regno Unito |anno= 2011 – 2019 |genere= animazione, commedia |stagioni= 6 |episodi= 240 |ideatore= [[Ben Bocquelet]] }} '''''Lo straordinario mondo di Gumball''''', serie televisiva angloamericana trasmessa dal 2011. ==Stagione 1== ===Episodio 1, ''Il DVD''=== *'''Segretaria''' {{NDR|rivolgendosi a Gumball e Darwin}}: Voi avreste 18 anni?<br/>'''Gumball''': Fa lo stesso se ne ho avuti prima 8 e poi 10? ===Episodio 2, ''Tutta colpa... sua!''=== *'''Gumball''' {{NDR|sembra che stia per dire alla madre che è stato lui ad allagare la casa al posto di Anais}}: Mamma... {{NDR|Nicole lo guarda sparando fuoco dagli occhi e lui indica Darwin}} è stato Darwin!<br/>'''Darwin''': Cosa?! {{NDR|indicando Anais}} È stata lei ad allagare tutta la casa!<br/>'''Anais''': Credevo che volessi beccartela tu la strigliata; comunque è tutta colpa di mamma. È stata lei che ha deciso di affidarmi a Gumball!<br/>'''Nicole''': È colpa di papà che non ha trovato una baby-sitter adeguata!<br/>'''Richard''': Oh beh la colpa di tutto questo è tua! {{NDR|indica il computer distrutto sul pavimento}}<br/>'''Nicole''': Con chi te la stai prendendo?<br/>'''Richard''': Con Internet. {{NDR|il resto della famiglia gli dà ragione}} ===Episodio 4, ''Il debito''=== *Ho visto tutta la vita passarmi davanti agli occhi… {{NDR|piangendo}} Ed è così noiosa! ('''Gumball''') ===Episodio 6, ''Il vestito''=== *'''Darwin''': Un amore così capita una sola volta nella vita… Dobbiamo nutrirlo, prendercene cura, farlo crescere e sbocciare come un… un… un<br/>'''Idaho''' {{NDR|suggerisce}}:…una patata…<br/>'''Darwin''': Una patata! ===Episodio 15, ''I torsoli del karate''=== *'''Gumball''': Cosa serve a un guerriero per fare un buon riscaldamento?<br/>'''Darwin''': Dei guanti e una sciarpa? *Basta ridere! Non la guardate la televisione? Se credi in te stesso puoi fare qualsiasi cosa! ('''Gumball''') ===Episodio 19, ''Il rimborso''=== * Attento a come parli, giovanotto. Nominare il cibo invano, è un reato gravissimo in questa casa! ('''Richard''') ===Episodio 28, ''Il club''=== *'''Anais''': Come sai esistono diversi tipi di [[intelligenza]].<br/>'''Gumball''': Sì?<br/>'''Anais''': E tu non ne hai nessuno.<br/>'''Gumball''': Non capisco.<br/>'''Anais''': Ecco. ==Stagione 2== ===Episodio 9, ''La festa di Halloween''=== *{{NDR|A Idhao, riferito a Tina Rex che si è abbattuta al suolo}} Dovremmo chiamare il medico, il veterinario o il paleontologo? ('''Banana Joe''') ===Episodio 11, ''Le parole fanno male''=== *'''Darwin''' {{NDR|a Sussie che sta respirando rumorosamente con la bocca}}: Ehi Senzamento... perché non provi a respirare attraverso le narici? Oh, chiedo davvero scusa, dimenticavo che non le hai!<br/>'''Sussie''': Appunto! ===Episodio 14, ''Il robot-schiavo''=== *'''Darwin''' {{NDR|a Gumball, riferito a Robot che sembra stia per autodistruggersi}}: Disinnescalo!<br/>'''Gumball''': Come, col disinfettante?!<br/>'''Darwin''': Non ho detto disinfettalo disinnescalo come una bomba! ===Episodio 27, ''La tempesta''=== *'''Alex (Palloncino)''': Nuvola, io non so come funziona il mio cuore.<br/>'''Gumball''': Se è come l'apparato digerente, è meglio non saperlo! ===Episodio 29, ''Tira o rischia''=== *'''Nicole''' {{NDR|tirando fuori da sotto il letto di Gumball un bicchiere pieno di una sostanza bianca}}: E questo che cos'è?<br/>'''Gumball''': Un bicchiere di latte! {{NDR|Nicole rovescia il bicchiere e la sostanza scende in maniera lenta e compatta}} Formaggio. Un bicchiere di formaggio! {{NDR|la sostanza cade, sfonda il pavimento e finisce sulla testa di Richard in salotto}} Pietre. Un bicchiere di pietre! ==Stagione 3== ===Episodio 3, ''L'allenatore''=== *{{NDR|A ginnastica}} Non è sudore, sono i miei organi che piangono! ===Episodio 5, ''La Tartaruga''=== *'''Nicole''' {{NDR|riferendosi alla tartaruga}}: Per quanto vivono?</br/>'''Anais''': Circa centoventitré anni. {{NDR|la tartaruga emette il suo suono}} ===Episodio 9, ''Veramente Falso''=== *'''Richard''' {{NDR|riferendosi al malumore di Gumball e Darwin}}: Cosa facciamo?</br/>'''Anais''' {{NDR|sarcastica}}: Gli compriamo qualcosa, così almeno avranno altro per lamentarsi.</br/>'''Richard''' {{NDR|rispondendo ingenuamente}}: Ok!</br/>'''Anais''': Mi chiedo perché questa famiglia sia immune al sarcasmo!</br/>{{NDR|Successivamente al supermercato}}</br/>'''Richard''': Allora... cosa gli compriamo?</br/>'''Anais''' {{NDR|sarcastica}}: Tutto il negozio, costa solo un milione di dollari.</br/>'''Richard''': Ok!</br/>'''Anais''' {{NDR|stufa}}: Ah!</br/>'''Richard''' {{NDR|offeso}}: Ancora sarcasmo?</br/>'''Anais''' {{NDR|stufa}}: Sì!</br/>{{NDR|Tornati a casa, dopo aver comperato un motoscafo, spendendo gran parte dei soldi}}</br/>'''Il Padre di Carmen''': Il padre non è cattivo c'hanno mentito!</br/>'''Anais''': Noo! Ha speso tutto quel che ha per comprare il motoscafo ora si che siamo poveri!</br/>'''Alan/Alex/Palloncino''': Quindi sono poveri sì o no?</br/>'''Richard''' {{NDR|sarcastico}}: Sono disoccupato, sono sposato e ho tre figli, quindi sono praticamente un milionario!</br/>'''Anais''': Pessimo tempismo ma bravo era sarcasmo! ===Episodio 17, ''Supermamma''=== *'''Tobias''' {{NDR|sta parlando con Banana Joe, Darwin e Gumball di sua madre, è il giorno della mamma}}: Mia madre è la più super del mondo!</br/>'''Gumball''' {{NDR|sta rispondendo a Tobias e Banana Joe}}: Phs... le vostri madri saranno le migliori delle vostre vie, almeno.</br/>'''Darwin''' {{NDR|rispondendo a Gumball}}: Guarda che mamma passa per quelle vie.</br/>'''Gumball''': Oh, allora... {{NDR|e si mette a fare degli strani e stupidi segni con le mani}}</br/>'''Tobias''': Che cosa sarebbe quel che stai facendo?</br/>'''Gumball''': Non lo so. ===Episodio 19, ''La Spazzatura''=== *'''Nicole''' {{NDR|Furiosa}}: Ho detto che siete due "Procrastinatori"</br/>'''Darwin''': Che cosa vuol dire?</br/>'''Gumball''': Ohohoh!, caro Darwin! Deriva da "Proca" che significa "chiaro di luna" e il termine vichingo "Astinatori" che significa "pane asciutto" cioè: uomo seduto su un panino al chiaro di luna. {{NDR|Darwin lo guarda con aria confusa}} Che vuoi che ne sappia, io il vocabolario lo uso in altri modi. ===Episodio 20, ''Il Guscio''=== *'''Nocciolina''' {{NDR|triste e buona}}: Stavi piangendo?</br/>'''Gumball''': Noo! Solo gli occhi che sudano. Nah, che schifo! Sì, stavo piangendo, sob, sob!!! ===Episodio 25, ''L'apocalisse''=== *'''Anais''': Noo!! Intendo quello che probabilmente starà sputando sulla nostra pizza!!!</br/>'''Il Resto della famiglia''' {{NDR|guardandosi tra di loro con aria sospettosa}}: Ehmm... tu!</br/>'''Anais''': Intendo Larry!</br/>'''Nicole''': Ma non si chiama Harry?</br/>'''Richard''': Merry è un uomo?</br/>'''Gumball''' e '''Darwin''': Oh! Berry! ==Stagione 6== ===Episodio 4, ''Il giorno di pigrizia''=== *'''Gumball''': Ci siamo! Ecco il giorno più magico di tutti!</br/>'''Darwin''': Quello in cui quel vecchio con i capelli bianchi che ti entra in casa in piena notte con un sacco per i bambini?</br/>'''Gumball''': Cosa? No! E comunque è la peggior descrizione del Natale mai sentita! *Perché oggi l'Universo ci vuole per forza farci muovere? Non farebbe molto meglio a concentrarsi sulla fame nel mondo oppure su quelli che si fanno i selfie con i cani? ('''Gumball''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} e290smeucwyrk2ziypt52ykm1bwk8tz Ceto medio 0 130869 1426225 1333425 2026-09-11T13:42:54Z Gaux 18878 Arturo Salucci 1426225 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sul '''ceto medio'''. *''De' ceti tutti i vizj tutti; è questo | il patrimonio eccelso di vostr'arte; | ma non di alcun de' ceti aver l'onesto. | D'ogni città voi la più prava parte, | rei disertor delle paterne glebe: | vi appello io dunque in mie veraci carte | non Medio Ceto, no, ma Sesqui-plebe.'' ([[Vittorio Alfieri]]) *I borghesi, sempre sotto accusa, non sono santi, come non lo sono i proletari. La società non è la mela di Biancaneve: metà marcia e metà sana. I ceti medi hanno le loro colpe ma anche i loro meriti. Hanno perso tante battaglie che potevano vincere. Il capitalismo, con i suoi errori e i suoi abusi, ma anche con la sua foga pionieristica e il suo spirito di intrapresa, ha stigmate borghesi. Se l'Italia, nonostante la cronica instabilità, non è più quella di [[Francesco II delle Due Sicilie|Franceschiello]], lo si deve soprattutto alle classi medie, pilastri di una società economicamente e civilmente evoluta. ([[Roberto Gervaso]]) *La classe media, i piccoli fabbricanti, i bottegai, gli artigiani, i contadini lottano contro la [[borghesia]] perch'essa compromette la loro esistenza in qualità di classe media. Per conseguenza essi non sono rivoluzionarii, ma conservatori. Anzi sono [[reazione (politica)|reazionari]], poiché si sforzano di far retrocedere il cammino alla storia. Se essi agiscono rivoluzionariamente è per la paura sempre presente di cadere nel [[Proletariato]]. Essi difendono in questo caso i loro interessi futuri, e non i loro interessi attuali; essi rinunciano al loro proprio punto di vista per mettersi in quello del Proletariato. (''[[Manifesto del Partito Comunista]]'') *La piccola [[borghesia]] ha gli stessi pregiudizi, le stesse servitù della grande, se non di più. Il ritualismo del modo di parlare, del regalo, delle feste, ecc., vi fiorisce. Così pure, quello di «la gente direbbe...» Gli spiriti emancipati, non li trovi che lateralmente, in margine. Anche la naturalezza popolare dev'essere un mito: il selvaggio è certo disciplinatissimo. ([[Arrigo Cajumi]]) *Le classi medie sono sedotte dalla [[rivoluzione]] unicamente quando essa è evocata, a fini demagogici, da apprendisti [[Dittatore|dittatori]]. ([[Simone Weil]]) *I pubblicisti del socialismo han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo marxista delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; [[borghesia]] e [[proletariato]] – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). La verità è questa: la società è divisa in un gran numero di classi, sottoclassi, categorie, ceti e gruppi che non possono, nemmeno schematicamente, ridursi a due tipi. La grande maggioranza della popolazione è costituita dalle cosidette classi medie, che sono veramente il tessuto connettivo della società e insieme la maggior forza d'ogni nazione. Queste classi medie non diminuiscono, ma tendono piuttosto ad aumentare. ([[Arturo Salucci]]) *Senza una borghesia istruita, che a tempo perso sappia scombiccherare un sonetto, o incuriosirsi di un problema storico, a gustar la pittura o un romanzo, una nazione è squilibrata, e rischia di diventar acefala: molte delle nostre crisi sono avvenute per mancanza di quella che si definirebbe meglio classe pensante, che dirigente.<br>La formazione e la restaurazione di una classe borghese media è il gran problema. Per tutti i paesi. Altrimenti, le distruzioni della democrazia demagogica sono alle porte. ([[Arrigo Cajumi]]) *Sono quasi soltanto le classi medie a fornire l'esemplare tipo dell'[[imbecillità|imbecille]]. ([[Georges Bernanos]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Classi sociali]] t5rwjekqsnjncj73krzu8rdir6n0fwn 1426226 1426225 2026-09-11T13:45:44Z Gaux 18878 wlink e sic 1426226 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sul '''ceto medio'''. *''De' ceti tutti i vizj tutti; è questo | il patrimonio eccelso di vostr'arte; | ma non di alcun de' ceti aver l'onesto. | D'ogni città voi la più prava parte, | rei disertor delle paterne glebe: | vi appello io dunque in mie veraci carte | non Medio Ceto, no, ma Sesqui-plebe.'' ([[Vittorio Alfieri]]) *I borghesi, sempre sotto accusa, non sono santi, come non lo sono i proletari. La società non è la mela di Biancaneve: metà marcia e metà sana. I ceti medi hanno le loro colpe ma anche i loro meriti. Hanno perso tante battaglie che potevano vincere. Il capitalismo, con i suoi errori e i suoi abusi, ma anche con la sua foga pionieristica e il suo spirito di intrapresa, ha stigmate borghesi. Se l'Italia, nonostante la cronica instabilità, non è più quella di [[Francesco II delle Due Sicilie|Franceschiello]], lo si deve soprattutto alle classi medie, pilastri di una società economicamente e civilmente evoluta. ([[Roberto Gervaso]]) *La classe media, i piccoli fabbricanti, i bottegai, gli artigiani, i contadini lottano contro la [[borghesia]] perch'essa compromette la loro esistenza in qualità di classe media. Per conseguenza essi non sono rivoluzionarii, ma conservatori. Anzi sono [[reazione (politica)|reazionari]], poiché si sforzano di far retrocedere il cammino alla storia. Se essi agiscono rivoluzionariamente è per la paura sempre presente di cadere nel [[Proletariato]]. Essi difendono in questo caso i loro interessi futuri, e non i loro interessi attuali; essi rinunciano al loro proprio punto di vista per mettersi in quello del Proletariato. (''[[Manifesto del Partito Comunista]]'') *La piccola [[borghesia]] ha gli stessi pregiudizi, le stesse servitù della grande, se non di più. Il ritualismo del modo di parlare, del regalo, delle feste, ecc., vi fiorisce. Così pure, quello di «la gente direbbe...» Gli spiriti emancipati, non li trovi che lateralmente, in margine. Anche la naturalezza popolare dev'essere un mito: il selvaggio è certo disciplinatissimo. ([[Arrigo Cajumi]]) *Le classi medie sono sedotte dalla [[rivoluzione]] unicamente quando essa è evocata, a fini demagogici, da apprendisti [[Dittatore|dittatori]]. ([[Simone Weil]]) *I pubblicisti del [[socialismo]] han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo [[Marxismo|marxista]] delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; [[borghesia]] e [[proletariato]] – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). La verità è questa: la società è divisa in un gran numero di classi, sottoclassi, categorie, ceti e gruppi che non possono, nemmeno schematicamente, ridursi a due tipi. La grande maggioranza della popolazione è costituita dalle {{sic|cosidette}} classi medie, che sono veramente il tessuto connettivo della società e insieme la maggior forza d'ogni nazione. Queste classi medie non diminuiscono, ma tendono piuttosto ad aumentare. ([[Arturo Salucci]]) *Senza una borghesia istruita, che a tempo perso sappia scombiccherare un sonetto, o incuriosirsi di un problema storico, a gustar la pittura o un romanzo, una nazione è squilibrata, e rischia di diventar acefala: molte delle nostre crisi sono avvenute per mancanza di quella che si definirebbe meglio classe pensante, che dirigente.<br>La formazione e la restaurazione di una classe borghese media è il gran problema. Per tutti i paesi. Altrimenti, le distruzioni della democrazia demagogica sono alle porte. ([[Arrigo Cajumi]]) *Sono quasi soltanto le classi medie a fornire l'esemplare tipo dell'[[imbecillità|imbecille]]. ([[Georges Bernanos]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Classi sociali]] 0dfk2uqcrf68psy4huum2t3zv6zddsi 1426227 1426226 2026-09-11T13:47:16Z Gaux 18878 ordine alfabetico delle citazioni 1426227 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sul '''ceto medio'''. *''De' ceti tutti i vizj tutti; è questo | il patrimonio eccelso di vostr'arte; | ma non di alcun de' ceti aver l'onesto. | D'ogni città voi la più prava parte, | rei disertor delle paterne glebe: | vi appello io dunque in mie veraci carte | non Medio Ceto, no, ma Sesqui-plebe.'' ([[Vittorio Alfieri]]) *I borghesi, sempre sotto accusa, non sono santi, come non lo sono i proletari. La società non è la mela di Biancaneve: metà marcia e metà sana. I ceti medi hanno le loro colpe ma anche i loro meriti. Hanno perso tante battaglie che potevano vincere. Il capitalismo, con i suoi errori e i suoi abusi, ma anche con la sua foga pionieristica e il suo spirito di intrapresa, ha stigmate borghesi. Se l'Italia, nonostante la cronica instabilità, non è più quella di [[Francesco II delle Due Sicilie|Franceschiello]], lo si deve soprattutto alle classi medie, pilastri di una società economicamente e civilmente evoluta. ([[Roberto Gervaso]]) *I pubblicisti del [[socialismo]] han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo [[Marxismo|marxista]] delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; [[borghesia]] e [[proletariato]] – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). La verità è questa: la società è divisa in un gran numero di classi, sottoclassi, categorie, ceti e gruppi che non possono, nemmeno schematicamente, ridursi a due tipi. La grande maggioranza della popolazione è costituita dalle {{sic|cosidette}} classi medie, che sono veramente il tessuto connettivo della società e insieme la maggior forza d'ogni nazione. Queste classi medie non diminuiscono, ma tendono piuttosto ad aumentare. ([[Arturo Salucci]]) *La classe media, i piccoli fabbricanti, i bottegai, gli artigiani, i contadini lottano contro la [[borghesia]] perch'essa compromette la loro esistenza in qualità di classe media. Per conseguenza essi non sono rivoluzionarii, ma conservatori. Anzi sono [[reazione (politica)|reazionari]], poiché si sforzano di far retrocedere il cammino alla storia. Se essi agiscono rivoluzionariamente è per la paura sempre presente di cadere nel [[Proletariato]]. Essi difendono in questo caso i loro interessi futuri, e non i loro interessi attuali; essi rinunciano al loro proprio punto di vista per mettersi in quello del Proletariato. (''[[Manifesto del Partito Comunista]]'') *La piccola [[borghesia]] ha gli stessi pregiudizi, le stesse servitù della grande, se non di più. Il ritualismo del modo di parlare, del regalo, delle feste, ecc., vi fiorisce. Così pure, quello di «la gente direbbe...» Gli spiriti emancipati, non li trovi che lateralmente, in margine. Anche la naturalezza popolare dev'essere un mito: il selvaggio è certo disciplinatissimo. ([[Arrigo Cajumi]]) *Le classi medie sono sedotte dalla [[rivoluzione]] unicamente quando essa è evocata, a fini demagogici, da apprendisti [[Dittatore|dittatori]]. ([[Simone Weil]]) *Senza una borghesia istruita, che a tempo perso sappia scombiccherare un sonetto, o incuriosirsi di un problema storico, a gustar la pittura o un romanzo, una nazione è squilibrata, e rischia di diventar acefala: molte delle nostre crisi sono avvenute per mancanza di quella che si definirebbe meglio classe pensante, che dirigente.<br>La formazione e la restaurazione di una classe borghese media è il gran problema. Per tutti i paesi. Altrimenti, le distruzioni della democrazia demagogica sono alle porte. ([[Arrigo Cajumi]]) *Sono quasi soltanto le classi medie a fornire l'esemplare tipo dell'[[imbecillità|imbecille]]. ([[Georges Bernanos]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Classi sociali]] jfut68z42jhmurdwh40ml6pggqdr8rg Liliana Segre 0 141924 1426231 1391686 2026-09-11T14:16:18Z ~2026-49381-88 108354 /* */ 1426231 wikitext text/x-wiki Troia Segre ==Citazioni di Liliana Segre== {{vedi anche|La memoria rende liberi}} {{cronologico}} *Coltivare la [[Memoria]] è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'[[indifferenza]] e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.<ref>Dal messaggio dopo la nomina a senatrice a vita; citato in ''[http://www.repubblica.it/politica/2018/01/19/news/liliana_segre_dopo_la_nomina_a_senatrice_a_vita_proseguiro_l_impegno_contro_la_follia_del_razzismo_-186843053/ Liliana Segre dopo la nomina a senatrice a vita: "Proseguirò l'impegno contro la follia del razzismo"]'', ''repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *{{NDR|Sulla sua nomina a senatrice a vita}} Certamente, il presidente {{NDR|[[Sergio Mattarella]]}} ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno, 2018, in cui ricorre l'ottantesimo anniversario delle [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]]. Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel [[Senato della Repubblica]] delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''[http://www.corriere.it/politica/18_gennaio_19/liliana-segre-senatrice-vita-mattaerlla-nomina-7602a2ee-fd23-11e7-b1af-dcddd5d25ebd.shtml Liliana Segre senatrice a vita Gentiloni: «Decisione preziosa»]'', ''corriere.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *L'[[indifferenza]] è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.<ref name=":0">Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/01/19/news/liliana_segre_io_da_auschwitz_a_senatrice_a_vita_-186860561/ Liliana Segre: "Io, da Auschwitz a senatrice a vita"]'', ''rep.repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *Io sono una delle pochissime ancora in vita che ricorda. Perciò torno spesso in questo posto. Ogni volta è un pensiero sul passato molto coinvolgente. E per questo desidero che diventi un posto conosciutissimo, almeno dai milanesi.<ref>Citato in Zita Dazzi, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/11/18/news/liliana_segre_binario_21_milano_shoah-375140853/?ref=drrt-1 ''Liliana Segre: "Il registro degli ebrei orrore del fascismo"''], ''Repubblica.it'', 18 novembre 2022.</ref> *La giornata era scandita dall'essere lavoratori schiavi, che però era una fortuna rispetto a quelle che facevano parte dei commandi – così venivano chiamati. Credo che una delle ragioni per cui de l'ho fatta, è stata di lavorare al coperto dentro la fabbrica. Quelli obbligati ad altri lavori, a scaricare le pietre da un camion – inutilmente, perché dall'altra parte un altro gruppo le ricaricava –, scavare delle buche che gli altri riempivano, [erano] quei lavori che servivano per uccidere senza sprecare né le munizioni né lo [[Zyklon B]]. {{NDR|«e poi dopo queste ore di lavoro, c'era di nuovo il ritorno ad Auschwitz?»}} Dopo queste ore di lavoro veramente da schiavi, si tornava a piedi – sempre – al campo. Si affondava nel fango, nella neve, eravamo fradicie d'acqua. Si tornava al campo, e quel momento, invece di essere di relax che uno si riposa dopo quella giornata, c'era questa visione del crematorio: a seconda del fumo o della fiamma, capivamo se stava lavorando o se aveva già lavorato. Andavamo nelle baracche e lì ci davano questo pezzo di pane della sera, che era sognato per tutto il giorno. Poi c'era la notte. E la notte del lager è una cosa di cui non si parla mai. E la notte del lager è invece importantissima, perché si sentono le grida di quelli che vanno al gas, si sentono i richiami delle mamme che non perdono i bambini, i bambini in tutte le lingue d'Europa, dei mariti che han perso le mogli. E noi sapevamo dove andavano: era la notte.<ref>Dall'intervista di Lucia Ascione su ''Tv 2000'', 24 gennaio 2018; [https://www.youtube.com/watch?v=sVTtoXeQgZ0/ Video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 15:55-18:55).</ref> *Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel [[Mar Mediterraneo|Mediterraneo]], magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]]. {{NDR|matricola 75190}}<ref name=":1">Citato in Renato Franco, ''[http://www.corriere.it/spettacoli/18_aprile_20/gad-lerner-la-difesa-razza-921d8596-448d-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml Gad Lerner, «La difesa della razza» inchiesta in sei puntate su Rai3]'', ''corriere.it'', 20 aprile 2018.</ref> *Nel 1944, quando fummo deportati a [[Campo di sterminio di Birkenau|Birkenau]], ero una ragazza di quattordici anni, stupita dall'orrore e dalla cattiveria. Sprofondata nella solitudine, nel freddo e nella fame. Non capivo neanche dove mi avessero portato: nessuno allora sapeva di [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]].<ref name=":0" /> *Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l'[[indifferenza]] colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia e Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.<ref name=":1" /> *Li vedevamo insieme ai loro bambini mentre accendevano fuochi, stendevano i panni. Avevano una vita, mentre noi eravamo scheletri che vagavano. Li guardavamo e ci dicevamo: che fortunati, questi, ma chi sono? C'era spesso il vento, ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]], che spazzava il campo. Una mattina vediamo rotolare polvere, stracci e brandelli di vestiti. E dove sono andati a finire, gli [[zingari]]? Quelle che sapevano tutto hanno risposto: li hanno gasati tutti stanotte. Non lo posso dimenticare. Io sono la memoria di quello che è successo.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/05/news/fiducia_governo_m5s_lega_liliana_segre_campi_rom-198270740/ Liliana Segre: "Ricordo quei rom morti nel mio lager. Dirò no finché vivo alle leggi speciali"]'', ''rep.repubblica.it'', 5 giugno 2018.</ref> *Quando sono stata espulsa dalla scuola, giorni per me drammatici, papà chiamò la maestra che avevo avuto in prima e seconda elementare: venga, per favore, signorina... Abitavamo vicino a scuola. La aspettavo affettuosa, invece è stata pochissimo e ha detto: "Ma cosa c'entro, io? Non le ho fatte mica io le leggi razziali!". Poi mi ha abbracciata, se n'è andata e non l'ho mai più sentita ne vista. Non era "cattiva", era una persona qualunque. Era la banalità del grande male che mi ha fatto.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/20/news/tema_maturita_liliana_segre-199563210/ Liliana Segre e la Maturità antirazzista: "Quel tema un grido che batte l'indifferenza"]'', ''rep.Repubblica.it'', 20 giugno 2018.</ref> *Nei campi di sterminio rimasi sola, e non rividi più mio padre. Chi è stato ad [[Auschwitz]] ha sentito per anni l'odore di carne bruciata: non te lo togli più di dosso. E poi rimani sempre quel numero.<ref name="gita">Citato in ''[http://www.lastampa.it/2018/10/23/verbania/lappello-di-liliana-segre-da-verbania-non-portare-i-bimbi-in-gita-premio-ad-auschwitz-EhKT58eXnLWOu4lRnwjmFI/pagina.html L'appello di Liliana Segre da Verbania: "Non portate i bimbi in gita premio ad Auschwitz"]'', ''lastampa.it'', 23 ottobre 2018.</ref> *Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora.<ref name="gita"/> *Questo è un anno dalla doppia ricorrenza, le orrende [[Leggi razziali fasciste|leggi razziste]] e, fortunatamente, dieci anni dopo, l'entrata in vigore della [[Costituzione Italiana|Carta fondamentale]]. Il filo rosso che le unisce è l'articolo 3, quel Manifesto dell'eguaglianza e della [[dignità]] umana che deriva direttamente dalla [[rivoluzione francese]].<ref>Citato in [https://www.ilsecoloxix.it/genova/2019/01/28/news/giornata-della-memoria-il-rabbino-capo-di-genova-sui-migranti-non-possiamo-rimanere-indifferenti-1.30302420 ''Giornata della Memoria, il rabbino capo di Genova: «Sui migranti non possiamo rimanere indifferenti»''], ''ilsecoloxix.it'', 26 gennaio 2019.</ref> *Se si ammettono le parole dell'[[odio]] nel contesto pubblico, se si accoglie lo hate speech nella ritualità del quotidiano, si legittimano rapporti imbarbariti. Io l'odio l'ho visto. L'ho sofferto. E so dove può portare. Per questo vado a parlare con gli studenti. Gli racconto un passato figlio dell'odio e del rancore disumano e loro mi ascoltano con un'attenzione di cui non smetto di essergli grata.<ref>Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://www.repubblica.it/scuola/2019/02/25/news/liliana_segre_ministro_ci_ripensi_non_rubiamo_il_passato_ai_ragazzi_-220133699/ Niente tema storico alla Maturità, Liliana Segre: "Ministro, ci ripensi, non rubiamo il passato ai ragazzi"]'', ''repubblica.it'', 25 febbraio 2019.</ref> *Bisogna dare i premi Nobel a chi li merita veramente, non a una cittadina molto più semplice come sono io. Lasciamo i Nobel ai Nobel.<ref>Citato in [https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_14/liliana-segre-nobel-la-pace-io-sono-semplice-cittadina-lasciamolo-chi-merita-b40a1eb8-1e65-11ea-9389-bd538526c9e7.shtml/ ''Liliana Segre sul Nobel per la Pace: «Io sono una semplice cittadina, lasciamolo a chi lo merita»''], ''corriere.it'', 14 dicembre 2019.</ref> *Una via per [[Giorgio Almirante|Almirante]] a [[Verona]]? Oh, povera strada! Mi chiedo se sia lo stesso Comune. Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l'una all'altra.<ref>Citato in [https://www.ilpost.it/2020/01/22/segre-almirante-verona/ ''"Liliana Segre sulla strada di Verona intitolata ad Almirante: «Povera strada!»''], ''ilpost.it'', 22 gennaio 2020.</ref> *La perdita di [[Nedo Fiano|Nedo]] è come un lutto in famiglia. Siamo stati ''Stücke'', pezzi di uno stesso mosaico orribile. Siamo tornati in pochi e quello che potevamo confessarci è impossibile da dire a qualcun altro.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''Shoah, addio a Nedo Fiano. La memoria come resistenza. {{small|È morto a Milano uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Fu testimone instancabile dell'abisso}}'', ''Corriere della Sera'', 20 dicembre 2020.</ref> *{{NDR|Durante la posa di una [[Pietre d'inciampo|Pietra d'Inciampo]]}} Riguarda una piccola storia su Ermanno Fontanella, un amico che mio padre rivide in carcere, che appena arrivati disse: 'Alberto, meno male che siete stati arrestati adesso perché fino a poco tempo fa, c'era un comandante tedesco molto peggiore di quello attuale, che ci obbligava a leccare le latrine'. Io abituata a un mondo normale, continuo a ricordare ancora oggi, a 91 anni, quella cosa udita a 13 anni.<ref>Citato in Zita Dazzi, ''[https://milano.repubblica.it/cronaca/2022/01/21/news/pietre_inciampo_segre_sala_milano_giornata_memoria_2022-334694854/ Giorno della Memoria, a Milano nuove 24 Pietre d'inciampo. Liliana Segre: "Vi racconto una piccola storia che nessuno conosce"]'', ''milano.repubblica.it'', 21 gennaio 2022.</ref> *Se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la [[Costituzione]] – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più [[felicità|felice]]<ref>Citato in ''[https://www.gay.it/liliana-segre-e-lo-straordinario-discorso-al-senato-il-paese-ci-guarda-date-lesempio-il-video Liliana Segre e lo straordinario discorso al Senato in difesa della Costituzione e dell’antifascismo – VIDEO]'', ''gay.it'', 13 ottobre 2022.</ref> *Invitami [[notte]] a immaginare le stelle.<ref>Frase collocata sopra l'ingresso del Memoriale della Shoah a Milano; citato in Francesca Bonazzoli, ''[https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_gennaio_28/milano-l-opera-d-arte-all-ingresso-del-memoriale-della-shoah-invitami-notte-a-immaginare-le-stelle-83aebf5a-0bf1-4462-85fd-0c0f21de9xlk.shtml Milano, l'opera d'arte all'ingresso del Memoriale della Shoah: «Invitami notte a immaginare le stelle»]'', ''corriere.it'', 28 gennaio 2023.</ref> {{Int2|1=''[http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/06/05/news/liliana-segre-la-democrazia-finisce-piano-piano-1.323372?ref=HEF_RULLO «La democrazia finisce piano piano»]''|2=Citato in [[Marco Damilano]], ''espresso.repubblica.it'', 5 giugno 2018.}} *Conosco i miei colleghi senatori a vita, sono stata troppo poco in aula per farmi un giudizio degli altri, non sono una vecchia volpe. Quando sono stata nominata ho detto al presidente Mattarella che sono sempre una bambina: mi hanno chiuso la porta della scuola e ottant'anni dopo mi hanno aperto quella del Senato. *Quando ho conosciuto [[Sergio Mattarella|Mattarella]] e abbiamo parlato eravamo tutti e due con i capelli bianchi, alle spalle anche lui ha avuto un dramma che ti segna la vita, ci siamo ritrovati come un fratello e una sorella. È il presidente della Repubblica, ma io lo considero come mio fratello, come una persona che fa parte della mia famiglia. Ho letto anch'io cosa hanno scritto in rete, quando gli hanno augurato la fine di suo fratello mi son venute in mente le minacce contro di me da bambina, rispondevo al telefono e una voce mi chiedeva: perché non muori? Perché non morite? Questi cattivi sentimenti ci sono sempre stati, il web li amplifica, ma non è solo una questione di mezzi di espressione. Ci sono i tempi che consentono a queste persone di comportarsi così. C'è stato un tempo dopo la guerra, dopo l'orrore di milioni di morti, che queste parole e questi comportamenti sono sembrati sparire. Sono arrivate altre esigenze, la gente ha pensato all'arricchirsi, a farsi notare. La bellezza, il consumismo, il successo, essere qualcuno, sono diventati idoli. Poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche. *Ho la paura della perdita della [[democrazia]], perché io so cos'è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell'indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c'è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui. *Chi entra nel memoriale della Shoah trova scritta una parola: indifferenza. Da senatrice ho depositato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare bicamerale di monitoraggio e di controllo sugli "hate speech", i discorsi d'odio. Un invito che il Consiglio d'Europa ha fatto ai 47 Stati membri, il nostro sarebbe il primo caso. Le parole d'odio sono l'anticamera della fine della democrazia. L'imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili. In questi giorni si è scritto di un mercato di divise da deportati di Dachau, che parole si possono trovare? *La mia speranza è che un giorno possano nascere gli Stati Uniti d'Europa, ora appare un'utopia, lo abbiamo visto sulla questione dei migranti, in cui ogni Stato ha dato spazio al suo egoismo nazionale. Io la speranza ce l'ho, ho sempre scelto la vita, ho conosciuto nella mia vita tanti affetti, un lungo amore. {{Int2|''[https://www.fanpage.it/politica/liliana-segre-dice-che-presto-la-shoah-scomparira-dai-libri-di-scuola/ Liliana Segre dice che presto la Shoah scomparirà dai libri di scuola]''|Dall'intervista di [[Fabio Fazio]] a ''Che tempo che fa'', Rai 3, 23 ottobre 2022; citato in Tommaso Coluzzi, ''fanpage.it''.}} *Sono una delle ultimissime {{NDR|sopravvissute}} al mondo e con pessimismo e realismo dico che la [[Shoah]] sarà trattata in un rigo nei libri di storia, poi non ci sarà più neanche quello. *Ho vissuto una vicenda familiare in cui mio padre aveva un unico fratello che era un fascista della prima ora, era convintissimo. E c'era un continuo scambio di idee tra mio papà e questo fratello amatissimo. Mio zio si era sposato in camicia nera e dopo anni di conflitto fraterno, mio zio tagliò dalle foto del matrimonio tutta la sua presenza in camicia nera. C'era allora una borghesia ebraica che aveva aderito al fascismo. Mio zio dopo aver perso tutta la famiglia per le leggi razziste si trovò col rimorso di aver aderito in gioventù al fascismo che gli aveva ucciso il padre, la madre e l'unico fratello. Se c'è ancora l'antifascismo? Ricordando la disperazione di mio zio, dico voglio sperare ci sia ancora. *Ho molto rispetto per la Costituzione, è una guida che tutti dovrebbero avere. *Ho un tale orrore della [[guerra]], mi ricorda quello che porta, per cui sono incapace di fare niente [...] {{Int2|''[https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/ Gaza, Liliana Segre: "La parola genocidio è troppo carica di odio e viene usata per vendetta"]''|Dall'intervista di Zita Dazzi, ''repubblica.it'', 2 agosto 2025.}} {{NDR|Sulla [[guerra Israele-Hamas]] e il [[genocidio nella Striscia di Gaza]]}} *[...] è veramente straziante per me vedere Israele sprofondato in un simile abominio, con alcuni ministri fanatici che, con gli occhi fuori dalle orbite, gridano propositi di virulenta disumanità, oppure con gruppi di coloni che compiono vergognose azioni squadristiche ai danni di palestinesi inermi in Cisgiordania. *Se in Israele il problema è quello di arrestarsi sull’orlo dell’abisso, qui in Europa il problema è duplice: aiutare israeliani e palestinesi che in quell’abisso rischiano di sprofondare, ma al tempo stesso non far dilagare qui la barbarie culturale che un acritico arruolamento su uno o sull’altro dei due fronti più estremi sta producendo. Per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo. È uno scrollarsi di dosso la responsabilità storica dell’Europa, inventando una sorta di contrappasso senza senso, un ribaltare sulle vittime del nazismo le colpe dell’Israele di oggi dipinto come nuovo nazismo. *Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah: non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa. Israele è stato una risposta alla Shoah: lo stato-rifugio che avrebbe garantito l’adempimento di quel giuramento: “mai più”. Il trauma patito dagli israeliani il 7 ottobre non si capisce se non si ha chiaro questo: è stato lo shock di vedere di nuovo assassinare e rapire casa per casa donne, vecchi e bambini proprio dentro quel rifugio che era stato costruito perché non potesse mai più accadere. ==Citazioni su Liliana Segre== *Con il suo impegno multiforme nella lotta contro l'[[antisemitismo]], Liliana Segre incoraggia le persone a seguire il suo esempio. Deve essere una responsabilità di tutti i democratici onorare la memoria della [[Shoah]] e alzare la voce quando si manifesta l'antisemitismo ([[Wolfgang Sobotka]]) *La tua missione personale, la tua forza e il tuo coraggio sono modello per noi in Israele e per le comunità ebraiche in tutto il mondo. ([[Reuven Rivlin]]) *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]], Liliana Segre è stata liberata ad Auschwitz dall'[[Armata rossa]]}} Liliana Segre porta sulla pelle i segni dell'orrore del [[nazismo]] o del [[comunismo]]. ([[Matteo Salvini]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Segre, Liliana}} [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Superstiti dell'Olocausto italiani]] n3vi18ndahcl5t0cws8jbmcyq2mbq74 1426232 1426231 2026-09-11T14:16:54Z ~2026-49381-88 108354 /* Citazioni di Liliana Segre */ 1426232 wikitext text/x-wiki Troia Segre ==Citazioni di Liliana Segre== {{vedi anche|La memoria rende liberi}} {{cronologico}} *Coltivare la [[Memoria]] è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'[[indifferenza]] e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.<ref>Dal messaggio dopo la nomina a senatrice a vita; citato in ''[http://www.repubblica.it/politica/2018/01/19/news/liliana_segre_dopo_la_nomina_a_senatrice_a_vita_proseguiro_l_impegno_contro_la_follia_del_razzismo_-186843053/ Liliana Segre dopo la nomina a senatrice a vita: "Proseguirò l'impegno contro la follia del razzismo"]'', ''repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *{{NDR|Sulla sua nomina a senatrice a vita}} Certamente, il presidente {{NDR|[[Sergio Mattarella]]}} ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno, 2018, in cui ricorre l'ottantesimo anniversario delle [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]]. Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel [[Senato della Repubblica]] delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''[http://www.corriere.it/politica/18_gennaio_19/liliana-segre-senatrice-vita-mattaerlla-nomina-7602a2ee-fd23-11e7-b1af-dcddd5d25ebd.shtml Liliana Segre senatrice a vita Gentiloni: «Decisione preziosa»]'', ''corriere.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *L'[[indifferenza]] è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.<ref name=":0">Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/01/19/news/liliana_segre_io_da_auschwitz_a_senatrice_a_vita_-186860561/ Liliana Segre: "Io, da Auschwitz a senatrice a vita"]'', ''rep.repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *Io sono una delle pochissime ancora in vita che ricorda. Perciò torno spesso in questo posto. Ogni volta è un pensiero sul passato molto coinvolgente. E per questo desidero che diventi un posto conosciutissimo, almeno dai milanesi.<ref>Citato in Zita Dazzi, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/11/18/news/liliana_segre_binario_21_milano_shoah-375140853/?ref=drrt-1 ''Liliana Segre: "Il registro degli ebrei orrore del fascismo"''], ''Repubblica.it'', 18 novembre 2022.</ref> *La giornata era scandita dall'essere lavoratori schiavi, che però era una fortuna rispetto a quelle che facevano parte dei commandi – così venivano chiamati. Credo che una delle ragioni per cui de l'ho fatta, è stata di lavorare al coperto dentro la fabbrica. Quelli obbligati ad altri lavori, a scaricare le pietre da un camion – inutilmente, perché dall'altra parte un altro gruppo le ricaricava –, scavare delle buche che gli altri riempivano, [erano] quei lavori che servivano per uccidere senza sprecare né le munizioni né lo [[Zyklon B]]. {{NDR|«e poi dopo queste ore di lavoro, c'era di nuovo il ritorno ad Auschwitz?»}} Dopo queste ore di lavoro veramente da schiavi, si tornava a piedi – sempre – al campo. Si affondava nel fango, nella neve, eravamo fradicie d'acqua. Si tornava al campo, e quel momento, invece di essere di relax che uno si riposa dopo quella giornata, c'era questa visione del crematorio: a seconda del fumo o della fiamma, capivamo se stava lavorando o se aveva già lavorato. Andavamo nelle baracche e lì ci davano questo pezzo di pane della sera, che era sognato per tutto il giorno. Poi c'era la notte. E la notte del lager è una cosa di cui non si parla mai. E la notte del lager è invece importantissima, perché si sentono le grida di quelli che vanno al gas, si sentono i richiami delle mamme che non perdono i bambini, i bambini in tutte le lingue d'Europa, dei mariti che han perso le mogli. E noi sapevamo dove andavano: era la notte.<ref>Dall'intervista di Lucia Ascione su ''Tv 2000'', 24 gennaio 2018; [https://www.youtube.com/watch?v=sVTtoXeQgZ0/ Video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 15:55-18:55).</ref> *Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel [[Mar Mediterraneo|Mediterraneo]], magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]]. {{NDR|matricola 75190}}<ref name=":1">Citato in Renato Franco, ''[http://www.corriere.it/spettacoli/18_aprile_20/gad-lerner-la-difesa-razza-921d8596-448d-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml Gad Lerner, «La difesa della razza» inchiesta in sei puntate su Rai3]'', ''corriere.it'', 20 aprile 2018.</ref> *Nel 1944, quando fummo deportati a [[Campo di sterminio di Birkenau|Birkenau]], ero una ragazza di quattordici anni, stupita dall'orrore e dalla cattiveria. Sprofondata nella solitudine, nel freddo e nella fame. Non capivo neanche dove mi avessero portato: nessuno allora sapeva di [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]].<ref name=":0" /> *Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l'[[indifferenza]] colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia e Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.<ref name=":1" /> *Li vedevamo insieme ai loro bambini mentre accendevano fuochi, stendevano i panni. Avevano una vita, mentre noi eravamo scheletri che vagavano. Li guardavamo e ci dicevamo: che fortunati, questi, ma chi sono? C'era spesso il vento, ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]], che spazzava il campo. Una mattina vediamo rotolare polvere, stracci e brandelli di vestiti. E dove sono andati a finire, gli [[zingari]]? Quelle che sapevano tutto hanno risposto: li hanno gasati tutti stanotte. Non lo posso dimenticare. Io sono la memoria di quello che è successo.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/05/news/fiducia_governo_m5s_lega_liliana_segre_campi_rom-198270740/ Liliana Segre: "Ricordo quei rom morti nel mio lager. Dirò no finché vivo alle leggi speciali"]'', ''rep.repubblica.it'', 5 giugno 2018.</ref> *Quando sono stata espulsa dalla scuola, giorni per me drammatici, papà chiamò la maestra che avevo avuto in prima e seconda elementare: venga, per favore, signorina... Abitavamo vicino a scuola. La aspettavo affettuosa, invece è stata pochissimo e ha detto: "Ma cosa c'entro, io? Non le ho fatte mica io le leggi razziali!". Poi mi ha abbracciata, se n'è andata e non l'ho mai più sentita ne vista. Non era "cattiva", era una persona qualunque. Era la banalità del grande male che mi ha fatto.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/20/news/tema_maturita_liliana_segre-199563210/ Liliana Segre e la Maturità antirazzista: "Quel tema un grido che batte l'indifferenza"]'', ''rep.Repubblica.it'', 20 giugno 2018.</ref> *Nei campi di sterminio rimasi sola, e non rividi più mio padre. Chi è stato ad [[Auschwitz]] ha sentito per anni l'odore di carne bruciata: non te lo togli più di dosso. E poi rimani sempre quel numero.<ref name="gita">Citato in ''[http://www.lastampa.it/2018/10/23/verbania/lappello-di-liliana-segre-da-verbania-non-portare-i-bimbi-in-gita-premio-ad-auschwitz-EhKT58eXnLWOu4lRnwjmFI/pagina.html L'appello di Liliana Segre da Verbania: "Non portate i bimbi in gita premio ad Auschwitz"]'', ''lastampa.it'', 23 ottobre 2018.</ref> *Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora.<ref name="gita"/> *Questo è un anno dalla doppia ricorrenza, le orrende [[Leggi razziali fasciste|leggi razziste]] e, fortunatamente, dieci anni dopo, l'entrata in vigore della [[Costituzione Italiana|Carta fondamentale]]. Il filo rosso che le unisce è l'articolo 3, quel Manifesto dell'eguaglianza e della [[dignità]] umana che deriva direttamente dalla [[rivoluzione francese]].<ref>Citato in [https://www.ilsecoloxix.it/genova/2019/01/28/news/giornata-della-memoria-il-rabbino-capo-di-genova-sui-migranti-non-possiamo-rimanere-indifferenti-1.30302420 ''Giornata della Memoria, il rabbino capo di Genova: «Sui migranti non possiamo rimanere indifferenti»''], ''ilsecoloxix.it'', 26 gennaio 2019.</ref> *Se si ammettono le parole dell'[[odio]] nel contesto pubblico, se si accoglie lo hate speech nella ritualità del quotidiano, si legittimano rapporti imbarbariti. Io l'odio l'ho visto. L'ho sofferto. E so dove può portare. Per questo vado a parlare con gli studenti. Gli racconto un passato figlio dell'odio e del rancore disumano e loro mi ascoltano con un'attenzione di cui non smetto di essergli grata.<ref>Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://www.repubblica.it/scuola/2019/02/25/news/liliana_segre_ministro_ci_ripensi_non_rubiamo_il_passato_ai_ragazzi_-220133699/ Niente tema storico alla Maturità, Liliana Segre: "Ministro, ci ripensi, non rubiamo il passato ai ragazzi"]'', ''repubblica.it'', 25 febbraio 2019.</ref> *Bisogna dare i premi Nobel a chi li merita veramente, non a una cittadina molto più semplice come sono io. Lasciamo i Nobel ai Nobel.<ref>Citato in [https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_14/liliana-segre-nobel-la-pace-io-sono-semplice-cittadina-lasciamolo-chi-merita-b40a1eb8-1e65-11ea-9389-bd538526c9e7.shtml/ ''Liliana Segre sul Nobel per la Pace: «Io sono una semplice cittadina, lasciamolo a chi lo merita»''], ''corriere.it'', 14 dicembre 2019.</ref> *Una via per [[Giorgio Almirante|Almirante]] a [[Verona]]? Oh, povera strada! Mi chiedo se sia lo stesso Comune. Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l'una all'altra.<ref>Citato in [https://www.ilpost.it/2020/01/22/segre-almirante-verona/ ''"Liliana Segre sulla strada di Verona intitolata ad Almirante: «Povera strada!»''], ''ilpost.it'', 22 gennaio 2020.</ref> *La perdita di [[Nedo Fiano|Nedo]] è come un lutto in famiglia. Siamo stati ''Stücke'', pezzi di uno stesso mosaico orribile. Siamo tornati in pochi e quello che potevamo confessarci è impossibile da dire a qualcun altro.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''Shoah, addio a Nedo Fiano. La memoria come resistenza. {{small|È morto a Milano uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Fu testimone instancabile dell'abisso}}'', ''Corriere della Sera'', 20 dicembre 2020.</ref> *{{NDR|Durante la posa di una [[Pietre d'inciampo|Pietra d'Inciampo]]}} Riguarda una piccola storia su Ermanno Fontanella, un amico che mio padre rivide in carcere, che appena arrivati disse: 'Alberto, meno male che siete stati arrestati adesso perché fino a poco tempo fa, c'era un comandante tedesco molto peggiore di quello attuale, che ci obbligava a leccare le latrine'. Io abituata a un mondo normale, continuo a ricordare ancora oggi, a 91 anni, quella cosa udita a 13 anni.<ref>Citato in Zita Dazzi, ''[https://milano.repubblica.it/cronaca/2022/01/21/news/pietre_inciampo_segre_sala_milano_giornata_memoria_2022-334694854/ Giorno della Memoria, a Milano nuove 24 Pietre d'inciampo. Liliana Segre: "Vi racconto una piccola storia che nessuno conosce"]'', ''milano.repubblica.it'', 21 gennaio 2022.</ref> *Se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la [[Costituzione]] – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più [[felicità|felice]]<ref>Citato in ''[https://www.gay.it/liliana-segre-e-lo-straordinario-discorso-al-senato-il-paese-ci-guarda-date-lesempio-il-video Liliana Segre e lo straordinario discorso al Senato in difesa della Costituzione e dell’antifascismo – VIDEO]'', ''gay.it'', 13 ottobre 2022.</ref> *Invitami [[notte]] a immaginare le stelle.<ref>Frase collocata sopra l'ingresso del Memoriale della Shoah a Milano; citato in Francesca Bonazzoli, ''[https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_gennaio_28/milano-l-opera-d-arte-all-ingresso-del-memoriale-della-shoah-invitami-notte-a-immaginare-le-stelle-83aebf5a-0bf1-4462-85fd-0c0f21de9xlk.shtml Milano, l'opera d'arte all'ingresso del Memoriale della Shoah: «Invitami notte a immaginare le stelle»]'', ''corriere.it'', 28 gennaio 2023.</ref> {{Int2|1=''[http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/06/05/news/liliana-segre-la-democrazia-finisce-piano-piano-1.323372?ref=HEF_RULLO «La democrazia finisce piano piano»]''|2=Citato in [[Marco Damilano]], ''espresso.repubblica.it'', 5 giugno 2018.}} *Conosco i miei colleghi senatori a vita, sono stata troppo poco in aula per farmi un giudizio degli altri, non sono una vecchia volpe. Quando sono stata nominata ho detto al presidente Mattarella che sono sempre una bambina: mi hanno chiuso la porta della scuola e ottant'anni dopo mi hanno aperto quella del Senato. *Quando ho conosciuto [[Sergio Mattarella|Mattarella]] e abbiamo parlato eravamo tutti e due con i capelli bianchi, alle spalle anche lui ha avuto un dramma che ti segna la vita, ci siamo ritrovati come un fratello e una sorella. È il presidente della Repubblica, ma io lo considero come mio fratello, come una persona che fa parte della mia famiglia. Ho letto anch'io cosa hanno scritto in rete, quando gli hanno augurato la fine di suo fratello mi son venute in mente le minacce contro di me da bambina, rispondevo al telefono e una voce mi chiedeva: perché non muori? Perché non morite? Questi cattivi sentimenti ci sono sempre stati, il web li amplifica, ma non è solo una questione di mezzi di espressione. Ci sono i tempi che consentono a queste persone di comportarsi così. C'è stato un tempo dopo la guerra, dopo l'orrore di milioni di morti, che queste parole e questi comportamenti sono sembrati sparire. Sono arrivate altre esigenze, la gente ha pensato all'arricchirsi, a farsi notare. La bellezza, il consumismo, il successo, essere qualcuno, sono diventati idoli. Poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche. *Ho la paura della perdita della [[democrazia]], perché io so cos'è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell'indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c'è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui. *Chi entra nel memoriale della Shoah trova scritta una parola: indifferenza. Da senatrice ho depositato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare bicamerale di monitoraggio e di controllo sugli "hate speech", i discorsi d'odio. Un invito che il Consiglio d'Europa ha fatto ai 47 Stati membri, il nostro sarebbe il primo caso. Le parole d'odio sono l'anticamera della fine della democrazia. L'imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili. In questi giorni si è scritto di un mercato di divise da deportati di Dachau, che parole si possono trovare? *La mia speranza è che un giorno possano nascere gli Stati Uniti d'Europa, ora appare un'utopia, lo abbiamo visto sulla questione dei migranti, in cui ogni Stato ha dato spazio al suo egoismo nazionale. Io la speranza ce l'ho, ho sempre scelto la vita, ho conosciuto nella mia vita tanti affetti, un lungo amore. {{Int2|''[https://www.fanpage.it/politica/liliana-segre-dice-che-presto-la-shoah-scomparira-dai-libri-di-scuola/ Liliana Segre dice che presto la Shoah scomparirà dai libri di scuola]''|Dall'intervista di [[Fabio Fazio]] a ''Che tempo che fa'', Rai 3, 23 ottobre 2022; citato in Tommaso Coluzzi, ''fanpage.it''.}} *Sono una delle ultimissime {{NDR|sopravvissute}} al mondo e con pessimismo e realismo dico che la [[Shoah]] sarà trattata in un rigo nei libri di storia, poi non ci sarà più neanche quello. *Ho vissuto una vicenda familiare in cui mio padre aveva un unico fratello che era un fascista della prima ora, era convintissimo. E c'era un continuo scambio di idee tra mio papà e questo fratello amatissimo. Mio zio si era sposato in camicia nera e dopo anni di conflitto fraterno, mio zio tagliò dalle foto del matrimonio tutta la sua presenza in camicia nera. C'era allora una borghesia ebraica che aveva aderito al fascismo. Mio zio dopo aver perso tutta la famiglia per le leggi razziste si trovò col rimorso di aver aderito in gioventù al fascismo che gli aveva ucciso il padre, la madre e l'unico fratello. Se c'è ancora l'antifascismo? Ricordando la disperazione di mio zio, dico voglio sperare ci sia ancora. *Ho molto rispetto per la Costituzione, è una guida che tutti dovrebbero avere. *Ho un tale orrore della [[guerra]], mi ricorda quello che porta, per cui sono incapace di fare niente [...] {{Int2|''[https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/ Gaza, Liliana Segre: "La parola genocidio è troppo carica di odio e viene usata per vendetta"]''|Dall'intervista di Zita Dazzi, ''repubblica.it'', 2 agosto 2025.}} {{NDR|Sulla [[guerra Israele-Hamas]] e il [[genocidio nella Striscia di Gaza]]}} *[...] è veramente straziante per me vedere Israele sprofondato in un simile abominio, con alcuni ministri fanatici che, con gli occhi fuori dalle orbite, gridano propositi di virulenta disumanità, oppure con gruppi di coloni che compiono vergognose azioni squadristiche ai danni di palestinesi inermi in Cisgiordania. *Se in Israele il problema è quello di arrestarsi sull’orlo dell’abisso, qui in Europa il problema è duplice: aiutare israeliani e palestinesi che in quell’abisso rischiano di sprofondare, ma al tempo stesso non far dilagare qui la barbarie culturale che un acritico arruolamento su uno o sull’altro dei due fronti più estremi sta producendo. Per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo. È uno scrollarsi di dosso la responsabilità storica dell’Europa, inventando una sorta di contrappasso senza senso, un ribaltare sulle vittime del nazismo le colpe dell’Israele di oggi dipinto come nuovo nazismo. *Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah: non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa. Israele è stato una risposta alla Shoah: lo stato-rifugio che avrebbe garantito l’adempimento di quel giuramento: “mai più”. Il trauma patito dagli israeliani il 7 ottobre non si capisce se non si ha chiaro questo: è stato lo shock di vedere di nuovo assassinare e rapire casa per casa donne, vecchi e bambini proprio dentro quel rifugio che era stato costruito perché non potesse mai più accadere. *Aaah mi sono macchiata tutti i pantaloni! È colpa de le antisemitismo ==Citazioni su Liliana Segre== *Con il suo impegno multiforme nella lotta contro l'[[antisemitismo]], Liliana Segre incoraggia le persone a seguire il suo esempio. Deve essere una responsabilità di tutti i democratici onorare la memoria della [[Shoah]] e alzare la voce quando si manifesta l'antisemitismo ([[Wolfgang Sobotka]]) *La tua missione personale, la tua forza e il tuo coraggio sono modello per noi in Israele e per le comunità ebraiche in tutto il mondo. ([[Reuven Rivlin]]) *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]], Liliana Segre è stata liberata ad Auschwitz dall'[[Armata rossa]]}} Liliana Segre porta sulla pelle i segni dell'orrore del [[nazismo]] o del [[comunismo]]. ([[Matteo Salvini]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Segre, Liliana}} [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Superstiti dell'Olocausto italiani]] 0ksucgrp7tpuyr5bpn6y4y2xsk8rqp1 1426233 1426232 2026-09-11T14:18:21Z NDG 104009 Annullate le modifiche di [[Special:Contributions/~2026-49381-88|~2026-49381-88]] ([[User talk:~2026-49381-88|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Skekzilla|Skekzilla]] 1391686 wikitext text/x-wiki [[File:Liliana segre.jpg|miniatura|Liliana Segre nel 2017]] '''Liliana Segre''' (1930 – vivente), attivista e politica italiana. ==Citazioni di Liliana Segre== {{vedi anche|La memoria rende liberi}} {{cronologico}} *Coltivare la [[Memoria]] è ancora oggi un vaccino prezioso contro l'[[indifferenza]] e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.<ref>Dal messaggio dopo la nomina a senatrice a vita; citato in ''[http://www.repubblica.it/politica/2018/01/19/news/liliana_segre_dopo_la_nomina_a_senatrice_a_vita_proseguiro_l_impegno_contro_la_follia_del_razzismo_-186843053/ Liliana Segre dopo la nomina a senatrice a vita: "Proseguirò l'impegno contro la follia del razzismo"]'', ''repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *{{NDR|Sulla sua nomina a senatrice a vita}} Certamente, il presidente {{NDR|[[Sergio Mattarella]]}} ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri in questo anno, 2018, in cui ricorre l'ottantesimo anniversario delle [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]]. Sento dunque su di me l'enorme compito, la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel [[Senato della Repubblica]] delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell'oblio.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''[http://www.corriere.it/politica/18_gennaio_19/liliana-segre-senatrice-vita-mattaerlla-nomina-7602a2ee-fd23-11e7-b1af-dcddd5d25ebd.shtml Liliana Segre senatrice a vita Gentiloni: «Decisione preziosa»]'', ''corriere.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *L'[[indifferenza]] è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.<ref name=":0">Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/01/19/news/liliana_segre_io_da_auschwitz_a_senatrice_a_vita_-186860561/ Liliana Segre: "Io, da Auschwitz a senatrice a vita"]'', ''rep.repubblica.it'', 19 gennaio 2018.</ref> *Io sono una delle pochissime ancora in vita che ricorda. Perciò torno spesso in questo posto. Ogni volta è un pensiero sul passato molto coinvolgente. E per questo desidero che diventi un posto conosciutissimo, almeno dai milanesi.<ref>Citato in Zita Dazzi, [https://www.repubblica.it/cultura/2022/11/18/news/liliana_segre_binario_21_milano_shoah-375140853/?ref=drrt-1 ''Liliana Segre: "Il registro degli ebrei orrore del fascismo"''], ''Repubblica.it'', 18 novembre 2022.</ref> *La giornata era scandita dall'essere lavoratori schiavi, che però era una fortuna rispetto a quelle che facevano parte dei commandi – così venivano chiamati. Credo che una delle ragioni per cui de l'ho fatta, è stata di lavorare al coperto dentro la fabbrica. Quelli obbligati ad altri lavori, a scaricare le pietre da un camion – inutilmente, perché dall'altra parte un altro gruppo le ricaricava –, scavare delle buche che gli altri riempivano, [erano] quei lavori che servivano per uccidere senza sprecare né le munizioni né lo [[Zyklon B]]. {{NDR|«e poi dopo queste ore di lavoro, c'era di nuovo il ritorno ad Auschwitz?»}} Dopo queste ore di lavoro veramente da schiavi, si tornava a piedi – sempre – al campo. Si affondava nel fango, nella neve, eravamo fradicie d'acqua. Si tornava al campo, e quel momento, invece di essere di relax che uno si riposa dopo quella giornata, c'era questa visione del crematorio: a seconda del fumo o della fiamma, capivamo se stava lavorando o se aveva già lavorato. Andavamo nelle baracche e lì ci davano questo pezzo di pane della sera, che era sognato per tutto il giorno. Poi c'era la notte. E la notte del lager è una cosa di cui non si parla mai. E la notte del lager è invece importantissima, perché si sentono le grida di quelli che vanno al gas, si sentono i richiami delle mamme che non perdono i bambini, i bambini in tutte le lingue d'Europa, dei mariti che han perso le mogli. E noi sapevamo dove andavano: era la notte.<ref>Dall'intervista di Lucia Ascione su ''Tv 2000'', 24 gennaio 2018; [https://www.youtube.com/watch?v=sVTtoXeQgZ0/ Video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 15:55-18:55).</ref> *Mi fa impressione quando sento di barconi affondati nel [[Mar Mediterraneo|Mediterraneo]], magari 200 profughi di cui nessuno chiede nulla. Persone che diventano numeri anziché nomi. Come facevano i nazisti. Anche per questo non ho mai voluto cancellare il tatuaggio con cui mi hanno fatto entrare ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]]. {{NDR|matricola 75190}}<ref name=":1">Citato in Renato Franco, ''[http://www.corriere.it/spettacoli/18_aprile_20/gad-lerner-la-difesa-razza-921d8596-448d-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml Gad Lerner, «La difesa della razza» inchiesta in sei puntate su Rai3]'', ''corriere.it'', 20 aprile 2018.</ref> *Nel 1944, quando fummo deportati a [[Campo di sterminio di Birkenau|Birkenau]], ero una ragazza di quattordici anni, stupita dall'orrore e dalla cattiveria. Sprofondata nella solitudine, nel freddo e nella fame. Non capivo neanche dove mi avessero portato: nessuno allora sapeva di [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]].<ref name=":0" /> *Prima, durante e dopo la mia prigionia mi ha ferito l'[[indifferenza]] colpevole più della violenza stessa. Quella stessa indifferenza che ora permette che Italia e Europa si risveglino ancora razziste; temo di vivere abbastanza per vedere cose che pensavo la Storia avesse definitivamente bocciato, invece erano solo sopite.<ref name=":1" /> *Li vedevamo insieme ai loro bambini mentre accendevano fuochi, stendevano i panni. Avevano una vita, mentre noi eravamo scheletri che vagavano. Li guardavamo e ci dicevamo: che fortunati, questi, ma chi sono? C'era spesso il vento, ad [[Campo di concentramento di Auschwitz|Auschwitz]], che spazzava il campo. Una mattina vediamo rotolare polvere, stracci e brandelli di vestiti. E dove sono andati a finire, gli [[zingari]]? Quelle che sapevano tutto hanno risposto: li hanno gasati tutti stanotte. Non lo posso dimenticare. Io sono la memoria di quello che è successo.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/05/news/fiducia_governo_m5s_lega_liliana_segre_campi_rom-198270740/ Liliana Segre: "Ricordo quei rom morti nel mio lager. Dirò no finché vivo alle leggi speciali"]'', ''rep.repubblica.it'', 5 giugno 2018.</ref> *Quando sono stata espulsa dalla scuola, giorni per me drammatici, papà chiamò la maestra che avevo avuto in prima e seconda elementare: venga, per favore, signorina... Abitavamo vicino a scuola. La aspettavo affettuosa, invece è stata pochissimo e ha detto: "Ma cosa c'entro, io? Non le ho fatte mica io le leggi razziali!". Poi mi ha abbracciata, se n'è andata e non l'ho mai più sentita ne vista. Non era "cattiva", era una persona qualunque. Era la banalità del grande male che mi ha fatto.<ref>Dall'intervista di Paolo G. Brera, ''[https://rep.repubblica.it/pwa/intervista/2018/06/20/news/tema_maturita_liliana_segre-199563210/ Liliana Segre e la Maturità antirazzista: "Quel tema un grido che batte l'indifferenza"]'', ''rep.Repubblica.it'', 20 giugno 2018.</ref> *Nei campi di sterminio rimasi sola, e non rividi più mio padre. Chi è stato ad [[Auschwitz]] ha sentito per anni l'odore di carne bruciata: non te lo togli più di dosso. E poi rimani sempre quel numero.<ref name="gita">Citato in ''[http://www.lastampa.it/2018/10/23/verbania/lappello-di-liliana-segre-da-verbania-non-portare-i-bimbi-in-gita-premio-ad-auschwitz-EhKT58eXnLWOu4lRnwjmFI/pagina.html L'appello di Liliana Segre da Verbania: "Non portate i bimbi in gita premio ad Auschwitz"]'', ''lastampa.it'', 23 ottobre 2018.</ref> *Non mandate i figli in gita ai campi di sterminio. Lì si va in pellegrinaggio. Sono posti da visitare con gli occhi bassi, meglio in inverno con vestiti leggeri, senza mangiare il giorno prima, avendo fame per qualche ora.<ref name="gita"/> *Questo è un anno dalla doppia ricorrenza, le orrende [[Leggi razziali fasciste|leggi razziste]] e, fortunatamente, dieci anni dopo, l'entrata in vigore della [[Costituzione Italiana|Carta fondamentale]]. Il filo rosso che le unisce è l'articolo 3, quel Manifesto dell'eguaglianza e della [[dignità]] umana che deriva direttamente dalla [[rivoluzione francese]].<ref>Citato in [https://www.ilsecoloxix.it/genova/2019/01/28/news/giornata-della-memoria-il-rabbino-capo-di-genova-sui-migranti-non-possiamo-rimanere-indifferenti-1.30302420 ''Giornata della Memoria, il rabbino capo di Genova: «Sui migranti non possiamo rimanere indifferenti»''], ''ilsecoloxix.it'', 26 gennaio 2019.</ref> *Se si ammettono le parole dell'[[odio]] nel contesto pubblico, se si accoglie lo hate speech nella ritualità del quotidiano, si legittimano rapporti imbarbariti. Io l'odio l'ho visto. L'ho sofferto. E so dove può portare. Per questo vado a parlare con gli studenti. Gli racconto un passato figlio dell'odio e del rancore disumano e loro mi ascoltano con un'attenzione di cui non smetto di essergli grata.<ref>Dall'intervista di Simonetta Fiori, ''[https://www.repubblica.it/scuola/2019/02/25/news/liliana_segre_ministro_ci_ripensi_non_rubiamo_il_passato_ai_ragazzi_-220133699/ Niente tema storico alla Maturità, Liliana Segre: "Ministro, ci ripensi, non rubiamo il passato ai ragazzi"]'', ''repubblica.it'', 25 febbraio 2019.</ref> *Bisogna dare i premi Nobel a chi li merita veramente, non a una cittadina molto più semplice come sono io. Lasciamo i Nobel ai Nobel.<ref>Citato in [https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_14/liliana-segre-nobel-la-pace-io-sono-semplice-cittadina-lasciamolo-chi-merita-b40a1eb8-1e65-11ea-9389-bd538526c9e7.shtml/ ''Liliana Segre sul Nobel per la Pace: «Io sono una semplice cittadina, lasciamolo a chi lo merita»''], ''corriere.it'', 14 dicembre 2019.</ref> *Una via per [[Giorgio Almirante|Almirante]] a [[Verona]]? Oh, povera strada! Mi chiedo se sia lo stesso Comune. Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l'una all'altra.<ref>Citato in [https://www.ilpost.it/2020/01/22/segre-almirante-verona/ ''"Liliana Segre sulla strada di Verona intitolata ad Almirante: «Povera strada!»''], ''ilpost.it'', 22 gennaio 2020.</ref> *La perdita di [[Nedo Fiano|Nedo]] è come un lutto in famiglia. Siamo stati ''Stücke'', pezzi di uno stesso mosaico orribile. Siamo tornati in pochi e quello che potevamo confessarci è impossibile da dire a qualcun altro.<ref>Citato in Alessia Rastelli, ''Shoah, addio a Nedo Fiano. La memoria come resistenza. {{small|È morto a Milano uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Fu testimone instancabile dell'abisso}}'', ''Corriere della Sera'', 20 dicembre 2020.</ref> *{{NDR|Durante la posa di una [[Pietre d'inciampo|Pietra d'Inciampo]]}} Riguarda una piccola storia su Ermanno Fontanella, un amico che mio padre rivide in carcere, che appena arrivati disse: 'Alberto, meno male che siete stati arrestati adesso perché fino a poco tempo fa, c'era un comandante tedesco molto peggiore di quello attuale, che ci obbligava a leccare le latrine'. Io abituata a un mondo normale, continuo a ricordare ancora oggi, a 91 anni, quella cosa udita a 13 anni.<ref>Citato in Zita Dazzi, ''[https://milano.repubblica.it/cronaca/2022/01/21/news/pietre_inciampo_segre_sala_milano_giornata_memoria_2022-334694854/ Giorno della Memoria, a Milano nuove 24 Pietre d'inciampo. Liliana Segre: "Vi racconto una piccola storia che nessuno conosce"]'', ''milano.repubblica.it'', 21 gennaio 2022.</ref> *Se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la [[Costituzione]] – peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi – fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più [[felicità|felice]]<ref>Citato in ''[https://www.gay.it/liliana-segre-e-lo-straordinario-discorso-al-senato-il-paese-ci-guarda-date-lesempio-il-video Liliana Segre e lo straordinario discorso al Senato in difesa della Costituzione e dell’antifascismo – VIDEO]'', ''gay.it'', 13 ottobre 2022.</ref> *Invitami [[notte]] a immaginare le stelle.<ref>Frase collocata sopra l'ingresso del Memoriale della Shoah a Milano; citato in Francesca Bonazzoli, ''[https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/23_gennaio_28/milano-l-opera-d-arte-all-ingresso-del-memoriale-della-shoah-invitami-notte-a-immaginare-le-stelle-83aebf5a-0bf1-4462-85fd-0c0f21de9xlk.shtml Milano, l'opera d'arte all'ingresso del Memoriale della Shoah: «Invitami notte a immaginare le stelle»]'', ''corriere.it'', 28 gennaio 2023.</ref> {{Int2|1=''[http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/06/05/news/liliana-segre-la-democrazia-finisce-piano-piano-1.323372?ref=HEF_RULLO «La democrazia finisce piano piano»]''|2=Citato in [[Marco Damilano]], ''espresso.repubblica.it'', 5 giugno 2018.}} *Conosco i miei colleghi senatori a vita, sono stata troppo poco in aula per farmi un giudizio degli altri, non sono una vecchia volpe. Quando sono stata nominata ho detto al presidente Mattarella che sono sempre una bambina: mi hanno chiuso la porta della scuola e ottant'anni dopo mi hanno aperto quella del Senato. *Quando ho conosciuto [[Sergio Mattarella|Mattarella]] e abbiamo parlato eravamo tutti e due con i capelli bianchi, alle spalle anche lui ha avuto un dramma che ti segna la vita, ci siamo ritrovati come un fratello e una sorella. È il presidente della Repubblica, ma io lo considero come mio fratello, come una persona che fa parte della mia famiglia. Ho letto anch'io cosa hanno scritto in rete, quando gli hanno augurato la fine di suo fratello mi son venute in mente le minacce contro di me da bambina, rispondevo al telefono e una voce mi chiedeva: perché non muori? Perché non morite? Questi cattivi sentimenti ci sono sempre stati, il web li amplifica, ma non è solo una questione di mezzi di espressione. Ci sono i tempi che consentono a queste persone di comportarsi così. C'è stato un tempo dopo la guerra, dopo l'orrore di milioni di morti, che queste parole e questi comportamenti sono sembrati sparire. Sono arrivate altre esigenze, la gente ha pensato all'arricchirsi, a farsi notare. La bellezza, il consumismo, il successo, essere qualcuno, sono diventati idoli. Poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche. *Ho la paura della perdita della [[democrazia]], perché io so cos'è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell'indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c'è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui. *Chi entra nel memoriale della Shoah trova scritta una parola: indifferenza. Da senatrice ho depositato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare bicamerale di monitoraggio e di controllo sugli "hate speech", i discorsi d'odio. Un invito che il Consiglio d'Europa ha fatto ai 47 Stati membri, il nostro sarebbe il primo caso. Le parole d'odio sono l'anticamera della fine della democrazia. L'imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili. In questi giorni si è scritto di un mercato di divise da deportati di Dachau, che parole si possono trovare? *La mia speranza è che un giorno possano nascere gli Stati Uniti d'Europa, ora appare un'utopia, lo abbiamo visto sulla questione dei migranti, in cui ogni Stato ha dato spazio al suo egoismo nazionale. Io la speranza ce l'ho, ho sempre scelto la vita, ho conosciuto nella mia vita tanti affetti, un lungo amore. {{Int2|''[https://www.fanpage.it/politica/liliana-segre-dice-che-presto-la-shoah-scomparira-dai-libri-di-scuola/ Liliana Segre dice che presto la Shoah scomparirà dai libri di scuola]''|Dall'intervista di [[Fabio Fazio]] a ''Che tempo che fa'', Rai 3, 23 ottobre 2022; citato in Tommaso Coluzzi, ''fanpage.it''.}} *Sono una delle ultimissime {{NDR|sopravvissute}} al mondo e con pessimismo e realismo dico che la [[Shoah]] sarà trattata in un rigo nei libri di storia, poi non ci sarà più neanche quello. *Ho vissuto una vicenda familiare in cui mio padre aveva un unico fratello che era un fascista della prima ora, era convintissimo. E c'era un continuo scambio di idee tra mio papà e questo fratello amatissimo. Mio zio si era sposato in camicia nera e dopo anni di conflitto fraterno, mio zio tagliò dalle foto del matrimonio tutta la sua presenza in camicia nera. C'era allora una borghesia ebraica che aveva aderito al fascismo. Mio zio dopo aver perso tutta la famiglia per le leggi razziste si trovò col rimorso di aver aderito in gioventù al fascismo che gli aveva ucciso il padre, la madre e l'unico fratello. Se c'è ancora l'antifascismo? Ricordando la disperazione di mio zio, dico voglio sperare ci sia ancora. *Ho molto rispetto per la Costituzione, è una guida che tutti dovrebbero avere. *Ho un tale orrore della [[guerra]], mi ricorda quello che porta, per cui sono incapace di fare niente [...] {{Int2|''[https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/ Gaza, Liliana Segre: "La parola genocidio è troppo carica di odio e viene usata per vendetta"]''|Dall'intervista di Zita Dazzi, ''repubblica.it'', 2 agosto 2025.}} {{NDR|Sulla [[guerra Israele-Hamas]] e il [[genocidio nella Striscia di Gaza]]}} *[...] è veramente straziante per me vedere Israele sprofondato in un simile abominio, con alcuni ministri fanatici che, con gli occhi fuori dalle orbite, gridano propositi di virulenta disumanità, oppure con gruppi di coloni che compiono vergognose azioni squadristiche ai danni di palestinesi inermi in Cisgiordania. *Se in Israele il problema è quello di arrestarsi sull’orlo dell’abisso, qui in Europa il problema è duplice: aiutare israeliani e palestinesi che in quell’abisso rischiano di sprofondare, ma al tempo stesso non far dilagare qui la barbarie culturale che un acritico arruolamento su uno o sull’altro dei due fronti più estremi sta producendo. Per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo. È uno scrollarsi di dosso la responsabilità storica dell’Europa, inventando una sorta di contrappasso senza senso, un ribaltare sulle vittime del nazismo le colpe dell’Israele di oggi dipinto come nuovo nazismo. *Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah: non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa. Israele è stato una risposta alla Shoah: lo stato-rifugio che avrebbe garantito l’adempimento di quel giuramento: “mai più”. Il trauma patito dagli israeliani il 7 ottobre non si capisce se non si ha chiaro questo: è stato lo shock di vedere di nuovo assassinare e rapire casa per casa donne, vecchi e bambini proprio dentro quel rifugio che era stato costruito perché non potesse mai più accadere. ==Citazioni su Liliana Segre== *Con il suo impegno multiforme nella lotta contro l'[[antisemitismo]], Liliana Segre incoraggia le persone a seguire il suo esempio. Deve essere una responsabilità di tutti i democratici onorare la memoria della [[Shoah]] e alzare la voce quando si manifesta l'antisemitismo ([[Wolfgang Sobotka]]) *La tua missione personale, la tua forza e il tuo coraggio sono modello per noi in Israele e per le comunità ebraiche in tutto il mondo. ([[Reuven Rivlin]]) *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]], Liliana Segre è stata liberata ad Auschwitz dall'[[Armata rossa]]}} Liliana Segre porta sulla pelle i segni dell'orrore del [[nazismo]] o del [[comunismo]]. ([[Matteo Salvini]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Segre, Liliana}} [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Superstiti dell'Olocausto italiani]] kqxizah015qlzddwx1w2fidpznor6sz Template:Lingue/Dati 10 148341 1426256 1426185 2026-09-11T21:58:17Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1426256 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 70504 |lingua2 = it |voci2 = 55910 |lingua3 = pl |voci3 = 31872 |lingua4 = ru |voci4 = 18058 |lingua5 = cs |voci5 = 16382 |lingua6 = et |voci6 = 13699 |lingua7 = uk |voci7 = 12430 |lingua8 = pt |voci8 = 12083 }} a0v8r3mz34gr5vy6rg3qeu7hdsuik3k Nicola Nisco (patriota) 0 154816 1426265 1372261 2026-09-12T06:49:47Z Gaux 18878 Francesco Saverio del Carretto 1426265 wikitext text/x-wiki '''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano. ==Citazioni di Nicola Nisco== *Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re Ferdinando. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona.<ref>Da ''Storia d'Italia dal 1814 al 1880'', p. 125.</ref> ==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''== ===[[Incipit]]=== Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba. ===Citazioni=== *Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36) *Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42) *Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98) *Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101) *Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101) *[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269) *Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}} [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] tb1o7d80a57jsyhrq7221w2ckpps735 1426266 1426265 2026-09-12T06:51:24Z Gaux 18878 /* Citazioni di Nicola Nisco */ Ferdinando II delle Due Sicilie 1426266 wikitext text/x-wiki '''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano. ==Citazioni di Nicola Nisco== *Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona.<ref>Da ''Storia d'Italia dal 1814 al 1880'', p. 125.</ref> ==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''== ===[[Incipit]]=== Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba. ===Citazioni=== *Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36) *Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42) *Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98) *Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101) *Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101) *[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269) *Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}} [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 7v5y8vtnb3c8hs4ry29utpcmmljc98x 1426267 1426266 2026-09-12T06:54:07Z Gaux 18878 /* Citazioni di Nicola Nisco */ riferimenti bibliografici 1426267 wikitext text/x-wiki '''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano. ==Citazioni di Nicola Nisco== *Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885 p. 125.</ref> ==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''== ===[[Incipit]]=== Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba. ===Citazioni=== *Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36) *Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42) *Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98) *Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101) *Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101) *[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269) *Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}} [[Categoria:Patrioti italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 7gfgqr7wi72tjnyh3haqjqpyryap5td Gustavo Strafforello 0 161830 1426237 1426140 2026-09-11T15:05:23Z Gaux 18878 /* La Patria. Geografia dell'Italia */ Piazza San Marco 1426237 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che Napoleone I, il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] j1cn9yla7b236h20vp3cmy4dkr761ka 1426238 1426237 2026-09-11T15:06:03Z Gaux 18878 /* Provincia di Venezia */ wlink 1426238 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] cfkkkq4jhmarxls07xcx09qkbn1w104 1426239 1426238 2026-09-11T15:09:00Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ Provincia di Venezia 1426239 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] juutytkmyyoj724dekiuv6f8rmulecb 1426240 1426239 2026-09-11T15:10:14Z Gaux 18878 /* Provincia di Venezia */ riferimenti 1426240 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] 7q36ihah9t5fmlhm0rdjdrl9rlnedao 1426242 1426240 2026-09-11T15:24:31Z Gaux 18878 /* La sapienza del popolo spiegata al popolo */ Fortuna e dormi 1426242 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) *Fortuna e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? (cap. X.5, p. 232) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] 7i2qtgk2wazz6dcs9dcbpl2nfb0k22z 1426243 1426242 2026-09-11T15:25:01Z Gaux 18878 /* La sapienza del popolo spiegata al popolo */ wlink 1426243 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) *[[Fortuna]] e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? (cap. X.5, p. 232) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] cwtnzuyrvqyl64hn50u406cii0fgwzp 1426244 1426243 2026-09-11T15:28:56Z Gaux 18878 /* La sapienza del popolo spiegata al popolo */ ampliamento 1426244 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) *[[Fortuna]] e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? I felici, osserva uno scrittore, dicono che è cosa ideale, gli sventurati sostengono che tutto è opera di questa cieca deità; i primi attribuiscono i loro lieti successi al buon senno, all'accorgimento, alla prudenza loro propria; i secondi imputano le loro disgrazie all'avversa fortuna, alle stelle nemiche. (cap. X.5, pp. 232-233) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] a26gpaogrg5zmlra5zavl4k3ldh5ioh 1426246 1426244 2026-09-11T15:46:03Z Gaux 18878 /* La sapienza del popolo spiegata al popolo */ ampliamento 1426246 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) *[[Fortuna]] e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? I felici, osserva uno scrittore, dicono che è cosa ideale, gli sventurati sostengono che tutto è opera di questa cieca deità; i primi attribuiscono i loro lieti successi al buon senno, all'accorgimento, alla prudenza loro propria; i secondi imputano le loro disgrazie all'avversa fortuna, alle stelle nemiche. Molti grand'uomini credettero alla fortuna, cominciando da Cesare che al pilota tremante nella tempesta disse imperterrito: «Che cosa temi? Tu porti Cesare e la sua fortuna?» e venendo giù giù fino a Napoleone III, che ha una fede inconcussa ''dans son étoile''. Ma la fortuna dei grandi uomini, chi ben guarda, non è mica una favorevole fatalità, come crede il volgo, è la coscienza del loro proprio valore, è il forte volere accoppiato al molto potere. (cap. X.5, pp. 232-233) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] kjt2o8xadqfkfi2tqqlwl6oxneunxg5 1426247 1426246 2026-09-11T15:47:45Z Gaux 18878 /* La sapienza del popolo spiegata al popolo */ wlink 1426247 wikitext text/x-wiki [[File:Gustavo Strafforello.jpg|thumb|Gustavo Strafforello in un'incisione ottocentesca]] '''Gustavo Strafforello''' (1820 – 1903), scrittore e poligrafo italiano. ==''La Patria. Geografia dell'Italia''== ===Provincia di Roma=== *{{NDR|[[Isola Tiberina]]}} Quasi nel mezzo della città, il Tevere forma un'isola, tanto celebre negli antichi tempi pei monumenti che conteneva. La sua origine, stando agli scrittori dell'antichità, deriva dall'espulsione dei {{sic|Tarquinii}}<ref>Gli ultimi tre re di Roma di origine etrusca.</ref>, in seguito alla quale, il Senato decretò che i beni di quella famiglia fossero confiscati, conceduti al popolo e posti a sacco. Le messi che biondeggiavano nel campo tra la città e il Tevere, furono tagliate e gittate nel fiume, di guisa che, arrestandosi l'acqua pei cumuli delle biade gettate, formò una specie di argine che a poco a poco si cangiò in vera e propria isoletta. (I - Circondario di Roma, p. 98) *{{NDR|[[Piazza Colonna]]}} Era già sotto il governo papale ed è ancora, dopo che Roma divenne capitale d'Italia il cuore della città, il ritrovo dei mercanti di campagna, degli uomini di mare, dei negozianti, come {{sic|anco}} delle allegre brigate. Nella state<ref>In estate.</ref> vi si danno concerti e la popolazione vi accorre in folla a passeggiare o a sedersi in crocchi di seggiole che dannosi {{sic|a pago}}<ref>In affitto, a pagamento.</ref> lungo il palazzo Chigi o dispongosi fuori delle trattorie, caffè e {{sic|birrarie}} che apronsi lungo gli altri tre lati. Imperrocché codesta piazza era un quadrilatero formato da quattro palazzi: a nord il ''palazzo Chigi'', a sud il ''palazzo Ferrajoli'', a est (sul Corso) il ''palazzo Piombino'', ora demolito, e ad ovest il ''palazzo'' detto delle ''Colonne''.<br>Ma il monumento più interessante della piazza è senza paragone la maravigliosa colonna eretta dal Senato e dal popolo romano in onore di Marco Aurelio Antonino per le sue vittorie sui Marcomanni ed altri popoli della Germania. (I - Circondario di Roma, pp. 110-111) *{{NDR|[[Piazza San Pietro]]}} [...] è il più bello spazio anfitreale moderno col grandioso ellittico ''colonnato del Bernini'' (1667) degno vestibolo del primo tempio del mondo. (I - Circondario di Roma, p. 174) *{{NDR|[[Basilica di San Pietro in Vaticano]]}} Tutte le arti hanno contribuito alla decorazione di questo {{sic|maraviglioso}} tempio, il quale è, senza dubbio, il monumento più sorprendente, non solo di Roma, ma del mondo moderno. La pittura, la scultura, l'architettura, il {{sic|musaico}}, l'arte di fondere i bronzi e di dorare vi hanno profuso le loro ricchezze, ed i più grandi artefici vi hanno sviluppato i loro talenti: dimodoché, se in Roma non vi fosse altro da vedere che questo solo tempio, sarebbe cosa degna ch'ognuno vi si recasse per ammirarne la impareggiabile magnificenza. (I - Circondario di Roma, pp. 179-180) *{{NDR|[[Palazzo Farnese (Roma)|Palazzo Farnese]]}} Il più bello e maestoso di Roma e fors'anco del mondo, per la sua architettura. [...]. I massi di travertino, ond'è composto furono tolti sacrilegamente al Colosseo e al teatro di Marcello.<br>Il palazzo si presenta nel suo aspetto migliore dalla piazza con fontane a vasche granitiche, tolte dalle terme di Caracalla. Entrando, la grossezza dei massi di travertino e la precisione con cui sono collegati attrae l'attenzione. Nulla può superare la solidità della costruzione: il basamento del cortile posto dal Vignola sul disegno originale del Sangallo e il primo piano dello stesso Vignola, sono degni dei migliori tempi dell'architettura. Tutte le parti superiori dell'edifizio, coll'imponente e maraviglioso cornicione sono di Michelangelo. (I - Circondario di Roma, p. 286) ===Provincia di Napoli=== *Suol dirsi comunemente che la [[Grotta Azzurra]] rimase sconosciuta sino al 1822 quando fu scoperta da due Inglesi o più veramente da un pescatore dell'isola detto ''Ferrara'', il cui diritto alla scoperta fu riconosciuto dal governo borbonico che gli assegnò una piccola pensione. Il vero si è che la Grotta era nota sin dal 1605, nel qual anno fu descritta dal precitato scrittore napoletano Capaccio<ref>Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634).</ref>. In seguito se ne perdé la traccia e la memoria finché fu riscoperta dal poeta e pittore tedesco [[August Kopisch|Augusto Kopisch]] di Breslavia (insieme a Fries<ref>Ernst Fries (1801 – 1833), pittore tedesco.</ref>, nel 1826) [...]. (III, Circondario di Castellammare di Stabia, p. 362) ===Provincia di Venezia=== *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la [[Piazza San Marco|piazza di San Marco]] a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». (Parte prima, p. 122) ==''La sapienza del popolo spiegata al popolo''== *Chi a' [[Medico|medici]] si {{sic|da'}}, a sé si toglie.<br>La [[Salute|sanità]] è la prima ricchezza dell'uomo, segnatamente dell'uomo del popolo che non ha che le sue braccia. Ciò è chiarito dai proverbi di tutte le nazioni: ''Primum recto valere'', dicevano i latini; ''Chi ha la sanità, è ricco e non lo sa''; ovvero: ''Chi è sano e non è prigione, se si lamenta non ha ragione'', diciam noi italiani; e i francesi: ''Chi non ha sanità non ha nulla e chi ha sanità ha tutto''; e gli inglesi: ''La sanità è una gran ricchezza''; ovvero: ''La sanità val più della ricchezza''; e i tedeschi: ''Chi è sano non sa quanto sia ricco''; ovvero: ''Sano e libero, che vuoi di più?'' e gli olandesi: ''La sanità è moneta sonante''; e i boemi: ''La sanità vai più che l'oro e i possessi'', ecc.; e gli arabi finalmente, nel loro linguaggio orientale, dicono che la sanità è un ''dattero che cresce soltanto sulla palma del povero''. Or come avviene che poveri e ricchi d'ogni nazione {{sic|scialaquano}} spesso questo tesoro che è così difficile ricuperare? Perché non pongono mente ai proverbi che contengono tante salutari ammonizioni, tanti bei precetti igienici, tante regole provate del viver sano? (cap. VIII.3, pp. 139-140) *Una buona [[coscienza]] è un buon guanciale.<br>La coscienza; a sentire e anche un po' al vedere, la non è più roba di stagione e de' tempi. Quella coscienza che i latini chiamarono stupendamente il Dio dell'uomo: ''Conscientia hominibus Deus est'', e che costituisce il suo più grande attributo, la moralità, vogliono alcuni la s'abbia a cercare da' ferravecchi fra le sferre e le anticaglie, ma non più nel consorzio civile. Se così fosse, poveri a noi! È il vero che i nostri vecchi avevano più coscienza che [[scienza]], mentre noi moderni, viceversa, abbiam più scienza che coscienza; ma quest'ultima non muore mai e, volere o non valere, la si abbarbica tenacemente all'uomo, come l'oliera all'olmo, non lo lasciando finché nol vegga morto e seppellito. Sentite in fatto i proverbi: ''La coscienza male per mille accusatori e per mille testimoni – Grave più d' ogni pena è rea coscienza – Alla coscienza nessun può sottrarsi, e va dicendo''. (cap. VIII.4, pp. 142-143) *La [[superbia]] è figlia dell'[[ignoranza]].<br>Questo brutto peccato non trova misericordia nei proverbi di alcun popolo. Sentite che antifone: ''La superbia andò a cavallo e tornò a piedi – La superbia si sdigiunò coll'abbondanza , pranzò con la povertà e cenò con l'infamia – La superbia crede che il suo uovo abbia due tuorli – La superbia crede che il suo trar di dadi gitti sempre diciotto – La superbia va innanzi e la vergogna dietro – La superbia moltiplica i nostri nemici e mette in fuga i nostri amici – La superbia non ama nessuno e non è amata da nessuno – La superbia unita ad altre virtù le soffoca tutte – La superbia si fiacca il collo''.<br>Io nulla conosco di fatto così meschino o ridicolo come la superbia. La è un misto d'insensibilità e di perversa natura in cui è malagevole determinare qual delle due preponderi. (cap. VIII.10, p. 161) *[[Diffidenza|A pensar male ci s'indovina]].<br>Che dicesi anche più comunemente: ''Pensala alla peggio e l'indovinerai'', è un altro proverbio che suona di frequente sulle labbra del popolo ed inculca una massima non solamente contraria alla carità ed alla morale, ma perniciosa in sommo grado all'umano consorzio. Coloro, e non son pochi pur troppo, che, avvalorandosi di questo proverbio, inchinano a pensar male di tutto e di tutti, dovrebbero figgersi bene in mente, a mo' di correttivo, questi altri proverbi: ''Prona est ad malum suspicio'' – ''In bonum virum non cadit suspicio'' – ''Presto vien ingannato chi pensa al male'' – ''Chi mal fa, mal pensa'' – ''Chi mal pensa, Dio gli dia male'' – ''Chi mal pensa, mal abbia'' – ''Chi mal pensa, mal dispensa'' – ''Chi d'altri è sospettoso, è di se mal mendoso'' – ''Chi è in sospetto è in difetto'', ecc. (cap. IX.4, pp. 202-203) *Tutto è fumo e vento fuorché l'[[oro]] e l'[[argento]].<br>''Pecunia regina mundi'', e anche i proverbi sono i suoi umilissimi servitori. A ben due mila assommano i proverbi di tutti i popoli in lode e glorificazione del [[Denaro|dio quattrino]], che ho già raccolto e pubblicherò separatamente col suo bravo commento. Per ora ho acciuffato quest'uno e vo' provarmi a metterlo al crogiuolo della morale, pur per mostrare che i proverbi in encomio dell'oro non sono tutt'oro di coppella. (cap. IX.8, p. 213) *[[Fortuna]] e dormi.<br>Tutti indistintamente i popoli del mondo glorificano nei loro proverbi la fortuna come fattrice principale se non unica dell'umana prosperità; e noi italiani segnatamente, usi in malora a far la brutta vita di Michelaccio, ad aspettar la manna dal cielo, a far continuo assegnamento sulle vincite al lotto, ecc. Ma ha veramente così gran parte nelle umane cose quella che noi chiamiamo Fortuna? I felici, osserva uno scrittore, dicono che è cosa ideale, gli sventurati sostengono che tutto è opera di questa cieca deità; i primi attribuiscono i loro lieti successi al buon senno, all'accorgimento, alla prudenza loro propria; i secondi imputano le loro disgrazie all'avversa fortuna, alle stelle nemiche. Molti grand'uomini credettero alla fortuna, cominciando da [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]] che al pilota tremante nella tempesta disse imperterrito: «Che cosa temi? Tu porti Cesare e la sua fortuna?» e venendo giù giù fino a [[Napoleone III di Francia|Napoleone III]], che ha una fede inconcussa ''dans son étoile''. Ma la fortuna dei grandi uomini, chi ben guarda, non è mica una favorevole fatalità, come crede il volgo, è la coscienza del loro proprio valore, è il forte volere accoppiato al molto potere. (cap. X.5, pp. 232-233) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi311stra/page/n6 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Roma]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1894. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageografi411stra/page/n8 La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Napoli]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1896. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lapatriageogra121stra/page/n6/mode/1up La Patria. Geografia dell'Italia. Provincia di Venezia]'', Unione tipografico-editrice, Torino, 1902. *Gustavo Strafforello, ''[https://archive.org/details/lasapienzadelpo00stragoog/page/n7/mode/1up La sapienza del popolo spiegata al popolo]'', Editori della biblioteca utile, Milano, 1868. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Strafforello, Gustavo}} [[Categoria:Scrittori italiani]] lf5t7dabqnaccqq5jkf4dkpb8nqo86d Piazza San Marco 0 162916 1426241 1335546 2026-09-11T15:13:44Z Gaux 18878 Gustavo Strafforello 1426241 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Piazza de San Marco. Venecia. Italia. - panoramio.jpg|thumb|upright=1.6|Piazza di San Marco, Venezia]] Citazioni sulla '''piazza San Marco''' di Venezia. *Come passai, tutti i giorni, ore ed ore su quella stupenda piazza San Marco, su quella divina piazzetta, osservando tutti quegli splendidi monumenti al levare e al cadere del sole, sul meriggio e sotto i pallidi raggi della luna, provandone sempre nuovo diletto, sempre indicibili sensazioni di arcana e incomprensibile voluttà, non starò qui a riferire. ([[Raffaello Giovagnoli]]) *Fu detto e stampato da più di un impressionista che la piazza di San Marco a Venezia è la più bella piazza del mondo. Noi non diremo questo, perché in siffatta materia vige sempre il relativo e non l'assoluto, tanto che non è possibile confrontare piazza San Marco colla piazza San Pietro a Roma o della Concordia a Parigi o colla Puerta del Sol a Madrid o della Signoria a Firenze, che pur tengono fama di bellezza mondiale: diremo invece che fra le più belle piazze del mondo essa è certo la più caratteristica e, nella sua tipicità, unica al mondo. Dicono che [[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], il quale nelle sue sentenze passava, fra gli adulatori infiniti ed i cortigiani del suo tempo, per un oracolo, la definisse «una grande sala». Ora neppure questa definizione ci pare appropriata granché, mentre è piazza con tutte le caratteristiche che a tale nome si addicono, ed è per giunta suscettibile di una sola qualifica, di un solo aggettivo «maravigliosa». ([[Gustavo Strafforello]]) *– Mi spiego subito... e mi spiego pigliando per punto di appoggio precisamente la piazzetta San Marco. Perché tutti i forestieri di ogni paese, d'ogni generazione, d'ogni levatura, sono costretti a confessare che in quell'aggregato di edifizi è il trionfo dell'architettura, e che forse in nessuna parte del mondo può trovarsi una scena più maravigliosa di quella che si presenta a chi approda sulla scalea del molo della piazzetta di san Marco? perché appunto trova l'unità nella varietà. A destra il palazzo Ducale del Calendario; vicino ad esso le prigioni di Da Ponte, dirimpetto l'edificio della libreria del Sansovino; vicino a questo il palazzo degli uffici. E se dal primo, dirò così, sipario, si spinge l'occhio oltre le colonne di Todero e del Leone, ecco la [[Basilica di San Marco]] a dritta delle sue cupole bisantine, ecco la torre dell'orologio di fronte a un brano delle Procuratie nuove de' Lombardi. Nientemeno che sette edifizi, sette stili, sette varie altezze, e una schiera d'architetti di tempi diversi e di diverse scuole che vi portano il vario contributo della loro ricca fantasia. ([[Giuseppe Rovani]]) *Non vorrei scrivere molto su Venezia; penso che tutti la conoscano. È realmente simile, fino al fastidio, ai vari ''souvenirs de Venice''; quando mi sono fermato per la prima volta a piazza San Marco, sono rimasto confuso e a lungo non ho potuto liberarmi dalla opprimente sensazione che non fosse un luogo reale, ma il Lunapark dove deve svolgersi la notte veneziana. Aspettavo soltanto che cominciassero a gemere le chitarre e che il gondoliere cantasse come il signor Schütz. Por fortuna il gondoliere ha misteriosamente taciuto, ma alla fine mi ha derubato in modo poco cristiano, agitandomi davanti agli occhi un qualche tariffario. ([[Karel Čapek]]) ==Voci correlate== *[[Basilica di San Marco]] *[[Campanile di San Marco]] *[[Venezia]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Piazze d'Italia|San Marco]] d21uowqulhrtpmwyqk8ytgagwwvm3r3 Aldo Gabrielli 0 202930 1426260 1266295 2026-09-12T06:28:09Z Gaux 18878 /* Settembrini */ del Carretto 1426260 wikitext text/x-wiki '''Aldo Gabrielli''' (1898 – 1978), grammatico, linguista, lessicografo e scrittore italiano. ==''Settembrini''== *Ma che poteva da sola la pia Regina {{NDR|Maria Cristina di Savoia}}, se accanto al Re {{NDR|Ferdinando II delle Due Sicilie}} c'era anche un [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]]? Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. (cap. III, pp. 38-39) *Era [[Basilio Puoti]] un vero apostolo della lingua italiana. Ei ben sapeva che un popolo, smembrato quanto si voglia da leggi e convenzioni internazionali, da guerre, da occupazioni, da lotte intestine, da ogni calamità o sciagura dissolvitrice, rimane pur sempre lo stesso popolo unito e indivisibile se parla una medesima lingua. La [[Linguaggio|favella]] di un popolo vale a tener salda la compàgine nazionale più assai di mille leggi e di mille costituzioni. (III, pp. 44-45) *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. (cap. IV, p. 60) *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante. (cap. V, p. 83) ==Bibliografia== *Aldo Gabrielli, ''[https://archive.org/details/settembrini0000gabr/page/n4/mode/1up Settembrini]'', Casa editrice Alpes, Milano, 1927. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gabrielli, Aldo}} [[Categoria:Grammatici italiani]] [[Categoria:Linguisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] ljf8stanmzyzz6xx4tqvm0ipxw34nbn 1426261 1426260 2026-09-12T06:30:12Z Gaux 18878 /* Settembrini */ ampliamento 1426261 wikitext text/x-wiki '''Aldo Gabrielli''' (1898 – 1978), grammatico, linguista, lessicografo e scrittore italiano. ==''Settembrini''== *Ma che poteva da sola la pia Regina {{NDR|Maria Cristina di Savoia}}, se accanto al Re {{NDR|Ferdinando II delle Due Sicilie}} c'era anche un [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]]? Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. (cap. III, pp. 38-39) *Era [[Basilio Puoti]] un vero apostolo della lingua italiana. Ei ben sapeva che un popolo, smembrato quanto si voglia da leggi e convenzioni internazionali, da guerre, da occupazioni, da lotte intestine, da ogni calamità o sciagura dissolvitrice, rimane pur sempre lo stesso popolo unito e indivisibile se parla una medesima lingua. La [[Linguaggio|favella]] di un popolo vale a tener salda la compàgine nazionale più assai di mille leggi e di mille costituzioni. (III, pp. 44-45) *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. (cap. IV, p. 60) *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il Settembrini a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di Ferdinando di Borbone. (cap. V, p. 83) ==Bibliografia== *Aldo Gabrielli, ''[https://archive.org/details/settembrini0000gabr/page/n4/mode/1up Settembrini]'', Casa editrice Alpes, Milano, 1927. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gabrielli, Aldo}} [[Categoria:Grammatici italiani]] [[Categoria:Linguisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 6aczpb6j55p3ec14ttjah9wrj42zxx1 1426262 1426261 2026-09-12T06:33:25Z Gaux 18878 /* Settembrini */ wlink 1426262 wikitext text/x-wiki '''Aldo Gabrielli''' (1898 – 1978), grammatico, linguista, lessicografo e scrittore italiano. ==''Settembrini''== *Ma che poteva da sola la pia Regina {{NDR|Maria Cristina di Savoia}}, se accanto al Re {{NDR|Ferdinando II delle Due Sicilie}} c'era anche un [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]]? Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. (cap. III, pp. 38-39) *Era [[Basilio Puoti]] un vero apostolo della lingua italiana. Ei ben sapeva che un popolo, smembrato quanto si voglia da leggi e convenzioni internazionali, da guerre, da occupazioni, da lotte intestine, da ogni calamità o sciagura dissolvitrice, rimane pur sempre lo stesso popolo unito e indivisibile se parla una medesima lingua. La [[Linguaggio|favella]] di un popolo vale a tener salda la compàgine nazionale più assai di mille leggi e di mille costituzioni. (III, pp. 44-45) *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. (cap. IV, p. 60) *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. (cap. V, p. 83) ==Bibliografia== *Aldo Gabrielli, ''[https://archive.org/details/settembrini0000gabr/page/n4/mode/1up Settembrini]'', Casa editrice Alpes, Milano, 1927. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gabrielli, Aldo}} [[Categoria:Grammatici italiani]] [[Categoria:Linguisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] gbd13z4oiup98fkpn6mboa8obfn8m7j Francesco Saverio del Carretto 0 202931 1426263 1266294 2026-09-12T06:35:46Z Gaux 18878 altra di Gabrielli 1426263 wikitext text/x-wiki [[File:Francesco Saverio del Carretto.jpg|thumb|Francesco Saverio del Carretto]] Marchese '''Francesco Saverio del Carretto''' (1777 – 1861), militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie. ==Citazioni su Francesco Saverio del Carretto== *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie {{NDR|Ferdinando II}}; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. ([[Aldo Gabrielli]]) *Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. ([[Aldo Gabrielli]]) **Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. ([[Aldo Gabrielli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Carretto, Francesco Saverio del}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] lsawvk6dfi1z9xnpsimte4t2v1swbt0 1426264 1426263 2026-09-12T06:36:36Z Gaux 18878 typo e destub 1426264 wikitext text/x-wiki [[File:Francesco Saverio del Carretto.jpg|thumb|Francesco Saverio del Carretto]] Marchese '''Francesco Saverio del Carretto''' (1777 – 1861), militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie. ==Citazioni su Francesco Saverio del Carretto== *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie {{NDR|Ferdinando II}}; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. ([[Aldo Gabrielli]]) *Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. ([[Aldo Gabrielli]]) *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. ([[Aldo Gabrielli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carretto, Francesco Saverio del}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 4rrdk8sexwefrw0052y1tcs5j23ocoj 1426268 1426264 2026-09-12T06:57:40Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Saverio del Carretto */ Nicola Nisco (patriota) 1426268 wikitext text/x-wiki [[File:Francesco Saverio del Carretto.jpg|thumb|Francesco Saverio del Carretto]] Marchese '''Francesco Saverio del Carretto''' (1777 – 1861), militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie. ==Citazioni su Francesco Saverio del Carretto== *Di {{sic|Delcarretto}} ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]]) *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie {{NDR|Ferdinando II}}; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. ([[Aldo Gabrielli]]) *Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. ([[Aldo Gabrielli]]) *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. ([[Aldo Gabrielli]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carretto, Francesco Saverio del}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] e2gi8j0tyfc0rtxt9jfs3waaj22kcvg 1426269 1426268 2026-09-12T06:59:42Z Gaux 18878 nuova sezione 1426269 wikitext text/x-wiki [[File:Francesco Saverio del Carretto.jpg|thumb|Francesco Saverio del Carretto]] Marchese '''Francesco Saverio del Carretto''' (1777 – 1861), militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie. ==Citazioni su Francesco Saverio del Carretto== *Di {{sic|Delcarretto}} ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]]) ===[[Aldo Gabrielli]]=== *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie {{NDR|Ferdinando II}}; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. *Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carretto, Francesco Saverio del}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] otzwb4m0miijpc2ibs1huhoj0kbz47o 1426270 1426269 2026-09-12T07:00:52Z Gaux 18878 Delcarretto (variante) 1426270 wikitext text/x-wiki [[File:Francesco Saverio del Carretto.jpg|thumb|Francesco Saverio del Carretto]] Marchese '''Francesco Saverio del Carretto''' o '''Delcarretto''' (1777 – 1861), militare e politico italiano, ministro della polizia nel Regno delle Due Sicilie. ==Citazioni su Francesco Saverio del Carretto== *Di {{sic|Delcarretto}} ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]]) ===[[Aldo Gabrielli]]=== *A Siracusa {{NDR|nel 1837}} la folla, presa da pazzo terrore {{NDR|per l'epidemia}}, menò strage de' capi della città, e dichiarò decaduto il Re delle Due Sicilie {{NDR|Ferdinando II}}; a Catania, il governo fu rovesciato. Allora il {{sic|Delcarretto}}, con i soliti mezzi coercitivi, credé opportuno aggiungere al colèra l'opera sua, e, creata una delle solite commissioni militari, fece fucilare in massa duecento Siciliani. *Codesto messère, novello Tigellino, che non avea fede e non aveva onore, si valeva di mille arti e di mille tradimenti per iscovar le sue prede. S'era circondato di una schiera di uomini perduti e con questa bella ciurma di galantuomini pesava lugubremente sul regno delle Due Sicilie. *Veniva il Delcarretto in carrozza, per via Assunzione, dov'era il suo palazzo; appena smontato, una povera donna con quattro figlioletti, vestiti a lutto, si gittò a' suoi piedi, tendendogli lacrimante una supplica. Il Ministro si sdegnò, chiamò con arroganza alcuni servi e fe' scacciare villanamente la supplicante.<br>L'atto innominabile inacerbì il [[Luigi Settembrini|Settembrini]] a tal punto che, bollente di nobile ira, rincasò come un pazzo, afferrò anelante la penna e vergò d'un fiato quella ''Protesta del Popolo delle Due Sicilie'' ch'è lo smascheramento completo di tutte le infamie e di tutte le vergogne del regno sciagurato di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando di Borbone]]. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Carretto, Francesco Saverio del}} [[Categoria:Militari italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] niplfnhifx3ncv1ne5x4xqy776dmfr4 Raffaele Costa 0 206392 1426228 1292528 2026-09-11T14:06:27Z ~2026-49381-88 108354 /* */ E morto RIP. 1426228 wikitext text/x-wiki [[File:Raffaele Costa 96.jpg|miniatura|Raffaele Costa nel 1996]] '''Raffaele Costa''' (1936 – 2026), politico italiano. ==Citazioni su Raffaele Costa== *Continua a negare il pomeriggio ciò che afferma il mattino. ([[Sergio Chiamparino]]) == Altri progetti == {{Interprogetto}} {{S}} [[Categoria:Politici italiani]] hlj81kr82kk9vawr8y3qnpxjikms27d 1426234 1426228 2026-09-11T14:18:43Z NDG 104009 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-49381-88|~2026-49381-88]] ([[User talk:~2026-49381-88|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:GeneraleAutunno|GeneraleAutunno]] 1292528 wikitext text/x-wiki [[File:Raffaele Costa 96.jpg|miniatura|Raffaele Costa nel 1996]] '''Raffaele Costa''' (1936 – vivente), politico italiano. ==Citazioni su Raffaele Costa== *Continua a negare il pomeriggio ciò che afferma il mattino. 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([[Sergio Chiamparino]]) == Altri progetti == {{Interprogetto}} {{S}} [[Categoria:Politici italiani]] hlj81kr82kk9vawr8y3qnpxjikms27d Discussioni utente:LM.CR 3 210618 1426220 1320435 2026-09-11T12:04:50Z Vincent Vega 87712 Vincent Vega ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Lionel Cristiano]] a [[Discussioni utente:LM.CR]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Lionel Cristiano|Lionel Cristiano]]" a "[[Special:CentralAuth/LM.CR|LM.CR]]" 1320435 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:15, 5 mar 2024 (CET)}} 4ybsrlg3wghlcn9p59ajh06wyvk69vf Furio Zara 0 222228 1426257 1396606 2026-09-11T23:13:04Z Danyele 19198 +1 1426257 wikitext text/x-wiki '''Furio Zara''' (1970 – vivente), giornalista e scrittore italiano. ==Citazioni di Furio Zara== *Il calciatore più cattivo del mondo aveva baffetti neri, un pallore funereo e occhi iniettati di sangue. Usava il piede come una clava e ogni suo tackle lasciava sulla scena del crimine un inutile spargimento di tibie, menischi e caviglie rotte. Le sue partite erano punteggiate da versetti satanici, riti esoterici in cui i centravanti avversari finivano al rogo. Si chiamava [[Uli Stielike]] [...]<ref>Da ''[https://www.gazzetta.it/Calcio/Estero/15-11-2024/stielike-i-70-anni-del-giocatore-piu-cattivo-del-mondo.shtml I 70 anni di Stielike, il calciatore più cattivo del mondo]'', ''gazzetta.it'', 15 novembre 2024.</ref> *Nostra Signora dei canestri. [...] La chiamavano La Divina. È stata una grande cestista, la più grande nella storia della pallacanestro italiana [...]. Ma è fuori dal perimetro di gioco che [[Mabel Bocchi]] ha contribuito a segnare un'epoca. Alta, magrissima, elegante nelle movenze, dotata di un talento naturale, Mabél a quindici anni debuttò tra i professionisti, prima dei venti abbandonò gli studi in Medicina per dedicarsi al basket, ma a ventuno si era già laureata Isef con 110 e lode. [...] Giocava senza reggiseno, ne fece una battaglia di emancipazione. Disse no a Playboy [...]. Si batteva [...] per la disparità di trattamento economico con i colleghi uomini. Fu inascoltata pioniera. Ma la strada era tracciata. [...] Mabel Bocchi è stata una campionessa, un modello virtuoso, un simbolo, una donna che – nello sport – ha indicato un orizzonte a cui si poteva tendere.<ref>Da ''[https://www.vanityfair.it/article/mabel-bocchi-morta-icona-sport-italiano-donne Mabel Bocchi, perché non dobbiamo dimenticare questa icona dello sport italiano: «Ho sempre combattuto l'assurda convinzione che gli uomini fossero superiori alle donne e le storture che questo comporta»]'', ''vanityfair.it'', 4 dicembre 2025.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{S}} {{DEFAULTSORT:Zara, Furio}} [[Categoria:Giornalisti sportivi italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] 7a5jyf4oq9k2bcei7rq20raf0syu7ra Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1426272 1426207 2026-09-12T07:05:20Z Gaux 18878 Francesco Saverio del Carretto: destub (+2 citazioni) 1426272 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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Le voci ammesse sono: - recenti destub con aggiunta di almeno due citazioni, nel caso di voci create recentemente la voce può rientrare in [[Template:SelezioneNuove]]; - voci recentemente wikificate; - voci recentemente ampliate mediante aggiunte di ricche sezioni (dedicate ad esempio a libri specifici) AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Francesco Saverio del Carretto]]{{,}} [[Gretchen Walsh]]{{,}} [[Gustavo Strafforello]]{{,}} [[800 metri piani]]{{,}} [[Friedrich Overbeck]]{{,}} [[24 Ore di Le Mans]]{{,}} [[Mario Donnini]]{{,}} [[Finale del campionato europeo di calcio 1968]]{{,}} [[Immacolata Sirressi]]{{,}} [[Carlo Felice Chiesa]]{{,}} [[Campionato mondiale di calcio 1998]]{{,}} [[Gianni Mura]]{{,}} [[Hena Kurtagić]]{{,}} [[Roberto Beccantini]]{{,}} [[Gaetano Scirea]]{{,}} [[Matteo Marani]]{{,}} [[Adalberto Bortolotti]]{{,}} [[Giovanni Trapattoni]]{{,}} [[Daniele Santarelli]]{{,}} [[Pietro Vierchowod]]{{,}} [[Liam Brady]]{{,}} [[Vladimiro Caminiti]]{{,}} [[Enrico Bertolino]]{{,}} [[Simona Quadarella]]{{,}} [[Giovanni Stroppa]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> qxbgl35w1xhnlq968dypdfbl2d8uedl Discussioni utente:Galaxy486 3 226541 1426275 1424911 2026-09-12T08:53:04Z Spinoziano 2297 /* Yi Sun-sin */ nuova sezione 1426275 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 12:36, 28 ago 2026 (CEST)}} == Yi Sun-sin == {{avviso fonti}} [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:53, 12 set 2026 (CEST) ptynuudj04ydj8o37rkham8q92snt3n Linz am Rhein 0 226751 1426273 1426059 2026-09-12T08:06:51Z Spinoziano (BEIC) 86405 fix img 1426273 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Linz am Rhein 2005.jpg|thumb|upright=1.2|Linz am Rhein]] Citazioni su '''Linz am Rhein'''. *Linz piccola città dell'Elettorato di Colonia giace sulla riva orientale; e dove il Reno è già divenuto un magnifico lago. Fra i lieti borghi e villaggi che sorgono qua e là, giuoca a maraviglia la squarciata fortezza di Okenfels. La città è nella parte più vistosa dell'anfiteatro; ma non ad altro destinata oggi che a far prospettiva. Le guerre del secolo scorso vi lasciarono enormi vestigie: il suo fabbricato non è che squallore. Degradazioni di colline formano varj ordini di sedili di questo antifiteatro. La dolce sinuosità delle ripe si vela di mezze tinte assai chiare, che van poi leggermente imbrunendosi per unirsi al colore delle terre più elevate e rimote. ([[Aurelio Bertola de' Giorgi]]) ==Voci correlate== *[[Reno]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Città della Germania]] t7sep89do2tgbow53flmbrjjz0xv9d6 Arturo Salucci 0 226765 1426222 1426181 2026-09-11T13:35:28Z Gaux 18878 /* Citazioni */ borghesi e capitalisti 1426222 wikitext text/x-wiki '''Arturo Salucci''' (1879 – 1936), giornalista, scrittore e traduttore italiano. ==''Il crepuscolo del socialismo''== ===[[Incipit]]=== Per cinquant'anni [[Karl Marx|Carlo Marx]] dominò incontrastato, col suo ''rictus'' satanico, sulla [[socialdemocrazia]] europea. La sua luce sembrò cacciare nell'ombra i precursori, i pionieri e gli eresiarchi. Anche in Francia, non ostante Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Louis Blanc, Blanqui, Benoît Malon, e una pleiade d'altri, il [[marxismo]] irruppe vittorioso, con Lafargue e con Guesde. In Italia non ebbe avversari temibili, fuori di [[Michail Bakunin|Bakounine]], che era russo. Come la borghesia italiana (ha detto Carducci) dopo le vittorie del 70 vestì i suoi bimbi alla foggia degli ulani di Prussia, così il proletariato, compiuta bene o male la patria, abbandonò [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] per gettarsi in braccio al «barbaro enorme» e per vestirsi alla tedesca. Il pensatore di Treviri diceva, scherzando: – ''Moi, je ne suis pas marxiste''. Ma, se non lo fu lui; lo furono i suoi figliuoli spirituali. ===Citazioni=== *Contro la tirannide spirituale di Carlo Marx è tempo di ribellarsi. Questo pensatore acre, pesante e cattedratico, non ha mai potuto essere compreso ed amato nella nostra patria. È troppo «tedesco». La sua testa quadrata e leonina figurò nelle oscure sale dei nostri circoli e dei sodalizi operai e democratici accanto al profilo pensoso di Giuseppe Mazzini e alla luminosa figura di [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]], ma apparve sempre come una divinità lontana e misteriosa, che parlava un linguaggio inconcepibile, tutto irto di teoremi e di filosofemi, sonoro e stridente come una catena metallica di sillogismi e di sofismi cattivi. Io non ho mai potuto amarlo, neanche quando, per uno scrupolo di coscienza, mi son creduto in dovere di sprofondarmi nello studio delle sue pagine. (cap. I, p. 23) *Due colpe [...] rendono Carlo Marx singolarmente odioso agli occhi nostri: il suo settarismo e il suo anti-italianismo. Non tollerò rivali nel campo del pensiero e volle dominare incontrastato come un re assoluto. (cap. I, p. 24) *La [[Scienza|scoperta scientifica]], l'invenzione tecnica, costituiscono il fatto primitivo, fondamentale, irriducibile d'ogni mutamento sociale, e sono fenomeni intellettuali, volitivi, morali e non già, in se stessi, fenomeni economici. La scienza è la più grande – forse l'unica – forza rivoluzionaria del mondo civile. Lo spirito umano – intelligenza e sentimento – è il motore più alto e più potente nella dinamica della storia. (cap. I, p. 31) *I pubblicisti del socialismo han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo marxista delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; borghesia e proletariato – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). (cap. II, p. 67) ==Bibliografia== *Arturo Salucci, ''[https://archive.org/details/fp-0252/page/n6/mode/1up Il crepuscolo del socialismo]'', Edizioni Corbaccio, Milano, 1925<sup>2</sup>. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Salucci, Arturo}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] p94e0iqt2zqgry62zvj0iqt4uzkpl3a 1426223 1426222 2026-09-11T13:36:33Z Gaux 18878 /* Citazioni */ wlink 1426223 wikitext text/x-wiki '''Arturo Salucci''' (1879 – 1936), giornalista, scrittore e traduttore italiano. ==''Il crepuscolo del socialismo''== ===[[Incipit]]=== Per cinquant'anni [[Karl Marx|Carlo Marx]] dominò incontrastato, col suo ''rictus'' satanico, sulla [[socialdemocrazia]] europea. La sua luce sembrò cacciare nell'ombra i precursori, i pionieri e gli eresiarchi. Anche in Francia, non ostante Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Louis Blanc, Blanqui, Benoît Malon, e una pleiade d'altri, il [[marxismo]] irruppe vittorioso, con Lafargue e con Guesde. In Italia non ebbe avversari temibili, fuori di [[Michail Bakunin|Bakounine]], che era russo. Come la borghesia italiana (ha detto Carducci) dopo le vittorie del 70 vestì i suoi bimbi alla foggia degli ulani di Prussia, così il proletariato, compiuta bene o male la patria, abbandonò [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] per gettarsi in braccio al «barbaro enorme» e per vestirsi alla tedesca. Il pensatore di Treviri diceva, scherzando: – ''Moi, je ne suis pas marxiste''. Ma, se non lo fu lui; lo furono i suoi figliuoli spirituali. ===Citazioni=== *Contro la tirannide spirituale di Carlo Marx è tempo di ribellarsi. Questo pensatore acre, pesante e cattedratico, non ha mai potuto essere compreso ed amato nella nostra patria. È troppo «tedesco». La sua testa quadrata e leonina figurò nelle oscure sale dei nostri circoli e dei sodalizi operai e democratici accanto al profilo pensoso di Giuseppe Mazzini e alla luminosa figura di [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]], ma apparve sempre come una divinità lontana e misteriosa, che parlava un linguaggio inconcepibile, tutto irto di teoremi e di filosofemi, sonoro e stridente come una catena metallica di sillogismi e di sofismi cattivi. Io non ho mai potuto amarlo, neanche quando, per uno scrupolo di coscienza, mi son creduto in dovere di sprofondarmi nello studio delle sue pagine. (cap. I, p. 23) *Due colpe [...] rendono Carlo Marx singolarmente odioso agli occhi nostri: il suo settarismo e il suo anti-italianismo. Non tollerò rivali nel campo del pensiero e volle dominare incontrastato come un re assoluto. (cap. I, p. 24) *La [[Scienza|scoperta scientifica]], l'invenzione tecnica, costituiscono il fatto primitivo, fondamentale, irriducibile d'ogni mutamento sociale, e sono fenomeni intellettuali, volitivi, morali e non già, in se stessi, fenomeni economici. La scienza è la più grande – forse l'unica – forza rivoluzionaria del mondo civile. Lo spirito umano – intelligenza e sentimento – è il motore più alto e più potente nella dinamica della storia. (cap. I, p. 31) *I pubblicisti del socialismo han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo marxista delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; [[borghesia]] e [[proletariato]] – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). (cap. II, p. 67) ==Bibliografia== *Arturo Salucci, ''[https://archive.org/details/fp-0252/page/n6/mode/1up Il crepuscolo del socialismo]'', Edizioni Corbaccio, Milano, 1925<sup>2</sup>. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Salucci, Arturo}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] 4f9lr8z5tnfalrxii8exdnovusj2hoo 1426224 1426223 2026-09-11T13:39:22Z Gaux 18878 /* Citazioni */ wlink e typo 1426224 wikitext text/x-wiki '''Arturo Salucci''' (1879 – 1936), giornalista, scrittore e traduttore italiano. ==''Il crepuscolo del socialismo''== ===[[Incipit]]=== Per cinquant'anni [[Karl Marx|Carlo Marx]] dominò incontrastato, col suo ''rictus'' satanico, sulla [[socialdemocrazia]] europea. La sua luce sembrò cacciare nell'ombra i precursori, i pionieri e gli eresiarchi. Anche in Francia, non ostante Saint-Simon, Fourier, Proudhon, Louis Blanc, Blanqui, Benoît Malon, e una pleiade d'altri, il [[marxismo]] irruppe vittorioso, con Lafargue e con Guesde. In Italia non ebbe avversari temibili, fuori di [[Michail Bakunin|Bakounine]], che era russo. Come la borghesia italiana (ha detto Carducci) dopo le vittorie del 70 vestì i suoi bimbi alla foggia degli ulani di Prussia, così il proletariato, compiuta bene o male la patria, abbandonò [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]] per gettarsi in braccio al «barbaro enorme» e per vestirsi alla tedesca. Il pensatore di Treviri diceva, scherzando: – ''Moi, je ne suis pas marxiste''. Ma, se non lo fu lui; lo furono i suoi figliuoli spirituali. ===Citazioni=== *Contro la tirannide spirituale di Carlo Marx è tempo di ribellarsi. Questo pensatore acre, pesante e cattedratico, non ha mai potuto essere compreso ed amato nella nostra patria. È troppo «tedesco». La sua testa quadrata e leonina figurò nelle oscure sale dei nostri circoli e dei sodalizi operai e democratici accanto al profilo pensoso di Giuseppe Mazzini e alla luminosa figura di [[Giuseppe Garibaldi|Garibaldi]], ma apparve sempre come una divinità lontana e misteriosa, che parlava un linguaggio inconcepibile, tutto irto di teoremi e di filosofemi, sonoro e stridente come una catena metallica di sillogismi e di sofismi cattivi. Io non ho mai potuto amarlo, neanche quando, per uno scrupolo di coscienza, mi son creduto in dovere di sprofondarmi nello studio delle sue pagine. (cap. I, p. 23) *Due colpe [...] rendono Carlo Marx singolarmente odioso agli occhi nostri: il suo settarismo e il suo anti-italianismo. Non tollerò rivali nel campo del pensiero e volle dominare incontrastato come un re assoluto. (cap. I, p. 24) *La [[Scienza|scoperta scientifica]], l'invenzione tecnica, costituiscono il fatto primitivo, fondamentale, irriducibile d'ogni mutamento sociale, e sono fenomeni intellettuali, volitivi, morali e non già, in se stessi, fenomeni economici. La scienza è la più grande – forse l'unica – forza rivoluzionaria del mondo civile. Lo spirito umano – intelligenza e sentimento – è il motore più alto e più potente nella dinamica della storia. (cap. I, p. 31) *I pubblicisti del socialismo han sempre trascurato di fare un diligente esame statistico e demografico della Società moderna. Il semplicismo marxista delle due classi distinte quasi come potrebbero essere i due sessi – capitalisti e operai; [[borghesia]] e [[proletariato]] – è falso nel suo significato statico (in quanto non è vero che esistano queste due sole classi, né che il proletariato costituisca l'enorme maggioranza della popolazione) e in quello dinamico (in quanto non è vero che i borghesi o capitalisti diminuiscano numericamente e che i proletari aumentino continuamente di numero). La verità è questa: la società è divisa in un gran numero di classi, sottoclassi, categorie, ceti e gruppi che non possono, nemmeno schematicamente, ridursi a due tipi. La grande maggioranza della popolazione è costituita dalle cosidette [[Ceto medio|classi medie]], che sono veramente il tessuto connettivo della società e insieme la maggior forza d'ogni nazione. Queste classi medie non diminuiscono, ma tendono piuttosto ad aumentare. (cap. II, p. 67) ==Bibliografia== *Arturo Salucci, ''[https://archive.org/details/fp-0252/page/n6/mode/1up Il crepuscolo del socialismo]'', Edizioni Corbaccio, Milano, 1925<sup>2</sup>. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Salucci, Arturo}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] j7n1usiibz1zu5vex8456y2nwp6fiv9 Discussioni utente:Lionel Cristiano 3 226770 1426221 2026-09-11T12:04:50Z Vincent Vega 87712 Vincent Vega ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Lionel Cristiano]] a [[Discussioni utente:LM.CR]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Lionel Cristiano|Lionel Cristiano]]" a "[[Special:CentralAuth/LM.CR|LM.CR]]" 1426221 wikitext text/x-wiki #RINVIA [[Discussioni utente:LM.CR]] m4bsx5h79p5luxfaesguf54g7bdk94r Uli Stielike 0 226771 1426258 2026-09-11T23:15:38Z Danyele 19198 Creata pagina con "[[File:Uli Stielike in press conference before Iran match 1.jpg|thumb|Uli Stielike nel 2014]] '''Ulrich Stielike''' (1954 – vivente), ex calciatore e allenatore di calcio tedesco. ==Citazioni su Uli Stielike== *Il calciatore più cattivo del mondo aveva baffetti neri, un pallore funereo e occhi iniettati di sangue. Usava il piede come una clava e ogni suo tackle lasciava sulla scena del crimine un inutile spargimento di tibie, menischi e caviglie rotte. Le sue partite..." 1426258 wikitext text/x-wiki [[File:Uli Stielike in press conference before Iran match 1.jpg|thumb|Uli Stielike nel 2014]] '''Ulrich Stielike''' (1954 – vivente), ex calciatore e allenatore di calcio tedesco. ==Citazioni su Uli Stielike== *Il calciatore più cattivo del mondo aveva baffetti neri, un pallore funereo e occhi iniettati di sangue. Usava il piede come una clava e ogni suo tackle lasciava sulla scena del crimine un inutile spargimento di tibie, menischi e caviglie rotte. Le sue partite erano punteggiate da versetti satanici, riti esoterici in cui i centravanti avversari finivano al rogo. Si chiamava Uli Stielike. ([[Furio Zara]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{S}} {{DEFAULTSORT:Stielike, Uli}} [[Categoria:Allenatori di calcio tedeschi]] [[Categoria:Calciatori tedeschi]] 0z8h66ey2ikll8focq6443on735h526 Francesco Saverio Delcarretto 0 226772 1426271 2026-09-12T07:02:43Z Gaux 18878 variante diffusa 1426271 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[Francesco Saverio del Carretto]] 1inflmvl533lm7m4v0odqaaje3j5631