Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.20 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Genialità 0 1937 1426999 1405187 2026-09-20T14:34:49Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Otto Weininger 1426999 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Paul Klee - Gespenst eines Genies (Ghost of a Genius) - Google Art Project.jpg|thumb|''Fantasma di un genio'' ([[Paul Klee]], 1922)]] Citazioni sul '''genio''' e la '''genialità'''. ==Citazioni== *Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. (''[[Amici miei]]'') *Credere nel proprio [[pensiero]], credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. ([[Salvador Dalì]]) *Decisamente, ci vuole troppo lavoro perché chiunque possa essere un genio. ([[Edward Said]]) *È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene. ([[Ardengo Soffici]]) *Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. ([[Enzo Costa]]) *I geni, nelle inaudite profondità dell'assurdo e della storia pura, situati per così dire al di sopra dei dogmi propongono le loro idee a Dio. La loro preghiera offre audacemente la discussione. La loro adorazione interroga. Questa è la religione diretta, piena d'ansietà e di responsabilità per chi ne tenta l'erta. ([[Victor Hugo]]) *I geni sono coloro i quali dicono molto tempo prima ciò che si dirà molto tempo dopo. ([[Ramón Gómez de la Serna]]) *I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo. Ecco chi sono i geni. ([[Paolo Sorrentino]]) *I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. ([[Daniele Luttazzi]]) *I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *I grandi geni sono fatti per l'un percento di intuito e per il novantanove percento di fatica. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Il genio e il criminale hanno molto in comune, essendo ambedue sfegatati [[Individualismo|individualisti]]. ([[Charlie Chaplin]]) *Il genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. ([[Ezra Pound]]) *Il genio è impegno. ([[Theodor Fontane]]) *Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. ([[Thomas Alva Edison]]) *Il genio [...] è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. ([[William James]]) *''Il genio è saggezza e gioventù.'' ([[Edgar Lee Masters]]) *Il genio è un dono di Dio. No, anzi... è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali. (''[[Morte a Venezia (film)|Morte a Venezia]]'') *Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale. ([[Evgenij Igorevič Kissin]]) *Il genio latente è solo una presunzione. Quanto può essere, deve divenire: e quanto non diviene, non era nulla. ([[Henri-Frédéric Amiel]]) *Il genio molte volte non è se non l'ingigantimento della nullità. ([[Alberto Savinio]]) *''Il genio purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' ([[Eugenio Montale]]) *Il genio senza ingegno è una barca senza remi. ([[Ugo Ojetti]]) *Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega. ([[Paul Valéry]]) *Il genio sonda tutte le cose, anche le cose più profonde di Dio. ([[Johann Georg Hamann]]) *Il genio sta nell'abilità di esprimere concetti profondi in modo semplice. ([[Charles Bukowski]]) *Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio. ([[Edward Bulwer-Lytton]]) *Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. ([[Ennio Flaiano]]) *La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie {{sic|formole}}, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *La linea di separazione fra il genio e la pazzia è così tenue che è difficile capire da che parte uno si trovi. (''[[Il viaggio indimenticabile]]'') *Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole. ([[Samuel Butler]]) *Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato. ([[Auguste Rodin]]) *Lui è un genio, Helen è un genio... Ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; potrai imparare qualcosa. (''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'') *Non preoccuparti, piccola, io sono un genio. L'unico guaio è che gli altri non lo sanno. ([[Charles Bukowski]]) *Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda. ([[Renzo Novatore]]) *Qualcuno potrebbe credere che uno [[Igor Stravinsky|Stravinsky]], un [[Albert Einstein|Einstein]] o un [[Pablo Picasso|Picasso]] si sia conquistato, in forza del suo genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà. Io sostengo al contrario che è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare vie nuove. ([[Ari Kiev]]) *Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. ([[Jonathan Swift]]) *Se gli ostacoli e le [[difficoltà]] scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano. ([[Théodore Géricault]]) *Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo [[talento]], è da stupidi. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Senza un linguaggio organizzato e maturo, nessun genio, per quanto dotato, riuscirà mai a diventare un grande artista. Così come nessun linguaggio, senza esprimersi in una natura superiormente dotata, riuscirà mai ad elevarsi a valori universali. ([[Piero Buscaroli]]) *Un genio non segue mai uno schema prestabilito. Forse che Einstein, o Kazanga o Sitar su Vulcano hanno formulato nuove teorie secondo un programma preciso? Non puoi dire "oggi farò qualcosa di geniale". Non importa quanto ci vuole, l'essenziale è arrivare. ([[James Tiberius Kirk]], ''[[Star Trek (serie classica)#Seconda stagione|Star Trek]]'') *Una delle più spiccate caratteristiche del genio è il potere di alimentarsi da solo. ([[Ari Kiev]]) *Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti. ([[Guido Menasci]]) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la memoria universale. ([[Otto Weininger]]) ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *C'è un genere di geni che solo i geni sanno scoprire. *Da un pensiero geniale si possono togliere tutte le parole. *Gli esseri umani geniali sono una rarità. Sono o geni, o esseri umani. *L'uomo che è un genio e non lo sa – forse non lo è. *Solo i geni e gli stupidi sono intellettualmente autosufficienti. ==[[Proverbi italiani]]== *Con la fatica soltanto nessuno divenne mai genio. *Dove trovi il genio, trovi in pari tempo una corona di martire. *I geni s'incontrano. *Il genio è una follia divina. *Il genio è una lunga pazienza. *Il genio mai non sazia. *Il genio non ha bisogno di lettere di nobiltà. *Il genio si fabbrica il cielo coi propri sogni. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|wikt|preposizione=sul|wikt_etichetta=genialità}} [[Categoria:Qualità cognitive]] gm7xc34cgvn8fn8e0xnsefrm8t5ogl8 1427000 1426999 2026-09-20T14:35:36Z Gaux 18878 /* Citazioni */ wlink 1427000 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Paul Klee - Gespenst eines Genies (Ghost of a Genius) - Google Art Project.jpg|thumb|''Fantasma di un genio'' ([[Paul Klee]], 1922)]] Citazioni sul '''genio''' e la '''genialità'''. ==Citazioni== *Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. (''[[Amici miei]]'') *Credere nel proprio [[pensiero]], credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. ([[Salvador Dalì]]) *Decisamente, ci vuole troppo lavoro perché chiunque possa essere un genio. ([[Edward Said]]) *È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene. ([[Ardengo Soffici]]) *Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. ([[Enzo Costa]]) *I geni, nelle inaudite profondità dell'assurdo e della storia pura, situati per così dire al di sopra dei dogmi propongono le loro idee a Dio. La loro preghiera offre audacemente la discussione. La loro adorazione interroga. Questa è la religione diretta, piena d'ansietà e di responsabilità per chi ne tenta l'erta. ([[Victor Hugo]]) *I geni sono coloro i quali dicono molto tempo prima ciò che si dirà molto tempo dopo. ([[Ramón Gómez de la Serna]]) *I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo. Ecco chi sono i geni. ([[Paolo Sorrentino]]) *I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. ([[Daniele Luttazzi]]) *I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *I grandi geni sono fatti per l'un percento di intuito e per il novantanove percento di fatica. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Il genio e il criminale hanno molto in comune, essendo ambedue sfegatati [[Individualismo|individualisti]]. ([[Charlie Chaplin]]) *Il genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. ([[Ezra Pound]]) *Il genio è impegno. ([[Theodor Fontane]]) *Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. ([[Thomas Alva Edison]]) *Il genio [...] è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. ([[William James]]) *''Il genio è saggezza e gioventù.'' ([[Edgar Lee Masters]]) *Il genio è un dono di Dio. No, anzi... è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali. (''[[Morte a Venezia (film)|Morte a Venezia]]'') *Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale. ([[Evgenij Igorevič Kissin]]) *Il genio latente è solo una presunzione. Quanto può essere, deve divenire: e quanto non diviene, non era nulla. ([[Henri-Frédéric Amiel]]) *Il genio molte volte non è se non l'ingigantimento della nullità. ([[Alberto Savinio]]) *''Il genio purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' ([[Eugenio Montale]]) *Il genio senza ingegno è una barca senza remi. ([[Ugo Ojetti]]) *Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega. ([[Paul Valéry]]) *Il genio sonda tutte le cose, anche le cose più profonde di Dio. ([[Johann Georg Hamann]]) *Il genio sta nell'abilità di esprimere concetti profondi in modo semplice. ([[Charles Bukowski]]) *Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio. ([[Edward Bulwer-Lytton]]) *Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. ([[Ennio Flaiano]]) *La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie {{sic|formole}}, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *La linea di separazione fra il genio e la pazzia è così tenue che è difficile capire da che parte uno si trovi. (''[[Il viaggio indimenticabile]]'') *Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole. ([[Samuel Butler]]) *Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato. ([[Auguste Rodin]]) *Lui è un genio, Helen è un genio... Ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; potrai imparare qualcosa. (''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'') *Non preoccuparti, piccola, io sono un genio. L'unico guaio è che gli altri non lo sanno. ([[Charles Bukowski]]) *Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda. ([[Renzo Novatore]]) *Qualcuno potrebbe credere che uno [[Igor Stravinsky|Stravinsky]], un [[Albert Einstein|Einstein]] o un [[Pablo Picasso|Picasso]] si sia conquistato, in forza del suo genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà. Io sostengo al contrario che è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare vie nuove. ([[Ari Kiev]]) *Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. ([[Jonathan Swift]]) *Se gli ostacoli e le [[difficoltà]] scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano. ([[Théodore Géricault]]) *Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo [[talento]], è da stupidi. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Senza un linguaggio organizzato e maturo, nessun genio, per quanto dotato, riuscirà mai a diventare un grande artista. Così come nessun linguaggio, senza esprimersi in una natura superiormente dotata, riuscirà mai ad elevarsi a valori universali. ([[Piero Buscaroli]]) *Un genio non segue mai uno schema prestabilito. Forse che Einstein, o Kazanga o Sitar su Vulcano hanno formulato nuove teorie secondo un programma preciso? Non puoi dire "oggi farò qualcosa di geniale". Non importa quanto ci vuole, l'essenziale è arrivare. ([[James Tiberius Kirk]], ''[[Star Trek (serie classica)#Seconda stagione|Star Trek]]'') *Una delle più spiccate caratteristiche del genio è il potere di alimentarsi da solo. ([[Ari Kiev]]) *Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti. ([[Guido Menasci]]) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. ([[Otto Weininger]]) ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *C'è un genere di geni che solo i geni sanno scoprire. *Da un pensiero geniale si possono togliere tutte le parole. *Gli esseri umani geniali sono una rarità. Sono o geni, o esseri umani. *L'uomo che è un genio e non lo sa – forse non lo è. *Solo i geni e gli stupidi sono intellettualmente autosufficienti. ==[[Proverbi italiani]]== *Con la fatica soltanto nessuno divenne mai genio. *Dove trovi il genio, trovi in pari tempo una corona di martire. *I geni s'incontrano. *Il genio è una follia divina. *Il genio è una lunga pazienza. *Il genio mai non sazia. *Il genio non ha bisogno di lettere di nobiltà. *Il genio si fabbrica il cielo coi propri sogni. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. 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([[Ralph Waldo Emerson]]) *Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. ([[Salvador Dalì]]) *Decisamente, ci vuole troppo lavoro perché chiunque possa essere un genio. ([[Edward Said]]) *È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene. ([[Ardengo Soffici]]) *Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. ([[Enzo Costa]]) *I geni, nelle inaudite profondità dell'assurdo e della storia pura, situati per così dire al di sopra dei dogmi propongono le loro idee a Dio. La loro preghiera offre audacemente la discussione. La loro adorazione interroga. Questa è la religione diretta, piena d'ansietà e di responsabilità per chi ne tenta l'erta. ([[Victor Hugo]]) *I geni sono coloro i quali dicono molto tempo prima ciò che si dirà molto tempo dopo. ([[Ramón Gómez de la Serna]]) *I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo. Ecco chi sono i geni. ([[Paolo Sorrentino]]) *I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. ([[Daniele Luttazzi]]) *I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *I grandi geni sono fatti per l'un percento di intuito e per il novantanove percento di fatica. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Il genio e il criminale hanno molto in comune, essendo ambedue sfegatati [[Individualismo|individualisti]]. ([[Charlie Chaplin]]) *Il genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. ([[Ezra Pound]]) *Il genio è impegno. ([[Theodor Fontane]]) *Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. ([[Thomas Alva Edison]]) *Il genio [...] è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. ([[William James]]) *''Il genio è saggezza e gioventù.'' ([[Edgar Lee Masters]]) *Il genio è un dono di Dio. No, anzi... è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali. (''[[Morte a Venezia (film)|Morte a Venezia]]'') *Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale. ([[Evgenij Igorevič Kissin]]) *Il genio latente è solo una presunzione. Quanto può essere, deve divenire: e quanto non diviene, non era nulla. ([[Henri-Frédéric Amiel]]) *Il genio molte volte non è se non l'ingigantimento della nullità. ([[Alberto Savinio]]) *''Il genio purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' ([[Eugenio Montale]]) *Il genio senza ingegno è una barca senza remi. ([[Ugo Ojetti]]) *Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega. ([[Paul Valéry]]) *Il genio sonda tutte le cose, anche le cose più profonde di Dio. ([[Johann Georg Hamann]]) *Il genio sta nell'abilità di esprimere concetti profondi in modo semplice. ([[Charles Bukowski]]) *Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio. ([[Edward Bulwer-Lytton]]) *Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. ([[Ennio Flaiano]]) *La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie {{sic|formole}}, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *La linea di separazione fra il genio e la pazzia è così tenue che è difficile capire da che parte uno si trovi. (''[[Il viaggio indimenticabile]]'') *Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole. ([[Samuel Butler]]) *Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato. ([[Auguste Rodin]]) *Lui è un genio, Helen è un genio... Ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; potrai imparare qualcosa. (''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'') *Non preoccuparti, piccola, io sono un genio. L'unico guaio è che gli altri non lo sanno. ([[Charles Bukowski]]) *Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda. ([[Renzo Novatore]]) *Qualcuno potrebbe credere che uno [[Igor Stravinsky|Stravinsky]], un [[Albert Einstein|Einstein]] o un [[Pablo Picasso|Picasso]] si sia conquistato, in forza del suo genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà. Io sostengo al contrario che è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare vie nuove. ([[Ari Kiev]]) *Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. ([[Jonathan Swift]]) *Se gli ostacoli e le [[difficoltà]] scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano. ([[Théodore Géricault]]) *Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo [[talento]], è da stupidi. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Senza un linguaggio organizzato e maturo, nessun genio, per quanto dotato, riuscirà mai a diventare un grande artista. Così come nessun linguaggio, senza esprimersi in una natura superiormente dotata, riuscirà mai ad elevarsi a valori universali. ([[Piero Buscaroli]]) *Un altro tratto distintivo del genio è l'universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. ([[Otto Weininger]]) *Un genio non segue mai uno schema prestabilito. Forse che Einstein, o Kazanga o Sitar su Vulcano hanno formulato nuove teorie secondo un programma preciso? Non puoi dire "oggi farò qualcosa di geniale". Non importa quanto ci vuole, l'essenziale è arrivare. ([[James Tiberius Kirk]], ''[[Star Trek (serie classica)#Seconda stagione|Star Trek]]'') *Una delle più spiccate caratteristiche del genio è il potere di alimentarsi da solo. ([[Ari Kiev]]) *Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti. ([[Guido Menasci]]) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. 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ISBN 8872171903 ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|wikt|preposizione=sul|wikt_etichetta=genialità}} [[Categoria:Qualità cognitive]] 6hqfkn3qg3fbvpjzwfeehobg8x6s16n 1427009 1427007 2026-09-20T15:46:28Z Gaux 18878 /* Citazioni */ Otto Weininger 1427009 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Paul Klee - Gespenst eines Genies (Ghost of a Genius) - Google Art Project.jpg|thumb|''Fantasma di un genio'' ([[Paul Klee]], 1922)]] Citazioni sul '''genio''' e la '''genialità'''. ==Citazioni== *Anche il più gran genio è in certi momenti privo di genio. ([[Otto Weininger]]) *Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. (''[[Amici miei]]'') *Credere nel proprio [[pensiero]], credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. ([[Salvador Dalì]]) *Decisamente, ci vuole troppo lavoro perché chiunque possa essere un genio. ([[Edward Said]]) *È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene. ([[Ardengo Soffici]]) *Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. ([[Enzo Costa]]) *I geni, nelle inaudite profondità dell'assurdo e della storia pura, situati per così dire al di sopra dei dogmi propongono le loro idee a Dio. La loro preghiera offre audacemente la discussione. La loro adorazione interroga. Questa è la religione diretta, piena d'ansietà e di responsabilità per chi ne tenta l'erta. ([[Victor Hugo]]) *I geni sono coloro i quali dicono molto tempo prima ciò che si dirà molto tempo dopo. ([[Ramón Gómez de la Serna]]) *I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo. Ecco chi sono i geni. ([[Paolo Sorrentino]]) *I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. ([[Daniele Luttazzi]]) *I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *I grandi geni sono fatti per l'un percento di intuito e per il novantanove percento di fatica. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Il genio e il criminale hanno molto in comune, essendo ambedue sfegatati [[Individualismo|individualisti]]. ([[Charlie Chaplin]]) *Il genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. ([[Ezra Pound]]) *Il genio è impegno. ([[Theodor Fontane]]) *Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. ([[Thomas Alva Edison]]) *Il genio [...] è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. ([[William James]]) *''Il genio è saggezza e gioventù.'' ([[Edgar Lee Masters]]) *Il genio è un dono di Dio. No, anzi... è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali. (''[[Morte a Venezia (film)|Morte a Venezia]]'') *Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale. ([[Evgenij Igorevič Kissin]]) *Il genio latente è solo una presunzione. Quanto può essere, deve divenire: e quanto non diviene, non era nulla. ([[Henri-Frédéric Amiel]]) *Il genio molte volte non è se non l'ingigantimento della nullità. ([[Alberto Savinio]]) *''Il genio purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' ([[Eugenio Montale]]) *Il genio senza ingegno è una barca senza remi. ([[Ugo Ojetti]]) *Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega. ([[Paul Valéry]]) *Il genio sonda tutte le cose, anche le cose più profonde di Dio. ([[Johann Georg Hamann]]) *Il genio sta nell'abilità di esprimere concetti profondi in modo semplice. ([[Charles Bukowski]]) *Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio. ([[Edward Bulwer-Lytton]]) *Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. ([[Ennio Flaiano]]) *La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie {{sic|formole}}, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *La linea di separazione fra il genio e la pazzia è così tenue che è difficile capire da che parte uno si trovi. (''[[Il viaggio indimenticabile]]'') *Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole. ([[Samuel Butler]]) *Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato. ([[Auguste Rodin]]) *Lui è un genio, Helen è un genio... Ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; potrai imparare qualcosa. (''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'') *Non preoccuparti, piccola, io sono un genio. L'unico guaio è che gli altri non lo sanno. ([[Charles Bukowski]]) *Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda. ([[Renzo Novatore]]) *Qualcuno potrebbe credere che uno [[Igor Stravinsky|Stravinsky]], un [[Albert Einstein|Einstein]] o un [[Pablo Picasso|Picasso]] si sia conquistato, in forza del suo genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà. Io sostengo al contrario che è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare vie nuove. ([[Ari Kiev]]) *Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. ([[Jonathan Swift]]) *Se gli ostacoli e le [[difficoltà]] scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano. ([[Théodore Géricault]]) *Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo [[talento]], è da stupidi. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Senza un linguaggio organizzato e maturo, nessun genio, per quanto dotato, riuscirà mai a diventare un grande artista. Così come nessun linguaggio, senza esprimersi in una natura superiormente dotata, riuscirà mai ad elevarsi a valori universali. ([[Piero Buscaroli]]) *Un altro tratto distintivo del genio è l'universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. ([[Otto Weininger]]) *Un genio non segue mai uno schema prestabilito. Forse che Einstein, o Kazanga o Sitar su Vulcano hanno formulato nuove teorie secondo un programma preciso? Non puoi dire "oggi farò qualcosa di geniale". Non importa quanto ci vuole, l'essenziale è arrivare. ([[James Tiberius Kirk]], ''[[Star Trek (serie classica)#Seconda stagione|Star Trek]]'') *Una delle più spiccate caratteristiche del genio è il potere di alimentarsi da solo. ([[Ari Kiev]]) *Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti. ([[Guido Menasci]]) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. ([[Otto Weininger]]) ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *C'è un genere di geni che solo i geni sanno scoprire. *Da un pensiero geniale si possono togliere tutte le parole. *Gli esseri umani geniali sono una rarità. Sono o geni, o esseri umani. *L'uomo che è un genio e non lo sa – forse non lo è. *Solo i geni e gli stupidi sono intellettualmente autosufficienti. ==[[Proverbi italiani]]== *Con la fatica soltanto nessuno divenne mai genio. *Dove trovi il genio, trovi in pari tempo una corona di martire. *I geni s'incontrano. *Il genio è una follia divina. *Il genio è una lunga pazienza. *Il genio mai non sazia. *Il genio non ha bisogno di lettere di nobiltà. *Il genio si fabbrica il cielo coi propri sogni. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|wikt|preposizione=sul|wikt_etichetta=genialità}} [[Categoria:Qualità cognitive]] gckchonzzspnf8v8wklnwszazl2r4kz 1427010 1427009 2026-09-20T15:50:05Z Gaux 18878 nuova sezione: Otto Weininger 1427010 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Paul Klee - Gespenst eines Genies (Ghost of a Genius) - Google Art Project.jpg|thumb|''Fantasma di un genio'' ([[Paul Klee]], 1922)]] Citazioni sul '''genio''' e la '''genialità'''. ==Citazioni== *Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. (''[[Amici miei]]'') *Credere nel proprio [[pensiero]], credere che ciò che è vero per voi, personalmente per voi, sia anche vero per tutti gli uomini, ecco, è questo il genio. Date voce alla convinzione latente in voi, ed essa prenderà significato universale. ([[Ralph Waldo Emerson]]) *Dalla Rivoluzione francese si è sviluppata la viziosa tendenza rincretinente a pensare che i geni (a parte la loro opera) siano degli esseri umani più o meno simili in tutto al resto dei comuni mortali. Ciò è falso. E se ciò è falso per me che sono, nella nostra epoca, il genio dalla spiritualità più vasta, un vero genio moderno, è ancora più falso per i geni che incarnarono l'apogeo del Rinascimento, come Raffaello genio quasi divino. ([[Salvador Dalì]]) *Decisamente, ci vuole troppo lavoro perché chiunque possa essere un genio. ([[Edward Said]]) *È forse meno difficile essere un genio che trovare chi sia capace di accorgersene. ([[Ardengo Soffici]]) *Gli uomini si dividono in due categorie: i geni e quelli che dicono di esserlo. Io sono un genio. ([[Enzo Costa]]) *I geni, nelle inaudite profondità dell'assurdo e della storia pura, situati per così dire al di sopra dei dogmi propongono le loro idee a Dio. La loro preghiera offre audacemente la discussione. La loro adorazione interroga. Questa è la religione diretta, piena d'ansietà e di responsabilità per chi ne tenta l'erta. ([[Victor Hugo]]) *I geni sono coloro i quali dicono molto tempo prima ciò che si dirà molto tempo dopo. ([[Ramón Gómez de la Serna]]) *I geni sono quelle persone che ci stai a fianco senza nessuno sforzo. Ecco chi sono i geni. ([[Paolo Sorrentino]]) *I geni, vivono la stessa vita delle persone comuni... Ma le danno un altro significato. ([[Daniele Luttazzi]]) *I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. ([[Fëdor Dostoevskij]], ''[[L'idiota]]'') *I grandi geni sono fatti per l'un percento di intuito e per il novantanove percento di fatica. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'') *Il genio e il criminale hanno molto in comune, essendo ambedue sfegatati [[Individualismo|individualisti]]. ([[Charlie Chaplin]]) *Il genio crea concordanza tra il mondo in cui vive e il mondo che vive in lui. ([[Hugo von Hofmannsthal]]) *Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne vede solo una, e dove l'uomo di talento ne vede due o tre. ([[Ezra Pound]]) *Il genio è impegno. ([[Theodor Fontane]]) *Il genio è per l'1% ispirazione e per il 99% traspirazione. ([[Thomas Alva Edison]]) *Il genio [...] è poco più che la facoltà di percepire in un modo inconsueto. ([[William James]]) *''Il genio è saggezza e gioventù.'' ([[Edgar Lee Masters]]) *Il genio è un dono di Dio. No, anzi... è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali. (''[[Morte a Venezia (film)|Morte a Venezia]]'') *Il genio è visto come uno che ha già tutto. Invece il talento non ti lascia in pace, è esigente, pretenzioso; se lo accetti, devi sacrificargli tante cose di una vita normale. ([[Evgenij Igorevič Kissin]]) *Il genio latente è solo una presunzione. Quanto può essere, deve divenire: e quanto non diviene, non era nulla. ([[Henri-Frédéric Amiel]]) *Il genio molte volte non è se non l'ingigantimento della nullità. ([[Alberto Savinio]]) *''Il genio purtroppo non parla | per bocca sua. | Il genio lascia qualche traccia di zampetta | come la lepre sulla neve.'' ([[Eugenio Montale]]) *Il genio senza ingegno è una barca senza remi. ([[Ugo Ojetti]]) *Il genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla là dove il demente annega. ([[Paul Valéry]]) *Il genio sonda tutte le cose, anche le cose più profonde di Dio. ([[Johann Georg Hamann]]) *Il genio sta nell'abilità di esprimere concetti profondi in modo semplice. ([[Charles Bukowski]]) *Il genio stesso non è che una forte capacità di osservazione, unita a fermezza di carattere. Qualsiasi uomo tenga aperti gli occhi e sappia restar fedele alle decisioni prese, senza neanche rendersene conto diventa un genio. ([[Edward Bulwer-Lytton]]) *Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso. ([[Ennio Flaiano]]) *La fecondità del genio ha questa prerogativa: di rendere sterili le proprie {{sic|formole}}, per la semplice ragione che ne ha recato all'estremo limite le interne energie di svolgimento. ([[Enrico Thovez]]) *La linea di separazione fra il genio e la pazzia è così tenue che è difficile capire da che parte uno si trovi. (''[[Il viaggio indimenticabile]]'') *Le scuole e le università non sono concepite per portare alla luce e coltivare il genio. Il genio è una scocciatura, ed è dovere delle scuole e delle università debellarlo, disseminando lungo il suo percorso apposite trappole. ([[Samuel Butler]]) *Lombroso ed i suoi seguaci s'immaginano che il genio confina con la alienazione, ma essi si ingannano di grosso. Il genio, o meglio l'uomo di genio, è l'ordine personificato. ([[Auguste Rodin]]) *Lui è un genio, Helen è un genio... Ma sai che conosci un sacco di geni? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; potrai imparare qualcosa. (''[[Manhattan (film)|Manhattan]]'') *Non preoccuparti, piccola, io sono un genio. L'unico guaio è che gli altri non lo sanno. ([[Charles Bukowski]]) *Per i grandi Geni o per i grandi delinquenti non vi è posto fra la mediocrità trionfante che domina e comanda. ([[Renzo Novatore]]) *Qualcuno potrebbe credere che uno [[Igor Stravinsky|Stravinsky]], un [[Albert Einstein|Einstein]] o un [[Pablo Picasso|Picasso]] si sia conquistato, in forza del suo genio, il diritto all'eccentricità, all'idiosincrasia, alla caparbietà. Io sostengo al contrario che è stata la decisione di diventare padroni del proprio destino che ha dato loro il coraggio di tentare vie nuove. ([[Ari Kiev]]) *Quando un vero genio fa la sua comparsa nel mondo lo potete riconoscere grazie a questo infallibile segno: che tutti gli asini si uniscono per cospirare contro di lui. ([[Jonathan Swift]]) *Se gli ostacoli e le [[difficoltà]] scoraggiano un uomo mediocre, al contrario al genio sono necessari, e quasi lo alimentano. ([[Théodore Géricault]]) *Si può anche dannare la propria vita, se si ha genio. Se si ha solo [[talento]], è da stupidi. ([[Gesualdo Bufalino]]) *Senza un linguaggio organizzato e maturo, nessun genio, per quanto dotato, riuscirà mai a diventare un grande artista. Così come nessun linguaggio, senza esprimersi in una natura superiormente dotata, riuscirà mai ad elevarsi a valori universali. ([[Piero Buscaroli]]) *Un genio non segue mai uno schema prestabilito. Forse che Einstein, o Kazanga o Sitar su Vulcano hanno formulato nuove teorie secondo un programma preciso? Non puoi dire "oggi farò qualcosa di geniale". Non importa quanto ci vuole, l'essenziale è arrivare. ([[James Tiberius Kirk]], ''[[Star Trek (serie classica)#Seconda stagione|Star Trek]]'') *Una delle più spiccate caratteristiche del genio è il potere di alimentarsi da solo. ([[Ari Kiev]]) *Vi sono genii che prevedono le passioni future d'una gente e sono come un'alba; altri che ne impersonano tutte le credenze, tutte le aspirazioni, e sono un meriggio; altri, infine, le riassumono e le raccolgono quando stanno per declinare, sospinte lentamente da nuovi ideali, e sono come tramonti. ([[Guido Menasci]]) ===[[Stanisław Jerzy Lec]]=== *C'è un genere di geni che solo i geni sanno scoprire. *Da un pensiero geniale si possono togliere tutte le parole. *Gli esseri umani geniali sono una rarità. Sono o geni, o esseri umani. *L'uomo che è un genio e non lo sa – forse non lo è. *Solo i geni e gli stupidi sono intellettualmente autosufficienti. ===[[Otto Weininger]]=== *Anche il più gran genio è in certi momenti privo di genio. *Un altro tratto distintivo del genio è l'universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. ==[[Proverbi italiani]]== *Con la fatica soltanto nessuno divenne mai genio. *Dove trovi il genio, trovi in pari tempo una corona di martire. *I geni s'incontrano. *Il genio è una follia divina. *Il genio è una lunga pazienza. *Il genio mai non sazia. *Il genio non ha bisogno di lettere di nobiltà. *Il genio si fabbrica il cielo coi propri sogni. ==Bibliografia== *Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903 ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|wikt|preposizione=sul|wikt_etichetta=genialità}} [[Categoria:Qualità cognitive]] j7st54kt6te0gl1um708jti6lur0lor Natalia Ginzburg 0 4347 1427017 1404034 2026-09-20T22:54:53Z Udiki 86035 Rimosso doppione e spaziatura doppia, aggiunto collegamento interno 1427017 wikitext text/x-wiki [[File:Natalia Ginzburg 1956.jpg|thumb|Natalia Ginzburg]] '''Natalia Levi Ginzburg''' (1916 – 1991), scrittrice italiana. ==Citazioni di Natalia Ginzburg== *A una ragazza le fa tanto piacere pensare che forse un uomo è [[Innamoramento|innamorato]] di lei, e allora anche se non è innamorata è un po' come se lo fosse e diventa molto più carina con gli occhi che splendono e il passo leggero e la voce più leggera e più dolce. (da ''È stato così'') *Come può rimanere impunito un delitto contro la persona? Come può sottrarsi alle forze dell'ordine chi ha commesso uno stupro semplicemente perché la vittima ha deciso di non denunziarlo?<ref>Da [http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0269/sed0269.pdf un intervento] alla Camera dei Deputati, 15 marzo 1989.</ref> *In ''[[Anna Karenina]]'' è rappresentata la colpa come ostacolo, anzi come barriera invalicabile al raggiungimento della felicità; mentre al di fuori della colpa, lungo le strade di chi ha creato senza nulla distruggere, la felicità fiorisce e germoglia consentendo una più vasta ed intensa comprensione umana.<ref>Dalla ''Prefazione'' a [[Lev Tolstoj]], ''Anna Karenina'', Einaudi, 1993, p. VII.</ref> *Io non avrei potuto fare che un mestiere, un mestiere solo: il mestiere che ho scelto, e che faccio, quasi dall'infanzia. (da ''Le piccole virtù'') *L'[[Italia]] è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto. (da ''Le piccole virtù'') *Se c'è [[Dio]] non importa pregarlo, è Dio e capisce da sé cosa bisogna fare. (da ''Tutti i nostri ieri'', Einaudi) *Se dovessi descrivere [[Paolo Poli]] a qualcuno che non l'avesse mai visto, direi di lui che la sua figura è quella di un giovinetto esile: ignoro la sua età, ma ho l'idea che comunque resterà sempre come un esile giovinetto; che il suo linguaggio è un puro toscano; che i suoi spettacoli sono, in genere, parodie di romanzi o di commedie dell'Ottocento, o del primo Novecento, inframmezzate da canzoni; che quando canta alza nell'aria le sue lunghe braccia snodate e le mani fini e soavi, assomigliando a una bella ragazza, o a un cigno, o a un fiore dall'altissimo stelo; che suscita ilarità con la grazia, in un tempo in cui la comicità sembra poter nascere soltanto su note stridenti e odiose, da volti e gesti scomposti e ripugnanti. Lui è comico restando sé stesso, conservando i suoi tratti lindi e gentili. Non c'è tuttavia nulla di lezioso o vezzoso nella sua grazia: non c'è in lui nessuna civetteria, e nessuna timidezza, nei confronti della realtà. La sua grazia sembra rispondere a un'armonia intima, sembra sprigionarsi da un'intima e lucidissima intelligenza. Fra i suoi molteplici volti nascosti, c'è essenzialmente quello d'un soave, ben educato e diabolico genio del male: è un lupo in pelli di agnello, e nelle sue farse sono parodiati insieme gli agnelli e i lupi, la crudeltà efferata e la casta e savia innocenza.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/Itemid,3/action,detail/id,0129_01_1970_0003_0003_4986732/ Nella farsa con soavità]'', ''La Stampa'', 4 gennaio 1970, p. 3.</ref> *{{NDR|Sull'elezione del 7° Presidente della Repubblica Italiana}} Se venisse per esempio [[Norberto Bobbio]] alla presidenza della Repubblica, ne sarei veramente felice. Ma poiché mi viene chiesto quale sarebbe, riguardo alla scelta del Presidente, il mio personale e vivissimo desiderio, rispondo con questi due nomi, [[Vittorio Foa]] e [[Umberto Terracini]]. Penso che nell'uno e nell'altro si radunino le qualità che ho detto, l'esperienza del carcere lunga e acerba, la libertà di giudizio e il rigore morale e civile, una conoscenza lucidissima e presente della realtà attuale, e che tali qualità regnino in loro in una forma incontrovertibile, visibile a tutti e luminosa.<ref>Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,1085_01_1978_0143_0002_15675860/ Per me, dico, Terracini o Foa]'', ''La Stampa'', 23 giugno 1978.</ref> *Ti auguro ogni bene possibile, e spero che tu sia felice, ammesso che la [[felicità]] esista. Io non credo che esista, ma gli altri lo credono, e non è detto che non abbiano ragione gli altri. (da ''Caro Michele'') {{Int|1=Da ''[http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=2&dd=25&mm=03&yy=1988&nn=&ed=nazionale&url=http://82.85.28.102/cgi-bin/showfile.pl?file=archivio/uni_1988_03/19880325_0002.pdf Non togliete quel crocifisso: è il segno del dolore umano]''|2=''l'Unità'', 25 marzo 1988, p. 2}} *Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocifisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire. Il crocifisso in classe non può essere altro che l'espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati. *Ma il [[crocifisso]] non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini, fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo «prima di Cristo» e «dopo Cristo». O vogliamo forse ora smettere di dire così? *Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari [[ebrei]]. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei ''lager''? *Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce, che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. *Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per una loro fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è l'immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. *Alcune parole di [[Gesù|Cristo]] le pensiamo sempre, e possiamo essere atei, laici, quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto «ama il prossimo come te stesso». Erano parole scritte già nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l'esatto contrario del modo come oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando estremamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo così abituati a vedere quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte del muro. Ma se ci avviene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: «Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati». Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. *Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi, non farebbe che scacciare [[mercante|mercanti]]. *Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e ai non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere e il non credere vanno e vengono come le onde del mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. È tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri. ==''La famiglia Manzoni''== ===[[Incipit]]=== Giulia Beccaria aveva i capelli rossi e gli occhi verdi. Nacque a Milano nel 1762. Suo padre era Cesare Beccaria e sua madre era figlia d'un colonnello. Il matrimonio era stato aspramente contrastato. I due avevano difficoltà di denaro, ma vissero sempre in maniera dispendiosa. ===Citazioni=== *[[Giulia Beccaria|Giulia]] era molto bella, robusta, intelligente e di carattere forte. Subito ebbe violenti contrasti col [[Cesare Beccaria|padre]]. Poi s'innamorò di Giovanni Verri, fratello di [[Pietro Verri|Pietro]], cavaliere di Malta, uomo sfaccendato, elegante, dai tratti femminei. Però di un matrimonio fra i due non era il caso di parlare. (p. 8) *[[Pietro Manzoni|Don Pietro Manzoni]] viveva con sette sorelle nubili, una delle quali ex monaca, e aveva un fratello Monsignore, canonico del [[Duomo di Milano|Duomo]]. [[Giulia Beccaria|Giulia]] fu subito molto infelice. Litigava col marito e le cognate si mostravano ostili. La casa sui Navigli era brutta, piccola, umida e buia. Il marito le sembrava una misera persona, senza impegno, senza grandi ricchezze e senza prestigio. Era conservatore e clericale e lei aveva respirato, sia nella casa paterna sia nella famiglia Verri, idee nuove e libere. S'annoiava perdutamente. (p. 8) *[[Carlo Imbonati]] era di famiglia ricca e nobile. Ragazzo, aveva avuto come precettore [[Giuseppe Parini|Parini]]. Adulto, soggiornò lungo tempo all'estero. Era appena tornato in Italia quando lui e [[Giulia Beccaria|Giulia]] s'incontrarono. Diventarono amanti. Giulia prontamente decise di separarsi dal marito. L'amore le aveva dato forza e chiarezza. (p. 9) *[[Pietro Manzoni|Don Pietro Manzoni]] fece allora un tentativo per trattenere a sé la [[Giulia Beccaria|moglie]]. Per il fatto ch'egli non apparteneva all'alta nobiltà, essa lo disprezzava; egli allora convinse i fratelli a muovere un'istanza per essere ammessi nel libro d'oro del patriziato. L'istanza fu respinta. Il rifiuto comunque gli giunse quando Giulia già se n'era andata di casa. La separazione fu accordata dal giudice, nel febbraio 1792; Don Pietro Manzoni s'impegnava a versare alla moglie duemila lire al trimestre; Giulia era tenuta a trasferirsi presso il suo zio materno, Michele de Blasco, il quale era tornato indietro dal Sudamerica; nulla veniva detto riguardo al [[Alessandro Manzoni|bambino]], ed era perciò inteso che restava affidato alla tutela del padre legittimo. Giulia accompagnò il bambino a Merate, nel collegio dei Padri Somaschi, e qui lo lasciò. (p. 10) *[[Sophie de Condorcet]] era allora sui trent'anni. Era bruna, con la carnagione olivastra. Aveva avuto un'esistenza ricca di vicende. Suo marito, [[Nicolas de Condorcet|marchese Condorcet]], filosofo e matematico, era girondino; caduti i girondini nel 1792, lo cercavano per arrestarlo; si nascose in una casa di contadini; la moglie veniva a trovarlo vestita da contadina, e intanto aveva chiesto il divorzio, per salvare i beni confiscati. Poi Condorcet tentò di fuggire, fu preso, e s'avvelenò con lo stramonio; aveva avuto lo stramonio da un amico medico, Pierre Cabanis. (p. 12) *Vedova, [[Sophie de Condorcet|Sophie]] per mantenere la figlia, la sorella e una vecchia governante, andava ogni giorno alle carceri e faceva il ritratto ai condannati alla ghigliottina. Riebbe in parte i beni confiscati. Conobbe [[Claude Fauriel]] un giorno mentre passeggiava per il Jardin des Plantes; amavano la botanica entrambi. Essa lo soffiò a [[Madame de Staël]], con la quale egli aveva una relazione in quel periodo. Rimasero comunque amici, Madame de Staël e Fauriel. (p. 12) *[[Claude Fauriel|Fauriel]] era un filologo. Era nato in un villaggio delle Cevenne, Saint-Étienne, da una famiglia modesta. Fece gli studi a Tournon. Nel 1793, fu nominato luogotenente di un battaglione di fanteria. Durante il Direttorio, si ritirò a Saint-Étienne e studiò il greco, il latino e il turco. Tornato a Parigi, essendo amico di Fouché divenne suo segretario e ispettore di polizia. Come funzionario di polizia, era estremamente attento alle necessità del prossimo, sensibile alle disgrazie del prossimo e rapido nel soccorrerle. Diede le dimissioni quando fu sul punto di far carriera. Non aveva ambizioni e quando stava per raggiungere un grado troppo alto, prontamente si dimitteva. Era, disse di lui [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]], un eterno dimissionario. (p. 12) *Era [[Claude Fauriel|l'uomo]] più bello di Parigi, disse di [[Claude Fauriel|lui]] [[Stendhal]]. Era alto e bruno, con labbra grosse e tumide, lineamenti forti e marcati, occhi tristi e pensosi. Sentiva fortemente l'amicizia. S'appassionava agli argomenti che i suoi amici studiavano e li studiava a sua volta. Era dotato della facoltà di ascoltare e tutti gli si confidavano. Ebbe molti amici: Cabanis, [[Madame de Staël]], Benjamin Constant; più tardi, [[Alessandro Manzoni|Manzoni]]. (p. 13) *[[Sophie de Condorcet]] visse con [[Claude Fauriel|lui]] vent'anni, ma non volle sposarlo, perché egli non era nobile e apparteneva a una classe inferiore alla sua. Sarebbe stata una ''mésalliance''. C'era stata la [[Rivoluzione francese|rivoluzione]] e Sophie de Condorcet era persona per molti aspetti spregiudicata, ma rimase incrostata nella sua mente l'idea che si sarebbe umiliata sposando un uomo di origine umile. Molti anni dopo, quando Sophie de Condorcet morì, Fauriel venne respinto e disprezzato dai parenti di lei, con i quali per tanto tempo era vissuto in stretta intimità. Essi lo lasciarono solo. (p. 13) *[[Carlo Imbonati]] aveva fatto testamento, anni prima, a Milano, quando lui e [[Giulia Beccaria|Giulia]] stavano partendo per la Francia. Alla sua morte il testamento venne aperto, a Milano, davanti a un notaio, e comunicato a Giulia, che non s'era mossa da Parigi. Il contenuto del testamento lei già lo conosceva, perché Imbonati a suo tempo glielo aveva detto; non ne conosceva le parole. Quattordici legati erano a favore dei parenti di lui e delle persone di casa; il resto del patrimonio era destinato a Giulia. (p. 14) *Di [[Enrichetta Blondel]] giovane c'è un ritratto con il velo nuziale. Ha un viso rotondo e infantile, dai tratti miti e incerti. Era nata nel 1791 a Casirate d'Adda, in provincia di Bergamo. Il padre si chiamava Francesco Blondel, la madre, Maria Mariton. Il padre era svizzero, la madre della Linguadoca. Erano calvinisti. (p.23) *[[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] era piccola, bionda, graziosa, con le ciglie bionde. Aveva modi sottomessi e modesti e parlava poco. A [[Giulia Beccaria|Giulia]] sembrò la nuora ideale, quella che aveva a lungo formulato nell'immaginazione. Le sembrò perfetta. Pareva essere stata creata per insinuarsi nel loro paesaggio, mitemente e armoniosamente. (p. 23) *[[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] e [[Alessandro Manzoni|Alessandro]] si sposarono a Milano nel febbraio del 1808. Si sposarono con il rito calvinista. Per sposarsi con il rito cattolico, egli avrebbe dovuto chiedere la dispensa, essendo lei di religione diversa nonostante il battesimo. Ma aveva fretta e quella dispensa trascurò di chiederla. Scrisse a [[Claude Fauriel|Fauriel]] che i preti si erano rifiutati di celebrare il suo matrimonio a causa della differenza di culto. (p. 24) *Rimpatriato a Genova nel 1805, l'abate [[Eustachio Degola|Degola]] vi si fermò. Aveva con sé i due figli della signora Geymüller. Teofilo si convertì nel 1806; Luca, il più giovane, due anni dopo. La madre risiedeva a Parigi. [[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] la conobbe, anche da lei sentì parlare dell'abate Degola; e chiese d'incontrarlo, quando fosse venuto in Francia. (p. 26) *[[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] aveva visto una prima volta l'abate [[Eustachio Degola|Degola]] nell'autunno del 1809: egli era venuto a Parigi perché lo avevano invitato a Port-Royal. Nella primavera del 1810, ebbero inizio i suoi colloqui con l'abate. [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] volle assistervi, rimanendo in silenzio. (p. 28) *L'abate [[Eustachio Degola|Degola]] era un prete giansenista di Genova, allora sui cinquant'anni. Nel 1801, a Parigi, aveva preso parte al secondo Concilio; e qui aveva stretto amicizia con il vescovo Grégoire, a cui prestò aiuto nella compilazione degli ''Annali di Religione''. Fra il 1804 e il 1805, fece con Grégoire un viaggio, visitò l'Inghilterra, l'Olanda, la Germania e la Prussia; ad Amburgo apprese che la Liguria era stata da Napoleone unita all'Impero e mandò una protesta contro quest'atto. Fondò, a Genova, con l'amico padre Assarotti, un istituto per sordomuti. (p. 26) *Convulsionario era anche [[Eustachio Degola|Degola]]: e questo, probabilmente, creò fra [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] e Degola una reciproca comprensione. (p. 29) *Il canonico [[Luigi Tosi (vescovo)|Luigi Tosi]] era nato a Busto Arsizio nel 1763. Era, come [[Eustachio Degola|Degola]], giansenista. Non aveva grande ingegno, era uomo limitato e modesto; ma aveva un'alta coscienza dei propri doveri di prete e un grande calore umano. (pp. 32-33) *Al canonico [[Luigi Tosi (vescovo)|Tosi]] sempre cuoceva il fatto che [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] avesse lasciato l'Italia, che non avesse portato a termine ''La morale cattolica'', e che negli ultimi tempi avesse pensato unicamente a quella sua tragedia, ''[[Il conte di Carmagnola]]''. Poiché a Parigi viveva l'abate Lamennais, sperò che andasse a conoscerlo. Così anche desiderava che andasse a conoscere il vescovo Grégoire. Dell'abate Lamennais, Manzoni aveva tradotto in parte, anni prima, un'opera, ''Saggio sull'indifferenza in materia di fede''. Il canonico Tosi scrisse all'abate Lamennais parlandogli di Manzoni. Gli mandò ''La morale cattolica'', di cui era uscito il primo volume. L'abate Lamennais, in una lettera di risposta al canonico, si espresse su ''La morale cattolica'' in termini lusinghieri. (pp. 50-51) *L'esistenza di [[Enrichetta Blondel|Enrichetta]] trascorse fra questi quattro punti cardinali: il matrimonio, la maternità, la malattia, la fede. Non ebbe mai grandi svaghi, né molte amicizie; scriveva qualche volta a Rosa Somis, a Torino, o a Carlotta de Blasco, una cugina di [[Giulia Beccaria|Giulia]], figlia di Michele de Blasco, zio di Giulia per parte materna. A loro raccontava piccole minuzie domestiche, i malanni delle signore del vicinato, i malesseri delle sue gravidanze, i salassi, e i progressi dei suoi bambini. Quando voleva confidarsi a qualcuno, scriveva all'abate [[Eustachio Degola|Degola]]. Le era caro anche il canonico [[Luigi Tosi (vescovo)|Tosi]], ma Degola fu e rimase la sua vera guida spirituale. (p. 40) *Nel 1823, il canonico [[Luigi Tosi (vescovo)|Tosi]] fu nominato vescovo a Pavia; Li lasciò. «È inutile ch'io le ridica quanto viva sia rimasta la memoria di Lei nella nostra famiglia, – [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] gli scrisse. – ... Non avrei ardito di richiederle ch'Ella mi scriva qualche volta nei pochi momenti che le rimarranno dalle sue occupazioni; ma poi ch'Ella si è degnata di prometterlo, ritengo questa promessa con la più vera riconoscenza.» (p. 69) *I disegni di [[Francesco Hayez|Hayez]] non parvero soddisfacenti. Fu chiamato il francese Boulanger. Nemmeno di disegni di Boulanger furono giudicati con favore. Poi [[Massimo d'Azeglio|d'Azeglio]] venne con un certo pittore [[Francesco Gonin|Gonin]]. I disegni di Gonin, [[Alessandro Manzoni|Manzoni]] li trovò bellissimi. Egli iniziò a scrivere a Gonin quasi giornalmente. «Mio caro Gonin». Furono fatti venire da Parigi degli incisori. Fu messa in piedi una piccola tipografia in via San Pietro dell'Orto. (pp. 167-168) ==''Le piccole virtù''== ===Citazioni=== * Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere. Di solito invece facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo. (p.&nbsp;121) * L'[[Italia]] è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l'incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l'intelligenza, come un vivido sangue. È un'intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d'un ingannevole, e forse insensato, conforto. (p.&nbsp;41) * E ci sono poi tutte le cose che si fanno ''per non dover parlare'': alcuni passano le serate addormentati in una sala di proiezioni, con al fianco la donna alla quale, cosi, non sono tenuti a dover parlare; alcuni imparano a giocare a bridge; alcuni fanno l'amore, che si può fare anche senza parole. Di solito si dice che queste cose si fanno ''per ingannare il tempo'': in verità si fanno per ingannare il silenzio. (p.&nbsp;93) ==''Lessico famigliare''== ===[[Incipit]]=== Nella mia casa paterna, quand'ero ragazzina, a tavola, se io o i miei fratelli rovesciavamo il bicchiere sulla tovaglia, o lasciavamo cadere un coltello, la voce di mio padre tuonava: – Non fate malagrazie!<br />Se inzuppavamo il pane nella salsa, gridava: – Non leccate i piatti! Non fate sbrodeghezzi! non fate potacci!<br /> Sbrodeghezzi e potacci erano, per mio padre, anche i quadri moderni, che non poteva soffrire.<br />Diceva: – Voialtri non sapete stare a tavola! Non siete gente da portare nei loghi!<br />E diceva: – Voialtri che fate tanti sbrodeghezzi, se foste a una ''table d'hôte'' in Inghilterra, vi manderebbero subito via. ===Citazioni=== *Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando ci incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti, ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte nella nostra infanzia. Ci basta dire: "''Non siamo venuti a Bergamo per fare campagna''" o "''De cosa spussa l'acido solfidrico''", per ritrovare ad un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole. Una di quelle frasi o parole ci farebbe riconoscere l'uno con l'altro, noi fratelli, nel buio di una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assiri-babilonesi, testimonianza di un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e resuscitando nei punti piú diversi della terra, quando uno di noi dirà — egregio signor Lippman — e subito risuonerà al nostro orecchio la voce impaziente di mio padre: ''"Finitela con questa storia! L'ho sentita già tante di quelle volte!"''. (p.&nbsp;20) *– Come vorrei essere un re fanciullo – diceva mia madre con un sospiro e un sorriso, perché le cose che più la seducevano al mondo erano la potenza e l'infanzia, ma le amava combinate insieme, così che la seconda mitigasse la prima con la sua grazia, e la prima arricchisse la seconda di autonomia e di prestigio. *Il [[fascismo]] non aveva l'aria di finire presto. Anzi non aveva l'aria di finire mai. Erano stati uccisi, a Bagnole de l'Orne, i fratelli Rosselli. Torino, da anni, era piena di ebrei tedeschi, fuggiti dalla Germania. Anche mio padre ne aveva alcuni, nel suo laboratorio, come assistenti. Erano dei senza [[patria]]. Forse, tra poco, saremmo stati anche noi dei senza patria, costretti a girare da un paese all'altro, da una questura all'altra, senza più lavoro né radici, né famiglia, né case. (p.&nbsp;126) *Il suo parlare correva sul filo d'una ricerca disinteressata, pura e del tutto destituita di scopo. Ma usava far defluire alla casa editrice una parte di ciò che aveva appreso, come chi, cacando per pura necessità di cacare, è tuttavia consapevole di concimare un campo. *Io ricorderò sempre, tutta la vita, il grande conforto che sentii nel vedermi davanti, quel mattino, la sua figura che mi era così familiare, che conoscevo dall'infanzia, dopo tante ore di solitudine e di paura, ore in cui avevo pensato ai miei che erano lontani, al Nord, e che non sapevo se avrei mai riveduto; e ricorderò sempre la sua schiena china a raccogliere, per le stanze, i nostri indumenti sparsi, le scarpe dei bambini, con gesti di bontà umile, pietosa e paziente. E aveva, quando scappammo da quella casa, il viso di quella volta che era venuto da noi a prendere Turati, il viso trafelato, spaventato e felice di quando portava in salvo qualcuno. {{NDR|Riferito ad [[Adriano Olivetti]]}} (p.&nbsp;164) *Lo incontrai a Roma per la strada, un giorno, durante l'occupazione tedesca. Era a piedi; andava solo, col suo passo randagio; gli occhi perduti nei suoi sogni perenni, che li velavano di nebbie azzurre. Era vestito come tutti gli altri, ma sembrava, nella folla, un mendicante; e sembrava, nel tempo stesso, anche un re. Un re in esilio, sembrava. {{NDR|Riferito ad [[Adriano Olivetti]]}} (p.&nbsp;163) *Fra questi amici ce n'era uno che si chiamava Olivetti, e io ricordo la prima volta che entrò in casa nostra, vestito da soldato perché faceva in quel tempo il servizio militare. Adriano aveva allora la barba, una barba incolta e ricciuta, di un colore fulvo; aveva lunghi capelli biondo fulvi, che si arricciolavano sulla nuca ed era grasso e pallido. La divisa militare gli cadeva male sulle spalle, che erano grasse e tonde; e non ho mai visto una persona, in panni grigio verdi e con pistola alla cintola, più goffa e meno marziale di lui. Aveva un'aria molto malinconica, forse perché non gli piaceva niente fare il soldato; era timido e silenzioso, ma quando parlava, parlava allora a lungo e a voce bassissima, e diceva cose confuse ed oscure, fissando il vuoto con i piccoli occhi celesti, che erano insieme freddi e sognanti. {{NDR|Riferito ad [[Adriano Olivetti]]}} *Ma l'errore comune era sempre credere che tutto si potesse trasformare in poesia e parole. Ne conseguì un disgusto di poesia e parole, così forte che incluse anche la vera poesia e le vere parole, per cui alla fine ognuno tacque, impietrito di noia e di nausea. Era necessario tornare a scegliere le parole, a scrutarle per sentire se erano false o vere, se avevano o no vere radici in noi, o se avevano soltanto le effimere radici della comune illusione. Era dunque necessario, se uno scriveva, tornare ad assumere il proprio mestiere che aveva, nella generale ubriachezza, dimenticato. E il tempo che seguì fu come il tempo che segue l'ubriachezza, e che è di nausea, di languore e di tedio; e tutti si sentirono, in un modo o nell'altro, ingannati e traditi: sia quelli che abitavano la realtà, sia quelli che possedevano, o credevano di possedere, i mezzi per raccontarla. Così ciascuno riprese, solo e malcontento, la sua strada. (2014, p.&nbsp;148) *[...] lui {{NDR|[[Cesare Pavese]]}}, della politica, «se ne infischiava». (1963, p.&nbsp;125) *[[Leone Ginzburg|Leone]], la sua passione vera era la politica. Tuttavia aveva, oltre a questa vocazione essenziale, altre appassionate vocazioni, la poesia, la filologia e la storia. (1963, p.&nbsp;126) *[...] la vecchiaia, che è starsene ripiegati in disparte piangendo lo sfacelo del passato. (1963, p.&nbsp;164) *Era, il dopoguerra, un tempo in cui tutti pensavano d'essere dei poeti, e tutti pensavano d'essere dei politici; tutti s'immaginavano che si potesse e si dovesse anzi far poesia di tutto, dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e muta immobilità. Romanzieri e poeti avevano, negli anni del fascismo, digiunato, non essendovi intorno molte parole che fosse consentito usare; e i pochi che ancora avevano usato parole le avevano scelte con ogni cura nel magro patrimonio di briciole che ancora restava. Nel tempo del fascismo, i poeti s'erano trovati ad esprimere solo il mondo arido, chiuso e sibillino dei sogni. Ora c'erano di nuovo molte parole in circolazione, e la realtà di nuovo appariva a portata di mano; perciò quegli antichi digiunatori si diedero a vendemmiarvi con delizia. E la vendemmia fu generale, perché tutti ebbero l'idea di prendervi parte; e si determinò una confusione di linguaggio fra poesia e politica, le quali erano apparse mescolate insieme. Ma poi avvenne che la realtà si rivelò complessa e segreta, indecifrabile e oscura non meno che il mondo dei sogni; e si rivelò ancora situata di là dal vetro, e l'illusione di aver spezzato quel vetro si rivelò effimera. Cosí molti si ritrassero presto sconfortati e scorati; e ripiombarono in un amaro digiuno e in un profondo silenzio. Cosí il dopoguerra fu triste, pieno di sconforto dopo le allegre vendemmie dei primi tempi. Molti si appartarono e si isolarono di nuovo o nel mondo dei loro sogni, o in un lavoro qualsiasi che fruttasse da vivere, un lavoro assunto a caso e in fretta, e che sembrava piccolo e grigio dopo tanto clamore; e comunque tutti scordarono quella breve, illusoria compartecipazione alla vita del prossimo. Certo, per molti anni, nessuno fece piú il proprio mestiere, ma tutti credettero di poterne e doverne fare mille altri insieme; e passò del tempo prima che ciascuno riprendesse sulle sue spalle il proprio mestiere e ne accettasse il peso e la quotidiana fatica, e la quotidiana solitudine, che è l'unico mezzo che noi abbiamo di partecipare alla vita del prossimo, perduto e stretto in una solitudine uguale. (1963, pp.&nbsp;165–166) *''[[Palermo|Palermino]] Palermino | sei più bello di Torino.''<ref>Citato in ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/03/14/natalia-il-destino-scritto-in-una-strada.html Natalia il destino scritto in una strada di Palermo]'', ''Repubblica.it'', 14 marzo 2004.</ref> *[[Cesare Pavese|Pavese]] commetteva errori piú gravi dei nostri. Perché i nostri errori erano generati da impulso, imprudenza, stupidità e candore; e invece gli errori di Pavese nascevano dalla prudenza, dall'astuzia, dal calcolo e dall'intelligenza. Nulla è pericoloso come questa sorta di errori. Possono essere, come lo furono per lui, mortali; perché dalle strade che si sbagliano per astuzia, è difficile ritornare. Gli errori che si commettono per astuzia, ci avviluppano strettamente: l'astuzia mette in noi radici piú ferme che non l'avventatezza o l'imprudenza: come sciogliersi da quei legami cosí tenaci, cosí stretti, cosí profondi? La prudenza, il calcolo, l'astuzia hanno il volto della ragione: il volto, la voce amara della ragione, che argomenta con i suoi argomenti infallibili, ai quali non c'è nulla da rispondere, non c'è che assentire. (1963, pp.&nbsp;198–199) ===Citazioni su ''Lessico Famigliare''=== * E non c'è dubbio che questo straordinario libro, o romanzo, sia, tra i suoi, quello che ha avuto maggiori e più duraturi riflessi nella critica e nei lettori ([[Cesare Segre]] nella Introduzione del 2010) ==''Mai devi domandarmi''== *[...] è estinta o si sta estinguendo la stirpe dei [[padre|padri]]. Da tempo [[orfano|orfani]], noi generiamo degli orfani, essendo stati incapaci di diventare noi stessi dei padri [...]. (p.&nbsp;102) *[...] il nostro malcostume ci porta a chiedere all'[[amicizia]], o anche a un semplice sorriso di cortesia, non già il vero ma un nostro immediato vantaggio. (pp.&nbsp;103–104) *[...] ogni essere ha la [[fortuna]] che il suo spirito chiede [...]. (p.&nbsp;130) *Essere [[comprensione|capiti]] vuol dire essere presi e accettati per quello che siamo. (p.&nbsp;149) *La [[senilità|vecchiaia]] vorrà dire in noi, essenzialmente, la fine dello stupore. Perderemo la facoltà sia di [[stupore|stupirci]], sia di stupire gli altri. Noi non ci meraviglieremo più di niente, avendo passato la nostra vita a meravigliarci di tutto; e gli altri non si meraviglieranno di noi, sia perché ci hanno già visto fare e dire stranezze, sia perché non guarderanno più dalla nostra parte. [...] L'incapacità di stupirsi e la consapevolezza di non destare stupore farà sì che noi penetreremo a poco a poco nel regno della noia. La vecchiaia s'annoia ed è noiosa: la noia genera noia, propaga noia intorno come la seppia propaga l'inchiostro. Noi così ci prepareremo ad essere assieme e la seppia e l'inchiostro: il mare intorno a noi si tingerà di nero e quel nero saremo noi: proprio noi che il colore nero della noia l'abbiamo odiato e rifuggito tutta la vita. Fra le cose che ancora ci stupiscono c'è questo: la nostra sostanziale indifferenza nel sottostare a un simile nuovo stato. Tale indifferenza è provocata dal fatto che a poco a poco veniamo cadendo nell'immobilità della pietra. (da ''La vecchiaia''<ref>Citato in Massimo Mantellini, ''[http://www.ilpost.it/massimomantellini/2015/06/11/la-traiettoria-dellimbecille/ La traiettoria dell'imbecille]'', ''ilPost.it'', 11 giugno 2015.</ref>) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Caro Michele''=== Una donna che si chiamava Adriana si alzò nella sua casa nuova. Nevicava. Quel giorno era il suo compleanno. Aveva quarantatré anni. La casa era in aperta campagna. In distanza si vedeva il paese, situato su una collinetta. Il paese era a due chilometri. La città era a quindici chilometri. Essa abitava da dieci giorni in quella casa. Infilò una vestaglia di velo color tabacco. Cacciò i piedi lunghi e magri in un paio di pantofole color tabacco, slabbrate, con un bordo di pelo bianco molto frusto e sudicio. Scese in cucina e si fece una tazza di orzo Bimbo, e ci inzuppò diversi biscotti. ===''È stato così''=== Gli ho detto: – Dimmi la verità, – e ha detto: – Quale verità, – e disegnava in fretta qualcosa nel suo taccuino e m'ha mostrato cos'era, era un treno lungo lungo con una grossa nuvola di fumo nero e lui che si sporgeva dal finestrino e salutava col fazzoletto.<br /> Gli ho sparato negli occhi.<br /> M'aveva detto di preparargli il termos per il viaggio. Sono andata in cucina e ho fatto il tè, ci ho messo il latte e lo zucchero e l'ho versato nel termos, ho avvitato per bene il bicchierino e poi sono tornata nello studio. Allora m'ha mostrato il disegno e ho preso la rivoltella nel cassetto del suo scrittoio e gli ho sparato. Gli ho sparato negli occhi. ===''La città e la casa''=== Mio caro Ferruccio,<br> :stamattina ho fatto il biglietto. Parto il 30 di novembre, fra un mese e quindici giorni. Una settimana fa ho spedito i miei tre bauli. Ci sono dentro dei libri, dei vestiti e delle camicie. Quando arrivano, fammi una telefonata. So bene che tu alle lettere preferisci il telefono. Io il contrario. ===''La strada che va in città''=== Il Nini abitava con noi fin da quando ero piccolo. Era il figlio d'un cugino di mio padre. Non aveva più i genitori ed avrebbe dovuto vivere col nonno, ma il nonno lo picchiava con una scopa e lui scappava e veniva da noi. Finché il nonno morì e allora gli dissero che poteva stare sempre a casa. ===''Le voci della sera''=== Avevo accompagnato mia madre dal dottore; e tornavamo a casa, per il sentiero che costeggia il bosco del generale Sartorio, poi l'alto muro muschioso di villa Bottiglia.</> Era ottobre, cominciava a far freddo; nel paese alle nostre spalle s'erano accesi i primi lampioni, e il globo azzurro dell'Albergo Concordia rischiarava d'una luce vitrea la piazza deserta. ===''Sagittario''=== Mia madre aveva comprato una casa in un sobborgo della città. Era una casetta a due piani, cintata d'un giardino incolto e umido. Di là dal giardino c'erano degli orti di cavoli, e di là dagli orti i binari della ferrovia. Il giardino, in quel mese d'ottobre, era tutto tappezzato di foglie fradice. ===''Tutti i nostri ieri''=== Il ritratto della madre era appeso nella stanza da pranzo: una donna seduta, con un cappello a piume e un lungo viso stanco e spaventato. Era sempre stata di salute debole, soffriva di vertigini e di batticuore e quattro figli erano stati troppi per lei. Era morta poco dopo la nascita di Anna. ===''Valentino''=== Abitavo con mio padre, mia madre e mio fratello in un piccolo alloggio del centro. Avevamo la vita dura e non si sapeva mai come pagare l'affitto. Mio padre era un maestro di scuola a riposo e mia madre dava lezioni di piano: bisognava aiutare un po' mia sorella ch'era sposata con un rappresentante di commercio e aveva tre figli e non ce la faceva a andare avanti; e bisognava mantenere mio fratello agli studi e mio padre credeva che sarebbe diventato un grand'uomo. Io andavo alle magistrali e nelle ore libere davo qualche ripetizione ai bambini della portinaia: la portinaia aveva dei parenti in campagna e ci ripagava in castagne, mele e patate. ==Citazioni su Natalia Ginzburg== *Il filone cui la Ginzburg tende è quello della [[narrativa]] tutta occhio, tutta episodio, tutta tacita simpatia umana, il grande filone che collega Maupassant a Cechov, e arriva alla Mansfield. ([[Italo Calvino]]) *Perenne Ragazza [...] la Ginzburg ama teorizzare il dilettantismo perenne, la forza particolare di chi apparentemente non sa narrare, non sa fare politica, non sa discutere di musica o di arte. ([[Mirella Serri]]) *Simulando innocenza, introduce con il suo occhio istintivo, viscerale, antintellettuale un tono assolutamente nuovo nella narrativa italiana degli anni Sessanta. Usa un linguaggio che non disdegna iterazioni e semplicità e che confina con l'ossessione del colloquiale, togliendo alla sua letteratura ogni patina letteraria. Sotto l'epica dell'innocenza si nasconde un'innovatrice che svecchia il patrimonio della narrativa italiana proprio con la suprema banalità del suo lessico famigliare. ([[Mirella Serri]]) *Un giorno ero a casa di Natalia, guardavamo dalla finestra mentre bevevamo un caffè. Tutto quello che posso raccontarti sull'Italia puoi vederlo da qui, mi disse. Vedi quella macelleria lì sotto; il primo figlio è morto per eroina, il secondo in un incidente. Natalia raccontava la vita guardando in basso, [[Italo Calvino|Italo]] la raccontava guardando il cielo. ([[Michael Krüger]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Natalia Ginzburg, ''Caro Michele'', CDE, Milano, 1973. *Natalia Ginzburg, ''È stato così'' (1947), Einaudi, Torino. *Natalia Ginzburg, ''La città e la casa'', Einaudi, Torino, 1984. *Natalia Ginzburg, ''La famiglia Manzoni'', Einaudi, Torino, 1983. ISBN 88-06-05551-8 *Natalia Ginzburg, ''La strada che va in città'', Einaudi, Torino, 1984. *Natalia Ginzburg, ''Le piccole virtù'', Einaudi, Torino, stampa 1972, ISBN 88-06-33027-6 *Natalia Ginzburg, ''Le voci della sera'', Einaudi, Torino, 1984. *Natalia Ginzburg, ''Lessico famigliare'', introduzione di [[Cesare Garboli]], Einaudi, Torino, 1963. ISBN 8806174290 *Natalia Ginzburg, ''Lessico famigliare'', Einaudi, Torino, 2005. ISBN 9788806174293 *Natalia Ginzburg, ''Mai devi domandarmi'', Garzanti, Milano, 1970. *Natalia Ginzburg, ''Sagittario'', in ''Cinque romanzi brevi e altri racconti'', Einaudi, Torino, 1993. ISBN 88-06-13315-2 *Natalia Ginzburg, ''Tutti i nostri ieri'', Einaudi, Torino, 1980. *Natalia Ginzburg, ''Valentino'', Einaudi, Torino, 1978. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Caro Michele||}} {{Pedia|Lessico famigliare}} {{Pedia|Le piccole virtù}} {{Portale|donne}} {{DEFAULTSORT:Ginzburg, Natalia}} [[Categoria:Politici italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] enmbyij8qvuku0r82rv9caex44ms0xg Template:SelezioneNuove 10 4465 1426994 1426975 2026-09-20T13:51:04Z Gaux 18878 Luisa di Savoia 1426994 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Francesco Spinelli]]{{,}} [[La banda di Harry Spikes]]{{,}} [[David J. 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La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Anastasia Bartoli]]{{,}} [[Francesco Spinelli]]{{,}} [[La banda di Harry Spikes]]{{,}} [[David J. 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Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la memoria universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] 9v2skeodpm4xggdosszdqa5swzy6ibx 1426998 1426997 2026-09-20T14:33:12Z Gaux 18878 /* Citazioni */ genialità 1426998 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Otto Weininger 1903 - Heliogravüre Paulussen.jpg|thumb|upright=0.7|Otto Weininger, 1903]] '''Otto Weininger''' (1880 – 1903), filosofo austriaco. ==Citazioni di Otto Weininger== *Da una stazione non si partirà mai per la libertà.<ref>Citato in ''Focus'' n. 89, p. 150.</ref> *[[Malattia]] e [[solitudine]] sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *Visto che la [[genialità]] d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la memoria universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] 2aylaujylxxmo0cau9nl47pi89w0ru0 1427001 1426998 2026-09-20T14:36:17Z Gaux 18878 /* Citazioni */ wlink 1427001 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Otto Weininger 1903 - Heliogravüre Paulussen.jpg|thumb|upright=0.7|Otto Weininger, 1903]] '''Otto Weininger''' (1880 – 1903), filosofo austriaco. ==Citazioni di Otto Weininger== *Da una stazione non si partirà mai per la libertà.<ref>Citato in ''Focus'' n. 89, p. 150.</ref> *[[Malattia]] e [[solitudine]] sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *Visto che la [[genialità]] d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] r2ymjkegbubogz9xew2kzmvgth756xw 1427005 1427001 2026-09-20T15:34:28Z Gaux 18878 /* Citazioni */ universalità del genio 1427005 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Otto Weininger 1903 - Heliogravüre Paulussen.jpg|thumb|upright=0.7|Otto Weininger, 1903]] '''Otto Weininger''' (1880 – 1903), filosofo austriaco. ==Citazioni di Otto Weininger== *Da una stazione non si partirà mai per la libertà.<ref>Citato in ''Focus'' n. 89, p. 150.</ref> *[[Malattia]] e [[solitudine]] sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *[...] un altro tratto distintivo del genio è l’universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. (Parte seconda, cap. IV, p. 99) *Visto che la [[genialità]] d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] 1smiie80ugm9ze3jtpm2gnn4yw5emkr 1427006 1427005 2026-09-20T15:35:31Z Gaux 18878 /* Citazioni */ wlink 1427006 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Otto Weininger 1903 - Heliogravüre Paulussen.jpg|thumb|upright=0.7|Otto Weininger, 1903]] '''Otto Weininger''' (1880 – 1903), filosofo austriaco. ==Citazioni di Otto Weininger== *Da una stazione non si partirà mai per la libertà.<ref>Citato in ''Focus'' n. 89, p. 150.</ref> *[[Malattia]] e [[solitudine]] sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *[...] un altro tratto distintivo del [[Genialità|genio]] è l'universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. (Parte seconda, cap. IV, p. 99) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] d4pwlax6hs3ofts63jyieupsgm0mchb 1427008 1427006 2026-09-20T15:44:58Z Gaux 18878 /* Citazioni */ altra sul genio 1427008 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Otto Weininger 1903 - Heliogravüre Paulussen.jpg|thumb|upright=0.7|Otto Weininger, 1903]] '''Otto Weininger''' (1880 – 1903), filosofo austriaco. ==Citazioni di Otto Weininger== *Da una stazione non si partirà mai per la libertà.<ref>Citato in ''Focus'' n. 89, p. 150.</ref> *[[Malattia]] e [[solitudine]] sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.<ref>Da ''Letzte Aphorismen'', in ''Über die letzten Dinge'', Braumüller, Vienna, 1907.</ref> *Qui a [[Siracusa]] sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la ''Cavalleria rusticana'', in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla [[luna]], fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «''grande''»... (da ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'') *Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da ''Lettere ad Arthur Gerber'', in ''Taccuino e lettere'') ==''Intorno alle cose supreme''== *Pochissimi sentono il bisogno di farsi un'idea chiara del carattere degli uomini grandi nel pensiero o nell'azione. Essi sono abituati non solo a togliersi il cappello quando si pronunziano i grandi nomi, ma a privarsi, come dietro un ordine, di ogni capacità di pensare. [[Richard Wagner|Wagner]], [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] sono per essi {{sic|pressapoco}} dei punti esclamativi. (''Alcuni aforismi'', p. 33) *{{sic|Il}} [[psicologismo]] è la concezione più comoda della vita, perché segna la fine di tutti i problemi. Perciò esso condanna a priori tutte le soluzioni, non riconoscendo né i problemi veri e proprii, né il concetto della verità. (''Alcuni aforismi'', p. 72) *Il [[Delitto|delinquente]] è l'opposto dell'uomo che si sente colpevole. Perché quest'ultimo assume sopra di sé la sua colpa, il delinquente la rigetta sull'altro: egli vendica e punisce l'altro per sé: così si spiega l'[[Omicidio|assassinio]]. (''Alcuni aforismi'', pp. 77-78) *L'uomo ''[[Onestà|onesto]]'' si dà la morte, quando senta che egli alla fine diverrà malvagio; l'uomo inferiore deve essere forzato alla morte da un giudizio. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *[[Colpa]] e [[Castigo|punizione]] non sono due cose ma una sola. (''Alcuni aforismi'', p. 78) *Il [[peccato originale]] avviene continuamente: le cose eterne e le cose temporali stanno le une accanto alle altre. (''Alcuni aforismi'', p. 102) *La sola grandezza di [[Friedrich Schiller|Schiller]] consiste nell'aver rovinata la [[tragedia]]: essa non se n'è ancora riavuta. Gli eroi dei suoi Drammi non ha hanno il menomo passato interiore, – solamente il «Fiesco», il migliore dei suoi lavori e appunto perciò così maltrattato dai letterati, e, in grado minore, la «Pulzella d'Orleans» potrebbero esser considerati come eccezioni. Egli stesso è affatto privo di intelligenza per i problemi interiori dell'uomo, e pensa così poco a fare del delitto o dell'amore, della brama di conoscenza o della vanità, del bisogno d'impero o di sacrificio, l'oggetto della [su]a poesia, che attribuisce sempre la più gran parte della colpa agli astri fatali. (''Contributo alla caratterologia'', p. 114) *Nessun'arte ha mai cosi completamente dominato e soddisfatto i bisogni artistici di una età, quanto quella di [[Richard Wagner|Riccardo Wagner]]. Tutti gli sforzi per far sorgere una nuova letteratura, per fondare un'arte nuova appaiono artificiosi e falsi a paragone di ciò che noi ammiriamo nelle sue opere. Questa completa soddisfazione che tanti trovano solamente in Wagner, nasce dal fatto indubitabile, che mai fu al mondo uomo, nel quale il bisogno di espressione fosse così smisuratamente forte quanto in Wagner. A questo riguardo, colui che vien subito dopo di lui è [[Ludwig van Beethoven|Beethoven]], come Wagner stesso l'ha sempre sentito. Anche Beethoven però ne è assai lontano. (''Contributo alla caratterologia'', p. 119) *La [[lava]] è lo sterco della terra. (''Ultimi aforismi'', p. 245) ==''Sesso e carattere''== ===[[Incipit]]=== La classificazione più in uso della maggior parte degli esseri viventi, la designazione comune cioè di maschi o femmine, uomini o donne, non è assolutamente più sufficiente di fronte ai fatti. Questa mancanza viene da molti sentita più o meno distintamente, e questo lavoro si propone appunto di mettere in chiaro il problema.<br>Partirò da quanto hanno scritto nei tempi recentissimi altri autori riguardo ai fenomeni concernenti un tal tema, sostenendo, in base ai risultati dell'embriologia, ''la originaria mancanza di differenziazione sessuale nella prima fase embrionale'' dell'uomo, delle piante e degli animali.<br>Nell'[[embrione]] umano non si può, per esempio, riconoscere fino alla quinta settimana il [[Sessualità|sesso]] futuro. Subito dopo la quinta settimana cominciano quei processi, che verso la fine del terzo mese di gravidanza lo fanno prima apparire egualmente disposto per l'uno o per l'altro sesso per arrivare poi a una completa definizione sessuale dell'individuo. ===Citazioni=== *Chi considera le «[[Inversione sessuale|inversioni sessuali]]» come qualche cosa di patologico o come anomalie psichiche di orribile mostruosità (quest'ultima è la credenza normale delle piccole menti), magari come un vizio acquisito, come il risultato di qualche diabolica seduzione, deve pur pensare che ''una serie infinita di trapassi conduce dal tipo più perfetto del maschio all'uomo femminile, da questo al sessualmente pervertito, all'ermafroditismo spurio e genuino, e più oltre alla tribade, da questa alla virago per finire alla virgo femminile''. (Parte prima, cap. IV, p. 41) *Quello che noi sosteniamo è che [[Donna|D{{NDR|onna}}]] ''non ha né il bisogno, né conseguentemente la capacità di emanciparsi. Tutte le donne che veramente tendono all'[[emancipazione]], tutte quelle rinomate a buon diritto, e in qualche modo spiritualmente eminenti, dimostrano sempre molti tratti maschili e un osservatore acuto può sempre riconoscere in loro anche caratteri anatomicamente maschili, un aspetto somatico più simile a quello dell'uomo''. (Parte prima cap. VI, p. 58) *[...] un altro tratto distintivo del [[Genialità|genio]] è l'universalità. Non ci sono dei geni specialisti, geni matematici e musicali, nemmeno geni della scacchiera, ma solo universali. L'uomo di genio si può definire come quello che sa tutto senza averlo mai imparato. (Parte seconda, cap. IV, p. 99) *Visto che la genialità d'un uomo cresce con l'articolazione del complesso delle sue rappresentazioni, ne consegue che quanto più geniale uno sarà, tanto prima si ricorderà di tutto il proprio passato, di ciò che ha fatto e pensato, visto e udito, percepito e sentito; e con altrettanta maggior sicurezza e vivacità saprà riprodursi tutto quanto è passato nella sua vita. Il distintivo del genio più sicuro, generale, e più facile a provarsi è la [[memoria]] universale. (Parte seconda, cap. V, p. 102) *[...] anche il più gran genio è in certi momenti privo di genio. (Parte seconda, cap. V, p. 104) *[...] quanto più uno vive nel proprio passato – e non nel futuro, come potrebbe sembrare a prima vista – tanto più intensa sarà in lui la brama di [[immortalità]]. (Parte seconda, cap. V, p. 116) *Il [[Rapporto sessuale|coito]] contraddice [...] sempre all'idea dell'umanità; non perché l'[[ascetismo]] sia un obbligo, ma perché in esso la donna vuol divenire oggetto, cosa, e l'uomo le fa veramente il favore di considerarla soltanto come tale, non come creatura umana vivente dotata di fenomeni interiori psichici. Perciò l'uomo disprezza la donna non sì tosto l'abbia posseduta e la donna sente di venire ora disprezzata, anche se pochi minuti prima si sapeva ancora adorata. (Parte seconda, cap. XIV, p. 329) ===[[Explicit]]=== Una donna che avesse veramente rinunciato, che avesse cercato quiete in sé stessa, una tale donna non sarebbe più donna. Ella avrebbe cessato di essere donna, e in aggiunta al battesimo esterno avrebbe in fine ricevuto anche quello interno.<br>Potrà ciò avverarsi?<br>Una donna assoluta non esiste, eppure l'affermazione di questa domanda ci sembra l'affermazione d un miracolo.<br>Per mezzo d'una tale emancipazione la donna non diverrà più felice; essa non le promette la felicità e la via fino a Dio è ancor lunga. Nessun essere che stia fra la libertà e la servitù conosce la felicità. E saprà la donna decidersi ad abbandonare la schiavitù per diventar infelice?<br>Non può per intanto ancora trattarsi di render santa la donna. Per ora basta domandarsi se ella potrà lealmente arrivare al problema della sua esistenza, al concetto della colpa. Vorrà almeno la libertà? Si tratta soltanto di farle accettare l'ideale, che veda il faro. Si tratta della possibilità che nella donna nasca l'imperativo categorico. Si sottoporrà la donna all'idea morale, all'idea dell'umanità?<br>Questa soltanto sarebbe emancipazione delle donne. ==Citazioni su Otto Weininger== *Fu preso, adolescente, da una fame di sapere che poté saziare coll'ingegno pronto e la straordinaria forza di lavoro: si erudì in molti rami dello scibile e, ventenne, intervenendo a certe private adunanze di studiosi di filosofia, stupiva colla vastità e la sicurezza della sua dottrina [e] aderì dapprima all'[[Empiriocriticismo|empirio-criticismo]] dell'[[Richard Avenarius|Avenarius]], il quale si oppone a tutte le [[Metafisica|metafisiche]], e non ammette altra realtà che il [[fenomeno]]. Ma ad un tratto inorridì del nulla in cui gli parve lo sospendesse quella interpretazione del mondo, fu colto [da un] senso di vertigine, vedendo ogni stabilità sprofondarsi dinanzi al suo sguardo, e dovunque andasse tastando, non offrirglisi alcuna cosa, ma solo rapporti di cose. ([[Giulio Augusto Levi]]) *L'opera dell'ebreo convertito Otto Weininger, ''Geschlecht und Charakter'' (''Sesso e carattere'') che, pubblicata nel 1904, conobbe vasta popolarità, faceva della dicotomia maschio-femmina addirittura un principio cosmico. La teoria dell'Eros, maschiocentrica, destinava la [[donna]] a una posizione ancillare rispetto all'uomo. Nelle donne, affermava Weininger, mancava l'Eros proprio degli uomini: gli interessi delle donne erano il matrimonio, la riproduzione, la soddisfazione dei bisogni dei figli, ragion per cui era da escludere che fossero responsabilmente depositarie dell'Eros culturale. Nel tentativo di conferire obbiettività alla propria tesi, Weininger esaltava il «femminino-materno» come una forza fondamentale, facendo però il panegirico del «mascolino-creativo» inteso come la forza superiore racchiudente le qualità spirituali dell'[[uomo]]. E, non contento ancora, si spinse più in là, col risultato di sconfinare vieppiù nell'assurdo e nell'irrazionale: non solo attribuí alla donna un ruolo inferiore, ma introdusse una componente [[razza|razziale]]. Come la femmina era opposta al maschio, così l'[[ebrei|ebreo]] si contrapponeva all'[[ariano]]. Le caratteristiche dell'ebreo erano equiparate a quelle della donna: l'uno e l'altra aspiravano a beni materiali a scapito degli interessi spirituali, l'uno e l'altra trasformavano l'[[amore]] in [[lussuria]]. Laddove tuttavia la femmina nell'ambito di una razza aveva semplicemente un ruolo secondario rispetto al maschio, l'ebreo, di sesso maschile o femminile che fosse, era inferiore all'intera razza ariana. Le donne erano semplicemente suddite; gli ebrei nemici dell'[[anima]] e della vita [[spirito|spirituale]]. ([[George Mosse]]) *Weininger non è un virtuoso del pensiero. Non pensa in libertà come altri fan le scarpe in libertà o gonfiano il bicipite in libertà. Ogni suo pensiero è nato da un conflitto, ogni idea sua ha radici passionali. È vero, è vero: i suoi libri sono impregnati di sentimento, coloriti di temperamento, vibranti di fantasia; son autobiografie spirituali, calde, germinanti, personalissime. Questo poeta-filosofo non raggiunge mai l'oggettività pura; dappertutto lo ritrovate con le sue miserie, con le sue speranze, con i suoi trionfi. Ogni pagina sua è parte del suo caos e della sua santità. Perciò, ancora una volta, Weininger è dei pochi e non della massa. Perciò non sa dire niente agli accademici ammiratori della classicità in arte e in filosofia. ([[Italo Tavolato]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-intorno-alle-cose-supreme/mode/1up Intorno alle cose supreme]'', Fratelli Bocca Editori, Torino, 1914. *Otto Weininger, ''Sesso e carattere. Un'indagine sui principi'' a cura di Giovanni Sampaolo, Edizioni Studio Tesi, 1992. *Otto Weininger, ''[https://archive.org/details/weininger-sesso-carattere/page/n2/mode/1up Sesso e carattere]'', Introduzione e traduzione di Giulio Fenoglio, Fratelli Bocca Editori, Torino, 1922<sup>2</sup>. *Otto Weininger, ''Taccuino e lettere'', a cura di M. Cometa, Edizioni Studio Tesi, 1986. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Weininger, Otto}} [[Categoria:Filosofi austriaci]] 5alw1o3dz9ranplnqz9tds4e0gonj27 Harry Potter e l'Ordine della Fenice 0 14557 1426980 1425918 2026-09-20T12:23:02Z ~2026-50743-48 108445 sposta frase nella sezione dialoghi con ampliamento 1426980 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Harry Potter e l'Ordine della Fenice |immagine = |titolooriginale = Harry Potter and the Order of the Phoenix |anno = 2007 |paese = Regno Unito/USA |genere = Avventura, fantastico |regista = [[David Yates]] |soggetto = [[J. K. Rowling]] |sceneggiatore = [[Michael Goldenberg]] |attori = * [[Daniel Radcliffe]]: [[Harry Potter (personaggio)|Harry Potter]] * [[Rupert Grint]]: Ron Weasley * [[Emma Watson]]: Hermione Granger * [[Tom Felton]]: Draco Malfoy * [[Evanna Lynch]]: Luna Lovegood * [[Bonnie Wright]]: Ginny Weasley * [[Matthew Lewis]]: Neville Paciock * [[James Phelps]]: Fred Weasley * [[Oliver Phelps]]: George Weasley * [[Mark Williams]]: Arthur Weasley * [[Julie Walters]]: Molly Weasley * [[Shefali Chowdhury]]: Calì Patil * [[Afshan Azad]]: Padma Patil * [[Katie Leung]]: Cho Chang * [[Robert Hardy]]: Cornelius Caramell * [[Maggie Smith]]: Prof.ssa Minerva McGranitt * [[Alan Rickman]]: Prof. Severus Piton * [[Robbie Coltrane]]: Rubeus Hagrid * [[David Bradley]]: Argus Gazza * [[Michael Gambon]]: Albus Silente * [[Brendan Gleeson]]: Alastor "Malocchio" Moody * [[Natalia Tena]]: Ninfadora Tonks * [[Imelda Staunton]] : Dolores Umbridge * [[David Thewlis]]: Remus Lupin * [[Gary Oldman]]: Sirius Black * [[Helena Bonham Carter]]: Bellatrix Lestrange * [[Ralph Fiennes]]: Lord Voldemort * [[Emma Thompson]]: Sibilla Cooman |doppiatoriitaliani = *[[Alessio Puccio]]: Harry Potter *[[Giulio Renzi Ricci]]: Ron Weasley *[[Letizia Ciampa]]: Hermione Granger *[[Flavio Aquilone]]: Draco Malfoy *[[Veronica Puccio]]: Luna Lovegood *[[Erica Necci]]: Ginny Weasley *[[Gabriele Patriarca]]: Neville Paciock *[[Lorenzo De Angelis]]: Fred e George Weasley *[[Mino Caprio]]: Arthur Weasley *[[Anna Rita Pasanisi]]: Molly Weasley *[[Jun Ichikawa]]: Cho Chang *[[Sandro Pellegrini]]: Cornelius Caramell *[[Paola Mannoni]]: Minerva McGranitt *[[Francesco Vairano]]: Severus Piton *[[Francesco Pannofino]]: Rubeus Hagrid *[[Gianni Musy]]: Albus Silente *[[Paolo Buglioni]]: Alastor Moody *[[Domitilla D'Amico]]: Ninfadora Tonks *[[Ida Sansone]]: Dolores Umbridge *[[Danilo De Girolamo]]: Remus Lupin *[[Massimo Venturiello]]: Sirius Black *[[Laura Boccanera]]: Bellatrix Lestrange *[[Massimo Popolizio]]: Lord Voldemort *[[Emanuela Rossi]]: Sibilla Cooman }} '''''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''''', film anglo-statunitense del 2007 con [[Daniel Radcliffe]], [[Rupert Grint]] e [[Emma Watson]], regia di [[David Yates]]. == Frasi == {{cronologico}} *Non mettere via la bacchetta, Harry. {{NDR|I Dissennatori}} Potrebbero tornare. ('''Arabella Figg''') *Non rompete le righe se uno di noi viene ucciso. ('''Alastor Moody''') *Preserviamo ciò che deve essere preservato, perfezioniamo ciò che può essere perfezionato e sfrondiamo pratiche che dovrebbero essere proibite. ('''Dolores Umbridge''') *{{NDR|Rivolta a Harry riferendosi a lei stessa e al padre}} Ti crediamo tutti e due, a proposito. Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato è tornato, l'hai affrontato, e il Ministero e la Gazzetta cospirano contro di te e Silente. ('''Luna Lovegood''') *Be', se io fossi Tu-Sai-Chi vorrei che ti sentissi tagliato fuori da tutti gli altri; perché se tu sei da solo, non sei una grande minaccia. ('''Luna Lovegood''') *Sta cambiando là fuori, proprio come l'ultima volta. Arriva una tempesta, Harry. Faremo meglio a essere pronti quando arriverà! ('''Hagrid''') *Pretendo che ci sia ordine! ('''Dolores Umbridge''') *Tutti i più grandi maghi della storia hanno iniziato essendo niente di più di quello che siamo noi: studenti. Se loro ce l'hanno fatta, perché noi no? ('''Harry''') *{{NDR|A Harry Potter}} Pare che ci sia un collegamento tra la mente dell'Oscuro Signore e la tua. Se lui sia consapevole o meno di tale collegamento, per il momento non è chiaro. Prega che lui resti nell'ignoranza! ('''Severus Piton''') *{{NDR|A Cornelius Caramell dopo che Silente si è materializzato per sfuggire alla detenzione ad Azkaban}} Non le piacerà, ministro. Ma non può negare che Silente abbia stile. ('''Kingsley Shacklebolt''') *Mia mamma diceva sempre che le cose che perdiamo trovano sempre il modo di tornare da noi... Anche se non sempre come noi ce l'aspettiamo. ('''Luna Lovegood''') *Ho ucciso Sirius Black! ('''Bellatrix Lestrange''') *Devi volerlo davvero, Harry! L'ha ucciso! Se lo merita! Conosci l'incanto, Harry. Ahhhh! Fallo! Così debole! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Nel corpo di Harry, rivolto a Silente}} Tu hai perso, vecchio mio! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Dopo aver visto Voldemort materializzarsi al Ministero della Magia}} È tornato! ('''Cornelius Caramell''') *{{NDR|Riferita alla Umbridge}} Laida, malvagia, vecchia gargoyle! Noi non stiamo imparando a difenderci! Non stiamo imparando come superare i G.U.F.O.! Si sta impadronendo di tutta la scuola! ('''Hermione Granger''') *{{NDR|A Harry Potter}} In passato spesso l'Oscuro Signore traeva piacere nell'invadere le menti delle sue vittime, creando visioni destinate a torturarle fino alla pazzia. Solo dopo aver estratto l'ultimo, intenso, grammo di agonia, solo quando letteralmente invocavano la morte, lui finalmente le uccideva. Usata correttamente, l'Occlumanzia può farti scudo contro ogni accesso e influenza. In queste lezioni, io tenterò di penetrare la tua mente, tu tenterai di resistermi. Preparati! ('''Severus Piton''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Arabella Figg''': Dissennatori a Little Whinging! Che altro ancora? Il mondo sta andando a catafascio! <br />'''Harry''': Non capisco, come fa a sapere dei...<br /> '''Arabella Figg''': Silente mi ha chiesto di tenerti d'occhio. <br />'''Harry''': Silente gliel'ha chiesto? Lei conosce Silente? <br />'''Arabella Figg''': Ah-ah. Dopo che Tu-Sai-Chi ha ucciso quel povero Diggory l'anno scorso ti aspettavi che ti permettesse di andare in giro da solo? Buon Dio, ragazzo, mi avevano detto che eri intelligente. Ora, va dentro e restaci. Qualcuno si metterà presto in contatto con te. Qualunque cosa accada, non uscire di casa. *'''Harry Potter''': Dove andiamo? La lettera diceva che mi hanno espulso da Hogwarts.<br />'''Alastor Moody''': Be', non l'hanno fatto, non ancora. Kingsley, vai in testa tu.<br />'''Kingsley''': D'accordo.<br />'''Harry Potter''': Ma la lettera diceva...<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Silente ha persuaso il Ministro a sospendere la tua espulsione in vista di un'udienza formale. <br />'''Harry''': Un'udienza?<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Ah-ah.<br />'''Ninfadora Tonks''': Sta' tranquillo, Harry. Ti spiegheremo tutto al Quartier Generale.<br />'''Alastor Moody''': Shh! Non qui, Ninfadora!<br />'''Ninfadora Tonks''': Non-chiamarmi-Ninfadora! *'''Albus Silente''': Testimone per la difesa: Albus Percival Wulfric Brian Silente. <br />'''Cornelius Caramell''': Hai... Hai ricevuto il nostro messaggio sul fatto che orario e luogo dell'udienza erano stati cambiati, vero? <br />'''Albus Silente''': Devo averlo perso, ma per un fortunato errore sono arrivato al Ministero con tre ore di anticipo. *'''Albus Silente''': Cornelius, ti imploro di sentir ragione. La prova che l'Oscuro Signore è tornato è incontrovertibile. <br />'''Cornelius Caramell''': Lui-non è-tornato! <br />'''Albus Silente''': Per la faccenda di Harry Potter, la legge stabilisce chiaramente che la magia può essere usata davanti ai Babbani in situazioni di vita o di morte.<br />'''Cornelius Caramell''': Le leggi possono essere cambiate se è necessario, Silente!<br />'''Albus Silente''': Ma certo! È diventato uso corrente tenere un processo criminale per affrontare un semplice caso di magia minorile?! *'''Dolores Umbridge''': Sono certa che tutti diventeremo degli ottimi amici! <br /> '''Fred e George Weasley''': Garantito. *'''Dolores Umbridge''': All'inizio ha fatto domanda per la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, è esatto? <br />'''Severus Piton''': Sì.<br /> '''Dolores Umbridge''': Ma non ha avuto successo? <br />'''Severus Piton''': Ovviamente. *'''Dolores Umbridge''': Potrebbe, per favore, predire qualcosa per me? <br />'''Sibilla Cooman''': ...Come scusi? <br /> [...] <br /> '''Dolores Umbridge''': Una profezia piccina piccina? {{NDR|La prof. Cooman non risponde}} Peccato. <br />'''Sibilla Cooman''': No aspetti, aspetti, no, credo di vedere qualcosa! Sì, la vedo, qualcosa di oscuro! Lei... è in grave... pericolo! <br />'''Dolores Umbridge''': Incantevole. *'''Dolores Umbridge''': Vuole dire qualcosa, cara? {{NDR|in merito al licenziamento della professoressa Cooman}} <br /> '''Prof. McGranitt''': Oh, ci sono parecchie cose che vorrei dire! *'''Hermione Granger''': {{NDR|rivolta agli studenti di Hogwarts riunitisi in una casupola lontana dalle vie principali del castello}} Ehm, salve! Dunque, tutti sapete perché siamo qui. Ci occorre un insegnante, un insegnante come si deve, uno che ha avuto delle vere esperienze nella Difesa contro le Arti Oscure.<br/>'''Studente 1''': Perché?<br/>'''Ron Weasley''': Perché?! Perché Tu-Sai-Chi è tornato, salame!<br/>'''Studente 1''': Così dice lui.<br/>'''Hermione Granger''': Così dice Silente.<br/>'''Studente 1''': Silente dice così perché lui lo dice. Il punto è: dove sono le prove?<br/>'''Studente 2''': Se Potter potesse dirci di più su come Diggory è stato ucciso...<br/>'''Harry''': {{NDR|seccato}} Non voglio parlare di Diggory, quindi se siete qui per questo potete anche sgombrare. Andiamo, Hermione. Sono qui solo perché mi vedono come un fenomeno.<br/>'''Hermione Granger''': Harry, aspetta!<br/>'''Luna Lovegood''': È vero che sai produrre un Incanto Patronus?<br/>'''Hermione Granger''': Sì. L'ho visto io.<br/>'''Dean Thomas''': Accidenti, Harry! Non ne sapevo niente!<br/>'''Neville Paciock''': E ha ucciso un Basilico. Con una spada, nell'ufficio di Silente.<br/>'''Ginny Weasley''': È vero!<br/>'''Ron Weasley''': E il terzo anno ha lottato contro 100 Dissennatori in una volta.<br/>'''Hermione Granger''': E l'anno scorso ha affrontato Voi-Sapete-Chi in carne e ossa.<br/>'''Harry''': Aspetta. Sentite, sembra tutto grandioso a sentirlo così, ma la verità è che ho avuto fortuna. Non sapevo quello che facevo metà del tempo, ho avuto quasi sempre un aiuto.<br/>'''Hermione Granger''': Sta facendo il modesto.<br/>'''Harry''': No, Hermione. Non è vero. Affrontare queste cose nella vita reale non è come a scuola, a scuola quando commetti un errore puoi sempre riprovare il giorno dopo, ma lì fuori quando sei a un istante dall'essere ucciso o vedi un amico morire davanti ai tuoi occhi... non sapete che cos'è.<br/>'''Hermione Granger''': Hai ragione, Harry, non lo sappiamo. Per questo ci occorre il tuo aiuto. Perché se avremo la possibilità di sconfiggere... Voldemort...<br/>'''Nigel''': È tornato davvero? {{NDR|Harry annuisce}} *'''Hermione Granger''': È piuttosto eccitante, no? Infrangere le regole.<br/>'''Ron Weasley''': Chi sei tu? Che ne hai fatto di Hermione Granger? *'''Harry Potter''': Stai bene? Ho saputo che la Umbridge ti ha dato del filo da torcere.<br/>'''Cho''': Sì, sto bene. Comunque, ne vale la pena? {{NDR|ricambia i sentimenti di Harry, ma pensa ancora a Cedric}} È solo che imparando tutto questo mi fa pensare: se lui l'avesse saputo?<br/>'''Harry Potter''': Cedric... Cedric conosceva quesa roba. Lui era molto bravo. È... è solo che Voldemort era più bravo.<br/>'''Cho''': Sei davvero un bravo insegnante, Harry. Non ero mai riuscita a schiantare nulla prima. {{NDR|vede del vischio magico allungarsi gradualmente sotto di loro}} Vischio...<br/>'''Harry Potter''': Probabilmente è pieno di Nargilli.<br/>'''Cho''': Cosa sono i Nargilli?<br/>'''Harry Potter''': Non ne ho idea. {{NDR|si baciano}} *'''Sirius Black''': Ero sempre il benvenuto dai Potter. Vedo tantissimo di lui in te, Harry. Siete davvero molto simili.<br />'''Harry Potter''': Non ne sono sicuro. Sirius, quando ero... quando ho visto il signor Weasley aggredito non stavo solo guardando, io ero il serpente. E... E dopo, nell'ufficio di Silente, c'è stato un momento in cui io avrei voluto, voluto... questo legame tra me e Voldemort. E se il motivo della sua esistenza fosse che sto diventando sempre più come lui? E che mi sento sempre così arrabbiato, continuamente? E... se dopo tutto quello che ho passato ci fosse qualcosa di storto dentro di me? Se stessi diventando cattivo?<br />'''Sirius Black''': Voglio che tu mi ascolti molto attentamente, Harry. Tu non sei una persona cattiva, sei una persona buonissima a cui sono capitate cose cattive. Mi capisci? E poi il mondo non è diviso in persone buone e Mangiamorte, tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. È questo quello che siamo. *'''Severus Piton''': Sei proprio come tuo padre! Pigro, arrogante!<br />'''Harry Potter''': Non dica una parola contro mio padre!<br />'''Severus Piton''': Debole!<br />'''Harry Potter''': Io non sono debole!<br />'''Severus Piton''': Allora provalo! Controlla le tue emozioni! Disciplina la tua mente! *'''Severus Piton''': Tu e Black siete due ragazzini sentimentali, sempre a frignare su quanto amaramente ingiusta è stata la vostra vita. Be', non l'avrai notato, ma la vita non è giusta! Il tuo beato padre lo sapeva e infatti frequentemente provvedeva a questo!<br/>'''Harry''': Mio padre era un grand'uomo!<br/>'''Severus Piton''' {{NDR|scaraventando Harry}}: Tuo padre era un maiale!! *'''Bellatrix Lestrange''': Lui sa come si gioca! Piccino, piccino, piccolo Potter.<br/>'''Neville Paciock''': Bellatrix Lestrange!<br/>'''Bellatrix Lestrange''': Neville Paciock, vero? Come vanno mamma e papà? {{NDR|È stata Bellatrix a rendere pazzi i genitori di Neville con la Maledizione Cruciatus}}<br/>'''Neville Paciock''': Meglio ora, stanno per essere vendicati! *'''Harry Potter''' {{NDR|disarmando Lucius Malfoy}}: ''Expelliarmus''!<br />'''Sirius Black''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Bel colpo, James! *'''Albus Silente''': Sciocco da parte tua venire qui stanotte, Tom. Gli Auror stanno per arrivare!<br />'''Lord Voldemort''': Per allora me ne sarò già andato e tu... sarai morto! {{NDR|iniziano a combattersi}} *'''Lord Voldemort''' {{NDR|dopo aver preso possesso del corpo di Harry}}: Così debole, così... vulnerabile. Guardami!<br />'''Albus Silente''': Harry, non conta quanto siete simili, ma quanto non lo siete. Harry!<br/>'''Harry Potter''' {{NDR|rivolto a Voldemort}}: Tu sei il debole! E non conoscerai mai l'amore... o l'amicizia... e mi dispiace per te! {{NDR|Voldemort viene smaterializzato fuori dal suo corpo}}<br />'''Lord Voldemort''' {{NDR|avvicinandosi con tono tranquillamente minaccioso}}: Sei uno sciocco, Harry Potter... e perderai... ogni cosa. *'''Albus Silente''': So cosa provi, Harry.<br />'''Harry Potter''': No, non lo sa. È colpa mia.<br />'''Albus Silente''': No, la colpa è mia. Sapevo che era solo questione di tempo prima che Voldemort stabilisse un legame tra voi due. Ho pensato che tenendomi a distanza da te, come ho fatto tutto l'anno, sarebbe stato meno tentato e tu saresti stato più protetto.<br />'''Harry Potter''': La profezia ha detto: "Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive". Vuol dire che uno di noi dovrà uccidere l'altro... alla fine?<br />'''Albus Silente''': Sì.<br />'''Harry Potter''': Perché non me l'ha detto?<br />'''Albus Silente''': Per lo stesso motivo per cui hai cercato di salvare Sirius, lo stesso per cui i tuoi amici ti hanno salvato. Dopo tutti questi anni, dopo tutto quello che hai sofferto, non volevo causarti altro dolore. Sono troppo affezionato a te. == [[Explicit]] == '''Harry Potter''': Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.<br />'''Hermione Granger''': Che cosa?<br />'''Harry''': Anche se ci aspetta una lotta, noi abbiamo una cosa che Voldemort non ha.<br />'''Ron Weasley''': Cioè?<br />'''Harry''': Qualcosa per cui vale lottare. == Altri progetti == {{interprogetto|etichetta=''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''|w=Harry Potter e l'Ordine della Fenice (film)|commons=Harry Potter and the Order of the Phoenix (film)}} {{Harry Potter}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film fantasy]] [[Categoria:Harry Potter]] ezkd2wp1q863rp8fi6yjwbjqy6ovsba 1426985 1426980 2026-09-20T13:16:30Z ~2026-50809-01 108446 /* Dialoghi */ 1426985 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Harry Potter e l'Ordine della Fenice |immagine = |titolooriginale = Harry Potter and the Order of the Phoenix |anno = 2007 |paese = Regno Unito/USA |genere = Avventura, fantastico |regista = [[David Yates]] |soggetto = [[J. K. Rowling]] |sceneggiatore = [[Michael Goldenberg]] |attori = * [[Daniel Radcliffe]]: [[Harry Potter (personaggio)|Harry Potter]] * [[Rupert Grint]]: Ron Weasley * [[Emma Watson]]: Hermione Granger * [[Tom Felton]]: Draco Malfoy * [[Evanna Lynch]]: Luna Lovegood * [[Bonnie Wright]]: Ginny Weasley * [[Matthew Lewis]]: Neville Paciock * [[James Phelps]]: Fred Weasley * [[Oliver Phelps]]: George Weasley * [[Mark Williams]]: Arthur Weasley * [[Julie Walters]]: Molly Weasley * [[Shefali Chowdhury]]: Calì Patil * [[Afshan Azad]]: Padma Patil * [[Katie Leung]]: Cho Chang * [[Robert Hardy]]: Cornelius Caramell * [[Maggie Smith]]: Prof.ssa Minerva McGranitt * [[Alan Rickman]]: Prof. Severus Piton * [[Robbie Coltrane]]: Rubeus Hagrid * [[David Bradley]]: Argus Gazza * [[Michael Gambon]]: Albus Silente * [[Brendan Gleeson]]: Alastor "Malocchio" Moody * [[Natalia Tena]]: Ninfadora Tonks * [[Imelda Staunton]] : Dolores Umbridge * [[David Thewlis]]: Remus Lupin * [[Gary Oldman]]: Sirius Black * [[Helena Bonham Carter]]: Bellatrix Lestrange * [[Ralph Fiennes]]: Lord Voldemort * [[Emma Thompson]]: Sibilla Cooman |doppiatoriitaliani = *[[Alessio Puccio]]: Harry Potter *[[Giulio Renzi Ricci]]: Ron Weasley *[[Letizia Ciampa]]: Hermione Granger *[[Flavio Aquilone]]: Draco Malfoy *[[Veronica Puccio]]: Luna Lovegood *[[Erica Necci]]: Ginny Weasley *[[Gabriele Patriarca]]: Neville Paciock *[[Lorenzo De Angelis]]: Fred e George Weasley *[[Mino Caprio]]: Arthur Weasley *[[Anna Rita Pasanisi]]: Molly Weasley *[[Jun Ichikawa]]: Cho Chang *[[Sandro Pellegrini]]: Cornelius Caramell *[[Paola Mannoni]]: Minerva McGranitt *[[Francesco Vairano]]: Severus Piton *[[Francesco Pannofino]]: Rubeus Hagrid *[[Gianni Musy]]: Albus Silente *[[Paolo Buglioni]]: Alastor Moody *[[Domitilla D'Amico]]: Ninfadora Tonks *[[Ida Sansone]]: Dolores Umbridge *[[Danilo De Girolamo]]: Remus Lupin *[[Massimo Venturiello]]: Sirius Black *[[Laura Boccanera]]: Bellatrix Lestrange *[[Massimo Popolizio]]: Lord Voldemort *[[Emanuela Rossi]]: Sibilla Cooman }} '''''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''''', film anglo-statunitense del 2007 con [[Daniel Radcliffe]], [[Rupert Grint]] e [[Emma Watson]], regia di [[David Yates]]. == Frasi == {{cronologico}} *Non mettere via la bacchetta, Harry. {{NDR|I Dissennatori}} Potrebbero tornare. ('''Arabella Figg''') *Non rompete le righe se uno di noi viene ucciso. ('''Alastor Moody''') *Preserviamo ciò che deve essere preservato, perfezioniamo ciò che può essere perfezionato e sfrondiamo pratiche che dovrebbero essere proibite. ('''Dolores Umbridge''') *{{NDR|Rivolta a Harry riferendosi a lei stessa e al padre}} Ti crediamo tutti e due, a proposito. Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato è tornato, l'hai affrontato, e il Ministero e la Gazzetta cospirano contro di te e Silente. ('''Luna Lovegood''') *Be', se io fossi Tu-Sai-Chi vorrei che ti sentissi tagliato fuori da tutti gli altri; perché se tu sei da solo, non sei una grande minaccia. ('''Luna Lovegood''') *Sta cambiando là fuori, proprio come l'ultima volta. Arriva una tempesta, Harry. Faremo meglio a essere pronti quando arriverà! ('''Hagrid''') *Pretendo che ci sia ordine! ('''Dolores Umbridge''') *Tutti i più grandi maghi della storia hanno iniziato essendo niente di più di quello che siamo noi: studenti. Se loro ce l'hanno fatta, perché noi no? ('''Harry''') *{{NDR|A Harry Potter}} Pare che ci sia un collegamento tra la mente dell'Oscuro Signore e la tua. Se lui sia consapevole o meno di tale collegamento, per il momento non è chiaro. Prega che lui resti nell'ignoranza! ('''Severus Piton''') *{{NDR|A Cornelius Caramell dopo che Silente si è materializzato per sfuggire alla detenzione ad Azkaban}} Non le piacerà, ministro. Ma non può negare che Silente abbia stile. ('''Kingsley Shacklebolt''') *Mia mamma diceva sempre che le cose che perdiamo trovano sempre il modo di tornare da noi... Anche se non sempre come noi ce l'aspettiamo. ('''Luna Lovegood''') *Ho ucciso Sirius Black! ('''Bellatrix Lestrange''') *Devi volerlo davvero, Harry! L'ha ucciso! Se lo merita! Conosci l'incanto, Harry. Ahhhh! Fallo! Così debole! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Nel corpo di Harry, rivolto a Silente}} Tu hai perso, vecchio mio! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Dopo aver visto Voldemort materializzarsi al Ministero della Magia}} È tornato! ('''Cornelius Caramell''') *{{NDR|Riferita alla Umbridge}} Laida, malvagia, vecchia gargoyle! Noi non stiamo imparando a difenderci! Non stiamo imparando come superare i G.U.F.O.! Si sta impadronendo di tutta la scuola! ('''Hermione Granger''') *{{NDR|A Harry Potter}} In passato spesso l'Oscuro Signore traeva piacere nell'invadere le menti delle sue vittime, creando visioni destinate a torturarle fino alla pazzia. Solo dopo aver estratto l'ultimo, intenso, grammo di agonia, solo quando letteralmente invocavano la morte, lui finalmente le uccideva. Usata correttamente, l'Occlumanzia può farti scudo contro ogni accesso e influenza. In queste lezioni, io tenterò di penetrare la tua mente, tu tenterai di resistermi. Preparati! ('''Severus Piton''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Arabella Figg''': Dissennatori a Little Whinging! Che altro ancora? Il mondo sta andando a catafascio! <br />'''Harry''': Non capisco, come fa a sapere dei...<br /> '''Arabella Figg''': Silente mi ha chiesto di tenerti d'occhio. <br />'''Harry''': Silente gliel'ha chiesto? Lei conosce Silente? <br />'''Arabella Figg''': Ah-ah. Dopo che Tu-Sai-Chi ha ucciso quel povero Diggory l'anno scorso ti aspettavi che ti permettesse di andare in giro da solo? Buon Dio, ragazzo, mi avevano detto che eri intelligente. Ora, va dentro e restaci. Qualcuno si metterà presto in contatto con te. Qualunque cosa accada, non uscire di casa. *'''Harry Potter''': Dove andiamo? La lettera diceva che mi hanno espulso da Hogwarts.<br />'''Alastor Moody''': Be', non l'hanno fatto, non ancora. Kingsley, vai in testa tu.<br />'''Kingsley''': D'accordo.<br />'''Harry Potter''': Ma la lettera diceva...<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Silente ha persuaso il Ministro a sospendere la tua espulsione in vista di un'udienza formale. <br />'''Harry''': Un'udienza?<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Ah-ah.<br />'''Ninfadora Tonks''': Sta' tranquillo, Harry. Ti spiegheremo tutto al Quartier Generale.<br />'''Alastor Moody''': Shh! Non qui, Ninfadora!<br />'''Ninfadora Tonks''': Non-chiamarmi-Ninfadora! *'''Albus Silente''': Testimone per la difesa: Albus Percival Wulfric Brian Silente. <br />'''Cornelius Caramell''': Hai... Hai ricevuto il nostro messaggio sul fatto che orario e luogo dell'udienza erano stati cambiati, vero? <br />'''Albus Silente''': Devo averlo perso, ma per un fortunato errore sono arrivato al Ministero con tre ore di anticipo. *'''Albus Silente''': Cornelius, ti imploro di sentir ragione. La prova che l'Oscuro Signore è tornato è incontrovertibile. <br />'''Cornelius Caramell''': Lui-non è-tornato! <br />'''Albus Silente''': Per la faccenda di Harry Potter, la legge stabilisce chiaramente che la magia può essere usata davanti ai Babbani in situazioni di vita o di morte.<br />'''Cornelius Caramell''': Le leggi possono essere cambiate se è necessario, Silente!<br />'''Albus Silente''': Ma certo! È diventato uso corrente tenere un processo criminale per affrontare un semplice caso di magia minorile?! *'''Dolores Umbridge''': Sono certa che tutti diventeremo degli ottimi amici! <br /> '''Fred e George Weasley''': Garantito. *'''Dolores Umbridge''': Mi perdoni, professoressa, ma con esattezza che cosa vuole insinuare? <br />'''Prof. McGranitt''': Richiedo semplicemente che quando si tratta dei miei allievi lei si adegui alle pratiche disciplinari prescritte. <br /> '''Dolores Umbridge''': È sciocco da parte mia ma mi pare che che stia mettendo in discussione la mia autorità nella mia aula, "Minerva". <br />'''Prof. McGranitt''': Niente affatto, "Dolores". Solamente i suoi metodi "medievali". <br />'''Dolores Umbridge''': Mi dispiace, cara, ma discutere le mie pratiche è discutere il Ministero. E per estensione il Ministro in persona. Sono una donna tollerante ma se c'è un'unica cosa che io non accetto è la slealtà. <br />'''Prof. McGranitt''': {{NDR|con disappunto}} Slealtà... <br />'''Dolores Umbridge''': Le cose a Hogwarts sono ben peggiori di quanto temessi. Cornelius effettuerà un immediato intervento. *'''Dolores Umbridge''': All'inizio ha fatto domanda per la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, è esatto? <br />'''Severus Piton''': Sì.<br /> '''Dolores Umbridge''': Ma non ha avuto successo? <br />'''Severus Piton''': Ovviamente. *'''Dolores Umbridge''': Potrebbe, per favore, predire qualcosa per me? <br />'''Sibilla Cooman''': ...Come scusi? <br /> [...] <br /> '''Dolores Umbridge''': Una profezia piccina piccina? {{NDR|La prof. Cooman non risponde}} Peccato. <br />'''Sibilla Cooman''': No aspetti, aspetti, no, credo di vedere qualcosa! Sì, la vedo, qualcosa di oscuro! Lei... è in grave... pericolo! <br />'''Dolores Umbridge''': Incantevole. *'''Dolores Umbridge''': Vuole dire qualcosa, cara? {{NDR|in merito al licenziamento della professoressa Cooman}} <br /> '''Prof. McGranitt''': Oh, ci sono parecchie cose che vorrei dire! *'''Hermione Granger''': {{NDR|rivolta agli studenti di Hogwarts riunitisi in una casupola lontana dalle vie principali del castello}} Ehm, salve! Dunque, tutti sapete perché siamo qui. Ci occorre un insegnante, un insegnante come si deve, uno che ha avuto delle vere esperienze nella Difesa contro le Arti Oscure.<br/>'''Studente 1''': Perché?<br/>'''Ron Weasley''': Perché?! Perché Tu-Sai-Chi è tornato, salame!<br/>'''Studente 1''': Così dice lui.<br/>'''Hermione Granger''': Così dice Silente.<br/>'''Studente 1''': Silente dice così perché lui lo dice. Il punto è: dove sono le prove?<br/>'''Studente 2''': Se Potter potesse dirci di più su come Diggory è stato ucciso...<br/>'''Harry''': {{NDR|seccato}} Non voglio parlare di Diggory, quindi se siete qui per questo potete anche sgombrare. Andiamo, Hermione. Sono qui solo perché mi vedono come un fenomeno.<br/>'''Hermione Granger''': Harry, aspetta!<br/>'''Luna Lovegood''': È vero che sai produrre un Incanto Patronus?<br/>'''Hermione Granger''': Sì. L'ho visto io.<br/>'''Dean Thomas''': Accidenti, Harry! Non ne sapevo niente!<br/>'''Neville Paciock''': E ha ucciso un Basilico. Con una spada, nell'ufficio di Silente.<br/>'''Ginny Weasley''': È vero!<br/>'''Ron Weasley''': E il terzo anno ha lottato contro 100 Dissennatori in una volta.<br/>'''Hermione Granger''': E l'anno scorso ha affrontato Voi-Sapete-Chi in carne e ossa.<br/>'''Harry''': Aspetta. Sentite, sembra tutto grandioso a sentirlo così, ma la verità è che ho avuto fortuna. Non sapevo quello che facevo metà del tempo, ho avuto quasi sempre un aiuto.<br/>'''Hermione Granger''': Sta facendo il modesto.<br/>'''Harry''': No, Hermione. Non è vero. Affrontare queste cose nella vita reale non è come a scuola, a scuola quando commetti un errore puoi sempre riprovare il giorno dopo, ma lì fuori quando sei a un istante dall'essere ucciso o vedi un amico morire davanti ai tuoi occhi... non sapete che cos'è.<br/>'''Hermione Granger''': Hai ragione, Harry, non lo sappiamo. Per questo ci occorre il tuo aiuto. Perché se avremo la possibilità di sconfiggere... Voldemort...<br/>'''Nigel''': È tornato davvero? {{NDR|Harry annuisce}} *'''Hermione Granger''': È piuttosto eccitante, no? Infrangere le regole.<br/>'''Ron Weasley''': Chi sei tu? Che ne hai fatto di Hermione Granger? *'''Harry Potter''': Stai bene? Ho saputo che la Umbridge ti ha dato del filo da torcere.<br/>'''Cho''': Sì, sto bene. Comunque, ne vale la pena? {{NDR|ricambia i sentimenti di Harry, ma pensa ancora a Cedric}} È solo che imparando tutto questo mi fa pensare: se lui l'avesse saputo?<br/>'''Harry Potter''': Cedric... Cedric conosceva quesa roba. Lui era molto bravo. È... è solo che Voldemort era più bravo.<br/>'''Cho''': Sei davvero un bravo insegnante, Harry. Non ero mai riuscita a schiantare nulla prima. {{NDR|vede del vischio magico allungarsi gradualmente sotto di loro}} Vischio...<br/>'''Harry Potter''': Probabilmente è pieno di Nargilli.<br/>'''Cho''': Cosa sono i Nargilli?<br/>'''Harry Potter''': Non ne ho idea. {{NDR|si baciano}} *'''Sirius Black''': Ero sempre il benvenuto dai Potter. Vedo tantissimo di lui in te, Harry. Siete davvero molto simili.<br />'''Harry Potter''': Non ne sono sicuro. Sirius, quando ero... quando ho visto il signor Weasley aggredito non stavo solo guardando, io ero il serpente. E... E dopo, nell'ufficio di Silente, c'è stato un momento in cui io avrei voluto, voluto... questo legame tra me e Voldemort. E se il motivo della sua esistenza fosse che sto diventando sempre più come lui? E che mi sento sempre così arrabbiato, continuamente? E... se dopo tutto quello che ho passato ci fosse qualcosa di storto dentro di me? Se stessi diventando cattivo?<br />'''Sirius Black''': Voglio che tu mi ascolti molto attentamente, Harry. Tu non sei una persona cattiva, sei una persona buonissima a cui sono capitate cose cattive. Mi capisci? E poi il mondo non è diviso in persone buone e Mangiamorte, tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. È questo quello che siamo. *'''Severus Piton''': Sei proprio come tuo padre! Pigro, arrogante!<br />'''Harry Potter''': Non dica una parola contro mio padre!<br />'''Severus Piton''': Debole!<br />'''Harry Potter''': Io non sono debole!<br />'''Severus Piton''': Allora provalo! Controlla le tue emozioni! Disciplina la tua mente! *'''Severus Piton''': Tu e Black siete due ragazzini sentimentali, sempre a frignare su quanto amaramente ingiusta è stata la vostra vita. Be', non l'avrai notato, ma la vita non è giusta! Il tuo beato padre lo sapeva e infatti frequentemente provvedeva a questo!<br/>'''Harry''': Mio padre era un grand'uomo!<br/>'''Severus Piton''' {{NDR|scaraventando Harry}}: Tuo padre era un maiale!! *'''Bellatrix Lestrange''': Lui sa come si gioca! Piccino, piccino, piccolo Potter.<br/>'''Neville Paciock''': Bellatrix Lestrange!<br/>'''Bellatrix Lestrange''': Neville Paciock, vero? Come vanno mamma e papà? {{NDR|È stata Bellatrix a rendere pazzi i genitori di Neville con la Maledizione Cruciatus}}<br/>'''Neville Paciock''': Meglio ora, stanno per essere vendicati! *'''Harry Potter''' {{NDR|disarmando Lucius Malfoy}}: ''Expelliarmus''!<br />'''Sirius Black''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Bel colpo, James! *'''Albus Silente''': Sciocco da parte tua venire qui stanotte, Tom. Gli Auror stanno per arrivare!<br />'''Lord Voldemort''': Per allora me ne sarò già andato e tu... sarai morto! {{NDR|iniziano a combattersi}} *'''Lord Voldemort''' {{NDR|dopo aver preso possesso del corpo di Harry}}: Così debole, così... vulnerabile. Guardami!<br />'''Albus Silente''': Harry, non conta quanto siete simili, ma quanto non lo siete. Harry!<br/>'''Harry Potter''' {{NDR|rivolto a Voldemort}}: Tu sei il debole! E non conoscerai mai l'amore... o l'amicizia... e mi dispiace per te! {{NDR|Voldemort viene smaterializzato fuori dal suo corpo}}<br />'''Lord Voldemort''' {{NDR|avvicinandosi con tono tranquillamente minaccioso}}: Sei uno sciocco, Harry Potter... e perderai... ogni cosa. *'''Albus Silente''': So cosa provi, Harry.<br />'''Harry Potter''': No, non lo sa. È colpa mia.<br />'''Albus Silente''': No, la colpa è mia. Sapevo che era solo questione di tempo prima che Voldemort stabilisse un legame tra voi due. Ho pensato che tenendomi a distanza da te, come ho fatto tutto l'anno, sarebbe stato meno tentato e tu saresti stato più protetto.<br />'''Harry Potter''': La profezia ha detto: "Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive". Vuol dire che uno di noi dovrà uccidere l'altro... alla fine?<br />'''Albus Silente''': Sì.<br />'''Harry Potter''': Perché non me l'ha detto?<br />'''Albus Silente''': Per lo stesso motivo per cui hai cercato di salvare Sirius, lo stesso per cui i tuoi amici ti hanno salvato. Dopo tutti questi anni, dopo tutto quello che hai sofferto, non volevo causarti altro dolore. Sono troppo affezionato a te. == [[Explicit]] == '''Harry Potter''': Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.<br />'''Hermione Granger''': Che cosa?<br />'''Harry''': Anche se ci aspetta una lotta, noi abbiamo una cosa che Voldemort non ha.<br />'''Ron Weasley''': Cioè?<br />'''Harry''': Qualcosa per cui vale lottare. == Altri progetti == {{interprogetto|etichetta=''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''|w=Harry Potter e l'Ordine della Fenice (film)|commons=Harry Potter and the Order of the Phoenix (film)}} {{Harry Potter}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film fantasy]] [[Categoria:Harry Potter]] 5zhy3jp21tm00707ukupznf63y6xq8s 1426986 1426985 2026-09-20T13:20:32Z ~2026-50809-01 108446 /* Dialoghi */ 1426986 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Harry Potter e l'Ordine della Fenice |immagine = |titolooriginale = Harry Potter and the Order of the Phoenix |anno = 2007 |paese = Regno Unito/USA |genere = Avventura, fantastico |regista = [[David Yates]] |soggetto = [[J. K. Rowling]] |sceneggiatore = [[Michael Goldenberg]] |attori = * [[Daniel Radcliffe]]: [[Harry Potter (personaggio)|Harry Potter]] * [[Rupert Grint]]: Ron Weasley * [[Emma Watson]]: Hermione Granger * [[Tom Felton]]: Draco Malfoy * [[Evanna Lynch]]: Luna Lovegood * [[Bonnie Wright]]: Ginny Weasley * [[Matthew Lewis]]: Neville Paciock * [[James Phelps]]: Fred Weasley * [[Oliver Phelps]]: George Weasley * [[Mark Williams]]: Arthur Weasley * [[Julie Walters]]: Molly Weasley * [[Shefali Chowdhury]]: Calì Patil * [[Afshan Azad]]: Padma Patil * [[Katie Leung]]: Cho Chang * [[Robert Hardy]]: Cornelius Caramell * [[Maggie Smith]]: Prof.ssa Minerva McGranitt * [[Alan Rickman]]: Prof. Severus Piton * [[Robbie Coltrane]]: Rubeus Hagrid * [[David Bradley]]: Argus Gazza * [[Michael Gambon]]: Albus Silente * [[Brendan Gleeson]]: Alastor "Malocchio" Moody * [[Natalia Tena]]: Ninfadora Tonks * [[Imelda Staunton]] : Dolores Umbridge * [[David Thewlis]]: Remus Lupin * [[Gary Oldman]]: Sirius Black * [[Helena Bonham Carter]]: Bellatrix Lestrange * [[Ralph Fiennes]]: Lord Voldemort * [[Emma Thompson]]: Sibilla Cooman |doppiatoriitaliani = *[[Alessio Puccio]]: Harry Potter *[[Giulio Renzi Ricci]]: Ron Weasley *[[Letizia Ciampa]]: Hermione Granger *[[Flavio Aquilone]]: Draco Malfoy *[[Veronica Puccio]]: Luna Lovegood *[[Erica Necci]]: Ginny Weasley *[[Gabriele Patriarca]]: Neville Paciock *[[Lorenzo De Angelis]]: Fred e George Weasley *[[Mino Caprio]]: Arthur Weasley *[[Anna Rita Pasanisi]]: Molly Weasley *[[Jun Ichikawa]]: Cho Chang *[[Sandro Pellegrini]]: Cornelius Caramell *[[Paola Mannoni]]: Minerva McGranitt *[[Francesco Vairano]]: Severus Piton *[[Francesco Pannofino]]: Rubeus Hagrid *[[Gianni Musy]]: Albus Silente *[[Paolo Buglioni]]: Alastor Moody *[[Domitilla D'Amico]]: Ninfadora Tonks *[[Ida Sansone]]: Dolores Umbridge *[[Danilo De Girolamo]]: Remus Lupin *[[Massimo Venturiello]]: Sirius Black *[[Laura Boccanera]]: Bellatrix Lestrange *[[Massimo Popolizio]]: Lord Voldemort *[[Emanuela Rossi]]: Sibilla Cooman }} '''''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''''', film anglo-statunitense del 2007 con [[Daniel Radcliffe]], [[Rupert Grint]] e [[Emma Watson]], regia di [[David Yates]]. == Frasi == {{cronologico}} *Non mettere via la bacchetta, Harry. {{NDR|I Dissennatori}} Potrebbero tornare. ('''Arabella Figg''') *Non rompete le righe se uno di noi viene ucciso. ('''Alastor Moody''') *Preserviamo ciò che deve essere preservato, perfezioniamo ciò che può essere perfezionato e sfrondiamo pratiche che dovrebbero essere proibite. ('''Dolores Umbridge''') *{{NDR|Rivolta a Harry riferendosi a lei stessa e al padre}} Ti crediamo tutti e due, a proposito. Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato è tornato, l'hai affrontato, e il Ministero e la Gazzetta cospirano contro di te e Silente. ('''Luna Lovegood''') *Be', se io fossi Tu-Sai-Chi vorrei che ti sentissi tagliato fuori da tutti gli altri; perché se tu sei da solo, non sei una grande minaccia. ('''Luna Lovegood''') *Sta cambiando là fuori, proprio come l'ultima volta. Arriva una tempesta, Harry. Faremo meglio a essere pronti quando arriverà! ('''Hagrid''') *Pretendo che ci sia ordine! ('''Dolores Umbridge''') *Tutti i più grandi maghi della storia hanno iniziato essendo niente di più di quello che siamo noi: studenti. Se loro ce l'hanno fatta, perché noi no? ('''Harry''') *{{NDR|A Harry Potter}} Pare che ci sia un collegamento tra la mente dell'Oscuro Signore e la tua. Se lui sia consapevole o meno di tale collegamento, per il momento non è chiaro. Prega che lui resti nell'ignoranza! ('''Severus Piton''') *{{NDR|A Cornelius Caramell dopo che Silente si è materializzato per sfuggire alla detenzione ad Azkaban}} Non le piacerà, ministro. Ma non può negare che Silente abbia stile. ('''Kingsley Shacklebolt''') *Mia mamma diceva sempre che le cose che perdiamo trovano sempre il modo di tornare da noi... Anche se non sempre come noi ce l'aspettiamo. ('''Luna Lovegood''') *Ho ucciso Sirius Black! ('''Bellatrix Lestrange''') *Devi volerlo davvero, Harry! L'ha ucciso! Se lo merita! Conosci l'incanto, Harry. Ahhhh! Fallo! Così debole! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Nel corpo di Harry, rivolto a Silente}} Tu hai perso, vecchio mio! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Dopo aver visto Voldemort materializzarsi al Ministero della Magia}} È tornato! ('''Cornelius Caramell''') *{{NDR|Riferita alla Umbridge}} Laida, malvagia, vecchia gargoyle! Noi non stiamo imparando a difenderci! Non stiamo imparando come superare i G.U.F.O.! Si sta impadronendo di tutta la scuola! ('''Hermione Granger''') *{{NDR|A Harry Potter}} In passato spesso l'Oscuro Signore traeva piacere nell'invadere le menti delle sue vittime, creando visioni destinate a torturarle fino alla pazzia. Solo dopo aver estratto l'ultimo, intenso, grammo di agonia, solo quando letteralmente invocavano la morte, lui finalmente le uccideva. Usata correttamente, l'Occlumanzia può farti scudo contro ogni accesso e influenza. In queste lezioni, io tenterò di penetrare la tua mente, tu tenterai di resistermi. Preparati! ('''Severus Piton''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Arabella Figg''': Dissennatori a Little Whinging! Che altro ancora? Il mondo sta andando a catafascio! <br />'''Harry''': Non capisco, come fa a sapere dei...<br /> '''Arabella Figg''': Silente mi ha chiesto di tenerti d'occhio. <br />'''Harry''': Silente gliel'ha chiesto? Lei conosce Silente? <br />'''Arabella Figg''': Ah-ah. Dopo che Tu-Sai-Chi ha ucciso quel povero Diggory l'anno scorso ti aspettavi che ti permettesse di andare in giro da solo? Buon Dio, ragazzo, mi avevano detto che eri intelligente. Ora, va dentro e restaci. Qualcuno si metterà presto in contatto con te. Qualunque cosa accada, non uscire di casa. *'''Harry Potter''': Dove andiamo? La lettera diceva che mi hanno espulso da Hogwarts.<br />'''Alastor Moody''': Be', non l'hanno fatto, non ancora. Kingsley, vai in testa tu.<br />'''Kingsley''': D'accordo.<br />'''Harry Potter''': Ma la lettera diceva...<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Silente ha persuaso il Ministro a sospendere la tua espulsione in vista di un'udienza formale. <br />'''Harry''': Un'udienza?<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Ah-ah.<br />'''Ninfadora Tonks''': Sta' tranquillo, Harry. Ti spiegheremo tutto al Quartier Generale.<br />'''Alastor Moody''': Shh! Non qui, Ninfadora!<br />'''Ninfadora Tonks''': Non-chiamarmi-Ninfadora! *'''Albus Silente''': Testimone per la difesa: Albus Percival Wulfric Brian Silente. <br />'''Cornelius Caramell''': Hai... Hai ricevuto il nostro messaggio sul fatto che orario e luogo dell'udienza erano stati cambiati, vero? <br />'''Albus Silente''': Devo averlo perso, ma per un fortunato errore sono arrivato al Ministero con tre ore di anticipo. *'''Albus Silente''': Cornelius, ti imploro di sentir ragione. La prova che l'Oscuro Signore è tornato è incontrovertibile. <br />'''Cornelius Caramell''': Lui-non è-tornato! <br />'''Albus Silente''': Per la faccenda di Harry Potter, la legge stabilisce chiaramente che la magia può essere usata davanti ai Babbani in situazioni di vita o di morte.<br />'''Cornelius Caramell''': Le leggi possono essere cambiate se è necessario, Silente!<br />'''Albus Silente''': Ma certo! È diventato uso corrente tenere un processo criminale per affrontare un semplice caso di magia minorile?! *'''Dolores Umbridge''': Sono certa che tutti diventeremo degli ottimi amici! <br /> '''Fred e George Weasley''': Garantito. *'''Dolores Umbridge''': Mi perdoni, professoressa, ma con esattezza che cosa vuole insinuare? <br />'''Prof. McGranitt''': Richiedo semplicemente che quando si tratta dei miei allievi lei si adegui alle pratiche disciplinari prescritte. <br /> '''Dolores Umbridge''': È sciocco da parte mia ma mi pare che stia mettendo in discussione la mia autorità nella mia aula, "Minerva". <br />'''Prof. McGranitt''': Niente affatto, "Dolores". Solamente i suoi metodi "medievali". <br />'''Dolores Umbridge''': Mi dispiace, cara, ma discutere le mie pratiche è discutere il Ministero. E per estensione il Ministro in persona. Sono una donna tollerante ma se c'è un'unica cosa che io non accetto è la slealtà. <br />'''Prof. McGranitt''': {{NDR|con disappunto}} Slealtà... <br />'''Dolores Umbridge''': Le cose a Hogwarts sono ben peggiori di quanto temessi. Cornelius effettuerà un immediato intervento. *'''Dolores Umbridge''': All'inizio ha fatto domanda per la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, è esatto? <br />'''Severus Piton''': Sì.<br /> '''Dolores Umbridge''': Ma non ha avuto successo? <br />'''Severus Piton''': Ovviamente. *'''Dolores Umbridge''': Potrebbe, per favore, predire qualcosa per me? <br />'''Sibilla Cooman''': ...Come scusi? <br /> [...] <br /> '''Dolores Umbridge''': Una profezia piccina piccina? {{NDR|La prof. Cooman non risponde}} Peccato. <br />'''Sibilla Cooman''': No aspetti, aspetti, no, credo di vedere qualcosa! Sì, la vedo, qualcosa di oscuro! Lei... è in grave... pericolo! <br />'''Dolores Umbridge''': Incantevole. *'''Dolores Umbridge''': Vuole dire qualcosa, cara? {{NDR|in merito al licenziamento della professoressa Cooman}} <br /> '''Prof. McGranitt''': Oh, ci sono parecchie cose che vorrei dire! *'''Hermione Granger''': {{NDR|rivolta agli studenti di Hogwarts riunitisi in una casupola lontana dalle vie principali del castello}} Ehm, salve! Dunque, tutti sapete perché siamo qui. Ci occorre un insegnante, un insegnante come si deve, uno che ha avuto delle vere esperienze nella Difesa contro le Arti Oscure.<br/>'''Studente 1''': Perché?<br/>'''Ron Weasley''': Perché?! Perché Tu-Sai-Chi è tornato, salame!<br/>'''Studente 1''': Così dice lui.<br/>'''Hermione Granger''': Così dice Silente.<br/>'''Studente 1''': Silente dice così perché lui lo dice. Il punto è: dove sono le prove?<br/>'''Studente 2''': Se Potter potesse dirci di più su come Diggory è stato ucciso...<br/>'''Harry''': {{NDR|seccato}} Non voglio parlare di Diggory, quindi se siete qui per questo potete anche sgombrare. Andiamo, Hermione. Sono qui solo perché mi vedono come un fenomeno.<br/>'''Hermione Granger''': Harry, aspetta!<br/>'''Luna Lovegood''': È vero che sai produrre un Incanto Patronus?<br/>'''Hermione Granger''': Sì. L'ho visto io.<br/>'''Dean Thomas''': Accidenti, Harry! Non ne sapevo niente!<br/>'''Neville Paciock''': E ha ucciso un Basilico. Con una spada, nell'ufficio di Silente.<br/>'''Ginny Weasley''': È vero!<br/>'''Ron Weasley''': E il terzo anno ha lottato contro 100 Dissennatori in una volta.<br/>'''Hermione Granger''': E l'anno scorso ha affrontato Voi-Sapete-Chi in carne e ossa.<br/>'''Harry''': Aspetta. Sentite, sembra tutto grandioso a sentirlo così, ma la verità è che ho avuto fortuna. Non sapevo quello che facevo metà del tempo, ho avuto quasi sempre un aiuto.<br/>'''Hermione Granger''': Sta facendo il modesto.<br/>'''Harry''': No, Hermione. Non è vero. Affrontare queste cose nella vita reale non è come a scuola, a scuola quando commetti un errore puoi sempre riprovare il giorno dopo, ma lì fuori quando sei a un istante dall'essere ucciso o vedi un amico morire davanti ai tuoi occhi... non sapete che cos'è.<br/>'''Hermione Granger''': Hai ragione, Harry, non lo sappiamo. Per questo ci occorre il tuo aiuto. Perché se avremo la possibilità di sconfiggere... Voldemort...<br/>'''Nigel''': È tornato davvero? {{NDR|Harry annuisce}} *'''Hermione Granger''': È piuttosto eccitante, no? Infrangere le regole.<br/>'''Ron Weasley''': Chi sei tu? Che ne hai fatto di Hermione Granger? *'''Harry Potter''': Stai bene? Ho saputo che la Umbridge ti ha dato del filo da torcere.<br/>'''Cho''': Sì, sto bene. Comunque, ne vale la pena? {{NDR|ricambia i sentimenti di Harry, ma pensa ancora a Cedric}} È solo che imparando tutto questo mi fa pensare: se lui l'avesse saputo?<br/>'''Harry Potter''': Cedric... Cedric conosceva quesa roba. Lui era molto bravo. È... è solo che Voldemort era più bravo.<br/>'''Cho''': Sei davvero un bravo insegnante, Harry. Non ero mai riuscita a schiantare nulla prima. {{NDR|vede del vischio magico allungarsi gradualmente sotto di loro}} Vischio...<br/>'''Harry Potter''': Probabilmente è pieno di Nargilli.<br/>'''Cho''': Cosa sono i Nargilli?<br/>'''Harry Potter''': Non ne ho idea. {{NDR|si baciano}} *'''Sirius Black''': Ero sempre il benvenuto dai Potter. Vedo tantissimo di lui in te, Harry. Siete davvero molto simili.<br />'''Harry Potter''': Non ne sono sicuro. Sirius, quando ero... quando ho visto il signor Weasley aggredito non stavo solo guardando, io ero il serpente. E... E dopo, nell'ufficio di Silente, c'è stato un momento in cui io avrei voluto, voluto... questo legame tra me e Voldemort. E se il motivo della sua esistenza fosse che sto diventando sempre più come lui? E che mi sento sempre così arrabbiato, continuamente? E... se dopo tutto quello che ho passato ci fosse qualcosa di storto dentro di me? Se stessi diventando cattivo?<br />'''Sirius Black''': Voglio che tu mi ascolti molto attentamente, Harry. Tu non sei una persona cattiva, sei una persona buonissima a cui sono capitate cose cattive. Mi capisci? E poi il mondo non è diviso in persone buone e Mangiamorte, tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. È questo quello che siamo. *'''Severus Piton''': Sei proprio come tuo padre! Pigro, arrogante!<br />'''Harry Potter''': Non dica una parola contro mio padre!<br />'''Severus Piton''': Debole!<br />'''Harry Potter''': Io non sono debole!<br />'''Severus Piton''': Allora provalo! Controlla le tue emozioni! Disciplina la tua mente! *'''Severus Piton''': Tu e Black siete due ragazzini sentimentali, sempre a frignare su quanto amaramente ingiusta è stata la vostra vita. Be', non l'avrai notato, ma la vita non è giusta! Il tuo beato padre lo sapeva e infatti frequentemente provvedeva a questo!<br/>'''Harry''': Mio padre era un grand'uomo!<br/>'''Severus Piton''' {{NDR|scaraventando Harry}}: Tuo padre era un maiale!! *'''Bellatrix Lestrange''': Lui sa come si gioca! Piccino, piccino, piccolo Potter.<br/>'''Neville Paciock''': Bellatrix Lestrange!<br/>'''Bellatrix Lestrange''': Neville Paciock, vero? Come vanno mamma e papà? {{NDR|È stata Bellatrix a rendere pazzi i genitori di Neville con la Maledizione Cruciatus}}<br/>'''Neville Paciock''': Meglio ora, stanno per essere vendicati! *'''Harry Potter''' {{NDR|disarmando Lucius Malfoy}}: ''Expelliarmus''!<br />'''Sirius Black''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Bel colpo, James! *'''Albus Silente''': Sciocco da parte tua venire qui stanotte, Tom. Gli Auror stanno per arrivare!<br />'''Lord Voldemort''': Per allora me ne sarò già andato e tu... sarai morto! {{NDR|iniziano a combattersi}} *'''Lord Voldemort''' {{NDR|dopo aver preso possesso del corpo di Harry}}: Così debole, così... vulnerabile. Guardami!<br />'''Albus Silente''': Harry, non conta quanto siete simili, ma quanto non lo siete. Harry!<br/>'''Harry Potter''' {{NDR|rivolto a Voldemort}}: Tu sei il debole! E non conoscerai mai l'amore... o l'amicizia... e mi dispiace per te! {{NDR|Voldemort viene smaterializzato fuori dal suo corpo}}<br />'''Lord Voldemort''' {{NDR|avvicinandosi con tono tranquillamente minaccioso}}: Sei uno sciocco, Harry Potter... e perderai... ogni cosa. *'''Albus Silente''': So cosa provi, Harry.<br />'''Harry Potter''': No, non lo sa. È colpa mia.<br />'''Albus Silente''': No, la colpa è mia. Sapevo che era solo questione di tempo prima che Voldemort stabilisse un legame tra voi due. Ho pensato che tenendomi a distanza da te, come ho fatto tutto l'anno, sarebbe stato meno tentato e tu saresti stato più protetto.<br />'''Harry Potter''': La profezia ha detto: "Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive". Vuol dire che uno di noi dovrà uccidere l'altro... alla fine?<br />'''Albus Silente''': Sì.<br />'''Harry Potter''': Perché non me l'ha detto?<br />'''Albus Silente''': Per lo stesso motivo per cui hai cercato di salvare Sirius, lo stesso per cui i tuoi amici ti hanno salvato. Dopo tutti questi anni, dopo tutto quello che hai sofferto, non volevo causarti altro dolore. Sono troppo affezionato a te. == [[Explicit]] == '''Harry Potter''': Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.<br />'''Hermione Granger''': Che cosa?<br />'''Harry''': Anche se ci aspetta una lotta, noi abbiamo una cosa che Voldemort non ha.<br />'''Ron Weasley''': Cioè?<br />'''Harry''': Qualcosa per cui vale lottare. == Altri progetti == {{interprogetto|etichetta=''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''|w=Harry Potter e l'Ordine della Fenice (film)|commons=Harry Potter and the Order of the Phoenix (film)}} {{Harry Potter}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film fantasy]] [[Categoria:Harry Potter]] 27gbeheqbdwefc1yiphwo5cyo1gm9nt 1426995 1426986 2026-09-20T14:14:43Z ~2026-50743-48 108445 /* Dialoghi */ 1426995 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Harry Potter e l'Ordine della Fenice |immagine = |titolooriginale = Harry Potter and the Order of the Phoenix |anno = 2007 |paese = Regno Unito/USA |genere = Avventura, fantastico |regista = [[David Yates]] |soggetto = [[J. 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Rowling]] |sceneggiatore = [[Michael Goldenberg]] |attori = * [[Daniel Radcliffe]]: [[Harry Potter (personaggio)|Harry Potter]] * [[Rupert Grint]]: Ron Weasley * [[Emma Watson]]: Hermione Granger * [[Tom Felton]]: Draco Malfoy * [[Evanna Lynch]]: Luna Lovegood * [[Bonnie Wright]]: Ginny Weasley * [[Matthew Lewis]]: Neville Paciock * [[James Phelps]]: Fred Weasley * [[Oliver Phelps]]: George Weasley * [[Mark Williams]]: Arthur Weasley * [[Julie Walters]]: Molly Weasley * [[Shefali Chowdhury]]: Calì Patil * [[Afshan Azad]]: Padma Patil * [[Katie Leung]]: Cho Chang * [[Robert Hardy]]: Cornelius Caramell * [[Maggie Smith]]: Prof.ssa Minerva McGranitt * [[Alan Rickman]]: Prof. Severus Piton * [[Robbie Coltrane]]: Rubeus Hagrid * [[David Bradley]]: Argus Gazza * [[Michael Gambon]]: Albus Silente * [[Brendan Gleeson]]: Alastor "Malocchio" Moody * [[Natalia Tena]]: Ninfadora Tonks * [[Imelda Staunton]] : Dolores Umbridge * [[David Thewlis]]: Remus Lupin * [[Gary Oldman]]: Sirius Black * [[Helena Bonham Carter]]: Bellatrix Lestrange * [[Ralph Fiennes]]: Lord Voldemort * [[Emma Thompson]]: Sibilla Cooman |doppiatoriitaliani = *[[Alessio Puccio]]: Harry Potter *[[Giulio Renzi Ricci]]: Ron Weasley *[[Letizia Ciampa]]: Hermione Granger *[[Flavio Aquilone]]: Draco Malfoy *[[Veronica Puccio]]: Luna Lovegood *[[Erica Necci]]: Ginny Weasley *[[Gabriele Patriarca]]: Neville Paciock *[[Lorenzo De Angelis]]: Fred e George Weasley *[[Mino Caprio]]: Arthur Weasley *[[Anna Rita Pasanisi]]: Molly Weasley *[[Jun Ichikawa]]: Cho Chang *[[Sandro Pellegrini]]: Cornelius Caramell *[[Paola Mannoni]]: Minerva McGranitt *[[Francesco Vairano]]: Severus Piton *[[Francesco Pannofino]]: Rubeus Hagrid *[[Gianni Musy]]: Albus Silente *[[Paolo Buglioni]]: Alastor Moody *[[Domitilla D'Amico]]: Ninfadora Tonks *[[Ida Sansone]]: Dolores Umbridge *[[Danilo De Girolamo]]: Remus Lupin *[[Massimo Venturiello]]: Sirius Black *[[Laura Boccanera]]: Bellatrix Lestrange *[[Massimo Popolizio]]: Lord Voldemort *[[Emanuela Rossi]]: Sibilla Cooman }} '''''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''''', film anglo-statunitense del 2007 con [[Daniel Radcliffe]], [[Rupert Grint]] e [[Emma Watson]], regia di [[David Yates]]. == Frasi == {{cronologico}} *Non mettere via la bacchetta, Harry. {{NDR|I Dissennatori}} Potrebbero tornare. ('''Arabella Figg''') *Non rompete le righe se uno di noi viene ucciso. ('''Alastor Moody''') *Preserviamo ciò che deve essere preservato, perfezioniamo ciò che può essere perfezionato e sfrondiamo pratiche che dovrebbero essere proibite. ('''Dolores Umbridge''') *{{NDR|Rivolta a Harry riferendosi a lei stessa e al padre}} Ti crediamo tutti e due, a proposito. Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato è tornato, l'hai affrontato, e il Ministero e la Gazzetta cospirano contro di te e Silente. ('''Luna Lovegood''') *Be', se io fossi Tu-Sai-Chi vorrei che ti sentissi tagliato fuori da tutti gli altri; perché se tu sei da solo, non sei una grande minaccia. ('''Luna Lovegood''') *Sta cambiando là fuori, proprio come l'ultima volta. Arriva una tempesta, Harry. Faremo meglio a essere pronti quando arriverà! ('''Hagrid''') *Pretendo che ci sia ordine! ('''Dolores Umbridge''') *Tutti i più grandi maghi della storia hanno iniziato essendo niente di più di quello che siamo noi: studenti. Se loro ce l'hanno fatta, perché noi no? ('''Harry''') *{{NDR|A Harry Potter}} Pare che ci sia un collegamento tra la mente dell'Oscuro Signore e la tua. Se lui sia consapevole o meno di tale collegamento, per il momento non è chiaro. Prega che lui resti nell'ignoranza! ('''Severus Piton''') *{{NDR|A Cornelius Caramell dopo che Silente si è materializzato per sfuggire alla detenzione ad Azkaban}} Non le piacerà, ministro. Ma non può negare che Silente abbia stile. ('''Kingsley Shacklebolt''') *Mia mamma diceva sempre che le cose che perdiamo trovano sempre il modo di tornare da noi... Anche se non sempre come noi ce l'aspettiamo. ('''Luna Lovegood''') *Ho ucciso Sirius Black! ('''Bellatrix Lestrange''') *Devi volerlo davvero, Harry! L'ha ucciso! Se lo merita! Conosci l'incanto, Harry. Ahhhh! Fallo! Così debole! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Nel corpo di Harry, rivolto a Silente}} Tu hai perso, vecchio mio! ('''Lord Voldemort''') *{{NDR|Dopo aver visto Voldemort materializzarsi al Ministero della Magia}} È tornato! ('''Cornelius Caramell''') *{{NDR|Riferita alla Umbridge}} Laida, malvagia, vecchia gargoyle! Noi non stiamo imparando a difenderci! Non stiamo imparando come superare i G.U.F.O.! Si sta impadronendo di tutta la scuola! ('''Hermione Granger''') *{{NDR|A Harry Potter}} In passato spesso l'Oscuro Signore traeva piacere nell'invadere le menti delle sue vittime, creando visioni destinate a torturarle fino alla pazzia. Solo dopo aver estratto l'ultimo, intenso, grammo di agonia, solo quando letteralmente invocavano la morte, lui finalmente le uccideva. Usata correttamente, l'Occlumanzia può farti scudo contro ogni accesso e influenza. In queste lezioni, io tenterò di penetrare la tua mente, tu tenterai di resistermi. Preparati! ('''Severus Piton''') == Dialoghi == {{cronologico}} *'''Arabella Figg''': Dissennatori a Little Whinging! Che altro ancora? Il mondo sta andando a catafascio! <br />'''Harry''': Non capisco, come fa a sapere dei...<br /> '''Arabella Figg''': Silente mi ha chiesto di tenerti d'occhio. <br />'''Harry''': Silente gliel'ha chiesto? Lei conosce Silente? <br />'''Arabella Figg''': Ah-ah. Dopo che Tu-Sai-Chi ha ucciso quel povero Diggory l'anno scorso ti aspettavi che ti permettesse di andare in giro da solo? Buon Dio, ragazzo, mi avevano detto che eri intelligente. Ora, va dentro e restaci. Qualcuno si metterà presto in contatto con te. Qualunque cosa accada, non uscire di casa. *'''Harry Potter''': Dove andiamo? La lettera diceva che mi hanno espulso da Hogwarts.<br />'''Alastor Moody''': Be', non l'hanno fatto, non ancora. Kingsley, vai in testa tu.<br />'''Kingsley''': D'accordo.<br />'''Harry Potter''': Ma la lettera diceva...<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Silente ha persuaso il Ministro a sospendere la tua espulsione in vista di un'udienza formale. <br />'''Harry''': Un'udienza?<br />'''Kingsley Shacklebolt''': Ah-ah.<br />'''Ninfadora Tonks''': Sta' tranquillo, Harry. Ti spiegheremo tutto al Quartier Generale.<br />'''Alastor Moody''': Shh! Non qui, Ninfadora!<br />'''Ninfadora Tonks''': Non-chiamarmi-Ninfadora! *'''Albus Silente''': Testimone per la difesa: Albus Percival Wulfric Brian Silente. <br />'''Cornelius Caramell''': Hai... Hai ricevuto il nostro messaggio sul fatto che orario e luogo dell'udienza erano stati cambiati, vero? <br />'''Albus Silente''': Devo averlo perso, ma per un fortunato errore sono arrivato al Ministero con tre ore di anticipo. *'''Albus Silente''': Cornelius, ti imploro di sentir ragione. La prova che l'Oscuro Signore è tornato è incontrovertibile. <br />'''Cornelius Caramell''': Lui-non è-tornato! <br />'''Albus Silente''': Per la faccenda di Harry Potter, la legge stabilisce chiaramente che la magia può essere usata davanti ai Babbani in situazioni di vita o di morte.<br />'''Cornelius Caramell''': Le leggi possono essere cambiate se è necessario, Silente!<br />'''Albus Silente''': Ma certo! È diventato uso corrente tenere un processo criminale per affrontare un semplice caso di magia minorile?! *'''Dolores Umbridge''': Sono certa che tutti diventeremo degli ottimi amici! <br /> '''Fred e George Weasley''': Garantito. *'''Dolores Umbridge''': Mi perdoni, professoressa, ma con esattezza che cosa vuole insinuare? <br />'''Prof. McGranitt''': Richiedo semplicemente che quando si tratta dei miei allievi lei si adegui alle pratiche disciplinari prescritte. <br /> '''Dolores Umbridge''': È sciocco da parte mia ma mi pare che stia mettendo in discussione la mia autorità nella mia aula, "Minerva". <br />'''Prof. McGranitt''': Niente affatto, "Dolores". Solamente i suoi metodi "medievali". <br />'''Dolores Umbridge''': Mi dispiace, cara, ma discutere le mie pratiche è discutere il Ministero. E per estensione il Ministro in persona. Sono una donna tollerante ma se c'è un'unica cosa che io non accetto è la slealtà. <br />'''Prof. McGranitt''': {{NDR|con disappunto}} Slealtà... <br />'''Dolores Umbridge''': Le cose a Hogwarts sono ben peggiori di quanto temessi. Cornelius effettuerà un immediato intervento. *'''Dolores Umbridge''': All'inizio ha fatto domanda per la cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure, è esatto? <br />'''Severus Piton''': Sì.<br /> '''Dolores Umbridge''': Ma non ha avuto successo? <br />'''Severus Piton''': Ovviamente. *'''Dolores Umbridge''': Potrebbe, per favore, predire qualcosa per me? <br />'''Sibilla Cooman''': ...Come scusi? <br /> [...] <br /> '''Dolores Umbridge''': Una profezia piccina piccina? {{NDR|La prof. Cooman non risponde}} Peccato. <br />'''Sibilla Cooman''': No aspetti, aspetti, no, credo di vedere qualcosa! Sì, la vedo, qualcosa di oscuro! Lei... è in grave... pericolo! <br />'''Dolores Umbridge''': Incantevole. *'''Dolores Umbridge''': Vuole dire qualcosa, cara? {{NDR|in merito al licenziamento della professoressa Cooman}} <br /> '''Prof. McGranitt''': Oh, ci sono parecchie cose che vorrei dire! *'''Hermione Granger''': {{NDR|rivolta agli studenti di Hogwarts riunitisi in una casupola lontana dalle vie principali del castello}} Ehm, salve! Dunque, tutti sapete perché siamo qui. Ci occorre un insegnante, un insegnante come si deve, uno che ha avuto delle vere esperienze nella Difesa contro le Arti Oscure.<br/>'''Studente 1''': Perché?<br/>'''Ron Weasley''': Perché?! Perché Tu-Sai-Chi è tornato, salame!<br/>'''Studente 1''': Così dice lui.<br/>'''Hermione Granger''': Così dice Silente.<br/>'''Studente 1''': Silente dice così perché lui lo dice. Il punto è: dove sono le prove?<br/>'''Studente 2''': Se Potter potesse dirci di più su come Diggory è stato ucciso...<br/>'''Harry''': {{NDR|seccato}} Non voglio parlare di Diggory, quindi se siete qui per questo potete anche sgombrare. Andiamo, Hermione. Sono qui solo perché mi vedono come un fenomeno.<br/>'''Hermione Granger''': Harry, aspetta!<br/>'''Luna Lovegood''': È vero che sai produrre un Incanto Patronus?<br/>'''Hermione Granger''': Sì. L'ho visto io.<br/>'''Dean Thomas''': Accidenti, Harry! Non ne sapevo niente!<br/>'''Neville Paciock''': E ha ucciso un Basilico. Con una spada, nell'ufficio di Silente.<br/>'''Ginny Weasley''': È vero!<br/>'''Ron Weasley''': E il terzo anno ha lottato contro 100 Dissennatori in una volta.<br/>'''Hermione Granger''': E l'anno scorso ha affrontato Voi-Sapete-Chi in carne e ossa.<br/>'''Harry''': Aspetta. Sentite, sembra tutto grandioso a sentirlo così, ma la verità è che ho avuto fortuna. Non sapevo quello che facevo metà del tempo, ho avuto quasi sempre un aiuto.<br/>'''Hermione Granger''': Sta facendo il modesto.<br/>'''Harry''': No, Hermione. Non è vero. Affrontare queste cose nella vita reale non è come a scuola, a scuola quando commetti un errore puoi sempre riprovare il giorno dopo, ma lì fuori quando sei a un istante dall'essere ucciso o vedi un amico morire davanti ai tuoi occhi... non sapete che cos'è.<br/>'''Hermione Granger''': Hai ragione, Harry, non lo sappiamo. Per questo ci occorre il tuo aiuto. Perché se avremo la possibilità di sconfiggere... Voldemort...<br/>'''Nigel''': È tornato davvero? {{NDR|Harry annuisce}} *'''Hermione Granger''': È piuttosto eccitante, no? Infrangere le regole.<br/>'''Ron Weasley''': Chi sei tu? Che ne hai fatto di Hermione Granger? *'''Harry Potter''': Stai bene? Ho saputo che la Umbridge ti ha dato del filo da torcere.<br/>'''Cho''': Sì, sto bene. Comunque, ne vale la pena? {{NDR|ricambia i sentimenti di Harry, ma pensa ancora a Cedric}} È solo che imparando tutto questo mi fa pensare: se lui l'avesse saputo?<br/>'''Harry Potter''': Cedric... Cedric conosceva quesa roba. Lui era molto bravo. È... è solo che Voldemort era più bravo.<br/>'''Cho''': Sei davvero un bravo insegnante, Harry. Non ero mai riuscita a schiantare nulla prima. {{NDR|vede del vischio magico allungarsi gradualmente sotto di loro}} Vischio...<br/>'''Harry Potter''': Probabilmente è pieno di Nargilli.<br/>'''Cho''': Cosa sono i Nargilli?<br/>'''Harry Potter''': Non ne ho idea. {{NDR|si baciano}} *'''Sirius Black''': Ero sempre il benvenuto dai Potter. Vedo tantissimo di lui {{NDR|suo padre}} in te, Harry. Siete davvero molto simili.<br />'''Harry Potter''': Non ne sono sicuro. Sirius, quando ero... quando ho visto il signor Weasley aggredito non stavo solo guardando, io ero il serpente. E... E dopo, nell'ufficio di Silente, c'è stato un momento in cui io avrei voluto, voluto... questo legame tra me e Voldemort. E se il motivo della sua esistenza fosse che sto diventando sempre più come lui? E che mi sento sempre così arrabbiato, continuamente? E... se dopo tutto quello che ho passato ci fosse qualcosa di storto dentro di me? Se stessi diventando cattivo?<br />'''Sirius Black''': Voglio che tu mi ascolti molto attentamente, Harry. Tu non sei una persona cattiva, sei una persona buonissima a cui sono capitate cose cattive. Mi capisci? E poi il mondo non è diviso in persone buone e Mangiamorte, tutti abbiamo sia luce che oscurità dentro di noi. Ciò che conta è da che parte scegliamo di agire. È questo quello che siamo. *'''Severus Piton''': Sei proprio come tuo padre! Pigro, arrogante!<br />'''Harry Potter''': Non dica una parola contro mio padre!<br />'''Severus Piton''': Debole!<br />'''Harry Potter''': Io non sono debole!<br />'''Severus Piton''': Allora provalo! Controlla le tue emozioni! Disciplina la tua mente! *'''Severus Piton''': Tu e Black siete due ragazzini sentimentali, sempre a frignare su quanto amaramente ingiusta è stata la vostra vita. Be', non l'avrai notato, ma la vita non è giusta! Il tuo beato padre lo sapeva e infatti frequentemente provvedeva a questo!<br/>'''Harry''': Mio padre era un grand'uomo!<br/>'''Severus Piton''' {{NDR|scaraventando Harry}}: Tuo padre era un maiale!! *'''Bellatrix Lestrange''': Lui sa come si gioca! Piccino, piccino, piccolo Potter.<br/>'''Neville Paciock''': Bellatrix Lestrange!<br/>'''Bellatrix Lestrange''': Neville Paciock, vero? Come vanno mamma e papà? {{NDR|È stata Bellatrix a rendere pazzi i genitori di Neville con la Maledizione Cruciatus}}<br/>'''Neville Paciock''': Meglio ora, stanno per essere vendicati! *'''Harry Potter''' {{NDR|disarmando Lucius Malfoy}}: ''Expelliarmus''!<br />'''Sirius Black''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Bel colpo, James! *'''Albus Silente''': Sciocco da parte tua venire qui stanotte, Tom. Gli Auror stanno per arrivare!<br />'''Lord Voldemort''': Per allora me ne sarò già andato e tu... sarai morto! {{NDR|iniziano a combattersi}} *'''Lord Voldemort''' {{NDR|dopo aver preso possesso del corpo di Harry}}: Così debole, così... vulnerabile. Guardami!<br />'''Albus Silente''': Harry, non conta quanto siete simili, ma quanto non lo siete. Harry!<br/>'''Harry Potter''' {{NDR|rivolto a Voldemort}}: Tu sei il debole! E non conoscerai mai l'amore... o l'amicizia... e mi dispiace per te! {{NDR|Voldemort viene smaterializzato fuori dal suo corpo}}<br />'''Lord Voldemort''' {{NDR|avvicinandosi con tono tranquillamente minaccioso}}: Sei uno sciocco, Harry Potter... e perderai... ogni cosa. *'''Albus Silente''': So cosa provi, Harry.<br />'''Harry Potter''': No, non lo sa. È colpa mia.<br />'''Albus Silente''': No, la colpa è mia. Sapevo che era solo questione di tempo prima che Voldemort stabilisse un legame tra voi due. Ho pensato che tenendomi a distanza da te, come ho fatto tutto l'anno, sarebbe stato meno tentato e tu saresti stato più protetto.<br />'''Harry Potter''': La profezia ha detto: "Nessuno dei due può vivere se l'altro sopravvive". Vuol dire che uno di noi dovrà uccidere l'altro... alla fine?<br />'''Albus Silente''': Sì.<br />'''Harry Potter''': Perché non me l'ha detto?<br />'''Albus Silente''': Per lo stesso motivo per cui hai cercato di salvare Sirius, lo stesso per cui i tuoi amici ti hanno salvato. Dopo tutti questi anni, dopo tutto quello che hai sofferto, non volevo causarti altro dolore. Sono troppo affezionato a te. == [[Explicit]] == '''Harry Potter''': Stavo pensando a una cosa che mi ha detto Silente.<br />'''Hermione Granger''': Che cosa?<br />'''Harry''': Anche se ci aspetta una lotta, noi abbiamo una cosa che Voldemort non ha.<br />'''Ron Weasley''': Cioè?<br />'''Harry''': Qualcosa per cui vale lottare. == Altri progetti == {{interprogetto|etichetta=''Harry Potter e l'Ordine della Fenice''|w=Harry Potter e l'Ordine della Fenice (film)|commons=Harry Potter and the Order of the Phoenix (film)}} {{Harry Potter}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film fantasy]] [[Categoria:Harry Potter]] qz0id9b4mqb7qik0v4nx33vt1nn7w7s Discussioni utente:GiovanniPen 3 106336 1427018 1426890 2026-09-21T06:45:11Z GiovanniPen 41457 /* Enrico Trantino */ Risposta 1427018 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:40, 24 gen 2015 (CET)}} == Re: TonyPitony == Buongiorno anche a te caro, fermo restando che era solamente un inizio e che volevo ampliarla (una citazione che ho inserito mi dava l'occasione di creare anche due voci tematiche...), puoi tranquillamente contribuire anche tu e inserire citazioni meritevoli, non ho l'esclusiva. Buon lavoro [[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] ([[Discussioni utente:AssassinsCreed|scrivimi]]) 05:52, 8 mar 2026 (CET) :no certo ci mancherebbe hahah, mi incuriosiva l'inizio proprio da quel brano lol [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 14:39, 8 mar 2026 (CET) :@[[Utente:AssassinsCreed|AssassinsCreed]] scusa, dimenticavo il ping (sono solito rispondere nello stesso posto dove viene aperta la discussione, imho inutile frammentare con "re") [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 14:43, 8 mar 2026 (CET) == [[Enrico Trantino]] == Ciao, non si capisce cosa sia la fonte. Addirittura c'è un riferimento al 20 marzo, cioè il futuro. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 20:00, 19 mar 2026 (CET) :Ciao, è un evento della città metropolitana che si svolge oggi e domani (per questo il “futuro”) [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 21:06, 19 mar 2026 (CET) ::https://web.cittametropolitana.ct.it/cittainclusione/workshop/ (pagina web dell’evento) [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 21:09, 19 mar 2026 (CET) :::Non pare che si capisca se quella frase è di Trantino o qualcun altro, né se provenga da un'intervista, un comizio o non si sa che. Nella pagina che hai linkato tu, neanche appare. È necessario poter verificare. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:16, 19 mar 2026 (CET) ::::Non so se si trova una qualche video intervista online mentre lo dice. Nel libretto che davano al workshop viene riportata. [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 21:34, 19 mar 2026 (CET) :::::OK, cominciamo a ragionare. Dunque la fonte è il libretto, il quale è verosimilmente una fonte secondaria, cioè Trantino ha detto quella cosa da qualche altra parte: il libretto specifica la provenienza originale della dichiarazione? O almeno nel contesto della citazione stessa appare il nome di Trantino in modo che si capisca inequivocabilmente che sia una sua frase? Sennò pare uno slogan inventato da qualche creativo per l'occasione. Su Wikiquote, che è una raccolta di citazioni, si deve stare molto attenti a questi dettagli fondamentali. [[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:44, 19 mar 2026 (CET) ::::::Il flyer purtroppo non specifica nessuna provenienza ma si capisce chiaramente la paternalità dell’affermazione [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 09:35, 20 mar 2026 (CET) Ciao, che significato ha [[speciale:diff/1426876|aggiungere un collegamento a YouTube come testo nascosto]]? In ogni caso, non è il modo corretto di fare le cose. Saluti, --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 13:37, 19 set 2026 (CEST) :ciao @[[Utente:Udiki|Udiki]], il testo nascosto era un semplice commento, previsto dalle funzionalità di mediawiki. l'avevo inserito temporaneamente nelle note perché e lì che poi comparirà una volta inserito correttamente. stavo seguendo quell'evento e non avevo il tempo di inserire tutto correttamente, ma avendo recuperato la diretta l'ho annotata così da poterla inserire come fonte. [[Utente:GiovanniPen|GiovanniPen]] ([[Discussioni utente:GiovanniPen|scrivimi]]) 08:45, 21 set 2026 (CEST) 0eqwaflvys2uvdab38at2rvvr1pjizs South Park (prima stagione) 0 122885 1427030 1423111 2026-09-21T09:36:01Z ~2026-51031-23 108452 1427030 wikitext text/x-wiki {{torna a|South Park}} {{TOCright}} '''''[[South Park]]''''', prima stagione. ==Episodio 1, ''Cartman si becca una sonda anale''== *'''Chef''': Stanotte avete visto il disco volante degli alieni?<br />'''Kyle''': Sì, il cicciabomba l'ha visto!<br />'''Cartman''': No, era solo un sogno! E non sono un cicciabomba, sono robusto! *'''Cartman''': Mamma, Kitty fa la minchiola!<br />'''Liane Cartman''': Allora mi sa che un certo micio-micio stanotte dormirà con mammina!<br />'''Cartman''': Eh? ==Episodio 4, ''Gay è bello''== *Il tuo cane è come [[Boy George]]! È un omosessuale-finocchio-checca. [...] Il cane di Stan è finocchio! Il cane di Stan è finocchio! ('''Eric Cartman''') *Giocare una partita di [[football americano|football]] è come fare una corte spietata a una bellissima donna. Non puoi fare sempre touch-down, ma quando ci riesci dai un senso a tutta quella terribile faticaccia. ('''Chef''') *'''Jimbo''': Voglio ricordarti quanto sia importante questa partita per noi ex-alunni di South Park!<br />'''Chef''': Ex-alunni delle elementari?<br />'''Jimbo''': Molti di noi hanno fatto solo quelle. *{{NDR|Mentre espone la sua ricerca su [[Beverly Hills 90210]]}}<br />'''Cartman''': ...quindi è evidente che Brandon e Brenda non erano fratelli nella realtà, ma lo erano solo in televisione.<br />'''Signor Garrison''': Grazie per questa ricerca, Eric, ma il compito era sulle culture asiatiche. Devo darti un 4 ---. *'''Stan''': Signor Garrison, posso farle una domanda?<br />'''Signor Garrison''': Certamente Stan, di' pure.<br />'''Stan''': Cos'è un [[Gay|omosessuale]]?<br />'''Signor Garrison''': Oh, Stan, sei venuto proprio dalla persona giusta. Siediti. Stan, le persone gay... Beh, le persone gay sono confuse. Confuse fino in fondo al loro povero cuore delicato che non pompa sangue come il tuo e il mio, ma un liquido caramelloso che fluisce nelle loro piccole vene e si coagula nel loro cervello tacco a spillo che è la causa degli schemi svirgolati del loro comportamento infiocchettato. Sono stato chiaro?<br />'''Stan''': Credo...<br />'''Signor Garrison''': Bene, sono contento di questa chiacchierata. Ora va ad allenarti e stai attendo che non ti cada il sapone nella doccia. *{{NDR|Doppiaggio per Comedy Central}}<br />'''Stan''': Signor Garrison, posso farle una domanda?<br/>'''Signor Garrison''': Certamente Stan, di' pure.<br/>'''Stan''': Cos'è un omosessuale?<br/>'''Signor Garrison''': Oh, Stan, sei venuto proprio dalla persona giusta. Siediti. Stan, le persone gay... Beh, le persone gay sono diavoli. Diavoli che hanno dentro un cuore freddo e nero che non pompa sangue blu come il mio e il tuo ma uno sporco e vomitevole olio che attraversa le loro mele marce, arriva al loro cervello grande come un pisello, che diventa la causa del nazismo e di comportamenti violenti. Hai capito tutto?<br/>'''Stan''': Insomma...<br/>'''Signor Garrison''': Bene, sono contento di questa chiacchierata. Ora vai pure a giocare a football come un [[eterosessualità|eterosessuale]]. *Mia madre dice che gli omosessuali mangiano i bambini. ('''Eric Cartman''') *{{NDR|Durante il talk show "Gesù e gli amici"}}<br />'''Gesù''': Prossima chiamata, sei in onda.<br />'''Stan''': Ciao, Gesù. Io ho un cane ed è fino..checc... fro... insomma, è omosessuale.<br />'''Gesù''': Figlio mio, molti si chiedono qual è il mio parere sull'omosessualità. Quindi vorrei dire una volta per tutte la mia vera opinione. Vedete...<br />'''Annunciatore alla tv''': Termina qui per oggi "Gesù e gli amici", ora la "Cinecritica di Marty". *{{NDR|Tipico allenamento di football di Chef}}<br />Bene ragazzuoli, dobbiamo trattare meglio il pallone. Dovete imparare a tenerlo come terreste la vostra amata: delicatamente, ma con fermezza. Dovete essere teneri e premurosi, ma anche decisi e assolutamente implacabili. Oh, sì, è come essere perdutamente innamorati e fare l'amore con il pallone. Siate biricchini con il vostro pallone... mmmh, sculacciatelo con dolcezza, sculacciatelo... ('''Chef''') *'''Chef''': Che cos'hai Stan? Ti vedo un po' giù.<br />'''Stan''': Non mi posso concentrare perché il mio cane è una checca.<br />'''Chef''': Beh, lo sai come si dice: "a un cane gay di essere macho non chiederei".<br />'''Signor Garrison''': Smettila di riempirgli la testa con questa propaganda sull'amore ambiguo.<br />'''Chef''': Che cos'hai detto? Proprio tu che dovresti essere comprensivo!<br />'''Signor Garrison''': Che vuoi dire?<br />'''Chef''': Non sei forse gay?<br />'''Signor Garrison''': Cosa?! Di che diavolo stai parlando?! Io non sono affatto gay!<br />'''Chef''': Beh, ti comporti come se lo fossi.<br />'''Signor Garrison''': Mi comporto così per rimediare qualche pupa, deficiente. ==Episodio 5, ''Un elefante fa l'amore con una maiala''== *{{NDR|Guardando l'Elefante di Kyle che fa sesso con la maialina di Cartman}} Wow, ora ho capito come si sono sentite quelle ragazze bianche! ('''Chef''') ==Episodio 6, ''Una questione di morte o di morte''== *{{NDR|Alla festa di compleanno del Nonno di Stan}}<br />'''Randy''': Che si prova ad avere [[centoduenne|centodue anni]], paparino?<br />'''Nonno Marvin''': Uccidimi.<br />'''Sharon''': Esprimi un desiderio, nonno.<br />'''Nonno Marvin''': Vorrei essere morto.<br />'''Randy''': Eheheh, molto spiritoso il nonnetto!<br />'''Nonno Marvin''': Non sono spiritoso. Ammazzatemi. Lo farei da solo, ma sono troppo vecchio. *'''Nonno Marvin''': Ti piacerebbe guadagnare un dollaro, Billy?<br />'''Stan''': Non mi chiamo Billy, nonno. Mi chiamo Stan.<br />'''Nonno Marvin''': Dannazione Billy, lo vuoi un dollaro o no?<br />'''Stan''': Regolare.<br />'''Nonno Marvin''': Ok, devi fare soltanto una cosa per me.<br />'''Stan''': Io non ti ammazzo, nonno.<br />'''Nonno Marvin''': Perché no?!<br />'''Stan''': Perché dopo mamma mi sgrida!<br />'''Nonno Marvin''': Io ho ammazzato mio nonno quando avevo la tua età!<br />'''Stan''': Lasciami in pace, nonno!<br />'''Nonno Marvin''': Oh, a che punto è arrivata la gioventù, i ragazzi non vogliono ammazzare neanche i propri nonni! *{{NDR|A proposito di Trombino e Pompadour}}<br>'''Liane''': Questo show è un po' birichino e potrebbe farti parlare come un piccolo sporcaccione.<br />'''Cartman''': Sono un mucchio di ''cazzate''! *'''Nonno Marvin''': Ammazzami, dannazione!<br />'''Stan''': No, non posso ucciderti.<br />'''Nonno Marvin''': Allora fallo fare ad uno dei tuoi amichetti. Tu puoi uccidermi, vero?<br />'''Cartman''': Non ucciderei mai nessuno. A meno che mi faccia rodere.<br />'''Nonno Marvin''': Ah, è così, eh? Bene, allora ascolta salsiccia lardosa: tua madre è appena stata qui e io me la sono goduta in formato gigante!<br />'''Cartman''': Cosa?!<br />'''Nonno Marvin''': Proprio così. <br />'''Stan''': Nonno!<br />'''Nonno Marvin''': E poi ho rispolverato lo scheletro della tua bisnonna ho ricordato i tempi d'oro.<br />'''Cartman''': Ehi!<br />'''Nonno Marvin''': Che bella chiappona la tua bisnonna.<br />'''Cartman''': Ehi, pezzo di muffa, ti ammazzo!<br />'''Nonno Marvin''': L'idea è questa, obeso.<br />'''Stan''': Dai, ti solo provocando.<br />'''Cartman''': Non parlare così di mia madre!<br />'''Stan''': Guardiamo Trombino e Pompadur in cucina.<br />'''Nonno Marvin''': Ti ho detto di quella volta che mi sono sgufiato tuo padre, bombolo?!. *{{NDR|Stan chiama in diretta durante il talk show "Gesù e gli amici"}}<br />'''Stan''': Senti Gesù, secondo te è giusto ammazzare qualcuno se te lo chiede? Perché è molto sofferente. Tipo suicidio assistito. È giusto?<br />'''Gesù''': Figliolo... non tocco l'argomento neanche con un palo di venti metri. *'''Stan''': Se i genitori passassero molto meno tempo a preoccuparsi di quello che i figli vedono in [[tv]] e molto più tempo a preoccuparsi di ciò che gli succede il mondo sarebbe un posto molto molto migliore, però, eh.<br />'''Kyle''': Sì, credo che si sentano offesi dalla tv perché la considerano una babysitter e l'unico [[educazione|educatore]] dei figli. ==Episodio 9, ''Donato l'allupato''== *Ricorda: non esistono domande stupide, ma persone stupide. ('''Signor Garrison''') *'''Alphonse Mephesto''': Guarda qui nel microscopio, dimmi che cosa vedi.<br/>[...]<br/>'''Chef''': Beh, non sono un biologo, ma direi che assomiglia al DNA di un tacchino. ==Episodio 11, ''Tom il bello''== *Mia nonna era olandese-irlandese e mio nonno era lesbica. Quindi sono lesbica per un quarto. ('''Cartman''') *E' da 3 ore che lecco il pavimento e non mi sento lesbico nemmeno per un cazzo! ('''Cartman''') ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Episodi di South Park (prima stagione)}} {{South Park}} {{DEFAULTSORT:South Park, 01}} [[Categoria:Stagioni di South Park]] dz52aqn8n4450ns9oe1262iuulhyhfq Meticcio 0 132342 1427019 843381 2026-09-21T07:56:23Z Spinoziano 2297 +1 1427019 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} * '''[[Meticcio (umano)|Meticcio]]''', individuo nato dall'incrocio di due razze diverse * '''[[Métis|Meticcio]]''', gruppo etnico dei popoli indigeni canadesi * '''[[Cane meticcio|Meticcio]]''', cane frutto di un incrocio di razze canine diverse * '''[[Gatto meticcio|Meticcio]]''', razza impura del comune gatto domestico * '''''[[Meticcio (film)|Meticcio]]''''', film del 1993 diretto da [[Mathieu Kassovitz]] m42rnqfov85rmy1c46s2vl1ht846unt Template:Lingue/Dati 10 148341 1427016 1426943 2026-09-20T21:58:48Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1427016 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 70828 |lingua2 = it |voci2 = 55950 |lingua3 = pl |voci3 = 31881 |lingua4 = ru |voci4 = 18068 |lingua5 = cs |voci5 = 16514 |lingua6 = et |voci6 = 13701 |lingua7 = uk |voci7 = 12450 |lingua8 = pt |voci8 = 12084 }} ood2vgu28mph84cs5pwdenv9heg0uqc Ernesto Masi 0 153805 1426982 1426909 2026-09-20T13:09:59Z Gaux 18878 /* Citazioni di Ernesto Masi */ altra su Luisa di Savoia 1426982 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}!<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, pp. 243-244.</ref> *{{NDR|Luisa di Savoia}}[...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, p. 244.</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] likwmw2aqn56ku9mqot3jlt8yptk5c2 1426983 1426982 2026-09-20T13:10:32Z Gaux 18878 /* Citazioni di Ernesto Masi */ typo 1426983 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}!<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, pp. 243-244.</ref> *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, p. 244.</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] bpv5xxcgm1yb1l5csbtxo6dsh0ycscd 1426987 1426983 2026-09-20T13:20:52Z Gaux 18878 /* Citazioni di Ernesto Masi */ Luisa (Luigia): bellissima del volto e della persona 1426987 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}!<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, pp. 243-244.</ref> *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, p. 244.</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il Brantôme. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il Sainte-Beuve creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita.<ref>Da ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894, p. 254.</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 4oskgxsjne0gwdrwmrtj2ejvjk3a0wp 1426988 1426987 2026-09-20T13:28:11Z Gaux 18878 nuova sezione 1426988 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il Brantôme. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il Sainte-Beuve creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, [https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] djiemqrr5ljkd0q74nkjd5z9maj1ul4 1426989 1426988 2026-09-20T13:33:56Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ wlink Charles Augustin de Sainte-Beuve 1426989 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il Brantôme. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, [https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] odpi6p83plo9pcdz8paqoqapb0nm3vy 1426990 1426989 2026-09-20T13:35:20Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ Pierre de Bourdeille 1426990 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, [https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] bw1t0hbqeon7fxvul9gi2tqhr9v4ema Cena con delitto - Knives Out 0 171265 1427013 1302410 2026-09-20T19:35:07Z ~2026-50801-19 108449 /* Dialoghi */ 1427013 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Cena con delitto - Knives Out |titoloalfabetico= Cena con delitto - Knives Out |immagine= KnivesOutLogo.png |anno = 2019 |genere= giallo, commedia, thriller |regista= [[Rian Johnson]] |soggetto= [[Rian Johnson]] |attori= *[[Daniel Craig]]: Benoît Blanc *[[Chris Evans]]: Hugh Ranfield Drysdale *[[Ana de Armas]]: Marta Cabrera *[[Jamie Lee Curtis]]: Linda Drysdale *[[Michael Shannon]]: Walter "Walt" Thrombey *[[Don Johnson]]: Richard Drysdale *[[Toni Collette]]: Joni Thrombey *[[Lakeith Stanfield]]: tenente Elliot *[[Katherine Langford]]: Meg Thrombey *[[Jaeden Martell]]: Jacob Thrombey *[[Frank Oz]]: Alan Stevens *[[Riki Lindhome]]: Donna Thrombey *[[Edi Patterson]]: Fran *[[Noah Segan]]: agente Wagner *[[K Callan]]: Wanetta "Nana" Thrombey *[[Christopher Plummer]]: Harlan Thrombey *[[M. Emmet Walsh]]: sig. Proofroc *[[Marlene Forte]]: madre di Marta |doppiatori italiani = *[[Francesco Prando]]: Benoît Blanc *[[Marco Vivio]]: Hugh Ranfield Drysdale *[[Joy Saltarelli]]: Marta Cabrera *[[Angiola Baggi]]: Linda Drysdale *[[Pino Insegno]]: Walter "Walt" Thrombey *[[Alessio Cigliano]]: Richard Drysdale *[[Claudia Catani]]: Joni Thrombey *[[Andrea Mete]]: tenente Elliot *[[Emanuela Ionica]]: Meg Thrombey *[[Alex Polidori]]: Jacob Thrombey *[[Gianni Giuliano]]: Alan Stevens *[[Domitilla D'Amico]]: Donna Thrombey *[[Anna Cugini]]: Fran *[[Simone Crisari]]: agente Wagner *[[Graziella Polesinanti]]: Wanetta "Nana" Thrombey *[[Dario Penne]]: Harlan Thrombey *[[Franco Zucca]]: sig. Proofroc *[[Laura Romano]]: madre di Marta }} '''''Cena con delitto - Knives Out''''' (''Knives Out'') film del 2019, con [[Daniel Craig]], [[Chris Evans]] e [[Christopher Plummer]], regia di [[Rian Johnson]]. ==Frasi== *La mia presenza qui sarà ornamentale. Troverete in me un rispettoso, silente, passivo osservatore della verità.('''Benoît''') *Ma guarda, questa sembra la casa del Cluedo. ('''Tenente Elliot''') *Una prova fisica può raccontare una storia chiara con lingua biforcuta. E come si è visto stamattina, tutti sanno mentire. ('''Benoît''') *Io non ho paura della morte. Ma Dio Santo, vorrei sistemare un po' di questa roba prima di andare. Chiudere il libro con uno svolazzo. ('''Harlan''') *Bada bene, nonno! ('''Hugh''') *Un caso strano sin dall'inizio, un caso con un buco lì nel mezzo... una ciambella. ('''Benoît''') *Lei spara cazzate. Non mi fido di uno vestito di tweed. ('''Richard''') *Perché il dolore è la provvidenza della giovinezza? Non lo so. Però immagino che l'età intensifichi tutti i sentimenti. Incluso il dolore. ('''Benoît''') *Oddio, ho l'adrenalina a mille, come se avessi ingoiato delle api. ('''Marta''') *Fuori! È stato il più stupido inseguimento di tutti i tempi. ('''Tenente Elliot''') *La risposta non è così semplice. Adesso, con la... la totale soluzione nel mio campo visivo, l'arco di questo caso è una tragedia degli errori... Marta, non sarà facile per lei ascoltare... ma qui c'è almeno una persona veramente colpevole dietro a tutto questo. Colpevole nel senso di persona che ha agito con malizia e ha commesso un orrendo crimine con uno scopo egoista. ('''Benoit''') *Oh, piantala! Perché non mi lasci in pace? Chiudi quella boccaccia da bifolco! Sembra di sentire il gallo dei Looney Tunes! ('''Hugh''') ==Dialoghi== * '''Richard''': Ok... e lui chi cazzo è?<br/>'''Tenente Elliott''': Lui è Benoit Blanc.<br/>'''Richard''': Benoit Blanc?<br/>'''Tenente Elliott''': Si, il signor Blanc è un investigatore privato di grande fama. * '''Benoît''': ... e Richard ha forse un'amante?<br/>'''Marta''': Richard? Un'amante? ('''Nega con la testa''')<br/>'''Benoît''': Si, un si o un no è sufficiente.<br/>('''Marta vomita per aver mentito''') Oh mia cara mi dispiace, credevo parlasse metaforicamente. *'''Benoît''': C'è qualcosa che bolle dentro questa pentola. Io lo so e penso che lo sappia anche lei.<br/>'''Marta''': Quindi continuerà a scavare.<br/>'''Benoît''': I detective di Harlan, quelli scavano. Loro rovistano, frugano, sono porci da tartufo. Io, invece, anticipo l'epilogo dell'arcobaleno della gravità.<br/>'''Marta''': Arcobaleno della gravità? <br/>'''Benoît''': È un romanzo. <br/>'''Marta''': Si, lo so. Non l'ho mai letto, però. <br/>'''Benoît''': Nemmeno io. Nessuno l'ha mai letto, ma il titolo mi piace. Descrive la parabola di un missile determinata dalle leggi della natura e voilà: il mio metodo. Io osservo solo i fatti, senza pregiudizi di testa o di cuore. Io stabilisco l'arco che si piega sereno verso l'epilogo e la verità cade ai miei piedi. * '''Benoît''': Signore e signori, devo chiedervi di restare tutti qui sul posto finché le indagini non verranno concluse.<br/>'''Joni''': Posso chiedere perché? È cambiato qualcosa?<br/>'''Benoît''': No.<br/>'''Joni''': No, non è cambiato o no, non lo dirà? * '''Agente Elliot''': Ehi Bennie, gli vuoi fare tu qualche domanda?<br/>'''Hugh''': Va bene, che succede? Cosa volete?<br/>'''Benoît''': Signor Drysdale...<br/>'''Hugh''': CSI o KFC? * '''Hugh''': Marta, io so tre cose. La prima: so che non si può essere suicidato.<br/>'''Marta''': Perché pensi questo?<br/>'''Hugh''': Non lo penso. Io lo so. Perché conoscevo mio nonno. Forse io e te siamo gli unici che lo conoscevano, quindi non dirmi cazzate perché, seconda cosa, io so che se menti tu vomiti. Lo so da quando abbiamo giocato a quel gioco di Mafia. E, terza cosa, so che hai appena mangiato un bel piatto di fagioli e salsiccia... perciò guardami negli occhi e dimmi cos'è veramente successo a mio nonno.<br/>'''Marta''': Sei uno stronzo. *'''Marta''': Oh, Dio. Lei è un po' scarso come detective, non crede?<br>'''Benoît''': Be', ad essere onesti... anche lei è un po' scarsa come omicida. * '''Benoît''': Scusate un momento! Non siete stati affatto buoni con lei! L'avete trattata tutti come una merda per rubarle quella fortuna che avete perso e che lei, invece, merita. Siete un branco di avvoltoi davanti a un banchetto! Coltelli in mano e becchi insanguinati per... Nessuno vi salverà. Stavolta no. * '''Marta''': Io l'ho detto a Renson, Renson lo ha detto a lei e ora glielo dico io anche. È chiaro, è indubbiamente un fatto che io abbia ucciso Harlan.<br/>'''Benoît''': Si, lei lo ha detto, lui lo ha detto, tutti lo hanno detto, ma ma... In macchina prima le ho detto del buco nella ciambella... e quello che lei e Harlan avete fatto in quella notte fatale sembra, al primo sguardo, riempire quel buco alla perfezione. Un buco da ciambella nel buco della ciambella. Ma dobbiamo osservare più da vicino... e quando osserviamo vediamo che il buco da ciambella ha a sua volta un buco al centro. E non è un buco da ciambella, ma una ciambella più piccola con un suo proprio buco e la nostra ciambella non si è riempita affatto. *'''Marta''': Questa famiglia... Dovrei dare una mano, vero?<br>'''Benoît''': Lei sa bene come la penso. Ma ho il presentimento che seguirà il suo cuore. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] [[Categoria:Film gialli]] [[Categoria:Film thriller]] nknbk5y6odagwl838rro9bp711si8bg 1427014 1427013 2026-09-20T21:03:22Z Udiki 86035 Annullo vandalismo del 2023 e correggo l'ortografia dell'avverbio "sì" 1427014 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Cena con delitto - Knives Out |titoloalfabetico= Cena con delitto - Knives Out |immagine= KnivesOutLogo.png |anno = 2019 |genere= giallo, commedia, thriller |regista= [[Rian Johnson]] |soggetto= [[Rian Johnson]] |attori= *[[Daniel Craig]]: Benoît Blanc *[[Chris Evans]]: Hugh Ranfield Drysdale *[[Ana de Armas]]: Marta Cabrera *[[Jamie Lee Curtis]]: Linda Drysdale *[[Michael Shannon]]: Walter "Walt" Thrombey *[[Don Johnson]]: Richard Drysdale *[[Toni Collette]]: Joni Thrombey *[[Lakeith Stanfield]]: tenente Elliot *[[Katherine Langford]]: Meg Thrombey *[[Jaeden Martell]]: Jacob Thrombey *[[Frank Oz]]: Alan Stevens *[[Riki Lindhome]]: Donna Thrombey *[[Edi Patterson]]: Fran *[[Noah Segan]]: agente Wagner *[[K Callan]]: Wanetta "Nana" Thrombey *[[Christopher Plummer]]: Harlan Thrombey *[[M. Emmet Walsh]]: sig. Proofroc *[[Marlene Forte]]: madre di Marta |doppiatori italiani = *[[Francesco Prando]]: Benoît Blanc *[[Marco Vivio]]: Hugh Ranfield Drysdale *[[Joy Saltarelli]]: Marta Cabrera *[[Angiola Baggi]]: Linda Drysdale *[[Pino Insegno]]: Walter "Walt" Thrombey *[[Alessio Cigliano]]: Richard Drysdale *[[Claudia Catani]]: Joni Thrombey *[[Andrea Mete]]: tenente Elliot *[[Emanuela Ionica]]: Meg Thrombey *[[Alex Polidori]]: Jacob Thrombey *[[Gianni Giuliano]]: Alan Stevens *[[Domitilla D'Amico]]: Donna Thrombey *[[Anna Cugini]]: Fran *[[Simone Crisari]]: agente Wagner *[[Graziella Polesinanti]]: Wanetta "Nana" Thrombey *[[Dario Penne]]: Harlan Thrombey *[[Franco Zucca]]: sig. Proofroc *[[Laura Romano]]: madre di Marta }} '''''Cena con delitto - Knives Out''''' (''Knives Out'') film del 2019, con [[Daniel Craig]], [[Chris Evans]] e [[Christopher Plummer]], regia di [[Rian Johnson]]. ==Frasi== *La mia presenza qui sarà ornamentale. Troverete in me un rispettoso, silente, passivo osservatore della verità.('''Benoît''') *Ma guarda, questa sembra la casa del Cluedo. ('''Tenente Elliot''') *Una prova fisica può raccontare una storia chiara con lingua biforcuta. E come si è visto stamattina, tutti sanno mentire. ('''Benoît''') *Io non ho paura della morte. Ma Dio Santo, vorrei sistemare un po' di questa roba prima di andare. Chiudere il libro con uno svolazzo. ('''Harlan''') *Bada bene, nonno! ('''Hugh''') *Un caso strano sin dall'inizio, un caso con un buco lì nel mezzo... una ciambella. ('''Benoît''') *Lei spara cazzate. Non mi fido di uno vestito di tweed. ('''Richard''') *Perché il dolore è la provvidenza della giovinezza? Non lo so. Però immagino che l'età intensifichi tutti i sentimenti. Incluso il dolore. ('''Benoît''') *Oddio, ho l'adrenalina a mille, come se avessi ingoiato delle api. ('''Marta''') *Fuori! È stato il più stupido inseguimento di tutti i tempi. ('''Tenente Elliot''') *La risposta non è così semplice. Adesso, con la... la totale soluzione nel mio campo visivo, l'arco di questo caso è una tragedia degli errori... Marta, non sarà facile per lei ascoltare... ma qui c'è almeno una persona veramente colpevole dietro a tutto questo. Colpevole nel senso di persona che ha agito con malizia e ha commesso un orrendo crimine con uno scopo egoista. ('''Benoit''') *Oh, piantala! Perché non mi lasci in pace? Chiudi quella boccaccia da bifolco! Sembra di sentire il gallo dei Looney Tunes! ('''Hugh''') ==Dialoghi== * '''Richard''': Ok... e lui chi cazzo è?<br/>'''Tenente Elliott''': Lui è Benoit Blanc.<br/>'''Richard''': Benoit Blanc?<br/>'''Tenente Elliott''': Sì, il signor Blanc è un investigatore privato di grande fama. * '''Benoît''': ... e Richard ha forse un'amante?<br/>'''Marta''': Richard? Un'amante? ('''Nega con la testa''')<br/>'''Benoît''': Sì, un sì o un no è sufficiente.<br/>('''Marta vomita per aver mentito''') Oh mia cara mi dispiace, credevo parlasse metaforicamente. *'''Benoît''': C'è qualcosa che bolle dentro questa pentola. Io lo so e penso che lo sappia anche lei.<br/>'''Marta''': Quindi continuerà a scavare.<br/>'''Benoît''': I detective di Harlan, quelli scavano. Loro rovistano, frugano, sono porci da tartufo. Io, invece, anticipo l'epilogo dell'arcobaleno della gravità.<br/>'''Marta''': Arcobaleno della gravità? <br/>'''Benoît''': È un romanzo. <br/>'''Marta''': Sì, lo so. Non l'ho mai letto, però. <br/>'''Benoît''': Nemmeno io. Nessuno l'ha mai letto, ma il titolo mi piace. Descrive la parabola di un missile determinata dalle leggi della natura e voilà: il mio metodo. Io osservo solo i fatti, senza pregiudizi di testa o di cuore. Io stabilisco l'arco che si piega sereno verso l'epilogo e la verità cade ai miei piedi. * '''Benoît''': Signore e signori, devo chiedervi di restare tutti qui sul posto finché le indagini non verranno concluse.<br/>'''Joni''': Posso chiedere perché? È cambiato qualcosa?<br/>'''Benoît''': No.<br/>'''Joni''': No, non è cambiato o no, non lo dirà? * '''Agente Elliot''': Ehi Bennie, gli vuoi fare tu qualche domanda?<br/>'''Hugh''': Va bene, che succede? Cosa volete?<br/>'''Benoît''': Signor Drysdale...<br/>'''Hugh''': CSI o KFC? * '''Hugh''': Marta, io so tre cose. La prima: so che non si può essere suicidato.<br/>'''Marta''': Perché pensi questo?<br/>'''Hugh''': Non lo penso. Io lo so. Perché conoscevo mio nonno. Forse io e te siamo gli unici che lo conoscevano, quindi non dirmi cazzate perché, seconda cosa, io so che se menti tu vomiti. Lo so da quando abbiamo giocato a quel gioco di Mafia. E, terza cosa, so che hai appena mangiato un bel piatto di fagioli e salsiccia... perciò guardami negli occhi e dimmi cos'è veramente successo a mio nonno.<br/>'''Marta''': Sei uno stronzo. *'''Marta''': Oh, Dio. Lei è un po' scarso come detective, non crede?<br>'''Benoît''': Be', ad essere onesti... anche lei è un po' scarsa come omicida. * '''Benoît''': Scusate un momento! Non siete stati affatto buoni con lei! L'avete trattata tutti come una merda per rubarle quella fortuna che avete perso e che lei, invece, merita. Siete un branco di avvoltoi davanti a un banchetto! Coltelli in mano e becchi insanguinati per... Nessuno vi salverà. Stavolta no. La signora Cabrera ha deciso, definitivamente, di non rinunciare all'eredità. <br/>'''Walt''': Cosa?<br/>'''Marta''': Cosa?<br/>'''Benoît''': Oltre a ciò vedrò di adoperarmi personalmente con le autorità locali perché la modalità del decesso nel caso di Harlan Trombey sia archiviata come suicidio! Il caso è chiuso! * '''Marta''': Io l'ho detto a Renson, Renson lo ha detto a lei e ora glielo dico io anche. È chiaro, è indubbiamente un fatto che io abbia ucciso Harlan.<br/>'''Benoît''': Sì, lei lo ha detto, lui lo ha detto, tutti lo hanno detto, ma ma... In macchina prima le ho detto del buco nella ciambella... e quello che lei e Harlan avete fatto in quella notte fatale sembra, al primo sguardo, riempire quel buco alla perfezione. Un buco da ciambella nel buco della ciambella. Ma dobbiamo osservare più da vicino... e quando osserviamo vediamo che il buco da ciambella ha a sua volta un buco al centro. E non è un buco da ciambella, ma una ciambella più piccola con un suo proprio buco e la nostra ciambella non si è riempita affatto. *'''Marta''': Questa famiglia... Dovrei dare una mano, vero?<br>'''Benoît''': Lei sa bene come la penso. Ma ho il presentimento che seguirà il suo cuore. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film commedia]] [[Categoria:Film gialli]] [[Categoria:Film thriller]] ev0pl7alzuk6izi6cn2jf5rhxgm0mg5 Meticcio (umano) 0 198784 1427026 1407183 2026-09-21T08:27:51Z Spinoziano 2297 typo, + voce correl. 1427026 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Mestiso 1770.jpg|thumb|Dipinto di Cristóbal Lozano, ''Español, Yndia serrana o cafeyada. Produce mestiso'']] Citazioni sui '''meticci'''. *{{NDR|[[Maria]]}} Ha voluto essere meticcia, si è mescolata ma non solo con Juan Diego, è diventata meticcia per essere madre di tutti, si è meticciata con l'umanità. Perché lo ha fatto? Perché lei ha "meticciato" Dio e questo è il grande mistero: Maria madre meticcia, che ha fatto Dio, vero Dio e vero uomo, in suo Figlio Gesù. ([[Papa Francesco]]) *Il [[razzismo]] ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue ([[Giorgio Almirante]]) *In Europa la popolazione diminuisce, si apre la porta all'immigrazione incontrollata e si diventa tutti meticci. ([[Marcello Pera]]) *L'[[apartheid]], impropriamente definita da P.W. Botha, un tempo presidente del Sudafrica, come un "rapporto di buon vicinato", ha sistematicamente spogliato i meticci, gli indiani, e specialmente i neri dei loro sacrosanti diritti, negando loro lo stato di uomini. ([[Desmond Tutu]]) *La [[globalizzazione]], a suo modo, rende un po' più meticce tutte le culture. Ma non dobbiamo dimenticare che, nell'età della globalizzazione, le identità (nazionali, religiose, culturali) riprendono coscienza di sé. ([[Andrea Riccardi]]) *La Group Areas Act era il fondamento dell'apartheid residenziale. Secondo le sue norme, ogni gruppo razziale poteva possedere terreni, occupare immobili, e stabilire commerci solo nelle aree a esso destinate. Dal momento della sua approvazione gli indiani poterono vivere esclusivamente nelle aree indiane, gli africani in quelle africane, e i meticci in quelle per meticci. ([[Nelson Mandela]]) *La premessa dell'apartheid era che i bianchi fossero superiori agli africani, ai meticci, agli indiani, e la sua funzione era quella di stabilire per sempre la supremazia bianca. ([[Nelson Mandela]]) *[[Lampedusa]] in sé era stata una delusione, ma era stata anche una conferma. Non c'erano gli immigrati per strada, non c'erano i ghetti. Non era l'isola meticcia che mi aspettavo. ([[Stefano Liberti]]) *Nessun popolo europeo è meticcio quanto gli italiani, frutto di infinite fusioni che lasciano traccia in ogni manifestazione culturale. E ogni tentativo di costruire, retrospettivamente, una purezza anche in ambiti più ristretti è destinato a scadere nel ridicolo. ([[Tomaso Montanari]]) *Per la comprensione tra i popoli, le creazioni meticce di individui e gruppi di confine valgono più di tanti programmi scolastici e di tanti convegni sull'universalismo. ([[Sergio Lanza]]) *Quando ero piccolo non c’era solo il fastidio di essere considerato una curiosità del quartiere, dai compagni di scuola e dai loro genitori. Mi facevano strane domande: non mi chiedevano soltanto da dove venivo, ma anche da dove venivo in realtà e come ci si sentiva a essere meticcio. ([[Hanif Kureishi]]) *Sa che cosa sto aspettando? Che arrivino i nuovi scrittori figli di immigrati, che arrivino e ci raccontino la nuova Spagna meticcia. Chissà come sarà il romanzo di una giovane spagnola nata in una famiglia musulmana tradizionale. ([[Antonio Muñoz Molina]]) *Sotto el Po ghe xè i napo'etani. Più sotto ancora dei napo'etani ghe xè i mori: neri, arabi, meticci... Tutti mori. ([[Gian Antonio Stella]]) *Tutti fingono di essere bianchi e puri, ma la storia dimostra che siamo meticci. ([[Efraim Medina Reyes]]) ==Voci correlate== *[[Bianco (antropologia)]] *[[Bianco e nero (antropologia)]] *[[Nero (antropologia)]] *[[Métis]] ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=sul|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Antropologia sociale]] iwp5ely92x2ipctpb866xdhw7r8mn4j Angelo Duro 0 217839 1426981 1368231 2026-09-20T12:37:44Z Udiki 86035 1426981 wikitext text/x-wiki [[File:Angelo Duro 2022 BlogSicilia.png|miniatura|Angelo Duro nel 2022]] '''Angelo Duro''' (1982 – vivente), comico, personaggio televisivo e attore italiano. ==Citazioni di Angelo Duro== {{cronologico}} *I [[Simpatia|simpatici]] sono dei grandissimi stronzi che ancora non hanno fatto coming out.<ref name="Franco">Dall'intervista di Renato Franco, ''[https://www.corriere.it/cronache/i-miti-dei-giovani/24_febbraio_06/angelo-duro-amo-essere-antipatico-buonisti-mi-aiutano-vendere-piu-biglietti-aa631e58-c45d-11ee-93f1-a16183fd09f8.shtml Angelo Duro: «Amo essere antipatico. E i buonisti mi aiutano a vendere più biglietti»]'', ''corriere.it'', 6 febbraio 2024.</ref> *Con il passare degli anni, ho conosciuto meglio mio padre. E mi sembrava una persona a posto, e non quel mostro dipinto da mia madre. Mio padre era una persona buona. Le donne le trattava con dolcezza. Faceva un sacco di regali alla sua segretaria. Alla moglie di un suo amico. Comprava sempre fiori. E gioielli. Era un uomo generoso.<ref name="Franco"/> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Duro, Angelo}} [[Categoria:Attori italiani]] [[Categoria:Comici italiani]] [[Categoria:Personaggi televisivi italiani]] kb7xax1ai5ci2sy8h7mcyea0j2c7gsc Linus Riley 0 218626 1427003 1373825 2026-09-20T14:42:05Z Skerpsov 104957 1427003 wikitext text/x-wiki {{Personaggio |nocat=nocat <!-- disabilito la categorizzazione automatica --> |universo=Scream |immagine=David Arquette 2010.jpg |didascalia= |nome=Linus |cognome=Riley |alfabetico= |attore=[[David Arquette]] |attore nota= |doppiatore italiano=[[Oreste Baldini]] |prima apparizione=''[[Scream]]'' <small>(1996)</small> |ultima apparizione=''[[Scream (film 2026)|Scream 7]]'' <small>(2026)</small> }} '''Linus Riley''', personaggio della serie ''Scream'' creato da [[Wes Craven]] e [[Kevin Williamson]]. ==Citazioni== {{cronologico}} ===''[[Scream]]''=== *{{NDR|Su [[Sidney Prescott]]}} È più forte di quel che sembra. *La mamma che ti ha detto? Che sul lavoro devi trattarmi come un uomo di legge. *Il mio aspetto è giovane, ma i miei muscoli contribuiscono a farmi prendere sul serio come agente di polizia. *Ehi Sid, se facessero un film su di te, chi farebbe la tua parte? [...] Io direi [[Meg Ryan]] da giovane secondo me. *Sei minorenne, figliolo! Scherzavo, passa una bella serata! Vacci piano però... *Sa che costellazione è quella? {{NDR|«No. Qual è?»}} Ehm, veramente speravo me lo dicesse lei. ===''[[Scream 2]]''=== *Se c'è un pazzo squilibrato che cerca di seguire le orme di Billy Loomis, potrebbe trattarsi di qualcuno che già conosci: una donna, un amico, gente che fa parte della tua vita. È una cosa che li eccita. *Io non giustifico la violenza, però forse te lo sei meritato. *{{NDR|A [[Gale Weathers]]}} Quello che credo è che sei ambiziosa e affamata di denaro e, perdonami se te lo dico, una mediocre scrittrice con una gelida cella frigorifera al posto del cuore. Oh, senza offesa, s'intende. *Hai mai pensato che la mia "ottusa inesperienza" potrebbe essere una specie di strategia che uso per diminuire le aspettative della gente così da aumentare la mia capacità di agire in maniera efficace in una data situazione? ===''[[Scream 3]]''=== *Be', che bella sorpresa. Ci scappa il morto e Gale arriva di corsa. *Se tu non fossi sempre così ubriaca di pretese, saresti in grado di apprezzare la positività e l'equilibrio emotivo che posso dare a una donna. *Randy ha detto che il killer è sempre sovrumano. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Dewey Riley|w_site=en}} {{Scream}} [[Categoria:Personaggi cinematografici]] mj8jfsvonpcfxxf5aw5r6wpfvl2i2bc Wikiquote:SheSaid 2026 4 226621 1427022 1426885 2026-09-21T08:04:15Z IppolitoN 23099 /* Partecipanti */ 1427022 wikitext text/x-wiki [[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]] <div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;"> <br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce! </div> [[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]] La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''. A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia. == Partecipanti== # --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST) # --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST) # -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST) # --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST) # --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST) # --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST) == Voci scritte == === Nuove === {{div col | 3}} # [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}} # [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}} # [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}} # [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}} # [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}} # [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}} # [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}} # [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}} # [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}} # [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}} # [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}} # [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}} # [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}} # [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}} # [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}} # [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura]] {{fatto|Superchilum}} # [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}} {{div col end}} === Migliorate === {{div col}} # [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni # [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni # [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub # [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub # [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione # [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub # [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub {{div col end}} == Risultati == TBD == Risorse == * [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube * [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women) * [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons) == Edizioni precedenti == * [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]] ==Altri progetti== * [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta] == Dashboard == * [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività == Rassegna stampa == * [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023. * [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023. * [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne. [[Categoria:Campagna SheSaid]] pm3bfbu262sb6pkn9xb8uzb60eit11m 1427023 1427022 2026-09-21T08:06:14Z IppolitoN 23099 /* Nuove */ 1427023 wikitext text/x-wiki [[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]] <div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;"> <br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce! </div> [[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]] La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''. A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia. == Partecipanti== # --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST) # --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST) # -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST) # --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST) # --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST) # --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST) == Voci scritte == === Nuove === {{div col | 3}} # [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}} # [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}} # [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}} # [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}} # [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}} # [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}} # [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}} # [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}} # [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}} # [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}} # [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}} # [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}} # [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}} # [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}} # [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}} # [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura]] {{fatto|Superchilum}} # [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}} {{div col end}} === Migliorate === {{div col}} # [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni # [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni # [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub # [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub # [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione # [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub # [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub {{div col end}} == Risultati == TBD == Risorse == * [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube * [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women) * [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons) == Edizioni precedenti == * [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]] ==Altri progetti== * [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta] == Dashboard == * [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività == Rassegna stampa == * [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023. * [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023. * [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne. [[Categoria:Campagna SheSaid]] e11rz3g98n228zu7f32cdmv2chs7cna Alla conquista del West 0 226704 1427024 1426966 2026-09-21T08:23:16Z Spinoziano 2297 /* Terza stagione */ 1427024 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano = Alla conquista del West |titolo originale = How the West Was Won |tipofiction = serie TV |immagine = James Arness Zeb Macahan 1975.JPG |didascalia = Zeb Macahan (James Arness) in una foto di scena |genere = western |ideatore = Jim Byrnes |regista = [[Vincent McEveety]], [[Bernard McEveety]], [[Burt Kennedy]], [[Daniel Mann]], [[Barry Crane]], [[Joseph Pevney]], [[Harry Falk]], [[Gunnar Hellström]], [[Alf Kjellin]], [[Irving J. Moore]], [[Ralph Senensky]] |sceneggiatore = [[John Mantley]], [[Earl W. Wallace]] e altri |attori = *[[James Arness]]: Zeb Macahan *[[Bruce Boxleitner]]: Luke Macahan *[[Kathryn Holcomb]]: Lara Macahan *[[William Kirby Cullen]]: Josh Macahan *[[Vicki Schreck]]: Jessie Macahan *[[Eva Marie Saint]]: Kate Macahan *[[Fionnula Flanagan]]: Molly Culhane *[[Ricardo Montalbán]]: Satangkai *[[Horst Buchholz]]: Sergei *[[Mel Ferrer]]: Hale Burton *[[Christopher Lee]]: granduca *[[Elyssa Davalos]]: Hillary Gant *[[Harris Yulin]]: Deek Peasley *[[Vera Miles]]: Beth *[[William Shatner]]: Harrison *[[Jared Martin]]: Frank Grayson *[[Morgan Woodward]]: Henry Coe |doppiatori originali = *[[William Conrad]]: voce narrante |doppiatori italiani = *[[Giuseppe Rinaldi]]: Zeb Macahan *[[Massimo Giuliani]]: Luke Macahan *[[Emanuela Rossi]]: Lara Macahan *[[Sandro Acerbo]]: Josh Macahan *[[Silvia Tognoloni]]: Jessie Macahan *[[Vittoria Febbi]]: Kate Macahan *[[Maria Pia Di Meo]]: Molly Culhane *[[Ferruccio Amendola]]: Satangkai *[[Massimo Turci]]: Sergei *[[Giorgio Piazza]]: Hale Burton *[[Gianni Marzocchi]]: granduca *[[Serena Verdirosi]]: Hillary Gant *[[Sergio Fantoni]]: Deek Peasley *[[Fiorella Betti]]: Beth *[[Pino Colizzi]]: Harrison *[[Massimo Turci]]: Frank Grayson *[[Pino Locchi]]: voce narrante }} '''''Alla conquista del West''''', serie televisiva statunitense prodotta tra il 1976 e il 1979. ==Prima stagione== ===[[Incipit]]=== {{Incipit serie televisive}} Dicono che il [[West]] fu conquistato con la forza delle armi, ma non è così. Fu conquistato grazie al coraggio della povera gente che spinse i suoi carri sempre più ad Ovest attraverso centinaia di miglia di terre selvagge. Alcuni erano attratti dal miraggio dell'oro, ma la maggior parte dei pionieri era costituita da famiglie spinte dalla speranza di una vita migliore. Questa è la storia di una di quelle famiglie: i Macahans. I figli e le figlie di Kate Macahan scrissero una pagina importante nella storia del West. Ma all'inizio l'unico della famiglia il cui nome era entrato nella leggenda di quelle terre era un uomo forte come una roccia e coraggioso come un leone: il suo nome era Zebulon Macahan. ('''Voce narrante''') ===Episodio 1, ''The Macahans''=== *L'ingegnosità dei pionieri era leggendaria. Quando la natura non provvedeva alle loro necessità quotidiane, essi trovavano il modo di modificarle. In mancanza di mattoni e di assi di legno, si costruivano la casa con i tronchi d'albero. E nelle aride praterie dove non crescevano gli alberi, usavano zolle di terra, erba e fango, e costruivano con questi materiali primitivi delle case fresche d'estate e calde d'inverno, le quali potevano essere ingrandite con il minimo sforzo man mano che la famiglia cresceva. La costruzione di questi rifugi chiamati [[Sod house|soddy]] richiedeva l'unica cosa che al pioniere non mancava: un'inesauribile energia. E così i coloni, la cui giornata cominciava prima dell'alba e finiva molto dopo il tramonto, riuscivano a costruire le loro case nella prateria nel giro di pochi giorni. ('''Voce narrante''') ===Episodio 2, ''Provost Marshall''=== *'''Zeb''': C'è da vergognarsi ad essere bianchi: gli [[Nativi americani|indiani]] le cose le fanno diversamente. Certo, anche loro si facevano la guerra prima che noi arrivassimo nel loro Paese, ma erano guerre regolate dall'onore.<br>'''Lara''': Scotennare tu lo chiami un onore?<br>'''Zeb''': Be', c'erano solo un paio di tribù del nord che praticavano il rito dello [[scalpo]], ma c'è voluto l'uomo bianco per insegnare agli indiani a praticarlo su larga scala. *Gli americani, per generazioni, avevano guardato all'indiano come al nobile pellerossa, innocente creatura, puro come la terra selvaggia in cui viveva; oppure come a un selvaggio la cui crudeltà non aveva limiti. Ma erano tutte e due concezioni sbagliate: l'indiano, come qualsiasi altro uomo o nazione, era un insieme di molte qualità. Prima che le sue terre gli venissero strappate e la sua gente decimata, era un fedele amico dell'uomo bianco. ('''Voce narrante''') ===Episodio 4, ''Bowie John Christie''=== *Ascolta bene: non ti arrendere, non mentire e non chiedere mai scusa. Non dimenticare mai queste tre [[Regole dalle serie televisive|regole]]. Luke, so quello che provi e che cos'era per te quella ragazza. Se c'è una cosa che ho imparato a questo mondo, è che non giova a nessuno piangere sul passato, né ai vivi né ai morti. ('''Zeb''') ==Seconda stagione== ===Episodio 1, ''Buffalo Story''=== *Quando il cuore è infuriato, la bocca spesso parla con lingua di bambino. ('''Satangkai''') *È una cosa buona che i giovani ascoltino i vecchi. È bene che abbiano rispetto per la voce degli anziani. Quando i bambini [[sioux]] diventano uomini, il loro modo di vivere è già deciso dalla saggezza che hanno appreso dai vecchi. Il nostro futuro è in ciò che noi trasmettiamo ai nostri figli. ('''Satangkai''') ===Episodio 6, ''Robber's Roost''=== *Allora, Charlie, scusa se mi sono permesso di ficcarti sottoterra qui, ma in fondo non è tanto male. Capisci che non aveva senso portarti in città, tanto non hai nessuno, e una cassa da morto costerà cinque dollari almeno. [...] Signore, non c'è alcun dubbio che Charlie fosse un peccatore, ma non era certo dei peggiori, e credo sarebbe giusto se gli aprissi le porte del Paradiso. Amen. ('''Peasley''') {{NDR|[[Elegie funebri dalle serie televisive|elegia funebre]]}} ==Terza stagione== ===Episodio 1, ''Il pistolero''=== *Ti ringrazio, Signore, per questo cibo che ci hai dato; per la tua guida e il tuo amore, che sono l'unica vera protezione contro tutti i mali di questo mondo. Amen. ('''Molly''') {{NDR|[[Preghiere dalle serie televisive|preghiera]]}} *Vede, la [[religione]] è una cosa strana: molti uomini si ricordano di Dio solo quando vogliono qualcosa, o hanno paura, o stanno per fare uno sbaglio. ('''Coe''') ===Episodio 2, ''Il ladro di cavalli''=== *E le grandi fortune legate all'allevamento del bestiame dovevano ancora nascere. L'allevamento dei cavalli, invece, era già molto diffuso, perché gli stalloni e le giumente vivevano allo stato brado nelle pianure, a disposizione di chiunque avesse il coraggio e l'abilità per catturarli. E fra tutte le razze di cavalli selvaggi, i più belli erano gli [[appaloosa]]. ('''Voce narrante''') *'''Josh''': C'è un tizio in città che ha detto che gli appaloosa sono dei cavalli stupidi.<br>'''Zeb''': Sì, ho sentito dire anch'io qualcosa del genere, ma sono convinto che sono frottole. E sapete perché? Sia gli [[Cheyenne]] che gli [[Apache]] cavalcano unicamente appaloosa, e per me sono i migliori cavalieri che esistano al mondo. Prendi per esempio gli Cheyenne, quando cacciano il bisonte: la loro tecnica è di infilarsi proprio in mezzo alla mandria, non usano né sella e né staffe; e quando arriva il momento di colpirli, devono prendere la mira e tendere l'arco senza potersi reggere alle redini. Nessuno riuscirebbe a fare una cosa simile su un cavallo stupido. ===Episodio 3, ''Il nemico''=== *Tenente, voglio dirle una cosa che forse non sa: insieme con i Sioux, gli indiani [[Crow|Corvi]] sono con ogni probabilità la migliore cavalleria che esista al mondo. E questo significa che cercare di attaccarli frontalmente, come dice lei, potrebbe costare molto caro ai suoi uomini. [...] Aspettiamo che faccia notte e poi, prima dell'alba, io e Sam ci infiliamo nel loro accampamento e gli facciamo scappare i cavalli. E un guerriero Corvo senza cavallo è come un uccello senza le ali. ('''Zeb''') *[[Piedi Neri]]: la sola tribù, a parte gli Apache, che non ha mai concesso niente all'uomo bianco. E oltretutto, come gli Apache, conoscono molti sistemi per far desiderare a un uomo di non essere mai nato. ('''Zeb''') ===Episodio 6, ''Il ribelle''=== *Per secoli, i fiumi degli Stati Uniti a sud del confine canadese furono il regno dei [[Métis|meticci]]: una razza molto fiera, nata dal sangue indiano e da quello dei primi colonizzatori; essi si dedicavano al commercio e trasportavano, con le loro fragili canoe di corteccia di betulla, le pelli provenienti dal nord del Canada, e la loro abilità nel navigare le impetuose acque dei fiumi era leggendaria. ('''Voce narrante''') *Gli uomini devono imparare che se in un Paese viene commessa un'azione ingiusta e nessuno la ripara, il seme dell'ingiustizia troverà un terreno fertile anche nel Paese vicino e crescerà indisturbato: l'oppressione di qualunque popolo è un problema che riguarda tutti i Paesi, è una minaccia per ogni uomo. ('''Riel''') ==Voci correlate== *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Serie televisive western]] 7dggzw9xxk70iy8pf7m9eqjh2seh63b 1427027 1427024 2026-09-21T08:45:35Z Spinoziano 2297 /* Episodio 6, Il ribelle */ 1427027 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano = Alla conquista del West |titolo originale = How the West Was Won |tipofiction = serie TV |immagine = James Arness Zeb Macahan 1975.JPG |didascalia = Zeb Macahan (James Arness) in una foto di scena |genere = western |ideatore = Jim Byrnes |regista = [[Vincent McEveety]], [[Bernard McEveety]], [[Burt Kennedy]], [[Daniel Mann]], [[Barry Crane]], [[Joseph Pevney]], [[Harry Falk]], [[Gunnar Hellström]], [[Alf Kjellin]], [[Irving J. Moore]], [[Ralph Senensky]] |sceneggiatore = [[John Mantley]], [[Earl W. Wallace]] e altri |attori = *[[James Arness]]: Zeb Macahan *[[Bruce Boxleitner]]: Luke Macahan *[[Kathryn Holcomb]]: Lara Macahan *[[William Kirby Cullen]]: Josh Macahan *[[Vicki Schreck]]: Jessie Macahan *[[Eva Marie Saint]]: Kate Macahan *[[Fionnula Flanagan]]: Molly Culhane *[[Ricardo Montalbán]]: Satangkai *[[Horst Buchholz]]: Sergei *[[Mel Ferrer]]: Hale Burton *[[Christopher Lee]]: granduca *[[Elyssa Davalos]]: Hillary Gant *[[Harris Yulin]]: Deek Peasley *[[Vera Miles]]: Beth *[[William Shatner]]: Harrison *[[Jared Martin]]: Frank Grayson *[[Morgan Woodward]]: Henry Coe |doppiatori originali = *[[William Conrad]]: voce narrante |doppiatori italiani = *[[Giuseppe Rinaldi]]: Zeb Macahan *[[Massimo Giuliani]]: Luke Macahan *[[Emanuela Rossi]]: Lara Macahan *[[Sandro Acerbo]]: Josh Macahan *[[Silvia Tognoloni]]: Jessie Macahan *[[Vittoria Febbi]]: Kate Macahan *[[Maria Pia Di Meo]]: Molly Culhane *[[Ferruccio Amendola]]: Satangkai *[[Massimo Turci]]: Sergei *[[Giorgio Piazza]]: Hale Burton *[[Gianni Marzocchi]]: granduca *[[Serena Verdirosi]]: Hillary Gant *[[Sergio Fantoni]]: Deek Peasley *[[Fiorella Betti]]: Beth *[[Pino Colizzi]]: Harrison *[[Massimo Turci]]: Frank Grayson *[[Pino Locchi]]: voce narrante }} '''''Alla conquista del West''''', serie televisiva statunitense prodotta tra il 1976 e il 1979. ==Prima stagione== ===[[Incipit]]=== {{Incipit serie televisive}} Dicono che il [[West]] fu conquistato con la forza delle armi, ma non è così. Fu conquistato grazie al coraggio della povera gente che spinse i suoi carri sempre più ad Ovest attraverso centinaia di miglia di terre selvagge. Alcuni erano attratti dal miraggio dell'oro, ma la maggior parte dei pionieri era costituita da famiglie spinte dalla speranza di una vita migliore. Questa è la storia di una di quelle famiglie: i Macahans. I figli e le figlie di Kate Macahan scrissero una pagina importante nella storia del West. Ma all'inizio l'unico della famiglia il cui nome era entrato nella leggenda di quelle terre era un uomo forte come una roccia e coraggioso come un leone: il suo nome era Zebulon Macahan. ('''Voce narrante''') ===Episodio 1, ''The Macahans''=== *L'ingegnosità dei pionieri era leggendaria. Quando la natura non provvedeva alle loro necessità quotidiane, essi trovavano il modo di modificarle. In mancanza di mattoni e di assi di legno, si costruivano la casa con i tronchi d'albero. E nelle aride praterie dove non crescevano gli alberi, usavano zolle di terra, erba e fango, e costruivano con questi materiali primitivi delle case fresche d'estate e calde d'inverno, le quali potevano essere ingrandite con il minimo sforzo man mano che la famiglia cresceva. La costruzione di questi rifugi chiamati [[Sod house|soddy]] richiedeva l'unica cosa che al pioniere non mancava: un'inesauribile energia. E così i coloni, la cui giornata cominciava prima dell'alba e finiva molto dopo il tramonto, riuscivano a costruire le loro case nella prateria nel giro di pochi giorni. ('''Voce narrante''') ===Episodio 2, ''Provost Marshall''=== *'''Zeb''': C'è da vergognarsi ad essere bianchi: gli [[Nativi americani|indiani]] le cose le fanno diversamente. Certo, anche loro si facevano la guerra prima che noi arrivassimo nel loro Paese, ma erano guerre regolate dall'onore.<br>'''Lara''': Scotennare tu lo chiami un onore?<br>'''Zeb''': Be', c'erano solo un paio di tribù del nord che praticavano il rito dello [[scalpo]], ma c'è voluto l'uomo bianco per insegnare agli indiani a praticarlo su larga scala. *Gli americani, per generazioni, avevano guardato all'indiano come al nobile pellerossa, innocente creatura, puro come la terra selvaggia in cui viveva; oppure come a un selvaggio la cui crudeltà non aveva limiti. Ma erano tutte e due concezioni sbagliate: l'indiano, come qualsiasi altro uomo o nazione, era un insieme di molte qualità. Prima che le sue terre gli venissero strappate e la sua gente decimata, era un fedele amico dell'uomo bianco. ('''Voce narrante''') ===Episodio 4, ''Bowie John Christie''=== *Ascolta bene: non ti arrendere, non mentire e non chiedere mai scusa. Non dimenticare mai queste tre [[Regole dalle serie televisive|regole]]. Luke, so quello che provi e che cos'era per te quella ragazza. Se c'è una cosa che ho imparato a questo mondo, è che non giova a nessuno piangere sul passato, né ai vivi né ai morti. ('''Zeb''') ==Seconda stagione== ===Episodio 1, ''Buffalo Story''=== *Quando il cuore è infuriato, la bocca spesso parla con lingua di bambino. ('''Satangkai''') *È una cosa buona che i giovani ascoltino i vecchi. È bene che abbiano rispetto per la voce degli anziani. Quando i bambini [[sioux]] diventano uomini, il loro modo di vivere è già deciso dalla saggezza che hanno appreso dai vecchi. Il nostro futuro è in ciò che noi trasmettiamo ai nostri figli. ('''Satangkai''') ===Episodio 6, ''Robber's Roost''=== *Allora, Charlie, scusa se mi sono permesso di ficcarti sottoterra qui, ma in fondo non è tanto male. Capisci che non aveva senso portarti in città, tanto non hai nessuno, e una cassa da morto costerà cinque dollari almeno. [...] Signore, non c'è alcun dubbio che Charlie fosse un peccatore, ma non era certo dei peggiori, e credo sarebbe giusto se gli aprissi le porte del Paradiso. Amen. ('''Peasley''') {{NDR|[[Elegie funebri dalle serie televisive|elegia funebre]]}} ==Terza stagione== ===Episodio 1, ''Il pistolero''=== *Ti ringrazio, Signore, per questo cibo che ci hai dato; per la tua guida e il tuo amore, che sono l'unica vera protezione contro tutti i mali di questo mondo. Amen. ('''Molly''') {{NDR|[[Preghiere dalle serie televisive|preghiera]]}} *Vede, la [[religione]] è una cosa strana: molti uomini si ricordano di Dio solo quando vogliono qualcosa, o hanno paura, o stanno per fare uno sbaglio. ('''Coe''') ===Episodio 2, ''Il ladro di cavalli''=== *E le grandi fortune legate all'allevamento del bestiame dovevano ancora nascere. L'allevamento dei cavalli, invece, era già molto diffuso, perché gli stalloni e le giumente vivevano allo stato brado nelle pianure, a disposizione di chiunque avesse il coraggio e l'abilità per catturarli. E fra tutte le razze di cavalli selvaggi, i più belli erano gli [[appaloosa]]. ('''Voce narrante''') *'''Josh''': C'è un tizio in città che ha detto che gli appaloosa sono dei cavalli stupidi.<br>'''Zeb''': Sì, ho sentito dire anch'io qualcosa del genere, ma sono convinto che sono frottole. E sapete perché? Sia gli [[Cheyenne]] che gli [[Apache]] cavalcano unicamente appaloosa, e per me sono i migliori cavalieri che esistano al mondo. Prendi per esempio gli Cheyenne, quando cacciano il bisonte: la loro tecnica è di infilarsi proprio in mezzo alla mandria, non usano né sella e né staffe; e quando arriva il momento di colpirli, devono prendere la mira e tendere l'arco senza potersi reggere alle redini. Nessuno riuscirebbe a fare una cosa simile su un cavallo stupido. ===Episodio 3, ''Il nemico''=== *Tenente, voglio dirle una cosa che forse non sa: insieme con i Sioux, gli indiani [[Crow|Corvi]] sono con ogni probabilità la migliore cavalleria che esista al mondo. E questo significa che cercare di attaccarli frontalmente, come dice lei, potrebbe costare molto caro ai suoi uomini. [...] Aspettiamo che faccia notte e poi, prima dell'alba, io e Sam ci infiliamo nel loro accampamento e gli facciamo scappare i cavalli. E un guerriero Corvo senza cavallo è come un uccello senza le ali. ('''Zeb''') *[[Piedi Neri]]: la sola tribù, a parte gli Apache, che non ha mai concesso niente all'uomo bianco. E oltretutto, come gli Apache, conoscono molti sistemi per far desiderare a un uomo di non essere mai nato. ('''Zeb''') ===Episodio 6, ''Il ribelle''=== *Per secoli, i fiumi degli Stati Uniti a sud del confine canadese furono il regno dei [[Métis|meticci]]: una razza molto fiera, nata dal sangue indiano e da quello dei primi colonizzatori; essi si dedicavano al commercio e trasportavano, con le loro fragili canoe di corteccia di betulla, le pelli provenienti dal nord del Canada, e la loro abilità nel navigare le impetuose acque dei fiumi era leggendaria. ('''Voce narrante''') *È veramente triste, che per avere quello che dovrebbe essere un diritto per tutti gli uomini, e cioè la libertà, dobbiamo considerare gli altri dei nemici: uccidere o essere uccisi. ('''Riel''') *Gli uomini devono imparare che se in un Paese viene commessa un'azione ingiusta e nessuno la ripara, il seme dell'ingiustizia troverà un terreno fertile anche nel Paese vicino e crescerà indisturbato: l'oppressione di qualunque popolo è un problema che riguarda tutti i Paesi, è una minaccia per ogni uomo. ('''Riel''') ==Voci correlate== *''[[La conquista del West (film 1962)|La conquista del West]]'' (1962) ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Serie televisive western]] t3k6b7f2la7n9oaol14qdin9w7mreoj Luisa di Savoia 0 226867 1426984 1426910 2026-09-20T13:11:56Z Gaux 18878 /* Citazioni su Luisa di Savoia */ altra di Masi 1426984 wikitext text/x-wiki [[File:Bemberg fondation Toulouse - Portrait de Louise de Savoie, mère de François Ier - École De Jean Clouet (1475;1485-1540) 22x17 Inv.1013.jpg|thumb|upright=0.7|Luisa di Savoia in un ritratto di Jean Clouet]] '''Luisa di Savoia''' (1476 – 1531), figlia del duca Filippo II di Savoia e di Margherita di Borbone, reggente di Francia. ==Citazioni su Luisa di Savoia== *È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! ([[Ernesto Masi]]) * Spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. ([[Ernesto Masi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Nobili]] 6eprclc025butqo8ujdzgkjkugffvuz 1426991 1426984 2026-09-20T13:37:39Z Gaux 18878 /* Citazioni su Luisa di Savoia */ bellissima del volto e della persona 1426991 wikitext text/x-wiki [[File:Bemberg fondation Toulouse - Portrait de Louise de Savoie, mère de François Ier - École De Jean Clouet (1475;1485-1540) 22x17 Inv.1013.jpg|thumb|upright=0.7|Luisa di Savoia in un ritratto di Jean Clouet]] '''Luisa di Savoia''' (1476 – 1531), figlia del duca Filippo II di Savoia e di Margherita di Borbone, reggente di Francia. ==Citazioni su Luisa di Savoia== *È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! ([[Ernesto Masi]]) *{{sic|Luigia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. ([[Ernesto Masi]]) * Spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. ([[Ernesto Masi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} [[Categoria:Nobili]] tk6655np9ambuorgitmpvmrqhnhejfn 1426992 1426991 2026-09-20T13:39:21Z Gaux 18878 no stub 1426992 wikitext text/x-wiki [[File:Bemberg fondation Toulouse - Portrait de Louise de Savoie, mère de François Ier - École De Jean Clouet (1475;1485-1540) 22x17 Inv.1013.jpg|thumb|upright=0.7|Luisa di Savoia in un ritratto di Jean Clouet]] '''Luisa di Savoia''' (1476 – 1531), figlia del duca Filippo II di Savoia e di Margherita di Borbone, reggente di Francia. ==Citazioni su Luisa di Savoia== ===[[Ernesto Masi]]=== *È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! *{{sic|Luigia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. * Spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Nobili]] rhf3oe8emeafh16flz8ckwik098vtha La banda di Harry Spikes 0 226873 1427028 1426952 2026-09-21T09:03:40Z Spinoziano 2297 1427028 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = La banda di Harry Spikes |titolo alfabetico = Banda di Harry Spikes |genere = western |regista = [[Richard Fleischer]] |soggetto = [[Giles Tippette]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[Irving Ravetch]], [[Harriet Frank Jr.]] |produttore = Richard Fleischer, [[Walter Mirisch]] |attori = *[[Lee Marvin]]: Harry Spikes *[[Gary Grimes]]: Will Young *[[Ron Howard]]: Les Richter *[[Charles Martin Smith]]: Tod *[[Arthur Hunnicutt]]: Kid White *[[Noah Beery Jr.]]: Jack Basset *Marc Smith: Abel Young *[[Don Fellows]]: cowboy *[[Elliott Sullivan]]: Billy *[[Robert Beatty]]: sceriffo *[[Ralph Brown (attore)|Ralph Brown]]: capobanda *[[Bill Curran]]: Gillis *[[Ricardo Palacios]]: medico *[[David Thomson (attore)|David Thomson]]: sceriffo di Carrizo Springs *[[Bert Conway]]: cassiere della banca *[[Adolfo Thous]]: prestatore su pegno *[[Allen Russell]]: Morton *[[Frances O'Flynn]]: signora Young |doppiatori italiani = *[[Renzo Palmer]]: Harry Spikes *[[Massimo Giuliani]]: Will Young *[[Sandro Acerbo]]: Les Richter }} '''''La banda di Harry Spikes''''', film statunitense del 1974 con [[Lee Marvin]], regia di [[Richard Fleischer]]. ==Frasi== {{cronologico}} *E [[Giuramenti dai film|giuro]] che l'unica cosa che non faremo mai sarà leccare le scarpe a qualcuno! ('''Will''') *Il [[denaro]] è come il letame: è utile solo se si sparpaglia.<ref>{{Cfr}} [[Francesco Bacone]]: «La moneta è come il letame, che non è buono se non è sparso».</ref> ('''Les''') *Sono caduto un bel po' di volte, però mi reggo ancora in piedi. La cosa da fare, amici miei, è accettare il proprio fato con cristiana rassegnazione, e con molto coraggio al momento giusto. ('''Spikes''') *Figliuolo, in questo mondo ciò che non è follia è miseria. Bisogna tenersi in piedi in qualche modo, o non faremo che piangere. ('''Spikes''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Will''': Avete biancheria pulita?<br>'''Les''': No. Faremo stagionare quella che abbiamo addosso. *'''Spikes''': Ho lasciato altri cadaveri dietro di me: ho lasciato uomini moribondi, che si raccomandavano e mi chiamavano. Bisogna tapparsi le orecchie e gli occhi, e scappare come lepri. Se foste meno giovani e un po' più esperti, sapreste che è il solo modo di restare vivi.<br>'''Will''': Ora comincio a conoscervi bene, signor Spikes.<br>'''Spikes''': Io non mi sento e non sono un seguace del dolce buon Gesù. ==Citazioni su ''La banda di Harry Spikes''== *Una bella interpretazione di [[Lee Marvin|Marvin]] all'insegna dell{{'}}''understatement''. (''[[Il Mereghetti]]'') ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film western]] ehsovth7ktrol74sexptggidmlgdbui 1427029 1427028 2026-09-21T09:13:55Z Spinoziano 2297 1427029 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = La banda di Harry Spikes |titolo alfabetico = Banda di Harry Spikes |genere = western |regista = [[Richard Fleischer]] |soggetto = [[Giles Tippette]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[Irving Ravetch]], [[Harriet Frank Jr.]] |produttore = Richard Fleischer, [[Walter Mirisch]] |attori = *[[Lee Marvin]]: Harry Spikes *[[Gary Grimes]]: Will Young *[[Ron Howard]]: Les Richter *[[Charles Martin Smith]]: Tod *[[Arthur Hunnicutt]]: Kid White *[[Noah Beery Jr.]]: Jack Basset *Marc Smith: Abel Young *[[Don Fellows]]: cowboy *[[Elliott Sullivan]]: Billy *[[Robert Beatty]]: sceriffo *[[Ralph Brown (attore)|Ralph Brown]]: capobanda *[[Bill Curran]]: Gillis *[[Ricardo Palacios]]: medico *[[David Thomson (attore)|David Thomson]]: sceriffo di Carrizo Springs *[[Bert Conway]]: cassiere della banca *[[Adolfo Thous]]: prestatore su pegno *[[Allen Russell]]: Morton *[[Frances O'Flynn]]: signora Young |doppiatori italiani = *[[Renzo Palmer]]: Harry Spikes *[[Massimo Giuliani]]: Will Young *[[Sandro Acerbo]]: Les Richter }} '''''La banda di Harry Spikes''''', film statunitense del 1974 con [[Lee Marvin]], regia di [[Richard Fleischer]]. ==Frasi== {{cronologico}} *E [[Giuramenti dai film|giuro]] che l'unica cosa che non faremo mai sarà leccare le scarpe a qualcuno! ('''Will''') *Il [[denaro]] è come il letame: è utile solo se si sparpaglia.<ref>{{Cfr}} [[Francesco Bacone]]: «La moneta è come il letame, che non è buono se non è sparso».</ref> ('''Les''') *Sono caduto un bel po' di volte, però mi reggo ancora in piedi. La cosa da fare, amici miei, è accettare il proprio fato con cristiana rassegnazione, e con molto coraggio al momento giusto. ('''Spikes''') *Figliuolo, in questo mondo ciò che non è follia è miseria. Bisogna tenersi in piedi in qualche modo, o non faremo che piangere. ('''Spikes''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Will''': Avete biancheria pulita?<br>'''Les''': No. Faremo stagionare quella che abbiamo addosso. *'''Les''': Certo è che stiamo mettendo la testa nella bocca del leone. Spero solo che potremo ritirarla.<br>'''Will''': Tu sei religioso, Les?<br>'''Les''': So soltanto che mi sono sempre immaginato il vecchio Dio come un uomo pelato, con una gran barba, e nervoso. E tu cosa ne pensi?<br>'''Will''': Che se l'inferno esiste, vorrei starne alla larga. *'''Spikes''': Ho lasciato altri cadaveri dietro di me: ho lasciato uomini moribondi, che si raccomandavano e mi chiamavano. Bisogna tapparsi le orecchie e gli occhi, e scappare come lepri. Se foste meno giovani e un po' più esperti, sapreste che è il solo modo di restare vivi.<br>'''Will''': Ora comincio a conoscervi bene, signor Spikes.<br>'''Spikes''': Io non mi sento e non sono un seguace del dolce buon Gesù. ==Citazioni su ''La banda di Harry Spikes''== *Una bella interpretazione di [[Lee Marvin|Marvin]] all'insegna dell{{'}}''understatement''. (''[[Il Mereghetti]]'') ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film western]] covgsq5n2gh45h2tygsjahrmo38xnvi Ennio De Concini 0 226878 1426979 1426969 2026-09-20T12:21:36Z Udiki 86035 Sistemo, ma manca ancora la sezione "Filmografia" con almeno i titoli elencati in [[Speciale:PuntanoQui/Ennio_De_Concini]] 1426979 wikitext text/x-wiki {{Premio|Oscar|'''''[[ Divorzio all'italiana]]''''' *Migliore sceneggiatura originale (1963)}} '''Ennio De Concini''' (1923 – 2008), sceneggiatore e regista italiano. ==Citazioni di Ennio De Concini== *Io non coltivo nessuno, perché in fondo tutto è peggio della solitudine.<ref name="Giustini">Citato in Jonathan Giustini, ''Chi si firma è perduto. {{small|Ennio De Concini, memorie di un fallito di successo}}'', Iacobelli editore, 2019. ISBN 978-88-6252-444-5</ref> *Sono passato come un visitatore distratto nel mondo, inseguendo o cercando una meta che non ho mai raggiunto.<ref name="Giustini"/> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:De Concini, Ennio}} [[Categoria:Registi italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] t4ri6dh20c9h3mbqsgjfrpeabmw4jix 1426996 1426979 2026-09-20T14:14:54Z Udiki 86035 +filmografia; in un secondo momento specifico il ruolo, ma credo che sia sempre "sceneggiatore" 1426996 wikitext text/x-wiki {{Premio|Oscar|'''''[[ Divorzio all'italiana]]''''' *Migliore sceneggiatura originale (1963)}} '''Ennio De Concini''' (1923 – 2008), sceneggiatore e regista italiano. ==Citazioni di Ennio De Concini== *Io non coltivo nessuno, perché in fondo tutto è peggio della solitudine.<ref name="Giustini">Citato in Jonathan Giustini, ''Chi si firma è perduto. {{small|Ennio De Concini, memorie di un fallito di successo}}'', Iacobelli editore, 2019. ISBN 978-88-6252-444-5</ref> *Sono passato come un visitatore distratto nel mondo, inseguendo o cercando una meta che non ho mai raggiunto.<ref name="Giustini"/> ==Note== <references /> ==Filmografia== *''[[L'ebreo errante (film 1948)|L'ebreo errante]]'' (1948) *''[[Il brigante Musolino]]'' (1950) *''[[Amo un assassino]]'' (1951) *''[[Il tradimento]]'' (1951) *''[[Totò e i re di Roma]]'' (1951) *''[[Ulisse (film)|Ulisse]]'' (1954) *''[[Guerra e pace (film 1956)|Guerra e pace]]'' (1956) *''[[La risaia]]'' (1956) *''[[Suor Letizia - Il più grande amore]]'' (1956) *''[[Il grido (film 1957)|Il grido]]'' (1957) *''[[La grande strada azzurra]]'' (1957) *''[[Ester e il re]]'' (1960) *''[[Giuseppe venduto dai fratelli]]'' (1960) *''[[Costantino il Grande (film)|Costantino il Grande]]'' (1961) *''[[Divorzio all'italiana]]'' (1961) *''[[Italiani, brava gente (film 1964)|Italiani, brava gente]]'' (1964) *''[[Dio, come ti amo!]]'' (1966) *''[[Operazione San Gennaro]]'' (1966) *''[[La tenda rossa (film)|La tenda rossa]]'' (1969) *''[[Quo vadis? (miniserie televisiva)|Quo vadis?]]'' (1985) *''[[Diavolo in corpo]]'' (1986) *''[[Don Bosco (film 1988)|Don Bosco]]'' (1988) *''[[C'era un castello con 40 cani]]'' (1990) *''[[Fatima (film 1997)|Fatima]]'' (1997) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:De Concini, Ennio}} [[Categoria:Registi italiani]] [[Categoria:Sceneggiatori italiani]] 17x8ltm2rcg91yhsl6pk8xlahyhiwsr Discussioni utente:Giuseppe Bilotta 3 226881 1426993 2026-09-20T13:50:01Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1426993 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 15:50, 20 set 2026 (CEST)}} 40jjnbtu5773fnyvc0gqjojudwjv9sa Discussioni utente:Manishontop02 3 226882 1427002 2026-09-20T14:40:01Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427002 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 16:40, 20 set 2026 (CEST)}} sy6hhifihzl5br7638cmk4p6jou1khw Discussioni utente:Giggi15 3 226883 1427004 2026-09-20T15:25:35Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427004 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 17:25, 20 set 2026 (CEST)}} prxho077hg3bhuyfn4rz81r7x9n1b6g Discussioni utente:Maria.sciuto 3 226884 1427011 2026-09-20T17:25:51Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427011 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 19:25, 20 set 2026 (CEST)}} 5p4d1awfs911uge1uyfs50x43lqf2al Discussioni utente:Nomecognomemio 3 226885 1427012 2026-09-20T18:30:01Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427012 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 20:30, 20 set 2026 (CEST)}} micye9mmlgv65idauramoz8l6oxipk4 Discussioni utente:Francesca Brancaccio23 3 226886 1427015 2026-09-20T21:35:22Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427015 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 23:35, 20 set 2026 (CEST)}} orhgd9134e80kva97pzxquy44bwcwi4 Anastasia Bartoli 0 226887 1427020 2026-09-21T07:59:25Z IppolitoN 23099 Creata pagina con "'''Anastasia Bartoli''' (1991 – vivente), soprano italiana. == Citazioni di Anastasia Bartoli == {{Int|1=''[https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2026/09/21/news/anastasia_bartoli_cantante_lirica_metallara_paracadutismo_macbeth_giuseppe_verdi_intervista-425596657/?ref=RHLM-BG-P14-S1-T1-fdg10 Anastasia Bartoli: “Canto Verdi ma resto una metallara appassionata di paracadutismo”]''|2=Intervista di Gregorio Moppi, ''repubblica.it'', 21 settembre 2026.}} *..." 1427020 wikitext text/x-wiki '''Anastasia Bartoli''' (1991 – vivente), soprano italiana. == Citazioni di Anastasia Bartoli == {{Int|1=''[https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2026/09/21/news/anastasia_bartoli_cantante_lirica_metallara_paracadutismo_macbeth_giuseppe_verdi_intervista-425596657/?ref=RHLM-BG-P14-S1-T1-fdg10 Anastasia Bartoli: “Canto Verdi ma resto una metallara appassionata di paracadutismo”]''|2=Intervista di Gregorio Moppi, ''repubblica.it'', 21 settembre 2026.}} * Ho tentato di evitare come la peste il teatro d’opera, trovandomi in casa una mamma come [[Cecilia Gasdia]] che ha dato tutta se stessa a quel mondo. Che però, nonostante tutto, alla fine ha preso anche me; e mamma è diventata la mia maestra. * L’oscurità diffusa sul palcoscenico mi ispira a tirar fuori l’anima nera del personaggio e ad aggrapparmi all’energia diabolica che scaturisce dal legame tossico fra [[William Shakespeare#Macbeth|Macbeth]] e la moglie. Brama di potere e sesso li legano. Anche se lui è senza attributi, un burattino nelle mani di lei. * Mi interessa l’epic metal, il power, l’industrial dei Rammstein, e gruppi come i [[System of a Down]] e i finlandesi Nightwish. Ma non sono una metallara a trecentosessanta gradi: ricerco una qualche melodia, devo poter identificare delle note. Perciò non mi riconosco nel growl, quel caratteristico canto gutturale che, da cantante, nemmeno riesco neppure a capire come venga prodotto. * Il fatto è che, malgrado avessi provato a spegnerla, l’[[Opera lirica|opera]] risuonava dentro di me. Cantare è curativo, mi rende felice. Perciò durante il liceo giravo per locali presentandomi come voce jazz in duo con un amico chitarrista. k4cqwz5rmghpxyn190cm7n4pdc8zkdt Métis 0 226888 1427025 2026-09-21T08:27:24Z Spinoziano 2297 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:FAHopkins Shooting Rapids.jpg|miniatura|upright=1.3|''Affrontando le rapide'' (F. A. Hopkins, 1879)]] Citazioni sui '''Métis'''. *Per secoli, i fiumi degli Stati Uniti a sud del confine canadese furono il regno dei meticci: una razza molto fiera, nata dal sangue indiano e da quello dei primi colonizzatori; essi si dedicavano al commercio e trasportavano, con le loro fragili canoe di corteccia di betulla, le pelli provenienti dal nord del Canada..." 1427025 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:FAHopkins Shooting Rapids.jpg|miniatura|upright=1.3|''Affrontando le rapide'' (F. A. Hopkins, 1879)]] Citazioni sui '''Métis'''. *Per secoli, i fiumi degli Stati Uniti a sud del confine canadese furono il regno dei meticci: una razza molto fiera, nata dal sangue indiano e da quello dei primi colonizzatori; essi si dedicavano al commercio e trasportavano, con le loro fragili canoe di corteccia di betulla, le pelli provenienti dal nord del Canada, e la loro abilità nel navigare le impetuose acque dei fiumi era leggendaria. (''[[Alla conquista del West]]'') ==Voci correlate== *[[Meticcio (umano)|Meticcio]] *[[Nativi americani]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante i|preposizione=sui}} {{s}} [[Categoria:Canada]] [[Categoria:Gruppi etnici nativi americani]] s2hleorexs8cvxlkz5mpkhxjfmn6jbo