Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.20 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Francesco Algarotti 0 1923 1427061 1306884 2026-09-21T14:17:08Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Algarotti */ Giuseppe Ortolani 1427061 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Jean-Étienne Liotard - Portret van Graaf Francesco Algarotti.jpg|thumb|Francesco Algarotti]] '''Francesco Algarotti''' (1712 – 1765), scrittore e saggista italiano. ==Citazioni di Francesco Algarotti== *Amerà domani colei che non amò jeri. (da ''Il Congresso di Citera'') *Il [[lapislazzuli|lapislazzoli]], il quale si mostra brioso negli azzurri, smonta o smarrisce ne' verdi e più ancora ne' gialli ed è quasi perduto ne' rossi.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. VIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1973, p. 765.</ref> *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio|Caravaggio]]}} il [[Rembrandt|Rembrante]] dell'Italia. Abusò costui del detto di quel Greco quando domandatogli che fosse il suo maestro, mostrò la moltitudine che passava per via; e tale fu la magia del suo chiaroscuro, che, quantunque egli copiasse la natura in ciò ch'ella ha di difettoso e d'ignobile ebbe quasi la forza di sedurre anche un Domenichino, ed un Guido. (da '' Saggio sopra la pittura'', Presso Marco Coltellini, Livorno, 1764, [https://books.google.it/books?id=SNY9AAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false p. 144].) *La [[religione]] toglieva l'uomo dallo stato che per lui è il più insopportabile di tutti, dalla dubbietà. (da ''Saggio sopra il Gentilesimo'') *La [[solitudine]] è la dieta dell'anima<ref>Citato anche in [[Mario Pieri]], ''Della vita di Mario Pieri'', 1850. L'autore dell'aforisma sarebbe un generico ''Antico''.</ref>, disse sensatamente non so chi. (da ''Lettera al padre Giambattista Roberti'') *{{NDR|il ponte di Rialto nell'invenzione, non realizzata, di [[Andrea Palladio|Palladio]]}} Tal fabbrica lodata a ragione dall'autor suo, dipinta e soleggiata dal pennello di [[Canaletto]], di cui mi sono servito, non le posso dire il bello effetto che faccia massime specchiandosi nelle sottoposte acque [...]. Ella può ben credere che non mancano al quadro né barche né gondole, che fa in eccellenza il Canaletto, né qualunque altra cosa trasferir possa lo spettatore in Venezia; e le so dire che parecchi Veneziani han domandato qual sito fosse quello della Città ch'essi non avevano per ancora veduto. (da ''Raccolta di lettere sopra la pittura'', Presso Marco Coltellini, 1764, [https://www.google.it/books/edition/Raccolta_di_lettere_sopra_la_pittura_e_a/wb4OAAAAQAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA76&printsec=frontcover pp 76-77]) ==''Pensieri diversi''== *Ad ogni [[poeta]] mediocre vengono talvolta fatti alcuni buoni versi. *Buona parte della [[felicità]] nostra sta nella [[distrazione]] da noi medesimi. *Gli epigrammisti in [[poesia]] sono come i fioristi in pittura. *L'uomo non pensa mai all'avvenire se non quando li dà noia il presente. *La [[Critica]] è venefica, e benefica. *La [[Donna]] non pone tanto studio nel [[vestiti|vestirsi]] se non perché l'uomo viemeglio desideri di vederla spogliata. *La facilità grandissima che hanno gl'Italiani ad apprender la [[Lingua spagnola|lingua spagnuola]] è cagione che non la sanno.<ref>In ''Opere del conte Algarotti'', vol. VII, Carlo Palese, Venezia, 1792, p. [https://books.google.it/books?id=9XBJAAAAcAAJ&pg=PA29 29].</ref> *La falsa letteratura è peggiore assai dell'ignoranza. Meglio è non si muover di luogo che far cammino e aver smarrito la via. *La [[gelosia]] ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire. *La [[ignoranza]] dell'uno è la misura della scienza dell'altro. *Molti vanno a [[Parigi]] e pochi ci sono stati. *Quel [[poeta]] che non saprà che la lingua volgare non sarà che un poeta volgare. *Sotto alle più belle azioni ci è la [[vanità]], come sotto a' più bei ricami ci è lo spago. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Dialoghi sopra l'ottica neutoniana''=== Sopra la costiera di una piacevole montagnetta, che tra Bardolino e Garda sorge alle sponde del Benaco, è posto Mirabello, luogo di delizia della marchesa di F*** dove è solita dimorare ogni anno buona parte della estate. Dall'un fianco guarda il bel piano, che irrigato è dal Mincio; dall'altro le Alpi altissime e i colli di Salò lieti di fresca e odorosa verdura; e sotto ha il lago, in cui si specchia, sparso qua e là di navigli e di care isolette. ===''Il newtonianismo per le dame''=== Quella stessa ragione che ad un Concerto di Musica, ad una allegra e dilicata cena, a una Galleria, o ad un Teatro tutto dì mi conduce, quella stessa a scriver m'ha condotto la Storia d'una Villeggiatura, che io feci colla Marchesa di E... questa State trascorsa, e mi â in cotal modo di uomo nella Società ozioso ed inutile eretto in Autore; E il natural desiderio, che ogni Autore â di farsi imprimere, che che ci dican tuttavia questi Signori nelle loro lunghe Prefazioni, fa che io ponga ora alla luce del Pubblico questa Storia, la quale per altro sarà tutta Filosofica, e composta di alcuni discorsi, che io ebbi con quella gentil Signora sopra la luce e i colori. ===''Saggio sopra il gentilesimo''=== L'uomo, considerato nello stato della semplice natura, ha il lume della ragione talmente dalle [[Passione|passioni]] offuscato, che non è atto, generalmente parlando, a giudicare del valore delle cose che gli stanno dattorno, né a regolare i desiderî ch'esse accendono in lui; e male può discernere il vero bene dalle false immagini di quello. ===''Saggio sopra l'imperio degl'Incas''=== Tra le false opinioni delle quali s'imbevono coloro che si danno unicamente alle lettere, non tiene l'ultimo luogo quella che le sole nazioni, i cui fatti porti il pregio di studiare, sieno i Greci e i Romani. Talché la più gran parte de' letterati non degnano gettare nemmeno un guardo a que' popoli che piacque loro di chiamar [[Barbaro|barbari]], perché non sortirono un [[Tucidide]] o un [[Tito Livio|Livio]] per istorici. Non così pensano coloro che, non contenti a viaggiare con la scorta di pochi scrittori nel mondo degli Antichi, sanno scorrere con la mente tutto il globo, e veggono che da quelle nazioni che i dotti dispregiano il più, si possono trarre insegnamenti per la vita civile ed esempî utilissimi; quasi a quel modo che le materie più nobili che servono agli usi dell'uomo, ne vengono la più parte fornite da quel genere di animali creduti comunemente i più vili. <!--(p. 329)--> ===''Saggio sopra la lingua francese''=== Da non picciola maraviglia dovrà esser presa buona parte degli uomini di lettere al vedere come la [[lingua francese]], la quale si parla da tanti secoli in un paese ridotto sotto a un principe solo, sia stata sempre incerta e mutabile; e solamente da picciolo tempo in qua ricevuto abbia un qualche regolamento; dove la [[lingua italiana]], la quale si parla in un paese diviso in tanti stati come è il nostro, è venuta su quasi dalla prima sua infanzia bella e formata, ha ricevuto regole di buon'ora e da quel tempo sino a' giorni nostri si è mantenuta sempre la istessa. Se non che considerando attentamente la storia di esse lingue, e facendone in certo modo la genealogia, viene a scemare moltissimo, se non a svanire del tutto, la maraviglia. ===''Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua''=== Di non pochi vantaggi, parte fisici parte morali, vogliono i più dei dotti che, per quanto si spetta alle umane lettere e singolarmente alla eloquenza e alla poesia, godessero gli antichi sopra di noi. Donde si rende in buona parte ragione della eccellenza a cui da essi recate furono quelle facoltà. Tra i quali vantaggi forse non è il meno considerabile quello, che dissipati non venivano, come noi, in vari studi di differente natura, e sopra tutto che dietro ad altre lingue oltre alla propria non ispendevano l'opera ed il tempo. ===''Saggio sopra quella quistione perché i grandi ingegni a certi tempi sorgano tutti ad un tratto e fioriscano insieme''=== Non è meno degna da considerarsi, che sia difficile da sciogliere quella quistione filologica che in un ragionamento sopra la decadenza degl'ingegni prende a trattare il Signor [[Jean Racine|Racine]]: onde nasca che gli spiriti eccellenti nelle buone arti, nelle belle lettere e in qualunque altra facoltà surgano a certi tempi tutti insieme a riempire il mondo di ammirazione e di dottrina, e a certi altri tempi siasi come addormentato l'ingegno dell'uomo; quasi che la Natura, indebolita dal già fatto dispendio, dovesse starsi per molti secoli come in riposo a riprendere nuova lena e vigore. <!--(p. 347)--> ==Citazioni su Francesco Algarotti== *Fu filosofo, e poeta sublime, promotore, e cultore delle arti imitatrici, ornato di varia erudizione; che nelle splendide Corti non con altra via, che colla felicità dell'ingegno, e colla benignità del costume, e colle sue oneste, nobili, e liete maniere seppe riempire lo spazio, ch'è fra il Trono, e la condizione di privato, e avvicinare lo stato di semplice Cittadino all'intima amicizia de' sommi Re, e rendersi chiaro, e famoso presso ogni culta nazione di Europa. ([[Domenico Michelessi]]) *Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore. ([[Giuseppe Ortolani]]) *Il Conte Algarotti fu il primo italiano, che si accinse all'impresa di rendere a tutti chiara la lingua de' filosofi, e scelse a tale disegno quella sì curiosa, e sì bella, ma niente men difficil parte della fisica, che tratta della natura della luce, e de' colori secondo il nuovo, ed ormai universalmente abbracciato sistema [[Isaac Newton|Neutoniano]]. ([[Domenico Michelessi]]) *Nel tempo che Tartini faceva correr l'arco sulle corde e regolava i bischeri, l'Algarotti ebbe campo di sfoggiare la sua dottrina archeologica sulla genesi del [[violino]], confutando [[Aristofane]] e Ateneo che fecero il violino coevo ad [[Orfeo]], e confutando quelli che lo vollero inventato dagli Indiani e donato all'Italia dalle crociate; e piantandosi nell'opinione che vuole il violino figliuolo d'Occidente, e probabilmente dal principato di Galles, e trascorrendo sui vari trattamenti della sua forma, dalla viola primitiva alla viola da braccio, a quella da gamba; i quali a lungo andare generarono poi in Francia il piccolo violino. ([[Giuseppe Rovani]]) *Uno di questi intelletti, ch'era la gioja sua {{NDR|di [[Eustachio Manfredi]]}}, la sua delizia, si è il conte, Francesco Algarotti viniziano, giovane col quale, come la fortuna fu abbondevole di grandi averi, così fu d'ingegno la natura, che tanto glie ne diè quant'era in suo potere, ond'è da tutti amato, e stimato, e della sua dottrina, e della sua vena poetica ha dato al mondo chiarissime pruove. ([[Giampietro Zanotti]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/dialoghi-sopra-lottica-neutoniana/ Dialoghi sopra l'ottica neutoniana]'', a cura di Ettore Bonora, collezione: Classici Ricciardi, Einaudi, 1977. *Francesco Algarotti, ''[https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=6546155 Il newtonianismo per le dame {{small|ovvero dialoghi sopra la luce e i colori}}]'', Napoli, 1737. *Francesco Algarotti, ''[http://books.google.it/books?id=GWo0AAAAMAAJ&dq=bibliogroup%3A%22Opere%20del%20conte%20Algarotti%22&hl=it&pg=RA1-PA1#v=onepage&q=canal&f=false Raccolta di lettere sopra la pittura, e architettura]'' in ''Opere del conte Algarotti ...'' Tomo VI, 1765. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra il gentilesimo'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra l'imperio degl'Incas'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/saggio-sopra-la-lingua-francese/ Saggio sopra la lingua francese]'', in "Illuministi italiani", a cura di E. Bonora R. Ricciardi Editore, 1969. *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/saggio-sopra-la-necessita-di-scrivere-nella-propria-lingua/ Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua]'', in "Illuministi italiani", a cura di E. Bonora R. Ricciardi Editore, 1969. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra quella quistione perché i grandi ingegni a certi tempi sorgano tutti ad un tratto e fioriscano insieme'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *<cite id="CITEREFCaravaggio" class="book" style="font-style:normal"><!-- -->{{#if:|[[{{{wkautore}}}{{!}}{{#if:|{{{autore}}}}}{{#if:|{{#if:|&#32;}}}}]]|{{#if:|{{{autore}}}}}{{#if:|{{#if:|&#32;}}}}}}<!-- -->{{#if:|{{#if:|<nowiki>,</nowiki>|,}}&#32;}}<!-- -->{{#if:|{{{coautori}}},&#32;}}<!-- -->{{#if:|''{{#if:|[{{{url_capitolo}}} {{{capitolo}}}]|{{{capitolo}}}}}'' in&#32;}}<!-- -->{{#if:Francesca Marini|Francesca Marini (a cura di),&#32;}}<!-- -->{{#if:|''[{{{url}}} Caravaggio]''{{#if:|&#32;()}}|''Caravaggio''}}<!-- -->{{#if:|, {{{edizione}}}}}<!-- -->{{#if:1|, 1ª ed.}}<!-- -->{{#if:|&#32;(in {{{lingua}}})}}<!-- -->{{#if:introduzione di [[Renato Guttuso]]|, introduzione di [[Renato Guttuso]]}}<!-- -->{{#if:Rizzoli/Skira|, Rizzoli/Skira}}<!-- -->{{#if:Milano|, Milano}}<!-- -->{{#if:|&#32;[{{data|GMA=|G=|M=|A=}}]}}<!-- -->{{#if:2003|, {{data|GMA=2003|G=|M=|A=}}}}<!-- -->{{#if:|, {{#iferror:{{#expr:{{{volume}}}}}||Vol.&#32;}}{{{volume}}}}}<!-- -->{{#if:|, {{#iferror:{{#expr:{{{pagine}}}}}||pp.&#32;}}{{{pagine}}}}}.<!-- -->{{#if:|&#32;[[Digital object identifier|DOI]]:[http://dx.doi.org/{{{doi}}} {{{doi}}}].}}<!-- -->{{#if:ISBN 8817008087|&#32;ISBN 8817008087}}<!-- -->{{#if:|&#32;<small>URL consultato {{#if:|il|nel}} {{data|GMA=|G=|M=|A=}}.</small>}}<!-- -->{{#if:| :«{{{citazione}}}».}}<!-- --></cite> ==Altri progetti== {{Interprogetto}} [[Categoria:Saggisti italiani|Algarotti, Francesco]] [[Categoria:Scrittori italiani|Algarotti, Francesco]] chy9xobl30lsn9sbkl2g26msg3u3rte 1427066 1427061 2026-09-21T14:32:58Z Gaux 18878 /* Citazioni su Francesco Algarotti */ Giuseppe Ortolani 1427066 wikitext text/x-wiki {{PDA}} [[Immagine:Jean-Étienne Liotard - Portret van Graaf Francesco Algarotti.jpg|thumb|Francesco Algarotti]] '''Francesco Algarotti''' (1712 – 1765), scrittore e saggista italiano. ==Citazioni di Francesco Algarotti== *Amerà domani colei che non amò jeri. (da ''Il Congresso di Citera'') *Il [[lapislazzuli|lapislazzoli]], il quale si mostra brioso negli azzurri, smonta o smarrisce ne' verdi e più ancora ne' gialli ed è quasi perduto ne' rossi.<ref>Citato in Salvatore Battaglia, ''Grande Dizionario della Lingua Italiana'', Vol. VIII, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1973, p. 765.</ref> *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio|Caravaggio]]}} il [[Rembrandt|Rembrante]] dell'Italia. Abusò costui del detto di quel Greco quando domandatogli che fosse il suo maestro, mostrò la moltitudine che passava per via; e tale fu la magia del suo chiaroscuro, che, quantunque egli copiasse la natura in ciò ch'ella ha di difettoso e d'ignobile ebbe quasi la forza di sedurre anche un Domenichino, ed un Guido. (da '' Saggio sopra la pittura'', Presso Marco Coltellini, Livorno, 1764, [https://books.google.it/books?id=SNY9AAAAcAAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false p. 144].) *La [[religione]] toglieva l'uomo dallo stato che per lui è il più insopportabile di tutti, dalla dubbietà. (da ''Saggio sopra il Gentilesimo'') *La [[solitudine]] è la dieta dell'anima<ref>Citato anche in [[Mario Pieri]], ''Della vita di Mario Pieri'', 1850. L'autore dell'aforisma sarebbe un generico ''Antico''.</ref>, disse sensatamente non so chi. (da ''Lettera al padre Giambattista Roberti'') *{{NDR|il ponte di Rialto nell'invenzione, non realizzata, di [[Andrea Palladio|Palladio]]}} Tal fabbrica lodata a ragione dall'autor suo, dipinta e soleggiata dal pennello di [[Canaletto]], di cui mi sono servito, non le posso dire il bello effetto che faccia massime specchiandosi nelle sottoposte acque [...]. Ella può ben credere che non mancano al quadro né barche né gondole, che fa in eccellenza il Canaletto, né qualunque altra cosa trasferir possa lo spettatore in Venezia; e le so dire che parecchi Veneziani han domandato qual sito fosse quello della Città ch'essi non avevano per ancora veduto. (da ''Raccolta di lettere sopra la pittura'', Presso Marco Coltellini, 1764, [https://www.google.it/books/edition/Raccolta_di_lettere_sopra_la_pittura_e_a/wb4OAAAAQAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA76&printsec=frontcover pp 76-77]) ==''Pensieri diversi''== *Ad ogni [[poeta]] mediocre vengono talvolta fatti alcuni buoni versi. *Buona parte della [[felicità]] nostra sta nella [[distrazione]] da noi medesimi. *Gli epigrammisti in [[poesia]] sono come i fioristi in pittura. *L'uomo non pensa mai all'avvenire se non quando li dà noia il presente. *La [[Critica]] è venefica, e benefica. *La [[Donna]] non pone tanto studio nel [[vestiti|vestirsi]] se non perché l'uomo viemeglio desideri di vederla spogliata. *La facilità grandissima che hanno gl'Italiani ad apprender la [[Lingua spagnola|lingua spagnuola]] è cagione che non la sanno.<ref>In ''Opere del conte Algarotti'', vol. VII, Carlo Palese, Venezia, 1792, p. [https://books.google.it/books?id=9XBJAAAAcAAJ&pg=PA29 29].</ref> *La falsa letteratura è peggiore assai dell'ignoranza. Meglio è non si muover di luogo che far cammino e aver smarrito la via. *La [[gelosia]] ha da entrar nell'amore, come nelle vivande la noce moscata. Ci ha da essere, ma non si ha da sentire. *La [[ignoranza]] dell'uno è la misura della scienza dell'altro. *Molti vanno a [[Parigi]] e pochi ci sono stati. *Quel [[poeta]] che non saprà che la lingua volgare non sarà che un poeta volgare. *Sotto alle più belle azioni ci è la [[vanità]], come sotto a' più bei ricami ci è lo spago. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Dialoghi sopra l'ottica neutoniana''=== Sopra la costiera di una piacevole montagnetta, che tra Bardolino e Garda sorge alle sponde del Benaco, è posto Mirabello, luogo di delizia della marchesa di F*** dove è solita dimorare ogni anno buona parte della estate. Dall'un fianco guarda il bel piano, che irrigato è dal Mincio; dall'altro le Alpi altissime e i colli di Salò lieti di fresca e odorosa verdura; e sotto ha il lago, in cui si specchia, sparso qua e là di navigli e di care isolette. ===''Il newtonianismo per le dame''=== Quella stessa ragione che ad un Concerto di Musica, ad una allegra e dilicata cena, a una Galleria, o ad un Teatro tutto dì mi conduce, quella stessa a scriver m'ha condotto la Storia d'una Villeggiatura, che io feci colla Marchesa di E... questa State trascorsa, e mi â in cotal modo di uomo nella Società ozioso ed inutile eretto in Autore; E il natural desiderio, che ogni Autore â di farsi imprimere, che che ci dican tuttavia questi Signori nelle loro lunghe Prefazioni, fa che io ponga ora alla luce del Pubblico questa Storia, la quale per altro sarà tutta Filosofica, e composta di alcuni discorsi, che io ebbi con quella gentil Signora sopra la luce e i colori. ===''Saggio sopra il gentilesimo''=== L'uomo, considerato nello stato della semplice natura, ha il lume della ragione talmente dalle [[Passione|passioni]] offuscato, che non è atto, generalmente parlando, a giudicare del valore delle cose che gli stanno dattorno, né a regolare i desiderî ch'esse accendono in lui; e male può discernere il vero bene dalle false immagini di quello. ===''Saggio sopra l'imperio degl'Incas''=== Tra le false opinioni delle quali s'imbevono coloro che si danno unicamente alle lettere, non tiene l'ultimo luogo quella che le sole nazioni, i cui fatti porti il pregio di studiare, sieno i Greci e i Romani. Talché la più gran parte de' letterati non degnano gettare nemmeno un guardo a que' popoli che piacque loro di chiamar [[Barbaro|barbari]], perché non sortirono un [[Tucidide]] o un [[Tito Livio|Livio]] per istorici. Non così pensano coloro che, non contenti a viaggiare con la scorta di pochi scrittori nel mondo degli Antichi, sanno scorrere con la mente tutto il globo, e veggono che da quelle nazioni che i dotti dispregiano il più, si possono trarre insegnamenti per la vita civile ed esempî utilissimi; quasi a quel modo che le materie più nobili che servono agli usi dell'uomo, ne vengono la più parte fornite da quel genere di animali creduti comunemente i più vili. <!--(p. 329)--> ===''Saggio sopra la lingua francese''=== Da non picciola maraviglia dovrà esser presa buona parte degli uomini di lettere al vedere come la [[lingua francese]], la quale si parla da tanti secoli in un paese ridotto sotto a un principe solo, sia stata sempre incerta e mutabile; e solamente da picciolo tempo in qua ricevuto abbia un qualche regolamento; dove la [[lingua italiana]], la quale si parla in un paese diviso in tanti stati come è il nostro, è venuta su quasi dalla prima sua infanzia bella e formata, ha ricevuto regole di buon'ora e da quel tempo sino a' giorni nostri si è mantenuta sempre la istessa. Se non che considerando attentamente la storia di esse lingue, e facendone in certo modo la genealogia, viene a scemare moltissimo, se non a svanire del tutto, la maraviglia. ===''Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua''=== Di non pochi vantaggi, parte fisici parte morali, vogliono i più dei dotti che, per quanto si spetta alle umane lettere e singolarmente alla eloquenza e alla poesia, godessero gli antichi sopra di noi. Donde si rende in buona parte ragione della eccellenza a cui da essi recate furono quelle facoltà. Tra i quali vantaggi forse non è il meno considerabile quello, che dissipati non venivano, come noi, in vari studi di differente natura, e sopra tutto che dietro ad altre lingue oltre alla propria non ispendevano l'opera ed il tempo. ===''Saggio sopra quella quistione perché i grandi ingegni a certi tempi sorgano tutti ad un tratto e fioriscano insieme''=== Non è meno degna da considerarsi, che sia difficile da sciogliere quella quistione filologica che in un ragionamento sopra la decadenza degl'ingegni prende a trattare il Signor [[Jean Racine|Racine]]: onde nasca che gli spiriti eccellenti nelle buone arti, nelle belle lettere e in qualunque altra facoltà surgano a certi tempi tutti insieme a riempire il mondo di ammirazione e di dottrina, e a certi altri tempi siasi come addormentato l'ingegno dell'uomo; quasi che la Natura, indebolita dal già fatto dispendio, dovesse starsi per molti secoli come in riposo a riprendere nuova lena e vigore. <!--(p. 347)--> ==Citazioni su Francesco Algarotti== *Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de' nuovi tempi, egli è un odiatore dei [[Sonetto|sonettini]] e delle vuote accademie prima assai del [[Giuseppe Baretti|Baretti]], e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del [[Giuseppe Parini|Parini]], quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano. ([[Giuseppe Ortolani]]) *Fu filosofo, e poeta sublime, promotore, e cultore delle arti imitatrici, ornato di varia erudizione; che nelle splendide Corti non con altra via, che colla felicità dell'ingegno, e colla benignità del costume, e colle sue oneste, nobili, e liete maniere seppe riempire lo spazio, ch'è fra il Trono, e la condizione di privato, e avvicinare lo stato di semplice Cittadino all'intima amicizia de' sommi Re, e rendersi chiaro, e famoso presso ogni culta nazione di Europa. ([[Domenico Michelessi]]) *Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore. ([[Giuseppe Ortolani]]) *Il Conte Algarotti fu il primo italiano, che si accinse all'impresa di rendere a tutti chiara la lingua de' filosofi, e scelse a tale disegno quella sì curiosa, e sì bella, ma niente men difficil parte della fisica, che tratta della natura della luce, e de' colori secondo il nuovo, ed ormai universalmente abbracciato sistema [[Isaac Newton|Neutoniano]]. ([[Domenico Michelessi]]) *Nel tempo che Tartini faceva correr l'arco sulle corde e regolava i bischeri, l'Algarotti ebbe campo di sfoggiare la sua dottrina archeologica sulla genesi del [[violino]], confutando [[Aristofane]] e Ateneo che fecero il violino coevo ad [[Orfeo]], e confutando quelli che lo vollero inventato dagli Indiani e donato all'Italia dalle crociate; e piantandosi nell'opinione che vuole il violino figliuolo d'Occidente, e probabilmente dal principato di Galles, e trascorrendo sui vari trattamenti della sua forma, dalla viola primitiva alla viola da braccio, a quella da gamba; i quali a lungo andare generarono poi in Francia il piccolo violino. ([[Giuseppe Rovani]]) *Uno di questi intelletti, ch'era la gioja sua {{NDR|di [[Eustachio Manfredi]]}}, la sua delizia, si è il conte, Francesco Algarotti viniziano, giovane col quale, come la fortuna fu abbondevole di grandi averi, così fu d'ingegno la natura, che tanto glie ne diè quant'era in suo potere, ond'è da tutti amato, e stimato, e della sua dottrina, e della sua vena poetica ha dato al mondo chiarissime pruove. ([[Giampietro Zanotti]]) ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/dialoghi-sopra-lottica-neutoniana/ Dialoghi sopra l'ottica neutoniana]'', a cura di Ettore Bonora, collezione: Classici Ricciardi, Einaudi, 1977. *Francesco Algarotti, ''[https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=6546155 Il newtonianismo per le dame {{small|ovvero dialoghi sopra la luce e i colori}}]'', Napoli, 1737. *Francesco Algarotti, ''[http://books.google.it/books?id=GWo0AAAAMAAJ&dq=bibliogroup%3A%22Opere%20del%20conte%20Algarotti%22&hl=it&pg=RA1-PA1#v=onepage&q=canal&f=false Raccolta di lettere sopra la pittura, e architettura]'' in ''Opere del conte Algarotti ...'' Tomo VI, 1765. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra il gentilesimo'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra l'imperio degl'Incas'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/saggio-sopra-la-lingua-francese/ Saggio sopra la lingua francese]'', in "Illuministi italiani", a cura di E. Bonora R. Ricciardi Editore, 1969. *Francesco Algarotti, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/francesco-algarotti/saggio-sopra-la-necessita-di-scrivere-nella-propria-lingua/ Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua]'', in "Illuministi italiani", a cura di E. Bonora R. Ricciardi Editore, 1969. *Francesco Algarotti, ''Saggio sopra quella quistione perché i grandi ingegni a certi tempi sorgano tutti ad un tratto e fioriscano insieme'', in ''[https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE7207774 Saggi]'', Laterza, Bari, 1963. *<cite id="CITEREFCaravaggio" class="book" style="font-style:normal"><!-- -->{{#if:|[[{{{wkautore}}}{{!}}{{#if:|{{{autore}}}}}{{#if:|{{#if:|&#32;}}}}]]|{{#if:|{{{autore}}}}}{{#if:|{{#if:|&#32;}}}}}}<!-- -->{{#if:|{{#if:|<nowiki>,</nowiki>|,}}&#32;}}<!-- -->{{#if:|{{{coautori}}},&#32;}}<!-- -->{{#if:|''{{#if:|[{{{url_capitolo}}} {{{capitolo}}}]|{{{capitolo}}}}}'' in&#32;}}<!-- -->{{#if:Francesca Marini|Francesca Marini (a cura di),&#32;}}<!-- -->{{#if:|''[{{{url}}} Caravaggio]''{{#if:|&#32;()}}|''Caravaggio''}}<!-- -->{{#if:|, {{{edizione}}}}}<!-- -->{{#if:1|, 1ª ed.}}<!-- -->{{#if:|&#32;(in {{{lingua}}})}}<!-- -->{{#if:introduzione di [[Renato Guttuso]]|, introduzione di [[Renato Guttuso]]}}<!-- -->{{#if:Rizzoli/Skira|, Rizzoli/Skira}}<!-- -->{{#if:Milano|, Milano}}<!-- -->{{#if:|&#32;[{{data|GMA=|G=|M=|A=}}]}}<!-- -->{{#if:2003|, {{data|GMA=2003|G=|M=|A=}}}}<!-- -->{{#if:|, {{#iferror:{{#expr:{{{volume}}}}}||Vol.&#32;}}{{{volume}}}}}<!-- -->{{#if:|, {{#iferror:{{#expr:{{{pagine}}}}}||pp.&#32;}}{{{pagine}}}}}.<!-- -->{{#if:|&#32;[[Digital object identifier|DOI]]:[http://dx.doi.org/{{{doi}}} {{{doi}}}].}}<!-- -->{{#if:ISBN 8817008087|&#32;ISBN 8817008087}}<!-- -->{{#if:|&#32;<small>URL consultato {{#if:|il|nel}} {{data|GMA=|G=|M=|A=}}.</small>}}<!-- -->{{#if:| :«{{{citazione}}}».}}<!-- --></cite> ==Altri progetti== {{Interprogetto}} [[Categoria:Saggisti italiani|Algarotti, Francesco]] [[Categoria:Scrittori italiani|Algarotti, Francesco]] i22tvnfcuibwojuat3xrndvkmp85krd Boris Nikolaevič El'cin 0 3099 1427099 1412096 2026-09-22T06:36:28Z Skekzilla 17056 1427099 wikitext text/x-wiki [[File:Борис Николаевич Ельцин-1.jpg|thumb|Boris Nikolaevič El'cin]] '''Boris Nikolaevič El'cin''' (1931 – 2007), politico sovietico e, dal 1991, russo. ==Citazioni di Boris El'cin== {{cronologico}} ===1991=== *Gorbaciov ha portato l'Urss verso una dittatura con il bel nome di "regime presidenziale".<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0858_01_1991_0039_0001_11945661/ ''Gorbaciov si dimetta''], ''La Stampa'', 20 febbraio 1991</ref> *Se Michail Gorbaciov bussasse alla mia porta e mi chiedesse di riconciliarci, gli risponderei: troppo tardi, il treno è già partito.<ref name=gorbaciovchiuso>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,2/articleid,0861_01_1991_0057_0002_11963639/ ''Eltsin: con Gorbaciov ho chiuso''], ''La Stampa'', 14 marzo 1991</ref> *La principale differenza tra me e Gorbaciov è che lui vuole mantenere il sistema, mentre io voglio distruggerlo. Io sono per repubbliche forti, con un centro che abbia soltanto funzioni di coordinamento. Dovranno essere le singole repubbliche, non il Cremlino, a portare a soluzione tutti i problemi.<ref name=gorbaciovchiuso/> *{{NDR|Sull'[[Unione degli Stati Sovrani]]}} Si è convenuto che il trattato sarà fra "stati sovrani", questo è già deciso. E per il nome del paese, si è arrivati a un compromesso: rispettare l'abitudine, la tradizione, per cui rimane Urss, ma significa Unione di Repubbliche Sovrane Sovietiche. La parola "socialista" è caduta, sparisce.<ref>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/06/01/accordo-col-cremlino-contro-conservatori-per.html "Accordo col Cremlino contro i conservatori e per l'aiuto occidentale]'', ''La Repubblica'', 1 giugno 1991.</ref> *{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Ho emanato un decreto 20 minuti dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza. Non riconosciamo il Comitato, dichiariamo illegali sul territorio della Russia tutte le misure che esso ha adottato e adotterà. Ci rivolgiamo a tutti i popoli del mondo perché ci siano vicini nella nostra resistenza.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0877_01_1991_0191_0049_12227570/ Rapporto dal Soviet russo. Eltsin alla folla: ribelliamoci]'', ''La Stampa'', 19 agosto 1991.</ref> *{{NDR|Durante il putsch di agosto}} Soldati, mi rivolgo a voi, pensate ai vostri cari, alla vostra gente. Non dimenticate che avete giurato fedeltà al popolo, a quel popolo contro cui loro vogliono puntare le armi. Le nuvole del terrore e della dittatura si addensano sulla Russia, in quest'ora tragica fate la scelta giusta. Non macchiate del sangue del popolo l'onore e la gloria delle armi russe.<ref>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/08/20/appello-di-eltsin-ribelliamoci.html Appello di Eltsin. "Ribelliamoci"]'', ''la Repubblica'', 20 agosto 1991.</ref> *Si può erigere un trono con le baionette, ma è impossibile restarci seduti sopra a lungo.<ref>20 agosto 1991; citato in Carlo Benedetti, ''Chi comanda a Mosca. Tutti gli uomini della vecchia e nuova nomenklatura da Abramovic a Putin'', Datanews, Roma, 2004, p. 98. ISBN 88-7981-258-0</ref> *{{NDR|Dopo l'abbattimento della statua di [[Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij]]}} La Russia è diversa. È finalmente sulla strada del progresso e della democrazia e non tornerà mai più indietro.<ref name=rivendica>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,4/articleid,0877_01_1991_0195_0004_12231499/ Eltsin rivendica la vittoria]'', ''La Stampa'', 23 agosto 1991.</ref> *Gli avvenimenti degli ultimi quattro giorni devono essere una lezione anche per Gorbaciov. [...] Gorbaciov, non dimenticare che ti abbiamo liberato noi.<ref name=rivendica/> *{{NDR|Sull'[[Unione degli Stati Sovrani]]}} Non possiamo firmare il Trattato dell'Unione e rompere con l'Ucraina.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,0888_01_1991_0300_0008_12468323/ Gorbaciov: «Fratelli, sfamate Mosca»]'', ''La Stampa'', 7 dicembre 1991.</ref> {{Int|Da [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/08/25/eltsin-russia-perdono-per-tuoi-figli.html ''"Russia, perdono per i tuoi figli morti"'']|Discorso pronunciato dopo il [[putsch di agosto]], ''la Repubblica'', 25 agosto 1991|h=4}} *I nomi di questi ragazzi diventeranno sacri per tutta la Russia. [...] Quando abbiamo saputo del golpe, i nostri cuori hanno avuto un sussulto per i nostri figli perché proprio loro, i nostri ragazzi, sono venuti qui a difendere la Russia, la democrazia, la libertà e il parlamento e i dirigenti russi che erano il principale obiettivo dei golpisti. *Vorrei che voi sappiate che è stata ritrovata la lista delle dodici persone che dovevano essere fucilate per prime. I nostri nemici sono stati feroci, erano assetati di sangue. I nostri nemici sapevano che se avessero perso sarebbero stati soggetti a una severa punizione. *Io desidero esprimere la mia più profonda partecipazione al dolore dei genitori di queste vittime, Dmitri, Vladimir e Ilja, e desidero esprimere di nuovo la mia più profonda partecipazione al dolore delle altre vittime e ai loro genitori. [...] Voglio chiedere loro di perdonare il presidente per non essere riuscito a proteggerli e a salvarli. {{Int|Da [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1991/09/04/non-sono-non-saro-il-nuovo.html ''"Non sono e non sarò il nuovo zar"'']|Intervista di Steve Hurst e Claire Shipman, ''la Repubblica'', 4 settembre 1991|h=4}} *La Russia è cambiata, tutto il paese è cambiato, ma anche il presidente è cambiato: alla fine {{NDR|Gorbačëv}} ha capito che soltanto se lui si appoggerà al vasto movimento democratico e favorirà riforme democratiche, la transizione al mercato, il paese potrà uscire dalla crisi. Ora mi fido pienamente, o quasi pienamente, di lui, molto di più che non tre settimane fa quando era ancora capace di manovre politiche. Questa è la sua ultima chance. *Gli atteggiamenti imperiali appartengono al passato e la Russia avrà relazioni tra eguali con tutte le altre repubbliche. Ma noi difenderemo gli interessi della Russia, nulla dovrà essere fatto che possa minacciare gli interessi del popolo russo. Dovremo costruire i rapporti economici tra le repubbliche in modo che il popolo russo non debba sempre fornire assistenza a tutti gli altri. Dobbiamo costruire relazioni paritarie anche per quanto riguarda la fiducia nella mia persona. *Per prima cosa, l'Ucraina si è proclamata territorio denuclearizzato, e il Kazakhstan sta per fare lo stesso. Quindi le armi nucleari schierate in queste due repubbliche saranno trasferite in Russia. A parte ciò, vogliamo creare una struttura speciale, un comitato di controllo delle armi nucleari, per garantire che le atomiche non vengano usate da estremisti di destra o di sinistra o da terroristi, perché attualmente questo è il grosso pericolo. Vogliamo che, oltre al governo centrale, la Russia controlli le armi nucleari e sia responsabile di quelle schierate sul suo territorio. Vogliamo essere responsabili di fronte alla comunità internazionale, quindi dobbiamo tenere anche noi un dito sul bottone. *Abbiamo bisogno di mantenere la parità con altre nazioni e di promuovere l'idea della non proliferazione. Dobbiamo continuare la nostra opera per eliminare le armi nucleari, e la Russia lavorerà a questo fine. È anche necessario sospendere gli esperimenti nucleari sotterranei, e a tal fine parlerò con il presidente Bush e con i leader delle altre potenze nucleari. *Spesso ci avevano garantito che i colpi di Stato sarebbero stati impossibili da noi, e ora sappiamo che è vero il contrario. Dobbiamo trarne le dovute conclusioni ed eliminare i possibili strumenti di un colpo di Stato. *Ciò di cui abbiamo bisogno è stabilire relazioni economiche tra Stati. Anche i Baltici vorranno partecipare, come Stati indipendenti e sovrani. Ma ci serve assolutamente uno spazio economico unitario. Questo è molto importante. I rapporti tra le aziende sono frutto di anni e anni, ed è molto difficile ora rescindere questi legami e smembrare l'unione. *Vede, in quelle ore io ho pensato una cosa sola: come isolare i golpisti e sventare il colpo. Ci sono riuscito perché sono stato capace di convincerli ad andare in Crimea per convincere Gorbaciov a firmare una dichiarazione, e Krjuckov mi ha creduto. Non saremmo riusciti ad arrestarli al Cremlino, ma in Crimea ci è stato possibile. Al momento, avevo solo una cosa in mente, cioè salvare la Russia, salvare questo paese, salvare la democrazia e il mondo intero. Perché altrimenti sarebbe stato il caos, un'altra guerra fredda o addirittura una guerra calda. Questa è la responsabilità che mi sono sentito sulle spalle in quel momento. Ma tre giorni dopo, quando sono tornato a casa, mia figlia, una bambina di cinque anni, mi ha chiesto se ci avrebbero ucciso. Ecco, questa è stata la cosa peggiore: le radici del vecchio sistema totalitario sono ancora presenti in noi, dobbiamo estirparle, e costruire uno Stato di diritto. *[...] per quanto riguarda chi è Boris Eltsin: io sono un figlio di contadini. Ho studiato, ho fatto sport, e da giovane ho fatto ogni sorta di marachelle e scorrettezze. Poi sono stato manager di Stato, poi ho scelto una carriera politica. All'inizio fu un'esperienza inattesa, non mi sentivo adatto. Oggi ho fatto un po' di esperienze, e questo basterà per i prossimi due o tre anni. E insieme al Soviet supremo, e al governo della Federazione russa, faremo in modo che questa ruota arrugginita della Russia si muova senza intoppi. È un orso, un orso gigante, e ha bisogno di essere messo in moto. È quanto io voglio fare. ===1992=== *{{NDR|«Presidente, pare che lei non stia bene in salute, che soffra di cirrosi, e che la colpa dei suoi malanni sia dovuta al fatto che beve molto...»}} Sono maldicenze, io sto benissimo e si vede. Queste voci le ha messe in giro Gorbaciov!!!<ref name=cirrosi>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/16/eltsin-lei-soffre-di-cirrosi.html "Eltsin, lei soffre di cirrosi?" "No, è una bugia di Gorbaciov"]'', ''la Repubblica'', 16 giugno 1992.</ref> *Perché non ce li date voi gli antibiotici? Voi siete un paese ricco. Mia madre ha avuto un attacco al cuore e non si trova la medicina per curarla. Ed è la madre del presidente.<ref name=cirrosi/> *Ci servono milioni di proprietari e non un pugno di milionari.<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0839_01_1992_0227_0001_11783672/ ''Eltsin: tutti proprietari''], ''la Stampa'', 20 agosto 1992</ref> *{{NDR|Sulla [[guerra georgiano-abcasa]]}} Se il conflitto in Abkhazia non si arresterà, sorgerà una situazione pari a cinque Karabakh messi insieme.<ref>Citato in [https://archivio.unita.news/assets/main/1992/09/04/page_010.pdf ''Per l'Abkhazia polveriera del Caucaso siglato un incerto cessate il fuoco''], ''L'Unità'', 4 settembre 1992</ref> ===1993=== {{Int|Da [https://archivio.unita.news/assets/main/1993/10/05/page_003.pdf ''L'appello di Eltsin. «Si sono ammutinati. Salvate la Russia»'']|Discorso alla nazione durante la [[crisi costituzionale russa del 1993]], 4 ottobre 1993; citato ne ''L'Unità'', 5 ottobre 1993|h=4}} *Questa allarmante e tragica notte ci insegna molte lezioni. Non eravamo pronti a una guerra. [...] Tutto ciò che sta avvenendo a Mosca è un ammutinamento armato premeditato. È organizzato dai comunisti che cercano una rivincita, dai capi fascisti, da alcuni ex deputati e rappresentanti dei parlamenti. *Uno sparuto gruppetto di politici ha provato a imporre la sua volontà a tutto il paese, con le armi puntate. I piani che volevano realizzare per la Russia sono ora chiari al mondo intero. Quesi piani prevedono ciniche menzogne e atti di corruzione. Prevedono pietre, fucili automatici e mitragliatori. Coloro che sventolano le bandiere rosse hanno di nuovo gettato la Russia in un bagno di sangue. *La rivolta armata è condannata al fallimento. Per restaurare l'ordine e la pace, truppe stanno arrivando a Mosca. Il loro obiettivo è di liberare e sbloccare le installazioni controllate dagli elementi criminali, così come disarmare le fazioni armate illegali. Vi prego, cari moscoviti, di sostenere il morale dei soldati e ufficiali russi. Sono la nostra milizia. *Mi appello a tutte le forze politiche in Russia, in nome di coloro le cui vite sono state falciate, in nome di coloro il cui sangue innocente è stato versato: vi chiedo di dimenticare ciò che ieri sembrava importante delle lotte interne. Tutti coloro che chiedono pace e tranquillità, onore e dignità per il loro paese, tutti quelli che si oppongono alla guerra devono restare uniti. ===1994=== *I Paesi dell'ex Urss hanno bisogno di una Russia forte, con un ruolo da guida. Ma anche il mondo ha bisogno di una Russia forte.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0728_01_1994_0055_0001_10498280/ «Al mondo serve una Russia più forte»]'', ''La Stampa'', 25 febbraio 1994.</ref> *State attenti che dalle ceneri della Guerra fredda non nasca la Pace fredda.<ref>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/12/06/eltsin-clinton-il-seme-della-discordia.html Eltsin e Clinton, il seme della discordia]'', ''la Repubblica'', 6 dicembre 1994.</ref> *{{NDR|Sulla [[prima guerra cecena]]}} I soldati russi proteggono l'integrità dello Stato, condizione necessaria dell'esistenza dello stato russo. La Cecenia è parte integrante della Federazione e non ha il diritto di lasciarla.<ref>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/12/28/contro-ceceni-fino-in-fondo-eltsin.html "Contro i ceceni fino in fondo". Eltsin sposa la linea dei falchi]'', ''la Repubblica'', 28 dicembre 1994.</ref> *La Cecenia è parte integrante della Federazione Russa. Perderla significa mettere a rischio l'esistenza stessa dello Stato.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,8/articleid,0768_01_1994_0353_0008_11024306/ Eltsin ordina: la guerra continua]'', ''La Stampa'', 28 dicembre 1994.</ref> ===1995=== {{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,0831_01_1992_0143_0009_25119097/ ''Eltsin: a Mosca ci vuole un De Gaulle'']|Intervista di [[Giulietto Chiesa]] et al., ''La Stampa'', 19 agosto 1995|h=4}} *Non accetto l'accusa di aver ingannato il popolo. Al contrario, per la prima volta la gente si è sentita dire onestamente la verità. *{{NDR|Sulla [[guerra di Transnistria]]}} Penso che abbiamo sottovalutato questo problema. Qualcuno lo considera un'interferenza negli affari interni di un altro Stato. Ma in realtà loro sono dei «nostri», sono russi, sono nostri compatrioti. E noi dobbiamo cercare forme più attive per influenzare gli eventi. *Il presidente [[Mircea Snegur|Snegur]] dice che ci sarebbe un'interferenza russa negli affari interni della Moldavia. Ma non è così. Mi chiedo, a mia volta, perché Snegur non concede almeno l'autonomia alla Repubblica dell'Oltre-Dnestr. Mi pare che sia quello che chiedono. *{{NDR|«Chi, tra i grandi uomini della Russia del passato, sente più vicino? Ivan il Terribile, Pietro I, Alessandro II?»}} [[Pietro I di Russia|Pietro I]]. Lo considero un creatore. Ovviamente, non privo di difetti da zar... *La vita che faccio ora è così dura che non credo proprio che vorrò prolungare artificialmente il mio mandato. Assolutamente! {{Int|Da [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,5/articleid,0719_01_1995_0223_0005_10622276/ ''«Russia, ringraziami ti ho salvato dal caos»'']|Intervista di ''Komsomolskaja Pravda'', riportato ne ''La Stampa'', 19 agosto 1995|h=4}} *{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} È stato il primo atto di coraggio civile commesso dal nostro popolo in molti anni. I golpisti volevano spaventare il popolo e questo ha offeso i russi nel profondo dell'anima. *Quelli sono stati giorni decisivi per la democrazia russa, ma anche per la dignità di milioni di persone. In quell'occasione numerose persone, forse per la prima volta, hanno superato la loro paura, si sono sentiti cittadini. *Per salvare l'Urss la giunta avrebbe dovuto iniziare una guerra: per il Baltico, per il Caucaso e per altre Repubbliche. Questa strategia è stata applicata nell'ex Jugoslavia. Abbiamo visto tutti a cosa ha portato: un colossale scoppio di energia mortale. Quanto dolore ha portato e quanto ne porterà ancora. E se qualcuno avesse tentato di tenere unita la vecchia Urss con gli stessi metodi? Grazie a Dio ciò non è avvenuto. Le conseguenze sarebbero state mostruose e il Paese non si sarebbe salvato lo stesso. *Il guaio è che in Russia c'è ancora poca democrazia, soprattutto nella testa della gente. Non parlo solo dei cittadini comuni, ma anche dei politici. Mi amareggia osservare molti "democratici" che, arrivati al potere, hanno assorbito le tradizioni e i vizi della nomenklatura comunista tanto da loro odiata. Se mi sento colpevole? Sì. Ma nessuno potrà cambiare questo stato delle cose. Dobbiamo cambiare noi stessi. Sono convinto che ci riusciremo. Non posso accettare l'idea che il popolo russo sia nato per la dittatura e puà essere governato solo con la frusta. ===1996=== *{{NDR|Sulle [[elezioni presidenziali in Russia del 1996]]}} So che molti di coloro che al primo turno hanno votato comunista non volevano un ritorno al passato, ma intendevano segnalare il malcontento per le difficoltà della vita odierna. Li capisco, perché io stesso sono rattristato da molti aspetti della nostra vita. Ma se il 3 luglio saranno la nostra stanchezza e la nostra pena a votare, per la Russia sarà il disastro.<ref>Citato in ''[https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/07/01/il-nazionalismo-di-eltsin-per-fermare-zjuganov.html Il nazionalismo di Eltsin per fermare Zjuganov]'', ''la Repubblica'', 1 luglio 1996.</ref> {{Int|Da [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/06/14/eltsin-rischiamo-una-guerra-civile.html ''Eltsin: "Rischiamo una guerra civile'']|Intervista di Eldar Rjazanov sulle [[elezioni presidenziali in Russia del 1996]], ''la Repubblica'', 14 giugno 1996|h=4}} *{{NDR|«È proprio sicuro di voler essere rieletto?»}} Ci ho pensato su sei mesi, da un lato volevo riposare, stare finalmente in pace, in famiglia; dall'altro volevo evitare ad ogni costo che un comunista diventasse presidente. Pietro il Grande non finì le sue riforme, l'imperatrice Caterina neppure, lo zar Alessandro II neanche, almeno io voglio finire quello che ho cominciato. *{{NDR|«Non pensa a tutti i morti che ha provocato la guerra in Cecenia?»}} Crede che io non senta il dolore di ogni madre che ha perso il proprio figlio? Ci penso giorno e notte. E mi fa male al cuore. *{{NDR|«Cosa accadrà se i comunisti vincono?»}} La guerra civile tra Rossi e Bianchi. Tutto ricomincerà da capo e la Russia andrà in pezzi. ===1999=== {{Int|Da [https://www.repubblica.it/online/mondo/dimissioni/addio/addio.html ''"La Russia andrà avanti. Siate felici"'']|Discorso di fine anno, ''la Repubblica'', 31 dicembre 1999|h=4}} [[File:Boris Yeltsin-2 (cropped).jpg|thumb|El'cin durante il suo discorso di fine anno, 31 dicembre 1999]] *Ho preso una decisione. Ci ho pensato sopra a lungo e con sofferenza. Oggi, nell'ultimo giorno del secolo uscente, mi dimetto. *Mi ritiro prima del termine previsto. Ho capito di doverlo fare. La Russia deve entrare nel nuovo millennio con dei politici nuovi, con delle facce nuove, intelligenti, forti ed energiche. Noi, invece, che siamo al potere da molti anni, dobbiamo ritirarci. *Io non devo ostacolare questo percorso naturale del processo storico. A che serve aggrapparsi ancora al potere quando il paese ha un uomo forte, degno di diventare presidente, al cui nome ogni cittadino lega le proprie speranze per il futuro? *Oggi in questa giornata particolarmente importante per me, vorrei dire qualcosa di più personale di quanto faccio di solito: vi devo chiedere scusa, chiedere scusa per i molti sogni che abbiamo condiviso e che non si sono realizzati. Cose che sembravano facili da fare si sono rivelate penosamente difficili. Chiedo scusa perché ho deluso le aspettative di coloro che credevano fosse possibile con un unico salto passare da un grigio passato di totalitarismo e stagnazione a un luminoso, ricco e civilizzato futuro. Ci ho creduto anch'io, che con un bello sforzo ce la potessimo fare. *Ogni vostro dolore è stato anche un dolore per me, per il mio cuore. Ho passato notti in bianco, mi sono tormentato su quello che si poteva fare affinché la gente avesse una vita almeno un po' migliore, almeno un po' più facile. Non mi sono mai posto un obiettivo più importante di questo. Me ne vado avendo fatto tutto ciò che potevo. *Vi dico addio e dico a ciascuno di voi: siate felici. Ve lo siete meritato, vi siete meritati felicità e tranquillità . Buon anno e buon secolo ===2003=== {{Int|Da [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/10/22/eltsin-quando-dissi-putin-le-regalo-un.html ''Eltsin: Quando dissi a Putin le regalo un destino difficile'']|Intervista di Ljudmila Telen', ''La Repubblica'', 22 ottobre 2003|h=4}} *{{NDR|«Come ha scelto quale suo successore Vladimir Putin?»}} L'avevo studiato abbastanza a lungo, e non solo per i dossier dell' ufficio personale. Conoscevo bene il lavoro che lui, allora vice di Anatolj Sobcjak ha fatto a Pietroburgo. E poi, quando si traferì a Mosca, mi sono messo a tenerlo d' occhio con maggiore attenzione, dedicandogli abbastanza tempo. E ho visto che lui è non solo intelligente e competente, ma anche un uomo onesto e dotato di autocontrollo. *Quando venni a lavorare in un'azienda dopo essermi laureato all'università, rinunciai alla proposta di occupare la carica di caporeparto. Pensavo di dover imparare prima a scegliere fra le persone. Lo imparai. Non ricordo, per esempio, neanche un errore nello scegliere il personale. [...] E al Cremlino invece, sì. [...] Semplicemente non le conoscevo abbastanza. La vita era talmente burrascosa, che non rimaneva tempo per studiare qualcuno per filo e per segno. *{{NDR|«Putin ha accettato facilmente la proposta?»}} Gli ho parlato due volte. All'inizio l'ha respinta: no - ha detto - questo non è per me. "Ci pensi un po' ancora. Il discorso non è finito". E ci siamo lasciati così. Due settimane dopo l'ho invitato di nuovo. E la seconda volta ha accettato. *Considero di non avere più diritto di condurre una vita pubblica dopo le dimissioni. Mi sono dato come regola quella di non commentare quello che fa il presidente. Quello che mi piace o non mi piace poi glielo dico a quattrocchi. *Mi era assolutamente chiaro il compito da risolvere. Il regime politico non andava semplicemente cambiato, andava rivoltato. Al posto del sistema politico sovietico doveva nascere quello democratico. Doveva nascere un sistema economico di mercato. Al posto della censura andava introdotta la libertà di parola. Un passaggio del genere non poteva essere indolore. Di conseguenza ci volevano misure impopolari. Ci voleva una squadra pronta a farsi bruciare, ma di agire comunque per quanto forte potesse essere il malcontento. ===2004=== *Non ci sono parole per descrivere la mia compassione per chi ha perduto i figli nella [[Strage di Beslan|tragedia di Beslan]]. Penso che ogni persona adulta in Russia si senta in parte responsabile per ciò che è accaduto. Non si è riusciti a proteggere i bambini, a salvarli. È una disgrazia che ci coinvolge tutti. La vicenda di Beslan ha rappresentato una svolta. Siamo cambiati, tutti noi. È cambiata la nazione. Il potere deve rispondere con durezza e prontezza alla sfida sanguinosa di questo nuovo nemico, il terrorismo.<ref name=democraziarispettata>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,1/articleid,0204_01_2004_0258_0001_1435934/ ''«La democrazia sarà rispettata»''], ''La Stampa'', 18 settembre 2004</ref> *Soltanto un Paese democratico può combattere con successo contro il [[terrorismo]] e contare sul fatto di avere al proprio fianco, in questa lotta, tutto il mondo civile.<ref name=democraziarispettata/> ==''Il Diario del Presidente''== ===[[Incipit]]=== Diario del Presidente: Quattro ottobre 1993 Verso le cinque di mattina arrivarono da me il capo del servizio di sicurezza Mikhail Barsukov e il suo vice, capo della scorta del presidente Aleksandr Koržakov per chiedermi di avere un incontro con gli ufficiali dei reparti ''Alfa'' e ''Vympel''. Dal loro tono di voce capii che c'era qualcosa che non andava, ma senza chiedere chiarimenti dissi subito di non avere tempo per incontrarmi con loro, il loro compito era molto chiaro, che lo eseguissero. Barsukov annuì e i due uscirono. Ma dopo circa mezz'ora Barsukov mi chiese ancora una volta il permesso di entrare. Entrò nell'ufficio e disse:<br>Boris Nikolaevič, la prego, li deve vedere, magari non tutto il gruppo, ma almeno i comandanti delle unità e gli ufficiali anziani. I ragazzi sono preoccupati con un compito così, è ben la seconda volta nella loro vita che devono assaltare la Casa Bianca... ===Citazioni=== *Quella definizione di un giornale occidentale, che parla dell'«anarchia legalizzata» che regna adesso in Russia, riflette abbastanza bene il senso di quanto stia accadendo. Sembra che in Russia sia tuto a posto: ci sono tutte le strutture statali, c'è un Ministero della Giustizia, c'è un potente sistema di sicurezza, c'è un'enorme polizia.<br>Ma non c'è ordine. (p. 4) *È facile mettere ordine col frustino cosacco; mettere ordine con la persuasione e con la buona volontà è molto più difficile. (p. 4) *La società è in movimento, e ciò che sta avvenendo è qualcosa di ben diverso di quanto avvenne con la rivoluzione del 1917, quando il cielo era stato scambiato con la terra. Ai giorni nostri il paese sta solo cercando la strada verso un mondo più razionale e più moderno; perciò non condivido assolutamente le note allarmiste che a volte risuonano nella nostra stampa. (pp. 5-6) *{{NDR|Sulla [[crisi costituzionale russa del 1993]]}} Che figura fa di fronte alla storia la nostra democrazia russa se la prima volta il golpe comunista aveva avuto paura a spararle contro, mentre la seconda volta la democrazia stessa non aveva esitato contro i propri nemici? (p. 17) *{{NDR|Su [[Aleksandr Vladimirovič Ruckoj]]}} Era un ex pilota di guerra con il fisico di un attore, un eroe dell'Unione Sovietica con la parlantina sciolta, insomma un combattente! Le donne di mezza età sarebbero andate letteralmente in brodo di giuggiole alla vista di un vice presidente così! Senza contare poi i voti dei militari...! (p. 29) *Durante il [[Putsch di agosto|golpe]] Rutskoj si comportò con fermezza, da ufficiale, guadagnandosi la mia fiducia. C'era solo un piccolo dettaglio che rovinava non poco questi primi mesi di «luna di miele» con il vice presidente: Aleksandr Vladimirovič Rutskoj cominciò ad interessarsi troppo al mio abbigliamento. [...] Trovavo sorprendente questo amore per il lusso in un ex ufficiale operativo «afgano» e devo ammettere che la sua insistenza mi disorientava un poco... Ma il difetto principale di Rutskoj, e più che di difetto bisognerebbe parlare di tratto caratteriale, era il suo testardo rifiuto a capire e accettare il proprio ruolo. (p. 29) *{{NDR|Su Aleksandr Vladimirovič Ruckoj}} Aveva capito che il suo rapporto con me non funzionava e cercava una via di uscita assegnandosi un ruolo veramente paradossale, mai visto fino a quel momento in nessuna istituzione di potere: quello del moralista, del fustigatore di costumi, del Tartufo molieriano che con fare mite ed ispirato si lancia verso la poltrona presidenziale. (p. 30) *{{NDR|Su Aleksandr Vladimirovič Ruckoj}} La nostra incompatibilità si mostrava in molti aspetti, anche minimi. Ad esempio non riuscivo ad accettare la sua abitudine a farcire la conversazione con volgari parolacce e soprattutto non amavo la sua aggressività, la sua continua ricerca di un «nemico interno». Mi resi conto in seguito che si trattava in realtà di una caratteristica propria del suo carattere, un odio profondamente celato e che perciò lasciava disorientati. (p. 30) *{{NDR|Su [[Vladimir Žirinovskij]]}} Per questa persona, che con incredibile velocità appiccicava una tesi assurda dietro l'altra, hanno votato milioni (!) di elettori. Sulla gente ha certamente fatto effetto il suo slogan: è ora di allontanare dal potere i vecchi ''apparatčiki'' di partito, i membri del Comitato Centrale e «aprire la strada al governo dei tecnici»; ma penso che il succo della questione sia un altro: in una società politica come la nostra, una variabile impazzita con un'impostazione fascista o parafascista avrà sempre molte possibilità di successo. (p. 31) *Quel paese non poteva esistere al di fuori del concetto di un impero, d'altra parte l'impero non poteva esistere senza un'immagine di forza. L'URSS è finita nel momento in cui il primo martello ha colpito il «muro di Berlino». (p. 32) *Penso che il [[Ventesimo secolo]] sia finito il 19 – 21 agosto del 1991. E se le prime elezioni libere del presidente della Russia furono un evento di importanza nazionale, il fallimento del golpe di agosto è stato un avvenimento di portata globale, planetaria.<br>Il nostro secolo è stato soprattutto il secolo della paura. Orrori come il totalitarismo e il fascismo, il comunismo, i campi di concentramento, il genocidio, la peste atomica non erano stati mai visti prima dall'umanità.<br>Ed ecco arrivare i tre fatidici giorni, un secolo è finito, ne comincia un altro. Forse a qualcuno questa affermazione potrà sembrare troppo ottimista, ma io ci credo fermamente.<br>Ci credo perché in quei giorni è crollato l'ultimo impero, mentre sono state proprio la politica e la logica imperiali che hanno giocato all'inizio del secolo questo brutto scherzo all'umanità, fungendo da detonatore di tutti i processi di cui abbiamo parlato prima. (p. 37) *Come spesso succede nei giorni fatidici, il tempo era splendido. L'odore dell'asfalto caldo trasmetteva un certo strano sentimento di familiare conforto. Quel mattino mi aveva svegliato mia figlia Tanja. Entrò correndo nella mia stanza: «Papà, alzati, c'è il golpe!» Ancora assonnato dissi: «Ma questo è illegale!» Lei mi cominciò a raccontare del GKCP, di Krjučkov, di Janaev, ma a me sembrava tutto troppo assurdo. Dissi: «Mi state prendendo in giro?» (p. 49) *{{NDR|Su [[Gennadij Ivanovič Janaev]]}} Riusciva a parlare all'infinito, discutere e proclamare le proprie opinioni con aria molto convinta. Sembrava nato per il lavoro di partito nel sistema sovietico. Tuttavia in attesa della prima riunione generale dei cospiratori dovette rincuorarsi ben bene con della vodka, il coraggio non gli bastava, mentre la funzione che gli era stata affidata nel golpe non era per niente secondaria. (p. 50) *[[Vladimir Aleksandrovič Krjučkov|Krjučkov]], pupillo di Andropov, aveva accumulato un'enorme esperienza nei servizi segreti. Per carattere e per il ruolo assegnatogli nella struttura statale avrebbe dovuto in teoria avere una visione lucida e realistica degli eventi. Ma Vladimir Aleksandrovič era affetto da una malattia professionale, vale a dire un banalissimo complesso di persecuzione. (p. 50) *[[Dmitrij Timofeevič Jazov|Dmitri Timofeevič]] non era più capace di guardare il mondo se non attraverso la lente deformante del dovere, dell'obbligo, degli ordini. [...] Il peso delle responsabilità crollate su di lui lo aveva spezzato. (p. 51) *Vedo la tragedia dei cospiratori come la tragedia di un intero strato di funzionari statali che il sistema aveva trasformato in rotelle di un ingranaggio privandoli di ogni qualità umana. Davanti alla nuova realtà dove un politico, per operare, doveva assumere punti di vista personali, espressioni proprie, elaborare regole interne, un modo di parlare individuale e un comportamento autonomo, la gente del tipo che ho appena descritto finiva frantumata. (p. 51) *Balzai sul carro e mi misi in piedi. È forse stato lì che ho nettamente percepito che avremmo vinto e che non potevamo perdere? La sensazione era di completa lucidità, di unione totale con la gente che stava intorno a me. Sono in molti, volano i fischi, le urla. Ci sono molti giornalisti, operatori televisivi, fotoreporter. Prendo in mano il foglio con l'appello. Le grida si interrompono, io leggo con forza, quasi mi si rompe la voce... Alla fine saluto il comandante del carro armato e scambio qualche parola con i soldati. Dai loro visi e dai loro occhi capisco che non ci avrebbero sparato. Salto giù dal carro e dopo pochi minuti sono di nuovo al mio ufficio, ma sono già un'altra persona. (pp. 63-64) *Credo che i russi abbiano verso [[Mosca (Russia)|Mosca]] un atteggiamento duplice, se da una parte le danno sempre addosso, dall'altra la amano profondamente e una minaccia alla sicurezza della città veniva interpretata da tutti come una minaccia alla sicurezza di tutta la Russia. Nella testa di ogni soggetto pensante avvenne allora una sorta di personale guerra di liberazione nazionale, l'impero sovietico si era definitivamente staccato dal concetto di Patria e la Russia dall'URSS. (p. 70) *I golpisti avevano sottovalutato i cambiamenti avvenuti nel paese. Durante la guida di Gorbačev erano apparsi, oltre al potere ufficiale, vari leader dell'opinione pubblica, forze politiche, intellettuali indipendenti e stampa democratica. Si poteva tappare loro la bocca solo con una repressione sanguinaria, con un'ondata di arresti e di condanne. Oppure lo si poteva fare con qualche mossa scaltra, con una qualche originale strategia informativa che giocasse sull'opinione pubblica, ma i golpisti non avevano neanche questo. Avevano perso su tutti i fronti. (p. 74) *In tempo di guerra esiste fra [[Tiratore scelto|cecchini]] una legge non scritta per la quale se si accorgono di essere uno nel mirino dell'altro si lasciano per così dire in pace. (p. 80) *[[Aleksandr Ivanovič Lebed'|Lebed']] è una persona interessante. È un generale che ha passato la guerra in Afghanistan mostrando un'efficienza superiore a chiunque altro, è molto duro e diretto nei rapporti con gli altri, per lui l'onore militare sta al primo posto. (p. 82) *Uno dei pochi dirigenti dei nuovi partiti politici ad appoggiare il golpe fu [[Vladimir Žirinovskij]]. Lo fece in un comizio che tenne ancora il 19 agosto. La sua era una posizione coerente: il Partito Liberal-democratico in Russia era sempre intervenuto a favore dell'impero, dell'inviolabilità delle frontiere, dell'ordine. E allora, evviva! (pp. 86-87) *Alle elezioni del 1993 Žirinovskij avrebbe riaperto certe piaghe morali e socio-psicologiche della nostra società di cui noi non sospettavamo neanche l'esistenza. Una di queste è la carenza immunitaria verso il fascismo. (p. 87) *In precedenza la nostra famiglia era stata sottoposta alla [[Collettivizzazione in Unione Sovietica|collettivizzazione]] forzata. Adesso si comincia a dimenticare che cosa questo significasse. Era molto semplice, la famiglia Eltsin [...] aveva preso cinque ettari di terra in affitto. [...] La sua colpa era lavorare molto, fare molte cose. Invece al potere sovietico piacevano le persone modeste, insignificanti, che rimanevano al loro posto. Per gli uomini forti e attivi non c'era pietà. (pp. 89-90) *Il Potere qui è sempre stato considerato come l'espressione di una qualche potenza totalizzante talmente tremenda e indistruttibile che l'idea stessa di tentare una rivolta o un colpo di Stato appare assurda. Il potere può, secondo questa impostazione, solo crollare da solo come avvenne nell'ottobre del '17. Lo stesso avvenne nel 1991 e stava quasi per capitare nel 1993 grazie alla nostra congenita incapacità non solo di rafforzare il potere, ma soprattutto di difenderlo in quanto cuore della sicurezza nazionale e chiave di comando del paese, parlo del potere inteso nella sua forma concreta di edifici, corridoi, uffici. (p. 97) *Il totalitarismo è rimasto nel passato, ma non se ne sono forse anche andate le regole morali, gli ideali senza i quali non può esistere nessuna società civile? (p. 100) *{{NDR|Sull'[[Accordo di Belaveža]]}} L'incontro si svolgeva con grande discrezione, la residenza era addirittura controllata da un reparto speciale dei servizi segreti. A volte quella cautela creava situazioni curiose, ci accorgemmo ad esempio che nella residenza non c'era neanche una fotocopiatrice. Per avere la copia di un documento bisognava ogni volta farlo passare per i due fax che fortunatamente avevamo. (p. 107) *Mi ricordo bene quando lì, nella foresta vergine di Belaja Veža ebbi finalmente una sensazione di liberazione, come se mi fossi scrollato un peso di dosso. Firmando quel patto, la Russia aveva scelto una nuova via per il proprio sviluppo, non si trattava tanto di parti dell'antico impero conquistate secoli prima che si separavano, l'integrazione economica, culturale e politica avrà prima o poi il suo decorso naturale e quei paesi rimarranno in una zona di mutua collaborazione. Piuttosto era importante il fatto che la Russia si era scelta una strada pacifica, democratica e non imperiale, si era scelta una nuova strategia globale rinunciando all'immagine consolidata di dominatrice di mezzo mondo, rinunciando al confronto armato con la civiltà occidentale e al ruolo di gendarme nei conflitti etnici. (p. 108) *Certo, un impero monolitico è un concetto potente, fondamentale, che incute timore e rispetto. Ma per quanto tempo ancora avremmo potuto restare impero? I grandi imperi del passato, quello britannico, quello francese, quello portoghese sono già tutti crollati, ancora poco tempo fa gli Stati Uniti avevano cercato di controllare quasi direttamente una serie di governi delle due Americhe, ma non ci sono riusciti...<br>Non si trattava quindi di un ''golpe bianco'' contro Gorbačev, bensì di un cambio di rotta perfettamente legale, una mutazione nei rapporti tra tre importanti repubbliche dell'Unione. (p. 109) *[[Egor Timurovič Gajdar|Gajdar]] mi colpì soprattutto per la sua sicurezza. Non era una sicurezza sfrontata o la semplice sicurezza di un uomo energico e forte come ce n'erano molti attorno a me. Si vedeva subito che Gajdar era semplicemente una persona di grande indipendenza, con un profondo senso della propria dignità. Era cioè un intellettuale che al contrario di uno stupido burocrate non si sarebbe mai messo a nascondere i propri dubbi, le proprie riflessioni e le proprie debolezze andando tuttavia fino in fondo nella difesa dei propri principi, non perché ''l'ha detto il partito'', ma perché sono cosa sua, frutto di un duro lavoro. (p. 120) *Gajdar sapeva parlare in modo chiaro, anche quello ebbe una grande importanza dato che prima o poi sia io che lui avremmo dovuto parlare con i nostri oppositori. Non è che semplificasse i propri concetti, ma piuttosto parlava in modo facile di cose complicate. Tutti gli economisti vorrebbero farlo, ma Gajdar è quello che ci riesce in modo più convincente. (p. 108) *Tutti sanno che una gran parte dell'apparato esecutivo degli Stati Uniti viene lasciato in eredità dai democratici ai repubblicani e viceversa. Noi invece, abbiamo dovuto cominciare quasi ex novo, anche se non completamente dato che bisognava cercare, dove ciò fosse possibile, di mantenere figure esperte per non compiere la mossa suicida di distruggere la totalità dell'apparato esecutivo di un paese così grande, e anche questo ci ha spinto a compiere errori. (p. 123) *Da cosa e da chi dipende allora il presidente Eltsin?<br>Dipende soprattutto dal proprio ''io'', dall'immagine di sé che si è creato e che ha creato chi lo circonda, l'immagine di un politico forte e risoluto. Questo in primo luogo.<br>Poi è molto dipendente dall'opinione della gente che rispetta, cioè da tante persone. Non tutte le opinioni riescono ad influire su di lui, ma capita che una parola gettata di passaggio o una riga di un articolo lo costringano a cambiare opinione.<br>Infine io dipendo dalle mie idee e dai miei principi contro i quali, come succede alla maggior parte delle persone, non posso fare nulla. Li ho dall'infanzia, sono più forti di me. (p. 127) *{{NDR|Su [[Margaret Thatcher]]}} Nella politica internazionale i personaggi come lei sono rari e la loro opinione è sempre molto importante, indipendentemente dalla carica che ricoprano. (p. 128) *Per me la personalità di Margaret Thatcher è importante anche perché è l'esempio di come un politico possa rimanere fedele a se stesso per molti anni e attraverso mille difficoltà. Le priorità cambiano, il paese attraverso mille difficoltà. Le priorità cambiano, il paese attraversa crisi politiche di tutti i tipi, quante battaglie parlamentari ha dovuto affrontare il primo ministro britannico in tutti quegli anni? Per ogni nuova proposta di legge, per ogni nuova tassa ribollivano gli animi, nascevano campagne di stampa e manifestazioni, ma il governo continuava fermamente sulla sua strada. Tutto questo veniva realizzato da Margaret Thatcher con lo stesso irrefutabile sorriso che anno dopo anno diventa sempre più incantevole. (p. 129) *La [[guerra civile]] deforma la psicologia della gente, la mette in condizioni estreme, anormali, e sembra non abbia nessuna intenzione di finire finché non è bruciato tutto. [[Eduard Shevardnadze|Ševardnadze]] si è trovato ad essere ostaggio di quell'odio. (pp. 135-136) *[...] non esiste popolo più fiero della propria indipendenza di quello georgiano. (p. 136) *[...] in [[Georgia]] circola con insistenza la leggenda che la Russia imperiale stia mettendo in atto una politica tesa a distruggerne l'unità. Accecati dalla loro tragedia, i georgiani non riescono a rendersi conto che la Russia non può permettersi di intervenire in favore di una fazione nei conflitti interetnici. Se la Russia prendesse le parti della Georgia nel conflitto abkhaso-georgiano, ci sarebbe una sollevazione in tutto il Caucaso settentrionale e la guerra dilagherebbe in quelle regioni, sarebbe una lunga guerra. (p. 136) *Per noi russi i crimini di [[Iosif Stalin|Stalin]] sono un gigantesco pozzo nero nel quale è stata gettata tutta la nostra storia, neppure noi abbiamo ben chiaro cosa e come sia successo e quasi tutti i paesi, compreso il Giappone, hanno dei conti aperti con la Russia staliniana. I Giapponesi sentono l'eccidio di massa dei loro soldati nei campi di prigioni siberiani (con condizioni climatiche micidiali per loro) come una ferita aperta, alla stregua della tragedia di Hiroshima, ma mentre per Hiroshima gli americani hanno già da tempo presentato le loro scuse, noi da parte nostra non lo abbiamo mai fatto. (p. 141) *[...] rimasi impressionato dalla femminilità e dall'incantevole naturalezza di [[Elisabetta II del Regno Unito|Elisabetta II]], tutto avveniva nel più semplice dei modi, ma né io né Naina dimenticammo per un attimo di essere ospiti della Regina d'Inghilterra, era qualche cosa che andava al di là del grigio termine ''protocollo''. (p. 143) *{{NDR|Su [[Naina El'cina]]}} Tutti i complimenti che ho sentito al suo indirizzo sottolineano la sua capacità di rimanere sempre se stessa, la sua sincerità: ammira ciò che crede sinceramente degno d'ammirazione e si indigna con tutto il cuore se la conversazione ruota su una qualche disgrazia o su qualche atto deplorevole. Questo atteggiamento le rende sempre possibile trovare qualcosa di comune con la gente. (p. 144) *L'Europa degli [[Anni 1960|anni '60]] viveva un clima arroventato, come anche il resto del mondo, era un continuo ribollire di avvenimenti: in Francia una serie di attentati a [[Charles De Gaulle|De Gaulle]], la [[Sessantotto|rivolta studentesca]] e la frattura nella società provocata dalla [[Guerra d'Algeria|crisi d'Algeria]]; in Inghilterra l'inizio del difficile [[Conflitto nordirlandese|conflitto in Irland del Nord]], la [[Guerra dei sei giorni|guerra tra Egitto e Israele]] [...] il nostro [[Primavera di Praga|intervento in Cecoslovacchia]]. L'inizio del decennio era stato segnato dalla [[Crisi dei missili di Cuba|crisi dei Caraibi]] e dall'[[Assassinio di John Fitzgerald Kennedy|assassinio di Kennedy]], la fine dalla [[guerra in Vietnam]] e dalla [[rivoluzione culturale]] in Cina. In poche parole in tutto il pianeta c'era odore di guerra mondiale, ma qualcosa salvò l'umanità dalla catastrofe, non credo valga la pena di tingere quell'epoca con troppi chiaroscuri: un mondo occidentale «buono» da una parte e un comunismo «cattivo» dall'altra. Tutto era molto più complicato. (p. 156) *[...] le guerre etniche nei Balcani e nel Caucaso rinchiudono da due lati la Turchia, che da parte sua non può rimanere indifferente nei confronti del destino dei suoi connazionali in Europa, ai disordini razziali in Germania. C'è poi la difficile situazione degli immigrati in altri paesi europei, situazioni simili si ripetono anche in Russia: noi non lo dobbiamo permettere. Non ci si può rinchiudere nei propri egoistici interessi nazionali, se lasceremo via libera all'escalation della discordia razziale, religiosa ed etica, ci ritroveremo di nuovo, come negli anni '60, minacciati da una guerra planetaria. E se allora, come mi sembra, siamo stati salvati dalla civiltà, dalla diffusione di standard di vita che rendevano inconcepibile l'idea di una guerra, vuol dire che anche adesso si può cercare la stessa strada, senza risparmiare i nostri sforzi per raggiungere la pace. (pp. 157-158) *[[Andrej Kozyrev]] fu fin dall'inizio una figura molto controversa. Molta gente faceva pressione su di me dicendo che Kozyrev è un filooccidentale e un filoamericano, che le strutture statali non avrebbero mai accettato un personaggio simile. Per questo seguii con molta attenzione e per molto tempo l'operato del ministro degli Esteri. Adesso posso dire che la scelta fu giusta. (p. 163) *[...] trovo stupido che mi si rimproveri, come avviene, di avere modificato le secolari linee portanti della politica russa, della Russia imperiale. La Russia, in tutta la sua storia, non ha mai voluto contrapporsi al mondo occidentale, anzi, fin dal diciottesimo secolo ha voluto in tutti i modi entrare nel giro dell'Europa civilizzata con accordi e alleanze. Un paese così grande e potente incuteva sì un certo rispetto e attenzione, ma mai paura! Il concetto di storia che propagandano invece oggi i nostri «intransigenti» è antistorico, destinato agli ignoranti. (p. 165) *C'era un'epoca nella quale l'URSS si contrapponeva a tutto il mondo occidentale cercando di imporre la sua volontà e trascinare nella propria sfera d'influenza molti paesi mettendosi nei panni del gendarme internazionale, ma non bisogna pensare che questo sia il ruolo tradizionale e giusto del nostro paese nel contesto storico generale, era un ruolo posticcio, ai limiti del farsesco. (p. 165) *Il [[Caucaso]] è una regione unica al mondo dove coabitano letteralmente centinaia di popoli diversi, è come un'enorme parco che oltre ad una natura meravigliosa conserva minuscole popolazioni montane, ognuna delle quali ha una propria lingua, una propria cultura e proprie tradizioni nelle quali si riflettono tutte le epoche, tutta la storia dello sviluppo dell'umanità. Ma proprio in questa unicità si nasconde il germe dell'ingovernabilità; la psicologia dei montanari, di questi piccoli popoli in balia della guerra rifiuta i compromessi pacifici. Il governo centrale, anche volendo, non è in grado di controllare tutto il territorio e la gente continua a combattere, non più con coltelli e fucili, come succedeva nel secolo scorso, ma con carri armati e missili, distruggendo così la propria cultura, la propria riserva naturale e etnica unica al mondo. (pp. 167-168) *{{NDR|Sulle [[guerre jugoslave]]}} A nostro avviso il problema è di natura stratificata. Il primo, superficiale livello è chiarissimo a tutti: la Jugoslavia è una piccola Unione Sovietica con la stessa matassa di problemi storici legati ad una varietà di etnie, di gente diversa che si è ritrovata sotto lo stesso tetto. [[Josip Broz Tito|Tito]] è stato uno dei dittatori più «morbidi» del Ventesimo secolo (prima di lui c'è solo Franco) e con lui la nazione non ha fatto che fiorire, ma questa costruzione artificiale non considerava i conflitti insiti nelle popolazioni. I problemi in Jugoslavia sono iniziati, come una reazione a catena, in seguito al crollo dell'Unione Sovietica. Per questo cerchiamo di rapportarci al conflitto jugoslavo con grande cautela, ci assomigliamo troppo.<br>Il secondo livello della questione riguarda il nostro ruolo internazionale come «stato guida». Perché gli USA insistono così tanto nel volere la nostra partecipazione alle sanzioni armate contro l'aggressore (la Serbia, secondo loro)? Lo fanno per creare un precedente, precedente che, a dire il vero, esiste già ed è il nostro appoggio all'operazione «Tempesta nel deserto», la spettacolare azione militare del presidente Bush contro l'Iraq. Quando le nostre due nazioni agiscono di comune accordo si crea, in un certo senso, un modello di governo mondiale che colpisce inevitabilmente con le sanzioni chiunque infranga la legge. (pp. 168-169) *Mentre i nostri ragazzi rischiano la vita nei battaglioni dei caschi blu ucraino e russo, in Jugoslavia certi cosiddetti volontari, che mi piacerebbe proprio vedere in faccia, giocano alla guerra dalla parte dei serbi, certo, sono molto pochi, ma che risonanza hanno avuto in Jugoslavia! Gli argomenti dei politici pro serbi delle nostre parti sono che si tratta di fratelli slavi che dobbiamo difendere in nome di interessi nazional-religiosi. Ma noi li stiamo appunto difendendo! E lo facciamo in condizioni di completo isolamento internazionale. (p. 169) *Continuando la metafora medica mi viene in mente quando in Spagna, la mattina dopo l'operazione, con i punti di sutura ancora freschi, mi proposero di alzarmi e io lo feci, in un bagno di sudore, spaventato e teso, facendo pochi passi. Ecco, il ruolo di Gajdar consisteva nell'alzare la nostra economia paralizzata, riportare alla vita i suoi centri vitali, le sue risorse e il suo organismo. È crudele ma necessario. Mentre gli altri medici si consultavano sul da farsi, lui ha tirato fuori il malato dal letto e ha cercato di farlo camminare. (p. 171) *Nella storia degli ultimi due secoli la Russia ha avuto solo due capi che per la loro mediocrità si sono attenuti ad una pratica puramente conservatrice e apertamente antiriformatoria. Sotto il loro governo la centralizzazione del potere era tanto accentuata che tutta la società viveva una sensazione di oppressione, il tutto accompagnato da severi concetti ideologici e, ovviamente, dalla persecuzione dei dissenzienti. Sto parlando di Alessandro III e di [[Leonid Il'ič Brežnev|Brežnev]]. Ambedue hanno governato molto a lungo e ambedue se ne sono andati da questo mondo odiati dalla loro nazione. Ma perché poi? Se guardiamo bene, durante il regno di Alessandro III è avvenuto un indiscutibile balzo in avanti nell'industria che se non ha portato il benessere al popolo, ha però fatto finalmente apparire sulla scena in Russia una classe media, preparando la base materiale per lo sviluppo della scienza e della cultura e facendo definitivamente entrare la nazione nel consorzio dei paesi civili.<br>Con Brežnev si era sicuramente mantenuto il disumano sistema sovietico, si sono continuate le persecuzioni politiche e il confronto militare con l'Occidente, sono cose che sanno tutti: si osservava tuttavia anche un'altra tendenza, pur avendo cioè apparentemente bloccato (come Alessandro III) le riforme, Brežnev non aveva fatto fare al paese una svolta di cento ottanta gradi come allora sembrava a molti, aveva anzi mantenuto lo scheletro delle trasformazioni khruščeviane per cui la sua amministrazione ottusa ma, bisogna ammetterlo, estremamente coerente ha avuto anche conseguenze benefiche. Il concetto brežneviano di «socialismo sviluppato» e di «crescita costante del benessere dei lavoratori», mille volte deriso dai giornalisti della perestrojka non era privo di fondamento, le relazioni economiche di tipo socialista si erano, come vediamo adesso, radicate nel profondo della psicologia della gente, riguardo a un reale benessere, quello ovviamente non c'era, parlare di benessere quando manca il burro e la carne sembra una presa in giro, tuttavia, con il raggiungimento di una certa parità in campo internazionale, alla gente non veniva più chiesto di dare tutta se stessa sacrificandosi per la nazione come avveniva prima. Passo dopo passo, per via amministrativa e con un'assordante cigolio si cominciavano a raggiungere certi standard occidentali: appartamenti di proprietà, garanzie sociali, elettrodomestici, minimi possedimenti di terra e addirittura automobili private, cioè condizioni più o meno tollerabili per il cittadino medio. Non voglio adesso parlare dei più complicati processi che avvennero nella società dalla metà degli anni '60 alla metà dei '70, faccio solo notare che c'era in corso una tendenza all'accumulo graduale e quasi invisibile di beni materiali. Poi il leader divenne decrepito e la sua decadenza fisica assurse a simbolo dello sfaldamento della nostra enorme ma dissennata economia. (pp. 171-172) *La madre è la Russia e noi siamo i suoi figli, curare la propria madre con una terapia d'urto è sicuramente crudele, ma la Russia non è solo nostra madre, la Russia siamo anche noi stessi, e io sicuramente curerei me stesso con una terapia d'urto, l'avevo già fatto, a volte l'uomo va avanti e sopravvive solo grazie a una rottura netta. Non ho scelto questa strada per un qualche astratto paese sottosviluppato, l'ho scelta per me stesso, la prima figura che ha dovuto sopportare lo shock e le reazioni dolorose sono stato io, il presidente. Ho dovuto sopportare attacchi di depressione, ripensamenti notturni, insonnie, lacrime, amarezza alla vista dello stato in cui erano ridotte Mosca e le altre città di Russia, valanghe di critiche nei giornali e alla televisione, interventi velenosi al congresso, pesanti decisioni, persone vicine che al momento giusto non mi hanno appoggiato. Senza parlare del sollevamento di ottobre. (pp. 173-174) *{{NDR|Su [[Gennadij Burbulis]]}} [...] lui mal sopportava i funzionari come classe e odiava il lavoro di apparato, d'altra parte gli piaceva molto il fervore distruttivo della squadra di ministri di Gajdar che bramavano di dilaniare letteralmente tutto quel mondo putrido di obbedienza gerarchica e controllo verticale. (p. 179) *{{NDR|Su Gennadij Burbulis}} Per me rimane un mistero come mai sia diventato per lui così importante il versante formale del potere; si tratta pur sempre di un uomo intelligente che ha diretto concretamente uno strumento strategico di potere concentrando molta influenza nelle sue mani. Ma è proprio questo mistero, questo segreto nella psicologia di Burbulis che gli ha impedito di commisurare realisticamente i suoi compiti con le sue possibilità. (p. 181) *{{NDR|Su Gennadij Burbulis}} Non nascondo che ad un certo momento cominciai a provare una certa malcelata stanchezza nei confronti di quella persona, continuavo a vedere la sua faccia in ufficio, alle riunioni, ai ricevimenti, a casa, in dacia, sul campo da tennis, in sauna... È giusto cercare di influire sul presidente per portare avanti le proprie idee, ma tutto ha un limite! E non era una mia mania di persecuzione, semplicemente Burbulis stava cominciando a entrarmi dentro con la stessa disinvoltura con la quale entrava alle riunioni. Le nostre relazioni personali cominciarono a diradarsi. Cose che succedono. (p. 181) *Bisogna innanzitutto dire che [[Jurij Skokov|Skokov]] è una persona intelligente, ma dura e impenetrabile. Sia Silaev, con il quale è stato presidente del comitato economico, che Gajdar, che lo aveva come capo del Consiglio di sicurezza, avvertivano in lui una minaccia nascosta avendo con me non pochi conflitti sulla questione. (p. 187) *Il ruolo reale di Skokov nel gruppo dei miei consiglieri era quello di una sorta di primo ministro «ombra», e questo fin dai tempi del golpe d'agosto, dove ebbe un ruolo importantissimo, forse più importante di quello di altri difensori della Casa Bianca. Skokov conduceva per mio conto le trattative con i rappresentanti dell'esercito e del Ministero degli Interni Gračev e Gromov, sono stati incontri di enorme importanza e assolutamente segreti dove Skokov si distinse tra l'altro per la sua grande discrezione. (pp. 187-188) *La separazione, durata settantacinque anni, della Russia dal mondo civile durante la quale è stata creata la grande economia socialista, ci ha privato del vantaggio di un'entrata naturale del mercato, lì non ci aspetta nessuno. Abbiamo dovuto, per l'ennesima volta nella nostra lunga storia, distruggere quanto c'era e rinunciare ad una vita stabile basata su semilibertà e semipovertà. Ci tocca ancora una volta correre dietro agli altri, fare sforzi sovrumani solo per... diventare come tutti. (pp. 189-190) *{{NDR|Sulla [[crisi costituzionale russa del 1993]]}} Purtroppo la vicenda ebbe una conclusione tutt'altro che pacifica, questo sta a significare che non era una semplice battaglia parlamentare per la modifica di questa o quella legge o per la sostituzione dei ministri, ma era invece una lotta contro la figura del presidente, una battaglia all'inizio sotterranea e poi via via sempre più aperta, un tentativo di cambiare i fondamenti stessi dello Stato. Per essere ancora più precisi, si trattò di un lungo e ben pianificato tentativo di rovesciarmi. Se avessi capito prima che quel parlamento non aveva alcuna intenzione di accettare la nuova Costituzione, che non era in grado di scendere a patti e neanche di legiferare normalmente, si sarebbero evitati lo spargimento di sangue, le vittime innocenti, lo schock che tutti abbiamo dovuto sopportare e soprattutto quella frattura all'interno delle forze democratiche di cui tuttora avvertiamo le conseguenze. (p. 193) *[...] oramai conoscevo bene [[Ruslan Imranovič Chasbulatov|Khasbulatov]] e il suo carattere orientale, aveva sempre pronte, su una medesima questione, diverse opinioni, della quali una sola veniva dichiarata apertamente, le altre preferiva tenerle in serbo per ogni evenienza. [...] Ognuno di noi due voleva essere il leader, io per motivi, diciamo così, di servizio, e lui, per come mi sembrava, in virtù di una sua personale passione. (p. 195) *Oggi è il sette novembre, porta tante domande amare alla gente della vecchia generazione, anche a quella della generazione di mezzo: chi erano i «bianchi», chi erano i «rossi», chi erano i veri eroi? Non ci si capisce niente. E chi siamo noi nella nostra storia? Possibile che siamo stati solo schiavi, carne da cannone? (p. 200) *Cos'è successo a questi uomini? Da dove è arrivata la loro folle sete di potere? Chissà come avrebbero trascorso le loro vite questi insegnanti di provincia se una nuova epoca non li avesse fatti uscire repentinamente in primo piano. Evidentemente dietro alla loro «tranquillità» e discrezione si nasconde qualche segreto, forse da ragazzi volevano a tutti i costi diventare i capi della loro compagnia, qualcuno li aveva umiliati, forse hanno vissuto continuamente nella convinzione che chi li circondava a scuola o in università non capisse con quale grande personaggio aveva a che fare, che le ragazze facessero troppa attenzione alle apparenze senza saper scavare più in fondo... (p. 202) *So che l'Occidente aveva reagito freddamente alla candidatura di [[Viktor Stepanovič Černomyrdin|Černomyrdin]], e lo stesso si può dire della nostra stampa che lo definiva un tipico funzionario di partito, anche se lui in realtà non lo era mai stato. Černomyrdin si è sempre occupato di produzione, ha percorso in lungo e in largo la Siberia e gli Urali, è un uomo che conosce il valore delle cose, mi è capitato di vederlo immerso fino alle ginocchia nel fango con gli stivali di gomma ai piedi, quello era il suo lavoro, un lavoro duro. (p. 206) *Era proprio Gajdar ad apparire il miglior garante delle riforme economiche agli occhi dei governi occidentali e io lo sapevo bene, ma un conto è vedere le cose dal laggiù, un altro è trovarsi in mezzo agli avvenimenti. (p. 206) *Infine, la riforma di Gajdar aveva creato un grande movimento macroeconomico, aveva distrutto la vecchia economia. Era stata un'operazione priva di qualsiasi eleganza chirurgica, che aveva strappato insieme al tumore anche parti vitali e funzionanti. (p. 207) *Gajdar non aveva capito fino in fondo che cosa volesse dire produzione, metallurgia, complesso petrolifero, industria militare, industria leggera; per lui questi erano concetti teorici. Era uno sbilanciamento pericoloso. (p. 207) *Riguardo alle sue qualità personali Viktor Stepanovič ha dimostrato di essere come me lo aspettavo: una persona affidabile. Non mi ha deluso in nessuna situazione, per quanto critica. Rispetto molto la sua laconicità e la sua discrezione, la sua lucidità, il suo coraggio. (p. 207) *[...] si vede che sono per natura poco disposto all'attesa, alla lotta sotterranea, non appena la situazione si mostra in tutta la sua chiarezza divento completamente un'altra persona. Può essere un bene e un male. [...] Nelle situazione estreme sono forte, in quelle normali posso anche essere appannato, completamente diverso dallo Eltsin che tutti sono abituati a vedere. Posso avere degli scatti infantili... E questa è una debolezza. (pp. 210-211) *Anche negli altri paesi succede che in parlamento si prendano a botte, ma non va mai a finire in questo modo. Non avevo nessun bisogno di una vittoria così, ma ho dovuto lo stesso lottare per raggiungerla a qualunque prezzo per potere mantenere almeno una base di stabilità, la speranza in una pace magari facile. (p. 219) *Io e Viktor Stepanovič siamo uniti, se così si può dire, da un comune stile di vita. Egli non ammette una politica di basso profilo senza principi, ma al tempo stesso non vive nelle nuvole. Questa combinazione di esperienza concreta e di solidi principi elaborati nel tempo è una peculiarità della nostra generazione. (p. 227) *L'atmosfera del terrore, la legge del taglione e le persecuzioni non mi si addicono. Io ho bisogno di sentire e vedere che attorno a me c'è gente normale. In poche parole avevo voglia di vivere una vita semplice, e per chiarire questo pensiero devio un poco dalla severa trattazione politica. (p. 239) *Da tempo ho notato che, prima di avvenimenti terribili, cala per un momento un periodo calmo e sereno, in cui non si ha proprio voglia di pensare al male, in cui la serenità diventa un'esigenza dell'anima e persino di tutto l'organismo. Evidentemente la natura ha i suoi segreti e dispone che ci sia un tempo per prepararsi ad affrontare le prove più dure. E le sciagure... Quelle sono sempre improvvise. (p. 243) *[...] per la prima volta nella mia vita, continuo a essere torturato da un dilemma: ho fatto bene? Esisteva una qualche alternativa, si poteva fare altrimenti, ho davvero esaminato tutte le possibilità?... La Russia sta affondando per mancanza di leggi, e il primo presidente eletto dal popolo rovescia la legge, una legge sbagliata, ottusa, che porterebbe il paese sull'orlo del crollo, ma pur sempre una legge. (p. 245) ==Citazioni su Boris El'cin== *A essere onesti, il bilancio di Eltsin non fu del tutto negativo. I paraocchi mentali del vecchio ordine furono strappati via e i cittadini russi comuni furono liberi di viaggiare e di vedere quanto fossero indietro rispetto all'Occidente. Il Parlamento, la Duma, funzionava, più o meno. Il giornalismo era molto attivo, sulla carta stampata e in modo più impressionante alla radio e in TV. Gli assassini e i corrotti erano chiamati a rendere conto sui giornali, se non nei tribunali. Ma nell'insieme fu più un fallimento che un successo. ([[John Sweeney (giornalista)|John Sweeney]]) *Bisogna sapere che all'epoca di Eltzin, uomo debole fisicamente quanto moralmente, per ottenere una concessione di vendita di una fabbrica statale, o il permesso di aprire una nuova miniera sul territorio nazionale o di svendere sottobanco le centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio, metalli preziosi e altre ricchezze accumulate dall'URSS nel corso di decenni, era sufficiente presentarsi armati di racchetta da tennis a uno dei suoi appuntamenti sportivi e lasciarsi sconfiggere da quel lento e scoordinato individuo che per qualche motivo credeva di essere un tennista talentuoso. Tra gli oligarchi circolava la battuta secondo cui, per avere successo negli affari in Russia, la cosa più difficile era perdere a tennis con "l'alcolizzato", come era soprannominato (da tutto il paese!) il presidente. ([[Nicolai Lilin]]) *Boris Eltsin ha sicuramente avuto la sua buona dose di colpe, ma era una persona vera, con i suoi vizi e le sue virtù. Pensavamo fosse un fantasma che ci avrebbe imprigionato per sempre nelle tenebre, invece le file chilometriche di russi in attesa di rendere omaggio alla bara di Eltsin in una cattedrale di Mosca dimostrarono che malgrado i suoi tanti fallimenti il popolo aveva scorto nelle sue azioni la possibilità di un futuro migliore. Un futuro ben diverso da quello che invece ci è toccato vivere con il suo successore. ([[Garri Kasparov]]) *Boris Eltsin verrà sottoposto a una operazione chirurgica. Il vantaggio: ubriaco com'è, non ci sarà bisogno dell'anestesia. ([[Daniele Luttazzi]]) *Boris Nikolaievic è sottovalutato. In realtà è un gigante del Novecento. Ci voleva un essere biologicamente anomalo, eccessivo, forte bevitore, molto carnale, più adatto a distruggere che il costruire, per abbattere il corpaccione del comunismo sovietico. ([[Enzo Bettiza]]) *Come chiunque altro aveva i suoi difetti, ma anche un lato forte. Uno dei suoi pregi era che non cercò mai di evitare le responsabilità, le responsabilità personali. Sapeva assumersi le sue responsabilità, anche se aveva i suoi demoni. ([[Vladimir Putin]]) *Con {{NDR|[[Vladimir Putin]]}} almeno si sopravvive. Negli anni del caos di Eltsin, invece si faceva fatica pure a trovare il pane. ([[Ėduard Limonov]]) *Credo che il maggior errore del presidente Boris Eltsin e del governo democratico della Russia all'inizio degli Anni 90 sia stato la mancanza di volontà o l'incapacità di sviluppare un processo incentrato su una resa dei conti morale e pubblica per i crimini del regime sovietico. Conosciamo bene alcuni esempi di successo di Paesi che hanno compiuto una transizione dalla dittatura alla democrazia. Tra questi, il Sudafrica dopo l'Apartheid, l'Argentina dopo la dittatura militare, l'Europa centrale e orientale dopo la caduta del comunismo e, ovviamente, la Germania dopo il 1945. Sappiamo che il successo di una transizione dal totalitarismo alla democrazia implica quella resa dei conti morale e pubblica per i crimini commessi. Superare davvero il trauma di un governo totalitario può avvenire in diversi modi, sotto forma di commissioni per la verità e la riconciliazione oppure di processi giudiziari. È necessario aprire gli archivi per far emergere la verità, affinché la società prenda coscienza di tutti gli orrendi crimini che erano stati commessi in suo nome. Negli Anni 90, in Russia, non è successo niente di tutto ciò, fatta eccezione per qualche piccolo tentativo. Ma, alla fine, non è accaduto nulla. Gli archivi non sono stati aperti completamente. I crimini del regime comunista non sono mai stati condannati ufficialmente dallo Stato. Il KGB non è mai stato smantellato. Quell'apparato criminale repressivo dello Stato sovietico è stato solo ribattezzato. Ancora oggi, l'FSB russo affonda con orgoglio le proprie radici nella fondazione della Cheka, la polizia segreta bolscevica sovietica del 1917. La storia ci insegna che quando non si è provveduto a riflettere apertamente sul male, a rendere conto del proprio operato e a condannarlo pubblicamente, succede proprio ciò che è accaduto in Russia con l'ascesa al potere di Vladimir Putin, un ex ufficiale del KGB. ([[Vladimir Kara-Murza]]) *Credo che Putin scelse deliberatamente di non demolire del tutto la democrazia russa fino alla morte di Eltsin. Malgrado tutti i suoi errori e i suoi scivoloni, Eltsin era un vero combattente per la libertà. Se avesse deciso di criticare pubblicamente le manovre dittatoriali di Putin ciò avrebbe avuto delle forti ripercussioni, che si sarebbero fatte sentire anche alle presidenziali del 2008. Con la sua morte, il 23 aprile 2007, però, Putin non sentiva più vincoli di alcun tipo. ([[Garri Kasparov]]) *Eltzin era arrivato al potere sull'onda dell'euforia che accompagnava il crollo dell'URSS, e i cittadini si attendevano da lui il benessere e la miracolosa trasformazione della società in qualcosa di simile al modello occidentale. Ma il brusco crollo dell'economia aveva spazzato via quella classe media sovietica che nonostante tutto conduceva una vita relativamente agiata, e trasformato la maggior parte dei cittadini in miserabili, esposti alle minacce del nuovo mondo, privi delle sicurezze sociali alle quali l'URSS li aveva abituati, indifesi di fronte alle speculazioni delle nuove élite politiche ed economiche che razziavano il paese. Il contrasto tra la miseria delle masse e l'osceno arricchimento degli oligarchi che si comportavano come feudatari medievali, abbassò drasticamente la popolarità del presidente Eltzin, dei suoi programmi politici e del suo concetto di democrazia. Il popolo voleva un cambiamento, e in varie parti del paese pericolose tendenze estremiste mandavano segnali preoccupanti. ([[Nicolai Lilin]]) *Ha pagato i salari che aveva promesso? Niente affatto, non li ha pagati. Anzi, l'indebitamento dello Stato verso i lavoratori era di 16 trilioni. Ha fatto la pace in Cecenia? Niente affatto. Lui ha fatto solo la guerra. Adesso finge di voler fare la pace, ma si combatte ancora... ([[Gennadij Zjuganov]]) *Il crudo coraggio di Eltsin durante il colpo di Stato del 1991 fu il suo momento migliore. Quello che seguì fu un lungo e patetico barcollamento alcolico verso la tomba. Il sogno di democrazia e di Stato di diritto della Nuova Russia lasciò il posto a un caotico pasticcio di vodka, a un'anarchia a singhiozzo in cui i ricchi gangster venivano uccisi da oligarchi più ricchi. ([[John Sweeney (giornalista)|John Sweeney]]) *Il più radicale in questo paese è Eltsin. Lui non posso tenerlo a freno. Lui ha fatto la Cecenia, lui ha ficcato le mani nelle tasche dei russi. E poi dice che difende la proprietà privata. ([[Gennadij Zjuganov]]) *Io lo guardavo e pensavo: è colpa tua se la mia mamma è sempre stanca. Se si trascina a stento, se cammina come una vecchia. Se non gioca con me e non mi abbraccia quanto vorrei. Se prima c'era l'Urss e le persone erano buone, e adesso c'è la Russia e in Russia si sta peggio. Quando El'cin compariva sullo schermo, io mi incupivo e dicevo: cattivo, lui. E capitava che mia madre sorridesse. Per questo cominciai a guardare il telegiornale insieme a lei: sgridavano El'cin per vederla sorridere. ([[Elena Kostjučenko]]) *L'ho ammirato quando è riuscito ad opporsi al golpe, ma adesso si comporta come un paleo-comunista. Monta in collera, ordina a destra e a manca, fate questo, fate quello. Ha la stessa sindrome di Gorbaciov, che ha voluto la democrazia e poi si è indignato quando gli altri hanno cominciato ad avere idee diverse dalle sue. ([[Svetlana Allilueva]]) *Malgrado tutta l'ambiguità della sua figura politica, Eltsin è riuscito a fermare la prima guerra cecena, a fermare lo spargimento di sangue e a salvare la vita a molta gente. Con Eltsin noi lavoravamo in piena libertà, per questo potevamo informare su quanto avveniva in Cecenia durante la guerra e il risultato è che si arrivò alla decisione politica di fermare la guerra. Eltsin stesso capiva che nel paese esistevano milioni di indigenti che andavano sostenuti, e che senza il sostegno dello Stato non potevano fornire un'istruzione ai propri figli o curarsi della propria salute. Oggi, con Putin, di questo ci si è dimenticati. ([[Anna Stepanovna Politkovskaja]]) *Un giorno la mamma mi disse che prima ci chiamavamo Urss e ora Russia. E che quando eravamo l'Urss si stava meglio, c'era da mangiare in abbondanza ed erano tutti buoni. Con la Russia non era più così. [...] Le chiesi di chi era la colpa, se l'Urss era diventata Russia. Di El'cin, disse lei. Chi sarebbe? Il presidente. Cos'è un presidente? La persona più importante del Paese. E me lo fece vedere, al telegiornale. L'uomo più importante del Paese era vecchio e brutto e aveva una testa gigantesca. Quando parlava non lo capivo. Farfugliava come la nonna quando stava male, strascicava le parole. ([[Elena Kostjučenko]]) *Yeltsin era un leader popolare in cui i russi si sono riconosciuti. Sapevano bene chi fosse: un funzionario del partito come quelli da sempre visti dappertutto nell’Urss. Con idee liberali, sì. Ma era una figura familiare. Non era certo un intellettuale né un dissidente. Altrimenti quali la popolazione avrebbe diffidato di lui. ([[Aleksandr Baunov]]) ===[[Catherine Belton]]=== *Benché Eltsin tentasse di infilare nel suo governo i cosiddetti "giovani riformisti" che tentavano di liberare l'economia russa dal controllo statale e di gestire il paese secondo i criteri di trasparenza dettati dalle istituzioni dell'Occidente, le regole economiche erano ancora distorte a favore di chi si trovava all'interno degli apparati statali e della comunità dell'intelligence internazionale. Fu tramite questi piani che la Famiglia di Eltsin venne compromessa, ed è rivelatore che il colpo di grazia alle libertà che Eltsin aveva tentato di introdurre in Russia venisse da un membro dell'intelligence internazionale del KGB. Eltsin non era riuscito a evitare che il paese o la sua famiglia ricadessero nelle pratiche del passato. *Dopo aver decapitato i vertici del KGB, Eltsin firmò un decreto che lo scomponeva in quattro diversi dipartimenti interni. A prendere il suo posto fu un mostro a più teste, sotto cui molti agenti, come Putin, si ritirarono nell'ombra e continuarono a lavorare sottotraccia, mentre il potente servizio di intelligence internazionale rimaneva intatto. Era un sistema in cui le regole della vita normale sembravano essere sospese da tempo. Era un luogo di mezze verità e apparenze, al di sotto delle quali tutte le fazioni della vecchia élite continuavano a restare. *Eltsin stava cedendo un paese che era stato rovinato da una crisi economica dopo l'altra. Ma lo stava consegnando a un individuo che era stato aiutato a raggiungere il potere da un gruppo di uomini della sicurezza convinti che il più grande successo dell'era Eltsin – l'instaurazione di valori democratici fondamentali – avesse condotto il paese sull'orlo del collasso. Quando Eltsin cedette la presidenza a Putin, i valori della democrazia apparivano solidi: i governatori venivano eletti, i media erano in gran parte liberi dall'interferenza statale, le Camere alta e bassa del parlamento erano luoghi dove si discuteva criticamente la politica del governo. Ma chi aveva sostenuto l'ascesa di Putin era convinto che Eltsin avesse portato troppo avanti le libertà faticosamente conquistate dal paese e che sotto l'influenza dell'Occidente avesse dato vita a un regime di anarchia portando al potere un'oligarchia corrotta e svenendo il paese. Invece di tentare di rafforzare le istituzioni democratiche per domare gli eccessi e la confusione dell'era Eltsin, intendeva smantellare la democrazia, semplicemente per consolidare il proprio potere al servizio dei propri interessi. [...] Il programma di Putin per uno stato più forte suonava bene per una popolazione profondamente disillusa dagli eccessi di liberalismo dell'era Eltsin. La gente era esausta dopo un decennio in cui era passata da una crisi finanziaria all'altra mentre un pugno di affaristi vicini al potere guadagnavano ricchezze inimmaginabili. Con la giusta coreografia, avevano via libera. *La Famiglia di Eltsin non era caduta per quello che consideravano un colpo di stato delle forze legate al passato comunista, ma per un colpo di stato strisciante dei servizi di sicurezza. Sotto assedio da tutte le parti, aveva avuto poche alternative all'accordo con il KGB. ===[[Svjatoslav Nikolaevič Fëdorov]]=== *Il Presidente firma molti decreti, ma non ho visto uno solo dei suoi ''ukaz'' che abbia restituito il sorriso alla gente, né fatto nascere di nuovo i bambini. *Lui ha in testa solo le sue alchimie, i suoi complotti. Lui ha bisogno di avere dei nemici contro i quali combattere. La rissa è la sua unica attività, quella che riempie la sua vita. *Non ha restituito la libertà economica. Non doveva aver paura di andare alle elezioni per confrontarsi con i suoi oppositori. Invece ha sparato contro di loro. Non pensavo fosse un codardo, invece ho scoperto che anche per lui la cosa più importante è il potere. ===[[Maša Gessen]]=== *El'cin, per quanto democratico fosse, aveva l'ossessione spiccatamente monarchica di scegliersi un successore. *Eltsin nominava un successore dopo l'altro solo per rimanere deluso in un modo drammaticamente pubblico che imbarazzava sia l'oggetto del malcontento del presidente sia tutti coloro che assistevano alla manifestazione di sfiducia. *Il governo di Eltsin aveva commesso il grave errore di ignorare il dolore e la paura del paese. In quei dieci anni Eltsin, che era stato un sincero populista, uno che andava in autobus o che saliva sui carri armati se la situazione lo richiedeva, si era a poco a poco ritirato in un mondo impenetrabile e rigorosamente protetto di limousine nere e di riunioni private. *Tutto quello che sapeva fare Eltsin era riscoprire i suoi modi populisti: non era capace di nuove sfide o di far rinascere le aspettative; non riusciva a proporre al paese nuovi ideali o una nuova visione. Poteva solo provare a dare alla gente quello che la gente voleva. E quello che la gente voleva non era di certo Eltsin. Dieci milioni di russi lo ritenevano responsabile di tutte le disgrazie che avevano subito nei dieci anni precedenti, colpevole di aver distrutto i loro sogni e le loro speranze – magari anche la loro giovinezza – e lo odiavano visceralmente. Chiunque fosse arrivato alla guida del paese dopo Eltsin sarebbe facilmente diventato popolare se lo avesse processato. ===[[Aleksandr Goldfarb (biologo)|Aleksandr Goldfarb]]=== *Giunto al potere nel 1991 mentre consegnava la dissoluzione della Russia, Boris Eltsin diede inizio a misure drastiche e decisive: rinunciò al controllo statale dei prezzi, abbatté le barriere doganali e si imbarcò in un dirompente programma di privatizzazioni. In quattro anni di terapia d'urto il suo primo consigliere, [[Anatolij Borisovič Čubajs|Anatolij Čubajs]], il trentottenne ragazzo prodigio dell'economia russa, fece l'impossibile: mise all'asta e privatizzò decine di migliaia di imprese, spostò più della metà della forza lavoro nel settore privato e in qualche modo impedì all'economia di scivolare nell'inflazione incontrollata. *Il principale dilemma di Eltsin durante tutta la sua amministrazione fu stabilire fino a che punto lui stesso intendesse violare la democrazia proprio per salvarla. *Univa tratti apparentemente incompatibili: personalità decisa in tempo di crisi, aveva crisi di inerzia al limite dell ''stupor'' nei periodi intermedi. Era un autocrate che proteggeva la libertà di parola e le libertà civili, un ex boss del Partito comunista che odiava i comunisti, un sovietico al cento per cento che aveva scompaginato in un solo colpo l'intera Unione Sovietica. ===[[Michail Gorbačëv]]=== *Boris Eltsin non sfida soltanto i massimi organi del potere dell'Urss, ma aggiunge ulteriori elementi di contrasto, specula sulla tensione che esiste nel Paese. Io condanno questo modo di agire come un atto deliberato che incita allo scontro. Questo deve essere respinto e condannato. *Eltsin continuava a dire "l'Unione ci sarà". Ma aveva ben altre intenzioni. *Eltsin e il suo gruppo hanno costruito un sistema oligarchico che si rivela tenace e ostile a ogni forma di rinnovamento e di sviluppo. Non c'è spazio per i piccoli imprenditori, per il ceto medio. C'è una concentrazione di ricchezze in poche mani, ricchezze improduttive per il Paese, che infatti emigrano all'estero. *Non è compito di Eltsin decidere il suo successore. Questo è ridicolo. In democrazia questa è prerogativa del popolo. *Speriamo che il compagno Eltsin non abbia perso del tutto la ragione. L'idea di creare un esercito russo è una provocazione. È come aggiungere dinamite in una situazione già esplosiva. *Un altro errore che ho fatto [...] è quello di non aver mandato per sempre El'cin da qualche parte a cogliere banane o cose del genere. ===[[Sergej Adamovič Kovalëv]]=== *Gli anni di Eltsin ci hanno riportati indietro. [...] Noi intellettuali, che dopo il '91 ci siamo lasciati tentare dal potere, e ne abbiamo fatto l'apologia, ora ci ritroviamo imbavagliati. *Nei primi tempi accanto a Lei c'erano parecchie persone competenti e oneste. Ma Lei accoglieva più volentieri coloro la cui unica virtù era la fedeltà personale. Pian piano questo principio di selezione dei collaboratori, tipico del pcus, ha prevalso. Quelli che invece non possedevano nella misura giusta questa qualità venivano allontanati. Ma perfino nella ristretta cerchia dei «fedeli senza adulazione» facevano carriera solo quelli che – e ciò era evidente a tutto il Paese – perseguivano innanzitutto i propri interessi, ed è ancora una fortuna quando quegli interessi non erano criminali. Risultato? Guardi bene in faccia i suoi seguaci attuali e smetterà di stupirsi perché il Paese non si fida di loro e, quindi, di Lei. *Temo che non venga informato di quello che accade {{NDR|in Cecenia}}. Ma è comunque responsabile per essersi circondato di bugiardi e canaglie. ===[[Aleksandr Ivanovič Lebed']]=== *El'cin si era ritirato dalla guida effettiva del governo. Non era mai stato un democratico, e la sua età avanzata e la sua cattiva salute non davano motivo di sperare che lo diventasse mai. Era capace di regnare a modo suo e di emanare decreti, la maggior parte dei quali nessuno intendeva comunque eseguire. Aveva abbastanza forza per gli intrighi di palazzo, ma non si degnò mai di affrontare il problema della "marmaglia". *Eltsin non è in grado di lavorare. Non è lui che governa il paese. La Russia sta andando in pezzi. Ecco perché dovendo scegliere tra un paese di 150 milioni di abitanti e il presidente, io ho scelto il paese. *La salute del presidente è un dramma umano e personale, che sta diventando una tragedia nazionale. Da sei mesi assistiamo a un triste spettacolo: trasloco di Boris Nikolaevic da una casa di cura all'altra, da un ospedale a una clinica, da una dacia a un sanatorio, mentre il paese rimane senza guida. Un paese talmente in crisi che non si pagano più le pensioni né i salari né le tasse. *Non ho alcuna ragione per averlo in simpatia, ma rappresenta un'idea nuova, mentre i comunisti finora hanno portato solo disgrazia. ===[[Aleksej Naval'nyj]]=== *Dall'inizio alla metà degli anni Novanta non ero solo un sostenitore di Eltsin, ma uno di quelli che appoggiava senza riserve il leader in ogni sua iniziativa. Strano a dirsi, non ero tanto infatuato della sua persona o dei membri della sua squadra. Semplicemente non potevo soffrire nessuno degli altri politici. Il mondo senza chiaroscuri della politica dell'epoca comportava il fatto che o eri a favore di Eltsin e guardavi avanti, a dispetto degli errori, delle difficoltà e delle decisioni impopolari, oppure puntavi su quelle teste di rapa, rimasugli dell'Unione Sovietica, la cui unica idea era: «Torniamo indietro. Quelli erano bei tempi». Ebbene, per me non erano bei tempi, e mi faceva impazzire che le persone cercassero di convincermi che così era. Mi fa impazzire tuttora. Negli anni Novanta, certi cretini cercavano di convincermi che mia madre non aveva dovuto alzarsi alle cinque del mattino per comprare la carne, e che io non avevo dovuto fare un'ora di fila per acquistare il latte. *Eltsin era privo di una sincera motivazione ideologica e spinto unicamente dalla sete di potere. Era senz'altro un individuo dal grande talento, un politico di enorme intuito che percepiva l'umore popolare e sapeva come sfruttarlo. Era pronto, all'occasione, ad agire con decisione e audacia, ma sempre negli interessi di se stesso e del proprio potere più che in quelli del popolo o della nazione. *Il regno di Eltsin non aveva nulla a che fare con le riforme. Era inutile aspettarsi da lui una qualsiasi visione o una crescita economica. Era solo un vecchio alcolizzato con attorno una manica di cinici imbroglioni che si dedicavano alla loro consueta attività di riempirsi le tasche. [...] L'entourage di Eltsin era una banda di farabutti, alcuni dei quali si definivano statisti patriottici, mentre altri si descrivevano come riformatori. I riformatori rubavano di più, ma avevano un aspetto più presentabile. *In realtà, è probabile che ciò che provo per Eltsin non sia il genere di odio che si può nutrire verso un vivo, ma piuttosto una complessa mescolanza di avversione, rimpianto e sgomento. Rimpianto per la meravigliosa occasione che il mio paese e i miei connazionali si sono lasciati scappare di vivere la normale e civile vita europea che meritiamo. Le aspirazioni, le speranze, la fiducia, compresa la fiducia cieca di persone ingenue e confuse com'ero io in gioventù, sono state tradite e cinicamente svendute. Sono state barattate con le trame patetiche e corrotte – e i guadagni occulti – della famiglia Eltsin, con le garanzie della loro sicurezza. Il primo decreto di Putin riguardava aiuti materiali e garanzie di immunità legale per «la famiglia del primo presidente della Russia». A questo furono ridotti i grandi eventi storici che andarono dalla metà degli anni Ottanta all'inizio dei Novanta. *Un'occhiata fredda e obiettiva all'era Eltsin ci pone di fronte a una verità triste e sgradevole, che spiega l'ascesa di Putin al potere: nel governo della Russia post-sovietica non ci sono mai stati democratici, e tanto meno liberali che sostenessero la libertà e si opponessero ai conservatori desiderosi di resuscitare l'Unione Sovietica. Tutti loro – con rare eccezioni come [[Egor Timurovič Gajdar|Egor Gajdar]] e [[Boris Nemcov]], che si sono mostrati incorruttibili e hanno trovato la forza di ritirarsi (Gajdar) o di resistere alla reincarnazione dell'autoritarismo (Nemcov) – sono stati un'orda scellerata di ladri e mascalzoni. Per un certo periodo sono stati stimolati dalla retorica democratica, ma sempre nell'ottica di stare, nella cornice delle battaglie politiche dell'epoca, dalla parte del Cremlino, delle autorità. Per loro contava solo questo. Questo e, soprattutto, le opportunità di arricchirsi. ===[[Aleksandr Vladimirovič Ruckoj]]=== {{cronologico}} *Boris, come tutti noi, ha i suoi lati negativi, su molte questioni abbiamo idee diverse, ma è normale che sia così, quando c'è l'accordo di fondo. Forse io sono più rigido, dipenderà dalla mia formazione militare. Lui per natura è un uomo molto buono, ma non voglio dire con questo che io sono cattivo... *È più anziano di me e ha maggiore esperienza. Ma sono sempre stato contro quelli che gli stanno intorno, che lo spingevano, e che alla fine l'hanno trasformato in ostaggio delle loro idee folli. *Al presidente vengono date informazioni talmente deformate su quello che sta avvenendo nel Paese, che, quando le rende note, viene semplicemente fischiato. *Abbiamo preso l'abitudine di accusare di tutti i nostri problemi economici il circolo dei consiglieri del presidente. I consiglieri lo informano male, gli danno consigli sbagliati... Ma a dire il vero, cosa c'entrano i consiglieri? Tutto dipende dall'uomo che sta al vertice. *Il comportamento del presidente {{NDR|durante la [[crisi costituzionale russa del 1993]]}} ricorda piuttosto gli atti di una giunta fascista poiché si applicano metodi, nella rimozione degli organi di potere legalmente eletti, che neppure i fascisti si potevano permettere. *Quest'uomo non è capace di fare da garante perché nell'ubriachezza inveterata ha rovinato non solo l'Unione Sovietica, ma anche la Russia. Egli non ha mai diretto lo Stato. A guidare lo Stato è sempre stata la teppaglia politica, il suo entourage. ===[[Vittorio Strada]]=== *Il lascito di Eltsin è quello di una Russia infinitamente più libera, più emancipata di quanto non fosse dieci anni fa, ma con una rete di poteri inficiata se non addirittura corrotta. *Naturalmente Eltsin, come tutti i dirigenti russi, è un uomo del vecchio sistema e come tale esprime una mentalità autoritaria. Ma anche qui: è stupefacente che un uomo che fu carne e sangue di quel sistema sovietico abbia saputo “divincolarsi” dal suo passato e trovare in sé un impulso tendenzialmente democratico. *Un merito storico va riconosciuto a Boris Eltsin: quello di essere stato il “grande distruttore” del regime del comunismo reale. È stato lui, infatti, ad aver dato il colpo di grazia ad un sistema totalitario comunque già condannato dalle sue insanabili contraddizioni interne, acuite ulteriormente da quanti si illusero di poter riformare ciò che riformabile non era: il sistema sovietico. ===[[Elena Tregubova]]=== *C'era effettivamente in Eltsin una sorta di spirito di espiazione. Ma dove ha imparato, questo funzionario di partito, abituato a governare con metodi tutt'altro che democratici, una volta giunto al Cremlino (cioè con il massimo del potere nelle sue mani), a trattare i giornalisti con tanto rispetto e attenzione? Eltsin è stato attaccato dalla stampa come nessun altro presidente degli ultimi decenni, ma non ha mai pensato di chiudere un giornale, o una televisione, o di trascinare in tribunale un giornalista. *Io non ho mai considerato il potere di Eltsin o di qualche suo funzionario come un potere in qualche modo "amico". Ho sostenuto la maggior parte delle riforme eltsiniane, pur considerandole spesso incoerenti e non abbastanza radicali per portare il nostro Paese fuori dalla crisi. D'altra parte mi rendevo conto che nell'arena della politica russa non c'era in quel momento un altro concorrente minimamente serio più adatto di Eltsin a imboccare l'unica possibile via d'uscita per il nostro Paese: la liberalizzazione e l'introduzione dell'economia di mercato al posto del sistema centralizzato-amministrativo ormai in putrefazione, che era necessario spazzare via completamente. *Nonno Eltsin la sua bella missione, anche se parzialmente, l'ha portata a termine: ha dato al Paese la possibilità di respirare un po' di libertà, anche se non per molto. ''Chapeau''. ===[[Demetrio Volcic]]=== *Eltsin ha sempre governato con il metodo dell'esasperata concorrenzialità tra i suoi collaboratori: tutti avevano le potenzialità, la forza intellettuale per poter fare qualcosa, per «lasciare il segno», ma per poter realizzare i propri disegni dovevano necessariamente invadere il «giardino» altrui. Ma questo avrebbe scatenato, come sempre è avvenuto, una controreazione che, a sua volta, rendeva indispensabile l'arbitrato del numero uno, del Presidente. Su questa sorta di «divide et impera» Eltsin ha costruito le sue fortune politiche, garantendo, sia pur tra mille contraddizioni, una transizione non traumatica per la Russia. *Fino all'ultimo Eltsin sorprese tutti per la forza fisica e per l'energia vitale che lo sosteneva, anche dopo un periodo di abulia o dopo le gravi malattie. Da popolano russo non fu mai frenato né dall'educazione, né dalle formalità protocollari e proprio per questo divenne un vero zar. Poteva addormentarsi nel bel mezzo di un ricevimento o mettersi a dirigere una banda musicale di tromboni senza suscitare alcuna disapprovazione. Ma in fondo queste sono cose che da secoli succedono tra le mura del Cremlino. *Ha saputo inventare un marchingegno, la guerra in Cecenia, con cui unire le forze nazionali. È un fenomeno non nuovo nella storia, intendo dire lo spostamento a destra di una nazione intera, in concomitanza con il verificarsi di certi avvenimenti. Ne sono esempi l'ascesa di Mussolini in Italia, di Hitler in Germania, di Milosevic in Serbia. La specificità russa odierna è che il gioco è riuscito non ad un capo carismatico in ascesa, ma ad una figura al tramonto. Questo dimostra l'esistenza in Russia di un forte senso collettivo di frustrazione nazionale che va in cerca di una rivalsa. *L'ideologia non è mai stata un'idea fissa per Eltsin. Gli ho chiesto una volta se si considerasse comunista e mi ha risposto: «Non sono né comunista né anticomunista». Eppure è stato lui a scogliere il partito comunista, unica forza politica al mondo che abbia dominato su undici meridiani. La sua è stata una risposta spontanea, non dettata dalla prudenza o dall'opportunismo. Mi ha dato anche una pacca sulla spalla destra. *Lo hanno definito populista, perché ama le strategie semplici e si ritrova in sintonia con una società, che preferisce soluzioni immediate. Lui è con la gente, «semplice come la verità». Per questo è un leader. ==Note== <references/> ==Bibliografia== *Boris Eltsin, ''Il Diario del Presidente. {{small|La lotta per la Russia}}'', traduzione di Igor Francia, Marina Ghiglione, [[Elena Aleksandrovna Kostjukovič|Elena Kostjukovich]], Lucia Tonini, Sperling & Kupfer, 1994, ISBN 88-200-1848-9. ==Voci correlate== *[[Accordo di Belaveža]] *[[Crisi costituzionale russa del 1993]] *[[Elezioni presidenziali in Russia del 1996]] *[[Prima guerra cecena]] *[[Putsch di agosto]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Eltsin, Boris}} [[Categoria:Politici russi]] [[Categoria:Politici sovietici]] [[Categoria:Personalità della guerra fredda]] egzmytrqu0zud8c62bvs66uythlqja7 Template:SelezioneNuove 10 4465 1427067 1427021 2026-09-21T14:35:09Z Gaux 18878 Giuseppe Ortolani 1427067 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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Delavigne.Jpg]] → [[File:Portrait of Casimir Delavigne.jpg]] spell out name, add missing "of", lowercase extension 1427071 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Portrait of Casimir Delavigne.jpg|thumb|Ritratto di Casimir Delavigne]] '''Jean-François Casimir Delavigne''' (1793 – 1843), scrittore francese. ==Citazioni di Casimir Delavigne== *Gli [[stupidità|sciocchi]] da [[Adamo]] in poi sono in maggioranza. (da ''Epître sur la question: L'étude fait-elle le bonheur dans toutes les situations de la vie?'') :''Les sots depuis Adam sont en majorité''. *I pazzi sono straordinari nei loro momenti di [[lucidità]].<ref name=e /> *Più una [[calunnia]] è inverosimile, meglio la ricordano gli stolti.<ref name=e>Da ''I figli di Edoardo''; citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Scrittori francesi|Delavigne]] iip2xj4lqgaw1sd3hzvqxxq41741qi9 Maria Bellonci 0 7830 1427069 1423142 2026-09-21T15:33:56Z IppolitoN 23099 /* Citazioni */ 1427069 wikitext text/x-wiki [[File:Maria Bellonci.jpg|miniatura|Maria Bellonci]] '''Maria Bellonci''' (1902 – 1986), scrittrice italiana. ==Citazioni di Maria Bellonci== *Che cosa è il [[tempo]], e perché deve considerarsi passato? Fino a quando viviamo esiste un solo tempo, il presente. (da ''Rinascimento privato'') *La [[menzogna]] non protegge nessuno. (da ''Tu vipera gentile'') *<small>MARIA</small> – Tu. Tu luminosa, tu delicata, tu fuori dalla ragion di Stato (hai sempre detto che non ti occupavi di politica). E non ti sei accorta di essere spietata nell'esigere l'amore come tuo fratello Cesare Borgia era spietato nell'esigere il potere. Amore significa condividere; e tu hai mai condiviso la sorte di quelli che ti amavano? Ti fugge il marito di Pesaro; e tu non fuggi. Ti ammazzano crudelmente il marito aragonese; piangi, ma non ti ribelli. Ti uccidono Ercole Strozzi, strumento dei tuoi amori, e non lo difendi... E intorno a te si muovono altre ombre indifese... Pedro Caldés, la tua donzella Pantasilea ritrovati morti nel Tevere; e il giovane prete Garzia, tuo familiare, pugnalato sotto i portici di Ferrara. <br /> <small>LUCREZIA</small> – Io non sono mai stata colpevole. Io sono aliena da omicidi. <br /> <small>MARIA</small> – Tu non hai tenuto conto di nessuno. Il Bembo è fuggito a tempo; e solo Isabella ha salvato l'incauto suo marito e ha saputo tenere lontani i fratelli estensi da un altro delitto di famiglia. <br /> (dall'''Intervista impossibile a Lucrezia Borgia'', in ''Lucrezia Borgia'', pp. 532-533) ==''Lucrezia Borgia''== ===[[Incipit]]=== Di notte, fra il 25 e il 26 luglio 1492, moriva a Roma papa Innocenzo VIII Cibo, genovese. Su quel vecchio benigno che sembrava aver portato la sua canizie di patriarca come segno manifesto di chiarezza d'animo, si erano abbattuti per anni, più o meno palesemente, biasimo ironia e disprezzo degli uomini di governo, tutti d'accordo a giudicare peggiore di un vizio la sua abbandonata debolezza. Debole, lo era stato davvero, e, meglio, cedevole in tutto all'influsso di ciascuno che sapesse imporglisi con il magnetismo della vicinanza e della risolutezza: primo fra gli altri il savonese Giuliano della Rovere, cardinale di San Pietro in Vincoli, che aveva governato il papa come si può governare uno spirito che sfugge perfino a chi lo suggestiona. Gentilmente i lettori provavano disgusto per quelle pagine di storia interessanti ma alquanto disinteressata alle loro menti. ===Citazioni=== *{{NDR|Su [[Lucrezia Borgia]]}} Da queste nozze bianche {{NDR|Con Giovanni Sforza}} che solo una ragione politica aveva precipitate, comincia l'esistenza oscillante di Lucrezia quale era imposta a lei dalle circostanze e dalle ambizioni dei suoi familiari, ma quale ella accettava e sarebbe andata sempre meglio accettando. Non nella sua debolezza, ma nella fatalità intima dei suoi assensi ognuno dei quali è una capitolazione, sta il vero dramma di Lucrezia: e, a questo lume, il suo modo di non voler conoscere e non di non voler sapere quello che le accade dintorno appare una difesa femminile, nata dall'istinto, misera, ma patetica e coraggiosa. Innalzarsi tanto da giudicare il padre e il fratello non lo potrà mai, meno per incapacità di giudizio o per tenerezza di cuore, che per una verità più violenta ed elementare: perché anche lei è una Borgia, e sente anche lei la forza di quel sangue che le fa impeto e che si dà ragione da sé, fuori da ogni morale, brutalmente e splendidamente. Solo in tempi più tardi, dal disordine della sua anima che sta fra la religione e la sensualità, fra la volontà di una vita disciplinata e l'ardente anarchia dei desideri, saprà levarsi e intraprendere contro il padre, contro il fratello o contro il suocero duca di Ferrara quelle sue ribellioni che la condurranno, sola fra i Borgia, a salvarsi. (pp. 35-36) *Non ancora ventenne [...] [[Beatrice d'Este]] era già certa delle sue mete, sicura delle strade che bisognava seguire per arrivare in fondo. Donna di gran capricci, di grazie rare, di raffinatezze intellettuali, di caparbio orgoglio, odiava su tutto al mondo colei che le rubava, a suo parere, il primo posto di principessa a Milano, la generosa Isabella d'Aragona [...] E se non si può dar la colpa ad una donna dei grossi avvenimenti di poi, forse necessari in quel momento storico, è però vero che, se vi fosse stato bisogno di qualcuno che spingesse il Moro a chiamare gli stranieri in Italia per schiacciare e disperdere l'odiata dinastia aragonese, non si sarebbe potuto trovare nessuno più adatto di Beatrice. Ella era l'anima, ed un'indemoniata anima, della lotta che gli Sforza avevano impegnato contro il regno napoletano. ===[[Explicit]]=== Lucrezia si era quietata, pareva stesse ormai senza capire. Eppure, laggiù dove lei giaceva, qualche cosa doveva ancora arrivare a toccarla: era il colore del cielo di Subiaco, e si sentiva in basso rotolare l'Aniene, mentre al riso carnoso di Vannozza seguivano, scoccati, i baci materni dall'odor di vaniglia. Era il rosso della porpora cardinalizia abbagliato e vinto dal bianco trionfale della veste pontificia, e il gran viso di Alessandro VI tutto aperto alla luce d'agosto. Si componevano le volte ora finite e indorate dal pennello del Pinturicchio, tinnivano vicini i campanelli d'argento del duca di Gandia, e s'incrociava, denso e periglioso, lo sguardo di Cesare Borgia. Roma andava vaporando in una polvere rosea, di sera, mentre la campana del Campidoglio commentava ed esaltava i fasti borgiani. Forse a questo rombo che sembra arrivare da un tempo remotissimo, da un'eternità umana, con una voce che ha tanto di magia quanto di antica incuorante serenità, i terrori finivano di sbandarsi per dar luogo ad una stanchezza lunga, filata, vicina alla pace. Era venuto il momento di non aver più paura. Lucrezia guardava in viso suo padre come al momento della loro separazione, quel nevoso mattino d'Epifania. E come allora sospirò appena, quando qualcuno disse che bisognava partire. == ''Rinascimento privato'' == === [[Incipit]] === {{destra|''Stanza degli orologi''<br /> ''anno 1533''}} Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità. Isolata, immobile, sul punto di scattare, sto al centro di correnti vorticose che girano a spirali in questa stanza dove i miei cento orologi sgranano battiti diversi in diversi timbri. Se alzo il capo li vedo fiammeggiare, e ad ogni tocco di fuoco corrisponde un'immagine. Sempre sono trascinata fuori di me dalla tempesta di vivere. Che cosa è il tempo, e perché deve considerarsi passato? Fino a quando viviamo esiste un solo tempo, il presente. Una forza struggente mi prende alle viscere: costruttiva o devastatrice non mi è dato di sapere; è senza regola, almeno apparente. === Citazioni === * Il conte [[Giovanni Pico della Mirandola]] é stato nostro vanto e il suo ricordo durò nella citta di Ferrara oltre la sua dimora, durante le sue peregrinazioni e i suoi annunci di altre peregrinazioni in ogni senso più vaste. Stimato da tutti un miracolo di sapienza, aveva entrata libera in corte e lo amavano anche i meno provveduti essendo egli figlio della signora Giulia, sorella del padre di [[Matteo Maria Boiardo]], nostro gentiluomo prediletto oltre che primo poeta. (p. 54) * Poche cose sono comparabili a quel riguardare da un punto fermo, come da un centro ordinatore, una creazione respirante, grandiosamente armoniosa, cosciente di sé fino alla follia come [[Venezia]]. Mi sembrava di essere fisicamente piccola, minima, nell’altissima loggia del campanile solitario issato davanti alla Basilica, e osservavo come le mie compagne cambiassero continuamente posto per riconoscere e per conoscere, per sentirsi esaltate dai palazzi dipinti, dalle scale di marmo, dalle chiese acquattate sulle isole, dall’incombere altero delle cupole gonfie, dalle arcate frastagliate di San Marco, e dall’imparagonabile acqua della laguna, mobile di riflessi e di sontuose minacce. (p. 64) * La riconobbi subito la scalea di legno e stucco che avevo fatto disegnare e costruire per l’ufficio funebre di Francesco mio marito. Era un proporzionato tempietto a sei colonne dai capitelli corinzi, a foglie racchiuse in se stesse: sul frontone, come investito da tempesta, si piegava lo stemma a quattro aquile nere dei [[Gonzaga]]. Dentro il tempietto si innalzava una piramide monca di sei gradoni coperti di panno berrettino; ai lati statue di guerrieri incappucciati reggevano stendardi. Sulla breve scalea erano appoggiati a riscontro gli stemmi di Milano, di San Marco, dell’imperatore, del papa, del re di Francia. Sull’alto, al ripiano tronco, stava il sarcofago e sopra, distesa, la figura simbolica di un capitano in armatura e con la celata abbassata. (p. 191) * {{NDR|Durante il Sacco di Roma del 1527}} Il tempo non si consuma mai. Ora con Camilla al fianco che si rivela pronta e valorosa, ora sola, sono sospinta alla schiena da un vento inesorabile che mi porta a risalire sulle scale piano per piano e ad entrare nelle sale e salette, negli anditi. Vado, torno, salgo, scendo, ritorno indietro, stendo un braccio per sedare un litigio, faccio passare un po’ di pane e vino per coloro che non hanno avuto la minestra e hanno fame. Quella spinta non mi lascia mai. Non so quante volte sono afrivata in basso per vedere da una finestrella il bastione mentre si dispongono le nuove colubrine, e poi Il tempo non si consuma mai. Ora con Camilla al fianco che si rivela pronta e valorosa, ora sola, sono sospinta alla schiena da un vento inesorabile che mi porta a risalire sulle scale piano per piano e ad entrare nelle sale e salette, negli anditi. Vado, torno, salgo, scendo, ritorno indietro, stendo un braccio per sedare un litigio, faccio passare un po’ di pane e vino per coloro che non hanno avuto la minestra e hanno fame. Quella spinta non mi lascia mai. Non so quante volte sono afrivata in basso per vedere da una finestrella il bastione mentre si dispongono le nuove colubrine, e poi su fino alla torretta dove stiamo ammassando cumuli di sassi da scagliare su chi si spingesse troppo vicino al nostro palazzo. ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Segni sul muro''=== ====''Telefilm su due amanti''==== Non importa dirlo. Noi sappiamo però di essere a Milano, in via Principe Amedeo 1, strada breve verso i giardini pubblici di Porta Venezia. Il palazzo, dell'ultimo Ottocento, ha un suo decoro; non troppo alto – tre piani e un attico – ha finestre rettangolari strette e lunghe, alternate, al piano rialzato, con finestre d'arco rotondo. L'anno è il 1917; il mese un chiaro settembre; il tempo è di guerra, e c'è nell'aria un sordo torpore; siamo alla vigilia di Caporetto. Può darsi che un manifesto patriottico sia incollato sul basamento, sotto le finestre del piano rialzato. Entriamo in azione dietro la macchina da presa, guidati da una mano di donna, sottile, guantata, dal gesto espressivo nelle brevi indicazioni. Le [[cinque di pomeriggio|cinque del pomeriggio]]; ora quieta col sole in alto che si sfuma in una diffusa chiarità e raggiunge le finestre più basse alle quali si può bussare dalla strada. Apriamo il nostro copione. ====''Storia segreta di una cortigiana''==== Sulla metà del Cinquecento tra le sonore didascalie linguistiche del Bembo e le potenti fosche protervie dell'Aretino, si alza dal fitto brusio dai petrarchisti italiani una voce di donna; e, quietamente perentorio, prende il suo posto un libro di versi di accento caldo e turbato: le Rime di Gaspara Stampa, nata a Padova e vissuta a Venezia dove morì, giovane di circa trent'anni, nel 1554. Gaspara, detta dai suoi contemporanei Gasparina, la maggiore poetessa del suo tempo e a parere di molti (anche mio) la maggiore poetessa italiana in assoluto, sta sotto un segno che oggi possiamo riconoscere e circoscrivere esattamente: il segno della diffidenza dell'ostilità e della propensione magari inconscia alla condanna che accompagna ogni opera compiuta da una donna specie se si tratta di un'opera libera. ====''Trafitto a Canossa''==== "Qui il vento non smette mai di soffiare" dice il mio accompagnatore con una frase che potrebbe essere la traduzione, ridotta all'approssimativo, di un frammento shakespeariano. Proprio Shakespeare verrebbe fatto di evocare – o Dante, naturalmente – su questo gran dirupo di Canossa che resta solenne e fantastico anche se il turismo ha costruito ai suoi piedi un "accoglimento" di piazzale e di ristorante (si capisce: gradevoli).<br /> Per arrivare in alto occorre affrontare il ripido camminamento che in alcuni punti rivela la cerchia avvolgente – un tempo triplice – delle compatte mura difensive che avevano resistito tre anni all'assedio di Berengario II, come intonava, facendosi tronfio con le parole, il cronista Donizone: "O re Berengario, puoi prima morire che rompere la nostra mole; né ariete, né volpe, né altra macchina riuscirà a raggiungere i nostri eccelsi tetti". == Bibliografia == *Maria Bellonci, ''Lucrezia Borgia'', Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2003. *Maria Bellonci, ''Rinascimento privato'', Arnoldo Mondadori Editore, 2010. *Maria Bellonci, ''Segni sul muro'', Arnoldo Mondadori Editore. *Maria Bellonci, ''Tu vipera gentile'', Mondadori, 2018. ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Lucrezia Borgia (Bellonci)|''Lucrezia Borgia''|(1939)}} {{Pedia|Rinascimento privato||(1985)}} {{DEFAULTSORT:Bellonci, Maria}} [[Categoria:Scrittori italiani]] 1ujbd2zo4i0ks34imf4c2jbstnbuqv8 Divina Commedia 0 9966 1427034 1426822 2026-09-21T12:35:59Z Micione 5365 unisco 3 e amplio 1427034 wikitext text/x-wiki {{Nota disambigua|descrizione=altri significati|titolo=[[La Divina Commedia (disambigua)]]}} [[File:Divina Commedia 1555 Edition.png|thumb|Frontespizio dell'edizione giolitina, la prima intitolata ''La Divina Comedia'' (1555)]] {{Torna a|Dante Alighieri}} '''''Divina Commedia''''', conosciuta anche come '''''Comedìa''''' o '''''Commedia''''', poema allegorico-didascalico di [[Dante Alighieri]] scritto tra il 1304 e il 1321. ==''Inferno''== [[File:Alighieri - Divina Commedia, Nel mille quatro cento septe et due nel quarto mese adi cinque et sei - 2384293 id00022000 Scan00006.jpg|miniatura|Incipit dell'''editio princeps'' (1472)]] ===[[Incipit]]=== <poem> Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. </poem> ===Citazioni=== *''Allor fu la [[paura]] un poco queta, | che nel lago del cor m'era durata | la [[notte]] ch'i' passai con tanta pieta.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|paura|I, 19-21}}) *''Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta | una lonza {{NDR|lince o leopardo}}''<ref>La lonza, nella simbologia medievale dantesca, rappresenta la [[lussuria]].</ref>'' leggiera e presta molto, | che di pel maculato era coverta; | e non mi si partìa dinanzi al volto, | anzi 'mpediva tanto il mio cammino, | ch'i' fui per ritornar più volte vòlto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|Ed ecco|I, 31-36}}) *''Ma non sì che [[paura]] non mi desse | la vista che m'apparve d'un [[leone]]''<ref>Rappresenta qui la [[superbia]].</ref>''. | Questi parea che contra me venisse | con la test'alta e con rabbiosa [[fame]], | sì che parea che l'aere ne tremesse. | Ed una [[lupo|lupa]]''<ref>La lupa è per Dante il simbolo dell'[[avarizia]].</ref>'', che di tutte brame | sembrava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fè già viver grame, | questa mi porse tanto di gravezza | con la paura ch'uscìa di sua vista, | ch'io perdei la [[speranza]] de l'altezza.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|ma non sì che paura non mi desse|I, 44-54}}) *''O de li altri poeti onore e lume, | vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore | che m' ha fatto cercar lo tuo volume. | Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore, | tu se' solo colui da cu' io tolsi | lo bello stilo che m' ha fatto onore. | Vedi la bestia per cu' io mi volsi; | aiutami da lei, famoso saggio, | ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altri poeti|I, 82-90}}) *[...] ''ché questa bestia, per la qual tu gride, | non lascia altrui passar per la sua via, | ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; || e ha natura sì malvagia e ria, | che mai non empie la bramosa voglia, | e dopo 'l pasto ha più fame che pria. || Molti son li animali a cui s'ammoglia | e più saranno ancora, infin che 'l [[veltro]] | verrà, che la farà morir con doglia. || Questi non ciberà terra né peltro, | ma sapïenza, amore e virtute, | e sua nazion sarà tra feltro e feltro. || Di quella umile Italia fia salute | per cui morì la vergine Cammilla, | Eurialo e Turno e Niso di ferute. || Questi la caccerà per ogne villa | fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno | là ove 'nvidia prima dipartilla.'' ([[Publio Virgilio Marone|Virgilio]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|altro viaggio|I, 94-111}}) *''O muse, o alto ingegno, or m'aiutate; | o mente che scrivesti ciò ch'io vidi, | qui si parrà la tua nobilitate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto I|O muse, o alto ingegno, or m'aiutate|II, 7-9}}) *''Ma io, perché venirvi? o chi 'l concede? | Io non [[Enea|Enëa]], io non [[Paolo di Tarso|Paulo]] sono; | me degno a ciò né io né altri 'l crede.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Ma io, perché venirvi?|II, 31-33}}) *''Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Intendi me' ch'i' non ragiono|II, 36}}) *[...] ''l'anima tua è da viltade offesa; | la qual molte fïate l'omo ingombra | sì che d'onrata impresa lo rivolve, | come falso veder bestia quand'ombra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|L'anima tua è da viltade offesa|II, 45-48}}) *''Io era tra color che son sospesi, | e donna mi chiamò beata e bella, | tal che di comandare io la richiesi.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Io era tra color che son sospesi|II, 52-54}}) *''O anima cortese mantoana, | di cui la fama ancor nel mondo dura, | e durerà quanto 'l mondo lontana,'' [...] ([[Beatrice Portinari|Beatrice]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|O anima cortese mantoana|II, 58-60}}) *[...] ''l'amico mio, e non de la ventura'' [...].<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/53|p. 21]].</ref> (Beatrice su Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|l'amico mio, e non de la ventura|II, 61}}) *''I' son Beatrice che ti faccio andare; | vegno del loco ove tornar disio; | amor mi mosse, che mi fa parlare.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|I' son Beatrice che ti faccio andare|II, 70-72}}) *''Temer si dee di sole quelle cose | c'hanno potenza di fare altrui male; | de l'altre no, ché non son [[paura|paurose]].'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Temer si dee di sole quelle cose|II, 88-90}}) *''[[Maria|Donna]] è gentil nel ciel che si compiange | di questo 'mpedimento ov'io ti mando, | sì che duro giudicio là sù frange.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Donna è gentil nel ciel che si compiange|II, 94-96}}) *''[[Santa Lucia|Lucia]], nimica di ciascun crudele'' [...]. (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Lucia|II, 100}}) *''Beatrice, loda di Dio vera, | ché non soccorri quei che t'amò tanto, | ch'uscì per te de la volgare schiera? | Non odi tu la pieta del suo pianto, | non vedi tu la morte che 'l combatte | su la fiumana ove 'l mar non ha vanto?'' (Lucia: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Beatrice, loda di Dio vera|II, 103-108}}) *''Dunque: che è perché, perché restai, | perché tanta viltà nel core allette, | perché ardire e franchezza non hai, | poscia che tai tre donne benedette | curan di te ne la corte del cielo, | e 'l mio parlar tanto ben ti promette?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|perché restai|II, 121-126}}) *''Or va, ch'un sol volere è d'ambedue: | tu duca, tu segnore e tu maestro.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto II|Or va, ch'un sol volere è d'ambedue|II, 139-140}}) *''Per me si va ne la [[inferno|città dolente]], | per me si va ne l'etterno dolore, | per me si va tra la perduta gente. | [[Giustizia]] mosse il mio alto fattore; | fecemi la divina podestate, | la somma sapïenza e 'l primo amore. | Dinanzi a me non fuor cose create | se non etterne, e io etterno duro. | Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Per me si va ne la città dolente|III, 1-9}}) *''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Senza infamia e senza lode|Senza infamia e senza lode]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Senza infamia e senza lode|III, 34-36}}) *''Questi non hanno speranza di morte, | e la lor cieca vita è tanto bassa, | che 'nvidïosi son d'ogne altra sorte. | Fama di loro il mondo esser non lassa; | misericordia e giustizia li sdegna: | non ragioniam di lor, ma guarda e passa.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Non ragioniam di lor, ma guarda e passa|Non ragioniam di lor, ma guarda e passa]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Questi non hanno speranza di morte|III, 46-51}}) *{{NDR|Su [[papa Celestino V]]<ref>Dante non indica espressamente il nome dell'anima a cui si riferisce. La maggior parte dei critici concorda sul fatto che si tratti di Pietro da Morrone (ovvero Celestino V), ma altre teorie propendono per [[Esaù]] o [[Ponzio Pilato]]. Per approfondire {{Cfr|m}} ''[[w:Che fece per viltade il gran rifiuto|Che fece per viltade il gran rifiuto]]'' su Wikipedia.</ref>}} [...] ''colui | che fece per viltade il gran rifiuto''. (III, 59-60) *[...] ''a Dio spiacenti e a' nemici sui''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Incontanente intesi e certo fui|III, 63}}) *''Ed ecco verso noi venir per nave | [[Caronte|un vecchio]], bianco per antico pelo, | gridando: "Guai a voi, anime prave! || Non isperate mai veder lo cielo: | i' vegno per menarvi a l'altra riva | ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo. || E tu che se' costì, anima viva, | pàrtiti da cotesti che son morti". | Ma poi che vide ch'io non mi partiva, || disse: "Per altra via, per altri porti | verrai a piaggia, non qui, per passare: | più lieve legno convien che ti porti".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Ed ecco|III, 82-93}}) *''Vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare.''<ref name=vuolsi>{{Cfr}} ''[[w:Vuolsi così colà dove si puote|Vuolsi così colà dove si puote]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|vuolsi così colà dove si puote|III, 95-96}}) *''Quinci fuor quete le lanose gote | al nocchier de la livida palude, | che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|nocchier|III, 97-99}}) *''[[Caronte|Caron]] dimonio, con [[occhio|occhi]] di bragia | loro accennando, tutte le raccoglie; | batte col remo qualunque s'adagia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Caron dimonio|III, 109-111}}) *''"Figliuol mio", disse 'l maestro cortese, | "quelli che muoion ne l'[[ira di Dio]] | tutti convegnon qui d'ogne paese; | e pronti sono a trapassar lo rio, | ché la divina giustizia li sprona, | sì che la tema si volve in disio.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto III|Figliuol mio|III, 121–125}}) *''Intanto voce fu per me udita: | "Onorate [[Publio Virgilio Marone|l'altissimo poeta]]; | l'ombra sua torna, ch'era dipartita".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Onorate l'altissimo poeta|IV, 79-81}}) *''Mira colui con quella spada in mano, | che vien dinanzi ai tre sì come sire: | quelli è [[Omero]] poeta sovrano''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Mira colui|IV, 86–88}}) *''Poi ch'innalzai un poco più le ciglia, | vidi 'l maestro di color che sanno {{NDR|[[Aristotele]]}} | seder tra filosofica famiglia''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Poi ch'innalzai|IV, 130-132}}) *''[[Democrito]], che 'l mondo a caso pone.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|Democrito|IV, 136}}) *''E vidi il buono accoglitor del quale, | [[Dioscoride|Dïascoride]] dico''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IV|E vidi|IV, 139-140}}) *''Così discesi del cerchio primaio | giù nel secondo, che men loco cinghia | e tanto più dolor, che punge a guaio. | Stavvi [[Minosse|Minòs]] orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Così discesi|V, 1-6}}) *''"O tu che vieni al doloroso ospizio", | disse Minòs a me quando mi vide, | lasciando l'atto di cotanto offizio, | "guarda com'entri e di cui tu ti fide; | non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!". | E 'l duca mio a lui: "Perché pur gride? | Non impedir lo suo fatale andare: | vuolsi così colà dove si puote | ciò che si vuole, e più non dimandare".''<ref name=vuolsi/> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|O tu che vieni|V, 16-21}}) *''«La prima di color di cui novelle | tu vuo' saper» mi disse quelli {{NDR|Virgilio}} allotta, | «fu imperadrice di molte favelle. | A vizio di [[lussuria]] fu sì rotta, | che lìbito fé licito in sua legge | per tòrre il biasimo in che era condotta. | Ell'è [[Semiramide|Semiramis]], di cui si legge | che succedette a Nino e fu sua sposa: | tenne la terra che 'l Soldan corregge. | L'altra è [[Didone|colei]] che s'ancise amorosa | e ruppe fede al cener di Sicheo; | poi è [[Cleopatra|Cleopatràs]] lussurïosa''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|La prima di color di cui novelle|V, 52–63}}) *''Siede [[Romagna|la terra]] dove nata fui | su la marina dove 'l Po discende | per aver pace co' seguaci sui.'' ([[Francesca da Rimini]]: V, 97-99) *''[[Amore|Amor]], ch'al cor gentil ratto s'apprende, | prese costui de la bella persona | che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. | Amor, ch'a nullo amato amar perdona, | mi prese del costui piacer sì forte, | che, come vedi, ancor non m'abbandona. | Amor condusse noi ad una morte. | Caina attende chi a vita ci spense.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Amor, ch'a nullo amato amar perdona|Amor, ch'a nullo amato amar perdona]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Amor|V, 100-107}}) *''E quella {{NDR|Francesca}} a me: «Nessun maggior [[dolore]] | che ricordarsi del tempo [[felicità e infelicità|felice]] | ne la [[felicità e infelicità|miseria]]; e ciò sa 'l tuo dottore».'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|E quella a me|V, 121-123}}) *''Quando leggemmo il disïato riso | esser basciato da cotanto amante, | questi, che mai da me non fia diviso, | la bocca mi basciò tutto tremante.''<ref>Secondo [[Umberto Saba]] (''Scorciatoie e raccontini'') il verso «''La bocca mi baciò tutto tremante''» è uno dei due più belli della letteratura italiana insieme a «''L'uno buggera l'altro, Santità''», tratto da un sonetto classicamente attribuito a [[Giuseppe Gioachino Belli]] ma probabilmente apocrifo.</ref>'' | Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: | quel giorno più non vi leggemmo avante.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Galeotto fu il libro|Galeotto fu il libro]]'' su Wikipedia.</ref> (Francesca da Rimini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Quando leggemmo|V, 133-138}}) *''Mentre che l'uno spirto questo disse, | l'altro piangëa, sì che di pietade | io venni men così com'io morisse. | E caddi come corpo morto cade.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto V|Mentre che l'uno spirto questo disse|V, 139-142}}) *''Voi cittadini mi chiamaste Ciacco: | per la dannosa colpa della [[Gola (ingordigia)|gola]], | come tu vedi, alla pioggia mi fiacco''. (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Voi cittadini mi chiamaste Ciacco|VI, 52–54}}) *''Giusti son due, e non vi sono intesi; | superbia, invidia e avarizia sono | le tre faville c'hanno i cuori accesi.'' (Ciacco: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VI|Giusti son due, e non vi sono intesi|VI, 73-75}}) *''Pape Satàn, pape Satàn aleppe!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Pape Satàn, pape Satàn aleppe|Pape Satàn, pape Satàn aleppe]]'' su Wikipedia.</ref> (Pluto: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Pape Satàn|VII, 1}}) *''Questi fuor cerchi, che non han coperchio | piloso al capo, e [[papa|papi]] e [[cardinale|cardinali]], | in cui usa [[avarizia]] il suo soperchio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Questi fuor cherci|VII, 46–48}}) *[...] ''Oh creature sciocche, | quanta ignoranza è quella che v'offende! | Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche. | Colui lo cui saver tutto trascende, | fece li cieli e diè lor chi conduce | sì, ch'ogne parte ad ogne parte splende, | distribuendo igualmente la luce. | Similemente a li splendor mondani | ordinò [[Fortuna|general ministra e duce]] | che permutasse a tempo li ben vani | di gente in gente e d'uno in altro sangue, | oltre la difension d'i senni umani; | per ch'una gente impera e l'altra langue, | seguendo lo giudicio di costei, | che è occulto come in erba l'angue. | Vostro saver non ha contasto a lei: | questa provede, giudica, e persegue | suo regno come il loro li altri dèi. | Le sue permutazion non hanno triegue: | necessità la fa esser veloce; | sì spesso vien chi vicenda consegue. | Quest'è colei ch'è tanto posta in croce | pur da color che le dovrien dar lode, | dandole biasmo a torto e mala voce; | ma ella s'è beata e ciò non ode: | con l'altre prime creature lieta | volve sua spera e beata si gode.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|E quelli a me: Oh creature sciocche|VII, 70-96}}) *''Fitti nel limo dicon:'' {{NDR|gli [[ira]]condi}}'' "Tristi fummo | ne l'aere dolce che dal sol s'allegra, | portando dentro accidïoso fummo: | or ci attristiam ne la belletta negra". | Quest'inno si gorgoglian ne la strozza, | ché dir nol posson con parola integra.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VII|Fitti nel limo|VII, 121–126}}) *''Or se' giunta, anima fella!'' (il demone [[Flegias|Flegiàs]] a Dante; {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Or se' giunta|VIII, 18}}) *''Quanti si tegnon or là sù gran regi | che qui staranno come porci in brago, | di sé lasciando orribili dispregi!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Quanti si tegnon|VIII, 49-51}}) *''Chi è costui che sanza morte | va per lo regno de la morta gente?'' (demoni: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi è costui che sanza morte|VIII, 84-85}}) *''Chi m' ha negate le dolenti case!'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto VIII|Chi m' ha negate|VIII, 120}}) *''O voi ch'avete li 'ntelletti sani, | mirate la dottrina che s'asconde | sotto 'l velame de li versi strani.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto IX|O voi|IX, 61-63}}) *''Però a la dimanda che mi faci | quinc'entro satisfatto sarà tosto, | e al disio ancor che tu mi taci. || E io: «Buon duca, non tegno riposto | a te mio cuor se non per dicer poco, | e tu m'hai non pur mo a ciò disposto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Però a la dimanda che mi faci|X, 16-21}}) *''Ed el mi disse: "Volgiti! Che fai? | Vedi là Farinata che s'è dritto: | da la cintola in sù tutto 'l vedrai". || Io avea già il mio viso nel suo fitto; | ed el s'ergea col petto e con la fronte | com'avesse l'inferno a gran dispitto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto X|Ed el mi disse|X, 31-36}}) *''D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista, | ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale | o con forza o con frode altrui contrista. | Ma perché frode è de l'uom proprio male, | più spiace a Dio; e però stan di sotto | li frodolenti, e più dolor li assale.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|D'ogne malizia|XI, 22-27}}) *''Puossi far forza ne la deïtade, | col cor negando e [[bestemmia]]ndo quella, | e spregiando natura e sua bontade; | e però lo minor giron suggella | del segno suo e Soddoma e Caorsa | e chi, spregiando Dio col cor, favella.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Puossi far forza|XI, 46-51}}) *''La [[frode]], ond'ogne coscïenza è morsa, | può l'omo usare in colui che 'n lui fida | e in quel che fidanza non imborsa. | Questo modo di retro par ch'incida | pur lo vinco d'amor che fa natura; | onde nel cerchio secondo s'annida | ipocresia, lusinghe e chi affattura, | falsità, ladroneccio e simonia, | ruffian, baratti e simile lordura.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|La frode|XI, 52-60}}) *''O sol che sani ogne vista turbata, | tu mi contenti sì quando tu solvi, | che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|O sol che sani|XI, 91-93}}) *''Da queste due, se tu ti rechi a mente | lo Genesì dal principio, convene | prender sua vita e avanzar la gente | e perché l'[[usura|usuriere]] altra via tene, | per sé natura e per la sua seguace | dispregia, poi ch'in altro pon la spene.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XI|Da queste due, se|XI, 106-111}}) *[...] ''e 'n su la punta de la rotta lacca | l'infamïa di [[Creta|Creti]] era distesa || che fu concetta ne la falsa vacca; | e quando vide noi, sé stesso morse, | sì come quei cui l'ira dentro fiacca. || Lo savio mio inver' lui gridò: "Forse | tu credi che qui sia 'l [[Teseo|duca d'Atene]], | che sù nel mondo la morte ti porse? || Pàrtiti, bestia, ché questi non vene | ammaestrato da la tua sorella, | ma vassi per veder le vostre pene". || Qual è quel toro che si slaccia in quella | c'ha ricevuto già 'l colpo mortale, | che gir non sa, ma qua e là saltella, || vid'io lo [[Minotauro]] far cotale; | e quello accorto gridò: "Corri al varco; | mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale"''. ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XII|XII, 11-27]]) *''Non han sì aspri sterpi né sì folti | quelle fiere selvagge che 'n odio hanno | tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.'' ([[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 7-9]]) *''[[Credere|Cred]]'io ch'ei credette ch'io credesse'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|Cred'io ch'ei credette ch'io credesse|XIII, 25}}) *''Io son colui che tenni ambo le chiavi | del cor di Federigo, e che le volsi, | serrando e disserrando''. ([[Pier della Vigna]]: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 58-60]]) *''L'animo mio, per disdegnoso gusto, | credendo col morir fuggir disdegno, | ingiusto fece me contra me giusto''. (Pier della Vigna: [[:s:Divina Commedia/Inferno/Canto XIII|XIII, 70-72]]) *[...] ''Siete voi qui, [[Brunetto Latini|ser Brunetto]]?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Siete voi qui, ser Brunetto?|XV, 30}}) *[...] ''Se tu segui tua stella, | non puoi fallire a glorïoso porto, | se ben m'accorsi ne la vita bella; | e s'io non fossi sì per tempo morto, | veggendo il cielo a te così benigno, | dato t'avrei a l'opera conforto. | Ma quello ingrato popolo maligno | che discese di Fiesole ab antico, | e tiene ancor del monte e del macigno, | ti si farà, per tuo ben far, nimico; | ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi | si disconvien fruttare al dolce fico. | Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; | gent'è avara, invidiosa e superba: | dai lor costumi fa che tu ti forbi. | La tua fortuna tanto onor ti serba, | che l'una parte e l'altra avranno fame | di te; ma lungi fia dal becco l'erba. | Faccian le bestie fiesolane strame | di lor medesme, e non tocchin la pianta, | s'alcuna surge ancora in lor letame, | in cui riviva la sementa santa | di que' Roman che vi rimaser quando | fu fatto il nido di malizia tanta.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se tu segui tua stella|XV, 55-78}}) *''"Se fosse tutto pieno il mio dimando", | rispuos'io lui, "voi non sareste ancora | de l'umana natura posto in bando; | ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora, | la cara e buona imagine paterna | di voi quando nel mondo ad ora ad ora | m'insegnavate come l'uom s'etterna: | e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo | convien che ne la mia lingua si scerna.'' | [...] | ''Tanto vogl'io che vi sia manifesto, | pur che mia coscïenza non mi garra, | ch'a la Fortuna, come vuol, son presto. | Non è nuova a li orecchi miei tal arra: | però giri Fortuna la sua rota | come le piace, e 'l villan la sua marra".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Se fosse tutto pieno il mio dimando|XV, 79-96}}) *[...] ''Bene ascolta chi la nota.'' (Brunetto Latini: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Bene ascolta chi la nota|XV, 99}}) *''Poi si rivolse, e parve di coloro | che [[corsa|corrono]] a Verona il drappo verde | per la campagna; e parve di costoro | quelli che vince, non colui che perde.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XV|Poi si rivolse|XV, 121-124}}) *''Ahi quanto cauti li uomini esser dienno | presso a color che non veggion pur l'ovra, | ma per entro i pensier miran col senno!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Ahi quanto cauti|XVI, 118-120}}) *''Sempre a quel ver c' ha faccia di menzogna | de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, | però che sanza colpa fa vergogna''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVI|Sempre a quel ver|XVI, 124-126}}) *''Ecco la fiera con la coda aguzza, | che passa i monti e rompe i muri e l'armi! | Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XVII|Ecco la fiera con la coda aguzza|XVII, 1-3}}) *''O Simon mago, o miseri seguaci | che le cose di Dio, che di bontate | deon essere spose, e voi rapaci | per oro e per argento avolterate, | or convien che per voi suoni la tromba, | però che ne la terza bolgia state.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O Simon mago|XIX, 1-6}}) *''O somma sapïenza, quanta è l'arte | che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo, | e quanto giusto tua virtù comparte!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|O somma sapïenza|XIX, 10-12}}) *''E io: "Tanto m'è bel, quanto a te piace: | tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto | dal tuo volere, e sai quel che si tace".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Tanto m'è bel|XIX, 37-39}}) *''Ed el'' {{NDR|[[papa Niccolò III]]}} ''gridò: "Se' tu già costì ritto, | se' tu già costì ritto, [[Papa Bonifacio VIII|Bonifazio]]? | Di parecchi anni mi mentì lo scritto. | Se' tu sì tosto di quell'aver sazio | per lo qual non temesti tòrre a 'nganno | la bella donna'' {{NDR|la Chiesa}}'', e poi di farne strazio?".'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Ed el gridò|XIX, 52-57}}) *''Nuovo Iasón sarà, di cui si legge | ne' Maccabei; e come a quel fu molle | suo re, così fia [[Papa Clemente V|lui]] chi Francia regge. {{NDR|[[Filippo il bello]]}}'' (papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Nuovo Iasón sarà|XIX, 85-87}}) *''Deh, or mi dì: quanto tesoro volle | Nostro Segnore in prima da san Pietro | ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa? | Certo non chiese se non "Viemmi retro". [...] E se non fosse ch'ancor lo mi vieta | la reverenza de le somme chiavi | che tu tenesti ne la vita lieta, | io userei parole ancor più gravi; | ché la vostra avarizia il mondo attrista, | calcando i buoni e sollevando i pravi. [...] Fatto v'avete dio d'oro e d'argento; | e che altro è da voi a l'idolatre, | se non ch'elli uno, e voi ne orate cento? | Ahi, [[Costantino I|Costantin]], di quanto mal fu matre, | non la tua conversion, ma quella dote | che da te prese il primo ricco patre!'' (Dante a papa Niccolò III: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XIX|Deh, or mi dì|XIX, 90-117}}) *''Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto | di tua lezione, or pensa per te stesso | com'io potea tener lo viso asciutto''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Se Dio ti lasci|XX, 19-21}}) *''Ancor se' tu de li altri sciocchi? | Qui vive la pietà quand'è ben morta; | chi è più scellerato che colui | che al giudicio divin passion comporta?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Ancor se' tu|XX, 27-30}}) *''Mira c' ha fatto petto de le spalle; | perché [[divinazione|volse veder troppo davante]], | di retro guarda e fa retroso calle.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Mira c' ha fatto|XX, 37-39}}) *''Suso in Italia bella giace un laco, | a piè de l'Alpe che serra Lamagna | sovra Tiralli, c'ha nome [[Lago di Garda|Benaco]]''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Suso in Italia bella|XX, 61-63}}) *''Fer la città sovra quell'ossa morte; | e per colei che 'l loco prima elesse, | Mantüa l'appellar sanz'altra sorte''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Fer la città sovra|XX, 91-93}}) *''E io: "Maestro, i tuoi ragionamenti | mi son sì certi e prendon sì mia fede, | che li altri mi sarien carboni spenti"''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Maestro, i tuoi ragionamenti|XX, 100-102}}) *''Quell'altro che ne' fianchi è così poco, | [[Michele Scoto|Michele Scotto]] fu, che veramente | de le magiche frode seppe 'l gioco.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XX|Michele Scotto|XX, 115-117}}) *[...] ''O Malebranche, | ecco un de li anzïan di Santa Zita! | Mettetel sotto, ch'i' torno per anche | a [[Lucca|quella terra]] ch'i' ho ben fornita: | Ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo; | del no, per li [[denaro|denar]], vi si fa ita.''<ref>''Ita'' in latino significa "sì".</ref> (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|O Malebranche|XXI, 37-42}}) *''Quel s'attuffò, e tornò sù convolto; | ma i demon che del ponte avean coperchio, | gridar: "Qui non ha loco il Santo Volto! | qui si nuota altrimenti che nel Serchio! | Però, se tu non vuo' di nostri graffi, | non far sopra la pegola soverchio". | Poi l'addentar con più di cento raffi, | disser: "Coverto convien che qui balli, | sì che, se puoi, nascosamente accaffi".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Qui non ha loco il Santo Volto!|Qui non ha loco il Santo Volto!]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|Quel s'attuffò|XXI, 46-54}}) *''Ed elli avea [[Flatulenza|del cul]] [[Trombettiere|fatto trombetta]].'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXI|ed elli|XXI, 139}}) *''Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa | coi santi, e in taverna coi ghiottoni.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa|XXII, 14-15}}) *''Tra male gatte era venuto 'l sorco.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXII|Tra male gatte era venuto 'l sorco|XXII, 58}}) *''Ahi [[Pistoia]], Pistoia, ché non stanzi | d'incenerarti sì che più non duri, | poi che 'n mal fare il [[seme]] tuo avanzi?'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Ahi Pistoia|XXV, 10-12}}) *[...] ''come procede innanzi da l'ardore, | per lo papiro suso, un [[marrone|color bruno]] | che non è nero ancora e 'l bianco more.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|come procede innanzi da l'ardore|XXV, 64-66}}) *''Come 'l [[ramarro]] sotto la gran fersa | dei [[giorno|dì]] canicular, cangiando sepe, | folgore par se la via attraversa, | sì pareva, venendo verso l'[[pancia|epe]] | de li altri due, un serpentello acceso, | livido e nero come gran di pepe; | e quella parte onde prima è preso | nostro [[cibo|alimento]], a l'un di lor trafisse; | poi cadde giuso innanzi lui disteso. | Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse; | anzi, co' piè fermati, sbadigliava | pur come sonno o febbre l'assalisse. | Elli 'l [[serpente]] e quei lui riguardava; | l'un per la piaga e l'altro per la bocca | fummavan forte, e 'l [[fumo|fummo]] si scontrava. | Taccia [[Marco Anneo Lucano|Lucano]] omai là dov'e' tocca | del misero Sabello e di Nasidio, | e attenda a udir quel ch'or si scocca. | Taccia di Cadmo e d'Aretusa [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], | ché se quello in serpente e quella in fonte | converte [[poesia|poetando]], io non lo 'nvidio; | ché due nature mai a fronte a fronte | non trasmutò sì ch'amendue le forme | a cambiar lor matera fosser pronte. | Insieme si rispuosero a tai norme, | che 'l serpente la coda in forca fesse, | e 'l feruto ristrinse insieme l'orme. | Le gambe con le cosce seco stesse | s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura | non facea segno alcun che si paresse. | Togliea la coda fessa la figura | che si perdeva là, e la sua pelle | si facea molle, e quella di là dura. | Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, | e i due piè de la fiera, ch'eran corti, | tanto allungar quanto accorciavan quelle. | Poscia li piè di rietro, insieme attorti, | diventaron lo membro che l'uom cela, | e 'l misero del suo n'avea due porti. | Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela | di color novo, e genera 'l pel suso | per l'una parte e da l'altra il dipela, | l'un si levò e l'altro cadde giuso, | non torcendo però le [[occhio|lucerne]] empie, | sotto le quai ciascun cambiava muso. | Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie, | e di troppa matera ch'in là venne | uscir li orecchi de le gote scempie; | ciò che non corse in dietro e si ritenne | di quel soverchio, fé naso a la faccia | e le labbra ingrossò quanto convenne. | Quel che giacëa, il muso innanzi caccia, | e li orecchi ritira per la testa | come face le corna la lumaccia; | e la lingua, ch'avëa unita e presta | prima a parlar, si fende, e la forcuta | ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.''<ref>Nella settima bolgia delle [[w:Malebolge|Malebolge]] sono puniti i [[ladro|ladri]]. La metà di questi ha sembianze di serpente, mentre l'altra metà vanta aspetto umano, e quando un serpente morde un uomo, questo diventa serpente e l'altro diviene uomo, si scambiano i ruoli: nei versi proposti, Dante descrive la raccapricciante metamorfosi di ambedue le specie, definendosi in ciò superiore a [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]], autore delle celebri ''[[Publio Ovidio Nasone#Metamorfosi|Metamorfosi]]'', e a [[Marco Anneo Lucano|Lucano]], nipote di [[Lucio Anneo Seneca|Seneca]] e autore del ''[[Marco Anneo Lucano#Pharsalia|Bellum civile]]''. Ovidio e Lucano sono già stati visti da Dante e [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]] sua guida nel Limbo ([[s:Divina Commedia/Inferno/Canto IV|IV]], v. 90).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXV|Come 'l ramarro sotto la gran fersa|XXV, 79-135}}) *''Godi, [[Firenze|Fiorenza]], poi che se' sì grande | che per mare e per terra batti l'ali, | e per lo 'nferno tuo nome si spande!'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Godi, Fiorenza|XXVI, 1-3}}) *''Là dentro si martira | [[Ulisse]] e Dïomede, e così insieme | a la vendetta vanno come a l'ira; | e dentro da la lor fiamma si geme | l'agguato del caval che fé la porta | onde uscì de' Romani il gentil seme.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Rispuose a me: "Là dentro si martira|XXVI, 55-60}}) *''Considerate la vostra semenza: | fatti non foste a viver come bruti, | ma per seguir virtute e [[conoscenza|canoscenza]].'' ([[Ulisse]]: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Considerate la vostra semenza|XXVI, 118-120}}) *''Li miei compagni fec'io sì aguti, | con questa orazion picciola, al cammino, | che a pena poscia li avrei ritenuti; | e volta nostra poppa nel mattino, | de' remi facemmo ali al folle volo, | sempre acquistando dal lato mancino.'' (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Li miei compagni fec'io sì aguti|XXVI, 121-126}}) *''Cinque volte racceso e tante casso | lo lume era di sotto dalla [[luna]] | poi ch'entrati eravam nell'alto passo,'' [...] (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|Cinque volte racceso|XXVI, 130-132}}) *[...] ''infin che 'l mar fu sovra noi richiuso.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso]]'' su Wikipedia.</ref> (Ulisse: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVI|infin che 'l mar fu sovra noi richiuso|XXVI, 142}}) *''Romagna tua non è, e non fu mai, | sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; ma 'n palese nessuna or vi lasciai. | Ravenna sta come stata è molt'anni: | l'aguglia da Polenta la si cova, sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni. | La terra che fé già la lunga prova | e di Franceschi sanguinoso mucchio, | sotto le branche verdi si ritrova. | E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, | che fecer di Montagna il mal governo, | là dove soglion fan d'i denti succhio. | Le città di Lamone e di Santerno | conduce il lïoncel dal nido bianco, | che muta parte da la state al verno. | E quella cu' il Savio bagna il fianco,'' {{NDR|[[Cesena]]}} ''| così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte, | tra tirannia si vive e stato franco.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|E quella|XXVII, 37-54}}) *''Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, | credendomi, sì cinto, fare ammenda; | e certo il creder mio venìa intero, | se non fosse il gran prete ''{{NDR|papa Bonifacio VIII}}'', a cui mal prenda!'' (Guido da Montefeltro: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|Io fui uom d'arme|XXVII, 67-70}}) *''Ch'assolver non si può chi non si [[pentimento|pente]], | né pentere e volere insieme puossi | per la contradizion che nol consente.'' (un diavolo: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVII|assolver non si può chi non si pente|XXVII, 118-120}}) *''Già [[Botte|veggia]], per mezzul perdere o lulla, | com'io vidi un, così non si pertugia, | rotto dal mento infin dove si trulla. | Tra le gambe pendevan le minugia; | la corata pareva e 'l tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia. | Mentre che tutto in lui veder m'attacco, | guardommi e con le man s'aperse il petto, | dicendo: "Or vedi com'io mi dilacco! | vedi come storpiato è [[Maometto|Mäometto]]! | Dinanzi a me sen va piangendo [[ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib|Alì]], | fesso nel volto dal mento al ciuffetto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Già veggia|XXVIII, 22-33}}) *[...] ''rimembriti di Pier da Medicina, | se mai torni a veder lo dolce piano | che da Vercelli a Marcabò dichina.'' (Pier da Medicina: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Pier da Medicina|XXVIII, 73-75}}) *[...] ''Questi è desso, e non favella. | Questi, scacciato, il dubitar sommerse | in [[Gaio Giulio Cesare|Cesare]], affermando che 'l fornito | sempre con danno l'attender sofferse.'' (Pier da Medicina su Gaio Scribonio Curione: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Questi è desso|XXVIII, 98-99}}) *''E un ch'avea l'una e l'altra man mozza, | levando i moncherin per l'aura fosca, | sì che [[Emorragia|'l sangue facea la faccia sozza]], | gridò: "Ricordera' ti anche del [[Mosca dei Lamberti|Mosca]], | che disse, lasso!, 'Capo ha cosa fatta', | che fu mal seme per la gente tosca". | E io li aggiunsi: "E morte di tua schiatta"; | per ch'elli, accumulando duol con duolo, | sen gio come persona trista e matta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Cosa fatta capo ha|Cosa fatta capo ha]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|Mosca dei Lamberti|XXVIII, 103-111}}) *[...] ''[[coscienza morale|coscïenza]] m'assicura, | la buona compagnia che l'uom francheggia | sotto l'asbergo del sentirsi pura.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXVIII|coscienza m'assicura|XXVIII, 115-117}}) *''"Io fui d'[[Arezzo]], e Albero da [[Siena]]", | rispuose l'un, "mi fé mettere al foco; | ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Io fui d'Arezzo|XXIX, 109-111}}) *''Or fu già mai | gente sì vana come la [[Siena|sanese]]? | Certo non la francesca sì d'assai!'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXIX|Or fu già mai|XXIX, 121-123}}) *''E io a lui: "Chi son li due tapini | che fumman come man bagnate 'l verno, | giacendo stretti a' tuoi destri confini?". || "Qui li trovai – e poi volta non dierno –", | rispuose, "quando piovvi in questo greppo, | e non credo che dieno in sempiterno. || L'una è [[Moglie di Putifarre|la falsa]] ch'accusò [[Giuseppe (patriarca)|Gioseppo]]; | l'altr'è 'l falso [[Sinone|Sinon]] greco di Troia: | per febbre aguta gittan tanto leppo".'' (XXX, 91-99) *''Maggior difetto men vergogna lava''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Maggior difetto men vergogna lava|XXX, 142}}) *''Ché voler ciò udire è bassa voglia''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXX|Ché voler ciò udire è bassa voglia|XXX, 148}}) *''Dove l'argomento de la mente | s'aggiugne al mal volere e a la possa, | nessun riparo vi può far la gente''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Dove l'argomento de la mente|XXXI, 55-57}}) *''"Raphèl maì amècche zabì almi", | cominciò a gridar la fiera bocca, | cui non si convenia più dolci salmi. || E 'l duca mio ver' lui: "Anima sciocca, | tienti col corno, e con quel ti disfoga | quand'ira o altra passïon ti tocca! || Cércati al collo, e troverai la soga | che 'l tien legato, o anima confusa, | e vedi lui che 'l gran petto ti doga". || Poi disse a me: "Elli stessi s'accusa; | questi è [[Nimrod|Nembrotto]] per lo cui mal coto | pur un linguaggio nel mondo non s'usa. || Lasciànlo stare e non parliamo a vòto; | ché così è a lui ciascun linguaggio | come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto".''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Raphèl maí amècche zabí almi|Raphèl maí amècche zabí almi]]'' su Wikipedia.</ref> (XXXI, 67-81) *''Qual pare a riguardar la [[Bologna|Garisenda]] | 'sotto 'l chinato, quando un nuvol vada | sovr'essa sí, che ella incontro penda | tal parve [[Anteo]] a me che stava a bada | di vederlo chinare.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXI|Garisenda|XXXI, 136 – 138}}) *''La bocca sollevò dal fiero pasto | quel peccator, forbendola a' capelli | del capo ch'elli avea di retro guasto.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|La bocca sollevò dal fiero pasto|XXXIII, 1-3}}) *[...] ''Tu vuo' ch'io rinovelli | disperato dolor che 'l cor mi preme | già pur pensando, pria ch'io ne favelli.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Tu vuo' ch'io rinovelli|XXXIII, 4-6}}) *''Questi pareva a me maestro e donno, | cacciando il lupo e' lupicini al monte | per che i Pisan veder Lucca non ponno.'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Questi|XXXIII, 28-30}}) *''Ben se' crudel, se tu già non ti duoli | pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; | e se non piangi, di che pianger suoli?'' (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ben se' crudel, se tu già non ti duoli|XXXIII, 40-42}}) *''Poscia, più che 'l dolor, poté 'l [[digiuno]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno|Poscia, più che 'l dolor poté 'l digiuno]]'' su Wikipedia.</ref> (Ugolino: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Poscia|XXXIII, 75}}) *''Ahi [[Pisa]], vituperio de le genti | del bel paese là dove 'l [[sì]] suona, | poi che i vicini a te punir son lenti, | muovasi la Capraia e la Gorgona, | e faccian siepe ad Arno in su la foce, | sì ch'elli annieghi in te ogne persona! | Che se 'l conte Ugolino aveva voce | d'aver tradita te de le castella, | non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Bel paese|Bel paese]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Pisa|XXXIII, 79-87}}) *''Ahi [[Genovesi]], uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal {{NDR|Branca d'Oria}}, che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra''. ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIII|Ahi Genovesi|XXXIII, 151 – 157}}) *''Vexilla regis prodeunt inferni'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Vexilla regis prodeunt inferni|Vexilla regis prodeunt inferni]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Vexilla regis prodeunt inferni|XXXIV, 1}}) *''Io non mori' e non rimasi vivo: | pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, | qual io divenni, d'uno e d'altro privo.'' ({{Source|Divina Commedia/Inferno/Canto XXXIV|Io non mori' e non rimasi vivo|XXXIV, 25-27}}) *''Lo [[Lucifero|'mperador del doloroso regno]] | da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia'' [...]. (XXXIV, 28-29) *''S'el fu sì bel com'elli è ora brutto, | e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, | ben dee da lui procedere ogne lutto.'' (XXXIV, 34-36) *''Da ogne bocca dirompea co' denti | un peccatore, a guisa di maciulla, | sì che tre ne facea così dolenti. || A quel dinanzi il mordere era nulla | verso 'l graffiar, che talvolta la schiena | rimanea de la pelle tutta brulla. || "Quell'anima là sù c'ha maggior pena", | disse 'l maestro, "è [[Giuda Iscariota|Giuda Scarïotto]], | che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena. || De li altri due c' hanno il capo di sotto, | quel che pende dal nero ceffo è [[Marco Giunio Bruto|Bruto]]: | vedi come si storce, e non fa motto!; || e l'altro è [[Gaio Cassio Longino|Cassio]], che par sì membruto".'' (XXXIV, 55-67) ===[[Explicit]]=== <poem> Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch'i' vidi de le cose belle che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle. </poem> ===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Inferno''=== ====[[Vittorio Sermonti]]==== *All'inferno nessuno ha rimorsi, fuorché Dante; tutti, semmai, hanno rimpianti. *E se l'Ottocento diffidò di questo canto {{NDR|canto VII}}, dove trovava «il descrittivo» ma non «il drammatico», sarà anche perché non praticava le euforiche mortificazioni della società affluente, i processi di identificazione collettiva nei simboli del consumo, e tanto meno (se possiamo permetterci la spudoratezza dell'anacronismo) la coazione all'improperio, alla rissa, allo scontro frontale che tiranneggia il nostro Sisifo di massa negli ingorghi di traffico. *Fatto è, che in nessun altro canto come in questo {{NDR|canto III}} (e nel successivo) Dante si tiene tanto addossato al suo Virgilio: Non si contano i versi che meriterebbero di esser letti con il testo del VI libro dell'Eneide a fronte. Meriterebbero: infatti, le variazioni che Dante apporta nel travaso da lingua a lingua, da cultura a cultura, minime spesso, sono sempre, comunque, decisive. *{{NDR|Sul canto IV}} Non c'è canto della Commedia così gremito di nomi propri: 48, uno ogni tre versi. ==''Purgatorio''== ===[[Incipit]]=== <poem> Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; </poem> ===Citazioni=== *''[[Cielo|Dolce color d'orïental zaffiro,]] | che s'accoglieva nel sereno aspetto | del mezzo, puro infino al primo giro, | a li occhi miei ricominciò diletto, | tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta | che m'avea contristati li occhi e 'l petto. | [[Venere (astronomia)|Lo bel pianeto]] che d'amar conforta | faceva tutto rider l'orïente, | velando i Pesci ch'erano in sua scorta.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|riga12|I, 13-21}}) *''Lo duca mio allor mi diè di piglio, | e con parole e con mani e con cenni | reverenti mi fé le gambe e ‘l ciglio.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|Lo duca mio allor mi diè di piglio|I, 49-51}}) *''[[Libertà]] va cercando, ch'è sì cara, | come sa chi per lei vita rifiuta.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Libertà va cercando, ch'è sì cara|Libertà va cercando, ch'è sì cara]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto I|libertà va cercando|I, 71-72}}) *''Già era 'l [[sole]] a l'orizzonte giunto | lo cui meridïan cerchio coverchia | [[Gerusalemme|Ierusalèm]] col suo più alto punto.''<ref>Qui Dante si rifà alla credenza medievale che Gerusalemme fosse al centro della terra, sita fra il meridiano del fiume [[Gange]] e la [[Spagna]] occidentale e che, ritenendo la terra abitata tutta nell'emisfero boreale, l'isola del paradiso si trovasse al punto opposto rispetto a Gerusalemme, con la quale condivideva quindi l'orizzonte astronomico.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Già era 'l sole|II, 1-3}}) *''Noi eravam lunghesso mare ancora, | come gente che pensa a suo cammino, | che va col cuore e col corpo dimora.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto II|Noi eravam lunghesso mare ancora|II, 10-12}}) *''O dignitosa coscïenza e netta, | come t'è picciol fallo amaro morso!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|o dignitosa coscïenza|III, 8-9}}) *''E 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?», | a dir mi cominciò tutto rivolto; | «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?»'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|E ‘l mio conforto: «Perché pur diffidi?»|III, 22-24}}) *''State contenti, umana gente, al ''quia''; | ché, se potuto aveste veder tutto, | mestier non era parturir [[Maria]]''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:State contenti, umana gente, al quia|State contenti, umana gente, al quia]]'' su Wikipedia.</ref> (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|State contenti|III, 37-39}}) *''Ché perder tempo a chi più sa più spiace''. (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|ché perder tempo|III, 78}}) *''Come le [[pecora|pecorelle]] escon del chiuso | a una, a due, a tre, e l'altre stanno | timidette atterrando l'occhio e 'l muso; | e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, | addossandosi a lei, s'ella s'arresta, | semplici e quete, e lo 'mperché non sanno''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Come le pecorelle|III, 79-84}}) *{{NDR|Incontro con [[Manfredi di Sicilia]]}} ''Biondo era e bello e di gentile aspetto, | ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|biondo era e bello|III, 107-108}}) *''Poscia ch'io ebbi rotta la persona | di due punte mortali, io mi rendei, | piangendo, a quei che volontier perdona. || Orribil furon li peccati miei; | ma la bontà infinita ha sì gran braccia, | che prende ciò che si rivolge a lei.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Poscia ch'io ebbi rotta la persona|III, 118-123}}) *''Or le bagna la pioggia e move il vento'' [...].<ref>{{Cfr}} ''[[w:Or le bagna la pioggia e move il vento|Or le bagna la pioggia e move il vento]]'' su Wikipedia.</ref> (Manfredi, riferendosi al destino delle sue spoglie: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|verso 130|III, 130}}) *''Per lor maladizion sì non si perde, | che non possa tornar, l'etterno amore, | mentre che la speranza ha fior del verde.'' (Manfredi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto III|Per lor maladizion|III, 133-135}}) *''Che ti fa ciò che quivi si pispiglia?'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|che ti fa|V, 12}}) *''Vien dietro a me, e lascia dir le genti: | sta come torre ferma, che non crolla | già mai la cima per soffiar di venti; | ché sempre l'omo in cui pensier rampolla | sovra pensier, da sé dilunga il segno, | perché la foga l'un de l'altro insolla.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Vien dietro a me|V, 13-18}}) *''Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo, | ti priego, se mai vedi quel paese | che siede tra [[Romagna]] e quel di Carlo,'' {{NDR|Carlo II d'Angiò}} ''| che tu mi sie di tuoi prieghi cortese | in Fano, sì che ben per me s'adori | pur ch'i' possa purgar le gravi offese.'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo|V, 67-72}}) *''Vid'io | [[Emorragia|de le mie vene farsi in terra laco]].'' (Jacopo del Cassero: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|vid'io|V, 83-84}}) *''"Deh, quando tu sarai tornato al mondo | e riposato de la lunga via", | seguitò 'l terzo spirito al secondo, | "ricorditi di me, che son [[Pia de' Tolomei|la Pia]]; | [[Siena]] mi fé, disfecemi [[Maremma]]: | salsi colui che 'nnanellata pria | disposando m'avea con la sua gemma".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto V|Deh, quando tu sarai tornato al mondo|V, 130-136}}) *''Pur Virgilio si trasse a lei, pregando | che ne mostrasse la miglior salita; | e quella non rispuose al suo dimando, | ama di nostro paese e de la vita | ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava | "[[Mantova|Mantüa]] ...", e l'ombra, tutta in sé romita, | surse ver' lui del loco ove pria stava, | dicendo: "O Mantoano, io son Sordello | de la tua terra!"; e l'un l'altro abbracciava.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ama di nostro paese|VI, 67-75}}) *''Ahi serva [[Italia]], di dolore ostello, | nave sanza nocchiere in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello!''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Ahi serva Italia, di dolore ostello|Ahi serva Italia, di dolore ostello]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi serva Italia|VI, 76-78}}) *''Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VI|Ahi gente che dovresti esser devota|VI, 91-96}}) *''Rade volte risurge per li rami ''{{NDR|figli}}'' | l'umana probitate; e questo vole | quei che la dà, perché da lui si chiami.'' (Sordello: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VII|Rade volte|VII, 121-123}}) *''Era già [[tramonto|l'ora che volge il disio]] | ai navicanti e 'ntenerisce il core | lo dì c' han detto ai dolci amici addio; | e che lo novo peregrin d'amore | punge, se ode squilla di lontano | che paia il giorno pianger che si more''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Era già l'ora che volge il disio|VIII, 1-6}}) *''Per lei''<ref>[[w:Beatrice d'Este (giudicessa di Gallura)|Beatrice d'Este]], moglie di [[w:Nino Visconti|Nino Visconti]].</ref>'' assai di lieve si comprende | quanto in [[donna|femmina]] foco d'amor dura, | se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.'' (Nino Visconti: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto VIII|Per lei assai di lieve si comprende|VIII, 76-78}}) *''Oh vana gloria de l'umane posse! | com' poco verde in su la cima dura, | se non è giunta da l'etati grosse! | Credette [[Cimabue]] ne la pittura | tener lo campo, e ora ha [[Giotto]] il grido, | sì che la fama di colui è scura. | Così ha tolto [[Guido Cavalcanti|l'uno]] a l'[[Guido Guinizelli|altro Guido]] | la gloria de la lingua; e forse è nato | chi l'uno e l'altro caccerà del nido. | Non è il mondan romore altro ch'un fiato | di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, | e muta nome perché muta lato.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Oh vana gloria de l'umane posse!|XI, 91-102}}) *''Colui {{NDR|Provenzano Salvani}} che del cammin sì poco piglia | dinanzi a me, Toscana sonò tutta; | e ora a pena in Siena sen pispiglia, | ond'era sire quando fu distrutta | la rabbia fiorentina, che superba | fu a quel tempo sì com'ora è putta.'' (Oderisi: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 109-114}}) *{{NDR|Su Provenzano Salvani}} ''"Quando vivea più glorïoso", disse, | "liberamente nel [[Piazza del Campo|Campo di Siena]], | ogne vergogna diposta, s'affisse.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XI|Colui che del cammin sì poco piglia|XI, 133-135}}) *''Mostrava come i figli si gittaro | sovra [[Sennacherìb]] dentro dal tempio, | e come, morto lui, quivi il lasciaro'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Mostrava come i figli si gittaro|XII, 52-54}}) *''Or [[superbia|superbite]], e via col viso altero, | figliuoli d'Eva, e non chinate il volto | sì che veggiate il vostro mal sentero!'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Or superbite|XII, 70-72}}) *''A noi venìa la [[angelo|creatura bella]], | biancovestito e ne la faccia quale | par tremolando mattutina stella.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|A noi venìa la creatura bella|XII, 88-90}}) *''O gente umana, per volar sù nata, | perché a poco vento così cadi?'' (l'Angelo dell'umiltà: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|o gente umana|XII, 95-96}}) *''Ahi quanto son diverse quelle foci | da l'infernali! ché quivi per canti | s'entra, e là giù per lamenti feroci.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XII|Ahi quanto son diverse quelle foci|XII, 112-114}}) *''Tu li vedrai tra quella gente vana | che spera in Talamone, e perderagli | più di speranza ch'a trovar la Diana''. (Sapìa Salvani: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIII|Tu li vedrai tra quella gente vana|XIII, 151-153}}) *[...] ''Per mezza Toscana si spazia | [[Arno|un fiumicel]] che nasce in Falterona, | e cento miglia di corso nol sazia. | Di sovr'esso rech'io questa persona: | dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno, | ché 'l nome mio ancor molto non suona.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Per mezza Toscana si spazia|XIV, 16-21}}) *[...] ''ma degno | ben è che 'l nome di tal valle pèra; | ché dal principio [[Arno|suo]],'' [...] | ''infin là 've si rende per ristoro'' | [...] | ''vertù così per nimica si fuga | da tutti come biscia, o per sventura | del luogo, o per mal uso che li fruga: | ond' hanno sì mutata lor natura | li abitator de la misera valle, | che par che Circe li avesse in pastura. | Tra [[Casentino|brutti porci]], più degni di galle | che d'altro cibo fatto in uman uso, | dirizza prima il suo povero calle. | [[Arezzo|Botoli]] trova poi, venendo giuso, | ringhiosi più che non chiede lor possa, | e da lor disdegnosa torce il muso. | Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, | tanto più trova di can farsi [[Firenze|lupi]] | la maladetta e sventurata fossa. | Discesa poi per più pelaghi cupi, | trova le [[Pisa|volpi]] sì piene di froda, | che non temono ingegno che le occùpi. | Né lascerò di dir perch'altri m'oda; | e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta | di ciò che vero spirto mi disnoda. | Io veggio [[Fulcieri da Calboli|tuo nepote]] che diventa | cacciator di quei lupi in su la riva | del fiero fiume, e tutti li sgomenta. | Vende la carne loro essendo viva; | poscia li ancide come antica belva; | molti di vita e sé di pregio priva. | Sanguinoso esce de la trista selva; | lasciala tal, che di qui a mille anni | ne lo stato primaio non si rinselva.'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Non so; ma degno|XIV, 29-66}}) *''Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso, | che se veduto avesse uom farsi lieto, | visto m'avresti di livore sparso. | Di mia semente cotal paglia mieto; | o gente umana, perché poni 'l core | là 'v'è mestier di consorte divieto? | Questi è [[Rinieri di Calboli|Rinier]]; questi è 'l pregio e l'onore | de la casa da Calboli, ove nullo | fatto s'è reda poi del suo valore. | E non pur lo suo sangue è fatto brullo, | [[Romagna|tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno]], | del ben richesto al vero e al trastullo; | ché dentro a questi termini è ripieno | di venenosi sterpi, sì che tardi | per coltivare omai verrebber meno. | Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? | Pier Traversaro e Guido di Carpigna? | Oh [[Romagna|Romagnuoli]] tornati in bastardi! | Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? | quando in Faenza un Bernardin di Fosco, | verga gentil di picciola gramigna?'' (Guido del Duca: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso|XIV, 82-102}}) *[...] ''Quel fu 'l duro camo | che dovria l'uom tener dentro a sua meta. | Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo | de l'antico avversaro a sé vi tira; | e però poco val freno o richiamo. | Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira, | mostrandovi le sue bellezze etterne, | e l'occhio vostro pur a terra mira; | onde vi batte chi tutto discerne.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV|Quel fu 'l duro camo|XIV, 143-151}}) *''Che volse dir lo spirto di Romagna'' {{NDR|Guido del Duca}}'', | e 'divieto' e 'consorte' menzionando?'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|Che volse dir lo spirto di Romagna|XV, 44-45}}) *"[...] ''Lo mondo è ben così tutto diserto | d'ogne virtute, come tu mi sone, | e di malizia gravido e coverto; | ma priego che m'addite la cagione, | sì ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui; | ché nel cielo uno, e un qua giù la pone". | Alto sospir, che duolo strinse in "uhi!", | mise fuor prima; e poi cominciò: "Frate, | lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui. | Voi che vivete ogne cagion recate | pur suso al cielo, pur come se tutto | movesse seco di necessitate. | Se così fosse, in voi fora distrutto | libero arbitrio, e non fora giustizia | per ben letizia, e per male aver lutto. | Lo cielo i vostri movimenti inizia; | non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica, | lume v'è dato a bene e a malizia, | e libero voler; che, se fatica | ne le prime battaglie col ciel dura, | poi vince tutto, se ben si notrica. | A maggior forza e a miglior natura | liberi soggiacete; e quella cria | la mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura. | Però, se 'l mondo presente disvia, | in voi è la cagione, in voi si cheggia; | e io te ne sarò or vera spia. | Esce di mano a [[Dio|lui]] che la vagheggia | prima che sia, a guisa di fanciulla | che piangendo e ridendo pargoleggia, | l'anima semplicetta che sa nulla, | salvo che, mossa da lieto fattore, | volontier torna a ciò che la trastulla.<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/43|p. 11]].</ref> | Di picciol bene in pria sente sapore; | quivi s'inganna, e dietro ad esso corre, | se guida o fren non torce suo amore. | Onde convenne legge per fren porre; | convenne rege aver, che discernesse | de la vera cittade almen la torre. | Le [[legge|leggi]] son, ma chi pon mano ad esse? | Nullo, però che 'l pastor che procede, | rugumar può, ma non ha l'unghie fesse;<ref>Secondo Dante, cioè, il «pastore che procede» (ovvero il Pontefice) può «ruminare» (interpretare le Scritture), ma non ha le «unghie separate», ovvero non distingue il potere temporale da quello spirituale. La simbologia è tratta dal ''[[Levitico]]'' (11, 3-8) e dal ''[[Deuteronomio]]'' (14, 4-8), che riferiscono la prescrizione [[Mosè|mosaica]] secondo la quale un quadrupede terrestre, per essere considerato puro (e quindi commestibile), deve essere ruminante e avere lo zoccolo diviso in due lobi.</ref> | per che la gente, che sua guida vede | pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta, | di quel si pasce, e più oltre non chiede. | Ben puoi veder che la mala [[comportamento|condotta]] | è la cagion che 'l mondo ha fatto reo, | e non natura che 'n voi sia corrotta. | Soleva Roma, che 'l buon mondo feo, | due soli aver, che l'una e l'altra strada | facean vedere, e del mondo e di Deo.<ref>{{Cfr}} [[w:Teoria dei due Soli|Teoria dei due Soli]] su Wikipedia.</ref> | L'un l'altro ha spento; ed è giunta la spada | col pasturale, e l'un con l'altro insieme | per viva forza mal convien che vada; | però che, giunti, l'un l'altro non teme: | se non mi credi, pon mente a la spiga, | ch'ogn'erba si conosce per lo seme. | In sul paese ch'Adice e Po riga, | solea valore e cortesia trovarsi, | prima che [[Federico II di Svevia|Federigo]] avesse briga; | or può sicuramente indi passarsi | per qualunque lasciasse, per vergogna, | di ragionar coi buoni o d'appressarsi. | Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampogna | l'antica età la nova, e par lor tardo | che Dio a miglior vita li ripogna: | Currado da Palazzo e 'l buon Gherardo | e Guido da Castel, che mei si noma, | francescamente, il semplice Lombardo. | Dì oggimai che la Chiesa di Roma, | per confondere in sé due reggimenti, | cade nel fango, e sé brutta e la soma".''<ref>La bestia da soma cade nel fango come conseguenza fisica della mancanza delle «unghie fesse» (v. 99).</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVI|Lo mondo è ben così tutto diserto|XVI, 58-129}}) *[...] ''e 'l giusto [[Mardocheo|Mardoceo]], | che fu al dire e al far così intero.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga27|XVII, 29-30}}) *[...] ''quale aspetta prego e l'uopo vede, | malignamente già si mette al nego.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|riga57|XVII, 59-60}}) *''Ciascun confusamente un bene apprende | nel qual si queti l'animo, e disira; | per che di giugner lui ciascun contende.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XVII|Ciascun confusamente un bene apprende|XVII, 127-129}}) *''Fino a quel punto misera e partita | da Dio anima fui'' {{NDR|[[papa Adriano V]]}}'', del tutto [[avarizia|avara]]; | or, come vedi, qui ne son punita.''<ref>Secondo molti commentatori qui Dante attribuisce a papa Adriano V, Ottobuono dei Fieschi (conti di Lavagna), papa dal 11 luglio 1276 al 18 agosto (giorno del suo decesso) dello stesso anno, caratteristiche che pare appartenessero invece ad uno dei suoi predecessori ed omonimo, Adriano IV, l'inglese Nicola Breakspear, papa dal dicembre 1154 al settembre 1159.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIX|Fino a quel punto misera e partita|XIX, 112-114}}) *''Contra miglior voler voler mal pugna; | onde contra 'l piacer mio, per piacerli, | trassi de l'acqua non sazia la spugna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Contra miglior voler voler mal pugna|XX, 1-3}}) *''Maladetta sie tu, [[Cupidigia|antica lupa]], | che più che tutte l'altre bestie hai preda | per la tua fame sanza fine cupa! | O ciel, nel cui girar par che si creda | le condizion di qua giù trasmutarsi, | quando verrà per cui questa disceda?'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Maladetta sie tu, antica lupa|XX, 10-15}}) *''Queste parole m'eran sì piaciute, | ch'io mi trassi oltre per aver [[contezza]] | di quello spirto onde parean venute.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|Queste parole|XX, 28-30}}) *''O avarizia, che puoi tu più farne, | poscia c' ha' il mio sangue a te sì tratto, | che non si cura de la propria carne? | Perché men paia il mal futuro e 'l fatto, | veggio in [[Anagni|Alagna]] intrar lo fiordaliso, | e nel [[Papa Bonifacio VIII|vicario suo]] Cristo esser catto. | Veggiolo un'altra volta esser deriso; | veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele, | e tra vivi ladroni<ref>Riferimento a [[w:Guglielmo di Nogaret|Guglielmo di Nogaret]] e [[w:Giacomo Sciarra Colonna|Giacomo Sciarra Colonna]].</ref> esser anciso. | Veggio [[Filippo IV di Francia|il novo Pilato]] sì crudele, | che ciò nol sazia, ma sanza decreto | portar nel Tempio le cupide vele. | O Segnor mio, quando sarò io lieto | a veder la vendetta che, nascosa, | fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?'' (Ugo Capeto sullo schiaffo di Anagni: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XX|O avarizia, che puoi tu più farne|XX, 82-96}}) *''Ma perché lei che dì e notte fila | non li avea tratta ancora la conocchia | che Cloto impone a ciascuno e compila,'' | [...]. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|Ma perché lei che dì e notte fila|XXI, 25-27}}) *''De l'[[Eneide|Eneïda]] dico, la qual mamma | fummi, e fummi nutrice, poetando: | sanz'essa non fermai peso di dramma.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXI|de l'Eneïda dico|XXI, 97-99}}) *''Veramente più volte [[Apparenza|appaion]] cose | che danno a dubitar falsa matera | per le vere ragion che son nascose.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Veramente più volte appaion cose|XXII, 28-30}}) *''Facesti come quei che va di notte, | che porta il lume dietro e sé non giova, | ma dopo sé fa le persone dotte''. ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Facesti come quei che va di notte|XXII, 67-69}}) *''Più pensava [[Maria]] onde | fosser [[Tramutazione dell'acqua in vino|le nozze]] orrevoli e intere, | ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde. || E le Romane antiche, per lor bere, | contente furon d'acqua; e [[Daniele (profeta)|Danïello]] | dispregiò cibo e acquistò savere. || Lo [[Età dell'oro|secol primo]], quant'oro fu bello, | fé savorose con fame le ghiande, | e nettare con sete ogne ruscello. || Mele e locuste furon le vivande | che nodriro il [[Giovanni Battista|Batista]] nel diserto; | per ch'elli è glorïoso e tanto grande || quanto per lo Vangelio v'è aperto.'' (Stazio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXII|Poi disse|XXII, 142-154}}) *''Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco | la gente che perdé [[Gerusalemme|Ierusalemme]], | quando Maria nel figlio diè di becco!".''<ref>Qui Dante fa riferimento a quanto [[Flavio Giuseppe]] narra nella sua ''Guerra giudaica'' a proposito della guerra di Roma contro gli ebrei: l'assedio di Gerusalemme fu così lungo e duro per gli assediati che una certa Maria avrebbe ucciso il figlio per cibarsi delle sue carni.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Io dicea fra me stesso pensando|XXIII, 28-30}}) *''Tutta esta gente che piangendo canta | per seguitar la [[Gola (ingordigia)|gola]] oltra misura, | in fame e 'n sete qui si rifà santa.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIII|Tutta esta gente che piangendo canta|XXIII, 64-66}}) *[...] ''I' mi son un che, quando | Amor mi spira, noto, e a quel modo | ch'e' ditta dentro vo significando.'' (Dante: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|I' mi son un|XXIV, 52-54}}) *''"O frate, issa vegg'io", diss'elli, "il nodo | che [[Giacomo da Lentini|'l Notaro]] e [[Guittone d'Arezzo|Guittone]] e [[Bonagiunta Orbicciani|me]] ritenne | di qua dal [[dolce stil novo]] ch'i' odo! || Io veggio ben come le vostre penne | di retro al dittator sen vanno strette, | che de le nostre certo non avvenne; || e qual più a gradire oltre si mette, | non vede più da l'uno a l'altro stilo"; | e, quasi contentato, si tacette.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Dolce stil novo|Dolce stil novo]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|O frate|XXIV, 55-63}}) *''Sì accostati a l'un d'i due vivagni ''{{NDR|orli del cerchio}}'' | passammo, udendo colpe de la gola | seguite già da miseri guadagni.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Sì accostati|XXIV, 127-129}}) *[...] ''Beati cui alluma | tanto di grazia, che l'amor del gusto | nel petto lor troppo disir non fuma, | esurïendo sempre quanto è giusto!'' (angelo della temperanza: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXIV|Beati cui alluma|XXIV, 151-154}}) *''Così per entro loro schiera bruna | s'mmusa l'una con l'altra [[formica]], | forse a spïar lor via e lor fortuna.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|così per entro|XXVI, 34-36}}) *''La nova gente: "Soddoma e Gomorra"; | e l'altra: "Ne la vacca entra Pasife, | perché 'l torello a sua [[lussuria]] corra".'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVI|la nova gente|XXVI, 40-42}}) *[...] ''giovane e bella in sogno mi parea | donna vedere andar per una landa | cogliendo fiori; e cantando dicea: || "Sappia qualunque il mio nome dimanda | ch'i' mi son [[Lia (Bibbia)|Lia]], e vo movendo intorno | le belle mani a farmi una ghirlanda. || Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno; | ma mia suora [[Rachele|Rachel]] mai non si smaga | dal suo miraglio, e siede tutto giorno. || Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga | com'io de l'addornarmi con le mani; | lei lo vedere, e me l'ovrare appaga".'' (XXVII, 97-108) *''Non aspettar mio dir più né mio cenno; | libero, dritto e sano è tuo [[Libero arbitrio|arbitrio]], | e fallo fora non fare a suo senno: | per ch'io te sovra te corono e mitrio.'' (Virgilio: {{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXVII|Non aspettar mio dir più né mio cenno;|XXVII, 139-142}}) *''Sovra candido vel cinta d'uliva | donna m'apparve, sotto verde manto | vestita di color di fiamma viva.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Sovra candido vel cinta d'uliva|XXX, 31-33}}) *''"Conosco i segni de l'antica fiamma". | Ma Virgilio n'avea lasciati scemi | di sé, Virgilio dolcissimo patre, | Virgilio a cui per mia salute die'mi.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|Conosco i segni de l'antica fiamma|XXX, 48-51}})<ref>{{Cfr}} ''Adgnosco veteris vestigia flammae'' ([[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]''). {{Cfr}} ''[[w:Conosco i segni de l'antica fiamma|Conosco i segni de l'antica fiamma]]'' su Wikipedia.</ref> *''Ché pianger ti conven per altra spada.'' ({{Source|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XXX|ché pianger ti conven per altra spada.|XXX, 57}}) ===[[Explicit]]=== <poem> Io ritornai da la santissima onda rifatto sì come piante novelle rinovellate di novella fronda, puro e disposto a salire a le stelle. </poem> ===Citazioni sul ''Purgatorio''=== *Nel canto XI, la parafrasi del ''Pater'' è d'una bellezza che ha del prodigioso; il linguaggio umano si eleva d'un tratto a un'altezza che noi non raggiungiamo più; si direbbe che la grazia {{sic|inebbrii}} tale linguaggio, ma d'un'ebbrezza divina che conserva tutta la sua lucidità. Manca a Dante il balbettamento del mistico che esce dall'estasi; questo uomo cammina nell'azzurro come su una strada. ([[Julien Green]]) ==''Paradiso''== ===[[Incipit]]=== <poem> La [[Gloria di Dio|gloria]] di colui che tutto move per l'universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. </poem> ===Citazioni=== *''Entra nel petto mio, e spira tue | sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti | de la vagina de le membra sue.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Entra nel petto mio, e spira tue|Entra nel petto mio, e spira tue]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Entra nel petto mio, e spira tue|I, 19-21}}) *''Poca favilla gran fiamma seconda: | forse di retro a me con miglior voci | si pregherà perché Cirra risponda.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Poca favilla gran fiamma seconda|Poca favilla gran fiamma seconda]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Poca favilla gran fiamma seconda|I, 34-36}}) *''Trasumanar significar per verba | non si poria; però l'essemplo basti | a cui esperïenza grazia serba.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto I|Trasumanar|I, 70-72}}) *''Intra due cibi, distanti e moventi | d'un modo, prima si morria di fame, | che liber'omo l'un recasse ai [[dente|denti]]''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|Intra due cibi|IV, 1-3}}) *''[[Volontà]], se non vuol, non s'ammorza, | ma fa come natura face in foco, | se mille volte vïolenza il torza.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IV|volontà|IV, 76-78}}) *''Apri la mente a quel ch'io ti paleso | e fermalvi entro; ché non fa [[conoscenza|scïenza]], | sanza lo [[memoria|ritenere]], avere inteso.'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Apri la mente|V, 40-42}}) *''Siate, [[Cristiano (religione)|Cristiani]], a muovervi più gravi: | non siate come penna ad ogne vento, | e non crediate ch'ogne acqua vi lavi. | Avete il novo e 'l vecchio Testamento, | e 'l pastor de la Chiesa che vi guida; | questo vi basti a vostro salvamento. | Se mala cupidigia altro vi grida, | uomini siate, e non pecore matte, | sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!'' (Beatrice: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto V|Siate, Cristiani|V, 73-81}}) *{{NDR|Sulla [[Provenza]]}} ''Quella sinistra riva che si lava | di Rodano poi ch'è misto con Sorga'' [...]. ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 58-59]]) *[...] ''e quel [[Reggio Calabria|corno d'Ausonia]] che s'imborga | di Bari e di Gaeta e di Catona, | da ove Tronto e Verde in mare sgorga.''<ref>Il poeta si riferisce alla fortificazione che sorgeva nel quartiere di Catona.</ref> ([[:s:Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|VIII, 61-63]]) *''E la bella [[Sicilia|Trinacria]], che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga, | non per Tifeo ma per nascente solfo, | attesi avrebbe li suoi regi ancora, | nati per me di Carlo e di Ridolfo, | se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso [[Palermo]] a gridar: "Mora, mora!".''<ref>Riferimento ai [[Vespri Siciliani]].</ref> (Carlo Martello: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII|E la bella Trinacria|VIII, 67-75}}) *''E non pur le nature [[Provvidenza|provedute]] | sono in la mente ch'è da sé perfetta, | ma esse insieme con la lor salute: | per che quantunque quest'arco saetta | disposto cade a proveduto [[Scopo|fine]], | sì come cosa in suo segno diretta.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto VIII||VIII, 100-105}}) *[...] ''ma tosto fia che [[Padova]] al palude | cangerà l'acqua che Vincenza bagna, | per essere al dover le genti crude; | e [[Treviso|dove]] Sile e Cagnan s'accompagna, | [[Rizzardo II da Camino|tal]] signoreggia e va con la testa alta, | che già per lui carpir si fa la ragna.'' (Cunizza da Romano: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|ma tosto fia che Padova|IX, 46-51}}) *''Tu vuo' saper chi è in questa lumera | che qui appresso me così scintilla | come raggio di sole in acqua mera. || Or sappi che là entro si tranquilla | [[Raab]]; e a nostr'ordine congiunta, | di lei nel sommo grado si sigilla.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX||IX, 112-117}}) *''[[Firenze|La tua città]], che di [[Lucifero|colui]] è pianta | che pria volse le spalle al suo fattore | e di cui è la 'nvidia tanto pianta, | produce e spande il [[Fiorino|maladetto fiore]] | c'ha disvïate le pecore e li agni, | però che fatto ha lupo del pastore. | Per questo l'Evangelio e i dottor magni | son derelitti, e solo ai Decretali | si studia, sì che pare a' lor vivagni. | A questo intende il [[papa]] e' cardinali; | non vanno i lor pensieri a Nazarette, | là dove Gabrïello aperse l'ali. | Ma Vaticano e l'altre parti elette | di Roma che son state cimitero | a la milizia che Pietro seguette, | tosto libere fien de l'avoltero.'' (Folchetto di Marsiglia: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto IX|La tua città|IX, 127-142}}) *''Guardando nel suo Figlio con l'Amore | che l'uno e l'altro etternalmente spira, | lo primo e ineffabile Valore | quanto per mente e per loco si gira | con tant'ordine fé, ch'esser non puote | sanza gustar di lui chi ciò rimira.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Guardando nel suo Figlio con l'Amore|X, 1-6}}) *''Lo [[sole|ministro maggior de la natura]], | che del valor del ciel lo mondo imprenta | e col suo lume il tempo ne misura, | con quella parte che sù si rammenta | congiunto, si girava per le spire | in che più tosto ognora s'appresenta'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|riga27|X, 28-33}}) *''E se le [[fantasia|fantasie]] nostre son basse | a tanta altezza, non è maraviglia; | ché sopra 'l sol non fu [[occhio]] ch'andasse.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|E se le fantasie nostre|X, 46-48}}) *''Ne la corte del cielo, ond'io rivegno, | si trovan molte gioie care e belle | tanto che non si posson trar del regno; | e 'l canto di quei lumi era di quelle; | chi non s'impenna sì che là sù voli, | dal muto aspetti quindi le novelle.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto X|Ne la corte del cielo|X, 70-75}}) *''O insensata cura de' mortali, | quanto son difettivi silogismi | quei che ti fanno in basso batter l'ali! | Chi dietro a iura e chi ad amforismi | sen giva, e chi seguendo sacerdozio, | e chi regnar per forza o per sofismi, | e chi rubare e chi civil negozio, | chi nel diletto de la carne involto | s'affaticava e chi si dava a l'ozio, | quando, da tutte queste cose sciolto, | con Bëatrice m'era suso in cielo | cotanto glorïosamente accolto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|O insensata cura de' mortali|XI, 1-12}}) *{{NDR|Su [[Francesco d'Assisi|Francesco]] e [[Domenico di Guzmán|Domenico]]}} ''L'un fu tutto serafico in ardore; | l'altro per sapïenza in terra fue | di cherubica luce uno splendore.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|san Francesco e san Domenico|XI, 37-39}}) *''Intra Tupino e l'acqua che discende | del colle eletto dal beato Ubaldo, | fertile costa d'alto monte pende, | onde [[Perugia]] sente freddo e caldo | da Porta Sole; e di rietro le piange | per grave giogo Nocera con Gualdo. | Di questa costa, là dov'ella frange | più sua rattezza, nacque al mondo un sole, | come fa questo talvolta di Gange. | Però chi d'esso loco fa parole, | non dica [[Assisi|Ascesi]], ché direbbe corto, | ma Orïente, se proprio dir vuole.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Intra Tupino|XI, 43-54}}) *''Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! | Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro | dietro a [[Francesco d'Assisi|lo sposo]], sì [[Povertà|la sposa]] piace.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XI|Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!|XI, 82-84}}) *''E questo ti sia sempre piombo a' piedi, | per farti mover lento com'uom lasso | e al sì e al no che tu non vedi: | ché quelli è tra li stolti bene a basso, | che sanza distinzione afferma e nega | ne l'un così come ne l'altro passo; | perch'elli 'ncontra che più volte piega | l'oppinïon corrente in falsa parte, | e poi l'affetto l'intelletto lega. | Vie più che 'ndarno da riva si parte, | perché non torna tal qual e' si move, | chi pesca per lo vero e non ha l'arte. | E di ciò sono al mondo aperte prove | [[Parmenide]], [[Melisso di Samo|Melisso]] e [[Brisso]] e molti, | li quali andaro e non sapëan dove; | sì fé [[Sabellius|Sabellio]] e [[Ario|Arrio]] e quelli stolti | che furon come spade a le Scritture | in render torti li diritti volti. | Non sien le genti, ancor, troppo sicure | a giudicar, sì come quei che stima | le biade in campo pria che sien mature; | ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima | lo prun mostrarsi rigido e feroce, | poscia portar la rosa in su la cima; | e legno vidi già dritto e veloce | correr lo mar per tutto suo cammino, | perire al fine a l'intrar de la foce. | Non creda donna Berta e ser Martino, | per vedere un furare, altro offerere, | vederli dentro al consiglio divino; | ché quel può surgere, e quel può cadere.'' (Tommaso d'Aquino: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIII|E questo|XIII, 112-142}}) *''Qual si lamenta perché qui si moia | per viver colà sù, non vide quive | lo refrigerio de l'etterna ploia. | Quell'uno e due e tre che sempre vive | e regna sempre in tre e 'n due e 'n uno, | non circunscritto, e tutto circunscrive, | tre volte era cantato da ciascuno | di quelli spirti con tal melodia, | ch'ad ogne merto saria giusto muno.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV|Qual si lamenta perché qui si moia|XIV, 25-33}}) *[...] ''distinta da minori e maggi | lumi biancheggia tra' poli del mondo | [[Via Lattea|Galassia]] sì, che fa dubbiar ben saggi'' [...]. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIV||XIV, 97-99}}) *''Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso | tal, ch'io pensai co' miei toccar lo fondo | de la mia gloria e del mio paradiso.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XV|ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso|XV, 34-36}}) *''Sempre la [[confusione|confusion]] de le persone | principio fu del mal de la cittade.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|Sempre la confusion de le persone|XVI, 67-68}}) *''E come 'l volger del ciel de la [[luna]] | cuopre e discuopre i liti sanza posa, | così fa di [[Firenze|Fiorenza]] la Fortuna: | per che non dee parer mirabil cosa | ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini | onde è la fama nel tempo nascosa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVI|E come 'l volger del ciel de la luna|XVI, 82-87}}) *''Tu proverai sì come sa di [[sale]] | lo [[pane]] altrui, e come è duro calle | lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 58-60}}) *''{{NDR|Su Bartolomeo della Scala}} [...] in te avrà sì benigno riguardo, | che del fare e del chieder, tra voi due, | fia primo quel che tra li altri è più tardo.'' (Cacciaguida: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|Tu proverai sì come sa di sale|XVII, 74-75}}) *''O milizia del ciel cu' io contemplo, | adora per color che sono in terra | tutti svïati dietro al malo essemplo! | Già si solea con le spade far guerra; | ma or si fa togliendo or qui or quivi | [[Eucaristia|lo pan]] che 'l pïo Padre a nessun serra. | Ma [[Papa Giovanni XXII|tu]] che sol per cancellare scrivi, | pensa che [[Pietro apostolo|Pietro]] e [[Paolo di Tarso|Paulo]], che moriro | per la vigna che guasti, ancor son vivi. | Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro | sì a [[Giovanni Battista|colui]] che volle viver solo | e che per salti fu tratto al martiro, | ch'io non conosco il pescator né Polo».''<ref>{{Cfr}} ''[[w:Ma tu che sol per cancellare scrivi|Ma tu che sol per cancellare scrivi]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVIII|O milizia del ciel|XVIII, 124-136}}) *''E quel che mi convien ritrar testeso ''{{NDR|subito}}'', | non portò voce mai, né scrisse [[inchiostro|incostro]], | né fu per [[fantasia]] già mai compreso''. ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|E quel che mi convien ritrar testeso|XIX, 7-9}}) *''Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna, | per giudicar di lungi mille miglia | con la veduta corta d'una spanna?'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XIX|Or tu chi se|XIX, 79-81}}) *''E quel che vedi ne l'arco declivo, | [[Guglielmo II di Sicilia|Guglielmo]] fu, cui quella terra plora | che piagne Carlo e Federigo vivo: | ora conosce come s'innamora | lo ciel del giusto rege, e al sembiante | del suo fulgore il fa vedere ancora.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|E quel che vedi|XX, 61-66}}) *''Quale [[allodola|allodetta]] che 'n aere si spazia | prima cantando, e poi tace contenta | de l'ultima dolcezza che la sazia, | tal mi sembiò l'imago de la 'mprenta | de l'etterno piacere, al cui disio | ciascuna cosa qual ell'è diventa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XX|Quale allodetta|XX, 73-78}}) *''In quel loco fu' io [[Pietro Damiano]], | e Pietro Peccator fu' ne la casa | di Nostra Donna in sul lito adriano. | Poca vita mortal m'era rimasa, | quando fui chiesto e tratto a quel cappello, | che pur di male in peggio si travasa.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXI|Pietro Damiano|XXI, 121-126}}) *''L'aiuola che ci fa tanto feroci, | volgendom'io con li etterni Gemelli, | tutta m'apparve da' colli a le foci; | poscia rivolsi li occhi a li occhi belli.''<ref>{{Cfr}} ''[[w:L'aiuola che ci fa tanto feroci|L'aiuola che ci fa tanto feroci]]'' su Wikipedia.</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII|L'aiuola che ci fa tanto feroci|XXII, 151-154}}) *[...] ''fede è sustanza di cose sperate | e argomento de le non parventi; | e questa pare a me sua quiditate''.<ref>{{Cfr}} ''[[w:Fede è sustanza di cose sperate|Fede è sustanza di cose sperate]]'' su Wikipedia.</ref> (Dante: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIV|fede è sustanza di cose sperate|XXIV, 64-66}}) *{{NDR|Sulla ''Commedia''}} [...] ''{{'}}l poema sacro | al quale ha posto mano e cielo e terra'' [...].<ref>{{Cfr}} [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/37|p. 5]].</ref> ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV||XXV, 1-2}}) *''La Chiesa militante alcun figliuolo | non ha con più [[speranza]], com'è scritto | nel Sol che raggia tutto nostro stuolo: | però li è conceduto che d'Egitto | vegna in [[Gerusalemme|Ierusalemme]]''<ref>Qui Dante intende per Ierusalemme la cosiddetta "Gerusalemme celeste", cioè il [[paradiso]].</ref>'' per vedere, | anzi che 'l militar li sia prescritto.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXV|La Chiesa militante|XXV, 52-57}}) *''Opera naturale è ch'uom favella; | ma così o così, natura lascia | poi fare a voi secondo che v'abbella.'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVI|Opera naturale è ch'uom favella|XXVI, 130-132}}) *''Quand'ïo udi': «Se io ''{{NDR|[[Pietro apostolo|San Pietro]]}}'' mi trascoloro, | non ti maravigliar, ché, dicend'io, | vedrai trascolorar tutti costoro. | Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio, | il luogo mio, il luogo mio che vaca | ne la presenza del [[Gesù|Figliuol di Dio]], | fatt' ha del cimitero mio cloaca | del sangue e de la puzza; onde 'l perverso | che cadde di qua sù, là giù si placa».'' ({{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXVII|San Pietro|XXVII, 19-27}}) *''La piaga che [[Maria]] richiuse e unse, | quella ch'è tanto bella da' suoi piedi | è [[Eva|colei]] che l'aperse e che la punse. || Ne l'ordine che fanno i terzi sedi, | siede [[Rachele|Rachel]] di sotto da costei | con Bëatrice, sì come tu vedi. || [[Sara (Bibbia)|Sarra]] e [[Rebecca (Bibbia)|Rebecca]], [[Giuditta|Iudìt]] e [[Rut (personaggio biblico)|colei]] | che fu bisava al [[Davide|cantor]] che per doglia | del fallo disse "Miserere mei", || puoi tu veder così di soglia in soglia | giù digradar, com'io ch'a proprio nome | vo per la rosa giù di foglia in foglia.'' (Bernardo: XXXII, 4-15) *''[[Maria|Vergine Madre]], figlia del tuo figlio, | umile e alta più che creatura, | termine fisso d'etterno consiglio, | tu se' colei che l'[[uomo|umana natura]] | nobilitasti sì, che 'l suo fattore | non disdegnò di farsi sua fattura.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII|Vergine Madre|XXXIII, 1-6}}) *''Nel ventre tuo si raccese l'[[rima fiore-amore|amore]], | per lo cui caldo ne l'etterna pace | così è germinato questo [[rima fiore-amore|fiore]].'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 7-9}}) *''La tua benignità non pur soccorre | a chi domanda, ma molte fïate | liberamente al dimandar precorre.'' (Bernardo: {{Source|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXXIII||XXXIII, 16-18}}) ===[[Explicit]]=== <poem> A l'alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e 'l velle, sì come rota ch'igualmente è mossa, [[Dio|l'amor]] che move il [[sole]] e l'altre [[stella|stelle]]. </poem> ===Citazioni sul ''Paradiso''=== *Il paradiso dantesco è l'apoteosi del virtuale, degli immateriali, del puro software, senza il peso dello hardware terrestre e infernale, di cui rimangono i cascami nel purgatorio. Il ''Paradiso'' è più che moderno, può diventare, per il lettore che abbia dimenticato la storia, tremendamente futuribile. È il trionfo di una energia pura, ciò che la ragnatela del [[Internet|Web]] ci promette e non saprà mai darci, è una esaltazione di flussi, di corpi senz'organi, un poema fatto di novae e stelle nane, un [[Big Bang]] ininterrotto, un racconto le cui vicende corrono per la lunghezza di anni luce e, se proprio volete ricorrere a esempi familiari, una trionfale [[2001: Odissea nello spazio|odissea nello spazio]], a lietissimo fine. Se volete, leggete il ''Paradiso'' anche così, male non potrà farvi e sarà meglio di una discoteca stroboscopica e dell'ecstasy. Perché, quanto a estasi, la terza cantica mantiene le sue promesse. ([[Umberto Eco]]) *Subito, nei primi versi del ''Paradiso'', nell'invocazione ad Apollo, [[Dante Alighieri|Dante]] chiarisce perché la sfida sia estrema:<br><br>{{Centrato|''Entra nel petto mio, e spira tue {{!}} sì come quando [[Marsia|Marsïa]] traesti {{!}} de la vagina de le membra sue.''}}<br>[[Dio]], l'ispiratore della poesia sacra, viene paragonato ad Apollo, quando spellò vivo Marsia, che aveva osato sfidarlo, e ne estrasse il corpo scorticato dalla pelle – la guaina, la «vagina» delle sue membra. Dunque la poesia sacra, che Dante sta per iniziare, porta con sé l'ombra di un delitto mitico: è essa stessa un delitto; ci distrugge, ci annichila, ci uccide, sia pure per farci uscire da noi e farci conoscere la rivelazione. Dante ci mette sull'avviso: il suo libro sacro sarà tremendo, molto più dell<nowiki>'</nowiki>''Inferno'', e chi oserà leggerlo dovrà contare su un coraggio intellettuale, che nemmeno per un attimo potrà distendersi e rallentare. Tutta quella luce non ci illuda. Tutto quell'amore non ci incanti. Se il libro di Dante è tremendo, se senza fine l'Apollo cristiano spellerà davanti ai nostri occhi il corpo vivo di Marsia, è per una ragione evidente. Dio è tremendo. Come i veri credenti sanno, Dio non è nulla di misurato o tranquillo o ragionevole o pacato: è un «infinito eccesso», una fatale sovrabbondanza rispetto a tutti gli uomini e alle cose create. ([[Pietro Citati]]) ==Similitudini== *''E come quei che con lena affannata | uscito fuor del pelago a la riva | si volge a l'acqua perigliosa e guata, | così l'animo mio, ch'ancor fuggiva, | si volse a retro a rimirar lo passo | che non lasciò già mai persona viva.'' (da ''Inferno, I, 22-27'') *''E qual è quei che volontieri acquista, | e giugne 'l tempo che perder lo face, | che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista; | tal mi fece la bestia sanza pace, | che, venendomi 'ncontro, a poco a poco | mi ripigneva là dove 'l sol tace.'' (da ''Inferno, I, 55-60'') *''E qual è quei che disvuol ciò che volle | e per novi pensier cangia proposta, | sì che dal cominciar tutto si tolle, | tal mi fec'ïo 'n quella oscura costa, | perché, pensando, consumai la 'mpresa | che fu nel cominciar cotanto tosta.'' (da ''Inferno, II, 37-42'') *''Quali i fioretti, dal notturno gelo | chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca | si drizzan tutti aperti in loro stelo, | tal mi fec'io di mia virtute stanca.'' (da ''Inferno, II, 127-130'') *''Diverse lingue, orribili favelle, | parole di dolore, accenti d'ira, | voci alte e fioche, e suon di man con elle | facevano un tumulto, il qual s'aggira | sempre in quell'aura sanza tempo tinta, | come la rena quando turbo spira.'' (da ''Inferno, III, 25-30'') *''Come d'[[autunno]] si levan le [[foglia|foglie]] | l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo | vede a la terra tutte le sue spoglie, | similmente il mal seme d'Adamo | gittansi di quel lito ad una ad una, | per cenni come augel per suo richiamo.'' (da ''Inferno, III, 112-117'') *''Io venni in luogo d'ogni luce muto, | che mugghia come fa mar per tempesta, | se da contrari venti è combattuto.'' (da ''Inferno, V, 28-30'') *''E come li stornei ne portan l'ali | nel freddo tempo a schiera larga e piena, | così quel fiato li spiriti mali | di qua, di là, di giù, di su li mena; | nulla speranza li conforta mai, | non che di posa, ma di minor pena. | E come i gru van cantando lor lai, | faccendo in aere di sé lunga riga, | così vidi venir, traendo guai, | ombre portate da la detta briga;'' (da ''Inferno, V, 40-49'') *''Quali [[colomba|colombe]], dal disio chiamate, | con l'ali alzate e ferme al dolce nido | vegnon per l'aere, dal voler portate; | cotali uscir de la schiera ov'è Dido, | a noi venendo per l'aere maligno, | sì forte fu l'affettüoso grido.'' (da ''Inferno, V, 82-87'') *''Qual è quel [[cane]] ch'abbaiando agogna, | e si racqueta poi che 'l pasto morde, | ché solo a divorarlo intende e pugna, | cotai si fecer quelle facce lorde | de lo demonio [[Cerbero]], che 'ntrona | l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.'' (da ''Inferno, VI, 28-33'') *''Quali dal [[vento]] le gonfiate [[vela (sistema di propulsione)|vele]] | caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca, | tal cadde a terra la fiera crudele.'' (da ''Inferno, VII, 13-15'') *''Come fa l'onda là sovra Cariddi, | che si frange con quella in cui s'intoppa, | così convien che qui la gente riddi.'' (da ''Inferno, VII, 22-24'') ===Citazioni sulle similitudini=== *La similitudine in Dante, pur nella sua immediatezza e nel suo realismo, si carica sempre di accenti morali. (dalle note curate da Emilio Alessandro Panaitescu a ''La Divina Commedia'', Fabbri, Milano, 1982) *Delle similitudini e immagini è me' tacere che dirne poco, perché in queste non ha avuto mai pari; così nell'appropriarle maravigliosamente a proposito, come nell'esprimere felicemente, e secondo la propria natura loro, le {{sic|imagini}} brevissimamente, quell'altre più largamente, e non però di soperchio. ([[Vincenzo Borghini]]) ==Citazioni sulla ''Divina Commedia''== *[[Gotico]] significava goffo, rozzo, informe. Ad un edificio gotico presto s'avvezzarono i Britanni ad eguagliare la «Commedia», ritengo dietro l'esempio dei Francesi, dimentichi delle marmoree commedie sollevate al cielo dagli avi loro, nelle età barbare e caotiche, e spasimanti dietro le forme elleniche, classiche, luminosissime. ([[Arturo Farinelli]]) *Il Divino Poema fu ed è anch'oggi per tutti noi codice di civiltà, fulgore di scienza razionale e {{sic|dommatica}}, dove fede e ragione mostrano al mondo la loro potenza suprema, quando, distinte, pur s'accordano e s'avvalorano a vicenda nell'acquisto del vero e del bene. ([[Augusto Alfani]]) *In Dante veggo essere grandissime e bellissime parti, e le principali tutte che si richieggon a un gran Poema. Che vi sia poi qualche difettuzzo o mancamento, io non lo niego: sia dell'uomo o dell'età, non rileva a questo punto di qual sia più perfetto e migliore, se ben serve o per iscusa o per qualche altra cosa: come non servirebbe a fare che una figura di [[Giotto]] fusse più bella d'una d'[[Andrea del Sarto]], il dire che nell'età di colui l'arte della Pittura non era tanto inluminata, quanto ella fu poi; servirà bene a dire che Giotto in tante tenebre fece miracoli, e non ebbe pari; dove questo altro ebbe manco difficultà assai, e de' pari, e forse de' superiori qualcuno. Ma io non credo che il punto in Dante consista qui, se bene questa scusa ci bisognerà in alcune poche voci solamente quanto attiene alla comparazione del Petrarca. Ma il punto vero sarà qual sia di maggior lode degno o un Epico o Eroico poema grande, non interamente perfetto, o un piccolo e minuto che sia perfetto: perché può bene stare che si truovi una cosa piccola bellissima, pogniam caso una cappellina con bellissima proporzione d'architettura e ricchezza di cornici, che nondimeno non {{sic|arà}} a fare con la {{sic|fabrica}} d'un gran tempio con pochi ornamenti; e in simili comparazione sogliono dire i nostri uomini a tanto per tanto, o pur del tanto, come disse il Villani... ([[Vincenzo Borghini]]) *L'oggetto della Commedia, anche se essa raffigura lo stato delle anime dopo la morte, rimane la vita terrena in tutta la sua ampiezza e il suo contenuto; tutto quanto avviene in alto o in basso nel regno dell'aldilà, si riferisce al dramma dell'uomo nell'aldiquà. ([[Erich Auerbach]]) *La «Commedia» è una gran boscaglia, fitta, densa intricata, che sgomenta al primo entrarvi, e dove non risplende sole. Più franco e sicuro è il passo negli orti ameni, offerti dai poemi allegorici di Francia. I cristianissimi di Spagna, quando vanno in sogno all'altro mondo, e vedono e descrivono gli abissi infernali, chiedono, come i fratelli di Francia, soccorso d'immaginazione a Virgilio più che a Dante. ([[Arturo Farinelli]]) *La Commedia ha rappresentato l'unità fisica, etica e politica del cosmo scolastico-cristiano in un'epoca in cui essa cominciava a perdere la sua invulnerabilità ideologica: l'atteggiamento concettuale di Dante è quello difensivo di un conservatore e la sua lotta tende alla riconquista di ciò che è già perduto. ([[Erich Auerbach]]) *La "Commedia" non è un'opera, è un lungo monologo che mette il lettore di fronte a scelte radicali legate alla tragedia dello stare al mondo e alla speranza di salvezza. ([[Vittorio Sermonti]]) *La {{sic|divina}} Commedia è con ragione chiamata la Bibbia nazionale, è il vero poema cosmopolitico insieme ed italiano. ([[Licurgo Cappelletti]]) *La {{sic|divina commedia}} non è veramente il libro del perdono. ([[Raffaele Garofalo]]) *La [[Norvegia]] è uno dei pochissimi Paesi che non abbiano la ''Commedia'' di Dante tradotta (esclusa solo un'avara e discontinua antologia del 1965, che mi viene fatta vedere all'Istituto di cultura). Penso a [[Michail Gorbačëv|Gorbaciov]] che mi ricordava con una punta di orgoglio le settanta traduzioni di Dante – dico settanta – nelle varie lingue della [[Unione Sovietica|federazione]] (e capisco il dramma dell'impero sovietico!). ([[Giovanni Spadolini]]) *La preferenza dello [[Percy Bysshe Shelley|Shelley]] riguardo al valore estetico delle tre Cantiche, paragonate fra loro, parrebbe rivolta al Paradiso, in cui le immagini radiose, la gemmea colorazione, il perenne fulgore dello sfondo, dovevano particolarmente gradire al suo spirito sì propenso alle vive irradiazioni, agli effetti di luce e di tinte trasparenti. Inoltre egli osserva come, nell'apprezzamento delle Cantiche, i critici più acuti abbiano invertito il giudizio del volgo ammirando assai più i pregi dell'ultima parte di quelli delle altre. La terza Cantica gli offriva insuperabili splendori d'arte; quell'ascensione del poeta di stella in stella apparivagli come la più fulgida manifestazione della poesia moderna. ([[Federico Olivero]]) *Nell'origin sua la [[poesia]] è la scienza delle umane e divine cose, convertita in immagine fantastica ed armoniosa.<br/>La quale immagine noi, sopra ogn'altro poema italiano ravvisiamo vivamente nella Divina Commedia di Dante, il quale s'innalzò al sommo nell'esprimere, ed alla maggior vivezza pervenne, perché più largamente e più profondamente d'ogni altro nella nostra lingua concepiva: essendo la locuzione immagine dell'intelligenza, da cui il favellare trae la forza e il calore. E giunse egli a sì alto segno d'intendere e profferire, perché dedusse la sua scienza dalla cognizione delle cose divine, in cui le naturali, e le umane e civili, come in terso cristallo, riflettono... ([[Giovanni Vincenzo Gravina]]) *''Officio è del poeta | giovar e dilettar con tal maniera | di stile, che 'l lettore non s'attedia; | e ciò fa Dante ne la sua ''Comedia''.'' ([[Teofilo Folengo]]) *Per la Francia, come per la Spagna, la Germania e l'Inghilterra, la lingua di Dante doveva offrire gravissimi ostacoli ad ognuno che voleva pur internarsi in quel singolarissimo mondo della «Commedia». La lingua e l'afflato della poesia medesima; se non l'intendi in ogni sfumatura più delicata, e non l'hai chiara e vibrante nel cuore, non giungerai alla sua anima; e ti fluttuerà innanzi, sempre velata di mistero. I traduttori più abili non suppliscono alla tua propria virtù di penetrazione, e ridanno infiacchito e travisato l'originale, che pur si rispetta. ([[Arturo Farinelli]]) *Se si facesse il censimento di quanti dantisti laureati hanno letto la ''Divina Commedia'' da capo a fondo, senza interruzione, come si legge un romanzo moderno, non sappiamo quanti potrebbero in coscienza rispondere all'appello. Se non fosse così non si sarebbero versati fiumi d'inchiostro per dire tante scempiaggini, attaccandosi ai particolari più insignificanti e trascurando la visione generale del poema.<br>Perché la ''Divina Commedia'' – l'immagine è vecchia, ma in fondo esatta – è come una cattedrale gotica piena di simboli e di rappresentazioni di ogni genere, conchiusi tuttavia in una cornice, che dà una potente unità ai particolari, fino al punto che questi perdono gran parte della loro importanza considerati separatamente. Se l'immagine non piace, si potrà non meno esattamente paragonare il poema alla volta della Sistina in cui nessuno si sognerebbe di considerare separate dal tutto le varie figure. Ora i dantisti hanno fatto proprio così. Hanno costruita una impalcatura e ciascuno si è messo col naso su di un particolare, perdendo di vista l'insieme dell'opera. La conseguenza più grave di tutto questo è che essi impediscono agli altri di vedere. Fuori di metafora, tutti esitano ad accostarsi alla ''Divina Commedia'' tanto è spaventosa la mole dei commenti che l'ingombra. ([[Sebastiano Arturo Luciani]]) ===[[Roberto Benigni]]=== *Dante ci fa entrare in quello che solo l'intelligenza è in grado di cercare ma, da sola, non è capace di trovare. La sua forza è essere profondamente laico. Non ha atteggiamenti pappalardeschi, come direbbe lui, da falsi devoti. È religioso senza essere mai pretesco, bigotto. Non si rivolge a Dio, alla Madonna, ai santi. Si rivolge alle Muse, ad Apollo. Il suo universo è la poesia. Si può leggere la Divina commedia senza credere in Dio, ma non senza conoscere il cristianesimo. *Dopo la Divina Commedia c'è di più Dio. C'è proprio, lo si sente, lo si vede. Tutto ciò che è bello è vicino a Dio. È proprio la bellezza che ci porta vicino a Dio. Ci ha portato quasi a guardarlo, a vederlo. *La ''Divina Commedia'' è il libro più giustificabile, più limpido, più grande, più straordinario di tutte le letterature; ma non di dopo Dante, anche di prima. *Perché non ho scritto ''La Divina Commedia''? Perché non c'ho pensato. *Quando si parla della ''Divina Commedia'' o di Dante, bisogna non tanto capire, perché è semplice anche se non è sempre facile. Come è semplice l'universo, la musica di Bach: semplice ma non facilissima. È tutto vero; siamo lì, è come una rosa. ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{Interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} [[Categoria:Divina Commedia| ]] [[Categoria:Poemi]] alwsa89l3gc3moaepxk6rmzv3nmnh1q Sandro Mazzola 0 40191 1427074 1426852 2026-09-21T16:17:03Z Danyele 19198 fix 1427074 wikitext text/x-wiki [[File:Inter Milan 1971-1972 Sandro Mazzola.jpg|thumb|Sandro Mazzola nel 1971]] '''Alessandro Mazzola''' detto '''Sandro''' (1942 – 2026), calciatore e dirigente sportivo italiano. ==Citazioni di Sandro Mazzola== {{cronologico}} *{{NDR|Commentando il rigore paratogli da [[Lev Jašin]] in Italia-Urss del 10 novembre 1963}} Jascin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall'altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Jascin.<ref>Citato in ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2002/dicembre/19/Jascin_idolo_leggenda_ga_0_0212195205.shtml Jascin, idolo e leggenda]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 19 dicembre 2002.</ref> *{{NDR|Su [[Giacinto Facchetti]]}} Era una grande figura sia in campo che fuori. È stato un compagno di squadra meraviglioso, uno dei punti di riferimento della squadra. Il primo terzino fluidificante dell'era moderna, Cabrini è arrivato molto dopo. Sempre pronto a lottare, un grande. Il gigante buono era un soprannome perfetto: aveva una grande forza fisica ed era molto buono.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/sport/calcio/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni.html Mazzola: "Compagno meraviglioso sempre pronto a lottare"]'', ''repubblica.it'', 4 settembre 2006.</ref> *{{NDR|Sulla [[Grande Inter]]}} Credo che abbia fatto delle cose che non stanno né in cielo né in terra.<ref>Citato in Germano Bovolenta, ''[http://www.gazzetta.it/Dream_Cup/Primo_Piano/2007/07_Luglio/Inter_65.shtml Rivoluzione Herrera Ecco la Grande Inter]'', ''gazzetta.it'', 7 luglio 2007.</ref> *{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Poteva fare quello che voleva col pallone. Se decideva di segnare, allora segnava. Aveva forza, tecnica e capacità di giocare ovunque, su ogni campo, contro qualunque avversario. Era una spanna sopra tutti gli altri.<ref>Citato in ''[https://www.goal.com/it/news/7571/goal-hall-of-fame/2014/11/14/6124971/era-impossibile-da-fermare-le-dichiarazioni-su-ronaldo "Era impossibile da fermare": le dichiarazioni su Ronaldo]'', ''goal.com'', 14 novembre 2014.</ref> *{{NDR|Su [[Giuseppe Meazza]]}} Mi ha insegnato a comportarmi da calciatore. Una volta rimproverai un mio compagno. Mi disse, in dialetto lombardo: "Uè pastina, io ho vinto due mondiali e non ho mai ripreso nessuno. Che sia l'ultima volta."<ref>Dall'intervista al ''Guerin Sportivo'', novembre 2014.</ref> *La [[Grande Inter|mia Inter]] aveva qualcosa che nessun'altra squadra aveva: noi eravamo sia solidi che tecnici, una combinazione che ha reso quell'Inter una delle migliori squadre di sempre.<ref>Citato in ''[http://it.uefa.com/uefachampionsleague/news/newsid=2249846.html Le migliori squadre di sempre: Inter 1962–67]'', ''uefa.com'', 27 maggio 2015.</ref> {{Int|''[http://www.corriere.it/sport/12_novembre_01/mazzola-compleanno-70-bocci-monti_2678aa24-2417-11e2-9217-937e87f32cd3.shtml Sandro Mazzola, 70 anni: «Dicevano che non sarei mai stato come papà»]''|Intervista di Alessandro Bocci e Fabio Monti, ''corriere.it'', 1° novembre 2012.}} *{{NDR|Alla domanda «Quanto ha pesato esser il figlio di [[Valentino Mazzola]]?»}} Moltissimo. C'è stato anche un momento in cui avevo deciso di smettere con il calcio e di darmi al basket. Mi voleva l'Olimpia Borletti, dopo avermi visto in un torneo scolastico al campo della «Forza e Coraggio». Giocavo play e non ero male. Ad ogni partita di calcio, invece, dovevo sentire qualcuno del pubblico che diceva: quest' chi l'è minga bun, l'è minga el so papà. Magari lo diceva una persona sola, ma a me sembrava che fossero mille. Per fortuna mio fratello [[Ferruccio Mazzola|Ferruccio]] è intervenuto: ma dove vuoi andare? Noi siamo fatti per giocare con i piedi, quelli invece lo fanno con le mani... È stata la svolta della mia vita. *[[Helenio Herrera|Herrera]] era avanti anni luce rispetto alla media degli allenatori. È toccato a lui rivoluzionare gli allenamenti; a noi sembrava matto, ma da ragazzo, quando mi allenavo con le giovanili e guardavo che cosa facevano quelli della prima squadra, restavamo incantati. Lui allenava prima le testa e poi le gambe. E soprattutto: dieta rigida e massima professionalità. *{{NDR|Sul primo contratto}} Indimenticabile. Il presidente [[Angelo Moratti|Moratti]] era venuto a Bologna a vedere una partita del campionato riserve. Io avevo fatto un grande gol e lui mi aveva imposto a Herrera. Guadagnavo 40.000 lire al mese e in casa di soldi ce n'erano pochi, nonostante i sacrifici del mio patrigno, una persona eccezionale e di mia mamma. Dopo le prime partite da titolare mi chiamò la segretaria del presidente per il contratto. Moratti sapeva tutto di me e alla fine mi disse: tredici milioni di ingaggio vanno bene? Stavo per svenire. Mi dette anche sette milioni di conguaglio per il pregresso. A casa, mia mamma mi disse: te capì mal, te se sunà come una campana *{{NDR|Su [[Luis Suárez (calciatore 1935)|Luis Suárez]]}} Io ho imparato tantissimo da lui. Si allenava anche il lunedì e mi spiegava: se lo fai, al martedì sei al 30% in più. Ho imparato da Luisito anche l'importanza di mangiare bene. Portava sempre una valigetta, contro la dieta del Mago: c'erano viveri e una bottiglia di vino. Del resto con Herrera qualche accorgimento dovevi prenderlo. *{{NDR|Alla domanda «La [[Grande Inter|grande Inter]] non è mai stata una squadra di amici: è vero?»}} No. Il problema erano i ritiri; siccome eravamo sempre insieme, quando Herrera, che era un cerbero, ci lasciava liberi, ognuno tornava a casa. Ma in campo eravamo uniti, un gruppo di ferro. Una volta contro il Borussia Dortmund, per difendere Jair, cercai di picchiare due tedeschi che erano il doppio di me. *{{NDR|Alla domanda «C'è un punto di contatto fra Moratti padre e figlio?»}} In alcune cose si assomigliano, anche se io vedo il [[Angelo Moratti|papà]] con gli occhi di un ragazzo di vent'anni e [[Massimo Moratti|Massimo]] con quelli di un uomo e di un professionista. Ma lui ha preso dal padre in molte cose. *{{NDR|Sull'acquisto più importante da dirigente}} Lui, [[Ronaldo]], anche per il modo in cui quell'acquisto è maturato. Maggio 1997: [[Sergio Cragnotti|Cragnotti]] una sera mi chiama dal Sudamerica e mi chiede notizie sui contratti di immagine e altro. Capisco che sta comprando un campione. Penso alla Spagna e al Fenomeno. Chiamo Fioranelli e fa catenaccio; chiamo Branchini e mi insulta: voi non mi comprate mai un giocatore da me, non rompere. Però riesco a parlare con Ronie, che è in rotta con il Barcellona: se l'Inter mi prende, vengo subito. Guadagnava nove miliardi netti all'anno più clausola rescissoria di 49 miliardi. Abbiamo attivato gli sponsor, Nike e Pirelli; [[Massimo Moratti|Moratti]] prima era dubbioso, ci ha pensato due ore e dopo ha dato il via libera all'operazione. Alla fine l'abbiamo preso. {{Int|''[http://www.corriere.it/italiani//notizie/sandro-mazzola-dopo-superga-fui-rapito-compagna-papa-inter-valentino-torino-d580850c-fb9d-11e6-8df2-f7ebe5fcea94.shtml Sandro Mazzola: «Dopo Superga fui rapito dalla compagna di papà. Nei miei sogni gioco con lui»]''|Intervista di [[Aldo Cazzullo]], ''corriere.it'', 26 febbraio 2017.}} *{{NDR|Dopo la [[tragedia di Superga]]}} Nessuno mi disse nulla. La compagna di mio padre mi rapì e mi affidò a una coppia di amici, che viveva in un mulino. Non ho mai capito se fosse per avere l'eredità, o per tenere con sé un pezzo del suo uomo. Mia mamma Emilia chiese aiuto ai carabinieri e ai tifosi del Toro, che battevano le campagne per cercarmi. Mi trovarono dopo un mese e mi riportarono a casa. Scoprii solo allora che avevo un fratello. Si chiamava Ferruccio, come il presidente {{NDR|Novo, presidente del [[Grande Torino]]}}. *{{NDR|È vero che al Mondiale del 1970 combinaste il pareggio con l'Uruguay?}} Sì. Noi avevamo battuto la Svezia, con una ciabattata di [[Angelo Domenghini|Domenghini]], come scrisse [[Gianni Brera|Brera]]; loro avevano sconfitto Israele; con il pareggio eravamo tutti qualificati. Venne il loro capitano a dirmi: "Hombre, hoy nosotros empatamos". Avvertii gli altri: con l'altura, fu un sollievo per tutti, a parte Bertini, che voleva sempre vincere, anche le partitelle. Cominciò a correre e a picchiare come un matto. Gli uruguagi erano furibondi: "Este hombre está loco!". *{{NDR|Sulle accuse di doping rivolte ad Herrera}} È vero. Ci dava una pastiglietta, che noi sputavamo. Così cominciò a scioglierla nel caffè. Non ne sentivo alcun bisogno, ma erano pratiche correnti nel calcio dell'epoca. [[Ferruccio Mazzola|Ferruccio]] aveva motivi di rivalsa nei confronti dell'Inter. Prima che morisse ci siamo riconciliati, ridendone. Il vero [[doping]] del [[Helenio Herrera|Mago]] era psicologico. *{{NDR|Com'erano i rapporti con [[Gianni Rivera|Rivera]]?}} Ottimi: fondammo insieme l'associazione calciatori. Il rivale semmai era Facchetti, per la fascia di capitano. Io avevo più anni di Inter, lui esplose prima. Forse aveva ragione Giacinto. *{{NDR|Brera scrive che al Mondiale 1974 dopo il primo tempo lei fu mandato negli spogliatoi della Polonia, a combinare il pareggio}} È così. Perdevamo 2 a 0, loro erano già qualificati. Proposi di organizzare un'amichevole in Italia, con incasso ai polacchi. Parlai in inglese con Deyna, il capitano. Disse sì. Ma dalla grinta con cui si avventarono nel secondo tempo, capimmo che non c'era niente da fare. *{{NDR|Cosa pensa di [[Luciano Moggi|Moggi]]?}} Un genio. Ruppi con [[Massimo Moratti]] perché mi ero accorto che Moggi era diventato il suo consigliere: gli dava dritte interessate sui calciatori da prendere, gli faceva credere che sarebbe venuto all'Inter. {{Int|''[https://www.livornotoday.it/cronaca/armando-picchi-livorno-inter-mazzola.html Armando Picchi, a cinquant'anni dalla scomparsa Sandro Mazzola ricorda il suo capitano: "Un comandante vero"]''|Intervista di Paolo Biagioni, ''livornotoday.it'', 26 maggio 2021.}} {{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} *Era quello che sapeva quando era il momento di parlare con un compagno. Ti si avvicinava, ti entrava in testa e ti scuoteva... un comandante vero. *{{NDR|«[...] com'era da capitano nello spogliatoio della grande Inter?»}} Ricordo che appena entrava si metteva subito a sedere, e quando in particolar modo le cose non andavano bene tutti facevano un silenzio assoluto. Poi Picchi andava dai campioni, uno per uno, soprattutto quelli in grado di cambiare le sorti dell'incontro, e li incitava come solo lui sapeva fare, dicendo loro che stavano comunque facendo una grande partita, una gara eccezionale. E in ognuno di noi scattava qualcosa, a tal punto che neanche ricordavi che cosa avevi fatto fino a quel momento. *Dava l'esempio, sempre e comunque, anche quando in ritiro la sera dovevamo restare tutti nelle nostre camere. Si metteva nel corridoio, su una sedia, e controllava. E se vedeva qualcuno prometteva di riferire tutto... ma poi non lo diceva mai a nessuno. *{{NDR|«[...] quando in allenamento o da avversario, lei giocatore d'attacco, si è trovato a essere marcato da Picchi com'è andata?»}} Male, non l'ho mai presa. Invece di scattare guardavo lui e pensavo che prima o poi tanto mi avrebbe fermato. *Dalla difesa arrivava in area di rigore e ti dava tutte le indicazioni. Quando parlava e ti veniva incontro eri già impressionato, perché aveva una personalità incredibile. Era un maestro. ==Citazioni su Sandro Mazzola== *Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul «Corriere della Sera»: ma è più poeta di Rivera, ogni tanto interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. ([[Pier Paolo Pasolini]]) *In uno spazio di dieci metri in area dribblava e tirava in porta. Con tutti i palloni che gli arrivavano, metteva sempre a dura prova la difesa avversaria. ([[Jair da Costa]]) *Prima l'hanno messo contro tutti i centravanti del momento, poi hanno creato un dualismo con Corso, infine in Nazionale l'hanno posto in antitesi a Rivera. Se nonostante tutto questo, Mazzola ha resistito è perché è veramente un ragazzo superiore. ([[Ivanoe Fraizzoli]]) *Quando Mazzola era all'apice della carriera, mi entusiasmava. Quello scatto rabbioso, la volontà nel cercare il gol, nel tentare i dribbling impossibili. Magnifico. Sì, devo confessarlo. Mi sono molto ispirato a lui. ([[Pierino Fanna]]) *{{NDR|Dopo la finale di Coppa dei Campioni 1964}} Questa è la mia maglia; tienila, perché sei degno di [[Valentino Mazzola|tuo padre]]. ([[Ferenc Puskás]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Ferruccio Mazzola]], fratello *[[Valentino Mazzola]], padre *''[[Il profeta del gol]]'', film (1976) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mazzola, Sandro}} [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] j4cvoksbj787z6v0cw5hiy6c5l624u1 1427075 1427074 2026-09-21T16:17:25Z Danyele 19198 /* Citazioni di Sandro Mazzola */ typo 1427075 wikitext text/x-wiki [[File:Inter Milan 1971-1972 Sandro Mazzola.jpg|thumb|Sandro Mazzola nel 1971]] '''Alessandro Mazzola''' detto '''Sandro''' (1942 – 2026), calciatore e dirigente sportivo italiano. ==Citazioni di Sandro Mazzola== {{cronologico}} *{{NDR|Commentando il rigore paratogli da [[Lev Jašin]] in Italia-Urss del 10 novembre 1963}} Jascin era un gigante nero: lo guardai cercando di capire dove si sarebbe tuffato e solo tempo dopo mi resi conto che doveva avermi ipnotizzato. Quando presi la rincorsa vidi che si buttava a destra: potevo tirare dall'altra parte, non ci riuscii. Quel giorno il mio tiro andò dove voleva Jascin.<ref>Citato in ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2002/dicembre/19/Jascin_idolo_leggenda_ga_0_0212195205.shtml Jascin, idolo e leggenda]'', ''La Gazzetta dello Sport'', 19 dicembre 2002.</ref> *{{NDR|Su [[Giacinto Facchetti]]}} Era una grande figura sia in campo che fuori. È stato un compagno di squadra meraviglioso, uno dei punti di riferimento della squadra. Il primo terzino fluidificante dell'era moderna, Cabrini è arrivato molto dopo. Sempre pronto a lottare, un grande. Il gigante buono era un soprannome perfetto: aveva una grande forza fisica ed era molto buono.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/sport/calcio/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni.html Mazzola: "Compagno meraviglioso sempre pronto a lottare"]'', ''repubblica.it'', 4 settembre 2006.</ref> *{{NDR|Sulla [[Grande Inter]]}} Credo che abbia fatto delle cose che non stanno né in cielo né in terra.<ref>Citato in Germano Bovolenta, ''[http://www.gazzetta.it/Dream_Cup/Primo_Piano/2007/07_Luglio/Inter_65.shtml Rivoluzione Herrera Ecco la Grande Inter]'', ''gazzetta.it'', 7 luglio 2007.</ref> *{{NDR|Su [[Ronaldo]]}} Poteva fare quello che voleva col pallone. Se decideva di segnare, allora segnava. Aveva forza, tecnica e capacità di giocare ovunque, su ogni campo, contro qualunque avversario. Era una spanna sopra tutti gli altri.<ref>Citato in ''[https://www.goal.com/it/news/7571/goal-hall-of-fame/2014/11/14/6124971/era-impossibile-da-fermare-le-dichiarazioni-su-ronaldo "Era impossibile da fermare": le dichiarazioni su Ronaldo]'', ''goal.com'', 14 novembre 2014.</ref> *{{NDR|Su [[Giuseppe Meazza]]}} Mi ha insegnato a comportarmi da calciatore. Una volta rimproverai un mio compagno. Mi disse, in dialetto lombardo: "Uè pastina, io ho vinto due mondiali e non ho mai ripreso nessuno. Che sia l'ultima volta."<ref>Dall'intervista al ''Guerin Sportivo'', novembre 2014.</ref> *La [[Grande Inter|mia Inter]] aveva qualcosa che nessun'altra squadra aveva: noi eravamo sia solidi che tecnici, una combinazione che ha reso quell'Inter una delle migliori squadre di sempre.<ref>Citato in ''[http://it.uefa.com/uefachampionsleague/news/newsid=2249846.html Le migliori squadre di sempre: Inter 1962–67]'', ''uefa.com'', 27 maggio 2015.</ref> {{Int|''[http://www.corriere.it/sport/12_novembre_01/mazzola-compleanno-70-bocci-monti_2678aa24-2417-11e2-9217-937e87f32cd3.shtml Sandro Mazzola, 70 anni: «Dicevano che non sarei mai stato come papà»]''|Intervista di Alessandro Bocci e Fabio Monti, ''corriere.it'', 1º novembre 2012.}} *{{NDR|Alla domanda «Quanto ha pesato esser il figlio di [[Valentino Mazzola]]?»}} Moltissimo. C'è stato anche un momento in cui avevo deciso di smettere con il calcio e di darmi al basket. Mi voleva l'Olimpia Borletti, dopo avermi visto in un torneo scolastico al campo della «Forza e Coraggio». Giocavo play e non ero male. Ad ogni partita di calcio, invece, dovevo sentire qualcuno del pubblico che diceva: quest' chi l'è minga bun, l'è minga el so papà. Magari lo diceva una persona sola, ma a me sembrava che fossero mille. Per fortuna mio fratello [[Ferruccio Mazzola|Ferruccio]] è intervenuto: ma dove vuoi andare? Noi siamo fatti per giocare con i piedi, quelli invece lo fanno con le mani... È stata la svolta della mia vita. *[[Helenio Herrera|Herrera]] era avanti anni luce rispetto alla media degli allenatori. È toccato a lui rivoluzionare gli allenamenti; a noi sembrava matto, ma da ragazzo, quando mi allenavo con le giovanili e guardavo che cosa facevano quelli della prima squadra, restavamo incantati. Lui allenava prima le testa e poi le gambe. E soprattutto: dieta rigida e massima professionalità. *{{NDR|Sul primo contratto}} Indimenticabile. Il presidente [[Angelo Moratti|Moratti]] era venuto a Bologna a vedere una partita del campionato riserve. Io avevo fatto un grande gol e lui mi aveva imposto a Herrera. Guadagnavo 40.000 lire al mese e in casa di soldi ce n'erano pochi, nonostante i sacrifici del mio patrigno, una persona eccezionale e di mia mamma. Dopo le prime partite da titolare mi chiamò la segretaria del presidente per il contratto. Moratti sapeva tutto di me e alla fine mi disse: tredici milioni di ingaggio vanno bene? Stavo per svenire. Mi dette anche sette milioni di conguaglio per il pregresso. A casa, mia mamma mi disse: te capì mal, te se sunà come una campana *{{NDR|Su [[Luis Suárez (calciatore 1935)|Luis Suárez]]}} Io ho imparato tantissimo da lui. Si allenava anche il lunedì e mi spiegava: se lo fai, al martedì sei al 30% in più. Ho imparato da Luisito anche l'importanza di mangiare bene. Portava sempre una valigetta, contro la dieta del Mago: c'erano viveri e una bottiglia di vino. Del resto con Herrera qualche accorgimento dovevi prenderlo. *{{NDR|Alla domanda «La [[Grande Inter|grande Inter]] non è mai stata una squadra di amici: è vero?»}} No. Il problema erano i ritiri; siccome eravamo sempre insieme, quando Herrera, che era un cerbero, ci lasciava liberi, ognuno tornava a casa. Ma in campo eravamo uniti, un gruppo di ferro. Una volta contro il Borussia Dortmund, per difendere Jair, cercai di picchiare due tedeschi che erano il doppio di me. *{{NDR|Alla domanda «C'è un punto di contatto fra Moratti padre e figlio?»}} In alcune cose si assomigliano, anche se io vedo il [[Angelo Moratti|papà]] con gli occhi di un ragazzo di vent'anni e [[Massimo Moratti|Massimo]] con quelli di un uomo e di un professionista. Ma lui ha preso dal padre in molte cose. *{{NDR|Sull'acquisto più importante da dirigente}} Lui, [[Ronaldo]], anche per il modo in cui quell'acquisto è maturato. Maggio 1997: [[Sergio Cragnotti|Cragnotti]] una sera mi chiama dal Sudamerica e mi chiede notizie sui contratti di immagine e altro. Capisco che sta comprando un campione. Penso alla Spagna e al Fenomeno. Chiamo Fioranelli e fa catenaccio; chiamo Branchini e mi insulta: voi non mi comprate mai un giocatore da me, non rompere. Però riesco a parlare con Ronie, che è in rotta con il Barcellona: se l'Inter mi prende, vengo subito. Guadagnava nove miliardi netti all'anno più clausola rescissoria di 49 miliardi. Abbiamo attivato gli sponsor, Nike e Pirelli; [[Massimo Moratti|Moratti]] prima era dubbioso, ci ha pensato due ore e dopo ha dato il via libera all'operazione. Alla fine l'abbiamo preso. {{Int|''[http://www.corriere.it/italiani//notizie/sandro-mazzola-dopo-superga-fui-rapito-compagna-papa-inter-valentino-torino-d580850c-fb9d-11e6-8df2-f7ebe5fcea94.shtml Sandro Mazzola: «Dopo Superga fui rapito dalla compagna di papà. Nei miei sogni gioco con lui»]''|Intervista di [[Aldo Cazzullo]], ''corriere.it'', 26 febbraio 2017.}} *{{NDR|Dopo la [[tragedia di Superga]]}} Nessuno mi disse nulla. La compagna di mio padre mi rapì e mi affidò a una coppia di amici, che viveva in un mulino. Non ho mai capito se fosse per avere l'eredità, o per tenere con sé un pezzo del suo uomo. Mia mamma Emilia chiese aiuto ai carabinieri e ai tifosi del Toro, che battevano le campagne per cercarmi. Mi trovarono dopo un mese e mi riportarono a casa. Scoprii solo allora che avevo un fratello. Si chiamava Ferruccio, come il presidente {{NDR|Novo, presidente del [[Grande Torino]]}}. *{{NDR|È vero che al Mondiale del 1970 combinaste il pareggio con l'Uruguay?}} Sì. Noi avevamo battuto la Svezia, con una ciabattata di [[Angelo Domenghini|Domenghini]], come scrisse [[Gianni Brera|Brera]]; loro avevano sconfitto Israele; con il pareggio eravamo tutti qualificati. Venne il loro capitano a dirmi: "Hombre, hoy nosotros empatamos". Avvertii gli altri: con l'altura, fu un sollievo per tutti, a parte Bertini, che voleva sempre vincere, anche le partitelle. Cominciò a correre e a picchiare come un matto. Gli uruguagi erano furibondi: "Este hombre está loco!". *{{NDR|Sulle accuse di doping rivolte ad Herrera}} È vero. Ci dava una pastiglietta, che noi sputavamo. Così cominciò a scioglierla nel caffè. Non ne sentivo alcun bisogno, ma erano pratiche correnti nel calcio dell'epoca. [[Ferruccio Mazzola|Ferruccio]] aveva motivi di rivalsa nei confronti dell'Inter. Prima che morisse ci siamo riconciliati, ridendone. Il vero [[doping]] del [[Helenio Herrera|Mago]] era psicologico. *{{NDR|Com'erano i rapporti con [[Gianni Rivera|Rivera]]?}} Ottimi: fondammo insieme l'associazione calciatori. Il rivale semmai era Facchetti, per la fascia di capitano. Io avevo più anni di Inter, lui esplose prima. Forse aveva ragione Giacinto. *{{NDR|Brera scrive che al Mondiale 1974 dopo il primo tempo lei fu mandato negli spogliatoi della Polonia, a combinare il pareggio}} È così. Perdevamo 2 a 0, loro erano già qualificati. Proposi di organizzare un'amichevole in Italia, con incasso ai polacchi. Parlai in inglese con Deyna, il capitano. Disse sì. Ma dalla grinta con cui si avventarono nel secondo tempo, capimmo che non c'era niente da fare. *{{NDR|Cosa pensa di [[Luciano Moggi|Moggi]]?}} Un genio. Ruppi con [[Massimo Moratti]] perché mi ero accorto che Moggi era diventato il suo consigliere: gli dava dritte interessate sui calciatori da prendere, gli faceva credere che sarebbe venuto all'Inter. {{Int|''[https://www.livornotoday.it/cronaca/armando-picchi-livorno-inter-mazzola.html Armando Picchi, a cinquant'anni dalla scomparsa Sandro Mazzola ricorda il suo capitano: "Un comandante vero"]''|Intervista di Paolo Biagioni, ''livornotoday.it'', 26 maggio 2021.}} {{NDR|Su [[Armando Picchi]]}} *Era quello che sapeva quando era il momento di parlare con un compagno. Ti si avvicinava, ti entrava in testa e ti scuoteva... un comandante vero. *{{NDR|«[...] com'era da capitano nello spogliatoio della grande Inter?»}} Ricordo che appena entrava si metteva subito a sedere, e quando in particolar modo le cose non andavano bene tutti facevano un silenzio assoluto. Poi Picchi andava dai campioni, uno per uno, soprattutto quelli in grado di cambiare le sorti dell'incontro, e li incitava come solo lui sapeva fare, dicendo loro che stavano comunque facendo una grande partita, una gara eccezionale. E in ognuno di noi scattava qualcosa, a tal punto che neanche ricordavi che cosa avevi fatto fino a quel momento. *Dava l'esempio, sempre e comunque, anche quando in ritiro la sera dovevamo restare tutti nelle nostre camere. Si metteva nel corridoio, su una sedia, e controllava. E se vedeva qualcuno prometteva di riferire tutto... ma poi non lo diceva mai a nessuno. *{{NDR|«[...] quando in allenamento o da avversario, lei giocatore d'attacco, si è trovato a essere marcato da Picchi com'è andata?»}} Male, non l'ho mai presa. Invece di scattare guardavo lui e pensavo che prima o poi tanto mi avrebbe fermato. *Dalla difesa arrivava in area di rigore e ti dava tutte le indicazioni. Quando parlava e ti veniva incontro eri già impressionato, perché aveva una personalità incredibile. Era un maestro. ==Citazioni su Sandro Mazzola== *Anche Mazzola è un elzevirista, che potrebbe scrivere sul «Corriere della Sera»: ma è più poeta di Rivera, ogni tanto interrompe la prosa, e inventa lì per lì due versi folgoranti. ([[Pier Paolo Pasolini]]) *In uno spazio di dieci metri in area dribblava e tirava in porta. Con tutti i palloni che gli arrivavano, metteva sempre a dura prova la difesa avversaria. ([[Jair da Costa]]) *Prima l'hanno messo contro tutti i centravanti del momento, poi hanno creato un dualismo con Corso, infine in Nazionale l'hanno posto in antitesi a Rivera. Se nonostante tutto questo, Mazzola ha resistito è perché è veramente un ragazzo superiore. ([[Ivanoe Fraizzoli]]) *Quando Mazzola era all'apice della carriera, mi entusiasmava. Quello scatto rabbioso, la volontà nel cercare il gol, nel tentare i dribbling impossibili. Magnifico. Sì, devo confessarlo. Mi sono molto ispirato a lui. ([[Pierino Fanna]]) *{{NDR|Dopo la finale di Coppa dei Campioni 1964}} Questa è la mia maglia; tienila, perché sei degno di [[Valentino Mazzola|tuo padre]]. ([[Ferenc Puskás]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Ferruccio Mazzola]], fratello *[[Valentino Mazzola]], padre *''[[Il profeta del gol]]'', film (1976) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Mazzola, Sandro}} [[Categoria:Calciatori italiani]] [[Categoria:Dirigenti sportivi italiani]] q3b3nj1jvpu5kf4capsp0qfkkb95yfw Anni 1960 0 47481 1427097 1408158 2026-09-22T06:34:55Z Skekzilla 17056 1427097 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Martin Luther King was shot here Small Web view.jpg|thumb|Il Lorraine motel, luogo dove avvenne l'assassinio di [[Martin Luther King]]]] Citazioni sugli '''anni sessanta''' ('''1960'''). *Alla fine degli anni Sessanta c'era una grande fame di cultura, voglia di condividere sempre con gli altri. Oggi invece c'è la tendenza a stare da soli, a casa con il computer. ([[Carlo Verdone]]) *C'erano in giro droghe, movimenti hippy, Harley e Hell's Angels: un cambio di cultura totale. È stata l'epoca migliore per tutto. ([[Randy Mamola]]) *Ciò che gli anni sessanta hanno fatto è stato mostrarci le possibilità e la responsabilità che tutti noi avevamo. Non erano la risposta. Ci hanno solo fatto intravedere le possibilità. ([[John Lennon]]) *Disgraziatamente l'America soffre ancora dell'eredità degli Anni Sessanta. Allora un furioso antirazionalismo investì il nostro ambiente studentesco e l'immaginazione regnò sovrana. Era di moda contestare tutto ciò che rappresentava l'ordine costituito. I contrasti di quel decennio e le loro conseguenze indebolirono in modo critico la capacità della nazione di far fronte alle proprie responsabilità mondiale, non soltanto militarmente ma anche in rapporto alla sua abilità di comando. ([[Richard Nixon]]) *È un periodo interessante, la fine di un'epoca giunta al pieno dello splendore e della potenza. Ero al liceo quando mi sono accorto che quella fase era ancora strettamente legata alla nostra vita. Il 1960 è stato un anno molto importante per gli Stati Uniti. New York era il centro del mondo, in ogni aspetto: televisione, radio, teatro, musica, libri, soldi, commercio. L'elezione di JFK ha avuto luogo quell'anno. L'America era in rapida trasformazione. Ero interessato a come quel cambiamento è avvenuto, al modo in cui ha influenzato la gente comune. ([[Matthew Weiner]]) *Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l'economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan "Make America Great Again". I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l'assassinio di Kennedy e l'escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro. ([[Guillermo del Toro]]) *Gli anni Sessanta e [[Anni 1970|Settanta]] erano fatti di speranze. ([[Gastone Moschin]]) *Gli anni Sessanta furono [[hashish]] e [[Jimi Hendrix|Hendrix]], i [[Anni 1970|Settanta]] [[cocaina]] e herpes, gli [[Anni 1980|Ottanta]] Perrier e scalata sociale. ([[Michael Philip Des Barres]]) *Gli anni sessanta hanno assistito a una rivoluzione tra i giovani, che non si è limitata solo ad alcuni piccoli segmenti o classi, ma che ha coinvolto l'intero modo di pensare. Toccò prima ai giovani, poi la generazione successiva. I Beatles furono parte di questa rivoluzione, che in realtà è un'evoluzione ancora in atto. Eravamo tutti nella stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo. I Beatles erano di vedetta. ([[John Lennon]]) *Gli anni Sessanta ritornano innocui, asettici, sviliti, e – soprattutto – superati. ([[Charles Shaar Murray]]) *Il bello è che i Sessanta sono, oggi, moderni come allora. Quel che sembra di tendenza adesso, l'avevamo già inventato allora. ([[Barbara Hulanicki]]) *L'aspetto più scoraggiante dell'intera cosa è che i figli delle persone che si comportavano male negli anni Sessanta stanno facendo esattamente ciò che i loro genitori non facevano: adottare i gusti di una generazione precedente. ([[Charles Shaar Murray]]) *L'Europa degli anni '60 viveva un clima arroventato, come anche il resto del mondo, era un continuo ribollire di avvenimenti: in Francia una serie di attentati a [[Charles De Gaulle|De Gaulle]], la [[Sessantotto|rivolta studentesca]] e la frattura nella società provocata dalla [[Guerra d'Algeria|crisi d'Algeria]]; in Inghilterra l'inizio del difficile [[Conflitto nordirlandese|conflitto in Irland del Nord]], la [[Guerra dei sei giorni|guerra tra Egitto e Israele]] [...] il nostro [[Primavera di Praga|intervento in Cecoslovacchia]]. L'inizio del decennio era stato segnato dalla [[Crisi dei missili di Cuba|crisi dei Carabi]] e dall'[[Assassinio di John Fitzgerald Kennedy|assassinio di Kennedy]], la fine dalla [[guerra in Vietnam]] e dalla [[rivoluzione culturale]] in Cina. In poche parole in tutto il pianeta c'era odore di guerra mondiale, ma qualcosa salvò l'umanità dalla catastrofe, non credo valga la pena di tingere quell'epoca con troppi chiaroscuri: un mondo occidentale «buono» da una parte e un comunismo «cattivo» dall'altra. Tutto era molto più complicato. ([[Boris Nikolaevič El'cin]]) *La generazione della libertà nata in jeans e minigonna sulle note di Michelle {{NDR|dei [[The Beatles|Beatles]]}}, si ritrovò a inneggiare a un libretto rosso pieno di citazioni orientali da baci Perugina. ([[Francesco Adornato]]) *Negli anni Sessanta, andavo predicando la pace e la fratellanza, una pratica decisamente fuori moda adesso. (''[[La seconda guerra civile americana]]'') *Negli anni 60 io ero considerata scandalosa perché vivevo da sola a 18 anni. Mia figlia mi è stata tolta perché il giudice scrisse che essendo io attrice ero di dubbia moralità. Sono stati anni difficili per le donne. ([[Catherine Spaak]]) *Per me gli anni 60 sono finiti quel giorno del Sessantotto... ([[I Simpson (tredicesima stagione)|''I Simpson'', tredicesima stagione]]) *– Sai cos'è che mi deprime? Mi sono persa gli anni '60. L'amore libero, farmi di [[LSD|acido]], [[Festival di Woodstock|Woodstock]]... E un giorno ti svegli e decidi di chiamarti Fiore Sbocciato nella Pioggia e ti chiami Fiore Sbocciato nella Pioggia.<br>– Sì, ma sarebbero venuti gli [[anni 1970|anni '70]] come... i postumi... di una sbornia. E sai che è successo al tuo Fiore Sbocciato nella Pioggia? Sta sotto metadone a Bismarck e si prostituisce per mangiare.<br>– Lo so, ma almeno si sarebbe divertita, sarebbe stata libera. È come fare un bel sogno prima di svegliarsi. (''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'') *Se pensi che dagli anni sessanta sia nato qualcosa di buono, probabilmente sei un democratico; se pensi che dagli anni sessanta è nato qualcosa di dannoso, probabilmente sei un repubblicano. ([[Bill Clinton]]) *Se riesci a ricordare gli anni Sessanta vuol dire che non li hai vissuti veramente. ([[Robin Williams]]) *Se riesci a ricordarti gli anni Sessanta è perché non c'eri.<ref>Alludendo agli effetti sulla memoria delle [[droga|sostanze stupefacenti]].</ref> ([[Robin Williams]]) *Tutto era possibile, senza regole né codici, le nostre menti erano fresche e pulite; qualsiasi cosa tu facessi, la dividevi con le persone che ti stavano vicino. ([[Barbara Hulanicki]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Anni 1950]] *[[Anni 1970]] *[[Anni 1980]] *[[Anni 2020]] *[[Sessantotto]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante gli|preposizione=sugli}} [[Categoria:Decenni del XX secolo]] [[Categoria:Eventi degli anni 1960| ]] pik5sexwpdpqfgrwe1ua6gkd4fse07a 1427098 1427097 2026-09-22T06:36:12Z Skekzilla 17056 1427098 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Martin Luther King was shot here Small Web view.jpg|thumb|Il Lorraine motel, luogo dove avvenne l'assassinio di [[Martin Luther King]]]] Citazioni sugli '''anni sessanta''' ('''1960'''). *Alla fine degli anni Sessanta c'era una grande fame di cultura, voglia di condividere sempre con gli altri. Oggi invece c'è la tendenza a stare da soli, a casa con il computer. ([[Carlo Verdone]]) *C'erano in giro droghe, movimenti hippy, Harley e Hell's Angels: un cambio di cultura totale. È stata l'epoca migliore per tutto. ([[Randy Mamola]]) *Ciò che gli anni sessanta hanno fatto è stato mostrarci le possibilità e la responsabilità che tutti noi avevamo. Non erano la risposta. Ci hanno solo fatto intravedere le possibilità. ([[John Lennon]]) *Disgraziatamente l'America soffre ancora dell'eredità degli Anni Sessanta. Allora un furioso antirazionalismo investì il nostro ambiente studentesco e l'immaginazione regnò sovrana. Era di moda contestare tutto ciò che rappresentava l'ordine costituito. I contrasti di quel decennio e le loro conseguenze indebolirono in modo critico la capacità della nazione di far fronte alle proprie responsabilità mondiale, non soltanto militarmente ma anche in rapporto alla sua abilità di comando. ([[Richard Nixon]]) *È un periodo interessante, la fine di un'epoca giunta al pieno dello splendore e della potenza. Ero al liceo quando mi sono accorto che quella fase era ancora strettamente legata alla nostra vita. Il 1960 è stato un anno molto importante per gli Stati Uniti. New York era il centro del mondo, in ogni aspetto: televisione, radio, teatro, musica, libri, soldi, commercio. L'elezione di JFK ha avuto luogo quell'anno. L'America era in rapida trasformazione. Ero interessato a come quel cambiamento è avvenuto, al modo in cui ha influenzato la gente comune. ([[Matthew Weiner]]) *Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l'economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan "Make America Great Again". I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l'assassinio di Kennedy e l'escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro. ([[Guillermo del Toro]]) *Gli anni Sessanta e [[Anni 1970|Settanta]] erano fatti di speranze. ([[Gastone Moschin]]) *Gli anni Sessanta furono [[hashish]] e [[Jimi Hendrix|Hendrix]], i [[Anni 1970|Settanta]] [[cocaina]] e herpes, gli [[Anni 1980|Ottanta]] Perrier e scalata sociale. ([[Michael Philip Des Barres]]) *Gli anni sessanta hanno assistito a una rivoluzione tra i giovani, che non si è limitata solo ad alcuni piccoli segmenti o classi, ma che ha coinvolto l'intero modo di pensare. Toccò prima ai giovani, poi la generazione successiva. I Beatles furono parte di questa rivoluzione, che in realtà è un'evoluzione ancora in atto. Eravamo tutti nella stessa barca: una barca che andava alla scoperta del Nuovo Mondo. I Beatles erano di vedetta. ([[John Lennon]]) *Gli anni Sessanta ritornano innocui, asettici, sviliti, e – soprattutto – superati. ([[Charles Shaar Murray]]) *Il bello è che i Sessanta sono, oggi, moderni come allora. Quel che sembra di tendenza adesso, l'avevamo già inventato allora. ([[Barbara Hulanicki]]) *L'aspetto più scoraggiante dell'intera cosa è che i figli delle persone che si comportavano male negli anni Sessanta stanno facendo esattamente ciò che i loro genitori non facevano: adottare i gusti di una generazione precedente. ([[Charles Shaar Murray]]) *L'Europa degli anni '60 viveva un clima arroventato, come anche il resto del mondo, era un continuo ribollire di avvenimenti: in Francia una serie di attentati a [[Charles De Gaulle|De Gaulle]], la [[Sessantotto|rivolta studentesca]] e la frattura nella società provocata dalla [[Guerra d'Algeria|crisi d'Algeria]]; in Inghilterra l'inizio del difficile [[Conflitto nordirlandese|conflitto in Irland del Nord]], la [[Guerra dei sei giorni|guerra tra Egitto e Israele]] [...] il nostro [[Primavera di Praga|intervento in Cecoslovacchia]]. L'inizio del decennio era stato segnato dalla [[Crisi dei missili di Cuba|crisi dei Caraibi]] e dall'[[Assassinio di John Fitzgerald Kennedy|assassinio di Kennedy]], la fine dalla [[guerra in Vietnam]] e dalla [[rivoluzione culturale]] in Cina. In poche parole in tutto il pianeta c'era odore di guerra mondiale, ma qualcosa salvò l'umanità dalla catastrofe, non credo valga la pena di tingere quell'epoca con troppi chiaroscuri: un mondo occidentale «buono» da una parte e un comunismo «cattivo» dall'altra. Tutto era molto più complicato. ([[Boris Nikolaevič El'cin]]) *La generazione della libertà nata in jeans e minigonna sulle note di Michelle {{NDR|dei [[The Beatles|Beatles]]}}, si ritrovò a inneggiare a un libretto rosso pieno di citazioni orientali da baci Perugina. ([[Francesco Adornato]]) *Negli anni Sessanta, andavo predicando la pace e la fratellanza, una pratica decisamente fuori moda adesso. (''[[La seconda guerra civile americana]]'') *Negli anni 60 io ero considerata scandalosa perché vivevo da sola a 18 anni. Mia figlia mi è stata tolta perché il giudice scrisse che essendo io attrice ero di dubbia moralità. Sono stati anni difficili per le donne. ([[Catherine Spaak]]) *Per me gli anni 60 sono finiti quel giorno del Sessantotto... ([[I Simpson (tredicesima stagione)|''I Simpson'', tredicesima stagione]]) *– Sai cos'è che mi deprime? Mi sono persa gli anni '60. L'amore libero, farmi di [[LSD|acido]], [[Festival di Woodstock|Woodstock]]... E un giorno ti svegli e decidi di chiamarti Fiore Sbocciato nella Pioggia e ti chiami Fiore Sbocciato nella Pioggia.<br>– Sì, ma sarebbero venuti gli [[anni 1970|anni '70]] come... i postumi... di una sbornia. E sai che è successo al tuo Fiore Sbocciato nella Pioggia? Sta sotto metadone a Bismarck e si prostituisce per mangiare.<br>– Lo so, ma almeno si sarebbe divertita, sarebbe stata libera. È come fare un bel sogno prima di svegliarsi. (''[[Fargo (serie televisiva)|Fargo]]'') *Se pensi che dagli anni sessanta sia nato qualcosa di buono, probabilmente sei un democratico; se pensi che dagli anni sessanta è nato qualcosa di dannoso, probabilmente sei un repubblicano. ([[Bill Clinton]]) *Se riesci a ricordare gli anni Sessanta vuol dire che non li hai vissuti veramente. ([[Robin Williams]]) *Se riesci a ricordarti gli anni Sessanta è perché non c'eri.<ref>Alludendo agli effetti sulla memoria delle [[droga|sostanze stupefacenti]].</ref> ([[Robin Williams]]) *Tutto era possibile, senza regole né codici, le nostre menti erano fresche e pulite; qualsiasi cosa tu facessi, la dividevi con le persone che ti stavano vicino. ([[Barbara Hulanicki]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Anni 1950]] *[[Anni 1970]] *[[Anni 1980]] *[[Anni 2020]] *[[Sessantotto]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante gli|preposizione=sugli}} [[Categoria:Decenni del XX secolo]] [[Categoria:Eventi degli anni 1960| ]] gv34g0sogzb2p3ht20qvwcb52r3qdc2 Ninon de Lenclos 0 76381 1427038 1381182 2026-09-21T12:57:54Z Gaux 18878 Ernesto Masi: citazioni su 1427038 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Scrittori francesi|de Lenclos, Ninon]] 7ojfwd6v8mlzbqlkotps80ybtdyltrq 1427042 1427038 2026-09-21T12:59:27Z Gaux 18878 cortigiana ed epistolografa (Pedia) 1427042 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Scrittori francesi|de Lenclos, Ninon]] khx3tab0ho7xis3h3xl92o2xapc0ohr 1427043 1427042 2026-09-21T13:01:25Z Gaux 18878 Categoria:Epistolografi 1427043 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Epistolografi|de Lenclos, Ninon]] [[Categoria:Scrittori francesi|de Lenclos, Ninon]] roirl1i02244mo8732n2siqo1qjvv72 1427044 1427043 2026-09-21T13:04:42Z Gaux 18878 /* Altri progetti */ DEFAULTSORT 1427044 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:de Lenclos, Ninon}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] t6e0lps51441j9ij8dzh1fw6du1npy1 1427050 1427044 2026-09-21T13:15:02Z Gaux 18878 /* Citazioni su Ninon de Lenclos */ altra di Masi 1427050 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) *Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile Saint-Simon dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:de Lenclos, Ninon}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] fl4vb936b597ujm55vhybha31lh861s 1427051 1427050 2026-09-21T13:18:21Z Gaux 18878 /* Citazioni su Ninon de Lenclos */ Louis de Rouvroy de Saint-Simon 1427051 wikitext text/x-wiki [[File:Ninon de Lenclos 2 flipped.jpg|thumb|Ninon de Lenclos]] '''Anne «Ninon» de l'Enclos''', chiamata anche '''Ninon de Lenclos''' o '''Ninon de Lanclos''' (1620 – 1705), scrittrice, cortigiana ed epistolografa francese. ==Citazioni di Ninon de Lenclos== *L'[[amore]] è la commedia in cui gli atti sono più corti e gli intermezzi più lunghi. (da ''Lettera al marchese di Sevigné'')<ref>Citato in Aa. Vv., ''Dammi mille baci, e ancora cento. Le più belle citazioni sull'amore'', a cura delle Redazioni Garzanti, Garzanti, 2013.</ref> *Oh, che bella carta che ho fatto a La Chastre! (citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 449) :''Oh! le bon billet,'' [s'écrioit-elle,] ''qu'a là La Chastre!''. ===Attribute=== *La [[vecchiaia]] è l'inferno delle donne.<ref name="e">Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref> *Uno deve scegliere fra amare le donne e conoscerle.<ref name="e" /> ==Citazioni su Ninon de Lenclos== *Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei. ([[Ernesto Masi]]) *Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile [[Louis de Rouvroy de Saint-Simon|Saint-Simon]] dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante. ([[Ernesto Masi]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:de Lenclos, Ninon}} [[Categoria:Epistolografi]] [[Categoria:Scrittori francesi]] 9b3m3m1yxsykp49bgub3wxb4d1tptb5 Schegge di paura 0 91746 1427039 1277896 2026-09-21T12:58:16Z ~2026-50809-01 108446 /* Incipit */ 1427039 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Schegge di paura |titolooriginale= Primal Fear |linguaoriginale= [[Lingua inglese|Inglese]] |paese= USA |anno= 1996 |genere= giallo, thriller, drammatico |regista= [[Gregory Hoblit]] |soggetto= [[William Diehl]] (''romanzo'') |sceneggiatore= [[Steve Shagan]], [[Ann Biderman]] |attori= *[[Richard Gere]]: Martin Vail *[[Laura Linney]]: Janet Venable *[[Edward Norton]]: Aaron Stampler *[[John Mahoney]]: John Shaughnessy *[[Frances McDormand]]: Dr. Molly Arrington *[[Alfre Woodard]]: Judge Miriam Shoat *[[Terry O'Quinn]]: Bud Yancy *[[Andre Braugher]]: Tommy Goodman *[[Steven Bauer]]: Joey Pinero *[[Joe Spano]]: Cap. Abel Stenner *[[Tony Plana]]: Martinez *[[Stanley Anderson]]: Arcivescovo Richard Rushman *[[Maura Tierney]]: Naomi Chance *[[Jon Seda]]: Alex |doppiatoriitaliani= *[[Mario Cordova]]: Martin Vail *[[Alessandra Cassioli]]: Janet Venable *[[Massimiliano Manfredi]]: Aaron Stampler *[[Vittorio Congia]]: John Shaughnessy *[[Vanna Busoni]]: Dr. Molly Arrington *[[Angela Citterich]]: Giudice Miriam Shoat *[[Piero Tiberi]]: Bud Yancy *[[Angelo Nicotra]]: Tommy Goodman *[[Gianluca Tusco]]: Joey Pinero *[[Fabio Boccanera]]: Alex }} '''''Schegge di paura''''', film statunitense del 1996, con [[Richard Gere]], [[Laura Linney]] ed [[Edward Norton]], regia di [[Gregory Hoblit]]. {{Tagline|In tribunale non è importante aver torto o ragione. È importante vincere. A qualunque costo.}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} '''Martin Vail''': Il primo giorno alla facoltà di legge il professore disse due cose. Uno: d'ora in poi, quando vostra madre vi dice di amarvi, fatevelo mettere per iscritto. <br/> '''Jack''': E due? <br/> '''Martin Vail''': Due: se volete giustizia andate in un bordello, se volete farvi fottere andate in tribunale. Naomi! <br/> '''Jack''': Be', diciamo però che lei è sicuro che il suo cliente sia colpevole... <br/> '''Martin Vail''': No, non iniziare nemmeno, guarda. Al nostro sistema giudiziario non gliele frega niente, figurati a me. Ogni imputato, a prescindere da chi è e da cosa ha fatto, ha diritto alla miglior difesa che il suo avvocato possa fornirgli. Punto. <br/> '''Jack''': Allora, come si mette con la verità? <br/> '''Martin Vail''': Verità? In che senso? Naomi! <br/> '''Naomi''': Arrivo! <br/> '''Jack''': Non so quanti modi ci siano per descriverla. <br/> '''Martin Vail''': Secondo te ce ne è uno solo? Aiutami. <br/> '''Naomi''': Sei in ritardo. <br/> '''Martin Vail''': Sisisi. <br/> '''Naomi''': Ecco qua. <br/> '''Martin Vail''': E qual è quello giusto? Ce ne è soltanto uno giusto. <br/> '''Naomi''': Dai Martin, stai fermo. <br/> '''Martin Vail''': La mia versione della verità, quella che io creo nella mente delle dodici persone che formano la giuria. E se tu vuoi darle un altro nome, e cioè l'illusione della verità, be', sono affari tuoi. <br/> '''Naomi''': A posto. <br/> '''Martin Vail''': Sicura? <br/> '''Naomi''': Sicura. <br/> '''Martin Vail''': Jack, ti basta? Vuoi altro materiale? <br/> '''Jack''': Si certo. <br/> '''Martin Vail''': Domani pomeriggio? <br/> '''Jack''': Si. <br/> '''Martin Vail''': Allora tu chiamerà la mia segretaria. D'accordo. È roba da copertina, vero? <br/> '''Jack''': Certo. <br/> '''Martin Vail''': Ah, ecco. Ci vediamo. ==Frasi== {{cronologico}} *Come fanno ad uccidere un uomo che non dorme mai? ('''Joey Pinero''') *Lo sai cos'è che odio? Te lo dico subito: odio la solta tiritera "Quanto sono puttane gli avvocati difensori". Insomma, siamo noi i cattivi. E lo sai perché? Perché stiamo seduti accanto ai delinquenti e sembriamo delinquenti anche noi. E poi c'è la presunzione di colpevolezza. Presumono che noi sappiamo e che siamo complici. Invece uno non sa, non chiede, non gli interessa, uno fa il suo lavoro e basta. Non sono mica nostri amici, e che cavolo. Be', qualcuno magari si... ('''Martin Vail''') *"Nessuno può, per un lungo periodo di tempo, avere una faccia per se stesso e un'altra per le moltitudini, senza alla fine confondersi su quale possa essere la verità." ('''Bud Yancy''') *Perché giocare alla [[roulette]] quando puoi giocare con la vita della gente? ('''Martin Vail''') *Io ho fede nel concetto che una persona è innocente se non si prova il contrario. Credo in questo concetto perché ho scelto di credere alla bontà innata dell'uomo. Ho scelto di credere che non tutti i crimini sono commessi da persone cattive. E cerco di capire perché a volte ottime persone fanno delle azioni orribili. Sai, quando lavoravo per Shaughnessy ho fatto una cosa molto brutta, forse anche illegale. Facevo il procuratore allora e la cosa che ho fatto ha sconvolto tutte le mie convinzioni, e allora mi sono messo a fare l'avvocato difensore. E visto che sono tutti convinti che siamo comunque dei bugiardi, ho fatto a me stesso un piccolo giuramento, che ... che non avrei mai usato la menzogna per la mia vita pubblica. Tu prova a scriverlo e ti rovino sul serio... ('''Martin Vail''') *Hai fatto uno sbaglio? Ci hai detto che era stato "Il terzo uomo" e ora ce l'hai il tuo terzo uomo. E pure il quarto uomo, il quinto uomo... ('''Tommy Goodman''') *Ho fatto uno sbaglio, ma non avevo torto. ('''Martin Vail''') *A quello non gli serve un avvocato, gli serve un esorcista! ('''Tommy Goodman''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Martin Vail''': Avanti, non devi fare altro che girarti. <br/> '''Janet Venable''': Credevo ti piacesse di più così, almeno non devi guardare le persone. <br/> '''Martin Vail''': Umh... Perfida... Guardami. Perché noi due non andiamo a cercare un bar dove puoi fumare? <br/> '''Janet Venable''': Grazie per l'invito, ma le storie di una sera non mi allettano molto. <br/> '''Martin Vail''': Siamo stati insieme per mesi... <br/> '''Janet Venable''': È stata una storia di una sera, Martin. Solo che è durata sei mesi. *'''Jack''': Senta, perché si è dimesso dalla procura di stato? <br/> '''Martin Vail''': Non c'era futuro. Nessuno sbocco. O fai carriera politica o vai a fare il giudice. Perché fare l'arbitro se puoi giocare con la palla? *'''Jack''': C'è stato un momento durante il processo Pinero in cui ha detto a se stesso: "Li ho battuti" ? <br/> '''Martin Vail''': Il giorno che sento il caso. *'''Aaron''': N-non sono stato io, lei deve credermi...<br/> '''Martin Vail''': No, io non devo crederti, non mi interessa. Io sono il tuo avvocato; vale a dire che sono tua madre, tuo padre, il tuo migliore amico, il tuo confessore. Insomma, non devi parlare con nessuno tranne me d'ora in poi. Né con la polizia, né con la stampa, né con gli altri detenuti... con nessuno, senza il mio permesso. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Aaron''': Ah, avvocato Vail... <br/> '''Martin Vail''': Si... <br/> '''Aaron''': Ah, può d-dire alla signora Venable che mi dispiace? E che spero che il collo le-sia guarito. <br/> '''Martin Vail''': Certo. {{NDR|Sta per uscire ma si ferma e rientra in cella}} Scusa, come hai detto? <br/> '''Aaron''': Cosa? <br/> '''Martin Vail''': Hai detto che non ti ricordavi, che eri svenuto. Come fai a sapere del collo? <br/> '''Aaron''': Oh... {{NDR|Applaude}} Be', bravo il nostro... Martin. Io non avrei detto niente. Avevi un aria così felice poco fa che ho pensato: "mhhh, no..." A dirti la verità sono contento che tu abbia capito, perché crepavo dalla voglia di dirti tutto. Solo che non sapevo da che parte lo dire, ecco. Aaron o Roy, Roy o Aaron... e ti dirò un piccolo segreto, un segreto di quelli che restano tra cliente e avvocato, mi capisci, vero? Non fa niente da chi te lo faccio dire, la storia è sempre la stessa. "Ho-ho dovuto ammazzarla-Linda, avvocato Vail". Quella puttana ha avuto quello che si meritava. Ma... a far a pezzi quel figlio di puttana di Rushman, quello è stato proprio un opera d'arte. <br/> '''Martin Vail''': Sei bravo, sei veramente bravo... <br/> '''Aaron''': Anche se mi sono fatto beccare... <br/> '''Martin Vail''': E così non c'è mai... mai stato nessun Roy? <br/> '''Aaron''': Oddio Martin, se è questo che credi, mi deludi molto, te lo dico sinceramente. Non c'è mai stato nessun Aaron, avvocato. {{NDR|Gli fa l'occhiolino, sbeffeggiando un suo tipico gesto}} Andiamo Martin, credevo che l'avessi capito in aula. Cazzo, quando mi hai messo sul banco dei testimoni, sei stato veramente il massimo. E quando mi hai detto "Dai, fai l'uomo!", allora ho capito esattamente quello che volevi da me. E ti ho assecondato, non è vero? {{NDR|Martin esce dalla cella}} <br/> '''Martin Vail''': Guardie! <br/> '''Aaron''': Ah, andiamo Martin, non fare così! Abbiamo vinto bello! Cazzo se abbiamo vinto. Siamo una gran coppia io e te. Non ce l'avrei mai fatta senza di te. Ah, adesso sei un po' incazzato perché... perché ti eri affezionato al povero Aaron, questo lo capisco, mah... Ah, l'amore è dolore Martin, che vuoi che ti dica. Ah, guarda che scherzo, eh, mica ti volevo offendere, avvocato. che cosa volevi che facessi, scusa? Vedrai che alla fine mi ringrazierai, perché questa esperienza farà di te un vero duro, Martin Vail. Dammi retta, me ne intendo. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Schegge di paura''}} [[Categoria:Film thriller]] i5i4yvyxner0e55xxdt0ut8k71awj8n 1427045 1427039 2026-09-21T13:10:10Z ~2026-50809-01 108446 /* Incipit */ 1427045 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Schegge di paura |titolooriginale= Primal Fear |linguaoriginale= [[Lingua inglese|Inglese]] |paese= USA |anno= 1996 |genere= giallo, thriller, drammatico |regista= [[Gregory Hoblit]] |soggetto= [[William Diehl]] (''romanzo'') |sceneggiatore= [[Steve Shagan]], [[Ann Biderman]] |attori= *[[Richard Gere]]: Martin Vail *[[Laura Linney]]: Janet Venable *[[Edward Norton]]: Aaron Stampler *[[John Mahoney]]: John Shaughnessy *[[Frances McDormand]]: Dr. Molly Arrington *[[Alfre Woodard]]: Judge Miriam Shoat *[[Terry O'Quinn]]: Bud Yancy *[[Andre Braugher]]: Tommy Goodman *[[Steven Bauer]]: Joey Pinero *[[Joe Spano]]: Cap. Abel Stenner *[[Tony Plana]]: Martinez *[[Stanley Anderson]]: Arcivescovo Richard Rushman *[[Maura Tierney]]: Naomi Chance *[[Jon Seda]]: Alex |doppiatoriitaliani= *[[Mario Cordova]]: Martin Vail *[[Alessandra Cassioli]]: Janet Venable *[[Massimiliano Manfredi]]: Aaron Stampler *[[Vittorio Congia]]: John Shaughnessy *[[Vanna Busoni]]: Dr. Molly Arrington *[[Angela Citterich]]: Giudice Miriam Shoat *[[Piero Tiberi]]: Bud Yancy *[[Angelo Nicotra]]: Tommy Goodman *[[Gianluca Tusco]]: Joey Pinero *[[Fabio Boccanera]]: Alex }} '''''Schegge di paura''''', film statunitense del 1996, con [[Richard Gere]], [[Laura Linney]] ed [[Edward Norton]], regia di [[Gregory Hoblit]]. {{Tagline|In tribunale non è importante aver torto o ragione. È importante vincere. A qualunque costo.}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} '''Martin Vail''': Il primo giorno alla facoltà di legge il professore disse due cose. Una: d'ora in poi, quando vostra madre vi dice di amarvi, fatevelo mettere per iscritto. <br/> '''Jack''': E due? <br/> '''Martin Vail''': Due: se volete giustizia andate in un bordello, se volete farvi fottere andate in tribunale. Naomi! <br/> '''Jack''': Be', diciamo però che lei è sicuro che il suo cliente sia colpevole... <br/> '''Martin Vail''': No no, non cominciare nemmeno, guarda. Al nostro sistema giudiziario non gliele frega niente, figurati a me. Ogni imputato, a prescindere da chi è e che cosa ha fatto, ha diritto alla miglior difesa che il suo avvocato possa fornirgli. Punto. <br/> '''Jack''': Allora, come si mette con la verità? <br/> '''Martin Vail''': Verità? In che senso? Naomi! <br/> '''Naomi''': Arrivo! <br/> '''Jack''': Non so quanti modi ci siano di descriverla. <br/> '''Martin Vail''': Secondo te ce ne è uno solo? Aiutami. <br/> '''Naomi''': Sei in ritardo. <br/> '''Martin Vail''': Sì... <br/> '''Naomi''': Ecco qua. <br/> '''Martin Vail''': E qual è quello giusto? Ce ne è soltanto uno giusto. <br/> '''Naomi''': Dai Martin, sta' fermo. <br/> '''Martin Vail''': La mia versione della verità, quella che io creo nella mente di quelle dodici persone che formano la giuria. E se tu vuoi darle un altro nome, e cioè l'illusione della verità, be', sono affari tuoi. <br/> '''Naomi''': A posto. <br/> '''Martin Vail''': Sicura? <br/> '''Naomi''': Sicura. <br/> '''Martin Vail''': Jack, ti basta? Vuoi altro materiale? <br/> '''Jack''': Sì certo. <br/> '''Martin Vail''': Domani pomeriggio? <br/> '''Jack''': Sì. <br/> '''Martin Vail''': Allora ti chiamerà la mia segretaria. D'accordo. È roba da copertina, vero? <br/> '''Jack''': Certo. <br/> '''Martin Vail''': Ah, ecco. Ci vediamo. ==Frasi== {{cronologico}} *Come fanno ad uccidere un uomo che non dorme mai? ('''Joey Pinero''') *Lo sai cos'è che odio? Te lo dico subito: odio la solta tiritera "Quanto sono puttane gli avvocati difensori". Insomma, siamo noi i cattivi. E lo sai perché? Perché stiamo seduti accanto ai delinquenti e sembriamo delinquenti anche noi. E poi c'è la presunzione di colpevolezza. Presumono che noi sappiamo e che siamo complici. Invece uno non sa, non chiede, non gli interessa, uno fa il suo lavoro e basta. Non sono mica nostri amici, e che cavolo. Be', qualcuno magari si... ('''Martin Vail''') *"Nessuno può, per un lungo periodo di tempo, avere una faccia per se stesso e un'altra per le moltitudini, senza alla fine confondersi su quale possa essere la verità." ('''Bud Yancy''') *Perché giocare alla [[roulette]] quando puoi giocare con la vita della gente? ('''Martin Vail''') *Io ho fede nel concetto che una persona è innocente se non si prova il contrario. Credo in questo concetto perché ho scelto di credere alla bontà innata dell'uomo. Ho scelto di credere che non tutti i crimini sono commessi da persone cattive. E cerco di capire perché a volte ottime persone fanno delle azioni orribili. Sai, quando lavoravo per Shaughnessy ho fatto una cosa molto brutta, forse anche illegale. Facevo il procuratore allora e la cosa che ho fatto ha sconvolto tutte le mie convinzioni, e allora mi sono messo a fare l'avvocato difensore. E visto che sono tutti convinti che siamo comunque dei bugiardi, ho fatto a me stesso un piccolo giuramento, che ... che non avrei mai usato la menzogna per la mia vita pubblica. Tu prova a scriverlo e ti rovino sul serio... ('''Martin Vail''') *Hai fatto uno sbaglio? Ci hai detto che era stato "Il terzo uomo" e ora ce l'hai il tuo terzo uomo. E pure il quarto uomo, il quinto uomo... ('''Tommy Goodman''') *Ho fatto uno sbaglio, ma non avevo torto. ('''Martin Vail''') *A quello non gli serve un avvocato, gli serve un esorcista! ('''Tommy Goodman''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Martin Vail''': Avanti, non devi fare altro che girarti. <br/> '''Janet Venable''': Credevo ti piacesse di più così, almeno non devi guardare le persone. <br/> '''Martin Vail''': Umh... Perfida... Guardami. Perché noi due non andiamo a cercare un bar dove puoi fumare? <br/> '''Janet Venable''': Grazie per l'invito, ma le storie di una sera non mi allettano molto. <br/> '''Martin Vail''': Siamo stati insieme per mesi... <br/> '''Janet Venable''': È stata una storia di una sera, Martin. Solo che è durata sei mesi. *'''Jack''': Senta, perché si è dimesso dalla procura di stato? <br/> '''Martin Vail''': Non c'era futuro. Nessuno sbocco. O fai carriera politica o vai a fare il giudice. Perché fare l'arbitro se puoi giocare con la palla? *'''Jack''': C'è stato un momento durante il processo Pinero in cui ha detto a se stesso: "Li ho battuti" ? <br/> '''Martin Vail''': Il giorno che sento il caso. *'''Aaron''': N-non sono stato io, lei deve credermi...<br/> '''Martin Vail''': No, io non devo crederti, non mi interessa. Io sono il tuo avvocato; vale a dire che sono tua madre, tuo padre, il tuo migliore amico, il tuo confessore. Insomma, non devi parlare con nessuno tranne me d'ora in poi. Né con la polizia, né con la stampa, né con gli altri detenuti... con nessuno, senza il mio permesso. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Aaron''': Ah, avvocato Vail... <br/> '''Martin Vail''': Si... <br/> '''Aaron''': Ah, può d-dire alla signora Venable che mi dispiace? E che spero che il collo le-sia guarito. <br/> '''Martin Vail''': Certo. {{NDR|Sta per uscire ma si ferma e rientra in cella}} Scusa, come hai detto? <br/> '''Aaron''': Cosa? <br/> '''Martin Vail''': Hai detto che non ti ricordavi, che eri svenuto. Come fai a sapere del collo? <br/> '''Aaron''': Oh... {{NDR|Applaude}} Be', bravo il nostro... Martin. Io non avrei detto niente. Avevi un aria così felice poco fa che ho pensato: "mhhh, no..." A dirti la verità sono contento che tu abbia capito, perché crepavo dalla voglia di dirti tutto. Solo che non sapevo da che parte lo dire, ecco. Aaron o Roy, Roy o Aaron... e ti dirò un piccolo segreto, un segreto di quelli che restano tra cliente e avvocato, mi capisci, vero? Non fa niente da chi te lo faccio dire, la storia è sempre la stessa. "Ho-ho dovuto ammazzarla-Linda, avvocato Vail". Quella puttana ha avuto quello che si meritava. Ma... a far a pezzi quel figlio di puttana di Rushman, quello è stato proprio un opera d'arte. <br/> '''Martin Vail''': Sei bravo, sei veramente bravo... <br/> '''Aaron''': Anche se mi sono fatto beccare... <br/> '''Martin Vail''': E così non c'è mai... mai stato nessun Roy? <br/> '''Aaron''': Oddio Martin, se è questo che credi, mi deludi molto, te lo dico sinceramente. Non c'è mai stato nessun Aaron, avvocato. {{NDR|Gli fa l'occhiolino, sbeffeggiando un suo tipico gesto}} Andiamo Martin, credevo che l'avessi capito in aula. Cazzo, quando mi hai messo sul banco dei testimoni, sei stato veramente il massimo. E quando mi hai detto "Dai, fai l'uomo!", allora ho capito esattamente quello che volevi da me. E ti ho assecondato, non è vero? {{NDR|Martin esce dalla cella}} <br/> '''Martin Vail''': Guardie! <br/> '''Aaron''': Ah, andiamo Martin, non fare così! Abbiamo vinto bello! Cazzo se abbiamo vinto. Siamo una gran coppia io e te. Non ce l'avrei mai fatta senza di te. Ah, adesso sei un po' incazzato perché... perché ti eri affezionato al povero Aaron, questo lo capisco, mah... Ah, l'amore è dolore Martin, che vuoi che ti dica. Ah, guarda che scherzo, eh, mica ti volevo offendere, avvocato. che cosa volevi che facessi, scusa? Vedrai che alla fine mi ringrazierai, perché questa esperienza farà di te un vero duro, Martin Vail. Dammi retta, me ne intendo. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Schegge di paura''}} [[Categoria:Film thriller]] 0fxmqj1qo9p1dz1waibhrzbayuzh3zy 1427053 1427045 2026-09-21T13:20:46Z ~2026-50809-01 108446 /* Explicit */ 1427053 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano= Schegge di paura |titolooriginale= Primal Fear |linguaoriginale= [[Lingua inglese|Inglese]] |paese= USA |anno= 1996 |genere= giallo, thriller, drammatico |regista= [[Gregory Hoblit]] |soggetto= [[William Diehl]] (''romanzo'') |sceneggiatore= [[Steve Shagan]], [[Ann Biderman]] |attori= *[[Richard Gere]]: Martin Vail *[[Laura Linney]]: Janet Venable *[[Edward Norton]]: Aaron Stampler *[[John Mahoney]]: John Shaughnessy *[[Frances McDormand]]: Dr. Molly Arrington *[[Alfre Woodard]]: Judge Miriam Shoat *[[Terry O'Quinn]]: Bud Yancy *[[Andre Braugher]]: Tommy Goodman *[[Steven Bauer]]: Joey Pinero *[[Joe Spano]]: Cap. Abel Stenner *[[Tony Plana]]: Martinez *[[Stanley Anderson]]: Arcivescovo Richard Rushman *[[Maura Tierney]]: Naomi Chance *[[Jon Seda]]: Alex |doppiatoriitaliani= *[[Mario Cordova]]: Martin Vail *[[Alessandra Cassioli]]: Janet Venable *[[Massimiliano Manfredi]]: Aaron Stampler *[[Vittorio Congia]]: John Shaughnessy *[[Vanna Busoni]]: Dr. Molly Arrington *[[Angela Citterich]]: Giudice Miriam Shoat *[[Piero Tiberi]]: Bud Yancy *[[Angelo Nicotra]]: Tommy Goodman *[[Gianluca Tusco]]: Joey Pinero *[[Fabio Boccanera]]: Alex }} '''''Schegge di paura''''', film statunitense del 1996, con [[Richard Gere]], [[Laura Linney]] ed [[Edward Norton]], regia di [[Gregory Hoblit]]. {{Tagline|In tribunale non è importante aver torto o ragione. È importante vincere. A qualunque costo.}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} '''Martin Vail''': Il primo giorno alla facoltà di legge il professore disse due cose. Una: d'ora in poi, quando vostra madre vi dice di amarvi, fatevelo mettere per iscritto. <br/> '''Jack''': E due? <br/> '''Martin Vail''': Due: se volete giustizia andate in un bordello, se volete farvi fottere andate in tribunale. Naomi! <br/> '''Jack''': Be', diciamo però che lei è sicuro che il suo cliente sia colpevole... <br/> '''Martin Vail''': No no, non cominciare nemmeno, guarda. Al nostro sistema giudiziario non gliele frega niente, figurati a me. Ogni imputato, a prescindere da chi è e che cosa ha fatto, ha diritto alla miglior difesa che il suo avvocato possa fornirgli. Punto. <br/> '''Jack''': Allora, come si mette con la verità? <br/> '''Martin Vail''': Verità? In che senso? Naomi! <br/> '''Naomi''': Arrivo! <br/> '''Jack''': Non so quanti modi ci siano di descriverla. <br/> '''Martin Vail''': Secondo te ce ne è uno solo? Aiutami. <br/> '''Naomi''': Sei in ritardo. <br/> '''Martin Vail''': Sì... <br/> '''Naomi''': Ecco qua. <br/> '''Martin Vail''': E qual è quello giusto? Ce ne è soltanto uno giusto. <br/> '''Naomi''': Dai Martin, sta' fermo. <br/> '''Martin Vail''': La mia versione della verità, quella che io creo nella mente di quelle dodici persone che formano la giuria. E se tu vuoi darle un altro nome, e cioè l'illusione della verità, be', sono affari tuoi. <br/> '''Naomi''': A posto. <br/> '''Martin Vail''': Sicura? <br/> '''Naomi''': Sicura. <br/> '''Martin Vail''': Jack, ti basta? Vuoi altro materiale? <br/> '''Jack''': Sì certo. <br/> '''Martin Vail''': Domani pomeriggio? <br/> '''Jack''': Sì. <br/> '''Martin Vail''': Allora ti chiamerà la mia segretaria. D'accordo. È roba da copertina, vero? <br/> '''Jack''': Certo. <br/> '''Martin Vail''': Ah, ecco. Ci vediamo. ==Frasi== {{cronologico}} *Come fanno ad uccidere un uomo che non dorme mai? ('''Joey Pinero''') *Lo sai cos'è che odio? Te lo dico subito: odio la solta tiritera "Quanto sono puttane gli avvocati difensori". Insomma, siamo noi i cattivi. E lo sai perché? Perché stiamo seduti accanto ai delinquenti e sembriamo delinquenti anche noi. E poi c'è la presunzione di colpevolezza. Presumono che noi sappiamo e che siamo complici. Invece uno non sa, non chiede, non gli interessa, uno fa il suo lavoro e basta. Non sono mica nostri amici, e che cavolo. Be', qualcuno magari si... ('''Martin Vail''') *"Nessuno può, per un lungo periodo di tempo, avere una faccia per se stesso e un'altra per le moltitudini, senza alla fine confondersi su quale possa essere la verità." ('''Bud Yancy''') *Perché giocare alla [[roulette]] quando puoi giocare con la vita della gente? ('''Martin Vail''') *Io ho fede nel concetto che una persona è innocente se non si prova il contrario. Credo in questo concetto perché ho scelto di credere alla bontà innata dell'uomo. Ho scelto di credere che non tutti i crimini sono commessi da persone cattive. E cerco di capire perché a volte ottime persone fanno delle azioni orribili. Sai, quando lavoravo per Shaughnessy ho fatto una cosa molto brutta, forse anche illegale. Facevo il procuratore allora e la cosa che ho fatto ha sconvolto tutte le mie convinzioni, e allora mi sono messo a fare l'avvocato difensore. E visto che sono tutti convinti che siamo comunque dei bugiardi, ho fatto a me stesso un piccolo giuramento, che ... che non avrei mai usato la menzogna per la mia vita pubblica. Tu prova a scriverlo e ti rovino sul serio... ('''Martin Vail''') *Hai fatto uno sbaglio? Ci hai detto che era stato "Il terzo uomo" e ora ce l'hai il tuo terzo uomo. E pure il quarto uomo, il quinto uomo... ('''Tommy Goodman''') *Ho fatto uno sbaglio, ma non avevo torto. ('''Martin Vail''') *A quello non gli serve un avvocato, gli serve un esorcista! ('''Tommy Goodman''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Martin Vail''': Avanti, non devi fare altro che girarti. <br/> '''Janet Venable''': Credevo ti piacesse di più così, almeno non devi guardare le persone. <br/> '''Martin Vail''': Umh... Perfida... Guardami. Perché noi due non andiamo a cercare un bar dove puoi fumare? <br/> '''Janet Venable''': Grazie per l'invito, ma le storie di una sera non mi allettano molto. <br/> '''Martin Vail''': Siamo stati insieme per mesi... <br/> '''Janet Venable''': È stata una storia di una sera, Martin. Solo che è durata sei mesi. *'''Jack''': Senta, perché si è dimesso dalla procura di stato? <br/> '''Martin Vail''': Non c'era futuro. Nessuno sbocco. O fai carriera politica o vai a fare il giudice. Perché fare l'arbitro se puoi giocare con la palla? *'''Jack''': C'è stato un momento durante il processo Pinero in cui ha detto a se stesso: "Li ho battuti" ? <br/> '''Martin Vail''': Il giorno che sento il caso. *'''Aaron''': N-non sono stato io, lei deve credermi...<br/> '''Martin Vail''': No, io non devo crederti, non mi interessa. Io sono il tuo avvocato; vale a dire che sono tua madre, tuo padre, il tuo migliore amico, il tuo confessore. Insomma, non devi parlare con nessuno tranne me d'ora in poi. Né con la polizia, né con la stampa, né con gli altri detenuti... con nessuno, senza il mio permesso. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Aaron''': Ah, avvocato Vail... <br/> '''Martin Vail''': Sì... <br/> '''Aaron''': Ah, può d-dire alla signora Venable che mi spiace? E che spero che il collo le-sia guarito. <br/> '''Martin Vail''': Certo. {{NDR|Sta per uscire ma si ferma e rientra in cella}} Scusa, come hai detto? <br/> '''Aaron''': Cosa? <br/> '''Martin Vail''': Hai detto che non ti ricordavi, che eri svenuto. Come fai a sapere del collo? <br/> '''Aaron''': Oh... {{NDR|Applaude}} Be', bravo il nostro... Martin. Io non avrei detto niente. Avevi un aria così felice poco fa che ho pensato: "mhhh, no..." A dirti la verità sono contento che tu abbia capito, perché crepavo dalla voglia di dirti tutto. Solo che non sapevo da che parte lo dire, ecco. Aaron o Roy, Roy o Aaron... e ti dirò un piccolo segreto, un segreto di quelli che restano fra cliente e avvocato, mi capisci, vero? Non fa niente da chi te la faccio dire, la storia è sempre la stessa. "Ho-ho dovuto ammazzarla-Linda, avvocato Vail". Quella puttana ha avuto quello che si meritava. Ma... a far a pezzi quel figlio di puttana di Rushman, quella è stata proprio un opera d'arte. <br/> '''Martin Vail''': Sei bravo, sei veramente bravo... <br/> '''Aaron''': Anche se mi sono fatto beccare... <br/> '''Martin Vail''': E così non c'è mai... mai stato nessun Roy? <br/> '''Aaron''': Oddio Martin, se è questo che credi, mi deludi molto, te lo dico sinceramente. Non c'è mai stato nessun Aaron, avvocato. {{NDR|Gli fa l'occhiolino, sbeffeggiando un suo tipico gesto}} Andiamo Martin, credevo che l'avessi capito in aula. Cazzo, quando mi hai messo sul banco dei testimoni, sei stato veramente il massimo. E quando mi hai detto "Dai, fai l'uomo!", allora ho capito esattamente quello che volevi da me. E ti ho assecondato, non è vero? {{NDR|Martin esce dalla cella}} <br/> '''Martin Vail''': Guardia! <br/> '''Aaron''': Ah, andiamo Martin, non fare così! Abbiamo vinto bello! Cazzo se abbiamo vinto. Siamo una gran coppia io e te. Non ce l'avrei mai fatta senza di te. Ah, adesso sei un po' incazzato perché... perché ti eri affezionato al povero Aaron, questo lo capisco, mah... Ah, l'amore è dolore Martin, che vuoi che ti dica. Ah, guarda che scherzo, eh, mica ti volevo offendere, avvocato. Che cosa volevi che facessi, scusa? Vedrai che alla fine mi ringrazierai, perché questa esperienza farà di te un vero duro, Martin Vail. Dammi retta, me ne intendo. ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Schegge di paura''}} [[Categoria:Film thriller]] 65wsg73lcz4bwvg6goa4lcrwiovq8bu Utente:Skekzilla 2 110782 1427083 1426913 2026-09-21T20:04:32Z Skekzilla 17056 1427083 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo = Odissea |titolo originale = The Odyssey |immagine = Odissea.png |didascalia = |lingua originale = Inglese |paese = Stati Uniti d'America, Regno Unito |anno uscita = 2026 |genere = epico, fantastico, avventura, azione |regista = [[Christopher Nolan]] |soggetto = dal poema ''[[Odissea]]'' di [[Omero]] |sceneggiatore = Christopher Nolan |produttore = [[Emma Thomas]], Christopher Nolan |produttore esecutivo = [[Thomas Hayslip]] |attori = * [[Matt Damon]]: [[Ulisse]] * [[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]: [[Telemaco]] * [[Anne Hathaway]]: [[Penelope]] * [[Robert Pattinson]]: [[Antinoo]] * [[Lupita Nyong'o]]: [[Elena (mitologia)|Elena di Troia]]; [[Clitennestra]] * [[Samantha Morton]]: [[Circe]] * [[John Leguizamo]]: [[Eumeo]] * [[Zendaya]]: [[Atena]] * [[Charlize Theron]]: [[Calipso]] * [[Jon Bernthal]]: [[Menelao]] * [[Himesh Patel]]: [[Euriloco]] * [[Bill Irwin]]: [[Polifemo]] * [[Elliot Page]]: [[Sinone]] * [[Benny Safdie]]: [[Agamennone]] |doppiatori italiani = * [[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Ulisse * [[Alex Polidori]]: Telemaco * [[Domitilla D'Amico]]: Penelope * [[Stefano Crescentini]]: Antinoo * [[Chiara Gioncardi]]: Elena di Troia; Clitennestra * [[Ilaria Stagni]]: Circe * [[Stefano Thermes]]: Eumeo * [[Lucrezia Marricchi]]: Atena * [[Claudia Catani]]: Calipso * [[Simone D'Andrea]]: Menelao * [[Gabriele Sabatini]]: Euriloco * [[Gabriele Patriarca (doppiatore)|Gabriele Patriarca]]: Sinone * [[Jacopo Venturiero]]: Agamennone |note= *Musiche: [[Ludwig Göransson]] }} '''''Odissea''''', film del 2026 sceneggiato, diretto e co-prodotto da [[Christopher Nolan]]. {{tagline|Sfida gli dei}} ==[[Incipit]]== {{incipit film}} <center>{{maiuscoletto|A time of apparent magic...}}</center> ==Frasi== {{cronologico}} *A face. A fleet. A war. A man. A thought. A trick. A trick to break the walls of Troy. And burn it screaming to the ground. ('''Bardo''') *[[Xenia (antica Grecia)|Zeus’s law]] tells us to treat strangers as we’d be treated because they might be Gods in disguise. I think we’ve established you’re not a God, Antinous. ('''Telemaco''') p. 7 *{{NDR|Su [[Eumeo]]}} My dad’s most loyal worker. He can’t see much any more... But that doesn’t stop him beating travelers to death in exchange for lies about my father. ('''Telemaco''') p. 9 *You don’t need eyes to hear a hasty combination. ('''Eumeo''') p. 9 *After years of war no one could stand between my men and home. Not even me. ('''Ulisse''') p. 32 *The Gods help those who help themselves. ('''Ulisse''') *I didn’t turn your men into anything! This is who they are. Look at them. Base. Disgusting, primal urges you value in battle. They’ve raped and pillaged across the world for you –- you think that’s against their nature? You think they only did those things because you ordered them to? A true commander thinks his men’s savagery is actually discipline. You don’t seem that deluded. But you sent them to me, here, on my own. A gang of filthy soldiers with empty bellies and hot blood. You thought they’d respect me and my home? Look at them. Know your own men. ('''Circe''') p. 67 *Don’t make my mistake. Don’t walk in the front door expecting garlands and praise. ('''Agamemnone''') p. 77 *Past the Sirens you choose between the whirlpool Charybdis and the monster Scylla. The whirlpool in the sea would take all your lives, the monster in the cliffs only six. But your determination to sacrifice no more lives kills all of them. ('''Tiresia''') p. 77 *Slaves have no choice but to be loyal to the future. This is a household waiting for a master, just as Ithaca’s a kingdom waiting for a king. ('''Antinoo''') p. 81 *He was always the smartest. The only one Agamemnon ever listened to. He should’ve listened harder. ('''Menelao''') p. 86 *You must give yourself to the storm, give yourself to Poseidon, take your punishment. Zeus won’t let him kill you. Give up the fight. Give up control. And live. It’s a leap of faith you’ve never yet made, Odysseus. ('''Calipso''') p. 102 *Beautiful, wise Penelope. Held hostage by the worst men. Soon to be forced into marriage. What can she do without even her son? ('''Eumeo''') p. 107 *Don’t look for Gods in men –- you’ll always be disappointed. ('''Ulisse''') p. 115 *The clearest view of a person is from below. ('''Ulisse''') p. 116 *For years, while my husband’s been gone, you’ve commandeered this palace for your feasting. Your excuse was that you wanted to win my hand in marriage. As I’ve listened to you party and fight, corrupt my servants and disrespect my home, I’ve wanted nothing more than for Odysseus to return and see all this for himself. But last night I realized that if he’s not here now... he never will be. So I stand ready to marry anyone here who can string this hunting bow and shoot an arrow through those twelve axes. Step up and show me who you are. ('''Penelope''') p. 136 *My Queen’s made her point. We can’t replace Odysseus. Some of us have always known that. Some of us would’ve followed that great man to Troy, if he’d let us. But he never came back, so choose the best of us here. Who’ve all failed your test. ('''Antinoo''') p. 138 *When you see Sinon in Hades... Tell him I’ll head west to honour my men. And that I gave you back your shame. ('''Ulisse''') p. 144 *We broke the fragile bonds between men. And for centuries of darkness to follow, the stories of Troy will only be sung. ('''Ulisse''') p. 144 ==Dialoghi== {{cronologico}} [[File:OdysseyPremiereHorse-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Replica del cavallo di Troia utilizzato nel film]] *'''Troiano n. 1''': {{NDR|Sul [[cavallo di Troia]]}} What does it mean?<br/>'''Sinone''': A gift. For Athena.<br/>'''Troiano n. 2''': Common Gods. Respect their offering. Save it from the waves. Take it to Athena’s temple. The war’s over. *'''Penelope''': I don’t want Odysseus’s song. I want Odysseus.<br/>'''Telemaco''': Then why do you entertain suitors in his house? Night after night?<br/>'''Penelope''': In this world a man does what he chooses. I do what I can.<br/>'''Telemaco''': I’m a man, now, Mom.<br/>'''Penelope''': So throw them out. Break Zeus’s law, and see what they do to you if you give them that excuse. I’ve already lost a husband, I don’t want to lose a son.<br/>'''Telemaco''': Dad’s coming back.<br/>'''Penelope''': Then where is he? Eight years since Troy fell. Almost twenty since he left us. Where is he? *'''Antinoo''': Odysseus is dead.<br/>'''Telemaco''': What do you know about my dad?<br/>'''Antinoo''': I know he kept stringy cattle and bad wine.<br/>'''Telemaco''': You had the best of it the first two seasons.<br/>'''Antinoo''': And I know he never came home.<br/>'''Telemaco''': Not yet.<br/>'''Antinoo''': Pining for a daddy you didn’t even know like some sniveling bastard.<br/>'''Telemaco''': None of us can really know who our fathers are. Not even you. So don’t claim to know mine. *'''Eumeo''': Why do you always pluck your bow?<br/>'''Ulisse''': To test the tension. [...]<br/>'''Eumeo''': To warn your prey?<br/>'''Ulisse''': To fight with honour.<br/>'''Eumeo''': You weren’t fighting. You were hunting.<br/>'''Ulisse''': Hunting’s just fighting by stealth.<br/>'''Eumeo''': Clever. But your cleverness will get you in trouble. *'''Eumeo''': You can’t win with a perfect defence. Draw the attack.<br/>'''Telemaco''': How?<br/>'''Eumeo''': Hesitation. Open your belly to your opponent’s blade. Their attack becomes your chance.<br/>'''Telemaco''': Did you teach my father that?<br/>'''Eumeo''': No, he taught me. He said you’re not always going to be the strongest or the fastest. So be the smartest. *'''Telemaco''': Eumaeus, is he ever coming back?<br/>'''Eumeo''': Argus thinks so. I’ve never known a dog reach twenty... *'''Penelope''': The Elders decreed that when I finish your grandfather’s burial shroud it’ll be time to remarry.<br/>'''Telemaco''': Why?<br/>'''Penelope''': Ithaca’s been without a king for too long. They want security.<br/>'''Telemaco''': From what?<br/>'''Penelope''': The people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Travellers’ tales.<br/>'''Penelope''': All we know of the world is travellers’ tales! That’s how we heard Troy had fallen. Now they all tell stories of attacks by people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Who are?<br/>'''Penelope''': Nobody knows. But the Elders want Ithaca to be prepared.<br/>'''Telemaco''': Prepared? We’re part of the greatest civilization ever known.<br/>'''Penelope''': Look at this great house. Stones as old as knowledge. At the mercy of some greedy unwanted guests. Half the servants answer to them now. The structure’s nothing without people’s respect for its meaning.<br/>'''Telemaco''': Zeus’s law.<br/>'''Penelope''': Treat others as you’d be treated. When they abuse it, they destroy everything. [[File:OdysseyPremiereSoldier2-byPhilipRomano.jpg|thumb|Attore vestito da soldato troiano, come rappresentato nel film]] *'''Ulisse''': Agamemnon is our king. The Trojans took his brother’s wife.<br/>'''Penelope''': Or she ran away with them.<br/>'''Ulisse''': Either way, the Trojans will never give Helen up. And the walls of Troy are said to be impregnable. We’ll sit outside that great city trying to draw them into battle. As years go by, and Telemachus grows, and you learn life without me.<br/>'''Penelope''': Don’t. I’ll raise our boy and manage our kingdom until you return. Menelaus will give up on Helen.<br/>'''Ulisse''': This is Agamemnon’s excuse to break Troy’s control of the trading routes. He won’t let it pass. Ever.<br/>'''Penelope''': What if you refuse?<br/>'''Ulisse''': He’ll take our son.<br/>'''Penelope''': He would never -- !<br/>'''Ulisse''': He sacrificed his own daughter for favourable winds.<br/>'''Penelope''': Why would the Gods want his daughter’s life?<br/>'''Ulisse''': The power of a sacrifice is in the cost to the person making it. *'''Ulisse''': Promise me. If I’m not back by the time Telemachus comes of age –- promise you’ll take another husband. Enough sacrifices. Promise me.<br/>'''Penelope''': Love isn’t a sacrifice.<br/>'''Ulisse''': Of course it is. And I don’t want you to make it.<br/>'''Penelope''': That’s not up to you.<br/>'''Ulisse''': Promise me.<br/>'''Penelope''': No. Promise me you’ll come back.<br/>'''Ulisse''': What if I can’t?<br/>'''Penelope''': Then your memory won’t be making my decisions. Take my pin. Wear it. Always. Athena will bring you back.<br/>'''Ulisse''': I’m not sure it suits me.<br/>'''Penelope''': When travellers claim to have seen you, I’ll ask them what you were wearing... And I’ll know if they’re lying. *'''Telemaco''': You don’t want me to claim the throne myself. You want to keep me in my place. So you can stay Queen of Ithaca.<br/>'''Penelope''': I’ve had enough of being Queen of Ithaca without my King.<br/>'''Telemaco''': Without your king... or without a king?<br/>'''Penelope''': And you think you’re ready to take your father’s place. You’re a child. *'''Telemaco''': That’s my father’s dog! He’s only living to see Odysseus return.<br/>'''Antinoo''': Fine. I’ll put him on the dung heap out front so he can greet his master a little sooner. *'''Mentore''': Where are we going?<br/>'''Telemaco''': To find my dad. He’s alive. I feel it in the wind, in the waves... he’s out there somewhere. Wandering. Injured. Imprisoned, I don’t know... but alive. *'''Ulisse''': Why can’t Gods speak in ways we understand?<br/>'''Atena''': Who doesn’t understand thunder? Or fire? A child’s smile? Or a good harvest?<br/>'''Ulisse''': But you hide yourselves from us. *'''Calipso''': What we have here can last forever.<br/>'''Ulisse''': Forever is for Gods. Are you a God?<br/>'''Calipso''': Would you stay if I were?<br/>'''Ulisse''': No.<br/>'''Calipso''': You want to remember. But what if remembering destroys your happiness?<br/>'''Ulisse''': Then it wasn’t real. Or earned. *'''Euriloco''': We should leave. We’ve brought nothing to trade with.<br/>'''Ulisse''': Zeus’s law.<br/>'''Euriloco''': I don’t know if whoever lives here’s heard of Zeus’s law. Or Zeus, for that matter.<br/>'''Ulisse''': Everyone knows Zeus’s law. *'''Anchialo''': What about his body?<br>'''Ulisse''': What about it?<br>'''Anchialo''': We just leave him here to rot? As food for that thing?<br>'''Femio''': We honour our dead, Odysseus.<br>'''Ulisse''': He died helping us escape. Honour him by escaping. *'''Polifemo''': MMMMPOSEIDON, FFFATHER, THEY BBBBBBBBLINDED ME. VVVENGEANCE, FFATHER. VVVVVENGEANCE... FOR PPPPPPPAIN...<br>'''Polite''': It can talk. Why didn’t it talk before?<br>'''Ulisse''': Do you talk to ants?<br>'''Polite''': Should we reason with it?<br>'''Ulisse''': I think that time has passed. *'''Ulisse''': We lost good soldiers to that beast.<br>'''Pelimede''': That beast was Poseidon’s son.<br>'''Euriloco''': What?<br>'''Perimede''': When we put its eye out... I heard it cry his name.<br>'''Ulisse''': That thing was a monster.<br>'''Polite''': I heard it, too.<br>'''Euriloco''': Now the sea’s against us.<br>'''Polite''': And the wind.<br>'''Euriloco''': How do we get home with Poseidon against us?<br>'''Ulisse''': You can’t live by omens and sacrifices. *'''Telemaco''': I don’t know how to speak to a king.<br>'''Mentore''': You’ll do fine. Keep your mouth shut. Never ask unless you’re asked to ask. *'''Menelao''': I’m Menelaus, brother of Agamemnon. Husband of Helen. Perhaps you’ve heard of Helen? The face that launched a thousand ships. Now maybe just five hundred. A lot of good men left on the battlefields of Troy for this face.<br>'''Elena''': And your brother’s ambition. [...]<br>'''Menelao''': Ajax, Patrochlus... Achilles... all left under Trojan sand. But I don’t miss any of them as much as I miss one particular warrior. The smartest of us all. Ten years we rotted on that beach. Deadlocked. Fighting amongst ourselves. Until one man saw a way. Odysseus. You’ve heard the story of the Horse? But have you heard it from the inside... ? We were in there for days... We’d squeezed in there before our ships even left... we lay silent in our own piss and shit. During the first two tides some drowned. Odysseus knew that not even Sinon, the soldier left behind, could know we were inside. [...] Odysseus kept us calm. Even as our dead began to smell. [...] But you know the rest. *'''Menelao''': The Gods gave us our righteous victory...<br>'''Elena''': Righteous?<br>'''Menelao''': Our righteous victory, but didn’t bless our voyages. It took me years to get home. And many didn’t.<br>'''Elena''': Some did and wished they hadn’t. *'''Circe''': You like my meat?<br>'''Euriloco''': Why –- do –- have –- so –- much –-?<br>'''Circe''': You never know when strangers will come. [...] Men. With their appetites. Too much is never enough. *'''Circe''': You’re questioning me? You? A traveller who’s clearly starving, but hasn’t touched the food in front of him. Who claims to be a sailor but wears a Greek warrior’s armour. Who breaks Zeus’s law by bringing a dagger into his hostess’s house.<br>'''Ulisse''': You’ve got sharp eyes.<br>'''Circe''': Sharpened by the Gods.<br>'''Ulisse''': They grant you insights?<br>'''Circe''': Truths. Sometimes. *'''Ulisse''': Nobody sails into hell and comes back.<br>'''Circe''': You will. *'''Circe''': Your men don’t want you to defy the Gods. But the Gods say only you make it home.<br>'''Ulisse''': Then I defy the Gods. *'''Sinone''': You didn’t trust me with the truth? After all those years? I was a boy when I came with you to Troy. You knew I’d die for you.<br>'''Ulisse''': Dying men tell the truth. I needed you to believe.<br>'''Sinone''': I died for your lie on that beach.<br>'''Ulisse''': I know. I was there with you. I heard you repeat my lie with your dying breath. Winning us the war. I was right there. Inches from you. Smelling your blood.<br>'''Sinone''': What comfort could that give me? Not knowing you were inside that Horse until the dead told me.<br>'''Ulisse''': Which dead?<br>'''Sinone''': A lot of veterans of your campaigns walk these shores. The dead meet to lament the living and greet the newly dead. My father was the first Shade to find me.<br>'''Ulisse''': To comfort you?<br>'''Sinone''': Shades don’t comfort. They want word of the living who wronged them. *'''Ulisse''': How are you here? We won the war, you headed for home.<br/>'''Agamemnone''': Odysseus. Most brilliant of all my generals. You would never be snared as I was.<br/>'''Ulisse''': Were you cast adrift like us?<br/>'''Agamemnone''': No. My misfortune was to make it home, to be welcomed by my beautiful wife, bathed, anointed, made soft. To learn the hardest lesson. I’d left poison in her heart years before... The good part of her heart had gone to another. Leaving me the blackened, rotten remains... *'''Penelope''': Why would you want to marry someone who loves somebody else?<br/>'''Antinoo''': Your loyalty to Odysseus is one of your finest qualities. I love you. I want you to choose me, and end all this. Don’t tell me you’re not tired. The waiting, the uncertainty. You’ve done your duty year after year after year. It’s time to think of yourself. It’s time to live again... it’s what Odysseus would’ve wanted. I’ll take care of all your needs, my Queen.<br/>'''Penelope''': And my son?<br/>'''Antinoo''': The throne is his. He’s the heir. Unless we have a child of our own. *'''Menelao''': It’s a bad time for an empty throne. You’ve heard stories of the people from the sea?<br>'''Telemaco''': Have you been raided?<br>'''Menelao''': Not yet. But the attacks seem to be getting closer. Sparta’s ready. How will Ithaca raise an army to defend itself?<br>'''Telemaco''': Someone has to take the throne.<br>'''Menelao''': Then the battle’s there, not here. You’ve run away from the problem. And you’ve left your mother at the mercy of those suitors.<br>'''Telemaco''': Should I hire mercenaries? Go back and kill them all?<br>'''Menelao''': Murder the rich and powerful guests in your house? You’d be exiled.<br>'''Telemaco''': What, then?<br>'''Menelao''': You have to evict them without violating Zeus’s law. *'''Ulisse''': Tie me to the mast.<br>'''Euriloco''': Why?<br>'''Ulisse''': I want to hear the Sirens’ song.<br>'''Euriloco''': This is a bad idea. No one’s heard the song and lived.<br>'''Ulisse''': That’s why it’s a good idea –- I’ll be the first. *'''Euriloco''': What was the Sirens’ song?<br>'''Ulisse''': All the things you’d want it to be. Then all things you wish you never wished for. It was the delicious itch you go to scratch, but find it’s under the skin, and can’t be reached. So the delicious itch becomes unbearable. It told you what you most want is what you most can’t have, and what you most can’t have is what you already had and lost. It was the song of all the promises I’ve failed to keep and it told me I don’t really want to go home. *'''Ulisse''': Your Gods don’t speak in ways we understand!<br>'''Atena''': Who doesn’t understand pain?! Or blood?! Or death?! When you watch your men die do you see chance? Or do you see consequence?<br>'''Ulisse''': I see consequence. I see my failure.<br>'''Atena''': What if their deaths aren’t your failing but theirs?<br>'''Ulisse''': I lead them. I led them here.<br>'''Atena''': And who led you? Why do you put yourself above the Gods? Why do you claim responsibility? Why don’t you want to go home? *'''Calipso''': I rebuilt your body. But I couldn’t bring myself to rebuild your mind. And you’ve been happy. But your heart was always elsewhere, your mind was bound to follow eventually.<br>'''Ulisse''': How could you?<br>'''Calipso''': The lotus clouds the mind and saps the will – but it doesn’t change who you are. You weren’t ready to go home, for whatever reason.<br>'''Ulisse''': I am now. *'''Ulisse''': What’s happened to Ithaca?<br>'''Eumeo''': Darkness. Zeus’s law smashed to pieces. A kingdom without a king since my master died. *'''Eumeo''': Why are you helping?<br>'''Ulisse''': If I tell you, don’t be angry. I served under Odysseus at Troy.<br>'''Eumeo''': Really?<br>'''Ulisse''': Yes. He was a harsh taskmaster.<br>'''Eumeo''': But fair. And worthy of following.<br>'''Ulisse''': You loved him.<br>'''Eumeo''': Like a son.<br>'''Ulisse''': Well, he is not dead.<br>'''Eumeo''': Is he coming home?<br>'''Ulisse''': Soon.<br>'''Eumeo''': Bringing vengeance?<br>'''Ulisse''': Bringing it all. *'''Telemaco''': Everybody in Sparta’s talking about a coming catastrophe, an age of darkness brought on by people from the sea violating Zeus’s law.<br>'''Penelope''': So the stories are true. Our civilization is collapsing. *'''Penelope''': Telemachus, you think if I remarry life goes back to the way it was? That world is gone, and in this one they’re not giving up power to you. Or Odysseus. If he returned he’d have to kill them. Like you will.<br>'''Telemaco''': If I kill the Suitors their families will demand revenge – I’ll be exiled. And without me the throne will be lost.<br>'''Penelope''': Because only a man can sit on it. ‘Empty throne’ –- I’ve been sitting on that empty throne for twenty years. My knowledge, my years of experience -– that’s all nothing compared with the bristles on your chin.<br>'''Telemaco''': Do you want peace, or do you want revenge?<br>'''Penelope''': I want Odysseus. *'''Telemaco''': You’re Odysseus. You’re my father.<br>'''Ulisse''': I’m a beggar, and you... you’re the worthy, beautiful son of Odysseus, of whom, when you do finally meet, he will be so proud. *'''Antinoo''': You don’t have enough guests, so you have to invite some filthy old plate licker to dinner?<br>'''Telemaco''': What’s one more beggar at this feast? *'''Antinoo''': Where did you get this?!<br>'''Ulisse''': Where you’ll soon be.<br>'''Antinoo''': Where’s that?<br>'''Ulisse''': Hades. *'''Penelope''': You know of Odysseus, my husband?<br>'''Ulisse''': Of course.<br>'''Penelope''': From the songs?<br>'''Ulisse''': I was at Troy, ma’am.<br>'''Penelope''': Then the songs probably seem silly.<br>'''Ulisse''': They make me cry.<br>'''Penelope''': Why?<br>'''Ulisse''': For what was lost.<br>'''Penelope''': The lives?<br>'''Ulisse''': And the years. Everything. *'''Penelope''': The Odysseus I knew would’ve found or fought his way back to me no matter what.<br>'''Ulisse''': What if the Odysseus you knew lost his way? What if, one night in a strange city, he saw things that made him think the home he knew couldn’t possibly be there any more? What if when he left the belly of the Horse. And opened the gates of Troy. He saw ten years of rage pour into that city in one night. We left them a gift. An offering of peace that they took into their home. We violated all that’s ever sacred between people. And turned a fight into a hunt. To burn the walls of Troy was to burn the world entire. Including his home. What if he knew, that very night...? As he walked through fires of anarchy and pain. And in the days of sweaty celebrations to follow. What if he knew exactly what he’d done?<br>'''Penelope''': What all of you had done.<br>'''Ulisse''': One man’s idea. One man’s trick to break Zeus’s law forever. We lived in a world of palaces and trade and language... blind to its beauty until we broke it.<br>'''Penelope''': You are the people from the sea..<br>'''Ulisse''': The breaking of Zeus’s law is spreading like cancer. Our [[Collasso dell'Età del Bronzo|age of bronze is collapsing]]. And maybe he couldn’t bear to see the ruins of what he’d done, anywhere. Least of all his home. *'''Antinoo''': The trial’s over.<br>'''Ulisse''': I want to try.<br>'''Leode''': Give it a rest, old man.<br>'''Antinoo''': I told you to get him out of here.<br>'''Eumeo''': He has the right to try.<br>'''Telemaco''': If you won’t, he may as well.<br>'''Antinoo''': You’re making a mockery of your mother’s wishes.<br>'''Telemaco''': My mother’s wishes are for you all to burn. ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Penelope''': {{NDR|Sul [[collasso dell'Età del Bronzo]]}} Why will the stories only be sung?<br>'''Ulisse''': Because songs will be all they have to remember those of us who could write.<br>'''Penelope''': Civilization will rise again.<br>'''Ulisse''': A new dawn will break over the darkened world. And our mistakes will once again be forgotten. ==Citazioni su ''[[Odissea (film)|Odissea]]''== *Più che limitarmi a guardare lo schermo, mi sono sentito come se fossi lì dall'inizio alla fine. È stato più che guardare, è stato un'esperienza vissuta in prima persona. [...] Per me, è stata un'Odissea diversa da qualsiasi altra avessi mai vissuto. Nonostante l'enorme schermo in formato 1.43:1, la fotografia di Christopher Nolan e Hoyte van Hoytema ci porta incredibilmente vicini ai volti degli attori. Grazie a una profondità di campo eccezionalmente ridotta e a eleganti inquadrature con messa a fuoco a strappo che spostano la nostra attenzione sui minimi dettagli, seguono incessantemente l'angoscia e il destino dei personaggi. Il cast offre interpretazioni così potenti da reggere l'intera, straordinaria risoluzione. Anche la narrazione tipica di Nolan, con le sue linee temporali meticolosamente intrecciate, è ben presente. Insieme, questi elementi elevano uno dei kolossal classici più famosi al mondo in un dramma umano intimo e profondo. È stato magnifico. ([[Hideo Kojima]]) *Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno. Ma è un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film. ([[Matteo Renzi]]) *Il mio personaggio è un po' come [[James Woods]] in ''[[Casinò (film)|Casino]]''. È stato quello a ispirarmi [...]. Ho pensato che sarebbe stato divertente vederlo a Itaca. È un tipo un po' squallido. Durante le prove costume continuavo a dire: "Voglio davvero delle mutande leopardate". Volevo che spuntassero dalla gonna, con un po’ di pelliccia scintillante. ([[Robert Pattinson]]) *Il tema centrale de ''L'Odissea'' è che Penelope non riesce a decidersi tra i due uomini e io cerco di aiutarla a prendere una decisione. Le dico: "Va bene così. È morto, rassegnati". ([[Robert Pattinson]]) *La maggior parte dei registi/creatori cerca solo di fare il proprio meglio – sembra strano che questo regista abbia attirato critiche così rabbiose, si penserebbe che abbia bombardato una scuola femminile o deregolamentato l'Epa con l'intenzione di ucciderci tutti. ([[Joyce Carol Oates]]) *La traduzione più elegante dell'Odissea è quella di Daniel Mendelsohn; è "poetica" ogni parola scelta con cura, precisione; è bellissima, melodica ma se quella traduzione fosse stata usata nel film di Nolan le accuse non sarebbero che la lingua è banale o noiosa ma piuttosto che la lingua è troppo elevata, "poetica". Non penso che il film di Nolan sarà considerato un grande classico ma davvero, sembra che qualunque cosa Nolan abbia fatto, deluderebbe orde di persone. ([[Joyce Carol Oates]]) *Molti conservatori che vedranno questo film la penseranno allo stesso modo. Va bene. Ma non capisco. Perché andare a vedere il film? Se non volete vederlo, non andateci. Perché vi interessa chi c'è nel cast? [...] Non capisco quest'idea che se a noi non piace, allora tutti debbano odiarlo solo perché lo odiamo per questo motivo. Non ti piace Elliot Page? Non andare a vedere quel dannato film. Non farlo. Staremo bene anche se non lo vedi. ([[Whoopi Goldberg]]) *Operazioni cinematografiche come queste vanno accolte con favore perché stimolano la voglia di indagare sulle origini e suscitano rinnovata curiosità per quel mondo, i suoi eroi, i suoi miti. Non a caso proprio in occasione dell'uscita del film si è avuta un'impennata nell'acquisto dell'Odissea formato audiolibro specialmente da parte dei più giovani. Andando oltre ogni tipo di sterile polemica, del resto scontata quando un classico viene adattato al cinema, sostengo la bontà di progetti simili e dico a chi storce il naso che il suo è un organo di senso dal fiuto molto limitato. ([[Umberto Broccoli]]) *Quando [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] fece ''[[Il trono di sangue|Trono di sangue]]'', ovvero la sua versione del ''Macbeth'', qualcuno gli disse: non lo deve fare perché il ''Macbeth'' è solo scozzese? No. Ci siamo appena detti che Omero è universale. Allora, un artista, perché in genere nel cinema non ci sono artisti, ci sono bravissimi artigiani e qualche artista ogni tanto, e io credo che Nolan, nel suo modo, sia un artista, ha voluto dare la sua versione, la sua interpretazione di Omero. Per quello che riguarda la dea o Elena, a lui interessava portare sullo schermo qualcuno che abbia caratteristiche psicologiche di un certo tipo. Il fatto che sia nera invece che bianca mi sembra irrilevante. Uno, perché i neri esistevano in Africa e nel mondo mediterraneo ai tempi di Omero, e Omero ne parla. Il messaggero preferito di Odisseo nell'Odissea è descritto come un nero, con i capelli cotonati come la lana. Qualcuno del resto può dire a me: tu hai tolto gli dei. Allora è più sbagliato prendere una decisione come la mia, raccontare una parte dell'Odissea senza dei, oppure parlare con gli dei ma rappresentarli con attori diversi da come noi ce li immaginiamo? Sono letture diverse, dialoghi diversi. Secondo me, entrambi validi. L'importante è trattare il testo con serietà. ([[Uberto Pasolini]]) *Questo Nolan sta cominciando a diventarmi simpatico.<br>I travasi di bile che ha causato a quella banda di falliti che imbratta i quotidiani della destra italiana sono impagabili.<br>Nolan, intanto, conta i suoi capitalistici dinderi mentre i falliti straparlano del suo comunismo spingendo gli illeterati beoti che li seguono ad arricchirlo!<br>Esilarante. ([[Michele Boldrin]]) *Ricordo di aver camminato su quella spiaggia per mezz'ora, e vedevo solo soldati greci, soldati greci, barche greche, soldati greci, la guerra di Troia, barche greche, soldati greci per... Non so se sto esagerando, ma mi sono sembrati chilometri [...]. Ho chiesto all'assistente di produzione: "Dov'è la troupe? Non ho visto traccia di un set cinematografico. Mi ricorda più una rievocazione storica che un set cinematografico". ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]) *Sfida gli dei<ref>Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.thinkmovies.it/odissea-la-universal-svela-il-primo-poster-e-la-data-di-uscita-italiani-del-film-di-christopher-nolan/ Odissea: la Universal svela il primo poster e la data di uscita italiani del film di Christopher Nolan]'', 2 luglio 2025</ref> *Telemaco è una figura in cui identificarsi. Vive dinamiche difficili, quasi di bullismo all'interno della sua stessa famiglia, e penso che molti spettatori si rivedranno in lui. ([[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]) ===[[Alberto Angela]]=== {{cronologico}} *C'è un'espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l'Odissea, conoscono Omero e l'Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un'opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l'Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi. *Ho intervistato Christopher Nolan e Matt Damon per parlare della loro Odissea e sono uscito da quell'incontro con una convinzione che voglio condividere con i lettori: il vero protagonista di questo successo, prima ancora del regista o degli attori, è Omero stesso, riscoperto oggi grazie soprattutto ai giovani. E Nolan è stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo, scritto nell'VIII secolo a.c., fondante della cultura mediterranea, in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani. *All'inizio nell'Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L'idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell'ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci. *Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera. Parlando con Nolan ho capito anche la logica del cast: scegliere attori già riconoscibili per rendere subito comprensibili i personaggi, anche ai giovani che magari non conoscono a memoria l'epica omerica. *Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi. *Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: ''[[Cleopatra (film 1963)|Cleopatra]]'', ''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'', ''[[Il gladiatore|Il Gladiatore]]''. Eppure questo immenso giacimento di storie resta spesso ai margini, lontano dai radar dei più giovani. Arriva Nolan, racconta Omero, ed ecco il risultato: un successo che sta battendo ogni record al box office, trainato in gran parte da un pubblico giovane che ha ritrovato in Ulisse la propria storia. Noi che viviamo in Italia, e che raccontiamo spesso queste storie immortali ai giovani, per fortuna lo sappiamo bene. ===[[Corrado Augias]]=== *Abbiamo distrutto una cultura, dice Ulisse, e non dovevamo farlo. Abbiamo peccato contro gli dèi e contro le leggi della civiltà. Non credo che, in un'opera d'arte, ci sia condanna più esplicita dell'attuale politica estera americana cieca, aggressiva e rabbiosa. *Letto in filigrana, il film di Chris Nolan contiene insomma numerosi, trasparenti riferimenti all'attualità americana e mondiale (ci sono anche da noi le tentazioni di violenza vendicatrice). Ecco perché questa ''Odissea'' si conferma lontana dal poema omerico, trovando la sua vera forza in un atto d'accusa contro la cultura [[Make America Great Again|Maga]] e il forsennato presidente che la incarna. Lontano da Omero, vicino, molto vicino, a noi. *Nolan [...] non è solo un regista di "blockbuster" come dicono gli americani ovvero autore di prodotti di grandissima popolarità in grado di sbancare i botteghini. Basta pensare a ''Oppenheimer''. Nolan nasconde sempre molti significati nei suoi film, lo fa anche in questa ''Odissea''. ===[[Cristina Battocletti]]=== *Da ''[[Il cavaliere oscuro]]'', passando per ''[[Interstellar]]'' o ''[[Inception]]'', Nolan ha sempre radicato le sue storie nella realtà e con l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ha messo sé stesso e la troupe in una condizione di fatica fisica che potesse emulare il nostos di Ulisse e ha creato, dopo i tentennamenti del 3D, l'esperienza immersiva più forte di sempre, con una profondità e dettaglio mai sperimentati prima. Spingendo la tecnica cinematografica un poco più in là, ha fatto un regalo al cinema e ai registi di domani, perché le sale Imax sono meno di mille nel mondo e in Italia solo tre (Orio al Serio, Sesto San Giovanni e Roma) e non del tutto adatte al formato dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Chi scrive l'ha vista in un cinema "normale", ma, anche senza Imax, si è calata con Ulisse dal cavallo con cui ha ingannato i troiani, ha sentito il terrore davanti al corpo latteo del Ciclope, si è riempita di stupore sotto la neve sull'isola dei terribili lestrigoni, è inorridita all'allungamento delle ossa con cui Circe ha trasformato i soldati in animali, ha subito le dita di Scilla, mentre prelevavano nel mucchio le vittime, senza alcun criterio, secondo l'ingiustizia del fato che piomba nella nostra quotidianità appena apriamo certe pagine di cronaca. Ha provato la nausea nel mare in tempesta, avvertendo il freddo dell'acqua sulla pelle, ha sentito il rimorso degli errori passati, quando Tiresia è emerso dalla sabbia e ha scatenato la rabbia dei compagni morti per le strategie dell'egotico comandante. *Inutile il dibattito sulle armature rispetto all'epoca, i peplum d'antan si sono ispirati per costumi e scenografie all'arte romantica e la spina dorsale esposta sul retro dell'elmo di Agamennone è un sublime simbolo di fragilità. Le spiagge in cui approda Ulisse sono fredde come quelle di Dunkirk, una metafora delle carneficine di guerra, impossibile non pensare alla Normandia, all'Ucraina, a Gaza, al Sudan, all'Iran e a tutte le altre guerre in corso. Il mare è nero, salvo rarissime inquadrature, la Grecia è buia, la furbizia di Ulisse non è benemerita: non vince con onore, infrange la legge della Xenia, una mossa lesiva anche sul piano economico perché per i greci l'ospitalità era un modo per oliare e far fiorire le rotte commerciali. La via della diplomazia è abdicata in favore della guerra, il logos calpestato: lo sa Polifemo, cui non è stata data la possibilità di essere ascoltato. Gli esseri umani sono per lo più avidi, narcisi e imbroglioni e le donne non sono migliori, nemmeno la bravissima Anne Hathaway (Penelope), che tratta Tom Holland (Telemaco), come un poppante, mentre un ventenne nell'età del Bronzo era più che adulto. *Nolan ha tolto i canti i cui protagonisti sono dativi e positivi per lasciare spazio a una civiltà senza speranza, come ci appare ora la nostra. *Nolan non pensa solo agli intrighi, porta anche doni: riempie i cinema a luglio e fa discutere la gente di una guerra iniziata tremila anni fa, dimenticando le nuove diramazioni di oggi. Ma, soprattutto, il regista con l'Odissea porta avanti una tecnologia che permette di vivere un'esperienza nuova e offre una chance alle sale di uscire dalla palude di ancelle delle piattaforme. ===[[Peter Bradshaw]]=== {{cronologico}} *Racconta il dolore generazionale legato al disturbo da stress post-traumatico (PTSD): molti soldati fanno fisicamente ritorno a casa in tempi brevi dopo la guerra, ma ritrovare il proprio equilibrio emotivo o spirituale di un tempo può richiedere anni o decenni, se non rivelarsi addirittura impossibile. Questa odissea invisibile di angoscia è costellata di flashback, allucinazioni e scontri con le divinità arbitrarie del disagio; nel frattempo, coniugi e figli restano bloccati, incapaci di andare avanti con le proprie vite. *È un film caratterizzato da ambizione travolgente, audacia, serietà, generosità e stile. Certo, nei dialoghi non mancano tratti un po' grossolani, ma anche questi sono resi con vigore e impeto. Offre paesaggi di solitudine di dimensioni imponenti – da visione IMAX – capaci di togliere il fiato, immortalati dal direttore della fotografia Hoyte van Hoytema (il quale, per inciso, evita le tonalità cromatiche convenzionali solitamente associate al mare), oltre a sequenze di battaglia e combattimenti frenetici, scanditi dal ritmo pulsante e vibrante dei tamburi. *Il punto è che la guerra, i suoi presunti obiettivi, il suo celebrato successo strategico e il suo esito ipotizzato sono tutti irrilevanti rispetto al lungo, bizzarro caos del dopoguerra – quell'enorme effetto tossico che segue la causa ormai dimenticata, avvilente quanto una ritirata che fa seguito a una catastrofe. *Il risultato è un miraggio gigantesco e scintillante, una misteriosa visione di tre ore fatta di episodi folli che non offre saggezza né appagamento, ma solo la cupa determinazione a proseguire la lotta, a dare un senso a vite distrutte, a tornare sul campo di battaglia bruciato della perdita. ===[[Matt Damon]]=== [[File:MattDamon-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Matt Damon alla ''première'' del film a New York City]] *[[Bill Irwin|Bill]] faceva le voci e i rumori {{NDR|del ciclope}} ed è stato con noi per tutto il tempo. All'ingresso della grotta c'era un ronzio. E lo si può sentire nel film, perché c'erano migliaia di api proprio all'imboccatura della grotta. Bisognava attraversare questa cortina di api per entrare. *Dal canto mio posso dire, senza esagerare, che è stata l'esperienza migliore della mia carriera: quando ho visto quel cavallo di legno gigante sulla spiaggia ho pensato: "Cavolo". È stato semplicemente fantastico. *È successa una cosa curiosa: tutte quelle situazioni che, in un altro momento della mia vita, avrei trovato difficili... non lo erano più. Anzi, erano diventate divertenti. Per esempio, essere bagnato fradicio e avere freddo non era una sofferenza. Era qualcosa che mi sentivo fortunato ad avere la possibilità vivere. Mi sembrava temporaneo, e allo stesso tempo un dono. È stato molto strano. Non avevo mai provato niente del genere. Ecco perché sembro un po' un cristiano rinato. È una sensazione che desideravo da tempo, e finalmente ho provato. *Non si fanno più film come questo. Riuscire a farlo senza green screen, come avrebbe fatto David Lean, il regista di ''Lawrence d'Arabia'' o ''Il dottor Živago''... non conosco nessuno, a parte Nolan, che ci stia nemmeno provando. *Non sono molti gli attori over 50 che recitano in film epici di questo genere. Ho affrontato questo progetto come se fosse l'ultimo film che avrei mai girato. *Ogni giorno sul set sembrava più una spedizione scientifica che un giorno di riprese [...]: Sei in mezzo al mare, prendi freddo e ti bagni. Tu come tutti gli altri, ma questa esperienza ha creato un affiatamento che è raro sul set. *Ogni volta che arrivavamo da qualche parte, dicevamo: "Beh, l'Islanda sarà più facile". Invece, pioveva a dirotto e faceva un freddo cane. L'Islanda era tipo: "Facile? Aspetta e vedrai". A quel punto qualcuno aveva ironizzato: quanto potrà mai essere difficile lavorare in uno studio di Los Angeles? E poi, come previsto, siamo arrivati e Chris aveva due motori a reazione che ci spruzzavano addosso litri d'acqua [...]. È stata una conclusione perfettamente in linea con il resto. Anche in un ambiente controllato faceva freddo, era umido e un po' deprimente. *Quando ti sentivi a disagio, cosa che accadeva quasi sempre a causa dello sforzo fisico richiesto per girare quelle scene, se ti giravi e guardavi alle tue spalle, lui {{NDR|[[Christopher Nolan]]}} era a non più di un metro e mezzo di distanza a fare la stessa cosa senza lamentarsi [...]. C'è qualcosa di veramente confortante nell'essere un soldato in trincea, guardare al proprio fianco e vedere che il generale è lì con te. *Tutto era reale. Se come attore devi recitare una crisi esistenziale mentre passi davanti alle Sirene e sei legato a un albero maestro, è tutto lì davanti a te. Se Nolan ti dice che stai scappando per salvarti la vita da un Ciclope, allora scapperai davvero per salvarti la vita. Chris non nasconde il trucco. *Visto come sta andando il mondo del cinema, questo è stato un film davvero strano. Ho provato una specie di nostalgia per tutto il tempo in cui lo giravo, come se stessi tornando ai miei inizi. E so che quel mondo sta scomparendo. Sapevo che questa sarebbe stata l’ultima occasione per fare qualcosa del genere. ===[[Manohla Dargis]]=== {{cronologico}} *L'aspetto più sorprendente di questo film, oltre al fatto di essere il primo lungometraggio girato interamente in IMAX, è la sua stessa esistenza. Si tratta di un prodotto di intrattenimento anomalo per una grande casa di produzione: Nolan lo ha popolato di star — Matt Damon è Odisseo! Zendaya è Atena! — e lo ha rifinito con estrema cura, trasformando un poema di tremila anni fa in un film intelligente e profondo, dotato del fascino della vecchia Hollywood. È un'opera che guarda al passato pur restando ancorata al presente, anche nel modo in cui valuta il prezzo della guerra (chi ne trae vantaggio e chi ne paga le conseguenze?). Il protagonista è, in una certa misura, l'astuto e complesso Odisseo che balza fuori dalle pagine del poema, ma è stato reso più benevolo e psicologicamente più accessibile alla sensibilità contemporanea; è inoltre interpretato da un attore carismatico, capace di elevare la figura dell'uomo comune. *Va da sé che questa è, a tutti gli effetti, una storia al maschile, incentrata essenzialmente sul duplice viaggio – interiore ed esteriore – di ritorno a casa del protagonista. Nolan ha firmato la sceneggiatura mantenendo in gran parte l'articolato arco narrativo del poema; ha condensato alcune sezioni, ne ha eliminate altre e ha tagliato numerosi personaggi – una scelta obbligata, data la ricchezza di eventi dell'opera originale che, nelle traduzioni inglesi, supera abbondantemente le 500 pagine. *Le interpretazioni sono complessivamente valide, sebbene l'Odisseo di Damon appaia sottotono e privo di carisma, quasi fosse vuoto quanto l'inganno di legno. Nell'ottica di un film d'azione e avventura si tratta di una scelta controintuitiva, anche se funzionale agli intenti più complessi e tutt'altro che trionfalistici di Nolan. Una conseguenza, tuttavia, è che pochi attori – Damon compreso – riescono a coinvolgere lo spettatore con la stessa forza emotiva della regia di Nolan. Sia Holland che, soprattutto, Hathaway offrono momenti di grande intensità, ma il personaggio di lui ha scarsa presenza scenica, mentre quello di lei resta avvolto nel mistero: un aspetto che Nolan rende visivamente inquadrandola dietro una grata o tra i fili del telaio. Madre e figlio risultano figure empatiche, ma vengono regolarmente oscurati dal pretendente interpretato da Pattinson: un personaggio spassosissimo, ritratto nell'ansia febbrile del fallimento, la cui fine si attende con impazienza. *Rivedendo ''Odissea'', mi è tornata in mente un'osservazione fatta un tempo da Martin Scorsese a proposito di un altro film: "L'emozione è l'emulsione". Il talento di Nolan è sotto gli occhi di tutti: anche quando i suoi personaggi non riescono a coinvolgere emotivamente, è il suo modo di fare cinema a farlo. Tra le altre doti, possiede quella di non creare mai un'immagine brutta; questo film, in particolare, è intriso di una bellezza folgorante. Nolan impiega la bellezza in modo strategico, usandola per catturare lo spettatore e trascinarlo in storie che ad alcuni possono apparire inutilmente complesse — soprattutto rispetto ai modesti standard del cinema commerciale — e più affini al cinema d'autore che ai multiplex. Nolan ci invita a sognare in grande. La sua ''Odissea'' è un classico a tutti gli effetti: un'opera di puro cinema capace di trasportare lo spettatore e di celebrare l'arte cinematografica. ===[[Nicola Gardini]]=== *Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell'Ade non incontra la madre e con l'assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa... Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l'elemento del facinoroso, del disarmonico, dell'orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa. [...] Un'altra trasformazione? L'Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell'Odissea Omero lo ripulisce facendone l'eroe del linguaggio e della riflessione. *Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l'uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l'ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo... Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni... Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza? *Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi. *L'Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po' Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica. *Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell'Odissea un viaggio interiore... *Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l'eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato. *Tra le aggiunte interessanti c'è ciò che dicono le sirene. [...] Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa. ===[[Marco Giusti]]=== *Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà. *Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro. *Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro. *Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile. *Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini. ===[[Ludwig Göransson]]=== *Chris aveva accennato fin dall'inizio al fatto che fosse interessato all'[[aulos]] [...]. Era interessato anche alla lira. L'aulos era uno strumento dell'antica Grecia. Per mille anni è stato lo strumento delle rockstar per eccellenza. *L'orchestra non esisteva all'epoca. È stata una sfida, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di davvero unico. Ho usato strumenti dell'antica Grecia e parti metalliche trovate per strada per i brani. *Sono stato particolarmente attratto dal suono dei wind gong, dischi di bronzo piatti con una frequenza fondamentale ridotta, pesanti ipertoni accordati e lunghi legati, [...] la sfida di scrivere musica usando i gong è stata entusiasmante e ho creato un sistema di notazione unico con disegni dettagliati del punto esatto in cui colpire il gong, con l'intensità esatta. ===[[Anne Hathaway]]=== *È ​​stato davvero interessante cercare di trasporre il mondo in cui vivo e la mia idea di essere una madre amorevole in un contesto di 3.000 anni fa [...] Nell'antica Grecia non esisteva il concetto di genitorialità dolce, la posta in gioco era altissima e a volte era necessario che lei spaventasse Telemaco per tenerlo al sicuro. Questo mi ha fatto sentire grata di avere ora a disposizione più strumenti, anche se non so nemmeno io cosa significhi crescere un adolescente. I miei figli sono ancora molto piccoli, o almeno si sentono tali. *Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza [...]. Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l'emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent'anni. *Sono un po' una mamma orsa, niente si frappone tra me e i miei cuccioli. E credo proprio che, considerando tutto quello che Penelope stava passando, quanto fosse alta la posta in gioco, quanto suo figlio in particolare fosse preso di mira in assenza del padre, sapesse di dover essere protettiva in più di un modo. ===[[Milo Manara]]=== *{{NDR|«Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.»}} Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando. *Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo. *Ulisse riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa. ===[[Mariarosa Mancuso]]=== *Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare ''Inception'' e restare freddi di fronte a ''Interstellar''. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo. *Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. [[Francesco Piccolo]] spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero. *Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire? ===[[Daniel Mendelsohn]]=== *A fronte della grande ricchezza tematica del poema [...], il film si concentra praticamente su un unico messaggio: l'orrore della guerra, una realtà totalmente esecrabile, terribile. Una posizione questa, oggi pienamente condivisibile ma che gli eroi di Omero, che esultano in battaglia, avrebbero trovato quanto meno strana. L'altro tema che emerge, la violazione delle norme civili — simboleggiate nel film dalla "legge di Zeus" (come Nolan definisce la ''xenia'', la legge dell'ospitalità greca) — ci dice che tale violazione porta inevitabilmente alla fine della civiltà stessa. Ora, sono certamente d'accordo con queste idee e penso che il film, a modo suo, sia una esplorazione convincente di questi temi, anche se, ripeto, il protagonista che ci presenta e il messaggio che ci ripete in modo così incessante hanno ben poco a che vedere con il poema di Omero. *L'Odisseo di Nolan non ha praticamente nessuna somiglianza con quello di Omero: il personaggio di Omero è astuto, ingegnoso, affascinante, seducente, divertente e manipolatore; chi ha letto l'Odissea noterà che Nolan taglia quasi ogni scena che mostra queste qualità del suo eroe. L'immagine che Nolan dà di Odisseo, di fatto, è quella di un personaggio molto più simile all'[[Enea]] di [[Virgilio]] di qualsiasi altro personaggio di Omero: tormentato dal suo dovere divinamente decretato, distrutto dal senso di colpa, vittima di una sorta di disturbo post-traumatico da stress, e tristemente privo di senso dell'umorismo. Secondo me è una vera perdita: gran parte del divertimento nel poema di Omero è vedere con quanto ingegno Odisseo riesca continuamente a tirarsi fuori dai pericoli usando il suo straordinario ingegno. Il personaggio di Matt Damon a confronto è troppo tormentato, al punto di diventare noioso. *Le vendite del poema omerico, in tutte le traduzioni, sono andate alle stelle in tutto il mondo [...], Il mio editore mi dice che negli Stati Uniti le vendite sono aumentate dell'80 percento rispetto allo scorso anno. E non solo l'Odissea, ma anche qualsiasi libro collegato al poema (ad esempio Circe di Madeline Miller, o il mio libro autobiografico ''Un'Odissea'' [...]) ha visto una grande crescita nelle vendite. È una notizia fantastica. Qualunque merito possa avere il film, ha suscitato uno straordinario nuovo interesse per Omero. So che porterà tanti giovani verso i classici. *Si può dire che il film fallisce come adattamento del testo di Omero, dall'altra riesce come interessante commento sulla politica e sulla società contemporanee. ===[[Giulio Meotti]]=== *Anche chi non ha letto Omero conosce l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' per sentito dire: Calipso, che nutre il suo uomo con i fiori di loto per avere un amante smemorato; Circe, la strega che odia gli uomini e li trasforma in porci; Tiresia, che insegna agli umani la lezione degli inferi; le sirene, che trasformano il più valoroso dei guerrieri in un burattino.<br>Ma Ulisse come eroe muscoloso coi sensi di colpa per la guerra è un po' ridicolo.<br>Calipso, da ninfa seduttrice e carceriera innamorata, diventa una sort di terapeuta ''woke''. Circe è una donna ferita dalla sopraffazione maschile stile ''Metoo''. Atena è una amica immaginaria, più proiezione del rimorso e della coscienza di Ulisse che dea protettrice. *Noi europei non abbiamo imparato molto da Omero. L<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ci dice da tremila anni che la minaccia non arriva sempre con le spade sguainate, ma sotto forma di dono che lusinga la generosità e la superbia del nemico.<br>E ora abbiamo di fronte un gigantesco nuovo cavallo di Troia, non arenato in una spiaggia marocchina ma dentro le nostre città. Non è fatto di legno ma di mattoni, alleanze e silenzi complici. *Pur avendo amato ''Interstellar'' e ''Oppenheimer'' di Christopher Nolan, ''Odissea'' non è stato all'altezza del mio entusiasmo... Il film mostra in tutto il suo splendore ciò che gli americani sanno fare meglio: suoni e immagini in un deserto intellettuale. ===[[Paolo Mereghetti]]=== *Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari (ma secondo quale regola? quella che ha fatto della britannica [[Elizabeth Taylor]] una [[Cleopatra (film 1963)|regina egiziana]]?). A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumeri, ma è da queste cose che si giudica il risultato di un film? Assolutamente no!<br>Lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi. *In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali. *Quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai. ===[[Samantha Morton]]=== *Ho letto la sceneggiatura e mi ha davvero commossa. Non conoscevo il libro. Ho lasciato la scuola a 12 anni perché ho iniziato a recitare allora, e a quei tempi non c'erano tutor sul set per una come me, di conseguenza non ho una grande formazione accademica. Sono un po' un'autodidatta. Non conoscevo il materiale originale, così mi sono basata solo sulla sceneggiatura che mi ha lasciata a bocca aperta. Piangevo a dirotto, ero arrabbiata, provavo di tutto. *Non analizzo troppo le cose. Non sottopongo mai i miei personaggi a una terapia psicologica. Ma l'unica cosa che ne ho tratto, e che ho scoperto mentre la interpretavo, è che mi è sembrata molto familiare. Mi è sembrata molto attuale. Mi è sembrata mia madre. Mi è sembrata mia sorella. Mi è sembrata mia figlia. Mi è sembrata una delle mie amiche. Mi è sembrato che potesse essere la madre, la sorella, la figlia, la nonna, l'amante o la prozia di chiunque. Mi è sembrata semplicemente molto, molto rappresentativa di ogni donna e di tutte le donne, e che portasse con sé il dolore di tutte le donne nel corso della storia. *Riguardo a Circe, la mia interpretazione è che lei rappresenti ogni donna. E qui entra in gioco l'elemento della dea e della stregoneria: bisogna ricordare che, un tempo, le levatrici venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. La società ha sempre demonizzato le donne. È così da tempo immemorabile. È di questo che stiamo parlando. La mia versione di Circe, direi, è che lei è la figlia di tutti, la moglie di tutti, l'amante di tutti, la madre di tutti, la nonna di tutti. Ho cercato di racchiudere in lei l'essenza della donna nella sua totalità. *Stavo pensando alle donne che nella storia sono state denigrate: ostetriche, erboriste, madri o donne sagge. E quindi, per me, quel legame con la terra e il suo rispetto per la natura si intrecciavano in modo meraviglioso con il fatto che conoscevo così bene l'ambiente circostante. ===[[Christopher Nolan]]=== [[File:ChristopherNolan-byPhilipRomano3.jpg|thumb|Christopher Nolan alla ''première'' del film a New York City]] *Alla fine, i fan dell'opera originale, anche quando facevamo qualcosa che loro non avrebbero fatto, hanno apprezzato la sincerità del tentativo di portare sullo schermo la migliore versione possibile. Io posso solo realizzare il miglior film che sono in grado di fare nel modo più sincero possibile. Sarà inevitabilmente diverso da come lo farebbe chiunque altro, ma è proprio questo il senso di un adattamento. [...] Ricordate, ho trascorso dieci anni della mia vita occupandomi di Batman. Quando sono arrivato su ''[[Batman Begins]]'', sceneggiatori e disegnatori lavoravano su questo personaggio da quasi 65 anni. Quello che ho imparato durante quella trilogia è che non puoi preoccuparti di tutto questo. Devi soltanto onorare il materiale originale interpretandolo nel modo più forte e personale possibile. *{{NDR|«Perché Matt Damon Ulisse?»}} È un attore accessibile per il pubblico. Sa comunicare le stratificazioni di un personaggio e il modo in cui esiste all'interno della narrazione. Al cinema, è stato l'uomo qualunque, il padre di famiglia, il vicino di casa. *{{NDR|Sulle polemiche sul film}} Fa parte del gioco. Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le alimenta sa ancora cosa sia realmente il film. *Il punto di partenza di tutto questo progetto, la premessa da cui ci siamo mossi, era la possibilità di far risuonare l'antichità nella modernità. Questo punto cardinale si ritrova in tutte le scelte che abbiamo fatto, dalla nazionalità degli attori all'accento con cui li sentite parlare. Gli attori non recitano con un accento particolare, qualcosa che sembrasse un incrocio fra l'inglese e il greco antico, anche perché non troverebbe equivalenti. Se fai un film nel 2026 non puoi costringerci l'antichità di un testo che risale a millenni prima. Tutti gli attori parlano in americano moderno e grazie a quel patto di sospensione dell'incredulità che sempre guida lo spettatore nella scoperta di una storia, è come se parlassero in greco antico. Devi stabilire i termini di quel patto e costruire il tuo mondo come se stessi realizzando un film di fantascienza. Devi scegliere un approccio. E il mio approccio è stato scegliere un linguaggio il più possibile accessibile e immediato al pubblico contemporaneo, che possa parlargli all'orecchio come un sistema di traduzione simultanea. *In un mondo senza denaro, senza carte di credito, senza telefoni, quando si intraprendeva un viaggio, persino breve, ci si affidava completamente alla misericordia degli sconosciuti. Per questo esisteva la legge di Zeus: l’idea che gli altri debbano essere trattati con rispetto. Questa regola era sostenuta da una base teologica: quella persona, per quanto umile o povera possa apparire, potrebbe essere un dio travestito che cammina tra noi. E dunque va trattata con rispetto. È un’idea straordinariamente potente che continua a essere al centro del funzionamento della società ancora oggi. *Inizialmente, avevamo discusso con [[Ludwig Göransson|Ludwig]] della possibilità di adottare un approccio orchestrale, ma abbiamo capito che cercare di riprodurre quel tipo di tradizione romantica orchestrale, tipica dei grandi film in costume del '900, sarebbe risultato artificiale tanto quanto far parlare gli attori con un accento particolare. Così abbiamo abbandonato quell'idea e lui ha adottato un approccio davvero unico, molto personale. Ludwig sa donare moltissima energia alle scene action e alla suspense, ma al contempo è in grado di farti emozionare nel profondo. È davvero un piacere lavorare con qualcuno che è il top di gamma nel suo campo. *L'armatura di Agamennone è in bronzo annerito, una tecnica di lavorazione del bronzo di cui erano sicuramente a conoscenza. E questo lo sappiamo perché se vai a Micene trovi schiere di daghe e pugnali realizzati in bronzo ossidato. Non siamo ancora riusciti a sviluppare dei test capaci di dirci come riuscissero ad annerire il bronzo, magari analisi future potranno mostrarci nel pratico come riuscissero a ottenerla. Ma sappiamo che erano in possesso di quella conoscenza tecnica, la teoria è che basti prendere il bronzo, aggiungere più oro e argento e poi usare lo zolfo. Quindi quello che abbiamo fatto con Agamennone è stato immaginare un'armatura in bronzo oscurato che riuscisse a comunicare l'importanza e l'investitura del personaggio, ma siamo comunque partiti da un dato reale. È un'estrapolazione a partire dalla Storia e i suoi simboli eterni. L'elmo a forma di teschio, la criniera a ricordare le ossa di una spina dorsale: sono simboli di guerra volti a incutere terrore. E puoi star certo che non sono stato io né alcun regista prima di me ad aver inventato l'idea che le ossa siano un simbolo di minaccia e territorialità: è un simbolo vecchio quanto l'umanità stessa. *Quando si guarda questo mondo, quando si osserva il mondo antico, la gente tende a vederlo in modi strani. C'è molto pregiudizio culturale. C'è molta tendenza a elevarlo solo perché è antico. Quando ti immergi nel poema, quello che trovi è qualcosa di davvero terreno, concreto e accessibile. Quindi per me, nel costruire il mondo del film, quando ho parlato con tutti gli attori, ho detto: voglio solo centrarlo su quello e farlo sentire molto fresco per il pubblico moderno, eliminando alcune di quelle assunzioni che non sono basate su nulla di logico. *Sul piano tecnico, un film tutto in Imax era il mio sogno da quando avevo 16 anni. Ma la vera sfida, quando fai un film tratto da qualcosa che muove sentimenti forti nel pubblico, e che rappresenta un riferimento culturale, è non pensare a tutto questo e trasformare quella materia in una tua creazione. Scegliere gli attori seguendo l’istinto, pensando a chi saprà restituire sfumature, complessità e grandezza della letteratura. Sembra diverso, ma mi è successo lo stesso con ''[[Batman Begins|Batman]]''. *Tutto nella sequenza del Ciclope è pensato per cercare di immaginare: come sarebbe una situazione del genere nella vita reale? [...] Non si tratta di un approccio da libro di fiabe o da cartone animato, ma di un vero e proprio tentativo di immedesimarsi in Ulisse e nei suoi uomini. È una situazione terrificante. [...] L'odore [delle pecore] era pungente, per così dire [...]. dopo un po' è diventato molto, molto umido e maleodorante. Ma ho costruito molte grotte in passato. Girare in una grotta vera è tutta un'altra cosa. Una volta che la roccia viene spostata a chiudere l'ingresso e ci si ritrova al buio, l'atmosfera è davvero opprimente. Ha dato un senso di realismo estremo. *Volevo riportare il pubblico nel mondo antico e non nella Hollywood degli anni 50, dove tutti parlano con accento inglese impeccabile e usano un linguaggio formale per dire al pubblico che siamo nell’antichità. Volevo qualcosa di terreno, immediato. Che il pubblico avesse la sensazione di vivere dentro la storia e conoscere davvero le persone. ===[[Matteo Nucci]]=== *È questa la lezione del film. Ricordarci ciò che è la base della nostra storia di occidentali in un tempo in cui non ci riconosciamo più parte di una famiglia umana, respingiamo il forestiero, lo calpestiamo eppoi uccidiamo donne, uomini, bambini. *Importa che l'eroe non sia un supereroe, ma un essere umano tormentato e consapevole della sua fallibilità proprio come Batman, uomo privo di superpoteri, capace di fare i conti solo con le proprie paure. E in questo Nolan non poteva sbagliare. Odisseo è un eroe perché eroe significa realizzare la propria umanità e l'umanità è dolore, difficoltà, errori, rimpianti e però anche tenacia e forza di vivere fino in fondo questi dolori e queste sconfitte per andare avanti e cercare sempre una realizzazione interiore. *Sa piangere Odisseo. E sappiamo piangere tutti noi esseri umani. E io, mentre Argo moriva e mentre Euriclea toccava la cicatrice di Odisseo, piangevo. Piangevo come un vitello nella sala stracolma di popcorn. ===[[Lupita Nyong'o]]=== *È davvero speciale far parte de L'Odissea, perché è un'opera grandiosa. Abbraccia mondi diversi. Ecco perché il cast è quello che è. Stiamo dando vita alla narrazione epica del nostro tempo. *Non si può recitare la bellezza. Voglio sapere chi è un personaggio. Cosa c'è oltre la bellezza? Cosa c'è oltre l'aspetto esteriore? Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata. *Questa è una storia mitologica [...]. Sostengo pienamente le intenzioni di Chris e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto perdendo tempo a pensare a una difesa. Le critiche ci saranno, che io risponda o meno. ===[[Elliot Page]]=== *Ero così emozionato di essere stato scelto per ''L'Odissea'' e di essere stato invitato a tornare a lavorare con {{NDR|Christopher Nolan}} [...]. Ho adorato lavorare con lui in ''[[Inception]]'' e ho amato far parte di questo nuovo film. Ero completamente entusiasta e eccitato: quando sono andato a incontrare Chris e abbiamo parlato della parte, mi sono seduto in una stanza e ho letto la sceneggiatura. È stata una gioia immensa poter tornare a lavorare con lui adesso, in questa nuova fase della mia vita, nella quale mi sento più a mio agio con me stesso: anche questo fatto renderà questo progetto più piacevole e rivivere un'esperienza alla Chris Nolan ora ha significato tantissimo per me. *Il personaggio che interpreto in questo film non è originariamente presente nell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Quindi, per me, l'obiettivo principale era riuscire a catturarlo in queste poche scene e, si spera, rendere felice Chris. *{{NDR|Su [[Sinone]]}} Rappresenta una sorta di consapevolezza di fronte a Ulisse e all'impatto della guerra, alla brutalità della guerra e della violenza. ===[[Francesco Piccolo]]=== *Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente. *Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista. *Se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo. ===[[Roberto Recchioni]]=== *Delle proteste indignate sulle scelte di cast del film non voglio proprio discutere. Al teatro, da quando il teatro esiste, qualsiasi attore può interpretare qualsiasi ruolo, a patto che sappia incarnare lo spirito e il senso del personaggio che deve portare in scena. È esattamente questo che significa recitare. Solo il cinema si fa problemi in tal senso. E stranamente se li fa sempre quando un attore non bianco viene chiamato a interpretare un personaggio bianco, molto meno quando succede il contrario. Il tema è di razzismo, non di cinema. E qui si parla di cinema. *È un film viscerale e caldo (per una volta nella sua {{NDR|Christopher Nolan}} cinematografia), che per tecnica somiglia più al cinema di [[Cecil B. DeMille]] (il regista de ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'') che a quello di un cineasta moderno ma che, invece, di un cineasta moderno, modernissimo, ha la sensibilità, la definizione, il ritmo e la forma. E questa è la novità che l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' apporta al corpo filmico di Nolan. *Nel concepire la sua ''Odissea'', Nolan decide di tornare indietro, abiurando quasi totalmente le sirene del digitale per tornare a cercare di evocare a schermo l'impossibile attraverso il possibile. Non c'è quasi nulla che vedrete a schermo in questa ''Odissea'' che non abbia un rapporto strettissimo, quasi intimo, con la materia. Palazzi che crollano, soldati che combattono, cavalli di legno che bruciano, navi che beccheggiano e via dicendo, è tutto vero, come veri sono i luoghi, i panorami, i cieli, la terra, il fuoco, il mare e il vento. Ma non solo: sono veri anche gli spiriti dell'Ade, il ciclope, Circe che trasforma gli iniqui in bestie e via dicendo, portati a schermo attraverso trucchi quanto più meccanici e analogici possibile, con tutti i limiti che questo approccio impone (anche molto evidenti, a tratti). Sembra un vezzo, vero? E invece è il segreto del film: farti credere talmente tanto alla sostanza di questo mondo, alla sua concretezza, alla sua "realtà", da farti credere anche agli elementi del mito che lo pervadono e lo compenetrano con naturalezza. *''Odissea'' di Nolan non è il capolavoro di Nolan. E non lo è perché la parola "capolavoro" significa a capo, in testa, a tutti gli altri lavori, cioè la cosa migliore, unica, di un insieme. E il posto di capolavoro, nella filmografia di Nolan, per me spetta a ''Dunkirk''. Ma ''Odissea'' gli sta subito sotto e nemmeno di uno scalino, ma di mezzo. Semplicemente, Nolan con questo film evoca il mito dandogli un corpo e una presenza che non ha quasi avuto prima, e lo fa grazie a un approccio incredibilmente tradizionale ma, proprio per questo, incredibilmente innovativo: facendo i conti con i limiti della realtà. *Ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all'Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l'Odissea è ambientata attorno al 1200 a.C., Omero ne scrisse attorno al 750 a.C.) e Omero aveva meno strumenti storici di Nolan per conoscere l'età del bronzo che raccontava. Ma questo non è un problema in nessun senso perché tanto l'opera di Omero quanto il film di Nolan non appartengono al racconto storico ma a quello mitologico: l'Odissea non è una cronaca di fatti, è una raccolta di miti, uniti in un canone narrativo che li uniforma e li rende coerenti gli uni con gli altri. Per questo motivo Nolan ha lo stesso diritto di Omero di raccontare la storia di Odisseo-Ulisse come più gli aggrada. ===[[Massimiliano Smeriglio]]=== {{cronologico}} *La forza del film sta nell'aver sottratto Troia all'epica della vittoria per restituirla alla tragedia della storia. La caduta della città non è soltanto la sconfitta di Priamo. È il tramonto di una civiltà, il crepuscolo dell'età del bronzo. Ed è, soprattutto, la metamorfosi dei vincitori. *L'intuizione più potente del film è suggerire che i Popoli del mare siano gli stessi Achei trasfigurati dalla guerra. Più che una ricostruzione storica, una verità simbolica. Il barbaro non arriva da fuori. Nasce dentro la civiltà quando questa smarrisce il senso del limite. Da qui il saccheggio, lo stupro di guerra, il bottino, la convinzione che comandino lo scudo e la spada. *È questa, forse, la vera domanda che ci lascia il film di Nolan. Quale ordine nascerà dopo la fine della nostra età del bronzo? Quale mondo sorgerà se consumeremo, una dopo l'altra, le regole che abbiamo costruito sulle macerie del Novecento?<br>Ogni civiltà può morire ripetutamente. Quando cadono le sue città. E quando smette di credere nei limiti che aveva imposto alla propria forza.<br>Forse il ritorno degli Achei è questo.<br>Chi calpesta la sacralità del limite uccide una parte di sé, oltre a sfregiare l'identità dell'altro.<br>Gli Achei non sono il passato, ma la possibilità che una civiltà, nel momento stesso in cui si convince di difendere se stessa con il solo rumore del piombo e con la ferocia, finisca per assomigliare inevitabilmente al proprio mostruoso doppio.<br>I Popoli del mare sono sbarcati e non hanno nulla di epico, non somigliano al mito, prendono piuttosto le sembianze delle bande neofasciste che a Sofia, in Bulgaria, hanno intimorito e assediato i ragazzi della Comunità ebraica romana al grido di «Sieg Heil». O quelle dei cosiddetti coloni escursionisti in West Bank. ===[[Guia Soncini]]=== *Certo, se questo film fosse uscito dieci anni fa avrebbe avuto un senso. Sarebbe stata una grande metafora dei limiti del maschile, l'uomo che si rifiuta di chiedere indicazioni, per colpa tua siamo arrivati in ritardo da mia cognata, dicevi che sapevi una scorciatoia e guarda dove siamo finiti, te l'avevo detto di chiedere ai passanti ma tu ti sentivi sminuito.<br/>Ma adesso, adesso che tutti hanno le mappe sul telefono, adesso che senza indicazioni del navigatore nessuno di nessun sesso o mestiere sa più fare cento metri, adesso Ulisse di cosa è metafora? Del fatto che il vero viaggio dell'eroe è salire su una barca senza navigatore satellitare? *Ma quelli che hanno fatto le interviste nelle scorse settimane il film l'avevano visto? No, perché al di là del non aver capito che Omero affida il destino di (quel coglione di) Ulisse interamente alle donne, vedendo il film si scopre che il regista che secondo Lupita aveva finalmente dato spazio alle donne ha invece del tutto cassato dalla storia Nausicaa. Magari l'avevano visto ma sono della scuola filosofica «mai obiettare quando un intervistato dice una scemenza, se poi l'intervistato è femmina diventa pure mansplaining». *Penelope fa la sua brava tirata contro il patriarcato, sembra una di Instagram, proprio come il finale in cui Ulisse spera nel ritorno della civiltà e nel fatto che «i nostri errori saranno dimenticati» sembra un editoriale contro Trump: cent'anni di cinema ci rovineranno pure l'immaginario, ma anche l'attualità non scherza. ===[[Claudio Strinati]]=== *A me {{NDR|la scena dei lestrigoni}} ha richiamato l'immagine dei grandi personaggi dipinti da Paolo Uccello, grande artista del 400 fiorentino; anche in questo caso non dico che Nolan abbia copiato, e infine Polifemo che a me personalmente ha destato le impresisoni che mi destano certe immagini di Goya, ad esempio ''Saturno che divora i suoi figli'', capolavoro fosco e terribile insieme; alla fine, secondo me, una suggestione c'è; occorre trovarla! *Cambiano i linguaggi, cambiano gli schermi, cambiano gli effetti speciali. Ma Ulisse continua a navigare dentro di noi. *Trovo molto interessante il dibattito che si sta svolgerndo intorno al film l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' di Christopher Nolan, perchè in un certo senso è un dibattito attualissimo. [...] il punto per me non è tanto se è stata cinematograficamente riproposta come l'ha narrata Omero; il tema vero riguarda, la struttura, i sentimenti le grandi passioni. Leggevo di recente un libro straordinario, l<nowiki>'</nowiki>''Ulisse'' di James Joyce, che è proprio modellato sull<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' in modo impressionante ma è totalmente diverso ovviamente, totalemente libero. Quindi rimproverare a Nolan certe questioni filologiche è a mio parere privo di senso. ===[[Emma Thomas]]=== *La cosa che ho amato del poema di Omero quando l'ho letto di nuovo, una volta saputo che questo era ciò che Chris voleva fare, è stato vedere come si adattasse perfettamente al modo in cui lui racconta le storie. La storia dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' non è lineare e ci sono spaventi, brividi e grandi rivelazioni. Quello che ama Chris... E c'è il tema della memoria: del ricordo della patria e della guerra, di ciò di cui si è responsabili. Che sia la vittoria sul nemico, e l'aver causato così tanta morte. Anche quella dei propri compagni: prima di tutto, la loro... *Le racconto un aneddoto: la nostra Itaca è Favignana e il cane Argo è "interpretato" dall'esemplare di una rarissima razza canina italiana. Ogni particolare è stato cercato, sperimentato e solo dopo inserito nella narrazione. *Nei film precedenti c'è sempre stata una "grande" scena su cui abbiamo discusso giorni e giorni. ''Odissea'' è piena di grandi scene. Era come sfidarsi continuamente: a una grande scena ne seguiva un'altra ancora più grande. A partire dal fatto che ogni singola location presentava problemi incredibili, sfide apparentemente insormontabili. Ma abbiamo sempre trovato la soluzione giusta. *Per ''Odissea'' {{NDR|Christopher Nolan}} è stato molto preso dal cambio di luci, colori, peassaggio. Il passaggio dagli esterni agli interni e il contrario. Era completamente assorbito dalla luce delle tappe della sua odissea: mi riferisco alle location del film. Islanda, Marocco, Grecia, Italia. ===[[Emily Wilson]]=== {{cronologico}} *La versione cinematografica d'azione da 250 milioni di dollari che Christopher Nolan ha tratto dall'antico poema greco di Omero è un modo divertente per ripararsi per qualche ora dalle alte temperature. *Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo verso nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma The Odyssey presenta la sua consueta combinazione di grandiosità e superficialità. *Gli dèi non esistono, e tuttavia i naufragi e la morte vengono presentati come l'inevitabile conseguenza dell'accecamento del figlio di Poseidone e dell'aver divorato le Vacche del Sole. La legge di Zeus viene descritta come di importanza cruciale, eppure Zeus non c'è. La visione del mondo di Nolan non è abbastanza ampia da contenere né dèi reali né persone reali che potrebbero essere diverse da noi. *Mancano alcune sequenze importanti dell'epica: il film salta l'isola di Scheria, patria della premurosa principessa Nausicaa, dove l'Ulisse di Omero racconta le sue mirabolanti avventure agli ospitali Feaci. In questo film massimalista non c'è spazio per qualcosa di tanto piacevolmente quotidiano e su piccola scala quanto il bucato di Nausicaa e le sue fantasie da ragazzina su un futuro marito. L'Ulisse brizzolato di Damon non è né un grande narratore né un seduttore. Più sostanzialmente, l'inclusione di un luogo straniero amichevole, ricco e culturalmente evoluto avrebbe aggiunto ulteriore confusione alla premessa già confusa del film: che questa versione hollywoodiana della Grecia micenea sia l'unica “civiltà” esistente al mondo, l'unico luogo che ricordi ancora, almeno vagamente, che gli estranei e i mendicanti devono essere accolti secondo la legge di Zeus. *Nonostante l'indignazione artificiosamente alimentata online, non c'è nulla di intrinsecamente sbagliato nel tentativo del film di avvicinarsi all'americano contemporaneo. Quando non si intende comporre una sceneggiatura in greco omerico, o neppure in versi metrici inglesi, tanto vale usare qualcosa di simile all'inglese americano colloquiale. Ma scrivere dialoghi non è uno dei talenti di Nolan. Il linguaggio è implacabilmente didascalico, privo di umorismo e piatto. *Come si dice durante le cerimonie di premiazione, ho appreso con umiltà che Nolan ha letto almeno il primo verso della mia traduzione dell'Odissea in pentametri giambici. In almeno un'intervista ha citato la mia versione del primo verso del poema: "Raccontami di un uomo complicato". Ma mi vergognerei di aver scritto una qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Purtroppo, l'Ulisse di Damon non è complicato, né scaltro, né ingegnoso. *Il principale arco emotivo del film riguarda la tardiva presa di coscienza di Ulisse: egli comprende di essere complice dello sfruttamento di Sinone perché non gli ha detto la verità sul piano del Cavallo di Troia. [...] Questa sottotrama confusa viene imposta al film per consentire a Nolan di esprimere un messaggio implacabilmente didascalico sul mondo anglofono contemporaneo: le menzogne e la xenofobia della guerra al terrorismo e della Brexit avrebbero avviato un declino culturale che ora sta distruggendo i valori ai quali "noi" teniamo di più. *[[Tom Holland|Holland]] è bravo a interpretare un giovanotto svampito di vent'anni che ne dimostra dodici. *All'Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande il poema. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini. È priva di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è orrenda. Nessuno dei personaggi possiede motivazioni credibili per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo ha un aspetto orribile. *Nonostante tutto questo, l'uscita di The Odyssey resta un evento da festeggiare. In quella che ci viene descritta come l'epoca dello streaming, quest'epica sta riportando il pubblico nelle sale. In quella che ci viene descritta come un'epoca di diminuzione dell'alfabetizzazione e di "morte delle discipline umanistiche", le traduzioni dell'Odissea, compresa la mia, stanno andando a ruba. [...] Forse il film convincerà qualche amministratore universitario a non tagliare i dipartimenti di letteratura, lingue e storia. ==Making of== {{Int|1=''The Making of Excalibur: Myth into Movie''|2=Regia di Neil Jordan, 1981.}} * :''John gave me very clear images of what he wanted. He wanted it to be very earthy, he wanted it to have a touch of Indian and a touch of Spanish idea, but not to be reproduced exactly, but that kind of feeling. But the idea was it to be very earthy because it's a dance in which she has to seduce somebody, so therefore it had to have all those qualities without getting too raunchy. He didn't want it to be a medieval dance.'' (Anthony Van Laast) * :''He's got this sort of simplicity, this very natural simplicity and this intuitive sense of right and wrong. Someone said this thing, which is quite true, about having him be completely secure in his knowledge of nothing.'' (Paul Geoffrey) * :''If you think of Merlin you automatically think of the many lives he's led.'' [...] ''You have the feeling that he's been through many many worlds and he is of course many people. There's a lot of my old English master in him too, who has the most wonderful whimsy in his humour that is central, kind of the spine of the character is based upon him. A man of great lore, book lore, a Chaucer man, Shakespeare, and a wag to boot!'' (Nicol Williamson) * :''She's rather like a flower, a fresh flower picked out of a field somewhere in the open air and put inside this glass in a huge cold castle that's all gold and artifact and manmade. And Arthur is pursuing manmade ideals and forming laws, and everything's becoming very materialistic and she's much simpler than that, much more basic.'' ( Cherie Lunghi) * :''His power is very much that of the mind, someone who can make things happen, who can take control. We've all seen the power of voodoo in African tribes, when the chiefs or the witch doctors pointed to a man and in 48 hours he goes into the wilderness and he dies because his death is brought upon by his state of mind. He knows that it's the finish of his life. In a way, Merlin has that kind of power.'' (Nicol Williamson) ==David Wright== * :[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.'' * :The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.'' ==labyrinth== {{Film |titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile |immagine = Labyrinth (1986) logo.png |didascalia = |titolo originale = Labyrinth |paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America |anno uscita = 1986 |durata = 101 min |lingua originale = inglese |genere = Fantastico, musicale, avventura |regista = [[Jim Henson]] |soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]] |sceneggiatore = [[Terry Jones]] |produttore = [[Eric Rattray]] |produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]] |casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]] |attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi * [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]] * [[Toby Froud]]: Toby * [[Shelley Thompson]]: Matrigna * [[Christopher Malcolm]]: Padre * [[Shari Weiser]]: Gogol * [[Rob Mills]]: Bubo * [[David Barclay]]: Sir Didimus * [[Karen Prell]]: Il verme * [[Warwick Davis]]: Goblin Corps * [[Frank Oz]]: Saggio * [[Natalie Finland]]: Fata |doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol * [[Ron Mueck]]: Bubo * David Shaughnessy: Sir Didymus * [[Percy Edwards]]: Ambrogio * [[Timothy Bateson]]: il verme * [[Dave Goelz]]: Coprisaggio * [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti * Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie * [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra * [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra * [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili |doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi * [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]] * [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna * [[Cesare Barbetti]]: Padre * [[Giancarlo Padoan]]: Gogol * [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo * [[Marco Mete]]: Sir Didymus * [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti * [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra * [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra * [[Vittorio Stagni]]: Firey * [[Sandro Sardone]]: Saggio * [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili }} {{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref> ==Incipit== {{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''') ==Frasi== *Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''') ==Dialoghi== *'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età. *'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante! *'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato... *'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''': ==Explicit== ==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''== ====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''==== ====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''==== ====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''==== ====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''==== ====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''==== ====Episodio 12, ''La caduta del regno''==== ====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''==== ==[[Alberto Pollera]]== Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano. ==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''== ===Incipit=== Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare. ===Citazioni=== *Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9) *A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15) *Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23) *Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24) *Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26) *Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26) *Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27) *[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31) *[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38) ===Explicit=== ==Bibliografia== *Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926. ==Irridentismo russo== *Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]]) *L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]]) *La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]]) *Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]]) *Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]]) ==Per Stepan Bandera== {{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}} ===Citazioni su Stepan Bandera=== *L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]]) *La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]]) ==Bibliografia== *Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1. ==Per [[Vera Politkovskaja]]== '''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa. {{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}} *Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?». *Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre. {{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}} *Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare. *Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini. *Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi. {{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}} *Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male. *Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio. *Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile. {{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}} *Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora. *A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia. *Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica. {{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}} {{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}} {{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}} *Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti. *Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace. *Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo. *Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora. *{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così? *Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi. {{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}} {{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}} {{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}} *Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni. *Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani. *[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta. {{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}} *Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro. *Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene? *La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali. *Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata. *«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile. *La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano. {{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}} *Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin. *L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata. *[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone. *[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla. {{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}} *Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli. *In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione. *Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone. *{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società. *Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe. *[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia. *Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa. *Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito. *Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato. *Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata. ==''Una madre''== ===Incipit=== Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione». ===Citazioni=== *I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10) *In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10) *In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10) *Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10) *Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16) *Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25) *{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32) *In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46) *Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53) *Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63) *{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66) *I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66) *Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69) *Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70) *La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76) *A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78) *Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90) *Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95) *Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105) *Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106) *Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107) *Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108) *{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117) *{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120) *{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122) *{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139) *Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165) *In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170) *La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183) *Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184) ===Explicit=== ==Bibliografia== *Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2 ==Per [[Cristina Marsillach]]== {{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}} *Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni. :''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.'' *Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente. :''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.'' *Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico). :''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.'' ---------------------------------- '''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico. ==''Running with the fox''== *I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo. :''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10) *Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente. :''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15) *Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi. :''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16) *Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno. :''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32) *Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce. :''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45) *Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli. :''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45) *Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà. :''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56) *I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro. :''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58) *Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane. :''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61) *L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole. :''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173) *Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico. :''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181) *Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli. :''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210) * :<nowiki>''''</nowiki> (p. ) * :<nowiki>''''</nowiki> (p. ) * :<nowiki>''''</nowiki> (p. ) * :<nowiki>''''</nowiki> (p. ) 9zzt424pt7ir46j5i8v0spedq7u46dl Meticcio 0 132342 1427036 1427019 2026-09-21T12:53:23Z Spinoziano 2297 piccole sistemazioni 1427036 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} *'''[[Meticcio (umano)|Meticcio]]''', individuo nato dall'incrocio di due razze diverse *'''[[Métis|Meticcio]]''', gruppo etnico dei popoli indigeni canadesi *'''[[Cane meticcio|Meticcio]]''', cane frutto di un incrocio di razze diverse *'''[[Gatto soriano|Meticcio]]''', razza impura del comune gatto domestico *'''''[[Meticcio (film)|Meticcio]]''''', film del 1993 diretto da [[Mathieu Kassovitz]] 6eiq2gcjs8owhf198gy5v2ijge27z7m 1427054 1427036 2026-09-21T13:22:39Z Spinoziano 2297 sistemo uno e tolgo altro che su Wikipedia esisteva solo come redirect errato 1427054 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} *'''[[Meticcio (umano)|Meticcio]]''', individuo nato dall'incrocio di due razze diverse *'''[[Métis|Meticcio]]''', individuo di una etnia indigena canadese *'''[[Cane meticcio|Meticcio]]''', cane frutto di un incrocio di razze diverse *'''''[[Meticcio (film)|Meticcio]]''''', film del 1993 diretto da [[Mathieu Kassovitz]] g3zy1jgtw0oqxsau6f9crg23capg8bd 1427055 1427054 2026-09-21T13:27:06Z Spinoziano 2297 razze > etnie 1427055 wikitext text/x-wiki {{Disambigua}} *'''[[Meticcio (umano)|Meticcio]]''', individuo nato dall'incrocio di due etnie diverse *'''[[Métis|Meticcio]]''', individuo di una etnia indigena canadese *'''[[Cane meticcio|Meticcio]]''', cane frutto di un incrocio di razze diverse *'''''[[Meticcio (film)|Meticcio]]''''', film del 1993 diretto da [[Mathieu Kassovitz]] fhw14d9y0wrzz6vvbkkh6f2ytqwrcm0 Logan - The Wolverine 0 134559 1427077 1426932 2026-09-21T16:42:04Z Udiki 86035 /* Frasi */ Togliamo un po' di robaccia 1427077 wikitext text/x-wiki {{Film |immagine = Logan 2.png |titoloitaliano = Logan - The Wolverine |titolooriginale = Logan |linguaoriginale = inglese, spagnolo |annouscita = 2017 |genere = azione, drammatico, fantascienza, thriller |regista = [[James Mangold]] |soggetto = [[Roy Thomas]], [[Len Wein]], [[John Romita Sr.]] |sceneggiatore = [[Scott Frank]], [[James Mangold]] e [[Michael Green (sceneggiatore)|Michael Green]] |produttore = [[Lauren Shuler Donner]], [[Simon Kinberg]], [[Hutch Parker]] |attori = *[[Hugh Jackman]]: James "Logan" Howlett / Wolverine; X-24 *[[Patrick Stewart]]: Charles Xavier / Professor X *[[Dafne Keen]]: Laura Kinney / X-23 *[[Stephen Merchant]]: Calibano *[[Richard E. Grant]]: Dr. Zander Rice *[[Boyd Holbrook]]: Donald Pierce *[[Elizabeth Rodriguez]]: Gabriela *[[Eriq La Salle]]: Will Munson *[[Elise Neal]]: Kathryn Munson |doppiatori italiani = *[[Fabrizio Pucci]]: James "Logan" Howlett / Wolverine *[[Ennio Coltorti]]: Charles Xavier / Professor X *[[Ginevra Pucci]]: Laura Kinney / X-23 *[[Alessandro Budroni]]: Calibano *[[Marco Mete]]: Dr. Zander Rice *[[Francesco Venditti]]: Donald Pierce *[[Ilaria Latini]]: Gabriela *[[Gianluca Tusco]]: Will Munson *[[Monica Ward]]: Kathryn Munson }} '''''Logan - The Wolverine''''', film statunitense del 2017 con [[Hugh Jackman]], [[Patrick Stewart]] e [[Dafne Keen]], regia di [[James Mangold]]. ==Frasi== *{{NDR|A Logan}} Mi piaci con gli occhiali, ti fanno sembrare più giovane. ('''Charles Xavier''') *Posso rintracciare i mutanti, sono come un bravo cane da tartufi, non un veggente! ('''Calibano''') *Logan! Logan, lei è Laura. Calibano, vieni! È di lei che ti stavo parlando, prima! Lei è Laura. {{NDR|a Laura}} Ti stavamo aspettando! Hemos estado esperando por ti! Vieni, vieni qui! È tutto okay! ('''Charles Xavier''') *{{NDR|Rivolto ai Reavers che aprono fuoco su Laura}} Non sparate, tanto guarisce! {{NDR|la insegue}} Muovetevi! Forza! ('''Donald Pierce''') *{{NDR|In un filmato}} Mi chiamo Gabriela Lopez, sono un'infermiera, e per dieci anni ho lavorato alla Transigen Research di Città del México. La ''Transigen'' è de proprietà de una società americana. Quello che sto per farvi vedere è illegale negli Stati Uniti, in Canada. Ci dicevano che eravamo parte de una ricerca farmaceutica, era solo una bugia. Quei bambini erano nati alla ''Transigen'', nati lì, e mai usciti da lì! Non hanno mai visto il sole, il mare, la pioggia o la neve, o una creatura di Dio! Non hanno certificato di nascita, non hanno nome, a parte quelli che gli abbiamo dato noi. Sono cresciuti nelle pance di ragazze messicane, ragazze che nessuno trova più, i loro padri sono Semillas Geneticas, semi speciali in provetta! [...] Ci credevano troppo poveri e stupidi per capire. Siamo poveri, sì, ma non siamo stupidi. Sono figli di mutantes muertos! [...] I bambini, nel crescere, sono diventati più difficili da gestire. Non si potevano controllare, la società aveva trasformato i loro corpi in armi, cercarono di insegnargli a uccidere, ma loro non volevano combattere! Un soldato che non combatte è inutile. Dentro questo edificio estano estudiando qualcosa di nuovo, qualcosa che considerano meglio dei bambini. {{NDR|l'X-24}} Dicono che sia senza anima! Devono esserci riusciti: circa una settimana fa ci hanno detto di chiudere il nostro programma, hanno cominciato a sopprimere i bambini. Salveremo tutti i bambini che potremo. Ho letto di un posto a Nord, un posto per i mutanti! Lo chiamano "Eden". Se stai guardando questo video, vuol dire che già sono morta... Non so se altri bambini siano sopravvissuti, ci siamo persi. Non ci sono altri soldi, ho mentito. Non è mia figlia {{NDR|Laura}} ma le voglio bene. Forse tu non le vuoi bene... Ma è tua figlia! Ti prego, ti prego, portala in salvo! ('''Gabriela''') *{{NDR|Rivolto a Laura, riferito sui fumetti degli ''X-Men''}} Leggi questi nel tempo libero?! Oh sì, Charles, abbiamo una fan degli ''[[X-Men]]''! Lo sai che sono tutte balle, vero? Sarà successo un quarto di questa roba e non così. E nel mondo reale le persone muoiono e nessun presuntuoso in calzamaglia del cazzo può evitarlo! Sono tutte balle per i pisciasotto! ('''Logan''') *Il personale di emergenza sono ancora al casinò Harrah di Oklahoma City, dove poco meno di quattrocento ospiti sono stati colpiti ieri da una paralisi temporanea. In molti hanno notato l'analogia con l'incidente avvenuto lo scorso anno a Westchester, dove sono rimaste ferite ottocento persone, hanno perso la vita anche sette mutanti, tra i quali... {{NDR|Logan spegne la radio}} ('''Cronista radiofonica''') *Sai, Logan... È stata senza dubbio la notte più perfetta che abbia passato da tantissimo tempo... {{NDR|sul punto di piangere}} Ma non la merito! Ho fatto... Ho fatto qualcosa di inqualificabile... Mi sono ricordato cosa è successo a Westchster... Non era la prima volta che facevo del male, fino ad oggi non lo sapevo! Tu non me lo avevi detto... Così noi abbiamo evitato di parlarne... Credo finalmente di capirti, adesso... {{NDR|nota che è X-24 che lo guarda, non Logan}} Logan? {{NDR|X-24 gli trafigge il cuore}} ('''Charles Xavier''') *{{NDR|[[Ultime parole dagli X-Men|Ultime parole]] rivolto a Donald Pierce, prima di farsi esplodere con delle granate}} Attento alla luce. ('''Calibano''') *{{NDR|[[Ultime parole dagli X-Men|Ultime parole]] a Logan}} Il Sunseeker. ('''Charles Xavier''') *{{NDR|Dopo la sepoltura di Xavier}} Be', c'è l'acqua, e... C'è l'acqua... {{NDR|Laura tocca la sua mano, ma lui emotivamente distrutto, si allontana}} Vaffanculo, fanculo!!! ('''Logan''') ==Dialoghi== *{{NDR|Alla radio}}<br />'''Clyde''': Dormono tutti, Burt. Sonnambuli, calotte polari, pornografi, acqua inquinata, mutanti... È tutto collegato.<br />'''Burt''': Ehi, Clyde, è il 2029, perché parliamo ancora di mutanti? *'''Gabriela''': Wolverine? Sapevo che eri tu!<br />'''Logan''': Cazzo... {{NDR|si allontana}}<br />'''Gabriela''': Ti prego! Sono nei guai! Sei l'unico che mi possa aiutare! Necesito un héroe!<br />'''Logan''': Cazzo, lasciami in pace!<br />'''Gabriela''': Qué demonio te paso? Porque te escondes?! Ti prego! Logan! Porque no me oyes? {{NDR|Logan la ignora ancora e lei si allontana velocemente, preoccupata}}<br />'''Cliente di Logan''': Chi è quella?<br />'''Logan''': Non lo so, una pazza, stia tranquilla. *'''Donald Pierce''' {{NDR|entra nella limousine}}: Accidenti a me, c'è Wolverine! Ed è un tossico, ora.<br />'''Logan''': Chi cazzo sei tu?<br />'''Donald Pierce''': Lo sai, ci sono fori di proiettile nella portiera. So che eri a Phoenix, ma poi ieri notte certi amici della stradale del Texas mi hanno chiamato per dirmi di aver trovato tre "cholo" morti in una piazzola sulla 54. Non che sia strano, lo so... Se ad uno non mancasse una mano e un altro una gamba. Così pensavano che fosse scappata una tigre, o [[Nightmare - Dal profondo della notte|Freddy Krueger]]! Ma nessuno dei due può guidare: uno è un personaggio inventato e l'altra è estinta. E visto che le alette che hanno trovato sono di una Chrysler del 2024, be', la tua è una Chrysler del 2024... Lei ti ha già trovato? Gabriela? Senti, non cerco te, Wolvie. Be', non proprio, cerco una persona che ti sta cercando. Mi ha preso una cosa mentre ero distratto. Una cosa di cui sono responsabile. Lei è messicana. Ora ha messo gli occhi addosso a te. Ti suona familiare?<br />'''Logan''': Non conosco nessuna Gabriela, perciò vaffanculo fuori dalla mia auto!<br />'''Donald Pierce''': Be'... Guarda che so cosa nascondi, amigo... Il vecchio pelato a Sud del confine. {{NDR|riferendosi a Charles}}<br />'''Logan''': Che cosa vuoi?<br />'''Donald Pierce''': Un po' di collaborazione. {{NDR|gli consegna la sua carta}} Sono un fan, fra parentesi! {{NDR|esce}} *'''Charles Xavier''': Cari, ho buone notizie, oggi! Non importa cosa facciate, non importano le vostre azioni, non potete rispettare le leggi di Dio! Lui sa che non potete, possiamo essere imperfetti! {{NDR|Logan gli blocca la strada}} Permesso, signore... Ho detto "permesso"!!! Il nuovo quesalupa di Taco Bell! Gustatelo con il pollo, con la bistecca, col formaggio fuso nella tortiglia, è il massimo! Fino a esaurimento scorte! {{NDR|si ritrova di nuovo davanti a Logan}} Chi sei tu?<br />'''Logan''': Lo sai chi sono.<br />'''Charles Xavier''': Sei l'uomo che mi fa dormire...<br />'''Logan''': Dormire ci servirebbe. {{NDR|fa per iniettargli la medicina}}<br />'''Charles Xavier''': No! No! No!! Aargh! {{NDR|cade dalla sedia a rotelle per terra}} C-Che cosa vuoi farmi?!?<br />'''Logan''': Charles, andia... {{NDR|Charles scatena un'ondata telepatica che paralizza Calibano dall'altra parte del nascondiglio, ma lui resiste e gli somministra il farmaco per farlo smettere}}<br />'''Charles Xavier''': Da quanto mi trovo qui? {{NDR|Logan lo mette a letto e gli dà delle pastiglie}} Cosa sono queste?<br />'''Logan''': Ti ricordi cosa sono. Le iniezioni alleviano le crisi, le compresse evitano che tu le abbia. Ci soffi sopra come portafortuna?<br />'''Charles Xavier''': Vaffanculo, Logan.<br />'''Logan''': Ti ricordi chi sono, adesso.<br />'''Charles Xavier''': So sempre chi sei... Solo che certe volte non ti riconosco.<br />'''Logan''': Prendi le compresse. {{NDR|Xavier le inghiotte}}<br />'''Charles Xavier''': Mi lasci da solo con quel albino del cazzo? {{NDR|Calibano}} Non mi ascolta mai! Riconosco una speciazione quando la vedo...<br />'''Logan''': Una che?<br />'''Charles Xavier''': Una speciazione, un nuovo mutante giovane. Ci sono forze che tentano di ucciderli...<br />'''Logan''': Forze?!<br />'''Charles Xavier''': A loro serve aiuto...<br />'''Logan''': Forze... Peccato che tu non sia più in quel ramo, ormai.<br />'''Charles Xavier''': Non vogliono me, vogliono te...<br />'''Logan''': Sì...<br />'''Charles Xavier''': Oh, sì... Ecco quanto cazzo sono stupidi! Ti aspettano alla Statua della Libertà...<br />'''Logan''': La Statua della Libertà c'era tanto tempo fa, Charles, tanto tempo fa. Non ci sono nuovi mutanti, chiaro? Non ne nasce uno nuovo da venticinque anni da nessuna parte. Hai sempre pensato che noi fossimo parte di un piano divino, ma... Forse... Forse eravamo un errore divino.<br />'''Charles Xavier''': Che enorme delusione sei... Quando ti ho trovato tu stavi intraprendendo una carriera di lottatore in una gabbia, là eri al culmine di una vita da assassino strafatto di barbiturici... Eri un animale! Ma noi ti abbiamo accolto. E io ti ho dato una famiglia...<ref>Riferimento al primo film della [[X-Men|saga cinematografica]], ''[[X-Men (film)|X-Men]]'' (2000).</ref><br />'''Logan''': E ora non ci sono più.<br />'''Charles Xavier''': Logan? Logan... che hai fatto? Che hai fatto?! Rispondimi! Perché siamo qui? Nessuno dovrebbe vivere così, drogato dentro una cisterna!!<br />'''Logan''': È per il tuo bene.<br />'''Charles Xavier''': No, nooo, non è vero!! {{NDR|Logan esce}} Tu stai aspettando che io muoia!! *'''Calibano''': Non voglio litigare, ma vanno discussione le cose.<br />'''Logan''': Quali cose?<br />'''Calibano''': Be', sarebbe considerato noioso, se dovesse ripetere la mia precedente osservazione e cioè che la dose non basta per evitare le crisi?<br />'''Logan''': È quello che mi hanno dato. Non era della posizione di avere le pretese.<br />'''Calibano''': Sai, ho rischiato la morte stamattina! Quella crisi era...<br />'''Logan''': Era durata un minuto.<br />'''Calibano''': Sembrava più lungo di un minuto, non riuscivo a respirare! A te fa meno effetto! Lo sai che ha bisogno di una dose più alta! E lo so che hai più soldi da parte.<br />'''Logan''': I soldi sono per portarci via da qui.<br />'''Calibano''': A voi due, non a me! Tu risparmi per uno yacht, il sunseeker al sole, sul mare, io non mi ci vedo rintanato sottocoperta come [[Conte Orlok|Nosferatu]] e tu? A piegare le tue mutande, a preparare il suo pudding... {{NDR|tira fuori un proiettile}} Ti ho trovato questo in tasca. Adamantio! {{NDR|Logan lo sottrae dalla sua mano}} Se pensi di farti saltare le cervella, puoi aspettare di essere in alto mare? Ho appena lavato per terra!<br />'''Logan''': Basta con queste stronzate.<br />'''Calibano''': Un anno fa mi hai chiesto di aiutarti, e Dio sa se ci ho provato, ma non posso aiutarti, Logan, non sul serio... Se non parli con me. Ti sento la notte, non dormi. Non vuoi parlare di niente. Né di quello che bevi, né del pus che pulisci dalle nocche, né del sangue che trovo sui tuoi vestiti, né delle ferite sul torace. Quelle che non guariscono. E secondo me non vuoi parlare del fatto che non riesci a leggere l'etichetta di quel flacone. C'è scritto "ibuprofene". {{NDR|Logan gli getta furiosamente la tazza per terra, frantumandola}} Era la mia tazza preferita.<br />'''Logan''': Fatti i cazzi tuoi!<br />'''Calibano''': Ti sta succedendo qualcosa, Logan. Dentro di te sei malato, lo sento dall'odore. *'''Gabriela''': Io faccio l'infermiera, la facevo, a Città del México.<br />'''Logan''' {{NDR|Gabriela si medica da uno sparo al braccio}}: Quando è successo?<br />'''Gabriela''': Stamattina, vicino a el confine. Sono riuscita a fuggire, ma loro ora sanno che auto ho...<br />'''Logan''': Senti, devo andare.<br />'''Gabriela''': No, aspetta, aspetta, ti prego! Guarda, ecco! {{NDR|gli consegna una busta di soldi}} Ecco, prendi questi, sono ventimila dollari, tieni! Portaci a questo indirizzo, potrai averne altri trentamila una volta là. I miei amici te li daranno, ci stanno aspettando. Ti daranno quello che vuoi.<br />'''Logan''': Dove li hai presi?<br />'''Gabriela''': Dal mio ragazzo. Vuole uccidermi e prendersi lei. {{NDR|Laura}}<br />'''Logan''': Ed è tua figlia?<br />'''Gabriela''': Ehm... Sì. So che in fondo sei ancora buono, so che vuoi aiutarci...<br />'''Logan''': Tu non sai niente di me!<br />'''Gabriela''': Ti prego, ti prometto che non ci saranno problemi se partiamo adesso!<br />'''Logan''': Non posso partire così per il Nord Dakota!<br />'''Gabriela''': Dobbiamo essere là venerdì!<br />'''Logan''': Sennò?<br />'''Gabriela''': Non potremo passare il confine! Ti prego... Devi farlo, por favor! Por favor! *'''Logan''': Devi tornare indietro, stronzo. Questa è proprietà privata.<br />'''Donald Pierce''': Sì, è vero... Infatti penso che appartenga a una multinazionale mineraria con sede a Shanghai. Dove tieni il vecchio? Eh? È là dentro? O è li? {{NDR|la cisterna}} Sarebbe un nascondiglio furbo! Mi piacerebbe vederlo. Mi dicono che l'HAS ora classifica il suo cervello come un'arma di distruzione di massa. Un peccato quello che succede all'Est...<br />'''Logan''': È morto da un anno.<br />'''Donald Pierce''': Voglio la ragazzina.<br />'''Logan''': Che ragazzina?<br />'''Donald Pierce''': Quella che gioca con la palla che hai in mano.<br />'''Logan''': Non ci sono ragazzine, qui.<br />'''Donald Pierce''': So che sei andato al motel.<br />'''Logan''': Sì, mi avevano chiamato, non c'era nessuna ragazzina, solo una donna.<br />'''Donald Pierce''': "Solo una donna"? Ecco cos'era. Allora l'hai vista, Gabriela... Ma non mi hai chiamato. Mi offendi. Ehi, non le hai sparato, poverina, no?<br />'''Logan''': No, e tu?<br />'''Donald Pierce''': L'ho chiesto prima io!<br />'''Logan''': Non amo le armi.<br />'''Donald Pierce''': Certo... Vorrei che mi avessi chiamato. Come ti avevo chiesto. {{NDR|gli tocca la spalla destra di Logan, ma lui se lo toglie di dosso e lo guarda stupito la sua mano meccanica}} Visto? Non sei il solo che è stato potenziato. {{NDR|Laura colpisce Pierce in testa con un tubo}} *'''Charles Xavier''' {{NDR|parlando di Laura}}: Logan, la donna che hai conosciuto non è sua madre...<br />'''Logan''': Allora parla?<br />'''Charles Xavier''': No, noi comunichiamo.<br />'''Logan''': Comunicate, ecco. {{NDR|consegna le compresse}} Senti, prendi queste subito. Ehi, dobbiamo andare via, non è più sicuro qui e non puoi avere una crisi fuori, è chiaro?<br />'''Charles Xavier''' {{NDR|dopo averle inghiottite}}: Sì, ma... Lei è la mutante di cui ti ho parlato! Le serve il nostro aiuto...<br />'''Logan''': Non è una mutante.<br />'''Charles Xavier''': Sì, invece!<br />'''Logan''': Qual è il suo potere, Charles? Mangiare? Lanciare tubi? *'''Donald Pierce''': Ah, Charles Xavier! L'ottantenne più ricercato d'America.<br />'''Charles Xavier''': Sono novantenne, veramente... *'''Donald Pierce''': Cristo, Wolverine, vederti così mi spezza il cuore.<br />'''Logan''': Finché non te lo strappo dal petto, stronzo! *{{NDR|Dopo la loro fuga dalle mani di Donald Pierce e i Reavers}}<br />'''Logan''': Tu chi cavolo sei? {{NDR|Laura non risponde}} Ehi, ti ho fatto una domanda! Chi sei tu?<br />'''Charles Xavier''': Lo sai chi è, Logan...<br />'''Logan''': No! Non lo so!<br />'''Charles Xavier''': Non ti ricorda proprio nessuno? *'''Donald Pierce''': Leggevo di te quando ero piccolo!<br />'''Calibano''': Forse ti riferisci a qualcun altro. {{NDR|Donald gli tira un pugno}}<br />'''Donald Pierce''': Dunque, se non sbaglio una volta lavoravi per la mia squadra. Ci aiutavi a scovare i vecchi mutanti... Cos'è cambiato? Ti sei convertito? Dovrai fare un ultima cosa per i buoni, e rintracciare un altro mutante speciale per me.<br />'''Calibano''': Non ti aiuterò mai.<br />'''Donald Pierce''': È ovvio che dici così, mhm... Ma io ho una teoria: le persone non cambiano. "Attento alla luce"... Calibano, scommetto che la mamma te lo diceva tutti i giorni quando eri piccolo. Tsk tsk tsk tsk... {{NDR|tira fuori un coltello che apre}} "Attento alla luce". {{NDR|taglia una corda che fa cadere una tenda, gettando la luce del sole direttamente su Calibano, che grida disperatamente mentre gli si brucia la pelle}} Allora, cerchiamo di non mostrare il peggio di noi. Quella ragazzina non vale tanto, credimi, non è uno scherzo della natura come te, lei è un difetto di fabbrica, una ricerca andata a male, ci sono dei responsabili! Non possono mandare in giro cose brevettate che uccidono la gente, no? Dobbiamo toglierla dalla circolazione prima che faccia del male ad altri, a qualcuno a cui vuoi bene, magari. Perciò comincia ad annusare! {{NDR|gli butta in testa la felpa di Laura}} *'''Logan''' {{NDR|Laura lo infastidisce giocando con la portiera}}: Ho detto smettila!<br />'''Charles Xavier''': È una bambina, Logan... A dirla tutta è la tua bambina.<br />'''Logan''': Da quanto non prendi i farmaci? Dimmelo, da quanto tempo?<br />'''Charles Xavier''': Non lo so!! Due giorni.<br />'''Logan''': Hai visto come è andata ieri, se quel disastro fosse durato più a lungo, tutti in quel casinò...<br />'''Charles Xavier''': L'ho fatto per difendere Laura.<br />'''Logan''': Tu non hai fatto niente, ti sei incazzato e hai avuto una crisi del cazzo!<br />'''Charles Xavier''': Forse tu mi preferisci castrato dai farmaci e delirante come uno squilibrato? È molto più facile per te...<br />'''Logan''': "Più facile" cristo, non c'è niente di facile in te, amico, niente!<br />'''Charles Xavier''': Sì, sì, ti prego, fai come il resto del mondo: incolpa gli altri per le tue noiose cazzate!<br />'''Logan''': Sì, lo so papino, sono una delusione enorme.<br />'''Charles Xavier''': Tu sinceramente non vedi nessuno scopo in quanto facciamo?<br />'''Logan''': Okay, e cosa facciamo? Hm?<br />'''Charles Xavier''': C'è una giovane mutante seduta nella nostra auto, e dove siamo diretti ce ne sono altri, non vuol dire proprio niente per te?<br />'''Logan''': Sì, bravo, non vuol dire niente per me. Sopratutto perché Gabriela ha preso quella stronzata dell'Eden dai fumetti.<br />'''Charles Xavier''': Ma di che parli?<br />'''Logan''' {{NDR|dà a Laura le medicine}}: Fagli prendere queste, tira fuori due compresse e fagliele prendere.<br />'''Charles Xavier''': Logan, Logan..!<br />'''Logan''': Dagliele. Subito! {{NDR|Xavier le prende}} Controllo, stavolta. {{NDR|Xavier gli fa la linguaccia}} *'''Logan''': Ah, questi autocamion del cazzo...<br />'''Charles Xavier''': Basta parolacce, Logan, te la prendi con delle macchine!<br />'''Logan''': E allora? Lei può sventrare un uomo coi piedi ma non può sentire parolacce? Eh?<br />'''Charles Xavier''': Può imparare e diventare migliore.<br />'''Logan''': Sì, vuoi dire migliore di me?<br />'''Charles Xavier''': In effetti sì.<br />'''Logan''': Certo...<br />'''Charles Xavier''': E tra parentesi, gli artigli dei piedi di Laura sono l'ovvio risultato del suo genere, sai?<br />'''Logan''' {{NDR|disinteressato}}: Ma sul serio?<br />'''Charles Xavier''': In un branco di leoni la femmina è sia cacciatrice che nutrice.<br />'''Logan''': Buono a sapersi!<br />'''Charles Xavier''': Usa gli artigli anteriori per cacciare, e i posteriori per difendere i cuccioli...<br />'''Logan''': Ah sì?<br />'''Charles Xavier''': Assicurando così la loro sopravvivenza. *'''Kathryn''': Grazie dell'aiuto, io sono Kathryn.<br />'''Logan''': James.<br />'''Kathryn''': Lui è mio figlio Nate.<br />'''Nate''': Salve!<br />'''Logan''': Ciao.<br />'''Kathryn''': Lei è tua figlia?<br />'''Logan''': Ah, sì, lei è... Laura e lui {{NDR|Xavier}} è mio padre, "Chuck". Forza, Laura, andiamo.<br />'''Kathryn''': Be', ehm, possiamo sdebitarci e invitarvi a mangiare da noi? Non abitiamo lontano.<br />'''Logan''': Ah, no, no grazie...<br />'''Charles Xavier''': Sarebbe un grande piacere! *'''Charles Xavier''': Due giorni in viaggio, un solo pasto e non abbiamo chiuso occhio. Lei ha 11 anni e io 90, cazzo!<br />'''Logan''': Sono 101 ragioni per continuare a muoverci. *'''Charles Xavier''': Lo sai, Logan... Questa è la vita: una casa, persone che si amano, un posto sicuro, dovresti prenderti un momento e assaporarlo.<br />'''Logan''': Sì... È fantastico.<br />'''Charles Xavier''': Logan? Logan! Tu hai ancora tempo.<br />'''Logan''': Charles, il mondo non è più come una volta. Corriamo dei rischi nel restare qui, lo sai. E dove andiamo, "Eden"... Non esiste. Quell'infermiera l'ha letto su un fumetto. Lo capisci? Non esiste.<br />'''Charles Xavier''': Esiste per Laura... Esiste per Laura.<br />'''Logan''': Cerca di riposare. {{NDR|esce}} *'''Logan''': Non so come mi hai portato qui, ma... Grazie.<br />'''Laura''': De nada.<br />'''Logan''': Sì... Ma tu parli?!? Cazzo... Ma che cazzo!? Perché tutta questa commedia del cazzo negli ultimi tremila cazzo di chilometri?!<br />'''Laura''': Tú pretendes que hable contigo si siempre me insultas, si me gritas, si me intentas dejar atrás?! Tú pretendes que abra la boca...<br />'''Logan''': Sta' zitta, okay. Sta' zitta!!! *'''Laura''': Pesadillas. Hai avuto un incubo.<br>'''Logan''': Tu hai incubi?<br>'''Laura''': Sì... persone che mi fanno male. <br>'''Logan''': I miei sono diversi.<br>'''Laura''': Por qué?<br>'''Logan''': Faccio male io alle persone... *'''Logan''': I tuoi amici sono simpatici. Un po' mi ricordano... {{NDR|Laura lo ignora}} Ehi, ehi, ehi, ehi! Che succede? Eh? Sei coi tuoi amici, ce l'hai fatta.<br />'''Laura''': Dove andrai, tu?<br />'''Logan''': Prima al bar più vicino! Dai, ti ho portata qui, è l'impegno che avevo preso! Ho perfino ridato i soldi.<br />'''Laura''': Che brav'uomo.<br />'''Logan''': Ehi! Non l'ho mai voluto, io! D'accordo? Charles non l'ha mai voluto, Calibano non l'ha mai voluto, e stanno due metri sottoterra! Non so che ti abbia messo in testa Charles, ma io non sono quello che credi tu, okay? Ti ho conosciuta una settimana fa, tu hai la tua Rebecca, la tua Delilah, i tuoi "blah blah blah" eccetera eccetera, tutto quello che hai chiesto lo hai avuto!! Ed è molto meglio così! Perché faccio schifo in queste cose. Capitano cose brutte alle persone che mi stanno a cuore! Hai capito?!<br />'''Laura''': Allora io starò bene. *'''Zander Rice''': La prego, si fermi, signor Howlett. Dovrò dire a questi uomini di sparare sui bambini, non è questo che vuole. Vede da solo che l'effetto del siero svanisce, non sopravviverà ad altre ferite. Mi permetta di presentarmi: sono Zander Rice. Credo abbia conosciuto mio padre nel programma "Arma X".<br />'''Logan''': Sì, è lo stronzo che mi ha riempito di questo veleno! {{NDR|mostra gli artigli di adamantio}}<br />'''Zander Rice''': Sì, era uno di loro...<br />'''Logan''': Credo di averlo ucciso!<br />'''Zander Rice''': Credo sia così.<br />'''Donald Pierce''': Mostra un po' di rispetto, mutante! Lui è l'uomo che ha estinto la tua razza!<br />'''Zander Rice''': Il mio amico Donald esagera, lo fa sembrare più brutale di quanto non lo sia. L'obbiettivo non era distruggere il genere mutante, ma controllarlo! Mi sono reso conto che non serviva smettere di perfezionare gli alimenti, li potevamo usare per perfezionarci, per distribuire con discrezione la terapia genetica attraverso ogni cosa, dalle bibite ai cereali per la colazione, e ha funzionato: la mutazione casuale è finita come la polio. Ed ecco la fase successiva.<br />'''Logan''': Sì... Coltivare mutanti vostri!<br />'''Zander Rice''' {{NDR|[[Ultime parole dagli X-Men|ultime parole]]}}: Precisamente.<br />'''Donald Pierce''': Tempi pericolosi, Jame... {{NDR|improvvisamente Logan uccide Zander a colpi di pistola e gli distrugge la sua mano robotica}} *'''Logan''' {{NDR|rimasto gravemente ferito da un palo dell'albero che lo porta alla morte per colpa di X-24}}: Prendi... prendi i tuoi amici e scappate.<br />'''Laura''' {{NDR|piangendo}}: No!<br/>'''Logan''': Vai, loro non smetteranno di cercarli. Senti, non devi più combattere. {{NDR|lui e Laura si tengano la loro mano per l'ultima volta}} Corri. Corri... Non essere come ti hanno fatta. Laura... Laura...<br />'''Laura''': Papà... Aiutami...<br />'''Logan''' {{NDR|[[Ultime parole dagli X-Men|ultime parole]]}} Ecco... è questo che si prova... {{NDR|muore}}<br />'''Laura''' {{NDR|scoppia a piangere}}: No! No! Papa! No, papà! ==[[Explicit]]== {{explicit film}} '''Laura''' {{NDR|citando ''[[Il cavaliere della valle solitaria]]'', dopo [[Elegie funebri dai film|aver sepolto]] Logan}}: "Un uomo ha la sua via tracciata. Non può cambiarla. Si infrange la legge quando si uccide, e non c'è rimedio. A torto o a ragione rimane un marchio, e non si cancella più. Ora torna presto dalla mamma, e dille da parte mia che non tema più niente: la tranquillità è tornata nella vallata".<br />'''Rictor''': Andiamo, ci dobbiamo muovere. {{NDR|gli amici di Laura si allontanano. Lei se ne va per ultima dopo aver posizionato la croce di rami sul sepolcro come una "X" in onore degli X-Men}} ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{X-Men}} {{Marvel Cinematic Universe}} [[Categoria:Film di Wolverine]] 2dy22mj130vozdyo1ggyme3qoxudurw Template:Lingue/Dati 10 148341 1427085 1427016 2026-09-21T21:58:20Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1427085 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 70863 |lingua2 = it |voci2 = 55953 |lingua3 = pl |voci3 = 31881 |lingua4 = ru |voci4 = 18069 |lingua5 = cs |voci5 = 16536 |lingua6 = et |voci6 = 13701 |lingua7 = uk |voci7 = 12451 |lingua8 = pt |voci8 = 12084 }} t1ylv286vqxf6qsdxmoy5n3bb4bute3 Ernesto Masi 0 153805 1427031 1426990 2026-09-21T12:26:52Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ typo 1427031 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] muwwm2j8mykxe5qv7a8um217grmqnjv 1427032 1427031 2026-09-21T12:30:44Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ volume I 1427032 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 263xg72wqh8iyor263wqj7hj0bhnto9 1427033 1427032 2026-09-21T12:31:47Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ + volume I 1427033 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] hplgd121tj8n155p1ju6ie68z7f6rnh 1427035 1427033 2026-09-21T12:52:04Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ Ninon de Lenclos 1427035 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] pxg01gxix36mw05ld5fyvniysn1jny8 1427037 1427035 2026-09-21T12:54:02Z Gaux 18878 /* Bibliografia */ Nuovi studi e ritratti, vol. II 1427037 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr00masigoog/page/n8/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. II, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] k696hpqpcn6aoqkfxvy89cmzfmxi8b3 1427047 1427037 2026-09-21T13:12:18Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ altra su Ninon de Lenclos 1427047 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile Saint-Simon dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante [...] (vol. II, p. 27) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr00masigoog/page/n8/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. II, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 6e0ikwosltgpo2tw1blorpwf843cmw0 1427048 1427047 2026-09-21T13:12:53Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ wlink ripetuto 1427048 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile Saint-Simon dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante [...] (vol. II, p. 27) *{{NDR|Ninon de Lenclos}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr00masigoog/page/n8/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. II, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] qvq5ctmj5b59mr07wzhg1sn8rjiskix 1427049 1427048 2026-09-21T13:13:38Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ typo 1427049 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile Saint-Simon dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante [...]. (vol. II, p. 27) *{{NDR|Ninon de Lenclos}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr00masigoog/page/n8/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. II, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] pr42ivcheab80ej3f53x7e3fb5wlqk7 1427052 1427049 2026-09-21T13:19:59Z Gaux 18878 /* Nuovi studi e ritratti */ wlink 1427052 wikitext text/x-wiki '''Ernesto Masi''' (1836 – 1908), storico e docente italiano. ==Citazioni di Ernesto Masi== *{{NDR|[[Caterina Sforza]]}} A questa donna così famosa, eppure così poco o mal nota, [[Pier Desiderio Pasolini]] ha dedicato un'opera storica<ref>Pier Desiderio Pasolini, ''Caterina Sforza'', volumi tre. Roma, Loescher, 1893. (Imola, tip. Galeati). {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che (non esitiamo a dirlo sin da principio e senza alcun timore che l'amicizia faccia velo al nostro giudizio) fa il maggior onore non solo a lui, ma agli studi storici italiani, per lo esame largo e profondo dell'argomento, per la copia dei documenti raccolti, per l'intensità dello studio psicologico, unita alla critica dei fatti, e finalmente per la vivacità drammatica dell'esposizione e per quella potenza di vera fantasia storica, che, a traverso la lettera morta dei documenti, fa rivivere tempi, luoghi, personaggi, passioni, come se fossero ancora operanti e presenti.<ref>Da ''Caterina Sforza'' parte prima, in ''Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti'', terza serie, vol. XLV della raccolta vol. CXXIX, Roma, 1893, [https://archive.org/details/sim_nuova-antologia-revista-di-lettere-scienze-ed-arti_1893-05_129/page/23/mode/1up pp. 23-24].</ref> *{{NDR|[[Aristide Gabelli]]}} Fu uno dei maggiori uomini che l'Italia abbia avuto in questi ultimi tempi, che i suoi scritti furono sempre profondamente meditati, i suoi argomenti sviscerarono sotto tutti gli aspetti le questioni da esso trattate e risolute, che mai fu esso superficiale o unilaterale. Ragionatore più logico, più serrato, più limpido di lui, difficilmente può trovarsi fra gli scrittori italiani dei nostri tempi. La sua scuoia è quella di Gioia e di Romagnosi, le sue dottrine informansi alle scienze naturali, a quel positivismo moderato che era tutta la sua fede filosofica.<ref>Citato da [[Alberto Cavalletto]] nella [https://storia.camera.it/regno/lavori/leg17/sed125.pdf Tornata del 25 novembre 1891] della Camera dei Deputati (Regno d'Italia).</ref> *«Non si ripensa, scrive il Bonghi, ad [[Alfonso La Marmora]] senza rimorso.» Vero purtroppo e, salvo alcuni amici di lui, tutti, chi più e chi meno, in alto ed in basso, un po' di questo rimorso ce lo siamo meritati. Perduta la battaglia di Custoza<ref>Nel 1866, durante la terza guerra d'indipendenza, l'esercito italiano comandato da Alfonso La Marmora fu sconfitto a Custoza.</ref> il disinganno fu così amaro e crudele, che quasi nessuno seppe stare in cervello. Arrecarlo a sola ingiuria di fortuna non pareva che bastasse, convenire che la colpa era di molti, di tutti forse, come il Villari osò dire, sapeva di umiliazione quasi peggiore della sconfitta. Ci buttammo dunque volentieri al rimedio della gente fiacca; cavarsi la croce di dosso e caricarne le spalle ad uno, che la porti per tutti, e quest'uno fu Alfonso La Marmora.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1887, [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n240 pp. 229-230].</ref> *{{NDR|[[Lorenzo de' Medici]]}} [...] per dimostrare com'era tuffato nei vizi, il Buser reca una lettera d'un Francesco Nacci da Napoli, che annuncia a Lorenzo la spedizione di cinquanta belle schiave turche, ''le più belle che si trovarono!'' Ah, la grazia! Cinquanta? Se non che, come fu provato, il buon tedesco ha letto nel documento ''belle'' invece di ''pelli'', ''turche'' invece di ''tutte'', e cosi, invece di ''50 pelli di Schiavonia'', ha letto 50 belle schiave turche, un harem da sultano, e senza accorgersi neppure che in tutto il contesto della lettera si parla della spedizione in modo, come se oggi si spedissero a qualche gran Don Giovanni 50 belle ragazze, turche o non turche, per pacco postale.<ref>Da ''Lorenzo il Magnifico'', in ''La vita italiana nel Rinascimento. {{small|Conferenze tenute a Firenze nel 1892}}'', Fratelli Treves editori, Milano, 1896<sup>3</sup>, [https://archive.org/details/lavitaitalianan00mila/page/20/mode/1up p. 20].</ref> *[...] {{NDR|dopo la sconfitta nella battaglia di Custoza}} si svolge la parte più profondamente drammatica della vita del La Marmora! Quest'uomo, che, pochi giorni innanzi era tutto, pochi giorni dopo è peggio che nulla. La sua popolarità è perduta e di questo facilmente si consolerebbe, perché non l'ha mai cercata. Ma se gli amici suoi e non della ventura gli rimangono fedeli, la loro stessa amorevole sollecitudine attesta il vuoto che si è fatto intorno a lui. Il Re<ref>Vittorio Emanuele II.</ref> lo dimentica, i più miti lo sfuggono, i più tristi lo accusano, e di che? Nient'altro che d'aver pattuita la sconfitta... lui, Alfonso La Marmora, il vecchio soldato di Pastrengo e della Cernaia<ref>Battaglie della prima guerra d'indipendenza (1848) e della guerra di Crimea (1855).</ref>, il padre dell'esercito italiano, l'onore, la lealtà, la virtù in persona! In questo orrendo contrasto, a cui fu messo l'animo del Generale La Marmora, consiste il vero momento psicologico della sua biografia. Tacere, chiudersi in sé, contentarsi del testimonio della propria coscienza, disprezzare le accuse, gli accusatori e l'indifferenza ingenerosa, che tiene il sacco, aspettare giustizia dal tempo e dalla storia... È presto detto! Ma nella condizione del La Marmora a me pare supremamente umano e giusto, che quell'amarezza infinita, quella universale cospirazione d'ingiustizia e d'ingratitudine trionfino alla fine l'animo suo e lo trascinino a protestare e a difendersi.<ref>Da ''Fra libri e ricordi di storia della rivoluzione italiana'', ibid., [https://archive.org/details/fralibriericord00masigoog/page/n254 pp. 243-244].</ref> ==''Donne di storia e di romanzo''== *Molto meno facile è intendersi con la signorina [[Antonietta Giacomelli|Giacomelli]]. ''Carità'' e ''giustizia'', il suo programma è tutto in queste due parole, ed enunciato così non parrebbe alla prima nulla di molto allarmante. Chi ''a priori'' vorrebbe respingerlo? Se non che essa scarta nelle applicazioni tutti gli accomodamenti, tutte le sfumature della ermeneutica spiritualista, piena di profumate raffinatezze, che una nuova generazione di romantici ([[Max Nordau]] la chiamerebbe una nuova ''degenerazione'') ha messo oggi di moda, e retrocede alla pura e semplice morale di Cristo, come se nulla fosse e non si trattasse che d'una gita di piacere. Troppa rigidità! Troppa precisione! E troppe cose una tale rigidità e precisione presuppongono mutate da poter recare qualche frutto. (pp. 368-369) *La signorina Giacomelli, insomma, pel momento che corre ha, secondo noi, il gran difetto di credere davvero a ciò che dice, di crederci molto più di parecchi fra gli stessi scrittori, che cita a conforto delle sue parole, e, posto ciò, possiamo bensì augurarle, non assicurarle che tale difetto le verrà perdonato. Ma forse a lei poco importa di questo. (p. 369) *[...] si potrà dissentire in tutto od in parte dalla signorina Giacomelli, ma per lo meno si dovrà convenire che essa ha su quasi tutti i neomistici odierni il vantaggio di non rifugiarsi in vaghe aspirazioni d'idealità, non determinantisi in nessuna forma precisa, in incerte affermazioni di religiosità, naturale e civile, che non sono nuove, che si sono mostrate ad ogni crisi sociale un po' minacciosa, e che sono sempre rimaste una buona intenzione e nulla più. No. La signorina Giacomelli si pianta solidamente sulla religione tradizionale cristiana, la mette alle prese con tutte le necessità individuali e sociali del momento presente e dimostra che essa le soddisfa, che essa è la sola anzi, la quale le può soddisfare. Va un po' più in là ancora; vuol dimostrare cioè che la pura ragione e la scienza ci si sono inutilmente provate esse pure e che oggi non possono se non confessare umilmente la propria sconfitta [...]. (p. 375) ==''Il Risorgimento italiano''== *[[Georg Gottfried Gervinus|Giorgio Gervinus]] sottopone il corso della storia universale all'impero di grandi leggi naturali.<br>Vede in queste leggi una specie di continua evoluzione, la quale però si rigira sopra se stessa, ma senza che impedisca il fatale andare del progresso umanano. Si discosta poco in tal guisa dai circoli del Machiavelli, dall'''ibis redibis'' del Pascal, dai ricorsi del Vico, dai periodi {{sic|trentennari}}, ricorrenti nella storia e dei quali [[Giuseppe Ferrari]] indicava come il modello perpetuo nella vita tipica di Cristo e nella guerra del Peloponneso. (vol. 1, cap. 1, p. 2) *Come uomo il [[Montesquieu]] non è personaggio molto caratteristico, però, direi, che nell'uomo sono gli stessi contrasti che nei suoi libri. È un aristocratico e feudale, non solo di nobiltà ereditaria di toga, ma signore di castelli, ed in pari tempo professa dottrine emancipatrici e liberali; è un monarchico e inclina alla repubblica, alla repubblica bensì di tipo classico, ateniese, spartano o romano, ma non pare che creda possibile nessuna virtù cittadina all'infuori di questi modelli; si dichiara a più riprese felice di vivere sotto la monarchia francese e ne fa la satira più acerba. (vol. 1, cap. 4, p. 51) *[...] l'influenza del Montesquieu sulla Rivoluzione francese è paragonabile solamente a quella del [[Jean-Jacques Rousseau|Rousseau]], di cui il Giacobinismo ed il Robespierre sono una filiazione diretta, mentre il Voltaire e il Diderot sono particolarmente due grandi demolitori. Ma {{sic|tutti quattro}}, insomma, sono grandi nel senso che per primi professano la grande illusione della filosofia del secolo XVIII e dell'Enciclopedismo (la quale diverrà poi quella della Rivoluzione), e che una storia pare chiudersi ed un'altra cominciare da essi. La [[storia]] invece è lì per dimostrare che nulla ha principio, nulla ha fine, ma tutto invece continua, se pure tutto non ricomincia sempre da capo. (vol. 1, cap. 4, p. 57) *[...] il [[Voltaire]] mi sembra lo stesso secolo XVIII fatto uomo con tutte le sue virtù, le sue colpe ed i suoi contrasti. (vol. 1, cap. 4, p. 60) *Lo [[Nicola Spedalieri|Spedalieri]] aveva esordito, come scrittore, confutando l'''Esame critico degli Apologisti del Cristianesimo'' di Nicola Fréret e i due capitoli della ''Storia''<ref>''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref> del [[Edward Gibbon|Gibbon]], nei quali il grande storico inglese volle dimostrare che lo stabilimento e i progressi del Cristianesimo sono spiegabili con ragioni naturali ed umane, al pari di qualunque altro fatto di storia. Inutile dire che agli argomenti del Fréret e del Gibbon la confutazione dello Spedalieri contrappone la fede, i miracoli, la necessità della rivelazione; un punto di vista convenientissimo a lui, ma non conciliabile in nessun modo cogli assunti della filosofia del secolo XVIII e colle illazioni logiche di essa. Lo Spedalieri è dunque un polemista cattolico e non ha niente a che fare non solo cogli Enciclopedisti francesi, ma neppure coi riformisti italiani di quel tempo. (vol. 1, cap. 5, pp. 101-102) *Il [[Carlo Lauberg|{{sic|Laubergh}}]], fino ai più recenti studi del Rossi e del Croce, era un nome quasi del tutto ignoto. Oggi invece lo si può chiamare col Rossi e col Croce: il primo cospiratore del moderno Risorgimento italiano. (vol. 1, cap. 11, p. 177) *[...], nella Roma di Pio VI, non si perdonerà allo Spedalieri di aver osato, nel suo libro sui ''Diritti dell'Uomo'', una timida conciliazione fra il dogma e il Contratto Sociale del Rousseau; come non si perdonerà al [[Vincenzo Monti|Monti]] – e lo si piglierà da quel momento in sospetto – di avere, ripigliando la tesi degli Enciclopedisti, ricongiunto il suo pensiero a quello del Parini, dell'Alfieri e di tutti i contemporanei riformisti, lombardi e napoletani, {{sic|intuonando}} nell'ode al Montgolfier l'inno trionfale della ragione e della scienza. (vol. 1, cap. 12, p. 191) *A Napoli, [...], primo effetto della Costituzione concessa<ref>L'11 febbraio 1848, Francesco II aveva promulgato la Costituzione del Regno delle Due Sicilie.</ref> fu lo scioglimento di ogni freno. Dalla tirannide uscì ''ex abrupto'', non la libertà, ma una licenza infinita, che niente più bastava a contenere ed a contentare. Era un continuo carnevale di raunate di popolo, di desideri incomposti, sconfinati e di grida, quelle che anche [[Carlo Botta]] nella sua storia, per dir tutto in una parola. chiama le Napoletane grida. (vol. 2, cap. 52, p. 264) *Quanto è efficace il costante apostolato unitario del [[Giuseppe Mazzini|Mazzini]], altrettanto vani sono i suoi tentativi d'azione, perché non hanno mai altra base che la sua facilità d'illudersi e la sua presunzione. (vol. 2, cap. 53, p. 299) *Da molti il Ministero [[Gino Capponi|Capponi]] in Firenze è paragonato al Ministero di [[Carlo Troja]] in Napoli ed il paragone calza purtroppo da molti lati. Entrambi si trovano collocati tra la dubbia fede del principe e quella dei soliti arruffapopoli: levarne le gambe sarebbe stato difficile per chiunque. Impossibile poi a due uomini indeboliti – l'uno e l'altro – dagli anni e dalle infermità: il Troja era paralitico, il Capponi cieco. (vol. 2, cap. 55, p. 324) *[[Daniele Manin]] si distingue da tutti gli altri statisti italiani, che agirono in quel tempo nella rivoluzione italiana, per due fattezze tutte sue: l'una, di nulla lasciarsi imporre dal partito demagogico, reprimendolo costantemente, non perdendo mai per questo la fiducia e l'affetto del popolo veneziano e conquistandosi, col mantener l'ordine e l'autorità sua, il rispetto dovuto ad un governo regolare, di fronte al quale la violenza dell'Austria ha quasi l'aria più irregolare e più rivoluzionaria di esso; l'altra, che egli si confida bensì nella forza, nell'amor patrio, nella virtù del suo popolo e degli italiani accorsi in aiuto a Venezia, ma ha altrettanta fiducia nel concetto astratto della giustizia e del diritto, il quale nella Francia repubblicana e nell'Inghilterra liberale gli pare impossibile, che alla lunga non debba prevalere e forzarle, se non altro, a prestare a Venezia un appoggio morale così deciso, che l'Austria debba – non fosse che per un'apparenza almeno di senso civile nelle sue relazioni internazionali – finire per cedere in tutto o in parte alle sue domande. (vol. 2, cap. 58, p. 431) ==''Le due mogli di Napoleone I''== *Su questo fondo di paesaggio {{NDR|della villa della Malmaison}} passano le belle donne della Corte Consolare, vestite di bianco (abbigliamento femminile preferito dal Bonaparte) e la fantastica [[Ortensia di Beauharnais|Ortensia]], vera ninfa del luogo, mente e cuore d'artista, fra il culto della patria, della gloria, della musica e della poesia sogna, come un'eroina d'altri tempi, romanzi di cavalieri erranti, tornei, corti d'amore e la più bella data in premio al più cortese e più prode; ideali di fanciulla, ben presto sciupati senza misericordia da falsi calcoli d'amor materno e di politica, che di questa gentile faranno una vittima. (cap. V, pp. 95-96) *Inconscia del suo destino essa {{NDR|Ortensia di Beauharnais}} primeggia in tanto fra più belle di lei nelle sale e sul teatrino della Malmaison, dove recitando la parte di ''Rosina'' nel ''Barbiere di Siviglia'' del Beaumarchais rapisce tutti in entusiasmo; brevi glorie anche queste, finite subito nel suo malaugurato matrimonio con [[Luigi Bonaparte]], uomo non senza pregi, ma malato di spirito e di corpo e che repugnante s'unì a lei, repugnante altrettanto. (cap. V, p. 96) *Difficile unir due esseri più dissonanti fra loro di Ortensia e di Luigi {{NDR|Bonaparte}}. Avevano comune qualche gusto letterario, ma a questo si fermava ogni loro analogia. Luigi era fantastico, torbido, malinconico, e non è già che Ortensia non avesse anch'essa nell'indole alcunché di romanzesco: fu delle prime anzi, prevenendo i Victorhughiani, ad amare il medio evo, il gotico, le imitazioni dei trovatori; ma il suo romanticismo non avea nulla a che fare con quello di suo marito. (cap. VI, pp. 108-109) *Nelle meditazioni di Sant'Elena quale giudizio ha dato Napoleone di [[Maria Luisa d'Asburgo-Lorena|Maria Luigia]]? Tale, che, così come è, avrebbe a chiuder la bocca a tutti i suoi detrattori. Paragonandola a [[Giuseppina di Beauharnais|Giuseppina]], ricordava le qualità comuni di queste due donne, bontà, dolcezza, affetto al marito; e le diverse, Giuseppina tutta grazia, amabilità e fine arti di donna mondana; Maria Luigia invece tutta naturalezza, verità e candore. E concludeva: «Maria Luigia era la virtù in persona!» (VII, p. 123) ==''Nell'Ottocento''== *[[Alessandro I di Russia|Alessandro I]] era uno stranissimo impasto di qualità le più opposte: ascetico come Luigi Gonzaga, e dissoluto come Don Giovanni Tenorio; ingenuo e spensierato come un artista, e subdolo e avido come un greco del Basso Impero; tirannico come un sultano, e umanitario come un filantropo; umile come un anacoreta, e vano d'applausi come una ballerina; infatuato di sé stesso come un Lucifero, e pieghevole a tutti i venti come una canna; un insieme di despota, di mistico e di liberale, che per un pezzo gli imbroglia la testa, poi finisce a dargli l'illusione d'essere il braccio dritto della provvidenza di Dio, destinato a rimetter l'ordine sulla terra e ravviare tutto il gregge umano per la via maestra del bene. (p. 82) *Esso {{NDR|[[Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord]]}}, in persona, ha cominciato abate, poi vescovo, ha celebrato ridendo la sua ultima messa nella festa della Federazione Repubblicana, s'è sconsacrato, ha preso moglie, nei tempi peggiori della Repubblica s'è eclissato, è rientrato a tempo per esser Ministro: Giacobino sotto il Direttorio, repubblicano sotto il Consolato, Bonapartista sotto l'Impero, legittimista sotto i Borboni, e come si spiegano tutte queste metamorfosi? In una maniera sola, dice lui, cioè che agli occhi d'un filosofo le forme politiche son forme vuote; che con tale libertà di spirito egli ha visto sempre, prima, meglio e più lontano d'ogni altro, e che mentre gli altri s'attaccavano ad un partito, egli non ha servito mai che la Francia. È una disinvoltura stupefacente, la quintessenza di quell'arcana dottrina del savoire vivre, sotto la quale i Francesi compendiano tante cose, e che il Talleyrand possedeva in grado superlativo. (p. 87) *{{NDR|Pio IX}} Lo si diceva, poniamo, dominato a bacchetta dal suo cameriere, [[Gaetano Moroni]], per certo intimissimo suo, e che avendo cominciato barbiere del convento dei Camaldolesi, {{sic|avea}} finito per essere in corte del Papa un gran personaggio, a cui non solo s'inchinava riverente una folla di mendicanti e di cacciatori d'impieghi, di grazie e di onori, ma che per mezzo dei diplomatici e dei visitatori stranieri più cospicui era divenuto noto a tutt'Europa e riverito col vezzeggiativo di signor Gaetanino, com'era solito il Papa chiamarlo. Il mondo è sempre stato così e continua ad essere, anche se il signor Gaetanino non è più in corte del Papa, ma è invece ministro, deputato, o un pezzo grosso qualsiasi. Pur di piegare la schiena a qualche potente o creduto tale!! Ora anche il signor Gaetanino, un mitissimo cortigiano, tutto miele di sorrisi, di complimenti e di riverenze, è dipinto nei libelli e nelle satire contemporanee come un Tigellino spietato, un Seiano, consigliere d'infamie, e qualcosa pure di più turpe, ed in tutto questo parimenti non c'è nulla di vero. Il signor Gaetanino invece era un {{sic|giovine}} popolano, intelligente, istruitosi un po' da sé, un po' coll'aiuto del Papa e riuscito all'ultimo un erudito non volgare, sempre poi un lavoratore indefesso, il quale, oltre alle sue faccende di corte, ha trovato il modo di lasciare 120 volumi d'un Dizionario Storico-Ecclesiastico, che anche oggi si consulta con qualche utilità. (p. 136) *La Storia {{NDR|della città di Roma nel Medioevo}} del [[Ferdinand Gregorovius|Gregorovius]] avrà ed ha i suoi difetti; in qualche parte potrà per ricerche nuove essere corretta; non ogni volume, degli otto che lo compongono, ha lo stesso valore: ma questo geniale uomo e genialissimo scrittore poteva senza vanto dire del proprio lavoro, e con maggior diritto di Flavio Biondo<ref>Flavio Biondo (1392 – 1463), storico e umanista italiano, autore di tre guide alle rovine dell'antica Roma.</ref>, queste parole del Diario: «creai ciò che ancora non esisteva», ed il suo libro, nonostante il tema, la novità, l'apparato scientifico, è uno dei più popolari e più letti di tutta la letterature europea, gloria e fortuna non riservate di sicuro alle arcidottissime {{sic|lucubrazioni}} dei suoi detrattori. (p. 314) *[...] una storia filosofica, come quella del Gibbon<ref>[[Edward Gibbon]], autore della celebre ''The History of the Decline and Fall of the Roman Empire'' (''Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano'').</ref>, si può scrivere vicino o lontano dal proprio oggetto di studio. Non così quella del Gregorovius. Per sentire e dipingere a quel modo, per rianimare con vera fantasia di storico artista quei ruderi, quelle torri, quelle nere moli medievali, appoggiate, intrecciate quasi alle classiche ruine di Roma antica e imperiale, bisogna averle sott'occhio, viverci in mezzo, vederle, rivederle a quei lumi di sole invernale, fra quelle brume estive di tramonto, quando, dice il Gregorovius, «Roma, qualche volta non si lascia vedere, si racchiude in sé stessa, nella sua vetustà». Per questo egli aggiunge che l'aria di Roma agisce su di lui come vino di Sciampagna, che la sua storia del medio evo romano non è soltanto il frutto di vent'anni di ricerche, ma il {{sic|risultamento}} d'una vita, la conseguenza d'una passione invincibile. Felice libro, felicissimo scrittore! (p. 316) *Lo [[Émile Zola|Zola]] non è stato un dotto, né come filosofo, né come letterato. Ciò gli ha nociuto e giovato, crediamo, nel medesimo tempo. Gli ha nociuto, facendogli accogliere con poca critica e non sempre esatta e compiuta cognizione le dottrine e i sistemi, a cui ha conformato l'opera sua; gli ha giovato, salvandogli una specie d'artistica verginità, per cui non c'è audacia che l'abbia sgomentato, né modelli, né freni d'arte, che l'abbiano trattenuto negli argomenti da lui prescelti e nelle atroci realtà di ogni fatta, da lui dipinte con quella sua {{sic|maravigliosa}} potenza, che dove ancora vi pare prolissa, o vi sazia, o addirittura vi nausea, non cessa per questo d'avervi vinti, affascinati, conquistati e di stamparsi incancellabile nell'animo dei lettori più riluttanti. Questo egli ha per lo meno di comune coi grandi scrittori di vera fama mondiale. (p. 361) ==''Nuovi studi e ritratti''== *{{NDR|[[Luisa di Savoia]]}} È la madre di [[Francesco I di Francia|Francesco I]] e di [[Margherita d'Angoulême]], le due più illustri e poetiche incarnazioni del Rinascimento Francese. Ma questo titolo non le valse dagli storici alcuna indulgenza. Quasi tutti la dipinsero avara, ambiziosa, crudele, vendicativa, corrotta, il mal genio insomma di Francesco I, del quale il genio buono era, dicono, la sorella Margherita. Certo Luigia non fu senza colpe. Ma anche oggi, e dopo tante accuse, non è chiaro del tutto quanto di tali colpe sia da imputare a malvagità della sua indole, e quanto all'amore ardente, appassionato, ferino quasi, che questa nuova [[Agrippina maggiore|Agrippina]] portò al Re suo figlio, quel seduttore universale, cui perdonarono a gara i contemporanei ed i posteri. Eppure le virtù, le eleganze, le grazie, che fecero di Francesco e di Margherita i due ideali veri dei tempi nuovi, furono tutta opera di {{sic|Luigia}}! (vol. I, pp. 243-244) *{{NDR|Luisa di Savoia}} [...] spirito indagatore, audace, perseverante, combattuto talvolta fra superstizioni e credenze, ma più spesso forte di quella piena balìa di sé, che già distingue le maggiori individualità storiche del suo tempo. (vol. I, p. 244) *{{sic|Luigia}} {{NDR|di Savoia}} fu bellissima del volto e della persona, a quanto ne scrive il [[Pierre de Bourdeille|Brantôme]]. Di grande ingegno e di grand'animo si dimostrò durante la seconda Reggenza. Non fu estranea al moto letterario cominciato in Francia al suo tempo e le sue poesie pubblicate dal Champollion (per quanto il [[Charles Augustin de Sainte-Beuve|Sainte-Beuve]] creda poco all'autenticità di quest'arte principesca) non sfigurano di troppo accanto a quelle di Francesco e di Margherita. (vol. I, p. 254) *{{NDR|[[Ninon de Lenclos]]}} Questa cortigiana colle virtù d'onest'uomo, di cui lo stesso implacabile [[Louis de Rouvroy de Saint-Simon|Saint-Simon]] dice, che, salvo la galanteria «era virtuosa e piena di probità» e di cui loda lo spirito, il disinteresse, la fedeltà agli amici, lo scrupolo, con cui serbò i loro segreti e persino i depositi di danaro affidatile da alcuni di loro, questa cortigiana si contentò di una modesta agiatezza e poiché l'ebbe ottenuta, si mutò in donna galante [...]. (vol. II, p. 27) *{{NDR|Ninon de Lenclos}} Nella costante felicità della sua esistenza l'amore e la bellezza le durarono a lungo. Ma essa rinunciò all'amore, prima che l'amore rinunciasse a lei [...]. (vol. II, p. 28) ==''Saggi di storia e di critica''== *[[Domenico Luigi Batacchi|Luigi Domenico Batacchi]] è l'ultimo, non dirò, dei grandi ma dei veri poeti burleschi o [[Francesco Berni|bernieschi]] italiani. Il valor morale di questa poesia burlesca è quel che è. Non merita forse né giustificazioni, né difese. Spietatamente satirica e umoristica al suo nascere, che [[Cecco Angiolieri|Cecco degli Angiolieri]], contemporaneo di Dante, sta in cima della scala; politica, e talvolta generosamente politica col [[Antonio Cammelli|Cammelli, detto il Pistoia]]; man mano che la storia italiana si oscura, essa pure si fa più spensierata, più vuota, più frivola e sempre più meritevole dall'antipatia, che le professa il [[Giosuè Carducci|Carducci]], e dei solenni e severissimi giudizi, che intorno ad essa in generale, ed in particolare sul [[Giovanni Battista Casti|Casti]] e sul Batacchi, ha pronunciati. (p. 257) *Peccato che {{NDR|la sua satira}} l'oscenità la deturpi, perché, come diceva il [[Luigi Settembrini|Settembrini]], il Batacchi vince di brio e naturalezza tutti gli scrittori toscani del secolo passato. (p. 258) *{{NDR|[[Maria Teresa d'Austria-Este]]}} [...] questa principessa di Casa Savoia, la quale per verità poca fortuna ebbe in vita, dopo morta ne ebbe anche meno, e per un solo ed unico campione, che finalmente trovò in [[Domenico Perrero]]<ref>{{cfr}}[[w:Domenico Perrero|Domenico Perrero]] (1820-1899), letterato e storico italiano.</ref>, quasi unanime invece fu il coro de' suoi accusatori, ed anche quando il Perrero l'ebbe difesa, e validamente difesa, coi documenti alla mano, non per questo gli accusatori antichi si diedero per vinti, e nuovi ne sorsero, i quali coll'aria d'imparzialità di chi è meglio informato e può quindi mettersi di mezzo fra i contendenti, mescolano biasimi e lodi, cercano e danno nuove spiegazioni, ma in ogni modo lasciano capire che intorno a certi intenti di Maria Teresa v'ha per lo meno molto di misterioso, mai penetrabile forse del tutto, eppure per quel tanto, che è dato saperne, non favorevole a lei, la quale, da qualunque lato si guardi, apparisce o cospirante coll'Austria e il Duca di Modena ai danni dì [[Carlo Alberto di Savoia|Carlo Alberto]], di cui è la nemica peggiore, o violenta, bizzosa e inducente a mal fine la cieca tenerezza del marito {{NDR|[[Vittorio Emanuele I di Savoia]]}}, o cupida del danaro pubblico e tutta intesa ad ammassarlo anche in mezzo alla comune miseria [...] (p. 268) *[...] dovendo sfilar fra gli applausi sul palcoscenico d'un teatro {{NDR|durante una festa patriottica per gli esuli napoletani e siciliani}}, [[Silvio Spaventa]] coll'aria seccata del filosofo, che ha il capo a tutt'altro, non avvertì la buca aperta del suggeritore e vi cascò dentro e scomparve. Per fortuna fu tirato su sano e salvo. «Non si era rotto nulla, neppure gli occhiali» e poté tornare a contemplare gli empirei della sua filosofia, come prima. (p. 353) *{{NDR|[[Napoleone III di Francia]]}} Due contrasti, due ostacoli permanenti egli ha da vincere, i pregiudizi tradizionali della politica e del patriottismo francese contro l'Italia, i quali gli fanno siepe da ogni parte, e fino fra le pareti domestiche, ed in secondo luogo la propria indole, che non è quella né di un [[Tiberio]], né di un [[Filippo II di Spagna|Filippo II]], né di un [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] sonnambulo, come si son piaciuti a dipingerla i suoi nemici, ma nella quale, accanto a facoltà eminenti, a ideali vastissimi, ad una grande nobiltà e generosità d'animo si riscontra uno squilibrio di forze, che l'età e le infermità aggravano sempre più; per cui l'esecuzione non è mai corrispondente al concetto né per determinatezza di linee, né per svolgimento compiuto, e lascia luogo a interpretazioni e a giudizi in tutto opposti alla prima intenzione, che l'ha mosso. (p. 448) *Caduto l'[[Secondo Impero francese|impero {{NDR|francese}}]], la vita politica dell'[[Francesco Arese Lucini (senatore)|Arese]] si può dire finita. Non cosi le sue sollecitudini verso l'amico infelice {{NDR|Napoleone III}}, vinto, proscritto e, morto lui, verso suo figlio e la sua vedova.<br>Esempio raro anche questo di fedeltà e d'amicizia e di una grande altezza morale, di cui ò bello che, mercé di Francesco Arese, possa, in tempi come i nostri, onorarsi ancora l'Italia. (p. 449) *[...] la singolarità grande di [[Aristide Gabelli]] come pensatore e scrittore italiano gli viene soprattutto dall'intima e profonda connessione che era in lui, fra l'uomo, il pensatore e lo scrittore, pregio raro in Italia e a svolgere il quale poco o nulla miravano le vecchie scuole, e pochissimo mirano le nuove, con tutte le loro pretensioni d'andarsi spogliando di tutti i dogmatismi e le rettoriche d'una volta per non pensare che alla pratica, al positivo e alla vita. (pp. 453-454) *Tutta l'opera del Gabelli pedagogista consistette nel mettere pace fra tante dannose contraddizioni, nello svecchiare cioè il nostro insegnamento con temperanza e nel rinnovarlo con discrezione e saviezza, e ogni qual volta il Gabelli slargò ad ufficio di moralista e sociologo [...], propose sempre, si può dire, gli stessi rimedi, mirò sempre al medesimo fine, rinnovare conservando e conservare rinnovando quello che non solo non conduce più al fine, che si vuol conseguire, ma lo contrasta e lo allontana o conduce inconsapevolmente ad un fine opposto. (p. 455) *[...] al Gabelli pareva che ''formare le teste'' fosse, dopo rifatta la patria, la grande necessità italiana, a cui urgeva di provvedere. (p. 456) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''Lorenzo il Magnifico''=== Vi ricordate della tragedia di [[Vittorio Alfieri]] intitolata: ''La Congiura de' Pazzi''? Come opera d'arte non è gran che, lasciando stare anche l'alterazione quasi grottesca dei fatti storici, dei caratteri e persino dei nomi dei personaggi. Ma non si tratta ora di ciò. Voglio notare soltanto un fenomeno singolare, che parmi accaduto all'Alfieri nel trattar questo tema, ed è che mentre ha senza dubbio voluto travestire in [[Lorenzo de' Medici|Lorenzo]] e Giuliano de' Medici due de' suoi soliti ''Egisti'' e ''Creonti'', due de' suoi soliti ''tiranni'', messi là a ricevere in pieno petto le contumelie del ''prim'uomo'' e della ''prima donna'', non solo il carattere di Lorenzo gli è, suo malgrado, riuscito il più simpatico della tragedia, ma all'ultimo non sa più egli stesso, l'Alfieri, da che lato pende il torto maggiore; i motivi della sanguinosa catastrofe, da prima apparsigli così chiari e lampanti, si direbbe che gli si oscurano tutto ad un tratto; e per conclusione finale mette in bocca a Lorenzo queste ambigue parole:<br> <small>. . . . E avverar sol può il tempo<br>Me non tiranno e traditor costoro!</small> ===''Vincenzo Monti (1754-1828)''=== Per discorrere di [[Vincenzo Monti]] mi par necessario prendere le mosse da alcuni fatti e da alcune considerazioni di ordine generale.<br> La letteratura italiana, non dirò moderna (perché a costruir questa stiamo affaticandoci ancora, sempre un po' a tastoni, come in tutto il resto) ma dirò, la letteratura italiana contemporanea procede dal [[Giuseppe Parini|Parini]] e dall'Alfieri.<br> Sono due novatori il Parini e l'Alfieri? E chi lo sarebbe, se non lo sono essi, che si crearono di nuovo l'inspirazione, la materia, lo stile, persino il pubblico, a cui rivolgersi? ==Citazioni su Ernesto Masi== *Ernesto Masi è, per dirlo alla francese "un grande amoroso" del suo soggetto {{NDR|Carlo Goldoni}}; e non è da poco tempo che egli lo viene, con molte e insigni prove, dimostrando. Qui<ref>''Scelta di commedie di Carlo Goldoni'', con prefazioni e note di Ernesto Masi, due voll., Successori Le Monnier, 1897.</ref> lo dimostra al punto che, talvolta, a certe patenti bellezze delle scene goldoniane, egli sente il bisogno d'intervenire, richiamando con una nota l'attenzione del lettore; tant'è la sua tema che possano passare inosservate. Sollecitudini d'innamorato; e giovano anch'esse. Chi arde, incende. ([[Enrico Panzacchi]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/donnedistoriaedi00masi/page/n6/mode/1up Donne di storia e di romanzo]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1903. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit01masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 1, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/ilrisorgimentoit02masiuoft/page/n4 Il Risorgimento italiano]'', vol. 2, Sansoni Editore, Firenze, 1917. *Ernesto Masi, ''Lorenzo il Magnifico'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/51706/51706-h/51706-h.htm La vita italiana nel Rinascimento]'', Treves, 1896. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/leduemoglidinapo00masiuoft/page/n6/mode/1up Le due mogli di Napoleone I]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1888. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nellottocentoide00masi/page/n6/mode/1up Nell'Ottocento. {{small|Idee e figure del secolo XIX}}]'', Fratelli Treves editori, Milano, 1905. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr01masigoog/page/n12/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. I, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/nuovistudieritr00masigoog/page/n8/mode/1up Nuovi studi e ritratti]'', vol. II, Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894. *Ernesto Masi, ''[https://archive.org/details/saggidistoriaed00masigoog/page/n8/mode/1up Saggi di storia e di critica]'', Nicola Zanichelli, Bologna, 1906. *Ernesto Masi, ''Vincenzo Monti (1754-1828)'', in ''[https://www.gutenberg.org/files/43180/43180-h/43180-h.htm La vita italiana durante la Rivoluzione francese e l'Impero]'', Treves, 1897. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Masi, Ernesto}} [[Categoria:Insegnanti italiani]] [[Categoria:Storici italiani]] 7l2mnx0p000zia01p5lojxpo4l6nzzq Antonio Staglianò 0 170385 1427078 1320631 2026-09-21T17:09:08Z ~2026-51016-32 108456 Corretto errore di battitura: acoglie > accoglie 1427078 wikitext text/x-wiki [[File:Antonio Staglianò.png|thumb]] '''Antonio Staglianò''' (1959 – vivente), vescovo italiano. ==Citazioni di Antonio Staglianò== * Esiste un cattolicesimo convenzionale che sarebbe opportuno facesse i conti con l'affermazione di [[papa Benedetto XVI|Benedetto XVI]] a Ratisbona: agire con violenza è contro la natura di Dio e dell'[[anima]] umana. E Papa Francesco insiste sempre nel dire che agire con violenza in nome di Dio è [[Satana|satanico]].<ref name="c3dem.it">Dall'intervista di Paolo Rodari, [https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2019/01/la-chiesa-sta-con-i-sindaci-che-difendono-lumanit%C3%A0-int-mons-staglian%C3%B2-rep.pdf ''E' giusta l'obiezione dei sindaci e anche la Chiesa deve scendere in campo''], ''la Repubblica'', Roma, 6 gennaio 2019, p. 8.</ref> * Gesù è morto è morto perché avrebbe "bestemmiato Dio", dicendo che Dio è solo e sempre amore, perciò Dio non fa male a nessuno, Dio non uccide i suoi nemici, il Dio guerriero non esiste. Gesù ha portato una nuova immaginazione del vecchio Dio. Lo aveva capito [[Fabrizio De Andrè]] quando nella ''Buona Novella'' dice che prima uccisero quell'uomo in nome di Dio e poi in suo nome continuarono ad uccidere..<ref name="c3dem.it" /> * In realtà non canto durante le messe ma cantillo, ovvero parlo a ritmo ma senza base musicale o coro. E’ una tecnica che era già in uso tra i monaci nel Medioevo.<ref>Dall'intervista di Corrado Parisi e Oriana Vella, [http://www.siracusaoggi.it/il-vescovo-di-noto-stagliano-ospite-donore-alla-webnotte-di-genova/ ''Il vescovo di Noto Staglianò ospite d'onore alla Webnotte di Genova''], ''Siracusa Oggi'', 6 giugno 2015.</ref> * La crisi è stata la grande levatrice dell’economia delle piattaforme. Ha sdoganato il bisogno di arrotondare. E ha fornito una pseudo-soluzione tecnologica a un problema che la tecnologia aveva largamente contribuito a creare. Otto anni prima Facebook monetizzava la nostra vita nella sua dimensione sociale, di svago. Oggi il cazzeggio era diventato un lusso che non potevamo più permetterci e così le piattaforme fornivano direttamente una maniera per arrivare a fine mese. A patto, però, di vivere come se non ci fosse un domani. Perché il domani della gig economy, se diventerà una modalità dominante, sarà più povero per la società nel suo complesso.<ref>Dall'intervista di Giacomo Bottos, Raffaele Danna e Luca Picotti, [https://www.pandorarivista.it/articoli/riccardo-stagliano-gig-economy/ ''Intervista a Riccardo Staglianò sulla gig economy''], ''Pandora Rivista'', 19 luglio 2018.</ref> *Quella del Grande Architetto è una idea eretica originatasi nella modernità illuministica. Alligna nell’antica eresia ariana: Ario non riconosce la divinità di Gesù Salvatore perché lo vede solo come il “demiurgo greco” che plasma la materia informe. Il Concilio di Nicea afferma la verità cristiana: Gesù è Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero. Il Grande Architetto non sa nulla del Dio cristiano che è, dall’eterno, pro-esistenza, pro-affezione, Amore. Presenza incarnata nella vita dell’uomo, rende il credente abitato dallo Spirito Santo e la Chiesa cattolica sacramentale...La fratellanza massonica è abissalmente diversa da quella cristianocattolica, perché l’esperienza del mondo (affetti, sentimenti, emozioni) di un cattolico è fondata sulla fede della speranza cristiana del Dio di Gesù Cristo che ci salva nella morte: “voi non morirete mai”, questo è l’annuncio.<ref>Citato da ''[https://www.avvenire.it/amp/opinioni/pagine/cattolici-e-massoni-un-dialogo-a-precise-e-strettecondizioni Cattolici e massoni, un dialogo a precise (e strette) condizioni]'', ''L'Avvenire'', 6 marzo 2024</ref> * Sinceramente trovo singolare che a vincere il Festival sia stata proprio la canzone ''Soldidi'' Mahmood... Ma a bocce ferme, lo ritengo un verdetto giusto...«Ti sembrava amore, era altro», canta Mahmood, perché non c’è amore quando si sta con l’altro solo per «soldi, soldi, soldi» (accenna divertito don Tonino). D’altronde, Gesù venne venduto per trentatré denari. Se è vero quello che dice [[Mahmood]], l’umanità di oggi deve aprirsi all’umanità di Gesù per riscattare l’amore vero, e Gesù può essere predicato, attraverso la testimonianza. E io uomo, come [[Nek]] «mi farò trovare pronto» ad accoglierla e a viverla: dobbiamo essere uditori e testimoni di questa Parola del Dio-agape.<ref>Dall'intervista di Massimiliano Castellani, [https://www.avvenire.it/agora/pagine/staglian-sanremo-tra-pop-e-teologia ''Staglianò rilegge Sanremo, tra pop e teologia''], ''Avvenire'', 19 febbraio 2019.</ref> * Viene in mente una vecchia definizione di [[Sartre]]: un ribelle è un uomo che dice no. Ecco, i ragazzi e gli anziani di OWS ([[NDr|Occuoy Wall Street]]) sono uomini e donne che hanno deciso di dire no.<ref>Dall'intervista di Dario Lo Scalzo, [https://www.ilcambiamento.it/articoli/occupy_wall_street_reportage_protesta_intervista_stagliano ''Occupy WS, reportage della protesta. Intervista a Riccardo Staglianò''], ''Il Cambiamento'', 3 aprile 2012.</ref> {{Int|1=[https://www.repubblica.it/vaticano/2016/06/10/news/_cosi_spiego_il_vangelo_cantillando_mengoni_noemi_ligabue_-141667129/ ''Il vescovo di Noto: "Così spiego il Vangelo 'cantillando' Mengoni, Noemi, Ligabue"'']|2=di Paolo Rodari, ''la Repubblica'', 10 luglio 2016}} * {{NDR|Crede negli esseri umani, e anche nei giovani, anche se non vengono più in chiesa?}} Certo. Non vengono in chiesa ma so bene dove vanno. * {{NDR|Padre Ferdinando Castelli della Civiltà Cattolica cercava il volto di Dio anche nei romanzieri più "dannati". Lei si riconosce in lui?}} In un certo senso sì. Il Concilio ci ha spinti ad andare incontro al mondo. È vero che ci sono tante cose che non vanno intorno a noi. A me, ad esempio, l'ostentazione che si è fatta all'ultimo Sanremo dei nastri arcobaleno non è piaciuta. Ma ciò non toglie che proprio a Sanremo abbiamo ascoltato negli ultimi anni testi magnifici. * {{NDR|Ma come le è venuto in mente di cantare così in chiesa?}} Tutto è nato anni fa a un congresso sulla metafisica organizzato dall'Università Cattolica a Noto. Vennero diversi professori di [[filosofia]] teoretica. Ricordo trecento ragazzi costretti ad ascoltarli per ore. Nessuno badava a cosa dicevano. A me toccavano le conclusioni. Non sapevo cosa fare. Decisi così di mimare un dialogo con Benigni che mi consigliava di cantare ''Vuoto a perdere'' di [[Noemi (cantante)|Noemi]]. I ragazzi di colpo si sono fatti attenti e ho potuto parlare loro del rapporto fra essere e nulla, dell'essenza e della verità delle cose, della morte che non è annientamento, grazie a Noemi, Mangoni e [[Roberto Vecchioni|Vecchioni]]. {{Int|1=[https://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2016/06/chi-non-accoglie-non-%C3%A8-cattolico-mons.-ant-staglian%C3%B2-ildub.pdf ''«Chi non accoglie non fa parte della Chiesa»'']|2=di Rocco Vazzana, ''Il Dubbio'', 2 giugno 2016.}} * La Chiesa Cattolica è per sua natura [[accoglienza]]. Chi non accoglie i migranti non è Chiesa Cattolica. * Che ci sia una nostra responsabilità sul fenomeno migratorio è poco ma sicuro, soltanto i ciechi non lo vedono. Pensiamo alle guerre consumate in Africa. Guardiamo alla Repubblica del Congo, per esempio, dove c'è una diocesi, quella di Butembo-Beni, gemellata da 30 anni con Noto. E' piuttosto chiaro che dietro alle guerre civili c'è la mano dell'Occidente che si accaparra le risorse naturali locali, come il coltan, una pietra preziosissima che serve alla nostra [[tecnologia]]. E allora c'è anche un problema di [[giustizia]]. per questo, come Chiesa, non possiamo non acccogliere questi profughi, qualuqnue volto abbiano e qualunque religione appartengano. Sono esseri umani. * {{NDR|Cosa canterebbe ai suoi fedeli per parlare di accoglienza?}} l'incipit di ''Chiamami solo amore'' di [[Roberto Vecchioni]]. "E per la [[barca]] che è volata in cielo che i bimbi ancora stavano a giocare che gli avrei regalato il mare intero pur di vedermeli arrivare". ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Staglianò, Antonio}} [[Categoria:Teologi italiani]] [[Categoria:Vescovi italiani]] 0el9x7dk8gleijpk54k2pipnsfpbdi2 Guillermo del Toro 0 173330 1427094 1398542 2026-09-22T06:31:38Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Guillermo del Toro */ 1427094 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guillermo del Toro in 2017.jpg|thumb|Guillermo del Toro nel 2017]] {{Premio|Oscar| *Miglior film (2018) *Miglior regia (2018) '''''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'''''}} '''Guillermo del Toro''' (1964 – vivente), regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore messicano. ==Citazioni di Guillermo del Toro== {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/guillermo-del-toro-lamore-piu-punk-del-punk/624033/ Guillermo Del Toro: «L'amore è più punk del punk»]''|2=Intervista di Marita Toniolo su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Bestmovie.it'', 2 febbraio 2018|h=4}} *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *L'idea più pericolosa al mondo è la perfezione. Tutti i fascismi e i nazionalismi manipolativi invocano la perfezione. L'imperfezione, invece, è raffigurata dai mostri. L'atto d'amore supremo che si può fare è riconoscersi l'un l'altro: se io ti vedo, allora tu esisti e viceversa. E, soprattutto, ti vedo così come sei e non come vorrei che tu fossi. Esattamente come i mostri che si presentano per quello che sono; per loro è impossibile mentire. King Kong è un gorilla ed è puro. Come Elisa, che è un’emarginata ed è innocente. Il mostro è l’emblema della tolleranza. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/interviste/excl-forma-dellacqua-nostra-intervista-guillermo-toro/ La Forma dell'Acqua, la nostra intervista a Guillermo del Toro]''|2=Intervista di Silvia Nittoli, ''Badtaste.it'', 19 febbraio 2018|h=4}} *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''[[Il mostro della laguna nera|Il mostro della laguna]]'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall’arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. *Mi ricordo da bambino un Gesù nella mia chiesa locale che era rappresentato con delle ossa viola e verdi. Quando ho visto ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' aveva la stessa aria tragica, e ho pensato fosse una sorta di messia. I mostri sono diventati dei marcatori della normalità, nel senso che sono stati uccisi dai cosiddetti normali, e alla mia età non ho ancora capito cosa "normale" voglia dire! Non lo capisco e credo che quello che viene considerato standard sia in realtà distruttivo, perché se essere normale significa essere perfetto allora non è possibile. I mostri per me sono i santi patroni dell'imperfezione e io prego loro tutti i giorni perché siamo tutti imperfetti. Gli standard che ci imponiamo ci distruggono, crediamo che si debba essere bianchi o neri, ma in realtà è possibile vivere solo nel grigio, altrimenti viviamo nella paura. I mostri sono tolleranti, non mentono mai, sono quello che sono. [[Godzilla]] non verrà mai a dirci: "Prometto di non distruggere niente!". No, arriverà e con un colpo di coda distruggerà tutto. Dal primo secondo in cui vediamo i mostri sappiamo cosa sono. *L'unica cosa che si può fare sono i film che ti piacciono, perché nessun altro li farà, e magari per una buona ragione! *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. {{Int|1=Da ''[https://www.rollingstone.it/cinema-tv/news-cinema-tv/la-forma-dellacqua-amore-e-sesso-in-fondo-al-mare/402590/ "La forma dell'acqua": amore e sesso in fondo al mare]''|2=Intervista di La Bestia su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Rollingstone.it'', 16 febbraio 2018|h=4}} *I mostri sono esseri spirituali che proteggono tutti noi imperfetti. La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto ''[[Il mostro della laguna nera]]'' con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. La domenica per la mia famiglia era un giorno sacro: il mattino si andava in chiesa tutti insieme e poi, dopo pranzo, al cinema a Guadalajara o incollati davanti alla televisione davanti a qualche classico. Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile. *Volevo fare una favola sulla passione, sull'emozione, una storia d'amore, perché l'amore non si può controllare, è imprevedibile, non sai mai di chi ti puoi innamorare [...]. Purtroppo viviamo in un mondo dove chi dimostra di provare emozioni viene considerato stupido e debole, mentre gli arroganti sono i nuovi furbi, quelli privilegiati, che hanno accesso a tutto. Per me essere emotivi e compassionevoli oggi significa essere i nuovi punk, siamo noi i coraggiosi. *Ero stanco della solita storia stile ''La bella e la bestia'', dove sicuramente non finiscono a letto e forse, dico forse, si danno un bacino. Oppure delle storie opposte, dove il mostro è un maligno stile Harvey Weinstein a cui piace solo il sesso perverso. Allora perché non raccontare una storia d'amore tra un anfibio e una donna, una relazione normale dove entrambi sono felici di scopare. Normale, no? Per me scopare è molto normale! *In questo film ci sono molti riferimenti alle mie passioni, all'amore per il cinema, il colore rosso per esempio è molto importante, mi ricorda quello delle tende di velluto, delle sedie dei cinema che frequentavo da bambino, rosso come le scarpette del film ''Scarpette rosse'', un grande classico, che è anche nella lista dei film preferiti di Scorsese. *{{NDR|Sugli [[anni 1960]]}} Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l'economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan "Make America Great Again". I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l'assassinio di Kennedy e l'escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro. {{Int|1=Da ''[https://hotcorn.com/it/film/news/guillermo-del-toro-alec-baldwin-tribeca-film-festival-intervista-scary-stories-to-tell-in-the-dark-pinocchio-netflix/ La strana coppia. Guillermo del Toro, Alec Baldwin e quel duetto a New York]''|2=Lorenzo Crestani, ''HotCorn.com'', 10 Maggio 2019|h=4}} *Come regista, è tuo dovere sforare il tempo e il budget. Se hai abbastanza tempo e soldi, stai sbagliando qualcosa. *Dirigere è una negoziazione di ostaggi con la realtà, è come orchestrare un incidente. *La maggior parte delle volte faccio film perché la premessa è stupefacente. Quando sei sul set e hai assorbito cento anni di cinema, devi fermarti e dire ‘Ok, è quello che succederebbe normalmente in quel film. Cosa posso fare per renderlo diverso?’ E ti fermi. Devi fermarti. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/speciali/guillermo-del-toro-pinocchio-temi-fanno-male/ Guillermo del Toro su Pinocchio: "Abbiamo cercato di affrontare i temi che fanno male"]''|2=''Badtaste.it'', 8 novembre 2022|h=4}} *{{NDR|Su ''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} Mi ha colpito perché Pinocchio vedeva il mondo come lo vedevo io. [...] Dal mio punto di vista, non è un film fatto per bambini. Perché dico questo? Perché l’[[animazione]] in generale non è un genere per bambini, ma i bambini possono guardarlo se i loro genitori ne parlano con loro. *Mi infastidiva che le persone chiedessero obbedienza a Pinocchio, quindi volevo fare un film sulla disobbedienza come virtù, e sul fatto di non dover cambiare per essere amato. La nostra versione riguarda appunto la disobbedienza che è un fattore primordiale per diventare umani e diventare umani non significa cambiare te stesso o gli altri ma capire. *Il fascismo, per me, è una questione molto maschile, molto paternalistica e uno dei fili del film è quello. Non è la parte predominante, ma uno dei filoni. Uno dei temi toccati da questo film è quello della paternità. Il fascismo assomiglia a una forma paterna di diverso tipo, in noi c’è il desiderio di liberarsi di un padre che vuole imporci il suo pensiero. Lo sentivo sin da quando ero un adolescente che se avessi fatto Pinocchio, sarebbe stato così. {{Int|1=Da ''[https://www.corriere.it/sette/incontri/22_dicembre_14/guillermo-toro-il-mio-pinocchio-infelice-mostro-come-me-d89e3d44-7426-11ed-ab35-a2ab0487d524.shtml Guillermo Del Toro: «Il mio Pinocchio infelice è un mostro. Come me»]''|2=Intervista di Stefania Ulivi, ''Corriere.it'', 14 dicembre 2022|h=4}} *Il rapporto con Pinocchio è iniziato quando ero piccolo. Quello Disney del 1940 {{NDR|''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} è stato il secondo o terzo film che ho visto con mia madre. Mi impressionò nel profondo: per la prima volta ho sentito quello che di fragile e terribile si prova da bambini. Mi fece paura e insieme mi ci riconobbi. Mi sentivo come lui, non avrei saputo spiegarlo meglio. *Lo considero il terzo capitolo della trilogia iniziata con [[La spina del diavolo]] e [[Il labirinto del fauno|Il labirinto del Fauno]], ambientati durante il franchismo. Ho pensato subito di ricollocare la favola in questo momento storico. È una storia di padri e figli, uno dei perni del fascismo è la figura paterna, il paternalismo come forma di dominio ed educazione all’uniformità e al conformismo. *Volevo dire che Pinocchio deve essere amato senza cambiare. Pretendere che qualcuno si trasformi come requisito per amarlo mi sembra un ricatto terribile. Inaccettabile. *Era importante non mettere un finale tutto "e vissero felici e contenti". Non pretendo di dare messaggi con il mio cinema, ma spero che aiuti a fare capire che possiamo imparare ad amare l’attimo, i momenti di felicità. Perché passano. *La complessità del presente è che viviamo a stretto contatto, vicino alla morte, alla perdita, ai lutti. Negli ultimi tre anni ci siamo stati immersi con il Covid e la guerra: molti hanno vissuto lutti pesanti. *I due santi patroni della mia vita sono stati {{NDR|Pinocchio}} e [[Mostro di Frankenstein|Frankenstein]]. È in un certo senso la stessa storia raccontata in toni differenti, la storia di un padre che adotta un figlio e una creatura che deve imparare come stare al mondo. È una metafora meravigliosa del nostro percorso sulla Terra. *L’[[Animazione|animazione]] è cinema e basta, non una sua forma minore. E non è neanche vero che sia un genere per bambini. È arte e basta. *{{NDR|«Come si è regolato con gli altri Pinocchio: quello di Roberto Benigni, quello di Matteo Garrone, la nuova versione Disney con Tom Hanks?»}} Ho cercato religiosamente di evitarli da adulto. Visto che mi aveva fatto quell’impressione da piccolo, sono cresciuto con la certezza di fare il mio. Ho visto alcune versioni animate, compreso un Pinocchio nello spazio giapponese, da piccolo. Da adulto li ho evitati, quando vuoi raccontare una storia non vuoi vedere cosa hanno fatto altri. Ne ho parlato con Matteo Garrone, che mi pare un regista sensazionale: con lui mi sono confrontato. Esistono almeno sessanta versioni a livello internazionale tra animazione e film di finzione. L’unica cosa che potevo fare era seguire la mia idea. {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/frankenstein-di-guillermo-del-toro-tra-mito-mostro-e-umanita-la-nostra-intervista-al-regista-e-al-cast-del-film/944010/ Frankenstein di Guillermo Del Toro, tra mito, mostro e umanità. La nostra intervista al regista e al cast del film]''|2=Intervista di Elisa Leonelli, ''Bestmovie.it'', 21 ottobre 2025|h=4}} *Scoprii il capolavoro cinematografico ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' del 1931, regia di James Whale con Boris Karloff nei panni della Creatura, quando avevo sette anni, ed ebbe un profondo effetto religioso su di me. Sono cresciuto cattolico, ma lì ho trovato la mia vera religione, ho capito con Karloff cosa significasse essere un martire e un messia, ed è allora che quell’immaginario cattolico ha cominciato ad aver senso. *{{NDR|Su ''[[Frankenstein (film 2025)|Frankenstein]]''}} Devo confessare che ho dedicato la mia vita, decenni di studio e approfondimento, alla letteratura gotica e al movimento romantico: Mary Shelley, Percy Shelley, Lord Byron. Il mio film è un amalgama della sua biografia, della mia, del movimento romantico, e del romanzo. *[...] credo che Elizabeth sia diventata un amalgama di me e Mary Shelley. Stavo già scrivendo, e avevo scritto un lungo trattamento definendo le sue azioni, ma non il suo ruolo. La prima volta che ho incontrato [[Mia Goth]], aveva appena avuto la sua bambina, e ne stava parlando con grande amore, passione e dedizione. Ho pensato, questa è Elizabeth, è lei il personaggio più intelligente del film, capisce più di chiunque altro, porta con sé una fortissima energia di comprensione dell’altro, che è quello di cui tratta veramente il mio film. Voglio dire, ho delle notizie per voi, l’altro siete voi, ogni volta che svilite l’altro, svilite voi stessi, perdete. Ed ecco perché Victor e la Creatura esistono allo specchio, ecco perché il film inizia dove finisce, e solo la Creatura alla fine rompe il cerchio. Tutto questo per me era articolato in teoria, ma Elizabeth lo articola in modo drammatico quando parla di amore. Dice che la natura dell’amore è di essere trovati e di essere persi. Tutto quello che dice ha saggezza. Quindi per me, Mary Shelley è fusa dentro Elizabeth. *Questo look è stato disegnato da Mike Hill, creatore di effetti di trucco, mio amico e di cui sono anche cliente. [...] Mike ha creato una Creatura che non è un mostro, ma un personaggio. [...] Vogliamo però cercare di evitare il tipico aspetto di una vittima di incidente stradale che ne è uscita tutta rattoppata, un mucchio di parti messe insieme. Abbiamo disegnato il corpo quasi come si farebbe con una bellissima scultura in alabastro di un santo scuoiato della pelle, come San Bartolomeo. Abbiamo fatto ricerche anatomiche, e l’idea era che non si trattasse di una creatura riparata, ma di una nuova anima appena nata. Quando compare su schermo, è quasi come un pallido bambino gigante. So che questo suona molto crudele, ma è quello che succede nelle famiglie: si nasce perfetti, e poi tutta la famiglia si intromette, ti danneggia e ti rompe. La Creatura deve sembrare prima un bambino, poi un filosofo, poi un uomo. La sua crescita è uno dei tratti più salienti del romanzo di Mary Shelley nonchè del mio film. Tracciamo l’arco della Creatura che diventa un essere umano. Volevo mostrare quel viaggio da anima appena nata a essere umano pensante, quando alla fine la liberazione di una nave incastrata nel ghiaccio è il suo primo atto di libera volontà. *Victor sogna quella creazione da decenni, quindi il pubblico sa che è una persona esteticamente consapevole. [...] Volevo che Victor seducesse l’intera università e gli investitori, che convincesse Elizabeth, almeno fino a quando non vede i suoi difetti. Era un poeta magnetico, come Lord Byron, una figura alla Paganini che si muove come una rockstar tipo Mick Jagger e può pensare come uno scultore. *Ogni [[tiranno]] nella storia dell’umanità non ha dubbi, almeno pubblicamente, e si considera una vittima. Quella è una costante. Dicono, "Povero me, povero me". E sono mostri, che distruggono la vita di tutti. *Devi stare attento con la poesia, perché se gli dai un solo significato, diventa matematica, diventa chimica. I simboli siano alchemici, dipendono da chi li legge e possono significare molte cose. Quindi, sarei molto esitante a dire che il mio film significa una cosa sola. Credo che ciò di cui vuole parlare sia l’umanità, credo che il perdono e l’accettazione, che sono molto scarsi in questo momento, ci rendano umani. Alla fine di tutto quello che stiamo passando, chiunque sarà rimasto in piedi, non importa che aspetto abbia, spero solo che sia un essere umano. ==''Il labirinto del fauno''== {{Vedi anche|Il labirinto del fauno (romanzo)}} ==Filmografia== ===Regia=== {{div col|strette}} *''[[Blade II]]'' (2002) *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Sceneggiatura=== {{div col|strette}} *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Produttore=== *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Splice]]'' (2009) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) ==Bibliografia== *[[Cornelia Funke]] e Guillermo Del Toro, ''[[Il labirinto del fauno (romanzo)|Il labirinto del fauno]]'', traduzione di Alessandra Petrelli, Mondadori, 2019. ISBN 9788804717171 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:del Toro, Guillermo}} [[Categoria:Produttori cinematografici messicani]] [[Categoria:Registi messicani]] [[Categoria:Sceneggiatori messicani]] [[Categoria:Scrittori messicani]] 1otykmuk6booh5qb9ubt17ebl8nttui 1427100 1427094 2026-09-22T09:18:14Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Guillermo del Toro */ 1427100 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guillermo del Toro in 2017.jpg|thumb|Guillermo del Toro nel 2017]] {{Premio|Oscar| *Miglior film (2018) *Miglior regia (2018) '''''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'''''}} '''Guillermo del Toro''' (1964 – vivente), regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore messicano. ==Citazioni di Guillermo del Toro== {{Int|1=Da ''[https://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/edizione2017/2017/09/01/news/la_creatura_di_guillermo_del_toro_un_inno_alla_diversita_il_mio_mostro_cerca_solo_amore_-174373673/ La creatura di Guillermo Del Toro, un inno alla diversità: "Il mio mostro cerca solo amore"]''|2=Intervista di Arianna Finos su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Repubblica.it'', 1 settembre 2017|h=4}} *In questo tipo di film c'è sempre l'idea che sesso e virtù non possano coesistere. Molti uomini sono a disagio con l'idea che una donna si masturbi, faticano ad accettare l'idea che un personaggio sia forte e puro, ma non innocente. *Al cinema le scene tra una donna e un mostro sono puritane o perverse. Non condivido nessuno dei due approcci. Il mio film è una storia d'amore tra due entità che si incontrano. Non parlano, ma si comprendono a vicenda e sì, finiscono insieme nella vasca da bagno. *I veri [[Mostro|mostri]] sono gli uomini ossessionati dalla perfezione, che non tollerano difetti, diversità. *[[Donald Trump|Trump]] non è la malattia ma il sintomo. Noi ci allarmiamo quando scopriamo il tumore, in realtà siamo ammalati di cancro da tanto tempo. I repubblicani non hanno smesso un giorno di attaccare il governo Obama e, se guardi al '62, capisci che l'odio arriva da lontano. Quello che è orribile è il fatto che oggi certi discorsi sull'odio possano essere fatti pubblicamente e senza vergogna. {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/guillermo-del-toro-lamore-piu-punk-del-punk/624033/ Guillermo Del Toro: «L'amore è più punk del punk»]''|2=Intervista di Marita Toniolo su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Bestmovie.it'', 2 febbraio 2018|h=4}} *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *L'idea più pericolosa al mondo è la perfezione. Tutti i fascismi e i nazionalismi manipolativi invocano la perfezione. L'imperfezione, invece, è raffigurata dai mostri. L'atto d'amore supremo che si può fare è riconoscersi l'un l'altro: se io ti vedo, allora tu esisti e viceversa. E, soprattutto, ti vedo così come sei e non come vorrei che tu fossi. Esattamente come i mostri che si presentano per quello che sono; per loro è impossibile mentire. King Kong è un gorilla ed è puro. Come Elisa, che è un’emarginata ed è innocente. Il mostro è l’emblema della tolleranza. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/interviste/excl-forma-dellacqua-nostra-intervista-guillermo-toro/ La Forma dell'Acqua, la nostra intervista a Guillermo del Toro]''|2=Intervista di Silvia Nittoli, ''Badtaste.it'', 19 febbraio 2018|h=4}} *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''[[Il mostro della laguna nera|Il mostro della laguna]]'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall’arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. *Mi ricordo da bambino un Gesù nella mia chiesa locale che era rappresentato con delle ossa viola e verdi. Quando ho visto ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' aveva la stessa aria tragica, e ho pensato fosse una sorta di messia. I mostri sono diventati dei marcatori della normalità, nel senso che sono stati uccisi dai cosiddetti normali, e alla mia età non ho ancora capito cosa "normale" voglia dire! Non lo capisco e credo che quello che viene considerato standard sia in realtà distruttivo, perché se essere normale significa essere perfetto allora non è possibile. I mostri per me sono i santi patroni dell'imperfezione e io prego loro tutti i giorni perché siamo tutti imperfetti. Gli standard che ci imponiamo ci distruggono, crediamo che si debba essere bianchi o neri, ma in realtà è possibile vivere solo nel grigio, altrimenti viviamo nella paura. I mostri sono tolleranti, non mentono mai, sono quello che sono. [[Godzilla]] non verrà mai a dirci: "Prometto di non distruggere niente!". No, arriverà e con un colpo di coda distruggerà tutto. Dal primo secondo in cui vediamo i mostri sappiamo cosa sono. *L'unica cosa che si può fare sono i film che ti piacciono, perché nessun altro li farà, e magari per una buona ragione! *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. {{Int|1=Da ''[https://www.rollingstone.it/cinema-tv/news-cinema-tv/la-forma-dellacqua-amore-e-sesso-in-fondo-al-mare/402590/ "La forma dell'acqua": amore e sesso in fondo al mare]''|2=Intervista di La Bestia su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Rollingstone.it'', 16 febbraio 2018|h=4}} *I mostri sono esseri spirituali che proteggono tutti noi imperfetti. La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto ''[[Il mostro della laguna nera]]'' con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. La domenica per la mia famiglia era un giorno sacro: il mattino si andava in chiesa tutti insieme e poi, dopo pranzo, al cinema a Guadalajara o incollati davanti alla televisione davanti a qualche classico. Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile. *Volevo fare una favola sulla passione, sull'emozione, una storia d'amore, perché l'amore non si può controllare, è imprevedibile, non sai mai di chi ti puoi innamorare [...]. Purtroppo viviamo in un mondo dove chi dimostra di provare emozioni viene considerato stupido e debole, mentre gli arroganti sono i nuovi furbi, quelli privilegiati, che hanno accesso a tutto. Per me essere emotivi e compassionevoli oggi significa essere i nuovi punk, siamo noi i coraggiosi. *Ero stanco della solita storia stile ''La bella e la bestia'', dove sicuramente non finiscono a letto e forse, dico forse, si danno un bacino. Oppure delle storie opposte, dove il mostro è un maligno stile Harvey Weinstein a cui piace solo il sesso perverso. Allora perché non raccontare una storia d'amore tra un anfibio e una donna, una relazione normale dove entrambi sono felici di scopare. Normale, no? Per me scopare è molto normale! *In questo film ci sono molti riferimenti alle mie passioni, all'amore per il cinema, il colore rosso per esempio è molto importante, mi ricorda quello delle tende di velluto, delle sedie dei cinema che frequentavo da bambino, rosso come le scarpette del film ''Scarpette rosse'', un grande classico, che è anche nella lista dei film preferiti di Scorsese. *{{NDR|Sugli [[anni 1960]]}} Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l'economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan "Make America Great Again". I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l'assassinio di Kennedy e l'escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro. {{Int|1=Da ''[https://hotcorn.com/it/film/news/guillermo-del-toro-alec-baldwin-tribeca-film-festival-intervista-scary-stories-to-tell-in-the-dark-pinocchio-netflix/ La strana coppia. Guillermo del Toro, Alec Baldwin e quel duetto a New York]''|2=Lorenzo Crestani, ''HotCorn.com'', 10 Maggio 2019|h=4}} *Come regista, è tuo dovere sforare il tempo e il budget. Se hai abbastanza tempo e soldi, stai sbagliando qualcosa. *Dirigere è una negoziazione di ostaggi con la realtà, è come orchestrare un incidente. *La maggior parte delle volte faccio film perché la premessa è stupefacente. Quando sei sul set e hai assorbito cento anni di cinema, devi fermarti e dire ‘Ok, è quello che succederebbe normalmente in quel film. Cosa posso fare per renderlo diverso?’ E ti fermi. Devi fermarti. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/speciali/guillermo-del-toro-pinocchio-temi-fanno-male/ Guillermo del Toro su Pinocchio: "Abbiamo cercato di affrontare i temi che fanno male"]''|2=''Badtaste.it'', 8 novembre 2022|h=4}} *{{NDR|Su ''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} Mi ha colpito perché Pinocchio vedeva il mondo come lo vedevo io. [...] Dal mio punto di vista, non è un film fatto per bambini. Perché dico questo? Perché l’[[animazione]] in generale non è un genere per bambini, ma i bambini possono guardarlo se i loro genitori ne parlano con loro. *Mi infastidiva che le persone chiedessero obbedienza a Pinocchio, quindi volevo fare un film sulla disobbedienza come virtù, e sul fatto di non dover cambiare per essere amato. La nostra versione riguarda appunto la disobbedienza che è un fattore primordiale per diventare umani e diventare umani non significa cambiare te stesso o gli altri ma capire. *Il fascismo, per me, è una questione molto maschile, molto paternalistica e uno dei fili del film è quello. Non è la parte predominante, ma uno dei filoni. Uno dei temi toccati da questo film è quello della paternità. Il fascismo assomiglia a una forma paterna di diverso tipo, in noi c’è il desiderio di liberarsi di un padre che vuole imporci il suo pensiero. Lo sentivo sin da quando ero un adolescente che se avessi fatto Pinocchio, sarebbe stato così. {{Int|1=Da ''[https://www.corriere.it/sette/incontri/22_dicembre_14/guillermo-toro-il-mio-pinocchio-infelice-mostro-come-me-d89e3d44-7426-11ed-ab35-a2ab0487d524.shtml Guillermo Del Toro: «Il mio Pinocchio infelice è un mostro. Come me»]''|2=Intervista di Stefania Ulivi, ''Corriere.it'', 14 dicembre 2022|h=4}} *Il rapporto con Pinocchio è iniziato quando ero piccolo. Quello Disney del 1940 {{NDR|''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} è stato il secondo o terzo film che ho visto con mia madre. Mi impressionò nel profondo: per la prima volta ho sentito quello che di fragile e terribile si prova da bambini. Mi fece paura e insieme mi ci riconobbi. Mi sentivo come lui, non avrei saputo spiegarlo meglio. *Lo considero il terzo capitolo della trilogia iniziata con [[La spina del diavolo]] e [[Il labirinto del fauno|Il labirinto del Fauno]], ambientati durante il franchismo. Ho pensato subito di ricollocare la favola in questo momento storico. È una storia di padri e figli, uno dei perni del fascismo è la figura paterna, il paternalismo come forma di dominio ed educazione all’uniformità e al conformismo. *Volevo dire che Pinocchio deve essere amato senza cambiare. Pretendere che qualcuno si trasformi come requisito per amarlo mi sembra un ricatto terribile. Inaccettabile. *Era importante non mettere un finale tutto "e vissero felici e contenti". Non pretendo di dare messaggi con il mio cinema, ma spero che aiuti a fare capire che possiamo imparare ad amare l’attimo, i momenti di felicità. Perché passano. *La complessità del presente è che viviamo a stretto contatto, vicino alla morte, alla perdita, ai lutti. Negli ultimi tre anni ci siamo stati immersi con il Covid e la guerra: molti hanno vissuto lutti pesanti. *I due santi patroni della mia vita sono stati {{NDR|Pinocchio}} e [[Mostro di Frankenstein|Frankenstein]]. È in un certo senso la stessa storia raccontata in toni differenti, la storia di un padre che adotta un figlio e una creatura che deve imparare come stare al mondo. È una metafora meravigliosa del nostro percorso sulla Terra. *L’[[Animazione|animazione]] è cinema e basta, non una sua forma minore. E non è neanche vero che sia un genere per bambini. È arte e basta. *{{NDR|«Come si è regolato con gli altri Pinocchio: quello di Roberto Benigni, quello di Matteo Garrone, la nuova versione Disney con Tom Hanks?»}} Ho cercato religiosamente di evitarli da adulto. Visto che mi aveva fatto quell’impressione da piccolo, sono cresciuto con la certezza di fare il mio. Ho visto alcune versioni animate, compreso un Pinocchio nello spazio giapponese, da piccolo. Da adulto li ho evitati, quando vuoi raccontare una storia non vuoi vedere cosa hanno fatto altri. Ne ho parlato con Matteo Garrone, che mi pare un regista sensazionale: con lui mi sono confrontato. Esistono almeno sessanta versioni a livello internazionale tra animazione e film di finzione. L’unica cosa che potevo fare era seguire la mia idea. {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/frankenstein-di-guillermo-del-toro-tra-mito-mostro-e-umanita-la-nostra-intervista-al-regista-e-al-cast-del-film/944010/ Frankenstein di Guillermo Del Toro, tra mito, mostro e umanità. La nostra intervista al regista e al cast del film]''|2=Intervista di Elisa Leonelli, ''Bestmovie.it'', 21 ottobre 2025|h=4}} *Scoprii il capolavoro cinematografico ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' del 1931, regia di James Whale con Boris Karloff nei panni della Creatura, quando avevo sette anni, ed ebbe un profondo effetto religioso su di me. Sono cresciuto cattolico, ma lì ho trovato la mia vera religione, ho capito con Karloff cosa significasse essere un martire e un messia, ed è allora che quell’immaginario cattolico ha cominciato ad aver senso. *{{NDR|Su ''[[Frankenstein (film 2025)|Frankenstein]]''}} Devo confessare che ho dedicato la mia vita, decenni di studio e approfondimento, alla letteratura gotica e al movimento romantico: Mary Shelley, Percy Shelley, Lord Byron. Il mio film è un amalgama della sua biografia, della mia, del movimento romantico, e del romanzo. *[...] credo che Elizabeth sia diventata un amalgama di me e Mary Shelley. Stavo già scrivendo, e avevo scritto un lungo trattamento definendo le sue azioni, ma non il suo ruolo. La prima volta che ho incontrato [[Mia Goth]], aveva appena avuto la sua bambina, e ne stava parlando con grande amore, passione e dedizione. Ho pensato, questa è Elizabeth, è lei il personaggio più intelligente del film, capisce più di chiunque altro, porta con sé una fortissima energia di comprensione dell’altro, che è quello di cui tratta veramente il mio film. Voglio dire, ho delle notizie per voi, l’altro siete voi, ogni volta che svilite l’altro, svilite voi stessi, perdete. Ed ecco perché Victor e la Creatura esistono allo specchio, ecco perché il film inizia dove finisce, e solo la Creatura alla fine rompe il cerchio. Tutto questo per me era articolato in teoria, ma Elizabeth lo articola in modo drammatico quando parla di amore. Dice che la natura dell’amore è di essere trovati e di essere persi. Tutto quello che dice ha saggezza. Quindi per me, Mary Shelley è fusa dentro Elizabeth. *Questo look è stato disegnato da Mike Hill, creatore di effetti di trucco, mio amico e di cui sono anche cliente. [...] Mike ha creato una Creatura che non è un mostro, ma un personaggio. [...] Vogliamo però cercare di evitare il tipico aspetto di una vittima di incidente stradale che ne è uscita tutta rattoppata, un mucchio di parti messe insieme. Abbiamo disegnato il corpo quasi come si farebbe con una bellissima scultura in alabastro di un santo scuoiato della pelle, come San Bartolomeo. Abbiamo fatto ricerche anatomiche, e l’idea era che non si trattasse di una creatura riparata, ma di una nuova anima appena nata. Quando compare su schermo, è quasi come un pallido bambino gigante. So che questo suona molto crudele, ma è quello che succede nelle famiglie: si nasce perfetti, e poi tutta la famiglia si intromette, ti danneggia e ti rompe. La Creatura deve sembrare prima un bambino, poi un filosofo, poi un uomo. La sua crescita è uno dei tratti più salienti del romanzo di Mary Shelley nonchè del mio film. Tracciamo l’arco della Creatura che diventa un essere umano. Volevo mostrare quel viaggio da anima appena nata a essere umano pensante, quando alla fine la liberazione di una nave incastrata nel ghiaccio è il suo primo atto di libera volontà. *Victor sogna quella creazione da decenni, quindi il pubblico sa che è una persona esteticamente consapevole. [...] Volevo che Victor seducesse l’intera università e gli investitori, che convincesse Elizabeth, almeno fino a quando non vede i suoi difetti. Era un poeta magnetico, come Lord Byron, una figura alla Paganini che si muove come una rockstar tipo Mick Jagger e può pensare come uno scultore. *Ogni [[tiranno]] nella storia dell’umanità non ha dubbi, almeno pubblicamente, e si considera una vittima. Quella è una costante. Dicono, "Povero me, povero me". E sono mostri, che distruggono la vita di tutti. *Devi stare attento con la poesia, perché se gli dai un solo significato, diventa matematica, diventa chimica. I simboli siano alchemici, dipendono da chi li legge e possono significare molte cose. Quindi, sarei molto esitante a dire che il mio film significa una cosa sola. Credo che ciò di cui vuole parlare sia l’umanità, credo che il perdono e l’accettazione, che sono molto scarsi in questo momento, ci rendano umani. Alla fine di tutto quello che stiamo passando, chiunque sarà rimasto in piedi, non importa che aspetto abbia, spero solo che sia un essere umano. ==''Il labirinto del fauno''== {{Vedi anche|Il labirinto del fauno (romanzo)}} ==Filmografia== ===Regia=== {{div col|strette}} *''[[Blade II]]'' (2002) *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Sceneggiatura=== {{div col|strette}} *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Produttore=== *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Splice]]'' (2009) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) ==Bibliografia== *[[Cornelia Funke]] e Guillermo Del Toro, ''[[Il labirinto del fauno (romanzo)|Il labirinto del fauno]]'', traduzione di Alessandra Petrelli, Mondadori, 2019. ISBN 9788804717171 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:del Toro, Guillermo}} [[Categoria:Produttori cinematografici messicani]] [[Categoria:Registi messicani]] [[Categoria:Sceneggiatori messicani]] [[Categoria:Scrittori messicani]] iwscjg83aqywec7ciufs3imv1bleaoa 1427101 1427100 2026-09-22T09:25:00Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Guillermo del Toro */ 1427101 wikitext text/x-wiki [[Immagine:Guillermo del Toro in 2017.jpg|thumb|Guillermo del Toro nel 2017]] {{Premio|Oscar| *Miglior film (2018) *Miglior regia (2018) '''''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'''''}} '''Guillermo del Toro''' (1964 – vivente), regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore messicano. ==Citazioni di Guillermo del Toro== {{Int|1=Da ''[https://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2015/10/16/guillermo-del-toro-produco-ossessioni/ Guillermo del Toro: “Produco ossessioni”]''|2=Intervista di Mattia Pasquini, ''Iodonna.it'', 16 ottobre 2015|h=4}} *''[[Crimson Peak]]'' è un film di metafore, anche visive. La stessa Jessica Chastain è una sorta di larva, mentre il personaggio di Mia Wasikowska è la farfalla. E a un certo punto la larva divora la farfalla! Mi piace creare illusioni, trucchi che non sempre si notano immediatamente, messaggi nascosti negli oggetti, nelle scritte sulle pareti. Sono ovunque nella casa che abbiamo costruito – davvero! – per il film. Se veniste sul set vedreste una vera magione gotica di tre piani, con un ascensore realmente funzionante, una cucina, il bagno, biblioteche, corridoi… tutto vero, nei minimi dettagli. *[[Scrivere]] è al 90% perseveranza e per il 10% ispirazione. Per questo mi obbligo a scrivere ogni giorno. *[...] da bambino la [[pioggia]] mi faceva sognare. Mettevo il cuscino vicino alla finestra e guardavo le gocce. E immaginavo cose. C’erano notti a Guadalajara, nella casa di mia nonna dove vivevo, in cui quando pioveva andavo alla finestra e guardavo la strada, vuota. Mi dicevo: «Cosa succederebbe se qualcuno, camminando, improvvisamente si fermasse e guardasse direttamente verso di me?». Ne sarei stato terrorizzato, fino alla paralisi. *Per me il [[mostro di Frankenstein]] è più reale di molti miei cugini. Lo conosco meglio di loro. Conosco il Gill-man di ''[[Il mostro della laguna nera]]'' meglio di mio zio. È un modello da seguire? Magari sono fuori di testa, ma sono così. Ho vissuto con la famiglia che mi sono costruito. I mostri mi hanno salvato la vita così tante volte che sono loro grato. Sono stato cresciuto da strane creature, e le amo. *Non sono una persona normale. Non lo sarò mai. Da bambino sono stato formato in un certo modo, e qualcosa deve essersi rotto. Qualcosa che non si può sanare nemmeno con anni di terapia. Ma qualsiasi cosa sia, è ciò che guida la mia vita. {{Int|1=Da ''[https://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/edizione2017/2017/09/01/news/la_creatura_di_guillermo_del_toro_un_inno_alla_diversita_il_mio_mostro_cerca_solo_amore_-174373673/ La creatura di Guillermo Del Toro, un inno alla diversità: "Il mio mostro cerca solo amore"]''|2=Intervista di Arianna Finos su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Repubblica.it'', 1 settembre 2017|h=4}} *In questo tipo di film c'è sempre l'idea che sesso e virtù non possano coesistere. Molti uomini sono a disagio con l'idea che una donna si masturbi, faticano ad accettare l'idea che un personaggio sia forte e puro, ma non innocente. *Al cinema le scene tra una donna e un mostro sono puritane o perverse. Non condivido nessuno dei due approcci. Il mio film è una storia d'amore tra due entità che si incontrano. Non parlano, ma si comprendono a vicenda e sì, finiscono insieme nella vasca da bagno. *I veri [[Mostro|mostri]] sono gli uomini ossessionati dalla perfezione, che non tollerano difetti, diversità. *[[Donald Trump|Trump]] non è la malattia ma il sintomo. Noi ci allarmiamo quando scopriamo il tumore, in realtà siamo ammalati di cancro da tanto tempo. I repubblicani non hanno smesso un giorno di attaccare il governo Obama e, se guardi al '62, capisci che l'odio arriva da lontano. Quello che è orribile è il fatto che oggi certi discorsi sull'odio possano essere fatti pubblicamente e senza vergogna. {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/guillermo-del-toro-lamore-piu-punk-del-punk/624033/ Guillermo Del Toro: «L'amore è più punk del punk»]''|2=Intervista di Marita Toniolo su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Bestmovie.it'', 2 febbraio 2018|h=4}} *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *L'idea più pericolosa al mondo è la perfezione. Tutti i fascismi e i nazionalismi manipolativi invocano la perfezione. L'imperfezione, invece, è raffigurata dai mostri. L'atto d'amore supremo che si può fare è riconoscersi l'un l'altro: se io ti vedo, allora tu esisti e viceversa. E, soprattutto, ti vedo così come sei e non come vorrei che tu fossi. Esattamente come i mostri che si presentano per quello che sono; per loro è impossibile mentire. King Kong è un gorilla ed è puro. Come Elisa, che è un’emarginata ed è innocente. Il mostro è l’emblema della tolleranza. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/interviste/excl-forma-dellacqua-nostra-intervista-guillermo-toro/ La Forma dell'Acqua, la nostra intervista a Guillermo del Toro]''|2=Intervista di Silvia Nittoli, ''Badtaste.it'', 19 febbraio 2018|h=4}} *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''[[Il mostro della laguna nera|Il mostro della laguna]]'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall’arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. *Mi ricordo da bambino un Gesù nella mia chiesa locale che era rappresentato con delle ossa viola e verdi. Quando ho visto ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' aveva la stessa aria tragica, e ho pensato fosse una sorta di messia. I mostri sono diventati dei marcatori della normalità, nel senso che sono stati uccisi dai cosiddetti normali, e alla mia età non ho ancora capito cosa "normale" voglia dire! Non lo capisco e credo che quello che viene considerato standard sia in realtà distruttivo, perché se essere normale significa essere perfetto allora non è possibile. I mostri per me sono i santi patroni dell'imperfezione e io prego loro tutti i giorni perché siamo tutti imperfetti. Gli standard che ci imponiamo ci distruggono, crediamo che si debba essere bianchi o neri, ma in realtà è possibile vivere solo nel grigio, altrimenti viviamo nella paura. I mostri sono tolleranti, non mentono mai, sono quello che sono. [[Godzilla]] non verrà mai a dirci: "Prometto di non distruggere niente!". No, arriverà e con un colpo di coda distruggerà tutto. Dal primo secondo in cui vediamo i mostri sappiamo cosa sono. *L'unica cosa che si può fare sono i film che ti piacciono, perché nessun altro li farà, e magari per una buona ragione! *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. {{Int|1=Da ''[https://www.rollingstone.it/cinema-tv/news-cinema-tv/la-forma-dellacqua-amore-e-sesso-in-fondo-al-mare/402590/ "La forma dell'acqua": amore e sesso in fondo al mare]''|2=Intervista di La Bestia su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''Rollingstone.it'', 16 febbraio 2018|h=4}} *I mostri sono esseri spirituali che proteggono tutti noi imperfetti. La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto ''[[Il mostro della laguna nera]]'' con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. La domenica per la mia famiglia era un giorno sacro: il mattino si andava in chiesa tutti insieme e poi, dopo pranzo, al cinema a Guadalajara o incollati davanti alla televisione davanti a qualche classico. Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile. *Volevo fare una favola sulla passione, sull'emozione, una storia d'amore, perché l'amore non si può controllare, è imprevedibile, non sai mai di chi ti puoi innamorare [...]. Purtroppo viviamo in un mondo dove chi dimostra di provare emozioni viene considerato stupido e debole, mentre gli arroganti sono i nuovi furbi, quelli privilegiati, che hanno accesso a tutto. Per me essere emotivi e compassionevoli oggi significa essere i nuovi punk, siamo noi i coraggiosi. *Ero stanco della solita storia stile ''La bella e la bestia'', dove sicuramente non finiscono a letto e forse, dico forse, si danno un bacino. Oppure delle storie opposte, dove il mostro è un maligno stile Harvey Weinstein a cui piace solo il sesso perverso. Allora perché non raccontare una storia d'amore tra un anfibio e una donna, una relazione normale dove entrambi sono felici di scopare. Normale, no? Per me scopare è molto normale! *In questo film ci sono molti riferimenti alle mie passioni, all'amore per il cinema, il colore rosso per esempio è molto importante, mi ricorda quello delle tende di velluto, delle sedie dei cinema che frequentavo da bambino, rosso come le scarpette del film ''Scarpette rosse'', un grande classico, che è anche nella lista dei film preferiti di Scorsese. *{{NDR|Sugli [[anni 1960]]}} Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l'economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan "Make America Great Again". I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l'assassinio di Kennedy e l'escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro. {{Int|1=Da ''[https://hotcorn.com/it/film/news/guillermo-del-toro-alec-baldwin-tribeca-film-festival-intervista-scary-stories-to-tell-in-the-dark-pinocchio-netflix/ La strana coppia. Guillermo del Toro, Alec Baldwin e quel duetto a New York]''|2=Lorenzo Crestani, ''HotCorn.com'', 10 Maggio 2019|h=4}} *Come regista, è tuo dovere sforare il tempo e il budget. Se hai abbastanza tempo e soldi, stai sbagliando qualcosa. *Dirigere è una negoziazione di ostaggi con la realtà, è come orchestrare un incidente. *La maggior parte delle volte faccio film perché la premessa è stupefacente. Quando sei sul set e hai assorbito cento anni di cinema, devi fermarti e dire ‘Ok, è quello che succederebbe normalmente in quel film. Cosa posso fare per renderlo diverso?’ E ti fermi. Devi fermarti. {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/cinema/speciali/guillermo-del-toro-pinocchio-temi-fanno-male/ Guillermo del Toro su Pinocchio: "Abbiamo cercato di affrontare i temi che fanno male"]''|2=''Badtaste.it'', 8 novembre 2022|h=4}} *{{NDR|Su ''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} Mi ha colpito perché Pinocchio vedeva il mondo come lo vedevo io. [...] Dal mio punto di vista, non è un film fatto per bambini. Perché dico questo? Perché l’[[animazione]] in generale non è un genere per bambini, ma i bambini possono guardarlo se i loro genitori ne parlano con loro. *Mi infastidiva che le persone chiedessero obbedienza a Pinocchio, quindi volevo fare un film sulla disobbedienza come virtù, e sul fatto di non dover cambiare per essere amato. La nostra versione riguarda appunto la disobbedienza che è un fattore primordiale per diventare umani e diventare umani non significa cambiare te stesso o gli altri ma capire. *Il fascismo, per me, è una questione molto maschile, molto paternalistica e uno dei fili del film è quello. Non è la parte predominante, ma uno dei filoni. Uno dei temi toccati da questo film è quello della paternità. Il fascismo assomiglia a una forma paterna di diverso tipo, in noi c’è il desiderio di liberarsi di un padre che vuole imporci il suo pensiero. Lo sentivo sin da quando ero un adolescente che se avessi fatto Pinocchio, sarebbe stato così. {{Int|1=Da ''[https://www.corriere.it/sette/incontri/22_dicembre_14/guillermo-toro-il-mio-pinocchio-infelice-mostro-come-me-d89e3d44-7426-11ed-ab35-a2ab0487d524.shtml Guillermo Del Toro: «Il mio Pinocchio infelice è un mostro. Come me»]''|2=Intervista di Stefania Ulivi, ''Corriere.it'', 14 dicembre 2022|h=4}} *Il rapporto con Pinocchio è iniziato quando ero piccolo. Quello Disney del 1940 {{NDR|''[[Pinocchio (film 1940)|Pinocchio]]''}} è stato il secondo o terzo film che ho visto con mia madre. Mi impressionò nel profondo: per la prima volta ho sentito quello che di fragile e terribile si prova da bambini. Mi fece paura e insieme mi ci riconobbi. Mi sentivo come lui, non avrei saputo spiegarlo meglio. *Lo considero il terzo capitolo della trilogia iniziata con [[La spina del diavolo]] e [[Il labirinto del fauno|Il labirinto del Fauno]], ambientati durante il franchismo. Ho pensato subito di ricollocare la favola in questo momento storico. È una storia di padri e figli, uno dei perni del fascismo è la figura paterna, il paternalismo come forma di dominio ed educazione all’uniformità e al conformismo. *Volevo dire che Pinocchio deve essere amato senza cambiare. Pretendere che qualcuno si trasformi come requisito per amarlo mi sembra un ricatto terribile. Inaccettabile. *Era importante non mettere un finale tutto "e vissero felici e contenti". Non pretendo di dare messaggi con il mio cinema, ma spero che aiuti a fare capire che possiamo imparare ad amare l’attimo, i momenti di felicità. Perché passano. *La complessità del presente è che viviamo a stretto contatto, vicino alla morte, alla perdita, ai lutti. Negli ultimi tre anni ci siamo stati immersi con il Covid e la guerra: molti hanno vissuto lutti pesanti. *I due santi patroni della mia vita sono stati {{NDR|Pinocchio}} e [[Mostro di Frankenstein|Frankenstein]]. È in un certo senso la stessa storia raccontata in toni differenti, la storia di un padre che adotta un figlio e una creatura che deve imparare come stare al mondo. È una metafora meravigliosa del nostro percorso sulla Terra. *L’[[Animazione|animazione]] è cinema e basta, non una sua forma minore. E non è neanche vero che sia un genere per bambini. È arte e basta. *{{NDR|«Come si è regolato con gli altri Pinocchio: quello di Roberto Benigni, quello di Matteo Garrone, la nuova versione Disney con Tom Hanks?»}} Ho cercato religiosamente di evitarli da adulto. Visto che mi aveva fatto quell’impressione da piccolo, sono cresciuto con la certezza di fare il mio. Ho visto alcune versioni animate, compreso un Pinocchio nello spazio giapponese, da piccolo. Da adulto li ho evitati, quando vuoi raccontare una storia non vuoi vedere cosa hanno fatto altri. Ne ho parlato con Matteo Garrone, che mi pare un regista sensazionale: con lui mi sono confrontato. Esistono almeno sessanta versioni a livello internazionale tra animazione e film di finzione. L’unica cosa che potevo fare era seguire la mia idea. {{Int|1=Da ''[https://www.bestmovie.it/news/frankenstein-di-guillermo-del-toro-tra-mito-mostro-e-umanita-la-nostra-intervista-al-regista-e-al-cast-del-film/944010/ Frankenstein di Guillermo Del Toro, tra mito, mostro e umanità. La nostra intervista al regista e al cast del film]''|2=Intervista di Elisa Leonelli, ''Bestmovie.it'', 21 ottobre 2025|h=4}} *Scoprii il capolavoro cinematografico ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' del 1931, regia di James Whale con Boris Karloff nei panni della Creatura, quando avevo sette anni, ed ebbe un profondo effetto religioso su di me. Sono cresciuto cattolico, ma lì ho trovato la mia vera religione, ho capito con Karloff cosa significasse essere un martire e un messia, ed è allora che quell’immaginario cattolico ha cominciato ad aver senso. *{{NDR|Su ''[[Frankenstein (film 2025)|Frankenstein]]''}} Devo confessare che ho dedicato la mia vita, decenni di studio e approfondimento, alla letteratura gotica e al movimento romantico: Mary Shelley, Percy Shelley, Lord Byron. Il mio film è un amalgama della sua biografia, della mia, del movimento romantico, e del romanzo. *[...] credo che Elizabeth sia diventata un amalgama di me e Mary Shelley. Stavo già scrivendo, e avevo scritto un lungo trattamento definendo le sue azioni, ma non il suo ruolo. La prima volta che ho incontrato [[Mia Goth]], aveva appena avuto la sua bambina, e ne stava parlando con grande amore, passione e dedizione. Ho pensato, questa è Elizabeth, è lei il personaggio più intelligente del film, capisce più di chiunque altro, porta con sé una fortissima energia di comprensione dell’altro, che è quello di cui tratta veramente il mio film. Voglio dire, ho delle notizie per voi, l’altro siete voi, ogni volta che svilite l’altro, svilite voi stessi, perdete. Ed ecco perché Victor e la Creatura esistono allo specchio, ecco perché il film inizia dove finisce, e solo la Creatura alla fine rompe il cerchio. Tutto questo per me era articolato in teoria, ma Elizabeth lo articola in modo drammatico quando parla di amore. Dice che la natura dell’amore è di essere trovati e di essere persi. Tutto quello che dice ha saggezza. Quindi per me, Mary Shelley è fusa dentro Elizabeth. *Questo look è stato disegnato da Mike Hill, creatore di effetti di trucco, mio amico e di cui sono anche cliente. [...] Mike ha creato una Creatura che non è un mostro, ma un personaggio. [...] Vogliamo però cercare di evitare il tipico aspetto di una vittima di incidente stradale che ne è uscita tutta rattoppata, un mucchio di parti messe insieme. Abbiamo disegnato il corpo quasi come si farebbe con una bellissima scultura in alabastro di un santo scuoiato della pelle, come San Bartolomeo. Abbiamo fatto ricerche anatomiche, e l’idea era che non si trattasse di una creatura riparata, ma di una nuova anima appena nata. Quando compare su schermo, è quasi come un pallido bambino gigante. So che questo suona molto crudele, ma è quello che succede nelle famiglie: si nasce perfetti, e poi tutta la famiglia si intromette, ti danneggia e ti rompe. La Creatura deve sembrare prima un bambino, poi un filosofo, poi un uomo. La sua crescita è uno dei tratti più salienti del romanzo di Mary Shelley nonchè del mio film. Tracciamo l’arco della Creatura che diventa un essere umano. Volevo mostrare quel viaggio da anima appena nata a essere umano pensante, quando alla fine la liberazione di una nave incastrata nel ghiaccio è il suo primo atto di libera volontà. *Victor sogna quella creazione da decenni, quindi il pubblico sa che è una persona esteticamente consapevole. [...] Volevo che Victor seducesse l’intera università e gli investitori, che convincesse Elizabeth, almeno fino a quando non vede i suoi difetti. Era un poeta magnetico, come Lord Byron, una figura alla Paganini che si muove come una rockstar tipo Mick Jagger e può pensare come uno scultore. *Ogni [[tiranno]] nella storia dell’umanità non ha dubbi, almeno pubblicamente, e si considera una vittima. Quella è una costante. Dicono, "Povero me, povero me". E sono mostri, che distruggono la vita di tutti. *Devi stare attento con la poesia, perché se gli dai un solo significato, diventa matematica, diventa chimica. I simboli siano alchemici, dipendono da chi li legge e possono significare molte cose. Quindi, sarei molto esitante a dire che il mio film significa una cosa sola. Credo che ciò di cui vuole parlare sia l’umanità, credo che il perdono e l’accettazione, che sono molto scarsi in questo momento, ci rendano umani. Alla fine di tutto quello che stiamo passando, chiunque sarà rimasto in piedi, non importa che aspetto abbia, spero solo che sia un essere umano. ==''Il labirinto del fauno''== {{Vedi anche|Il labirinto del fauno (romanzo)}} ==Filmografia== ===Regia=== {{div col|strette}} *''[[Blade II]]'' (2002) *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Sceneggiatura=== {{div col|strette}} *''[[Hellboy (film)|Hellboy]]'' (2004) *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Hellboy: The Golden Army]]'' (2008) *''[[Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato]]'' (2012) *''[[Lo Hobbit - La desolazione di Smaug]]'' (2013) *''[[Pacific Rim (film)|Pacific Rim]]'' (2013) *''[[Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate]]'' (2014) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) {{div col end}} ===Produttore=== *''[[Il labirinto del fauno]]'' (2006) *''[[Splice]]'' (2009) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Pinocchio di Guillermo del Toro]]'' (2022) ==Bibliografia== *[[Cornelia Funke]] e Guillermo Del Toro, ''[[Il labirinto del fauno (romanzo)|Il labirinto del fauno]]'', traduzione di Alessandra Petrelli, Mondadori, 2019. ISBN 9788804717171 ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:del Toro, Guillermo}} [[Categoria:Produttori cinematografici messicani]] [[Categoria:Registi messicani]] [[Categoria:Sceneggiatori messicani]] [[Categoria:Scrittori messicani]] ecq6jt57y2vd3hyjsag9uhcvf6kbi14 La forma dell'acqua - The Shape of Water 0 173379 1427089 1374650 2026-09-22T06:09:23Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su La forma dell'acqua - The Shape of Water */ 1427089 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=La forma dell'acqua - The Shape of Water |titolo originale=The Shape of Water |immagine = Logo The Shape of Water blau.svg |didascalia = |anno = 2017 |paese = Stati Uniti d'America |genere = fantastico, sentimentale, avventura, drammatico |regista=[[Guillermo del Toro]] |soggetto=Guillermo del Toro |sceneggiatore = Guillermo del Toro, [[Vanessa Taylor]] |produttore = Guillermo del Toro, [[J. Miles Dale]] |attori= * [[Sally Hawkins]]: Elisa Esposito * [[Michael Shannon]]: col. Richard Strickland * [[Richard Jenkins]]: Giles * [[Doug Jones]]: uomo anfibio * [[Michael Stuhlbarg]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Octavia Spencer]]: Zelda Delilah Fuller * [[Nick Searcy]]: gen. Frank Hoyt * [[David Hewlett]]: Fleming * [[Lauren Lee Smith]]: Elaine Strickland * [[Morgan Kelly]]: uomo della torta * [[Stewart Arnott]]: Bernard * [[Nigel Bennett]]: Mihalkov * [[Martin Roach]]: Brewster Fuller * [[John Kapelos]]: Arzoumanian * [[Jayden Greig]]: Timmy Strickland * [[Brandon McKnight]]: Duane |doppiatoriitaliani= * [[Pino Insegno]]: col. Richard Strickland * [[Franco Zucca]]: Giles * [[Loris Loddi]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Cinzia De Carolis]]: Zelda Delilah Fuller * [[Flavio De Flaviis]]: gen. Frank Hoyt * [[Franco Mannella]]: Fleming * [[Eleonora De Angelis]]: Elaine Strickland * [[Roberto Gammino]]: uomo della torta * [[Luca Biagini]]: Bernard * [[Roberto Fidecaro]]: Mihalkov * [[Simone Mori]]: Brewster Fuller * [[Angelo Nicotra]]: Arzoumanian * [[Giulio Bartolomei]]: Timmy Strickland * [[Fabrizio De Flaviis]]: Duane |note= *Vincitore di 4 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]] (2018)''': **Miglior film (Guillermo del Toro e [[J. Miles Dale]]) **Miglior regista (Guillermo del Toro) **Migliore scenografia ([[Paul D. Austerberry]], [[Jeff Melvin]] e [[Shane Vieau]]) **Migliore colonna sonora ([[Alexandre Desplat]]) *Costumi: [[Luis Sequeira]] }} '''''La forma dell'acqua - The Shape of Water''''', film del 2017 con [[Sally Hawkins]], [[Michael Shannon]] e [[Octavia Spencer]], regia di [[Guillermo del Toro]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Se vi parlassi di questo, se lo facessi, che cosa vi direi? Chissà. Vi direi quando è accaduto, è successo tanto tempo fa, pare. Alla fine del regno di un principe giusto. O vi parlerei del luogo, una cittadina vicino alla costa, ma lontana da tutto il resto. O non lo so, vi parlerei di lei, la principessa senza voce. O vi metterei solo in guardia sulla verità dei fatti, di una storia di amore e perdita. E sul mostro, che voleva distruggere ogni cosa. ('''Giles''') ==Frasi== *Questa sera ho fatto gli hot dog in crosta per Brewster e lui li ha divorati e basta. Niente grazie, niente ''gnam gnam'', neanche un fiato. Lui se ne sta zitto come una salma. Parlasse a scoregge, sarebbe meglio di [[William Shakespeare|Shakespeare]]! Poi arrivo a casa e gli faccio la colazione: uova, bacon e pane imburrato. Imburro bene il pane, Elisa. Sopra e sotto come alle creature. E non dice nemmeno: "Grazie". Tu diresti grazie, perché sei educata, ma il mio Brewster l'unica cosa che aveva era un magnetismo animale ai tempi. ('''Zelda''') *Ah, essere ancora giovani e belli! Se potessi tornare a 18 anni, io non sapevo niente di niente, oggi mi darei dei consigli. Mi direi: "prenditi più cura dei denti e scopa molto di più". Oh, no, no, è un ottimo suggerimento! ('''Giles''') *I bassi sono cattivi: mai conosciuto un uomo basso che fosse gentile! Nossignore, piccoli traditori crudeli, tutti. Forse è l'aria che tira laggiù, non c'è abbastanza ossigeno. ('''Zelda''') *Oh, è solo. E quindi? Quando andremo al ristorante cinese, salverai i pesci nell'acquario? Chi se ne frega se è solo. Siamo tutti soli. ('''Giles''') *D'accordo te lo ripeterò, sì. {{NDR|traduce i segni di Elisa}} Io cosa sono? Muovo la mia bocca, come lui. Non emetto alcun suono, come lui. Cosa sono, dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata mi ha portata qui, da lui. {{NDR|interrompe la traduzione e commenta}} Ecco sei già passata a un lui, tre volte. È un lui! Ahi! Mi hai fatto male. Elisa, no. Lasciami! Ti guardo, ti guardo. Non mi avevi mai colpito, mai. {{NDR|riprende a tradurre i segni di Elisa}} Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi, ogni giorno, ogni volta. Ed ora io posso salvarlo oppure lasciarlo morire. ('''Giles''') *{{NDR|Rivolto a Elisa, dopo aver scelto di aiutarla}} Io non ho nessuno. Sei l'unica persona con cui posso parlare. Ecco... qualsiasi cosa lui sia, ne hai bisogno! Quindi... dimmi solo cosa fare! ('''Giles''') *Signore aiutami tu, se mi fanno delle domande. Non so mentire. Tranne a Brewster. Ci vogliono tante bugie in un matrimonio. ('''Zelda''') *{{NDR|Rivolto all'uomo anfibio}} Tu sei stato sempre da solo? Non hai mai avuto una compagna? Sai che ti è successo? Lo sai? Io no. Non so cos'è successo a me. Io non lo so. Guardo allo specchio e l'unica cosa che riconosco sono gli occhi nel viso di un vecchio. A volte penso che sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita. Forse siamo reliquie tutti e due. ('''Giles''') *Lo hai detto tu che era venerato come un Dio. È un Dio? Non lo so se è un Dio, ha mangiato un gatto, quindi non lo so, non lo so ma... deve rimanere con noi per un po'. Un pochino. ('''Giles''') *Mai fidarsi di un uomo. Neanche quando sembra piatto là sotto. ('''Zelda''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]], rivolto all'uomo anfibio}} Cazzo... tu sei un dio! ('''Strickland''') ==Dialoghi== *'''Zelda''' {{NDR|mentre pulisce il bagno con Elisa}}: Ma hai visto qui? Hmpf, guarda! Alcune delle menti più brillanti del Paese pisciano sul pavimento... ci sono pure schizzi sul soffitto! E come ci arrivano?! Quanto gli serve grande, per non farla fuori? Fanno pratica, questo è sicuro. Il mio Brewster... nessuno lo ha mai considerato una cima, ma perfino lui riesce a far centro il 70% delle volte! {{NDR|ridacchia, poi entra Strickland}} Ci scusi, signore.<br>'''Strickland''': No, no, no! Non fa niente, continuate. {{NDR|si lava le mani}} Sembra che voi signore chiacchieriate allegramente. Cose da donne, senza dubbio, non badate a me. {{NDR|va a urinare con le mani ai fianchi}}<br>'''Zelda''': Elisa... {{NDR|Elisa cerca di continuare a pulire evitando il pungolo elettrico appoggiato}}<br>'''Strickland''': Guarda e non toccare, quel coso è in stile Alabama e ti dà un caldo benvenuto. Pungolo elettrico, impugnatura anti-sdrucciolo, basso amperaggio, alto voltaggio. Sono Strickland, sicurezza.<br>'''Zelda''': Non è Fleming? {{NDR|Strickland emette un risolino arrogante e attiva lo sciacquio}}<br>'''Strickland''' {{NDR|Elisa gli offre un asciugamano indicando il lavabo}}: Oh, no! No, un uomo si deve lavare le mani prima o dopo essere andato al cesso e questo dice molto a me: se lo fa tutte e due le volte, significa che c'è debolezza di carattere. {{NDR|se ne va}} Signore, è stato un vero piacere chiacchierare con voi. *'''Strickland''': Zelda D. Fuller, da quanto tempo vi conoscete voi due?<br>'''Zelda''': Ehm, più di dieci anni, signore.<br>'''Strickland''': Niente fratelli, Zelda?<br>'''Zelda''': No, signore.<br>'''Strickland''': Insolito per la tua gente, mi pare.<br>'''Zelda''': Mamma è morta dopo avermi avuta. Dopo che sono nata.<br>'''Strickland''': E quella "D" sta per...?<br>'''Zelda''': Ehm, Delilah, signore. Viene dalla Bibbia.<br>'''Strickland''': Dalila tradì Sansone che dormiva, e gli tagliò i capelli. Fine della forza. I Filistei lo torturarono crudelmente, lo accecarono...<br>'''Zelda''': Forse mia madre non ha letto bene quella storia.<br>'''Strickland''': E tu, Elisa Esposito? "Esposito" non è per gli orfani? {{NDR|Elisa annuisce, poi lo nota sul suo portfolio}} Oh, Orfanotrofio dell'Addolorata a Putnam.<br>'''Zelda''': L'hanno trovata nel fiume, in acqua.<br>'''Strickland''': Sei tu che hai trovato le mie dita. {{NDR|Elisa gli dà la fede nuziale persa}} Oh! Grazie. {{NDR|riferito alle dita}} Tre ore sotto i ferri, hanno ricostruito la falange qui, hanno suturato i tendini, non so se funzionerà. C'era mostarda, sopra. Una busta di carta?<br>'''Zelda''': C'era solo quella, signore. Rispondo io, scusi, lei non può dire niente.<br>'''Strickland''': Seriamente? È sorda?<br>'''Zelda''': Muta, signore. Dice che riesce a sentirla.<br>'''Strickland''': Quelle cicatrici sul collo... Le hanno tagliato la laringe, giusto?<br>'''Zelda''': Dice che successe da piccola.<br>'''Strickland''': Chi fa questo a un bambino? La gente è immorale. Non credi, Dalila? Be', sarò diretto con voi: pulite il laboratorio e poi uscite di lì. Quello che ci teniamo dentro è un affronto. Sai cos'è un affronto, Zelda?<br>'''Zelda''': Qualcosa di offensivo?<br>'''Strickland''': Esatto, e io lo so bene, ho trascinato quella cosa schifosa fuori dal fango di un fiume che è in Sud America, fino a qui. E durante il viaggio tra noi non è andata meglio. Ora, potreste pensare che sia una cosa umana: sta su due gambe, giusto? Ma, siamo stati creati a sua immagine e non credete che Dio sia così, no?<br>'''Zelda''': Io non so, signore, qual è l'aspetto di Dio.<br>'''Strickland''': È umano, assomiglia a un essere umano, come me. O come te. Forse più come me, immagino. {{NDR|gli suona il telefono}} Oh, è tutto! {{NDR|risponde mentre Elisa e Zelda se ne vanno}} Generale Hoyt, grazie per aver richiamato.<br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|dal telefono}}: Va meglio?<br>'''Strickland''': Oh, sissignore, molto meglio, l'analgesico funziona.<br>'''Gen. Hoyt''': Hai perso due dita, è così?<br>'''Strickland''': Due dita, sì, me le ha staccate. Ma ho indice, pollice e medio per la fica!<br>'''Gen. Hoyt''': Allora sento che te la caverai.<br>'''Strickland''': Oh oh oh, sì, Signore, senz'altro! Attendo con ansia la sua visita, le decisioni sul soggetto sono impellenti. *'''Gen. Hoyt''' {{NDR|vede l'uomo anfibio}}: Signore onnipotente, è questo? Più grande di quanto pensassi.<br>'''Strickland''': Brutto come il peccato. Lo sa, i nativi in Amazzonia lo veneravano come un dio.<br>'''Gen. Hoyt''': Ora non sembra proprio un dio.<br>'''Strickland''': Primitivi, Signore, continuavano a gettare offerte nell'acqua, fiori, frutta e cose simili. Poi hanno cercato di fermare l'estrazione di petrolio con arco e frecce, non è finita bene! {{NDR|ridacchia con Hoyt}}<br>'''Hoffstetler''': Sanguina... Che gli è capitato?<br>'''Strickland''': È un animale, Hoffstetler, lo sto domando. <br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|legge il fascicolo}}: "Osmosi di ossigeno e scambio di diossido"... che significa, figliolo?<br>'''Hoffstetler''': Questa creatura è in grado di respirare grazie a due sistemi di respirazione diversi.<br>'''Strickland''': Anche il saltafango.<br>'''Hoffstetler''': No! {{NDR|Hoyt e Strickland ridacchiano}} Senta, se mandate un uomo nello spazio, dovrà sopportare condizioni per cui il corpo umano non è programmato. Questo ci dà un vantaggio rispetto ai Sovietici.<br>'''Gen. Hoyt''': Quante ore respira fuori dall'acqua? <br>'''Strickland''': La realtà, Signore, è che non sappiamo un accidente di questo.<br>'''Gen. Hoyt''': Be', i Sovietici lo vogliono, lo sappiamo bene. Viscidi bastardi... gli abbiamo fatto mandare un cane nello spazio, ci siamo fatti una risata, e all'improvviso mandano un essere umano, un moscerino, in orbita intorno al pianeta a fare Dio sa cosa! Chi è che ride adesso? [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Krusciov]], ecco chi! Fagli mandare un cane nello spazio, e ride. Poi manda un 'compagno' nello spazio e ride, e poi piazza i missili a Cuba. Non abbiamo imparato?<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|cerca di aiutare l'uomo anfibio}}: Signore, dobbiamo rimetterlo in acqua!<br>'''Strickland''': Vede, questi scienziati sono come gli artisti, si innamorano dei loro giocattoli. Ora guardi qui nella parte in mezzo: questa creatura ha una spessa cartilagine che separa i polmoni primari da quelli secondari, spiego correttamente, Bob?<br>'''Hoffstetler''': Sì, sì, ma siamo in grado di...?<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra}}: E sembra che i raggi X siano inaffidabili!<br>'''Hoffstetler''': In linea di principio sì, però possiamo tranquillamente...<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra di nuovo}}: Quindi credo che se vogliamo avere un vantaggio sui Sovietici, dobbiamo vivisezionare questo coso, è essenziale aprire e studiare.<br>'''Hoffstetler''': No, no, no! Renderebbe tutto inutile! Signore, la prego, è svenuto! {{NDR|Hoyt fa cenno di procedere}} Mettiamolo in vasca, deve pressurizzarsi. {{NDR|gli assistenti si danno da fare mentre Hoyt si allontana}} Generale Hoyt, Signore... non si deve per nessuna ragione uccidere questa creatura!<br>'''Gen. Hoyt''': Conta le stellette con me, figliolo. Ce ne sono cinque. Posso fare quello che diavolo voglio! Adesso, se vuoi parlare, ti ascolto. Però sono io a prendere decisioni su tutto! *'''Mihalkov''' {{NDR|parlano in Russo}}: Mosca non appoggia il tuo piano.<br>'''Hoffstetler''': Perché?<br>'''Mihalkov''': Troppo rischioso. Troppo presto.<br>'''Hoffstetler''': Cosa?<br>'''Mihalkov''': Abbiamo solamente due opzioni, Dimitri. La prima è rimandare la procedura, almeno di una settimana.<br>'''Hoffstetler''': Lo faranno domani!<br>'''Mihalkov''': Il che ci costringe alla variante numero due... {{NDR|tira fuori la bomba}} Esplosivo Israeliano. Piazzato vicino a un quadro elettrico, ti regalerà tra i cinque e i dieci minuti di buio: niente telecamere o porte di sicurezza. Tu... {{NDR|tira fuori il veleno}} Gli inietterai questo.<br>'''Hoffstetler''': Un'iniezione...<br>'''Mihalkov''': E lo ucciderai. Lo distruggerai... Tutto bene?<br>'''Hoffstetler''': Sono venuto in questo Paese per imparare ciò che potevo, come patriota... ma anche come scienziato! Possiamo imparare ancora tante cose.<br>'''Mihalkov''': Non ci serve imparare. Ci serve che gli Americani non imparino! *'''Strickland''': Che cosa vuoi dirmi?<br>'''Elisa''' {{NDR|nella lingua dei segni}}: F - U - C - K<br>'''Strickland''': Cosa sta dicendo?<br>'''Elisa''': Y - O - U<br>'''Zelda''': Non ho visto, mi dispiace.<br>'''Strickland''' {{NDR|prende a calci la scrivania e indica Elisa}}: Cosa sta dicendo?!? <br>'''Zelda''': Lei sta dicendo "Grazie"! *'''Zelda''': Voglio arrivare a casa presto, Brewster questi giorni è di pessimo umore. {{NDR|sobbalza, notando Hoffstetler}} Gesù santo! Che ci fa al buio nello spogliatoio delle donne?!<br>'''Hoffstetler''': Forse mi spiano, non ci sono telecamere qui!<br>'''Zelda''': Vorrei vedere! E se fosse entrato in un momento inopportuno?<br>'''Hoffstetler''': Voglio solo sapere se sta bene!<br>'''Zelda''' {{NDR|Elisa gesticola}}: Sì.<br>'''Hoffstetler''': Quando lo liberate?<br>'''Zelda''' {{NDR|traduce il linguaggio di Elisa}}: Presto, quando la pioggia riempirà il canale che porta al mare.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|consegna a Elisa una scatola di alghe per l'acqua dell'uomo anfibio e il suo biglietto a Zelda}}: Per qualsiasi cosa... Liberatelo, in fretta! {{NDR|Elisa gli fa segno di aspettare e gesticola}} Che cosa ha detto?<br>'''Zelda''': Che lei è un brav'uomo, dottor Hoffstetler.<br>'''Hoffstetler''': Il mio nome è Dimirti. È un onore. {{NDR|si allontana}} *{{NDR|Hoffstetler fa entrare Mihalkov e un agente Sovietico nel suo appartamento, parlano in Russo}}<br>'''Hoffstetler''': Prego, accomodatevi.<br>'''Mihalkov''': La documentazione per prelevarti sarà presto pronta. Ma prima ho una domanda...<br>'''Hoffstetler''': Ah, sì? Prego. Vi andrebbe una fetta di, ehm... ''butter cake''?<br>'''Agente Sovietico''': Sì, grazie. {{NDR|Hoffstetler va a prenderla}}<br>'''Mihalkov''': Dopo aver fatto l'iniezione al soggetto, che cosa ne hai fatto del corpo? Sono curioso.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|porta con sé un coltello nascosto}}: Ho effettuato un'autopsia, ma niente di interessante. Come disse [[Lenin]]: "Non si traggono profitti dal pesce della settimana prima".<br>'''Mihalkov''' {{NDR|lo deride}}: Lenin!? Ha detto una cosa simile? {{NDR|ridono, Hoffstetler lo fa più nervosamente}} Lenin!<br>'''Agente Sovietico''': Ottima torta, hai del latte? {{NDR|Mihalkov gli fa segno di andarsene}}<br>'''Mihalkov''': Forse... forse... forse non ricordi bene. Aspetta la nostra telefonata. Non ci vorrà molto. {{NDR|lui e l'agente se ne vanno}} *'''Gen. Hoyt''': Ora la nostra unica preoccupazione è il soggetto, ce l'avete?<br>'''Strickland''': Ancora in fuga, Signore.<br>'''Gen. Hoyt''': Allora non ci siamo.<br>'''Strickland''': Sissignore, lo so... Da quanto mi conosce, Signore?<br>'''Gen. Hoyt''': Tredici anni, battaglia di Pusan.<br>'''Strickland''': Sì, Signore... Un uomo è fedele, leale, efficiente, tutta la vita, tutta. Ed è utile, e lui si aspetta... ha certe aspettative in cambio di tutto questo. E poi fallisce, una volta. Solo una volta! E che diventa? Diventa un fallito? Quante volte un uomo, Signore, deve dimostrare che è un uomo? Che ha la dignità di un uomo?<br>'''Gen. Hoyt''': "Dignità"? ... Un uomo deve avere la decenza di non fare grossi bordelli. E questa è una cosa, questa sì che è dignità! Ma quell'altro genere di dignità... no, quella non importa. La lodiamo, ma è un di più. La lodiamo perché non viene usata. 36 ore da adesso, e noterai che questo episodio sarà finito. E anche tu. Il nostro universo avrà un grosso buco, da dove tu uscirai, e tu verrai spedito in un altro universo... un universo di merda. Tu sparirai dalla nostra civiltà. E non sarai mai nato... creato... ed esistito. Quindi va' a cercare la dignità vera, figliolo, e sistema questa merda! *{{NDR|Hoffstetler viene sparato da delle spie Sovietiche per il suo tradimento, Strickland arriva uccidendole e gli si avvicina}}<br>'''Hoffstetler''': Strickland, grazie al cielo!<br>'''Strickland''': Tu stavi parlando in Russo, "Bob"! {{NDR|lo solleva afferrandolo per la guancia bucata dalla pallottola}} Come ti chiami?<br>'''Hoffstetler''': Hoffstetler...<br>'''Strickland''': No, no! Non mentire! Non serve a niente, ti ha preso qui nello stomaco, sei finito. Voglio nomi, grado e qualifica dell'intera squadra d'assalto.<br>'''Hoffstetler''': Squadra d'assalto...?<br>'''Strickland''' {{NDR|urla furiosamente}}: Quelli che hanno preso il soggetto!!! {{NDR|lo folgora con il pungolo, poi tira fuori le sue caramelle}} Queste caramelle costano poco, ma le adoro. Sin da quand'ero piccolo. Ad alcuni piacciono più sofisticate, magari con dentro crema o torroncino, e stronzate del genere... ma non a me, "Bob"! Queste sono per me! Qualche volta se mi sento un po' in ansia do un bel morso, ma quasi sempre ci metto un bel po', me le faccio durare! {{NDR|tortura Dimitri premendo contro la pancia sanguinante}} Nomi, grado e qualifica della squadra d'assalto! {{NDR|preme più forte, Dimitri geme dolorante}} Nomi! Grado!! Subito!!!<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: N-Niente nomi... niente grado... loro... ugh... puliscono solo! {{NDR|emette una debole risata morente. Strickland frantuma la caramella in bocca}} *'''Zelda''': Signor Strickland! Che cosa ci fa qui?<br>'''Brewster''': E questo chi è?<br>'''Strickland''': Dov'è.<br>'''Zelda''': Di che sta parlando?<br>'''Strickland''': Dove lo avete messo?<br>'''Zelda''': D-Di che cosa sta parlando? Io non...<br>'''Strickland''': La cosa. In laboratorio. Dov'è.<br>'''Brewster''': Ora ascolti...<br>'''Strickland''' {{NDR|urla}}: Sta' a sedere!!!<br>'''Brewster''' {{NDR|rimettendosi sulla poltrona}}: Okay! {{NDR|Strickland fissa Zelda furiosamente}}<br>'''Zelda''': M-Mi dispiace, signore, se sapessi qualcosa lo direi!<br>'''Strickland''': La storia di Sansone, poi... non ti ho raccontato come finisce: dopo che i Filistei lo torturano e lo accecano, Sansone prega a Dio di dargli la forza che gli serve, e all'ultimo momento lo risparmiano. E il Signore gli ridà tutta la sua forza immensa, un ultima volta! E afferra le colonne del tempio con le sue braccia poderose, e... li fa crollare. {{NDR|si strappa le dita mal ricucite putrefatte}} Ahhh...! E il tempio crolla all'improvviso sui Filistei! {{NDR|getta via le dita}} Lui muore, ma con lui crepano anche tutti quei maledetti figli di puttana! {{NDR|batte il pugno sul muro vicino alla testa di Zelda}} È quello che vuole?!? Allora... sai in particolare che significa questa storia per noi, Dalila? {{NDR|Zelda scuote la testa}} Vuol dire che se sai qualcosa e non me lo dici, me lo dirai alla fine! Questo prima o dopo che io abbia fatto crollare questo tempio, sopra le nostre teste...<br>'''Brewster''' {{NDR|Strickland posa la mano sulla testa di Zelda}}: È la ragazza che l'ha presa, quello che sia! La muta l'ha fatto! Ho sentito mia moglie parlarne al telefono.<br>'''Strickland''': Io la ringrazio moltissimo, signor Fuller, per il suo grande aiuto. {{NDR|gli fa stringere la mano, poi se ne va}}<br>'''Zelda''': Che cosa hai fatto?!<br>'''Brewster''': Zelda...!<br>'''Zelda''': Devo avvertirla! {{NDR|si precipita al telefono}} Sta andando a cercarla!<br>'''Brewster''': No, donna, questo non lo farai! Perché ti preoccupi, ha infranto la legge!<br>'''Zelda''': Sta' zitto Brewster, sta' zitto!! Per anni non dici niente... e ora non finisci più! Accidenti a te... Tu non capiresti! Non riusciresti neanche se tentassi di farlo per tutta la vita! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Se vi parlassi di lei, cosa potrei dire? Che vissero per sempre felici e contenti? Credo che sia stato così. Che si amavano, che hanno continuato a farlo. Sono sicuro che è così, ma quando penso a lei, a Elisa, l’unica cosa che mi viene in mente è una [[Poesie dai film|poesia]], sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa: ''Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perché tu sei ovunque.'' ('''Giles''') ==Citazioni su ''La forma dell'acqua - The Shape of Water''== *È cambiata la critica, non sono cambiato io. C’è una nuova generazione al potere. Prima non si sarebbero mai immaginati di far vincere un festival a un film porno come ''La forma dell'acqua'' di Guillermo del Toro. ([[Dario Argento]]) ===[[Guillermo del Toro]]=== *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. ===[[Richard Jenkins]]=== *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. ===[[Doug Jones]]=== *Essendomi sentito un po' come un mostro da adolescente, essendo altro, magro e un po' allampanato, so come ci si sente in un certo senso quindi ho connesso molto con lui. *{{NDR|Guillermo del Toro}} Mi diede due note fisiche: "Voglio che incanali un po' dell'energia e della forza di Silver Surfer e voglio che tu ci metta anche qualcosa dei matador, quegli atleti sono così graziosi e fluidi nell'affrontare i tori". E nel mio caso il toro era il personaggio di Michael Shannon. Il segreto era muovere il bacino! *Il trucco e le protesi per me non erano nulla di nuovo ma il personaggio che c'era sotto sì. Quando Guillermo mi ha detto: "Sarai il personaggio maschile di una storia d'amore." Gli ho risposto "Sei sicuro?". Questo è stato molto diverso. All’inizio mi ha proprio detto: "Non voglio una performance alla Doug Jones!". *Non sentivo bene, non vedevo bene, mi sentivo come un paziente di una casa di cura! Ci mettevo tre ore che sono relativamente poche quando si fanno delle trasformazioni dalla testa ai piedi. La tuta era semplice, mi ci infilavo dentro. Il trucco invece era in parte fatto sul mio volto, in parte incollato sopra. *[...] una cosa su cui Guillermo è stato molto insistente riguardava il fatto che questa creatura non doveva cambiare alla fine del film per esser amata. Alla fine viene amata per come è, viene accettata, ed è molto diverso. ===[[Luis Sequeira]]=== *Elisa si presenta come un personaggio che sta nell'ombra, la sua silhouette è diversa dalle altre donne del film; dato che lei guarda vecchi film, volevo che trasmettesse le emozioni di quel periodo. Non ha molti soldi così ho pensato che comprasse vecchi vestiti dai primi mercatini dell'usato. Inoltre, indossa un'uniforme a lavoro ed è il tipo di persona che ne indossa una anche nella vita reale. Perciò una silhouette davvero semplice, dalle forme e dagli abiti semplici, come il colletto alla Peter Pan. Poi, più tardi nel film, appena comincia a trovare un po' di forza, abbiamo cominciato ad aggiungere il rosso, il colore che rappresenta il suo amore per il mostro, il suo coraggio, la sua sicurezza; all'inizio il film mostra lei che guarda le scarpe rosse ed è già qualcosa nella sua testa, ma successivamente il colore passa al cappotto e al cerchietto. *Ho visto il film solo due volte e ancora mi fa venire la pelle d'oca, perché penso sia meraviglioso e tutti ci hanno messo amore nel farlo: attori, staff... tutti. Sono stato fortunato ad andare alla proiezione, dove gli addetti ai lavori guardavano il film, e una volta, noi eravamo li a parlare con loro e, certa gente piangeva, altri erano senza parole. È stato davvero commuovente vedere l'impatto che il film ha sulle emozioni delle persone. *Il film all'inizio doveva essere in bianco e nero, così ho tentato di studiare come i vestiti cambiano passando dal colore al bianco e nero. Ero molto affascinato e pensavo potesse uscirne qualcosa di molto figo. Ma poi tutto è tornato a colori, così la produzione di design si è riunita con Guillermo e lui ha creato la palette. Successivamente ho incontrato Guillermo e deciso una palette, dove sono partito da una saturazione al 100%, poi all'80%, al 60% fino al 50%; tutto per capire dove posizionarci. Non solo in modo visivo a ciò che stavamo direttamente vedendo, ma nel film stesso. *Il film è diviso in diverse tavolozze di colore. Ogni location ha il suo tipo di palette e i personaggi cambiano la loro a seconda di dove vanno. Evoluzione e contesto; quindi 3 cose diverse accadono nello stesso momento. *La scena del ballo è stata magnifica, l'abbiamo girata in una sola mattina e penso che abbiamo lavorato su quel vestito per 10 settimane, perché parliamo di un abito di alta moda da 10.000$ solo di tessuti. Quindi, quando non si hanno molti soldi, si deve essere in gamba e sicuri delle proprie decisioni. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film fantastici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film sentimentali]] er3r7arr88b7vh4w3sncero9dwkggf6 1427090 1427089 2026-09-22T06:10:09Z Skekzilla 17056 /* Doug Jones */ 1427090 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=La forma dell'acqua - The Shape of Water |titolo originale=The Shape of Water |immagine = Logo The Shape of Water blau.svg |didascalia = |anno = 2017 |paese = Stati Uniti d'America |genere = fantastico, sentimentale, avventura, drammatico |regista=[[Guillermo del Toro]] |soggetto=Guillermo del Toro |sceneggiatore = Guillermo del Toro, [[Vanessa Taylor]] |produttore = Guillermo del Toro, [[J. Miles Dale]] |attori= * [[Sally Hawkins]]: Elisa Esposito * [[Michael Shannon]]: col. Richard Strickland * [[Richard Jenkins]]: Giles * [[Doug Jones]]: uomo anfibio * [[Michael Stuhlbarg]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Octavia Spencer]]: Zelda Delilah Fuller * [[Nick Searcy]]: gen. Frank Hoyt * [[David Hewlett]]: Fleming * [[Lauren Lee Smith]]: Elaine Strickland * [[Morgan Kelly]]: uomo della torta * [[Stewart Arnott]]: Bernard * [[Nigel Bennett]]: Mihalkov * [[Martin Roach]]: Brewster Fuller * [[John Kapelos]]: Arzoumanian * [[Jayden Greig]]: Timmy Strickland * [[Brandon McKnight]]: Duane |doppiatoriitaliani= * [[Pino Insegno]]: col. Richard Strickland * [[Franco Zucca]]: Giles * [[Loris Loddi]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Cinzia De Carolis]]: Zelda Delilah Fuller * [[Flavio De Flaviis]]: gen. Frank Hoyt * [[Franco Mannella]]: Fleming * [[Eleonora De Angelis]]: Elaine Strickland * [[Roberto Gammino]]: uomo della torta * [[Luca Biagini]]: Bernard * [[Roberto Fidecaro]]: Mihalkov * [[Simone Mori]]: Brewster Fuller * [[Angelo Nicotra]]: Arzoumanian * [[Giulio Bartolomei]]: Timmy Strickland * [[Fabrizio De Flaviis]]: Duane |note= *Vincitore di 4 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]] (2018)''': **Miglior film (Guillermo del Toro e [[J. Miles Dale]]) **Miglior regista (Guillermo del Toro) **Migliore scenografia ([[Paul D. Austerberry]], [[Jeff Melvin]] e [[Shane Vieau]]) **Migliore colonna sonora ([[Alexandre Desplat]]) *Costumi: [[Luis Sequeira]] }} '''''La forma dell'acqua - The Shape of Water''''', film del 2017 con [[Sally Hawkins]], [[Michael Shannon]] e [[Octavia Spencer]], regia di [[Guillermo del Toro]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Se vi parlassi di questo, se lo facessi, che cosa vi direi? Chissà. Vi direi quando è accaduto, è successo tanto tempo fa, pare. Alla fine del regno di un principe giusto. O vi parlerei del luogo, una cittadina vicino alla costa, ma lontana da tutto il resto. O non lo so, vi parlerei di lei, la principessa senza voce. O vi metterei solo in guardia sulla verità dei fatti, di una storia di amore e perdita. E sul mostro, che voleva distruggere ogni cosa. ('''Giles''') ==Frasi== *Questa sera ho fatto gli hot dog in crosta per Brewster e lui li ha divorati e basta. Niente grazie, niente ''gnam gnam'', neanche un fiato. Lui se ne sta zitto come una salma. Parlasse a scoregge, sarebbe meglio di [[William Shakespeare|Shakespeare]]! Poi arrivo a casa e gli faccio la colazione: uova, bacon e pane imburrato. Imburro bene il pane, Elisa. Sopra e sotto come alle creature. E non dice nemmeno: "Grazie". Tu diresti grazie, perché sei educata, ma il mio Brewster l'unica cosa che aveva era un magnetismo animale ai tempi. ('''Zelda''') *Ah, essere ancora giovani e belli! Se potessi tornare a 18 anni, io non sapevo niente di niente, oggi mi darei dei consigli. Mi direi: "prenditi più cura dei denti e scopa molto di più". Oh, no, no, è un ottimo suggerimento! ('''Giles''') *I bassi sono cattivi: mai conosciuto un uomo basso che fosse gentile! Nossignore, piccoli traditori crudeli, tutti. Forse è l'aria che tira laggiù, non c'è abbastanza ossigeno. ('''Zelda''') *Oh, è solo. E quindi? Quando andremo al ristorante cinese, salverai i pesci nell'acquario? Chi se ne frega se è solo. Siamo tutti soli. ('''Giles''') *D'accordo te lo ripeterò, sì. {{NDR|traduce i segni di Elisa}} Io cosa sono? Muovo la mia bocca, come lui. Non emetto alcun suono, come lui. Cosa sono, dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata mi ha portata qui, da lui. {{NDR|interrompe la traduzione e commenta}} Ecco sei già passata a un lui, tre volte. È un lui! Ahi! Mi hai fatto male. Elisa, no. Lasciami! Ti guardo, ti guardo. Non mi avevi mai colpito, mai. {{NDR|riprende a tradurre i segni di Elisa}} Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi, ogni giorno, ogni volta. Ed ora io posso salvarlo oppure lasciarlo morire. ('''Giles''') *{{NDR|Rivolto a Elisa, dopo aver scelto di aiutarla}} Io non ho nessuno. Sei l'unica persona con cui posso parlare. Ecco... qualsiasi cosa lui sia, ne hai bisogno! Quindi... dimmi solo cosa fare! ('''Giles''') *Signore aiutami tu, se mi fanno delle domande. Non so mentire. Tranne a Brewster. Ci vogliono tante bugie in un matrimonio. ('''Zelda''') *{{NDR|Rivolto all'uomo anfibio}} Tu sei stato sempre da solo? Non hai mai avuto una compagna? Sai che ti è successo? Lo sai? Io no. Non so cos'è successo a me. Io non lo so. Guardo allo specchio e l'unica cosa che riconosco sono gli occhi nel viso di un vecchio. A volte penso che sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita. Forse siamo reliquie tutti e due. ('''Giles''') *Lo hai detto tu che era venerato come un Dio. È un Dio? Non lo so se è un Dio, ha mangiato un gatto, quindi non lo so, non lo so ma... deve rimanere con noi per un po'. Un pochino. ('''Giles''') *Mai fidarsi di un uomo. Neanche quando sembra piatto là sotto. ('''Zelda''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]], rivolto all'uomo anfibio}} Cazzo... tu sei un dio! ('''Strickland''') ==Dialoghi== *'''Zelda''' {{NDR|mentre pulisce il bagno con Elisa}}: Ma hai visto qui? Hmpf, guarda! Alcune delle menti più brillanti del Paese pisciano sul pavimento... ci sono pure schizzi sul soffitto! E come ci arrivano?! Quanto gli serve grande, per non farla fuori? Fanno pratica, questo è sicuro. Il mio Brewster... nessuno lo ha mai considerato una cima, ma perfino lui riesce a far centro il 70% delle volte! {{NDR|ridacchia, poi entra Strickland}} Ci scusi, signore.<br>'''Strickland''': No, no, no! Non fa niente, continuate. {{NDR|si lava le mani}} Sembra che voi signore chiacchieriate allegramente. Cose da donne, senza dubbio, non badate a me. {{NDR|va a urinare con le mani ai fianchi}}<br>'''Zelda''': Elisa... {{NDR|Elisa cerca di continuare a pulire evitando il pungolo elettrico appoggiato}}<br>'''Strickland''': Guarda e non toccare, quel coso è in stile Alabama e ti dà un caldo benvenuto. Pungolo elettrico, impugnatura anti-sdrucciolo, basso amperaggio, alto voltaggio. Sono Strickland, sicurezza.<br>'''Zelda''': Non è Fleming? {{NDR|Strickland emette un risolino arrogante e attiva lo sciacquio}}<br>'''Strickland''' {{NDR|Elisa gli offre un asciugamano indicando il lavabo}}: Oh, no! No, un uomo si deve lavare le mani prima o dopo essere andato al cesso e questo dice molto a me: se lo fa tutte e due le volte, significa che c'è debolezza di carattere. {{NDR|se ne va}} Signore, è stato un vero piacere chiacchierare con voi. *'''Strickland''': Zelda D. Fuller, da quanto tempo vi conoscete voi due?<br>'''Zelda''': Ehm, più di dieci anni, signore.<br>'''Strickland''': Niente fratelli, Zelda?<br>'''Zelda''': No, signore.<br>'''Strickland''': Insolito per la tua gente, mi pare.<br>'''Zelda''': Mamma è morta dopo avermi avuta. Dopo che sono nata.<br>'''Strickland''': E quella "D" sta per...?<br>'''Zelda''': Ehm, Delilah, signore. Viene dalla Bibbia.<br>'''Strickland''': Dalila tradì Sansone che dormiva, e gli tagliò i capelli. Fine della forza. I Filistei lo torturarono crudelmente, lo accecarono...<br>'''Zelda''': Forse mia madre non ha letto bene quella storia.<br>'''Strickland''': E tu, Elisa Esposito? "Esposito" non è per gli orfani? {{NDR|Elisa annuisce, poi lo nota sul suo portfolio}} Oh, Orfanotrofio dell'Addolorata a Putnam.<br>'''Zelda''': L'hanno trovata nel fiume, in acqua.<br>'''Strickland''': Sei tu che hai trovato le mie dita. {{NDR|Elisa gli dà la fede nuziale persa}} Oh! Grazie. {{NDR|riferito alle dita}} Tre ore sotto i ferri, hanno ricostruito la falange qui, hanno suturato i tendini, non so se funzionerà. C'era mostarda, sopra. Una busta di carta?<br>'''Zelda''': C'era solo quella, signore. Rispondo io, scusi, lei non può dire niente.<br>'''Strickland''': Seriamente? È sorda?<br>'''Zelda''': Muta, signore. Dice che riesce a sentirla.<br>'''Strickland''': Quelle cicatrici sul collo... Le hanno tagliato la laringe, giusto?<br>'''Zelda''': Dice che successe da piccola.<br>'''Strickland''': Chi fa questo a un bambino? La gente è immorale. Non credi, Dalila? Be', sarò diretto con voi: pulite il laboratorio e poi uscite di lì. Quello che ci teniamo dentro è un affronto. Sai cos'è un affronto, Zelda?<br>'''Zelda''': Qualcosa di offensivo?<br>'''Strickland''': Esatto, e io lo so bene, ho trascinato quella cosa schifosa fuori dal fango di un fiume che è in Sud America, fino a qui. E durante il viaggio tra noi non è andata meglio. Ora, potreste pensare che sia una cosa umana: sta su due gambe, giusto? Ma, siamo stati creati a sua immagine e non credete che Dio sia così, no?<br>'''Zelda''': Io non so, signore, qual è l'aspetto di Dio.<br>'''Strickland''': È umano, assomiglia a un essere umano, come me. O come te. Forse più come me, immagino. {{NDR|gli suona il telefono}} Oh, è tutto! {{NDR|risponde mentre Elisa e Zelda se ne vanno}} Generale Hoyt, grazie per aver richiamato.<br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|dal telefono}}: Va meglio?<br>'''Strickland''': Oh, sissignore, molto meglio, l'analgesico funziona.<br>'''Gen. Hoyt''': Hai perso due dita, è così?<br>'''Strickland''': Due dita, sì, me le ha staccate. Ma ho indice, pollice e medio per la fica!<br>'''Gen. Hoyt''': Allora sento che te la caverai.<br>'''Strickland''': Oh oh oh, sì, Signore, senz'altro! Attendo con ansia la sua visita, le decisioni sul soggetto sono impellenti. *'''Gen. Hoyt''' {{NDR|vede l'uomo anfibio}}: Signore onnipotente, è questo? Più grande di quanto pensassi.<br>'''Strickland''': Brutto come il peccato. Lo sa, i nativi in Amazzonia lo veneravano come un dio.<br>'''Gen. Hoyt''': Ora non sembra proprio un dio.<br>'''Strickland''': Primitivi, Signore, continuavano a gettare offerte nell'acqua, fiori, frutta e cose simili. Poi hanno cercato di fermare l'estrazione di petrolio con arco e frecce, non è finita bene! {{NDR|ridacchia con Hoyt}}<br>'''Hoffstetler''': Sanguina... Che gli è capitato?<br>'''Strickland''': È un animale, Hoffstetler, lo sto domando. <br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|legge il fascicolo}}: "Osmosi di ossigeno e scambio di diossido"... che significa, figliolo?<br>'''Hoffstetler''': Questa creatura è in grado di respirare grazie a due sistemi di respirazione diversi.<br>'''Strickland''': Anche il saltafango.<br>'''Hoffstetler''': No! {{NDR|Hoyt e Strickland ridacchiano}} Senta, se mandate un uomo nello spazio, dovrà sopportare condizioni per cui il corpo umano non è programmato. Questo ci dà un vantaggio rispetto ai Sovietici.<br>'''Gen. Hoyt''': Quante ore respira fuori dall'acqua? <br>'''Strickland''': La realtà, Signore, è che non sappiamo un accidente di questo.<br>'''Gen. Hoyt''': Be', i Sovietici lo vogliono, lo sappiamo bene. Viscidi bastardi... gli abbiamo fatto mandare un cane nello spazio, ci siamo fatti una risata, e all'improvviso mandano un essere umano, un moscerino, in orbita intorno al pianeta a fare Dio sa cosa! Chi è che ride adesso? [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Krusciov]], ecco chi! Fagli mandare un cane nello spazio, e ride. Poi manda un 'compagno' nello spazio e ride, e poi piazza i missili a Cuba. Non abbiamo imparato?<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|cerca di aiutare l'uomo anfibio}}: Signore, dobbiamo rimetterlo in acqua!<br>'''Strickland''': Vede, questi scienziati sono come gli artisti, si innamorano dei loro giocattoli. Ora guardi qui nella parte in mezzo: questa creatura ha una spessa cartilagine che separa i polmoni primari da quelli secondari, spiego correttamente, Bob?<br>'''Hoffstetler''': Sì, sì, ma siamo in grado di...?<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra}}: E sembra che i raggi X siano inaffidabili!<br>'''Hoffstetler''': In linea di principio sì, però possiamo tranquillamente...<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra di nuovo}}: Quindi credo che se vogliamo avere un vantaggio sui Sovietici, dobbiamo vivisezionare questo coso, è essenziale aprire e studiare.<br>'''Hoffstetler''': No, no, no! Renderebbe tutto inutile! Signore, la prego, è svenuto! {{NDR|Hoyt fa cenno di procedere}} Mettiamolo in vasca, deve pressurizzarsi. {{NDR|gli assistenti si danno da fare mentre Hoyt si allontana}} Generale Hoyt, Signore... non si deve per nessuna ragione uccidere questa creatura!<br>'''Gen. Hoyt''': Conta le stellette con me, figliolo. Ce ne sono cinque. Posso fare quello che diavolo voglio! Adesso, se vuoi parlare, ti ascolto. Però sono io a prendere decisioni su tutto! *'''Mihalkov''' {{NDR|parlano in Russo}}: Mosca non appoggia il tuo piano.<br>'''Hoffstetler''': Perché?<br>'''Mihalkov''': Troppo rischioso. Troppo presto.<br>'''Hoffstetler''': Cosa?<br>'''Mihalkov''': Abbiamo solamente due opzioni, Dimitri. La prima è rimandare la procedura, almeno di una settimana.<br>'''Hoffstetler''': Lo faranno domani!<br>'''Mihalkov''': Il che ci costringe alla variante numero due... {{NDR|tira fuori la bomba}} Esplosivo Israeliano. Piazzato vicino a un quadro elettrico, ti regalerà tra i cinque e i dieci minuti di buio: niente telecamere o porte di sicurezza. Tu... {{NDR|tira fuori il veleno}} Gli inietterai questo.<br>'''Hoffstetler''': Un'iniezione...<br>'''Mihalkov''': E lo ucciderai. Lo distruggerai... Tutto bene?<br>'''Hoffstetler''': Sono venuto in questo Paese per imparare ciò che potevo, come patriota... ma anche come scienziato! Possiamo imparare ancora tante cose.<br>'''Mihalkov''': Non ci serve imparare. Ci serve che gli Americani non imparino! *'''Strickland''': Che cosa vuoi dirmi?<br>'''Elisa''' {{NDR|nella lingua dei segni}}: F - U - C - K<br>'''Strickland''': Cosa sta dicendo?<br>'''Elisa''': Y - O - U<br>'''Zelda''': Non ho visto, mi dispiace.<br>'''Strickland''' {{NDR|prende a calci la scrivania e indica Elisa}}: Cosa sta dicendo?!? <br>'''Zelda''': Lei sta dicendo "Grazie"! *'''Zelda''': Voglio arrivare a casa presto, Brewster questi giorni è di pessimo umore. {{NDR|sobbalza, notando Hoffstetler}} Gesù santo! Che ci fa al buio nello spogliatoio delle donne?!<br>'''Hoffstetler''': Forse mi spiano, non ci sono telecamere qui!<br>'''Zelda''': Vorrei vedere! E se fosse entrato in un momento inopportuno?<br>'''Hoffstetler''': Voglio solo sapere se sta bene!<br>'''Zelda''' {{NDR|Elisa gesticola}}: Sì.<br>'''Hoffstetler''': Quando lo liberate?<br>'''Zelda''' {{NDR|traduce il linguaggio di Elisa}}: Presto, quando la pioggia riempirà il canale che porta al mare.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|consegna a Elisa una scatola di alghe per l'acqua dell'uomo anfibio e il suo biglietto a Zelda}}: Per qualsiasi cosa... Liberatelo, in fretta! {{NDR|Elisa gli fa segno di aspettare e gesticola}} Che cosa ha detto?<br>'''Zelda''': Che lei è un brav'uomo, dottor Hoffstetler.<br>'''Hoffstetler''': Il mio nome è Dimirti. È un onore. {{NDR|si allontana}} *{{NDR|Hoffstetler fa entrare Mihalkov e un agente Sovietico nel suo appartamento, parlano in Russo}}<br>'''Hoffstetler''': Prego, accomodatevi.<br>'''Mihalkov''': La documentazione per prelevarti sarà presto pronta. Ma prima ho una domanda...<br>'''Hoffstetler''': Ah, sì? Prego. Vi andrebbe una fetta di, ehm... ''butter cake''?<br>'''Agente Sovietico''': Sì, grazie. {{NDR|Hoffstetler va a prenderla}}<br>'''Mihalkov''': Dopo aver fatto l'iniezione al soggetto, che cosa ne hai fatto del corpo? Sono curioso.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|porta con sé un coltello nascosto}}: Ho effettuato un'autopsia, ma niente di interessante. Come disse [[Lenin]]: "Non si traggono profitti dal pesce della settimana prima".<br>'''Mihalkov''' {{NDR|lo deride}}: Lenin!? Ha detto una cosa simile? {{NDR|ridono, Hoffstetler lo fa più nervosamente}} Lenin!<br>'''Agente Sovietico''': Ottima torta, hai del latte? {{NDR|Mihalkov gli fa segno di andarsene}}<br>'''Mihalkov''': Forse... forse... forse non ricordi bene. Aspetta la nostra telefonata. Non ci vorrà molto. {{NDR|lui e l'agente se ne vanno}} *'''Gen. Hoyt''': Ora la nostra unica preoccupazione è il soggetto, ce l'avete?<br>'''Strickland''': Ancora in fuga, Signore.<br>'''Gen. Hoyt''': Allora non ci siamo.<br>'''Strickland''': Sissignore, lo so... Da quanto mi conosce, Signore?<br>'''Gen. Hoyt''': Tredici anni, battaglia di Pusan.<br>'''Strickland''': Sì, Signore... Un uomo è fedele, leale, efficiente, tutta la vita, tutta. Ed è utile, e lui si aspetta... ha certe aspettative in cambio di tutto questo. E poi fallisce, una volta. Solo una volta! E che diventa? Diventa un fallito? Quante volte un uomo, Signore, deve dimostrare che è un uomo? Che ha la dignità di un uomo?<br>'''Gen. Hoyt''': "Dignità"? ... Un uomo deve avere la decenza di non fare grossi bordelli. E questa è una cosa, questa sì che è dignità! Ma quell'altro genere di dignità... no, quella non importa. La lodiamo, ma è un di più. La lodiamo perché non viene usata. 36 ore da adesso, e noterai che questo episodio sarà finito. E anche tu. Il nostro universo avrà un grosso buco, da dove tu uscirai, e tu verrai spedito in un altro universo... un universo di merda. Tu sparirai dalla nostra civiltà. E non sarai mai nato... creato... ed esistito. Quindi va' a cercare la dignità vera, figliolo, e sistema questa merda! *{{NDR|Hoffstetler viene sparato da delle spie Sovietiche per il suo tradimento, Strickland arriva uccidendole e gli si avvicina}}<br>'''Hoffstetler''': Strickland, grazie al cielo!<br>'''Strickland''': Tu stavi parlando in Russo, "Bob"! {{NDR|lo solleva afferrandolo per la guancia bucata dalla pallottola}} Come ti chiami?<br>'''Hoffstetler''': Hoffstetler...<br>'''Strickland''': No, no! Non mentire! Non serve a niente, ti ha preso qui nello stomaco, sei finito. Voglio nomi, grado e qualifica dell'intera squadra d'assalto.<br>'''Hoffstetler''': Squadra d'assalto...?<br>'''Strickland''' {{NDR|urla furiosamente}}: Quelli che hanno preso il soggetto!!! {{NDR|lo folgora con il pungolo, poi tira fuori le sue caramelle}} Queste caramelle costano poco, ma le adoro. Sin da quand'ero piccolo. Ad alcuni piacciono più sofisticate, magari con dentro crema o torroncino, e stronzate del genere... ma non a me, "Bob"! Queste sono per me! Qualche volta se mi sento un po' in ansia do un bel morso, ma quasi sempre ci metto un bel po', me le faccio durare! {{NDR|tortura Dimitri premendo contro la pancia sanguinante}} Nomi, grado e qualifica della squadra d'assalto! {{NDR|preme più forte, Dimitri geme dolorante}} Nomi! Grado!! Subito!!!<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: N-Niente nomi... niente grado... loro... ugh... puliscono solo! {{NDR|emette una debole risata morente. Strickland frantuma la caramella in bocca}} *'''Zelda''': Signor Strickland! Che cosa ci fa qui?<br>'''Brewster''': E questo chi è?<br>'''Strickland''': Dov'è.<br>'''Zelda''': Di che sta parlando?<br>'''Strickland''': Dove lo avete messo?<br>'''Zelda''': D-Di che cosa sta parlando? Io non...<br>'''Strickland''': La cosa. In laboratorio. Dov'è.<br>'''Brewster''': Ora ascolti...<br>'''Strickland''' {{NDR|urla}}: Sta' a sedere!!!<br>'''Brewster''' {{NDR|rimettendosi sulla poltrona}}: Okay! {{NDR|Strickland fissa Zelda furiosamente}}<br>'''Zelda''': M-Mi dispiace, signore, se sapessi qualcosa lo direi!<br>'''Strickland''': La storia di Sansone, poi... non ti ho raccontato come finisce: dopo che i Filistei lo torturano e lo accecano, Sansone prega a Dio di dargli la forza che gli serve, e all'ultimo momento lo risparmiano. E il Signore gli ridà tutta la sua forza immensa, un ultima volta! E afferra le colonne del tempio con le sue braccia poderose, e... li fa crollare. {{NDR|si strappa le dita mal ricucite putrefatte}} Ahhh...! E il tempio crolla all'improvviso sui Filistei! {{NDR|getta via le dita}} Lui muore, ma con lui crepano anche tutti quei maledetti figli di puttana! {{NDR|batte il pugno sul muro vicino alla testa di Zelda}} È quello che vuole?!? Allora... sai in particolare che significa questa storia per noi, Dalila? {{NDR|Zelda scuote la testa}} Vuol dire che se sai qualcosa e non me lo dici, me lo dirai alla fine! Questo prima o dopo che io abbia fatto crollare questo tempio, sopra le nostre teste...<br>'''Brewster''' {{NDR|Strickland posa la mano sulla testa di Zelda}}: È la ragazza che l'ha presa, quello che sia! La muta l'ha fatto! Ho sentito mia moglie parlarne al telefono.<br>'''Strickland''': Io la ringrazio moltissimo, signor Fuller, per il suo grande aiuto. {{NDR|gli fa stringere la mano, poi se ne va}}<br>'''Zelda''': Che cosa hai fatto?!<br>'''Brewster''': Zelda...!<br>'''Zelda''': Devo avvertirla! {{NDR|si precipita al telefono}} Sta andando a cercarla!<br>'''Brewster''': No, donna, questo non lo farai! Perché ti preoccupi, ha infranto la legge!<br>'''Zelda''': Sta' zitto Brewster, sta' zitto!! Per anni non dici niente... e ora non finisci più! Accidenti a te... Tu non capiresti! Non riusciresti neanche se tentassi di farlo per tutta la vita! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Se vi parlassi di lei, cosa potrei dire? Che vissero per sempre felici e contenti? Credo che sia stato così. Che si amavano, che hanno continuato a farlo. Sono sicuro che è così, ma quando penso a lei, a Elisa, l’unica cosa che mi viene in mente è una [[Poesie dai film|poesia]], sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa: ''Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perché tu sei ovunque.'' ('''Giles''') ==Citazioni su ''La forma dell'acqua - The Shape of Water''== *È cambiata la critica, non sono cambiato io. C’è una nuova generazione al potere. Prima non si sarebbero mai immaginati di far vincere un festival a un film porno come ''La forma dell'acqua'' di Guillermo del Toro. ([[Dario Argento]]) ===[[Guillermo del Toro]]=== *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. ===[[Richard Jenkins]]=== *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. ===[[Doug Jones]]=== *Essendomi sentito un po' come un mostro da adolescente, essendo altro, magro e un po' allampanato, so come ci si sente in un certo senso quindi ho connesso molto con lui. *{{NDR|Guillermo del Toro}} Mi diede due note fisiche: "Voglio che incanali un po' dell'energia e della forza di Silver Surfer e voglio che tu ci metta anche qualcosa dei matador, quegli atleti sono così graziosi e fluidi nell'affrontare i tori". E nel mio caso il toro era il personaggio di Michael Shannon. Il segreto era muovere il bacino! *Il trucco e le protesi per me non erano nulla di nuovo ma il personaggio che c'era sotto sì. Quando Guillermo mi ha detto: "Sarai il personaggio maschile di una storia d'amore." Gli ho risposto "Sei sicuro?". Questo è stato molto diverso. All’inizio mi ha proprio detto: "Non voglio una performance alla Doug Jones!". *Non sentivo bene, non vedevo bene, mi sentivo come un paziente di una casa di cura! Ci mettevo tre ore che sono relativamente poche quando si fanno delle trasformazioni dalla testa ai piedi. La tuta era semplice, mi ci infilavo dentro. Il trucco invece era in parte fatto sul mio volto, in parte incollato sopra. *Una cosa su cui Guillermo è stato molto insistente riguardava il fatto che questa creatura non doveva cambiare alla fine del film per esser amata. Alla fine viene amata per come è, viene accettata, ed è molto diverso. ===[[Luis Sequeira]]=== *Elisa si presenta come un personaggio che sta nell'ombra, la sua silhouette è diversa dalle altre donne del film; dato che lei guarda vecchi film, volevo che trasmettesse le emozioni di quel periodo. Non ha molti soldi così ho pensato che comprasse vecchi vestiti dai primi mercatini dell'usato. Inoltre, indossa un'uniforme a lavoro ed è il tipo di persona che ne indossa una anche nella vita reale. Perciò una silhouette davvero semplice, dalle forme e dagli abiti semplici, come il colletto alla Peter Pan. Poi, più tardi nel film, appena comincia a trovare un po' di forza, abbiamo cominciato ad aggiungere il rosso, il colore che rappresenta il suo amore per il mostro, il suo coraggio, la sua sicurezza; all'inizio il film mostra lei che guarda le scarpe rosse ed è già qualcosa nella sua testa, ma successivamente il colore passa al cappotto e al cerchietto. *Ho visto il film solo due volte e ancora mi fa venire la pelle d'oca, perché penso sia meraviglioso e tutti ci hanno messo amore nel farlo: attori, staff... tutti. Sono stato fortunato ad andare alla proiezione, dove gli addetti ai lavori guardavano il film, e una volta, noi eravamo li a parlare con loro e, certa gente piangeva, altri erano senza parole. È stato davvero commuovente vedere l'impatto che il film ha sulle emozioni delle persone. *Il film all'inizio doveva essere in bianco e nero, così ho tentato di studiare come i vestiti cambiano passando dal colore al bianco e nero. Ero molto affascinato e pensavo potesse uscirne qualcosa di molto figo. Ma poi tutto è tornato a colori, così la produzione di design si è riunita con Guillermo e lui ha creato la palette. Successivamente ho incontrato Guillermo e deciso una palette, dove sono partito da una saturazione al 100%, poi all'80%, al 60% fino al 50%; tutto per capire dove posizionarci. Non solo in modo visivo a ciò che stavamo direttamente vedendo, ma nel film stesso. *Il film è diviso in diverse tavolozze di colore. Ogni location ha il suo tipo di palette e i personaggi cambiano la loro a seconda di dove vanno. Evoluzione e contesto; quindi 3 cose diverse accadono nello stesso momento. *La scena del ballo è stata magnifica, l'abbiamo girata in una sola mattina e penso che abbiamo lavorato su quel vestito per 10 settimane, perché parliamo di un abito di alta moda da 10.000$ solo di tessuti. Quindi, quando non si hanno molti soldi, si deve essere in gamba e sicuri delle proprie decisioni. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film fantastici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film sentimentali]] 60mguipkbco8505lzl6o9k5sitjk8oi 1427093 1427090 2026-09-22T06:24:27Z Skekzilla 17056 /* Richard Jenkins */ 1427093 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=La forma dell'acqua - The Shape of Water |titolo originale=The Shape of Water |immagine = Logo The Shape of Water blau.svg |didascalia = |anno = 2017 |paese = Stati Uniti d'America |genere = fantastico, sentimentale, avventura, drammatico |regista=[[Guillermo del Toro]] |soggetto=Guillermo del Toro |sceneggiatore = Guillermo del Toro, [[Vanessa Taylor]] |produttore = Guillermo del Toro, [[J. Miles Dale]] |attori= * [[Sally Hawkins]]: Elisa Esposito * [[Michael Shannon]]: col. Richard Strickland * [[Richard Jenkins]]: Giles * [[Doug Jones]]: uomo anfibio * [[Michael Stuhlbarg]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Octavia Spencer]]: Zelda Delilah Fuller * [[Nick Searcy]]: gen. Frank Hoyt * [[David Hewlett]]: Fleming * [[Lauren Lee Smith]]: Elaine Strickland * [[Morgan Kelly]]: uomo della torta * [[Stewart Arnott]]: Bernard * [[Nigel Bennett]]: Mihalkov * [[Martin Roach]]: Brewster Fuller * [[John Kapelos]]: Arzoumanian * [[Jayden Greig]]: Timmy Strickland * [[Brandon McKnight]]: Duane |doppiatoriitaliani= * [[Pino Insegno]]: col. Richard Strickland * [[Franco Zucca]]: Giles * [[Loris Loddi]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Cinzia De Carolis]]: Zelda Delilah Fuller * [[Flavio De Flaviis]]: gen. Frank Hoyt * [[Franco Mannella]]: Fleming * [[Eleonora De Angelis]]: Elaine Strickland * [[Roberto Gammino]]: uomo della torta * [[Luca Biagini]]: Bernard * [[Roberto Fidecaro]]: Mihalkov * [[Simone Mori]]: Brewster Fuller * [[Angelo Nicotra]]: Arzoumanian * [[Giulio Bartolomei]]: Timmy Strickland * [[Fabrizio De Flaviis]]: Duane |note= *Vincitore di 4 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]] (2018)''': **Miglior film (Guillermo del Toro e [[J. Miles Dale]]) **Miglior regista (Guillermo del Toro) **Migliore scenografia ([[Paul D. Austerberry]], [[Jeff Melvin]] e [[Shane Vieau]]) **Migliore colonna sonora ([[Alexandre Desplat]]) *Costumi: [[Luis Sequeira]] }} '''''La forma dell'acqua - The Shape of Water''''', film del 2017 con [[Sally Hawkins]], [[Michael Shannon]] e [[Octavia Spencer]], regia di [[Guillermo del Toro]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Se vi parlassi di questo, se lo facessi, che cosa vi direi? Chissà. Vi direi quando è accaduto, è successo tanto tempo fa, pare. Alla fine del regno di un principe giusto. O vi parlerei del luogo, una cittadina vicino alla costa, ma lontana da tutto il resto. O non lo so, vi parlerei di lei, la principessa senza voce. O vi metterei solo in guardia sulla verità dei fatti, di una storia di amore e perdita. E sul mostro, che voleva distruggere ogni cosa. ('''Giles''') ==Frasi== *Questa sera ho fatto gli hot dog in crosta per Brewster e lui li ha divorati e basta. Niente grazie, niente ''gnam gnam'', neanche un fiato. Lui se ne sta zitto come una salma. Parlasse a scoregge, sarebbe meglio di [[William Shakespeare|Shakespeare]]! Poi arrivo a casa e gli faccio la colazione: uova, bacon e pane imburrato. Imburro bene il pane, Elisa. Sopra e sotto come alle creature. E non dice nemmeno: "Grazie". Tu diresti grazie, perché sei educata, ma il mio Brewster l'unica cosa che aveva era un magnetismo animale ai tempi. ('''Zelda''') *Ah, essere ancora giovani e belli! Se potessi tornare a 18 anni, io non sapevo niente di niente, oggi mi darei dei consigli. Mi direi: "prenditi più cura dei denti e scopa molto di più". Oh, no, no, è un ottimo suggerimento! ('''Giles''') *I bassi sono cattivi: mai conosciuto un uomo basso che fosse gentile! Nossignore, piccoli traditori crudeli, tutti. Forse è l'aria che tira laggiù, non c'è abbastanza ossigeno. ('''Zelda''') *Oh, è solo. E quindi? Quando andremo al ristorante cinese, salverai i pesci nell'acquario? Chi se ne frega se è solo. Siamo tutti soli. ('''Giles''') *D'accordo te lo ripeterò, sì. {{NDR|traduce i segni di Elisa}} Io cosa sono? Muovo la mia bocca, come lui. Non emetto alcun suono, come lui. Cosa sono, dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata mi ha portata qui, da lui. {{NDR|interrompe la traduzione e commenta}} Ecco sei già passata a un lui, tre volte. È un lui! Ahi! Mi hai fatto male. Elisa, no. Lasciami! Ti guardo, ti guardo. Non mi avevi mai colpito, mai. {{NDR|riprende a tradurre i segni di Elisa}} Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi, ogni giorno, ogni volta. Ed ora io posso salvarlo oppure lasciarlo morire. ('''Giles''') *{{NDR|Rivolto a Elisa, dopo aver scelto di aiutarla}} Io non ho nessuno. Sei l'unica persona con cui posso parlare. Ecco... qualsiasi cosa lui sia, ne hai bisogno! Quindi... dimmi solo cosa fare! ('''Giles''') *Signore aiutami tu, se mi fanno delle domande. Non so mentire. Tranne a Brewster. Ci vogliono tante bugie in un matrimonio. ('''Zelda''') *{{NDR|Rivolto all'uomo anfibio}} Tu sei stato sempre da solo? Non hai mai avuto una compagna? Sai che ti è successo? Lo sai? Io no. Non so cos'è successo a me. Io non lo so. Guardo allo specchio e l'unica cosa che riconosco sono gli occhi nel viso di un vecchio. A volte penso che sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita. Forse siamo reliquie tutti e due. ('''Giles''') *Lo hai detto tu che era venerato come un Dio. È un Dio? Non lo so se è un Dio, ha mangiato un gatto, quindi non lo so, non lo so ma... deve rimanere con noi per un po'. Un pochino. ('''Giles''') *Mai fidarsi di un uomo. Neanche quando sembra piatto là sotto. ('''Zelda''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]], rivolto all'uomo anfibio}} Cazzo... tu sei un dio! ('''Strickland''') ==Dialoghi== *'''Zelda''' {{NDR|mentre pulisce il bagno con Elisa}}: Ma hai visto qui? Hmpf, guarda! Alcune delle menti più brillanti del Paese pisciano sul pavimento... ci sono pure schizzi sul soffitto! E come ci arrivano?! Quanto gli serve grande, per non farla fuori? Fanno pratica, questo è sicuro. Il mio Brewster... nessuno lo ha mai considerato una cima, ma perfino lui riesce a far centro il 70% delle volte! {{NDR|ridacchia, poi entra Strickland}} Ci scusi, signore.<br>'''Strickland''': No, no, no! Non fa niente, continuate. {{NDR|si lava le mani}} Sembra che voi signore chiacchieriate allegramente. Cose da donne, senza dubbio, non badate a me. {{NDR|va a urinare con le mani ai fianchi}}<br>'''Zelda''': Elisa... {{NDR|Elisa cerca di continuare a pulire evitando il pungolo elettrico appoggiato}}<br>'''Strickland''': Guarda e non toccare, quel coso è in stile Alabama e ti dà un caldo benvenuto. Pungolo elettrico, impugnatura anti-sdrucciolo, basso amperaggio, alto voltaggio. Sono Strickland, sicurezza.<br>'''Zelda''': Non è Fleming? {{NDR|Strickland emette un risolino arrogante e attiva lo sciacquio}}<br>'''Strickland''' {{NDR|Elisa gli offre un asciugamano indicando il lavabo}}: Oh, no! No, un uomo si deve lavare le mani prima o dopo essere andato al cesso e questo dice molto a me: se lo fa tutte e due le volte, significa che c'è debolezza di carattere. {{NDR|se ne va}} Signore, è stato un vero piacere chiacchierare con voi. *'''Strickland''': Zelda D. Fuller, da quanto tempo vi conoscete voi due?<br>'''Zelda''': Ehm, più di dieci anni, signore.<br>'''Strickland''': Niente fratelli, Zelda?<br>'''Zelda''': No, signore.<br>'''Strickland''': Insolito per la tua gente, mi pare.<br>'''Zelda''': Mamma è morta dopo avermi avuta. Dopo che sono nata.<br>'''Strickland''': E quella "D" sta per...?<br>'''Zelda''': Ehm, Delilah, signore. Viene dalla Bibbia.<br>'''Strickland''': Dalila tradì Sansone che dormiva, e gli tagliò i capelli. Fine della forza. I Filistei lo torturarono crudelmente, lo accecarono...<br>'''Zelda''': Forse mia madre non ha letto bene quella storia.<br>'''Strickland''': E tu, Elisa Esposito? "Esposito" non è per gli orfani? {{NDR|Elisa annuisce, poi lo nota sul suo portfolio}} Oh, Orfanotrofio dell'Addolorata a Putnam.<br>'''Zelda''': L'hanno trovata nel fiume, in acqua.<br>'''Strickland''': Sei tu che hai trovato le mie dita. {{NDR|Elisa gli dà la fede nuziale persa}} Oh! Grazie. {{NDR|riferito alle dita}} Tre ore sotto i ferri, hanno ricostruito la falange qui, hanno suturato i tendini, non so se funzionerà. C'era mostarda, sopra. Una busta di carta?<br>'''Zelda''': C'era solo quella, signore. Rispondo io, scusi, lei non può dire niente.<br>'''Strickland''': Seriamente? È sorda?<br>'''Zelda''': Muta, signore. Dice che riesce a sentirla.<br>'''Strickland''': Quelle cicatrici sul collo... Le hanno tagliato la laringe, giusto?<br>'''Zelda''': Dice che successe da piccola.<br>'''Strickland''': Chi fa questo a un bambino? La gente è immorale. Non credi, Dalila? Be', sarò diretto con voi: pulite il laboratorio e poi uscite di lì. Quello che ci teniamo dentro è un affronto. Sai cos'è un affronto, Zelda?<br>'''Zelda''': Qualcosa di offensivo?<br>'''Strickland''': Esatto, e io lo so bene, ho trascinato quella cosa schifosa fuori dal fango di un fiume che è in Sud America, fino a qui. E durante il viaggio tra noi non è andata meglio. Ora, potreste pensare che sia una cosa umana: sta su due gambe, giusto? Ma, siamo stati creati a sua immagine e non credete che Dio sia così, no?<br>'''Zelda''': Io non so, signore, qual è l'aspetto di Dio.<br>'''Strickland''': È umano, assomiglia a un essere umano, come me. O come te. Forse più come me, immagino. {{NDR|gli suona il telefono}} Oh, è tutto! {{NDR|risponde mentre Elisa e Zelda se ne vanno}} Generale Hoyt, grazie per aver richiamato.<br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|dal telefono}}: Va meglio?<br>'''Strickland''': Oh, sissignore, molto meglio, l'analgesico funziona.<br>'''Gen. Hoyt''': Hai perso due dita, è così?<br>'''Strickland''': Due dita, sì, me le ha staccate. Ma ho indice, pollice e medio per la fica!<br>'''Gen. Hoyt''': Allora sento che te la caverai.<br>'''Strickland''': Oh oh oh, sì, Signore, senz'altro! Attendo con ansia la sua visita, le decisioni sul soggetto sono impellenti. *'''Gen. Hoyt''' {{NDR|vede l'uomo anfibio}}: Signore onnipotente, è questo? Più grande di quanto pensassi.<br>'''Strickland''': Brutto come il peccato. Lo sa, i nativi in Amazzonia lo veneravano come un dio.<br>'''Gen. Hoyt''': Ora non sembra proprio un dio.<br>'''Strickland''': Primitivi, Signore, continuavano a gettare offerte nell'acqua, fiori, frutta e cose simili. Poi hanno cercato di fermare l'estrazione di petrolio con arco e frecce, non è finita bene! {{NDR|ridacchia con Hoyt}}<br>'''Hoffstetler''': Sanguina... Che gli è capitato?<br>'''Strickland''': È un animale, Hoffstetler, lo sto domando. <br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|legge il fascicolo}}: "Osmosi di ossigeno e scambio di diossido"... che significa, figliolo?<br>'''Hoffstetler''': Questa creatura è in grado di respirare grazie a due sistemi di respirazione diversi.<br>'''Strickland''': Anche il saltafango.<br>'''Hoffstetler''': No! {{NDR|Hoyt e Strickland ridacchiano}} Senta, se mandate un uomo nello spazio, dovrà sopportare condizioni per cui il corpo umano non è programmato. Questo ci dà un vantaggio rispetto ai Sovietici.<br>'''Gen. Hoyt''': Quante ore respira fuori dall'acqua? <br>'''Strickland''': La realtà, Signore, è che non sappiamo un accidente di questo.<br>'''Gen. Hoyt''': Be', i Sovietici lo vogliono, lo sappiamo bene. Viscidi bastardi... gli abbiamo fatto mandare un cane nello spazio, ci siamo fatti una risata, e all'improvviso mandano un essere umano, un moscerino, in orbita intorno al pianeta a fare Dio sa cosa! Chi è che ride adesso? [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Krusciov]], ecco chi! Fagli mandare un cane nello spazio, e ride. Poi manda un 'compagno' nello spazio e ride, e poi piazza i missili a Cuba. Non abbiamo imparato?<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|cerca di aiutare l'uomo anfibio}}: Signore, dobbiamo rimetterlo in acqua!<br>'''Strickland''': Vede, questi scienziati sono come gli artisti, si innamorano dei loro giocattoli. Ora guardi qui nella parte in mezzo: questa creatura ha una spessa cartilagine che separa i polmoni primari da quelli secondari, spiego correttamente, Bob?<br>'''Hoffstetler''': Sì, sì, ma siamo in grado di...?<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra}}: E sembra che i raggi X siano inaffidabili!<br>'''Hoffstetler''': In linea di principio sì, però possiamo tranquillamente...<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra di nuovo}}: Quindi credo che se vogliamo avere un vantaggio sui Sovietici, dobbiamo vivisezionare questo coso, è essenziale aprire e studiare.<br>'''Hoffstetler''': No, no, no! Renderebbe tutto inutile! Signore, la prego, è svenuto! {{NDR|Hoyt fa cenno di procedere}} Mettiamolo in vasca, deve pressurizzarsi. {{NDR|gli assistenti si danno da fare mentre Hoyt si allontana}} Generale Hoyt, Signore... non si deve per nessuna ragione uccidere questa creatura!<br>'''Gen. Hoyt''': Conta le stellette con me, figliolo. Ce ne sono cinque. Posso fare quello che diavolo voglio! Adesso, se vuoi parlare, ti ascolto. Però sono io a prendere decisioni su tutto! *'''Mihalkov''' {{NDR|parlano in Russo}}: Mosca non appoggia il tuo piano.<br>'''Hoffstetler''': Perché?<br>'''Mihalkov''': Troppo rischioso. Troppo presto.<br>'''Hoffstetler''': Cosa?<br>'''Mihalkov''': Abbiamo solamente due opzioni, Dimitri. La prima è rimandare la procedura, almeno di una settimana.<br>'''Hoffstetler''': Lo faranno domani!<br>'''Mihalkov''': Il che ci costringe alla variante numero due... {{NDR|tira fuori la bomba}} Esplosivo Israeliano. Piazzato vicino a un quadro elettrico, ti regalerà tra i cinque e i dieci minuti di buio: niente telecamere o porte di sicurezza. Tu... {{NDR|tira fuori il veleno}} Gli inietterai questo.<br>'''Hoffstetler''': Un'iniezione...<br>'''Mihalkov''': E lo ucciderai. Lo distruggerai... Tutto bene?<br>'''Hoffstetler''': Sono venuto in questo Paese per imparare ciò che potevo, come patriota... ma anche come scienziato! Possiamo imparare ancora tante cose.<br>'''Mihalkov''': Non ci serve imparare. Ci serve che gli Americani non imparino! *'''Strickland''': Che cosa vuoi dirmi?<br>'''Elisa''' {{NDR|nella lingua dei segni}}: F - U - C - K<br>'''Strickland''': Cosa sta dicendo?<br>'''Elisa''': Y - O - U<br>'''Zelda''': Non ho visto, mi dispiace.<br>'''Strickland''' {{NDR|prende a calci la scrivania e indica Elisa}}: Cosa sta dicendo?!? <br>'''Zelda''': Lei sta dicendo "Grazie"! *'''Zelda''': Voglio arrivare a casa presto, Brewster questi giorni è di pessimo umore. {{NDR|sobbalza, notando Hoffstetler}} Gesù santo! Che ci fa al buio nello spogliatoio delle donne?!<br>'''Hoffstetler''': Forse mi spiano, non ci sono telecamere qui!<br>'''Zelda''': Vorrei vedere! E se fosse entrato in un momento inopportuno?<br>'''Hoffstetler''': Voglio solo sapere se sta bene!<br>'''Zelda''' {{NDR|Elisa gesticola}}: Sì.<br>'''Hoffstetler''': Quando lo liberate?<br>'''Zelda''' {{NDR|traduce il linguaggio di Elisa}}: Presto, quando la pioggia riempirà il canale che porta al mare.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|consegna a Elisa una scatola di alghe per l'acqua dell'uomo anfibio e il suo biglietto a Zelda}}: Per qualsiasi cosa... Liberatelo, in fretta! {{NDR|Elisa gli fa segno di aspettare e gesticola}} Che cosa ha detto?<br>'''Zelda''': Che lei è un brav'uomo, dottor Hoffstetler.<br>'''Hoffstetler''': Il mio nome è Dimirti. È un onore. {{NDR|si allontana}} *{{NDR|Hoffstetler fa entrare Mihalkov e un agente Sovietico nel suo appartamento, parlano in Russo}}<br>'''Hoffstetler''': Prego, accomodatevi.<br>'''Mihalkov''': La documentazione per prelevarti sarà presto pronta. Ma prima ho una domanda...<br>'''Hoffstetler''': Ah, sì? Prego. Vi andrebbe una fetta di, ehm... ''butter cake''?<br>'''Agente Sovietico''': Sì, grazie. {{NDR|Hoffstetler va a prenderla}}<br>'''Mihalkov''': Dopo aver fatto l'iniezione al soggetto, che cosa ne hai fatto del corpo? Sono curioso.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|porta con sé un coltello nascosto}}: Ho effettuato un'autopsia, ma niente di interessante. Come disse [[Lenin]]: "Non si traggono profitti dal pesce della settimana prima".<br>'''Mihalkov''' {{NDR|lo deride}}: Lenin!? Ha detto una cosa simile? {{NDR|ridono, Hoffstetler lo fa più nervosamente}} Lenin!<br>'''Agente Sovietico''': Ottima torta, hai del latte? {{NDR|Mihalkov gli fa segno di andarsene}}<br>'''Mihalkov''': Forse... forse... forse non ricordi bene. Aspetta la nostra telefonata. Non ci vorrà molto. {{NDR|lui e l'agente se ne vanno}} *'''Gen. Hoyt''': Ora la nostra unica preoccupazione è il soggetto, ce l'avete?<br>'''Strickland''': Ancora in fuga, Signore.<br>'''Gen. Hoyt''': Allora non ci siamo.<br>'''Strickland''': Sissignore, lo so... Da quanto mi conosce, Signore?<br>'''Gen. Hoyt''': Tredici anni, battaglia di Pusan.<br>'''Strickland''': Sì, Signore... Un uomo è fedele, leale, efficiente, tutta la vita, tutta. Ed è utile, e lui si aspetta... ha certe aspettative in cambio di tutto questo. E poi fallisce, una volta. Solo una volta! E che diventa? Diventa un fallito? Quante volte un uomo, Signore, deve dimostrare che è un uomo? Che ha la dignità di un uomo?<br>'''Gen. Hoyt''': "Dignità"? ... Un uomo deve avere la decenza di non fare grossi bordelli. E questa è una cosa, questa sì che è dignità! Ma quell'altro genere di dignità... no, quella non importa. La lodiamo, ma è un di più. La lodiamo perché non viene usata. 36 ore da adesso, e noterai che questo episodio sarà finito. E anche tu. Il nostro universo avrà un grosso buco, da dove tu uscirai, e tu verrai spedito in un altro universo... un universo di merda. Tu sparirai dalla nostra civiltà. E non sarai mai nato... creato... ed esistito. Quindi va' a cercare la dignità vera, figliolo, e sistema questa merda! *{{NDR|Hoffstetler viene sparato da delle spie Sovietiche per il suo tradimento, Strickland arriva uccidendole e gli si avvicina}}<br>'''Hoffstetler''': Strickland, grazie al cielo!<br>'''Strickland''': Tu stavi parlando in Russo, "Bob"! {{NDR|lo solleva afferrandolo per la guancia bucata dalla pallottola}} Come ti chiami?<br>'''Hoffstetler''': Hoffstetler...<br>'''Strickland''': No, no! Non mentire! Non serve a niente, ti ha preso qui nello stomaco, sei finito. Voglio nomi, grado e qualifica dell'intera squadra d'assalto.<br>'''Hoffstetler''': Squadra d'assalto...?<br>'''Strickland''' {{NDR|urla furiosamente}}: Quelli che hanno preso il soggetto!!! {{NDR|lo folgora con il pungolo, poi tira fuori le sue caramelle}} Queste caramelle costano poco, ma le adoro. Sin da quand'ero piccolo. Ad alcuni piacciono più sofisticate, magari con dentro crema o torroncino, e stronzate del genere... ma non a me, "Bob"! Queste sono per me! Qualche volta se mi sento un po' in ansia do un bel morso, ma quasi sempre ci metto un bel po', me le faccio durare! {{NDR|tortura Dimitri premendo contro la pancia sanguinante}} Nomi, grado e qualifica della squadra d'assalto! {{NDR|preme più forte, Dimitri geme dolorante}} Nomi! Grado!! Subito!!!<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: N-Niente nomi... niente grado... loro... ugh... puliscono solo! {{NDR|emette una debole risata morente. Strickland frantuma la caramella in bocca}} *'''Zelda''': Signor Strickland! Che cosa ci fa qui?<br>'''Brewster''': E questo chi è?<br>'''Strickland''': Dov'è.<br>'''Zelda''': Di che sta parlando?<br>'''Strickland''': Dove lo avete messo?<br>'''Zelda''': D-Di che cosa sta parlando? Io non...<br>'''Strickland''': La cosa. In laboratorio. Dov'è.<br>'''Brewster''': Ora ascolti...<br>'''Strickland''' {{NDR|urla}}: Sta' a sedere!!!<br>'''Brewster''' {{NDR|rimettendosi sulla poltrona}}: Okay! {{NDR|Strickland fissa Zelda furiosamente}}<br>'''Zelda''': M-Mi dispiace, signore, se sapessi qualcosa lo direi!<br>'''Strickland''': La storia di Sansone, poi... non ti ho raccontato come finisce: dopo che i Filistei lo torturano e lo accecano, Sansone prega a Dio di dargli la forza che gli serve, e all'ultimo momento lo risparmiano. E il Signore gli ridà tutta la sua forza immensa, un ultima volta! E afferra le colonne del tempio con le sue braccia poderose, e... li fa crollare. {{NDR|si strappa le dita mal ricucite putrefatte}} Ahhh...! E il tempio crolla all'improvviso sui Filistei! {{NDR|getta via le dita}} Lui muore, ma con lui crepano anche tutti quei maledetti figli di puttana! {{NDR|batte il pugno sul muro vicino alla testa di Zelda}} È quello che vuole?!? Allora... sai in particolare che significa questa storia per noi, Dalila? {{NDR|Zelda scuote la testa}} Vuol dire che se sai qualcosa e non me lo dici, me lo dirai alla fine! Questo prima o dopo che io abbia fatto crollare questo tempio, sopra le nostre teste...<br>'''Brewster''' {{NDR|Strickland posa la mano sulla testa di Zelda}}: È la ragazza che l'ha presa, quello che sia! La muta l'ha fatto! Ho sentito mia moglie parlarne al telefono.<br>'''Strickland''': Io la ringrazio moltissimo, signor Fuller, per il suo grande aiuto. {{NDR|gli fa stringere la mano, poi se ne va}}<br>'''Zelda''': Che cosa hai fatto?!<br>'''Brewster''': Zelda...!<br>'''Zelda''': Devo avvertirla! {{NDR|si precipita al telefono}} Sta andando a cercarla!<br>'''Brewster''': No, donna, questo non lo farai! Perché ti preoccupi, ha infranto la legge!<br>'''Zelda''': Sta' zitto Brewster, sta' zitto!! Per anni non dici niente... e ora non finisci più! Accidenti a te... Tu non capiresti! Non riusciresti neanche se tentassi di farlo per tutta la vita! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Se vi parlassi di lei, cosa potrei dire? Che vissero per sempre felici e contenti? Credo che sia stato così. Che si amavano, che hanno continuato a farlo. Sono sicuro che è così, ma quando penso a lei, a Elisa, l’unica cosa che mi viene in mente è una [[Poesie dai film|poesia]], sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa: ''Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perché tu sei ovunque.'' ('''Giles''') ==Citazioni su ''La forma dell'acqua - The Shape of Water''== *È cambiata la critica, non sono cambiato io. C’è una nuova generazione al potere. Prima non si sarebbero mai immaginati di far vincere un festival a un film porno come ''La forma dell'acqua'' di Guillermo del Toro. ([[Dario Argento]]) ===[[Guillermo del Toro]]=== *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. ===[[Richard Jenkins]]=== *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *È stata una collaborazione fantastica. Ogni momento nel film è molto delicato. Guillermo non cerca qualcosa in un attore, perché quando ricerchi qualcosa di specifico, spesso perdi l'attimo, ciò che un attore ti può dare di personale. Lui guarda, osserva, impara e decide, vede tutto, ti lascia libero, ma ha bisogno del tuo input. Per perfezionare la sua creatura ci ha messo tre anni: dargli l'espressione appropriata, il giusto equilibrio tra angoscia, tenerezza e dolcezza, è un lavoro raffinato che poi ha dipinto con la luce, con il suo uso personale di illuminazione sul set. E poi i suoni. Tutti i suoni che emette la creatura sono stati pensati da Guillermo, che ha anche doppiato quelli più dark, come il respiro profondo, quando soffoca, quelli che sembrano delle balene, con cui si identifica parecchio. *Guillermo con questo film ha sofferto molto, ogni giorno c'erano problemi, imprevisti da risolvere all'ultimo momento. Ma lui è sempre stato un grande ottimista e fortunatamente ha un circolo di amici registi a cui chiedere supporto, tra cui Alejandro Iñárritu e James Cameron, con cui discute dei problemi tecnici più disparati. Questo film è stato molto sfortunato, ma alla fine Iñárritu gli ha dato il consiglio più intelligente di tutti, dicendogli che i film migliori sono quelli che nascono dai problemi; quando invece ti diverti su un set, sono sempre dei film di merda. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. ===[[Doug Jones]]=== *Essendomi sentito un po' come un mostro da adolescente, essendo altro, magro e un po' allampanato, so come ci si sente in un certo senso quindi ho connesso molto con lui. *{{NDR|Guillermo del Toro}} Mi diede due note fisiche: "Voglio che incanali un po' dell'energia e della forza di Silver Surfer e voglio che tu ci metta anche qualcosa dei matador, quegli atleti sono così graziosi e fluidi nell'affrontare i tori". E nel mio caso il toro era il personaggio di Michael Shannon. Il segreto era muovere il bacino! *Il trucco e le protesi per me non erano nulla di nuovo ma il personaggio che c'era sotto sì. Quando Guillermo mi ha detto: "Sarai il personaggio maschile di una storia d'amore." Gli ho risposto "Sei sicuro?". Questo è stato molto diverso. All’inizio mi ha proprio detto: "Non voglio una performance alla Doug Jones!". *Non sentivo bene, non vedevo bene, mi sentivo come un paziente di una casa di cura! Ci mettevo tre ore che sono relativamente poche quando si fanno delle trasformazioni dalla testa ai piedi. La tuta era semplice, mi ci infilavo dentro. Il trucco invece era in parte fatto sul mio volto, in parte incollato sopra. *Una cosa su cui Guillermo è stato molto insistente riguardava il fatto che questa creatura non doveva cambiare alla fine del film per esser amata. Alla fine viene amata per come è, viene accettata, ed è molto diverso. ===[[Luis Sequeira]]=== *Elisa si presenta come un personaggio che sta nell'ombra, la sua silhouette è diversa dalle altre donne del film; dato che lei guarda vecchi film, volevo che trasmettesse le emozioni di quel periodo. Non ha molti soldi così ho pensato che comprasse vecchi vestiti dai primi mercatini dell'usato. Inoltre, indossa un'uniforme a lavoro ed è il tipo di persona che ne indossa una anche nella vita reale. Perciò una silhouette davvero semplice, dalle forme e dagli abiti semplici, come il colletto alla Peter Pan. Poi, più tardi nel film, appena comincia a trovare un po' di forza, abbiamo cominciato ad aggiungere il rosso, il colore che rappresenta il suo amore per il mostro, il suo coraggio, la sua sicurezza; all'inizio il film mostra lei che guarda le scarpe rosse ed è già qualcosa nella sua testa, ma successivamente il colore passa al cappotto e al cerchietto. *Ho visto il film solo due volte e ancora mi fa venire la pelle d'oca, perché penso sia meraviglioso e tutti ci hanno messo amore nel farlo: attori, staff... tutti. Sono stato fortunato ad andare alla proiezione, dove gli addetti ai lavori guardavano il film, e una volta, noi eravamo li a parlare con loro e, certa gente piangeva, altri erano senza parole. È stato davvero commuovente vedere l'impatto che il film ha sulle emozioni delle persone. *Il film all'inizio doveva essere in bianco e nero, così ho tentato di studiare come i vestiti cambiano passando dal colore al bianco e nero. Ero molto affascinato e pensavo potesse uscirne qualcosa di molto figo. Ma poi tutto è tornato a colori, così la produzione di design si è riunita con Guillermo e lui ha creato la palette. Successivamente ho incontrato Guillermo e deciso una palette, dove sono partito da una saturazione al 100%, poi all'80%, al 60% fino al 50%; tutto per capire dove posizionarci. Non solo in modo visivo a ciò che stavamo direttamente vedendo, ma nel film stesso. *Il film è diviso in diverse tavolozze di colore. Ogni location ha il suo tipo di palette e i personaggi cambiano la loro a seconda di dove vanno. Evoluzione e contesto; quindi 3 cose diverse accadono nello stesso momento. *La scena del ballo è stata magnifica, l'abbiamo girata in una sola mattina e penso che abbiamo lavorato su quel vestito per 10 settimane, perché parliamo di un abito di alta moda da 10.000$ solo di tessuti. Quindi, quando non si hanno molti soldi, si deve essere in gamba e sicuri delle proprie decisioni. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film fantastici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film sentimentali]] 8gx44b7tjtn7xy697ubumzuf6b8i4x1 1427095 1427093 2026-09-22T06:31:41Z Skekzilla 17056 /* Guillermo del Toro */ 1427095 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=La forma dell'acqua - The Shape of Water |titolo originale=The Shape of Water |immagine = Logo The Shape of Water blau.svg |didascalia = |anno = 2017 |paese = Stati Uniti d'America |genere = fantastico, sentimentale, avventura, drammatico |regista=[[Guillermo del Toro]] |soggetto=Guillermo del Toro |sceneggiatore = Guillermo del Toro, [[Vanessa Taylor]] |produttore = Guillermo del Toro, [[J. Miles Dale]] |attori= * [[Sally Hawkins]]: Elisa Esposito * [[Michael Shannon]]: col. Richard Strickland * [[Richard Jenkins]]: Giles * [[Doug Jones]]: uomo anfibio * [[Michael Stuhlbarg]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Octavia Spencer]]: Zelda Delilah Fuller * [[Nick Searcy]]: gen. Frank Hoyt * [[David Hewlett]]: Fleming * [[Lauren Lee Smith]]: Elaine Strickland * [[Morgan Kelly]]: uomo della torta * [[Stewart Arnott]]: Bernard * [[Nigel Bennett]]: Mihalkov * [[Martin Roach]]: Brewster Fuller * [[John Kapelos]]: Arzoumanian * [[Jayden Greig]]: Timmy Strickland * [[Brandon McKnight]]: Duane |doppiatoriitaliani= * [[Pino Insegno]]: col. Richard Strickland * [[Franco Zucca]]: Giles * [[Loris Loddi]]: dott. Robert 'Bob' Hoffstetler / Dimitri * [[Cinzia De Carolis]]: Zelda Delilah Fuller * [[Flavio De Flaviis]]: gen. Frank Hoyt * [[Franco Mannella]]: Fleming * [[Eleonora De Angelis]]: Elaine Strickland * [[Roberto Gammino]]: uomo della torta * [[Luca Biagini]]: Bernard * [[Roberto Fidecaro]]: Mihalkov * [[Simone Mori]]: Brewster Fuller * [[Angelo Nicotra]]: Arzoumanian * [[Giulio Bartolomei]]: Timmy Strickland * [[Fabrizio De Flaviis]]: Duane |note= *Vincitore di 4 '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premi Oscar]] (2018)''': **Miglior film (Guillermo del Toro e [[J. Miles Dale]]) **Miglior regista (Guillermo del Toro) **Migliore scenografia ([[Paul D. Austerberry]], [[Jeff Melvin]] e [[Shane Vieau]]) **Migliore colonna sonora ([[Alexandre Desplat]]) *Costumi: [[Luis Sequeira]] }} '''''La forma dell'acqua - The Shape of Water''''', film del 2017 con [[Sally Hawkins]], [[Michael Shannon]] e [[Octavia Spencer]], regia di [[Guillermo del Toro]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} Se vi parlassi di questo, se lo facessi, che cosa vi direi? Chissà. Vi direi quando è accaduto, è successo tanto tempo fa, pare. Alla fine del regno di un principe giusto. O vi parlerei del luogo, una cittadina vicino alla costa, ma lontana da tutto il resto. O non lo so, vi parlerei di lei, la principessa senza voce. O vi metterei solo in guardia sulla verità dei fatti, di una storia di amore e perdita. E sul mostro, che voleva distruggere ogni cosa. ('''Giles''') ==Frasi== *Questa sera ho fatto gli hot dog in crosta per Brewster e lui li ha divorati e basta. Niente grazie, niente ''gnam gnam'', neanche un fiato. Lui se ne sta zitto come una salma. Parlasse a scoregge, sarebbe meglio di [[William Shakespeare|Shakespeare]]! Poi arrivo a casa e gli faccio la colazione: uova, bacon e pane imburrato. Imburro bene il pane, Elisa. Sopra e sotto come alle creature. E non dice nemmeno: "Grazie". Tu diresti grazie, perché sei educata, ma il mio Brewster l'unica cosa che aveva era un magnetismo animale ai tempi. ('''Zelda''') *Ah, essere ancora giovani e belli! Se potessi tornare a 18 anni, io non sapevo niente di niente, oggi mi darei dei consigli. Mi direi: "prenditi più cura dei denti e scopa molto di più". Oh, no, no, è un ottimo suggerimento! ('''Giles''') *I bassi sono cattivi: mai conosciuto un uomo basso che fosse gentile! Nossignore, piccoli traditori crudeli, tutti. Forse è l'aria che tira laggiù, non c'è abbastanza ossigeno. ('''Zelda''') *Oh, è solo. E quindi? Quando andremo al ristorante cinese, salverai i pesci nell'acquario? Chi se ne frega se è solo. Siamo tutti soli. ('''Giles''') *D'accordo te lo ripeterò, sì. {{NDR|traduce i segni di Elisa}} Io cosa sono? Muovo la mia bocca, come lui. Non emetto alcun suono, come lui. Cosa sono, dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata mi ha portata qui, da lui. {{NDR|interrompe la traduzione e commenta}} Ecco sei già passata a un lui, tre volte. È un lui! Ahi! Mi hai fatto male. Elisa, no. Lasciami! Ti guardo, ti guardo. Non mi avevi mai colpito, mai. {{NDR|riprende a tradurre i segni di Elisa}} Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta. Lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi, ogni giorno, ogni volta. Ed ora io posso salvarlo oppure lasciarlo morire. ('''Giles''') *{{NDR|Rivolto a Elisa, dopo aver scelto di aiutarla}} Io non ho nessuno. Sei l'unica persona con cui posso parlare. Ecco... qualsiasi cosa lui sia, ne hai bisogno! Quindi... dimmi solo cosa fare! ('''Giles''') *Signore aiutami tu, se mi fanno delle domande. Non so mentire. Tranne a Brewster. Ci vogliono tante bugie in un matrimonio. ('''Zelda''') *{{NDR|Rivolto all'uomo anfibio}} Tu sei stato sempre da solo? Non hai mai avuto una compagna? Sai che ti è successo? Lo sai? Io no. Non so cos'è successo a me. Io non lo so. Guardo allo specchio e l'unica cosa che riconosco sono gli occhi nel viso di un vecchio. A volte penso che sono nato troppo presto o troppo tardi per la mia vita. Forse siamo reliquie tutti e due. ('''Giles''') *Lo hai detto tu che era venerato come un Dio. È un Dio? Non lo so se è un Dio, ha mangiato un gatto, quindi non lo so, non lo so ma... deve rimanere con noi per un po'. Un pochino. ('''Giles''') *Mai fidarsi di un uomo. Neanche quando sembra piatto là sotto. ('''Zelda''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]], rivolto all'uomo anfibio}} Cazzo... tu sei un dio! ('''Strickland''') ==Dialoghi== *'''Zelda''' {{NDR|mentre pulisce il bagno con Elisa}}: Ma hai visto qui? Hmpf, guarda! Alcune delle menti più brillanti del Paese pisciano sul pavimento... ci sono pure schizzi sul soffitto! E come ci arrivano?! Quanto gli serve grande, per non farla fuori? Fanno pratica, questo è sicuro. Il mio Brewster... nessuno lo ha mai considerato una cima, ma perfino lui riesce a far centro il 70% delle volte! {{NDR|ridacchia, poi entra Strickland}} Ci scusi, signore.<br>'''Strickland''': No, no, no! Non fa niente, continuate. {{NDR|si lava le mani}} Sembra che voi signore chiacchieriate allegramente. Cose da donne, senza dubbio, non badate a me. {{NDR|va a urinare con le mani ai fianchi}}<br>'''Zelda''': Elisa... {{NDR|Elisa cerca di continuare a pulire evitando il pungolo elettrico appoggiato}}<br>'''Strickland''': Guarda e non toccare, quel coso è in stile Alabama e ti dà un caldo benvenuto. Pungolo elettrico, impugnatura anti-sdrucciolo, basso amperaggio, alto voltaggio. Sono Strickland, sicurezza.<br>'''Zelda''': Non è Fleming? {{NDR|Strickland emette un risolino arrogante e attiva lo sciacquio}}<br>'''Strickland''' {{NDR|Elisa gli offre un asciugamano indicando il lavabo}}: Oh, no! No, un uomo si deve lavare le mani prima o dopo essere andato al cesso e questo dice molto a me: se lo fa tutte e due le volte, significa che c'è debolezza di carattere. {{NDR|se ne va}} Signore, è stato un vero piacere chiacchierare con voi. *'''Strickland''': Zelda D. Fuller, da quanto tempo vi conoscete voi due?<br>'''Zelda''': Ehm, più di dieci anni, signore.<br>'''Strickland''': Niente fratelli, Zelda?<br>'''Zelda''': No, signore.<br>'''Strickland''': Insolito per la tua gente, mi pare.<br>'''Zelda''': Mamma è morta dopo avermi avuta. Dopo che sono nata.<br>'''Strickland''': E quella "D" sta per...?<br>'''Zelda''': Ehm, Delilah, signore. Viene dalla Bibbia.<br>'''Strickland''': Dalila tradì Sansone che dormiva, e gli tagliò i capelli. Fine della forza. I Filistei lo torturarono crudelmente, lo accecarono...<br>'''Zelda''': Forse mia madre non ha letto bene quella storia.<br>'''Strickland''': E tu, Elisa Esposito? "Esposito" non è per gli orfani? {{NDR|Elisa annuisce, poi lo nota sul suo portfolio}} Oh, Orfanotrofio dell'Addolorata a Putnam.<br>'''Zelda''': L'hanno trovata nel fiume, in acqua.<br>'''Strickland''': Sei tu che hai trovato le mie dita. {{NDR|Elisa gli dà la fede nuziale persa}} Oh! Grazie. {{NDR|riferito alle dita}} Tre ore sotto i ferri, hanno ricostruito la falange qui, hanno suturato i tendini, non so se funzionerà. C'era mostarda, sopra. Una busta di carta?<br>'''Zelda''': C'era solo quella, signore. Rispondo io, scusi, lei non può dire niente.<br>'''Strickland''': Seriamente? È sorda?<br>'''Zelda''': Muta, signore. Dice che riesce a sentirla.<br>'''Strickland''': Quelle cicatrici sul collo... Le hanno tagliato la laringe, giusto?<br>'''Zelda''': Dice che successe da piccola.<br>'''Strickland''': Chi fa questo a un bambino? La gente è immorale. Non credi, Dalila? Be', sarò diretto con voi: pulite il laboratorio e poi uscite di lì. Quello che ci teniamo dentro è un affronto. Sai cos'è un affronto, Zelda?<br>'''Zelda''': Qualcosa di offensivo?<br>'''Strickland''': Esatto, e io lo so bene, ho trascinato quella cosa schifosa fuori dal fango di un fiume che è in Sud America, fino a qui. E durante il viaggio tra noi non è andata meglio. Ora, potreste pensare che sia una cosa umana: sta su due gambe, giusto? Ma, siamo stati creati a sua immagine e non credete che Dio sia così, no?<br>'''Zelda''': Io non so, signore, qual è l'aspetto di Dio.<br>'''Strickland''': È umano, assomiglia a un essere umano, come me. O come te. Forse più come me, immagino. {{NDR|gli suona il telefono}} Oh, è tutto! {{NDR|risponde mentre Elisa e Zelda se ne vanno}} Generale Hoyt, grazie per aver richiamato.<br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|dal telefono}}: Va meglio?<br>'''Strickland''': Oh, sissignore, molto meglio, l'analgesico funziona.<br>'''Gen. Hoyt''': Hai perso due dita, è così?<br>'''Strickland''': Due dita, sì, me le ha staccate. Ma ho indice, pollice e medio per la fica!<br>'''Gen. Hoyt''': Allora sento che te la caverai.<br>'''Strickland''': Oh oh oh, sì, Signore, senz'altro! Attendo con ansia la sua visita, le decisioni sul soggetto sono impellenti. *'''Gen. Hoyt''' {{NDR|vede l'uomo anfibio}}: Signore onnipotente, è questo? Più grande di quanto pensassi.<br>'''Strickland''': Brutto come il peccato. Lo sa, i nativi in Amazzonia lo veneravano come un dio.<br>'''Gen. Hoyt''': Ora non sembra proprio un dio.<br>'''Strickland''': Primitivi, Signore, continuavano a gettare offerte nell'acqua, fiori, frutta e cose simili. Poi hanno cercato di fermare l'estrazione di petrolio con arco e frecce, non è finita bene! {{NDR|ridacchia con Hoyt}}<br>'''Hoffstetler''': Sanguina... Che gli è capitato?<br>'''Strickland''': È un animale, Hoffstetler, lo sto domando. <br>'''Gen. Hoyt''' {{NDR|legge il fascicolo}}: "Osmosi di ossigeno e scambio di diossido"... che significa, figliolo?<br>'''Hoffstetler''': Questa creatura è in grado di respirare grazie a due sistemi di respirazione diversi.<br>'''Strickland''': Anche il saltafango.<br>'''Hoffstetler''': No! {{NDR|Hoyt e Strickland ridacchiano}} Senta, se mandate un uomo nello spazio, dovrà sopportare condizioni per cui il corpo umano non è programmato. Questo ci dà un vantaggio rispetto ai Sovietici.<br>'''Gen. Hoyt''': Quante ore respira fuori dall'acqua? <br>'''Strickland''': La realtà, Signore, è che non sappiamo un accidente di questo.<br>'''Gen. Hoyt''': Be', i Sovietici lo vogliono, lo sappiamo bene. Viscidi bastardi... gli abbiamo fatto mandare un cane nello spazio, ci siamo fatti una risata, e all'improvviso mandano un essere umano, un moscerino, in orbita intorno al pianeta a fare Dio sa cosa! Chi è che ride adesso? [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Krusciov]], ecco chi! Fagli mandare un cane nello spazio, e ride. Poi manda un 'compagno' nello spazio e ride, e poi piazza i missili a Cuba. Non abbiamo imparato?<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|cerca di aiutare l'uomo anfibio}}: Signore, dobbiamo rimetterlo in acqua!<br>'''Strickland''': Vede, questi scienziati sono come gli artisti, si innamorano dei loro giocattoli. Ora guardi qui nella parte in mezzo: questa creatura ha una spessa cartilagine che separa i polmoni primari da quelli secondari, spiego correttamente, Bob?<br>'''Hoffstetler''': Sì, sì, ma siamo in grado di...?<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra}}: E sembra che i raggi X siano inaffidabili!<br>'''Hoffstetler''': In linea di principio sì, però possiamo tranquillamente...<br>'''Strickland''' {{NDR|gli parla sopra di nuovo}}: Quindi credo che se vogliamo avere un vantaggio sui Sovietici, dobbiamo vivisezionare questo coso, è essenziale aprire e studiare.<br>'''Hoffstetler''': No, no, no! Renderebbe tutto inutile! Signore, la prego, è svenuto! {{NDR|Hoyt fa cenno di procedere}} Mettiamolo in vasca, deve pressurizzarsi. {{NDR|gli assistenti si danno da fare mentre Hoyt si allontana}} Generale Hoyt, Signore... non si deve per nessuna ragione uccidere questa creatura!<br>'''Gen. Hoyt''': Conta le stellette con me, figliolo. Ce ne sono cinque. Posso fare quello che diavolo voglio! Adesso, se vuoi parlare, ti ascolto. Però sono io a prendere decisioni su tutto! *'''Mihalkov''' {{NDR|parlano in Russo}}: Mosca non appoggia il tuo piano.<br>'''Hoffstetler''': Perché?<br>'''Mihalkov''': Troppo rischioso. Troppo presto.<br>'''Hoffstetler''': Cosa?<br>'''Mihalkov''': Abbiamo solamente due opzioni, Dimitri. La prima è rimandare la procedura, almeno di una settimana.<br>'''Hoffstetler''': Lo faranno domani!<br>'''Mihalkov''': Il che ci costringe alla variante numero due... {{NDR|tira fuori la bomba}} Esplosivo Israeliano. Piazzato vicino a un quadro elettrico, ti regalerà tra i cinque e i dieci minuti di buio: niente telecamere o porte di sicurezza. Tu... {{NDR|tira fuori il veleno}} Gli inietterai questo.<br>'''Hoffstetler''': Un'iniezione...<br>'''Mihalkov''': E lo ucciderai. Lo distruggerai... Tutto bene?<br>'''Hoffstetler''': Sono venuto in questo Paese per imparare ciò che potevo, come patriota... ma anche come scienziato! Possiamo imparare ancora tante cose.<br>'''Mihalkov''': Non ci serve imparare. Ci serve che gli Americani non imparino! *'''Strickland''': Che cosa vuoi dirmi?<br>'''Elisa''' {{NDR|nella lingua dei segni}}: F - U - C - K<br>'''Strickland''': Cosa sta dicendo?<br>'''Elisa''': Y - O - U<br>'''Zelda''': Non ho visto, mi dispiace.<br>'''Strickland''' {{NDR|prende a calci la scrivania e indica Elisa}}: Cosa sta dicendo?!? <br>'''Zelda''': Lei sta dicendo "Grazie"! *'''Zelda''': Voglio arrivare a casa presto, Brewster questi giorni è di pessimo umore. {{NDR|sobbalza, notando Hoffstetler}} Gesù santo! Che ci fa al buio nello spogliatoio delle donne?!<br>'''Hoffstetler''': Forse mi spiano, non ci sono telecamere qui!<br>'''Zelda''': Vorrei vedere! E se fosse entrato in un momento inopportuno?<br>'''Hoffstetler''': Voglio solo sapere se sta bene!<br>'''Zelda''' {{NDR|Elisa gesticola}}: Sì.<br>'''Hoffstetler''': Quando lo liberate?<br>'''Zelda''' {{NDR|traduce il linguaggio di Elisa}}: Presto, quando la pioggia riempirà il canale che porta al mare.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|consegna a Elisa una scatola di alghe per l'acqua dell'uomo anfibio e il suo biglietto a Zelda}}: Per qualsiasi cosa... Liberatelo, in fretta! {{NDR|Elisa gli fa segno di aspettare e gesticola}} Che cosa ha detto?<br>'''Zelda''': Che lei è un brav'uomo, dottor Hoffstetler.<br>'''Hoffstetler''': Il mio nome è Dimirti. È un onore. {{NDR|si allontana}} *{{NDR|Hoffstetler fa entrare Mihalkov e un agente Sovietico nel suo appartamento, parlano in Russo}}<br>'''Hoffstetler''': Prego, accomodatevi.<br>'''Mihalkov''': La documentazione per prelevarti sarà presto pronta. Ma prima ho una domanda...<br>'''Hoffstetler''': Ah, sì? Prego. Vi andrebbe una fetta di, ehm... ''butter cake''?<br>'''Agente Sovietico''': Sì, grazie. {{NDR|Hoffstetler va a prenderla}}<br>'''Mihalkov''': Dopo aver fatto l'iniezione al soggetto, che cosa ne hai fatto del corpo? Sono curioso.<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|porta con sé un coltello nascosto}}: Ho effettuato un'autopsia, ma niente di interessante. Come disse [[Lenin]]: "Non si traggono profitti dal pesce della settimana prima".<br>'''Mihalkov''' {{NDR|lo deride}}: Lenin!? Ha detto una cosa simile? {{NDR|ridono, Hoffstetler lo fa più nervosamente}} Lenin!<br>'''Agente Sovietico''': Ottima torta, hai del latte? {{NDR|Mihalkov gli fa segno di andarsene}}<br>'''Mihalkov''': Forse... forse... forse non ricordi bene. Aspetta la nostra telefonata. Non ci vorrà molto. {{NDR|lui e l'agente se ne vanno}} *'''Gen. Hoyt''': Ora la nostra unica preoccupazione è il soggetto, ce l'avete?<br>'''Strickland''': Ancora in fuga, Signore.<br>'''Gen. Hoyt''': Allora non ci siamo.<br>'''Strickland''': Sissignore, lo so... Da quanto mi conosce, Signore?<br>'''Gen. Hoyt''': Tredici anni, battaglia di Pusan.<br>'''Strickland''': Sì, Signore... Un uomo è fedele, leale, efficiente, tutta la vita, tutta. Ed è utile, e lui si aspetta... ha certe aspettative in cambio di tutto questo. E poi fallisce, una volta. Solo una volta! E che diventa? Diventa un fallito? Quante volte un uomo, Signore, deve dimostrare che è un uomo? Che ha la dignità di un uomo?<br>'''Gen. Hoyt''': "Dignità"? ... Un uomo deve avere la decenza di non fare grossi bordelli. E questa è una cosa, questa sì che è dignità! Ma quell'altro genere di dignità... no, quella non importa. La lodiamo, ma è un di più. La lodiamo perché non viene usata. 36 ore da adesso, e noterai che questo episodio sarà finito. E anche tu. Il nostro universo avrà un grosso buco, da dove tu uscirai, e tu verrai spedito in un altro universo... un universo di merda. Tu sparirai dalla nostra civiltà. E non sarai mai nato... creato... ed esistito. Quindi va' a cercare la dignità vera, figliolo, e sistema questa merda! *{{NDR|Hoffstetler viene sparato da delle spie Sovietiche per il suo tradimento, Strickland arriva uccidendole e gli si avvicina}}<br>'''Hoffstetler''': Strickland, grazie al cielo!<br>'''Strickland''': Tu stavi parlando in Russo, "Bob"! {{NDR|lo solleva afferrandolo per la guancia bucata dalla pallottola}} Come ti chiami?<br>'''Hoffstetler''': Hoffstetler...<br>'''Strickland''': No, no! Non mentire! Non serve a niente, ti ha preso qui nello stomaco, sei finito. Voglio nomi, grado e qualifica dell'intera squadra d'assalto.<br>'''Hoffstetler''': Squadra d'assalto...?<br>'''Strickland''' {{NDR|urla furiosamente}}: Quelli che hanno preso il soggetto!!! {{NDR|lo folgora con il pungolo, poi tira fuori le sue caramelle}} Queste caramelle costano poco, ma le adoro. Sin da quand'ero piccolo. Ad alcuni piacciono più sofisticate, magari con dentro crema o torroncino, e stronzate del genere... ma non a me, "Bob"! Queste sono per me! Qualche volta se mi sento un po' in ansia do un bel morso, ma quasi sempre ci metto un bel po', me le faccio durare! {{NDR|tortura Dimitri premendo contro la pancia sanguinante}} Nomi, grado e qualifica della squadra d'assalto! {{NDR|preme più forte, Dimitri geme dolorante}} Nomi! Grado!! Subito!!!<br>'''Hoffstetler''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: N-Niente nomi... niente grado... loro... ugh... puliscono solo! {{NDR|emette una debole risata morente. Strickland frantuma la caramella in bocca}} *'''Zelda''': Signor Strickland! Che cosa ci fa qui?<br>'''Brewster''': E questo chi è?<br>'''Strickland''': Dov'è.<br>'''Zelda''': Di che sta parlando?<br>'''Strickland''': Dove lo avete messo?<br>'''Zelda''': D-Di che cosa sta parlando? Io non...<br>'''Strickland''': La cosa. In laboratorio. Dov'è.<br>'''Brewster''': Ora ascolti...<br>'''Strickland''' {{NDR|urla}}: Sta' a sedere!!!<br>'''Brewster''' {{NDR|rimettendosi sulla poltrona}}: Okay! {{NDR|Strickland fissa Zelda furiosamente}}<br>'''Zelda''': M-Mi dispiace, signore, se sapessi qualcosa lo direi!<br>'''Strickland''': La storia di Sansone, poi... non ti ho raccontato come finisce: dopo che i Filistei lo torturano e lo accecano, Sansone prega a Dio di dargli la forza che gli serve, e all'ultimo momento lo risparmiano. E il Signore gli ridà tutta la sua forza immensa, un ultima volta! E afferra le colonne del tempio con le sue braccia poderose, e... li fa crollare. {{NDR|si strappa le dita mal ricucite putrefatte}} Ahhh...! E il tempio crolla all'improvviso sui Filistei! {{NDR|getta via le dita}} Lui muore, ma con lui crepano anche tutti quei maledetti figli di puttana! {{NDR|batte il pugno sul muro vicino alla testa di Zelda}} È quello che vuole?!? Allora... sai in particolare che significa questa storia per noi, Dalila? {{NDR|Zelda scuote la testa}} Vuol dire che se sai qualcosa e non me lo dici, me lo dirai alla fine! Questo prima o dopo che io abbia fatto crollare questo tempio, sopra le nostre teste...<br>'''Brewster''' {{NDR|Strickland posa la mano sulla testa di Zelda}}: È la ragazza che l'ha presa, quello che sia! La muta l'ha fatto! Ho sentito mia moglie parlarne al telefono.<br>'''Strickland''': Io la ringrazio moltissimo, signor Fuller, per il suo grande aiuto. {{NDR|gli fa stringere la mano, poi se ne va}}<br>'''Zelda''': Che cosa hai fatto?!<br>'''Brewster''': Zelda...!<br>'''Zelda''': Devo avvertirla! {{NDR|si precipita al telefono}} Sta andando a cercarla!<br>'''Brewster''': No, donna, questo non lo farai! Perché ti preoccupi, ha infranto la legge!<br>'''Zelda''': Sta' zitto Brewster, sta' zitto!! Per anni non dici niente... e ora non finisci più! Accidenti a te... Tu non capiresti! Non riusciresti neanche se tentassi di farlo per tutta la vita! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} Se vi parlassi di lei, cosa potrei dire? Che vissero per sempre felici e contenti? Credo che sia stato così. Che si amavano, che hanno continuato a farlo. Sono sicuro che è così, ma quando penso a lei, a Elisa, l’unica cosa che mi viene in mente è una [[Poesie dai film|poesia]], sussurrata da una persona innamorata centinaia di anni fa: ''Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me, la tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo perché tu sei ovunque.'' ('''Giles''') ==Citazioni su ''La forma dell'acqua - The Shape of Water''== *È cambiata la critica, non sono cambiato io. C’è una nuova generazione al potere. Prima non si sarebbero mai immaginati di far vincere un festival a un film porno come ''La forma dell'acqua'' di Guillermo del Toro. ([[Dario Argento]]) ===[[Guillermo del Toro]]=== *Ci ho messo sei anni per riuscire a portare questa storia d'amore tra un mostro e una donna sul grande schermo. Nella sua fase primigenia, per delinearne gli aspetti visivi, mi sono fatto ispirare dalla colonna sonora composta da Jon Brion per ''Ubriaco d'amore'', diretto da Paul Thomas Anderson. Ovviamente la fonte di ispirazione più immediata è il film ''[[Il mostro della laguna nera]]'', ma è stata quella musica a ispirarmi la love story tra un mostro marino e una donna, oltre a un B-movie giapponese su un pesce nero. E ci sono voluti tre anni per dare vita all’anfibio antropomorfo; credo la più lunga gestazione per una creatura cinematografica. *Ero stanco della solita storia stile ''La bella e la bestia'', dove sicuramente non finiscono a letto e forse, dico forse, si danno un bacino. Oppure delle storie opposte, dove il mostro è un maligno stile Harvey Weinstein a cui piace solo il sesso perverso. Allora perché non raccontare una storia d'amore tra un anfibio e una donna, una relazione normale dove entrambi sono felici di scopare. Normale, no? Per me scopare è molto normale! *Il cinema è pieno di versioni di ''La Bella e la Bestia'' puritane e pudiche, dove il mostro diventa un principe, ma in cui manca la parte erotica. Oppure, ci sono le variazioni ''kinky'' e perverse. Io invece volevo una storia d'amore che includesse la sensualità. Avevo bisogno anche che Elisa non fosse una principessa, ma un personaggio unico, che impiegasse tre minuti per far bollire le uova, tre minuti per masturbarsi, tre minuti per lucidare le scarpe... Un personaggio puro e innocente, ma allo stesso tempo con istinti sessuali vivi. *Il film è fatto con una palette di colori molto semplici. Il blu e il ciano sono per l'appartamento di Elisa che è sempre sott'acqua, pieno di perdite e di macchie. Al di là del corridoio, per ogni personaggio che vive all'aria, c'è il colore oro, quindi gli ambienti per Giles, Strickland e Zelda sono sull'ambrato. Poi il rosso per il cinema che rappresenta la vita e l'amore. Quando Elisa apre la porta del cinema infatti è tutto rosso, le poltrone, il sangue... Dopo aver fatto l'amore anche Elisa inizia un po' alla volta a vestirsi di rosso. E infine il verde che è il futuro, l'ossessione dell'America per il future, quindi le gelatine, le torte, le macchine, il laboratorio. Tutto quello che dovrebbe essere futuristico è stato pensato per essere verde. *Il personaggio di Michael Shannon nel film è il classico uomo che vuole avere tutto sotto controllo, dominare gli altri, sua moglie, la creatura, Elisa ed è un'immagine senza tempo perché il mondo è manipolato. Non è solo una persona a essere così e non lo sono tutti, è il mondo a essere fatto in questo modo ed è quello che dobbiamo cambiare attraverso le leggi. *In questo film ci sono molti riferimenti alle mie passioni, all'amore per il cinema, il colore rosso per esempio è molto importante, mi ricorda quello delle tende di velluto, delle sedie dei cinema che frequentavo da bambino, rosso come le scarpette del film ''Scarpette rosse'', un grande classico, che è anche nella lista dei film preferiti di Scorsese. *{{NDR|«Perché hai ambientato il film negli anni '60?»}} Perché parla dell'oggi, delle minoranze di genere, di maschilismo tossico, di dominazione, di razzismo, di abuso di potere, di divisione, di guerra fredda... di tutto quello che si parla al giorno d'oggi! *Sally Hawkins per me è una delle attrici migliori e volevo che la protagonista fosse una persona bellissima e luminosa, ma non in una maniera da pubblicità di un profumo. Volevo qualcuno che si può incontrare mentre si aspetta l'autobus, qualcuno che illumina lo schermo appena viene inquadrato. *Volevo fare una favola sulla passione, sull'emozione, una storia d'amore, perché l'amore non si può controllare, è imprevedibile, non sai mai di chi ti puoi innamorare [...]. Purtroppo viviamo in un mondo dove chi dimostra di provare emozioni viene considerato stupido e debole, mentre gli arroganti sono i nuovi furbi, quelli privilegiati, che hanno accesso a tutto. Per me essere emotivi e compassionevoli oggi significa essere i nuovi punk, siamo noi i coraggiosi. ===[[Richard Jenkins]]=== *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *È stata una collaborazione fantastica. Ogni momento nel film è molto delicato. Guillermo non cerca qualcosa in un attore, perché quando ricerchi qualcosa di specifico, spesso perdi l'attimo, ciò che un attore ti può dare di personale. Lui guarda, osserva, impara e decide, vede tutto, ti lascia libero, ma ha bisogno del tuo input. Per perfezionare la sua creatura ci ha messo tre anni: dargli l'espressione appropriata, il giusto equilibrio tra angoscia, tenerezza e dolcezza, è un lavoro raffinato che poi ha dipinto con la luce, con il suo uso personale di illuminazione sul set. E poi i suoni. Tutti i suoni che emette la creatura sono stati pensati da Guillermo, che ha anche doppiato quelli più dark, come il respiro profondo, quando soffoca, quelli che sembrano delle balene, con cui si identifica parecchio. *Guillermo con questo film ha sofferto molto, ogni giorno c'erano problemi, imprevisti da risolvere all'ultimo momento. Ma lui è sempre stato un grande ottimista e fortunatamente ha un circolo di amici registi a cui chiedere supporto, tra cui Alejandro Iñárritu e James Cameron, con cui discute dei problemi tecnici più disparati. Questo film è stato molto sfortunato, ma alla fine Iñárritu gli ha dato il consiglio più intelligente di tutti, dicendogli che i film migliori sono quelli che nascono dai problemi; quando invece ti diverti su un set, sono sempre dei film di merda. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. ===[[Doug Jones]]=== *Essendomi sentito un po' come un mostro da adolescente, essendo altro, magro e un po' allampanato, so come ci si sente in un certo senso quindi ho connesso molto con lui. *{{NDR|Guillermo del Toro}} Mi diede due note fisiche: "Voglio che incanali un po' dell'energia e della forza di Silver Surfer e voglio che tu ci metta anche qualcosa dei matador, quegli atleti sono così graziosi e fluidi nell'affrontare i tori". E nel mio caso il toro era il personaggio di Michael Shannon. Il segreto era muovere il bacino! *Il trucco e le protesi per me non erano nulla di nuovo ma il personaggio che c'era sotto sì. Quando Guillermo mi ha detto: "Sarai il personaggio maschile di una storia d'amore." Gli ho risposto "Sei sicuro?". Questo è stato molto diverso. All’inizio mi ha proprio detto: "Non voglio una performance alla Doug Jones!". *Non sentivo bene, non vedevo bene, mi sentivo come un paziente di una casa di cura! Ci mettevo tre ore che sono relativamente poche quando si fanno delle trasformazioni dalla testa ai piedi. La tuta era semplice, mi ci infilavo dentro. Il trucco invece era in parte fatto sul mio volto, in parte incollato sopra. *Una cosa su cui Guillermo è stato molto insistente riguardava il fatto che questa creatura non doveva cambiare alla fine del film per esser amata. Alla fine viene amata per come è, viene accettata, ed è molto diverso. ===[[Luis Sequeira]]=== *Elisa si presenta come un personaggio che sta nell'ombra, la sua silhouette è diversa dalle altre donne del film; dato che lei guarda vecchi film, volevo che trasmettesse le emozioni di quel periodo. Non ha molti soldi così ho pensato che comprasse vecchi vestiti dai primi mercatini dell'usato. Inoltre, indossa un'uniforme a lavoro ed è il tipo di persona che ne indossa una anche nella vita reale. Perciò una silhouette davvero semplice, dalle forme e dagli abiti semplici, come il colletto alla Peter Pan. Poi, più tardi nel film, appena comincia a trovare un po' di forza, abbiamo cominciato ad aggiungere il rosso, il colore che rappresenta il suo amore per il mostro, il suo coraggio, la sua sicurezza; all'inizio il film mostra lei che guarda le scarpe rosse ed è già qualcosa nella sua testa, ma successivamente il colore passa al cappotto e al cerchietto. *Ho visto il film solo due volte e ancora mi fa venire la pelle d'oca, perché penso sia meraviglioso e tutti ci hanno messo amore nel farlo: attori, staff... tutti. Sono stato fortunato ad andare alla proiezione, dove gli addetti ai lavori guardavano il film, e una volta, noi eravamo li a parlare con loro e, certa gente piangeva, altri erano senza parole. È stato davvero commuovente vedere l'impatto che il film ha sulle emozioni delle persone. *Il film all'inizio doveva essere in bianco e nero, così ho tentato di studiare come i vestiti cambiano passando dal colore al bianco e nero. Ero molto affascinato e pensavo potesse uscirne qualcosa di molto figo. Ma poi tutto è tornato a colori, così la produzione di design si è riunita con Guillermo e lui ha creato la palette. Successivamente ho incontrato Guillermo e deciso una palette, dove sono partito da una saturazione al 100%, poi all'80%, al 60% fino al 50%; tutto per capire dove posizionarci. Non solo in modo visivo a ciò che stavamo direttamente vedendo, ma nel film stesso. *Il film è diviso in diverse tavolozze di colore. Ogni location ha il suo tipo di palette e i personaggi cambiano la loro a seconda di dove vanno. Evoluzione e contesto; quindi 3 cose diverse accadono nello stesso momento. *La scena del ballo è stata magnifica, l'abbiamo girata in una sola mattina e penso che abbiamo lavorato su quel vestito per 10 settimane, perché parliamo di un abito di alta moda da 10.000$ solo di tessuti. Quindi, quando non si hanno molti soldi, si deve essere in gamba e sicuri delle proprie decisioni. ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film drammatici]] [[Categoria:Film fantastici]] [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film sentimentali]] ly1hpjw3ytk64sk1qmhe1q1qu3qu044 Richard Jenkins 0 173438 1427088 1424974 2026-09-22T06:08:02Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Richard Jenkins */ 1427088 wikitext text/x-wiki [[Immagine:RichardJenkinsAAFeb09.jpg|miniatura|Richard Jenkins nel 2009]] '''Richard Jenkins''' (1947 - vivente), attore e direttore artistico statunitense. ==Citazioni di Richard Jenkins== *Bene, ci sono un certo numero di situazioni che ho rifiutato. A volte vedi problemi in un film e vedi rogne, ma poi pensi, "Quando ho intenzione di interpretare di nuovo una parte come questa?" Potrei portarci qualcosa? Potrei trovare qualcosa che sia davvero interessante per me e per il pubblico da guardare? È così che scelgo le cose. :''Well, there are a number of things I’ve turned down. Sometimes you see problems in a movie and you see issues, but the part is like, “When am I going to get to play a part like this again?” Could I bring something to it? Could I find something in it that is really interesting for me and for an audience to watch? That’s how I choose things.''<ref name=Jagernauth/> *Ci sono molti grandi registi con cui voglio lavorare, ma non appena li menziono non ho mai la possibilità di lavorare con loro. Penso di spaventarli, quindi non dico più niente. Volevo lavorare con [[Steven Spielberg]] e in realtà gli ho scritto una nota una volta e da allora non ho più sentito una parola. :''There’s a lot of great directors that I want to work with, but as soon as I mention them I never get a chance to work with them. I think I scare them, so I don’t say anything anymore. I wanted to work with Steven Spielberg and I actually wrote him a note once and never heard a word since. ''<ref name=Jagernauth>{{en}} Dall'intervista di Kevin Jagernauth, ''[https://www.indiewire.com/2014/08/interview-richard-jenkins-talks-indie-drama-4-minute-mile-making-step-brothers-and-writing-steven-spielberg-273831/ Interview: Richard Jenkins Talks Indie Drama ‘4 Minute Mile,’ Making ‘Step Brothers’ And Writing Steven Spielberg]'', ''Indiewire.com'', 4 agosto 2014.</ref> *Quando ero giovane facevo il nuotatore. Ero ok, stavo bene, non ero eccezionale, ma mi pento di non essermi dato una possibilità di essere molto meglio di ciò che ero. Perché non capivo davvero cosa significasse lavorare sodo. :''I was a swimmer when I was young. I was okay, I was good, I wasn’t great, but I regret not giving myself a chance to be much better than I was. Because I didn’t really understand what it meant to work hard.''<ref name=Jagernauth/> {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/interviste/excl-forma-dellacqua-nostra-intervista-doug-jones-richard-jenkins EXCL - La Forma dell'Acqua, la nostra intervista a Doug Jones e Richard Jenkins!]''|2=Intervista di Silvia Nittoli su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''badtaste.it'', 22 febbraio 2018|h=4}} *{{NDR|Su [[Guillermo del Toro]]}} Lui vive in questo mondo in cui ti ci devi trovare. È un regista molto collaborativo, se capitava qualcosa durante una scena ci lavorava sopra, in maniera molto fluida. Mi sono sentito di poter dire la mia. Mi piace perché Guillermo non è alla ricerca di qualcosa di specifico, ma osserva la cosa mentre accade. *[[Il mostro della laguna nera|Il mostro della Laguna Nera]] l'ho rivisto recentemente, l'avevo visto da piccolo e mi aveva terrorizzato. Guillermo continua a sottolineare che il suo mondo viene invaso in maniera violenta, per questo alla fine fai il tifo per lui. E lui l'ha visto da piccolo, a me ci sono voluti 70 anni per rivederlo! Ma ho avuto la stessa reazione quando ho guardato Frankenstein. È incredible che a lui sia successo quando aveva solo 5, 6 anni. E la scena con [[Julie Adams]] che nuota nel film... è quasi lasciva! *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== {{div col|strette}} *''[[Bufera in Paradiso]]'' (1994) *''[[Potere assoluto]]'' (1997) *''[[Tutti pazzi per Mary]]'' (1998) *''[[Io, me & Irene]]'' (2000) *''[[L'uomo che non c'era]]'' (2001) *''[[The Core]]'' (2003) *''[[Burn After Reading - A prova di spia]]'' (2008) *''[[Dear John]]'' (2010) *''[[The Rum Diary - Cronache di una passione]]'' (2011) *''[[Jack Reacher - La prova decisiva]]'' (2012) *''[[Il caso Spotlight]]'' (2015) *''[[Kong: Skull Island]]'' (2017) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Monster (serie televisiva)|Monster]]'' (2022-) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Jenkins, Richard}} [[Categoria:Attori statunitensi]] 86svnmkgjjv4um0dbze6nbynpia5y6q 1427092 1427088 2026-09-22T06:23:54Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Richard Jenkins */ 1427092 wikitext text/x-wiki [[Immagine:RichardJenkinsAAFeb09.jpg|miniatura|Richard Jenkins nel 2009]] '''Richard Jenkins''' (1947 - vivente), attore e direttore artistico statunitense. ==Citazioni di Richard Jenkins== *Bene, ci sono un certo numero di situazioni che ho rifiutato. A volte vedi problemi in un film e vedi rogne, ma poi pensi, "Quando ho intenzione di interpretare di nuovo una parte come questa?" Potrei portarci qualcosa? Potrei trovare qualcosa che sia davvero interessante per me e per il pubblico da guardare? È così che scelgo le cose. :''Well, there are a number of things I’ve turned down. Sometimes you see problems in a movie and you see issues, but the part is like, “When am I going to get to play a part like this again?” Could I bring something to it? Could I find something in it that is really interesting for me and for an audience to watch? That’s how I choose things.''<ref name=Jagernauth/> *Ci sono molti grandi registi con cui voglio lavorare, ma non appena li menziono non ho mai la possibilità di lavorare con loro. Penso di spaventarli, quindi non dico più niente. Volevo lavorare con [[Steven Spielberg]] e in realtà gli ho scritto una nota una volta e da allora non ho più sentito una parola. :''There’s a lot of great directors that I want to work with, but as soon as I mention them I never get a chance to work with them. I think I scare them, so I don’t say anything anymore. I wanted to work with Steven Spielberg and I actually wrote him a note once and never heard a word since. ''<ref name=Jagernauth>{{en}} Dall'intervista di Kevin Jagernauth, ''[https://www.indiewire.com/2014/08/interview-richard-jenkins-talks-indie-drama-4-minute-mile-making-step-brothers-and-writing-steven-spielberg-273831/ Interview: Richard Jenkins Talks Indie Drama ‘4 Minute Mile,’ Making ‘Step Brothers’ And Writing Steven Spielberg]'', ''Indiewire.com'', 4 agosto 2014.</ref> *{{NDR|Su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]''}} È stata una collaborazione fantastica. Ogni momento nel film è molto delicato. Guillermo non cerca qualcosa in un attore, perché quando ricerchi qualcosa di specifico, spesso perdi l'attimo, ciò che un attore ti può dare di personale. Lui guarda, osserva, impara e decide, vede tutto, ti lascia libero, ma ha bisogno del tuo input. Per perfezionare la sua creatura ci ha messo tre anni: dargli l'espressione appropriata, il giusto equilibrio tra angoscia, tenerezza e dolcezza, è un lavoro raffinato che poi ha dipinto con la luce, con il suo uso personale di illuminazione sul set. E poi i suoni. Tutti i suoni che emette la creatura sono stati pensati da Guillermo, che ha anche doppiato quelli più dark, come il respiro profondo, quando soffoca, quelli che sembrano delle balene, con cui si identifica parecchio.<ref name=amoresesso>Citato in ''[https://www.rollingstone.it/cinema-tv/news-cinema-tv/la-forma-dellacqua-amore-e-sesso-in-fondo-al-mare/402590/ "La forma dell’acqua": amore e sesso in fondo al mare]'', ''rollingstone.it'', 16 febbraio 2018.</ref> *{{NDR|Su ''La forma dell'acqua - The Shape of Water''}} Guillermo con questo film ha sofferto molto, ogni giorno c'erano problemi, imprevisti da risolvere all'ultimo momento. Ma lui è sempre stato un grande ottimista e fortunatamente ha un circolo di amici registi a cui chiedere supporto, tra cui Alejandro Iñárritu e James Cameron, con cui discute dei problemi tecnici più disparati. Questo film è stato molto sfortunato, ma alla fine Iñárritu gli ha dato il consiglio più intelligente di tutti, dicendogli che i film migliori sono quelli che nascono dai problemi; quando invece ti diverti su un set, sono sempre dei film di merda.<ref name=amoresesso/> *Quando ero giovane facevo il nuotatore. Ero ok, stavo bene, non ero eccezionale, ma mi pento di non essermi dato una possibilità di essere molto meglio di ciò che ero. Perché non capivo davvero cosa significasse lavorare sodo. :''I was a swimmer when I was young. I was okay, I was good, I wasn’t great, but I regret not giving myself a chance to be much better than I was. Because I didn’t really understand what it meant to work hard.''<ref name=Jagernauth/> {{Int|1=Da ''[https://www.badtaste.it/interviste/excl-forma-dellacqua-nostra-intervista-doug-jones-richard-jenkins EXCL - La Forma dell'Acqua, la nostra intervista a Doug Jones e Richard Jenkins!]''|2=Intervista di Silvia Nittoli su ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'', ''badtaste.it'', 22 febbraio 2018|h=4}} *{{NDR|Su [[Guillermo del Toro]]}} Lui vive in questo mondo in cui ti ci devi trovare. È un regista molto collaborativo, se capitava qualcosa durante una scena ci lavorava sopra, in maniera molto fluida. Mi sono sentito di poter dire la mia. Mi piace perché Guillermo non è alla ricerca di qualcosa di specifico, ma osserva la cosa mentre accade. *[[Il mostro della laguna nera|Il mostro della Laguna Nera]] l'ho rivisto recentemente, l'avevo visto da piccolo e mi aveva terrorizzato. Guillermo continua a sottolineare che il suo mondo viene invaso in maniera violenta, per questo alla fine fai il tifo per lui. E lui l'ha visto da piccolo, a me ci sono voluti 70 anni per rivederlo! Ma ho avuto la stessa reazione quando ho guardato Frankenstein. È incredible che a lui sia successo quando aveva solo 5, 6 anni. E la scena con [[Julie Adams]] che nuota nel film... è quasi lasciva! *La cosa interessante è la storia che riguarda quella poesia che leggo alla fine del film. Dopo due settimane di riprese Guillermo mi chiama per dirmi che ha trovato in un negozio di libri una poesia di un autore anonimo scritta molti anni fa, che lui ha definito "Una poesia a Dio" ed era perfetta per essere la parte finale. A volte le cose capitano proprio nel momento giusto. *Credo sia stato il set migliore in cui ho lavorato. Tutto era autentico e niente era reale. Era facilissimo girare in quel tipo di situazione. Mi sentivo come se stessi girando un film Hollywoodiano degli anni '40 in bianco e nero, girato con riprese fatte solo con il dolly e il crane, con se i "Cut!" fossero chiamati con il megafono. Mi aspettavo che Spencer Tracy arrivasse da un momento all'altro. *{{NDR|Sulla scena del ballo}} Guillermo mi disse: "Al cinema la gente amerà o riderà di questa scena". E gli ho risposto: "Allora significa che stai facendo dell'arte!". Perché prendi i tuoi rischi. È il film più personale che Guillermo abbia fatto e per questo era preoccupato, come è giusto che sia perché ogni film è un rischio. ==Note== <references /> ==Filmografia== ===Attore=== {{div col|strette}} *''[[Bufera in Paradiso]]'' (1994) *''[[Potere assoluto]]'' (1997) *''[[Tutti pazzi per Mary]]'' (1998) *''[[Io, me & Irene]]'' (2000) *''[[L'uomo che non c'era]]'' (2001) *''[[The Core]]'' (2003) *''[[Burn After Reading - A prova di spia]]'' (2008) *''[[Dear John]]'' (2010) *''[[The Rum Diary - Cronache di una passione]]'' (2011) *''[[Jack Reacher - La prova decisiva]]'' (2012) *''[[Il caso Spotlight]]'' (2015) *''[[Kong: Skull Island]]'' (2017) *''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water]]'' (2017) *''[[Monster (serie televisiva)|Monster]]'' (2022-) {{div col end}} ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Jenkins, Richard}} [[Categoria:Attori statunitensi]] jddfn1scvi6hdpj0qgw3287xbbra5y2 Andrée Ruth Shammah 0 187372 1427086 1357248 2026-09-21T23:36:20Z Udiki 86035 Non è un abbozzo 1427086 wikitext text/x-wiki [[File:Andrée Ruth Shammah 2019.jpg|thumb|Andrée Ruth Shammah nel 2019]] '''Andrée Ruth Shammah''' (1948 – vivente), regista teatrale e direttrice artistica italiana. ==Citazioni di Andrée Ruth Shammah== *Ci sono tanti modi per fare una cosa, ma solo uno è giusto per quell'attore, in quel momento, su quel palcoscenico. {{NDR|[[Giorgio Strehler|Strehler]]}} Non si dava pace finché non lo trovava. Credeva che la poesia del teatro potesse cambiare il mondo, ci credeva come in una missione. Quando penso al teatro di Giorgio, la prima cosa che mi viene in mente è una vitalità pazzesca. Il [[Piccolo Teatro (Milano)|Piccolo]] restava chiuso per settimane mentre lui provava, ma tutta Milano, da fuori, sapeva che dietro quelle porte stava succedendo qualcosa. Questo non lo ha salvato dall'essere un uomo molto solo. "Non fare il mio sbaglio. Non credere che i cieli del teatro siano più belli di quelli veri", mi diceva. Il fatto è che i suoi, di cieli, erano i più belli.<ref>Dall'intervista di Sara Chiappori, ''[https://milano.repubblica.it/cronaca/2021/06/10/news/ricordo_giorgio_strehler_andre_e_ruth_shammah_piccolo_teatro-305186863/ Andrée Ruth Shammah: "Strehler credeva che il teatro potesse cambiare il mondo"]'', ''repubblica.it'', 10 giugno 2021.</ref> *[[Milano]] a differenza di altre città ha costruito cose che durano, ha costruito dei muri. Ma i muri non servono a niente se non hanno dei contenuti vivi. Non dico che dobbiamo farci da parte, ma che è venuto il momento di dare sempre più spazio, di creare le condizioni perché ci sia questo passaggio. Bisogna sapere cambiare perché nel cambiamento c'è la vitalità. È ciò che penso di Milano. Saprà cambiare, saprà dare spazio a chi si era spaventato dal ritmo della città ed era stato escluso, uno scrittore che non riusciva a pubblicare, un musicista che componeva la sua bella musica, un ragazzo che non si sentiva partecipe. Milano ha bisogno che io reagisca e che la si aiuti. Ma mentre dico queste parole avverto ancora una volta un atto d'arroganza. Non è Milano che ha bisogno di noi. Siamo noi che abbiamo bisogno di Milano.<ref>Dall'intervista di Maurizio Giannattasio, ''[https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_luglio_13/andree-ruth-shammah-un-canto-milano-lavoro-fare-spazio-persone-volti-nuovi-944bda18-c530-11ea-853b-530755e76362.shtml Andrée Ruth Shammah e «Un canto per Milano»: «Lavoro per fare spazio a persone e volti nuovi»]'', ''corriere.it'', 13 luglio 2020.</ref> *{{NDR|Su ''[[J. M. Barrie#Peter Pan|Peter Pan]]''}} Tutte le favole sono archetipi. [...] Ciascuno di noi si porta dentro una famiglia Darling e ciascuno di noi va a cercare l'infanzia e i sogni di allora, che erano una effrazione della realtà.<ref>Citato in ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0925_01_1990_0299_0013_12685412/ Peter Pan, paura di crescere]'', ''La Stampa'', 22 dicembre 1990.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ruth Shammah, Andrée}} [[Categoria:Registi teatrali italiani]] bkipw56u78sb3f7se6l87x2kexk4v4g Ecco Pippo! 0 194649 1427040 1406195 2026-09-21T12:59:04Z ~2026-50901-36 108453 1427040 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano= Ecco Pippo! |tipofiction= Serie TV d'animazione |titolooriginale= Goof Troop |immagine = |paese= USA |anno= 1992 |genere= umoristico, commedia |stagioni= 2 |episodi= 79 |ideatore= [[Robert Taylor]] |ideatore 2= |doppiatorioriginali= *[[Bill Farmer]]: Pippo *[[Jim Cummings]]: Pietro Gambadilegno *[[Dana Hill]]: Max *[[Rob Paulsen]]: PJ *[[April Winchell]]: Peg *[[Nancy Cartwright]]: Carabina *[[Frank Welker]]: Cialda e Tigre |doppiatoriitaliani= *[[Vittorio Amandola]]: Pippo *[[Massimo Corvo]]: Pietro Gambadilegno *[[Simone Crisari]]: Max *[[Paolo Vivio]]: PJ *[[Silvia Pepitoni]]: Peg *[[Monica Ward]]: Carabina |note= }} '''''Ecco Pippo!''''', serie animata statunitense della Disney andata in onda per la prima volta nel 1992. ==Prima stagione== ===Episodio 15, ''Pesca al tesoro''=== *'''PJ''': E lo chiami un piano? Ti rendi conto? Io che devo chiedere a mio padre di portarci a pescare?<br>'''Max''': Vuoi diventare ricco, si o no?<br>'''PJ''': Sicuro?<br>'''Max''' {{NDR|Usando a PJ le cuffie del walkie talkie}}: Ecco qua! E allora la barca di tuo padre è indispensabile. "Prova!"<br>'''PJ''': Scordatelo, Max!<br>'''Max''': Dai, PJ! Andare a pesca con tuo padre? Ma cosa c'è di più divertente?<br>'''PJ''': Mangiare il vetro! Hai idea di che cosa vuol dire andare a pesca con lui? Per non parlare di quanto divento verde e vomito tre pasti al giorno!<br>'''Max''': Su, amico, vomiteremo insieme, saremo uniti come Lewis & Clark, come Cip & Ciop, come, ehm, il burro e le alici! ==Prima stagione== ===Episodio 36, ''Lavori di ristrutturazione''=== *'''Pietro''': Tutto si è risolto per il meglio alla fine! Non l'ha presa poi così male come credevo! Si! Avrebbe potuto arrabbiarsi di brutto: dare in scandescenza e fare qualche gesto inconsulto. Si, signore, mi poteva andare molto peggio! ==Voci correlate== *''[[In viaggio con Pippo]]'' (1995) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{Serie animate Disney}} [[Categoria:Serie televisive d'animazione Disney]] gypl0h290sfp0w7kf80vtfhoi6l9479 1427041 1427040 2026-09-21T12:59:22Z ~2026-50901-36 108453 1427041 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano= Ecco Pippo! |tipofiction= Serie TV d'animazione |titolooriginale= Goof Troop |immagine = |paese= USA |anno= 1992 |genere= umoristico, commedia |stagioni= 2 |episodi= 79 |ideatore= [[Robert Taylor]] |ideatore 2= |doppiatorioriginali= *[[Bill Farmer]]: Pippo *[[Jim Cummings]]: Pietro Gambadilegno *[[Dana Hill]]: Max *[[Rob Paulsen]]: PJ *[[April Winchell]]: Peg *[[Nancy Cartwright]]: Carabina *[[Frank Welker]]: Cialda e Tigre |doppiatoriitaliani= *[[Vittorio Amandola]]: Pippo *[[Massimo Corvo]]: Pietro Gambadilegno *[[Simone Crisari]]: Max *[[Paolo Vivio]]: PJ *[[Silvia Pepitoni]]: Peg *[[Monica Ward]]: Carabina |note= }} '''''Ecco Pippo!''''', serie animata statunitense della Disney andata in onda per la prima volta nel 1992. ==Prima stagione== ===Episodio 15, ''Pesca al tesoro''=== *'''PJ''': E lo chiami un piano? Ti rendi conto? Io che devo chiedere a mio padre di portarci a pescare?<br>'''Max''': Vuoi diventare ricco, si o no?<br>'''PJ''': Sicuro?<br>'''Max''' {{NDR|Usando a PJ le cuffie del walkie talkie}}: Ecco qua! E allora la barca di tuo padre è indispensabile. "Prova!"<br>'''PJ''': Scordatelo, Max!<br>'''Max''': Dai, PJ! Andare a pesca con tuo padre? Ma cosa c'è di più divertente?<br>'''PJ''': Mangiare il vetro! Hai idea di che cosa vuol dire andare a pesca con lui? Per non parlare di quanto divento verde e vomito tre pasti al giorno!<br>'''Max''': Su, amico, vomiteremo insieme, saremo uniti come Lewis & Clark, come Cip & Ciop, come, ehm, il burro e le alici! ==Seconda stagione== ===Episodio 36, ''Lavori di ristrutturazione''=== *'''Pietro''': Tutto si è risolto per il meglio alla fine! Non l'ha presa poi così male come credevo! Si! Avrebbe potuto arrabbiarsi di brutto: dare in scandescenza e fare qualche gesto inconsulto. Si, signore, mi poteva andare molto peggio! ==Voci correlate== *''[[In viaggio con Pippo]]'' (1995) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{Serie animate Disney}} [[Categoria:Serie televisive d'animazione Disney]] gah161q2zcgln69xhgik3i02q50sqaq 1427046 1427041 2026-09-21T13:10:22Z Udiki 86035 Annullate le modifiche di [[Special:Contributions/~2026-50901-36|~2026-50901-36]] ([[User talk:~2026-50901-36|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:Udiki|Udiki]] 1401736 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |titoloitaliano= Ecco Pippo! |tipofiction= Serie TV d'animazione |titolooriginale= Goof Troop |immagine = |paese= USA |anno= 1992 |genere= umoristico, commedia |stagioni= 2 |episodi= 79 |ideatore= [[Robert Taylor]] |ideatore 2= |doppiatorioriginali= *[[Bill Farmer]]: Pippo *[[Jim Cummings]]: Pietro Gambadilegno *[[Dana Hill]]: Max *[[Rob Paulsen]]: PJ *[[April Winchell]]: Peg *[[Nancy Cartwright]]: Carabina *[[Frank Welker]]: Cialda e Tigre |doppiatoriitaliani= *[[Vittorio Amandola]]: Pippo *[[Massimo Corvo]]: Pietro Gambadilegno *[[Simone Crisari]]: Max *[[Paolo Vivio]]: PJ *[[Silvia Pepitoni]]: Peg *[[Monica Ward]]: Carabina |note= }} '''''Ecco Pippo!''''', serie animata statunitense della Disney andata in onda per la prima volta nel 1992. ==Prima stagione== ===Episodio 15, ''Pesca al tesoro''=== *'''PJ''': E lo chiami un piano? 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Per non parlare di quanto divento verde e vomito tre pasti al giorno!<br>'''Max''': Su, amico, vomiteremo insieme, saremo uniti come Lewis & Clark, come Cip & Ciop, come, ehm, il burro e le alici! ==Voci correlate== *''[[In viaggio con Pippo]]'' (1995) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{Serie animate Disney}} [[Categoria:Serie televisive d'animazione Disney]] dntkxqqju6o2awi0lenwnlzflnra06a Ernia (rapper) 0 204603 1427087 1368989 2026-09-21T23:55:18Z ~2026-51026-66 108458 1427087 wikitext text/x-wiki [[File:Ernia Celebrity Hunted 4 2024.png|thumb|upright=1.1|Ernia nel 2024]] '''Ernia''', pseudonimo di '''Matteo Professione''' (1993 – vivente), rapper e cantautore italiano. ==Citazioni tratte da canzoni== ===''Gemelli''=== '''Etichetta''': Island Records, 2020. *''Un giorno proprio quando meno te lo aspetti | come se togliessi la maschera e tu t'accorgessi | che a stare vicino vediamo meglio i difetti.'' (da ''Superclassico'', n. 2) *''E io ho delle verità che non vuoi che ti dica | se tornassi indietro, sai che non ti avrei mai ferita | avrei comprato degli anelli per riempirti le dita.'' (da ''Ferma A Guardare'', n. 6) ===''Io non ho paura''=== '''Etichetta''': Island Records, 2022. *''Mi hanno fatto leggere [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], [[Immanuel Kant|Kant]] e autori simili | ma a me la vita è poi sembrata più i Piccoli Brividi | fiducia nell'umanità già poca | chiamate l'alta moda | dite: "Il trend è vestirsi di pelle d'oca".'' (da ''Tutti hanno paura'', n. 1) *''A breve sarò anch'io fuori dai venti | i grandi mi tengon sotto, i piccoli crescon svelti | dovrei donare ai primi la fine che fa [[Saturno (divinità)|Saturno]] | ed ingoiare i secondi per rimandare il mio turno.'' (da ''Tutti hanno paura'', n. 1) *''C'è un punto in cui la vita è starsene incollati alle cose che non vanno | i miei [[Pensiero|pensieri]] escono anche senza permesso | incendierei il pianeta solo per vederci meglio | quell'auto sembra dirmi: "Sali ora o non te ne vai più".'' (da ''Qualcosa che manca'', n. 4) *''Comunque ti ho sognato, ma non ti ho dato un volto preciso | perché non ti ho conosciuto, giusto questo preciso | eppure ti ho immaginato, eri bello nel mio pensiero | qualcosa di leggero, [[libellule]] sul sentiero.'' (da ''Buonanotte'', n. 6) *''Si inchinano re, cadono i peri | perché una così non si può avere | e per quanto mi vaghi nei pensieri | sеmbra tu mi abbia drogato il bicchiere.'' (da ''Acqua tonica'', n. 8) *''E tu vuoi dire la tua, dire la tua, che guaio | che i fatti della pentola li sa solo il cucchiaio | a costo di sembrare stupido tu lo riporti subito | e anche chi è un conoscente diventa un ottimo pubblico.'' (da ''Così stupidi'', n. 9) *''[[Milano]], fammi cieco ad ogni occhio | rendimi muto se, quando vedo, poi c'ho voglia di parlar troppo | per quando scappo mostrami i sentieri | dammi la fame di quei tuoi figli che son figli di stranieri.'' (da ''Bastava la metà'', n. 10) *''Se il vento soffia i nostri genitori, apprezza la brezza | la mia generazione trema su un filo di incertezza.'' (da ''Rose & fiori'', n. 13) ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Come uccidere un usignolo|''Come uccidere un usignolo''|(2017)}} {{Pedia|68 (album)|''68''|(2018)}} {{Pedia|Gemelli (album)|''Gemelli''|(2020)}} {{Pedia|Io non ho paura (Ernia)|''Io non ho paura''|(2022)}} [[Categoria:Cantautori italiani]] [[Categoria:Rapper italiani]] h46oiphpab2eivnzguawdmi9a6qen5q Il mostro della laguna nera 0 210833 1427091 1426942 2026-09-22T06:11:33Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su Il mostro della laguna nera */ 1427091 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Il mostro della laguna nera |titoloalfabetico = Mostro della laguna nera, Il |titolooriginale = Creature from the Black Lagoon |immagine = Creature from the Black Lagoon poster.jpg |didascalia=Locandina realizzata da [[Reynold Brown]] |linguaoriginale = inglese |paese = Stati Uniti d'America |anno = 1954 |genere = horror / fantascienza |regista = [[Jack Arnold]] |soggetto = [[Maurice Zimm]] |sceneggiatore = [[Harry Essex]], [[Arthur A. Ross]] |produttore = [[William Alland]] |attori = *[[Richard Carlson]]: David Reed *[[Julie Adams]]: Kay Lawrence *[[Richard Denning]]: Mark Williams *[[Antonio Moreno]]: Carl Maia *[[Nestor Paiva]]: Lucas *[[Whit Bissell]]: dottor Thompson *[[Bernie Gozier]]: Zee *[[Henry A. Escalante]]: Chico |doppiatori italiani = *[[Pino Locchi]]: David Reed *[[Renata Marini]]: Kay Lawrence *[[Nino Pavese]]: Mark Williams *[[Manlio Busoni]]: Carl Maia *[[Luigi Pavese]]: Lucas *[[Gino Baghetti]]: dottor Thompson *[[Vittorio Cramer]]: voce narrante }} '''''Il mostro della laguna nera''''', film statunitense del 1954, regia di [[Jack Arnold]]. {{tagline|Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda!}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} ''Nel principio, Dio creò il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota''.<br />Questo è il pianeta Terra appena nato e che andò raffreddandosi via via da una temperatura di seimila gradi a una di poche centinaia in cinque miliardi di anni. Il calore, irradiandosi nell'atmosfera, formò le nubi e la pioggia cadde sulla crosta indurita per secoli e secoli. I mari irrequieti crebbero, ma trovarono dei limiti e furono racchiusi. Ed ecco che nei loro caldi recessi comincia il miracolo della vita. In varietà innumerevoli appaiono esseri viventi che mutano e raggiungono la terra ferma, lasciando una prova del loro passaggio, della loro lotta per l'esistenza, della loro estinzione. Sono queste tracce di vita, ancora visibili dopo quindici milioni di anni, nell'alto corso del Rio delle Amazzoni, che l'uomo tenta affannosamente di decifrare. ('''Voce narrante''') ==Frasi== {{cronologico}} *Secondo il mio parere, lo [[scienziato]] ha non solo bisogno di intuito, ma anche di fede. ('''Kay Lawrence''') *I miei uomini la chiamano la laguna nera. È un paradiso, soltanto dicono che nessuno è mai tornato per descriverlo. ('''Lucas''') *Vi sono molte strane leggende sul [[Rio delle Amazzoni]]. Io con le mie orecchie ho sentito la leggenda dell'uomo pesce. ('''Lucas''') *Ho l'idea che questo mostro rammenti il passato e ogni cosa, e non voglio che ci piombi addosso mentre dormiamo. ('''David Reed''') *{{NDR|Sul [[rotenone]]}} Basta un solo sorso di acqua avvelenata e ''puf'', i pesci paralizzati salgono a galla come se fossero sbronzi. ('''Lucas''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Carl Maia''': Non direi che tu abbia molto l'aspetto di un ittiologo.<br />'''Kay Lawrence''': Secondo il comune punto di vista, avresti dovuto avere una rispettabile barba. *'''Carl Maia''': Ho trovato questo in un sedimento calcare che risale almeno al periodo Devoniano. Spero che voi esperti in paleontologia marina possiate riconoscerlo.<br />'''David Reed''': Non ho mai visto nulla di simile.<br />'''Kay Lawrence''': Osserva la membrana tra le dita, David.<br />'''David Reed''': Già...<br />'''Carl Maia''': Forse ne sapremo di più quando trovo il resto dello scheletro.<br />'''David Reed''': Quanto ci terrei a poter venire con voi!<br />'''Kay Lawrence''': Ci terrei anch'io!<br />'''Carl Maia''': E il vostro principale? Credete che possa interessarlo?<br />'''David Reed''': Williams? Mah, se può averne della pubblicità, ci si butta a capofitto.<br />'''Kay Lawrence''': Beh, devi ammettere che la pubblicità sprona i filantropi, e senza fondi non si fanno ricerche.<br />'''David Reed''': È vero, e se non fosse per Williams che riesce a scovare i quattrini non saremmo qui ora. *'''Mark Williams''': Non potrebbe essere la mano di un uomo dell'era glaciale?<br />'''Dott. Thompson''': Io ritengo più facile che sia appartenuto a un anfibio, Mark, che passava più tempo in acqua che in terra.<br />'''Kay Lawrence''': Allora come spiegate la struttura delle dita? Sono d'animale terrestre. Voi che ne dite, Dottor Matos?<br />'''Dott. Matos''': Di questo si può essere certi: che si trattava di un animale molto forte. *'''David Reed''': Più tempo passa e più si apprezza il valore delle ricerche marine. Per esempio, guardate qui. Questo pesce dipnoi, l'anello di congiunzione tra pesce e anfibio. In quanti migliaia di modi la natura ha cercato di trasferire la vita dal mare sulla terra ferma? Qui ha fallito. Questa specie non è mutata in milioni di anni. Invece qui, qui abbiamo la chiave di un enigma. Un giorno navi spaziali ci porteranno su altri pianeti. Come potrà l'uomo sopravvivere su quei pianeti? La loro atmosfera sarà diversa, la pressione diversa. Con uno studio su queste e altre specie, scopriremo le leggi dell'evoluzione della vita e del suo adattamento all'ambiente. E allora, forse, potremo insegnare agli uomini come adattarsi ai nuovi mondi del futuro.<br />'''Mark Williams''': Bel discorso David, ma io vedo anche il lato pratico. Vi sembrerò più un uomo d'affari che di scienza, ma rammentatevi che occorrono fondi per mantenere un istituto. Una scoperta di reale importanza può esserci anche di grande aiuto finanziario. *'''Kay Lawrence''': E io credevo il Mississippi unico al mondo!<br />'''David Reed''': Non è che un fiumiciattolo in confronto alle Amazzoni. Questo posto è rimasto com'era cento milioni di anni fa durante il periodo Devoniano.<br />'''Kay Lawrence''': Era quasi il principio del mondo.<br />'''David Reed''': Esatto. Anche gli animali sono rimasti immutati dal periodo Devoniano. Il formichiere è gigante e ha la forza di un orso, il millepiedi è lungo trenta centimetri, il ratto poi è grosso come un montone.<br />'''Kay Lawrence''': È quasi incredibile!<br />'''David Reed''': Ah, ma è vero.<br />'''Lucas''': E non dimenticate il pesce siluro. Arriva a tre metri di lunghezza ed è feroce come sono feroci tutti gli esseri della giungla. *'''Lucas''': Non ho mai visto pescare i sassi. A chi servono?<br />'''Carl Maia''': Li uso io. Per me sono preziosi. Li faccio a pezzi ed essi mi parlano. *'''Kay Lawrence''': Qualunque specie di animale sia, se lo lasciate in pace non vi molesterà.<br />'''Mark Williams''': Può darsi, ma se v'ingannate questo fucile correggerà qualsiasi errore.<br />'''David Reed''': Mark, vogliamo prendere fotografie scientifiche, non trofei! Questo essere vivo nel suo ambiente naturale è di gran valore per noi.<br />'''Mark Williams''': E a che scopo fotografarlo se non si può prendere?<br />'''David Reed''': Non è un discorso da scienziato, ma da appassionato di caccia grossa! *'''Mark Williams''': Non saprei come definirlo.<br />'''David Reed''': Sembra incredibile, ma aveva un che di umano.<br />'''Mark Williams''': E di sicuro se è ciò che credo che sia, è la più grande scoperta che in questo campo si sia fatta. *'''Lucas''': Molti anni fa, mi raccontarono una leggenda del fiume. Una vecchia indigena mi disse di un uomo che vive sott'acqua. Ma era un po' stramba. "Scimmia matta" era chiamata da tutti.<br />'''Dott. Thompson''': L'ignoto sembra sempre poco degno di fede, ma come leggende certe cose si accettano e si lasciano correre. Ma come si può credere che esista qualcosa simile a un essere umano che viva sott'acqua?<br />'''Mark Williams''': Beh, ma questo non è una leggenda. Lo vedrete ora voi stessi!<br />'''Kay Lawrence''': C'è il precedente del kamongo, risparmiato alla scienza fino a pochi anni orsono. Era un animale vissuto nel periodo Devoniano.<br />'''Carl Maia''': È interessante notare che il fossile da me trovato è dello stesso periodo.<br />'''Kay Lawrence''': Il kamongo è un pesce che respira l'aria.<br />'''Dott. Thompson''': E questo che prova?<br />'''Kay Lawrence''': Nulla, ma è un fatto che il kamongo che ha polmoni esiste ancora e vive qui in Amazzonia, e non è mutato in milioni di anni.<br />'''Dott. Thompson''': Ma questo non prova la possibilità di un uomo pesce.<br />'''Carl Maia''': Se l'evoluzione di quella specie subì un arresto milioni di anni fa, e la specie sopravvive, non lo potrebbe anche un'altra? *'''Mark Williams''': Non ci prenderanno sul serio quando lo racconteremo. Chi può credere a una storia simile? Che si stia qui aspettando che qualche mostro ci appaia? Dobbiamo catturarlo in ogni modo.<br />'''David Reed''': Perché non ci debbono credere?<br />'''Mark Williams''': Perché noi ci occupiamo di cose note, di nozioni man mano accumulate.<br />'''David Reed''': Si è appena iniziato lo studio dell'acqua e dei suoi segreti, e appena sfiorato i misteri degli spazi astrali. Noi non escludiamo l'ipotesi che possa esistere qualche forma di vita su un altro pianeta. Allora perché escludere una forma di vita diversa in un mondo che già ci risulta essere abitato da milioni di creature viventi? *'''Mark Williams''': Pare quasi che abbiate pietà di lui. Eppure avrebbe potuto uccidere anche te, Kay.<br />'''Kay Lawrence''': Ma non l'ha fatto... ==Citazioni su ''Il mostro della laguna nera''== *– A lei non è piaciuto questo film? A me sì. Ma mi è dispiaciuto tanto per il mostro alla fine.<br />– Come dispiaciuto? Cosa voleva? Che la sposasse?!<br />– Faceva paura a guardarlo, però in fondo non era cattivo. Forse cercava solo un po' d'affetto, non so, di sentirsi amato e desiderato, coccolato.<br />– È un punto di vista molto interessante... (''[[Quando la moglie è in vacanza]]'') *Anche nel Mostro della Laguna Nera troviamo alcune caratteristiche presenti nel primo film di Arnold {{NDR|''[[Destinazione... Terra!]]''}}. Il mostro non è una creatura meccanicamente aggressiva da eliminare, perché in nessun film di Arnold esiste l'odio verso il mostro, visto spesso con ammirazione come sublimazione intellettiva e morale dell'uomo (gli alieni) o con pietà e partecipazione quando rappresenta la parte più istintiva e naturale dell'umanità. E semmai interessante notare come, anche in questo caso, la reazione umana viene scatenata quando l'estraneo cerca di impadronirsi della donna (alcuni critici hanno preso da qui lo spunto per discutere la questione della sessualità proibita nei mostri). Inoltre, l'ambientazione è ancora una volta posta ai confini della civiltà, in uno scenario inesplorato e sconosciuto, dove l'uomo giunge armato del suo sapere scientifico ma è costretto a fare i conti con l'ignoto. E, ancora una volta, al tema centrale della diversità e dell'estraneità si affianca quello della VISIONE: visione del mostro da parte degli uomini, ma soprattutto visione degli uomini da parte del mostro. La sequenza più celebre del film riguarda appunto la creatura che osserva la ragazza della spedizione mentre nuota, con un'opposizione tra il buio degli abissi e la luce della superficie dell'acqua che Arnold dice di aver esplicitamente ricercato, ed un clima di magica sospensione determinata ancora una volta dall'uso della donna come apparizione (in ''Destinazione...terra'' era la fidanzata-aliena). ([[Renato Venturelli]]) *Il grosso successo commerciale di ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' convince Arnold a restare nel filone fantascientifico ma, pur restando fedele al procedimento del 3-D, cambia del tutto tema, tentando una variazione sull'argomento dei «mostri». Nasce così quel ''The Creature from the Black Lagoon'' (''Il mostro della Laguna Nera'', 1953) che, insieme a ''[[L'esperimento del dottor K.|L'esperimento del dottor K]]'' di Kurt Neumann e al giapponese ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' di [[Ishirō Honda|Honda]], può ritenersi uno dei pochi «mostri» moderni che si sia conquistato una fama imperitura al fianco di Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, la Mummia e l'Uomo Invisibile. ([[Luigi Cozzi]]) *Il mostro della Laguna Nera l'ho rivisto recentemente, l'avevo visto da piccolo e mi aveva terrorizzato. [[Guillermo del Toro|Guillermo]] continua a sottolineare che il suo mondo viene invaso in maniera violenta, per questo alla fine fai il tifo per lui. E lui l'ha visto da piccolo, a me ci sono voluti 70 anni per rivederlo! [...] E la scena con Julie Adams che nuota nel film... è quasi lasciva! ([[Richard Jenkins]]) *''Il mostro della Laguna Nera'' si rifà a una tradizione iniziata con un film muto intitolato ''Mondo perduto'' tratto dal romanzo di [[Arthur Conan Doyle]], nel quale un gruppo di scienziati parte per uno sperduto altopiano brasiliano popolato da animali preistorici. ([[Vincent Di Fate]]) *L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il Mereghetti]]'') *Molti critici hanno parlato delle implicazioni sessuali di questa scena {{NDR|in cui Julie Adams nuota con il mostro}}. Nel 1954, quando il film arrivò nelle sale, io avevo otto anni. E sicuramente notai le implicazioni sessuali. Ricordo di aver pensato una cosa. Quando Julia Adams si tuffa in acqua e viene inquadrata dal basso, con la luce alle sue spalle che filtra attraverso l'acqua, potrebbe essere completamente nuda. Però avviene a un livello subliminale. Non è così esplicito come molti critici vorrebbero farci credere. Lo spettatore non si deve soffermare sul fatto che si tratta di una sorta di rapporto sessuale tra il mostro e una donna appartenente a una specie completamente diversa. Ma sul fatto che questo sottinteso li unisce e rende palpabile l'affetto del mostro per la donna. Se non ci soffermiamo a pensare alla logica di questa scena e ci lasciamo trasportare dall'azione, restiamo con il fiato sospeso e per la logica non c'è più posto. ([[Vincent Di Fate]]) *Primo di una trilogia molto acclamata, introduce nel pantheon dei "mostri sacri" dell'horror una nuova figura caratterizzata dall'abbinamento di eros e horror mutuato direttamente da ''King Kong'', ma adattato con originalità. (''[[Dizionario dei film horror]]'') *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''Il mostro della laguna'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall'arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. ([[Guillermo del Toro]]) *Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[il Morandini]]'') *Va [...] notato come questo mostro di Arnold non rappresenti rozzamente il Male, come le creature di tanti altri film del genere. Oltre a essere dotato di una precisa personalità, infatti, questo ''Gill Man'' ha dei sentimenti grezzi ed elementari ma non alieni: è un semplice o, meglio, un primitivo, e risulta indubbiamente più simpatico dei vari personaggi maschili della pellicola, tanto che alla fine il pubblico tende a provare pietà, se non addirittura simpatia, per lui, e si augura vivamente che non muoia. ([[Luigi Cozzi]]) ===[[Julie Adams]]=== *A quei tempi la casa di produzione si limitava ad assegnarci i film da girare. Quando mi assegnarono questo film, pensai: "Oh, no". Non avevo mai fatto un film dell'orrore. Ma ero una brava ragazza, e facevo sempre quello che volevano. Poi, una volta iniziate le riprese, si rivelò un'esperienza bellissima. *C'è un che di commovente nel mostro che porta lo spettatore a pensare: "Peccato che sia così brutto, perché c'è una parte di lui che aspira a essere migliore, che aspira a essere umana, che aspira ad amare". È una cosa molto toccante. *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra lei e il mostro}} È come una danza d'amore, lo spettatore percepisce le emozioni del mostro, capisce che si sta innamorando di questa creatura che nuota in superficie. È una vera scena d'amore. *Girammo tutta la prima unità negli esterni della Universal. Le scene subacquee, invece, furono girate in Florida, per la trasparenza dell'acqua. In pratica, le due parti furono girate contemporaneamente. Ma l'impressione, in un certo senso, è di trovarsi davvero in un luogo misterioso e remoto. *Il colore del mostro originale era un verde muschio. Era un colore tenue, che creava giochi di luci e ombre ed era molto realistico, tanto che il mostro sembrava di carne e ossa. Le riproduzioni hanno quasi sempre colori troppo brillanti. Il verde è troppo vivace e a volte le labbra sono rosse. Rispetto all'originale, sono troppo sgargianti. *{{NDR|Sul costume da bagno usato nel film}} Volevano che fosse unico. Non uno come tanti altri. Era abbastanza audace per quei tempi perché era un po' sgambato. Ora non fa più effetto, naturalmente. Ma aveva un suo stile. Non era facile indossarlo ogni giorno senza che il trucco del corpo sporcasse il tessuto bianco. Ne fecero tre o quattro esemplari. ===[[Jack Arnold]]=== *Io ho fatto di tutto per mettere in quelle scene subacquee un po' di mistero e di romanticismo, oltre a un certo senso di angoscia e di terrore. Ritengo che nel primo film della serie siamo riusciti perfettamente a fare a quelle sequenze una strana atmosfera, un «tono» insolito. Le altre scene, quelle con la ragazza che nuota sulla superficie e con il mostro che la spia dal basso, giocano invece sulla paura diffusa tra la gente, che ci può essere sempre qualcosa di orrendo nascosto sul fondo d'ogni mare o fiume. È una sensazione che avrà provato anche lei, quando magari sta nuotando e all'improvviso sente qualcosa che le sfiora la caviglia... *Quel ragazzo {{NDR|[[Ricou Browning]]}} era un nuotatore subacqueo così abile che l'unica cosa che dovevamo fare era di tenergli sempre a disposizione un respiratore fuori scena, e quando lui riteneva di avere bisogno di prendere nuovamente ossigeno si limitava a risalire in superficie, inspirava a pieni polmoni e tornava giù di colpo a fare la scena, in un attimo. In questa apnea riusciva a restare sott'acqua quasi all'infinito. Noi non avevamo potuto inserire delle bombole sotto il «costume» da mostro perché altrimenti si sarebbero viste le bollicine. Ma questo ragazzo ci risolse tutti i problemi. Era sensazionale. *Volevo far nascere un certo sentimento di pietà nei confronti del Mostro... o la mia «bella bestiaccia», come lo chiamavo io... perché a me quel mostro era simpatico. ===[[Ricou Browning]]=== {{cronologico}} [[File:Director Jack Arnold.jpg|thumb|Ricou Browning con Jack Arnold durante le riprese]] *Qualcuno fece presente alla Universal o al produttore, che mi sembra si chiamasse [[William Alland]], che Wakulla Springs sarebbe stato il luogo ideale per girare il film. Era un luogo dall'aspetto molto sinistro, soprattutto perché Ed Ball, il proprietario, l'aveva tenuto isolato per anni ed era ancora del tutto incontaminato. Quando [[Jack Arnold]] e Scotty Welbourne, l'operatore di macchina, arrivarono all'aeroporto, andai a prenderli e li portai sul luogo. Furono contenti di ciò che videro. Scotty prese la macchina subacquea e mi chiese di nuotare davanti a lui, in modo da farsi un'idea delle dimensioni dei tronchi, delle persone e dei pesci. Dissi: "Certo". Un paio di settimane dopo ricevetti una telefonata da Jack Arnold, che mi disse: "Ci piace come nuoti. Ti va di fare il mostro della Laguna nera?" E io risposi: "Non so cosa sia, ma va bene". *Mi facevano indossare una calzamaglia che ricopriva tutto il corpo, poi la cospargevano di colla e infine vi applicavano dei pezzi di gommapiuma sagomata, per mettere in evidenza la struttura della pelle del mostro. A volte la colla filtrava attraverso la calzamaglia e mi provocava delle bruciature. Ho ancora una cicatrice. *All'inizio avevano pensato di fare una maschera da mettere sul viso. Ma quando la indossai, ci accorgemmo che sporgeva troppo. Allora pensammo di ricorrere a un paio d'occhialini da nuotatore. Ma poi abbandonammo l'idea perché avendo gli occhialini sotto la maschera, se entrava dell'acqua, non c'era modo di farla uscire. Allora decisi di non mettere niente e girai a occhio nudo, per così dire. *Ricevo cinque o sei lettere al mese. Come minimo. A volte anche di più. La gente mi manda fotografie da firmare. Mi fanno un sacco di complimenti sul film. Dicono che ne vanno matti, che li ha fatti spaventare a morte pur non essendo come i film dell'orrore dei nostri giorni, e che lascia spazio all'immaginazione. *Non riuscivo a nuotare bene. Mi sentivo goffo. Ma appena sono arrivato sul set e Jack Arnold ha detto "Azione" tutto è cambiato. Mi sono dimenticato di averlo addosso. Anche se per respirare, visto che la bocca della creatura era lontana dalla mia, usavo un tubo che trattenevo tra le labbra. Ci eravamo accordati con il regista che, se avessi avuto dei problemi, l'avrei avvertito riemergendo subito. Invece andò tutto bene. Ero diventato il mostro. ===[[Bob Burns III]]=== *C'erano diversi scultori, nove, se non sbaglio. Chi si occupava del torace, chi delle braccia. Uno scultore solo non ce l'avrebbe mai fatta. *Il costume per le scene subacquee era diverso {{NDR|da quello indossato da [[Ben Chapman]]}} perché [[Ricou Browning]] era più minuto. Quindi fu costruito in scala ridotta. Ogni singola parte fu realizzata in scala ridotta. [...] Non si vedono mai insieme, quindi non si nota {{NDR|la differenza}}. Anche le teste sono leggermente diverse. Quando Chris iniziò a scolpire, dovette tener conto che gli attori erano diversi. La testa di Ben era più rotonda, mentre quella di Ricou era più ovale, e quindi non fu facile ottenere lo stesso risultato finale. Ma non vedendole insieme, non si notava nessuna differenza. *L'aspetto {{NDR|del mostro}} fu ideato da [[Milicent Patrick]]. Lavorava per la Universal e aveva creato modelli per molti film. Alla fine si presentò con questa creatura. Era la creatura dei suoi sogni. La adorava. Era identica ai disegni. *La testa {{NDR|del mostro}} è di gommapiuma, quindi avevano libertà di movimento. C'era anche una testa speciale che permetteva alle branchie di flettersi. [...] C'erano dei tubicini pieni di aria compressa che gonfiavano delle camere d'aria, ma quella testa fu usata solo per una scena. *Non sapevo che cosa fosse. Come mostro era ben fatto, ma non avevo idea di cosa avrei visto. Veniva voglia di non uscire dal cinema. Io lo vidi quattro volte di seguito. ===[[Ben Chapman]]=== *Avevo molto rispetto per [[Jack Arnold|Jack]]. Diventammo grandi amici. Ma era un regista tosto, uno che non si perdeva in sciocchezze. Quando ottenni la parte, andai da Jack e gli chiesi: "Come vuoi che la interpreti?" E lui rispose: "Non farlo sembrare un personaggio da cartoni animati". E aggiunse: "Non devi camminare. Devi scivolare. Ricorda, è un pesce che viene dall'acqua. Quindi devi scivolare". Un giorno arrivai allo studio e mi disse: "Ben, ho risolto i tuoi problemi". Sotto gli stivali che indossavo applicarono dei pesi appiattiti da 5 kg. *Era un tipo davvero simpatico. Gli intrusi erano gli esseri umani. Erano andati a casa sua. È come se stasera, tornando a casa, trovassi della gente che fa festa nel tuo soggiorno. Come ti sentiresti? *Il costume del mostro della Laguna Nera era una calzamaglia unica, su cui venivano applicate le singole parti scolpite separatamente. Dovevo stare attento al peso. Non potevo né ingrassare né dimagrire. Ci volevano due o tre ore per metterla e toglierla, perché doveva essere perfettamente aderente. *La testa fu realizzata da Chris Mueller, un eccellente scultore. Ma per me il merito va alla persona che ha messo insieme il mostro, dalle fasi iniziali al momento delle riprese: Jack Kevan. Jack Kevan non ha mai ricevuto i riconoscimenti che si meritava, perché fu messo in ombra da [[Bud Westmore]]. *Per quella parte serviva una persona alta un metro e 95. Anzi, secondo la Universal doveva essere alto un metro e 95 e pesare 135 chili, ma io non pesavo 135 chili. Però, una volta indossato il costume, la testa e gli stivali, raggiungevo i due metri d'altezza. Alla fine ero molto imponente. *Ringrazio tutti i fan per aver tenuto vivo l'uomo pesce per tutti questi anni. Senza di voi, sarebbe stato dimenticato da tantissimo tempo. ===[[David Schow]]=== *A parte il fascino esercitato dal mostro in quanto tale, l'altro aspetto che meglio lo identifica è contenuto nella frase che [[Billy Wilder]] fece pronunciare a [[Marilyn Monroe]] in ''[[Quando la moglie è in vacanza]]'', e cioè: "Aveva un aspetto spaventoso ma in realtà non era così cattivo. Forse aveva solo bisogno di un po' d'affetto, di sentirsi amato, desiderato e indispensabile". *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra il mostro e Julie Adams}} Anni fa un tizio di nome John Baxter la definì, in ''Science Fiction in the Cinema'', "una rappresentazione stilizzata di un rapporto sessuale". E aveva assolutamente ragione. Lo stesso [[Jack Arnold]] mi disse che aveva ragione. *''Il mostro della Laguna Nera'' segnò l'inizio di una nuove era in fatto di mostri. Senza il mostro della Laguna Nera non esisterebbero nemmeno ''[[Alien]]'' o ''[[Predator]]''. Ogni mostro creato dopo di lui gli è per qualche verso debitore. *Ho un interesse speciale per [[Milicent Patrick]] perché il tempo l'ha resa praticamente invisibile. I disegni per la realizzazione del mostro furono soprattutto opera sua. Quando il film uscì nelle sale, partecipò alla campagna pubblicitaria perché era molto fotogenica, era un buon soggetto per le interviste e aveva un enorme talento. Ho l'impressione che il suo contributo sia stato sminuito da [[Bud Westmore]]. ===[[David J. Skal]]=== {{cronologico}} *Per chi è cresciuto negli anni '50 esisteva un solo mostro Universal: il mostro della Laguna Nera. ''[[Dracula (film 1931 Browning)|Dracula]]'', ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' e gli altri non erano ancora approdati in TV e il film ''Il mostro'' si poteva vedere solo al cinema. Uscì in 3-D, una trovata escogitata da Hollywood negli anni '50 per poter competere con la televisione. Ma anche senza il 3-D, il film ebbe un successo strepitoso. Nel suo genere, è diventato un classico. *Le leggende sui [[Mostro marino|mostri marini]] risalgono agli albori della civiltà. Storie spaventose di serpenti marini dalle sembianze umane, sirene e tritoni appartengono a ogni tradizione, forse perché ci ricordano i nostri antichi legami con gli abissi. Sia che si tratti di paludi, lagune o del mare aperto, gli ambienti acquatici sono sempre stati perfetti per le storie di paura, da quelle delle riviste ai grandi successi di Hollywood. Ma quasi un quarto di secolo prima dell'uscita di ''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'', la Universal aveva già dato al mondo un altro motivo per stare lontano dall'acqua. *Il produttore [[William Alland]] integrò l'idea di ''Mondo perduto'' con una presunta storia vera che aveva sentito a una cena su una creatura mezza uomo e mezza pesce che viveva nel Rio delle Amazzoni. Dopo alcuni trattamenti preliminari, Arthur Ross e Harry Essex scrissero la sceneggiatura intitolata ''Laguna Nera'', che rimase il titolo del film per tutta la lavorazione. *Quando ''Il mostro della Laguna Nera'' arrivò nelle sale nel 1954, anche i più accaniti fan dei mostri classici furono impressionati. *Spesso [[Jack Arnold]] inseriva nei suoi film velate allusioni di natura sociale e ''Il mostro'' presenta interessanti tracce di un ambientalismo ai suoi esordi. *Il mostro è stato amato, grazie a mezzo secolo di marketing aggressivo. È stato amato, coccolato e collezionato da generazioni di ammiratori. Questo mostro deve aver fatto più apparizioni fuori scena di qualsiasi altro mostro Universal. Tra gli oggetti collezionati: riviste e kit per modellismo, pupazzetti, giochi a molla, distributori di caramelle, orologi da polso e persino un flipper. Non esiste prodotto che in un modo o nell'altro non abbia sfruttato il mostro della Laguna Nera, l'anfibio più amato d'America. *Usando la formula ormai collaudata della bella e la bestia, la Universal ha creato il suo ultimo mostro diventato un classico, dimostrando che le alghe possono essere raccapriccianti quanto le ragnatele. ===Frasi promozionali=== *Il ritrovamento, dopo milioni di anni, di un essere primitivo che si credeva estinto sulla Terra!<ref>[https://littlenemo.it/wp-content/uploads/2020/09/20.-Mostro-laguna-484x1024.jpg Sulla locandina in lingua italiana], ''littlenemo.it''.</ref> *Secoli di passione rinchiusi nel suo cuore selvaggio! :''Centuries of passion pent up in his savage heart!''<ref>[https://www.photowall.com/it/creature-from-the-black-lagoon-ii-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''photowall.com''.</ref> *Un mostro artigliato da un'era perduta colpisce dagli abissi proibiti dell'Amazzonia! :''Clawing monster from a lost age strikes from the Amazon's forbidden depths!''<ref>[https://www.cineblog.it/galleria/il-mostro-della-laguna-nera-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''cineblog.it''.</ref> *Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda! :''Terrifying monster of the ages raging with pent-up passions! ... with every man his mortal enemy... and a woman's beauty his prey!''<ref>[https://www.etsy.com/listing/968217162/creature-from-black-lagoon-3-movie?lang_mismatch=1 Sulla locandina in lingua inglese], ''etsy.com''.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror fantascientifici]] 14p6talaqt3m4kymf0eucn6twjdu2oa 1427096 1427091 2026-09-22T06:32:54Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su Il mostro della laguna nera */ 1427096 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Il mostro della laguna nera |titoloalfabetico = Mostro della laguna nera, Il |titolooriginale = Creature from the Black Lagoon |immagine = Creature from the Black Lagoon poster.jpg |didascalia=Locandina realizzata da [[Reynold Brown]] |linguaoriginale = inglese |paese = Stati Uniti d'America |anno = 1954 |genere = horror / fantascienza |regista = [[Jack Arnold]] |soggetto = [[Maurice Zimm]] |sceneggiatore = [[Harry Essex]], [[Arthur A. Ross]] |produttore = [[William Alland]] |attori = *[[Richard Carlson]]: David Reed *[[Julie Adams]]: Kay Lawrence *[[Richard Denning]]: Mark Williams *[[Antonio Moreno]]: Carl Maia *[[Nestor Paiva]]: Lucas *[[Whit Bissell]]: dottor Thompson *[[Bernie Gozier]]: Zee *[[Henry A. Escalante]]: Chico |doppiatori italiani = *[[Pino Locchi]]: David Reed *[[Renata Marini]]: Kay Lawrence *[[Nino Pavese]]: Mark Williams *[[Manlio Busoni]]: Carl Maia *[[Luigi Pavese]]: Lucas *[[Gino Baghetti]]: dottor Thompson *[[Vittorio Cramer]]: voce narrante }} '''''Il mostro della laguna nera''''', film statunitense del 1954, regia di [[Jack Arnold]]. {{tagline|Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda!}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} ''Nel principio, Dio creò il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota''.<br />Questo è il pianeta Terra appena nato e che andò raffreddandosi via via da una temperatura di seimila gradi a una di poche centinaia in cinque miliardi di anni. Il calore, irradiandosi nell'atmosfera, formò le nubi e la pioggia cadde sulla crosta indurita per secoli e secoli. I mari irrequieti crebbero, ma trovarono dei limiti e furono racchiusi. Ed ecco che nei loro caldi recessi comincia il miracolo della vita. In varietà innumerevoli appaiono esseri viventi che mutano e raggiungono la terra ferma, lasciando una prova del loro passaggio, della loro lotta per l'esistenza, della loro estinzione. Sono queste tracce di vita, ancora visibili dopo quindici milioni di anni, nell'alto corso del Rio delle Amazzoni, che l'uomo tenta affannosamente di decifrare. ('''Voce narrante''') ==Frasi== {{cronologico}} *Secondo il mio parere, lo [[scienziato]] ha non solo bisogno di intuito, ma anche di fede. ('''Kay Lawrence''') *I miei uomini la chiamano la laguna nera. È un paradiso, soltanto dicono che nessuno è mai tornato per descriverlo. ('''Lucas''') *Vi sono molte strane leggende sul [[Rio delle Amazzoni]]. Io con le mie orecchie ho sentito la leggenda dell'uomo pesce. ('''Lucas''') *Ho l'idea che questo mostro rammenti il passato e ogni cosa, e non voglio che ci piombi addosso mentre dormiamo. ('''David Reed''') *{{NDR|Sul [[rotenone]]}} Basta un solo sorso di acqua avvelenata e ''puf'', i pesci paralizzati salgono a galla come se fossero sbronzi. ('''Lucas''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Carl Maia''': Non direi che tu abbia molto l'aspetto di un ittiologo.<br />'''Kay Lawrence''': Secondo il comune punto di vista, avresti dovuto avere una rispettabile barba. *'''Carl Maia''': Ho trovato questo in un sedimento calcare che risale almeno al periodo Devoniano. Spero che voi esperti in paleontologia marina possiate riconoscerlo.<br />'''David Reed''': Non ho mai visto nulla di simile.<br />'''Kay Lawrence''': Osserva la membrana tra le dita, David.<br />'''David Reed''': Già...<br />'''Carl Maia''': Forse ne sapremo di più quando trovo il resto dello scheletro.<br />'''David Reed''': Quanto ci terrei a poter venire con voi!<br />'''Kay Lawrence''': Ci terrei anch'io!<br />'''Carl Maia''': E il vostro principale? Credete che possa interessarlo?<br />'''David Reed''': Williams? Mah, se può averne della pubblicità, ci si butta a capofitto.<br />'''Kay Lawrence''': Beh, devi ammettere che la pubblicità sprona i filantropi, e senza fondi non si fanno ricerche.<br />'''David Reed''': È vero, e se non fosse per Williams che riesce a scovare i quattrini non saremmo qui ora. *'''Mark Williams''': Non potrebbe essere la mano di un uomo dell'era glaciale?<br />'''Dott. Thompson''': Io ritengo più facile che sia appartenuto a un anfibio, Mark, che passava più tempo in acqua che in terra.<br />'''Kay Lawrence''': Allora come spiegate la struttura delle dita? Sono d'animale terrestre. Voi che ne dite, Dottor Matos?<br />'''Dott. Matos''': Di questo si può essere certi: che si trattava di un animale molto forte. *'''David Reed''': Più tempo passa e più si apprezza il valore delle ricerche marine. Per esempio, guardate qui. Questo pesce dipnoi, l'anello di congiunzione tra pesce e anfibio. In quanti migliaia di modi la natura ha cercato di trasferire la vita dal mare sulla terra ferma? Qui ha fallito. Questa specie non è mutata in milioni di anni. Invece qui, qui abbiamo la chiave di un enigma. Un giorno navi spaziali ci porteranno su altri pianeti. Come potrà l'uomo sopravvivere su quei pianeti? La loro atmosfera sarà diversa, la pressione diversa. Con uno studio su queste e altre specie, scopriremo le leggi dell'evoluzione della vita e del suo adattamento all'ambiente. E allora, forse, potremo insegnare agli uomini come adattarsi ai nuovi mondi del futuro.<br />'''Mark Williams''': Bel discorso David, ma io vedo anche il lato pratico. Vi sembrerò più un uomo d'affari che di scienza, ma rammentatevi che occorrono fondi per mantenere un istituto. Una scoperta di reale importanza può esserci anche di grande aiuto finanziario. *'''Kay Lawrence''': E io credevo il Mississippi unico al mondo!<br />'''David Reed''': Non è che un fiumiciattolo in confronto alle Amazzoni. Questo posto è rimasto com'era cento milioni di anni fa durante il periodo Devoniano.<br />'''Kay Lawrence''': Era quasi il principio del mondo.<br />'''David Reed''': Esatto. Anche gli animali sono rimasti immutati dal periodo Devoniano. Il formichiere è gigante e ha la forza di un orso, il millepiedi è lungo trenta centimetri, il ratto poi è grosso come un montone.<br />'''Kay Lawrence''': È quasi incredibile!<br />'''David Reed''': Ah, ma è vero.<br />'''Lucas''': E non dimenticate il pesce siluro. Arriva a tre metri di lunghezza ed è feroce come sono feroci tutti gli esseri della giungla. *'''Lucas''': Non ho mai visto pescare i sassi. A chi servono?<br />'''Carl Maia''': Li uso io. Per me sono preziosi. Li faccio a pezzi ed essi mi parlano. *'''Kay Lawrence''': Qualunque specie di animale sia, se lo lasciate in pace non vi molesterà.<br />'''Mark Williams''': Può darsi, ma se v'ingannate questo fucile correggerà qualsiasi errore.<br />'''David Reed''': Mark, vogliamo prendere fotografie scientifiche, non trofei! Questo essere vivo nel suo ambiente naturale è di gran valore per noi.<br />'''Mark Williams''': E a che scopo fotografarlo se non si può prendere?<br />'''David Reed''': Non è un discorso da scienziato, ma da appassionato di caccia grossa! *'''Mark Williams''': Non saprei come definirlo.<br />'''David Reed''': Sembra incredibile, ma aveva un che di umano.<br />'''Mark Williams''': E di sicuro se è ciò che credo che sia, è la più grande scoperta che in questo campo si sia fatta. *'''Lucas''': Molti anni fa, mi raccontarono una leggenda del fiume. Una vecchia indigena mi disse di un uomo che vive sott'acqua. Ma era un po' stramba. "Scimmia matta" era chiamata da tutti.<br />'''Dott. Thompson''': L'ignoto sembra sempre poco degno di fede, ma come leggende certe cose si accettano e si lasciano correre. Ma come si può credere che esista qualcosa simile a un essere umano che viva sott'acqua?<br />'''Mark Williams''': Beh, ma questo non è una leggenda. Lo vedrete ora voi stessi!<br />'''Kay Lawrence''': C'è il precedente del kamongo, risparmiato alla scienza fino a pochi anni orsono. Era un animale vissuto nel periodo Devoniano.<br />'''Carl Maia''': È interessante notare che il fossile da me trovato è dello stesso periodo.<br />'''Kay Lawrence''': Il kamongo è un pesce che respira l'aria.<br />'''Dott. Thompson''': E questo che prova?<br />'''Kay Lawrence''': Nulla, ma è un fatto che il kamongo che ha polmoni esiste ancora e vive qui in Amazzonia, e non è mutato in milioni di anni.<br />'''Dott. Thompson''': Ma questo non prova la possibilità di un uomo pesce.<br />'''Carl Maia''': Se l'evoluzione di quella specie subì un arresto milioni di anni fa, e la specie sopravvive, non lo potrebbe anche un'altra? *'''Mark Williams''': Non ci prenderanno sul serio quando lo racconteremo. Chi può credere a una storia simile? Che si stia qui aspettando che qualche mostro ci appaia? Dobbiamo catturarlo in ogni modo.<br />'''David Reed''': Perché non ci debbono credere?<br />'''Mark Williams''': Perché noi ci occupiamo di cose note, di nozioni man mano accumulate.<br />'''David Reed''': Si è appena iniziato lo studio dell'acqua e dei suoi segreti, e appena sfiorato i misteri degli spazi astrali. Noi non escludiamo l'ipotesi che possa esistere qualche forma di vita su un altro pianeta. Allora perché escludere una forma di vita diversa in un mondo che già ci risulta essere abitato da milioni di creature viventi? *'''Mark Williams''': Pare quasi che abbiate pietà di lui. Eppure avrebbe potuto uccidere anche te, Kay.<br />'''Kay Lawrence''': Ma non l'ha fatto... ==Citazioni su ''Il mostro della laguna nera''== *– A lei non è piaciuto questo film? A me sì. Ma mi è dispiaciuto tanto per il mostro alla fine.<br />– Come dispiaciuto? Cosa voleva? Che la sposasse?!<br />– Faceva paura a guardarlo, però in fondo non era cattivo. Forse cercava solo un po' d'affetto, non so, di sentirsi amato e desiderato, coccolato.<br />– È un punto di vista molto interessante... (''[[Quando la moglie è in vacanza]]'') *Anche nel Mostro della Laguna Nera troviamo alcune caratteristiche presenti nel primo film di Arnold {{NDR|''[[Destinazione... Terra!]]''}}. Il mostro non è una creatura meccanicamente aggressiva da eliminare, perché in nessun film di Arnold esiste l'odio verso il mostro, visto spesso con ammirazione come sublimazione intellettiva e morale dell'uomo (gli alieni) o con pietà e partecipazione quando rappresenta la parte più istintiva e naturale dell'umanità. E semmai interessante notare come, anche in questo caso, la reazione umana viene scatenata quando l'estraneo cerca di impadronirsi della donna (alcuni critici hanno preso da qui lo spunto per discutere la questione della sessualità proibita nei mostri). Inoltre, l'ambientazione è ancora una volta posta ai confini della civiltà, in uno scenario inesplorato e sconosciuto, dove l'uomo giunge armato del suo sapere scientifico ma è costretto a fare i conti con l'ignoto. E, ancora una volta, al tema centrale della diversità e dell'estraneità si affianca quello della VISIONE: visione del mostro da parte degli uomini, ma soprattutto visione degli uomini da parte del mostro. La sequenza più celebre del film riguarda appunto la creatura che osserva la ragazza della spedizione mentre nuota, con un'opposizione tra il buio degli abissi e la luce della superficie dell'acqua che Arnold dice di aver esplicitamente ricercato, ed un clima di magica sospensione determinata ancora una volta dall'uso della donna come apparizione (in ''Destinazione...terra'' era la fidanzata-aliena). ([[Renato Venturelli]]) *Il grosso successo commerciale di ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' convince Arnold a restare nel filone fantascientifico ma, pur restando fedele al procedimento del 3-D, cambia del tutto tema, tentando una variazione sull'argomento dei «mostri». Nasce così quel ''The Creature from the Black Lagoon'' (''Il mostro della Laguna Nera'', 1953) che, insieme a ''[[L'esperimento del dottor K.|L'esperimento del dottor K]]'' di Kurt Neumann e al giapponese ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' di [[Ishirō Honda|Honda]], può ritenersi uno dei pochi «mostri» moderni che si sia conquistato una fama imperitura al fianco di Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, la Mummia e l'Uomo Invisibile. ([[Luigi Cozzi]]) *Il mostro della Laguna Nera l'ho rivisto recentemente, l'avevo visto da piccolo e mi aveva terrorizzato. [[Guillermo del Toro|Guillermo]] continua a sottolineare che il suo mondo viene invaso in maniera violenta, per questo alla fine fai il tifo per lui. E lui l'ha visto da piccolo, a me ci sono voluti 70 anni per rivederlo! [...] E la scena con Julie Adams che nuota nel film... è quasi lasciva! ([[Richard Jenkins]]) *''Il mostro della Laguna Nera'' si rifà a una tradizione iniziata con un film muto intitolato ''Mondo perduto'' tratto dal romanzo di [[Arthur Conan Doyle]], nel quale un gruppo di scienziati parte per uno sperduto altopiano brasiliano popolato da animali preistorici. ([[Vincent Di Fate]]) *L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il Mereghetti]]'') *La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto ''Il mostro della laguna nera'' con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. [...] Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile. ([[Guillermo del Toro]]) *Molti critici hanno parlato delle implicazioni sessuali di questa scena {{NDR|in cui Julie Adams nuota con il mostro}}. Nel 1954, quando il film arrivò nelle sale, io avevo otto anni. E sicuramente notai le implicazioni sessuali. Ricordo di aver pensato una cosa. Quando Julia Adams si tuffa in acqua e viene inquadrata dal basso, con la luce alle sue spalle che filtra attraverso l'acqua, potrebbe essere completamente nuda. Però avviene a un livello subliminale. Non è così esplicito come molti critici vorrebbero farci credere. Lo spettatore non si deve soffermare sul fatto che si tratta di una sorta di rapporto sessuale tra il mostro e una donna appartenente a una specie completamente diversa. Ma sul fatto che questo sottinteso li unisce e rende palpabile l'affetto del mostro per la donna. Se non ci soffermiamo a pensare alla logica di questa scena e ci lasciamo trasportare dall'azione, restiamo con il fiato sospeso e per la logica non c'è più posto. ([[Vincent Di Fate]]) *Primo di una trilogia molto acclamata, introduce nel pantheon dei "mostri sacri" dell'horror una nuova figura caratterizzata dall'abbinamento di eros e horror mutuato direttamente da ''King Kong'', ma adattato con originalità. (''[[Dizionario dei film horror]]'') *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''Il mostro della laguna'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall'arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. ([[Guillermo del Toro]]) *Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[il Morandini]]'') *Va [...] notato come questo mostro di Arnold non rappresenti rozzamente il Male, come le creature di tanti altri film del genere. Oltre a essere dotato di una precisa personalità, infatti, questo ''Gill Man'' ha dei sentimenti grezzi ed elementari ma non alieni: è un semplice o, meglio, un primitivo, e risulta indubbiamente più simpatico dei vari personaggi maschili della pellicola, tanto che alla fine il pubblico tende a provare pietà, se non addirittura simpatia, per lui, e si augura vivamente che non muoia. ([[Luigi Cozzi]]) ===[[Julie Adams]]=== *A quei tempi la casa di produzione si limitava ad assegnarci i film da girare. Quando mi assegnarono questo film, pensai: "Oh, no". Non avevo mai fatto un film dell'orrore. Ma ero una brava ragazza, e facevo sempre quello che volevano. Poi, una volta iniziate le riprese, si rivelò un'esperienza bellissima. *C'è un che di commovente nel mostro che porta lo spettatore a pensare: "Peccato che sia così brutto, perché c'è una parte di lui che aspira a essere migliore, che aspira a essere umana, che aspira ad amare". È una cosa molto toccante. *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra lei e il mostro}} È come una danza d'amore, lo spettatore percepisce le emozioni del mostro, capisce che si sta innamorando di questa creatura che nuota in superficie. È una vera scena d'amore. *Girammo tutta la prima unità negli esterni della Universal. Le scene subacquee, invece, furono girate in Florida, per la trasparenza dell'acqua. In pratica, le due parti furono girate contemporaneamente. Ma l'impressione, in un certo senso, è di trovarsi davvero in un luogo misterioso e remoto. *Il colore del mostro originale era un verde muschio. Era un colore tenue, che creava giochi di luci e ombre ed era molto realistico, tanto che il mostro sembrava di carne e ossa. Le riproduzioni hanno quasi sempre colori troppo brillanti. Il verde è troppo vivace e a volte le labbra sono rosse. Rispetto all'originale, sono troppo sgargianti. *{{NDR|Sul costume da bagno usato nel film}} Volevano che fosse unico. Non uno come tanti altri. Era abbastanza audace per quei tempi perché era un po' sgambato. Ora non fa più effetto, naturalmente. Ma aveva un suo stile. Non era facile indossarlo ogni giorno senza che il trucco del corpo sporcasse il tessuto bianco. Ne fecero tre o quattro esemplari. ===[[Jack Arnold]]=== *Io ho fatto di tutto per mettere in quelle scene subacquee un po' di mistero e di romanticismo, oltre a un certo senso di angoscia e di terrore. Ritengo che nel primo film della serie siamo riusciti perfettamente a fare a quelle sequenze una strana atmosfera, un «tono» insolito. Le altre scene, quelle con la ragazza che nuota sulla superficie e con il mostro che la spia dal basso, giocano invece sulla paura diffusa tra la gente, che ci può essere sempre qualcosa di orrendo nascosto sul fondo d'ogni mare o fiume. È una sensazione che avrà provato anche lei, quando magari sta nuotando e all'improvviso sente qualcosa che le sfiora la caviglia... *Quel ragazzo {{NDR|[[Ricou Browning]]}} era un nuotatore subacqueo così abile che l'unica cosa che dovevamo fare era di tenergli sempre a disposizione un respiratore fuori scena, e quando lui riteneva di avere bisogno di prendere nuovamente ossigeno si limitava a risalire in superficie, inspirava a pieni polmoni e tornava giù di colpo a fare la scena, in un attimo. In questa apnea riusciva a restare sott'acqua quasi all'infinito. Noi non avevamo potuto inserire delle bombole sotto il «costume» da mostro perché altrimenti si sarebbero viste le bollicine. Ma questo ragazzo ci risolse tutti i problemi. Era sensazionale. *Volevo far nascere un certo sentimento di pietà nei confronti del Mostro... o la mia «bella bestiaccia», come lo chiamavo io... perché a me quel mostro era simpatico. ===[[Ricou Browning]]=== {{cronologico}} [[File:Director Jack Arnold.jpg|thumb|Ricou Browning con Jack Arnold durante le riprese]] *Qualcuno fece presente alla Universal o al produttore, che mi sembra si chiamasse [[William Alland]], che Wakulla Springs sarebbe stato il luogo ideale per girare il film. Era un luogo dall'aspetto molto sinistro, soprattutto perché Ed Ball, il proprietario, l'aveva tenuto isolato per anni ed era ancora del tutto incontaminato. Quando [[Jack Arnold]] e Scotty Welbourne, l'operatore di macchina, arrivarono all'aeroporto, andai a prenderli e li portai sul luogo. Furono contenti di ciò che videro. Scotty prese la macchina subacquea e mi chiese di nuotare davanti a lui, in modo da farsi un'idea delle dimensioni dei tronchi, delle persone e dei pesci. Dissi: "Certo". Un paio di settimane dopo ricevetti una telefonata da Jack Arnold, che mi disse: "Ci piace come nuoti. Ti va di fare il mostro della Laguna nera?" E io risposi: "Non so cosa sia, ma va bene". *Mi facevano indossare una calzamaglia che ricopriva tutto il corpo, poi la cospargevano di colla e infine vi applicavano dei pezzi di gommapiuma sagomata, per mettere in evidenza la struttura della pelle del mostro. A volte la colla filtrava attraverso la calzamaglia e mi provocava delle bruciature. Ho ancora una cicatrice. *All'inizio avevano pensato di fare una maschera da mettere sul viso. Ma quando la indossai, ci accorgemmo che sporgeva troppo. Allora pensammo di ricorrere a un paio d'occhialini da nuotatore. Ma poi abbandonammo l'idea perché avendo gli occhialini sotto la maschera, se entrava dell'acqua, non c'era modo di farla uscire. Allora decisi di non mettere niente e girai a occhio nudo, per così dire. *Ricevo cinque o sei lettere al mese. Come minimo. A volte anche di più. La gente mi manda fotografie da firmare. Mi fanno un sacco di complimenti sul film. Dicono che ne vanno matti, che li ha fatti spaventare a morte pur non essendo come i film dell'orrore dei nostri giorni, e che lascia spazio all'immaginazione. *Non riuscivo a nuotare bene. Mi sentivo goffo. Ma appena sono arrivato sul set e Jack Arnold ha detto "Azione" tutto è cambiato. Mi sono dimenticato di averlo addosso. Anche se per respirare, visto che la bocca della creatura era lontana dalla mia, usavo un tubo che trattenevo tra le labbra. Ci eravamo accordati con il regista che, se avessi avuto dei problemi, l'avrei avvertito riemergendo subito. Invece andò tutto bene. Ero diventato il mostro. ===[[Bob Burns III]]=== *C'erano diversi scultori, nove, se non sbaglio. Chi si occupava del torace, chi delle braccia. Uno scultore solo non ce l'avrebbe mai fatta. *Il costume per le scene subacquee era diverso {{NDR|da quello indossato da [[Ben Chapman]]}} perché [[Ricou Browning]] era più minuto. Quindi fu costruito in scala ridotta. Ogni singola parte fu realizzata in scala ridotta. [...] Non si vedono mai insieme, quindi non si nota {{NDR|la differenza}}. Anche le teste sono leggermente diverse. Quando Chris iniziò a scolpire, dovette tener conto che gli attori erano diversi. La testa di Ben era più rotonda, mentre quella di Ricou era più ovale, e quindi non fu facile ottenere lo stesso risultato finale. Ma non vedendole insieme, non si notava nessuna differenza. *L'aspetto {{NDR|del mostro}} fu ideato da [[Milicent Patrick]]. Lavorava per la Universal e aveva creato modelli per molti film. Alla fine si presentò con questa creatura. Era la creatura dei suoi sogni. La adorava. Era identica ai disegni. *La testa {{NDR|del mostro}} è di gommapiuma, quindi avevano libertà di movimento. C'era anche una testa speciale che permetteva alle branchie di flettersi. [...] C'erano dei tubicini pieni di aria compressa che gonfiavano delle camere d'aria, ma quella testa fu usata solo per una scena. *Non sapevo che cosa fosse. Come mostro era ben fatto, ma non avevo idea di cosa avrei visto. Veniva voglia di non uscire dal cinema. Io lo vidi quattro volte di seguito. ===[[Ben Chapman]]=== *Avevo molto rispetto per [[Jack Arnold|Jack]]. Diventammo grandi amici. Ma era un regista tosto, uno che non si perdeva in sciocchezze. Quando ottenni la parte, andai da Jack e gli chiesi: "Come vuoi che la interpreti?" E lui rispose: "Non farlo sembrare un personaggio da cartoni animati". E aggiunse: "Non devi camminare. Devi scivolare. Ricorda, è un pesce che viene dall'acqua. Quindi devi scivolare". Un giorno arrivai allo studio e mi disse: "Ben, ho risolto i tuoi problemi". Sotto gli stivali che indossavo applicarono dei pesi appiattiti da 5 kg. *Era un tipo davvero simpatico. Gli intrusi erano gli esseri umani. Erano andati a casa sua. È come se stasera, tornando a casa, trovassi della gente che fa festa nel tuo soggiorno. Come ti sentiresti? *Il costume del mostro della Laguna Nera era una calzamaglia unica, su cui venivano applicate le singole parti scolpite separatamente. Dovevo stare attento al peso. Non potevo né ingrassare né dimagrire. Ci volevano due o tre ore per metterla e toglierla, perché doveva essere perfettamente aderente. *La testa fu realizzata da Chris Mueller, un eccellente scultore. Ma per me il merito va alla persona che ha messo insieme il mostro, dalle fasi iniziali al momento delle riprese: Jack Kevan. Jack Kevan non ha mai ricevuto i riconoscimenti che si meritava, perché fu messo in ombra da [[Bud Westmore]]. *Per quella parte serviva una persona alta un metro e 95. Anzi, secondo la Universal doveva essere alto un metro e 95 e pesare 135 chili, ma io non pesavo 135 chili. Però, una volta indossato il costume, la testa e gli stivali, raggiungevo i due metri d'altezza. Alla fine ero molto imponente. *Ringrazio tutti i fan per aver tenuto vivo l'uomo pesce per tutti questi anni. Senza di voi, sarebbe stato dimenticato da tantissimo tempo. ===[[David Schow]]=== *A parte il fascino esercitato dal mostro in quanto tale, l'altro aspetto che meglio lo identifica è contenuto nella frase che [[Billy Wilder]] fece pronunciare a [[Marilyn Monroe]] in ''[[Quando la moglie è in vacanza]]'', e cioè: "Aveva un aspetto spaventoso ma in realtà non era così cattivo. Forse aveva solo bisogno di un po' d'affetto, di sentirsi amato, desiderato e indispensabile". *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra il mostro e Julie Adams}} Anni fa un tizio di nome John Baxter la definì, in ''Science Fiction in the Cinema'', "una rappresentazione stilizzata di un rapporto sessuale". E aveva assolutamente ragione. Lo stesso [[Jack Arnold]] mi disse che aveva ragione. *''Il mostro della Laguna Nera'' segnò l'inizio di una nuove era in fatto di mostri. Senza il mostro della Laguna Nera non esisterebbero nemmeno ''[[Alien]]'' o ''[[Predator]]''. Ogni mostro creato dopo di lui gli è per qualche verso debitore. *Ho un interesse speciale per [[Milicent Patrick]] perché il tempo l'ha resa praticamente invisibile. I disegni per la realizzazione del mostro furono soprattutto opera sua. Quando il film uscì nelle sale, partecipò alla campagna pubblicitaria perché era molto fotogenica, era un buon soggetto per le interviste e aveva un enorme talento. Ho l'impressione che il suo contributo sia stato sminuito da [[Bud Westmore]]. ===[[David J. Skal]]=== {{cronologico}} *Per chi è cresciuto negli anni '50 esisteva un solo mostro Universal: il mostro della Laguna Nera. ''[[Dracula (film 1931 Browning)|Dracula]]'', ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' e gli altri non erano ancora approdati in TV e il film ''Il mostro'' si poteva vedere solo al cinema. Uscì in 3-D, una trovata escogitata da Hollywood negli anni '50 per poter competere con la televisione. Ma anche senza il 3-D, il film ebbe un successo strepitoso. Nel suo genere, è diventato un classico. *Le leggende sui [[Mostro marino|mostri marini]] risalgono agli albori della civiltà. Storie spaventose di serpenti marini dalle sembianze umane, sirene e tritoni appartengono a ogni tradizione, forse perché ci ricordano i nostri antichi legami con gli abissi. Sia che si tratti di paludi, lagune o del mare aperto, gli ambienti acquatici sono sempre stati perfetti per le storie di paura, da quelle delle riviste ai grandi successi di Hollywood. Ma quasi un quarto di secolo prima dell'uscita di ''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'', la Universal aveva già dato al mondo un altro motivo per stare lontano dall'acqua. *Il produttore [[William Alland]] integrò l'idea di ''Mondo perduto'' con una presunta storia vera che aveva sentito a una cena su una creatura mezza uomo e mezza pesce che viveva nel Rio delle Amazzoni. Dopo alcuni trattamenti preliminari, Arthur Ross e Harry Essex scrissero la sceneggiatura intitolata ''Laguna Nera'', che rimase il titolo del film per tutta la lavorazione. *Quando ''Il mostro della Laguna Nera'' arrivò nelle sale nel 1954, anche i più accaniti fan dei mostri classici furono impressionati. *Spesso [[Jack Arnold]] inseriva nei suoi film velate allusioni di natura sociale e ''Il mostro'' presenta interessanti tracce di un ambientalismo ai suoi esordi. *Il mostro è stato amato, grazie a mezzo secolo di marketing aggressivo. È stato amato, coccolato e collezionato da generazioni di ammiratori. Questo mostro deve aver fatto più apparizioni fuori scena di qualsiasi altro mostro Universal. Tra gli oggetti collezionati: riviste e kit per modellismo, pupazzetti, giochi a molla, distributori di caramelle, orologi da polso e persino un flipper. Non esiste prodotto che in un modo o nell'altro non abbia sfruttato il mostro della Laguna Nera, l'anfibio più amato d'America. *Usando la formula ormai collaudata della bella e la bestia, la Universal ha creato il suo ultimo mostro diventato un classico, dimostrando che le alghe possono essere raccapriccianti quanto le ragnatele. ===Frasi promozionali=== *Il ritrovamento, dopo milioni di anni, di un essere primitivo che si credeva estinto sulla Terra!<ref>[https://littlenemo.it/wp-content/uploads/2020/09/20.-Mostro-laguna-484x1024.jpg Sulla locandina in lingua italiana], ''littlenemo.it''.</ref> *Secoli di passione rinchiusi nel suo cuore selvaggio! :''Centuries of passion pent up in his savage heart!''<ref>[https://www.photowall.com/it/creature-from-the-black-lagoon-ii-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''photowall.com''.</ref> *Un mostro artigliato da un'era perduta colpisce dagli abissi proibiti dell'Amazzonia! :''Clawing monster from a lost age strikes from the Amazon's forbidden depths!''<ref>[https://www.cineblog.it/galleria/il-mostro-della-laguna-nera-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''cineblog.it''.</ref> *Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda! :''Terrifying monster of the ages raging with pent-up passions! ... with every man his mortal enemy... and a woman's beauty his prey!''<ref>[https://www.etsy.com/listing/968217162/creature-from-black-lagoon-3-movie?lang_mismatch=1 Sulla locandina in lingua inglese], ''etsy.com''.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror fantascientifici]] jfjxxr73kfb9fzp8ete6cvb3k3mgmxs 1427102 1427096 2026-09-22T09:26:59Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su Il mostro della laguna nera */ 1427102 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano = Il mostro della laguna nera |titoloalfabetico = Mostro della laguna nera, Il |titolooriginale = Creature from the Black Lagoon |immagine = Creature from the Black Lagoon poster.jpg |didascalia=Locandina realizzata da [[Reynold Brown]] |linguaoriginale = inglese |paese = Stati Uniti d'America |anno = 1954 |genere = horror / fantascienza |regista = [[Jack Arnold]] |soggetto = [[Maurice Zimm]] |sceneggiatore = [[Harry Essex]], [[Arthur A. Ross]] |produttore = [[William Alland]] |attori = *[[Richard Carlson]]: David Reed *[[Julie Adams]]: Kay Lawrence *[[Richard Denning]]: Mark Williams *[[Antonio Moreno]]: Carl Maia *[[Nestor Paiva]]: Lucas *[[Whit Bissell]]: dottor Thompson *[[Bernie Gozier]]: Zee *[[Henry A. Escalante]]: Chico |doppiatori italiani = *[[Pino Locchi]]: David Reed *[[Renata Marini]]: Kay Lawrence *[[Nino Pavese]]: Mark Williams *[[Manlio Busoni]]: Carl Maia *[[Luigi Pavese]]: Lucas *[[Gino Baghetti]]: dottor Thompson *[[Vittorio Cramer]]: voce narrante }} '''''Il mostro della laguna nera''''', film statunitense del 1954, regia di [[Jack Arnold]]. {{tagline|Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda!}} ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} ''Nel principio, Dio creò il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota''.<br />Questo è il pianeta Terra appena nato e che andò raffreddandosi via via da una temperatura di seimila gradi a una di poche centinaia in cinque miliardi di anni. Il calore, irradiandosi nell'atmosfera, formò le nubi e la pioggia cadde sulla crosta indurita per secoli e secoli. I mari irrequieti crebbero, ma trovarono dei limiti e furono racchiusi. Ed ecco che nei loro caldi recessi comincia il miracolo della vita. In varietà innumerevoli appaiono esseri viventi che mutano e raggiungono la terra ferma, lasciando una prova del loro passaggio, della loro lotta per l'esistenza, della loro estinzione. Sono queste tracce di vita, ancora visibili dopo quindici milioni di anni, nell'alto corso del Rio delle Amazzoni, che l'uomo tenta affannosamente di decifrare. ('''Voce narrante''') ==Frasi== {{cronologico}} *Secondo il mio parere, lo [[scienziato]] ha non solo bisogno di intuito, ma anche di fede. ('''Kay Lawrence''') *I miei uomini la chiamano la laguna nera. È un paradiso, soltanto dicono che nessuno è mai tornato per descriverlo. ('''Lucas''') *Vi sono molte strane leggende sul [[Rio delle Amazzoni]]. Io con le mie orecchie ho sentito la leggenda dell'uomo pesce. ('''Lucas''') *Ho l'idea che questo mostro rammenti il passato e ogni cosa, e non voglio che ci piombi addosso mentre dormiamo. ('''David Reed''') *{{NDR|Sul [[rotenone]]}} Basta un solo sorso di acqua avvelenata e ''puf'', i pesci paralizzati salgono a galla come se fossero sbronzi. ('''Lucas''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Carl Maia''': Non direi che tu abbia molto l'aspetto di un ittiologo.<br />'''Kay Lawrence''': Secondo il comune punto di vista, avresti dovuto avere una rispettabile barba. *'''Carl Maia''': Ho trovato questo in un sedimento calcare che risale almeno al periodo Devoniano. Spero che voi esperti in paleontologia marina possiate riconoscerlo.<br />'''David Reed''': Non ho mai visto nulla di simile.<br />'''Kay Lawrence''': Osserva la membrana tra le dita, David.<br />'''David Reed''': Già...<br />'''Carl Maia''': Forse ne sapremo di più quando trovo il resto dello scheletro.<br />'''David Reed''': Quanto ci terrei a poter venire con voi!<br />'''Kay Lawrence''': Ci terrei anch'io!<br />'''Carl Maia''': E il vostro principale? Credete che possa interessarlo?<br />'''David Reed''': Williams? Mah, se può averne della pubblicità, ci si butta a capofitto.<br />'''Kay Lawrence''': Beh, devi ammettere che la pubblicità sprona i filantropi, e senza fondi non si fanno ricerche.<br />'''David Reed''': È vero, e se non fosse per Williams che riesce a scovare i quattrini non saremmo qui ora. *'''Mark Williams''': Non potrebbe essere la mano di un uomo dell'era glaciale?<br />'''Dott. Thompson''': Io ritengo più facile che sia appartenuto a un anfibio, Mark, che passava più tempo in acqua che in terra.<br />'''Kay Lawrence''': Allora come spiegate la struttura delle dita? Sono d'animale terrestre. Voi che ne dite, Dottor Matos?<br />'''Dott. Matos''': Di questo si può essere certi: che si trattava di un animale molto forte. *'''David Reed''': Più tempo passa e più si apprezza il valore delle ricerche marine. Per esempio, guardate qui. Questo pesce dipnoi, l'anello di congiunzione tra pesce e anfibio. In quanti migliaia di modi la natura ha cercato di trasferire la vita dal mare sulla terra ferma? Qui ha fallito. Questa specie non è mutata in milioni di anni. Invece qui, qui abbiamo la chiave di un enigma. Un giorno navi spaziali ci porteranno su altri pianeti. Come potrà l'uomo sopravvivere su quei pianeti? La loro atmosfera sarà diversa, la pressione diversa. Con uno studio su queste e altre specie, scopriremo le leggi dell'evoluzione della vita e del suo adattamento all'ambiente. E allora, forse, potremo insegnare agli uomini come adattarsi ai nuovi mondi del futuro.<br />'''Mark Williams''': Bel discorso David, ma io vedo anche il lato pratico. Vi sembrerò più un uomo d'affari che di scienza, ma rammentatevi che occorrono fondi per mantenere un istituto. Una scoperta di reale importanza può esserci anche di grande aiuto finanziario. *'''Kay Lawrence''': E io credevo il Mississippi unico al mondo!<br />'''David Reed''': Non è che un fiumiciattolo in confronto alle Amazzoni. Questo posto è rimasto com'era cento milioni di anni fa durante il periodo Devoniano.<br />'''Kay Lawrence''': Era quasi il principio del mondo.<br />'''David Reed''': Esatto. Anche gli animali sono rimasti immutati dal periodo Devoniano. Il formichiere è gigante e ha la forza di un orso, il millepiedi è lungo trenta centimetri, il ratto poi è grosso come un montone.<br />'''Kay Lawrence''': È quasi incredibile!<br />'''David Reed''': Ah, ma è vero.<br />'''Lucas''': E non dimenticate il pesce siluro. Arriva a tre metri di lunghezza ed è feroce come sono feroci tutti gli esseri della giungla. *'''Lucas''': Non ho mai visto pescare i sassi. A chi servono?<br />'''Carl Maia''': Li uso io. Per me sono preziosi. Li faccio a pezzi ed essi mi parlano. *'''Kay Lawrence''': Qualunque specie di animale sia, se lo lasciate in pace non vi molesterà.<br />'''Mark Williams''': Può darsi, ma se v'ingannate questo fucile correggerà qualsiasi errore.<br />'''David Reed''': Mark, vogliamo prendere fotografie scientifiche, non trofei! Questo essere vivo nel suo ambiente naturale è di gran valore per noi.<br />'''Mark Williams''': E a che scopo fotografarlo se non si può prendere?<br />'''David Reed''': Non è un discorso da scienziato, ma da appassionato di caccia grossa! *'''Mark Williams''': Non saprei come definirlo.<br />'''David Reed''': Sembra incredibile, ma aveva un che di umano.<br />'''Mark Williams''': E di sicuro se è ciò che credo che sia, è la più grande scoperta che in questo campo si sia fatta. *'''Lucas''': Molti anni fa, mi raccontarono una leggenda del fiume. Una vecchia indigena mi disse di un uomo che vive sott'acqua. Ma era un po' stramba. "Scimmia matta" era chiamata da tutti.<br />'''Dott. Thompson''': L'ignoto sembra sempre poco degno di fede, ma come leggende certe cose si accettano e si lasciano correre. Ma come si può credere che esista qualcosa simile a un essere umano che viva sott'acqua?<br />'''Mark Williams''': Beh, ma questo non è una leggenda. Lo vedrete ora voi stessi!<br />'''Kay Lawrence''': C'è il precedente del kamongo, risparmiato alla scienza fino a pochi anni orsono. Era un animale vissuto nel periodo Devoniano.<br />'''Carl Maia''': È interessante notare che il fossile da me trovato è dello stesso periodo.<br />'''Kay Lawrence''': Il kamongo è un pesce che respira l'aria.<br />'''Dott. Thompson''': E questo che prova?<br />'''Kay Lawrence''': Nulla, ma è un fatto che il kamongo che ha polmoni esiste ancora e vive qui in Amazzonia, e non è mutato in milioni di anni.<br />'''Dott. Thompson''': Ma questo non prova la possibilità di un uomo pesce.<br />'''Carl Maia''': Se l'evoluzione di quella specie subì un arresto milioni di anni fa, e la specie sopravvive, non lo potrebbe anche un'altra? *'''Mark Williams''': Non ci prenderanno sul serio quando lo racconteremo. Chi può credere a una storia simile? Che si stia qui aspettando che qualche mostro ci appaia? Dobbiamo catturarlo in ogni modo.<br />'''David Reed''': Perché non ci debbono credere?<br />'''Mark Williams''': Perché noi ci occupiamo di cose note, di nozioni man mano accumulate.<br />'''David Reed''': Si è appena iniziato lo studio dell'acqua e dei suoi segreti, e appena sfiorato i misteri degli spazi astrali. Noi non escludiamo l'ipotesi che possa esistere qualche forma di vita su un altro pianeta. Allora perché escludere una forma di vita diversa in un mondo che già ci risulta essere abitato da milioni di creature viventi? *'''Mark Williams''': Pare quasi che abbiate pietà di lui. Eppure avrebbe potuto uccidere anche te, Kay.<br />'''Kay Lawrence''': Ma non l'ha fatto... ==Citazioni su ''Il mostro della laguna nera''== *– A lei non è piaciuto questo film? A me sì. Ma mi è dispiaciuto tanto per il mostro alla fine.<br />– Come dispiaciuto? Cosa voleva? Che la sposasse?!<br />– Faceva paura a guardarlo, però in fondo non era cattivo. Forse cercava solo un po' d'affetto, non so, di sentirsi amato e desiderato, coccolato.<br />– È un punto di vista molto interessante... (''[[Quando la moglie è in vacanza]]'') *Anche nel Mostro della Laguna Nera troviamo alcune caratteristiche presenti nel primo film di Arnold {{NDR|''[[Destinazione... Terra!]]''}}. Il mostro non è una creatura meccanicamente aggressiva da eliminare, perché in nessun film di Arnold esiste l'odio verso il mostro, visto spesso con ammirazione come sublimazione intellettiva e morale dell'uomo (gli alieni) o con pietà e partecipazione quando rappresenta la parte più istintiva e naturale dell'umanità. E semmai interessante notare come, anche in questo caso, la reazione umana viene scatenata quando l'estraneo cerca di impadronirsi della donna (alcuni critici hanno preso da qui lo spunto per discutere la questione della sessualità proibita nei mostri). Inoltre, l'ambientazione è ancora una volta posta ai confini della civiltà, in uno scenario inesplorato e sconosciuto, dove l'uomo giunge armato del suo sapere scientifico ma è costretto a fare i conti con l'ignoto. E, ancora una volta, al tema centrale della diversità e dell'estraneità si affianca quello della VISIONE: visione del mostro da parte degli uomini, ma soprattutto visione degli uomini da parte del mostro. La sequenza più celebre del film riguarda appunto la creatura che osserva la ragazza della spedizione mentre nuota, con un'opposizione tra il buio degli abissi e la luce della superficie dell'acqua che Arnold dice di aver esplicitamente ricercato, ed un clima di magica sospensione determinata ancora una volta dall'uso della donna come apparizione (in ''Destinazione...terra'' era la fidanzata-aliena). ([[Renato Venturelli]]) *Il grosso successo commerciale di ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' convince Arnold a restare nel filone fantascientifico ma, pur restando fedele al procedimento del 3-D, cambia del tutto tema, tentando una variazione sull'argomento dei «mostri». Nasce così quel ''The Creature from the Black Lagoon'' (''Il mostro della Laguna Nera'', 1953) che, insieme a ''[[L'esperimento del dottor K.|L'esperimento del dottor K]]'' di Kurt Neumann e al giapponese ''[[Godzilla (film 1954)|Godzilla]]'' di [[Ishirō Honda|Honda]], può ritenersi uno dei pochi «mostri» moderni che si sia conquistato una fama imperitura al fianco di Dracula, Frankenstein, l'Uomo Lupo, la Mummia e l'Uomo Invisibile. ([[Luigi Cozzi]]) *Il mostro della Laguna Nera l'ho rivisto recentemente, l'avevo visto da piccolo e mi aveva terrorizzato. [[Guillermo del Toro|Guillermo]] continua a sottolineare che il suo mondo viene invaso in maniera violenta, per questo alla fine fai il tifo per lui. E lui l'ha visto da piccolo, a me ci sono voluti 70 anni per rivederlo! [...] E la scena con Julie Adams che nuota nel film... è quasi lasciva! ([[Richard Jenkins]]) *''Il mostro della Laguna Nera'' si rifà a una tradizione iniziata con un film muto intitolato ''Mondo perduto'' tratto dal romanzo di [[Arthur Conan Doyle]], nel quale un gruppo di scienziati parte per uno sperduto altopiano brasiliano popolato da animali preistorici. ([[Vincent Di Fate]]) *L'originalità di Arnold fu di rappresentare il mostro in chiave quasi simpatica, e di accentuare i sottintesi sessuali. (''[[Il Mereghetti]]'') *Molti critici hanno parlato delle implicazioni sessuali di questa scena {{NDR|in cui Julie Adams nuota con il mostro}}. Nel 1954, quando il film arrivò nelle sale, io avevo otto anni. E sicuramente notai le implicazioni sessuali. Ricordo di aver pensato una cosa. Quando Julia Adams si tuffa in acqua e viene inquadrata dal basso, con la luce alle sue spalle che filtra attraverso l'acqua, potrebbe essere completamente nuda. Però avviene a un livello subliminale. Non è così esplicito come molti critici vorrebbero farci credere. Lo spettatore non si deve soffermare sul fatto che si tratta di una sorta di rapporto sessuale tra il mostro e una donna appartenente a una specie completamente diversa. Ma sul fatto che questo sottinteso li unisce e rende palpabile l'affetto del mostro per la donna. Se non ci soffermiamo a pensare alla logica di questa scena e ci lasciamo trasportare dall'azione, restiamo con il fiato sospeso e per la logica non c'è più posto. ([[Vincent Di Fate]]) *Primo di una trilogia molto acclamata, introduce nel pantheon dei "mostri sacri" dell'horror una nuova figura caratterizzata dall'abbinamento di eros e horror mutuato direttamente da ''King Kong'', ma adattato con originalità. (''[[Dizionario dei film horror]]'') *Spavento e horror in giuste dosi con risvolti di simpatia per la creatura e sottintesi erotici. (''[[il Morandini]]'') *Va [...] notato come questo mostro di Arnold non rappresenti rozzamente il Male, come le creature di tanti altri film del genere. Oltre a essere dotato di una precisa personalità, infatti, questo ''Gill Man'' ha dei sentimenti grezzi ed elementari ma non alieni: è un semplice o, meglio, un primitivo, e risulta indubbiamente più simpatico dei vari personaggi maschili della pellicola, tanto che alla fine il pubblico tende a provare pietà, se non addirittura simpatia, per lui, e si augura vivamente che non muoia. ([[Luigi Cozzi]]) ===[[Julie Adams]]=== *A quei tempi la casa di produzione si limitava ad assegnarci i film da girare. Quando mi assegnarono questo film, pensai: "Oh, no". Non avevo mai fatto un film dell'orrore. Ma ero una brava ragazza, e facevo sempre quello che volevano. Poi, una volta iniziate le riprese, si rivelò un'esperienza bellissima. *C'è un che di commovente nel mostro che porta lo spettatore a pensare: "Peccato che sia così brutto, perché c'è una parte di lui che aspira a essere migliore, che aspira a essere umana, che aspira ad amare". È una cosa molto toccante. *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra lei e il mostro}} È come una danza d'amore, lo spettatore percepisce le emozioni del mostro, capisce che si sta innamorando di questa creatura che nuota in superficie. È una vera scena d'amore. *Girammo tutta la prima unità negli esterni della Universal. Le scene subacquee, invece, furono girate in Florida, per la trasparenza dell'acqua. In pratica, le due parti furono girate contemporaneamente. Ma l'impressione, in un certo senso, è di trovarsi davvero in un luogo misterioso e remoto. *Il colore del mostro originale era un verde muschio. Era un colore tenue, che creava giochi di luci e ombre ed era molto realistico, tanto che il mostro sembrava di carne e ossa. Le riproduzioni hanno quasi sempre colori troppo brillanti. Il verde è troppo vivace e a volte le labbra sono rosse. Rispetto all'originale, sono troppo sgargianti. *{{NDR|Sul costume da bagno usato nel film}} Volevano che fosse unico. Non uno come tanti altri. Era abbastanza audace per quei tempi perché era un po' sgambato. Ora non fa più effetto, naturalmente. Ma aveva un suo stile. Non era facile indossarlo ogni giorno senza che il trucco del corpo sporcasse il tessuto bianco. Ne fecero tre o quattro esemplari. ===[[Jack Arnold]]=== *Io ho fatto di tutto per mettere in quelle scene subacquee un po' di mistero e di romanticismo, oltre a un certo senso di angoscia e di terrore. Ritengo che nel primo film della serie siamo riusciti perfettamente a fare a quelle sequenze una strana atmosfera, un «tono» insolito. Le altre scene, quelle con la ragazza che nuota sulla superficie e con il mostro che la spia dal basso, giocano invece sulla paura diffusa tra la gente, che ci può essere sempre qualcosa di orrendo nascosto sul fondo d'ogni mare o fiume. È una sensazione che avrà provato anche lei, quando magari sta nuotando e all'improvviso sente qualcosa che le sfiora la caviglia... *Quel ragazzo {{NDR|[[Ricou Browning]]}} era un nuotatore subacqueo così abile che l'unica cosa che dovevamo fare era di tenergli sempre a disposizione un respiratore fuori scena, e quando lui riteneva di avere bisogno di prendere nuovamente ossigeno si limitava a risalire in superficie, inspirava a pieni polmoni e tornava giù di colpo a fare la scena, in un attimo. In questa apnea riusciva a restare sott'acqua quasi all'infinito. Noi non avevamo potuto inserire delle bombole sotto il «costume» da mostro perché altrimenti si sarebbero viste le bollicine. Ma questo ragazzo ci risolse tutti i problemi. Era sensazionale. *Volevo far nascere un certo sentimento di pietà nei confronti del Mostro... o la mia «bella bestiaccia», come lo chiamavo io... perché a me quel mostro era simpatico. ===[[Ricou Browning]]=== {{cronologico}} [[File:Director Jack Arnold.jpg|thumb|Ricou Browning con Jack Arnold durante le riprese]] *Qualcuno fece presente alla Universal o al produttore, che mi sembra si chiamasse [[William Alland]], che Wakulla Springs sarebbe stato il luogo ideale per girare il film. Era un luogo dall'aspetto molto sinistro, soprattutto perché Ed Ball, il proprietario, l'aveva tenuto isolato per anni ed era ancora del tutto incontaminato. Quando [[Jack Arnold]] e Scotty Welbourne, l'operatore di macchina, arrivarono all'aeroporto, andai a prenderli e li portai sul luogo. Furono contenti di ciò che videro. Scotty prese la macchina subacquea e mi chiese di nuotare davanti a lui, in modo da farsi un'idea delle dimensioni dei tronchi, delle persone e dei pesci. Dissi: "Certo". Un paio di settimane dopo ricevetti una telefonata da Jack Arnold, che mi disse: "Ci piace come nuoti. Ti va di fare il mostro della Laguna nera?" E io risposi: "Non so cosa sia, ma va bene". *Mi facevano indossare una calzamaglia che ricopriva tutto il corpo, poi la cospargevano di colla e infine vi applicavano dei pezzi di gommapiuma sagomata, per mettere in evidenza la struttura della pelle del mostro. A volte la colla filtrava attraverso la calzamaglia e mi provocava delle bruciature. Ho ancora una cicatrice. *All'inizio avevano pensato di fare una maschera da mettere sul viso. Ma quando la indossai, ci accorgemmo che sporgeva troppo. Allora pensammo di ricorrere a un paio d'occhialini da nuotatore. Ma poi abbandonammo l'idea perché avendo gli occhialini sotto la maschera, se entrava dell'acqua, non c'era modo di farla uscire. Allora decisi di non mettere niente e girai a occhio nudo, per così dire. *Ricevo cinque o sei lettere al mese. Come minimo. A volte anche di più. La gente mi manda fotografie da firmare. Mi fanno un sacco di complimenti sul film. Dicono che ne vanno matti, che li ha fatti spaventare a morte pur non essendo come i film dell'orrore dei nostri giorni, e che lascia spazio all'immaginazione. *Non riuscivo a nuotare bene. Mi sentivo goffo. Ma appena sono arrivato sul set e Jack Arnold ha detto "Azione" tutto è cambiato. Mi sono dimenticato di averlo addosso. Anche se per respirare, visto che la bocca della creatura era lontana dalla mia, usavo un tubo che trattenevo tra le labbra. Ci eravamo accordati con il regista che, se avessi avuto dei problemi, l'avrei avvertito riemergendo subito. Invece andò tutto bene. Ero diventato il mostro. ===[[Bob Burns III]]=== *C'erano diversi scultori, nove, se non sbaglio. Chi si occupava del torace, chi delle braccia. Uno scultore solo non ce l'avrebbe mai fatta. *Il costume per le scene subacquee era diverso {{NDR|da quello indossato da [[Ben Chapman]]}} perché [[Ricou Browning]] era più minuto. Quindi fu costruito in scala ridotta. Ogni singola parte fu realizzata in scala ridotta. [...] Non si vedono mai insieme, quindi non si nota {{NDR|la differenza}}. Anche le teste sono leggermente diverse. Quando Chris iniziò a scolpire, dovette tener conto che gli attori erano diversi. La testa di Ben era più rotonda, mentre quella di Ricou era più ovale, e quindi non fu facile ottenere lo stesso risultato finale. Ma non vedendole insieme, non si notava nessuna differenza. *L'aspetto {{NDR|del mostro}} fu ideato da [[Milicent Patrick]]. Lavorava per la Universal e aveva creato modelli per molti film. Alla fine si presentò con questa creatura. Era la creatura dei suoi sogni. La adorava. Era identica ai disegni. *La testa {{NDR|del mostro}} è di gommapiuma, quindi avevano libertà di movimento. C'era anche una testa speciale che permetteva alle branchie di flettersi. [...] C'erano dei tubicini pieni di aria compressa che gonfiavano delle camere d'aria, ma quella testa fu usata solo per una scena. *Non sapevo che cosa fosse. Come mostro era ben fatto, ma non avevo idea di cosa avrei visto. Veniva voglia di non uscire dal cinema. Io lo vidi quattro volte di seguito. ===[[Ben Chapman]]=== *Avevo molto rispetto per [[Jack Arnold|Jack]]. Diventammo grandi amici. Ma era un regista tosto, uno che non si perdeva in sciocchezze. Quando ottenni la parte, andai da Jack e gli chiesi: "Come vuoi che la interpreti?" E lui rispose: "Non farlo sembrare un personaggio da cartoni animati". E aggiunse: "Non devi camminare. Devi scivolare. Ricorda, è un pesce che viene dall'acqua. Quindi devi scivolare". Un giorno arrivai allo studio e mi disse: "Ben, ho risolto i tuoi problemi". Sotto gli stivali che indossavo applicarono dei pesi appiattiti da 5 kg. *Era un tipo davvero simpatico. Gli intrusi erano gli esseri umani. Erano andati a casa sua. È come se stasera, tornando a casa, trovassi della gente che fa festa nel tuo soggiorno. Come ti sentiresti? *Il costume del mostro della Laguna Nera era una calzamaglia unica, su cui venivano applicate le singole parti scolpite separatamente. Dovevo stare attento al peso. Non potevo né ingrassare né dimagrire. Ci volevano due o tre ore per metterla e toglierla, perché doveva essere perfettamente aderente. *La testa fu realizzata da Chris Mueller, un eccellente scultore. Ma per me il merito va alla persona che ha messo insieme il mostro, dalle fasi iniziali al momento delle riprese: Jack Kevan. Jack Kevan non ha mai ricevuto i riconoscimenti che si meritava, perché fu messo in ombra da [[Bud Westmore]]. *Per quella parte serviva una persona alta un metro e 95. Anzi, secondo la Universal doveva essere alto un metro e 95 e pesare 135 chili, ma io non pesavo 135 chili. Però, una volta indossato il costume, la testa e gli stivali, raggiungevo i due metri d'altezza. Alla fine ero molto imponente. *Ringrazio tutti i fan per aver tenuto vivo l'uomo pesce per tutti questi anni. Senza di voi, sarebbe stato dimenticato da tantissimo tempo. ===[[Guillermo del Toro]]=== *Conosco il Gill-man di ''Il mostro della laguna nera'' meglio di mio zio. È un modello da seguire? Magari sono fuori di testa, ma sono così. Ho vissuto con la famiglia che mi sono costruito. I mostri mi hanno salvato la vita così tante volte che sono loro grato. Sono stato cresciuto da strane creature, e le amo. *La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto ''Il mostro della laguna nera'' con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. [...] Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile. *Sono arrivato alla conclusione negli ultimi dieci anni che non sono un fan de ''Il mostro della laguna'', ma sono un chierico, sono un evangelista. Sento davvero un legame con questa creatura. Non sono il tipo di fan che tiene le figurine nella scatola. C'è qualcosa di complesso nella sua immagine che lo rende molto intimo per me. Avevo sei anni quando ho visto Julie Adams che nuotava con la creatura sotto di lei e mi sono sentito travolto dall'arte, ho sentito letteralmente la sindrome di Stendhal. Ero un bambino e sono stato travolto da delle emozioni che non conoscevo. Sapevo cosa era l'amore, l'amore in senso romantico, e credevo che il film sarebbe finito con loro che stavano insieme e così non è stato. Il film quindi per me è diventato un film che parla di un'invasione. Questa creatura stava nuotando nel suo habitat, nel suo fiume e quest'uomo arriva e la cattura! Una cosa così ingiusta. Quel mostro è stato con me per anni, da bambino poi ho continuato a disegnarlo tutti i giorni. Lui e il fantasma dell’Opera, li disegnavo sempre. Poi è diventata quasi un'immagine da balletto sincronizzato, come un musical che è rimasto nella mia testa, e me la sono portata dietro tutta la vita, fino a quando nel 2012 ho iniziato a scrivere la sceneggiatura di ''[[La forma dell'acqua - The Shape of Water|La forma dell'acqua]]''. ===[[David Schow]]=== *A parte il fascino esercitato dal mostro in quanto tale, l'altro aspetto che meglio lo identifica è contenuto nella frase che [[Billy Wilder]] fece pronunciare a [[Marilyn Monroe]] in ''[[Quando la moglie è in vacanza]]'', e cioè: "Aveva un aspetto spaventoso ma in realtà non era così cattivo. Forse aveva solo bisogno di un po' d'affetto, di sentirsi amato, desiderato e indispensabile". *{{NDR|Sulla scena del nuoto tra il mostro e Julie Adams}} Anni fa un tizio di nome John Baxter la definì, in ''Science Fiction in the Cinema'', "una rappresentazione stilizzata di un rapporto sessuale". E aveva assolutamente ragione. Lo stesso [[Jack Arnold]] mi disse che aveva ragione. *''Il mostro della Laguna Nera'' segnò l'inizio di una nuove era in fatto di mostri. Senza il mostro della Laguna Nera non esisterebbero nemmeno ''[[Alien]]'' o ''[[Predator]]''. Ogni mostro creato dopo di lui gli è per qualche verso debitore. *Ho un interesse speciale per [[Milicent Patrick]] perché il tempo l'ha resa praticamente invisibile. I disegni per la realizzazione del mostro furono soprattutto opera sua. Quando il film uscì nelle sale, partecipò alla campagna pubblicitaria perché era molto fotogenica, era un buon soggetto per le interviste e aveva un enorme talento. Ho l'impressione che il suo contributo sia stato sminuito da [[Bud Westmore]]. ===[[David J. Skal]]=== {{cronologico}} *Per chi è cresciuto negli anni '50 esisteva un solo mostro Universal: il mostro della Laguna Nera. ''[[Dracula (film 1931 Browning)|Dracula]]'', ''[[Frankenstein (film 1931)|Frankenstein]]'' e gli altri non erano ancora approdati in TV e il film ''Il mostro'' si poteva vedere solo al cinema. Uscì in 3-D, una trovata escogitata da Hollywood negli anni '50 per poter competere con la televisione. Ma anche senza il 3-D, il film ebbe un successo strepitoso. Nel suo genere, è diventato un classico. *Le leggende sui [[Mostro marino|mostri marini]] risalgono agli albori della civiltà. Storie spaventose di serpenti marini dalle sembianze umane, sirene e tritoni appartengono a ogni tradizione, forse perché ci ricordano i nostri antichi legami con gli abissi. Sia che si tratti di paludi, lagune o del mare aperto, gli ambienti acquatici sono sempre stati perfetti per le storie di paura, da quelle delle riviste ai grandi successi di Hollywood. Ma quasi un quarto di secolo prima dell'uscita di ''[[Lo squalo (film)|Lo squalo]]'', la Universal aveva già dato al mondo un altro motivo per stare lontano dall'acqua. *Il produttore [[William Alland]] integrò l'idea di ''Mondo perduto'' con una presunta storia vera che aveva sentito a una cena su una creatura mezza uomo e mezza pesce che viveva nel Rio delle Amazzoni. Dopo alcuni trattamenti preliminari, Arthur Ross e Harry Essex scrissero la sceneggiatura intitolata ''Laguna Nera'', che rimase il titolo del film per tutta la lavorazione. *Quando ''Il mostro della Laguna Nera'' arrivò nelle sale nel 1954, anche i più accaniti fan dei mostri classici furono impressionati. *Spesso [[Jack Arnold]] inseriva nei suoi film velate allusioni di natura sociale e ''Il mostro'' presenta interessanti tracce di un ambientalismo ai suoi esordi. *Il mostro è stato amato, grazie a mezzo secolo di marketing aggressivo. È stato amato, coccolato e collezionato da generazioni di ammiratori. Questo mostro deve aver fatto più apparizioni fuori scena di qualsiasi altro mostro Universal. Tra gli oggetti collezionati: riviste e kit per modellismo, pupazzetti, giochi a molla, distributori di caramelle, orologi da polso e persino un flipper. Non esiste prodotto che in un modo o nell'altro non abbia sfruttato il mostro della Laguna Nera, l'anfibio più amato d'America. *Usando la formula ormai collaudata della bella e la bestia, la Universal ha creato il suo ultimo mostro diventato un classico, dimostrando che le alghe possono essere raccapriccianti quanto le ragnatele. ===Frasi promozionali=== *Il ritrovamento, dopo milioni di anni, di un essere primitivo che si credeva estinto sulla Terra!<ref>[https://littlenemo.it/wp-content/uploads/2020/09/20.-Mostro-laguna-484x1024.jpg Sulla locandina in lingua italiana], ''littlenemo.it''.</ref> *Secoli di passione rinchiusi nel suo cuore selvaggio! :''Centuries of passion pent up in his savage heart!''<ref>[https://www.photowall.com/it/creature-from-the-black-lagoon-ii-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''photowall.com''.</ref> *Un mostro artigliato da un'era perduta colpisce dagli abissi proibiti dell'Amazzonia! :''Clawing monster from a lost age strikes from the Amazon's forbidden depths!''<ref>[https://www.cineblog.it/galleria/il-mostro-della-laguna-nera-poster Sulla locandina in lingua inglese], ''cineblog.it''.</ref> *Un terrificante mostro antico infuriato dalle passioni represse! ... con ogni uomo il suo nemico mortale... e la bellezza di una donna la sua preda! :''Terrifying monster of the ages raging with pent-up passions! ... with every man his mortal enemy... and a woman's beauty his prey!''<ref>[https://www.etsy.com/listing/968217162/creature-from-black-lagoon-3-movie?lang_mismatch=1 Sulla locandina in lingua inglese], ''etsy.com''.</ref> ==Note== <references/> ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film horror fantascientifici]] j3v1bmm83xh0wvhkvkiqrvxbdrgbflu Il cavaliere della valle solitaria 0 219438 1427068 1424717 2026-09-21T15:08:55Z ~2026-50934-13 108455 1427068 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Il cavaliere della valle solitaria |titolo alfabetico = Cavaliere della valle solitaria |immagine = Alan Ladd in Shane.jpg |didascalia = [[Alan Ladd]] in una scena del film |genere = western |regista = [[George Stevens]] |soggetto = [[Jack Schaefer]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[A. B. Guthrie Jr.]] |produttore = George Stevens |attori = *[[Alan Ladd]]: Shane *[[Jean Arthur]]: Marian Starrett *[[Van Heflin]]: Joe Starrett *[[Brandon De Wilde]]: Joey Starrett *[[Jack Palance]]: Jack Wilson *[[Edith Evanson]]: signora Shipstead *[[Ben Johnson (attore)|Ben Johnson]]: Chris Calloway *[[Edgar Buchanan]]: Fred Lewis *[[Emile Meyer]]: Rufus Ryker *[[Elisha Cook Jr.]]: Frank Torrey *[[Douglas Spencer]]: Axel "Swede" Shipstead *[[John Dierkes]]: Morgan Ryker *[[Paul McVey]]: Sam Grafton *[[Leonard Strong]]: Ernie Wright *[[Helen Brown]]: Martha Lewis |doppiatori italiani = *[[Augusto Marcacci]]: Shane *[[Rina Morelli]]: Marian Starrett *[[Emilio Cigoli]]: Joe Starrett *[[Loredana Randisi]]: Joey Starrett *[[Stefano Sibaldi]]: Jack Wilson *[[Carlo Romano]]: Chris Calloway *[[Mario Besesti]]: Fred Lewis *[[Olinto Cristina]]: Rufus Ryker *[[Gianfranco Bellini]]: Frank "Stonewall" Torrey *[[Lauro Gazzolo]]: Axel "Swede" Shipstead *[[Cesare Polacco]]: Morgan Ryker *[[Giorgio Capecchi]]: Sam Grafton *[[Bruno Persa]]: Ernie Wright *[[Giovanna Scotto]]: Martha Lewis |note= *Vincitore di un '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premio Oscar]]''' (1954): **Migliore fotografia ([[Loyal Griggs]]) }} '''''Il cavaliere della valle solitaria''''', film statunitense del 1953 con [[Alan Ladd]] e [[Jean Arthur]], regia di [[George Stevens]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Nella vita si riesce a tutto se non si risparmia sudore e muscoli. ('''Joe''') *Nella vita la sola cosa che un marito è sicuro di fare è di aspettare la moglie. [...] Qualche volta si è ricompensati. Shane, scegliti una moglie che valga la pena di aspettare. ('''Joe''') *La [[pistola]] è un arnese né peggiore né migliore di tutti gli altri: l'ascia, la zappa, la vanga. Che ne esca del bene o del male dipende da chi la usa. ('''Shane''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Joe''': E voi avete scelto qualche posto?<br>'''Shane''': Uno vale l'altro. Non mi fermo in nessun posto.<br>'''Joe''': Io so che riusciranno a mandarmi via di qui soltanto quando sarò fra quattro assi. *'''Shane''': Andrò molto lontano.<br>'''Joey''': Perché, Shane?<br>'''Shane''': Un uomo ha la sua via tracciata: non può cambiarla. Non avrei dovuto dimenticarlo.<br>'''Joey''': Voglio che tu resti, Shane.<br>'''Shane''': Si infrange la legge quando si uccide, e non c'è rimedio: a torto o a ragione, rimane sempre un marchio che non si cancella più. Ora torna presto dalla mamma, e dille da parte mia che non tema più niente: la tranquillità è tornata nella vallata.<br>'''Joey''': Shane, sei ferito. Sanguini.<br>'''Shane''': Non è niente, Joe. Ora va', tranquillizza il babbo e la mamma e cerca di diventare forte e leale. Joe, cerca di essere come loro. ==Citazioni su ''Il cavaliere della valle solitaria''== *Bellissimo western di [[George Stevens]], tra i migliori di sempre per la perfetta fusione tra avventura e romanticismo, che racconta con grande finezza psicologica ma senza dimenticare lo spettacolo le identiche cose dette più rozzamente da mille altri. Il misurato [[Alan Ladd]], attore non eccelso, né per talento né per statura, è per una volta straordinariamente bravo. ([[Massimo Bertarelli]]) *Un grande mito del cinema, manifesto dell'eroe purissimo che agisce spinto solo dalla sua passione interna, per giustizia e senza compensi. Proprio come i cavalieri medievali che cercavano il sacro Graal (interpretazione della critica francese). Costruzione di grande realismo – i contadini, i rumori di fondo, i lavori – con una regia che ha ispirato successivamente i grandi western che hanno, per qualche tempo, ridato vita al genere. Tratto da un romanzo, mediocre, di [[Jack Schaefer]] e sceneggiato benissimo da [[A. B. Guthrie Jr.|A. B. Guthrie]], anche il ''Cavaliere'' si vale di una straordinaria colonna sonora di [[Victor Young]], che ha composto arie ispirandosi alla musica tradizionale americana. Indimenticabile l'interpretazione di [[Alan Ladd]], quarantenne, capace di espressioni sottotono, dolci, pazienti, persino intellettuali, ma anche violentissime, e divenuto il massimo "identificatore" delle giovani generazioni di allora, e massimo eroe del West e probabilmente di tutto il cinema. Dunque, tutti questi valori, combinati con la poesia registica di [[George Stevens|Stevens]] e coi suggerimenti morali della storia, fanno de ''Il Cavaliere della valle solitaria'' la più alta espressione di tutto il cinema. (''[[il Farinotti]]'') *Questo è un film molto famoso, Laura. È di quasi cento anni fa. (''[[Logan - The Wolverine]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film western]] 24d0vnslks613fatbaijsquysnq8wph 1427076 1427068 2026-09-21T16:37:55Z Udiki 86035 Annullata la modifica di [[Special:Contributions/~2026-50934-13|~2026-50934-13]] ([[User talk:~2026-50934-13|discussione]]), riportata alla versione precedente di [[User:~2026-35655-21|~2026-35655-21]] 1424717 wikitext text/x-wiki {{Film |titolo italiano = Il cavaliere della valle solitaria |titolo alfabetico = Cavaliere della valle solitaria |immagine = Alan Ladd in Shane.jpg |didascalia = [[Alan Ladd]] in una scena del film |genere = western |regista = [[George Stevens]] |soggetto = [[Jack Schaefer]] ''(romanzo)'' |sceneggiatore = [[A. B. Guthrie Jr.]] |produttore = George Stevens |attori = *[[Alan Ladd]]: Shane *[[Jean Arthur]]: Marian Starrett *[[Van Heflin]]: Joe Starrett *[[Brandon De Wilde]]: Joey Starrett *[[Jack Palance]]: Jack Wilson *[[Edith Evanson]]: signora Shipstead *[[Ben Johnson (attore)|Ben Johnson]]: Chris Calloway *[[Edgar Buchanan]]: Fred Lewis *[[Emile Meyer]]: Rufus Ryker *[[Elisha Cook Jr.]]: Frank Torrey *[[Douglas Spencer]]: Axel "Swede" Shipstead *[[John Dierkes]]: Morgan Ryker *[[Paul McVey]]: Sam Grafton *[[Leonard Strong]]: Ernie Wright *[[Helen Brown]]: Martha Lewis |doppiatori italiani = *[[Augusto Marcacci]]: Shane *[[Rina Morelli]]: Marian Starrett *[[Emilio Cigoli]]: Joe Starrett *[[Loredana Randisi]]: Joey Starrett *[[Stefano Sibaldi]]: Jack Wilson *[[Carlo Romano]]: Chris Calloway *[[Mario Besesti]]: Fred Lewis *[[Olinto Cristina]]: Rufus Ryker *[[Gianfranco Bellini]]: Frank "Stonewall" Torrey *[[Lauro Gazzolo]]: Axel "Swede" Shipstead *[[Cesare Polacco]]: Morgan Ryker *[[Giorgio Capecchi]]: Sam Grafton *[[Bruno Persa]]: Ernie Wright *[[Giovanna Scotto]]: Martha Lewis |note= *Vincitore di un '''[[:Categoria:Film premi Oscar|premio Oscar]]''' (1954): **Migliore fotografia ([[Loyal Griggs]]) }} '''''Il cavaliere della valle solitaria''''', film statunitense del 1953 con [[Alan Ladd]] e [[Jean Arthur]], regia di [[George Stevens]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Nella vita si riesce a tutto se non si risparmia sudore e muscoli. ('''Joe''') *Nella vita la sola cosa che un marito è sicuro di fare è di aspettare la moglie. [...] Qualche volta si è ricompensati. Shane, scegliti una moglie che valga la pena di aspettare. ('''Joe''') *La [[pistola]] è un arnese né peggiore né migliore di tutti gli altri: l'ascia, la zappa, la vanga. Che ne esca del bene o del male dipende da chi la usa. ('''Shane''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Joe''': E voi avete scelto qualche posto?<br>'''Shane''': Uno vale l'altro. Non mi fermo in nessun posto.<br>'''Joe''': Io so che riusciranno a mandarmi via di qui soltanto quando sarò fra quattro assi. *'''Shane''': Andrò molto lontano.<br>'''Joey''': Perché, Shane?<br>'''Shane''': Un uomo ha la sua via tracciata: non può cambiarla. Non avrei dovuto dimenticarlo.<br>'''Joey''': Voglio che tu resti, Shane.<br>'''Shane''': Si infrange la legge quando si uccide, e non c'è rimedio: a torto o a ragione, rimane sempre un marchio che non si cancella più. Ora torna presto dalla mamma, e dille da parte mia che non tema più niente: la tranquillità è tornata nella vallata.<br>'''Joey''': Shane, sei ferito. Sanguini.<br>'''Shane''': Non è niente, Joe. Ora va', tranquillizza il babbo e la mamma e cerca di diventare forte e leale. Joe, cerca di essere come loro. ==Citazioni su ''Il cavaliere della valle solitaria''== *Bellissimo western di [[George Stevens]], tra i migliori di sempre per la perfetta fusione tra avventura e romanticismo, che racconta con grande finezza psicologica ma senza dimenticare lo spettacolo le identiche cose dette più rozzamente da mille altri. Il misurato [[Alan Ladd]], attore non eccelso, né per talento né per statura, è per una volta straordinariamente bravo. ([[Massimo Bertarelli]]) *Un grande mito del cinema, manifesto dell'eroe purissimo che agisce spinto solo dalla sua passione interna, per giustizia e senza compensi. Proprio come i cavalieri medievali che cercavano il sacro Graal (interpretazione della critica francese). Costruzione di grande realismo – i contadini, i rumori di fondo, i lavori – con una regia che ha ispirato successivamente i grandi western che hanno, per qualche tempo, ridato vita al genere. Tratto da un romanzo, mediocre, di [[Jack Schaefer]] e sceneggiato benissimo da [[A. B. Guthrie Jr.|A. B. Guthrie]], anche il ''Cavaliere'' si vale di una straordinaria colonna sonora di [[Victor Young]], che ha composto arie ispirandosi alla musica tradizionale americana. Indimenticabile l'interpretazione di [[Alan Ladd]], quarantenne, capace di espressioni sottotono, dolci, pazienti, persino intellettuali, ma anche violentissime, e divenuto il massimo "identificatore" delle giovani generazioni di allora, e massimo eroe del West e probabilmente di tutto il cinema. Dunque, tutti questi valori, combinati con la poesia registica di [[George Stevens|Stevens]] e coi suggerimenti morali della storia, fanno de ''Il Cavaliere della valle solitaria'' la più alta espressione di tutto il cinema. (''[[il Farinotti]]'') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film premi Oscar]] [[Categoria:Film western]] 8sho2fpbjfjr1gp0o5dvjuz73vxvewy Cecilia Gasdia 0 221260 1427073 1391177 2026-09-21T15:44:08Z Danyele 19198 +voci correlate 1427073 wikitext text/x-wiki [[File:Cecilia Gasdia in Anna Bolena 1982.jpg|thumb|Cecilia Gasdia nel 1982]] '''Cecilia Gasdia''' (1960 – vivente), soprano italiano. ==Citazioni di Cecilia Gasdia== {{cronologico}} *{{NDR|Su [[Franco Zeffirelli]]}} L'ultimo uomo del Rinascimento italiano.<ref name="Milanese">Dall'intervista di Jimmy Milanese, ''[https://www.altoadige.it/cultura-e-spettacoli/e-pensare-che-volevo-pilotare-i-jet-militari-1.2074824 «E pensare che volevo pilotare i jet militari»]'', ''altoadige.it'', 21 luglio 2019.</ref> *In [[Arena di Verona|Arena]] si canta verso le ali, non contro il pubblico, impari presto.<ref name="Milanese"/> *[[Maria Callas]] segnò uno spartiacque, un nuovo modo d'interpretare con attenzione massima allo spartito, contrassegnato da quel colore di "basso" incredibile. Una vera e propria artista dotata di grande agilità e tessitura che cantava bene in italiano... per poi parlare in accento veronese!<ref>Da ''[https://www.sipario.it/attualita/dal-mondo/item/16943-intervista-a-cecilia-gasdia-di-carla-cavicchini.html INTERVISTA A CECILIA GASDIA - di Carla Cavicchini]'', ''sipario.it'', 3 settembre 2025.</ref> {{Int|''[https://www.corriere.it/cronache/personaggi-italia/23_luglio_12/cecilia-gasdia-la-lirica-mondo-feroce-anche-io-ho-meritato-fischi-quando-pavarotti-mi-confido-che-stress-consumava-4caab734-20e9-11ee-a8dc-d9488408334d.shtml Cecilia Gasdìa: «La lirica è un mondo feroce, ma ho meritato i fischi. Pavarotti mi confidò che lo stress lo consumava»]''|Intervista di Chiara Maffioletti, ''corriere.it'', 12 luglio 2023.}} *{{NDR|«Quello della [[Opera lirica|lirica]] è un ambiente difficile. [...] Ci sono tifoserie, il dissenso si manifesta con i "buu", i melomani sono ultra esigenti, solo per dirne alcune...»}} È vero, è vero. È un mondo come quello degli sportivi e il cantante lirico è come fosse un atleta olimpionico: serve un addestramento continuo. È un ambiente molto selettivo, per questo dico che il primo requisito per un cantante lirico è la salute. Sa, noi non abbiamo il playback e ogni sera si comincia daccapo. [...] Le ore che precedono gli spettacoli sono terribili. E ogni volta si riparte da zero: è un mestiere che si fa sempre in diretta. *I cantanti più famosi sono di solito i più professionali e umili. Poi ci sono quelli che hanno amuleti e rituali: uno aveva con sé un altare pieno di crocifissi, un altro doveva entrare sul palco sempre con lo stesso piede, un altro ancora si scolava una bottiglia di vino prima di andare in scena. Io non sono scaramantica ma bisogna capirli, i cantanti. Sono legati alla voce: ogni mattina emetti i primi suoni e speri che tutto funzioni. *All'inizio della mia carriera debuttai alla Scala per sostituire [[Montserrat Caballé]]: nessuno voleva farlo, chiesero a me che avevo 21 anni ed ero quindi pazza. [[Renata Tebaldi|Renata]] venne in camerino per farmi l'in bocca al lupo: indossavo un costume che era stato di Maria Callas, originale del 1957. Mi regalò una catenina d'oro con l'effige di santa Cecilia da cui non si era mai separata, come buon augurio per la mia carriera. {{NDR|«Funzionò»}} Alla grande. Se canti alla Scala e non vieni buttato fuori dai fischi si può dire. {{Int|''[https://www.larena.it/territorio-veronese/citta/cecilia-gasdia-intervista-1.12683768 Cecilia Gasdia: «Cantare? Come lavarsi i denti. Con il sindaco fila tutto liscio. Fra i tanti difetti ho l'ottimismo»]''|Intervista di Stefano Lorenzetto, ''larena.it'', 18 maggio 2025.}} *{{NDR|«Canta ancora, qualche volta?»}} Tutte le mattine. È come lavarsi i denti. *[[Carlo Alberto Cappelli|Cappelli]] è stato il mio faro nella notte. Cominciai con lui come comparsa. Un signore meraviglioso, serio, autorevole. Rispettato dalle maestranze, perché era severo e giusto. Un modello. *Sono [[Ottimismo|ottimista]]: non è un pregio. {{Int|''[https://www.corriere.it/cronache/25_agosto_20/cecilia-gasdia-intervista-e5b43bac-84e6-463a-9058-38a1027d1xlk.shtml Cecilia Gasdia: «Pavarotti durante le prove si spazzolava interi tavoli. Fedez? Davvero non so chi sia»]''|Intervista di Roberta Scorranese, ''corriere.it'', 20 agosto 2025.}} *A 16 anni dissi che volevo fare la comparsa all'Arena. Poi mi iscrissi al Conservatorio. [...] non pensavo di fare la cantante lirica, volevo entrare nel coro dell'Arena. {{NDR|«E al concorso per l'ammissione?»}} Intonai un brano de I Capuleti e i Montecchi ma mi stopparono subito. Mi dissi: "Va bene, non sono tagliata". Ma i professori dichiararono: "Lei deve fare la solista, altro che coro". *{{NDR|«L'aria più difficile?»}} È anche la più facile, quella di Violetta. Ma è la più difficile perché la conoscono tutti e se sbagli se ne accorgono. *{{NDR|«Molti cantanti lirici sono scaramantici»}} Qualcuno deve entrare per forza col piede destro, qualcun altro deve muovere la mano sinistra. [...] una volta mi lasciai vestire completamente di viola da Umberto Pizzi. Mi chiese se avevo problemi e io risposi: "Senti, è già così difficile cantare, se ci mettiamo pure queste cose qui non la finiamo più, dai". *{{NDR|Su [[Luciano Pavarotti]]}} Eravamo a Vienna, nella sua camera d'albergo a provare. Entrai e vidi un enorme tavolo pieno di pane, mortadella, prosciutto, formaggio. Dopo un po', mi voltai e sul tavolo non c'era più nulla. Dissi a Renato Bruson: "Ma hai spazzolato tutto tu?". Poi ci voltammo e capimmo: Luciano cantava e mangiava, provava e mangiava. Come facesse, non so davvero. *{{NDR|Su [[Lucio Dalla]]}} Un artista straordinario. Mistico [...]. Non conosceva la musica, diceva che a malapena sapeva individuare le note. Ma ha composto pezzi incredibili [...] ==Citazioni su Cecilia Gasdia== *Fraseggiatrice eccezionale, di quelle capaci d'imprimere a ogni personaggio tratti indimenticabili. ([[Elvio Giudici]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Anastasia Bartoli]] – figlia ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Gasdia, Cecilia}} [[Categoria:Cantanti italiani]] tkjuf93fmn1fxmxhygupijnle6t7u2f Jack Arnold 0 224433 1427084 1426919 2026-09-21T20:05:10Z Skekzilla 17056 /* Citazioni su Jack Arnold */ 1427084 wikitext text/x-wiki [[File:Director Jack Arnold (cropped 2).jpg|thumb|Jack Arnold nel 1954]] '''Jack Arnold''' (1916 – 1992), regista cinematografico statunitense. ==Citazioni di Jack Arnold== {{Int|Da ''A colloquio con Jack Arnold''|Intervista di [[Luigi Cozzi]], in ''Il cinema dei mostri'', Fanucci, 1987, pp. 152-164. ISBN 88-347-0018-X.}} *{{NDR|Su ''[[Destinazione... Terra!]]''}} Tutto è iniziato quando la Universal ha acquistato da [[Ray Bradbury]] un trattamento cinematografico intitolato ''The Meteor'' (La meteora). I dirigenti lo ritennero particolarmente adatto a venire trasformato in un film in 3-D. Allora il 3-D era appena saltato fuori e la Warner aveva da poco distribuito con grande successo ''La maschera di cera'' con Vincent Price, una pellicola messa su di gran fretta al solo scopo di lanciare oggetti verso lo spettatore per sfruttare il procedimento tridimensionale. Ecco perché la Universal decise di fare quel film. Me ne affidarono la regia e la pellicola che ne uscì ottenne un notevole successo. Di conseguenza, da quel momento diventai un regista specializzato in film di fantascienza, almeno secondo la Universal. *Io adoro la [[Fantascienza|science fiction]]. Ne sono sempre stato un fervente appassionato. Già da bambino acquistavo tutte le riviste che si trovavano in edicola. Ne andavo matto. Quando mi hanno proposto di girare ''Destinazione... Terra'' ne sono rimasto deliziato, perché ero ancora un grande appassionato del genere. E più sono riuscito a farne di quei film, più ne sono rimasto contento e felice, anche perché allora nessuno si permetteva di discutere quello che facevo. In quegli anni infatti non c'era nessuno che potesse affermare di essere un esperto di fantascienza cinematografica, così nessuno poteva contraddire o discutere quello che facevo io, poiché ero considerato l'unico autentico specialista, e naturalmente ero ben lieto di ribadirlo ad ogni occasione, anche se sapevo benissimo di non essere l'esperto che gli altri mi credevano. *Ritengo che l'unico modo per fare accettare al pubblico una storia impossibile sia quello di coinvolgerlo direttamente immergendolo in un'atmosfera particolare... creando una specie di suggestione o, come dicono oggi i ragazzi, delle vibrazioni: insomma bisogna impedire allo spettatore di riflettere e di pensare, immergendolo di peso in quello che si sta raccontando. *{{NDR|Su [[Clifford Stine]]}} Abbiamo lavorato insieme con grande soddisfazione reciproca. Certo, nel fare quei film, abbiamo dovuto dare fronte a una quantità di problemi incredibile, folle. Per esempio, in ''[[Radiazioni BX: distruzione uomo|Radiazioni B.X.: Distruzione Uomo]]'', a parte il problema di rimpicciolire a poco a poco il protagonista fino a farlo diventare tanto piccolo da poter lottare alla pari col ragno della sua cantina, abbiamo dovuto risolvere il problema di come fare apparire enormi delle semplici gocce d'acqua, quelle che cadono dal calorifero difettoso. [...] Per risolvere questo problema, abbiamo tentato di tutto. Stavamo girando nel più grande teatro di posa della Universal, e pertanto provammo persino a costruire una specie di piccolo acquedotto che facesse cadere di tanto in tanto delle masse d'acqua sull'attore, solo che, mentre cadeva, l'acqua si spandeva all'intorno e l'effetto finale non era certo quello che ci serviva. Quando tutto sembrava perduto, io mi ricordai che da ragazzo una volta avevo trovato una scatoletta di preservativi e, non sapendo di che cosa si trattasse, li avevo riempiti d'acqua fino a gonfiarli e poi m'ero messo a lanciarli, proprio come se si trattasse di terribili bombe a spruzzo. Li lanciavo dalla finestra addosso alla gente che passava di sotto, e mi ricordo che avevo notato che mentre cadevano sembravano quasi delle gigantesche gocce d'acqua. Così feci subito acquistare dei preservativi dal trovarobe della Universal, ordinai che venissero riempiti d'acqua e incaricai alcuni macchinisti di lanciarli addosso all'attore dall'alto del teatro, mentre noi riprendevamo la scena. Le gigantesche gocce che nel film vedete cadere sull'attore sono infatti dei preservativi rigonfi d'acqua. [...] Ma l'aneddoto più divertente si è verificato alla fine delle riprese, quando l'ufficio contabilità della produzione mi ha convocato per avere una spiegazione su una voce nell'elenco spese di cui loro non riuscivano a capacitarsi. Chiesi di che cosa si trattava, e loro mi risposero che non afferravano il perché di tutti quei soldi spesi per l'acquisto di oltre cento preservativi. Io risposi che dovevano capirci, era stato un film terribilmente duro e difficile, e così avevamo festeggato la conclusione delle riprese con una grande festa... *{{NDR|Su ''[[Radiazioni BX: distruzione uomo]]''}} Sono stato costretto a riprendere prima il ragno sulla sua ragnatela, poi a farlo scendere più e camminare lungo il bordo della finestra, e infine a trafiggerlo con uno spillone, che secondo il copione gli era stato lanciato contro da Grant Williams. Abbiamo dovuto fare un mucchio di tentativi prima di riuscire a girare quella scena. È tremendamente difficile fare il regista quando l'attore è... un ragno. Alla fine siamo riusciti a farli fare quello che volevamo sospingendolo in avanti con dei getti d'aria... *Quando sceglievo il cast dei miei film di fantascienza, ho sempre cercato di prendere degli attori che fossero anche delle persone intelligenti, che avessero una buona dose di immaginazione, di mestiere e di esperienza. In maniera che, se io spiegavo quello che doveva succedere in una data inquadratura nella quale solo in seguito avremmo aggiunto gli effetti speciali, loro fossero in grado di immaginarsela per bene tutta da soli e recitare quindi senza problemi. *A mio parere, se devo essere sincero, lo [[Chroma key|schermo blu]] rivela sempre i suoi limiti e sa di fasullo... se poi non si fa estrema attenzione, intorno agli attori si nota sempre una specie di alonatura verde o azzurrina. È difficilissimo riuscire ad adoperare questo sistema nella maniera giusta. *{{NDR|Su [[Grant Williams (attore)|Grant Williams]]}} Non è mai riuscito a conquistare il pubblico. Il suo tipo non era in voga negli Anni Cinquanta. Grant era biondo e aveva gli occhi azzurri, un po' troppo bello per fare il caratterista, ma al tempo stesso lontanissimo dal genere di eroi che andava allora a Hollywood, il fusto alla Robert Taylor o alla Rock Hudson. Ha recitato in un mucchio di ruoli, senza mai trovare la sua parte. *{{NDR|Su ''[[Radiazioni BX: distruzione uomo]]''}} Era il più difficile da farsi perché nessuno aveva mai realizzato in precedenza una cosa del genere. [...] Quando in ''Radiazioni B.X.: Distruzione Uomo'' una comunissima cantina diventa una specie di inferno popolato da incredibili mostri, io volevo che tutti gli spettatori si rendessero esattamente conto che anche le loro cantine contengono in potenza i medesimi orrori... che anche la cosa più familiare e comune può diventare all'improvviso orrenda e mostruosa se si verificano certe circostanze. [[File:Still from the Creature from the Black Lagoon (15666911261) (cropped).jpg|thumb|Il ''Gill-Man'' de ''[[Il mostro della laguna nera]]'']] *{{NDR|Su ''[[Il mostro della laguna nera]]''}} Io ho fatto di tutto per mettere in quelle scene subacquee un po' di mistero e di romanticismo, oltre a un certo senso di angoscia e di terrore. Ritengo che nel primo film della serie siamo riusciti perfettamente a fare a quelle sequenze una strana atmosfera, un «tono» insolito. Le altre scene, quelle con la ragazza che nuota sulla superficie e con il mostro che la spia dal basso, giocano invece sulla paura diffusa tra la gente, che ci può essere sempre qualcosa di orrendo nascosto sul fondo d'ogni mare o fiume. È una sensazione che avrà provato anche lei, quando magari sta nuotando e all'improvviso sente qualcosa che le sfiora la caviglia... *[...] volevo far nascere un certo sentimento di pietà nei confronti del Mostro... o la mia «bella bestiaccia», come lo chiamavo io... perché a me quel mostro era simpatico. *{{NDR|Su [[Ricou Browning]]}} Quel ragazzo era un nuotatore subacqueo così abile che l'unica cosa che dovevamo fare era di tenergli sempre a disposizione un respiratore fuori scena, e quando lui riteneva di avere bisogno di prendere nuovamente ossigeno si limitava a risalire in superficie, inspirava a pieni polmoni e tornava giù di colpo a fare la scena, in un attimo. In questa apnea riusciva a restare sott'acqua quasi all'infinito. Noi non avevamo potuto inserire delle bombole sotto il «costume» da mostro perché altrimenti si sarebbero viste le bollicine. Ma questo ragazzo ci risolse tutti i problemi. Era sensazionale. *{{NDR|Su ''[[La vendetta del mostro]]''}} Il primo film aveva avuto [...] così tanto successo che la Universal aveva insistito perché realizzassimo a tutti i costi un seguito. Così noi immaginammo una nuova storia in cui l'Uomo Pesce viene catturato ed esposto al pubblico nella vasca di un acquario della Florida. Quando mi recai a scegliere i posti dove girare il film, i proprietari di quell'acquario mi mostrarono un incredibile vasca piena di [[Squalo|squali]], di barracuda, di murene, e perfino un polipo. Tutti quei pesci venivano nutriti da degli uomini che si immergevano nella vasca e gli mettevano letteralmente il cibo in bocca. Io guardai con occhi sbarrati e chiesi subito se era possibile isolare con una rete quei pesci dall'altra parte della vasca, dividendola in pratica in due, per mettere il «mio» mostro nella metà sgombra, e girare lì le scene. Spiegai però che non solo avrei dovuto fare immergere il mostro in quella vasca, ma anche l'attore e l'attrice principale.<br>Precisai che se i miei due protagonisti avessere visto tutti quei pesci pericolosi, si sarebbero assolutamente rifiutai di immergersi, e quindi mi racomandai che la rete fosse ben spessa e nascondesse del tutto gli animali. Mi risposero che avrebbero fatto come volevo io. Ma quando ritornai con la troupe pronto a girare, scoprii che non avevano sistemato nessuna rete. Dov'è la rete? chiesi io. E loro mi risposero che non serviva... che quei pescioni terribili non avrebbero dato nessun fastidio agli attori... perché erano troppo ben nutriti e pasciuti per avere ancora fame. A questo punto mi trovavo nei guai. Come sarei riuscito a convincere gli attori a immergersi là dentro? Ora, in quel film, io avevo un operatore alla macchina completamente matto, del tutto folle. Mi disse che si sarebbe immerso lui e che io avrei dovuto fargli compagnia, in modo da dimostrare agli attori che là sotto non c'era davvero alcun pericolo. Tanto parlò che riuscì a convincermi e così mi infilai un respiratore e mi buttai in acqua. Chiusi gli occhi e pregai. Quando li riaprii, davanti a me c'era proprio uno squalo enorme, con la bocca spalancata, e mi stava guardando fisso. Ed era si e no a un metro di distanza. Non sapevo più cosa fare. Non sapevo se dovevo restarmene assolutamente immobile o se invece dovevo mettermi ad agitarmi come un pazzo... così finii per chiudere di nuovo gli occhi, riprendendo a pregare. Mi sembrò la cosa migliore che potessi fare. Poi quel mostro marino mi si avvicinò e mi si sfregò contro la pelle... era come sentirsi accarezzare dalla carta vetrata. Allora di scatto mi lanciai verso la superficie e, quando riemersi, illeso, vidi i due attori che mi guardavano dal bordo della piscina. Ripresi subito il controllo, abbozzai un grande sorriso e li invitai a raggiungermi... fingendo che non ci fosse nulla di cui avere paura! Ma la cosa più straordinaria è che il terzo giorno di riprese, mentre inizialmente scendevano tutti con notevole riluttanza nella vasca, ci eravamo invece tanto abituati alla compagnia di quegli incredibili pesci che li prendevamo addirittura a pacche sul dorso o sulla pancia per farli scostare mentre giravamo la scena. L'unico animale che procurò dei fastidi fu una tartaruga. Per misteriose ragioni, questa grande tartaruga marina si innamorò del costume del mostro, lo trovò di suo gusto e prese a staccargli le squame a morsi mangiandole. Per riuscire a impedirgli di fare a pezzi quel preziossissimo e indispensabile strumento di scena, siamo stati costretti a tenere sempre sott'acqua un uomo messo lì apposta per tenere lontana la tartaruga dal nostro mostro. *Ecco dove sta la differenza tra i film che abbiamo fatto noi e qulli che sono venuti dopo... come quelli prodotti dall'American International o dai giapponesi. Gli autori di quelle pellicole si sono preoccupati soltanto di sfruttare il momento favorevole del mercato, senza sforzarsi di creare veramente qualcosa. Ma noi avevamo a disposizione dei mezzi che loro non hanno mai avuto. Certo, non avevamo i soldi che davano, per esempio, a un film con Lana Turner, ma si trattava pur sempre dei budget più che notevoli e decisamente superiori a quelli concessi di solito ai film di serie B. *{{NDR|''[[Tarantola (film)|Tarantola]]''}} Spingevamo avanti e indietro su quei set in miniatura il ragno con i getti d'aria finché non riuscivamo ad ottenere l'inquadratura che ci occorreva. Mi spiego: se volevo veder spuntare dalla cima della montagna prima le zampe dell'insetto, poi le mandibole, e quindi il resto, non facevamo altro che spingere il ragno avanti e indietro con i getti d'aria riprendendo in continuazione la scena finché, dopo una decina di tentativi, riuscivo a ottenere l'azione che volevo. Il ragno veniva sempre ripreso con alle spalle un fondale di velluto nero, in maniera che non impressionasse tutta la pellicola, così che poi potevano sovrapporlo senza problemi alle scene girate con gli attori. ==Citazioni su Jack Arnold== *Avevo molto rispetto per Jack. Diventammo grandi amici. Ma era un regista tosto, uno che non si perdeva in sciocchezze. Quando ottenni la parte {{NDR|ne ''Il mostro della laguna nera''}}, andai da Jack e gli chiesi: "Come vuoi che la interpreti?" E lui rispose: "Non farlo sembrare un personaggio da cartoni animati". E aggiunse: "Non devi camminare. Devi scivolare. Ricorda, è un pesce che viene dall'acqua. Quindi devi scivolare". Un giorno arrivai allo studio e mi disse: "Ben, ho risolto i tuoi problemi". Sotto gli stivali che indossavo applicarono dei pesi appiattiti da 5 kg. ([[Ben Chapman]]) *Jack Arnold era molto efficiente e ben organizzato. Un ottimo regista dal punto di vista tecnico. In termini di istruzioni agli attori, dal punto di vista della recitazione e del sostegno morale, era uno di quei registi che dicono: "Stai qui", "Stai lì", "Vieni qui", "Vai lì", ma, dal punto di visto creativo, dovevamo arrangiarci da soli. ([[Lori Nelson]]) *Spesso Jack Arnold inseriva nei suoi film velate allusioni di natura sociale e ''Il mostro'' {{NDR|''della laguna nera''}} presenta interessanti tracce di un ambientalismo ai suoi esordi. ([[David J. Skal]]) ===[[Luigi Cozzi]]=== {{cronologico}} *Clamorosamente, incredibilmente sottovalutato per anni e anni, il regista americano Jack Arnold viene oggi, finalmente riscoperto e riqualificato nella sua giusta luce. Arnold è infatti il più ispirato e geniale regista che il cinema fantastico (cioè di fantascienza e «gotico») abbia avuto nel decennio tra il 1950 e il 1960. *Arnold ha realizzato una serie di film che possono ritenersi ciascuno la «parola definitiva» nei rispettivi generi di appartenenza, da la ''[[Tarantola (film)|Tarantola]]'' (il più geniale «film di mostri») a ''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'' (il più coraggioso film sugli alieni), da ''[[La vendetta del mostro|La vendetta del mostro della Laguna Nera]]'' (il più poetico film dell'orrore) a ''[[Il ruggito del topo]]'' (il più divertente e pungente esempio di fantapolitica). *Il cinema fantascientifico di Arnold è famoso per la sua «atmosfera» e la straordinaria quantità di significati, di risvolti e di simboli che contiene. Con i suoi film Arnold è riuscito a tratteggiare una panoramica completa della condizione umana di fronte all'universo, giostrando in continuazione sull'argomento dal quale è sempre apparso affascinato: la faticosa lotta per la riconquista della propria migliore essenza umana intrapresa dall'uomo comune del nostro tempo. *Soltanto adesso sulla scia della riscoperta e della rivalutazione di quell'incredibile «eta dell'oro» che è stata la fantascienza cinematografica degli Anni Cinquanta, anche l'opera di Arnold è stata finalmente inquadrata nella giusta luce e così oggi sulla figura di questo straordinario regista (che ha avuto persino il coraggio di abbandonare il campo nel momento di massimo successo) fioriscono addirittura intere leggende e i suoi film sono ricordati con delirante entusiasmo degli appassionati. E mai, devo ripeterlo, queste sue opere deludono, anche quando il regista è costretto a muoversi entro i confini e i luoghi comuni dei «generi» di moda durante gli Anni Cinquanta. ===[[Renato Venturelli]]=== {{cronologico}} *Tra gli autori della fantascienza anni '50, che rinnovò la tradizione del cinema fantastico e dell'horror, il nome che si impone con più evidenza è quello di Jack Arnold. Il motivo di questo rilievo non sta tanto nell'aver diretto i capolavori assoluti del decennio [...], quanto nell'aver realizzato un corpus di film compatto per stile e notevole nel suo insieme per quantità e qualità. Gli otto film fantastici realizzati fra il 1953 e il 1959 testimoniano cioè un autore riconoscibile, oltre a scandire tappe fondamentali per la mitologia del cinema fantastico, dalla ''[[Il mostro della laguna nera|Creatura della Laguna Nera]]'' (unico esempio degli anni '50 ad essere entrato nel pantheon dei mostri classici) alla gigantesca tarantola, dalla metafora esistenziale di ''[[Radiazioni BX: distruzione uomo|Radiazioni B/X]]'' agli scenari desertici in cui l'uomo si trova improvvisamente di fronte ai limiti delle proprie conoscenze razionali. *I film di Arnold erano sì B-movies, ma con budget superiori al mezzo milione di dollari, il che permetteva una cura superiore alla media "B" nella loro preparazione e realizzazione. *Fin da ''Destinazione... Terra'', i paesaggi di Arnold si dimostrano fortemente psicologici, con gli scenari desertici e pietrosi che ritroveremo anche in ''[[Tarantola (film)|Tarantola]]'', ''[[I figli dello spazio]]'' e ''[[La meteora infernale]]''. Quasi tutti i suoi film di fantascienza sono ambientati in località ai confini con territori inesplorati, sconosciuti o comunque estranei alla civiltà: e questa posizione di frontiera, ai limiti dell'ignoto, dove la scienza è inutile o addirittura pericolosa e non sussiste più la protezione della civiltà razionale, è un correlativo della posizione psicologica dei protagonisti, improvvisamente costretti ad uscire dalle proprie certezze. E lo stesso conflitto di ''Radiazioni B/X'', dove manca il paesaggio di confine tipico di Amold, ma solo perché questa stessa nozione viene portata all'interno della quotidianità, e la tradizionale contrapposizione casa/grotta di altri suoi film (''[[Destinazione... Terra!|Destinazione... Terra]]'', ''I figli dello spazio'', in parte ''Il mostro della laguna nera'') viene tutta risolta all'interno della casa, con una progressiva emarginazione ed espulsione simbolica del suo protagonista. ==Filmografia== *''[[Destinazione... Terra!]]'' (1953) *''[[Il mostro della laguna nera]]'' (1954) *''[[Cittadino dello spazio]]'' (1955), non accreditato *''[[La meteora infernale]]'' (1957) == Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Arnold, Jack}} [[Categoria:Registi statunitensi]] sn4m1vj372x5i0s1m2dnjs37797kkla Wikiquote:SheSaid 2026 4 226621 1427070 1427023 2026-09-21T15:36:10Z IppolitoN 23099 /* Migliorate */ 1427070 wikitext text/x-wiki [[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]] <div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;"> <br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce! </div> [[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]] La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''. A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia. == Partecipanti== # --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST) # --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST) # -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST) # --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST) # --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST) # --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST) == Voci scritte == === Nuove === {{div col | 3}} # [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}} # [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}} # [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}} # [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}} # [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}} # [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}} # [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}} # [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}} # [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}} # [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}} # [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}} # [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}} # [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}} # [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}} # [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}} # [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura]] {{fatto|Superchilum}} # [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}} {{div col end}} === Migliorate === {{div col}} # [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni # [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni # [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub # [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub # [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione # [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub # [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub # [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione {{div col end}} == Risultati == TBD == Risorse == * [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube * [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women) * [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons) == Edizioni precedenti == * [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]] ==Altri progetti== * [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta] == Dashboard == * [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività == Rassegna stampa == * [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023. * [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023. * [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne. [[Categoria:Campagna SheSaid]] 29icec8oz4i8v1dre8goh7k7ji6r69o 1427080 1427070 2026-09-21T19:10:36Z Udiki 86035 /* Nuove */ 1427080 wikitext text/x-wiki [[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]] <div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;"> <br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce! </div> [[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]] La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''. A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia. == Partecipanti== # --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST) # --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST) # -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST) # --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST) # --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST) # --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST) == Voci scritte == === Nuove === {{div col | 3}} # [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}} # [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}} # [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}} # [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}} # [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}} # [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}} # [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}} # [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}} # [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}} # [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}} # [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}} # [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}} # [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}} # [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}} # [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}} # [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Laura]] {{fatto|Superchilum}} # [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}} # [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}} # [[Cornelia Sale Mocenigo Codemo]] {{fatto|Udiki}} {{div col end}} === Migliorate === {{div col}} # [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni # [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni # [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni # [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub # [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione # [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub # [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub # [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione # [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni # [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub # [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub # [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione {{div col end}} == Risultati == TBD == Risorse == * [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube * [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women) * [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons) == Edizioni precedenti == * [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]] ** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]] ==Altri progetti== * [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta] == Dashboard == * [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività == Rassegna stampa == * [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023. * [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023. * [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne. [[Categoria:Campagna SheSaid]] jj3ouj6sgr8nfro8mrs2muarq5h1rol Anastasia Bartoli 0 226887 1427072 1427020 2026-09-21T15:43:37Z Danyele 19198 fix generale della voce 1427072 wikitext text/x-wiki '''Anastasia Bartoli''' (1991 – vivente), soprano italiana. {{Int|1=''[https://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2026/09/21/news/anastasia_bartoli_cantante_lirica_metallara_paracadutismo_macbeth_giuseppe_verdi_intervista-425596657/?ref=RHLM-BG-P14-S1-T1-fdg10 Anastasia Bartoli: “Canto Verdi ma resto una metallara appassionata di paracadutismo”]''|2=Intervista di Gregorio Moppi, ''repubblica.it'', 21 settembre 2026.|h=2}} * Ho tentato di evitare come la peste il teatro d’opera, trovandomi in casa una mamma come [[Cecilia Gasdia]] che ha dato tutta se stessa a quel mondo. Che però, nonostante tutto, alla fine ha preso anche me; e mamma è diventata la mia maestra. * L’oscurità diffusa sul palcoscenico mi ispira a tirar fuori l’anima nera del personaggio e ad aggrapparmi all’energia diabolica che scaturisce dal legame tossico fra [[William Shakespeare#Macbeth|Macbeth]] e la moglie. Brama di potere e sesso li legano. Anche se lui è senza attributi, un burattino nelle mani di lei. * Mi interessa l’epic metal, il power, l’industrial dei Rammstein, e gruppi come i [[System of a Down]] e i finlandesi Nightwish. Ma non sono una metallara a trecentosessanta gradi: ricerco una qualche melodia, devo poter identificare delle note. Perciò non mi riconosco nel growl, quel caratteristico canto gutturale che, da cantante, nemmeno riesco neppure a capire come venga prodotto. * Il fatto è che, malgrado avessi provato a spegnerla, l’[[Opera lirica|opera]] risuonava dentro di me. Cantare è curativo, mi rende felice. Perciò durante il liceo giravo per locali presentandomi come voce jazz in duo con un amico chitarrista. ==Voci correlate== *[[Cecilia Gasdia]] – madre {{DEFAULTSORT:Bartoli, Anastasia}} [[Categoria:Cantanti italiani]] ohz1733drx0zhjo1bw32uoym431am0z Giuseppe Ortolani 0 226889 1427056 2026-09-21T13:47:51Z Gaux 18878 Giuseppe Ortolani 1427056 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del popolo italiano che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del Rinascimento, volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a Venezia una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''Voci e visioni del Settecento veneziano'', p. 137.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] 23tp23sbsdptlbu2ow116tqdq7zl5ew 1427057 1427056 2026-09-21T13:52:12Z Gaux 18878 riferimenti bibliografici 1427057 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del popolo italiano che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del Rinascimento, volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a Venezia una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''Voci e visioni del Settecento veneziano'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 137.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] sum6ovrgafsfj27o8nwrq3ghukrv8ce 1427058 1427057 2026-09-21T13:53:22Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Ortolani */ Internet Archive 1427058 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del popolo italiano che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del Rinascimento, volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a Venezia una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 137.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] rucsum62d66qhp6p2pkbwe3rq65cahj 1427059 1427058 2026-09-21T13:55:23Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Ortolani */ wlink 1427059 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 137.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] ps2viqhriygg6yqd1ff73sdc771s2mr 1427060 1427059 2026-09-21T14:14:26Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Ortolani */ Francesco Algarotti 1427060 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 137.</ref> *{{NDR|[[Francesco Algarotti]]}} Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 138.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] 22rbwa2l7cprqi8iko7d6zm1zbf9igq 1427062 1427060 2026-09-21T14:22:00Z Gaux 18878 /* Citazioni di Giuseppe Ortolani */ altra sull'Algarotti 1427062 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==Citazioni di Giuseppe Ortolani== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 137.</ref> *{{NDR|[[Francesco Algarotti]]}} Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 138.</ref> *{{NDR|Francesco Algarotti}} Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de'nuovi tempi, egli è un odiatore dei sonettini e delle vuote accademie prima assai del Baretti, e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del Parini, quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano.<ref>Da ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926, p. 139.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] 3tuep4zto8fecu3f1rwjnq8yvsl9pyt 1427063 1427062 2026-09-21T14:25:11Z Gaux 18878 sistemo e tolgo stub 1427063 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==''Voci e visioni del Settecento veneziano''== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia. (p. 137) *{{NDR|[[Francesco Algarotti]]}} Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore. (p. 138) *{{NDR|Francesco Algarotti}} Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de'nuovi tempi, egli è un odiatore dei sonettini e delle vuote accademie prima assai del Baretti, e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del Parini, quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano. (p. 139) ==Bibliografia== *Giuseppe Ortolani, ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] h91obxzq13omez3jd6xf96vo5h5ogv7 1427064 1427063 2026-09-21T14:27:36Z Gaux 18878 /* Voci e visioni del Settecento veneziano */ altri riferimenti bibliografici 1427064 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==''Voci e visioni del Settecento veneziano''== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 137) *{{NDR|[[Francesco Algarotti]]}} Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 138) *{{NDR|Francesco Algarotti}} Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de'nuovi tempi, egli è un odiatore dei sonettini e delle vuote accademie prima assai del Baretti, e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del Parini, quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 139) ==Bibliografia== *Giuseppe Ortolani, ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] rmrimk1ygb0cbutcvazulrthkoke3xb 1427065 1427064 2026-09-21T14:31:50Z Gaux 18878 /* Voci e visioni del Settecento veneziano */ wlink e typo 1427065 wikitext text/x-wiki '''Giuseppe Ortolani''' (1872 – 1958), critico letterario italiano. ==''Voci e visioni del Settecento veneziano''== *Spettacolo commovente è sulla fine del secolo decimosettimo e nella prima metà del decimottavo quello del [[Italia|popolo italiano]] che si accorge di aver perduto nel mondo il primato delle lettere e delle scienze, e a poco a poco, attraverso pericoli e difficoltà d'ogni maniera, tenta di giungere a pari con le orgogliose nazioni d'oltralpi che non gli risparmiano intanto il loro disprezzo. La storia della riscossa intellettuale d'Italia è pure la storia della sua rivendicazione civile. Tutti gli altri popoli poterono acquistare l'indipendenza con la sola forza delle armi: il popolo italiano, che portava il peso glorioso del [[Rinascimento]], volle vincere prima di tutto con la forza dell'intelligenza e della dottrina. Nel racconto di tale lotta spetta a [[Venezia]] una parte onorevolissima, a Venezia la quale ci viene comunemente rappresentata in quel periodo come un bordello folleggiante con misera incoscienza sulla vergogna sua e dell'Italia. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 137) *{{NDR|[[Francesco Algarotti]]}} Gentiluomo perfetto, quale si rivela anche nella sua copiosa corrispondenza, incapace di qualsivoglia volgarità, parlatore facile e dotto, prontissimo di memoria, generoso delle proprie ricchezze, immune da ogni piccola invidia, alieno da ogni pettegolezzo, tutti gli volevano bene; e volentieri gli perdonano i posteri la sua vanità che non era mai superbia, la sua cortigianeria ch'era costume dei tempi, la sua galanteria con le belle signore. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 138) *{{NDR|Francesco Algarotti}} Ebbe ingegno lucido e versatile o enciclopedico: gli mancò l'ingegno creatore. Come lo Zeno, come il Conti, come il Maffei, fu egli dei nobili divulgatori delle scienze e delle arti nel periodo che precorse da vicino il risorgimento letterario e civile d'Italia. Araldo de' nuovi tempi, egli è un odiatore dei [[Sonetto|sonettini]] e delle vuote accademie prima assai del [[Giuseppe Baretti|Baretti]], e vuol guarire l'Italia dal "morbo poetico„ ; e prima del [[Giuseppe Parini|Parini]], quando scrive dei versi, si propone insegnamenti morali e intenti civili, come fece nelle epistole. Lasciò scivolare anche nella lingua, per il lungo soggiorno oltre l'Alpi, qualche voce o forma strana e impura, benché non fosse sciatto, anzi molto limasse le cose sue, ma in quella specie di lontano esilio gli crebbe l'amore della patria; e se dimenticò qualche volta nei suoi peregrinaggi la sua Venezia, fu per sentirsi più italiano. (''Francesco Algarotti e l'epistola al Voltaire'', p. 139) ==Bibliografia== *Giuseppe Ortolani, ''[https://archive.org/details/vocievisionidels00orto/page/n10/mode/1up Voci e visioni del Settecento veneziano]'', Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1926. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ortolani, Giuseppe}} [[Categoria:Critici letterari italiani]] ohn8jxvq4zeullnfmhj2ewz6e784tgq Cornelia Sale Mocenigo Codemo 0 226890 1427079 2026-09-21T19:06:20Z Udiki 86035 Creata pagina con "'''Cornelia Sale Mocenigo Codemo''' (1792 – 1866), poetessa e traduttrice italiana. ==Citazioni di Cornelia Sale Mocenigo Codemo== *E prima di tutto l'[[Odissea]] non è, come l'Iliade, il poema dei dotti. In quella amabili scene, gioje e dolori di vita domestica, descrizioni di giardini, di palagi e di contrade, sagrifizi, banchetti, concioni, amori, giuochi e canti, ufizi domestici, ufizi publici, premi al ben fare, pene al misfare, ad ogni pie' sospinto esempi di o..." 1427079 wikitext text/x-wiki '''Cornelia Sale Mocenigo Codemo''' (1792 – 1866), poetessa e traduttrice italiana. ==Citazioni di Cornelia Sale Mocenigo Codemo== *E prima di tutto l'[[Odissea]] non è, come l'Iliade, il poema dei dotti. In quella amabili scene, gioje e dolori di vita domestica, descrizioni di giardini, di palagi e di contrade, sagrifizi, banchetti, concioni, amori, giuochi e canti, ufizi domestici, ufizi publici, premi al ben fare, pene al misfare, ad ogni pie' sospinto esempi di ospitalità operosa, omai passata in proverbio, e da per tutto la santità del giusto, dell'onesto e del dritto, che in sulla fine trionfa colla disfatta de' violatori. Anche il meno instrutto può trarne quindi e diletto e documento di civile e moral vivere. [...] in esso {{NDR|il poema}} non imprese sublimi, non guerre o litigi fra uomini e dei, come nel suo immortale primogenito fratello; e se talvolta se ne incontrano, sono in via di episodio o siccome per caso, ed il maraviglioso, se pure vi ha parte, egli è solo come elemento indispensabile d'ogni qualunque poesia e letteratura di que' tempi. Rado o non mai epici voli [...]. In quella vece ti si svolge dinanzi agli occhi, come testé accennai, il quadro semplice e puro della vita domestica nelle sue svariate vicende. Quindi per una serie di fatti, la maggior parte possibili, verificabili anche a' dì nostri, e a' quali non manca lo scopo morale, tu se' tratto per mano a conoscere religioni, culti, usanze civili e domestiche, leggi e ceremonie d'una generazione anteriore di otto secoli all'era cristiana. E tutto questo in uno stile semplice, piano, biblico direi, disseminato qua e là di belle sentenze, e quale in somma non isconverrebbesi ad uno degli odierni romanzi. Sì, avrei il coraggio di sostenerlo; l'Odissea è un romanzo degli omerici tempi.<ref>Da ''Parole della traduttrice'', in ''[https://books.google.it/books?id=JrtUAAAAcAAJ&pg=PA0 Volgarizzamento in prosa dell'Odissea di Omero]'', Tipografia Andreola, Treviso, 1848, pp. VIII-IX.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Sale Mocenigo Codemo, Cornelia}} [[Categoria:Poeti italiani]] [[Categoria:Traduttori italiani]] 99mnb40kym1z1a8m1dmvmxxzsr5p7an Lori Nelson 0 226891 1427081 2026-09-21T20:03:16Z Skekzilla 17056 Creata pagina con "[[File:Lori Nelson 1952.jpg|thumb|Lori Nelson nel 1952]] '''Lori Nelson''', pseudonimo di '''Dixie Kay Nelson''' (1933 – 2020), attrice statunitense. {{Int|Da ''Ritorno alla laguna nera''|Universal Studios Home Video, 2000; sottotitolaggio italiano in materiale bonus, ''[[Il mostro della laguna nera]]'', regia di Jack Arnold, 1954, DVD, Universal Studios, 2004.}} *A quel tempo quasi nessuno voleva fare [[Cinema di fantascienza|film di fantascienza]], o film di mostri,..." 1427081 wikitext text/x-wiki [[File:Lori Nelson 1952.jpg|thumb|Lori Nelson nel 1952]] '''Lori Nelson''', pseudonimo di '''Dixie Kay Nelson''' (1933 – 2020), attrice statunitense. {{Int|Da ''Ritorno alla laguna nera''|Universal Studios Home Video, 2000; sottotitolaggio italiano in materiale bonus, ''[[Il mostro della laguna nera]]'', regia di Jack Arnold, 1954, DVD, Universal Studios, 2004.}} *A quel tempo quasi nessuno voleva fare [[Cinema di fantascienza|film di fantascienza]], o film di mostri, o comunque li si voglia chiamare. C'era una specie di tabù, e la gente credeva che un attore fosse meno male se era costretto a girarne uno. Ora, invece, hanno un seguito incredibile. Il genere fantascientifico è molto popolare, molto ricercato. E i film della Universal erano realizzati veramente bene. *{{NDR|Su ''[[La vendetta del mostro]]''}} Probabilmente è uno dei film per cui il pubblico mi ricorda di più. *[[Jack Arnold]] era molto efficiente e ben organizzato. Un ottimo regista dal punto di vista tecnico. In termini di istruzioni agli attori, dal punto di vista della recitazione e del sostegno morale, era uno di quei registi che dicono: "Stai qui", "Stai lì", "Vieni qui", "Vai lì", ma, dal punto di visto creativo, dovevamo arrangiarci da soli. *{{NDR|Su ''La vendetta del mostro''}} Ci assicurarono che ai pesci veniva dato da mangiare ogni ora. Li vedevamo quando sfamavano i pesci, e quindi ci sentivamo abbastanza sicuri. A quei tempi eravamo molto ingenui. Oggi non lo farei più. ==Filmografia== *''[[Là dove scende il fiume]]'' (1952) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Nelson, Lori}} [[Categoria:Attori statunitensi]] f8hv7qgi8368gihjx332yfqtadgw9xn Discussioni utente:Kissmegoodbye22 3 226892 1427103 2026-09-22T10:45:08Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1427103 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 12:45, 22 set 2026 (CEST)}} 7ayj37ykj6ryc695a7djj6073kbqlsh