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Antonio Gramsci
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2026-09-28T16:00:38Z
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/* Quaderni del carcere */ -1 che non sta nei "Quaderni" ma in un articolo dell'Ordine Nuovo e che ora metterò nella sezione generale "Citazioni di": "Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie ecc...". Sistemo altre cose
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[[Immagine:Gramsci.png|thumb|right|Antonio Gramsci]]
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'''Antonio Gramsci''' (1891 – 1937), politico, filosofo e giornalista italiano.
==Citazioni di Antonio Gramsci==
*Anzitutto l'operaio deve negare recisamente qualsiasi solidarietà col giornale borghese. Egli dovrebbe ricordarsi sempre, sempre, sempre, che il giornale borghese (qualunque sia la sua tinta) è uno strumento di lotta mosso da idee e da interessi che sono in contrasto coi suoi. Tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un'idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice. E difatti, dalla prima all'ultima riga, il giornale borghese sente e rivela questa preoccupazione. [...] E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell'ignoranza il pubblico dei lavoratori.<ref>Da ''I giornali e gli operai'', ''Avanti!'', 22 dicembre 1916.</ref>
*[[Karl Marx|Carlo Marx]] è per noi maestro di vita spirituale e morale, non pastore armato di vincastro. È lo stimolatore delle pigrizie mentali, è il risvegliatore delle energie buone che dormicchiano e devono destarsi per la buona battaglia. È un esempio di lavoro intenso e tenace per raggiungere la chiara onestà delle idee, la solida cultura necessaria per non parlare a vuoto, di astrattezze.<ref name=marx>Citato in ''[https://www.resistenze.org/sito/ma/di/cg/mdcgba13-008114.htm Il nostro Marx]'', ''Resistenze.org''.</ref>
*Chi ha [[fede]], chi solo alla realtà attinge l'energia necessaria per combattere le lotte sociali deve rimanere sul terreno della [[violenza]] contro la violenza e non subirà umiliazioni.<ref>Da ''Fuori della realtà'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 giugno 1921.</ref>
*Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La [[Sicilia]] è la regione che ha più attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, più che regionale.<ref name=cron>Da ''Cronache teatrali dell'«Avanti!»''; citato in Raffaele Di Florio, ''[http://www.quartaparetepress.it/2012/03/30/gramsci-cronache-teatrali-dallavanti-angelo-musco/ Gramsci, cronache teatrali dall'«Avanti!»: Angelo Musco]'', ''Quartaparetepress.it'', 30 marzo 2012</ref>
*Dire la [[verità]], arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria.<ref>Da ''Democrazia operaia'', ''L'Ordine Nuovo'', 21 giugno 1919.</ref>
*Fino all'avvento della Sinistra al potere, Lo stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di «[[brigantaggio|briganti]]».<ref>Da ''Il lanzo ubriaco'', ''Avanti!'', anno XXIV, n. 42, 18 febbraio 1920 (editoriale). L'articolo è stato raccolto nel volume di Antonio Gramsci: ''L'Ordine nuovo 1919-1920'', a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, p. 422.</ref>
*Ebbene, anche per la pace la posizione dei cattolici è in antitesi stridente con la nostra {{NDR|i socialisti}}. Aspettano la redenzione dalla grazia, essi, invocano la buona volontà dei santi, quando sarebbe più opportuno fare appello a quella degli uomini. Per essi vale solo l'autorità, la rivelazione, la parola di Dio, poiché pongono la scaturigine dei fatti umani fuori dell'uomo, in una volontà suprema che tutto abbraccia e tutto giudica, e spartisce il torto o la ragione al lume di una semitica concezione del bene e del male che può valere per gli schiavi, non per gli uomini. Noi non aspettiamo nulla da altri che da noi stessi; la nostra coscienza di uomini liberi ci impone un dovere, e la nostra forza organizzata lo attua. Solo ciò che è opera, conquista nostra, ha valore per noi, diventa parte di noi stessi, non ciò che viene elargito da un potere superiore, sia esso lo Stato borghese, o sia la Madonna della Consolata. Non è quindi solo la ripugnanza per il rito, per l'esteriorità, per il simbolismo ormai vuoto di ogni contenuto di fede che, a malgrado gli sforzi dialettici di qualche abile casuista, ci tiene lontani dal cattolicismo. È l'antitesi insanabile delle idee.<ref>Da ''La Consolata e i cattolici'', ''Piove, governo ladro!'', pp. 45-46, Editori Riuniti.</ref>
*Fino a quando sussiste il [[borghesia|regime borghese]], col monopolio della stampa in mano al [[capitalismo]] e quindi con la possibilità per il governo e per i partiti borghesi di impostare le quistioni politiche a seconda dei loro interessi, presentati come interessi generali, fino a quando sarà soppressa e limitata la libertà di associazione e di riunione della classe operaia o potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo, è inevitabile che le classi lavoratrici rimangano disgregate, cioè abbiano parecchie volontà.<ref>Da ''[http://www.antoniogramsci.com/volonta.htm La volontà delle masse]'', in ''l'Unità'', 24 giugno 1925.</ref>
*Il fascismo ha trasformato il nostro popolo, gli ha dato una tempra più robusta, una moralità più sana, una resistenza al male che prima era ignorata, una profondità di sentimenti che non era mai esistita.<ref>1924; citato in [[Giuseppe Berta]], ''La cooperazione impossibile: la Fiat, Torino e il biennio rosso'', in AA.VV., ''Fiat 1899-1930. Storia e documenti'', Fabbri, Milano, 1991, pp. 223-224.</ref>
*Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo [[l'Unità]] puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale.<ref>Dalla lettera spedita a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
*{{NDR|Il cosiddetto «mistero di [[Napoli]]» nell'analisi di Gramsci}} Il [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] aveva ragione nel demolire la leggenda del «lazzaronismo » organico dei napoletani e nel rilevare invece che essi sono molto attivi e industriosi. Ma la {{sic|quistione}} consiste nel vedere quale sia il risultato effettivo di questa industriosità: essa non è produttiva e non è rivolta a soddisfare i bisogni e le esigenze di classi produttive. Napoli è la città dove la maggior parte dei proprietari terrieri del Mezzogiorno (nobili e no) spendono la rendita agraria. Intorno a qualche decina di migliaia di queste famiglie di proprietari, di maggiore o minore importanza economica, con le loro corti di servi e di lacchè immediati, si organizza la vita pratica di una parte imponente della città, con le sue industrie artigianesche, coi suoi mestieri ambulanti, con lo sminuzzamento inaudito dell'offerta immediata di merci e servizi agli sfaccendati che circolano nelle strade. Un'altra parte importante della città si organizza intorno al transito e al commercio all'ingrosso. L'industria «produttiva», nel senso che crea e accumula nuovi beni, è relativamente piccola, nonostante che nelle statistiche ufficiali Napoli sia annoverata come la quarta città industriale dell'Italia, dopo [[Milano]], [[Torino]] e [[Genova]]. Questa struttura economico-sociale di Napoli spiega molta parte della storia di Napoli, città cosi piena di apparenti contraddizioni e di spinosi problemi politici. Il fatto di Napoli si ripete in grande per Palermo e Roma e per tutta una serie numerosa (le famose «cento città») di città non solo dell'Italia meridionale e delle isole, ma dell'Italia centrale e anche di quella settentrionale (Bologna, in buona parte, Parma, Ferrara, ecc). Si può ripetere per molta popolazione di tal genere di città il proverbio popolare: quando un cavallo caca cento passeri fanno il loro desinare.<ref>Da ''Americanismo e fordismo'', ''Il cosiddetto «mistero di Napoli»'', ''Quaderni dal carcere'', citato in ''[http://www.istitutogramscigr.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/Americanismo-e-antiamericanismo-fordismo-e-postofordismo.pdf Americanismo e Fordismo]'', introduzione, p. 7, ''istitutogramscigr.it''.</ref>
*Il [[Città del Vaticano|Vaticano]] rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.<ref>Citato in [[Curzio Maltese]], ''La Questua.'' {{small|''Quanto costa la questua agli italiani. Con ''Le ragioni di un inchiesta'' di Ezio Mauro''}}, Feltrinelli, Milano, 2008, [https://books.google.it/books?id=CoKWkFk9sXkC&lpg=PA100&dq=&pg=PA100#v=onepage&q&f=false p. 100].</ref>
*In principio era il verbo...<ref>Il riferimento è all'incipit del ''[[Giovanni apostolo ed evangelista#Vangelo secondo Giovanni|Vangelo secondo Giovanni]]''.</ref> No, in principio era il [[sesso]].<ref>Il riferimento è a un pensiero di [[Stanislaw Przybyszewski]] del 1893. Da ''La città futura, 1917-1918'', a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi. Riportato anche in ''Letteratura e vita nazionale'' e in ''Quaderni del carcere''.</ref>
*Io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna. […] Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. […] Torna agli studi e vi troverai tutti i beni possibili.<ref>Citato in Claudia de Lillo, [https://www.repubblica.it/commenti/2023/09/11/news/nuovo_anno_scolastico_fondi_cultura_istruzione-414021248/ Puntare sulla scuola e investire sugli uomini di domani], ''Repubblica.it'', 11 settembre 2023.</ref>
*Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 1, 1° maggio 1919. Vedi [[w:Immagine:L'Ordine Nuovo.jpg|immagine]] del primo numero de ''L'Ordine Nuovo''.</ref>
*L'acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell'atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.<ref>Da ''La città futura''.</ref>
*L'[[illusione]] è la gramigna più tenace della [[coscienza]] collettiva; la [[storia]] insegna, ma non ha scolari.<ref>Da ''Italia e Spagna'', ''L'Ordine Nuovo'', 11 marzo 1921, anno I, n. 70.</ref>
*L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*L'Italia è diventata un mercato di sfruttamento coloniale, una sfera d'influenza, un dominion, una terra di capitolazioni, tutto fuorché uno Stato indipendente e sovrano. Ciò ha prodotto la politica forsennata della classe dirigente italiana, queste sono le magnifiche sorti progressive che sono state assicurate al popolo italiano dagli intrighi mercantili del capitalismo in caccia di maggiori profitti. Ebbene, il popolo italiano reagisce contro questa condizione di fatto; reagisce con l'azione della parte sua che non è compromessa nell'avventura della guerra, che non ha abdicato al suo diritto sovrano di essere qualcuno nella storia del mondo, che non vuole essere serva né di tedeschi, né di inglesi, e tanto meno serva della serva. Quanto più la classe dirigente ha precipitato in basso la nazione italiana, tanto più aspro sacrificio deve sostenere il proletariato per ricreare alla nazione una personalità storica indipendente; quanto piú la classe dirigente ha permesso che l'organismo economico-politico italiano fosse avvinto strettamente al carro imperiale britannico, tanto piú grande sforzo deve compiere il proletariato per divincolarsi, per riacquistare la libertà di movimento e di iniziativa nella storia.<ref>Da ''L'ordine nuovo'', 1919-1920<sup>2</sup>, G. Einaudi, Torino, 1949, [https://books.google.it/books?id=ra_aAAAAMAAJ&q=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&dq=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiz9dSQ0YjpAhVFXpoKHfCeD8sQ6AEIKDAA p. 263.]</ref><ref>Da ''Italiani e cinesi'', ''L'Avanti'', 18 luglio 1919.</ref>
*La [[cultura]] [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.<ref>Da ''Socialismo e cultura'', ''Il Grido del popolo'', 29 gennaio 1916.</ref>
*La sfiducia reciproca, il sottinteso sleale corrodono nel nostro paese tutte le forme di rapporti: i rapporti tra singolo e singolo, i rapporti tra singolo e collettività. L'ipocrisia del carattere italiano è in dipendenza assoluta con la mancanza di libertà.<ref>Citato in Giovanni Cedrone, [http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/06/news/gramsci_giornalista_libro_gian_luca_corradi-162351188/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P27-S2.6-T1 ''Il giornalismo secondo Gramsci: 1500 articoli "contro", rivendicati fino al tribunale fascista''], ''Repubblica.it'', 7 aprile 2017.</ref>
*La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro.<ref name=cron/>
*[[Karl Marx|Marx]] è stato grande, la sua azione è stata feconda, non perché abbia inventato dal nulla, non perché abbia estratto dalla sua fantasia una visione originale della storia, ma, perché il frammentario, l'incompiuto, l'immaturo è in lui diventato maturità, sistema, consapevolezza.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] si pianta nella storia con la solida quadratura di un gigante.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] significa ingresso dell'intelligenza nella storia dell'umanità, regno della consapevolezza.<ref name=marx/>
*Nella coscienza delle masse, anche delle più arretrate, è scaduto il prestigio e la riverenza per le istituzioni, e queste, svuotate di ogni spirito, private di ogni moralità, sopravvivono solo come paurosi vampiri.<ref>Da ''Socialismo e fascismo: {{small|l'Ordine Nuovo. 1921-1922}}'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1966, p.188.</ref>
*Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro [[Madre|mamme]], se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.<ref>Dalla lettera alla madre, 10 maggio 1928, in ''La formazione dell'uomo: scritti di pedagogia'', a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti.</ref>
*Non si imparava il [[Lingua latina|latino]] e il [[Lingua greca antica|greco]] per parlarli, per fare i camerieri, gli interpreti, i corrispondenti commerciali. Si imparava per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli, presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per essere se stessi e conoscere se stessi consapevolmente.<ref>Citato in Antonio Cornacchia, ''Il latino nella scuola dell'Italia unita'', Bologna, 1979, p. 149.</ref>
*Odio gli [[indifferenza|indifferenti]]. Credo come [[Christian Friedrich Hebbel|Federico Hebbel]] che «vivere vuol dire essere partigiani»<ref>{{cfr}} Christian Friedrich Hebbel, ''Diario'', traduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912, p. 82, riflessione n. 2127: «Vivere significa esser partigiani.»</ref>. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. [[Indifferenza]] è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa dei cielo, sento che per me è [[capodanno]].<br>Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. [...] Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.<ref>Da ''Capodanno'', ''Avanti!'', 1 gennaio 1916; citato in ''[http://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci Odio il capodanno, firmato Antonio Gramsci]'', ''Internazionale.it'', 31 dicembre 2014.</ref>
*Ogni movimento [[rivoluzione|rivoluzionario]] è romantico, per definizione.<ref>Da ''Classicismo, Romanticismo, Baratono...'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 gennaio 1922; ora in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi.</ref>
*{{NDR|Ricordando Giulia, sposata nel 1923}} Riandavo col pensiero a tutti i ricordi della nostra vita comune, dal primo giorno che ti ho visto a Sieriebriani Bor e che non osavo entrare nella stanza perché mi avevi intimidito (davvero, mi avevi intimidito e oggi sorrido ricordando questa impressione) al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile. [...] Ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido.<ref>Dalla lettera del 30 giugno 1924, da ''Lettere 1908-1926'', Einaudi.</ref>
*Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà.<ref>Citato in ''[http://www.gramscitalia.it/html/strutt.htm Struttura sovrastruttura]'', ''Gramscitalia.it''.</ref>
*Solo un fascista, [[Aldo Palazzeschi]], era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, quantunque fosse uno degli scrittori più interessanti, ha finito col tacere come letterato.<ref>Da ''Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, Torino, 1966, [https://books.google.it/books?hl=it&id=Qs4kAQAAMAAJ&dq=Solo+un+fascista%2C+Aldo+Palazzeschi%2C+era+contro+la+guerra.+Egli+ha+rotto+con+il+movimento+e%2C+quantunque+fosse+uno+degli+scrittori+pi%C3%B9+interessanti%2C+ha+finito+col+tacere+come+letterato.&focus=searchwithinvolume&q=palazzeschi p. 527.]</ref>
*Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato.<ref>Da ''Una lettera a Trotskij sul futurismo'', in ''Scritti politici'', vol. I, PGreco Edizioni, Milano, [https://books.google.it/books?id=imv6DwAAQBAJ&lpg=PA529&dq=&pg=PA529#v=onepage&q&f=false p. 529]. ISBN 9788868021719</ref>
*Tutti gli uomini sono [[intellettuali]], [...] ma non tutti gli uomini hanno nella società la funzione di intellettuali (così, perché può capitare che ognuno in qualche momento si frigga due uova o si cucisca uno strappo della giacca, non si dirà che tutti sono cuochi e sarti).<ref>Da ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/gli_intellettuali/pdf/gramsci_gli_intellettuali.pdf Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, Roma, 1996<sup>3</sup>. ISBN 88-359-4074-5</ref>
*{{NDR|Al giudice, che prima della condanna a 20 anni e 4 mesi di carcere gli aveva chiesto che cosa avrebbero fatto i comunisti se l'Italia fosse entrata in guerra}} Voi [[Fascismo|fascisti]] porterete l'Italia alla rovina, e a noi [[Comunismo|comunisti]] spetterà salvarla!<ref>Citato in Palmiro Togliatti, ''Il partito comunista italiano'', Editori Riuniti, Roma 1997<sup>4</sup>, cap. VIII, p. 80.</ref>
*Vorrei avere questi libri: 1° la Grammatica tedesca che era nello scaffale accanto all'ingresso; 2° il Breviario di linguistica di Bertoni e Bartoli che era nell'armadio di fronte al letto; 3° gratissimo le sarei se mi inviasse una [[Divina Commedia]] di pochi soldi, perché il mio testo lo avevo imprestato.<ref>Dalla lettera a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in [[Luciano Canfora]] ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
===Attribuite===
*Oh! Saper essere come l'operaio che sente una sua precisa direttiva di azione e di pensiero, ed è [[filosofo]] senza saperlo, come il borghese gentiluomo era prosatore! (da ''Bergsoniano!'', ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 2, 2 gennaio 1921)
:Si tratta della frase finale dell'articolo, che non è firmato, ora incluso in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi; secondo i curatori dell'opera, le ultime tre righe del trafiletto probabilmente non sono di Antonio Gramsci. Per [[Giancarlo Bergami]] sono attribuibili a [[Palmiro Togliatti]].<ref>{{cfr}} [[Giancarlo Bergami]], ''Studi Piemontesi'', Torino, marzo 1988, vol. XVII.</ref>
==''Americanismo e fordismo''==
*Gli istinti sessuali sono quelli che hanno subito la maggiore repressione da parte della società in isviluppo; il loro «regolamento», per le contraddizioni cui dà luogo e per le perversioni che gli si attribuiscono, sembra il più «innaturale», quindi più frequenti in questo campo i richiami alla «natura». Anche la letteratura «psicanalitica» è un modo di criticare la regolamentazione degli istinti sessuali in forma talvolta «illuministica», con la creazione di un nuovo mito del «selvaggio» sulla base sessuale (inclusi i rapporti tra genitori e figli). (pp. 16 sg.)
*Un'analisi accurata della storia italiana prima del '22 e anche prima del '26, che non si lasci allucinare dal carnevale esterno, ma sappia cogliere i motivi profondi del movimento operaio, deve giungere alla conclusione obiettiva che proprio gli operai sono stati i portatori delle nuove e più moderne esigenze industriali e a modo loro le affermarono strenuamente; si può dire anche che qualche industriale capì questo movimento e cercò di accaparrarselo (così è da spiegare il tentativo fatto da Agnelli di assorbire l'«Ordine Nuovo» e la sua scuola nel complesso Fiat [...]). (p. 29)
*''«[[Animalità]]» e industrialismo''. La storia dell'industrialismo è sempre stata (e lo diventa oggi in una forma più accentuata e rigorosa) una continua lotta contro l'elemento «animalità» dell'uomo, un processo ininterrotto, spesso doloroso e sanguinoso, di soggiogamento degli istinti (naturali, cioè animaleschi e primitivi) a sempre nuove, più complesse e rigide norme e abitudini di ordine, di esattezza, di precisione che rendano possibili le forme sempre più complesse di vita collettiva che sono la conseguenza necessaria dello sviluppo dell'industrialismo. (p. 36)
*Come si cammina senza bisogno di riflettere a tutti i movimenti necessari per muovere sincronicamente tutte le parti del corpo, in quel determinato modo che è necessario per camminare, così è avvenuto e continuerà ad avvenire nell'industria per i gesti fondamentali del mestiere; si cammina automaticamente e nello stesso tempo si pensa a tutto ciò che si vuole. (p. 51)
==''Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce''==
===Incipit===
Occorre distruggere il pregiudizio molto diffuso che la filosofia sia un alcunché di molto difficile per il fatto che essa è l'attività intellettuale propria di una determinata categoria di scienziati specialisti o di filosofi professionali e sistematici. Occorre pertanto dimostrare preliminarmente che tutti gli uomini sono «filosofi», definendo i limiti e i caratteri di questa «filosofia spontanea», propria di «tutto il mondo», e cioè della filosofia che è contenuta: 1) nel linguaggio stesso, che è un insieme di nozioni e di concetti determinati e non già e solo di parole grammaticalmente vuote di contenuto; 2) nel senso comune e buon senso; 3) nella religione popolare e anche quindi in tutto il sistema di credenze, superstizioni, opinioni, modi di vedere e di operare che si affacciano in quello che generalmente si chiama «folclore».
===Citazioni===
*Chi parla solo il dialetto o comprende la lingua nazionale in gradi diversi, partecipa necessariamente di una intuizione dei mondo più o meno ristretta e provinciale, fossilizzata, anacronistica in confronto delle grandi correnti di pensiero che dominano la storia mondiale. I suoi interessi saranno ristretti, piú o meno corporativi o economistici, non universali. Se non sempre è possibile imparare piú lingue straniere per mettersi a contatto con vite culturali diverse, occorre almeno imparare bene la lingua nazionale. Una grande cultura può tradursi nella lingua di un'altra grande cultura, cioè una grande lingua nazionale, storicamente ricca e complessa, può tradurre qualsiasi altra grande cultura, cioè essere una espressione mondiale. Ma un dialetto non può fare la stessa cosa. (''Alcuni punti preliminari di riferimento'')
*Comprendere e valutare realisticamente la posizione e le ragioni dell'avversario (e talvolta è avversario tutto il pensiero passato) significa appunto essersi liberato dalla prigione delle ideologie (nel senso deteriore, di cieco fanatismo ideologico), cioè porsi da un punto di vista «critico», l'unico fecondo nella ricerca scientifica. (''La discussione scientifica'')
*L'affermazione di Feuerbach: «L'uomo è quello che mangia», può essere, presa in sé, interpretata variamente. Interpretazione gretta e stolta: cioè l'uomo è volta per volta quello che mangia materialmente, cioè i cibi hanno una immediata influenza determinatrice sul modo di pensare. Ricordare l'affermazione di Amadeo {{NDR|Bordiga}} che se si sapesse ciò che un uomo ha mangiato prima di un discorso, per esempio, si sarebbe in grado di interpretare meglio il discorso stesso. Affermazione infantile, e, di fatto, estranea anche alla scienza positiva, poiché il cervello non viene nutrito di fave o di tartufi, ma i cibi giungono a ricostituire le molecole del cervello trasformati in sostanze omogenee e assimilabili, che hanno cioè la «stessa natura» potenziale delle molecole cerebrali. Se questa affermazione fosse vera, la storia avrebbe la sua matrice determinante nella cucina e le rivoluzioni coinciderebbero coi mutamenti radicali dell'alimentazione di massa. Il contrario è storicamente vero: cioè sono le rivoluzioni e il complesso sviluppo storico che hanno modificato l'alimentazione e creato i «gusti» successivi nella scelta dei cibi. (''Che cosa è l'uomo?'')
*La massima di E. Kant: «Opera in modo che la tua condotta possa diventare una norma per tutti gli uomini, in condizioni simili» [...] può essere considerata un truismo, poiché è difficile trovare uno che non operi credendo di trovarsi nelle condizioni in cui tutti opererebbero come lui. Chi ruba per fame ritiene che chi ha fame ruberebbe, chi ammazza la moglie infedele ritiene che tutti i mariti traditi dovrebbero ammazzare ecc. Solo i «matti» in senso clinico, operano senza ritenere di essere nel giusto. (''Etica'')
==''La questione meridionale''==
*La quarta guerra del Risorgimento italiano non pare debba avere per il Mezzogiorno conseguenze diverse da quella delle altre tre. Lo ha fatto notare A. Labriola alla Camera durante la discussione della politica economica del gabinetto [[Antonio Salandra|Salandra]], ma l'Agenzia Stefani ha trasmesso delle sue parole un riassunto generico e scolorito. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra>Da ''Il Grido del popolo'', 1º aprile 1916.</ref>; p. 4)
*[...] le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato: la borghesia non esisteva, l'agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale; non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che la regione, per la sua speciale conformazione geologica, possedeva. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra/>; p. 4)
*[[Giustino Fortunato]] e [[Benedetto Croce]] rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. (''Alcuni temi della questione meridionale''<ref>Il manoscritto andò smarrito nei giorni dell'arresto di Gramsci e fu ritrovato da Camilla Ravera tra le carte che Gramsci abbandonò nell'abitazione di via Morgagni. Il saggio fu pubblicato nel gennaio 1930 a Parigi nella rivista ''Stato Operaio'', con una nota in cui è detto: «Lo scritto non è completo e probabilmente sarebbe stato ancora ritoccato dall'autore, qua e là. Lo riproduciamo senza alcuna correzione, come il migliore documento di un pensiero politico comunista, incomparabilmente profondo, forte, originale, ricco degli sviluppi più ampi.» {{cfr}} ''La questione meridionale'', p. 38.</ref>, p. 45)
==''Letteratura e vita nazionale''==
===[[Incipit]]===
Cosa significa e cosa può e dovrebbe significare la parola d'ordine di [[Giovanni Gentile]]: «Torniamo al [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]]!»? (cfr. tra l'altro il 1° numero del settimanale «Il Quadrivio»). Significa «tornare» meccanicamente ai concetti che il De Sanctis svolse intorno all'arte e alla letteratura, o significa assumere verso l'arte e la vita un atteggiamento simile a quello assunto dal De Sanctis ai suoi tempi? Posto questo atteggiamento come «esemplare», è da vedere: 1) in che sia consistita tale esemplarità; 2) quale atteggiamento sia oggi corrispondente, cioè quali interessi intellettuali e morali corrispondano oggi a quelli che dominarono l'attività del De Sanctis e le impressero una determinata direzione.
===Citazioni===
*{{NDR|Su ''[[I promessi sposi]]''}} Tra il Manzoni e gli «umili» c'è distacco sentimentale; gli umili sono per il Manzoni un «problema di storiografia», un problema teorico che egli crede di poter risolvere col romanzo storico, col «verosimile» del romanzo storico. Perciò gli umili sono spesso presentati come «macchiette» popolari, con bonarietà ironica, ma ironica. E il Manzoni è troppo cattolico per pensare che la voce del popolo sia voce di Dio: tra il popolo e Dio c'è la chiesa, e Dio non s'incarna nel popolo, ma nella chiesa. Che Dio s'incarni nel popolo può crederlo il Tolstoi, non il Manzoni.
*[[Giovanni Papini|Papini]] è cattolico e anticrociano; le contraddizioni del suo superficiale scritto risultano da questa doppia qualità. (p. 153)
*[...] anche la [[Letteratura di consumo|letteratura commerciale]] non dev'essere trascurata nella storia della cultura: essa anzi ha un valore grandissimo proprio da questo punto di vista, perché il successo di un libro di letteratura commerciale indica (e spesso è il solo indicatore esistente) quale sia la «filosofia dell'epoca», cioè quale massa di sentimenti e di concezioni del mondo predomini nella moltitudine «silenziosa». Questa letteratura è uno «stupefacente» popolare, è un «oppio». (p. 156)
*{{NDR|''[[Il conte di Montecristo]]''}} [...] è forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «{{Sic|ubbriaca}}» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». (p. 156)
*Il [[romanzo d'appendice]] sostituisce (e favorisce nel tempo stesso) il fantasticare dell'uomo del popolo, è un vero sognare ad occhi aperti. Si può vedere ciò che sostengono Freud e {{sic|i}} psicanalisti sul sognare ad occhi aperti. In questo caso si può dire che nel popolo il fantasticare è dipendente dal «complesso di inferiorità» (sociale) che determina lunghe fantasticherie sull'idea di vendetta, di punizione dei colpevoli dei mali sopportati, ecc. (p. 190)
*[[Don Chisciotte]] non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? (p. 205)
*[...] la fortuna di alcuni motti come: «è meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora», fortuna particolarmente grande in chi è proprio e irrimediabilmente pecora. (p. 215)
*[[Delitto e castigo|Raskolnikov]] è [[Il conte di Montecristo|Montecristo]] «criticato» da un panslavista-cristiano. (p. 217)
*L'[[Ugo Ojetti|Ojetti]] è rappresentativo da più punti di vista: ma la codardia intellettuale dell' uomo supera ogni misura normale. (p. 252)
*[[Giovanni Papini|Papini]] ha esercitato tutti i mestieri, per poi sporcificarli tutti: il filosofo, per concludere che la filosofia è una specie di cancrena al cervelletto, il cattolico, per incenerare l'universo con un appropriato dizionario, il letterato, per sancir da ultimo che della letteratura non sappiamo che farcene. Ciò non toglie che Papini non si sia conquistato un posticino nella storia della letteratura dentro il capitolo i "polemisti". (pp. 281-282)
*[[Giovanni Papini|Papini]] è sempre stato un «polemista» nel senso che dice il Volpicelli, e lo è ancor oggi, poiché non si sa se nell'espressione «polemista cattolico» a Papini interessi più il sostantivo o l'aggettivo. Col suo «cattolicismo» Papini avrebbe voluto dimostrare di non essere un puro «polemista», cioè un «calligrafo», un funambolo della parola e della tecnica, ma non c'è riuscito! Il Volpicelli ha torto nel non precisare: il polemista è polemista di una concezione del mondo, sia pure il mondo di Pulcinella, ma Papini è il polemista «puro», il boxeur di professione della parola qualsiasi: Volpicelli avrebbe dovuto giungere esplicitamente all'affermazione che il cattolicismo in Papini è un vestito da clown, non la «pelle» formata dal suo sangue «rinnovato», ecc. (p. 282)
*L'[[avventura]] è il dominio dell'imprevisto, della vita che fiorisce spontaneamente nuova e attuale dal suo morto passato. (p. 589)
==''Lettere dal carcere''==
===[[Incipit]]===
Roma 20 novembre 1926<br>Mia carissima Julca,<br>Ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto a letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di volere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini. Mi preoccupa un po' la quistione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi. Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme coi bambini.<br>Antonio
===Citazioni===
*Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di [[Rudyard Kipling|Kipling]] intitolata: ''Una strana cavalcata'' nel volume francese ''L'uomo che volle essere re''. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15 amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l'isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare. [[Ustica]] è molto più graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. (a Tatiana, 9 dicembre 1926)
*Ti immagino seria e tetra, senza un sorriso neanche sfuggevole. Vorrei farti rallegrare in qualche modo. Ti racconterò delle storielle; che te ne pare? Ti voglio, per esempio, come intermezzo alla descrizione del mio viaggio in questo mondo così grande e terribile, dire qualcosa intorno a me stesso e alla mia fama, di molto divertente. Io non sono conosciuto all'infuori di una cerchia abbastanza ristretta; il mio nome è storpiato perciò in tutti i modi più inverosimili: Gramasci, Granusci, Gràmisci, Granìsci, Gramàsci, fino a Garamàscon, con tutti gli intermedi più bizzarri. A Palermo, durante una certa attesa per il controllo dei bagagli, incontrai in un deposito un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto coll'indicazione di «Unico»<ref>Dal titolo del libro del filosofo anarchico Max Stirner ''[[L'unico e la sua proprietà]]'', tradotto in italiano nel 1902. {{NDR|Nota del curatore}}</ref> che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorità in generale, le sue generalità: «sono l'Unico e basta», ecco la sua riposta. Nella folla che lo attendeva, l'Unico riconobbe tra i criminali comuni (mafiosi) un altro tipo, siciliano (l'Unico deve essere napoletano o giù di lì), arrestato per motivi compositi, tra il politico e il comune, e si passò allora alle presentazioni. Mi presentò: l'altro mi guardò a lungo, poi domandò: «Gramsci, Antonio?» Sì, Antonio!, risposi. «Non può essere, replicò, perché Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo così piccolo» – Non disse più nulla, si ritirò in un angolo, si sedette su uno strumento innominabile e stette, come Mario sulle rovine di Cartagine, a meditare sulle proprie illusioni perdute. Evitò accuratamente di parlare con me durante il tempo in cui restammo ancora nello stesso camerone e non mi salutò quando ci separarono. (a Tania, 19 febbraio 1927)
*La mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso. Tu però non devi pensare a tutto ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni. Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti conoscere i miei bambini [...], ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non c'entra niente per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipì nel letto, è vero? Si minaccia di bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipì nel letto di questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare le candide lenzuola. Poiché le cose sono così, non bisogna né allarmarsi, né illudersi; bisogna solo attendere con grande pazienza e sopportazione. (alla mamma, 25 aprile 1927)
*[...] ho sempre l'ossessione di essere per essere ridotto ad una epistolografia convenzionale e, ciò che è il peggio del convenzionalismo, ad una epistolografia convenzionalmente carceraria. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Ma, in verità, mi sono accorto che, proprio al contrario di quanto avevo sempre pensato, in [[carcere]] si studia male, per tante ragioni, tecniche e psicologiche. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo. Ti potrei raccontare qualche aneddoto divertente. Nei primi mesi che ero qui a Milano<ref>Gramsci giunse al carcere di San Vittore il 7 febbraio 1927.</ref>, un agente di custodia mi domandò ingenuamente se era vero che io, se avessi cambiato bandiera, sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un po' troppo, ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici avrei potuto esserlo, dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. Scosse le spalle e mi domandò perché dunque non avevo cambiato bandiera, toccandosi la fronte col dito. Aveva preso sul serio la mia risposta e mi credeva matto da legare. (a Carlo, 12 settembre 1927)
*Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. C'è tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento è una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me è un episodio nella lotta politica che si combatteva e si continuerà a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chissà quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, così come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta. (a Teresina, 20 febbraio 1928)
*Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e al loro dignità di uomini.<br />Ti abbraccio teneramente.<br />Nino (10 maggio 1928)
*I [[traduttori]] sono pagati male e traducono peggio. (a Tatiana, 26 agosto 1929; 1965)
*[...] sono [[ottimismo e pessimismo|pessimista]] con l'intelligenza, ma [[ottimismo e pessimismo|ottimista]] per la volontà.<ref>{{Cfr}} [[:w:Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà|voce]] su Wikipedia.</ref> (a Carlo, 19 dicembre 1929; 1965)
*Su per giù tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo {{sic|Gandhy}} che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'{{sic|Israello}} che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi in olocausto al dio della vendetta, ecc. ecc. Non so come ti sei fatta questa concezione, che è molto ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ciò che io voglia dire con questa espressione, perché non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni (probabilmente quindi io ti dovrò apparire come un commediante o che so io). La mia [[praticità]] consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. (a Tatiana, 19 maggio 1930)
*Il [[padre Brown]] è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un'apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. [[Sherlock Holmes]] è il poliziotto "protestante" che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione. Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l'angustia e la meschinità. D'altra parte [[Gilbert Keith Chesterton|Chesterton]] è un grande artista, mentre [[Arthur Conan Doyle|Conan Doyle]] era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perciò in Chesterton c'è un distacco stilistico tra il contenuto, l'intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende più gustosi i racconti. (a Tania, 6 ottobre 1930; 1965)
*[[Alessandro Manzoni|Manzoni]], nel rifare i Promessi Sposi e nelle sue trattazioni sulla lingua italiana, tenne, in realtà, conto di un solo aspetto della lingua, il lessico, e non della [[sintassi]] che poi è l'essenziale parte di ogni lingua, tanto vero che l'inglese sebbene abbia piú del 60% di parole latine o neolatine è lingua germanica, mentre il rumeno sebbene abbia più del 60% di parole slave è lingua neolatina, ecc. (a Tania, 17 novembre 1930; 1971)
*Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di libertà e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica<ref>Data l'assegnazione al confino politico, Gramsci abitò in una casa privata nell'isola di Ustica dal 7 dicembre 1926 al 20 gennaio 1927, insieme ad altri compagni confinati.</ref> era ancora una specie di paradiso della libertà personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenità sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita [...]. Dunque non sono diventato [[Senilità|vecchio]], ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò non possiamo più fare. In questo sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua età. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finché si vuol vivere, finché si sente il gusto della vita vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. (15 dicembre 1930)
*Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i [[classici]] in generale con un certo «distacco», cioè solo per i loro valori estetici, mentre l'«amore» implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il «proprio» poeta, si «ammira» l'artista «in generale». (a Giulia, 1 giugno 1931; 1965)
*[...] non c'era ragione di essere impressionata. Devi sapere che io sono morto una volta e poi sono resuscitato, ciò che dimostra che ho sempre avuto la pelle dura. Da bambino, a 4 anni, ho avuto delle emorragie per tre giorni di seguito, che mi avevano completamente dissanguato, accompagnate da convulsioni. Il medico mi aveva dato per morto e mia madre ha conservato fino al 914 circa la piccola bara e il vestitino speciale che dovevano servire per seppellirmi; una zia sosteneva che ero resuscitato quando lei mi unse i piedini con l'olio di una lampada dedicata a una madonna e perciò quando mi rifiutavo di compiere gli atti religiosi mi rimproverava aspramente ricordando che alla madonna dovevo la vita, cosa che mi impressionava poco, a dir la verità. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Lo studio che ho fatto sugli [[Intellettuale|intellettuali]] è molto vasto come disegno e in realtà non credo che esistano in Italia libri su questo argomento. Esiste certo molto materiale erudito ma disperso in un numero infinito di riviste e archivi storici locali. D'altronde io estendo molto la nozione di intellettuale e non mi limito alla nozione corrente che si riferisce ai grandi intellettuali. Questo studio porta anche a certe determinazioni del concetto di Stato che di solito è inteso come Società politica (o dittatura, o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione e l'economia di un certo momento dato) e non come un equilibrio tra Società politica con la Società civile (o [[egemonia culturale|egemonia]] di un gruppo sociale sull'{{sic|intiera}} società nazionale esercitata attraverso le organizzazioni così dette private, come la chiesa, i sindacati, le scuole ecc.) e appunto nella società civile specialmente operano gli intellettuali ([[Benedetto Croce|Ben. Croce]], per es., è una specie di papa laico ed è uno strumento efficacissimo di egemonia anche se volta per volta possa trovarsi in contrasto con questo o quel governo ecc.). Da questa concezione della funzione degli intellettuali, secondo me, viene illuminata la ragione o una delle ragioni della caduta dei [[Età comunale|Comuni medioevali]], cioè del governo di una classe economica, che non seppe crearsi la propria categoria di intellettuali e quindi di esercitare un'egemonia oltre che una dittatura; gli intellettuali italiani non avevano un carattere [[nazional-popolare|popolare-nazionale]] ma cosmopolita sul modello della Chiesa e a Leonardo era indifferente vendere al duca Valentino i disegni delle fortificazioni di Firenze. I Comuni furono dunque uno stato sindacalista, che non riuscì a superare questa fase e a diventare Stato integrale come indicava invano il [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] che attraverso l'organizzazione dell'esercito voleva l'egemonia della città sulla campagna, e perciò si può chiamare il primo giacobino italiano (il secondo è stato Carlo Cattaneo ma con troppe chimere in testa). Così ne deriva che il Rinascimento deve essere considerato un movimento reazionario e repressivo in confronto dello sviluppo dei Comuni ecc. Ti faccio questi accenni per farti persuasa che ogni periodo della storia svoltasi in Italia, dall'Impero romano al Risorgimento, deve essere guardato da questo punto di vista monografico. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Io non sono mai stato un [[giornalista]] professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella qualifica professionale. (a Tania, 12 ottobre 1931; 1965)
*Posso ammirare esteticamente ''[[Guerra e pace|Guerra e Pace]]'' di [[Lev Tolstoj|Tolstoi]] e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, «le livre de chevet». Così si può dire per [[Shakespeare]], per [[Goethe]] e anche per [[Dante Alighieri|Dante]]. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. (lettera a Iulca, 5 settembre 1932; 1965)
*Spesso chi vuole consolare, essere affettuoso ecc. è in realtà il più feroce dei tormentatori. Anche nell'«[[affetto]]» bisogna essere soprattutto «intelligenti». (a Tania, 5 dicembre 1932; 1965)
*La [[bontà]] disarmata, incauta, inesperta e senza accorgimento non è neppure bontà, è ingenuità stolta e provoca solo disastri. (a Tania, 29 maggio 1933; 1965)
*[...] il [[tempo]] è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della [[vita]] stessa. (lettera a Tania, 2 luglio 1933; 1965)
*Io penso che la [[storia]] ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. (a Delio, 1937; 1965, n. 418)
==''Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno''==
===[[Incipit]]===
Il carattere fondamentale del ''[[Niccolò Machiavelli#Il principe|Principe]]'' è quello di non essere una trattazione sistematica ma un libro «vivente», in cui l'ideologia politica e la scienza politica si fondono nella forma drammatica del «mito». Tra l'utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza politica si configurava fino al [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], questi dette alla sua concezione la forma fantastica e artistica, per cui l'elemento dottrinale e razionale si impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e «antropomorficamente» il simbolo della «volontà collettiva». Il processo di formazione di una determinata volontà collettiva, per un determinato fine politico, viene rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni pedantesche di principii e criteri di un metodo d'azione, ma come qualità, tratti caratteristici, doveri, necessità di una concreta persona, ciò che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol convincere e dà una piú concreta forma alle passioni politiche.
===Citazioni===
*Il [[Robert Michels|Michels]] ha fatto molto baccano in Italia per la «sua» trovata del «capo charismatico» che probabilmente (occorrerebbe confrontare) era già nel [[Max Weber|Weber]] il cosiddetto «charisma», nel senso del Michels, nel mondo moderno coincide sempre con una fase primitiva dei partiti di massa, con la fase in cui la dottrina si presenta alle masse come qualcosa di nebuloso e incoerente, che ha bisogno di un papa infallibile per essere interpretata e adattata alle circostanze.
*Le idee di Michels sui partiti politici sono abbastanza confuse e schematiche, ma sono interessanti come raccolta di materiale grezzo e di osservazioni empiriche e disparate.
*Per comprendere bene la posizione della chiesa nella società moderna, occorre comprendere che essa è disposta a lottare solo per difendere le sue particolari libertà corporative (di chiesa come chiesa, organizzazione ecclesiastica), cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina; per questa difesa la chiesa non esclude nessun mezzo, né l'insurrezione armata, né l'attentato individuale, né l'appello alla invasione straniera. Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie. Per "dispotismo" la chiesa intende l'intervento dell'autorità statale laica nel limitare e sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto e, purché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i suoi privilegi la esalta e la proclama provvidenziale.
*Quando si vuol scrivere la storia di un partito politico, in realtà occorre affrontare tutta una serie di problemi molto meno semplici di quanto creda, per es., Roberto Michels che pure è ritenuto uno specialista in materia.
==''Passato e presente''==
===[[Incipit]]===
Estrarre da questa rubrica una serie di note che siano del tipo dei ''Ricordi politici e civili'' del [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] (tutte le proporzioni rispettate). I «Ricordi» sono tali in quanto riassumono non tanto avvenimenti autobiografici in senso stretto (sebbene anche questi non manchino), quanto «esperienze» civili e morali (morali più nel senso etico-politico) strettamente connesse alla propria vita e ai suoi avvenimenti, considerate nel loro valore universale o nazionale.
===Citazioni===
*{{NDR|La tendenza a diminuire l'avversario}} È di per se stessa un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto; si tende infatti a diminuire rabbiosamente l'avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza è perciò insito oscuramente un [[giudizio]] sulla propria incapacità e debolezza [...]. (quaderno 16; p. 16)
*Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.<br />Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano. (quaderno 15, § 21; p. 55)
==''Quaderni del carcere''==
*''[[Ardengo Soffici|Soffici]]''. Un cafone senza ingenuità e spontaneità. (quaderno 1, § 9; p. 8)
*[[Achille Loria|Loria]] non è un caso teratologico individuale: è l'esemplare più compiuto e finito di una serie di rappresentanti di un certo strato intellettuale di un certo periodo; in generale degli intellettuali positivisti che si occupano della quistione operaia e che più o meno credono di approfondire, o correggere, o superare il [[Marxismo]]. [[Enrico Ferri]] – [[Arturo Labriola]] – lo stesso [[Filippo Turati|Turati]] potrebbero dare una messe di osservazioni e di aneddoti. (quaderno 1, § 25; p. 22)
*I [[Giacobinismo|giacobini]] [...] forzarono la mano, ma sempre nel senso dello sviluppo storico reale, perché essi fondarono non solo lo Stato borghese, fecero della [[borghesia]] la classe «dominante», ma fecero di più (in un certo senso), fecero della borghesia la classe dirigente, egemone, cioè dettero allo Stato una base permanente. (quaderno 1, § 44; p. 51)
*Il [[Tassa sul macinato|macinato]] era insopportabile dai piccoli contadini che consumavano il poco grano prodotto da loro stessi; e la tassa sul macinato era causa di svendite per procurarsi il denaro e occasione di pratiche usuraie pesantissime; bisogna collocare la tassa nel suo tempo, con una economia famigliare molto più diffusa di ora: per il mercato producevano i grandi e medi proprietari; il piccolo contadino (piccolo proprietario o colono parziario) produceva per il proprio consumo e non aveva mai numerario; tutte le imposte erano per lui un dramma catastrofico; per il macinato si aggiungeva l'odiosità immediata. Le rivolte contro la tassa sul macinato, le uccisioni e le bastonature agli esattori non erano certo inspirate dalle agitazioni politiche: erano spontanee. (quaderno 2, § 43; p. 198)
*''Lo «[[Stellone d'Italia]]»''. Com'è nato questo modo di dire sullo «Stellone» che è entrato a far parte dell'ideologia patriottica e nazionale italiana? Il 27 novembre 1871, il giorno in cui [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]] inaugurò a Roma il Parlamento, fu visto di pieno giorno il pianeta Venere, che di solito (poiché Venere è un pianeta interno all'orbita delle terra) non si può vedere che al mattino prima del nascere del sole o alla sera dopo il tramonto. Se poi certe condizioni atmosferiche favoriscono la visibilità del pianeta, non è raro il caso che esso possa vedersi anche dopo che il sole è spuntato ed anche prima che sia tramontato, ciò che appunto avvenne il 27 novembre 1871. (quaderno 2, § 107; p. 254)
*La [[crisi]] consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati. (quaderno 3, § 34, [[:s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/318|p. 311]])
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] oltre a creare luoghi comuni per gli argomenti che tratta, si dà molto daffare per raccogliere tutti i luoghi comuni che sullo stesso argomento sono stati scritti da altri autori, specialmente stranieri: deve avere uno schedario speciale di luoghi comuni, per condire opportunamente tutti i suoi scritti. (quaderno 3, § 38, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/320|p. 313]])
*Tutta la ''Vita di [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]]'' è una beffa della storia. Se le vite romanzate sono la forma attuale della letteratura amena tipo Alessandro Dumas, Panzini è il nuovo Ponson du Terrail. Panzini vuole così ostentatamente mostrare di «saperla lunga» sul modo di procedere degli uomini, di essere un cosi furbissimo realista, che viene la voglia, a leggerlo, di rifugiarsi in Condorcet o in Bernardino di Saint-Pierre, che almeno non sono cosi filistei. Nessun nesso storico è ricostruito nel fuoco di una personalità; la storia è un seguito di storielle divertenti senza nesso né di personalità né di altre forze sociali: è veramente una nuova forma di gesuitismo, molto più accentuata di quanto io stesso avessi creduto leggendo la Vita a puntate. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/322|p. 315]])
*Non si capisce proprio cosa Panzini abbia voluto scrivere con questa ''Vita di Cavour''; una vita di Cavour non è certamente: né una biografìa di {{sic|Cavour-uomo}}, né una ricostruzione di Cavour politico; in verità dal libro di Panzini Cavour esce molto malconcio e molto diminuito: la sua figura non ha nessun rilievo concreto, eccetto che nelle giaculatorie che Panzini di tanto in tanto ripete: eroe, superbo, genio ecc. Ma queste giaculatorie non essendo giustificate (e perciò sono giaculatorie) sembrano talvolta prese di bavero, se non si capisse che la misura che Panzini adopera per giudicare l'eroismo, la grandezza, il genio ecc. è la sua propria misura, della genialità, grandezza, eroismo ecc. del sig. Panzini Alfredo. Ancora bisogna dire che il Panzini esagera nel trovare il dito di dio, il fato, la provvidenza in tanti avvenimenti: è, in fondo, la concezione dello stellone con parole da tragedia greca o da padre gesuita, ma che non perciò diventa meno triviale e banale. Lo stesso insistere troppo sull'elemento «provvidenziale» significa diminuire la funzione dello sforzo italiano, che pure ebbe una sua parte. Cosa significa poi in questo caso questa miracolosità della rivoluzione italiana? Significa che tra l'elemento nazionale e quello internazionale dell'evento, è l'internazionale che ha contato di più. È questo il caso? Bisognerebbe dirlo e forse la grandezza di Cavour sarebbe messa ben più in rilievo e la sua funzione personale, il suo «eroismo» apparirebbe ben più da esaltare. Ma il Panzini vuol dare colpi a molte botti con molti cerchi e non ne raccappezza qualcosa di sensato: né egli sa cosa sia una rivoluzione e quali siano i rivoluzionari. Tutti furono grandi e furono rivoluzionari ecc. ecc. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/323|p. 316]])
*Anche lo [[studio]] è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. (quaderno 4, § 55; p. 502).
*In [[Oriente e occidente|Oriente]] lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell'Occidente tra Stato e società civile c'era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte. (quaderno 7, § 16; p. 866)
*''Giornalismo. I titoli''. Tendenza a [[Titolo (giornalismo)|titoli]] magniloquenti e pedanteschi, con opposta reazione di titoli così detti «giornalistici» cioè anodini e insignificanti. Difficoltà dell'arte dei titoli che dovrebbero riassumere alcune esigenze: di indicare sinteticamente l'argomento centrale trattato, di destare interesse e curiosità spingendo a leggere. Anche i titoli sono determinati dal pubblico al quale il giornalista si rivolge e dall'atteggiamento del giornale verso il suo pubblico: atteggiamento demagogico-commerciale quando vuole sfruttare le tendenze più basse; atteggiamento educativo [-didattico], ma senza pedanteria, quando si vuole sfruttare il sentimento predominante nel pubblico, come base di partenza per un suo elevamento. (quaderno 8, § 143; p. 1029)
*Contro il velleitarismo, contro l'astrattismo, l'eroismo di maniera ecc. è una quistione di costume e di stile, non «teoretica». (quaderno 8, § 210; p. 1069)
*[...] ogni «[[ghianda]]» può pensare di diventar quercia. Se le ghiande avessero una ideologia, questa sarebbe appunto di sentirsi «gravide» di querce. Ma, nella realtà, il 999 per mille delle ghiande servono di pasto ai maiali e, al più, contribuiscono a crear salsicciotti e mortadella. (quaderno 9, § 132, ''Passato e presente''; 1977 p. [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/517|1192]])
*Questa espressione «gli umili» è caratteristica per comprendere l'atteggiamento tradizionale degli intellettuali italiani verso il popolo e quindi il significato della letteratura per «gli umili». Non si tratta del rapporto contenuto nell'espressione dostoievschiana di «umiliati e offesi». In [[Fëdor Dostoevskij|Dostojevschij]] c'è potente il sentimento nazionale-popolare, cioè la coscienza di una «missione degli intellettuali» verso il popolo, che magari è «oggettivamente» costituito di «umili» ma deve essere liberato da questa «umiltà», trasformato, rigenerato. Nell'intellettuale italiano l'espressione di «umili» indica un rapporto di protezione paterna e padreternale, il sentimento «sufficente» di un propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze, una ritenuta superiore e l'altra inferiore, il rapporto come tra adulti e bambini nella vecchia pedagogia e peggio ancora un rapporto da «società protettrice degli animali», o da esercito della Salute anglosassone verso i cannibali della Guinea. (quaderno 9, § 135; p. 1197)
*L'errore dell'[[intellettuale]] consiste (nel credere) che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l'oggetto del sapere) cioè che l'intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il «sapere»; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell'intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (così detto centralismo organico). (quaderno 11, § 67; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/830|p. 1505]])
*Autocoscienza critica significa storicamente e politicamente creazione di una élite di intellettuali: una massa umana non si «distingue» e non diventa indipendente «per sé» senza organizzarsi (in senso lato) e non c'è organizzazione senza intellettuali, cioè senza organizzatori e dirigenti, cioè senza che l'aspetto teorico del nesso teoria-pratica si distingua concretamente in uno strato di persone «specializzate» nell'elaborazione concettuale e filosofica. (quaderno 11, § 12; p. 1386)
*Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali. (quaderno 12, § 1; p. 1513)
*La divisione fondamentale della [[scuola]] in classica e professionale era uno schema razionale: la scuola professionale per le classi strumentali, quella classica per le classi dominanti e per gli intellettuali. Lo sviluppo della base industriale sia in città che in campagna aveva un crescente bisogno del nuovo tipo di intellettuale urbano: si sviluppò accanto alla scuola classica quella tecnica (professionale ma non manuale), ciò che mise in discussione il principio stesso dell'indirizzo concreto di cultura generale, dell'indirizzo umanistico della cultura generale fondata sulla tradizione greco-romana. Questo indirizzo, una volta messo in discussione, può dirsi spacciato, perché la sua capacità formativa era in gran parte basata sul prestigio generale e tradizionalmente indiscusso, di una determinata forma di [[civiltà]]. (quaderno 12, § 1; p. 1531)
*La [[disciplina]] pertanto non annulla la personalità e la libertà: la quistione della «personalità e libertà» si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'«origine del potere che ordina la disciplina». Se questa origine è «democratica», se cioè l'autorità è una funzione tecnica specializzate e non un «arbitrio» o una imposizione estrinseca ed esteriore, la disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà. (quaderno 14, § 48; pp. 1706-1707)
*Ogni elemento «imposto» sarà da ripudiarsi a priori? [...] Che l'istruzione sia obbligatoria non significa infatti che sia da ripudiare e neppure che non possa essere giustificata, con nuovi argomenti, una nuova forma di obbligatorietà: occorre fare «libertà» di ciò che è «necessario», ma perciò occorre riconoscere una necessità «obbiettiva», cioè che sia obiettiva precipuamente per il gruppo in parola. (quaderno 16, § 12; p. 1875)
*{{NDR|Sulla ''Guida alla grammatica italiana''}} Il Panzini non si pone neanche lontanamente questo problema<ref>Della storia della lingua italiana e dei fattori che determinano la sua elaborazione unitaria.</ref>e perciò le sue pubblicazioni grammaticali sono incerte, contraddittorie, oscillanti. Non si pone per esempio il problema di quale oggi sia, dal basso, il centro di irradiazione delle innovazioni linguistiche; che pure non ha poca importanza pratica. Firenze, Roma, Milano. Ma d'altronde non si pone neanche il problema se esista (e quale sia) un centro di irradiazione spontanea dall'alto, cioè in forma relativamente organica, continua, efficacemente, e se essa possa essere regolata e intensificata. (quaderno 29<ref>Citato in Renzo Martinelli, ''Un dialogo tra grammatici: {{small|Panzini e Gramsci}}'', in ''Belfagor'', XLIV, 6, 1989, p. 687; riportato in Matteo Grassano, ''[https://aisberg.unibg.it/retrieve/handle/10446/151923/340132/Alfredo%20Panzini.%20Tra%20lessicografia%20e%20grammatica.pdf Alfredo Panzini: tra lessicografia e grammatica]'', p. 231, ''unibg.it''.</ref>)
==''Scritti politici''==
*È davvero meravigliosa la lotta che l'umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L'uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. (''Oppressi ed oppressori''<ref>Da un saggio scolastico, manoscritto, probabilmente del novembre 1910.</ref>; I, p. 6)
*Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l'uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici, di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell'umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. [...] Lo studentucolo che sa un po' di latino e di storia, l'avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciare passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di più di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.<br />La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per funzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà in cui ogni singolo animale si selezione e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L'uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. (''Socialismo e cultura'', da ''Il Grido del Popolo'', 29 gennaio 1916, firmato {{maiuscoletto|Alfa Gamma}}; in ''Scritti politici'', vol. 1, PGreco, 2020, p. [https://www.google.it/books/edition/Scritti_politici/imv6DwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=Bisogna+disabituarsi+e+smettere+di+concepire+la+cultura+come+sapere+enciclopedico,+in+cui+l%27uomo+non+%C3%A8+visto+se+non+sotto+forma+di+recipiente+da+empire+e+stivare+di+dati+empirici,+di+fatti+bruti+e+sconnessi+che+egli+poi+dovr%C3%A0+casellare+nel+suo+cervello+come+nelle+colonne+di+un+dizionario+per+poter+poi+in+ogni+occasione+rispondere+ai+vari+stimoli+del+mondo+esterno.+Questa+forma+di+cultura+%C3%A8+veramente+dannosa+specialmente+per+il+proletariato.+Serve+solo+a+creare+degli+spostati,+della+gente+che+crede+di+essere+superiore+al+resto+dell%27umanit%C3%A0+perch%C3%A9+ha+ammassato+nella+memoria+una+certa+quantit%C3%A0+di+dati+e+di+date,+che+snocciola+ad+ogni+occasione+per+farne+quasi+una+barriera+fra+s%C3%A9+e+gli+altri.&pg=PA18&printsec=frontcover 18]. ISBN 9788868023386)
*Ahimè, quanti papi infallibili tiranneggiano la coscienza degli uomini liberi e inaridiscono in loro ogni sorgente di umanità. (''Leninismo e Marxismo di Rodolfo Mondolfo''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', I, n. 2, 15 maggio 1919, rubrica ''La battaglia delle idee''.</ref>; I, p. 123)
==''Sotto la Mole. 1916-1920''==
*Anche il [[sacerdote]] che innalza l'ostia consacrata per il volgo è uno [[stregone]], come la fattucchiera che fa suffumigi sotto il gufo impagliato. Interrogano ambedue il mistero, sono ambedue interpreti di un mondo soprannaturale che l'anima incolta e grossa del credente volgare (al quale sfugge il gioco delle forze umane razionali che regolano il destino del mondo e la storia degli uomini) crede gli sovrasti, schiacciandolo con la sua fatalità ineluttabile. [...] E gli stregoni, si chiamino Paola Omegna o siano vescovi o cardinali, non sono intelligenze, né coscienze, sono sacerdoti che ridono tra loro dietro gli altari. (''Stregoneria'', 4 marzo 1916; p. 44)
*Dei [[Fatto|fatti]] maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest'ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? (''L'indifferenza'', 26 agosto 1916; p. 141)
==''Sul fascismo''==
*La dottrina di [[Karl Marx|Carlo Marx]] ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del partito socialista, ai nazionalisti. [[Enrico Corradini|Corradini]] saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che debbono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostrato di essere l'eletta, la degna. (''Lotta di classe e guerra''<ref>Da ''Avanti!'', edizione piemontese, 19 agosto 1916.</ref>; p. 10)
*Il [[fascismo]] si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato. (''Forze elementari''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', 26 aprile 1921; in ''Gramsci: Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, 1966.</ref>; p. 99)
*La piccola borghesia, anche in questa sua ultima incarnazione politica del «[[fascismo]]», si è definitivamente mostrata nella sua vera natura di serva del capitalismo e della proprietà terriera, di agente della controrivoluzione. Ma ha anche dimostrato di essere fondamentalmente incapace a svolgere un qualsiasi compito storico: il popolo delle scimmie riempie la cronaca, non la storia, lascia traccia nel giornale, non offre materiali per scrivere libri.<ref>Da ''Socialismo e Fascismo. L'Ordine Nuovo (1021-1922)'', Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12. Citato in Matteo Pasetti, ''Storia dei fascismi in Europa'', Archetipo Libri, Bologna, 2011, [https://www.google.it/books/edition/Storia_dei_fascismi_in_Europa/nsTRAwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA165&printsec=frontcover p. 165]. ISBN 9788866330387</ref>
*Abbiamo in Italia il regime fascista, abbiamo a capo del fascismo [[Benito Mussolini]], abbiamo una ideologia ufficiale in cui il "capo" è divinizzato, è dichiarato infallibile, è preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato Sacro Romano Impero [...] Conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato. Conosciamo quel pugno sempre chiuso alla minaccia [...] Mussolini [...] è il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale da vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia, che ama le facce feroci quando ridiventa borbonica, [...]. (''"Capo"''<ref>Da ''[http://www.centrogramsci.it/riviste/nuovo/ordine%20nuovo%20p6.pdf L'Ordine Nuovo]'', 1º marzo 1924; pubblicato successivamente col titolo di ''Lenin capo rivoluzionario'', in ''l'Unità'', 6 novembre 1924.</ref>; p. 227)
*«Pellegrino del nulla» appare a noi [[Giacomo Matteotti]] quando consideriamo la sua vita e la sua fine in relazione con tutte le circostanze che dànno ad esse un valore non più «personale», ma di indicazione generale e di simbolo. (''Il destino di Matteotti''<ref>Da ''Stato operaio'', 28 agosto 1924. Anche in ''L'Ordine Nuovo'', 1º settembre 1924; in ''Scritti scelti'', Bur, [https://books.google.it/books?id=oal138NxjJ0C&pg=PT303 p. 303]. ISBN 8858602552</ref>; p. 267)
*Che cosa è la [[massoneria]]? Voi avete fatto molte parole sul suo significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo. [...] la massoneria è stato l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. [...] L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della Massoneria, l'Unità Spirituale della Nazione Italiana. Poiché la Massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la Massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. [...] In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficiente che la borghesia capitalistica avesse in Italia, [...]. (''La legge sulle associazioni segrete''<ref>Dall'intervento dell'on. A. Gramsci, Discussione Legge sulle Associazioni, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXVII, tornata del 16 maggio 1925; pubblicato in ''l'Unità'', 23 maggio 1925.</ref>; pp. 317-325)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Apologhi e raccontini torinesi''===
====''Perché uno sciacallo fu fatto re''====
Nella giungla si erano uniti in «clan», per poter cacciare con più profitto e meno pericolo, e babbuini e lupi e leopardi ed altre bestie di vario pelo e colore. Tra di loro però si era intrufolato un piccolo sciacallo che mangiava i rifiuti e spolpava le ossa dei succulenti banchetti. Era sopportato perché nella giungla lo [[sciacallo]] è temuto da tutti come diffusore di idrofobia e di malattie infettive, ma l'irritazione e il malcontento era grande e tutti del «clan» avrebbero benedetto la buona occasione che li avesse liberati dal poco piacevole socio<ref>Il titolo originale è in realtà «'''L sindich'' (il sindaco)».</ref>.
====''Nestore e la cicala''====
Noi ammiriamo gli antichi. E gli antichi ammirarono e rispettano due cose: le cicale e i vecchi. E tutte e due sublimarono nella leggenda. Nestore<ref>''Nestore'': personaggio della mitologia greca, uno dei protagonisti dell'Iliade. Termine usato per indicare persona anziana e autorevole.</ref>, dalla cui bocca fluivano sempre parole più dolci del miele, e Tritone<ref>''Tritone'': nella mitologia greca, essere favoloso mezzo uomo e mezzo pesce.</ref>. Ma il vecchio Nestore parlava poco, e operava molto, e l'aiuto del suo braccio era apprezzato tanto quanto quello del suo senno.
====''Due pere...''====
In via Don Bosco. Una dimostrazione contro un proprietario di casa che ha sfrattato alcuni inquilini, povera gente, per aver modo di aumentare il fitto. Guardie e carabinieri circondano la casa e tengono a bada i dimostranti, procedendo di tanto in tanto a degli arresti.
====''Diamantino''====
Oggi vi voglio raccontare la storia di Diamantino, come io stesso la udii, molti anni or sono, intercalata in una lunga e noiosa conferenza pacifista del professor Mario Falchi. Diamantino era un piccolo cavallo nato in una miniera carbonifera di un bacino inglese. Sua madre – povera cavalla! – dopo aver trascorso i primi e più begli anni della sua vita sulla superficie della terra, soleggiata e allietata dal sorriso dei fiori, tra i quali, garrulo e lascivetto scherza lo zeffiro – era stata adibita al traino dei vagoncini di minerale, a qualche centinaio di metri sotto terra.
====''Armonie della natura''====
Un contadinello trovò un mattino una volpe alla tagliola. Le assestò una bastonata sul capo, se la caricò sulle spalle, e contento per le lirette che avrebbe ricavato dalla pelle dell'animale, si avviò verso il paese più vicino dove sperava trovare l'acquirente della merce mandatagli dal cielo.
====''Corvi e gufi''====
Tra i corvi ed i gufi era scoppiata la guerra per causa d'un boschetto di cui, da tempo, si contendevano la proprietà. In pochi giorni i corvi si trovarono ridotti a malpartito. I gufi che si svegliano dopo il tramonto, assalivano nella notte i corvi dormienti nei loro nidi e ne facevano strage. Invano i corvi cercavano di rintuzzare l'offesa. Svolazzavano da mane a sera tra gli alberi, sostavano sui fianchi scoscesi dei monti, esploravano i crepacci, le rupi ... non un palmo di terreno sfuggiva alla loro indagine.
===''Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura''===
Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una sua propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali.
===''Il Risorgimento''===
Una doppia serie di ricerche. Una sull'Età del Risorgimento e una seconda sulla precedente storia che ha avuto luogo nella penisola italiana, in quanto ha creato elementi culturali che hanno avuto una ripercussione nell'Età del Risorgimento (ripercussione positiva e negativa) e continuano a operare (sia pure come dati ideologici di propaganda) anche nella vita nazionale italiana cosí come è stata formata dal Risorgimento.
===''L'albero del riccio''===
Carissima Tania,<br>
oggi voglio raccontare per te, Delio e Giuliano, un episodio natalizio della mia fanciullezza, che vi divertirà e vi darà un tratto caratteristico della vita delle mie parti.<br>
Avevo quattordici anni e facevo la terza ginnasiale a Santu Lussurgiu, un paese distante dal mio circa diciotto chilometri.<br>
Con un altro ragazzo, per guadagnare ventiquattr'ore in famiglia, ci mettemmo in istrada a piedi il dopopranzo del 23 dicembre, invece di aspettare la diligenza del mattino seguente.<br>
Cammina, cammina, eravamo circa a metà del viaggio, in un posto completamente deserto e solitario. A sinistra, un centinaio di metri dalla strada, si allungava una fila di pioppi con delle boscaglie di lentischi. A un tratto ci spararono un primo colpo di fucile sulla testa: la pallottola fischiò a una decina di metri in alto. Credemmo a un colpo casuale e continuammo tranquilli. Un secondo e un terzo colpo bassi ci avvertirono subito che eravamo proprio presi di mira e allora ci buttammo nella cunetta, rimanendo appiattiti un pezzo. Quando provammo a sollevarci, un altro colpo, e cosí circa due ore con una dozzina di colpi che ci inseguivano, mentre ci allontanavamo strisciando, ogni volta che tentavamo di ritornare sulla strada. Certamente era una comitiva di buontemponi che voleva divertirsi a spaventarci, ma che belloscherzo natalizio, eh? Arrivammo a casa a notte buia, discretamente stanchi e infangati e non raccontammo la storia a nessuno, per non spaventare in famiglia; ma non ci spaventammo gran che, perché alle prossime vacanze di carnevale il viaggio fu ripetuto senza incidenti di sorta.
===''Nuove lettere''===
{{destra|[Vienna] 16 aprile 1924}}
Cara Julca,<br>
ho ricevuto la tua lettera dell'8, che ha dissipato tutte le nubi e tutti gli equivoci. Non dobbiamo più parlare di «morbosità» né di altre consimili sciocchezze. Dobbiamo solo volerci bene e avere pazienza, aspettare di trovarci ancora insieme e cercare di trovare il modo di stare insieme quanto più a lungo è possibile. Ecco la sola causa di tutto il nostro malessere, che c'induce ad approfondire, cioè a dilaniare inutilmente noi stessi, in traccia di cause recondite. Io certamente non mi ci lascerò più prendere a questo atroce gioco. Sono tranquillo, sono sicuro, non ho più dubbi, nessuna goccia di metallo fuso minaccia le mie tenere carni. Non sarà facile aver pazienza, ma, insomma, non creerò più una metafisica dell'impazienza.
==Citazioni su Antonio Gramsci==
*Antonio Gramsci ha la testa di un rivoluzionario. Il suo ritratto sembra costruito dalla sua volontà [...] il cervello ha soverchiato il corpo. Il capo dominante sulle membra malate sembra costruito secondo i rapporti logici necessari per un piano sociale. ([[Piero Gobetti]])
*Antonio Gramsci è senza alcun dubbio quello che, tra i teorici del marxismo, ha maggiormente insistito sul concetto di egemonia; e lo ha fatto in modo particolare richiamandosi a Lenin. Anzi, direi che, se vogliamo vedere il punto di contatto più costante, più scavato, di Gramsci con Lenin, questo mi pare essere il concetto di egemonia. L'egemonia è il punto di approccio di Gramsci con Lenin. ([[Luciano Gruppi]])
*Antonio Gramsci non è solo il filosofo italiano più letto e tradotto nel mondo. Antonio Gramsci è soprattutto una cosa: lotta. Lotta per un mondo migliore, per la sanità e scuola pubblica, per il diritto e il dovere del lavoro, per lo stato sociale, per l'eliminazione della povertà e delle disparità nord-sud e soprattutto lotta per dare potere a chi realmente crea ricchezza nella società, i lavoratori. ([[Jorit]])
*Che dal pensiero dell'ultimo Gramsci risulti un distacco rispetto a [[Stalin]] è menzogna: Gramsci ne approvava anche i tratti che oggi vengono qualificati "autoritari", "dittatoriali" e peggio ancora. [...] Differenze possono risultare dai contesti consapevolmente diversi (occidente e oriente) e dalle diverse fasi e livelli di lotta in [[Unione Sovietica]] e, in particolare, nell'[[Italia]] [[Fascismo|fascista]], cui Gramsci non poteva non pensare: ma Gramsci sarebbe stato il primo a farsi una grande risata se qualcuno gli avesse prospettato di applicare all'Unione Sovietica di Stalin le elaborazioni che egli faceva soprattutto per l'Italia di allora. ([[Aldo Bernardini]])
*Che peccato che un Gramsci si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Di [[Raffaele Mattioli|Mattioli]] si sa che pur essendo il più eminente banchiere italiano di quegli anni, ha sempre procurato ad Antonio Gramsci, fondatore del [[PCI|Pci]] e prigioniero dei fascisti tutti i libri che desiderava e più tardi ha pagato personalmente le spese della clinica dove Gramsci era stato ricoverato. Lo stesso Mattioli ha conservato per molto tempo nella sua cassaforte di Piazza Scala i ''[[Quaderni del carcere|Quaderni dal carcere]]'' di Gramsci prima di farli avere clandestinamente all’amico [[Piero Sraffa|Pietro Sraffa]] a Cambridge. ([[Giuseppe Turani]])
*Ho analizzato a lungo la calligrafia di Gramsci, che era infantile. Ma la cosa più straordinaria erano le cancellature. Gramsci cancellava con una linea esilissima: dimostrava di avere elevato il dubbio a sistema di conoscenza. ([[Raf Vallone]])
*Il grande merito di Gramsci sta appunto nell'aver profondamente inteso la necessità di storicizzare il marxismo nel nostro paese, rispetto alla storia culturale italiana, cioè rispetto all'idealismo storicistico e allo spiritualismo cattolico, e di essersi proposto il compito – rimasto purtroppo allo stato di abbozzo – di elaborare da parte marxista la risposta adeguata alla operosità antimarxista della cultura tradizionale. [...] Attraverso Gramsci per la prima volta da parte di un militante italiano della classe operaia venne effettuato il tentativo di fare i conti con la storia culturale della nazione, con l'Italia che ebbe la Rinascenza, che non ebbe la Riforma, che dopo il Rinascimento ebbe la Controriforma, che cercò di risollevarsi a una funzione culturale universale attraverso il Risorgimento, e che tuttavia, dopo il 1870, si ripiegò quasi su sé stessa, lasciando disperdere e isterilire i fermenti dell'età precedente; con l'Italia che si inserì di nuovo nella grande tradizione culturale europea attraverso l’idealismo storicistico, svolgendo e manifestando innanzi alla coscienza culturale della filosofia classica tedesca; con l'Italia concreta, storica, ''hic et nunc'' determinata, con le sue strutture sociali, col suo Mezzogiorno disgregato e col suo Cristo fermo a Eboli, secondo l'immagine che piacque al Levi. Per questa Italia Gramsci operò e scrisse [...]. Questo lavoro, appena iniziato da Gramsci, è ora che sia portato innanzi, sistematicamente svolto, sì da formare tradizione culturale, ma tradizione vivente, che aspiri a diventare ordine e organismo e si muova senza sosta. ([[Ernesto de Martino]])
*Il nostro gusto deve pur valere qualche cosa anche sui pareri avvolpacchiati dei critici moderni alla Gramsci. ([[Cesare Angelini]])
*In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, Antonio Gramsci, uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. ([[Palmiro Togliatti]])
*La tragedia di un uomo e di una donna non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza è come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti. Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontri. ([[Paolo Spriano]])
*Nella cella di una prigione fascista a Turi, nell’Italia meridionale, nel 1930, un anno dopo il crollo di [[Wall Street]] del 1929, otto anni dopo la [[marcia su Roma]] di [[Benito Mussolini|Mussolini]], tre anni prima dell’avvento al potere di [[Adolf Hitler|Hitler]], il leader del [[Partito Comunista Italiano|Partito comunista italiano]] Antonio Gramsci scrisse questa famosa riflessione: ''La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati''. [...] Gramsci spiegava che la crisi, quando il vecchio muore e il nuovo non è ancora nato, consisteva in una «crisi di autorità»: le classi dominanti stavano perdendo terreno, scemava il consenso che ne sosteneva il potere e la presa ideologica sulle masse stava loro sfuggendo. Queste masse, spiegava, non seguivano più le ideologie tradizionali, ma stavano diventando progressivamente più ciniche e scettiche. Non credevano più nelle élite. E questo le élite lo sapevano. ([[Donald Sassoon]])
*Non penso alla finalità del suo progetto ma all'egemonia culturale alla quale puntava, al metodo utilizzato per conquistare il potere. Non sono ideologicamente d'accordo con lui. Quando cito Gramsci, voglio provocare la destra, scuoterla, mostrare che l'egemonia della sinistra è passata attraverso il controllo della leva politica, rappresentata dalla scuola, dai media, dalla cultura. ([[Marion Maréchal]])
*Nonostante le circostanze a cui è stato sottoposto, non si è inchinato. I suoi ideali ci chiamano a continuare la lotta contro il fascismo. ([[Nicolas Maduro]])
*Se Gramsci avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Sì, penso che Gramsci sia il Gandhi italiano, perché ha organizzato le masse, perché sapeva farsi capire da tutti, perché non ha spinto il proletariato verso una rivoluzione armata che probabilmente avrebbe distrutto la classe operaia. ([[Ben Kingsley]])
*Siamo convinti che il pensiero di Gramsci non sia adeguatamente comprensibile se non lo si intende come una «risposta teorica» a [[Amadeo Bordiga|Bordiga]]. Studiare Gramsci senza Bordiga è come studiare [[Karl Marx|Marx]] senza [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]]. Gramsci non è solo l'alternativa tattico-politica a Bordiga (il fronte unico contro la pratica dell'offensiva). Egli ne è anche e soprattutto l'alternativa teorico-filosofica di fondo. ([[Costanzo Preve]])
*Uno degli omaggi nefasti, ma indubbiamente significativo, è quello che disse Mussolini, quando in una indicazione alla polizia segreta diceva "il cervello di quest'uomo non deve fare più danno". Ma il cervello di quest'uomo è riuscito comunque a uscire dalle gabbie della prigione fascista, a uscire dalla gabbia della morte, e a rendere attuale e presente l'insegnamento del Gramsci rivoluzionario e segretario del [[Partito Comunista Italiano]]. ([[Marco Rizzo]])
*Voler rivendicare Gramsci con manifestazioni di partito è da museo del soviet supremo. Siamo agli antipodi di un rapporto laico tra cultura e politica. Del grande pensatore si sono appropriati tutti, ma santificarlo è un modo per immiserirlo. ([[Sergio Chiamparino]])
===[[Umberto Terracini]]===
*Gramsci aveva una maggiore sensibilità umana, più spontaneo, aperto. [[Palmiro Togliatti|Togliatti]], sembrerà strano, era molto più intellettuale.
*Mentre per Gramsci ciò che importava e prevaleva nella prospettiva rivoluzionaria era l'Internazionale, Togliatti ne limitava l'arco al partito sovietico.
*{{NDR|Sull'ultimo incontro con Antonio Gramsci}} Ricordo il nostro ultimo incontro al IV braccio di Regina Coeli. Era all'indomani della condanna del tribunale speciale. Dovevamo partire per il reclusorio. Ci salutammo. Cosa faremo ora, gli dissi? Studieremo ancora mi rispose. E poi? Studieremo ancora. Ma i libri? Ne abbiamo avuti e letti tanti e non sapevamo di quali tesori disponevamo. Ci aiuti, proseguì Gramsci, la memoria e anche la nostra intelligenza. Dalla sua memoria e dalla sua intelligenza vennero i 35 [[Quaderni del carcere]]. Attraverso i quaderni, caduto il fascismo, Antonio Gramsci è rientrato nella vita italiana improvvisamente vivo.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Antonio Gramsci, ''Americanismo e fordismo'' [quaderno 22, con brani dai quaderni 1, 3, 4, 9], Editori Riuniti, 1991. ISBN 8835934710
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Favole di libertà]'', a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il Risorgimento]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm L'albero del riccio]'', Editori riuniti, 1989. ISBN 8835932734
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm La questione meridionale]'', a cura di Franco De Felice e Valentino Parlato, Editori Riuniti, 1966.
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/letteratura_e_vita_nazionale/pdf/gramsci_letteratura_e_vita_nazionale.pdf Letteratura e vita nazionale]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/lettere_dal_carcere/pdf/gramsci_lettere_dal_carcere.pdf Lettere dal carcere]'', a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, Einaudi, Torino, 1965.
**Antonio Gramsci, ''Lettere dal carcere'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Nuove lettere]'', a cura di Antonio A. Santucci, Editori riuniti, 1986. ISBN 883592944X
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Passato e presente]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1975.
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', 3 voll., edizione critica dell'Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1977, [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_I.djvu|vol. I]], [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_II.djvu|vol. II]].
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Scritti politici]'', a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, 1973.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sotto la Mole. 1916-1920]'', Einaudi, 1960.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sul fascismo]'', a cura di Enzo Santarelli, Editori riuniti, 1973.
*Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548
==Altri progetti==
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/* Citazioni di Antonio Gramsci */ non riesco a linkare la pagina precisa, comunque è la numero 55 in https://www.archivipci.it/mirador.html?manifest-url=https://iiif.fondazionegramsci.org/manifest/iiif-gramsci-0002/654e3674cba5379828d93194/manifest.json
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[[Immagine:Gramsci.png|thumb|right|Antonio Gramsci]]
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'''Antonio Gramsci''' (1891 – 1937), politico, filosofo e giornalista italiano.
==Citazioni di Antonio Gramsci==
*Anzitutto l'operaio deve negare recisamente qualsiasi solidarietà col giornale borghese. Egli dovrebbe ricordarsi sempre, sempre, sempre, che il giornale borghese (qualunque sia la sua tinta) è uno strumento di lotta mosso da idee e da interessi che sono in contrasto coi suoi. Tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un'idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice. E difatti, dalla prima all'ultima riga, il giornale borghese sente e rivela questa preoccupazione. [...] E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell'ignoranza il pubblico dei lavoratori.<ref>Da ''I giornali e gli operai'', ''Avanti!'', 22 dicembre 1916.</ref>
*[[Karl Marx|Carlo Marx]] è per noi maestro di vita spirituale e morale, non pastore armato di vincastro. È lo stimolatore delle pigrizie mentali, è il risvegliatore delle energie buone che dormicchiano e devono destarsi per la buona battaglia. È un esempio di lavoro intenso e tenace per raggiungere la chiara onestà delle idee, la solida cultura necessaria per non parlare a vuoto, di astrattezze.<ref name=marx>Citato in ''[https://www.resistenze.org/sito/ma/di/cg/mdcgba13-008114.htm Il nostro Marx]'', ''Resistenze.org''.</ref>
*Chi ha [[fede]], chi solo alla realtà attinge l'energia necessaria per combattere le lotte sociali deve rimanere sul terreno della [[violenza]] contro la violenza e non subirà umiliazioni.<ref>Da ''Fuori della realtà'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 giugno 1921.</ref>
*Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La [[Sicilia]] è la regione che ha più attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, più che regionale.<ref name=cron>Da ''Cronache teatrali dell'«Avanti!»''; citato in Raffaele Di Florio, ''[http://www.quartaparetepress.it/2012/03/30/gramsci-cronache-teatrali-dallavanti-angelo-musco/ Gramsci, cronache teatrali dall'«Avanti!»: Angelo Musco]'', ''Quartaparetepress.it'', 30 marzo 2012</ref>
*[[Cultura]], non è il possedere un {{sic|magazzeno}} ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti cogli altri uomini. Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto chi sente la relazione immanente con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce. Cultura è una stessa cosa che filosofia.<ref>Da ''Cultura e Socialismo'', ''L'Ordine Nuovo'', 28 giugno-15 luglio, 1919, p. 1.</ref>
*Dire la [[verità]], arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria.<ref>Da ''Democrazia operaia'', ''L'Ordine Nuovo'', 21 giugno 1919.</ref>
*Fino all'avvento della Sinistra al potere, Lo stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di «[[brigantaggio|briganti]]».<ref>Da ''Il lanzo ubriaco'', ''Avanti!'', anno XXIV, n. 42, 18 febbraio 1920 (editoriale). L'articolo è stato raccolto nel volume di Antonio Gramsci: ''L'Ordine nuovo 1919-1920'', a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, p. 422.</ref>
*Ebbene, anche per la pace la posizione dei cattolici è in antitesi stridente con la nostra {{NDR|i socialisti}}. Aspettano la redenzione dalla grazia, essi, invocano la buona volontà dei santi, quando sarebbe più opportuno fare appello a quella degli uomini. Per essi vale solo l'autorità, la rivelazione, la parola di Dio, poiché pongono la scaturigine dei fatti umani fuori dell'uomo, in una volontà suprema che tutto abbraccia e tutto giudica, e spartisce il torto o la ragione al lume di una semitica concezione del bene e del male che può valere per gli schiavi, non per gli uomini. Noi non aspettiamo nulla da altri che da noi stessi; la nostra coscienza di uomini liberi ci impone un dovere, e la nostra forza organizzata lo attua. Solo ciò che è opera, conquista nostra, ha valore per noi, diventa parte di noi stessi, non ciò che viene elargito da un potere superiore, sia esso lo Stato borghese, o sia la Madonna della Consolata. Non è quindi solo la ripugnanza per il rito, per l'esteriorità, per il simbolismo ormai vuoto di ogni contenuto di fede che, a malgrado gli sforzi dialettici di qualche abile casuista, ci tiene lontani dal cattolicismo. È l'antitesi insanabile delle idee.<ref>Da ''La Consolata e i cattolici'', ''Piove, governo ladro!'', pp. 45-46, Editori Riuniti.</ref>
*Fino a quando sussiste il [[borghesia|regime borghese]], col monopolio della stampa in mano al [[capitalismo]] e quindi con la possibilità per il governo e per i partiti borghesi di impostare le quistioni politiche a seconda dei loro interessi, presentati come interessi generali, fino a quando sarà soppressa e limitata la libertà di associazione e di riunione della classe operaia o potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo, è inevitabile che le classi lavoratrici rimangano disgregate, cioè abbiano parecchie volontà.<ref>Da ''[http://www.antoniogramsci.com/volonta.htm La volontà delle masse]'', in ''l'Unità'', 24 giugno 1925.</ref>
*Il fascismo ha trasformato il nostro popolo, gli ha dato una tempra più robusta, una moralità più sana, una resistenza al male che prima era ignorata, una profondità di sentimenti che non era mai esistita.<ref>1924; citato in [[Giuseppe Berta]], ''La cooperazione impossibile: la Fiat, Torino e il biennio rosso'', in AA.VV., ''Fiat 1899-1930. Storia e documenti'', Fabbri, Milano, 1991, pp. 223-224.</ref>
*Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo [[l'Unità]] puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale.<ref>Dalla lettera spedita a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
*{{NDR|Il cosiddetto «mistero di [[Napoli]]» nell'analisi di Gramsci}} Il [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] aveva ragione nel demolire la leggenda del «lazzaronismo » organico dei napoletani e nel rilevare invece che essi sono molto attivi e industriosi. Ma la {{sic|quistione}} consiste nel vedere quale sia il risultato effettivo di questa industriosità: essa non è produttiva e non è rivolta a soddisfare i bisogni e le esigenze di classi produttive. Napoli è la città dove la maggior parte dei proprietari terrieri del Mezzogiorno (nobili e no) spendono la rendita agraria. Intorno a qualche decina di migliaia di queste famiglie di proprietari, di maggiore o minore importanza economica, con le loro corti di servi e di lacchè immediati, si organizza la vita pratica di una parte imponente della città, con le sue industrie artigianesche, coi suoi mestieri ambulanti, con lo sminuzzamento inaudito dell'offerta immediata di merci e servizi agli sfaccendati che circolano nelle strade. Un'altra parte importante della città si organizza intorno al transito e al commercio all'ingrosso. L'industria «produttiva», nel senso che crea e accumula nuovi beni, è relativamente piccola, nonostante che nelle statistiche ufficiali Napoli sia annoverata come la quarta città industriale dell'Italia, dopo [[Milano]], [[Torino]] e [[Genova]]. Questa struttura economico-sociale di Napoli spiega molta parte della storia di Napoli, città cosi piena di apparenti contraddizioni e di spinosi problemi politici. Il fatto di Napoli si ripete in grande per Palermo e Roma e per tutta una serie numerosa (le famose «cento città») di città non solo dell'Italia meridionale e delle isole, ma dell'Italia centrale e anche di quella settentrionale (Bologna, in buona parte, Parma, Ferrara, ecc). Si può ripetere per molta popolazione di tal genere di città il proverbio popolare: quando un cavallo caca cento passeri fanno il loro desinare.<ref>Da ''Americanismo e fordismo'', ''Il cosiddetto «mistero di Napoli»'', ''Quaderni dal carcere'', citato in ''[http://www.istitutogramscigr.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/Americanismo-e-antiamericanismo-fordismo-e-postofordismo.pdf Americanismo e Fordismo]'', introduzione, p. 7, ''istitutogramscigr.it''.</ref>
*Il [[Città del Vaticano|Vaticano]] rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.<ref>Citato in [[Curzio Maltese]], ''La Questua.'' {{small|''Quanto costa la questua agli italiani. Con ''Le ragioni di un inchiesta'' di Ezio Mauro''}}, Feltrinelli, Milano, 2008, [https://books.google.it/books?id=CoKWkFk9sXkC&lpg=PA100&dq=&pg=PA100#v=onepage&q&f=false p. 100].</ref>
*In principio era il verbo...<ref>Il riferimento è all'incipit del ''[[Giovanni apostolo ed evangelista#Vangelo secondo Giovanni|Vangelo secondo Giovanni]]''.</ref> No, in principio era il [[sesso]].<ref>Il riferimento è a un pensiero di [[Stanislaw Przybyszewski]] del 1893. Da ''La città futura, 1917-1918'', a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi. Riportato anche in ''Letteratura e vita nazionale'' e in ''Quaderni del carcere''.</ref>
*Io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna. […] Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. […] Torna agli studi e vi troverai tutti i beni possibili.<ref>Citato in Claudia de Lillo, [https://www.repubblica.it/commenti/2023/09/11/news/nuovo_anno_scolastico_fondi_cultura_istruzione-414021248/ Puntare sulla scuola e investire sugli uomini di domani], ''Repubblica.it'', 11 settembre 2023.</ref>
*Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 1, 1° maggio 1919. Vedi [[w:Immagine:L'Ordine Nuovo.jpg|immagine]] del primo numero de ''L'Ordine Nuovo''.</ref>
*L'acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell'atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.<ref>Da ''La città futura''.</ref>
*L'[[illusione]] è la gramigna più tenace della [[coscienza]] collettiva; la [[storia]] insegna, ma non ha scolari.<ref>Da ''Italia e Spagna'', ''L'Ordine Nuovo'', 11 marzo 1921, anno I, n. 70.</ref>
*L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*L'Italia è diventata un mercato di sfruttamento coloniale, una sfera d'influenza, un dominion, una terra di capitolazioni, tutto fuorché uno Stato indipendente e sovrano. Ciò ha prodotto la politica forsennata della classe dirigente italiana, queste sono le magnifiche sorti progressive che sono state assicurate al popolo italiano dagli intrighi mercantili del capitalismo in caccia di maggiori profitti. Ebbene, il popolo italiano reagisce contro questa condizione di fatto; reagisce con l'azione della parte sua che non è compromessa nell'avventura della guerra, che non ha abdicato al suo diritto sovrano di essere qualcuno nella storia del mondo, che non vuole essere serva né di tedeschi, né di inglesi, e tanto meno serva della serva. Quanto più la classe dirigente ha precipitato in basso la nazione italiana, tanto più aspro sacrificio deve sostenere il proletariato per ricreare alla nazione una personalità storica indipendente; quanto piú la classe dirigente ha permesso che l'organismo economico-politico italiano fosse avvinto strettamente al carro imperiale britannico, tanto piú grande sforzo deve compiere il proletariato per divincolarsi, per riacquistare la libertà di movimento e di iniziativa nella storia.<ref>Da ''L'ordine nuovo'', 1919-1920<sup>2</sup>, G. Einaudi, Torino, 1949, [https://books.google.it/books?id=ra_aAAAAMAAJ&q=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&dq=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiz9dSQ0YjpAhVFXpoKHfCeD8sQ6AEIKDAA p. 263.]</ref><ref>Da ''Italiani e cinesi'', ''L'Avanti'', 18 luglio 1919.</ref>
*La [[cultura]] [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.<ref>Da ''Socialismo e cultura'', ''Il Grido del popolo'', 29 gennaio 1916.</ref>
*La sfiducia reciproca, il sottinteso sleale corrodono nel nostro paese tutte le forme di rapporti: i rapporti tra singolo e singolo, i rapporti tra singolo e collettività. L'ipocrisia del carattere italiano è in dipendenza assoluta con la mancanza di libertà.<ref>Citato in Giovanni Cedrone, [http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/06/news/gramsci_giornalista_libro_gian_luca_corradi-162351188/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P27-S2.6-T1 ''Il giornalismo secondo Gramsci: 1500 articoli "contro", rivendicati fino al tribunale fascista''], ''Repubblica.it'', 7 aprile 2017.</ref>
*La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro.<ref name=cron/>
*[[Karl Marx|Marx]] è stato grande, la sua azione è stata feconda, non perché abbia inventato dal nulla, non perché abbia estratto dalla sua fantasia una visione originale della storia, ma, perché il frammentario, l'incompiuto, l'immaturo è in lui diventato maturità, sistema, consapevolezza.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] si pianta nella storia con la solida quadratura di un gigante.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] significa ingresso dell'intelligenza nella storia dell'umanità, regno della consapevolezza.<ref name=marx/>
*Nella coscienza delle masse, anche delle più arretrate, è scaduto il prestigio e la riverenza per le istituzioni, e queste, svuotate di ogni spirito, private di ogni moralità, sopravvivono solo come paurosi vampiri.<ref>Da ''Socialismo e fascismo: {{small|l'Ordine Nuovo. 1921-1922}}'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1966, p.188.</ref>
*Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro [[Madre|mamme]], se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.<ref>Dalla lettera alla madre, 10 maggio 1928, in ''La formazione dell'uomo: scritti di pedagogia'', a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti.</ref>
*Non si imparava il [[Lingua latina|latino]] e il [[Lingua greca antica|greco]] per parlarli, per fare i camerieri, gli interpreti, i corrispondenti commerciali. Si imparava per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli, presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per essere se stessi e conoscere se stessi consapevolmente.<ref>Citato in Antonio Cornacchia, ''Il latino nella scuola dell'Italia unita'', Bologna, 1979, p. 149.</ref>
*Odio gli [[indifferenza|indifferenti]]. Credo come [[Christian Friedrich Hebbel|Federico Hebbel]] che «vivere vuol dire essere partigiani»<ref>{{cfr}} Christian Friedrich Hebbel, ''Diario'', traduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912, p. 82, riflessione n. 2127: «Vivere significa esser partigiani.»</ref>. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. [[Indifferenza]] è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa dei cielo, sento che per me è [[capodanno]].<br>Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. [...] Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.<ref>Da ''Capodanno'', ''Avanti!'', 1 gennaio 1916; citato in ''[http://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci Odio il capodanno, firmato Antonio Gramsci]'', ''Internazionale.it'', 31 dicembre 2014.</ref>
*Ogni movimento [[rivoluzione|rivoluzionario]] è romantico, per definizione.<ref>Da ''Classicismo, Romanticismo, Baratono...'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 gennaio 1922; ora in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi.</ref>
*{{NDR|Ricordando Giulia, sposata nel 1923}} Riandavo col pensiero a tutti i ricordi della nostra vita comune, dal primo giorno che ti ho visto a Sieriebriani Bor e che non osavo entrare nella stanza perché mi avevi intimidito (davvero, mi avevi intimidito e oggi sorrido ricordando questa impressione) al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile. [...] Ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido.<ref>Dalla lettera del 30 giugno 1924, da ''Lettere 1908-1926'', Einaudi.</ref>
*Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà.<ref>Citato in ''[http://www.gramscitalia.it/html/strutt.htm Struttura sovrastruttura]'', ''Gramscitalia.it''.</ref>
*Solo un fascista, [[Aldo Palazzeschi]], era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, quantunque fosse uno degli scrittori più interessanti, ha finito col tacere come letterato.<ref>Da ''Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, Torino, 1966, [https://books.google.it/books?hl=it&id=Qs4kAQAAMAAJ&dq=Solo+un+fascista%2C+Aldo+Palazzeschi%2C+era+contro+la+guerra.+Egli+ha+rotto+con+il+movimento+e%2C+quantunque+fosse+uno+degli+scrittori+pi%C3%B9+interessanti%2C+ha+finito+col+tacere+come+letterato.&focus=searchwithinvolume&q=palazzeschi p. 527.]</ref>
*Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato.<ref>Da ''Una lettera a Trotskij sul futurismo'', in ''Scritti politici'', vol. I, PGreco Edizioni, Milano, [https://books.google.it/books?id=imv6DwAAQBAJ&lpg=PA529&dq=&pg=PA529#v=onepage&q&f=false p. 529]. ISBN 9788868021719</ref>
*Tutti gli uomini sono [[intellettuali]], [...] ma non tutti gli uomini hanno nella società la funzione di intellettuali (così, perché può capitare che ognuno in qualche momento si frigga due uova o si cucisca uno strappo della giacca, non si dirà che tutti sono cuochi e sarti).<ref>Da ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/gli_intellettuali/pdf/gramsci_gli_intellettuali.pdf Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, Roma, 1996<sup>3</sup>. ISBN 88-359-4074-5</ref>
*{{NDR|Al giudice, che prima della condanna a 20 anni e 4 mesi di carcere gli aveva chiesto che cosa avrebbero fatto i comunisti se l'Italia fosse entrata in guerra}} Voi [[Fascismo|fascisti]] porterete l'Italia alla rovina, e a noi [[Comunismo|comunisti]] spetterà salvarla!<ref>Citato in Palmiro Togliatti, ''Il partito comunista italiano'', Editori Riuniti, Roma 1997<sup>4</sup>, cap. VIII, p. 80.</ref>
*Vorrei avere questi libri: 1° la Grammatica tedesca che era nello scaffale accanto all'ingresso; 2° il Breviario di linguistica di Bertoni e Bartoli che era nell'armadio di fronte al letto; 3° gratissimo le sarei se mi inviasse una [[Divina Commedia]] di pochi soldi, perché il mio testo lo avevo imprestato.<ref>Dalla lettera a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in [[Luciano Canfora]] ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
===Attribuite===
*Oh! Saper essere come l'operaio che sente una sua precisa direttiva di azione e di pensiero, ed è [[filosofo]] senza saperlo, come il borghese gentiluomo era prosatore! (da ''Bergsoniano!'', ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 2, 2 gennaio 1921)
:Si tratta della frase finale dell'articolo, che non è firmato, ora incluso in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi; secondo i curatori dell'opera, le ultime tre righe del trafiletto probabilmente non sono di Antonio Gramsci. Per [[Giancarlo Bergami]] sono attribuibili a [[Palmiro Togliatti]].<ref>{{cfr}} [[Giancarlo Bergami]], ''Studi Piemontesi'', Torino, marzo 1988, vol. XVII.</ref>
==''Americanismo e fordismo''==
*Gli istinti sessuali sono quelli che hanno subito la maggiore repressione da parte della società in isviluppo; il loro «regolamento», per le contraddizioni cui dà luogo e per le perversioni che gli si attribuiscono, sembra il più «innaturale», quindi più frequenti in questo campo i richiami alla «natura». Anche la letteratura «psicanalitica» è un modo di criticare la regolamentazione degli istinti sessuali in forma talvolta «illuministica», con la creazione di un nuovo mito del «selvaggio» sulla base sessuale (inclusi i rapporti tra genitori e figli). (pp. 16 sg.)
*Un'analisi accurata della storia italiana prima del '22 e anche prima del '26, che non si lasci allucinare dal carnevale esterno, ma sappia cogliere i motivi profondi del movimento operaio, deve giungere alla conclusione obiettiva che proprio gli operai sono stati i portatori delle nuove e più moderne esigenze industriali e a modo loro le affermarono strenuamente; si può dire anche che qualche industriale capì questo movimento e cercò di accaparrarselo (così è da spiegare il tentativo fatto da Agnelli di assorbire l'«Ordine Nuovo» e la sua scuola nel complesso Fiat [...]). (p. 29)
*''«[[Animalità]]» e industrialismo''. La storia dell'industrialismo è sempre stata (e lo diventa oggi in una forma più accentuata e rigorosa) una continua lotta contro l'elemento «animalità» dell'uomo, un processo ininterrotto, spesso doloroso e sanguinoso, di soggiogamento degli istinti (naturali, cioè animaleschi e primitivi) a sempre nuove, più complesse e rigide norme e abitudini di ordine, di esattezza, di precisione che rendano possibili le forme sempre più complesse di vita collettiva che sono la conseguenza necessaria dello sviluppo dell'industrialismo. (p. 36)
*Come si cammina senza bisogno di riflettere a tutti i movimenti necessari per muovere sincronicamente tutte le parti del corpo, in quel determinato modo che è necessario per camminare, così è avvenuto e continuerà ad avvenire nell'industria per i gesti fondamentali del mestiere; si cammina automaticamente e nello stesso tempo si pensa a tutto ciò che si vuole. (p. 51)
==''Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce''==
===Incipit===
Occorre distruggere il pregiudizio molto diffuso che la filosofia sia un alcunché di molto difficile per il fatto che essa è l'attività intellettuale propria di una determinata categoria di scienziati specialisti o di filosofi professionali e sistematici. Occorre pertanto dimostrare preliminarmente che tutti gli uomini sono «filosofi», definendo i limiti e i caratteri di questa «filosofia spontanea», propria di «tutto il mondo», e cioè della filosofia che è contenuta: 1) nel linguaggio stesso, che è un insieme di nozioni e di concetti determinati e non già e solo di parole grammaticalmente vuote di contenuto; 2) nel senso comune e buon senso; 3) nella religione popolare e anche quindi in tutto il sistema di credenze, superstizioni, opinioni, modi di vedere e di operare che si affacciano in quello che generalmente si chiama «folclore».
===Citazioni===
*Chi parla solo il dialetto o comprende la lingua nazionale in gradi diversi, partecipa necessariamente di una intuizione dei mondo più o meno ristretta e provinciale, fossilizzata, anacronistica in confronto delle grandi correnti di pensiero che dominano la storia mondiale. I suoi interessi saranno ristretti, piú o meno corporativi o economistici, non universali. Se non sempre è possibile imparare piú lingue straniere per mettersi a contatto con vite culturali diverse, occorre almeno imparare bene la lingua nazionale. Una grande cultura può tradursi nella lingua di un'altra grande cultura, cioè una grande lingua nazionale, storicamente ricca e complessa, può tradurre qualsiasi altra grande cultura, cioè essere una espressione mondiale. Ma un dialetto non può fare la stessa cosa. (''Alcuni punti preliminari di riferimento'')
*Comprendere e valutare realisticamente la posizione e le ragioni dell'avversario (e talvolta è avversario tutto il pensiero passato) significa appunto essersi liberato dalla prigione delle ideologie (nel senso deteriore, di cieco fanatismo ideologico), cioè porsi da un punto di vista «critico», l'unico fecondo nella ricerca scientifica. (''La discussione scientifica'')
*L'affermazione di Feuerbach: «L'uomo è quello che mangia», può essere, presa in sé, interpretata variamente. Interpretazione gretta e stolta: cioè l'uomo è volta per volta quello che mangia materialmente, cioè i cibi hanno una immediata influenza determinatrice sul modo di pensare. Ricordare l'affermazione di Amadeo {{NDR|Bordiga}} che se si sapesse ciò che un uomo ha mangiato prima di un discorso, per esempio, si sarebbe in grado di interpretare meglio il discorso stesso. Affermazione infantile, e, di fatto, estranea anche alla scienza positiva, poiché il cervello non viene nutrito di fave o di tartufi, ma i cibi giungono a ricostituire le molecole del cervello trasformati in sostanze omogenee e assimilabili, che hanno cioè la «stessa natura» potenziale delle molecole cerebrali. Se questa affermazione fosse vera, la storia avrebbe la sua matrice determinante nella cucina e le rivoluzioni coinciderebbero coi mutamenti radicali dell'alimentazione di massa. Il contrario è storicamente vero: cioè sono le rivoluzioni e il complesso sviluppo storico che hanno modificato l'alimentazione e creato i «gusti» successivi nella scelta dei cibi. (''Che cosa è l'uomo?'')
*La massima di E. Kant: «Opera in modo che la tua condotta possa diventare una norma per tutti gli uomini, in condizioni simili» [...] può essere considerata un truismo, poiché è difficile trovare uno che non operi credendo di trovarsi nelle condizioni in cui tutti opererebbero come lui. Chi ruba per fame ritiene che chi ha fame ruberebbe, chi ammazza la moglie infedele ritiene che tutti i mariti traditi dovrebbero ammazzare ecc. Solo i «matti» in senso clinico, operano senza ritenere di essere nel giusto. (''Etica'')
==''La questione meridionale''==
*La quarta guerra del Risorgimento italiano non pare debba avere per il Mezzogiorno conseguenze diverse da quella delle altre tre. Lo ha fatto notare A. Labriola alla Camera durante la discussione della politica economica del gabinetto [[Antonio Salandra|Salandra]], ma l'Agenzia Stefani ha trasmesso delle sue parole un riassunto generico e scolorito. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra>Da ''Il Grido del popolo'', 1º aprile 1916.</ref>; p. 4)
*[...] le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato: la borghesia non esisteva, l'agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale; non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che la regione, per la sua speciale conformazione geologica, possedeva. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra/>; p. 4)
*[[Giustino Fortunato]] e [[Benedetto Croce]] rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. (''Alcuni temi della questione meridionale''<ref>Il manoscritto andò smarrito nei giorni dell'arresto di Gramsci e fu ritrovato da Camilla Ravera tra le carte che Gramsci abbandonò nell'abitazione di via Morgagni. Il saggio fu pubblicato nel gennaio 1930 a Parigi nella rivista ''Stato Operaio'', con una nota in cui è detto: «Lo scritto non è completo e probabilmente sarebbe stato ancora ritoccato dall'autore, qua e là. Lo riproduciamo senza alcuna correzione, come il migliore documento di un pensiero politico comunista, incomparabilmente profondo, forte, originale, ricco degli sviluppi più ampi.» {{cfr}} ''La questione meridionale'', p. 38.</ref>, p. 45)
==''Letteratura e vita nazionale''==
===[[Incipit]]===
Cosa significa e cosa può e dovrebbe significare la parola d'ordine di [[Giovanni Gentile]]: «Torniamo al [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]]!»? (cfr. tra l'altro il 1° numero del settimanale «Il Quadrivio»). Significa «tornare» meccanicamente ai concetti che il De Sanctis svolse intorno all'arte e alla letteratura, o significa assumere verso l'arte e la vita un atteggiamento simile a quello assunto dal De Sanctis ai suoi tempi? Posto questo atteggiamento come «esemplare», è da vedere: 1) in che sia consistita tale esemplarità; 2) quale atteggiamento sia oggi corrispondente, cioè quali interessi intellettuali e morali corrispondano oggi a quelli che dominarono l'attività del De Sanctis e le impressero una determinata direzione.
===Citazioni===
*{{NDR|Su ''[[I promessi sposi]]''}} Tra il Manzoni e gli «umili» c'è distacco sentimentale; gli umili sono per il Manzoni un «problema di storiografia», un problema teorico che egli crede di poter risolvere col romanzo storico, col «verosimile» del romanzo storico. Perciò gli umili sono spesso presentati come «macchiette» popolari, con bonarietà ironica, ma ironica. E il Manzoni è troppo cattolico per pensare che la voce del popolo sia voce di Dio: tra il popolo e Dio c'è la chiesa, e Dio non s'incarna nel popolo, ma nella chiesa. Che Dio s'incarni nel popolo può crederlo il Tolstoi, non il Manzoni.
*[[Giovanni Papini|Papini]] è cattolico e anticrociano; le contraddizioni del suo superficiale scritto risultano da questa doppia qualità. (p. 153)
*[...] anche la [[Letteratura di consumo|letteratura commerciale]] non dev'essere trascurata nella storia della cultura: essa anzi ha un valore grandissimo proprio da questo punto di vista, perché il successo di un libro di letteratura commerciale indica (e spesso è il solo indicatore esistente) quale sia la «filosofia dell'epoca», cioè quale massa di sentimenti e di concezioni del mondo predomini nella moltitudine «silenziosa». Questa letteratura è uno «stupefacente» popolare, è un «oppio». (p. 156)
*{{NDR|''[[Il conte di Montecristo]]''}} [...] è forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «{{Sic|ubbriaca}}» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». (p. 156)
*Il [[romanzo d'appendice]] sostituisce (e favorisce nel tempo stesso) il fantasticare dell'uomo del popolo, è un vero sognare ad occhi aperti. Si può vedere ciò che sostengono Freud e {{sic|i}} psicanalisti sul sognare ad occhi aperti. In questo caso si può dire che nel popolo il fantasticare è dipendente dal «complesso di inferiorità» (sociale) che determina lunghe fantasticherie sull'idea di vendetta, di punizione dei colpevoli dei mali sopportati, ecc. (p. 190)
*[[Don Chisciotte]] non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? (p. 205)
*[...] la fortuna di alcuni motti come: «è meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora», fortuna particolarmente grande in chi è proprio e irrimediabilmente pecora. (p. 215)
*[[Delitto e castigo|Raskolnikov]] è [[Il conte di Montecristo|Montecristo]] «criticato» da un panslavista-cristiano. (p. 217)
*L'[[Ugo Ojetti|Ojetti]] è rappresentativo da più punti di vista: ma la codardia intellettuale dell' uomo supera ogni misura normale. (p. 252)
*[[Giovanni Papini|Papini]] ha esercitato tutti i mestieri, per poi sporcificarli tutti: il filosofo, per concludere che la filosofia è una specie di cancrena al cervelletto, il cattolico, per incenerare l'universo con un appropriato dizionario, il letterato, per sancir da ultimo che della letteratura non sappiamo che farcene. Ciò non toglie che Papini non si sia conquistato un posticino nella storia della letteratura dentro il capitolo i "polemisti". (pp. 281-282)
*[[Giovanni Papini|Papini]] è sempre stato un «polemista» nel senso che dice il Volpicelli, e lo è ancor oggi, poiché non si sa se nell'espressione «polemista cattolico» a Papini interessi più il sostantivo o l'aggettivo. Col suo «cattolicismo» Papini avrebbe voluto dimostrare di non essere un puro «polemista», cioè un «calligrafo», un funambolo della parola e della tecnica, ma non c'è riuscito! Il Volpicelli ha torto nel non precisare: il polemista è polemista di una concezione del mondo, sia pure il mondo di Pulcinella, ma Papini è il polemista «puro», il boxeur di professione della parola qualsiasi: Volpicelli avrebbe dovuto giungere esplicitamente all'affermazione che il cattolicismo in Papini è un vestito da clown, non la «pelle» formata dal suo sangue «rinnovato», ecc. (p. 282)
*L'[[avventura]] è il dominio dell'imprevisto, della vita che fiorisce spontaneamente nuova e attuale dal suo morto passato. (p. 589)
==''Lettere dal carcere''==
===[[Incipit]]===
Roma 20 novembre 1926<br>Mia carissima Julca,<br>Ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto a letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di volere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini. Mi preoccupa un po' la quistione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi. Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme coi bambini.<br>Antonio
===Citazioni===
*Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di [[Rudyard Kipling|Kipling]] intitolata: ''Una strana cavalcata'' nel volume francese ''L'uomo che volle essere re''. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15 amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l'isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare. [[Ustica]] è molto più graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. (a Tatiana, 9 dicembre 1926)
*Ti immagino seria e tetra, senza un sorriso neanche sfuggevole. Vorrei farti rallegrare in qualche modo. Ti racconterò delle storielle; che te ne pare? Ti voglio, per esempio, come intermezzo alla descrizione del mio viaggio in questo mondo così grande e terribile, dire qualcosa intorno a me stesso e alla mia fama, di molto divertente. Io non sono conosciuto all'infuori di una cerchia abbastanza ristretta; il mio nome è storpiato perciò in tutti i modi più inverosimili: Gramasci, Granusci, Gràmisci, Granìsci, Gramàsci, fino a Garamàscon, con tutti gli intermedi più bizzarri. A Palermo, durante una certa attesa per il controllo dei bagagli, incontrai in un deposito un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto coll'indicazione di «Unico»<ref>Dal titolo del libro del filosofo anarchico Max Stirner ''[[L'unico e la sua proprietà]]'', tradotto in italiano nel 1902. {{NDR|Nota del curatore}}</ref> che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorità in generale, le sue generalità: «sono l'Unico e basta», ecco la sua riposta. Nella folla che lo attendeva, l'Unico riconobbe tra i criminali comuni (mafiosi) un altro tipo, siciliano (l'Unico deve essere napoletano o giù di lì), arrestato per motivi compositi, tra il politico e il comune, e si passò allora alle presentazioni. Mi presentò: l'altro mi guardò a lungo, poi domandò: «Gramsci, Antonio?» Sì, Antonio!, risposi. «Non può essere, replicò, perché Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo così piccolo» – Non disse più nulla, si ritirò in un angolo, si sedette su uno strumento innominabile e stette, come Mario sulle rovine di Cartagine, a meditare sulle proprie illusioni perdute. Evitò accuratamente di parlare con me durante il tempo in cui restammo ancora nello stesso camerone e non mi salutò quando ci separarono. (a Tania, 19 febbraio 1927)
*La mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso. Tu però non devi pensare a tutto ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni. Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti conoscere i miei bambini [...], ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non c'entra niente per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipì nel letto, è vero? Si minaccia di bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipì nel letto di questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare le candide lenzuola. Poiché le cose sono così, non bisogna né allarmarsi, né illudersi; bisogna solo attendere con grande pazienza e sopportazione. (alla mamma, 25 aprile 1927)
*[...] ho sempre l'ossessione di essere per essere ridotto ad una epistolografia convenzionale e, ciò che è il peggio del convenzionalismo, ad una epistolografia convenzionalmente carceraria. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Ma, in verità, mi sono accorto che, proprio al contrario di quanto avevo sempre pensato, in [[carcere]] si studia male, per tante ragioni, tecniche e psicologiche. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo. Ti potrei raccontare qualche aneddoto divertente. Nei primi mesi che ero qui a Milano<ref>Gramsci giunse al carcere di San Vittore il 7 febbraio 1927.</ref>, un agente di custodia mi domandò ingenuamente se era vero che io, se avessi cambiato bandiera, sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un po' troppo, ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici avrei potuto esserlo, dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. Scosse le spalle e mi domandò perché dunque non avevo cambiato bandiera, toccandosi la fronte col dito. Aveva preso sul serio la mia risposta e mi credeva matto da legare. (a Carlo, 12 settembre 1927)
*Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. C'è tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento è una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me è un episodio nella lotta politica che si combatteva e si continuerà a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chissà quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, così come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta. (a Teresina, 20 febbraio 1928)
*Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e al loro dignità di uomini.<br />Ti abbraccio teneramente.<br />Nino (10 maggio 1928)
*I [[traduttori]] sono pagati male e traducono peggio. (a Tatiana, 26 agosto 1929; 1965)
*[...] sono [[ottimismo e pessimismo|pessimista]] con l'intelligenza, ma [[ottimismo e pessimismo|ottimista]] per la volontà.<ref>{{Cfr}} [[:w:Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà|voce]] su Wikipedia.</ref> (a Carlo, 19 dicembre 1929; 1965)
*Su per giù tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo {{sic|Gandhy}} che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'{{sic|Israello}} che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi in olocausto al dio della vendetta, ecc. ecc. Non so come ti sei fatta questa concezione, che è molto ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ciò che io voglia dire con questa espressione, perché non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni (probabilmente quindi io ti dovrò apparire come un commediante o che so io). La mia [[praticità]] consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. (a Tatiana, 19 maggio 1930)
*Il [[padre Brown]] è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un'apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. [[Sherlock Holmes]] è il poliziotto "protestante" che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione. Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l'angustia e la meschinità. D'altra parte [[Gilbert Keith Chesterton|Chesterton]] è un grande artista, mentre [[Arthur Conan Doyle|Conan Doyle]] era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perciò in Chesterton c'è un distacco stilistico tra il contenuto, l'intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende più gustosi i racconti. (a Tania, 6 ottobre 1930; 1965)
*[[Alessandro Manzoni|Manzoni]], nel rifare i Promessi Sposi e nelle sue trattazioni sulla lingua italiana, tenne, in realtà, conto di un solo aspetto della lingua, il lessico, e non della [[sintassi]] che poi è l'essenziale parte di ogni lingua, tanto vero che l'inglese sebbene abbia piú del 60% di parole latine o neolatine è lingua germanica, mentre il rumeno sebbene abbia più del 60% di parole slave è lingua neolatina, ecc. (a Tania, 17 novembre 1930; 1971)
*Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di libertà e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica<ref>Data l'assegnazione al confino politico, Gramsci abitò in una casa privata nell'isola di Ustica dal 7 dicembre 1926 al 20 gennaio 1927, insieme ad altri compagni confinati.</ref> era ancora una specie di paradiso della libertà personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenità sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita [...]. Dunque non sono diventato [[Senilità|vecchio]], ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò non possiamo più fare. In questo sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua età. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finché si vuol vivere, finché si sente il gusto della vita vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. (15 dicembre 1930)
*Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i [[classici]] in generale con un certo «distacco», cioè solo per i loro valori estetici, mentre l'«amore» implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il «proprio» poeta, si «ammira» l'artista «in generale». (a Giulia, 1 giugno 1931; 1965)
*[...] non c'era ragione di essere impressionata. Devi sapere che io sono morto una volta e poi sono resuscitato, ciò che dimostra che ho sempre avuto la pelle dura. Da bambino, a 4 anni, ho avuto delle emorragie per tre giorni di seguito, che mi avevano completamente dissanguato, accompagnate da convulsioni. Il medico mi aveva dato per morto e mia madre ha conservato fino al 914 circa la piccola bara e il vestitino speciale che dovevano servire per seppellirmi; una zia sosteneva che ero resuscitato quando lei mi unse i piedini con l'olio di una lampada dedicata a una madonna e perciò quando mi rifiutavo di compiere gli atti religiosi mi rimproverava aspramente ricordando che alla madonna dovevo la vita, cosa che mi impressionava poco, a dir la verità. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Lo studio che ho fatto sugli [[Intellettuale|intellettuali]] è molto vasto come disegno e in realtà non credo che esistano in Italia libri su questo argomento. Esiste certo molto materiale erudito ma disperso in un numero infinito di riviste e archivi storici locali. D'altronde io estendo molto la nozione di intellettuale e non mi limito alla nozione corrente che si riferisce ai grandi intellettuali. Questo studio porta anche a certe determinazioni del concetto di Stato che di solito è inteso come Società politica (o dittatura, o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione e l'economia di un certo momento dato) e non come un equilibrio tra Società politica con la Società civile (o [[egemonia culturale|egemonia]] di un gruppo sociale sull'{{sic|intiera}} società nazionale esercitata attraverso le organizzazioni così dette private, come la chiesa, i sindacati, le scuole ecc.) e appunto nella società civile specialmente operano gli intellettuali ([[Benedetto Croce|Ben. Croce]], per es., è una specie di papa laico ed è uno strumento efficacissimo di egemonia anche se volta per volta possa trovarsi in contrasto con questo o quel governo ecc.). Da questa concezione della funzione degli intellettuali, secondo me, viene illuminata la ragione o una delle ragioni della caduta dei [[Età comunale|Comuni medioevali]], cioè del governo di una classe economica, che non seppe crearsi la propria categoria di intellettuali e quindi di esercitare un'egemonia oltre che una dittatura; gli intellettuali italiani non avevano un carattere [[nazional-popolare|popolare-nazionale]] ma cosmopolita sul modello della Chiesa e a Leonardo era indifferente vendere al duca Valentino i disegni delle fortificazioni di Firenze. I Comuni furono dunque uno stato sindacalista, che non riuscì a superare questa fase e a diventare Stato integrale come indicava invano il [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] che attraverso l'organizzazione dell'esercito voleva l'egemonia della città sulla campagna, e perciò si può chiamare il primo giacobino italiano (il secondo è stato Carlo Cattaneo ma con troppe chimere in testa). Così ne deriva che il Rinascimento deve essere considerato un movimento reazionario e repressivo in confronto dello sviluppo dei Comuni ecc. Ti faccio questi accenni per farti persuasa che ogni periodo della storia svoltasi in Italia, dall'Impero romano al Risorgimento, deve essere guardato da questo punto di vista monografico. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Io non sono mai stato un [[giornalista]] professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella qualifica professionale. (a Tania, 12 ottobre 1931; 1965)
*Posso ammirare esteticamente ''[[Guerra e pace|Guerra e Pace]]'' di [[Lev Tolstoj|Tolstoi]] e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, «le livre de chevet». Così si può dire per [[Shakespeare]], per [[Goethe]] e anche per [[Dante Alighieri|Dante]]. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. (lettera a Iulca, 5 settembre 1932; 1965)
*Spesso chi vuole consolare, essere affettuoso ecc. è in realtà il più feroce dei tormentatori. Anche nell'«[[affetto]]» bisogna essere soprattutto «intelligenti». (a Tania, 5 dicembre 1932; 1965)
*La [[bontà]] disarmata, incauta, inesperta e senza accorgimento non è neppure bontà, è ingenuità stolta e provoca solo disastri. (a Tania, 29 maggio 1933; 1965)
*[...] il [[tempo]] è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della [[vita]] stessa. (lettera a Tania, 2 luglio 1933; 1965)
*Io penso che la [[storia]] ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. (a Delio, 1937; 1965, n. 418)
==''Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno''==
===[[Incipit]]===
Il carattere fondamentale del ''[[Niccolò Machiavelli#Il principe|Principe]]'' è quello di non essere una trattazione sistematica ma un libro «vivente», in cui l'ideologia politica e la scienza politica si fondono nella forma drammatica del «mito». Tra l'utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza politica si configurava fino al [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], questi dette alla sua concezione la forma fantastica e artistica, per cui l'elemento dottrinale e razionale si impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e «antropomorficamente» il simbolo della «volontà collettiva». Il processo di formazione di una determinata volontà collettiva, per un determinato fine politico, viene rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni pedantesche di principii e criteri di un metodo d'azione, ma come qualità, tratti caratteristici, doveri, necessità di una concreta persona, ciò che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol convincere e dà una piú concreta forma alle passioni politiche.
===Citazioni===
*Il [[Robert Michels|Michels]] ha fatto molto baccano in Italia per la «sua» trovata del «capo charismatico» che probabilmente (occorrerebbe confrontare) era già nel [[Max Weber|Weber]] il cosiddetto «charisma», nel senso del Michels, nel mondo moderno coincide sempre con una fase primitiva dei partiti di massa, con la fase in cui la dottrina si presenta alle masse come qualcosa di nebuloso e incoerente, che ha bisogno di un papa infallibile per essere interpretata e adattata alle circostanze.
*Le idee di Michels sui partiti politici sono abbastanza confuse e schematiche, ma sono interessanti come raccolta di materiale grezzo e di osservazioni empiriche e disparate.
*Per comprendere bene la posizione della chiesa nella società moderna, occorre comprendere che essa è disposta a lottare solo per difendere le sue particolari libertà corporative (di chiesa come chiesa, organizzazione ecclesiastica), cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina; per questa difesa la chiesa non esclude nessun mezzo, né l'insurrezione armata, né l'attentato individuale, né l'appello alla invasione straniera. Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie. Per "dispotismo" la chiesa intende l'intervento dell'autorità statale laica nel limitare e sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto e, purché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i suoi privilegi la esalta e la proclama provvidenziale.
*Quando si vuol scrivere la storia di un partito politico, in realtà occorre affrontare tutta una serie di problemi molto meno semplici di quanto creda, per es., Roberto Michels che pure è ritenuto uno specialista in materia.
==''Passato e presente''==
===[[Incipit]]===
Estrarre da questa rubrica una serie di note che siano del tipo dei ''Ricordi politici e civili'' del [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] (tutte le proporzioni rispettate). I «Ricordi» sono tali in quanto riassumono non tanto avvenimenti autobiografici in senso stretto (sebbene anche questi non manchino), quanto «esperienze» civili e morali (morali più nel senso etico-politico) strettamente connesse alla propria vita e ai suoi avvenimenti, considerate nel loro valore universale o nazionale.
===Citazioni===
*{{NDR|La tendenza a diminuire l'avversario}} È di per se stessa un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto; si tende infatti a diminuire rabbiosamente l'avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza è perciò insito oscuramente un [[giudizio]] sulla propria incapacità e debolezza [...]. (quaderno 16; p. 16)
*Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.<br />Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano. (quaderno 15, § 21; p. 55)
==''Quaderni del carcere''==
*''[[Ardengo Soffici|Soffici]]''. Un cafone senza ingenuità e spontaneità. (quaderno 1, § 9; p. 8)
*[[Achille Loria|Loria]] non è un caso teratologico individuale: è l'esemplare più compiuto e finito di una serie di rappresentanti di un certo strato intellettuale di un certo periodo; in generale degli intellettuali positivisti che si occupano della quistione operaia e che più o meno credono di approfondire, o correggere, o superare il [[Marxismo]]. [[Enrico Ferri]] – [[Arturo Labriola]] – lo stesso [[Filippo Turati|Turati]] potrebbero dare una messe di osservazioni e di aneddoti. (quaderno 1, § 25; p. 22)
*I [[Giacobinismo|giacobini]] [...] forzarono la mano, ma sempre nel senso dello sviluppo storico reale, perché essi fondarono non solo lo Stato borghese, fecero della [[borghesia]] la classe «dominante», ma fecero di più (in un certo senso), fecero della borghesia la classe dirigente, egemone, cioè dettero allo Stato una base permanente. (quaderno 1, § 44; p. 51)
*Il [[Tassa sul macinato|macinato]] era insopportabile dai piccoli contadini che consumavano il poco grano prodotto da loro stessi; e la tassa sul macinato era causa di svendite per procurarsi il denaro e occasione di pratiche usuraie pesantissime; bisogna collocare la tassa nel suo tempo, con una economia famigliare molto più diffusa di ora: per il mercato producevano i grandi e medi proprietari; il piccolo contadino (piccolo proprietario o colono parziario) produceva per il proprio consumo e non aveva mai numerario; tutte le imposte erano per lui un dramma catastrofico; per il macinato si aggiungeva l'odiosità immediata. Le rivolte contro la tassa sul macinato, le uccisioni e le bastonature agli esattori non erano certo inspirate dalle agitazioni politiche: erano spontanee. (quaderno 2, § 43; p. 198)
*''Lo «[[Stellone d'Italia]]»''. Com'è nato questo modo di dire sullo «Stellone» che è entrato a far parte dell'ideologia patriottica e nazionale italiana? Il 27 novembre 1871, il giorno in cui [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]] inaugurò a Roma il Parlamento, fu visto di pieno giorno il pianeta Venere, che di solito (poiché Venere è un pianeta interno all'orbita delle terra) non si può vedere che al mattino prima del nascere del sole o alla sera dopo il tramonto. Se poi certe condizioni atmosferiche favoriscono la visibilità del pianeta, non è raro il caso che esso possa vedersi anche dopo che il sole è spuntato ed anche prima che sia tramontato, ciò che appunto avvenne il 27 novembre 1871. (quaderno 2, § 107; p. 254)
*La [[crisi]] consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati. (quaderno 3, § 34, [[:s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/318|p. 311]])
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] oltre a creare luoghi comuni per gli argomenti che tratta, si dà molto daffare per raccogliere tutti i luoghi comuni che sullo stesso argomento sono stati scritti da altri autori, specialmente stranieri: deve avere uno schedario speciale di luoghi comuni, per condire opportunamente tutti i suoi scritti. (quaderno 3, § 38, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/320|p. 313]])
*Tutta la ''Vita di [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]]'' è una beffa della storia. Se le vite romanzate sono la forma attuale della letteratura amena tipo Alessandro Dumas, Panzini è il nuovo Ponson du Terrail. Panzini vuole così ostentatamente mostrare di «saperla lunga» sul modo di procedere degli uomini, di essere un cosi furbissimo realista, che viene la voglia, a leggerlo, di rifugiarsi in Condorcet o in Bernardino di Saint-Pierre, che almeno non sono cosi filistei. Nessun nesso storico è ricostruito nel fuoco di una personalità; la storia è un seguito di storielle divertenti senza nesso né di personalità né di altre forze sociali: è veramente una nuova forma di gesuitismo, molto più accentuata di quanto io stesso avessi creduto leggendo la Vita a puntate. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/322|p. 315]])
*Non si capisce proprio cosa Panzini abbia voluto scrivere con questa ''Vita di Cavour''; una vita di Cavour non è certamente: né una biografìa di {{sic|Cavour-uomo}}, né una ricostruzione di Cavour politico; in verità dal libro di Panzini Cavour esce molto malconcio e molto diminuito: la sua figura non ha nessun rilievo concreto, eccetto che nelle giaculatorie che Panzini di tanto in tanto ripete: eroe, superbo, genio ecc. Ma queste giaculatorie non essendo giustificate (e perciò sono giaculatorie) sembrano talvolta prese di bavero, se non si capisse che la misura che Panzini adopera per giudicare l'eroismo, la grandezza, il genio ecc. è la sua propria misura, della genialità, grandezza, eroismo ecc. del sig. Panzini Alfredo. Ancora bisogna dire che il Panzini esagera nel trovare il dito di dio, il fato, la provvidenza in tanti avvenimenti: è, in fondo, la concezione dello stellone con parole da tragedia greca o da padre gesuita, ma che non perciò diventa meno triviale e banale. Lo stesso insistere troppo sull'elemento «provvidenziale» significa diminuire la funzione dello sforzo italiano, che pure ebbe una sua parte. Cosa significa poi in questo caso questa miracolosità della rivoluzione italiana? Significa che tra l'elemento nazionale e quello internazionale dell'evento, è l'internazionale che ha contato di più. È questo il caso? Bisognerebbe dirlo e forse la grandezza di Cavour sarebbe messa ben più in rilievo e la sua funzione personale, il suo «eroismo» apparirebbe ben più da esaltare. Ma il Panzini vuol dare colpi a molte botti con molti cerchi e non ne raccappezza qualcosa di sensato: né egli sa cosa sia una rivoluzione e quali siano i rivoluzionari. Tutti furono grandi e furono rivoluzionari ecc. ecc. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/323|p. 316]])
*Anche lo [[studio]] è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. (quaderno 4, § 55; p. 502).
*In [[Oriente e occidente|Oriente]] lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell'Occidente tra Stato e società civile c'era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte. (quaderno 7, § 16; p. 866)
*''Giornalismo. I titoli''. Tendenza a [[Titolo (giornalismo)|titoli]] magniloquenti e pedanteschi, con opposta reazione di titoli così detti «giornalistici» cioè anodini e insignificanti. Difficoltà dell'arte dei titoli che dovrebbero riassumere alcune esigenze: di indicare sinteticamente l'argomento centrale trattato, di destare interesse e curiosità spingendo a leggere. Anche i titoli sono determinati dal pubblico al quale il giornalista si rivolge e dall'atteggiamento del giornale verso il suo pubblico: atteggiamento demagogico-commerciale quando vuole sfruttare le tendenze più basse; atteggiamento educativo [-didattico], ma senza pedanteria, quando si vuole sfruttare il sentimento predominante nel pubblico, come base di partenza per un suo elevamento. (quaderno 8, § 143; p. 1029)
*Contro il velleitarismo, contro l'astrattismo, l'eroismo di maniera ecc. è una quistione di costume e di stile, non «teoretica». (quaderno 8, § 210; p. 1069)
*[...] ogni «[[ghianda]]» può pensare di diventar quercia. Se le ghiande avessero una ideologia, questa sarebbe appunto di sentirsi «gravide» di querce. Ma, nella realtà, il 999 per mille delle ghiande servono di pasto ai maiali e, al più, contribuiscono a crear salsicciotti e mortadella. (quaderno 9, § 132, ''Passato e presente''; 1977 p. [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/517|1192]])
*Questa espressione «gli umili» è caratteristica per comprendere l'atteggiamento tradizionale degli intellettuali italiani verso il popolo e quindi il significato della letteratura per «gli umili». Non si tratta del rapporto contenuto nell'espressione dostoievschiana di «umiliati e offesi». In [[Fëdor Dostoevskij|Dostojevschij]] c'è potente il sentimento nazionale-popolare, cioè la coscienza di una «missione degli intellettuali» verso il popolo, che magari è «oggettivamente» costituito di «umili» ma deve essere liberato da questa «umiltà», trasformato, rigenerato. Nell'intellettuale italiano l'espressione di «umili» indica un rapporto di protezione paterna e padreternale, il sentimento «sufficente» di un propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze, una ritenuta superiore e l'altra inferiore, il rapporto come tra adulti e bambini nella vecchia pedagogia e peggio ancora un rapporto da «società protettrice degli animali», o da esercito della Salute anglosassone verso i cannibali della Guinea. (quaderno 9, § 135; p. 1197)
*L'errore dell'[[intellettuale]] consiste (nel credere) che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l'oggetto del sapere) cioè che l'intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il «sapere»; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell'intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (così detto centralismo organico). (quaderno 11, § 67; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/830|p. 1505]])
*Autocoscienza critica significa storicamente e politicamente creazione di una élite di intellettuali: una massa umana non si «distingue» e non diventa indipendente «per sé» senza organizzarsi (in senso lato) e non c'è organizzazione senza intellettuali, cioè senza organizzatori e dirigenti, cioè senza che l'aspetto teorico del nesso teoria-pratica si distingua concretamente in uno strato di persone «specializzate» nell'elaborazione concettuale e filosofica. (quaderno 11, § 12; p. 1386)
*Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali. (quaderno 12, § 1; p. 1513)
*La divisione fondamentale della [[scuola]] in classica e professionale era uno schema razionale: la scuola professionale per le classi strumentali, quella classica per le classi dominanti e per gli intellettuali. Lo sviluppo della base industriale sia in città che in campagna aveva un crescente bisogno del nuovo tipo di intellettuale urbano: si sviluppò accanto alla scuola classica quella tecnica (professionale ma non manuale), ciò che mise in discussione il principio stesso dell'indirizzo concreto di cultura generale, dell'indirizzo umanistico della cultura generale fondata sulla tradizione greco-romana. Questo indirizzo, una volta messo in discussione, può dirsi spacciato, perché la sua capacità formativa era in gran parte basata sul prestigio generale e tradizionalmente indiscusso, di una determinata forma di [[civiltà]]. (quaderno 12, § 1; p. 1531)
*La [[disciplina]] pertanto non annulla la personalità e la libertà: la quistione della «personalità e libertà» si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'«origine del potere che ordina la disciplina». Se questa origine è «democratica», se cioè l'autorità è una funzione tecnica specializzate e non un «arbitrio» o una imposizione estrinseca ed esteriore, la disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà. (quaderno 14, § 48; pp. 1706-1707)
*Ogni elemento «imposto» sarà da ripudiarsi a priori? [...] Che l'istruzione sia obbligatoria non significa infatti che sia da ripudiare e neppure che non possa essere giustificata, con nuovi argomenti, una nuova forma di obbligatorietà: occorre fare «libertà» di ciò che è «necessario», ma perciò occorre riconoscere una necessità «obbiettiva», cioè che sia obiettiva precipuamente per il gruppo in parola. (quaderno 16, § 12; p. 1875)
*{{NDR|Sulla ''Guida alla grammatica italiana''}} Il Panzini non si pone neanche lontanamente questo problema<ref>Della storia della lingua italiana e dei fattori che determinano la sua elaborazione unitaria.</ref>e perciò le sue pubblicazioni grammaticali sono incerte, contraddittorie, oscillanti. Non si pone per esempio il problema di quale oggi sia, dal basso, il centro di irradiazione delle innovazioni linguistiche; che pure non ha poca importanza pratica. Firenze, Roma, Milano. Ma d'altronde non si pone neanche il problema se esista (e quale sia) un centro di irradiazione spontanea dall'alto, cioè in forma relativamente organica, continua, efficacemente, e se essa possa essere regolata e intensificata. (quaderno 29<ref>Citato in Renzo Martinelli, ''Un dialogo tra grammatici: {{small|Panzini e Gramsci}}'', in ''Belfagor'', XLIV, 6, 1989, p. 687; riportato in Matteo Grassano, ''[https://aisberg.unibg.it/retrieve/handle/10446/151923/340132/Alfredo%20Panzini.%20Tra%20lessicografia%20e%20grammatica.pdf Alfredo Panzini: tra lessicografia e grammatica]'', p. 231, ''unibg.it''.</ref>)
==''Scritti politici''==
*È davvero meravigliosa la lotta che l'umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L'uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. (''Oppressi ed oppressori''<ref>Da un saggio scolastico, manoscritto, probabilmente del novembre 1910.</ref>; I, p. 6)
*Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l'uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici, di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell'umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. [...] Lo studentucolo che sa un po' di latino e di storia, l'avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciare passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di più di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.<br />La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per funzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà in cui ogni singolo animale si selezione e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L'uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. (''Socialismo e cultura'', da ''Il Grido del Popolo'', 29 gennaio 1916, firmato {{maiuscoletto|Alfa Gamma}}; in ''Scritti politici'', vol. 1, PGreco, 2020, p. [https://www.google.it/books/edition/Scritti_politici/imv6DwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=Bisogna+disabituarsi+e+smettere+di+concepire+la+cultura+come+sapere+enciclopedico,+in+cui+l%27uomo+non+%C3%A8+visto+se+non+sotto+forma+di+recipiente+da+empire+e+stivare+di+dati+empirici,+di+fatti+bruti+e+sconnessi+che+egli+poi+dovr%C3%A0+casellare+nel+suo+cervello+come+nelle+colonne+di+un+dizionario+per+poter+poi+in+ogni+occasione+rispondere+ai+vari+stimoli+del+mondo+esterno.+Questa+forma+di+cultura+%C3%A8+veramente+dannosa+specialmente+per+il+proletariato.+Serve+solo+a+creare+degli+spostati,+della+gente+che+crede+di+essere+superiore+al+resto+dell%27umanit%C3%A0+perch%C3%A9+ha+ammassato+nella+memoria+una+certa+quantit%C3%A0+di+dati+e+di+date,+che+snocciola+ad+ogni+occasione+per+farne+quasi+una+barriera+fra+s%C3%A9+e+gli+altri.&pg=PA18&printsec=frontcover 18]. ISBN 9788868023386)
*Ahimè, quanti papi infallibili tiranneggiano la coscienza degli uomini liberi e inaridiscono in loro ogni sorgente di umanità. (''Leninismo e Marxismo di Rodolfo Mondolfo''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', I, n. 2, 15 maggio 1919, rubrica ''La battaglia delle idee''.</ref>; I, p. 123)
==''Sotto la Mole. 1916-1920''==
*Anche il [[sacerdote]] che innalza l'ostia consacrata per il volgo è uno [[stregone]], come la fattucchiera che fa suffumigi sotto il gufo impagliato. Interrogano ambedue il mistero, sono ambedue interpreti di un mondo soprannaturale che l'anima incolta e grossa del credente volgare (al quale sfugge il gioco delle forze umane razionali che regolano il destino del mondo e la storia degli uomini) crede gli sovrasti, schiacciandolo con la sua fatalità ineluttabile. [...] E gli stregoni, si chiamino Paola Omegna o siano vescovi o cardinali, non sono intelligenze, né coscienze, sono sacerdoti che ridono tra loro dietro gli altari. (''Stregoneria'', 4 marzo 1916; p. 44)
*Dei [[Fatto|fatti]] maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest'ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? (''L'indifferenza'', 26 agosto 1916; p. 141)
==''Sul fascismo''==
*La dottrina di [[Karl Marx|Carlo Marx]] ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del partito socialista, ai nazionalisti. [[Enrico Corradini|Corradini]] saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che debbono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostrato di essere l'eletta, la degna. (''Lotta di classe e guerra''<ref>Da ''Avanti!'', edizione piemontese, 19 agosto 1916.</ref>; p. 10)
*Il [[fascismo]] si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato. (''Forze elementari''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', 26 aprile 1921; in ''Gramsci: Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, 1966.</ref>; p. 99)
*La piccola borghesia, anche in questa sua ultima incarnazione politica del «[[fascismo]]», si è definitivamente mostrata nella sua vera natura di serva del capitalismo e della proprietà terriera, di agente della controrivoluzione. Ma ha anche dimostrato di essere fondamentalmente incapace a svolgere un qualsiasi compito storico: il popolo delle scimmie riempie la cronaca, non la storia, lascia traccia nel giornale, non offre materiali per scrivere libri.<ref>Da ''Socialismo e Fascismo. L'Ordine Nuovo (1021-1922)'', Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12. Citato in Matteo Pasetti, ''Storia dei fascismi in Europa'', Archetipo Libri, Bologna, 2011, [https://www.google.it/books/edition/Storia_dei_fascismi_in_Europa/nsTRAwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA165&printsec=frontcover p. 165]. ISBN 9788866330387</ref>
*Abbiamo in Italia il regime fascista, abbiamo a capo del fascismo [[Benito Mussolini]], abbiamo una ideologia ufficiale in cui il "capo" è divinizzato, è dichiarato infallibile, è preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato Sacro Romano Impero [...] Conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato. Conosciamo quel pugno sempre chiuso alla minaccia [...] Mussolini [...] è il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale da vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia, che ama le facce feroci quando ridiventa borbonica, [...]. (''"Capo"''<ref>Da ''[http://www.centrogramsci.it/riviste/nuovo/ordine%20nuovo%20p6.pdf L'Ordine Nuovo]'', 1º marzo 1924; pubblicato successivamente col titolo di ''Lenin capo rivoluzionario'', in ''l'Unità'', 6 novembre 1924.</ref>; p. 227)
*«Pellegrino del nulla» appare a noi [[Giacomo Matteotti]] quando consideriamo la sua vita e la sua fine in relazione con tutte le circostanze che dànno ad esse un valore non più «personale», ma di indicazione generale e di simbolo. (''Il destino di Matteotti''<ref>Da ''Stato operaio'', 28 agosto 1924. Anche in ''L'Ordine Nuovo'', 1º settembre 1924; in ''Scritti scelti'', Bur, [https://books.google.it/books?id=oal138NxjJ0C&pg=PT303 p. 303]. ISBN 8858602552</ref>; p. 267)
*Che cosa è la [[massoneria]]? Voi avete fatto molte parole sul suo significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo. [...] la massoneria è stato l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. [...] L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della Massoneria, l'Unità Spirituale della Nazione Italiana. Poiché la Massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la Massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. [...] In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficiente che la borghesia capitalistica avesse in Italia, [...]. (''La legge sulle associazioni segrete''<ref>Dall'intervento dell'on. A. Gramsci, Discussione Legge sulle Associazioni, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXVII, tornata del 16 maggio 1925; pubblicato in ''l'Unità'', 23 maggio 1925.</ref>; pp. 317-325)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Apologhi e raccontini torinesi''===
====''Perché uno sciacallo fu fatto re''====
Nella giungla si erano uniti in «clan», per poter cacciare con più profitto e meno pericolo, e babbuini e lupi e leopardi ed altre bestie di vario pelo e colore. Tra di loro però si era intrufolato un piccolo sciacallo che mangiava i rifiuti e spolpava le ossa dei succulenti banchetti. Era sopportato perché nella giungla lo [[sciacallo]] è temuto da tutti come diffusore di idrofobia e di malattie infettive, ma l'irritazione e il malcontento era grande e tutti del «clan» avrebbero benedetto la buona occasione che li avesse liberati dal poco piacevole socio<ref>Il titolo originale è in realtà «'''L sindich'' (il sindaco)».</ref>.
====''Nestore e la cicala''====
Noi ammiriamo gli antichi. E gli antichi ammirarono e rispettano due cose: le cicale e i vecchi. E tutte e due sublimarono nella leggenda. Nestore<ref>''Nestore'': personaggio della mitologia greca, uno dei protagonisti dell'Iliade. Termine usato per indicare persona anziana e autorevole.</ref>, dalla cui bocca fluivano sempre parole più dolci del miele, e Tritone<ref>''Tritone'': nella mitologia greca, essere favoloso mezzo uomo e mezzo pesce.</ref>. Ma il vecchio Nestore parlava poco, e operava molto, e l'aiuto del suo braccio era apprezzato tanto quanto quello del suo senno.
====''Due pere...''====
In via Don Bosco. Una dimostrazione contro un proprietario di casa che ha sfrattato alcuni inquilini, povera gente, per aver modo di aumentare il fitto. Guardie e carabinieri circondano la casa e tengono a bada i dimostranti, procedendo di tanto in tanto a degli arresti.
====''Diamantino''====
Oggi vi voglio raccontare la storia di Diamantino, come io stesso la udii, molti anni or sono, intercalata in una lunga e noiosa conferenza pacifista del professor Mario Falchi. Diamantino era un piccolo cavallo nato in una miniera carbonifera di un bacino inglese. Sua madre – povera cavalla! – dopo aver trascorso i primi e più begli anni della sua vita sulla superficie della terra, soleggiata e allietata dal sorriso dei fiori, tra i quali, garrulo e lascivetto scherza lo zeffiro – era stata adibita al traino dei vagoncini di minerale, a qualche centinaio di metri sotto terra.
====''Armonie della natura''====
Un contadinello trovò un mattino una volpe alla tagliola. Le assestò una bastonata sul capo, se la caricò sulle spalle, e contento per le lirette che avrebbe ricavato dalla pelle dell'animale, si avviò verso il paese più vicino dove sperava trovare l'acquirente della merce mandatagli dal cielo.
====''Corvi e gufi''====
Tra i corvi ed i gufi era scoppiata la guerra per causa d'un boschetto di cui, da tempo, si contendevano la proprietà. In pochi giorni i corvi si trovarono ridotti a malpartito. I gufi che si svegliano dopo il tramonto, assalivano nella notte i corvi dormienti nei loro nidi e ne facevano strage. Invano i corvi cercavano di rintuzzare l'offesa. Svolazzavano da mane a sera tra gli alberi, sostavano sui fianchi scoscesi dei monti, esploravano i crepacci, le rupi ... non un palmo di terreno sfuggiva alla loro indagine.
===''Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura''===
Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una sua propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali.
===''Il Risorgimento''===
Una doppia serie di ricerche. Una sull'Età del Risorgimento e una seconda sulla precedente storia che ha avuto luogo nella penisola italiana, in quanto ha creato elementi culturali che hanno avuto una ripercussione nell'Età del Risorgimento (ripercussione positiva e negativa) e continuano a operare (sia pure come dati ideologici di propaganda) anche nella vita nazionale italiana cosí come è stata formata dal Risorgimento.
===''L'albero del riccio''===
Carissima Tania,<br>
oggi voglio raccontare per te, Delio e Giuliano, un episodio natalizio della mia fanciullezza, che vi divertirà e vi darà un tratto caratteristico della vita delle mie parti.<br>
Avevo quattordici anni e facevo la terza ginnasiale a Santu Lussurgiu, un paese distante dal mio circa diciotto chilometri.<br>
Con un altro ragazzo, per guadagnare ventiquattr'ore in famiglia, ci mettemmo in istrada a piedi il dopopranzo del 23 dicembre, invece di aspettare la diligenza del mattino seguente.<br>
Cammina, cammina, eravamo circa a metà del viaggio, in un posto completamente deserto e solitario. A sinistra, un centinaio di metri dalla strada, si allungava una fila di pioppi con delle boscaglie di lentischi. A un tratto ci spararono un primo colpo di fucile sulla testa: la pallottola fischiò a una decina di metri in alto. Credemmo a un colpo casuale e continuammo tranquilli. Un secondo e un terzo colpo bassi ci avvertirono subito che eravamo proprio presi di mira e allora ci buttammo nella cunetta, rimanendo appiattiti un pezzo. Quando provammo a sollevarci, un altro colpo, e cosí circa due ore con una dozzina di colpi che ci inseguivano, mentre ci allontanavamo strisciando, ogni volta che tentavamo di ritornare sulla strada. Certamente era una comitiva di buontemponi che voleva divertirsi a spaventarci, ma che belloscherzo natalizio, eh? Arrivammo a casa a notte buia, discretamente stanchi e infangati e non raccontammo la storia a nessuno, per non spaventare in famiglia; ma non ci spaventammo gran che, perché alle prossime vacanze di carnevale il viaggio fu ripetuto senza incidenti di sorta.
===''Nuove lettere''===
{{destra|[Vienna] 16 aprile 1924}}
Cara Julca,<br>
ho ricevuto la tua lettera dell'8, che ha dissipato tutte le nubi e tutti gli equivoci. Non dobbiamo più parlare di «morbosità» né di altre consimili sciocchezze. Dobbiamo solo volerci bene e avere pazienza, aspettare di trovarci ancora insieme e cercare di trovare il modo di stare insieme quanto più a lungo è possibile. Ecco la sola causa di tutto il nostro malessere, che c'induce ad approfondire, cioè a dilaniare inutilmente noi stessi, in traccia di cause recondite. Io certamente non mi ci lascerò più prendere a questo atroce gioco. Sono tranquillo, sono sicuro, non ho più dubbi, nessuna goccia di metallo fuso minaccia le mie tenere carni. Non sarà facile aver pazienza, ma, insomma, non creerò più una metafisica dell'impazienza.
==Citazioni su Antonio Gramsci==
*Antonio Gramsci ha la testa di un rivoluzionario. Il suo ritratto sembra costruito dalla sua volontà [...] il cervello ha soverchiato il corpo. Il capo dominante sulle membra malate sembra costruito secondo i rapporti logici necessari per un piano sociale. ([[Piero Gobetti]])
*Antonio Gramsci è senza alcun dubbio quello che, tra i teorici del marxismo, ha maggiormente insistito sul concetto di egemonia; e lo ha fatto in modo particolare richiamandosi a Lenin. Anzi, direi che, se vogliamo vedere il punto di contatto più costante, più scavato, di Gramsci con Lenin, questo mi pare essere il concetto di egemonia. L'egemonia è il punto di approccio di Gramsci con Lenin. ([[Luciano Gruppi]])
*Antonio Gramsci non è solo il filosofo italiano più letto e tradotto nel mondo. Antonio Gramsci è soprattutto una cosa: lotta. Lotta per un mondo migliore, per la sanità e scuola pubblica, per il diritto e il dovere del lavoro, per lo stato sociale, per l'eliminazione della povertà e delle disparità nord-sud e soprattutto lotta per dare potere a chi realmente crea ricchezza nella società, i lavoratori. ([[Jorit]])
*Che dal pensiero dell'ultimo Gramsci risulti un distacco rispetto a [[Stalin]] è menzogna: Gramsci ne approvava anche i tratti che oggi vengono qualificati "autoritari", "dittatoriali" e peggio ancora. [...] Differenze possono risultare dai contesti consapevolmente diversi (occidente e oriente) e dalle diverse fasi e livelli di lotta in [[Unione Sovietica]] e, in particolare, nell'[[Italia]] [[Fascismo|fascista]], cui Gramsci non poteva non pensare: ma Gramsci sarebbe stato il primo a farsi una grande risata se qualcuno gli avesse prospettato di applicare all'Unione Sovietica di Stalin le elaborazioni che egli faceva soprattutto per l'Italia di allora. ([[Aldo Bernardini]])
*Che peccato che un Gramsci si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Di [[Raffaele Mattioli|Mattioli]] si sa che pur essendo il più eminente banchiere italiano di quegli anni, ha sempre procurato ad Antonio Gramsci, fondatore del [[PCI|Pci]] e prigioniero dei fascisti tutti i libri che desiderava e più tardi ha pagato personalmente le spese della clinica dove Gramsci era stato ricoverato. Lo stesso Mattioli ha conservato per molto tempo nella sua cassaforte di Piazza Scala i ''[[Quaderni del carcere|Quaderni dal carcere]]'' di Gramsci prima di farli avere clandestinamente all’amico [[Piero Sraffa|Pietro Sraffa]] a Cambridge. ([[Giuseppe Turani]])
*Ho analizzato a lungo la calligrafia di Gramsci, che era infantile. Ma la cosa più straordinaria erano le cancellature. Gramsci cancellava con una linea esilissima: dimostrava di avere elevato il dubbio a sistema di conoscenza. ([[Raf Vallone]])
*Il grande merito di Gramsci sta appunto nell'aver profondamente inteso la necessità di storicizzare il marxismo nel nostro paese, rispetto alla storia culturale italiana, cioè rispetto all'idealismo storicistico e allo spiritualismo cattolico, e di essersi proposto il compito – rimasto purtroppo allo stato di abbozzo – di elaborare da parte marxista la risposta adeguata alla operosità antimarxista della cultura tradizionale. [...] Attraverso Gramsci per la prima volta da parte di un militante italiano della classe operaia venne effettuato il tentativo di fare i conti con la storia culturale della nazione, con l'Italia che ebbe la Rinascenza, che non ebbe la Riforma, che dopo il Rinascimento ebbe la Controriforma, che cercò di risollevarsi a una funzione culturale universale attraverso il Risorgimento, e che tuttavia, dopo il 1870, si ripiegò quasi su sé stessa, lasciando disperdere e isterilire i fermenti dell'età precedente; con l'Italia che si inserì di nuovo nella grande tradizione culturale europea attraverso l’idealismo storicistico, svolgendo e manifestando innanzi alla coscienza culturale della filosofia classica tedesca; con l'Italia concreta, storica, ''hic et nunc'' determinata, con le sue strutture sociali, col suo Mezzogiorno disgregato e col suo Cristo fermo a Eboli, secondo l'immagine che piacque al Levi. Per questa Italia Gramsci operò e scrisse [...]. Questo lavoro, appena iniziato da Gramsci, è ora che sia portato innanzi, sistematicamente svolto, sì da formare tradizione culturale, ma tradizione vivente, che aspiri a diventare ordine e organismo e si muova senza sosta. ([[Ernesto de Martino]])
*Il nostro gusto deve pur valere qualche cosa anche sui pareri avvolpacchiati dei critici moderni alla Gramsci. ([[Cesare Angelini]])
*In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, Antonio Gramsci, uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. ([[Palmiro Togliatti]])
*La tragedia di un uomo e di una donna non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza è come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti. Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontri. ([[Paolo Spriano]])
*Nella cella di una prigione fascista a Turi, nell’Italia meridionale, nel 1930, un anno dopo il crollo di [[Wall Street]] del 1929, otto anni dopo la [[marcia su Roma]] di [[Benito Mussolini|Mussolini]], tre anni prima dell’avvento al potere di [[Adolf Hitler|Hitler]], il leader del [[Partito Comunista Italiano|Partito comunista italiano]] Antonio Gramsci scrisse questa famosa riflessione: ''La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati''. [...] Gramsci spiegava che la crisi, quando il vecchio muore e il nuovo non è ancora nato, consisteva in una «crisi di autorità»: le classi dominanti stavano perdendo terreno, scemava il consenso che ne sosteneva il potere e la presa ideologica sulle masse stava loro sfuggendo. Queste masse, spiegava, non seguivano più le ideologie tradizionali, ma stavano diventando progressivamente più ciniche e scettiche. Non credevano più nelle élite. E questo le élite lo sapevano. ([[Donald Sassoon]])
*Non penso alla finalità del suo progetto ma all'egemonia culturale alla quale puntava, al metodo utilizzato per conquistare il potere. Non sono ideologicamente d'accordo con lui. Quando cito Gramsci, voglio provocare la destra, scuoterla, mostrare che l'egemonia della sinistra è passata attraverso il controllo della leva politica, rappresentata dalla scuola, dai media, dalla cultura. ([[Marion Maréchal]])
*Nonostante le circostanze a cui è stato sottoposto, non si è inchinato. I suoi ideali ci chiamano a continuare la lotta contro il fascismo. ([[Nicolas Maduro]])
*Se Gramsci avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Sì, penso che Gramsci sia il Gandhi italiano, perché ha organizzato le masse, perché sapeva farsi capire da tutti, perché non ha spinto il proletariato verso una rivoluzione armata che probabilmente avrebbe distrutto la classe operaia. ([[Ben Kingsley]])
*Siamo convinti che il pensiero di Gramsci non sia adeguatamente comprensibile se non lo si intende come una «risposta teorica» a [[Amadeo Bordiga|Bordiga]]. Studiare Gramsci senza Bordiga è come studiare [[Karl Marx|Marx]] senza [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]]. Gramsci non è solo l'alternativa tattico-politica a Bordiga (il fronte unico contro la pratica dell'offensiva). Egli ne è anche e soprattutto l'alternativa teorico-filosofica di fondo. ([[Costanzo Preve]])
*Uno degli omaggi nefasti, ma indubbiamente significativo, è quello che disse Mussolini, quando in una indicazione alla polizia segreta diceva "il cervello di quest'uomo non deve fare più danno". Ma il cervello di quest'uomo è riuscito comunque a uscire dalle gabbie della prigione fascista, a uscire dalla gabbia della morte, e a rendere attuale e presente l'insegnamento del Gramsci rivoluzionario e segretario del [[Partito Comunista Italiano]]. ([[Marco Rizzo]])
*Voler rivendicare Gramsci con manifestazioni di partito è da museo del soviet supremo. Siamo agli antipodi di un rapporto laico tra cultura e politica. Del grande pensatore si sono appropriati tutti, ma santificarlo è un modo per immiserirlo. ([[Sergio Chiamparino]])
===[[Umberto Terracini]]===
*Gramsci aveva una maggiore sensibilità umana, più spontaneo, aperto. [[Palmiro Togliatti|Togliatti]], sembrerà strano, era molto più intellettuale.
*Mentre per Gramsci ciò che importava e prevaleva nella prospettiva rivoluzionaria era l'Internazionale, Togliatti ne limitava l'arco al partito sovietico.
*{{NDR|Sull'ultimo incontro con Antonio Gramsci}} Ricordo il nostro ultimo incontro al IV braccio di Regina Coeli. Era all'indomani della condanna del tribunale speciale. Dovevamo partire per il reclusorio. Ci salutammo. Cosa faremo ora, gli dissi? Studieremo ancora mi rispose. E poi? Studieremo ancora. Ma i libri? Ne abbiamo avuti e letti tanti e non sapevamo di quali tesori disponevamo. Ci aiuti, proseguì Gramsci, la memoria e anche la nostra intelligenza. Dalla sua memoria e dalla sua intelligenza vennero i 35 [[Quaderni del carcere]]. Attraverso i quaderni, caduto il fascismo, Antonio Gramsci è rientrato nella vita italiana improvvisamente vivo.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Antonio Gramsci, ''Americanismo e fordismo'' [quaderno 22, con brani dai quaderni 1, 3, 4, 9], Editori Riuniti, 1991. ISBN 8835934710
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Favole di libertà]'', a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il Risorgimento]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm L'albero del riccio]'', Editori riuniti, 1989. ISBN 8835932734
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm La questione meridionale]'', a cura di Franco De Felice e Valentino Parlato, Editori Riuniti, 1966.
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/letteratura_e_vita_nazionale/pdf/gramsci_letteratura_e_vita_nazionale.pdf Letteratura e vita nazionale]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/lettere_dal_carcere/pdf/gramsci_lettere_dal_carcere.pdf Lettere dal carcere]'', a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, Einaudi, Torino, 1965.
**Antonio Gramsci, ''Lettere dal carcere'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Nuove lettere]'', a cura di Antonio A. Santucci, Editori riuniti, 1986. ISBN 883592944X
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Passato e presente]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1975.
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', 3 voll., edizione critica dell'Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1977, [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_I.djvu|vol. I]], [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_II.djvu|vol. II]].
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Scritti politici]'', a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, 1973.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sotto la Mole. 1916-1920]'', Einaudi, 1960.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sul fascismo]'', a cura di Enzo Santarelli, Editori riuniti, 1973.
*Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548
==Altri progetti==
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===Opere===
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'''Antonio Gramsci''' (1891 – 1937), politico, filosofo e giornalista italiano.
==Citazioni di Antonio Gramsci==
*Anzitutto l'operaio deve negare recisamente qualsiasi solidarietà col giornale borghese. Egli dovrebbe ricordarsi sempre, sempre, sempre, che il giornale borghese (qualunque sia la sua tinta) è uno strumento di lotta mosso da idee e da interessi che sono in contrasto coi suoi. Tutto ciò che stampa è costantemente influenzato da un'idea: servire la classe dominante, che si traduce ineluttabilmente in un fatto: combattere la classe lavoratrice. E difatti, dalla prima all'ultima riga, il giornale borghese sente e rivela questa preoccupazione. [...] E non parliamo di tutti i fatti che il giornale borghese o tace, o travisa, o falsifica, per ingannare, illudere, e mantenere nell'ignoranza il pubblico dei lavoratori.<ref>Da ''I giornali e gli operai'', ''Avanti!'', 22 dicembre 1916.</ref>
*[[Karl Marx|Carlo Marx]] è per noi maestro di vita spirituale e morale, non pastore armato di vincastro. È lo stimolatore delle pigrizie mentali, è il risvegliatore delle energie buone che dormicchiano e devono destarsi per la buona battaglia. È un esempio di lavoro intenso e tenace per raggiungere la chiara onestà delle idee, la solida cultura necessaria per non parlare a vuoto, di astrattezze.<ref name=marx>Citato in ''[https://www.resistenze.org/sito/ma/di/cg/mdcgba13-008114.htm Il nostro Marx]'', ''Resistenze.org''.</ref>
*Chi ha [[fede]], chi solo alla realtà attinge l'energia necessaria per combattere le lotte sociali deve rimanere sul terreno della [[violenza]] contro la violenza e non subirà umiliazioni.<ref>Da ''Fuori della realtà'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 giugno 1921.</ref>
*Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La [[Sicilia]] è la regione che ha più attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, più che regionale.<ref name=cron>Da ''Cronache teatrali dell'«Avanti!»''; citato in Raffaele Di Florio, ''[http://www.quartaparetepress.it/2012/03/30/gramsci-cronache-teatrali-dallavanti-angelo-musco/ Gramsci, cronache teatrali dall'«Avanti!»: Angelo Musco]'', ''Quartaparetepress.it'', 30 marzo 2012</ref>
*[[Cultura]], non è il possedere un {{sic|magazzeno}} ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti cogli altri uomini. Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto chi sente la relazione immanente con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce. Cultura è una stessa cosa che filosofia.<ref>Da ''Cultura e Socialismo'', ''L'Ordine Nuovo'', 28 giugno-15 luglio 1919, [https://iiif.fondazionegramsci.org/iiif/2/iiif-gramsci-0002;1919;Ordine_Nuovo_1919_06_28_p055.jpg/full/full/0/default.jpg p. 1].</ref>
*Dire la [[verità]], arrivare insieme alla verità, è compiere azione comunista e rivoluzionaria.<ref>Da ''Democrazia operaia'', ''L'Ordine Nuovo'', 21 giugno 1919.</ref>
*Fino all'avvento della Sinistra al potere, Lo stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di «[[brigantaggio|briganti]]».<ref>Da ''Il lanzo ubriaco'', ''Avanti!'', anno XXIV, n. 42, 18 febbraio 1920 (editoriale). L'articolo è stato raccolto nel volume di Antonio Gramsci: ''L'Ordine nuovo 1919-1920'', a cura di Valentino Gerratana e Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1987, p. 422.</ref>
*Ebbene, anche per la pace la posizione dei cattolici è in antitesi stridente con la nostra {{NDR|i socialisti}}. Aspettano la redenzione dalla grazia, essi, invocano la buona volontà dei santi, quando sarebbe più opportuno fare appello a quella degli uomini. Per essi vale solo l'autorità, la rivelazione, la parola di Dio, poiché pongono la scaturigine dei fatti umani fuori dell'uomo, in una volontà suprema che tutto abbraccia e tutto giudica, e spartisce il torto o la ragione al lume di una semitica concezione del bene e del male che può valere per gli schiavi, non per gli uomini. Noi non aspettiamo nulla da altri che da noi stessi; la nostra coscienza di uomini liberi ci impone un dovere, e la nostra forza organizzata lo attua. Solo ciò che è opera, conquista nostra, ha valore per noi, diventa parte di noi stessi, non ciò che viene elargito da un potere superiore, sia esso lo Stato borghese, o sia la Madonna della Consolata. Non è quindi solo la ripugnanza per il rito, per l'esteriorità, per il simbolismo ormai vuoto di ogni contenuto di fede che, a malgrado gli sforzi dialettici di qualche abile casuista, ci tiene lontani dal cattolicismo. È l'antitesi insanabile delle idee.<ref>Da ''La Consolata e i cattolici'', ''Piove, governo ladro!'', pp. 45-46, Editori Riuniti.</ref>
*Fino a quando sussiste il [[borghesia|regime borghese]], col monopolio della stampa in mano al [[capitalismo]] e quindi con la possibilità per il governo e per i partiti borghesi di impostare le quistioni politiche a seconda dei loro interessi, presentati come interessi generali, fino a quando sarà soppressa e limitata la libertà di associazione e di riunione della classe operaia o potranno essere diffuse impunemente le menzogne più impudenti contro il comunismo, è inevitabile che le classi lavoratrici rimangano disgregate, cioè abbiano parecchie volontà.<ref>Da ''[http://www.antoniogramsci.com/volonta.htm La volontà delle masse]'', in ''l'Unità'', 24 giugno 1925.</ref>
*Il fascismo ha trasformato il nostro popolo, gli ha dato una tempra più robusta, una moralità più sana, una resistenza al male che prima era ignorata, una profondità di sentimenti che non era mai esistita.<ref>1924; citato in [[Giuseppe Berta]], ''La cooperazione impossibile: la Fiat, Torino e il biennio rosso'', in AA.VV., ''Fiat 1899-1930. Storia e documenti'', Fabbri, Milano, 1991, pp. 223-224.</ref>
*Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo [[l'Unità]] puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale.<ref>Dalla lettera spedita a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
*{{NDR|Il cosiddetto «mistero di [[Napoli]]» nell'analisi di Gramsci}} Il [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] aveva ragione nel demolire la leggenda del «lazzaronismo » organico dei napoletani e nel rilevare invece che essi sono molto attivi e industriosi. Ma la {{sic|quistione}} consiste nel vedere quale sia il risultato effettivo di questa industriosità: essa non è produttiva e non è rivolta a soddisfare i bisogni e le esigenze di classi produttive. Napoli è la città dove la maggior parte dei proprietari terrieri del Mezzogiorno (nobili e no) spendono la rendita agraria. Intorno a qualche decina di migliaia di queste famiglie di proprietari, di maggiore o minore importanza economica, con le loro corti di servi e di lacchè immediati, si organizza la vita pratica di una parte imponente della città, con le sue industrie artigianesche, coi suoi mestieri ambulanti, con lo sminuzzamento inaudito dell'offerta immediata di merci e servizi agli sfaccendati che circolano nelle strade. Un'altra parte importante della città si organizza intorno al transito e al commercio all'ingrosso. L'industria «produttiva», nel senso che crea e accumula nuovi beni, è relativamente piccola, nonostante che nelle statistiche ufficiali Napoli sia annoverata come la quarta città industriale dell'Italia, dopo [[Milano]], [[Torino]] e [[Genova]]. Questa struttura economico-sociale di Napoli spiega molta parte della storia di Napoli, città cosi piena di apparenti contraddizioni e di spinosi problemi politici. Il fatto di Napoli si ripete in grande per Palermo e Roma e per tutta una serie numerosa (le famose «cento città») di città non solo dell'Italia meridionale e delle isole, ma dell'Italia centrale e anche di quella settentrionale (Bologna, in buona parte, Parma, Ferrara, ecc). Si può ripetere per molta popolazione di tal genere di città il proverbio popolare: quando un cavallo caca cento passeri fanno il loro desinare.<ref>Da ''Americanismo e fordismo'', ''Il cosiddetto «mistero di Napoli»'', ''Quaderni dal carcere'', citato in ''[http://www.istitutogramscigr.it/wp/wp-content/uploads/2017/02/Americanismo-e-antiamericanismo-fordismo-e-postofordismo.pdf Americanismo e Fordismo]'', introduzione, p. 7, ''istitutogramscigr.it''.</ref>
*Il [[Città del Vaticano|Vaticano]] rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la Chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.<ref>Citato in [[Curzio Maltese]], ''La Questua.'' {{small|''Quanto costa la questua agli italiani. Con ''Le ragioni di un inchiesta'' di Ezio Mauro''}}, Feltrinelli, Milano, 2008, [https://books.google.it/books?id=CoKWkFk9sXkC&lpg=PA100&dq=&pg=PA100#v=onepage&q&f=false p. 100].</ref>
*In principio era il verbo...<ref>Il riferimento è all'incipit del ''[[Giovanni apostolo ed evangelista#Vangelo secondo Giovanni|Vangelo secondo Giovanni]]''.</ref> No, in principio era il [[sesso]].<ref>Il riferimento è a un pensiero di [[Stanislaw Przybyszewski]] del 1893. Da ''La città futura, 1917-1918'', a cura di Sergio Caprioglio, Einaudi. Riportato anche in ''Letteratura e vita nazionale'' e in ''Quaderni del carcere''.</ref>
*Io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna. […] Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. […] Torna agli studi e vi troverai tutti i beni possibili.<ref>Citato in Claudia de Lillo, [https://www.repubblica.it/commenti/2023/09/11/news/nuovo_anno_scolastico_fondi_cultura_istruzione-414021248/ Puntare sulla scuola e investire sugli uomini di domani], ''Repubblica.it'', 11 settembre 2023.</ref>
*Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 1, 1° maggio 1919. Vedi [[w:Immagine:L'Ordine Nuovo.jpg|immagine]] del primo numero de ''L'Ordine Nuovo''.</ref>
*L'acqua è acqua pura e libera quando scorre fra le due rive di un ruscello o di un fiume, non quando è sparsa caoticamente sul suolo, o rarefatta si libra nell'atmosfera. Chi non segue una disciplina politica è appunto materia allo stato gassoso, o materia bruttata da elementi estranei: pertanto inutile e dannosa. La disciplina politica fa precipitare queste lordure, e dà allo spirito il suo metallo migliore, alla vita uno scopo, senza del quale la vita non varrebbe la pena di essere vissuta.<ref>Da ''La città futura''.</ref>
*L'[[illusione]] è la gramigna più tenace della [[coscienza]] collettiva; la [[storia]] insegna, ma non ha scolari.<ref>Da ''Italia e Spagna'', ''L'Ordine Nuovo'', 11 marzo 1921, anno I, n. 70.</ref>
*L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*L'Italia è diventata un mercato di sfruttamento coloniale, una sfera d'influenza, un dominion, una terra di capitolazioni, tutto fuorché uno Stato indipendente e sovrano. Ciò ha prodotto la politica forsennata della classe dirigente italiana, queste sono le magnifiche sorti progressive che sono state assicurate al popolo italiano dagli intrighi mercantili del capitalismo in caccia di maggiori profitti. Ebbene, il popolo italiano reagisce contro questa condizione di fatto; reagisce con l'azione della parte sua che non è compromessa nell'avventura della guerra, che non ha abdicato al suo diritto sovrano di essere qualcuno nella storia del mondo, che non vuole essere serva né di tedeschi, né di inglesi, e tanto meno serva della serva. Quanto più la classe dirigente ha precipitato in basso la nazione italiana, tanto più aspro sacrificio deve sostenere il proletariato per ricreare alla nazione una personalità storica indipendente; quanto piú la classe dirigente ha permesso che l'organismo economico-politico italiano fosse avvinto strettamente al carro imperiale britannico, tanto piú grande sforzo deve compiere il proletariato per divincolarsi, per riacquistare la libertà di movimento e di iniziativa nella storia.<ref>Da ''L'ordine nuovo'', 1919-1920<sup>2</sup>, G. Einaudi, Torino, 1949, [https://books.google.it/books?id=ra_aAAAAMAAJ&q=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&dq=%22proletariato+per+divincolarsi,+per+riacquistare+la+libert%C3%A0%22+l%27ordine+nuovo&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiz9dSQ0YjpAhVFXpoKHfCeD8sQ6AEIKDAA p. 263.]</ref><ref>Da ''Italiani e cinesi'', ''L'Avanti'', 18 luglio 1919.</ref>
*La [[cultura]] [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.<ref>Da ''Socialismo e cultura'', ''Il Grido del popolo'', 29 gennaio 1916.</ref>
*La sfiducia reciproca, il sottinteso sleale corrodono nel nostro paese tutte le forme di rapporti: i rapporti tra singolo e singolo, i rapporti tra singolo e collettività. L'ipocrisia del carattere italiano è in dipendenza assoluta con la mancanza di libertà.<ref>Citato in Giovanni Cedrone, [http://www.repubblica.it/cultura/2017/04/06/news/gramsci_giornalista_libro_gian_luca_corradi-162351188/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P27-S2.6-T1 ''Il giornalismo secondo Gramsci: 1500 articoli "contro", rivendicati fino al tribunale fascista''], ''Repubblica.it'', 7 aprile 2017.</ref>
*La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro.<ref name=cron/>
*[[Karl Marx|Marx]] è stato grande, la sua azione è stata feconda, non perché abbia inventato dal nulla, non perché abbia estratto dalla sua fantasia una visione originale della storia, ma, perché il frammentario, l'incompiuto, l'immaturo è in lui diventato maturità, sistema, consapevolezza.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] si pianta nella storia con la solida quadratura di un gigante.<ref name=marx/>
*[[Karl Marx|Marx]] significa ingresso dell'intelligenza nella storia dell'umanità, regno della consapevolezza.<ref name=marx/>
*Nella coscienza delle masse, anche delle più arretrate, è scaduto il prestigio e la riverenza per le istituzioni, e queste, svuotate di ogni spirito, private di ogni moralità, sopravvivono solo come paurosi vampiri.<ref>Da ''Socialismo e fascismo: {{small|l'Ordine Nuovo. 1921-1922}}'', Giulio Einaudi Editore, Torino, 1966, p.188.</ref>
*Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione [...] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro [[Madre|mamme]], se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.<ref>Dalla lettera alla madre, 10 maggio 1928, in ''La formazione dell'uomo: scritti di pedagogia'', a cura di Giovanni Urbani, Editori Riuniti.</ref>
*Non si imparava il [[Lingua latina|latino]] e il [[Lingua greca antica|greco]] per parlarli, per fare i camerieri, gli interpreti, i corrispondenti commerciali. Si imparava per conoscere direttamente la civiltà dei due popoli, presupposto necessario della civiltà moderna, cioè per essere se stessi e conoscere se stessi consapevolmente.<ref>Citato in Antonio Cornacchia, ''Il latino nella scuola dell'Italia unita'', Bologna, 1979, p. 149.</ref>
*Odio gli [[indifferenza|indifferenti]]. Credo come [[Christian Friedrich Hebbel|Federico Hebbel]] che «vivere vuol dire essere partigiani»<ref>{{cfr}} Christian Friedrich Hebbel, ''Diario'', traduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912, p. 82, riflessione n. 2127: «Vivere significa esser partigiani.»</ref>. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. [[Indifferenza]] è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.<ref>Da ''Indifferenti'', ''La città futura'', numero unico, 11 febbraio 1917.</ref>
*Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa dei cielo, sento che per me è [[capodanno]].<br>Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un'azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date. [...] Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell'immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d'inventario dai nostri sciocchissimi antenati.<ref>Da ''Capodanno'', ''Avanti!'', 1 gennaio 1916; citato in ''[http://www.internazionale.it/notizie/2014/12/31/odio-il-capodanno-firmato-antonio-gramsci Odio il capodanno, firmato Antonio Gramsci]'', ''Internazionale.it'', 31 dicembre 2014.</ref>
*Ogni movimento [[rivoluzione|rivoluzionario]] è romantico, per definizione.<ref>Da ''Classicismo, Romanticismo, Baratono...'', ''L'Ordine Nuovo'', 17 gennaio 1922; ora in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi.</ref>
*{{NDR|Ricordando Giulia, sposata nel 1923}} Riandavo col pensiero a tutti i ricordi della nostra vita comune, dal primo giorno che ti ho visto a Sieriebriani Bor e che non osavo entrare nella stanza perché mi avevi intimidito (davvero, mi avevi intimidito e oggi sorrido ricordando questa impressione) al giorno che sei partita a piedi e io ti ho accompagnato fino alla grande strada attraverso la foresta e sono rimasto tanto tempo fermo per vederti allontanare tutta sola, col tuo carico da viandante, per la grande strada, verso il mondo grande e terribile. [...] Ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l'amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido.<ref>Dalla lettera del 30 giugno 1924, da ''Lettere 1908-1926'', Einaudi.</ref>
*Solo chi fortemente vuole identifica gli elementi necessari alla realizzazione della sua volontà.<ref>Citato in ''[http://www.gramscitalia.it/html/strutt.htm Struttura sovrastruttura]'', ''Gramscitalia.it''.</ref>
*Solo un fascista, [[Aldo Palazzeschi]], era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, quantunque fosse uno degli scrittori più interessanti, ha finito col tacere come letterato.<ref>Da ''Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, Torino, 1966, [https://books.google.it/books?hl=it&id=Qs4kAQAAMAAJ&dq=Solo+un+fascista%2C+Aldo+Palazzeschi%2C+era+contro+la+guerra.+Egli+ha+rotto+con+il+movimento+e%2C+quantunque+fosse+uno+degli+scrittori+pi%C3%B9+interessanti%2C+ha+finito+col+tacere+come+letterato.&focus=searchwithinvolume&q=palazzeschi p. 527.]</ref>
*Solo un futurista: Aldo Palazzeschi, era contro la guerra. Egli ha rotto con il movimento e, benché fosse uno degli scrittori più interessanti, finì col tacere come letterato.<ref>Da ''Una lettera a Trotskij sul futurismo'', in ''Scritti politici'', vol. I, PGreco Edizioni, Milano, [https://books.google.it/books?id=imv6DwAAQBAJ&lpg=PA529&dq=&pg=PA529#v=onepage&q&f=false p. 529]. ISBN 9788868021719</ref>
*Tutti gli uomini sono [[intellettuali]], [...] ma non tutti gli uomini hanno nella società la funzione di intellettuali (così, perché può capitare che ognuno in qualche momento si frigga due uova o si cucisca uno strappo della giacca, non si dirà che tutti sono cuochi e sarti).<ref>Da ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/gli_intellettuali/pdf/gramsci_gli_intellettuali.pdf Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, Roma, 1996<sup>3</sup>. ISBN 88-359-4074-5</ref>
*{{NDR|Al giudice, che prima della condanna a 20 anni e 4 mesi di carcere gli aveva chiesto che cosa avrebbero fatto i comunisti se l'Italia fosse entrata in guerra}} Voi [[Fascismo|fascisti]] porterete l'Italia alla rovina, e a noi [[Comunismo|comunisti]] spetterà salvarla!<ref>Citato in Palmiro Togliatti, ''Il partito comunista italiano'', Editori Riuniti, Roma 1997<sup>4</sup>, cap. VIII, p. 80.</ref>
*Vorrei avere questi libri: 1° la Grammatica tedesca che era nello scaffale accanto all'ingresso; 2° il Breviario di linguistica di Bertoni e Bartoli che era nell'armadio di fronte al letto; 3° gratissimo le sarei se mi inviasse una [[Divina Commedia]] di pochi soldi, perché il mio testo lo avevo imprestato.<ref>Dalla lettera a Chiara Passarge, sua padrona di casa a Roma (via G.B. Morgagni 25), pochi giorni dopo l'arresto, avvenuto a Roma l'8 novembre 1926; citato in [[Luciano Canfora]] ''Gramsci sulle orme di [[Fozio]]'', ''Corriere della Sera'', 8 dicembre 2016.</ref>
===Attribuite===
*Oh! Saper essere come l'operaio che sente una sua precisa direttiva di azione e di pensiero, ed è [[filosofo]] senza saperlo, come il borghese gentiluomo era prosatore! (da ''Bergsoniano!'', ''L'Ordine Nuovo'', anno I, n. 2, 2 gennaio 1921)
:Si tratta della frase finale dell'articolo, che non è firmato, ora incluso in ''Socialismo e fascismo: L'Ordine Nuovo 1921-1922'', Einaudi; secondo i curatori dell'opera, le ultime tre righe del trafiletto probabilmente non sono di Antonio Gramsci. Per [[Giancarlo Bergami]] sono attribuibili a [[Palmiro Togliatti]].<ref>{{cfr}} [[Giancarlo Bergami]], ''Studi Piemontesi'', Torino, marzo 1988, vol. XVII.</ref>
==''Americanismo e fordismo''==
*Gli istinti sessuali sono quelli che hanno subito la maggiore repressione da parte della società in isviluppo; il loro «regolamento», per le contraddizioni cui dà luogo e per le perversioni che gli si attribuiscono, sembra il più «innaturale», quindi più frequenti in questo campo i richiami alla «natura». Anche la letteratura «psicanalitica» è un modo di criticare la regolamentazione degli istinti sessuali in forma talvolta «illuministica», con la creazione di un nuovo mito del «selvaggio» sulla base sessuale (inclusi i rapporti tra genitori e figli). (pp. 16 sg.)
*Un'analisi accurata della storia italiana prima del '22 e anche prima del '26, che non si lasci allucinare dal carnevale esterno, ma sappia cogliere i motivi profondi del movimento operaio, deve giungere alla conclusione obiettiva che proprio gli operai sono stati i portatori delle nuove e più moderne esigenze industriali e a modo loro le affermarono strenuamente; si può dire anche che qualche industriale capì questo movimento e cercò di accaparrarselo (così è da spiegare il tentativo fatto da Agnelli di assorbire l'«Ordine Nuovo» e la sua scuola nel complesso Fiat [...]). (p. 29)
*''«[[Animalità]]» e industrialismo''. La storia dell'industrialismo è sempre stata (e lo diventa oggi in una forma più accentuata e rigorosa) una continua lotta contro l'elemento «animalità» dell'uomo, un processo ininterrotto, spesso doloroso e sanguinoso, di soggiogamento degli istinti (naturali, cioè animaleschi e primitivi) a sempre nuove, più complesse e rigide norme e abitudini di ordine, di esattezza, di precisione che rendano possibili le forme sempre più complesse di vita collettiva che sono la conseguenza necessaria dello sviluppo dell'industrialismo. (p. 36)
*Come si cammina senza bisogno di riflettere a tutti i movimenti necessari per muovere sincronicamente tutte le parti del corpo, in quel determinato modo che è necessario per camminare, così è avvenuto e continuerà ad avvenire nell'industria per i gesti fondamentali del mestiere; si cammina automaticamente e nello stesso tempo si pensa a tutto ciò che si vuole. (p. 51)
==''Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce''==
===Incipit===
Occorre distruggere il pregiudizio molto diffuso che la filosofia sia un alcunché di molto difficile per il fatto che essa è l'attività intellettuale propria di una determinata categoria di scienziati specialisti o di filosofi professionali e sistematici. Occorre pertanto dimostrare preliminarmente che tutti gli uomini sono «filosofi», definendo i limiti e i caratteri di questa «filosofia spontanea», propria di «tutto il mondo», e cioè della filosofia che è contenuta: 1) nel linguaggio stesso, che è un insieme di nozioni e di concetti determinati e non già e solo di parole grammaticalmente vuote di contenuto; 2) nel senso comune e buon senso; 3) nella religione popolare e anche quindi in tutto il sistema di credenze, superstizioni, opinioni, modi di vedere e di operare che si affacciano in quello che generalmente si chiama «folclore».
===Citazioni===
*Chi parla solo il dialetto o comprende la lingua nazionale in gradi diversi, partecipa necessariamente di una intuizione dei mondo più o meno ristretta e provinciale, fossilizzata, anacronistica in confronto delle grandi correnti di pensiero che dominano la storia mondiale. I suoi interessi saranno ristretti, piú o meno corporativi o economistici, non universali. Se non sempre è possibile imparare piú lingue straniere per mettersi a contatto con vite culturali diverse, occorre almeno imparare bene la lingua nazionale. Una grande cultura può tradursi nella lingua di un'altra grande cultura, cioè una grande lingua nazionale, storicamente ricca e complessa, può tradurre qualsiasi altra grande cultura, cioè essere una espressione mondiale. Ma un dialetto non può fare la stessa cosa. (''Alcuni punti preliminari di riferimento'')
*Comprendere e valutare realisticamente la posizione e le ragioni dell'avversario (e talvolta è avversario tutto il pensiero passato) significa appunto essersi liberato dalla prigione delle ideologie (nel senso deteriore, di cieco fanatismo ideologico), cioè porsi da un punto di vista «critico», l'unico fecondo nella ricerca scientifica. (''La discussione scientifica'')
*L'affermazione di Feuerbach: «L'uomo è quello che mangia», può essere, presa in sé, interpretata variamente. Interpretazione gretta e stolta: cioè l'uomo è volta per volta quello che mangia materialmente, cioè i cibi hanno una immediata influenza determinatrice sul modo di pensare. Ricordare l'affermazione di Amadeo {{NDR|Bordiga}} che se si sapesse ciò che un uomo ha mangiato prima di un discorso, per esempio, si sarebbe in grado di interpretare meglio il discorso stesso. Affermazione infantile, e, di fatto, estranea anche alla scienza positiva, poiché il cervello non viene nutrito di fave o di tartufi, ma i cibi giungono a ricostituire le molecole del cervello trasformati in sostanze omogenee e assimilabili, che hanno cioè la «stessa natura» potenziale delle molecole cerebrali. Se questa affermazione fosse vera, la storia avrebbe la sua matrice determinante nella cucina e le rivoluzioni coinciderebbero coi mutamenti radicali dell'alimentazione di massa. Il contrario è storicamente vero: cioè sono le rivoluzioni e il complesso sviluppo storico che hanno modificato l'alimentazione e creato i «gusti» successivi nella scelta dei cibi. (''Che cosa è l'uomo?'')
*La massima di E. Kant: «Opera in modo che la tua condotta possa diventare una norma per tutti gli uomini, in condizioni simili» [...] può essere considerata un truismo, poiché è difficile trovare uno che non operi credendo di trovarsi nelle condizioni in cui tutti opererebbero come lui. Chi ruba per fame ritiene che chi ha fame ruberebbe, chi ammazza la moglie infedele ritiene che tutti i mariti traditi dovrebbero ammazzare ecc. Solo i «matti» in senso clinico, operano senza ritenere di essere nel giusto. (''Etica'')
==''La questione meridionale''==
*La quarta guerra del Risorgimento italiano non pare debba avere per il Mezzogiorno conseguenze diverse da quella delle altre tre. Lo ha fatto notare A. Labriola alla Camera durante la discussione della politica economica del gabinetto [[Antonio Salandra|Salandra]], ma l'Agenzia Stefani ha trasmesso delle sue parole un riassunto generico e scolorito. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra>Da ''Il Grido del popolo'', 1º aprile 1916.</ref>; p. 4)
*[...] le paterne amministrazioni di Spagna e dei Borboni nulla avevano creato: la borghesia non esisteva, l'agricoltura era primitiva e non bastava neppure a soddisfare il mercato locale; non strade, non porti, non utilizzazione delle poche acque che la regione, per la sua speciale conformazione geologica, possedeva. (''Il Mezzogiorno e la guerra''<ref name=mezzogiornoguerra/>; p. 4)
*[[Giustino Fortunato]] e [[Benedetto Croce]] rappresentano [...] le chiavi di volta del sistema meridionale e, in un certo senso, sono le due più grandi figure della reazione italiana. (''Alcuni temi della questione meridionale''<ref>Il manoscritto andò smarrito nei giorni dell'arresto di Gramsci e fu ritrovato da Camilla Ravera tra le carte che Gramsci abbandonò nell'abitazione di via Morgagni. Il saggio fu pubblicato nel gennaio 1930 a Parigi nella rivista ''Stato Operaio'', con una nota in cui è detto: «Lo scritto non è completo e probabilmente sarebbe stato ancora ritoccato dall'autore, qua e là. Lo riproduciamo senza alcuna correzione, come il migliore documento di un pensiero politico comunista, incomparabilmente profondo, forte, originale, ricco degli sviluppi più ampi.» {{cfr}} ''La questione meridionale'', p. 38.</ref>, p. 45)
==''Letteratura e vita nazionale''==
===[[Incipit]]===
Cosa significa e cosa può e dovrebbe significare la parola d'ordine di [[Giovanni Gentile]]: «Torniamo al [[Francesco De Sanctis|De Sanctis]]!»? (cfr. tra l'altro il 1° numero del settimanale «Il Quadrivio»). Significa «tornare» meccanicamente ai concetti che il De Sanctis svolse intorno all'arte e alla letteratura, o significa assumere verso l'arte e la vita un atteggiamento simile a quello assunto dal De Sanctis ai suoi tempi? Posto questo atteggiamento come «esemplare», è da vedere: 1) in che sia consistita tale esemplarità; 2) quale atteggiamento sia oggi corrispondente, cioè quali interessi intellettuali e morali corrispondano oggi a quelli che dominarono l'attività del De Sanctis e le impressero una determinata direzione.
===Citazioni===
*{{NDR|Su ''[[I promessi sposi]]''}} Tra il Manzoni e gli «umili» c'è distacco sentimentale; gli umili sono per il Manzoni un «problema di storiografia», un problema teorico che egli crede di poter risolvere col romanzo storico, col «verosimile» del romanzo storico. Perciò gli umili sono spesso presentati come «macchiette» popolari, con bonarietà ironica, ma ironica. E il Manzoni è troppo cattolico per pensare che la voce del popolo sia voce di Dio: tra il popolo e Dio c'è la chiesa, e Dio non s'incarna nel popolo, ma nella chiesa. Che Dio s'incarni nel popolo può crederlo il Tolstoi, non il Manzoni.
*[[Giovanni Papini|Papini]] è cattolico e anticrociano; le contraddizioni del suo superficiale scritto risultano da questa doppia qualità. (p. 153)
*[...] anche la [[Letteratura di consumo|letteratura commerciale]] non dev'essere trascurata nella storia della cultura: essa anzi ha un valore grandissimo proprio da questo punto di vista, perché il successo di un libro di letteratura commerciale indica (e spesso è il solo indicatore esistente) quale sia la «filosofia dell'epoca», cioè quale massa di sentimenti e di concezioni del mondo predomini nella moltitudine «silenziosa». Questa letteratura è uno «stupefacente» popolare, è un «oppio». (p. 156)
*{{NDR|''[[Il conte di Montecristo]]''}} [...] è forse il più «oppiaceo» dei romanzi popolari: quale uomo del popolo non crede di aver subito un'ingiustizia dai potenti e non fantastica sulla «punizione» da infliggere loro? Edmondo Dantès gli offre il modello, lo «{{Sic|ubbriaca}}» di esaltazione, sostituisce il credo di una giustizia trascendente in cui non crede più «sistematicamente». (p. 156)
*Il [[romanzo d'appendice]] sostituisce (e favorisce nel tempo stesso) il fantasticare dell'uomo del popolo, è un vero sognare ad occhi aperti. Si può vedere ciò che sostengono Freud e {{sic|i}} psicanalisti sul sognare ad occhi aperti. In questo caso si può dire che nel popolo il fantasticare è dipendente dal «complesso di inferiorità» (sociale) che determina lunghe fantasticherie sull'idea di vendetta, di punizione dei colpevoli dei mali sopportati, ecc. (p. 190)
*[[Don Chisciotte]] non cerca di evadere anch'egli, anche praticamente, dal tritume e dalla standardizzazione della vita quotidiana di un villaggio spagnolo? (p. 205)
*[...] la fortuna di alcuni motti come: «è meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora», fortuna particolarmente grande in chi è proprio e irrimediabilmente pecora. (p. 215)
*[[Delitto e castigo|Raskolnikov]] è [[Il conte di Montecristo|Montecristo]] «criticato» da un panslavista-cristiano. (p. 217)
*L'[[Ugo Ojetti|Ojetti]] è rappresentativo da più punti di vista: ma la codardia intellettuale dell' uomo supera ogni misura normale. (p. 252)
*[[Giovanni Papini|Papini]] ha esercitato tutti i mestieri, per poi sporcificarli tutti: il filosofo, per concludere che la filosofia è una specie di cancrena al cervelletto, il cattolico, per incenerare l'universo con un appropriato dizionario, il letterato, per sancir da ultimo che della letteratura non sappiamo che farcene. Ciò non toglie che Papini non si sia conquistato un posticino nella storia della letteratura dentro il capitolo i "polemisti". (pp. 281-282)
*[[Giovanni Papini|Papini]] è sempre stato un «polemista» nel senso che dice il Volpicelli, e lo è ancor oggi, poiché non si sa se nell'espressione «polemista cattolico» a Papini interessi più il sostantivo o l'aggettivo. Col suo «cattolicismo» Papini avrebbe voluto dimostrare di non essere un puro «polemista», cioè un «calligrafo», un funambolo della parola e della tecnica, ma non c'è riuscito! Il Volpicelli ha torto nel non precisare: il polemista è polemista di una concezione del mondo, sia pure il mondo di Pulcinella, ma Papini è il polemista «puro», il boxeur di professione della parola qualsiasi: Volpicelli avrebbe dovuto giungere esplicitamente all'affermazione che il cattolicismo in Papini è un vestito da clown, non la «pelle» formata dal suo sangue «rinnovato», ecc. (p. 282)
*L'[[avventura]] è il dominio dell'imprevisto, della vita che fiorisce spontaneamente nuova e attuale dal suo morto passato. (p. 589)
==''Lettere dal carcere''==
===[[Incipit]]===
Roma 20 novembre 1926<br>Mia carissima Julca,<br>Ricordi una delle tue ultime lettere? (Era almeno l'ultima lettera che io ho ricevuto a letto). Mi scrivevi che noi due siamo ancora abbastanza giovani per poter sperare di volere insieme crescere i nostri bambini. Occorre che tu ora ricordi fortemente questo, che tu ci pensi fortemente ogni volta che pensi a me e mi associ ai bambini. Io sono sicuro che tu sarai forte e coraggiosa, come sempre sei stata. Dovrai esserlo ancora di più che nel passato, perché rimarrò certamente a lungo senza vostre notizie; e ho ripensato al passato, traendone ragione di forza e voglio rivedere e vedere i nostri piccoli bambini. Mi preoccupa un po' la quistione materiale: potrà il tuo lavoro bastare a tutto? Penso che non sarebbe né meno degno di noi né troppo, domandare un po' di aiuti. Vorrei convincerti di ciò, perché tu mi dia retta e ti rivolga ai miei amici. Sarei più tranquillo e più forte, sapendoti al riparo da ogni brutta evenienza. Le mie responsabilità di genitore serio mi tormentano ancora, come vedi. Carissima mia, non vorrei in modo alcuno turbarti: sono un po' stanco, perché dormo pochissimo, e non riesco perciò a scrivere tutto ciò che vorrei e come vorrei. Voglio farti sentire forte forte tutto il mio amore e la mia fiducia. Abbraccia tutti di casa tua; ti stringo con la più grande tenerezza insieme coi bambini.<br>Antonio
===Citazioni===
*Siamo assolutamente separati dai coatti comuni, la cui vita non saprei descriverti con brevi tratti: ricordi la novella di [[Rudyard Kipling|Kipling]] intitolata: ''Una strana cavalcata'' nel volume francese ''L'uomo che volle essere re''. Mi è balzata di colpo alla memoria tanto mi sembrava di viverla. Finora siamo 15 amici. La nostra vita è tranquillissima: siamo occupati a esplorare l'isola che permette di fare passeggiate abbastanza lunghe, di circa 9-10 chilometri, con paesaggi amenissimi e visioni di marine, di albe e di tramonti meravigliosi: ogni due giorni viene il vaporetto che porta giornali, e amici nuovi, tra i quali il marito di Ortensia che ho avuto tanto piacere di incontrare. [[Ustica]] è molto più graziosa di quanto appaia dalle cartoline illustrate che ti invierò: è una cittadina di tipo saraceno, pittoresca e piena di colore. (a Tatiana, 9 dicembre 1926)
*Ti immagino seria e tetra, senza un sorriso neanche sfuggevole. Vorrei farti rallegrare in qualche modo. Ti racconterò delle storielle; che te ne pare? Ti voglio, per esempio, come intermezzo alla descrizione del mio viaggio in questo mondo così grande e terribile, dire qualcosa intorno a me stesso e alla mia fama, di molto divertente. Io non sono conosciuto all'infuori di una cerchia abbastanza ristretta; il mio nome è storpiato perciò in tutti i modi più inverosimili: Gramasci, Granusci, Gràmisci, Granìsci, Gramàsci, fino a Garamàscon, con tutti gli intermedi più bizzarri. A Palermo, durante una certa attesa per il controllo dei bagagli, incontrai in un deposito un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto coll'indicazione di «Unico»<ref>Dal titolo del libro del filosofo anarchico Max Stirner ''[[L'unico e la sua proprietà]]'', tradotto in italiano nel 1902. {{NDR|Nota del curatore}}</ref> che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorità in generale, le sue generalità: «sono l'Unico e basta», ecco la sua riposta. Nella folla che lo attendeva, l'Unico riconobbe tra i criminali comuni (mafiosi) un altro tipo, siciliano (l'Unico deve essere napoletano o giù di lì), arrestato per motivi compositi, tra il politico e il comune, e si passò allora alle presentazioni. Mi presentò: l'altro mi guardò a lungo, poi domandò: «Gramsci, Antonio?» Sì, Antonio!, risposi. «Non può essere, replicò, perché Antonio Gramsci deve essere un gigante e non un uomo così piccolo» – Non disse più nulla, si ritirò in un angolo, si sedette su uno strumento innominabile e stette, come Mario sulle rovine di Cartagine, a meditare sulle proprie illusioni perdute. Evitò accuratamente di parlare con me durante il tempo in cui restammo ancora nello stesso camerone e non mi salutò quando ci separarono. (a Tania, 19 febbraio 1927)
*La mia vita scorre sempre uguale. Leggo, mangio, dormo e penso. Tu però non devi pensare a tutto ciò che pensi e specialmente non devi farti illusioni. Non perché io non sia arcisicuro di rivederti e di farti conoscere i miei bambini [...], ma perché sono anche arcisicuro che sarò condannato e chissà a quanti anni. Tu devi capire che in ciò non c'entra niente per nulla né la mia rettitudine, né la mia coscienza, né la mia innocenza o colpevolezza. È un fatto che si chiama politica, appunto perché tutte queste bellissime cose non c'entrano per nulla. Tu sai come si fa coi bambini che fanno la pipì nel letto, è vero? Si minaccia di bruciarli con la stoppa accesa in cima al forcone. Ebbene: immagina che in italia ci sia un bambino molto grosso che minaccia continuamente di fare la pipì nel letto di questa grande genitrice di biade e di eroi; io e qualche altro siamo la stoppa (o il cencio) accesa che si mostra per minacciare l'impertinente e impedirgli di insudiciare le candide lenzuola. Poiché le cose sono così, non bisogna né allarmarsi, né illudersi; bisogna solo attendere con grande pazienza e sopportazione. (alla mamma, 25 aprile 1927)
*[...] ho sempre l'ossessione di essere per essere ridotto ad una epistolografia convenzionale e, ciò che è il peggio del convenzionalismo, ad una epistolografia convenzionalmente carceraria. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Ma, in verità, mi sono accorto che, proprio al contrario di quanto avevo sempre pensato, in [[carcere]] si studia male, per tante ragioni, tecniche e psicologiche. (a Giulia, 2 maggio 1927)
*Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all'opera, ricominciando dall'inizio. Mi sono convinto che bisogna sempre contare solo su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni. Che occorre proporsi di fare solo ciò che si sa e si può fare e andare per la propria via. La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo. Io non voglio fare né il martire né l'eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo. Ti potrei raccontare qualche aneddoto divertente. Nei primi mesi che ero qui a Milano<ref>Gramsci giunse al carcere di San Vittore il 7 febbraio 1927.</ref>, un agente di custodia mi domandò ingenuamente se era vero che io, se avessi cambiato bandiera, sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un po' troppo, ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici avrei potuto esserlo, dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. Scosse le spalle e mi domandò perché dunque non avevo cambiato bandiera, toccandosi la fronte col dito. Aveva preso sul serio la mia risposta e mi credeva matto da legare. (a Carlo, 12 settembre 1927)
*Mi preoccupa molto lo stato d'animo della mamma, d'altronde non so come fare per rassicurarla e consolarla. Vorrei infonderle la convinzione che io sono tranquillissimo, come realmente sono, ma vedo che non riesco. C'è tutta una zona di sentimento e di modi di pensare che costituisce una specie di abisso tra noi. Per lei il mio incarceramento è una terribile disgrazia alquanto misteriosa nelle sue concatenazioni di cause ed effetti; per me è un episodio nella lotta politica che si combatteva e si continuerà a combattere non solo in Italia, ma in tutto il mondo, per chissà quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso, così come durante la guerra si poteva cadere prigionieri, sapendo che questo poteva avvenire e che poteva avvenire anche di peggio. Ma temo che anche tu la pensi come la mamma e che queste spiegazioni ti rassomiglino a un indovinello espresso ancora in una lingua sconosciuta. (a Teresina, 20 febbraio 1928)
*Carissima mamma, non ti vorrei ripetere ciò che ti ho spesso scritto per rassicurarti sulle mie condizioni fisiche e morali. Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perché non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso. Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e al loro dignità di uomini.<br />Ti abbraccio teneramente.<br />Nino (10 maggio 1928)
*I [[traduttori]] sono pagati male e traducono peggio. (a Tatiana, 26 agosto 1929; 1965)
*[...] sono [[ottimismo e pessimismo|pessimista]] con l'intelligenza, ma [[ottimismo e pessimismo|ottimista]] per la volontà.<ref>{{Cfr}} [[:w:Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà|voce]] su Wikipedia.</ref> (a Carlo, 19 dicembre 1929; 1965)
*Su per giù tu immagini me come uno che insistentemente rivendica il diritto di soffrire, di essere martirizzato, di non essere defraudato neanche di un minuto secondo e di una sfumatura della sua pena. Io sarei un nuovo {{sic|Gandhy}} che vuole testimoniare dinanzi ai superi e agli inferi i tormenti del popolo indiano, un nuovo Geremia o Elia o non so chi altro profeta d'{{sic|Israello}} che andava in piazza a mangiare cose immonde per offrirsi in olocausto al dio della vendetta, ecc. ecc. Non so come ti sei fatta questa concezione, che è molto ingiusta nei tuoi rapporti verso di me, ingiusta e inconsiderata. Ti ho detto che io sono eminentemente pratico; io penso che non capisci ciò che io voglia dire con questa espressione, perché non fai nessuno sforzo per metterti nelle mie condizioni (probabilmente quindi io ti dovrò apparire come un commediante o che so io). La mia [[praticità]] consiste in questo: nel sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. (a Tatiana, 19 maggio 1930)
*Il [[padre Brown]] è un cattolico che prende in giro il modo di pensare meccanico dei protestanti e il libro è fondamentalmente un'apologia della Chiesa Romana contro la Chiesa Anglicana. [[Sherlock Holmes]] è il poliziotto "protestante" che trova il bandolo di una matassa criminale partendo dall'esterno, basandosi sulla scienza, sul metodo sperimentale, sull'induzione. Padre Brown è il prete cattolico, che attraverso le raffinate esperienze psicologiche date dalla confessione e dal lavorio di casistica morale dei padri, pur senza trascurare la scienza e l'esperienza, ma basandosi specialmente sulla deduzione e sull'introspezione, batte Sherlock Holmes in pieno, lo fa apparire un ragazzetto pretenzioso, ne mostra l'angustia e la meschinità. D'altra parte [[Gilbert Keith Chesterton|Chesterton]] è un grande artista, mentre [[Arthur Conan Doyle|Conan Doyle]] era un mediocre scrittore, anche se fatto baronetto per meriti letterari; perciò in Chesterton c'è un distacco stilistico tra il contenuto, l'intrigo poliziesco e la forma, quindi una sottile ironia verso la materia trattata che rende più gustosi i racconti. (a Tania, 6 ottobre 1930; 1965)
*[[Alessandro Manzoni|Manzoni]], nel rifare i Promessi Sposi e nelle sue trattazioni sulla lingua italiana, tenne, in realtà, conto di un solo aspetto della lingua, il lessico, e non della [[sintassi]] che poi è l'essenziale parte di ogni lingua, tanto vero che l'inglese sebbene abbia piú del 60% di parole latine o neolatine è lingua germanica, mentre il rumeno sebbene abbia più del 60% di parole slave è lingua neolatina, ecc. (a Tania, 17 novembre 1930; 1971)
*Carissima mamma, ecco il quinto natale che passo in privazione di libertà e il quarto che passo in carcere. Veramente la condizione di coatto in cui passai il natale del 26 ad Ustica<ref>Data l'assegnazione al confino politico, Gramsci abitò in una casa privata nell'isola di Ustica dal 7 dicembre 1926 al 20 gennaio 1927, insieme ad altri compagni confinati.</ref> era ancora una specie di paradiso della libertà personale in confronto alla condizione di carcerato. Ma non credere che la mia serenità sia venuta meno. Sono invecchiato di quattro anni, ho molti capelli bianchi, ho perduto i denti, non rido più di gusto come una volta, ma credo di essere diventato più saggio e di avere arricchito la mia esperienza degli uomini e delle cose. Del resto non ho perduto il gusto della vita [...]. Dunque non sono diventato [[Senilità|vecchio]], ti pare? Si diventa vecchi quando si incomincia a temere la morte e quando si prova dispiacere a vedere gli altri fare ciò non possiamo più fare. In questo sono sicuro che neanche tu sei diventata vecchia nonostante la tua età. Sono sicuro che sei decisa a vivere a lungo, per poterci rivedere tutti insieme per poter conoscere tutti i tuoi nipotini: finché si vuol vivere, finché si sente il gusto della vita vita e si vuole raggiungere ancora qualche scopo, si resiste a tutti gli acciacchi e a tutte le malattie. (15 dicembre 1930)
*Io penso che una persona intelligente e moderna deve leggere i [[classici]] in generale con un certo «distacco», cioè solo per i loro valori estetici, mentre l'«amore» implica adesione al contenuto ideologico della poesia; si ama il «proprio» poeta, si «ammira» l'artista «in generale». (a Giulia, 1 giugno 1931; 1965)
*[...] non c'era ragione di essere impressionata. Devi sapere che io sono morto una volta e poi sono resuscitato, ciò che dimostra che ho sempre avuto la pelle dura. Da bambino, a 4 anni, ho avuto delle emorragie per tre giorni di seguito, che mi avevano completamente dissanguato, accompagnate da convulsioni. Il medico mi aveva dato per morto e mia madre ha conservato fino al 914 circa la piccola bara e il vestitino speciale che dovevano servire per seppellirmi; una zia sosteneva che ero resuscitato quando lei mi unse i piedini con l'olio di una lampada dedicata a una madonna e perciò quando mi rifiutavo di compiere gli atti religiosi mi rimproverava aspramente ricordando che alla madonna dovevo la vita, cosa che mi impressionava poco, a dir la verità. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Lo studio che ho fatto sugli [[Intellettuale|intellettuali]] è molto vasto come disegno e in realtà non credo che esistano in Italia libri su questo argomento. Esiste certo molto materiale erudito ma disperso in un numero infinito di riviste e archivi storici locali. D'altronde io estendo molto la nozione di intellettuale e non mi limito alla nozione corrente che si riferisce ai grandi intellettuali. Questo studio porta anche a certe determinazioni del concetto di Stato che di solito è inteso come Società politica (o dittatura, o apparato coercitivo per conformare la massa popolare secondo il tipo di produzione e l'economia di un certo momento dato) e non come un equilibrio tra Società politica con la Società civile (o [[egemonia culturale|egemonia]] di un gruppo sociale sull'{{sic|intiera}} società nazionale esercitata attraverso le organizzazioni così dette private, come la chiesa, i sindacati, le scuole ecc.) e appunto nella società civile specialmente operano gli intellettuali ([[Benedetto Croce|Ben. Croce]], per es., è una specie di papa laico ed è uno strumento efficacissimo di egemonia anche se volta per volta possa trovarsi in contrasto con questo o quel governo ecc.). Da questa concezione della funzione degli intellettuali, secondo me, viene illuminata la ragione o una delle ragioni della caduta dei [[Età comunale|Comuni medioevali]], cioè del governo di una classe economica, che non seppe crearsi la propria categoria di intellettuali e quindi di esercitare un'egemonia oltre che una dittatura; gli intellettuali italiani non avevano un carattere [[nazional-popolare|popolare-nazionale]] ma cosmopolita sul modello della Chiesa e a Leonardo era indifferente vendere al duca Valentino i disegni delle fortificazioni di Firenze. I Comuni furono dunque uno stato sindacalista, che non riuscì a superare questa fase e a diventare Stato integrale come indicava invano il [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]] che attraverso l'organizzazione dell'esercito voleva l'egemonia della città sulla campagna, e perciò si può chiamare il primo giacobino italiano (il secondo è stato Carlo Cattaneo ma con troppe chimere in testa). Così ne deriva che il Rinascimento deve essere considerato un movimento reazionario e repressivo in confronto dello sviluppo dei Comuni ecc. Ti faccio questi accenni per farti persuasa che ogni periodo della storia svoltasi in Italia, dall'Impero romano al Risorgimento, deve essere guardato da questo punto di vista monografico. (a Tatiana, 7 settembre 1931)
*Io non sono mai stato un [[giornalista]] professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perché la menzogna entra nella qualifica professionale. (a Tania, 12 ottobre 1931; 1965)
*Posso ammirare esteticamente ''[[Guerra e pace|Guerra e Pace]]'' di [[Lev Tolstoj|Tolstoi]] e non condividere la sostanza ideologica del libro; se i due fatti coincidessero Tolstoi sarebbe il mio vademecum, «le livre de chevet». Così si può dire per [[Shakespeare]], per [[Goethe]] e anche per [[Dante Alighieri|Dante]]. Non sarebbe esatto dire lo stesso per il [[Giacomo Leopardi|Leopardi]], nonostante il suo pessimismo. Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. (lettera a Iulca, 5 settembre 1932; 1965)
*Spesso chi vuole consolare, essere affettuoso ecc. è in realtà il più feroce dei tormentatori. Anche nell'«[[affetto]]» bisogna essere soprattutto «intelligenti». (a Tania, 5 dicembre 1932; 1965)
*La [[bontà]] disarmata, incauta, inesperta e senza accorgimento non è neppure bontà, è ingenuità stolta e provoca solo disastri. (a Tania, 29 maggio 1933; 1965)
*[...] il [[tempo]] è la cosa più importante: esso è un semplice pseudonimo della [[vita]] stessa. (lettera a Tania, 2 luglio 1933; 1965)
*Io penso che la [[storia]] ti piace, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti più di ogni altra cosa. (a Delio, 1937; 1965, n. 418)
==''Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno''==
===[[Incipit]]===
Il carattere fondamentale del ''[[Niccolò Machiavelli#Il principe|Principe]]'' è quello di non essere una trattazione sistematica ma un libro «vivente», in cui l'ideologia politica e la scienza politica si fondono nella forma drammatica del «mito». Tra l'utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza politica si configurava fino al [[Niccolò Machiavelli|Machiavelli]], questi dette alla sua concezione la forma fantastica e artistica, per cui l'elemento dottrinale e razionale si impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e «antropomorficamente» il simbolo della «volontà collettiva». Il processo di formazione di una determinata volontà collettiva, per un determinato fine politico, viene rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni pedantesche di principii e criteri di un metodo d'azione, ma come qualità, tratti caratteristici, doveri, necessità di una concreta persona, ciò che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol convincere e dà una piú concreta forma alle passioni politiche.
===Citazioni===
*Il [[Robert Michels|Michels]] ha fatto molto baccano in Italia per la «sua» trovata del «capo charismatico» che probabilmente (occorrerebbe confrontare) era già nel [[Max Weber|Weber]] il cosiddetto «charisma», nel senso del Michels, nel mondo moderno coincide sempre con una fase primitiva dei partiti di massa, con la fase in cui la dottrina si presenta alle masse come qualcosa di nebuloso e incoerente, che ha bisogno di un papa infallibile per essere interpretata e adattata alle circostanze.
*Le idee di Michels sui partiti politici sono abbastanza confuse e schematiche, ma sono interessanti come raccolta di materiale grezzo e di osservazioni empiriche e disparate.
*Per comprendere bene la posizione della chiesa nella società moderna, occorre comprendere che essa è disposta a lottare solo per difendere le sue particolari libertà corporative (di chiesa come chiesa, organizzazione ecclesiastica), cioè i privilegi che proclama legati alla propria essenza divina; per questa difesa la chiesa non esclude nessun mezzo, né l'insurrezione armata, né l'attentato individuale, né l'appello alla invasione straniera. Tutto il resto è trascurabile relativamente, a meno che non sia legato alle condizioni esistenziali proprie. Per "dispotismo" la chiesa intende l'intervento dell'autorità statale laica nel limitare e sopprimere i suoi privilegi, non molto di più: essa riconosce qualsiasi potestà di fatto e, purché non tocchi i suoi privilegi, la legittima; se poi accresce i suoi privilegi la esalta e la proclama provvidenziale.
*Quando si vuol scrivere la storia di un partito politico, in realtà occorre affrontare tutta una serie di problemi molto meno semplici di quanto creda, per es., Roberto Michels che pure è ritenuto uno specialista in materia.
==''Passato e presente''==
===[[Incipit]]===
Estrarre da questa rubrica una serie di note che siano del tipo dei ''Ricordi politici e civili'' del [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] (tutte le proporzioni rispettate). I «Ricordi» sono tali in quanto riassumono non tanto avvenimenti autobiografici in senso stretto (sebbene anche questi non manchino), quanto «esperienze» civili e morali (morali più nel senso etico-politico) strettamente connesse alla propria vita e ai suoi avvenimenti, considerate nel loro valore universale o nazionale.
===Citazioni===
*{{NDR|La tendenza a diminuire l'avversario}} È di per se stessa un documento dell'inferiorità di chi ne è posseduto; si tende infatti a diminuire rabbiosamente l'avversario per poter credere di esserne decisamente vittoriosi. In questa tendenza è perciò insito oscuramente un [[giudizio]] sulla propria incapacità e debolezza [...]. (quaderno 16; p. 16)
*Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.<br />Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano. (quaderno 15, § 21; p. 55)
==''Quaderni del carcere''==
*''[[Ardengo Soffici|Soffici]]''. Un cafone senza ingenuità e spontaneità. (quaderno 1, § 9; p. 8)
*[[Achille Loria|Loria]] non è un caso teratologico individuale: è l'esemplare più compiuto e finito di una serie di rappresentanti di un certo strato intellettuale di un certo periodo; in generale degli intellettuali positivisti che si occupano della quistione operaia e che più o meno credono di approfondire, o correggere, o superare il [[Marxismo]]. [[Enrico Ferri]] – [[Arturo Labriola]] – lo stesso [[Filippo Turati|Turati]] potrebbero dare una messe di osservazioni e di aneddoti. (quaderno 1, § 25; p. 22)
*I [[Giacobinismo|giacobini]] [...] forzarono la mano, ma sempre nel senso dello sviluppo storico reale, perché essi fondarono non solo lo Stato borghese, fecero della [[borghesia]] la classe «dominante», ma fecero di più (in un certo senso), fecero della borghesia la classe dirigente, egemone, cioè dettero allo Stato una base permanente. (quaderno 1, § 44; p. 51)
*Il [[Tassa sul macinato|macinato]] era insopportabile dai piccoli contadini che consumavano il poco grano prodotto da loro stessi; e la tassa sul macinato era causa di svendite per procurarsi il denaro e occasione di pratiche usuraie pesantissime; bisogna collocare la tassa nel suo tempo, con una economia famigliare molto più diffusa di ora: per il mercato producevano i grandi e medi proprietari; il piccolo contadino (piccolo proprietario o colono parziario) produceva per il proprio consumo e non aveva mai numerario; tutte le imposte erano per lui un dramma catastrofico; per il macinato si aggiungeva l'odiosità immediata. Le rivolte contro la tassa sul macinato, le uccisioni e le bastonature agli esattori non erano certo inspirate dalle agitazioni politiche: erano spontanee. (quaderno 2, § 43; p. 198)
*''Lo «[[Stellone d'Italia]]»''. Com'è nato questo modo di dire sullo «Stellone» che è entrato a far parte dell'ideologia patriottica e nazionale italiana? Il 27 novembre 1871, il giorno in cui [[Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele II]] inaugurò a Roma il Parlamento, fu visto di pieno giorno il pianeta Venere, che di solito (poiché Venere è un pianeta interno all'orbita delle terra) non si può vedere che al mattino prima del nascere del sole o alla sera dopo il tramonto. Se poi certe condizioni atmosferiche favoriscono la visibilità del pianeta, non è raro il caso che esso possa vedersi anche dopo che il sole è spuntato ed anche prima che sia tramontato, ciò che appunto avvenne il 27 novembre 1871. (quaderno 2, § 107; p. 254)
*La [[crisi]] consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati. (quaderno 3, § 34, [[:s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/318|p. 311]])
*Il [[Alfredo Panzini|Panzini]] oltre a creare luoghi comuni per gli argomenti che tratta, si dà molto daffare per raccogliere tutti i luoghi comuni che sullo stesso argomento sono stati scritti da altri autori, specialmente stranieri: deve avere uno schedario speciale di luoghi comuni, per condire opportunamente tutti i suoi scritti. (quaderno 3, § 38, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/320|p. 313]])
*Tutta la ''Vita di [[Camillo Benso, conte di Cavour|Cavour]]'' è una beffa della storia. Se le vite romanzate sono la forma attuale della letteratura amena tipo Alessandro Dumas, Panzini è il nuovo Ponson du Terrail. Panzini vuole così ostentatamente mostrare di «saperla lunga» sul modo di procedere degli uomini, di essere un cosi furbissimo realista, che viene la voglia, a leggerlo, di rifugiarsi in Condorcet o in Bernardino di Saint-Pierre, che almeno non sono cosi filistei. Nessun nesso storico è ricostruito nel fuoco di una personalità; la storia è un seguito di storielle divertenti senza nesso né di personalità né di altre forze sociali: è veramente una nuova forma di gesuitismo, molto più accentuata di quanto io stesso avessi creduto leggendo la Vita a puntate. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/322|p. 315]])
*Non si capisce proprio cosa Panzini abbia voluto scrivere con questa ''Vita di Cavour''; una vita di Cavour non è certamente: né una biografìa di {{sic|Cavour-uomo}}, né una ricostruzione di Cavour politico; in verità dal libro di Panzini Cavour esce molto malconcio e molto diminuito: la sua figura non ha nessun rilievo concreto, eccetto che nelle giaculatorie che Panzini di tanto in tanto ripete: eroe, superbo, genio ecc. Ma queste giaculatorie non essendo giustificate (e perciò sono giaculatorie) sembrano talvolta prese di bavero, se non si capisse che la misura che Panzini adopera per giudicare l'eroismo, la grandezza, il genio ecc. è la sua propria misura, della genialità, grandezza, eroismo ecc. del sig. Panzini Alfredo. Ancora bisogna dire che il Panzini esagera nel trovare il dito di dio, il fato, la provvidenza in tanti avvenimenti: è, in fondo, la concezione dello stellone con parole da tragedia greca o da padre gesuita, ma che non perciò diventa meno triviale e banale. Lo stesso insistere troppo sull'elemento «provvidenziale» significa diminuire la funzione dello sforzo italiano, che pure ebbe una sua parte. Cosa significa poi in questo caso questa miracolosità della rivoluzione italiana? Significa che tra l'elemento nazionale e quello internazionale dell'evento, è l'internazionale che ha contato di più. È questo il caso? Bisognerebbe dirlo e forse la grandezza di Cavour sarebbe messa ben più in rilievo e la sua funzione personale, il suo «eroismo» apparirebbe ben più da esaltare. Ma il Panzini vuol dare colpi a molte botti con molti cerchi e non ne raccappezza qualcosa di sensato: né egli sa cosa sia una rivoluzione e quali siano i rivoluzionari. Tutti furono grandi e furono rivoluzionari ecc. ecc. (quaderno 3, § 38; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/323|p. 316]])
*Anche lo [[studio]] è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. (quaderno 4, § 55; p. 502).
*In [[Oriente e occidente|Oriente]] lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell'Occidente tra Stato e società civile c'era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte. (quaderno 7, § 16; p. 866)
*''Giornalismo. I titoli''. Tendenza a [[Titolo (giornalismo)|titoli]] magniloquenti e pedanteschi, con opposta reazione di titoli così detti «giornalistici» cioè anodini e insignificanti. Difficoltà dell'arte dei titoli che dovrebbero riassumere alcune esigenze: di indicare sinteticamente l'argomento centrale trattato, di destare interesse e curiosità spingendo a leggere. Anche i titoli sono determinati dal pubblico al quale il giornalista si rivolge e dall'atteggiamento del giornale verso il suo pubblico: atteggiamento demagogico-commerciale quando vuole sfruttare le tendenze più basse; atteggiamento educativo [-didattico], ma senza pedanteria, quando si vuole sfruttare il sentimento predominante nel pubblico, come base di partenza per un suo elevamento. (quaderno 8, § 143; p. 1029)
*Contro il velleitarismo, contro l'astrattismo, l'eroismo di maniera ecc. è una quistione di costume e di stile, non «teoretica». (quaderno 8, § 210; p. 1069)
*[...] ogni «[[ghianda]]» può pensare di diventar quercia. Se le ghiande avessero una ideologia, questa sarebbe appunto di sentirsi «gravide» di querce. Ma, nella realtà, il 999 per mille delle ghiande servono di pasto ai maiali e, al più, contribuiscono a crear salsicciotti e mortadella. (quaderno 9, § 132, ''Passato e presente''; 1977 p. [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/517|1192]])
*Questa espressione «gli umili» è caratteristica per comprendere l'atteggiamento tradizionale degli intellettuali italiani verso il popolo e quindi il significato della letteratura per «gli umili». Non si tratta del rapporto contenuto nell'espressione dostoievschiana di «umiliati e offesi». In [[Fëdor Dostoevskij|Dostojevschij]] c'è potente il sentimento nazionale-popolare, cioè la coscienza di una «missione degli intellettuali» verso il popolo, che magari è «oggettivamente» costituito di «umili» ma deve essere liberato da questa «umiltà», trasformato, rigenerato. Nell'intellettuale italiano l'espressione di «umili» indica un rapporto di protezione paterna e padreternale, il sentimento «sufficente» di un propria indiscussa superiorità, il rapporto come tra due razze, una ritenuta superiore e l'altra inferiore, il rapporto come tra adulti e bambini nella vecchia pedagogia e peggio ancora un rapporto da «società protettrice degli animali», o da esercito della Salute anglosassone verso i cannibali della Guinea. (quaderno 9, § 135; p. 1197)
*L'errore dell'[[intellettuale]] consiste (nel credere) che si possa sapere senza comprendere e specialmente senza sentire ed essere appassionato (non solo del sapere in sé, ma per l'oggetto del sapere) cioè che l'intellettuale possa essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione, cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il «sapere»; non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i rapporti dell'intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o un sacerdozio (così detto centralismo organico). (quaderno 11, § 67; 1977, [[s:Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, II.djvu/830|p. 1505]])
*Autocoscienza critica significa storicamente e politicamente creazione di una élite di intellettuali: una massa umana non si «distingue» e non diventa indipendente «per sé» senza organizzarsi (in senso lato) e non c'è organizzazione senza intellettuali, cioè senza organizzatori e dirigenti, cioè senza che l'aspetto teorico del nesso teoria-pratica si distingua concretamente in uno strato di persone «specializzate» nell'elaborazione concettuale e filosofica. (quaderno 11, § 12; p. 1386)
*Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali. (quaderno 12, § 1; p. 1513)
*La divisione fondamentale della [[scuola]] in classica e professionale era uno schema razionale: la scuola professionale per le classi strumentali, quella classica per le classi dominanti e per gli intellettuali. Lo sviluppo della base industriale sia in città che in campagna aveva un crescente bisogno del nuovo tipo di intellettuale urbano: si sviluppò accanto alla scuola classica quella tecnica (professionale ma non manuale), ciò che mise in discussione il principio stesso dell'indirizzo concreto di cultura generale, dell'indirizzo umanistico della cultura generale fondata sulla tradizione greco-romana. Questo indirizzo, una volta messo in discussione, può dirsi spacciato, perché la sua capacità formativa era in gran parte basata sul prestigio generale e tradizionalmente indiscusso, di una determinata forma di [[civiltà]]. (quaderno 12, § 1; p. 1531)
*La [[disciplina]] pertanto non annulla la personalità e la libertà: la quistione della «personalità e libertà» si pone non per il fatto della disciplina, ma per l'«origine del potere che ordina la disciplina». Se questa origine è «democratica», se cioè l'autorità è una funzione tecnica specializzate e non un «arbitrio» o una imposizione estrinseca ed esteriore, la disciplina è un elemento necessario di ordine democratico, di libertà. (quaderno 14, § 48; pp. 1706-1707)
*Ogni elemento «imposto» sarà da ripudiarsi a priori? [...] Che l'istruzione sia obbligatoria non significa infatti che sia da ripudiare e neppure che non possa essere giustificata, con nuovi argomenti, una nuova forma di obbligatorietà: occorre fare «libertà» di ciò che è «necessario», ma perciò occorre riconoscere una necessità «obbiettiva», cioè che sia obiettiva precipuamente per il gruppo in parola. (quaderno 16, § 12; p. 1875)
*{{NDR|Sulla ''Guida alla grammatica italiana''}} Il Panzini non si pone neanche lontanamente questo problema<ref>Della storia della lingua italiana e dei fattori che determinano la sua elaborazione unitaria.</ref>e perciò le sue pubblicazioni grammaticali sono incerte, contraddittorie, oscillanti. Non si pone per esempio il problema di quale oggi sia, dal basso, il centro di irradiazione delle innovazioni linguistiche; che pure non ha poca importanza pratica. Firenze, Roma, Milano. Ma d'altronde non si pone neanche il problema se esista (e quale sia) un centro di irradiazione spontanea dall'alto, cioè in forma relativamente organica, continua, efficacemente, e se essa possa essere regolata e intensificata. (quaderno 29<ref>Citato in Renzo Martinelli, ''Un dialogo tra grammatici: {{small|Panzini e Gramsci}}'', in ''Belfagor'', XLIV, 6, 1989, p. 687; riportato in Matteo Grassano, ''[https://aisberg.unibg.it/retrieve/handle/10446/151923/340132/Alfredo%20Panzini.%20Tra%20lessicografia%20e%20grammatica.pdf Alfredo Panzini: tra lessicografia e grammatica]'', p. 231, ''unibg.it''.</ref>)
==''Scritti politici''==
*È davvero meravigliosa la lotta che l'umanità combatte da tempo immemorabile; lotta incessante, con cui essa tenta di strappare e lacerare tutti i vincoli che la libidine di dominio di un solo, di una classe, o anche di un intero popolo, tentano di imporle. È questa una epopea che ha avuto innumerevoli eroi ed è stata scritta dagli storici di tutto il mondo. L'uomo, che ad un certo tempo si sente forte, con la coscienza della propria responsabilità e del proprio valore, non vuole che alcun altro gli imponga la sua volontà e pretenda di controllare le sue azioni e il suo pensiero. (''Oppressi ed oppressori''<ref>Da un saggio scolastico, manoscritto, probabilmente del novembre 1910.</ref>; I, p. 6)
*Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l'uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici, di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell'umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. [...] Lo studentucolo che sa un po' di latino e di storia, l'avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciare passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di più di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.<br />La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per funzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà in cui ogni singolo animale si selezione e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L'uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. (''Socialismo e cultura'', da ''Il Grido del Popolo'', 29 gennaio 1916, firmato {{maiuscoletto|Alfa Gamma}}; in ''Scritti politici'', vol. 1, PGreco, 2020, p. [https://www.google.it/books/edition/Scritti_politici/imv6DwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=Bisogna+disabituarsi+e+smettere+di+concepire+la+cultura+come+sapere+enciclopedico,+in+cui+l%27uomo+non+%C3%A8+visto+se+non+sotto+forma+di+recipiente+da+empire+e+stivare+di+dati+empirici,+di+fatti+bruti+e+sconnessi+che+egli+poi+dovr%C3%A0+casellare+nel+suo+cervello+come+nelle+colonne+di+un+dizionario+per+poter+poi+in+ogni+occasione+rispondere+ai+vari+stimoli+del+mondo+esterno.+Questa+forma+di+cultura+%C3%A8+veramente+dannosa+specialmente+per+il+proletariato.+Serve+solo+a+creare+degli+spostati,+della+gente+che+crede+di+essere+superiore+al+resto+dell%27umanit%C3%A0+perch%C3%A9+ha+ammassato+nella+memoria+una+certa+quantit%C3%A0+di+dati+e+di+date,+che+snocciola+ad+ogni+occasione+per+farne+quasi+una+barriera+fra+s%C3%A9+e+gli+altri.&pg=PA18&printsec=frontcover 18]. ISBN 9788868023386)
*Ahimè, quanti papi infallibili tiranneggiano la coscienza degli uomini liberi e inaridiscono in loro ogni sorgente di umanità. (''Leninismo e Marxismo di Rodolfo Mondolfo''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', I, n. 2, 15 maggio 1919, rubrica ''La battaglia delle idee''.</ref>; I, p. 123)
==''Sotto la Mole. 1916-1920''==
*Anche il [[sacerdote]] che innalza l'ostia consacrata per il volgo è uno [[stregone]], come la fattucchiera che fa suffumigi sotto il gufo impagliato. Interrogano ambedue il mistero, sono ambedue interpreti di un mondo soprannaturale che l'anima incolta e grossa del credente volgare (al quale sfugge il gioco delle forze umane razionali che regolano il destino del mondo e la storia degli uomini) crede gli sovrasti, schiacciandolo con la sua fatalità ineluttabile. [...] E gli stregoni, si chiamino Paola Omegna o siano vescovi o cardinali, non sono intelligenze, né coscienze, sono sacerdoti che ridono tra loro dietro gli altari. (''Stregoneria'', 4 marzo 1916; p. 44)
*Dei [[Fatto|fatti]] maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest'ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? (''L'indifferenza'', 26 agosto 1916; p. 141)
==''Sul fascismo''==
*La dottrina di [[Karl Marx|Carlo Marx]] ha dimostrato anche ultimamente la sua fecondità e la sua eterna giovinezza offrendo un contenuto logico al programma dei più strenui avversari del partito socialista, ai nazionalisti. [[Enrico Corradini|Corradini]] saccheggia Marx, dopo averlo vituperato. Trasporta dalla classe alla nazione i principi, le constatazioni, le critiche dello studioso di Treviri; parla di nazioni proletarie in lotta con nazioni capitalistiche, di nazioni giovani che debbono sostituire, per lo sviluppo della storia mondiale, le nazioni decrepite. E trova che questa lotta si esplica nella guerra, si afferma nella conquista dei mercati, nel subordinamento economico e militare di tutte le nazioni a una sola, a quella che attraverso il sacrifizio del suo sangue e del suo benessere immediato, ha dimostrato di essere l'eletta, la degna. (''Lotta di classe e guerra''<ref>Da ''Avanti!'', edizione piemontese, 19 agosto 1916.</ref>; p. 10)
*Il [[fascismo]] si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato. (''Forze elementari''<ref>Da ''L'Ordine Nuovo'', 26 aprile 1921; in ''Gramsci: Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922'', Einaudi, 1966.</ref>; p. 99)
*La piccola borghesia, anche in questa sua ultima incarnazione politica del «[[fascismo]]», si è definitivamente mostrata nella sua vera natura di serva del capitalismo e della proprietà terriera, di agente della controrivoluzione. Ma ha anche dimostrato di essere fondamentalmente incapace a svolgere un qualsiasi compito storico: il popolo delle scimmie riempie la cronaca, non la storia, lascia traccia nel giornale, non offre materiali per scrivere libri.<ref>Da ''Socialismo e Fascismo. L'Ordine Nuovo (1021-1922)'', Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12. Citato in Matteo Pasetti, ''Storia dei fascismi in Europa'', Archetipo Libri, Bologna, 2011, [https://www.google.it/books/edition/Storia_dei_fascismi_in_Europa/nsTRAwAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA165&printsec=frontcover p. 165]. ISBN 9788866330387</ref>
*Abbiamo in Italia il regime fascista, abbiamo a capo del fascismo [[Benito Mussolini]], abbiamo una ideologia ufficiale in cui il "capo" è divinizzato, è dichiarato infallibile, è preconizzato organizzatore e ispiratore di un rinato Sacro Romano Impero [...] Conosciamo quel viso: conosciamo quel roteare degli occhi nelle orbite che nel passato dovevano, con la loro ferocia meccanica, far venire i vermi alla borghesia e oggi al proletariato. Conosciamo quel pugno sempre chiuso alla minaccia [...] Mussolini [...] è il tipo concentrato del piccolo borghese italiano, rabbioso, feroce impasto di tutti i detriti lasciati sul suolo nazionale da vari secoli di dominazione degli stranieri e dei preti: non poteva essere il capo del proletariato; divenne il dittatore della borghesia, che ama le facce feroci quando ridiventa borbonica, [...]. (''"Capo"''<ref>Da ''[http://www.centrogramsci.it/riviste/nuovo/ordine%20nuovo%20p6.pdf L'Ordine Nuovo]'', 1º marzo 1924; pubblicato successivamente col titolo di ''Lenin capo rivoluzionario'', in ''l'Unità'', 6 novembre 1924.</ref>; p. 227)
*«Pellegrino del nulla» appare a noi [[Giacomo Matteotti]] quando consideriamo la sua vita e la sua fine in relazione con tutte le circostanze che dànno ad esse un valore non più «personale», ma di indicazione generale e di simbolo. (''Il destino di Matteotti''<ref>Da ''Stato operaio'', 28 agosto 1924. Anche in ''L'Ordine Nuovo'', 1º settembre 1924; in ''Scritti scelti'', Bur, [https://books.google.it/books?id=oal138NxjJ0C&pg=PT303 p. 303]. ISBN 8858602552</ref>; p. 267)
*Che cosa è la [[massoneria]]? Voi avete fatto molte parole sul suo significato spirituale, sulle correnti ideologiche che essa rappresenta; ma tutte queste sono forme di espressione di cui voi vi servite solo per ingannarvi reciprocamente, sapendo di farlo. [...] la massoneria è stato l'unico partito reale ed efficiente che la classe borghese ha avuto per lungo tempo. [...] L'onorevole Martire ha oggi dichiarato che finalmente è stata raggiunta, alle spese della Massoneria, l'Unità Spirituale della Nazione Italiana. Poiché la Massoneria in Italia ha rappresentato l'ideologia e l'organizzazione reale della classe borghese capitalistica, chi è contro la Massoneria è contro il liberalismo, è contro la tradizione politica della borghesia italiana. [...] In realtà il fascismo lotta contro la sola forza organizzata efficiente che la borghesia capitalistica avesse in Italia, [...]. (''La legge sulle associazioni segrete''<ref>Dall'intervento dell'on. A. Gramsci, Discussione Legge sulle Associazioni, Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, Legislatura XXVII, tornata del 16 maggio 1925; pubblicato in ''l'Unità'', 23 maggio 1925.</ref>; pp. 317-325)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Apologhi e raccontini torinesi''===
====''Perché uno sciacallo fu fatto re''====
Nella giungla si erano uniti in «clan», per poter cacciare con più profitto e meno pericolo, e babbuini e lupi e leopardi ed altre bestie di vario pelo e colore. Tra di loro però si era intrufolato un piccolo sciacallo che mangiava i rifiuti e spolpava le ossa dei succulenti banchetti. Era sopportato perché nella giungla lo [[sciacallo]] è temuto da tutti come diffusore di idrofobia e di malattie infettive, ma l'irritazione e il malcontento era grande e tutti del «clan» avrebbero benedetto la buona occasione che li avesse liberati dal poco piacevole socio<ref>Il titolo originale è in realtà «'''L sindich'' (il sindaco)».</ref>.
====''Nestore e la cicala''====
Noi ammiriamo gli antichi. E gli antichi ammirarono e rispettano due cose: le cicale e i vecchi. E tutte e due sublimarono nella leggenda. Nestore<ref>''Nestore'': personaggio della mitologia greca, uno dei protagonisti dell'Iliade. Termine usato per indicare persona anziana e autorevole.</ref>, dalla cui bocca fluivano sempre parole più dolci del miele, e Tritone<ref>''Tritone'': nella mitologia greca, essere favoloso mezzo uomo e mezzo pesce.</ref>. Ma il vecchio Nestore parlava poco, e operava molto, e l'aiuto del suo braccio era apprezzato tanto quanto quello del suo senno.
====''Due pere...''====
In via Don Bosco. Una dimostrazione contro un proprietario di casa che ha sfrattato alcuni inquilini, povera gente, per aver modo di aumentare il fitto. Guardie e carabinieri circondano la casa e tengono a bada i dimostranti, procedendo di tanto in tanto a degli arresti.
====''Diamantino''====
Oggi vi voglio raccontare la storia di Diamantino, come io stesso la udii, molti anni or sono, intercalata in una lunga e noiosa conferenza pacifista del professor Mario Falchi. Diamantino era un piccolo cavallo nato in una miniera carbonifera di un bacino inglese. Sua madre – povera cavalla! – dopo aver trascorso i primi e più begli anni della sua vita sulla superficie della terra, soleggiata e allietata dal sorriso dei fiori, tra i quali, garrulo e lascivetto scherza lo zeffiro – era stata adibita al traino dei vagoncini di minerale, a qualche centinaio di metri sotto terra.
====''Armonie della natura''====
Un contadinello trovò un mattino una volpe alla tagliola. Le assestò una bastonata sul capo, se la caricò sulle spalle, e contento per le lirette che avrebbe ricavato dalla pelle dell'animale, si avviò verso il paese più vicino dove sperava trovare l'acquirente della merce mandatagli dal cielo.
====''Corvi e gufi''====
Tra i corvi ed i gufi era scoppiata la guerra per causa d'un boschetto di cui, da tempo, si contendevano la proprietà. In pochi giorni i corvi si trovarono ridotti a malpartito. I gufi che si svegliano dopo il tramonto, assalivano nella notte i corvi dormienti nei loro nidi e ne facevano strage. Invano i corvi cercavano di rintuzzare l'offesa. Svolazzavano da mane a sera tra gli alberi, sostavano sui fianchi scoscesi dei monti, esploravano i crepacci, le rupi ... non un palmo di terreno sfuggiva alla loro indagine.
===''Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura''===
Gli intellettuali sono un gruppo sociale autonomo e indipendente, oppure ogni gruppo sociale ha una sua propria categoria specializzata di intellettuali? Il problema è complesso per le varie forme che ha assunto finora il processo storico reale di formazione delle diverse categorie intellettuali.
===''Il Risorgimento''===
Una doppia serie di ricerche. Una sull'Età del Risorgimento e una seconda sulla precedente storia che ha avuto luogo nella penisola italiana, in quanto ha creato elementi culturali che hanno avuto una ripercussione nell'Età del Risorgimento (ripercussione positiva e negativa) e continuano a operare (sia pure come dati ideologici di propaganda) anche nella vita nazionale italiana cosí come è stata formata dal Risorgimento.
===''L'albero del riccio''===
Carissima Tania,<br>
oggi voglio raccontare per te, Delio e Giuliano, un episodio natalizio della mia fanciullezza, che vi divertirà e vi darà un tratto caratteristico della vita delle mie parti.<br>
Avevo quattordici anni e facevo la terza ginnasiale a Santu Lussurgiu, un paese distante dal mio circa diciotto chilometri.<br>
Con un altro ragazzo, per guadagnare ventiquattr'ore in famiglia, ci mettemmo in istrada a piedi il dopopranzo del 23 dicembre, invece di aspettare la diligenza del mattino seguente.<br>
Cammina, cammina, eravamo circa a metà del viaggio, in un posto completamente deserto e solitario. A sinistra, un centinaio di metri dalla strada, si allungava una fila di pioppi con delle boscaglie di lentischi. A un tratto ci spararono un primo colpo di fucile sulla testa: la pallottola fischiò a una decina di metri in alto. Credemmo a un colpo casuale e continuammo tranquilli. Un secondo e un terzo colpo bassi ci avvertirono subito che eravamo proprio presi di mira e allora ci buttammo nella cunetta, rimanendo appiattiti un pezzo. Quando provammo a sollevarci, un altro colpo, e cosí circa due ore con una dozzina di colpi che ci inseguivano, mentre ci allontanavamo strisciando, ogni volta che tentavamo di ritornare sulla strada. Certamente era una comitiva di buontemponi che voleva divertirsi a spaventarci, ma che belloscherzo natalizio, eh? Arrivammo a casa a notte buia, discretamente stanchi e infangati e non raccontammo la storia a nessuno, per non spaventare in famiglia; ma non ci spaventammo gran che, perché alle prossime vacanze di carnevale il viaggio fu ripetuto senza incidenti di sorta.
===''Nuove lettere''===
{{destra|[Vienna] 16 aprile 1924}}
Cara Julca,<br>
ho ricevuto la tua lettera dell'8, che ha dissipato tutte le nubi e tutti gli equivoci. Non dobbiamo più parlare di «morbosità» né di altre consimili sciocchezze. Dobbiamo solo volerci bene e avere pazienza, aspettare di trovarci ancora insieme e cercare di trovare il modo di stare insieme quanto più a lungo è possibile. Ecco la sola causa di tutto il nostro malessere, che c'induce ad approfondire, cioè a dilaniare inutilmente noi stessi, in traccia di cause recondite. Io certamente non mi ci lascerò più prendere a questo atroce gioco. Sono tranquillo, sono sicuro, non ho più dubbi, nessuna goccia di metallo fuso minaccia le mie tenere carni. Non sarà facile aver pazienza, ma, insomma, non creerò più una metafisica dell'impazienza.
==Citazioni su Antonio Gramsci==
*Antonio Gramsci ha la testa di un rivoluzionario. Il suo ritratto sembra costruito dalla sua volontà [...] il cervello ha soverchiato il corpo. Il capo dominante sulle membra malate sembra costruito secondo i rapporti logici necessari per un piano sociale. ([[Piero Gobetti]])
*Antonio Gramsci è senza alcun dubbio quello che, tra i teorici del marxismo, ha maggiormente insistito sul concetto di egemonia; e lo ha fatto in modo particolare richiamandosi a Lenin. Anzi, direi che, se vogliamo vedere il punto di contatto più costante, più scavato, di Gramsci con Lenin, questo mi pare essere il concetto di egemonia. L'egemonia è il punto di approccio di Gramsci con Lenin. ([[Luciano Gruppi]])
*Antonio Gramsci non è solo il filosofo italiano più letto e tradotto nel mondo. Antonio Gramsci è soprattutto una cosa: lotta. Lotta per un mondo migliore, per la sanità e scuola pubblica, per il diritto e il dovere del lavoro, per lo stato sociale, per l'eliminazione della povertà e delle disparità nord-sud e soprattutto lotta per dare potere a chi realmente crea ricchezza nella società, i lavoratori. ([[Jorit]])
*Che dal pensiero dell'ultimo Gramsci risulti un distacco rispetto a [[Stalin]] è menzogna: Gramsci ne approvava anche i tratti che oggi vengono qualificati "autoritari", "dittatoriali" e peggio ancora. [...] Differenze possono risultare dai contesti consapevolmente diversi (occidente e oriente) e dalle diverse fasi e livelli di lotta in [[Unione Sovietica]] e, in particolare, nell'[[Italia]] [[Fascismo|fascista]], cui Gramsci non poteva non pensare: ma Gramsci sarebbe stato il primo a farsi una grande risata se qualcuno gli avesse prospettato di applicare all'Unione Sovietica di Stalin le elaborazioni che egli faceva soprattutto per l'Italia di allora. ([[Aldo Bernardini]])
*Che peccato che un Gramsci si sia trovato nella condizione di sacrificare la sua intelligenza e la sua vita alla creazione della società più triste, più oppressiva, più noiosa, più funerea del mondo, la civiltà comunista. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Di [[Raffaele Mattioli|Mattioli]] si sa che pur essendo il più eminente banchiere italiano di quegli anni, ha sempre procurato ad Antonio Gramsci, fondatore del [[PCI|Pci]] e prigioniero dei fascisti tutti i libri che desiderava e più tardi ha pagato personalmente le spese della clinica dove Gramsci era stato ricoverato. Lo stesso Mattioli ha conservato per molto tempo nella sua cassaforte di Piazza Scala i ''[[Quaderni del carcere|Quaderni dal carcere]]'' di Gramsci prima di farli avere clandestinamente all’amico [[Piero Sraffa|Pietro Sraffa]] a Cambridge. ([[Giuseppe Turani]])
*Ho analizzato a lungo la calligrafia di Gramsci, che era infantile. Ma la cosa più straordinaria erano le cancellature. Gramsci cancellava con una linea esilissima: dimostrava di avere elevato il dubbio a sistema di conoscenza. ([[Raf Vallone]])
*Il grande merito di Gramsci sta appunto nell'aver profondamente inteso la necessità di storicizzare il marxismo nel nostro paese, rispetto alla storia culturale italiana, cioè rispetto all'idealismo storicistico e allo spiritualismo cattolico, e di essersi proposto il compito – rimasto purtroppo allo stato di abbozzo – di elaborare da parte marxista la risposta adeguata alla operosità antimarxista della cultura tradizionale. [...] Attraverso Gramsci per la prima volta da parte di un militante italiano della classe operaia venne effettuato il tentativo di fare i conti con la storia culturale della nazione, con l'Italia che ebbe la Rinascenza, che non ebbe la Riforma, che dopo il Rinascimento ebbe la Controriforma, che cercò di risollevarsi a una funzione culturale universale attraverso il Risorgimento, e che tuttavia, dopo il 1870, si ripiegò quasi su sé stessa, lasciando disperdere e isterilire i fermenti dell'età precedente; con l'Italia che si inserì di nuovo nella grande tradizione culturale europea attraverso l’idealismo storicistico, svolgendo e manifestando innanzi alla coscienza culturale della filosofia classica tedesca; con l'Italia concreta, storica, ''hic et nunc'' determinata, con le sue strutture sociali, col suo Mezzogiorno disgregato e col suo Cristo fermo a Eboli, secondo l'immagine che piacque al Levi. Per questa Italia Gramsci operò e scrisse [...]. Questo lavoro, appena iniziato da Gramsci, è ora che sia portato innanzi, sistematicamente svolto, sì da formare tradizione culturale, ma tradizione vivente, che aspiri a diventare ordine e organismo e si muova senza sosta. ([[Ernesto de Martino]])
*Il nostro gusto deve pur valere qualche cosa anche sui pareri avvolpacchiati dei critici moderni alla Gramsci. ([[Cesare Angelini]])
*In questo grande quadro, decisivo è stato l'impulso dato in Italia dal fondatore del nostro partito, Antonio Gramsci, uno dei più originali pensatori dei nostri tempi, il più grande degli italiani dell'epoca nostra, per la traccia incancellabile che col pensiero e coll'azione egli ha lasciato. Con Gramsci il marxismo, liberato dalle parassitarie deformazioni del fatalismo positivistico e del materialismo volgare, riacquista tutto il suo valore di concezione del mondo e visione integrale della storia. È di nuovo guida dell'azione e del pensiero in tutti i campi, non solo nella ricerca puramente politica, ma nella critica di una decrepita cultura idealistica incapace di farci capire il mondo di ieri e di oggi, nella costruzione di una cultura nuova e nella lotta per il rinnovamento della società. ([[Palmiro Togliatti]])
*La tragedia di un uomo e di una donna non invecchia con il tempo, non finisce di commuoverci: la sua evidenza è come fissata dalla rispondenza dei sentimenti che ogni generazione possiede al pari delle precedenti. Verrebbe fatto, semplicemente, di continuare a chiosarla, a riempirla di riscontri. ([[Paolo Spriano]])
*Nella cella di una prigione fascista a Turi, nell’Italia meridionale, nel 1930, un anno dopo il crollo di [[Wall Street]] del 1929, otto anni dopo la [[marcia su Roma]] di [[Benito Mussolini|Mussolini]], tre anni prima dell’avvento al potere di [[Adolf Hitler|Hitler]], il leader del [[Partito Comunista Italiano|Partito comunista italiano]] Antonio Gramsci scrisse questa famosa riflessione: ''La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati''. [...] Gramsci spiegava che la crisi, quando il vecchio muore e il nuovo non è ancora nato, consisteva in una «crisi di autorità»: le classi dominanti stavano perdendo terreno, scemava il consenso che ne sosteneva il potere e la presa ideologica sulle masse stava loro sfuggendo. Queste masse, spiegava, non seguivano più le ideologie tradizionali, ma stavano diventando progressivamente più ciniche e scettiche. Non credevano più nelle élite. E questo le élite lo sapevano. ([[Donald Sassoon]])
*Non penso alla finalità del suo progetto ma all'egemonia culturale alla quale puntava, al metodo utilizzato per conquistare il potere. Non sono ideologicamente d'accordo con lui. Quando cito Gramsci, voglio provocare la destra, scuoterla, mostrare che l'egemonia della sinistra è passata attraverso il controllo della leva politica, rappresentata dalla scuola, dai media, dalla cultura. ([[Marion Maréchal]])
*Nonostante le circostanze a cui è stato sottoposto, non si è inchinato. I suoi ideali ci chiamano a continuare la lotta contro il fascismo. ([[Nicolas Maduro]])
*Se Gramsci avesse letto con attenzione Machiavelli non ne avrebbe fatto un apostolo della classe contadina. È un elogio di schiavi ingenui, non di popolo politico. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*Sì, penso che Gramsci sia il Gandhi italiano, perché ha organizzato le masse, perché sapeva farsi capire da tutti, perché non ha spinto il proletariato verso una rivoluzione armata che probabilmente avrebbe distrutto la classe operaia. ([[Ben Kingsley]])
*Siamo convinti che il pensiero di Gramsci non sia adeguatamente comprensibile se non lo si intende come una «risposta teorica» a [[Amadeo Bordiga|Bordiga]]. Studiare Gramsci senza Bordiga è come studiare [[Karl Marx|Marx]] senza [[Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel]]. Gramsci non è solo l'alternativa tattico-politica a Bordiga (il fronte unico contro la pratica dell'offensiva). Egli ne è anche e soprattutto l'alternativa teorico-filosofica di fondo. ([[Costanzo Preve]])
*Uno degli omaggi nefasti, ma indubbiamente significativo, è quello che disse Mussolini, quando in una indicazione alla polizia segreta diceva "il cervello di quest'uomo non deve fare più danno". Ma il cervello di quest'uomo è riuscito comunque a uscire dalle gabbie della prigione fascista, a uscire dalla gabbia della morte, e a rendere attuale e presente l'insegnamento del Gramsci rivoluzionario e segretario del [[Partito Comunista Italiano]]. ([[Marco Rizzo]])
*Voler rivendicare Gramsci con manifestazioni di partito è da museo del soviet supremo. Siamo agli antipodi di un rapporto laico tra cultura e politica. Del grande pensatore si sono appropriati tutti, ma santificarlo è un modo per immiserirlo. ([[Sergio Chiamparino]])
===[[Umberto Terracini]]===
*Gramsci aveva una maggiore sensibilità umana, più spontaneo, aperto. [[Palmiro Togliatti|Togliatti]], sembrerà strano, era molto più intellettuale.
*Mentre per Gramsci ciò che importava e prevaleva nella prospettiva rivoluzionaria era l'Internazionale, Togliatti ne limitava l'arco al partito sovietico.
*{{NDR|Sull'ultimo incontro con Antonio Gramsci}} Ricordo il nostro ultimo incontro al IV braccio di Regina Coeli. Era all'indomani della condanna del tribunale speciale. Dovevamo partire per il reclusorio. Ci salutammo. Cosa faremo ora, gli dissi? Studieremo ancora mi rispose. E poi? Studieremo ancora. Ma i libri? Ne abbiamo avuti e letti tanti e non sapevamo di quali tesori disponevamo. Ci aiuti, proseguì Gramsci, la memoria e anche la nostra intelligenza. Dalla sua memoria e dalla sua intelligenza vennero i 35 [[Quaderni del carcere]]. Attraverso i quaderni, caduto il fascismo, Antonio Gramsci è rientrato nella vita italiana improvvisamente vivo.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Antonio Gramsci, ''Americanismo e fordismo'' [quaderno 22, con brani dai quaderni 1, 3, 4, 9], Editori Riuniti, 1991. ISBN 8835934710
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Favole di libertà]'', a cura di Elsa Fubini e Mimma Paulesu, Firenze, Vallecchi, 1980.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Gli intellettuali e l'organizzazione della cultura]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Il Risorgimento]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm L'albero del riccio]'', Editori riuniti, 1989. ISBN 8835932734
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm La questione meridionale]'', a cura di Franco De Felice e Valentino Parlato, Editori Riuniti, 1966.
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/letteratura_e_vita_nazionale/pdf/gramsci_letteratura_e_vita_nazionale.pdf Letteratura e vita nazionale]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/g/gramsci/lettere_dal_carcere/pdf/gramsci_lettere_dal_carcere.pdf Lettere dal carcere]'', a cura di Sergio Caprioglio e Elsa Fubini, Einaudi, Torino, 1965.
**Antonio Gramsci, ''Lettere dal carcere'', Giulio Einaudi editore, Torino, 1971.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Note sul Machiavelli sulla politica e sullo Stato moderno]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Nuove lettere]'', a cura di Antonio A. Santucci, Editori riuniti, 1986. ISBN 883592944X
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Passato e presente]'', Editori riuniti, 1996. ISBN 8835940745
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1975.
*Antonio Gramsci, ''Quaderni del carcere'', 3 voll., edizione critica dell'Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, Giulio Einaudi editore, Torino, 1977, [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_I.djvu|vol. I]], [[s:Indice:Gramsci_-_Quaderni_del_carcere,_Einaudi,_II.djvu|vol. II]].
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Scritti politici]'', a cura di Paolo Spriano, Editori Riuniti, 1973.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sotto la Mole. 1916-1920]'', Einaudi, 1960.
*Antonio Gramsci, ''[http://www.liberliber.it/libri/g/gramsci/index.htm Sul fascismo]'', a cura di Enzo Santarelli, Editori riuniti, 1973.
*Paul Ginsborg, ''Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi'', traduzione di Marcello Flores e Sandro Perini, Einaudi, 1989. ISBN 8806160548
==Altri progetti==
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Cultura
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Citazioni sulla '''cultura'''.
*Applicando il metodo sociologico-culturale ad una serie di argomenti diversi ma collegati, spero di dimostrare che la cultura non è una cosa ma una dimensione, non un oggetto da studiare come variabile dipendente ma una trama che organizza – e da cui non si può prescindere – ogni forma sociale concepibile. ([[Jeffrey Alexander]])
*Aver scarsa cultura è male, ma averne troppa è peggio. ([[John H. Secondari]])
*– Be', Pip, – disse Joe, – sia come sia, prima di poter essere eccezionalmente colto dovrai essere mediocremente colto, spero bene! Lo stesso re, sul trono e con tanto di corona in testa, non può mettersi a scrivere in stampatello gli atti del parlamento senza aver cominciato, quando non era che un comune principe, con l'alfabeto... Oh! – aggiunse Joe, con una significativa scrollata di testa. – E cominciato anche lui dall'A e faticato a trovar la strada della Z. E io so cosa vuol dire, sebbene non possa dire che l'abbia fatto. ([[Charles Dickens]])
*Bisogna trovare la cultura sostanziosa. Se la troviamo, la prenderanno tutti gli affamati. ([[Lev Tolstoj]])
*C'è questa tendenza, molto canagliesca, di ridicolizzare la cultura. È uno dei grandi segni della vittoria politico-culturale della destra negli ultimi 20 anni. Una volta, l'ignoranza era una cosa di cui ci si vergognava. Adesso è da rivendicare e sbattere in faccia ai 'fighetti' che hanno studiato. ([[Michele Serra]])
*Ci sono molti modi di fare cultura, ovviamente, ma in ogni caso sono due gli atteggiamenti fondamentali con i quali gli uomini si pongono di fronte ad essa, l'uno è quello di coloro che operano sempre all'interno di essa e che formano perciò le loro idee trascorrendo da un testo all'altro nella continuità di un percorso prestabilito dalla tradizione di quei testi; l'altro è quello più raro, più rischioso ma anche più avvincente di coloro che fanno cultura perché di tempo in tempo si pongono al di fuori di essa, la ribaltano e rovesciandola alla fine producono paradossalmente ancora cultura, ma una cultura che è nuova e che perciò dissolve questo effetto di paradossalità. ([[Aldo Gargani]])
*Coltivare la lucidità è il fine della cultura. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Com'è povera una cultura che si afferma rivendicando la libertà di [[offendere]]. ([[Manuel Castells]])
*Conosco biblioteche frequentate da senzatetto per il refrigerio d'estate e per scaldarsi d'inverno. Gli incaricati preferirebbero che non accadesse, ma guai a dirlo. La cultura è salvifica per chi ce l'ha, a partire da quella enogastronomica. ([[Francesco Recami]])
*Crisi e cultura non devono essere termini contrapposti. ([[Francesco Micheli]])
*Cultura è una parola da adoperare sempre con estrema cautela, dal momento che tra il pronunciarla e sciacquarsene con sussiego la bocca ce ne corre pochissimo. ([[Ernesto Galli della Loggia]])
*Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno. ([[Karl Kraus]])
*Cultura è tutto ciò che non può insegnare l'[[Università]]. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Cultura: grido degli uomini davanti al loro destino. ([[Albert Camus]])
*Cultura, non è il possedere un {{sic|magazzeno}} ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti cogli altri uomini. Ha cultura chi acquista coscienza di sé e del tutto chi sente la relazione immanente con tutti gli altri esseri, ciò che da essi lo diversifica e ciò che ad essi lo unisce. Cultura è una stessa cosa che filosofia. ([[Antonio Gramsci]])
*Cultura significa trasformare ciò che si è appreso a scuola, in interezza e umanità naturali. ([[Friedrich Meinecke]])
*Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla [[Divina Commedia]]. ([[Giulio Tremonti]])
*È grave che si consideri la cultura "tempo libero". Come se le cose serie fossero produrre e consumare. ([[Fabrizio Gifuni]])
*È impossibile che una cultura esista senza un'idea sociale dei bambini. ([[Neil Postman]])
*I problemi della cultura passano oggi in primo piano, portandosi a reagire su questo terreno dove l'infiltrazione lenta, servita dalla folla degli intelligenti mediocri, sostituisce l'attacco frontale massiccio. ([[Guido Piovene]])
*Il [[culturismo]] fa malissimo, come la cultura del resto. In un caso o nell'altro ci si sente temporaneamente onnipotenti in via di miglioramento. ([[Andrea G. Pinketts]])
*Il guaio di farsi una cultura è che il processo richiede molto tempo, ti brucia la parte migliore della vita, e quando hai finito l'unica cosa che sai è che ti sarebbe convenuto di più fare il banchiere. ([[Philip K. Dick]])
*Il patrimonio culturale genera patrimonio morale in cui risiede la civiltà di un popolo. Genera [[umanesimo]]. ([[Sergio Mattarella]])
*In altre parole, una cultura autentica è caratterizzata dall'incoraggiamento di una formazione di base focalizzata sulla comprensione, sull'apprezzamento e sulla trasmissione delle opere migliori prodotte ieri e oggi dalla ragione e dalla fantasia. Una cultura autentica fa di quel tipo di risposta percettiva una funzione morale e politica fondamentale. Trasforma quella «risposta» in «responsabilità», costringe quella risonanza a «essere responsabile» davanti alle occorrenze mentali eccelse. ([[George Steiner]])
*In tutta Europa, anche a Parigi e Berlino, stanno tagliando i fondi alla cultura. È molto triste, una cosa terribile, lo capisco. Ma vorrei informare Bondi che c'è la crisi, non so se gliel'hanno detto: non è che la gente la cultura se la mangia. ([[Giulio Tremonti]])
*Io passo per pessimista della cultura. Beh, se lo fossi davvero, io mi divertirei con i miei pesciolini e le mie oche, e non mi occuperei dei problemi dell'umanità. ([[Konrad Lorenz]])
*L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo [[mediocrità|mediocre]] rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio. ([[Umberto Eco]])
*L'approccio al mistero di Dio dà origine a cultura e civiltà. ([[Angelo Bagnasco]])
*L'approccio del cittadino alla cultura dovrebbe essere un sacro diritto che non può discriminare economicamente. ([[Francesco Ogliari]])
*L'arte di far salotto con i morti. ([[Alain Finkielkraut]])
*L'estrema genericità, vaghezza e variabilità delle capacità di reazioni innate (cioè geneticamente programmate) dell'uomo significa che, senza l'aiuto di modelli culturali, egli sarebbe funzionalmente incompleto [...] una specie di mostro informe senza meta né potere di autocontrollo, un caos di impulsi spasmodici e vaghe emozioni. ([[Clifford Geertz]])
*L'industria culturale non è tale da impedire la nascita di un'opera d'arte di qualità e magari d'eccezione. Ma è evidente che ne condiziona la forma. L'industria culturale è il terreno su cui opera la nostra cultura. Non potrebbe essere diversamente. Se [[Honoré de Balzac|Balzac]] scriveva capolavori nella forma del romanzo, ciò è perché l'industria culturale dell'epoca chiedeva questo genere. ([[Edoardo Sanguineti]])
*L'origine della cultura è il poter raccontare ciò che si è vissuto e ciò che si conosce: è comunicazione. ([[Alberto Salza]])
*L'[[Unesco]] aveva della cultura un'idea semplicemente sbagliata perché sciolta dalla sua sorella di sangue e spirito, la libertà. ([[Benedetto Croce]])
*La {{sic|coltura}}, per opera dei più forti, si affina pure in mezzo alla indifferenza od alle persecuzioni dei Governi, ed anche quegli studiosi che piegano la schiena ai potenti fanno del bene amando il sapere ed il sapere facendo amare agli altri. ([[Michele Rosi]])
*La cultura a dispense dispensa dalla cultura. ([[Marcello Marchesi]])
*La cultura, dagli inizi e per tutta la sua lunga storia, ha continuato a seguire lo stesso modello: usa dei segni che trova o costruisce per dividere, distinguere, differenziare, classificare e separare gli oggetti della percezione e della valutazione, e i modi preferiti/raccomandati/imposti di rispondere a quegli oggetti. La cultura consiste da sempre nella gestione delle scelte umane. ([[Zygmunt Bauman]])
*La cultura è la ricerca di una perfezione totale, e per questo noi dobbiamo conoscere il meglio di quanto è stato detto o pensato al mondo in tutti gli argomenti che ci riguardano. ([[Matthew Arnold]])
*La cultura e la ricerca producono spirito critico. È la loro funzione, la loro natura. ([[Sergio Mattarella]])
*La cultura è l'unico antidoto contro la [[stupidità]] dell'uomo. Quello che siamo e che saremo è già scritto da secoli nei libri di storia. Ma gli esseri umani continuano a commettere gli stessi errori, a non imparare dall'esperienza del passato. ([[Giancarlo Berardi]])
*La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell'avversa. ([[Aristotele]])
*La cultura è un processo, non una serie di prescrizioni. ([[Flavio Tranquillo]])
*La cultura ha principalmente lo scopo di far conoscere ''molte'' cose. Più cose si conoscono, meno importanza si dà a ciascuna cosa: meno fede, meno fede ''assoluta''. Conoscere molte cose significa giudicarle più liberamente e dunque meglio. Meno cose si conoscono, più si crede che soltanto ''quelle'' esistono, soltanto ''quelle'' contano, soltanto ''quelle'' hanno importanza. Si arriva così al ''fanatismo'', ossia a conoscere una sola cosa e dunque a credere, ad avere fede soltanto in quella. ([[Alberto Savinio]])
*La cultura, insomma, agli occhi del potere è meritevole di salamelecchi a non finire. Ma, tutto sommato, è ritenuta marginale. ([[Giuliano Amato]])
*La cultura l'abbiamo ridotta a un meme, per cui una frase di Coelho è uguale a una di Cioran. ([[Luca Ricci]])
*La cultura nasce dalla [[biologia]] e [...] di essa, comunque, fa parte. ([[Danilo Mainardi]])
*La cultura non è altro che la lenta e progressiva trasformazione dell'idea in fatto e del sensibile in intelligibile, in guisa che ogni cosa dalla mente nasce e alla mente ritorna. ([[Vincenzo Gioberti]])
*La cultura non è un luogo separato dal contesto sociale, una nicchia di attività umane voluttuarie o superflue. Bensì è bellezza che si trasmette, è pensiero che arricchisce, è conoscenza, [[etica]], dialogo, emozioni. ([[Sergio Mattarella]])
*La cultura non è professione per pochi: è una condizione per tutti, che completa l’esistenza dell’uomo. ([[Elio Vittorini]])
*La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia. ([[Dario Fo]])
*La cultura paga ben caro l'essersi liberata da una base [[Economia|economica]]. Prima viveva sul privilegio, però aveva radici solide. Ora gli intellettuali non sono [[Borghesia|borghesi]] e non sono proletari. ([[Italo Calvino]])
*La cultura, per un giornalista, è come una puttana: la puoi frequentare ma non devi ostentarla. La cultura si tiene nel cassetto. Il lettore non va trattato dall'alto in basso, ma preso per mano come un amico e portato dove vuoi. ([[Indro Montanelli]])
*La cultura porta in sé il solvente per ciò che la fa vivere e per ciò che la nega. Non ha consistenza, se non ne trova una produttivistica, ma in grazia della sua inconsistenza, checché avvenga di catastrofico, resiste.<br>Resiste e risorge. È una fenice (una fenice garrula e spennata, di preferenza ingabbiata). Per lei non c'è fine del mondo, o la fine stessa del mondo le offrirebbe di che alimentarsi e esercitarsi. ([[Guido Morselli]])
*La cultura si estende anche al modo di accostarla. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*La cultura umana attenua la lotta per l'esistenza e la selezione, e tende ad annullarla; da ciò, la rapida moltiplicazione dei deboli e il loro predominio. ([[Anton Cechov]])
*La cultura viene considerata qualcosa di addirittura nocivo se non inutile. È uno dei più gravi malanni che possano capitare ad un paese, perché se si perde la cultura, si perde tutto. ([[Roberto Herlitzka]])
*La democrazia non si impone con i carri armati, non dobbiamo usare la forza ma i libri. La cultura della coscienza democratica passa attraverso la creatività dell’arte. Su questo dobbiamo lavorare altrimenti diventiamo un popolo che copia. ([[Dalù]])
*La Divinità di [[Cristo]] è il fondamento della nostra cultura. ([[Peter Hitchens]])
*La [[religione]] è la sostanza della cultura, la cultura è la forma della religione. ([[Paul Tillich]])
*La risposta alla domanda "Chi possiede la cultura" è sempre stata più complessa: una frazione di ideologi sosterrebbe "proprietari" ne sono gli [[Artista|artisti]], un'altra direbbe il pubblico. ([[Charles Shaar Murray]])
*La vera cultura è mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel più profondo della terra natia. Nella sua eredità spirituale. Ma è anche sradicarsi e cioè aprirsi alla pioggia e al sole, ai fecondi apporti delle civiltà straniere... ([[Léopold Sédar Senghor]])
*Le radici della cultura sono amare, ma i frutti sono dolci. ([[Aristotele]])
*Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva. ([[Mahatma Gandhi]])
*Non diretto da modelli culturali – sistemi organizzati di simboli significanti – il comportamento dell'uomo sarebbe praticamente ingovernabile, un puro caos di azioni senza scopo e di emozioni in tumulto, la sua esperienza sarebbe praticamente informe. La cultura, la totalità accumulata di questi modelli, non è un ornamento dell'esistenza umana ma – base principale della sua specificità – una condizione essenziale per essa. ([[Clifford Geertz]])
*Non si può ridurre la cultura a bricolage di dati fenomenici; al centro rimane l'uomo con la sua dignità e le sue esigenze. ([[Sergio Lanza]])
*Non vinceremo questa battaglia utilizzando i carri armati. Non ci abbasseremo a questo. La vinceremo con la cultura. ([[Dalù]])
*Per cultura si deve intendere [...] la capacità globale di rispondere in modo adeguato ai problemi di sopravvivenza che una società deve affrontare. A ogni livello: energetico, agricolo, industriale, educativo, mentale, comportamentale. Vale a dire, la capacità di capire il proprio tempo, di individuare le grandi leve che producono i veri cambiamenti, e di utilizzarle per adattarsi, anche mentalmente, al proprio ambiente (o per adattare l'ambiente a sé). ([[Piero Angela]])
*Per me "cultura significa creazione di vita". ([[Cesare Zavattini]])
*Per molti la cultura è la prima necessità che non è necessario appagare. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Per noi, la cultura non proviene né dall'energia che si degrada nel propagarsi, né dalla portata che si ricuce nel ripartirsi; la sua difesa, sarà opera di attività generosa che, porta impliciti in sé i due più grandi paradossi dell'etica: soltanto si perde ciò che si conserva, soltanto si guadagna ciò che si dà. ([[Antonio Machado]])
*«Perché la cultura è ormai alla fine. [...] Morirà, resteranno qua e là solo singoli ingredienti. È possibile che anche in futuro da qualche parte si venderanno olive ripiene al pomodoro. Ma sarà ormai estinto quel genere di persone che avevano coscienza di una cultura. La gente avrà soltanto delle conoscenze, e non è la stessa cosa. La cultura è esperienza, [...]. Un'esperienza continua, costante, come la luce del sole. La conoscenza è solo un accessorio». ([[Sándor Márai]])
*Producete, producete cultura: è il vostro mestiere, e soprattutto è il contrario della letteratura. ([[Giorgio Manganelli]])
*Proprio della coltura è suscitare nuove idee e bisogni meno materiali, formare una classe di cittadini più educata e civile, metterla in comunicazione con la coltura straniera, avvicinare e accomunare le lingue, sviluppando in esse non quello che è locale, ma quello che è comune. ([[Francesco De Sanctis]])
*Quando leggo che c'è gente che non riesce ad arrivare a fine mese, può sembrare pleonastico. Ma dimenticare la cultura sarebbe gravissimo. ([[Riccardo Muti]])
*Se la cultura si potesse misurare, lo si farebbe in base all'entusiasmo che un'opera risveglia nella conversazione. La cultura non dipende dalla quantità di libri letti, ma dal livello della conversazione con cui si condivide la felicità di leggere, ascoltare, contemplare. ([[Gabriel Zaid]])
*Se non comprendiamo che ogni atto di cultura è verità, non saremo in grado di riconoscergli dignità interiore e vera umanità. ([[Pavel Aleksandrovič Florenskij]])
*Se una cultura è viva e vitale, essa è anche in grado di avviare un processo di mutuo scambio e di reciproca comprensione con l'identità altrui che venga ad abitarla. ([[Bruno Forte]])
*Senza cultura letteraria, si può, ne convengo, avere sincerità di [[fede]]; ma non si può intendere la Scrittura, non le esposizioni e le tradizioni dei dottori, a mala pena comprensibili per i letterati... ([[Coluccio Salutati]])
*Senza cultura non c'è libertà, non c'è scelta. Non c'è crescita sociale, né reale benessere. ([[Paolo Crepet]])
*Un uomo dovrebbe essere abbastanza colto per poter guardare con sospetto la cultura, ma di prima mano, non di seconda mano. ([[Samuel Butler]])
===[[Ezra Pound]]===
*La [[conoscenza]] NON è cultura. Il campo della cultura comincia quando si è «dimenticato-non-so-che-libro».
*La cultura non è mancanza di memoria. La cultura comincia quando si riesce a FARE una cosa senza sforzo.
*La storia di una cultura è la storia di idee che entrano in azione.
==Voci correlate==
*[[Cultura di massa]]
*[[Erudizione]]
==Altri progetti==
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Henry David Thoreau
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/* Citazioni su Walden ovvero Vita nei boschi */ Marisa Bulgheroni
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[[Immagine:Henry David Thoreau.jpg|thumb|David Henry Thoreau nel 1856]]
'''Henry David Thoreau''' (1817 – 1862), filosofo, scrittore e poeta statunitense.
==Citazioni di Henry David Thoreau==
*{{NDR|Su [[Walt Whitman]]}} Con il suo vigore e con il grande respiro dei suoi versi, mi mette in uno stato mentale di libertà, pronto a vedere meraviglie; mi porta per così dire, in cima a una collina o al centro di una piana; mi scuote e poi mi getta addosso migliaia di mattoni.<ref>Da ''A proposito di Whitman''; citato in [[Antonio Spadaro]], ''«Chi fa tanto caso a un miracolo?». Come leggere la poesia di Walt Whitman'', prefazione a Walt Whitman, ''Canto una vita immensa'', a cura di Antonio Spadaro, Ancora, Milano, 2009, p. 5. ISBN 88-514-0632-4</ref>
*Il [[soldato]] che si rifiuta di servire in una guerra ingiusta è applaudito da coloro che non si rifiutano di appoggiare il governo ingiusto che conduce quella stessa guerra. (da ''On the duty of civil disobedience'', 1849)
*La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l'esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v'è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi... nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da ''Disobbedienza civile'')
*La [[prigione]] è l'unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la [[schiavitù]].<ref>Citato in [[Lev Tolstoj]], ''Resurrezione'', traduzione di Emanuela Guercetti, Garzanti, 2002, p. 325.</ref>
*Miratelo, un [[marines|marine]]: mera ombra e rimembranza d'un essere umano, uomo tumulato vivo e all'impiedi, sepolto sotto le armi, con accompagnamento di marce funebri... (da ''Disobbedienza civile''; citato in [[Gustav Hasford]], ''Nato per uccidere'', traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, 1989)
*Quegli estratti dai [[Veda]] che ho letto ricadono su di me come la luce di una più alta e pura illuminazione, a descrivere un percorso più elevato attraverso strati più puri. Si erge su di me come la luna piena dopo che le stelle sono scomparse, giungendo da strati lontani nel cielo.
:''What extracts from the Vedas I have read fall on me like the light of a higher and purer luminary, which describes a loftier course through purer stratum. It rises on me like the full moon after the stars have come out, wading through some far stratum in the sky.'' (da [[Sri Chinmoy]], ''Commentaries on the Vedas, The Upanishads & the Bhagavad Gita'', Aum Publications, 1996, p 26; citato in ''[http://www.hinduwisdom.info/quotes1_20.htm#Q1 A Tribute to Hinduism]'')
*Tutto quel che si racconta del [[mare]] fa risuonare un'eco di favola nelle orecchie di un terricolo, e tutti i prodotti del mare hanno una certa qualità favolosa, come se appartenessero a un altro pianeta, dalle alghe alle storie che raccontano i marinai o i pescatori. In questo elemento, il regno animale e quello vegetale s'incontrano e si mischiano in maniera bizzarra.<ref>Da ''[https://books.google.it/books?id=xw-HITFcoLEC Cape Cod]'', cap. IV, ''La spiaggia'', traduzione di Riccardo Duranti, Donzelli, 2011. ISBN 978-88-6036-645-0</ref>
*Un uomo saggio non lascia il giusto alla mercé del caso né desidera che esso si affermi attraverso il potere della maggioranza. (da ''Disobbedienza civile'')
==''Disobbedienza civile''==
===[[Incipit]]===
====Luca Michelini====
Di tutto cuore faccio mia l'affermazione: «Il migliore dei governi è quello che governa meno»; e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta in fine a questo risultato, in cui parimenti credo: «Il migliore dei governi è quello che non governa del tutto»; e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che essi avranno. Nelle migliori delle ipotesi il governo è solo un espediente, ma la maggior parte dei governi sono spesso degli espedienti inutili; tutti i governi lo diventano in determinate circostanze. Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esercito permanente, che sono numerose e consistenti e meriterebbero di prevalere, possono essere rivolte contro il governo permanente.
====Manuela Federella====
Accetto di tutto cuore l'affermazione, – "Il [[governo]] migliore è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica più rapidamente e sistematicamente. Se attuata, essa porta infine a quest'altra affermazione, alla quale pure credo, – "Il miglior governo è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà proprio quello il tipo di governo che avranno. Il governo è nell'ipotesi migliore solo un espediente; ma la maggior parte dei governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi sono tali di quando in quando. Le obiezioni che sono state sollevate contro l'esistenza di un esercito permanente, ed esse sono molte, sono consistenti e meriterebbero di prevalere, potrebbero essere sollevate anche contro l'esistenza di un governo permanente.
====Piero Sanavio====
È con vero entusiasmo che sottoscrivo il motto: «Il migliore governo è quello che governa meno». Mi piacerebbe che fosse realizzato il più rapidamente e sistematicamente possibile. In realtà si riduce a questo, che il miglior governo «è quello che non governa affatto» e anche in ciò credo fermamente.<ref>Il riferimento è al motto dell'«United States Magazine and Democratic Review» (1837-1859), «Il miglior governo è quello che meno governa», e alla frase di [[Ralph Waldo Emerson|R. W. Emerson]], in ''Politics'' (1844), falsamente attribuita a [[Thomas Jefferson]], «Meno governo abbiamo e meglio è».</ref> Riusciremo a ottenerlo quando saremo abbastanza maturi. Nella migliore ipotesi il governo è un espediente, ma il più delle volte la maggior parte dei governi, e talvolta tutti i governi, sono inefficienti. Le stesse obiezioni sollevate contro la decisione di tenere un esercito permanente (e molte e importanti come sono meriterebbero di essere adottate) possono essere portate contro un governo permanente.
====Laura Gentili====
Di tutto cuore faccio mia l'affermazione: "Il migliore dei governi è quello che governa meno", e vorrei vederla messa in pratica nel modo più rapido e sistematico. Se attuata, essa conduce alla fine a quest'altra affermazione, di cui sono altrettanto convinto: "Il migliore dei governi è quello che non governa affatto", e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. Il governo è, nella migliore delle ipotesi, solo un espediente, ma per la maggior parte i governi sono di solito espedienti inutili, e tutti i governi si dimostrano tali in determinate circostanze. Le obiezioni contro il principio di un esercito permanente, che sono molte e consistenti, e meriterebbero di imporsi, possono essere sollevate anche contro l'idea di un governo permanente.
===Citazioni===
*[...] i governi ci mostrano come sia facile ingannare gli uomini, o che essi stessi si autoingannino, per il proprio vantaggio. (2018, p. 10)
*«Il migliore dei governi è quello che non governa affatto», e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. (1992, p. 11)
*La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure di poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell'ingiustizia. (2018, p. 11)
*Che ogni uomo renda noto quale tipo di governo farebbe nascere in lui il rispetto: sarà il primo passo per riuscire ad averlo. (1992, p. 13)
*Come deve comportarsi un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano? La mia risposta è che non può esservi legato senza che ciò gli rechi disonore. Non è possibile, neppure per un momento, riconoscere come ''mio'' un governo che sia anche una organizzazione politica ''schiavista''. (2018, p. 13)
*Perfino ''votare per il giusto'' è non ''fare'' niente per esso. È solo un modo di manifestare debolmente agli uomini il nostro desiderio che il giusto prevalga. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga attraverso il potere della maggioranza. C'è ben poca virtù nell'azione delle masse. (2018, pp. 16-17)
*Quando un sesto della popolazione di una nazione che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà è formato da schiavi, ed un intero paese è invaso e sottomesso ingiustamente da un esercito straniero, ed è soggetto alla legge marziale, penso che non sia troppo presto per gli uomini onesti per ribellarsi e fare una rivoluzione. Ciò che rende questo compito ancora più urgente è il fatto che il paese assoggettato non è il nostro, ma nostro è l'esercito invasore. (1992, p. 17)
*Naturalmente, non è che l'uomo abbia il dovere di dedicarsi all'estirpazione del [[male]], anche del più smisurato; giustamente, può avere altre faccende di cui occuparsi; ma è suo dovere, perlomeno, tenersene fuori, e, se il suo pensiero ne è lontano, non deve aiutare il male di fatto. Se mi dedico ad altri scopi e progetti, per prima cosa devo almeno verificare che non li sto perseguendo stando seduto sulle spalle di un altro uomo. Prima di tutto devo scendere da lì, di modo che anche lui possa perseguire i suoi obiettivi. (1992, p. 22)
*Una [[maggioranza e minoranza|minoranza]] è priva di potere quando si conforma alla maggioranza; non è neppure una [[maggioranza e minoranza|minoranza]], in quel caso; ma è irresistibile quando è di intralcio con tutto il suo peso. (2018, p. 24)
*Come può un uomo accontentarsi di prendere semplicemente in considerazione una [[opinione]], e compiacersi di ''ciò''? Di che cosa si compiace se la sua opinione è che viene danneggiato? Se il vostro prossimo vi truffa anche per un solo dollaro, non vi accontentate di constatare che siete stati truffati, o di dire che siete stati truffati, e neppure di chiedergli quanto vi spetta, ma fate subito passi concreti per ottenere l'intera somma, e cercate di non lasciarvi mai più imbrogliare.<br />L'azione in base a un principio, la percezione e l'attuazione del giusto, trasforma le cose e i rapporti; essa è essenzialmente rivoluzionaria, e non si concilia interamente con niente che già esisteva. Non solo divide Stati e Chiese, divide anche le famiglie: sì, divide l'''individuo'', separando il diabolico che è in lui dal divino.<br />Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirvi, o dobbiamo tentare di emendarle, obbedendovi fino a quando non siamo riusciti nel nostro intento, oppure ancora dobbiamo trasgredirle da subito? Generalmente gli uomini con un governo come questo, pensano di dovere aspettare fino a quando avranno persuaso la maggioranza a modificare tali leggi. Ritengono che se opponessero resistenza, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma è colpa del governo stesso, se il rimedio ''è'' peggiore del male. È ''lui'' a renderlo peggiore. (1992, pp. 24-25)
*Dovete affittare od occupare un posto da qualche parte, far crescere soltanto un piccolo raccolto, e mangiarlo subito. Dovete vivere la vostra vita interiore, contare su voi stessi, rimboccandovi sempre le maniche, pronti a ricominciare, senza occuparvi di troppe faccende. (2018, p. 26)
*Ho rapporti con il governo americano, o con il suo rappresentante, il governo di questo stato, in modo diretto, e faccia a faccia, una volta all'anno – non di più –, nella persona dell'esattore delle tasse; questo è l'unico modo in cui un uomo nelle mie condizioni vi ha a che fare per forza. E allora lo Stato dice chiaramente: «Riconoscimi». E nell'attuale stato delle cose, il modo più semplice, più efficace, e assolutamente necessario di trattare con esso su questo punto critico, esprimendo la vostra scarsa convinzione e il vostro poco amore nei suoi confronti, è dire di no in quel momento. (1992, p. 27)
*Vi posso assicurare che, se mille, se cento, se dieci uomini, dei quali potrei fare i nomi – se dieci uomini ''onesti'' soltanto – sì, se ''un solo'' uomo <small>ONESTO</small>, in questo caso del Massachusetts, ''cessando di tenere degli schiavi'', si ritirasse seriamente da questa associazione, e fosse per questo rinchiuso nella prigione della contea, ciò significherebbe l'abolizione dello [[schiavismo]] in America. Perché non conta quanto esiguo l'inizio possa sembrare: quello che è ben fatto una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo stare lì a parlarne: la definiamo la nostra missione. La riforma ha un gran numero di giornali al proprio servizio, ma non un solo uomo. (1992, p. 28)
*Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare [[libertà|liberamente]]. (2018, p. 29)
*Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, [[morte|muore]], e allo stesso modo un uomo. (2018, p. 29)
*Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la [[prigione]]. (1992, p. 29)
*Se l'esattore delle tasse, o qualunque altro pubblico ufficiale, mi chiede, come qualcuno ha fatto, «ma cosa devo fare?», la mia risposta è: «Se vuoi veramente fare qualcosa, dai le dimissioni». Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l'ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la [[rivoluzione]] è compiuta. (1992, p. 30)
*[[Confucio]] disse: «Se uno stato è governato secondo i princìpi della ragione, povertà e miseria sono oggetto di vergogna; se uno stato non è governato secondo i princìpi della ragione, ricchezze e onori sono oggetto di vergogna». (1992, p. 32)
*Su richiesta dei consiglieri comunali, acconsentii a fare per iscritto una dichiarazione di questo genere: «Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito». Consegnai questa dichiarazione al segretario comunale, che la conserva tuttora. [...] Se avessi saputo come identificarle mi sarei dunque ritirato accuratamente da tutte le società per le quali non avevo firmato, ma non sapevo dove trovare l'elenco completo. (1992, pp. 33-34)
*{{NDR|In [[prigione]]}} Non mi sentii imprigionato neppure per un momento, e i muri mi sembrarono un grande spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, fra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa. (1992, p. 34)
* Capii che lo Stato era stupido, che era insicuro come una donna nubile in mezzo alle sue argenterie, e che non sapeva distinguere gli amici dai nemici; persi tutto il rispetto che mi era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii.<br />Lo Stato dunque non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica. (1992, p. 35)
*Non mi interessa seguire il percorso del mio [[dollaro]], ammesso che sia possibile, fino a che questo non compri un uomo o un moschetto con cui sparare a qualcuno – il dollaro è innocente – ma mi preoccupo di seguire gli effetti della mia [[obbedienza]]. (1992, p. 41)
*Non sono molti i momenti in cui vivo sotto un [[governo]], persino in questo mondo. Se un uomo è libero nel pensiero, nella fantasia, nell'immaginazione, in modo tale che ciò che ''non è'' non gli appare mai per molto tempo come ciò che ''è'', non è detto che governanti o riformatori stolti riescano a ostacolarlo. (1992, p. 44)
*Coloro i quali non conoscono fonti più pure di verità, e che non ne hanno risalito il corso, restano fedeli, e saggiamente, alla Bibbia e alla Costituzione, e vi si abbeverano con riverenza e umiltà; ma coloro che la vedono sgocciolare in questo lago o in quella pozza, si mettono ancora una volta all'opera, e continuano il pellegrinaggio verso la sorgente. (1992, p. 47)
*Molti sono senza dubbio ben disposti, ma pigri per costituzione e per abitudine, e non riescono a concepire che un uomo sia mosso da motivi più elevati dei loro. Di conseguenza, dichiarano quest'uomo pazzo, poiché sanno che ''essi'' non potranno mai agire come lui, fintantoché resteranno se stessi. (2018, p. 54)
*Gli errori più grandi e inconsciamente diffusi hanno sempre bisogno del sostegno della virtù più disinteressata. (Einaudi, 2018)
===[[Explicit]]===
L'evoluzione da una monarchia assoluta a una costituzionale, e da una monarchia costituzionale a una democrazia, è un progresso in direzione di un autentico rispetto dell'individuo. Anche il filosofo cinese era tanto saggio da considerare l'individuo come base dell'impero. Una democrazia, così come noi la conosciamo, è la forma di governo più progredita possibile? Non si può fare un passo avanti, verso il riconoscimento e l'organizzazione dei diritti dell'uomo? Non vi sarà mai uno Stato veramente libero e illuminato, fino a quando lo Stato non giungerà a riconoscere l'individuo come una forza più alta e indipendente, dalla quale derivano tutto il suo potere e la sua autorità, e lo tratterà di conseguenza. Mi piace immaginare uno Stato che possa permettersi di essere giusto con tutti gli uomini, e di trattare l'individuo con il rispetto che si ha per un vicino; uno Stato, ancora, che non consideri in contrasto con la propria tranquillità il fatto che alcuni vivano in disparte, senza immischiarsi nei suoi affari e senza lasciarsene sopraffare – individui che abbiano compiuto tutti i loro doveri di vicini e di esseri umani. Uno Stato che desse questo genere di frutto, e lo lasciasse cadere non appena fosse maturo, preparerebbe la strada a uno Stato ancora più perfetto e glorioso; ho immaginato anche questo, ma non l'ho ancora visto in alcun luogo. (1992, pp. 48-49)
===Citazioni su ''Disobbedienza civile''===
*''Disobbedienza civile'' (tuttora uno dei primi documenti principali sulla resistenza nonviolenta e una rivelazione sempre attuale del potere e della responsabilità degli individui di opporsi attivamente a politiche governative ingiuste) influenzò profondamente [[Lev Tolstoj|Tolstoj]], [[Mahatma Gandhi|Gandhi]], [[Martin Luther King|King]] e la vita di innumerevoli persone. ([[Will Tuttle]])
==''I Diari''==
===[[Incipit]]===
''22 ottobre'' {{NDR|1837}}. Cosa fai adesso? – mi domandò<ref>Sottinteso: [[Ralph Waldo Emerson]]. {{Cfr}} Gigliola Nocera, ''Il Journal di Thoreau'', Editpress, Firenze, 2012, [https://books.google.it/books?id=RW8eSGaSABAC&pg=PA75#v=onepage&q&f=false p. 75]. ISBN 978-88-97826-16-3</ref> – Tieni un diario? Così ecco, oggi, la mia prima annotazione.
===Citazioni===
*La [[Natura]] non fa [[rumore]]. L'urlo della tempesta, il fruscio della foglia, il picchiettio della pioggia non disturbano, v'è in essi un'armonia essenziale ed inesplorata. (''Armonia''; novembre 1837; p. 8)
*Gli basta, normalmente, dare una esatta descrizione delle cose così come esse gli appaiono ed il suo genio si dimostra nella scelta dei fatti che illustra. (''[[Viaggio in Italia (saggio)|Goethe]]''; 8 dicembre 1837; p. 9)
*La [[virtù]] che apprezziamo è altrettanto nostra che d'altri. Noi discerniamo solo ciò che possediamo. (''Incontro''; 22 giugno 1839; p. 18)
*Sfruttate al massimo i vostri dispiaceri, non smussate mai il vostro dolore, ma anzi carezzatelo e tenetelo caro finché esso verrà ad avere un interesse distinto e integrale. [[Soffrire]] profondamente significa vivere di nuovo. Così facendo rimarrete stupiti di ritrovarvi in possesso di tutti i vostri guadagni. (''Dispiacere''; 13 novembre 1839; p. 22)
*Una [[barca]] dovrebbe avere vita ed indipendenza proprie. È una sorta di animale anfibio, una creatura di due elementi: pesce per nuotare ed uccello per volare e quindi simile per metà della sua struttura a un pesce rapido e agile, e per l'altra a un uccello aggraziato dall'ala robusta. (11 giugno 1840; pp. 24-25)
*[...] la [[gioia]] è condizione di vita. (luglio-agosto 1840; p. 27)
*Noi ci sforziamo di prolungare i nostri momenti di [[serenità]] e di svago – come se proprio quelli fossero vita e non il ristagno della vita stessa. La vita scorre, non ristagna e non può permettersi di ripetere una qualche banalità passata a rischio di perdere una possibile affluenza futura. (12 agosto 1840; p. 28)
*[[Viaggiare]] e «scoprire» nuove terre, significa pensare nuovi pensieri e formulare nuove fantasie. Negli spazi del pensiero sono le leghe di terra e di mare su cui gli uomini vanno e vengono. Il paesaggio si estende tra di esse bello e sereno. Colui che ha pensieri più originali e profondi è anche colui che ha viaggiato di più. (13 agosto 1840; p. 28)
*Ogni bella [[azione]] umana è il prodotto dell'[[entusiasmo]] [...]. (20 settembre 1840; p. 29)
*Soccombere o conformarsi alle vie del mondo è per il genio più raro e il più alto talento, la soluzione più costosa... L'[[uccello del paradiso]] a causa delle sue penne variopinte è costretto a volar sempre controvento, altrimenti le lunghe penne, serrandosi contro il suo corpo, potrebbero impedirne i movimenti. (6 ottobre 1840; p. XXX)
*''Non v'è essere per me, | Che lo stare qui, per essere. | Quando gli altri son lieti io non son lieto | Quando gli altri piangono io non son triste, | Ma che essi si appenino o gioiscano | Io sono in soprannumero.'' {{NDR|[[poesie dai libri|poesia]]}} (7 novembre 1840; pp. XVIII-XIX)
*Cresciamo in tutta la statura della nostra [[umiltà]] – prima di aspirare a divenire più [[grandezza|grandi]]. (31 dicembre 1840; p. 32)
*Non dovremmo rattristarci per i [[peccati]] degli uomini ma rallegrarci nella nostra [[innocenza]]. (31 dicembre 1840; p. 32)
*Non siamo ispirati a [[parlare]], ritengo, ma a [[tacere]]. (7 gennaio 1841; p. 34)
*Quando incontro qualcuno [[Diversità|dissimile]] da me, mi riconosco completamente nella {{sic|dissimiglianza}}. Io sono, in quanto differisco dagli altri. (19 gennaio 1841; p. 34)
*Ogni dimostrazione d'[[affetto]] – come una parola, un atto, uno sguardo inavvertito – sembra prematura, quasi non fosse ancora venuto il tempo giusto; come i boccioli costretti a prorompere e ad aprirsi nelle prime giornate calde, prima che il gelo sia scomparso. (31 gennaio 1841; p. 35)
*E questa è anch'essa arte di saper [[vivere]]; lasciare la nostra vita in {{sic|condizioni}} di procedere da sola, senza bisogno della nostra costante supervisione. (20 febbraio 1841; pp. 36-37)
*Cos'è la [[fama]] per un uomo vivente? Se egli vive rettamente nessuna voce d'uomo penetrerà le navate della sua esistenza raccolta. La sua vita è silenzio consacrato, un tempio. (13 marzo 1841; p. 37)
*La [[religione]] che amo è molto laica. I [[Prete|ministri]] son malati ed indemoniati al pari dei riformatori. Essi rendono il proprio argomento offensivo come quello dei politicanti, perché la nostra religione è intima ed incomunicabile come la nostra stessa vena poetica, e dovrà essere avvicinata con altrettanto amore ed altrettanta delicatezza. (16 marzo 1841; p. 37)
*Noi attribuiamo arbitrariamente agli uomini un determinato [[carattere]]. Mettendo insieme tutti i loro ieri e facendo una media presumiamo di conoscerli. (28 aprile 1841; p. 38)
*Non so che diritto io abbia a tanta [[felicità]], ma preferisco metterla da parte per il tempo della mia desolazione. (8 settembre 1841; p. XXV)
*Il grande [[Dio]] è peraltro calmissimo. Com'è dunque superflua ogni eccitazione nelle sue creature! Egli presta uguale ascolto alle preghiere del credente e dell'ateo. (7 gennaio 1842; p. 41)
*La [[morte]] degli [[amici]] dovrebbe ispirarci come la loro vita. Se essi sono abbastanza grandi e ricchi lasceranno a chi li piange la consolazione prima delle spese dei propri funerali. (19 febbraio 1842; p. 42)
*Essere [[salute e malattia|malati]] è talora [[salute e malattia|salutare]]. (10 gennaio 1851; p. 68)
*Quanto spesso siamo saggi come serpenti senza essere innocui come colombe! (9 febbraio 1851; p. 69)
*Il peso d'un [[pensatore|uomo che pensa]] è nel suo pensiero e non nel suo passo: quand'egli pensa liberamente, il suo corpo non pesa affatto e non calpesterà la tua erba, contadino! (21 luglio 1851; p. 92)
*Un solo piccolo compito da svolgere, una piccola commissione da portare a termine, un solo messaggio da recare a qualcuno, bastano a rovinare il paradiso stesso. (21 luglio 1851; p. 92)
*Da un individuo bisbetico, da uno volgare, da un eccentrico, da un taciturno, da un uomo che non si educa facilmente, c'è sempre qualcosa da sperare, ma i vostri [[gentiluomo|gentiluomini]] son tutti uguali. (21 luglio 1851; p. 94)
*C'è una sorta di fertile [[tristezza]] ch'io non voglio evitare, ma che, anzi, cercherò ardentemente. Essa diviene concretamente gioiosa per me perché impedisce alla mia vita di cadere nel banale. (17 agosto 1851; p. 99)
*[[Poeta]] è colui che vive osservando i propri stati d'animo. (28 agosto 1851; p. 100)
*Se non fosse per la morte e i relativi funerali, penso che l'[[Chiesa (comunità)|istituto ecclesiastico]] non sopravviverebbe a lungo. Solo la necessità di seppellire decentemente i nostri morti – padri, madri, fratelli, sorelle, figli (trascurando peraltro il pericolo che essi vengano sepolti vivi) – ci impedirà per lungo tempo, se non per sempre, di usare ad esso violenza. (16 novembre 1851; p. 113)
*Trattate i vostri [[amici]] per quel che sapete di loro. Non vi accontentate della superficie. Non considerate quel che hanno fatto ma ciò che avevano inteso fare. (31 dicembre 1851; p. 118)
*L'uomo [[Saggezza|saggio]] riesce a discernere la [[Barbaro|barbarie]] ed il paganesimo dei propri concittadini proprio come vede quelli dei paesi a cui i propri concittadini inviano missionari. (16 gennaio 1852; p. 122)
*I miei [[pensiero|pensieri]] sono la mia [[compagnia]]. Essi hanno una certa loro individualità ed esistenza separata, o addirittura una separata personalità. (22 gennaio 1852; p. XLIX)
*Nulla è [[ridicolo]] per chi vive con serietà. (24 gennaio 1852; p. 125)
*In Oriente le [[donna|donne]] nascondono religiosamente d'avere un viso, in Occidente di avere delle gambe. In ambedue i casi rendono evidente d'avere poco cervello. (31 gennaio 1852; p. 126)
*Sembra quasi una [[regole dai libri|legge]] che non si possa simpatizzare profondamente con l'[[Uomo e natura|uomo]] e con la [[Uomo e natura|natura]] al medesimo tempo. Le stesse qualità che vi avvicinano all'uno vi estraniano dall'altro e viceversa. (11 aprile 1852; p. 133)
*La percezione della [[bellezza]] è un test morale. (21 giugno 1852)<ref name="spagnol" />
*Quanto più mirabile il {{sic|[[Bhagavadgītā|Bhagavat Geeta]]}} di tutte le rovine d'oriente! Non credo esistano esemplari architettonici più perfetti di un verso poetico. (26 giugno 1852; p. 140)
*Non ho tempo per leggere i [[giornale|giornali]]. Se ti avviene di vivere e muoverti in quell'esile strato in cui traspariscono gli eventi che fanno la [[notizia]] – più sottile della carta su cui il giornale è stampato – allora queste cose riempiranno per te il mondo; ma se ti elevi al {{sic|disopra}} di quel piano o ti immergi al di sotto di esso, non puoi ricordarle né esserne ricordato. (6 aprile 1853; p. 165)
*Il [[Tordo (uccello)|tordo]] lancia le sue note serotine dal folto dei pini. Ammiro la moderazione di questo maestro, il suo canto non ha nulla di tumultuoso. Egli eleva una vena di melodia pura e inimitabile, con tutto il cuore, tutta la vita, tutta l'anima sua, e poi tace per dar modo all'ascoltatore e a se stesso di goderla appieno, e poi un'altra e un'altra ancora, a intervalli regolari. (14 giugno 1853; p. 172)
*Una delle cose più attraenti dei [[fiori]] è la loro splendida riservatezza. (17 giugno 1853; p. 174)
*[...] se io compro qualcosa di essenziale alla vita, in un certo senso inganno me stesso, mi privo del piacere, della gioia inesprimibile di soddisfare ogni esigenza della nostra natura in maniera semplice e veritiera.<ref>{{Cfr}} 20 ottobre 1855, p. 222: «Il mondo non scoprirà mai perché non ti piaccia che altri ti rifacciano il letto – perché tu insista ad essere così abnorme. Amo più bere l'acqua dalla viva fonte che dal calice del tavolo del nobiluomo. Preferisco il pane che ho cotto io, il vestito che ho confezionato io, il riparo che mi son costruito, il combustibile che ho raccolto con le mie mani.»</ref> (22 ottobre 1853; p. 181)
*Guardate gli alberi, spogli o fruscianti di brune foglie secche, tranne i sempreverdi, con i germogli chiusi ai piedi delle foglie. Guardate i campi rossastri e appassiti e vani, erbe e carici coi colmi secchi e scoloriti. Questo è il [[Uomo e natura|rapporto che ci lega alla natura]] in questo momento: siamo queste piante. Anche noi ora non abbiamo più sapore, né verde, né colore. (3 dicembre 1853; p. 185)
*Guai alla [[generazione]] che non sfrutta le migliori virtù di coloro che la compongono! Ciò equivale a disconoscere Dio, ed Egli, a sua volta, disconoscerà loro. (22 dicembre 1853; p. 187)
*[...] lo star troppo in [[società]] finisce per smussare i [[pensiero|pensieri]] di un uomo. (2 agosto 1854; p. 202)
*In un [[diario]] è importante, in poche parole, descrivere il tempo, ovvero il carattere, di un certo giorno in quanto esso influisca sui nostri sentimenti. Ciò che è stato un tempo tanto importante non può divenire superfluo a ricordarsi. (5 febbraio 1855; p. 217)
*Seguite un vostro sentiero, per piccolo e impervio che esso possa essere, un sentiero che possiate percorrere con amore e rispetto. Ovunque un individuo si separa dalla folla per andare per conto suo c'è un bivio, anche se i viandanti che vanno sulla strada maestra potranno solo scorgere un vuoto nella palizzata. (18 ottobre 1855; p. 221)
*L'uomo, il compagno, a cui sei aggiogato, è uno sterzo che tende sempre a volgersi dalla parte opposta. (5 novembre 1855; p. 224)
*Se volete dare a un uomo il senso della [[povertà]] dategli mille dollari. I successivi cento non varranno per lui più dei dieci che guadagnava prima. Abbiate pietà di lui e negategli i vostri doni. (20 gennaio 1856; pp. 228-29)
*Se questi campi, e questi torrenti, e questi boschi, e i fenomeni della natura, e le semplici occupazioni degli abitanti di qui {{NDR|[[Concord (Massachusetts)|Concord]]}}, dovessero smettere di interessarmi ed ispirarmi, nessuna ricchezza e nessuna cultura potrebbe colmare il vuoto di tale perdita. (11 marzo 1856; p. 232)
*L'uomo più [[ricchezza|ricco]] è quello i cui piaceri sono più a buon mercato. (11 marzo 1856)<ref name="spagnol" />
*La [[Castità]] è una conoscenza perpetua del Tutto. (11 gennaio 1857; p. 241)
*Voi pensate che ritirandomi dagli uomini io mi impoverisca, ma nella mia [[solitudine]] ho intessuto attorno a me una rete o crisalide serica, da cui, come ninfa, sorgerà quanto prima una creatura nuova e più perfetta fatta per più alte compagnie. (11 gennaio 1857; p. 241)
*[...] basta sentire una nota [[musica]]le, e ci viene subito annunciata una vita che non ci è stata narrata da alcuno, che non è predicata da alcun predicatore. Supponete ch'io cerchi di riferire esattamente quel che vedo attraverso la musica: il campo della mia vita diviene una pianura illimitata che è bello attraversare, e alla cui fine non v'è morte né delusione. (15 gennaio 1857; p. 242)
*Il prezzo dell'[[amicizia]] è la totale rinunzia a noi stessi; non potrà bastare una minor cortesia, una più comune attenzione o offerta a comprarla. (13 luglio 1857; p. 246)
*Il poeta non è forse costretto a scrivere la propria [[autobiografia]]? Esiste per lui opera migliore d'un diario? Non vogliamo sapere come vivesse il suo eroe immaginario, ma come lui stesso, l'eroe reale, vivesse di giorno in giorno. (21 ottobre 1857; p. 249)
*Noi vediamo che l'umanità in genere (per avidità o ignoranza) si affanna troppo e gli uomini divengono pure e semplici macchine solo per accumulare più ricchezza, o forse ereditarla o acquisirla in altro modo accidentale, facendo poi ricorso, per riposarsi dell'eccessiva fatica, o per interrompere il proprio ozio, a svaghi artificiali, che di rado elevano e spesso diminuiscono. (29 ottobre 1857; p. 251)
*Non disperate della vita, senza dubbio avete forza sufficiente a superare gli [[Ostacolo|ostacoli]]. Pensate alla volpe che si affanna per campi e per boschi, in una notte d'inverno, in cerca di qualcosa che possa soddisfare la sua fame. Nonostante il freddo, e i cani, e le trappole, la sua razza sopravvive. Non credo che nessuna volpe abbia mai commesso suicidio. (27 dicembre 1857; p. 255)
*Son stato tratto a pensare che la [[bellezza]] più vera fosse quella che ci circondava senza che noi potessimo veramente scorgerla. (18 settembre 1858; p. XXIX)
*Ciò che spesso si dice [[povertà]], ma che è invero solo un rapporto più semplice e sincero con la natura, conferisce alla vita una particolare attrattiva, proprio come l'astinenza ci dà il desiderio del cibo. (27 agosto 1859; p. 320)
*Ricorda che la grande [[regole dai libri|regola]] generale del comporre (e se fossi professore di {{sic|rettorica}} vi {{sic|insisterei}}) e quella di ''parlare sinceramente''. Questa è prima, seconda e terza regola. Ma è regola che richiede principalmente qualità di umanità e di coscienza. (6 dicembre 1859; p. 345)
*L'uomo pensa con le braccia e le gambe non meno che con il cervello. (31 dicembre 1859; p. 353)
*[[apprendimento|Apprendiamo]] solo quel che già sappiamo a metà. Se c'è qualcosa che non rientra nella nostra sfera, che per esperienza, o naturale inclinazione, non riesce ad attirare la nostra attenzione, per notevole e originale che esso possa essere, se detto non lo udiremo, se scritto non lo leggeremo, o se anche lo leggiamo non ci rimarrà impresso. (5 gennaio 1860; p. 354)
*''Ogni [[Stupidità|sciocco]] può fare una [[regola]] | E ogni sciocco seguirla.'' {{NDR|[[epigrammi|epigramma]]}} (3 febbraio 1860; p. 355)
*È meraviglioso osservare come l'uomo possa essere indipendente da tutti i [[Lusso|lussi]] e come egli riesca ad essere tanto più ricco quanto più povero sarà rispetto ad essi. (22 novembre 1860; p. 380)
==''Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack''==
===Incipit===
Il Musquetaquid, o ''Grass-Ground River'' (Fiume dal Fondo d'Erba), sebbene, probabilmente, sia vecchio quanto il Nilo o l'Eufrate, cominciò a avere un posto nella storia della civiltà solo nel 1635, quando la fama dei suoi campi erbosi e del suo pesce attrasse qui i colonizzatori inglesi. Allora gli fu dato l'altro, a lui più adatto, nome di Concord, dalla prima piantagione fondata sulle sue rive, che pare sia stata iniziata nello spirito della pace e dell'armonia. Si chiamerà Grass-Ground River fintantoché qui crescerà erba e scorrerà acqua, ma sarà Concord River (Fiume Concordia) solo fintantoché gli uomini condurranno una vita pacifica sulle sue rive.<ref name=operescelte/>
===Citazioni===
*Bisogna essere in due per dire la [[verità]]: uno per parlare, uno per ascoltare.<ref name=spagnol />
*I [[sogno|sogni]] sono le pietre di paragone del nostro carattere.<ref name=spagnol>Citato in Elena Spagnol, ''Enciclopedia delle citazioni'', Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894</ref>
==''Vita senza principi''==
*È tutto soltanto [[lavoro]], lavoro e ancora lavoro. Non posso trovare facilmente un quaderno in bianco per scriverci i miei pensieri: le pagine sono preparate per incolonnarvi dollari e centesimi. (p. 21)
*Se un uomo cammina nei boschi la metà del suo tempo per amore dei [[bosco|boschi]], corre il rischio di essere considerato un perdigiorno; ma se uno passa tutto il suo tempo a speculare, a tosare quei boschi fino a rendere il terreno spoglio prima del termine, quegli è onorato come un cittadino industrioso e pieno di senso dell'impresa. Come se l'unico interesse che una città può avere per le sue foreste fosse quello di raderle al suolo! (p. 23)
*Quasi tutti i modi a vostra disposizione per far [[denaro]] finiranno per condurvi in basso. Aver fatto qualcosa che vi ha fruttato denaro ''e basta'' significa essersi resi inutili, o peggio. (p. 27)
*I [[servizio|servizi]] che la comunità remunererà più prontamente sono quelli più sgradevoli da prestare: vi si paga perché siate qualcosa di meno che un uomo. Lo Stato non ricompensa mai un genio a ragione. (p. 27)
*[...] non c'è individuo più stolido di colui che consuma la maggior parte della [[vita]] a guadagnarsela. (p. 33)
*I [[giornale|giornali]], così mi pare, dedicano diverse colonne del loro spazio alla politica o al governo, e senza farvi pagare il supplemento; e questo, qualcuno direbbe, è l'unico aspetto positivo; ma, siccome io amo la letteratura, e, in qualche misura, anche la verità, non le leggerò neanche gratis. (p. 83)
*Io credo che non vi sia nulla, neppure il crimine, di più contrario alla poesia, alla filosofia, ma che dico, alla vita stessa, di questi affari incessanti.<ref name="vita">Da ''Vita senza principio'', traduzione di Thais Siciliano, Lindau, Torino, 2020. ISBN 978-88-3353-504-3</ref>
*Non leggete il «Times». Leggete l'Eternità. Alla lunga, le consuetudini sono negative quanto le impurità. Persino i fatti scientifici potrebbero impolverare la mente con la loro aridità, a meno che non vengano in un certo senso rimossi ogni mattina, oppure resi fertili dalla rugiada della verità fresca e viva. La conoscenza non ci arriva dalle minuzie, ma da lampi di luce dal cielo.<ref name="vita" />
==''Walden ovvero Vita nei boschi''==
===[[Incipit]]===
====Lorenzo Bianco====
Quando ho scritto queste pagine — o, meglio, la maggior parte di esse — vivevo da solo nei boschi, in una casa che mi ero costruito sulle rive del lago Walden a Concord, nel Massachusetts, dove non c'era un vicino nel raggio di un miglio. Mi mantenevo col solo lavoro delle mie mani e ho vissuto così per due anni e due mesi. Adesso sono di nuovo un abitante del mondo civilizzato.
{{NDR|Henry David Thoreau, ''Walden o vita nei boschi'', traduzione di Lorenzo Bianco, Liberamente, 2020}}
====Piero Sanavio====
Quando scrissi le pagine che seguono — o meglio la maggior parte di esse — vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruito da me sulle rive del lago Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile.
{{NDR|Henry David Thoreau, Walden {{small|o Vita nei boschi}}, a cura di Bruno Segre, traduzione e note di Piero Sanavio, La Biblioteca ideale Tascabile, Milano, 1995. ISBN 88-8111-102-0}}
===Citazioni===
====Capitolo I. ''Economia''====
*L'[[opinione]] pubblica è un tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il [[destino|fato]] di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso. (1988, p. 64)
*Ogni [[generazione]] ride delle [[moda|mode]] vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove. (1988, p. 84)
*Non c'è odore più cattivo di quello emanato dalla [[bontà]] corrotta: è l'umana e divina carogna che lo produce. Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo [...]. (1988, p. 135)
*A lungo andare gli uomini colpiscono soltanto ciò cui mirano. Pertanto, sebbene in principio falliscano il segno, meglio sarebbe che mirassero a qualcosa di più alto. (1988, p. 85)
*Le [[qualità]] migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza. (1995, p. 20)
*È duro avere un sorvegliante sudista; ancora più duro averne uno nordista; peggio di tutto, però, è essere negrieri di se stessi. (1995, p. 21)
*Pensate a quelle signore che si preparano all'ultimo giorno della loro vita tessendo cuscini da ''toilette'' per tema di tradire un interesse troppo vivo nel loro destino: quasi si potesse uccidere il tempo senza ferire l'eternità.<br />La maggioranza degli uomini vive in quieta [[disperazione]].<ref>Frase citata ne ''[[L'attimo fuggente]]'' («Molti uomini hanno vita di quieta disperazione») e ripresa dai [[Pink Floyd]] («''Sopravvivere in una quieta disperazione è tipico degli inglesi''»).</ref> Ciò che si chiama [[rassegnazione]] è disperazione rafforzata. (1995, pp. 21-22)
*Un contadino mi dice: «Non si può vivere solo a [[veganismo|dieta vegetale]], poiché essa non fornisce le sostanze per formare le [[osso|ossa]]». [...] e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che, con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti. (1995, p. 23)
*Essere [[filosofo|filosofi]] non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente. (1995, p. 28)
*In ogni stagione, e a qualunque ora del giorno e della notte, è sempre stata mia cura migliorare quanto più potessi l'attimo in cui mi trovavo a vivere, e fermarlo per vivere nel punto d'incontro di due eternità, il passato e il futuro, vale a dire nel presente; e attenermi fedelmente a esso. (1995, pp. 29-30)
*Dico: [[riguardi|guardatevi]] da tutte le imprese che richiedono [[vestito|abiti]] nuovi, invece che nuovi «indossatori». Se non c'è l'uomo nuovo, come si potranno fare abiti che gli si adattino? Se dovete intraprendere qualche cosa di nuovo, fatelo nei vostri abiti vecchi. (1995, p. 35)
*Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa ''con cui fare'', ma di qualcosa ''da fare'', o piuttosto di qualcosa ''per essere''. (1995, p. 36)
*Ogni vestito è pietoso e grottesco, quando non è indosso all'uomo. (1995, p. 38)
*Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle [[gregge|greggi]], ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi. (1995, p. 63)
*In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità: ché gli scopi della nazione più semplice sono sempre gli svaghi di quelle più superficiali. (1995, p. 76)
*I nostri costumi sono stati corrotti a furia di comunicare con i [[santo|santi]]. I nostri libri dei [[Salmi]] risuonano di armoniose maledizioni contro Dio, e Lo sopportano sempre. (1995, p. 82)
*Di quanti triangoli meravigliosi sono vertici le stelle! Quanti [[extraterrestri|esseri lontani e differenti]], nelle [[pluralità dei mondi|dimore dell'universo]], stanno contemplando la stessa stella nello stesso momento!<ref>Da Henry David Thoreau, ''[https://books.google.it/books?id=_2ibDwAAQBAJ Walden]'', traduzione di Massimo Bocchiola, Bompiani, 2019 (edizione digitale). ISBN 978-88-587-8344-3.</ref>
*Quello che determina, o meglio che indica, il [[destino]] di un uomo è ciò che egli pensa di se stesso. (Liberamente, 2020, p. 8)
*Ecco quindi cos'è la [[vita]]: un esperimento in cui, per la gran parte, io non mi sono ancora lanciato [...]. (Liberamente, 2020, p. 10)
*Siamo costretti a vivere e a rispettare la nostra esistenza con tale impegno e sincerità che ci neghiamo la possibilità di un [[cambiamento]]. (Liberamente, 2020, p. 12)
*È vero che non ho mai aiutato il sole a [[alba|sorgere]], ma era comunque importante essere presente quando lo faceva. (Liberamente, 2020, p. 18)
*Conosciamo pochi uomini ma una quantità enorme di giacche e pantaloni. Vesti uno spaventapasseri col tuo abito migliore e restagli accanto nudo: chiunque, passando, saluterebbe per primo lo spaventapasseri. (Liberamente, 2020, p. 23)
*Avevo sulla scrivania tre fermacarte di pietra, ma fui terrificato dallo scoprire che bisognava spolverarli ogni giorno, mentre tutto quello che c'è nella mia mente può restare com'è, coperto di [[polvere]]. [...] Preferirei piuttosto sedermi all'aria aperta, dato che, tranne lì dove l'uomo ha scavato il terreno, la polvere non si posa sull'erba. (Liberamente, 2020, pp. 37-38)
*Forse, se gli uomini [[costruzione|costruissero]] le proprie dimore con le loro mani e si procacciassero di che vivere con semplicità e onestà, le loro facoltà poetiche sarebbero sviluppate universalmente, così come gli uccelli di tutto il mondo cantano mentre occupati nel loro lavoro. Ma, ahimè, noi facciamo come gli storni e i cuculi, che depongono le uova nei nidi costruiti da altri e non rallegrano i viaggiatori con il loro canto stonato. (Liberamente, 2020, p. 47)
*[...] costoro non dovrebbero ''giocare'' a vivere, o ''studiare'' come si vive mentre la società li mantiene per questo passatempo dispendioso, ma ''vivere'' davvero dall'inizio alla fine. Quale modo migliore esiste, per i [[giovani]], di imparare a vivere se non cominciare a farlo da subito? (Liberamente, 2020, p. 52)
*Io di un [[uomo]] voglio il fiore e i frutti; voglio che mi arrivi la sua fragranza e che un po' della sua maturità arricchisca il nostro rapporto. La sua bontà non deve essere un atto parziale e transitorio, ma un qualcosa ''in più'' che sia costante, che non gli costi nulla e che sia inconscio. (Liberamente, 2020, p. 78)
*Qualora volessimo quindi risollevare il [[Uomo|genere umano]] tramite metodi naturali, botanici, magnetici o appartenenti agli indiani, dovremmo prima renderci semplici e puri come la Natura, dissipare le nubi che ci coprono gli occhi e riempire i nostri pori di vita. Non ponetevi come custodi dei poveri, ma cercate di diventare uno degli uomini più degni al mondo. (Liberamente, 2020, p. 79)
*È difficile cominciare qualcosa senza prendere nulla a prestito, ma forse questa è la soluzione più generosa per permettere al prossimo di interessarsi alle nostre imprese. (Rizzoli, 2020)
*Gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti. (Rizzoli, 2020)
*Il costo di una cosa è l'insieme di quello che chiamerò vita che, subito o a lungo andare, bisogna dare in cambio per ottenere la cosa stessa. (Rizzoli, 2020)
*La vita che gli uomini lodano e considerano coronata di successo è solo una maniera di vita. Perché mai si dovrebbe esagerare un qualsiasi modo di vita a danno di altri? (Rizzoli, 2020)
*[[Mobile (arredamento)|Mobili]]! grazie a Dio posso sedere e star ritto senza aver bisogno di un magazzino di mobili. Chi, se non un filosofo, non si vergognerebbe di vedere i suoi mobili caricati su un carro e attraversare il paese, esposti alla luce del sole e agli occhi degli uomini, povero rendiconto di scatole vuote? Questi sono i mobili Spaulding. Ispezionando un carico del genere non ho mai potuto dire se appartenesse a un povero o a uno dei cosiddetti ricchi; il proprietario mi è sempre sembrato miserabile. Infatti, di queste cose, tante più se ne ha e tanto più si è poveri. Ogni carico sembra contenga il contenuto di dodici capanne: e se una capanna è povera, questo è dodici volte più povero. Vorrei sapere perché si ''traslochi'' sempre, se non per disfarci dei nostri mobili, le nostre ''exuviae''; e per andare, alla fine, da questo mondo a un altro ammobiliato da poco, e lasciare le nostre cose a essere bruciate. È come se tutte queste trappole fossero legate alla cintola dell'uomo e se egli non potesse percorrere l'accidentato terreno dove i nostri articoli sono gettati, senza trascinarsele addosso – tirarsi appresso la propria trappola. (Rizzoli, 2020)
*Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. (Rizzoli, 2020)
*Soprattutto chi viaggia solo può partire anche subito; ma chi viaggia con un altro deve aspettare che il suo compagno sia pronto, e allora potrebbe anche passare molto tempo prima che si mettano in viaggio insieme. (Rizzoli, 2020)
====Capitolo II. ''Dove vivevo e perché''====
*La [[mattina]] ci riporta alle epoche eroiche. (1988)
*[...] un uomo è [[ricchezza|ricco]] in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno. (1988, p. 143)
*Andai nei [[bosco|boschi]] perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...].<ref>Passo citato ne ''[[L'attimo fuggente]]'': «Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, [...] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto».</ref> (1988, pp. 152 sg.)
*Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze [...] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare ''realtà'', e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un ''point d'appui'', sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro [...] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. [...] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. (1988, p. 160)
*Dobbiamo imparare a [[risveglio|risvegliarci]] e a mantenerci desti, non con aiuti meccanici ma con una infinita speranza nell'[[alba]], che non ci abbandona neppure nel sonno più profondo. Non conosco nulla di più incoraggiante dell'incontestabile capacità dell'uomo di elevare la sua vita con uno sforzo cosciente. È bello sapere dipingere un certo quadro, o scolpire una statua e così rendere belli alcuni oggetti; ma è molto più degno di gloria scolpire e dipingere l'atmosfera stessa e il mezzo con il quale guardiamo, cosa che possiamo fare moralmente. L'arte più degna è influire sulle qualità del giorno. (1995, p. 93)
[[Immagine:Thoreaus quote near his cabin site, Walden Pond.jpg|thumb|upright=1.4|Citazione di Thoreau tratta da ''Walden'', riportata in lingua originale su un cartello]]
*[[Semplicità]], semplicità semplicità! Dico, che i vostri affari siano due o tre e non cento o mille; invece d'un milione contate mezza dozzina, e tenete i vostri conti sull'unghia del pollice! (1995, p. 94)
*Come la [[Confederazione germanica|Confederazione Tedesca]], la nostra vita è composta da staterelli, con i confini sempre fluttuanti, cosicché neppure un tedesco potrebbe dirvi in qualunque momento quali essi siano. (1995, p. 94)
*Il [[tempo]] non è che il ruscello dove io vado a pesca. (1995, p. 100)
====Capitolo III. ''La lettura''====
*Per quanti uomini la lettura d'un [[libro]] è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita! (1988, p. 171)
*Le opere dei grandi [[poeta|poeti]] non sono ancora mai state lette dall'umanità poiché solo i grandi poeti possono leggerle. Sono state lette solo come la moltitudine legge le stelle, al massimo astrologicamente, mai astronomicamente. (1995, p. 105)
====Capitolo V. ''Solitudine''====
*Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo – lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. (1988, p. 201)
*Io non ho molta compagnia nella mia casa, soprattutto al mattino, quando non viene nessuno. (Rizzoli, 2020)
*Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno come la [[solitudine]]. (Rizzoli, 2020)
====Capitolo VI. ''Visitatori''====
*La sua persona suggeriva che anche nei gradi più bassi della vita potrebbero esservi uomini di genio, per quanto umili, illetterati e senza prospettive di migliorare questo loro stato essi siano; hanno sempre le loro idee originali, oppure non fingono di averle, e sono senza fondo come si credeva fosse il lago di Walden, sebbene possono essere oscuri e fangosi. (1988, p. 217)
*[...] se l'uomo è vivo, c'è sempre il ''pericolo'' che egli possa morire, sebbene si debba ammettere che il pericolo è minore in proporzione a quanto egli è più morto che vivo, tanto per cominciare. (1988, p. 220)
====Capitolo IX. ''I laghi''====
*I contadini attraggono la mia attenzione e il mio rispetto in proporzione alla loro povertà – poveri contadini. (Rizzoli, 2020)
*Non ho alcun rispetto né per le fatiche né per il podere (dove tutto ha il suo prezzo) di colui che porterebbe al mercato persino il paesaggio e il suo Dio, se potesse ricavarne qualche cosa; che va al mercato per il suo dio, il guadagno, e sul cui podere non c'è nulla che cresca liberamente; i cui campi non danno messe, i cui prati non danno fiore, i cui alberi non producono frutta ma dollari; colui che non ama la bellezza dei suoi frutti i quali, per lui, sono maturi soltanto quando trasformati in danaro. (Rizzoli, 2020)
*Un [[lago]] è il tratto più bello ed espressivo del paesaggio. È l'occhio della terra, a guardare nel quale l'osservatore misura la profondità della propria natura. Gli alberi fluviali, presso la riva, sono le sottili ciglia che lo orlano, e le scogliere boschive all'intorno sono le sue sopracciglia incombenti. (Rizzoli, 2020)
====Capitolo X. ''Baker Farm''====
*Gli uomini sono quello che sono per mancanza d'iniziativa e di fede, perché comprano e vendono e consumano la loro vita come servi della gleba. (Rizzoli, 2020)
*Nelle sue memorie, [[Benvenuto Cellini]] ci dice che, dopo un terribile sogno o una visione avuti durante la sua reclusione a [[Castel Sant'Angelo]], un alone di luce compariva mattina e sera sopra l'ombra della sua testa, che si trovasse in Italia o in Francia, ed era particolarmente visibile quando l'erba era bagnata di rugiada. [...] Sebbene sia una costante, non ci si fa normalmente caso e, per quanto riguarda l'esaltabile immaginazione di Cellini, sarebbe una base sufficiente per dare adito a superstizioni. Inoltre, lui ci comunica che lo mostrava a pochissime persone. Ma non sono davvero distinti dagli altri coloro che sono consapevoli di un tale privilegio? (Liberamente, 2020, p. 204)
====Capitolo XI. ''Leggi più alte''====
*In me stesso trovavo, e trovo, un istinto verso una vita più alta, o, come si dice, spirituale (come succede a molti uomini), e per un altro verso una vita selvaggia, primitiva ed esuberante: io le accettavo reverentemente ambedue. (1988, p. 280)
*Quanto alla caccia, negli ultimi anni che mi portai appresso il fucile, la mia scusa era che stavo studiando [[ornitologia]], e che cercavo solo uccelli nuovi e rari. Ma confesso che ora sono incline a pensare che vi sia un modo più raffinato di studiare ornitologia. Esso richiede un'osservazione ancora più attenta alle abitudini degli uccelli, cosicché, non fosse che per quella sola ragione, ho voluto rinunciare al fucile. (1995, p. 199)
*Nessun essere umano, superata la spensierata età della fanciullezza, vorrà [[uccisione|uccidere]] per semplice piacere una qualsiasi creatura che vive nella sua stessa maniera. La [[lepre]], nella sua agonia, grida come un fanciullo. (1995, p. 200)
*In certi paesi, è piuttosto comune vedere un prete che va a [[caccia]]. Costui potrebbe essere un buon cane da pastore, forse, ma è molto lontano dall'essere un Buon Pastore. (1995, p. 200)
*[...] mi sono scoperto incapace di pescare senza diminuire un po' nella stima che ho di me stesso. [...] Inoltre, c'è qualche cosa di essenzialmente poco pulito, in questo cibo e in tutta la carne, e cominciai a vedere dove inizia il lavoro di casa e dove invece il tentativo – che costa così tanto – di avere un'apparenza pulita e rispettabile ogni giorno, e di mantenere la casa sempre accogliente e libera da cattivi odori e cattive viste. (1995, p. 201)
*Nel mio caso, l'obbiezione pratica al cibo animale era la sua sporcizia; e inoltre, quando avevo preso, pulito, cucinato e mangiato il mio pesce, esso pareva non avermi essenzialmente nutrito. Era insignificante e non necessario, e costava più di quello a cui serviva. Un po' di pane o un po' di patate sarebbero serviti allo stesso scopo, con meno seccatura e minore sporcizia. (1995, p. 202)
*Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare nelle migliori condizioni le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente incline ad [[vegetarianismo|astenersi da cibo animale]] e da molto cibo di qualsiasi genere. (1995, p. 202)
*Può essere vano chiedere perché l'immaginazione non possa essere riconciliata alla carne e al grasso. A me basta che sia così. Non è un rimprovero il fatto che l'uomo sia un animale carnivoro? È vero, egli può vivere, e vive in effetti, per lo più depredando gli altri animali; ma questo è un miserabile modo di vita – come può ben convincersi chi vada a mettere trappole ai conigli o a sgozzare gli agnelli – e sarà considerato benefattore della sua razza colui che insegnerà all'uomo di limitarsi a un cibo più innocente e più sacro. Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali; allo stesso modo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l'una l'altra quando vennero in contatto con le più civili. (1995, p. 203)
*La [[bontà]] è il solo investimento che mai fallisce. (1995, p. 205)
*La [[castità]] è la fioritura dell'uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa. L'uomo fluisce subito a Dio quando il canale della [[purezza]] è aperto. Alternativamente, la nostra purezza c'ispira e la nostra impurità ci abbatte. [[Benedizioni dai libri|Benedetto]] colui che è certo che l'animale che sta nel suo cuore sta morendo giorno per giorno, e che l'essere divino è in lui affermato. (1995, p. 206)
*Se volete essere casti, dovete essere [[temperanza|temperati]]. (1995, p. 207)
*Dallo sforzo vengono purezza e saggezza, l'ignoranza e la sensualità provengono dall'[[accidia]]. (1995, p. 207)
*Siamo tutti scultori e pittori, e il nostro materiale è la nostra stessa carne, il nostro sangue, le nostre ossa. (1995, p. 208)
*Il vero raccolto della mia vita quotidiana è qualcosa di altrettanto intangibile e indescrivibile dei colori del mattino e della sera. È un po' di polvere di stelle afferrata – un segmento di arcobaleno che abbiamo preso con mano. (Rizzoli, 2020)
====Capitolo XII. ''Vicini selvaggi''====
*Una volta fui meravigliato di vedere una [[gatta]] passare lungo la riva sassosa dello stagno, poiché è piuttosto raro che esse si spingano tanto lontano da casa. La sorpresa fu reciproca. Tuttavia, anche la gatta più domestica, che abbia trascorso i suoi giorni sdraiata su un tappeto, appare completamente a suo agio nei boschi, e con quel suo avanzare furtivo e sornione, dimostra di essere più nativa di quel luogo che noi, i suoi comuni abitatori. (1995, p. 217)
====Capitolo XVI. ''Il lago d'inverno''====
*Il cielo è sotto i nostri piedi altrettanto che sopra la nostra testa. (Rizzoli, 2020)
====Capitolo XVIII. ''Conclusione''====
*In generale, noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per un'infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L'uscirne è due volte difficile. (1988, pp. 403 sg.)
*La ricchezza [[superfluo|superflua]] può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre danaro. (1988, p. 405)
*Datemi la [[verità]], invece che amore, danaro o fama.<ref>Frase ripresa in ''[[Into the Wild - Nelle terre selvagge]]'': «Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!».</ref> Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati. (1988, p. 407)
*L'[[oca selvatica]] è più cosmopolita di noi: essa fa colazione in Canada, pranza nell'Ohio, e si liscia le penne per la notte in un ''bayou'' del Sud. Anche il [[bisonte]] si tiene a pari con le stagioni, in qualche modo; infatti, pascola nel Colorado solo finché un'erba più verde e più dolce non l'attende presso lo Yellowstone. Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (1995, p. 291)
*La superficie della terra è morbida, atta a ricevere l'impronta dei piedi umani; così sono i sentieri che la mente percorre. Come devono essere logore e polverose le strade maestre del mondo, e quanto profondi i solchi della tradizione e della conformità. (1995, p. 294)
*Molti si credono troppo superiori per farsi mantenere dalla città, ma più spesso succede che non siano tanto superiori da non mantenersi con mezzi [[disonestà|disonesti]], cosa che dovrebbe essere assai più disonorevole. (1995, p. 298)
*Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. (Rizzoli, 2020)
*Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. (Rizzoli, 2020)
*Se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e cerca di vivere la vita che s'è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. (Rizzoli, 2020)
===Citazioni su ''Walden ovvero Vita nei boschi''===
*Come manuale del vivere nella natura, ''Walden'' ha indubbiamente radici nella cultura settecentesca; la sua totale novità consiste nel ruolo del personaggio, la cui solitudine non è fatalità né fuga o idillio, ma esperimento. Robinson Crusoe ricostruisce intorno a sé un microcosmo regolato dalle stesse dure leggi difensive della società di cui è il prodotto; la sua capanna è un "castello", esclude la vita esterna; Thoreau non si pone in antagonismo con la natura, ma partecipa dei suoi processi, delle sue invenzioni, ne fa la base del proprio linguaggio; né la identifica con una antisocietà, bensì la esplora fisicamente con l'intenzione di scoprire in essa "leggi più alte", fondamenti di una civiltà dell'essenziale da contrapporre alla civiltà dell'apparente. Oggetto della sua ricerca è la "realtà", quel "fondo solido" o "viva roccia" la cui esistenza sia "incontestabile"; suo strumento è l'intelletto, «organo di escavazione come per alcune creature il muso e le zampe». Nella definizione di questo spazio fisico d'indagine, idillio e protesta s'identificano: le ragioni economiche del primo capitolo di ''Walden'' e le ragioni morali e poetiche del secondo chiariscono il carattere rivoluzionario dell'esperimento: l'immaginazione è messa al servizio di una volontà che è insieme metafisica e politica. ([[Marisa Bulgheroni]])
*Considero [...] i tre elementi che ho evidenziato – essenzialità, umorismo e selvatico – quanto di più originale e innovativo ha da offrirci questo libro, anche nel caso li considerassimo separati.<br/>L'essenzialità, come indagine sul proprio stile di vita, di consumo e di pensiero, è all'ordine del giorno per tutte quelle persone che hanno bisogno di un altro mondo, che lo ritengono possibile, che considerano necessario iniziare a costruirlo subito, adesso, a partire dalle scelte di ciascuno. Sicuri che queste scelte, se nascono dal cuore e dallo stomaco, sono destinate a confluire.<br/>Lo humour, preso in sé, è l'unica valida alternativa agli stili retorici dominanti: l'apocalisse e l'ironia, che avvolge e raffredda qualsiasi discorso, arte di non mostrarsi mai coinvolti, sempre distaccati, per poter restare in bilico e decidere all'ultimo se farsi prendere sul serio. L'umorismo non lascia scampo a questo atteggiamento: chi osserva finisce osservato; chi vorrebbe sfiorare la superficie rimane sommerso; chi amerebbe giocare con la contraddizione se la ritrova negli occhi. Senza mai perdere la leggerezza.<br/>Infine, quella del selvatico è una prospettiva ancora piuttosto inusuale nel nostro rapportarci con la Natura. Da una parte la "difesa dell'ambiente", perfettamente giusta e auspicabile in quanto tale, ci ha condannati a una perenne nostalgia di purezza; dall'altra, "amore per la Natura" è diventato uno slogan, un atteggiamento condiviso ma svuotato di senso. Grazie a questo libro possiamo tornare a percepire la Natura come una vibrazione selvaggia, che si propaga allo stesso modo da vette incontaminate o prati suburbani, per risuonare dentro ciascuno di noi, a metà strada tra lo stomaco e il cuore. ([[Wu Ming 2]])
*«Distruggere tutto ciò che non fosse vita». La proposta qui adombrata da Thoreau si configura come una forma di azzeramento anarchico dei valori, operato attraverso un deciso rifiuto degli artifici, delle imposizioni e degli illusori vantaggi offerti dalla cultura dominante [...] per sfuggire al frastuono della nascente ascesa tecnologico-consumistica. ([[Bruno Segre]])
*Leggete le pagine ammirevoli di ''Walden''. È come se uno le leggesse in sé stesso tanto emergono dal fondo della nostra esperienza intima... ([[Marcel Proust]])
*«Semplifica». È la proposta di una liberazione della mente, destinata ad avvenire mediante il ritorno a un'esperienza genuina, il cui risultato può avere una portata rivoluzionaria. Può infatti trasformare il nostro modo di affrontare la vita. Con una ragione più libera e più lucida, può aiutarci a riconoscere l'irrazionalità dei nostri impegni quotidiani, dei nostri interessi, dei nostri falsi bisogni, delle leggi che governano la società. ([[Bruno Segre]])
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Apologia per John Brown''===
Confido che mi perdonerete, se sono qui. Io non vorrei imporvi le mie opinioni ma sento che qualcosa viene imposto a me stesso. Per quanto poco io sappia del Capitano John Brown, sarei felice di dare il mio contributo per correggere il tono e le dichiarazioni dei giornali, per quanto riguarda il suo carattere e le sue azioni. Non ci costa nulla essere giusti. Possiamo esprimere la nostra simpatia e la nostra ammirazione per lui e i suoi compagni, e è questo ciò che ora mi propongo di fare.<ref name=operescelte>In ''Opere scelte''.</ref>
===''Camminare''===
Vorrei spendere una parola in favore della Natura, dell'assoluta libertà e dello stato selvaggio, contrapposti a una libertà e a una cultura puramente civili; vorrei considerare l'uomo come abitatore della Natura, come sua parte integrante, e non come membro della società. Desidero fare un'affermazione estrema, e per questo sarò enfatico: la civiltà ha già fin troppi paladini; il pastore, il comitato scolastico, e ciascuno di voi potrà assumersi questo compito.<ref>Henry David Thoreau, ''Camminare'', traduzione di Maria Antonietta Prina, Mondadori, Milano, 2015. ISBN 978-88-04-58560-2.</ref>
===''Capo Cod''===
Andai a visitare Capo Cod nell'ottobre del 1849, poiché volevo conoscere l'oceano meglio di quanto non lo conoscessi. Ci dicono che esso copre più di tre quarti del globo, ma di esso un uomo che viva anche solo poche miglia all'interno può non scorgere mai traccia, ancor più che se fosse un altro mondo, distinto dal nostro. Ritornai sul Capo il giugno dell'anno successivo, e nel luglio 1855 mi spinsi fino a Truno. La prima e l'ultima escursione le feci con un compagno; la seconda, invece, da solo. In tutto, ho passato in quel luogo tre settimane; da Eastham mi spinsi, a piedi, fino a Providencetown, due volte facendo la strada che costeggia l'Atlantico, e una volta dalla parte della Baia, tolte poche miglia, e attraversai il Capo cinque o sei volte, durante le mie escursioni. Tuttavia, essendo venuto al mare da tanto poco tempo, non sono ancora molto «salato». I miei lettori devono aspettarsi solo altrettanta salsedine di quanta ne acquista una brezza di terra la quale soffi sopra un braccio di mare, o di quanta si può trovarne sulle finestre o sugli alberi a trenta miglia dalla costa, dopo un temporale di settembre. Ho sempre avuto l'abitudine di fare escursioni ai laghi di Concord, estesi per un raggio di dieci miglia, ma ultimamente ho esteso le mie passeggiate fino alla spiaggia.<ref name=operescelte/>
==Citazioni su Henry David Thoreau==
*Non ci fu mai un adoratore della bellezza e della sacralità della Vita più devoto e appassionato, e fu in questa innata fede nell'eterna bontà della Natura che lui basò il credo ottimistico che ritroveremo come punto focale della sua filosofia. ([[Henry Stephens Salt|Henry Salt]])
*Thoreau venne fortemente influenzato da [[Ralph Waldo Emerson|Emerson]] (e viceversa) e, in alcuni campi, ha superato il proprio maestro e mentore. Il suo esperimento radicale, vivere in solitudine presso il lago di Walden [...], continua a essere fonte di ispirazione per chi è alla ricerca di spiritualità e aprì significativamente la strada all'ascolto di sé nell'ambiente culturale eccessivamente estroverso dell'America. ([[Will Tuttle]])
*Un secolo fa, coloro [...] che prevedevano [...] il repentino avvento della civilizzazione, con le sue frenetiche attività e un andirivieni di infinite distrazioni, si saranno chiesti se la diffusione del male si sarebbe risolta nella sua stessa rieducazione. Deve l'organizzazione sociale rinunciare necessariamente alla semplicità? Devono l'intelletto e la natura restare incompatibili? Dobbiamo perdere nel deterioramento dei sensi fisici ciò che guadagniamo in cultura mentale? Deve proprio essere impraticabile la perfetta comunione con la Natura? O forse sarebbe venuto un uomo a mostrarci con la sua stessa indole – pur con tutti i difetti e i limiti – che è ancora possibile e conveniente vivere, come si sforzavano di fare gli stoici, secondo Natura, in piena serenità e autocontrollo; seguire il proprio ideale, a dispetto degli ostacoli, con ferma devozione; e quindi rendersi la vita più semplice e schiarirsi i sensi, fino a padroneggiare i segreti più nascosti di quel libro della Natura che per la maggioranza degli uomini resta illeggibile e indecifrabile. Una tale attesa è stata ampiamente soddisfatta dalla vita e dalla personalità di Henry David Thoreau. ([[Henry Stephens Salt|Henry Salt]])
===[[Guido Ferrando]]===
*Henry David Thoreau, il solitario di Walden, il discepolo di Emerson, è la più singolare figura che la storia letteraria americana ci presenti, ed è una delle anime più semplici e più complesse al tempo stesso, che si siano mai rivelate al mondo in pensieri ed azioni di una sincerità e nobiltà insuperabili.
*Tentar di definire un uomo come Thoreau, è impresa vana. Egli disse di sé: io sono un [[Mistica|mistico]], un trascendentalista, un filosofo naturale; definizione questa che definisce ben poco, perché ognuno dei suoi termini richiede a sua volta di esser chiarito e spiegato. Sperar di poter delineare in modo abbastanza preciso, i contorni della sua figura morale e spirituale; col semplice studio dei fatti esteriori della sua esistenza, è ugualmente un'illusione. Gli avvenimenti esterni hanno esercitato una ben scarsa influenza sul suo carattere e sull'opera sua, che sono per la maggior parte un prodotto della sua attività interiore.
*Thoreau, è bene ricordarlo, fu uno dei pochi uomini che non si lasciarono guidare dalle circostanze esteriori, che seppero foggiarsi il loro destino. E anche il credere che basti leggere attentamente i suoi scritti per formarsi un'idea adeguata di lui, è un'illusione; gli scritti, nei quali egli ha esposto tutte le sue esperienze, hanno bisogno di esser interpretati. Sono come il gran libro della natura, che per i più, purtroppo, è un libro chiuso. Esso è scritto a caratteri matematici, secondo la bella sentenza [[Galileo Galilei|{{sic|G}}alileiana]]; lo spirito vi ritrova tutto ciò che. vi ha posto, cioè le grandi leggi universali di cui l'uomo è, o dovrebbe esser cosciente; e vi ritrova inoltre tutte le immagini di bellezza e le misteriose armonie di suoni e di colori, che allietano la nostra vita terrena. Solo il savio e l'artista, solo colui che sotto l'infinito variar delle forme, sa scorgere l'unità di un principio che non cambia mai, e colui che sa intonare la sua anima alle voci delle cose, e renderla tersa e pura sì da riflettere tutte le luci e le ombre del creato, possono comprendere la natura; e ne viene di conseguenza che solo essi, il savio e l'artista, possono comprendere Thoreau.
*Vi è un'altra chiave che ci permette di penetrare nella segreta e magnifica dimora di questa grande anima: l'amore. Basta amare la natura, amarla per sé stessa, per la sua bellezza, per il suo influsso purificatore, per comprendere Thoreau. Mai come in questo caso amare vuol dire comprendere; dobbiamo avvicinarci alle opere e alla vita di Thoreau con spirito di amore, cioè di unione e di adesione, non di critica, se vogliamo penetrarne il significato. E non dobbiamo fermarci alle apparenze; l'opera sua, simile anche in questo alla natura di cui egli fu amante devoto e fortunato, ha i suoi lati oscuri, insignificanti, {{sic|contradditorî}}; ma per chi scende oltre la superficie, tali difetti scompaiono in un'armonia superiore.
===[[Michel Onfray]]===
*Ed è proprio per contare su un corpo prontissimo a percepire la minima vibrazione del mondo che non beve né tè né caffè né alcolici e che si priva di qualsiasi legame di natura sessuale o affettiva.
*Thoreau crede in Dio, pratica la conoscenza per empatia, prova orrore delle masse e dei raggruppamenti, crede a una riforma solo individuale, celebra in teoria e in pratica la fiducia in sé stessi, raccomanda e vive l'anticonformismo, pratica la contemplazione e la gioia mistica e costruisce la propria vita filosofica partendo da sé stesso.
*Thoreau si oppone al [[lavoro]] che impedisce di preoccuparsi delle cose veramente essenziali: la poesia, la filosofia, la vita. La condizione salariata avvilisce l'uomo, svalorizzandolo e vincolandolo.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Henry David Thoreau, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-t/henry-david-thoreau/disobbedienza-civile/ Disobbedienza civile]'', traduzione di Manuela Federella, 1998.
*Henry David Thoreau, ''Disobbedienza civile'', a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, Milano, Feltrinelli, Milano, 2<sup>a</sup> ristampa 2018. ISBN 978-88-07-90263-5
*Henry David Thoreau, ''La disobbedienza civile; Vita senza Princìpi'', traduzione di Luca Michelini, Demetra, Colognola ai Colli, 1995. ISBN 88-7122-794-8
*Henry David Thoreau, ''La disobbedienza civile'', a cura di Franco Meli, traduzione di Laura Gentili, SE, Milano, 1992. ISBN 88-7710-715-4
*Henry David Thoreau, ''La disobbedienza civile; Apologia per John Brown'', traduzione di Piero Sanavio, RCS Quotidiani, Milano, 2010.
*Henry David Thoreau, ''La disobbedienza civile'', traduzione di Andrea Mattacheo, Einaudi, Torino, 2018. ISBN 9788858427989
*Henry David Thoreau, ''Opere scelte'', a cura di Piero Sanavio, Neri Pozza, Venezia, 1958.
*Henry David Thoreau, ''Vita di uno scrittore (I Diari)'', a cura di Biancamaria Tedeschini Lalli, Neri Pozza, Vicenza, 1963.
*Henry David Thoreau, ''Vita senza principi'', a cura di Giangiacomo Gerevini, La Vita Felice, Milano, 2009. ISBN 978-88-86314-52-7
*Henry David Thoreau, ''Walden <small>o Vita nei boschi</small>'', a cura di [[Bruno Segre]], traduzione e note di Piero Sanavio, La Biblioteca ideale Tascabile, Milano, 1995. ISBN 88-8111-102-0
*Henry David Thoreau, ''Walden o vita nei boschi'', traduzione di Lorenzo Bianco, Liberamente, Brezzo di Bedero, 2020. ISBN 978-88-6311-414-0
*Henry David Thoreau, ''Walden <small>ovvero Vita nei boschi</small>'', introduzione, traduzione e note di Piero Sanavio, BUR, Milano, 1988. ISBN 88-17-16654-5
*Henry David Thoreau, ''Walden ovvero Vita nei boschi'', a cura di Piero Sanavio, Rizzoli, Milano, 2020. ISBN 9788831802482
==Voci correlate==
*[[Mohandas Gandhi]]
*[[Martin Luther King]]
*[[Christopher McCandless]]
==Altri progetti==
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===Opere===
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{{Pedia|Walden ovvero Vita nei boschi||(1854)}}
{{DEFAULTSORT:Thoreau, David Henry}}
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Alessandro Barbero
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[[File:Alessandro Barbero at FestivalCom (cropped).jpg|thumb|Alessandro Barbero (2015)]]
'''Alessandro Barbero''' (1959 – vivente), storico e scrittore italiano.
==Citazioni di Alessandro Barbero==
{{cronologico}}
*Quando si tratta di grandi avvenimenti come il nostro [[Risorgimento]] c'è rischio che la storia venga mitizzata, che la retorica e la propaganda di parte semplifichino eventi e conflitti di non facile interpretazione. Gli storici di mestiere sanno che il Risorgimento è un fenomeno più complesso di quello che si legge sui libri di testo o che si vede sui monumenti nelle strade e nelle piazze. Non c'è niente di nuovo, è risaputo che il Risorgimento è stato gestito da personalità in forte contrasto fra loro... [...] Cavour è stato lì per lì per impiccare Garibaldi che se avesse potuto avrebbe fatto altrettanto. [...] I tempi sono maturi perché si possa guardare a quegli eventi con l'occhio della storia che non ha paura di rilevare contraddizioni e realtà e non quello della retorica e della propaganda. Non c'è nessun problema per l'identità nazionale perché se si va a vedere le condizioni dell'epoca è stata una stagione straordinaria. Seppur con tutti i difetti hanno avuto un'abilità e una fortuna miracolose [...] hanno preso decisioni difficilissime per lo più senza sbagliare col coraggio di sacrificare le proprie posizioni per raggiungere un compromesso quando c'era bisogno. L'impressione è quella di una stagione memorabile della nostra storia con tutti i limiti che tutti gli uomini politici hanno, che magari li avessimo oggi...<ref name="AI">Dall'intervista ''[https://www.affaritaliani.it/coffeebreak/barbero_unita_vera_impresa_politica080910.html Barbero: "L'Unità? Una vera impresa politica"]'', ''affaritaliani.it'', 8 settembre 2010.</ref>
*{{NDR|Sul [[neoborbonismo]]}} Il revisionismo di oggi è [...] mitologico [....] propagandistico e di parte, non serio, non critico. È semplicemente il piacere di reinventare il passato, mentendo quando c'è bisogno, per servire a fini ideologici attuali. [...] L'unico punto su cui si può dibattere è in realtà un equivoco. È vero che l'industria al sud non era in ritardo rispetto al nord in quel momento. Il problema è che industria era insignificante dappertutto in Italia. Il meridione era entrato già dal tardo medioevo in declino. Coloro che hanno piacere di raccontare queste fregnacce diranno che a Napoli è stata costruita la prima ferrovia d'Italia la Napoli – Portici, ma nel 1860 non c'era nient'altro, le reti stradali del mezzogiorno erano insignificanti rispetto a ciò che c'era al nord semplicemente perché un governo passivo e spaventato del progresso non aveva voluto proseguire in quella direzione. L'analfabetizzazione era 10 volte superiore alle zone più avanzate del nord un abisso. Tutti altri elementi statistici danno senso di divario abissale.<ref name="AI"/>
*Si può raccontare la [[storia]] in forma lieve, senza essere troppo ponderosi, rispettando tuttavia le fonti e la verità storica. [[Indro Montanelli|Montanelli]] era molto bravo a scrivere, ma in fondo ne sapeva poco, gli piaceva gigioneggiare, sprofondava nell'anacronismo. Oggi ci si è accorti che, nel raccontare la storia, essere rigorosi ed essere divertenti non è conflittuale.<ref>Dall'intervista ''[http://www.lastampa.it/2011/01/30/cultura/alessandro-barbero-levate-la-polvere-alla-storia-e-vi-divertirete-ffoK10ZxRPl5FtO9ztKVhP/pagina.html Alessandro Barbero: levate la polvere alla storia e vi divertirete]'', ''lastampa.it'', 30 gennaio 2011.</ref>
*La gente crede che a chiedere un favore si indebolisca, perché poi si rimane in debito verso quelli che te l'hanno fatto... non è affatto così. Chiedere un favore è come chiedere un prestito per investirlo in un grosso affare. Poi si rimane in debito, certo, e prima o poi bisogna restituirlo. Ma intanto quello che ti ha fatto il prestito è diventato diciamo così, il tuo socio. Ha interesse che le cose ti vadano bene, non che ti vadano male. Ti ha fatto un favore, e vuole che tu ti trovi in condizione di restituirlo. Vuole che si sappia che quelli a cui lui fa dei favori, hanno successo.<ref>Da ''Gli occhi di Venezia'', p. 315</ref>
*Scoprii così che il [[forte di Fenestrelle]] [...] è considerato da molti, nel Sud, un antesignano di Auschwitz, dove migliaia, o fors'anche decine di migliaia, di reduci meridionali dell'esercito borbonico sarebbero stati fatti morire di fame e freddo e gettati nella calce viva, all'indomani dell'Unità. Questa storia è riportata, con particolari spaventosi, in innumerevoli siti; esistono comitati "Pro vittime di Fenestrelle" e celebrazioni annuali in loro memoria [...]. Che il governo e l'esercito italiano, fra 1860 e 1861, avessero deliberatamente sterminato migliaia di italiani in Lager allestiti in Piemonte, nel totale silenzio dell'opinione pubblica, della stampa di opposizione e della Chiesa, mi pareva inconcepibile. Ma come facevo a esserne sicuro fino in fondo? Avevo davvero la certezza che Fenestrelle non fosse stato un campo di sterminio, e Cavour un precursore di Himmler e Pol Pot? Ero in grado di dimostrarlo, quando mi fossi trovato a discutere con quegli interlocutori in buona fede? Perché proprio con loro è indispensabile confrontarsi: con chi crede ai Lager dei Savoia e allo sterminio dei soldati borbonici perché è giustamente orgoglioso d'essere del Sud, e non si è reso conto che chi gli racconta queste favole sinistre lo sta prendendo in giro. L'unica cosa era andare a vedere i documenti, vagliare le pezze d'appoggio citate nei libri e nei siti che parlano dei morti di Fenestrelle, e una volta constatato che di pezze d'appoggio non ce n'è nemmeno una, cercare di capire cosa fosse davvero accaduto ai soldati delle Due Sicilie fatti prigionieri fra la battaglia del Volturno e la resa di Messina. [...] Col mestiere che faccio, dovrei aver imparato a non farmi illusioni; e invece finisco sempre per farmene. Forse, dopo tutto, sta tramontando la stagione in cui in Italia si poteva impunemente stravolgere il passato, reinventarlo a proprio piacimento per seminare odio e sfasciare il Paese, senza che questo provocasse reazioni pubbliche e senza doverne pagare le conseguenze in termini di credibilità e di onore.<ref name="Fenestrelle">Da ''[https://www.lastampa.it/cultura/2012/10/22/news/ma-fenestrelle-non-fu-come-auschwitz-1.36371150/ Ma Fenestrelle non fu come Auschwitz]'', ''lastampa.it'', 22 ottobre 2012.</ref>
*{{NDR|Sui neoborbonici}} [...] erano convinti, e me lo dicevano in tono sincero e accorato, che il Sud fino all'[[Unità d'Italia]] fosse stato un paese felice, molto più progredito del Nord, addirittura in pieno sviluppo industriale, e che l'unificazione – ma per loro la conquista piemontese – fosse stata una violenza senza nome, imposta dall'esterno a un paese ignaro e ostile. È un fatto che mistificazioni di questo genere hanno presa su moltissime persone in buona fede, esasperate dalle denigrazioni sprezzanti di cui il Sud è stato oggetto; e che la leggenda di una Borbonia felix, ricca, prospera e industrializzata, messa a sacco dalla conquista piemontese, serve anche a ridare orgoglio e identità a tanta gente del Sud. Peccato che attraverso queste leggende consolatorie passi un messaggio di odio e di razzismo, come ho toccato con mano sulla mia pelle quando i messaggi che ricevevo mi davano del piemontese come se fosse un insulto.<ref name="Fenestrelle"/>
*{{NDR|Sulle mistificazioni pseudostoriche circa il Forte di Fenestrelle}} Sono andato a vedere se la documentazione immensa – perché ogni burocrazia, ogni Stato, ogni esercito produce un'immensa documentazione – prodotta in quegli anni permette davvero di ricostruire cosa è successo a quei {{formatnum:100000}} uomini, a quegli {{formatnum:8000}} fra loro che sono stati effettivamente portati al nord come [[Prigioniero di guerra|prigionieri di guerra]] alla fine del 1860, e a tutti gli altri. La documentazione {{NDR|sabauda}} permette di ricostruire in modo molto dettagliato cosa volevano fare di loro le autorità sabaude, cosa gli hanno fatto e cosa è accaduto a questa gente... è la storia di un'epoca di conflitto, di guerre, di traumi, non è in nessun modo una storia di sterminio... il punto che a me interessa è: si dice, si scrive e si crede che lo Stato italiano tra il 1860 e il 1861 ha scientificamente sterminato migliaia di italiani, facendoli morire di fame e di freddo. Questo non è vero.<ref>Estratto dalla videopresentazione ''Barbero vs Neoborbonici - La sfida di Fenestrelle'', Bari, Libreria Laterza, 5 dicembre 2012; [https://www.youtube.com/watch?v=QvPwhRhcRmY/ video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 13:10-14:08).</ref>
*Quando una cosa comincia a essere necessaria, di solito qualcuno la inventa.<ref>Dall'intervento a ''Superquark'', Rai 1, 8 agosto 2013; [http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-83cd90c6-17ca-4828-99b2-137050abe1ae.html video] disponibile su ''rai.tv'' (min. 1:28:50).</ref>
*Lo ''Ius primae noctis'' è una straordinaria fantasia che il medioevo ha creato, che è nata alla fine del medioevo, ed a cui hanno creduto così tanto, che c'era quasi il rischio che qualcuno volesse metterlo in pratica davvero, anche se non risulta che sia mai successo davvero. In realtà è una fantasia: non è mai esistito.<ref>Dalla conferenza ''[http://www.festivaldellamente.it/it/2291-Medioevodanoncredere-Loiusprimaenoctis/ Medioevo da non credere. Lo ius primae noctis]'', Festival della Mente, Sarzana, 31 agosto 2013.</ref>
*Da molti anni ci hanno fatto il lavaggio del cervello dicendoci che i totalitarismi son tutti uguali, che l'[[Unione Sovietica]] di [[Stalin]] e la [[Germania nazista|Germania]] di [[Hitler]] erano la stessa cosa... e allora anche il loro accordo {{NDR|il [[Patto Molotov-Ribbentrop]]}} sembra meno strano. La realtà è che per allora, per la gente di allora, è uno shock immenso. Perché la Germania nazista e l'Unione Sovietica comunista appaiono come i due paesi più contrari e nemici che ci siano. E lo sono! È una prova del cinismo, dell'astuzia, e della freddezza straordinarie sia dei nazisti, sia di Stalin e del suo gruppo, il fatto che facciano questo accordo, da cui il mondo rimane esterrefatto. Stalin ha deciso che gli inglesi e i francesi son troppo molli, non lo vogliono l'accordo {{NDR|l'alleanza antinazista proposta dall'URSS}}, "perciò lo faccio coi nazisti, alla faccia loro, perché io ho bisogno di essere sicuro! [...] Tanto poi non lo manterremo il patto, ma per il momento ci serve!".<ref>Dalla conferenza ''Come scoppiano le guerre? La seconda guerra mondiale'', Festival della Mente, Sarzana, 2014; [https://youtu.be/fQOSrP1nHko?t=2787 video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 46:27).</ref>
*{{NDR|Sul concetto di "egemonia culturale" di [[Antonio Gramsci]]}} Oggi si vede benissimo, c'è un gruppo sociale - che è la grande finanza, i grandi imprenditori - che è al potere, ma non perché mette i carri armati per le strade: quello, avrebbe detto Gramsci, sarebbe "il dominio con la forza", che non basta. Un gruppo sociale è forte e comanda quando fa pensare anche gli altri come lui. E oggi tutti pensiamo quello: l'imprenditore è la figura più ammirata, il profitto è fondamentale... e gli intellettuali ripetono queste cose oggi. [...] In ogni società c'è un gruppo che domina. Poteva essere la cavalleria nel [[Medioevo]] supponiamo, o la borghesia dopo la [[Rivoluzione francese]]. Questo gruppo domina e dirige. Dominare vuol dire "avere la forza", dice Gramsci. Dirigere è qualcosa di più. Dirigere vuol dire che in realtà gli altri gruppi sociali son d'accordo che sia quel gruppo lì a comandare, in sostanza, o non si pongono neanche il problema. E vedono il mondo così come lo vedono i membri della classe dirigente. "Quando le cose stanno così", dice Gramsci, "un regime è solido" una società è solida. Comincia ad andare verso la rivoluzione quando le forze al potere non hanno più questa egemonia culturale e la società gli scappa da tutte le parti ed è solo con la forza che si riesce a mantenere il regime. Quindi, diciamo che è un concetto complesso ma è utile perché uno guarda tante società umane e dice "vedi, funziona anche lì". Tant'è vero che secondo me funziona anche nella nostra oggi.<ref>Dall'intervista a ''Quante storie'', Rai 3, 8 giugno 2017; [https://www.raiplay.it/video/2017/06/Quante-storie-b0d29bb8-2e10-4d34-bf03-cee249627323.html video] disponibile su ''raiplay.it'' (min. 14:15)</ref>
*Sarebbe bene se, diversamente da [[Roberto Benigni]] nel suo film {{NDR|''[[La vita è bella]]''}}, ci ricordassimo che a liberare [[Auschwitz]] e le sue vittime sono stati i "malvagi [[Comunismo|comunisti]] sovietici" e non i "buoni americani" [...]. Ecco, vedete come si sfuma tra la memoria vera, la memoria ricostruita? Quanta gente ha visto il film e si ricorderà per sempre che Auschwitz è stata liberata dagli [[Stati Uniti|americani]]? Ecco, la storia è un'altra cosa.<ref>Dalla conferenza ''L'eredità di Roma'' con Nicola Gardini e Alessio Sokol, Festival èStoria, 12 giugno 2017; [https://www.youtube.com/watch?v=_VAVBSaf1Hc video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 33:11).</ref>
*I ragazzi dei [[Gruppi_di_Azione_Patriottica|GAP]] sono partigiani improvvisati, senza nessuna esperienza, a corto di armi, a corto di munizioni. Quelle poche armi e munizioni che hanno, le hanno perché a Roma esiste anche una resistenza militare monarchica, organizzata da ufficiali del Regio Esercito [...], solo gli ufficiali dell'esercito riescono a rimediare armi ed esplosivi e, ovviamente - fornirle ai partigiani comunisti - qualche discussione c'è; però poi alla fine le danno, perché gli ufficiali hanno le armi e gli esplosivi ma i [[Comunismo|comunisti]] le usano.<ref>Dalla conferenza ''Le reti clandestine. Una rete di partigiani: i GAP di Roma e l'attentato di via Rasella'', Festival della Mente, 2 settembre 2017; [https://www.youtube.com/watch?v=BM62adfs3gQ video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 25:32).</ref>
*Furono i nostri alleati francesi e britannici a pretendere la testa di un comandante che aveva subito una disfatta così rovinosa {{NDR|a Caporetto}}. E i politici, che non amavano affatto il comandante supremo, furono ben felici di cogliere l'occasione per sostituirlo con [[Armando Diaz]]. In particolare il nuovo presidente del Consiglio [[Vittorio Emanuele Orlando]], ex ministro degli Interni, era da tempo in rapporti gelidi con [[Luigi Cadorna|Cadorna]].<ref name="Caporetto">Dall'intervista di Antonio Carioti, ''[http://www.corriere.it/cultura/17_ottobre_12/caporetto-isonzo-cadorna-diaz-saggio-laterza-alessandro-barbero-f0ee4314-af58-11e7-be55-08dc7ea09b29.shtml Caporetto, l'arma segreta tedesca. Sull'Isonzo trionfarono i tenenti]'', ''corriere.it'', 12 ottobre 2017.</ref>
*{{NDR|Su [[Armando Diaz]]}} Non è poi così diverso dal suo predecessore, i due sono il prodotto di uno stesso sistema. Di certo Diaz migliora il trattamento delle truppe, anche se qualche misura per sollevarne il morale era già stata presa. Inoltre la situazione sul Piave è diversa da quella che si era creata sull'Isonzo per oltre due anni. [[Luigi Cadorna|Cadorna]] doveva attaccare, mandando i soldati al macello in territorio asburgico. Invece a Diaz basta respingere gli assalti di un nemico ormai esausto. E può fare appello al sentimento nazionale di soldati che adesso si battono per difendere la patria.<ref name="Caporetto"/>
*I [[Nazionalsocialismo|tedeschi]] uno può pensare quello che vuole, ma la guerra la sapevano fare. Hanno fermato di netto lo sbarco [[Stati Uniti|americano]]. Gli americani sono inchiodati sulle spiagge di Anzio, non si muovono più. Su un muro di Trastevere compare una scritta {{NDR|dei partigiani}} "Americani resistete, veniamo noi a liberarvi".<ref>Dalla conferenza al Festival della Mente, 24 marzo 2018; [https://www.youtube.com/watch?v=QYzV2IunqaM video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 12:16). {{collegamento interrotto}}</ref>
*La storia è diversa della memoria: la memoria è infatti soggettiva e non può essere condivisa ma pacificata. La memoria è una trappola. La storia è ricostruire i fatti all'interno del loro contesto, a volte è l'interpretazione dei fatti se i fatti sono acclarati. Non esiste una storia oggettiva, proprio perché l'orientamento personale rischia di offuscare il giudizio.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20181220205733/http://www.sermig.org/ospiti/ultimo-ospite/20409-alessandro-barbero-all-universit%C3%A0-del-dialogo-2 Alessandro Barbero all'Università del Dialogo]'', ''sermig.org'', 14 novembre 2018.</ref>
*Gli Stati Uniti dal 1945 a oggi non sono mai stati, credo, in [[pace]] in senso stretto. Nel senso che non ci fosse qualche posto del mondo dove dei soldati americani stavano combattendo e morendo.<ref>Dall'incontro ''Facciamo pace'' all'Università del Dialogo, 14 novembre 2018; [https://www.youtube.com/watch?v=lImjqBCfPOE video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 1:27:38).</ref>
*L'idea che dopotutto la [[Resistenza italiana|Resistenza]] abbia avuto poco o nessun peso, in termini strettamente militari, è da relegare nell'armamentario dei luoghi comuni, apparentemente così veri e invece imprecisi e faziosi.<ref>Dal discorso per il giorno della Liberazione a Vercelli, 25 aprile 2019; [https://www.youtube.com/watch?v=Q3x9hRLWZYw video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 20:43).</ref>
*Siamo un Paese {{NDR|l'Italia}} particolarmente variegato e frazionato e litigioso e spaccato, più della Francia di sicuro, o della Germania che è comunque un Paese di grandi diversità e che però non è così profondamente litigioso. E in più c'è la grande diversità geografica... Al di là del pittoresco, l'Italia è tuttora un Paese per metà fascista e per metà antifascista. E lo è sempre stato, salvo che si è fatto finta che i fascisti non fossero proprio la metà, che fossero una minoranza, invece sono chiaramente la metà del Paese.<ref>Dall'intervista di Matteo De Giuli e Stella Succi, ''[https://www.iltascabile.com/linguaggi/storia-barbero/ La storia secondo Alessandro Barbero]'', ''iltascabile.com'', 26 luglio 2019.</ref>
*{{NDR|Parlando del [[Movimento delle sardine]]}} Si va troppo in fretta a dare importanza a queste cose. Il movimento esisteva da qualche settimana e già ci si chiedeva quale fosse il loro programma; ma sono solo un'increspatura nella storia.<ref>Dall'intervista di Giulia Ricci, ''[https://torino.corriere.it/politica/20_gennaio_08/alessandro-barbero-a-torino-partiti-non-rappresentano-piu-nessuno-0f845284-31f0-11ea-bc0f-5b1ee8f7f455.shtml Alessandro Barbero: «A Torino i partiti non rappresentano più nessuno»]'', ''torino.corriere.it'', 8 gennaio 2020.</ref>
*Non c'è stata alcuna risposta europea a questa emergenza {{NDR|il [[Pandemia di COVID-19 del 2019-2020|Coronavirus]]}}. Da questo punto di vista l'Europa non esiste, l'[[Unione Europea]] è inesistente. Oltre a essere inesistente negli spiriti, nel senso che si è visto che ogni Paese comunque pensa esclusivamente a sé stesso, con la meravigliosa eccezione della [[Cina]] che ci manda medici [...], tutte le decisioni sono prese a livello del singolo Paese, i dati vengono raccolti e comunicati con criteri che ogni Paese ha scelto, e che non sono per nulla trasparenti fra l'altro. L'inesistenza totale dell'Europa in questo che è il più grande avvenimento storico degli ultimi 20 o 30 anni è qualcosa su cui bisognerà evidentemente poi riflettere a cose finite, perché è drammatica.<ref>Dalla diretta social con [[Giuseppe Laterza]], #CasaLaterza, 19 marzo 2020; [https://youtu.be/tj-O3lzqTYM?t=1472 video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 24:31).</ref>
*La guerra, [[Hitler]], l'ha persa nel momento stesso in cui ha attaccato l'[[Unione Sovietica]], nel giugno del 1941, perché si è messo contro un nemico di cui non immaginava la potenza, i tedeschi avevano sottovalutato clamorosamente la potenza industriale, le capacità organizzative, la volontà di resistenza e la forza militare dell'Unione Sovietica.<ref>Da un audiolibro, 11 maggio 2020; [https://youtu.be/7ghvgZbzAyI?t=139 video] disponibile su ''youtube.com'' (min. 2:19).</ref>
*La Germania di Hitler era un Paese fondato su una concezione razziale, sull'idea del popolo eletto, i tedeschi, e gli altri popoli inferiori, fra cui noi italiani, naturalmente, e poi i subumani da eliminare: gli ebrei, gli zingari, ecco... in [[Unione Sovietica]] non c'era niente del genere. E se uno invece uno va a cercare un Paese che negli anni 30 aveva una politica razziale molto precisa e ufficiale, ecco con grande sorpresa scopriamo che gli [[Stati Uniti]], la più grande democrazia del mondo di allora, erano un paese ufficialmente razzista, dove c'era una politica razziale, dove la popolazione era censita per razze, tutt'ora {{NDR|lo è}} fra parentesi, ma dove soprattutto, in una parte dell'unione, i neri erano discriminati concretamente, non avevano diritti politici.<ref>Dall'intervento ''I totalitarismi nel XX secolo'' a ''#Maestri'', Rai 3, 2020; [https://www.raiplay.it/video/2020/04/Maestri--Alessandro-Barbero-I-totalitarismi-nel-XX-secolo--Chiara-Saraceno-Storia-della-famiglia-9a8ac6ba-b8ad-4a4f-91e0-c5bdc35b4746.html video] disponibile su ''raiplay.it''.</ref>
*Allora, io devo confessare che i libri di [[Giampaolo Pansa]] non li ho mica letti tutti e a fondo perché mi prende un rigurgito a prendere in mano quei libri, tuttavia so più o meno come vengono vissuti da quelli che li leggono. Noi non possiamo essere nella testa di Giampaolo Pansa e quindi non possiamo sapere se quest'uomo, che era stato di sinistra, a un certo punto ha avuto una conversione e davvero si è detto: i vinti meritano di essere ricordati... è stata fatta un'ingiustizia in Italia... Se non si è reso conto dell'effetto che stava provocando con i suoi libri, o se se ne è reso conto ma è cinicamente andato avanti perché gli rendevano un sacco di soldi. Noi questo non possiamo più dirlo; certamente i libri sono spregevoli, non perché possano contenere delle inesattezze [...]. Ma non mi stupirei per niente neanche se questi libri riportassero soltanto episodi autentici, perché si sa da sempre in Italia che ovviamente nella Resistenza è potuto succedere di tutto. Son cose che già negli anni '50 i fascisti, che per inciso erano perfettamente liberi in democrazia di pubblicare libri in cui raccontavano queste cose, per cui queste cose le sapevano già tutti anche prima. [...] Dopodiché appunto, episodi drammatici? Tragici? Crimini? Crimini dei partigiani con l'autorizzazione delle autorità alleate, che in genere dicevano ai partigiani "Fate pulizia"? Chi può dire non importa? Certo che è sempre una tragedia, però appunto se andiamo a vedere i crimini che hanno commesso i liberatori allora? Gli eserciti che risalivano la penisola ne hanno commesso di crimini, contro la popolazione civile, contro i prigionieri di guerra... Fin da quando sono sbarcati in Sicilia, e tuttavia le popolazioni delle città italiane li accoglievano festanti, felici che fossero arrivati. Quindi appunto, il problema è che di singoli episodi se ne potranno sempre trovare in qualunque contesto per mettere in buona o cattiva luce chiunque: quello che conta è chi stava dalla parte giusta e chi stava dalla parte sbagliata. E io sfido chiunque oggi arriccia il naso davanti ai partigiani o ha i libri di Pansa sullo scaffale in bella vista a dire: "Ma tu avresti preferito che vincessero quegli altri? Ma tu vorresti vivere in un mondo in cui avrebbe vinto Hitler? E in cui le camere a gas avrebbero continuato a funzionare? Davvero?". Se tu me lo dici sinceramente mi sta bene, d'accordo. Ma io voglio vedere quali lettori dei libri di Pansa risponderebbero sì a questa domanda.<ref>Dalla diretta social con Anna Credendino, ''[https://www.facebook.com/Funambolisaperidalbasso/videos/533012464531641/ Resistenze di ieri e di oggi]'', Funamboli - Saperi dal basso, 14 maggio 2021; citato in ''[https://www.vassallidibarbero.it/2021/05/26/barbero-pansa-mi-viene-un-rigurgito-a-vedere-quei-libri/ Barbero: "Pansa? Mi viene un rigurgito a vedere quei libri"]'', ''vassallidibarbero.it''.</ref>
*Sono sempre stato orgogliosamente di [[sinistra]] e continuo a esserlo. Ma la sinistra, oggi, è rimasta ingabbiata nel mondo intellettuale e nei salotti [[Borghesia|borghesi]]: non è più radicata, come un tempo, tra le fasce popolari. È una sinistra più attenta ai [[diritti umani]], temi comunque nobilissimi, che non al conflitto economico e sociale. Ma è un problema della sinistra di tutto l'Occidente.<ref>Dall'intervista di Filippo Femia a ''La Stampa'', 23 giugno 2021; citato in ''[https://www.vassallidibarbero.it/2021/06/24/alessandro-barbero-il-reddito-di-cittadinanza-va-fortificato/ Alessandro Barbero: "Il reddito di cittadinanza va fortificato"]'', ''vassallidibarbero.it''.</ref>
*Il sogno che gli operai potessero diventare la parte più avanzata, più consapevole della società, e prendere il potere nelle loro mani, è fallito; il risultato è che nei Paesi occidentali non c'è più nessun partito che si presenti alle elezioni dicendo "noi rappresentiamo gli operai e vogliamo portarli al potere". Ma la sinistra era quello, nient'altro. Invece la destra, cioè la rappresentanza politica di chi vuole legge e ordine, rispetto dell'autorità e libertà d'azione per i ricchi, e non si sente offeso dalle disuguaglianze sociali ed economiche, è ben viva. E in un mondo dove la destra è molto più vitale della sinistra è inevitabile che la lettura del passato vada di conseguenza, e che si possano diffondere enormità come quella per cui il [[comunismo]] sarebbe stato ben peggio del [[fascismo]].<ref>Da Daniela Ranieri, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/09/01/intervista-ad-alessandro-barbero-le-foibe-furono-un-orrore-ma-ricordare-quei-morti-e-non-altri-e-una-scelta-solo-politica-il-giorno-del-ricordo-e-una-tappa-di-una-falsificazione-storica/6306663/ Intervista ad Alessandro Barbero {{!}} "Le foibe furono un orrore, ma ricordare quei morti e non altri è una scelta solo politica. Il Giorno del Ricordo? È una tappa di una falsificazione storica"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 1º settembre 2021.</ref>
*La lotta di classe c'è stata e l'hanno vinta i ricchi... e non hanno preso prigionieri.<ref>Citato in Marcello Colasanti, ''[https://www.agoravox.it/Barbero-e-le-donne-l-ennesima.html Barbero e le donne: l'ennesima polemica inutile (e voluta)]'', ''agoravox.it'', 26 ottobre 2021.</ref>
*Nella [[Seconda guerra mondiale]] i vincitori erano dalla parte giusta, ma non faccio fatica a dire che hanno commesso orrori. Che i sovietici hanno sterminato gli ufficiali polacchi nelle fosse di Katyn, che Churchill ha fatto morire milioni di indiani ai tempi della carestia del Bengala, non faccio fatica a dire che i bombardamenti aerei degli alleati sulle città italiane e tedesche siano stati indiscriminati.<ref>Dall'intervista al liceo Torricelli di Somma Vesuviana; citato in [[Selvaggia Lucarelli]], ''[https://www.editorialedomani.it/fatti/la-lezione-dello-storico-alessandro-barbero-che-tra-putin-e-zelensky-non-si-schiera-yka6ctb2 La lezione dello storico Alessandro Barbero che tra Putin e Zelensky non si schiera]'', ''editorialedomani.it'', 19 maggio 2022.</ref>
*Io penso che essere [[Destra e sinistra|di destra o di sinistra]], a volte, è una cosa proprio banalmente viscerale. Gli studenti manifestano in piazza: ti fanno simpatia, e ti vien voglia di capire cosa vogliono questi ragazzi, o ti danno fastidio, ti fanno rabbia, e speri che arrivi la polizia a bastonarli?<ref>Dall'intervista di Gregorio Romeo, ''Piazzapulita'', LA7, 3 novembre 2022; video disponibile in ''[https://tg.la7.it/cultura-e-societa/fascismo-barbero-sul-rischio-di-una-deriva-autoritaria-in-italia-e-sui-conti-con-il-passato-della-04-11-2022-177292 Fascismo, Barbero sul rischio di una deriva autoritaria in Italia e sui conti con il passato della Meloni]'', ''la7.it'', 4 novembre 2022, min. 4:33-4:48.</ref>
*Dov'è il confine tra immaginario e reale? [...] La storia è sempre fatta da due elementi che bisogna far stare insieme anche se in realtà sono come l'acqua e l'olio. Da una parte i fatti oggettivi che succedono, dall'altra i riflessi che provocano nella testa della gente.<ref name="Sandrucci">Da un intervento al Salone del Libro di Torino; citato in Chiara Sandrucci, ''[https://torino.corriere.it/notizie/salone-del-libro/24_maggio_10/salone-del-libro-70-metri-di-fila-per-alessandro-barbero-all-oval-b6c40cf5-937f-45e8-835a-24bc15111xlk.shtml Salone del libro, 70 metri di fila per Alessandro Barbero. Firmacopie da record]'', ''torino.corriere.it'', 10 maggio 2024.</ref>
*Il [[romanzo]] può fare quello che alla storia è vietato.<ref name="Sandrucci"/>
*{{NDR|Sugli «ingredienti per una lezione di storia accattivante e godibile»}} Il primo è essere appassionati di quello che si sta per raccontare e poi essere onesti intellettualmente: dire la verità facendo capire ai propri studenti che non è sempre facile farlo.<ref>Dall'intervista di Ludovica Passeri, ''[https://tg24.sky.it/mondo/2024/05/10/alessandro-barbero-salone-del-libro Alessandro Barbero: "L'università? Non mi manca perché sono circondato da giovani"]'', ''tg24.sky.it'', 10 maggio 2024.</ref>
*Storia e filosofia continuano a essere insegnate dallo stesso docente. È ancora dalla [[riforma Gentile]] che [...] ci si illudeva che si potessero mettere insieme le due cose. In realtà la riforma Gentile dava il primato alla storia, e pensava che anche della filosofia si dovesse insegnare la storia. Non so quanto voi percepite se il vostro docente è laureato in storia o filosofia, di solito l'approccio cambia molto. Noi storici la pensiamo come Salvemini: la filosofia non sarebbe dannosa, sarebbe solo inutile, se non fosse che fa perdere tempo. È uno scherzo, la filosofia serve molto, ma è una cosa diversa dalla storia.<ref>Da un intervento al Salone del Libro di Torino; citato in ''[https://www.orizzontescuola.it/barbero-storia-e-filosofia-continuano-a-essere-insegnate-dallo-stesso-docente-ma-sono-diverse/ Barbero: "Storia e filosofia continuano a essere insegnate dallo stesso docente, ma sono diverse"]'', ''orizzontescuola.it'', 11 maggio 2024.</ref>
*È legittimo dire che nei [[Occidente|nostri paesi]] il tasso di democrazia e benessere è incomparabile con altri. L'errore logico, invece, è dire che questi Paesi vogliono il bene del mondo e che gli altri, illiberali e malvagi, sono un pericolo per il resto del mondo. Non c'è nessun motivo di pensare che un Paese democratico non sia un pericolo per altri Paesi e che invece uno autoritario lo sia automaticamente. È un pregiudizio privo di senso. È poi sbagliato pensare che il mondo sia cominciato ieri.<ref name="Petrizzelli">Dall'intervento alla "Festa del Fatto Quotidiano", Roma, 9 settembre 2025; citato in Davide Petrizzelli, ''[https://www.torinotoday.it/attualita/barbero-armamenti-russia-festa-fatto-quotidiano-2025.html Barbero sul rischio invasione dalla Russia: "Un errore logico che non giustifica l'aumento delle spese per le armi"]'', ''torinotoday.it'', 15 settembre 2025.</ref>
*Dire che l'[[Europa]] è moralmente superiore alla [[Cina]] funzionerebbe se anche i cinesi la pensassero così. Invece i cinesi conoscono la propria storia e la nostra. Quante volte la Cina ha invaso l'Inghilterra? Mai. Quante volte l'Inghilterra ha invaso la Cina? Come minimo tre negli ultimi due secoli. Due volte per evitare la proibizione dell'oppio coltivato in India, imponendo le proprie regole. La terza volta insieme agli altri europei per sedare la rivolta dei boxer. La storia insegna che noi siamo sempre stati una minaccia per loro, non viceversa.<ref name="Petrizzelli"/>
{{Int|''[http://www.tusciaweb.eu/2017/11/va-incoraggiato-promuove-un-islam-tollerante/ "Va incoraggiato chi promuove un Islam tollerante..."]''|Intervista di David Crescenzi, ''tusciaweb.eu'', novembre 2017.}}
*Non sono sicuro che un cristiano o un musulmano, dalla totale e perfetta appartenenza alla propria religione, possano dirsi pienamente compatibili con dei cittadini laici. Ma la Repubblica è fatta per tener dentro tutti. Purché si rispettino principi di fondo, come l'uguaglianza, il rispetto delle regole da parte di tutti e l'impegno a non sollevare gli uni contro gli altri.
*L'[[Islam]] in senso religioso è certamente diviso, come lo è anche il Cristianesimo. Oggi siamo abituati a una visione irenica in cui tutte le varie fedi cristiane coesistono abbastanza bene e dove solo una, quella cattolica, ha un leader di statura internazionale come il papa. Quindi, soprattutto noi che viviamo in un paese cattolico, tendiamo a pensare che il cristianesimo sia più unitario, cosa che non è, e ad immaginarci un Islam monolitico, quando in realtà non lo è affatto.
*Nella tradizione islamica non c'è una sola interpretazione. O meglio, un maestro può anche dire che l'interpretazione vera sia la sua, ma il maestro della moschea accanto può sostenere il contrario. E poi c'è da dire che, anche laddove i testi sacri sono estremamente espliciti, i fedeli di ogni religione, storicamente, hanno sempre avuto una grandissima capacità di dimenticarseli e di considerarli tacitamente decaduti. Per cui, quand'anche qualcuno dimostrasse che un certo passo del [[Corano]] inciti a fare la guerra agli "infedeli", la questione diventerebbe quella di aiutare il mondo musulmano a non pensare più a quel versetto. Così come è accaduto per noi nel mondo cristiano, che certo non andiamo più ripetendo la massima di San Paolo "La donna taccia nell'assemblea!". Sta scritta nel [[Nuovo Testamento]], ma fingiamo che non ci sia. Insomma, in tutte le religioni, un conto sono i libri sacri con le loro contraddizioni, dove si può trovare tutto ciò che si vuole. Un altro è l'atteggiamento dell'interprete. Qui, la sfida è incoraggiare chi trova significati che facilitano convivenza e tolleranza anziché chi trova messaggi aggressivi, che pure ci sono.
*È indubbio che esista un Islam intollerante, come del resto è esistito un [[Cristianesimo]] intollerante. Anzi, per gran parte della sua storia, il Cristianesimo è stato molto intollerante. Però, oggi, noi viviamo in una fase felice perché il Cristianesimo, nel suo insieme, è molto più tollerante di una volta, pur avendo le sue sacche di intolleranza, specie in materia di vita sessuale.
*[...] noi italiani viviamo in una [[democrazia]] in cui una maggioranza cattolica, dal concordato del '29, impone al paese leggi che ne mutuano la visione confessionale. È un fatto di cui molti nemmeno si accorgono, mentre ad altri dà un po' fastidio. Ora, dal punto di vista teorico, per uno stato [[laicità|laico]] questo non sta in cielo né in terra. Però, in pratica, sappiamo tutti che nella nostra repubblica si può convivere. Avere una maggioranza cattolica che in Italia vieta certe leggi e ne impone certe altre è una seccatura, è un fastidio, è un limite della nostra [[libertà]].
{{Int|''Le "visioni" di uno storico''|Dalla conferenza al Festival della Comunicazione, Camogli, 2018; [http://youtu.be/10KJ_EcnlxA video] disponibile su ''youtube.com''.}}
*[...] la [[storia]] non ha leggi, non ha certezze, la storia è caotica come la vita di ciascuno di noi, è influenzata da mille cose che non possiamo prevedere, va in direzioni che non ci aspettiamo, non si può irrigidire in leggi. Però, secondo me, una legge della storia c'è: non bisogna invadere la Russia. Ebbene, anche questa legge così semplice, evidente, facile da capire, i più potenti politici degli ultimi secoli l'hanno ignorata alla grande! Io per me sarei tentato di aggiungere anche l'Afghanistan, devo confessarvi... (min. 06:26-07:08)
*La storia potrebbe anche essere ''magistra vitae'', però bisogna che ci sia qualcuno che vuole imparare. (min. 08:38-08:44)
*Finché una cosa sta succedendo, avviene nella totale incertezza, nella totale fluidità. Poi una volta che una cosa è successa, acquista una forza spaventosa, acquista la stabilità di un macigno. Sono successe le cose. Sono quelle. Ed è allora che noi, per una stortura che è comune a tutti noi, diciamo: ah be', doveva andare a finire così per forza! Capite il problema logico: lo dici solo dopo. Prima non lo dici mai [...] (min. 13:43-14:15)
*Per tanto tempo gli storici [...] hanno raccontato del grande [[Regno Unito di Israele|Regno di Israele]], che mille anni prima di Cristo esisteva in [[Palestina]], un grande e potente regno, con una grande città come capitale: [[Gerusalemme]]. Grandiosi edifici, il [[tempio di Salomone]], i suoi gloriosi [[Davide|Re Davide]], [[Salomone]]. Gli storici raccontavano questo, perché le uniche fonti che avevamo erano i racconti dell'Antico Testamento. Poi gli archeologi israeliani hanno cominciato a scavare alla ricerca di questo grande regno e della sua grande capitale. Hanno cominciato a scavare, hanno continuato a scavare, dopo un po' hanno cominciato a dirsi "Mah, sai che qui non viene mica fuori niente?! Veramente siamo arrivati allo strato di mille anni fa", non c'era niente. Qualche focolare di nomadi. Dopo un po' gli storici e gli archeologi israeliani hanno cominciato a dirlo che loro stavano trovando questo. Ovviamente i politici israeliani non sono stati contenti, e neanche l'opinione pubblica, ma — e va detto a imperituro onore degli archeologi israeliani — gli archeologi israeliani sono andati avanti e hanno dimostrato che il grande Regno di Israele mille anni prima di Cristo non è mai esistito. Non c'era Gerusalemme, non c'era il tempio di Salomone, non c'era niente. Solo dei nomadi che vagavano nella steppa. (min. 56:10-57:38)
{{Int|''[https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/23/i-parlamenti-non-dovrebbero-esprimersi-sulla-storia-mai/5682465/ Alessandro Barbero: "La Ue che equipara nazismo e comunismo? I Parlamenti non dovrebbero esprimersi sulla storia"]''|Intervista di Daniela Ranieri, ''ilfattoquotidiano.it'', 23 gennaio 2020.}}
*Il [[nazismo]] è un'ideologia inventata in Germania da [[Hitler]] e i suoi soci, è durata 20 anni; essere nazista vuol dire essere d'accordo con quella cosa. Il [[comunismo]] è esistito per 150 anni, in tutto il mondo, ha avuto milioni di fedeli e militanti. In alcuni casi questi sono andati al potere e hanno commesso delitti. Ma il comunismo non ha mai voluto dire prendere il potere per mandare la gente nei lager. Erano quelli che lottavano per i diritti della povera gente, e finivano loro nei lager.
*In qualche cassetto ho una tessera del [[Partito Comunista Italiano|PCI]] firmata da [[Enrico Berlinguer]], con la falce e il martello; voglio vedere chi venga a dirmi che me ne devo vergognare.
*Alcuni volutamente confondono [[antisemitismo]] e opposizione alla politica israeliana. [...] C'è chi ha interesse a impedire che si critichi lo Stato di [[Israele]]. Questo è un antisemitismo inventato.
*Possono passare secoli in cui un sistema iniquo riesce a farsi accettare, magari anche a creare consenso, e poi esplode. Non c'è motivo di pensare che questo [[capitalismo]] disgraziato stia per finire, ma non c'è nemmeno certezza che un giorno la [[Rivoluzione]] non arrivi.
*{{NDR|In [[Polonia]]}} Si ostinano a pensare che i nazisti erano meglio dei comunisti, [...] si cerca di non far ricordare l'entusiasmo con cui molti polacchi hanno partecipato allo sterminio degli ebrei. Nella loro concezione distorta può nascere l'idea che la falce e martello faccia orrore quanto la [[svastica]].
{{Int|''Diego Bianchi intervista il Prof. Alessandro Barbero''|Da ''Propaganda Live'', LA7, 12 febbraio 2021; [https://www.la7.it/propagandalive/video/diego-bianchi-intervista-il-prof-alessandro-barbero-12-02-2022-422892 video] disponibile su ''la7.it''.}}
*{{NDR|«Qual è la cosa del mondo intorno che più ti angoscia?»}} È un lungo elenco. Io in genere sono uno che non fa classifiche. [...] Siamo entrati in una lunga epoca in cui ormai la [[Lotta di classe|guerra di classe]] l'hanno vinta i ricchi, e i ricchi saranno sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri. Quella è una cosa grossa effettivamente, e a me angoscia. Io sono abbastanza egoista e autistico da dire: «Vabbè, io vivo la mia vita». Però se ci penso quella è la cosa che fa più rabbia, ecco, più che angoscia la cosa che fa più rabbia del mondo di oggi. Perché poi non lo dice nessuno, lo dicono quelli che tanto nessuno sta a sentire. Però ufficialmente va tutto a meraviglia: viviamo in democrazia. [...] Adesso esce qualche articolo su come i miliardari in Italia si sono raddoppiati negli anni della pandemia {{NDR|di COVID-19}}. Però [...] non è colpa della pandemia: è proprio che l'Occidente ha preso quel giro lì. Ma noi ce lo ricordiamo: è tutta colpa di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, che brucino all'inferno. (min. 1:50-2:50)
*{{NDR|Sull'alternanza scuola-lavoro}} La scuola serve a fare sì che gli esseri umani abbiano tutti un terreno comune, ricco, complesso; imparino a confrontarsi con situazioni diverse, con vite diverse. {{NDR|Quando}} tu studi letteratura, impari a vivere altre vite oltre alla tua; studi la storia, ed è la stessa cosa. E anche lo studio scientifico, che a me personalmente è alieno – strappavo la sufficienza a gran fatica –, anche quello ti apre la testa e ti aiuta a pensare. [...] È chiaro, ci sono indirizzi di scuola che ti insegnano anche i fondamenti del tuo futuro mestiere. Meno male che l'alberghiero ti insegna a cucinare! Però anche all'alberghiero si studia anche la letteratura, e la storia: questo significa aprire le teste delle persone. Ora la sensazione che il discorso sia: «Siccome l'economia è l'unica cosa che importa, il profitto è l'unica cosa che importa; e l'economia ha bisogno di tecnici, di esecutori, non di gente che critica! Magari forse andare a scuola troppo a lungo a cosa serve, se non a creare appunto della gente che poi non ubbidisce?». Io ogni tanto ho l'impressione che poi inconsciamente le classi dirigenti nostre di oggi, dell'Occidente di oggi, abbiano un po' in testa questa cosa qui. È chiaro che se invece che a scuola per un po' di ore li mandi a lavorare, sotto un capo che li dà degli ordini, con cui non è che discuti ma ubbidisci, cominci [...] prima. (min. 13:40-15:20)
* [...] benché le foibe siano chiaramente una tragedia, uno dei tanti episodi spaventosi della seconda guerra mondiale, stabilire per legge che in Italia quello specifico episodio, quella specifica tragedia viene trasformata in un giorno {{NDR|[[Giorno del ricordo]]}} che tutti devono ricordare è una scelta politica, forzata; è una scelta ideologica, è una scelta divisiva [...]. (min. 16:40-17:22)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo''===
L'anno 1848 finirà presto. Le foglie degli aceri sono morte, e il vento che le spazza via odora già di neve. Ho settantotto anni, che sono una bella età anche in questo secolo di progresso, e credo che anch'io finirò presto. Può darsi che l'elettricità, il vapore e la strada ferrata permettano un giorno agli uomini di vivere più a lungo, ma mi sembra più probabile il contrario, nonostante le chiacchiere dei giornalisti; ad ogni modo, io non lo saprò mai. La [[gotta]] ha preso possesso del mio piede sinistro, e sta scavandosi la via verso l'alto, sicché un giorno o l'altro arriverà a bussare al cuore; non lo rimpiango, perché penso a tutto il roast-beef che ho mangiato, a tutto il Bordeaux che ho bevuto, e credo che ne sia valsa la pena, ma non posso nascondermi che sarò fortunato se arriverò a vedere un altro autunno.
===''Carlo Magno''===
È il luglio del 799, e il re dei Franchi, [[Carlo Magno|Carlo]], è accampato a Paderborn, nel cuore della Sassonia conquistata. C'è gran traffico di muratori e falegnami, convogli di carri carichi di mattoni e calcina giungono ogni giorno lungo le piste di terra battuta, altri materiali arrivano per via d'acqua, risalendo i fiumi su chiatte e barconi: in mezzo alle foreste e alle paludi il re sta costruendo una nuova città, che sarà l'avamposto della Cristianità in mezzo ai pagani da poco convertiti, con un palazzo e una basilica capaci di rivaleggiare con quelli di Aquisgrana.
===''Gli occhi di Venezia''===
C'era stato il sole per tutto il giorno, ma adesso il vento dalla laguna si era rinfrescato e il cielo su Venezia cominciava a intorbidire. Matteo, ritto sul ponteggio principale del palazzo in costruzione, si asciugò il sudore con la manica fradicia della camicia, per l'ennesima volta: d'estate le giornate di lavoro cominciavano presto e non finivano mai. Guardò il sole per valutare quanto mancava al tramonto; nessuna chiesa aveva ancora suonato il vespro, nemmeno quella dei Frari che da un po' di tempo, per chissà quale mania del campanaro, lo suonava sempre prima delle altre.
===''L'ultimo rosa di Lautrec''===
Il nano procedeva cautamente, puntando davanti a sé il bastone da passeggio, come se sperasse di tenere a distanza l'acciottolato. Ci voleva poco per inciamparci, del resto: la ripida stradina di periferia scendeva a precipizio verso la place Blanche, e alzando gli occhi da terra ci si smarriva subito nel candore ovattato d'un cielo invernale, striato dal fumo dei camini. Poco sicuro delle proprie gambe, il nano cercava di tenersi accostato alle case, ma senza sfiorarle, per non sporcarsi; perché erano assai sudicie.
===''Romanzo russo''===
Quando si atterra a [[Mosca (Russia)|Mosca]] col buio, mentre l'aeroplano vira lentamente sulla città in attesa che trasmettano il segnale di via libera, è facile che l'occhio incontri dal finestrino il grattacielo dell'Università, sui Monti dei Passeri. Le luci sono accese dietro innumerevoli finestre, fioche, è vero, ma nella notte brillano; e sulla guglia più alta brucia ancora la stella rossa, come una volta. Per adesso il grattacielo sta lì può anche darsi che un giorno lo facciano saltare con la dinamite, e al suo posto scavino, chissà, una piscina, ma non mi pare che se ne sia ancora parlato seriamente, e del resto sarebbe un peccato.
===''Brick for stone'' ===
''Times Square stamattina è deserta. Le strade sono ricoperte di cartacce e coriandoli, palloncini afflosciati, cicche di sigarette e vetri rotti. Ogni tanto passa un taxi vuoto o una macchina della polizia, a passo d'uomo; ma non c'è niente da controllare, a quest'ora stanno dormendo tutti e il loro fiato sa di alcol. Secondo la televisione, ieri sera c'era un milione di persone a festeggiare il Capodanno, e io ero uno di loro. [...] Nessuno mi riconosceva per quello che ero''.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Alessandro Barbero, ''Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo'', ''L'ultimo rosa di Lautrec'', ''Romanzo russo'', Mondadori.
*Alessandro Barbero, ''Carlo Magno: un padre dell'Europa'', Laterza, 2004. ISBN 8842072125
*Alessandro Barbero, ''Gli occhi di Venezia'', Mondadori, 2011. ISBN 9788804595434
==Voci correlate==
*''[[Dietro le quinte della Storia]]'' (scritto con Piero Angela, 2012)
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo}} (1995)
{{Pedia|Romanzo russo}} (1998)
{{Pedia|Gli occhi di Venezia}} (2011)
{{DEFAULTSORT:Barbero, Alessandro}}
[[Categoria:Saggisti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Storici italiani]]
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Paolo Veronese
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/* Citazioni su Paolo Veronese */ tenerezza delle tinte del Veronese
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[[File:Paolo Veronese, avtoportret.jpg|thumb|Paolo Veronese, autoritratto]]
'''Paolo Veronese''', al secolo '''Paolo Caliari''' o '''Cagliari''' (1528 – 1588), pittore italiano.
==Citazioni di Paolo Veronese==
*Dipingo con tutte le considerazioni che sono convenienti e che il mio intelletto può capire.<ref name=verb/>
*È un dovere per me di seguire l'esempio dei miei predecessori.<ref name=verb/>
*Noi altri [[pittura|pittori]] ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti.<ref name=verb>Dal processo verbale della comparizione del Veronese davanti al Sant'Offizio del 18 luglio 1573, Archivi Sant'Offizio; citato in André Chastel, ''Cronaca della pittura italiana 1280-1580'', Fratelli Palombi Editori, Roma, 1984.</ref>
*Quando in un [[dipinto|quadro]] mi rimane dello spazio, l'adorno di figure che invento.<ref name=verb/>
==Citazioni su Paolo Veronese==
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. ([[Giuseppe Fiocco]])
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. ([[Giuseppe Fiocco]])
*Paolo, artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. ([[Giuseppe Fiocco]])
*Per la scelta dei soggetti, come per la qualità del suo pennello, il Veronese è senza dubbio il pittore nazionale della sua patria. I soffitti e le pareti del Palazzo Ducale sono ricoperti delle sue pitture. Le battaglie navali, le feste pubbliche, i trionfi nazionali, Dogi, Dogaresse, senatori, guerrieri e {{sic|sopratutto}} l'apoteosi di Venezia la Regina della Laguna, adorna di tutti i tesori del mondo e circondata dagli omaggi dei re e de' Numi, furono i suoi soggetti. Ed egli li ritrae con tratti maestosi, con un lusso di colorito e una profusione di stoffe riccamente svariate, che invano cercheremmo altrove. Tutti i suoi quadri sono altrettanti inni di gioia che festeggiano la Regina dell'Adriatico. ([[Margarita Miniati]])
==Dipinti==
*''[[Cena in casa di Simone (Veronese Torino)|Cena in casa di Simone]]'' (1556 circa, conservato a Torino)
==Note==
<references/>
==Voci correlate==
*[[Scuola veronese di pittura]]
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Veronese, Paolo}}
[[Categoria:Pittori italiani]]
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/* Citazioni su Paolo Veronese */ nuova sezione
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[[File:Paolo Veronese, avtoportret.jpg|thumb|Paolo Veronese, autoritratto]]
'''Paolo Veronese''', al secolo '''Paolo Caliari''' o '''Cagliari''' (1528 – 1588), pittore italiano.
==Citazioni di Paolo Veronese==
*Dipingo con tutte le considerazioni che sono convenienti e che il mio intelletto può capire.<ref name=verb/>
*È un dovere per me di seguire l'esempio dei miei predecessori.<ref name=verb/>
*Noi altri [[pittura|pittori]] ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti.<ref name=verb>Dal processo verbale della comparizione del Veronese davanti al Sant'Offizio del 18 luglio 1573, Archivi Sant'Offizio; citato in André Chastel, ''Cronaca della pittura italiana 1280-1580'', Fratelli Palombi Editori, Roma, 1984.</ref>
*Quando in un [[dipinto|quadro]] mi rimane dello spazio, l'adorno di figure che invento.<ref name=verb/>
==Citazioni su Paolo Veronese==
*Per la scelta dei soggetti, come per la qualità del suo pennello, il Veronese è senza dubbio il pittore nazionale della sua patria. I soffitti e le pareti del Palazzo Ducale sono ricoperti delle sue pitture. Le battaglie navali, le feste pubbliche, i trionfi nazionali, Dogi, Dogaresse, senatori, guerrieri e {{sic|sopratutto}} l'apoteosi di Venezia la Regina della Laguna, adorna di tutti i tesori del mondo e circondata dagli omaggi dei re e de' Numi, furono i suoi soggetti. Ed egli li ritrae con tratti maestosi, con un lusso di colorito e una profusione di stoffe riccamente svariate, che invano cercheremmo altrove. Tutti i suoi quadri sono altrettanti inni di gioia che festeggiano la Regina dell'Adriatico. ([[Margarita Miniati]])
===[[Giuseppe Fiocco]]===
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese.
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo.
*Paolo, artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca.
==Dipinti==
*''[[Cena in casa di Simone (Veronese Torino)|Cena in casa di Simone]]'' (1556 circa, conservato a Torino)
==Note==
<references/>
==Voci correlate==
*[[Scuola veronese di pittura]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Pittori italiani]]
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Micione
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/* Virgolettato non chiuso */
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==Nuova pagina di aiuto==
C'è un po' di confusione su questo argomento, perciò ho buttato giù qualche linea guida.
Bisogna decidere alcuni dettagli come il modo di indicare le varianti, graficamente, intendo: corsivi, grassetti, elenchi puntati, rientranze ecc. Per il resto, mi sono attenuto alle consuetudini del progetto, perciò non dovrebbero esserci problemi.<br>
Un'altra cosa: potrebbe essere utile aggiungere qualche consiglio su strumenti come Wikisource, l'OCR, i vari siti disponibili in rete (compreso Google libri), le versioni digitalizzate pià o meno legali (su questo ho qualche dubbio) ecc. Vi sembra il caso di parlarne in una voce a parte? [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:53, 18 mag 2007 (UTC)
:Ottimo lavoro! E sono d'accordissimo per creare una voce che parli degli strumenti da cui attingere le varie citazioni. Per quanto riguarda invece la pagina in esame, io cambierei questo:
:#Io userei (e finora ho usato) <nowiki>{{NDR|...}}</nowiki> piuttosto che [...].
:#Per le fonti non scritte, io vieterei tassativamente il maiuscolo, perché lo trovo davvero fastidioso.
:#Nel riportare il testo nella lingua originale, userei i corsivo, sia per distinguere, sia perché in situazioni simili (vedi i [[Wikiquote:Modello_di_voce#Film|film]]) la convensione è proprio quella sei ::''testo in corsivo'').
:#Ometterei di riportare la dicitura "Traduzione ufficiale:" nel caso di versione multipla, perché la fonte fra parentesi fa riferimento alla bibliografia della pagina, di conseguenza è inutile chiarire che si tratti della traduzione ufficiale. (Se però dovesse essere scelto di mantenere la dicitura, opterei per un grassetto)
:#Le varianti (e solo quelle, non le frasi in lingua originale) le introdurrei invece con la dicitura "Variante:" in grassetto, per non confonderla con una traduzione alternativa (soprattutto nel caso di proverbi).
:E infine un dubbio:
:*Perché a volte usi la tabulazione (:) e a volte l'elenco puntato rientrato (**)?
:--[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 06:07, 19 mag 2007 (UTC)
::Le citazioni in lingue diverse dall'italiano vanno in corsivo, e concordo sulla doppia tabulazione (::).
<pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
</pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
La resa così è ottima, a mio avviso. Per le varianti, io eviterei le etichette, non mi piacciono molto. Questa l'ho usata in [[Proverbi italiani]], ha un'ottima resa, non appesantisce assolutamente la lista:
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
<pre>
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
</pre>
E comunque le linee guida si abbozzano in sottopagina utente... --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 07:29, 19 mag 2007 (UTC)
Nell'ordine:
#L'NDR va bene per le spiegazioni, ma per le semplici integrazioni è troppo pesante.
#Vada per il divieto del maiuscolo.
#Il corsivo non mi sembra necessario, ma non ho nulla in contrario.
#Il <nowiki><br></nowiki> mi sembra preferibile perché piú semplice: Frieda ha detto che non c'è motivo di sostituirlo.
#L'ho messa qui perché c'è ben poco di nuovo.
#Non c'è nessuna dicitura «traduzione ufficiale»; la tolgo, visto che confonde solo.
#Per le varianti, preferisco anch'io evitare del tutto le etichette, visto che non sono l'unico a pensarla cosí.
#A volte uso l'indentatura e a volta l'elenco puntato perché la prima non mi sembra molto conforme all'uso wikiano; l'elenco puntato però mi sembra brutto quando non c'è un elenco... Però se ne può fare a meno del tutto, perché può risultare troppo pesante.
#Mi sembra eccessiva la doppia rientranza per le citazioni in lingua originale. È vero però che non possono essere gerarchicamente parificate a eventuali spiegazioni, perciò o si mettono le une con una rientranza e le altre con due o si usa un elenco puntato, direi. La seconda soluzione è probabilmente la piú ordinata. Mi sembra utile in tutti i casi in cui siano presenti vari elementi (citazione in lingua, varianti, spiegazioni).
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##:''Citazione in lingua originale.''
##::Informazioni.
##Oppure
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##**''Citazione in lingua originale.''
##**Informazioni. <br>
#Ottima invece l'indicazione delle varianti con una semplice rientranza. Non capisco però il senso del corsivo: la variante non è un qualcosa di strano ovvero estraneo.
[[Utente:Nemo|Nemo]] 22:33, 19 mag 2007 (UTC)
Ciao! Allora, affrontiamo la cosa passo passo, altrimenti non ci raccapezziamo. Fra le due proposte, la soluzione 1 è perfetta, a mio avviso. --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:03, 20 mag 2007 (UTC)
:Sono d'accordo con Dread (la prima soluzione è perfetta). Però a che informazioni ci si riferisce? Perché, proverbi a parte, gran parte delle informazioni possono essere inserite tramite note... --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:11, 20 mag 2007 (UTC)
::Ci sono tantissimi casi! Mi viene in mente [[Stephen Biko]] (andrebbe sistemata....). [[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:29, 20 mag 2007 (UTC)
:::Sì, ma in un caso del genere si dovrebbe mettere la prima fra parentesi (essendo la fonte della citazione). Per quanto riguarda i casi come questo, io userei le note, perché sono informazioni non necessarie alla comprensione della citazione, quindi snellirebbe graficamente la pagina collocarle fra le note. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:33, 20 mag 2007 (UTC)
::::Intendi con l'NDR o le note a fondo pagina? Perché sono mooooolto favorevole alla seconda ipotesi. A questo punto, si potrebbe anche eliminare la riga "Informazione", Ovvero:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:''Citazione in lingua originale.''
Un sacco di rogne in meno! --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:42, 20 mag 2007 (UTC)
:::::Era esattamente quello che intendevo! --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 09:20, 20 mag 2007 (UTC)
Aggiungo che magari si potrebbe anche specificare la lingua della citazione originale con i template. Per esempio:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:{{la}} ''Citazione in lingua originale.''
[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 10:40, 20 mag 2007 (UTC)
:In linea teorica l'idea non mi dispiace, però penso che la pagina si appesantirebbe un po' troppo, quindi direi di lasciar stare. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 10:55, 20 mag 2007 (UTC)
::E se gli alleggerissi, con una grafica simile a quella di Wikipedia? (ci pensavo già da un po', sia ben chiaro) Cfr. {{tl|En}} e [[w:Template:En]] --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 11:25, 20 mag 2007 (UTC)
:::Non so, perché comunque per i link non è male la grafica attuale. Fra l'altro tieni conto che la lingua della citazione originale è solitamente di facile intuizione, quindi non so se vale la pena di modificare il template per questo. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 12:09, 20 mag 2007 (UTC)
::::L'uso delle note a piè di pagina mi sembra la soluzione migliore. Aggiudicato. Però non bisogna esagerare; ciò che non è troppo specifico e può stare in Wikipedia è meglio che non sia inserito qui, perché sarebbe un pernicioso doppione, a meno che sia molto molto breve. Non mi piace molto l'aggiunta dei template lingua: non solo appesantiscono la pagina, ma non sono poi tanto utili perché innanzitutto la lingua originale dell'autore è solitamente una sola, e secondariamente chi può leggere una frase non può non sapere in che lingua è, e agli altri non importa. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:28, 20 mag 2007 (UTC)
Ho modificato la pagina secondo quanto detto in precedenza. Va bene, cosí? [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:49, 11 giu 2007 (CEST)
:Caspita, sono passate tre settimane: mi sembra che abbiamo risolto i dubbi precedenti, ma ne sono emersi altri, [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Contestualizzazione_delle_battute_di_film_.28ma_non_solo.29|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:49, 3 lug 2007 (CEST)
===Rifinitura della pagina===
La prima cosa che mi salta all'occhio è che gli esempi inseriti nel paragrafo "Contestualizzazione" sono troppo lunghi, e con la sintassi usata (spazio a sinistra, prima del testo per evidenziare) sforano a destra di un bel po'. Considerate che io vedo tutto in 16:9: immagino che a 4:3 sia peggio. Sostituiamo con altri esempi più brevi? Sennò non capisco chi possa scorrere paginate e paginate a destra. Stesso problema notato da un tot di tempo in [[Wikiquote:Modello di voce#Persone]] (gli esempi di Mark Twain a fine paragrafo) e in [[Wikiquote:Modello di voce#Pagine tematiche]] (gli esempi sul liberalismo). Per un parere più approfondito attendete un attimo ché sono un po' indaffarato, ad ogni modo concordo con quasi tutto--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 10:53, 3 lug 2007 (CEST)
:Infatti gli esempi sono provvisori, quando ne incontro qualcuno migliore lo inserisco... Grazie per il parere, [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:44, 3 lug 2007 (CEST)
== Grassetto interlocutori ==
Si veda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Nikita_%28serie_televisiva%29&oldid=109087 qui]: non è male nemmeno cosí, senza l'interlocutore in grassetto. Però probabilmente è piú coerente l'attuale prescrizione della pagina. [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:44, 11 lug 2007 (CEST)
==NDR o parentesi quadra==
Su [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote:Trascrizione&curid=13747&diff=128659&oldid=111049 questo]: spesso l'NDR, col grassetto, è assai invadente; sono dell'idea che per delle semplici integrazioni – tipicamente, un soggetto andato perduto negli omissis, o cose del genere – sia meglio la semplice parentesi quadra, come nei libri. Non è chiaro che sono note del redattore wikiquotiano? Le parentesi quadre servono proprio a questo, perciò è difficile che siano già presenti in un testo, anche se talvolta (molto raramente) capita che ci sia una sovrapposizione di note dell'autore, del redattore del libro e del redattore wikiano; in questi casi ho qualche dubbio. Ad esempio, [[Jean-Paul_Sartre#Note|qui]]: ho risolto mettendo un ''nda'', ma non mi convince molto. Altri ha copiato le note in piccolo alla fine della sezione del libro, senza usare la funzione ref. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:24, 23 ott 2007 (CEST)
:Quindi quando si usa l'NDR e quando le semplici quadre? --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 20:55, 23 ott 2007 (CEST)
::Uniformiamo tutto usando l'NDR ma prendiamo in considerazione l'ipotesi di rimuovere il grassetto dal template. Nei casi particolari di compresenza di note dell'autore, del redattore e del quotiano, quest'ultimo le scriva come note in fondo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 23:36, 23 ott 2007 (CEST)
:::Completamente d'accordo con Gacio, io quando trovavo delle quadre semplici le sostituivo sempre con l'NDR --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 00:11, 24 ott 2007 (CEST)
::::Il grassetto si potrebbe togliere, ma che ci mettiamo, il corsivo? Per le bibliografie non sarebbe il massimo, credo (ammesso che funzioni), però è vero che col grassetto spesso sta maluccio (ed è molto meglio usare le note a piè di pagina), specie quando c'è un NDR di contestualizzazione all'inizio di ogni frase. ma anche il grassetto sarebbe troppo per le semplici integrazioni ad esempio di un soggetto andato perso, o di una parola mancante per un refuso: nessuno usa altro che le semplici quadre per queste cose, e spesso anche per integrazioni molto piú lunghe. Non ho capito, Gacio, come metteresti le note in [[Jean-Paul Sartre]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:39, 26 nov 2007 (CET)
:::::No, siccome si contestava la peraltro effettiva invadenza dell'NDR io intendevo dire esattamente "togliamo il grassetto dal template senza mettere il corsivo"; possiamo tenere il carattere più piccolo mantenendo la differenziazione rispetto al testo normale della citazione e allo stesso tempo ottenere qualcosa di leggibile e poco pesante (tra l'altro, sarà una mia fissazione personale, ma anche in questo caso sarei per evitare i grassetti wikilinkati; non mi piacciono, perché sono un appesantimento della pagina - spesso si può wikilinkare la stessa cosa un paio di righe sotto - e spesso negli NDR ce ne sono in abbondanza). Così otteniamo di uniformare le integrazioni decidendo che vanno tutte con l'NDR e la cosa semplifica la vita ai nuovi arrivati e chi deve revisionare le pagine (''uhm... che ci metto, NDR o quadre semplici? boh!''). Magari possiamo fare una prova e vedere come sta. Poi il corsivo al posto del grassetto lo scarterei perché abbiamo i titoli da evidenziare nelle biografie, sono le uniche parole che scriviamo in corsivo. Se mettiamo il corsivo al template mi sa che esce fuori il tondo ai <nowiki>''Titoli''</nowiki> (ma non me intendo di template). Poi altre soluzioni non mi vengono in mente <small>ma magari ce ne sono e la scarsa partecipazione alla discussione non ne favorisce il reperimento :)</small>
:::::Per quanto riguarda le note di [[Jean-Paul Sartre]], scusami Nemo ma ho perso il filo del discorso e non ho capito chi ha scritto quelle note. Nda = note dell'autore, no? Allora, direi innanzitutto di scartare la copiatura delle note a meno che non siano davvero essenziali per la resa della citazione, che ce ne facciamo? Non pensiamo nemmeno a come organizzarle. In casi come questo di Sartre, però, mi sta venendo un'idea: sottoparagrafi per il paragrafo Note: Dell'autore, Del traduttore, Di Wikiquote. Nell'ordine. Che rispecchia l'importanza. Che ve ne pare? Però penso che abbiamo bisogno di un nuovo [[template:References]] (mai usato, non lo conosco) che permetta di dividere le note per 3 gruppi e ce le faccia collocare in 3 sezioni differenti. O forse neanche questo è un gran pezzo di idea :) ragazzi, non saprei. Ci pensiamo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::::::Togliere il grassetto all'NDR? Ma è praticamente un'istituzione! :-) Non so, guarda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Apuleio&oldid=142617#Incipit qui] e [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142622 qui], a me sembra un orrore. Devo dire che [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142624 il corsivo] non è meglio (ma gli inglesi [[w:Schindler%27s_List#Oskar_Schindler|lo usano]], perciò è una questione di abitudine). Forse però è utopistico pensare di stabilire una convenzione unica per libri e film, che sono due cose piuttosto diverse, cosí come i versi, che non si possono interrompere: la soluzione migliore è usare il piú possibile le note a piè di pagina, tranne che per le integrazioni davvero brevi, che però sono tali solo per gli scritti, perché è ben difficile che nel dialogo di un film si ometta un soggetto che rimane nella frase precedente, ad esempio, perciò nei film sono tutte contestualizzazioni che in quanto tali sono piú personali e quindi vanno segnalate come distaccate, nel solito NDR, mentre per gli scritti vanno benissimo le semplici quadre. Dopodiché, se vogliamo evitare dubbi possiamo imporre un limite di parole arbitrario, magari. Non so.
::::::Le note non sempre si possono omettere: ad esempio in quel caso davvero non è possibile; diverso è il discorso per una nota come quella in [[Cittanova]], ma l'autore della voce non è del mio parere. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:45, 6 dic 2007 (CET)
====Altro discorso coi versi?====
Ecco, una cosa che secondo me non è possibile è questa: [[Papa Bonifacio VIII]]. Non si può interrompere i versi con delle integrazioni, perché si distrugge il ritmo; sarebbe forse il caso di stabilire che si usano solo le note a piè di pagina, in mezzo ai versi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:19, 2 dic 2007 (CET)
:Concordo, una regola a parte, ferrea, per i versi. E (visto che li trattiamo allo stesso modo) stessa regola con le citazioni da canzoni--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::Bene, stabilito. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:20, 6 dic 2007 (CET)
== Metatesti ==
Cioè, ciò che non fa propriamente parte del testo (ad esempio, dell'incipit) ma in qualche modo lo commenta o lo rende leggibile: ad esempio i titoli dei capitoli, oppure le didascalie o i nomi dei personaggi nelle opere teatrali.
Lo [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Kronin&diff=139607&oldid=139147 accennavo] a Kronin, ma [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=139593&oldid=139233 vedo] che bisogna discuterne tutti assieme: come indicare i personaggi in un caso come quest'ultimo? L'NDR è un po' invadente, e in un caso come Shakespeare (non so negli altri) non si può neppure stabilire quale fosse il sistema scelto dall'autore e adottarlo di conseguenza: e ci sono mille modi diversi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:32, 26 nov 2007 (CET)
:Ehm, ho ripetuto la domanda in [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Incipit:_comprendere_tutto.3F]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
==Le domande nelle interviste==
Si veda ad esempio [[Emma Bonino]]: come riportare le domande? A capo e grassetto, o corsivo? Come i dialoghi dei film, usando i nomi dell'intervistato e dell'intervistatore come i nomi dei personaggi? Le domande semplicemente nell'NDR? Contestualizziamo nell'NDR senza riportare precisamente la domanda? Forse la soluzione migliore è la prima (col corsivo). [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
:Un esempio [[Discussione:Orson Welles|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:03, 24 feb 2008 (CET)
== Traduzioni ufficiali o nostre ==
Sopra si parla di come distinguere le note dell'autore dalle nostre; un altro problema (maggiore) sono le traduzioni. Finora ci accontentiamo di distinguere le traduzioni nostre da quelle ufficiali coll'indicazione della fonte: se si indica un testo in lingua (e lo si mette dopo la versione in lingua), è ovvio che la traduzione è nostra; se si cita come fonte un testo italiano è ovvio che la fonte è la traduzione "ufficiale". Ovvio ma non poi tanto, forse; e non sempre è tutto tanto lineare. Vabbè, insomma, non è sempre necessario predisporre un modello uniforme per ogni cosa, ma per portarci avanti intanto metto qui due collegamenti: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Arthur_Koestler&oldid=162685 una voce] con una nota "traduzione propria" e la pagina [[Wikiquote:Citazioni in lingua originale]], che avevo dimenticato del tutto (in effetti ora è inutile). [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:35, 23 feb 2008 (CET)
== Sottoelenco puntato per le traduzioni ==
Piazzo qui un collegamento per ritrovarlo in futuro: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=336840&oldid=336041 esempio] di citazione troppo lunga dove mettere due traduzioni con semplice indentazione genera sostanzialmente un unico blocco di testo di difficile lettura. --[[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 02:38, 23 lug 2010 (CEST)
==Informazioni ulteriori==
Discussione iniziata [[Discussioni Wikiquote:Vetrina#NDR in nota|qui]]. Sono d'accordo con Donato che la distinzione deve poter essere segnalata e l'utilizzo del template {{tl|NDR}} potrebbe essere un modo, ma attualmente mi pare che le nostre regole non lo prevedano... Aggiungiamo questa regola? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:52, 21 set 2011 (CEST)
[[Discussioni aiuto:Fonti#Indicazione delle fonti a pié di pagina|Qua]] ho proposto una soluzione alternativa: ''Forse non serve usare il template NDR. Basta scivere tra parentesi la fonte della nota, come facciamo per le citazioni. Ad esempio, [http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#cite_note-1 qui] ho riportato una nota del curatore del libro mettendo la fonte tra parentesi. Se la nota è scritta da noi utenti, direi di non mettere nulla. L'importante è segnalare tra parentesi la fonte quando una nota è dell'autore o del curatore del libro, così non lediamo il diritto d'autore.'' [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:58, 8 nov 2011 (CET)
== Omissis ==
Ho sempre qualche dubbio riguardo a questa regola:
{{quote|se si taglia una frase da un certo punto alla sua fine (per poi proseguire col testo successivo), bisogna lasciare il punto dopo l'omissis, e se si omette ulteriore testo dopo il punto bisogna segnalare anche questa omissione con altri puntini fra parentesi quadre.}}Ad esempio, se una citazione fa: «Che bella giornata e che bel corvo. Ieri ho visto Ugo. Domani vedrò Italo. Com'è alto il cielo. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» ed io voglio riportare solo le parti che parlano della giornata, tocca trascrivere: «Che bella giornata [...]. [...]. [...]. [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» mentre sarebbe più semplice (e più scorrevole per chi legge) trascrivere: «Che bella giornata [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti». Insomma, è una regola troppo rigida: bisognerebbe permettere (come difatti già avviene) di poter apporre un solo [...] quando il buon senso lo suggerisce. [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:49, 8 nov 2011 (CET)
:Sono d'accordo, ma infatti io non ho mai visto una sequela di omissis né in letteratura né sulle wiki. Nella tua frase però io aggiungerei il punto, così:
:*Che bella giornata [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:Se invece volessi metterci anche il corvo, così:
:*Che bella giornata e che bel corvo. [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:--[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 18:25, 9 nov 2011 (CET)
==NDR sì NDR no==
A proprosito dell'uso degli NDR ({{NDR|xxx}}) per inserire parole non nel testo autore, al fine di rendere più leggibile la citazione.<br />Che si fa?... Io sono del parere di usare sempre gli NDR quando facciamo delle aggiunte in una citazione, e di lasciare le quadre ([xxx]) quando le ha usate l'autore. Magari qualche volta si potrà ricorrere a una nota, e qui si ritornebbe sul problema di come distinguere le note del redattore da quelle dell'autore. Si potrebbe indicare fra parentesi che la nota è dell'autore. Uhè, cerchiamo di risolvere questa faccenda una volta per tutte, please.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 16:13, 20 feb 2012 (CET)
: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Cercherei però di limitare al massimo l'NDR, da usarsi solo per specificare, ad esempio, il soggetto della citazione. Non lo userei per spiegare, controspiegare, contestualizzare etc. etc. se una frase ha bisogno di tante spiegazioni non è un aforisma, non è neppure una citazione degna di stare in piedi da sola. OT ma lo stesso vale per le note, non mi pare si debba fare un trattato sui singoli autori attraverso le loro citazioni, quella è Pedia eventualmente. Certo è uno sforzo bello, importante, porta via tempo, però mi pare altro rispetto a quello che qui si dovrebbe fare e che è il fascino del progetto stesso. Come ha scritto recentemente Donato, mi pare che il punto forte di quote siano le tematiche, collezione intelligente di citazioni tratte da diversi autori..con le note o troppi NDR che roba è? Scusate la lunghezza... --[[Utente:Donluca|Donluca]] ([[Discussioni utente:Donluca|scrivimi]]) 16:48, 20 feb 2012 (CET)
:: L'NDR andrebbe usato solo per specificare il contesto, quindi mai all'interno di una frase ([[WQ:TC]]), dove invece, in casi particolari, possiamo aggiungere una parola mancante tra le normali quadre (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente%3ASpinoziano%2FArchivio2011&action=historysubmit&diff=399089&oldid=399056 qui]), solo per far reggere in piedi la frase dopo un taglio, e solo quando una nota o un NDR prima della frase non permetterebbero una soluzione efficace. Questa almeno è la regola attuale per come l'ho capita io, e sulla base di essa ho fatto varie correzioni. Il problema sarebbe solo, come ha notato Donato, di distinguere le quadre nostre da quelle del curatore ufficiale, ma è solo in pochi testi che si trovano parentesi quadre di un curatore, quindi è un caso limite, ma in effetti c'è. Riguardo all'altro problema, mi sembra che avevamo già trovato un accordo, cioè specificare tra parentesi se la nota non è nostra (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_aiuto%3AFonti&action=historysubmit&diff=431662&oldid=430086 qua]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 10:12, 21 feb 2012 (CET)
:::Ah, avevo dimenticato il fatto della nota. Va bene, va bene così; esempio: "(nota di Rayfield, p. 512)". Resta da sentire qualcun altro per la questione NDR.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 11:05, 21 feb 2012 (CET)
::::Per distinguere le quadre che mettiamo noi da quelle presenti nella fonte (che sono rare) possiamo segnalare questa seconda tipologia di casi in nota ([http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#Note esempio] in nota 1) oppure nel campo oggetto se la cronologia non è pesante ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=A%C5%9Bvagho%E1%B9%A3a&action=historysubmit&diff=406374&oldid=406368 esempio]) o dentro un <nowiki><!----></nowiki> nel testo. La prima e la terza soluzione sono le migliori; in generale dovremmo usare più spesso i <nowiki><!----></nowiki> perché hanno il vantaggio di saltare all'occhio quando si apre il testo in modifica (mentre ciò che è scritto nel campo oggetto può finire nel dimenticatoio) e possono essere usati per segnalare in maniera discreta quelle aderenze alla fonte che altrimenti potrebbero essere prese per errori ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Somerset_Maugham&action=historysubmit&diff=414236&oldid=414180 esempio]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:09, 21 feb 2012 (CET)
:::::Gli <nowiki><!----></nowiki>?... e pensi che un generico lettore si prenda la briga di andare in modifica per verificarne la presenza?... Mhmh, molto scettico. La nota è ben più evidente. Il fatto, secondo me, è che abbiamo 'esperienze' diverse: io, coi miei inserimenti da testi dell'induismo, sto incontrando molte []: e che faccio?... metto una nota per ogni quadra? Scettico anche per la soluzione "nota". Anche gli NDR sono rari, se la questione è la rarità, e sempre nella mia 'esperienza', lo sono ancor di più delle quadre nel testo. Mi chiedo ora cosa hai contro gli NDR?... sono una indicazione molto evidente di una nostra, nostra di noi redattori, aggiunta: che male fanno?<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 21:33, 21 feb 2012 (CET)
::::::Gli <nowiki><!----></nowiki> servono solo per avvisare chi apre la pagina in modifica, quindi certo è meglio la nota, ma... io non ho nulla contro gli NDR: ho solo cercato di seguire la regola attuale, ma evidentemente si può cambiare (mi avete abbastanza convinto) come ha detto Donluca: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Altri pareri? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:01, 23 feb 2012 (CET)
:::::::Diciamo che, se possibile, sarà da preferirsi l'uso della nota<ref>Con l'esplicitazione ove dovesse trattarsi di nota non nostra (autore, curatore, traduttore, eccetera).</ref>, in mancanza d'altro materiale [citabile] che possa essere di chiarimento; altrimenti: {{NDR|NDR}}.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 20:53, 23 feb 2012 (CET)
::::::::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463647&oldid=420873 corretto] la linea guida indicando l'utilizzo dell'NDR per le aggiunte nostre, e tolto il divieto di utilizzare questo template in mezzo alle frasi (resta comunque specificato che va utilizzato con discrezione, e solo quando è «necessario integrare delle parole la cui mancanza renderebbe oscuro il passo»). Ho tolto anche il pezzetto che avevo contestato nella sezione precedente. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:32, 1 mar 2012 (CET)
:::::::::Non c'era nessun divieto di usarlo in mezzo alle farsi ma solo in mezzo ai versi, per ovvi motivi. Poiché non era intenzione rimuoverlo, l'ho ripristinato. [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 20:29, 25 lug 2012 (CEST)
===Note===
<references />
== Omissis iniziali ==
Donato ha osservato che quando una citazione inizia con un omissis è meglio non riportare l'omissis nella voce tematica (per migliorare l'estetica di quest'ultima). Ad esempio la prima citazione che c'è [http://it.wikiquote.org/wiki/Hans_K%C3%BCng#Perch.C3.A9_sono_ancora_cristiano qua] è stata adattata [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Teologia&action=historysubmit&diff=391500&oldid=391499 così] nella tematica; mentre nella voce dell'autore i puntini sospensivi rimangono. Tutti d'accordo? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:44, 21 feb 2012 (CET)
:Io sicuramente. Infatti già ho usato questo standard in alcune tematiche che avevo modificato. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 18:44, 21 feb 2012 (CET)
::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463683&oldid=463647 specificato] che nelle voci tematiche non è sempre necessario (cioè, lo è di meno che nelle voci degli autori) usare i puntini. Nelle voci degli autori li usiamo molto, quindi ho ammorbidito le espressioni che venivano utilizzate prima. Può andare? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:46, 1 mar 2012 (CET)
:::Io direi di si. Direi di applicare questa regola sia alle tematiche, ma anche alle citazioni su che sono come tematiche. No? [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 19:37, 1 mar 2012 (CET)
::::Be' ma è sottinteso che trattiamo le "citazioni su" come sezioni tematiche. Comunque più rileggo queste linee guida e più trovo passaggi imprecisi o incomprensibili; aveva ragione Creed a volerle riscrivere in maniera più chiara. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 09:54, 2 mar 2012 (CET)
:::::Be' in realtà, mi sembra che l'abbia proprio scritte da qualche parte nella sua sandbox. Appoggerei un suo eventuale intervento con tutto il supporto che necessita. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 01:04, 3 mar 2012 (CET)
==Traduzioni proprie==
Mi pare di capire, leggendo qui, che non ci sia un limite per il numero di citazioni con traduzione propria:<br />"È possibile inserire traduzioni proprie come integrazione, per chiarire qualcosa, o altrimenti solo se non ne esistono di ufficiali: in questo caso [...]"<br />Cioè, voglio dire, i termini "integrazione" e "chiarimento", se interpretati alla lettera, dovrebbero suggerire che [[David Draiman|questa voce]], per esempio, non è a norma per niente, mentre voci del genere ce ne sono diverse in giro. Io dico che possono anche andar bene, ma occorre mettere un limite.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 09:21, 1 feb 2013 (CET)
:Il limite, come sempre, dovrebbe essere dettato dal buon senso. Se ci sono molte citazioni significative, mai tradotte in italiano, di un certo autore, ben vengano le traduzioni proprie. In caso contrario, ci si contenga. Ne approfitto per proporre una cosetta che avevo pensato: la possibilità di spostare il testo originale in nota, per rendere più fluida la lettura della voce (dato che il testo in lingua originale dovrebbe servire solo a permettere di controllare che la traduzione sia corretta, quando si tratta di traduzione propria, il che riguarda la verificabilità e le fonti, non certo un nostro interesse verso le lingue diverse dall'italiano). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:01, 1 feb 2013 (CET)
::Sono d'accordo. Però, tornando a prima, scriviamolo questo fatto del buon senso: "sempre usando il buon senso nell'aggiungere citazioni" o qualcosa del genere.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:05, 1 feb 2013 (CET)
:::Be', il buon senso è una regola implicitamente onnipresente, cmq se vuoi accennarvi esplicitamente in quel punto nulla in contrario. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:10, 1 feb 2013 (CET)
::::Attendiamo altri pareri.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:14, 1 feb 2013 (CET)
:::::[http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Welcome_to_the_NHK&diff=prev&oldid=552494 Qui] intanto ho provato per la prima volta a mettere il testo originale in nota. Mi sembra un buon guadagno in leggibilità. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:43, 24 feb 2013 (CET)
== Virgolettato non chiuso ==
A volte a causa degli omissis le virgolette rimangono aperte, come ci si comporta in questi casi? La pagina non lo chiarisce. Esempio:
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.'' [...]"
Da notare che nel secondo caso le virgolette di chiusura rimangono fuori dal corsivo, diversamente da quelle di apertura. Inoltre nel caso specifico è possibile risparmiare le virgolette omettendo l'inizio ma tale omissione va segnalata nel seguente modo?
*[...] ''Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 16:24, 27 set 2026 (CEST)
:Sul primo caso, io mi sono sempre regolato chiudendo le virgolette, e nel caso in questione l'omissis non credo serva perché quella frase si chiude con un punto, quindi semplicemente aggiungerei le virgolette finali prima del punto:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo".''
:Se invece per ipotesi dopo "lodo" ci fosse una virgola e tu volessi tagliare lì, metterei il punto dopo l'omissis, e se le virgolette sono parte dei versi il corsivo per queste andrebbe lasciato:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo'' [...]''".''
:Da notare che l'indicazione del verso resterebbe 34-36, dato che le virgolette finali sono messe solo come chiusura di un omissis di versi non riportati.
:Sul secondo punto, sì, l'omissione può essere segnalata perché la maiuscola non inizia dopo un punto fermo, tuttavia non direi che è strettamente necessario segnalarla, perché lì si apre il discorso di un personaggio, difatti se tra parentesi indichi il nome del personaggio non serve affatto segnalarla.
:Sono comunque entrambe questioni molto marginali, onestamente non starei a perderci molto tempo in discussioni: se la mie soluzioni non ti convincono puoi mantenere lo stile che hai già adottato nella voce. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:00, 28 set 2026 (CEST)
::Be', la mia questione intendeva ricercare uno standard per tutto il progetto, non solo per una voce. Sono d'accordo con te sul secondo punto ma la versione <code><nowiki>lodo".''</nowiki></code> non mi convince perché Virgilio poi continua a parlare, non ha sentenziato lì, quindi chiudere lì mi sembra un errore. Credo sia meglio lasciarle aperte: per quanto brutte, almeno servono a suggerire al lettore che il personaggio ha ancora qualcosa da dire. --[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 14:43, 28 set 2026 (CEST)
bdqsbipwd8841keuy6k7bea6ypy9bcs
1427744
1427742
2026-09-28T14:25:32Z
Spinoziano
2297
/* Virgolettato non chiuso */ re
1427744
wikitext
text/x-wiki
==Nuova pagina di aiuto==
C'è un po' di confusione su questo argomento, perciò ho buttato giù qualche linea guida.
Bisogna decidere alcuni dettagli come il modo di indicare le varianti, graficamente, intendo: corsivi, grassetti, elenchi puntati, rientranze ecc. Per il resto, mi sono attenuto alle consuetudini del progetto, perciò non dovrebbero esserci problemi.<br>
Un'altra cosa: potrebbe essere utile aggiungere qualche consiglio su strumenti come Wikisource, l'OCR, i vari siti disponibili in rete (compreso Google libri), le versioni digitalizzate pià o meno legali (su questo ho qualche dubbio) ecc. Vi sembra il caso di parlarne in una voce a parte? [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:53, 18 mag 2007 (UTC)
:Ottimo lavoro! E sono d'accordissimo per creare una voce che parli degli strumenti da cui attingere le varie citazioni. Per quanto riguarda invece la pagina in esame, io cambierei questo:
:#Io userei (e finora ho usato) <nowiki>{{NDR|...}}</nowiki> piuttosto che [...].
:#Per le fonti non scritte, io vieterei tassativamente il maiuscolo, perché lo trovo davvero fastidioso.
:#Nel riportare il testo nella lingua originale, userei i corsivo, sia per distinguere, sia perché in situazioni simili (vedi i [[Wikiquote:Modello_di_voce#Film|film]]) la convensione è proprio quella sei ::''testo in corsivo'').
:#Ometterei di riportare la dicitura "Traduzione ufficiale:" nel caso di versione multipla, perché la fonte fra parentesi fa riferimento alla bibliografia della pagina, di conseguenza è inutile chiarire che si tratti della traduzione ufficiale. (Se però dovesse essere scelto di mantenere la dicitura, opterei per un grassetto)
:#Le varianti (e solo quelle, non le frasi in lingua originale) le introdurrei invece con la dicitura "Variante:" in grassetto, per non confonderla con una traduzione alternativa (soprattutto nel caso di proverbi).
:E infine un dubbio:
:*Perché a volte usi la tabulazione (:) e a volte l'elenco puntato rientrato (**)?
:--[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 06:07, 19 mag 2007 (UTC)
::Le citazioni in lingue diverse dall'italiano vanno in corsivo, e concordo sulla doppia tabulazione (::).
<pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
</pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
La resa così è ottima, a mio avviso. Per le varianti, io eviterei le etichette, non mi piacciono molto. Questa l'ho usata in [[Proverbi italiani]], ha un'ottima resa, non appesantisce assolutamente la lista:
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
<pre>
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
</pre>
E comunque le linee guida si abbozzano in sottopagina utente... --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 07:29, 19 mag 2007 (UTC)
Nell'ordine:
#L'NDR va bene per le spiegazioni, ma per le semplici integrazioni è troppo pesante.
#Vada per il divieto del maiuscolo.
#Il corsivo non mi sembra necessario, ma non ho nulla in contrario.
#Il <nowiki><br></nowiki> mi sembra preferibile perché piú semplice: Frieda ha detto che non c'è motivo di sostituirlo.
#L'ho messa qui perché c'è ben poco di nuovo.
#Non c'è nessuna dicitura «traduzione ufficiale»; la tolgo, visto che confonde solo.
#Per le varianti, preferisco anch'io evitare del tutto le etichette, visto che non sono l'unico a pensarla cosí.
#A volte uso l'indentatura e a volta l'elenco puntato perché la prima non mi sembra molto conforme all'uso wikiano; l'elenco puntato però mi sembra brutto quando non c'è un elenco... Però se ne può fare a meno del tutto, perché può risultare troppo pesante.
#Mi sembra eccessiva la doppia rientranza per le citazioni in lingua originale. È vero però che non possono essere gerarchicamente parificate a eventuali spiegazioni, perciò o si mettono le une con una rientranza e le altre con due o si usa un elenco puntato, direi. La seconda soluzione è probabilmente la piú ordinata. Mi sembra utile in tutti i casi in cui siano presenti vari elementi (citazione in lingua, varianti, spiegazioni).
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##:''Citazione in lingua originale.''
##::Informazioni.
##Oppure
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##**''Citazione in lingua originale.''
##**Informazioni. <br>
#Ottima invece l'indicazione delle varianti con una semplice rientranza. Non capisco però il senso del corsivo: la variante non è un qualcosa di strano ovvero estraneo.
[[Utente:Nemo|Nemo]] 22:33, 19 mag 2007 (UTC)
Ciao! Allora, affrontiamo la cosa passo passo, altrimenti non ci raccapezziamo. Fra le due proposte, la soluzione 1 è perfetta, a mio avviso. --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:03, 20 mag 2007 (UTC)
:Sono d'accordo con Dread (la prima soluzione è perfetta). Però a che informazioni ci si riferisce? Perché, proverbi a parte, gran parte delle informazioni possono essere inserite tramite note... --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:11, 20 mag 2007 (UTC)
::Ci sono tantissimi casi! Mi viene in mente [[Stephen Biko]] (andrebbe sistemata....). [[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:29, 20 mag 2007 (UTC)
:::Sì, ma in un caso del genere si dovrebbe mettere la prima fra parentesi (essendo la fonte della citazione). Per quanto riguarda i casi come questo, io userei le note, perché sono informazioni non necessarie alla comprensione della citazione, quindi snellirebbe graficamente la pagina collocarle fra le note. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:33, 20 mag 2007 (UTC)
::::Intendi con l'NDR o le note a fondo pagina? Perché sono mooooolto favorevole alla seconda ipotesi. A questo punto, si potrebbe anche eliminare la riga "Informazione", Ovvero:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:''Citazione in lingua originale.''
Un sacco di rogne in meno! --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:42, 20 mag 2007 (UTC)
:::::Era esattamente quello che intendevo! --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 09:20, 20 mag 2007 (UTC)
Aggiungo che magari si potrebbe anche specificare la lingua della citazione originale con i template. Per esempio:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:{{la}} ''Citazione in lingua originale.''
[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 10:40, 20 mag 2007 (UTC)
:In linea teorica l'idea non mi dispiace, però penso che la pagina si appesantirebbe un po' troppo, quindi direi di lasciar stare. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 10:55, 20 mag 2007 (UTC)
::E se gli alleggerissi, con una grafica simile a quella di Wikipedia? (ci pensavo già da un po', sia ben chiaro) Cfr. {{tl|En}} e [[w:Template:En]] --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 11:25, 20 mag 2007 (UTC)
:::Non so, perché comunque per i link non è male la grafica attuale. Fra l'altro tieni conto che la lingua della citazione originale è solitamente di facile intuizione, quindi non so se vale la pena di modificare il template per questo. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 12:09, 20 mag 2007 (UTC)
::::L'uso delle note a piè di pagina mi sembra la soluzione migliore. Aggiudicato. Però non bisogna esagerare; ciò che non è troppo specifico e può stare in Wikipedia è meglio che non sia inserito qui, perché sarebbe un pernicioso doppione, a meno che sia molto molto breve. Non mi piace molto l'aggiunta dei template lingua: non solo appesantiscono la pagina, ma non sono poi tanto utili perché innanzitutto la lingua originale dell'autore è solitamente una sola, e secondariamente chi può leggere una frase non può non sapere in che lingua è, e agli altri non importa. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:28, 20 mag 2007 (UTC)
Ho modificato la pagina secondo quanto detto in precedenza. Va bene, cosí? [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:49, 11 giu 2007 (CEST)
:Caspita, sono passate tre settimane: mi sembra che abbiamo risolto i dubbi precedenti, ma ne sono emersi altri, [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Contestualizzazione_delle_battute_di_film_.28ma_non_solo.29|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:49, 3 lug 2007 (CEST)
===Rifinitura della pagina===
La prima cosa che mi salta all'occhio è che gli esempi inseriti nel paragrafo "Contestualizzazione" sono troppo lunghi, e con la sintassi usata (spazio a sinistra, prima del testo per evidenziare) sforano a destra di un bel po'. Considerate che io vedo tutto in 16:9: immagino che a 4:3 sia peggio. Sostituiamo con altri esempi più brevi? Sennò non capisco chi possa scorrere paginate e paginate a destra. Stesso problema notato da un tot di tempo in [[Wikiquote:Modello di voce#Persone]] (gli esempi di Mark Twain a fine paragrafo) e in [[Wikiquote:Modello di voce#Pagine tematiche]] (gli esempi sul liberalismo). Per un parere più approfondito attendete un attimo ché sono un po' indaffarato, ad ogni modo concordo con quasi tutto--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 10:53, 3 lug 2007 (CEST)
:Infatti gli esempi sono provvisori, quando ne incontro qualcuno migliore lo inserisco... Grazie per il parere, [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:44, 3 lug 2007 (CEST)
== Grassetto interlocutori ==
Si veda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Nikita_%28serie_televisiva%29&oldid=109087 qui]: non è male nemmeno cosí, senza l'interlocutore in grassetto. Però probabilmente è piú coerente l'attuale prescrizione della pagina. [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:44, 11 lug 2007 (CEST)
==NDR o parentesi quadra==
Su [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote:Trascrizione&curid=13747&diff=128659&oldid=111049 questo]: spesso l'NDR, col grassetto, è assai invadente; sono dell'idea che per delle semplici integrazioni – tipicamente, un soggetto andato perduto negli omissis, o cose del genere – sia meglio la semplice parentesi quadra, come nei libri. Non è chiaro che sono note del redattore wikiquotiano? Le parentesi quadre servono proprio a questo, perciò è difficile che siano già presenti in un testo, anche se talvolta (molto raramente) capita che ci sia una sovrapposizione di note dell'autore, del redattore del libro e del redattore wikiano; in questi casi ho qualche dubbio. Ad esempio, [[Jean-Paul_Sartre#Note|qui]]: ho risolto mettendo un ''nda'', ma non mi convince molto. Altri ha copiato le note in piccolo alla fine della sezione del libro, senza usare la funzione ref. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:24, 23 ott 2007 (CEST)
:Quindi quando si usa l'NDR e quando le semplici quadre? --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 20:55, 23 ott 2007 (CEST)
::Uniformiamo tutto usando l'NDR ma prendiamo in considerazione l'ipotesi di rimuovere il grassetto dal template. Nei casi particolari di compresenza di note dell'autore, del redattore e del quotiano, quest'ultimo le scriva come note in fondo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 23:36, 23 ott 2007 (CEST)
:::Completamente d'accordo con Gacio, io quando trovavo delle quadre semplici le sostituivo sempre con l'NDR --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 00:11, 24 ott 2007 (CEST)
::::Il grassetto si potrebbe togliere, ma che ci mettiamo, il corsivo? Per le bibliografie non sarebbe il massimo, credo (ammesso che funzioni), però è vero che col grassetto spesso sta maluccio (ed è molto meglio usare le note a piè di pagina), specie quando c'è un NDR di contestualizzazione all'inizio di ogni frase. ma anche il grassetto sarebbe troppo per le semplici integrazioni ad esempio di un soggetto andato perso, o di una parola mancante per un refuso: nessuno usa altro che le semplici quadre per queste cose, e spesso anche per integrazioni molto piú lunghe. Non ho capito, Gacio, come metteresti le note in [[Jean-Paul Sartre]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:39, 26 nov 2007 (CET)
:::::No, siccome si contestava la peraltro effettiva invadenza dell'NDR io intendevo dire esattamente "togliamo il grassetto dal template senza mettere il corsivo"; possiamo tenere il carattere più piccolo mantenendo la differenziazione rispetto al testo normale della citazione e allo stesso tempo ottenere qualcosa di leggibile e poco pesante (tra l'altro, sarà una mia fissazione personale, ma anche in questo caso sarei per evitare i grassetti wikilinkati; non mi piacciono, perché sono un appesantimento della pagina - spesso si può wikilinkare la stessa cosa un paio di righe sotto - e spesso negli NDR ce ne sono in abbondanza). Così otteniamo di uniformare le integrazioni decidendo che vanno tutte con l'NDR e la cosa semplifica la vita ai nuovi arrivati e chi deve revisionare le pagine (''uhm... che ci metto, NDR o quadre semplici? boh!''). Magari possiamo fare una prova e vedere come sta. Poi il corsivo al posto del grassetto lo scarterei perché abbiamo i titoli da evidenziare nelle biografie, sono le uniche parole che scriviamo in corsivo. Se mettiamo il corsivo al template mi sa che esce fuori il tondo ai <nowiki>''Titoli''</nowiki> (ma non me intendo di template). Poi altre soluzioni non mi vengono in mente <small>ma magari ce ne sono e la scarsa partecipazione alla discussione non ne favorisce il reperimento :)</small>
:::::Per quanto riguarda le note di [[Jean-Paul Sartre]], scusami Nemo ma ho perso il filo del discorso e non ho capito chi ha scritto quelle note. Nda = note dell'autore, no? Allora, direi innanzitutto di scartare la copiatura delle note a meno che non siano davvero essenziali per la resa della citazione, che ce ne facciamo? Non pensiamo nemmeno a come organizzarle. In casi come questo di Sartre, però, mi sta venendo un'idea: sottoparagrafi per il paragrafo Note: Dell'autore, Del traduttore, Di Wikiquote. Nell'ordine. Che rispecchia l'importanza. Che ve ne pare? Però penso che abbiamo bisogno di un nuovo [[template:References]] (mai usato, non lo conosco) che permetta di dividere le note per 3 gruppi e ce le faccia collocare in 3 sezioni differenti. O forse neanche questo è un gran pezzo di idea :) ragazzi, non saprei. Ci pensiamo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::::::Togliere il grassetto all'NDR? Ma è praticamente un'istituzione! :-) Non so, guarda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Apuleio&oldid=142617#Incipit qui] e [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142622 qui], a me sembra un orrore. Devo dire che [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142624 il corsivo] non è meglio (ma gli inglesi [[w:Schindler%27s_List#Oskar_Schindler|lo usano]], perciò è una questione di abitudine). Forse però è utopistico pensare di stabilire una convenzione unica per libri e film, che sono due cose piuttosto diverse, cosí come i versi, che non si possono interrompere: la soluzione migliore è usare il piú possibile le note a piè di pagina, tranne che per le integrazioni davvero brevi, che però sono tali solo per gli scritti, perché è ben difficile che nel dialogo di un film si ometta un soggetto che rimane nella frase precedente, ad esempio, perciò nei film sono tutte contestualizzazioni che in quanto tali sono piú personali e quindi vanno segnalate come distaccate, nel solito NDR, mentre per gli scritti vanno benissimo le semplici quadre. Dopodiché, se vogliamo evitare dubbi possiamo imporre un limite di parole arbitrario, magari. Non so.
::::::Le note non sempre si possono omettere: ad esempio in quel caso davvero non è possibile; diverso è il discorso per una nota come quella in [[Cittanova]], ma l'autore della voce non è del mio parere. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:45, 6 dic 2007 (CET)
====Altro discorso coi versi?====
Ecco, una cosa che secondo me non è possibile è questa: [[Papa Bonifacio VIII]]. Non si può interrompere i versi con delle integrazioni, perché si distrugge il ritmo; sarebbe forse il caso di stabilire che si usano solo le note a piè di pagina, in mezzo ai versi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:19, 2 dic 2007 (CET)
:Concordo, una regola a parte, ferrea, per i versi. E (visto che li trattiamo allo stesso modo) stessa regola con le citazioni da canzoni--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::Bene, stabilito. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:20, 6 dic 2007 (CET)
== Metatesti ==
Cioè, ciò che non fa propriamente parte del testo (ad esempio, dell'incipit) ma in qualche modo lo commenta o lo rende leggibile: ad esempio i titoli dei capitoli, oppure le didascalie o i nomi dei personaggi nelle opere teatrali.
Lo [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Kronin&diff=139607&oldid=139147 accennavo] a Kronin, ma [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=139593&oldid=139233 vedo] che bisogna discuterne tutti assieme: come indicare i personaggi in un caso come quest'ultimo? L'NDR è un po' invadente, e in un caso come Shakespeare (non so negli altri) non si può neppure stabilire quale fosse il sistema scelto dall'autore e adottarlo di conseguenza: e ci sono mille modi diversi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:32, 26 nov 2007 (CET)
:Ehm, ho ripetuto la domanda in [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Incipit:_comprendere_tutto.3F]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
==Le domande nelle interviste==
Si veda ad esempio [[Emma Bonino]]: come riportare le domande? A capo e grassetto, o corsivo? Come i dialoghi dei film, usando i nomi dell'intervistato e dell'intervistatore come i nomi dei personaggi? Le domande semplicemente nell'NDR? Contestualizziamo nell'NDR senza riportare precisamente la domanda? Forse la soluzione migliore è la prima (col corsivo). [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
:Un esempio [[Discussione:Orson Welles|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:03, 24 feb 2008 (CET)
== Traduzioni ufficiali o nostre ==
Sopra si parla di come distinguere le note dell'autore dalle nostre; un altro problema (maggiore) sono le traduzioni. Finora ci accontentiamo di distinguere le traduzioni nostre da quelle ufficiali coll'indicazione della fonte: se si indica un testo in lingua (e lo si mette dopo la versione in lingua), è ovvio che la traduzione è nostra; se si cita come fonte un testo italiano è ovvio che la fonte è la traduzione "ufficiale". Ovvio ma non poi tanto, forse; e non sempre è tutto tanto lineare. Vabbè, insomma, non è sempre necessario predisporre un modello uniforme per ogni cosa, ma per portarci avanti intanto metto qui due collegamenti: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Arthur_Koestler&oldid=162685 una voce] con una nota "traduzione propria" e la pagina [[Wikiquote:Citazioni in lingua originale]], che avevo dimenticato del tutto (in effetti ora è inutile). [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:35, 23 feb 2008 (CET)
== Sottoelenco puntato per le traduzioni ==
Piazzo qui un collegamento per ritrovarlo in futuro: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=336840&oldid=336041 esempio] di citazione troppo lunga dove mettere due traduzioni con semplice indentazione genera sostanzialmente un unico blocco di testo di difficile lettura. --[[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 02:38, 23 lug 2010 (CEST)
==Informazioni ulteriori==
Discussione iniziata [[Discussioni Wikiquote:Vetrina#NDR in nota|qui]]. Sono d'accordo con Donato che la distinzione deve poter essere segnalata e l'utilizzo del template {{tl|NDR}} potrebbe essere un modo, ma attualmente mi pare che le nostre regole non lo prevedano... Aggiungiamo questa regola? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:52, 21 set 2011 (CEST)
[[Discussioni aiuto:Fonti#Indicazione delle fonti a pié di pagina|Qua]] ho proposto una soluzione alternativa: ''Forse non serve usare il template NDR. Basta scivere tra parentesi la fonte della nota, come facciamo per le citazioni. Ad esempio, [http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#cite_note-1 qui] ho riportato una nota del curatore del libro mettendo la fonte tra parentesi. Se la nota è scritta da noi utenti, direi di non mettere nulla. L'importante è segnalare tra parentesi la fonte quando una nota è dell'autore o del curatore del libro, così non lediamo il diritto d'autore.'' [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:58, 8 nov 2011 (CET)
== Omissis ==
Ho sempre qualche dubbio riguardo a questa regola:
{{quote|se si taglia una frase da un certo punto alla sua fine (per poi proseguire col testo successivo), bisogna lasciare il punto dopo l'omissis, e se si omette ulteriore testo dopo il punto bisogna segnalare anche questa omissione con altri puntini fra parentesi quadre.}}Ad esempio, se una citazione fa: «Che bella giornata e che bel corvo. Ieri ho visto Ugo. Domani vedrò Italo. Com'è alto il cielo. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» ed io voglio riportare solo le parti che parlano della giornata, tocca trascrivere: «Che bella giornata [...]. [...]. [...]. [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» mentre sarebbe più semplice (e più scorrevole per chi legge) trascrivere: «Che bella giornata [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti». Insomma, è una regola troppo rigida: bisognerebbe permettere (come difatti già avviene) di poter apporre un solo [...] quando il buon senso lo suggerisce. [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:49, 8 nov 2011 (CET)
:Sono d'accordo, ma infatti io non ho mai visto una sequela di omissis né in letteratura né sulle wiki. Nella tua frase però io aggiungerei il punto, così:
:*Che bella giornata [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:Se invece volessi metterci anche il corvo, così:
:*Che bella giornata e che bel corvo. [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:--[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 18:25, 9 nov 2011 (CET)
==NDR sì NDR no==
A proprosito dell'uso degli NDR ({{NDR|xxx}}) per inserire parole non nel testo autore, al fine di rendere più leggibile la citazione.<br />Che si fa?... Io sono del parere di usare sempre gli NDR quando facciamo delle aggiunte in una citazione, e di lasciare le quadre ([xxx]) quando le ha usate l'autore. Magari qualche volta si potrà ricorrere a una nota, e qui si ritornebbe sul problema di come distinguere le note del redattore da quelle dell'autore. Si potrebbe indicare fra parentesi che la nota è dell'autore. Uhè, cerchiamo di risolvere questa faccenda una volta per tutte, please.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 16:13, 20 feb 2012 (CET)
: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Cercherei però di limitare al massimo l'NDR, da usarsi solo per specificare, ad esempio, il soggetto della citazione. Non lo userei per spiegare, controspiegare, contestualizzare etc. etc. se una frase ha bisogno di tante spiegazioni non è un aforisma, non è neppure una citazione degna di stare in piedi da sola. OT ma lo stesso vale per le note, non mi pare si debba fare un trattato sui singoli autori attraverso le loro citazioni, quella è Pedia eventualmente. Certo è uno sforzo bello, importante, porta via tempo, però mi pare altro rispetto a quello che qui si dovrebbe fare e che è il fascino del progetto stesso. Come ha scritto recentemente Donato, mi pare che il punto forte di quote siano le tematiche, collezione intelligente di citazioni tratte da diversi autori..con le note o troppi NDR che roba è? Scusate la lunghezza... --[[Utente:Donluca|Donluca]] ([[Discussioni utente:Donluca|scrivimi]]) 16:48, 20 feb 2012 (CET)
:: L'NDR andrebbe usato solo per specificare il contesto, quindi mai all'interno di una frase ([[WQ:TC]]), dove invece, in casi particolari, possiamo aggiungere una parola mancante tra le normali quadre (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente%3ASpinoziano%2FArchivio2011&action=historysubmit&diff=399089&oldid=399056 qui]), solo per far reggere in piedi la frase dopo un taglio, e solo quando una nota o un NDR prima della frase non permetterebbero una soluzione efficace. Questa almeno è la regola attuale per come l'ho capita io, e sulla base di essa ho fatto varie correzioni. Il problema sarebbe solo, come ha notato Donato, di distinguere le quadre nostre da quelle del curatore ufficiale, ma è solo in pochi testi che si trovano parentesi quadre di un curatore, quindi è un caso limite, ma in effetti c'è. Riguardo all'altro problema, mi sembra che avevamo già trovato un accordo, cioè specificare tra parentesi se la nota non è nostra (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_aiuto%3AFonti&action=historysubmit&diff=431662&oldid=430086 qua]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 10:12, 21 feb 2012 (CET)
:::Ah, avevo dimenticato il fatto della nota. Va bene, va bene così; esempio: "(nota di Rayfield, p. 512)". Resta da sentire qualcun altro per la questione NDR.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 11:05, 21 feb 2012 (CET)
::::Per distinguere le quadre che mettiamo noi da quelle presenti nella fonte (che sono rare) possiamo segnalare questa seconda tipologia di casi in nota ([http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#Note esempio] in nota 1) oppure nel campo oggetto se la cronologia non è pesante ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=A%C5%9Bvagho%E1%B9%A3a&action=historysubmit&diff=406374&oldid=406368 esempio]) o dentro un <nowiki><!----></nowiki> nel testo. La prima e la terza soluzione sono le migliori; in generale dovremmo usare più spesso i <nowiki><!----></nowiki> perché hanno il vantaggio di saltare all'occhio quando si apre il testo in modifica (mentre ciò che è scritto nel campo oggetto può finire nel dimenticatoio) e possono essere usati per segnalare in maniera discreta quelle aderenze alla fonte che altrimenti potrebbero essere prese per errori ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Somerset_Maugham&action=historysubmit&diff=414236&oldid=414180 esempio]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:09, 21 feb 2012 (CET)
:::::Gli <nowiki><!----></nowiki>?... e pensi che un generico lettore si prenda la briga di andare in modifica per verificarne la presenza?... Mhmh, molto scettico. La nota è ben più evidente. Il fatto, secondo me, è che abbiamo 'esperienze' diverse: io, coi miei inserimenti da testi dell'induismo, sto incontrando molte []: e che faccio?... metto una nota per ogni quadra? Scettico anche per la soluzione "nota". Anche gli NDR sono rari, se la questione è la rarità, e sempre nella mia 'esperienza', lo sono ancor di più delle quadre nel testo. Mi chiedo ora cosa hai contro gli NDR?... sono una indicazione molto evidente di una nostra, nostra di noi redattori, aggiunta: che male fanno?<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 21:33, 21 feb 2012 (CET)
::::::Gli <nowiki><!----></nowiki> servono solo per avvisare chi apre la pagina in modifica, quindi certo è meglio la nota, ma... io non ho nulla contro gli NDR: ho solo cercato di seguire la regola attuale, ma evidentemente si può cambiare (mi avete abbastanza convinto) come ha detto Donluca: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Altri pareri? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:01, 23 feb 2012 (CET)
:::::::Diciamo che, se possibile, sarà da preferirsi l'uso della nota<ref>Con l'esplicitazione ove dovesse trattarsi di nota non nostra (autore, curatore, traduttore, eccetera).</ref>, in mancanza d'altro materiale [citabile] che possa essere di chiarimento; altrimenti: {{NDR|NDR}}.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 20:53, 23 feb 2012 (CET)
::::::::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463647&oldid=420873 corretto] la linea guida indicando l'utilizzo dell'NDR per le aggiunte nostre, e tolto il divieto di utilizzare questo template in mezzo alle frasi (resta comunque specificato che va utilizzato con discrezione, e solo quando è «necessario integrare delle parole la cui mancanza renderebbe oscuro il passo»). Ho tolto anche il pezzetto che avevo contestato nella sezione precedente. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:32, 1 mar 2012 (CET)
:::::::::Non c'era nessun divieto di usarlo in mezzo alle farsi ma solo in mezzo ai versi, per ovvi motivi. Poiché non era intenzione rimuoverlo, l'ho ripristinato. [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 20:29, 25 lug 2012 (CEST)
===Note===
<references />
== Omissis iniziali ==
Donato ha osservato che quando una citazione inizia con un omissis è meglio non riportare l'omissis nella voce tematica (per migliorare l'estetica di quest'ultima). Ad esempio la prima citazione che c'è [http://it.wikiquote.org/wiki/Hans_K%C3%BCng#Perch.C3.A9_sono_ancora_cristiano qua] è stata adattata [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Teologia&action=historysubmit&diff=391500&oldid=391499 così] nella tematica; mentre nella voce dell'autore i puntini sospensivi rimangono. Tutti d'accordo? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:44, 21 feb 2012 (CET)
:Io sicuramente. Infatti già ho usato questo standard in alcune tematiche che avevo modificato. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 18:44, 21 feb 2012 (CET)
::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463683&oldid=463647 specificato] che nelle voci tematiche non è sempre necessario (cioè, lo è di meno che nelle voci degli autori) usare i puntini. Nelle voci degli autori li usiamo molto, quindi ho ammorbidito le espressioni che venivano utilizzate prima. Può andare? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:46, 1 mar 2012 (CET)
:::Io direi di si. Direi di applicare questa regola sia alle tematiche, ma anche alle citazioni su che sono come tematiche. No? [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 19:37, 1 mar 2012 (CET)
::::Be' ma è sottinteso che trattiamo le "citazioni su" come sezioni tematiche. Comunque più rileggo queste linee guida e più trovo passaggi imprecisi o incomprensibili; aveva ragione Creed a volerle riscrivere in maniera più chiara. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 09:54, 2 mar 2012 (CET)
:::::Be' in realtà, mi sembra che l'abbia proprio scritte da qualche parte nella sua sandbox. Appoggerei un suo eventuale intervento con tutto il supporto che necessita. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 01:04, 3 mar 2012 (CET)
==Traduzioni proprie==
Mi pare di capire, leggendo qui, che non ci sia un limite per il numero di citazioni con traduzione propria:<br />"È possibile inserire traduzioni proprie come integrazione, per chiarire qualcosa, o altrimenti solo se non ne esistono di ufficiali: in questo caso [...]"<br />Cioè, voglio dire, i termini "integrazione" e "chiarimento", se interpretati alla lettera, dovrebbero suggerire che [[David Draiman|questa voce]], per esempio, non è a norma per niente, mentre voci del genere ce ne sono diverse in giro. Io dico che possono anche andar bene, ma occorre mettere un limite.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 09:21, 1 feb 2013 (CET)
:Il limite, come sempre, dovrebbe essere dettato dal buon senso. Se ci sono molte citazioni significative, mai tradotte in italiano, di un certo autore, ben vengano le traduzioni proprie. In caso contrario, ci si contenga. Ne approfitto per proporre una cosetta che avevo pensato: la possibilità di spostare il testo originale in nota, per rendere più fluida la lettura della voce (dato che il testo in lingua originale dovrebbe servire solo a permettere di controllare che la traduzione sia corretta, quando si tratta di traduzione propria, il che riguarda la verificabilità e le fonti, non certo un nostro interesse verso le lingue diverse dall'italiano). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:01, 1 feb 2013 (CET)
::Sono d'accordo. Però, tornando a prima, scriviamolo questo fatto del buon senso: "sempre usando il buon senso nell'aggiungere citazioni" o qualcosa del genere.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:05, 1 feb 2013 (CET)
:::Be', il buon senso è una regola implicitamente onnipresente, cmq se vuoi accennarvi esplicitamente in quel punto nulla in contrario. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:10, 1 feb 2013 (CET)
::::Attendiamo altri pareri.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:14, 1 feb 2013 (CET)
:::::[http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Welcome_to_the_NHK&diff=prev&oldid=552494 Qui] intanto ho provato per la prima volta a mettere il testo originale in nota. Mi sembra un buon guadagno in leggibilità. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:43, 24 feb 2013 (CET)
== Virgolettato non chiuso ==
A volte a causa degli omissis le virgolette rimangono aperte, come ci si comporta in questi casi? La pagina non lo chiarisce. Esempio:
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.'' [...]"
Da notare che nel secondo caso le virgolette di chiusura rimangono fuori dal corsivo, diversamente da quelle di apertura. Inoltre nel caso specifico è possibile risparmiare le virgolette omettendo l'inizio ma tale omissione va segnalata nel seguente modo?
*[...] ''Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 16:24, 27 set 2026 (CEST)
:Sul primo caso, io mi sono sempre regolato chiudendo le virgolette, e nel caso in questione l'omissis non credo serva perché quella frase si chiude con un punto, quindi semplicemente aggiungerei le virgolette finali prima del punto:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo".''
:Se invece per ipotesi dopo "lodo" ci fosse una virgola e tu volessi tagliare lì, metterei il punto dopo l'omissis, e se le virgolette sono parte dei versi il corsivo per queste andrebbe lasciato:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo'' [...]''".''
:Da notare che l'indicazione del verso resterebbe 34-36, dato che le virgolette finali sono messe solo come chiusura di un omissis di versi non riportati.
:Sul secondo punto, sì, l'omissione può essere segnalata perché la maiuscola non inizia dopo un punto fermo, tuttavia non direi che è strettamente necessario segnalarla, perché lì si apre il discorso di un personaggio, difatti se tra parentesi indichi il nome del personaggio non serve affatto segnalarla.
:Sono comunque entrambe questioni molto marginali, onestamente non starei a perderci molto tempo in discussioni: se le mie soluzioni non ti convincono puoi mantenere lo stile che hai già adottato nella voce. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:00, 28 set 2026 (CEST)
::Be', la mia questione intendeva ricercare uno standard per tutto il progetto, non solo per una voce. Sono d'accordo con te sul secondo punto ma la versione <code><nowiki>lodo".''</nowiki></code> non mi convince perché Virgilio poi continua a parlare, non ha sentenziato lì, quindi chiudere lì mi sembra un errore. Credo sia meglio lasciarle aperte: per quanto brutte, almeno servono a suggerire al lettore che il personaggio ha ancora qualcosa da dire. --[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 14:43, 28 set 2026 (CEST)
:::Sì ma infatti come ho scritto per me va bene anche la tua soluzione, solo che non è usuale mettere un omissis dopo un punto fermo, e personalmente mi sembra un eccesso di scrupolo, terrei utilizzabili entrambe le soluzioni purché ci sia uniformità nella voce, quindi se la tua domanda è: quale standard per tutto il progetto? Io rispondo: entrambi, basta che si sia uniformi nella voce (il "basta che si sia uniformi nella voce" è già adottato, esplicitamente o tacitamente, per varie altre regolette). -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 28 set 2026 (CEST)
oco0qjayt1eupu8xbbg5fu3m88z006i
1427745
1427744
2026-09-28T14:32:00Z
Spinoziano
2297
/* Virgolettato non chiuso */ preciso
1427745
wikitext
text/x-wiki
==Nuova pagina di aiuto==
C'è un po' di confusione su questo argomento, perciò ho buttato giù qualche linea guida.
Bisogna decidere alcuni dettagli come il modo di indicare le varianti, graficamente, intendo: corsivi, grassetti, elenchi puntati, rientranze ecc. Per il resto, mi sono attenuto alle consuetudini del progetto, perciò non dovrebbero esserci problemi.<br>
Un'altra cosa: potrebbe essere utile aggiungere qualche consiglio su strumenti come Wikisource, l'OCR, i vari siti disponibili in rete (compreso Google libri), le versioni digitalizzate pià o meno legali (su questo ho qualche dubbio) ecc. Vi sembra il caso di parlarne in una voce a parte? [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:53, 18 mag 2007 (UTC)
:Ottimo lavoro! E sono d'accordissimo per creare una voce che parli degli strumenti da cui attingere le varie citazioni. Per quanto riguarda invece la pagina in esame, io cambierei questo:
:#Io userei (e finora ho usato) <nowiki>{{NDR|...}}</nowiki> piuttosto che [...].
:#Per le fonti non scritte, io vieterei tassativamente il maiuscolo, perché lo trovo davvero fastidioso.
:#Nel riportare il testo nella lingua originale, userei i corsivo, sia per distinguere, sia perché in situazioni simili (vedi i [[Wikiquote:Modello_di_voce#Film|film]]) la convensione è proprio quella sei ::''testo in corsivo'').
:#Ometterei di riportare la dicitura "Traduzione ufficiale:" nel caso di versione multipla, perché la fonte fra parentesi fa riferimento alla bibliografia della pagina, di conseguenza è inutile chiarire che si tratti della traduzione ufficiale. (Se però dovesse essere scelto di mantenere la dicitura, opterei per un grassetto)
:#Le varianti (e solo quelle, non le frasi in lingua originale) le introdurrei invece con la dicitura "Variante:" in grassetto, per non confonderla con una traduzione alternativa (soprattutto nel caso di proverbi).
:E infine un dubbio:
:*Perché a volte usi la tabulazione (:) e a volte l'elenco puntato rientrato (**)?
:--[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 06:07, 19 mag 2007 (UTC)
::Le citazioni in lingue diverse dall'italiano vanno in corsivo, e concordo sulla doppia tabulazione (::).
<pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
</pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
La resa così è ottima, a mio avviso. Per le varianti, io eviterei le etichette, non mi piacciono molto. Questa l'ho usata in [[Proverbi italiani]], ha un'ottima resa, non appesantisce assolutamente la lista:
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
<pre>
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
</pre>
E comunque le linee guida si abbozzano in sottopagina utente... --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 07:29, 19 mag 2007 (UTC)
Nell'ordine:
#L'NDR va bene per le spiegazioni, ma per le semplici integrazioni è troppo pesante.
#Vada per il divieto del maiuscolo.
#Il corsivo non mi sembra necessario, ma non ho nulla in contrario.
#Il <nowiki><br></nowiki> mi sembra preferibile perché piú semplice: Frieda ha detto che non c'è motivo di sostituirlo.
#L'ho messa qui perché c'è ben poco di nuovo.
#Non c'è nessuna dicitura «traduzione ufficiale»; la tolgo, visto che confonde solo.
#Per le varianti, preferisco anch'io evitare del tutto le etichette, visto che non sono l'unico a pensarla cosí.
#A volte uso l'indentatura e a volta l'elenco puntato perché la prima non mi sembra molto conforme all'uso wikiano; l'elenco puntato però mi sembra brutto quando non c'è un elenco... Però se ne può fare a meno del tutto, perché può risultare troppo pesante.
#Mi sembra eccessiva la doppia rientranza per le citazioni in lingua originale. È vero però che non possono essere gerarchicamente parificate a eventuali spiegazioni, perciò o si mettono le une con una rientranza e le altre con due o si usa un elenco puntato, direi. La seconda soluzione è probabilmente la piú ordinata. Mi sembra utile in tutti i casi in cui siano presenti vari elementi (citazione in lingua, varianti, spiegazioni).
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##:''Citazione in lingua originale.''
##::Informazioni.
##Oppure
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##**''Citazione in lingua originale.''
##**Informazioni. <br>
#Ottima invece l'indicazione delle varianti con una semplice rientranza. Non capisco però il senso del corsivo: la variante non è un qualcosa di strano ovvero estraneo.
[[Utente:Nemo|Nemo]] 22:33, 19 mag 2007 (UTC)
Ciao! Allora, affrontiamo la cosa passo passo, altrimenti non ci raccapezziamo. Fra le due proposte, la soluzione 1 è perfetta, a mio avviso. --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:03, 20 mag 2007 (UTC)
:Sono d'accordo con Dread (la prima soluzione è perfetta). Però a che informazioni ci si riferisce? Perché, proverbi a parte, gran parte delle informazioni possono essere inserite tramite note... --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:11, 20 mag 2007 (UTC)
::Ci sono tantissimi casi! Mi viene in mente [[Stephen Biko]] (andrebbe sistemata....). [[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:29, 20 mag 2007 (UTC)
:::Sì, ma in un caso del genere si dovrebbe mettere la prima fra parentesi (essendo la fonte della citazione). Per quanto riguarda i casi come questo, io userei le note, perché sono informazioni non necessarie alla comprensione della citazione, quindi snellirebbe graficamente la pagina collocarle fra le note. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:33, 20 mag 2007 (UTC)
::::Intendi con l'NDR o le note a fondo pagina? Perché sono mooooolto favorevole alla seconda ipotesi. A questo punto, si potrebbe anche eliminare la riga "Informazione", Ovvero:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:''Citazione in lingua originale.''
Un sacco di rogne in meno! --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:42, 20 mag 2007 (UTC)
:::::Era esattamente quello che intendevo! --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 09:20, 20 mag 2007 (UTC)
Aggiungo che magari si potrebbe anche specificare la lingua della citazione originale con i template. Per esempio:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:{{la}} ''Citazione in lingua originale.''
[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 10:40, 20 mag 2007 (UTC)
:In linea teorica l'idea non mi dispiace, però penso che la pagina si appesantirebbe un po' troppo, quindi direi di lasciar stare. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 10:55, 20 mag 2007 (UTC)
::E se gli alleggerissi, con una grafica simile a quella di Wikipedia? (ci pensavo già da un po', sia ben chiaro) Cfr. {{tl|En}} e [[w:Template:En]] --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 11:25, 20 mag 2007 (UTC)
:::Non so, perché comunque per i link non è male la grafica attuale. Fra l'altro tieni conto che la lingua della citazione originale è solitamente di facile intuizione, quindi non so se vale la pena di modificare il template per questo. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 12:09, 20 mag 2007 (UTC)
::::L'uso delle note a piè di pagina mi sembra la soluzione migliore. Aggiudicato. Però non bisogna esagerare; ciò che non è troppo specifico e può stare in Wikipedia è meglio che non sia inserito qui, perché sarebbe un pernicioso doppione, a meno che sia molto molto breve. Non mi piace molto l'aggiunta dei template lingua: non solo appesantiscono la pagina, ma non sono poi tanto utili perché innanzitutto la lingua originale dell'autore è solitamente una sola, e secondariamente chi può leggere una frase non può non sapere in che lingua è, e agli altri non importa. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:28, 20 mag 2007 (UTC)
Ho modificato la pagina secondo quanto detto in precedenza. Va bene, cosí? [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:49, 11 giu 2007 (CEST)
:Caspita, sono passate tre settimane: mi sembra che abbiamo risolto i dubbi precedenti, ma ne sono emersi altri, [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Contestualizzazione_delle_battute_di_film_.28ma_non_solo.29|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:49, 3 lug 2007 (CEST)
===Rifinitura della pagina===
La prima cosa che mi salta all'occhio è che gli esempi inseriti nel paragrafo "Contestualizzazione" sono troppo lunghi, e con la sintassi usata (spazio a sinistra, prima del testo per evidenziare) sforano a destra di un bel po'. Considerate che io vedo tutto in 16:9: immagino che a 4:3 sia peggio. Sostituiamo con altri esempi più brevi? Sennò non capisco chi possa scorrere paginate e paginate a destra. Stesso problema notato da un tot di tempo in [[Wikiquote:Modello di voce#Persone]] (gli esempi di Mark Twain a fine paragrafo) e in [[Wikiquote:Modello di voce#Pagine tematiche]] (gli esempi sul liberalismo). Per un parere più approfondito attendete un attimo ché sono un po' indaffarato, ad ogni modo concordo con quasi tutto--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 10:53, 3 lug 2007 (CEST)
:Infatti gli esempi sono provvisori, quando ne incontro qualcuno migliore lo inserisco... Grazie per il parere, [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:44, 3 lug 2007 (CEST)
== Grassetto interlocutori ==
Si veda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Nikita_%28serie_televisiva%29&oldid=109087 qui]: non è male nemmeno cosí, senza l'interlocutore in grassetto. Però probabilmente è piú coerente l'attuale prescrizione della pagina. [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:44, 11 lug 2007 (CEST)
==NDR o parentesi quadra==
Su [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote:Trascrizione&curid=13747&diff=128659&oldid=111049 questo]: spesso l'NDR, col grassetto, è assai invadente; sono dell'idea che per delle semplici integrazioni – tipicamente, un soggetto andato perduto negli omissis, o cose del genere – sia meglio la semplice parentesi quadra, come nei libri. Non è chiaro che sono note del redattore wikiquotiano? Le parentesi quadre servono proprio a questo, perciò è difficile che siano già presenti in un testo, anche se talvolta (molto raramente) capita che ci sia una sovrapposizione di note dell'autore, del redattore del libro e del redattore wikiano; in questi casi ho qualche dubbio. Ad esempio, [[Jean-Paul_Sartre#Note|qui]]: ho risolto mettendo un ''nda'', ma non mi convince molto. Altri ha copiato le note in piccolo alla fine della sezione del libro, senza usare la funzione ref. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:24, 23 ott 2007 (CEST)
:Quindi quando si usa l'NDR e quando le semplici quadre? --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 20:55, 23 ott 2007 (CEST)
::Uniformiamo tutto usando l'NDR ma prendiamo in considerazione l'ipotesi di rimuovere il grassetto dal template. Nei casi particolari di compresenza di note dell'autore, del redattore e del quotiano, quest'ultimo le scriva come note in fondo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 23:36, 23 ott 2007 (CEST)
:::Completamente d'accordo con Gacio, io quando trovavo delle quadre semplici le sostituivo sempre con l'NDR --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 00:11, 24 ott 2007 (CEST)
::::Il grassetto si potrebbe togliere, ma che ci mettiamo, il corsivo? Per le bibliografie non sarebbe il massimo, credo (ammesso che funzioni), però è vero che col grassetto spesso sta maluccio (ed è molto meglio usare le note a piè di pagina), specie quando c'è un NDR di contestualizzazione all'inizio di ogni frase. ma anche il grassetto sarebbe troppo per le semplici integrazioni ad esempio di un soggetto andato perso, o di una parola mancante per un refuso: nessuno usa altro che le semplici quadre per queste cose, e spesso anche per integrazioni molto piú lunghe. Non ho capito, Gacio, come metteresti le note in [[Jean-Paul Sartre]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:39, 26 nov 2007 (CET)
:::::No, siccome si contestava la peraltro effettiva invadenza dell'NDR io intendevo dire esattamente "togliamo il grassetto dal template senza mettere il corsivo"; possiamo tenere il carattere più piccolo mantenendo la differenziazione rispetto al testo normale della citazione e allo stesso tempo ottenere qualcosa di leggibile e poco pesante (tra l'altro, sarà una mia fissazione personale, ma anche in questo caso sarei per evitare i grassetti wikilinkati; non mi piacciono, perché sono un appesantimento della pagina - spesso si può wikilinkare la stessa cosa un paio di righe sotto - e spesso negli NDR ce ne sono in abbondanza). Così otteniamo di uniformare le integrazioni decidendo che vanno tutte con l'NDR e la cosa semplifica la vita ai nuovi arrivati e chi deve revisionare le pagine (''uhm... che ci metto, NDR o quadre semplici? boh!''). Magari possiamo fare una prova e vedere come sta. Poi il corsivo al posto del grassetto lo scarterei perché abbiamo i titoli da evidenziare nelle biografie, sono le uniche parole che scriviamo in corsivo. Se mettiamo il corsivo al template mi sa che esce fuori il tondo ai <nowiki>''Titoli''</nowiki> (ma non me intendo di template). Poi altre soluzioni non mi vengono in mente <small>ma magari ce ne sono e la scarsa partecipazione alla discussione non ne favorisce il reperimento :)</small>
:::::Per quanto riguarda le note di [[Jean-Paul Sartre]], scusami Nemo ma ho perso il filo del discorso e non ho capito chi ha scritto quelle note. Nda = note dell'autore, no? Allora, direi innanzitutto di scartare la copiatura delle note a meno che non siano davvero essenziali per la resa della citazione, che ce ne facciamo? Non pensiamo nemmeno a come organizzarle. In casi come questo di Sartre, però, mi sta venendo un'idea: sottoparagrafi per il paragrafo Note: Dell'autore, Del traduttore, Di Wikiquote. Nell'ordine. Che rispecchia l'importanza. Che ve ne pare? Però penso che abbiamo bisogno di un nuovo [[template:References]] (mai usato, non lo conosco) che permetta di dividere le note per 3 gruppi e ce le faccia collocare in 3 sezioni differenti. O forse neanche questo è un gran pezzo di idea :) ragazzi, non saprei. Ci pensiamo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::::::Togliere il grassetto all'NDR? Ma è praticamente un'istituzione! :-) Non so, guarda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Apuleio&oldid=142617#Incipit qui] e [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142622 qui], a me sembra un orrore. Devo dire che [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142624 il corsivo] non è meglio (ma gli inglesi [[w:Schindler%27s_List#Oskar_Schindler|lo usano]], perciò è una questione di abitudine). Forse però è utopistico pensare di stabilire una convenzione unica per libri e film, che sono due cose piuttosto diverse, cosí come i versi, che non si possono interrompere: la soluzione migliore è usare il piú possibile le note a piè di pagina, tranne che per le integrazioni davvero brevi, che però sono tali solo per gli scritti, perché è ben difficile che nel dialogo di un film si ometta un soggetto che rimane nella frase precedente, ad esempio, perciò nei film sono tutte contestualizzazioni che in quanto tali sono piú personali e quindi vanno segnalate come distaccate, nel solito NDR, mentre per gli scritti vanno benissimo le semplici quadre. Dopodiché, se vogliamo evitare dubbi possiamo imporre un limite di parole arbitrario, magari. Non so.
::::::Le note non sempre si possono omettere: ad esempio in quel caso davvero non è possibile; diverso è il discorso per una nota come quella in [[Cittanova]], ma l'autore della voce non è del mio parere. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:45, 6 dic 2007 (CET)
====Altro discorso coi versi?====
Ecco, una cosa che secondo me non è possibile è questa: [[Papa Bonifacio VIII]]. Non si può interrompere i versi con delle integrazioni, perché si distrugge il ritmo; sarebbe forse il caso di stabilire che si usano solo le note a piè di pagina, in mezzo ai versi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:19, 2 dic 2007 (CET)
:Concordo, una regola a parte, ferrea, per i versi. E (visto che li trattiamo allo stesso modo) stessa regola con le citazioni da canzoni--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::Bene, stabilito. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:20, 6 dic 2007 (CET)
== Metatesti ==
Cioè, ciò che non fa propriamente parte del testo (ad esempio, dell'incipit) ma in qualche modo lo commenta o lo rende leggibile: ad esempio i titoli dei capitoli, oppure le didascalie o i nomi dei personaggi nelle opere teatrali.
Lo [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Kronin&diff=139607&oldid=139147 accennavo] a Kronin, ma [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=139593&oldid=139233 vedo] che bisogna discuterne tutti assieme: come indicare i personaggi in un caso come quest'ultimo? L'NDR è un po' invadente, e in un caso come Shakespeare (non so negli altri) non si può neppure stabilire quale fosse il sistema scelto dall'autore e adottarlo di conseguenza: e ci sono mille modi diversi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:32, 26 nov 2007 (CET)
:Ehm, ho ripetuto la domanda in [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Incipit:_comprendere_tutto.3F]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
==Le domande nelle interviste==
Si veda ad esempio [[Emma Bonino]]: come riportare le domande? A capo e grassetto, o corsivo? Come i dialoghi dei film, usando i nomi dell'intervistato e dell'intervistatore come i nomi dei personaggi? Le domande semplicemente nell'NDR? Contestualizziamo nell'NDR senza riportare precisamente la domanda? Forse la soluzione migliore è la prima (col corsivo). [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
:Un esempio [[Discussione:Orson Welles|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:03, 24 feb 2008 (CET)
== Traduzioni ufficiali o nostre ==
Sopra si parla di come distinguere le note dell'autore dalle nostre; un altro problema (maggiore) sono le traduzioni. Finora ci accontentiamo di distinguere le traduzioni nostre da quelle ufficiali coll'indicazione della fonte: se si indica un testo in lingua (e lo si mette dopo la versione in lingua), è ovvio che la traduzione è nostra; se si cita come fonte un testo italiano è ovvio che la fonte è la traduzione "ufficiale". Ovvio ma non poi tanto, forse; e non sempre è tutto tanto lineare. Vabbè, insomma, non è sempre necessario predisporre un modello uniforme per ogni cosa, ma per portarci avanti intanto metto qui due collegamenti: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Arthur_Koestler&oldid=162685 una voce] con una nota "traduzione propria" e la pagina [[Wikiquote:Citazioni in lingua originale]], che avevo dimenticato del tutto (in effetti ora è inutile). [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:35, 23 feb 2008 (CET)
== Sottoelenco puntato per le traduzioni ==
Piazzo qui un collegamento per ritrovarlo in futuro: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=336840&oldid=336041 esempio] di citazione troppo lunga dove mettere due traduzioni con semplice indentazione genera sostanzialmente un unico blocco di testo di difficile lettura. --[[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 02:38, 23 lug 2010 (CEST)
==Informazioni ulteriori==
Discussione iniziata [[Discussioni Wikiquote:Vetrina#NDR in nota|qui]]. Sono d'accordo con Donato che la distinzione deve poter essere segnalata e l'utilizzo del template {{tl|NDR}} potrebbe essere un modo, ma attualmente mi pare che le nostre regole non lo prevedano... Aggiungiamo questa regola? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:52, 21 set 2011 (CEST)
[[Discussioni aiuto:Fonti#Indicazione delle fonti a pié di pagina|Qua]] ho proposto una soluzione alternativa: ''Forse non serve usare il template NDR. Basta scivere tra parentesi la fonte della nota, come facciamo per le citazioni. Ad esempio, [http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#cite_note-1 qui] ho riportato una nota del curatore del libro mettendo la fonte tra parentesi. Se la nota è scritta da noi utenti, direi di non mettere nulla. L'importante è segnalare tra parentesi la fonte quando una nota è dell'autore o del curatore del libro, così non lediamo il diritto d'autore.'' [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:58, 8 nov 2011 (CET)
== Omissis ==
Ho sempre qualche dubbio riguardo a questa regola:
{{quote|se si taglia una frase da un certo punto alla sua fine (per poi proseguire col testo successivo), bisogna lasciare il punto dopo l'omissis, e se si omette ulteriore testo dopo il punto bisogna segnalare anche questa omissione con altri puntini fra parentesi quadre.}}Ad esempio, se una citazione fa: «Che bella giornata e che bel corvo. Ieri ho visto Ugo. Domani vedrò Italo. Com'è alto il cielo. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» ed io voglio riportare solo le parti che parlano della giornata, tocca trascrivere: «Che bella giornata [...]. [...]. [...]. [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» mentre sarebbe più semplice (e più scorrevole per chi legge) trascrivere: «Che bella giornata [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti». Insomma, è una regola troppo rigida: bisognerebbe permettere (come difatti già avviene) di poter apporre un solo [...] quando il buon senso lo suggerisce. [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:49, 8 nov 2011 (CET)
:Sono d'accordo, ma infatti io non ho mai visto una sequela di omissis né in letteratura né sulle wiki. Nella tua frase però io aggiungerei il punto, così:
:*Che bella giornata [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:Se invece volessi metterci anche il corvo, così:
:*Che bella giornata e che bel corvo. [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:--[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 18:25, 9 nov 2011 (CET)
==NDR sì NDR no==
A proprosito dell'uso degli NDR ({{NDR|xxx}}) per inserire parole non nel testo autore, al fine di rendere più leggibile la citazione.<br />Che si fa?... Io sono del parere di usare sempre gli NDR quando facciamo delle aggiunte in una citazione, e di lasciare le quadre ([xxx]) quando le ha usate l'autore. Magari qualche volta si potrà ricorrere a una nota, e qui si ritornebbe sul problema di come distinguere le note del redattore da quelle dell'autore. Si potrebbe indicare fra parentesi che la nota è dell'autore. Uhè, cerchiamo di risolvere questa faccenda una volta per tutte, please.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 16:13, 20 feb 2012 (CET)
: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Cercherei però di limitare al massimo l'NDR, da usarsi solo per specificare, ad esempio, il soggetto della citazione. Non lo userei per spiegare, controspiegare, contestualizzare etc. etc. se una frase ha bisogno di tante spiegazioni non è un aforisma, non è neppure una citazione degna di stare in piedi da sola. OT ma lo stesso vale per le note, non mi pare si debba fare un trattato sui singoli autori attraverso le loro citazioni, quella è Pedia eventualmente. Certo è uno sforzo bello, importante, porta via tempo, però mi pare altro rispetto a quello che qui si dovrebbe fare e che è il fascino del progetto stesso. Come ha scritto recentemente Donato, mi pare che il punto forte di quote siano le tematiche, collezione intelligente di citazioni tratte da diversi autori..con le note o troppi NDR che roba è? Scusate la lunghezza... --[[Utente:Donluca|Donluca]] ([[Discussioni utente:Donluca|scrivimi]]) 16:48, 20 feb 2012 (CET)
:: L'NDR andrebbe usato solo per specificare il contesto, quindi mai all'interno di una frase ([[WQ:TC]]), dove invece, in casi particolari, possiamo aggiungere una parola mancante tra le normali quadre (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente%3ASpinoziano%2FArchivio2011&action=historysubmit&diff=399089&oldid=399056 qui]), solo per far reggere in piedi la frase dopo un taglio, e solo quando una nota o un NDR prima della frase non permetterebbero una soluzione efficace. Questa almeno è la regola attuale per come l'ho capita io, e sulla base di essa ho fatto varie correzioni. Il problema sarebbe solo, come ha notato Donato, di distinguere le quadre nostre da quelle del curatore ufficiale, ma è solo in pochi testi che si trovano parentesi quadre di un curatore, quindi è un caso limite, ma in effetti c'è. Riguardo all'altro problema, mi sembra che avevamo già trovato un accordo, cioè specificare tra parentesi se la nota non è nostra (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_aiuto%3AFonti&action=historysubmit&diff=431662&oldid=430086 qua]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 10:12, 21 feb 2012 (CET)
:::Ah, avevo dimenticato il fatto della nota. Va bene, va bene così; esempio: "(nota di Rayfield, p. 512)". Resta da sentire qualcun altro per la questione NDR.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 11:05, 21 feb 2012 (CET)
::::Per distinguere le quadre che mettiamo noi da quelle presenti nella fonte (che sono rare) possiamo segnalare questa seconda tipologia di casi in nota ([http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#Note esempio] in nota 1) oppure nel campo oggetto se la cronologia non è pesante ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=A%C5%9Bvagho%E1%B9%A3a&action=historysubmit&diff=406374&oldid=406368 esempio]) o dentro un <nowiki><!----></nowiki> nel testo. La prima e la terza soluzione sono le migliori; in generale dovremmo usare più spesso i <nowiki><!----></nowiki> perché hanno il vantaggio di saltare all'occhio quando si apre il testo in modifica (mentre ciò che è scritto nel campo oggetto può finire nel dimenticatoio) e possono essere usati per segnalare in maniera discreta quelle aderenze alla fonte che altrimenti potrebbero essere prese per errori ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Somerset_Maugham&action=historysubmit&diff=414236&oldid=414180 esempio]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:09, 21 feb 2012 (CET)
:::::Gli <nowiki><!----></nowiki>?... e pensi che un generico lettore si prenda la briga di andare in modifica per verificarne la presenza?... Mhmh, molto scettico. La nota è ben più evidente. Il fatto, secondo me, è che abbiamo 'esperienze' diverse: io, coi miei inserimenti da testi dell'induismo, sto incontrando molte []: e che faccio?... metto una nota per ogni quadra? Scettico anche per la soluzione "nota". Anche gli NDR sono rari, se la questione è la rarità, e sempre nella mia 'esperienza', lo sono ancor di più delle quadre nel testo. Mi chiedo ora cosa hai contro gli NDR?... sono una indicazione molto evidente di una nostra, nostra di noi redattori, aggiunta: che male fanno?<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 21:33, 21 feb 2012 (CET)
::::::Gli <nowiki><!----></nowiki> servono solo per avvisare chi apre la pagina in modifica, quindi certo è meglio la nota, ma... io non ho nulla contro gli NDR: ho solo cercato di seguire la regola attuale, ma evidentemente si può cambiare (mi avete abbastanza convinto) come ha detto Donluca: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Altri pareri? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:01, 23 feb 2012 (CET)
:::::::Diciamo che, se possibile, sarà da preferirsi l'uso della nota<ref>Con l'esplicitazione ove dovesse trattarsi di nota non nostra (autore, curatore, traduttore, eccetera).</ref>, in mancanza d'altro materiale [citabile] che possa essere di chiarimento; altrimenti: {{NDR|NDR}}.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 20:53, 23 feb 2012 (CET)
::::::::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463647&oldid=420873 corretto] la linea guida indicando l'utilizzo dell'NDR per le aggiunte nostre, e tolto il divieto di utilizzare questo template in mezzo alle frasi (resta comunque specificato che va utilizzato con discrezione, e solo quando è «necessario integrare delle parole la cui mancanza renderebbe oscuro il passo»). Ho tolto anche il pezzetto che avevo contestato nella sezione precedente. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:32, 1 mar 2012 (CET)
:::::::::Non c'era nessun divieto di usarlo in mezzo alle farsi ma solo in mezzo ai versi, per ovvi motivi. Poiché non era intenzione rimuoverlo, l'ho ripristinato. [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 20:29, 25 lug 2012 (CEST)
===Note===
<references />
== Omissis iniziali ==
Donato ha osservato che quando una citazione inizia con un omissis è meglio non riportare l'omissis nella voce tematica (per migliorare l'estetica di quest'ultima). Ad esempio la prima citazione che c'è [http://it.wikiquote.org/wiki/Hans_K%C3%BCng#Perch.C3.A9_sono_ancora_cristiano qua] è stata adattata [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Teologia&action=historysubmit&diff=391500&oldid=391499 così] nella tematica; mentre nella voce dell'autore i puntini sospensivi rimangono. Tutti d'accordo? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:44, 21 feb 2012 (CET)
:Io sicuramente. Infatti già ho usato questo standard in alcune tematiche che avevo modificato. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 18:44, 21 feb 2012 (CET)
::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463683&oldid=463647 specificato] che nelle voci tematiche non è sempre necessario (cioè, lo è di meno che nelle voci degli autori) usare i puntini. Nelle voci degli autori li usiamo molto, quindi ho ammorbidito le espressioni che venivano utilizzate prima. Può andare? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:46, 1 mar 2012 (CET)
:::Io direi di si. Direi di applicare questa regola sia alle tematiche, ma anche alle citazioni su che sono come tematiche. No? [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 19:37, 1 mar 2012 (CET)
::::Be' ma è sottinteso che trattiamo le "citazioni su" come sezioni tematiche. Comunque più rileggo queste linee guida e più trovo passaggi imprecisi o incomprensibili; aveva ragione Creed a volerle riscrivere in maniera più chiara. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 09:54, 2 mar 2012 (CET)
:::::Be' in realtà, mi sembra che l'abbia proprio scritte da qualche parte nella sua sandbox. Appoggerei un suo eventuale intervento con tutto il supporto che necessita. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 01:04, 3 mar 2012 (CET)
==Traduzioni proprie==
Mi pare di capire, leggendo qui, che non ci sia un limite per il numero di citazioni con traduzione propria:<br />"È possibile inserire traduzioni proprie come integrazione, per chiarire qualcosa, o altrimenti solo se non ne esistono di ufficiali: in questo caso [...]"<br />Cioè, voglio dire, i termini "integrazione" e "chiarimento", se interpretati alla lettera, dovrebbero suggerire che [[David Draiman|questa voce]], per esempio, non è a norma per niente, mentre voci del genere ce ne sono diverse in giro. Io dico che possono anche andar bene, ma occorre mettere un limite.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 09:21, 1 feb 2013 (CET)
:Il limite, come sempre, dovrebbe essere dettato dal buon senso. Se ci sono molte citazioni significative, mai tradotte in italiano, di un certo autore, ben vengano le traduzioni proprie. In caso contrario, ci si contenga. Ne approfitto per proporre una cosetta che avevo pensato: la possibilità di spostare il testo originale in nota, per rendere più fluida la lettura della voce (dato che il testo in lingua originale dovrebbe servire solo a permettere di controllare che la traduzione sia corretta, quando si tratta di traduzione propria, il che riguarda la verificabilità e le fonti, non certo un nostro interesse verso le lingue diverse dall'italiano). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:01, 1 feb 2013 (CET)
::Sono d'accordo. Però, tornando a prima, scriviamolo questo fatto del buon senso: "sempre usando il buon senso nell'aggiungere citazioni" o qualcosa del genere.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:05, 1 feb 2013 (CET)
:::Be', il buon senso è una regola implicitamente onnipresente, cmq se vuoi accennarvi esplicitamente in quel punto nulla in contrario. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:10, 1 feb 2013 (CET)
::::Attendiamo altri pareri.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:14, 1 feb 2013 (CET)
:::::[http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Welcome_to_the_NHK&diff=prev&oldid=552494 Qui] intanto ho provato per la prima volta a mettere il testo originale in nota. Mi sembra un buon guadagno in leggibilità. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:43, 24 feb 2013 (CET)
== Virgolettato non chiuso ==
A volte a causa degli omissis le virgolette rimangono aperte, come ci si comporta in questi casi? La pagina non lo chiarisce. Esempio:
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.'' [...]"
Da notare che nel secondo caso le virgolette di chiusura rimangono fuori dal corsivo, diversamente da quelle di apertura. Inoltre nel caso specifico è possibile risparmiare le virgolette omettendo l'inizio ma tale omissione va segnalata nel seguente modo?
*[...] ''Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 16:24, 27 set 2026 (CEST)
:Sul primo caso, io mi sono sempre regolato chiudendo le virgolette, e nel caso in questione l'omissis non credo serva perché quella frase si chiude con un punto, quindi semplicemente aggiungerei le virgolette finali prima del punto:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo".''
:Se invece per ipotesi dopo "lodo" ci fosse una virgola e tu volessi tagliare lì, metterei il punto dopo l'omissis, e se le virgolette sono parte dei versi il corsivo per queste andrebbe lasciato:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo'' [...]''".''
:Da notare che l'indicazione del verso resterebbe 34-36, dato che le virgolette finali sono messe solo come chiusura di un omissis di versi non riportati.
:Sul secondo punto, sì, l'omissione può essere segnalata perché la maiuscola non inizia dopo un punto fermo, tuttavia non direi che è strettamente necessario segnalarla, perché lì si apre il discorso di un personaggio, difatti se tra parentesi indichi il nome del personaggio non serve affatto segnalarla.
:Sono comunque entrambe questioni molto marginali, onestamente non starei a perderci molto tempo in discussioni: se le mie soluzioni non ti convincono puoi mantenere lo stile che hai già adottato nella voce. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:00, 28 set 2026 (CEST)
::Be', la mia questione intendeva ricercare uno standard per tutto il progetto, non solo per una voce. Sono d'accordo con te sul secondo punto ma la versione <code><nowiki>lodo".''</nowiki></code> non mi convince perché Virgilio poi continua a parlare, non ha sentenziato lì, quindi chiudere lì mi sembra un errore. Credo sia meglio lasciarle aperte: per quanto brutte, almeno servono a suggerire al lettore che il personaggio ha ancora qualcosa da dire. --[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 14:43, 28 set 2026 (CEST)
:::Sì ma infatti come ho scritto per me va bene anche la tua soluzione, solo che non è usuale mettere un omissis dopo un punto fermo o lasciare le virgolette aperte, e personalmente mi sembrano eccessi di scrupolo: terrei utilizzabili entrambe le soluzioni (virgolette aperte o chiuse) purché ci sia uniformità nella voce, quindi se la tua domanda è: quale standard per tutto il progetto? Io rispondo: entrambi, basta che si sia uniformi nella voce (il "basta che si sia uniformi nella voce" è già adottato, esplicitamente o tacitamente, per varie altre regolette). -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 28 set 2026 (CEST)
hmt3nqk520c0nzj5newz1rlq4cviadl
1427768
1427745
2026-09-28T16:18:39Z
Micione
5365
/* Virgolettato non chiuso */
1427768
wikitext
text/x-wiki
==Nuova pagina di aiuto==
C'è un po' di confusione su questo argomento, perciò ho buttato giù qualche linea guida.
Bisogna decidere alcuni dettagli come il modo di indicare le varianti, graficamente, intendo: corsivi, grassetti, elenchi puntati, rientranze ecc. Per il resto, mi sono attenuto alle consuetudini del progetto, perciò non dovrebbero esserci problemi.<br>
Un'altra cosa: potrebbe essere utile aggiungere qualche consiglio su strumenti come Wikisource, l'OCR, i vari siti disponibili in rete (compreso Google libri), le versioni digitalizzate pià o meno legali (su questo ho qualche dubbio) ecc. Vi sembra il caso di parlarne in una voce a parte? [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:53, 18 mag 2007 (UTC)
:Ottimo lavoro! E sono d'accordissimo per creare una voce che parli degli strumenti da cui attingere le varie citazioni. Per quanto riguarda invece la pagina in esame, io cambierei questo:
:#Io userei (e finora ho usato) <nowiki>{{NDR|...}}</nowiki> piuttosto che [...].
:#Per le fonti non scritte, io vieterei tassativamente il maiuscolo, perché lo trovo davvero fastidioso.
:#Nel riportare il testo nella lingua originale, userei i corsivo, sia per distinguere, sia perché in situazioni simili (vedi i [[Wikiquote:Modello_di_voce#Film|film]]) la convensione è proprio quella sei ::''testo in corsivo'').
:#Ometterei di riportare la dicitura "Traduzione ufficiale:" nel caso di versione multipla, perché la fonte fra parentesi fa riferimento alla bibliografia della pagina, di conseguenza è inutile chiarire che si tratti della traduzione ufficiale. (Se però dovesse essere scelto di mantenere la dicitura, opterei per un grassetto)
:#Le varianti (e solo quelle, non le frasi in lingua originale) le introdurrei invece con la dicitura "Variante:" in grassetto, per non confonderla con una traduzione alternativa (soprattutto nel caso di proverbi).
:E infine un dubbio:
:*Perché a volte usi la tabulazione (:) e a volte l'elenco puntato rientrato (**)?
:--[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 06:07, 19 mag 2007 (UTC)
::Le citazioni in lingue diverse dall'italiano vanno in corsivo, e concordo sulla doppia tabulazione (::).
<pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
</pre>
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
::''Citazione in lingua originale.''
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
**Informazioni.
::''Citazione in lingua originale.''
La resa così è ottima, a mio avviso. Per le varianti, io eviterei le etichette, non mi piacciono molto. Questa l'ho usata in [[Proverbi italiani]], ha un'ottima resa, non appesantisce assolutamente la lista:
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
<pre>
*Chi ben comincia è a meta dell'opera.
:''Chi ben comincia è già a metà dell'opera.''
:''Chi ben comincia è alla metà dell'opra.''
</pre>
E comunque le linee guida si abbozzano in sottopagina utente... --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 07:29, 19 mag 2007 (UTC)
Nell'ordine:
#L'NDR va bene per le spiegazioni, ma per le semplici integrazioni è troppo pesante.
#Vada per il divieto del maiuscolo.
#Il corsivo non mi sembra necessario, ma non ho nulla in contrario.
#Il <nowiki><br></nowiki> mi sembra preferibile perché piú semplice: Frieda ha detto che non c'è motivo di sostituirlo.
#L'ho messa qui perché c'è ben poco di nuovo.
#Non c'è nessuna dicitura «traduzione ufficiale»; la tolgo, visto che confonde solo.
#Per le varianti, preferisco anch'io evitare del tutto le etichette, visto che non sono l'unico a pensarla cosí.
#A volte uso l'indentatura e a volta l'elenco puntato perché la prima non mi sembra molto conforme all'uso wikiano; l'elenco puntato però mi sembra brutto quando non c'è un elenco... Però se ne può fare a meno del tutto, perché può risultare troppo pesante.
#Mi sembra eccessiva la doppia rientranza per le citazioni in lingua originale. È vero però che non possono essere gerarchicamente parificate a eventuali spiegazioni, perciò o si mettono le une con una rientranza e le altre con due o si usa un elenco puntato, direi. La seconda soluzione è probabilmente la piú ordinata. Mi sembra utile in tutti i casi in cui siano presenti vari elementi (citazione in lingua, varianti, spiegazioni).
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##:''Citazione in lingua originale.''
##::Informazioni.
##Oppure
##*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)
##**''Citazione in lingua originale.''
##**Informazioni. <br>
#Ottima invece l'indicazione delle varianti con una semplice rientranza. Non capisco però il senso del corsivo: la variante non è un qualcosa di strano ovvero estraneo.
[[Utente:Nemo|Nemo]] 22:33, 19 mag 2007 (UTC)
Ciao! Allora, affrontiamo la cosa passo passo, altrimenti non ci raccapezziamo. Fra le due proposte, la soluzione 1 è perfetta, a mio avviso. --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:03, 20 mag 2007 (UTC)
:Sono d'accordo con Dread (la prima soluzione è perfetta). Però a che informazioni ci si riferisce? Perché, proverbi a parte, gran parte delle informazioni possono essere inserite tramite note... --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:11, 20 mag 2007 (UTC)
::Ci sono tantissimi casi! Mi viene in mente [[Stephen Biko]] (andrebbe sistemata....). [[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:29, 20 mag 2007 (UTC)
:::Sì, ma in un caso del genere si dovrebbe mettere la prima fra parentesi (essendo la fonte della citazione). Per quanto riguarda i casi come questo, io userei le note, perché sono informazioni non necessarie alla comprensione della citazione, quindi snellirebbe graficamente la pagina collocarle fra le note. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 08:33, 20 mag 2007 (UTC)
::::Intendi con l'NDR o le note a fondo pagina? Perché sono mooooolto favorevole alla seconda ipotesi. A questo punto, si potrebbe anche eliminare la riga "Informazione", Ovvero:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:''Citazione in lingua originale.''
Un sacco di rogne in meno! --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 08:42, 20 mag 2007 (UTC)
:::::Era esattamente quello che intendevo! --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 09:20, 20 mag 2007 (UTC)
Aggiungo che magari si potrebbe anche specificare la lingua della citazione originale con i template. Per esempio:
*Citazione secondo le convenzioni. (Fonte secondo le convenzioni)<sup>[falsa nota]</sup>
:{{la}} ''Citazione in lingua originale.''
[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 10:40, 20 mag 2007 (UTC)
:In linea teorica l'idea non mi dispiace, però penso che la pagina si appesantirebbe un po' troppo, quindi direi di lasciar stare. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 10:55, 20 mag 2007 (UTC)
::E se gli alleggerissi, con una grafica simile a quella di Wikipedia? (ci pensavo già da un po', sia ben chiaro) Cfr. {{tl|En}} e [[w:Template:En]] --[[Utente:Dread83|<span style="color:red;background:black;border:1px solid black;font-size:90%">'''D'''</span>]][[Discussioni utente:Dread83|<span style="color:red;background:yellow;border:1px solid yellow;font-size:90%">'''D'''</span>]] 11:25, 20 mag 2007 (UTC)
:::Non so, perché comunque per i link non è male la grafica attuale. Fra l'altro tieni conto che la lingua della citazione originale è solitamente di facile intuizione, quindi non so se vale la pena di modificare il template per questo. --[[Utente:Jodido|'''J''']][[Discussioni utente: Jodido|'''D''']][[Speciale:Contributi/Jodido|'''D''']] 12:09, 20 mag 2007 (UTC)
::::L'uso delle note a piè di pagina mi sembra la soluzione migliore. Aggiudicato. Però non bisogna esagerare; ciò che non è troppo specifico e può stare in Wikipedia è meglio che non sia inserito qui, perché sarebbe un pernicioso doppione, a meno che sia molto molto breve. Non mi piace molto l'aggiunta dei template lingua: non solo appesantiscono la pagina, ma non sono poi tanto utili perché innanzitutto la lingua originale dell'autore è solitamente una sola, e secondariamente chi può leggere una frase non può non sapere in che lingua è, e agli altri non importa. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:28, 20 mag 2007 (UTC)
Ho modificato la pagina secondo quanto detto in precedenza. Va bene, cosí? [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:49, 11 giu 2007 (CEST)
:Caspita, sono passate tre settimane: mi sembra che abbiamo risolto i dubbi precedenti, ma ne sono emersi altri, [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Contestualizzazione_delle_battute_di_film_.28ma_non_solo.29|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:49, 3 lug 2007 (CEST)
===Rifinitura della pagina===
La prima cosa che mi salta all'occhio è che gli esempi inseriti nel paragrafo "Contestualizzazione" sono troppo lunghi, e con la sintassi usata (spazio a sinistra, prima del testo per evidenziare) sforano a destra di un bel po'. Considerate che io vedo tutto in 16:9: immagino che a 4:3 sia peggio. Sostituiamo con altri esempi più brevi? Sennò non capisco chi possa scorrere paginate e paginate a destra. Stesso problema notato da un tot di tempo in [[Wikiquote:Modello di voce#Persone]] (gli esempi di Mark Twain a fine paragrafo) e in [[Wikiquote:Modello di voce#Pagine tematiche]] (gli esempi sul liberalismo). Per un parere più approfondito attendete un attimo ché sono un po' indaffarato, ad ogni modo concordo con quasi tutto--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 10:53, 3 lug 2007 (CEST)
:Infatti gli esempi sono provvisori, quando ne incontro qualcuno migliore lo inserisco... Grazie per il parere, [[Utente:Nemo|Nemo]] 21:44, 3 lug 2007 (CEST)
== Grassetto interlocutori ==
Si veda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Nikita_%28serie_televisiva%29&oldid=109087 qui]: non è male nemmeno cosí, senza l'interlocutore in grassetto. Però probabilmente è piú coerente l'attuale prescrizione della pagina. [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:44, 11 lug 2007 (CEST)
==NDR o parentesi quadra==
Su [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote:Trascrizione&curid=13747&diff=128659&oldid=111049 questo]: spesso l'NDR, col grassetto, è assai invadente; sono dell'idea che per delle semplici integrazioni – tipicamente, un soggetto andato perduto negli omissis, o cose del genere – sia meglio la semplice parentesi quadra, come nei libri. Non è chiaro che sono note del redattore wikiquotiano? Le parentesi quadre servono proprio a questo, perciò è difficile che siano già presenti in un testo, anche se talvolta (molto raramente) capita che ci sia una sovrapposizione di note dell'autore, del redattore del libro e del redattore wikiano; in questi casi ho qualche dubbio. Ad esempio, [[Jean-Paul_Sartre#Note|qui]]: ho risolto mettendo un ''nda'', ma non mi convince molto. Altri ha copiato le note in piccolo alla fine della sezione del libro, senza usare la funzione ref. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:24, 23 ott 2007 (CEST)
:Quindi quando si usa l'NDR e quando le semplici quadre? --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 20:55, 23 ott 2007 (CEST)
::Uniformiamo tutto usando l'NDR ma prendiamo in considerazione l'ipotesi di rimuovere il grassetto dal template. Nei casi particolari di compresenza di note dell'autore, del redattore e del quotiano, quest'ultimo le scriva come note in fondo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 23:36, 23 ott 2007 (CEST)
:::Completamente d'accordo con Gacio, io quando trovavo delle quadre semplici le sostituivo sempre con l'NDR --[[Utente:Kronin|Kronin▄¦▀]] 00:11, 24 ott 2007 (CEST)
::::Il grassetto si potrebbe togliere, ma che ci mettiamo, il corsivo? Per le bibliografie non sarebbe il massimo, credo (ammesso che funzioni), però è vero che col grassetto spesso sta maluccio (ed è molto meglio usare le note a piè di pagina), specie quando c'è un NDR di contestualizzazione all'inizio di ogni frase. ma anche il grassetto sarebbe troppo per le semplici integrazioni ad esempio di un soggetto andato perso, o di una parola mancante per un refuso: nessuno usa altro che le semplici quadre per queste cose, e spesso anche per integrazioni molto piú lunghe. Non ho capito, Gacio, come metteresti le note in [[Jean-Paul Sartre]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:39, 26 nov 2007 (CET)
:::::No, siccome si contestava la peraltro effettiva invadenza dell'NDR io intendevo dire esattamente "togliamo il grassetto dal template senza mettere il corsivo"; possiamo tenere il carattere più piccolo mantenendo la differenziazione rispetto al testo normale della citazione e allo stesso tempo ottenere qualcosa di leggibile e poco pesante (tra l'altro, sarà una mia fissazione personale, ma anche in questo caso sarei per evitare i grassetti wikilinkati; non mi piacciono, perché sono un appesantimento della pagina - spesso si può wikilinkare la stessa cosa un paio di righe sotto - e spesso negli NDR ce ne sono in abbondanza). Così otteniamo di uniformare le integrazioni decidendo che vanno tutte con l'NDR e la cosa semplifica la vita ai nuovi arrivati e chi deve revisionare le pagine (''uhm... che ci metto, NDR o quadre semplici? boh!''). Magari possiamo fare una prova e vedere come sta. Poi il corsivo al posto del grassetto lo scarterei perché abbiamo i titoli da evidenziare nelle biografie, sono le uniche parole che scriviamo in corsivo. Se mettiamo il corsivo al template mi sa che esce fuori il tondo ai <nowiki>''Titoli''</nowiki> (ma non me intendo di template). Poi altre soluzioni non mi vengono in mente <small>ma magari ce ne sono e la scarsa partecipazione alla discussione non ne favorisce il reperimento :)</small>
:::::Per quanto riguarda le note di [[Jean-Paul Sartre]], scusami Nemo ma ho perso il filo del discorso e non ho capito chi ha scritto quelle note. Nda = note dell'autore, no? Allora, direi innanzitutto di scartare la copiatura delle note a meno che non siano davvero essenziali per la resa della citazione, che ce ne facciamo? Non pensiamo nemmeno a come organizzarle. In casi come questo di Sartre, però, mi sta venendo un'idea: sottoparagrafi per il paragrafo Note: Dell'autore, Del traduttore, Di Wikiquote. Nell'ordine. Che rispecchia l'importanza. Che ve ne pare? Però penso che abbiamo bisogno di un nuovo [[template:References]] (mai usato, non lo conosco) che permetta di dividere le note per 3 gruppi e ce le faccia collocare in 3 sezioni differenti. O forse neanche questo è un gran pezzo di idea :) ragazzi, non saprei. Ci pensiamo--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::::::Togliere il grassetto all'NDR? Ma è praticamente un'istituzione! :-) Non so, guarda [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Apuleio&oldid=142617#Incipit qui] e [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142622 qui], a me sembra un orrore. Devo dire che [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Principessa_Mononoke&oldid=142624 il corsivo] non è meglio (ma gli inglesi [[w:Schindler%27s_List#Oskar_Schindler|lo usano]], perciò è una questione di abitudine). Forse però è utopistico pensare di stabilire una convenzione unica per libri e film, che sono due cose piuttosto diverse, cosí come i versi, che non si possono interrompere: la soluzione migliore è usare il piú possibile le note a piè di pagina, tranne che per le integrazioni davvero brevi, che però sono tali solo per gli scritti, perché è ben difficile che nel dialogo di un film si ometta un soggetto che rimane nella frase precedente, ad esempio, perciò nei film sono tutte contestualizzazioni che in quanto tali sono piú personali e quindi vanno segnalate come distaccate, nel solito NDR, mentre per gli scritti vanno benissimo le semplici quadre. Dopodiché, se vogliamo evitare dubbi possiamo imporre un limite di parole arbitrario, magari. Non so.
::::::Le note non sempre si possono omettere: ad esempio in quel caso davvero non è possibile; diverso è il discorso per una nota come quella in [[Cittanova]], ma l'autore della voce non è del mio parere. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:45, 6 dic 2007 (CET)
====Altro discorso coi versi?====
Ecco, una cosa che secondo me non è possibile è questa: [[Papa Bonifacio VIII]]. Non si può interrompere i versi con delle integrazioni, perché si distrugge il ritmo; sarebbe forse il caso di stabilire che si usano solo le note a piè di pagina, in mezzo ai versi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 20:19, 2 dic 2007 (CET)
:Concordo, una regola a parte, ferrea, per i versi. E (visto che li trattiamo allo stesso modo) stessa regola con le citazioni da canzoni--[[Utente:Gacio|Gacio]] [[Discussioni utente:Gacio|<small>dimmi</small>]] 02:25, 4 dic 2007 (CET)
::Bene, stabilito. [[Utente:Nemo|Nemo]] 22:20, 6 dic 2007 (CET)
== Metatesti ==
Cioè, ciò che non fa propriamente parte del testo (ad esempio, dell'incipit) ma in qualche modo lo commenta o lo rende leggibile: ad esempio i titoli dei capitoli, oppure le didascalie o i nomi dei personaggi nelle opere teatrali.
Lo [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Kronin&diff=139607&oldid=139147 accennavo] a Kronin, ma [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=139593&oldid=139233 vedo] che bisogna discuterne tutti assieme: come indicare i personaggi in un caso come quest'ultimo? L'NDR è un po' invadente, e in un caso come Shakespeare (non so negli altri) non si può neppure stabilire quale fosse il sistema scelto dall'autore e adottarlo di conseguenza: e ci sono mille modi diversi. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:32, 26 nov 2007 (CET)
:Ehm, ho ripetuto la domanda in [[Discussioni_Wikiquote:Modello_di_voce#Incipit:_comprendere_tutto.3F]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
==Le domande nelle interviste==
Si veda ad esempio [[Emma Bonino]]: come riportare le domande? A capo e grassetto, o corsivo? Come i dialoghi dei film, usando i nomi dell'intervistato e dell'intervistatore come i nomi dei personaggi? Le domande semplicemente nell'NDR? Contestualizziamo nell'NDR senza riportare precisamente la domanda? Forse la soluzione migliore è la prima (col corsivo). [[Utente:Nemo|Nemo]] 17:15, 2 dic 2007 (CET)
:Un esempio [[Discussione:Orson Welles|qui]]. [[Utente:Nemo|Nemo]] 00:03, 24 feb 2008 (CET)
== Traduzioni ufficiali o nostre ==
Sopra si parla di come distinguere le note dell'autore dalle nostre; un altro problema (maggiore) sono le traduzioni. Finora ci accontentiamo di distinguere le traduzioni nostre da quelle ufficiali coll'indicazione della fonte: se si indica un testo in lingua (e lo si mette dopo la versione in lingua), è ovvio che la traduzione è nostra; se si cita come fonte un testo italiano è ovvio che la fonte è la traduzione "ufficiale". Ovvio ma non poi tanto, forse; e non sempre è tutto tanto lineare. Vabbè, insomma, non è sempre necessario predisporre un modello uniforme per ogni cosa, ma per portarci avanti intanto metto qui due collegamenti: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Arthur_Koestler&oldid=162685 una voce] con una nota "traduzione propria" e la pagina [[Wikiquote:Citazioni in lingua originale]], che avevo dimenticato del tutto (in effetti ora è inutile). [[Utente:Nemo|Nemo]] 23:35, 23 feb 2008 (CET)
== Sottoelenco puntato per le traduzioni ==
Piazzo qui un collegamento per ritrovarlo in futuro: [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Shakespeare&diff=336840&oldid=336041 esempio] di citazione troppo lunga dove mettere due traduzioni con semplice indentazione genera sostanzialmente un unico blocco di testo di difficile lettura. --[[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 02:38, 23 lug 2010 (CEST)
==Informazioni ulteriori==
Discussione iniziata [[Discussioni Wikiquote:Vetrina#NDR in nota|qui]]. Sono d'accordo con Donato che la distinzione deve poter essere segnalata e l'utilizzo del template {{tl|NDR}} potrebbe essere un modo, ma attualmente mi pare che le nostre regole non lo prevedano... Aggiungiamo questa regola? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:52, 21 set 2011 (CEST)
[[Discussioni aiuto:Fonti#Indicazione delle fonti a pié di pagina|Qua]] ho proposto una soluzione alternativa: ''Forse non serve usare il template NDR. Basta scivere tra parentesi la fonte della nota, come facciamo per le citazioni. Ad esempio, [http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#cite_note-1 qui] ho riportato una nota del curatore del libro mettendo la fonte tra parentesi. Se la nota è scritta da noi utenti, direi di non mettere nulla. L'importante è segnalare tra parentesi la fonte quando una nota è dell'autore o del curatore del libro, così non lediamo il diritto d'autore.'' [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:58, 8 nov 2011 (CET)
== Omissis ==
Ho sempre qualche dubbio riguardo a questa regola:
{{quote|se si taglia una frase da un certo punto alla sua fine (per poi proseguire col testo successivo), bisogna lasciare il punto dopo l'omissis, e se si omette ulteriore testo dopo il punto bisogna segnalare anche questa omissione con altri puntini fra parentesi quadre.}}Ad esempio, se una citazione fa: «Che bella giornata e che bel corvo. Ieri ho visto Ugo. Domani vedrò Italo. Com'è alto il cielo. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» ed io voglio riportare solo le parti che parlano della giornata, tocca trascrivere: «Che bella giornata [...]. [...]. [...]. [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti» mentre sarebbe più semplice (e più scorrevole per chi legge) trascrivere: «Che bella giornata [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti». Insomma, è una regola troppo rigida: bisognerebbe permettere (come difatti già avviene) di poter apporre un solo [...] quando il buon senso lo suggerisce. [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 18:49, 8 nov 2011 (CET)
:Sono d'accordo, ma infatti io non ho mai visto una sequela di omissis né in letteratura né sulle wiki. Nella tua frase però io aggiungerei il punto, così:
:*Che bella giornata [...]. Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:Se invece volessi metterci anche il corvo, così:
:*Che bella giornata e che bel corvo. [...] Ma tutte le giornate recano degli imprevisti.
:--[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 18:25, 9 nov 2011 (CET)
==NDR sì NDR no==
A proprosito dell'uso degli NDR ({{NDR|xxx}}) per inserire parole non nel testo autore, al fine di rendere più leggibile la citazione.<br />Che si fa?... Io sono del parere di usare sempre gli NDR quando facciamo delle aggiunte in una citazione, e di lasciare le quadre ([xxx]) quando le ha usate l'autore. Magari qualche volta si potrà ricorrere a una nota, e qui si ritornebbe sul problema di come distinguere le note del redattore da quelle dell'autore. Si potrebbe indicare fra parentesi che la nota è dell'autore. Uhè, cerchiamo di risolvere questa faccenda una volta per tutte, please.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 16:13, 20 feb 2012 (CET)
: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Cercherei però di limitare al massimo l'NDR, da usarsi solo per specificare, ad esempio, il soggetto della citazione. Non lo userei per spiegare, controspiegare, contestualizzare etc. etc. se una frase ha bisogno di tante spiegazioni non è un aforisma, non è neppure una citazione degna di stare in piedi da sola. OT ma lo stesso vale per le note, non mi pare si debba fare un trattato sui singoli autori attraverso le loro citazioni, quella è Pedia eventualmente. Certo è uno sforzo bello, importante, porta via tempo, però mi pare altro rispetto a quello che qui si dovrebbe fare e che è il fascino del progetto stesso. Come ha scritto recentemente Donato, mi pare che il punto forte di quote siano le tematiche, collezione intelligente di citazioni tratte da diversi autori..con le note o troppi NDR che roba è? Scusate la lunghezza... --[[Utente:Donluca|Donluca]] ([[Discussioni utente:Donluca|scrivimi]]) 16:48, 20 feb 2012 (CET)
:: L'NDR andrebbe usato solo per specificare il contesto, quindi mai all'interno di una frase ([[WQ:TC]]), dove invece, in casi particolari, possiamo aggiungere una parola mancante tra le normali quadre (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_utente%3ASpinoziano%2FArchivio2011&action=historysubmit&diff=399089&oldid=399056 qui]), solo per far reggere in piedi la frase dopo un taglio, e solo quando una nota o un NDR prima della frase non permetterebbero una soluzione efficace. Questa almeno è la regola attuale per come l'ho capita io, e sulla base di essa ho fatto varie correzioni. Il problema sarebbe solo, come ha notato Donato, di distinguere le quadre nostre da quelle del curatore ufficiale, ma è solo in pochi testi che si trovano parentesi quadre di un curatore, quindi è un caso limite, ma in effetti c'è. Riguardo all'altro problema, mi sembra che avevamo già trovato un accordo, cioè specificare tra parentesi se la nota non è nostra (vedi [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Discussioni_aiuto%3AFonti&action=historysubmit&diff=431662&oldid=430086 qua]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 10:12, 21 feb 2012 (CET)
:::Ah, avevo dimenticato il fatto della nota. Va bene, va bene così; esempio: "(nota di Rayfield, p. 512)". Resta da sentire qualcun altro per la questione NDR.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 11:05, 21 feb 2012 (CET)
::::Per distinguere le quadre che mettiamo noi da quelle presenti nella fonte (che sono rare) possiamo segnalare questa seconda tipologia di casi in nota ([http://it.wikiquote.org/wiki/Gorkij#Note esempio] in nota 1) oppure nel campo oggetto se la cronologia non è pesante ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=A%C5%9Bvagho%E1%B9%A3a&action=historysubmit&diff=406374&oldid=406368 esempio]) o dentro un <nowiki><!----></nowiki> nel testo. La prima e la terza soluzione sono le migliori; in generale dovremmo usare più spesso i <nowiki><!----></nowiki> perché hanno il vantaggio di saltare all'occhio quando si apre il testo in modifica (mentre ciò che è scritto nel campo oggetto può finire nel dimenticatoio) e possono essere usati per segnalare in maniera discreta quelle aderenze alla fonte che altrimenti potrebbero essere prese per errori ([http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=William_Somerset_Maugham&action=historysubmit&diff=414236&oldid=414180 esempio]). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:09, 21 feb 2012 (CET)
:::::Gli <nowiki><!----></nowiki>?... e pensi che un generico lettore si prenda la briga di andare in modifica per verificarne la presenza?... Mhmh, molto scettico. La nota è ben più evidente. Il fatto, secondo me, è che abbiamo 'esperienze' diverse: io, coi miei inserimenti da testi dell'induismo, sto incontrando molte []: e che faccio?... metto una nota per ogni quadra? Scettico anche per la soluzione "nota". Anche gli NDR sono rari, se la questione è la rarità, e sempre nella mia 'esperienza', lo sono ancor di più delle quadre nel testo. Mi chiedo ora cosa hai contro gli NDR?... sono una indicazione molto evidente di una nostra, nostra di noi redattori, aggiunta: che male fanno?<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 21:33, 21 feb 2012 (CET)
::::::Gli <nowiki><!----></nowiki> servono solo per avvisare chi apre la pagina in modifica, quindi certo è meglio la nota, ma... io non ho nulla contro gli NDR: ho solo cercato di seguire la regola attuale, ma evidentemente si può cambiare (mi avete abbastanza convinto) come ha detto Donluca: NDR per il testo nostro, [] per l'autore. Altri pareri? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:01, 23 feb 2012 (CET)
:::::::Diciamo che, se possibile, sarà da preferirsi l'uso della nota<ref>Con l'esplicitazione ove dovesse trattarsi di nota non nostra (autore, curatore, traduttore, eccetera).</ref>, in mancanza d'altro materiale [citabile] che possa essere di chiarimento; altrimenti: {{NDR|NDR}}.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 20:53, 23 feb 2012 (CET)
::::::::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463647&oldid=420873 corretto] la linea guida indicando l'utilizzo dell'NDR per le aggiunte nostre, e tolto il divieto di utilizzare questo template in mezzo alle frasi (resta comunque specificato che va utilizzato con discrezione, e solo quando è «necessario integrare delle parole la cui mancanza renderebbe oscuro il passo»). Ho tolto anche il pezzetto che avevo contestato nella sezione precedente. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:32, 1 mar 2012 (CET)
:::::::::Non c'era nessun divieto di usarlo in mezzo alle farsi ma solo in mezzo ai versi, per ovvi motivi. Poiché non era intenzione rimuoverlo, l'ho ripristinato. [[Utente:Nemo_bis|Nemo]] 20:29, 25 lug 2012 (CEST)
===Note===
<references />
== Omissis iniziali ==
Donato ha osservato che quando una citazione inizia con un omissis è meglio non riportare l'omissis nella voce tematica (per migliorare l'estetica di quest'ultima). Ad esempio la prima citazione che c'è [http://it.wikiquote.org/wiki/Hans_K%C3%BCng#Perch.C3.A9_sono_ancora_cristiano qua] è stata adattata [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Teologia&action=historysubmit&diff=391500&oldid=391499 così] nella tematica; mentre nella voce dell'autore i puntini sospensivi rimangono. Tutti d'accordo? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:44, 21 feb 2012 (CET)
:Io sicuramente. Infatti già ho usato questo standard in alcune tematiche che avevo modificato. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 18:44, 21 feb 2012 (CET)
::Ho [http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Wikiquote%3ATrascrizione&diff=463683&oldid=463647 specificato] che nelle voci tematiche non è sempre necessario (cioè, lo è di meno che nelle voci degli autori) usare i puntini. Nelle voci degli autori li usiamo molto, quindi ho ammorbidito le espressioni che venivano utilizzate prima. Può andare? --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 17:46, 1 mar 2012 (CET)
:::Io direi di si. Direi di applicare questa regola sia alle tematiche, ma anche alle citazioni su che sono come tematiche. No? [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 19:37, 1 mar 2012 (CET)
::::Be' ma è sottinteso che trattiamo le "citazioni su" come sezioni tematiche. Comunque più rileggo queste linee guida e più trovo passaggi imprecisi o incomprensibili; aveva ragione Creed a volerle riscrivere in maniera più chiara. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 09:54, 2 mar 2012 (CET)
:::::Be' in realtà, mi sembra che l'abbia proprio scritte da qualche parte nella sua sandbox. Appoggerei un suo eventuale intervento con tutto il supporto che necessita. [[Utente:Raoli|Raoli ✉]] ([[Discussioni utente:Raoli|scrivimi]]) 01:04, 3 mar 2012 (CET)
==Traduzioni proprie==
Mi pare di capire, leggendo qui, che non ci sia un limite per il numero di citazioni con traduzione propria:<br />"È possibile inserire traduzioni proprie come integrazione, per chiarire qualcosa, o altrimenti solo se non ne esistono di ufficiali: in questo caso [...]"<br />Cioè, voglio dire, i termini "integrazione" e "chiarimento", se interpretati alla lettera, dovrebbero suggerire che [[David Draiman|questa voce]], per esempio, non è a norma per niente, mentre voci del genere ce ne sono diverse in giro. Io dico che possono anche andar bene, ma occorre mettere un limite.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 09:21, 1 feb 2013 (CET)
:Il limite, come sempre, dovrebbe essere dettato dal buon senso. Se ci sono molte citazioni significative, mai tradotte in italiano, di un certo autore, ben vengano le traduzioni proprie. In caso contrario, ci si contenga. Ne approfitto per proporre una cosetta che avevo pensato: la possibilità di spostare il testo originale in nota, per rendere più fluida la lettura della voce (dato che il testo in lingua originale dovrebbe servire solo a permettere di controllare che la traduzione sia corretta, quando si tratta di traduzione propria, il che riguarda la verificabilità e le fonti, non certo un nostro interesse verso le lingue diverse dall'italiano). --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:01, 1 feb 2013 (CET)
::Sono d'accordo. Però, tornando a prima, scriviamolo questo fatto del buon senso: "sempre usando il buon senso nell'aggiungere citazioni" o qualcosa del genere.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:05, 1 feb 2013 (CET)
:::Be', il buon senso è una regola implicitamente onnipresente, cmq se vuoi accennarvi esplicitamente in quel punto nulla in contrario. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 15:10, 1 feb 2013 (CET)
::::Attendiamo altri pareri.<br />--[[Utente:DonatoD|DonatoD]] ([[Discussioni utente:DonatoD|scrivimi]]) 15:14, 1 feb 2013 (CET)
:::::[http://it.wikiquote.org/w/index.php?title=Welcome_to_the_NHK&diff=prev&oldid=552494 Qui] intanto ho provato per la prima volta a mettere il testo originale in nota. Mi sembra un buon guadagno in leggibilità. --[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|scrivimi]]) 16:43, 24 feb 2013 (CET)
== Virgolettato non chiuso ==
A volte a causa degli omissis le virgolette rimangono aperte, come ci si comporta in questi casi? La pagina non lo chiarisce. Esempio:
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.'' [...]"
Da notare che nel secondo caso le virgolette di chiusura rimangono fuori dal corsivo, diversamente da quelle di apertura. Inoltre nel caso specifico è possibile risparmiare le virgolette omettendo l'inizio ma tale omissione va segnalata nel seguente modo?
*[...] ''Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.''
[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 16:24, 27 set 2026 (CEST)
:Sul primo caso, io mi sono sempre regolato chiudendo le virgolette, e nel caso in questione l'omissis non credo serva perché quella frase si chiude con un punto, quindi semplicemente aggiungerei le virgolette finali prima del punto:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo".''
:Se invece per ipotesi dopo "lodo" ci fosse una virgola e tu volessi tagliare lì, metterei il punto dopo l'omissis, e se le virgolette sono parte dei versi il corsivo per queste andrebbe lasciato:
:*''Ed elli a me: "Questo misero modo | tegnon l'anime triste di coloro | che visser sanza 'nfamia e sanza lodo'' [...]''".''
:Da notare che l'indicazione del verso resterebbe 34-36, dato che le virgolette finali sono messe solo come chiusura di un omissis di versi non riportati.
:Sul secondo punto, sì, l'omissione può essere segnalata perché la maiuscola non inizia dopo un punto fermo, tuttavia non direi che è strettamente necessario segnalarla, perché lì si apre il discorso di un personaggio, difatti se tra parentesi indichi il nome del personaggio non serve affatto segnalarla.
:Sono comunque entrambe questioni molto marginali, onestamente non starei a perderci molto tempo in discussioni: se le mie soluzioni non ti convincono puoi mantenere lo stile che hai già adottato nella voce. -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 09:00, 28 set 2026 (CEST)
::Be', la mia questione intendeva ricercare uno standard per tutto il progetto, non solo per una voce. Sono d'accordo con te sul secondo punto ma la versione <code><nowiki>lodo".''</nowiki></code> non mi convince perché Virgilio poi continua a parlare, non ha sentenziato lì, quindi chiudere lì mi sembra un errore. Credo sia meglio lasciarle aperte: per quanto brutte, almeno servono a suggerire al lettore che il personaggio ha ancora qualcosa da dire. --[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 14:43, 28 set 2026 (CEST)
:::Sì ma infatti come ho scritto per me va bene anche la tua soluzione, solo che non è usuale mettere un omissis dopo un punto fermo o lasciare le virgolette aperte, e personalmente mi sembrano eccessi di scrupolo: terrei utilizzabili entrambe le soluzioni (virgolette aperte o chiuse) purché ci sia uniformità nella voce, quindi se la tua domanda è: quale standard per tutto il progetto? Io rispondo: entrambi, basta che si sia uniformi nella voce (il "basta che si sia uniformi nella voce" è già adottato, esplicitamente o tacitamente, per varie altre regolette). -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 16:25, 28 set 2026 (CEST)
::::Va bene, grazie dei chiarimenti, comunque penso che prima o poi sarebbe buono settare uno standard per tutta Wikiquote. --[[Utente:Micione|Micione]] ([[Discussioni utente:Micione|scrivimi]]) 18:18, 28 set 2026 (CEST)
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Maturità
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{{voce tematica}}
Citazioni sulla '''maturità''', intesa come sviluppo intellettuale e spirituale della persona.
*Accorgersi di quello che c'è intorno e alzare l'asticella, questo si chiama maturazione. ([[Rebecca Piva]])
*Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essa. ([[Wilhelm Stekel]])
*Con la maturità viene il desiderio di risparmiare, di essere più semplici. La maturità è il periodo in cui si trova la giusta misura. ([[Béla Bartók]])
*È certamente bene [[oblio|perdonare]] sempre con generosità, ma è senza dubbio giusto non [[dimenticare]] mai i torti subiti: fanno parte del cammino che conduce alla maturità interiore. ([[Fausto Cercignani]])
*È maturo solo chi si ritiene immaturo, perché solo chi si ritiene immaturo cerca di colmare le sue lacune. ([[Mario Canciani]])
*Il [[cielo]] tiepido e pallido della pensosa contrada che si apre davanti a noi ha tutte le freschezze dello sguardo delle razze primitive, esso ignora la sontuosa tristezza di maturare. ([[Oscar Vadislas de Lubicz Milosz]])
*In concreto l'uomo è maturo quando non è più il centro di se stesso, ma comprende e vive che ha in sé qualcosa da dare e da ricevere. ([[Oreste Benzi]])
*L'uomo è maturo quando arriva a capire che c'è il mistero, cioè che tutto non si riduce a quello che lui vede e capisce. ([[Oreste Benzi]])
*La gratitudine è l'espressione della maturità umana e, mentre la manifesta, la nutre e l'accresce. ([[Oreste Benzi]])
*La maturità di un individuo non dipende da quanto è vecchio, ma da come reagisce svegliandosi in pieno centro in mutande. Che importano gli anni, specie se il tuo appartamento ha l'affitto bloccato? ([[Woody Allen]])
*La maturità è il periodo proprio della ragione e dell'esperienza, dalle quali abbiamo le idee vere e i fatti reali, cioè quanto si contiene di sodo e di positivo nel doppio giro degli esseri e delle cognizioni. ([[Vincenzo Gioberti]])
*La maturità è un'invenzione dell'uomo che non può ammettere di non essere migliorato. ([[Andrea G. Pinketts]])
*Maturare è scoprire l'altra faccia delle cose. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Maturare non vuol dire rinunciare alle nostre aspirazioni, ma accettare che il mondo non è obbligato a soddisfarle. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Maturità dell'uomo: significa aver ritrovato la serietà che da fanciulli si metteva nei giuochi. ([[Friedrich Nietzsche]])
==Voci correlate==
*[[Adulto]]
*[[Crescita]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|etichetta=maturità}}
[[Categoria:Qualità individuali]]
[[de:Reife]]
[[ru:Зрелость]]
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Utente:Spinoziano/Sandbox
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Spinoziano
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https://it.wikipedia.org/wiki/La_grande_vallata
==Prima stagione==
===Episodio 1, ''Orizzonti di gloria''===
*Padre nostro onnipotente, ti ringraziamo per la tua misericordia, per il cibo che ci elargisci, e per il tuo illimitato amore. ('''Victoria''') {{NDR|[[Preghiere dalle serie televisive|preghiera]]}}
===Episodio 2, ''Il generale Wallant''===
*Gli uomini sono pecore, e questi non fanno eccezione: li puoi condurre facilmente al macello; lo preferiscono, perché si sentono incapaci alla lotta. ('''Wallant''')
===Episodio 4, ''Il rapimento di Audra''===
*Consegniamo il nostro caro nelle mani dell'Onnipotente, chiediamo a lui la forza di continuare e la guida lungo il cammino. Dio vi protegga e vi benedica, il Signore vi conceda la sua grazia, andate in pace. Amen. ('''Prete''') {{NDR|[[Elegie funebri dalle serie televisive|elegia funebre]]}}
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Allenatore
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Abdullah Mubarak 2011 1.jpg|thumb|upright=1.4|Un allenatore]]
Citazioni sugli '''allenatori'''.
==Citazioni==
*A me piace l'allenatore che lavora sul campo in prima persona. Non mi vanno i tipi [...] che fanno salotto con i dirigenti, mentre i giocatori si allenano con il preparatore. ([[Lajos Détári]])
*All'allenatore in Italia non basta allenare, deve essere un personaggio, deve allenare i giornalisti. Se non allena bene i giornalisti non gli basta allenare bene la sua squadra... ([[Vladimiro Caminiti]])
*Allenare è istruire, preparare, addestrare. ([[Gian Paolo Montali]])
*Allenare più di sedici giocatori mi fa venire il mal di testa. ([[Franco Scoglio]])
*Anni fa la figura del mister era maggiormente rispettata. Anche a livello mediatico molte cose sono cambiate. Tutto è più veloce. Tutto è social. Per quel che mi riguarda cerco sempre di tenermi aggiornato perché, a livello di idee e di concetti, mi sento giovane. Stimo molto quegli allenatori che hanno fatto la gavetta [...]. Le qualità fondamentali che deve avere un allenatore? Competenza e credibilità. ([[Giuseppe Pillon]])
*Ascolti, le voglio dare un consiglio Brian Clough, non importa quanto pensi di essere bravo, intelligente o quanti nuovi amici si fa in televisione, la realtà della vita nel calcio è questa: il presidente è il capo, poi ci sono i consiglieri, poi il segretario, poi i tifosi, poi i giocatori e poi alla fine di tutto in fondo al mucchio l'ultimo degli ultimi, la persona di cui alla fine possiamo tutti fare a meno, il fottuto allenatore! (''[[Il maledetto United]]'')
*Come allenatore ho la responsabilità per quello che si fa in campo ma anche fuori, per questo cerco di conquistarmi il ruolo di leader, per farmi seguire. Si dice che io incuta timore, ma per imporsi non ci sono spartiti precisi, bisogna cercare di farsi seguire, col buon esempio, attraverso il comportamento personale. ([[Zdeněk Zeman]])
*Credo che un allenatore migliori ed evolva costantemente anno dopo anno, grazie anche al contatto con gli atleti e i feedback che riceve da loro. Penso poi sia un nostro dovere cercare sempre di evolverci, perché come fanno gli atleti, anche l'allenatore deve provare a migliorare costantemente. ([[Jonne Kähkönen]])
*Da allenatore devi interpretare le caratteristiche tecniche dei giocatori, ma anche caratteriali e fare in modo che questo intreccio diventi funzionale agli obbiettivi. ([[Salvatore Vullo]])
*Da allenatore devi scegliere i progetti, perché non sei solo: alleni e guidi un gruppo di uomini che dipendono da te, ma anche tu dipendi da loro. Hai il dovere di farli rendere al massimo. Insegnando, fissando regole, caricandoli, facendogli sentire l'onore di appartenere al club, ma restando sempre lucido e razionale. Altrimenti non sei un buon tecnico. ([[Siniša Mihajlović]])
*Da giocatore vivi la gioia su te stesso all'interno della squadra, da allenatore la vivi in modo più completo perché sai che dentro quel successo c'è tanto di tuo. Hai messo le tue idee, scelto i giocatori, creato la squadra, un'idea di gioco, lo staff. Sai di aver costruito qualcosa di tuo. Un allenatore ha un grande peso in fase di costruzione, poi durante il gioco la palla passa in mano ai giocatori. Il grande lavoro lo devi fare prima, durante la partita riesci a incidere meno. Esagerando si può dire che l'allenatore conta al 100 per cento nella costruzione, mentre durante la partita se riesci a contare un 20-30 per cento già stai facendo un buon lavoro. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*{{NDR|«Il "bravo allenatore" deve adattare le proprie idee al materiale che ha a disposizione oppure deve cercare di insegnare comunque il proprio credo ai giocatori?»}} Deve riuscire in tutte e due le imprese; l'importante è rendersi conto per tempo di quello che realmente è il gruppo e di quello che può dare. Il "bravo allenatore" lo si riconosce dalla velocità con la quale capisce certe sfumature. ([[Emiliano Mondonico]])
*{{NDR|«È facile il mestiere di allenatore?»}} È facile se intendi l'allenamento puro, la gestione di un gruppo. Se invece lo vivi come un lavoro, è difficilissimo. ([[Luigi Maifredi]])
*Fare l'allenatore è un'altra cosa {{NDR|rispetto al calciatore}}. Devi rapportarti a tante persone, pensare al gruppo, a come rivolgerti ai giocatori che fai andare in campo e a quelli che lasci in panchina. Hai più [[responsabilità]] e per diversi giorni devi pensare a come preparare la partita tatticamente. Poi quando comincia la tua parte è fatta. ([[Andrij Ševčenko]])
*Giova ricordare che l'allenatore, anche un super [...], resta sempre la ciliegina sulla torta. E la torta la devono preparare i cuochi. ([[Valerio Bianchini]])
*Gli allenatori occupano una posizione molto difficile. Spesso siamo oggetto di gelosie e invidia. ([[Diego Simeone]])
*E pensare che quando ho iniziato a giocare seriamente mai più avrei pensato un giorno di poter allenare. Col passare degli anni, invece, ho cominciato ad apprezzare il piacere di trasmettere agli altri le mie conoscenze. ([[Rita Guarino]])
*I rapporti fra presidenti e tecnici sono sempre più labili, anche quando la bravura professionale dei secondi è fuori discussione. Come mai? La colpa è, probabilmente, dell'importanza eccessiva assunta dal loro ruolo agli occhi dell'opinione pubblica. [...] Non si vince più perché la società ha comprato fior di campioni, perché la squadra è forte, perché gli avversari sono inferiori, perché un episodio fortunato ha deciso l'incontro, perché un gruppo è meglio preparato sul piano atletico. No, si vince grazie al modulo, agli schemi, alle magie del tecnico. Ciò ha fatto salire a dismisura i compensi degli allenatori, ma naturalmente li espone a maggiori rischi. Se sei così importante, la colpa dei risultati negativi è tua. Così i presidenti se la prendono con i tecnici non solo se perdono ma se non realizzano un calcio piacevole. Così cresce l'insofferenza nei confronti di questi maghi: io spendo un mucchio di soldi e se vinco i meriti vanno tutti all'allenatore. ([[Giorgio Tosatti]])
*Il bravo allenatore deve rendere protagoniste le sue giocatrici in campo, rendendole leader di loro stesse. Deve essere autorevole e deve dare fiducia. Elogiare in pubblico e rimproverare in privato. E deve essere un grande leader. Un buon allenatore secondo me si vede dai time out, perché quando una squadra è viva nei time out si vede che le giocatrici comunicano molto fra di loro, senza pendere dalle labbra del loro coach. In quei casi si vede che l'allenatore ha raggiunto l'equilibrio fra la sua posizione di leader e quella delle proprie giocatrici. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Il [[Calcio (sport)|calcio]] è già difficile per chi ne capisce, figuriamoci per gli allenatori. ([[Franco Rossi]])
*Il mio allenatore preferito? Quello che mi fa giocare. ([[Salvatore Schillaci]])
*Il perdono fa parte del compito dell'allenatore, altrimenti su 25 calciatori ne salveresti 10. ([[Antonio Conte]])
*Il sequestro dello sport da parte degli allenatori rende ogni giorno più superflua la presenza degi atleti. ([[Massimo Gramellini]])
*Il tecnico finisce per diventare il tramite tra personalità e subconscio dei giocatori. ([[Gian Paolo Montali]])
*In fondo, gli allenatori di calcio sono dei privilegiati: saranno pure criticati e criticabili, ma a fine mese non hanno certo le angustie o le sofferenze dei cassintegrati o dei metalmeccanici. ([[Domenico Morace]])
*In Italia gli allenatori vengono ingaggiati o perché vanno di moda in quel momento o perché sono sponsorizzati da qualcuno, e non certo per le loro metodologie di lavoro e per quello che fanno in campo. La vita dell'allenatore da noi è sempre più precaria. ([[Giovanni Stroppa]])
*Io, gli allenatori che si presentano a bordocampo con la tuta, li multerei: stai rappresentando la società, non puoi metterti la tuta. ([[Massimiliano Allegri]])
*Io sono il signore tecnico tuo, non avrai altri tecnici all'infuori di me. ([[Gianni Brera]])
*Io voglio diventare allenatrice proprio per tutti gli allenatori terribili che ho avuto. ([[Verónica Boquete]])
*L'allenatore fa sempre le stesse cose, prepara la partita al meglio e spiega ai ragazzi le cose da fare. Insomma analizzi e prendi decisioni che siano in linea con quelle che sono le caratteristiche dei giocatori, poi gli attori principali sono loro. L'unica cosa che puoi fare è quella di gestire al meglio un atleta, ascoltando anche quello che succede intorno. Alla fine, però, conta il campo. ([[Angelo Lorenzetti]])
*L'allenatore ha sempre il diritto di prendere qualsiasi decisione per il bene della squadra. [...] Posso esprimere il mio punto di vista, ma anche dare credito a chi lo merita. ([[Mary Earps]])
*L'allenatore mica è uno qualsiasi: se dentro ha energia, porta quelli intorno ad avere un senso di responsabilità, a dare tutto se stesso, ma anche quello che non si ha, per ciò in cui si crede. ([[Luís Vinício]])
*L'allenatore rivelazione? Quello che vince. ([[Franco Scoglio]])
*L'obiettivo dell'allenatore è quello di non allontanare l'obiettivo individuale da quello di squadra. Io cerco di fare in modo che ogni individuo si esalti in un modello di squadra, non li porto mai dentro il mio modello. Cerco di esaltare l'individualità a servizio della squadra. ([[Marco Baroni (allenatore)|Marco Baroni]])
*La maggior parte degli allenatori e dei tecnici sono delle persone straordinarie, poi noi viviamo in un mondo dove l'allenatore diventa una persona sola: paradossalmente è così, vivi in un lavoro dove devi aggregare e cercare di costruire gruppi, ma alla fine poi sei solo. E quindi quando c'è troppa solitudine, ogni tanto anche noi facciamo dei grossi errori, di rapporti, di comunicazione e quindi perdi magari la stima di un compagno, di un collega per una battuta, per un discorso: e quindi diventa difficile dare dei giudizi che siano dei giudizi obiettivi. ([[Cesare Prandelli]])
*La prima qualità che deve avere un allenatore è il saper gestire mille cose. Prima c'erano meno media, meno pressioni, adesso devi essere attento a mille sfaccettature. Dipende poi da ogni situazione, perché se sei in una grande squadra devi trovare il giocatore giusto, perché poi te lo fanno pagare, per cui hai ancora più responsabilità e non sempre trovi il giocatore giusto che si ambienta subito. Se sei in una piccola società, dove devi fare bene, allora devi andare alla ricerca di quel giocatore che abbia lo spirito giusto. ([[Claudio Ranieri]])
*Mi è sempre piaciuto fare l'allenatore, anche in campo. [...] La cosa che mi piace di più di questo mestiere? Aiutare i ragazzi ad esprimersi, tirare fuori le loro doti. Un allenatore può darti un concetto, ma la cosa più importante è far capire ai ragazzi di essere utili e far emergere le loro qualità. ([[Marco Marchionni]])
*Nella brutale, ma ormai inevitabile e irreversibile, logica del calcio, i rapporti sportivi sono andati sfumando in dissolvenza. C'è un imprenditore che investe in modo massiccio e affida questa sua operazione finanziaria a un tecnico, l'allenatore appunto, pretendendo risultati pari alle risorse impiegate. Ove ciò non avvenga, è nel suo pieno diritto procedere a un ricambio al vertice, esattamente come un editore sostituisce il direttore di giornale che non è in grado di assicurare il successo del prodotto. Gli allenatori sanno così bene quello che li aspetta, che hanno ormai portato i loro compensi a limiti irreali, in ogni caso sicuramente sproporzionati alla loro possibilità di incidere, nel bene e nel male, sul destino delle squadre avute in consegna. Quei favolosi, o scandalosi, stipendi sono in realtà un'assicurazione contro i capricci dei dirigenti; o, se preferite, la copertura per un eventuale ruolo di capro espiatorio, liberamente sottoscritto all'inizio del rapporto. ([[Adalberto Bortolotti]])
*{{NDR|«Ha mai pensato di poter allenare»}} No, troppo stressante: tra i miei ex compagni vedo troppa gente esaurita. ([[Luca Toni]])
*Non è un mestiere. Non mi piace definirlo così. È una passione legata un po' a quello che ho sempre fatto, e quindi è soltanto la continuazione. Vuol dire rimanere sempre nello stesso ambiente, sentire gli stessi odori, le stesse sensazioni. ([[Roberto Donadoni]])
*Non erano così importanti. Li avete fatti diventare importanti voi {{NDR|giornalisti}}. ([[Giampiero Boniperti]])
*Non escludo che [...] prima o poi vengano aboliti anche gli allenatori. Mi chiedo, infatti, a cosa serva una categoria per la quale, essendoci i risultati, sono tutti maghi, e mancando i risultati sono tutti asini. ([[Vladimiro Caminiti]])
*Offese, polemiche, deferimenti a raffica mi colpiscono: mi sembra di essere un allenatore irakeno. ([[Aldo Agroppi]])
*Ogni coach mi ha lasciato qualcosa. È come avere tante mappe: scegli quella che ti serve in quel momento. ([[Summer McIntosh]])
*Penso che non esistano allenatori giovani o vecchi, ma soltanto quelli bravi e vincenti e altri che lo sono di meno. Il dato anagrafico a quel punto conta poco. ([[Cristiano Lucarelli]])
*Penso che un allenatore deve essere pronto all'esonero. Ma se l'allenatore ha paura di questo, non lavora bene e ha grandi problemi. ([[José Mourinho]])
*Per me fare l'allenatore non ha mai significato l'ambizione del grosso club, la scalata per giungere al vertice. Ho fatto e faccio questo mestiere per la soddisfazione di stare in campo, costruire qualcosa, continuare a calzare le scarpe bullonate come quando ero ragazzo e, non ultimo, guadagnare bene. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Però quando ho iniziato a fare l'allenatore, ho capito che gli [[scacchi]] mi sarebbero potuti essere utili. [...] Perché hai bisogno di una strategia, devi sempre cercare di essere una mossa avanti all'avversario. Ti serve ragionare sul gioco delle mosse e contromosse, tentare di portare l'avversario fuori strada. Preparare un attacco e un po' come preparare una partita. L'unica differenza è che in mano hai dei pezzi, e non delle persone. Da questo punto di vista, il mestiere di allenatore è ancora più difficile. ([[Gianluca Vialli]])
*Quando dai troppa importanza al tecnico, e poco ai giocatori, può succedere che i giocatori ci marcino, tanto sanno già quale testa rotolerà. ([[Roberto Beccantini]])
*Quando giocavo mi portavo la sconfitta a letto per giorni e ci pensavo continuamente. Questo mi ha fatto capire che non sarei mai diventato un grande atleta perché pensavo troppo, ma che probabilmente potevo fare l'allenatore. ([[Daniele Santarelli]])
*Quando un allenatore crede e ha fiducia in te, non si può chiedere di più. Cerco proprio questo nel rapporto allenatore – giocatrice perché ti può aiutare a migliorare e raggiungere risultati impensabili. ([[Alexandra Frantti]])
*Quanto incide un allenatore? Un tecnico deve intraprendere una strada, tracciare un percorso portando gioco, organizzazione e cercando di portare competenze adeguate. Detto questo l'allenatore è nulla se non trova la disponibilità dei calciatori. ([[Antonio Conte]])
*Questo è un mondo che concede poco alla fantasia. Si tende ad appiattire anche questa professione, si deve fare l'allenatore solo in un determinato modo. ([[Luigi Maifredi]])
*Ritengo che quello che faccio {{NDR|da coach}} si possa sintetizzare in due macro-aree: analizzare e prendere decisioni. Sono entrambi due momenti complessi; in fase di analisi studio, osservo, raccolgo dati, faccio domande, comunico e ascolto. E l'ascolto è importante sia in fase di analisi, perché mi serve per ampliare i punti di vista, sia nella fase di decisione, e nei momenti successivi. Infatti il mio compito è quello di prendere decisioni che siano in linea con quello che i giocatori si sentono di fare. Ascoltare, quanto si riesce, anche i rumors, è fondamentale per capire se le decisioni che sto prendendo sono quelle giuste o meno. E tutto questo lo faccio ascoltando i giocatori, lo staff, i dirigenti, i media e i tifosi. ([[Angelo Lorenzetti]])
*Se il presidente non è contento della squadra o chiede all'allenatore di cambiare qualcosa o cambia l'allenatore. ([[Diego Lopez (personaggio)|Diego Lopez]], ''[[Boris (seconda stagione)|Boris]]'')
*Se l'autorevolezza di un allenatore deriva dall'urlare, io non ne ho. A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere. ([[Massimiliano Allegri]])
*Se la squadra va bene, il merito è loro. Se invece le cose vanno male la colpa è del presidente che è un pirla. ([[Ivanoe Fraizzoli]])
*Se non accetti le critiche non puoi fare l'allenatore. ([[Andrea Anastasi]])
*Siamo, sinceramente, sopravvalutati. Zona, pressing, fuorigioco, tutto quello che le pare: ma poi decidono i ciuffi d'erba. ([[Dino Zoff]])
*Sono un allenatore democratico. Fisso le regole e i giocatori le rispettano. ([[Renzo Ulivieri]])
*Un allenatore deve essere un leader funzionale che conosce la propria materia. Un leader tecnico quindi, ma deve anche saper comunicare, sentire il sudore delle sue atlete, condividere la gioia e le lacrime delle sue giocatrici. Solo così avrà una vera leadership. ([[Simonetta Avalle]])
*Un allenatore non è come un insegnante di scuola che ti dice "devi fare questo o entro domani devi svolgere questi compiti". Io sono riuscito a dare il meglio di me con gli allenatori che mi hanno dato libertà. ([[Eden Hazard]])
*Un allenatore si diverte quando vince. ([[Helenio Herrera]])
*Un grande allenatore deve essere lui stesso leader, ma deve creare altri leader che in campo riproducono idee, valori, carattere. ([[Gianluca Vialli]])
*Un personaggio esalta e abbatte questo spirito d'impresa: il coach. Egli esalta e abbatte le individualità, ha il concetto di squadra, è l'esperto, e quando il suo interesse concerne più l'individuo che la tecnica si differenzia dall'allenatore. ([[André Scala]])
*Un tecnico non fa solo la formazione: deve motivare un gruppo e uno staff, relazionarsi con i dirigenti, rappresentare il club sui social e nelle tv, che sono quelle che mantengono l'ambaradan. È un ruolo straordinariamente complesso. ([[Hernán Crespo]])
*Visto che gli allenatori considerano le partite come una successione di minacce, la paura ha cominciato a contaminare le loro idee, e ogni pericolo immaginario che vogliono annullare provoca una decisione repressiva che corrode il gioco nel suo aspetto felice, libero, creativo. ([[Jorge Valdano]])
===[[Carlo Ancelotti]]===
*L'esonero fa parte del nostro mestiere, non è una iattura. Quando le cose non funzionano bene tra un allenatore e una società è giusto chiudere. Se le cose funzionano bene si riescono a gestire le situazioni più difficili ma non deve essere un matrimonio forzato. L’esonero non si capisce, l’allenatore è sempre l’ultimo a saperlo. Ci sono delle sensazioni ma fino a che non c’è la notizia ufficiale non lo sai [...]. Un allenatore perde solo tempo a pensare al suo esonero: deve pensare solo a fare il suo lavoro.
*La valigia per un allenatore è sempre pronta.
*Tante volte quando diventi allenatore capisci che problemi hai causato quando eri dall'altra parte. Molte volte si dice ai propri figli "lo capirai il giorno che diventerai papà". Ai giocatori si dice, invece, "lo capirai il giorno che diventerai allenatore".
===[[Massimo Barbolini]]===
*Non basta sapere perfettamente l'inglese per poter essere un professore. Bisogna saperlo insegnare. La stessa cosa vale per gli allenatori, la quantità di conoscenze è irrilevante se non si sa trasferirla.
*[Un allenatore] si nutre di vittorie, perché alla fine puoi essere bravo, ma se non vinci perdi sicurezza. Le vittorie sono un nutrimento.
*Una qualità importante per ogni coach di successo credo sia quella di apprezzare dove si è arrivati avendo la consapevolezza che non ci si è trovati a quel punto per caso. Penso che sia questa consapevolezza che poi fa si che uno mantenga l'asticella sempre alta, facendo si che si possa diventare un vincente. Vincente è un participio presente e spesso come tale vengono etichettati [...] allenatori che vivono di rendita per anni con una sola vittoria, quando invece bisognerebbe ricordarsi di certe vittorie per mantenere la consapevolezza che arrivare a determinati livelli è molto difficile ma quello che è davvero complicato è rimanerci. Quando si raggiunge questo status mentale si riesce anche ad essere maggiormente focalizzati sul nostro ruolo, perdendo meno tempo in cose futili e concentrandosi di più su ciò che realmente fa la differenza: preparare un allenamento, riguardare un video, fermarsi a parlare con un giocatore o con un altro allenatore.
===[[Claudio Bellucci]]===
*{{NDR|«Fare l'allenatore...»}} È maledettamente complicato. Devi pensare a trenta teste e puoi incidere sulla squadra, ma mai fino in fondo. Nel momento in cui non riesci a dare una mano ai tuoi ragazzi in difficoltà, per esempio, soffri molto di più che da calciatore, quando ti concentri molto su di te e i tuoi compiti, e poi sei nel vivo dell'azione e hai maggiori possibilità di sfogo.
*In panchina, in allenamento e negli spogliatoi sono schietto e leale con i giocatori. Me lo ha insegnato [[Carlo Mazzone|Mazzone]]: avere rispetto soprattutto di chi non parte dall'inizio è una cosa che mi porto dentro essendo stato calciatore. Se un giocatore non gioca so che è arrabbiato, deve esserlo con me, non con i suoi compagni.
*Se fai l'allenatore a certi livelli, esser stato giocatore può aiutare a capire certe dinamiche. Faccio un esempio, io so cosa prova un attaccante in campo se sbaglia un gol, un portiere se ne subisce uno per colpa sua. So come agevolare un mio giocatore se devo fare una scelta, nei momenti di gioia e di difficoltà riesco ad avere empatia con chi è in campo. Chi ha giocato nelle categorie minori non ha provato certe situazioni.
===[[Vujadin Boškov]]===
*Ci sono allenatori che pretendono di far mangiare ai loro giocatori prosciutto di San Daniele e formaggio Bel Paese. Poveri noi e poveri loro.
*Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla scala di Milano.
*Gli allenatori sono come le gonne: un anno vanno di moda le mini, l'anno dopo le metti nell'armadio.
*L'allenatore deve essere al tempo stesso maestro, amico e poliziotto.
*Nel [[Calcio (sport)|calcio]] c'è una legge contro gli allenatori: giocatori vincono, allenatori perdono.
===[[Andrea Gardini]]===
*I successi da giocatore non bastano a renderti un grande allenatore. Quando smetti inizia un altro percorso, completamente nuovo.
*Io parto dal presupposto che un allenatore debba essere se stesso, senza fingere, senza esagerare le reazioni perchè si capisce quando un allenatore "finge" recitando un ruolo non suo.
*Mi recavo sempre all'estero per vedere i ritiri delle Nazionali, seguire gli allenamenti e parlare con i coach. Per la carriera di un tecnico è importante avere tanti punti di vista diversi. Alcune cose le ho raccolte, altre le ho fatte mie e altre ancora non le ho tenute in considerazione. Aggiornarsi, però, è importante per aprire la testa a nuovi orizzonti. [...] a volte le sfumature fanno la differenza per il salto di qualità.
===[[Andrea Giani]]===
*A me in carriera è capitato di trovarmi a dare una mano ai miei tecnici. Anche in Nazionale ci sono stati momenti in cui ci siamo allenati male e noi giocatori, in campo, abbiamo risolto i problemi. [...] Le fortune degli allenatori le fanno i giocatori. Lo sapevo quando giocavo, lo trovo ancor più vero oggi {{NDR|da allenatore}}.
*Giochi bene o male non importa. Dico sempre ai miei atleti, che possono fare male una cosa ma devono fare bene altro. Devono avere voglia di stare in campo e devono impegnarsi. Tutto questo nasce da come tu li alleni. Quando questo atteggiamento di allenare i giocatori diventa automatico... dico che in partita l'allenatore conta zero. Perché tu li hai preparati alle situazioni che si troveranno in campo e a risolverle da soli. Le info che si danno ai giocatori devono essere poche perché il gioco è velocissimo. Ci sono allenatori che ti dicono tutto quello che devi fare e soffocano la loro creatività. La partita non è solo il risultato della tattica. Ma è frutto della capacità dei giocatori di risolvere le situazioni in modo autonomo.
*Gli allenatori sono educatori. Se ne hanno la capacità [...] trasmettono non solo nozioni tecnico-tattiche ma anche un modo di affrontare lo sport, di rapportarsi con gli altri. Ti costruiscono come persona sportiva.
*{{NDR|«Sei passato da giocatore al ruolo di allenatore. Che difficoltà hai riscontrato [...]?»}} Penso che il primo approccio sia quello di togliersi la maglia da giocatore perché se ti senti ancora in questo ruolo, vieni percepito come tale. Non va bene. Quando ti siedi in panchina e guardi la partita da questa posizione, dopo 30 anni passati in campo, sei veloce a comprendere il gioco, ma non è più sotto il tuo controllo. Ti rendi conto che tutta la tecnica serve a poco. Nel senso che contano altre competenze: la comunicazione, la capacità di capire il modo di trasmettere le tue informazioni in base alla persona che hai davanti. È un lavoro complesso che ti fa lavorare dodici ore al giorno. Un altro aspetto diverso sono i tempi. Il giocatore finito l'allenamento, smette di pensare alla pallavolo per dedicarsi ad altro. Tu non stacchi mai. Hai tanti aspetti su cui lavorare, dal rapporto con i dirigenti, alla programmazione degli allenamenti, allo studio della partita.
*Quello che conta è il principio: spingere al massimo il gesto tecnico. Compito dell'allenatore è creare i presupposti per applicarlo. Non può essere tutti i giorni così ma, come atteggiamento, devi portare i tuoi atleti a spingere. Poi c'è un altro fattore determinante che fa in modo che il giocatore ti segua. Se tu lo porti a spingere e non vede miglioramenti significa che c'è qualcosa che non va nel tuo metodo. Non stai usando con lui gli strumenti giusti. A lungo andare il giocatore perde prima fiducia in se stesso e poi in te.
*Sono dell'idea che allenare è molto diverso rispetto a giocare, la forma di crescita non è tecnica: un giocatore cresce tecnicamente, un allenatore invece deve trovare soluzioni diverse e lo fa studiando, perché proprio le tempistiche sono diverse. Un giocatore pensa alla pallavolo forse quattro ore al giorno, un allenatore ci pensa dalla mattina alla sera. Realmente è così, bisogna riflettere, pensare, studiare, aggiornarsi, un consumo di molte energie, perché non è solo la capacità di quello che sai, perché devi studiare e pensare.
===[[Michel Platini]]===
*È sempre stata la mia definizione: che cos'è un buon allenateur? Un buon allenateur è un allenateur con buoni giocateur.
*Gli allenatori e la critica: troppo legati ai risultati. Ci sono tecnici che si ostinano ad adeguare i giocatori alle loro tabelle. Sbagliato.
*Gli allenatori si credono depositari del verbo, ma ormai giocano tutti con una punta.
===[[José Mourinho]]===
*L'allenatore, che fino a poco tempo fa era una figura fondamentale nella struttura del club, è diventato progressivamente meno importante e sempre più dipendente da strutture e personaggi il più delle volte impreparati.
*La grandezza di un allenatore è nei risultati, non nella filosofia. E nell'umanità, non nell'egocentrismo. Nel coraggio, non nell'autotutela. Nell'onestà, non nel relazionale. Nella sintonia con la nuova generazione di colleghi. Nel riuscire a dormire bene di notte perché sa di essere stato sempre indipendente intellettualmente e verticale.
*Non sono un difensore di vecchi o nuovi allenatori di calcio. Credo che ci siano quelli bravi e quelli no, quelli che raggiungono il successo e quelli che non lo raggiungono.
===[[Arrigo Sacchi]]===
*Per diventare un buon allenatore non bisogna essere stati, per forza, dei campioni; un fantino non ha mai fatto il... cavallo.
*Senza l'appoggio del club e dei giocatori, nessun allenatore è bravo.
*Un allenatore cambia molto o perché è scemo o perché è insoddisfatto.
===[[Maurizio Sarri]]===
*L'allenatore è come il pesce, dopo un po' puzza...
*Questa frenesia, per la quale un allenatore è un cretino se perde due partite o un genio se ne vince due e un attaccante una schiappa se sbaglia un rigore e un genio se fa un gol qualsiasi, rende molto difficile far vivere progetti e quindi far evolvere il calcio.
*Un allenatore che indovina la piazza ideale ha un gran fiuto o un gran culo.
===[[Sergio Scariolo]]===
*Credo sia comunque una buona qualità di qualunque allenatore quella di essere curioso, di "rubare" un'idea, un concetto, una forma di esprimersi, un dettaglio.
*La calma il mio segreto? I miei giocatori, specie in allenamento, non sarebbero molto d'accordo.
*La credibilità che puoi avere nei confronti della tua squadra dipende dalla qualità del lavoro tecnico-tattico e viceversa. Alla fine se hai credibilità presso i tuoi giocatori, se li porti a credere in ciò che si fa giorno dopo giorno, puoi permetterti anche di sperimentare, di fare qualcosa di un po' più difficile, di essere più esigente rispetto al lavoro sul campo.
*Nel corso della carriera di un allenatore, fare delle scelte è un lavoro quotidiano. Con il tempo impari a fare non troppo presto delle scelte radicali che potrebbero essere funzionali ad un aumento della competitività nell'immediato, che però poi nel lungo termine accorciano il numero dei giocatori che possono sentirsi coinvolti e motivati ad aiutare la squadra. Quello che impari con il tempo è di fare scelte con i tempi giusti e senza accelerarlo, a costo di perdere qualche partita in più.
===[[Giovanni Trapattoni]]===
*I giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori.
*Un allenatore non deve dormire. Lui fa "ronf, ronf" e la partita finisce 0 a 0. Sbagliato. Un coach deve sempre essere sveglio e indovinare il cambio decisivo.
*Un allenatore non è solo espressione di schemi, ma deve rispondere alla città, alla gente che lo paga, perché deve sapere educare a una vita sociale corretta i suoi giocatori.
===[[Julio Velasco]]===
*Io con gli atleti metto una certa distanza. L'allenatore non deve essere amico dei suoi giocatori. Non devono fare come i genitori che vanno alle feste dei figli e si mettono a ballare pure loro.
*Io sono un tecnico pragmatico, non un ideologico. Insistere su un'idea anche quando non funziona è sbagliato. Il nostro è un mestiere nel quale dobbiamo far funzionare le cose. Le idee, il metodo, la tattica... penso che la parte più importante sia l'adattamento ai gruppi e al momento. Alla squadra parlo in modo semplice e chiaro.
*L'allenatore conta poco o [...], se conta abbastanza, potrebbe vincere con qualsiasi giocatore. Beh, non è così. Si deve credere nel gioco di squadra. E in questo contesto è l'allenatore il punto fisso, l'unica garanzia di coerenza.
*L'allenatore non deve più essere considerato parte della squadra: è invece il dirigente più importante dopo il presidente. [...] l'allenatore è come il capo del personale di un'azienda, non solo un uomo di campo.
*Sono l'allenatore, le decisioni spettano a me.
*Un allenatore, e in genere un leader, non fa nulla. Fa fare le cose agli altri. E deve convincerli. L'allenatore è prima di tutto un insegnante; per questo deve uccidere il giocatore che è stato. Se non lo fa, rischia di fallire; e più forte è stato, più il rischio è alto. Capello, Cruijff, Guardiola, Ancelotti ci sono riusciti; Maradona e Platini no.
*Un allenatore non è altro che la propria squadra. Tutto quello che un allenatore fa è aiutare i propri giocatori in modo che siano loro a fare. [...] mi ricordo di ognuno di loro. Non solo di quelli più forti. Perché molte volte un allenatore impara di più insegnando ai quei giocatori a cui le cose non vengono facilmente.
===[[Maurizio Viscidi]]===
*{{NDR|«In cosa devono essere bravi [...] gli allenatori?»}} A trovare le situazioni giuste durante gli allenamenti. Faccio un distinguo. Nel tiro con l'arco basta una metodica analitica perché in gara può esserci più o meno vento, ma sono poche le situazioni "diverse" che possono intervenire. Nel calcio invece un atleta ha dieci compagni, undici avversari, un pallone, un territorio da invadere, addirittura ci sono più momenti senza palla che non con la palla. Ma come fai a imparare a giocare senza palla se fai solo lavoro analitico?!
*{{NDR|«Come si individua un allenatore bravo?»}} È più facile vedere un giocatore bravo. Di un allenatore è visibile solo una parte piccola: la gestione dello spogliatoio non la intuisci subito né in partita né in allenamento. L'espressione del gioco della squadra può aiutare a capirne la mentalità. Una visita ad un allenamento può evidenziare se il mister è in possesso di una buona didattica. Il suo carattere lo si può intuire dai colloqui. Magari interpellando i giocatori, che in questo sono onesti e dicono sempre cose interessante sul loro allenatore e vanno dunque tenuti in considerazione. Ma di sbagli io ne ho fatti tanti. "L'allenatore è come un melone, finché non lo assaggi non sai se è buono", mi diceva sempre il mio direttore Riccardo Sagramola. Insomma, capisci se è bravo veramente, quando ce l'hai in casa.
*Finché un allenatore continuerà a essere giudicato per il risultato e non per il progetto sarà sempre difficile vederlo prendersi il rischio di far giocare un giovane tenendo fuori chi è più esperto.
*Gli allenatori di giovani sono un problema: quelli bravi vogliono fare carriera e non pensano abbastanza a donare formazione; quelli scarsi si accontentano e non migliorano i loro giocatori.
==Voci correlate==
*[[Allenamento]]
*[[Sport di squadra]]
==Altri progetti==
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{{Calcio}}
[[Categoria:Professioni dello sport]]
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Pallavolo
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Danyele
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Citazioni sulla '''pallavolo'''.
==Citazioni==
*A 9 anni ho scoperto la bellezza di questo sport di squadra in cui è fondamentale fare affidamento sulle compagne. Non tutto dipende da te così come non tutto dipende dagli altri: è uno scambio reciproco, tanto più prezioso quando si è in difficoltà. Mi piace questo legame che si crea: è difficile da costruire ma quando si riesce è il massimo. ([[Ofelia Malinov]])
*Alla fine [...] la pallavolo è uno sport con sei giocatori in campo, un pallone e una rete. Bisogna solo fare quello che si è preparato, indipendentemente dalla competizione. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Chi vuol far carriera nella pallavolo sa che deve venire a giocare in Europa, ancor meglio se in Italia. ([[Prikeba Phipps]])
*Credo che la pallavolo sia ancora uno sport pulito. Girano [...] meno soldi, quindi meno scandali e tutto rimane più genuino. Forse anche per questo è un po' snobbata in Italia [...]. Nessuno purtroppo riesce a capire il grande lavoro che si nasconde dietro i nostri momenti in campo, cioè impegno fisico, palestra, alimentazione corretta, ma anche viaggi, trasferte, sacrifici personali e familiari. È un lavoro non solo tecnico ma anche mentale. ([[Rebecca Piva]])
*È tutta la vita che gioco a pallavolo e lo faccio perché sento l'adrenalina scorrermi dentro. ([[Alessia Orro]])
*È uno sport che trasmette tanti valori, tipo la fedeltà: fai parte di una squadra, che diventa una seconda [[famiglia]]. Ti insegna a relazionarti con gli altri, anche con chi non ti è simpatico, a non perdere mai la [[speranza]], a contare sulle tue forze e, non ultimo, a divertirti. ([[Paola Egonu]])
*È vero che il nostro sport ha poca memoria. Kobe Bryant e prima di lui Michael Jordan erano consapevoli di essere cresciuti sulle spalle di Bill Russell, di Kareem, di Magic. I pallavolisti no. ([[Karch Kiraly]])
*Essendo una squadra è importante che ci sia ordine e si sappia cosa fare tutte insieme. Poi la pallavolo è situazionale e tante decisioni le devi prendere all'ultimo [...]. Però questi sono casi eccezionali, in generale c'è un sistema e ci sono gli allenatori che fanno degli studi sugli avversari. Quindi c'è anche tanto merito loro, ma ci sono anche le situazioni più istintive, in cui metti le mani all'ultimo, oppure le togli. [...] deve essere una sfida rispetto al giocatore che ti sta davanti. A volte essere sempre ordinata può essere una pecca. ([[Ekaterina Antropova]])
*Ho passato ore e ore a giocare a volley, fin da ragazzino. Con gli amici legavamo un filo da un albero a un altro e giù partite su partite. Non importava se il pallone passava sopra o sotto, si continuava finché c'era luce. Gare interminabili perché tanta era la voglia di giocare. ([[Daniele Santarelli]])
*Ho praticato molti sport [...] ma è nella pallavolo che ho trovato quel senso di condivisione, di spogliatoio, di accettazione, fatto di trasferte, emozioni, belle, brutte, da dividere con i compagni. ([[Simone Giannelli]])
*{{NDR|«Quali sono le parti del corpo che occorre potenziare con gli allenamenti per praticare il volley?»}} Il cuore! In palestra puoi lavorare tanto, ma sono cuore e testa che devono collaborare. Ci vuole passione, e devi essere predisposto a lavorare in squadra. ([[Miriam Sylla]])
*Il sestetto in campo si deve muovere con armonia. Non c'è una sfida singola tra attaccante avversario e difensore. La mia posizione varia in relazione alle scelte del muro. In questi aspetti si capisce più che mai quanto la pallavolo sia un gioco di squadra. ([[Giorgia Zannoni]])
*Il volley è lo sport di condivisione per eccellenza, ogni giocatore dipende dall'altro perché l'azione è come una catena e il punto arriva soltanto se tutti hanno dato il proprio contributo. È proprio questo spirito di gruppo che mi piace: ciascuno mette da parte il proprio ego per il bene della squadra. ([[Micah Christenson]])
*Il volley mi ha insegnato che non esiste la parola "tua". ([[Gian Paolo Montali]])
*L'unione e il senso di collaborazione sono due aspetti fondamentali in ogni sport di squadra. Nella pallavolo la squadra è composta da 14 ragazze e diciamo che non è sempre facile andare d'accordo. In qualche modo si riesce sempre, perché abbiamo un obiettivo comune e lavoriamo per questo obiettivo. Quando stiamo in campo diamo tutte il 100% senza pensare alle dinamiche che si possono creare al di fuori del campo, però non nascondo il fatto che quando tutte e 14 vanno d'accordo anche al di fuori questo rappresenta un punto di forza per la squadra perché se c'è un senso di unione anche fuori dal campo è importante. ([[Sarah Fahr]])
*La pallavolo [...] è l'unico sport al mondo dove il passaggio della palla è obbligatorio per regolamento: non si può trattenere, non si può custodire per sé, dunque è impossibile vincere da soli. È un insegnamento straordinario, tanto più in un tempo in cui individualismo e protagonismo sembrano prevalere. [...] Nello sport, come nella vita, ce la si fa solo quando passare la palla, da obbligo, diventa gioia. ([[Mauro Berruto]])
*La pallavolo è proprio un bel campo di studio perché è uno sport "di rimbalzo" e per regolamento non puoi né trattenere la palla, né toccarla due volte consecutivamente. Quindi non puoi fare tutto da solo. La tentazione di sentirsi vittima, vale a dire di non essere riuscito ad essere efficace a causa di un passaggio non corretto da parte del compagno di squadra è sempre molto forte. [...] la scelta di campo che un atleta fa tra il sentirsi in balia delle circostanze ovvero reattivo a leggere e a risolvere in qualche modo la situazione in cui ci si trova, è uno sforzo in cui il pallavolista deve spendersi ripetutamente ad ogni azione. ([[Angelo Lorenzetti]])
*La pallavolo è tra i più puri, se non il più puro degli sport di squadra. È virtualmente impossibile per un giocatore dominare il gioco come accade al running back nel football americano o ad un grande schiacciatore nel basket. ([[Doug Beal]])
*La pallavolo è un gioco molto semplice ma nel contempo molto complicato, e non si è mai finito di capirlo. ([[Doug Beal]])
*La pallavolo è uno sport preciso, chi gioca meglio vince. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*La pallavolo è uno sport semplice ma anche complessissimo da giocare. Ci sono dei meccanismi esatti, come quelli di un orologio. ([[Carmelo Pittera]])
*La pallavolo non è solo potenza, è eleganza, fisicità, è slancio, è velocità. ([[Simonetta Avalle]])
*La più grande lezione che mi ha dato il volley è [...]: mai demordere, nel nostro sport tutto può accadere. L'abbiamo dimostrato tante volte: anche sul 24-20 una partita può essere ribaltata. ([[Noumory Keïta]])
*Nel nostro sport [...] abbiamo la fortuna di poter essere a contatto con i nostri sostenitori. A me piace condividere con loro alcuni momenti, ascoltare le loro storie, perché ognuno ha una sfumatura diversa, e dal bambino al sostenitore più anziano è bello creare questa connessione tra squadra e pubblico. Penso sia il vero valore aggiunto del nostro sport. ([[Jennifer Boldini]])
*{{NDR|Nel 2017}} Nel volley moderno sappiamo che la battuta fa sempre una grande differenza, ma io credo che [...] sia altrettanto fondamentale la difesa. Perché ti crea delle occasioni di palla alta che, se sfruttate nel modo migliore, ti permettono di allungare. Inoltre è sfiancante per una squadra attaccare tanto e non riuscire a mettere giù il pallone... ([[Massimo Colaci]])
*Nella pallavolo, anche se potrebbe sembrare ripetitivo allenarsi tutti i giorni, trovo sempre nuovi stimoli che mi spingono ad una continua ricerca di miglioramento. A parte le soddisfazioni puramente sportive, questo sport mi ha insegnato a non considerare mai raggiunto un traguardo, a non cullarmi nei ricordi per quanto soddisfacenti essi possano risultare, a pensare sempre a quello che verrà dopo. ([[Francesco Dall'Olio]])
*{{NDR|«Il volley è da signorine?»}} No, sono io che sono poco femminile. ([[Jasmine Keys]])
*{{NDR|Nel 2013, «ma la pallavolo di oggi piace a Montali?»}} Onestamente? Non voglio dare giudizi, ma mi sembra che si sia parecchio inaridita, rispetto a qualche anno fa. Mancano le idee, mi pare che si giochi sempre in difesa di quello che si era. E i pochi soldi mi sembrano solo un alibi: dipende dalle persone, dagli uomini. Quelli fanno la differenza. Fra le poche cose davvero stimolanti degli ultimi anni ci sono alcuni giovani [...]. Ma se alcuni di questi fino a poche settimane fa giocavano in A-2, qualcosa non va nel sistema... ([[Gian Paolo Montali]])
*Per anni andavo in giro con le spalle incurvate per sembrare più bassa. Ci soffrivo. Adesso finalmente mi godo la mia statura, guardo gli altri dall'alto in basso... La pallavolo ha fatto tanto anche per la mia autostima. ([[Anna Danesi]])
*Per come vedo io la pallavolo, serve equilibrio tra attacco e difesa, tutto si sviluppa da quello. Partire da una buona ricezione è un vantaggio e penso che lo dimostrino i fatti: quasi tutte le grandi squadre [...] hanno una schiacciatrice che riceve bene. ([[Rebecca Piva]])
*Rompersi una gamba a pallavolo è come avere un [[infarto]] a [[Disneyland]]. ([[Beppe Viola]])
*Sport spettacolare e telegenico per eccellenza. ([[Filippo Grassia]])
*{{NDR|«La [[pallavolo]] in tre parole?»}} Squadra. Solidarietà. Carattere. ([[Paola Egonu]])
*{{NDR|«Il volley è potenza, astuzia o allegria?»}} Tutte e tre le cose. Se non hai potenza, non vai lontano. Ma ci vuole anche la testa e se non usi l'astuzia, sei prevedibile. L'allegria, infine, ti dà una marcia in più. ([[Wilfredo León]])
*Tutto quello che oltrepassa la rete si può prendere. ([[Karch Kiraly]])
*Vedo la pallavolo come uno sport di squadra. Magari ci può essere una giocatrice che segna un maggior numero di punti, ma non va dimenticato che prima c'è qualcuno riceve, difende o alza. Per vincere le partite non basta solo avere un'attaccante che fa tanti punti. ([[Ekaterina Antropova]])
===[[Manuela Benelli]]===
*{{NDR|«Dalla pallavolo delle invincibili della Teodora al volley di oggi ci sono molte differenze. Di gioco e di regole»}} Alcune non hanno senso. Ne dico tre: il pallone colorato che non aiuta chi gioca, il net in battuta che non si può allenare e i time out tecnici che spezzettano troppo la partita.
*{{NDR|«Cosa migliorerebbe della pallavolo?»}} [ride...] Gli arbitri, non conoscono le regole.
*L'obiettivo primario è il divertimento, se il singolo raggiunge questa dimensione, ne beneficia tutta la squadra. Perché il volley è uno sport di squadra, un aspetto immutato rispetto a quando giocavo io. Ora si fanno altri discorsi tattici e atletici, ma lo spirito, il sentire comune verso l'obiettivo sono sempre gli stessi.
*Tra il pubblico o i praticanti della pallavolo non si arriverà mai ad avere qualcuno che minaccia l'arbitro. [...] Chi pratica volley sa che anche arrivando ai massimi livelli non potrà vivere di quello per tutta la vita e quindi spesso dietro a chi gioca c'è un titolo di studio. La pallavolo ha un ambiente con una cultura un po' più alta.
===[[Maurizia Cacciatori]]===
*{{NDR|«Cosa le ha tolto la pallavolo?»}} Io mi ritengo molto fortunata. Però uscendo di casa così giovane ho lasciato la mia famiglia e i miei genitori molto presto. Per anni ho avuto con loro un rapporto telefonico. E quando torno a casa noto come il tempo è passato. Certe esperienze di vita della mia famiglia le ho perse. Non le ho godute, tra viaggi, gare e tutto il resto.
*La pallavolo mi ha insegnato a sapermi rialzare.
*{{NDR|«Secondo te, qual è la cosa più importante che un ragazzo o una ragazza possono imparare dalla pallavolo?»}} Sicuramente il mettersi in gioco. E poi anche la capacità di fare gioco di squadra. La pallavolo ti spinge ad adattarti, a cambiare te stessa per favorire gli obiettivi del gruppo, quindi accetti di fare panchina, ti impegni per essere un esempio per le nuove arrivate, supporti il gruppo quando ne ha bisogno... Tutte queste dinamiche io le ho imparate con la pallavolo: erano quotidiane lezioni di ''team management'' all'ennesima potenza perché ogni giorno c'era una novità, un avversario nuovo, un obiettivo nuovo, una strategia nuova da imparare. Secondo me questo è davvero uno sport straordinario.
===[[Cristina Chirichella]]===
*La pallavolo ha fatto emergere la mia femminilità e la gratitudine per il mio corpo.
*Per fortuna nella pallavolo si gioca in 14: se sei in difficoltà ci sono le compagne ad aiutarti, non si vince e non si cade mai da soli.
*{{NDR|«Il volley cosa ti ha insegnato?»}} Un sacco di lezioni. Su tutte, riporre fiducia nel prossimo. Non potrebbe essere altrimenti: il mio è lo sport del passaggio. Esclusa la battuta, un giocatore ha bisogno del gruppo per portare a termine l'azione. Ciascuno accantona l'ambizione di essere protagonista del match, si mette a disposizione degli altri cinque.
===[[Andrea Gardini]]===
*{{NDR|Sulla pallavolo degli anni Duemila}} Come nel basket, l'aspetto fisico sta diventando sempre più importante. È una realtà che non piace ai puristi, fa perdere i gesti di classe. Ma c'è ancora spazio per chi ha capacità tecniche. Ma se non è giornata per la battuta, è meglio giocare con la tecnica che ancora abbiamo, perché a volte si regalano più punti di quelli che siamo in grado di fare.
*Nella pallavolo l'evoluzione è continua. Ogni stagione arrivano idee nuove, proposte di gioco, soluzioni alternative. A portare i cambiamenti sono solitamente i giocatori, noi allenatori dobbiamo saperli accompagnare.
*Nella pallavolo si è vinto in talmente tanti modi diversi che è difficile ipotizzare l'esistenza di un solo un verbo.
===[[Andrea Giani]]===
*A me la pallavolo ha dato la possibilità di svilupparmi nell'uomo che sono, di fare con costanza una cosa che mi piace fino a trasformarla in un lavoro. E divertirsi lavorando con quello che più ti piace è il massimo.
*Al di là che la pallavolo non è uno sport individuale, certi collegamenti umani sono fondamentali. Dietro le performance in un grande evento ci sono ore e ore nei palazzetti, negli spogliatoi, nelle camere d'albergo. È lì che nascono le amicizie, e senza quelle non sarebbero arrivati [...] i [...] risultati.
*La pallavolo è un gioco di squadra. Io ho vinto tanto, ma certo non da solo.
===[[Eleonora Lo Bianco]]===
*La pallavolo mi ha insegnato tantissime cose. È stata una passione sin da subito... ho cominciato all'età di otto anni e non ho mai smesso. Sono trent'anni di amore incondizionato per questo bellissimo sport e ho appreso tante cose come ad esempio il sacrificio, la tenacia, il giusto modo nel rapportarmi con gli altri, a plasmare il mio carattere, a non mollare mai e anche a rialzarmi...
*Penso di essere cresciuta come persona attraverso la pallavolo. Mi sono anche un po' aperta, perché da piccola ero molto timida... [pausa, e sorriso, ''ndr'']. Non che adesso sia estroversa, ma mi sento differente. Questi anni mi hanno dato tanto: moltissime gioie [...] e anche sofferenze. L'altra faccia dello sport è fatica, sacrificio, stress. Insomma tanto di tutto, grazie alla pallavolo.
*{{NDR|«Cos'è cambiato nella pallavolo da quando ha cominciato lei?»}} Si sta spesso in squadre con ventenni che non capisco: vedo meno dedizione, caparbietà, capacità di sofferenza. Forse è un problema generazionale: a 18 anni io ero una bambina, a 15 adesso sono belle sveglie. Non so, non vorrei parlare di valori come un'anziana, ma a volte mi sembra che manchino.
*Sono innamorata di questo sport, mi piace quello che faccio e quando sono obbligata a non giocare mi sembra di impazzire. Ogni tanto penso: questa era la mia passione da piccola, quando giocavo vicino casa, è ancora la mia passione oggi. Non mi stupisco che mi piaccia ancora così tanto. Forse capirò bene cos'è per me quando smetterò. O forse non lo capirò mai, perché sarò costretta a fermarmi per ragioni fisiche.
===[[Luca Vettori]]===
*Da pallavolista, sento di avere un certo orgoglio nel dire che sì, nel volley è così, esiste una correttezza che si forma a partire dal rispetto che c'è tra i giocatori, tra giocatori e società e di conseguenza tra giocatori e tifosi. Inoltre nella pallavolo c'è un clima più familiare che non permette di creare seri antagonismi contro giocatori di una squadra avversaria. Per questi motivi credo che, dal punto di vista educativo, la pallavolo abbia uno spiraglio in più rispetto al calcio e che possa fungere da paradigma per quanto riguarda appunto la correttezza.
*La pallavolo è uno sport particolare da giocare ed è difficile dire cosa accada nel singolo giocatore quando, ad esempio, nella prima parte della partita non riesce a mettere a segno una palla per poi all’improvviso riprendersi, quasi inspiegabilmente. Non credo ci sia una formula, si tratta piuttosto di allenare costantemente la concentrazione così da arrivare alla partita con la tranquillità mentale di chi confida nelle proprie capacità e una fiducia verso i compagni tale da non permettere che il singolo errore o una brutta partenza incidano sull’intero match.
*Non ho mai avuto particolare passione per la pallavolo, né per lo sport in generale. Ho imparato ad apprezzarne i valori, le situazioni, le atmosfere. Tutt'oggi costruisco il modo di vedere questo mio lavoro, che considero una meravigliosa occasione, e ne apprendo con entusiasmo luci ed ombre.
===[[Andrea Zorzi]]===
*La pallavolo è lo sport di squadra che in assoluto ha il maggiore equilibrio tra maschi e femmine. In un momento storico in cui la sensibilità del gender gap è così importante, a me quella pare essere una chiave fondamentale. Il movimento della pallavolo dovrebbe essere bravo a raccontare questa specificità, questo equilibrio. Potrebbe essere una grande opportunità. [...] Negli altri sport, come il calcio per fare un esempio, è il movimento maschile che traina quello femminile, qui questo non è richiesto perché, come detto, la grande virtù della pallavolo è questo grande equilibrio.
*Molti sono convinti che il livello tecnico del gioco espresso non sia così rilevante per rendere spettacolare una partita, ma che sia più importante l'equilibrio. Io su questo sono abbastanza d'accordo. Questo non vuol dire che la pallavolo giocata male sia bella, ma vuol dire che talvolta un fine conoscitore di questo sport sia portato a pensare che giocare bene a pallavolo, su gesti molto specifici e molto tecnici, sia la cosa più importante, mentre questo aspetto non è così rilevante per il pubblico. [...] sono i tanti, troppi, errori al servizio che sono spesso incomprensibili e interrompono il ritmo. Per lo spettacolo forse sarebbe più utile e divertente battere un po' meno forte ma sbagliare di meno. Non stiamo dicendo che bisogna diventare degli entertainers, ma di sicuro aiuterebbe avere un approccio un po' più ampio e non strettamente tecnico.
*Nella pallavolo o in generale nello sport c'è un obiettivo chiaro e delle tecniche per raggiungere il risultato, quindi la concentrazione diventa la capacità assoluta di pensare solo a quegli aspetti che possono aiutarti a fare bene e a vincere. È come se avessi ristretto il mio campo visivo solo alla palla, da guardare per capire come colpirla.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Discipline sportive]]
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Preghiere dalle serie televisive
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text/x-wiki
{{Raccolta}}
Raccolta di '''preghiere''' tratte '''dalle serie televisive'''.
==Preghiere dalle serie televisive==
*Benedici, o Signore, il cibo che ci hai dato, siamo grati per come ci hai sfamato, e tutti teniamo a mente il tuo amore, in nome del Cristo, nostro Signore. Amen. (''[[The Last of Us (serie televisiva)|The Last of Us]]'')
*Buon Dio, fa che quest'anno i miei si comportino da persone normali visto che la fuga di gas è un desiderio che non hai mai esaudito. Amen. (''[[Super Fun Night]]'')
*Buon Dio, grazie per questa carne di porco che stiamo per mangiare e anche per tutti gli altri vomitevoli intrugli. E grazie per questa ridicola famiglia. Mio padre scappò via quando avevo sei anni e se avessi saputo cosa mi aspettava sarei andato con lui. E visto che mia madre non vedeva l'ora di tornare in questa casa da quando ne era uscita, Signore, un bel grazie per aver fatto in modo che il coglione che al momento se la scopa sia così cieco da non vedere che è sotto gli occhi di tutti: lei non lo ama. (''[[American Horror Story#Episodio 10, Giù la maschera|American Horror Story]]'')
*Caro Santo Panino, prima di tutto sei una bontà. Per favore, facci vincere la prima partita del campionato. Significherebbe molto per Artie e...e forse gliene devi una, insomma dopo quel regalino alle gambe. In cambio, Santo Panino, questa settimana canteremo per te al Glee Club. (''[[Glee (seconda stagione)|Glee]]'')
*Come va Santo Panino? Devo chiederti una cosa. Non andavo al catechismo quindi non so se Dio è come il genio e ho solo tre desideri, ma il fatto è che stare con Rachel mi piace, ma lei è così moralista. Mi farà impazzire. Comunque le sue tette non sono un granché, ma sono pur sempre tette e io vorrei toccarle...Quindi, panino, io ti ho dedicato una settimana della mia vita musicale e in cambio spero che vorrai esaudire le mie preghiere. Amen. (''[[Glee (seconda stagione)|Glee]]'')
*Da' forza alla mia fede, o Signore. E danne alle mie mani, alle mie braccia e alla mia lingua. (''[[Mosè (miniserie televisiva 1995)|Mosè]]'')
*Dio di Rabona, ascolta la mia preghiera. Ti scongiuro, dona a quel ragazzo forza e misericordia. Almeno, fino a quando ci incontreremo di nuovo. (''[[Claymore]]'')
*[[PGM Hécate II|Hécate II]], ti prego: sono debole, dammi la tua forza, dammi la forza di alzarmi e di riprendere a camminare. (''[[Sword Art Online II]]'')
*Il mio cuore è amaro e pieno di rabbia. Gesù, ti supplico, addolciscilo tu. Se il mio cuore ora è cieco, ti prego, aiutami, dagli di nuovo la luce. (''[[Rita da Cascia (miniserie televisiva)|Rita da Cascia]]'')
*Il Signore è il mio pastore, con lui non manco di nulla. Ha cura di condurmi sempre nei verdi pascoli. Egli mi conduce ad acque di ristoro e ristora l'anima mia. Mi guida per retti sentieri per amore del suo nome. Anche se io vado per la funerea valle della morte non temo alcun male, perché tu sei con me con la mazza e il vincastro, e mi conforti. Tu prepari dinnanzi a me la mensa di fronte ai miei nemici. Tu ungi d'unguento il mio capo. Tu riempi il mio calice all'orlo. Solo di beni e favori mi colmi in tutta la mia vita. Difendimi da quanti insorgono contro di me. Liberami da tutti coloro che operano il male e dai sanguinari fammi salvo perché la mia anima entrambi insidiano. I potenti sono contro di me, non per le mie trasgressioni non per i miei peccati, oh Signore. Ecco, vanno appostandosi all'assalto senza che ne abbia colpa. Non vi è in me alcun delitto. Sorgi in mio soccorso, Signore delle schiere. Lo stolto disse: "Dio non esiste" ed egli guardò dal cielo per cercare tra gli uomini chi capisse e aspirasse al suo regno. E la voce dei giusti si innalzò invocando il tuo nome. Signore, ascolta la mia voce, ascolta il mio grido, porgi orecchio alla mia preghiera! (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (seconda stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*– {{NDR|Cenando con una famiglia ebrea}} Io ti ringrazio, Santo Padre, per questo cibo, per questo giorno e per queste splendide persone. Nel nome di Gesù, ti preghiamo.<br>– Poveri noi... (''[[Transparent]]'')
*Mio dolcissimo Padre celeste, voglio ringraziarti per il Bianco viale delle delizie, per il Lago dalle acque splendenti, per Bunny e per il Re delle nevi. Ti sono grata per averli creati. Per quanto riguarda i miei desideri, sono così tanti che ci vorrebbe troppo per enumerarli e perciò ne esprimerò solo due: per favore fai, o Signore, che io resti alla Casa dal tetto verde e che, se non altro, crescendo io possa diventare un pochino più bella. Io resto comunque sempre la vostra fedele Anna Shirley. (''[[Anna dai capelli rossi (serie animata)|Anna dai capelli rossi]]'')
*O Signore che hai creato il mare sconfinato, ti prego, proteggi i miei amici che navigano tra i flutti. O Signore, che hai placato le onde minacciose e hai fermato i venti in tempesta, ti prego proteggi i miei amici che navigano tra i flutti. Possa il tuo spirito onnipotente, che governa il mare in superficie in profondità aiutare i miei amici, e proteggerli mentre navigano tra i flutti. O Signore, fonte infinita di grazia e giustizia, ti prego aiuta loro a superare le difficoltà e guidali in un porto sicuro. (''[[Full Metal Panic!|Full Metal Panic: The Second Raid]]'')
*O Signore, con la tua misericordia il riposo viene dato alle anime dei fedeli. Benedici quindi questa tomba e incarica i tuoi angeli di sorvegliarla e libera dalle pesanti catene del peccato l'anima di colei le cui spoglie qui riposano. Fa in modo che insieme ai tuoi santi possa ricongiungerti a te per sempre. Per Cristo nostro Signore, amen. (''[[The Knick]]'')
*Oh gran Dio TV, ti ringraziamo dei doni che ci hai dato. Solo un Dio poteva permettere di stoppare l'immagine per andare in bagno. E che dire del dispositivo salta spot? Sembrerà eccessivo chiederti ancora di più, o magica scatola, ma se per caso tu ti inceppi e perdiamo il Super Bowl, ti distruggeremo a colpi di mazza da baseball. Amen. (''[[How I Met Your Mother (seconda stagione)|How I Met Your Mother]]'')
*Padre nostro onnipotente, ti ringraziamo per la tua misericordia, per il cibo che ci elargisci, e per il tuo illimitato amore. (''[[La grande vallata]]'')
*''Posso solo pregar quando io morirò che il mio corpo annerisca e diventi carbon.'' [...] ''E dall'alto del ciel, con immensa pietà | guarderò il minatore che il mio corpo scaverà.'' (''[[The Big Bang Theory (ottava stagione)|The Big Bang Theory]]'')
*Rendiamo grazie al Signore per questo pane che ogni giorno ci dona per la sua immensa bontà. Ci dividiamo questo cibo in spirito di pace e di amore. Preghiamo che ci dia la forza di mantenerci sempre sul giusto cammino. Amen. (''[[Georgie]]'')
*Se il mio dolore e la mia oscurità ti danno consolazione, fa' di me ciò che desideri, mio Signore Gesù. Se la mia separazione da te conduce altri verso di te, e se il loro amore ti dà gioia, allora Gesù sono pronta a soffrire quello che sto soffrendo. La tua volontà è tutto ciò che desidero. (''[[Madre Teresa (miniserie televisiva)|Madre Teresa]]'')
*Ti prego, Dio... Mi è toccata in sorte questa vita... ma almeno una volta, fammi avere un sogno felice. (''[[Puella Magi Madoka Magica]]'')
*Ti prego, Dio. Ti giuro che da ora in poi farò tutto quello che vuoi...Per la pace! (''[[Peacemaker (serie televisiva)|Peacemaker]]'')
*Ti prego mio signore, ti scongiuro, [...] quando mi sveglierò non permettere che mi dimentichi questa sensazione, anche solo per un secondo: devo raccontare a Hiroki quanto è stato speciale e importante il nostro legame spirituale nel mio sogno, in un mondo creato solo per noi due. Quanto l'ho desiderato disperatamente, e quanto lui non abbia mai smesso di cercarmi. [...] Per favore, se solo potessi dirgli fino a che punto lo amo, se riuscissi a comunicarglielo non avrei bisogno di nient'altro. Dammi solo un momento, solo un istante... (''[[Oltre le nuvole, il luogo promessoci]]'')
*– {{NDR|Con gli occhi al cielo}} Ti prego, se puoi ascoltarmi, fa' che tutte queste ragazze sopravvivano alla missione.<br />– Miria! Non sapevo fossi qui.<br />– Be', sì, dev'essere successo qualcosa anche a me. In fondo lo so che non c'è nessun Dio da pregare. (''[[Claymore]]'')
*– Signore della Luce, scendi a spezzare le nostre tenebre. Ti offriamo questi falsi Dèi, accettali e fai splendere la tua luce su di noi perché la notte è oscura e piena di terrori.<br />– La notte è oscura e piena di terrori.<br />– Dopo la lunga estate l'oscurità incomberà sul mondo, le stelle sanguineranno. [...] Il freddo lungo inverno farà gelare i mari [...] e i morti cammineranno nel Nord. (''[[Il Trono di Spade (seconda stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*Signore, ti siamo grati per questo giorno. Per Johnnie Cochran ti siamo riconoscenti. Preghiamo per Johnnie Cochran che ha accettato questa sfida di rappresentare O. J. Simpson. Signore Gesù, ascolta le nostre preghiere. Amen. (''[[American Crime Story]]'')
*Ti ringraziamo, o Signore, per questo pasto che stiamo per dividere, benedici questa mensa e i suoi commensali, e fa' che ognuno di noi ti porti sempre nel cuore. Amen. (''[[Papà Gambalunga (serie animata)|Papà Gambalunga]]'')
*Ti ringrazio, Signore, per questo cibo che ci hai dato; per la tua guida e il tuo amore, che sono l'unica vera protezione contro tutti i mali di questo mondo. Amen. (''[[Alla conquista del West]]'')
*Un amico vuole bene sempre, è nato per essere un fratello nella sventura. Padre, ti prego, ti prego, abbi pietà di lui. Veglia su di lui, proteggilo, perché sta soffrendo e non sa quello che fa. (''[[American Crime Story]]'')
===''[[Futurama]]''===
*Caro Dio dei cavalli, so che non mi rivolgo mai a te ed a volte dubito anche della tua esistenza, ma adesso ho bisogno di un po' di fortuna, ti prego dammi un segno! ([[Futurama (terza stagione)|terza stagione]])
*– Grande Muro della Profezia, rivelaci la volontà di Dio alla quale obbediremo ciecamente. <br/>– Liberaci dal siero (della verità) e dalla responsabilità. <br/>– Leggeremo quello che hai ordinato. <br/>– E poi lo faremo. <br/>– Le tue parole ci guideranno. <br/>– Siamo stolti. ([[Futurama (terza stagione)|terza stagione]])
*Nel nome di tutto ciò che è buono e logico, ringraziamo per l'energia chimica che oggi stiamo per assorbire, citando il profeta Jerematico: "1000101010101... {{NDR|dopo un po' di tempo}} ...0010110012X. Amen. ([[Futurama (prima stagione)|prima stagione]])
===''[[I Simpson]]''===
*Aiutami Dio! Se no che ti pago a fare tutte le domeniche! ([[I Simpson (ventiquattresima stagione)|ventiquattresima stagione]])
*Ave qua qua! {{NDR|Boe prega un'anatra con l'aureola}} ([[I Simpson (diciassettesima stagione)|diciassettesima stagione]])
*– Bart, perché non dici tu la preghiera di ringraziamento?<br />– Signor Iddio, abbiamo pagato noi per tutta questa roba, perciò grazie di niente! ([[I Simpson (seconda stagione)|seconda stagione]])
*– Be', vecchio mio, siamo giunti al capolinea. So di non essermi comportato sempre bene, ma se domani vado a scuola, farò male il compito e sarò bocciato! Mi serve solo un altro giorno per studiare. Signore, solo un altro giorno.<br />– La preghiera: l'ultimo rifugio di una canaglia.<br />– ...chessò, uno sciopero degli insegnanti, un black out, una bufera. Qualunque cosa faccia chiudere la scuola domani. So di chiedererti molto ma se qualcuno può farlo, quello sei tu. Ringraziandoti anticipatamente, il tuo amico Bart Simpson. ([[I Simpson (seconda stagione)|seconda stagione]])
*{{NDR|Pregando prima di cenare}} Buon curry, buon riso, buon [[Gandhi]]. Pappiamo. ([[I Simpson (decima stagione)|decima stagione]])
*Buon Dio, ti prego, fa che lo spettacolo di stasera sia migliore dell'Otello con Eddy Murphy. ([[I Simpson (decima stagione)|decima stagione]])
*Che lo spirito della menta ti accompagni tutto l'anno. Dio ti benedica, amen. ([[I Simpson (quindicesima stagione)|quindicesima stagione]])
*Di solito non sono uno che prega, ma se sei lassù, ti scongiuro, salvami Superman! ([[I Simpson (nona stagione)|nona stagione]])
*E grazie, soprattutto, per l'[[energia nucleare]], che fino ad oggi non ha ancora causato una singola fatalità accertata. Almeno in questo paese. Amen. ([[I Simpson (seconda stagione)|seconda stagione]])
*...e ti ringrazio Dio per le cattive azioni degli adulti che distolgono l'attenzione da quelle che faccio io. Amen. ([[I Simpson (decima stagione)|decima stagione]])
*{{NDR|Pronunciando il giuramento agli Stati Uniti d'America}} Ehi, America, tu sei bella così bella che mi fai saltare le cervella. Amen! ([[I Simpson (nona stagione)|nona stagione]])
*– Ehi, cos'è questo profumino?<br>– È la nostra cena mensile di pancake. Vuole partecipare?<br>– {{NDR|Si china}} Avete trasformato la colazione in cena? È un miracolo! {{NDR|Si mette a pregare}} Sciroppo di melassa gustofico, il mio stomaco è con te. Benedetto sei tra tutti gli sciroppi...<br>– Vietato pregare i condimenti! ([[I Simpson (sedicesima stagione)|sedicesima stagione]])
*Flanders chiama Dio, Flanders chiama Dio! Sai qual è il tuo ruolo: salva mio figlio! ([[I Simpson (sesta stagione)|sesta stagione]])
*Non ne posso più, mi converto! Salvaci o potente Ra! {{NDR|[[Mosè]] interpretato da Milhouse}} ([[I Simpson (decima stagione)|decima stagione]])
*O mio Signore se il tuo tornado deve prendermi fa che mi porti fino a [[Il mago di Oz|Oz]]! Però niente Flanders come spaventapasseri! ([[I Simpson (ventiquattresima stagione)|ventiquattresima stagione]])
*Oh, morirò! [[Gesù]], [[Allah]], [[Buddha]]-Buddha! Vi adoro tutti, tutti quanti! ([[I Simpson (decima stagione)|decima stagione]])
*– O Signore, benedici la nostra famiglina rimescolata.<br>– E ti ringrazio per mamma sigaretta!<br>– Tesoro, ti prego, non chiamarmi così.<br>– D'accordo, mamma rifatta. ([[I Simpson (ventitreesima stagione)|ventitreesima stagione]])
*O Signore, guida questo foratino! {{NDR|lanciando un foratino contro il Giudice Grazia Negata}} ([[I Simpson (tredicesima stagione)|tredicesima stagione]])
*{{NDR|Scappando in macchina da lupo mannaro Flanders}} O Signore, sono Homer, se mi ami davvero mi salverai subito, vero? {{NDR|Improvvisamente finisce la benzina}} D'oh! ([[I Simpson (undicesima stagione)|undicesima stagione]])
*O Signore, ti prego aiutami a dire le parole giuste oggi pomeriggio quando consacrerò un'altra unione gay che ti fa tanto adirare e fa che lo Spirito Santo intenerisca il cuore di mia moglie. Amen. ([[I Simpson (sedicesima stagione)|sedicesima stagione]])
*O Signore, ti supplico, dammi la forza necessaria per sopportare l'amicizia di Homer! ([[I Simpson (quinta stagione)|quinta stagione]])
*{{NDR|Primo giorno alla scuola cristiana}}<br />– Ora ricorda Bart, questa è una scuola religiosa perciò stai attento a quello che dici e a quello che fai.<br />– Nessun problema.<br />– Allora Bart, visto che sei nuovo, perché non ci allieti con un bel salmo?<br />– Mmh, che ne dice di "[[Fagiolo|Fagioli]], fagioli, legumi pazzi"?<br />– Be', i fagioli erano un alimento base degli israeliti... sì, sentiamo.<br />– Fagioli, fagioli, legumi pazzi! Più ne mangi e più strombazzi!<br />{{NDR|Bart viene espulso e inseguito con una mazza}}<br />– Distogliete lo sguardo ragazzi, potrebbe assumere altre forme! ([[I Simpson (quarta stagione)|quarta stagione]])
*{{NDR|Al museo la famiglia Flanders viene a conoscenza dell'[[evoluzionismo]]}}</br>– Papà, la mamma era una scimmia? Non me lo ricordo.</br>– Nessuno è mai stato una scimmia! Ogni cosa è ciò che era e che sempre sarà! Dio ci ha messo al mondo punto e basta!</br>– Ma tu mi hai detto che mi ha portato la cicogna.</br>– Era Dio mascherato da cicogna.</br>– E chi porta le cicogne neonate?</br>– Non esistono le cicogne, è sempre Dio!<br>– {{NDR|Inginocchiato davanti ad una cocogna imbalsamata}} Ti prego benedici papi e...<br>– E smettila di pregare quella cicogna! ([[I Simpson (diciassettesima stagione)|diciassettesima stagione]])
*– Prima diremo la preghiera di ringraziamento.</br>– Sì! Aleppe, alappa grazie per la pappa!</br>– No! Non fare caso al ragazzo, Signore. Chiudete quei forni e chinate la testa... O Signore, ti ringraziamo per questa bontà al microonde, anche se so che non ce la meritiamo. I nostri figli sono delle presenze demoniache, scusa il termine, si comportano da selvaggi. Li hai visti ieri al picnic, vero? Certo che li hai visti, tu sei ovunque, sei onnivoro! O Signore, perché mi punisci dandomi una famiglia del genere?</br>– Amen! ([[I Simpson (prima stagione)|prima stagione]])
*{{NDR|La chiesa di Springfield è distrutta}}<br>– Riparare tutti i danni sarà molto costoso.<br>– {{NDR|Si rivolge al cielo speranzoso}} Beh, potremmo sempre fare appello a un miracolo, non è vero Signoruzzo? {{NDR|Non accade nulla}} Ho capito, vuol dire che ci aiuteremo da soli. {{NDR|Indispettito}} Ancora una volta. ([[I Simpson (tredicesima stagione)|tredicesima stagione]])
*– Signore, benedici la mamma, il papà, Lisa e Maggie, e ti prego Signore, uccidi Telespalla Bob!<br>– Bart, no!<br>– Signore, o me o lui!<br>{{NDR|Marge cerca di separare le mani giunte di Bart}}<br>– Non si può chiedere al buon Dio di uccidere qualcuno!<br>– Certo! Il lavoro sporco va fatto da soli! ([[I Simpson (ottava stagione)|ottava stagione]])
*Signore [[Gesù]], anche se il nostro paese è diventato protestante solo per dar modo a [[Enrico VIII d'Inghilterra|quel ciccione del nostro re]] di scaricare [[Caterina d'Aragona|la sua fedele moglie]], sappiamo che sei dalla nostra parte! Per favore, distruggi quei mostri che credono che [[Maria (madre di Gesù)|tua madre]] debba essere adorata! ([[I Simpson (ventesima stagione)|ventesima stagione]])
*{{NDR|Pregando prima di lanciare Homer, svenuto, dal secondo piano su un materasso per salvarlo da un incendio}} Signore Iddio santissimo, possa la tua mano amorevole guidare Homer e fargli centrare in pieno il materasso. {{NDR|Homer centra il materasso, ma rimbalza e rientra al primo piano sfondando la finestra}} ([[I Simpson (quarta stagione)|quarta stagione]])
*Signore, mio marito non è del tutto perfetto, ma è un uomo gentile ed onesto. Ti prego, portalo sulla retta via. [...] Lui non intende essere sacrilego, Signore. È solo che gli piace dormire la domenica. ([[I Simpson (quarta stagione)|quarta stagione]])
*Signore mio, ti prego, fa che i pugni di Homer siano mortali ma indolori. Perdonami per i pensieri impuri verso la fanciulla della scatola dell'uvetta. ([[I Simpson (quindicesima stagione)|quindicesima stagione]])
*Signore, non ho mai dubitato di te, ma mi sto chiedendo se la tua decisione di prenderti Maude non sia stata... come dire... un errore. A meno che questo non faccia parte del piano divino... Oh, potresti darmi un minimo segno? {{NDR|non succede nulla}} Uno qualunque! {{NDR|non succede nulla}} Oh, dopo tutto il cioccolato che ho comprato a favore della chiesa! Che, a proposito, era stantio e aveva sopra quella patina bianca! Ah, adesso basta! {{NDR|volta la cornice con la foto di Dio}} ([[I Simpson (undicesima stagione)|undicesima stagione]])
*{{NDR|Scivolando giù per la montagna in una baita}} Signore, proteggi questa casa razzo e tutti coloro che abitano nella casa razzo. ([[I Simpson (ottava stagione)|ottava stagione]])
*Signor Signore, ti ringraziamo soprattutto per l'energia nucleare. La fonte energetica più più pulita e sicura che ci sia. Senza contare quella solare che è solo un sogno scientifico. Comunque vogliamo ringraziarti per i momenti saltuari di pace e amore vissuti nella nostra famiglia. Be', non certo oggi... Hai visto che cacchio di casino è successo? Signore, sii onesto, siamo oppure no la famiglia più patetica di tutto l'universo? Amen. ([[I Simpson (seconda stagione)|seconda stagione]])
*Signor Signore, in questo giorno benedetto ti ringraziamo per aver concesso alla nostra famiglia l'ennesimo tentativo. Amen. ([[I Simpson (seconda stagione)|seconda stagione]])
===''[[La casa nella prateria]]''===
*Ora che il giorno al fine s'avvia, protegga Iddio sempre l'anima mia, e se nel sonno lasciassi la vita, prego che Iddio la tenga custodita. Amen.
*Padre nostro che sei nei cieli, noi ti ringraziamo, benedici questo cibo per i nostri corpi e anche per i nostri cuori. Amen.
*Padre nostro che sei nei cieli, ti ringraziamo, benedici il nostro cibo quotidiano e metti i nostri cuori al tuo servizio. Amen.
*Siamo tutti deboli e mortali. Donaci la pace e la forza di combattere le nostre battaglie. E stacci vicino fino a quando le nostre pene finiranno. Amen.
===''[[La signora del West]]''===
*Ho dubitato di te. Ti ho criticato, ti ho chiesto molte volte: «Perché?». Ma ora sono qui con una nuova preghiera: insegnami ad aiutare il reverendo perché trovi la forza di continuare. Aiutami perché trovi anch'io quella forza. E non importa quello che sarà.
*Nostro Signore, dacci la forza per accettare le sfortune dell'anno passato. Ti prego, dacci il coraggio per affrontare le avversità che ci aspettano. E se ti è possibile, veglia su di noi e proteggici dal male. Noi ti ringraziamo per essere qui tutti uniti, per la nostra buona salute e per questo cibo. E Signore, ti prego, di' a Charlotte che la pensiamo spesso e che ci manca tanto. Amen.
*Ringraziamo il nostro Signore per tutti i doni che nella sua magnanimità ha voluto concederci; per la bellezza e le meraviglie della sua creazione, in terra, in cielo e in mare. Per il nostro cibo quotidiano, per la nostra casa e la famiglia, per gli amici, per la mente che pensa e il cuore che ama, per le mani che offrono; per la salute, la forza di lavorare; per gli svaghi, il riposo e il gioco; per quei valorosi e coraggiosi che hanno pazienza nella sofferenza e fede nelle avversità, e per tutti coloro che perseguono verità, libertà e giustizia, noi ti ringraziamo, Signore. Amen.
===''[[Lovely Sara]]''===
*Madonnina dolce e cara, fai guarire presto Sara.
*Padre nostro che sei nei cieli, ti ringraziamo per i doni che ci hai fatto e ti preghiamo perché il cibo che stiamo per ricevere ci dia la forza di essere sempre buone, gradite e Dio e di aiuto a tutti coloro che ci amano.
*Padre nostro, ti ringraziamo per la tua benevolenza e per tutte le cose che ci hai donato, possa il pasto che stiamo per ricevere divenire sostegno della nostra vita e possa Dio donare la pace a noi e a coloro che amiamo.
===''[[Orange Is the New Black]]''===
*Benedici, o Signore, questo stufato della disperazione preparato con ingrdienti scaduti e preghiamo perché non alteri in modo permanente le spiecie nel bioma delle nostre budella. Amen. ([[Orange Is the New Black (settima stagione)|settima stagione]])
*– Caro Gesù...<br>– È troppo intimo. Tu non gli concedi mai del tempo durante il giorno.<br>– Ehm...Caro...Mio Signore Gesù? Mio Signore Gesù, so di aver, ehm...commesso delle azioni che non sono proprio, come dire, edificanti ai tuoi occhi e per questo provo vergogna. È davvero facile puntare il dito. So di aver fatto delle cose di cui sono veramente disgustata. E così ti chiedo se possiamo sistemare tutto.<br>– Devi chiedere perdono.<br>– Se tu mi perdonassi sarebbe davvero...ehm, davvero confortante. Amen. Come sono andata?<br>– Hai fatto un passo verso la direzione giusta. ([[Orange Is the New Black (prima stagione)|prima stagione]])
*Confido nel Signore con tutto il mio cuore. E senza affidarmi mai alla [[ragione]]. Amen. ([[Orange Is the New Black (prima stagione)|prima stagione]])
*Il Signore ti salverà dalla trappola del cacciatore e dalla mortale pestilenza. Ti coprirà con le sue piume. Sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. ([[Orange Is the New Black (seconda stagione)|seconda stagione]])
*Io prego per tutti i bambini morti e per le loro anime innocenti. E Dio li ammetterà nel regno dei cieli anche se non sono stati battezzati. [...] Sarò fuori di qui entro il 2015, prima dell'estasi. ([[Orange Is the New Black (prima stagione)|prima stagione]])
*Nel nome di Gesù, chiedo che le anime dei miei bambini mai nati vengano accolte nel regno dei cieli anche se non sono state battezzati, perché io ero cattiva e ho voluto abortire... perché ero debole... e non sapevo fare di meglio. E mi dispiace... Mi dispiace di non essere stata la vostra mamma... piccoli Blake e Bonnie... Boyd, Bethany, Braeden e anche tu Buddy Junior. ([[Orange Is the New Black (terza stagione)|terza stagione]])
*Questo toast, è un miracolo! Toast Norma! Toast Norma! [...] Sia lode a Norma! La sua immagine è stata impressa dall'universo su questo toast per ricordarci il suo potere e la sua bontà su questa Terra! ([[Orange Is the New Black (terza stagione)|terza stagione]])
*Santissimo, giusto e onnipresente Dio, nostro Padre che sei nei cieli, ti chiediamo di benedire questo cibo, benedici i cuori e le mani di coloro che ce lo procurano. ([[Orange Is the New Black (terza stagione)|terza stagione]])
*– Senti, so che hai curato il ginocchio di Janae, è vero?<br>– Sì. Sono solo una donna che fa la volontà del Signore.<br>– Capisco, certo. Questo è incredibile. Ehm, potresti aiutarmi?<br>– Cosa ti fa male?<br>– La mia mente. Ho pensieri impuri... di contenuto lesbico. Che ne pensi? Puoi aiutarmi?<br>– Mi prendi in giro e io non prendo in giro il Signore, mi dispiace!<br>– Non è vero, non è vero! Te lo giuro. Insomma, ecco...da quando ho piccola Bo ho un desiderio di maternità dentro di me e un giorno potrei volere un figlio, ma non con un'altra donna perché quei bambini diventano sempre gay. E per una checca la vita è sempre molto dura. Il ciclo del terrore finisce adesso. Con me. Io lo giuro!<br>– Sul serio?<br>– Mh-mh.<br>– Sei pronta per ricevere la grazia del Signore? Inginocchiati. Tieni il cane per favore. Davanti a me abbiamo una peccatrice, oh Signore, che è pronta ad accettarti nel suo cuore! Monda il suo cuore dal male e la sua mente dal sudiciume!<br>– Vedo ancora del sudiciume.<br>– Concentrati! Oh, Signore, oggi ti chiedo di aiutare questa peccatrice a trovare una vita di famiglia, una vita di rettitudine! La renderemo pura e integra e buona di nuovo! mentre impongo le mani sulla testa di questa tua figlia, qui ora, io ti chiedo, Signore, di aiutarla! Aiutarla a non essere gay mai più!<br>– Non...non mi sento affatto diversa. Aspetta, fammi provare a immaginare la squadra di calcio femminile del 2008, di solito funziona. Ok...forza, forza...forza, forza...Aspetta! Aspetta, non sento niente! Non sento niente!<br>– Ha funzionato!<br>– Questo non mi piace! Fammi tornare com'ero! Non lasciarmi [[eterosessualità|etero]]! ([[Orange Is the New Black (prima stagione)|prima stagione]])
*– Spirito Santo! Ti invoco in questo momento, Spirito Santo! Tu vuoi che io e lei insieme come un'unica persona guariamo questo ginocchio! Fa che questa donna guarisca!<br>– Ce l'hai fatta, cazzo! Ce l'hai fatta! Oh...ce l'hai fatta davvero!<br>– Visto? Visto? Tu non sei come il mago di Oz, sei come il mago di... Dio! ([[Orange Is the New Black (prima stagione)|prima stagione]])
===''[[South Park]]''===
*Be', in questo venerdì santo vogliamo ringraziare Dio per tutto... eccetera. {{NDR|riferendosi alla [[combustione umana spontanea]]}} Signore, è troppo chiederti di non farci scoppiare di colpo e incenerire senza alcuna ragione apparente? Insomma... Andiamo! Amen. ([[South Park (terza stagione)|terza stagione]])
*E ti prego, benedici mamma e papà e fai che le nostre pance siano sempre piene di roba buona. ([[South Park (settima stagione)|settima stagione]])
*Signore, anche se abbiamo ceduto [[Neil Smith]] ad un'agenzia indipendente e [[Steve Atwater]] ai Jets speriamo che i nostri beneamati Broncos possano vincere un altro superbowl e crogiolarsi nella tua gloria. Amen. ([[South Park (terza stagione)|terza stagione]])
*Signore, ti ringraziamo per questa catasta appiccicosa di focaccine congelate e mosce che ci hai concesso. E siccome siamo stati molto fedeli sappiamo e speriamo che ci manderai un po' di fortuna uno di questi giorni anche se – porca patata ladra! – te la stai prendendo con comodo. ([[South Park (seconda stagione)|seconda stagione]])
*Voglio ringraziarti per tutti i doni che mi hai portato. Mi hai mostrato la strada tante volte in passato e ora i miei sogni sono realtà. Mi hai dato forza dove c'era il dubbio. Ti sono grato per quello che hai fatto. Solo tu, [[Mel Gibson]], hai avuto la saggezza e il coraggio di mostrare al mondo la verità. Da oggi dedicherò la mia vita per fare in modo che tutti vedano il tuo film. Organizzerò le masse per mostrare la tua grande opera! Ave, Mel Gibson. Amen. ([[South Park (ottava stagione)|ottava stagione]])
{{Raccolte dai media|Preghiere|dalle serie televisive}}
[[Categoria:Preghiere dai media|Serie televisive]]
[[Categoria:Raccolte dalle serie televisive]]
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Elegie funebri dalle serie televisive
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{{Raccolta}}
Raccolta di '''elegie funebri''' tratte '''dalle serie televisive'''.
==Elegie funebri dalle serie televisive==
*Addio, mio piccolo Anthony, che il Signore ti accolga fra le sue braccia nella sua misericordia infinita e spalanchi davanti a te le porte della vita eterna. Il vuoto che lasci in mezzo a noi sarà colmato dalla sicura speranza che il tuo sguardo dal cielo vigilerà su noi. (''[[Candy Candy]]'')
*Allora, Charlie, scusa se mi sono permesso di ficcarti sottoterra qui, ma in fondo non è tanto male. Capisci che non aveva senso portarti in città, tanto non hai nessuno, e una cassa da morto costerà cinque dollari almeno. [...] Signore, non c'è alcun dubbio che Charlie fosse un peccatore, ma non era certo dei peggiori, e credo sarebbe giusto se gli aprissi le porte del Paradiso. Amen. (''[[Alla conquista del West]]'')
*Amico mio, va' con lo spirito del gufo: lui vedrà per te ogni cosa. Va' con lo spirito del falco: lui ti proteggerà nel tuo ultimo viaggio. Va' con lo spirito dell'aquila: ti porterà in alto, da tuo padre; tuo padre ti sta aspettando. (''[[Walker Texas Ranger]]'')
*Consegniamo il nostro caro nelle mani dell'Onnipotente, chiediamo a lui la forza di continuare e la guida lungo il cammino. Dio vi protegga e vi benedica, il Signore vi conceda la sua grazia, andate in pace. Amen. (''[[La grande vallata]]'')
*– Datele il vostro addio e chiediamo al Signore di perdonarla per ciò che ha fatto!<br>– Signore, perdonala.<br>– Signore, perdonala per quello che ha fatto.<br>– Non sapeva quello che stava facendo, Signore.<br>– E invece lo sapeva! Molto meglio di tutto il resto di noi!<br>– È un funerale, Al!<br>– È la nona in meno di sei mesi! Questa donna e gli altri si sono uccisi perché la vita è diventata insopportabile! Io dico che ne avevano il diritto!<br>– Non essere blasfemo!<br>– È la verità! La vita è troppo dura e non aiutano più le Scritture! La vita qui è misera e non valgono più le regole! Così non saremo costretti a soffrire! Non vi rendete conto che questa è l'unica fine che ci libererà da tutto questo? Che è l'unico modo per raggiungere la pace dell'anima? Qui c'è soltanto angoscia! Capitano Benteen, ci faccia decidere da soli! E chi vuole morire possa farlo! (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quarta stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Diamo l'estremo saluto al nostro adorato animaletto Mordicchio che è andato in un posto dove un giorno o l'altro spero di andare anch'io: al gabinetto. (''[[Futurama (seconda stagione)|Futurama]]'')
*Dio eterno, nostra speranza nello sconforto, manda il tuo santo Spirito a confortarci e a darci la forza, così che possiamo sperare nella vita eterna e credere nella tua bontà e misericordia. Per favore, facciamo un minuto di silenzio per ricordare i vostri cari. (''[[Quando chiama il cuore]]'')
*– Elfo e io eravamo amici soltanto da pochi mesi, ma sono stati i migliori mesi della mia vita. Anche se ha trascorso buona parte del suo tempo come cavia per barbari esperimenti medici.<br>– Sta parlando di me!<br>– Ha cambiato il mio modo di vedere le cose. In un regno di gatti parlanti e maiali stregati e fate squillo, Elfo mi ha ancorata alla realtà. Sentirò davvero molto la sua mancanza.<br>– Riposa in pace, amico. Mi spiace che ti abbiano seppellito in quest'acquario. (''[[Disincanto (serie animata)|Disincanto]]'')
*– Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti oggi per rendere omaggio al nostro caro fratello Jefferson Myrtlebank. Sappiamo tutti che Jeff Myrtlebank era un bravo ragazzo. Non sempre veniva al catechismo la domenica, ma è vero che non l'abbiamo mai visto bere alcol di contrabbando il sabato sera.<br>– Amen.<br>– Questo bravo giovanotto mancherà a tutti noi. Il buon Dio deve aver avuto un buon motivo per averlo chiamato a sé così giovane.<br>– Alleluia.<br>– Ma sappiamo tutti che il Signore a volte opera in modo misterioso. E oggi siamo qui riuniti per ricordare questa giovane anima che il Cielo ha volut...<br>{{NDR|Jeff Myrtlebank si risveglia e solleva il coperchio della bara facendo scappare tutti dalla cappella}} (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (terza stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Guardate questo fiore nell'oscurità e apprendete la gioia della vita, esso è pura forza vitale. Abbiate rispetto dell'oscurità, chiudete gli occhi e pensate alle tenebre, l'oscurità è la signora dell'inquietudine, l'oscurità è il regno della morte. Non dimenticate l'oscurità nella luce, non dimenticate il fiore nell'oscurità, non dimenticate l'impietosa e crudele natura quando guardate nel buio del vostro cuore. Rispettate l'oscurità, chiudete gli occhi e pensate alle tenebre. E adesso, cari amici, riposate sereni nel sonno eterno, finché torneremo a casa, oltre le stelle. Da questo momento, tutti noi siamo diventati abitanti delle tenebre, dove siamo sprofondati. Offriamo dunque dei fiori e cerchiamo la pace nel profondo dei nostri cuori. (''[[Nadia - Il mistero della pietra azzurra]]'')
*Il vostro Dio vince sempre imbattuto da tempo immemore nella storia del mondo, ma in quella battaglia J. M. Christiansen ha imbracciato le armi per opporsi all'inevitabile. Si è scagliato contro un nemico che non conosce sconfitta e che mai la conoscerà. Ora ci chiediamo se fosse arrivato a considerare il lavoro di una vita come quello di uno stupido, di un provinciale che capisce che il gioco a cui sta giocando gli si rivolterà sempre contro. No, amici, Jules era un brav'uomo e sena dubbio non era né provinciale né stupido. Io e lui abbiamo speso la vita a lottare contro gli stessi mulini a vento, solo che io sono sorretto dalla speranza, poiché quei mulini a vento sono stati creati dagli uomini per girare la mola che ha trasformato l'abbondanza della terra in farina. Da quelle umili scaturigini è cresciuto l'incredibile mondo moderno in cui viviamo. Non possiamo conquistare le montagne, ma le nostre ferrovie le attraversano. Non possiamo fermare il fiume, ma possiamo cambiare il suo corso a nostro piacimento e arginarlo per i nostri scopi. Viviamo in un'epoca di possibilità illimitate. Si è appreso di più sulla cura del corpo umano in questi cinque anni di ricerca che negli ultimi cinquecento. Vent'anni fa erano trentanove gli anni che un uomo si aspettava di vivere, adesso sono più di quarantasette. Un giorno le gallerie crolleranno rovinosa, ente, le grande dighe verranno distrutte, anche i cuori dei nostri pazienti smetteranno di battere! Ma prima di arrenderci riusciremo ad assestare dei buoni colpi in battaglia. Catherine, non smetterò di camminare verso un futuro pieno di speranza... e a ogni respiro donato, a ogni anno extra concesso a un paziente, ricorderò il mio amico caduto con dignità, Jules Michael Christiansen, sapendo che qualche traguardo è stato temporaneamente conseguito. (''[[The Knick]]'')
*– Innocenti e colpevoli, buoni e cattivi, giusti e peccatori, tutti fanno la stessa fine, per tutti c'è uno stesso destino.<br>– L'amore, l'odio e le passioni umane finiscono con la morte perciò godi la vita, mangia serenamente il tuo pane e bevi con gioia il tuo vino. Godi la vita con la donna che ami per questi vuoti e brevi anni che Dio ti lascia vivere.<br>– Sii felice finché sei ancora giovane. Fa tutto quello che ti piace e segui i desideri del tuo cuore. La vita finirà. Tutto è come un soffio di vento. Vanità. Vanità. Tutto è vanità.<ref>{{Cfr}} ''[[Qoelet]]''.</ref> (''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'')
*Insomma, il nome della nonna era "Celeste"! Per l'amor di Dio! Oh, scusi... scusi, scusi, padre. Il suo nome richiama un meraviglioso strumento. Non so se qualcuno lo ha mai sentito, ma ascoltarlo è davvero una magica, eterea esperienza. Tutte quelle lamelle di metallo che tintinnano e suonano come, non so, se all'improvviso l'oceano si mettesse a fare musica! Be', stare con la nonna era così perché lei era speciale. Ti faceva sentire una persona importante anche se sapevi di essere solo un polipo nel mare dell'umana mondanità. Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma... ecco, il fatto è che la nonna era una donna meravigliosa. Questo è il punto che vorrei ribadire. E dev'essere celebrata. (''[[Orange Is the New Black (seconda stagione)|Orange Is the New Black]]'')
*Jean Valjean, finalmente la tua anima riposa. Grazie a te la mia vita è cambiata e ora posso solo dire: che la terra ti sia lieve. (''[[Il cuore di Cosette]]'')
*Liz Forbes era mia amica. Negli ultimi istanti di vita voleva che io riferissi un messaggio a sua figlia, ma io l'ho interrotta prima che lo facesse, dicendole che sarebbe stata lei stessa a dirglielo... ma non è stato possibile. Tua madre voleva che tu sapessi quanto fosse orgogliosa di te, e faceva bene ad esserlo. Sei bellissima e molto forte, un'amica generosa, una luce intensa in un mare di oscurità. Ha detto che sei straordinaria, e lo sei... come lo era Liz. Lei era un'eroina per questa città. Era un'eroina per tutti voi e... lo era anche per me. Addio sceriffo... ci mancherai molto. (''[[The Vampire Diaries]]'')
*Mamma era così: bella e fragile. Era una luce che nessuno poteva trattenersi dal guardare. Forse per questo non siamo in molti qui oggi. Nessuno vuole scoprire davvero che quella luce si è spenta. Ciao, mamma. (''[[1992 (serie televisiva)|1992]]'')
*Mammà teneva sirece anne quanno m'ha fatto, a patemo nun l'aggio mai conosciuto. Songo figlio 'e nu sbaglio, figlio 'e nu "malammore". Je e Don Pietro ce sapevamo da quanno eramo piccirielli, eramo comme a duje frate. Ma isso è stato comm'a nu patre pe mme. Diceva sempe: "la vita nisciuno c' 'a regala, c'avimm' 'a ji' a piglia'." E accussì avimmo fatto, sempre 'nziemme. Mo nuje però c'amm' 'a cumpurta' buono, tutte quante, perché isso sta cca e guarda tutte cose. Sempe. Sempe. (''[[Gomorra - La serie (terza stagione)|Gomorra - La serie]]'')
*O Signore, con la tua misericordia il riposo viene dato alle anime dei fedeli. Benedici quindi questa tomba e incarica i tuoi angeli di sorvegliarla e libera dalle pesanti catene del peccato l'anima di colei le cui spoglie qui riposano. Fa in modo che insieme ai tuoi santi possa ricongiungerti a te per sempre. Per Cristo nostro Signore, amen. (''[[The Knick]]'')
*O Signore misericordioso, che dall'alto dei cieli con la tua immensa bontà vegli sui tuoi umili figli, abbi pietà di noi peccatori e liberaci dal male nel momento della nostra morte terrena, affinché la nostra anima possa vivere eternamente accanto a te nella luce. Poiché hai voluto chiamare a te il nostro amato fratello Thomas, è con immensa fede nel tuo amore che affidiamo alla terra le sue spoglie. (''[[Pollyanna (serie animata)|Pollyanna]]'')
*Oggi è stato meraviglioso sentire così tante persone parlare di Avery. Voi non mi conoscete, ma a me sembra di conoscervi tutti. Io ero la psicoterapeuta si Avery. Mi raccontava delle persone importanti per lei. Come Melody e Rain, che l'hanno abbracciata il primo giorno che ha indossato una gonna per andare a scuola. Avery è stata sostenuta dalla comprensione dei suoi compagni di classe, dei suoi insegnanti, addirittura della polizia. Avery ci lascia la sua eredità: tolleranza, amore, perdono. (''[[Law & Order - Unità vittime speciali]]'')
*Oggi siamo qui riuniti per ricordare la vita di Ed Paskowitz che ha vissuto sempre con dignità, benevolenza e rispetto anche quando la malattia peggiorava è rimasto meravigliosamente positivo e so per certo che amava molto la sua famiglia. Per questo oggi celebreremo la sua vita. (''[[Transparent]]'')
*Padre misericordioso, tu che conosci nell'intimo i tuoi fedeli, abbi pietà di noi e nella tua immensa benevolenza ascolta le nostre preghiere. Nostro Signore, dall'alto della tua divina sapienza concedici il tuo perdono e accoglici nel tuo regno di eterna beatitudine, affinché la morte sia l'inizio di una nuova vita. O Dio onnipotente che hai voluto presso di te il nostro amato fratello John, alla terra affidiamo il suo corpo e a te la sua anima. (''[[Pollyanna (serie animata)|Pollyanna]]'')
*Preghiamo perché alla tua anima sia donata la pace eterna. Ti prego, Signore, accogli in te la tua serva fedele. Sorella Mary Paindavoine qui sepolta, possa tu essere sciolta da qualsiasi vincolo e godere l'eterno gaudio che è promesso in cielo ai puri di cuore. (''[[Peline Story]]'')
*"Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi santi". Beh, Elliot Grote non era un santo. Era un uomo imperfetto. Ogni domenica senza eccezioni lui veniva qui, tutto solo, e sedeva sopra a quella panca. Spesso vedevo che prendeva quello che aveva in tasca, un biglietto da cento, qualche spicciolo, una volta perfino un rolex... e li metteva nel cesto delle offerte, sperando inutilmente nella redenzione. Cercava la luce, ma Elliot è morto nelle tenebre. Nessuno lo piange al funerale, tranne voi tre. Ora, potremmo dire che si è spenta una vita dedita ai peccati, ma una persona non è solo una persona; dentro ognuno di noi c'è un mondo che si intreccia con quello degli altri creando reazioni a volte uguali altre volte opposte. Si fa presto a dire "una vita si è spenta" ma ognuno ha un mondo in sè e oggi un mondo è andato perduto. (''[[Daredevil (serie televisiva)|Daredevil]]'')
*– Siamo qui riuniti per piangere la morte di Calculon, industriale, detective privato, amico.<br>– Vi dispiace se lo faccio io l'elogio funebre?<br>– Calculon, sei vivo! (''[[Futurama (prima stagione)|Futurama]]'')
*Tutti sappiamo che oggi non è morto un eroe, ma per quante responsabilità possa davvero avere Daniele, restano i suoi sedici anni. I figli delle famiglie che nascono in altri luoghi d'Italia hanno opportunità che qui sono state negate. Qui non ci sono colori, qui tutto è grigio. Qui non ci sono luoghi dove far sviluppare nel bene i talenti dei nostri figli. Questo è il quartiere "dormitorio", qui vogliono che la gente resti tappata in casa: non deve uscire, non deve intromettersi. Hanno voluto un'intera zona ad esclusivo uso dello spaccio a cielo aperto. Il Padre Eterno terrà conto del fatto che se Daniele ha commesso degli errori, sono stati errori commessi da un ragazzo di sedici anni. Un ragazzo che certamente era responsabile di quello che stava facendo, ma sedici anni... sedici anni sono così pochi che ti costringono a guardare meglio cosa c'è dietro! Che ti obbligano a distribuire le responsabilità! Quella di Daniele è un'età che bussa alla coscienza di chi ciancia di legalità, d'impegno, di lavoro e non bussa con le nocche, ma bussa con le unghie. (''[[Gomorra - La serie (prima stagione)|Gomorra - La serie]]'')
===''[[American Horror Story]]''===
*– Meep adorava Halloween. Mascherarsi e sentire le grida dei ragazzini quando infilava una testa di gallina fra i dolcetti. Era l'unico giorno in cui si sentiva uguale a loro. Ma noi lo conoscevamo e non era come loro. Era molto meglio. Ci mancherai, Meep.<br>– Per te, Meep. È il nostro modo di accompagnarti verso la valle delle ombre. {{NDR|buttano alcool e teste di gallina sulla bara}}<br>– Amen.
*Quella donna era mia amica. Era una tosta, simpatica. Non aveva bisogno di un uomo che si prendesse cura di lei o di suo figlio. era una sopravvissuta dal giorno in cui era nata. Nessuno le ha mai regalato niente. Non abbiamo avuto una vita facile, nessuno di noi. Soprattutto noi donne.
*Una ruota sgonfia, un rubinetto che perde, mia madre sapeva aggiustare tutto. Era famosa per le sue barzellette sconce, ma era anche una donna di cultura. Amava la poesia. Mi leggeva sempre qualcosa da piccolo prima di andare a letto. [[Emily Dickinson]] era la sua preferita. "Io sono nessuno, tu chi sei? Sei nessuno anche tu? Allora siamo in due. Non dirlo, potrebbero spargere la voce." Non eri nessuno, mamma.
===''[[I Simpson]]''===
*Axel all'Axel e ruggine alla ruggine. Amen. ([[I Simpson (ventitreesima stagione)|ventitreesima stagione]]) {{NDR|al funerale dei robot}}
*Coltrane, sei stato con noi solo per poco, ma non scorderò mai il viaggio in auto dal rifugio a casa. Ehm, pare che sia tutto. Amen. ([[I Simpson (quindicesima stagione)|quindicesima stagione]]) {{NDR|al funerale di un gatto}}
*– Goldie, tu eri più di un pesce rosso. Tu facevi parte della famiglia.<br>– Riposa in pace, vecchio mio. ([[I Simpson (quattordicesima stagione)|quattordicesima stagione]])
*– Martin Prince era conosciuto con molti nomi: Martin femminuccia, Martin principessina, Merdin Prince, Martin la renna leccafondo...<br>– Quello era mio!<br>– Martin era un bambino timido e strano che non ha mai mantenuto la promessa di diventare un adulto spostato e non amato. ([[I Simpson (diciannovesima stagione)|diciannovesima stagione]])
*Palla di neve II, non puoi andare via così! Questa [[poesie dalle serie televisive|poesia]] è per te. Si chiama ''Micio problematico''. ''Quattro zampe, più una coda, più nove vite, uguale: un gatto speciale. | Un gatto speciale, meno nove vite, uguale: una bimba molto triste.'' ([[I Simpson (quindicesima stagione)|quindicesima stagione]])
*Sotto molti aspetti Maude Flanders è stata una vera protagonista della nostra vita. Non attirava mai la nostra attenzione con slogan memorabili o accenti comici, era una ragazza tranquilla. [...] Ma comunque, cari fratelli, che l'abbiate notata o meno, Maude era sempre lì, e credevamo ci sarebbe rimasta per sempre. "Vita" significa "mutamento". ([[I Simpson (undicesima stagione)|undicesima stagione]])
===''[[La signora del West]]''===
*La parola di nostro Signore è più affilata del pugnale più affilato, e arriva rapida e profonda nei nostri pensieri più reconditi, mettendoli a nudo. Non ci sono segreti per il buon Dio: è a lui che dovremo rispondere nel giorno del giudizio. E nulla può essergli celato. Ruby Johnson ora è dinnanzi a lui e Dio sa che ella seguiva la sua parola, che amava il prossimo suo come sé stessa e che aveva raccolto una pecorella, una pecorella smarrita. Amen.
*La vita è un fragile dono del Signore, e nulla ce lo fa capire così chiaramente come quando assistiamo al trapasso di un giovane. È un monito per tutti quanti noi, affinché assaporiamo ogni momento di ogni giorno, e gioiamo dell'amore della famiglia e degli amici. Che il nostro dolore sia alleviato dalla consapevolezza che Ingrid era amata da tutti noi. Possa la sua anima e le anime di tutti i defunti chiamati a Dio riposare in pace. Amen.
*Nel nostro dolore, dacci la forza di affidarci, insieme con coloro che amiamo, alle tue cure infallibili. Nella nostra perplessità, aiutaci a credere in ciò che non comprendiamo. E nella nostra solitudine, aiutaci a ricordare Becky con amore. Noi la affidiamo alle tue cure, fino all'arrivo del giorno del giudizio. Amen.
*O Signore, con la tua pietà, tu che vegli dall'alto, assicura il riposo e la pace all'anima di Charlotte Cooper, che ha lasciato questo mondo. O Signore, aiutaci a comprendere che il dolore per questa perdita è la misura di un amore che è più forte della morte. Amen.
*Questo è un giorno decisamente triste, visto che siamo qui per dire addio a un nostro caro amico. Ma siamo qui anche per ricordarci della sua vita e del suo grandissimo spirito. Sully era un uomo di grande dignità, onesto, leale. E noi dovremo batterci per difendere la sua memoria e mantenerlo vivo nei nostri cuori.
===''[[South Park]]''===
*Il Signore dona, il Signore prende a suo piacimento. A volte il prendere sembra un tantino sproporzionato in confronto al donare. Pare che si dia più da fare nel prendere. Ma che vogliamo farci? Forse se foste venuti più numerosi la domenica in chiesa il Signore non ci avrebbe punito portandoci via questo bambino. ([[South Park (terza stagione)|terza stagione]])
*"Sì, portaci davanti al Signore" disse una volta un tizio ebreo. Cenere alla cenere, polvere alla polvere. {{NDR|un suonatore di cornamusa attacca con la canzone ebraica ''Hava Nagila''}} ([[South Park (seconda stagione)|seconda stagione]])
*Siamo qui per dire addio a quattro amici, quattro ragazzi che abbiamo cercato di aiutare senza riuscirci, fino all'ultimo. Ma dove ci sono perdite c'è speranza. L'Uomorsomaiale è stato sconfitto! [...] Finalmente quel mostro è stato annientato e non scorderò mai i nomi di quei ragazzi coraggiosi che hanno sacrificato la loro vita: "ragazzo uno", "ragazzo due", "ragazzo tre" e ovviamente "ragazzo quattro". Ricordo come "ragazzo uno" rideva e giocava, e come il "due" c'era sempre quando gli amici avevano bisogno... e il "ragazzo tre" con quel suo modo enigmatico di esprimersi. ([[South Park (decima stagione)|decima stagione]])
==Note==
<references />
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[[File:Notts county 1894.jpg|thumb|Una squadra di calcio, 1894]]
Citazioni sulla '''squadra'''.
==Citazioni==
*Amo avere una squadra, amo poter condividere successi e insuccessi e fare affidamento sulle mie compagne, amo la sensazione di costruire qualcosa insieme per raggiungere un obiettivo. ([[Cristina Chirichella]])
*Creare una buona squadra significa giocare con gioia e molta motivazione. Sentirsi sicuri gli uni con gli altri crea fiducia e un buon ambiente dove crescere e giocare meglio. ([[Isabelle Haak]])
*Da coach, ma anche perché sono stato un giocatore, capisco le frustrazioni provate da chi sta in campo solo per pochi minuti nel corso della stagione. Quando non giochi per quattro o cinque partite consecutive è sempre difficile, ma devi capire che la tua energia e il tuo ruolo nel gruppo sono fondamentali per il successo collettivo. Quando ti dai completamente alla squadra e ai tuoi compagni, il tuo valore si moltiplica. ([[Steve Kerr]])
*Di squadre brave che ne sono tante e la squadra forte non è quella che non entra mai in crisi, ma quella che ne esce prima possibile facendolo certamente con questioni di carattere tecnico, ma anche perché è un gruppo di persone coeso, che lavora, capace anche di entrare in un conflitto produttivo. ([[Angelo Lorenzetti]])
*{{NDR|Sul concetto di squadra}} I ragazzini che alleno non guardano il miglior difensore, vogliono assomigliare a quello che fa 40 punti a partita. Sto cercando di insegnargli a pensare più al campo e meno al tabellino, perché i punti non sono l'unica cosa che conta. [...] Per costruire un palazzo non devono essere tutti muratori, non devono essere tutti architetti, non devono essere tutti geometri. Ci deve essere il muratore, l’architetto e il geometra: questa è la funzione del gruppo. ([[Alessandro Tonolli]])
*I valori fondamentali di una squadra non serve dirli. Si percepiscono, si allenano, si rendono tali in campo. ([[Simonetta Avalle]])
*In squadra [...] siamo unite da un obiettivo comune, a volte non è necessario essere amiche per la pelle, io cerco di farmi i fatti miei per evitare questioni. Ma spiegare all'esterno come funziona la chimica di una squadra, non è facile. ([[Anna Danesi]])
*In una squadra ognuno deve dare il proprio contributo ed ognuno deve prendersi le proprie responsabilità, senza scavalcare le persone che lo circondano. Il merito dei successi è diviso così fra tutti, non vi è un solo segreto dietro le [...] vittorie. Il mio compito è quello di amalgamare fra di loro tutte le varie individualità. ([[Ross Brawn]])
*Io credo molto nel lavoro di equipe, ovvero in una squadra che lavori tutta nella stessa direzione. Quando invece le squadre si dividono, quando ci sono tecnici che prendono una strada e altri che li contrastano, quando il gruppo diventa clan, la situazione degenera. ([[Cesare Fiorio]])
*Io ho sempre avuto una mia idea su come allestire una squadra: e cioè che a volte è più difficile cambiare due pezzi del mosaico che non otto. Perché se gli otto sono azzeccati e si combinano bene fra loro, creano una forza nuova di grande efficacia, mentre magari i due non si integrano e finiscono con l'inceppare un meccanismo che prima funzionava. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Io non ho mai fatto polemiche con un giocatore, perché per me la squadra conta di più di qualsiasi giocatore. ([[Sven-Göran Eriksson]])
*{{NDR|Sul concetto di squadra}} L'obiettivo è il carburante del singolo e il collante del gruppo. Bisogna sempre identificare obiettivi individuali. Essi devono essere però funzionali a quello del gruppo. Solo così il singolo migliora e permette al gruppo di avvicinarsi al suo scopo. ([[Mauro Berruto]])
*L'obiettivo comune a chiunque è quello di vincere: più un gruppo è unito, più si vince. Non è tutto, nella storia ci sono state squadre dove la gente non andava d'accordo e comunque si è vinto, ma penso che questa cosa dell'unione aiuti tanto. ([[Francesca Pan]])
*La prima squadra è come il primo amore, non si scorda mai. ([[Roberto Rosato]])
*La squadra è come un buon piatto di carne. A volte basta cuocerla a fuoco lento, altre volte serve pressione o brace. ([[Aldair]])
*La squadra è il modo attraverso cui si superano le corazzate. La squadra è il mio modo di vincere. ([[Elisa Longo Borghini]])
*La squadra ti fa capire quando sbagli: è l'occasione ideale per diventare una persona migliore. ([[Miriam Sylla]])
*Le rivalità personali lasciano il tempo che trovano. [...] Non è necessario essere amiche in una squadra, l'importante è lavorare per il bene comune. ([[Ekaterina Antropova]])
*Le squadre più forti sono quelle che riescono a vincere anche quando le cose non vanno bene. ([[Micah Christenson]])
*Le vere squadre vincenti nascono [...] da percorsi diversi ma da sogni e impegni comuni. ([[Diana Bianchedi]])
*Ma io mi domando cosa succederebbe se, per esempio, Van Basten fosse considerato alla stregua di un ragazzino. In una squadra sono tutti uguali, certo, ma non si può negare che ci sono giocatori di maggior peso ed esperienza, che di conseguenza meritano maggiore considerazione. ([[Lajos Détári]])
*Mi piace avere delle responsabilità, sentire anche la pressione del dover essere la squadra da battere. Alla fine fa parte della nostra quotidianità e se non l'avessimo non sarebbe qualcosa di positivo. La vivo come un privilegio, significa che siamo una grande squadra che sta lottando per qualcosa di importante. ([[Hena Kurtagić]])
*Negli sport di squadra se hai una giornata storta, la tua squadra può comunque vincere, puoi lasciar perdere o sostenere il tuo compagno, lui fa goal e tutto va bene, la tua squadra vince e tu mantieni la fiducia vincente. ([[Ernests Gulbis]])
*{{NDR|Sulla gestione di una squadra sportiva}} Non ho mai creduto alle frasi fatte "siamo una grande famiglia" e cose del genere. Quando girano e si investono così tanti soldi, a maggior ragione dico che siamo una azienda, nella quale i ruoli devono essere ben chiari, con obiettivi da raggiungere senza girarci attorno manifestando idee o sogni. Si lavora per centrarli, punto. ([[Andrea Adamo]])
*{{NDR|«Da cosa partiresti per costruire un gruppo?»}} Non posso pretendere che tutte diventino amiche perché non lo eravamo neanche noi dello storico Setterosa. Siamo state sorelle che è una cosa diversa. Però vorrei che capissero che fare uno sport di squadra presuppone che tutte siano importanti, mettendole in condizione di dare il massimo senza provare invidia se qualcuna è meglio di te. Ognuna contribuisce personalmente per conseguire un obiettivo comune non individuale. Noi del Setterosa Oro ad Atene, avevamo questa cosa qui. Avevamo un sogno. ([[Tania Di Mario]])
*Non sempre la squadra che ha dei talenti e dei giocatori forti vince qualcosa, ma è la squadra che dimostra più voglia nel raggiungere il suo obiettivo quella che ha più possibilità di imporsi. ([[Carlotta Cambi]])
*Penso che un po' in tutte le squadre ci siano elementi di spicco, anche per quello che portano e fanno in campo: è giusto così. Quello che conta è avere armonia, e costruirla in campo, capendo come ogni giocatrice possa essere utile alla squadra. ([[Rebecca Piva]])
*Penso di avere una mentalità orientata sempre ad aiutare gli altri a rendere al meglio. Quando la squadra funziona, anche per te diventa più semplice esprimerti al massimo. ([[Gabriela Guimarães]])
*Puoi avere anche il roster più forte di sempre ma se non hai costruito un gruppo solido – e concentrato principalmente sugli obiettivi di squadra – non andrai avanti comunque. ([[Eleonora Fersino]])
*Quando entro in una squadra, diventa la mia seconda famiglia. ([[Alisha Lehmann]])
*Quando vinci con la tua squadra, non c'è niente che possa superare quella sensazione, nemmeno i successi personali. ([[Larry Bird]])
*Se sei una buona squadra da ottobre a giugno, fantastico, sei eccezionale. Ma le squadre vincenti sono brave quando conta di più, quando è il momento di vincere. ([[Sergio Scariolo]])
*Se vuoi avere successo devi essere una squadra che buona non lo è subito ma lo diventa e poi quando lo diventa devi fallire: a quel punto capisci cosa devi fare per arrivare a vincere. ([[Nikola Jokić]])
*Si parla tanto dei singoli, ma i giocatori non fanno la squadra. È il gruppo che la fa. ([[Antonio Conte]])
*{{NDR|«Una squadra si misura sul più forte o sul meno forte dei suoi giocatori?»}} Sulla somma delle caratteristiche più forti di tutti i suoi giocatori. ([[Lorenzo Cannone]])
*Una squadra è forte quando si può permettere di mandare in campo quelli che stanno meglio. Sono i cosiddetti rincalzi a fare quasi sempre la differenza. ([[Fabrizio Ravanelli]])
*Una squadra vincente non è necessariamente una squadra di amici. La squadra vincente ha l'obiettivo chiaro e, a prescindere da chi ne fa parte, va dritta verso quell'obiettivo. Ho vinto campionati con compagne di squadra con cui non avrei mangiato neanche una pizza, però quando hai la consapevolezza di indossare la maglia dello stesso colore questo ti aiuta a condividere il valore di ciò che stai facendo. Dunque devi onorare chi ha scelto te, i tuoi principi e i tuoi obiettivi. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Voler bene e saper comprendere le compagne in tutte le loro sfaccettature aiuta a far venire fuori il meglio di ciascuna. Fuori dal campo si può andare più o meno d'accordo ma in campo bisogna volersi bene per raggiungere gli obiettivi che si hanno come squadra. Tutto quello che sta fuori è un valore aggiunto. ([[Sara Gama]])
===[[Gian Paolo Montali]]===
*Conta solo quello che facciamo sul campo. Ho visto squadre vincere giocando contro la società, contro l'allenatore, il presidente. E ho visto squadre vincere giocando contro la stampa, come l'Italia di Bearzot nell'82. Ma non ho mai visto vincere quando i giocatori sono contro fra loro, in campo.
*Il giocatore deve sapere che, se anche non vede il suo futuro in quella stessa squadra, il suo valore personale e quello del collettivo viaggiano sullo stesso piano.
*Lavorare in un gruppo è frustrante, non semplice. Bisogna mettere da parte il talento individuale per il bene della squadra. I giocatori si ritrovano un capo che non hanno scelto loro, ognuno ha esigenze diverse, la forza sta nel dare loro ruoli precisi. I giocatori sono gratificati dall'essere capiti come persone.
*L'unica possibilità di successo per un gruppo di persone dal carattere e dalle qualità diverse è fare gioco di squadra. E il segreto, per chi lo guida, più che nella conoscenza tecnica sta nella capacità di comunicare motivazioni.
*Sono duro, coerente, il mio compito è trovare il modo di far diventare utile il punto debole di un giocatore per la squadra: qualcuno farà bene quello che l'altro non sa fare.
===[[Julio Velasco]]===
*Le squadre che vincono molto hanno giocatori con grande talento che si allenano come se fossero giocatori normali.
*Non è tanto importante il gruppo, la cosa decisiva è la squadra. La differenza è che nelle squadre ci sono dei ruoli: è meglio avere come riserva la seconda migliore dopo la titolare o una giocatrice che è più contenta di fare la riserva?
*Non serve essere amiche per vincere. Serve lavorare di squadra, aiutarsi. Quando sento il ritornello "abbiamo vinto perché siamo un bel gruppo" mi viene da ridere: e se avessi giocato male, il gruppo non sarebbe bastato? La verità è che bisogna essere squadra, non andare a cena insieme.
==Voci correlate==
*[[Atleta]]
*[[Sport]]
*[[Sport di squadra]]
*[[Squadra di calcio]]
*[[Squadra riserve]]
==Altri progetti==
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'''Giovanni Battista''' (o '''Giambattista''') '''Piazzetta''' (1683 – 1754), pittore italiano.
==Citazioni di Giambattista Piazzetta==
*Se io avessi figlioli per genio amici della pittura non vorrei che avessero altro maestro che [[Giambattista Pittoni]].<ref>Citato in Franca Zava Boccazzi, ''Pittoni'', Alfieri, Venezia, 1979, p. 40</ref>
==Citazioni su Giambattista Piazzetta==
*A ogni modo fu artefice eminente, e il Blanc volle esprimere tutta la sua ammirazione con questa frase: ''C'est un Caravage vénitien!'' Frase invero più bella che esatta, giacché il Piazzetta moveva specialmente dal Guercino, le opere del quale aveva nella sua giovinezza studiato con grande amore, insieme con il bolognese Giuseppe Crespi. La vigoria dell'ingegno e la viva fantasia del Piazzetta meglio appaiono ne' suoi disegni, nelle illustrazioni della ''Gerusalemme liberata'', e nei mirabili studi di teste, di cui possono vedersi alcuni saggi nel Museo Civico e nell'Accademia. ([[Pompeo Gherardo Molmenti]])
*Piazzetta rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di quelli uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali. ([[Giuseppe Fiocco]])
*Se nel XVIII secolo, le scuole di [[Giambattista Tiepolo|Tiepolo]] e di Piazzetta avevano tali pregi che ora ammiriamo, pure bisogna confessare che furono questi i capi scuola della decadenza nell'arte. [...].<br>Il secondo, Piazzetta, manierato alquanto e nelle mosse e nel disegno, aveva però una cognizione del chiaro oscuro così giusta che si potrebbe chiamare per questo il Correggio della scuola moderna. ([[Francesco Hayez]])
==Note==
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==Altri progetti==
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*Se io avessi figlioli per genio amici della pittura non vorrei che avessero altro maestro che [[Giambattista Pittoni]].<ref>Citato in Franca Zava Boccazzi, ''Pittoni'', Alfieri, Venezia, 1979, p. 40</ref>
==Citazioni su Giambattista Piazzetta==
*A ogni modo fu artefice eminente, e il Blanc volle esprimere tutta la sua ammirazione con questa frase: ''C'est un Caravage vénitien!'' Frase invero più bella che esatta, giacché il Piazzetta moveva specialmente dal Guercino, le opere del quale aveva nella sua giovinezza studiato con grande amore, insieme con il bolognese Giuseppe Crespi. La vigoria dell'ingegno e la viva fantasia del Piazzetta meglio appaiono ne' suoi disegni, nelle illustrazioni della ''Gerusalemme liberata'', e nei mirabili studi di teste, di cui possono vedersi alcuni saggi nel Museo Civico e nell'Accademia. ([[Pompeo Gherardo Molmenti]])
*Piazzetta rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali. ([[Giuseppe Fiocco]])
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==Note==
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'''Giovanni Battista''' (o '''Giambattista''') '''Piazzetta''' (1683 – 1754), pittore italiano.
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*Se io avessi figlioli per genio amici della pittura non vorrei che avessero altro maestro che [[Giambattista Pittoni]].<ref>Citato in Franca Zava Boccazzi, ''Pittoni'', Alfieri, Venezia, 1979, p. 40</ref>
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*A ogni modo fu artefice eminente, e il Blanc volle esprimere tutta la sua ammirazione con questa frase: ''C'est un Caravage vénitien!'' Frase invero più bella che esatta, giacché il Piazzetta moveva specialmente dal Guercino, le opere del quale aveva nella sua giovinezza studiato con grande amore, insieme con il bolognese Giuseppe Crespi. La vigoria dell'ingegno e la viva fantasia del Piazzetta meglio appaiono ne' suoi disegni, nelle illustrazioni della ''Gerusalemme liberata'', e nei mirabili studi di teste, di cui possono vedersi alcuni saggi nel Museo Civico e nell'Accademia. ([[Pompeo Gherardo Molmenti]])
*Piazzetta rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali. ([[Giuseppe Fiocco]])
*Se nel XVIII secolo, le scuole di [[Giambattista Tiepolo|Tiepolo]] e di Piazzetta avevano tali pregi che ora ammiriamo, pure bisogna confessare che furono questi i capi scuola della decadenza nell'arte. [...].<br>Il secondo, Piazzetta, manierato alquanto e nelle mosse e nel disegno, aveva però una cognizione del chiaro oscuro così giusta che si potrebbe chiamare per questo il Correggio della scuola moderna. ([[Francesco Hayez]])
*Unico fra i maestri veneti Piazzetta dà alle carni umane quella diffusa e varia vita, quella dolcezza prassitelica che [[Leonardo da Vinci]] aveva divinato con lo sfumato e [[Correggio]] condotto alla sua massima espressione: quel senso di fermento carnale, quel respiro della cute, quell'anima delle superfici che l'arte polita dei toscani, tagliente e rigida aveva escluso dalle sue mirabili sintesi lineari e dalla sua plastica [[Fidia|fidiaca]]. ([[Giuseppe Fiocco]])
==Note==
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==Altri progetti==
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Barbara Stanwyck
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Spinoziano
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[[File:BarbaraS39.jpg|miniatura|Barbara Stanwyck (1939)]]
{{Premio|Oscar|
*Oscar onorario (1982)
}}
'''Barbara Stanwyck''' pseudonimo di '''Ruby Catherine Stevens''' (1907 – 1990), attrice e ballerina statunitense.
==Citazioni di Barbara Stanwyck==
*Devi sapere quando hai avuto la tua ora, il tuo posto al sole. Ho pietà di un attore che non lo capisce.
:''You have to know when you've had your hour, your place in the sun. I pity an actor who doesn't understand that.''<ref name=Harmetz>{{en}} Dall'intervista di Aljean Harmetz, ''[https://www.nytimes.com/1981/03/22/arts/barbara-stanwyck-m-tomorrow-woman-los-angeles-it-was-after-third-fourth-letter.html Barbara Stanwyck: "I'm a tomorrow woman"]'', ''nytimes.com'', 22 marzo 1981.</ref>
*È difficile perdere qualcuno che ami a causa della sua morte o per divorzio. Ma se decide che vuole essere libero, non c'è niente per cui lottare. Devi lasciarlo andare.
:''Losing somebody you love by death or divorce is hard. But if they decide they want to be free, there's nothing to battle for. You have to let go.''<ref name=Harmetz/>
==Citazioni su Barbara Stanwyck==
*Barbara era avantissimo, si definiva la donna del domani: beveva 15 caffè al giorno, fumava una sigaretta dietro l'altra e dormiva tre ore a notte, eppure non dimenticava mai un dialogo e girava almeno cinque film all'anno. Trovava stupido che gli attori si ostinassero a cercare di nascondere la propria età, lei a 30 anni aveva già i capelli grigi e si rifiutava di tingerli. A quei tempi erano tutti inorriditi dalla sua indipendenza, le dicevano che nessuna attrice avrebbe potuto avere i capelli di una persona anziana, non era sexy. Lei rideva, diceva che era felice di potersi alzare dal letto da sola e non aveva paura di invecchiare, nonostante a Hollywood diventare vecchi significasse essere morti. Per me è sempre stata un modello, naturalmente elegante, coraggiosa. ([[Phoebe Waller-Bridge]])
*''[[Il terrore corre sul filo]]'' è firmato dal responsabile de ''La fossa dei serpenti'', il lituano [[Anatole Litvak|Anatolio Litvak]]. Ne è protagonista Barbara Stanwyck, l'unica "vecchia" di Hollywood che non ci faccia rimpiangere le attrici più giovani, al fisico e al morale. ([[Pietro Bianchi (critico cinematografico)|Pietro Bianchi]])
*Interprete dalla forte personalità, sottolineata da uno sguardo penetrante e da un atteggiamento altero e spesso imperioso, diede vita a caratteri brillanti, ma eccelse anche in ruoli drammatici e fu assolutamente inimitabile come dark lady, dal fascino inquietante, nei film noir americani degli anni Quaranta. ([[Francesco Costa (scrittore)|Francesco Costa]])
*Mando i fiori alla signora ogni 1° aprile e lei mi manda sempre un bigliettino dicendo che ora sa che la primavera è arrivata. Lei ha reso possibile la mia carriera. ([[William Holden]])
==Note==
<references />
==Filmografia==
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*''[[Proibito (film 1932)|Proibito]]'' (1932)
*''[[La dominatrice]]'' (1935)
*''[[La via dei giganti]]'' (1939)
*''[[La fiamma del peccato]]'' (1944)
*''[[Lo strano amore di Marta Ivers]]'' (1946)
*''[[La seconda signora Carroll]]'' (1947)
*''[[Il terrore corre sul filo]]'' (1948)
*''[[Il romanzo di Thelma Jordon]]'' (1950)
*''[[Titanic (film 1953)|Titanic]]'' (1953)
*''[[La regina del Far West]]'' (1954)
*''[[La grande vallata]]'' (1965-1969)
*''[[Il mistero del cadavere scomparso]]'' (1982)
{{div col end}}
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Stanwyck, Barbara}}
[[Categoria:Attori statunitensi]]
[[Categoria:Danzatori statunitensi]]
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Serie A1 (pallavolo femminile)
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[[File:Futura Volley Busto Arsizio 2015-2016 001.jpg|thumb|upright=1.3|Una partita del campionato italiano di pallavolo femminile nel 2016]]
Citazioni sulla '''Serie A1''', la massima serie del campionato italiano di pallavolo femminile.
*Considerando la storia e la forza del campionato, giocare in Italia è sempre stato uno dei miei obbiettivi professionali, è qualcosa che voglio da quando ero adolescente. Quando ho potuto ho sempre seguito il campionato italiano, è una lega forte con giocatrici differenti, provenienti da diversi paesi, questa credo che sia la ragione per cui è uno dei campionati più importanti al mondo. ([[Rosamaria Montibeller]])
*Credo che in Italia ci sia troppo stress, soprattutto per noi giocatrici. Si vuole tutto e subito, ma non sempre questo approccio funziona, soprattutto in uno sport di squadra dove servono tempo e pazienza per costruire qualcosa di importante. Forse è anche per questo che tante scelgono di andare via. All'estero si respira un clima diverso. ([[Ofelia Malinov]])
*Credo che ogni giocatrice dovrebbe giocare almeno una volta nel campionato italiano [...] perché la pallavolo in Italia è diversa rispetto ad altri paesi. ([[Anastasija Ljaško]])
*Da quando ho iniziato a prendere la pallavolo sul serio, l'Italia è sempre stata il mio sogno. La Serie A1 è uno dei campionati più competitivi al mondo [...]. Farne parte è quasi surreale. ([[Mariam Metwally]])
*Da quando sono in Italia non ho mai visto una partita scontata. A volte certi pronostici non sono stati rispettati e ho visto anche squadre favorite sulla carta fare poi un'enorme fatica per uscire indenni o addirittura sconfitte da una gara. Nel campionato italiano tutto può succedere. ([[Rosamaria Montibeller]])
*È il campionato più bello del Mondo e se ha acquisito questo status è sia per la spettacolarità ma anche per le sorprese che possono capitare in qualsiasi giornata. ([[Francesca Cosi]])
*Giocare in Italia – in uno dei campionati più competitivi al mondo – è sempre stato un sogno, un obiettivo che coltivo fin dall'inizio della mia carriera. Ricordo che, da adolescente, venivo spesso in Italia per assistere alle partite, e ogni volta immaginavo di poter essere anch'io in campo, un giorno. [...] In Italia ci sono alcune delle migliori giocatrici al mondo, e poterle affrontare in campo, invece di vederle solo in televisione, è una delle sensazioni più emozionanti che una pallavolista possa vivere. ([[Nika Markovič]])
*Giocare nel campionato italiano è bellissimo, non sai mai cosa potrà capitare in una determinata gara. Bisogna sempre dare il massimo in ogni partita. Anche quando ci troviamo davanti a squadre di bassa classifica, se ti capita di perdere l'attenzione per un momento vieni subito punita. Questo fattore mi sta facendo crescere tantissimo, soprattutto sotto il profilo della concentrazione e della tensione. Sto imparando a non abbassare mai la guardia anche quando il match sulla carta sembra semplice, giocare in questo modo per tutta la stagione non è facile, ma se si riesce a farlo si acquisisce tanta autostima che potrà solo farti diventare ancora più forte. ([[Stefana Veljković]])
*Ho giocato in diversi paesi in cui il livello era alto [...], ma qui in Italia l'asticella si alza ancora: il campionato è competitivo, pieno di squadre forti e ben equilibrate. Che si giochi contro la prima o l'ultima in classifica, la concentrazione deve essere sempre al massimo. Amo questo tipo di pressione, mi spinge a dare il meglio di me. ([[Anett Németh]])
*Ho inseguito per tanto tempo uno scudetto che non è mai arrivato. A posteriori si potrebbe pensare che abbia fatto scelte sbagliate, ma in realtà ho sempre seguito quello che mi diceva il cuore. Sono contenta di aver giocato negli anni d'oro del campionato italiano. ([[Elisa Togut]])
*Il campionato italiano è senza dubbio il più competitivo al mondo. In tutte le squadre ci sono atlete di qualità. ([[Giorgia Zannoni]])
*In A1 se non fai parte delle prime 5 o 6 squadre è dura vincere anche solo una partita... ([[Immacolata Sirressi]])
*La mia esperienza in Italia è stata [...] eccezionale [...]. Sono cresciuta così tanto giocando e allenandomi con alcune delle migliori giocatrici di pallavolo del mondo. [...] Il livello qui è uno dei migliori al mondo: ci sono squadre molto forti in campionato e ogni partita deve essere presa sul serio perché tutte hanno roster ben allestiti. Adoro giocare partite emozionanti e ravvicinate. ([[Alexa Gray]])
*Mi manca [...] il clima del campionato italiano, dove ogni partita è un evento e ti senti veramente una star. ([[Giulia Carraro]])
*Non è un segreto che questo sia il miglior campionato, con una concorrenza spietata tra le squadre, e io ho sempre voluto competere con le migliori. ([[Lauren Stivrins]])
*Pensavo di arrivare qui e di trovare poco spazio, perché è molto diverso dal college a un campionato come quello italiano. Le ragazze sono più esperte. Sono atleticamente più forti e potenti. Non puoi fare affidamento sul tuo talento naturale per essere la "migliore". A livello di college, puoi emergere anche in base ai colpi che hai, qui non servono soltanto quelli. Qui devi trovare il colpo intelligente, devi colpirlo forte e devi colpirlo velocemente. E in un certo senso tutto deve funzionare al momento giusto per ottenere il punto. Penso che la differenza più grande sia il livello di gioco, la rapidità, l'intensità. È decisamente qualcosa a cui devi adattarti e devi rallentare il gioco per te stesso. All'inizio, in alcune situazioni, non riuscivo nemmeno a vedere la palla. ([[Khalia Lanier]])
*Quando un'atleta ha la possibilità di giocare in Italia ci viene volentieri, perché in un torneo così combattuto e pieno di qualità sa che giocando da noi potrà migliorare ancora di più. ([[Massimo Barbolini]])
*Vincere non è mai facile [...]. E non è facile farlo soprattutto in Italia, dove le prime otto-dieci squadre giocano una pallavolo di livello e per superare l'avversario hai bisogno di grande concentrazione e di dare sempre il cento per cento. ([[Maja Ognjenović]])
==Voci correlate==
*[[Scudetto (sport)]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Competizioni sportive]]
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Christine Sinclair
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[[File:Christine Sinclair (8597654605) (cropped).jpg|thumb|Christine Sinclair nel 2013]]
'''Christine Margaret Sinclair ''' (1983 – vivente), ex calciatrice canadese.
{{Int|''[https://canadasoccer.com/news/living-legend-fifa-interviews-christine-sinclair/ Living legend]''|{{en}} Da un'intervista a FIFA+; citato in ''canadasoccer.com'', 29 ottobre 2022.|h=2}}
*{{NDR|«Sei orgogliosa di come sei riuscita a reinventarti, passando dall'essere un vero e proprio centravanti al saper rifiorire in un ruolo più creativo e arretrato?»}} Probabilmente è una delle cose di cui sono più orgogliosa. Il gioco si è evoluto moltissimo da quando ho iniziato, e per me è stato importante evolvermi con esso.
:''[Are you proud at how you've been able to reinvent yourself, from being an out-and-out centre-forward to flourishing in a more creative, withdrawn role?] It's probably one of the things I'm most proud of. The game has evolved so much since I started, and it's been important for me to evolve with it.''
*{{NDR|«C'è dell'ironia nel fatto che i grandi traguardi – compreso il record di gol – siano arrivati in una fase della carriera in cui il tuo ruolo è meno legato al segnare di quanto sia mai stato in passato?»}} È strano, perché onestamente non è mai stata tutta una questione di gol per me, e credo che il fatto di non essere mai stata fissata col segnare mi abbia sicuramente aiutato. Ci sono stati anche periodi in cui segnavo 20 gol all'anno per il Canada e vincevamo due partite e, credimi, preferisco di gran lunga come stanno le cose ora.
:''[Is there an irony there, too, that the big goal milestones – including the world record – have come for you at a stage in your career when your role is less about scoring goals than it's ever been?] It's weird because it's honestly never been all about goals for me, and I think the fact that I wasn't so fixated on scoring all the time has definitely helped me. There were also times when I'd score 20 goals a year for Canada and we'd win two games and, believe me, I much prefer how things are now.''
*{{NDR|«[...] giorno dopo giorno, cosa ti motiva ad andare avanti? Non ti capita mai di arrivare all'inizio di un precampionato molto duro e pensare: "Perché mi sto ancora impegnando in questo modo"?»}} No, mi piace lavorare sodo e fare una dura preparazione. [...] sono il tipo di persona che non si accontenta mai. Penso di avere ancora molto da imparare e da dare, e sento di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Mi piace molto misurarmi con le mie compagne di squadra e molte persone mi hanno detto: "Gioca finché puoi". Arriverà un momento in cui non potrò più farlo e questo non è un lavoro qualsiasi in cui si può pensare: "Ok, mi fermo ma tra cinque anni torno". Quando è finita, è finita. Quindi, finché mi piacerà e sarò in salute, continuerò ad andare avanti.
:''[day to day, what motivates you to keep going? Do you never arrive for the start of a tough pre-season and think, "Why am I still putting myself through this"?] No, I genuinely still enjoy working hard and putting in a hard session.'' [...] ''I'm the type of person who's never satisfied. I still think I have more to learn and more to give, and I feel like I learn something new every day. I love competing with my team-mates too and I've had so many people tell me, "Play as long as you can". There will come a point when I can't anymore and it's not a normal job when you think, "Ok, I'll step away and five years from now I'll come back". When it's gone, it's gone. So as long as I still love it and I'm healthy, I'll keep going.''
==Citazioni su Christine Sinclair==
*Lei è una delle più grandi marcatrici di sempre. La vedo ogni giorno in allenamento. Non è una che tocca il pallone con molta frequenza, però la colpisce al momento giusto e la piazza perfettamente dove vuole. ([[Sophia Smith (calciatrice)|Sophia Smith]])
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Sinclair, Christine}}
[[Categoria:Calciatori]]
[[Categoria:Sportivi canadesi]]
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Social media
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Danyele
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[[File:Social media.png|thumb|upright=1.2|Icone delle app di vari ''social media'' sullo schermo di uno smartphone]]
Citazioni sui '''''social media'''''.
==Citazioni==
*Erano i primi anni Duemila, [...] non esistevano i social media, potevo dividere in compartimenti stagni la mia vita. ([[Giada Arena]])
*I social media hanno cambiato i comportamenti delle persone. Stiamo andando verso un futuro in cui le differenze linguistiche saranno sempre meno un problema. ([[Bong Joon-ho]])
*I social media oggi sono la chiave del successo. È un modo per raccontarsi, facendo emergere la propria personalità. ([[Martha Hunt]])
*I social media rappresentano uno strumento importante per connettersi agli altri e iniziare conversazioni interessanti. Danno voce alla gente. Sono anche un modo per riflettere su chi sei, rivelare qualcosa di te, raccontare una storia e, in generale, entrare in contatto con persone affini. ([[Miley Cyrus]])
*I social ti espongono sia in positivo sia in negativo, sappiamo che è così: ti esponi a tutto e devi farti trovare pronta. ([[Rebecca Piva]])
*{{NDR|Sull'utilizzo dei social media}} Il mondo legato a Internet ha molti pregi da sfruttare, purché si sia ben consapevoli dei rischi. Il pregio maggiore è l'immediatezza comunicativa: il messaggio che arriva subito ai suoi tantissimi destinatari. ([[Mario Capanna]])
*Il valore di una vita genuina e autentica batte qualsiasi contenuto vediamo sui social media. ([[Tara Lynn]])
*Uso i social come blocco degli appunti, come tutte le persone non così disadattate da voler fare amicizia sull'internet e non così imprenditoriali da volersi curare un pubblico cui poi vendere codici sconto, corsi di punto croce, concerti, sagre, manuali di autoaiuto, ricchi premi e cotillon. ([[Guia Soncini]])
*Mi preoccupa molto il narcisismo che attraversa i social media: non ci tengo affatto a farne parte. ([[Adèle Exarchopoulos]])
*Molte persone vivono in depressione per questo, cercano costantemente di capire se siano apprezzati perché hanno tanti like o non lo sono perché non ne hanno abbastanza, facendo confronti con gli altri e chiedendosi se siano meglio per i loro vestiti, per l'espressione o per altro. Può essere difficile oggi, con i social media, mantenere la fiducia in se stessi. ([[Maïmouna Doucouré]])
*{{NDR|Sui rischi dei social media}} Non c'è più la democrazia diretta partecipata, ha preso in qualche modo il suo posto proprio una sorta di artificialità telematica che ha contagiato non solo i figli, ma padri e madri. ([[Mario Capanna]])
*Oggi i social media ci richiedono di creare una persona, offrendoci molte opzioni per costruire la nostra identità pubblica. ([[Desiree Akhavan]])
*Oggi i social media sono un gioco complicato, ma ho scoperto che il modo migliore per connettersi davvero con le persone è essere semplicemente se stessi, come se parlassi con loro di persona. Più condivido aspetti vulnerabili di me stessa, le piccole cose della mia vita quotidiana, e do uno sguardo su chi sono davvero e sulle mie passioni [...] più la gente si sente coinvolta. [...] Alle persone piace vedere autenticità, e i social la premiano. ([[Mallory McCage]])
*Ormai sappiamo che tutti i nostri eroi sono dei falsi, tutto il mondo non è altro che un imbroglio. Ci spammiamo l'un l'altro intere cronache su delle stronzate mascherandole da opinioni, usando i social media come surrogato dell'intimità. (''[[Mr. Robot]]'')
*Pensare che il mondo sia improvvisamente impazzito, per colpa del web, è un errore. I social, che in un secondo raggiungono miliardi di individui senza alcun filtro, hanno reso solo più affollato e caotico il catalogo delle assurdità. ([[Massimo Polidoro]])
*Per me, la parte più spaventosa dei social media è il grado di influenza e di apertura emotiva e psicologica delle persone che possono essere violate, e il modo in cui questo si interseca con questioni come la libertà di parola e la democrazia. ([[Brandon Cronenberg]])
*Prima di pubblicare qualsiasi cosa sui social, chiediamoci: "Mi sto lamentando?". Se la risposta è sì, farci un pensiero. È proprio il caso? ([[Matteo Bordone]])
*Prima di tutto, francamente, penso che i social media sono la toilette di internet. ([[Lady Gaga]])
*Quando cerchi felicità e conferme al di fuori di te stessa, un commento cattivo su un social media può distruggerti. ([[Letitia Wright]])
*Quando si parla di ''social media'' è impossibile non pensare primariamente ai ragazzi, presenti e attivi più di noi sulle piattaforme più nuove. Molti di loro sono privi della capacità di comprendere i rischi a cui, purtroppo, in un contesto così ampio e difficile da controllare, vanno incontro, ma anche alla scorrettezza di alcuni comportamenti, penso al cyberbullismo. E, allora, si parla tanto di competenze digitali, ma, forse, dovremmo lavorare proprio sull'educazione digitale dei nostri ragazzi più piccoli che sempre prima si trovano ad affrontare il mondo ''online''. ([[Martina Semenzato]])
*Sfogarsi su Instagram e parlare di qualcosa non serve a un cazzo. Semplicemente non credo che i social media siano la risposta ai mali del mondo. Non so se li uso nel modo giusto oppure no. Cerco solo di dire le cose a cui tengo ma molte di queste, ovviamente, non le tratto sui social media, soprattutto perché, come dicevo, non credo che serva a qualcosa. ([[Flea]])
*Sono stati fin dall'inizio la mia possibilità. Quella cosa che, se usata nel modo giusto, ti può veramente cambiare l'esistenza. Per me sono stati l'unico modo per cercare di far vedere quello che credevo di saper fare in un mondo che invece non mi si filava di striscio. ([[Gianluca Gazzoli]])
*Sto disimparando a usare il cellulare ed è una figata. Ci sono giorni in cui lo lascio a casa, vado in ufficio, mi alleno, vedo amici, torno e scopro chi mi ha cercato. Se è importante richiamo, altrimenti lascio perdere. Insomma, vivo. Sono stufo della negatività dei social: guerre, violenze, rabbia, invidie. Non ho voglia di inquinarmi con cose che non dipendono da me. ([[Andrea Iannone]])
*Trovo i social media un vuoto succhia anime di affermazioni senza senso. (''[[Mercoledì (serie televisiva)|Mercoledì]]'')
*Una regolarizzazione {{NDR|dei social media}} è necessaria, basti vedere come hanno influito in questi anni, non sono le democrazie che ne escono rafforzate ma i regimi autocratici, immaginate cosa farebbe oggi la propaganda nazista se avesse i social media. Tutto questo anonimato nel nome della libertà di espressione non è salutare perché poi trascina nel fango. ([[Edi Rama]])
===[[Percival Everett]]===
*I social media hanno creato una cultura della superficialità che toglie spazio a chi, comunque, anche in quel mondo virtuale, potrebbe essere portatore sano di riflessioni e pensiero critico. Queste voci vengono spazzate via da urlatori, da slogan e menzogne. Chi si prende mai la briga di verificare qualcosa? Ci si esalta, ad esempio, per un'immagine postata su un social e, via, partono i dibattiti. Ma nessuno che s'interroghi sulla complessità che c'è dietro una foto, sulla storia che è lì dentro espressa. Twitter, Facebook e consorelle fanno business. I loro affari fioriscono quanto più la popolarità dei loro prodotti aumenta. Ma non sono legislatori. Sono imprese private e hanno regole interne. Quando uno entra in quel mondo accetta opportunità e limiti. Si rimette al loro giudizio. Non so se è corretto, parlando da un punto di vista etico, ma giuridicamente è ineccepibile il loro comportamento. Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il vero problema: la crescente assenza di cultura, di capacità di analisi e di senso critico che respiriamo nell'arena dei social.
*I social media sono una forza "anti-intellettuale". Sono nemici del pensiero riflessivo e critico, demoliscono la capacità di attenzione di chiunque. Laddove servirebbe tempo per riflettere, studiare, informarsi, i social esaltano l'ideologia dell'istante. Ogni azione necessita di una reazione immediata, fulminea. Senza che vi sia una mediazione o, come ho detto prima, una riflessione.
*Vorrei comunque ricordare che le rivoluzioni si facevano anche prima dei social media. Ma certo, è una forza che aiuta.
==Voci correlate==
*[[Social network]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Internet]]
[[Categoria:Sociologia della cultura]]
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Anna (rapper)
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[[File:Anna Pepe 2026 (headshot).jpg|thumb|Anna nel 2026]]
'''Anna''', pseudonimo di '''Anna Pepe''' (2003 – vivente), rapper e cantautrice italiana.
==Citazioni di Anna==
{{cronologico}}
*Durante l'infanzia e l'adolescenza ho avuto i miei problemi sia dal punto di vista familiare sia con le persone in generale, non ho mai vissuto situazioni di serenità. Proprio per questo mi reputo una persona estremamente sveglia e molto "avanti", nel senso che sono più grande della mia età a causa delle situazioni difficili in cui mi sono trovata. Sono stata vittima di bullismo. Alle elementari mi prendevano in giro perché ero un maschiaccio e non indossavo vestiti "da principessa" e alle medie perché ero in sovrappeso. Tutte le cattiverie mi hanno aiutata a fortificarmi e a fregarmene di che cosa gli altri pensano di me. Non nego che, ancora oggi, questi atteggiamenti mi feriscano, ma vado avanti per la mia strada. Ci sono cose più interessanti su cui concentrarmi, per esempio la musica. Sono cresciuta ascoltando molta musica americana, mi sento ispirata da quell'ambiente e poi conosco molto bene la lingua inglese. La mia icona e musa è la rapper [[Nicki Minaj]]. In Italia le rapper vengono schiacciate dalla gente, nel senso che vengono considerate poco capaci.<ref>Da Stella Tortora, ''[https://www.focusjunior.it/interviste/intervista-anna-la-rapper-di-bando/ Intervista a Anna, la rapper di Bando]'', ''focusjunior.it'', 18 marzo 2020.</ref>
*Ho iniziato a fare musica quando avevo nove anni. Facevo le cover di [[Nicki Minaj]] e le pubblicavo su Soundcloud. Mi facevo riprendere da mia mamma. La musica anche dopo è sempre stata la mia valvola di sfogo. Grazie ai video su Instagram invece, sempre ripresa da mia mamma, sono stata notata da un altro ragazzo che faceva pezzi e per un po' abbiamo collaborato. Poi però ho deciso di staccarmi perché volevo intraprendere la strada da solista e non volevo essere associata a nessun altro. Penso di essere rimasta terra terra e non voglio cambiare mai. A volte vedo artisti che si comportano male, ma il mio obiettivo è rimanere vicino alle persone il più possibile.<ref name="Gianatti">Dall'intervista di Silvia Gianatti, ''[https://www.cosmopolitan.com/it/star/a40299651/anna-album-lista-47-canzoni-intervista/ Anna si racconta: "Ho avuto paura di non essere capita"]'', ''cosmopolitan.com'', 17 giugno 2022.</ref>
*Sono una persona che ha difficoltà con i rapporti umani ma forse perché sono del segno del Leone e sono molto testarda. Litigo spesso con le persona cui voglio bene, ma allo stesso tempo do tutto per stare bene. Nelle canzoni sfogo i disaccordi, ma penso sia normale. Avere problemi d'amore è normale per tutti gli adolescenti. Ne parlo nelle canzoni perché sono convinta che una ragazza della mia età si possa riconscere di più in quello che canto io rispetto a canzoni che parlano di un amore più adulto. Da sedicenne vivevo in cameretta, ho avuto paura dell'esposizione. Di non essere capita. Ho tante passioni, ho sempre amato la recitazione e spero in futuro di trovare uno sbocco artistico di quel tipo. Mi piace intrattenere le persone. Vorrei fare tanto altro oltre alla musica.<ref name="Gianatti"/>
*Già solo voler fare la cantante è un sogno ambizioso. Figurarsi una ragazza che voleva fare rap, in un momento in cui il "rap femminile", qui da noi, non era mainstream come ora. La gente della mia città mi prendeva in giro, ma mi sono ripresa la mia rivincita: guardavo già altrove, sapevo che prima o poi mi avrebbero apprezzata. Io sono credibile: non parlo di spaccio o di pistole, ma di ciò che vivo realmente; di relazioni sentimentali, divertimento, di fare la baddie con le mie amiche.<ref>Dall'intervista di Patrizio Ruviglioni, ''[https://www.vanityfair.it/article/anna-pepe-intervista-rap-vera-baddie-musica Anna: "Dicevano che le donne non potevano fare rap in Italia. Poi sono arrivata io, una vera baddie"]'', ''vanityfair.it'', 26 giugno 2024.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Anna}}
[[Categoria:Cantautori italiani]]
[[Categoria:Rapper italiani]]
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Gabriela Guimarães
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Danyele
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[[File:2022-09-17 Deutschland gegen Brasilien (Volleyball-Freundschaftsspiel der Frauen) by Sandro Halank–080.jpg|thumb|Gabi nel 2022]]
'''Gabriela Braga Guimarães''', nota anche con lo pseudonimo di '''Gabi''' (1994 – vivente), pallavolista brasiliana.
==Citazioni di Gabriela Guimarães==
{{cronologico}}
{{Int|''[https://www.volleynews.it/esclusivo-i-segreti-dellimoco-conegliano-raccontati-da-gabi-e-col-brasile-sogno-loro-olimpico/ Esclusivo – I segreti dell'Imoco Conegliano raccontati da Gabi. "E col Brasile sogno l'oro Olimpico"]''|Intervista di Alessandro Garotta, ''volleynews.it'', 7 luglio 2025.}}
*{{NDR|«Quali sono i segreti di coach [[Daniele Santarelli|Santarelli]]?»}} [...] ogni volta che vincevamo una partita o un torneo, il giorno dopo in palestra lui alzava l'asticella sempre di più. Ci ricordava quanto fosse fondamentale continuare a lavorare sodo, e noi ci chiedevamo: "Cosa possiamo fare di più per migliorare?". È stato lui, allenamento dopo allenamento, a tenerci con i piedi per terra, a farci capire che ogni successo è frutto di sacrificio, che non bisogna mai smettere di impegnarsi, restare umili e rispettare gli avversari. [...] non si è mai davvero favorite se non si dà tutto ogni singolo giorno.
*{{NDR|Su [[Monica De Gennaro]]}} [...] ogni giorno continua a lavorare duramente, facendo un'ora extra di allenamento. Noi scherzavamo, aspettando di vedere quando avrebbe smesso di fare quell'extra per prenderla un po' in giro. Ma è stato proprio grazie alla sua leadership e al suo esempio che tutta la squadra, in particolare le più giovani, ha capito che per vincere e raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissate, dovevamo lavorare duramente.
*{{NDR|Sull'[[Imoco Volley]]}} In molti si chiedevano come sarebbe stato far funzionare una squadra con così tante stelle, ma alla fine è stato proprio questo il segreto: non c'era spazio per l'ego. Tutte lavoravano per il bene del gruppo. Il nostro obiettivo principale era vincere i tornei, non essere [...] la migliore giocatrice. Questo è stato uno degli aspetti che [...] ha fatto davvero la differenza.
*Penso di avere una mentalità orientata sempre ad aiutare gli altri a rendere al meglio. Quando la [[Squadra (sport)|squadra]] funziona, anche per te diventa più semplice esprimerti al massimo.
*Quando giochi in una squadra come l'Imoco, tutto diventa naturalmente più semplice.
{{Int|1=''[https://www.volleyball.it/2025/11/10/notizie/argomenti/internazionale/articolo/brasile-la-stella-gabi-guimaraes-lo-sport-mi-ha-salvata-mi-ha-liberata-e-mi-ha-insegnato-ad-a.html Brasile: La stella Gabi Guimarães: "Lo sport mi ha salvata, mi ha liberata e mi ha insegnato ad amare chi sono"]''|2=Dall'intervista di Ikaro Kadoshi nella webserie ''Orgulho em Movimento'', episodio ''[https://www.youtube.com/watch?v=fAFeGKUfQM4 O poder de ser quem sou]'', ''youtube.com'', 10 novembre 2025; citato in ''volleyball.it''.}}
*Da ragazza sognavo solo di essere un'[[atleta]]. Non pensavo alle pressioni o alle aspettative, volevo solo giocare e divertirmi. Oggi capisco quanto sia importante ritrovare quella leggerezza.
*Quando incontri bambini che ti dicono "voglio essere come te", senti che non sei più solo una giocatrice. È una responsabilità [...]
*Lo [[sport]] mi ha insegnato la verità più semplice: puoi [[Vittoria e sconfitta|vincere o perdere]], ma l'importante è alzarsi ogni giorno e continuare.
==Citazioni su Gabriela Guimarães==
*Ammiro profondamente la sua energia, con quella grinta instancabile a prescindere dal punteggio. ([[Mariam Metwally]])
*È una fuoriclasse: umile, sorridente, tecnicamente incredibile. Mi piace perché si è costruita da sola, non ha un fisico imponente [...] ma in campo è devastante: un esempio di forza e determinazione. ([[Rebecca Piva]])
*La figlia del Dio della pallavolo. ([[Stefano Lavarini]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Guimaraes, Gabriela}}
[[Categoria:Pallavolisti brasiliani]]
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Wikiquote:SheSaid 2026
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Danyele
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[[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]]
<div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;">
<br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce!
</div>
[[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]]
La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''.
A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia.
== Partecipanti==
# --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST)
# --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST)
# -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST)
# --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST)
== Voci scritte ==
=== Nuove ===
{{div col | 3}}
# [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}}
# [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}}
# [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}}
# [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}}
# [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}}
# [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}}
# [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}}
# [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}}
# [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}}
# [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}}
# [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura]] {{fatto|Superchilum}}
# [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}}
# [[Cornelia Sale Mocenigo Codemo]] {{fatto|Udiki}}
# [[Maria Pezzé Pascolato]] {{fatto|Udiki}}
# [[Katharina Kasper]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Amy Hunt]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Josefa Sancho de Guerra]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katharine Mary Drexel]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Léonie Aviat]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Paula Montal Fornés]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Maria Crescentia Höss]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Edwige Pezzulli]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Angela Truszkowska]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Caterina Labouré]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katie Zelem]] {{fatto|Danyele}}
# [[Nanea]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kareena Kapoor]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kaley Cuoco]] {{fatto|Danyele}}
# [[Marisa Bulgheroni]] {{fatto|Udiki}}
# [[Rebecca Piva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexandra Frantti]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexa Gray]] {{fatto|Danyele}}
{{div col end}}
=== Migliorate ===
{{div col}}
# [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni
# [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni
# [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub
# [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, sistemazioni, de-stub
# [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
# [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione
# [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub
# [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub
# [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Kathryn Hahn]] {{fatto|Danyele}} + 4 citazioni, sistemazioni
# [[Aubrey Plaza]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Melania Mazzucco]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Emily Dickinson]] {{fatto|Udiki}} + 1 citazione
# [[Marion Maréchal]] {{fatto|Danyele}} + 8 citazioni, sistemazioni
# [[Adriana Valerio]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Carol Alt]] {{fatto|Danyele}} + 12 citazioni
# [[Renée Simonsen]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Gabriela Guimarães]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
{{div col end}}
== Risultati ==
TBD
== Risorse ==
* [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube
* [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women)
* [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons)
== Edizioni precedenti ==
* [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]]
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==Altri progetti==
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== Dashboard ==
* [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività
== Rassegna stampa ==
* [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023.
* [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023.
* [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne.
[[Categoria:Campagna SheSaid]]
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Discussioni utente:Blupinta10
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Marisa Bulgheroni
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'''Marisa Bulgheroni''' (1925 – vivente), scrittrice e americanista italiana.
==Citazioni di Marisa Bulgheroni==
*Come manuale del vivere nella natura, ''[[Henry David Thoreau#Walden|Walden]]'' ha indubbiamente radici nella cultura settecentesca; la sua totale novità consiste nel ruolo del personaggio, la cui solitudine non è fatalità né fuga o idillio, ma esperimento. Robinson Crusoe ricostruisce intorno a sé un microcosmo regolato dalle stesse dure leggi difensive della società di cui è il prodotto; la sua capanna è un "castello", esclude la vita esterna; Thoreau non si pone in antagonismo con la natura, ma partecipa dei suoi processi, delle sue invenzioni, ne fa la base del proprio linguaggio; né la identifica con una antisocietà, bensì la esplora fisicamente con l'intenzione di scoprire in essa "leggi più alte", fondamenti di una civiltà dell'essenziale da contrapporre alla civiltà dell'apparente. Oggetto della sua ricerca è la "realtà", quel "fondo solido" o "viva roccia" la cui esistenza sia "incontestabile"; suo strumento è l'intelletto, «organo di escavazione come per alcune creature il muso e le zampe». Nella definizione di questo spazio fisico d'indagine, idillio e protesta s'identificano: le ragioni economiche del primo capitolo di ''Walden'' e le ragioni morali e poetiche del secondo chiariscono il carattere rivoluzionario dell'esperimento: l'immaginazione è messa al servizio di una volontà che è insieme metafisica e politica.<ref>Da ''Walden: la realtà, il mito, i simboli'', in Henry David Thoreau, ''Walden ovvero la vita nei boschi e il saggio La disobbedienza civile'', traduzione di Piero Sanavio, con una cronologia della vita dell'Autore e dei suoi tempi, un'introduzione alle opere, un'antologia di giudizi e una bibliografia a cura di Marisa Bulgheroni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 29.</ref>
==[[Incipit]] di ''Chiamatemi Ismaele''==
Ogni [[libro]] ha una sua storia, a volte cancellata nell'atto stesso della stesura, a volte inscritta nel susseguirsi delle pagine come un indelebile sottotesto, dal quale traspare il caso.
{{NDR|Marisa Bulgheroni, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}4ZYuEQAAQBAJ Chiamatemi Ismaele. {{small|Racconto della mia America}}]'', il Saggiatore, 2013. ISBN 8865763353}}
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
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text/x-wiki
'''Marisa Bulgheroni''' (1925 – vivente), scrittrice e americanista italiana.
==Citazioni di Marisa Bulgheroni==
*Come manuale del vivere nella natura, ''[[Henry David Thoreau#Walden ovvero Vita nei boschi|Walden]]'' ha indubbiamente radici nella cultura settecentesca; la sua totale novità consiste nel ruolo del personaggio, la cui solitudine non è fatalità né fuga o idillio, ma esperimento. Robinson Crusoe ricostruisce intorno a sé un microcosmo regolato dalle stesse dure leggi difensive della società di cui è il prodotto; la sua capanna è un "castello", esclude la vita esterna; Thoreau non si pone in antagonismo con la natura, ma partecipa dei suoi processi, delle sue invenzioni, ne fa la base del proprio linguaggio; né la identifica con una antisocietà, bensì la esplora fisicamente con l'intenzione di scoprire in essa "leggi più alte", fondamenti di una civiltà dell'essenziale da contrapporre alla civiltà dell'apparente. Oggetto della sua ricerca è la "realtà", quel "fondo solido" o "viva roccia" la cui esistenza sia "incontestabile"; suo strumento è l'intelletto, «organo di escavazione come per alcune creature il muso e le zampe». Nella definizione di questo spazio fisico d'indagine, idillio e protesta s'identificano: le ragioni economiche del primo capitolo di ''Walden'' e le ragioni morali e poetiche del secondo chiariscono il carattere rivoluzionario dell'esperimento: l'immaginazione è messa al servizio di una volontà che è insieme metafisica e politica.<ref>Da ''Walden: la realtà, il mito, i simboli'', in Henry David Thoreau, ''Walden ovvero la vita nei boschi e il saggio La disobbedienza civile'', traduzione di Piero Sanavio, con una cronologia della vita dell'Autore e dei suoi tempi, un'introduzione alle opere, un'antologia di giudizi e una bibliografia a cura di Marisa Bulgheroni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1970, p. 29.</ref>
==[[Incipit]] di ''Chiamatemi Ismaele''==
Ogni [[libro]] ha una sua storia, a volte cancellata nell'atto stesso della stesura, a volte inscritta nel susseguirsi delle pagine come un indelebile sottotesto, dal quale traspare il caso.
{{NDR|Marisa Bulgheroni, ''[https://books.google.it/books?id{{=}}4ZYuEQAAQBAJ Chiamatemi Ismaele. {{small|Racconto della mia America}}]'', il Saggiatore, 2013. ISBN 8865763353}}
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
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Danyele
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/* Altri progetti */ categoria cancellata
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text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Naomi Campbell 1997.jpg|thumb|[[Naomi Campbell]], una delle più note top model della sua generazione]]
Citazioni sulle '''top model''' o '''supermodelle'''.
*La verità è che se sei una top model non puoi uscire la sera. Quelle che vedi nei locali sono le modelline... ([[Carol Alt]])
*Perché si tratta sempre di scimmie? Perché non vengo mai aggredito da top model impazzite!? (''[[Kim Possible (seconda stagione)|Kim Possible]]'')
*– Top model quindicenne. Improvvisa diplopia ad entrambi gli occhi, aggressività ingiustificata, catalessi...<br />– Top model, basta e avanza! (''[[Dr. House - Medical Division (seconda stagione)|Dr. House - Medical Division]]'')
==Voci correlate==
*[[Moda]]
*[[Modello (professione)]]
*[[Sfilata di moda]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Moda]]
[[Categoria:Professioni]]
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Giuseppe Fiocco
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Gaux
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/* Citazioni di Giuseppe Fiocco */ tenerezza delle tinte nel Veronese
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928, p. 3.</ref>
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928, p. 52.</ref>
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928, p. 72.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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[[Categoria:Critici d'arte italiani]]
[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
==Paolo Veronese==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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/* Citazioni di Giuseppe Fiocco */ Giovanni Battista Piazzetta
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di quelli uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''''Dedalo. Rassegna d'arte'', 1921, p. 122.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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Gaux
18878
/* Citazioni di Giuseppe Fiocco */ riferimenti bibliografici
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di quelli uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''Giovan Battista Piazzetta'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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[[Categoria:Storici dell'arte italiani]]
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di quelli uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
*Unico fra i maestri veneti Piazzetta dà alle carni umane quella diffusa e varia vita, quella dolcezza prassitelica che Leonardo da Vinci aveva divinato con lo sfumato e Correggio condotto alla sua massima espressione: quel senso di fermento carnale, quel respiro della cute, quell'anima delle superfici che l'arte polita dei toscani, tagliente e rigida aveva escluso dalle sue mirabili sintesi lineari e dalla sua plastica fidiaca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 102.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
==Altri progetti==
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
*Unico fra i maestri veneti Piazzetta dà alle carni umane quella diffusa e varia vita, quella dolcezza prassitelica che [[Leonardo da Vinci]] aveva divinato con lo sfumato e [[Correggio]] condotto alla sua massima espressione: quel senso di fermento carnale, quel respiro della cute, quell'anima delle superfici che l'arte polita dei toscani, tagliente e rigida aveva escluso dalle sue mirabili sintesi lineari e dalla sua plastica fidiaca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 102.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
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'''Giuseppe Fiocco''' (1884 – 1971), storico dell'arte e critico d'arte italiano.
==Citazioni di Giuseppe Fiocco==
*[...] [[Francesco Maffei]] non era stato un rinnovatore inflessibile e terribile, come [[Caravaggio]]; uno di quelli che cozzando contro un mondo intero orgoglioso e putrido si crea intorno moltissimo feroce odio e poco sviscerato amore. Nato a Vicenza, come ormai sappiamo, nel 1625, benché artista spontaneo e precocissimo non uscì dalla tradizione; da quella che la scuola diceva la buona tradizione.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1924-09_5_4/page/219/mode/1up Francesco Maffei]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno V, fascicolo IV, settembre 1924, p. 220.</ref>
*[[Giovanni Battista Piazzetta|Piazzetta]] rimase fino all'ultimo un settecentesco grandioso, dignitoso e solenne; rinnovato sino al midollo e nello stesso tempo capace di preparare dei magistrali studi che la scuola annovererà fra i più classici e castigati: uno di {{sic|quelli}} uomini veri che, senza ostentare la rivoluzione, la fanno in sé stessi e nelle loro opere immortali.<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 122.</ref>
*Unico fra i maestri veneti Piazzetta dà alle carni umane quella diffusa e varia vita, quella dolcezza prassitelica che [[Leonardo da Vinci]] aveva divinato con lo sfumato e [[Correggio]] condotto alla sua massima espressione: quel senso di fermento carnale, quel respiro della cute, quell'anima delle superfici che l'arte polita dei toscani, tagliente e rigida aveva escluso dalle sue mirabili sintesi lineari e dalla sua plastica [[Fidia|fidiaca]].<ref>Da ''[https://archive.org/details/dedalo-rassegna-darte_1921-06_2_2/page/101/mode/1up Giovan Battista Piazzetta]'', in ''Dedalo. Rassegna d'arte'', Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Anno II, fascicolo II, luglio 1921, p. 102.</ref>
==''Paolo Veronese''==
*[...] [[Paolo Veronese|Paolo {{NDR|Veronese}}]], artista d'istinto, per diritto di genio, fu artista veronese per obbligo di nascita, cioè di quell'ambiente provinciale che giustamente il [[Giovanni Morelli|Morelli]] tenne sempre ben separato dal veneziano. E [[Verona]], centro più in diritto di rivendicare questa indipendenza, la quale non fu sempre inferiorità, ricca di caratteri e movenze particolari, sia nel glorioso trecento e nei primi del quattrocento, sia nei secoli successivi, sino all'estrema fioritura settecentesca, fu degna di un tanto nome. Cooperando, con le sue maniere asprigne, a dare al figliolo eccezionale quegli accenti, i quali lo fanno il più grande inventore di armonie coloristiche che l'arte conosca. (p. 3)
*Era un colore sbrigliato, prepotente, zampillante: il colore che la città aveva amato e amava in fondo come il suo più ambito tesoro. Ma rinnovato, ricondotto alle origini, alquanto dimenticate, alimentato di tutte le vene lagunari e di tutte le linfe della terra ferma. Dapprima scandalizzò addirittura e non persuase, poi, passato il primo turbamento, divenne come una parlata nuova, naturale e insopprimibile della grande parlata artistica della Serenissima. E allora il giovane Paolo lapicida, Paolo Caliari<ref>Nome reale del Veronese.</ref>, non fu più il figlio di una famiglia, ma il grido di una città e di uno Stato: divenne per tutti, per antonomasia e per sempre, il Veronese. (p. 52)
*La tenerezza delle tinte giunse rade volte più in alto, con minori mezzi e con minor fatica. Il suo vittorioso segreto, che fa Paolo insuperabile, specie in questo campo decorativo, ove la luminosità è il requisito più desiderato, sta tutta nella modulazione in chiaro dei colori, nella loro leggerezza e nella loro intensità. Nulla delle pingui velature misteriose di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nel Veronese, cantore a canto scoperto, per via di pennellate prodigiose, infallibili, trasparenti e schiette, che si eccitano a vicenda, per simpatia; per quella simpatia che va ben più in là del semplice accordo. (p. 72)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giuseppe Fiocco, ''[https://archive.org/details/paoloveronese15200fioc/page/n6/mode/1up Paolo Veronese]'', Casa editrice Apollo, Bologna, 1928.
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Rebecca Piva
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Danyele
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Creata pagina con "[[File:Rebecca Piva 25 U.S. ProVictoria Pallavolo Monza WV CEV WCL 20260107 (7).jpg|thumb|Rebecca Piva nel 2026]] '''Rebecca Piva''' (2001 – vivente), pallavolista italiana. ==Citazioni di Rebecca Piva== *[...] credo che la [[pallavolo]] sia ancora uno sport pulito. Girano [...] meno soldi, quindi meno scandali e tutto rimane più genuino. Forse anche per questo è un po' snobbata in Italia [...]. Nessuno purtroppo riesce a capire il grande lavoro che si nasconde diet..."
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[[File:Rebecca Piva 25 U.S. ProVictoria Pallavolo Monza WV CEV WCL 20260107 (7).jpg|thumb|Rebecca Piva nel 2026]]
'''Rebecca Piva''' (2001 – vivente), pallavolista italiana.
==Citazioni di Rebecca Piva==
*[...] credo che la [[pallavolo]] sia ancora uno sport pulito. Girano [...] meno soldi, quindi meno scandali e tutto rimane più genuino. Forse anche per questo è un po' snobbata in Italia [...]. Nessuno purtroppo riesce a capire il grande lavoro che si nasconde dietro i nostri momenti in campo, cioè impegno fisico, palestra, alimentazione corretta, ma anche viaggi, trasferte, sacrifici personali e familiari. È un lavoro non solo tecnico ma anche mentale.<ref name="Maccarrone">Da Marina Maccarrone, ''[https://www.ilgazzettinometropolitano.it/2025/10/13/vero-volley-milano-piva/ Vero Volley Milano, intervista a Rebecca Piva: «La mia pallavolo tra famiglia e sogni»]'', ''ilgazzettinometropolitano.it'', 13 ottobre 2025.</ref>
*{{NDR|Su [[Gabriela Guimarães]]}} [...] è una fuoriclasse: umile, sorridente, tecnicamente incredibile. Mi piace perché si è costruita da sola, non ha un fisico imponente [...] ma in campo è devastante: un esempio di forza e determinazione [...]<ref name="Maccarrone"/>
*[...] i [[Social media|social]] ti espongono sia in positivo sia in negativo, sappiamo che è così: ti esponi a tutto e devi farti trovare pronta.<ref name="Testa"/>
*[...] penso che un po' in tutte le [[Squadra (sport)|squadre]] ci siano elementi di spicco, anche per quello che portano e fanno in campo: è giusto così. Quello che conta è avere armonia, e costruirla in campo, capendo come ogni giocatrice possa essere utile alla squadra.<ref>Da Laerte Salvini, ''[https://www.ivolleymagazine.it/2026/09/10/pallavolo-lenostreinterviste-cercare-sempre-di-fare-meglio-e-la-logica-di-rebecca-piva/ Pallavolo LeNostreInterviste – "Cercare sempre di fare meglio" è la logica di Rebecca Piva]'', ''ivolleymagazine.it'', 10 settembre 2026.</ref>
*Per come vedo io la pallavolo, serve equilibrio tra attacco e difesa, tutto si sviluppa da quello. Partire da una buona ricezione è un vantaggio e penso che lo dimostrino i fatti: quasi tutte le grandi squadre [...] hanno una schiacciatrice che riceve bene.<ref name="Testa">Da un'intervista a ''Volley Night'', OA Sport; citato in Fabrizio Testa, ''[https://www.oasport.it/2026/06/rebecca-piva-milano-ora-ha-la-consapevolezza-di-poter-battere-conegliano-le-olimpiadi-il-mio-sogno-nel-cassetto/ Rebecca Piva: "Milano ora ha la consapevolezza di poter battere Conegliano. Le Olimpiadi il mio sogno nel cassetto"]'', ''oasport.it'', 30 giugno 2026.</ref>
*Quando sei piccola è un sogno giocare in serie A. Poi scali le montagne e ti devi rendere conto di dove sei e comportarsi di conseguenza. Accorgersi di quello che c'è intorno e alzare l'asticella, questo si chiama [[Maturità|maturazione]].<ref>Da Gianluca Scarlata, ''[https://www.corrieredellosport.it/news/volley/2026/02/24-146835567/rebecca_piva_intervista_esclusiva_sogno_la_nazionale_di_velasco Rebecca Piva, intervista esclusiva: "Sogno la Nazionale di Velasco"]'', ''corrieredellosport.it'', 24 febbraio 2026.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{DEFAULTSORT:Piva, Rebecca}}
[[Categoria:Pallavolisti italiani]]
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Alexandra Frantti
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Danyele
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Creata pagina con "[[File:Alexandra Frantti 1 VakıfBank SK 20250409 (2) (cropped).jpg|thumb|Alexandra Frantti nel 2025]] '''Alexandra Annelise Frantti''' (1996 – vivente), pallavolista statunitense. ==Citazioni di Alexandra Frantti== *Amo portare energia in campo e giocare con un buon atteggiamento. Per me è molto importante essere una buona compagna di squadra, e credo che un buon linguaggio del corpo possa dimostrarlo.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20200604124241/http..."
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[[File:Alexandra Frantti 1 VakıfBank SK 20250409 (2) (cropped).jpg|thumb|Alexandra Frantti nel 2025]]
'''Alexandra Annelise Frantti''' (1996 – vivente), pallavolista statunitense.
==Citazioni di Alexandra Frantti==
*Amo portare energia in campo e giocare con un buon atteggiamento. Per me è molto importante essere una buona compagna di squadra, e credo che un buon linguaggio del corpo possa dimostrarlo.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20200604124241/http://www.chieri76.it/reale-mutua-fenera-chieri-76-in-banda-ce-ali-frantti/ Reale Mutua Fenera Chieri '76, in banda c'è Ali Frantti]'', ''chieri76.it'', 28 maggio 2020.</ref>
*Quando un [[allenatore]] crede e ha fiducia in te, non si può chiedere di più. Cerco proprio questo nel rapporto allenatore – giocatrice perché ti può aiutare a migliorare e raggiungere risultati impensabili.<ref>Dall'intervista di Alessandro Garotta, ''[https://www.volleynews.it/ali-frantti-a-casalmaggiore-ho-ritrovato-il-piacere-di-giocare/ Ali Frantti: "A Casalmaggiore ho ritrovato il piacere di giocare"]'', ''volleynews.it'', 10 gennaio 2023.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{S}}
{{DEFAULTSORT:Frantti, Alexandra}}
[[Categoria:Pallavolisti statunitensi]]
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Alexa Gray
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Danyele
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Creata pagina con "[[File:Alexa Gray 9 Eczacıbaşı SK WV 20250409 (3).jpg|thumb|Alexa Gray nel 2025]] '''Alexa Lea Gray''' (1994 – vivente), pallavolista canadese. ==Citazioni di Alexa Gray== *La mia esperienza in Italia è stata [...] eccezionale [...]. Sono cresciuta così tanto giocando e allenandomi con alcune delle migliori giocatrici di pallavolo del mondo. [...] Il livello qui è uno dei migliori al mondo: ci sono squadre molto forti in Serie A1 (pallavolo femminile)|campiona..."
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[[File:Alexa Gray 9 Eczacıbaşı SK WV 20250409 (3).jpg|thumb|Alexa Gray nel 2025]]
'''Alexa Lea Gray''' (1994 – vivente), pallavolista canadese.
==Citazioni di Alexa Gray==
*La mia esperienza in Italia è stata [...] eccezionale [...]. Sono cresciuta così tanto giocando e allenandomi con alcune delle migliori giocatrici di pallavolo del mondo. [...] Il livello qui è uno dei migliori al mondo: ci sono squadre molto forti in [[Serie A1 (pallavolo femminile)|campionato]] e ogni partita deve essere presa sul serio perché tutte hanno roster ben allestiti. Adoro giocare partite emozionanti e ravvicinate.<ref name="UYBA"/>
*[...] ogni volta che ho giocato al [[Palazzo dello Sport Maria Piantanida|PalaYamamay]] sono rimasta stupita dai fan, appassionati, che hanno incoraggiato la squadra con i loro cori per tutto il tempo: veramente bello e divertente. È il miglior palazzetto, sia come design che come accoglienza.<ref name="UYBA">Citato in ''[https://web.archive.org/web/20201202101630/https://www.volleybusto.com/news-dettaglio.php?id=2151 UYBA: in posto 4 c'è Alexa Gray!]'', ''volleybusto.com'', 15 maggio 2020.</ref>
==Note==
<references />
==Altri progetti==
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{{S}}
{{DEFAULTSORT:Gray, Alexa}}
[[Categoria:Pallavolisti]]
[[Categoria:Sportivi canadesi]]
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Palazzo dello Sport Maria Piantanida
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Danyele
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Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Palazzo dello Sport Maria Piantanida - e-work Arena.jpg|thumb|Il Palazzo dello Sport Maria Piantanida nel 2021]] Citazioni sul '''Palazzo dello Sport Maria Piantanida'''. *Ogni volta che ho giocato al PalaYamamay sono rimasta stupita dai fan, appassionati, che hanno incoraggiato la squadra con i loro cori per tutto il tempo: veramente bello e divertente. È il miglior palazzetto, sia come design che come accoglienza. ([[Alexa Gray]]) ==Voci cor..."
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[[File:Palazzo dello Sport Maria Piantanida - e-work Arena.jpg|thumb|Il Palazzo dello Sport Maria Piantanida nel 2021]]
Citazioni sul '''Palazzo dello Sport Maria Piantanida'''.
*Ogni volta che ho giocato al PalaYamamay sono rimasta stupita dai fan, appassionati, che hanno incoraggiato la squadra con i loro cori per tutto il tempo: veramente bello e divertente. È il miglior palazzetto, sia come design che come accoglienza. ([[Alexa Gray]])
==Voci correlate==
*[[Busto Arsizio]]
==Altri progetti==
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[[Categoria:Impianti sportivi]]
[[Categoria:Luoghi dela Lombardia]]
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Danyele
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[[File:Palazzo dello Sport Maria Piantanida - e-work Arena.jpg|thumb|Il Palazzo dello Sport Maria Piantanida nel 2021]]
Citazioni sul '''Palazzo dello Sport Maria Piantanida'''.
*Ogni volta che ho giocato al PalaYamamay sono rimasta stupita dai fan, appassionati, che hanno incoraggiato la squadra con i loro cori per tutto il tempo: veramente bello e divertente. È il miglior palazzetto, sia come design che come accoglienza. ([[Alexa Gray]])
==Voci correlate==
*[[Busto Arsizio]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}}
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[[Categoria:Impianti sportivi]]
[[Categoria:Luoghi della Lombardia]]
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La grande vallata
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Spinoziano
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Creata pagina con "{{FictionTV |titoloitaliano = La grande vallata |titoloalfabetico = Grande vallata |tipofiction = serie TV |immagine = Big Valley cast photo 2.jpg |didascalia = Richard Long, Lee Majors, Linda Evans, Barbara Stanwyck e Peter Breck |genere = western |ideatore = [[A. I. Bezzerides]], [[Louis F. Edelman]] |attori = *[[Richard Long (attore)|Richard Long]]: Jarrod Barkley *[[Peter Breck]]: Nick Barkley *[[Lee Majors]]: Heath Barkley *[[Linda Evans]]: Audra Barkley *Barbara..."
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{{FictionTV
|titoloitaliano = La grande vallata
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*[[Richard Long (attore)|Richard Long]]: Jarrod Barkley
*[[Peter Breck]]: Nick Barkley
*[[Lee Majors]]: Heath Barkley
*[[Linda Evans]]: Audra Barkley
*[[Barbara Stanwyck]]: Victoria Barkley
*[[Napoleon Whiting]]: Silas
*[[Douglas Kennedy (attore)|Douglas Kennedy]]: Fred Madden
|doppiatori italiani = *[[Germano Longo]]: Jarrod Barkley
*[[Enzo Consoli]]: Nick Barkley
*[[Roberto Del Giudice]]: Heath Barkley
*[[Serena Spaziani]]: Audra Barkley
*[[Alba Cardilli]]: Victoria Barkley
*[[Gino Pagnani]]: Silas
}}
'''''La grande vallata''''', serie televisiva statunitense prodotta tra il 1965 e il 1969.
==Prima stagione==
===Episodio 1, ''Orizzonti di gloria''===
*Padre nostro onnipotente, ti ringraziamo per la tua misericordia, per il cibo che ci elargisci, e per il tuo illimitato amore. ('''Victoria''') {{NDR|[[Preghiere dalle serie televisive|preghiera]]}}
===Episodio 2, ''Il generale Wallant''===
*Gli uomini sono pecore, e questi non fanno eccezione: li puoi condurre facilmente al macello; lo preferiscono, perché si sentono incapaci alla lotta. ('''Wallant''')
===Episodio 4, ''Il rapimento di Audra''===
*Consegniamo il nostro caro nelle mani dell'Onnipotente, chiediamo a lui la forza di continuare e la guida lungo il cammino. Dio vi protegga e vi benedica, il Signore vi conceda la sua grazia, andate in pace. Amen. ('''Prete''') {{NDR|[[Elegie funebri dalle serie televisive|elegia funebre]]}}
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Serie televisive western]]
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The Big Valley
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Spinoziano
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Redirect alla pagina [[La grande vallata]]
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#RINVIA [[La grande vallata]]
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Homer
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Homer
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