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Joseph Conrad
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[[File:Joseph Conrad.PNG|thumb|Joseph Conrad nel 1904]]
'''Joseph Conrad''', nato con il nome di '''Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski''' (1857 – 1924), scrittore polacco naturalizzato britannico.
==Citazioni di Joseph Conrad==
*Ah, per scrivere in francese devi conoscerlo. L'[[Lingua inglese|inglese]] è così plasmabile – se non hai una parola di cui hai bisogno te la puoi fare, ma per scrivere in francese devi essere un artista come Anatole France.
:''Ah, to write French you have to know it. English is so plastic – if you haven't got a word you need you can make it, but to write French you have to be an artist like Anatole France.''<ref>Citato in Jo Davidson, ''Between Sittings. {{small|An Informal Autobiography}}'', The Dial Press, New York, 1951, p. 118.</ref>
*Di solito ci si sente molto importanti a [[Ventenne|vent'anni]], ma in realtà si diventa utili solo quando ci si rende conto di quanto sia invece insignificante l'individuo nello schema generale dell'universo.<ref>Da ''Letters of Joseph Conrad to Marguerite Pradowska'', 1890-1920, a cura di Gee e Sturm, New Haven, 1940, p. 45; citato in Ian Watt, ''Racconto e idea nella ''Linea d'ombra'' di Conrad'', in ''Critical Quarterly'', vol. 2, 1960, pp. 133-148, inserito come introduzione a Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Francesca Rossi, Mondadori, Milano, 1999, p. XXI.</ref>
*Essere donna è terribilmente difficile perché consiste principalmente nel trattare con gli uomini.
:''Being a woman is a terribly difficult trade since it consists principally of dealings with men.''<ref>Da ''Chance'', Parte II, cap. 5</ref>
*Guai all'uomo il cui cuore da giovane non ha appreso a sperare, ad amare e a riporre fiducia nella vita!
:''Woe to the man whose heart has not learned while young to hope, to love — and to put its trust in life!!''<ref>Da ''Vittoria – Una storia delle isole''</ref>
*Il compito che mi spetta e che cerco di assolvere è di riuscire, col potere della parola scritta, a farvi udire, a farvi sentire... Di riuscire soprattutto, a farvi vedere.<ref>Dalla prefazione a ''Il negro del Narciso''; citato in Claudio Taddei, ''Joseph Conrad'', Lampi di stampa, Milano, 2007, [https://books.google.it/books?id=vAbJAgAAQBAJ&pg=PA29 pp. 29-30].</ref>
*Il [[mare]] non è mai stato amico dell'uomo. Tutt'al più è stato complice della sua [[irrequietezza]].<ref>Da ''Lo specchio del mare''; citato in Elena Spagnol, ''Citazioni'', Garzanti, 2003.</ref>
*Il mondo dei vivi, quale è, non è certo privo di meraviglie e misteri; meraviglie e misteri che influenzano le nostre emozioni e la nostra intelligenza in modi così inspiegabili da giustificare quasi il concetto della vita come di una condizione incantata. No, sono troppo saldo nella mia consapevolezza del meraviglioso per essere sedotto dal [[Sovrannaturale|preternaturale]], che (prendetelo come volete) è qualcosa di artefatto, costruito da menti insensibili agli intimi piaceri del nostro rapporto con i morti e con i vivi, nella loro incalcolabile moltitudine; una dissacrazione delle nostre più tenere memorie; un'offesa alla nostra dignità.<ref>Dalla nota introduttiva a ''La linea d'ombra'', 1999, pp. 3-4</ref>
*La natura delle mie conoscenze delle impressioni e delle idee in cui ebbero origine le mie opere, ha dipeso direttamente dalle condizioni stesse della mia vita.<ref>Da ''Il piantatore di Malata''</ref>
*La vera pace di [[Dio]] comincia in qualunque punto a mille miglia dalla terra più vicina; e quando Egli vi manda i messaggeri della Sua potenza, non è in un impeto d'ira terribile contro il delitto, la presunzione e la follia, ma paternamente, per purificare dei cuori semplici; dei cuori ignoranti che non sanno nulla della vita e che palpitano senza essere disturbati dall'invidia o dall'avidità.<ref>Da ''Il nero del «Narciso»'', Politzer 1965, p. 47</ref>
*Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per quello - e solo per quello è l'interessante.<ref>Dalla lettera a Edward Noble del 2 novembre 1895; citato in Valeria Petrocchi, ''Il teatro di Joseph Conrad'', Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 37. ISBN 8881147084</ref>
*Qualsiasi dono narrativo e drammatico io possa avere è sempre instintivamente usato per quello scopo: raggiungere e portare avanti ''les valeurs idéales''.<ref>Da Georges Jean-Aubry, ''Joseph Conrad: Life and Letters'', vol. II, Londra, 1927, p. 185; citato in Ian Watt, ''Racconto e idea nella ''Linea d'ombra'' di Conrad'', in ''Critical Quarterly'', vol. 2, 1960, pp. 133-148, inserito come introduzione a Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Francesca Rossi, Mondadori, Milano, 1999, p. X.</ref>
*Un artista è un uomo d'azione, sia che crei un personaggio, inventi un espediente o trovi la via d'uscita da una situazione complicata.<ref>Da ''Lo specchio del mare''</ref>
*Un'opera che aspiri, per quanto umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe portare in ogni riga la propria giustificazione.<ref>Dalla prefazione a ''Il negro del "Narciso"''</ref>
*{{NDR|Su [[Mauritius]]}} Una perla che distilla grande dolcezza sul mondo.<ref>Da ''Un briciolo di fortuna'' (''A smile of fortune''); citato in Amedeo La Mattina, ''[https://www.lastampa.it/cultura/2013/12/13/news/da-mark-twain-a-baudelaire-1.35945982/ Da Mark Twain a Baudelaire]'', ''lastampa.it'', 13 dicembre 2013.</ref>
==''Cuore di tenebra''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
The Nellie, a cruising yawl, swung to her anchor without a flutter of the sails, and was at rest. The flood had made, the wind was nearly calm, and being bound down the river, the only thing for it was to come to and wait for the turn of the tide.
The sea–reach of the Thames stretched before us like the beginning of an interminable waterway. In the offing the sea and the sky were welded together without a joint, and in the luminous space the tanned sails of the barges drifting up with the tide seemed to stand still in red clusters of canvas sharply peaked, with gleams of varnished sprits.
{{NDR|Da [[wikisource:Heart of Darkness|Wikisource]]}}
====Alberto Rossi====
Il ''Nellie'', piccolo yacht da crociera, girò sull'ancora senza un fluttuar delle vele, e s'arrestò. La marea era alta, quasi del tutto cessato il vento, e poiché si scendeva, in favor di corrente, verso la foce, altro non rimaneva che fermarci e attendere il riflusso.<br />
L'ultimo tratto del Tamigi che conduce al mare si stendeva innanzi a noi, come il principio di una sterminata via acquea. Laggiù al largo il mare e il cielo si saldavano insieme senza giuntura, e nello spazio luminoso le vele color di ruggine delle barche che salivano alla deriva portate dal flusso parevan ferme in rossi grappoli di tela foggiata a punte aguzze, tra un balenio di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), nota introduttiva di Giuseppe Sertoli, traduzione di Alberto Rossi, Einaudi, Torino, 1974. ISBN 8806385704}}
====Luisa Saraval====
La ''Nellie'' ruotò sull'ancora senza far oscillare le vele, e restò immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi caduto e, dovendo ridiscendere il fiume, non ci restava che ormeggiare aspettando il riflusso.<br/> L'estuario del Tamigi si apriva davanti a noi, simile all'imbocco di un interminabile viale. Al largo, il cielo e il mare si univano confondendosi e, nello spazio luminoso, le vele color ruggine delle chiatte che risalivano il fiume lasciandosi trasportare dalla marea, sembravano ferme in rossi sciami di tela tesa tra il luccichio di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990. ISBN 8811584124}}
====Mauro Fissore====
La ''Nellie'', una iole da crociera, girò all'ancora senza alcun tremolio di vele, e giacque immobile. Si era alzata la marea, il vento si era quasi calmato del tutto, e volendo discendere il fiume, non ci restava che aspettare all'ancora il riflusso.<br>La foce del Tamigi si stendeva davanti a noi come l'inizio di un interminabile corso d'acqua. Mare e cielo erano saldati insieme al largo senza alcuna giuntura e nello spazio di luce le vele tinte dei barconi, che risalivano portate dalla marea, parevano rosse macchie dalla forma ben appuntita, immobilizzate, tese da pennoni smaltati che si intravedevano a sprazzi.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), traduzione di Mauro Fissore, Edisco, Torino 1998.}}
====Rossella Bernascone====
La ''Nellie'', una iolla da crociera, girò sull'ancora senza il minimo fluttuare delle vele e si fermò. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo e, poiché dovevamo discendere il fiume, non ci restava che fermarci all'ancora e attendere il riflusso.<br>
L'ultimo tratto del Tamigi si stendeva davanti a noi come il principio di un interminabile corso d'acqua. Al largo, cielo e mare erano saldati senza una giuntura e nello spazio luminoso le vele conciate delle barche che salivano con la marea sembravano immobili fastelli rossi di tele appuntite tra luccicori di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Rossella Bernascone, Mondadori, 2000. ISBN 8852000097}}
====Flaminio Di Biagi====
Il Nellie, una iole da crociera, girò sull'ancora senza un fremito di vele, e stette immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo, e dovendo discendere il fiume, l'unica cosa da fare era star fermi all ancora e aspettare che la marea cambiasse.<br>Il tratto finale del Tamigi si stendeva di fronte a noi come l'inizio di un'interminabile via navigabile. Al largo, cielo e mare erano saldati insieme senza segno di giunzione, e nello spazio luminoso le vele tinte delle chiatte che risalivano il fiume con la marea parevano restarsene ferme in rossi grappoli di tele dai picchi aguzzi, con bagliori di vernice.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Flaminio Di Biagi, Newton Compton Editori - Live, 2013. ISBN 9788854154759}}
===Citazioni===
*Voi sapete quanto io odii, detesti, ripugni la [[bugia|menzogna]], non perché io sia piú schietto del resto dei mortali ma semplicemente perché la menzogna m'atterrisce. C'è in essa un lezzo di morte, un alito di corruzione, che è proprio quel che io più odio e detesto al mondo, quel che vorrei dimenticare. Mi avvilisce e mi nausea, come quando capita di mordere qualcosa di marcio. Questione di temperamento, suppongo. (Marlow: cap. I, 1974, p. 41)
*No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli. (Marlow: cap. I, 1974, p. 42)
*Ah, ma era già qualcosa, se non altro, di potersi almeno scegliere il proprio incubo! (Marlow: cap. III, 1974, p. 99)
*Che bizzarra cosa la vita – questo misterioso congegnarsi di implacabile logica in vista di uno scopo tanto futile. Il più che se ne possa sperare è una certa qual conoscenza di se stessi – che giunge troppo tardi – e una messe di inestinguibili rimpianti. Ho lottato con la morte. È la contesa meno eccitante che immaginar si possa. Ha luogo in un grigiore impalpabile dove non s'ha più nulla sotto i piedi, nulla tutt'attorno; senza spettatori, senza clamori, senza glorie; senza un gran desiderio di vincere e senza gran paura della sconfitta, in un'atmosfera malaticcia di scetticismo tepido, senza una gran fede nel proprio diritto, e ancor meno in quello dell'avversario. Se questa è la forma suprema della conoscenza, allora la vita è un enigma ancor piú oscuro di quanto non vogliano credere certuni. (Marlow: cap. III, 1974, p. 112)
*I loro portamenti, che erano semplicemente quelli di comuni individui che se ne andavano per le loro faccende in una tranquilla fiducia quanto alla propria sicurezza personale, mi offendevano come le oltraggiose vanterie della follia in faccia ad un pericolo che essa è incapace di comprendere. Non avevo nessun preciso desiderio di illuminarli, ma avevo qualche difficoltà a trattenermi dal rider nelle facce loro tanto piene di stupida importanza. A dire il vero non stavo troppo bene in quel torno di tempo. (Marlow: cap. III, 1974, p. 113)
*Tutto quel che era stato di Kurtz se n'era andato fuori dalle mie mani: la sua anima, il suo corpo, la sua stazione, i suoi progetti, il suo avorio, la sua carriera. Non restava più che la sua memoria, e la sua fidanzata: e io avevo desiderio di abbandonare anche loro al passato, in un certo qual modo; di consegnare personalmente quanto ancora mi restava di lui a quell'oblio che è l'ultima parola del nostro comune destino. Non mi difendo. Non avevo nessuna precisa coscienza di quello che in realtà volevo. Chi sa che non fosse un impulso di lealtà inconscia, o l'adempimento di una di quelle ironiche necessità che s'annidano tra i fatti della esistenza umana. Non so. Non potrei dire. Ad ogni modo ci sono andato. (Marlow: cap. III, 1974, p. 116)
*Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d'acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l'aria calda, spessa, greve, immota. Non c'era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d'acqua si perdevano nell'oscurità di adombrate distanze. (1990)
*La via d'accesso a quel Kurtz, che rastrellava la misera boscaglia in cerca d'avorio, era lastricata di così tanti pericoli quasi fosse una principessa addormentata sotto l'effetto di un incantesimo in un favoloso castello. (1990)
*Si trattava del fatto che, fra tutte le doti di quell'essere {{NDR|Kurtz}} tanto dotato, quella che emergeva in modo preponderante, che dava il senso di una presenza reale, era la capacità di parlare, il dono della parola: questa dote che sconcerta o illumina, la più nobile e la più spregevole, vivificante flusso di luce o torrente ingannatore scaturito dal cuore di una tenebra impenetrabile. (1990)
*L'importante era capire a chi apparteneva lui. {{NDR|Kurtz}}, quante potenze della tenebra lo rivendicassero come loro proprietà. Quella era la riflessione che vi faceva accapponare la pelle. Era impossibile – e anche malsano – cercare di indovinarlo. Aveva occupato un posto molto elevato fra i demoni di quel paese, lo dico letteralmente. Voi non potete capire. (1990)
*Non tradii il signor Kurtz – era nell'ordine delle cose che non l'avrei mai tradito – era scritto che sarei rimasto fedele all'incubo che mi ero scelto. (1990)
*Dal momento che ho sbirciato anch'io oltre la soglia, capisco meglio il significato del suo sguardo fisso, che non poteva vedere la fiamma della candela, ma era abbastanza vasto da abbracciare l'universo intero, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Aveva tirato le somme e aveva giudicato. "Che orrore!". (1990)
*Erano dei conquistatori e per questo, non ci vuole che la forza bruta, niente di cui essere fieri quando la si ha, perché questa forza non è che un accidente che deriva dalla debolezza altrui.
*Il [[lavoro]] non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà – per se stesso, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere.
*Lo sguardo fisso {{NDR|di Kurtz}} era vasto abbastanza da abbracciare tutto l'universo, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Egli aveva tirato le somme – e aveva giudicato, "Quale orrore!"
*È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.
*Ho lottato con la morte. È la contesa meno eccitante che si possa immaginare. Avviene in un grigiore impalpabile, con nulla sotto i piedi, con nulla intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza il grande desiderio della vittoria, senza la grande paura della sconfitta, in un clima malsano di tiepido scetticismo, senza molta fede nella propria causa, e ancor meno in quella dell'avversario. (Rizzoli, 2006, p. 107)
===Citazioni sul romanzo===
*È Conrad lo scrittore che amo. Ho letto ''Cuore di tenebra'' per caso, avevo 18 anni. L'avevo comperato nella collana Romantica Sonzogno. Una sera non riuscivo a dormire e l'ho letto fino all'alba. Sembra una frase fatta ma è un libro che mi ha segnato la vita insieme con ''[[Martin Eden]]'' di [[Jack London]] e ''La vita semplice'' di [[Ernst Wiechert]]. ([[Mino Milani]])
*L'immaginario di ''Cuore di tenebra'' è colorato quasi esclusivamente di neri e bianchi. Una contrapposizione, questa, che non coincide con l'altra grande contrapposizione su cui è costruito il racconto, quella fra tenebra e luce, anche se a volte si avvicinano. L'obiettivo di Conrad è la generalizzazione della bianchezza e degli attributi e pregiudizi che si fondono con il termine e sembrano da esso inseparabili. Questa bianchezza generalizzata costituisce il fondale su cui si snoda il racconto, uno schermo imbiancato che viene penetrato e lacerato, ripetutamente, da particolari esempi di cose bianche. Queste cose – denti bianchi, capelli bianchi, ossa bianche, colletti bianchi, marmo bianco, avorio bianco, nebbia bianca – portano sempre con sé un misterioso senso di freddezza, di inerzia e di morte. Bianco, al pari di nero, di luce e di tenebra, diventa un termine estremamente complesso. Per Conrad, chi parla di bianco con sicurezza è, che lo sappia o no, un ipocrita o un folle. ([[David Batchelor]])
*«L'orrore» dice Kurtz alla fine di Cuore di tenebra, «l'orrore». E beato lui non distribuivano il ''Times'' nella giungla. Eh, se no l'avrebbe visto l'orrore. Ma che si può fare? Leggete di qualche massacro nel Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere e attaccate "oh, mio Dio l'orrore!" e poi girate pagina e finite le vostre uova di gallina ruspante, perché tanto che si può fare, si è... si è sopraffatti. (''[[Basta che funzioni]]'')
==''Il piantatore di Malata''==
===[[Incipit]]===
Due uomini parlavano nell'ufficio di direzione del quotidiano più autorevole di una grande città coloniale. Erano giovani tutt'e due. Quello più corpulento, biondo e dall'aspetto cittadino, era capo redattore e comproprietario del giornale. L'altro si chiamava Renouard. Dal suo bel viso abbronzato appariva evidente che qualche cosa lo preoccupava. Era un uomo magro, e dava un'impressione di alacrità e insieme di indolenza.<br>Il giornalista continuò a parlare:<br>«E ieri sera, dunque, avete pranzato in casa del vecchio Dunster?»<br>Adoperò la parola «vecchio» non nel senso affettuoso che talora si usa parlando di vecchi amici, ma come di un semplice riconoscimento della realtà.
===Citazioni su ''Il piantatore di Malata''===
*Sì, la missione di tradurre le passioni con le parole, si può veramente affermare «troppo difficile». La mia abituale impenitenza mi rende nondimeno felice di aver tentato questa novella con tutti i suoi sottintesi, tutte le sue complicazioni, compresa la scena accanto alla rupe grigia che incorona l'altura di Malata. L'esito peraltro non mi soddisfa in modo tale da non scusare il lettore che se ne mostrasse deluso. (dalla prefazione)
{{NDR|Joseph Conrad, ''Il piantatore di Malata'' (''The planter of Malata''), in ''Within the Tides'', traduzione di Gilberto Altichieri, Muggiani Tipografo Editore, Milano 1944.}}
==''L'agente segreto''==
===[[Incipit]]===
====Fruttero & Lucentini====
Il signor Verloc, uscendo di buon mattino, affidò a suo cognato le cure nominali della bottega. La cosa non presentava inconvenienti perché il da fare era sempre scarso, niente prima di sera, e d'altra parte la bottega, quanto alle sue attività ostensibili, interessava pochissimo il signor Verloc.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], Íncipit, Mondadori, 1993.</ref>
====Bruno Maffi====
Uscendo di mattina, il signor Verloc lasciava nominalmente la bottega alle cure del cognato. Poteva permetterselo, perché di affari ce n'erano pochissimi in qualunque ora del giorno, e meno che mai prima di sera. Della sua attività ufficiale il signor Verloc poco si curava; e, a badare al cognato, c'era sempre sua moglie.
====Luisa Saraval====
Quella mattina, uscendo, il signor Verloc lasciò nominalmente il negozio nelle mani di suo cognato. La cosa era possibile, perché di affari se ne facevano pochissimi in qualunque momento, e praticamente nessuno prima di sera. Al signor Verloc quella sua attività dichiarata interessava assai poco e, per di più, il cognato era nelle mani di sua moglie.
===Citazioni===
*Solo la [[pazzia]] è veramente terrificante, perché non la si può placare né con la minaccia, né con la persuasione, né con regalie. (Vladimir: cap. II, 1978)
*«[[Cesare Lombroso|Lombroso]] è un emerito coglione». Il compagno Ossipon sostenne l'urto di questa bestemmia con un impressionante sguardo vuoto. E l'altro, i cui occhi spenti e offuscati facevano apparire più nere le ombre profonde sotto la fronte ampia e ossuta, mugugnò, afferrandosi ogni due parole la punta della lingua fra le labbra come se la masticasse con rabbia: «Ma voi un idiota simile lo avete mai visto? Per lui, il criminale è il detenuto. Semplice, no? E quelli che lo hanno messo in prigione, che lo hanno costretto ad entrarvi? Proprio così. Costretto a entrarvi. e il crimine, che cos'è? Lo sa lui cos'è, quest'imbecille che si è fatto strada in questo mondo di idioti rimpinzati di cibo guardando le orecchie e i denti di un mucchio di poveri diavoli sfortunati? Sarebbero i denti e le orecchie a imprimere il marchio al criminale? Ma davvero? E la legge allora, che gli imprime il marchio ancora meglio, questo grazioso strumento per marcare a fuoco inventato dai supernutriti per proteggersi dagli affamati? Applicazioni col ferro rovente sulla loro pelle vile, eh? Non lo sentite anche da qui l'odore e il rumore della pellaccia del popolo che brucia e sfrigola? Ecco come si fabbricano i criminali, perché i tuoi Lombroso ci possano scrivere su le loro baggianate.» (cap. III; 2010, p. 75)
*La maggioranza dei [[Rivoluzione|rivoluzionari]] sono per lo più nemici della disciplina e della fatica. Vi sono anche nature al cui senso di giustizia il prezzo imposto sembra mostruosamente eccessivo, odioso, opprimente, umiliante, arbitrario, intollerabile. Sono i fanatici. Il resto dei ribelli sociali è figlio della vanità, madre di ogni illusione nobile e volgare, compagna dei poeti, dei riformatori, dei ciarlatani, dei profeti e degli incendiari. (cap. III, 1978)
*Camminava in una strada lunga e dritta, popolata appena da una frazione di una moltitudine immensa; ma tutt'intorno, sempre più avanti, fino ai limiti dell'orizzonte nascosto dalle enormi pile di mattoni, sentiva la potenza numerica della [[massa]] umana. Sciamavano fitti come locuste, laboriosi come formiche, inconsapevoli come una forza naturale, aprendosi una via, ciechi, ordinati, assorti, inaccessibili al sentimento, alla logica e forse anche al terrore. (cap. V, 1978)
*Il valore pratico del [[successo]] dipende in gran parte dal modo di vederlo. (cap. V, 1978)
*Una tal quale semplicità di pensiero è comune alle anime candide ai due estremi della scala sociale. (cap. VI, 1978)
*Nessun uomo impegnato in un [[lavoro]] che non gli piace può conservare molte illusioni su se stesso. Il disgusto, l'assenza di fascino, si estendono dal lavoro alla persona. È solo quando l'attività alla quale siamo delegati sembra, per un caso fortunato, ubbidire all'ardore particolare del nostro temperamento, che possiamo godere del conforto di un'autoillusione completa. (cap. VI, 1978)
*[...] la [[verità]] può essere più crudele della caricatura [...]. (cap. VIII; 2010, p. 183)
*Poiché la [[curiosità]] è una delle forme di autorivelazione, una persona sistematicamente priva di curiosità rimane sempre, in parte, un mistero. (cap. XI, 1978)
==''La linea d'ombra''==
===[[Incipit]]===
====Gianni Celati====
Soltanto i [[giovinezza|giovani]] hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.<br>Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.<!-- 1999, p. 9 -->
====Flavia Marenco====
Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo dire i giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. È privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, nella bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezione.<br>
Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza – ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l'umanità intera l'ha percorsa in folla. È la seduzione dell'esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po' di se stessi.
====Dunja Badnjevic Orazi====
Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.
Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza – e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell'esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale – un po' di noi stessi.
===Citazioni===
*Il favore dei grandi spande un'aureola attorno ai fortunati oggetti delle loro scelte. (1999, cap. II, p. 42)
*La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l'occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio o non lo si è. E io di esserlo non avevo dubbi. (2011, cap. II, p. 67)
*Il moderno spirito della fretta si manifestava con voce sonora negli ordini di «Vira a lasciare» – di «Ammaina la scala di barcarizzo», e in pressanti inviti rivolti a me, «Sbrigatevi, signore! Siamo in ritardo di tre ore per voi... La nostra ora è le sette, sapete!» <br /> Salii in coperta. dissi: – No! Non lo so –. Lo spirito della fretta moderna era incarnato in un individuo magro, con braccia e gambe lunghe, e una barba grigia tagliata corta. La sua mano ossuta era calda e asciutta. Dichiarò febbrilmente: <br /> – Sulla forca, se vi aspettavo altri cinque minuti, comandante del porto o non comandante del porto. (2011, cap. II, p. 69)
*{{NDR|Su [[Bangkok]]}} Era là, estesamente sparsa su ambe le rive, la capitale d'Oriente che mai aveva conosciuto conquistatori bianchi: una distesa di scure case di bambù, di stuoia e di foglie, e con uno stile d'architettura vegetale, sorta dallo scuro suolo sulle sponde del fiume fangoso. Era stupefacente pensare che in tutte quelle migliaia d'abitazioni umane probabilmente non v'erano neppure sei libbre di chiodi. Alcune di quelle case fatte d'erba e paletti, come nidi d'una specie di animali acquatici, erano abbarbicate sulla bassa sponda. Altre parevano spuntare dall'acqua; altre ancora galleggiavano ancorate proprio nel bel mezzo della corrente. Qua e là in lontananza, sopra l'affollata distesa delle basse creste dei tetti, torreggiavano grandi edifici in muratura, il palazzo del re, templi splendidi e decrepiti, crollanti sotto il sole a picco tremendo e opprimente, quasi palpabile cosa, che sembrava entrarvi nel petto attraverso il respiro e impregnarvi le membra attraverso ogni poro della pelle. (1999, cap. II, pp. 56-57)
*Sì, era là. Divorai con gli occhi, felice, lo scafo, l'attrezzatura. Quel senso di vacuità della vita che mi aveva reso così irrequieto negli ultimi mesi perse la sua amara ragione d'essere, la sua malefica influenza, dissolvendosi in un fiotto di emozione gioiosa. (2011, cap. II, p. 73)
*Una voce dietro di me disse in un odioso tono equivoco: – Spero, capitano, che ne siate soddisfatto –. Non voltai neppure la testa. Era il comandante del piroscafo, e qualsiasi cosa intendesse dire, qualsiasi cosa lui pensasse della nave, sapevo che, al pari di alcune rare donne, essa era una di quelle creature la cui semplice esistenza è sufficiente a suscitare un diletto disinteressato. Uno sente che è bello essere al mondo, quel mondo in cui essa esiste. (2011, cap. II, pp. 73-74)
*Di fronte a quell'uomo, che giudicai avesse molti più anni di me, divenni conscio di ciò che avevo già lasciato alle spalle: la [[gioventù]]. E ciò fu invero un ben scarso conforto. La gioventù è una bella cosa, un grande potere, fin tanto che non ci si pensa. (1999, cap. III, p. 64)
*Già, dovevo far fronte a un bel po' di problemi che erano preziosissimi come "[[Esperienza|esperienze]]". Tutti tengono in grande considerazione i vantaggi dell'esperienza. Ma a tal riguardo bisogna dire che l'esperienza significa sempre qualcosa di sgradevole, che s'oppone all'incanto e all'innocenza delle illusioni. (1999, cap. III, p. 76)
:La gente ha una grande opinione sui vantaggi dell'esperienza. Ma sotto un certo profilo, esperienza significa sempre qualcosa di spiacevole, in contrasto con il fascino e l'innocenza delle illusioni. (2011, cap. III, p. 90)
*Credevo nel [[chinino]]. Vi riponevo tutta la mia fiducia. Avrebbe salvato gli uomini, la nave, infranto l'incantesimo con la sua potenza medicinale, avrebbe privato il tempo della sua importanza, avrebbe fatto del clima una mera preoccupazione passeggera, e, simile a una polvere magica che sconfigge misteriosi malefici, avrebbe protetto il primo viaggio del mio primo comando contro le potenze malefiche della bonaccia e della pestilenza. Ai miei occhi il chinino era prezioso più dell'oro, e sulla nave, come non accade con l'oro del quale sembra non ve ne sia mai, ovunque, a sufficienza, sulla nave ve ne era una scorta bastevole. (1999, cap. IV, p. 100)
*È un fatto che, quanto più forte è la scossa che attraversa la mente, tanto più ci aiuta a sostenerla provocando una specie di temporanea insensibilità. (1999, p. 101)
*Ecco là: stelle, sole, mare, luce, oscurità, spazio, vaste acque; l'opera formidabile della Creazione, nella quale sembra che l'umanità sia capitata per sbaglio, non desiderata. Oppure caduta in trappola. (1999, cap. V, p. 110)
===[[Explicit]]===
Mi avvicinai tendendogli la mano. I suoi occhi, che guardavano altrove, avevano un'espressione tesa. Era come uno che stesse ad ascoltare un grido d'avvertimento.<br>«Non volete stringermi la mano, Ransome?» dissi con dolcezza.<br>Uscì in un'esclamazione, arrossì fino a diventar paonazzo, quasi mi slogò la mano nella sua stretta, e subito dopo, rimasto io solo nella cabina, lo udii salire la scaletta del boccaporto con cautela, gradino per gradino, nel timor panico di risvegliare improvvisamente l'ira del nostro comune nemico, ch'era suo destino di dover consapevolmente portare nel petto fedele.<!-- 1999, pp. 148-149 -->
===Citazioni su ''La linea d'ombra''===
*Conrad è, come molti grandi scrittori, un filosofo solo nel senso che la sua consapevolezza retrospettiva delle continuità e discontinuità dell'esperienza umana può chiarire la nostra, e ''La linea d'ombra'' è forse la realizzazione più riuscita di Conrad in questa direzione. Molte persone, si può azzardare, hanno fatto degli sbagli, prima con mortificazione, poi, se sono stati fortunati, con rassicurazione, con la scoperta che molti dei loro pensieri e azioni non sono unici, ma uniti in vario modo a quelli dei nostri predecessori e di coloro che si trovano più vicini alla morte; che la reciprocità è reale, nonostante noi non diamo e non riceviamo mai la completa misura del riconoscimento; e che alcuni elementi di questa reciprocità, per quanto limitati, sono ancora - adattando la frase di Conrad sotto il titolo - degni del nostro effimero ma eterno rispetto. Nella ''Linea d'ombra'', Conrad ci sommerge con queste idee; ma egli le accompagna anche con varie ironie malinconiche: tanto per iniziare, le dinastie dell'esperienza sono fragili, corruttibili e intermittenti; in secondo luogo, a dispetto della lettura esistenzialista della linea d'ombra, noi non scegliamo i nostri legami di solidarietà con il passato e il presente, ma ci arriviamo - come veniamo al mondo - involontariamente e inconsapevolmente: ''ex abrupto'', urlando. ([[Ian Watt]])
*''La linea d'ombra'', sebbene in parte sia stato scritto nella prosa piana e semplice dell'''Ospite segreto'', è evidentemente un'opera meno perfetta. Va avanti in modo lento e incerto [...]. Sembrerebbe che Conrad abbia concepito ''La linea d'ombra'' come la rappresentazione del passaggio - attraverso una prova decisiva - dalla fiducia ingenua e mai messa alla prova, alla completamente diversa fiducia che deriva dal maturo autocontrollo. Concepita in questo modo, la storia avrebbe dovuto logicamente riflettere, nelle sue prime pagine, una fiducia ingenua ed esuberante. ([[Albert J. Guerard]])
==''Lord Jim''==
===[[Incipit]]===
Era alto quasi sei piedi, forse un pollice o due meno, solidamente costrutto, e vi veniva incontro con le spalle un po' incurvate, la testa in avanti, e uno sguardo dall'alto in basso che vi faceva pensare a un toro pronto a caricare. La sua voce era profonda e sonora e i suoi modi rivelavano una tenace sicurezza in se stesso che pure nulla aveva di aggressivo. Sembrava una necessità, quel suo atteggiamento, che appariva diretto tanto agli altri quanto a se medesimo. Meticolosamente curato nella persona, vestiva di candido dalla testa ai piedi ed era assai popolare nei vari porti dell'Estremo Oriente, dove si guadagnava da vivere come agente di forniture marittime.
===Citazioni===
*La [[vanità]] gioca orrendi scherzetti alla nostra memoria. (2002)
*Le idee sono fannulloni, vagabondi che bussano alla porta di servizio della nostra mente, e ognuna di esse ci toglie un poco della nostra essenza, ognuna ci ruba una briciola della fiducia in quelle poche, semplici nozioni, alle quali dobbiamo attenerci, se vogliamo vivere decentemente e morire senza rimpianti! (p. 29)
*Si giudica un uomo dai suoi nemici oltre che dai suoi amici. (2002)
===Citazioni su ''Lord Jim''===
*Lord Jim è un giovane che abbraccia la carriera di capitano marittimo con un ideale di eroismo e abnegazione... Egli punta tutto sul grande momento della prova suprema in cui dimostrerà tutto il suo valore. ([[Italo Calvino]])
*Noi siamo Lord Jim, questo codardo che a un certo momento salta dalla nave e abbandona migliaia di pellegrini al loro destino. E poi comincia il grande rimorso, il senso di colpa. E tutti noi, un giorno, abbiamo «saltato»... ([[Ugo Mursia]])
{{NDR|Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di Alessandro Gallone, Alberto Peruzzo Editore, 1989.}}
==''Nostromo''==
===[[Incipit]]===
Durante la dominazione spagnola, e per molti anni dopo, la città di Sulaco ― la lussureggiante bellezza dei suoi aranceti ne attesta l'antichità ― non era stata commercialmente nulla più che un porto di piccolo cabotaggio con un discreto traffico locale di pelli bovine e indaco.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*Il valore d'una frase risiede nella personalità di chi la pronuncia, perché nulla di nuovo può più essere detto da creatura umana.<ref>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Nessuna occupazione è seria, neppure quando l'ammenda per il fallimento è rappresentata da una pallottola in petto.
*Soltanto nella nostra attività troviamo la salutare illusione di un'esistenza indipendente dall'universo intero, del quale tuttavia costituiamo soltanto una parte trascurabile.
==''Sotto gli occhi dell'occidente''==
===Incipit===
====Fruttero & Lucentini====
Dichiaro innanzitutto di non possedere quelle doti d'immaginazione ed espressione che mi avrebbero permesso di ricreare, per il lettore, la personalità dell'uomo che secondo l'uso russo si chiamava Kirilo Sidorovič (Cirillo figlio di Isidoro) Razumov.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
====Gianna Lonza====
È mio desiderio, tanto per cominciare, dichiarare subito che non posseggo quei sublimi doni espressivi e immaginativi che avrebbero potuto rendere la mia penna capace di creare, ad uso del lettore, la personalità dell'uomo che si chiamava, secondo il costume russo, Cirillo figlio di Isidoro – Kirylo Sidorovich – Razumov.
===Citazioni===
*Non occorre credere in una causa soprannaturale del male: gli uomini sono capaci di ogni malvagità. (parte seconda, IV)
*[[Tradimento|Tradire]]. Una parolona. Che cos'è il tradimento? Si parla di chi tradisce la patria, gli amici, la persona amata. Ci deve essere un vincolo morale, prima. L'uomo può tradire soltanto la propria coscienza. (parte prima, II)
*Più si è intelligenti, e meno si sospetta l'assurdità. (parte terza, I)
==''Suspense''==
===[[Incipit]]===
Un cupo rossore infuocava le facciate marmoree dei palazzi ammassati lungo le pendici di un'arida collina il cui spoglio crinale tracciava, alto sul cielo che imbruniva, un rigo luminoso e spettrale. Il sole invernale tramontava sul golfo di [[Genova]]. Oltre la costa a oriente il cielo era come vetro scuro. Anche il mare aperto aveva un aspetto vitreo, e sulla sua superficie rossastra la luce della sera indugiava come incapace di staccarsene. Le vele di alcune feluche alla fonda apparivano rosee e allegre, immobili nell'oscurità crescente. Tutte puntavano la prua verso la Superba. All'interno del molo, che era lungo e terminava con una tozza torre rotonda, l'acqua del porto si era fatta nera. (p. 37)
===Citazioni===
*{{NDR|Su [[Genova]]}} Dalla massa compatta delle spesse mura sporgevano, a lunghi intervalli, bracci di ferro battuto con lanterne contenenti fioche fiammelle. Gli enormi portali degli ingressi sontuosi di fronte ai quali si trovava a passare erano chiusi, e l'unico suono che gli giungeva alle orecchie era quello dei suoi cauti passi. Si fermò in uno slargo all'incrocio di quelle viuzze, e guardandosi attorno si chiese se tutti quegli enormi e grandiosi edifici fossero deserti, o se era lo spessore dei muri a smorzarne ogni segno di vita all'interno: non poteva credere che tutta la popolazione fosse già andata a dormire. (pp. 78-79)
*«''Sì'', ''sì'', [[Palazzo Rosso (Genova)|Palazzo Rosso]]», disse.<br>Nel suo tono imperturbabile, Cantelucci spiegò che il popolino chiamava così quel palazzo per via del granito rosso con cui era costruito [...] Sull'angolo di uno stretto vicolo con un breve spazio al centro del quale crescevano alcuni alberi, la cenciosa guida si fermò e, indicando a Cosmo uno scuro e splendido edificio, lo lasciò solo. Scuro e massiccio, riccamente ornato e pesante, cupo all'aspetto e con enormi sculture, il palazzo in cui viveva la piccola Adèle parve a Cosmo una sontuosa prigione. Si accedeva al portale irto di borchie di ferro per mezzo di una scalinata dai gradini bassi, segmento di un cerchio più ampio, con ai lati due enormi grifoni, ali e artigli in vigile tensione, accosciati su uno stretto e alto piedistallo. Nel salire la scala, Cosmò noto che la pesante porta era socchiusa quel tanto che gli avrebbe consentito di passare, e subito, dalla penombra dell'arcata, vide nel cortile interno il sole splendere sugli oleandri, le lastre di marmo e la larga scalinata che portava al colonnato della galleria del primo piano. (pp. 115-116)
==''Tifone''==
===[[Incipit]]===
Il capitano Mac Whirr, del piroscafo ''Nan-Shan'', aveva una fisionomia che, stando alle apparenze materiali, rispecchiava esattamente il suo carattere: non presentava particolari caratteristiche di risolutezza o di stupidità; non presentava caratteristiche di alcun tipo; era semplicemente normale, inespressiva e imperturbabile. <!-- p. 11 -->
===Citazioni===
*Per quanto mi riguarda [...] preferisco avere come comandante uno stupido di prim'ordine piuttosto che un furbacchione. Uno stupido c'è sempre modo di prenderlo, ma una persona furba è troppo smaliziata e ti scivola tra le mani. (Solomon; cap, I., p. 26)
*Il capitano Mac Whirr aveva navigato sulla distesa degli oceani allo stesso modo in cui alcuni uomini sfiorano appena gli anni della loro esistenza per calarsi poi dolcemente in una placida tomba, senza aver conosciuto nulla della vita sino all'ultimo, senza mai aver avuto l'opportunità di vedere tutto quanto essa può contenere di perfido, di violento e di terrificante. In mare come in terra, esistono uomini a tal punto fortunati, o a tal punto disdegnati dal destino o dal mare. (cap. I, p. 29)
*«È un tempo orribile; farebbe bestemmiare un santo. Persino qui sopra coperta, mi sento come se avessi la testa avvolta in un panno di lana.»<br/>Il capitano Mac Whirr sollevò lo sguardo. «Intende dire, signor Jukes, che le è successo di avvolgersi la testa in un panno di lana? E a quale scopo?»<br/>«È un [[Modi di dire dai libri|modo di dire]], signor capitano» disse Jukes senza fare una piega. (cap. II, p. 36)
*L'oscurità che si estendeva lontano, oltre la prua della nave, era come un'altra notte vista attraverso la notte stellata della terra: la notte senza stelle delle immensità che stanno oltre l'universo creato, svelata nella sua terrificante immobilità da una fessura praticata nella sfera scintillante al cui centro sta la terra. (cap. II, pp. 40-41)
*Questo è il potere disgregante di un cataclisma: quello di isolare l'individuo dai propri simili. Un terremoto, una frana, una valanga colpiscono l'uomo a caso, potremmo dire senza passione. La furia di una [[burrasca]] invece lo attacca come un nemico personale, cerca di afferrarne le membra, gli si aggrappa alla mente, cerca di sgominarlo fin nello spirito. (cap. III, p. 54)
*E ancora una volta, udì quella voce sforzata e fioca, ma che manteneva, in mezzo a quel rumore assordante, un penetrante effetto rassicurante, come se provenisse da qualche remoto luogo di pace posto al di là delle nere distese della burrasca. Udì ancora una voce umana, il tenuo e indomabile suono capace di trasmettere l'immensità di una convinzione, di una certezza e di una determinazione che saprà pronunciare parole di conforto in occasione dell'ultimo giorno, quando i cieli cadranno e giustizia sarà fatta; udì ancora quella voce che gli stava gridando da lontano, da molto, molto lontano: «Va bene». (cap. III, p. 58)
*Nell'oscurità i marosi parevano scagliarsi contro di essa da tutte le parti per tenerla giù sino alla sua distruzione. C'era dell'odio nel modo in cui veniva maltrattata e un che di ferocia nei colpi che le venivano inferti. Era come un essere vivente consegnato al furore di una folla imbestialita: strattonata con violenza, percossa, scagliata a terra e calpestata. (cap. III, p. 61)
*Si trattava piuttosto di un involontario torpore dello spirito. Uno stato provocato dalla lunga, lunghissima tensione che produce una burrasca, dall'interminabile aspettativa di una catastrofe definitiva, dallo sforzo fisico che richiede il solo rimanere aggrappato all'esistenza nel corso di un cataclisma così sconvolgente; uno sforzo continuo e infido che penetra profondamente nel petto per fiaccare e debellare il cuore dell'uomo che rimane irriducibile e che, tra tutti i doni della terra, più ancora che alla vita stessa, aspira alla pace. (cap. IV, p. 66)
===[[Explicit]]===
''Questa era certamente la soluzione più conveniente per mettere a tacere il fatto nell'interesse di tutti. Qual è la tua opinione di signorino delle navi postali? Il vecchio capo dice che quella era decisamente la cosa migliore da farsi. L'altro giorno, il comandante sottolineava il fatto che: «Ci sono cose che non si trovano sui libri». Sono convinto che, per essere un uomo così limitato, se l'è cavata davvero molto bene.'' <!-- p. 123 -->
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Giovinezza''===
Questo poteva accadere soltanto in Inghilterra, dove gli uomini e il mare si intrecciano.<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
===''Gli idioti''===
Percorrevamo in carrozza la strada che va da Tréguier a Kervanda. Passavamo ad un trotto serrato fra le siepi alzate sui ripari di terra che fiancheggiavano la strada, quando, al piede della ripida ascesa che precede Ploumar<ref>Ploumar è nome inventato. Il paesaggio che serve di sfondo alla novella è quello della costa settentrionale della Bretagna, nella vicinanza di Lannion (Côtes-du-Nord) dirimpetto a Ile Grande. Tréguier, paese natale di Renan, è una cittadina vicina al mare, circa dodici miglia da Lannion.</ref>, il cavallo si mise spontaneamente al passo, mentre il cocchiere saltava da cassetta pesantemente a terra.<br>Egli fece scoppiettare la frusta e s’inerpicò sul pendio, salendo grevemente il colle a fianco del veicolo, la mano sul predellino e l’occhio a terra.<br>Dopo un certo tempo alzò la testa, indicò avanti a lui la strada colla punta della sua frusta e disse:<br>L'idiota!
===''I duellanti''===
[[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], la cui carriera ebbe il carattere di un duello contro l'Europa intera, disapprovava il duello fra gli ufficiali del suo esercito. Il grande imperatore militare non era uno smargiasso e aveva poco rispetto per la tradizione.
===''Il nero del «Narciso»''===
Il signor Baker, primo ufficiale della nave ''Narciso'', uscì con un solo passo dalla sua cabina illuminata e si trovò nell'ombra del cassero. Sopra la sua testa, sul frontone del casseretto, la guardia di notte suonò un doppio colpo. Il signor Baker, parlando all'uomo in alto, domandò:<br>– L'equipaggio è tutto a bordo, Knowells?<br>Il marinaio scese la scala zoppicando, poi disse con tono meditativo:<br>– Credo di sì, signore. Tutti i nostri vecchi sono qui, e ne sono venuti molti nuovi... Devono essere qui tutti.
===''La locanda delle streghe''===
Questa storia, episodio, avventura (chiamatela come vorrete), fu riferita verso il 1850 da un uomo che, per sua confessione, aveva in quell'epoca [[sessantenne|sessant'anni]]. Sessant'anni non è una brutta età, se non quando se ne considera la prospettiva, ciò che noi facciamo, nella maggior parte, con sentimenti molto confusi. È un'età calma; praticamente, la partita è al termine; e tenendosi in disparte, ciascuno comincia a ricordare, con una certa vivezza, l'uomo abile che ha saputo essere nel corso della sua esistenza.
==Citazioni su Joseph Conrad==
*Lo scrigno segreto del suo genio è pieno di cianfrusaglie piuttosto che di gioielli; è inutile, quindi, sforzarsi di capirlo da un punto di vista filosofico, poiché non c'è niente da scrivere in questo senso. Nessuna dottrina, in realtà. Solo opinioni... ([[E. M. Forster]])
*Se qualcuno, accostatosi a Conrad con qualcosa di più della curiosità letteraria, non si lascerà sulle prime stancare dal grigiore di talune pagine, né scoraggiare alle volte da esasperanti involuzioni e lentezze o dal monotono insistere su certe situazioni e caratteri: se riuscirà a vincere perfino lo stile (magnifico senza dubbio, patetico e austero com'è a un tempo solo, ma pur sempre uno stile) e, per strano che sembri, la sua stessa assoluta mancanza di retorica, vi farà più d'un incontro che aveva inutilmente sperato con altri. E anche più grandi. Anche incomparabilmente più noti.<br>L'[[Umanità (qualità)|umanità]], per esempio. ([[Silvio D'Arzo]])
===[[Federica Almagioni]]===
*Fin dal suo primo romanzo Conrad attirò l'attenzione di letterati come [[John Galsworthy|Galsworthy]], [[André Gide|Gide]], [[Henry James|James]]. [[Edward Garnett]] sostenne che aveva la capacità di "rendere visibili aspetti della vita che noi inglesi siamo costituzionalmente incapaci di percepire"; [[Thomas Mann]] esaltava "il suo talento virile, il suo carattere così inglese... la sua così nobile energia narrativa e il suo spirito così costantemente bizzarro".
*Il vero pregio di Conrad è [...] quello di essere un grande esploratore della psicologia umana, per cui i lettori si possono riconoscere nei suoi personaggi.
*Nell'uomo Conrad si mescolano vari individui : il giovane romantico nobile polacco; l'avventuriero-contrabbandiere; lo scrupoloso ufficiale della marina inglese; il grande romanziere; il piccolo uomo con i suoi acciacchi e le sue manie.<br>Joseph Conrad fu polacco per nascita, suddito russo per ragioni storiche, francese per educazione, inglese per adozione.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), nota introduttiva di Giuseppe Sertoli, traduzione di Alberto Rossi, Einaudi, Torino, 1974. ISBN 8806385704
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990. ISBN 8811584124
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Mauro Fissore, Edisco, Torino, 1998.
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Rossella Bernascone, Mondadori, 2000. ISBN 8852000097
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Giorgio Spina, Rizzoli, Milano, 2006. ISBN 88-17-00053-1
*Joseph Conrad, ''[https://gutenberg.org/ebooks/63893 Gli idioti]'', traduzione di Hilda Campioni, The Australasian Publishing Company LTD.
*Joseph Conrad, ''I duellanti'', traduzione di Leonardo Gandi, E/O, 1994.
*Joseph Conrad, ''Il nero del «Narciso»'', traduzione di Alda Politzer, introduzione di [[Vezio Melegari]], Junior Club, Milano 1965.
*Joseph Conrad, ''Il piantatore di Malata'' (''The planter of Malata''), in ''Within the Tides'', traduzione di Gilberto Altichieri, Muggiani Tipografo Editore, Milano 1944.
*Joseph Conrad, ''L'agente segreto'', Introduzione di Pietro Citati, traduzione di Bruno Maffi, Rizzoli, Milano, 1978.
*Joseph Conrad, ''[http://books.google.it/books?id=GwgyQuTffDoC L'agente segreto]'', traduzione di Luisa Saraval, Giunti Editore, 2010. ISBN 8809753534
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Dunja Badnjevic Orazi, Newton & Compton.
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Gianni Celati, Mondadori, Milano, 1999. ISBN 88-04-40923-1
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Flavia Marenco, Einaudi, 2006.
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Flavia Marenco, Einaudi, La biblioteca di Repubblica, 2011.
*Joseph Conrad, ''La locanda delle streghe'', traduzione di Giovanni Marcellini e Ovidio Fatica, Editori Riuniti, 1996. ISBN 8835941628
*Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di Alessandro Gallone, prefazione di Federica Almagioni, Alberto Peruzzo Editore, 1989.
*Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di A. Ceni, Feltrinelli, 2002.
*Joseph Conrad, ''Sotto gli occhi dell'occidente'', traduzione di Gianna Lonza, Garzanti, Milano, 2013. ISBN 978-88-11-13769-6
*Joseph Conrad, ''Suspense'', traduzione di Camilla Salvago Raggi, Il Canneto Editore, Genova, 2013. ISBN 978-88-96430-41-5
*Joseph Conrad, ''Tifone'', traduzione di Marco Longhi Paripurna, Demetra, 1997. ISBN 88-440-0397-6
==Filmografia==
*''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]'' (1936)
*''[[Apocalypse Now]]'' (1979)
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=en:Author:Joseph Conrad|s_lingua=inglese|s_preposizione=di}}
===Opere===
{{Pedia|Il negro del "Narciso"||(1897)}}
{{Pedia|Cuore di tenebra||(1899)}}
{{Pedia|Lord Jim||(1899-1900)}}
{{Pedia|Tifone (Conrad)|''Tifone''|(1902)}}
{{Pedia|La linea d'ombra||(1917)}}
{{DEFAULTSORT:Conrad, Joseph}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
[[Categoria:Scrittori polacchi]]
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1426431
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~2026-49866-27
108385
/* Bibliografia */
1426431
wikitext
text/x-wiki
[[File:Joseph Conrad.PNG|thumb|Joseph Conrad nel 1904]]
'''Joseph Conrad''', nato con il nome di '''Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski''' (1857 – 1924), scrittore polacco naturalizzato britannico.
==Citazioni di Joseph Conrad==
*Ah, per scrivere in francese devi conoscerlo. L'[[Lingua inglese|inglese]] è così plasmabile – se non hai una parola di cui hai bisogno te la puoi fare, ma per scrivere in francese devi essere un artista come Anatole France.
:''Ah, to write French you have to know it. English is so plastic – if you haven't got a word you need you can make it, but to write French you have to be an artist like Anatole France.''<ref>Citato in Jo Davidson, ''Between Sittings. {{small|An Informal Autobiography}}'', The Dial Press, New York, 1951, p. 118.</ref>
*Di solito ci si sente molto importanti a [[Ventenne|vent'anni]], ma in realtà si diventa utili solo quando ci si rende conto di quanto sia invece insignificante l'individuo nello schema generale dell'universo.<ref>Da ''Letters of Joseph Conrad to Marguerite Pradowska'', 1890-1920, a cura di Gee e Sturm, New Haven, 1940, p. 45; citato in Ian Watt, ''Racconto e idea nella ''Linea d'ombra'' di Conrad'', in ''Critical Quarterly'', vol. 2, 1960, pp. 133-148, inserito come introduzione a Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Francesca Rossi, Mondadori, Milano, 1999, p. XXI.</ref>
*Essere donna è terribilmente difficile perché consiste principalmente nel trattare con gli uomini.
:''Being a woman is a terribly difficult trade since it consists principally of dealings with men.''<ref>Da ''Chance'', Parte II, cap. 5</ref>
*Guai all'uomo il cui cuore da giovane non ha appreso a sperare, ad amare e a riporre fiducia nella vita!
:''Woe to the man whose heart has not learned while young to hope, to love — and to put its trust in life!!''<ref>Da ''Vittoria – Una storia delle isole''</ref>
*Il compito che mi spetta e che cerco di assolvere è di riuscire, col potere della parola scritta, a farvi udire, a farvi sentire... Di riuscire soprattutto, a farvi vedere.<ref>Dalla prefazione a ''Il negro del Narciso''; citato in Claudio Taddei, ''Joseph Conrad'', Lampi di stampa, Milano, 2007, [https://books.google.it/books?id=vAbJAgAAQBAJ&pg=PA29 pp. 29-30].</ref>
*Il [[mare]] non è mai stato amico dell'uomo. Tutt'al più è stato complice della sua [[irrequietezza]].<ref>Da ''Lo specchio del mare''; citato in Elena Spagnol, ''Citazioni'', Garzanti, 2003.</ref>
*Il mondo dei vivi, quale è, non è certo privo di meraviglie e misteri; meraviglie e misteri che influenzano le nostre emozioni e la nostra intelligenza in modi così inspiegabili da giustificare quasi il concetto della vita come di una condizione incantata. No, sono troppo saldo nella mia consapevolezza del meraviglioso per essere sedotto dal [[Sovrannaturale|preternaturale]], che (prendetelo come volete) è qualcosa di artefatto, costruito da menti insensibili agli intimi piaceri del nostro rapporto con i morti e con i vivi, nella loro incalcolabile moltitudine; una dissacrazione delle nostre più tenere memorie; un'offesa alla nostra dignità.<ref>Dalla nota introduttiva a ''La linea d'ombra'', 1999, pp. 3-4</ref>
*La natura delle mie conoscenze delle impressioni e delle idee in cui ebbero origine le mie opere, ha dipeso direttamente dalle condizioni stesse della mia vita.<ref>Da ''Il piantatore di Malata''</ref>
*La vera pace di [[Dio]] comincia in qualunque punto a mille miglia dalla terra più vicina; e quando Egli vi manda i messaggeri della Sua potenza, non è in un impeto d'ira terribile contro il delitto, la presunzione e la follia, ma paternamente, per purificare dei cuori semplici; dei cuori ignoranti che non sanno nulla della vita e che palpitano senza essere disturbati dall'invidia o dall'avidità.<ref>Da ''Il nero del «Narciso»'', Politzer 1965, p. 47</ref>
*Metti a nudo il tuo cuore, e la gente starà ad ascoltarti per quello - e solo per quello è l'interessante.<ref>Dalla lettera a Edward Noble del 2 novembre 1895; citato in Valeria Petrocchi, ''Il teatro di Joseph Conrad'', Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998, p. 37. ISBN 8881147084</ref>
*Qualsiasi dono narrativo e drammatico io possa avere è sempre instintivamente usato per quello scopo: raggiungere e portare avanti ''les valeurs idéales''.<ref>Da Georges Jean-Aubry, ''Joseph Conrad: Life and Letters'', vol. II, Londra, 1927, p. 185; citato in Ian Watt, ''Racconto e idea nella ''Linea d'ombra'' di Conrad'', in ''Critical Quarterly'', vol. 2, 1960, pp. 133-148, inserito come introduzione a Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Francesca Rossi, Mondadori, Milano, 1999, p. X.</ref>
*Un artista è un uomo d'azione, sia che crei un personaggio, inventi un espediente o trovi la via d'uscita da una situazione complicata.<ref>Da ''Lo specchio del mare''</ref>
*Un'opera che aspiri, per quanto umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe portare in ogni riga la propria giustificazione.<ref>Dalla prefazione a ''Il negro del "Narciso"''</ref>
*{{NDR|Su [[Mauritius]]}} Una perla che distilla grande dolcezza sul mondo.<ref>Da ''Un briciolo di fortuna'' (''A smile of fortune''); citato in Amedeo La Mattina, ''[https://www.lastampa.it/cultura/2013/12/13/news/da-mark-twain-a-baudelaire-1.35945982/ Da Mark Twain a Baudelaire]'', ''lastampa.it'', 13 dicembre 2013.</ref>
==''Cuore di tenebra''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
The Nellie, a cruising yawl, swung to her anchor without a flutter of the sails, and was at rest. The flood had made, the wind was nearly calm, and being bound down the river, the only thing for it was to come to and wait for the turn of the tide.
The sea–reach of the Thames stretched before us like the beginning of an interminable waterway. In the offing the sea and the sky were welded together without a joint, and in the luminous space the tanned sails of the barges drifting up with the tide seemed to stand still in red clusters of canvas sharply peaked, with gleams of varnished sprits.
{{NDR|Da [[wikisource:Heart of Darkness|Wikisource]]}}
====Alberto Rossi====
Il ''Nellie'', piccolo yacht da crociera, girò sull'ancora senza un fluttuar delle vele, e s'arrestò. La marea era alta, quasi del tutto cessato il vento, e poiché si scendeva, in favor di corrente, verso la foce, altro non rimaneva che fermarci e attendere il riflusso.<br />
L'ultimo tratto del Tamigi che conduce al mare si stendeva innanzi a noi, come il principio di una sterminata via acquea. Laggiù al largo il mare e il cielo si saldavano insieme senza giuntura, e nello spazio luminoso le vele color di ruggine delle barche che salivano alla deriva portate dal flusso parevan ferme in rossi grappoli di tela foggiata a punte aguzze, tra un balenio di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), nota introduttiva di Giuseppe Sertoli, traduzione di Alberto Rossi, Einaudi, Torino, 1974. ISBN 8806385704}}
====Luisa Saraval====
La ''Nellie'' ruotò sull'ancora senza far oscillare le vele, e restò immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi caduto e, dovendo ridiscendere il fiume, non ci restava che ormeggiare aspettando il riflusso.<br/> L'estuario del Tamigi si apriva davanti a noi, simile all'imbocco di un interminabile viale. Al largo, il cielo e il mare si univano confondendosi e, nello spazio luminoso, le vele color ruggine delle chiatte che risalivano il fiume lasciandosi trasportare dalla marea, sembravano ferme in rossi sciami di tela tesa tra il luccichio di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990. ISBN 8811584124}}
====Mauro Fissore====
La ''Nellie'', una iole da crociera, girò all'ancora senza alcun tremolio di vele, e giacque immobile. Si era alzata la marea, il vento si era quasi calmato del tutto, e volendo discendere il fiume, non ci restava che aspettare all'ancora il riflusso.<br>La foce del Tamigi si stendeva davanti a noi come l'inizio di un interminabile corso d'acqua. Mare e cielo erano saldati insieme al largo senza alcuna giuntura e nello spazio di luce le vele tinte dei barconi, che risalivano portate dalla marea, parevano rosse macchie dalla forma ben appuntita, immobilizzate, tese da pennoni smaltati che si intravedevano a sprazzi.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), traduzione di Mauro Fissore, Edisco, Torino 1998.}}
====Rossella Bernascone====
La ''Nellie'', una iolla da crociera, girò sull'ancora senza il minimo fluttuare delle vele e si fermò. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo e, poiché dovevamo discendere il fiume, non ci restava che fermarci all'ancora e attendere il riflusso.<br>
L'ultimo tratto del Tamigi si stendeva davanti a noi come il principio di un interminabile corso d'acqua. Al largo, cielo e mare erano saldati senza una giuntura e nello spazio luminoso le vele conciate delle barche che salivano con la marea sembravano immobili fastelli rossi di tele appuntite tra luccicori di aste verniciate.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Rossella Bernascone, Mondadori, 2000. ISBN 8852000097}}
====Flaminio Di Biagi====
Il Nellie, una iole da crociera, girò sull'ancora senza un fremito di vele, e stette immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo, e dovendo discendere il fiume, l'unica cosa da fare era star fermi all ancora e aspettare che la marea cambiasse.<br>Il tratto finale del Tamigi si stendeva di fronte a noi come l'inizio di un'interminabile via navigabile. Al largo, cielo e mare erano saldati insieme senza segno di giunzione, e nello spazio luminoso le vele tinte delle chiatte che risalivano il fiume con la marea parevano restarsene ferme in rossi grappoli di tele dai picchi aguzzi, con bagliori di vernice.
{{NDR|Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Flaminio Di Biagi, Newton Compton Editori - Live, 2013. ISBN 9788854154759}}
===Citazioni===
*Voi sapete quanto io odii, detesti, ripugni la [[bugia|menzogna]], non perché io sia piú schietto del resto dei mortali ma semplicemente perché la menzogna m'atterrisce. C'è in essa un lezzo di morte, un alito di corruzione, che è proprio quel che io più odio e detesto al mondo, quel che vorrei dimenticare. Mi avvilisce e mi nausea, come quando capita di mordere qualcosa di marcio. Questione di temperamento, suppongo. (Marlow: cap. I, 1974, p. 41)
*No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri la sensazione viva di un momento qualsiasi della nostra esistenza, quel che ne costituisce la verità, il significato; la sua sottile e penetrante essenza. È impossibile. Si vive come si sogna: perfettamente soli. (Marlow: cap. I, 1974, p. 42)
*Ah, ma era già qualcosa, se non altro, di potersi almeno scegliere il proprio incubo! (Marlow: cap. III, 1974, p. 99)
*Che bizzarra cosa la vita – questo misterioso congegnarsi di implacabile logica in vista di uno scopo tanto futile. Il più che se ne possa sperare è una certa qual conoscenza di se stessi – che giunge troppo tardi – e una messe di inestinguibili rimpianti. Ho lottato con la morte. È la contesa meno eccitante che immaginar si possa. Ha luogo in un grigiore impalpabile dove non s'ha più nulla sotto i piedi, nulla tutt'attorno; senza spettatori, senza clamori, senza glorie; senza un gran desiderio di vincere e senza gran paura della sconfitta, in un'atmosfera malaticcia di scetticismo tepido, senza una gran fede nel proprio diritto, e ancor meno in quello dell'avversario. Se questa è la forma suprema della conoscenza, allora la vita è un enigma ancor piú oscuro di quanto non vogliano credere certuni. (Marlow: cap. III, 1974, p. 112)
*I loro portamenti, che erano semplicemente quelli di comuni individui che se ne andavano per le loro faccende in una tranquilla fiducia quanto alla propria sicurezza personale, mi offendevano come le oltraggiose vanterie della follia in faccia ad un pericolo che essa è incapace di comprendere. Non avevo nessun preciso desiderio di illuminarli, ma avevo qualche difficoltà a trattenermi dal rider nelle facce loro tanto piene di stupida importanza. A dire il vero non stavo troppo bene in quel torno di tempo. (Marlow: cap. III, 1974, p. 113)
*Tutto quel che era stato di Kurtz se n'era andato fuori dalle mie mani: la sua anima, il suo corpo, la sua stazione, i suoi progetti, il suo avorio, la sua carriera. Non restava più che la sua memoria, e la sua fidanzata: e io avevo desiderio di abbandonare anche loro al passato, in un certo qual modo; di consegnare personalmente quanto ancora mi restava di lui a quell'oblio che è l'ultima parola del nostro comune destino. Non mi difendo. Non avevo nessuna precisa coscienza di quello che in realtà volevo. Chi sa che non fosse un impulso di lealtà inconscia, o l'adempimento di una di quelle ironiche necessità che s'annidano tra i fatti della esistenza umana. Non so. Non potrei dire. Ad ogni modo ci sono andato. (Marlow: cap. III, 1974, p. 116)
*Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani. Un corso d'acqua vuoto, un silenzio assoluto, una foresta impenetrabile; l'aria calda, spessa, greve, immota. Non c'era gioia nello splendere del sole. Deserte, le lunghe distese d'acqua si perdevano nell'oscurità di adombrate distanze. (1990)
*La via d'accesso a quel Kurtz, che rastrellava la misera boscaglia in cerca d'avorio, era lastricata di così tanti pericoli quasi fosse una principessa addormentata sotto l'effetto di un incantesimo in un favoloso castello. (1990)
*Si trattava del fatto che, fra tutte le doti di quell'essere {{NDR|Kurtz}} tanto dotato, quella che emergeva in modo preponderante, che dava il senso di una presenza reale, era la capacità di parlare, il dono della parola: questa dote che sconcerta o illumina, la più nobile e la più spregevole, vivificante flusso di luce o torrente ingannatore scaturito dal cuore di una tenebra impenetrabile. (1990)
*L'importante era capire a chi apparteneva lui. {{NDR|Kurtz}}, quante potenze della tenebra lo rivendicassero come loro proprietà. Quella era la riflessione che vi faceva accapponare la pelle. Era impossibile – e anche malsano – cercare di indovinarlo. Aveva occupato un posto molto elevato fra i demoni di quel paese, lo dico letteralmente. Voi non potete capire. (1990)
*Non tradii il signor Kurtz – era nell'ordine delle cose che non l'avrei mai tradito – era scritto che sarei rimasto fedele all'incubo che mi ero scelto. (1990)
*Dal momento che ho sbirciato anch'io oltre la soglia, capisco meglio il significato del suo sguardo fisso, che non poteva vedere la fiamma della candela, ma era abbastanza vasto da abbracciare l'universo intero, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Aveva tirato le somme e aveva giudicato. "Che orrore!". (1990)
*Erano dei conquistatori e per questo, non ci vuole che la forza bruta, niente di cui essere fieri quando la si ha, perché questa forza non è che un accidente che deriva dalla debolezza altrui.
*Il [[lavoro]] non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c'è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi. La propria realtà – per se stesso, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere.
*Lo sguardo fisso {{NDR|di Kurtz}} era vasto abbastanza da abbracciare tutto l'universo, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Egli aveva tirato le somme – e aveva giudicato, "Quale orrore!"
*È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.
*Ho lottato con la morte. È la contesa meno eccitante che si possa immaginare. Avviene in un grigiore impalpabile, con nulla sotto i piedi, con nulla intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza il grande desiderio della vittoria, senza la grande paura della sconfitta, in un clima malsano di tiepido scetticismo, senza molta fede nella propria causa, e ancor meno in quella dell'avversario. (Rizzoli, 2006, p. 107)
===Citazioni sul romanzo===
*È Conrad lo scrittore che amo. Ho letto ''Cuore di tenebra'' per caso, avevo 18 anni. L'avevo comperato nella collana Romantica Sonzogno. Una sera non riuscivo a dormire e l'ho letto fino all'alba. Sembra una frase fatta ma è un libro che mi ha segnato la vita insieme con ''[[Martin Eden]]'' di [[Jack London]] e ''La vita semplice'' di [[Ernst Wiechert]]. ([[Mino Milani]])
*L'immaginario di ''Cuore di tenebra'' è colorato quasi esclusivamente di neri e bianchi. Una contrapposizione, questa, che non coincide con l'altra grande contrapposizione su cui è costruito il racconto, quella fra tenebra e luce, anche se a volte si avvicinano. L'obiettivo di Conrad è la generalizzazione della bianchezza e degli attributi e pregiudizi che si fondono con il termine e sembrano da esso inseparabili. Questa bianchezza generalizzata costituisce il fondale su cui si snoda il racconto, uno schermo imbiancato che viene penetrato e lacerato, ripetutamente, da particolari esempi di cose bianche. Queste cose – denti bianchi, capelli bianchi, ossa bianche, colletti bianchi, marmo bianco, avorio bianco, nebbia bianca – portano sempre con sé un misterioso senso di freddezza, di inerzia e di morte. Bianco, al pari di nero, di luce e di tenebra, diventa un termine estremamente complesso. Per Conrad, chi parla di bianco con sicurezza è, che lo sappia o no, un ipocrita o un folle. ([[David Batchelor]])
*«L'orrore» dice Kurtz alla fine di Cuore di tenebra, «l'orrore». E beato lui non distribuivano il ''Times'' nella giungla. Eh, se no l'avrebbe visto l'orrore. Ma che si può fare? Leggete di qualche massacro nel Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere e attaccate "oh, mio Dio l'orrore!" e poi girate pagina e finite le vostre uova di gallina ruspante, perché tanto che si può fare, si è... si è sopraffatti. (''[[Basta che funzioni]]'')
==''Il piantatore di Malata''==
===[[Incipit]]===
Due uomini parlavano nell'ufficio di direzione del quotidiano più autorevole di una grande città coloniale. Erano giovani tutt'e due. Quello più corpulento, biondo e dall'aspetto cittadino, era capo redattore e comproprietario del giornale. L'altro si chiamava Renouard. Dal suo bel viso abbronzato appariva evidente che qualche cosa lo preoccupava. Era un uomo magro, e dava un'impressione di alacrità e insieme di indolenza.<br>Il giornalista continuò a parlare:<br>«E ieri sera, dunque, avete pranzato in casa del vecchio Dunster?»<br>Adoperò la parola «vecchio» non nel senso affettuoso che talora si usa parlando di vecchi amici, ma come di un semplice riconoscimento della realtà.
===Citazioni su ''Il piantatore di Malata''===
*Sì, la missione di tradurre le passioni con le parole, si può veramente affermare «troppo difficile». La mia abituale impenitenza mi rende nondimeno felice di aver tentato questa novella con tutti i suoi sottintesi, tutte le sue complicazioni, compresa la scena accanto alla rupe grigia che incorona l'altura di Malata. L'esito peraltro non mi soddisfa in modo tale da non scusare il lettore che se ne mostrasse deluso. (dalla prefazione)
{{NDR|Joseph Conrad, ''Il piantatore di Malata'' (''The planter of Malata''), in ''Within the Tides'', traduzione di Gilberto Altichieri, Muggiani Tipografo Editore, Milano 1944.}}
==''L'agente segreto''==
===[[Incipit]]===
====Fruttero & Lucentini====
Il signor Verloc, uscendo di buon mattino, affidò a suo cognato le cure nominali della bottega. La cosa non presentava inconvenienti perché il da fare era sempre scarso, niente prima di sera, e d'altra parte la bottega, quanto alle sue attività ostensibili, interessava pochissimo il signor Verloc.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], Íncipit, Mondadori, 1993.</ref>
====Bruno Maffi====
Uscendo di mattina, il signor Verloc lasciava nominalmente la bottega alle cure del cognato. Poteva permetterselo, perché di affari ce n'erano pochissimi in qualunque ora del giorno, e meno che mai prima di sera. Della sua attività ufficiale il signor Verloc poco si curava; e, a badare al cognato, c'era sempre sua moglie.
====Luisa Saraval====
Quella mattina, uscendo, il signor Verloc lasciò nominalmente il negozio nelle mani di suo cognato. La cosa era possibile, perché di affari se ne facevano pochissimi in qualunque momento, e praticamente nessuno prima di sera. Al signor Verloc quella sua attività dichiarata interessava assai poco e, per di più, il cognato era nelle mani di sua moglie.
===Citazioni===
*Solo la [[pazzia]] è veramente terrificante, perché non la si può placare né con la minaccia, né con la persuasione, né con regalie. (Vladimir: cap. II, 1978)
*«[[Cesare Lombroso|Lombroso]] è un emerito coglione». Il compagno Ossipon sostenne l'urto di questa bestemmia con un impressionante sguardo vuoto. E l'altro, i cui occhi spenti e offuscati facevano apparire più nere le ombre profonde sotto la fronte ampia e ossuta, mugugnò, afferrandosi ogni due parole la punta della lingua fra le labbra come se la masticasse con rabbia: «Ma voi un idiota simile lo avete mai visto? Per lui, il criminale è il detenuto. Semplice, no? E quelli che lo hanno messo in prigione, che lo hanno costretto ad entrarvi? Proprio così. Costretto a entrarvi. e il crimine, che cos'è? Lo sa lui cos'è, quest'imbecille che si è fatto strada in questo mondo di idioti rimpinzati di cibo guardando le orecchie e i denti di un mucchio di poveri diavoli sfortunati? Sarebbero i denti e le orecchie a imprimere il marchio al criminale? Ma davvero? E la legge allora, che gli imprime il marchio ancora meglio, questo grazioso strumento per marcare a fuoco inventato dai supernutriti per proteggersi dagli affamati? Applicazioni col ferro rovente sulla loro pelle vile, eh? Non lo sentite anche da qui l'odore e il rumore della pellaccia del popolo che brucia e sfrigola? Ecco come si fabbricano i criminali, perché i tuoi Lombroso ci possano scrivere su le loro baggianate.» (cap. III; 2010, p. 75)
*La maggioranza dei [[Rivoluzione|rivoluzionari]] sono per lo più nemici della disciplina e della fatica. Vi sono anche nature al cui senso di giustizia il prezzo imposto sembra mostruosamente eccessivo, odioso, opprimente, umiliante, arbitrario, intollerabile. Sono i fanatici. Il resto dei ribelli sociali è figlio della vanità, madre di ogni illusione nobile e volgare, compagna dei poeti, dei riformatori, dei ciarlatani, dei profeti e degli incendiari. (cap. III, 1978)
*Camminava in una strada lunga e dritta, popolata appena da una frazione di una moltitudine immensa; ma tutt'intorno, sempre più avanti, fino ai limiti dell'orizzonte nascosto dalle enormi pile di mattoni, sentiva la potenza numerica della [[massa]] umana. Sciamavano fitti come locuste, laboriosi come formiche, inconsapevoli come una forza naturale, aprendosi una via, ciechi, ordinati, assorti, inaccessibili al sentimento, alla logica e forse anche al terrore. (cap. V, 1978)
*Il valore pratico del [[successo]] dipende in gran parte dal modo di vederlo. (cap. V, 1978)
*Una tal quale semplicità di pensiero è comune alle anime candide ai due estremi della scala sociale. (cap. VI, 1978)
*Nessun uomo impegnato in un [[lavoro]] che non gli piace può conservare molte illusioni su se stesso. Il disgusto, l'assenza di fascino, si estendono dal lavoro alla persona. È solo quando l'attività alla quale siamo delegati sembra, per un caso fortunato, ubbidire all'ardore particolare del nostro temperamento, che possiamo godere del conforto di un'autoillusione completa. (cap. VI, 1978)
*[...] la [[verità]] può essere più crudele della caricatura [...]. (cap. VIII; 2010, p. 183)
*Poiché la [[curiosità]] è una delle forme di autorivelazione, una persona sistematicamente priva di curiosità rimane sempre, in parte, un mistero. (cap. XI, 1978)
==''La linea d'ombra''==
===[[Incipit]]===
====Gianni Celati====
Soltanto i [[giovinezza|giovani]] hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d'anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.<br>Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell'infanzia, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l'umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l'incanto dell'universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.<!-- 1999, p. 9 -->
====Flavia Marenco====
Solo i giovani hanno di questi momenti. Non intendo dire i giovanissimi. No. I giovanissimi, per essere esatti, non hanno momenti. È privilegio della prima gioventù vivere in anticipo sui propri giorni, nella bella continuità di speranze che non conosce pause né introspezione.<br>
Uno chiude dietro di sé il cancelletto della fanciullezza – ed entra in un giardino incantato. Là persino le ombre rilucono di promesse. Ogni svolta del sentiero ha un suo fascino. E non perché sia una terra tutta da scoprire. Si sa bene che l'umanità intera l'ha percorsa in folla. È la seduzione dell'esperienza universale, da cui ci si attende una sensazione singolare o personale: un po' di se stessi.
====Dunja Badnjevic Orazi====
Solo i giovani hanno momenti simili. Non penso ai giovanissimi. No, i giovanissimi, propriamente parlando, non hanno momenti. È privilegio della prima giovinezza vivere in anticipo sui propri giorni, in tutta la bella continuità di speranze che non conosce pause o introspezioni.
Si chiude dietro di noi il cancelletto della pura fanciullezza – e ci si addentra in un giardino incantato. Persino le ombre vi risplendono promettenti. Ogni svolta del sentiero è piena di seduzioni. E questo non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità ha già percorso questa strada. È il fascino dell'esperienza universale dalla quale ognuno si aspetta una sensazione particolare e personale – un po' di noi stessi.
===Citazioni===
*Il favore dei grandi spande un'aureola attorno ai fortunati oggetti delle loro scelte. (1999, cap. II, p. 42)
*La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l'occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio o non lo si è. E io di esserlo non avevo dubbi. (2011, cap. II, p. 67)
*Il moderno spirito della fretta si manifestava con voce sonora negli ordini di «Vira a lasciare» – di «Ammaina la scala di barcarizzo», e in pressanti inviti rivolti a me, «Sbrigatevi, signore! Siamo in ritardo di tre ore per voi... La nostra ora è le sette, sapete!» <br /> Salii in coperta. dissi: – No! Non lo so –. Lo spirito della fretta moderna era incarnato in un individuo magro, con braccia e gambe lunghe, e una barba grigia tagliata corta. La sua mano ossuta era calda e asciutta. Dichiarò febbrilmente: <br /> – Sulla forca, se vi aspettavo altri cinque minuti, comandante del porto o non comandante del porto. (2011, cap. II, p. 69)
*{{NDR|Su [[Bangkok]]}} Era là, estesamente sparsa su ambe le rive, la capitale d'Oriente che mai aveva conosciuto conquistatori bianchi: una distesa di scure case di bambù, di stuoia e di foglie, e con uno stile d'architettura vegetale, sorta dallo scuro suolo sulle sponde del fiume fangoso. Era stupefacente pensare che in tutte quelle migliaia d'abitazioni umane probabilmente non v'erano neppure sei libbre di chiodi. Alcune di quelle case fatte d'erba e paletti, come nidi d'una specie di animali acquatici, erano abbarbicate sulla bassa sponda. Altre parevano spuntare dall'acqua; altre ancora galleggiavano ancorate proprio nel bel mezzo della corrente. Qua e là in lontananza, sopra l'affollata distesa delle basse creste dei tetti, torreggiavano grandi edifici in muratura, il palazzo del re, templi splendidi e decrepiti, crollanti sotto il sole a picco tremendo e opprimente, quasi palpabile cosa, che sembrava entrarvi nel petto attraverso il respiro e impregnarvi le membra attraverso ogni poro della pelle. (1999, cap. II, pp. 56-57)
*Sì, era là. Divorai con gli occhi, felice, lo scafo, l'attrezzatura. Quel senso di vacuità della vita che mi aveva reso così irrequieto negli ultimi mesi perse la sua amara ragione d'essere, la sua malefica influenza, dissolvendosi in un fiotto di emozione gioiosa. (2011, cap. II, p. 73)
*Una voce dietro di me disse in un odioso tono equivoco: – Spero, capitano, che ne siate soddisfatto –. Non voltai neppure la testa. Era il comandante del piroscafo, e qualsiasi cosa intendesse dire, qualsiasi cosa lui pensasse della nave, sapevo che, al pari di alcune rare donne, essa era una di quelle creature la cui semplice esistenza è sufficiente a suscitare un diletto disinteressato. Uno sente che è bello essere al mondo, quel mondo in cui essa esiste. (2011, cap. II, pp. 73-74)
*Di fronte a quell'uomo, che giudicai avesse molti più anni di me, divenni conscio di ciò che avevo già lasciato alle spalle: la [[gioventù]]. E ciò fu invero un ben scarso conforto. La gioventù è una bella cosa, un grande potere, fin tanto che non ci si pensa. (1999, cap. III, p. 64)
*Già, dovevo far fronte a un bel po' di problemi che erano preziosissimi come "[[Esperienza|esperienze]]". Tutti tengono in grande considerazione i vantaggi dell'esperienza. Ma a tal riguardo bisogna dire che l'esperienza significa sempre qualcosa di sgradevole, che s'oppone all'incanto e all'innocenza delle illusioni. (1999, cap. III, p. 76)
:La gente ha una grande opinione sui vantaggi dell'esperienza. Ma sotto un certo profilo, esperienza significa sempre qualcosa di spiacevole, in contrasto con il fascino e l'innocenza delle illusioni. (2011, cap. III, p. 90)
*Credevo nel [[chinino]]. Vi riponevo tutta la mia fiducia. Avrebbe salvato gli uomini, la nave, infranto l'incantesimo con la sua potenza medicinale, avrebbe privato il tempo della sua importanza, avrebbe fatto del clima una mera preoccupazione passeggera, e, simile a una polvere magica che sconfigge misteriosi malefici, avrebbe protetto il primo viaggio del mio primo comando contro le potenze malefiche della bonaccia e della pestilenza. Ai miei occhi il chinino era prezioso più dell'oro, e sulla nave, come non accade con l'oro del quale sembra non ve ne sia mai, ovunque, a sufficienza, sulla nave ve ne era una scorta bastevole. (1999, cap. IV, p. 100)
*È un fatto che, quanto più forte è la scossa che attraversa la mente, tanto più ci aiuta a sostenerla provocando una specie di temporanea insensibilità. (1999, p. 101)
*Ecco là: stelle, sole, mare, luce, oscurità, spazio, vaste acque; l'opera formidabile della Creazione, nella quale sembra che l'umanità sia capitata per sbaglio, non desiderata. Oppure caduta in trappola. (1999, cap. V, p. 110)
===[[Explicit]]===
Mi avvicinai tendendogli la mano. I suoi occhi, che guardavano altrove, avevano un'espressione tesa. Era come uno che stesse ad ascoltare un grido d'avvertimento.<br>«Non volete stringermi la mano, Ransome?» dissi con dolcezza.<br>Uscì in un'esclamazione, arrossì fino a diventar paonazzo, quasi mi slogò la mano nella sua stretta, e subito dopo, rimasto io solo nella cabina, lo udii salire la scaletta del boccaporto con cautela, gradino per gradino, nel timor panico di risvegliare improvvisamente l'ira del nostro comune nemico, ch'era suo destino di dover consapevolmente portare nel petto fedele.<!-- 1999, pp. 148-149 -->
===Citazioni su ''La linea d'ombra''===
*Conrad è, come molti grandi scrittori, un filosofo solo nel senso che la sua consapevolezza retrospettiva delle continuità e discontinuità dell'esperienza umana può chiarire la nostra, e ''La linea d'ombra'' è forse la realizzazione più riuscita di Conrad in questa direzione. Molte persone, si può azzardare, hanno fatto degli sbagli, prima con mortificazione, poi, se sono stati fortunati, con rassicurazione, con la scoperta che molti dei loro pensieri e azioni non sono unici, ma uniti in vario modo a quelli dei nostri predecessori e di coloro che si trovano più vicini alla morte; che la reciprocità è reale, nonostante noi non diamo e non riceviamo mai la completa misura del riconoscimento; e che alcuni elementi di questa reciprocità, per quanto limitati, sono ancora - adattando la frase di Conrad sotto il titolo - degni del nostro effimero ma eterno rispetto. Nella ''Linea d'ombra'', Conrad ci sommerge con queste idee; ma egli le accompagna anche con varie ironie malinconiche: tanto per iniziare, le dinastie dell'esperienza sono fragili, corruttibili e intermittenti; in secondo luogo, a dispetto della lettura esistenzialista della linea d'ombra, noi non scegliamo i nostri legami di solidarietà con il passato e il presente, ma ci arriviamo - come veniamo al mondo - involontariamente e inconsapevolmente: ''ex abrupto'', urlando. ([[Ian Watt]])
*''La linea d'ombra'', sebbene in parte sia stato scritto nella prosa piana e semplice dell'''Ospite segreto'', è evidentemente un'opera meno perfetta. Va avanti in modo lento e incerto [...]. Sembrerebbe che Conrad abbia concepito ''La linea d'ombra'' come la rappresentazione del passaggio - attraverso una prova decisiva - dalla fiducia ingenua e mai messa alla prova, alla completamente diversa fiducia che deriva dal maturo autocontrollo. Concepita in questo modo, la storia avrebbe dovuto logicamente riflettere, nelle sue prime pagine, una fiducia ingenua ed esuberante. ([[Albert J. Guerard]])
==''Lord Jim''==
===[[Incipit]]===
Era alto quasi sei piedi, forse un pollice o due meno, solidamente costrutto, e vi veniva incontro con le spalle un po' incurvate, la testa in avanti, e uno sguardo dall'alto in basso che vi faceva pensare a un toro pronto a caricare. La sua voce era profonda e sonora e i suoi modi rivelavano una tenace sicurezza in se stesso che pure nulla aveva di aggressivo. Sembrava una necessità, quel suo atteggiamento, che appariva diretto tanto agli altri quanto a se medesimo. Meticolosamente curato nella persona, vestiva di candido dalla testa ai piedi ed era assai popolare nei vari porti dell'Estremo Oriente, dove si guadagnava da vivere come agente di forniture marittime.
===Citazioni===
*La [[vanità]] gioca orrendi scherzetti alla nostra memoria. (2002)
*Le idee sono fannulloni, vagabondi che bussano alla porta di servizio della nostra mente, e ognuna di esse ci toglie un poco della nostra essenza, ognuna ci ruba una briciola della fiducia in quelle poche, semplici nozioni, alle quali dobbiamo attenerci, se vogliamo vivere decentemente e morire senza rimpianti! (p. 29)
*Si giudica un uomo dai suoi nemici oltre che dai suoi amici. (2002)
===Citazioni su ''Lord Jim''===
*Lord Jim è un giovane che abbraccia la carriera di capitano marittimo con un ideale di eroismo e abnegazione... Egli punta tutto sul grande momento della prova suprema in cui dimostrerà tutto il suo valore. ([[Italo Calvino]])
*Noi siamo Lord Jim, questo codardo che a un certo momento salta dalla nave e abbandona migliaia di pellegrini al loro destino. E poi comincia il grande rimorso, il senso di colpa. E tutti noi, un giorno, abbiamo «saltato»... ([[Ugo Mursia]])
{{NDR|Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di Alessandro Gallone, Alberto Peruzzo Editore, 1989.}}
==''Nostromo''==
===[[Incipit]]===
Durante la dominazione spagnola, e per molti anni dopo, la città di Sulaco ― la lussureggiante bellezza dei suoi aranceti ne attesta l'antichità ― non era stata commercialmente nulla più che un porto di piccolo cabotaggio con un discreto traffico locale di pelli bovine e indaco.<ref>Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, ''Incipit'', Skira, 2018. ISBN 9788857238937</ref>
===Citazioni===
*Il valore d'una frase risiede nella personalità di chi la pronuncia, perché nulla di nuovo può più essere detto da creatura umana.<ref>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
*Nessuna occupazione è seria, neppure quando l'ammenda per il fallimento è rappresentata da una pallottola in petto.
*Soltanto nella nostra attività troviamo la salutare illusione di un'esistenza indipendente dall'universo intero, del quale tuttavia costituiamo soltanto una parte trascurabile.
==''Sotto gli occhi dell'occidente''==
===Incipit===
====Fruttero & Lucentini====
Dichiaro innanzitutto di non possedere quelle doti d'immaginazione ed espressione che mi avrebbero permesso di ricreare, per il lettore, la personalità dell'uomo che secondo l'uso russo si chiamava Kirilo Sidorovič (Cirillo figlio di Isidoro) Razumov.<ref>Citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993.</ref>
====Gianna Lonza====
È mio desiderio, tanto per cominciare, dichiarare subito che non posseggo quei sublimi doni espressivi e immaginativi che avrebbero potuto rendere la mia penna capace di creare, ad uso del lettore, la personalità dell'uomo che si chiamava, secondo il costume russo, Cirillo figlio di Isidoro – Kirylo Sidorovich – Razumov.
===Citazioni===
*Non occorre credere in una causa soprannaturale del male: gli uomini sono capaci di ogni malvagità. (parte seconda, IV)
*[[Tradimento|Tradire]]. Una parolona. Che cos'è il tradimento? Si parla di chi tradisce la patria, gli amici, la persona amata. Ci deve essere un vincolo morale, prima. L'uomo può tradire soltanto la propria coscienza. (parte prima, II)
*Più si è intelligenti, e meno si sospetta l'assurdità. (parte terza, I)
==''Suspense''==
===[[Incipit]]===
Un cupo rossore infuocava le facciate marmoree dei palazzi ammassati lungo le pendici di un'arida collina il cui spoglio crinale tracciava, alto sul cielo che imbruniva, un rigo luminoso e spettrale. Il sole invernale tramontava sul golfo di [[Genova]]. Oltre la costa a oriente il cielo era come vetro scuro. Anche il mare aperto aveva un aspetto vitreo, e sulla sua superficie rossastra la luce della sera indugiava come incapace di staccarsene. Le vele di alcune feluche alla fonda apparivano rosee e allegre, immobili nell'oscurità crescente. Tutte puntavano la prua verso la Superba. All'interno del molo, che era lungo e terminava con una tozza torre rotonda, l'acqua del porto si era fatta nera. (p. 37)
===Citazioni===
*{{NDR|Su [[Genova]]}} Dalla massa compatta delle spesse mura sporgevano, a lunghi intervalli, bracci di ferro battuto con lanterne contenenti fioche fiammelle. Gli enormi portali degli ingressi sontuosi di fronte ai quali si trovava a passare erano chiusi, e l'unico suono che gli giungeva alle orecchie era quello dei suoi cauti passi. Si fermò in uno slargo all'incrocio di quelle viuzze, e guardandosi attorno si chiese se tutti quegli enormi e grandiosi edifici fossero deserti, o se era lo spessore dei muri a smorzarne ogni segno di vita all'interno: non poteva credere che tutta la popolazione fosse già andata a dormire. (pp. 78-79)
*«''Sì'', ''sì'', [[Palazzo Rosso (Genova)|Palazzo Rosso]]», disse.<br>Nel suo tono imperturbabile, Cantelucci spiegò che il popolino chiamava così quel palazzo per via del granito rosso con cui era costruito [...] Sull'angolo di uno stretto vicolo con un breve spazio al centro del quale crescevano alcuni alberi, la cenciosa guida si fermò e, indicando a Cosmo uno scuro e splendido edificio, lo lasciò solo. Scuro e massiccio, riccamente ornato e pesante, cupo all'aspetto e con enormi sculture, il palazzo in cui viveva la piccola Adèle parve a Cosmo una sontuosa prigione. Si accedeva al portale irto di borchie di ferro per mezzo di una scalinata dai gradini bassi, segmento di un cerchio più ampio, con ai lati due enormi grifoni, ali e artigli in vigile tensione, accosciati su uno stretto e alto piedistallo. Nel salire la scala, Cosmò noto che la pesante porta era socchiusa quel tanto che gli avrebbe consentito di passare, e subito, dalla penombra dell'arcata, vide nel cortile interno il sole splendere sugli oleandri, le lastre di marmo e la larga scalinata che portava al colonnato della galleria del primo piano. (pp. 115-116)
==''Tifone''==
===[[Incipit]]===
Il capitano Mac Whirr, del piroscafo ''Nan-Shan'', aveva una fisionomia che, stando alle apparenze materiali, rispecchiava esattamente il suo carattere: non presentava particolari caratteristiche di risolutezza o di stupidità; non presentava caratteristiche di alcun tipo; era semplicemente normale, inespressiva e imperturbabile. <!-- p. 11 -->
===Citazioni===
*Per quanto mi riguarda [...] preferisco avere come comandante uno stupido di prim'ordine piuttosto che un furbacchione. Uno stupido c'è sempre modo di prenderlo, ma una persona furba è troppo smaliziata e ti scivola tra le mani. (Solomon; cap, I., p. 26)
*Il capitano Mac Whirr aveva navigato sulla distesa degli oceani allo stesso modo in cui alcuni uomini sfiorano appena gli anni della loro esistenza per calarsi poi dolcemente in una placida tomba, senza aver conosciuto nulla della vita sino all'ultimo, senza mai aver avuto l'opportunità di vedere tutto quanto essa può contenere di perfido, di violento e di terrificante. In mare come in terra, esistono uomini a tal punto fortunati, o a tal punto disdegnati dal destino o dal mare. (cap. I, p. 29)
*«È un tempo orribile; farebbe bestemmiare un santo. Persino qui sopra coperta, mi sento come se avessi la testa avvolta in un panno di lana.»<br/>Il capitano Mac Whirr sollevò lo sguardo. «Intende dire, signor Jukes, che le è successo di avvolgersi la testa in un panno di lana? E a quale scopo?»<br/>«È un [[Modi di dire dai libri|modo di dire]], signor capitano» disse Jukes senza fare una piega. (cap. II, p. 36)
*L'oscurità che si estendeva lontano, oltre la prua della nave, era come un'altra notte vista attraverso la notte stellata della terra: la notte senza stelle delle immensità che stanno oltre l'universo creato, svelata nella sua terrificante immobilità da una fessura praticata nella sfera scintillante al cui centro sta la terra. (cap. II, pp. 40-41)
*Questo è il potere disgregante di un cataclisma: quello di isolare l'individuo dai propri simili. Un terremoto, una frana, una valanga colpiscono l'uomo a caso, potremmo dire senza passione. La furia di una [[burrasca]] invece lo attacca come un nemico personale, cerca di afferrarne le membra, gli si aggrappa alla mente, cerca di sgominarlo fin nello spirito. (cap. III, p. 54)
*E ancora una volta, udì quella voce sforzata e fioca, ma che manteneva, in mezzo a quel rumore assordante, un penetrante effetto rassicurante, come se provenisse da qualche remoto luogo di pace posto al di là delle nere distese della burrasca. Udì ancora una voce umana, il tenuo e indomabile suono capace di trasmettere l'immensità di una convinzione, di una certezza e di una determinazione che saprà pronunciare parole di conforto in occasione dell'ultimo giorno, quando i cieli cadranno e giustizia sarà fatta; udì ancora quella voce che gli stava gridando da lontano, da molto, molto lontano: «Va bene». (cap. III, p. 58)
*Nell'oscurità i marosi parevano scagliarsi contro di essa da tutte le parti per tenerla giù sino alla sua distruzione. C'era dell'odio nel modo in cui veniva maltrattata e un che di ferocia nei colpi che le venivano inferti. Era come un essere vivente consegnato al furore di una folla imbestialita: strattonata con violenza, percossa, scagliata a terra e calpestata. (cap. III, p. 61)
*Si trattava piuttosto di un involontario torpore dello spirito. Uno stato provocato dalla lunga, lunghissima tensione che produce una burrasca, dall'interminabile aspettativa di una catastrofe definitiva, dallo sforzo fisico che richiede il solo rimanere aggrappato all'esistenza nel corso di un cataclisma così sconvolgente; uno sforzo continuo e infido che penetra profondamente nel petto per fiaccare e debellare il cuore dell'uomo che rimane irriducibile e che, tra tutti i doni della terra, più ancora che alla vita stessa, aspira alla pace. (cap. IV, p. 66)
===[[Explicit]]===
''Questa era certamente la soluzione più conveniente per mettere a tacere il fatto nell'interesse di tutti. Qual è la tua opinione di signorino delle navi postali? Il vecchio capo dice che quella era decisamente la cosa migliore da farsi. L'altro giorno, il comandante sottolineava il fatto che: «Ci sono cose che non si trovano sui libri». Sono convinto che, per essere un uomo così limitato, se l'è cavata davvero molto bene.'' <!-- p. 123 -->
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Giovinezza''===
Questo poteva accadere soltanto in Inghilterra, dove gli uomini e il mare si intrecciano.<ref>Citato in ''Dizionario delle citazioni'', a cura di Italo Sordi, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-14603-X</ref>
===''Gli idioti''===
Percorrevamo in carrozza la strada che va da Tréguier a Kervanda. Passavamo ad un trotto serrato fra le siepi alzate sui ripari di terra che fiancheggiavano la strada, quando, al piede della ripida ascesa che precede Ploumar<ref>Ploumar è nome inventato. Il paesaggio che serve di sfondo alla novella è quello della costa settentrionale della Bretagna, nella vicinanza di Lannion (Côtes-du-Nord) dirimpetto a Ile Grande. Tréguier, paese natale di Renan, è una cittadina vicina al mare, circa dodici miglia da Lannion.</ref>, il cavallo si mise spontaneamente al passo, mentre il cocchiere saltava da cassetta pesantemente a terra.<br>Egli fece scoppiettare la frusta e s’inerpicò sul pendio, salendo grevemente il colle a fianco del veicolo, la mano sul predellino e l’occhio a terra.<br>Dopo un certo tempo alzò la testa, indicò avanti a lui la strada colla punta della sua frusta e disse:<br>L'idiota!
===''I duellanti''===
[[Napoleone Bonaparte|Napoleone I]], la cui carriera ebbe il carattere di un duello contro l'Europa intera, disapprovava il duello fra gli ufficiali del suo esercito. Il grande imperatore militare non era uno smargiasso e aveva poco rispetto per la tradizione.
===''Il nero del «Narciso»''===
Il signor Baker, primo ufficiale della nave ''Narciso'', uscì con un solo passo dalla sua cabina illuminata e si trovò nell'ombra del cassero. Sopra la sua testa, sul frontone del casseretto, la guardia di notte suonò un doppio colpo. Il signor Baker, parlando all'uomo in alto, domandò:<br>– L'equipaggio è tutto a bordo, Knowells?<br>Il marinaio scese la scala zoppicando, poi disse con tono meditativo:<br>– Credo di sì, signore. Tutti i nostri vecchi sono qui, e ne sono venuti molti nuovi... Devono essere qui tutti.
===''La locanda delle streghe''===
Questa storia, episodio, avventura (chiamatela come vorrete), fu riferita verso il 1850 da un uomo che, per sua confessione, aveva in quell'epoca [[sessantenne|sessant'anni]]. Sessant'anni non è una brutta età, se non quando se ne considera la prospettiva, ciò che noi facciamo, nella maggior parte, con sentimenti molto confusi. È un'età calma; praticamente, la partita è al termine; e tenendosi in disparte, ciascuno comincia a ricordare, con una certa vivezza, l'uomo abile che ha saputo essere nel corso della sua esistenza.
==Citazioni su Joseph Conrad==
*Lo scrigno segreto del suo genio è pieno di cianfrusaglie piuttosto che di gioielli; è inutile, quindi, sforzarsi di capirlo da un punto di vista filosofico, poiché non c'è niente da scrivere in questo senso. Nessuna dottrina, in realtà. Solo opinioni... ([[E. M. Forster]])
*Se qualcuno, accostatosi a Conrad con qualcosa di più della curiosità letteraria, non si lascerà sulle prime stancare dal grigiore di talune pagine, né scoraggiare alle volte da esasperanti involuzioni e lentezze o dal monotono insistere su certe situazioni e caratteri: se riuscirà a vincere perfino lo stile (magnifico senza dubbio, patetico e austero com'è a un tempo solo, ma pur sempre uno stile) e, per strano che sembri, la sua stessa assoluta mancanza di retorica, vi farà più d'un incontro che aveva inutilmente sperato con altri. E anche più grandi. Anche incomparabilmente più noti.<br>L'[[Umanità (qualità)|umanità]], per esempio. ([[Silvio D'Arzo]])
===[[Federica Almagioni]]===
*Fin dal suo primo romanzo Conrad attirò l'attenzione di letterati come [[John Galsworthy|Galsworthy]], [[André Gide|Gide]], [[Henry James|James]]. [[Edward Garnett]] sostenne che aveva la capacità di "rendere visibili aspetti della vita che noi inglesi siamo costituzionalmente incapaci di percepire"; [[Thomas Mann]] esaltava "il suo talento virile, il suo carattere così inglese... la sua così nobile energia narrativa e il suo spirito così costantemente bizzarro".
*Il vero pregio di Conrad è [...] quello di essere un grande esploratore della psicologia umana, per cui i lettori si possono riconoscere nei suoi personaggi.
*Nell'uomo Conrad si mescolano vari individui : il giovane romantico nobile polacco; l'avventuriero-contrabbandiere; lo scrupoloso ufficiale della marina inglese; il grande romanziere; il piccolo uomo con i suoi acciacchi e le sue manie.<br>Joseph Conrad fu polacco per nascita, suddito russo per ragioni storiche, francese per educazione, inglese per adozione.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'' (''Heart of Darkness''), nota introduttiva di Giuseppe Sertoli, traduzione di Alberto Rossi, Einaudi, Torino, 1974. ISBN 8806385704
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990. ISBN 8811584124
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Mauro Fissore, Edisco, Torino, 1998.
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Rossella Bernascone, Mondadori, 2000. ISBN 8852000097
*Joseph Conrad, ''Cuore di tenebra'', traduzione di Giorgio Spina, Rizzoli, Milano, 2006. ISBN 88-17-00053-1
*Joseph Conrad, Cuore di tenebra, traduzione di Flaminio Di Biagi, Newton Compton Editori - Live, 2013. ISBN 9788854154759
*Joseph Conrad, ''[https://gutenberg.org/ebooks/63893 Gli idioti]'', traduzione di Hilda Campioni, The Australasian Publishing Company LTD.
*Joseph Conrad, ''I duellanti'', traduzione di Leonardo Gandi, E/O, 1994.
*Joseph Conrad, ''Il nero del «Narciso»'', traduzione di Alda Politzer, introduzione di [[Vezio Melegari]], Junior Club, Milano 1965.
*Joseph Conrad, ''Il piantatore di Malata'' (''The planter of Malata''), in ''Within the Tides'', traduzione di Gilberto Altichieri, Muggiani Tipografo Editore, Milano 1944.
*Joseph Conrad, ''L'agente segreto'', Introduzione di Pietro Citati, traduzione di Bruno Maffi, Rizzoli, Milano, 1978.
*Joseph Conrad, ''[http://books.google.it/books?id=GwgyQuTffDoC L'agente segreto]'', traduzione di Luisa Saraval, Giunti Editore, 2010. ISBN 8809753534
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Dunja Badnjevic Orazi, Newton & Compton.
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Gianni Celati, Mondadori, Milano, 1999. ISBN 88-04-40923-1
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Flavia Marenco, Einaudi, 2006.
*Joseph Conrad, ''La linea d'ombra'', traduzione di Flavia Marenco, Einaudi, La biblioteca di Repubblica, 2011.
*Joseph Conrad, ''La locanda delle streghe'', traduzione di Giovanni Marcellini e Ovidio Fatica, Editori Riuniti, 1996. ISBN 8835941628
*Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di Alessandro Gallone, prefazione di Federica Almagioni, Alberto Peruzzo Editore, 1989.
*Joseph Conrad, ''Lord Jim'', traduzione di A. Ceni, Feltrinelli, 2002.
*Joseph Conrad, ''Sotto gli occhi dell'occidente'', traduzione di Gianna Lonza, Garzanti, Milano, 2013. ISBN 978-88-11-13769-6
*Joseph Conrad, ''Suspense'', traduzione di Camilla Salvago Raggi, Il Canneto Editore, Genova, 2013. ISBN 978-88-96430-41-5
*Joseph Conrad, ''Tifone'', traduzione di Marco Longhi Paripurna, Demetra, 1997. ISBN 88-440-0397-6
==Filmografia==
*''[[Sabotaggio (film)|Sabotaggio]]'' (1936)
*''[[Apocalypse Now]]'' (1979)
==Altri progetti==
{{interprogetto|s=en:Author:Joseph Conrad|s_lingua=inglese|s_preposizione=di}}
===Opere===
{{Pedia|Il negro del "Narciso"||(1897)}}
{{Pedia|Cuore di tenebra||(1899)}}
{{Pedia|Lord Jim||(1899-1900)}}
{{Pedia|Tifone (Conrad)|''Tifone''|(1902)}}
{{Pedia|La linea d'ombra||(1917)}}
{{DEFAULTSORT:Conrad, Joseph}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
[[Categoria:Scrittori polacchi]]
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Carmelo Bene
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2026-09-14T00:01:19Z
Molodoy91
108382
c'era un errore di scrittura "via i" al posto di "vie"
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wikitext
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[[Immagine:Carmelo-bene-by-origa.jpg|thumb|Carmelo Bene, attore, poeta e regista italiano. Ritratto di Graziano Origa, pen&ink, 2008]]
'''Carmelo Bene''' (1937 – 2002), autore, attore e regista di teatro e di cinema, scrittore e poeta.
==Citazioni==
*{{NDR|Su [[Alfiero Vincenti]]}} A pensarci bene, non so mica se sia ancora in vita. Ma questi sono dettagli. Qualche infartino se l'è beccato anche lui, al ritorno da un ''Romeo e Giulietta'' a Parigi. Ci dava dentro col bere. Era il mio Leporello, ecco.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', Bompiani, Milano, 1998, p. 205. ISBN 88-452-3828-8</ref>
*[[Aldo Braibanti|Aldo]] era omosessuale, ma non ci fu mai nessun contatto tra noi. Era molto più vecchio di me. Uno dei miei tanti padri. Mi sentì un giorno che leggevo [[Dino Campana|Campana]]. "Il più grande poeta italiano", disse. M'insegnò con quella sua vocetta a leggere i versi, come marcare tutto, battere ogni cosa. Gli devo questo, tra l'altro. Non è poco. Progettavamo insieme come demolire la convenzione teatrale e letteraria italiana.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, pp. 115-116.</ref>
*[[Alfiero Vincenti]] aveva la stoffa del grande guitto. Grande orecchio, molto intonato, però andava guidato bene da me, perché era un incolto. Ignorante allo stato puro, ma una bestia da palcoscenico. Fu il Gatto nel primo e nel secondo ''Pinocchio'', mia moglie Erodiade in ''Salomè'' e poi il Re in ''Amleto''. Un re superbo. Replicato in audio e in video.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 205.</ref>
*{{NDR|Sul [[Living Theatre]] al ''Sarajevo Film Festival''}} Altissimo il livello dei partecipanti. C'ero io, c'era Foreman, c'era il "Living". Successero cose anche un po' incresciose: il "Living" aveva preceduto tutti con alcuni tir e molti fuoristrada. Si erano piazzati in un lussuoso hotel nella zona europea, lo stesso nostro (ma io e [[Lydia Mancinelli|Lydia]] ce ne andavamo spesso nella zona turca, dove avevo stanato un ristorante da Torquemada del gusto). In pochi giorni il "Living" aveva spazzolato e svaligiato tutti i grandi magazzini della città, lasciati inevasi non so quanti conti. Inevitabile il foglio di via per tutta la banda. Quando arrivammo noi (prendemmo due camere matrimoniali, una per me e Lydia, l'altra per il conte Partanna), se chiedevamo il caffè in camera, succedeva una cosa strana: le cameriere portavano il caffè e si fermavano sulla porta. Ne esigevano il pagamento immediato. Si apprese solo in seguito che era passato Attila, cioè il "Living", e quindi niente caffè se non pagavi subito quei po' di {{sic|dinari}} recuperati a tentoni, frugando ovunque e maledicendo tutti, tra il sonno e l'ubriachezza quasi sempre molesta di quelle ore ingrate.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, pp. 200-201.</ref>
*Avevo in mente una Salomè punica, africana, mediorientale. Una notte mi telefonò [[Donyale Luna]], già compagna di set in un altro ruolo. "Sono Donyale Luna. Non ti chiedo di recitare Salomè. Io sono Salomè". Aveva ragione. Era Salomè. Perfetta. Andava a dormire presto nella sua bara confezionata su misura, la mattina beveva mezzo bicchiere di latte e menta. Era il suo pasto quotidiano. Morì di anoressia poco tempo dopo la fine delle riprese. Era alta quasi due metri e pesava venticinque chili.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 308</ref>
*Bisogna uscir di pagina, uscir di sé, uscir di senno. Solo Sade ha fatto il miracolo, servendosi della scrittura. Solo io ho fatto il miracolo, servendomi della parola. Per questo dico che ho abbandonato l'al di qua e il mio avvenire è già passato. Io e Sade siamo due divini, lui è marchese, io no. Buonanotte.<ref>Citato in Pino Corrias, ''Metti Carmelo dopo la Cena'', La Stampa, 3 marzo 1989.</ref>
*{{NDR|Sul "Laboratorio", spazio teatrale aperto nel 1961 a [[Trastevere]]}} C'era un pagliericcio, una specie di poltrona-letto dove svenivo. Un tavolaccio dove si mangiava, sempre queste ''penultime'' cene. Vere e proprie leccornie. Cucinava Manlio Nevastri, in arte [[Manlio Nistri|Nistri]], cinquantenne senese, che utilizzava una bombola a gas e un fornello da campo. Si provava così, bevendo e mangiando in continuazione.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 123.</ref>
*Conobbi un altro pazzo davvero interessante. Si chiamava [[Angelo Arpa|Padre Arpa]]. Un gesuita. Una specie di mecenate coltissimo. Incoraggiò [[Fellini]] e lo difese dagli attacchi della censura, all'epoca della ''[[La dolce vita|Dolce vita]]''. Finanziò il mio secondo ''Caligola''. Pochi milioni, tanti all'epoca.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 119.</ref>
*Contro [[Aldo Braibanti|Braibanti]] si scatenò la ''rappresaglia'' del sociale, la vendetta delle masse. Era l'intellettuale migliore che avesse l'Italia all'epoca. Aveva interessi pittorici, letterari e musicali. Profeta in anticipo di trent'anni. "A tredici anni s'impicca e prima scrive, ciao mamma, tanti saluti a Dracula. La gente dice cuore e vorrebbe dire culo", scriveva. Fu uno dei primi a condannare il consumismo. I "diversi" allora in Italia si contavano. Lui, [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]], pochi altri.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 121.</ref>
*{{NDR|Parlando di ''[[Nostra Signora dei Turchi]]''}} Della qualità del mio film non possono essersi sbagliati in tanti. Sarebbero davvero troppi. C'è da pensare che io qui sia considerato troppo ingombrante, troppo fastidioso, e che sul concetto di qualità quei signori della commissione non avessero le idee chiare. Il ''mélange'' che hanno fatto di film premiati è sintomatico. Hanno voluto accontentare un po' tutti, dando la preferenza naturalmente alle organizzazioni grandi e potenti, non in nome dell'arte o della cultura, cui sono estranei, ma col dichiarato proposito di premiare chi più guadagna, cioè — come sempre — la mediocrità.<ref>{{Cita web|lingua = it |autore = Liliana Madeo |url = http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0007/articleid,0134_01_1970_0268_0007_4863932/ |titolo = Carmelo Bene minaccia di uccidere il critico che gli ha negato un premio |editore= La Stampa |giorno = 10 |mese = dicembre |anno = 1970 |pagina = 7 |accesso = 19-11-2010}}</ref>
*È decorazione l'[[arte]], è volontà di esprimersi.<ref name="arte">{{cita web|url=http://it.youtube.com/watch?v=AkcqYUg19Yg&feature=related|titolo=Linguaggio}}</ref>
*{{NDR|Su [[Manuela Kustermann]] nel ''Faust''}} Era una delle operose sartine. Poi sempre con me fece il suo vero debutto in un ''Amleto'' all'''Arlecchino'' con Sergio Ammirata che sembrava [[Ugo Tognazzi|Tognazzi]], tale e quale. La Kustermann non aveva ancora diciassette anni e da Ofelia in camicia da notte non aveva battute, doveva solo prendere tanti schiaffi in scena. Lo sapeva.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 199.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Compagnia D'Origlia-Palmi]]}} Eroi involontari, suggeritori inadempienti dimenticati nelle buche e su tutti, gigantesco, il nonagenario scheletro del cavalier Bruno Emanuel Palmi, crocifisso in scena e interrogato da Madame D'Origlia, alias Maria, mentre un funzionario [[SIAE|Siae]] spazientito reclamava fuori scena il borderò del giorno. "Oh... Dove hai messo il borderò?", implorava la Madonna ai piedi del Cristaccio morente che, con un fil di voce, biascicava: "Nel primo cassetto del baule delle ciglia... nel tuo camerino", per poi spirare. Mai visto più nulla di simile. Grandissimi.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 126.</ref>
*{{NDR|Su [[Veruschka]]}} Girammo con lei il prologo ispirato alla ''Santa puttana'' di [[Oscar Wilde|Wilde]]. Era stupenda. Ma rifiutò le lenti castane e il mio efferato professionismo prevalse sulla grande amicizia. Avevo in mente una Salomè punica, africana, mediorientale.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, pp. 307-308.</ref>
*[[Giuseppe da Copertino]] (nasce pressoché l'anno in cui a Campo de' fiori si arrostisce [[Giordano Bruno]]). Personaggio controverso, la chiesa aspetterà quasi ducent'anni per farlo santo. Comprensibile eccesso di cautela. Tutto, nel suo caso, è poggiato sul "danno della carità". Sempre circondato da poveri. Chi orbo, chi storpio, chi deforme. Si aggrappano alla sua tonaca e lui se li porta in alto, salvo poi lasciarli sfracellare al suolo quando la presa dei malcapitati manca. E maciullandosi nella caduta a terra l'altro braccio, l'altra gamba, o la testa, quei pochi miracolosamente scampati. I danni della carità.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 230</ref>
*[[Giuseppe da Copertino|Giuseppe]] ha male, ha male veramente. Ha male al male. Ma dentro il cerchio della sua testa ormai si è spalancato quell'altro cerchio aperto della sua bocca, che non premia con l'estasi o il sogno il suo eroe ancora...<ref>Da ''Giuseppe Desa da Copertino (A boccaperta)'', p. 456) </ref>
*Il mio [[epitaffio]] potrebbe essere quel passaggio di [[Donatien Alphonse François de Sade|Sade]]: mi ostino a vivere perché «Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi».<ref>Citato in ''RaiNews 24'', 16 marzo 2002.</ref>
*{{NDR|Riferito a [[Marco Van Basten]]}} Il lutto in me per il suo precoce ritiro non si estingue ancora e mai si estinguerà.<ref>Citato in Roberto Carnero, ''[http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/120000/117984.xml?key=+ROBERTO+CARNERO&first=741&orderby=1&f=fir L'eleganza del «cigno» Van Basten]'', ''L'Unità'', 18 aprile 2004.</ref>
*Il pensiero è un risultato del linguaggio.<ref name="arte" />
*Io me ne fotto del [[Ruanda]].<ref>Citato in Christian Raimo, ''Il corpo e il sangue d'Italia: otto inchieste da un paese sconosciuto'', Minimum fax, Roma, 2007, p. 77.</ref>
*Io non ho davvero... rapporti con la critica. Sono loro che sono pagati per averne con me. Quindi per loro è un mestiere... Io non sono pagato per avere rapporti con loro. [...] Per capire un poeta, un artista [...] ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista [...] La critica vive dalle 22 alle 24, cioè due ore la sera. Non puoi due ore la sera capire quello che invece io continuo a vivere ora per ora [...]<ref>Tratto da "Bravo! Bene!", trasmissione Rai di Marco Giusti – Carmelo Bene è intervistato per il suo Don Chisciotte, di Miguel de Cervantes, con Leo de Berardinis e [[Perla Peragallo]].</ref>
*In quegli anni, nel '60 mi pare, esce l<nowiki>'</nowiki>''Ulysses'' di [[James Joyce|Joyce]] tradotto da [[Giulio De Angelis (letterato)|Giulio De Angelis]], allora poco più che trentenne. Mi ragguagliò sulla sua impresa. Di giorno insegnava inglese a Fiesole, di notte, tutte le notti per undici anni, aveva lavorato alla traduzione dell<nowiki>'</nowiki>''Ulysses''.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 113.</ref>
*Le paghe erano bassissime. Mille lire a spettacolo, mi sembra. Millecinquecento le guadagnava solo il signor [[Manlio Nistri|Nistri]] con il quale ci davamo del "voi". Oltre che da cuoco e attore, il signor Nistri si dilettava anche a tempo perso di lavori di falegnameria in cortile.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 126.</ref>
*Le più belle pagine dell<nowiki>'</nowiki>''Ulysses'' sono inchiostrate d'anacronismo linguistico. E, in questo caso, la versione del [[Giulio De Angelis (letterato)|De Angelis]], fiorentino colto, non fa rimpiangere l'originale inglese.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 245.</ref>
*''Madre era meglio che tu restassi | tra le immortali nel profondo giù | del mare | che una mortale Pelèo sposasse | Anche a te sarà strazio | infinito nel cuore | ché morto il figlio non potrai abbracciare | ché l cuore Questo non mi spinge questo | a vivere tra gli uomini | ché il cuore Questo non mi spinge a stare || Tè vicina la morte come dici | Ma qui non v ha ritorno ha da coprirmi | la terra | Madre Un Dio m ha forgiato le armi | immortali Le armi immortali | ma terribile sento | penetrare le mosche | ne le piaghe del ferro brulicare | vermi sfigura il corpo | Questa La Vita è morta | Questa la carne tutta ne marcisce''.<ref>Da ''Pentesilea'', p. 1335</ref>
*Mentre con "attore" si intende per solito colui che fa avanzare l'azione, porgendo la voce al personaggio, io mi muovo in senso contrario [...] Ma per far ciò si deve decostruire il linguaggio, spostando l'accento dai significati ai significanti.<ref>Citato ne ''Duellanti'', n. 67, gennaio-febbraio 2011, p. 58</ref>
*Mentre gli altri giocano a tennis, [[Stefan Edberg|Edberg]], a mio avviso, è sempre stato il [[tennis]].<ref>Citato in Pietro Farro, ''Il tennis è un grattacielo: storie in punta di racchetta'', Effepi Libri, 2005, p. 49, ISBN 88-6002-001-8</ref>
*[[Orson Welles]] lo ricordo soprattutto come un attore eccezionale, sublime... Sono convinto che Welles avesse in testa un meraviglioso brusio, grazie anche al suo stupendo alcol, e che fosse un genio, ma non mi va di rinchiuderlo in una definizione: era troppo avventuriero, troppo fuori dagli schemi, troppo imprevedibile, perché noi oggi si possa fare un'operazione del genere... A me Welles ricorda Raffaello. Raffaello che cammina per le strade di Roma nel Cinquecento e che a ogni passo si deve fermare perché la gente gli bacia le mani, le vesti.<ref>Citato in Maria Grazia Gregori, "Carmelo Bene: era un uomo del Cinquecento", ''L'Unità'', 12 ottobre 1985.</ref>
*[[Angelo Arpa|Padre Arpa]] dirigeva il "Colombianum", un istituto gesuitico molto importante in [[Genova|città]], a piazza de' Ferraris. Per finanziare me, non pagò lo stipendio di cinque, sei mesi agli impiegati. Lo appresi in seguito perché scoppiò un gran casino sui giornali. Padre Arpa ebbe fede. Istantanea. Miracoli che accadono. Gli feci vedere le recensioni di Roma, ma non ce n'era bisogno. "Mi basta vedere lei, il cielo la benedica". Era un grande conoscitore di teologia, Padre Arpa. Con lui si conversava di [[Giansenio]] e Port-Royal. Era una specie di [[Ignazio di Loyola|Loyola]]. Uno fattivo.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, pp. 117-118.</ref>
*Per capire un poeta, un artista – a meno che questo non sia soltanto un attore – ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista.<ref>{{cita web|url=http://it.youtube.com/watch?v=DSf0G4lUV8I&NR=1|titolo=Carmelo Bene - Documentario - Parte Quarta}}</ref>
*Popolarissimo in Francia, [[Giuseppe da Copertino]] è patrono degli studenti che, prima degli esami, pregano frate Asino.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 231.</ref>
*Quasi sempre, si mangiava in scena. Un tavolo, la bombola a gas e il solito [[Manlio Nistri|Nistri]] che cucinava in ''tight nero-Porta Portese''. Con lui, apprendisti stregoni giovanissimi e altri guitti più ''âgés'', che avevo prelevato in Borgo santo Spirito dalla [[Compagnia D'Origlia-Palmi|compagnia del cavalier Palmi]]; incluso [[Alfiero Vincenti]], che poi sarebbe stato un memorabile Re in un mio ''Amleto'' degli anni '70. Lo stesso Manlio Nistri usciva dal quel prodigioso vivaio.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, pp. 125-126.</ref>
*Semprelei: Non credo un niente! Tu non vuoi morire. Hai paura. Hai paura della moda! Son così indaffarata che non ho saputo odiarti come tu volevi. Poveraccio! Ed è tutto, poveraccio! Provane un'altra! Cosa non vuoi da me!...<BR />Luisolo: Lo sai, Maria, non scrivo più da tanto ...<BR />Semprelei: Poveraccio, non basta ... per non pensare a niente! Non basta: Guarda me. M'hai scritta tu. Se ti sono sfuggita dalla penna, perché non credermi? Perché ostinarti a rileggere questo errore più grande di te? Straccia il tuo compito da sufficienza in mille pezzi, in mille compitini senza senso ... Credimi e sarò un'altra che non c'è. Mi penserai tra gli angeli, tra gli infiniti azzurri modi di dire che non pensiamo a niente!<ref>Da ''Ritratto di signora del cavalier Masoch per intercessione della beata Maria Goretti'', pp. 391-392</ref>
*''Sono il servo dell'insolito, | condannato all'erezione | complicata d'un padrone | libertino, si vedrà... | ino ino ino ino... || Complicato è il mio padrone | nell'orgasmo (nell'orgasmo) si vedrà!...''<ref>Da ''S.A.D.E.'', p. 293</ref>
*Un fatto ignobile. Uno dei tanti petali di questo fiore marcito che è l'Italia. Fu condannato a undici anni [[Aldo Braibanti|Braibanti]], di cui quasi dieci scontati nella peggiore galera, per un tirato mai reato in ballo fino ad allora. Il plagio. Per giunta ai danni di un maggiorenne...<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 121.</ref>
*{{NDR|Sulla [[Compagnia D'Origlia-Palmi]]}} Stiamo parlando di clamoroso teatro. Stupore pieno. Giudizio, il mio, condiviso da [[Alberto Arbasino|Arbasino]] che, in ''Grazie per le magnifiche rose'', li associa a me come il massimo esempio del teatro italiano del secondo Novecento. Era una costellazione sublime di amnesie, di vuoti di scene, d'identità smarrite e scambiate come patacche in un mercato dell'arteriosclerosi.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 126.</ref>
*{{NDR|Su [[Alfiero Vincenti]]}} Una geniale carogna. S'infilava nei miei letti. Gli piaceva giocare con i corpi di donna. A cinquant'anni era già impotente.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 205.</ref>
*{{NDR|Su [[Aldo Braibanti]]}} "Vieni a trovarmi a Fiorenzuola D'Adda", mi aveva detto quella volta a Milano. Abitava in una torre molto bella. Aveva un formicaio che curava maniacalmente. Sapeva tutto delle formiche e di molte altre cose. Passai da lui dopo la vacanza veneta. Una settimana insieme a un altro pazzo, il suo editore, progettando spettacoli su palloni aerostatici a Portofino, sopra le teste dei miliardari in vacanza. Dormivo in camera sua, su questi letti Ottocento in radica.<ref>Da Carmelo Bene – Giancarlo Dotto, ''Vita di Carmelo Bene'', 1998, p. 115.</ref>
* {{NDR|In risposta alla domanda di [[Vittorio Gassman]]}} L'[[anacoluto]] è un settenario doppio zoppicante.<ref>[https://www.youtube.com/watch?v=dFM2mC_mXh8&3m8s&t=195s Video su You Tube] della discussione con Gassman.</ref>
{{intestazione|Da ''Carmelo Bene Il principe cestinato'', mediometraggio del 1976 di Carlo Rafele}}
*Io posso continuare a vivere questa mia vita... perché ho una dote che nessuno ha... così in me esasperata, così in me eccellente. Questa dote è la mia grande falsità.
*Quando i gazzettieri scrivono "Shakespeare oltraggiato", "Wilde tradito" – a parte che il tradimento è la cosa più nobile che si possa fare, soprattutto in teatro – ...bisognerebbe vedere, bisognerebbe sempre chiedere di quale Shakespeare parlano. C'è lo Shakespeare dei romantici. Se questi signori hanno avuto il merito nell'ottocento (gli italiani, i tedeschi, inglesi) di riscoprire il teatro elisabettiano (Marlowe, quindi Shakespeare soprattutto) però l'hanno anche intabarrato in questi loro mantellacci shilleriani, coi quali i personaggi, le situazioni, il mondo di Shakespeare, il teatro elisabettiano non ha niente a che spartire...
*{{NDR|In merito al rapporto con l'arte e con i testi}} Io parlerei sempre di riscritture, ...tanto per chiarire. Perché poi anche questo Amleto finisce per essere un classico, ma non perché ispirato a un classico, oppure perché parodia di un classico. Io direi sempre che si tratta di riscritture su più piani e più livelli.
*{{NDR|In merito alla riscrittura dei testi e alla "attività critica" della loro riscrittura.}} Come Laforgue, ch'è parte in causa – diciamo che è un co-sceneggiatore – a livello di copione, insieme a [[William Shakespeare|Bibi Shakespeare]] e a me (alludo quindi al suo saggio meraviglioso "Hamlet, ou les suites de la pitié filiale" dell'ottocento). Anch'io credo di aver fatto un saggio sull'Amleto. Nell'Amleto credo di aver guadagnato... forse un risultato, nuovo anche un po' per me: {{NDR|quello}} non solo di aver fatto una riscrittura di scena, ma attraverso la scena {{NDR|di averlo fatto ritornare}} appunto alla pagina.
*Indubbiamente Amleto, quest'Amleto, è una partitura musicale, rigorosissima, cioè la parola non è mai utilizzata per esprimere il "concetto di" che poi a sua volta starebbe "a significare che..." {{NDR|Altrimenti si otterrebbe}} artisticamente quello che sarebbe squallida prosa, se invece traducessi soltanto il concetto.
*{{NDR|In merito al togliere o al levare di scena}} Il discorso è doppio. C'è prima il discorso dei registri, a mio avviso, sui volumi, sui toni, sui vuoti (più importanti delle pause). Sono i vuoti che danno il sintomo di questa gestione diciamo in levare... E poi sconfessano assolutamente il personaggio, e più che il personaggio la situazione stessa; e più che la situazione, l'Io. Entriamo in un discorso della morte dell'Io.
*Diciamo che {{NDR|la riscrittura scenica}} è la cancellazione un po' di tutto, se vogliamo. D'altra parte poi c'è anche rappresentato (per chi esiga un messaggio ''tout court'') il rapporto re-Amleto-Orazio, questa coscienza, questo dilemma, la crisi stessa è lacerata in bigliettini... Orazio disapprova e cestina, ma che Amleto ha già cestinato affidandoli a Orazio [...] Orazio è proprio questo cestino della coscienza. L'"essere o non essere" è cestinato di brutto [...] Da questo stesso cestino vengono invece ripescate delle altre cose... che vengono invece elette a trovarobato, a scena. È un teatro, appunto, che diventa oggettivo, dov'è il famoso "cogito ergo est".
*Come qualcuno ha detto giustamente: "non è vero che la forma sia il contenuto", ma la forma è l'urgenza che viene prima del contenuto.
{{intestazione|Carmelo Bene definisce cos'è ''la macchina attoriale''<ref>[http://www.youtube.com/watch?v=Pkh6hd5vkm8 video su You Tube] - a cura di Pietro Ruspoli & Tonino del Colle</ref>}}
*Il teatro, il grande teatro è un non-luogo soprattutto, quindi è al riparo da qualsivoglia storia. È intestimoniabile. Cioè, lo [[spettatore]] per quanto Martire, testimone, nell'etimo (da marthyr), per quanti sforzi possa compiere lo spettatore, dovrebbe non poter mai raccontare ciò che ha udito, ciò di cui è stato posseduto nel suo abbandono a teatro. Ecco che l'attore non basta più, il grande attore nemmeno. Bisogna essere una ''macchina'', eh..., come ''io'' (tra parentesi) l'ho definita, ''attoriale''. Che cos'è una ''macchina attoriale''?... Comunque deve essere amplificata... L'amplificazione è un strana cosa... L'amplificazione non è assolutamente [...] un ingrandimento, ma è come guardare questa pagina... Se io la guardo in questo modo, ecco, così, ecco... io vedo e così sento; ma se io avvicino questo [foglio], più l'avvicino, più i contorni svaniscono. I contorni svaniscono e non vedo più un bel niente.
*Cos'è la macchina attoriale?... È la lettura, intanto, come nella poesia, nella concertistica,...
*Il teatro è nell'atto, cioè nell'immediato, in quello che un filosofo chiamò l'immediato svanire, la presenza e al tempo stesso, ''assenza''. Questo è il superamento del grande attore. Cioè della ''macchina attoriale'', di cui, ripeto, questo di ''Macbeth Orror Suite'' è soltanto una esemplificazione, tra le altre.
*Se io leggo, anche in concerto, ho bisogno di leggere, non per ricordare o nella presunzione che lo ''scritto'' corrisponda all'orale. No, v'è invece una profonda idiosincrasia tra scritto e orale... Lo faccio per dimenticare. La lettura come oblio. La lettura paradossalmente come non-ricordo.
*Lo [[spettatore]] deve solo ''abbandonarsi all'ascolto''. Ma anche, non solo l'orecchio è ascolto, ma l'occhio è ascolto.
*Bisogna complicarsi la vita, come diceva [[Eduardo De Filippo|Eduardo]]. Ecco. Complicarsi la vita vuol dire crearsi una serie di ''handicap''... Questa è la preparazione, al di là, a dispetto del ''testo''. Non ci sono testi. A dispetto dell'umanesimo, del museo, dell'arte, sempre consolatoria, sempre decorativa. A dispetto della cultura... che, ha ragione [[Jacques Derrida|Derrida]], [...] nell'etimo ... deriva da ''colo'', ''colonizzare''... Quindi non c'è niente... a dispetto dell'intelligenza bisogna essere stupidi, infinitamente stupidi, per essere nell'''abbandono''.
{{intestazione|Sulla "scrittura di scena", Carmelo Bene a ''Mixer Cultura'', 1988}}
*Credo di continuare un discorso laddove anche [[Antonin Artaud]] fallì. Io ho ripreso il discorso di Artaud, cioè quello della scrittura di scena, contro il testo; un testo, un teatro di testo, diceva Antonin Artaud, è un teatro di invertiti, di droghieri, di imbecilli, di finocchi; in una parola di Occidentali. [...] Dopo secoli, quattro secoli (già però ventilata in [[Shakespeare]] ed in tutto il teatro elisabettiano) [...] ecco finalmente la scrittura di scena. Una volta il testo veniva, viene tuttora, ahimè, in Occidente riferito; si impara a memoria; cioè è un teatro del detto, del già detto, ... e non del dire, che sconfessa il detto e si sconfessa anche in quanto ''dire''. Si tende delle trappole il ''dire'' al dire stesso. Non è mai un dire del medesimo, comunque. Quindi la scrittura di scena è tutto quanto non è il testo a monte, è il testo sulla scena. Quindi, il testo ha la medesima importanza che può avere il parco lampade, la musica, un pezzo di legno, di cantinella qualunque, un barattolo. Questo è il testo nella scrittura di scena. Chiaramente affidata alla superbia dell'attore, dell'attore in quanto ''soggetto'', non più dell'attore in quanto ''Io'', cioè in quanto immedesimazione in un ''ruolo''.
*{{NDR|Il conduttore Bagnasco fa entrare alcuni critici, che dovranno ''partecipare'' alla discussione...}} Ahimè, ''partecipano'' anche troppo, non a questo incontro, ma soprattutto non partecipano a una mia sollecitazione perenne, laddove io mi sforzo di togliere, come artefice, il ''logos'', cioè di togliere il senso sulla scena allo spettacolo, per recuperare un controsenso, dove da capire non ci deve essere nulla perché il teatro, in nome di Dio, ha da esser gioco e non pensamento, pensosità, quindi... cosa fa la mediazione critica? [...] Io li ho da sempre compresi... i signori [[Critico|critici]] ... È un mestiere veramente umiliante. [...] Il critico, diceva Léon Bloy, è «colui che ostinatamente cerca un letto in un domicilio altrui». [...] Ecco, c'è questo dissesto. Io sento il loro disagio. [...] [i critici non devono] occuparsi del mio teatro, della situazione di scena, già così difficile, dove da capire non c'è nulla, grazie a Dio, ed è ''depensata'' come l'italiana in Algeri. Io sono l'italiana in Algeri. [...] Ecco. Per ''depensare'' bisogna aver ''pensato''. Cosa fa la critica? Riconduce tutto a un ''senso'', a una visione di ''senso'' assai personale, cioè truccata da ''oggettività''. Mentre, qualunque critica dovrebbe essere di tendenza, cioè, prima si qualifichi il critico. Non si dà critico, diceva [[Oscar Wilde]], fuori dall'artista.
*Ho detto, quando si parla di ''teatro del depensamento'', cioè della sintesi lirica, [...] ma che presuppone tutta una filosofia a monte, e quindi, uno studio sul ''linguaggio'', non sulla ''lingua'' [...] Ecco, allora i miei ventott'anni di scrittura di scena, documentatissimi, non devono poi tanto allarmare ...
*La ''scrittura di scena'' [...] è altra cosa dal teatro di regia, è altra cosa dal teatro ripetitivo del ''testo a monte'', cioè del ''detto''. Quindi il ''detto'' e il ''dire''. Una volta messo a monte, si capirà che la critica, qualunque intervento è posticcio, è un'appendice, è un'aggiunta.
*Col teatro non si scherza, in quanto lo ''scherzo'' è adulto e il gioco è infantile. Quindi un teatro del ''soggetto'', dell'onnipotenza bambina del soggetto... gioca... I bambini non scherzano, giocano...
*Io dico che nessuno è più qualificato, nessuno ha più studiato di me, Laforgue, in questo caso, ecco, l'ho studiato da più di vent'anni. Perché un critico non può, vedendo diecimila spettacoli, approfondire vent'anni, un autore per vent'anni. Non è possibile. [...] Non ammetto, quindi, questa spocchia del critico, il letterato che deve saperla più lunga del grandissimo attore. Il grandissimo attore la sa più lunga di lui, se no non sarebbe tale. Un attore incolto oggi non ha senso, non può occuparsi di ''scrittura di scena'', non può fare la strada che io ho percorso, non può batterla. Non può essere il più grande attore d'Europa, come mi si dice, sulla scrittura di scena, se non è più colto dell'ultimo critico in sala.
{{intestazione|''Un dio assente. Monologo a due voci sul teatro''}}
*Non dico l'incompatibilità ma addirittura l'idiosincrasia dei due termini teatro e spettacolo. Dove c'è spettacolo non c'è [[teatro]]. Il teatro può dare osceno, proprio nell'etimo, ''porno'' nel senso proprio greco. (p. 33)
*C'è un'operazione, ancora ''non'' più profonda ma a mio avviso più leggera, più spensierata, più depensata: si tratta di finirla col virtuosismo e quindi con la volontà. Bisogna avercelo avuto, magari, sì, d'accordo. Si è nati... E con la tecnica inoltre finirla. E allora che cosa introduco, io, in tutto questo? Ciò che chiamo ''contro-tecnica''. (p. 53)
*A Lacan interessava aver articolato l'inconscio come linguaggio. Io parto articolando il linguaggio come un inconscio, ma affidandolo ai significanti e non ai significati, in balia dei significanti... (p. 97)
*È proprio per essere nell'oblio, che bisogna leggere! Perché se questo occupa anche un dieci per cento della memoria, della memoria d'attore, il gioco è finito. (p. 87)
*Se qualcuno ha potuto definire la ''phonè'' una dialettica del pensiero, nego di aver qualcosa a che fare con la ''phonè''. Io cerco il [[vuoto]], che è la fine di ogni arte, di ogni storia, di ogni mondo. (pp. 131-132)
*Non si tratta solo di uscire dalla frastica: bisogna paralizzare l'azione, giungendo a quel che mi piace definire "l'<nowiki></nowiki>''atto''. Mentre l'azione è qualcosa di storico, legato al progetto, l'<nowiki></nowiki>''atto'' è ''oblio'': per agire, occorre dimenticare, altrimenti non si può agire. In questo una parola come attore va decisamente riformulata. Mentre con attore s'intende per solito colui che fa avanzare l'azione, porgendo la voce al personaggio, io mi muovo in senso contrario. Vado verso l'<nowiki></nowiki>''atto'', e cioè l'instaurazione del vuoto. Questo è il senso della sovranità o super-umanità attoriale. Ma per far questo si deve decostruire il linguaggio, spostando l'accento dai significati ai significanti che, come dice Lacan, sono stupidi, sono il sorriso dell'angelo. Occorre arrivare all'inconscio, a quanto non si sa, all'oblio di sé. (p. 124)
{{intestazione|''Uno contro tutti'', in ''Maurizio Costanzo Show'', 28 giugno 1994}}
*La libertà di stampa mi sta bene se è libertà dalla stampa.
*Non sono mai nato, non mi vergogno di essere nell'equivoco italiota, non mi interessano gli italiani. Qualunque governo come qualunque arte (o tutta l'arte borghese), tutta l'arte è rappresentazione di Stato, è statale. È uno stato che si assiste fin troppo, se no alla mediocrità chi ci pensa? La mediocrità, par excellence, è proprio lo Stato. Lo Stato dovrebbe smetterla di governare, ecco. Si può dare uno Stato senza governo, mi spiego? Non deve amministrare, deve lasciarlo fare a dei privati.
*Detesto anche la nazionale azzurra, però lo dico. Non me ne fotte nulla del Rwanda, però lo dico. Voi no, non ve ne fotte, ma non lo dite! Non sono eroico; me ne infischio di me stesso, del governo, della politica, del teatro...
*Qui c'è troppa puzza di Dio.
*Parli con Heidegger e vada a fare in culo.
*Tieniti la tua coerenza, vecchio! Sono incoerente, come l'aere, più dell'aere!
{{da controllare|Trascrizione approssimativa, verificare rilevanza ecc., vedi discussione}}<!--tutte le seguenti-->
*Carmelo Rocca è stato il direttore di questo defunto, fantasmatico, allucinatorio Ministero<ref name="ministero">Il ''Ministero del Turismo e dello Spettacolo'', tanto deprecato dall'artista salentino, venne soppresso con il referendum popolare del 15 aprile 1993, vale a dire, un anno prima di questa epocale puntata del ''MCS''.</ref> che sopravvive come l'araba [fenice] alla sua demolizione plebiscitaria: è stato abrogato dagli Italiani.
*Non risolveranno mai niente con la democrazia. "Democrazia" nel senso di Hobbes, che la chiamava "demagogia". Fu il primo a chiamarla col termine giusto. [...] L'unica forma di governo che garantisca qualcosa cos'è? La democrazia senz'altro, è la più accettabile paradossalmente (se ne occupa Cioran molto bene). Ma vi domando io: cosa garantisce la democrazia che una dittatura non possa garantire? Certo, garantisce qualcosa: l'invivibilità della vita. Non risolve la vita. Chi sceglie la democrazia, chi sceglie la libertà, sceglie il deserto. Se la democrazia fosse mai libertà. Ma la democrazia non è niente; è mera demagogia. Ma qualora noi meritassimo una libertà, dovrebbe essere affrancamento dal lavoro e non occupazione sul lavoro. Anche se non si scappa mai – questo è il discorso di [[Deleuze]] sulla letteratura minore, su [[Kafka]] – dalla [[catena di montaggio]]; non si sfugge mai. [...] L'oppressione della catena di montaggio si fa sentire anche in famiglia, [...] financo nell'amore, nella rivoluzione ancora di più e soprattutto [...] nell'entusiasmo.
*L'atto è l'oblio dell'azione nello smemoramento di sé.
*La [[felicità]] è nel differirla, non nell'averla. Nell'averla c'è la noia di averla avuta.
* {{NDR|Gli viene chiesto se è vero o no che, come riportato dalla stampa, ha percosso la sua ex moglie quando era incinta. Risponde:}} No, io non ho mai picchiato nessuno... ma mi sarebbe piaciuto!
*Ma non caschiamo nel solito sociale, nel mondano, nei dolori privati, pubblici; parleremo di assistenzialismo, magari...
*Carmelo Rocca, appunto, è il direttore generale dello spettacolo del Ministero del Turismo<ref name="ministero" /> mancato, poi soppresso dagli Italiani, smaniosi sempre di dare il loro contributo all'urna elettorale (di pianto).
*Rocca disse una volta davanti a Franco Ruggeri: – "Ma senti, di Carmelo Bene ce ne sta uno solo, chiaramente; gli altri sono tanti." – "Ma sono mediocri." – "D'altra parte" dice "di te ce n'è uno solo ma se non ci pensiamo noi (noi Ministero<ref name="ministero" />, noi spettacolo del governo), se non ci pensiamo noi, alla mediocrità chi ci pensa? Vi direi: "Meditate"; ma siccome appartiene alla bagarre della polemica del sociale, del mondano, allora: "Non ci pensate più. Dimenticate. Non ho detto niente".
*Io mi occupo (e – purtroppo o per fortuna – si occupano di me) solo dei significanti, i significati li lascio ai significati. [...] Noi siamo nel linguaggio e il linguaggio crea dei guasti; anzi è fatto solo di buchi neri, di guasti. "Codesto solo – dice l'Eusebio nazionale, cioè Eugenio Montale, però traducendo pari pari Nietzsche – oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo". E questo si può dire. Chi dice d'esserci è coglione due volte: primo perché si ritiene ''Io'', secondo perché è convinto ''di dire''; è coglione una terza volta perché è convinto di dire ''quel che pensa'', perché crede che ''quel che pensa'' non sian significanti, ma sian significati, e che dipendano da lui, ma Lacan ha insegnato: "il significato è un sasso in bocca al significante". Qualcuno ha qualcosa da obiettare a questa definizione? La obietti con i lacaniani, la obietti con Lacan, la obietti con l'intelligenza, certamente! Ma per me l'intelligenza è miseria.
*È ora di cominciare a capire, a prendere confidenza con le parole. Non dico con la Parola, non col Verbo, ma con le parole; invece il linguaggio vi fotte. Vi trafora. Vi trapassa e voi non ve ne accorgete. Voi sputate su Einstein, voi sputate sul miglior Freud, sull'aldilà dei principi di piacere; voi impugnate e applaudite l'ovvio, ne avete fatto una minchia di questo ovvio, in cambio della vostra, e del vostro ''godemichet'', cui siete dannati. Ma io non vi sfido: non vi vedo!
*Non voglio essere interrotto da chi mi rompe i coglioni con l'essere e con l'esserci, non voglio parlare con l'[[ontologia]]; abbasso l'ontologia, me ne strafotto: parli col Professor Heidegger, non con me!
*{{NDR|Su un certo "sentimento anti-italiano" che sarebbe "l'ultimo snobismo di massa", C.B. risponde così:}} Non mi vergogno d'essere nell'equivoco italiota. Non mi interessano gli Italiani, ecco. Qualunque governo, come qualunque arte, è borghese: tutta l'arte è rappresentazione di Stato, è statale. È uno Stato che si assiste fin troppo. "Se no alla mediocrità chi ci pensa?". La mediocrità, ''par excellence'', è proprio lo Stato. Lo Stato dovrebbe smetterla di governare: si può dare uno Stato senza governo, mi spiego? [...] Me ne infischio del governo, della politica, del teatro soprattutto[...] Me ne frego di Carmelo Bene, io. Voi no, ma io sì.
*Lo Stato italiano – nelle figure di Franz De Biase, oppure di Carmelo Rocca, oppure della Presidenza del Consiglio dei Ministri – si è sempre abusivamente, incompatibilmente, eccessivamente occupato (si è stra-occupato) del qui presente-assente, di me. Ne ha proprio abusato; non ne posso più di questa ''haute surveillance''. Lo dico da quand'ero ragazzo. Io ho chiesto sempre allo Stato (nei libri, per iscritto, nelle carte da bollo, fuori delle carte da bollo): "Per favore, voglio essere trascurato"; sono "un poeta" da ragazzo, poi sono andato di là dal poeta, ero "un artista", poi l'arte l'ho riconosciuta borghese e ho visto che l'arte era Carmelo Rocca (infatti lui è "il Grande Ufficiale delle Arti e delle Lettere")
*Troppa attenzione: con Eduardo [De Filippo], con Dario Fo ma tanti anni fa (già quando io ero pressoché ventenne) abbiamo cominciato una battaglia invocando la chiusura del Ministero del Turismo e dello Spettacolo<ref name="ministero" />, proprio l'oblio dello Stato, oblio di me. L'abbiamo rimproverato di non trascurarci abbastanza. L'artista, soprattutto il genio, vuole essere trascurato. Fa di tutto per trascurar se stesso! Già è sfuggito alle apprensioni di sua madre (che non l'ha lasciato suicidare in una pozzanghera, che l'ha sempre trattenuto e fermato), alla fine viene un ministro – proprio poliziotto – che ti si attacca e non smette più. Dico che la mediocrità dei ministri deve campare, deve sopravvivere anche quella (se no, a quella mediocrità dello Stato, alla mediocrità di Stato, "chi ci pensa?"). Lo Stato si occupa della mediocrità della democrazia (cioè a 65 milioni di Italiani), 65 milioni di Italiani (da imbecilli, cioè Italiani) votano questo Stato, che è il loro stato di cose, quello che è stato è Stato e quindi non è stato mai. E i fatti non sono se non nella stampa (nelle sue falsificazioni e omissioni)... {{NDR|Citando Derrida:}} "La stampa informa i fatti non sui fatti."
*Non sono ''boutade'', è vero. Non fingo di interessarmi ai problemi della patria, all'Europa. A fare, come dice Derrida, questa "rimpatriata" (che poi Mitterrand deve ancora spiegare a Jacques Derrida cosa vuol dire "essere a casa", "sentire odore di casa" entrando in Europa). Cos'è l'Europa? Di quale colonizzazione si tratta? Di colonizzare noi stessi? Altri? I popoli? Me ne fotto dei popoli, non mi interessa. Tutto quello che sconfina dal sangue e lo sperma, e sconfina oltre, aldilà degli orizzonti adolescenti tramontati... ma mi interessava una volta, adesso nemmeno quello.
*Io ignoro. Io sono la mia s'ignora. Sono s'ignorante, sono un Signore.
*Diceva Flaiano, a scuola "Sempre caro mi fu quest'ermo colle" diventa "Questa collina mi è sempre piaciuta"! Istruzione "obbligatoria"? Ma che siamo in Siberia? Ma perché bisogna istruirsi? Su che cosa? E poi chi deve istruirmi? Lo Stato? E chi è lo Stato? Ma chi l'ha votato questo Stato? Chi l'ha eletto? Come dice Deleuze, c'è un potere del teatro che è peggiore del potere dello Stato.
*Non sono dalla parte del potere, non ho poteri. Io sono incoerente come l'aere, più dell'aere.
*Bisogna fare di sé dei capolavori.
*Nietzsche è impazzito, ma se l'è meritato. Qui invece di pazzi ne abbiamo fin troppi che non se lo sono sudato, non se lo sono guadagnato. Questo è il discorso. E sono squallidi, mediocri. Come i nostri governanti, i vostri governanti.
*In teologia si danno solo domande, non risposte. [...] Lei non può parlare di Dio con Dio.
*Fare un forno, in teatro, vuol dire che non c'è nessuno. Quando facevo gli esauriti (quando ero esaurito io), dicevo: "Stasera è un bel forno!" Perché c'era la gente anche in piedi. Da soli è una ressa (come diceva Alberto Savino, "Due uomini fanno appena, oggi, una rissa" di questi tempi ormai in-drammatici e non più tragici). Io ho tanto disappreso. Non vi auguro di disapprendere tanto. Io applico quella agape schopenhaueriana – cioè quella compassione che non è cristiana, diciamo è più stoica, anzi è più gnostica, ecco – nei confronti della maggior parte di voi, meschini.
*{{NDR|Gli viene sottoposta da un giornalista una sua frase in merito a Totò Riina e Poggiolini. Bene risponde con amarezza:}} In questa acquiescenza, in questo nullismo, in questo bagno di omologazione di Stato – purché si accetti aldilà del bene e del male, aldilà della coscienza applicata, aldilà della demagogia democratica, aldilà della democrazia in tutti i sensi deprimente e depressa, aldilà di nostalgie imbecilli di tiranni, ecc. – io trovo davvero che Poggiolini e Riina abbiano un magnete, un carisma (o càrisma che dir si voglia) che non hanno tanti condomini della nazione italiana. L'Italia è un condominio di piattume, di piattole rompicoglioni, insensate e squallide. Insignificanti. Non mi interessa il simbolico come linguaggio artistico, non mi interessa la poesia, il poetico, non mi interessa l'anima bella, non mi interessa nemmeno il quotidiano come linguaggio; mi interessa quale linguaggio? Il secondo: mi interessa il patologico. Riina e Poggiolini sono due sommi casi patologici. E in un'epoca che non produce più niente di umano, essi sono forse i due soli uomini degni della mia attenzione. Patologica attenzione, del mio studio clinico, del mio tributo. Tutto qui.
*{{NDR|In un interessante - tra gli altri - passaggio, assimila profondamente e precisamente l'osceno al porno, dicendo che}} nell'etimo, os-schené [è] "fuori scena", il porno come eccesso, l'au-delà del desiderio, nevvero? [...] Il porno si instaura alla morte del desiderio. Morto, sacrificato l'Eros, l'aldilà del desiderio, quando tu fai qualcosa aldilà della voglia, la voglia della voglia: questo è il porno. È una svogliatezza. Il più grande pornomane, pornografo, è [[Franz Kafka]], non è [[Sade]]. [...] Io mi considero nel porno. Il porno è il ''manque'', l'altrove, il quanto non è, il quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia, è quanto non "gli tira" (pur tirando, non tira – è stirato, per sempre).
*Una volta tanto, in questa trasmissione, si sta parlando davvero di cazzate, finalmente. Era l'ora di riconoscere che si parla sempre di cazzate! Questa sera stiamo dicendo che non stasera son cazzate, ma che sempre si parla soltanto di parole, cioè di cazzate. Senza che si offenda il fallo.
{{intestazione|Da un'intervista rilasciata a ''Il Giorno'', 2 marzo 1996; citato in Paolo Pagani, ''[http://sport.sky.it/sport/calcio_italiano/2012/03/15/carmelo_bene_dieci_anni_dalla_morte.html Al di là del Bene e del calcio. In ricordo di un Maestro]'', ''Sport.Sky.it'', 16 marzo 2012}}
*Io non ragiono con l'ottica del [[tifo sportivo|tifoso]]. Il tifoso è chi conta i punti. Io mi emoziono. Io cerco l'Emozione nell'Atto [...]. Che è il contrario dell'Azione. L'Atto è [[James Joyce|Joyce]], è [[George Weah|Weah]], è un servizio di [[Stefan Edberg|Edberg]].
*[...] il [[Associazione Calcio Milan|Milan]] è un fatto culturale, un fenomeno estetico. Il Milan eccede la Materia. È celeste... L'eccedenza soltanto è il Grande Spettacolo, eccedenza è il rendersi invisibile sul ring di Sugar Ray Leonard contro Roberto Duran... L'eccedenza è il giuoco senza palla: il giuocatore senza palla è un uomo senza Mondo! Capisce? È l'al-di-là della routine, il di-là-da...
*Lo [[sport]] ai suoi grandi livelli è labilità, ma senza apostrofo. Immaterialità! Eccedenza pura! Il [[Calcio (sport)|calcio]] somiglia alla musica: la musica può forse essere spiegata con la musica? No, così il calcio: non ha nemmen bisogno della Lingua per farsi intendere. Il calcio buca ogni linguaggio. Il [[giornalismo sportivo|gazzettismo sportivo]]? Orrore! Uscitene, voialtri gazzettieri! Certo linguaggio è cosa funesta! È come la critica teatrale, pisciatina tiepida. È moviolismo! È il tirar a campare a spese delle altrui gambe!
*[[George Weah|Weah]]? Lui è shakespeariano. L'Atto Puro. L'Immediato. Lui è pre-veggente, uno che vede prima. Weah vuol dire Giuoco, nel senso di simbolo del mondo. È il Bambino, la trasgressione che il pubblico non s'aspetta, l'accadimento imprevisto.
{{intestazione|''Fatemi il funerale da vivo'', ''l'Espresso'', 13 gennaio 2000}}
*Ci sono cose che devono restare inedite per le masse anche se editate. [[Ezra Pound|Pound]] o [[Kafka]] diffusi su [[Internet]] non diventano più accessibili, al contrario. Quando l'[[arte]] era ancora un fenomeno estetico, la sua destinazione era per i privati. Un [[Diego Velázquez|Velazquez]], solo un principe poteva ammirarlo. Da quando è per le plebi, l'arte è diventata decorativa, consolatoria. L'abuso d'informazione dilata l'[[ignoranza]] con l'illusione di azzerarla. Del resto anche il facile accesso alla carne ha degradato il sesso.
*Con [[Roberto Benigni|Benigni]] siamo amici da anni. Lui è grande nel "[[Buffone|buffo]]", ma lasciamo stare il "comico". I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.
*È tutta la vita che tolgo di scena il burattino, l'incubo di un pezzo di legno che ci si ostina a voler farcire con carne marcia. Precipitare nell'umano – che parola schifosa – questa è la disavventura. Gli anatomisti gridano al miracolo quando parlano del [[corpo]] umano. Ma quale miracolo?! Un'accozzaglia orrenda, inutilmente complicata, piena di imperfezioni e di cose che si guastano.
*Il [[corpo]] implora il ritorno all'inorganico. Nel frattempo non si nega nulla.
*In quanto al mio amico [[Vittorio Gassman]], gli dissi una volta scherzando: "Non puoi accontentarti di essere il meglio del peggio, cioè il pessimo".
*Io sono già dimenticato, meglio ancora ignorato, in vita. Mi hanno promesso a Otranto i funerali da vivo. Non c'è bisogno di consegnare un cadavere in pubblico per meritare la dimenticanza.
*La voce dell'opera si è fermata con la [[Maria Callas|Callas]], una perfezionista, nel senso che perfezionava i suoi difetti, come tutti i geni. Trovare e cestinare. Di questo si tratta.
*Me ne fotto di quel che mi riguarda. Malati gravi si è per definizione.
*Nelle [[Aristocrazia|aristocrazie]] il principe non si fa eleggere, è lui che elegge il suo popolo. In [[democrazia]] il popolo è bastonato su mandato del popolo. È la pratica certosina dell'autoinganno. Si dice che il trenta per cento sia astensionismo. Nego, tutto è astensionismo. Sono comunque voti sprecati.
==''Quattro momenti su tutto il nulla''==
*Negli spettacoli s-concerti ho di-scritto la voce dell'inorganico, dell'inanimato, dell'amorfo, del non resuscitato alla smorfia dell'arte. Lasciandomi possedere dal linguaggio e non disponendone siccome dato in quasi tutta l'espressiva cartolina del novecento poetico nostrano. Da dove ho cominciato a farla finita una volta per tutte con il discorso. Nessun problema finalmente, un incipit e di per se la fine.
*Siamo, quel che ci manca. Da per sempre.
*È strarisaputo che il discorso non appartiene all'essere parlante.
*Quando crediamo d'esser noi a dire, siamo detti. Nel discorso, l'arroganza volitiva d'ogni mia intenzione è irrimediabilmente frustrata e, dal momento che non siamo noi dicenti ad argomentare in voce ciò che ci frulla in mente, così come non sei puoi dire nulla. Questa mia voce è me attraverso medium equivoco di un discorso "altro" dal presupposto virgolettato "mio discorso". Il dire è la messa in voce, altra da questo o quel pensiero argomentato. Voce che perciò dice nulla.
*Si può solo dire nulla: destinazione e destino d'ogni discorso. Ma solo questo nulla è proprio quel che si dice. La verità del discorso intesa come esperienza stessa del suo errore. Altro non resta che, in tutto abbandono, lasciarsi comprendere dal discorso senza appunto la nostra volontà di intenzione. "Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo". È Nietzsche mutuato in un distico da Montale.
*Mi sono ripetuto dimostrandolo mille e più volte che il termine attore ha il suo etimo nell'"àgere retorico" e nemmeno per sogno nel verbo agire. E nonostante la solarità della mia lezione questi frenetici spazzini del proscenio seguitano a naufragare. Dove?... nell'identità, scorreggiona del teatrino occidentale. Patronale. Del testo a monte, prosternati davanti alla morale del senso, alla strisciante, servilissima, venerazione dei ruoli; all'insensatezza psicologica, alla verità verbale coniugata alla più insulsa, stucchevole frenesia del "moto a luogo". Alla rappresentazione insomma dei codici di stato. Come se a tanta indecenza non provvedesse la virtualità della vita tout court.
*La mia frequentazione cinematografica è ossessionata dalla necessità continua di frantumare, maltrattare il visivo, fino talvolta a bruciare e calpestare la pellicola. M'è riuscito filmare una musicalità delle immagini che non si vedono, per di più seviziate da un montaggio frenetico.
*Sgombriamo il campo da qualsivoglia impossibile comunicativa destinazione. Abortita ogni smania insulsa del proferire ad essere compreso.
*Groddreck precisa essere la copula un surrogato della masturbazione e non viceversa.
*Accidenti ai quattrini!... Accidenti alla cartaccia moneta!... Questa orrenda matrigna dell'arte, di tutte le arti. Mestiere infame questo dell'artista. Da sempre nell'eterno quotidiano della vita invivibile, indissolubilmente coniugato alla piccolo borghese fatalità del miserabile. Coniugato a tal punto che quest'ultimo poveraccio spregevole termine potrebbe benissimo sostituire l'altro, cioè quello dell'artista, in un più intransigente rigoroso dizionario. A un individuo abbiente è rispettabile, non verrebbe mai in testa di vivacchiare con ciò che è detto: arte. Arte: il più astruso e stupido tra gli espedienti.
*L'autorialità è un doppio falso, nell'idea che la origina e nell'artificio che quell'idea stravolge, realizzandola.
*Un altro impulso alla minacciosa professione estetica è senza dubbio costituito dall'ansia individuale d'esprimersi, cioè manifestarsi attraverso la produzione di materiali eterogenei, infiocchettati... quando si crede basti a suscitare l'emozione spettatoriale, simultanea al configurarsi dell'oggetto bello e all'attenzione della stima critica.
==''Vita di Carmelo Bene''==
*Andiamoci piano con questa storia che un bel giorno si nasce. Non è così scontato. In quegli anni {{NDR|Anni '30}} venire al mondo e farla franca era come scampare ad Auschwitz. La gestante era una signora a rischio, destinata quasi sempre a perire. Lei o il bambino. Qualche volta entrambi. (p. 7)
*Aldo Moro era di Maglie, il paese di mia madre. Giocavano insieme da bambini. Mia madre, sua sorella Raffaella e Aldo, l'unico politico decente che ha avuto forse questo Paese. (1998; p. 14)
*{{NDR|La [[poesia]] è}} Distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza. È l'abisso che scinde orale e scritto.
*È la [[massa|folla]] come fallo, è l'errore di massa. Non l'erranza. È finita quell'erranza, il nomadismo, il pensiero. Dove c'è qualità si muore. Si tocca il filo rosso. Crepi. È cortocircuito.
*[[Giuliana Rossi|Giuliana]]. Quella con cui mi sposai, anzi "divorziai" la prima volta. Di sei anni più ''âgée'' di me [...] Ci provava a fare l'attrice, senza crederci un granché. Era troppo intelligente Giuliana. (p. 102)
*Gli impiegati andrebbero murati in casa. La domenica. Murare le finestre. Magari non in cemento, con dei mattoni forati. Quando vanno al [[lavoro]] possono sbizzarrirsi. Inalare qualche boccata di smog. Altro che verdi. Ecologicamente, la presa d'aria deve essere letale.
*I [[giornalista|giornalisti]] sono impermeabili a tutto. Arrivano sul cadavere caldo, sulla partita, a teatro, sul villaggio terremotato e hanno già il pezzo incorporato. Il mondo frana sotto i loro piedi, s'inabissa davanti ai loro taccuini e tutto quanto per loro è intercambiabile letame da tradurre in un preconfezionato compulsare di cazzate sulla tastiera. Cinici? No frigidi. (p. 76)
*Il fatto di essere nati {{NDR|Negli anni '30}} costituiva di per sé un'impresa. Sopravvivere ai tumulti dell'utero, a questo natale bellico, allora funesto nel novanta per cento dei casi. Più che nato, sono stato abortito. Ecco, io mi considero a tutti gli effetti un [[aborto]] vivente. (p. 7)
*{{NDR|Parlando di [[Marcello Barlocco]]}} Interessante scrittore. Alto un metro e novanta, pesava trenta chili. Faceva impressione. L'avevano internato per vent'anni in manicomio, l'appendevano all'ingiù con la testa nel cesso. Raccontava anche strani riti, di messe nere, di bambini sacrificati, ma nessuno gli dava ascolto. (p. 116)
*L'[[intrattenimento]] ormai è demandato alle casalinghe, traslocate dal bordello domestico a quello televisivo.
*{{NDR|La [[letteratura]]}} Maggiore o minore è, comunque, non soltanto menzogna, è chirurgia scongiurata, devitalizzata, guazzabuglio di vita simulata.
*{{NDR|Le [[Donna|donne]]}} Le trovi puttane e le lasci un secondo dopo madri e, negli intervalli dell' "accanimento matrigno", irreversibilmente depresse, toccate dall'"angoscia inconoscibile".
*Si nasce e si muore soli, che è già un eccesso di compagnia.
*Un grande artista, se davvero se ne sbatte dell'[[arte]] lasciandola a quello che è, ingloriosa defecazione, si pone per quello che è, un pericolo pubblico, un criminale. In questo senso, sono stato, sono un criminale. Ho sempre cercato il mio patibolo. Il cemento delle teste vuote contro cui andarmi a disintegrarmi. Mai cercando il sociale.
*Disprezzo i giovani di questi ultimi trent'anni. Tutto il lager schiamazzante delle rivolte studentesche. Questa sciagurata età (tutt'altro che ''oisive'') pericolosamente volitiva. Mummie foruncolose e imbellettate che, con la scusa di rivendicare e accattonare un mutamento, una riforma o altro, nidificano nell'autoconservazione. Questa perpetua assemblea è il confort della bestialità del branco. Di giovinazzi e giovinazze che, invece di sequestrare se stessi, "desiderando" (è l'etimo di "studio") e progettando in tutto privato, s'illudono di "okkupare" una scuola pubblica allo scopo cretinissimo di conferirle "dignità" ed "efficacia" innovativa. (p. 26)
*Il [[comicità|comico]] è cianuro. Si libera nel corpo del tragico, lo cadaverizza e lo sfinisce in ghigno sospeso. (p. 31)
*Era un metodo [metodo Sharoff] fondato sul risveglio dei sentimenti. Per commuoverti dovevi fare cose turpi, come pensare che tua madre era morta. Stanislavskj beato. Io a mia madre volevo molto bene, m'aveva pure concesso di iscrivermi all'accademia, ma pensarla cadavere mi ripugnava, e comunque non mi risvegliava un bel niente. Non mi faceva piangere. La [[morte]], in generale, non mi ha mai fatto piangere. È così incipiente. È un incipit. (p. 44)
*Non ero (e non sono) ancora mai stato a [[teatro]]. Per me il teatro era solo quello d'opera, il "Margherita" a Bari, l'Arena a Verona, a Roma "Caracalla", il "Politeama" di Lecce. Mi ci portavano i genitori, appassionati di lirica, quando andavamo in villeggiatura. Il teatro era cantato. Lo vedevo e soprattutto lo ascoltavo in radio. Ignoravo il teatro di prosa. E non ho mai più smesso di ignorarlo. (p. 41)
*La musica? Il silenzio della musica. Quella grande pausa collocata subito prima dell'''incipit'' strumentale della [[Sinfonia n. 5 (Beethoven)|''Quinta sinfonia'' di Beethoven]]. ([[Carlos Kleiber]] è stato l'unico magico direttore d'orchestra che, in una lontana sera in "Santa Cecilia", è stato in grado di farmi sentire perfettamente questo momento di musica silente). (1998, [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=Vp0aAQAAIAAJ&dq=La+musica%3F+Il+silenzio+della+musica.+Quella+grande+pausa+collocata+subito+prima+dell%27incipit+strumentale&focus=searchwithinvolume&q=collocata p. 53] [https://books.google.it/books?newbks=1&newbks_redir=0&redir_esc=y&hl=it&id=Vp0aAQAAIAAJ&dq=La+musica%3F+Il+silenzio+della+musica.+Quella+grande+pausa+collocata+subito+prima+dell%27incipit+strumentale&focus=searchwithinvolume&q=kleiber])
*Il culto della donna gravida, della puerpera e della mamma, è la più manicomiale abiezione della razza umanoide. Questa efferata "matrice" preferirei ammetterla come madre di Dio, purché fosse disposta a dimettersi come matrice dell'uomo. (p. 91)
*La sera della prima successe un parapiglia infernale. Questo Greco, poco assuefatto al bere, si briaca di brutto [...] L'apostolo Giovanni (il Greco) cominciò a dare in escandescenze [...] In ribalta si alza la veste, mette il lembo fra i denti e comincia a orinare nella bocca dell'ambasciatore d'Argentina, della consorte in visone e dell'addetto culturale.<br>Nel frattempo, si faceva passare le torte destinate al dessert e le spappolava in faccia a quel diplomatico e signora [...] Fui condannato in contumacia [... e poi] assolto per essere estraneo ai fatti. (pp. 131-133)
*{{NDR|''L'orecchio mancante'' è}} un pamphlet [... sui] diversi modi in cui, attraverso lo script cinematografico, si possa deturpare la poesia. Forse, la cosa più disgustosa che abbia mai abortito. Contro l'orrore dell'immagine e della scaletta a monte, quella che si chiama soggetto. (1998; p. 229)
*Nessun'azione può realizzare il suo scopo, se non si smarrisce nell'atto. L'atto, a sua volta, per compiersi in quanto evento immediato, deve dimenticare la finalità dell'azione. Non solo. Nell'oblio del gesto (in questo caso ''tirannicida'') l'atto sgambetta l'azione, restando orfano del proprio artefice. (p. 237)
*Dalla fessura del cancello filtra la sagoma alticcia di Ruggiero Orlando, la bottiglia di scotch in pugno. Barcollando, poggiandosi precario a provvidenziali fusti indovinati al buio, accostandosi al tavolo da gioco: "Caro Carmelo... ho saputo che sei apparso alla Madonna!", e giù, piegato in due, in uno sgangherato sghignazzo dei suoi. C.B. folgorato; "ecco il titolo del mio libro". (p. 239)
*Insieme a [[Eduardo De Filippo|Eduardo]], progettammo all'epoca un film da ''La serata a Colono'', il capolavoro della [[Elsa Morante|Morante]], vertice della poesia italiana del Novecento. Sorbendo il tè nel suo attico al centro, Elsa ci sollecitava a realizzarlo, ritenendoci gli unici in grado di farlo. Testimone allora Carlo Cecchi, che fu vicino alla Morante nei giorni estremi del coma. Ricoverata in questa clinica da quattro soldi, senza più l'uso delle gambe, in miseria, dimenticata da tutti. Aveva rifiutato anche il televisore. Voleva restare lucida sino in fondo. Non so bene se e cosa [[Alberto Moravia|Moravia]] abbia fatto per Elsa. L'unica cosa che ho sempre rinfacciato ad Alberto è di non aver saputo impedire quello scempio vano delle collette pubbliche e degli appelli umanitari nei giornali. (1998, p. 298)
*{{NDR|''[[Salomè (film 1972)|Salomè]]'' è}} l'impossibilità del martirio in un mondo presente, non più barbaro, ma esclusivamente stupido. (p. 305)
*Alla ''prima'' {{NDR|di ''[[Salomè (film 1972)|Salomè]]''}} al Palazzo del cinema, stipato di più di tremila bestiacce, accadde l'inverosimile. Urlavano di tutto [...] Il prefetto aveva un gran da fare a sedare i tumulti [...] I veneziani in frac mi sputavano addosso, li benedicevo e loro si incazzavano ancora di più. Evitai il linciaggio grazie alla barriera umana dei celerini, per una volta dalla mia parte. (p. 306)
*Io non sono marxista perché non sono romantico fino a questo punto. (1998, p. 359)
*Per me, [[Pasolini]] è il più grande filologo e grecista che abbiamo avuto in Italia. (1998, p. 177)
==''Autografia d'un ritratto''==
*Si è costretti all'esserci trafelato: questo piegarsi alla rappresentanza, ai libri, a questa nourriture della quale avrei fatto assolutamente a meno. Non si scampa alla volgarità dell'azione, alla scorreggia drammatica di Stato. Si è obbligati allo scandalo, quasi fosse la "prima comunione" con l'indifferente prossimo tuo, con l'odiato condominio che non detesterai mai quanto te stesso. (tav. VI)
*Un'azione fermata nell'atto è quanto m'è piaciuta definire sospensione del tragico. È così che, grazie all'interferenza d'un accidentaccio, la surgelata lama del comico si torce lancinante nella piaga inventata tra le pieghe risibili-velate della rappresentazione nel teatro senza spettacolo. (tav. X)
*Il [[talento]] fa quello che vuole, il [[genio]] fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento. (tav. VI)
== ''Lorenzaccio'' ==
*Lorenzaccio è quel gesto che nel suo compiersi si disapprova. Disapprova l'agire. E la storia medicea, dispensata, non sa di fatto stipare questo suo (–) enigma eroico; ha subìto e glorificato di peggio, questa Storia. Ma le cose son due: o la Storia, e il suo culto imbecille, è una immaginaria redazione esemplare delle infinite possibilità estromesse dalla arbitraria arroganza dei 'fatti' accaduti (infinità degli eventi abortiti); o è, comunque, un inventario di fatti senza artefici, generati, cioè, dall'incoscienza dei rispettivi attori (perché si dia un'azione è necessario un vuoto della memoria) che nella esecuzione del progetto, sospesi al vuoto del loro sogno, così a lungo perseguito e sfinito, dementi, quel progetto stesso smarrirono, (de)realizzandolo in pieno. (p. 9)
*Filippo: Avresti deificato gli uomini, se non li disprezzassi.<br />Lorenzo: Ma io non li disprezzo, li conosco. Ve ne sono pochi pessimi, molti vigliacchi e tanti indifferenti.<br />Filippo: Sono contento. Sì, mio malgrado, mi batte il cuore.<br />Lorenzo: Meglio così.<br />Filippo: ... Neghi forse la storia del mondo intero?<br />Lorenzo: No, non nego la storia, ma io non c'ero. (p. 1306)
== ''Nostra Signora dei Turchi'' ==
*Non pensare alla parola santo quattro volte e nemmeno sentirsi investito, equivaleva ad esserlo per quattro secondi. <ref>''Nostra Signora de' Turchi'', romanzo, p. 22</ref>
*"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno vista la Madonna". Io sono un cretino che la Madonna non l'ha vista mai" [...] Ma i cretini che vedono la Madonna, non la vedono, come due occhi che fissano due occhi attraverso un muro: miracolo è la trasparenza [...] I cretini che non hanno visto la Madonna, hanno orrore di sé, cercano altrove, nel prossimo, nelle donne – in convenevoli del quotidiano fatti preghiere, – e questo porta a miriadi di altari [...] I nostri contemporanei sono stupidi, ma prostrarsi ai piedi dei più stupidi di essi significa pregare. Si prega così oggi. Come sempre. Frequentare i più dotati non vuol dire accostarsi all'assoluto comunque. Essere più gentili dei gentili. Essere finalmente il più cretino. Religione è una parola antica. Al momento chiamiamola educazione. (p. 76-79)
*Attiguo a casa sua stava un palazzo moresco, denunciato dal salmastro, orientale, come un riflesso sbiadito. Scrostato sotto le volte degli archi e sulle cupole. Abitato l'inverno da Cristiani comodi che nell'estate pagana cedevano le due ali sul mare per non morire di fame. Proclamato la fine lo stato d'assedio, quel palazzo sarebbe diventato il quartier generale dei Turchi che di tra le viole del cielo assolato avevano ammainato le mezzelune. (p. 84)
*Quella costruzione era un sunto di storia, oppure no. Era il suo carnefice convertito proprio quando toccava a lui, cinquecento anni fa. Le esecuzioni di 800 e più martiri ebbero luogo in un campo di grano di quei coloni inturbantati che mietevano spighe d'oro ingemmate in cinabro, impazziti all'incanto di quella miniera di Fede. (p. 84)
*In quell'occasione egli pensò che sarebbe stato facile incontrarsi un'ultima volta. Era un santo a pregarla. Perciò le aveva scritto: "Vieni, stavolta è grave". E la risposta di Lei fu "stai tranquillo, ora non posso davvero. Vedrai che tutto andrà bene". Pose il capo su un sasso e la sognò. Si ridestò che ancora non l'avevano decapitato. Guardò in alto cercando il suo carnefice e lo trovò crocifisso. Gli spiegarono che era stato così punito perché aveva all'improvviso mutato fede. Poi gli dissero di levarsi e andarsene. Lui non aveva osato insistere, lo avevano umiliato, non c'è dubbio, ma l'avrebbe rivista. (p. 85)
*Se fosse stato vero il palazzo moresco, sarebbe anche vero oggi che le sue ossa figurerebbero sui velluti rossi nella cripta della Cattedrale di Otranto, incastrate, nel prodigio che le vuole ancora rivestite di carne, dopo tanto, come in quell'altro tutto suo miracolo che dopotutto la pensava ancora. (p. 85)
*Fin da ragazzo un monaco gli aveva insegnato che non esiste l'ingiustizia e i nemici. Come tutto è una vasta pineta [...] Dormi, cambiamo i fiori. Se non fossi un palazzo, mi crederebbero. (pp. 172 e 175)
== ''Credito Italiano V.E.R.D.I.''==
*Se il mondo fosse la visione che ne abbiamo e non quella che il mondo ha di noi saremmo forse più riservati. (p. 179)
*Non era un anno, ormai, ma molto più, che gli era entrato in testa un chiodo fisso: che la fortuna lo perseguitasse, invereconda in una morsa di ferro... Voglio vivere [[zoppia|zoppo]] se tu mi vuoi, ma di tutte e due le gambe, perché con una gamba sola si può volare... (p. 224)
*Se ne stavano entrambi ora, seduti, completamente nudi, [...] Nemmeno l'avessero fatto apposta, gettarono, all'unisono di una pausa obbligata, lo sguardo nel baule scoperchiato: banconote a mazzetti da diecimila lire traboccavano, sfidando i limiti della capienza, nuove di zecca. La fiamma crepitava minacciando di estinguersi. Si guardarono negli occhi, senza volerlo o vedersi. Ne prelevarono, meccanici, un pacco per uno, come accingendosi a una partita di ramino [...] Giacobbe pescava con la sinistra e con la destra bruciava... (p. 186)
*"A che pensi?" si senti domandare. "È atroce!" le sorrise. "Non riesco a scacciare il pensiero che da un momento all'altro potrei rifarmi". (p. 186)
*Che intendeva fare Giacobbe? Dopo aver bruciato cinque miliardi di lire italiane, ridotto sé e Rachele all'indigenza, gli sarebbe mancato altro che un vecchio padre da sostentare, sicuramente invalido. Appunto, era questo che gli mancava. (p. 227)
==''L'orecchio mancante''==
*Tanto per cominciare deve costare poco ne siamo fatte un'altra l'anno venture come si chiamò... Pallida... la mia signora? Vi presenta la mia signora pallida... La manina, come cazz' si chiamava... – Centoventimilioni centosessanta se non vi vado errando quell'era provvisoria come il titolo quella era un altro per l'arreda è fatte sempre cose di litterature sono comunguo... Porca... non me ricorde che fa così poooortoooil mantearrighe e fa l'avvocato che poi al secondo tempo pure lui fa il notaio che poi lei muore... perché era malata ahhaaa era pallide aaaahaaa; pallida, pallide! pallide!!! [...] (p. 231)
*''E la speranza è tanta | che non mi basta più | ma tale che m'avanza musicale | la vita.'' (p. 265)
==''La voce di Narciso''==
*''Non esisto dunque sono. Altrove. Qui. | Dove? m'apparve il sogno ad occhi aperti | di Lei che non fu mai | Colei ch'è mai vissuta e mai morì''. (p. 995)
*Il Vampiro-Attore è paradossalmente il Femminile elevato a Coscienza [...] Il teatrino dell'Io frantuma [...] (p. 997)
*È l'impunita, recidiva immaturità dei morti. Questo soltanto può produrre poesia toccante. Tutto il resto è teatro [...] Nel teatro del non rappresentabile, l'Attore è infinito. È l'infinito della disattenzione para-statale. È l'infinito della mancanza di sé. (pp. 998-999)
*Nel grande ''oblio'' dei palcoscenici d'oro, la parola fu ''musica'', finché l'avvento del'''epos-euripideo-socratico'' rovinò la ''poesia tragica in dialettica'' [...] defraudando il teatro della sua ''consolazione metafisica'', per degradarlo a ''istituto per la formazione morale del popolo''. (p. 1005)
*Se il ''socratismo dialettico'' caccia il ''miracolo'' dalla scena, per instaurarvi il ''testo razionale'' disastrosamente affidato alla lettura di attori 'intellettuali', il teatro è morto. È inutile l'''inutile'' della grande estate tragica [...] Il teatro è sfinita e insensata rappresentazione, cerimonia funebre officiata da un prete cialtrone (il ''nus'' di [[Anassagora]]), reggitore e 'coordinatore del tutto': il regista e un suo chierico; cercano entrambi 'un letto in un domicilio altrui'. Figurarsi gli ''astanti'': senza fede alcuna e nessuna parentela col ''defunto'', convenuti un po' a svagarsi a questo funerale a pagamento. (p. 1008)
*{{NDR|Riferendosi agli attori del "teatro della rappresentazione"}} Essi esibiscono, quasi un virtuosismo, la stupidità della propria facoltà mnemonica (anche leggendo) nient'affatto sfiorati dalla necessità urgente della ''memoria'' in quanto ''scrittura vocale''. Essi dicono e ricordano altro. Dicono e ''non son detti''. Non son parlati. Parlano [...] riferiscono il testo [...] (pp. 1014-1015)
*Non può il concorso simultaneo o no di più 'mezzi espressivi' meritare la 'totalità' artistica (e dovunque così la si ricerchi ne risulta un pasticcio insensato)'. [...Si deve scongiurare] l'equivoco mimetico visivo, sollecitato sempre dalla peregrina illusione che l'assemblaggio in scena di differenti "mezzi espressivi" realizzi il "totale" a teatro [...] (pp. 1018-1019)
*{{NDR|Tamerlano}} ... non è un eroe omerico favorito dal dio. È piuttosto la somma delle (sue) parti avverse in campo, ivi soprattutto comprese il dio [...] Dominatore incontrastato, è quanto si sostituisce allo ''spettacolo''. (pp. 1022-1223)
*La perfetta fusione del grande ''attore critico'' e l'<nowiki></nowiki>''istrione cabotin'' che, in continuum, si assume il compito di ''complicare la vita del grande attore''" [...] L'istrione ha il compito di sgambettare il disegno che il grande ''attore critico'' sta allora tracciando sulla scena [...] Il ''non-attore'' è l'''artefice per eccellenza'': carisma a parte, la sua presenza in scena è poesia. Tutto il resto è ''teatro''. (p. 1026)
*Il governo italiano non intende detassare i teatranti al botteghino e chiudere una buona volta per tutte il ministero dello spettacolo. Lo stato democratico, finanziando chiunque a tutti i costi, difende la platea dalla eventualità poetica dei mostri. Lo stato paga tutti, corrompe tutti indiscriminatamente a un solo prezzo: derubare, paralizzare uno solo (forse due?) altro; e questo altro può giuocare, se vuole e finché vuole, l'aristocrazia che gli è propria; può, se vince il disgusto, seguitare il suo sogno "vittimistico", fatto incubo. Può seguitare a esprimere quella irritante irrappresentabilità che gli è propria, sul palcoscenico patibolare della (in)tolleranza sociale. (p. 1028)
*Sento in tutta coscienza di non meritare comprensione alcuna. Il [[poeta]] vuol essere trascurato, perché rimanga tale. (p. 1032)
*L'avvento della donna sulle scene segna una volta per tutte la scissione tra ''[[maschio e femmina|maschio]]'' e ''[[maschio e femmina|femmina]]'', condannati a caratteri sessuali, differenti nel senso diversi l'uno dall'altra, cancellando da una parte l'<nowiki></nowiki>''erotismo'' ... e dall'altra l'<nowiki></nowiki>''osceno'' ..., la perversione che è il teatro nel suo farsi: il ''fantasma''. (p. 1039)
*Si tratta di vedere in che misura la revoca di quel divieto alla donna d'essere ''[[attrice]]'' abbia contribuito al definitivo smarrimento del ''riso'' sulle scene. A mio avviso, non vi ha soltanto contribuito: ha addirittura rovinato la festa, o almeno quel che ne sarebbe potuto avanzare. (pp. 1037-1038)
*La donna sarebbe stata riammessa sulle scene, al solo scopo ingrato – in quanto ''simulacro di donna'' – di scongiurare la ''femminilità'' e il ''degenere'' così precipitati [...] Estratta dalla sua ''realtà sociale'', solo apparentemente ''libera'' in ''arte'', è doppiamente svergognata in palcoscenico [...] (p. 1040)
*Il mio disprezzo per l'attore contemporaneo è qui: nella sua tanto ricercata ''incapacità di mentire'', nel suo elemosinare una sciagurata attendibilità; nella sua ormai troppo provata incapacità di rimettere in gioco ogni sera il ''modo stesso di far teatro''; nel suo terrore imbecille d'autoemarginazione; nel suo noioso cicalare di "crisi del teatro" e perciò mai tentato abbastanza dal valzer d'un ''teatro della crisi''; nella sua tecnica (se mai così può definirsi un limite penoso) esclusivamente maschia». (p. 1036)
*Importante nella bambina è l'assenza della donna. Che cos'è la bambina? Cosa ''non è'', intanto? Non è donna. È deliziosa perché ''non è''. Donna è. Ed è tutt'altro che 'bello'. Fare delle bambine delle donne in minore è volgare [...] La bambina, ''provvidenza incosciente dell'onnipotenza'', è un miracolo, perché, mancandoci come donna, è tuttavia reale e viva. È opera d'arte. (pp. 1042-1043) [...] La bambina è giuoco innocente e perverso. (p. 1044)
*{{NDR|Beatrice è...}} un nome e al tempo stesso un nome convenuto, quasi la cifra dell'innominabile. È quel che manca in un nome [...] È l'afasia della nominazione". (p. 1046)
==''Sono apparso alla Madonna''==
*V'è una nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento. Affondare la propria origine – non necessariamente connessa alla nascita – in terra d'[[Otranto]] è destinarsi un reale-immaginario. E lì, appunto, nel primo dì di un settembre io fui nato. Otranto. Da sempre magnifico, religiosissimo bordello, casa di cultura tollerante confluenze islamiche, ebraiche, arabe, turche, cattoliche. Ne è testimone la stupenda cattedrale. Il suo favoloso mosaico figurante l'"albero della vita", dell'anno 1100. (p. 1052)
*[...] "sospensione del tragico", al rifiuto di essere nella storia, anche e soprattutto in scena. L'essermi come Pinocchio rifiutato alla crescita è se si vuole la chiave del mio smarrimento gettata in mare una volta per tutte. L'essermi alla fine liberato anche di me. (p. 1052)
*Fu proprio a Genova che iniziò il mio calvario di [[Don Giovanni (film 1970)|Don Giovanni]]. D'allora in poi l'''assenza'' della Madonna che era in me, e in che ormai consistevo, meritò tutta la prassi fin troppo ossessiva della presenza della donna nella vita e sulla scena. (pp. 1062-1063)
*[[Don Giovanni (film 1970)|Don Giovanni]] non è certo l'impotenza – secondo certa stoltezza di certo femminismo. È il ''femminile'' stesso che va a verificare i propri vuoti nella mortificazione del corpo donnesco. (p. 1063)
*Tutto questo [ovvero la mancanza del ''femminile'' nella donna] non comporta un astio nei confronti della donna o delle donne, ma semmai un'infinita agape schopenhaueriana, semmai lo stupore infinito che la donna non sia l'''abbandono''. (p. 1065)
*Non si trattava di una metodologia interdisciplinare [allorché Bene inizia a dedicarsi alla scrittura], ma, nella mia prassi letteraria, di una musicalità anche nella scrittura. Covava l'esigenza antiumanistica per eccellenza. Covava "domina", l'''indisciplina''. (p. 1070)
*Per dirla tutta, il mio teatro cominciò là dove già l'avevo scontato, là dove non c'era più nulla da dire, ma da esser detti. (p. 1071)
*Giovanissimo capocomico, senza un soldo, circondato finalmente da guitti straordinari reperiti nel Borgo Santo Spirito dalla signora D'Origlia e dal cavalier Palmi, miei ottimi amici. (p. 1071)
*{{NDR|Riferendosi alla Compagnia D'Origlia-Palmi}} Erano formidabili derisioni ai danni dell'identità [...] Scacco giurato al ruolo... (p. 1073-1074)
*E dio sa quanto sia tempo vano iniettare una sola stilla femminile in donnesca creatura. Il mascolino la possiede inclemente, queste femmine, inimiche giurate dell'abbandono una volta per tutte. (p. 1088)
*{{NDR|La donna ha}} tanti miracoli a sorpresa, che soltanto l'arroganza politica omaccia interdice loro di compiere, sissignori: "d'esprimersi". (p. 1088)
*Il sempre a sproposito auspicato riscatto della donna è soprattutto il misconoscimento della sfera estetica. (p. 1088)
*La "cosa"-donna esige un suo recupero, ahimè legalizzato, del maschile che, santo iddio, le è proprio da per sempre. (p. 1089)
*Da quei balconi arcati, leggi nei giorni chiari Albania rosa. Senti ognora la vita scelta a forza. Tristo, tristo indovinello sbiadisce sul fondale a flutti neri dipinti ripetutamente in basso dell'azzurro infinito. Azzurro d'Africa. Sotto, immediato è il brontolio sulfureo – cassa a lutto tra le rocce ciclopiche, orrendo corpo che vi si dilacera. (p. 1090)
*Leggevo a mezza voce, proprio per niente mortificato di non capirci niente. (p. 1107)
*L'erotismo è linguaggio d'accatto prenatale. Eccederlo è inoltrarsi nella quiete che somiglia quella della gente morta. (p. 1116)
*V'era (v'è) dunque, ''un apparire della voce'' che sempre si verifica se conferisci ''c o n'', se parli ''a''. Quand'io incominciai a render vano l'udire... mi diceva la voce, il mio interno cantar l'ascolto, e, ventilata da un'ala d'emicrania, la mia mente d'altrove profondava nel sud del Sud dei santi; ma depensata lieve in mongolfiera in celeste balìa sull'infinito del mare stanco. (p. 1126)
*''[[Nostra Signora dei Turchi]]'' fu un grido al nuovo cinema che era nato. Ma in Italia basta voltarsi un attimo e non si è più. (p. 1138)
*Certo, Eduardo scrive "a monte" qualcosa che poi potrà minare in scena da quel grande attore che è. Non so quanto scientemente, ma lui si predispone la sua trappola, il famigerato copione cui crede tanto, tanto da restare ai posteri. In questo è donchisciottesco, e lo amo molto. Come si fa a non amare ''Don Chisciotte''. (p. 1146)
*Poesia è distacco, lontananza, assenza, separatezza, malattia, delirio, suono, e, soprattutto, urgenza, vita, sofferenza [...Poesia] è risuonar del dire oltre il concetto. È intervallo musicale d'altezza [...] È l'abisso che scinde orale e scritto. (p. 1155-1156)
*{{NDR|riferendosi al "discorso silenzioso", senza parole, tra Bene e [[Jacques Lacan]]}} Si evitava il laicume del più e del meno, il convenevole? Ma sì, d'altro non c'era [...] La sovrintelligenza di Lacan meritò alla mia lucida stanchezza questo indimenticato incontro a vuoto, concedendo un bel niente all'occasione frastica convenevole di che gli umani si derubano ''quotidie'' in malintesi truccati da "rapporti. (p. 1163-1164)
==''L'Adelchi o la volgarità del politico''==
*Tutta la storia è storia della ''phoné''. Si dà rappresentazione solo nella pagina scritta; la storia redatta, che non è più ''quella'' storia. Ogni storia redatta è immaginaria. Puoi rivisitarla unicamente attraverso il linguaggio. (Ri)viverla "originalmente", quale messa in crisi del linguaggio. Attendibilità dei fatti (nel tuo produrti) è il tuo stile. E la mortificazione del tuo stile. Perciò "attendibile" è solo il romanzo storico. O il "discorso" su certa storia. Alessandro Manzoni è un maestro di Storia.<br />L'esame arrogante del ''come fu veramente'' somiglia l'idiozia del teatrante sempre pronto – beato lui – a propinarci Shakespeare "come (fu) scritto", "quello vero", la "versione integrale di", e via tacendo.
==''Hamlet Suite''==
*''Povero pallido individuccio | che non crede che al suo io che a tempo perso | Vidi svanire la mia fidanzata | portata via dal corso delle cose | Così lo spino vede sfogliarsi | col pretesto che è sera | le sue più belle rose''. (p. 1363)
*''Esser celebri lontano da qui! | Oh, cara aurea mediocritas! | Ma l'arte è tanto grande, | ... e la vita così breve!'' (p. 1373)
=='''l mal de' fiori''==
===Citazioni===
*''Dans la poesielavie | le toût que s'offresouffre | éclate jamais de rire | – ah le bleu charme du gouffre! – | n'importequoiismetriste | de cette vielapoesie | au bain-marie artiste'' (p. 5)
*''Se tesa duole | questa mano se vuole | afferrare per l'oro de' capelli | la gloria se mi sfiora | nera una forza ne disvuole il gesto'' (p. 28)
*''Voce mia tua chissà chiamare questo | Mia tua chissà la voce che chiamare | ventilato è suonar che ne discorre | in che pensar diciamo e siamo detti | vani smarriti soffi rauchi versi | prescritti da un voler che non si sa | disvoluto e alla mano intima incisi | segni qui divertiti disattesi | sensi descritti testi | d'altri che morti fiati | dimentichi 'n mia tua chissà la voce || Noi non ci apparteniamo È il mal de' fiori | Tutto sfiorisce in questo andar ch'è star | inavvenir | Nel sogno che non sai che ti sognare | tutto è passato senza incominciare | 'me in quest'andar ch'è stato'' (p. 37)
*''Principessa notturna dei penultimi | primamori sovrana non è questa pagina in che dirti | opportuna Non sei! si può evitare una scenata non sai | ma è presto detto che immediato | pardispar un pensando a te tra i versi | incantato ch'è alieno ma di grazia'' (p. 38)
*''Tie jentu miu percè cchiu nu rrefiati | intra sta capu a fiuri? Ieri ssira | nu sciardinu ccantatu era sta capu | te sciumei te carrofali arvereddi | erdi de parme ccetratina e 'rose | gersumini gerani nu ndurare | ddacquatu te pensieri'' (p. 78)
*''... siccome è gira gira ferma qui a noi d'accanto | su 'l perno 'l suo 'na giostra | di ciuchi 'cartapesta che si dondolano | immoti e vanno vanno | in chissadove infanzia...'' (p. 143)
*''Tu 'un lo senti che noialtridue siccome l'altri | s'è digià fradiciata porannoi morta gente | come tu la mi mà che son 'nterrati | raggirati nun so da che issoletico...''(p. 145)
===Citazioni su '''l mal de' fiori''===
*Non si può che confermarsi 'stranieri nella propria lingua'. Il plurilinguismo (crogiuolo di idioletti, arcaismi, neologismi di che trabocca il poema) è il contrario d'una accademia di scuola interpreti. È 'Nomadismo': divagazione, digressione, chiosa, plurivalenza, ecc. Il testo intentato è (deve essere) smentito, travolto dall'atto, cioè de-pensato.<ref name="cafeletterario">{{cita web|url=http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/152/cafelib.htm |titolo=Autointervista di Carmelo Bene fatta a Caffè Letterario}} </ref>
*Nel 'mal di questi fiori' si fa sempre più solare il fatto che laddove il tutto possa sembrare una eruzione vulcanica, è invece somma-sottrattiva che, mediante le più svariate soluzioni chimico-linguistiche, via via si svuota.<ref name="cafeletterario" />
==''Amleto (da Shakesperae a Laforgue)''==
*Avevo cominciato con il dovere di rammentarmi l'orrido, orrido, orrido evento. Per esaltare in me la pietà filiale, per far gridare l'ultimo grido al sangue di mio padre, per riscaldarmi il piatto della vendetta. Ed ecco invece ho preso gusto all'opera. Poco a poco mi scordai che si trattava di mio padre assassinato, di mia madre prostituita, del mio trono. Andavo avanti a braccetto con le finzioni di un bell'argomento... e l'argomento è bello.
*E questo non è niente, Kate, non è niente. Ti leggerò tutto, andremo a vivere a Parigi. Io ti amo, ti amo, ti amo: vèstiti, vèstiti, tu sei un angelo in scena, un mostro sacro. Vèstiti. Faremo colpo. Vèstiti. Me ne fotto del mio trono. I morti son morti. Vedremo il mondo! Parigi, vita mia: a noi due!
*Perdono, perdono. Tu mi perdoni padre mio, non è vero? Tu mi perdoni, in fondo mi conosci. ("Amleto" televisivo di C. Bene, Rai 1977)
*Spento l'amore, subito dimenticato. L'impeto della gioia e del dolore, i suoi propositi stessi distrugge da sé. Dove più esulta la gioia, più grave è il dolore. Mutiamo gioia e duolo per lieve cagione. Il mondo non è eterno. E non è cosa strana che muti col mutar di fortuna, l'amore. È problema rimasto mai sempre insoluto, se guidi amor fortuna o fortuna amore. Ma per tornare là donde siamo partiti, destino e volontà battono vie divergenti, così che i nostri piani van sempre diserti, perché nostro è l'intento, ma l'esito, no. ("Amleto" televisivo di C. Bene, Rai 1977)
==Citazioni su Carmelo Bene==
*Bene ha lottato con tutte le sue forze contro il naturalismo e la drammaturgia borghese di matrice ottocentesca, riscattando l'attore dalla condizione riduttiva di mera maestranza (così lo aveva definito [[Silvio D'Amico]]) e restituendogli dignità di artista, personificazione assoluta del mezzo, con il compito altissimo non semplicemente di interpretare ma di ricreare testi anche classici nati dalla penna di scrittori talvolta indifferenti alle peculiarità del linguaggio scenico. Il teatro di testo, filologico e immedesimativo, dev'essere soppiantato nell'idea di Bene da un teatro in grado di farsi «scrittura di scena»: il teatro del detto dev'essere scalzato dal teatro del dire o, secondo la formulazione di [[Roland Barthes]], la significazione monolitica del testo dev'essere ricondotta a un'erratica e interminabile "significanza", la serietà finita del significato dissolta nel gioco infinibile del significante. Perché il teatro del già detto è ripetere a memoria parole di altri, quello che [[Antonin Artaud]] definiva un «teatro di invertiti, droghieri, imbecilli, finocchi: in una parola, di occidentali». ([[Fabio Vittorini]])
*Carmelo Bene conobbe Alberto Ruggiero all'accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico. Insieme ne combinavano davvero di tutti i colori [...] Anche dietro le quinte del ''Caligola'' succedeva un po' di tutto, in particolare, a causa delle follie del regista. ([[Giuliana Rossi]])
*Carmelo Bene era un'impresa di demolizione, uno splendido terrorista culturale che ha esercitato il terrore soprattutto su sé stesso. ([[Giancarlo Dotto]])
*Carmelo Bene ha una profonda avversione per le formule dette d'avanguardia. Si tratta invece di un'operazione più precisa: si comincia col sottrarre, col detrarre tutto quanto costituisce elemento di potere, nella lingua nei gesti, nella rappresentazione e nel rappresentato. [...] Si detrae dunque o si amputa la Storia e il marchio temporale del potere. Si toglie la struttura perché è il marchio sincronico, l'insieme dei rapporti tra invarianti. Si tolgono le costanti, gli elementi stabili o stabilizzati perché appartengono all'uso maggiore. Si amputa il testo, perché il testo è come il dominio della lingua sulla parola, e testimonia ancora un'invarianza o un'omogeneità. Si sopprime il dialogo, perché il dialogo trasmette alla parola gli elementi del potere, e li fa circolare [...] ([[Gilles Deleuze]])
*Carmelo Bene mi ha aperto la testa e mi ha fatto vedere il mondo. Lui non era solo un regista, era un vulcano pieno di lava e di ispirazione, di poesia e di dolore. Mi ha insegnato a imparare dai grandi e a lasciar perdere gli inutili. Un giorno mi ha sorpreso mentre stavo leggendo [[Raymond Carver|Carver]] e ha cominciato una filippica contro [[Francesco Alberoni|Alberoni]] e i sociologi. In quel momento era [[Søren Kierkegaard|Kierkegaard]], [[William Shakespeare|Shakespeare]]. Era Carmelo Bene. Non conosceva Carver ma era come se ne avesse penetrato il pensiero. Con lui si lavorava finché non sorgeva il sole. Anche dopo l'operazione e il by-pass continuava a provare e riprovare tutta la notte. Era bionico. ([[Cecilia Dazzi]])
*Carmelo Bene sa perfettamente che udire non è andare dal suono al senso, e che non basta articolare la parola al rumore per sbarazzarla del senso. Sa che l'udire ci situa immediatamente nella regione del senso, e che per perdere il senso occorre anche perdere il suono del senso. ([[André Scala]])
*Carmelo Bene è un grande uomo di teatro che, come tutti gli uomini di teatro che contano, ha rotto con le tradizioni. È uno che ha sorpreso, che ha messo a disagio gli schemi, soprattutto, e la gente schematica riguardo al teatro. È uno che capovolgeva le regole, che ha tenuto veramente in grande considerazione che [la] prima regola nel teatro [è che] non ci sono regole... E questo naturalmente gli ha portato all'inizio, così, una specie di opposizione da parte dei tradizionalisti, ma poi ha vinto, ha vinto, ha avuto successo in tutta l'Europa. ([[Dario Fo]])
*Carmelo aveva davvero uno strano rapporto con la polizia. Per esempio, agli esordi, c'erano sempre molti agenti nei teatri dove recitava, stavano all'erta, mentre quando divenne famoso se non li vedeva in sala, li invocava. ([[Giuliana Rossi]])
*Carmelo ispirava fiducia a poche persone. Aveva una fisionomia che destava antipatia, soprattutto tra i poliziotti, che quando lo vedevano quasi sempre si irritavano. ([[Giuliana Rossi]])
*Carmelo non è un regista, è uno sciamano fanatico che vuole stringere fra le dita il fegato della gente. Praticamente in una sola notte butta giù il copione fumando e bevendo senza mai interrompersi, nemmeno per restituire alla madre terra quel che beve. ([[Tonino Conte]])
*Come Carmelo Bene, io sono postumo. ([[Morgan (cantante)|Morgan]])
*Con Carmelo si tendeva sempre a creare l'immagine, non ci si poteva accontentare di fotografare soltanto, di riprendere senza intervenire con colori rinforzati dai filtri, senza usare la cinepresa come un organo prensile. ([[Mario Masini]])
*E cercavo un lavoro. e mi dicevano "... ma lei cosa ha fatto?..." "Carmelo Bene". "Beh, allora non se ne parla nemmeno...". ([[Carla Tatò]])
*Dalla scuola era stato cacciato dopo uno spettacolo-saggio (un ''Caligola'' di Camus) considerato sgangherato e scandaloso dai docenti ma esaltato in un bell'articolone da [[Nicola Chiaromonte]]. ([[Tonino Conte]])
*È curioso che si dica di Bene: è un grande attore, complimento misto a rimprovero, accusa di narcisismo. L'orgoglio di Bene sta più nel far scattare un processo di cui egli è il controllore, il meccanico o l'operatore (egli stesso dice: il protagonista) piuttosto che l'attore. Partorire un mostro o un gigante... ([[Gilles Deleuze]])
*E devo dire che quando si è vista una volta una rappresentazione di Bene, nella almeno triplice partizione di attore-autore-regista, non si ha più voglia di vedere gli altri, quale che sia il loro nome o la loro prestazione, tanto incolmabile diventa la differenza tra una ''personalità drammatica'' quale è la sua, e un ''interprete'' qualsiasi. ([[Jean-Paul Manganaro]])
*È probabile che un giorno il successo convincerà Carmelo Bene di aver sbagliato tutto, il successo può arrivare fatalmente in una "civiltà di consumi" che adotta e riconosce con furia come proprie le novità che appena ieri riteneva aliene e sovvertitrici. ([[Ennio Flaiano]])
*Era umile, sembra strano dire questo, ma era uno umile. Era un'umiltà straziata e vera, storica, come la si potrebbe pensare oggi di un santo antico, un'umiltà armata di spada, armata di dolore. Era uno umile e indifeso, di cui si sentiva che andava protetto, e bisognava proteggerlo, proteggerlo dalla propria umiltà. Era antico, di un'antichità ormai difficile da reperire nei volti e nei gesti degli altri, contraffatti nella smorfia di questo tempo smorfioso, in cui bisogna somigliare a qualcuno, era uno antico, di un'antichità da repubblica romana, un'antichità antica, in cui era trascritta la forza e la violenza della sua umiltà umana. ([[Jean-Paul Manganaro]])
*Essere uno straniero, ''ma'' nella propria lingua... Balbettare, ma essendo balbuziente nel linguaggio stesso, e non soltanto nella parola... Bene aggiunge. parlare a se stesso, e non soltanto nella parola, ma in pieno mercato, sulla piazza pubblica... [...] Balbettare, in genere, è un disturbo della parola. Ma far balbettare il linguaggio è un'altra cosa. Significa imporre alla lingua, a tutti gli elementi interni della lingua, fonologici sintattici, semantici, il lavorio della variazione continua [...] ... essere straniero nella propria lingua... Ciò non vuol dire parlare come un irlandese o un rumeno parlano francese. [...] È imporre alla lingua, in quanto la si parla perfettamente e sobriamente, quella linea di variazione che farà di ognuno di noi uno straniero nella sua propria lingua, o della lingua straniera, la nostra, o della nostra lingua, un bilinguismo immanente per la nostra estraneità. ([[Gilles Deleuze]])
*Ho amato immensamente Carmelo Bene, ma certo non gli somiglio. Il suo culto della parola poetica e musicale era unico, inimitabile, sacro. E anche irritante e ridondante, qualche volta. Ma mi ha sempre emozionato. ([[Stefano Benni]])
*Il grande attore – il suo teatro – non può avere ascendenze o discendenze; è diseredato di se stesso, perché è unico come fenomeno, è anzi il fenomeno dell'unico. <br /> Il testo di Carmelo Bene non significa nulla perché non significa là, dove lo si aspetta (è contro ogni aspettativa), ma significa altrove (è sempre e smisuratamente de-portato), sconvolto da passaggi erranti e peregrinazioni [...] ([[Jean-Paul Manganaro]])
*Il teatro di Bene è grande in quanto mostra l'indicibile attraverso il detto. Non potendolo proferire, il che equivarrebbe a tradurlo nei modi troppo umani dell'espressione, ne fa brillare l'epifania silenziosa dis-dicendo il flusso dell'oralità. ([[Umberto Artioli]])
*Io credo che il pubblico principale di Carmelo Bene sia Carmelo Bene. E questo è molto evidente soprattutto nella televisione. È grazie alla televisione che Carmelo Bene manifesta la sua distanza, la sua assenza, perché, intanto è uno che ha capito benissimo il senso televisivo, cioè il sesto senso televisivo. Nella diretta televisiva, reale o virtuale, diciamo, o semi-diretta, si esperimenta appunto il "non essere in diretta" che è il senso più forte di tutto il lavoro di Bene. Cioè il non essere mai spiaccicato su sé stesso, non essere mai la pura performance d'attore, la pura performance di regista... ([[Enrico Ghezzi]])
*Io credo nella necessità di una certa follia [...] Carmelo Bene mette nel suo amore per il teatro una notevole mancanza di raziocinio, ed è per questo che i suoi spettacoli, persino al limite dell'indignazione, hanno qualcosa di impensabile e di affascinante. [...] C'è insomma in Carmelo Bene, una volta avviato il giuoco, quasi il proposito di soffocare le sue felici intuizioni nella ''routine'' del bizzarro [...] Detesto chi fa i baffi alla ''Gioconda'', ma non ho niente da dire a chi la prende a pugnalate. ([[Ennio Flaiano]])
*L'antagonista imperterrito, verace Andrògine, il mio CB, detto Carmelo Bene, il più grande e tempestoso Atto, o Attore, di ogni tempo. ([[Emilio Villa]])
*L'attore è un vivo che si rivolge a dei ''vivi'', ma, in particolare nel repertorio classico, deve cessare di essere tale per apparire come contemporaneo del personaggio, simile a un morto tra i vivi [...] ([[Pierre Klossowski]])
*L'azione rivendicativa condotta da Carmelo Bene è storicizzata, ossia appartiene alla sua personalità e ai suoi tempi. ([[Memè Perlini]])
*La macchina C.B. ha eliminato una volta per tutte una canonizzata distorsione secolare: nella dismemoria, nella ''lettura per potere dimenticare'', nel dimenticare per esibire platealmente i precipizi della decisione e dell'azione, C.B. concorda ancora una volta con l'antica poiein della tragedia attica. ([[Edoardo Fadini]])
*La vera funzione politica del teatro di Carmelo era quella, presumo, di dividere la città e di mettere a repentaglio il luogo comune che tiene insieme la comunità umana: il linguaggio. ([[Romeo Castellucci]])
*Lavorare con Carmelo era come stare a bottega da un pittore. C’erano momenti in cui scompariva e non sapevo che sarebbe stato di me. Abbiamo provato per ore, giorni, mesi. ([[Sonia Bergamasco]])
*Le opere di Bene sono brevi, nessuno sa finire meglio di lui. Egli detesta ogni principio di costanza o di eternità. di permanenza del testo: "lo spettacolo comincia e finisce nel momento in cui lo si fa". E così, esse finiscono con la costituzione di un personaggio, non hanno altro oggetto che il processo di tale costituzione, e non vanno oltre. Finiscono con la nascita mentre in genere si finisce con la morte. ([[Gilles Deleuze]])
*Lo giuro: a vent'anni recitava come oggi. Non ho mai sentito nessuno leggere Joyce così. Accoccolato come il pastore errante dell'Asia sulla tettoia del night, con la piccola, inutile luna elettrica tra le mani, me ne sto ad ascoltare quella voce magica in quell'assurda notte. ([[Tonino Conte]])
*Mangiavo il gelato in una piazza di un paesino {{NDR|del Salento}}, mi sporcai le mani e improvvisamente si presentò uno degli operai della fabbrica dove lavorava il padre di Carmelo; mi si avvicinò con grande umiltà portando con sé una catinella d'acqua e un asciugamano di corredo che aveva un po' di ricamo, si mise in ginocchio e disse: «Voscienza, lavatevi le mani! Voscienza benedica!». E non sapevo cosa fare, lavarle mi sembrava di mancargli di rispetto, non farlo pure. E nel frattempo facevo la sciocca, mi leccavo le mani, mentre mia suocera mi dava delle gomitate: «E lavati le mani?» Alla fine non riuscii e venni via mestamente da questo incontro. ([[Giuliana Rossi]])
*Mi ha chiesto in fin di voce di aggiustargli la coperta di lana sulle gambe. "Le gambe non le sento più". Di piegare i quattro orli, tutti allo stesso modo, simmetrici. L'ho fatto senza chiedermi perché, era tempo perso con lui chiedersi perché. Solo dopo aver controllato che tutto fosse al suo posto, si è abbandonato con le mani intrecciate sul petto. "Adesso voglio dormire", le sue ultime parole rivolte a Luisa, la compagna insostituibile degli ultimi anni. E si è preparato a morire. Somigliando impeccabilmente ai comatosi che aveva tante volte spiato nelle foto di guerra di David Harali, nelle poesie di Gozzano, nei Cristi di Mantegna, nei racconti di Poe e nei manuali di psichiatria di Krafft-Ebing. La morte migliore possibile, vegliato dal brusio delle donne che lo amano e che lo hanno amato, la femminile disattenzione che da sempre scortava i suoi eroi morenti di scena. ([[Giancarlo Dotto]])
*Noi facevamo tanti spettacoli ogni stagione, almeno tre o quattro, con i nostri mezzi [...] per avere sempre critica, per avere una risonanza. Questo dal 64 al 68. [...] E la mattina all'uscita dei giornali, era sempre un'attesa perché si sperava che qualche critico si accorgesse e ne parlasse bene. [...] La lotta di Carmelo Bene è stata una lotta contro i critici. Io gli dicevo "... ma lascia stare, fregatene..." ma non poteva perché diceva "...no, mi danneggiano [...] almeno si limitassero a spiegare la storia, aiutassero il pubblico" ..., invece erano solo stroncature. ([[Lydia Mancinelli]])
*Non abitare in nessun luogo, fabbricare il deserto, sparire come creatura; la vertigine dissociatoria che caratterizza la scena di Bene è l'equivalente della notte oscura dei mistici, la notte in cui ci si affida inermi al ''fascinans'' e al ''tremendum'' dell'esperienza interiore. ([[Umberto Artioli]])
*Non fiori ma opere di Carmelo Bene. ([[Marcello Marchesi]])
*Non si tratta di un anti-teatro, di un teatro nel teatro, o che neghi il teatro... ecc.: Carmelo Bene ha una profonda avversione per le formule dette d'avanguardia. Si tratta invece di un'operazione più precisa: si comincia col sottrarre, col detrarre tutto quanto costituisce elemento di potere, nella lingua e nei gesti, nella rappresentazione e nel rappresentato. E non si può nemmeno dire che sia un'operazione negativa in quanto dà inizio e mette già in moto tanti processi positivi. Si detrae dunque o si amputa la storia, perché la Storia è il marchio temporale del Potere. Si toglie la struttura perché è il marchio sincronico, l'insieme dei rapporti tra invarianti. Si tolgono le costanti, gli elementi stabili o stabilzzanti perché appartengono all'uso maggiore. Si amputa il testo. Si amputa il testo, perché il testo è come il dominio della lingua sulla parola, e testimonia ancora un'invarianza o un'omogeneità. Si sopprime il dialogo, perché il dialogo trasmette alla parola gli elementi del potere, e li fa circolare [...] Ma cosa resta? Resta tutto, ma in una nuova luce, con nuovi suoni, con nuovi gesti. ([[Gilles Deleuze]])
*Poteva scolare un litro e mezzo di whisky al giorno e un fiasco di vino, ma nonostante tutto questo alcol, non l'ho mai visto sbronzo, al massimo poteva essere un po' alterato. ([[Giuliana Rossi]])
*Pur avendo avuto successo con ''Caligola'', Carmelo non trovava ingaggi. Il suo esordio fu molto eclatante, si trattò di qualcosa di dirompente. L'establishment teatrale preferiva attori e regie che non disturbassero più di tanto, volevano rimanere tranquilli. ([[Giuliana Rossi]])
*Quello che colpisce è proprio questo svuotamento totale, questo procedere per sottrazione, che in realtà, togliendo struttura, così come ha fatto con il teatro, togliendo il linguaggio e abbandonandosi al suono della parola, scarnifica a tal punto [da lasciare] in scena e quindi anche sulla pagina, come avrebbe detto [[Deleuze]], il "tutto". ([[Elisabetta Sgarbi]])
*{{NDR|A Mixer Cultura del 1988}} Qui si sta parlando di Carmelo Bene come di uno scrittore di scena, si sta parlando di Carmelo Bene come un attore, ma mi pare che l'unica cosa di cui si possa parlare è la sua vera professione, cioè: l'antipatico. Come antipatico Carmelo Bene è assolutamente inarrivabile. [...] Questo è la cosa di te che io amo di più, perché davvero tu qui hai una vera creatività... Ma come scrittore scenico sei di una modestia sconfortante; le tue partiture, i tuoi collage sono di una pacchianeria veramente giovanilistica [...] Laforgue scrive molto meglio della spazzatura che tu tiri fuori da Laforgue... Poi mi permetto di dire anche [...] che come attore sei molto modesto. Hai la voce del Buce, quella che Gadda nel Pasticciaccio chiamava la voce del Buce, hai un fisico che non sai assolutamente portare... Lo spettacolo da Laforgue lo faceva vedere molto chiaramente. Sei anche truccato con una frangetta da parrucchiere di borgata, e insomma sant'Iddio, vuoi che ancora ci occupiamo di te seriamente... (Guido Davico Bonino)
*{{NDR|[[Giuseppe Patroni Griffi]]}} Se la prende col pubblico di "malpensanti" che va a vedere gli spettacoli di Carmelo Bene nella speranza di assistere ad uno scandalo, come se per assistere ad uno scandalo, in questo paese, sia indispensabile andare a teatro. ([[Ennio Flaiano]])
*''Sono apparso alla Madonna'' è l'esperienza e la frase che Carmelo ha scelto come titolo e come vertice della sua prima autobiografia. Una frase che non ha mai amato ripetere – lui che amava repertoriare e ribadire le sue battute migliori — ma che tutti invece ripetono quando pensano a Carmelo. La ripetono avversari o complici — è lo stesso — come fosse il massimo della provocazione o della dissacrazione, spesso dimenticandosi (gli uni e gli altri) che Carmelo è sì il campione teatrale della libertà ma anche il maestro della verità del teatro. E in verità e in teatro non ha senso ripetere una frase come quella, poiché 'sono apparso alla Madonna' non è mai stato un dire ma un fare di Carmelo Bene, un evento che ha segnato il corpo del suo attore e il corpus delle sue opere; apparire alla Madonna è diventato complemento della sua grazia e compimento del suo genio. ([[Piergiorgio Giacché]])<ref>Postfazione di Piergiorgio Giacché all'autobiografia ''Sono apparso alla Madonna'' nell'edizione Bompiani del 2005.</ref>
*Teatro: "luogo" dell' ''entre-deux'' che non dà luogo ad alcun senso, ad alcuna rappresentazione, ad alcun linguaggio.<br /> Questa dimensione barbara e originaria del teatro, per sottrarsi alla rappresentazione, trova il proprio tempo nell'acronia, e per eccedere lo spettacolo si fa spazio dello straripamento, è quella aperta dal teatro di Carmelo Bene. Dal momento che il suo tempo [...] eccede la realtà, lo spazio e i corpi, questa dimensione non ha luogo in uno spazio dato [...] ma in quello straripamento del tempo e quello smarginamento dello spazio che è l'''attorialità''.<br /> L'attorialità: evento del non-luogo, ritrarsi attivo della presenza, espropriazione del soggetto: antispettacolo. ([[Camille Dumoulié]])
*Tutte le dichiarazioni d'orgoglio di Carmelo Bene sono fatte per esprimere qualcosa di molto umile. E anzitutto che il teatro, anche quello che sogna, è poca cosa. Che evidentemente il teatro non cambia il mondo e non fa la rivoluzione. Carmelo bene non crede all'"avanguardia". E tanto meno crede a un teatro popolare, a un teatro per tutti, a una comunicazione dell'uomo di teatro e del popolo [...] ([[Gilles Deleuze]])
*Un teatro nuovo come "scandalo", per gli anni sessanta: con Carmelo Bene che, misteriosamente, chissà per quali vie, parte da zone contestative del linguaggio drammaturgico tradizionale, e che sul piano interpretativo si muove su filoni non immedesimativi; il linguaggio drammaturgico sradicandolo egli dal testo letterario o da un materiale di prestito, senza alcun rispetto della qualità e della quantità, con una dolce irriducibile violenza e con una persuasiva radicale manipolazione, per un segreto efficace istinto di rinnovata teatralità, in modo da non farne un pretesto di restauro o di modernizzazione, e cioè soltanto allo scopo di stenderlo come materiale di scena in vista di una scrittura scenica diversa [...] ([[Giuseppe Bartolucci]])
*Una sera, durante una replica della ''Salomè'', gli attori non si presentarono. Il motivo era dovuto al fatto che Carmelo non li pagava, li trattava malissimo e loro per reazione scioperarono. Addirittura, l'attrice che interpretava il personaggio di Salomè, si portò via un misero giradischi che aveva prestato per lo spettacolo. Carmelo quella sera fu costretto a mandare in scena solo una signora che per tutto lo spettacolo camminò a quattro zampe. L'esibizione durò trentacinque minuti e quella volta i critici stranamente scrissero delle recensioni positive. ([[Giuliana Rossi]])
*Una specie di fine; di fine anticipata del cinema di Carmelo Bene, anche se poi sono venuti altri film, che è questo "non voglio più vedere nulla", questo "Basta", questa fine della luce, questa fine della visione. ([[Enrico Ghezzi]])
*Una volta sputava in testa ai suoi pochi spettatori. Oggi sulla testa di migliaia di persone declama i versi di Dante dalla torre degli Asinelli. ([[Vittorio Caprioli]])
===[[Goffredo Fofi]]===
*Più sociale nonostante tutto il teatro, più asociale il cinema e con una straordinaria e singolarissima autonomia di linguaggio la televisione. Riconquista della parola e del volto nell'era della più degradata spettacolarità, che ha strappato alla parola il suo potere abusandone e ridicolizzandola, e al volto la sua anima omologando le facce nella faccia unica d'una massa che crede di essere in quanto grida.
*Questa impossibilità di essere eroi è anche una delle basi del suo teatro, le basi della sua nostalgia di Verdi del "bel canto", della sua impossibilità a sapere che tutto questo, comunque, oggi non ha più senso.
*Sotto molti aspetti Fellini e Bene portano avanti discorsi assai prossimi, e un raffronto tra le loro opere sarebbe istruttivo: stessa tradizione cattolica, stessa angoscia di fronte alla vita e alla donna, stesso gusto del tutto pieno, del decadente, del soggettivo, dell'esibizionistico, del ripetitivo. Ma le differenze sono altrettanto grandi: soprattutto, Fellini si difende più di quanto non riesca a fare Bene; Fellini cerca di conservare e conservarsi e si difende col gioco, Bene distrugge e autodistrugge; Fellini è assente alla contemporaneità, fermo al passato e al mito dell'infanzia, Bene non ha miti che lo sostengano.
===[[Susanna Javicoli]]===
*A una conferenza stampa gli chiesero se era vero che lui si facesse tutte le attrici. Lui mi guardò e rispose "Susanna no, con lei ho fatto il Car, e la chiamo Romoletto".
*Due imprinting incancellabili, per la sottoscritta. All'audizione mi disse di portare il monologo della Nina del Gabbiano. Al buio, al Teatro San Genesio, con la sua voce che sembrava quella di dio, a me che tentavo (con uno come lui) di non essere normale, tuonò "stop!!" alla quinta parola, spiegandomi che per decodificare bisogna conoscere il codice, la buona recitazione, e che solo allora puoi scavalcarla e buttarla nel cesso. L' altro fatto che m' ha segnato l' esistenza fu il suo inaspettato darmi una mano durante le prove, quando ognuna di noi sei donne accanto a lui veniva a turno bistrattata. Io stavo per mollare, ma Carmelo mi disse "Mi hai fregato, ragazza. Ho capito che a te è molto difficile umiliarti. Perché sei umile" e m' aiutò anche in considerazione del fatto che io uscivo da un periodo di grande sregolatezza. Cambiai vita solo grazie alla sua fiducia. Era capace di gesti choccanti solo a patto che tu non te lo aspettassi.
*In effetti nella vita sono stata per lui una partner piena di discrezione e buonumore. Non ho mai fatto parte della schiera delle sue donne sacerdotesse. M' accontentavo di farlo ridere, di rilassarlo. Preferivo fare l'amica. Per lui la donna, diceva, è colei che a un convegno nucleare tira fuori il rossetto. Ho finito per essergli utile anche solo con la voce, tant' è che ha rispettato il mio mestiere di doppiatrice. Giorni fa m' ha detto che non gli faceva paura la morte, "ma così è da fessi" ha soggiunto.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Carmelo Bene e Giancarlo Dotto. ''Vita di Carmelo Bene'', Bompiani, Milano, 1998. ISBN 88-452-3828-8
*Carmelo Bene e Giancarlo Dotto. ''Vita di Carmelo Bene'', Bompiani, Milano, 2005 (1ª ed. 1998). ISBN 88-452-3828-8
*Carmelo Bene, ''Autografia d'un ritratto'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Lorenzaccio'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Nostra Signora dei Turchi'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Credito Italiano V.E.R.D.I.'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''L'orecchio mancante'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''S.A.D.E.'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Ritratto di signora del cavalier Masoch per intercessione della beata Maria Goretti'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Giuseppe Desa da Copertino (A boccaperta)'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''La voce di Narciso'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Sono apparso alla Madonna'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''L'Adelchi o la volgarità del politico'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Hamlet Suite'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Pentesilea'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, '''l mal de' fiori'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene, ''Amleto (da Shakesperae a Laforgue)'', in ''Opere, con l'Autografia d'un ritratto'', Milano, Bompiani, aprile 2002 (1° ed. Classici in brossura aprile 2002). ISBN 88-452-5166-7
*Carmelo Bene. ''l mal de' fiori poema'', presentazione di Sergio Fava, Milano, Bompiani, marzo 2000. ISBN 88-452-4447-4
*Deleuze-Bene, ''Superpositions'', Paris 1979; tr.it. J. Paul Manganaro, ''Sovrapposizioni'', Milano 1978.
*''La voce che si spense'', Questa Italia, programma RAI di Daniela Battaglini, commemorante la scomparsa di Carmelo Bene.
*Umberto Artioli – ''Carmelo Bene, Un dio assente. Monologo a due voci sul teatro'', Medusa ed., Milano, 2006, ISBN 88-7698-051-2
*''Quattro momenti su tutto il nulla'', programma televisivo, Rai Due, 2001.
==Filmografia==
*''[[Lo scatenato]]'' (1967)
*''[[Hermitage]]'' (1968)
*''[[Nostra Signora dei Turchi]]'' (1968)
*''[[Salomè (film 1972)|Salomè]]'' (1972)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bene, Carmelo}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Registi italiani]]
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[[Categoria:Registi teatrali italiani]]
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Divina Commedia
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Micione
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{{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}}
[[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]]
{{Torna a|Dante Alighieri}}
'''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321.
==''Inferno''==
[[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]]
===[[Incipit]]===
<poem>
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
</poem>
===Citazioni===
*''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}})
*''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}})
*''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}})
*''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}})
*[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' ([[Publio Virgilio Marone|Virgilio]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}})
*''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}})
*''Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede? | Io non [[Enea|Enëa]], io non [[Paolo di Tarso|Paulo]] sono; | me degno a ciò né io né altri 'l crede.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Ma io, perché venirvi?|II, 31-33}})
*''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}})
*[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}})
*''Io era tra color che son sospesi, | e donna mi chiamò beata e bella, | tal che di comandare io la richiesi.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Io era tra color che son sospesi|II, 52-54}})
*''O anima cortese mantoana, | di cui la fama ancor nel mondo dura, | e durerà quanto 'l mondo lontana,'' [...] ([[Beatrice Portinari|Beatrice]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|O anima cortese mantoana|II, 58-60}})
*[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...]. (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}})<ref>{{Cfr.}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref>
*''I' son Beatrice che ti faccio andare; | vegno del loco ove tornar disio; | amor mi mosse, che mi fa parlare.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|I' son Beatrice che ti faccio andare|II, 70-72}})
*''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}})
*''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}})
*''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}})
*''Beatrice, loda di Dio vera, | ché non soccorri quei che t'amò tanto, | ch'uscì per te de la volgare schiera? | Non odi tu la pieta del suo pianto, | non vedi tu la morte che 'l combatte | su la fiumana ove 'l mar non ha vanto?'' (Lucia: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Beatrice, loda di Dio vera|II, 103-108}})
*''Dunque: che è perché, perché restai, | perché tanta viltà nel core allette, | perché ardire e franchezza non hai, | poscia che tai tre donne benedette | curan di te ne la corte del cielo, | e 'l mio parlar tanto ben ti promette?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|perché restai|II, 121-126}})
*''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}})
*''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}})
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''<ref>Vedi ''[[w:Senza infamia e senza lode|Senza infamia e senza lode]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Senza infamia e senza lode|III, 34-36}})
*''Questi non hanno speranza di morte, | e la lor cieca vita è tanto bassa, | che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte. | Fama di loro il mondo esser non lassa; | misericordia e giustizia li sdegna: | non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''<ref>Vedi ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Questi non hanno speranza di morte|III, 46-51}})
*{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire vedi ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60)
*[...] ''a Dio spiacenti e a' nemici sui''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Incontanente intesi e certo fui|III, 63}})
*''Ed ecco verso noi venir per nave | [[Caronte|un vecchio]], bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}})
*''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>Vedi ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}})
*''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}})
*''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}})
*''"Figliuol mio", disse 'l maestro cortese, | "quelli che muoion ne l'[[ira di Dio]] | tutti convegnon qui d'ogne paese; | e pronti sono a trapassar lo rio, | ché la divina giustizia li sprona, | sì che la tema si volve in disio.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}})
*''Intanto voce fu per me udita: | "Onorate [[Publio Virgilio Marone|l'altissimo poeta]]; | l'ombra sua torna, ch'era dipartita".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Onorate l'altissimo poeta|IV, 79-81}})
*''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}})
*''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}})
*''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}})
*''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}})
*''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}})
*''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}})
*''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}})
*''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99)
*''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>Vedi ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}})
*''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}})
*''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>Vedi ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}})
*''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}})
*''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}})
*''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}})
*''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>Vedi ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}})
*''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}})
*''E quelli a me: Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-71}})
*''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}})
*''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}})
*''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}})
*''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}})
*''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}})
*''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}})
*''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}})
*''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}})
*''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}})
*''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}})
*''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}})
*''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}})
*''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}})
*[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]])
*''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]])
*''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}})
*''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]])
*''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]])
*[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}})
*[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}})
*''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}})
*[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}})
*''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}})
*''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}})
*''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}})
*''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}})
*''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}})
*''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}})
*''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}})
*''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}})
*''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}})
*''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}})
*''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}})
*''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}})
*''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}})
*''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}})
*''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}})
*''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}})
*''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}})
*[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}})
*''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>Vedi ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}})
*''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}})
*''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}})
*''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}})
*''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}})
*''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un color [[marrone|bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}})
*''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}})
*''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}})
*''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}})
*''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}})
*''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}})
*''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}})
*[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>Vedi ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}})
*''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}})
*''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}})
*''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}})
*''Già [[Botte|veggia]], per mezzul perdere o lulla, | com'io vidi un, così non si pertugia, | rotto dal mento infin dove si trulla. | Tra le gambe pendevan le minugia; | la corata pareva e 'l tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia. | Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: "Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]! | Dinanzi a me sen va piangendo [[ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib|Alì]], | fesso nel volto dal mento al ciuffetto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Già veggia|XXVIII, 22-33}})
*[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}})
*[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}})
*''E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, | levando i moncherin per l'aura fosca, | sì che [[Emorragia|'l sangue facea la faccia sozza]], | gridò: "Ricordera' ti anche del [[Mosca dei Lamberti|Mosca]], | che disse, lasso!, 'Capo ha cosa fatta', | che fu mal seme per la gente tosca". | E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; | per ch'elli, accumulando duol con duolo, | sen gio come persona trista e matta.''<ref>Vedi ''[[w:Cosa fatta capo ha|Cosa fatta capo ha]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Mosca dei Lamberti|XXVIII, 103-111}})
*[...] ''[[coscienza morale|coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}})
*''"Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]", | rispuose l'un, "mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}})
*''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}})
*''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99)
*''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}})
*''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}})
*''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}})
*''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>Vedi ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81)
*''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}})
*''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}})
*[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}})
*''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}})
*''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}})
*''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>Vedi ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}})
*''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.''<ref>Vedi ''[[w:Bel paese|Bel paese]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}})
*''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}})
*''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}})
*''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}})
*''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29)
*''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36)
*''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67)
===[[Explicit]]===
<poem>
Salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
</poem>
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''===
====[[Vittorio Sermonti]]====
*All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti.
*E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico.
*Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive.
*{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi.
==''Purgatorio''==
===[[Incipit]]===
<poem>
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;
</poem>
===Citazioni===
*''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}})
*''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}})
*''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>Vedi ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}})
*''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}})
*''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}})
*''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}})
*''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}})
*''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>Vedi ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}})
*''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}})
*''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}})
*{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}})
*''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}})
*''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>Vedi ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}})
*''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}})
*''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}})
*''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}})
*''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}})
*''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}})
*''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}})
*''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}})
*''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>Vedi ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}})
*''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}})
*''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}})
*''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}})
*''Per lei''<ref>[[w:Beatrice d'Este (giudicessa di Gallura)|Beatrice d'Este]], moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}})
*''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}})
*''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}})
*{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}})
*''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}})
*''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}})
*''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}})
*''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}})
*''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}})
*''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}})
*[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}})
*[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}})
*''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}})
*[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}})
*''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}})
*''Lume v'è dato a bene e a malizia''. (Marco Lombardo: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|lume v'è dato a bene e a malizia|XVI, 75}})
*''L'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI||XVI, 88-90}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref>
*''Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?|XVI, 97-105}})
*[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}})
*''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}})
*''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}})
*''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}})
*''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}})
*''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}})
*''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>[[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}})
*''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}})
*''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}})
*''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}})
*''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}})
*''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}})
*''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}})
*''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}})
*''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.''<ref>Vedi ''[[w:Dolce stil novo|Dolce stil novo]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}})
*''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}})
*''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}})
*''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}})
*[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108)
*''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}})
*''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}})
*''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr|m}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). Vedi ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref>
*''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}})
===[[Explicit]]===
<poem>
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire a le stelle.
</poem>
===Citazioni sul ''Purgatorio''===
*Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]])
==''Paradiso''==
===[[Incipit]]===
<poem>
La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
</poem>
===Citazioni===
*''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>Vedi ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}})
*''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>Vedi ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}})
*''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}})
*''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}})
*''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}})
*''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}})
*''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}})
*{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]])
*[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]])
*''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}})
*''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}})
*[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}})
*''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}})
*''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}})
*''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}})
*''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}})
*''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}})
*''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}})
*''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}})
*{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}})
*''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}})
*''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}})
*''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}})
*''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}})
*[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}})
*''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}})
*''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}})
*''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}})
*''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}})
*''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}})
*''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>Vedi ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}})
*''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}})
*''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}})
*''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}})
*''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}})
*''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}})
*''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>Vedi ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}})
*[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>Vedi ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}})
*{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}})<ref>Cfr. [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref>
*''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}})
*''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}})
*''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}})
*''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15)
*''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}})
*''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}})
*''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}})
===[[Explicit]]===
<poem>
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
[[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]].
</poem>
===Citazioni sul ''Paradiso''===
*Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]])
*Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]])
==Similitudini==
*''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'')
*''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'')
*''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'')
*''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'')
*''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'')
*''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'')
*''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'')
*''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'')
*''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'')
*''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'')
*''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'')
*''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'')
===Citazioni sulle similitudini===
*La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982)
*Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]])
==Citazioni sulla ''Divina Commedia''==
*[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]])
*Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]])
*In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]])
*L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]])
*La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]])
*La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]])
*La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]])
*La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]])
*La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]])
*La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]])
*La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]])
*Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]])
*''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]])
*Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]])
*Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]])
===[[Roberto Benigni]]===
*Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo.
*Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo.
*La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima.
*Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato.
*Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa.
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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[[Categoria:Divina Commedia| ]]
[[Categoria:Poemi]]
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wikitext
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{{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}}
[[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]]
{{Torna a|Dante Alighieri}}
'''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321.
==''Inferno''==
[[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]]
===[[Incipit]]===
<poem>
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
</poem>
===Citazioni===
*''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}})
*''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}})
*''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}})
*''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}})
*[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' ([[Publio Virgilio Marone|Virgilio]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}})
*''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}})
*''Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede? | Io non [[Enea|Enëa]], io non [[Paolo di Tarso|Paulo]] sono; | me degno a ciò né io né altri 'l crede.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Ma io, perché venirvi?|II, 31-33}})
*''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}})
*[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}})
*''Io era tra color che son sospesi, | e donna mi chiamò beata e bella, | tal che di comandare io la richiesi.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Io era tra color che son sospesi|II, 52-54}})
*''O anima cortese mantoana, | di cui la fama ancor nel mondo dura, | e durerà quanto 'l mondo lontana,'' [...] ([[Beatrice Portinari|Beatrice]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|O anima cortese mantoana|II, 58-60}})
*[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...].<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref> (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}})
*''I' son Beatrice che ti faccio andare; | vegno del loco ove tornar disio; | amor mi mosse, che mi fa parlare.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|I' son Beatrice che ti faccio andare|II, 70-72}})
*''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}})
*''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}})
*''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}})
*''Beatrice, loda di Dio vera, | ché non soccorri quei che t'amò tanto, | ch'uscì per te de la volgare schiera? | Non odi tu la pieta del suo pianto, | non vedi tu la morte che 'l combatte | su la fiumana ove 'l mar non ha vanto?'' (Lucia: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Beatrice, loda di Dio vera|II, 103-108}})
*''Dunque: che è perché, perché restai, | perché tanta viltà nel core allette, | perché ardire e franchezza non hai, | poscia che tai tre donne benedette | curan di te ne la corte del cielo, | e 'l mio parlar tanto ben ti promette?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|perché restai|II, 121-126}})
*''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}})
*''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}})
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Senza infamia e senza lode|Senza infamia e senza lode]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Senza infamia e senza lode|III, 34-36}})
*''Questi non hanno speranza di morte, | e la lor cieca vita è tanto bassa, | che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte. | Fama di loro il mondo esser non lassa; | misericordia e giustizia li sdegna: | non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Questi non hanno speranza di morte|III, 46-51}})
*{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire vedi ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60)
*[...] ''a Dio spiacenti e a' nemici sui''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Incontanente intesi e certo fui|III, 63}})
*''Ed ecco verso noi venir per nave | [[Caronte|un vecchio]], bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}})
*''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>{{Cfr}} ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}})
*''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}})
*''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}})
*''"Figliuol mio", disse 'l maestro cortese, | "quelli che muoion ne l'[[ira di Dio]] | tutti convegnon qui d'ogne paese; | e pronti sono a trapassar lo rio, | ché la divina giustizia li sprona, | sì che la tema si volve in disio.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}})
*''Intanto voce fu per me udita: | "Onorate [[Publio Virgilio Marone|l'altissimo poeta]]; | l'ombra sua torna, ch'era dipartita".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Onorate l'altissimo poeta|IV, 79-81}})
*''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}})
*''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}})
*''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}})
*''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}})
*''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}})
*''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}})
*''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}})
*''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99)
*''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}})
*''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}})
*''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}})
*''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}})
*''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}})
*''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}})
*''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}})
*''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}})
*''E quelli a me: Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-71}})
*''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}})
*''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}})
*''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}})
*''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}})
*''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}})
*''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}})
*''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}})
*''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}})
*''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}})
*''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}})
*''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}})
*''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}})
*''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}})
*[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]])
*''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]])
*''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}})
*''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]])
*''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]])
*[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}})
*[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}})
*''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}})
*[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}})
*''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}})
*''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}})
*''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}})
*''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}})
*''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}})
*''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}})
*''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}})
*''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}})
*''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}})
*''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}})
*''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}})
*''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}})
*''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}})
*''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}})
*''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}})
*''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}})
*''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}})
*[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}})
*''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}})
*''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}})
*''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}})
*''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}})
*''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}})
*''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un color [[marrone|bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}})
*''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}})
*''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}})
*''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}})
*''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}})
*''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}})
*''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}})
*[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}})
*''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}})
*''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}})
*''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}})
*''Già [[Botte|veggia]], per mezzul perdere o lulla, | com'io vidi un, così non si pertugia, | rotto dal mento infin dove si trulla. | Tra le gambe pendevan le minugia; | la corata pareva e 'l tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia. | Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: "Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]! | Dinanzi a me sen va piangendo [[ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib|Alì]], | fesso nel volto dal mento al ciuffetto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Già veggia|XXVIII, 22-33}})
*[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}})
*[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}})
*''E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, | levando i moncherin per l'aura fosca, | sì che [[Emorragia|'l sangue facea la faccia sozza]], | gridò: "Ricordera' ti anche del [[Mosca dei Lamberti|Mosca]], | che disse, lasso!, 'Capo ha cosa fatta', | che fu mal seme per la gente tosca". | E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; | per ch'elli, accumulando duol con duolo, | sen gio come persona trista e matta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Cosa fatta capo ha|Cosa fatta capo ha]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Mosca dei Lamberti|XXVIII, 103-111}})
*[...] ''[[coscienza morale|coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}})
*''"Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]", | rispuose l'un, "mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}})
*''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}})
*''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99)
*''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}})
*''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}})
*''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}})
*''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81)
*''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}})
*''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}})
*[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}})
*''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}})
*''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}})
*''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}})
*''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Bel paese|Bel paese]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}})
*''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}})
*''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}})
*''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}})
*''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29)
*''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36)
*''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67)
===[[Explicit]]===
<poem>
Salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
</poem>
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''===
====[[Vittorio Sermonti]]====
*All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti.
*E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico.
*Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive.
*{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi.
==''Purgatorio''==
===[[Incipit]]===
<poem>
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;
</poem>
===Citazioni===
*''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}})
*''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}})
*''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}})
*''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}})
*''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}})
*''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}})
*''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}})
*''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}})
*''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}})
*''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}})
*{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}})
*''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}})
*''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}})
*''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}})
*''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}})
*''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}})
*''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}})
*''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}})
*''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}})
*''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}})
*''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}})
*''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}})
*''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}})
*''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}})
*''Per lei''<ref>[[w:Beatrice d'Este (giudicessa di Gallura)|Beatrice d'Este]], moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}})
*''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}})
*''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}})
*{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}})
*''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}})
*''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}})
*''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}})
*''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}})
*''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}})
*''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}})
*[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}})
*[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}})
*''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}})
*[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}})
*''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}})
*''Lume v'è dato a bene e a malizia''. (Marco Lombardo: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|lume v'è dato a bene e a malizia|XVI, 75}})
*''L'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI||XVI, 88-90}})<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref>
*''Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?|XVI, 97-105}})
*[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}})
*''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}})
*''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}})
*''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}})
*''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}})
*''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}})
*''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>[[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}})
*''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}})
*''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}})
*''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}})
*''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}})
*''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}})
*''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}})
*''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}})
*''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Dolce stil novo|Dolce stil novo]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}})
*''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}})
*''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}})
*''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}})
*[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108)
*''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}})
*''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}})
*''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). {{Cfr}} ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref>
*''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}})
===[[Explicit]]===
<poem>
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire a le stelle.
</poem>
===Citazioni sul ''Purgatorio''===
*Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]])
==''Paradiso''==
===[[Incipit]]===
<poem>
La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
</poem>
===Citazioni===
*''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>Vedi ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}})
*''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>Vedi ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}})
*''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}})
*''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}})
*''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}})
*''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}})
*''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}})
*{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]])
*[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]])
*''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}})
*''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}})
*[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}})
*''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}})
*''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}})
*''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}})
*''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}})
*''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}})
*''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}})
*''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}})
*{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}})
*''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}})
*''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}})
*''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}})
*''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}})
*[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}})
*''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}})
*''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}})
*''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}})
*''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}})
*''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}})
*''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>Vedi ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}})
*''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}})
*''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}})
*''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}})
*''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}})
*''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}})
*''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>Vedi ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}})
*[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>Vedi ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}})
*{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}})<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref>
*''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}})
*''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}})
*''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}})
*''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15)
*''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}})
*''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}})
*''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}})
===[[Explicit]]===
<poem>
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
[[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]].
</poem>
===Citazioni sul ''Paradiso''===
*Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]])
*Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]])
==Similitudini==
*''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'')
*''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'')
*''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'')
*''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'')
*''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'')
*''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'')
*''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'')
*''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'')
*''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'')
*''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'')
*''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'')
*''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'')
===Citazioni sulle similitudini===
*La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982)
*Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]])
==Citazioni sulla ''Divina Commedia''==
*[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]])
*Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]])
*In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]])
*L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]])
*La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]])
*La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]])
*La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]])
*La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]])
*La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]])
*La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]])
*La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]])
*Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]])
*''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]])
*Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]])
*Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]])
===[[Roberto Benigni]]===
*Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo.
*Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo.
*La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima.
*Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato.
*Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa.
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
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{{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}}
[[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]]
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'''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321.
==''Inferno''==
[[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]]
===[[Incipit]]===
<poem>
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
</poem>
===Citazioni===
*''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}})
*''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}})
*''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}})
*''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}})
*[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' ([[Publio Virgilio Marone|Virgilio]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}})
*''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}})
*''Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede? | Io non [[Enea|Enëa]], io non [[Paolo di Tarso|Paulo]] sono; | me degno a ciò né io né altri 'l crede.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Ma io, perché venirvi?|II, 31-33}})
*''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}})
*[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}})
*''Io era tra color che son sospesi, | e donna mi chiamò beata e bella, | tal che di comandare io la richiesi.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Io era tra color che son sospesi|II, 52-54}})
*''O anima cortese mantoana, | di cui la fama ancor nel mondo dura, | e durerà quanto 'l mondo lontana,'' [...] ([[Beatrice Portinari|Beatrice]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|O anima cortese mantoana|II, 58-60}})
*[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...].<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref> (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}})
*''I' son Beatrice che ti faccio andare; | vegno del loco ove tornar disio; | amor mi mosse, che mi fa parlare.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|I' son Beatrice che ti faccio andare|II, 70-72}})
*''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}})
*''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}})
*''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}})
*''Beatrice, loda di Dio vera, | ché non soccorri quei che t'amò tanto, | ch'uscì per te de la volgare schiera? | Non odi tu la pieta del suo pianto, | non vedi tu la morte che 'l combatte | su la fiumana ove 'l mar non ha vanto?'' (Lucia: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Beatrice, loda di Dio vera|II, 103-108}})
*''Dunque: che è perché, perché restai, | perché tanta viltà nel core allette, | perché ardire e franchezza non hai, | poscia che tai tre donne benedette | curan di te ne la corte del cielo, | e 'l mio parlar tanto ben ti promette?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|perché restai|II, 121-126}})
*''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}})
*''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}})
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Senza infamia e senza lode|Senza infamia e senza lode]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Senza infamia e senza lode|III, 34-36}})
*''Questi non hanno speranza di morte, | e la lor cieca vita è tanto bassa, | che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte. | Fama di loro il mondo esser non lassa; | misericordia e giustizia li sdegna: | non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Questi non hanno speranza di morte|III, 46-51}})
*{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire {{Cfr|m}} ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60)
*[...] ''a Dio spiacenti e a' nemici sui''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Incontanente intesi e certo fui|III, 63}})
*''Ed ecco verso noi venir per nave | [[Caronte|un vecchio]], bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}})
*''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>{{Cfr}} ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}})
*''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}})
*''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}})
*''"Figliuol mio", disse 'l maestro cortese, | "quelli che muoion ne l'[[ira di Dio]] | tutti convegnon qui d'ogne paese; | e pronti sono a trapassar lo rio, | ché la divina giustizia li sprona, | sì che la tema si volve in disio.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}})
*''Intanto voce fu per me udita: | "Onorate [[Publio Virgilio Marone|l'altissimo poeta]]; | l'ombra sua torna, ch'era dipartita".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Onorate l'altissimo poeta|IV, 79-81}})
*''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}})
*''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}})
*''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}})
*''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}})
*''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}})
*''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}})
*''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}})
*''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99)
*''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}})
*''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}})
*''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}})
*''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}})
*''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}})
*''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}})
*''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}})
*''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}})
*[...] ''Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende! | Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche. | Colui lo cui saver tutto trascende, | fece li cieli e diè lor chi conduce | sì, ch'ogne parte ad ogne parte splende, | distribuendo igualmente la luce. | Similemente a li splendor mondani | ordinò [[Fortuna|general ministra e duce]] | che permutasse a tempo li ben vani | di gente in gente e d'uno in altro sangue, | oltre la difension d'i senni umani; | per ch'una gente impera e l'altra langue, | seguendo lo giudicio di costei, | che è occulto come in erba l'angue. | Vostro saver non ha contasto a lei: | questa provede, giudica, e persegue | suo regno come il loro li altri dèi. | Le sue permutazion non hanno triegue: | necessità la fa esser veloce; | sì spesso vien chi vicenda consegue. | Quest'è colei ch'è tanto posta in croce | pur da color che le dovrien dar lode, | dandole biasmo a torto e mala voce; | ma ella s'è beata e ciò non ode: | con l'altre prime creature lieta | volve sua spera e beata si gode.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-96}})
*''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}})
*''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}})
*''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}})
*''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}})
*''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}})
*''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}})
*''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}})
*''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}})
*''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}})
*''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}})
*''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}})
*''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}})
*''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}})
*[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]])
*''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]])
*''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}})
*''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]])
*''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]])
*[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}})
*[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}})
*''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}})
*[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}})
*''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}})
*''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}})
*''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}})
*''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}})
*''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}})
*''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}})
*''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}})
*''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}})
*''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}})
*''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}})
*''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}})
*''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}})
*''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}})
*''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}})
*''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}})
*''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}})
*''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}})
*[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}})
*''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}})
*''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}})
*''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}})
*''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}})
*''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}})
*''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un color [[marrone|bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}})
*''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}})
*''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}})
*''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}})
*''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}})
*''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}})
*''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}})
*[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}})
*''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}})
*''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}})
*''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}})
*''Già [[Botte|veggia]], per mezzul perdere o lulla, | com'io vidi un, così non si pertugia, | rotto dal mento infin dove si trulla. | Tra le gambe pendevan le minugia; | la corata pareva e 'l tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia. | Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: "Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]! | Dinanzi a me sen va piangendo [[ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib|Alì]], | fesso nel volto dal mento al ciuffetto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Già veggia|XXVIII, 22-33}})
*[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}})
*[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}})
*''E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, | levando i moncherin per l'aura fosca, | sì che [[Emorragia|'l sangue facea la faccia sozza]], | gridò: "Ricordera' ti anche del [[Mosca dei Lamberti|Mosca]], | che disse, lasso!, 'Capo ha cosa fatta', | che fu mal seme per la gente tosca". | E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; | per ch'elli, accumulando duol con duolo, | sen gio come persona trista e matta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Cosa fatta capo ha|Cosa fatta capo ha]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Mosca dei Lamberti|XXVIII, 103-111}})
*[...] ''[[coscienza morale|coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}})
*''"Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]", | rispuose l'un, "mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}})
*''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}})
*''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99)
*''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}})
*''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}})
*''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}})
*''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81)
*''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}})
*''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}})
*[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}})
*''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}})
*''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}})
*''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}})
*''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Bel paese|Bel paese]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}})
*''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}})
*''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}})
*''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}})
*''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29)
*''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36)
*''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67)
===[[Explicit]]===
<poem>
Salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
</poem>
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''===
====[[Vittorio Sermonti]]====
*All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti.
*E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico.
*Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive.
*{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi.
==''Purgatorio''==
===[[Incipit]]===
<poem>
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;
</poem>
===Citazioni===
*''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}})
*''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}})
*''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}})
*''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}})
*''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}})
*''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}})
*''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}})
*''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}})
*''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}})
*''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}})
*{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}})
*''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}})
*''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}})
*''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}})
*''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}})
*''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}})
*''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}})
*''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}})
*''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}})
*''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}})
*''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}})
*''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}})
*''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}})
*''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}})
*''Per lei''<ref>[[w:Beatrice d'Este (giudicessa di Gallura)|Beatrice d'Este]], moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}})
*''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}})
*''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}})
*{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}})
*''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}})
*''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}})
*''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}})
*''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}})
*''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}})
*''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}})
*[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}})
*[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}})
*''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}})
*[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}})
*''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}})
*''Lume v'è dato a bene e a malizia''. (Marco Lombardo: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|lume v'è dato a bene e a malizia|XVI, 75}})
*''L'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI||XVI, 88-90}})<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref>
*''Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse; | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?|XVI, 97-105}})
*[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}})
*''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}})
*''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}})
*''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}})
*''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}})
*''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}})
*''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>[[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}})
*''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}})
*''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}})
*''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}})
*''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}})
*''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}})
*''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}})
*''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}})
*''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Dolce stil novo|Dolce stil novo]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}})
*''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}})
*''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}})
*''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}})
*[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108)
*''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}})
*''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}})
*''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). {{Cfr}} ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref>
*''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}})
===[[Explicit]]===
<poem>
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire a le stelle.
</poem>
===Citazioni sul ''Purgatorio''===
*Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]])
==''Paradiso''==
===[[Incipit]]===
<poem>
La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
</poem>
===Citazioni===
*''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}})
*''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}})
*''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}})
*''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}})
*''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}})
*''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}})
*''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}})
*{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]])
*[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]])
*''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}})
*''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}})
*[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}})
*''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}})
*''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}})
*''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}})
*''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}})
*''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}})
*''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}})
*''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}})
*{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}})
*''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}})
*''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}})
*''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}})
*''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}})
*[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}})
*''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}})
*''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}})
*''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}})
*''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}})
*''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}})
*''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}})
*''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}})
*''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}})
*''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}})
*''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}})
*''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}})
*''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}})
*[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}})
*{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}})<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref>
*''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}})
*''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}})
*''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}})
*''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15)
*''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}})
*''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}})
*''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}})
===[[Explicit]]===
<poem>
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,
[[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]].
</poem>
===Citazioni sul ''Paradiso''===
*Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]])
*Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]])
==Similitudini==
*''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'')
*''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'')
*''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'')
*''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'')
*''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'')
*''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'')
*''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'')
*''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'')
*''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'')
*''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'')
*''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'')
*''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'')
===Citazioni sulle similitudini===
*La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982)
*Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]])
==Citazioni sulla ''Divina Commedia''==
*[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]])
*Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]])
*In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]])
*L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]])
*La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]])
*La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]])
*La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]])
*La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]])
*La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]])
*La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]])
*La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]])
*Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]])
*''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]])
*Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]])
*Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]])
===[[Roberto Benigni]]===
*Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo.
*Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo.
*La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima.
*Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato.
*Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa.
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{Interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}}
[[Categoria:Divina Commedia| ]]
[[Categoria:Poemi]]
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Alfredo Accatino
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/* Storia dell'universo in comode dispense settimanali */
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wikitext
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'''Alfredo Accatino''', (1960 – vivente), scrittore, autore televisivo e sceneggiatore italiano.
==''Comix''==
*Non so se [[Risata e pianto|ridere o piangere]] Nell'[[incertezza]], rido.
*I [[comicità|comici]] sono diversi da qualsiasi altro individuo. Vedi me: per una buona battuta darei mia moglie in pasto ai lombrichi. Be', anche per una battuta così così.
*Perché i giovani sono sempre incazzati? Perché hanno ragione.
*"...e fu così che il boscaiolo trovò un vitello magico che faceva le uova d'oro...". "Nonnino, ma il vitello non fa le uova". "Cazzo! ...ti ho appena detto che era magico!".
*Oggi il [[mare]] era liscio come olio. Bella giornata per le [[acciuga|alici]].
*Ho una nuova fidanzata. Si chiama Michelle, è francese e lavora in una centrale nucleare. Sa fare certe cose con le branchie...
*Istambul, arrestato un [[chiromanzia|chiromante]]. Non solo leggeva le mani, le faceva anche rilegare.
*"Ieri mi sono esibito in una [[casa di riposo]]". "E che cosa hai fatto?". "Le scale a due a due".
*La parola è d'[[oro]]. Il silenzio è d'argento. Ma è la faccia che si aggiudica il bronzo.
*Ho iniziato un corso di karate [[Formazione a distanza|per corrispondenza]]. Il mio postino è pieno di lividi.
*Era una strana ragazza. Ho letto la sua scheda personale. Alla voce hobby ha scritto "autopsie".
*Lo dico e lo ribadisco: la più grande invenzione della storia non è stata la ruota, ma il latte di [[mandorla|mandorle]]. Dite di no? ...provateci voi a mungerle.
*È difficile discutere pacatamente con un [[triangolo]]. Soprattutto se è ottuso.
*POSTULATO MERLIN: È l'ipotenusa che batte sulla mediana. Ma è il meno retto degli angoli che riceve la tangente.
*Il problema delle buone idee è che arrivano di notte, quando hai solo un cuscino e nessuno che ti crede.
*II LEGGE DI BOWDEN: la carne è debole. Ma mai nel ristorante sotto casa.
*Come direbbe Topo Gigio: se non nasci Camembert sappi morire da Pecorino.
==''La linea e l'ombra'' ==
*In fondo tutto l'[[universo]] può essere riassunto in linee e punti. E una linea non è altro che un punto che è andato a farsi una passeggiata.
*Quando un'[[amicizia]] sta per finire le parole suonano tonde e fastidiose come una moneta da due marchi che cade, rimbalzando, sul pavimento di una chiesa.
==''Dio sì... ma di cognome?'' ==
*Dio ha creato il mondo. Prima o poi ci riproverà.
*Signore! Davanti a te sono l'ultimo e il più spregevole dei vermi. Ti prego però, non andare a vantartene subito in giro.
*Io credo in Dio. Il problema è che credo a tutti.
*La vita è come un film. Ci sono i protagonisti, i generici e le comparse. E c'è anche il produttore. Solo che si fa chiamare con due o tre pseudonimi diversi.
*Ognuno ha la faccia che gli ha dato Dio, ma l'espressione che si merita.
*Dio c'è. O c'è stato. O sta rinquattato.
*Se siamo come siamo perché creati a immagine di Dio, come saremmo se ci avesse creato il Diavolo?
*E se Eva non fosse stata vergine?
*"Non avrai altro Dio al di fuori di me." No. Lo giuro. Già uno basta e avanza.
*Fino a quando non mi daranno la prova che è stato Dio a creare gli uomini, continuerò ad affermare che sono stati gli uomini ad aver creato Dio.
*Io sono Dio. E non credo negli atei.
*Non so voi. Ma quando vedo i sicari di cosa nostra, i dittatori, il malaffare in doppio petto, i potenti che maltrattano deboli e sottoposti, i papponi, i parenti serpenti, i violenti, quelli che prestano i soldi a strozzo, gli egoisti, tifo Dio. Con tutte le mie forze. Vorrei veramente che esistesse l'inferno e il paradiso. Che il male venisse sempre punito. E che gli ultimi possono finalmente diventare primi. Io tifo. Ma non ho molte speranze.
*Dio in fondo ci disprezza. Siamo una torta venuta male.
{{c|Informazioni bibliografiche}}
==''Giuro che dico il falso''==
*Un [[falsario]] non ti vende mai un falso, ti regala solo un'illusione di autenticità.
*Credo nell'uguaglianza dei sessi. Peccato però, io ce l'ho veramente grosso.
*Come agente segreto non era granché. Gli avevano rilasciato soltanto la licenza di uccidersi.
*Quando una balena non sta più a galla anche le [[sardina|sardine]] la prendono a calci in culo.
*Oggi il mare era liscio come olio. Bella giornata per le alici.
*L'esercito farà di te un uomo. E poi si farà anche tua sorella.
*Gli amici dei miei amici sono amici loro.
*Sono un [[pitone]]. E vorrei tanto farmi una pippa.
*E come disse Confucio. L'uomo è sempre alla ricerca di qualcosa. A volte anche in affitto.
*Quante spigole può avere un [[Rombo (zoologia)|rombo]]?
*Sono vivo per caso. I miei genitori "quella sera" stavano proprio per andare al cinema.
*La vita è sempre piena di sorprese. Pensa che se l'ovulo di mia madre non fosse stato così sbrigativo, ora potevo essere, a scelta, o mio fratello, o mia sorella.
*Vendo libro "Tutto sull'Ozio". Astenersi perditempo.
*Quando ero piccolo mio padre ospitava spesso a casa persone importanti. E una di loro, se ben ricordo, pagò pure un bel riscatto.
*Non era un [[ristorante]] elegante. Decisamente non lo era. Un ristorante elegante non applica lo [[sconto]] se poi lavi i piatti.
*"Ho cominciato tardi a masturbarmi. " – E adesso? – "Ci ho preso la mano."
*Il mio primo film si chiamava "Chiuso per [[Ferie]]". Uscì ad agosto. Andò malissimo.
*Non sono [[pessimista]]. Sono un ottimista che vede il TG1.
*– Vieni a [[messa]]? – "No, grazie, l'ho già vista."
*Mi capita spesso di vedere Woody Allen. Sia a Manhattan che nella mia splendida casa sul Canal Grande. Ride tantissimo alle mie battute, e ogni volta insiste perché io firmi uno dei suoi film. Poi la [[sveglia]] suona, e ricomincia l'inferno.
==''Gli insulti hanno fatto la storia''==
*Ho baciato Berlusconi. Sapeva di tappo.
*Ho appena scritto una biografia di Bill Gates. Non è autorizzata. Forse perché inizia con la frase: "Ora vi racconterò la storia di un grosso figlio di puttana...".
*[[E=mc²|E=MC²]]. Einstein sarà stato anche un genio, non lo discuto. La formula è rivoluzionaria. OK. Ma ora spiegatemi perché l'euro dovrebbe essere uguale a Macerata al quadrato.
*Tutti in America possono sfondare. E io vorrei sfondare Topolino.
*Pascal una volta ha scritto: "L'uomo è solo una canna. La più fragile della natura, ma una canna che pensa". Magari citatelo quando vi arresterà la narcotici.
*Per un direttore di rete vallette, veline e paperette sono come le malattie esantematiche. Entro i cinque anni te le fai tutte.
*Chissà Adamo quante Eve si sarà mangiato prima di capire a cos'altro potessero servire…
*L'Italia va a rotoli. L'economia boccheggia, l'egoismo è divenuto regola, la corruzione consuetudine, la violenza linguaggio, il disprezzo legge. Cosa ci resta in cui sperare? Cosa può ancora accendere in noi la parvenza di un sorriso? Nulla. Tranne, forse, che un giorno un meteorite fiammeggiante, squarciando le nubi, riesca a centrare in pieno Vittorio Sgarbi.
==''L'adorabile posta del Dottor Narciso''==
*"Gentile Dottor Narciso, sono veramente disperata, mio marito si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia. Secondo lei cosa può essergli passato per la testa?". "Del piombo".
*"Caro Dottor Narciso, secondo lei il prossimo Presidente Sud-Africano sarà bianco?". "Sì, di paura".
*"Caro Dottor Narciso, perché l'acqua a 100° aumenta di volume?". "Perché suda".
*"Caro Dottor Narciso mi aiuti, sono cinque anni che mio marito non fa più all'amore con me. Quale potrebbe essere secondo lei un motivo plausibile?". "Ha perso il libretto delle istruzioni".
*"Caro Dottor Narciso, vorrei tanto andare a giocare al Casinò di [[Monte Carlo|Montecarlo]], sa mica quale documento serve per entrare nel paese?". "Sì. La carta di credito".
*"Gentilissimo Dottor Narciso, soffro di rinite. Cosa posso fare?". "Rinisca".
*"Egregio Dottor Narciso, Lei parla sempre male delle donne, e io invece le scrivo solo per dirle che mia moglie è proprio un tesoro". "Allora la seppellisca".
*"Caro Dottor Narciso, sono una piemontese innamorata di questa meravigliosa regione. Dica la verità, ma lei l'ha mai vista Asti?". "Direi di no, sono Astigmatico".
*"Caro Dottor Narciso, come vede le ho inviato una mia fotografia. Trova che io sia ancora una bella donna, non è vero?". "Ha ragione lei, non è vero."
*"Gentile Dottor Narciso, si parla sempre più di trapianti. Ma dica la verità: lei si presterebbe a diventare un donatore di organi, Chessò, di fegato?". "Direi di no. Non ho abbastanza fegato".
*"Dottor Narciso, è vero che stanno sperimentando sui topi una lozione contro la caduta dei capelli". "Cazzate... ha mai visto un topo calvo?".
{{NDR|Alfredo Accatino, ''L'adorabile posta del Dottor Narciso'', Radio RDS.}}{{c}}
==''L'ilare Ilaria'' ==
*Ci sono attimi nei quali ti sembra di essere a un passo dal capire il senso delle cose. L'ordine misterioso che ti aiuterebbe a essere felice, o anche solo a imparare a convivere con la vita. Succede in genere in sogno, verso l'alba. O al quinto bicchiere di un buon bordeuax, quando fuori piove. O può succedere addirittura in autostrada, diretti a Lione, a Rovereto o a qualsiasi altra meta che ognuno di noi ha nel proprio destino. Qualcuno, probabilmente, è riuscito a cogliere il segno rivelatore, ma non lo ha certo detto. Altri ridono molto, bevono qualsiasi cosa o vanno a letto presto. Altri ancora, e sono tanti, vagano come me da casello a casello sotto gli occhi indecifrabili degli addetti al servizio manutenzione, cercando nella nebbia una possibile via di fuga.
*Ogni [[casa]] ha il suo odore inconfondibile. Qualcosa che ti eccita e ti spaventa. Come quando torni a casa dalle vacanze e rimani sul ballatoio, con la porta aperta e le valigie a terra. Indeciso se profanare quella strana penombra.
*Le [[idee]] sono come vicini in visita di cortesia che bussano alla nostra testa. Qualche volta non c'è nessuno. Altre volte ci sorprendono quando siamo in mutande e non abbiamo nessuna voglia di aprire.
*La [[violenza]] è insita in noi anche quando non viene compiutamente espressa. Ho ucciso più gente sognando a occhi aperti alla fermata del tram che la politica estera americana dal dopoguerra a oggi.
*Dopo anni di vita in comune la vita sessuale si limita a sporadici agguati notturni. E nel buio, tra libido e delirio onirico, succede spesso che lui sogni di lottare con un [[polipo]], e lei si illuda di baciare il suo primo ragazzo.
*Il [[popolo]] freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita, acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia, schiamazza, si indigna, avanza. E poi torna a casa per cena.
*Abbiamo tutti diritto a un maestro da poter rinnegare.
*Il fumo uccide. Ma la vita mica scherza.
*Variabili della lingua. Mia moglie soffre. Mia moglie s'offre.
*Sta per uscire la mia ultima fatica editoriale: "Masturbazione per tutti". Si divide in 2 parti: "Guida ai Principianti" con 426 pagine e tantissime illustrazioni a colori. Il "Corso di Perfezionamento", invece, è in braille.
*Non sono grasso. Sono spesso.
==''Storia dell'universo in comode dispense settimanali''==
*Lotto con la stupidità. Ad armi dispari.
*L'imbecille finisce dove comincia l'[[eroismo|eroe]].
*Alcuni giorni mi sembra che la vita non sia altro che una foresta di simboli impossibili da decifrare. Gli altri giorni mi sveglio e vado a giocare a golf.
*Per un periodo feci anche l'uomo-sandwich, ma andò male. Mica è facile trovare fette di pane così grandi.
*C'è un tempo per fare e un tempo per riposare. Che colpa ho se perdo sempre il primo tempo?
*Ogni tanto facevo anche sogni erotici. Ma non ero bravo, sognavo di farmi una pippa.
*Non è vero che stravedo per la [[cocaina]]. Mi piace solo il suo odore.
* A forza di insistere mia moglie mi ha convinto ad iscrivermi ad una Banca del Seme. Quello che ora mi preoccupa è sapere come pagheranno gli interessi.
*La vita assomiglia ad una promozione di quelle che si vedono al [[supermercato|supermarket]]: ogni cinque giorni di merda un week-end in omaggio!
*Io sono nessuno. Nessuno è perfetto.
*Non rubo, non fumo, non mi drogo, non bevo, non vado a donne. Al massimo dico qualche bugia.
*Ho avuto un sogno. Ho sognato che quelli di 30 anni prendevano il potere. E quelli che erano al potere prendevano 30 anni.
*"Non so se mi spiego" disse il paracadute – "No, ti prego, spiegati subito!" urlò il paracadutista.
*Mi sa che sono ingrassato. Oggi l'ascensore mi stringeva un po' sui fianchi.
==Bibliografia==
*Alfredo Accatino, ''Comix, rivista e pubblicazioni varie'', ''Fritto Misto'' rivista satirica.
*Alfredo Accatino, ''La linea e l'ombra'', romanzo, scrittori Giunti, Firenze-Milano 2022
*Alfredo Accatino, ''Giuro che dico il falso'', Comix, 1997.
*Alfredo Accatino, ''Gli insulti hanno fatto la storia'', Piemme, 2004.
*Alfredo Accatino, ''Gli aforismi che non hanno cambiato il mondo'', allegato a Agendo 1993.
*Alfredo Accatino, ''L'ilare Ilaria.'' Penguin's, 1996.
*Alfredo Accatino, ''Storia dell'universo in comode dispense settimanali'', Penguin's, 1995.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Accatino, Alfredo}}
[[Categoria:Autori televisivi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
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'''Alfredo Accatino''', (1960 – vivente), autore televisivo e sceneggiatore italiano.
==''Comix''==
*Non so se [[Risata e pianto|ridere o piangere]] Nell'[[incertezza]], rido.
*I [[comicità|comici]] sono diversi da qualsiasi altro individuo. Vedi me: per una buona battuta darei mia moglie in pasto ai lombrichi. Be', anche per una battuta così così.
*Perché i giovani sono sempre incazzati? Perché hanno ragione.
*"...e fu così che il boscaiolo trovò un vitello magico che faceva le uova d'oro...". "Nonnino, ma il vitello non fa le uova". "Cazzo! ...ti ho appena detto che era magico!".
*Oggi il [[mare]] era liscio come olio. Bella giornata per le [[acciuga|alici]].
*Ho una nuova fidanzata. Si chiama Michelle, è francese e lavora in una centrale nucleare. Sa fare certe cose con le branchie...
*Istambul, arrestato un [[chiromanzia|chiromante]]. Non solo leggeva le mani, le faceva anche rilegare.
*"Ieri mi sono esibito in una [[casa di riposo]]". "E che cosa hai fatto?". "Le scale a due a due".
*La parola è d'[[oro]]. Il silenzio è d'argento. Ma è la faccia che si aggiudica il bronzo.
*Ho iniziato un corso di karate [[Formazione a distanza|per corrispondenza]]. Il mio postino è pieno di lividi.
*Era una strana ragazza. Ho letto la sua scheda personale. Alla voce hobby ha scritto "autopsie".
*Lo dico e lo ribadisco: la più grande invenzione della storia non è stata la ruota, ma il latte di [[mandorla|mandorle]]. Dite di no? ...provateci voi a mungerle.
*È difficile discutere pacatamente con un [[triangolo]]. Soprattutto se è ottuso.
*POSTULATO MERLIN: È l'ipotenusa che batte sulla mediana. Ma è il meno retto degli angoli che riceve la tangente.
*Il problema delle buone idee è che arrivano di notte, quando hai solo un cuscino e nessuno che ti crede.
*II LEGGE DI BOWDEN: la carne è debole. Ma mai nel ristorante sotto casa.
*Come direbbe Topo Gigio: se non nasci Camembert sappi morire da Pecorino.
==''La linea e l'ombra'' ==
*In fondo tutto l'[[universo]] può essere riassunto in linee e punti. E una linea non è altro che un punto che è andato a farsi una passeggiata.
*Quando un'[[amicizia]] sta per finire le parole suonano tonde e fastidiose come una moneta da due marchi che cade, rimbalzando, sul pavimento di una chiesa.
==''Dio sì... ma di cognome?'' ==
*Dio ha creato il mondo. Prima o poi ci riproverà.
*Signore! Davanti a te sono l'ultimo e il più spregevole dei vermi. Ti prego però, non andare a vantartene subito in giro.
*Io credo in Dio. Il problema è che credo a tutti.
*La vita è come un film. Ci sono i protagonisti, i generici e le comparse. E c'è anche il produttore. Solo che si fa chiamare con due o tre pseudonimi diversi.
*Ognuno ha la faccia che gli ha dato Dio, ma l'espressione che si merita.
*Dio c'è. O c'è stato. O sta rinquattato.
*Se siamo come siamo perché creati a immagine di Dio, come saremmo se ci avesse creato il Diavolo?
*E se Eva non fosse stata vergine?
*"Non avrai altro Dio al di fuori di me." No. Lo giuro. Già uno basta e avanza.
*Fino a quando non mi daranno la prova che è stato Dio a creare gli uomini, continuerò ad affermare che sono stati gli uomini ad aver creato Dio.
*Io sono Dio. E non credo negli atei.
*Non so voi. Ma quando vedo i sicari di cosa nostra, i dittatori, il malaffare in doppio petto, i potenti che maltrattano deboli e sottoposti, i papponi, i parenti serpenti, i violenti, quelli che prestano i soldi a strozzo, gli egoisti, tifo Dio. Con tutte le mie forze. Vorrei veramente che esistesse l'inferno e il paradiso. Che il male venisse sempre punito. E che gli ultimi possono finalmente diventare primi. Io tifo. Ma non ho molte speranze.
*Dio in fondo ci disprezza. Siamo una torta venuta male.
{{c|Informazioni bibliografiche}}
==''Giuro che dico il falso''==
*Un [[falsario]] non ti vende mai un falso, ti regala solo un'illusione di autenticità.
*Credo nell'uguaglianza dei sessi. Peccato però, io ce l'ho veramente grosso.
*Come agente segreto non era granché. Gli avevano rilasciato soltanto la licenza di uccidersi.
*Quando una balena non sta più a galla anche le [[sardina|sardine]] la prendono a calci in culo.
*Oggi il mare era liscio come olio. Bella giornata per le alici.
*L'esercito farà di te un uomo. E poi si farà anche tua sorella.
*Gli amici dei miei amici sono amici loro.
*Sono un [[pitone]]. E vorrei tanto farmi una pippa.
*E come disse Confucio. L'uomo è sempre alla ricerca di qualcosa. A volte anche in affitto.
*Quante spigole può avere un [[Rombo (zoologia)|rombo]]?
*Sono vivo per caso. I miei genitori "quella sera" stavano proprio per andare al cinema.
*La vita è sempre piena di sorprese. Pensa che se l'ovulo di mia madre non fosse stato così sbrigativo, ora potevo essere, a scelta, o mio fratello, o mia sorella.
*Vendo libro "Tutto sull'Ozio". Astenersi perditempo.
*Quando ero piccolo mio padre ospitava spesso a casa persone importanti. E una di loro, se ben ricordo, pagò pure un bel riscatto.
*Non era un [[ristorante]] elegante. Decisamente non lo era. Un ristorante elegante non applica lo [[sconto]] se poi lavi i piatti.
*"Ho cominciato tardi a masturbarmi. " – E adesso? – "Ci ho preso la mano."
*Il mio primo film si chiamava "Chiuso per [[Ferie]]". Uscì ad agosto. Andò malissimo.
*Non sono [[pessimista]]. Sono un ottimista che vede il TG1.
*– Vieni a [[messa]]? – "No, grazie, l'ho già vista."
*Mi capita spesso di vedere Woody Allen. Sia a Manhattan che nella mia splendida casa sul Canal Grande. Ride tantissimo alle mie battute, e ogni volta insiste perché io firmi uno dei suoi film. Poi la [[sveglia]] suona, e ricomincia l'inferno.
==''Gli insulti hanno fatto la storia''==
*Ho baciato Berlusconi. Sapeva di tappo.
*Ho appena scritto una biografia di Bill Gates. Non è autorizzata. Forse perché inizia con la frase: "Ora vi racconterò la storia di un grosso figlio di puttana...".
*[[E=mc²|E=MC²]]. Einstein sarà stato anche un genio, non lo discuto. La formula è rivoluzionaria. OK. Ma ora spiegatemi perché l'euro dovrebbe essere uguale a Macerata al quadrato.
*Tutti in America possono sfondare. E io vorrei sfondare Topolino.
*Pascal una volta ha scritto: "L'uomo è solo una canna. La più fragile della natura, ma una canna che pensa". Magari citatelo quando vi arresterà la narcotici.
*Per un direttore di rete vallette, veline e paperette sono come le malattie esantematiche. Entro i cinque anni te le fai tutte.
*Chissà Adamo quante Eve si sarà mangiato prima di capire a cos'altro potessero servire…
*L'Italia va a rotoli. L'economia boccheggia, l'egoismo è divenuto regola, la corruzione consuetudine, la violenza linguaggio, il disprezzo legge. Cosa ci resta in cui sperare? Cosa può ancora accendere in noi la parvenza di un sorriso? Nulla. Tranne, forse, che un giorno un meteorite fiammeggiante, squarciando le nubi, riesca a centrare in pieno Vittorio Sgarbi.
==''L'adorabile posta del Dottor Narciso''==
*"Gentile Dottor Narciso, sono veramente disperata, mio marito si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia. Secondo lei cosa può essergli passato per la testa?". "Del piombo".
*"Caro Dottor Narciso, secondo lei il prossimo Presidente Sud-Africano sarà bianco?". "Sì, di paura".
*"Caro Dottor Narciso, perché l'acqua a 100° aumenta di volume?". "Perché suda".
*"Caro Dottor Narciso mi aiuti, sono cinque anni che mio marito non fa più all'amore con me. Quale potrebbe essere secondo lei un motivo plausibile?". "Ha perso il libretto delle istruzioni".
*"Caro Dottor Narciso, vorrei tanto andare a giocare al Casinò di [[Monte Carlo|Montecarlo]], sa mica quale documento serve per entrare nel paese?". "Sì. La carta di credito".
*"Gentilissimo Dottor Narciso, soffro di rinite. Cosa posso fare?". "Rinisca".
*"Egregio Dottor Narciso, Lei parla sempre male delle donne, e io invece le scrivo solo per dirle che mia moglie è proprio un tesoro". "Allora la seppellisca".
*"Caro Dottor Narciso, sono una piemontese innamorata di questa meravigliosa regione. Dica la verità, ma lei l'ha mai vista Asti?". "Direi di no, sono Astigmatico".
*"Caro Dottor Narciso, come vede le ho inviato una mia fotografia. Trova che io sia ancora una bella donna, non è vero?". "Ha ragione lei, non è vero."
*"Gentile Dottor Narciso, si parla sempre più di trapianti. Ma dica la verità: lei si presterebbe a diventare un donatore di organi, Chessò, di fegato?". "Direi di no. Non ho abbastanza fegato".
*"Dottor Narciso, è vero che stanno sperimentando sui topi una lozione contro la caduta dei capelli". "Cazzate... ha mai visto un topo calvo?".
{{NDR|Alfredo Accatino, ''L'adorabile posta del Dottor Narciso'', Radio RDS.}}{{c}}
==''L'ilare Ilaria'' ==
*Ci sono attimi nei quali ti sembra di essere a un passo dal capire il senso delle cose. L'ordine misterioso che ti aiuterebbe a essere felice, o anche solo a imparare a convivere con la vita. Succede in genere in sogno, verso l'alba. O al quinto bicchiere di un buon bordeuax, quando fuori piove. O può succedere addirittura in autostrada, diretti a Lione, a Rovereto o a qualsiasi altra meta che ognuno di noi ha nel proprio destino. Qualcuno, probabilmente, è riuscito a cogliere il segno rivelatore, ma non lo ha certo detto. Altri ridono molto, bevono qualsiasi cosa o vanno a letto presto. Altri ancora, e sono tanti, vagano come me da casello a casello sotto gli occhi indecifrabili degli addetti al servizio manutenzione, cercando nella nebbia una possibile via di fuga.
*Ogni [[casa]] ha il suo odore inconfondibile. Qualcosa che ti eccita e ti spaventa. Come quando torni a casa dalle vacanze e rimani sul ballatoio, con la porta aperta e le valigie a terra. Indeciso se profanare quella strana penombra.
*Le [[idee]] sono come vicini in visita di cortesia che bussano alla nostra testa. Qualche volta non c'è nessuno. Altre volte ci sorprendono quando siamo in mutande e non abbiamo nessuna voglia di aprire.
*La [[violenza]] è insita in noi anche quando non viene compiutamente espressa. Ho ucciso più gente sognando a occhi aperti alla fermata del tram che la politica estera americana dal dopoguerra a oggi.
*Dopo anni di vita in comune la vita sessuale si limita a sporadici agguati notturni. E nel buio, tra libido e delirio onirico, succede spesso che lui sogni di lottare con un [[polipo]], e lei si illuda di baciare il suo primo ragazzo.
*Il [[popolo]] freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita, acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia, schiamazza, si indigna, avanza. E poi torna a casa per cena.
*Abbiamo tutti diritto a un maestro da poter rinnegare.
*Il fumo uccide. Ma la vita mica scherza.
*Variabili della lingua. Mia moglie soffre. Mia moglie s'offre.
*Sta per uscire la mia ultima fatica editoriale: "Masturbazione per tutti". Si divide in 2 parti: "Guida ai Principianti" con 426 pagine e tantissime illustrazioni a colori. Il "Corso di Perfezionamento", invece, è in braille.
*Non sono grasso. Sono spesso.
==''Storia dell'universo in comode dispense settimanali''==
*Lotto con la stupidità. Ad armi dispari.
*L'imbecille finisce dove comincia l'[[eroismo|eroe]].
*Alcuni giorni mi sembra che la vita non sia altro che una foresta di simboli impossibili da decifrare. Gli altri giorni mi sveglio e vado a giocare a golf.
*Per un periodo feci anche l'uomo-sandwich, ma andò male. Mica è facile trovare fette di pane così grandi.
*C'è un tempo per fare e un tempo per riposare. Che colpa ho se perdo sempre il primo tempo?
*Ogni tanto facevo anche sogni erotici. Ma non ero bravo, sognavo di farmi una pippa.
*Non è vero che stravedo per la [[cocaina]]. Mi piace solo il suo odore.
* A forza di insistere mia moglie mi ha convinto ad iscrivermi ad una Banca del Seme. Quello che ora mi preoccupa è sapere come pagheranno gli interessi.
*La vita assomiglia ad una promozione di quelle che si vedono al [[supermercato|supermarket]]: ogni cinque giorni di merda un week-end in omaggio!
*Io sono nessuno. Nessuno è perfetto.
*Non rubo, non fumo, non mi drogo, non bevo, non vado a donne. Al massimo dico qualche bugia.
*Il sesso fa bene sempre, e intendo continuare a farlo anche durante la terza età. L'unico problema potrebbe essere trovare adolescenti consenzienti.
*Ho avuto un sogno. Ho sognato che quelli di 30 anni prendevano il potere. E quelli che erano al potere prendevano 30 anni.
*"Non so se mi spiego" disse il paracadute – "No, ti prego, spiegati subito!" urlò il paracadutista.
*Mi sa che sono ingrassato. Oggi l'ascensore mi stringeva un po' sui fianchi.
==Bibliografia==
*Alfredo Accatino, ''Comix, rivista e pubblicazioni varie'', ''Fritto Misto'' rivista satirica.
*Alfredo Accatino, ''La linea e l'ombra'', romanzo, scrittori Giunti, Firenze-Milano 2022
*Alfredo Accatino, ''Giuro che dico il falso'', Comix, 1997.
*Alfredo Accatino, ''Gli insulti hanno fatto la storia'', Piemme, 2004.
*Alfredo Accatino, ''Gli aforismi che non hanno cambiato il mondo'', allegato a Agendo 1993.
*Alfredo Accatino, ''L'ilare Ilaria.'' Penguin's, 1996.
*Alfredo Accatino, ''Storia dell'universo in comode dispense settimanali'', Penguin's, 1995.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Accatino, Alfredo}}
[[Categoria:Autori televisivi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
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Udiki
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Questo era giusto
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wikitext
text/x-wiki
'''Alfredo Accatino''', (1960 – vivente), scrittore, autore televisivo e sceneggiatore italiano.
==''Comix''==
*Non so se [[Risata e pianto|ridere o piangere]] Nell'[[incertezza]], rido.
*I [[comicità|comici]] sono diversi da qualsiasi altro individuo. Vedi me: per una buona battuta darei mia moglie in pasto ai lombrichi. Be', anche per una battuta così così.
*Perché i giovani sono sempre incazzati? Perché hanno ragione.
*"...e fu così che il boscaiolo trovò un vitello magico che faceva le uova d'oro...". "Nonnino, ma il vitello non fa le uova". "Cazzo! ...ti ho appena detto che era magico!".
*Oggi il [[mare]] era liscio come olio. Bella giornata per le [[acciuga|alici]].
*Ho una nuova fidanzata. Si chiama Michelle, è francese e lavora in una centrale nucleare. Sa fare certe cose con le branchie...
*Istambul, arrestato un [[chiromanzia|chiromante]]. Non solo leggeva le mani, le faceva anche rilegare.
*"Ieri mi sono esibito in una [[casa di riposo]]". "E che cosa hai fatto?". "Le scale a due a due".
*La parola è d'[[oro]]. Il silenzio è d'argento. Ma è la faccia che si aggiudica il bronzo.
*Ho iniziato un corso di karate [[Formazione a distanza|per corrispondenza]]. Il mio postino è pieno di lividi.
*Era una strana ragazza. Ho letto la sua scheda personale. Alla voce hobby ha scritto "autopsie".
*Lo dico e lo ribadisco: la più grande invenzione della storia non è stata la ruota, ma il latte di [[mandorla|mandorle]]. Dite di no? ...provateci voi a mungerle.
*È difficile discutere pacatamente con un [[triangolo]]. Soprattutto se è ottuso.
*POSTULATO MERLIN: È l'ipotenusa che batte sulla mediana. Ma è il meno retto degli angoli che riceve la tangente.
*Il problema delle buone idee è che arrivano di notte, quando hai solo un cuscino e nessuno che ti crede.
*II LEGGE DI BOWDEN: la carne è debole. Ma mai nel ristorante sotto casa.
*Come direbbe Topo Gigio: se non nasci Camembert sappi morire da Pecorino.
==''La linea e l'ombra'' ==
*In fondo tutto l'[[universo]] può essere riassunto in linee e punti. E una linea non è altro che un punto che è andato a farsi una passeggiata.
*Quando un'[[amicizia]] sta per finire le parole suonano tonde e fastidiose come una moneta da due marchi che cade, rimbalzando, sul pavimento di una chiesa.
==''Dio sì... ma di cognome?'' ==
*Dio ha creato il mondo. Prima o poi ci riproverà.
*Signore! Davanti a te sono l'ultimo e il più spregevole dei vermi. Ti prego però, non andare a vantartene subito in giro.
*Io credo in Dio. Il problema è che credo a tutti.
*La vita è come un film. Ci sono i protagonisti, i generici e le comparse. E c'è anche il produttore. Solo che si fa chiamare con due o tre pseudonimi diversi.
*Ognuno ha la faccia che gli ha dato Dio, ma l'espressione che si merita.
*Dio c'è. O c'è stato. O sta rinquattato.
*Se siamo come siamo perché creati a immagine di Dio, come saremmo se ci avesse creato il Diavolo?
*E se Eva non fosse stata vergine?
*"Non avrai altro Dio al di fuori di me." No. Lo giuro. Già uno basta e avanza.
*Fino a quando non mi daranno la prova che è stato Dio a creare gli uomini, continuerò ad affermare che sono stati gli uomini ad aver creato Dio.
*Io sono Dio. E non credo negli atei.
*Non so voi. Ma quando vedo i sicari di cosa nostra, i dittatori, il malaffare in doppio petto, i potenti che maltrattano deboli e sottoposti, i papponi, i parenti serpenti, i violenti, quelli che prestano i soldi a strozzo, gli egoisti, tifo Dio. Con tutte le mie forze. Vorrei veramente che esistesse l'inferno e il paradiso. Che il male venisse sempre punito. E che gli ultimi possono finalmente diventare primi. Io tifo. Ma non ho molte speranze.
*Dio in fondo ci disprezza. Siamo una torta venuta male.
{{c|Informazioni bibliografiche}}
==''Giuro che dico il falso''==
*Un [[falsario]] non ti vende mai un falso, ti regala solo un'illusione di autenticità.
*Credo nell'uguaglianza dei sessi. Peccato però, io ce l'ho veramente grosso.
*Come agente segreto non era granché. Gli avevano rilasciato soltanto la licenza di uccidersi.
*Quando una balena non sta più a galla anche le [[sardina|sardine]] la prendono a calci in culo.
*Oggi il mare era liscio come olio. Bella giornata per le alici.
*L'esercito farà di te un uomo. E poi si farà anche tua sorella.
*Gli amici dei miei amici sono amici loro.
*Sono un [[pitone]]. E vorrei tanto farmi una pippa.
*E come disse Confucio. L'uomo è sempre alla ricerca di qualcosa. A volte anche in affitto.
*Quante spigole può avere un [[Rombo (zoologia)|rombo]]?
*Sono vivo per caso. I miei genitori "quella sera" stavano proprio per andare al cinema.
*La vita è sempre piena di sorprese. Pensa che se l'ovulo di mia madre non fosse stato così sbrigativo, ora potevo essere, a scelta, o mio fratello, o mia sorella.
*Vendo libro "Tutto sull'Ozio". Astenersi perditempo.
*Quando ero piccolo mio padre ospitava spesso a casa persone importanti. E una di loro, se ben ricordo, pagò pure un bel riscatto.
*Non era un [[ristorante]] elegante. Decisamente non lo era. Un ristorante elegante non applica lo [[sconto]] se poi lavi i piatti.
*"Ho cominciato tardi a masturbarmi. " – E adesso? – "Ci ho preso la mano."
*Il mio primo film si chiamava "Chiuso per [[Ferie]]". Uscì ad agosto. Andò malissimo.
*Non sono [[pessimista]]. Sono un ottimista che vede il TG1.
*– Vieni a [[messa]]? – "No, grazie, l'ho già vista."
*Mi capita spesso di vedere Woody Allen. Sia a Manhattan che nella mia splendida casa sul Canal Grande. Ride tantissimo alle mie battute, e ogni volta insiste perché io firmi uno dei suoi film. Poi la [[sveglia]] suona, e ricomincia l'inferno.
==''Gli insulti hanno fatto la storia''==
*Ho baciato Berlusconi. Sapeva di tappo.
*Ho appena scritto una biografia di Bill Gates. Non è autorizzata. Forse perché inizia con la frase: "Ora vi racconterò la storia di un grosso figlio di puttana...".
*[[E=mc²|E=MC²]]. Einstein sarà stato anche un genio, non lo discuto. La formula è rivoluzionaria. OK. Ma ora spiegatemi perché l'euro dovrebbe essere uguale a Macerata al quadrato.
*Tutti in America possono sfondare. E io vorrei sfondare Topolino.
*Pascal una volta ha scritto: "L'uomo è solo una canna. La più fragile della natura, ma una canna che pensa". Magari citatelo quando vi arresterà la narcotici.
*Per un direttore di rete vallette, veline e paperette sono come le malattie esantematiche. Entro i cinque anni te le fai tutte.
*Chissà Adamo quante Eve si sarà mangiato prima di capire a cos'altro potessero servire…
*L'Italia va a rotoli. L'economia boccheggia, l'egoismo è divenuto regola, la corruzione consuetudine, la violenza linguaggio, il disprezzo legge. Cosa ci resta in cui sperare? Cosa può ancora accendere in noi la parvenza di un sorriso? Nulla. Tranne, forse, che un giorno un meteorite fiammeggiante, squarciando le nubi, riesca a centrare in pieno Vittorio Sgarbi.
==''L'adorabile posta del Dottor Narciso''==
*"Gentile Dottor Narciso, sono veramente disperata, mio marito si è suicidato con un colpo di pistola alla tempia. Secondo lei cosa può essergli passato per la testa?". "Del piombo".
*"Caro Dottor Narciso, secondo lei il prossimo Presidente Sud-Africano sarà bianco?". "Sì, di paura".
*"Caro Dottor Narciso, perché l'acqua a 100° aumenta di volume?". "Perché suda".
*"Caro Dottor Narciso mi aiuti, sono cinque anni che mio marito non fa più all'amore con me. Quale potrebbe essere secondo lei un motivo plausibile?". "Ha perso il libretto delle istruzioni".
*"Caro Dottor Narciso, vorrei tanto andare a giocare al Casinò di [[Monte Carlo|Montecarlo]], sa mica quale documento serve per entrare nel paese?". "Sì. La carta di credito".
*"Gentilissimo Dottor Narciso, soffro di rinite. Cosa posso fare?". "Rinisca".
*"Egregio Dottor Narciso, Lei parla sempre male delle donne, e io invece le scrivo solo per dirle che mia moglie è proprio un tesoro". "Allora la seppellisca".
*"Caro Dottor Narciso, sono una piemontese innamorata di questa meravigliosa regione. Dica la verità, ma lei l'ha mai vista Asti?". "Direi di no, sono Astigmatico".
*"Caro Dottor Narciso, come vede le ho inviato una mia fotografia. Trova che io sia ancora una bella donna, non è vero?". "Ha ragione lei, non è vero."
*"Gentile Dottor Narciso, si parla sempre più di trapianti. Ma dica la verità: lei si presterebbe a diventare un donatore di organi, Chessò, di fegato?". "Direi di no. Non ho abbastanza fegato".
*"Dottor Narciso, è vero che stanno sperimentando sui topi una lozione contro la caduta dei capelli". "Cazzate... ha mai visto un topo calvo?".
{{NDR|Alfredo Accatino, ''L'adorabile posta del Dottor Narciso'', Radio RDS.}}{{c}}
==''L'ilare Ilaria'' ==
*Ci sono attimi nei quali ti sembra di essere a un passo dal capire il senso delle cose. L'ordine misterioso che ti aiuterebbe a essere felice, o anche solo a imparare a convivere con la vita. Succede in genere in sogno, verso l'alba. O al quinto bicchiere di un buon bordeuax, quando fuori piove. O può succedere addirittura in autostrada, diretti a Lione, a Rovereto o a qualsiasi altra meta che ognuno di noi ha nel proprio destino. Qualcuno, probabilmente, è riuscito a cogliere il segno rivelatore, ma non lo ha certo detto. Altri ridono molto, bevono qualsiasi cosa o vanno a letto presto. Altri ancora, e sono tanti, vagano come me da casello a casello sotto gli occhi indecifrabili degli addetti al servizio manutenzione, cercando nella nebbia una possibile via di fuga.
*Ogni [[casa]] ha il suo odore inconfondibile. Qualcosa che ti eccita e ti spaventa. Come quando torni a casa dalle vacanze e rimani sul ballatoio, con la porta aperta e le valigie a terra. Indeciso se profanare quella strana penombra.
*Le [[idee]] sono come vicini in visita di cortesia che bussano alla nostra testa. Qualche volta non c'è nessuno. Altre volte ci sorprendono quando siamo in mutande e non abbiamo nessuna voglia di aprire.
*La [[violenza]] è insita in noi anche quando non viene compiutamente espressa. Ho ucciso più gente sognando a occhi aperti alla fermata del tram che la politica estera americana dal dopoguerra a oggi.
*Dopo anni di vita in comune la vita sessuale si limita a sporadici agguati notturni. E nel buio, tra libido e delirio onirico, succede spesso che lui sogni di lottare con un [[polipo]], e lei si illuda di baciare il suo primo ragazzo.
*Il [[popolo]] freme, sussurra, si accalca, brontola, strepita, acclama, fischia, deride, dileggia, minaccia, ondeggia, schiamazza, si indigna, avanza. E poi torna a casa per cena.
*Abbiamo tutti diritto a un maestro da poter rinnegare.
*Il fumo uccide. Ma la vita mica scherza.
*Variabili della lingua. Mia moglie soffre. Mia moglie s'offre.
*Sta per uscire la mia ultima fatica editoriale: "Masturbazione per tutti". Si divide in 2 parti: "Guida ai Principianti" con 426 pagine e tantissime illustrazioni a colori. Il "Corso di Perfezionamento", invece, è in braille.
*Non sono grasso. Sono spesso.
==''Storia dell'universo in comode dispense settimanali''==
*Lotto con la stupidità. Ad armi dispari.
*L'imbecille finisce dove comincia l'[[eroismo|eroe]].
*Alcuni giorni mi sembra che la vita non sia altro che una foresta di simboli impossibili da decifrare. Gli altri giorni mi sveglio e vado a giocare a golf.
*Per un periodo feci anche l'uomo-sandwich, ma andò male. Mica è facile trovare fette di pane così grandi.
*C'è un tempo per fare e un tempo per riposare. Che colpa ho se perdo sempre il primo tempo?
*Ogni tanto facevo anche sogni erotici. Ma non ero bravo, sognavo di farmi una pippa.
*Non è vero che stravedo per la [[cocaina]]. Mi piace solo il suo odore.
* A forza di insistere mia moglie mi ha convinto ad iscrivermi ad una Banca del Seme. Quello che ora mi preoccupa è sapere come pagheranno gli interessi.
*La vita assomiglia ad una promozione di quelle che si vedono al [[supermercato|supermarket]]: ogni cinque giorni di merda un week-end in omaggio!
*Io sono nessuno. Nessuno è perfetto.
*Non rubo, non fumo, non mi drogo, non bevo, non vado a donne. Al massimo dico qualche bugia.
*Il sesso fa bene sempre, e intendo continuare a farlo anche durante la terza età. L'unico problema potrebbe essere trovare adolescenti consenzienti.
*Ho avuto un sogno. Ho sognato che quelli di 30 anni prendevano il potere. E quelli che erano al potere prendevano 30 anni.
*"Non so se mi spiego" disse il paracadute – "No, ti prego, spiegati subito!" urlò il paracadutista.
*Mi sa che sono ingrassato. Oggi l'ascensore mi stringeva un po' sui fianchi.
==Bibliografia==
*Alfredo Accatino, ''Comix, rivista e pubblicazioni varie'', ''Fritto Misto'' rivista satirica.
*Alfredo Accatino, ''La linea e l'ombra'', romanzo, scrittori Giunti, Firenze-Milano 2022
*Alfredo Accatino, ''Giuro che dico il falso'', Comix, 1997.
*Alfredo Accatino, ''Gli insulti hanno fatto la storia'', Piemme, 2004.
*Alfredo Accatino, ''Gli aforismi che non hanno cambiato il mondo'', allegato a Agendo 1993.
*Alfredo Accatino, ''L'ilare Ilaria.'' Penguin's, 1996.
*Alfredo Accatino, ''Storia dell'universo in comode dispense settimanali'', Penguin's, 1995.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Accatino, Alfredo}}
[[Categoria:Autori televisivi italiani]]
[[Categoria:Sceneggiatori italiani]]
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Dr. House - Medical Division (quarta stagione)
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corretta una parte di dialogo e aggiunto un altro
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text/x-wiki
{{torna a|Dr. House - Medical Division}}
'''''[[Dr. House - Medical Division]]''''', quarta stagione.
{{TOCright}}
==Episodio 1, ''Da solo''==
===Frasi===
*{{NDR|Alla Cuddy, che lo critica perché non fa niente da due settimane}} Che universo distorto è questo se esercitarsi nella tecnica dell'arpeggio a due mani di van Halen equivale a non fare assolutamente niente? ('''House''')
*{{NDR|Riferendosi all'ennesima lamentela sui suoi modi bruschi coi familiari dei pazienti}} Lo sai quant'è contagiosa la risata di un bambino? Parassiti e funghi lo sono anche di più! ('''House''')
*{{NDR|Osservando House che tenta di scassinare un porta}} Sembrava più facile vero, su YouTube? ('''Wilson''')
*{{NDR|Alla Cuddy}} A chi si deve credere: a un giocattolo classico o a una donna che non si fida delle sue idee e cerca di distrarti con un reggiseno ad acqua?! ('''House''')
*Mandami il tuo [[curriculum vitae|curriculum]]. Lo metterò in cima alla pila... che non guarderò mai! ('''House''')
*Per te era una soddisfazione dire "Sono tre idioti", ma Cameron non avrebbe mai accettato che Ben non sapesse niente dell'amore della sua vita. E se tu avessi detto che si trattava di patologie multiple, Foreman avrebbe fatto di tutto per dimostrare che avevi torto e Chase per dimostrare che avevi ragione. Ognuno di loro avrebbe risolto il caso giorni fa. Assumi una squadra. Non mi importa come lo farai, fallo e basta. ('''Cuddy''')
*{{NDR|House parla ai suoi potenziali collaboratori}} Qualche volta sbaglio. Ho la capacità di saper osservare, di comprendere persone e situazioni, ma qualche volta sbaglio. Questo sarà il più lungo colloquio di lavoro della vostra vita. Vi metterò alla prova, in modi che spesso riterrete ingiusti, umilianti e illegali. E spesso avrete ragione. Guardate a sinistra. E ora guardate a destra. Alla fine di sei settimane, uno di voi se ne andrà, assieme ad altri ventotto di voi. Mettete i parastinchi! ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Cuddy''' {{NDR|presentando la paziente}}: Due interventi per fratture multiple e ustioni.<br />'''House''': Mah... per me le ossa rotte le ha provocate il palazzo che le è crollato addosso.<br />[...]<br />'''House''': Accetterei il caso, ma non ho una squadra...<br />'''Cuddy''': E allora assumila. <br />'''House''': A che scopo, non ho un caso!<br />'''Cuddy''': Hai fatto colloqui con qualcuno?<br />'''House''': Prima di comprare un'auto la provi, e fai sesso prima di sposarti. Non assumo una squadra dopo un colloquio di dieci minuti, e se poi... non mi piace farci sesso?
*'''House''' {{NDR|riferendosi alla paziente in coma}}: La cartella dice che stava male prima che il palazzo crollasse.<br />'''Ben''': Aveva il raffreddore, perché le due cose sono legate?<br />'''House''': Stare male e stare male? Uhm, di solito sì.
*{{NDR|Non avendo più una squadra, House fa l'analisi differenziale del caso con l'aiuto di un inserviente}}<br />'''House''': Immagina che il soffitto del vostro ripostiglio crolli sulla tua lucidatrice preferita, che poi si surriscalda...<br />'''Inserviente''': Non ho una lucidatrice preferita. Ok, be'... magari i calcinacci che le sono caduti sopra hanno rotto la parte elettrica.<br />'''House''': Mmh, interessante... allora danno cerebrale con disfunzione dell'ipofisi... no, nelle condizioni in cui era le hanno già fatto la risonanza, l'avrebbero visto. Andiamo, guadagnati i 5 dollari!<br />'''Inserviente''': Forse i calcinacci sono entrati nei fori e l'hanno danneggiata... <br />'''House''': Le lacerazioni aprono la porta a molti tipi di infezioni, un batterio dovrebbe rispondere agli antibiotici, un virus no; parassiti e funghi sono una possibilità...<br />'''Inserviente''': O magari è Lupus! {{NDR|House si ferma e lo fissa sbigottito}} Mia nonna ha il Lupus.<br />'''House''': Malattia autoimmune, farò il test per il Lupus, ma l'infezione quadra di più. L'anamnesi mi aiuterebbe. È la parte più brutta del lavoro: vedersela con la famiglia della lucidatrice.
*'''Cuddy''' {{NDR|incontrando House}}: E tu da dove vieni?<br />'''House''': Dalle scimmie, se credi ai [[Partito Democratico (Stati Uniti d'America)|democratici]].
*'''House''': Non vuoi discuterne con me?<br />'''Cuddy''': No.<br />'''House''': Perché ho ragione?<br />'''Cuddy''': No.<br />'''House''': Perché no?<br />'''Cuddy''': No.<br />'''House''': Ma questa non è una domanda da sì o no.<br />'''Cuddy''': Giusto, ed è per questo che non rispondo.
*'''House''': Come sta?<br />'''Paziente''': Ho il [[tumore|cancro]]. <br />'''House''': Per questo è il reparto oncologia, qui tutti hanno il cancro. Se vuole compassione, vada al reparto "Qui crepano tutti di salute". Anzi guardi, ce la porto subito.
*'''House''': Sei un'amante della [[simmetria]]?<br />'''Dottoressa del Pronto Soccorso''': Certo. <br />'''House''': Strano, perché i tuoi occhi sono sbilenchi... e per occhi intendo le tette!
==Episodio 2, ''Una donna vera''==
===Frasi===
*{{NDR|Interrompendo due gemelle}} Ora basta! Questa discussione annoia ogni maschio e ogni lesbica qui presente. ('''House''')
*{{NDR|A House}} Non credo che farai le tue scelte basandoti sulle capacità dei candidati, penso che alla fine sceglierai proprio chi non riesci a sopportare. Perché circondarti di gente che ti piace per te sarebbe troppo stressante. ('''Wilson''')
*Di solito la logica non attacca con le persone religiose, altrimenti non ne esisterebbero nemmeno. ('''House''')
*Allora, pronti per il grande momento? Chi di voi subirà un altro giorno di maltrattamenti? E chi di voi andrà a casa a convincersi che un licenziamento contribuisce a una buona crescita? ('''House''')
===Dialoghi===
*'''House''': Chi è quest'uomo? {{NDR|silenzio}} Coraggio, provateci... non licenzio la gente per una risposta sbagliata.<br />'''Assistente #23''': [[Neville Chamberlain]].<br />'''House''': Sei licenziata! Ha la faccia di uno che ha ceduto la Cecoslovacchia a una dittatura fascista?
*'''House''' {{NDR|riferendosi a una busta}}: Se quello è un curriculum non mi interessa. [...]<br />'''Greta''': Non è un curriculum, sono cinquantamila dollari.<br />'''House''': Niky il Guercio vuole che li dia a Jimmy il Nasone?
*'''House''': Niente appunti e non lasciate tracce, per quanto vi riguarda il paziente è Osama Bin Laden. E chi non è in questa stanza è della Delta Force, ci sono domande?<br />'''Assistente #11''': Noi proteggiamo Osama Bin Laden?<br />'''House''': Era una metafora, ti ci devi abituare.<br />[...]<br />'''House''' {{NDR|facendo entrare la paziente}}: Ecco a voi Oooosama!
*'''House''': Hai problemi con la figura femminile nuda per caso?<br />'''Assistente #32''': No, affatto.<br />'''Assistente #13''': Forse non è abituata a vederla amoreggiare con la figura nuda di un delfino.<br />'''House''': Non è un delfino, è una focena. C'è una bella differenza, di salario fra l'altro.
*'''Cuddy''': D'ora in poi registrerete ogni cosa a penna, in una cartella con scritto sopra "Centro Ospedaliero Universitario di Princeton Plainsboro".<br />'''House''' {{NDR|lamentandosi}}: Mamma noooo...<br />'''Cuddy''': Se richiedi qualche nuova analisi, ne voglio una copia. Se richiedi una radiografia, voglio una copia. Se solo pensi di richiedere una radiografia ne voglio una copia.<br />'''House''': Tu sai cosa penso adesso vero? Non c'è bisogno che lo scriva a penna.
*'''House''' {{NDR|rivolto all'Assistente #6}}: Ti avevo licenziato!<br />'''Assistente #6''' {{NDR|indossando il numero alla rovescia}}: A me? No.<br />'''Assistente #24''': O sì invece, tu sei il numero 6.<br />'''Assistente #6''': No, sono il numero 9.<br />'''House''': Apprezzo la tua faccia di bronzo, però te ne vai.
*'''Assistente #18''': Lei è ateo.<br />'''House''': Solo a Pasqua e a Natale... tanto il resto dell'anno non è importante.<br />'''Assistente #18''': Che gusto c'è in un universo già definito, senza alcun mistero? <br />'''House''': Per me è un fatto di verità, non di gusto.
*'''Cuddy''': Hai spostato una splenectomia per una [[Mastoplastica additiva|plastica al seno]]? <br />'''House''': E tu vuoi condannare una donna ad essere guardata dagli uomini sempre e solamente in faccia?
*'''House''': Sei un'idiota!<br />'''Cameron''': Per i capelli, il nuovo lavoro o le due cose? <br />'''House''': Bionda sembri una prostituta. Mi piaci!
==Episodio 3, ''97 secondi''==
===Frasi===
*Oggi vi dividerete in due squadre. La prima che scopre cosa minaccia di privare il paziente dei circa vent'anni di penosa sopravvivenza che gli concede la malattia... ha almeno una speranza! ('''House''')
*Morto non è una [[diagnosi]]. ('''House''')
*Ehi Wilson, ad un handicappato tolgo un occhio, vieni a vedere? ('''House''')
*{{NDR|A Wilson}} Non dovrebbe prendere una decisione basata su una bugia. L'infelicità è meglio di niente! ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Cuddy''': La cura del [[paziente]] non è una competizione. <br /> '''House''': Senza [[competizione]] saremmo ancora degli organismi unicellulari però!
*'''Amber''': Perché ha chiamato me?<ref>House ha infilato un coltello nella presa per rimanere morto per pochi secondi e verificare se Dio esiste.</ref><br />'''House''': Se me la fossi fatta addosso davanti a Wilson non l'avrebbe finita più.<br />'''Amber''': Perché non uno degli altri?<br />'''House''': Stavi sempre con il cercapersone in mano.<br />'''Amber''': Ce l'abbiamo tutti, non è quella la ragione.<br />'''House''': Se fossi morto non avresti avuto il lavoro, sapevo che l'avresti impedito.<br />'''Amber''': Non c'è nessun altro a cui importi di lei?<br />'''House''' {{NDR|ignorando la sua domanda e provando a camminare}}: Comincio a ricordarmi come si fa: destra, sinistra e si ricomincia... Sì, funziona!
*'''House''': Aaah, non mi serve andare a [[Detroit]] per sapere che puzza.<br />'''Wilson''': Certo: Detroit, l'aldilà; stessa cosa.
==Episodio 4, ''Angeli custodi''==
===Frasi===
*Nel caso dovessero servirmi, dove terrà il dottor Foreman le mie palle? ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Amber''': Dottoressa Cuddy? Sono Amber Volakis, una delle nuove assistenti del Dottor House...<br /> '''Cuddy''': Le molestie sessuali vanno denunciate alle risorse umane, i permessi legati a stress vanno richieste all'ufficio tutela del lavoratore e qualunque accusa di attività criminale va segnalata al dipartimento di polizia.
*'''House''': Mio grande amore ti ho umiliato in questa ultima mezz'ora?<br /> '''Cole''': No.<br /> '''House''': Leggi le tue email!
*'''House''': Come li vuoi i soldi? <br /> '''Cameron''': In contanti va benissimo!<br /> '''House''': Scommetto che dici così a tutti gli uomini!
*'''House''': Sentiamo il fanatico religioso negro. <br /> '''Cole''': Come mi ha chiamato? <br /> '''House''': Scusa, come vuoi essere chiamato questa settimana? <br /> '''Jeffrey''': Cole!<br />'''House''': Mmm... Non me lo ricorderò mai!
*'''House''': Come ben sapete voi siete in sette e ci sono soltanto sei rose.<ref>House vuole donare una rosa a tutti gli assistenti che non licenzierà.</ref> <br />'''Kutner''': Sono [[peonia|peonie]]. {{NDR|House lo guarda di sbieco}} Ma appartengono sicuramente alla famiglia rose!
*'''House''' {{NDR|licenziando un assistente}}: Mi dispiace, Henry, ci siamo divertiti. <br /> '''Taub''' {{NDR|stupito}}: Era d'accordo con tutto quello che dicevi, uno finiva le frasi dell'altro!<br />'''Henry Dobson''': Per questo devo andarmene: non serve uno che ti dice quello che già pensi. <br />'''House''': Divertente: stavo per dirlo io!
==Episodio 5, ''Sindrome dello specchio''==
===Frasi===
*Lo [[senso della vita|scopo nella vita]] non è eliminare l'[[infelicità]], è mantenere l'infelicità al minimo. ('''House''')
*{{NDR|Il paziente penetra nella mente di Amber e si identifica con lei}} Quando non piaci a nessuno devi avere ragione, altrimenti non vali niente. ('''Robert Elliot''')
*{{NDR|A Foreman, che è stato riassunto dalla Cuddy contro il suo volere}} Sembra che in poche settimane io mi sia trasformato in una persona irreprensibile, o è così o ti sei venduto l'anima. Hai avuto un aumento? Perché allora saresti una puttana. O non l'hai avuto? Perché saresti una puttana stupida. ('''House''')
*{{NDR|La [[Svezia]]}} Un paese dove l'età legale per fare sesso è così bassa e il tasso di suicidi così alto non è credibile. ('''House''')
===Dialoghi===
*{{NDR|Foreman arriva con la Cuddy e aiuta House in una diagnosi}}<ref name= Foreman /> '''House''': Buona idea. Sei stato clamorosamente utile. Adesso puoi andare. <br />'''Cuddy''': L'ho riassunto. <br />'''House''': Io l'avevo licenziato. <br />'''Foreman''': Non gli hai detto che sarei tornato?<br />'''House''': Sì, certo, ma io ho detto no!
*'''House''': Ho deciso che hai ragione tu. E' chiaro che sei in una situazione impossibile, non c'è nemmeno gusto ad umiliarti.<br />'''Foreman''': Grazie...<br />'''House''': Quindi umilierò la Cuddy, finché non ti sbatte fuori.<br />'''Foreman''': Il paziente finge, Sindrome di Münchhausen. Hai letto il foglio dell'ambulanza? Anche il paramedico che l'ha portato qui si chiama Martin Harris.<br />'''House''': Be', se si chiamasse Attila Wienerschnitzel potrei pensare che tu abbia visto giusto.
*'''Wilson''': Quello che conta è che Foreman è un bravo medico e può aiutarti ad alleggerire il lavoro! <br />'''House''': Buona idea. Gli farò smistare la posta!
*'''Taub''' {{NDR|parlando del paziente, dopo che Kutner si è folgorato rianimandolo col defibrillatore}}: Abbiamo ripristinato il battito. E Kutner è quasi andato in coma.<br />'''House''': Interessante. Quindi ti sei folgorato da solo e hai dato fuoco a un paziente. Mi piace tanto zelo.<br />'''Kutner''': Grazie. <br />'''Taub''': Non era un complimento.<br />'''House''': Sì che lo era. L'insulto arriva adesso: sei fuori di testa!
*{{NDR|Davanti al paziente}} <ref>Il paziente soffre della sindrome dello specchio, una malattia che porta il malato a ripetere ciò che fanno gli altri e, in presenza di più persone, di quella dal carattere dominante e House vuole dimostrare di dominare la Cuddy.</ref> '''Cuddy''': Salve, sono il direttore sanitario.<br />'''House''': Salve, io sono quello che ti ha salvato la vita. <br />'''Wilson''': Che succede se vince House? <br />'''Foreman''': Dovrò accettare il lavoro al Mount Zion {{NDR|in un altro ospedale}}. <br />'''Wilson''': Non c'è un lavoro al Mount Zion! <br />'''Foreman''': Ma House {{NDR|che non lo vuole}} ha detto che... <br />'''Wilson''' {{NDR|ironico}}: Be', se l'ha detto House deve essere vero!... <br />'''Cuddy''' {{NDR|continuando la sfida con House}}: Posso licenziarlo. Posso licenziarlo adesso, posso licenziarlo domani. Non mi serve...<br />'''House''' {{NDR|interrompendolo}}: Non è vero che mi licenzia. Non mi licenzierà mai, perché ha bisogno di me!<br />'''Cuddy''': È un bravo medico, nient'altro, lo rispetto per la sua competenza.<br />'''House''': Io la faccio arrapare!<br>'''Robert Elliot''': Silenzio! Basta!<br />'''Cuddy''': Be', può valere per tutti e due... <br />'''Robert Elliot''': Certo che tu hai un culetto strepitoso! <br />'''Cuddy''' {{NDR|arrampicandosi sugli specchi}}: Anche questo può valere per tutti e due... <br />'''House''': Hai perso!<br>'''Cuddy''': No, sul serio, ho sempre pensato che il seno fosse la parte più bella del mio fisico! {{NDR|House inizia a saltellare e a far finta di sparare a Foreman con il bastone}}
==Episodio 6, ''Ad ogni costo''==
===Frasi===
*{{NDR|Scettico, ordina all'agente di chiudere la porta<ref name=CIA/>}} Immagino che adesso inizierà lo strip-tease. Non vedo perché dovrebbero goderne anche gli altri! ('''House''')
*Se devo andare da qualche parte è meglio che ci siano almeno cinque ragazze, ed è meglio che vadano al college! <ref name=CIA /> ('''House''')
*Quindici minuti per la lap-dance, mezz'ora per scrollarmi il senso di colpa... ci vediamo fra 45 minuti!<ref name=CIA /> ('''House''')
*Se ci fossero prove di azioni sospette evidenti {{NDR|contro il paziente, un dipendent della CIA}} stareste torturando qualche boliviano invece di mettermi in stato di eccitamento sessuale! {{NDR|House è attratto da una dottoressa}} ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Tredici''': Maschio, sessantotto anni, non fumatore...<br/>'''House''': Sessantotto anni e lavora ancora. Significa più soldi per noi nella pensione. Il prossimo. {{NDR|mangia}}<br />'''Cole''': È la sua colazione? <br />'''House''': Tecnicamente è il pranzo di Wilson. <br/>'''Amber''': Bambino di venti mesi, rush persistente, febbre...<br/>'''House''': Piange troppo.<br/>'''Taub''': Studentessa universitaria...<br/>'''House''': Troppo drammatica.<br/>'''Foreman''': A te non importa del pianto o del dramma, tanto non vedrai il paziente. Cureresti anche Matusalemme se il suo catarro avesse un colore interessante. Hai già deciso qual è il caso che vuoi trattare.<br/>'''House''': Parlatemi un po' del pilota.<br/>'''Brennan''': Femmina, convulsioni con deficit uditivo e visivo. Ho fatto un consulto e...<br/>'''House''': Che tipo di auto guida?<br/>'''Brennan''': Dragster. <br/>'''House''': Continua.<br/>'''Cole''': Sceglie un caso in base al tipo di auto che guida un pilota?<br/>'''House''': Niente ti dice "grazie di avermi salvato la vita" come un giro su un'auto che accelera più dello Shuttle.
*'''Agente della CIA'''<ref name= CIA>Nell'episodio House viene "reclutato" dalla CIA per risolvere un caso clinico e inizialmente crede che sia uno scherzo.</ref>: Scusate, c'è il dottor House? <br />'''House''': No, quel pigrone si è dato malato di nuovo!
*'''Terzi''': Questo è il dottor Curtis!<br />'''House''': Il Curtis e l'immunologia? Quel Curtis?<br /> '''Curtis''': L'ha letto? <br />'''House''': No. Ma tiene dritto il mio pianoforte!
*{{NDR|Wilson chiama House al telefono della CIA per verificare se è davvero là}}<ref name=CIA/><br />'''House''': Ispettore Gadget!<br>'''Wilson''': Ma allora... sei veramente alla CIA!<br>'''House''': Dovresti venire qui, c'è un satellite puntato sulla vagina della Cuddy: io ho detto che le probabilità di invasione erano zero, ma...
*'''House''': Vogliamo lasciare qui il dottor Killjoy<ref>Riferito al paziente tenuto sotto osservazione dalla CIA</ref> e saltare sul jet della compagnia? Sembra che fare sesso ad alta quota sia una cosa fantastica, da non perdere! <br /> '''Terzi''': Crede che comportarsi da idiota e parlare di sesso funzioni con le donne? <br /> '''House''': Se così non fosse la razza umana si sarebbe già estinta.
*{{NDR|La dottoressa Terzi propone una pessima terapia}}<br />'''Terzi''': Potremmo curarla per tutte e due. <br />'''House''': Pessima idea, a meno che non sia tu ad avvelenarlo!<ref name=CIA/>
*'''House''': Sai, ho per caso un posto libero sul mio pene. Aspetta, ho sbagliato la battuta! <br /> '''Terzi''': Mi sta offrendo un lavoro? <br />'''House''': È quello che vorrei.
*{{NDR|Cole torna a casa per badare a suo figlio}}<br />'''Amber''': Anch'io voglio avere un bambino! <br />'''Taub''': Posso aiutarti io.<br />'''Amber''': Se avessi due minuti e un antinausea!
==Episodio 7, ''Brutto''==
[[File:Khleo Thomas 2012.jpg|thumb|[[Kleo Thomas]] interpreta Kenny Arnold, il paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*Certe persone si fanno di pasticche, io tradisco. Ognuno ha i suoi vizi. ('''Taub''')
*{{NDR|La Cuddy e House hanno appena discusso}} Questioni personali. Una volta al mese si fa la ceretta ai baffi e ogni tanto rimangono dei peli ispidi! ('''House''')
*{{NDR|Rivolto a Taub}} Mini-stallone, alzati! ('''House''')
*{{NDR|Alludendo alle precedenti esperienza di Kutner con il defibrillatore}} Kutner, il defibrillatore in stand-by: un'altra persona da far saltare in aria! ('''House''')
*{{NDR|House è "assediato" da giornalisti}}<ref name=Ugly>Una rete televisiva finanzia l'operazione al paziente in cambio del diritto di filmare il processo diagnostico e i giornalisti chiedono dichiarazioni.</ref> Sono diventato medico per via del film [[Patch Adams (film)|Patch Adams]]! ('''House''')
===Dialoghi===
*'''House''': Cavolo ma sei davvero brutto.<br />'''Kenny Arnold''': È davvero un bastardo. Ho una malformazione! <br />'''House''': Lo so, per questo sei brutto! Ma sei fortunato, in tutto il resto del regno animale i tuoi genitori ti avrebbero mangiato.
*'''Amber''' {{NDR|riferendosi a Terzi}} Perché l'hai assunta? <br /> '''House''': Perché ha molta più esperienza diagnostica delle altre modelle per costumi da bagno che ho valutato.<br />[...]<br />'''Amber''' Non è giusto!<br /> '''House''': Ehi... se volevi le cose giuste hai scelto il posto sbagliato, la professione sbagliata, la specie sbagliata...
*'''Joe Arnold''' {{NDR|padre di Kenny}}: Stai bene! Grazie a Dio!<br />'''House''': Veramente è Dio ad averlo creato così!<ref name=Brutto>Il paziente ha una grave malformazione alla testa, che lo ha portato in ospedale.</ref>
*'''House''': Forse sto diventando cieco.<br />'''Wilson''': Hai anche i palmi pelosi?<br />'''House''': {{NDR|Terzi}} Ha detto di nuovo un'idiozia e io non l'ho notato, Foreman si è accorto che era un'idiozia. Lei mi sta rincretinendo!<br />'''Wilson''': Che carino, hai una cotta.<br />'''House''': No, credo che sia un fatto sistemico.<br />'''Wilson''': Tredici è carina, con lei ti trovi bene.<br />'''House''': Ha ucciso un paziente!<br />'''Wilson''': La bastarda {{NDR|Amber}} è bella.<br />'''House''': La bastarda è bastarda.<br />'''Wilson''': Invitala a cena.<br />'''House''': La bastarda? È una bastarda!<br />'''Wilson''': No, quella che ti sta rincretinendo. È la storia della vita: si incontrano, lui diventa stupido e vivono da stupidi per sempre.
*{{NDR|La Cuddy guarda in anteprima un servizio su House che, grazie ad abili montaggi di frasi da lui pronunciate, spesso in contesti diversi da quelli in cui erano stati detti, lo dipinge molto più umano di quanto non sia}}<ref name=Ugly/><ref name=Brutto/><br>'''House''': L'avevo detto che era una grossa stupidaggine! <br />'''Cuddy''' {{NDR|ironica, fingendo di piangere}}: È difficile non commuoversi... <br />'''House''': Oh, piantala. Non posso più fidarmi dei film di Michael Moore! <br />'''Cuddy''': Dove vai? A salvare gattini sugli alberi? A leggere ai bambini sordi? <br />'''House''': Ho il dovere verso il mondo di impedire che questo orrore veda la luce!
==Episodio 8, ''Non voglio sapere''==
[[File:Steve Valentine.jpg|thumb|[[Steve Valentine]] interpreta Flynn, il paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*Per ottenere qualcosa è necessario rischiare. ('''Amber''')
*{{NDR|Avvicinandosi al corpo del paziente<ref name= paziente /> in sala operatoria e rivolgendosi ai chirurghi}} Signore e signori, non ho niente nelle mani, niente nelle maniche! Ho invece qualcosa nei pantaloni, ma non serve in questo genere di numero! ('''House''')
*La vera magia è un ossimoro! ('''House''')
*{{NDR|A House}} Sai, in alcune tribù se incarichi qualcuno di rubare le [[mutanda|mutande]] di un altro è un segno d'amore. Dovresti andarci, perché qui è da maniaci! ('''Wilson''')
===Dialoghi===
*{{NDR|Kutner e Taub sono a casa del paziente, un mago}}<br />'''Taub''': Tularemia. <br />'''Kutner''': No, ci dovrebbero essere dei conigli. <br />'''Taub''': Giusto. Probabilmente una zecca è saltata da un coniglio su questi bianchi e morbidi alligatori {{NDR|indica un gruppo di conigli}}, dopodiché è saltata sul nostro paziente, gli ha trasmesso dei batteri e questo ha causato l'endocardite.
*'''House''' {{NDR|dopo che ha lanciato un flacone di Vicodin a terra in modo che la Cuddy lo prendesse per guardarle il sedere}}: Oh mio Dio! Non porti le mutande?!<br />'''Cuddy''': Ma certo che...<br />'''House''': Con quella gonna così attillata non hai segreti! Ti posso anche dire se porti la spirale! Hai visto il dottor Cool?<br />'''Cuddy''': No.<br />'''House''': Sei arrossita.<br />'''Cuddy''': Non è vero!<br />'''House''': Guardami! Oh mio Dio!
*'''Interlocutore''': Dov'è Flynn?<ref name= paziente >Il paziente è un prestigiatore.</ref><br />'''House''': Nella manica!
*'''Tredici''': Io non voglio sapere! <br />'''House''': No! Tu hai paura di sapere! <br /> '''Tredici''': Potrei morire e anche lei potrebbe finire sotto un autobus domani, la sola differenza è che lei non è costretto a saperlo oggi, perché io sì? <br />'''House''': Non devo sapere i numeri della lotteria ma se qualcuno me li offre li accetto! <br /> '''Tredici''': Si passa tutta la vita a cercare risposte, perché si crede che la risposta successiva cambierà qualcosa e probabilmente la renderà un po' meno infelice, e si sa che quando sono finite le domande, non sono finite solo le risposte, è finita la speranza. È contento di saperlo?
==Episodio 9, ''Giochi''==
[[File:Jeremy Renner 2, 2012.jpg|thumb|[[Jeremy Renner]] interpreta Jimmy Quidd/Jim Moskowitz, il paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*{{NDR|Per far sentire a disagio Foreman}} Oh, non porti il camice. Neanche House lo porta, vero?<ref name= Foreman>Nella terza stagione Foreman si licenzia per non assomigliare a House, ma è costretto a tornare all'ospedale, perché ha assimilato i metodi dell'ex capo e non viene accettato altrove.</ref> ('''Chase''')
*{{NDR|House chiede a Amber perché vuole sempre vincere}} Sa, sono andata a una partita, una volta, e ho notato una cosa: i vincitori erano i più felici. ('''Amber''')
===Dialoghi===
*'''House''': Perché ami tanto i drogati?<br />'''Tredici''': Il fatto che io non voglia etichettare il paziente non significa che...<br />'''House''': Sono perfettamente in grado di trarre le mie conclusioni, tu sei capace di rispondere a una domanda?<br />'''Tredici''': In lui non vedo solo un drogato!<br />'''House''': Ammirevole, perché?<br />'''Tredici''': Ci vuole un motivo per fare una cosa ammirevole?<br />'''House''': Per tutto c'è un motivo! Lui è un paziente, non lo conosci ma ti piace. Un genitore alcolista? Trascorsi da drogata? Non esistono santi senza un passato. <br />'''Tredici''': E peccatori senza futuro! <br />'''House''': Perché sei sicura che la droga mascheri qualcos'altro? <br />'''Tredici''': La droga maschera sempre qualcos'altro! <br />'''House''': Mai sentita una cosa così stupida! {{NDR|quando Tredici se ne va le aumenta il punteggio}}
*'''House''': Perché odi tanto i drogati? <br />'''Amber''': La sua situazione {{NDR|di House}} è diversa. Lei prende gli antidolorifici per necessità. <br />'''House''': Lo so, sono favoloso. E non sono il paziente.<br />'''Amber''': Non posso avere un'avversione per i tossici? <br />'''House''': Sì che puoi, ma deve esserci una ragione, Un paziente, non lo conosci, eppure lo odi. <br />'''Amber''': Sta buttando via la sua vita. <br />'''House''': Perché ha stabilito da sé le sue regole e non vive con la paura degli esami a sorpresa? <br />'''Amber''': Credevo che stessimo parlando del paziente! <br />'''House''': No, non stavamo parlando di lui.
==Episodio 10, ''La bugia è una cosa meravigliosa''==
[[File:Janel Moloney (15087095697) (cropped).jpg|thumb|[[Janel Moloney]] interpreta Maggie, paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*{{NDR|Periodo natalizio}} Dottor Kutner, chi ti ha detto che sarebbe stata una buona idea appendere simboli effimeri di una festività ipocrita che celebra un personaggio immaginario? ('''House''')
*{{NDR|A House}} È dura entrare nella testa di qualcuno che si fida del prossimo, eh?! ('''Tredici''')
*Risonanza su quello che è rimasto del seno. Settate le macchina su "Ironia della sorte".<ref>La paziente si è fatta rimuovere il seno, ma il team sospetta un tumore minuscolo che ha poi creato delle metastasi.</ref> ('''House''')
*{{NDR|Ad una che crede una prostituta}} Da un lato dovresti essere a letto, dall'altro ho detto di riposare, quindi... capisco il tuo dilemma. ('''House''')
*{{NDR|La paziente non mente mai alla propria figlia}} È un abuso di minori! C'è un motivo se tutti mentono: funziona! ('''House''')
*Le [[bugia|bugie]] sono come i bambini, impegnative, ma ne vale la pena: il futuro è nelle loro mani. ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Kutner''': Possiamo fare un Natale segreto?<br />'''House''': Mi piacevi di più quindici secondi fa, quando eri preoccupato per il tuo lavoro!
*'''House''': Tua madre ti dice tutte le droghe che prende?<br />'''Jane''' {{NDR|figlia di Maggie}}: Fuma una spinello ogni tanto ma non lo fa da molto.<br />'''House''': E tu?<br />'''Jane''': Sta male lei, non io!<br />'''House''': Sei un medico?<br />'''Jane''': Ho undici anni.<br />'''House''': Non è una risposta, è una scappatoia! Bevi? Un goccetto ogni tanto?<br />'''Jane''': Non faccio nessuna di queste cose, fanno male.<br />'''House''': Capisco che tu non voglia che tua madre non lo sappia, ma sono il suo medico.<br />'''Jane''': Lo direi a mia madre e lo direi anche a lei.<br />'''House''': Perché?<br />'''Jane''': Perché non mi ha mai detto una bugia.<br />'''House''': Qual è la sua posizione sessuale preferita?<br />'''Jane''': Non capisco cosa c'entri il sesso con il cancro al seno!<br />'''House''': Sei un medico? Ti sei laureata in medicina in questi dieci secondi?<br />'''Jane''': Per lei siamo tutti bugiardi!<br />'''House''': Bugie pietose?<br />'''Jane''': Cosa sono?<br />'''House''': Sono le bugie che diciamo per far star meglio altre persone.<br />'''Jane''': Non dico bugie!<br />'''House''': Razionalizzazioni?<br />'''Jane''': Cosa sono?<br />'''House''': Sono le bugie che ci diciamo per sentirci meglio.<br />'''Jane''': No, noi no...<br />'''House''': Omissioni? Carponi o missionario? Parliamo di sesso.
*'''Tredici''': Ha scoperto che mentiva {{NDR|la paziente}}?<br />'''House''': Non ancora.<br />'''Tredici''': Un "no" era la risposta più breve.<br />'''House''': Senza la tua domanda era più breve tutta la conversazione.
*'''House''': Riposati per un giorno. <br />'''Paziente''': Non posso.<br /> '''House''': Il tuo protettore non vuole? Fai il test per l'AIDS ogni tre mesi e quella catenina...<br /> '''Paziente''': Le prostitute portano immagini religiose?<br /> '''House''': No, ma stanno spesso inginocchiate!
*{{NDR|A House arriva un misterioso pacchetto}}<br />'''Kutner''': Forse è il regalo di un paziente. <br />'''Taub''': Arrivato al dottore sbagliato?
==Episodio 11, ''Gelo''==
[[File:MiraSorvino07TIFF.jpg|thumb|[[Mira Sorvino]] interpreta Cate Milton, paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*Oh, bene: non possono darmi la TV via cavo ma ho il polo sud in alta definizione!<ref name= Gelo>La paziente è bloccata al polo sud e House deve fare una diagnosi a distanza, comunicando col computer.</ref> ('''House''')
*{{NDR|A House,<ref name=Frozen /> riferendosi alla propria fidanzata}} Non ha un nome, è una sorta di... difetto di nascita! ('''Wilson''')
===Dialoghi===
*{{NDR|House sospetta che la paziente abbia una malattia venerea, ma questa nega di aver fatto sesso}}<br />'''House''': Fammi indovinare: sei pura come la neve!<ref name= Gelo />. <br />'''Cate''': Solo se alla neve piace stare sopra.
*'''House''': Hai messo quella camicia per qualcuno!<ref name= Frozen>Wilson ha una relazione misteriosa con qualcuno e House vuole scoprire con chi; riuscendoci solo alla fine dell'episodio.</ref> <br />'''Wilson''': Al ministero non amano gli oncologi in topless!
*'''House''': Tu per qualche motivo sei felice!<ref name=Frozen /> <br />'''Wilson''' {{NDR|fingendosi offeso}}: Come osi?!?
*'''House''': Ci sono circa dodici persone che conosciamo entrambi: di cinque non ricordo il nome, così restano la Cuddy, le tue ex mogli...<br />'''Wilson''': Tua madre...
*'''Foreman''' {{NDR|spegnendo il computer<ref name=Gelo /> per non farsi sentire dalla paziente}}: Il cancro spiegherebbe i sintomi.<br />'''House''': Ehi, ti preoccupa che il cancro ti possa sentire? Che si faccia avanti!<br />'''Foreman''': Il cancro è una diagnosi difficile per i pazienti. <br />{{NDR|House comunica la notizia alla paziente}}<br />[...]<br />{{NDR|Foreman lo guarda con disapprovazione}} '''House''' {{NDR|fingendo di giustificarsi}}: Da qui non posso tenerle la mano!
*{{NDR|House vuole guardare la paziente che controlla i propri linfonodi}} '''Cate''': Posso palparmi da sola, non c'è motivo perché tu debba guardare.<ref name=Gelo/><br />'''House''': Me ne vengono tre almeno, uno professionale.<br />'''Cate''': Dove sei? Non sei nel tuo ufficio.<br />'''House''': Tu non sei in ospedale perché dovrei esserci io?<br />'''Cate''': Non ho intenzione di spogliarmi nel tuo appartamento.<br />'''House''': Non sei nel mio appartamento, sei a oltre tre quarti di mondo da qui. Prometto di non provarci.<br />'''Cate''': Non mi tolgo niente.<br />'''House''': Uno di noi devo farlo.<br />'''Cate''': Vediamo la casa.<br />'''House''': Allora ci sono le pareti, il pavimento e in alcune stanze un tetto.<br />'''Cate''': Mi rifiuto di espormi se la cosa non è reciproca.<br />'''House''': È un appartamento, non è la mia anima. Questo è il soggiorno.<br />'''Cate''': Ferma un attimo. Mmm... molti libri, tutti di medicina vero?<br />'''House''': Sì se consideri la biografia di Jenna Jameson un testo di ginecologia.<br />'''Cate''': La narrativa è una perdita di tempo, a meno che non ti faccia ridere?<br />'''House''': A me piace ridere, procediamo.<br />'''Cate''': Torna un po' indietro, quanto è grave la tua insonnia? Fammi indovinare, bevi due o tre [[Scotch whisky|scotch]] prima di crollare davanti alla tv?<br />'''House''': Hai preso un grosso abbaglio: è [[bourbon]].<br />'''Cate''': Non ci sono foto in giro; famiglia e amici non sono importanti?<br />'''House''': Ok, sei malata, con venti persone lì alla base hai ricevuto soltanto una visita.<br />'''Cate''': Non voglio spaventare nessuno.<br />'''House''': La gente non ti piace e vai a nasconderti nel ghiaccio in modo che...<br />'''Cate''': Smettila di proiettarti, sei un essere asociale e quindi supponi che lo sia anch'io!<br />'''House''': Che ne dici se io mi spoglio e tu chiudi la bocca?<br />'''Paziente''': Se avessi avuto in programma di vederti nudo sarei andata dritto al punto. Mi mostreresti l'anima piuttosto che la gamba.<br />'''House''': Mmm... magnifico, hai capito tutto di me, adesso vuoi provare a salvarmi?<br />'''Paziente''': Non è detto che tu ne abbia bisogno.
*'''Wilson''': Le hai chiesto "stai bene?"?!<br/>'''House''': È normale che un medico lo chieda.<br/>'''Wilson''': Ma non te l'ho mai sentito chiedere a nessun essere umano! Non l'hai mai chiesto neanche a me, e mi hai visto cadere dalle scale ubriaco!
*'''Foreman''': Dovremmo farla uscire.<br />'''House''': Giusto. Diciamole di andare verso nord finché non trova un ospedale. <br />'''Foreman''': Una malattia autoimmune di solito è un'infiammazione fuori controllo. Il freddo estremo ha spesso un uso terapeutico, come il ghiaccio su una caviglia slogata. Se all'esterno si sente meglio, sarà la prova che è autoimmune.<br />[...]<br />'''House''': Il ghiaccio sulla slogatura è un buon argomento, almeno così sembra che non vogliamo ucciderla!<br />'''Foreman''': È sufficiente che stia fuori cinque minuti.<br />'''House''': Senza guantini? La mamma mi ha insegnato che è una pessima idea, specialmente d'inverno, con 20 gradi sotto zero e un'insufficienza renale!<br />'''Foreman''': È un'ottima idea, adatta a te: sperimentale, rischiosa... Wilson ha ragione, hai un debole per lei.
*'''House''' {{NDR|stupito, scoprendo la fidanzata di Wilson<ref name=Frozen />}}: Bastarda tagliagole!?! <br />'''Wilson''': Io la chiamo Amber!
==Episodio 12,'' Non cambiare mai''==
===Frasi===
*{{NDR|A Wilson, riferito ad Amber}} Aspetta un momento: non è solo questione di sesso, ti piace la sua personalità, ti piace che sia infida, ti piace che se ne freghi delle conseguenze, ti piace che possa umiliare qualcuno se serve... Oh mio Dio, tu vieni a letto con me! ('''House''')
*{{NDR|Al marito della paziente, ebreo chassidico}} In questo tempio, sono io il dottor Jahvè! ('''House''')
===Dialoghi===
*'''House''' {{NDR|parlando a Wilson della relazione con Amber}}: Accoppiamento fra specie diverse... mi sento tanto Darwin alle Galapagos!<br />'''Wilson''': Amber e io abbiamo molto in comune.<br />'''House''': Lei è una bastarda tagliagole e tu piangi guardando "[[Tramonto (film)|Tramonto]]".
*'''Taub''': Se è pazza non possiamo darle venti cc di ateismo e rispedirla a casa sua?<br />'''House''': La religione è un sintomo di credenze irrazionali e speranze infondate. Lo stato mentale alterato è un sintomo della porfiria.<br />'''Kutner''': Non ha sviluppato rabbia, pianto e ansia incontrollabili; ha solo deciso di andare al tempio.<br />'''House''': Quella donna non ha semplicemente scelto di mangiare kosher, è andata dritta agli estremi del cassidismo e ha una vita di regole ferree, è diventata masochista.<br />'''Kutner''': Non le piaceva la sua vita e l'ha cambiata.<br />'''House''': No, le persone non cambiano, no... lo vorrebbero, certo, ne avrebbero bisogno.<br />'''Kutner''': Taub ha rinunciato ad uno stipendio a cinque zeri per lavorare qui, avrebbe la porfiria?<br />'''House''': Ha cambiato lavoro per salvare il suo matrimonio, l'ha fatto per evitare il cambiamento.<br />'''Taub''': Ha ragione, non scegli di colpo la pazzia a meno che non impazzisci di colpo.
*'''Yonatan''': Voglio un altro medico.<br/>'''Cuddy''': Le assicuro che il dottor House è il nostro miglior...<br/>'''Yonatan''': Allora il secondo in classifica, uno che non pensi che mia moglie sia malata solo perché è religiosa.<br/>'''House''': Se preferisci, posso dare a tua moglie la mia seconda diagnosi in classifica.
*'''House''': Tu vivi secondo i seicento comandamenti di Dio, giusto?<br />'''Yonatan''' {{NDR|marito della paziente}}: 613!<br />'''House''': E li capisci tutti?<br />'''Yonatan''': Ci vuole una vita per impararli tutti.<br />'''House''': Però segui anche quelli che non capisci, perché quelli che capisci hanno un senso e credi che il tizio che li ha creati sappia quello che fa!<br />'''Yonatan''': Ovviamente!<br />'''House''': Quindi ti fiderai della mia diagnosi e lascerai che la curi perché in questo tempio io sono il dottor Yahweh!
*'''House''': Non pensi più che sia pazza?<br />'''Taub''': Posso capire perché sia attratta da quella vita.<br />'''House''': Hai bevuto un succo al gusto Manicheviz.<br />'''Taub''': Non dico che sono d'accordo, ma soltanto che...<br />'''House''' {{NDR|ironico}}: L'irrazionale ha sempre una base razionale!<br />'''Taub''': Hanno qualcosa che noi non abbiamo.<br />'''House''': Gli amici immaginari.
*'''Wilson''': House, hai ragione! Perché no? Perché non uscire con te? È geniale! Ci conosciamo da anni, abbiamo sopportato ogni tipo di stronzate l'uno dall'altro e torniamo sempre insieme... siamo una coppia!<br />'''House''': Parliamo ancora per metafore?<br />'''Wilson''': Amber è esattamente quello che mi serve e tu saresti d'accordo se non fossi impantanato nel disprezzo di te stesso ricoperto da una glassa di megalomania!<br/>'''House''': Ehi, stai parlando della ragazza del mio migliore amico!
*'''House''': Devi andare a letto con Wilson.<br />'''Cuddy''': Buongiorno.<br/>'''House''': Sta insieme a una donna inadatta. <br />'''Cuddy''': I parenti di lui allevano pecore e quelli di Amber vitelli?<br/>'''House''': Ha combinato due delle sue peggiori qualità: l'amore per me e l'amore per il bisogno. Come amministratrice dell'ospedale, devi salvare il tuo oncologo di grido.<br />'''Cuddy''': Vorrei poterti aiutare, ma come amministratrice devo tenere il mio letto libero per quelli della contabilità. <br/>'''House''': Wilson ha uno schema fisso con le donne: le salva, poi le tradisce, il che provoca senso di colpa, per cui poi se ne va a salvare qualcun'altra. Per esempio, una burocrate dell'ospedale vicino ai quaranta che non ha una vita privata. Ti consiglio di andare senza reggiseno.
*'''House'''. Risolvi questo caso e il posto è tuo.<br/>'''Amber''': La clausola "molla Wilson" è inclusa, vero?<br/>'''House''': È il contratto standard che firmano tutti.<br/>'''Amber''': Perché devi pensare che io abbia un secondo fine?<br/>'''House''': Per la stessa ragione per cui penso che una puttana tossica farà sesso per il crack.
*'''House''': Quella donna non è solo una masochista, è un'ipocrita. Il comandamento di preservare la vita viene prima di tutti gli altri.<br />'''Taub''': Vuol dire che non è masochista, non segue tutte le regole ma solo quelle che vuole.<br />'''House''': Esatto, questa pazza ti ha detto che i riti sono meglio della vita e tu hai deciso che è un bel modo di vivere!<br />'''Taub''': Lo so, si sbaglia però, se non c'è niente di più?<br />'''House''': Allora l'unico significato è qui!<br />'''Taub''': Ma se lei pensa che Dio sia lì per lei, se vive la sua vita pensando che Dio sia lì per lei...<br />'''House''': ...lei muore. Le cose non sono dove le vogliamo solo perché lo vogliamo.
==Episodio 13, ''Mai più Mister Gentilezza''==
[[File:Femme Fatales Red Carpet - Paul Rae.jpg|thumb|[[Paul Rae]] interpreta Jeff, paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
*{{NDR|Ironica, parlando del paziente, che incuriosisce House per la sua gentilezza}} No, stai ignorando il sintomo più importante: potrebbe essere un caso di influenza farcito con buona educazione! ('''Tredici''')
*Chi pensa che la gentilezza non sia un sintomo? {{NDR|tutti alzano la mano}} E qual è secondo voi l'unico voto che conta qui? {{NDR|alza la mano}} ('''House''')
*{{NDR|Riferendosi ad Amber e Wilson, di cui disapprova il fidanzamento}} Auguro il meglio a loro e ai loro figli tragicamente deformi! ('''House''')
*{{NDR|A Chase}} È da non credere: Cameron ha solo un'amica insopportabile!? ('''House''')
*{{NDR|Riferito al paziente}} Non dico che sia troppo perfetto, ma che cerchi di diventarlo; molta gente lo fa! ('''Kutner''')
*{{NDR|Ad un ragazzo che cerca di convincerlo a convertirsi}} Vendi religioni? Mi spiace, ho già comprato un po' di Islam ieri! ('''House''')
*{{NDR|Alla Cuddy}}<ref>House e Amber si contendono Wilson e questi affida la decisione della divisione del proprio tempo fra i due alla Cuddy, non avendo il coraggio di prenderla da solo.</ref> Tu sei re Salomone: se vuoi che lo tagliamo a metà per me va bene! ('''House''')
*Hai cinque dollari? {{NDR|Kutner glieli offre}} Essere gentile ti è costato cinque dollari. Essere uno stronzo di solito paga! ('''Taub''')
*{{NDR|Infuriato, a Kutner}} Fai sparire quel sorrisetto idiota. Vado a fare una carneficina! ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Cameron''': La Cuddy ti cercava. <br />'''House''': Mi cercherà ovunque tranne che nel posto dove vuole che sia!
*'''House''': Che casino pazzesco! <br />'''Cameron''': Benvenuto in un mondo senza infermiere {{NDR|che scioperano}}. <br />'''House''': E io che c'entro? Non uso le infermiere!
*{{NDR|Riferendosi ad un paziente}} '''House''': È canadese? <br />'''Cameron''': Ha una bassa priorità. <br />'''House''': Cos'è, un sì?
*'''House''': Taub e Trentuno {{NDR|Tredici}}. <br />'''Tredici''': Come Trentuno? <br />'''House''': Be', ho invertito l'ordine dei numeri, per cambiare!
*'''Kutner''': Molti vogliono essere buoni, vogliono essere gentili. <br />'''Foreman''': E House? <br />'''Kutner''' {{NDR|con fare insicuro}}: L'eccezione che conferma la regola? <br />'''Foreman''': Che razza di ragionamento è? <br />'''Kutner''': Un po' scarso, eh!?
*'''Cuddy''': La maggior parte dei tuoi commenti sono razzisti e sessisti. <br />'''House''': Vestita così sembri una prostituta afgana!
*'''Taub''': Si era sbagliato. <br />'''House''': Perché la gente lo dice con tanto piacere?
*'''Foreman''': Non vuoi scrivere le relazioni. <br />'''House''': Sono in pena per la foresta pluviale!
*'''Wilson''': Cosa volevi dirmi?<br />'''House''': Niente.<br />'''Wilson''': Cos'è? Mi vuoi punire?<br />'''House''': Ti volevo parlare di una cosa, in privato.<br />'''Wilson''': Non lo dirò ad Amber!<br />'''House''': Glielo dirai! È la tua ragazza, glielo dovresti dire!<br />'''Wilson''': Tu sei mio amico!<br />'''House''': Non è la stessa cosa!
==Episodio 14,'' Vivere il sogno''==
[[File:Jason Lewis (actor).jpg|thumb|[[Jason Lewis]] interpreta Evan Greer/Dr. Brock Sterling, paziente dell'episodio.]]
===Frasi===
{{NDR|A Wilson, che zoppica per il male alla schiena}} Cos'è, mi fai il verso!? ('''House''')
===Dialoghi===
*'''Evan''': Mi lasci andare, non la denuncerò, ok? Dimenticherò tutto.<br />'''House''': Oh, probabilmente è vero, visto che hai un tumore al cervello.<br />'''Evan''': Lei è quel medico svitato che chiama di continuo il mio agente!<br />'''House''': Be', sono il capo svitato di medicina diagnostica.
*'''Cuddy''': Chase, Foreman, Cameron, venite qui! Perché House guida una limousine?<br />'''Foreman''': Non lo so.<br />'''Cameron''': Non sono tenuta a saperlo.<br />'''Chase''': Non mi interessa!
*'''Foreman''': Tu hai rapito quell'uomo?<br />'''House''': Che bello, sono ancora capace di sorprenderti!
*'''House''': Non posso lavorare se mi leghi così le mani.<br />''''Cuddy''': 51 settimane l'anno ti lascio correre in lungo e in largo come una scimmia in una coltivazione di banane, ti chiedo solo di moderarti per qualche giorno!<br />'''House''': Voglio quella TV.<br />''''Cuddy''': Non voglio negoziare.<br />'''House''': Vuoi qualcosa da me, o negozi o supplichi.<br />''''Cuddy''': Se non perdo il posto per te è un bene.<br />'''House''': Sì, ma per te è meglio!
*{{ndr|House vuole dimostrare che Evan è impotente}}<br />'''Cameron''': Non gli faccio vedere le mie tette.<br />'''House''': La mancata reazione alle tue tette non ci direbbe niente. Tredici mostragli le... ehm, {{ndr|sbuffa}} dove trovo due begli [[airbag]] qui dentro?<br />'''Cameron''': Hai i porno nel primo cassetto.
*'''Evan''': Lei è veramente bravo come tutti dicono?<br />'''House''': E tu sei veramente infelice come tutti pensano?<br />'''Evan''': Voglio solo fare qualcosa di... di importante.<br />'''House''': Niente è importante. Siamo tutti scarafaggi; antilopi che muoiono sulla riva del fiume. Niente di quello che facciamo ha un significato che duri.<br />'''Evan''': E crede che io sia infelice?<br />'''House''': Se sei infelice sull'aereo, buttati giù.<br />'''Evan''': Vorrei farlo ma... non posso.<br />'''House''': Mmm... è questo il problema con le metafore: devono essere interpretate. "Buttarsi dall'aereo" è stupido!<br />'''Evan''': E se non fossi sull'aereo, ma in un posto in cui non voglio trovarmi?<br />'''House''': Questo è l'altro problema con le metafore. Sì, se tu fossi sul furgoncino dei gelati e fuori ci fossero caramelli fiori e vergini, sei su un aereo! Tutti siamo su un aereo. La [[vita]] è pericolosa e complicata e... si cade dall'alto.<br />'''Evan''': Quindi ha paura dei cambiamenti?<br />'''House''': Tu hai paura dei cambiamenti. Preferisci immaginare di poter scappare invece di provarci; perché se ti va male non avrai più niente. Rinunci alla possibilità di fare qualcosa di vero, così puoi aggrapparti alla speranza. Ma vedi, la [[speranza]] è roba da femminucce.<br />'''Evan''': Quando uscirò di qui io non avrò più [[paura]]. A quanti viene offerta una seconda occasione?<br />'''House''': A troppi. Metà della gente che salvo non merita una seconda occasione.
*{{NDR|Davanti all'ispettore sanitario}}<br />'''Cuddy''': Ma guarda, sono quasi le due: non avevi un appuntamento?<br />'''House''': Ah sì, sì, quei poveri bambini ciechi non possono leggere le favole da soli, ci vediamo.
==Episodio 15, ''La testa di House''==
===Frasi===
*{{NDR|A House, cui sta mettendo i punti alla testa}}<ref name=Testa>House ha fatto un incidente e ha una commozione cerebrale; egli ricorda di avere visto un sintomo, ma non gli viene in mente quale.</ref> Cerca di non muoverti, se non vuoi vedere il naso sull'occhio! ('''Cameron''')
*C'è qualcuno che muore perché ho un vuoto di memoria!<ref name=Testa /> ('''House''')
*{{NDR|A Chase, mentre lo sta ipnotizzando, facendo un brindisi}} Non è male questo corso che fanno a Melbourne. Salute! ('''House''')
*{{NDR|Al paziente}} Non sono le gambe il tuo vero problema. Il tuo vero problema è che non so quale sia il tuo vero problema. ('''House''')
*{{NDR|A House, cui sta facendo un esame}}<ref name=Testa /> La corteccia che regola il pene è settata su "patetico"! ('''Wilson''')
*{{NDR|A House}} Sono le due del mattino, fai riposare quel poco di cervello che ti resta!<ref name=Testa /> ('''Foreman''')
*{{NDR|A un'infermiera che lo sorveglia}}<ref name=House>La Cuddy vuole costringere House a riposarsi.</ref> Zitta un attimo. {{NDR|vedendo una guardia}} Hai chiamato mister Muscolo? ('''House''')
===Dialoghi===
*'''House''': Lesbica! {{NDR|le ordina degli esami}} <br />'''Tredici''': Ha dimenticato il mio nome?<ref name=Testa /> <br />'''House''': No, Tredici. Avevo solo voglia di chiamarti lesbica. <br />'''Tredici''': Non sono lesbica! <br />'''House''': Ho solo arrotondato del cinquanta percento.
*{{NDR|House si tuffa in una pila di vestiti per ricordare}}<ref name=Testa /> '''House''': Tuffo in stile Rambo!<br />'''Taub''': Crede davvero che possa funzionare o è solo strafatto?
*'''Wilson''': Perché questo tipo è così importante da tirare fuori il Batman che è in te? <br />'''House''': Non lo so. <br />'''Cuddy''': Forse perché hai il cranio spaccato!<ref name=Testa />
*'''Punk''': Parla seriamente?<br />'''House''': Se non fossi serio avrei il tuo look!
*{{NDR|House parla di nascosto, chiudendosi in bagno}}<ref name=House /> '''Infermiera''': Con chi sta parlando? <br />'''House''': Con il mio [[colon]]!
*'''Infermiera'''<ref name=House />: Ha preso il mio cellulare! <br />'''House''': Se l'è preso il mio colon. Sto trattando il suo rilascio!
==Episodio 16, ''Il cuore di Wilson''==
===Frasi===
*{{NDR|Riferito ad un barista}} Se avesse un cervello non starebbe dietro al bancone di un bar. ('''House''')
===Dialoghi===
*'''House''': Voltatela! {{NDR|riferendosi ad Amber, sul letto della terapia intensiva}}.<br /> '''Taub''': Stiamo iniziando un secondo ciclo di interferone.<br />'''House''': Che magari non servirà se adesso la girate. La zona lombare.<br />'''Taub''': Ha un'ecchimosi. Perché è rilevante?<br />'''House''': Guardate meglio.<br />'''Foreman''': Un rash. Come sapevi che era nella zona lombare?<br />'''House''': Be', o sto ancora dormendo oppure comincio a ricordare.<br />'''Taub''': Sembra un rash da influenza.<br />'''Foreman''': L'influenza non distrugge gli organi uno a uno.<br />'''Kutner''': Dermatomiosite.<br />'''House''': Non dà tachicardia.<br />'''Tredici''': Forse una reazione allergica all'interferone.<br />'''House''': Sì, il sintomo che ho visto sull'autobus era una rara allergia all'interferone scoppiata due giorni prima di prenderlo.<br />'''Wilson''': Come hai visto il rash sul fondoschiena?<br />'''House''': Non lo so, magari si è chinata.<br />'''Foreman''': Forse non è affatto un rash. Può essere un [[ascesso]].<br />'''House''': Tredici, ficca dentro un ago: se c'è pus, Foreman ha ragione.<br />'''Tredici''': L'ecografia è più sicura.<br />'''House''': Non ti ho chiesto di trafiggerla con un ago. Taub, fallo tu.<br />'''Tredici''': No, aspetti. Lo posso fare.<br />'''House''': No! A quanto pare non puoi.{{NDR|Tredici se ne va, visibilmente scossa dal rimprovero di House. Taub effettua il prelievo}}<br />'''Taub''': Non è fluttuante. È limpido, non è pus.<br />'''Foreman''': Allora è vescicolare: tifo petecchiale delle montagne rocciose.<br />'''Wilson''': Abbiamo cenato da un'amica l'altra settimana e abbiamo portato a spasso i suoi cani. Potrebbe essere stata punta da una zecca.<br />'''Foreman''': È curabile: doxiciclina.<br />'''House''': Diamo otto ore all'antibiotico perché faccia effetto, poi aumentiamo la temperatura e riattiviamo il cuore.<br />'''Wilson''': Aspetta un momento, aspetta! Se ci sbagliamo, riattivare il cuore può ucciderla! Prima fate le emocolture.<br />'''Foreman''': La cosa più veloce è curarla, se ci sbagliamo avremo il tempo di provare qualcos'altro.<br />'''Wilson''': Noi non le riattiveremo il cuore finché non saremo sicuri al 100%.<br />'''Foreman''': Non siamo mai sicuri al 100%!<br />'''House''': Fate le emocolture, dopo aver avuto la conferma, riattiveremo il cuore.<br />'''Foreman''': È un errore, tu sai che Wilson sbaglia. Non puoi cambiare idea solo perché un familiare si mette a piangere, la famiglia ha sempre paura.<br />'''House''': Ho detto: fate le emocolture.
*{{NDR|Dopo che House ha rimproverato Tredici}} '''Kutner''': Che cosa ti ha detto House?<br />'''Tredici''': Che sono stata cresciuta dai lupi ed è per questo che uso la stessa mano per forchetta e coltello!
*'''Amber''': Sono stanca... credo che sia ora di farmi dormire... <br />'''Wilson''': Ancora qualche minuto...<br /> '''Amber''': Vorremmo sempre avere ancora qualche minuto.<br />'''Wilson''': Non credo di farcela {{NDR|a fermare il bypass che la tiene in vita}}.<br /> '''Amber''': Va bene così<br />'''Wilson''': Non va bene, come puoi dire che va bene? Perché non sei arrabbiata? <br />'''Amber''': Non è questo l'ultimo sentimento che voglio provare. {{NDR|[[Ultime parole dalle serie televisive|ultime parole]]}}
*{{NDR|House sogna di essere in un autobus insieme ad Amber}} <br />'''House''': Sei morta.<br />'''Amber''': Tutti muoiono.<br />'''House''': Io sono morto?<br />'''Amber''': Non ancora.<br />'''House''': Dovrei esserlo.<br />'''Amber''': Perché?<br />'''House''': Perché la vita sceglie a caso. I drogati, i soli e i misantropi dovrebbero morire negli incidenti d'autobus, le giovani brave ragazze innamorate, trascinate fuori casa in piena notte, dovrebbero uscirne incolumi.<br />'''Amber''': Non è da te quello che dici.<br />'''House''': Be', sai, è aumentato l'autolesionismo e il disprezzo verso me stesso... Wilson mi odierà.<br />'''Amber''': Un po' te lo meriti.<br />'''House''': È il mio migliore amico.<br />'''Amber''': Lo so... E adesso?<br />'''House''': Resto qui con te.<br />'''Amber''': Scendi dall'autobus.<br />'''House''': Non posso.<br />'''Amber''': Perché no?<br />'''House''': Perché... perché qui non c'è sofferenza... io non voglio soffrire, non voglio essere infelice... e non voglio che lui {{NDR|Wilson}} mi odi.<br />'''Amber''': Be', non puoi avere sempre quello che vuoi.
==Citazioni sulla quarta stagione di ''Dr. House - Medical Division''==
*Quaranta attori insieme, è facile che ci siano dei disaccordi tra loro. Ma andavamo tutti d'accordo, per questo è stato divertente. ([[Kal Penn]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{Dr. House - Medical Division}}
{{vetrina|27|settembre|2009|serie televisive}}
{{DEFAULTSORT:Dr. House - Medical Division, 4}}
[[Categoria:Stagioni di Dr. House - Medical Division]]
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Gaetano Moroni
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/* Citazioni su Gaetano Moroni */ Nicola Nisco (patriota)
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[[Immagine:Gaetano_Moroni.JPG|thumb|Ritratto di Gaetano Moroni dipinto da [[Francesco Saverio Kaniewski]].]]
'''Gaetano Moroni''' (1802 – 1883), bibliografo, dignitario pontificio, bibliofilo ed erudito italiano.
==Citazioni di Gaetano Moroni==
*[[Dante Alighieri|Dante]] non sarebbe forse partito mai da Verona, se il suo costume alquanto aspro e feroce, e il suo parlare troppo libero e franco non l'avessero a poco a poco fatto decadere dalla grazia di Can Grande I, che per un pezzo l'avea avuto carissimo e in sommo onore. [...] Tra la turba d'istrioni e d'altre persone festevoli che lo Scaligero teneva in corte, uno essendone che riusciva a tutti sommamente caro, di lui disse un giorno in presenza di molti Cangrande a Dante: ''Come sta egli mai, che costui, il quale è un balordo, sia grato a tutti, e tu che vieni riputato sapiente, nol sia?'' Al che Dante subito rispose: ''Non è meraviglia, perché la similitudine e l'uniformità de' costumi partorisce grazia e amicizia!'' (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. XCIV, Venezia, Tipografia Emiliana, 1859, p. 212)
*{{NDR|[[Catanzaro]]}} Fu sempre la metropoli di tutta la [[w:Calabria Ultra|Calabria Ultra]], prima che venisse in due parti suddivisa, ed ha tuttavolta i superiori dicasteri provinciali e la gran corte civile per le appellazioni, ch'è una delle quattro di qua dal faro, e che comprende tutte le Calabrie nella sua giurisdizione. Oltre alcuni stabilimenti di beneficenza, evvi una reale accademia delle scienze, ed uno de' maggiori licei regi. (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. X, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857, p. 241)
*Fu questi [[Giacinto Placido Zurla|Placido Zurla]], uomo di gran dottrina e di modi graziosi, ed ornato inoltre di altre doti morali. Ma egli non avea preso gran parte negli affari ecclesiastici di Roma, né avea portato il peso de' giorni cattivi di essa. La sua celebrità, come autore, a dir vero, era stata piuttosto in un genere assai diverso, quello delle ricerche geografiche... (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. CIII, Venezia, Tipografia Emiliana, 1861, [https://archive.org/details/bub_gb_iNRzEkcRcFsC/page/499/mode/1up p. 499])
*Il [[piviale]] ebbe origine colle pubbliche ''processioni'' fuori di chiesa, onde ripararsi dalla pioggia, per cui si chiamò ''pluviale''. Non sembrando conveniente procedere per le pubbliche strade vestiti di pianete, dalmatiche e altre sagre vesti, o quando era vietato dai Papi, ed invece volendosi comparire in abito più decente del chiericale, si adottò quello del piviale, per rispetto alle croci che precedono le processioni, alle reliquie de' santi martiri che si portavano, e per canto dei salmi e altre orazioni.<ref>Da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai giorni nostri'', Vol. LIII, Tipografia Emiliana, 1853, ristampa anastatica Forgotten Books, 2015,
[https://books.google.it/books?id=o2UAAAAAMAAJ&vq=piviale&hl=it&pg=PA307#v=onepage&q&f=false p. 307.]</ref>
*{{NDR|Su [[Sorrento]]}} Poche città ponno<!--testuale: non correggere in "possono"--> vantare la sua veramente incantevole, romantica, deliziosa, e quanto mai amenissima situazione, quale non può esprimersi con poche parole; anche pel ridente e leggiadrissimo promontorio del suo nome celebre, come per la purissima e saluberrima aria, onde fu appellata ''naturae miraculo'' e altamente rinomata. (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', vol. LXVII, p. 233)
==Citazioni su Gaetano Moroni==
*Fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un Gaetano Moroni, da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]]
*{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, Gaetano Moroni, per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. ([[Ernesto Masi]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica||(1840-1861)}}
{{DEFAULTSORT:Moroni, Gaetano}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Citazioni su Gaetano Moroni */ typo
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wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Gaetano_Moroni.JPG|thumb|Ritratto di Gaetano Moroni dipinto da [[Francesco Saverio Kaniewski]].]]
'''Gaetano Moroni''' (1802 – 1883), bibliografo, dignitario pontificio, bibliofilo ed erudito italiano.
==Citazioni di Gaetano Moroni==
*[[Dante Alighieri|Dante]] non sarebbe forse partito mai da Verona, se il suo costume alquanto aspro e feroce, e il suo parlare troppo libero e franco non l'avessero a poco a poco fatto decadere dalla grazia di Can Grande I, che per un pezzo l'avea avuto carissimo e in sommo onore. [...] Tra la turba d'istrioni e d'altre persone festevoli che lo Scaligero teneva in corte, uno essendone che riusciva a tutti sommamente caro, di lui disse un giorno in presenza di molti Cangrande a Dante: ''Come sta egli mai, che costui, il quale è un balordo, sia grato a tutti, e tu che vieni riputato sapiente, nol sia?'' Al che Dante subito rispose: ''Non è meraviglia, perché la similitudine e l'uniformità de' costumi partorisce grazia e amicizia!'' (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. XCIV, Venezia, Tipografia Emiliana, 1859, p. 212)
*{{NDR|[[Catanzaro]]}} Fu sempre la metropoli di tutta la [[w:Calabria Ultra|Calabria Ultra]], prima che venisse in due parti suddivisa, ed ha tuttavolta i superiori dicasteri provinciali e la gran corte civile per le appellazioni, ch'è una delle quattro di qua dal faro, e che comprende tutte le Calabrie nella sua giurisdizione. Oltre alcuni stabilimenti di beneficenza, evvi una reale accademia delle scienze, ed uno de' maggiori licei regi. (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. X, Venezia, Tipografia Emiliana, 1857, p. 241)
*Fu questi [[Giacinto Placido Zurla|Placido Zurla]], uomo di gran dottrina e di modi graziosi, ed ornato inoltre di altre doti morali. Ma egli non avea preso gran parte negli affari ecclesiastici di Roma, né avea portato il peso de' giorni cattivi di essa. La sua celebrità, come autore, a dir vero, era stata piuttosto in un genere assai diverso, quello delle ricerche geografiche... (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', Vol. CIII, Venezia, Tipografia Emiliana, 1861, [https://archive.org/details/bub_gb_iNRzEkcRcFsC/page/499/mode/1up p. 499])
*Il [[piviale]] ebbe origine colle pubbliche ''processioni'' fuori di chiesa, onde ripararsi dalla pioggia, per cui si chiamò ''pluviale''. Non sembrando conveniente procedere per le pubbliche strade vestiti di pianete, dalmatiche e altre sagre vesti, o quando era vietato dai Papi, ed invece volendosi comparire in abito più decente del chiericale, si adottò quello del piviale, per rispetto alle croci che precedono le processioni, alle reliquie de' santi martiri che si portavano, e per canto dei salmi e altre orazioni.<ref>Da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai giorni nostri'', Vol. LIII, Tipografia Emiliana, 1853, ristampa anastatica Forgotten Books, 2015,
[https://books.google.it/books?id=o2UAAAAAMAAJ&vq=piviale&hl=it&pg=PA307#v=onepage&q&f=false p. 307.]</ref>
*{{NDR|Su [[Sorrento]]}} Poche città ponno<!--testuale: non correggere in "possono"--> vantare la sua veramente incantevole, romantica, deliziosa, e quanto mai amenissima situazione, quale non può esprimersi con poche parole; anche pel ridente e leggiadrissimo promontorio del suo nome celebre, come per la purissima e saluberrima aria, onde fu appellata ''naturae miraculo'' e altamente rinomata. (da ''Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica'', vol. LXVII, p. 233)
==Citazioni su Gaetano Moroni==
*Fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un Gaetano Moroni, da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]])
*{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, Gaetano Moroni, per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. ([[Ernesto Masi]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica||(1840-1861)}}
{{DEFAULTSORT:Moroni, Gaetano}}
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Joumana Haddad
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ordine alfabetico, sistemo fonti in nota, tolgo ripetizione
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[[File:Flickr - boellstiftung - Joumana Haddad (1).jpg|thumb|Joumana Haddad nel 2010]]
'''Joumana Haddad''' (1970 – vivente), poetessa e giornalista libanese.
==Citazioni di Joumana Haddad==
*È il [[desiderio]] che fa muovere le montagne. Non la fede.<ref name=funambola />
*[...] ''lei, per un istante tra le braccia | l'attimo dopo un'ombra lontana, | lei, luce dell'alba, | la cui nudità scorgono solo i ciechi | donna libera, donna in catene, | donna libera, persino dalla libertà, | punto dove l'inferno e il paradiso s'incontrano in pace | desiderio assoluto e voglia di desiderare, | [[Lilith]], albero chinato dal peso dei suoi fiori | Lilith, fulmine all'orlo dell'abisso | Lilith, tenera nella vittoria, potente nella sconfitta, | Lilith, senza certezze, senza bisogni | che parla per tutte le donne, | che vede, senza mai scegliere | che sceglie, senza mai sprecare | Lilith, per tutti gli uomini | pronta a tradire il suo sesso, | pronta a tradire, | Lilith, i cui mille tagli sono più teneri di mille baci. | Lilith, la peccatrice devota, | poeta demone e demone poeta, | trovatela in me, trovatela nei sogni, | trovatela e prendete da lei | quello che desiderate, | prendete ogni cosa, prendete tutto: | Nulla sarà mai abbastanza.''<ref>Da ''Seconda origine'', in ''Il ritorno di Lilith'', traduzione di Oriana Capezio, L'Asino d'oro, Roma, 2009, [https://books.google.it/books?id=saJ_uTjEH5sC&newbks&pg=PA15 pp. 15]-16. ISBN 978-88-6443-035-5</ref>
*Non sono una femminista. Sono una funambola sul filo dell'arte. So che cadrò, ma so che mi risolleverò. Una persona che si arrende al proprio destino è una persona che mi ferisce. Io voglio realizzare i miei sogni.<ref name=funambola>Citato in Martino Pillitteri, ''[https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Mondo/2009/Narghile-cappuccino/Media/libri-Joumana-haddad-adrenalina.shtml?uuid=0cb0432a-6554-11de-b576-8ddc8e1e5554&DocRulesView=Libero&refresh_ce=1 Joumana Haddad: quando la femminilità araba non è femminista]'', ''ilsole24ore.it'', 30 giugno 2009.</ref>
*''Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi | il desiderio sale e si spande | a volte marea insolente | onda che corre senza fine | nettare che cola goccia a goccia | nettare più ardente che un tormento | inizio che non si compie mai.''<ref>Da ''Albero azzurro''; riportata sul sito ufficiale ''[http://web.archive.org/web/20090421064539/http://www.joumanahaddad.org/albroazzurro.html JoumanaHaddad.org]'', traduzione dell'autrice.</ref>
*Quando viaggio in Europa tante donne mi dicono di riconoscersi nelle mie frustrazioni di [[donna]] dell'oriente. Questo mi stupisce, si crederebbe che per la donna europea alcune cose appartengano al passato, invece non è così per tutte.<ref name=reporter>Dall'intervista di Linda Chiaramonte, ''[http://it.peacereporter.net/articolo/16110/Scrivere+con+le+unghie Scrivere con le unghie]'', ''PaeceReporter.net'', 5 giugno 2009.</ref>
*Veniamo da una lunga storia di maschilismo, di società patriarcali.<ref name=reporter/>
==''Non ho peccato abbastanza''==
*Io sono [[Lilith]], la dea delle due notti che torna dall'esilio.<br />Io sono Lilith, la donna-destino. Nessun maschio le è mai sfuggito e nessun maschio desidera sfuggirle.<br />Io sono le due lune Lilith. Quella nera è completata dalla bianca, perché la mia purezza è la scintilla della depravazione, e la mia astinenza l'inizio del possibile. (da ''Il ritorno di Lilith'')
*''Dal flauto delle due cosce si eleva il mio canto | e dalla mia [[lussuria]] sgorgano i fiumi. | Come non potrebbero esserci maree | ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?'' (da ''Il ritorno di Lilith'')
*Io sono la leonessa seduttrice e ritorno per coprire i sottomessi di [[vergogna]] e per regnare sulla terra. Ritorno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva. (''Il ritorno di Lilith'')
*''Chi sei, strano ricordo al tatto | e strane radici in fuga | rilassamento oscuro simile alla coltre delle nubi | ed estinzione simile all'essenza dell'essere?'' (da ''Il tuo paese, questa notte ardente'')
*''Da quel momento sono in cammino. | Indosso una nuvola ogni notte e viaggio. | Solo io mi dico addio | e solo io mi accolgo.'' (da ''Quando diventai un frutto'')
*''Il [[desiderio]] è il mio cammino e la tempesta la mia bussola | in amore non getto l'ancora in nessun posto.'' (da ''Quando diventai un frutto'')
*''Sono una [[donna]]. | Credono che la mia libertà sia loro proprietà | e io glielo lascio credere | e avvengo.'' (da ''Sono una donna'')
==''Superman è arabo''==
*Questo mondo (e le donne in esso) non ha bisogno di "uomini d'acciaio" artificiali. Ha bisogno di uomini ''veri''. Sì, uomini veri, con tutte le loro debolezze, insicurezze, passi falsi e punti deboli. Uomini veri senza identità segrete. Uomini veri che non pensano di vedere più lontano di te, sentire più distintamente di te, correre più veloce di te e, cosa più importante di tutte, pensare meglio di te.
*Tutte le storie hanno un principio. Una storia in apparenza senza fine come questa, deve averne uno memorabile. Be', tutto è cominciato così: come prima cosa dalla [[confusione]] è nata la [[paura]]. Poi dalla paura è nato [[Dio]]. Poi da Dio è nato il concetto di [[peccato]]. Poi dal concetto di peccato è nato l'uomo [[machismo|macho]]. Poi dall'uomo macho è nata la donna docile. Poi dalla donna docile è nata la furtività. Poi dalla furtività sono nate le maschere di difesa. Poi dalle maschere di difesa è nata la guerra dei sessi, e un sacco di altre cose nel mezzo. Infine tutto è ritornato alla confusione.
*''Il miglior [[libro]] che potrò mai scrivere | è nascosto da qualche parte | sotto i libri che ho già scritto. | Lo so.''
*Il secondo castigo dei macho è essere macho. Mentre il loro primo castigo è che io e le altre donne (e uomini) come me esistiamo. E siamo destinati a incontrarci almeno una o due volte.
*L'unica cosa che mi interessa è vivere e scrivere. È quella la mia vera battaglia. La mia vera causa. La mia vera lotta. Vivere e scrivere me stessa senza compromessi, senza lasciarmi comprare, senza accordi sottobanco. Vivere e scrivere me stessa senza veli: nuda come una [[poesia]] appena scaturita dal ventre.
*''L'[[amore]] è un pesce sfuggente | Ogni volta che pensi di averlo acciuffato | ti scivola via. | E quando finalmente rimane tranquillo nella tua mano, | non concederti un sospiro di sollievo: | vuol dire soltanto | che è morto.''
*Ho sempre creduto che essere messa al bando in una società ipocrita e dalla doppia faccia fosse la cosa migliore che mi potesse capitare. E devo ammettere che ne ho combinate di cose per farlo succedere: ho combattuto per vivere fedele a me stessa e alle mie idee, e non come gli altri avrebbero voluto che fossi.
*Non credo in Dio perché preferisco essere ammanettata da un amante che da un'illusione.
*Ne abbiamo abbastanza di questa assurdità. Abbastanza di negoziare noi stessi con gli altri e di imbrogliare il prossimo perché si innamori di noi. Non dovremmo essere contenti di venire trascinati via dal fiume. Dobbiamo nuotarci. Inoltre, io rappresento una sfida per come sono, non perché ho bisogno di essere "convinta" o di "convincere" in qualche stupido gioco. Sono una sfida perché ho bisogno di essere conquistata ogni giorno, non soltanto il primo. Sono una sfida perché, se è difficile acciuffarmi, è ancora più difficile trattenermi.
* ''Vorrei creare per noi un mondo parallelo | senza aspettative, senza rimorsi, | senza fantasie inespresse, | senza dubbi nascosti, | e, tuttavia, senza certezze.''
* ''Un mondo impossibile, | infinito come una poesia mai scritta, | con solo io e te | nudi nelle braccia l'uno dell'altra | aperti alla fame reciproca | come due palme libere, | e il tempo sospeso intorno a noi, | immobile. | Immobile come una gioiosa fotografia in cornice | su una vecchia scrivania di legno.''
* Si dice che il bisogno sia la madre di tutte le invenzioni. Mi domando spesso quanto questa affermazione possa essere vera, pensando a invenzioni come i calzini per i gatti, la colonia al bacon... e il [[matrimonio]].
* Non voglio un uomo che si costringa a non andare a letto con le altre mentre sta con me. Se sceglie di non farlo, voglio che la cosa sia inevitabile e ineluttabile come un incendio che divora una foresta, non calcolato e razionale come l'acquisto di un'automobile. Voglio che lo scelga perché non potrebbe fare altrimenti, non perché ha paura di "ferirmi", o è terrorizzato all'idea di essere scoperto, e sicuramente non per un obbligo morale, i voti matrimoniali e la pressione dei sensi di colpa.
* Essere umani significa mettere in discussione ogni cosa, in modo aperto. Significa sapere chi siamo e scegliere una strada non perché obbligati a intraprenderla ma perché siamo stati noi a lastricarla.
* Ho toccato i quaranta. E allora? Dentro di me sta ancora giocando e ridendo una ragazzina di dodici anni. Non gliene frega un accidente delle rughe. Dei capelli bianchi. Di rompersi le ossa o di avere il cuore spezzato. Non gliene frega un accidente degli inganni, della paura, delle sberle, delle pugnalate e delle cicatrici. È leggera, spontanea come una poesia che deve ancora essere scritta...e non ha intenzione di invecchiare tanto presto.
* All'inizio fu una parola; una parola che salvò una ragazzina dal soffocamento; una parola che la salvò completamente; la stessa parola che le insegnò a sognare a gridare, nella mente e sulla carta; la stessa parola che ora è tatuata in arabo sul braccio destro della donna che è diventata; la stessa parola che la aiuta a rialzarsi ogni volta che inciampa e cade in ginocchio; la stessa parola che l'attenderà alla fine del viaggio, luminosa come una scoperta infinita. Perché come [[Paul Éluard|Éluard]], e molti altri nel suo mondo arabo e sulla faccia della Terra, quella ragazzina è soltanto un essere umano che è ''nato per conoscerti/e per chiamarti/Libertà''.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*AA.VV., ''Non ho peccato abbastanza: Antologia di poetesse arabe contemporanee'', a cura di Valentina Colombo, Oscar Mondadori, Milano, 2007.
*Joumana Haddad, ''Superman è arabo. Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose'', traduzione di Denise Silvestri, Oscar Mondadori, Milano, 2013. ISBN 978-88-04-62607-7
==Altri progetti==
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{{Portale|donne}}
{{DEFAULTSORT:Haddad, Joumana}}
[[Categoria:Giornalisti libanesi]]
[[Categoria:Poeti libanesi]]
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Libro di Isaia
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{{Antico Testamento}}
'''''Libro di Isaia''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, attribuito al profeta [[Isaia]].
==[[Incipit]]==
[[File:Isaiah-Michelangelo.jpg|thumb|left|''Isaia'' ([[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]], 1509)]]
<poem>
Visione che [[Isaia]], figlio di Amoz, ebbe su [[Regno di Giuda|Giuda]] e su [[Gerusalemme]] nei giorni di [[Ozia]], di [[Iotam (re)|Iotam]], di [[Acaz]] e di [[Ezechia]], re di Giuda.
Udite, cieli; ascolta, terra,
perché il Signore dice:
"Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
Il [[bue]] conosce il proprietario
e l'[[asino]] la greppia del padrone,
ma [[Israele]] non conosce
e il mio popolo non comprende".
</poem>
{{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}}
==Citazioni==
*''Se il Signore degli eserciti | non ci avesse lasciato un resto, | gia saremmo come [[Sodoma e Gomorra|Sòdoma]], | simili a Gomorra.'' (1, 9; 1974)
*''"Che m'importa dei vostri [[sacrificio animale|sacrifici]] senza numero?" | dice il Signore. | "Sono sazio degli olocausti di montoni | e del grasso di giovenchi; | il sangue di tori e di agnelli e di capri | io non lo gradisco.'' (1, 11; 1974)
*''Smettete di presentare offerte inutili, | l'incenso è un abominio per me; | noviluni, sabati, assemblee sacre, | non posso sopportare delitto e solennità.'' (1, 13; 1974)
*''Anche se i vostri [[peccato|peccati]] fossero come scarlatto, | diventeranno bianchi come neve. | Se fossero rossi come porpora, | diventeranno come lana.'' (1, 18; 1974)
*''Egli sarà giudice fra le genti | e sarà arbitro fra molti popoli. | Forgeranno le loro [[spada|spade]] in vomeri, | le loro lance in falci; | un popolo non alzerà più la spada | contro un altro popolo, | non si eserciteranno più nell'arte della guerra.''<ref>Passo presente anche nel ''[[Libro di Michea]]'' (4, 3).</ref> (2, 4; 1974)
*''Canterò per il mio diletto | il mio cantico d'amore per la sua [[Vigneto|vigna]]. | Il mio diletto possedeva una vigna | sopra un fertile colle. | Egli l'aveva vangata e sgombrata dai sassi | e vi aveva piantato scelte viti; | vi aveva costruito in mezzo una torre | e scavato anche un tino. | Egli aspettò che producesse uva, | ma essa fece uva selvatica. | Or dunque, abitanti di Gerusalemme | e uomini di Giuda, | siate voi giudici fra me e la mia vigna. | Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna | che io non abbia fatto? | Perché, mentre attendevo che producesse uva, | essa ha fatto uva selvatica?'' (5, 1 – 4; 1974)
*''L'uomo sarà umiliato, il mortale sarà abbassato, | gli occhi dei superbi si abbasseranno.'' (5, 15; 1974)
*''Guai a coloro che chiamano | [[Bene e male|bene]] il male e male il bene, | che cambiano le [[Luce e oscurità|tenebre]] in luce e la luce in tenebre, | che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.'' (5, 20; 1974)
*Nell'anno in cui morì il re Ozia, io vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei [[Serafino|serafini]], ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l'uno all'altro: "''Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. | Tutta la terra è piena della sua gloria''". (6, 1 – 3; 1974)
*E dissi: "''Ohimè! Io sono perduto, | perché un uomo dalle labbra impure io sono | e in mezzo a un popolo | dalle labbra impure io abito; | eppure i miei occhi hanno visto | il re, il Signore degli eserciti''". Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall'altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: "''Ecco, questo ha toccato le tue labbra, | perciò è scomparsa la tua iniquità | e il tuo peccato è espiato''". Poi io udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". E io risposi: "Eccomi, manda me!". Egli disse: "Va' e riferisci a questo popolo: ''Ascoltate pure, ma senza comprendere, | osservate pure, ma senza conoscere. | Rendi insensibile il cuore di questo popolo, | fallo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi | e non veda con gli occhi | né oda con gli orecchi | né comprenda con il cuore | né si converta in modo da esser guarito''". Io dissi: "Fino a quando, Signore?". Egli rispose: "''Finché non siano devastate | le città, senza abitanti, | le case senza uomini | e la campagna resti deserta e desolata''". (6, 5 – 11; 1974)
*Nei giorni di [[Acaz]] [...], [[Rezin|Rezìn]] re di Aram e [[Pekach]] [...] marciarono contro Gerusalemme per muoverle guerra, ma non riuscirono a espugnarla. Fu dunque annunziato alla casa di Davide: "Gli Aramei si sono accampati in Efraim". Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano i rami del bosco per il vento. Il Signore disse a Isaia: "Va' incontro ad Acaz [...]. Tu gli dirai: Fa' attenzione e sta' tranquillo, non temere e il tuo cuore non si abbatta per quei due avanzi di tizzoni fumosi, per la collera di Rezìn degli Aramei e del figlio di Romelia. Poiché gli Aramei, Efraim e il figlio di Romelia hanno tramato il male contro di te, dicendo: Saliamo contro Giuda, devastiamolo e occupiamolo, e vi metteremo come re il figlio di Tabeèl". (7, 1 – 6; 1974)
*''Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. | Egli mangerà [[panna]] e [[miele]] finché non imparerà a rigettare il [[bene e male|male]] e a scegliere il [[bene e male|bene]].''<ref>Citazione considerata, nella tradizione cristiana, come pertinente a [[Maria]] e [[Gesù]] (alla venuta del Messia sono dedicati numerosi passi del ''Libro di Isaia'').</ref> (7, 14 – 15; 1974)
*'' Per l'abbondanza del latte che faranno, | si mangerà la panna; | di panna e miele si ciberà | ogni superstite in mezzo a questo paese.'' (7, 22; 1974)
*''Avverrà in quel giorno: | ogni luogo, dove erano mille [[Vigneto|viti]] | valutate mille sicli d'argento, | sarà preda dei [[Rovo|rovi]] e dei pruni. | Vi si entrerà armati di frecce e di arco, | perché tutta la terra sarà rovi e pruni. | In tutti i monti, | che erano vangati con la vanga, | non si passerà più | per paura delle spine e dei rovi.'' (7, 23 – 25; 1974)
*In passato {{NDR|Dio}} umiliò la terra di [[Zabulon (tribù)|Zàbulon]] e la terra di [[Neftali (tribù)|Nèftali]], ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il [[Giordano (fiume)|Giordano]] e la curva di Goim.<ref name="Matteo">{{Cfr}} ''[[Vangelo secondo Matteo]]'': «Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: ''Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, | sulla via del mare, al di là del Giordano, | Galilea delle genti; | il popolo immerso nelle tenebre | ha visto una grande luce; | su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte | una luce si è levata''».</ref> (8, 23; 1974)
*''Il popolo che camminava nelle tenebre | vide una grande luce; | su coloro che abitavano in terra tenebrosa | una luce rifulse.''<ref name="Matteo" /> (9, 1; 1974)
*''Poiché un bambino è nato per noi, | ci è stato dato un figlio. | Sulle sue spalle è il segno della sovranità | ed è chiamato: | Consigliere ammirabile, Dio potente, | Padre per sempre, Principe della pace; | grande sarà il suo dominio | e la pace non avrà fine | sul trono di Davide e sul regno, | che egli viene a consolidare e rafforzare | con il diritto e la giustizia, ora e sempre; | questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.'' (9, 5 – 6; 1974)
*''[[Manasse (tribù)|Manàsse]] contro [[Efraim (tribù)|Efraim]] | ed Efraim contro Manàsse, | tutti e due insieme contro Giuda.'' (9, 20; 1974)
*''Oh! [[Assiria]], verga del mio furore, | bastone del mio sdegno. | Contro una nazione empia io la mando | e la comando contro un popolo con cui sono in collera | perché lo saccheggi, lo depredi | e lo calpesti come fango di strada. | Essa però non pensa così | e così non giudica il suo cuore, | ma vuole distruggere | e annientare non poche nazioni.'' (10, 5 – 7; 1974)
*Contro l'Assiria il Signore degli eserciti agiterà il flagello, come quando colpì [[Madianiti|Madian]] alla roccia di [[Oreb e Zeeb|Oreb]]; alzerà la sua verga sul mare come fece con l'Egitto. (10, 26; 2008)
*''Un [[germoglio]] spunterà dal tronco di [[Iesse]], | un virgulto germoglierà dalle sue radici.'' (11, 1; 1974)
*''Il [[lupo]] dimorerà insieme con l'[[agnello]], | la [[leopardo|pantera]] si sdraierà accanto al [[capretto]]; | il [[vitello]] e il [[leone|leoncello]] pascoleranno insieme | e un fanciullo li guiderà. | La [[mucca|vacca]] e l'[[orso|orsa]] pascoleranno insieme; | si sdraieranno insieme i loro piccoli. | Il leone si ciberà di paglia, come il bue. | Il lattante si trastullerà sulla buca dell'[[aspide]]; | il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.'' (11, 6 – 8; 1974)
*''In quel giorno | la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, | le genti la cercheranno con ansia, | la sua dimora sarà gloriosa.'' (11, 10; 1974)
*''Cesserà la gelosia di [[Efraim (tribù)|Efraim]] | e gli avversari di Giuda saranno sterminati; | Efraim non invidierà più Giuda | e Giuda non osteggerà più Efraim.'' (11, 13; 1974)
*''Ecco, io eccito contro di loro i [[Medi]] | che non pensano all'argento, | né si curano dell'oro. | Con i loro archi abbatteranno i giovani, | non avranno pietà dei piccoli appena nati, | i loro occhi non avranno pietà dei bambini.'' (13, 17 – 18; 1974)
*''[[Babilonia]], perla dei regni, | splendore orgoglioso dei [[Caldei]], | sarà come [[Sodoma e Gomorra|Sòdoma e Gomorra]] sconvolte da Dio. | Non sarà abitata mai più né popolata | di generazione in generazione. | L'Arabo non vi pianterà la sua tenda | né i pastori vi faranno sostare i greggi. | Ma vi si stabiliranno gli animali del deserto, | i gufi riempiranno le loro case, | vi faranno dimora gli struzzi, | vi danzeranno i sàtiri. | Ululeranno le iene nei loro palazzi, | gli sciacalli nei loro edifici lussuosi.'' (13, 19 – 22; 1974)
*''Negli inferi è precipitato il tuo fasto, | la musica delle tue arpe; | sotto di te v'è uno strato di marciume, | tua coltre sono i vermi. | Come mai sei caduto dal cielo, | [[Lucifero]], figlio dell'aurora? | Come mai sei stato steso a terra, | signore di popoli? | Eppure tu pensavi: | Salirò in cielo, | sulle stelle di Dio | innalzerò il trono, | dimorerò sul monte dell'assemblea, | nelle parti più remote del settentrione. | Salirò sulle regioni superiori delle nubi, | mi farò uguale all'Altissimo. | E invece sei stato precipitato negli inferi, | nelle profondità dell'abisso!'' (14, 11 – 15; 1974)
*Io insorgerò contro di loro — parola del Signore degli eserciti —, sterminerò il nome di Babilonia e il resto, la prole e la stirpe – oracolo del Signore —. Io la ridurrò a dominio dei ricci, a palude stagnante; la scoperò con la scopa della distruzione — oracolo del Signore degli eserciti —. (14, 22 – 23; 1974)
*''Il Signore degli eserciti ha giurato: | "In verità | come ho pensato, accadrà | e succederà come ho deciso. | Io spezzerò l'[[Assiria|Assiro]] nella mia terra | e sui miei monti lo calpesterò. | Allora sparirà da loro il suo giogo, | il suo peso dalle loro spalle".'' (14, 24 – 25; 1974)
*''Non gioire, [[Filistea]] tutta, | perché si è spezzata la verga di chi ti percuoteva. | Poiché dalla radice del serpe uscirà una vipera | e il suo frutto sarà un drago alato. | I poveri pascoleranno sui miei prati | e i miseri vi riposeranno tranquilli; | ma farò morire di fame la tua stirpe | e ucciderò il tuo resto. | Urla, porta; grida, città; | trema, Filistea tutta, | perché dal settentrione si alza il fumo | e nessuno si sbanda dalle sue schiere.'' (14, 29 – 31; 1974)
*''È stata devastata di notte, | [[Ar (città)|Ar-Moab]] è stata distrutta; | è stata devastata di notte, | Kir-Moab è stata distrutta. | È salita la gente di [[Dhiban|Dibon]] | sulle alture, per piangere; | su [[Monte Nebo|Nebo]] e su Màdaba | [[Moabiti|Moab]] innalza un lamento; | ogni testa è stata rasata, | ogni barba è stata tagliata.'' (15, 1 – 2; 1974)
*''Emettono urla [[Chesbon|Chesbòn]] ed Elealè, | le loro grida giungono fino a Iàas. | Per questo tremano le viscere di Moab, | freme la sua anima.'' (15, 4; 1974)
*Il mio cuore verso Moab grida, il suo sbarramento si è ritirato fino a [[Zoar (Bibbia)|Segor]] indomita come vitella trienne. (15, 5; 1959)
*''Le acque di [[Nimrim|Nimrìm]] sono un deserto, | l'erba si è seccata, finita è la pastura; | non c'è più nulla di verde.'' (15, 6; 1974)
*''Le acque di [[Dhiban|Dimòn]] sono piene di sangue, | eppure colpirò Dimòn con altri mali; | un leone per i fuggiaschi di Moab | e per il resto del paese.'' (15, 9; 1974)
*''Abbiamo udito l'orgoglio di Moab, | l'orgogliosissimo, | la sua alterigia, la sua superbia, la sua tracotanza, | la vanità delle sue chiacchiere.'' (16, 6; 1974)
*''Sono squallidi i campi di Chesbòn, | languiscono le viti di Sibmà. | Signori di popoli | ne hanno spezzato i tralci | che raggiungevano [[Iazer|Iazèr]], | penetravano fin nel deserto; | i loro rami si estendevano liberamente, | giungevano al mare. | Per questo io piangerò con il pianto di Iazèr | sui vigneti di Sibmà. | Ti inonderò con le mie lacrime, | Chesbòn, Elealè, | perché sui tuoi frutti e sulla tua vendemmia | è piombato il grido dei vignaioli.'' (16, 8 – 9; 1974)
*''Ecco, [[Damasco]] cesserà di essere una città, | diverrà un cumulo di rovine. | Le città di [[Aroer|Aroèr]] saranno abbandonate; | saranno pascolo delle greggi, | che vi riposeranno senza esserne scacciate. | A Èfraim sarà tolta la cittadella, | a Damasco la sovranità.'' (17, 1 – 3; 2008)
*''Mi gridano da Seir: | "Sentinella, quanto resta della notte? | Sentinella, quanto resta della notte?". | La sentinella risponde: | "Viene il mattino, poi anche la notte; | se volete domandare, domandate, | convertitevi, venite!".'' (21, 11 – 12; 1974)
*''Vi invitava il Signore, Dio degli eserciti, in quel giorno | al pianto e al lamento, | a rasarvi il capo e a vestire il sacco. | Ecco invece si gode e si sta allegri, | si sgozzano buoi e si scannano greggi, | si mangia carne e si beve vino: | "Si mangi e si beva, perché domani moriremo!".''<ref>Cfr. ''[[Prima lettera ai Corinzi]]'': «Se i morti non risorgono, ''mangiamo e beviamo, perché domani moriremo''».</ref> (22, 12 – 13; 1974)
*''Rècati da questo ministro, | da [[Sebna]], il maggiordomo, e digli: | «Che cosa possiedi tu qui e chi hai tu qui, | tanto da scavarti qui un sepolcro?». | Scavarsi in alto il proprio sepolcro, | nella rupe la propria tomba! | Ecco, il Signore ti scaglierà giù a precipizio, o uomo, | ti afferrerà saldamente, | certamente ti rotolerà ben bene | come una palla, verso una regione estesa. | Là morirai e là finiranno i tuoi sontuosi cocchi, | o ignominia del palazzo del tuo signore! | Ti toglierò la carica, | ti rovescerò dal tuo posto. | In quel giorno avverrà | che io chiamerò il mio servo [[Eliakim (figlio di Chelkia)|Eliakìm]], figlio di [[Chelkia]]; | lo rivestirò con la tua tunica, | lo cingerò della tua cintura | e metterò il tuo potere nelle sue mani. | Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme | e per il casato di Giuda. | Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: | se egli apre, nessuno chiuderà; | se egli chiude, nessuno potrà aprire. | Lo conficcherò come un piolo in luogo solido | e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre.'' (22, 15 – 23; 2008)
*Su di lui {{NDR|[[Eliakim (figlio di Chelkia)|Eliakìm]]}} faranno convergere ogni gloria della casa di suo padre: germogli e rampolli, ogni piccolo vasellame, dalle coppe alle anfore. In quel giorno – oracolo del Signore degli eserciti – cederà il piolo conficcato in luogo solido. Si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato. (22, 24 – 25; 2008)
*''È questa la vostra città gaudente, | le cui origini risalgono a un'antichità remota, | i cui piedi la portavano lontano | per fissarvi dimore? | Chi ha deciso questo | contro [[Tiro (città antica)|Tiro]] l'incoronata, | i cui mercanti erano principi, | i cui trafficanti erano i più nobili della terra? | Il Signore degli eserciti lo ha deciso | per svergognare l'orgoglio | di tutto il suo fasto, | per umiliare i più nobili sulla terra.'' (23, 7 – 9; 1974)
*''Perché tu sei sostegno al misero, | sostegno al povero nella sua angoscia, | riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo; | poiché lo sbuffare dei [[Tiranno|tiranni]] è come pioggia d'inverno, | come arsura in terra arida il clamore dei superbi. | Tu mitighi l'arsura con l'ombra d'una nube, | l'inno dei tiranni si spegne.'' (25, 4 – 5; 1974)
*''Preparerà il Signore degli eserciti | per tutti i popoli, su questo monte, | un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, | di cibi succulenti, di vini raffinati. | Egli strapperà su questo monte | il velo che copriva la faccia di tutti i popoli | e la coltre che copriva tutte le genti. | Eliminerà la morte per sempre; | il Signore Dio asciugherà le lacrime | su ogni volto; | la condizione disonorevole del suo popolo | farà scomparire da tutto il paese, | poiché il Signore ha parlato.'' (25, 6 – 8; 1974)
*''E si dirà in quel giorno: "Ecco il nostro Dio; | in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. | Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; | rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, | poiché la mano del Signore si poserà su questo monte".'' (25, 9 – 10; 2008)
*''[[Moabiti|Moab]] invece sarà calpestato al suolo, | come si pesta la paglia nella concimaia. | Là esso stenderà le mani, | come le distende il nuotatore per nuotare; | ma il Signore abbasserà la sua superbia, | nonostante l'annaspare delle sue mani. | L'eccelsa fortezza delle tue mura | egli abbatterà e demolirà, | la raderà al suolo.'' (25, 10 – 12; 1974)
*''Si usi pure clemenza all'[[Empietà|empio]], | non imparerà la giustizia; | sulla terra egli distorce le cose diritte | e non guarda alla maestà del Signore.'' (26, 10; 1974)
*''Ma di nuovo vivranno i tuoi morti, | [[Risurrezione|risorgeranno]] i loro cadaveri. | Si sveglieranno ed esulteranno | quelli che giacciono nella polvere, | perché la tua rugiada è rugiada luminosa, | la terra darà alla luce le ombre.'' (26, 19; 1974)
*''In quel giorno il Signore punirà | con la spada dura, grande e forte, | il [[Leviatano|Leviatàn]] serpente guizzante, | il Leviatàn serpente tortuoso | e ucciderà il drago che sta nel mare.'' (27, 1; 1974)
*''In quel giorno la [[Vigneto|vigna]] sarà deliziosa: | cantàtela! | Io, il Signore, ne sono il guardiano, | a ogni istante la irrigo; | per timore che la si danneggi, | ne ho cura notte e giorno.'' (27, 2 – 3; 2008)
*''Ara forse tutti i giorni l'aratore, | rompe e sarchia la terra? | Forse non ne spiana la superficie, | non vi semina l'[[Aneto|anèto]] e non vi sparge il [[cumino]]? | E non vi pone grano e orzo | e spelta lungo i confini? | E la sua perizia rispetto alla regola | gliela insegna il suo Dio. | Certo, l'anèto non si batte con il tribbio, | né si fa girare sul cumìno il rullo, | ma con una bacchetta si batte l'anèto | e con la verga il cumìno. | Il [[frumento]] vien forse schiacciato? | Certo, non lo si pesta senza fine, | ma vi si spinge sopra il rullo | e gli zoccoli delle bestie senza schiacciarlo.'' (28, 24 – 28; 1974)
*''Poiché questo popolo | si avvicina a me solo a parole | e mi onora con le labbra, | mentre il suo cuore è lontano da me | e il culto che mi rendono | è un imparaticcio di usi umani, | perciò, eccomi, continuerò | a operare meraviglie e prodigi con questo popolo; | perirà la sapienza dei suoi sapienti | e si eclisserà l'intelligenza dei suoi intelligenti.''<ref>Cfr. ''[[Prima lettera ai Corinzi]]'': «Sta scritto infatti: ''Distruggerò la sapienza dei sapienti | e annullerò l'intelligenza degli intelligenti''».</ref> (29, 13 – 14; 1974)
*''Oracolo sulle bestie del [[Deserto del Negev|Negheb]]. | In una terra di angoscia e di miseria, | della leonessa e del leone che ruggisce, | di aspidi e draghi volanti, | essi portano le loro ricchezze sul dorso di asini, | i loro tesori sulla gobba di cammelli | a un popolo che non giova a nulla. | Vano e inutile è l'aiuto dell'[[Antico Egitto|Egitto]]; | per questo lo chiamo «[[Raab (mitologia)|Raab]] l'ozioso».'' (30, 6 – 7; 2008)
*Considererai cose immonde le tue immagini ricoperte d'argento; i tuoi [[idolatria|idoli]] rivestiti d'oro getterai via come un oggetto immondo. "Fuori!" tu dirai loro. Allora egli concederà la pioggia per il seme che avrai seminato nel terreno; il pane, prodotto della terra, sarà abbondante e sostanzioso; in quel giorno il tuo bestiame pascolerà su un vasto prato. I buoi e gli asini che lavorano la terra mangeranno biada saporita, ventilata con la pala e con il vaglio. (30, 22 – 24; 1974)
*La luce della [[sole e luna|luna]] sarà come la luce del [[sole e luna|sole]] e la luce del sole sarà sette volte di più, quando il Signore curerà la piaga del suo popolo e guarirà le lividure prodotte dalle sue percosse. (30, 26; 1974)
*''Poiché alla voce del Signore tremerà l'[[Assiria]], | quando il Signore percuoterà con la verga. | Ogni colpo del bastone punitivo, | che il Signore le farà piombare addosso, | sarà accompagnato con tamburelli e cetre. | Egli combatterà contro di essa con battaglie tumultuose. | Il [[Tofet]], infatti, è preparato da tempo: | esso è pronto anche per il re. | Profondo e largo è il rogo, | fuoco e legna abbondano. | Lo accenderà, come torrente di zolfo, | il soffio del Signore.'' (30, 31 – 33; 2008)
*''Come per la sua preda | ruggisce il [[leone]] o il leoncello, | quando gli si raduna contro | tutta la schiera dei pastori, | e non teme le loro grida | né si preoccupa del loro chiasso, | così scenderà il Signore degli eserciti | per combattere sul monte Sion e sulla sua collina.'' (31, 4; 1974)
*''La terra è in lutto e piena di squallore, | si scolora il [[Cedro del Libano|Libano]] e intristisce; | la [[Pianura di Sharon|pianura di Saron]] è simile a una steppa, | brulli sono il [[Bašan|Basan]] e il [[Monte Carmelo|Carmelo]].'' (33, 9; 1974)
*''Poiché nel cielo si è inebriata la spada del Signore, | ecco essa si abbatte su [[Edomiti|Edom]], | su un popolo che egli ha votato allo sterminio per fare giustizia. | La spada del Signore è piena di sangue, | è imbrattata di grasso, | del sangue di agnelli e di capri, | delle viscere grasse dei montoni, | perché si compie un sacrificio al Signore in [[Bozra]], | una grande ecatombe nel paese di Edom.'' (34, 5 – 6; 1974)
*''Bestie selvatiche si incontreranno con iene, | i sàtiri si chiameranno l'un l'altro; | là si poserà anche [[Lilith|Lilit]] | e vi troverà tranquilla dimora.'' (34, 14; 2008)
*''Si rallegrino il deserto e la terra arida, | esulti e fiorisca la steppa. | Come fiore di narciso fiorisca; | sì, canti con gioia e con giubilo. | Le è data la gloria del Libano, | lo splendore del Carmelo e di Saròn.'' (35, 1 – 2; 1974)
*''Allora lo zoppo salterà come un cervo, | griderà di gioia la lingua del muto, | perché scaturiranno acque nel deserto, | scorreranno torrenti nella steppa. | La terra bruciata diventerà una palude, | il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua. | I luoghi dove si sdraiavano gli [[sciacallo|sciacalli]] | diventeranno canneti e giuncaie.'' (35, 6 – 7; 1974)
*''Tu hai preservato la mia vita | dalla fossa della distruzione, | perché ti sei gettato dietro le spalle | tutti i miei peccati. | Poiché non gli inferi ti lodano, | né la morte ti canta inni; | quanti scendono nella fossa | non sperano nella tua fedeltà. | Il vivente, il vivente ti rende grazie | come io oggi faccio.'' ([[Ezechia]]: 38, 17 – 19; 1974)
*''Parlate al cuore di [[Gerusalemme]] | e gridatele | che è finita la sua schiavitù, | è stata scontata la sua iniquità, | perché ha ricevuto dalla mano del Signore | doppio castigo per tutti i suoi peccati.'' (40, 2; 1974)
*''Una voce grida: | "Nel deserto preparate | la via al Signore, | appianate nella steppa | la strada per il nostro Dio.<ref>Cfr. la voce ''[[w:Vox clamantis in deserto|Vox clamantis in deserto]]'' su Wikipedia.</ref> | Ogni valle sia colmata, | ogni monte e colle siano abbassati; | il terreno accidentato si trasformi in piano | e quello scosceso in pianura. | Allora si rivelerà la gloria del Signore | e ogni uomo la vedrà, | poiché la bocca del Signore ha parlato".'' (40, 3 – 5; 1974)
*''Ogni [[uomo]] è come l'[[erba]] | e tutta la sua gloria è come un [[fiore]] del campo. | Secca l'erba, il fiore appassisce | quando il soffio del Signore spira su di essi. | Secca l'erba, appassisce il fiore, | ma la [[parola di Dio|parola del nostro Dio]] dura sempre. | Veramente il popolo è come l'erba.'' (40, 6 – 8; 1974)
*''Come un [[pastore]] egli fa [[pascolo|pascolare]] il gregge | e con il suo braccio lo raduna; | porta gli agnellini sul seno | e conduce pian piano le pecore madri.'' (40, 11; 1974)
*''Io, il Signore, sono il primo | e io stesso sono con gli ultimi.'' (41, 4; 1974)
*''E avvierò i [[Cecità|ciechi]] per la strada che mai avevano conosciuta, | e gl'incamminerò per i sentieri che avevano ignorato; | cangerò le loro tenebre in luce | e le vie torte in istrade diritte: | queste cose farò con essi e non li abbandonerò.'' (42, 16; 1959)
*''Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, | Israele ai predoni? | Non è stato forse il Signore contro cui peccarono, | per le cui vie non vollero camminare, | la cui legge non osservarono? | Egli, perciò, ha riversato su di esso | la [[Ira di Dio|sua ira]] ardente e la violenza della guerra. | L'ira divina lo ha avvolto nelle sue fiamme | senza che egli se ne accorgesse, | lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione.'' (42, 24 – 25; 1974)
*Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: "''Non temere, perché io ti ho riscattato, | ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni''". (43, 1; 1974)
*I fabbricatori di [[Idolatria|idoli]] sono tutti vanità e le loro opere preziose non giovano a nulla; ma i loro devoti non vedono né capiscono affatto e perciò saranno coperti di vergogna. Chi fabbrica un dio e fonde un idolo senza cercarne un vantaggio? Ecco, tutti i suoi seguaci saranno svergognati; gli stessi artefici non sono che uomini. (44, 9 – 11; 1974)
*Il [[fabbro]] lavora il ferro di una scure, lo elabora sulle braci e gli dà forma con martelli, lo rifinisce con braccio vigoroso; soffre persino la fame, la forza gli viene meno; non beve acqua ed è spossato. Il [[falegname]] stende il regolo, disegna l'immagine con il gesso; la lavora con scalpelli, misura con il compasso, riproducendo una forma umana, una bella figura d'uomo da mettere in un tempio. Egli si taglia cedri, prende un cipresso o una quercia che lascia crescere robusta nella selva; pianta un frassino che la pioggia farà crescere. (44, 12 – 14; 1974)
*''Io dico a [[Ciro II di Persia|Ciro]]: Mio pastore; | ed egli soddisferà tutti i miei desideri, | dicendo a Gerusalemme: Sarai riedificata; | e al tempio: Sarai riedificato dalle fondamenta.'' (44, 28; 1974)
*''Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: | "Io l'ho preso per la destra, | per abbattere davanti a lui le nazioni, | per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, | per aprire davanti a lui i battenti delle porte | e nessun portone rimarrà chiuso".'' (45, 1; 1974)
*''Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato | un [[vaso]] fra altri vasi di argilla? | Dirà forse la creta al vasaio: "Che fai?" | oppure: "La tua opera non ha manichi"?'' (45, 9; 1974)
*''"Io l'ho stimolato per la giustizia; | spianerò tutte le sue vie. | [[Ciro II di Persia|Egli]] ricostruirà la mia città | e rimanderà i miei deportati, | senza denaro e senza regali", | dice il Signore degli eserciti.'' (45, 13; 1974)
*''Svegliati, svegliati, rivestiti di forza, | o braccio del Signore. | Svegliati come nei giorni antichi, | come tra le generazioni passate. | Non hai tu forse fatto a pezzi [[Raab (mitologia)|Raab]], | non hai trafitto il drago?'' (51, 9; 1974)
*''Non ha apparenza né bellezza | per attirare i nostri sguardi, | non splendore per provare in lui diletto. | Disprezzato e reietto dagli uomini, | uomo dei dolori che ben conosce il patire, | come uno davanti al quale ci si copre la faccia, | era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. | Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, | si è addossato i nostri dolori | e noi lo giudicavamo castigato, | percosso da Dio e umiliato. | Egli è stato trafitto per i nostri delitti, | schiacciato per le nostre iniquità. | Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; | per le sue piaghe noi siamo stati guariti.'' (53, 3 – 5; 1974)
[[File:Maria Taferl - Hochaltar 4 Jesaia.jpg|thumb|Statua raffigurante Isaia che porta una tavola con l'ultima parte del passo 53, 8 in latino]]
*''Maltrattato, si lasciò umiliare | e non aprì la sua bocca; | era come agnello condotto al macello, | come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, | e non aprì la sua bocca. | Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; | chi si affligge per la sua sorte? | Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, | per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte.'' (53, 7 – 8; 1974)
*''Il giusto mio servo giustificherà molti, | egli si addosserà la loro iniquità. | Perciò io gli darò in premio le moltitudini, | dei potenti egli farà bottino, | perché ha consegnato se stesso alla morte | ed è stato annoverato fra gli empi, | mentre egli portava il peccato di molti | e intercedeva per i peccatori.'' (53, 11 – 12; 1974)
*''Ecco, io ho creato il [[fabbro]] | che soffia sul fuoco delle braci | e ne trae gli strumenti per il suo lavoro, | e io ho creato anche il distruttore per devastare.'' (54, 16; 1974)
*''L'[[empietà|empio]] abbandoni la sua via | e l'uomo iniquo i suoi pensieri; | ritorni al Signore che avrà misericordia di lui | e al nostro Dio che largamente perdona. | Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, | le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore. | Quanto il cielo sovrasta la terra, | tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, | i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.'' (55, 7 – 9; 1974)
*''Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo | e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, | senza averla fecondata e fatta germogliare, | perché dia il seme a chi semina | e il pane a chi mangia, | così sarà della [[Parola di Dio|mia parola]] uscita dalla mia bocca: | non ritornerà a me senza effetto, | senza aver operato ciò che desidero | e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata.'' (55, 10 – 11; 2008)
*''Non dica l'[[eunuco]]: | "Ecco, io sono un albero secco!". | Poiché così dice il Signore: | "Agli eunuchi, che osservano i miei sabati, | preferiscono le cose di mio gradimento | e restan fermi nella mia alleanza, | io concederò nella mia casa | e dentro le mie mura un posto e un nome | migliore che ai figli e alle figlie; | darò loro un nome eterno | che non sarà mai cancellato".'' (56, 3 – 5; 1974)
*''I loro olocausti e i loro sacrifici | saranno graditi sul mio altare, | perché la mia casa si chiamerà | casa di preghiera per tutti i popoli.''<ref>Cfr. ''[[Vangelo secondo Matteo]]'': «''La mia casa sarà chiamata casa di preghiera''».</ref> (56, 7; 2008)
*''Gli empi sono come un mare agitato | che non può calmarsi | e le cui acque portan su melma e fango. | Non v'è pace per gli empi, dice il mio Dio.'' (57, 20 – 21; 1974)
*''È forse come questo il [[digiuno]] che bramo, | il giorno in cui l'uomo si mortifica? | Piegare come un giunco il proprio capo, | usare sacco e cenere per letto, | forse questo vorresti chiamare digiuno | e giorno gradito al Signore? | Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: | sciogliere le catene inique, | togliere i legami del giogo, | rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? | Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, | nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, | nel vestire uno che vedi nudo, | senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?'' (58, 5 – 7; 1974)
*''Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, | il puntare il dito e il parlare empio, | se aprirai il tuo cuore all'affamato, | se sazierai l'afflitto di cuore, | allora brillerà fra le tenebre la tua luce, | la tua tenebra sarà come il meriggio.'' (58, 9 – 10; 2008)
*''Se tratterrai il piede dal violare il [[Shabbat|sabato]], | dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, | se chiamerai il sabato delizia | e venerando il giorno sacro al Signore, | se lo onorerai evitando di metterti in cammino, | di sbrigare affari e di contrattare, | allora troverai la delizia nel Signore.'' (58, 13 – 14; 1974)
*''Lo spirito del Signore Dio è su di me | perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; | mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, | a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, | a proclamare la libertà degli schiavi, | la scarcerazione dei prigionieri, | a promulgare l'anno di misericordia del Signore, | un giorno di vendetta per il nostro Dio, | per consolare tutti gli afflitti, | per allietare gli afflitti di Sion, | per dare loro una corona invece della cenere, | olio di letizia invece dell'abito da lutto, | canto di lode invece di un cuore mesto.'' (61, 1 – 3; 1974)
*''Allora si ricordarono dei giorni antichi, | di [[Mosè]] suo servo. | Dov'è colui che fece uscire dall'acqua del Nilo | il pastore del suo gregge? | Dov'è colui che gli pose nell'intimo | il suo santo spirito; | colui che fece camminare alla destra di Mosè | il suo braccio glorioso, | che [[Passaggio del mar Rosso|divise le acque]] davanti a loro | facendosi un nome eterno; | colui che li fece avanzare tra i flutti | come un cavallo sulla steppa? | Non inciamparono, | come armento che scende per la valle: | lo spirito del Signore li guidava al riposo.'' (63, 11 – 14; 1974)
*''Mi feci ricercare da chi non mi interrogava, | mi feci trovare da chi non mi cercava. | Dissi: "Eccomi, eccomi" | a gente che non invocava il mio nome.'' (65, 1; 1974)
*''[[Pianura di Sharon|Saròn]] diventerà un pascolo di greggi, | la valle di [[Acor|Acòr]] un recinto per armenti, | per il mio popolo che mi ricercherà.'' (65, 10; 1974)
*''Ecco infatti io creo | nuovi cieli e nuova terra; | non si ricorderà più il passato, | non verrà più in mente, | poiché si godrà e si gioirà sempre | di quello che sto per creare, | e farò di Gerusalemme una gioia, | del suo popolo un gaudio.'' (65, 17 – 18; 1974)
*''Non ci sarà più | un bimbo che viva solo pochi giorni, | né un vecchio che dei suoi giorni | non giunga alla pienezza; | poiché il più giovane morirà a [[Centenario|cento anni]] | e chi non raggiunge i cento anni | sarà considerato maledetto.'' (65, 20; 1974)
*''Prima che mi invochino, io risponderò; | mentre ancora stanno parlando, | io già li avrò ascoltati.'' (65, 24; 1974)
*''Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme, | il leone mangerà la paglia come un bue, | ma il [[serpente]] mangerà la polvere, | non faranno né male né danno | in tutto il mio santo monte.'' (65, 25; 1974)
[[File:Jerusalem Western Wall Isaiah verse closeup.jpg|thumb|Iscrizione in ebraico, presso il Muro del Pianto a Gerusalemme, della prima parte del passo 66, 14: «Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca»]]
*''Il cielo è il mio trono, | la terra lo sgabello dei miei piedi. | Quale casa mi potreste costruire? | In quale luogo potrei fissare la dimora? | Tutte queste cose ha fatto la mia mano | ed esse sono mie – oracolo del Signore –. | Su chi volgerò lo sguardo? | Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito | e su chi teme la mia parola.'' (66, 1 – 2; 1974)
*''Giunge un rumore, un frastuono dalla città, | un rumore dal tempio: | è la voce del Signore che paga | il contraccambio ai suoi nemici.<ref>Si è fatta spesso erroneamente risalire a questo versetto la locuzione latina ''[[Vox populi, vox Dei]]'' (nella ''Vulgata'' è: «Vox clamoris de civitate, vox de templo, vox Domini reddentis retributionem inimicis suis»); cfr. [[w:Vox populi, vox Dei|la voce]] su Wikipedia.</ref> | Prima di provare i dolori, ha partorito; | prima che le venissero i dolori, | ha dato alla luce un maschio.'' (66, 6 – 7; 1974)
*''Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, | le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca. | La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi, | ma si sdegnerà contro i suoi nemici. | Poiché, ecco, il Signore viene con il [[fuoco]], | i suoi carri sono come un turbine, | per riversare con ardore l'ira, | la sua minaccia con fiamme di fuoco. | Con il fuoco infatti il Signore farà giustizia | su tutta la terra'' [...]. (66, 14 – 16; 1974)
==[[Explicit]]==
<poem>
Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini
che si sono ribellati contro di me;
poiché il loro verme non morirà,
il loro fuoco non si spegnerà
e saranno un abominio per tutti.
</poem>
{{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}}
==Citazioni sul ''Libro di Isaia''==
*Ebbene, non credo che Nostro Signore voglia sentirci contestare troppo. Isaia, capitolo 55, versetto 8: "Le mie vie non sono le vostre vie" e credo che in fondo con questo volesse dire "Sono misterioso ragazzi. Rassegnatevi!" (''[[La famiglia omicidi]]'')
*L'atteggiamento del «Deutero-Isaia» di fronte al dolore è antitetico a quello del [[Buddha]]: egli non cercava di sfuggirlo, ma lo accettava come un'esperienza che poteva recare positivi frutti spirituali. Non sappiamo se parlando del «servo che soffre» egli si riferiva, come sembra, ad un individuo innominato ma storicamente concreto, oppure si tratti di una personificazione della comunità ebraica. La seconda delle due possibili interpretazioni di questa figura enigmatica è la più convincente, la più in linea con la tradizione profetica alla quale il «Deutero-Isaia» si ricollega. In ogni caso, è evidente che il «Deutero-Isaia» credeva che la sofferenza, sopportata pazientemente, può essere una esperienza creativa per tutti quelli che ne sono implicati, compresa la vittima stessa nel corso della propria tragedia. Gli scritti del «Deutero-Isaia» sono forse i più antichi nei quali si possa trovare questo atteggiamento verso il dolore. ([[Arnold J. Toynbee]])
*L'importanza del libro di ''Isaia'' è straordinaria. Esso, non solo impiega un ebraico classico e uno stile generalmente elevato, ma si riferisce ad un periodo delicatissimo della storia civile e religiosa del regno di Giuda. Ma, più ancora che su ciò, la sua importanza si fonda sui numerosi e chiarissimi preannunzi che esso contiene riguardo al futuro Messia, e che gli hanno meritato l'epiteto di Vangelo anticipato. ([[Giuseppe Ricciotti]])
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*''La sacra Bibbia'', traduzione di G. Bonaccorsi, G. Castoldi, G. Giovannozzi, G. Mezzacasa, F. Ramorino, G. Ricciotti, G. M. Zampini, Salani Editore, Firenze, 1959.
*''[https://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974.
*''[https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Is/1/ La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 2008.
==Voci correlate==
*[[Isaia]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Antico Testamento|Isaia]]
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Nicola Nisco (patriota)
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18878
/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ trattato di Casalanza
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di Carlo I, ai Francesi alla caduta di Napoleone. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il Carrascosa ed il Colletta con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ wlink
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il Carrascosa ed il Colletta con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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18878
/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ Michele Carrascosa e Pietro Colletta
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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18878
/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ Gaetano Moroni
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wikitext
text/x-wiki
'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*[...] fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un [[Gaetano Moroni]], da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali Gregorio XVI ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. (vol. III, p. 66)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ Gregorio XVI
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text/x-wiki
'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*[...] fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un [[Gaetano Moroni]], da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. (vol. III, p. 66)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ Francesco Forti
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*[...] fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un [[Gaetano Moroni]], da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. (vol. III, p. 66)
*[...] il popolo, che poco o nulla s'era commosso all'azione retriva ciantelliana, levò gran chiasso per la mitezza di Leopoldo, e molti fra moderati seco lui si riconciliarono, e si ebbero grande distribuzione d'impieghi, e scandalose trasformazioni. Memorabile fu quella di [[Francesco Forti]], arguto e mordace oppositore, pensatore profondo, legista, filosofo, scrittore dell'Antologia, amico di tutti i novatori, il quale, nominato sostituto del procuratore fiscale, conchiudeva in tutti i processi economici per le pene più gravi ed estreme; cosicché, quando si volle alludere a violenti consigli, per qualche tempo i Toscani s'ebbero il vezzo di esclamare, col loro pronto ed abituale motteggio: «Questi sono argomenti ''forti''». (vol. III, p. 72)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
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[[Categoria:Storici italiani]]
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/* Storia d'Italia dal 1814 al 1880 */ nota su Torello Ciantelli
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*[...] fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un [[Gaetano Moroni]], da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. (vol. III, p. 66)
*[...] il popolo, che poco o nulla s'era commosso all'azione retriva ciantelliana<ref>Torello Ciantelli, funzionario di polizia nel Granducato di Toscana.</ref>, levò gran chiasso per la mitezza di Leopoldo, e molti fra moderati seco lui si riconciliarono, e si ebbero grande distribuzione d'impieghi, e scandalose trasformazioni. Memorabile fu quella di [[Francesco Forti]], arguto e mordace oppositore, pensatore profondo, legista, filosofo, scrittore dell'Antologia, amico di tutti i novatori, il quale, nominato sostituto del procuratore fiscale, conchiudeva in tutti i processi economici per le pene più gravi ed estreme; cosicché, quando si volle alludere a violenti consigli, per qualche tempo i Toscani s'ebbero il vezzo di esclamare, col loro pronto ed abituale motteggio: «Questi sono argomenti ''forti''». (vol. III, p. 72)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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'''Nicola Nisco''', o '''Niccola''' (1816 – 1901), patriota, storico e politico italiano.
==''Storia d'Italia dal 1814 al 1880''==
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il [[trattato di Casalanza]] fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. (vol. II, p. 148)
*[...] la [[Sicilia]] era tiranneggiata da [[Pietro Ugo, marchese delle Favare|Pietro Ugo marchese delle Favare]], il quale, luogotenente generale del re, vi esercitava autorità quasi regia. Uomo egli era di sfrenata ambizione, vendicativo, crudele, senza religione, senza morale, persecutore non soltanto per causa di maestà, ma per vendicare uno dei suoi cortigiani, per gastigare una città di un banchetto non offertogli, per dispetto di un amorazzo contraddetto, ed anche, scrive [[Giuseppe La Farina]], per più infami cagioni, quando, sazio di adulteri amori, davasi alle più nefande libidini. (vol. II, p. 321)
*Ad Ugo delle Favare si assomigliava per genio iniquo il ministro di polizia [[Nicola Intonti]], di cui innanzi abbiamo parlato, e di cui il sepolcro fu collocato, a disdoro di Napoli, fra i monumenti degli uomini illustri, nel nuovo campo santo. Faceva ad un tempo affiggere cartelli rivoluzionari, seminar polizzini con minaccie di mutamenti politici, pubblicare miracoli di santi e di Madonne: qui sorgeva una nuova setta: là la Madre di Dio compariva ad un monello. (vol. II, p. 322)
*[...] fra tutto il pretume ringalluzzito vedevasi colui che più poteva nello Stato per la dimestichezza che godeva col pontefice. Egli era un [[Gaetano Moroni]], da barbiere esaltato a primo aiutante del papa. Sua moglie, con universale scandalo, abitava in Vaticano, e riceveva gli omaggi dei vescovi e dei cardinali. Al Moroni non bastarono le ricchezze accumulate e gli ordini cavallereschi, dei quali [[Papa Gregorio XVI|Gregorio XVI]] ed i principi esteri lo avevano insignito, volle avere anche la gloria delle lettere, e si fece compilatore di un dizionario ecclesiastico che furono obbligati a comprare tutti i municipii, tutti i dignitari della corte, tutti i dipendenti del governo. (vol. III, p. 66)
*[...] il popolo, che poco o nulla s'era commosso all'azione retriva ciantelliana<ref>Torello Ciantelli, funzionario di polizia nel Granducato di Toscana.</ref>, levò gran chiasso per la mitezza di [[Leopoldo II di Toscana|Leopoldo]], e molti fra moderati seco lui si riconciliarono, e si ebbero grande distribuzione d'impieghi, e scandalose trasformazioni. Memorabile fu quella di [[Francesco Forti]], arguto e mordace oppositore, pensatore profondo, legista, filosofo, scrittore dell'[[Antologia (periodico)|Antologia]], amico di tutti i novatori, il quale, nominato sostituto del procuratore fiscale, conchiudeva in tutti i processi economici per le pene più gravi ed estreme; cosicché, quando si volle alludere a violenti consigli, per qualche tempo i Toscani s'ebbero il vezzo di esclamare, col loro pronto ed abituale motteggio: «Questi sono argomenti ''forti''». (vol. III, p. 72)
*Di [[Francesco Saverio del Carretto|{{sic|Delcarretto}}]] ho scritto forse troppo lungamente; ma mi è parso necessario analizzare per grandi linee quest'uomo, che per diciotto anni ha in sé personificato il regno di re [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando]]. Ministro delia polizia e capo della gendarmeria, aveva nelle sue mani un immenso potere, e lo esercitava largamente con arbitrio spaventevole. Nei giudizii criminali e nei civili, nelle istruzioni, nelle amministrazioni dei diversi rami provinciali e comunali, nei chiostri e nelle curie, egli pei suoi agenti si cacciava e tutto risolveva con forma gendarmesca, col fermo convincimento di fare opera giusta e buona. (vol. III, p. 125)
==''Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860''==
===[[Incipit]]===
Forse al finire di questo nostro secolo XIX le generazioni che, con la letteratura, le congiure, gli ardimenti, i {{sic|martirii}}, la politica, le armi, han preparato e compiuto il rinnovamento d'Italia, saranno tutte nei cimiteri; e del reame che il normanno Roberto Guiscardo tramandava al {{sic|nepote}} Ruggiero, già fattosi re di Sicilia, gl'Italiani ricorderanno solo in nome, come gli Spagnuoli di quelli d'Aragona, di Navarra e di Castiglia. Il qual progresso della coscienza storica dei popoli, dalla quale man mano si cancella il passato, io non deploro. La morte rinnovella così gli uomini e gli Stati sulla scena di questo mondo, come i sentimenti, i bisogni, le aspirazioni, le rimembranze stesse dell'ere che si succedono; donde i vecchi d'ordinario giudicano rovinoso il procedere dei giovani, e questi si fanno a cacciar noi ancora vivi nella tomba.
===Citazioni===
*Durante il regno dei Napoleonidi il brigantaggio risorse difensore dei Borboni. Soldavalo ed infiammavalo<ref>Lo finanziava e incitava.</ref> alle stragi [[Maria Carolina d'Asburgo-Lorena|Maria Carolina]], tanto dalle infami voglie degli eccidi dominata, che, prima di fuggire per la seconda volta in Sicilia, proponevasi, secondo scriveva al suo imperial fratello il 7 marzo 1806, di fare evadere dalle galere quattromila galeotti per dare ''ai liberali di Napoli una lezione da ricordare quella del novantanove<ref>La feroce repressione del 1799 che seguì la fine della Repubblica Napoletana.</ref>''. Se la figliuola d Maria Teresa, sitibonda di sangue per vendicare la morte di sua sorella Maria Antonietta<ref> Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia.</ref>, non poté porre in atto, a cagione della precipitosa fuga, il suo iniquo disegno, rivolse tutta l'energia a riorganizzare il brigantaggio. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VII, p. 36)
*Col regno di Francesco I<ref>Francesco I delle Due Sicilie (1777–1830).</ref> si slargò ed esasperò l'altra piaga sociale del Napoletano, la ''[[camorra]]''; dalle prigioni e dalle galere passò nel paese e si organizzò in associazione di malfattori con statuto, giuramento, cieca ubbidienza, gerarchia ecc. Certamente quest'associazione esisteva e si esercitava fin dai tempi del viceregnato<ref>Vicereame di Napoli nel periodo del dominio spagnolo.</ref>; è una triste importazione spagnuola pel nome e per l'indole, e di cui troviamo il tipo nelle novelle di Cervantes. La consorteria o confraternita di ''Monopodio'', riunione di ladri stabilita a Siviglia fin dal secolo XV, con proprio statuto, proprio gergo, propria giurisdizione di vita e di morte su i suoi membri, cieca sottomissione al capo, prelevazione dai benefizi di una quota per mantenere la lampada alla ''Madonna e per messe alle anime del Purgatorio'', è davvero la madre della camorra, nome, come l'istituzione, pur venuto di Spagna per significare l'azione di {{sic|estorquere}} danaro dai deboli a forza d'insulti e di minacce. (Libro I - ''Francesco I'', cap. VIII, p. 42)
*Più però della nobiltà del casato ebbe [[Luigi de' Medici di Ottajano|Luigi de Medici]] {{sic|quello}} del sapere e dell'ingegno che l'han reso il ministro più segnalato del reame di Napoli nella prima metà di questo secolo<ref>Del secolo diciannovesimo.</ref>, ed avrebbe lasciato memoria venerata ed orgogliosa fra i suoi concittadini, se fosse vissuto in tempi meno gravi ed avesse governato sotto principi meno tristi. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 97-98)
*Se Luigi de Medici non fu secondo qual ministro delle finanze al conte Corvetto<ref>Luigi Emanuele Corvetto (1756–1821), ministro delle Finanze nel governo francese Richelieu I.</ref> nel quinquennio che precedette la rivoluzione, d'altra parte lasciando ai cortigiani fare di ogni cosa mercato, alla polizia sbizzarrirsi ed ai soggetti sperare soltanto nelle sette e nelle congiure, fece ricordare con maggior amarezza il suo ufficio di reggente della Vicaria<ref>Come reggente della Gran Corte della Vicaria, ebbe la guida della Polizia Urbana e della Corte Criminale.</ref>, e perdere nel paese la memoria dei suoi grandi meriti come ministro sapientissimo e destro delle pubbliche finanze. Della quale differenza nella vita di questo uomo di Stato una sola fu la cagione: il desiderio incarnato nella sua razza di predominare, quali che fossero i mezzi e le vie, come in Caterina stata regina di Francia e in Cosimo primo<ref>Caterina de' Medici (1519–1589), moglie di Enrico II e regina consorte di Francia; Cosimo I de' Medici (1519–1574), secondo ed ultimo Duca di Firenze.</ref>. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, pp. 100-101)
*Si può adunque del Medici, riconoscendone l'alto ingegno di finanziere e di diplomatico, dire col Monti che calpestava pure il capo del padre e del fratello per farsene sgabello a salir sublime. Egli non comprese mai la grandezza dell'oblio dei suoi contemporanei, la grandezza senza il potere, e, per tema di perderlo, andò, come testé ho accennato, a morire a Madrid. (Libro I - ''Francesco I'', cap. XVII, p. 101)
*[...] il [[Carlo Filangieri|Filangieri]] comprese che, se non si poteva accordare la indipendenza e la costituzione {{NDR|alla Sicilia}}, bisognava guadagnare la sudditanza con governo umano che trasformasse in civile l'isola ancora rimasta in fondo medievale, e, dandole la modernità, vi si stabilisse una larga autonomia amministrativa sulla base del rispetto ai privilegi locali non incompatibili con l'unione {{NDR|con Napoli}}. Questo concetto trovò opposizione nella Corte e nel Ministero, e per ostacolarlo i cortigiani accusavano il Filangieri di ambizione di padroneggiamento, e il chiamavano il ''re Carlo'', sapendo quanto Ferdinando<ref>Ferdinando II delle Due Sicilie (1810–1859).</ref> tenesse ad essere nel suo regno solo ed assoluto padrone. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. IX, p. 269)
*Per giudicare [[Agesilao Milano]] {{NDR|che aveva attentato alla vita di Ferdinando II}}, il tenente generale Lecca convocava un consiglio di corpo del 3° battaglione cacciatori, presieduto dal capitano Enrico Pianell ed avente a commissario relatore Carlo Bertini. All'avvocato suo difensore, Milano disse di non aver nulla ad aggiungere, se non che non essere mai stato folle, siccome voleva far credere la difesa, e di aver operato con senno e premeditazione, né pentirsene. Quando gli fu letta la sentenza, all'udire la parola ''capestro'', volse gli occhi al cielo. (Libro II - ''Ferdinando II'', parte seconda, cap. XXII, pp. 359-360)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada01niscgoog/page/n6/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1884, vol. II.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiaditaliada00niscgoog/page/n8/mode/1up Storia d'Italia dal 1814 al 1880]'', Voghera Carlo tipografo, Roma, 1885, vol. III.
*{{sic|Niccola}} Nisco, ''[https://archive.org/details/storiadelreamed00niscgoog/page/n8 Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860]'', quinta edizione, Alfredo Guida editore, Napoli, 1908.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Nisco, Nicola}}
[[Categoria:Patrioti italiani]]
[[Categoria:Politici italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Vera Miles
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[[File:VeraM.jpg|thumb|Vera Miles nel 1959]]
'''Vera June Miles''', nata '''Ralston''' (1930 – vivente), attrice statunitense.
==Citazioni su Vera Miles==
*Bionda, sottile, nervosa, pur avendo lavorato con registi di notevole livello, non è mai riuscita a imporsi tra le interpreti di maggiore successo. Si è tuttavia distinta per la sua capacità di affrontare personaggi diametralmente opposti: da una parte brave ragazze, leali e piene di energia, innamorate a vita dello stesso uomo, dall'altra bad girls, donne squilibrate e distruttive, o addirittura perverse. ([[Francesco Costa (scrittore)|Francesco Costa]])
==Filmografia==
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*''[[Il ladro (film 1956)|Il ladro]]'' (1956)
*''[[Sentieri selvaggi]]'' (1956)
*''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (prima stagione)|Ai confini della realtà]]'', [[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (prima stagione)#Episodio 21, Immagine allo specchio|1 episodio]] (1960)
*''[[Psyco]]'' (1960)
*''[[L'uomo che uccise Liberty Valance]]'' (1962)
*''[[Alla conquista del West]]'', 2 episodi (1978)
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==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Miles, Vera}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
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Lilith
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[[File:Lilith (John Collier painting).jpg|thumb|''Lilith'' (John Collier, 1887)]]
'''Lilith''', personaggio mitologico.
==Citazioni su Lilith==
*''Bestie selvatiche si incontreranno con iene, | i sàtiri si chiameranno l'un l'altro; | là si poserà anche Lilit | e vi troverà tranquilla dimora.'' (''[[Libro di Isaia]]'')
*''Lei, per un istante tra le braccia | l'attimo dopo un'ombra lontana, | lei, luce dell'alba, | la cui nudità scorgono solo i ciechi | donna libera, donna in catene, | donna libera, persino dalla libertà, | punto dove l'inferno e il paradiso s'incontrano in pace | desiderio assoluto e voglia di desiderare, | Lilith, albero chinato dal peso dei suoi fiori | Lilith, fulmine all'orlo dell'abisso | Lilith, tenera nella vittoria, potente nella sconfitta, | Lilith, senza certezze, senza bisogni | che parla per tutte le donne, | che vede, senza mai scegliere | che sceglie, senza mai sprecare | Lilith, per tutti gli uomini | pronta a tradire il suo sesso, | pronta a tradire, | Lilith, i cui mille tagli sono più teneri di mille baci. | Lilith, la peccatrice devota, | poeta demone e demone poeta, | trovatela in me, trovatela nei sogni, | trovatela e prendete da lei | quello che desiderate, | prendete ogni cosa, prendete tutto: | Nulla sarà mai abbastanza.'' ([[Joumana Haddad]])
==Altri progetti==
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[[Categoria:Personaggi della mitologia]]
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Mel Ferrer
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Spinoziano
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/* Filmografia */
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[[File:Mel Ferrer - 1960.jpg|thumb|Mel Ferrer nel 1960]]
'''Melchor Gastón Ferrer''' (1917 – 2008), attore, regista e produttore cinematografico statunitense.
==Citazioni su Mel Ferrer==
*Interprete di numerosi film tra gli anni Quaranta e gli anni Ottanta, per il suo aspetto elegante e malinconico è risultato particolarmente efficace nei ruoli in costume di nobiluomini aristocratici e seducenti, il più famoso dei quali resta quello del principe Andrej in ''[[Guerra e pace (film 1956)|War and peace]]'' (1955; ''Guerra e pace'') di [[King Vidor]]. ([[Federica De Paolis]])
==Filmografia==
===Attore===
{{div col}}
*''[[La croce di fuoco]]'' (1947)
*''[[Rancho Notorious]]'' (1952)
*''[[Proibito (film 1954)|Proibito]]'' (1954)
*''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956)
*''[[Il sole sorgerà ancora]]'' (1957)
*''[[Il giorno più lungo]]'' (1962)
*''[[Insieme a Parigi]]'' (1964)
*''[[La caduta dell'Impero romano]]'' (1964)
*''[[Colombo (serie televisiva)|Colombo]]'' – serie TV, 1 episodio (1973)
*''[[Ellery Queen (serie televisiva)|Ellery Queen]]'' – serie TV, 1 episodio (1976)
*''[[Il Corsaro Nero (film)|Il Corsaro Nero]]'' (1976)
*''[[Alla conquista del West]]'' – serie TV, 3 episodi (1978)
*''[[La signora in giallo]]'' – serie TV, 2 episodi (1985-1989)
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==Voci correlate==
*[[Audrey Hepburn]] – terza moglie
*[[Sean Hepburn Ferrer]] – figlio
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Ferrer, Mel}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Produttori cinematografici statunitensi]]
[[Categoria:Registi statunitensi]]
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Pizza Rossini
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[[File:Pizza Rossini 02.jpg|thumb|Pizza Rossini]]
Citazioni sulla '''pizza Rossini'''.
*[Un tipico caso di] invenzione della tradizione [...]. Legare la pizza al nome di uno dei più celebri esponenti della cultura locale è un buon modo per renderla riconoscibile. In questo caso ancora di più, perché da ciò che sappiamo Rossini era un amante della cucina e del buon cibo. L'ipotesi che Rossini abbia portato la maionese nella sua città natale dopo un concerto all'estero è molto suggestiva, ma ovviamente non abbiamo elementi per confermarla. ([[Alberto Grandi]])
==Voci correlate==
*[[Pesaro]]
*[[Pizza]]
*[[Gioachino Rossini]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Marche]]
[[Categoria:Piatti unici]]
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[[File:Pizza Rossini.jpg|thumb|Pizza Rossini]]
Citazioni sulla '''pizza Rossini'''.
*[Un tipico caso di] invenzione della tradizione [...]. Legare la pizza al nome di uno dei più celebri esponenti della cultura locale è un buon modo per renderla riconoscibile. In questo caso ancora di più, perché da ciò che sappiamo Rossini era un amante della cucina e del buon cibo. L'ipotesi che Rossini abbia portato la maionese nella sua città natale dopo un concerto all'estero è molto suggestiva, ma ovviamente non abbiamo elementi per confermarla. ([[Alberto Grandi]])
==Voci correlate==
*[[Pesaro]]
*[[Pizza]]
*[[Gioachino Rossini]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Piatti unici]]
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Francesco Forti
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Gaux
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Nicola Nisco (patriota): citazioni su
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text/x-wiki
[[File:Reginardo bilancini, busto di francesco forti, 1875.jpg|thumb|Francesco Forti]]
'''Francesco Forti''' (1806 – 1838), giurista e magistrato italiano.
==[[Incipit]] di ''Trattati inediti di giurisprudenza''==
È diritto di ogni proprietario il poter disporre delle cose sue. Gli atti coi quali può disporne possono essere ''causa mortis'', o ''inter vivos''. Nei primi dà legge alla roba per dopo la sua morte, ma niuna obbligazione impone a sé stesso. Nei secondi al contrario s'impone attualmente una obbligazione, e dà ad altri attualmente un diritto, con che possa differire l'esercizio del diritto al dopo la sua morte.
==Citazioni su Francesco Forti==
*Il popolo, che poco o nulla s'era commosso all'azione retriva ciantelliana<ref>Torello Ciantelli, funzionario di polizia nel Granducato di Toscana.</ref>, levò gran chiasso per la mitezza di [[Leopoldo II di Toscana|Leopoldo]], e molti fra moderati seco lui si riconciliarono, e si ebbero grande distribuzione d'impieghi, e scandalose trasformazioni. Memorabile fu quella di Francesco Forti, arguto e mordace oppositore, pensatore profondo, legista, filosofo, scrittore dell'[[Antologia (periodico)|Antologia]], amico di tutti i novatori, il quale, nominato sostituto del procuratore fiscale, conchiudeva in tutti i processi economici per le pene più gravi ed estreme; cosicché, quando si volle alludere a violenti consigli, per qualche tempo i Toscani s'ebbero il vezzo di esclamare, col loro pronto ed abituale motteggio: «Questi sono argomenti ''forti''». ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]])
==Bibliografia==
*Francesco Forti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3251933 Trattati inediti di giurisprudenza]'', Giovan Pietro Vieusseux, Firenze, 1854.
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Forti, Francesco}}
[[Categoria:Giuristi italiani]]
[[Categoria:Magistrati italiani]]
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sezione Note
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[[File:Reginardo bilancini, busto di francesco forti, 1875.jpg|thumb|Francesco Forti]]
'''Francesco Forti''' (1806 – 1838), giurista e magistrato italiano.
==[[Incipit]] di ''Trattati inediti di giurisprudenza''==
È diritto di ogni proprietario il poter disporre delle cose sue. Gli atti coi quali può disporne possono essere ''causa mortis'', o ''inter vivos''. Nei primi dà legge alla roba per dopo la sua morte, ma niuna obbligazione impone a sé stesso. Nei secondi al contrario s'impone attualmente una obbligazione, e dà ad altri attualmente un diritto, con che possa differire l'esercizio del diritto al dopo la sua morte.
==Citazioni su Francesco Forti==
*Il popolo, che poco o nulla s'era commosso all'azione retriva ciantelliana<ref>Torello Ciantelli, funzionario di polizia nel Granducato di Toscana.</ref>, levò gran chiasso per la mitezza di [[Leopoldo II di Toscana|Leopoldo]], e molti fra moderati seco lui si riconciliarono, e si ebbero grande distribuzione d'impieghi, e scandalose trasformazioni. Memorabile fu quella di Francesco Forti, arguto e mordace oppositore, pensatore profondo, legista, filosofo, scrittore dell'[[Antologia (periodico)|Antologia]], amico di tutti i novatori, il quale, nominato sostituto del procuratore fiscale, conchiudeva in tutti i processi economici per le pene più gravi ed estreme; cosicché, quando si volle alludere a violenti consigli, per qualche tempo i Toscani s'ebbero il vezzo di esclamare, col loro pronto ed abituale motteggio: «Questi sono argomenti ''forti''». ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Francesco Forti, ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE3251933 Trattati inediti di giurisprudenza]'', Giovan Pietro Vieusseux, Firenze, 1854.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Giuristi italiani]]
[[Categoria:Magistrati italiani]]
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Discussioni utente:Galaxy486
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/* Yi Sun-sin */
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{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 12:36, 28 ago 2026 (CEST)}}
== [[Yi Sun-sin]] ==
{{avviso fonti}} [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 10:53, 12 set 2026 (CEST)
:Ciao, la voce così com'è non va bene, non rispetta gli standard di it.wikiquote (vedi [[Wikiquote:Modello di voce]] e magari dai un occhio a come sono strutturate le altre voci di persone su questo progetto) inoltre non sono ammesse traduzioni automatiche se non conosci la lingua, né traduzioni proprie se non riporti per intero il testo originale con una fonte chiara e verificabile. Le prime due citazioni appaiono anche poco significative. Ti lascio la possibilità di rispondere o di provare a sistemare ma se rimane impostata com'è ora, e mi sembra difficile che possa essere sistemata bene almeno una citazione, la voce verrà presto cancellata. Grazie.-- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:55, 14 set 2026 (CEST)
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[[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]]
<div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;">
<br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce!
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[[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]]
La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''.
A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia.
== Partecipanti==
# --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST)
# --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST)
# -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST)
== Voci scritte ==
=== Nuove ===
{{div col | 3}}
# [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}}
# [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}}
# [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}}
# [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}}
# [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}}
# [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}}
# [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}}
# [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}}
# [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}}
# [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}}
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=== Migliorate ===
{{div col}}
# [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni
# [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni
# [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub
# [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, sistemazioni
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== Risultati ==
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== Risorse ==
* [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube
* [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women)
* [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons)
== Edizioni precedenti ==
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==Altri progetti==
* [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta]
== Dashboard ==
* [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività
== Rassegna stampa ==
* [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023.
* [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023.
* [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne.
[[Categoria:Campagna SheSaid]]
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Yi Sun-sin
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[[File:Bust of Yi Sun-sin 01.jpg|miniatura|Busto di Yi Sun-sin]]
'''[[w:Yi Sun-sin|Yi Sun-sin]]''' (1545 – 1598), ammiraglio e comandante navale coreano.
== ''Nanjung ilgi'' ==
*1 gennaio. Sereno. All'alba sono venuti a trovarmi mio fratello minore Yeopil, mio nipote Bong e il mio figlio maggiore Hoe, e abbiamo parlato. Non riesco a contenere il rimpianto di aver trascorso, lontano da mia madre, un secondo Capodanno nel sud. Yi Gyeong-sin, ufficiale del comandante militare provinciale (Yi Gwang), è venuto a portarmi una lettera del comandante, doni per il Capodanno e vari oggetti — tra cui frecce lunghe e corte — destinati come tributo al re.
:''(Traduzione propria, originale in hanja non riportato)''
:* Voce del 1º gennaio.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 31, ISBN 9791197378270.</ref>
*15 aprile. Sereno. [...] Al calar della sera è giunto un dispaccio dal comandante navale destro di Yeongnam (Won Gyun): «Oltre 90 navi giapponesi sono giunte e ancorate a Jeolyeongdo, di fronte a Busan». Contemporaneamente è arrivato un altro dispaccio dello stesso comandante: «Oltre 350 navi nemiche sono già giunte di fronte a Busanpo».
:*Voce del 15 aprile.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'', trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 45, ISBN 9791197378270.</ref>
*«Chi è deciso a morire vivrà, chi è deciso a vivere morirà; un solo uomo, se presidia uno stretto passaggio, può incutere timore a mille. Queste parole sembrano scritte apposta per noi, oggi. Che nessuno di voi nutra il desiderio di salvarsi la vita: chiunque disobbedisca anche minimamente ai miei ordini sarà punito all'istante secondo la legge militare.» (Traduzione propria)
:''十五日癸卯。晴。[...] 兵法云。必死則生。必生則死。又曰。一夫當逕。足懼千夫。今我之謂矣。[...]''
:*Voce del 15º giorno del 9º mese dell'anno Jeongyu (15 settembre 1597), in ''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書).<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0110_010_0060|titolo=李忠武公全書 卷之八, 亂中日記四|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== ''Yi Chungmugong jeonseo'' ==
{{NDR|李忠武公全書, lett. "Opera completa del duca Yi, il Fedele e Valoroso", raccolta compilata nel 1795 per ordine del re Jeongjo}}
*«Dall'anno imjin (1592) [...] Ora il vostro servo dispone ancora di dodici navi da guerra. Se combatteremo fino all'estremo delle nostre forze, opponendo resistenza a costo della vita, l'impresa è ancora possibile. [...] Per quanto le navi da guerra siano poche, finché questo umile servo non sarà morto, il nemico non oserà disprezzarci.» (Traduzione propria)
:''自壬辰至于五六年間。[...] 今臣戰船尙有十二。[...] 微臣不死。則賊不敢侮我矣。''
:*Memoriale al re (狀啓), ottavo mese dell'anno Jeongyu (1597), poco prima della battaglia di Myeongnyang.<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0120_010_0010|titolo=李忠武公全書 卷之九|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== Citazioni su Yi Sun-sin ==
*Egli venne in soccorso della propria nazione in un momento estremo, quando altri avevano fallito. ('''RUSI''', ''Talking Strategy'')<ref>{{cita web|url=https://www.rusi.org/podcasts/talking-strategy/episode-6-yi-sun-sin-koreas-greatest-commander|titolo=Episode 6: Yi Sun-sin, Korea's Greatest Commander|sito=RUSI, Talking Strategy (podcast)|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*È difficile per un inglese ammettere che Nelson abbia mai avuto un pari nella sua professione; ma se un uomo può esserlo, questi è certamente questo grande comandante navale asiatico, che non conobbe mai la sconfitta. ('''U.S. Naval Institute Proceedings''', giugno 1944)<ref>{{cita web|url=https://www.usni.org/magazines/proceedings/1944/june/yi-sun-sin-defeated-japan-sea|titolo=Yi Sun-sin Defeated Japan at Sea|rivista=U.S. Naval Institute Proceedings|numero=giugno 1944|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*Alla notizia della sua morte, gli abitanti della provincia di Honam furono avvolti dal lutto, e persino donne anziane e bambini piansero apertamente. ('''''Seonjo sillok''''')<ref>{{cita web|url=https://sillok.history.go.kr/id/kna_13111027_005|titolo=선조실록 106권, 선조 31년 11월 27일 무신 5번째기사|sito=Sillok, Annali della dinastia Joseon|editore=National Institute of Korean History|accesso=13 settembre 2026|citazione=부음(訃音)이 전파되자 호남(湖南) 일도(一道)의 사람들이 모두 통곡하여 노파와 아이들까지도 슬피 울지 않는 자가 없었다}}</ref>
== Note ==
<references />
== Bibliografia ==
*Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), traduzione e cura di Noh Seung-seok (노승석), Yeohae (여해), 2025, ISBN 9791197378270.
*''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書), raccolta compilata nel 1795, consultabile su [https://db.itkc.or.kr 한국고전종합DB].
*''Seonjo sillok'' (선조실록), consultabile su [https://sillok.history.go.kr Sillok, Annali della dinastia Joseon].
== Voci correlate ==
*[[Horatio Nelson]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Yi, Sun-sin}}
[[Categoria:Persone]]
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[[File:Bust of Yi Sun-sin 01.jpg|miniatura|Busto di Yi Sun-sin]]
'''[[w:Yi Sun-sin|Yi Sun-sin]]''' (1545 – 1598), ammiraglio e comandante navale coreano.
== ''Nanjung ilgi'' ==
*1 gennaio. Sereno. All'alba sono venuti a trovarmi mio fratello minore Yeopil, mio nipote Bong e il mio figlio maggiore Hoe, e abbiamo parlato. Non riesco a contenere il rimpianto di aver trascorso, lontano da mia madre, un secondo Capodanno nel sud. Yi Gyeong-sin, ufficiale del comandante militare provinciale (Yi Gwang), è venuto a portarmi una lettera del comandante, doni per il Capodanno e vari oggetti — tra cui frecce lunghe e corte — destinati come tributo al re. ''(Traduzione propria)''
:1일 임술. 맑음. 새벽에 아우 여필과 조카 봉, 맏앋르 회가 와서 이야기했다. 다만 어머니를 떠나 두 번이나 남쪽에서 설을 쇠니 간절한 회환을 가눌 수 없다. 병마절도사(이광)의 군관 이경신이 병사의 편지와 설 선물, 그리고 긴 화살과 짧은 화살 등 여러 가지 물건(임금 진상용)을 가지고 와서 바쳤다.
:* Voce del 1º gennaio.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 31, ISBN 9791197378270.</ref>
*15 aprile. Sereno. [...] Al calar della sera è giunto un dispaccio dal comandante navale destro di Yeongnam (Won Gyun): «Oltre 90 navi giapponesi sono giunte e ancorate a Jeolyeongdo, di fronte a Busan». Contemporaneamente è arrivato un altro dispaccio dello stesso comandante: «Oltre 350 navi nemiche sono già giunte di fronte a Busanpo». ''(Traduzione propria)''
: 4월 15일. 맑음. 나라(공혜왕후 한씨)의 제삿날이라 출근하지 않았다. 순찰사(이광)에게 보낼 답장과 별도 기록을 적어서, 곧바로 역졸을 시켜 달려 보냈다. 해질 무렵에 영남우수사(원균)가 보낸 통첩에, "왜선 90여 척이 와서 부산 앞 절영도(부산 영도)에 정박했다."고 한다. 이와 동시에 또 수사(원균)의 공문이 왔는데, "왜적 350여 척이 이미 부산포 건너편에 도착했다."고 하였다. 그래서 즉각 장계를 보내고 겸하여 순찰사(이광), 병마사(최원), 우수사(이억기)에게 공문을 보냈다. 영남 관찰사(김수)의 공문도 왔는데, 역시 이와 같은 내용이었다.
:*Voce del 15 aprile.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'', trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 45, ISBN 9791197378270.</ref>
*«Chi è deciso a morire vivrà, chi è deciso a vivere morirà; un solo uomo, se presidia uno stretto passaggio, può incutere timore a mille. Queste parole sembrano scritte apposta per noi, oggi. Che nessuno di voi nutra il desiderio di salvarsi la vita: chiunque disobbedisca anche minimamente ai miei ordini sarà punito all'istante secondo la legge militare.» (Traduzione propria)
:''十五日癸卯。晴。[...] 兵法云。必死則生。必生則死。又曰。一夫當逕。足懼千夫。今我之謂矣。[...]''
:*Voce del 15º giorno del 9º mese dell'anno Jeongyu (15 settembre 1597), in ''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書).<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0110_010_0060|titolo=李忠武公全書 卷之八, 亂中日記四|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== ''Yi Chungmugong jeonseo'' ==
{{NDR|李忠武公全書, lett. "Opera completa del duca Yi, il Fedele e Valoroso", raccolta compilata nel 1795 per ordine del re Jeongjo}}
*«Dall'anno imjin (1592) [...] Ora il vostro servo dispone ancora di dodici navi da guerra. Se combatteremo fino all'estremo delle nostre forze, opponendo resistenza a costo della vita, l'impresa è ancora possibile. [...] Per quanto le navi da guerra siano poche, finché questo umile servo non sarà morto, il nemico non oserà disprezzarci.» (Traduzione propria)
:''自壬辰至于五六年間。[...] 今臣戰船尙有十二。[...] 微臣不死。則賊不敢侮我矣。''
:*Memoriale al re (狀啓), ottavo mese dell'anno Jeongyu (1597), poco prima della battaglia di Myeongnyang.<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0120_010_0010|titolo=李忠武公全書 卷之九|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== Citazioni su Yi Sun-sin ==
*Egli venne in soccorso della propria nazione in un momento estremo, quando altri avevano fallito. ('''RUSI''', ''Talking Strategy'')<ref>{{cita web|url=https://www.rusi.org/podcasts/talking-strategy/episode-6-yi-sun-sin-koreas-greatest-commander|titolo=Episode 6: Yi Sun-sin, Korea's Greatest Commander|sito=RUSI, Talking Strategy (podcast)|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*È difficile per un inglese ammettere che Nelson abbia mai avuto un pari nella sua professione; ma se un uomo può esserlo, questi è certamente questo grande comandante navale asiatico, che non conobbe mai la sconfitta. ('''U.S. Naval Institute Proceedings''', giugno 1944)<ref>{{cita web|url=https://www.usni.org/magazines/proceedings/1944/june/yi-sun-sin-defeated-japan-sea|titolo=Yi Sun-sin Defeated Japan at Sea|rivista=U.S. Naval Institute Proceedings|numero=giugno 1944|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*Alla notizia della sua morte, gli abitanti della provincia di Honam furono avvolti dal lutto, e persino donne anziane e bambini piansero apertamente. ('''''Seonjo sillok''''')<ref>{{cita web|url=https://sillok.history.go.kr/id/kna_13111027_005|titolo=선조실록 106권, 선조 31년 11월 27일 무신 5번째기사|sito=Sillok, Annali della dinastia Joseon|editore=National Institute of Korean History|accesso=13 settembre 2026|citazione=부음(訃音)이 전파되자 호남(湖南) 일도(一道)의 사람들이 모두 통곡하여 노파와 아이들까지도 슬피 울지 않는 자가 없었다}}</ref>
== Note ==
<references />
== Bibliografia ==
*Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), traduzione e cura di Noh Seung-seok (노승석), Yeohae (여해), 2025, ISBN 9791197378270.
*''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書), raccolta compilata nel 1795, consultabile su [https://db.itkc.or.kr 한국고전종합DB].
*''Seonjo sillok'' (선조실록), consultabile su [https://sillok.history.go.kr Sillok, Annali della dinastia Joseon].
== Voci correlate ==
*[[Horatio Nelson]]
== Altri progetti ==
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'''[[w:Yi Sun-sin|Yi Sun-sin]]''' (1545 – 1598), ammiraglio e comandante navale coreano.
== ''Nanjung ilgi'' ==
*1 gennaio. Sereno. All'alba sono venuti a trovarmi mio fratello minore Yeopil, mio nipote Bong e il mio figlio maggiore Hoe, e abbiamo parlato. Non riesco a contenere il rimpianto di aver trascorso, lontano da mia madre, un secondo Capodanno nel sud. Yi Gyeong-sin, ufficiale del comandante militare provinciale (Yi Gwang), è venuto a portarmi una lettera del comandante, doni per il Capodanno e vari oggetti — tra cui frecce lunghe e corte — destinati come tributo al re. ''(Traduzione propria)''
:1일 임술. 맑음. 새벽에 아우 여필과 조카 봉, 맏앋르 회가 와서 이야기했다. 다만 어머니를 떠나 두 번이나 남쪽에서 설을 쇠니 간절한 회환을 가눌 수 없다. 병마절도사(이광)의 군관 이경신이 병사의 편지와 설 선물, 그리고 긴 화살과 짧은 화살 등 여러 가지 물건(임금 진상용)을 가지고 와서 바쳤다.
:* Voce del 1º gennaio.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 31, ISBN 9791197378270.</ref>
*15 aprile. Sereno. [...] Al calar della sera è giunto un dispaccio dal comandante navale destro di Yeongnam (Won Gyun): «Oltre 90 navi giapponesi sono giunte e ancorate a Jeolyeongdo, di fronte a Busan». Contemporaneamente è arrivato un altro dispaccio dello stesso comandante: «Oltre 350 navi nemiche sono già giunte di fronte a Busanpo». ''(Traduzione propria)''
: 4월 15일. 맑음. 나라(공혜왕후 한씨)의 제삿날이라 출근하지 않았다. 순찰사(이광)에게 보낼 답장과 별도 기록을 적어서, 곧바로 역졸을 시켜 달려 보냈다. 해질 무렵에 영남우수사(원균)가 보낸 통첩에, "왜선 90여 척이 와서 부산 앞 절영도(부산 영도)에 정박했다."고 한다. 이와 동시에 또 수사(원균)의 공문이 왔는데, "왜적 350여 척이 이미 부산포 건너편에 도착했다."고 하였다. 그래서 즉각 장계를 보내고 겸하여 순찰사(이광), 병마사(최원), 우수사(이억기)에게 공문을 보냈다. 영남 관찰사(김수)의 공문도 왔는데, 역시 이와 같은 내용이었다.
:*Voce del 15 aprile.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'', trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 45, ISBN 9791197378270.</ref>
*«Chi è deciso a morire vivrà, chi è deciso a vivere morirà; un solo uomo, se presidia uno stretto passaggio, può incutere timore a mille. Queste parole sembrano scritte apposta per noi, oggi. Che nessuno di voi nutra il desiderio di salvarsi la vita: chiunque disobbedisca anche minimamente ai miei ordini sarà punito all'istante secondo la legge militare.» (Traduzione propria)
:''十五日癸卯。晴。[...] 兵法云。必死則生。必生則死。又曰。一夫當逕。足懼千夫。今我之謂矣。[...]''
:*Voce del 15º giorno del 9º mese dell'anno Jeongyu (15 settembre 1597), in ''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書).<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0110_010_0060|titolo=李忠武公全書 卷之八, 亂中日記四|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*14 ottobre. Sereno. [...] Verso sera un uomo giunse da Cheonan recando una lettera di famiglia; ancora prima di aprirne il sigillo, le mie ossa e la mia carne già tremavano, e il cuore mi si serrava in un'angoscia confusa. Aprii alla meglio la busta e vidi la scrittura di Yeol: sulla facciata esterna erano vergati due soli caratteri, "lutto straziante". Compresi nel cuore che Myeon era caduto in battaglia, e senza rendermene conto mi si spezzò l'animo, e proruppi in un pianto disperato, a voce alta. Come può il Cielo essere così privo di pietà? Sento le viscere bruciare e lacerarsi. Che io muoia e tu viva, questo sarebbe l'ordine naturale delle cose; ma sei morto tu, e sono io a essere rimasto in vita: come può l'ordine delle cose essersi così sovvertito? Il cielo e la terra si sono fatti bui, e persino il sole splendente ha perso la sua luce. Che dolore, figlio mio! Dove sei andato, abbandonandomi?
:14일. 맑음. (중략) 저녁에 어떤 사람이 천안에서 와서 집안 편지를 전하는데, 아직 봉함을 열기도 전에 뼈와 살이 먼저 떨리고 마음이 조급해지고 어지러웠다. 대충 겉봉을 펴서 열(悅)이 쓴 글씨를 보니, 겉면에 '통곡(慟哭)' 두 글자가 씌어 있었다. 마음으로 면(葂)이 전사했음을 알게 되어 나도 모르게 간담이 떨어져 목 놓아 통곡하였다. 하늘이 어찌 이처럼 인자하지 못한 것인가. 간담이 타고 찢어지는 듯하다. 내가 죽고 네가 사는 것이 당연한 이치이거늘, 네가 죽고 내가 살았으니, 어찌하여 이치에 어긋난 것인가, 천지가 어둡고 밝은 해조차도 빛이 바랬구나. 슬프다, 내 아들아! 나를 버리고 어디로 간 것이냐.
:*Voce del 14 ottobre 1597.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 381.</ref>
== ''Yi Chungmugong jeonseo'' ==
{{NDR|李忠武公全書, lett. "Opera completa del duca Yi, il Fedele e Valoroso", raccolta compilata nel 1795 per ordine del re Jeongjo}}
*«Dall'anno imjin (1592) [...] Ora il vostro servo dispone ancora di dodici navi da guerra. Se combatteremo fino all'estremo delle nostre forze, opponendo resistenza a costo della vita, l'impresa è ancora possibile. [...] Per quanto le navi da guerra siano poche, finché questo umile servo non sarà morto, il nemico non oserà disprezzarci.» (Traduzione propria)
:''自壬辰至于五六年間。[...] 今臣戰船尙有十二。[...] 微臣不死。則賊不敢侮我矣。''
:*Memoriale al re (狀啓), ottavo mese dell'anno Jeongyu (1597), poco prima della battaglia di Myeongnyang.<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0120_010_0010|titolo=李忠武公全書 卷之九|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== Citazioni su Yi Sun-sin ==
*Egli venne in soccorso della propria nazione in un momento estremo, quando altri avevano fallito. ('''RUSI''', ''Talking Strategy'')<ref>{{cita web|url=https://www.rusi.org/podcasts/talking-strategy/episode-6-yi-sun-sin-koreas-greatest-commander|titolo=Episode 6: Yi Sun-sin, Korea's Greatest Commander|sito=RUSI, Talking Strategy (podcast)|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*È difficile per un inglese ammettere che Nelson abbia mai avuto un pari nella sua professione; ma se un uomo può esserlo, questi è certamente questo grande comandante navale asiatico, che non conobbe mai la sconfitta. ('''U.S. Naval Institute Proceedings''', giugno 1944)<ref>{{cita web|url=https://www.usni.org/magazines/proceedings/1944/june/yi-sun-sin-defeated-japan-sea|titolo=Yi Sun-sin Defeated Japan at Sea|rivista=U.S. Naval Institute Proceedings|numero=giugno 1944|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*Alla notizia della sua morte, gli abitanti della provincia di Honam furono avvolti dal lutto, e persino donne anziane e bambini piansero apertamente. ('''''Seonjo sillok''''')<ref>{{cita web|url=https://sillok.history.go.kr/id/kna_13111027_005|titolo=선조실록 106권, 선조 31년 11월 27일 무신 5번째기사|sito=Sillok, Annali della dinastia Joseon|editore=National Institute of Korean History|accesso=13 settembre 2026|citazione=부음(訃音)이 전파되자 호남(湖南) 일도(一道)의 사람들이 모두 통곡하여 노파와 아이들까지도 슬피 울지 않는 자가 없었다}}</ref>
== Note ==
<references />
== Bibliografia ==
*Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), traduzione e cura di Noh Seung-seok (노승석), Yeohae (여해), 2025, ISBN 9791197378270.
*''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書), raccolta compilata nel 1795, consultabile su [https://db.itkc.or.kr 한국고전종합DB].
*''Seonjo sillok'' (선조실록), consultabile su [https://sillok.history.go.kr Sillok, Annali della dinastia Joseon].
== Voci correlate ==
*[[Horatio Nelson]]
== Altri progetti ==
{{interprogetto}}
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{{wikipedia}}
[[File:Bust of Yi Sun-sin 01.jpg|miniatura|Busto di Yi Sun-sin]]
'''[[w:Yi Sun-sin|Yi Sun-sin]]''' (1545 – 1598), ammiraglio e comandante navale coreano.
== ''Nanjung ilgi'' ==
*1 gennaio. Sereno. All'alba sono venuti a trovarmi mio fratello minore Yeopil, mio nipote Bong e il mio figlio maggiore Hoe, e abbiamo parlato. Non riesco a contenere il rimpianto di aver trascorso, lontano da mia madre, un secondo Capodanno nel sud. Yi Gyeong-sin, ufficiale del comandante militare provinciale (Yi Gwang), è venuto a portarmi una lettera del comandante, doni per il Capodanno e vari oggetti — tra cui frecce lunghe e corte — destinati come tributo al re. ''(Traduzione propria)''
:1일 임술. 맑음. 새벽에 아우 여필과 조카 봉, 맏앋르 회가 와서 이야기했다. 다만 어머니를 떠나 두 번이나 남쪽에서 설을 쇠니 간절한 회환을 가눌 수 없다. 병마절도사(이광)의 군관 이경신이 병사의 편지와 설 선물, 그리고 긴 화살과 짧은 화살 등 여러 가지 물건(임금 진상용)을 가지고 와서 바쳤다.
:* Voce del 1º gennaio.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 31, ISBN 9791197378270.</ref>
*15 aprile. Sereno. [...] Al calar della sera è giunto un dispaccio dal comandante navale destro di Yeongnam (Won Gyun): «Oltre 90 navi giapponesi sono giunte e ancorate a Jeolyeongdo, di fronte a Busan». Contemporaneamente è arrivato un altro dispaccio dello stesso comandante: «Oltre 350 navi nemiche sono già giunte di fronte a Busanpo». ''(Traduzione propria)''
: 4월 15일. 맑음. 나라(공혜왕후 한씨)의 제삿날이라 출근하지 않았다. 순찰사(이광)에게 보낼 답장과 별도 기록을 적어서, 곧바로 역졸을 시켜 달려 보냈다. 해질 무렵에 영남우수사(원균)가 보낸 통첩에, "왜선 90여 척이 와서 부산 앞 절영도(부산 영도)에 정박했다."고 한다. 이와 동시에 또 수사(원균)의 공문이 왔는데, "왜적 350여 척이 이미 부산포 건너편에 도착했다."고 하였다. 그래서 즉각 장계를 보내고 겸하여 순찰사(이광), 병마사(최원), 우수사(이억기)에게 공문을 보냈다. 영남 관찰사(김수)의 공문도 왔는데, 역시 이와 같은 내용이었다.
:*Voce del 15 aprile.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'', trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 45, ISBN 9791197378270.</ref>
*«Chi è deciso a morire vivrà, chi è deciso a vivere morirà; un solo uomo, se presidia uno stretto passaggio, può incutere timore a mille. Queste parole sembrano scritte apposta per noi, oggi. Che nessuno di voi nutra il desiderio di salvarsi la vita: chiunque disobbedisca anche minimamente ai miei ordini sarà punito all'istante secondo la legge militare.» (Traduzione propria)
:''十五日癸卯。晴。[...] 兵法云。必死則生。必生則死。又曰。一夫當逕。足懼千夫。今我之謂矣。[...]''
:*Voce del 15º giorno del 9º mese dell'anno Jeongyu (15 settembre 1597), in ''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書).<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0110_010_0060|titolo=李忠武公全書 卷之八, 亂中日記四|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*14 ottobre. Sereno. [...] Verso sera un uomo giunse da Cheonan recando una lettera di famiglia; ancora prima di aprirne il sigillo, le mie ossa e la mia carne già tremavano, e il cuore mi si serrava in un'angoscia confusa. Aprii alla meglio la busta e vidi la scrittura di Yeol: sulla facciata esterna erano vergati due soli caratteri, "lutto straziante". Compresi nel cuore che Myeon era caduto in battaglia, e senza rendermene conto mi si spezzò l'animo, e proruppi in un pianto disperato, a voce alta. Come può il Cielo essere così privo di pietà? Sento le viscere bruciare e lacerarsi. Che io muoia e tu viva, questo sarebbe l'ordine naturale delle cose; ma sei morto tu, e sono io a essere rimasto in vita: come può l'ordine delle cose essersi così sovvertito? Il cielo e la terra si sono fatti bui, e persino il sole splendente ha perso la sua luce. Che dolore, figlio mio! Dove sei andato, abbandonandomi?
:14일. 맑음. (중략) 저녁에 어떤 사람이 천안에서 와서 집안 편지를 전하는데, 아직 봉함을 열기도 전에 뼈와 살이 먼저 떨리고 마음이 조급해지고 어지러웠다. 대충 겉봉을 펴서 열(悅)이 쓴 글씨를 보니, 겉면에 '통곡(慟哭)' 두 글자가 씌어 있었다. 마음으로 면(葂)이 전사했음을 알게 되어 나도 모르게 간담이 떨어져 목 놓아 통곡하였다. 하늘이 어찌 이처럼 인자하지 못한 것인가. 간담이 타고 찢어지는 듯하다. 내가 죽고 네가 사는 것이 당연한 이치이거늘, 네가 죽고 내가 살았으니, 어찌하여 이치에 어긋난 것인가, 천지가 어둡고 밝은 해조차도 빛이 바랬구나. 슬프다, 내 아들아! 나를 버리고 어디로 간 것이냐.
:*Voce del 14 ottobre 1597.<ref>Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), trad. Noh Seung-seok, Yeohae, 2025, p. 381.</ref>
== ''Yi Chungmugong jeonseo'' ==
{{NDR|李忠武公全書, lett. "Opera completa del duca Yi, il Fedele e Valoroso", raccolta compilata nel 1795 per ordine del re Jeongjo}}
*«Dall'anno imjin (1592) [...] Ora dispongo ancora di dodici navi da guerra. Se combatteremo fino all'estremo delle nostre forze. [...] Per quanto le navi da guerra siano poche, finché io non sarò morto, il nemico non oserà disprezzarci.» (Traduzione propria)
:''自壬辰至于五六年間。[...] 今臣戰船尙有十二。[...] 微臣不死。則賊不敢侮我矣。''
:*Memoriale al re (狀啓), ottavo mese dell'anno Jeongyu (1597), poco prima della battaglia di Myeongnyang.<ref>{{cita web|url=https://db.itkc.or.kr/dir/item?itemId=MO#/dir/node?dataId=ITKC_MO_0232A_0120_010_0010|titolo=李忠武公全書 卷之九|sito=한국고전종합DB (Database of Korean Classics)|editore=한국고전번역원|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
== Citazioni su Yi Sun-sin ==
*Egli venne in soccorso della propria nazione in un momento estremo, quando altri avevano fallito. ('''RUSI''', ''Talking Strategy'')<ref>{{cita web|url=https://www.rusi.org/podcasts/talking-strategy/episode-6-yi-sun-sin-koreas-greatest-commander|titolo=Episode 6: Yi Sun-sin, Korea's Greatest Commander|sito=RUSI, Talking Strategy (podcast)|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*È difficile per un inglese ammettere che Nelson abbia mai avuto un pari nella sua professione; ma se un uomo può esserlo, questi è certamente questo grande comandante navale asiatico, che non conobbe mai la sconfitta. ('''U.S. Naval Institute Proceedings''', giugno 1944)<ref>{{cita web|url=https://www.usni.org/magazines/proceedings/1944/june/yi-sun-sin-defeated-japan-sea|titolo=Yi Sun-sin Defeated Japan at Sea|rivista=U.S. Naval Institute Proceedings|numero=giugno 1944|accesso=13 settembre 2026}}</ref>
*Alla notizia della sua morte, gli abitanti della provincia di Honam furono avvolti dal lutto, e persino donne anziane e bambini piansero apertamente. ('''''Seonjo sillok''''')<ref>{{cita web|url=https://sillok.history.go.kr/id/kna_13111027_005|titolo=선조실록 106권, 선조 31년 11월 27일 무신 5번째기사|sito=Sillok, Annali della dinastia Joseon|editore=National Institute of Korean History|accesso=13 settembre 2026|citazione=부음(訃音)이 전파되자 호남(湖南) 일도(一道)의 사람들이 모두 통곡하여 노파와 아이들까지도 슬피 울지 않는 자가 없었다}}</ref>
== Note ==
<references />
== Bibliografia ==
*Yi Sun-sin, ''Nanjung ilgi'' (亂中日記), traduzione e cura di Noh Seung-seok (노승석), Yeohae (여해), 2025, ISBN 9791197378270.
*''Yi Chungmugong jeonseo'' (李忠武公全書), raccolta compilata nel 1795, consultabile su [https://db.itkc.or.kr 한국고전종합DB].
*''Seonjo sillok'' (선조실록), consultabile su [https://sillok.history.go.kr Sillok, Annali della dinastia Joseon].
== Voci correlate ==
*[[Horatio Nelson]]
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Trattato di Casalanza
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Citazioni sul '''trattato di Casalanza'''.
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il trattato di Casalanza fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco (patriota)]]
==Altri progetti==
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Citazioni sul '''trattato di Casalanza'''.
*Io ho narrato senza reticenze e senza orpello gli errori, i traviamenti, gli eccessi dei settari e delle plebi nel Napoletano, dei quali son piene le storie di tutti i popoli, di tutte le rivoluzioni; e narrerò pur francamente come i reazionari napoletani non furon secondi agl'Inglesi al tempo di [[Carlo I d'Inghilterra|Carlo I]], ai Francesi alla caduta di [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]]. Con pari schiettezza dico che il trattato di Casalanza fu un precedente rovinoso pei capi dell'esercito napoletano; che essi, poco curandosi dell'onore e della libertà del paese, credettero di poter presso quelle stesse mura di Capua, ove nel 1815 il [[Michele Carrascosa|Carrascosa]] ed il [[Pietro Colletta|Colletta]] con gli Austriaci stipularono la resa del Regno, rinnovare le condizioni medesime che lor davano assicuranza di gradi e di titoli. ([[Nicola Nisco (patriota)|Nicola Nisco (patriota)]]
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