Wikiquote
itwikiquote
https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale
MediaWiki 1.47.0-wmf.22
first-letter
Media
Speciale
Discussione
Utente
Discussioni utente
Wikiquote
Discussioni Wikiquote
File
Discussioni file
MediaWiki
Discussioni MediaWiki
Template
Discussioni template
Aiuto
Discussioni aiuto
Categoria
Discussioni categoria
Portale
Discussioni portale
TimedText
TimedText talk
Modulo
Discussioni modulo
Evento
Discussioni evento
Giacomo Leopardi
0
193
1428150
1414999
2026-10-02T14:55:32Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giacomo Leopardi */ Giulio Bertoni
1428150
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Leopardi, Giacomo (1798-1837) - ritr. A Ferrazzi, Recanati, casa Leopardi.jpg|thumb|upright=1.4|Giacomo Leopardi]]
'''Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi''' (1798 – 1837), poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano.
==Citazioni di Giacomo Leopardi==
*{{NDR|[[Ultime parole]], rivolte alla sorella di [[Antonio Ranieri]]}} Aprimi quella finestra... fammi veder la luce.<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto'', Hoepli, 1921, p. [https://archive.org/details/chilhadettotesor00fumauoft/page/286 286].</ref>
*[[Credere]] una cosa perché si è udito dirla, e perché non si è avuta cura di esaminarla, fa torto all'intelletto dell'uomo.<ref group="fonte">Da ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000088 Saggio sugli errori popolari degli antichi]'', in ''Tutte le opere'', a cura di Lucio Felici, Lexis Progetti Editoriali, Roma, 1998. ISBN 88-87083-04-5.</ref>
*{{NDR|A [[Vittorio Alfieri]]}} ''E tu nemica | la sorte avesti pur: ma ti rimbomba | fama che cresce e un dì fia detta antica.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Puerili (Leopardi)/Letta la vita di V. Alfieri|Letta la vita dell'Alfieri scritta da esso]]''.</ref>
*La condizione progressiva della società non mi riguarda affatto. La mia, se non è retrograda, è eminentemente stazionaria.<ref group="fonte">Da una lettera del maggio 1833 a Charlotte Bonaparte; citato in [http://www.ilgiornale.it/news/leopardi-progressista-e-razionalista-mito-sfatato.html ''Leopardi progressista e razionalista? Un mito sfatato''], ''il Giornale.it'', 20 luglio 2010.</ref>
*Non mi dir più che m'abbia cura, perché son [[guarigione|guarito]] e sano come un pesce in grazia dell'aver fatto a modo mio, cioè non aver usato un cazzo di medicamenti [...].<ref group="fonte">Da ''Lettere al fratello Carlo'', p. 43.</ref>
*{{NDR|La [[catacresi]]}} [...] la qual figura differisce sostanzialmente dalla [[metafora]], in quanto la metafora trasportando la parola a soggetti nuovi e non propri, non le toglie per questo il significato proprio (eccetto se il metaforico a lungo andare non se lo mangia, connaturandosi col vocabolo) ma, come dire, glielo accoppia con un altro o con più d'uno, raddoppiando o moltiplicando l'idea rappresentata da essa parola. Doveché la catacresi scaccia fuori il significato proprio e ne mette un altro in luogo suo; talmente che la parola in questa nuova condizione esprime un concetto solo come nell'antica, e se lo appropria immediatamente per modo che tutta quanta ell'è, s'incorpora seco lui. [...] Laddove se tu chiami lampade il sole, come fece [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], quantunque la voce «lampade» venga a dimostrare il «sole», non perciò si stacca dal soggetto suo proprio, anzi non altrimenti ha forza di dare ad intendere il sole, che rappresentando quello come una figura di questo. E veramente le metafore non sono altro che similitudini o comparazioni raccorciate.<ref group="fonte">Da ''Annotazioni alle Canzoni (1824-25)'', in ''Canti'', a cura di [[Leone Ginzburg]], Gius. Laterza & Figli, Bari, 1938, [[s:Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/206|p. 200]].</ref>
*Molti provano un sentimento d'indignazione vedendo il cenere del [[Torquato Tasso|Tasso]], coperto e indicato non da altro che da una pietra larga e lunga circa un palmo e mezzo, e posta in un cantoncino d'una chiesuccia. Io non vorrei in nessun modo trovar questo cenere sotto un mausoleo. Tu comprendi la gran folla di affetti che nasce dal considerare il contrasto fra la grandezza del Tasso e l'umiltà della sua sepoltura. Ma tu non puoi avere idea d'un altro contrasto, cioè di quello che prova un occhio avvezzo all'infinita magnificenza e vastità de' monumenti romani, paragonandoli alla piccolezza e nudità di questo sepolcro. Si sente una trista e fremebonda consolazione pensando che questa povertà è pur sufficiente ad interessare e animar la posterità, laddove i superbissimi mausolei, che Roma racchiude, si osservano con perfetta indifferenza per la persona a cui furono innalzati, della quale o non si domanda neppur il nome, o si domanda non come della persona ma del monumento. Vicino al [[Tomba di Torquato Tasso|sepolcro del Tasso]] è quello del poeta [[Alessandro Guidi|Guidi]], che volle giacere ''prope magnos Torquati cineres'', come dice l'iscrizione. Fece molto male. Non mi restò per lui nemmeno un sospiro. Appena soffrii di guardare il suo monumento, temendo di soffocare le sensazioni che avevo provate alla tomba del Tasso.<ref group="fonte">Dalla lettera al fratello Carlo, Roma, 20 febbraio 1823; citato in W. Binni, ''Note leopardiane I. La lettera del 20 febbraio 1823'', «La Rassegna della letteratura italiana», a. LXVII, serie VII, n. 2, Firenze, maggio-settembre 1963, pp. 193-199. Disponibile su ''[https://www.ilponterivista.com/ocwb/data/01-Leopardi%201934-1997/13-La%20lettera%20del%2020%20febbraio%201823/13-01.html ilponterivista.com]''.</ref>
*{{NDR|Sul [[Epitteto#Manuale|''Manuale di Epitteto'']]}} Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo.<ref group="fonte">Dal ''Preambolo del volgarizzatore'' al ''Manuale di Epitteto'', in ''Opere di Giacomo Leopardi'', vol. II, Le Monnier, 1865, [https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&pg=213#v=onepage&q&f=false p. 213].</ref>
*{{NDR|Al fratello [[Carlo Leopardi|Carlo]]}} Ti felicito sommamente del tuo nuovo amore, e altrettanto mi dispiacerebbe che a Pasqua fosse cominciata per te la Quaresima. Veramente non so qual migliore occupazione, si possa trovare al mondo che quella di fare all'amore, sia di primavera o d'autunno; e certo che il parlare ad una bella ragazza vale dieci volte più che girare, come io fo, attorno all'Apollo di Belvedere ed alla Venere Capitolina.<ref group="fonte">Rispondendo, il 5 aprile 1823, ad una lettera del fratello Carlo, che gli aveva narrato di un suo amore non platonico; citato in [[Giovanni Mestica]], ''Studi leopardiani'', [https://archive.org/details/studileopardian01mestgoog/page/105/mode/1up pp. 105-106].</ref>
==''Canti''==
===I – ''All'Italia''===
*''Piangi, che ben hai donde, [[Italia]] mia.'' (v. 18)
*''L'armi, qua l'armi: io solo | combatterò, procomberò sol io. | Dammi, o ciel, che sia foco | agl'italici petti il sangue mio''. (vv. 37-40)
===III – ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di [[Cicerone]] della Repubblica''===
*''Italo ardito, a che giammai non posi | di svegliar dalle tombe | i nostri padri? ed a parlar gli meni | a questo secol morto, al quale incombe | tanta nebbia di tedio?'' (vv. 1-5)
*''Ahi ahi, ma conosciuto il mondo | non cresce, anzi scema, e assai più vasto | l'etra sonante e l'alma terra e il mare | al fanciullin, che non al saggio appare.'' (vv. 87-90)
*''Amore, | amor, di nostra vita ultimo inganno, | t'abbandonava. Ombra reale e salda | ti parve il nulla, e il mondo | inabitata piaggia.'' (vv. 128-132)
*''Da te fino a quest'ora uom non è sorto, | o sventurato ingegno, | pari all'italo nome, altro ch'un solo, | solo di sua codarda etate indegno, | allobrogo feroce, a cui dal polo | maschia virtù, non già da questa mia | stanca ed arida terra, | venne nel petto; onde privato, inerme | (memorando ardimento!) in su la scena | mosse guerra a' tiranni: almen si dia | questa misera guerra | e questo vano campo all'ire inferme | del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena | scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto | silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto. || Disdegnando e fremendo, immacolata | trasse la vita intera, | e morte lo scampò dal veder peggio. | [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] mio, questa per te non era | età né suolo. Altri anni ed altro seggio | conviene agli alti ingegni.'' (vv. 151-171)
====Citazioni su ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica''====
*È invalsa, a proposito dei sentimenti politici del Leopardi, l'opinione che esso, divenuto scettico, non ebbe più a cuore il [[risorgimento]] d'Italia. Tutt'altro provano gli scritti suoi. Dopo le due prime canzoni, ne fa documento solenne quella ''Ad Angelo Mai'' che compose quando era già pessimista; la quale spira tutta quanta un amore ardente alla patria, e pungendo la viltà degli Italiani, li infiamma ad insorgere; onde l'Austria ne proibì la diffusione nelle province italiane da essa occupate. ([[Giovanni Mestica]])
===IV – ''Nelle nozze della sorella Paolina''===
*''[[Virtù]] viva sprezziam, lodiamo estinta.'' (v. 30)
*''[[Donna|Donne]], da voi non poco | la patria aspetta'' [...] (vv. 31-32)
*''Ad atti egregi è sprone | amor, chi ben l'estima, e d'alto affetto | maestra è la beltà.'' (pp. 46-48)
===IX – ''Ultimo canto di Saffo''===
*''Arcano è tutto, | fuor che il nostro [[dolore|dolor]].'' (vv. 45-46)
*''Negletta prole | nascemmo al pianto, e la ragione in grembo | de' celesti si posa.'' (vv. 46-48)
*''Virtù non luce in disadorno ammanto''. (v. 53)
*''Vivi felice, se felice in terra | visse nato mortal.'' (vv. 60-61)
===X – ''Il primo amore''===
*''Tornami a mente il dì che la battaglia | d'[[amore]] sentii la prima volta, e dissi: | oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!'' (vv. 1-3)
===XI – ''Il passero solitario''===
*''D'in su la vetta della torre antica, | [[passero]] solitario, alla campagna | cantando vai finché non more il giorno; | ed erra l'[[armonia]] per questa valle.'' (vv. 1-4)
*''Tu, [[passero|solingo augellin]], venuto a sera | del viver che daranno a te le stelle, | certo del tuo costume | non ti dorrai; ché di natura è frutto | ogni vostra vaghezza.'' (vv. 45-49)
*''A me, se di vecchiezza | la detestata soglia | evitar non impetro, | quando muti questi occhi all'altrui core, | e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro | del dì presente più noioso e tetro, | che parrà di tal voglia? | che di quest'anni miei? che di me stesso? | Ahi! pentirommi, e spesso, | ma sconsolato, volgerommi indietro.'' (vv. 50-59)
===XII – ''L'infinito''===
[[File:Infinito.jpg|thumb|Manoscritto de ''L'infinito'']]
*''Sempre caro mi fu quest'ermo [[collina|colle]], | e questa siepe, che da tanta parte | dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.'' (vv. 1-3)
*''Ma, sedendo e mirando, interminati | spazi di là da quella, e sovrumani | silenzi, e profondissima quiete | io nel pensier mi fingo; ove per poco | il cor non si spaura.'' (vv. 4-8)
*''Così tra questa | immensità s'annega il pensier mio; | e il [[naufragio|naufragar]] m'è dolce in questo mare.'' (vv. 13-15)
====Citazioni su ''L'infinito''====
*Leopardi era dedito alle pratiche solitarie. Con tutto ciò, un grande poeta. La prima versione della famosa poesia ''L'infinito'', all'ultimo verso non suonava "''... e naufragar m'è dolce in questo mare''", bensì "''... e naufragar m'è dolce in questa mano''". Probabilmente l'aveva scritta in stato di tensione autoerotica. ([[Marcello Marchesi]])
===XIII – ''La sera del dì di festa''===
*''Dolce e chiara è la notte e senza vento''. (v. 1)
*''Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno | appare in vista, a salutar m'affaccio, | e l'antica natura onnipossente, | che mi fece all'[[affanno]]. A te la speme | nego, mi disse, anche la speme; e d'altro | non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. '' (v. 10-16)
*''Ecco è fuggito | il dì festivo, ed al festivo il giorno | volgar succede, e se ne porta il [[tempo]] | ogni umano accidente.'' (vv. 30-33)
===XIV – ''Alla luna''===
*''Oh come grato occorre | nel tempo [[giovinezza|giovanil]], quando ancor lungo | la speme e breve ha la memoria il corso, | il rimembrar delle passate cose, | ancor che triste, e che l'affanno duri!'' (vv. 12-16)
===XVII – ''Consalvo''===
*''Due cose belle ha il mondo: | [[amore e morte]]''. (vv. 99-100)
===XVIII – ''Alla sua donna''===
*''Ma non è cosa in terra | che ti somigli; e s'anco pari alcuna | ti fosse al volto, agli atti, alla favella, | saria, così conforme, assai men bella.'' (vv. 19-22)
===XXI – ''A Silvia''===
*''[[Silvia]], rimembri ancora | quel tempo della tua vita mortale, | quando beltà splendea | negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, | e tu, lieta e pensosa, il limitare | di gioventù salivi?''. (vv. 1-6)
*''Io, gli studi leggiadri | talor lasciando e le sudate carte, | ove il tempo mio primo | e di me si spendea la miglior parte, |'' [...] (vv. 15-18)
*''O [[natura]], o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?'' (vv. 35-38)
*''All'apparir del vero | tu, misera, cadesti: e con la mano | la fredda morte ed una tomba ignuda | mostravi di lontano''. (vv. 60-63)
====Citazioni su ''A Silvia''====
*Silvia è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; nel cantare Silvia egli risente in sé ''quel suo cuore d'una volta''. Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la candida Teresa {{NDR|Fattorini}}. ([[Emma Boghen Conigliani]])
===XXII – ''Le ricordanze''===
*''Vaghe stelle dell'[[Orsa Maggiore|Orsa]], io non credea | tornare ancor per uso a contemplarvi | sul paterno giardino scintillanti, | e ragionar con voi dalle finestre | di questo albergo ove abitai fanciullo, | e delle gioie mie vidi la fine. | Quante immagini un tempo, e quante fole | creommi nel pensier l'aspetto vostro | e delle luci a voi compagne! allora | che, tacito, seduto in verde zolla, | delle sere io solea passar gran parte | mirando il cielo, ed ascoltando il canto | della rana rimota alla campagna!'' (vv. 1-13)
*''Né mi diceva il cor che l'età verde | sarei dannato a consumare in questo | natio borgo selvaggio, intra una gente | zotica, vil; cui nomi strani, e spesso | argomento di riso e di trastullo, | son dottrina e saper'' [...]. (vv. 28-33)
*[...] ''dolce per sé; ma con dolor sottentra | il pensier del presente, un van desio | del passato'' [...]. (vv. 58-60)
*''O [[speranza|speranze]], speranze; ameni inganni | della mia prima età!'' (vv. 77-78)
===XXIII – ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''===
*''Che fai tu, [[luna]], in ciel? Dimmi, che fai, | silenziosa luna?'' (vv. 1-2)
*''[[Nascita|Nasce]] l'uomo a fatica, | ed è rischio di morte il nascimento. | Prova pena e tormento | per prima cosa; e in sul principio stesso | la madre e il genitore | il prende a consolar dell'esser nato.'' (vv. 39-44)
*''Perché reggere in [[vita]] | chi poi di quella consolar convenga? | Se la vita è sventura, | perché da noi si dura?'' (vv. 53-56)
*''Che sia questo morir, questo supremo | scolorar del sembiante, | e perir della terra, e venir meno | ad ogni usata, amante compagnia''. (vv. 65-68)
*''E tu certo comprendi | il perché delle cose, e vedi il frutto | del mattin, della sera, | del tacito, infinito andar del [[tempo]]''. (vv. 69-72)
*''A me la vita è male.'' (v. 104)
*''Dimmi: perché giacendo | a bell'agio, ozioso, | s'appaga ogni [[animale]]; | me, s'io giaccio in riposo, il [[Noia|tedio]] assale?'' (vv. 129-132)
*''Forse s'avess'io l'[[Ala|ale]] | da volar su le nubi, | e noverar le stelle ad una ad una, | o come il tuono errar di giogo in giogo, | più felice sarei, dolce mia greggia, | più felice sarei, candida luna.'' (vv. 133-138)
*[...] ''forse, in qual forma, in quale | stato che sia, dentro covile o cuna, | è funesto a chi nasce il [[Nascita|dì natale]]''. (vv. 141-143)
====Citazioni sul ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''====
*Si ricordi come Leopardi per un certo tempo abbia amato le falsificazioni filologiche e l'abbia scherzosamente praticate come dilettantismo artistico. Ma ora lo stadio dell'Inno a Nettuno è superato. La mistificazione è divenuta manifestazione del proprio io. Non pel desiderio di travestirsi, ma per conoscere e rappresentare se stesso {{sic|e}} s'immedesima in quel pastore dell'Asia. Il sentimento e la coscienza che il più proprio del suo pensiero, la sua filosofia e la sua religione, sia divenuto del tutto estraneo all'Europa occidentale, che egli sia un anacronista o un ''dépaysé''<ref>Spaesato. {{cfr}} ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 613.</ref>, un arcade emigrato, non viene invero espresso immediatamente, ma costituisce il fondamento della poesia. Perciò fa un effetto di così straniato ed intimo, così artistico e originario, così esotico e leopardiano, così privo di costume e primigenio, moderno e senza tempo. ([[Karl Vossler]])
===XXIV – ''La quiete dopo la tempesta''===
*''Ecco il sereno | rompe là da ponente, alla montagna: | sgombrasi la campagna, | e chiaro nella valle il fiume appare.''<ref>A proposito del verso «''E chiaro nella valle il fiume appare''», [[Umberto Saba]] scrisse nelle sue ''Scorciatoie'': «{{maiuscoletto|Letteratura italiana}}. Potrebbe rimanere, di secoli di noia, un verso: il più bello, il più inutile, il più melanconico, il più perfetto che sia mai stato scritto.»</ref> (vv. 4-7)
*''[[Piacere e dolore||Piacer]] figlio d'[[Piacere e dolore|affanno]]; |'' [...]. (v. 32)
*''O natura cortese, | son questi i doni tuoi, | questi i diletti sono | che tu porgi ai mortali. Uscir di pena | è diletto fra noi. | Pene tu spargi a larga mano; il duolo | spontaneo sorge e di piacer, quel tanto | che per mostro e miracolo talvolta | nasce d'affanno, è gran guadagno.'' (vv. 42-50)
*''Umana | prole cara agli eterni! assai felice | se respirar ti lice | d'alcun dolor: [[Beatitudini dalle poesie|beata]] | se te d'ogni dolor morte risana''. (vv. 50-54)
===XXV – ''Il sabato del villaggio''===
[[File:Autografo leopardiano Sabato Villaggio.jpg|thumb|Manoscritto de ''Il sabato del villaggio'']]
*''La donzelletta vien dalla campagna, | in sul calar del sole, | col suo fascio dell'erba; e reca in mano | un mazzolin di rose e viole, | onde siccome suole, | ornare ella si appresta | dimani, al dì di festa, il petto e il crine.'' (vv. 1-7)
*''[[Sabato|Questo di sette]] è il più gradito giorno, | pien di speme e di gioia: | [[domenica|diman]] tristezza e noia | recheran l'ore, ed al travaglio usato | ciascuno in suo pensier farà ritorno.'' (vv. 38-42)
*''Garzoncello scherzoso, | cotesta età fiorita | è come un giorno d'allegrezza pieno, | giorno chiaro, sereno, | che precorre alla festa di tua vita. | Godi, fanciullo mio; stato soave, | stagion lieta è cotesta. | Altro dirti non vo'; ma la tua [[festa]] | ch'anco tardi a venir non ti sia grave.'' (vv. 43-51)
====Citazioni su ''Il sabato del villaggio''====
*Mi spiego Fefé, è come un'intima insoddisfazione che tengo dentro. Per esempio tu sai quanto mi piace l'uva, ah? Be', a me l'uva mi piace più quando non ci sta che quando ci sta. Quando ci sta l'uva, Fefé, io tengo voglia di pere. Mi spiego? [...] Per me non è tanto importante l'uva in se stessa, quanto la voglia che ho d'uva, un po' come quella poesia che mi piace tanto, Fefé, dove dice che il sabato è meglio assai della domenica. (''[[Divorzio all'italiana]]'')
*Nel ''Sabato del villaggio'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». ([[Benedetto Croce]])
*Secondo Leopardi, il più bel giorno della settimana non è la domenica, ma il sabato, perché precede la domenica; mentre la domenica si è tristi, pensando al lunedì. Ma ormai tutti han letto l'immortale canto, epperò il venerdì sera dicono: «Che gioia, domani è sabato, il più bel giorno della settimana!», mentre l'indomani pensano con tristezza alla domenica. Ragion per cui siamo più felici il venerdì che il sabato; e invece che Il sabato Leopardi avrebbe fatto meglio a scrivere Il venerdì, o addirittura Il giovedì del villaggio, se si pensa che il giovedì, precedendo il più bel giorno della settimana, viene ad essere esso stesso il più bello, sempre per quella teoria che la vigilia d'un lieto giorno è più bella che il lieto giorno medesimo. ([[Achille Campanile]])
===XXVI – ''Il pensiero dominante''===
*''Sempre i codardi, e l'alme | ingenerose, abbiette | ebbi in dispregio.'' (vv. 53-55)
*''Di questa età superba, | che di vote speranze si nutrica, | vaga di ciance, e di virtù nemica; | stolta, che l'util chiede, | e inutile la vita | quindi più sempre divenir non vede; | maggior mi sento.'' (vv. 59-65)
*''Pregio non ha, non ha ragion la vita | se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto.'' (vv. 80-81)
*''Angelica beltade! | Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro, | quasi una finta imago | il tuo volto imitar. Tu sola fonte | d'ogni altra leggiadria, | sola vera beltà parmi che sia.'' (vv. 130-135)
====Citazioni su ''Il pensiero dominante''====
*Perché è evitata la parola {{NDR|"amore"}} e dissimulata la chiave? Evidentemente di fronte alla novità dell'esperienza essa sarebbe apparsa troppo logora, perché ogni appicco a cose già passate e già esistite avrebbe potuto dare l'impressione di uno sminuimento. "Io non ho nome per ciò". ([[Karl Vossler]])
===XXVII – ''Amore e Morte''===
*''Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte | ingenerò la sorte. | Cose quaggiù sì belle | Altre il mondo non ha, non han le stelle.'' (vv. {{Source|Canti_(Leopardi_-_Donati)/XXVII._Amore_e_Morte||1-4}})
*''Quando novellamente | nasce nel cor profondo | un amoroso affetto, | languido e stanco insiem con esso in petto | un desiderio di morir si sente: | come, non so: ma tale | d'[[amore|amor]] vero e possente è il primo effetto.'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|Quando novellamente|27-33}})
*''Poi, quando tutto avvolge | la formidabil possa, | e fulmina nel cor l'invitta cura, | quante volte implorata | con desiderio intenso, | morte, sei tu dall'affannoso amante!'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|poi, quando tutto avvolge|45-50}})
===XXVIII – ''A se stesso''===
*''Amaro e noia | la [[vita]], altro mai nulla; e fango è il [[mondo]].'' (vv. 8-9)
*[...] ''l'infinita [[vanità]] del tutto''. (v. 16)
===XXIX – ''Aspasia''===
*''Torna dinanzi al mio pensier talora | il tuo sembiante, Aspasia.'' (vv. 1-2)
*''Raggio divino al mio pensiero apparve, | [[donna]], la tua beltà. Simile effetto | fan la bellezza e i musicali accordi.'' (vv. 33-35)
*''Pur quell'ardor che da te nacque è spento: | perch'io te non amai, ma quella Diva | che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.'' (vv. 77-79)
*''Già del fato mortale a me bastante | e conforto e vendetta è che su l'erba | qui neghittoso immobile giacendo, | il mar la terra e il ciel miro e sorrido.'' (vv. 109-112)
===XXXI – ''Sopra il ritratto di una bella donna''===
*''Tal fosti: or qui sotterra | polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango | immobilmente collocato invano, | muto, mirando dell'etadi il volo, | sta, di memoria solo | e di dolor custode, il simulacro | della scorsa beltà.'' (vv. 1-7)
*''Natura umana, or come, | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? | Se in parte anco gentile, | come i più degni tuoi moti e pensieri | son cosí di leggieri | da sí basse cagioni e desti e spenti?'' (vv. 50-56)
====Citazioni su ''Sopra il ritratto di una bella donna''====
*In uno dei suoi canti estremi, nel canto ''Sopra il ritratto di una bella donna'', vediamo come egli scorga un motivo di dubbio insolubile non già nel contrasto tra la bellezza femminile e l'opera dissolvitrice della morte, bensì nel contrasto fra la distruzione che la morte ha compiuto di quella bella forma corporea e gli ineffabili altissimi sentimenti che quella ispirò un tempo:<br><div style="text-align:center;">Natura umana, or come | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? </div>La nobiltà dell'uomo, così come la sua beatitudine, il Leopardi ripone nella sua capacità di sentire: né è senza significato il fatto che nelle sue pagine, in quelle della giovinezza come in quelle della maturità l'epiteto ''divino'' si accompagni così di frequente alle espressioni che si riferiscono al sentimento. ([[Mario Fubini]])
===XXXII – ''Palinodia al marchese Gino Capponi''===
*''Errai, candido [[Gino Capponi|Gino]]; assai gran tempo, | e di gran lunga errai. Misera e vana | stimai la vita, e sovra l'altre insulsa | la stagion ch'or si volge.'' (vv. 1-4)
===XXXIII – ''Il tramonto della luna''===
*[...] ''scende la [[luna]]; e si scolora il mondo'' [...]. (v. 12)
===XXXIV – ''La ginestra o il fiore del deserto''===
*''Qui su l'arida schiena | del formidabil monte | sterminator [[Vesuvio|Vesevo]], | la qual null'altro allegra arbor né fiore, | tuoi cespi solitari intorno spargi, | odorata [[ginestra]], | contenta dei deserti.'' (vv. 1-7)
*''Questi campi cosparsi | di ceneri infeconde, e ricoperti | dell'impietrata lava, | che sotto i passi al peregrin risona; | dove s'annida e si contorce al sole | la serpe, e dove al noto | cavernoso covil torna il coniglio; | fûr liete ville e cólti, | e biondeggiâr di spiche, e risonâro | di muggito d'armenti; | fûr giardini e palagi, | agli ozi de' potenti | gradito ospizio; e fûr città famose, | che coi torrenti suoi l'altèro monte | dall'ignea bocca fulminando oppresse | con gli abitanti insieme. Or tutto intorno | una ruina involve, | ove tu siedi, o fior gentile, e quasi | i danni altrui commiserando, al cielo | di dolcissimo odor mandi un profumo, | che il deserto consola. A queste piagge | venga colui che d'esaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all'amante natura. E la possanza | qui con giusta misura | anco estimar potrà dell'uman seme, | cui la dura nutrice, ov'ei men teme, | con lieve moto in un momento annulla | in parte, e può con moti | poco men lievi ancor subitamente | annichilare in tutto. | Dipinte in queste rive | son dell'umana gente | «Le magnifiche sorti e progressive». | Qui mira e qui ti specchia, | secol superbo e sciocco, | che il calle insino allora | dal risorto pensier segnato innanti | abbandonasti, e vòlti addietro i passi, | del ritornar ti vanti, | e procedere il chiami.'' (vv. 17-58)
*[...] ''obblio | preme chi troppo all'età propria increbbe.''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli.</ref> (vv. 68-69)
*''Non so se il riso o la pietà prevale.'' (v. 201)
*''E tu, lenta [[ginestra]], | che di selve odorate | queste campagne dispogliate adorni, | anche tu presto alla crudel possanza | soccomberai del sotterraneo foco, | che ritornando al loco | già noto, stenderà l'avaro lembo | su tue molli foreste.'' (vv. 297-304)
===Citazioni sui ''Canti''===
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
==''Epistolario''==
===[[Incipit]]===
''All'Ab. Francesco Cancellieri, a Roma''.<br />Recanati, 6 aprile 1816.<br />Pregiatissimo signore, Il mio signor zio mi ha comunicata la di lei lettera che in parte riguarda me. Da essa ho appreso ch'ella soffre ancora molti incommodi di salute. L'accerto che io sento di ciò un vivissimo dispiacere, e con ribrezzo m'induco a molestarla, sperando però ch'ella non vorrà prendersi per l'incommodo che le do maggior briga di quella che richiede l'affare per se stesso molto poco interessante.
===Citazioni===
*Così ella vede che il [[Vincenzo Monti|Monti]] è assai più famoso per l'[[Iliade]] che per il ''Persio''. (dalla lettera ad Antonio Fortunato Stella, 6 dicembre 1816; vol. I, p. 8)
*[...] quando ho letto qualche [[Classico]], la mia mente tumultua e si confonde. Allora prendo a tradurre il meglio, e quelle bellezze per necessità esaminate e rimenate a una a una piglian posto nella mia mente, e l'arricchiscono e mi lasciano in pace. (dalla lettera a Pietro Giordani, 21 marzo 1817; vol. I, p. 15)
*Amico e cugino carissimo, Tengo ben volontieri l'invito che mi fate di lasciar da parte le cerimonie parlando con voi, e però non vi domando scusa dell'errore che ho preso con un giudizio troppo precipitato, non però calunnioso, come voi dite, scambiando un poco i vocaboli, perché oltreché il dir male di me non sarebbe stato pur peccato veniale, lo scherzare così urbanamente come si facea in quell'articolo, e con così poche parole, e sopra cosa da nulla, non potea fare che persona del mondo se ne offendesse. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 5 maggio 1817; vol. I, p. 33)
*Signore mio carissimo, L'erudizione che ella ha trovato nelle note all' inno a Nettuno, in verità è molto volgare, e a me è paruto di scrivere quelle note in [[Italia]]; ma in [[Germania]] o in [[Inghilterra]] me ne sarei vergognato. Io sono andato un pezzo in traccia della erudizione più pellegrina e recondita, e dai 13 anni ai 17 ho dato dentro a questo studio profondamente, tanto che ho scritto da sei a sette tomi non piccoli sopra cose erudite (la qual fatica appunto è quella che mi ha rovinato); e qualche letterato straniero che è in Roma e che io non conosco, veduto alcuno degli scritti miei, non li disapprova, e mi facea esortare a divenire, diceva egli, gran filologo. [...] Innamorato della poesia greca, volli fare come [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] che sotterrò il suo Cupido, e a chi dissotterrato lo credea d'antico portò il braccio mancante. (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 maggio 1817; vol. I, pp. 34-35)
*Certo che non voglio vivere tra la [[massa|turba]]: la mediocrità mi fa una paura mortale [...]. (dalla lettera a Pietro Giordani, 26 settembre 1817; vol. I, p. 57)
*Carissimo cugino, Avendo avuta occasione di pubblicare un inno a Nettuno, e ricordandomi di quello che voi scriveste sulla medesima divinità per le nozze [[Giulio Perticari|Perticari]] e [[Vincenzo Monti|Monti]], ho voluto mandarvi una copia del mio opuscolo, non già perché lo paragonaste col vostro, ma perché aveste il diletto di vedervi vincitore senza combattere. La copia che vi mando è della seconda edizione molto più corretta della prima, che è stata fatta l'aprile passato. Come vedete, la cosa non è di questi giorni, ed io già ci vedo mille difetti, sì che a voi, che per l' amicizia me li perdonerete, volentieri la mando in segno di confidenza, ma non vorrei che la mostraste alle persone di buon giudizio. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 17 ottobre 1817; vol. I, p. 63)
*[...] mi pare d'essermi accorto che il [[tradurre]] così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. (dalla lettera a Pietro Giordani, 29 dicembre 1817; vol. I, p. 78)
*{{NDR|Riguardo [[Fulvio Testi]]}} Se fosse venuto in età meno barbara, e avesse avuto agio di coltivare l'ingegno suo più che non fece, sarebbe stato senza controversia il nostro [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], e forse più caldo e veemente e sublime del Latino. (dalla lettera a Pietro Giordani, 19 febbraio 1819; vol. I p. 126)
*Io non credo che i tristi vivano meglio di noi. Se la felicità vera si potesse conseguire in qualunque modo, la realtà delle cose non sarebbe così formidabile. Ma [[Bontà e cattiveria|buoni e tristi]] nuotano affannosamente in questo mare di travagli, dove non trovi altro porto che quello de' fantasmi e delle immaginazioni. E per questo capo mi pare che la condizione de' buoni sia migliore di quella de' cattivi, perché le grandi e splendide illusioni non appartengono a questa gente; sicché ristretti alla verità e nudità delle cose, che altro si deggiono aspettare se non tedio infinito ed eterno? (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 giugno 1820; vol. I, p. 187)
*La facoltà della [[parola]] aiuta incredibilmente la facoltà del pensiero, e le spiana ed accorcia la strada. Anzi mi sono avveduto per prova, che anche la notizia di più [[Linguaggio|lingue]] conferisce mirabilmente alla facilità, chiarezza e precisione del concepire. (dalla lettera a Pietro Giordani, 20 novembre 1820; vol. I, p. 210)
*[...] questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 6 maggio 1825; vol. I, p. 333)
*Ho veduto il [[I promessi sposi|romanzo del Manzoni]], il quale, non ostante molti difetti, mi piace assai, ed è certamente opera di un grande ingegno [...]. (dalla lettera ad Antonio Papadopoli, 25 febbraio 1828; vol. II, p. 69)
*Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d'amore. (dalla lettera a Madama Antonietta Tommasi, 5 luglio 1828; vol. II, p. 94)
*[...] il [[fare]] è il miglior modo d'imparare [...]. (dalla lettera al fratello Pier Francesco, 16 ottobre 1828; vol. II, p. 115)
*[...] rido della felicità delle ''masse'', perché il mio piccolo cervello non concepisce una ''[[massa]]'' felice composta d'individui non felici. (dalla lettera a Fanny Targioni Tozzetti, 5 dicembre 1831<ref group="fonte">''Epistolario di Giacomo Leopardi'', vol. II, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=Ay4aAAAAYAAJ&pg=PA443#v=onepage&q&f=false 443].</ref>)
*{{NDR|Sui napoletani}} [...] lazzaroni pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri e b. f. degnissimi di Spagnuoli e di forche. (dalla lettera al padre, 3 febbraio 1833; vol. II, p. 215)
*L'aria di [[Napoli]] mi è di qualche utilità; ma nelle altre cose questo soggiorno non mi conviene molto... Spero che partiremo di qua in breve, il mio amico e io. (dalla lettera alla signora Adelaide Maestri, 5 aprile 1834; vol. II, p. 209<ref group="fonte">Citato in Michele Scherillo, ''Vita di Giacomo Leopardi'', Greco & Greco Editori, Milano, 1991, [//books.google.it/books?id=dRiuzZHM4BMC&pg=PA191 p. 191]. ISBN 88-85387-64-0</ref>)
*{{NDR|Su [[Napoli]]}} [...] paese semibarbaro e {{sic|semiaffricano}}, nel quale io vivo in un perfettissimo isolamento da tutti. (dalla lettera al padre, 27 novembre 1834; vol. II, p. 214)
*Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 12 maggio 1820)
*{{NDR|Su [[Roma]]}} Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l'unico piacere che ho provato in Roma. [...] Anche la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle impressioni del sentimento. È tutta costeggiata di case destinate alle manifatture, e risuona dello strepito de' telai e d'altri tali istrumenti, e del canto delle donne e degli operai occupati al lavoro. In una città oziosa, dissipata, senza metodo, come sono le capitali, è pur bello il considerare l'immagine della vita raccolta, ordinata e occupata in professioni utili. Anche le fisionomie e le maniere della gente che s'incontra per quella via, hanno un non so che di più semplice e di più umano che quelle degli altri; e dimostrano i costumi e il carattere di persone, la cui vita si fonda sul vero e non sul falso, cioè che vivono di travaglio e non d'intrigo, d'impostura e d'inganno, come la massima parte di questa popolazione. (dalla lettera sulla visita alla tomba di Tasso, Roma 20 Febbraio 1823, in: Giacomo Leopardi, Epistolario, vol. I, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1849., pp. 276-278)
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Epistolario''===
*{{NDR|Ai nobili signori conti Leopardi}} Giacomo vostro fratello, assai chiaro e famoso per la dottrina e per gli scritti suoi, non sarà giudicato men ragguardevole e degno d'altrettanto onore e maraviglia per le sue lettere: le quali, non tanto per libera elezione (nata da stima ed affetto parziale verso di voi, signori ed amici venerati e cari, che per tanto d'ingegno e coltura in voi raccolto stimo una delle più rare e principali famiglie d'Italia), quanto per giusta ragione e gratitudine vi dedico e rimando accresciute. Ed io, che dal punto che primieramente vidi e ammirai gli scritti suoi m'invaghii fortemente di avere piena contezza degli atti, de' costumi, e della vita di lui, reco a mia spezial ventura che per mezzo vostro mi sia conceduta sì maravigliosa opportunità d'adempire questo mio ferventissimo desiderio con le sue lettere famigliari, dove tanto e sì spesso ragiona di se. ([[Prospero Viani]])
*In tanta materia di dolore vi è qualche cosa pur di sereno in queste lettere, nelle quali quanto calcato è più, tanto si rileva più alteramente l'uomo, maggiore della fortuna. Qualità nobilissima ed antica: in questo fiacco secolo, non paziente de' mali e non ardito a' rimedii, ammirata più che imitata. La dignità adorna l'infortunio, come della ricchezza e della potenza è ornamento la temperanza. E questa dignità non è posta solo in quella specie di virtù negativa, ch'è detta «decoro», ed è quel non chinarsi mai per nessuna cagione ad atto men che nobile e gentile; di che ci è esempio la delicata risposta del Leopardi alle profferte del Colletta, e quella lettera, nella quale domanda quasi la carità al padre suo, alteramente supplichevole. Ma vi è una dignità di altra sorte, o meglio direbbesi magnanimità, la quale è quel tener l'animo sempre alto sui casi umani, e non lasciar che altri abbia la gioia di aver potuto anche un istante turbare la tua serenità. Ed il Leopardi alla ferrea necessità che lo preme soprastà in guisa, che spesso, non che risolversi in vane querele, de' suoi mali non parla altrimenti che filosofando con tranquilla ragione, divenuto egli stesso obbietto di meditazione al suo pensiero. ([[Francesco De Sanctis]])
*Io nei primi anni della conoscenza di Leopardi ebbi molte lettere di lui, tutte stupendissime; le quali (secondo il mio immutabil costume per tutte) distrussi. Erano le più belle lettere possibili. Non saprei dove cercarne. Ho per fermo che in [[Parma]] nessuno ne abbia avuto fuorché la [[Antonietta Tommasini|Tommasini]], e sua figlia la [[Adelaide Maestri|Maestri]]. Ma ora quella povera famiglia è nella massima desolazione, perché va morendo tra mille patimenti l'unica figlia. Oh caro [[Prospero Viani|Viani]], è pur pieno di guai questo mondo ! Ella si conservi la sanità, e l'animo forte; e mi abbia sempre per suo vero amico. ([[Pietro Giordani]])
==''Operette morali''==
{{vedi anche|Operette morali}}
==''Pensieri''==
===[[Incipit]]===
Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d'odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch'io sono per dire è vero; tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l'esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.
===Citazioni===
*Dico che il [[mondo]] è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene, di vili contro i generosi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Rari sono i birbanti poveri [...]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*La [[morte]] non è male: perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La [[senilità|vecchiezza]] è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza. ([[s:Pensieri (Leopardi)/VI|VI]])
*Bella ed amabile [[illusione]] è quella per la quale i dì [[anniversario|anniversari]] di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell'annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 60 (prima del 1820), 2255 (15 dicembre 1821), 2322-2323 (2 gennaio 1822).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIII|XIII]])
*Non sarebbe piccola infelicità degli educatori, e soprattutto dei parenti, se pensassero, quello che è verissimo, che i loro figliuoli, qualunque indole abbiano sortita, e qualunque fatica, diligenza e spesa si ponga in educarli, coll'uso poi del mondo, quasi indubitabilmente, se la morte non li previene, diventeranno malvagi. Forse questa risposta sarebbe più valida e più ragionevole di quella di Talete che, dimandato da Solone perché non si ammogliasse, rispose mostrando le inquietudini dei genitori per gl'infortunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbe, dico, più valido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di [[Antinatalismo|non volere aumentare]] il numero dei malvagi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIV|XIV]])
*Come le prigioni e le galee sono piene di genti, a dir loro, innocentissime, così gli uffizi pubblici e le dignità d'ogni sorte non sono tenute se non da persone chiamate e costrette a ciò loro mal grado. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XVII|XVII]])
*Se la miglior [[compagnia]] è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 507-508 (15 gennaio 1821) e 4523 (29 luglio 1829).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXI|XXI]])
*Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savio, che volere savia e filosofica tutta la vita.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1252, 30 giugno 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVII|XXVII]])
*Il genere umano e, dal solo individuo in fuori, qualunque minima porzione di esso, [[Gli uomini si_dividono in due categorie|si divide in due parti]]: gli uni usano [[prepotenza]], e gli altri la soffrono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVIII|XXVIII]])
*Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1787-1788, 25 settembre 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*L'impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senza lei non può nulla. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVI|XXXVI]])
*Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, né in fatti tollerata meno, che l'[[intolleranza]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVII|XXXVII]])
*Il mondo [...] non crede mai che chi non cede abbia il torto. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*L'uomo è condannato o a consumare la [[gioventù]] senza proposito, la quale è il solo tempo di far frutto per l'età che viene, e di provvedere al proprio stato; o a spenderla in procacciare godimenti a quella parte della sua vita, nella quale egli non sarà più atto a godere. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*Il [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LI|LI]])
*La [[schiettezza]] allora può giovare, quando è usata ad arte, o quando, per la sua rarità, non l'è data fede. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVI|LVI]])
*Gli uomini si vergognano non delle [[ingiuria|ingiurie]] che fanno, ma di quelle che ricevono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVII|LVII]])
*I [[timidezza|timidi]] non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi più, o vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e si guardano di non pungere gli altri, non per istima che né facciano maggiore che gl'insolenti e gli arditi, ma per evitare d'esser punti essi, atteso l'estremo dolore che ricevono da ogni puntura. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVIII|LVIII]])
*Quasi tutti gli uomini grandi sono [[modestia|modesti]]: perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quanto sieno lontani dal conseguirla.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 612-613, 5 febbraio 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXIV|LXIV]])
*La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4306-4307, 15 maggio 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVII|LXVII]])
*La [[noia]] è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il [[Pluralità dei mondi|numero e la mole maravigliosa dei mondi]], e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVIII|LXVIII]])
*La [[stima]] non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 116-117, 9 giugno 1820.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXII|LXXII]])
*Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4391, 23 settembre 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXVIII|LXXVIII]])
*Rivedendo in capo di qualche anno una persona ch'io avessi conosciuta giovane, sempre alla prima giunta mi è paruto vedere uno che avesse sofferto qualche grande [[sventura]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXX|LXXX]])
*Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande [[Conoscere sé stessi|esperienza di sé]], la quale rivelando lui a lui medesimo, e determinando l'opinione sua intorno a sé stesso, determina in qualche modo la fortuna e lo stato suo nella vita. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXII|LXXXII]])
*Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4482, 4 aprile 1829: «Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non passarli mai.»</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXVI|LXXXVI]])
*Chi comunica poco cogli uomini, rade volte è misantropo. Veri misantropi non si trovano nella [[solitudine]], ma nel mondo: perché l'uso pratico della vita, e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde nel ritiro la [[misantropia]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXIX|LXXXIX]])
[[File:Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. Giacomo Leopardi, 1789-1837 - it.svg|thumb|250px|Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.]]
*L'uomo onesto, coll'andar degli anni, facilmente diviene insensibile alla lode e all'onore, ma non mai, credo, al biasimo né al disprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie non compenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da un segno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse ai ribaldi avviene al contrario; che, per essere usati al biasimo, e non usati alla lode vera, a quello saranno insensibili, a questa no, se mai per caso ne tocca loro qualche saggio. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCVI|XCVI]])
*Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCIX|XCIX]])
*L'[[astuzia]], la quale appartiene all'[[ingegno]], è usata moltissime volte per supplire la scarsità di esso ingegno, e per vincere maggior copia del medesimo in altri. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CV|CV]])
*[...] nella vita comune è necessario [[dissimulare]] con più diligenza la nobiltà dell'operare, che la viltà: perché la viltà è di tutti, e però almeno è perdonata; la nobiltà è contro l'usanza, e pare che indichi presunzione, o che da sé richiegga lode; la quale il pubblico, e massime i conoscenti, non amano di dare con sincerità. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CVI|CVI]])
*L'uomo è quasi sempre tanto [[malvagità|malvagio]] quanto gli bisogna. Se si conduce dirittamente, si può giudicare che la malvagità non gli è necessaria. Ho visto persone di costumi dolcissimi, innocentissimi, commettere azioni delle più atroci, per fuggire qualche danno grave, non evitabile in altra guisa. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CIX|CIX]])
==''Storia dell'astronomia''==
<!--essendo la fonte priva di pagine si prende come riferimento il numero della nota immediatamente precedente-->
*La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'[[Astronomia]]. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari. (introduzione)
*La conoscenza degli effetti e la ignoranza delle cause produsse l'[[astrologia]]. (cap. I) <!--77-->
*Già sospira la mia anima di separarsi da questa creta, che la circonda: libera dalla salma corporea, s'alza di sfera in sfera, e vola in seno agli immensi spazi sovrapposti alla mia abitazione. Questa già non è più che un punto agli occhi miei, essa già dileguossi ed io mi sento con la maggior celerità trasportato in altre regioni. L'astro della notte è sotto i miei piedi, il velo azzurrino dei cieli si squarcia, ed i recessi più lontani dello spazio mi si aprono d'innanzi. Di tratto in tratto mi veggo vicini quei corpi, per i quali sudano gli uomini muniti di quelle armi, che ai loro occhi appresta la scienza. Lascio sotto di me il vostro anello di Saturno, e seguo coraggioso il volo ardito di una cometa. Con essa mi reco in mezzo a que' fulgidissimi soli, che non han d'uopo di altrui luce per splendere e per illuminare spazi infiniti. Ma la mia carriera non è appena cominciata: questo che io veggo non è che il portico del palagio dell'Onnipotente. Posso dir tuttora di serpeggiare sul suolo. Quanto più m'inoltro verso l'Eterno, tanto più egli sembra allontanarsi da me. (cap. II) <!--808-->
*L'uomo superiore ai pregiudizi, che rende giustizia al merito ovunque questo si trovi, non fu giammai biasimevole, anzi fu sempre degno di lode. (cap. IV) <!--1478-->
==''Zibaldone''==
[[File:Giacomo Leopardi Morelli.jpg|thumb|''Ritratto di Giacomo Leopardi'']]
===[[Incipit]]===
Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar del viandante.<br><br>
<poem>Era la luna nel cortile, un lato
Tutto ne illuminava, e discendea
Sopra il contiguo lato obliquo un raggio...
Nella (dalla) maestra via s'udiva il carro
Del passegger, che stritolando i sassi,
Mandava un suon, cui precedea da lungi
Il tintinnìo de' mobili sonagli.</poem>
===Citazioni===
*Ne' [[guaio|guai]] non ci vuol pianto ma consiglio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/5|5]]; 1898, vol. I, p. 81)
*In molte opere di mano dove c'è qualche pericolo o di fallare o di rompere ec., una delle cose più necessarie perché riescano bene è non pensare al pericolo e portarsi con franchezza. [...] Ma noi timidissimi, non solamente sapendo che si può errare, ma avendo sempre avanti gli occhi l'esempio di chi ha errato e di chi erra, e però pensando sempre al pericolo (e con ragione perché vediamo il gusto corrotto del secolo che facilissimamente ci trasporterebbe in sommi errori, osserviamo le cadute di molti che per certa libertà di pensare e di comporre partoriscono mostri, come sono al presente, per esempio, i romantici) non ci arrischiamo di scostarci, non dirò dall'esempio degli antichi e dei classici, che molti pur sapranno abbandonare, ma da quelle regole (ottime e classiche ma sempre regole) che ci siamo formate in mente, e diamo in voli bassi, né mai osiamo di alzarci con quella negligente e sicura e non curante e dirò pure ignorante franchezza, che è necessaria nelle somme opere dell'arte, onde pel timore di non fare cose pessime, non ci attentiamo di farne delle ottime, e ne facciamo delle mediocri, non dico già mediocri di quella mediocrità che riprende Orazio, e che in poesia è insopportabile, ma mediocri nel genere delle buone cioè lavorate, studiate, pulitissime, armonia espressiva, bel verso, bella lingua, Classici ottimamente imitati, belle imagini, belle similitudini, somma proprietà di parole, (la quale soprattutto tradisce l'arte) insomma tutto, ma che non son quelle, non sono quelle cose secolari e mondiali, insomma non c'è più Omero, Dante, l'Ariosto, insomma il Parini, il Monti sono bellissimi ma non hanno nessun difetto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/9|9]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/10|10]]; 1898, vol. I, pp. 86-87)
*L'arte di [[Ovidio]] di metter le cose sotto gli occhi, non si chiama efficacia, ma pertinacia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/12|12]]; 1898, vol. I, p. 89)
*Senza dubbio non si può dir niente di [[Dio]] che non sia infinitamente al di sotto del vero, e però la [[Bibbia]] (e la Bibbia molto meno che qualunque altro) non dice mai cosa che appetto al vero non sia strapiccolissima [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/13|13]]; 1898, vol. I, p. 90)
*La [[ragione]] è nemica d'ogni grandezza; la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione; ché pochi possono esser grandi; e nelle arti e nella poesia forse nessuno, se non sono dominati dalle illusioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/14|14]]; 1898, vol. I, p. 93)
*[...] e non si avvedono {{NDR|i [[Romanticismo|romantici]]}} che appunto questo grand'ideale dei tempi nostri, questo conoscere cosí intimamente il cuor nostro, questo analizzarne, prevederne, distinguerne ad uno ad uno tutti i più minuti affetti, quest'arte insomma psicologica, distrugge l'illusione senza cui non ci sarà poesia in sempiterno, distrugge la grandezza dell'animo e delle azioni [...]: e non si avvedono che s'è perduto il linguaggio della natura, e che questo sentimentale non è altro che l'invecchiamento dell'animo nostro, e non ci permette più di parlare se non con arte [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/17|17]]; 1898, vol. I, pp. 97-98)
*[...] una [[poesia]] ragionevole, è lo stesso che dire una bestia ragionevole. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/18|18]]; 1898, vol. I, p. 100)
*{{NDR|[[Gabriello Chiabrera]]}} Fu ardito caldo veemente urtantesi nelle cose, ardito nelle voci [...] nelle locuzioni nelle costruzioni, nel trarre dal greco e latino le forme così dei sentimenti [...] come delle parole, [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/24|24]]; 1898, vol. I, p. 111)
*La [[tartaruga]] lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, p. 124)
*È osservabile che in [[Aulo Cornelio Celso|Celso]] nel quale è singolarmente notata e lodata la semplicità e facilità dello stile, per le quali si sarà discostato meno degli altri dal latino volgare, sono frequentissime e moltissime frasi, costruzioni, usi di parole, locuzioni ec. ed anche parole assolutamente, o prette italiane o che si accostano alle italiane io dico di quelle che comunemente non s'hanno per derivate dal latino né per comuni alle due lingue ma proprie della nostra, e che trovandole non presso Celso ma presso qualche scrittore latino moderno, le stimeressimo poco meno che barbarismi, anche presentemente, cioè non ostante che in effetto si trovino appresso Celso eccetto se non ci ricordassimo espressamente o ci fosse citata l'autorità di lui. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, pp. 125-126)
*Quanto più del [[tempo]] si tiene a conto, tanto più si dispera d'averne che basti, quanto più se ne gitta, tanto par che n'avanzi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/43|43]]; 1898, vol. I, p. 143)
*Il più solido [[piacere]] di questa vita è il piacer vano delle [[illusione|illusioni]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto giorno nelle persone di mondo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*Intendo per [[innocenza|innocente]] non uno incapace di [[peccato|peccare]], ma di peccare senza rimorso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 158)
*Tutto si è [[perfezionamento|perfezionato]] da [[Omero]] in poi, ma non la poesia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/58|58]]; 1898, vol. I, p. 167)
*Anche il dolore che nasce dalla [[noia]] e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Il sentimento della [[vendetta]] è così grato, che spesso si desidera d'essere ingiuriato per potersi vendicare, e non dico già solamente da un nemico abituale, ma da un indifferente, o anche, massime in certi momenti d'umor nero, da un amico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72#72/3|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò, la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un vòto universale, e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 185)
*Io era oltremodo annoiato della vita, sull'orlo della vasca del mio giardino, e guardando l'acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s'io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest'orlo, e sforzandomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un'osservazione simile a questa. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/82|82]]; 1898, vol. I, p. 219)
*Una prova in mille di quanto influiscano i sistemi puramente fisici sugl'intellettuali e metafisici è quello di [[Copernico]], che al pensatore rinnuova interamente l'idea della natura e dell'uomo concepita e naturale per l'antico sistema detto tolemaico; rivela una [[Pluralità dei mondi|pluralità di mondi]], mostra l'uomo un essere non unico, come non è unica la collocazione il moto e il destino della terra, ed apre un immenso campo di riflessioni, sopra l'infinità delle creature, che secondo tutte le leggi d'analogia debbono abitare gli altri globi in tutto analoghi al nostro, e quelli anche che saranno, benché non ci appariscano, intorno agli altri soli, cioè le stelle, abbassa l'idea dell'uomo e la sublima; scuopre nuovi misteri della creazione, del destino della natura, della essenza delle cose, dell'esser nostro, dell'onnipotenza del creatore, dei fini del creato ec. ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/84|84]]; 1898, vol. I, p. 194)
*Quando io era fanciullo, diceva talvolta a qualcuno de' miei fratellini, tu mi farai da cavallo. E legatolo a una cordicella, lo venia conducendo come per la briglia e toccandolo con una frusta. E quelli mi lasciavano fare con diletto, e non per questo erano altro che miei fratelli. Io mi ricordo spesso di questo fatto, quando io vedo un uomo (sovente di nessun pregio) servito riverentemente da questo e da quello in cento minuzie, ch'egli potrebbe farsi da se, o fare ugualmente a quelli che lo servono, e forse n'hanno più bisogno di lui, che alle volte sarà più sano e gagliardo di quanti ha dintorno. E dico fra me, né i miei fratelli erano cavalli, ma uomini quanto me, e questi servitori sono uomini quanto il padrone e simili a lui in ogni cosa; e tuttavia quelli si lasciavano guidare benché fossero tanto cavalli quant'era io, e questi si lasciano comandare; e tra questi e quelli non vedo nessun divario. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/106|106]], 26 marzo 1820; 1898, vol. I, p. 217)
*Mi diedi tutto alla gioia barbara e fremebonda della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/107|107]], 15 aprile 1820; 1898, vol. I, p. 218)
*La [[pazienza]] è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/112|112]], 31 maggio 1820; 1898, vol. I, p. 223)
*Il [[dolore]] o la disperazione che nasce dalle grandi passioni o illusioni o da qualunque sventura della vita non è paragonabile all'affogamento che nasce dalla certezza e dal sentimento vivo della nullità di tutte le cose, e dell'impossibilità di essere felice in questo mondo, e dalla immensità del vuoto che si sente nell'anima. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/140|140]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*Il [[silenzio]] è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore (anche nei momenti dolci) dell'ira, della meraviglia, del timore ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*I migliori momenti dell'[[amore]] sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che, e quasi ti rassegni riposatamente a una sventura e non sai quale. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*L'[[immaginazione]] [...] è il primo fonte della [[felicità]] umana. Quanto più questa regnerà nell'uomo, tanto più l'uomo sarà felice. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/168|168]]; 1898, vol. I, p. 275)
*[...] il [[raziocinio]] è un'operazione matematica dell'intelletto e materializza e geometrizza anche le nozioni più astratte. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/181|181]]; 1898, vol. I, p. 286)
*L'[[arte]] non può mai uguagliare la [[ricchezza]] della [[natura]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/189|189]]; 1898, vol. I, p. 294)
*Ripetono tutto giorno i francesi che [[Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet]] ha soggiogato la sua lingua al suo genio. Io dico che il suo genio è stato soggiogato dalla lingua costumi gusti del suo paese. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/217|217]], 20 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 318)
*L'abuso e la disubbidienza alla [[legge]], non può essere impedita da nessuna legge. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/229|229]], 31 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 327)
*L'[[indecisione|irresoluzione]] è peggio della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]], 14 settembre 1820; 1898, vol. I, p. 339)
*Il [[Jean-Baptiste Say|Say]] nei Cenni sugli uomini e la società, chiama l'ode, la sonata della letteratura. È un pazzo se stima che l'ode non possa esser altro, ma ha gran ragione e intende parlare delle odi che esistono, massime delle francesi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]]; 1898, vol. I, p. 339)
*Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia a un'anima grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, disinganno, nullità, noia e scoraggiamento della vita o nelle più acerbe e ''mortifere'' disgrazie (sia che appartengano alle alte e forti passioni, sia a qualunque altra cosa); servono sempre di consolazione, raccendono l'entusiasmo, e non trattando né rappresentando altro che la morte, le rendono, almeno momentaneamente, quella vita che aveva perduta. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/259|259-260]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 349)
*Chi non ha uno [[scopo]] non prova quasi mai diletto in nessuna operazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/268|268]], 10 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 356)
*[...] i beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti, o si corre pericolo o si è in procinto di perderli. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 373)
*[...] la [[felicità e infelicità|felicità o infelicità]] non si misura dall'esterno ma dall'interno. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 374)
*La corruttela de' costumi è mortale alle repubbliche e utile alle tirannie e monarchie assolute. Questo solo basta a giudicare della natura e differenza di queste due sorte di governi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/302|302]], 3 novembre 1820; 1898, vol. I, p. 377)
*L'amore dell'[[ordine]] o l'idea della necessità dell'ordine, che è quanto dire dell'armonia e convenienza, è innata, assoluta, universale, giacché è il fondamento del raziocinio e il principio della cognizione o del giudizio falso o vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/376|376]]; 1898, vol. I, pp. 428-429)
*Dicono che la [[felicità]] dell'uomo non può consistere fuorché nella verità. Così parrebbe, perché qual felicità in una cosa che sia falsa? E come, se il mondo è diretto alla felicità, il vero non deve render felice? Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/326|326]]; 1898, vol. I, p. 393)
*[...] ogni felicità si trova falsa e vana, quando l'oggetto suo giunge ad essere conosciuto nella sua realtà e verità. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/352|352]]; 1898, vol. I, p. 410)
*Ho detto più volte che la [[letteratura francese]] è precisamente letteratura moderna, ed è quanto dire che non è letteratura. Perché considerando bene vedremo che i tempi moderni hanno filosofia, dottrina, scienze d'ogni sorta, ma non hanno propriamente letteratura, e se l'hanno, non è moderna, ma di carattere antico, ed è quasi un innesto dell'antico sul moderno. L'immaginazione, ch'è la base della letteratura strettamente considerata, sì poetica come prosaica, non è propria, anzi impropria de' tempi moderni; e se anche oggi si trova in qualche individuo, non è moderna, perché non solamente non deriva dalla natura de' tempi, ma questa l'è sommamente contraria, anzi nemica e micidiale. E vedete infatti che la letteratura francese, nata e formata in tempi moderni, è la meno immaginosa, non solo delle antiche, ma anche di tutte le moderne letterature. E per questo appunto è letteratura pienamente moderna, cioè falsissima, perché il predominio odierno della ragione, quanto giova alle scienze e a tutte le cognizioni del vero e dell'utile (così detto), tanto nuoce alla letteratura e a tutte le arti del bello e del grande, il cui fondamento, la cui sorgente e nutrice è la sola natura, bisognosa bensì di un mezzano aiuto della ragione, ma sommamente schiva del suo predominio, che l'uccide, come pur troppo vediamo nei nostri costumi e in tutta la nostra vita d'oggidì. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1175|1175]]; 1898, vol. I, p. 461)
*Tutti i moderni ideologi hanno stabilito che le idee o credenze le più primitive, le più necessarie all'azione la più vitale, e quindi tutte le idee o credenze moventi del bambino appena nato, (e così d'ogni altro animale), tutte le idee o credenze determinanti o non determinanti, cioè relative o no all'azione, non vengono altro che dall'esperienza e quindi non sono se non tante conseguenze tirate col mezzo di un raziocinio e di un'operazione sillogistica, da una maggiore ec. (e qui osservate la necessità del [[raziocinio]] ne' bruti). ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/443|443]]; 1898, vol. I, pp. 472-473)
*Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, [[Roma]] non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l'amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 24 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 2)
*{{NDR|A proposito di [[Tacito]]}} Ma neppur egli troverete che, sebbene condanna la tirannia, lodi mai la libertà in persona propria. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 28 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 5)
*Non punir mai l'[[ingiuria]] che non hai meritata, né lasciare impunita quella che hai meritata. Perdona al tuo [[calunnia]]tore, punisci il tuo detrattore. Non far caso di chi ti ''schernisce'' a torto, ma piglia [[vendetta]] di chi ti ''motteggia'' a ragione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/476#476/2|476]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/477|477]], 7 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 14)
*Tutto è [[amor proprio]] nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che [[lusinga]], giova ec. l'amor proprio degli altri. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/508|508]], 15 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 32)
*I [[bambino|fanciulli]] trovano il tutto nel [[nulla]], gli uomini il nulla nel tutto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/527|527]], 19 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 43)
*[...] la [[felicità]] è impossibile a chi la desidera, perché il desiderio, sí come è desiderio assoluto di felicità e non di una tal felicità, è senza limiti necessariamente, perché la felicità assoluta è indefinita e non ha limiti. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/648|648]]; 1898, vol. II, p. 112)
*L'[[egoismo]] è sempre stata la peste della [[società]], e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/670|670]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/671|671]]; 1898, vol. II, p. 123)
*Siccome l'amor patrio o nazionale non è altro che una illusione, ma facilmente derivante dalla natura, posta la società, com'é naturale l'amor proprio nell'individuo, e posta la famiglia, l'amor di famiglia, che si vede anche ne' bruti; cosí esso non si mantiene e non produce buon frutto senza le illusioni e i pregiudizi che naturalmente ne derivano o che anche ne sono il fondamento. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/923|923]]; 1898, vol. II, p. 269)
*[...] il [[pensatore]] non è cosí. Egli cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose. È impossibile ch'egli si contenti delle nozioni e delle verità del tutto isolate. E se se ne contentasse, la sua filosofia sarebbe trivialissima e meschinissima e non otterrebbe nessun risultato. Lo scopo della filosofia (in tutta l'estensione di questa parola) è il trovar le ragioni delle verità. Queste ragioni non si trovano se non se nelle relazioni di esse verità e col mezzo del generalizzare. Non è ella cosa notissima che la facoltà di generalizzare costituisce il pensatore? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/946|946]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/947|947]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 288)
*Per qual ragione è bello il [[Aulo_Cornelio_Celso#De_medicina_libri_octo|Trattato di Celso]], ch'è un trattato di medicina? Forse perché ha ornamenti poetici o rettorici? Anzi, prima di tutto, perché ne manca onninamente e perché ha quel nudo candore e semplicità che conviene a siffatte opere; poi perché è chiaro, preciso, perché ha una lingua ed uno stile puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/949|949]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 290)
*Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare; e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere o significare con [[Punteggiatura|segni]], come fanno i cinesi, la cui scrittura non rappresenta le parole, ma le cose e le idee. Che altro è questo se non ritornare l'arte dello scrivere all'infanzia? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/976|976]]; 1898, vol. II, p. 310)
*La [[convenienza]] al suo fine, e quindi l'utilità ec., è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1165|1165]], 13 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 454)
*E notate che l'uso della [[denaro|moneta]] quanto è necessario a quella che oggi si chiama perfezione dello stato sociale, tanto nuoce a quella perfezione ch'io vo predicando; giacché il detto uso è l'uno de' principalissimi ostacoli alla conservazione dell'uguaglianza fra gli uomini, e quindi degli stati liberi, alla preponderanza del merito vero e della virtù ec. ec. e l'una delle principalissime cagioni che introducono, e appoco appoco costringono la società all'oppressione, al dispotismo, alla servitù, alla gravitazione delle une classi sulle altre, insomma estinguono la vita morale ed intima delle nazioni, e le nazioni medesime in quanto erano nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]], 16 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 460)
*La trattabilità e facilità della [[lingua francese]], ond'ella è così agevole a scriver bene e spiegarsi bene, sì per lo straniero che l'adopra o l'ascolta, sì pel nazionale, non deriva dall'esser ella uno strumento pieghevole e ''souple'' (qualità negatale espressamente dal Thomas) ec., ma dall'essere un piccolo strumento, e quindi manuale, εὐμεταχείριστος, maneggiabile, facile a rivoltarsi per tutti i versi e ad adoprare in ogni cosa ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1232|1232]], 27 giugno 1821; 1898, vol. III, pp. 21-22)
*Chi vuol persuadersi dell'immensa moltiplicità di stili e quasi lingue diverse rinchiuse nella lingua italiana, consideri le opere di [[Daniello Bartoli]] [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1313|1313]], 13 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 82)
*Dividersi perpetuamente i letterati e i poeti, da' filosofi. L'odierna [[filosofia]] che riduce la metafisica, la morale ec. a forma e condizione quasi matematica, non è più compatibile con la [[letteratura]] e la poesia, com'era compatibile quella de' tempi ne' quali fu formata la lingua nostra, la latina, la greca. [...] Ma la filosofia di [[John Locke|Locke]], di [[Gottfried Leibniz|Leibnizio]] ec. non potrà mai stare colla letteratura né colla vera poesia. La filosofia di Socrate partecipava assai della [[natura]], ma questa nulla ne partecipa, ed è tutta ragione. Perciò né essa né la sua lingua è compatibile colla letteratura, a differenza della filosofia di Socrate, e della di lei lingua. La qual filosofia è tale che tutti gli uomini un poco savi ne hanno sempre partecipato più o meno in tutti i tempi e nazioni, anche avanti [[Socrate]]. È una filosofia poco lontana da quello che la natura stessa insegna all'uomo sociale. Si dividano dunque le lingue, e la nostra che tante ne contiene, e così diverse anche dentro uno stesso genere, potrà ben contenere allo stesso tempo una lingua bella, e una lingua filosofica. Ed allora avrà una filosofia, e seguirà ad avere quella poesia, e quella letteratura nella quale ha sempre superato tutte le moderne. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1359|1359]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1360|1360]], 20 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 112)
*Il [[languore]] del corpo alle volte è tale, che senza dargli affanno e fastidio, affievolando le facoltà dell'animo, affievola ogni cura e ogni desiderio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1581|1581]], 28 agosto 1821; 1898, vol. III, p. 246)
*Le pluralità de' mondi, quasi fisicamente dimostrata, come si può accordare col cristianesimo fuori del mio sistema, il quale dimostra che le creature possono esser d'infinite specie, e che Dio esistendo verso noi, come la religione insegna, esiste ancora in tutti i possibili modi, e può avere avuto ed avere con diversissime creature diversissimi e contrari rapporti, e non averne alcuno? Quante verità fisiche, metafisiche ec. ripugnano alla religione, fuori del mio sistema che nega ogni verità e falsità assoluta, ammettendo le relative, e in queste la religione? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1642|1642]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1643|43]]; 1898, vol. III, pp. 283-84)
*[...] la [[memoria]] non è altro che [[assuefazione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1676|1676]], 11 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 303)
*Nessuna [[opinione]] vera o falsa, ma contraria all'opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di [[ripetizione|ripetizioni]] e quindi di assuefazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1720|1720]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Non si vive al mondo che di [[prepotenza]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1721|1721]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Chi più si ama meno può [[amore|amare]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1723|1723]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 333)
*L'insegnare non è quasi altro che assuefare. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1727|1727]], 18 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 334)
*Gli antichi da proposizioni e premesse che conoscevano né più né meno quanto noi deducevano conseguenze contrarissime a quelle che noi ne tiriamo. Ciò mostra ch'essi non conoscevano i rapporti delle proposizioni, altrimenti non potressimo negare le loro conseguenze. Ma chi ci ha detto che noi li conosciamo meglio? come lo sappiamo noi se non a forza di [[Sillogismo|sillogismi]]? Giacché qualunque affermazione o negazione ha bisogno di sillogismo, e ciascun sillogismo contiene tanti sillogismi quanti sono i rapporti delle sue proposizioni fra loro. Cioè bisogna che l'uomo si persuada sempre con un sillogismo, benché tacito, che, se la tal cosa è, anche la tal altra dev'essere. Senza questi sillogismi intermedi nessun sillogismo vale, e siccome questi ordinariamente si omettono o non son giusti, però infiniti sillogismi son falsi, perché non è vero il rapporto che noi, o non sillogizzando punto o falsamente sillogizzando, supponiamo fra la maggiore e la minore, fra queste e la conseguenza. (([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1771|1771]][[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1772|1772]], 22 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 359)
*La [[noia]] è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1815|1815]], 30 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 383)
*La rapidità e la [[concisione]] dello stile piace, perché presenta all'anima una folla d'idee simultanee o così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l'anima in una tale abbondanza di pensieri o d'immagini e sensazioni spirituali, ch'ella o non è capace di abbracciarle tutte e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2041|2041]], 3 novembre 1821; 1898, vol. IV, p. 22)
*La [[lingua latina]] così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come ''Georg''., I, 44: ''et Zephyro putris se glaeba resolvit''. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel ''Zephyro'' significhi ''al zefiro'', ''col zefiro'' ec. Così quell'altra: ''Sunt lacrimae rerum'' ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2288|2288]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2289|2289]], 26 dicembre 1821; 1898, vol. IV, p. 150)
*Il p. [[Daniello Bartoli|Dan. Bartoli]] è il [[Dante]] della prosa italiana. Il suo stile in ciò che spetta alla lingua è tutto a risalti e rilievi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2396|2396]], 22 marzo 1822; 1898, vol. IV, p. 215)
*Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'[[lingua italiana|italiana]] (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2398|2398]], 29 marzo 1822; 1898, vol. IV, pp. 216-217)
*E però [[Plutarco]] [...] non si può recar per modello né di lingua né di stile, essendo però stato forse più filosofo di tutti i filosofi greci, molti de' quali sono esempi di perfettissimo scrivere. Ma non erano così sottili come Plutarco [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2410|2410]], 1 maggio 1822; 1898, vol. IV, p. 224)
*[...] quasi tutte le principali [[scoperta|scoperte]] che servono alla vita civile sono state opere del caso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2602|2602]], 10 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 329)
*Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio [[Stile (scrittura)|stile]]. Bisogna che lo stile sia padrone delle cose [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2611|2611]], 27 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 334)
*Gl'[[Italia|italiani]] non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2923|2923]], 9 luglio 1823; 1898, vol. V, p. 80)
*La ''[[Luís de Camões#I Lusiadi|Lusiade]]'' avrà certo interessato ed interesserà forse anche oggidì i lettori portoghesi, né si può bastantemente lodare lo sfortunato Camoens per l'avere scelto un soggetto così strettamente nazionale, e di più per l'aver saputo adattare e far materia di poema epico un argomento allora modernissimo, qualità che per l'una parte produce estreme difficoltà le quali a molti sono sembrate in un poema epico insuperabili, e per l'altra sommamente contribuirebbe a produrre o singolarmente accrescere l'interesse d'un'epopea, come ancora di un dramma e di qualsivoglia poesia. Ma per li lettori dell'altre nazioni non so quanto nella ''Lusiade'' possa essere l'interesse, né se ne' medesimi portoghesi, mancata la recente memoria di quelle imprese, e raffreddato, come per tutta l'Europa, l'amor nazionale e gli altri sentimenti magnanimi, la ''Lusiade'' produca per ancora un interesse abbastanza vivo, continuo e durabile. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3146|3146]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3147|3147]], 5-11 agosto 1823; 1898, vol. V, pp. 209-210)
*Una [[Lingua (idioma)|lingua]] strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all'immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un'ombra di lingua piuttosto che lingua veramente [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3253|3253]], 23 agosto 1823; 1898, vol. V, p. 275)
*Quello che non può in niun modo la riflessione, può e fa l'[[irriflesione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3520|3520]], 25 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 2)
*Chiunque nel [[pericolo]] in cui non v'è nulla a fare, comparisce diverso da quel ch'ei suole, qualunque ei soglia essere, e qual ch'ei divenga, e quanta che sia questa diversità, non è coraggioso, o in quel caso non ha vero [[coraggio]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3531|3531]], 26-7 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 9)
*[...] il [[piacere]] è sempre o passato o futuro, non mai presente [...].<ref>Anche in ''Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare'', in ''[[Operette morali]]'': «Il piacere è sempre o passato o futuro, e non mai presente».</ref> ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3550|3550]], 29 settembre 1823, Festa di San Michele Arcangelo; 1898, vol. VI, p. 21)
*{{NDR|Su [[Daniello Bartoli]]}} [...] uomo che fra tutti del suo tempo, e fors'anche di tutti i tempi, fu quello che e per teoria e scienza e per pratica, meglio e più profondamente e pienamente conobbe la nostra lingua [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3630|3630]]; 1898, vol. VI, p. 73)
*Il [[fuoco]] è una di quelle materie, di quegli agenti terribili, come l'[[elettricità]], che la natura sembra avere studiosamente seppellito e appartato, e rimosso dalla vista e da' sensi e dalla vita degli animali, e dalla superficie del globo, dove essa vita e la vegetazione e la vita totale della natura ha principalmente luogo, per non manifestarlo o lasciarlo manifestare che nelle convulsioni degli elementi e ne' fenomeni accidentali e particolari, com'è quello de' vulcani, che sono fuor dell'ordine generale e della regola ordinaria della natura. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3645|3645]], 11 ottobre 1823; 1898, vol. VI)
*La [[noia]] è il desiderio della felicità, lasciato, per così dir, puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3715|3715]], 17 ottobre 1823; 1898, vol. VI, p. 127)
*La [[Latinismo|novità tolta prudentemente dal latino]], benché novità assolutissima in fatto, è per le nostre lingue piuttosto restituzione dell'antichità che novità, piuttosto peregrino che nuovo; e veramente (anche quando non sia troppo prudente né lodevole) ha più dell'arcaismo che del neologismo. Al contrario dell'altre novità e degli altri stranierismi ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3867|3867]], 11 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 247)
*L'[[esistenza]] può essere maggiore senza che lo sia la vita. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3927|3927]], 27 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 301)
*Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3990|3990]], 17 dicembre 1823; 1898, vol. VI, p. 361)
*Il tale diceva che noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un [[letto]] duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4104|4104]], 25 giugno 1824; 1898, vol. VII, p. 23)
*Io vivo, dunque io [[speranza|spero]], è un sillogismo giustissimo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4145|4145]], 18 ottobre 1824; 1898, vol. VII, p. 70)
*Il mezzo più efficace di ottener [[fama]] è quello di far creder al mondo di esser già famoso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4153|4153]], [[Bologna]], 21 novembre 1825; 1898, vol. VII, p. 80)
*Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4174|4174]], Bologna, 17 aprile 1826; 1898, vol. VII, pp. 104-105)
*[[Tabagismo|Tabacco]]. Sua utilità. Suoi piaceri: più innocenti di tutti gli altri al corpo e all'animo; meno vergognosi a confessarsi, immuni dal lato dell'opinione; più facili a conseguirsi, di poco prezzo e adattati a tutte le fortune; più durevoli, più replicabili. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4188|4188]], Bologna 13 luglio 1826; 1898, vol. VII, p. 117)
*[[Felicità]] non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur arco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4191|4191]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4192|4192]], 30 agosto 1826; 1898, vol. VII, p. 122)
*[[Risata|Ridete]] franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice ''rider alto'' vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed ''awful'' è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4391|4391]], 23 settembre 1828; 1898, vol. VII, p. 330)
*Ho veduto io stesso un [[canarino]] domestico e mansuetissimo, appena presentato a uno specchio, stizzirsi colla propria immagine, ed andarle contro colle ali inarcate e col becco alto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4419|4419]]; 1898, vol. VII, p. 353)
*È curioso a vedere, che gli uomini di molto [[merito]] hanno sempre le maniere [[semplicità|semplici]], e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4524|4524]], Firenze, 31 maggio 1831; 1898, vol. VII, p. 461)
*Cosa rarissima nella società, un uomo veramente [[sopportazione|sopportabile]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4525|4525]], 16 settembre 1832; 1898, vol. VII, p. 462)
===Citazioni sullo ''Zibaldone''===
*È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente. ([[Giosuè Carducci]])
*A proposito di Leopardi — sia detto senza offesa — trovo che i suoi ''Pensieri di bella letteratura e di varia filosofia'' sono quanto di meglio ci sia per prender sonno ([[Achille Campanile]]).
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Appressamento della morte''===
<poem>Era morta la lampa in Occidente,
E queto 'l fumo sopra i tetti e queta
De' cani era la voce e de la gente:
Quand'i' volto a cercare eccelsa meta,
Mi ritrova' in mezzo a una gran landa,
Bella, che vinto è 'ngegno di poeta.</poem>
===''Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone''===
Tace la fama al presente di [[Giorgio Gemisto Pletone]] costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità degli uomini, siccome, si può dire, ogni cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione. E niuno può assicurarsi, non solo di acquistarla per merito, quantunque grande, ma acquistata eziandio che debba durargli. Certo è che Gemisto fu de' maggiori ingegni e de' più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria, ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia, dove stette gran tempo e morì; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua nuova patria, e medesimamente nelle altre province d'Europa, per quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere.
===''Discorso sopra la Batracomiomachia''===
Quando, dopo aver letta qualche opera di autore sconosciuto, la troviamo interessante e degna di osservazione, siamo tosto spinti dalla curiosità a ricercarne lo scrittore. Avendone rilevato il carattere dall'opera stessa, bramiamo avere un nome a cui applicarlo. Ci duole d'ignorar quello di una persona che c'interessa, e di dover lodare e stimare un Essere anonimo e sconosciuto.
===''Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani''===
In questo secolo presente, sia per l'incremento dello scambievole commercio e dell'uso de' viaggi, sia per quello della letteratura, e per l'enciclopedico che ora è d'uso, sicché ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, letterature e costumi degli altri popoli, sia per la scambievole comunione di sventure che è stata fra' popoli civili, sia perché la Francia abbassata dalle sue perdite, e l'altre nazioni parte per le vittorie, parte per l'aumento della coltura e letteratura di ciascheduna sollevandosi, si è introdotta fra le nazioni d'Europa, una specie d'uguaglianza di riputazione sì letteraria e civile che militare, laddove per lo passato da' tempi di Luigi XIV, cioè dall'epoca della diffusa e stabilita civiltà europea, tutte le nazioni avevano spontaneamente ceduto di onore alla Francia che tutte le dispregiava<ref>In vece che adesso la Francia stessa per le dette cagioni è fatta tollerante e disposta a render giustizia agli stranieri fino a un certo segno, e che questa sua disposizione, perocch'ella segue ancora in parte a dare il tuono all'Europa civile, ne cagiona una simile nelle altre nazioni. {{NDR|N.d.A.}}</ref>;
===''La guerra dei topi e delle rane''===
====(1815)====
<poem>Grande impresa disegno, arduo lavoro:
O Muse, voi dall'Eliconie cime
A me scendete, il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia dei topi e delle rane.</poem>
====(1821-1822)====
<poem>Mentre a novo m'accingo arduo lavoro,
O Muse, voi da l'Eliconie cime
Scendete a me ch'il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia de' topi e de le rane.</poem>
====(1826)====
<poem>Sul cominciar del mio novello canto,
Voi che tenete l'eliconie cime
Prego, vergini Dee, concilio santo,
Che 'l mio stil conduciate e le mie rime:
Di topi e rane i casi acerbi e l'ire,
Segno insolito a i carmi, io prendo a dire.</poem>
===''Paralipomeni della Batracomiomachia''===
''1<br />Poi che da' granchi a rintegrar venuti<br />Delle [[rana|ranocchie]] le fugate squadre,<br />Che non gli aveano ancor mai conosciuti,<br />Come volle colui ch'a tutti è padre,<br />Del topo vincitor furo abbattuti<br />Gli ordini, e volte invan l'opre leggiadre,<br />Sparse l'aste pel campo e le berrette<br />E le code topesche e le basette;<br /><br />2<br />Sanguinosi fuggian per ogni villa<br />I topi galoppando in su la sera,<br />Tal che veduto avresti anzi la squilla<br />Tutta farsi di lor la piaggia nera:<br />Quale spesso in parete, ove più brilla<br />Del Sol l'autunno la dorata sfera,<br />Vedi un nugol di mosche atro, importuno,<br />Il bel raggio del ciel velare a bruno.''
===''Storia di un'anima''===
Incomincio a scrivere la mia Vita innanzi di sapere se io farò mai cosa alcuna per la quale debbano gli uomini desiderare di aver notizia dell'essere, dei costumi e dei casi miei. Anzi, al contrario di quello che io aveva creduto sempre per lo passato, tengo oramai per fermo di non avere a lasciar di me in sulla terra alcun vestigio durevole.
==Citazioni su Giacomo Leopardi==
*A qual grado fu l'affetto di lui verso l'Italia, nel quale non si stimava secondo ad alcuno?<ref>Lettera del Viesseux, 5 gennaio 1824. {{NDR|N.d.A.}}</ref> Il pessimismo avea inghiottito questo come tutti gli altri affetti. All'infuori dell'orazione agli Italiani nel 1815, tonante contro i tiranni, del progetto sfumato d'un inno alla Grecia, e delle accademiche canzoni civili della prima giovinezza, si potrà spigolare nell'opera leopardiana qualche accenno patriottico; ma i moti del '21 non lo scuotono affatto, nel 1831 quando la provincia fa conto, come notammo, sull'azione politica di lui, egli chiede che se ne scordino<ref>Lettera al padre, 29 marzo 1831. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, e conviene col padre nel dar del fanatico all'eroico Broglio D'Ajano, caduto ad Anatolico per l'indipendenza ellenica<ref>Lettera del 22 luglio 1828. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Ad un attento esame [...], l'estetica del Leopardi sembra per un lato confondersi con la ricerca che l'artista fa di sé medesimo, per l'altro, con quella che l'uomo fa di una teoria che lo salvi dalla disperazione e dall'inerzia. Così nelle pagine dello ''Zibaldone'' crediamo di scorgere piuttosto un ideale d'arte che un concetto dell'arte, piuttosto una commossa celebrazione del potere vivificatore della poesia che una soddisfacente definizione dell'attività estetica. ([[Mario Fubini]])
*C'è poi quel lamentoso Leopardi, scrittore garbato, pulito e elegante, te lo concedo; ma come frigido, come diaccio e brullo! ([[Leo Ferrero]])
*C'era, nei muscoli, nei nervi e nel cervello di Giacomo, una dovizia di energia che si esprimeva all'esterno colla predilezione di esercizi fisici e con una personalità vigorosa. Nei giuochi e nelle finte battaglie romane, che si svolgevano entro il recinto del «paterno giardino», egli si dava la parte del leone; nelle rappresentazioni storiche si metteva sempre primo, era sempre il «trionfatore», che menava pugni sonori e ingiurie sul fratello e sugli altri ragazzi, i quali, come finti sudditi o schiavi, seguivano il suo carro. Nelle favole meravigliose, che, fanciullo di otto nove anni, aveva l'abilità di ordire e di raccontare extemporaneamente, e negli attori delle quali soleva personificare i caratteri di quelli che lo attorniavano, la parte eroica del dominatore e prepotente ''Filzèro''<ref>Teresa Teja Leopardi, ''Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia'', pag. 31-33. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che ne dava a tutti e non le buscava da alcuno, la riserbava a se stesso. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Che Giacomo, da fanciullo, non fosse gobbo, né tampoco goffo di spalla, concordano in dire quanti si ricordano di averlo conosciuto. Se, poi, col crescere, incurvò, la ragione dee interamente cercarsi nell'aver egli, nascendo, portato con sé i germi della rachitide.<br>Del resto, chi più e chi meno, tutti i Leopardi, per difetto di nascita, furono rachitici. ([[Camillo Antona Traversi]])
*Con un po' di esercizio è possibile prendere lezioni di ottimismo anche da Giacomo Leopardi. ([[Gianni Rodari]])
*È stato considerato talvolta il Leopardi come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione cosi condensata e violenta, cosi estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. ([[Benedetto Croce]])
*Fra i poeti italiani, [[Dante Alighieri|Dante]] compreso, è il solo che manifesta nell'opera sua, fuse in un equilibrio quasi perfetto, le tre virtù tecniche essenziali: la virtù pittorica, la musicale e la scultorea. Se si volesse sottilizzare e compiere uno studio dettagliato sul genio leopardiano, noi vedremmo che egli è singolarmente un poeta pittore, ma questa sua virtù innata soverchia di poco la virtù musicale e la scultorea per cui si può asserire senza esitazione che Giacomo Leopardi, riguardo alla tecnica della poesia, non è il genio più vasto, ma il più equilibrato che vanti la nostra letteratura, più equilibrato dello stesso Dante che pur lo soverchia di tanto nella forza e nell'immediatezza della rappresentazione. ([[Adolfo Padovan]])
*{{NDR|Sul rapporto fra Giacomo e il padre Monaldo}} Giacomo era il suo doppio: il suo doppio compiuto. Era un sogno terribile. Pretendere che un figlio – un figlio che il destino gli aveva affidato come una persona diversa da lui, composta di qualità a cui mille casi contribuivano, un figlio che avrebbe dovuto abitare nella sua casa come un estraneo avventuroso e felice – diventasse la persona che lui non era riuscito ad essere. ([[Pietro Citati]])
*Il credo estetico del Leopardi si ricongiunge al suo credo morale, anzi, in certo senso, non è che una diversa formulazione: ciò ha ben veduto il [[Giulio Augusto Levi|Levi]], il quale crede che l'abbandono della teoria della poesia come imitazione derivi da quella che è per lui la filosofia propria del Leopardi, un ragionato e conscio individualismo, per cui il poeta supererebbe la negazione del suo pessimismo con l'affermazione del valore intrinseco della personalità umana. ([[Mario Fubini]])
*Il {{maiuscoletto|Leopardi}} e il [[Alessandro Manzoni|{{maiuscoletto|Manzoni}}]] {{sic|dànno}} nome ciascuno a un capitolo della nostra storia letteraria contemporanea. Accadde in entrambi la medesima cosa: ebbero, cioè, l'uno e l'altro una ''conversione letteraria'' e una ''conversione filosofica''. Nella prima tennero via parallela; nella seconda diametralmente opposta. Esordirono ambedue scrittori stranieri e mezzo infrancesati, e finirono schiettamente italiani e originali. L'uno, il {{maiuscoletto|Leopardi}}, cominciò con l'essere cristiano e non tardò quasi a divenire scettico: l'altro, il {{maiuscoletto|Manzoni}}, cominciò con l'essere scettico, o indifferente, e non tardò a divenire cristiano. ([[Clemente Benedettucci]])
*Il Leopardi è sempre solo ne' suoi scritti. Da quando la sua arte poetica, le sue lettere, le prose sue incominciano ad essere quello che sono nell'alta stima del pubblico letterato e non letterato, tutta la produzione leopardiana è la produzione dell'''uomo solo''. ([[Paolo Orano]])
*Il Leopardi rimane il primo vero paesista nella lirica italiana. Mentre nell'arte la pittura del paesaggio cominciava, e tentava di renderne la poesia col colore, con le sfumature del colore, il Leopardi rendeva squisitamente, nel verso, la poesia del paesaggio, con la limpida frase precisa e con la sfumatura della frase, raggiungendo la perfezione. ([[Raffaello Barbiera]])
*Il Leopardi stimava, che la vita per sé sola non fosse un bene; unico bene la felicità. E perché la felicità, secondo che egli scrive in più luoghi, non solo non è {{sic|raggiugnibile}}, anzi non è dato all'uomo di scampare in veruna guisa, né per verun tempo {{sic|ancoraché}} brevissimo, dalle strette del dolore, ne conseguita, che la vita, la quale era per ciò, come a dire, il campo e la materia su cui esercitavisi e regnava esso il dolore, dovesse egli infine venire a giudicarla un male, e che la morte, la quale spegnendo la vita, cessava il dolore, altresì dovesse per necessaria conseguenza stimarla un bene. ([[Paolo Emilio Castagnola]])
*Il massimo poeta scienziato di ogni tempo fu ovviamente quel genio di Giacomo Leopardi, che da adolescente già produceva dissertazioni filosofiche sorprendenti: Sopra l'attrazione, Sopra l'estensione, Sopra l'idrodinamica, Sopra i fluidi elastici, Sopra la luce, Sopra l'elettricismo, per arrivare alla dura condanna della Natura («''O natura, o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?''») e alla conclusione che meno si conosce più si è felici, e i più felici erano gli antichi. ([[Massimiliano Parente]])
*Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero. ([[Guido Ceronetti]])
*Io non dirò certo una cosa peregrina, dichiarando che senza [[Monaldo Leopardi|Monaldo {{NDR|Leopardi}}]] non sarebbe stato Giacomo; ma io voglio dire che non poca parte dell'anima di Giacomo si spiega e si comprende guardando a Monaldo, e che in questo troviamo quasi i germi, che maturarono poi gloriosamente nel grande figliuolo. ([[Carlo Pascal]]
*Io per me rido di tutti...; ma quel povero Giacomo, che vivo non toccò mai nessuno, e morto non si può difendere! ([[Pietro Giordani]])
*Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>[[Dante Alighieri|Dante]] è capito con le prime [...]. Leopardi con la seconda; è inutile che vogliate servirvi di storia contemporanea e di vita pubblica. L'arte, la grandezza, dite pure il genio di Leopardi, sono spiegabili soltanto con l'individuo Giacomo Leopardi. ([[Paolo Orano]])
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il Leopardi è più religioso del [[Benedetto Croce|Croce]]. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà europea porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. ([[Antonio Gramsci]])
*Nessun prete voleva riceverlo in chiesa. Il [[Antonio Ranieri|Ranieri]] parlò a parecchi parrochi, e tutti no: gli fu indicato quello di San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comperò triglie e calamai, e ne mandò un bel regalo al parroco, il quale si lasciò persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto la porta della chiesa. Così per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura. Queste cose me le diceva il Ranieri, ed è bene che il mondo le sappia queste cose. ([[Luigi Settembrini]])
*Noi, fatta qualche eccezione per la seconda metà del settecento, se pur c'è da farla, non abbiamo avuto fino al Leopardi un solo lirico intimo, nel vero senso della parola. ([[Giacomo Barzellotti (filosofo)|Giacomo Barzellotti]])
*Non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del Leopardi è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. ([[Benedetto Croce]])
*Nonostante la sua filosofia negativa, il Leopardi quanto a cose d'ordine estetico fu, come ho notato dianzi, tutt'altro che pessimista, quanto a cose d'ordine morale e civile non fu pessimista in tutto. E se, esagerando, disse «che il mondo è una lega di birbanti contro i buoni», non però disamava gli uomini, e anzi augurava che si collegassero fraternamente insieme, per opporsi ai mali inerenti alla vita e per mitigarli. Nella negazione troppo assoluta del progresso, rispetto alla felicità delle masse tanto vantata ne' suoi tempi, esprime un concetto profondamente umanitario e moderno, e possiamo dire insito nei principii del socialismo, dicendo di non saper comprendere come quella felicità si possa conseguire senza la felicità degl'individui. ([[Giovanni Mestica]])
*Per Leopardi scrivere una pagina sola, o comporre una strofa, non era un'avventura, così neppure era un'avventura vivere. Alla vita sapeva sopra tutto quello che non poteva chiedere, e di quali pericoli era gravato quel poco bene. Gli mancava la bella confidenza: ma, in compenso, gli era stato dato in sorte un dono: quello di sorridere e fantasticare. ([[Giuseppe De Robertis]])
*Questa {{NDR|per [[Fanny Targioni Tozzetti]]}} fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la [[Teresa Carniani|Malvezzi]]; è una passione pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo e timido, perché conscio de la propria inferiorità materiale e dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella dovette comprender benissimo, poiché il Leopardi stesso aveva certa coscienza di esser stato capito.<br>Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere a quel disgraziato affetto. ([[Emma Boghen Conigliani]])
*Se c'è un poeta moderno la cui opera dia l'impressione di muoversi a un tempo, per un miracoloso dono d'ubiquità, nelle sfere ideali che abbiamo simboleggiato con le formule di canzoniere e poesia pura, quel poeta è Giacomo Leopardi. ([[Renato Poggioli]])
*Si direbbe che dopo un intervallo di secoli il Leopardi ritrovasse il segreto della greca perfezione, formando su greci modelli opere che emulano quelle dell'antichità nella purezza dei contorni, nel rilievo delle immagini, nella vivacità del colore, ma di moderno hanno la materia e il significato. Veemente allorché la passione lo commuova, tenero quando lo assalgano meste ricordanze, cupamente profondo ove mediti i destini dell'uomo sulla terra, sottile indagatore dei moti dell'animo, con sobrietà somma efficace descrittore dei varj aspetti della natura, in ogni suo poetico componimento è il Leopardi perfetto, si che nulla ti paja dover aggiungere, nulla togliere; e mentre la parola riproduce preciso il pensiero, il metro variamente ne seconda lo svolgersi e l'atteggiarsi. ([[Alessandro D'Ancona]])
*Sono convinto che Giacomo Leopardi sia un amante straordinario della vita, un pessimista allegro, in pratica un ottimista. ([[Giancarlo Giannini]])
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
*Tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. ([[Giulio Bertoni]])
*Tutto Leopardi è un momento della polemica tra Socrate e i Dicasti, tra Gesù e i Farisei, tra Bruno e Bellarmino: la gran battaglia tra Lao-tse e Confucio, cioè tra l'uomo spontaneo e il funzionario. ([[Massimo Bontempelli]])
*Un libro su Leopardi non può cominciare che come un'opera buffa: preferibilmente di Gioachino Rossini, che era nato vicino a Recanati, a Pesaro, e poi aveva infiammato Milano, Roma, Parigi e tutto il mondo musicale. Il protagonista di questa opera buffa non è Giacomo, sebbene amasse sino alle lacrime Il barbiere di Siviglia e La donna del lago, ma suo padre Monaldo, nato a Recanati nel 1766 da un'antica famiglia che risaliva, o diceva di risalire, al tredicesimo secolo. ([[Pietro Citati]])
*Venuto a contatto con gli intellettuali progressisti del gabinetto Vieusseux, Leopardi invece di rifiorire a nuova vita, si chiuse, dopo il primo entusiasmo, ancora di più nella propria solitudine. ([[Giacinto Spagnoletti]])
===[[Francesco De Sanctis]]===
*Leopardi e [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] sono una cosa. Quasi nello stesso tempo l'uno creava la metafisica e l'altro la poesia del dolore. Leopardi vedeva il mondo così, e non sapeva il perché. Arcano è tutto fuorché il nostro dolor. Il perché l'ha trovato Schopenhauer con la scoperta del Wille.
*Leopardi ragiona col senso comune, dimostra così alla buona come gli viene, non pensa a fare effetto, è troppo modesto, troppo sobrio. Lo squallore della vita che volea rappresentare si riflette come in uno specchio in quella scarna prosa; il suo stile è come il suo mondo, un deserto inamabile dove invano cerchi un fiore.
*Leopardi s'incontra ne' punti sostanziali della sua dottrina con Schopenhauer; ma gli sta di sotto per molti rispetti. Primamente Leopardi è poeta; e gli uomini comunemente non prestano fede ad una dottrina esposta in versi; ché i poeti hanno voce di mentitori.
*Perché Leopardi produce l'effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. E non puoi lasciarlo, che non ti senta migliore; e non puoi accostartegli, che non cerchi innanzi di raccoglierti e purificarti, perché non abbi ad arrossire al suo cospetto. È scettico, e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti. Ha così basso concetto dell'umanità, e la sua anima alta, gentile e pura l'onora e la nobilita. E se il destino gli avesse prolungata la vita infino al quarantotto, senti che te l'avresti trovato accanto, confortatore e combattitore. Pessimista od anticosmico, come Schopenhauer, non predica l'assurda negazione del Wille, l'innaturale astensione e mortificazione del cenobita: filosofia dell'ozio che avrebbe ridotta l'Europa all'evirata immobilità orientale, se la libertà e l'attività del pensiero non avesse vinto la ferocia domenicana e la scaltrezza gesuitica. Ben contrasta Leopardi alle passioni, ma solo alle cattive; e mentre chiama larva ed errore tutta la vita, non sai come, ti senti stringere più saldamente a tutto ciò che nella vita è nobile e grande. L'ozio per Leopardi è un'abdicazione dell'umana dignità, una vigliaccheria; Schopenhauer richiede l'occupazione come un mezzo di conservarsi in buona salute.
===[[Arturo Farinelli]]===
*La sensibilità per ogni suono era nel Leopardi inaudita, e l'anima come da un vivido raggio tutta ne rimaneva penetrata. Forse quelle voci, quei suoni che lontanando morivano, la mesta melodia che salutava la luce estrema, fuggente, agivano con forza arcana perché risonanti nell'alta quiete e nel silenzio, e popolavano d'un tratto le solitudini che rendevano più misteriose e profonde; poi si estinguevano e il silenzio raddoppiava.
*Non conveniva un gran mondo a questo poeta assorto nell'eremo dell'anima, tutto intimità e fervoroso e doloroso raccoglimento. Lo sbigottisce lo strepito; lo spaurano i grandi spettacoli; dove è solitudine, alto silenzio, profonda quiete si ritrae pensoso, e pende, attiva lo spirito. Ad ogni più lieve stimolo il sentimento è desto; ogni più minuta cosa colpisce il suo sguardo che l'afferra limpidissima. Fuori della sua concentratissima sfera di vita la visione gli si turba, il dilettoso fantasma gli {{sic|vanisce}}. Non distoglietelo; preservatelo dalla folla; lasciategli la sua piccola isola di contemplazione, dove si rifugia e dove giungon morte le onde dei rumori mondani. Idillica l'anima, all'idillio si atteggia la natura che lo attrae, lo commuove e gli divien famigliare. Il suo ermo colle, la sua siepe, il suo rialto sovra l'erbe, dove ama sedere e assorbirsi, solingo e muto, la sua distesa di prato che verdeggia, il suo ciel sereno, il suo sole che indora le vie e gli orti, la sua tacita, chiara e bianca luna, quei suoi lembi di campagna che dischiudono un ampio orizzonte, il mar da lungi, il monte; che altro occorreva al «promeneur solitaire» di Recanati, per suscitare fantasmi allo spirito, affetti al cuore?
*Se badate, sono le piccole, tenuissime cose, le scene più intime e romite quelle a cui più si affeziona. Il paesaggio più semplice e disadorno può suscitargli la commozione più viva e più dolce; la vibrazione dell'anima più intensa muove talora da una immagine lieve, tenerissima, da un fuggevole tocco, da un suono leggerissimo, da un minimo ricordo, soave o doloroso. Ai superlativi del sentimento nella lirica che gli sgorga nella pienezza del cuore fanno riscontro i diminutivi che trasceglie e vezzeggia: la gallinella, il villanello, la donzelletta, il vecchierello, i mugoletti, la finestrella sopra la scaletta. Questa risonanza profonda nell'anima dei più minuti, o comuni spettacoli forma l'incanto maggiore della poesia del Leopardi.
===[[Giulio Augusto Levi]]===
*Alcuni dei germi più preziosi del pensiero cristiano si erano [...] meravigliosamente abbarbicati nell'animo del Leopardi, come nel più propizio dei terreni: questi erano un amore spasimato, com'egli diceva, della virtù<ref>Lettera al conte Xaverio Broglio d'Ajano del 13 agosto 1819. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, una focosa aspirazione alla purezza, un desiderio del sacrifizio, una misera stima del mondo<ref>Canzone ''Per una donna inferma di malattia lunga e mortale'', in fine, in ''Scritti vari'', p. 35. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, la brama del Bello e del Bene assoluto. Quest'ultima guidò le sue riflessioni intorno alla filosofia sensista; dove si occupò principalmente di chiarire quale origine rimanesse assegnata alle idee del Bello e del Buono. Come si vide pervenuto alla conclusione che tutti i nostri giudizi sono relativi e frutti di assuefazione, e che il Bello e il Buono assoluto non esistono, non senza terrore ne ricavò la conseguenza che Dio stesso, creduto fino allora tipo ed origine di ogni perfezione, non esiste. Una simile conclusione gli ripugnava talmente, che tentò subito di restaurare il concetto della Divinità sopra un nuovo fondamento; supponendo che l'essenza di essa consistesse nell'infinita possibilità, dalla quale deduceva l'onnipotenza; e ne abbozzava un sistema che gli sembrava quadrare, anzi essere il necessario fondamento delle verità cristiane.
*Chi consideri le circostanze della sua giovinezza, può trovare da ammirare, che uno spirito cotanto bisognoso del Bene sopramondano non si volgesse naturalmente alla religione. Nella casa paterna, ch'egli amò teneramente anche quando non poté più tollerare di vivere a Recanati, si può dire che si respirasse un'aria impregnata di severo spirito cristiano. La madre governava sé e la famiglia con principi e massime ascetiche. Il padre era una nobile tempra d'uomo; appassionato degli studi, autore di numerosi scritti di argomento politico storico religioso, zelantissimo della cosa pubblica, scrivendo e operando con fiera indipendenza e incontaminata purezza. Il fanciullo Giacomo cresceva a quell'esempio fra i gravi in-folio della biblioteca adunata da Monaldo, immerso negli studi di antiche letterature e di storia ecclesiastica, guardato con orgogliosa compiacenza dal padre, il quale senza dubbio sognava grandezze di carriera ecclesiastica per il precoce e infaticabile primogenito.
*Il Leopardi, come [[Dante Alighieri|Dante]], volle essere pensatore e uomo prima che poeta: e nessuna cosa sentì più amaramente, che le sue opinioni esser messe da banda con dirle un effetto delle sue personali sventure<ref>Lettera al De Sinner del 24 maggio 1832. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
*Negli ultimi anni sentì chiaramente di aver fatto parte per se stesso, e di essere spiritualmente solo. Combatté con amara satira così i molli e nebulosi restauratori della religione, come i superficiali lodatori della scienza e delle sue virtù benefiche. – Il suo argomento capitale contro la fede cristiana nel Dio redentore, che dopo la [[Sistema eliocentrico|scoperta di Copernico]] non sia più lecito attribuire alla terra e all'uomo una condizione di privilegio fra gli esseri, è molto debole: perché confonde l'ordine fisico con l'ordine spirituale. Credo che realmente la sua miscredenza avesse una radice più profonda, in un libero atto iniziale, a cui si mantenne sempre fedele con onesta coerenza: risoluto di vivere e di operare per gli uomini del suo tempo, si mise prima alla loro scuola, e accettò la tendenza prevalente nel mondo moderno di affidarsi unicamente al lume della propria ragione: onde poi si vantava di avere apertamente ripudiato quelle credenze che molti ancora simulavano, per non potersi adattare alle cerimonie, e voler scrivere in lingua moderna, non dei tempi troiani <ref>''Dialogo di Timandro e di Eleandro''. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
===[[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]===
*Leopardi è ancora solo. La sua poesia sarà sempre in alto e sola, nell'eternità.<br>Che grande errore imporla nelle scuole, trascinare la dolente pensosa figura del poeta per le chiuse aule scolastiche dove è appena lecito declamare per esercitazioni mnemoniche e oratorie: ''Ancor dal monte...''<ref>Carducci, ''Alle fonti del Clitumno''.</ref> o ''Agile e solo vien di colle in colle...''<ref>Carducci, ''La chiesa di Polenta''.</ref> Habent sua fata pöetae. Non c'è al mondo altra poesia più della leopardiana lontana dalla scuola e dalla mentalità scolastica, se togli la canzone all'Italia e l'altra per il monumento di Dante; eppure il destino del Leopardi è stato questo: che il riconoscimento della grandezza della sua poesia dovesse essere ufficiale, incominciando dalla scuola, sulla cui soglia la si abbandona quando si entra nella vita.
*Nessun amore del Leopardi risulta poeticamente giustificato. Fantasie, sogni torbidi, vaneggiamenti: amore no. Nessuna figura di donna ha lasciato nell'anima e nel corpo del poeta un solco profondo. Non possiamo immaginare che vergine il Leopardi: vergine nella carne e nell'anima, con le labbra sottilissime immuni di contatto carnale. In poesia figure di donne passano fugacemente e vaniscono: Silvia, Nerina, Geltrude Cassi e qualche altra. Apparizioni. Dico che questi amori, vissuti forse realmente ma non poeticamente appieno, e passati così, inani, non giustificano empiricamente questo inabissamento e {{sic|annihilamento}} del mondo, dello spazio, del tempo, della propria personalità e del mondo esteriore, ridotti al nulla eterno, alla indifferenza assoluta, alla non esistenza. Che diventa materia di poesia. Nella distruzione tragica del mondo circostante, tempo e spazio, qualche cosa si salva, vien su da tanta feroce e voluttuosa rovina, la coscienza di sé, la coscienza dell'intimo individuale dolore.
*Tolte le canzoni di carattere patriottico ed encomiastico, il mondo poetico del Leopardi si riduce a quello morale e a quello sentimentale - critico che è assorbito dal primo perché le donne amate dal poeta sono come foglie cadute, figure di cose passate, travolte dalla morte, tornate nel nulla. E queste figure di donne senza contorni, senza qualità speciali, inindividuate, non sono mai il centro di una rappresentazione di arte, ma pure entrando direttamente nella emozione e nella ispirazione del poeta, restano poi fuori della poesia alla quale non importa che cantare il pensiero dominante: il nulla, il vuoto, nulla l'amore, nulla l'illusione, nulla la gloria.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/appressamento-della-morte/ Appressamento della morte]'', Book editore, Castel Maggiore (Bo), 1998.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Canti (Leopardi - Donati)|Canti]]'', edizione critica, a cura di Alessandro Donati, Bari, Laterza, 1917.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone|Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone]]'', in ''Pensieri, Moralisti greci'', a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari, 1932.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-la-batracomiomachia/ Discorso sopra la Batracomiomachia]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-lo-stato-presente-dei-costumi-deglitaliani/ Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1969.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=5xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. I], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=_xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. II], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-de-topi-e-delle-rane-1821-1822/ Guerra de' topi e delle rane (1821-1822)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/la-guerra-dei-topi-e-delle-rane-poema-1815/ La guerra dei topi e delle rane. Poema (1815)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-dei-topi-e-delle-rane-1826/ Guerra dei topi e delle rane (1826)]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''Lettere al fratello Carlo'', Edizioni Osanna Venosa, Venosa, 1997. ISBN 88-8167-189-1
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Pensieri (Leopardi)|Pensieri]]'', a cura di Marilena Salvarezza, Biblioteca Italiana Tascabile, Milano, 1995.
*Giacomo Leopardi, ''[http://ww2.bibliotecaitaliana.it/xtf/view?docId=bibit001598/bibit001598.xml&chunk.id=d52e212&toc.id=d52e212&brand=newlook Storia dell'astronomia]'', BibliotecaItaliana.it.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/storia-di-unanima-memorie/ Storia di un'anima]'', a cura di Plinio Perilli, Carlo Mancosu Editore, Roma, 1993.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu|Zibaldone]]'' (col titolo di ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''), a cura di [[Giosuè Carducci]], Volumi I-VII, Le Monnier, Firenze, 1898.
==Voci correlate==
*[[Adelaide Antici Leopardi]] – madre
*[[Carlo Leopardi]] – fratello
*[[Monaldo Leopardi]] – padre
*[[Paolina Leopardi]] – sorella
*[[Pierfrancesco Leopardi]] – fratello
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Canti (Giacomo Leopardi)|''Canti''}}
{{Pedia|Operette morali}}
{{Pedia|Paralipomeni della Batracomiomachia}}
{{Pedia|Pensieri (Leopardi)|''Pensieri''}}
{{Pedia|Zibaldone}}
{{vetrina|15|ottobre|2005|poeti|scrittori}}
{{DEFAULTSORT:Leopardi, Giacomo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Glottologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
[[Categoria:Personalità dell'ateismo]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
tkk7d9is89mct7y66ftx0bcr6puzn1z
1428152
1428150
2026-10-02T15:15:34Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giacomo Leopardi */ Giulio Bertoni: l'arte del Leopardi
1428152
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Leopardi, Giacomo (1798-1837) - ritr. A Ferrazzi, Recanati, casa Leopardi.jpg|thumb|upright=1.4|Giacomo Leopardi]]
'''Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi''' (1798 – 1837), poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano.
==Citazioni di Giacomo Leopardi==
*{{NDR|[[Ultime parole]], rivolte alla sorella di [[Antonio Ranieri]]}} Aprimi quella finestra... fammi veder la luce.<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto'', Hoepli, 1921, p. [https://archive.org/details/chilhadettotesor00fumauoft/page/286 286].</ref>
*[[Credere]] una cosa perché si è udito dirla, e perché non si è avuta cura di esaminarla, fa torto all'intelletto dell'uomo.<ref group="fonte">Da ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000088 Saggio sugli errori popolari degli antichi]'', in ''Tutte le opere'', a cura di Lucio Felici, Lexis Progetti Editoriali, Roma, 1998. ISBN 88-87083-04-5.</ref>
*{{NDR|A [[Vittorio Alfieri]]}} ''E tu nemica | la sorte avesti pur: ma ti rimbomba | fama che cresce e un dì fia detta antica.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Puerili (Leopardi)/Letta la vita di V. Alfieri|Letta la vita dell'Alfieri scritta da esso]]''.</ref>
*La condizione progressiva della società non mi riguarda affatto. La mia, se non è retrograda, è eminentemente stazionaria.<ref group="fonte">Da una lettera del maggio 1833 a Charlotte Bonaparte; citato in [http://www.ilgiornale.it/news/leopardi-progressista-e-razionalista-mito-sfatato.html ''Leopardi progressista e razionalista? Un mito sfatato''], ''il Giornale.it'', 20 luglio 2010.</ref>
*Non mi dir più che m'abbia cura, perché son [[guarigione|guarito]] e sano come un pesce in grazia dell'aver fatto a modo mio, cioè non aver usato un cazzo di medicamenti [...].<ref group="fonte">Da ''Lettere al fratello Carlo'', p. 43.</ref>
*{{NDR|La [[catacresi]]}} [...] la qual figura differisce sostanzialmente dalla [[metafora]], in quanto la metafora trasportando la parola a soggetti nuovi e non propri, non le toglie per questo il significato proprio (eccetto se il metaforico a lungo andare non se lo mangia, connaturandosi col vocabolo) ma, come dire, glielo accoppia con un altro o con più d'uno, raddoppiando o moltiplicando l'idea rappresentata da essa parola. Doveché la catacresi scaccia fuori il significato proprio e ne mette un altro in luogo suo; talmente che la parola in questa nuova condizione esprime un concetto solo come nell'antica, e se lo appropria immediatamente per modo che tutta quanta ell'è, s'incorpora seco lui. [...] Laddove se tu chiami lampade il sole, come fece [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], quantunque la voce «lampade» venga a dimostrare il «sole», non perciò si stacca dal soggetto suo proprio, anzi non altrimenti ha forza di dare ad intendere il sole, che rappresentando quello come una figura di questo. E veramente le metafore non sono altro che similitudini o comparazioni raccorciate.<ref group="fonte">Da ''Annotazioni alle Canzoni (1824-25)'', in ''Canti'', a cura di [[Leone Ginzburg]], Gius. Laterza & Figli, Bari, 1938, [[s:Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/206|p. 200]].</ref>
*Molti provano un sentimento d'indignazione vedendo il cenere del [[Torquato Tasso|Tasso]], coperto e indicato non da altro che da una pietra larga e lunga circa un palmo e mezzo, e posta in un cantoncino d'una chiesuccia. Io non vorrei in nessun modo trovar questo cenere sotto un mausoleo. Tu comprendi la gran folla di affetti che nasce dal considerare il contrasto fra la grandezza del Tasso e l'umiltà della sua sepoltura. Ma tu non puoi avere idea d'un altro contrasto, cioè di quello che prova un occhio avvezzo all'infinita magnificenza e vastità de' monumenti romani, paragonandoli alla piccolezza e nudità di questo sepolcro. Si sente una trista e fremebonda consolazione pensando che questa povertà è pur sufficiente ad interessare e animar la posterità, laddove i superbissimi mausolei, che Roma racchiude, si osservano con perfetta indifferenza per la persona a cui furono innalzati, della quale o non si domanda neppur il nome, o si domanda non come della persona ma del monumento. Vicino al [[Tomba di Torquato Tasso|sepolcro del Tasso]] è quello del poeta [[Alessandro Guidi|Guidi]], che volle giacere ''prope magnos Torquati cineres'', come dice l'iscrizione. Fece molto male. Non mi restò per lui nemmeno un sospiro. Appena soffrii di guardare il suo monumento, temendo di soffocare le sensazioni che avevo provate alla tomba del Tasso.<ref group="fonte">Dalla lettera al fratello Carlo, Roma, 20 febbraio 1823; citato in W. Binni, ''Note leopardiane I. La lettera del 20 febbraio 1823'', «La Rassegna della letteratura italiana», a. LXVII, serie VII, n. 2, Firenze, maggio-settembre 1963, pp. 193-199. Disponibile su ''[https://www.ilponterivista.com/ocwb/data/01-Leopardi%201934-1997/13-La%20lettera%20del%2020%20febbraio%201823/13-01.html ilponterivista.com]''.</ref>
*{{NDR|Sul [[Epitteto#Manuale|''Manuale di Epitteto'']]}} Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo.<ref group="fonte">Dal ''Preambolo del volgarizzatore'' al ''Manuale di Epitteto'', in ''Opere di Giacomo Leopardi'', vol. II, Le Monnier, 1865, [https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&pg=213#v=onepage&q&f=false p. 213].</ref>
*{{NDR|Al fratello [[Carlo Leopardi|Carlo]]}} Ti felicito sommamente del tuo nuovo amore, e altrettanto mi dispiacerebbe che a Pasqua fosse cominciata per te la Quaresima. Veramente non so qual migliore occupazione, si possa trovare al mondo che quella di fare all'amore, sia di primavera o d'autunno; e certo che il parlare ad una bella ragazza vale dieci volte più che girare, come io fo, attorno all'Apollo di Belvedere ed alla Venere Capitolina.<ref group="fonte">Rispondendo, il 5 aprile 1823, ad una lettera del fratello Carlo, che gli aveva narrato di un suo amore non platonico; citato in [[Giovanni Mestica]], ''Studi leopardiani'', [https://archive.org/details/studileopardian01mestgoog/page/105/mode/1up pp. 105-106].</ref>
==''Canti''==
===I – ''All'Italia''===
*''Piangi, che ben hai donde, [[Italia]] mia.'' (v. 18)
*''L'armi, qua l'armi: io solo | combatterò, procomberò sol io. | Dammi, o ciel, che sia foco | agl'italici petti il sangue mio''. (vv. 37-40)
===III – ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di [[Cicerone]] della Repubblica''===
*''Italo ardito, a che giammai non posi | di svegliar dalle tombe | i nostri padri? ed a parlar gli meni | a questo secol morto, al quale incombe | tanta nebbia di tedio?'' (vv. 1-5)
*''Ahi ahi, ma conosciuto il mondo | non cresce, anzi scema, e assai più vasto | l'etra sonante e l'alma terra e il mare | al fanciullin, che non al saggio appare.'' (vv. 87-90)
*''Amore, | amor, di nostra vita ultimo inganno, | t'abbandonava. Ombra reale e salda | ti parve il nulla, e il mondo | inabitata piaggia.'' (vv. 128-132)
*''Da te fino a quest'ora uom non è sorto, | o sventurato ingegno, | pari all'italo nome, altro ch'un solo, | solo di sua codarda etate indegno, | allobrogo feroce, a cui dal polo | maschia virtù, non già da questa mia | stanca ed arida terra, | venne nel petto; onde privato, inerme | (memorando ardimento!) in su la scena | mosse guerra a' tiranni: almen si dia | questa misera guerra | e questo vano campo all'ire inferme | del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena | scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto | silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto. || Disdegnando e fremendo, immacolata | trasse la vita intera, | e morte lo scampò dal veder peggio. | [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] mio, questa per te non era | età né suolo. Altri anni ed altro seggio | conviene agli alti ingegni.'' (vv. 151-171)
====Citazioni su ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica''====
*È invalsa, a proposito dei sentimenti politici del Leopardi, l'opinione che esso, divenuto scettico, non ebbe più a cuore il [[risorgimento]] d'Italia. Tutt'altro provano gli scritti suoi. Dopo le due prime canzoni, ne fa documento solenne quella ''Ad Angelo Mai'' che compose quando era già pessimista; la quale spira tutta quanta un amore ardente alla patria, e pungendo la viltà degli Italiani, li infiamma ad insorgere; onde l'Austria ne proibì la diffusione nelle province italiane da essa occupate. ([[Giovanni Mestica]])
===IV – ''Nelle nozze della sorella Paolina''===
*''[[Virtù]] viva sprezziam, lodiamo estinta.'' (v. 30)
*''[[Donna|Donne]], da voi non poco | la patria aspetta'' [...] (vv. 31-32)
*''Ad atti egregi è sprone | amor, chi ben l'estima, e d'alto affetto | maestra è la beltà.'' (pp. 46-48)
===IX – ''Ultimo canto di Saffo''===
*''Arcano è tutto, | fuor che il nostro [[dolore|dolor]].'' (vv. 45-46)
*''Negletta prole | nascemmo al pianto, e la ragione in grembo | de' celesti si posa.'' (vv. 46-48)
*''Virtù non luce in disadorno ammanto''. (v. 53)
*''Vivi felice, se felice in terra | visse nato mortal.'' (vv. 60-61)
===X – ''Il primo amore''===
*''Tornami a mente il dì che la battaglia | d'[[amore]] sentii la prima volta, e dissi: | oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!'' (vv. 1-3)
===XI – ''Il passero solitario''===
*''D'in su la vetta della torre antica, | [[passero]] solitario, alla campagna | cantando vai finché non more il giorno; | ed erra l'[[armonia]] per questa valle.'' (vv. 1-4)
*''Tu, [[passero|solingo augellin]], venuto a sera | del viver che daranno a te le stelle, | certo del tuo costume | non ti dorrai; ché di natura è frutto | ogni vostra vaghezza.'' (vv. 45-49)
*''A me, se di vecchiezza | la detestata soglia | evitar non impetro, | quando muti questi occhi all'altrui core, | e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro | del dì presente più noioso e tetro, | che parrà di tal voglia? | che di quest'anni miei? che di me stesso? | Ahi! pentirommi, e spesso, | ma sconsolato, volgerommi indietro.'' (vv. 50-59)
===XII – ''L'infinito''===
[[File:Infinito.jpg|thumb|Manoscritto de ''L'infinito'']]
*''Sempre caro mi fu quest'ermo [[collina|colle]], | e questa siepe, che da tanta parte | dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.'' (vv. 1-3)
*''Ma, sedendo e mirando, interminati | spazi di là da quella, e sovrumani | silenzi, e profondissima quiete | io nel pensier mi fingo; ove per poco | il cor non si spaura.'' (vv. 4-8)
*''Così tra questa | immensità s'annega il pensier mio; | e il [[naufragio|naufragar]] m'è dolce in questo mare.'' (vv. 13-15)
====Citazioni su ''L'infinito''====
*Leopardi era dedito alle pratiche solitarie. Con tutto ciò, un grande poeta. La prima versione della famosa poesia ''L'infinito'', all'ultimo verso non suonava "''... e naufragar m'è dolce in questo mare''", bensì "''... e naufragar m'è dolce in questa mano''". Probabilmente l'aveva scritta in stato di tensione autoerotica. ([[Marcello Marchesi]])
===XIII – ''La sera del dì di festa''===
*''Dolce e chiara è la notte e senza vento''. (v. 1)
*''Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno | appare in vista, a salutar m'affaccio, | e l'antica natura onnipossente, | che mi fece all'[[affanno]]. A te la speme | nego, mi disse, anche la speme; e d'altro | non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. '' (v. 10-16)
*''Ecco è fuggito | il dì festivo, ed al festivo il giorno | volgar succede, e se ne porta il [[tempo]] | ogni umano accidente.'' (vv. 30-33)
===XIV – ''Alla luna''===
*''Oh come grato occorre | nel tempo [[giovinezza|giovanil]], quando ancor lungo | la speme e breve ha la memoria il corso, | il rimembrar delle passate cose, | ancor che triste, e che l'affanno duri!'' (vv. 12-16)
===XVII – ''Consalvo''===
*''Due cose belle ha il mondo: | [[amore e morte]]''. (vv. 99-100)
===XVIII – ''Alla sua donna''===
*''Ma non è cosa in terra | che ti somigli; e s'anco pari alcuna | ti fosse al volto, agli atti, alla favella, | saria, così conforme, assai men bella.'' (vv. 19-22)
===XXI – ''A Silvia''===
*''[[Silvia]], rimembri ancora | quel tempo della tua vita mortale, | quando beltà splendea | negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, | e tu, lieta e pensosa, il limitare | di gioventù salivi?''. (vv. 1-6)
*''Io, gli studi leggiadri | talor lasciando e le sudate carte, | ove il tempo mio primo | e di me si spendea la miglior parte, |'' [...] (vv. 15-18)
*''O [[natura]], o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?'' (vv. 35-38)
*''All'apparir del vero | tu, misera, cadesti: e con la mano | la fredda morte ed una tomba ignuda | mostravi di lontano''. (vv. 60-63)
====Citazioni su ''A Silvia''====
*Silvia è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; nel cantare Silvia egli risente in sé ''quel suo cuore d'una volta''. Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la candida Teresa {{NDR|Fattorini}}. ([[Emma Boghen Conigliani]])
===XXII – ''Le ricordanze''===
*''Vaghe stelle dell'[[Orsa Maggiore|Orsa]], io non credea | tornare ancor per uso a contemplarvi | sul paterno giardino scintillanti, | e ragionar con voi dalle finestre | di questo albergo ove abitai fanciullo, | e delle gioie mie vidi la fine. | Quante immagini un tempo, e quante fole | creommi nel pensier l'aspetto vostro | e delle luci a voi compagne! allora | che, tacito, seduto in verde zolla, | delle sere io solea passar gran parte | mirando il cielo, ed ascoltando il canto | della rana rimota alla campagna!'' (vv. 1-13)
*''Né mi diceva il cor che l'età verde | sarei dannato a consumare in questo | natio borgo selvaggio, intra una gente | zotica, vil; cui nomi strani, e spesso | argomento di riso e di trastullo, | son dottrina e saper'' [...]. (vv. 28-33)
*[...] ''dolce per sé; ma con dolor sottentra | il pensier del presente, un van desio | del passato'' [...]. (vv. 58-60)
*''O [[speranza|speranze]], speranze; ameni inganni | della mia prima età!'' (vv. 77-78)
===XXIII – ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''===
*''Che fai tu, [[luna]], in ciel? Dimmi, che fai, | silenziosa luna?'' (vv. 1-2)
*''[[Nascita|Nasce]] l'uomo a fatica, | ed è rischio di morte il nascimento. | Prova pena e tormento | per prima cosa; e in sul principio stesso | la madre e il genitore | il prende a consolar dell'esser nato.'' (vv. 39-44)
*''Perché reggere in [[vita]] | chi poi di quella consolar convenga? | Se la vita è sventura, | perché da noi si dura?'' (vv. 53-56)
*''Che sia questo morir, questo supremo | scolorar del sembiante, | e perir della terra, e venir meno | ad ogni usata, amante compagnia''. (vv. 65-68)
*''E tu certo comprendi | il perché delle cose, e vedi il frutto | del mattin, della sera, | del tacito, infinito andar del [[tempo]]''. (vv. 69-72)
*''A me la vita è male.'' (v. 104)
*''Dimmi: perché giacendo | a bell'agio, ozioso, | s'appaga ogni [[animale]]; | me, s'io giaccio in riposo, il [[Noia|tedio]] assale?'' (vv. 129-132)
*''Forse s'avess'io l'[[Ala|ale]] | da volar su le nubi, | e noverar le stelle ad una ad una, | o come il tuono errar di giogo in giogo, | più felice sarei, dolce mia greggia, | più felice sarei, candida luna.'' (vv. 133-138)
*[...] ''forse, in qual forma, in quale | stato che sia, dentro covile o cuna, | è funesto a chi nasce il [[Nascita|dì natale]]''. (vv. 141-143)
====Citazioni sul ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''====
*Si ricordi come Leopardi per un certo tempo abbia amato le falsificazioni filologiche e l'abbia scherzosamente praticate come dilettantismo artistico. Ma ora lo stadio dell'Inno a Nettuno è superato. La mistificazione è divenuta manifestazione del proprio io. Non pel desiderio di travestirsi, ma per conoscere e rappresentare se stesso {{sic|e}} s'immedesima in quel pastore dell'Asia. Il sentimento e la coscienza che il più proprio del suo pensiero, la sua filosofia e la sua religione, sia divenuto del tutto estraneo all'Europa occidentale, che egli sia un anacronista o un ''dépaysé''<ref>Spaesato. {{cfr}} ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 613.</ref>, un arcade emigrato, non viene invero espresso immediatamente, ma costituisce il fondamento della poesia. Perciò fa un effetto di così straniato ed intimo, così artistico e originario, così esotico e leopardiano, così privo di costume e primigenio, moderno e senza tempo. ([[Karl Vossler]])
===XXIV – ''La quiete dopo la tempesta''===
*''Ecco il sereno | rompe là da ponente, alla montagna: | sgombrasi la campagna, | e chiaro nella valle il fiume appare.''<ref>A proposito del verso «''E chiaro nella valle il fiume appare''», [[Umberto Saba]] scrisse nelle sue ''Scorciatoie'': «{{maiuscoletto|Letteratura italiana}}. Potrebbe rimanere, di secoli di noia, un verso: il più bello, il più inutile, il più melanconico, il più perfetto che sia mai stato scritto.»</ref> (vv. 4-7)
*''[[Piacere e dolore||Piacer]] figlio d'[[Piacere e dolore|affanno]]; |'' [...]. (v. 32)
*''O natura cortese, | son questi i doni tuoi, | questi i diletti sono | che tu porgi ai mortali. Uscir di pena | è diletto fra noi. | Pene tu spargi a larga mano; il duolo | spontaneo sorge e di piacer, quel tanto | che per mostro e miracolo talvolta | nasce d'affanno, è gran guadagno.'' (vv. 42-50)
*''Umana | prole cara agli eterni! assai felice | se respirar ti lice | d'alcun dolor: [[Beatitudini dalle poesie|beata]] | se te d'ogni dolor morte risana''. (vv. 50-54)
===XXV – ''Il sabato del villaggio''===
[[File:Autografo leopardiano Sabato Villaggio.jpg|thumb|Manoscritto de ''Il sabato del villaggio'']]
*''La donzelletta vien dalla campagna, | in sul calar del sole, | col suo fascio dell'erba; e reca in mano | un mazzolin di rose e viole, | onde siccome suole, | ornare ella si appresta | dimani, al dì di festa, il petto e il crine.'' (vv. 1-7)
*''[[Sabato|Questo di sette]] è il più gradito giorno, | pien di speme e di gioia: | [[domenica|diman]] tristezza e noia | recheran l'ore, ed al travaglio usato | ciascuno in suo pensier farà ritorno.'' (vv. 38-42)
*''Garzoncello scherzoso, | cotesta età fiorita | è come un giorno d'allegrezza pieno, | giorno chiaro, sereno, | che precorre alla festa di tua vita. | Godi, fanciullo mio; stato soave, | stagion lieta è cotesta. | Altro dirti non vo'; ma la tua [[festa]] | ch'anco tardi a venir non ti sia grave.'' (vv. 43-51)
====Citazioni su ''Il sabato del villaggio''====
*Mi spiego Fefé, è come un'intima insoddisfazione che tengo dentro. Per esempio tu sai quanto mi piace l'uva, ah? Be', a me l'uva mi piace più quando non ci sta che quando ci sta. Quando ci sta l'uva, Fefé, io tengo voglia di pere. Mi spiego? [...] Per me non è tanto importante l'uva in se stessa, quanto la voglia che ho d'uva, un po' come quella poesia che mi piace tanto, Fefé, dove dice che il sabato è meglio assai della domenica. (''[[Divorzio all'italiana]]'')
*Nel ''Sabato del villaggio'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». ([[Benedetto Croce]])
*Secondo Leopardi, il più bel giorno della settimana non è la domenica, ma il sabato, perché precede la domenica; mentre la domenica si è tristi, pensando al lunedì. Ma ormai tutti han letto l'immortale canto, epperò il venerdì sera dicono: «Che gioia, domani è sabato, il più bel giorno della settimana!», mentre l'indomani pensano con tristezza alla domenica. Ragion per cui siamo più felici il venerdì che il sabato; e invece che Il sabato Leopardi avrebbe fatto meglio a scrivere Il venerdì, o addirittura Il giovedì del villaggio, se si pensa che il giovedì, precedendo il più bel giorno della settimana, viene ad essere esso stesso il più bello, sempre per quella teoria che la vigilia d'un lieto giorno è più bella che il lieto giorno medesimo. ([[Achille Campanile]])
===XXVI – ''Il pensiero dominante''===
*''Sempre i codardi, e l'alme | ingenerose, abbiette | ebbi in dispregio.'' (vv. 53-55)
*''Di questa età superba, | che di vote speranze si nutrica, | vaga di ciance, e di virtù nemica; | stolta, che l'util chiede, | e inutile la vita | quindi più sempre divenir non vede; | maggior mi sento.'' (vv. 59-65)
*''Pregio non ha, non ha ragion la vita | se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto.'' (vv. 80-81)
*''Angelica beltade! | Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro, | quasi una finta imago | il tuo volto imitar. Tu sola fonte | d'ogni altra leggiadria, | sola vera beltà parmi che sia.'' (vv. 130-135)
====Citazioni su ''Il pensiero dominante''====
*Perché è evitata la parola {{NDR|"amore"}} e dissimulata la chiave? Evidentemente di fronte alla novità dell'esperienza essa sarebbe apparsa troppo logora, perché ogni appicco a cose già passate e già esistite avrebbe potuto dare l'impressione di uno sminuimento. "Io non ho nome per ciò". ([[Karl Vossler]])
===XXVII – ''Amore e Morte''===
*''Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte | ingenerò la sorte. | Cose quaggiù sì belle | Altre il mondo non ha, non han le stelle.'' (vv. {{Source|Canti_(Leopardi_-_Donati)/XXVII._Amore_e_Morte||1-4}})
*''Quando novellamente | nasce nel cor profondo | un amoroso affetto, | languido e stanco insiem con esso in petto | un desiderio di morir si sente: | come, non so: ma tale | d'[[amore|amor]] vero e possente è il primo effetto.'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|Quando novellamente|27-33}})
*''Poi, quando tutto avvolge | la formidabil possa, | e fulmina nel cor l'invitta cura, | quante volte implorata | con desiderio intenso, | morte, sei tu dall'affannoso amante!'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|poi, quando tutto avvolge|45-50}})
===XXVIII – ''A se stesso''===
*''Amaro e noia | la [[vita]], altro mai nulla; e fango è il [[mondo]].'' (vv. 8-9)
*[...] ''l'infinita [[vanità]] del tutto''. (v. 16)
===XXIX – ''Aspasia''===
*''Torna dinanzi al mio pensier talora | il tuo sembiante, Aspasia.'' (vv. 1-2)
*''Raggio divino al mio pensiero apparve, | [[donna]], la tua beltà. Simile effetto | fan la bellezza e i musicali accordi.'' (vv. 33-35)
*''Pur quell'ardor che da te nacque è spento: | perch'io te non amai, ma quella Diva | che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.'' (vv. 77-79)
*''Già del fato mortale a me bastante | e conforto e vendetta è che su l'erba | qui neghittoso immobile giacendo, | il mar la terra e il ciel miro e sorrido.'' (vv. 109-112)
===XXXI – ''Sopra il ritratto di una bella donna''===
*''Tal fosti: or qui sotterra | polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango | immobilmente collocato invano, | muto, mirando dell'etadi il volo, | sta, di memoria solo | e di dolor custode, il simulacro | della scorsa beltà.'' (vv. 1-7)
*''Natura umana, or come, | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? | Se in parte anco gentile, | come i più degni tuoi moti e pensieri | son cosí di leggieri | da sí basse cagioni e desti e spenti?'' (vv. 50-56)
====Citazioni su ''Sopra il ritratto di una bella donna''====
*In uno dei suoi canti estremi, nel canto ''Sopra il ritratto di una bella donna'', vediamo come egli scorga un motivo di dubbio insolubile non già nel contrasto tra la bellezza femminile e l'opera dissolvitrice della morte, bensì nel contrasto fra la distruzione che la morte ha compiuto di quella bella forma corporea e gli ineffabili altissimi sentimenti che quella ispirò un tempo:<br><div style="text-align:center;">Natura umana, or come | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? </div>La nobiltà dell'uomo, così come la sua beatitudine, il Leopardi ripone nella sua capacità di sentire: né è senza significato il fatto che nelle sue pagine, in quelle della giovinezza come in quelle della maturità l'epiteto ''divino'' si accompagni così di frequente alle espressioni che si riferiscono al sentimento. ([[Mario Fubini]])
===XXXII – ''Palinodia al marchese Gino Capponi''===
*''Errai, candido [[Gino Capponi|Gino]]; assai gran tempo, | e di gran lunga errai. Misera e vana | stimai la vita, e sovra l'altre insulsa | la stagion ch'or si volge.'' (vv. 1-4)
===XXXIII – ''Il tramonto della luna''===
*[...] ''scende la [[luna]]; e si scolora il mondo'' [...]. (v. 12)
===XXXIV – ''La ginestra o il fiore del deserto''===
*''Qui su l'arida schiena | del formidabil monte | sterminator [[Vesuvio|Vesevo]], | la qual null'altro allegra arbor né fiore, | tuoi cespi solitari intorno spargi, | odorata [[ginestra]], | contenta dei deserti.'' (vv. 1-7)
*''Questi campi cosparsi | di ceneri infeconde, e ricoperti | dell'impietrata lava, | che sotto i passi al peregrin risona; | dove s'annida e si contorce al sole | la serpe, e dove al noto | cavernoso covil torna il coniglio; | fûr liete ville e cólti, | e biondeggiâr di spiche, e risonâro | di muggito d'armenti; | fûr giardini e palagi, | agli ozi de' potenti | gradito ospizio; e fûr città famose, | che coi torrenti suoi l'altèro monte | dall'ignea bocca fulminando oppresse | con gli abitanti insieme. Or tutto intorno | una ruina involve, | ove tu siedi, o fior gentile, e quasi | i danni altrui commiserando, al cielo | di dolcissimo odor mandi un profumo, | che il deserto consola. A queste piagge | venga colui che d'esaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all'amante natura. E la possanza | qui con giusta misura | anco estimar potrà dell'uman seme, | cui la dura nutrice, ov'ei men teme, | con lieve moto in un momento annulla | in parte, e può con moti | poco men lievi ancor subitamente | annichilare in tutto. | Dipinte in queste rive | son dell'umana gente | «Le magnifiche sorti e progressive». | Qui mira e qui ti specchia, | secol superbo e sciocco, | che il calle insino allora | dal risorto pensier segnato innanti | abbandonasti, e vòlti addietro i passi, | del ritornar ti vanti, | e procedere il chiami.'' (vv. 17-58)
*[...] ''obblio | preme chi troppo all'età propria increbbe.''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli.</ref> (vv. 68-69)
*''Non so se il riso o la pietà prevale.'' (v. 201)
*''E tu, lenta [[ginestra]], | che di selve odorate | queste campagne dispogliate adorni, | anche tu presto alla crudel possanza | soccomberai del sotterraneo foco, | che ritornando al loco | già noto, stenderà l'avaro lembo | su tue molli foreste.'' (vv. 297-304)
===Citazioni sui ''Canti''===
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
==''Epistolario''==
===[[Incipit]]===
''All'Ab. Francesco Cancellieri, a Roma''.<br />Recanati, 6 aprile 1816.<br />Pregiatissimo signore, Il mio signor zio mi ha comunicata la di lei lettera che in parte riguarda me. Da essa ho appreso ch'ella soffre ancora molti incommodi di salute. L'accerto che io sento di ciò un vivissimo dispiacere, e con ribrezzo m'induco a molestarla, sperando però ch'ella non vorrà prendersi per l'incommodo che le do maggior briga di quella che richiede l'affare per se stesso molto poco interessante.
===Citazioni===
*Così ella vede che il [[Vincenzo Monti|Monti]] è assai più famoso per l'[[Iliade]] che per il ''Persio''. (dalla lettera ad Antonio Fortunato Stella, 6 dicembre 1816; vol. I, p. 8)
*[...] quando ho letto qualche [[Classico]], la mia mente tumultua e si confonde. Allora prendo a tradurre il meglio, e quelle bellezze per necessità esaminate e rimenate a una a una piglian posto nella mia mente, e l'arricchiscono e mi lasciano in pace. (dalla lettera a Pietro Giordani, 21 marzo 1817; vol. I, p. 15)
*Amico e cugino carissimo, Tengo ben volontieri l'invito che mi fate di lasciar da parte le cerimonie parlando con voi, e però non vi domando scusa dell'errore che ho preso con un giudizio troppo precipitato, non però calunnioso, come voi dite, scambiando un poco i vocaboli, perché oltreché il dir male di me non sarebbe stato pur peccato veniale, lo scherzare così urbanamente come si facea in quell'articolo, e con così poche parole, e sopra cosa da nulla, non potea fare che persona del mondo se ne offendesse. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 5 maggio 1817; vol. I, p. 33)
*Signore mio carissimo, L'erudizione che ella ha trovato nelle note all' inno a Nettuno, in verità è molto volgare, e a me è paruto di scrivere quelle note in [[Italia]]; ma in [[Germania]] o in [[Inghilterra]] me ne sarei vergognato. Io sono andato un pezzo in traccia della erudizione più pellegrina e recondita, e dai 13 anni ai 17 ho dato dentro a questo studio profondamente, tanto che ho scritto da sei a sette tomi non piccoli sopra cose erudite (la qual fatica appunto è quella che mi ha rovinato); e qualche letterato straniero che è in Roma e che io non conosco, veduto alcuno degli scritti miei, non li disapprova, e mi facea esortare a divenire, diceva egli, gran filologo. [...] Innamorato della poesia greca, volli fare come [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] che sotterrò il suo Cupido, e a chi dissotterrato lo credea d'antico portò il braccio mancante. (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 maggio 1817; vol. I, pp. 34-35)
*Certo che non voglio vivere tra la [[massa|turba]]: la mediocrità mi fa una paura mortale [...]. (dalla lettera a Pietro Giordani, 26 settembre 1817; vol. I, p. 57)
*Carissimo cugino, Avendo avuta occasione di pubblicare un inno a Nettuno, e ricordandomi di quello che voi scriveste sulla medesima divinità per le nozze [[Giulio Perticari|Perticari]] e [[Vincenzo Monti|Monti]], ho voluto mandarvi una copia del mio opuscolo, non già perché lo paragonaste col vostro, ma perché aveste il diletto di vedervi vincitore senza combattere. La copia che vi mando è della seconda edizione molto più corretta della prima, che è stata fatta l'aprile passato. Come vedete, la cosa non è di questi giorni, ed io già ci vedo mille difetti, sì che a voi, che per l' amicizia me li perdonerete, volentieri la mando in segno di confidenza, ma non vorrei che la mostraste alle persone di buon giudizio. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 17 ottobre 1817; vol. I, p. 63)
*[...] mi pare d'essermi accorto che il [[tradurre]] così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. (dalla lettera a Pietro Giordani, 29 dicembre 1817; vol. I, p. 78)
*{{NDR|Riguardo [[Fulvio Testi]]}} Se fosse venuto in età meno barbara, e avesse avuto agio di coltivare l'ingegno suo più che non fece, sarebbe stato senza controversia il nostro [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], e forse più caldo e veemente e sublime del Latino. (dalla lettera a Pietro Giordani, 19 febbraio 1819; vol. I p. 126)
*Io non credo che i tristi vivano meglio di noi. Se la felicità vera si potesse conseguire in qualunque modo, la realtà delle cose non sarebbe così formidabile. Ma [[Bontà e cattiveria|buoni e tristi]] nuotano affannosamente in questo mare di travagli, dove non trovi altro porto che quello de' fantasmi e delle immaginazioni. E per questo capo mi pare che la condizione de' buoni sia migliore di quella de' cattivi, perché le grandi e splendide illusioni non appartengono a questa gente; sicché ristretti alla verità e nudità delle cose, che altro si deggiono aspettare se non tedio infinito ed eterno? (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 giugno 1820; vol. I, p. 187)
*La facoltà della [[parola]] aiuta incredibilmente la facoltà del pensiero, e le spiana ed accorcia la strada. Anzi mi sono avveduto per prova, che anche la notizia di più [[Linguaggio|lingue]] conferisce mirabilmente alla facilità, chiarezza e precisione del concepire. (dalla lettera a Pietro Giordani, 20 novembre 1820; vol. I, p. 210)
*[...] questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 6 maggio 1825; vol. I, p. 333)
*Ho veduto il [[I promessi sposi|romanzo del Manzoni]], il quale, non ostante molti difetti, mi piace assai, ed è certamente opera di un grande ingegno [...]. (dalla lettera ad Antonio Papadopoli, 25 febbraio 1828; vol. II, p. 69)
*Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d'amore. (dalla lettera a Madama Antonietta Tommasi, 5 luglio 1828; vol. II, p. 94)
*[...] il [[fare]] è il miglior modo d'imparare [...]. (dalla lettera al fratello Pier Francesco, 16 ottobre 1828; vol. II, p. 115)
*[...] rido della felicità delle ''masse'', perché il mio piccolo cervello non concepisce una ''[[massa]]'' felice composta d'individui non felici. (dalla lettera a Fanny Targioni Tozzetti, 5 dicembre 1831<ref group="fonte">''Epistolario di Giacomo Leopardi'', vol. II, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=Ay4aAAAAYAAJ&pg=PA443#v=onepage&q&f=false 443].</ref>)
*{{NDR|Sui napoletani}} [...] lazzaroni pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri e b. f. degnissimi di Spagnuoli e di forche. (dalla lettera al padre, 3 febbraio 1833; vol. II, p. 215)
*L'aria di [[Napoli]] mi è di qualche utilità; ma nelle altre cose questo soggiorno non mi conviene molto... Spero che partiremo di qua in breve, il mio amico e io. (dalla lettera alla signora Adelaide Maestri, 5 aprile 1834; vol. II, p. 209<ref group="fonte">Citato in Michele Scherillo, ''Vita di Giacomo Leopardi'', Greco & Greco Editori, Milano, 1991, [//books.google.it/books?id=dRiuzZHM4BMC&pg=PA191 p. 191]. ISBN 88-85387-64-0</ref>)
*{{NDR|Su [[Napoli]]}} [...] paese semibarbaro e {{sic|semiaffricano}}, nel quale io vivo in un perfettissimo isolamento da tutti. (dalla lettera al padre, 27 novembre 1834; vol. II, p. 214)
*Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 12 maggio 1820)
*{{NDR|Su [[Roma]]}} Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l'unico piacere che ho provato in Roma. [...] Anche la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle impressioni del sentimento. È tutta costeggiata di case destinate alle manifatture, e risuona dello strepito de' telai e d'altri tali istrumenti, e del canto delle donne e degli operai occupati al lavoro. In una città oziosa, dissipata, senza metodo, come sono le capitali, è pur bello il considerare l'immagine della vita raccolta, ordinata e occupata in professioni utili. Anche le fisionomie e le maniere della gente che s'incontra per quella via, hanno un non so che di più semplice e di più umano che quelle degli altri; e dimostrano i costumi e il carattere di persone, la cui vita si fonda sul vero e non sul falso, cioè che vivono di travaglio e non d'intrigo, d'impostura e d'inganno, come la massima parte di questa popolazione. (dalla lettera sulla visita alla tomba di Tasso, Roma 20 Febbraio 1823, in: Giacomo Leopardi, Epistolario, vol. I, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1849., pp. 276-278)
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Epistolario''===
*{{NDR|Ai nobili signori conti Leopardi}} Giacomo vostro fratello, assai chiaro e famoso per la dottrina e per gli scritti suoi, non sarà giudicato men ragguardevole e degno d'altrettanto onore e maraviglia per le sue lettere: le quali, non tanto per libera elezione (nata da stima ed affetto parziale verso di voi, signori ed amici venerati e cari, che per tanto d'ingegno e coltura in voi raccolto stimo una delle più rare e principali famiglie d'Italia), quanto per giusta ragione e gratitudine vi dedico e rimando accresciute. Ed io, che dal punto che primieramente vidi e ammirai gli scritti suoi m'invaghii fortemente di avere piena contezza degli atti, de' costumi, e della vita di lui, reco a mia spezial ventura che per mezzo vostro mi sia conceduta sì maravigliosa opportunità d'adempire questo mio ferventissimo desiderio con le sue lettere famigliari, dove tanto e sì spesso ragiona di se. ([[Prospero Viani]])
*In tanta materia di dolore vi è qualche cosa pur di sereno in queste lettere, nelle quali quanto calcato è più, tanto si rileva più alteramente l'uomo, maggiore della fortuna. Qualità nobilissima ed antica: in questo fiacco secolo, non paziente de' mali e non ardito a' rimedii, ammirata più che imitata. La dignità adorna l'infortunio, come della ricchezza e della potenza è ornamento la temperanza. E questa dignità non è posta solo in quella specie di virtù negativa, ch'è detta «decoro», ed è quel non chinarsi mai per nessuna cagione ad atto men che nobile e gentile; di che ci è esempio la delicata risposta del Leopardi alle profferte del Colletta, e quella lettera, nella quale domanda quasi la carità al padre suo, alteramente supplichevole. Ma vi è una dignità di altra sorte, o meglio direbbesi magnanimità, la quale è quel tener l'animo sempre alto sui casi umani, e non lasciar che altri abbia la gioia di aver potuto anche un istante turbare la tua serenità. Ed il Leopardi alla ferrea necessità che lo preme soprastà in guisa, che spesso, non che risolversi in vane querele, de' suoi mali non parla altrimenti che filosofando con tranquilla ragione, divenuto egli stesso obbietto di meditazione al suo pensiero. ([[Francesco De Sanctis]])
*Io nei primi anni della conoscenza di Leopardi ebbi molte lettere di lui, tutte stupendissime; le quali (secondo il mio immutabil costume per tutte) distrussi. Erano le più belle lettere possibili. Non saprei dove cercarne. Ho per fermo che in [[Parma]] nessuno ne abbia avuto fuorché la [[Antonietta Tommasini|Tommasini]], e sua figlia la [[Adelaide Maestri|Maestri]]. Ma ora quella povera famiglia è nella massima desolazione, perché va morendo tra mille patimenti l'unica figlia. Oh caro [[Prospero Viani|Viani]], è pur pieno di guai questo mondo ! Ella si conservi la sanità, e l'animo forte; e mi abbia sempre per suo vero amico. ([[Pietro Giordani]])
==''Operette morali''==
{{vedi anche|Operette morali}}
==''Pensieri''==
===[[Incipit]]===
Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d'odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch'io sono per dire è vero; tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l'esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.
===Citazioni===
*Dico che il [[mondo]] è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene, di vili contro i generosi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Rari sono i birbanti poveri [...]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*La [[morte]] non è male: perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La [[senilità|vecchiezza]] è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza. ([[s:Pensieri (Leopardi)/VI|VI]])
*Bella ed amabile [[illusione]] è quella per la quale i dì [[anniversario|anniversari]] di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell'annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 60 (prima del 1820), 2255 (15 dicembre 1821), 2322-2323 (2 gennaio 1822).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIII|XIII]])
*Non sarebbe piccola infelicità degli educatori, e soprattutto dei parenti, se pensassero, quello che è verissimo, che i loro figliuoli, qualunque indole abbiano sortita, e qualunque fatica, diligenza e spesa si ponga in educarli, coll'uso poi del mondo, quasi indubitabilmente, se la morte non li previene, diventeranno malvagi. Forse questa risposta sarebbe più valida e più ragionevole di quella di Talete che, dimandato da Solone perché non si ammogliasse, rispose mostrando le inquietudini dei genitori per gl'infortunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbe, dico, più valido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di [[Antinatalismo|non volere aumentare]] il numero dei malvagi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIV|XIV]])
*Come le prigioni e le galee sono piene di genti, a dir loro, innocentissime, così gli uffizi pubblici e le dignità d'ogni sorte non sono tenute se non da persone chiamate e costrette a ciò loro mal grado. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XVII|XVII]])
*Se la miglior [[compagnia]] è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 507-508 (15 gennaio 1821) e 4523 (29 luglio 1829).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXI|XXI]])
*Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savio, che volere savia e filosofica tutta la vita.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1252, 30 giugno 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVII|XXVII]])
*Il genere umano e, dal solo individuo in fuori, qualunque minima porzione di esso, [[Gli uomini si_dividono in due categorie|si divide in due parti]]: gli uni usano [[prepotenza]], e gli altri la soffrono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVIII|XXVIII]])
*Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1787-1788, 25 settembre 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*L'impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senza lei non può nulla. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVI|XXXVI]])
*Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, né in fatti tollerata meno, che l'[[intolleranza]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVII|XXXVII]])
*Il mondo [...] non crede mai che chi non cede abbia il torto. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*L'uomo è condannato o a consumare la [[gioventù]] senza proposito, la quale è il solo tempo di far frutto per l'età che viene, e di provvedere al proprio stato; o a spenderla in procacciare godimenti a quella parte della sua vita, nella quale egli non sarà più atto a godere. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*Il [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LI|LI]])
*La [[schiettezza]] allora può giovare, quando è usata ad arte, o quando, per la sua rarità, non l'è data fede. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVI|LVI]])
*Gli uomini si vergognano non delle [[ingiuria|ingiurie]] che fanno, ma di quelle che ricevono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVII|LVII]])
*I [[timidezza|timidi]] non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi più, o vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e si guardano di non pungere gli altri, non per istima che né facciano maggiore che gl'insolenti e gli arditi, ma per evitare d'esser punti essi, atteso l'estremo dolore che ricevono da ogni puntura. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVIII|LVIII]])
*Quasi tutti gli uomini grandi sono [[modestia|modesti]]: perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quanto sieno lontani dal conseguirla.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 612-613, 5 febbraio 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXIV|LXIV]])
*La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4306-4307, 15 maggio 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVII|LXVII]])
*La [[noia]] è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il [[Pluralità dei mondi|numero e la mole maravigliosa dei mondi]], e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVIII|LXVIII]])
*La [[stima]] non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 116-117, 9 giugno 1820.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXII|LXXII]])
*Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4391, 23 settembre 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXVIII|LXXVIII]])
*Rivedendo in capo di qualche anno una persona ch'io avessi conosciuta giovane, sempre alla prima giunta mi è paruto vedere uno che avesse sofferto qualche grande [[sventura]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXX|LXXX]])
*Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande [[Conoscere sé stessi|esperienza di sé]], la quale rivelando lui a lui medesimo, e determinando l'opinione sua intorno a sé stesso, determina in qualche modo la fortuna e lo stato suo nella vita. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXII|LXXXII]])
*Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4482, 4 aprile 1829: «Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non passarli mai.»</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXVI|LXXXVI]])
*Chi comunica poco cogli uomini, rade volte è misantropo. Veri misantropi non si trovano nella [[solitudine]], ma nel mondo: perché l'uso pratico della vita, e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde nel ritiro la [[misantropia]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXIX|LXXXIX]])
[[File:Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. Giacomo Leopardi, 1789-1837 - it.svg|thumb|250px|Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.]]
*L'uomo onesto, coll'andar degli anni, facilmente diviene insensibile alla lode e all'onore, ma non mai, credo, al biasimo né al disprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie non compenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da un segno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse ai ribaldi avviene al contrario; che, per essere usati al biasimo, e non usati alla lode vera, a quello saranno insensibili, a questa no, se mai per caso ne tocca loro qualche saggio. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCVI|XCVI]])
*Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCIX|XCIX]])
*L'[[astuzia]], la quale appartiene all'[[ingegno]], è usata moltissime volte per supplire la scarsità di esso ingegno, e per vincere maggior copia del medesimo in altri. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CV|CV]])
*[...] nella vita comune è necessario [[dissimulare]] con più diligenza la nobiltà dell'operare, che la viltà: perché la viltà è di tutti, e però almeno è perdonata; la nobiltà è contro l'usanza, e pare che indichi presunzione, o che da sé richiegga lode; la quale il pubblico, e massime i conoscenti, non amano di dare con sincerità. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CVI|CVI]])
*L'uomo è quasi sempre tanto [[malvagità|malvagio]] quanto gli bisogna. Se si conduce dirittamente, si può giudicare che la malvagità non gli è necessaria. Ho visto persone di costumi dolcissimi, innocentissimi, commettere azioni delle più atroci, per fuggire qualche danno grave, non evitabile in altra guisa. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CIX|CIX]])
==''Storia dell'astronomia''==
<!--essendo la fonte priva di pagine si prende come riferimento il numero della nota immediatamente precedente-->
*La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'[[Astronomia]]. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari. (introduzione)
*La conoscenza degli effetti e la ignoranza delle cause produsse l'[[astrologia]]. (cap. I) <!--77-->
*Già sospira la mia anima di separarsi da questa creta, che la circonda: libera dalla salma corporea, s'alza di sfera in sfera, e vola in seno agli immensi spazi sovrapposti alla mia abitazione. Questa già non è più che un punto agli occhi miei, essa già dileguossi ed io mi sento con la maggior celerità trasportato in altre regioni. L'astro della notte è sotto i miei piedi, il velo azzurrino dei cieli si squarcia, ed i recessi più lontani dello spazio mi si aprono d'innanzi. Di tratto in tratto mi veggo vicini quei corpi, per i quali sudano gli uomini muniti di quelle armi, che ai loro occhi appresta la scienza. Lascio sotto di me il vostro anello di Saturno, e seguo coraggioso il volo ardito di una cometa. Con essa mi reco in mezzo a que' fulgidissimi soli, che non han d'uopo di altrui luce per splendere e per illuminare spazi infiniti. Ma la mia carriera non è appena cominciata: questo che io veggo non è che il portico del palagio dell'Onnipotente. Posso dir tuttora di serpeggiare sul suolo. Quanto più m'inoltro verso l'Eterno, tanto più egli sembra allontanarsi da me. (cap. II) <!--808-->
*L'uomo superiore ai pregiudizi, che rende giustizia al merito ovunque questo si trovi, non fu giammai biasimevole, anzi fu sempre degno di lode. (cap. IV) <!--1478-->
==''Zibaldone''==
[[File:Giacomo Leopardi Morelli.jpg|thumb|''Ritratto di Giacomo Leopardi'']]
===[[Incipit]]===
Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar del viandante.<br><br>
<poem>Era la luna nel cortile, un lato
Tutto ne illuminava, e discendea
Sopra il contiguo lato obliquo un raggio...
Nella (dalla) maestra via s'udiva il carro
Del passegger, che stritolando i sassi,
Mandava un suon, cui precedea da lungi
Il tintinnìo de' mobili sonagli.</poem>
===Citazioni===
*Ne' [[guaio|guai]] non ci vuol pianto ma consiglio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/5|5]]; 1898, vol. I, p. 81)
*In molte opere di mano dove c'è qualche pericolo o di fallare o di rompere ec., una delle cose più necessarie perché riescano bene è non pensare al pericolo e portarsi con franchezza. [...] Ma noi timidissimi, non solamente sapendo che si può errare, ma avendo sempre avanti gli occhi l'esempio di chi ha errato e di chi erra, e però pensando sempre al pericolo (e con ragione perché vediamo il gusto corrotto del secolo che facilissimamente ci trasporterebbe in sommi errori, osserviamo le cadute di molti che per certa libertà di pensare e di comporre partoriscono mostri, come sono al presente, per esempio, i romantici) non ci arrischiamo di scostarci, non dirò dall'esempio degli antichi e dei classici, che molti pur sapranno abbandonare, ma da quelle regole (ottime e classiche ma sempre regole) che ci siamo formate in mente, e diamo in voli bassi, né mai osiamo di alzarci con quella negligente e sicura e non curante e dirò pure ignorante franchezza, che è necessaria nelle somme opere dell'arte, onde pel timore di non fare cose pessime, non ci attentiamo di farne delle ottime, e ne facciamo delle mediocri, non dico già mediocri di quella mediocrità che riprende Orazio, e che in poesia è insopportabile, ma mediocri nel genere delle buone cioè lavorate, studiate, pulitissime, armonia espressiva, bel verso, bella lingua, Classici ottimamente imitati, belle imagini, belle similitudini, somma proprietà di parole, (la quale soprattutto tradisce l'arte) insomma tutto, ma che non son quelle, non sono quelle cose secolari e mondiali, insomma non c'è più Omero, Dante, l'Ariosto, insomma il Parini, il Monti sono bellissimi ma non hanno nessun difetto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/9|9]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/10|10]]; 1898, vol. I, pp. 86-87)
*L'arte di [[Ovidio]] di metter le cose sotto gli occhi, non si chiama efficacia, ma pertinacia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/12|12]]; 1898, vol. I, p. 89)
*Senza dubbio non si può dir niente di [[Dio]] che non sia infinitamente al di sotto del vero, e però la [[Bibbia]] (e la Bibbia molto meno che qualunque altro) non dice mai cosa che appetto al vero non sia strapiccolissima [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/13|13]]; 1898, vol. I, p. 90)
*La [[ragione]] è nemica d'ogni grandezza; la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione; ché pochi possono esser grandi; e nelle arti e nella poesia forse nessuno, se non sono dominati dalle illusioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/14|14]]; 1898, vol. I, p. 93)
*[...] e non si avvedono {{NDR|i [[Romanticismo|romantici]]}} che appunto questo grand'ideale dei tempi nostri, questo conoscere cosí intimamente il cuor nostro, questo analizzarne, prevederne, distinguerne ad uno ad uno tutti i più minuti affetti, quest'arte insomma psicologica, distrugge l'illusione senza cui non ci sarà poesia in sempiterno, distrugge la grandezza dell'animo e delle azioni [...]: e non si avvedono che s'è perduto il linguaggio della natura, e che questo sentimentale non è altro che l'invecchiamento dell'animo nostro, e non ci permette più di parlare se non con arte [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/17|17]]; 1898, vol. I, pp. 97-98)
*[...] una [[poesia]] ragionevole, è lo stesso che dire una bestia ragionevole. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/18|18]]; 1898, vol. I, p. 100)
*{{NDR|[[Gabriello Chiabrera]]}} Fu ardito caldo veemente urtantesi nelle cose, ardito nelle voci [...] nelle locuzioni nelle costruzioni, nel trarre dal greco e latino le forme così dei sentimenti [...] come delle parole, [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/24|24]]; 1898, vol. I, p. 111)
*La [[tartaruga]] lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, p. 124)
*È osservabile che in [[Aulo Cornelio Celso|Celso]] nel quale è singolarmente notata e lodata la semplicità e facilità dello stile, per le quali si sarà discostato meno degli altri dal latino volgare, sono frequentissime e moltissime frasi, costruzioni, usi di parole, locuzioni ec. ed anche parole assolutamente, o prette italiane o che si accostano alle italiane io dico di quelle che comunemente non s'hanno per derivate dal latino né per comuni alle due lingue ma proprie della nostra, e che trovandole non presso Celso ma presso qualche scrittore latino moderno, le stimeressimo poco meno che barbarismi, anche presentemente, cioè non ostante che in effetto si trovino appresso Celso eccetto se non ci ricordassimo espressamente o ci fosse citata l'autorità di lui. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, pp. 125-126)
*Quanto più del [[tempo]] si tiene a conto, tanto più si dispera d'averne che basti, quanto più se ne gitta, tanto par che n'avanzi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/43|43]]; 1898, vol. I, p. 143)
*Il più solido [[piacere]] di questa vita è il piacer vano delle [[illusione|illusioni]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto giorno nelle persone di mondo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*Intendo per [[innocenza|innocente]] non uno incapace di [[peccato|peccare]], ma di peccare senza rimorso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 158)
*Tutto si è [[perfezionamento|perfezionato]] da [[Omero]] in poi, ma non la poesia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/58|58]]; 1898, vol. I, p. 167)
*Anche il dolore che nasce dalla [[noia]] e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Il sentimento della [[vendetta]] è così grato, che spesso si desidera d'essere ingiuriato per potersi vendicare, e non dico già solamente da un nemico abituale, ma da un indifferente, o anche, massime in certi momenti d'umor nero, da un amico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72#72/3|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò, la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un vòto universale, e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 185)
*Io era oltremodo annoiato della vita, sull'orlo della vasca del mio giardino, e guardando l'acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s'io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest'orlo, e sforzandomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un'osservazione simile a questa. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/82|82]]; 1898, vol. I, p. 219)
*Una prova in mille di quanto influiscano i sistemi puramente fisici sugl'intellettuali e metafisici è quello di [[Copernico]], che al pensatore rinnuova interamente l'idea della natura e dell'uomo concepita e naturale per l'antico sistema detto tolemaico; rivela una [[Pluralità dei mondi|pluralità di mondi]], mostra l'uomo un essere non unico, come non è unica la collocazione il moto e il destino della terra, ed apre un immenso campo di riflessioni, sopra l'infinità delle creature, che secondo tutte le leggi d'analogia debbono abitare gli altri globi in tutto analoghi al nostro, e quelli anche che saranno, benché non ci appariscano, intorno agli altri soli, cioè le stelle, abbassa l'idea dell'uomo e la sublima; scuopre nuovi misteri della creazione, del destino della natura, della essenza delle cose, dell'esser nostro, dell'onnipotenza del creatore, dei fini del creato ec. ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/84|84]]; 1898, vol. I, p. 194)
*Quando io era fanciullo, diceva talvolta a qualcuno de' miei fratellini, tu mi farai da cavallo. E legatolo a una cordicella, lo venia conducendo come per la briglia e toccandolo con una frusta. E quelli mi lasciavano fare con diletto, e non per questo erano altro che miei fratelli. Io mi ricordo spesso di questo fatto, quando io vedo un uomo (sovente di nessun pregio) servito riverentemente da questo e da quello in cento minuzie, ch'egli potrebbe farsi da se, o fare ugualmente a quelli che lo servono, e forse n'hanno più bisogno di lui, che alle volte sarà più sano e gagliardo di quanti ha dintorno. E dico fra me, né i miei fratelli erano cavalli, ma uomini quanto me, e questi servitori sono uomini quanto il padrone e simili a lui in ogni cosa; e tuttavia quelli si lasciavano guidare benché fossero tanto cavalli quant'era io, e questi si lasciano comandare; e tra questi e quelli non vedo nessun divario. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/106|106]], 26 marzo 1820; 1898, vol. I, p. 217)
*Mi diedi tutto alla gioia barbara e fremebonda della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/107|107]], 15 aprile 1820; 1898, vol. I, p. 218)
*La [[pazienza]] è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/112|112]], 31 maggio 1820; 1898, vol. I, p. 223)
*Il [[dolore]] o la disperazione che nasce dalle grandi passioni o illusioni o da qualunque sventura della vita non è paragonabile all'affogamento che nasce dalla certezza e dal sentimento vivo della nullità di tutte le cose, e dell'impossibilità di essere felice in questo mondo, e dalla immensità del vuoto che si sente nell'anima. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/140|140]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*Il [[silenzio]] è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore (anche nei momenti dolci) dell'ira, della meraviglia, del timore ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*I migliori momenti dell'[[amore]] sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che, e quasi ti rassegni riposatamente a una sventura e non sai quale. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*L'[[immaginazione]] [...] è il primo fonte della [[felicità]] umana. Quanto più questa regnerà nell'uomo, tanto più l'uomo sarà felice. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/168|168]]; 1898, vol. I, p. 275)
*[...] il [[raziocinio]] è un'operazione matematica dell'intelletto e materializza e geometrizza anche le nozioni più astratte. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/181|181]]; 1898, vol. I, p. 286)
*L'[[arte]] non può mai uguagliare la [[ricchezza]] della [[natura]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/189|189]]; 1898, vol. I, p. 294)
*Ripetono tutto giorno i francesi che [[Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet]] ha soggiogato la sua lingua al suo genio. Io dico che il suo genio è stato soggiogato dalla lingua costumi gusti del suo paese. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/217|217]], 20 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 318)
*L'abuso e la disubbidienza alla [[legge]], non può essere impedita da nessuna legge. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/229|229]], 31 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 327)
*L'[[indecisione|irresoluzione]] è peggio della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]], 14 settembre 1820; 1898, vol. I, p. 339)
*Il [[Jean-Baptiste Say|Say]] nei Cenni sugli uomini e la società, chiama l'ode, la sonata della letteratura. È un pazzo se stima che l'ode non possa esser altro, ma ha gran ragione e intende parlare delle odi che esistono, massime delle francesi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]]; 1898, vol. I, p. 339)
*Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia a un'anima grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, disinganno, nullità, noia e scoraggiamento della vita o nelle più acerbe e ''mortifere'' disgrazie (sia che appartengano alle alte e forti passioni, sia a qualunque altra cosa); servono sempre di consolazione, raccendono l'entusiasmo, e non trattando né rappresentando altro che la morte, le rendono, almeno momentaneamente, quella vita che aveva perduta. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/259|259-260]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 349)
*Chi non ha uno [[scopo]] non prova quasi mai diletto in nessuna operazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/268|268]], 10 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 356)
*[...] i beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti, o si corre pericolo o si è in procinto di perderli. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 373)
*[...] la [[felicità e infelicità|felicità o infelicità]] non si misura dall'esterno ma dall'interno. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 374)
*La corruttela de' costumi è mortale alle repubbliche e utile alle tirannie e monarchie assolute. Questo solo basta a giudicare della natura e differenza di queste due sorte di governi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/302|302]], 3 novembre 1820; 1898, vol. I, p. 377)
*L'amore dell'[[ordine]] o l'idea della necessità dell'ordine, che è quanto dire dell'armonia e convenienza, è innata, assoluta, universale, giacché è il fondamento del raziocinio e il principio della cognizione o del giudizio falso o vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/376|376]]; 1898, vol. I, pp. 428-429)
*Dicono che la [[felicità]] dell'uomo non può consistere fuorché nella verità. Così parrebbe, perché qual felicità in una cosa che sia falsa? E come, se il mondo è diretto alla felicità, il vero non deve render felice? Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/326|326]]; 1898, vol. I, p. 393)
*[...] ogni felicità si trova falsa e vana, quando l'oggetto suo giunge ad essere conosciuto nella sua realtà e verità. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/352|352]]; 1898, vol. I, p. 410)
*Ho detto più volte che la [[letteratura francese]] è precisamente letteratura moderna, ed è quanto dire che non è letteratura. Perché considerando bene vedremo che i tempi moderni hanno filosofia, dottrina, scienze d'ogni sorta, ma non hanno propriamente letteratura, e se l'hanno, non è moderna, ma di carattere antico, ed è quasi un innesto dell'antico sul moderno. L'immaginazione, ch'è la base della letteratura strettamente considerata, sì poetica come prosaica, non è propria, anzi impropria de' tempi moderni; e se anche oggi si trova in qualche individuo, non è moderna, perché non solamente non deriva dalla natura de' tempi, ma questa l'è sommamente contraria, anzi nemica e micidiale. E vedete infatti che la letteratura francese, nata e formata in tempi moderni, è la meno immaginosa, non solo delle antiche, ma anche di tutte le moderne letterature. E per questo appunto è letteratura pienamente moderna, cioè falsissima, perché il predominio odierno della ragione, quanto giova alle scienze e a tutte le cognizioni del vero e dell'utile (così detto), tanto nuoce alla letteratura e a tutte le arti del bello e del grande, il cui fondamento, la cui sorgente e nutrice è la sola natura, bisognosa bensì di un mezzano aiuto della ragione, ma sommamente schiva del suo predominio, che l'uccide, come pur troppo vediamo nei nostri costumi e in tutta la nostra vita d'oggidì. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1175|1175]]; 1898, vol. I, p. 461)
*Tutti i moderni ideologi hanno stabilito che le idee o credenze le più primitive, le più necessarie all'azione la più vitale, e quindi tutte le idee o credenze moventi del bambino appena nato, (e così d'ogni altro animale), tutte le idee o credenze determinanti o non determinanti, cioè relative o no all'azione, non vengono altro che dall'esperienza e quindi non sono se non tante conseguenze tirate col mezzo di un raziocinio e di un'operazione sillogistica, da una maggiore ec. (e qui osservate la necessità del [[raziocinio]] ne' bruti). ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/443|443]]; 1898, vol. I, pp. 472-473)
*Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, [[Roma]] non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l'amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 24 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 2)
*{{NDR|A proposito di [[Tacito]]}} Ma neppur egli troverete che, sebbene condanna la tirannia, lodi mai la libertà in persona propria. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 28 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 5)
*Non punir mai l'[[ingiuria]] che non hai meritata, né lasciare impunita quella che hai meritata. Perdona al tuo [[calunnia]]tore, punisci il tuo detrattore. Non far caso di chi ti ''schernisce'' a torto, ma piglia [[vendetta]] di chi ti ''motteggia'' a ragione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/476#476/2|476]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/477|477]], 7 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 14)
*Tutto è [[amor proprio]] nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che [[lusinga]], giova ec. l'amor proprio degli altri. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/508|508]], 15 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 32)
*I [[bambino|fanciulli]] trovano il tutto nel [[nulla]], gli uomini il nulla nel tutto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/527|527]], 19 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 43)
*[...] la [[felicità]] è impossibile a chi la desidera, perché il desiderio, sí come è desiderio assoluto di felicità e non di una tal felicità, è senza limiti necessariamente, perché la felicità assoluta è indefinita e non ha limiti. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/648|648]]; 1898, vol. II, p. 112)
*L'[[egoismo]] è sempre stata la peste della [[società]], e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/670|670]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/671|671]]; 1898, vol. II, p. 123)
*Siccome l'amor patrio o nazionale non è altro che una illusione, ma facilmente derivante dalla natura, posta la società, com'é naturale l'amor proprio nell'individuo, e posta la famiglia, l'amor di famiglia, che si vede anche ne' bruti; cosí esso non si mantiene e non produce buon frutto senza le illusioni e i pregiudizi che naturalmente ne derivano o che anche ne sono il fondamento. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/923|923]]; 1898, vol. II, p. 269)
*[...] il [[pensatore]] non è cosí. Egli cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose. È impossibile ch'egli si contenti delle nozioni e delle verità del tutto isolate. E se se ne contentasse, la sua filosofia sarebbe trivialissima e meschinissima e non otterrebbe nessun risultato. Lo scopo della filosofia (in tutta l'estensione di questa parola) è il trovar le ragioni delle verità. Queste ragioni non si trovano se non se nelle relazioni di esse verità e col mezzo del generalizzare. Non è ella cosa notissima che la facoltà di generalizzare costituisce il pensatore? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/946|946]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/947|947]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 288)
*Per qual ragione è bello il [[Aulo_Cornelio_Celso#De_medicina_libri_octo|Trattato di Celso]], ch'è un trattato di medicina? Forse perché ha ornamenti poetici o rettorici? Anzi, prima di tutto, perché ne manca onninamente e perché ha quel nudo candore e semplicità che conviene a siffatte opere; poi perché è chiaro, preciso, perché ha una lingua ed uno stile puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/949|949]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 290)
*Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare; e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere o significare con [[Punteggiatura|segni]], come fanno i cinesi, la cui scrittura non rappresenta le parole, ma le cose e le idee. Che altro è questo se non ritornare l'arte dello scrivere all'infanzia? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/976|976]]; 1898, vol. II, p. 310)
*La [[convenienza]] al suo fine, e quindi l'utilità ec., è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1165|1165]], 13 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 454)
*E notate che l'uso della [[denaro|moneta]] quanto è necessario a quella che oggi si chiama perfezione dello stato sociale, tanto nuoce a quella perfezione ch'io vo predicando; giacché il detto uso è l'uno de' principalissimi ostacoli alla conservazione dell'uguaglianza fra gli uomini, e quindi degli stati liberi, alla preponderanza del merito vero e della virtù ec. ec. e l'una delle principalissime cagioni che introducono, e appoco appoco costringono la società all'oppressione, al dispotismo, alla servitù, alla gravitazione delle une classi sulle altre, insomma estinguono la vita morale ed intima delle nazioni, e le nazioni medesime in quanto erano nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]], 16 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 460)
*La trattabilità e facilità della [[lingua francese]], ond'ella è così agevole a scriver bene e spiegarsi bene, sì per lo straniero che l'adopra o l'ascolta, sì pel nazionale, non deriva dall'esser ella uno strumento pieghevole e ''souple'' (qualità negatale espressamente dal Thomas) ec., ma dall'essere un piccolo strumento, e quindi manuale, εὐμεταχείριστος, maneggiabile, facile a rivoltarsi per tutti i versi e ad adoprare in ogni cosa ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1232|1232]], 27 giugno 1821; 1898, vol. III, pp. 21-22)
*Chi vuol persuadersi dell'immensa moltiplicità di stili e quasi lingue diverse rinchiuse nella lingua italiana, consideri le opere di [[Daniello Bartoli]] [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1313|1313]], 13 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 82)
*Dividersi perpetuamente i letterati e i poeti, da' filosofi. L'odierna [[filosofia]] che riduce la metafisica, la morale ec. a forma e condizione quasi matematica, non è più compatibile con la [[letteratura]] e la poesia, com'era compatibile quella de' tempi ne' quali fu formata la lingua nostra, la latina, la greca. [...] Ma la filosofia di [[John Locke|Locke]], di [[Gottfried Leibniz|Leibnizio]] ec. non potrà mai stare colla letteratura né colla vera poesia. La filosofia di Socrate partecipava assai della [[natura]], ma questa nulla ne partecipa, ed è tutta ragione. Perciò né essa né la sua lingua è compatibile colla letteratura, a differenza della filosofia di Socrate, e della di lei lingua. La qual filosofia è tale che tutti gli uomini un poco savi ne hanno sempre partecipato più o meno in tutti i tempi e nazioni, anche avanti [[Socrate]]. È una filosofia poco lontana da quello che la natura stessa insegna all'uomo sociale. Si dividano dunque le lingue, e la nostra che tante ne contiene, e così diverse anche dentro uno stesso genere, potrà ben contenere allo stesso tempo una lingua bella, e una lingua filosofica. Ed allora avrà una filosofia, e seguirà ad avere quella poesia, e quella letteratura nella quale ha sempre superato tutte le moderne. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1359|1359]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1360|1360]], 20 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 112)
*Il [[languore]] del corpo alle volte è tale, che senza dargli affanno e fastidio, affievolando le facoltà dell'animo, affievola ogni cura e ogni desiderio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1581|1581]], 28 agosto 1821; 1898, vol. III, p. 246)
*Le pluralità de' mondi, quasi fisicamente dimostrata, come si può accordare col cristianesimo fuori del mio sistema, il quale dimostra che le creature possono esser d'infinite specie, e che Dio esistendo verso noi, come la religione insegna, esiste ancora in tutti i possibili modi, e può avere avuto ed avere con diversissime creature diversissimi e contrari rapporti, e non averne alcuno? Quante verità fisiche, metafisiche ec. ripugnano alla religione, fuori del mio sistema che nega ogni verità e falsità assoluta, ammettendo le relative, e in queste la religione? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1642|1642]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1643|43]]; 1898, vol. III, pp. 283-84)
*[...] la [[memoria]] non è altro che [[assuefazione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1676|1676]], 11 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 303)
*Nessuna [[opinione]] vera o falsa, ma contraria all'opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di [[ripetizione|ripetizioni]] e quindi di assuefazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1720|1720]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Non si vive al mondo che di [[prepotenza]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1721|1721]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Chi più si ama meno può [[amore|amare]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1723|1723]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 333)
*L'insegnare non è quasi altro che assuefare. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1727|1727]], 18 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 334)
*Gli antichi da proposizioni e premesse che conoscevano né più né meno quanto noi deducevano conseguenze contrarissime a quelle che noi ne tiriamo. Ciò mostra ch'essi non conoscevano i rapporti delle proposizioni, altrimenti non potressimo negare le loro conseguenze. Ma chi ci ha detto che noi li conosciamo meglio? come lo sappiamo noi se non a forza di [[Sillogismo|sillogismi]]? Giacché qualunque affermazione o negazione ha bisogno di sillogismo, e ciascun sillogismo contiene tanti sillogismi quanti sono i rapporti delle sue proposizioni fra loro. Cioè bisogna che l'uomo si persuada sempre con un sillogismo, benché tacito, che, se la tal cosa è, anche la tal altra dev'essere. Senza questi sillogismi intermedi nessun sillogismo vale, e siccome questi ordinariamente si omettono o non son giusti, però infiniti sillogismi son falsi, perché non è vero il rapporto che noi, o non sillogizzando punto o falsamente sillogizzando, supponiamo fra la maggiore e la minore, fra queste e la conseguenza. (([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1771|1771]][[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1772|1772]], 22 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 359)
*La [[noia]] è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1815|1815]], 30 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 383)
*La rapidità e la [[concisione]] dello stile piace, perché presenta all'anima una folla d'idee simultanee o così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l'anima in una tale abbondanza di pensieri o d'immagini e sensazioni spirituali, ch'ella o non è capace di abbracciarle tutte e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2041|2041]], 3 novembre 1821; 1898, vol. IV, p. 22)
*La [[lingua latina]] così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come ''Georg''., I, 44: ''et Zephyro putris se glaeba resolvit''. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel ''Zephyro'' significhi ''al zefiro'', ''col zefiro'' ec. Così quell'altra: ''Sunt lacrimae rerum'' ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2288|2288]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2289|2289]], 26 dicembre 1821; 1898, vol. IV, p. 150)
*Il p. [[Daniello Bartoli|Dan. Bartoli]] è il [[Dante]] della prosa italiana. Il suo stile in ciò che spetta alla lingua è tutto a risalti e rilievi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2396|2396]], 22 marzo 1822; 1898, vol. IV, p. 215)
*Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'[[lingua italiana|italiana]] (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2398|2398]], 29 marzo 1822; 1898, vol. IV, pp. 216-217)
*E però [[Plutarco]] [...] non si può recar per modello né di lingua né di stile, essendo però stato forse più filosofo di tutti i filosofi greci, molti de' quali sono esempi di perfettissimo scrivere. Ma non erano così sottili come Plutarco [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2410|2410]], 1 maggio 1822; 1898, vol. IV, p. 224)
*[...] quasi tutte le principali [[scoperta|scoperte]] che servono alla vita civile sono state opere del caso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2602|2602]], 10 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 329)
*Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio [[Stile (scrittura)|stile]]. Bisogna che lo stile sia padrone delle cose [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2611|2611]], 27 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 334)
*Gl'[[Italia|italiani]] non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2923|2923]], 9 luglio 1823; 1898, vol. V, p. 80)
*La ''[[Luís de Camões#I Lusiadi|Lusiade]]'' avrà certo interessato ed interesserà forse anche oggidì i lettori portoghesi, né si può bastantemente lodare lo sfortunato Camoens per l'avere scelto un soggetto così strettamente nazionale, e di più per l'aver saputo adattare e far materia di poema epico un argomento allora modernissimo, qualità che per l'una parte produce estreme difficoltà le quali a molti sono sembrate in un poema epico insuperabili, e per l'altra sommamente contribuirebbe a produrre o singolarmente accrescere l'interesse d'un'epopea, come ancora di un dramma e di qualsivoglia poesia. Ma per li lettori dell'altre nazioni non so quanto nella ''Lusiade'' possa essere l'interesse, né se ne' medesimi portoghesi, mancata la recente memoria di quelle imprese, e raffreddato, come per tutta l'Europa, l'amor nazionale e gli altri sentimenti magnanimi, la ''Lusiade'' produca per ancora un interesse abbastanza vivo, continuo e durabile. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3146|3146]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3147|3147]], 5-11 agosto 1823; 1898, vol. V, pp. 209-210)
*Una [[Lingua (idioma)|lingua]] strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all'immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un'ombra di lingua piuttosto che lingua veramente [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3253|3253]], 23 agosto 1823; 1898, vol. V, p. 275)
*Quello che non può in niun modo la riflessione, può e fa l'[[irriflesione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3520|3520]], 25 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 2)
*Chiunque nel [[pericolo]] in cui non v'è nulla a fare, comparisce diverso da quel ch'ei suole, qualunque ei soglia essere, e qual ch'ei divenga, e quanta che sia questa diversità, non è coraggioso, o in quel caso non ha vero [[coraggio]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3531|3531]], 26-7 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 9)
*[...] il [[piacere]] è sempre o passato o futuro, non mai presente [...].<ref>Anche in ''Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare'', in ''[[Operette morali]]'': «Il piacere è sempre o passato o futuro, e non mai presente».</ref> ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3550|3550]], 29 settembre 1823, Festa di San Michele Arcangelo; 1898, vol. VI, p. 21)
*{{NDR|Su [[Daniello Bartoli]]}} [...] uomo che fra tutti del suo tempo, e fors'anche di tutti i tempi, fu quello che e per teoria e scienza e per pratica, meglio e più profondamente e pienamente conobbe la nostra lingua [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3630|3630]]; 1898, vol. VI, p. 73)
*Il [[fuoco]] è una di quelle materie, di quegli agenti terribili, come l'[[elettricità]], che la natura sembra avere studiosamente seppellito e appartato, e rimosso dalla vista e da' sensi e dalla vita degli animali, e dalla superficie del globo, dove essa vita e la vegetazione e la vita totale della natura ha principalmente luogo, per non manifestarlo o lasciarlo manifestare che nelle convulsioni degli elementi e ne' fenomeni accidentali e particolari, com'è quello de' vulcani, che sono fuor dell'ordine generale e della regola ordinaria della natura. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3645|3645]], 11 ottobre 1823; 1898, vol. VI)
*La [[noia]] è il desiderio della felicità, lasciato, per così dir, puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3715|3715]], 17 ottobre 1823; 1898, vol. VI, p. 127)
*La [[Latinismo|novità tolta prudentemente dal latino]], benché novità assolutissima in fatto, è per le nostre lingue piuttosto restituzione dell'antichità che novità, piuttosto peregrino che nuovo; e veramente (anche quando non sia troppo prudente né lodevole) ha più dell'arcaismo che del neologismo. Al contrario dell'altre novità e degli altri stranierismi ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3867|3867]], 11 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 247)
*L'[[esistenza]] può essere maggiore senza che lo sia la vita. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3927|3927]], 27 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 301)
*Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3990|3990]], 17 dicembre 1823; 1898, vol. VI, p. 361)
*Il tale diceva che noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un [[letto]] duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4104|4104]], 25 giugno 1824; 1898, vol. VII, p. 23)
*Io vivo, dunque io [[speranza|spero]], è un sillogismo giustissimo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4145|4145]], 18 ottobre 1824; 1898, vol. VII, p. 70)
*Il mezzo più efficace di ottener [[fama]] è quello di far creder al mondo di esser già famoso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4153|4153]], [[Bologna]], 21 novembre 1825; 1898, vol. VII, p. 80)
*Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4174|4174]], Bologna, 17 aprile 1826; 1898, vol. VII, pp. 104-105)
*[[Tabagismo|Tabacco]]. Sua utilità. Suoi piaceri: più innocenti di tutti gli altri al corpo e all'animo; meno vergognosi a confessarsi, immuni dal lato dell'opinione; più facili a conseguirsi, di poco prezzo e adattati a tutte le fortune; più durevoli, più replicabili. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4188|4188]], Bologna 13 luglio 1826; 1898, vol. VII, p. 117)
*[[Felicità]] non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur arco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4191|4191]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4192|4192]], 30 agosto 1826; 1898, vol. VII, p. 122)
*[[Risata|Ridete]] franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice ''rider alto'' vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed ''awful'' è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4391|4391]], 23 settembre 1828; 1898, vol. VII, p. 330)
*Ho veduto io stesso un [[canarino]] domestico e mansuetissimo, appena presentato a uno specchio, stizzirsi colla propria immagine, ed andarle contro colle ali inarcate e col becco alto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4419|4419]]; 1898, vol. VII, p. 353)
*È curioso a vedere, che gli uomini di molto [[merito]] hanno sempre le maniere [[semplicità|semplici]], e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4524|4524]], Firenze, 31 maggio 1831; 1898, vol. VII, p. 461)
*Cosa rarissima nella società, un uomo veramente [[sopportazione|sopportabile]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4525|4525]], 16 settembre 1832; 1898, vol. VII, p. 462)
===Citazioni sullo ''Zibaldone''===
*È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente. ([[Giosuè Carducci]])
*A proposito di Leopardi — sia detto senza offesa — trovo che i suoi ''Pensieri di bella letteratura e di varia filosofia'' sono quanto di meglio ci sia per prender sonno ([[Achille Campanile]]).
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Appressamento della morte''===
<poem>Era morta la lampa in Occidente,
E queto 'l fumo sopra i tetti e queta
De' cani era la voce e de la gente:
Quand'i' volto a cercare eccelsa meta,
Mi ritrova' in mezzo a una gran landa,
Bella, che vinto è 'ngegno di poeta.</poem>
===''Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone''===
Tace la fama al presente di [[Giorgio Gemisto Pletone]] costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità degli uomini, siccome, si può dire, ogni cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione. E niuno può assicurarsi, non solo di acquistarla per merito, quantunque grande, ma acquistata eziandio che debba durargli. Certo è che Gemisto fu de' maggiori ingegni e de' più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria, ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia, dove stette gran tempo e morì; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua nuova patria, e medesimamente nelle altre province d'Europa, per quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere.
===''Discorso sopra la Batracomiomachia''===
Quando, dopo aver letta qualche opera di autore sconosciuto, la troviamo interessante e degna di osservazione, siamo tosto spinti dalla curiosità a ricercarne lo scrittore. Avendone rilevato il carattere dall'opera stessa, bramiamo avere un nome a cui applicarlo. Ci duole d'ignorar quello di una persona che c'interessa, e di dover lodare e stimare un Essere anonimo e sconosciuto.
===''Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani''===
In questo secolo presente, sia per l'incremento dello scambievole commercio e dell'uso de' viaggi, sia per quello della letteratura, e per l'enciclopedico che ora è d'uso, sicché ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, letterature e costumi degli altri popoli, sia per la scambievole comunione di sventure che è stata fra' popoli civili, sia perché la Francia abbassata dalle sue perdite, e l'altre nazioni parte per le vittorie, parte per l'aumento della coltura e letteratura di ciascheduna sollevandosi, si è introdotta fra le nazioni d'Europa, una specie d'uguaglianza di riputazione sì letteraria e civile che militare, laddove per lo passato da' tempi di Luigi XIV, cioè dall'epoca della diffusa e stabilita civiltà europea, tutte le nazioni avevano spontaneamente ceduto di onore alla Francia che tutte le dispregiava<ref>In vece che adesso la Francia stessa per le dette cagioni è fatta tollerante e disposta a render giustizia agli stranieri fino a un certo segno, e che questa sua disposizione, perocch'ella segue ancora in parte a dare il tuono all'Europa civile, ne cagiona una simile nelle altre nazioni. {{NDR|N.d.A.}}</ref>;
===''La guerra dei topi e delle rane''===
====(1815)====
<poem>Grande impresa disegno, arduo lavoro:
O Muse, voi dall'Eliconie cime
A me scendete, il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia dei topi e delle rane.</poem>
====(1821-1822)====
<poem>Mentre a novo m'accingo arduo lavoro,
O Muse, voi da l'Eliconie cime
Scendete a me ch'il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia de' topi e de le rane.</poem>
====(1826)====
<poem>Sul cominciar del mio novello canto,
Voi che tenete l'eliconie cime
Prego, vergini Dee, concilio santo,
Che 'l mio stil conduciate e le mie rime:
Di topi e rane i casi acerbi e l'ire,
Segno insolito a i carmi, io prendo a dire.</poem>
===''Paralipomeni della Batracomiomachia''===
''1<br />Poi che da' granchi a rintegrar venuti<br />Delle [[rana|ranocchie]] le fugate squadre,<br />Che non gli aveano ancor mai conosciuti,<br />Come volle colui ch'a tutti è padre,<br />Del topo vincitor furo abbattuti<br />Gli ordini, e volte invan l'opre leggiadre,<br />Sparse l'aste pel campo e le berrette<br />E le code topesche e le basette;<br /><br />2<br />Sanguinosi fuggian per ogni villa<br />I topi galoppando in su la sera,<br />Tal che veduto avresti anzi la squilla<br />Tutta farsi di lor la piaggia nera:<br />Quale spesso in parete, ove più brilla<br />Del Sol l'autunno la dorata sfera,<br />Vedi un nugol di mosche atro, importuno,<br />Il bel raggio del ciel velare a bruno.''
===''Storia di un'anima''===
Incomincio a scrivere la mia Vita innanzi di sapere se io farò mai cosa alcuna per la quale debbano gli uomini desiderare di aver notizia dell'essere, dei costumi e dei casi miei. Anzi, al contrario di quello che io aveva creduto sempre per lo passato, tengo oramai per fermo di non avere a lasciar di me in sulla terra alcun vestigio durevole.
==Citazioni su Giacomo Leopardi==
*A qual grado fu l'affetto di lui verso l'Italia, nel quale non si stimava secondo ad alcuno?<ref>Lettera del Viesseux, 5 gennaio 1824. {{NDR|N.d.A.}}</ref> Il pessimismo avea inghiottito questo come tutti gli altri affetti. All'infuori dell'orazione agli Italiani nel 1815, tonante contro i tiranni, del progetto sfumato d'un inno alla Grecia, e delle accademiche canzoni civili della prima giovinezza, si potrà spigolare nell'opera leopardiana qualche accenno patriottico; ma i moti del '21 non lo scuotono affatto, nel 1831 quando la provincia fa conto, come notammo, sull'azione politica di lui, egli chiede che se ne scordino<ref>Lettera al padre, 29 marzo 1831. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, e conviene col padre nel dar del fanatico all'eroico Broglio D'Ajano, caduto ad Anatolico per l'indipendenza ellenica<ref>Lettera del 22 luglio 1828. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Ad un attento esame [...], l'estetica del Leopardi sembra per un lato confondersi con la ricerca che l'artista fa di sé medesimo, per l'altro, con quella che l'uomo fa di una teoria che lo salvi dalla disperazione e dall'inerzia. Così nelle pagine dello ''Zibaldone'' crediamo di scorgere piuttosto un ideale d'arte che un concetto dell'arte, piuttosto una commossa celebrazione del potere vivificatore della poesia che una soddisfacente definizione dell'attività estetica. ([[Mario Fubini]])
*C'è poi quel lamentoso Leopardi, scrittore garbato, pulito e elegante, te lo concedo; ma come frigido, come diaccio e brullo! ([[Leo Ferrero]])
*C'era, nei muscoli, nei nervi e nel cervello di Giacomo, una dovizia di energia che si esprimeva all'esterno colla predilezione di esercizi fisici e con una personalità vigorosa. Nei giuochi e nelle finte battaglie romane, che si svolgevano entro il recinto del «paterno giardino», egli si dava la parte del leone; nelle rappresentazioni storiche si metteva sempre primo, era sempre il «trionfatore», che menava pugni sonori e ingiurie sul fratello e sugli altri ragazzi, i quali, come finti sudditi o schiavi, seguivano il suo carro. Nelle favole meravigliose, che, fanciullo di otto nove anni, aveva l'abilità di ordire e di raccontare extemporaneamente, e negli attori delle quali soleva personificare i caratteri di quelli che lo attorniavano, la parte eroica del dominatore e prepotente ''Filzèro''<ref>Teresa Teja Leopardi, ''Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia'', pag. 31-33. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che ne dava a tutti e non le buscava da alcuno, la riserbava a se stesso. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Che Giacomo, da fanciullo, non fosse gobbo, né tampoco goffo di spalla, concordano in dire quanti si ricordano di averlo conosciuto. Se, poi, col crescere, incurvò, la ragione dee interamente cercarsi nell'aver egli, nascendo, portato con sé i germi della rachitide.<br>Del resto, chi più e chi meno, tutti i Leopardi, per difetto di nascita, furono rachitici. ([[Camillo Antona Traversi]])
*Con un po' di esercizio è possibile prendere lezioni di ottimismo anche da Giacomo Leopardi. ([[Gianni Rodari]])
*È stato considerato talvolta il Leopardi come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione cosi condensata e violenta, cosi estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. ([[Benedetto Croce]])
*Fra i poeti italiani, [[Dante Alighieri|Dante]] compreso, è il solo che manifesta nell'opera sua, fuse in un equilibrio quasi perfetto, le tre virtù tecniche essenziali: la virtù pittorica, la musicale e la scultorea. Se si volesse sottilizzare e compiere uno studio dettagliato sul genio leopardiano, noi vedremmo che egli è singolarmente un poeta pittore, ma questa sua virtù innata soverchia di poco la virtù musicale e la scultorea per cui si può asserire senza esitazione che Giacomo Leopardi, riguardo alla tecnica della poesia, non è il genio più vasto, ma il più equilibrato che vanti la nostra letteratura, più equilibrato dello stesso Dante che pur lo soverchia di tanto nella forza e nell'immediatezza della rappresentazione. ([[Adolfo Padovan]])
*{{NDR|Sul rapporto fra Giacomo e il padre Monaldo}} Giacomo era il suo doppio: il suo doppio compiuto. Era un sogno terribile. Pretendere che un figlio – un figlio che il destino gli aveva affidato come una persona diversa da lui, composta di qualità a cui mille casi contribuivano, un figlio che avrebbe dovuto abitare nella sua casa come un estraneo avventuroso e felice – diventasse la persona che lui non era riuscito ad essere. ([[Pietro Citati]])
*Il credo estetico del Leopardi si ricongiunge al suo credo morale, anzi, in certo senso, non è che una diversa formulazione: ciò ha ben veduto il [[Giulio Augusto Levi|Levi]], il quale crede che l'abbandono della teoria della poesia come imitazione derivi da quella che è per lui la filosofia propria del Leopardi, un ragionato e conscio individualismo, per cui il poeta supererebbe la negazione del suo pessimismo con l'affermazione del valore intrinseco della personalità umana. ([[Mario Fubini]])
*Il {{maiuscoletto|Leopardi}} e il [[Alessandro Manzoni|{{maiuscoletto|Manzoni}}]] {{sic|dànno}} nome ciascuno a un capitolo della nostra storia letteraria contemporanea. Accadde in entrambi la medesima cosa: ebbero, cioè, l'uno e l'altro una ''conversione letteraria'' e una ''conversione filosofica''. Nella prima tennero via parallela; nella seconda diametralmente opposta. Esordirono ambedue scrittori stranieri e mezzo infrancesati, e finirono schiettamente italiani e originali. L'uno, il {{maiuscoletto|Leopardi}}, cominciò con l'essere cristiano e non tardò quasi a divenire scettico: l'altro, il {{maiuscoletto|Manzoni}}, cominciò con l'essere scettico, o indifferente, e non tardò a divenire cristiano. ([[Clemente Benedettucci]])
*Il Leopardi è sempre solo ne' suoi scritti. Da quando la sua arte poetica, le sue lettere, le prose sue incominciano ad essere quello che sono nell'alta stima del pubblico letterato e non letterato, tutta la produzione leopardiana è la produzione dell'''uomo solo''. ([[Paolo Orano]])
*Il Leopardi rimane il primo vero paesista nella lirica italiana. Mentre nell'arte la pittura del paesaggio cominciava, e tentava di renderne la poesia col colore, con le sfumature del colore, il Leopardi rendeva squisitamente, nel verso, la poesia del paesaggio, con la limpida frase precisa e con la sfumatura della frase, raggiungendo la perfezione. ([[Raffaello Barbiera]])
*Il Leopardi stimava, che la vita per sé sola non fosse un bene; unico bene la felicità. E perché la felicità, secondo che egli scrive in più luoghi, non solo non è {{sic|raggiugnibile}}, anzi non è dato all'uomo di scampare in veruna guisa, né per verun tempo {{sic|ancoraché}} brevissimo, dalle strette del dolore, ne conseguita, che la vita, la quale era per ciò, come a dire, il campo e la materia su cui esercitavisi e regnava esso il dolore, dovesse egli infine venire a giudicarla un male, e che la morte, la quale spegnendo la vita, cessava il dolore, altresì dovesse per necessaria conseguenza stimarla un bene. ([[Paolo Emilio Castagnola]])
*Il massimo poeta scienziato di ogni tempo fu ovviamente quel genio di Giacomo Leopardi, che da adolescente già produceva dissertazioni filosofiche sorprendenti: Sopra l'attrazione, Sopra l'estensione, Sopra l'idrodinamica, Sopra i fluidi elastici, Sopra la luce, Sopra l'elettricismo, per arrivare alla dura condanna della Natura («''O natura, o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?''») e alla conclusione che meno si conosce più si è felici, e i più felici erano gli antichi. ([[Massimiliano Parente]])
*Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero. ([[Guido Ceronetti]])
*Io non dirò certo una cosa peregrina, dichiarando che senza [[Monaldo Leopardi|Monaldo {{NDR|Leopardi}}]] non sarebbe stato Giacomo; ma io voglio dire che non poca parte dell'anima di Giacomo si spiega e si comprende guardando a Monaldo, e che in questo troviamo quasi i germi, che maturarono poi gloriosamente nel grande figliuolo. ([[Carlo Pascal]]
*Io per me rido di tutti...; ma quel povero Giacomo, che vivo non toccò mai nessuno, e morto non si può difendere! ([[Pietro Giordani]])
*Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>[[Dante Alighieri|Dante]] è capito con le prime [...]. Leopardi con la seconda; è inutile che vogliate servirvi di storia contemporanea e di vita pubblica. L'arte, la grandezza, dite pure il genio di Leopardi, sono spiegabili soltanto con l'individuo Giacomo Leopardi. ([[Paolo Orano]])
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la musica che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso di un sogno. ([[Giulio Bertoni]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il Leopardi è più religioso del [[Benedetto Croce|Croce]]. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà europea porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. ([[Antonio Gramsci]])
*Nessun prete voleva riceverlo in chiesa. Il [[Antonio Ranieri|Ranieri]] parlò a parecchi parrochi, e tutti no: gli fu indicato quello di San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comperò triglie e calamai, e ne mandò un bel regalo al parroco, il quale si lasciò persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto la porta della chiesa. Così per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura. Queste cose me le diceva il Ranieri, ed è bene che il mondo le sappia queste cose. ([[Luigi Settembrini]])
*Noi, fatta qualche eccezione per la seconda metà del settecento, se pur c'è da farla, non abbiamo avuto fino al Leopardi un solo lirico intimo, nel vero senso della parola. ([[Giacomo Barzellotti (filosofo)|Giacomo Barzellotti]])
*Non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del Leopardi è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. ([[Benedetto Croce]])
*Nonostante la sua filosofia negativa, il Leopardi quanto a cose d'ordine estetico fu, come ho notato dianzi, tutt'altro che pessimista, quanto a cose d'ordine morale e civile non fu pessimista in tutto. E se, esagerando, disse «che il mondo è una lega di birbanti contro i buoni», non però disamava gli uomini, e anzi augurava che si collegassero fraternamente insieme, per opporsi ai mali inerenti alla vita e per mitigarli. Nella negazione troppo assoluta del progresso, rispetto alla felicità delle masse tanto vantata ne' suoi tempi, esprime un concetto profondamente umanitario e moderno, e possiamo dire insito nei principii del socialismo, dicendo di non saper comprendere come quella felicità si possa conseguire senza la felicità degl'individui. ([[Giovanni Mestica]])
*Per Leopardi scrivere una pagina sola, o comporre una strofa, non era un'avventura, così neppure era un'avventura vivere. Alla vita sapeva sopra tutto quello che non poteva chiedere, e di quali pericoli era gravato quel poco bene. Gli mancava la bella confidenza: ma, in compenso, gli era stato dato in sorte un dono: quello di sorridere e fantasticare. ([[Giuseppe De Robertis]])
*Questa {{NDR|per [[Fanny Targioni Tozzetti]]}} fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la [[Teresa Carniani|Malvezzi]]; è una passione pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo e timido, perché conscio de la propria inferiorità materiale e dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella dovette comprender benissimo, poiché il Leopardi stesso aveva certa coscienza di esser stato capito.<br>Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere a quel disgraziato affetto. ([[Emma Boghen Conigliani]])
*Se c'è un poeta moderno la cui opera dia l'impressione di muoversi a un tempo, per un miracoloso dono d'ubiquità, nelle sfere ideali che abbiamo simboleggiato con le formule di canzoniere e poesia pura, quel poeta è Giacomo Leopardi. ([[Renato Poggioli]])
*Si direbbe che dopo un intervallo di secoli il Leopardi ritrovasse il segreto della greca perfezione, formando su greci modelli opere che emulano quelle dell'antichità nella purezza dei contorni, nel rilievo delle immagini, nella vivacità del colore, ma di moderno hanno la materia e il significato. Veemente allorché la passione lo commuova, tenero quando lo assalgano meste ricordanze, cupamente profondo ove mediti i destini dell'uomo sulla terra, sottile indagatore dei moti dell'animo, con sobrietà somma efficace descrittore dei varj aspetti della natura, in ogni suo poetico componimento è il Leopardi perfetto, si che nulla ti paja dover aggiungere, nulla togliere; e mentre la parola riproduce preciso il pensiero, il metro variamente ne seconda lo svolgersi e l'atteggiarsi. ([[Alessandro D'Ancona]])
*Sono convinto che Giacomo Leopardi sia un amante straordinario della vita, un pessimista allegro, in pratica un ottimista. ([[Giancarlo Giannini]])
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
*Tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. ([[Giulio Bertoni]])
*Tutto Leopardi è un momento della polemica tra Socrate e i Dicasti, tra Gesù e i Farisei, tra Bruno e Bellarmino: la gran battaglia tra Lao-tse e Confucio, cioè tra l'uomo spontaneo e il funzionario. ([[Massimo Bontempelli]])
*Un libro su Leopardi non può cominciare che come un'opera buffa: preferibilmente di Gioachino Rossini, che era nato vicino a Recanati, a Pesaro, e poi aveva infiammato Milano, Roma, Parigi e tutto il mondo musicale. Il protagonista di questa opera buffa non è Giacomo, sebbene amasse sino alle lacrime Il barbiere di Siviglia e La donna del lago, ma suo padre Monaldo, nato a Recanati nel 1766 da un'antica famiglia che risaliva, o diceva di risalire, al tredicesimo secolo. ([[Pietro Citati]])
*Venuto a contatto con gli intellettuali progressisti del gabinetto Vieusseux, Leopardi invece di rifiorire a nuova vita, si chiuse, dopo il primo entusiasmo, ancora di più nella propria solitudine. ([[Giacinto Spagnoletti]])
===[[Francesco De Sanctis]]===
*Leopardi e [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] sono una cosa. Quasi nello stesso tempo l'uno creava la metafisica e l'altro la poesia del dolore. Leopardi vedeva il mondo così, e non sapeva il perché. Arcano è tutto fuorché il nostro dolor. Il perché l'ha trovato Schopenhauer con la scoperta del Wille.
*Leopardi ragiona col senso comune, dimostra così alla buona come gli viene, non pensa a fare effetto, è troppo modesto, troppo sobrio. Lo squallore della vita che volea rappresentare si riflette come in uno specchio in quella scarna prosa; il suo stile è come il suo mondo, un deserto inamabile dove invano cerchi un fiore.
*Leopardi s'incontra ne' punti sostanziali della sua dottrina con Schopenhauer; ma gli sta di sotto per molti rispetti. Primamente Leopardi è poeta; e gli uomini comunemente non prestano fede ad una dottrina esposta in versi; ché i poeti hanno voce di mentitori.
*Perché Leopardi produce l'effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. E non puoi lasciarlo, che non ti senta migliore; e non puoi accostartegli, che non cerchi innanzi di raccoglierti e purificarti, perché non abbi ad arrossire al suo cospetto. È scettico, e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti. Ha così basso concetto dell'umanità, e la sua anima alta, gentile e pura l'onora e la nobilita. E se il destino gli avesse prolungata la vita infino al quarantotto, senti che te l'avresti trovato accanto, confortatore e combattitore. Pessimista od anticosmico, come Schopenhauer, non predica l'assurda negazione del Wille, l'innaturale astensione e mortificazione del cenobita: filosofia dell'ozio che avrebbe ridotta l'Europa all'evirata immobilità orientale, se la libertà e l'attività del pensiero non avesse vinto la ferocia domenicana e la scaltrezza gesuitica. Ben contrasta Leopardi alle passioni, ma solo alle cattive; e mentre chiama larva ed errore tutta la vita, non sai come, ti senti stringere più saldamente a tutto ciò che nella vita è nobile e grande. L'ozio per Leopardi è un'abdicazione dell'umana dignità, una vigliaccheria; Schopenhauer richiede l'occupazione come un mezzo di conservarsi in buona salute.
===[[Arturo Farinelli]]===
*La sensibilità per ogni suono era nel Leopardi inaudita, e l'anima come da un vivido raggio tutta ne rimaneva penetrata. Forse quelle voci, quei suoni che lontanando morivano, la mesta melodia che salutava la luce estrema, fuggente, agivano con forza arcana perché risonanti nell'alta quiete e nel silenzio, e popolavano d'un tratto le solitudini che rendevano più misteriose e profonde; poi si estinguevano e il silenzio raddoppiava.
*Non conveniva un gran mondo a questo poeta assorto nell'eremo dell'anima, tutto intimità e fervoroso e doloroso raccoglimento. Lo sbigottisce lo strepito; lo spaurano i grandi spettacoli; dove è solitudine, alto silenzio, profonda quiete si ritrae pensoso, e pende, attiva lo spirito. Ad ogni più lieve stimolo il sentimento è desto; ogni più minuta cosa colpisce il suo sguardo che l'afferra limpidissima. Fuori della sua concentratissima sfera di vita la visione gli si turba, il dilettoso fantasma gli {{sic|vanisce}}. Non distoglietelo; preservatelo dalla folla; lasciategli la sua piccola isola di contemplazione, dove si rifugia e dove giungon morte le onde dei rumori mondani. Idillica l'anima, all'idillio si atteggia la natura che lo attrae, lo commuove e gli divien famigliare. Il suo ermo colle, la sua siepe, il suo rialto sovra l'erbe, dove ama sedere e assorbirsi, solingo e muto, la sua distesa di prato che verdeggia, il suo ciel sereno, il suo sole che indora le vie e gli orti, la sua tacita, chiara e bianca luna, quei suoi lembi di campagna che dischiudono un ampio orizzonte, il mar da lungi, il monte; che altro occorreva al «promeneur solitaire» di Recanati, per suscitare fantasmi allo spirito, affetti al cuore?
*Se badate, sono le piccole, tenuissime cose, le scene più intime e romite quelle a cui più si affeziona. Il paesaggio più semplice e disadorno può suscitargli la commozione più viva e più dolce; la vibrazione dell'anima più intensa muove talora da una immagine lieve, tenerissima, da un fuggevole tocco, da un suono leggerissimo, da un minimo ricordo, soave o doloroso. Ai superlativi del sentimento nella lirica che gli sgorga nella pienezza del cuore fanno riscontro i diminutivi che trasceglie e vezzeggia: la gallinella, il villanello, la donzelletta, il vecchierello, i mugoletti, la finestrella sopra la scaletta. Questa risonanza profonda nell'anima dei più minuti, o comuni spettacoli forma l'incanto maggiore della poesia del Leopardi.
===[[Giulio Augusto Levi]]===
*Alcuni dei germi più preziosi del pensiero cristiano si erano [...] meravigliosamente abbarbicati nell'animo del Leopardi, come nel più propizio dei terreni: questi erano un amore spasimato, com'egli diceva, della virtù<ref>Lettera al conte Xaverio Broglio d'Ajano del 13 agosto 1819. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, una focosa aspirazione alla purezza, un desiderio del sacrifizio, una misera stima del mondo<ref>Canzone ''Per una donna inferma di malattia lunga e mortale'', in fine, in ''Scritti vari'', p. 35. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, la brama del Bello e del Bene assoluto. Quest'ultima guidò le sue riflessioni intorno alla filosofia sensista; dove si occupò principalmente di chiarire quale origine rimanesse assegnata alle idee del Bello e del Buono. Come si vide pervenuto alla conclusione che tutti i nostri giudizi sono relativi e frutti di assuefazione, e che il Bello e il Buono assoluto non esistono, non senza terrore ne ricavò la conseguenza che Dio stesso, creduto fino allora tipo ed origine di ogni perfezione, non esiste. Una simile conclusione gli ripugnava talmente, che tentò subito di restaurare il concetto della Divinità sopra un nuovo fondamento; supponendo che l'essenza di essa consistesse nell'infinita possibilità, dalla quale deduceva l'onnipotenza; e ne abbozzava un sistema che gli sembrava quadrare, anzi essere il necessario fondamento delle verità cristiane.
*Chi consideri le circostanze della sua giovinezza, può trovare da ammirare, che uno spirito cotanto bisognoso del Bene sopramondano non si volgesse naturalmente alla religione. Nella casa paterna, ch'egli amò teneramente anche quando non poté più tollerare di vivere a Recanati, si può dire che si respirasse un'aria impregnata di severo spirito cristiano. La madre governava sé e la famiglia con principi e massime ascetiche. Il padre era una nobile tempra d'uomo; appassionato degli studi, autore di numerosi scritti di argomento politico storico religioso, zelantissimo della cosa pubblica, scrivendo e operando con fiera indipendenza e incontaminata purezza. Il fanciullo Giacomo cresceva a quell'esempio fra i gravi in-folio della biblioteca adunata da Monaldo, immerso negli studi di antiche letterature e di storia ecclesiastica, guardato con orgogliosa compiacenza dal padre, il quale senza dubbio sognava grandezze di carriera ecclesiastica per il precoce e infaticabile primogenito.
*Il Leopardi, come [[Dante Alighieri|Dante]], volle essere pensatore e uomo prima che poeta: e nessuna cosa sentì più amaramente, che le sue opinioni esser messe da banda con dirle un effetto delle sue personali sventure<ref>Lettera al De Sinner del 24 maggio 1832. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
*Negli ultimi anni sentì chiaramente di aver fatto parte per se stesso, e di essere spiritualmente solo. Combatté con amara satira così i molli e nebulosi restauratori della religione, come i superficiali lodatori della scienza e delle sue virtù benefiche. – Il suo argomento capitale contro la fede cristiana nel Dio redentore, che dopo la [[Sistema eliocentrico|scoperta di Copernico]] non sia più lecito attribuire alla terra e all'uomo una condizione di privilegio fra gli esseri, è molto debole: perché confonde l'ordine fisico con l'ordine spirituale. Credo che realmente la sua miscredenza avesse una radice più profonda, in un libero atto iniziale, a cui si mantenne sempre fedele con onesta coerenza: risoluto di vivere e di operare per gli uomini del suo tempo, si mise prima alla loro scuola, e accettò la tendenza prevalente nel mondo moderno di affidarsi unicamente al lume della propria ragione: onde poi si vantava di avere apertamente ripudiato quelle credenze che molti ancora simulavano, per non potersi adattare alle cerimonie, e voler scrivere in lingua moderna, non dei tempi troiani <ref>''Dialogo di Timandro e di Eleandro''. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
===[[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]===
*Leopardi è ancora solo. La sua poesia sarà sempre in alto e sola, nell'eternità.<br>Che grande errore imporla nelle scuole, trascinare la dolente pensosa figura del poeta per le chiuse aule scolastiche dove è appena lecito declamare per esercitazioni mnemoniche e oratorie: ''Ancor dal monte...''<ref>Carducci, ''Alle fonti del Clitumno''.</ref> o ''Agile e solo vien di colle in colle...''<ref>Carducci, ''La chiesa di Polenta''.</ref> Habent sua fata pöetae. Non c'è al mondo altra poesia più della leopardiana lontana dalla scuola e dalla mentalità scolastica, se togli la canzone all'Italia e l'altra per il monumento di Dante; eppure il destino del Leopardi è stato questo: che il riconoscimento della grandezza della sua poesia dovesse essere ufficiale, incominciando dalla scuola, sulla cui soglia la si abbandona quando si entra nella vita.
*Nessun amore del Leopardi risulta poeticamente giustificato. Fantasie, sogni torbidi, vaneggiamenti: amore no. Nessuna figura di donna ha lasciato nell'anima e nel corpo del poeta un solco profondo. Non possiamo immaginare che vergine il Leopardi: vergine nella carne e nell'anima, con le labbra sottilissime immuni di contatto carnale. In poesia figure di donne passano fugacemente e vaniscono: Silvia, Nerina, Geltrude Cassi e qualche altra. Apparizioni. Dico che questi amori, vissuti forse realmente ma non poeticamente appieno, e passati così, inani, non giustificano empiricamente questo inabissamento e {{sic|annihilamento}} del mondo, dello spazio, del tempo, della propria personalità e del mondo esteriore, ridotti al nulla eterno, alla indifferenza assoluta, alla non esistenza. Che diventa materia di poesia. Nella distruzione tragica del mondo circostante, tempo e spazio, qualche cosa si salva, vien su da tanta feroce e voluttuosa rovina, la coscienza di sé, la coscienza dell'intimo individuale dolore.
*Tolte le canzoni di carattere patriottico ed encomiastico, il mondo poetico del Leopardi si riduce a quello morale e a quello sentimentale - critico che è assorbito dal primo perché le donne amate dal poeta sono come foglie cadute, figure di cose passate, travolte dalla morte, tornate nel nulla. E queste figure di donne senza contorni, senza qualità speciali, inindividuate, non sono mai il centro di una rappresentazione di arte, ma pure entrando direttamente nella emozione e nella ispirazione del poeta, restano poi fuori della poesia alla quale non importa che cantare il pensiero dominante: il nulla, il vuoto, nulla l'amore, nulla l'illusione, nulla la gloria.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/appressamento-della-morte/ Appressamento della morte]'', Book editore, Castel Maggiore (Bo), 1998.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Canti (Leopardi - Donati)|Canti]]'', edizione critica, a cura di Alessandro Donati, Bari, Laterza, 1917.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone|Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone]]'', in ''Pensieri, Moralisti greci'', a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari, 1932.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-la-batracomiomachia/ Discorso sopra la Batracomiomachia]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-lo-stato-presente-dei-costumi-deglitaliani/ Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1969.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=5xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. I], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=_xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. II], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-de-topi-e-delle-rane-1821-1822/ Guerra de' topi e delle rane (1821-1822)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/la-guerra-dei-topi-e-delle-rane-poema-1815/ La guerra dei topi e delle rane. Poema (1815)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-dei-topi-e-delle-rane-1826/ Guerra dei topi e delle rane (1826)]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''Lettere al fratello Carlo'', Edizioni Osanna Venosa, Venosa, 1997. ISBN 88-8167-189-1
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Pensieri (Leopardi)|Pensieri]]'', a cura di Marilena Salvarezza, Biblioteca Italiana Tascabile, Milano, 1995.
*Giacomo Leopardi, ''[http://ww2.bibliotecaitaliana.it/xtf/view?docId=bibit001598/bibit001598.xml&chunk.id=d52e212&toc.id=d52e212&brand=newlook Storia dell'astronomia]'', BibliotecaItaliana.it.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/storia-di-unanima-memorie/ Storia di un'anima]'', a cura di Plinio Perilli, Carlo Mancosu Editore, Roma, 1993.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu|Zibaldone]]'' (col titolo di ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''), a cura di [[Giosuè Carducci]], Volumi I-VII, Le Monnier, Firenze, 1898.
==Voci correlate==
*[[Adelaide Antici Leopardi]] – madre
*[[Carlo Leopardi]] – fratello
*[[Monaldo Leopardi]] – padre
*[[Paolina Leopardi]] – sorella
*[[Pierfrancesco Leopardi]] – fratello
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Canti (Giacomo Leopardi)|''Canti''}}
{{Pedia|Operette morali}}
{{Pedia|Paralipomeni della Batracomiomachia}}
{{Pedia|Pensieri (Leopardi)|''Pensieri''}}
{{Pedia|Zibaldone}}
{{vetrina|15|ottobre|2005|poeti|scrittori}}
{{DEFAULTSORT:Leopardi, Giacomo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Glottologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
[[Categoria:Personalità dell'ateismo]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
6u6ik7sc12uu8mbmj73ajn2yffw1m7k
1428155
1428152
2026-10-02T15:21:47Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giacomo Leopardi */ altra di Bertoni
1428155
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Leopardi, Giacomo (1798-1837) - ritr. A Ferrazzi, Recanati, casa Leopardi.jpg|thumb|upright=1.4|Giacomo Leopardi]]
'''Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi''' (1798 – 1837), poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano.
==Citazioni di Giacomo Leopardi==
*{{NDR|[[Ultime parole]], rivolte alla sorella di [[Antonio Ranieri]]}} Aprimi quella finestra... fammi veder la luce.<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto'', Hoepli, 1921, p. [https://archive.org/details/chilhadettotesor00fumauoft/page/286 286].</ref>
*[[Credere]] una cosa perché si è udito dirla, e perché non si è avuta cura di esaminarla, fa torto all'intelletto dell'uomo.<ref group="fonte">Da ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000088 Saggio sugli errori popolari degli antichi]'', in ''Tutte le opere'', a cura di Lucio Felici, Lexis Progetti Editoriali, Roma, 1998. ISBN 88-87083-04-5.</ref>
*{{NDR|A [[Vittorio Alfieri]]}} ''E tu nemica | la sorte avesti pur: ma ti rimbomba | fama che cresce e un dì fia detta antica.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Puerili (Leopardi)/Letta la vita di V. Alfieri|Letta la vita dell'Alfieri scritta da esso]]''.</ref>
*La condizione progressiva della società non mi riguarda affatto. La mia, se non è retrograda, è eminentemente stazionaria.<ref group="fonte">Da una lettera del maggio 1833 a Charlotte Bonaparte; citato in [http://www.ilgiornale.it/news/leopardi-progressista-e-razionalista-mito-sfatato.html ''Leopardi progressista e razionalista? Un mito sfatato''], ''il Giornale.it'', 20 luglio 2010.</ref>
*Non mi dir più che m'abbia cura, perché son [[guarigione|guarito]] e sano come un pesce in grazia dell'aver fatto a modo mio, cioè non aver usato un cazzo di medicamenti [...].<ref group="fonte">Da ''Lettere al fratello Carlo'', p. 43.</ref>
*{{NDR|La [[catacresi]]}} [...] la qual figura differisce sostanzialmente dalla [[metafora]], in quanto la metafora trasportando la parola a soggetti nuovi e non propri, non le toglie per questo il significato proprio (eccetto se il metaforico a lungo andare non se lo mangia, connaturandosi col vocabolo) ma, come dire, glielo accoppia con un altro o con più d'uno, raddoppiando o moltiplicando l'idea rappresentata da essa parola. Doveché la catacresi scaccia fuori il significato proprio e ne mette un altro in luogo suo; talmente che la parola in questa nuova condizione esprime un concetto solo come nell'antica, e se lo appropria immediatamente per modo che tutta quanta ell'è, s'incorpora seco lui. [...] Laddove se tu chiami lampade il sole, come fece [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], quantunque la voce «lampade» venga a dimostrare il «sole», non perciò si stacca dal soggetto suo proprio, anzi non altrimenti ha forza di dare ad intendere il sole, che rappresentando quello come una figura di questo. E veramente le metafore non sono altro che similitudini o comparazioni raccorciate.<ref group="fonte">Da ''Annotazioni alle Canzoni (1824-25)'', in ''Canti'', a cura di [[Leone Ginzburg]], Gius. Laterza & Figli, Bari, 1938, [[s:Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/206|p. 200]].</ref>
*Molti provano un sentimento d'indignazione vedendo il cenere del [[Torquato Tasso|Tasso]], coperto e indicato non da altro che da una pietra larga e lunga circa un palmo e mezzo, e posta in un cantoncino d'una chiesuccia. Io non vorrei in nessun modo trovar questo cenere sotto un mausoleo. Tu comprendi la gran folla di affetti che nasce dal considerare il contrasto fra la grandezza del Tasso e l'umiltà della sua sepoltura. Ma tu non puoi avere idea d'un altro contrasto, cioè di quello che prova un occhio avvezzo all'infinita magnificenza e vastità de' monumenti romani, paragonandoli alla piccolezza e nudità di questo sepolcro. Si sente una trista e fremebonda consolazione pensando che questa povertà è pur sufficiente ad interessare e animar la posterità, laddove i superbissimi mausolei, che Roma racchiude, si osservano con perfetta indifferenza per la persona a cui furono innalzati, della quale o non si domanda neppur il nome, o si domanda non come della persona ma del monumento. Vicino al [[Tomba di Torquato Tasso|sepolcro del Tasso]] è quello del poeta [[Alessandro Guidi|Guidi]], che volle giacere ''prope magnos Torquati cineres'', come dice l'iscrizione. Fece molto male. Non mi restò per lui nemmeno un sospiro. Appena soffrii di guardare il suo monumento, temendo di soffocare le sensazioni che avevo provate alla tomba del Tasso.<ref group="fonte">Dalla lettera al fratello Carlo, Roma, 20 febbraio 1823; citato in W. Binni, ''Note leopardiane I. La lettera del 20 febbraio 1823'', «La Rassegna della letteratura italiana», a. LXVII, serie VII, n. 2, Firenze, maggio-settembre 1963, pp. 193-199. Disponibile su ''[https://www.ilponterivista.com/ocwb/data/01-Leopardi%201934-1997/13-La%20lettera%20del%2020%20febbraio%201823/13-01.html ilponterivista.com]''.</ref>
*{{NDR|Sul [[Epitteto#Manuale|''Manuale di Epitteto'']]}} Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo.<ref group="fonte">Dal ''Preambolo del volgarizzatore'' al ''Manuale di Epitteto'', in ''Opere di Giacomo Leopardi'', vol. II, Le Monnier, 1865, [https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&pg=213#v=onepage&q&f=false p. 213].</ref>
*{{NDR|Al fratello [[Carlo Leopardi|Carlo]]}} Ti felicito sommamente del tuo nuovo amore, e altrettanto mi dispiacerebbe che a Pasqua fosse cominciata per te la Quaresima. Veramente non so qual migliore occupazione, si possa trovare al mondo che quella di fare all'amore, sia di primavera o d'autunno; e certo che il parlare ad una bella ragazza vale dieci volte più che girare, come io fo, attorno all'Apollo di Belvedere ed alla Venere Capitolina.<ref group="fonte">Rispondendo, il 5 aprile 1823, ad una lettera del fratello Carlo, che gli aveva narrato di un suo amore non platonico; citato in [[Giovanni Mestica]], ''Studi leopardiani'', [https://archive.org/details/studileopardian01mestgoog/page/105/mode/1up pp. 105-106].</ref>
==''Canti''==
===I – ''All'Italia''===
*''Piangi, che ben hai donde, [[Italia]] mia.'' (v. 18)
*''L'armi, qua l'armi: io solo | combatterò, procomberò sol io. | Dammi, o ciel, che sia foco | agl'italici petti il sangue mio''. (vv. 37-40)
===III – ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di [[Cicerone]] della Repubblica''===
*''Italo ardito, a che giammai non posi | di svegliar dalle tombe | i nostri padri? ed a parlar gli meni | a questo secol morto, al quale incombe | tanta nebbia di tedio?'' (vv. 1-5)
*''Ahi ahi, ma conosciuto il mondo | non cresce, anzi scema, e assai più vasto | l'etra sonante e l'alma terra e il mare | al fanciullin, che non al saggio appare.'' (vv. 87-90)
*''Amore, | amor, di nostra vita ultimo inganno, | t'abbandonava. Ombra reale e salda | ti parve il nulla, e il mondo | inabitata piaggia.'' (vv. 128-132)
*''Da te fino a quest'ora uom non è sorto, | o sventurato ingegno, | pari all'italo nome, altro ch'un solo, | solo di sua codarda etate indegno, | allobrogo feroce, a cui dal polo | maschia virtù, non già da questa mia | stanca ed arida terra, | venne nel petto; onde privato, inerme | (memorando ardimento!) in su la scena | mosse guerra a' tiranni: almen si dia | questa misera guerra | e questo vano campo all'ire inferme | del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena | scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto | silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto. || Disdegnando e fremendo, immacolata | trasse la vita intera, | e morte lo scampò dal veder peggio. | [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] mio, questa per te non era | età né suolo. Altri anni ed altro seggio | conviene agli alti ingegni.'' (vv. 151-171)
====Citazioni su ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica''====
*È invalsa, a proposito dei sentimenti politici del Leopardi, l'opinione che esso, divenuto scettico, non ebbe più a cuore il [[risorgimento]] d'Italia. Tutt'altro provano gli scritti suoi. Dopo le due prime canzoni, ne fa documento solenne quella ''Ad Angelo Mai'' che compose quando era già pessimista; la quale spira tutta quanta un amore ardente alla patria, e pungendo la viltà degli Italiani, li infiamma ad insorgere; onde l'Austria ne proibì la diffusione nelle province italiane da essa occupate. ([[Giovanni Mestica]])
===IV – ''Nelle nozze della sorella Paolina''===
*''[[Virtù]] viva sprezziam, lodiamo estinta.'' (v. 30)
*''[[Donna|Donne]], da voi non poco | la patria aspetta'' [...] (vv. 31-32)
*''Ad atti egregi è sprone | amor, chi ben l'estima, e d'alto affetto | maestra è la beltà.'' (pp. 46-48)
===IX – ''Ultimo canto di Saffo''===
*''Arcano è tutto, | fuor che il nostro [[dolore|dolor]].'' (vv. 45-46)
*''Negletta prole | nascemmo al pianto, e la ragione in grembo | de' celesti si posa.'' (vv. 46-48)
*''Virtù non luce in disadorno ammanto''. (v. 53)
*''Vivi felice, se felice in terra | visse nato mortal.'' (vv. 60-61)
===X – ''Il primo amore''===
*''Tornami a mente il dì che la battaglia | d'[[amore]] sentii la prima volta, e dissi: | oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!'' (vv. 1-3)
===XI – ''Il passero solitario''===
*''D'in su la vetta della torre antica, | [[passero]] solitario, alla campagna | cantando vai finché non more il giorno; | ed erra l'[[armonia]] per questa valle.'' (vv. 1-4)
*''Tu, [[passero|solingo augellin]], venuto a sera | del viver che daranno a te le stelle, | certo del tuo costume | non ti dorrai; ché di natura è frutto | ogni vostra vaghezza.'' (vv. 45-49)
*''A me, se di vecchiezza | la detestata soglia | evitar non impetro, | quando muti questi occhi all'altrui core, | e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro | del dì presente più noioso e tetro, | che parrà di tal voglia? | che di quest'anni miei? che di me stesso? | Ahi! pentirommi, e spesso, | ma sconsolato, volgerommi indietro.'' (vv. 50-59)
===XII – ''L'infinito''===
[[File:Infinito.jpg|thumb|Manoscritto de ''L'infinito'']]
*''Sempre caro mi fu quest'ermo [[collina|colle]], | e questa siepe, che da tanta parte | dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.'' (vv. 1-3)
*''Ma, sedendo e mirando, interminati | spazi di là da quella, e sovrumani | silenzi, e profondissima quiete | io nel pensier mi fingo; ove per poco | il cor non si spaura.'' (vv. 4-8)
*''Così tra questa | immensità s'annega il pensier mio; | e il [[naufragio|naufragar]] m'è dolce in questo mare.'' (vv. 13-15)
====Citazioni su ''L'infinito''====
*Leopardi era dedito alle pratiche solitarie. Con tutto ciò, un grande poeta. La prima versione della famosa poesia ''L'infinito'', all'ultimo verso non suonava "''... e naufragar m'è dolce in questo mare''", bensì "''... e naufragar m'è dolce in questa mano''". Probabilmente l'aveva scritta in stato di tensione autoerotica. ([[Marcello Marchesi]])
===XIII – ''La sera del dì di festa''===
*''Dolce e chiara è la notte e senza vento''. (v. 1)
*''Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno | appare in vista, a salutar m'affaccio, | e l'antica natura onnipossente, | che mi fece all'[[affanno]]. A te la speme | nego, mi disse, anche la speme; e d'altro | non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. '' (v. 10-16)
*''Ecco è fuggito | il dì festivo, ed al festivo il giorno | volgar succede, e se ne porta il [[tempo]] | ogni umano accidente.'' (vv. 30-33)
===XIV – ''Alla luna''===
*''Oh come grato occorre | nel tempo [[giovinezza|giovanil]], quando ancor lungo | la speme e breve ha la memoria il corso, | il rimembrar delle passate cose, | ancor che triste, e che l'affanno duri!'' (vv. 12-16)
===XVII – ''Consalvo''===
*''Due cose belle ha il mondo: | [[amore e morte]]''. (vv. 99-100)
===XVIII – ''Alla sua donna''===
*''Ma non è cosa in terra | che ti somigli; e s'anco pari alcuna | ti fosse al volto, agli atti, alla favella, | saria, così conforme, assai men bella.'' (vv. 19-22)
===XXI – ''A Silvia''===
*''[[Silvia]], rimembri ancora | quel tempo della tua vita mortale, | quando beltà splendea | negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, | e tu, lieta e pensosa, il limitare | di gioventù salivi?''. (vv. 1-6)
*''Io, gli studi leggiadri | talor lasciando e le sudate carte, | ove il tempo mio primo | e di me si spendea la miglior parte, |'' [...] (vv. 15-18)
*''O [[natura]], o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?'' (vv. 35-38)
*''All'apparir del vero | tu, misera, cadesti: e con la mano | la fredda morte ed una tomba ignuda | mostravi di lontano''. (vv. 60-63)
====Citazioni su ''A Silvia''====
*Silvia è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; nel cantare Silvia egli risente in sé ''quel suo cuore d'una volta''. Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la candida Teresa {{NDR|Fattorini}}. ([[Emma Boghen Conigliani]])
===XXII – ''Le ricordanze''===
*''Vaghe stelle dell'[[Orsa Maggiore|Orsa]], io non credea | tornare ancor per uso a contemplarvi | sul paterno giardino scintillanti, | e ragionar con voi dalle finestre | di questo albergo ove abitai fanciullo, | e delle gioie mie vidi la fine. | Quante immagini un tempo, e quante fole | creommi nel pensier l'aspetto vostro | e delle luci a voi compagne! allora | che, tacito, seduto in verde zolla, | delle sere io solea passar gran parte | mirando il cielo, ed ascoltando il canto | della rana rimota alla campagna!'' (vv. 1-13)
*''Né mi diceva il cor che l'età verde | sarei dannato a consumare in questo | natio borgo selvaggio, intra una gente | zotica, vil; cui nomi strani, e spesso | argomento di riso e di trastullo, | son dottrina e saper'' [...]. (vv. 28-33)
*[...] ''dolce per sé; ma con dolor sottentra | il pensier del presente, un van desio | del passato'' [...]. (vv. 58-60)
*''O [[speranza|speranze]], speranze; ameni inganni | della mia prima età!'' (vv. 77-78)
===XXIII – ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''===
*''Che fai tu, [[luna]], in ciel? Dimmi, che fai, | silenziosa luna?'' (vv. 1-2)
*''[[Nascita|Nasce]] l'uomo a fatica, | ed è rischio di morte il nascimento. | Prova pena e tormento | per prima cosa; e in sul principio stesso | la madre e il genitore | il prende a consolar dell'esser nato.'' (vv. 39-44)
*''Perché reggere in [[vita]] | chi poi di quella consolar convenga? | Se la vita è sventura, | perché da noi si dura?'' (vv. 53-56)
*''Che sia questo morir, questo supremo | scolorar del sembiante, | e perir della terra, e venir meno | ad ogni usata, amante compagnia''. (vv. 65-68)
*''E tu certo comprendi | il perché delle cose, e vedi il frutto | del mattin, della sera, | del tacito, infinito andar del [[tempo]]''. (vv. 69-72)
*''A me la vita è male.'' (v. 104)
*''Dimmi: perché giacendo | a bell'agio, ozioso, | s'appaga ogni [[animale]]; | me, s'io giaccio in riposo, il [[Noia|tedio]] assale?'' (vv. 129-132)
*''Forse s'avess'io l'[[Ala|ale]] | da volar su le nubi, | e noverar le stelle ad una ad una, | o come il tuono errar di giogo in giogo, | più felice sarei, dolce mia greggia, | più felice sarei, candida luna.'' (vv. 133-138)
*[...] ''forse, in qual forma, in quale | stato che sia, dentro covile o cuna, | è funesto a chi nasce il [[Nascita|dì natale]]''. (vv. 141-143)
====Citazioni sul ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''====
*Si ricordi come Leopardi per un certo tempo abbia amato le falsificazioni filologiche e l'abbia scherzosamente praticate come dilettantismo artistico. Ma ora lo stadio dell'Inno a Nettuno è superato. La mistificazione è divenuta manifestazione del proprio io. Non pel desiderio di travestirsi, ma per conoscere e rappresentare se stesso {{sic|e}} s'immedesima in quel pastore dell'Asia. Il sentimento e la coscienza che il più proprio del suo pensiero, la sua filosofia e la sua religione, sia divenuto del tutto estraneo all'Europa occidentale, che egli sia un anacronista o un ''dépaysé''<ref>Spaesato. {{cfr}} ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 613.</ref>, un arcade emigrato, non viene invero espresso immediatamente, ma costituisce il fondamento della poesia. Perciò fa un effetto di così straniato ed intimo, così artistico e originario, così esotico e leopardiano, così privo di costume e primigenio, moderno e senza tempo. ([[Karl Vossler]])
===XXIV – ''La quiete dopo la tempesta''===
*''Ecco il sereno | rompe là da ponente, alla montagna: | sgombrasi la campagna, | e chiaro nella valle il fiume appare.''<ref>A proposito del verso «''E chiaro nella valle il fiume appare''», [[Umberto Saba]] scrisse nelle sue ''Scorciatoie'': «{{maiuscoletto|Letteratura italiana}}. Potrebbe rimanere, di secoli di noia, un verso: il più bello, il più inutile, il più melanconico, il più perfetto che sia mai stato scritto.»</ref> (vv. 4-7)
*''[[Piacere e dolore||Piacer]] figlio d'[[Piacere e dolore|affanno]]; |'' [...]. (v. 32)
*''O natura cortese, | son questi i doni tuoi, | questi i diletti sono | che tu porgi ai mortali. Uscir di pena | è diletto fra noi. | Pene tu spargi a larga mano; il duolo | spontaneo sorge e di piacer, quel tanto | che per mostro e miracolo talvolta | nasce d'affanno, è gran guadagno.'' (vv. 42-50)
*''Umana | prole cara agli eterni! assai felice | se respirar ti lice | d'alcun dolor: [[Beatitudini dalle poesie|beata]] | se te d'ogni dolor morte risana''. (vv. 50-54)
===XXV – ''Il sabato del villaggio''===
[[File:Autografo leopardiano Sabato Villaggio.jpg|thumb|Manoscritto de ''Il sabato del villaggio'']]
*''La donzelletta vien dalla campagna, | in sul calar del sole, | col suo fascio dell'erba; e reca in mano | un mazzolin di rose e viole, | onde siccome suole, | ornare ella si appresta | dimani, al dì di festa, il petto e il crine.'' (vv. 1-7)
*''[[Sabato|Questo di sette]] è il più gradito giorno, | pien di speme e di gioia: | [[domenica|diman]] tristezza e noia | recheran l'ore, ed al travaglio usato | ciascuno in suo pensier farà ritorno.'' (vv. 38-42)
*''Garzoncello scherzoso, | cotesta età fiorita | è come un giorno d'allegrezza pieno, | giorno chiaro, sereno, | che precorre alla festa di tua vita. | Godi, fanciullo mio; stato soave, | stagion lieta è cotesta. | Altro dirti non vo'; ma la tua [[festa]] | ch'anco tardi a venir non ti sia grave.'' (vv. 43-51)
====Citazioni su ''Il sabato del villaggio''====
*Mi spiego Fefé, è come un'intima insoddisfazione che tengo dentro. Per esempio tu sai quanto mi piace l'uva, ah? Be', a me l'uva mi piace più quando non ci sta che quando ci sta. Quando ci sta l'uva, Fefé, io tengo voglia di pere. Mi spiego? [...] Per me non è tanto importante l'uva in se stessa, quanto la voglia che ho d'uva, un po' come quella poesia che mi piace tanto, Fefé, dove dice che il sabato è meglio assai della domenica. (''[[Divorzio all'italiana]]'')
*Nel ''Sabato del villaggio'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». ([[Benedetto Croce]])
*Secondo Leopardi, il più bel giorno della settimana non è la domenica, ma il sabato, perché precede la domenica; mentre la domenica si è tristi, pensando al lunedì. Ma ormai tutti han letto l'immortale canto, epperò il venerdì sera dicono: «Che gioia, domani è sabato, il più bel giorno della settimana!», mentre l'indomani pensano con tristezza alla domenica. Ragion per cui siamo più felici il venerdì che il sabato; e invece che Il sabato Leopardi avrebbe fatto meglio a scrivere Il venerdì, o addirittura Il giovedì del villaggio, se si pensa che il giovedì, precedendo il più bel giorno della settimana, viene ad essere esso stesso il più bello, sempre per quella teoria che la vigilia d'un lieto giorno è più bella che il lieto giorno medesimo. ([[Achille Campanile]])
===XXVI – ''Il pensiero dominante''===
*''Sempre i codardi, e l'alme | ingenerose, abbiette | ebbi in dispregio.'' (vv. 53-55)
*''Di questa età superba, | che di vote speranze si nutrica, | vaga di ciance, e di virtù nemica; | stolta, che l'util chiede, | e inutile la vita | quindi più sempre divenir non vede; | maggior mi sento.'' (vv. 59-65)
*''Pregio non ha, non ha ragion la vita | se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto.'' (vv. 80-81)
*''Angelica beltade! | Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro, | quasi una finta imago | il tuo volto imitar. Tu sola fonte | d'ogni altra leggiadria, | sola vera beltà parmi che sia.'' (vv. 130-135)
====Citazioni su ''Il pensiero dominante''====
*Perché è evitata la parola {{NDR|"amore"}} e dissimulata la chiave? Evidentemente di fronte alla novità dell'esperienza essa sarebbe apparsa troppo logora, perché ogni appicco a cose già passate e già esistite avrebbe potuto dare l'impressione di uno sminuimento. "Io non ho nome per ciò". ([[Karl Vossler]])
===XXVII – ''Amore e Morte''===
*''Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte | ingenerò la sorte. | Cose quaggiù sì belle | Altre il mondo non ha, non han le stelle.'' (vv. {{Source|Canti_(Leopardi_-_Donati)/XXVII._Amore_e_Morte||1-4}})
*''Quando novellamente | nasce nel cor profondo | un amoroso affetto, | languido e stanco insiem con esso in petto | un desiderio di morir si sente: | come, non so: ma tale | d'[[amore|amor]] vero e possente è il primo effetto.'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|Quando novellamente|27-33}})
*''Poi, quando tutto avvolge | la formidabil possa, | e fulmina nel cor l'invitta cura, | quante volte implorata | con desiderio intenso, | morte, sei tu dall'affannoso amante!'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|poi, quando tutto avvolge|45-50}})
===XXVIII – ''A se stesso''===
*''Amaro e noia | la [[vita]], altro mai nulla; e fango è il [[mondo]].'' (vv. 8-9)
*[...] ''l'infinita [[vanità]] del tutto''. (v. 16)
===XXIX – ''Aspasia''===
*''Torna dinanzi al mio pensier talora | il tuo sembiante, Aspasia.'' (vv. 1-2)
*''Raggio divino al mio pensiero apparve, | [[donna]], la tua beltà. Simile effetto | fan la bellezza e i musicali accordi.'' (vv. 33-35)
*''Pur quell'ardor che da te nacque è spento: | perch'io te non amai, ma quella Diva | che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.'' (vv. 77-79)
*''Già del fato mortale a me bastante | e conforto e vendetta è che su l'erba | qui neghittoso immobile giacendo, | il mar la terra e il ciel miro e sorrido.'' (vv. 109-112)
===XXXI – ''Sopra il ritratto di una bella donna''===
*''Tal fosti: or qui sotterra | polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango | immobilmente collocato invano, | muto, mirando dell'etadi il volo, | sta, di memoria solo | e di dolor custode, il simulacro | della scorsa beltà.'' (vv. 1-7)
*''Natura umana, or come, | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? | Se in parte anco gentile, | come i più degni tuoi moti e pensieri | son cosí di leggieri | da sí basse cagioni e desti e spenti?'' (vv. 50-56)
====Citazioni su ''Sopra il ritratto di una bella donna''====
*In uno dei suoi canti estremi, nel canto ''Sopra il ritratto di una bella donna'', vediamo come egli scorga un motivo di dubbio insolubile non già nel contrasto tra la bellezza femminile e l'opera dissolvitrice della morte, bensì nel contrasto fra la distruzione che la morte ha compiuto di quella bella forma corporea e gli ineffabili altissimi sentimenti che quella ispirò un tempo:<br><div style="text-align:center;">Natura umana, or come | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? </div>La nobiltà dell'uomo, così come la sua beatitudine, il Leopardi ripone nella sua capacità di sentire: né è senza significato il fatto che nelle sue pagine, in quelle della giovinezza come in quelle della maturità l'epiteto ''divino'' si accompagni così di frequente alle espressioni che si riferiscono al sentimento. ([[Mario Fubini]])
===XXXII – ''Palinodia al marchese Gino Capponi''===
*''Errai, candido [[Gino Capponi|Gino]]; assai gran tempo, | e di gran lunga errai. Misera e vana | stimai la vita, e sovra l'altre insulsa | la stagion ch'or si volge.'' (vv. 1-4)
===XXXIII – ''Il tramonto della luna''===
*[...] ''scende la [[luna]]; e si scolora il mondo'' [...]. (v. 12)
===XXXIV – ''La ginestra o il fiore del deserto''===
*''Qui su l'arida schiena | del formidabil monte | sterminator [[Vesuvio|Vesevo]], | la qual null'altro allegra arbor né fiore, | tuoi cespi solitari intorno spargi, | odorata [[ginestra]], | contenta dei deserti.'' (vv. 1-7)
*''Questi campi cosparsi | di ceneri infeconde, e ricoperti | dell'impietrata lava, | che sotto i passi al peregrin risona; | dove s'annida e si contorce al sole | la serpe, e dove al noto | cavernoso covil torna il coniglio; | fûr liete ville e cólti, | e biondeggiâr di spiche, e risonâro | di muggito d'armenti; | fûr giardini e palagi, | agli ozi de' potenti | gradito ospizio; e fûr città famose, | che coi torrenti suoi l'altèro monte | dall'ignea bocca fulminando oppresse | con gli abitanti insieme. Or tutto intorno | una ruina involve, | ove tu siedi, o fior gentile, e quasi | i danni altrui commiserando, al cielo | di dolcissimo odor mandi un profumo, | che il deserto consola. A queste piagge | venga colui che d'esaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all'amante natura. E la possanza | qui con giusta misura | anco estimar potrà dell'uman seme, | cui la dura nutrice, ov'ei men teme, | con lieve moto in un momento annulla | in parte, e può con moti | poco men lievi ancor subitamente | annichilare in tutto. | Dipinte in queste rive | son dell'umana gente | «Le magnifiche sorti e progressive». | Qui mira e qui ti specchia, | secol superbo e sciocco, | che il calle insino allora | dal risorto pensier segnato innanti | abbandonasti, e vòlti addietro i passi, | del ritornar ti vanti, | e procedere il chiami.'' (vv. 17-58)
*[...] ''obblio | preme chi troppo all'età propria increbbe.''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli.</ref> (vv. 68-69)
*''Non so se il riso o la pietà prevale.'' (v. 201)
*''E tu, lenta [[ginestra]], | che di selve odorate | queste campagne dispogliate adorni, | anche tu presto alla crudel possanza | soccomberai del sotterraneo foco, | che ritornando al loco | già noto, stenderà l'avaro lembo | su tue molli foreste.'' (vv. 297-304)
===Citazioni sui ''Canti''===
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
==''Epistolario''==
===[[Incipit]]===
''All'Ab. Francesco Cancellieri, a Roma''.<br />Recanati, 6 aprile 1816.<br />Pregiatissimo signore, Il mio signor zio mi ha comunicata la di lei lettera che in parte riguarda me. Da essa ho appreso ch'ella soffre ancora molti incommodi di salute. L'accerto che io sento di ciò un vivissimo dispiacere, e con ribrezzo m'induco a molestarla, sperando però ch'ella non vorrà prendersi per l'incommodo che le do maggior briga di quella che richiede l'affare per se stesso molto poco interessante.
===Citazioni===
*Così ella vede che il [[Vincenzo Monti|Monti]] è assai più famoso per l'[[Iliade]] che per il ''Persio''. (dalla lettera ad Antonio Fortunato Stella, 6 dicembre 1816; vol. I, p. 8)
*[...] quando ho letto qualche [[Classico]], la mia mente tumultua e si confonde. Allora prendo a tradurre il meglio, e quelle bellezze per necessità esaminate e rimenate a una a una piglian posto nella mia mente, e l'arricchiscono e mi lasciano in pace. (dalla lettera a Pietro Giordani, 21 marzo 1817; vol. I, p. 15)
*Amico e cugino carissimo, Tengo ben volontieri l'invito che mi fate di lasciar da parte le cerimonie parlando con voi, e però non vi domando scusa dell'errore che ho preso con un giudizio troppo precipitato, non però calunnioso, come voi dite, scambiando un poco i vocaboli, perché oltreché il dir male di me non sarebbe stato pur peccato veniale, lo scherzare così urbanamente come si facea in quell'articolo, e con così poche parole, e sopra cosa da nulla, non potea fare che persona del mondo se ne offendesse. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 5 maggio 1817; vol. I, p. 33)
*Signore mio carissimo, L'erudizione che ella ha trovato nelle note all' inno a Nettuno, in verità è molto volgare, e a me è paruto di scrivere quelle note in [[Italia]]; ma in [[Germania]] o in [[Inghilterra]] me ne sarei vergognato. Io sono andato un pezzo in traccia della erudizione più pellegrina e recondita, e dai 13 anni ai 17 ho dato dentro a questo studio profondamente, tanto che ho scritto da sei a sette tomi non piccoli sopra cose erudite (la qual fatica appunto è quella che mi ha rovinato); e qualche letterato straniero che è in Roma e che io non conosco, veduto alcuno degli scritti miei, non li disapprova, e mi facea esortare a divenire, diceva egli, gran filologo. [...] Innamorato della poesia greca, volli fare come [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] che sotterrò il suo Cupido, e a chi dissotterrato lo credea d'antico portò il braccio mancante. (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 maggio 1817; vol. I, pp. 34-35)
*Certo che non voglio vivere tra la [[massa|turba]]: la mediocrità mi fa una paura mortale [...]. (dalla lettera a Pietro Giordani, 26 settembre 1817; vol. I, p. 57)
*Carissimo cugino, Avendo avuta occasione di pubblicare un inno a Nettuno, e ricordandomi di quello che voi scriveste sulla medesima divinità per le nozze [[Giulio Perticari|Perticari]] e [[Vincenzo Monti|Monti]], ho voluto mandarvi una copia del mio opuscolo, non già perché lo paragonaste col vostro, ma perché aveste il diletto di vedervi vincitore senza combattere. La copia che vi mando è della seconda edizione molto più corretta della prima, che è stata fatta l'aprile passato. Come vedete, la cosa non è di questi giorni, ed io già ci vedo mille difetti, sì che a voi, che per l' amicizia me li perdonerete, volentieri la mando in segno di confidenza, ma non vorrei che la mostraste alle persone di buon giudizio. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 17 ottobre 1817; vol. I, p. 63)
*[...] mi pare d'essermi accorto che il [[tradurre]] così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. (dalla lettera a Pietro Giordani, 29 dicembre 1817; vol. I, p. 78)
*{{NDR|Riguardo [[Fulvio Testi]]}} Se fosse venuto in età meno barbara, e avesse avuto agio di coltivare l'ingegno suo più che non fece, sarebbe stato senza controversia il nostro [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], e forse più caldo e veemente e sublime del Latino. (dalla lettera a Pietro Giordani, 19 febbraio 1819; vol. I p. 126)
*Io non credo che i tristi vivano meglio di noi. Se la felicità vera si potesse conseguire in qualunque modo, la realtà delle cose non sarebbe così formidabile. Ma [[Bontà e cattiveria|buoni e tristi]] nuotano affannosamente in questo mare di travagli, dove non trovi altro porto che quello de' fantasmi e delle immaginazioni. E per questo capo mi pare che la condizione de' buoni sia migliore di quella de' cattivi, perché le grandi e splendide illusioni non appartengono a questa gente; sicché ristretti alla verità e nudità delle cose, che altro si deggiono aspettare se non tedio infinito ed eterno? (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 giugno 1820; vol. I, p. 187)
*La facoltà della [[parola]] aiuta incredibilmente la facoltà del pensiero, e le spiana ed accorcia la strada. Anzi mi sono avveduto per prova, che anche la notizia di più [[Linguaggio|lingue]] conferisce mirabilmente alla facilità, chiarezza e precisione del concepire. (dalla lettera a Pietro Giordani, 20 novembre 1820; vol. I, p. 210)
*[...] questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 6 maggio 1825; vol. I, p. 333)
*Ho veduto il [[I promessi sposi|romanzo del Manzoni]], il quale, non ostante molti difetti, mi piace assai, ed è certamente opera di un grande ingegno [...]. (dalla lettera ad Antonio Papadopoli, 25 febbraio 1828; vol. II, p. 69)
*Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d'amore. (dalla lettera a Madama Antonietta Tommasi, 5 luglio 1828; vol. II, p. 94)
*[...] il [[fare]] è il miglior modo d'imparare [...]. (dalla lettera al fratello Pier Francesco, 16 ottobre 1828; vol. II, p. 115)
*[...] rido della felicità delle ''masse'', perché il mio piccolo cervello non concepisce una ''[[massa]]'' felice composta d'individui non felici. (dalla lettera a Fanny Targioni Tozzetti, 5 dicembre 1831<ref group="fonte">''Epistolario di Giacomo Leopardi'', vol. II, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=Ay4aAAAAYAAJ&pg=PA443#v=onepage&q&f=false 443].</ref>)
*{{NDR|Sui napoletani}} [...] lazzaroni pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri e b. f. degnissimi di Spagnuoli e di forche. (dalla lettera al padre, 3 febbraio 1833; vol. II, p. 215)
*L'aria di [[Napoli]] mi è di qualche utilità; ma nelle altre cose questo soggiorno non mi conviene molto... Spero che partiremo di qua in breve, il mio amico e io. (dalla lettera alla signora Adelaide Maestri, 5 aprile 1834; vol. II, p. 209<ref group="fonte">Citato in Michele Scherillo, ''Vita di Giacomo Leopardi'', Greco & Greco Editori, Milano, 1991, [//books.google.it/books?id=dRiuzZHM4BMC&pg=PA191 p. 191]. ISBN 88-85387-64-0</ref>)
*{{NDR|Su [[Napoli]]}} [...] paese semibarbaro e {{sic|semiaffricano}}, nel quale io vivo in un perfettissimo isolamento da tutti. (dalla lettera al padre, 27 novembre 1834; vol. II, p. 214)
*Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 12 maggio 1820)
*{{NDR|Su [[Roma]]}} Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l'unico piacere che ho provato in Roma. [...] Anche la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle impressioni del sentimento. È tutta costeggiata di case destinate alle manifatture, e risuona dello strepito de' telai e d'altri tali istrumenti, e del canto delle donne e degli operai occupati al lavoro. In una città oziosa, dissipata, senza metodo, come sono le capitali, è pur bello il considerare l'immagine della vita raccolta, ordinata e occupata in professioni utili. Anche le fisionomie e le maniere della gente che s'incontra per quella via, hanno un non so che di più semplice e di più umano che quelle degli altri; e dimostrano i costumi e il carattere di persone, la cui vita si fonda sul vero e non sul falso, cioè che vivono di travaglio e non d'intrigo, d'impostura e d'inganno, come la massima parte di questa popolazione. (dalla lettera sulla visita alla tomba di Tasso, Roma 20 Febbraio 1823, in: Giacomo Leopardi, Epistolario, vol. I, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1849., pp. 276-278)
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Epistolario''===
*{{NDR|Ai nobili signori conti Leopardi}} Giacomo vostro fratello, assai chiaro e famoso per la dottrina e per gli scritti suoi, non sarà giudicato men ragguardevole e degno d'altrettanto onore e maraviglia per le sue lettere: le quali, non tanto per libera elezione (nata da stima ed affetto parziale verso di voi, signori ed amici venerati e cari, che per tanto d'ingegno e coltura in voi raccolto stimo una delle più rare e principali famiglie d'Italia), quanto per giusta ragione e gratitudine vi dedico e rimando accresciute. Ed io, che dal punto che primieramente vidi e ammirai gli scritti suoi m'invaghii fortemente di avere piena contezza degli atti, de' costumi, e della vita di lui, reco a mia spezial ventura che per mezzo vostro mi sia conceduta sì maravigliosa opportunità d'adempire questo mio ferventissimo desiderio con le sue lettere famigliari, dove tanto e sì spesso ragiona di se. ([[Prospero Viani]])
*In tanta materia di dolore vi è qualche cosa pur di sereno in queste lettere, nelle quali quanto calcato è più, tanto si rileva più alteramente l'uomo, maggiore della fortuna. Qualità nobilissima ed antica: in questo fiacco secolo, non paziente de' mali e non ardito a' rimedii, ammirata più che imitata. La dignità adorna l'infortunio, come della ricchezza e della potenza è ornamento la temperanza. E questa dignità non è posta solo in quella specie di virtù negativa, ch'è detta «decoro», ed è quel non chinarsi mai per nessuna cagione ad atto men che nobile e gentile; di che ci è esempio la delicata risposta del Leopardi alle profferte del Colletta, e quella lettera, nella quale domanda quasi la carità al padre suo, alteramente supplichevole. Ma vi è una dignità di altra sorte, o meglio direbbesi magnanimità, la quale è quel tener l'animo sempre alto sui casi umani, e non lasciar che altri abbia la gioia di aver potuto anche un istante turbare la tua serenità. Ed il Leopardi alla ferrea necessità che lo preme soprastà in guisa, che spesso, non che risolversi in vane querele, de' suoi mali non parla altrimenti che filosofando con tranquilla ragione, divenuto egli stesso obbietto di meditazione al suo pensiero. ([[Francesco De Sanctis]])
*Io nei primi anni della conoscenza di Leopardi ebbi molte lettere di lui, tutte stupendissime; le quali (secondo il mio immutabil costume per tutte) distrussi. Erano le più belle lettere possibili. Non saprei dove cercarne. Ho per fermo che in [[Parma]] nessuno ne abbia avuto fuorché la [[Antonietta Tommasini|Tommasini]], e sua figlia la [[Adelaide Maestri|Maestri]]. Ma ora quella povera famiglia è nella massima desolazione, perché va morendo tra mille patimenti l'unica figlia. Oh caro [[Prospero Viani|Viani]], è pur pieno di guai questo mondo ! Ella si conservi la sanità, e l'animo forte; e mi abbia sempre per suo vero amico. ([[Pietro Giordani]])
==''Operette morali''==
{{vedi anche|Operette morali}}
==''Pensieri''==
===[[Incipit]]===
Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d'odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch'io sono per dire è vero; tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l'esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.
===Citazioni===
*Dico che il [[mondo]] è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene, di vili contro i generosi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Rari sono i birbanti poveri [...]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*La [[morte]] non è male: perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La [[senilità|vecchiezza]] è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza. ([[s:Pensieri (Leopardi)/VI|VI]])
*Bella ed amabile [[illusione]] è quella per la quale i dì [[anniversario|anniversari]] di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell'annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 60 (prima del 1820), 2255 (15 dicembre 1821), 2322-2323 (2 gennaio 1822).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIII|XIII]])
*Non sarebbe piccola infelicità degli educatori, e soprattutto dei parenti, se pensassero, quello che è verissimo, che i loro figliuoli, qualunque indole abbiano sortita, e qualunque fatica, diligenza e spesa si ponga in educarli, coll'uso poi del mondo, quasi indubitabilmente, se la morte non li previene, diventeranno malvagi. Forse questa risposta sarebbe più valida e più ragionevole di quella di Talete che, dimandato da Solone perché non si ammogliasse, rispose mostrando le inquietudini dei genitori per gl'infortunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbe, dico, più valido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di [[Antinatalismo|non volere aumentare]] il numero dei malvagi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIV|XIV]])
*Come le prigioni e le galee sono piene di genti, a dir loro, innocentissime, così gli uffizi pubblici e le dignità d'ogni sorte non sono tenute se non da persone chiamate e costrette a ciò loro mal grado. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XVII|XVII]])
*Se la miglior [[compagnia]] è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 507-508 (15 gennaio 1821) e 4523 (29 luglio 1829).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXI|XXI]])
*Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savio, che volere savia e filosofica tutta la vita.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1252, 30 giugno 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVII|XXVII]])
*Il genere umano e, dal solo individuo in fuori, qualunque minima porzione di esso, [[Gli uomini si_dividono in due categorie|si divide in due parti]]: gli uni usano [[prepotenza]], e gli altri la soffrono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVIII|XXVIII]])
*Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1787-1788, 25 settembre 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*L'impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senza lei non può nulla. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVI|XXXVI]])
*Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, né in fatti tollerata meno, che l'[[intolleranza]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVII|XXXVII]])
*Il mondo [...] non crede mai che chi non cede abbia il torto. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*L'uomo è condannato o a consumare la [[gioventù]] senza proposito, la quale è il solo tempo di far frutto per l'età che viene, e di provvedere al proprio stato; o a spenderla in procacciare godimenti a quella parte della sua vita, nella quale egli non sarà più atto a godere. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*Il [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LI|LI]])
*La [[schiettezza]] allora può giovare, quando è usata ad arte, o quando, per la sua rarità, non l'è data fede. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVI|LVI]])
*Gli uomini si vergognano non delle [[ingiuria|ingiurie]] che fanno, ma di quelle che ricevono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVII|LVII]])
*I [[timidezza|timidi]] non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi più, o vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e si guardano di non pungere gli altri, non per istima che né facciano maggiore che gl'insolenti e gli arditi, ma per evitare d'esser punti essi, atteso l'estremo dolore che ricevono da ogni puntura. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVIII|LVIII]])
*Quasi tutti gli uomini grandi sono [[modestia|modesti]]: perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quanto sieno lontani dal conseguirla.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 612-613, 5 febbraio 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXIV|LXIV]])
*La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4306-4307, 15 maggio 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVII|LXVII]])
*La [[noia]] è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il [[Pluralità dei mondi|numero e la mole maravigliosa dei mondi]], e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVIII|LXVIII]])
*La [[stima]] non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 116-117, 9 giugno 1820.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXII|LXXII]])
*Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4391, 23 settembre 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXVIII|LXXVIII]])
*Rivedendo in capo di qualche anno una persona ch'io avessi conosciuta giovane, sempre alla prima giunta mi è paruto vedere uno che avesse sofferto qualche grande [[sventura]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXX|LXXX]])
*Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande [[Conoscere sé stessi|esperienza di sé]], la quale rivelando lui a lui medesimo, e determinando l'opinione sua intorno a sé stesso, determina in qualche modo la fortuna e lo stato suo nella vita. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXII|LXXXII]])
*Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4482, 4 aprile 1829: «Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non passarli mai.»</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXVI|LXXXVI]])
*Chi comunica poco cogli uomini, rade volte è misantropo. Veri misantropi non si trovano nella [[solitudine]], ma nel mondo: perché l'uso pratico della vita, e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde nel ritiro la [[misantropia]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXIX|LXXXIX]])
[[File:Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. Giacomo Leopardi, 1789-1837 - it.svg|thumb|250px|Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.]]
*L'uomo onesto, coll'andar degli anni, facilmente diviene insensibile alla lode e all'onore, ma non mai, credo, al biasimo né al disprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie non compenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da un segno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse ai ribaldi avviene al contrario; che, per essere usati al biasimo, e non usati alla lode vera, a quello saranno insensibili, a questa no, se mai per caso ne tocca loro qualche saggio. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCVI|XCVI]])
*Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCIX|XCIX]])
*L'[[astuzia]], la quale appartiene all'[[ingegno]], è usata moltissime volte per supplire la scarsità di esso ingegno, e per vincere maggior copia del medesimo in altri. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CV|CV]])
*[...] nella vita comune è necessario [[dissimulare]] con più diligenza la nobiltà dell'operare, che la viltà: perché la viltà è di tutti, e però almeno è perdonata; la nobiltà è contro l'usanza, e pare che indichi presunzione, o che da sé richiegga lode; la quale il pubblico, e massime i conoscenti, non amano di dare con sincerità. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CVI|CVI]])
*L'uomo è quasi sempre tanto [[malvagità|malvagio]] quanto gli bisogna. Se si conduce dirittamente, si può giudicare che la malvagità non gli è necessaria. Ho visto persone di costumi dolcissimi, innocentissimi, commettere azioni delle più atroci, per fuggire qualche danno grave, non evitabile in altra guisa. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CIX|CIX]])
==''Storia dell'astronomia''==
<!--essendo la fonte priva di pagine si prende come riferimento il numero della nota immediatamente precedente-->
*La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'[[Astronomia]]. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari. (introduzione)
*La conoscenza degli effetti e la ignoranza delle cause produsse l'[[astrologia]]. (cap. I) <!--77-->
*Già sospira la mia anima di separarsi da questa creta, che la circonda: libera dalla salma corporea, s'alza di sfera in sfera, e vola in seno agli immensi spazi sovrapposti alla mia abitazione. Questa già non è più che un punto agli occhi miei, essa già dileguossi ed io mi sento con la maggior celerità trasportato in altre regioni. L'astro della notte è sotto i miei piedi, il velo azzurrino dei cieli si squarcia, ed i recessi più lontani dello spazio mi si aprono d'innanzi. Di tratto in tratto mi veggo vicini quei corpi, per i quali sudano gli uomini muniti di quelle armi, che ai loro occhi appresta la scienza. Lascio sotto di me il vostro anello di Saturno, e seguo coraggioso il volo ardito di una cometa. Con essa mi reco in mezzo a que' fulgidissimi soli, che non han d'uopo di altrui luce per splendere e per illuminare spazi infiniti. Ma la mia carriera non è appena cominciata: questo che io veggo non è che il portico del palagio dell'Onnipotente. Posso dir tuttora di serpeggiare sul suolo. Quanto più m'inoltro verso l'Eterno, tanto più egli sembra allontanarsi da me. (cap. II) <!--808-->
*L'uomo superiore ai pregiudizi, che rende giustizia al merito ovunque questo si trovi, non fu giammai biasimevole, anzi fu sempre degno di lode. (cap. IV) <!--1478-->
==''Zibaldone''==
[[File:Giacomo Leopardi Morelli.jpg|thumb|''Ritratto di Giacomo Leopardi'']]
===[[Incipit]]===
Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar del viandante.<br><br>
<poem>Era la luna nel cortile, un lato
Tutto ne illuminava, e discendea
Sopra il contiguo lato obliquo un raggio...
Nella (dalla) maestra via s'udiva il carro
Del passegger, che stritolando i sassi,
Mandava un suon, cui precedea da lungi
Il tintinnìo de' mobili sonagli.</poem>
===Citazioni===
*Ne' [[guaio|guai]] non ci vuol pianto ma consiglio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/5|5]]; 1898, vol. I, p. 81)
*In molte opere di mano dove c'è qualche pericolo o di fallare o di rompere ec., una delle cose più necessarie perché riescano bene è non pensare al pericolo e portarsi con franchezza. [...] Ma noi timidissimi, non solamente sapendo che si può errare, ma avendo sempre avanti gli occhi l'esempio di chi ha errato e di chi erra, e però pensando sempre al pericolo (e con ragione perché vediamo il gusto corrotto del secolo che facilissimamente ci trasporterebbe in sommi errori, osserviamo le cadute di molti che per certa libertà di pensare e di comporre partoriscono mostri, come sono al presente, per esempio, i romantici) non ci arrischiamo di scostarci, non dirò dall'esempio degli antichi e dei classici, che molti pur sapranno abbandonare, ma da quelle regole (ottime e classiche ma sempre regole) che ci siamo formate in mente, e diamo in voli bassi, né mai osiamo di alzarci con quella negligente e sicura e non curante e dirò pure ignorante franchezza, che è necessaria nelle somme opere dell'arte, onde pel timore di non fare cose pessime, non ci attentiamo di farne delle ottime, e ne facciamo delle mediocri, non dico già mediocri di quella mediocrità che riprende Orazio, e che in poesia è insopportabile, ma mediocri nel genere delle buone cioè lavorate, studiate, pulitissime, armonia espressiva, bel verso, bella lingua, Classici ottimamente imitati, belle imagini, belle similitudini, somma proprietà di parole, (la quale soprattutto tradisce l'arte) insomma tutto, ma che non son quelle, non sono quelle cose secolari e mondiali, insomma non c'è più Omero, Dante, l'Ariosto, insomma il Parini, il Monti sono bellissimi ma non hanno nessun difetto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/9|9]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/10|10]]; 1898, vol. I, pp. 86-87)
*L'arte di [[Ovidio]] di metter le cose sotto gli occhi, non si chiama efficacia, ma pertinacia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/12|12]]; 1898, vol. I, p. 89)
*Senza dubbio non si può dir niente di [[Dio]] che non sia infinitamente al di sotto del vero, e però la [[Bibbia]] (e la Bibbia molto meno che qualunque altro) non dice mai cosa che appetto al vero non sia strapiccolissima [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/13|13]]; 1898, vol. I, p. 90)
*La [[ragione]] è nemica d'ogni grandezza; la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione; ché pochi possono esser grandi; e nelle arti e nella poesia forse nessuno, se non sono dominati dalle illusioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/14|14]]; 1898, vol. I, p. 93)
*[...] e non si avvedono {{NDR|i [[Romanticismo|romantici]]}} che appunto questo grand'ideale dei tempi nostri, questo conoscere cosí intimamente il cuor nostro, questo analizzarne, prevederne, distinguerne ad uno ad uno tutti i più minuti affetti, quest'arte insomma psicologica, distrugge l'illusione senza cui non ci sarà poesia in sempiterno, distrugge la grandezza dell'animo e delle azioni [...]: e non si avvedono che s'è perduto il linguaggio della natura, e che questo sentimentale non è altro che l'invecchiamento dell'animo nostro, e non ci permette più di parlare se non con arte [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/17|17]]; 1898, vol. I, pp. 97-98)
*[...] una [[poesia]] ragionevole, è lo stesso che dire una bestia ragionevole. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/18|18]]; 1898, vol. I, p. 100)
*{{NDR|[[Gabriello Chiabrera]]}} Fu ardito caldo veemente urtantesi nelle cose, ardito nelle voci [...] nelle locuzioni nelle costruzioni, nel trarre dal greco e latino le forme così dei sentimenti [...] come delle parole, [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/24|24]]; 1898, vol. I, p. 111)
*La [[tartaruga]] lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, p. 124)
*È osservabile che in [[Aulo Cornelio Celso|Celso]] nel quale è singolarmente notata e lodata la semplicità e facilità dello stile, per le quali si sarà discostato meno degli altri dal latino volgare, sono frequentissime e moltissime frasi, costruzioni, usi di parole, locuzioni ec. ed anche parole assolutamente, o prette italiane o che si accostano alle italiane io dico di quelle che comunemente non s'hanno per derivate dal latino né per comuni alle due lingue ma proprie della nostra, e che trovandole non presso Celso ma presso qualche scrittore latino moderno, le stimeressimo poco meno che barbarismi, anche presentemente, cioè non ostante che in effetto si trovino appresso Celso eccetto se non ci ricordassimo espressamente o ci fosse citata l'autorità di lui. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, pp. 125-126)
*Quanto più del [[tempo]] si tiene a conto, tanto più si dispera d'averne che basti, quanto più se ne gitta, tanto par che n'avanzi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/43|43]]; 1898, vol. I, p. 143)
*Il più solido [[piacere]] di questa vita è il piacer vano delle [[illusione|illusioni]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto giorno nelle persone di mondo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*Intendo per [[innocenza|innocente]] non uno incapace di [[peccato|peccare]], ma di peccare senza rimorso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 158)
*Tutto si è [[perfezionamento|perfezionato]] da [[Omero]] in poi, ma non la poesia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/58|58]]; 1898, vol. I, p. 167)
*Anche il dolore che nasce dalla [[noia]] e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Il sentimento della [[vendetta]] è così grato, che spesso si desidera d'essere ingiuriato per potersi vendicare, e non dico già solamente da un nemico abituale, ma da un indifferente, o anche, massime in certi momenti d'umor nero, da un amico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72#72/3|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò, la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un vòto universale, e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 185)
*Io era oltremodo annoiato della vita, sull'orlo della vasca del mio giardino, e guardando l'acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s'io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest'orlo, e sforzandomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un'osservazione simile a questa. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/82|82]]; 1898, vol. I, p. 219)
*Una prova in mille di quanto influiscano i sistemi puramente fisici sugl'intellettuali e metafisici è quello di [[Copernico]], che al pensatore rinnuova interamente l'idea della natura e dell'uomo concepita e naturale per l'antico sistema detto tolemaico; rivela una [[Pluralità dei mondi|pluralità di mondi]], mostra l'uomo un essere non unico, come non è unica la collocazione il moto e il destino della terra, ed apre un immenso campo di riflessioni, sopra l'infinità delle creature, che secondo tutte le leggi d'analogia debbono abitare gli altri globi in tutto analoghi al nostro, e quelli anche che saranno, benché non ci appariscano, intorno agli altri soli, cioè le stelle, abbassa l'idea dell'uomo e la sublima; scuopre nuovi misteri della creazione, del destino della natura, della essenza delle cose, dell'esser nostro, dell'onnipotenza del creatore, dei fini del creato ec. ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/84|84]]; 1898, vol. I, p. 194)
*Quando io era fanciullo, diceva talvolta a qualcuno de' miei fratellini, tu mi farai da cavallo. E legatolo a una cordicella, lo venia conducendo come per la briglia e toccandolo con una frusta. E quelli mi lasciavano fare con diletto, e non per questo erano altro che miei fratelli. Io mi ricordo spesso di questo fatto, quando io vedo un uomo (sovente di nessun pregio) servito riverentemente da questo e da quello in cento minuzie, ch'egli potrebbe farsi da se, o fare ugualmente a quelli che lo servono, e forse n'hanno più bisogno di lui, che alle volte sarà più sano e gagliardo di quanti ha dintorno. E dico fra me, né i miei fratelli erano cavalli, ma uomini quanto me, e questi servitori sono uomini quanto il padrone e simili a lui in ogni cosa; e tuttavia quelli si lasciavano guidare benché fossero tanto cavalli quant'era io, e questi si lasciano comandare; e tra questi e quelli non vedo nessun divario. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/106|106]], 26 marzo 1820; 1898, vol. I, p. 217)
*Mi diedi tutto alla gioia barbara e fremebonda della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/107|107]], 15 aprile 1820; 1898, vol. I, p. 218)
*La [[pazienza]] è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/112|112]], 31 maggio 1820; 1898, vol. I, p. 223)
*Il [[dolore]] o la disperazione che nasce dalle grandi passioni o illusioni o da qualunque sventura della vita non è paragonabile all'affogamento che nasce dalla certezza e dal sentimento vivo della nullità di tutte le cose, e dell'impossibilità di essere felice in questo mondo, e dalla immensità del vuoto che si sente nell'anima. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/140|140]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*Il [[silenzio]] è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore (anche nei momenti dolci) dell'ira, della meraviglia, del timore ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*I migliori momenti dell'[[amore]] sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che, e quasi ti rassegni riposatamente a una sventura e non sai quale. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*L'[[immaginazione]] [...] è il primo fonte della [[felicità]] umana. Quanto più questa regnerà nell'uomo, tanto più l'uomo sarà felice. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/168|168]]; 1898, vol. I, p. 275)
*[...] il [[raziocinio]] è un'operazione matematica dell'intelletto e materializza e geometrizza anche le nozioni più astratte. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/181|181]]; 1898, vol. I, p. 286)
*L'[[arte]] non può mai uguagliare la [[ricchezza]] della [[natura]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/189|189]]; 1898, vol. I, p. 294)
*Ripetono tutto giorno i francesi che [[Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet]] ha soggiogato la sua lingua al suo genio. Io dico che il suo genio è stato soggiogato dalla lingua costumi gusti del suo paese. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/217|217]], 20 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 318)
*L'abuso e la disubbidienza alla [[legge]], non può essere impedita da nessuna legge. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/229|229]], 31 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 327)
*L'[[indecisione|irresoluzione]] è peggio della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]], 14 settembre 1820; 1898, vol. I, p. 339)
*Il [[Jean-Baptiste Say|Say]] nei Cenni sugli uomini e la società, chiama l'ode, la sonata della letteratura. È un pazzo se stima che l'ode non possa esser altro, ma ha gran ragione e intende parlare delle odi che esistono, massime delle francesi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]]; 1898, vol. I, p. 339)
*Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia a un'anima grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, disinganno, nullità, noia e scoraggiamento della vita o nelle più acerbe e ''mortifere'' disgrazie (sia che appartengano alle alte e forti passioni, sia a qualunque altra cosa); servono sempre di consolazione, raccendono l'entusiasmo, e non trattando né rappresentando altro che la morte, le rendono, almeno momentaneamente, quella vita che aveva perduta. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/259|259-260]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 349)
*Chi non ha uno [[scopo]] non prova quasi mai diletto in nessuna operazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/268|268]], 10 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 356)
*[...] i beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti, o si corre pericolo o si è in procinto di perderli. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 373)
*[...] la [[felicità e infelicità|felicità o infelicità]] non si misura dall'esterno ma dall'interno. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 374)
*La corruttela de' costumi è mortale alle repubbliche e utile alle tirannie e monarchie assolute. Questo solo basta a giudicare della natura e differenza di queste due sorte di governi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/302|302]], 3 novembre 1820; 1898, vol. I, p. 377)
*L'amore dell'[[ordine]] o l'idea della necessità dell'ordine, che è quanto dire dell'armonia e convenienza, è innata, assoluta, universale, giacché è il fondamento del raziocinio e il principio della cognizione o del giudizio falso o vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/376|376]]; 1898, vol. I, pp. 428-429)
*Dicono che la [[felicità]] dell'uomo non può consistere fuorché nella verità. Così parrebbe, perché qual felicità in una cosa che sia falsa? E come, se il mondo è diretto alla felicità, il vero non deve render felice? Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/326|326]]; 1898, vol. I, p. 393)
*[...] ogni felicità si trova falsa e vana, quando l'oggetto suo giunge ad essere conosciuto nella sua realtà e verità. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/352|352]]; 1898, vol. I, p. 410)
*Ho detto più volte che la [[letteratura francese]] è precisamente letteratura moderna, ed è quanto dire che non è letteratura. Perché considerando bene vedremo che i tempi moderni hanno filosofia, dottrina, scienze d'ogni sorta, ma non hanno propriamente letteratura, e se l'hanno, non è moderna, ma di carattere antico, ed è quasi un innesto dell'antico sul moderno. L'immaginazione, ch'è la base della letteratura strettamente considerata, sì poetica come prosaica, non è propria, anzi impropria de' tempi moderni; e se anche oggi si trova in qualche individuo, non è moderna, perché non solamente non deriva dalla natura de' tempi, ma questa l'è sommamente contraria, anzi nemica e micidiale. E vedete infatti che la letteratura francese, nata e formata in tempi moderni, è la meno immaginosa, non solo delle antiche, ma anche di tutte le moderne letterature. E per questo appunto è letteratura pienamente moderna, cioè falsissima, perché il predominio odierno della ragione, quanto giova alle scienze e a tutte le cognizioni del vero e dell'utile (così detto), tanto nuoce alla letteratura e a tutte le arti del bello e del grande, il cui fondamento, la cui sorgente e nutrice è la sola natura, bisognosa bensì di un mezzano aiuto della ragione, ma sommamente schiva del suo predominio, che l'uccide, come pur troppo vediamo nei nostri costumi e in tutta la nostra vita d'oggidì. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1175|1175]]; 1898, vol. I, p. 461)
*Tutti i moderni ideologi hanno stabilito che le idee o credenze le più primitive, le più necessarie all'azione la più vitale, e quindi tutte le idee o credenze moventi del bambino appena nato, (e così d'ogni altro animale), tutte le idee o credenze determinanti o non determinanti, cioè relative o no all'azione, non vengono altro che dall'esperienza e quindi non sono se non tante conseguenze tirate col mezzo di un raziocinio e di un'operazione sillogistica, da una maggiore ec. (e qui osservate la necessità del [[raziocinio]] ne' bruti). ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/443|443]]; 1898, vol. I, pp. 472-473)
*Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, [[Roma]] non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l'amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 24 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 2)
*{{NDR|A proposito di [[Tacito]]}} Ma neppur egli troverete che, sebbene condanna la tirannia, lodi mai la libertà in persona propria. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 28 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 5)
*Non punir mai l'[[ingiuria]] che non hai meritata, né lasciare impunita quella che hai meritata. Perdona al tuo [[calunnia]]tore, punisci il tuo detrattore. Non far caso di chi ti ''schernisce'' a torto, ma piglia [[vendetta]] di chi ti ''motteggia'' a ragione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/476#476/2|476]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/477|477]], 7 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 14)
*Tutto è [[amor proprio]] nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che [[lusinga]], giova ec. l'amor proprio degli altri. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/508|508]], 15 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 32)
*I [[bambino|fanciulli]] trovano il tutto nel [[nulla]], gli uomini il nulla nel tutto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/527|527]], 19 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 43)
*[...] la [[felicità]] è impossibile a chi la desidera, perché il desiderio, sí come è desiderio assoluto di felicità e non di una tal felicità, è senza limiti necessariamente, perché la felicità assoluta è indefinita e non ha limiti. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/648|648]]; 1898, vol. II, p. 112)
*L'[[egoismo]] è sempre stata la peste della [[società]], e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/670|670]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/671|671]]; 1898, vol. II, p. 123)
*Siccome l'amor patrio o nazionale non è altro che una illusione, ma facilmente derivante dalla natura, posta la società, com'é naturale l'amor proprio nell'individuo, e posta la famiglia, l'amor di famiglia, che si vede anche ne' bruti; cosí esso non si mantiene e non produce buon frutto senza le illusioni e i pregiudizi che naturalmente ne derivano o che anche ne sono il fondamento. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/923|923]]; 1898, vol. II, p. 269)
*[...] il [[pensatore]] non è cosí. Egli cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose. È impossibile ch'egli si contenti delle nozioni e delle verità del tutto isolate. E se se ne contentasse, la sua filosofia sarebbe trivialissima e meschinissima e non otterrebbe nessun risultato. Lo scopo della filosofia (in tutta l'estensione di questa parola) è il trovar le ragioni delle verità. Queste ragioni non si trovano se non se nelle relazioni di esse verità e col mezzo del generalizzare. Non è ella cosa notissima che la facoltà di generalizzare costituisce il pensatore? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/946|946]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/947|947]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 288)
*Per qual ragione è bello il [[Aulo_Cornelio_Celso#De_medicina_libri_octo|Trattato di Celso]], ch'è un trattato di medicina? Forse perché ha ornamenti poetici o rettorici? Anzi, prima di tutto, perché ne manca onninamente e perché ha quel nudo candore e semplicità che conviene a siffatte opere; poi perché è chiaro, preciso, perché ha una lingua ed uno stile puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/949|949]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 290)
*Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare; e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere o significare con [[Punteggiatura|segni]], come fanno i cinesi, la cui scrittura non rappresenta le parole, ma le cose e le idee. Che altro è questo se non ritornare l'arte dello scrivere all'infanzia? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/976|976]]; 1898, vol. II, p. 310)
*La [[convenienza]] al suo fine, e quindi l'utilità ec., è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1165|1165]], 13 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 454)
*E notate che l'uso della [[denaro|moneta]] quanto è necessario a quella che oggi si chiama perfezione dello stato sociale, tanto nuoce a quella perfezione ch'io vo predicando; giacché il detto uso è l'uno de' principalissimi ostacoli alla conservazione dell'uguaglianza fra gli uomini, e quindi degli stati liberi, alla preponderanza del merito vero e della virtù ec. ec. e l'una delle principalissime cagioni che introducono, e appoco appoco costringono la società all'oppressione, al dispotismo, alla servitù, alla gravitazione delle une classi sulle altre, insomma estinguono la vita morale ed intima delle nazioni, e le nazioni medesime in quanto erano nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]], 16 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 460)
*La trattabilità e facilità della [[lingua francese]], ond'ella è così agevole a scriver bene e spiegarsi bene, sì per lo straniero che l'adopra o l'ascolta, sì pel nazionale, non deriva dall'esser ella uno strumento pieghevole e ''souple'' (qualità negatale espressamente dal Thomas) ec., ma dall'essere un piccolo strumento, e quindi manuale, εὐμεταχείριστος, maneggiabile, facile a rivoltarsi per tutti i versi e ad adoprare in ogni cosa ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1232|1232]], 27 giugno 1821; 1898, vol. III, pp. 21-22)
*Chi vuol persuadersi dell'immensa moltiplicità di stili e quasi lingue diverse rinchiuse nella lingua italiana, consideri le opere di [[Daniello Bartoli]] [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1313|1313]], 13 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 82)
*Dividersi perpetuamente i letterati e i poeti, da' filosofi. L'odierna [[filosofia]] che riduce la metafisica, la morale ec. a forma e condizione quasi matematica, non è più compatibile con la [[letteratura]] e la poesia, com'era compatibile quella de' tempi ne' quali fu formata la lingua nostra, la latina, la greca. [...] Ma la filosofia di [[John Locke|Locke]], di [[Gottfried Leibniz|Leibnizio]] ec. non potrà mai stare colla letteratura né colla vera poesia. La filosofia di Socrate partecipava assai della [[natura]], ma questa nulla ne partecipa, ed è tutta ragione. Perciò né essa né la sua lingua è compatibile colla letteratura, a differenza della filosofia di Socrate, e della di lei lingua. La qual filosofia è tale che tutti gli uomini un poco savi ne hanno sempre partecipato più o meno in tutti i tempi e nazioni, anche avanti [[Socrate]]. È una filosofia poco lontana da quello che la natura stessa insegna all'uomo sociale. Si dividano dunque le lingue, e la nostra che tante ne contiene, e così diverse anche dentro uno stesso genere, potrà ben contenere allo stesso tempo una lingua bella, e una lingua filosofica. Ed allora avrà una filosofia, e seguirà ad avere quella poesia, e quella letteratura nella quale ha sempre superato tutte le moderne. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1359|1359]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1360|1360]], 20 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 112)
*Il [[languore]] del corpo alle volte è tale, che senza dargli affanno e fastidio, affievolando le facoltà dell'animo, affievola ogni cura e ogni desiderio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1581|1581]], 28 agosto 1821; 1898, vol. III, p. 246)
*Le pluralità de' mondi, quasi fisicamente dimostrata, come si può accordare col cristianesimo fuori del mio sistema, il quale dimostra che le creature possono esser d'infinite specie, e che Dio esistendo verso noi, come la religione insegna, esiste ancora in tutti i possibili modi, e può avere avuto ed avere con diversissime creature diversissimi e contrari rapporti, e non averne alcuno? Quante verità fisiche, metafisiche ec. ripugnano alla religione, fuori del mio sistema che nega ogni verità e falsità assoluta, ammettendo le relative, e in queste la religione? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1642|1642]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1643|43]]; 1898, vol. III, pp. 283-84)
*[...] la [[memoria]] non è altro che [[assuefazione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1676|1676]], 11 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 303)
*Nessuna [[opinione]] vera o falsa, ma contraria all'opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di [[ripetizione|ripetizioni]] e quindi di assuefazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1720|1720]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Non si vive al mondo che di [[prepotenza]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1721|1721]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Chi più si ama meno può [[amore|amare]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1723|1723]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 333)
*L'insegnare non è quasi altro che assuefare. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1727|1727]], 18 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 334)
*Gli antichi da proposizioni e premesse che conoscevano né più né meno quanto noi deducevano conseguenze contrarissime a quelle che noi ne tiriamo. Ciò mostra ch'essi non conoscevano i rapporti delle proposizioni, altrimenti non potressimo negare le loro conseguenze. Ma chi ci ha detto che noi li conosciamo meglio? come lo sappiamo noi se non a forza di [[Sillogismo|sillogismi]]? Giacché qualunque affermazione o negazione ha bisogno di sillogismo, e ciascun sillogismo contiene tanti sillogismi quanti sono i rapporti delle sue proposizioni fra loro. Cioè bisogna che l'uomo si persuada sempre con un sillogismo, benché tacito, che, se la tal cosa è, anche la tal altra dev'essere. Senza questi sillogismi intermedi nessun sillogismo vale, e siccome questi ordinariamente si omettono o non son giusti, però infiniti sillogismi son falsi, perché non è vero il rapporto che noi, o non sillogizzando punto o falsamente sillogizzando, supponiamo fra la maggiore e la minore, fra queste e la conseguenza. (([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1771|1771]][[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1772|1772]], 22 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 359)
*La [[noia]] è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1815|1815]], 30 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 383)
*La rapidità e la [[concisione]] dello stile piace, perché presenta all'anima una folla d'idee simultanee o così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l'anima in una tale abbondanza di pensieri o d'immagini e sensazioni spirituali, ch'ella o non è capace di abbracciarle tutte e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2041|2041]], 3 novembre 1821; 1898, vol. IV, p. 22)
*La [[lingua latina]] così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come ''Georg''., I, 44: ''et Zephyro putris se glaeba resolvit''. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel ''Zephyro'' significhi ''al zefiro'', ''col zefiro'' ec. Così quell'altra: ''Sunt lacrimae rerum'' ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2288|2288]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2289|2289]], 26 dicembre 1821; 1898, vol. IV, p. 150)
*Il p. [[Daniello Bartoli|Dan. Bartoli]] è il [[Dante]] della prosa italiana. Il suo stile in ciò che spetta alla lingua è tutto a risalti e rilievi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2396|2396]], 22 marzo 1822; 1898, vol. IV, p. 215)
*Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'[[lingua italiana|italiana]] (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2398|2398]], 29 marzo 1822; 1898, vol. IV, pp. 216-217)
*E però [[Plutarco]] [...] non si può recar per modello né di lingua né di stile, essendo però stato forse più filosofo di tutti i filosofi greci, molti de' quali sono esempi di perfettissimo scrivere. Ma non erano così sottili come Plutarco [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2410|2410]], 1 maggio 1822; 1898, vol. IV, p. 224)
*[...] quasi tutte le principali [[scoperta|scoperte]] che servono alla vita civile sono state opere del caso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2602|2602]], 10 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 329)
*Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio [[Stile (scrittura)|stile]]. Bisogna che lo stile sia padrone delle cose [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2611|2611]], 27 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 334)
*Gl'[[Italia|italiani]] non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2923|2923]], 9 luglio 1823; 1898, vol. V, p. 80)
*La ''[[Luís de Camões#I Lusiadi|Lusiade]]'' avrà certo interessato ed interesserà forse anche oggidì i lettori portoghesi, né si può bastantemente lodare lo sfortunato Camoens per l'avere scelto un soggetto così strettamente nazionale, e di più per l'aver saputo adattare e far materia di poema epico un argomento allora modernissimo, qualità che per l'una parte produce estreme difficoltà le quali a molti sono sembrate in un poema epico insuperabili, e per l'altra sommamente contribuirebbe a produrre o singolarmente accrescere l'interesse d'un'epopea, come ancora di un dramma e di qualsivoglia poesia. Ma per li lettori dell'altre nazioni non so quanto nella ''Lusiade'' possa essere l'interesse, né se ne' medesimi portoghesi, mancata la recente memoria di quelle imprese, e raffreddato, come per tutta l'Europa, l'amor nazionale e gli altri sentimenti magnanimi, la ''Lusiade'' produca per ancora un interesse abbastanza vivo, continuo e durabile. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3146|3146]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3147|3147]], 5-11 agosto 1823; 1898, vol. V, pp. 209-210)
*Una [[Lingua (idioma)|lingua]] strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all'immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un'ombra di lingua piuttosto che lingua veramente [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3253|3253]], 23 agosto 1823; 1898, vol. V, p. 275)
*Quello che non può in niun modo la riflessione, può e fa l'[[irriflesione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3520|3520]], 25 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 2)
*Chiunque nel [[pericolo]] in cui non v'è nulla a fare, comparisce diverso da quel ch'ei suole, qualunque ei soglia essere, e qual ch'ei divenga, e quanta che sia questa diversità, non è coraggioso, o in quel caso non ha vero [[coraggio]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3531|3531]], 26-7 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 9)
*[...] il [[piacere]] è sempre o passato o futuro, non mai presente [...].<ref>Anche in ''Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare'', in ''[[Operette morali]]'': «Il piacere è sempre o passato o futuro, e non mai presente».</ref> ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3550|3550]], 29 settembre 1823, Festa di San Michele Arcangelo; 1898, vol. VI, p. 21)
*{{NDR|Su [[Daniello Bartoli]]}} [...] uomo che fra tutti del suo tempo, e fors'anche di tutti i tempi, fu quello che e per teoria e scienza e per pratica, meglio e più profondamente e pienamente conobbe la nostra lingua [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3630|3630]]; 1898, vol. VI, p. 73)
*Il [[fuoco]] è una di quelle materie, di quegli agenti terribili, come l'[[elettricità]], che la natura sembra avere studiosamente seppellito e appartato, e rimosso dalla vista e da' sensi e dalla vita degli animali, e dalla superficie del globo, dove essa vita e la vegetazione e la vita totale della natura ha principalmente luogo, per non manifestarlo o lasciarlo manifestare che nelle convulsioni degli elementi e ne' fenomeni accidentali e particolari, com'è quello de' vulcani, che sono fuor dell'ordine generale e della regola ordinaria della natura. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3645|3645]], 11 ottobre 1823; 1898, vol. VI)
*La [[noia]] è il desiderio della felicità, lasciato, per così dir, puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3715|3715]], 17 ottobre 1823; 1898, vol. VI, p. 127)
*La [[Latinismo|novità tolta prudentemente dal latino]], benché novità assolutissima in fatto, è per le nostre lingue piuttosto restituzione dell'antichità che novità, piuttosto peregrino che nuovo; e veramente (anche quando non sia troppo prudente né lodevole) ha più dell'arcaismo che del neologismo. Al contrario dell'altre novità e degli altri stranierismi ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3867|3867]], 11 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 247)
*L'[[esistenza]] può essere maggiore senza che lo sia la vita. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3927|3927]], 27 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 301)
*Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3990|3990]], 17 dicembre 1823; 1898, vol. VI, p. 361)
*Il tale diceva che noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un [[letto]] duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4104|4104]], 25 giugno 1824; 1898, vol. VII, p. 23)
*Io vivo, dunque io [[speranza|spero]], è un sillogismo giustissimo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4145|4145]], 18 ottobre 1824; 1898, vol. VII, p. 70)
*Il mezzo più efficace di ottener [[fama]] è quello di far creder al mondo di esser già famoso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4153|4153]], [[Bologna]], 21 novembre 1825; 1898, vol. VII, p. 80)
*Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4174|4174]], Bologna, 17 aprile 1826; 1898, vol. VII, pp. 104-105)
*[[Tabagismo|Tabacco]]. Sua utilità. Suoi piaceri: più innocenti di tutti gli altri al corpo e all'animo; meno vergognosi a confessarsi, immuni dal lato dell'opinione; più facili a conseguirsi, di poco prezzo e adattati a tutte le fortune; più durevoli, più replicabili. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4188|4188]], Bologna 13 luglio 1826; 1898, vol. VII, p. 117)
*[[Felicità]] non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur arco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4191|4191]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4192|4192]], 30 agosto 1826; 1898, vol. VII, p. 122)
*[[Risata|Ridete]] franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice ''rider alto'' vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed ''awful'' è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4391|4391]], 23 settembre 1828; 1898, vol. VII, p. 330)
*Ho veduto io stesso un [[canarino]] domestico e mansuetissimo, appena presentato a uno specchio, stizzirsi colla propria immagine, ed andarle contro colle ali inarcate e col becco alto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4419|4419]]; 1898, vol. VII, p. 353)
*È curioso a vedere, che gli uomini di molto [[merito]] hanno sempre le maniere [[semplicità|semplici]], e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4524|4524]], Firenze, 31 maggio 1831; 1898, vol. VII, p. 461)
*Cosa rarissima nella società, un uomo veramente [[sopportazione|sopportabile]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4525|4525]], 16 settembre 1832; 1898, vol. VII, p. 462)
===Citazioni sullo ''Zibaldone''===
*È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente. ([[Giosuè Carducci]])
*A proposito di Leopardi — sia detto senza offesa — trovo che i suoi ''Pensieri di bella letteratura e di varia filosofia'' sono quanto di meglio ci sia per prender sonno ([[Achille Campanile]]).
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Appressamento della morte''===
<poem>Era morta la lampa in Occidente,
E queto 'l fumo sopra i tetti e queta
De' cani era la voce e de la gente:
Quand'i' volto a cercare eccelsa meta,
Mi ritrova' in mezzo a una gran landa,
Bella, che vinto è 'ngegno di poeta.</poem>
===''Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone''===
Tace la fama al presente di [[Giorgio Gemisto Pletone]] costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità degli uomini, siccome, si può dire, ogni cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione. E niuno può assicurarsi, non solo di acquistarla per merito, quantunque grande, ma acquistata eziandio che debba durargli. Certo è che Gemisto fu de' maggiori ingegni e de' più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria, ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia, dove stette gran tempo e morì; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua nuova patria, e medesimamente nelle altre province d'Europa, per quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere.
===''Discorso sopra la Batracomiomachia''===
Quando, dopo aver letta qualche opera di autore sconosciuto, la troviamo interessante e degna di osservazione, siamo tosto spinti dalla curiosità a ricercarne lo scrittore. Avendone rilevato il carattere dall'opera stessa, bramiamo avere un nome a cui applicarlo. Ci duole d'ignorar quello di una persona che c'interessa, e di dover lodare e stimare un Essere anonimo e sconosciuto.
===''Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani''===
In questo secolo presente, sia per l'incremento dello scambievole commercio e dell'uso de' viaggi, sia per quello della letteratura, e per l'enciclopedico che ora è d'uso, sicché ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, letterature e costumi degli altri popoli, sia per la scambievole comunione di sventure che è stata fra' popoli civili, sia perché la Francia abbassata dalle sue perdite, e l'altre nazioni parte per le vittorie, parte per l'aumento della coltura e letteratura di ciascheduna sollevandosi, si è introdotta fra le nazioni d'Europa, una specie d'uguaglianza di riputazione sì letteraria e civile che militare, laddove per lo passato da' tempi di Luigi XIV, cioè dall'epoca della diffusa e stabilita civiltà europea, tutte le nazioni avevano spontaneamente ceduto di onore alla Francia che tutte le dispregiava<ref>In vece che adesso la Francia stessa per le dette cagioni è fatta tollerante e disposta a render giustizia agli stranieri fino a un certo segno, e che questa sua disposizione, perocch'ella segue ancora in parte a dare il tuono all'Europa civile, ne cagiona una simile nelle altre nazioni. {{NDR|N.d.A.}}</ref>;
===''La guerra dei topi e delle rane''===
====(1815)====
<poem>Grande impresa disegno, arduo lavoro:
O Muse, voi dall'Eliconie cime
A me scendete, il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia dei topi e delle rane.</poem>
====(1821-1822)====
<poem>Mentre a novo m'accingo arduo lavoro,
O Muse, voi da l'Eliconie cime
Scendete a me ch'il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia de' topi e de le rane.</poem>
====(1826)====
<poem>Sul cominciar del mio novello canto,
Voi che tenete l'eliconie cime
Prego, vergini Dee, concilio santo,
Che 'l mio stil conduciate e le mie rime:
Di topi e rane i casi acerbi e l'ire,
Segno insolito a i carmi, io prendo a dire.</poem>
===''Paralipomeni della Batracomiomachia''===
''1<br />Poi che da' granchi a rintegrar venuti<br />Delle [[rana|ranocchie]] le fugate squadre,<br />Che non gli aveano ancor mai conosciuti,<br />Come volle colui ch'a tutti è padre,<br />Del topo vincitor furo abbattuti<br />Gli ordini, e volte invan l'opre leggiadre,<br />Sparse l'aste pel campo e le berrette<br />E le code topesche e le basette;<br /><br />2<br />Sanguinosi fuggian per ogni villa<br />I topi galoppando in su la sera,<br />Tal che veduto avresti anzi la squilla<br />Tutta farsi di lor la piaggia nera:<br />Quale spesso in parete, ove più brilla<br />Del Sol l'autunno la dorata sfera,<br />Vedi un nugol di mosche atro, importuno,<br />Il bel raggio del ciel velare a bruno.''
===''Storia di un'anima''===
Incomincio a scrivere la mia Vita innanzi di sapere se io farò mai cosa alcuna per la quale debbano gli uomini desiderare di aver notizia dell'essere, dei costumi e dei casi miei. Anzi, al contrario di quello che io aveva creduto sempre per lo passato, tengo oramai per fermo di non avere a lasciar di me in sulla terra alcun vestigio durevole.
==Citazioni su Giacomo Leopardi==
*A qual grado fu l'affetto di lui verso l'Italia, nel quale non si stimava secondo ad alcuno?<ref>Lettera del Viesseux, 5 gennaio 1824. {{NDR|N.d.A.}}</ref> Il pessimismo avea inghiottito questo come tutti gli altri affetti. All'infuori dell'orazione agli Italiani nel 1815, tonante contro i tiranni, del progetto sfumato d'un inno alla Grecia, e delle accademiche canzoni civili della prima giovinezza, si potrà spigolare nell'opera leopardiana qualche accenno patriottico; ma i moti del '21 non lo scuotono affatto, nel 1831 quando la provincia fa conto, come notammo, sull'azione politica di lui, egli chiede che se ne scordino<ref>Lettera al padre, 29 marzo 1831. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, e conviene col padre nel dar del fanatico all'eroico Broglio D'Ajano, caduto ad Anatolico per l'indipendenza ellenica<ref>Lettera del 22 luglio 1828. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Ad un attento esame [...], l'estetica del Leopardi sembra per un lato confondersi con la ricerca che l'artista fa di sé medesimo, per l'altro, con quella che l'uomo fa di una teoria che lo salvi dalla disperazione e dall'inerzia. Così nelle pagine dello ''Zibaldone'' crediamo di scorgere piuttosto un ideale d'arte che un concetto dell'arte, piuttosto una commossa celebrazione del potere vivificatore della poesia che una soddisfacente definizione dell'attività estetica. ([[Mario Fubini]])
*C'è poi quel lamentoso Leopardi, scrittore garbato, pulito e elegante, te lo concedo; ma come frigido, come diaccio e brullo! ([[Leo Ferrero]])
*C'era, nei muscoli, nei nervi e nel cervello di Giacomo, una dovizia di energia che si esprimeva all'esterno colla predilezione di esercizi fisici e con una personalità vigorosa. Nei giuochi e nelle finte battaglie romane, che si svolgevano entro il recinto del «paterno giardino», egli si dava la parte del leone; nelle rappresentazioni storiche si metteva sempre primo, era sempre il «trionfatore», che menava pugni sonori e ingiurie sul fratello e sugli altri ragazzi, i quali, come finti sudditi o schiavi, seguivano il suo carro. Nelle favole meravigliose, che, fanciullo di otto nove anni, aveva l'abilità di ordire e di raccontare extemporaneamente, e negli attori delle quali soleva personificare i caratteri di quelli che lo attorniavano, la parte eroica del dominatore e prepotente ''Filzèro''<ref>Teresa Teja Leopardi, ''Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia'', pag. 31-33. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che ne dava a tutti e non le buscava da alcuno, la riserbava a se stesso. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Che Giacomo, da fanciullo, non fosse gobbo, né tampoco goffo di spalla, concordano in dire quanti si ricordano di averlo conosciuto. Se, poi, col crescere, incurvò, la ragione dee interamente cercarsi nell'aver egli, nascendo, portato con sé i germi della rachitide.<br>Del resto, chi più e chi meno, tutti i Leopardi, per difetto di nascita, furono rachitici. ([[Camillo Antona Traversi]])
*Con un po' di esercizio è possibile prendere lezioni di ottimismo anche da Giacomo Leopardi. ([[Gianni Rodari]])
*È stato considerato talvolta il Leopardi come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione cosi condensata e violenta, cosi estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. ([[Benedetto Croce]])
*Fra i poeti italiani, [[Dante Alighieri|Dante]] compreso, è il solo che manifesta nell'opera sua, fuse in un equilibrio quasi perfetto, le tre virtù tecniche essenziali: la virtù pittorica, la musicale e la scultorea. Se si volesse sottilizzare e compiere uno studio dettagliato sul genio leopardiano, noi vedremmo che egli è singolarmente un poeta pittore, ma questa sua virtù innata soverchia di poco la virtù musicale e la scultorea per cui si può asserire senza esitazione che Giacomo Leopardi, riguardo alla tecnica della poesia, non è il genio più vasto, ma il più equilibrato che vanti la nostra letteratura, più equilibrato dello stesso Dante che pur lo soverchia di tanto nella forza e nell'immediatezza della rappresentazione. ([[Adolfo Padovan]])
*{{NDR|Sul rapporto fra Giacomo e il padre Monaldo}} Giacomo era il suo doppio: il suo doppio compiuto. Era un sogno terribile. Pretendere che un figlio – un figlio che il destino gli aveva affidato come una persona diversa da lui, composta di qualità a cui mille casi contribuivano, un figlio che avrebbe dovuto abitare nella sua casa come un estraneo avventuroso e felice – diventasse la persona che lui non era riuscito ad essere. ([[Pietro Citati]])
*Il credo estetico del Leopardi si ricongiunge al suo credo morale, anzi, in certo senso, non è che una diversa formulazione: ciò ha ben veduto il [[Giulio Augusto Levi|Levi]], il quale crede che l'abbandono della teoria della poesia come imitazione derivi da quella che è per lui la filosofia propria del Leopardi, un ragionato e conscio individualismo, per cui il poeta supererebbe la negazione del suo pessimismo con l'affermazione del valore intrinseco della personalità umana. ([[Mario Fubini]])
*Il {{maiuscoletto|Leopardi}} e il [[Alessandro Manzoni|{{maiuscoletto|Manzoni}}]] {{sic|dànno}} nome ciascuno a un capitolo della nostra storia letteraria contemporanea. Accadde in entrambi la medesima cosa: ebbero, cioè, l'uno e l'altro una ''conversione letteraria'' e una ''conversione filosofica''. Nella prima tennero via parallela; nella seconda diametralmente opposta. Esordirono ambedue scrittori stranieri e mezzo infrancesati, e finirono schiettamente italiani e originali. L'uno, il {{maiuscoletto|Leopardi}}, cominciò con l'essere cristiano e non tardò quasi a divenire scettico: l'altro, il {{maiuscoletto|Manzoni}}, cominciò con l'essere scettico, o indifferente, e non tardò a divenire cristiano. ([[Clemente Benedettucci]])
*Il Leopardi è sempre solo ne' suoi scritti. Da quando la sua arte poetica, le sue lettere, le prose sue incominciano ad essere quello che sono nell'alta stima del pubblico letterato e non letterato, tutta la produzione leopardiana è la produzione dell'''uomo solo''. ([[Paolo Orano]])
*Il Leopardi rimane il primo vero paesista nella lirica italiana. Mentre nell'arte la pittura del paesaggio cominciava, e tentava di renderne la poesia col colore, con le sfumature del colore, il Leopardi rendeva squisitamente, nel verso, la poesia del paesaggio, con la limpida frase precisa e con la sfumatura della frase, raggiungendo la perfezione. ([[Raffaello Barbiera]])
*Il Leopardi stimava, che la vita per sé sola non fosse un bene; unico bene la felicità. E perché la felicità, secondo che egli scrive in più luoghi, non solo non è {{sic|raggiugnibile}}, anzi non è dato all'uomo di scampare in veruna guisa, né per verun tempo {{sic|ancoraché}} brevissimo, dalle strette del dolore, ne conseguita, che la vita, la quale era per ciò, come a dire, il campo e la materia su cui esercitavisi e regnava esso il dolore, dovesse egli infine venire a giudicarla un male, e che la morte, la quale spegnendo la vita, cessava il dolore, altresì dovesse per necessaria conseguenza stimarla un bene. ([[Paolo Emilio Castagnola]])
*Il massimo poeta scienziato di ogni tempo fu ovviamente quel genio di Giacomo Leopardi, che da adolescente già produceva dissertazioni filosofiche sorprendenti: Sopra l'attrazione, Sopra l'estensione, Sopra l'idrodinamica, Sopra i fluidi elastici, Sopra la luce, Sopra l'elettricismo, per arrivare alla dura condanna della Natura («''O natura, o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?''») e alla conclusione che meno si conosce più si è felici, e i più felici erano gli antichi. ([[Massimiliano Parente]])
*Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero. ([[Guido Ceronetti]])
*Io non dirò certo una cosa peregrina, dichiarando che senza [[Monaldo Leopardi|Monaldo {{NDR|Leopardi}}]] non sarebbe stato Giacomo; ma io voglio dire che non poca parte dell'anima di Giacomo si spiega e si comprende guardando a Monaldo, e che in questo troviamo quasi i germi, che maturarono poi gloriosamente nel grande figliuolo. ([[Carlo Pascal]]
*Io per me rido di tutti...; ma quel povero Giacomo, che vivo non toccò mai nessuno, e morto non si può difendere! ([[Pietro Giordani]])
*Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>[[Dante Alighieri|Dante]] è capito con le prime [...]. Leopardi con la seconda; è inutile che vogliate servirvi di storia contemporanea e di vita pubblica. L'arte, la grandezza, dite pure il genio di Leopardi, sono spiegabili soltanto con l'individuo Giacomo Leopardi. ([[Paolo Orano]])
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la musica che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso di un sogno. ([[Giulio Bertoni]])
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. ([[Giulio Bertoni]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il Leopardi è più religioso del [[Benedetto Croce|Croce]]. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà europea porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. ([[Antonio Gramsci]])
*Nessun prete voleva riceverlo in chiesa. Il [[Antonio Ranieri|Ranieri]] parlò a parecchi parrochi, e tutti no: gli fu indicato quello di San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comperò triglie e calamai, e ne mandò un bel regalo al parroco, il quale si lasciò persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto la porta della chiesa. Così per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura. Queste cose me le diceva il Ranieri, ed è bene che il mondo le sappia queste cose. ([[Luigi Settembrini]])
*Noi, fatta qualche eccezione per la seconda metà del settecento, se pur c'è da farla, non abbiamo avuto fino al Leopardi un solo lirico intimo, nel vero senso della parola. ([[Giacomo Barzellotti (filosofo)|Giacomo Barzellotti]])
*Non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del Leopardi è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. ([[Benedetto Croce]])
*Nonostante la sua filosofia negativa, il Leopardi quanto a cose d'ordine estetico fu, come ho notato dianzi, tutt'altro che pessimista, quanto a cose d'ordine morale e civile non fu pessimista in tutto. E se, esagerando, disse «che il mondo è una lega di birbanti contro i buoni», non però disamava gli uomini, e anzi augurava che si collegassero fraternamente insieme, per opporsi ai mali inerenti alla vita e per mitigarli. Nella negazione troppo assoluta del progresso, rispetto alla felicità delle masse tanto vantata ne' suoi tempi, esprime un concetto profondamente umanitario e moderno, e possiamo dire insito nei principii del socialismo, dicendo di non saper comprendere come quella felicità si possa conseguire senza la felicità degl'individui. ([[Giovanni Mestica]])
*Per Leopardi scrivere una pagina sola, o comporre una strofa, non era un'avventura, così neppure era un'avventura vivere. Alla vita sapeva sopra tutto quello che non poteva chiedere, e di quali pericoli era gravato quel poco bene. Gli mancava la bella confidenza: ma, in compenso, gli era stato dato in sorte un dono: quello di sorridere e fantasticare. ([[Giuseppe De Robertis]])
*Questa {{NDR|per [[Fanny Targioni Tozzetti]]}} fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la [[Teresa Carniani|Malvezzi]]; è una passione pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo e timido, perché conscio de la propria inferiorità materiale e dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella dovette comprender benissimo, poiché il Leopardi stesso aveva certa coscienza di esser stato capito.<br>Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere a quel disgraziato affetto. ([[Emma Boghen Conigliani]])
*Se c'è un poeta moderno la cui opera dia l'impressione di muoversi a un tempo, per un miracoloso dono d'ubiquità, nelle sfere ideali che abbiamo simboleggiato con le formule di canzoniere e poesia pura, quel poeta è Giacomo Leopardi. ([[Renato Poggioli]])
*Si direbbe che dopo un intervallo di secoli il Leopardi ritrovasse il segreto della greca perfezione, formando su greci modelli opere che emulano quelle dell'antichità nella purezza dei contorni, nel rilievo delle immagini, nella vivacità del colore, ma di moderno hanno la materia e il significato. Veemente allorché la passione lo commuova, tenero quando lo assalgano meste ricordanze, cupamente profondo ove mediti i destini dell'uomo sulla terra, sottile indagatore dei moti dell'animo, con sobrietà somma efficace descrittore dei varj aspetti della natura, in ogni suo poetico componimento è il Leopardi perfetto, si che nulla ti paja dover aggiungere, nulla togliere; e mentre la parola riproduce preciso il pensiero, il metro variamente ne seconda lo svolgersi e l'atteggiarsi. ([[Alessandro D'Ancona]])
*Sono convinto che Giacomo Leopardi sia un amante straordinario della vita, un pessimista allegro, in pratica un ottimista. ([[Giancarlo Giannini]])
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
*Tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. ([[Giulio Bertoni]])
*Tutto Leopardi è un momento della polemica tra Socrate e i Dicasti, tra Gesù e i Farisei, tra Bruno e Bellarmino: la gran battaglia tra Lao-tse e Confucio, cioè tra l'uomo spontaneo e il funzionario. ([[Massimo Bontempelli]])
*Un libro su Leopardi non può cominciare che come un'opera buffa: preferibilmente di Gioachino Rossini, che era nato vicino a Recanati, a Pesaro, e poi aveva infiammato Milano, Roma, Parigi e tutto il mondo musicale. Il protagonista di questa opera buffa non è Giacomo, sebbene amasse sino alle lacrime Il barbiere di Siviglia e La donna del lago, ma suo padre Monaldo, nato a Recanati nel 1766 da un'antica famiglia che risaliva, o diceva di risalire, al tredicesimo secolo. ([[Pietro Citati]])
*Venuto a contatto con gli intellettuali progressisti del gabinetto Vieusseux, Leopardi invece di rifiorire a nuova vita, si chiuse, dopo il primo entusiasmo, ancora di più nella propria solitudine. ([[Giacinto Spagnoletti]])
===[[Francesco De Sanctis]]===
*Leopardi e [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] sono una cosa. Quasi nello stesso tempo l'uno creava la metafisica e l'altro la poesia del dolore. Leopardi vedeva il mondo così, e non sapeva il perché. Arcano è tutto fuorché il nostro dolor. Il perché l'ha trovato Schopenhauer con la scoperta del Wille.
*Leopardi ragiona col senso comune, dimostra così alla buona come gli viene, non pensa a fare effetto, è troppo modesto, troppo sobrio. Lo squallore della vita che volea rappresentare si riflette come in uno specchio in quella scarna prosa; il suo stile è come il suo mondo, un deserto inamabile dove invano cerchi un fiore.
*Leopardi s'incontra ne' punti sostanziali della sua dottrina con Schopenhauer; ma gli sta di sotto per molti rispetti. Primamente Leopardi è poeta; e gli uomini comunemente non prestano fede ad una dottrina esposta in versi; ché i poeti hanno voce di mentitori.
*Perché Leopardi produce l'effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. E non puoi lasciarlo, che non ti senta migliore; e non puoi accostartegli, che non cerchi innanzi di raccoglierti e purificarti, perché non abbi ad arrossire al suo cospetto. È scettico, e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti. Ha così basso concetto dell'umanità, e la sua anima alta, gentile e pura l'onora e la nobilita. E se il destino gli avesse prolungata la vita infino al quarantotto, senti che te l'avresti trovato accanto, confortatore e combattitore. Pessimista od anticosmico, come Schopenhauer, non predica l'assurda negazione del Wille, l'innaturale astensione e mortificazione del cenobita: filosofia dell'ozio che avrebbe ridotta l'Europa all'evirata immobilità orientale, se la libertà e l'attività del pensiero non avesse vinto la ferocia domenicana e la scaltrezza gesuitica. Ben contrasta Leopardi alle passioni, ma solo alle cattive; e mentre chiama larva ed errore tutta la vita, non sai come, ti senti stringere più saldamente a tutto ciò che nella vita è nobile e grande. L'ozio per Leopardi è un'abdicazione dell'umana dignità, una vigliaccheria; Schopenhauer richiede l'occupazione come un mezzo di conservarsi in buona salute.
===[[Arturo Farinelli]]===
*La sensibilità per ogni suono era nel Leopardi inaudita, e l'anima come da un vivido raggio tutta ne rimaneva penetrata. Forse quelle voci, quei suoni che lontanando morivano, la mesta melodia che salutava la luce estrema, fuggente, agivano con forza arcana perché risonanti nell'alta quiete e nel silenzio, e popolavano d'un tratto le solitudini che rendevano più misteriose e profonde; poi si estinguevano e il silenzio raddoppiava.
*Non conveniva un gran mondo a questo poeta assorto nell'eremo dell'anima, tutto intimità e fervoroso e doloroso raccoglimento. Lo sbigottisce lo strepito; lo spaurano i grandi spettacoli; dove è solitudine, alto silenzio, profonda quiete si ritrae pensoso, e pende, attiva lo spirito. Ad ogni più lieve stimolo il sentimento è desto; ogni più minuta cosa colpisce il suo sguardo che l'afferra limpidissima. Fuori della sua concentratissima sfera di vita la visione gli si turba, il dilettoso fantasma gli {{sic|vanisce}}. Non distoglietelo; preservatelo dalla folla; lasciategli la sua piccola isola di contemplazione, dove si rifugia e dove giungon morte le onde dei rumori mondani. Idillica l'anima, all'idillio si atteggia la natura che lo attrae, lo commuove e gli divien famigliare. Il suo ermo colle, la sua siepe, il suo rialto sovra l'erbe, dove ama sedere e assorbirsi, solingo e muto, la sua distesa di prato che verdeggia, il suo ciel sereno, il suo sole che indora le vie e gli orti, la sua tacita, chiara e bianca luna, quei suoi lembi di campagna che dischiudono un ampio orizzonte, il mar da lungi, il monte; che altro occorreva al «promeneur solitaire» di Recanati, per suscitare fantasmi allo spirito, affetti al cuore?
*Se badate, sono le piccole, tenuissime cose, le scene più intime e romite quelle a cui più si affeziona. Il paesaggio più semplice e disadorno può suscitargli la commozione più viva e più dolce; la vibrazione dell'anima più intensa muove talora da una immagine lieve, tenerissima, da un fuggevole tocco, da un suono leggerissimo, da un minimo ricordo, soave o doloroso. Ai superlativi del sentimento nella lirica che gli sgorga nella pienezza del cuore fanno riscontro i diminutivi che trasceglie e vezzeggia: la gallinella, il villanello, la donzelletta, il vecchierello, i mugoletti, la finestrella sopra la scaletta. Questa risonanza profonda nell'anima dei più minuti, o comuni spettacoli forma l'incanto maggiore della poesia del Leopardi.
===[[Giulio Augusto Levi]]===
*Alcuni dei germi più preziosi del pensiero cristiano si erano [...] meravigliosamente abbarbicati nell'animo del Leopardi, come nel più propizio dei terreni: questi erano un amore spasimato, com'egli diceva, della virtù<ref>Lettera al conte Xaverio Broglio d'Ajano del 13 agosto 1819. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, una focosa aspirazione alla purezza, un desiderio del sacrifizio, una misera stima del mondo<ref>Canzone ''Per una donna inferma di malattia lunga e mortale'', in fine, in ''Scritti vari'', p. 35. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, la brama del Bello e del Bene assoluto. Quest'ultima guidò le sue riflessioni intorno alla filosofia sensista; dove si occupò principalmente di chiarire quale origine rimanesse assegnata alle idee del Bello e del Buono. Come si vide pervenuto alla conclusione che tutti i nostri giudizi sono relativi e frutti di assuefazione, e che il Bello e il Buono assoluto non esistono, non senza terrore ne ricavò la conseguenza che Dio stesso, creduto fino allora tipo ed origine di ogni perfezione, non esiste. Una simile conclusione gli ripugnava talmente, che tentò subito di restaurare il concetto della Divinità sopra un nuovo fondamento; supponendo che l'essenza di essa consistesse nell'infinita possibilità, dalla quale deduceva l'onnipotenza; e ne abbozzava un sistema che gli sembrava quadrare, anzi essere il necessario fondamento delle verità cristiane.
*Chi consideri le circostanze della sua giovinezza, può trovare da ammirare, che uno spirito cotanto bisognoso del Bene sopramondano non si volgesse naturalmente alla religione. Nella casa paterna, ch'egli amò teneramente anche quando non poté più tollerare di vivere a Recanati, si può dire che si respirasse un'aria impregnata di severo spirito cristiano. La madre governava sé e la famiglia con principi e massime ascetiche. Il padre era una nobile tempra d'uomo; appassionato degli studi, autore di numerosi scritti di argomento politico storico religioso, zelantissimo della cosa pubblica, scrivendo e operando con fiera indipendenza e incontaminata purezza. Il fanciullo Giacomo cresceva a quell'esempio fra i gravi in-folio della biblioteca adunata da Monaldo, immerso negli studi di antiche letterature e di storia ecclesiastica, guardato con orgogliosa compiacenza dal padre, il quale senza dubbio sognava grandezze di carriera ecclesiastica per il precoce e infaticabile primogenito.
*Il Leopardi, come [[Dante Alighieri|Dante]], volle essere pensatore e uomo prima che poeta: e nessuna cosa sentì più amaramente, che le sue opinioni esser messe da banda con dirle un effetto delle sue personali sventure<ref>Lettera al De Sinner del 24 maggio 1832. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
*Negli ultimi anni sentì chiaramente di aver fatto parte per se stesso, e di essere spiritualmente solo. Combatté con amara satira così i molli e nebulosi restauratori della religione, come i superficiali lodatori della scienza e delle sue virtù benefiche. – Il suo argomento capitale contro la fede cristiana nel Dio redentore, che dopo la [[Sistema eliocentrico|scoperta di Copernico]] non sia più lecito attribuire alla terra e all'uomo una condizione di privilegio fra gli esseri, è molto debole: perché confonde l'ordine fisico con l'ordine spirituale. Credo che realmente la sua miscredenza avesse una radice più profonda, in un libero atto iniziale, a cui si mantenne sempre fedele con onesta coerenza: risoluto di vivere e di operare per gli uomini del suo tempo, si mise prima alla loro scuola, e accettò la tendenza prevalente nel mondo moderno di affidarsi unicamente al lume della propria ragione: onde poi si vantava di avere apertamente ripudiato quelle credenze che molti ancora simulavano, per non potersi adattare alle cerimonie, e voler scrivere in lingua moderna, non dei tempi troiani <ref>''Dialogo di Timandro e di Eleandro''. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
===[[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]===
*Leopardi è ancora solo. La sua poesia sarà sempre in alto e sola, nell'eternità.<br>Che grande errore imporla nelle scuole, trascinare la dolente pensosa figura del poeta per le chiuse aule scolastiche dove è appena lecito declamare per esercitazioni mnemoniche e oratorie: ''Ancor dal monte...''<ref>Carducci, ''Alle fonti del Clitumno''.</ref> o ''Agile e solo vien di colle in colle...''<ref>Carducci, ''La chiesa di Polenta''.</ref> Habent sua fata pöetae. Non c'è al mondo altra poesia più della leopardiana lontana dalla scuola e dalla mentalità scolastica, se togli la canzone all'Italia e l'altra per il monumento di Dante; eppure il destino del Leopardi è stato questo: che il riconoscimento della grandezza della sua poesia dovesse essere ufficiale, incominciando dalla scuola, sulla cui soglia la si abbandona quando si entra nella vita.
*Nessun amore del Leopardi risulta poeticamente giustificato. Fantasie, sogni torbidi, vaneggiamenti: amore no. Nessuna figura di donna ha lasciato nell'anima e nel corpo del poeta un solco profondo. Non possiamo immaginare che vergine il Leopardi: vergine nella carne e nell'anima, con le labbra sottilissime immuni di contatto carnale. In poesia figure di donne passano fugacemente e vaniscono: Silvia, Nerina, Geltrude Cassi e qualche altra. Apparizioni. Dico che questi amori, vissuti forse realmente ma non poeticamente appieno, e passati così, inani, non giustificano empiricamente questo inabissamento e {{sic|annihilamento}} del mondo, dello spazio, del tempo, della propria personalità e del mondo esteriore, ridotti al nulla eterno, alla indifferenza assoluta, alla non esistenza. Che diventa materia di poesia. Nella distruzione tragica del mondo circostante, tempo e spazio, qualche cosa si salva, vien su da tanta feroce e voluttuosa rovina, la coscienza di sé, la coscienza dell'intimo individuale dolore.
*Tolte le canzoni di carattere patriottico ed encomiastico, il mondo poetico del Leopardi si riduce a quello morale e a quello sentimentale - critico che è assorbito dal primo perché le donne amate dal poeta sono come foglie cadute, figure di cose passate, travolte dalla morte, tornate nel nulla. E queste figure di donne senza contorni, senza qualità speciali, inindividuate, non sono mai il centro di una rappresentazione di arte, ma pure entrando direttamente nella emozione e nella ispirazione del poeta, restano poi fuori della poesia alla quale non importa che cantare il pensiero dominante: il nulla, il vuoto, nulla l'amore, nulla l'illusione, nulla la gloria.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/appressamento-della-morte/ Appressamento della morte]'', Book editore, Castel Maggiore (Bo), 1998.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Canti (Leopardi - Donati)|Canti]]'', edizione critica, a cura di Alessandro Donati, Bari, Laterza, 1917.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone|Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone]]'', in ''Pensieri, Moralisti greci'', a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari, 1932.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-la-batracomiomachia/ Discorso sopra la Batracomiomachia]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-lo-stato-presente-dei-costumi-deglitaliani/ Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1969.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=5xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. I], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=_xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. II], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-de-topi-e-delle-rane-1821-1822/ Guerra de' topi e delle rane (1821-1822)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/la-guerra-dei-topi-e-delle-rane-poema-1815/ La guerra dei topi e delle rane. Poema (1815)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-dei-topi-e-delle-rane-1826/ Guerra dei topi e delle rane (1826)]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''Lettere al fratello Carlo'', Edizioni Osanna Venosa, Venosa, 1997. ISBN 88-8167-189-1
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Pensieri (Leopardi)|Pensieri]]'', a cura di Marilena Salvarezza, Biblioteca Italiana Tascabile, Milano, 1995.
*Giacomo Leopardi, ''[http://ww2.bibliotecaitaliana.it/xtf/view?docId=bibit001598/bibit001598.xml&chunk.id=d52e212&toc.id=d52e212&brand=newlook Storia dell'astronomia]'', BibliotecaItaliana.it.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/storia-di-unanima-memorie/ Storia di un'anima]'', a cura di Plinio Perilli, Carlo Mancosu Editore, Roma, 1993.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu|Zibaldone]]'' (col titolo di ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''), a cura di [[Giosuè Carducci]], Volumi I-VII, Le Monnier, Firenze, 1898.
==Voci correlate==
*[[Adelaide Antici Leopardi]] – madre
*[[Carlo Leopardi]] – fratello
*[[Monaldo Leopardi]] – padre
*[[Paolina Leopardi]] – sorella
*[[Pierfrancesco Leopardi]] – fratello
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Canti (Giacomo Leopardi)|''Canti''}}
{{Pedia|Operette morali}}
{{Pedia|Paralipomeni della Batracomiomachia}}
{{Pedia|Pensieri (Leopardi)|''Pensieri''}}
{{Pedia|Zibaldone}}
{{vetrina|15|ottobre|2005|poeti|scrittori}}
{{DEFAULTSORT:Leopardi, Giacomo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Glottologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
[[Categoria:Personalità dell'ateismo]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
oxodqvs4pd0kdyz1pknlktm8yd3pkjz
1428156
1428155
2026-10-02T15:26:11Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giacomo Leopardi */ nuova sezione: Giulio Bertoni
1428156
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Leopardi, Giacomo (1798-1837) - ritr. A Ferrazzi, Recanati, casa Leopardi.jpg|thumb|upright=1.4|Giacomo Leopardi]]
'''Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi''' (1798 – 1837), poeta, filosofo, scrittore, filologo e glottologo italiano.
==Citazioni di Giacomo Leopardi==
*{{NDR|[[Ultime parole]], rivolte alla sorella di [[Antonio Ranieri]]}} Aprimi quella finestra... fammi veder la luce.<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto'', Hoepli, 1921, p. [https://archive.org/details/chilhadettotesor00fumauoft/page/286 286].</ref>
*[[Credere]] una cosa perché si è udito dirla, e perché non si è avuta cura di esaminarla, fa torto all'intelletto dell'uomo.<ref group="fonte">Da ''[http://www.bibliotecaitaliana.it/testo/bibit000088 Saggio sugli errori popolari degli antichi]'', in ''Tutte le opere'', a cura di Lucio Felici, Lexis Progetti Editoriali, Roma, 1998. ISBN 88-87083-04-5.</ref>
*{{NDR|A [[Vittorio Alfieri]]}} ''E tu nemica | la sorte avesti pur: ma ti rimbomba | fama che cresce e un dì fia detta antica.''<ref group="fonte">Da ''[[s:Puerili (Leopardi)/Letta la vita di V. Alfieri|Letta la vita dell'Alfieri scritta da esso]]''.</ref>
*La condizione progressiva della società non mi riguarda affatto. La mia, se non è retrograda, è eminentemente stazionaria.<ref group="fonte">Da una lettera del maggio 1833 a Charlotte Bonaparte; citato in [http://www.ilgiornale.it/news/leopardi-progressista-e-razionalista-mito-sfatato.html ''Leopardi progressista e razionalista? Un mito sfatato''], ''il Giornale.it'', 20 luglio 2010.</ref>
*Non mi dir più che m'abbia cura, perché son [[guarigione|guarito]] e sano come un pesce in grazia dell'aver fatto a modo mio, cioè non aver usato un cazzo di medicamenti [...].<ref group="fonte">Da ''Lettere al fratello Carlo'', p. 43.</ref>
*{{NDR|La [[catacresi]]}} [...] la qual figura differisce sostanzialmente dalla [[metafora]], in quanto la metafora trasportando la parola a soggetti nuovi e non propri, non le toglie per questo il significato proprio (eccetto se il metaforico a lungo andare non se lo mangia, connaturandosi col vocabolo) ma, come dire, glielo accoppia con un altro o con più d'uno, raddoppiando o moltiplicando l'idea rappresentata da essa parola. Doveché la catacresi scaccia fuori il significato proprio e ne mette un altro in luogo suo; talmente che la parola in questa nuova condizione esprime un concetto solo come nell'antica, e se lo appropria immediatamente per modo che tutta quanta ell'è, s'incorpora seco lui. [...] Laddove se tu chiami lampade il sole, come fece [[Publio Virgilio Marone|Virgilio]], quantunque la voce «lampade» venga a dimostrare il «sole», non perciò si stacca dal soggetto suo proprio, anzi non altrimenti ha forza di dare ad intendere il sole, che rappresentando quello come una figura di questo. E veramente le metafore non sono altro che similitudini o comparazioni raccorciate.<ref group="fonte">Da ''Annotazioni alle Canzoni (1824-25)'', in ''Canti'', a cura di [[Leone Ginzburg]], Gius. Laterza & Figli, Bari, 1938, [[s:Pagina:Leopardi, Giacomo – Canti, 1938 – BEIC 1857225.djvu/206|p. 200]].</ref>
*Molti provano un sentimento d'indignazione vedendo il cenere del [[Torquato Tasso|Tasso]], coperto e indicato non da altro che da una pietra larga e lunga circa un palmo e mezzo, e posta in un cantoncino d'una chiesuccia. Io non vorrei in nessun modo trovar questo cenere sotto un mausoleo. Tu comprendi la gran folla di affetti che nasce dal considerare il contrasto fra la grandezza del Tasso e l'umiltà della sua sepoltura. Ma tu non puoi avere idea d'un altro contrasto, cioè di quello che prova un occhio avvezzo all'infinita magnificenza e vastità de' monumenti romani, paragonandoli alla piccolezza e nudità di questo sepolcro. Si sente una trista e fremebonda consolazione pensando che questa povertà è pur sufficiente ad interessare e animar la posterità, laddove i superbissimi mausolei, che Roma racchiude, si osservano con perfetta indifferenza per la persona a cui furono innalzati, della quale o non si domanda neppur il nome, o si domanda non come della persona ma del monumento. Vicino al [[Tomba di Torquato Tasso|sepolcro del Tasso]] è quello del poeta [[Alessandro Guidi|Guidi]], che volle giacere ''prope magnos Torquati cineres'', come dice l'iscrizione. Fece molto male. Non mi restò per lui nemmeno un sospiro. Appena soffrii di guardare il suo monumento, temendo di soffocare le sensazioni che avevo provate alla tomba del Tasso.<ref group="fonte">Dalla lettera al fratello Carlo, Roma, 20 febbraio 1823; citato in W. Binni, ''Note leopardiane I. La lettera del 20 febbraio 1823'', «La Rassegna della letteratura italiana», a. LXVII, serie VII, n. 2, Firenze, maggio-settembre 1963, pp. 193-199. Disponibile su ''[https://www.ilponterivista.com/ocwb/data/01-Leopardi%201934-1997/13-La%20lettera%20del%2020%20febbraio%201823/13-01.html ilponterivista.com]''.</ref>
*{{NDR|Sul [[Epitteto#Manuale|''Manuale di Epitteto'']]}} Non poche sentenze verissime, diverse considerazioni sottili, molti precetti e ricordi sommamente utili, oltre una grata semplicità e dimestichezza del dire, fanno assai prezioso e caro questo libricciuolo.<ref group="fonte">Dal ''Preambolo del volgarizzatore'' al ''Manuale di Epitteto'', in ''Opere di Giacomo Leopardi'', vol. II, Le Monnier, 1865, [https://books.google.it/books?id=X7tDAQAAMAAJ&pg=213#v=onepage&q&f=false p. 213].</ref>
*{{NDR|Al fratello [[Carlo Leopardi|Carlo]]}} Ti felicito sommamente del tuo nuovo amore, e altrettanto mi dispiacerebbe che a Pasqua fosse cominciata per te la Quaresima. Veramente non so qual migliore occupazione, si possa trovare al mondo che quella di fare all'amore, sia di primavera o d'autunno; e certo che il parlare ad una bella ragazza vale dieci volte più che girare, come io fo, attorno all'Apollo di Belvedere ed alla Venere Capitolina.<ref group="fonte">Rispondendo, il 5 aprile 1823, ad una lettera del fratello Carlo, che gli aveva narrato di un suo amore non platonico; citato in [[Giovanni Mestica]], ''Studi leopardiani'', [https://archive.org/details/studileopardian01mestgoog/page/105/mode/1up pp. 105-106].</ref>
==''Canti''==
===I – ''All'Italia''===
*''Piangi, che ben hai donde, [[Italia]] mia.'' (v. 18)
*''L'armi, qua l'armi: io solo | combatterò, procomberò sol io. | Dammi, o ciel, che sia foco | agl'italici petti il sangue mio''. (vv. 37-40)
===III – ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di [[Cicerone]] della Repubblica''===
*''Italo ardito, a che giammai non posi | di svegliar dalle tombe | i nostri padri? ed a parlar gli meni | a questo secol morto, al quale incombe | tanta nebbia di tedio?'' (vv. 1-5)
*''Ahi ahi, ma conosciuto il mondo | non cresce, anzi scema, e assai più vasto | l'etra sonante e l'alma terra e il mare | al fanciullin, che non al saggio appare.'' (vv. 87-90)
*''Amore, | amor, di nostra vita ultimo inganno, | t'abbandonava. Ombra reale e salda | ti parve il nulla, e il mondo | inabitata piaggia.'' (vv. 128-132)
*''Da te fino a quest'ora uom non è sorto, | o sventurato ingegno, | pari all'italo nome, altro ch'un solo, | solo di sua codarda etate indegno, | allobrogo feroce, a cui dal polo | maschia virtù, non già da questa mia | stanca ed arida terra, | venne nel petto; onde privato, inerme | (memorando ardimento!) in su la scena | mosse guerra a' tiranni: almen si dia | questa misera guerra | e questo vano campo all'ire inferme | del mondo. Ei primo e sol dentro all'arena | scese, e nullo il seguì, che l'ozio e il brutto | silenzio or preme ai nostri innanzi a tutto. || Disdegnando e fremendo, immacolata | trasse la vita intera, | e morte lo scampò dal veder peggio. | [[Vittorio Alfieri|Vittorio]] mio, questa per te non era | età né suolo. Altri anni ed altro seggio | conviene agli alti ingegni.'' (vv. 151-171)
====Citazioni su ''Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica''====
*È invalsa, a proposito dei sentimenti politici del Leopardi, l'opinione che esso, divenuto scettico, non ebbe più a cuore il [[risorgimento]] d'Italia. Tutt'altro provano gli scritti suoi. Dopo le due prime canzoni, ne fa documento solenne quella ''Ad Angelo Mai'' che compose quando era già pessimista; la quale spira tutta quanta un amore ardente alla patria, e pungendo la viltà degli Italiani, li infiamma ad insorgere; onde l'Austria ne proibì la diffusione nelle province italiane da essa occupate. ([[Giovanni Mestica]])
===IV – ''Nelle nozze della sorella Paolina''===
*''[[Virtù]] viva sprezziam, lodiamo estinta.'' (v. 30)
*''[[Donna|Donne]], da voi non poco | la patria aspetta'' [...] (vv. 31-32)
*''Ad atti egregi è sprone | amor, chi ben l'estima, e d'alto affetto | maestra è la beltà.'' (pp. 46-48)
===IX – ''Ultimo canto di Saffo''===
*''Arcano è tutto, | fuor che il nostro [[dolore|dolor]].'' (vv. 45-46)
*''Negletta prole | nascemmo al pianto, e la ragione in grembo | de' celesti si posa.'' (vv. 46-48)
*''Virtù non luce in disadorno ammanto''. (v. 53)
*''Vivi felice, se felice in terra | visse nato mortal.'' (vv. 60-61)
===X – ''Il primo amore''===
*''Tornami a mente il dì che la battaglia | d'[[amore]] sentii la prima volta, e dissi: | oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!'' (vv. 1-3)
===XI – ''Il passero solitario''===
*''D'in su la vetta della torre antica, | [[passero]] solitario, alla campagna | cantando vai finché non more il giorno; | ed erra l'[[armonia]] per questa valle.'' (vv. 1-4)
*''Tu, [[passero|solingo augellin]], venuto a sera | del viver che daranno a te le stelle, | certo del tuo costume | non ti dorrai; ché di natura è frutto | ogni vostra vaghezza.'' (vv. 45-49)
*''A me, se di vecchiezza | la detestata soglia | evitar non impetro, | quando muti questi occhi all'altrui core, | e lor fia vòto il mondo, e il dì futuro | del dì presente più noioso e tetro, | che parrà di tal voglia? | che di quest'anni miei? che di me stesso? | Ahi! pentirommi, e spesso, | ma sconsolato, volgerommi indietro.'' (vv. 50-59)
===XII – ''L'infinito''===
[[File:Infinito.jpg|thumb|Manoscritto de ''L'infinito'']]
*''Sempre caro mi fu quest'ermo [[collina|colle]], | e questa siepe, che da tanta parte | dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.'' (vv. 1-3)
*''Ma, sedendo e mirando, interminati | spazi di là da quella, e sovrumani | silenzi, e profondissima quiete | io nel pensier mi fingo; ove per poco | il cor non si spaura.'' (vv. 4-8)
*''Così tra questa | immensità s'annega il pensier mio; | e il [[naufragio|naufragar]] m'è dolce in questo mare.'' (vv. 13-15)
====Citazioni su ''L'infinito''====
*Leopardi era dedito alle pratiche solitarie. Con tutto ciò, un grande poeta. La prima versione della famosa poesia ''L'infinito'', all'ultimo verso non suonava "''... e naufragar m'è dolce in questo mare''", bensì "''... e naufragar m'è dolce in questa mano''". Probabilmente l'aveva scritta in stato di tensione autoerotica. ([[Marcello Marchesi]])
===XIII – ''La sera del dì di festa''===
*''Dolce e chiara è la notte e senza vento''. (v. 1)
*''Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno | appare in vista, a salutar m'affaccio, | e l'antica natura onnipossente, | che mi fece all'[[affanno]]. A te la speme | nego, mi disse, anche la speme; e d'altro | non brillin gli occhi tuoi se non di pianto. '' (v. 10-16)
*''Ecco è fuggito | il dì festivo, ed al festivo il giorno | volgar succede, e se ne porta il [[tempo]] | ogni umano accidente.'' (vv. 30-33)
===XIV – ''Alla luna''===
*''Oh come grato occorre | nel tempo [[giovinezza|giovanil]], quando ancor lungo | la speme e breve ha la memoria il corso, | il rimembrar delle passate cose, | ancor che triste, e che l'affanno duri!'' (vv. 12-16)
===XVII – ''Consalvo''===
*''Due cose belle ha il mondo: | [[amore e morte]]''. (vv. 99-100)
===XVIII – ''Alla sua donna''===
*''Ma non è cosa in terra | che ti somigli; e s'anco pari alcuna | ti fosse al volto, agli atti, alla favella, | saria, così conforme, assai men bella.'' (vv. 19-22)
===XXI – ''A Silvia''===
*''[[Silvia]], rimembri ancora | quel tempo della tua vita mortale, | quando beltà splendea | negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, | e tu, lieta e pensosa, il limitare | di gioventù salivi?''. (vv. 1-6)
*''Io, gli studi leggiadri | talor lasciando e le sudate carte, | ove il tempo mio primo | e di me si spendea la miglior parte, |'' [...] (vv. 15-18)
*''O [[natura]], o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?'' (vv. 35-38)
*''All'apparir del vero | tu, misera, cadesti: e con la mano | la fredda morte ed una tomba ignuda | mostravi di lontano''. (vv. 60-63)
====Citazioni su ''A Silvia''====
*Silvia è sorella di certe dolci femminili figure virgiliane ed omeriche, ma è tutt'altro che una reminiscenza classica, è un ritratto di una realtà, d'un'evidenza meravigliosa. La giovanetta da gli occhi ridenti e fuggitivi, lieta e pensosa, percorre con la mano veloce la tela e, immaginando un vago avvenire, riempie del suo canto le quiete stanze e le vie d'intorno, mentre, come la Laura petrarchesca sotto la pioggia di fiori cadente da l'albero, umile continua intenta l'opera femminile, sotto la diffusa luce del maggio, il riso del cielo sereno. Col rimpianto de la fanciulla perduta, il poeta risente più amaro lo sconforto dei soavi perduti pensieri, de le morte speranze; nel cantare Silvia egli risente in sé ''quel suo cuore d'una volta''. Non dimenticò mai la bruna popolana, e, se il canto di una tessitrice solitaria sempre lo commosse, gli è certo che in ogni solinga laboriosa fanciulla, egli rivedeva col pensiero l'immagine adombrata de la candida Teresa {{NDR|Fattorini}}. ([[Emma Boghen Conigliani]])
===XXII – ''Le ricordanze''===
*''Vaghe stelle dell'[[Orsa Maggiore|Orsa]], io non credea | tornare ancor per uso a contemplarvi | sul paterno giardino scintillanti, | e ragionar con voi dalle finestre | di questo albergo ove abitai fanciullo, | e delle gioie mie vidi la fine. | Quante immagini un tempo, e quante fole | creommi nel pensier l'aspetto vostro | e delle luci a voi compagne! allora | che, tacito, seduto in verde zolla, | delle sere io solea passar gran parte | mirando il cielo, ed ascoltando il canto | della rana rimota alla campagna!'' (vv. 1-13)
*''Né mi diceva il cor che l'età verde | sarei dannato a consumare in questo | natio borgo selvaggio, intra una gente | zotica, vil; cui nomi strani, e spesso | argomento di riso e di trastullo, | son dottrina e saper'' [...]. (vv. 28-33)
*[...] ''dolce per sé; ma con dolor sottentra | il pensier del presente, un van desio | del passato'' [...]. (vv. 58-60)
*''O [[speranza|speranze]], speranze; ameni inganni | della mia prima età!'' (vv. 77-78)
===XXIII – ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''===
*''Che fai tu, [[luna]], in ciel? Dimmi, che fai, | silenziosa luna?'' (vv. 1-2)
*''[[Nascita|Nasce]] l'uomo a fatica, | ed è rischio di morte il nascimento. | Prova pena e tormento | per prima cosa; e in sul principio stesso | la madre e il genitore | il prende a consolar dell'esser nato.'' (vv. 39-44)
*''Perché reggere in [[vita]] | chi poi di quella consolar convenga? | Se la vita è sventura, | perché da noi si dura?'' (vv. 53-56)
*''Che sia questo morir, questo supremo | scolorar del sembiante, | e perir della terra, e venir meno | ad ogni usata, amante compagnia''. (vv. 65-68)
*''E tu certo comprendi | il perché delle cose, e vedi il frutto | del mattin, della sera, | del tacito, infinito andar del [[tempo]]''. (vv. 69-72)
*''A me la vita è male.'' (v. 104)
*''Dimmi: perché giacendo | a bell'agio, ozioso, | s'appaga ogni [[animale]]; | me, s'io giaccio in riposo, il [[Noia|tedio]] assale?'' (vv. 129-132)
*''Forse s'avess'io l'[[Ala|ale]] | da volar su le nubi, | e noverar le stelle ad una ad una, | o come il tuono errar di giogo in giogo, | più felice sarei, dolce mia greggia, | più felice sarei, candida luna.'' (vv. 133-138)
*[...] ''forse, in qual forma, in quale | stato che sia, dentro covile o cuna, | è funesto a chi nasce il [[Nascita|dì natale]]''. (vv. 141-143)
====Citazioni sul ''Canto notturno di un pastore errante dell'Asia''====
*Si ricordi come Leopardi per un certo tempo abbia amato le falsificazioni filologiche e l'abbia scherzosamente praticate come dilettantismo artistico. Ma ora lo stadio dell'Inno a Nettuno è superato. La mistificazione è divenuta manifestazione del proprio io. Non pel desiderio di travestirsi, ma per conoscere e rappresentare se stesso {{sic|e}} s'immedesima in quel pastore dell'Asia. Il sentimento e la coscienza che il più proprio del suo pensiero, la sua filosofia e la sua religione, sia divenuto del tutto estraneo all'Europa occidentale, che egli sia un anacronista o un ''dépaysé''<ref>Spaesato. {{cfr}} ''Protagonisti della civiltà letteraria nella critica'', p. 613.</ref>, un arcade emigrato, non viene invero espresso immediatamente, ma costituisce il fondamento della poesia. Perciò fa un effetto di così straniato ed intimo, così artistico e originario, così esotico e leopardiano, così privo di costume e primigenio, moderno e senza tempo. ([[Karl Vossler]])
===XXIV – ''La quiete dopo la tempesta''===
*''Ecco il sereno | rompe là da ponente, alla montagna: | sgombrasi la campagna, | e chiaro nella valle il fiume appare.''<ref>A proposito del verso «''E chiaro nella valle il fiume appare''», [[Umberto Saba]] scrisse nelle sue ''Scorciatoie'': «{{maiuscoletto|Letteratura italiana}}. Potrebbe rimanere, di secoli di noia, un verso: il più bello, il più inutile, il più melanconico, il più perfetto che sia mai stato scritto.»</ref> (vv. 4-7)
*''[[Piacere e dolore||Piacer]] figlio d'[[Piacere e dolore|affanno]]; |'' [...]. (v. 32)
*''O natura cortese, | son questi i doni tuoi, | questi i diletti sono | che tu porgi ai mortali. Uscir di pena | è diletto fra noi. | Pene tu spargi a larga mano; il duolo | spontaneo sorge e di piacer, quel tanto | che per mostro e miracolo talvolta | nasce d'affanno, è gran guadagno.'' (vv. 42-50)
*''Umana | prole cara agli eterni! assai felice | se respirar ti lice | d'alcun dolor: [[Beatitudini dalle poesie|beata]] | se te d'ogni dolor morte risana''. (vv. 50-54)
===XXV – ''Il sabato del villaggio''===
[[File:Autografo leopardiano Sabato Villaggio.jpg|thumb|Manoscritto de ''Il sabato del villaggio'']]
*''La donzelletta vien dalla campagna, | in sul calar del sole, | col suo fascio dell'erba; e reca in mano | un mazzolin di rose e viole, | onde siccome suole, | ornare ella si appresta | dimani, al dì di festa, il petto e il crine.'' (vv. 1-7)
*''[[Sabato|Questo di sette]] è il più gradito giorno, | pien di speme e di gioia: | [[domenica|diman]] tristezza e noia | recheran l'ore, ed al travaglio usato | ciascuno in suo pensier farà ritorno.'' (vv. 38-42)
*''Garzoncello scherzoso, | cotesta età fiorita | è come un giorno d'allegrezza pieno, | giorno chiaro, sereno, | che precorre alla festa di tua vita. | Godi, fanciullo mio; stato soave, | stagion lieta è cotesta. | Altro dirti non vo'; ma la tua [[festa]] | ch'anco tardi a venir non ti sia grave.'' (vv. 43-51)
====Citazioni su ''Il sabato del villaggio''====
*Mi spiego Fefé, è come un'intima insoddisfazione che tengo dentro. Per esempio tu sai quanto mi piace l'uva, ah? Be', a me l'uva mi piace più quando non ci sta che quando ci sta. Quando ci sta l'uva, Fefé, io tengo voglia di pere. Mi spiego? [...] Per me non è tanto importante l'uva in se stessa, quanto la voglia che ho d'uva, un po' come quella poesia che mi piace tanto, Fefé, dove dice che il sabato è meglio assai della domenica. (''[[Divorzio all'italiana]]'')
*Nel ''Sabato del villaggio'' la scena poetica che avrebbe dovuto suggerire coi suoi stessi tocchi il pensiero della gioia aspettata, che è unica e vera gioia, della gioia di fantasia, è commentata da una critica riflessione e appesantita da un allegorizzamento, che prende forma di rettorica esortazione al «garzoncello scherzoso». ([[Benedetto Croce]])
*Secondo Leopardi, il più bel giorno della settimana non è la domenica, ma il sabato, perché precede la domenica; mentre la domenica si è tristi, pensando al lunedì. Ma ormai tutti han letto l'immortale canto, epperò il venerdì sera dicono: «Che gioia, domani è sabato, il più bel giorno della settimana!», mentre l'indomani pensano con tristezza alla domenica. Ragion per cui siamo più felici il venerdì che il sabato; e invece che Il sabato Leopardi avrebbe fatto meglio a scrivere Il venerdì, o addirittura Il giovedì del villaggio, se si pensa che il giovedì, precedendo il più bel giorno della settimana, viene ad essere esso stesso il più bello, sempre per quella teoria che la vigilia d'un lieto giorno è più bella che il lieto giorno medesimo. ([[Achille Campanile]])
===XXVI – ''Il pensiero dominante''===
*''Sempre i codardi, e l'alme | ingenerose, abbiette | ebbi in dispregio.'' (vv. 53-55)
*''Di questa età superba, | che di vote speranze si nutrica, | vaga di ciance, e di virtù nemica; | stolta, che l'util chiede, | e inutile la vita | quindi più sempre divenir non vede; | maggior mi sento.'' (vv. 59-65)
*''Pregio non ha, non ha ragion la vita | se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto.'' (vv. 80-81)
*''Angelica beltade! | Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro, | quasi una finta imago | il tuo volto imitar. Tu sola fonte | d'ogni altra leggiadria, | sola vera beltà parmi che sia.'' (vv. 130-135)
====Citazioni su ''Il pensiero dominante''====
*Perché è evitata la parola {{NDR|"amore"}} e dissimulata la chiave? Evidentemente di fronte alla novità dell'esperienza essa sarebbe apparsa troppo logora, perché ogni appicco a cose già passate e già esistite avrebbe potuto dare l'impressione di uno sminuimento. "Io non ho nome per ciò". ([[Karl Vossler]])
===XXVII – ''Amore e Morte''===
*''Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte | ingenerò la sorte. | Cose quaggiù sì belle | Altre il mondo non ha, non han le stelle.'' (vv. {{Source|Canti_(Leopardi_-_Donati)/XXVII._Amore_e_Morte||1-4}})
*''Quando novellamente | nasce nel cor profondo | un amoroso affetto, | languido e stanco insiem con esso in petto | un desiderio di morir si sente: | come, non so: ma tale | d'[[amore|amor]] vero e possente è il primo effetto.'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|Quando novellamente|27-33}})
*''Poi, quando tutto avvolge | la formidabil possa, | e fulmina nel cor l'invitta cura, | quante volte implorata | con desiderio intenso, | morte, sei tu dall'affannoso amante!'' (vv. {{Source|Canti (Leopardi)/Amore e Morte|poi, quando tutto avvolge|45-50}})
===XXVIII – ''A se stesso''===
*''Amaro e noia | la [[vita]], altro mai nulla; e fango è il [[mondo]].'' (vv. 8-9)
*[...] ''l'infinita [[vanità]] del tutto''. (v. 16)
===XXIX – ''Aspasia''===
*''Torna dinanzi al mio pensier talora | il tuo sembiante, Aspasia.'' (vv. 1-2)
*''Raggio divino al mio pensiero apparve, | [[donna]], la tua beltà. Simile effetto | fan la bellezza e i musicali accordi.'' (vv. 33-35)
*''Pur quell'ardor che da te nacque è spento: | perch'io te non amai, ma quella Diva | che già vita, or sepolcro, ha nel mio core.'' (vv. 77-79)
*''Già del fato mortale a me bastante | e conforto e vendetta è che su l'erba | qui neghittoso immobile giacendo, | il mar la terra e il ciel miro e sorrido.'' (vv. 109-112)
===XXXI – ''Sopra il ritratto di una bella donna''===
*''Tal fosti: or qui sotterra | polve e scheletro sei. Su l'ossa e il fango | immobilmente collocato invano, | muto, mirando dell'etadi il volo, | sta, di memoria solo | e di dolor custode, il simulacro | della scorsa beltà.'' (vv. 1-7)
*''Natura umana, or come, | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? | Se in parte anco gentile, | come i più degni tuoi moti e pensieri | son cosí di leggieri | da sí basse cagioni e desti e spenti?'' (vv. 50-56)
====Citazioni su ''Sopra il ritratto di una bella donna''====
*In uno dei suoi canti estremi, nel canto ''Sopra il ritratto di una bella donna'', vediamo come egli scorga un motivo di dubbio insolubile non già nel contrasto tra la bellezza femminile e l'opera dissolvitrice della morte, bensì nel contrasto fra la distruzione che la morte ha compiuto di quella bella forma corporea e gli ineffabili altissimi sentimenti che quella ispirò un tempo:<br><div style="text-align:center;">Natura umana, or come | se frale in tutto e vile, | se polve ed ombra sei, tant'alto senti? </div>La nobiltà dell'uomo, così come la sua beatitudine, il Leopardi ripone nella sua capacità di sentire: né è senza significato il fatto che nelle sue pagine, in quelle della giovinezza come in quelle della maturità l'epiteto ''divino'' si accompagni così di frequente alle espressioni che si riferiscono al sentimento. ([[Mario Fubini]])
===XXXII – ''Palinodia al marchese Gino Capponi''===
*''Errai, candido [[Gino Capponi|Gino]]; assai gran tempo, | e di gran lunga errai. Misera e vana | stimai la vita, e sovra l'altre insulsa | la stagion ch'or si volge.'' (vv. 1-4)
===XXXIII – ''Il tramonto della luna''===
*[...] ''scende la [[luna]]; e si scolora il mondo'' [...]. (v. 12)
===XXXIV – ''La ginestra o il fiore del deserto''===
*''Qui su l'arida schiena | del formidabil monte | sterminator [[Vesuvio|Vesevo]], | la qual null'altro allegra arbor né fiore, | tuoi cespi solitari intorno spargi, | odorata [[ginestra]], | contenta dei deserti.'' (vv. 1-7)
*''Questi campi cosparsi | di ceneri infeconde, e ricoperti | dell'impietrata lava, | che sotto i passi al peregrin risona; | dove s'annida e si contorce al sole | la serpe, e dove al noto | cavernoso covil torna il coniglio; | fûr liete ville e cólti, | e biondeggiâr di spiche, e risonâro | di muggito d'armenti; | fûr giardini e palagi, | agli ozi de' potenti | gradito ospizio; e fûr città famose, | che coi torrenti suoi l'altèro monte | dall'ignea bocca fulminando oppresse | con gli abitanti insieme. Or tutto intorno | una ruina involve, | ove tu siedi, o fior gentile, e quasi | i danni altrui commiserando, al cielo | di dolcissimo odor mandi un profumo, | che il deserto consola. A queste piagge | venga colui che d'esaltar con lode | il nostro stato ha in uso, e vegga quanto | è il gener nostro in cura | all'amante natura. E la possanza | qui con giusta misura | anco estimar potrà dell'uman seme, | cui la dura nutrice, ov'ei men teme, | con lieve moto in un momento annulla | in parte, e può con moti | poco men lievi ancor subitamente | annichilare in tutto. | Dipinte in queste rive | son dell'umana gente | «Le magnifiche sorti e progressive». | Qui mira e qui ti specchia, | secol superbo e sciocco, | che il calle insino allora | dal risorto pensier segnato innanti | abbandonasti, e vòlti addietro i passi, | del ritornar ti vanti, | e procedere il chiami.'' (vv. 17-58)
*[...] ''obblio | preme chi troppo all'età propria increbbe.''<ref group="fonte">Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli.</ref> (vv. 68-69)
*''Non so se il riso o la pietà prevale.'' (v. 201)
*''E tu, lenta [[ginestra]], | che di selve odorate | queste campagne dispogliate adorni, | anche tu presto alla crudel possanza | soccomberai del sotterraneo foco, | che ritornando al loco | già noto, stenderà l'avaro lembo | su tue molli foreste.'' (vv. 297-304)
===Citazioni sui ''Canti''===
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
==''Epistolario''==
===[[Incipit]]===
''All'Ab. Francesco Cancellieri, a Roma''.<br />Recanati, 6 aprile 1816.<br />Pregiatissimo signore, Il mio signor zio mi ha comunicata la di lei lettera che in parte riguarda me. Da essa ho appreso ch'ella soffre ancora molti incommodi di salute. L'accerto che io sento di ciò un vivissimo dispiacere, e con ribrezzo m'induco a molestarla, sperando però ch'ella non vorrà prendersi per l'incommodo che le do maggior briga di quella che richiede l'affare per se stesso molto poco interessante.
===Citazioni===
*Così ella vede che il [[Vincenzo Monti|Monti]] è assai più famoso per l'[[Iliade]] che per il ''Persio''. (dalla lettera ad Antonio Fortunato Stella, 6 dicembre 1816; vol. I, p. 8)
*[...] quando ho letto qualche [[Classico]], la mia mente tumultua e si confonde. Allora prendo a tradurre il meglio, e quelle bellezze per necessità esaminate e rimenate a una a una piglian posto nella mia mente, e l'arricchiscono e mi lasciano in pace. (dalla lettera a Pietro Giordani, 21 marzo 1817; vol. I, p. 15)
*Amico e cugino carissimo, Tengo ben volontieri l'invito che mi fate di lasciar da parte le cerimonie parlando con voi, e però non vi domando scusa dell'errore che ho preso con un giudizio troppo precipitato, non però calunnioso, come voi dite, scambiando un poco i vocaboli, perché oltreché il dir male di me non sarebbe stato pur peccato veniale, lo scherzare così urbanamente come si facea in quell'articolo, e con così poche parole, e sopra cosa da nulla, non potea fare che persona del mondo se ne offendesse. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 5 maggio 1817; vol. I, p. 33)
*Signore mio carissimo, L'erudizione che ella ha trovato nelle note all' inno a Nettuno, in verità è molto volgare, e a me è paruto di scrivere quelle note in [[Italia]]; ma in [[Germania]] o in [[Inghilterra]] me ne sarei vergognato. Io sono andato un pezzo in traccia della erudizione più pellegrina e recondita, e dai 13 anni ai 17 ho dato dentro a questo studio profondamente, tanto che ho scritto da sei a sette tomi non piccoli sopra cose erudite (la qual fatica appunto è quella che mi ha rovinato); e qualche letterato straniero che è in Roma e che io non conosco, veduto alcuno degli scritti miei, non li disapprova, e mi facea esortare a divenire, diceva egli, gran filologo. [...] Innamorato della poesia greca, volli fare come [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] che sotterrò il suo Cupido, e a chi dissotterrato lo credea d'antico portò il braccio mancante. (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 maggio 1817; vol. I, pp. 34-35)
*Certo che non voglio vivere tra la [[massa|turba]]: la mediocrità mi fa una paura mortale [...]. (dalla lettera a Pietro Giordani, 26 settembre 1817; vol. I, p. 57)
*Carissimo cugino, Avendo avuta occasione di pubblicare un inno a Nettuno, e ricordandomi di quello che voi scriveste sulla medesima divinità per le nozze [[Giulio Perticari|Perticari]] e [[Vincenzo Monti|Monti]], ho voluto mandarvi una copia del mio opuscolo, non già perché lo paragonaste col vostro, ma perché aveste il diletto di vedervi vincitore senza combattere. La copia che vi mando è della seconda edizione molto più corretta della prima, che è stata fatta l'aprile passato. Come vedete, la cosa non è di questi giorni, ed io già ci vedo mille difetti, sì che a voi, che per l' amicizia me li perdonerete, volentieri la mando in segno di confidenza, ma non vorrei che la mostraste alle persone di buon giudizio. (dalla lettera al conte Francesco Cassi, 17 ottobre 1817; vol. I, p. 63)
*[...] mi pare d'essermi accorto che il [[tradurre]] così per esercizio vada veramente fatto innanzi al comporre, e o bisogni o giovi assai per divenire insigne scrittore; ma che per divenire insigne traduttore convenga prima aver composto ed esser bravo scrittore; e che in somma una traduzione perfetta sia opera più tosto da vecchio che da giovane. (dalla lettera a Pietro Giordani, 29 dicembre 1817; vol. I, p. 78)
*{{NDR|Riguardo [[Fulvio Testi]]}} Se fosse venuto in età meno barbara, e avesse avuto agio di coltivare l'ingegno suo più che non fece, sarebbe stato senza controversia il nostro [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], e forse più caldo e veemente e sublime del Latino. (dalla lettera a Pietro Giordani, 19 febbraio 1819; vol. I p. 126)
*Io non credo che i tristi vivano meglio di noi. Se la felicità vera si potesse conseguire in qualunque modo, la realtà delle cose non sarebbe così formidabile. Ma [[Bontà e cattiveria|buoni e tristi]] nuotano affannosamente in questo mare di travagli, dove non trovi altro porto che quello de' fantasmi e delle immaginazioni. E per questo capo mi pare che la condizione de' buoni sia migliore di quella de' cattivi, perché le grandi e splendide illusioni non appartengono a questa gente; sicché ristretti alla verità e nudità delle cose, che altro si deggiono aspettare se non tedio infinito ed eterno? (dalla lettera a Pietro Giordani, 30 giugno 1820; vol. I, p. 187)
*La facoltà della [[parola]] aiuta incredibilmente la facoltà del pensiero, e le spiana ed accorcia la strada. Anzi mi sono avveduto per prova, che anche la notizia di più [[Linguaggio|lingue]] conferisce mirabilmente alla facilità, chiarezza e precisione del concepire. (dalla lettera a Pietro Giordani, 20 novembre 1820; vol. I, p. 210)
*[...] questo arcano infelice e terribile della vita dell'universo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 6 maggio 1825; vol. I, p. 333)
*Ho veduto il [[I promessi sposi|romanzo del Manzoni]], il quale, non ostante molti difetti, mi piace assai, ed è certamente opera di un grande ingegno [...]. (dalla lettera ad Antonio Papadopoli, 25 febbraio 1828; vol. II, p. 69)
*Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d'amore. (dalla lettera a Madama Antonietta Tommasi, 5 luglio 1828; vol. II, p. 94)
*[...] il [[fare]] è il miglior modo d'imparare [...]. (dalla lettera al fratello Pier Francesco, 16 ottobre 1828; vol. II, p. 115)
*[...] rido della felicità delle ''masse'', perché il mio piccolo cervello non concepisce una ''[[massa]]'' felice composta d'individui non felici. (dalla lettera a Fanny Targioni Tozzetti, 5 dicembre 1831<ref group="fonte">''Epistolario di Giacomo Leopardi'', vol. II, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1892, p. [https://books.google.it/books?id=Ay4aAAAAYAAJ&pg=PA443#v=onepage&q&f=false 443].</ref>)
*{{NDR|Sui napoletani}} [...] lazzaroni pulcinelli nobili e plebei, tutti ladri e b. f. degnissimi di Spagnuoli e di forche. (dalla lettera al padre, 3 febbraio 1833; vol. II, p. 215)
*L'aria di [[Napoli]] mi è di qualche utilità; ma nelle altre cose questo soggiorno non mi conviene molto... Spero che partiremo di qua in breve, il mio amico e io. (dalla lettera alla signora Adelaide Maestri, 5 aprile 1834; vol. II, p. 209<ref group="fonte">Citato in Michele Scherillo, ''Vita di Giacomo Leopardi'', Greco & Greco Editori, Milano, 1991, [//books.google.it/books?id=dRiuzZHM4BMC&pg=PA191 p. 191]. ISBN 88-85387-64-0</ref>)
*{{NDR|Su [[Napoli]]}} [...] paese semibarbaro e {{sic|semiaffricano}}, nel quale io vivo in un perfettissimo isolamento da tutti. (dalla lettera al padre, 27 novembre 1834; vol. II, p. 214)
*Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l'avarizia de' segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt'un periodo. (dalla lettera a Pietro Giordani, 12 maggio 1820)
*{{NDR|Su [[Roma]]}} Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi. Questo è il primo e l'unico piacere che ho provato in Roma. [...] Anche la strada che conduce a quel luogo prepara lo spirito alle impressioni del sentimento. È tutta costeggiata di case destinate alle manifatture, e risuona dello strepito de' telai e d'altri tali istrumenti, e del canto delle donne e degli operai occupati al lavoro. In una città oziosa, dissipata, senza metodo, come sono le capitali, è pur bello il considerare l'immagine della vita raccolta, ordinata e occupata in professioni utili. Anche le fisionomie e le maniere della gente che s'incontra per quella via, hanno un non so che di più semplice e di più umano che quelle degli altri; e dimostrano i costumi e il carattere di persone, la cui vita si fonda sul vero e non sul falso, cioè che vivono di travaglio e non d'intrigo, d'impostura e d'inganno, come la massima parte di questa popolazione. (dalla lettera sulla visita alla tomba di Tasso, Roma 20 Febbraio 1823, in: Giacomo Leopardi, Epistolario, vol. I, a cura di Prospero Viani, Le Monnier, Firenze, 1849., pp. 276-278)
===Citazioni sull<nowiki>'</nowiki>''Epistolario''===
*{{NDR|Ai nobili signori conti Leopardi}} Giacomo vostro fratello, assai chiaro e famoso per la dottrina e per gli scritti suoi, non sarà giudicato men ragguardevole e degno d'altrettanto onore e maraviglia per le sue lettere: le quali, non tanto per libera elezione (nata da stima ed affetto parziale verso di voi, signori ed amici venerati e cari, che per tanto d'ingegno e coltura in voi raccolto stimo una delle più rare e principali famiglie d'Italia), quanto per giusta ragione e gratitudine vi dedico e rimando accresciute. Ed io, che dal punto che primieramente vidi e ammirai gli scritti suoi m'invaghii fortemente di avere piena contezza degli atti, de' costumi, e della vita di lui, reco a mia spezial ventura che per mezzo vostro mi sia conceduta sì maravigliosa opportunità d'adempire questo mio ferventissimo desiderio con le sue lettere famigliari, dove tanto e sì spesso ragiona di se. ([[Prospero Viani]])
*In tanta materia di dolore vi è qualche cosa pur di sereno in queste lettere, nelle quali quanto calcato è più, tanto si rileva più alteramente l'uomo, maggiore della fortuna. Qualità nobilissima ed antica: in questo fiacco secolo, non paziente de' mali e non ardito a' rimedii, ammirata più che imitata. La dignità adorna l'infortunio, come della ricchezza e della potenza è ornamento la temperanza. E questa dignità non è posta solo in quella specie di virtù negativa, ch'è detta «decoro», ed è quel non chinarsi mai per nessuna cagione ad atto men che nobile e gentile; di che ci è esempio la delicata risposta del Leopardi alle profferte del Colletta, e quella lettera, nella quale domanda quasi la carità al padre suo, alteramente supplichevole. Ma vi è una dignità di altra sorte, o meglio direbbesi magnanimità, la quale è quel tener l'animo sempre alto sui casi umani, e non lasciar che altri abbia la gioia di aver potuto anche un istante turbare la tua serenità. Ed il Leopardi alla ferrea necessità che lo preme soprastà in guisa, che spesso, non che risolversi in vane querele, de' suoi mali non parla altrimenti che filosofando con tranquilla ragione, divenuto egli stesso obbietto di meditazione al suo pensiero. ([[Francesco De Sanctis]])
*Io nei primi anni della conoscenza di Leopardi ebbi molte lettere di lui, tutte stupendissime; le quali (secondo il mio immutabil costume per tutte) distrussi. Erano le più belle lettere possibili. Non saprei dove cercarne. Ho per fermo che in [[Parma]] nessuno ne abbia avuto fuorché la [[Antonietta Tommasini|Tommasini]], e sua figlia la [[Adelaide Maestri|Maestri]]. Ma ora quella povera famiglia è nella massima desolazione, perché va morendo tra mille patimenti l'unica figlia. Oh caro [[Prospero Viani|Viani]], è pur pieno di guai questo mondo ! Ella si conservi la sanità, e l'animo forte; e mi abbia sempre per suo vero amico. ([[Pietro Giordani]])
==''Operette morali''==
{{vedi anche|Operette morali}}
==''Pensieri''==
===[[Incipit]]===
Io ho lungamente ricusato di creder vere le cose che dirò qui sotto, perché, oltre che la natura mia era troppo rimota da esse, e che l'animo tende sempre a giudicare gli altri da se medesimo, la mia inclinazione non è stata mai d'odiare gli uomini, ma di amarli. In ultimo l'esperienza quasi violentemente me le ha persuase: e sono certo che quei lettori che si troveranno aver praticato cogli uomini molto e in diversi modi, confesseranno che quello ch'io sono per dire è vero; tutti gli altri lo terranno per esagerato, finché l'esperienza, se mai avranno occasione di veramente fare esperienza della società umana, non lo ponga loro dinanzi agli occhi.
===Citazioni===
*Dico che il [[mondo]] è una lega di birbanti contro gli uomini dabbene, di vili contro i generosi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Rari sono i birbanti poveri [...]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*Sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. ([[s:Pensieri (Leopardi)/I|I]])
*La [[morte]] non è male: perché libera l'uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desiderii. La [[senilità|vecchiezza]] è male sommo: perché priva l'uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza. ([[s:Pensieri (Leopardi)/VI|VI]])
*Bella ed amabile [[illusione]] è quella per la quale i dì [[anniversario|anniversari]] di un avvenimento, che per verità non ha a fare con essi più che con qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti: onde è medicato in parte il tristo pensiero dell'annullamento di ciò che fu, e sollevato il dolore di molte perdite, parendo che quelle ricorrenze facciano che ciò che è passato, e che più non torna, non sia spento né perduto del tutto.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 60 (prima del 1820), 2255 (15 dicembre 1821), 2322-2323 (2 gennaio 1822).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIII|XIII]])
*Non sarebbe piccola infelicità degli educatori, e soprattutto dei parenti, se pensassero, quello che è verissimo, che i loro figliuoli, qualunque indole abbiano sortita, e qualunque fatica, diligenza e spesa si ponga in educarli, coll'uso poi del mondo, quasi indubitabilmente, se la morte non li previene, diventeranno malvagi. Forse questa risposta sarebbe più valida e più ragionevole di quella di Talete che, dimandato da Solone perché non si ammogliasse, rispose mostrando le inquietudini dei genitori per gl'infortunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbe, dico, più valido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di [[Antinatalismo|non volere aumentare]] il numero dei malvagi. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XIV|XIV]])
*Come le prigioni e le galee sono piene di genti, a dir loro, innocentissime, così gli uffizi pubblici e le dignità d'ogni sorte non sono tenute se non da persone chiamate e costrette a ciò loro mal grado. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XVII|XVII]])
*Se la miglior [[compagnia]] è quella dalla quale noi partiamo più soddisfatti di noi medesimi, segue ch'ella è appresso a poco quella che noi lasciamo più annoiata.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 507-508 (15 gennaio 1821) e 4523 (29 luglio 1829).</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXI|XXI]])
*Nessun maggior segno d'essere poco filosofo e poco savio, che volere savia e filosofica tutta la vita.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1252, 30 giugno 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVII|XXVII]])
*Il genere umano e, dal solo individuo in fuori, qualunque minima porzione di esso, [[Gli uomini si_dividono in due categorie|si divide in due parti]]: gli uni usano [[prepotenza]], e gli altri la soffrono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXVIII|XXVIII]])
*Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 1787-1788, 25 settembre 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*L'impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senza lei non può nulla. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXIX|XXIX]])
*Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVI|XXXVI]])
*Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, né in fatti tollerata meno, che l'[[intolleranza]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XXXVII|XXXVII]])
*Il mondo [...] non crede mai che chi non cede abbia il torto. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*L'uomo è condannato o a consumare la [[gioventù]] senza proposito, la quale è il solo tempo di far frutto per l'età che viene, e di provvedere al proprio stato; o a spenderla in procacciare godimenti a quella parte della sua vita, nella quale egli non sarà più atto a godere. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XLV|XLV]])
*Il [[Francesco Guicciardini|Guicciardini]] è forse il solo storico tra i moderni, che abbia e conosciuti molto gli uomini, e filosofato circa gli avvenimenti attenendosi alla cognizione della natura umana, e non piuttosto a una certa scienza politica, separata dalla scienza dell'uomo, e per lo più chimerica, della quale si sono serviti comunemente quegli storici, massime oltramontani ed oltramarini, che hanno voluto pur discorrere intorno ai fatti, non contentandosi, come la maggior parte, di narrarli per ordine, senza pensare più avanti. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LI|LI]])
*La [[schiettezza]] allora può giovare, quando è usata ad arte, o quando, per la sua rarità, non l'è data fede. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVI|LVI]])
*Gli uomini si vergognano non delle [[ingiuria|ingiurie]] che fanno, ma di quelle che ricevono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVII|LVII]])
*I [[timidezza|timidi]] non hanno meno amor proprio che gli arroganti; anzi più, o vogliamo dire più sensitivo; e perciò temono: e si guardano di non pungere gli altri, non per istima che né facciano maggiore che gl'insolenti e gli arditi, ma per evitare d'esser punti essi, atteso l'estremo dolore che ricevono da ogni puntura. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LVIII|LVIII]])
*Quasi tutti gli uomini grandi sono [[modestia|modesti]]: perché si paragonano continuamente, non cogli altri, ma con quell'idea del perfetto che hanno dinanzi allo spirito, infinitamente più chiara e maggiore di quella che ha il volgo; e considerano quanto sieno lontani dal conseguirla.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 612-613, 5 febbraio 1821.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXIV|LXIV]])
*La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4306-4307, 15 maggio 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVII|LXVII]])
*La [[noia]] è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il [[Pluralità dei mondi|numero e la mole maravigliosa dei mondi]], e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana. Perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento, e pochissimo o nulla agli altri animali. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXVIII|LXVIII]])
*La [[stima]] non è prezzo di ossequi: oltre che essa, non diversa in ciò dall'amicizia, è come un fiore, che pesto una volta gravemente, o appassito, mai più non ritorna.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 116-117, 9 giugno 1820.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXII|LXXII]])
*Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno nella sua coscienza trova se munito da ogni parte. Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4391, 23 settembre 1828.</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXVIII|LXXVIII]])
*Rivedendo in capo di qualche anno una persona ch'io avessi conosciuta giovane, sempre alla prima giunta mi è paruto vedere uno che avesse sofferto qualche grande [[sventura]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXX|LXXX]])
*Nessuno diventa uomo innanzi di aver fatto una grande [[Conoscere sé stessi|esperienza di sé]], la quale rivelando lui a lui medesimo, e determinando l'opinione sua intorno a sé stesso, determina in qualche modo la fortuna e lo stato suo nella vita. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXII|LXXXII]])
*Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non trapassarli.<ref group="fonte">{{Cfr}} anche ''Zibaldone'', 4482, 4 aprile 1829: «Il più certo modo di celare agli altri i confini del proprio sapere, è di non passarli mai.»</ref> ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXVI|LXXXVI]])
*Chi comunica poco cogli uomini, rade volte è misantropo. Veri misantropi non si trovano nella [[solitudine]], ma nel mondo: perché l'uso pratico della vita, e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla società, perde nel ritiro la [[misantropia]]. ([[s:Pensieri (Leopardi)/LXXXIX|LXXXIX]])
[[File:Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. Giacomo Leopardi, 1789-1837 - it.svg|thumb|250px|Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono.]]
*L'uomo onesto, coll'andar degli anni, facilmente diviene insensibile alla lode e all'onore, ma non mai, credo, al biasimo né al disprezzo. Anzi la lode e la stima di molte persone egregie non compenseranno il dolore che gli verrà da un motto o da un segno di noncuranza di qualche uomo da nulla. Forse ai ribaldi avviene al contrario; che, per essere usati al biasimo, e non usati alla lode vera, a quello saranno insensibili, a questa no, se mai per caso ne tocca loro qualche saggio. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCVI|XCVI]])
*Le persone non sono ridicole se non quando vogliono parere o essere ciò che non sono. ([[s:Pensieri (Leopardi)/XCIX|XCIX]])
*L'[[astuzia]], la quale appartiene all'[[ingegno]], è usata moltissime volte per supplire la scarsità di esso ingegno, e per vincere maggior copia del medesimo in altri. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CV|CV]])
*[...] nella vita comune è necessario [[dissimulare]] con più diligenza la nobiltà dell'operare, che la viltà: perché la viltà è di tutti, e però almeno è perdonata; la nobiltà è contro l'usanza, e pare che indichi presunzione, o che da sé richiegga lode; la quale il pubblico, e massime i conoscenti, non amano di dare con sincerità. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CVI|CVI]])
*L'uomo è quasi sempre tanto [[malvagità|malvagio]] quanto gli bisogna. Se si conduce dirittamente, si può giudicare che la malvagità non gli è necessaria. Ho visto persone di costumi dolcissimi, innocentissimi, commettere azioni delle più atroci, per fuggire qualche danno grave, non evitabile in altra guisa. ([[s:Pensieri (Leopardi)/CIX|CIX]])
==''Storia dell'astronomia''==
<!--essendo la fonte priva di pagine si prende come riferimento il numero della nota immediatamente precedente-->
*La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l'[[Astronomia]]. L'uomo s'innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari. (introduzione)
*La conoscenza degli effetti e la ignoranza delle cause produsse l'[[astrologia]]. (cap. I) <!--77-->
*Già sospira la mia anima di separarsi da questa creta, che la circonda: libera dalla salma corporea, s'alza di sfera in sfera, e vola in seno agli immensi spazi sovrapposti alla mia abitazione. Questa già non è più che un punto agli occhi miei, essa già dileguossi ed io mi sento con la maggior celerità trasportato in altre regioni. L'astro della notte è sotto i miei piedi, il velo azzurrino dei cieli si squarcia, ed i recessi più lontani dello spazio mi si aprono d'innanzi. Di tratto in tratto mi veggo vicini quei corpi, per i quali sudano gli uomini muniti di quelle armi, che ai loro occhi appresta la scienza. Lascio sotto di me il vostro anello di Saturno, e seguo coraggioso il volo ardito di una cometa. Con essa mi reco in mezzo a que' fulgidissimi soli, che non han d'uopo di altrui luce per splendere e per illuminare spazi infiniti. Ma la mia carriera non è appena cominciata: questo che io veggo non è che il portico del palagio dell'Onnipotente. Posso dir tuttora di serpeggiare sul suolo. Quanto più m'inoltro verso l'Eterno, tanto più egli sembra allontanarsi da me. (cap. II) <!--808-->
*L'uomo superiore ai pregiudizi, che rende giustizia al merito ovunque questo si trovi, non fu giammai biasimevole, anzi fu sempre degno di lode. (cap. IV) <!--1478-->
==''Zibaldone''==
[[File:Giacomo Leopardi Morelli.jpg|thumb|''Ritratto di Giacomo Leopardi'']]
===[[Incipit]]===
Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar del viandante.<br><br>
<poem>Era la luna nel cortile, un lato
Tutto ne illuminava, e discendea
Sopra il contiguo lato obliquo un raggio...
Nella (dalla) maestra via s'udiva il carro
Del passegger, che stritolando i sassi,
Mandava un suon, cui precedea da lungi
Il tintinnìo de' mobili sonagli.</poem>
===Citazioni===
*Ne' [[guaio|guai]] non ci vuol pianto ma consiglio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/5|5]]; 1898, vol. I, p. 81)
*In molte opere di mano dove c'è qualche pericolo o di fallare o di rompere ec., una delle cose più necessarie perché riescano bene è non pensare al pericolo e portarsi con franchezza. [...] Ma noi timidissimi, non solamente sapendo che si può errare, ma avendo sempre avanti gli occhi l'esempio di chi ha errato e di chi erra, e però pensando sempre al pericolo (e con ragione perché vediamo il gusto corrotto del secolo che facilissimamente ci trasporterebbe in sommi errori, osserviamo le cadute di molti che per certa libertà di pensare e di comporre partoriscono mostri, come sono al presente, per esempio, i romantici) non ci arrischiamo di scostarci, non dirò dall'esempio degli antichi e dei classici, che molti pur sapranno abbandonare, ma da quelle regole (ottime e classiche ma sempre regole) che ci siamo formate in mente, e diamo in voli bassi, né mai osiamo di alzarci con quella negligente e sicura e non curante e dirò pure ignorante franchezza, che è necessaria nelle somme opere dell'arte, onde pel timore di non fare cose pessime, non ci attentiamo di farne delle ottime, e ne facciamo delle mediocri, non dico già mediocri di quella mediocrità che riprende Orazio, e che in poesia è insopportabile, ma mediocri nel genere delle buone cioè lavorate, studiate, pulitissime, armonia espressiva, bel verso, bella lingua, Classici ottimamente imitati, belle imagini, belle similitudini, somma proprietà di parole, (la quale soprattutto tradisce l'arte) insomma tutto, ma che non son quelle, non sono quelle cose secolari e mondiali, insomma non c'è più Omero, Dante, l'Ariosto, insomma il Parini, il Monti sono bellissimi ma non hanno nessun difetto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/9|9]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/10|10]]; 1898, vol. I, pp. 86-87)
*L'arte di [[Ovidio]] di metter le cose sotto gli occhi, non si chiama efficacia, ma pertinacia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/12|12]]; 1898, vol. I, p. 89)
*Senza dubbio non si può dir niente di [[Dio]] che non sia infinitamente al di sotto del vero, e però la [[Bibbia]] (e la Bibbia molto meno che qualunque altro) non dice mai cosa che appetto al vero non sia strapiccolissima [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/13|13]]; 1898, vol. I, p. 90)
*La [[ragione]] è nemica d'ogni grandezza; la ragione è nemica della natura; la natura è grande, la ragione è piccola. Voglio dire che un uomo tanto meno o tanto più difficilmente sarà grande, quanto più sarà dominato dalla ragione; ché pochi possono esser grandi; e nelle arti e nella poesia forse nessuno, se non sono dominati dalle illusioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/14|14]]; 1898, vol. I, p. 93)
*[...] e non si avvedono {{NDR|i [[Romanticismo|romantici]]}} che appunto questo grand'ideale dei tempi nostri, questo conoscere cosí intimamente il cuor nostro, questo analizzarne, prevederne, distinguerne ad uno ad uno tutti i più minuti affetti, quest'arte insomma psicologica, distrugge l'illusione senza cui non ci sarà poesia in sempiterno, distrugge la grandezza dell'animo e delle azioni [...]: e non si avvedono che s'è perduto il linguaggio della natura, e che questo sentimentale non è altro che l'invecchiamento dell'animo nostro, e non ci permette più di parlare se non con arte [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/17|17]]; 1898, vol. I, pp. 97-98)
*[...] una [[poesia]] ragionevole, è lo stesso che dire una bestia ragionevole. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/18|18]]; 1898, vol. I, p. 100)
*{{NDR|[[Gabriello Chiabrera]]}} Fu ardito caldo veemente urtantesi nelle cose, ardito nelle voci [...] nelle locuzioni nelle costruzioni, nel trarre dal greco e latino le forme così dei sentimenti [...] come delle parole, [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/24|24]]; 1898, vol. I, p. 111)
*La [[tartaruga]] lunghissima nelle sue operazioni ha lunghissima vita. Così tutto è proporzionato nella natura; e la pigrizia della tartaruga, di cui si potrebbe accusar la natura, non è veramente pigrizia assoluta, cioè considerata nella tartaruga, ma rispettiva. Da ciò possiamo cavare molte considerazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, p. 124)
*È osservabile che in [[Aulo Cornelio Celso|Celso]] nel quale è singolarmente notata e lodata la semplicità e facilità dello stile, per le quali si sarà discostato meno degli altri dal latino volgare, sono frequentissime e moltissime frasi, costruzioni, usi di parole, locuzioni ec. ed anche parole assolutamente, o prette italiane o che si accostano alle italiane io dico di quelle che comunemente non s'hanno per derivate dal latino né per comuni alle due lingue ma proprie della nostra, e che trovandole non presso Celso ma presso qualche scrittore latino moderno, le stimeressimo poco meno che barbarismi, anche presentemente, cioè non ostante che in effetto si trovino appresso Celso eccetto se non ci ricordassimo espressamente o ci fosse citata l'autorità di lui. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/32|32]]; 1898, vol. I, pp. 125-126)
*Quanto più del [[tempo]] si tiene a conto, tanto più si dispera d'averne che basti, quanto più se ne gitta, tanto par che n'avanzi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/43|43]]; 1898, vol. I, p. 143)
*Il più solido [[piacere]] di questa vita è il piacer vano delle [[illusione|illusioni]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*La varietà è tanto nemica della noia che anche la stessa varietà della noia è un rimedio o un alleviamento di essa, come vediamo tutto giorno nelle persone di mondo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 157)
*Intendo per [[innocenza|innocente]] non uno incapace di [[peccato|peccare]], ma di peccare senza rimorso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/51|51]]; 1898, vol. I, p. 158)
*Tutto si è [[perfezionamento|perfezionato]] da [[Omero]] in poi, ma non la poesia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/58|58]]; 1898, vol. I, p. 167)
*Anche il dolore che nasce dalla [[noia]] e dal sentimento della vanità delle cose è più tollerabile assai che la stessa noia. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Il sentimento della [[vendetta]] è così grato, che spesso si desidera d'essere ingiuriato per potersi vendicare, e non dico già solamente da un nemico abituale, ma da un indifferente, o anche, massime in certi momenti d'umor nero, da un amico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72#72/3|72]]; 1898, vol. I, p. 184)
*Tutto è nulla al mondo, anche la mia disperazione, della quale ogni uomo anche savio, ma più tranquillo, ed io stesso certamente in un'ora più quieta conoscerò, la vanità e l'irragionevolezza e l'immaginario. Misero me, è vano, è un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passerà e s'annullerà, lasciandomi in un vòto universale, e in un'indolenza terribile che mi farà incapace anche di dolermi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/72|72]]; 1898, vol. I, p. 185)
*Io era oltremodo annoiato della vita, sull'orlo della vasca del mio giardino, e guardando l'acqua e curvandomici sopra con un certo fremito, pensava: s'io mi gittassi qui dentro, immediatamente venuto a galla, mi arrampicherei sopra quest'orlo, e sforzandomi di uscir fuori dopo aver temuto assai di perdere questa vita, ritornato illeso, proverei qualche istante di contento per essermi salvato, e di affetto a questa vita che ora tanto disprezzo, e che allora mi parrebbe più pregevole. La tradizione intorno al salto di Leucade poteva avere per fondamento un'osservazione simile a questa. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/82|82]]; 1898, vol. I, p. 219)
*Una prova in mille di quanto influiscano i sistemi puramente fisici sugl'intellettuali e metafisici è quello di [[Copernico]], che al pensatore rinnuova interamente l'idea della natura e dell'uomo concepita e naturale per l'antico sistema detto tolemaico; rivela una [[Pluralità dei mondi|pluralità di mondi]], mostra l'uomo un essere non unico, come non è unica la collocazione il moto e il destino della terra, ed apre un immenso campo di riflessioni, sopra l'infinità delle creature, che secondo tutte le leggi d'analogia debbono abitare gli altri globi in tutto analoghi al nostro, e quelli anche che saranno, benché non ci appariscano, intorno agli altri soli, cioè le stelle, abbassa l'idea dell'uomo e la sublima; scuopre nuovi misteri della creazione, del destino della natura, della essenza delle cose, dell'esser nostro, dell'onnipotenza del creatore, dei fini del creato ec. ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/84|84]]; 1898, vol. I, p. 194)
*Quando io era fanciullo, diceva talvolta a qualcuno de' miei fratellini, tu mi farai da cavallo. E legatolo a una cordicella, lo venia conducendo come per la briglia e toccandolo con una frusta. E quelli mi lasciavano fare con diletto, e non per questo erano altro che miei fratelli. Io mi ricordo spesso di questo fatto, quando io vedo un uomo (sovente di nessun pregio) servito riverentemente da questo e da quello in cento minuzie, ch'egli potrebbe farsi da se, o fare ugualmente a quelli che lo servono, e forse n'hanno più bisogno di lui, che alle volte sarà più sano e gagliardo di quanti ha dintorno. E dico fra me, né i miei fratelli erano cavalli, ma uomini quanto me, e questi servitori sono uomini quanto il padrone e simili a lui in ogni cosa; e tuttavia quelli si lasciavano guidare benché fossero tanto cavalli quant'era io, e questi si lasciano comandare; e tra questi e quelli non vedo nessun divario. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/106|106]], 26 marzo 1820; 1898, vol. I, p. 217)
*Mi diedi tutto alla gioia barbara e fremebonda della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/107|107]], 15 aprile 1820; 1898, vol. I, p. 218)
*La [[pazienza]] è la più eroica delle virtù giusto perché non ha nessuna apparenza d'eroico. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/112|112]], 31 maggio 1820; 1898, vol. I, p. 223)
*Il [[dolore]] o la disperazione che nasce dalle grandi passioni o illusioni o da qualunque sventura della vita non è paragonabile all'affogamento che nasce dalla certezza e dal sentimento vivo della nullità di tutte le cose, e dell'impossibilità di essere felice in questo mondo, e dalla immensità del vuoto che si sente nell'anima. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/140|140]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*Il [[silenzio]] è il linguaggio di tutte le forti passioni, dell'amore (anche nei momenti dolci) dell'ira, della meraviglia, del timore ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*I migliori momenti dell'[[amore]] sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che, e quasi ti rassegni riposatamente a una sventura e non sai quale. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/142|142]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 247)
*L'[[immaginazione]] [...] è il primo fonte della [[felicità]] umana. Quanto più questa regnerà nell'uomo, tanto più l'uomo sarà felice. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/168|168]]; 1898, vol. I, p. 275)
*[...] il [[raziocinio]] è un'operazione matematica dell'intelletto e materializza e geometrizza anche le nozioni più astratte. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/181|181]]; 1898, vol. I, p. 286)
*L'[[arte]] non può mai uguagliare la [[ricchezza]] della [[natura]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/189|189]]; 1898, vol. I, p. 294)
*Ripetono tutto giorno i francesi che [[Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet]] ha soggiogato la sua lingua al suo genio. Io dico che il suo genio è stato soggiogato dalla lingua costumi gusti del suo paese. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/217|217]], 20 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 318)
*L'abuso e la disubbidienza alla [[legge]], non può essere impedita da nessuna legge. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/229|229]], 31 agosto 1820; 1898, vol. I, p. 327)
*L'[[indecisione|irresoluzione]] è peggio della disperazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]], 14 settembre 1820; 1898, vol. I, p. 339)
*Il [[Jean-Baptiste Say|Say]] nei Cenni sugli uomini e la società, chiama l'ode, la sonata della letteratura. È un pazzo se stima che l'ode non possa esser altro, ma ha gran ragione e intende parlare delle odi che esistono, massime delle francesi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/245|245]]; 1898, vol. I, p. 339)
*Hanno questo di proprio le opere di genio, che quando anche rappresentino al vivo la nullità delle cose, quando anche dimostrino evidentemente e facciano sentire l'inevitabile infelicità della vita, quando anche esprimano le più terribili disperazioni, tuttavia a un'anima grande che si trovi anche in uno stato di estremo abbattimento, disinganno, nullità, noia e scoraggiamento della vita o nelle più acerbe e ''mortifere'' disgrazie (sia che appartengano alle alte e forti passioni, sia a qualunque altra cosa); servono sempre di consolazione, raccendono l'entusiasmo, e non trattando né rappresentando altro che la morte, le rendono, almeno momentaneamente, quella vita che aveva perduta. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/259|259-260]], 27 giugno 1820; 1898, vol. I, p. 349)
*Chi non ha uno [[scopo]] non prova quasi mai diletto in nessuna operazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/268|268]], 10 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 356)
*[...] i beni si disprezzano quando si possiedono sicuramente, e si apprezzano quando sono perduti, o si corre pericolo o si è in procinto di perderli. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 373)
*[...] la [[felicità e infelicità|felicità o infelicità]] non si misura dall'esterno ma dall'interno. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/296|296]], 23 ottobre 1820; 1898, vol. I, p. 374)
*La corruttela de' costumi è mortale alle repubbliche e utile alle tirannie e monarchie assolute. Questo solo basta a giudicare della natura e differenza di queste due sorte di governi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/302|302]], 3 novembre 1820; 1898, vol. I, p. 377)
*L'amore dell'[[ordine]] o l'idea della necessità dell'ordine, che è quanto dire dell'armonia e convenienza, è innata, assoluta, universale, giacché è il fondamento del raziocinio e il principio della cognizione o del giudizio falso o vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/376|376]]; 1898, vol. I, pp. 428-429)
*Dicono che la [[felicità]] dell'uomo non può consistere fuorché nella verità. Così parrebbe, perché qual felicità in una cosa che sia falsa? E come, se il mondo è diretto alla felicità, il vero non deve render felice? Eppure io dico che la felicità consiste nell'ignoranza del vero. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/326|326]]; 1898, vol. I, p. 393)
*[...] ogni felicità si trova falsa e vana, quando l'oggetto suo giunge ad essere conosciuto nella sua realtà e verità. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/352|352]]; 1898, vol. I, p. 410)
*Ho detto più volte che la [[letteratura francese]] è precisamente letteratura moderna, ed è quanto dire che non è letteratura. Perché considerando bene vedremo che i tempi moderni hanno filosofia, dottrina, scienze d'ogni sorta, ma non hanno propriamente letteratura, e se l'hanno, non è moderna, ma di carattere antico, ed è quasi un innesto dell'antico sul moderno. L'immaginazione, ch'è la base della letteratura strettamente considerata, sì poetica come prosaica, non è propria, anzi impropria de' tempi moderni; e se anche oggi si trova in qualche individuo, non è moderna, perché non solamente non deriva dalla natura de' tempi, ma questa l'è sommamente contraria, anzi nemica e micidiale. E vedete infatti che la letteratura francese, nata e formata in tempi moderni, è la meno immaginosa, non solo delle antiche, ma anche di tutte le moderne letterature. E per questo appunto è letteratura pienamente moderna, cioè falsissima, perché il predominio odierno della ragione, quanto giova alle scienze e a tutte le cognizioni del vero e dell'utile (così detto), tanto nuoce alla letteratura e a tutte le arti del bello e del grande, il cui fondamento, la cui sorgente e nutrice è la sola natura, bisognosa bensì di un mezzano aiuto della ragione, ma sommamente schiva del suo predominio, che l'uccide, come pur troppo vediamo nei nostri costumi e in tutta la nostra vita d'oggidì. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1175|1175]]; 1898, vol. I, p. 461)
*Tutti i moderni ideologi hanno stabilito che le idee o credenze le più primitive, le più necessarie all'azione la più vitale, e quindi tutte le idee o credenze moventi del bambino appena nato, (e così d'ogni altro animale), tutte le idee o credenze determinanti o non determinanti, cioè relative o no all'azione, non vengono altro che dall'esperienza e quindi non sono se non tante conseguenze tirate col mezzo di un raziocinio e di un'operazione sillogistica, da una maggiore ec. (e qui osservate la necessità del [[raziocinio]] ne' bruti). ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/443|443]]; 1898, vol. I, pp. 472-473)
*Quando tutto il mondo fu cittadino Romano, [[Roma]] non ebbe più cittadini; e quando cittadino Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l'amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 24 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 2)
*{{NDR|A proposito di [[Tacito]]}} Ma neppur egli troverete che, sebbene condanna la tirannia, lodi mai la libertà in persona propria. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/458|458]], 28 dicembre 1820; 1898, vol. II, p. 5)
*Non punir mai l'[[ingiuria]] che non hai meritata, né lasciare impunita quella che hai meritata. Perdona al tuo [[calunnia]]tore, punisci il tuo detrattore. Non far caso di chi ti ''schernisce'' a torto, ma piglia [[vendetta]] di chi ti ''motteggia'' a ragione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/476#476/2|476]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/477|477]], 7 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 14)
*Tutto è [[amor proprio]] nell'uomo e in qualunque vivente. Amabile non pare e non è, se non quegli che [[lusinga]], giova ec. l'amor proprio degli altri. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/508|508]], 15 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 32)
*I [[bambino|fanciulli]] trovano il tutto nel [[nulla]], gli uomini il nulla nel tutto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/527|527]], 19 gennaio 1821; 1898, vol. II, p. 43)
*[...] la [[felicità]] è impossibile a chi la desidera, perché il desiderio, sí come è desiderio assoluto di felicità e non di una tal felicità, è senza limiti necessariamente, perché la felicità assoluta è indefinita e non ha limiti. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/648|648]]; 1898, vol. II, p. 112)
*L'[[egoismo]] è sempre stata la peste della [[società]], e quanto è stato maggiore, tanto peggiore è stata la condizione della società. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/670|670]]–[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/671|671]]; 1898, vol. II, p. 123)
*Siccome l'amor patrio o nazionale non è altro che una illusione, ma facilmente derivante dalla natura, posta la società, com'é naturale l'amor proprio nell'individuo, e posta la famiglia, l'amor di famiglia, che si vede anche ne' bruti; cosí esso non si mantiene e non produce buon frutto senza le illusioni e i pregiudizi che naturalmente ne derivano o che anche ne sono il fondamento. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/923|923]]; 1898, vol. II, p. 269)
*[...] il [[pensatore]] non è cosí. Egli cerca naturalmente e necessariamente un filo nella considerazione delle cose. È impossibile ch'egli si contenti delle nozioni e delle verità del tutto isolate. E se se ne contentasse, la sua filosofia sarebbe trivialissima e meschinissima e non otterrebbe nessun risultato. Lo scopo della filosofia (in tutta l'estensione di questa parola) è il trovar le ragioni delle verità. Queste ragioni non si trovano se non se nelle relazioni di esse verità e col mezzo del generalizzare. Non è ella cosa notissima che la facoltà di generalizzare costituisce il pensatore? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/946|946]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/947|947]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 288)
*Per qual ragione è bello il [[Aulo_Cornelio_Celso#De_medicina_libri_octo|Trattato di Celso]], ch'è un trattato di medicina? Forse perché ha ornamenti poetici o rettorici? Anzi, prima di tutto, perché ne manca onninamente e perché ha quel nudo candore e semplicità che conviene a siffatte opere; poi perché è chiaro, preciso, perché ha una lingua ed uno stile puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/949|949]], 16 aprile 1821; 1898, vol. II, p. 290)
*Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare; e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere o significare con [[Punteggiatura|segni]], come fanno i cinesi, la cui scrittura non rappresenta le parole, ma le cose e le idee. Che altro è questo se non ritornare l'arte dello scrivere all'infanzia? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/976|976]]; 1898, vol. II, p. 310)
*La [[convenienza]] al suo fine, e quindi l'utilità ec., è quello in cui consiste la bellezza di tutte le cose, e fuor della quale nessuna cosa è bella. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1165|1165]], 13 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 454)
*E notate che l'uso della [[denaro|moneta]] quanto è necessario a quella che oggi si chiama perfezione dello stato sociale, tanto nuoce a quella perfezione ch'io vo predicando; giacché il detto uso è l'uno de' principalissimi ostacoli alla conservazione dell'uguaglianza fra gli uomini, e quindi degli stati liberi, alla preponderanza del merito vero e della virtù ec. ec. e l'una delle principalissime cagioni che introducono, e appoco appoco costringono la società all'oppressione, al dispotismo, alla servitù, alla gravitazione delle une classi sulle altre, insomma estinguono la vita morale ed intima delle nazioni, e le nazioni medesime in quanto erano nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1174|1174]], 16 giugno 1821; 1898, vol. II, p. 460)
*La trattabilità e facilità della [[lingua francese]], ond'ella è così agevole a scriver bene e spiegarsi bene, sì per lo straniero che l'adopra o l'ascolta, sì pel nazionale, non deriva dall'esser ella uno strumento pieghevole e ''souple'' (qualità negatale espressamente dal Thomas) ec., ma dall'essere un piccolo strumento, e quindi manuale, εὐμεταχείριστος, maneggiabile, facile a rivoltarsi per tutti i versi e ad adoprare in ogni cosa ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1232|1232]], 27 giugno 1821; 1898, vol. III, pp. 21-22)
*Chi vuol persuadersi dell'immensa moltiplicità di stili e quasi lingue diverse rinchiuse nella lingua italiana, consideri le opere di [[Daniello Bartoli]] [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1313|1313]], 13 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 82)
*Dividersi perpetuamente i letterati e i poeti, da' filosofi. L'odierna [[filosofia]] che riduce la metafisica, la morale ec. a forma e condizione quasi matematica, non è più compatibile con la [[letteratura]] e la poesia, com'era compatibile quella de' tempi ne' quali fu formata la lingua nostra, la latina, la greca. [...] Ma la filosofia di [[John Locke|Locke]], di [[Gottfried Leibniz|Leibnizio]] ec. non potrà mai stare colla letteratura né colla vera poesia. La filosofia di Socrate partecipava assai della [[natura]], ma questa nulla ne partecipa, ed è tutta ragione. Perciò né essa né la sua lingua è compatibile colla letteratura, a differenza della filosofia di Socrate, e della di lei lingua. La qual filosofia è tale che tutti gli uomini un poco savi ne hanno sempre partecipato più o meno in tutti i tempi e nazioni, anche avanti [[Socrate]]. È una filosofia poco lontana da quello che la natura stessa insegna all'uomo sociale. Si dividano dunque le lingue, e la nostra che tante ne contiene, e così diverse anche dentro uno stesso genere, potrà ben contenere allo stesso tempo una lingua bella, e una lingua filosofica. Ed allora avrà una filosofia, e seguirà ad avere quella poesia, e quella letteratura nella quale ha sempre superato tutte le moderne. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1359|1359]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1360|1360]], 20 luglio 1821; 1898, vol. III, p. 112)
*Il [[languore]] del corpo alle volte è tale, che senza dargli affanno e fastidio, affievolando le facoltà dell'animo, affievola ogni cura e ogni desiderio. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1581|1581]], 28 agosto 1821; 1898, vol. III, p. 246)
*Le pluralità de' mondi, quasi fisicamente dimostrata, come si può accordare col cristianesimo fuori del mio sistema, il quale dimostra che le creature possono esser d'infinite specie, e che Dio esistendo verso noi, come la religione insegna, esiste ancora in tutti i possibili modi, e può avere avuto ed avere con diversissime creature diversissimi e contrari rapporti, e non averne alcuno? Quante verità fisiche, metafisiche ec. ripugnano alla religione, fuori del mio sistema che nega ogni verità e falsità assoluta, ammettendo le relative, e in queste la religione? ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1642|1642]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1643|43]]; 1898, vol. III, pp. 283-84)
*[...] la [[memoria]] non è altro che [[assuefazione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1676|1676]], 11 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 303)
*Nessuna [[opinione]] vera o falsa, ma contraria all'opinione dominante e generale, si è mai stabilita nel mondo istantaneamente, e in forza di una dimostrazione lucida e palpabile, ma a forza di [[ripetizione|ripetizioni]] e quindi di assuefazione. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1720|1720]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Non si vive al mondo che di [[prepotenza]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1721|1721]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 330)
*Chi più si ama meno può [[amore|amare]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1723|1723]], 17 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 333)
*L'insegnare non è quasi altro che assuefare. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1727|1727]], 18 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 334)
*Gli antichi da proposizioni e premesse che conoscevano né più né meno quanto noi deducevano conseguenze contrarissime a quelle che noi ne tiriamo. Ciò mostra ch'essi non conoscevano i rapporti delle proposizioni, altrimenti non potressimo negare le loro conseguenze. Ma chi ci ha detto che noi li conosciamo meglio? come lo sappiamo noi se non a forza di [[Sillogismo|sillogismi]]? Giacché qualunque affermazione o negazione ha bisogno di sillogismo, e ciascun sillogismo contiene tanti sillogismi quanti sono i rapporti delle sue proposizioni fra loro. Cioè bisogna che l'uomo si persuada sempre con un sillogismo, benché tacito, che, se la tal cosa è, anche la tal altra dev'essere. Senza questi sillogismi intermedi nessun sillogismo vale, e siccome questi ordinariamente si omettono o non son giusti, però infiniti sillogismi son falsi, perché non è vero il rapporto che noi, o non sillogizzando punto o falsamente sillogizzando, supponiamo fra la maggiore e la minore, fra queste e la conseguenza. (([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1771|1771]][[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1772|1772]], 22 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 359)
*La [[noia]] è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per se, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/1815|1815]], 30 settembre 1821; 1898, vol. III, p. 383)
*La rapidità e la [[concisione]] dello stile piace, perché presenta all'anima una folla d'idee simultanee o così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee e fanno ondeggiar l'anima in una tale abbondanza di pensieri o d'immagini e sensazioni spirituali, ch'ella o non è capace di abbracciarle tutte e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio e priva di sensazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2041|2041]], 3 novembre 1821; 1898, vol. IV, p. 22)
*La [[lingua latina]] così esatta, così regolata e definita, ha nondimeno moltissime frasi ec. che per la stessa natura loro, e del linguaggio latino, sono di significato così vago, che a determinarlo, e renderlo preciso non basta qualsivoglia scienza di latino, e non avrebbe bastato l'esser nato latino, perocch'elle son vaghe per se medesime, e quella tal frase e la vaghezza della significazione sono per essenza loro inseparabili, né quella può sussistere senza questa. Come ''Georg''., I, 44: ''et Zephyro putris se glaeba resolvit''. Quest'è una frase regolarissima, e nondimeno regolarmente e gramaticalmente indefinita di significazione, perocché nessuno potrà dire se quel ''Zephyro'' significhi ''al zefiro'', ''col zefiro'' ec. Così quell'altra: ''Sunt lacrimae rerum'' ec. della quale altrove ho parlato. E cento mila di questa e simili nature, regolarissime, latinissime, conformissime alla grammatica, e alla costruzione latina, prive o affatto o quasi affatto d'ogni figura di dizione, e tuttavolta vaghissime e indefinibili di significato, non solo a noi, ma agli stessi latini. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2288|2288]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2289|2289]], 26 dicembre 1821; 1898, vol. IV, p. 150)
*Il p. [[Daniello Bartoli|Dan. Bartoli]] è il [[Dante]] della prosa italiana. Il suo stile in ciò che spetta alla lingua è tutto a risalti e rilievi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2396|2396]], 22 marzo 1822; 1898, vol. IV, p. 215)
*Perché del resto nessuna lingua viva ha, né può avere un vocabolario che la contenga tutta, massime quanto ai modi, che son sempre (finch'ella vive) all'arbitrio dello scrittore. E ciò tanto più nell'[[lingua italiana|italiana]] (per indole sua). La quale molto meno può esser compresa in un vocabolario, quanto ch'ella è più vasta di tutte le viventi [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2398|2398]], 29 marzo 1822; 1898, vol. IV, pp. 216-217)
*E però [[Plutarco]] [...] non si può recar per modello né di lingua né di stile, essendo però stato forse più filosofo di tutti i filosofi greci, molti de' quali sono esempi di perfettissimo scrivere. Ma non erano così sottili come Plutarco [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2410|2410]], 1 maggio 1822; 1898, vol. IV, p. 224)
*[...] quasi tutte le principali [[scoperta|scoperte]] che servono alla vita civile sono state opere del caso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2602|2602]], 10 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 329)
*Non basta che lo scrittore sia padrone del proprio [[Stile (scrittura)|stile]]. Bisogna che lo stile sia padrone delle cose [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2611|2611]], 27 agosto 1822; 1898, vol. IV, p. 334)
*Gl'[[Italia|italiani]] non hanno costumi: essi hanno delle usanze. Così tutti i popoli civili che non sono nazioni. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2923|2923]], 9 luglio 1823; 1898, vol. V, p. 80)
*La ''[[Luís de Camões#I Lusiadi|Lusiade]]'' avrà certo interessato ed interesserà forse anche oggidì i lettori portoghesi, né si può bastantemente lodare lo sfortunato Camoens per l'avere scelto un soggetto così strettamente nazionale, e di più per l'aver saputo adattare e far materia di poema epico un argomento allora modernissimo, qualità che per l'una parte produce estreme difficoltà le quali a molti sono sembrate in un poema epico insuperabili, e per l'altra sommamente contribuirebbe a produrre o singolarmente accrescere l'interesse d'un'epopea, come ancora di un dramma e di qualsivoglia poesia. Ma per li lettori dell'altre nazioni non so quanto nella ''Lusiade'' possa essere l'interesse, né se ne' medesimi portoghesi, mancata la recente memoria di quelle imprese, e raffreddato, come per tutta l'Europa, l'amor nazionale e gli altri sentimenti magnanimi, la ''Lusiade'' produca per ancora un interesse abbastanza vivo, continuo e durabile. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3146|3146]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3147|3147]], 5-11 agosto 1823; 1898, vol. V, pp. 209-210)
*Una [[Lingua (idioma)|lingua]] strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all'immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un'ombra di lingua piuttosto che lingua veramente [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3253|3253]], 23 agosto 1823; 1898, vol. V, p. 275)
*Quello che non può in niun modo la riflessione, può e fa l'[[irriflesione]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3520|3520]], 25 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 2)
*Chiunque nel [[pericolo]] in cui non v'è nulla a fare, comparisce diverso da quel ch'ei suole, qualunque ei soglia essere, e qual ch'ei divenga, e quanta che sia questa diversità, non è coraggioso, o in quel caso non ha vero [[coraggio]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3531|3531]], 26-7 settembre 1823; 1898, vol. VI, p. 9)
*[...] il [[piacere]] è sempre o passato o futuro, non mai presente [...].<ref>Anche in ''Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare'', in ''[[Operette morali]]'': «Il piacere è sempre o passato o futuro, e non mai presente».</ref> ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3550|3550]], 29 settembre 1823, Festa di San Michele Arcangelo; 1898, vol. VI, p. 21)
*{{NDR|Su [[Daniello Bartoli]]}} [...] uomo che fra tutti del suo tempo, e fors'anche di tutti i tempi, fu quello che e per teoria e scienza e per pratica, meglio e più profondamente e pienamente conobbe la nostra lingua [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3630|3630]]; 1898, vol. VI, p. 73)
*Il [[fuoco]] è una di quelle materie, di quegli agenti terribili, come l'[[elettricità]], che la natura sembra avere studiosamente seppellito e appartato, e rimosso dalla vista e da' sensi e dalla vita degli animali, e dalla superficie del globo, dove essa vita e la vegetazione e la vita totale della natura ha principalmente luogo, per non manifestarlo o lasciarlo manifestare che nelle convulsioni degli elementi e ne' fenomeni accidentali e particolari, com'è quello de' vulcani, che sono fuor dell'ordine generale e della regola ordinaria della natura. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3645|3645]], 11 ottobre 1823; 1898, vol. VI)
*La [[noia]] è il desiderio della felicità, lasciato, per così dir, puro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3715|3715]], 17 ottobre 1823; 1898, vol. VI, p. 127)
*La [[Latinismo|novità tolta prudentemente dal latino]], benché novità assolutissima in fatto, è per le nostre lingue piuttosto restituzione dell'antichità che novità, piuttosto peregrino che nuovo; e veramente (anche quando non sia troppo prudente né lodevole) ha più dell'arcaismo che del neologismo. Al contrario dell'altre novità e degli altri stranierismi ec. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3867|3867]], 11 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 247)
*L'[[esistenza]] può essere maggiore senza che lo sia la vita. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3927|3927]], 27 novembre 1823; 1898, vol. VI, p. 301)
*Tutto è follia in questo mondo fuorché il folleggiare. Tutto è degno di riso fuorché il ridersi di tutto. Tutto è vanità fuorché le belle illusioni e le dilettevoli frivolezze. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3990|3990]], 17 dicembre 1823; 1898, vol. VI, p. 361)
*Il tale diceva che noi, venendo in questa vita, siamo come chi si corica in un [[letto]] duro e incomodo, che sentendovisi stare male, non vi può star quieto, e però si rivolge cento volte da ogni parte, e procura in vari modi di appianare, ammollire, ecc. il letto, cercando pur sempre e sperando di avervi a riposare e prendere sonno, finché senz'aver dormito né riposato vien l'ora di alzarsi. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4104|4104]], 25 giugno 1824; 1898, vol. VII, p. 23)
*Io vivo, dunque io [[speranza|spero]], è un sillogismo giustissimo [...]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4145|4145]], 18 ottobre 1824; 1898, vol. VII, p. 70)
*Il mezzo più efficace di ottener [[fama]] è quello di far creder al mondo di esser già famoso. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4153|4153]], [[Bologna]], 21 novembre 1825; 1898, vol. VII, p. 80)
*Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4174|4174]], Bologna, 17 aprile 1826; 1898, vol. VII, pp. 104-105)
*[[Tabagismo|Tabacco]]. Sua utilità. Suoi piaceri: più innocenti di tutti gli altri al corpo e all'animo; meno vergognosi a confessarsi, immuni dal lato dell'opinione; più facili a conseguirsi, di poco prezzo e adattati a tutte le fortune; più durevoli, più replicabili. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4188|4188]], Bologna 13 luglio 1826; 1898, vol. VII, p. 117)
*[[Felicità]] non è altro che contentezza del proprio essere e del proprio modo di essere, soddisfazione, amore perfetto del proprio stato, qualunque del resto esso stato si sia, e fosse pur arco il più spregevole. Ora da questa sola definizione si può comprendere che la felicità è di sua natura impossibile in un ente che ami se stesso sopra ogni cosa, quali sono per natura tutti i viventi, soli capaci d'altronde di felicità. Un amor di se stesso che non può cessare e che non ha limiti, è incompatibile colla contentezza, colla soddisfazione. Qualunque sia il bene di cui goda un vivente, egli si desidererà sempre un ben maggiore, perché il suo amor proprio [amore della propria persona] non cesserà, e perché quel bene, per grande che sia, sarà sempre limitato, e il suo amor proprio non può aver limite. Per amabile che sia il vostro stato, voi amerete voi stesso più che esso stato, quindi voi desidererete uno stato migliore. Quindi non sarete mai contento, mai in uno stato di soddisfazione, di perfetto amore del vostro modo di essere, di perfetta compiacenza di esso. Quindi non sarete mai e non potete esser felice, né in questo mondo, né in un altro. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4191|4191]]-[[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4192|4192]], 30 agosto 1826; 1898, vol. VII, p. 122)
*[[Risata|Ridete]] franco e forte, sopra qualunque cosa, anche innocentissima, con una o due persone, in un caffè, in una conversazione, in via: tutti quelli che vi sentiranno o vedranno rider così, vi rivolgeranno gli occhi, vi guarderanno con rispetto, se parlavano, taceranno, resteranno come mortificati, non ardiranno mai rider di voi, se prima vi guardavano baldanzosi o superbi, perderanno tutta la loro baldanza e superbia verso di voi. In fine il semplice ''rider alto'' vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed ''awful'' è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4391|4391]], 23 settembre 1828; 1898, vol. VII, p. 330)
*Ho veduto io stesso un [[canarino]] domestico e mansuetissimo, appena presentato a uno specchio, stizzirsi colla propria immagine, ed andarle contro colle ali inarcate e col becco alto. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4419|4419]]; 1898, vol. VII, p. 353)
*È curioso a vedere, che gli uomini di molto [[merito]] hanno sempre le maniere [[semplicità|semplici]], e che sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco merito. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4524|4524]], Firenze, 31 maggio 1831; 1898, vol. VII, p. 461)
*Cosa rarissima nella società, un uomo veramente [[sopportazione|sopportabile]]. ([[s:Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4525|4525]], 16 settembre 1832; 1898, vol. VII, p. 462)
===Citazioni sullo ''Zibaldone''===
*È una mole di 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell'autore, d'una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso su l'animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l'uomo, su le nazioni, su l'universo; materia di considerazioni più ampia e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazioni, come di tale che scriveva giorno per giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a somiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi solevano apporre alle edizioni dei classici. Quasi ogni articolo di quella organica enciclopedia è segnato dell'anno del mese e del giorno in cui fu scritto, e tutta insieme va dal luglio del 1817 al 4 dicembre del 1832; ma il più è tra il '17 e il '27, cioè dei dieci anni della gioventù più feconda e operosa, se anche trista e dolente. ([[Giosuè Carducci]])
*A proposito di Leopardi — sia detto senza offesa — trovo che i suoi ''Pensieri di bella letteratura e di varia filosofia'' sono quanto di meglio ci sia per prender sonno ([[Achille Campanile]]).
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Appressamento della morte''===
<poem>Era morta la lampa in Occidente,
E queto 'l fumo sopra i tetti e queta
De' cani era la voce e de la gente:
Quand'i' volto a cercare eccelsa meta,
Mi ritrova' in mezzo a una gran landa,
Bella, che vinto è 'ngegno di poeta.</poem>
===''Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone''===
Tace la fama al presente di [[Giorgio Gemisto Pletone]] costantinopolitano; non per altra causa se non che la celebrità degli uomini, siccome, si può dire, ogni cosa nostra, dipende più da fortuna che da ragione. E niuno può assicurarsi, non solo di acquistarla per merito, quantunque grande, ma acquistata eziandio che debba durargli. Certo è che Gemisto fu de' maggiori ingegni e de' più pellegrini del tempo suo, che fu il decimoquinto secolo. Visse onorato dalla patria; e poi trovatosi sopravvivere alla patria, ed al nome greco (o, come esso diceva, romano), fu accolto ed avuto caro in Italia, dove stette gran tempo e morì; ed ebbe una splendidissima riputazione in questa sua nuova patria, e medesimamente nelle altre province d'Europa, per quanto si stendeva in quei tempi lo studio delle lettere.
===''Discorso sopra la Batracomiomachia''===
Quando, dopo aver letta qualche opera di autore sconosciuto, la troviamo interessante e degna di osservazione, siamo tosto spinti dalla curiosità a ricercarne lo scrittore. Avendone rilevato il carattere dall'opera stessa, bramiamo avere un nome a cui applicarlo. Ci duole d'ignorar quello di una persona che c'interessa, e di dover lodare e stimare un Essere anonimo e sconosciuto.
===''Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani''===
In questo secolo presente, sia per l'incremento dello scambievole commercio e dell'uso de' viaggi, sia per quello della letteratura, e per l'enciclopedico che ora è d'uso, sicché ciascuna nazione vuol conoscere più a fondo che può le lingue, letterature e costumi degli altri popoli, sia per la scambievole comunione di sventure che è stata fra' popoli civili, sia perché la Francia abbassata dalle sue perdite, e l'altre nazioni parte per le vittorie, parte per l'aumento della coltura e letteratura di ciascheduna sollevandosi, si è introdotta fra le nazioni d'Europa, una specie d'uguaglianza di riputazione sì letteraria e civile che militare, laddove per lo passato da' tempi di Luigi XIV, cioè dall'epoca della diffusa e stabilita civiltà europea, tutte le nazioni avevano spontaneamente ceduto di onore alla Francia che tutte le dispregiava<ref>In vece che adesso la Francia stessa per le dette cagioni è fatta tollerante e disposta a render giustizia agli stranieri fino a un certo segno, e che questa sua disposizione, perocch'ella segue ancora in parte a dare il tuono all'Europa civile, ne cagiona una simile nelle altre nazioni. {{NDR|N.d.A.}}</ref>;
===''La guerra dei topi e delle rane''===
====(1815)====
<poem>Grande impresa disegno, arduo lavoro:
O Muse, voi dall'Eliconie cime
A me scendete, il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia dei topi e delle rane.</poem>
====(1821-1822)====
<poem>Mentre a novo m'accingo arduo lavoro,
O Muse, voi da l'Eliconie cime
Scendete a me ch'il vostro aiuto imploro:
Datemi vago stil, carme sublime:
Antica lite io canto, opre lontane,
La Battaglia de' topi e de le rane.</poem>
====(1826)====
<poem>Sul cominciar del mio novello canto,
Voi che tenete l'eliconie cime
Prego, vergini Dee, concilio santo,
Che 'l mio stil conduciate e le mie rime:
Di topi e rane i casi acerbi e l'ire,
Segno insolito a i carmi, io prendo a dire.</poem>
===''Paralipomeni della Batracomiomachia''===
''1<br />Poi che da' granchi a rintegrar venuti<br />Delle [[rana|ranocchie]] le fugate squadre,<br />Che non gli aveano ancor mai conosciuti,<br />Come volle colui ch'a tutti è padre,<br />Del topo vincitor furo abbattuti<br />Gli ordini, e volte invan l'opre leggiadre,<br />Sparse l'aste pel campo e le berrette<br />E le code topesche e le basette;<br /><br />2<br />Sanguinosi fuggian per ogni villa<br />I topi galoppando in su la sera,<br />Tal che veduto avresti anzi la squilla<br />Tutta farsi di lor la piaggia nera:<br />Quale spesso in parete, ove più brilla<br />Del Sol l'autunno la dorata sfera,<br />Vedi un nugol di mosche atro, importuno,<br />Il bel raggio del ciel velare a bruno.''
===''Storia di un'anima''===
Incomincio a scrivere la mia Vita innanzi di sapere se io farò mai cosa alcuna per la quale debbano gli uomini desiderare di aver notizia dell'essere, dei costumi e dei casi miei. Anzi, al contrario di quello che io aveva creduto sempre per lo passato, tengo oramai per fermo di non avere a lasciar di me in sulla terra alcun vestigio durevole.
==Citazioni su Giacomo Leopardi==
*A qual grado fu l'affetto di lui verso l'Italia, nel quale non si stimava secondo ad alcuno?<ref>Lettera del Viesseux, 5 gennaio 1824. {{NDR|N.d.A.}}</ref> Il pessimismo avea inghiottito questo come tutti gli altri affetti. All'infuori dell'orazione agli Italiani nel 1815, tonante contro i tiranni, del progetto sfumato d'un inno alla Grecia, e delle accademiche canzoni civili della prima giovinezza, si potrà spigolare nell'opera leopardiana qualche accenno patriottico; ma i moti del '21 non lo scuotono affatto, nel 1831 quando la provincia fa conto, come notammo, sull'azione politica di lui, egli chiede che se ne scordino<ref>Lettera al padre, 29 marzo 1831. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, e conviene col padre nel dar del fanatico all'eroico Broglio D'Ajano, caduto ad Anatolico per l'indipendenza ellenica<ref>Lettera del 22 luglio 1828. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Ad un attento esame [...], l'estetica del Leopardi sembra per un lato confondersi con la ricerca che l'artista fa di sé medesimo, per l'altro, con quella che l'uomo fa di una teoria che lo salvi dalla disperazione e dall'inerzia. Così nelle pagine dello ''Zibaldone'' crediamo di scorgere piuttosto un ideale d'arte che un concetto dell'arte, piuttosto una commossa celebrazione del potere vivificatore della poesia che una soddisfacente definizione dell'attività estetica. ([[Mario Fubini]])
*C'è poi quel lamentoso Leopardi, scrittore garbato, pulito e elegante, te lo concedo; ma come frigido, come diaccio e brullo! ([[Leo Ferrero]])
*C'era, nei muscoli, nei nervi e nel cervello di Giacomo, una dovizia di energia che si esprimeva all'esterno colla predilezione di esercizi fisici e con una personalità vigorosa. Nei giuochi e nelle finte battaglie romane, che si svolgevano entro il recinto del «paterno giardino», egli si dava la parte del leone; nelle rappresentazioni storiche si metteva sempre primo, era sempre il «trionfatore», che menava pugni sonori e ingiurie sul fratello e sugli altri ragazzi, i quali, come finti sudditi o schiavi, seguivano il suo carro. Nelle favole meravigliose, che, fanciullo di otto nove anni, aveva l'abilità di ordire e di raccontare extemporaneamente, e negli attori delle quali soleva personificare i caratteri di quelli che lo attorniavano, la parte eroica del dominatore e prepotente ''Filzèro''<ref>Teresa Teja Leopardi, ''Note biografiche sopra Leopardi e la sua famiglia'', pag. 31-33. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, che ne dava a tutti e non le buscava da alcuno, la riserbava a se stesso. ([[Mariano Luigi Patrizi]])
*Che Giacomo, da fanciullo, non fosse gobbo, né tampoco goffo di spalla, concordano in dire quanti si ricordano di averlo conosciuto. Se, poi, col crescere, incurvò, la ragione dee interamente cercarsi nell'aver egli, nascendo, portato con sé i germi della rachitide.<br>Del resto, chi più e chi meno, tutti i Leopardi, per difetto di nascita, furono rachitici. ([[Camillo Antona Traversi]])
*Con un po' di esercizio è possibile prendere lezioni di ottimismo anche da Giacomo Leopardi. ([[Gianni Rodari]])
*È stato considerato talvolta il Leopardi come un poeta filosofo, cosa che, per le spiegazioni ora date, si dimostra non esatta per lui come è sempre inesatta per ogni poeta. La sua fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già filosofica, ma si potrebbe addirittura definirla un ingorgo sentimentale, un vano desiderio e una disperazione cosi condensata e violenta, cosi estrema, da riversarsi nella sfera del pensiero e determinarne i concetti e i giudizi. ([[Benedetto Croce]])
*Fra i poeti italiani, [[Dante Alighieri|Dante]] compreso, è il solo che manifesta nell'opera sua, fuse in un equilibrio quasi perfetto, le tre virtù tecniche essenziali: la virtù pittorica, la musicale e la scultorea. Se si volesse sottilizzare e compiere uno studio dettagliato sul genio leopardiano, noi vedremmo che egli è singolarmente un poeta pittore, ma questa sua virtù innata soverchia di poco la virtù musicale e la scultorea per cui si può asserire senza esitazione che Giacomo Leopardi, riguardo alla tecnica della poesia, non è il genio più vasto, ma il più equilibrato che vanti la nostra letteratura, più equilibrato dello stesso Dante che pur lo soverchia di tanto nella forza e nell'immediatezza della rappresentazione. ([[Adolfo Padovan]])
*{{NDR|Sul rapporto fra Giacomo e il padre Monaldo}} Giacomo era il suo doppio: il suo doppio compiuto. Era un sogno terribile. Pretendere che un figlio – un figlio che il destino gli aveva affidato come una persona diversa da lui, composta di qualità a cui mille casi contribuivano, un figlio che avrebbe dovuto abitare nella sua casa come un estraneo avventuroso e felice – diventasse la persona che lui non era riuscito ad essere. ([[Pietro Citati]])
*Il credo estetico del Leopardi si ricongiunge al suo credo morale, anzi, in certo senso, non è che una diversa formulazione: ciò ha ben veduto il [[Giulio Augusto Levi|Levi]], il quale crede che l'abbandono della teoria della poesia come imitazione derivi da quella che è per lui la filosofia propria del Leopardi, un ragionato e conscio individualismo, per cui il poeta supererebbe la negazione del suo pessimismo con l'affermazione del valore intrinseco della personalità umana. ([[Mario Fubini]])
*Il {{maiuscoletto|Leopardi}} e il [[Alessandro Manzoni|{{maiuscoletto|Manzoni}}]] {{sic|dànno}} nome ciascuno a un capitolo della nostra storia letteraria contemporanea. Accadde in entrambi la medesima cosa: ebbero, cioè, l'uno e l'altro una ''conversione letteraria'' e una ''conversione filosofica''. Nella prima tennero via parallela; nella seconda diametralmente opposta. Esordirono ambedue scrittori stranieri e mezzo infrancesati, e finirono schiettamente italiani e originali. L'uno, il {{maiuscoletto|Leopardi}}, cominciò con l'essere cristiano e non tardò quasi a divenire scettico: l'altro, il {{maiuscoletto|Manzoni}}, cominciò con l'essere scettico, o indifferente, e non tardò a divenire cristiano. ([[Clemente Benedettucci]])
*Il Leopardi è sempre solo ne' suoi scritti. Da quando la sua arte poetica, le sue lettere, le prose sue incominciano ad essere quello che sono nell'alta stima del pubblico letterato e non letterato, tutta la produzione leopardiana è la produzione dell'''uomo solo''. ([[Paolo Orano]])
*Il Leopardi rimane il primo vero paesista nella lirica italiana. Mentre nell'arte la pittura del paesaggio cominciava, e tentava di renderne la poesia col colore, con le sfumature del colore, il Leopardi rendeva squisitamente, nel verso, la poesia del paesaggio, con la limpida frase precisa e con la sfumatura della frase, raggiungendo la perfezione. ([[Raffaello Barbiera]])
*Il Leopardi stimava, che la vita per sé sola non fosse un bene; unico bene la felicità. E perché la felicità, secondo che egli scrive in più luoghi, non solo non è {{sic|raggiugnibile}}, anzi non è dato all'uomo di scampare in veruna guisa, né per verun tempo {{sic|ancoraché}} brevissimo, dalle strette del dolore, ne conseguita, che la vita, la quale era per ciò, come a dire, il campo e la materia su cui esercitavisi e regnava esso il dolore, dovesse egli infine venire a giudicarla un male, e che la morte, la quale spegnendo la vita, cessava il dolore, altresì dovesse per necessaria conseguenza stimarla un bene. ([[Paolo Emilio Castagnola]])
*Il massimo poeta scienziato di ogni tempo fu ovviamente quel genio di Giacomo Leopardi, che da adolescente già produceva dissertazioni filosofiche sorprendenti: Sopra l'attrazione, Sopra l'estensione, Sopra l'idrodinamica, Sopra i fluidi elastici, Sopra la luce, Sopra l'elettricismo, per arrivare alla dura condanna della Natura («''O natura, o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?''») e alla conclusione che meno si conosce più si è felici, e i più felici erano gli antichi. ([[Massimiliano Parente]])
*Infallibile, Leopardi chiama canto la voce notturna della rana; e Leopardi era un angelo disceso, un messaggero. ([[Guido Ceronetti]])
*Io non dirò certo una cosa peregrina, dichiarando che senza [[Monaldo Leopardi|Monaldo {{NDR|Leopardi}}]] non sarebbe stato Giacomo; ma io voglio dire che non poca parte dell'anima di Giacomo si spiega e si comprende guardando a Monaldo, e che in questo troviamo quasi i germi, che maturarono poi gloriosamente nel grande figliuolo. ([[Carlo Pascal]]
*Io per me rido di tutti...; ma quel povero Giacomo, che vivo non toccò mai nessuno, e morto non si può difendere! ([[Pietro Giordani]])
*Io so di poter dire con sicurezza che la grandezza umana si spiega o con la prevalenza delle influenze esterne o sociali o con quella della personalità.<br>[[Dante Alighieri|Dante]] è capito con le prime [...]. Leopardi con la seconda; è inutile che vogliate servirvi di storia contemporanea e di vita pubblica. L'arte, la grandezza, dite pure il genio di Leopardi, sono spiegabili soltanto con l'individuo Giacomo Leopardi. ([[Paolo Orano]])
*L'anima del Leopardi era nobilissima, delicatissima, quella d'una creatura angelica, straboccante di desiderio d'amore e di amicizia. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*La protesta per il passo della morte è più religiosa che la sua accettazione, e il Leopardi è più religioso del [[Benedetto Croce|Croce]]. Dal Leopardi possono venire le aperture pratiche religiose, dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà europea porta al suo sommo l'affermazione dei valori. Il Leopardi comprende questi (le virtù), ma cerca gl'individui, e li vede morire, non li trova più, sono i morti. È aperto, dunque, al tu; in potenza ci sono le aperture pratiche religiose. ([[Aldo Capitini]])
*Nel Leopardi si trova, in forma estremamente drammatica, la crisi di transizione verso l'uomo moderno; l'abbandono critico delle vecchie concezioni trascendentali senza che ancora si sia trovato un ubi consistam morale e intellettuale nuovo, che dia la stessa certezza di ciò che si è abbandonato. ([[Antonio Gramsci]])
*Nessun prete voleva riceverlo in chiesa. Il [[Antonio Ranieri|Ranieri]] parlò a parecchi parrochi, e tutti no: gli fu indicato quello di San Vitale come uomo di manica larga e ghiotto di pesci. Ei tosto corse a la Pietra del pesce, comperò triglie e calamai, e ne mandò un bel regalo al parroco, il quale si lasciò persuadere, e fece allogare il cadavere nel muro esteriore accanto la porta della chiesa. Così per pochi pesci Giacomo Leopardi ebbe sepoltura. Queste cose me le diceva il Ranieri, ed è bene che il mondo le sappia queste cose. ([[Luigi Settembrini]])
*Noi, fatta qualche eccezione per la seconda metà del settecento, se pur c'è da farla, non abbiamo avuto fino al Leopardi un solo lirico intimo, nel vero senso della parola. ([[Giacomo Barzellotti (filosofo)|Giacomo Barzellotti]])
*Non bisogna lasciarsi fermare dalla somma correttezza e proprietà ed eleganza con la quale la poesia del Leopardi si presenta, ma guardare in là e osservare che sotto quella irreprensibilità letteraria, se non si avverte mai vuoto nel pensare e nel sentire, nondimeno, poeticamente, si ritrova ora il forte ora il fiacco, ora il pieno e ora il lacunoso, e affermare che la poesia del Leopardi è assai più travagliata di quanto non si sospetti o di quanto non si creda. C'è in essa dell'arido, c'è della prosa, c'è del formalmente letterario, e c'è insieme poesia dolcissima e purissima e armoniosissima ; e forse quell'impaccio, che precede o segue i liberi movimenti della fantasia e del ritmo, fa meglio sentire il miracolo della creazione poetica. ([[Benedetto Croce]])
*Nonostante la sua filosofia negativa, il Leopardi quanto a cose d'ordine estetico fu, come ho notato dianzi, tutt'altro che pessimista, quanto a cose d'ordine morale e civile non fu pessimista in tutto. E se, esagerando, disse «che il mondo è una lega di birbanti contro i buoni», non però disamava gli uomini, e anzi augurava che si collegassero fraternamente insieme, per opporsi ai mali inerenti alla vita e per mitigarli. Nella negazione troppo assoluta del progresso, rispetto alla felicità delle masse tanto vantata ne' suoi tempi, esprime un concetto profondamente umanitario e moderno, e possiamo dire insito nei principii del socialismo, dicendo di non saper comprendere come quella felicità si possa conseguire senza la felicità degl'individui. ([[Giovanni Mestica]])
*Per Leopardi scrivere una pagina sola, o comporre una strofa, non era un'avventura, così neppure era un'avventura vivere. Alla vita sapeva sopra tutto quello che non poteva chiedere, e di quali pericoli era gravato quel poco bene. Gli mancava la bella confidenza: ma, in compenso, gli era stato dato in sorte un dono: quello di sorridere e fantasticare. ([[Giuseppe De Robertis]])
*Questa {{NDR|per [[Fanny Targioni Tozzetti]]}} fu la più vera e terribile passione del Leopardi, e si ricollega a gl'impeti del primo amore, ai deliri per la [[Teresa Carniani|Malvezzi]]; è una passione pura, ma tutta umana, che probabilmente il poeta, sempre riserbatissimo e timido, perché conscio de la propria inferiorità materiale e dei doveri de l'ospitalità, non palesò mai a la donna cara, ma ch'ella dovette comprender benissimo, poiché il Leopardi stesso aveva certa coscienza di esser stato capito.<br>Le debolezze, cui per tale passione egli si lasciò andare, furon tali che non la donna soltanto, ma anche gli amici di lui compresero il suo secreto e si dolsero e del suo soffrire e del suo non saper resistere a quel disgraziato affetto. ([[Emma Boghen Conigliani]])
*Se c'è un poeta moderno la cui opera dia l'impressione di muoversi a un tempo, per un miracoloso dono d'ubiquità, nelle sfere ideali che abbiamo simboleggiato con le formule di canzoniere e poesia pura, quel poeta è Giacomo Leopardi. ([[Renato Poggioli]])
*Si direbbe che dopo un intervallo di secoli il Leopardi ritrovasse il segreto della greca perfezione, formando su greci modelli opere che emulano quelle dell'antichità nella purezza dei contorni, nel rilievo delle immagini, nella vivacità del colore, ma di moderno hanno la materia e il significato. Veemente allorché la passione lo commuova, tenero quando lo assalgano meste ricordanze, cupamente profondo ove mediti i destini dell'uomo sulla terra, sottile indagatore dei moti dell'animo, con sobrietà somma efficace descrittore dei varj aspetti della natura, in ogni suo poetico componimento è il Leopardi perfetto, si che nulla ti paja dover aggiungere, nulla togliere; e mentre la parola riproduce preciso il pensiero, il metro variamente ne seconda lo svolgersi e l'atteggiarsi. ([[Alessandro D'Ancona]])
*Sono convinto che Giacomo Leopardi sia un amante straordinario della vita, un pessimista allegro, in pratica un ottimista. ([[Giancarlo Giannini]])
*Sulle sue idee, certamente c'è poco da equivocare. Ma dove, principalmente, egli le espose e le ragionò?<br>Nelle grandi liriche, nelle composizioni in cui la fantasia e l'estro si accendono al calor bianco e cercano di raggiungere per ineluttabili scorciatoie i significati assoluti. È lo stato più estraneo alla coscienza vera, al giudizio accettato dalla ragione, quello che genera canti come ''A se stesso'' o ''La Ginestra''. In quella loro altezza disperata si confonde davvero con la negazione una più alta e improvvisa accettazione dell'idea divina. ([[Giovanni Artieri]])
*Tutto Leopardi è un momento della polemica tra Socrate e i Dicasti, tra Gesù e i Farisei, tra Bruno e Bellarmino: la gran battaglia tra Lao-tse e Confucio, cioè tra l'uomo spontaneo e il funzionario. ([[Massimo Bontempelli]])
*Un libro su Leopardi non può cominciare che come un'opera buffa: preferibilmente di Gioachino Rossini, che era nato vicino a Recanati, a Pesaro, e poi aveva infiammato Milano, Roma, Parigi e tutto il mondo musicale. Il protagonista di questa opera buffa non è Giacomo, sebbene amasse sino alle lacrime Il barbiere di Siviglia e La donna del lago, ma suo padre Monaldo, nato a Recanati nel 1766 da un'antica famiglia che risaliva, o diceva di risalire, al tredicesimo secolo. ([[Pietro Citati]])
*Venuto a contatto con gli intellettuali progressisti del gabinetto Vieusseux, Leopardi invece di rifiorire a nuova vita, si chiuse, dopo il primo entusiasmo, ancora di più nella propria solitudine. ([[Giacinto Spagnoletti]])
===[[Giulio Bertoni]]===
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la musica che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso di un sogno.
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo.
*Tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità.
===[[Francesco De Sanctis]]===
*Leopardi e [[Arthur Schopenhauer|Schopenhauer]] sono una cosa. Quasi nello stesso tempo l'uno creava la metafisica e l'altro la poesia del dolore. Leopardi vedeva il mondo così, e non sapeva il perché. Arcano è tutto fuorché il nostro dolor. Il perché l'ha trovato Schopenhauer con la scoperta del Wille.
*Leopardi ragiona col senso comune, dimostra così alla buona come gli viene, non pensa a fare effetto, è troppo modesto, troppo sobrio. Lo squallore della vita che volea rappresentare si riflette come in uno specchio in quella scarna prosa; il suo stile è come il suo mondo, un deserto inamabile dove invano cerchi un fiore.
*Leopardi s'incontra ne' punti sostanziali della sua dottrina con Schopenhauer; ma gli sta di sotto per molti rispetti. Primamente Leopardi è poeta; e gli uomini comunemente non prestano fede ad una dottrina esposta in versi; ché i poeti hanno voce di mentitori.
*Perché Leopardi produce l'effetto contrario a quello che si propone. Non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. E non puoi lasciarlo, che non ti senta migliore; e non puoi accostartegli, che non cerchi innanzi di raccoglierti e purificarti, perché non abbi ad arrossire al suo cospetto. È scettico, e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men tristo per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti. Ha così basso concetto dell'umanità, e la sua anima alta, gentile e pura l'onora e la nobilita. E se il destino gli avesse prolungata la vita infino al quarantotto, senti che te l'avresti trovato accanto, confortatore e combattitore. Pessimista od anticosmico, come Schopenhauer, non predica l'assurda negazione del Wille, l'innaturale astensione e mortificazione del cenobita: filosofia dell'ozio che avrebbe ridotta l'Europa all'evirata immobilità orientale, se la libertà e l'attività del pensiero non avesse vinto la ferocia domenicana e la scaltrezza gesuitica. Ben contrasta Leopardi alle passioni, ma solo alle cattive; e mentre chiama larva ed errore tutta la vita, non sai come, ti senti stringere più saldamente a tutto ciò che nella vita è nobile e grande. L'ozio per Leopardi è un'abdicazione dell'umana dignità, una vigliaccheria; Schopenhauer richiede l'occupazione come un mezzo di conservarsi in buona salute.
===[[Arturo Farinelli]]===
*La sensibilità per ogni suono era nel Leopardi inaudita, e l'anima come da un vivido raggio tutta ne rimaneva penetrata. Forse quelle voci, quei suoni che lontanando morivano, la mesta melodia che salutava la luce estrema, fuggente, agivano con forza arcana perché risonanti nell'alta quiete e nel silenzio, e popolavano d'un tratto le solitudini che rendevano più misteriose e profonde; poi si estinguevano e il silenzio raddoppiava.
*Non conveniva un gran mondo a questo poeta assorto nell'eremo dell'anima, tutto intimità e fervoroso e doloroso raccoglimento. Lo sbigottisce lo strepito; lo spaurano i grandi spettacoli; dove è solitudine, alto silenzio, profonda quiete si ritrae pensoso, e pende, attiva lo spirito. Ad ogni più lieve stimolo il sentimento è desto; ogni più minuta cosa colpisce il suo sguardo che l'afferra limpidissima. Fuori della sua concentratissima sfera di vita la visione gli si turba, il dilettoso fantasma gli {{sic|vanisce}}. Non distoglietelo; preservatelo dalla folla; lasciategli la sua piccola isola di contemplazione, dove si rifugia e dove giungon morte le onde dei rumori mondani. Idillica l'anima, all'idillio si atteggia la natura che lo attrae, lo commuove e gli divien famigliare. Il suo ermo colle, la sua siepe, il suo rialto sovra l'erbe, dove ama sedere e assorbirsi, solingo e muto, la sua distesa di prato che verdeggia, il suo ciel sereno, il suo sole che indora le vie e gli orti, la sua tacita, chiara e bianca luna, quei suoi lembi di campagna che dischiudono un ampio orizzonte, il mar da lungi, il monte; che altro occorreva al «promeneur solitaire» di Recanati, per suscitare fantasmi allo spirito, affetti al cuore?
*Se badate, sono le piccole, tenuissime cose, le scene più intime e romite quelle a cui più si affeziona. Il paesaggio più semplice e disadorno può suscitargli la commozione più viva e più dolce; la vibrazione dell'anima più intensa muove talora da una immagine lieve, tenerissima, da un fuggevole tocco, da un suono leggerissimo, da un minimo ricordo, soave o doloroso. Ai superlativi del sentimento nella lirica che gli sgorga nella pienezza del cuore fanno riscontro i diminutivi che trasceglie e vezzeggia: la gallinella, il villanello, la donzelletta, il vecchierello, i mugoletti, la finestrella sopra la scaletta. Questa risonanza profonda nell'anima dei più minuti, o comuni spettacoli forma l'incanto maggiore della poesia del Leopardi.
===[[Giulio Augusto Levi]]===
*Alcuni dei germi più preziosi del pensiero cristiano si erano [...] meravigliosamente abbarbicati nell'animo del Leopardi, come nel più propizio dei terreni: questi erano un amore spasimato, com'egli diceva, della virtù<ref>Lettera al conte Xaverio Broglio d'Ajano del 13 agosto 1819. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, una focosa aspirazione alla purezza, un desiderio del sacrifizio, una misera stima del mondo<ref>Canzone ''Per una donna inferma di malattia lunga e mortale'', in fine, in ''Scritti vari'', p. 35. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, la brama del Bello e del Bene assoluto. Quest'ultima guidò le sue riflessioni intorno alla filosofia sensista; dove si occupò principalmente di chiarire quale origine rimanesse assegnata alle idee del Bello e del Buono. Come si vide pervenuto alla conclusione che tutti i nostri giudizi sono relativi e frutti di assuefazione, e che il Bello e il Buono assoluto non esistono, non senza terrore ne ricavò la conseguenza che Dio stesso, creduto fino allora tipo ed origine di ogni perfezione, non esiste. Una simile conclusione gli ripugnava talmente, che tentò subito di restaurare il concetto della Divinità sopra un nuovo fondamento; supponendo che l'essenza di essa consistesse nell'infinita possibilità, dalla quale deduceva l'onnipotenza; e ne abbozzava un sistema che gli sembrava quadrare, anzi essere il necessario fondamento delle verità cristiane.
*Chi consideri le circostanze della sua giovinezza, può trovare da ammirare, che uno spirito cotanto bisognoso del Bene sopramondano non si volgesse naturalmente alla religione. Nella casa paterna, ch'egli amò teneramente anche quando non poté più tollerare di vivere a Recanati, si può dire che si respirasse un'aria impregnata di severo spirito cristiano. La madre governava sé e la famiglia con principi e massime ascetiche. Il padre era una nobile tempra d'uomo; appassionato degli studi, autore di numerosi scritti di argomento politico storico religioso, zelantissimo della cosa pubblica, scrivendo e operando con fiera indipendenza e incontaminata purezza. Il fanciullo Giacomo cresceva a quell'esempio fra i gravi in-folio della biblioteca adunata da Monaldo, immerso negli studi di antiche letterature e di storia ecclesiastica, guardato con orgogliosa compiacenza dal padre, il quale senza dubbio sognava grandezze di carriera ecclesiastica per il precoce e infaticabile primogenito.
*Il Leopardi, come [[Dante Alighieri|Dante]], volle essere pensatore e uomo prima che poeta: e nessuna cosa sentì più amaramente, che le sue opinioni esser messe da banda con dirle un effetto delle sue personali sventure<ref>Lettera al De Sinner del 24 maggio 1832. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
*Negli ultimi anni sentì chiaramente di aver fatto parte per se stesso, e di essere spiritualmente solo. Combatté con amara satira così i molli e nebulosi restauratori della religione, come i superficiali lodatori della scienza e delle sue virtù benefiche. – Il suo argomento capitale contro la fede cristiana nel Dio redentore, che dopo la [[Sistema eliocentrico|scoperta di Copernico]] non sia più lecito attribuire alla terra e all'uomo una condizione di privilegio fra gli esseri, è molto debole: perché confonde l'ordine fisico con l'ordine spirituale. Credo che realmente la sua miscredenza avesse una radice più profonda, in un libero atto iniziale, a cui si mantenne sempre fedele con onesta coerenza: risoluto di vivere e di operare per gli uomini del suo tempo, si mise prima alla loro scuola, e accettò la tendenza prevalente nel mondo moderno di affidarsi unicamente al lume della propria ragione: onde poi si vantava di avere apertamente ripudiato quelle credenze che molti ancora simulavano, per non potersi adattare alle cerimonie, e voler scrivere in lingua moderna, non dei tempi troiani <ref>''Dialogo di Timandro e di Eleandro''. {{NDR|N.d.A.}}</ref>.
===[[Francesco Piccolo (filologo)|Francesco Piccolo]]===
*Leopardi è ancora solo. La sua poesia sarà sempre in alto e sola, nell'eternità.<br>Che grande errore imporla nelle scuole, trascinare la dolente pensosa figura del poeta per le chiuse aule scolastiche dove è appena lecito declamare per esercitazioni mnemoniche e oratorie: ''Ancor dal monte...''<ref>Carducci, ''Alle fonti del Clitumno''.</ref> o ''Agile e solo vien di colle in colle...''<ref>Carducci, ''La chiesa di Polenta''.</ref> Habent sua fata pöetae. Non c'è al mondo altra poesia più della leopardiana lontana dalla scuola e dalla mentalità scolastica, se togli la canzone all'Italia e l'altra per il monumento di Dante; eppure il destino del Leopardi è stato questo: che il riconoscimento della grandezza della sua poesia dovesse essere ufficiale, incominciando dalla scuola, sulla cui soglia la si abbandona quando si entra nella vita.
*Nessun amore del Leopardi risulta poeticamente giustificato. Fantasie, sogni torbidi, vaneggiamenti: amore no. Nessuna figura di donna ha lasciato nell'anima e nel corpo del poeta un solco profondo. Non possiamo immaginare che vergine il Leopardi: vergine nella carne e nell'anima, con le labbra sottilissime immuni di contatto carnale. In poesia figure di donne passano fugacemente e vaniscono: Silvia, Nerina, Geltrude Cassi e qualche altra. Apparizioni. Dico che questi amori, vissuti forse realmente ma non poeticamente appieno, e passati così, inani, non giustificano empiricamente questo inabissamento e {{sic|annihilamento}} del mondo, dello spazio, del tempo, della propria personalità e del mondo esteriore, ridotti al nulla eterno, alla indifferenza assoluta, alla non esistenza. Che diventa materia di poesia. Nella distruzione tragica del mondo circostante, tempo e spazio, qualche cosa si salva, vien su da tanta feroce e voluttuosa rovina, la coscienza di sé, la coscienza dell'intimo individuale dolore.
*Tolte le canzoni di carattere patriottico ed encomiastico, il mondo poetico del Leopardi si riduce a quello morale e a quello sentimentale - critico che è assorbito dal primo perché le donne amate dal poeta sono come foglie cadute, figure di cose passate, travolte dalla morte, tornate nel nulla. E queste figure di donne senza contorni, senza qualità speciali, inindividuate, non sono mai il centro di una rappresentazione di arte, ma pure entrando direttamente nella emozione e nella ispirazione del poeta, restano poi fuori della poesia alla quale non importa che cantare il pensiero dominante: il nulla, il vuoto, nulla l'amore, nulla l'illusione, nulla la gloria.
==Note==
<references/>
===Fonti===
<references group="fonte"/>
==Bibliografia==
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/appressamento-della-morte/ Appressamento della morte]'', Book editore, Castel Maggiore (Bo), 1998.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Canti (Leopardi - Donati)|Canti]]'', edizione critica, a cura di Alessandro Donati, Bari, Laterza, 1917.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone|Discorso in proposito d'una orazione greca di Giorgio Gemisto Pletone]]'', in ''Pensieri, Moralisti greci'', a cura di Alessandro Donati, Laterza, Bari, 1932.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-la-batracomiomachia/ Discorso sopra la Batracomiomachia]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/discorso-sopra-lo-stato-presente-dei-costumi-deglitaliani/ Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1969.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=5xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. I], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, [https://books.google.it/books?id=_xM_AAAAcAAJ ''Epistolario'', vol. II], a cura di [[Prospero Viani]], Le Monnier, Firenze, 1849.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-de-topi-e-delle-rane-1821-1822/ Guerra de' topi e delle rane (1821-1822)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/la-guerra-dei-topi-e-delle-rane-poema-1815/ La guerra dei topi e delle rane. Poema (1815)]'', ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/guerra-dei-topi-e-delle-rane-1826/ Guerra dei topi e delle rane (1826)]''; in ''Tutte le opere'', a cura di Walter Binni, Sansoni editore, 1989. ISBN 88-383-0875-6
*Giacomo Leopardi, ''Lettere al fratello Carlo'', Edizioni Osanna Venosa, Venosa, 1997. ISBN 88-8167-189-1
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Pensieri (Leopardi)|Pensieri]]'', a cura di Marilena Salvarezza, Biblioteca Italiana Tascabile, Milano, 1995.
*Giacomo Leopardi, ''[http://ww2.bibliotecaitaliana.it/xtf/view?docId=bibit001598/bibit001598.xml&chunk.id=d52e212&toc.id=d52e212&brand=newlook Storia dell'astronomia]'', BibliotecaItaliana.it.
*Giacomo Leopardi, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-l/giacomo-leopardi/storia-di-unanima-memorie/ Storia di un'anima]'', a cura di Plinio Perilli, Carlo Mancosu Editore, Roma, 1993.
*Giacomo Leopardi, ''[[s:Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu|Zibaldone]]'' (col titolo di ''Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura''), a cura di [[Giosuè Carducci]], Volumi I-VII, Le Monnier, Firenze, 1898.
==Voci correlate==
*[[Adelaide Antici Leopardi]] – madre
*[[Carlo Leopardi]] – fratello
*[[Monaldo Leopardi]] – padre
*[[Paolina Leopardi]] – sorella
*[[Pierfrancesco Leopardi]] – fratello
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Canti (Giacomo Leopardi)|''Canti''}}
{{Pedia|Operette morali}}
{{Pedia|Paralipomeni della Batracomiomachia}}
{{Pedia|Pensieri (Leopardi)|''Pensieri''}}
{{Pedia|Zibaldone}}
{{vetrina|15|ottobre|2005|poeti|scrittori}}
{{DEFAULTSORT:Leopardi, Giacomo}}
[[Categoria:Aforisti italiani]]
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Filosofi italiani]]
[[Categoria:Glottologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
[[Categoria:Nobili italiani]]
[[Categoria:Personalità dell'ateismo]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Traduttori italiani]]
q5ibnu08uesdvaech5bf7viz9f13i48
Papa Giovanni Paolo II
0
347
1428166
1427375
2026-10-02T18:39:10Z
IppolitoN
23099
/* Citazioni di papa Giovanni Paolo II */
1428166
wikitext
text/x-wiki
[[File:ADAMELLO - PAPA - Giovanni Paolo II - panoramio (cropped).jpg|miniatura|Giovanni Paolo II nel 1988]]
'''Giovanni Paolo II''', al secolo '''Karol Józef Wojtyła''' (1920 – 2005), papa della Chiesa cattolica.
==Citazioni di papa Giovanni Paolo II==
*A questo cimitero di vittime della crudeltà umana nel nostro secolo si aggiunge ancora un altro grande cimitero: il cimitero dei [[aborto|non nati]], cimitero degli indifesi, di cui perfino la propria madre non conobbe il volto, acconsentendo, oppure cedendo alla pressione, perché venisse loro tolta la vita ancora prima di nascere.<ref>Dall'omelia all'aeroporto militare di Radom, Varsavia, 4 giugno 1991.</ref>
*A voi, [[Benevento|figli della terra campana]], nella quale si sono incrociate antiche e diverse civiltà: da quella sannita a quella romana, da quella longobarda a quella aragonese, si rivolge il mio pensiero, per esortarvi a conservare nel vostro animo l'eredità di quel nobile patrimonio spirituale e culturale, che tanto ha distinto il genio della vostra gente semplice, laboriosa, austera, umana e pia, ma anche fiera e gelosa delle proprie tradizioni storiche e religiose. La vostra presenza richiama alla mia mente anche i rapporti che, attraverso i secoli, sono fioriti tra la vostra terra e la mia Patria. Come è noto, il canonico camaldolese san Benedetto, nato a Benevento verso il 970-975, fu a capo del primo gruppo di missionari che si reco tra i popoli slavi e, in particolare, in Polonia, a predicare il Vangelo e impiantarvi la Chiesa di Cristo.<ref>[http://www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/g4n.htm Udienza al pellegrinaggio di Benevento, 10 agosto 1983]</ref>
*Al di fuori della [[misericordia di Dio]] non c'è nessun'altra fonte di [[speranza]] per gli esseri umani.<ref>Dall'omelia per la dedicazione del Santuario della divina Misericordia, Kraków-Łagiewniki, 17 agosto 2002.</ref>
*Attraverso il dialogo facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi: poiché mentre ci apriamo l'un l'altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio.<ref>Estratto del Discorso ai membri delle altre religioni, Madras, 5 febbraio 1986, n. 4: Insegnamenti IX/1, 1986, pp. 322s., come citato nell'[http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1998/documents/hf_jp-ii_aud_09091998.html ''Udienza generale del 9 settembre 1998''].</ref>
*[[Damiano de Veuster|Beato Damiano]], ti sei lasciato guidare dallo Spirito Santo, come un figlio che obbedisce alla volontà del Padre. Con la tua vita e la tua attività missionaria, esprimi la tenerezza e la misericordia di Cristo per ogni uomo, svelandogli la bellezza del suo essere interiore, che nessuna malattia, nessuna deformità e nessuna debolezza possono sfigurare completamente. Con il tuo operato e la tua predicazione, ricordi che Gesù ha fatto sue la povertà e la sofferenza degli uomini, e che ne ha rivelato il valore misterioso. Intercedi presso Cristo, medico dei corpi e delle anime, per i nostri fratelli e sorelle malati, affinché, nell'angoscia e nel dolore, non si sentano abbandonati ma, uniti al Signore risorto e alla sua Chiesa, scoprano che lo Spirito Santo discende su di loro e possano ottenere così la consolazione promessa agli afflitti.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1995/documents/hf_jp-ii_hom_19950604_beatificaz-bruxelles.html Beatificazione del Servo di Dio Damiano De Veuster, Missionario della Congregazione dei Sacri Cuori - Omelia di Giovanni Paolo II]'', ''vatican.va'', 4 giugno 1995.</ref>
*[[Benevento]]! È città legata per secoli al papato da molteplici vincoli di carattere religioso e civile, che affondano le radici nella storia. Dall'alto ho potuto ammirare la verde conca in cui sorge la vostra bella città, circondata da monti e da boschi. All'interno della Regione campana, nel cuore del Sannio storico, Benevento, lungi dal chiudersi in se stessa, è rimasta sempre aperta e disponibile ai contatti con le altre popolazioni della penisola e anche con le genti al di là del mare: la grande via romana – la "regina viarum" – che passava da qui, apriva le porte verso l'Oriente. Città di duchi e di signori, con i suoi monumenti essa ricorda la grandezza civile e religiosa che l'ha distinta nei secoli. Il suo è un nome augurale, che le fu dato dalla Roma pagana in sostituzione di "Maleventum"; ma il vigore più vero le è venuto dalla nuova Roma, quella cristiana, che le ha trasmesso la "buona novella" del Vangelo. Città di Benevento, io auspico che il tuo passato di rinomanza civile e di impegno religioso divenga ancora, per quanti oggi ti abitano, forza propulsiva per costruire un avvenire di autentico progresso!<ref>Da [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1990/july/documents/hf_jp-ii_spe_19900702_cittadinanza-benevento_it.html Incontro con la cittadinanza di Benvento, 2 luglio 1990].</ref>
*Chiunque, conoscendo l'Antico e il Nuovo Testamento, legga il [[Corano]], vede con chiarezza ''il processo di riduzione della Divina Rivelazione che in esso s'è compiuto''. È impossibile non notare l'allontanamento da ciò che Dio ha detto di Se stesso, prima nell'Antico Testamento per mezzo dei profeti, e poi in modo definitivo nel Nuovo per mezzo del Suo Figlio. Tutta questa ricchezza dell'autorivelazione di Dio, che costituisce il patrimonio dell'Antico e del Nuovo Testamento, nell'islamismo è stata di fatto accantonata.<br>Al Dio del Corano vengono dati nomi tra i più belli conosciuti dal linguaggio umano, ma in definitiva è un Dio al di fuori del mondo, un Dio che è ''soltanto Maestà, mai Emmanuele'', Dio-con noi. ''L'islamismo non è una religione di redenzione''. Non vi è spazio in esso per la Croce e la Risurrezione. Viene menzionato Gesù, ma solo come profeta in preparazione dell'ultimo profeta, Maometto. È ricordata anche Maria, Sua Madre verginale, ma è completamente assente il dramma della redenzione. Perciò non soltanto la teologia, ma anche l'antropologia dell'[[Islam]] è molto distante da quella cristiana.<br>Tuttavia, ''la religiosità dei mussulmani merita rispetto''. Non si può non ammirare, per esempio, la loro ''fedeltà alla preghiera''. L'immagine del credente in Allah che, senza badare al tempo e al luogo, cade in ginocchio e si immerge nella preghiera, rimane un modello per i confessori del vero Dio, in particolare per quei cristiani che, disertando le loro meravigliose cattedrali, pregano poco o non pregano per niente.<ref>Da ''Varcare la soglia della speranza'', Mondadori, Milano, 2020, [https://books.google.it/books?id=5ZLTDwAAQBAJ&newbks=1&newbks_redir=0&lpg=PT105&dq=&pg=PT105#v=onepage&q&f=false pp. 105-106]. ISBN 9788852043536</ref>
*Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a [[guerra|uccidere]], prima delle [[armi]], è il cuore dell'uomo.<ref>Dal messaggio del 1981 agli scienziati riuniti nella prima sessione dei Seminari di Erice sulle Guerre Nucleari; citato in [[Antonino Zichichi]], ''Galilei divin uomo'', Ed. Il Saggiatore, Milano 2001, ISBN 88-428-0943-8</ref>
*Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i [[Immigrazione|migranti]] e i [[Rifugiato|rifugiati]], significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto ''il diritto a non emigrare'', a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria.<ref>Da ''[http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/messages/migration/documents/hf_jp-ii_mes_20031223_world-migration-day-2004.pdf Messaggio per la 90ª giornata mondiale del migrante e del rifugiato]'', ''vatican.va'' 15 dicembre 2003.</ref>
*Ecco l'antica [[Reggio Calabria|Reggio]], le cui origini si perdono nella notte dei tempi! Ecco la Reggio della Magna Grecia, di cui ancora conservate le vestigia monumentali e i preziosi cimeli nel vostro importante Museo nazionale, che ora accoglie anche i due grandi bronzi di Riace.<br> La storia di Reggio corre lungo i filoni delle grandi civiltà classiche europee: la greca, la romana, e la cristiana.<br>Nel toccare il suolo di questa città, provo una viva emozione al considerare che qui approdò, quasi duemila anni fa, Paolo di Tarso, e che qui l'Apostolo delle genti accese la prima fiaccola della fede cristiana; da qui il cristianesimo ha iniziato il suo cammino in terra calabra, espandendosi in ogni direzione, sia verso la costa ionica sia verso la fascia tirrenica. È questo un primato che mi piace sottolineare e che è motivo di giusto orgoglio per la Chiesa e per la città di Reggio Calabria.<br>Il vostro cristianesimo, ormai bimillenario, ha permeato le radici più profonde della vostra civiltà e della vostra cultura e vi ha dato la forza di far fronte con coraggio, e talvolta con eroismo, ai difficili momenti della vostra storia, durante le molteplici invasioni e dominazioni che la Calabria ha dovuto subire.<br>Ma soprattutto, il vostro animo temprato dalla fede ha trovato la forza di resistere alle calamità naturali; per due volte il terremoto, nel 1783 e, più recentemente, nel 1908, ha distrutto la vostra città, e per due volte l'avete ricostruita più grande e più bella.<br>Sì, la natura ha dotato di una bellezza particolare questa terra: Reggio, con l'azzurro intenso del suo cielo e le chiare acque del suo mare, con lo splendore del suo sole e il verde dei suoi monti aspromontani e, dall'altra parte dello stretto, la dirimpettaia Messina, città egualmente meravigliosa, con i monti Peloritani e con l'Etna che giganteggia sullo sfondo del mar Ionio, compongono uno degli scenari più suggestivi che sia dato ad occhio umano contemplare.[...]<br>Reggio! Città che hai nelle tue radici la fede di Paolo. Reggio! Che hai un cuore antico ma sempre giovane e caldo, nel nome di Dio ti saluto e ti benedico!<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1984/october/documents/hf_jp-ii_spe_19841007_cittadinanza-reggio-calabria.html Discorso di Giovanni Paolo II alla cittadinanza di Reggio Calabria]'', ''vatican.va'', 7 ottobre 1984.</ref>
*Dal punto di vista morale, un ben inteso principio di giustizia esige che tali criteri di assegnazione degli organi donati non derivino in alcun modo da logiche di tipo "discriminatorio" (età, sesso, razza, religione, condizione sociale, ecc.) oppure di stampo "utilitaristico" (capacità lavorative, utilità sociale, ecc.). Nella determinazione delle priorità di accesso ai [[trapianto|trapianti]] ci si dovrà, piuttosto, ''attenere a valutazioni immunologiche e cliniche''. Ogni altro criterio si rivelerebbe arbitrario e soggettivistico, non riconoscendo il valore che ogni essere umano ha in quanto tale, e non per le sue caratteristiche estrinseche.<ref name=tra>Da ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2000/jul-sep/documents/hf_jp-ii_spe_20000829_transplants_it.html Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II al 18° Congresso Internazionale della società dei trapianti]'', ''vatican.va'', 29 agosto 2000.</ref>
*Damose da fa'! Volemose bene! Semo romani!<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2004/february/documents/hf_jp-ii_spe_20040226_clergy-rome_it.html incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma], 26 febbraio 2004; citato in ''[http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2005/09/27/Politica/CIAMPI-IN-CAMPIGLIO-CITA-IL-PAPA-SEMO-ROMANI-E-DAMOSE-DA-FA_093959.php Ciampi: in Campidoglio cita il Papa, semo romani e damose da fa']'', ''Adnkronos'', 27 settembre 2005.</ref>
*[[Dio]] ha detto una volta «non uccidere». Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna [[mafia]] può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio… Nel nome di [[Gesù|Cristo]], crocifisso e risorto, di Cristo che è via, verità e vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio.<ref>Valle dei Templi di Agrigento, al termine della celebrazione eucaristica di domenica 9 maggio 1993</ref>
*Dobbiamo ammettere realisticamente e con profonda sofferenza, che i [[cristiano (religione)|Cristiani]] oggigiorno si sentono smarriti, confusi, perplessi ed anche delusi; vengono diffuse tante idee che si oppongono alla verità come è stata rivelata e insegnata da sempre; vere e proprie eresie si sono diffuse nelle aree del dogma e della morale, creando dubbi, confusioni e ribellioni; la liturgia è stata alterata; immersi in un relativismo intellettuale e morale e quindi nel permissivismo, i Cristiani sono tentati dall'ateismo, dall'agnosticismo, da un illuminismo vagamente morale e da una cristianità sociologica priva di dogmi o di una moralità obbiettiva.<ref>Da ''L'Osservatore Romano'', 7 febbraio 1981.</ref>
*Dottore dell'amore, san [[Francesco di Sales]] ha valorizzato incessantemente la fonte viva dell'alleanza di Dio con gli uomini: Dio ci ama, Dio ci accompagna in ogni momento della nostra vita, con un amore paziente e fedele; Dio infonde in noi il suo desiderio di ciò che è buono, un'attrazione verso ciò che è bello e vero.<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1986/documents/hf_jp-ii_hom_19861007_annency-francia_it.html omelia] del 7 ottobre 1986.</ref>
*{{NDR|La [[misericordia]]}} è la dimensione indispensabile dell'amore, è come il suo secondo nome e, al tempo stesso, è il modo specifico della sua rivelazione nei confronti della realtà del male che è nel mondo, che tocca e assedia l'uomo, che si insinua nel suo cuore e può farlo perire nella Geenna (''Mt'' 10 , 28).<ref>Dall'enciclica ''Dives in Misericordia'', V, 7; in ''La Civiltà Cattolica'', ed. 3127-3132, 1980, [http://books.google.it/books?id=7dtNAAAAMAAJ&pg=PA576 p. 576].</ref>
*E così mi presento a voi tutti, per confessare la nostra fede comune, la nostra speranza, la nostra fiducia nella [[Maria|Madre di Cristo]] e della [[Chiesa cattolica|Chiesa]], ed anche per incominciare di nuovo su questa strada della storia e della Chiesa, con l'aiuto di [[Dio]] e con l'aiuto degli uomini.<ref>Dal ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1978/documents/hf_jp-ii_spe_19781016_primo-saluto_it.html Primo saluto e prima benedizione ai fedeli]'', 16 ottobre 1978; citato in [[Angelo Montonati]], in ''Introduzione a "Parole sull'uomo"''.</ref>
*Ecco, sta davanti a noi l'uomo, il nostro Beato, Edoardo Giuseppe Rosaz, il cui cuore il Padre del nostro Signore Gesù Cristo "ha illuminato con la sua luce". Egli a questa luce divina si è aperto pienamente. Ha fatto tutto perché questa luce salvifica lo penetrasse e trasformasse interiormente. Grazie a ciò, camminò guidato dalla speranza di questa chiamata diventata "caparra della nostra eredità" in Gesù Cristo. Monsignor Rosaz è stato l'uomo di questa speranza soprannaturale che non delude.<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1991/documents/hf_jp-ii_hom_19910714_beatificazione-rosaz_it.html Omelia] per la beatificazione di [[Edoardo Giuseppe Rosaz|Monsignor Rosaz]], 14 luglio 1991.</ref>
*Ella {{NDR|[[Adrienne von Speyr]]}} aveva una predilezione per "il discepolo che Gesù amava" {{NDR|[[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni apostolo]]}} e lo vedeva come l'ultimo e il più profondo interprete del mistero di Gesù, dell'amore del Padre per il mondo, del ruolo dello Spirito Santo di introduttore perfetto nella luce piena della Rivelazione del Padre e del Figlio. Adrienne ha penetrato molto vivamente la profonda comunione di fede e di cuore tra la Madre di Gesù e il solo apostolo rimasto con lei ai piedi della croce. Ella vi vedeva l'origine verginale della Chiesa, di quella Chiesa che doveva essere affidata a Pietro. Che questa spiritualità, intensamente vissuta, da Adrienne von Speyr, vi aiuti a incarnare sempre meglio la vostra preoccupazione di vita evangelica ed ecclesiale nelle realtà del mondo contemporaneo.<ref>Dal discorso ai partecipanti del convegno sulla missione ecclesiale di Adrienne von Speyr, 28 settembre 1985; citato in Marcello Paradiso, ''Il blu e il giallo. Hans Urs von Balthasar e Adrienne von Speyr: un'avventura spirituale'', Effatà Editrice, Cantalupa, 2009, [http://books.google.it/books?id=XAZHNJXs9jYC&pg=PA4 p. 4]. ISBN 978-88-7402-511-4</ref>
*Fu proprio la barbarie registrata nei confronti della dignità umana che portò l'Organizzazione delle [[Organizzazione delle Nazioni Unite|Nazioni Unite]] a formulare, appena tre anni dopo la sua costituzione, quella [[Dichiarazione universale dei diritti umani|Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo]] che resta una delle più alte espressioni della coscienza umana nel nostro tempo.<ref>Dal ''Discorso all'Assemblea Generale dell'ONU'', 5 ottobre 1995.</ref>
*Ho già accennato alla tradizione: che cosa significa ed implica questa parola qui a Napoli? Essa è certamente evocativa di una storia antichissima, che risale alla prima "{{sic|Palèpoli}}": dico la vicenda plurisecolare di una Città che ha visto fiorire al suo interno, come nella circostante [[Campania|Regione Campana]], diverse culture e filosofie, le arti e le lettere, la musica e il canto, all'insegna di una civiltà, a cui il mondo riguarda tuttora ammirato. Ma voi capite benissimo come, dicendo tradizione, io qui intenda soprattutto quella tradizione religiosa cristiana, che ci è stata mirabilmente attestata fin dall'approdo dell'[[Paolo di Tarso|Apostolo Paolo]] nell'adiacente golfo di Pozzuoli, mentre era in viaggio verso Roma. Stando anzi all'esplicita testimonianza degli [[Atti degli Apostoli]] (At 28,14), egli trovò alcuni "fratelli" e, dietro loro richiesta, vi sostò sette giorni. Proprio l'accertata presenza di cristiani agli inizi degli anni Sessanta della nostra era, e la legittima deduzione che non poté certo essere sterile di frutti spirituali la permanenza del "Dottore delle Genti" in mezzo a loro, sono fatti che mi spingono a definire come letteralmente e autenticamente "apostolica" la vostra fede, a cui poi l'ininterrotto contatto con la [[Chiesa cattolica|Chiesa di Roma]], nel corso dei secoli, ha conferito ulteriore sviluppo e compatta saldezza. [[Napoli]] non ha conosciuto mai distacchi e lacerazioni nella sua professione cristiana.<ref name=Apostolo>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1979/october/documents/hf_jp-ii_spe_19791021_people-napoli.html Discorso di Giovanni Paolo II alla popolazione napoletana]'', ''vatican.va'', 21 ottobre 1979.</ref>
*I [[trapianto|trapianti]] sono una grande conquista della scienza a servizio dell'uomo e non sono pochi coloro che ai nostri giorni sopravvivono grazie al trapianto di un organo. La medicina dei trapianti si rivela, pertanto, strumento prezioso nel raggiungimento della prima finalità dell'arte medica, il servizio alla vita umana. Per questo, nella Lettera Enciclica Evangelium vitae ho ricordato che, tra i gesti che concorrono ad alimentare un'autentica cultura della vita "merita un particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili, per offrire una possibilità di salute e perfino di vita a malati talvolta privi di speranza".<ref name=tra/>
*Il ministero ordinario ha una sua "profondità" e in tale profondità trova il suo vero significato: non si tratta soltanto, attraverso le attività varie e molteplici del ministero, di essere l'animatore o il coordinatore della comunità, ma in misura maggiore si tratta di rappresentare sacramentalmente, nella comunità e per essa, il Cristo, capo della Chiesa e suo corpo.<ref>Dal discorso ai vescovi del Belgio in visita in Vaticano; citato in ''Libero'', 23 novembre 2003, p. 7.</ref>
*Il riconoscimento della dignità singolare della persona umana ha un'ulteriore conseguenza di fondo: gli organi vitali singoli non possono essere [[trapianto|prelevati]] che ex cadavere, cioè dal corpo di un individuo certamente morto. Questa esigenza è di immediata evidenza, giacché comportarsi altrimenti significherebbe causare intenzionalmente la morte del donatore prelevando i suoi organi.<ref name=tra/>
*In definitiva, la [[pace e guerra|pace]] si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo – opera di giustizia è la pace –, mentre la [[pace e guerra|guerra]] nasce dalla violazione di questi diritti e porta con sé ancor più gravi violazioni di essi.<ref>Dall'enciclica ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_04031979_redemptor-hominis.html Redemptor hominis]'', n. 17.</ref>
*{{NDR|Sulla [[morte cerebrale]]}} In questa prospettiva, si può affermare che il recente criterio di accertamento della morte sopra menzionato, cioè la cessazione totale ed irreversibile di ogni attività encefalica, se applicato scrupolosamente, non appare in contrasto con gli elementi essenziali di una corretta concezione antropologica. Di conseguenza, l'operatore sanitario, che abbia la responsabilità professionale di un tale accertamento, può basarsi su di essi per raggiungere, caso per caso, quel grado di sicurezza nel giudizio etico che la dottrina morale qualifica col termine di "certezza morale", certezza necessaria e sufficiente per poter agire in maniera eticamente corretta. Solo in presenza di tale certezza sarà, pertanto, moralmente legittimo attivare le necessarie procedure tecniche per arrivare all'espianto degli organi da trapiantare, previo consenso informato del donatore o dei suoi legittimi rappresentanti.<ref name=tra/>
*Io e i miei connazionali dobbiamo un grande ringraziamento ai nostri fratelli di [[Benevento]], più maturi nella fede, dopo quasi un millennio di fede portata qui direttamente dagli apostoli.<ref>Da [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1990/july/documents/hf_jp-ii_spe_19900702_cittadinanza-benevento_it.html Incontro con la cittadinanza di Benvento, 2 luglio 1990].</ref>
*L'[[adulterio]] "nel cuore" viene commesso non soltanto perché l'uomo "guarda" {{NDR|per desiderare}} [...] la donna che non è sua moglie, ma ''appunto perché guarda così una donna''. Anche se guardasse in questo modo la donna ''che è sua moglie'' commetterebbe lo stesso adulterio "nel cuore".<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1980/documents/hf_jp-ii_aud_19801008_it.html Udienza generale] dell'8 ottobre 1980.</ref>
*L'[[amore]] è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.<ref>Dall'Esortazione Apostolica ''Familiaris Consortio'', 22 novembre 1981.</ref>
*L'uomo non può da se stesso decidere ciò che è [[bontà e cattiveria|buono]] e ciò che è [[bontà e cattiveria|cattivo]] [...] La [[coscienza morale|coscienza]] non è una fonte autonoma ed esclusiva per decidere ciò che è buono e ciò che è cattivo... La sua pretesa di diventare fonte autonoma ed esclusiva nel decidere il bene e il male [...] è la vera bestemmia [...], è rifiuto dello Spirito Santo.<ref>Dall'enciclica ''Dominum et vivificantem'', 1986.</ref>
*La Chiesa è chiamata a manifestare nuovamente a tutti, con un più chiaro e fermo convincimento, la sua volontà di promuovere con ogni mezzo e di difendere contro ogni insidia la vita umana, in qualsiasi condizione e stadio di sviluppo si trovi. Per questo la Chiesa condanna come grave offesa alla dignità umana e della giustizia tutte quelle attività dei governi o di altre autorità pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi modo al libertà dei coniugi nel decidere dei figli. Di conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorità in favore della [[contraccezione]] e persino della sterilizzazione e dell'aborto procurato è del tutto da condannare e da respingere con forza. Allo stesso modo è da esecrare come gravemente ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali l'aiuto economico concesso per la promozione dei popoli venga condizionato a programmi di contraccezione, sterilizzazione e aborto procurato.<ref>Da ''Familiaris consortio'' del 1981.</ref>
*La libertà non consiste nel fare ciò che piace, ma nell'avere il diritto di fare ciò che si deve.<ref>Dall'[https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1995/documents/hf_jp-ii_hom_19951008_baltimore.html omelia] per la celebrazione eucaristica all'"Oriole Park at Catmden Yards", 8 ottobre 1995.</ref>
*{{NDR|In occasione del conferimento del Premio Paolo VI a [[Hans Urs von Balthasar|Balthasar]]}} La passione per la teologia, che ha sostenuto il suo impegno di riflessione sulle opere dei padri, dei teologi e dei mistici, ottiene oggi un importante riconoscimento. Egli ha messo le sue vaste conoscenze al servizio di un "intellectus fidei", che fosse capace di mostrare all'uomo contemporaneo lo splendore del vero che promana da Gesù Cristo.<ref>Dal [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1984/june/documents/hf_jp-ii_spe_19840623_premio-paolo-vi_it.html discorso] del 23 giugno 1984.</ref>
*La paura nasce dovunque Dio muore nella coscienza degli essere umani. Ognuno sa, sebbene oscuramente e con timore, che dovunque Dio muore nella coscienza della persona umana, lì segue inevitabilmente la morte dell'uomo, ch'è immagine di Dio.<ref>Dal messaggio per la celebrazione della [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_19841208_xviii-world-day-for-peace_it.html Giornata Mondiale della Pace], 1° gennaio 1985.</ref>
*La storia dell'Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell'adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere [[Salvo D'Acquisto]], medaglia d'oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione.<ref>Dal ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2001/documents/hf_jp-ii_spe_20010226_carabinieri-roma_it.html Discorso ai Militari dell'Arma dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma]'', 26 febbraio 2001.</ref>
*La [vera] [[Scienza]] nasce nell'Immanente, ma porta l'uomo verso il Trascendente.<ref>Da un messaggio alla World Federation of Scientists; citato in [[Antonino Zichichi]], ''L'irresistibile fascino del tempo'', Net, 2002, p. 22. ISBN 88-515-2004-6</ref>
*La [...] vicenda umana del beato [[Giacinto Giordano Ansalone|Giordano]], spesa tutta instancabilmente per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime, è una ulteriore conferma della ben nota affermazione di [[Tertulliano]]: "semen est sanguis Christianorum" [...]. Coloro che uccisero il beato Giordano credettero di eliminarne il ricordo [...]. Ma egli, vivendo eternamente in Dio, continua ad essere una guida ed un esempio, per quanti ancora cercano Dio e la verità, nell'ambito delle religioni non cristiane e per quanti, segnati dal Battesimo, debbono nel loro pellegrinaggio terreno, giorno dopo giorno, rendere pubblicamente ragione della loro speranza cristiana [...]. La sanguinosa e gloriosa testimonianza resa dal beato Giordano Ansalone e dai suoi compagni Martiri [...] deve ricordare al cristiani di oggi [...] che la coerente testimonianza evangelica è una componente fondamentale dell'esser cristiani, e che i fedeli [...] devono essere autentici [[Missionario|missionari]], non solo nella generosa disponibilità a seguire la chiamata di Dio per l'evangelizzazione di terre lontane, ma altresì nell'impegno continuo, quotidiano per la realizzazione di tutte le esigenze, che il Vangelo di Gesù comporta nella vita personale, familiare, professionale, sociale.<ref>Dal ''[https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1982/march/documents/hf_jp-ii_spe_19820327_pellegrinaggio-agrigento.html Discorso di Giovanni Paolo II ad un pellegrinaggio della Diocesi di Agrigento]'', 27 marzo 1982.</ref>
*La vostra giovinezza non è solo proprietà vostra, proprietà personale o di una generazione: essa appartiene al complesso di quello spazio, che ogni uomo percorre nell'itinerario della sua vita, ed è al tempo stesso un bene speciale di tutti. È un bene dell'umanità stessa.<ref>Dalla [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_31031985_dilecti-amici_it.html Lettera Apostolica ''Dilecti Amici''], 1, 31 marzo 1985.</ref>
*Le donne hanno il diritto di esigere che la loro dignità venga rispettata. Allo stesso tempo, esse hanno il dovere di lavorare per la promozione della dignità di tutte le persone, degli uomini come delle donne.<ref>Dalla ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_08121994_xxviii-world-day-for-peace_it.html Messaggio per la XXVIII giornata della Pace]'', Vaticano, 8 dicembre 1994.</ref>
*{{NDR|Sul [[genocidio armeno]]}} Lo sterminio di un milione e mezzo di Cristiani Armeni, che generalmente viene definito come il primo genocidio del XX secolo, e il successivo annientamento di migliaia di persone sotto il regime totalitario, sono tragedie ancora vive nel ricordo della generazione attuale.<ref>Dalla dichiarazione congiunta con [[Karekin II]], 27 settembre 2001; riportato in ''[http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2001/september/documents/hf_jp-ii_spe_20010927_decl-jp-ii-karekin-ii.html Vatican.va]''.</ref>
*Nell'[[uomo]] c'è un "alito di vita", che proviene dal "soffiare" di Dio stesso. Nell'uomo c'è un soffio o spirito che assomiglia al soffio o spirito di Dio.<br />Quando il [[Libro della Genesi]], al capitolo 2, parla della creazione degli [[animale|animali]] (''Gen'' 2, 19), non accenna a una relazione così stretta col soffio di Dio. Dal capitolo precedente sappiamo che l'uomo è stato creato "a immagine e somiglianza di Dio" (''Gen'' 1, 26-27).<br />Altri testi, tuttavia, ammettono che anche gli animali hanno un alito o soffio vitale e che l'hanno ricevuto da Dio. Sotto questo aspetto l'uomo, uscito dalle mani di Dio, appare solidale con tutti gli esseri viventi. Così il [[Salmi|Salmo]] 104 non pone distinzione tra gli uomini e gli animali quando dice, rivolgendosi a Dio creatore: "Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono" (''Sal'' 104, 27-28). Poi il Salmista aggiunge: "Se togli loro il soffio, muoiono e ritornano nella polvere. Mandi il tuo soffio, sono creati e rinnovi la faccia della terra" (''Sal'' 104, 29-30).<ref>Dall'udienza generale del 10 gennaio 1990; riportato in ''[https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1990/documents/hf_jp-ii_aud_19900110.html Vatican.va]''.</ref>
*Napoli è una città ricca di storia, che spazia per circa tre millenni, fin dagli albori della civiltà greca all'inserimento fecondo e ormai più che secolare nella unificata compagine della Nazione italiana; è città ricca di vita, che pulsa ardente e vigorosa nell'intelligenza, nel dinamismo e nella ben nota, solare inventiva dei suoi figli; è città agitata da profonde speranze verso un avvenire pacifico, rispondente ai postulati fondamentali della giustizia e della dignità dell'uomo.<br>Ma [...] la Metropoli partenopea è anche una comunità che ha le sue sofferenze nascoste o palesi, inerenti a problemi gravi e urgenti, la cui mancata soluzione comporta diffusi disagi e profondi drammi umani.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1979/october/documents/hf_jp-ii_spe_19791021_arrival-napoli.html Discorso di Giovanni Paolo II all'arrivo a Napoli]'', ''vatican.va'', 21 ottobre 1979.</ref>
*Napoli [...] merita questo interesse speciale; Napoli esige una diretta sollecitudine; Napoli ha bisogno di sperare: parlo della speranza nel suo vivere, nel suo futuro; parlo della speranza anche in senso umano e civile, la quale – come già il binomio giustizia e carità – è indissociabile dalla speranza più alta che arride, nella luce di Dio, alla vita cristiana.<br>Coraggio, dunque, fratelli ed amici di Napoli! Voglio essere io il primo a sperare, augurandomi, augurandovi che, con l'aiuto del Signore provvidente, con lo sforzo coordinato e volenteroso dei buoni, nella fedeltà a tutta prova ai valori cristiani, possa profilarsi sull'orizzonte di questa Città fascinosa un periodo di più rigoglioso sviluppo per un futuro lieto e sereno, in tutto degno del suo grande passato.<ref name=Apostolo />
*Nella Santa [[Eucarestia]], siamo in comunione con Cristo stesso, unico sacerdote ed unica ostia, che ci coinvolge nel movimento della sua offerta e della sua adorazione, Lui che è fonte di ogni grazia.<ref>Discorso durante la [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1980/june/documents/hf_jp-ii_spe_19800601_montmartre-paris_it.html visita] al Sacro Cuore di Montmarte, Parigi, 1 giugno 1980.</ref>
*Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa!<ref>Dall'''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1978/documents/hf_jp-ii_spe_19781022_inizio-pontificato_it.html Omelia per l'inizio del pontificato]'', 22 ottobre 1978.</ref>
*Non c'è [[pace]] senza [[giustizia]], non c'è giustizia senza [[perdono]].<ref>Dal messaggio per la celebrazione della [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/messages/peace/documents/hf_jp-ii_mes_20011211_xxxv-world-day-for-peace_it.html Giornata Mondiale della Pace], 1° gennaio 2002.</ref>
*Non c'è [[speranza]] senza [[paura]], e paura senza speranza.<ref>Da ''La bottega dell'orefice'', 1960; citato in Elena Spagnol, ''Citazioni'', Garzanti, 2003.</ref>
*Non è cambiato infatti il disegno di Dio, che ha iscritto nell'uomo e nella donna la vocazione all'amore e alla [[famiglia]]. Non è meno forte oggi l'azione dello Spirito Santo, dono di Cristo morto e risorto. E nessun errore e nessun peccato, nessuna ideologia e nessun inganno umano possono sopprimere la struttura profonda del nostro essere, che ha bisogno di essere amato ed è a sua volta capace di amore autentico.<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/2004/february/documents/hf_jp-ii_spe_20040226_clergy-rome_it.html incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma], 26 febbraio 2004.</ref>
*Non so se posso bene spiegarmi nella vostra... nostra [[lingua italiana]]. Se mi sbaglio, mi ''[[Correzione|corrigerete]]''.<ref>Dal ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1978/documents/hf_jp-ii_spe_19781016_primo-saluto_it.html Primo saluto e prima benedizione ai fedeli]'', 16 ottobre 1978.</ref>
*"[['O sole mio|O sole mio]]". È un sole profondamente inciso nella storia. Napoli, "Neapolis", canta il sole, Napoli canta il Cristo.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1990/november/documents/hf_jp-ii_spe_19901110_giovani-napoli.html Incontro di Giovanni Paolo II con i giovani nello stadio San Paolo]'', ''vatican.va'', 10 novembre 1990.</ref>
*Ogni autentica [[preghiera]] è suscitata dallo Spirito Santo, il quale è misteriosamente presente nel cuore di ogni uomo.<ref>Da ''Insegnamenti'', IX/2 1986.</ref>
*Però io non muoio del tutto, quel che in me è imperituro permane.<ref>Da ''Trittico romano. Meditazioni''.</ref>
*Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli [cfr. ''Lc'' 22, 32], dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle [[donna|donne]] l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa.<ref>Dalla lettera apostolica ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_22051994_ordinatio-sacerdotalis_it.html Ordinatio Sacerdotalis]'', 22 maggio 1994.</ref>
*Quando mercoledì 27 settembre il Santo Padre [[Giovanni Paolo I]] ha parlato ai partecipanti all'udienza generale, nessuno poteva immaginare che fosse per l'ultima volta. La sua morte – dopo 33 giorni di pontificato – ha sorpreso e ha riempito tutto il mondo di profondo lutto. Egli che suscitò nella Chiesa così grande gioia e inspirò nei cuori degli uomini tanta speranza ha, in così breve tempo, consumato e portato alla fine la sua missione. Nella sua morte si è verificata la parola tanto ripetuta del Vangelo: "...state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà" (Mt 24,44). Giovanni Paolo I vegliava sempre. La chiamata del Signore non l'ha sorpreso. Egli l'ha seguita con la stessa trepida gioia, con la quale il 26 agosto aveva accettato l'elezione al soglio di San Pietro.<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1978/documents/hf_jp-ii_aud_19781025_it.html Udienza generale] del 25 ottobre 1978.</ref>
*Quando si parla di prove dell'[[esistenza di Dio]], dobbiamo sottolineare che non si tratta di prove d'ordine scientifico-sperimentale. Le prove scientifiche, nel senso moderno della parola, valgono solo per le cose percettibili ai sensi, giacché solo su queste possono esercitarsi gli strumenti di indagine e di verifica, di cui la scienza si serve. Volere una prova scientifica di Dio, significherebbe abbassare Dio al rango degli esseri del nostro mondo, e quindi sbagliarsi già metodologicamente su quello che Dio è. La scienza deve riconoscere i suoi limiti e la sua impotenza a raggiungere l'esistenza di Dio: essa non può né affermare, né negare questa esistenza. Da ciò non deve tuttavia trarsi la conclusione che gli scienziati siano incapaci di trovare, nei loro studi scientifici, motivi validi per ammettere l'esistenza di Dio. Se la scienza, come tale, non può raggiungere Dio, lo scienziato, che possiede un'intelligenza il cui oggetto non è limitato alle cose sensibili, può scoprire nel mondo le ragioni per affermare un essere che lo supera. Molti scienziati hanno fatto e fanno questa scoperta.<ref>Udienza generale del [https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/audiences/1985/documents/hf_jp-ii_aud_19850710.html 10 luglio 1985].</ref>
*Quante volte le persone molto ricche non sono felici, perché non hanno saputo attingere all'altra sorgente, all'altra dimensione della ricchezza. Questa dimensione spirituale dove entra Cristo che ci dimostra, che, pur essendo povero, arricchisce tutti.<ref>Dal discorso ''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1992/december/documents/hf_jp-ii_spe_19921213_par-s-ugo_it.html Ai giovani della Parrocchia di Sant'Ugo Vescovo]'', Roma, 13 dicembre 1992.</ref>
*Qui a Münster vivete nei luoghi in cui [[Maria Euthymia Üffing|Suor Maria Euthymia]], delle Suore della Misericordia, ha operato ed è stata sepolta e che sono meta di pellegrinaggio di schiere di persone bisognose di aiuto. Nei luoghi in apparenza poco visibili del suo servizio pieno di abnegazione, questa semplice religiosa ha mostrato in modo esemplare per molti, come una vita ispirata dalla fede e dal Vangelo abbia una forza in grado di cambiare il mondo. La forza della sua imitazione di Cristo era tale che dalla sua vicinanza i prigionieri di guerra a lei affidati traevano la sensazione di sentirsi protetti nella propria casa. L'amore vince l'odio.<ref>Dalla visita a Münster, 1° maggio 1987; citato in ''[https://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20011007_beat-uffing_it.html Maria Euthymia Üffing]'', ''vatican.va''.</ref>
*[[Ricchezza|Ricco]] non è colui che possiede, ma colui che [[Dare|dà]], colui che è capace di dare.<ref>Dall'Esortazione Apostolica ''Redemptionis Donum'', Libreria Editrice Vaticana, 25 marzo 1984.</ref>
*[[Leopoldo da Castelnuovo|San Leopoldo]] non ha lasciato opere teologiche o letterarie, non ha affascinato con la sua cultura, non ha fondato opere sociali. Per tutti quelli che lo conobbero, egli altro non fu che un povero frate: piccolo, malaticcio. La sua grandezza è altrove: nell'immolarsi, nel donarsi, giorno dopo giorno, per tutto il tempo della sua vita sacerdotale, cioè per 52 anni, nel silenzio, nella riservatezza, nell'umiltà di una celletta-confessionale: "il buon pastore offre la vita per le pecore". Fra Leopoldo era sempre lì, pronto e sorridente, prudente e modesto, confidente discreto e padre fedele delle anime, maestro rispettoso e consigliere spirituale comprensivo e paziente.<br>Se si volesse definirlo con una parola sola, come durante la sua vita facevano i suoi penitenti e confratelli, allora egli è "il confessore"; egli sapeva solo "confessare". Eppure proprio in questo sta la sua grandezza. In questo suo scomparire per far posto al vero Pastore delle anime.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1983/documents/hf_jp-ii_hom_19831016_leopoldo-da-castelnovo.html Canonizzazione di Padre Leopoldo da Castelnovo - Omelia di Giovanni Paolo II]'', ''vatican.va'', 16 ottobre 1983.</ref>
*Se Satana opera nel mondo per il suo odio contro Dio e il suo regno, ciò è permesso dalla divina Provvidenza che con potenza e bontà ("fortiter et suaviter") dirige la storia dell'uomo e del mondo. Se l'azione di Satana certamente causa molti danni - di natura spirituale e indirettamente di natura anche fisica - ai singoli e alla società, egli non è tuttavia in grado di annullare la definitiva finalità cui tendono l'uomo e tutta la creazione, il Bene.<ref>Udienza generale del 20 agosto 1986. Come citato in Andrea Lomonaco, ''[https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2024-03/quaresima-parole-papi-diavolo-demonio.html Le parole dei Papi sul diavolo, nemico astuto che esiste davvero]'', Vatican News, 3 marzo 2024</ref>
*{{NDR|Agli [[ebrei]]}} Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori.<ref>Dall'incontro in sinagoga con [[Elio Toaff]] del 13 aprile 1986; citato in ''[https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-01/fratelli-maggiori-giornata-ebrei-cristiani-dialogo-papi.html Ai nostri fratelli maggiori]'', ''vaticannews.va'', 17 gennaio 2021.</ref>
*Sono un viandante sullo stretto marciapiede della terra, e non distolgo il pensiero dal Tuo volto che il mondo non mi svela.<ref>Dalla poesia ''Meditazioni sulla morte'', IV, 3, 1975.</ref>
*Sul volto di [[Padre Pio da Pietrelcina|Padre Pio]] risplendeva la luce della risurrezione. Il suo corpo, segnato dalle "stimmate", mostrava l'intima connessione tra morte e [[risurrezione]], che caratterizza il mistero pasquale. Per il Beato di Pietrelcina la condivisione della Passione ebbe toni di speciale intensità: i singolari [[carisma|doni]] che gli furono concessi e le sofferenze interiori e mistiche che li accompagnavano gli consentirono di vivere un'esperienza coinvolgente e costante dei patimenti del Signore.<ref>Dall'[http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1999/documents/hf_jp-ii_hom_02051999_padre-pio.html omelia] per la beatificazione di Padre Pio da Pietralcina, 2 maggio 1999.</ref>
*Tra i "Dottori della Chiesa" [[Teresa di Lisieux|Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo]] è la più giovane, ma il suo cammino spirituale è così maturo ed ardito, le intuizioni di fede presenti nei suoi scritti sono così vaste e profonde, da meritarle un posto tra i grandi maestri dello spirito.<ref>Dalla [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1997/documents/hf_jp-ii_hom_19101997_it.html omelia] per la proclamazione della santa a Dottore della Chiesa.</ref>
*Tutta la grandezza del [[lavoro]] è dentro l'uomo.<ref>Da ''Il sapore del pane''.</ref>
*Un primo accento è da porre sul fatto che ogni intervento di [[trapianto]] d'organo, come già in altra occasione ho avuto modo di sottolineare, ha generalmente all'origine una decisione di grande valore etico: "la decisione di offrire, senza ricompensa, una parte del proprio corpo, per la salute ed il benessere di un'altra persona". Proprio in questo risiede la nobiltà del gesto, che si configura come un autentico atto d'amore. Non si dona semplicemente qualcosa di proprio, si dona qualcosa di sé, dal momento che "in forza della sua unione sostanziale con un'anima spirituale, il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni..., ma è parte costitutiva della persona, che attraverso di esso si manifesta e si esprime".<ref name=tra/>
*Uomo del silenzio, egli spandeva attorno a sé un alone di spiritualità e di forte richiamo all'assoluto. Denominato dalla gente con l'affettuoso appellativo di "Frate Silenzio", [[Nicola da Gesturi]] si presentava con un atteggiamento che era più eloquente delle parole: liberato dal superfluo ed alla ricerca dell'essenziale, non si lasciava distrarre dalle cose inutili o dannose, volendo essere testimonianza della presenza del Verbo Incarnato accanto ad ogni uomo.<br>In un mondo troppo spesso saturo di parole e povero di valori, c'è bisogno di uomini e di donne che, come il beato Nicola da Gesturi, sottolineino l'urgenza di recuperare la capacità del silenzio e dell'ascolto, affinché tutta la vita divenga un "cantico" di lode a Dio e di servizio verso i fratelli.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1999/documents/hf_jp-ii_hom_03101999_beatifications.html Omelia]'', ''vatican.va'', 3 ottobre 1999.</ref>
*Violentare le coscienze è un grave danno fatto all'uomo. È il più doloroso colpo inferto alla dignità umana. È, in un certo senso, peggiore dell'infliggere la morte fisica, dell'uccidere.<ref>Dall'[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1982/documents/hf_jp-ii_ang_19820110.html Angelus] del 10 gennaio 1982.</ref>
*Sono venuto per esprimervi la mia affezione e la mia stima per la vostra antica città {{NDR|[[Alatri]]}}, a cui sovrasta la famosa Acropoli, che già formò l'orgoglio del fiero popolo degli Ernici, e oggi costituisce una rara testimonianza della più perfetta costruzione ciclopica conservata in Italia.<ref>Dal [http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1984/september/documents/hf_jp-ii_spe_19840902_arrivo-alatri_it.html discorso] durante la visita pastorale ad Alatri, 2 settembre 1984.</ref>
*È una giornata storica, questa odierna, per la pur storica città e diocesi di Alatri, che sorge fiera attorno alla sua Acropoli e si affaccia sull'orizzonte dei monti Ernici, abbracciando le fertili e pittoresche vallate di questa benedetta terra di [[Ciociaria]].<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1984/documents/hf_jp-ii_hom_19840902_fedeli-ciociaria_it.html Omelia della Messa per i fedeli della Ciociaria], durante la visita pastorale ad Alatri.</ref>
*[...] non "lasciatevi vivere", ma prendete nelle vostre mani la vostra vita e vogliate decidere di farne un autentico e personale capolavoro!<ref>Dall'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1985/september/documents/hf_jp-ii_spe_19850922_giovani-palasport_it.html incontro con i giovani di Genova], 22 settembre 1985. Ripetuta e parafrasata nell'[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/speeches/1985/october/documents/hf_jp-ii_spe_19851020_giovani-cagliari_it.html incontro con i giovani della Sardegna], 20 ottobre 1985.</ref>
*{{NDR|[[Zefirino Agostini]]}} pur tra innumerevoli difficoltà, non si perse mai d'animo. Egli ci viene presentato oggi come umile e saldo testimone del Vangelo nel fecondo periodo della Chiesa veronese del secondo Ottocento. Salda fu la sua fede, efficace la sua azione caritativa e ardente lo spirito sacerdotale che lo contraddistinse.<br>L'amore del Signore lo sospinse nel suo apostolato rivolto ai più poveri, ed in particolare all'educazione cristiana delle fanciulle, specialmente più bisognose. Egli aveva ben compreso l'importanza della donna quale protagonista del risanamento della società, nei suoi ruoli di educatrice ai valori della libertà, dell'onestà e della carità.<ref>Da ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1998/documents/hf_jp-ii_hom_25101998_beat.pdf Santa messa per la beatificazione di quattro servi di Dio]'', ''vatican.va'', 25 ottobre 1998.</ref>
*Signor Direttore, gentili Signori e Signore, ben volentieri ho accolto l'invito, nel corso di questa mia visita a Cesena, di vedere ed ammirare la famosa ed antica [[Biblioteca Malatestiana]], nella quale ora noi ci troviamo, gloria e splendore non solo della vostra Città, ma anche, nel suo genere, di quel periodo così ricco di fermenti innovativi e di fervore artistico-culturale, quale fu l'Umanesimo italiano nel Quattrocento. Abbiamo qui di fronte ai nostri occhi un monumento ed un ricordo, di detto periodo, estremamente suggestivo.<ref>Dal discorso pronunciato nella Biblioteca Malatestiana, 9 maggio 1986; citato in ''Il Papa in Romagna: documenti e testimonianze sulla visita pastorale di S. S. Giovanni Paolo II'', a cura di Gian Michele Fusconi, Diocesi di Romagna, Rocca San Casciano, 1986.</ref>
*Ti ringrazio, [[Benevento]], per questa giornata che abbiamo passato insieme, la tua giornata, giornata della Madre delle Grazie! Ti ringrazio, Benevento, per la tua accoglienza, per la tua presenza, per la tua preghiera, per i tuoi canti! Ti ringrazio, Benevento, di cuore! E direi ancora: Benevento, ti ringrazio per questo vento che ci ha portato il tramonto della giornata! Ti auguro di rimanere sempre fedele alla tua grande eredità cristiana trasmessa dagli apostoli, dai martiri, come san Bartolomeo, san Gennaro. Ti ringrazio di rimanere sempre nella Grazia del Signore, per l'intercessione della tua e nostra Madre. E, alla fine: Benevento, ti auguro anche le buone vacanze!<ref>[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1990/documents/hf_jp-ii_hom_19900702_benevento_it.html Celebrazione eucaristica nello stadio cittadino di Benevento, 1990].</ref>
*Vi ho cercato. Adesso voi siete venuti da me. E vi ringrazio. (1° aprile 2005)<ref>Dal [http://www.vatican.va/gpII/bulletin/B0179-XX.01.pdf bollettino] sulle condizioni del Papa del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede [[Joaquín Navarro-Valls]], ore 11.30, 2 aprile 2005. Il riferimento è probabilmente ai migliaia di giovani "incontrati in tutto il mondo lungo il percorso" pontificio e alla loro presenza in Piazza San Pietro nelle sue ultime ore.</ref>
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/letters/1979/documents/hf_jp-ii_let_19790302_arciv-praga.html Lettera all'arcivescovo di Praga per il 250° centenario della canonizzazione di Giovanni Nepomuceno]''|Lettera inviata il 2 marzo 1979 dal Vaticano; citato in ''vatican.va''.}}
*Se ora vogliamo considerare brevemente la nobile figura del Santo {{NDR|[[Giovanni Nepomuceno]]}}, la storia ce lo presenta prima come dedito allo studio e alla preparazione al sacerdozio: consapevole com'era che, secondo l'espressione di San Paolo, sarebbe stato trasformato in altro Cristo, egli trasformò l'anima in tempio casto dello spirito. Con uguale pietà fu parroco di San Gallo, nella città di Praga; poi canonico; poi Vicario Generale. In questo ufficio, che lo rendeva in qualche modo corresponsabile del governo della sua chiesa, egli trovò il suo martirio e insieme la sua gloria. E poiché egli, più che altri, difese i diritti e la legittima libertà della Chiesa di fronte ai voleri del Re Venceslao IV, più degli altri si attirò l'ira del monarca. Questi partecipò personalmente alla sua tortura, che ne causò la morte; poi lo fece gettare dal ponte nel fiume Moldava. Così le sue acque furono santificate dal corpo e sangue del Martire e divennero il suo primo sepolcro. Ciò avvenne la notte del 20 marzo 1393. La luce di quella notte si diffuse in tutto il mondo, e dura ancora, vivissima.
*La figura grandiosa di San Giovanni, venerabile Fratello, ha esempi e doni per tutti. Ma poiché egli fu sacerdote, parroco e Vicario Generale, sembra naturale che per primi i sacerdoti debbano bere alla sua fontana. È vero, il modello dei modelli è Gesù, a cui la voce del Padre rimanda, ma anche i [[Santo|Santi]] sono nostri modelli, avendo amato Dio sopra ogni cosa. Ebbene, San Giovanni incarna in sé sia l'ideale del conoscitore dei Misteri di Dio, teso come fu alla perfezione delle virtù, allo studio, alla disciplina; sia del parroco, che santifica i suoi fedeli con l'esempio della sua vita e con lo zelo delle anime; sia del Vicario Generale, scrupoloso esecutore dei suoi doveri in armonia con la volontà del suo Arcivescovo nello spirito dell'ubbidienza ecclesiale.
*Le vocazioni maturano poi nei [[Seminario|seminari]]. Qui si insegna la sacra Dottrina; qui i futuri messaggeri della Buona Novella l'assimilano; qui si accende la fiamma della loro devozione, si fortifica il loro carattere e si tempra la loro indole. Dai seminari devono uscire uomini di Dio dei quali il nostro tempo ha bisogno, apostoli di Cristo il quale venne per rendere testimonianza alla verità e alla carità. Il seminario è il cuore della diocesi e la speranza della Chiesa.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/may/documents/hf_jp-ii_spe_19800506_nairobi-diplomatici.html Al corpo diplomatico accreditato a Nairobi]''|Discorso pronunciato il 6 maggio 1980 a Nairobi; citato in ''vatican.va''.}}
*Molte situazioni e problemi africani che richiedono la nostra attenzione oggi non sono differenti da quelli che coinvolgono altre nazioni e continenti nel mondo. Altri invece sono tipicamente africani nel senso che gli elementi dei problemi e le risorse disponibili per la loro soluzione – risorse naturali e specialmente umane – sono esclusive di questo continente. In ciò vi è un fattore supremo che deve essere tenuto presente nella mente. È la vera identità dell'africano, della persona africana, dell'uomo e della donna africana.
*La verità sull'individuo africano deve essere vista, prima di tutto e principalmente, nella sua dignità come persona umana.
*La storia testimonia come il continente africano ha sempre conosciuto un forte senso comunitario nei differenti gruppi che costituiscono la sua struttura sociale: ciò è particolarmente vero per la famiglia dove vi è una forte coesione e solidarietà. E quale migliore prospettiva potrà essere trovata nella necessità di una pacifica soluzione di conflitti e difficoltà – un modo che sia all'altezza della dignità umana – della innata propensione al dialogo, del desiderio di spiegare le differenti visioni nella conversazione alla quale l'africano si rivolge così facilmente e che egli porta avanti con tanta naturale grazia?
*In Africa, in passato, molte nazioni hanno conosciuto l'amministrazione coloniale. Pur non negando i vari traguardi raggiunti da queste amministrazioni, il mondo gode per il fatto che questo periodo sta ormai nella sua fase finale. I popoli dell'Africa, con poche penose eccezioni, stanno assumendo piena responsabilità politica per il loro proprio destino ed io saluto qui particolarmente il recente raggiungimento dell'indipendenza dello Zimbabwe. Ma non si può ignorare il fatto che altre forme di dipendenza sono ancora una realtà o almeno una minaccia.
*La discriminazione razziale è un male, a prescindere da come, da chi e perché è praticata.
*Un largo numero di persone sono state costrette per varie ragioni a lasciare il loro paese amato ed i luoghi dove avevano le loro radici. Talvolta questo è dovuto a motivi politici, altre volte per sfuggire alla violenza ed alla guerra, oppure per le conseguenze di disastri naturali, o per il clima ostile. La comunità africana e la comunità del mondo non può cessare di interessarsi alla condizione dei [[Rifugiato|rifugiati]] e alle terribili sofferenze cui molti di essi sono assoggettati per lungo tempo. Questi rifugiati veramente hanno un diritto alla libertà ed a vivere una vita degna della dignità umana. Essi non devono essere privati del godimento dei loro diritti, tantomeno quando fattori esterni al loro controllo li hanno costretti a divenire stranieri senza una patria.
*Faccio appello alle autorità delle nazioni di cui i rifugiati sono costretti ad attraversare i confini, perché li ricevano con cordiale ospitalità. Faccio appello alla comunità internazionale perché il peso non sia portato soltanto da quelle nazioni nelle quali i rifugiati si sistemano temporaneamente, ma di mettere i necessari aiuti a disposizione dei governi interessati e delle appropriate organizzazioni internazionali.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1980/documents/hf_jp-ii_hom_19800622_proclamazione-beati.html Santa Messa per la proclamazione di cinque nuovi beati]''|Omelia pronunciata il 22 giugno 1980 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Un instancabile e geniale missionario è [[José de Anchieta|José De Anchieta]] [...]. Ama con immenso affetto i suoi fratelli "brasis", partecipa alla loro vita, si immerge nei loro costumi e si convince che la loro conversione alla fede deve essere preparata, aiutata e consolidata da un appropriato lavoro di civilizzazione per la promozione umana. Il suo ardente zelo lo muove a intraprendere innumerevoli viaggi, coprendo immense distanze, in mezzo a grandi pericoli. Ma la predicazione continua, la mortificazione costante, la fervente carità, la bontà paterna, la comunione intima con Dio, la devozione filiale alla Vergine santissima – che egli celebra in un lungo poema di eleganti versi latini – dà a questo grande figlio di sant'Ignazio una forza sovrumana, specialmente quando deve difendere i suoi fratelli indigeni dalle ingiustizie dei colonizzatori.
*Nato da una povera famiglia di contadini e allevatori, [[Pedro de San José de Bethencourt|Pedro De Betancur]] ha nella sua vita un solo obiettivo: portare il messaggio cristiano nelle "Indie occidentali". A 23 anni lascia il suo paese e giunge in Guatemala, malato, povero, solo e sconosciuto, convertendosi nell'apostolo degli schiavi negri, degli indios sottoposti a lavori inumani, degli emigranti, senza lavoro e senza sicurezza, dei bambini abbandonati. Fratel Pedro, animato dalla carità di Cristo, si fece tutto a tutti, in particolare per i piccoli vagabondi di tutte le razze e colori, in favore dei quali fonda una scuola. [...] Il Bambino di Betlemme, in nome del quale fonda la congregazione Betlemita fu il tema assiduo della meditazione del beato, il quale seppe scoprire nei poveri il volto di "Gesù bambino": per questo li amò con una delicata tenerezza, il cui ricordo rimane vivo in Guatemala.
*[...] [[Maria dell'Incarnazione Guyart|Maria dell'Incarnazione]] unisce in sé, in modo ammirevole, la contemplazione e l'azione. In lei la donna cristiana si è realizzata pienamente e con un raro equilibrio, nei diversi stati della vita: sposa, madre, vedova, direttrice di impresa, religiosa, mistica, missionaria, e questo sempre nella fedeltà a Cristo, sempre in stretta unione con Dio.
*[[François de Montmorency-Laval|Francesco de Montmorency-Laval]], nobile figlio della Francia, animato anche lui del carisma missionario, avrebbe potuto aspirare alle carriere umane più promettenti, ma preferì corrispondere generosamente all'invito di Cristo che l'invitava ad annunciare il Vangelo in paesi lontani. Eletto vicario apostolico nella "Nuova Francia", rivestito dal carisma episcopale, si stabilisce a Quebec, e si dà con un infaticabile zelo all'espansione del regno di Dio realizzando la figura ideale del Vescovo [...].
*[...] dolce, fragile ma forte figura di giovane donna che morì a soli ventiquattro anni di età: [[Kateri Tekakwitha]], il "giglio dei Mohawks", la vergine irochese che nel diciassettesimo secolo nel nord America fu la prima a rinnovare le meraviglie di santità di [[Scolastica da Norcia|santa Scolastica]], [[Gertrude di Helfta|santa Gertrude]], [[Caterina da Siena|santa Caterina da Siena]], [[Angela Merici|santa Angela Merici]] e [[Rosa da Lima|santa Rosa da Lima]], precedendo lungo il sentiero dell'amore, la sua grande sorella spirituale, [[Teresa di Lisieux|Teresa del Bambino Gesù]].
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1982/documents/hf_jp-ii_hom_19821031_canonizzazioni.html Canonizzazione di Margherita Bourgeoys e Giovanna Delanoue]''|Omelia pronunciata il 31 ottobre 1982 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Se [[Marguerite Bourgeoys|Margherita]] si lancia allora in una vita missionaria, che sarà una "vita in viaggio" che gravita precisamente attorno alla "Ville-Marie" del nuovo mondo canadese, ella non fa che imitare la [[Maria|Vergine]] della [[Visitazione della Beata Vergine Maria|Visitazione]] che portava ad [[Elisabetta (madre del Battista)|Elisabetta]] e a [[Giovanni Battista]], alla madre e al figlio, con i servizi umani della sua carità, il dono divino che recava in sé, per santificarli.
*Per "santa Margherita Bourgeoys", si ricorderà soprattutto il suo contributo originale alla promozione delle famiglie, bambini, futuri sposi, genitori. Lei che a Montreal è stata chiamata la "Madre della Colonia", avrebbe potuto dire come [[Paolo di Tarso|san Paolo]]: "Con voi, noi siamo stati pieni di dolcezza, come una madre che circonda di cure i suoi figli. Avendo per voi un tale affetto, vorremmo darvi non solamente il Vangelo di Dio, ma tutto ciò che noi siamo.<ref>{{Cfr}} ''[[Prima lettera ai Tessalonicesi]]'': «Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari».</ref>
*In breve, ciò che molti si sforzano di realizzare oggi con metodi, istituzioni, associazioni adatte al nostro tempo, per un'educazione valida, per la preparazione al matrimonio cristiano, per un'opera di sostegno e di consiglio alle famiglie, sembra trovarsi in germe, sotto altri modi, nello spirito e nelle iniziative di Margherita Bourgeoys.
*Infine, mentre proclamiamo la santità di [[Jeanne Delanoue|Giovanna Delanoue]], è importante cercare di comprendere il segreto spirituale della sua devozione senza pari. Non sembra che il suo temperamento la spingesse verso i poveri per sentimentalismo o per pietà. Ma lo Spirito Santo le fa vedere Cristo in questi poveri, Cristo Bambino nei loro bambini – aveva verso di lui una devozione particolare –, Cristo Amico dei poveri, Cristo stesso umiliato e crocifisso. E con Cristo, voleva mostrare ai poveri la tenerezza del Padre. A questo Dio ella ricorreva con audacia di bambino, attendendosi tutto da lui, dalla sua Provvidenza, nome che designerà le sue case e la sua fondazione all'origine: la Congregazione di sant'Anna della Provvidenza.
*Giovanna Delanoue molto in fretta ha imparato non solamente l'eroicità delle virtù evangeliche, quelle del [[Discorso della Montagna|Discorso della montagna]], ma anche una profonda contemplazione delle persone divine, con segni mistici della più alta unione con Dio, per la via unitiva, bruciante d'amore per Gesù "suo Sposo". È proprio lì che prendono la loro ispirazione e il compimento la "follìa" della sua carità, l'audacia delle sue iniziative. La Chiesa si guardi bene dal dimenticarlo: come in questa fine del XVII secolo e inizio del XVIII, non ci sarà oggi una vera riforma né movimenti fecondi senza un'autentica corrente mistica.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1983/documents/hf_jp-ii_hom_19831030_tre-beati.html Beatificazione dei Servi di Dio Giacomo Cusmano, Domenico Iturrate Zubero e Geremia de Valacchia]''|Omelia pronunciata il 30 ottobre 1983 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*L'Amore di Dio verso tutto il creato trova la sua particolarissima espressione nella [[Santo|santificazione]] dell'uomo.
*La vicenda di [[Zaccheo]] appare lo specchio di un'autentica conversione evangelica: egli infatti, accogliendo il Signore in casa e riparando le concussioni fatte nel suo lavoro, dà un mirabile esempio di amore verso Dio e verso i fratelli.
*{{NDR|[[Giacomo Cusmano]]}} per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduceva nell'amore effettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico. [...] La sua opera, come tutte le opere di Dio, incontrò difficoltà che misero a dura prova la sua volontà, ma con la sua immensa fiducia in Dio e con la sua invitta fortezza di animo superò ogni ostacolo [...]. Le sue regole e le sue lettere spirituali sono documenti di una sapienza ascetica in cui si accordano fortezza e soavità. [...] Questo magnifico "Servo dei poveri" si spense nell'esercizio di una carità che andava sempre più divampando sino a toccare vertici eroici. Essendo scoppiato un nuovo colera a Palermo, egli si adoperò senza pari per essere vicino, in tutti i momenti, ai suoi poveri.
*{{NDR|[[Domenico del Santissimo Sacramento|Domenico Zubero]]}} Come religioso trinitario, fece in modo di vivere secondo le due grandi direttive della spiritualità del suo ordine: il mistero della Santissima Trinità e l'opera della Redenzione, che in lui si fece esperienza di viva carità. E in quanto sacerdote, ebbe una chiara immagine della sua identità di "mediatore tra Dio e gli uomini", o "rappresentante del Sacerdote eterno, Cristo". Tutto ciò lo portava a vivere ogni Eucaristia come un atto di immolazione personale, unito alla Vittima Suprema, in favore degli uomini.
*Con la sua testimonianza di fedeltà alla chiamata interiore e di risposta generosa ad essa, [[Domenico del Santissimo Sacramento|Padre Domenico]] mostra ai nostri giorni un cammino da seguire: quello di una fedeltà ecclesiale che plasma l'identità interiore e che conduce alla santità.
*Il Beato [[Geremia da Valacchia]] venendo dalla Romania in Italia, riallacciò nella sua vicenda storica Oriente e Occidente, lanciando un emblematico ponte tra i popoli e tra le Chiese cristiane. Sorgente inesauribile della sua vita interiore era la preghiera, che lo faceva crescere ogni giorno nell'amore per il Padre e per i fratelli.
*Rivolgendomi a voi Romeni nella vostra lingua, mi compiaccio che abbiate chiesto di mettere sul candelabro questa lampada ardente. Voi avete scoperto il suo messaggio e vi siete uniti intorno alla sua figura, che sintetizza ed esprime la vostra tradizione cristiana e le vostre aspirazioni. Nella vostra storia bimillenaria, pur ricca di tanti valori di fede, [[Geremia da Valacchia]] è il primo romeno che ascende ufficialmente agli onori degli altari. Egli che nella sua vita realizzò una sintesi armoniosa tra la Patria naturale e quella adottiva, contribuisca ora, proclamato "beato", a promuovere la pace tra le nazioni e l'unità dei cristiani, additandone col suo esempio la strada maestra: la carità operosa per i fratelli.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1984/documents/hf_jp-ii_hom_19840311_canonizzazione-frassinetti.html Solenne rito di canonizzazione della Beata Paola Frassinetti]''|Omelia pronunciata l'11 marzo 1984 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*I [[Santo|santi]] sono il frutto maturo della Redenzione di Cristo.
*È stato detto che, per distinguere se un'opera sia cristiana, bisogna vedere se c'è il sigillo della croce redentrice. Ora la croce di Cristo distese ampiamente la sua ombra o, meglio, la sua luce sull'intera vita e su tutte le opere della santa {{NDR|[[Paola Frassinetti (santa)|Paola Frassinetti]]}}. Ella infatti era convinta che chi vuole iniziare un cammino di perfezione non può rinunciare alla croce, alla mortificazione, all'umiliazione e alla sofferenza, che assimilano il cristiano al modello divino che è il ''Crocifisso''. Nella sua fervorosa immolazione per la salvezza di tutte le anime, ella riteneva che, a confronto dei patimenti di Cristo, ciò che uno può soffrire è nulla. La croce non solo non la spaventava, ma era per lei la molla potente che la muoveva, la fonte segreta da cui scaturiva la sua insonne attività e il suo coraggio indomito.
*La forza interiore che la conduceva a vivere così integralmente la "follia" della croce va ricercata nella tenera devozione al [[Sacro Cuore di Gesù|Cuore di Gesù Cristo]]. Con la sua sensibilità autenticamente apostolica, la santa percepiva che nessuno può svolgere vero apostolato se non ha impresse nel proprio cuore le stigmate di Cristo, se non è operante in lui quell'ineffabile intreccio di amore e di dolore che è compendiato nel cuore sacratissimo di Gesù.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1985/documents/hf_jp-ii_hom_19850202_ana-de-los-angeles.html Beatificazione di Ana de los Angeles]''|Omelia pronunciata il 2 febbraio 1985 ad Arequipa (Perù); citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|[[Ana Monteagudo]]}} ha realizzato nella sua vita il programma [[Ordine dei frati predicatori|domenicano]] della luce, della verità, dell'amore e della vita, concentrato nella famosa frase: "Contemplare e trasmettere ciò che si è contemplato". Suor Ana de los Angeles realizzò questo programma con un'intensa, austera e radicale attività nella vita monastica, secondo lo stile dell'ordine di San Domenico, nella contemplazione del mistero di Cristo, della verità e nella conoscenza di Dio.
*{{NDR|Ana Monteagudo}} Fu maestra spirituale e fedele esecutrice delle norme della Chiesa che chiedevano con urgenza la riforma dei monasteri. Sapeva accogliere tutti quelli che le si rivolgevano, insegnando loro i sentieri del perdono e della vita di grazia. La sua presenza nascosta si fece notare oltre le mura del suo convento, con la fama della sua santità. Aiutò con il suo consiglio e la sua orazione i vescovi e i sacerdoti; accompagnava i viandanti, i pellegrini che giungevano a lei, con la sua preghiera.
*Imitando la carità e il senso ecclesiale della sua patrona, [[Caterina da Siena]], [[Ana Monteagudo|Ana]] ebbe un cuore mite e umilmente aperto alle necessità di tutti, specialmente dei più poveri. Tutti hanno trovato in lei un amore vero. I poveri e gli umili trovarono vera accoglienza; i ricchi comprensione che non tralasciava l'esigenza della conversione; i pastori trovarono preghiera e consiglio; gli infermi, sollievo; i tristi, consolazione; i viandanti, ospitalità; i perseguitati, perdono; i moribondi, la preghiera ardente.
*La [[Santo|santità]] dell'uomo è opera di Dio. Non sarà mai sufficiente manifestargli gratitudine per quest'opera. Quando veneriamo le sue opere, le opere di Dio, veneriamo e adoriamo soprattutto lui stesso, Dio santissimo. E tra tutte le opere di Dio la più grande è la santità di una creatura, ''la santità dell'uomo''.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1985/documents/hf_jp-ii_hom_19851006_beatificazione-tre-gesuiti.pdf Solenne concelebrazione per la beatificazione dei Servi Di Dio Diego Luis De San Vitores, José Maria Rubio e Francisco Gárate]''|Omelia pronunciata il 6 ottobre 1985 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|Su [[Diego Luis de San Vitores]]}} La vita di questo nuovo beato si caratterizzò per una totale disponibilità ad accorrere là dove Dio lo chiamava. Egli parla in tono attuale e urgente ai missionari di oggi sull'atteggiamento aperto e preparato per rispondere alle esigenze del mandato: "Andate per tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura" (''[[Vangelo secondo Marco|Mc]]'' 16, 15).<br>Giovani che mi ascoltate, o che riceverete questo messaggio: aprite il vostro cuore al Signore che sta alla porta e chiama (cf. ''[[Apocalisse di Giovanni|Ap]]'' 3, 20). Siate generosi come il giovane Diego, che lasciando tutto si fece pellegrino e missionario in terre lontane per dare testimonianza dell'amore di Dio per gli uomini.
*{{NDR|Su [[José María Rubio y Peralta|José María Rubio]]}} La sua vita di fedele seguace di Cristo ci insegna che è l'atteggiamento docile e umile nei confronti dell'operare di Dio ciò che fa progredire il cristiano sul cammino della perfezione e lo converte in uno strumento di salvezza.
*{{NDR|Su José María Rubio}} Il suo dialogo assiduo con Cristo, soprattutto nel sacramento dell'Eucaristia, e la sua devozione al Sacro Cuore lo portarono all'intimità con il Signore e ai suoi stessi sentimenti (cf. ''[[Lettera ai Filippesi|Fil]]'' 2, 5 ss.). Nell'esemplare traiettoria della sua vita, questo illustre figlio di [[Ignazio di Loyola|Sant'Ignazio]] si presenta all'uomo d'oggi come un autentico "alter Christus", un sacerdote che guarda il popolo dal punto di vista di Dio e che per far ciò ha la virtù di comunicare al prossimo qualcosa che è riservato a coloro che vivono in Cristo.
*Il messaggio di santità che il ''fratello [[Francisco Gárate|Francisco Gárate Aranguren]]'' ci ha inviato è semplice e chiaro, come fu semplice la sua vita di religioso sacrificato nella portineria di un centro universitario di Duesto. Fin dalla giovinezza Francisco ''spalancò il suo cuore a Cristo'' che batteva alla sua porta invitandolo ad essere suo seguace fedele, suo amico. Come la Vergine Maria, che amò teneramente come madre, rispose con generosità e fiducia senza limiti, alla chiamata della grazia.
*[[Francisco Gárate|Fratello Gárate]] visse la sua consacrazione religiosa come apertura radicale a Dio, al cui servizio e gloria si offrì (cf. ''[[Lumen gentium]]'', 44) e da cui riceveva ispirazione e forza per dare testimonianza di una grande bontà con tutti. [...] Costui ci dà una testimonianza concreta e attuale del valore della ''vita interiore'' come ''anima di ogni forma di apostolato'' oltre che della consacrazione religiosa. In verità quando ci si sta offrendo a Dio e si concentra in lui la propria vita, i frutti apostolici non si fanno aspettare. Dalla portineria di una casa di studi, questo fratello coadiutore gesuita rese presente la bontà di Dio mediante la ''forza evangelizzatrice del suo servizio silenzioso e umile''.
===Dal viaggio in India 1986===
*Il servizio evangelico ai più poveri dei poveri compiuto da [[Madre Teresa di Calcutta|Madre Teresa]] ha dato al mondo una stimolante lezione di compassione e di amore autentico nei confronti del nostro prossimo che è nel bisogno. Questa carità e questo sacrificio di sé, è una sfida per il mondo, un mondo ormai troppo avvezzo all'egoismo e all'edonismo, avido di denaro, di prestigio e di potere. (''Calcutta'', 4 febbraio 1986)
*In India, e in molti altri luoghi del mondo, vi sono milioni di poveri, ed essi condividono la [[Croce cristiana|Croce di Cristo]] perché Cristo sulla Croce ha preso su di sé tutte le croci del mondo. (''Delhi'', 1 febbraio 1986)
*L'accumulo dei beni materiali non è il fine ultimo della vita. ''La vera liberazione dell'uomo sarà raggiunta solo'', così come lo sarà l'eliminazione di tutto ciò che si oppone alla dignità umana, ''quando la visione spirituale dell'uomo sarà tenuta in considerazione e perseguita''. (''Delhi'', 2 febbraio 1986)
*L'uomo è un essere ''transitorio''. È in questo pellegrinaggio della vita, ''la religione aiuta l'uomo a vivere in modo tale da raggiungere il proprio fine''. (''Delhi'', 1 febbraio 1986)
*La [[Chiesa cattolica|Chiesa]] non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la famiglia. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. (''Bombay'', 9 febbraio 1986)
*La [[Chiesa cattolica|Chiesa]] non esclude nessuno dalla propria compassione e amorevole servizio. Come una buona madre, essa ama tutti: bambini, handicappati, coloro che soffrono nello spirito, e coloro che riconoscono i propri peccati e così provano attraverso di essa il contatto risanatore di Cristo. (''Trivandrum'', 8 febbraio 1986)
*La croce della povertà, la croce della fame, la croce di ogni altra sofferenza possono essere trasformate, perché la [[Croce cristiana|Croce di Cristo]] è divenuta una luce nel nostro mondo. Essa è ''una luce di speranza edi salvezza''. Essa ''dà significato'' a tutte le sofferenze umane. (''Delhi'', 1 febbraio 1986)
*La ''missione di evangelizzazione della [[Chiesa cattolica|Chiesa]]'' comprende un'energica e sostenuta ''azione a favore della giustizia, della pace e dello sviluppo umano integrale''. Non adempiere a questi compiti significherebbe venir meno all'opera di evangelizzazione; sarebbe tradire l'esempio di Gesù che venne «per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18); sarebbe in realtà un rifiuto delle conseguenze dell'Incarnazione, nella quale «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14). (''Delhi'', 1 febbraio 1986)
*La nostra [[dignità]] umana ci viene da Dio nostro creatore, a cui immagine siamo stati creati. Nessuna privazione o sofferenza potrà mai rimuovere questa dignità, perché noi siamo sempre preziosi agli occhi del Signore. (''Calcutta 3 febbraio 1986'')
*La stabilità, felicità e tranquillità delle vostre famiglie dipendono in larga misura dal vostro rapporto di preghiera con Dio.
*{{NDR|Ai [[genitori]]}} La vita umana sulla terra è un pellegrinaggio. Noi tutti siamo consapevoli di ''essere di passaggio nel mondo''. (''Vasai'', 9 febbraio 1986)
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1987/documents/hf_jp-ii_hom_19871004_nuovi-beati.html Rito di beatificazione dei giovani laici Marcel Callo, Antonia Mesina e Pierina Morosini]''|Omelia pronunciata il 4 ottobre 1987 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|[[Marcel Callo]]}} ''non è arrivato da solo'' alla perfezione evangelica. Una famiglia modesta, profondamente cristiana, ve l'ha condotto. Gli scouts e poi la JOC hanno proseguito l'opera. Nutrito dalla preghiera, dai sacramenti e da un'azione apostolica pensata secondo la pedagogia di questi movimenti, Marcel ha costruito la Chiesa con i suoi fratelli, i giovani lavoratori cristiani. È nella Chiesa che si diventa cristiani, ed è con la Chiesa che si costruisce un'umanità nuova.<br>Marcel ''non è arrivato subito'' alla perfezione evangelica. Ricco di qualità e di buona volontà, ha a lungo lottato contro la tentazione del mondo, contro se stesso, contro il peso delle cose e della gente. Ma, pienamente disponibile alla grazia, si è lasciato progressivamente condurre dal Signore, fino al martirio.<br>Le difficoltà hanno maturato il suo amore personale per Cristo.
*Sì, Marcel ha incontrato la Croce. In Francia prima. Poi – strappato all'affetto della sua famiglia e di una fidanzata che amava teneramente e castamente – in Germania, dove rifondò la JOC con alcuni amici, molti dei quali morti per essere testimoni del Signore Gesù. Inseguito dalla Gestapo, Marcel è andato fino in fondo. Come il Signore, ha amato i suoi fino all'estremo e la sua vita è diventata eucarestia.<br>Raggiunta la gioia eterna di Dio, testimonia come la fede cristiana non separi la terra dal cielo. Il [[Cielo e terra|cielo]] si prepara sulla [[Cielo e terra|terra]] nell'amore e nella giustizia. Quando si ama si è già "beati".
*Cresciuta in un ambiente di alta ''vita spirituale incarnata nella famiglia'', la [[Pierina Morosini|Beata Morosini]] ha seguito Cristo povero ed umile nella cura quotidiana dei numerosi fratelli. Avendo scoperto che "poteva farsi santa anche senza andare in convento", si è aperta con amore alla ''vita parrocchiale'', all'Azione Cattolica ed all'apostolato vocazionale. La preghiera personale, la partecipazione quotidiana alla santa Messa e la direzione spirituale l'hanno portata a capire la volontà di Dio e le attese dei fratelli, a maturare la decisione di consacrarsi privatamente al Signore nel mondo.<br>Per dieci anni ha vissuto le difficoltà e le gioie di ''lavoratrice in un cotonificio'' della zona, facendo i turni e spostandosi sempre a piedi. Le colleghe testimoniano la sua fedeltà al lavoro, la sua affabilità unita al riserbo, la stima che godeva come donna e come credente. Proprio nel tragitto verso casa, trent'anni fa, si è consumato il suo martirio, estrema conseguenza della sua coerenza cristiana. ''I suoi passi però non si sono fermati'', ma continuano a segnare un sentiero luminoso per quanti avvertono il fascino delle sfide evangeliche.
*Il suo martirio è anzitutto il punto di arrivo di una dedizione umile e gioiosa alla vita della sua numerosa famiglia: è stato il suo sì costante al servizio nascosto in casa che l'ha preparata ad un sì totale.<br>Sin da piccola – erano gli anni del primo dopoguerra – [[Antonia Mesina|Antonia]] ha sperimentato la durezza della sua terra e la generosità della sua gente; guidata dai genitori, dalla maestra e dal parroco si è aperta con coraggio ai ''valori della vita e della fede''; in particolare alla scuola della Gioventù Femminile di Azione Cattolica ha posto in profondità le radici umane e cristiane del suo desiderio di purezza e di donazione.<br>E a solo sedici primavere si è trovata a vivere il suo sì eroico alla ''beatitudine della purezza'', difesa fino al sacrificio supremo.<br>Il fascio di legna raccolto per fare il pane nel forno di casa, quel giorno di maggio del 1935, rimane sui monti accanto al suo corpo straziato da decine e decine di colpi di pietra. Quel giorno si accende un altro fuoco e si prepara un altro pane per una famiglia molto più grande.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1988/documents/hf_jp-ii_hom_19880925_sei-beati.html Solenne beatificazione di sei servi di Dio: Miguel Pro, Giuseppe Benedetto Dusmet, Francesco Faà Di Bruno, Junípero Serra, Frédéric Janssoone e María Josefa Naval Girbés]''|Omelia pronunciata il 25 settembre 1988 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|[[Francesco Faà di Bruno]]}} Munito di chiara intuizione pratica e sensibile alle tensioni e ai problemi del momento, egli seppe trovare risposte positive alle esigenze dei suoi tempi, resistendo alle tentazioni della fretta, del semplicismo culturale, degli interessi personali. Curvo sui libri, impegnato in cattedra o intento ad alleviare nei modi più diversi le sofferenze dei poveri, il beato ebbe come stella polare della sua fervida attività un grande amore per Dio, che egli costantemente alimentava con l'esercizio della preghiera e della contemplazione.
*Dall'amore per Dio scaturiva quell'amore per il "prossimo", che spinse Francesco Faà di Bruno sulla strada dei poveri, degli umili, degli indifesi, facendone un gigante della fede e della carità. Nacque così tutta una serie di opere e di attività assistenziali di cui non è facile fare l'elenco. Anche in campo scientifico egli seppe portare la sua coerente testimonianza di credente, in un periodo in cui la dedizione alla scienza sembrava incompatibile con un serio impegno di fede.
*La Chiesa intona un canto di giubilo e lode a Cristo per la beatificazione di [[Josefa Naval Girbés]], vergine secolare che dedicò la sua vita all'apostolato nel suo paese natale, Algemesi, dell'arcidiocesi di Valencia, Spagna. Donna semplice e docile al soffio dello Spirito, raggiunse nella sua lunga vita l'apice della perfezione cristiana, dedita al servizio del prossimo nei tempi per nulla facili del XIX secolo, durante i quali visse e sviluppò la sua intensa attività apostolica.
*Cosciente del fatto che, come più tardi avrebbe affermato il [[Concilio Vaticano II]], "la vocazione è, per sua natura, anche vocazione all'apostolato" (''[[Apostolicam Actuositatem]]'', 2), [[Josefa Naval Girbés|Josefa]] si è fatta tutta a tutti, come l'apostolo [[Paolo di Tarso|san Paolo]], per salvare tutti (cf. ''[[Prima lettera ai Corinzi|1 Cor]]'' 9, 22). Da ciò l'impronta incancellabile lasciata nell'esercizio della sua carità. Assisteva con cura i moribondi, aiutandoli a morire in grazia di Dio. L'attenzione eroica a coloro che erano colpiti dall'epidemia di colera nel 1885, è uno dei più espressivi esempi della carità di questa anima prediletta.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1988/documents/hf_jp-ii_hom_19881016_tre-beati.html Tre nuovi beati nel X anniversario dell'elezione al pontificato]''|Omelia pronunciata il 16 ottobre 1988 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Mantenne ferma la professione di fede, con esemplare fortezza e generosità, il beato [[Bernardo Maria di Gesù|Bernardo Maria Silvestrelli]], quando, in un difficile e contrastato periodo storico per la vita ecclesiale di questa città di Roma, volle e seppe, nonostante le opposizioni della famiglia e le resistenze della società politica del suo tempo, dedicarsi a Dio, abbracciando la vita religiosa del passionista, cioè del fedele discepolo e devoto del Crocefisso e dell'Addolorata.<br>Egli ebbe fiducia nell'opera della grazia, quando i problemi della salute parvero intralciare i suoi passi. Poté scoprire, così che la ricchezza di tale grazia è in grado di aiutare chi ha fede a superare ogni ostacolo, poiché "l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame" (''[[Salmi|Sal]]'' 33 [32], 18-19). Sorretto dalla grazia, Bernardo Maria poté, anzi, conoscere amici e fratelli molto impegnati, tra cui san [[Gabriele dell'Addolorata]], insieme ai quali camminare sulla via della perfezione religiosa.
*La Provvidenza dispose che divenisse egli stesso {{NDR|[[Bernardo Maria di Gesù|Bernardo Maria]]}} strumento di misericordia e di grazia, quando fu scelto per formare i giovani della sua comunità, e poi per guidare durante lunghi anni la sua Congregazione passionista, difendendola dalle insidie laicistiche del suo secolo, promuovendone lo sviluppo e confermandone i religiosi nell'ardua sequela di Cristo crocifisso, il "sommo sacerdote", modello e maestro di ogni sacerdote, "provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato" (''[[Lettera agli Ebrei|Eb]]'' 4, 15).
*In padre [[Carlo di Sant'Andrea|Carlo di sant'Andrea]], un altro sacerdote della Congregazione passionista, troviamo un fulgido esempio della potenza divina che opera per consolare, riconciliare e guarire il suo popolo attraverso il ministero dei suoi fedeli servitori. Il ministero sacerdotale del beato Carlo si svolse nel continuo servizio agli altri. La sua vita è caratterizzata dalla umile ed esemplare dedizione al servizio, che determina la vera grandezza di un discepolo.
*{{NDR|[[Onorato da Biała]]}} Ecco colui al quale il Signore ha donato la sua grazia: religioso dedito con magnanimità e fino in fondo al suo ideale di frate minore cappuccino. Vero figlio spirituale di san Francesco, sacerdote e apostolo. Assiduo ministro del sacramento del Perdono e della Riconciliazione, il suo eroico servizio nel confessionale divenne una vera direzione spirituale. Ebbe il profondo dono di saper scoprire e mostrare le vie della vocazione divina. Era uomo di costante preghiera, particolarmente nell'adorazione del Santissimo Sacramento; immerso in Dio e ad un tempo aperto alla realtà terrena.
*{{NDR|Onorato da Biała}} Indicava la via alla perfezione che nasceva dalla lettura del Vangelo e dalla contemplazione. Incoraggiava a rimanere nel suo ambiente e ad imitare la vita di Gesù e Maria a Nazaret, a praticare i consigli evangelici nel nascondimento, senza segni esterni. Divenne un innovatore della vita monastica e fondatore di una sua nuova forma simile agli odierni istituti laicali. Mediante le sue figlie e i suoi figli spirituali cercava di far rigenerare nella società lo spirito di zelo dei primi cristiani, e raggiungeva per il loro tramite tutti gli ambienti.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1988/documents/hf_jp-ii_hom_19881120_quattro-beati.html Beatificazione di Liberat Sweiss, Samuele Marzorati, Michele Pio Fasoli e madre Katharine Drexel]''|Omelia pronunciata il 20 novembre 1988 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|[[Katharine Mary Drexel|Katharine Drexel]]}} fu una donna di fede viva, profondamente coinvolta con la verità rivelata da Cristo, verità che conosceva molto bene perché sempre ascoltava la voce di Cristo. E per questo indubbiamente ha colto quelle verità fondamentali che sfuggivano a molti suoi contemporanei, tra cui la verità relativa alla pari dignità e valore di ogni essere umano, indipendentemente dalla razza o dalle sue origini etniche. Ai suoi tempi, gli indiani e i neri d'America erano vittime di gravi ingiustizie a causa delle discriminazioni razziali. Ben consapevole del male radicato in quel contesto, si impegnò con determinazione per combatterlo e sconfiggerlo.<br>Il suo impegno maggiore si concentrò sull'evangelizzazione, soprattutto attraverso la fondazione di scuole cattoliche. Quale modo migliore per superare i terribili effetti del razzismo e per aiutare efficacemente questi fratelli e sorelle in difficoltà? Ella voleva dar loro una educazione completa, integrale, tale da rafforzare e approfondire la loro fede, speranza e carità e insieme aiutarli a conquistare il loro posto nella società.
*L'impegno di Katharine fu sostenuto dalla profonda convinzione che la verità rende l'uomo libero, la pienezza di verità che si trova in Gesù Cristo. E per questo, nella sua vita, fu sempre ardente dal desiderio di approfondire l'amore per Gesù, che riceveva e adorava ogni giorno nell'Eucaristia. La sua unione con Cristo Re le diede fiducia che qualsiasi cosa, fatta nel suo nome, avrebbe portato molto frutto per il regno di Dio.
*Madre Katharine Drexel non era una anima timida. Cristo Re era il suo sposo ed ella bramava imitarlo. Come Cristo aveva fronteggiato Pilato parlandogli a nome della verità, così ella, serva e amica dilettissima, avrebbe combattuto con coraggio per i diritti degli oppressi. E avrebbe preso iniziative per dare una educazione di alto livello ai negletti della società.<br>Come il Salvatore, anch'essa raccolse molti discepoli intorno a sé per lavorare insieme a lei nel suo impegno missionario. Tra questi le Suore del Santissimo Sacramento, che fondò e che oggi portano avanti l'eredità del suo carisma.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1989/documents/hf_jp-ii_hom_19891001_nuovi-beati.html Beatificazione di Niceforo e 25 compagni martiri, di Lorenzo Salvi, di Geltrude Comensoli e di Francisca-Ana Carbonell]''|Omelia pronunciata il 1º ottobre 1989 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*[[Lorenzo Maria di San Francesco Saverio|Lorenzo]] combatté la "buona battaglia della fede", secondo lo spirito della sua congregazione religiosa, lavorando intensamente nella predicazione delle missioni al popolo, nei corsi di esercizi spirituali, nel mistero delle confessioni. In quanti avvicinava egli cercava di instillare l'amore del Cristo povero ed umile, mediante la devozione all'infanzia di Gesù e alla sua Passione, momenti nei quali massimamente si rivelano l'umiltà e la dolcezza del salvatore. Convinto dell'infinita misericordia del Cuore di Cristo, egli non si stancava di esortare le anime alla fiducia, sull'esempio del bambino che in tutto s'affida alle braccia amorevoli e forti del padre.
*È ancora l'esempio del Cristo povero ed umile, contemplato soprattutto nel mistero eucaristico, a guidare l'impegno di [[Geltrude Comensoli]] nel faticoso itinerario spirituale e nelle travagliate vicende della fondazione delle suore sacramentine di Bergamo. È proprio l'umiltà del Pane eucaristico, sacramento della presenza reale di Cristo, che sostiene Geltrude e le consente di stare di fronte alla mensa dei potenti con l'intrepida costanza di [[Lazzaro mendicante|Lazzaro]], nella volontaria scelta dell'evangelico "ultimo posto".
*Di fronte al binomio ricchezza-povertà, [[Francinaina Cirer Carbonell|Francisca-Ana]] scelse la povertà ed escluse dal progetto della sua vita cristiana e consacrata la ricchezza perché sapeva che poteva allontanarla da Dio. [...] Una vita piena di incertezze, ma anche una vita in cui non ebbe nessun ostacolo per poter servire Dio, perché Francisca-Ana aveva dato tutto ciò che aveva, e non solo, si era lei stessa consacrata a Dio nella verginità.<br>Così, libera da tutto ciò che la potesse legare a questo mondo, combatte la battaglia della fede (''[[Prima lettera a Timoteo|1 Tm]]'' 6, 12) intraprendendo decisamente il cammino della perfezione cristiana. Con la beata Francisca-Ana dei dolori di Maria, il Signore ci offre un magnifico esempio del saper anteporre il servizio di Dio al servizio delle ricchezze e del mondo, del saper tenere il cuore libero per poterlo consacrare e dedicare solamente a lui.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1990/documents/hf_jp-ii_hom_19900520_beatificaz-frassati.pdf Beatificazione di Pier Giorgio Frassati]''|Omelia pronunciata il 20 maggio 1990 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|Su [[Pier Giorgio Frassati]]}} La potenza dello Spirito di verità, unito a Cristo, lo ha reso moderno testimone della speranza, che scaturisce dal Vangelo, e della grazia di salvezza operante nel cuore dell'uomo. È diventato, così, il testimone vivo e il difensore coraggioso di questa speranza a nome dei giovani cristiani del secolo ventesimo.
*La fede e la carità, vere forze motrici della sua esistenza, lo resero attivo e operoso nell'ambiente in cui visse, in famiglia e nella scuola, nell'università e nella società; lo trasformarono in gioioso ed entusiasta apostolo di Cristo, in appassionato seguace del suo messaggio e della sua carità.
*Il segreto del suo zelo apostolico e della sua santità, è da ricercare nell'itinerario ascetico e spirituale da lui percorso; nella preghiera, nella perseverante adorazione, anche notturna, del Santissimo Sacramento, nella sua sete della parola di Dio, scrutata nei testi biblici; nella serena accettazione delle difficoltà della vita anche familiari; nella castità vissuta come disciplina ilare e senza compromessi; nella predilezione quotidiana per il silenzio e la "normalità" dell'esistenza.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1992/documents/hf_jp-ii_ang_19920621.html Visita pastorale in Lombardia. Angelus. Piazzale del Santuario «Nostra Signora del Fonte»]''|Discorso pronunciato il 21 giugno 1992 a Caravaggio; citato in ''vatican.va''.}}
*In quel giorno, di un tempo turbato e sconvolto da guerre, devastazioni e carestie, a [[Giannetta de' Vacchi|Giovannetta]], giovane sposa, creatura docile e paziente, che risplendeva davanti a Dio per la bontà e la tenerezza della sua devozione alla Vergine, Maria volle presentarsi con parole di conforto, di pace e di speranza.
*Il nuovo Beato {{NDR|[[Francesco Spinelli]]}} nutrì costantemente la sua esistenza alla mensa dell'Eucaristia, di cui divenne adoratore instancabile, e si distinse per la filiale devozione a Maria Vergine e Madre. Dalla contemplazione eucaristica e dalla devozione mariana sono scaturite le innumerevoli opere di carità di don Spinelli, che hanno ormai varcato, per l'ansia apostolica delle sue Figlie spirituali, i confini dell'Italia e dell'Europa.
*Molte volte non si vede questo [[miracolo]] {{NDR|della guarigione}} del corpo umano, che rimane sofferente. Ma si vede questo miracolo nello spirito umano, che anche nel corpo sofferente è diventato nuovo, sano, è diventato forte, ha ripreso la speranza, si è visto partecipe della redenzione operata da un Sofferente, da un Crocifisso, si è visto in prospettiva con Lui, con questo Crocifisso, si è visto nella prospettiva della risurrezione: crocifisso e risorto.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1992/documents/hf_jp-ii_hom_19921025_beatificaz-martiri.html Beatificazione di 122 martiri spagnoli e di una laica ecuadoriana]''|Omelia pronunciata il 25 ottobre 1992 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*"Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele" (''[[Seconda lettera a Timoteo|2 Tm]]'' 4, 6). Queste parole di San Paolo, che abbiamo appena ascoltato, sembrano ispirare i messaggi lasciati dai martiri [[Martiri claretiani di Barbastro|Filippo de Jesús Munárriz e 50 suoi compagni Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria]]. [...] appartenevano alla Comunità-Seminario della città aragonese di Barbastro. È tutto un seminario ad affrontare con generosità e coraggio la loro offerta di sacrificio al Signore. L'integrità spirituale e morale di questi giovani è giunta sino a noi attraverso testimoni diretti e anche attraverso i loro scritti. [...] Tutte le testimonianze che abbiamo ricevuto ci permettono di affermare che questi Clarettiani morirono perché erano discepoli di Cristo, perché non volevano rinnegare la propria fede e i propri voti religiosi. Per questo, versando il loro sangue ci esortano tutti a vivere e morire per la Parola di Dio che siamo stati chiamati ad annunciare. I Martiri di Barbastro, seguendo il loro fondatore [[Antonio María Claret y Clará|sant'Antonio Maria Claret]], che aveva anch'egli subito un attentato durante la sua vita, sentivano lo stesso desiderio di versare il proprio sangue per amore di Gesù e di Maria [...].
*{{NDR|[[Narcisa di Gesù Martillo y Morán|Narcisa di Gesù]] fu}} esempio di virtù, specialmente per tante donne dell'America Latina che, come Narcisa, devono emigrare dalla campagna alla città in cerca di lavoro e di guadagno. Una particolare caratteristica di questa Beata è stata la forte unione con Dio attraverso la preghiera [...].
*In questa giovane ecuadoriana {{NDR|Narcisa di Gesù}}, che visse solo trentasette anni tra continue mortificazioni e dure penitenze corporali, troviamo la costante attuazione della saggezza della Croce in ogni circostanza della vita. Essa era fermamente convinta che la via della santità passa attraverso l'umiliazione e l'abnegazione, vale a dire il sentirsi crocifissa con Cristo. Sicuramente possiamo porre sulle labbra della Beata le parole del salmista: "Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino" (''[[Salmi|Sal]]'' 34, 2-3). La spiritualità di Narcisa de Jesús si fonda sul nascondersi agli occhi del mondo, vivendo nella più profonda umiltà e povertà, offrendo al Signore le sue penitenze come sacrificio per la salvezza degli uomini. Ma oggi si compiono realmente per la Beata le parole che abbiamo ascoltato nel Vangelo: "Chi si umilia sarà esaltato" (''[[Vangelo secondo Luca|Lc]]'' 18, 14).
*La [[parola di Dio]] mette sempre nuove radici. Su queste radici noi dobbiamo crescere.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1993/documents/hf_jp-ii_hom_19930418_beatificaz.html Beatificazione di tre sacerdoti e due suore]''|Omelia pronunciata il 18 aprile 1993 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*La nuova Beata, [[Paula Montal Fornés|Paula Montal de San José de Calasanz]], è stata per tutta la sua vita un generoso apostolo della promozione culturale, umana e cristiana della donna. In un dono totale alla volontà di Dio e con solo "quaranta reali nelle tasche" – come dice la storia – aprì la prima scuola per bambine per insegnar loro, soprattutto, l'amore di Dio e la dignità della donna, come futura madre di famiglia. "Voglio salvare le famiglie", ripeteva insistentemente. Con questo obiettivo fondò la congregazione delle Figlie di Maria, Religiose delle Scuole Pie, vivendo pienamente la spiritualità di [[Giuseppe Calasanzio|Calasanz]] e facendo un quarto voto di dedicarsi esclusivamente all'insegnamento. Il carisma della Beata Paula Montal vive in voi, amate Religiose Scolopie, e la sua elevazione oggi all'onore degli altari rappresenta una pressante esortazione che il Signore vi rivolge affinché rinnoviate, come anime consacrate, il vostro fecondo servizio ecclesiale in fedeltà al suo carisma, a favore della dignità della donna e della famiglia.
*Ti saluto, [[Maria Angela Truszkowska|Madre Maria Angela Truszkowska]], Madre della grande famiglia feliciana. Sei stata testimone dei difficili avvenimenti storici della nostra Nazione e della Chiesa, la quale quivi compiva la sua missione. Il Tuo nome e la Tua vocazione sono legati alla figura del beato [[Onorato da Biała|Honorat Kozminski]], grande apostolo delle comunità segrete, le quali rigeneravano la vita della società travagliata, e restituivano la speranza della risurrezione. Al giorno d'oggi compio un pellegrinaggio verso le Tue reliquie nella mia amata Cracovia, dove si è sviluppata la famiglia feliciana, e da dove è partita oltre Oceano per servire le nuove generazioni di emigranti ed americani.
*Cristo ha condotto Madre Angela attraverso un sentiero veramente eccezionale, cosicché essa ha potuto condividere intimamente il mistero della sua croce. Egli ha formato il suo spirito per mezzo di numerose sofferenze, che essa ha accettato con fede e con sottomissione davvero eroica alla Sua volontà: nella reclusione e nella solitudine, in una malattia lunga e dolorosa e nella notte buia dell'anima. Il suo più grande desiderio è stato di divenire "vittima d'amore". Essa ha sempre interpretato l'amore come dono gratuito di sé. [...] Essa è stata in grado di accendere lo stesso amore nei cuori delle Sorelle della sua Congregazione. Questo amore costituisce il fogliame sempre verde delle opere con le quali le comunità delle Feliciane servono la Chiesa in Polonia e altrove.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1993/documents/hf_jp-ii_hom_19931010_beatificazioni.html Santa Messa per le beatificazioni di tredici Servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 10 ottobre 1993 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*La Chiesa saluta te, Suor [[Maria Francesca di Gesù]] Fondatrice delle [[Suore cappuccine di Madre Rubatto|Suore Terziarie Cappuccine di Loano]], che hai fatto della tua esistenza un continuo servizio agli ultimi, testimoniando lo speciale amore che Dio ha per i piccoli e gli umili.
*{{NDR|[[Maria Francesca di Gesù]]}} Seguendo fedelmente le orme di [[Francesco d'Assisi|Francesco]], l'innamorato della povertà evangelica, hai imparato non solo a servire i poveri, ma a farti povera tu stessa e hai indicato alle tue figlie spirituali questa speciale via di evangelizzazione. Con la crescita dell'Istituto, questa iniziale intuizione è diventata profondo slancio missionario che ha condotto te e la tua opera in America Latina, dove alcune tue figlie spirituali hanno suggellato col sacrificio della vita quel servizio ai poveri che costituisce il carisma affidato alla tua Congregazione a vantaggio dell'intera Chiesa. [...] Continua la tua profetica testimonianza della carità ancora oggi nei molteplici campi di apostolato in cui opera la Congregazione, contribuendo a far giungere ad ogni uomo, in particolare ai sofferenti e agli abbandonati, l'invito universale al banchetto delle nozze celesti (cf. ''[[Vangelo secondo Matteo|Mt]]'' 22, 9).
*{{NDR|[[Maria Crocifissa Satellico|Maria Crocifissa]]}} Tu hai conformato la vita a Colui che per amore dell'uomo si è lasciato inchiodare alla croce. Tu ''hai piantato l'esistenza nella casa del Signore'' così da abitare per sempre negli atri dell'amore, fedele alla Trinità beata (cf. ''[[Salmi|Sal]]'' 23, 6). In una breve esistenza, hai cercato costantemente il volto dell'Amato ''in cui hai sperato'' (cf. ''[[Libro di Isaia|Is]]'' 25, 9). Lo hai trovato sul viso dei poveri che bussavano alla tua carità; lo hai visto nelle Consorelle affidate alle tue cure e alla tua autorità; lo hai udito tra le mura del monastero di Ostra Vetere, che ha custodito la tua consacrazione. Ma ben più intensamente lo hai sentito vicino nell'''incontro quotidiano del banchetto eucaristico'', cosciente che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue sarà vera ''dimora dell'Altissimo,'' e vivrà in eterno.
*{{NDR|[[Maria Crocifissa Satellico|Maria Crocifissa]]}} Così, seguendo la regola d'oro dei consigli evangelici ti sei trovata adorante ai piedi della croce del Redentore, discepola della Vergine Immacolata, verso cui nutrivi una filiale devozione. Povertà, castità e obbedienza vissute in francescana semplicità e letizia sono state lo strumento che ti ha resa sicura di poter compiere tutto in Colui che dà forza (cf. ''[[Lettera ai Filippesi|Fil]]'' 4, 13), ed ora contempli la gloria del tuo Signore.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1994/documents/hf_jp-ii_hom_19941016_beatificazione.html Beatificazione di cinque religiosi: Nicolas Roland, Alberto Hurtado Cruchaga, María Rafols, Petra de San José Pérez Florido e Giuseppina Vannini]''|Omelia pronunciata il 16 ottobre 1994 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Sì, abbiamo "un grande sommo sacerdote, che ha attraversato i cieli" (''[[Lettera agli Ebrei|Eb]]'' 4, 14). È Gesù Cristo, il Signore crocifisso, risorto e vivo nella gloria. Fu lui l'anima dell'attività di ''[[Nicolas Roland]]''.<br>Nel corso della sua vita, breve ma di grande densità spirituale, non smise mai di lasciare che il Signore compisse per mezzo suo la sua missione di gran sacerdote. Conformato alla persona di Cristo, ne condivideva l'amore per coloro che guidava al sacerdozio per "ricevere misericordia" (''Eb'' 4, 16) [...].
*Il ''[[Alberto Hurtado|Beato Alberto Hurtado]]'' si fece servitore per avvicinare gli uomini a Dio. La sua profonda vita interiore lasciava a chi lo incontrava l'immagine indimenticabile di uomo ''di Dio sempre disposto all'aiuto generoso''. [...] Nel suo ministero sacerdotale, caratterizzato da ''un vivo amore per la Chiesa'', si distinse come maestro nella direzione spirituale e come ''predicatore instancabile'', trasmettendo a tutti il fuoco di Cristo che portava dentro, in particolare nella fecondità di vocazioni sacerdotali e nella formazione di laici impegnati nell'azione sociale.
*Contemplativa nell'azione: questo è lo stile e il messaggio che ci lascia [[María Rafols Bruna|Maria Rafols]]. Le ore di silenzio e di preghiera nell'oratorio della cappella dell'Ospedale di Grazia di Zaragoza, conosciuto come "Domus infirmorum urbis et orbis" si prolungano poi nel servizio generoso a tutti gli infermi che lì si trovavano: invalidi, dementi, donne abbandonate alla propria sorte e bambini. In tal modo manifesta che la carità, la vera carità, ha la propria origine in Dio, che è amore (''[[Prima lettera di Giovanni|1 Gv]]'' 4, 8).
*La ''[[Pietra di San Giuseppe|Beata Petra de San José]]'' è un esempio di donna consacrata che, tra innumerevoli difficoltà, accoglie con fede il carisma che lo Spirito le accorda al servizio di tutti.<br>Orfana fin da quando era molto piccola assunse per madre la Vergine. Questa esperienza segnò tutta la sua vita, scoprendo che il suo compito era quello di essere la madre di bambini, giovani o anziani che mancavano dell'affetto e dell'amore familiare. Madre Petra è infatti un esempio di come la ''verginità dei religiosi e delle religiose si trasformi in una feconda maternità spirituale'', intrapresa e portata a compimento attraverso l'amore sponsale a Gesù Cristo, manifestata nella ''disponibilità totale e aperta ai bisognosi''. Sentendosi amata da Dio e rispondendo a questo amore, anche in mezzo a mille prove, ci offre un modello luminoso di preghiera, di sacrificio per i fratelli e di servizio ai poveri [...].
*Servire i sofferenti: ecco lo speciale carisma di ''[[Giuseppina Vannini]]'' fondatrice della Congregazione delle Figlie di san Camillo. Essere tutta di Dio, amato ed onorato in chi è nel bisogno, fu la sua costante preoccupazione, tradotta in una carità quotidiana senza confini accanto agli infermi, sulle orme del grande apostolo degli ammalati, [[Camillo de Lellis|san Camillo de Lellis]].
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1995/documents/hf_jp-ii_hom_19950129_beatificazioni.html Concelebrazione eucaristica per la beatificazione di un vescovo messicano, di una suora spagnola e di due religiosi italiani]''|Omelia pronunciata il 29 gennaio 1995 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*La nuova evangelizzazione, alla quale ho chiamato in numerose occasioni tutta la Chiesa e nella quale è impegnata anche la Chiesa in America, trova in figure come quella di [[Rafael Guízar Valencia]] un modello da seguire. Alla sua intercessione desideriamo affidare il lavoro apostolico, volto ad estendere il Regno, che svolgono tanti uomini e donne, in ogni luogo e anche in situazioni difficili, come quelle che sperimentò il nuovo Beato.
*Vissuto in una società segnata dall'emarginazione e dalla sofferenza morale, [[Modestino di Gesù e Maria|Padre Modestino]] seppe condividere in pieno le attese e le angosce dei più deboli, rispondendo al profondo bisogno di Dio presente nei fratelli assetati di giustizia e di amore. Divenne così fermento di rinnovamento e segno vivo di speranza. Veramente la mano del Signore era sopra di lui rendendolo, per ogni categoria sociale, ministro di misericordia e di consolazione, soprattutto attraverso l'assidua e paziente celebrazione del sacramento della Riconciliazione.
*[[Modestino di Gesù e Maria|Padre Modestino]] fu autentico "fratello universale": su di lui ognuno poteva contare, trovando ascolto, accoglienza, condivisione. Questo amore lo accompagnò fino al dono di se stesso, quando non esitò ad esporsi al pericolo della morte pur di assistere i fratelli colpiti da un'epidemia di colera. Ne condivise in effetti la sorte fino in fondo, cadendo vittima di carità.
*{{NDR|[[Genoveva Torres Morales]]}} Donna umile, sia per la sua origine sia per la sua cultura, possedette la scienza dell'amore divino, appreso nella sua profonda devozione al Cuore di Gesù Cristo. [...] La sua opera continua ad essere oggi di grande attualità, poiché la solitudine e l'abbandono, con tutti i pericoli che ne conseguono, sono tra i mali più dolorosi di tutti i tempi. Ad essi volle far fronte la Beata Genoveva Torres e noi le chiediamo che continui a incoraggiare anime generose che, fedeli al carisma che essa ricevette dallo Spirito, si adoperino per imitare il suo esempio e per continuare la sua opera.
*{{NDR|[[Grimoaldo della Purificazione]]}} Giovane Passionista, nel corso della sua breve esistenza s'ispirò costantemente ad alcune linee programmatiche che restano significative anche per noi: dare a Dio il primo posto; manifestare a Gesù Crocifisso costante gratitudine mediante opere concrete di penitenza e di umiltà; perseverare nel bene anche a costo di grandi sacrifici; vivere con austerità e accontentarsi in tutto; essere sempre disponibile per gli altri.<br>Secondo il carisma della Famiglia Passionista, egli sentiva di dover completare in sé le sofferenze di Cristo a vantaggio dell'intero suo corpo mistico (cf. ''[[Lettera ai Colossesi|Col]]'' 1, 24).
*{{NDR|[[Grimoaldo della Purificazione]]}} I biografi lo ricordano allegro anche nelle umiliazioni, nelle contrarietà e nelle difficoltà degli studi. I compagni notavano che, pure non facendo cose diverse da loro, Grimoaldo le compiva con straordinaria e crescente intensità di amore. In lui i giovani di oggi e di domani possono scorgere un modello di spiritualità semplice e generosa, fortemente ancorata al mistero pasquale di Cristo.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1995/documents/hf_jp-ii_hom_19951029_beatificazioni.html Beatificazione di Maria Theresia Scherer, María Bernarda Bütler e Marguerite Bays]''|Omelia pronunciata il 29 ottobre 1995 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Fin dall'infanzia [[Maria Theresia Scherer|Maria Theresia]] dimostrava una disponibilità interna al perdono, disponibilità che l'ha costretta certe volte a delle decisioni sofferte per poter rispondere al richiamo che il Signore le ha trasmesso tramite la sua Chiesa. La dinamicità del suo carattere e la sua vivacità invece non erano in contrasto con la sua profonda fede e con le esigenze morali sulle quali si fondava il suo operato; al contrario ella impiegava tutti i suoi talenti e li sviluppava fino in fondo per sfruttarli sia nella vita privata che nella vocazione che era chiamata a esprimere per le sue sorelle ed i suoi fratelli. In questo modo scopriamo il segreto del collegamento tra l'uomo singolo ed il suo Dio: la risposta alla chiamata di Cristo per seguirLo libera l'uomo in modo straordinario mettendolo in grado di sviluppare i propri talenti in abbondanza.
*Maria Theresia rimane un esempio. La sua forza interiore cresceva grazie alla sua vita religiosa: passava molte ore davanti al Santissimo, dove il Signore trasmette il suo amore a tutti coloro che vivono in stretta unione con lui. Ma l'amore non risiede nel cuore di un uomo senza che lì si sviluppino anche le virtù. Più cresceva la sua vita interiore, più Maria Theresia diventava sensibile alle esigenze del mondo del suo tempo. Nelle difficili circostanze che l'Europa attraversò nel diciannovesimo secolo, lei aiutava i popoli dell'Europa centrale con le sue numerose fondazioni.
*{{NDR|[[Maria Bernarda Bütler]]}} Da perfetta figlia di San Francesco d'Assisi, desidera servire Dio servendo i fratelli. È ammirabile la sua generosità. Si spoglia di tutto in modo radicale e rischia la sua vita per Cristo, poiché il suo desiderio più grande è annunciare il Signore fino agli estremi della terra.
*La missione vissuta da [[Margherita Bays|Marguerite Bays]] è la missione che compete a ogni cristiano. Durante il catechismo si sforzava di presentare ai fanciulli del suo villaggio il messaggio del Vangelo con parole loro comprensibili. Si occupava disinteressatamente dei poveri e dei malati. Pur senza lasciare il suo paese, aveva il cuore aperto alle dimensioni della Chiesa universale e del mondo.
*Marguerite Bays ci esorta a fare della nostra esistenza un cammino d'amore e ci rammenta la nostra missione nel mondo: annunciare in ogni occasione, opportuna e non opportuna, e in particolare ai giovani, il Vangelo. Ci invita a far scoprire loro la grandezza dei sacramenti della Chiesa. Come potranno, infatti, i giovani di oggi riconoscere il Salvatore sul loro cammino, se non sono introdotti ai misteri cristiani? Come potranno avvicinarsi alla mensa eucaristica e al sacramento della penitenza, se nessuno ne fa scoprire loro la ricchezza, così come aveva saputo fare Marguerite Bays?
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1996/documents/hf_jp-ii_hom_19960512_beatificazioni.html Cappella papale per la beatificazione di sei servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 12 maggio 1996 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*La carità verso Dio e verso il prossimo è stata intensamente vissuta ed incarnata anche dal sacerdote leccese ''[[Filippo Smaldone]]'', la cui esistenza fu contrassegnata da costante attenzione verso i poveri e da straordinario slancio apostolico. [...] La sua intensa e solida spiritualità sacerdotale, nutrita di preghiera, di meditazione e di penitenza anche corporale, lo spinse ad un servizio sociale aperto a quelle intuizioni precorritrici che l'autentica carità pastorale sa suscitare.
*"''Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori''" (''[[Prima lettera di Pietro|1 Pt]]'' 3, 15). Queste parole della Lettera di san Pietro ben pongono in luce l'intensa e feconda attività apostolica che ''[[Gennaro Maria Sarnelli]]'', Redentorista, svolse sia attraverso la predicazione al popolo che con i numerosi scritti. ''L'intima comunione personale che egli intratteneva con Cristo'' fu la costante sorgente del suo instancabile zelo pastorale.<br>La sua vicenda umana e religiosa, come quella di sant'[[Alfonso Maria de' Liguori|Alfonso Maria de Liguori]] di cui fu amico e collaboratore, si espresse in modo particolare, ''in una spiccata sensibilità verso i poveri'', avvicinati ed accolti nella luce della loro realtà di figli di Dio.<br>La sua fu un'azione evangelizzatrice caratterizzata da grande dinamismo: egli seppe conciliare l'impegno missionario con l'attività di scrittore e col ministero, non meno impegnativo, di consigliere e guida spirituale. Pur procedendo secondo gli schemi culturali del tempo, il nuovo Beato non trascurò mai di cercare ''forme rinnovate di evangelizzazione'' per rispondere alle sfide emergenti.
*La Misericordia divina è la chiave di lettura della spiritualità semplice e profonda di ''[[Maria Raffaella Cimatti]]'', religiosa delle Suore Ospedaliere della Misericordia. Alla infinita misericordia di Dio, di cui parla il salmista, ella ispirò la sua azione, specialmente nel servizio ai poveri ed ai sofferenti. Questa donna, che oggi viene elevata agli onori degli altari, consumò se stessa nella totale consacrazione a Dio e nel silenzioso e diuturno servizio agli ammalati. [...] Nel nostro tempo, segnato non di rado dall'indifferenza e dalla tentazione di chiudersi di fronte alle necessità del prossimo, questa umile religiosa costituisce un luminoso esempio di ''femminilità pienamente realizzata nel dono di sé''.
*{{NDR|Su [[Candida Maria di Gesù]]}} La sua profonda esperienza dell'amore di Dio per ognuna delle sue creature la portò a corrispondere con generosità e dedizione. Plasmò la sua carità verso il prossimo nella fondazione della Congregazione delle Figlie di Gesù, con il carisma dell'educazione cristiana dell'infanzia e della gioventù. Le attenzioni che prodigava alle sue religiose, ai benefattori delle sue opere, ai sacerdoti, alle allieve, ai bisognosi, fino a renderle universali, sono una manifestazione visibile del suo amore verso Dio, della sua radicale sequela di Gesù e della sua totale consacrazione alla causa del suo Regno.
*Madre Cándida disse un giorno a un'allieva del suo Collegio di Tolosa: "''tu sarai Figlia di Gesù''". La giovane era ''[[María Antonia Bandrés y Elósegui|María Antonia Bandrés Elósegui]]'', che oggi è elevata con la Fondatrice agli onori degli altari. Innamorata di Gesù, fece sì che anche gli altri lo amassero. Come catechista, formatrice di operaie, missionaria nel desiderio essendo già religiosa, consumò la sua breve esistenza condividendo, amando e servendo gli altri. Nella sua malattia, unita a Cristo, ci ha lasciato un esempio eloquente di partecipazione all'opera salvifica della croce.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20010429_beatification.html Cappella papale per la beatificazione di cinque servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 29 aprile 2001 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*L'esperienza del mistero pasquale rende nuove tutte le cose, poiché, come abbiamo cantato nell'Annunzio pasquale: "Sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l'innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti". Questo spirito animò l'intera esistenza di [[Carlos Manuel Rodríguez Santiago]], primo puertoricano elevato alla gloria degli altari. Il nuovo beato, illuminato dalla fede nella resurrezione, condivideva con tutti il profondo significato del Mistero pasquale ripetendo spesso: "Viviamo per quella notte", la notte di Pasqua. Il suo fecondo e generoso apostolato consistette principalmente nello sforzarsi affinché la Chiesa a Puerto Rico prendesse coscienza di questo grande evento della nostra salvezza.<br>Carlos Manuel Rodríguez ha messo in evidenza la chiamata universale alla santità per tutti i cristiani e quanto sia importante che ogni battezzato risponda ad essa in modo consapevole e responsabile. Che il suo esempio aiuti tutta la Chiesa a Puerto Rico a essere fedele, vivendo con salda coerenza i valori e i principi cristiani ricevuti nell'evangelizzazione dell'Isola!
*Modello di una vita umile e discreta, [[Marie-Anne Sureau Blondin|Marie-Anne Blondin]] trovò la sua forza interiore nella contemplazione della Croce, mostrandoci come la vita d'intimità con Cristo sia il mezzo più sicuro per recare misteriosamente dei frutti e per compiere la missione voluta da Dio. Possa il suo esempio suscitare nelle religiose del suo istituto e in numerosi giovani il piacere di servire Dio e gli uomini, in particolare la gioventù, alla quale è importante offrire i mezzi per un autentico sviluppo spirituale, morale e intellettuale!
*{{NDR|Su [[Caterina Volpicelli]]}} Nella sua vita, tutta consacrata al cuore dell'Agnello immolato, risaltano tre aspetti significativi: una profonda spiritualità eucaristica, un'indomita fedeltà alla Chiesa, una sorprendente generosità apostolica.<br>L'Eucaristia, a lungo adorata e fatta centro della sua vita sino a formulare il voto di vittima espiatrice, fu per lei scuola di docile e amorosa obbedienza a Dio. Fu, al tempo stesso, sorgente di amore tenero e misericordioso per il prossimo: nei più poveri ed emarginati ella amava il suo Signore, a lungo contemplato nel Santissimo Sacramento.<br>Sempre dall'Eucaristia seppe trarre quell'ardore missionario che la spinse a esprimere la sua vocazione nella Chiesa, docilmente sottomessa ai Pastori e profeticamente intenta a promuovere il laicato e forme nuove di vita consacrata. Senza delimitare spazi operativi, né dare origine a istituzioni specifiche, volle, come lei stessa affermava, trovare la solitudine nelle occupazioni e un fecondo lavoro nella solitudine. Fu la prima "zelatrice" dell'Apostolato della Preghiera in Italia e lascia in eredità, specialmente alle Ancelle del Sacro Cuore, una singolare missione apostolica che deve continuare ad alimentarsi incessantemente alla fonte del Mistero eucaristico.
*{{NDR|Su [[Caterina Cittadini]]}} Nel corso della sua non facile esistenza, la nuova Beata manifestò un amore indomito per il Signore. Questa sua profonda capacità di amare, sostenuta da un grande equilibrio affettivo, viene posta in evidenza da quanti hanno avuto modo di conoscerla. Rimasta orfana fin dalla più tenera età, si fece lei stessa madre amorevole per le orfane. E "madri" volle fossero le sue figlie spirituali nella scuola e nel contatto con i fanciulli.<br>Caterina si sforzava di "''essere di Cristo, per portare a Cristo''". Il segreto fu anche per lei l'unione con l'Eucaristia. Alle sue prime collaboratrici raccomandava di coltivare un'intensa vita spirituale nella preghiera e, soprattutto, un contatto vitale con Gesù eucaristico. Quanto mai attuale è questa consegna spirituale anche per coloro che sono chiamati ad essere maestri nella fede e vogliono trasmettere alle nuove generazioni, in quest'epoca di grandi mutamenti sociali, i valori della cultura cristiana!
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20010509_malta-beatification.html Santa messa e beatificazione di tre servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 9 maggio 2001 a Floriana; citato in ''vatican.va''.}}
*Dalla sua morte, avvenuta nel 1962, poco prima dell'apertura del Concilio Vaticano II, il ''Beato [[Giorgio Preca]]'' ha goduto fama di santità a Malta e ovunque i maltesi si siano insediati. Don Giorgio fu un pioniere nel campo della catechesi e nella promozione del ruolo dei laici nell'apostolato, che il Concilio ha poi sottolineato in modo particolare. Perciò divenne come un ''secondo padre di Malta nella fede''. Con umiltà e mitezza, e utilizzando appieno i talenti di mente e di cuore che Dio gli aveva donato, Don Giorgio fece proprie le parole di San Paolo a Timoteo: "Le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri" (''[[Seconda lettera a Timoteo|2 Tm]]'' 2, 2).
*[...] la [[mitezza]] delle [[Beatitudini]] ha il potere di trasformare la famiglia, i luoghi di lavoro e le scuole, le città e i villaggi, la politica e la cultura. ''Può cambiare il mondo!''
*Anche il Servo di Dio ''[[Ignazio Falzon]]'' aveva una grande passione per la predicazione del Vangelo e per l'insegnamento della fede cattolica. Anch'egli mise i suoi numerosi talenti e la sua formazione intellettuale al servizio dell'opera catechetica. L'Apostolo Paolo scrisse: "Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza , perché ''Dio'' ama chi dona con gioia" (''[[Seconda lettera ai Corinzi|2 Cor]]'' 9, 7). Il ''Beato Ignazio donò abbondantemente e gioiosamente'' e le persone trovavano in lui non solo un'infinita energia, ma anche gioia e pace profonde. Rinunciò al successo terreno per il quale era stato preparato ''al fine di servire il bene spirituale degli altri'', inclusi i numerosi soldati e marinai britannici di stanza a Malta a quel tempo. Nell'avvicinarsi a loro, alcuni dei quali erano cattolici, anticipò lo spirito ecumenico di rispetto e di dialogo che oggi ci è tanto familiare, ma che a quel tempo non era sempre così diffuso.
*Nata in Italia da padre maltese, ''suor [[Maria Adeodata Pisani]]'' giunse qui a diciannove anni e trascorse la maggior parte della sua vita quale fulgido esempio di consacrazione religiosa benedettina nel Monastero di San Pietro. [...] Preghiera, obbedienza, servizio alle sue sorelle e maturità nello svolgere i compiti a lei assegnati: queste furono le caratteristiche della vita santa e silenziosa di Maria Adeodata. Nascosta nel cuore della Chiesa, ''sedeva ai piedi del Signore e ascoltava i suoi insegnamenti'' (cfr ''[[Vangelo secondo Luca|Lc]]'' 10, 39), assaporando le cose che durano per sempre (cfr ''[[Lettera ai Colossesi|Col]]'' 3, 2). Mediante la preghiera, il lavoro e l'amore, divenne una fonte di fecondità spirituale e missionaria senza la quale la Chiesa non può predicare il Vangelo come Cristo esige, perché la ''missione e la contemplazione hanno bisogno l'una dell'altra'' (cfr ''Novo millennio ineunte'', n. 16).
*[[Malta]], Malta! Hai ricevuto tanto dal ministero di San Paolo e dalla testimonianza del Beato Giorgio Preca, del Beato Ignazio Falzon e della Beata Adeodata. Andando incontro al futuro, resta fedele all'eredità che hai ricevuto! Segui Cristo con cuore indiviso e non temere mai di affermare la verità che salva e i valori che conducono alla vita!
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20011007_beatification.html Cappella papale per la beatificazione di 7 servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 7 ottobre 2001 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Monsignor [[Ignazio Maloyan|Ignace Maloyan]], morto martire all'età di 46 anni, ci ricorda la battaglia spirituale di ogni cristiano, la cui fede è esposta agli attacchi del male. È nell'Eucaristia che attingeva, giorno dopo giorno, la forza necessaria per compiere con generosità e passione il suo ministero di sacerdote, dedicando alla predicazione, alla pastorale dei sacramenti e al servizio dei più poveri.
*Nella sua vita di madre di famiglia e di religiosa fondatrice delle Suore della Provvidenza, [[Émilie Tavernier Gamelin]] è stata il modello di un coraggioso abbandono alla Provvidenza. La sua attenzione per le persone e le situazioni la portò a inventare forme nuove di carità. Aveva un cuore aperto a ogni sofferenza, servendo soprattutto i poveri e i piccoli, che desiderava trattare come re.
*Rivolgiamo lo sguardo al beato [[Nikolaus Gross]], giornalista e padre di famiglia. Con acume comprese che l'ideologia nazionalsocialista non poteva accordarsi con la fede cristiana. Coraggiosamente prese la penna per difendere la dignità delle persone.
*La suora clementina {{NDR|[[Maria Euthymia Üffing|Maria Euthymia]]}} si è dedicata alla cura dei malati, in particolare dei prigionieri di guerra e degli immigrati. Fu detta anche "mamma Euthymia". Dopo la guerra dovette occuparsi di una lavanderia invece che della cura dei malati. Avrebbe certo preferito servire le persone piuttosto che le macchine. Ciononostante rimase una suora piena di empatia che aveva per tutti un sorriso amichevole e una buona parola.
*La sintesi vitale tra contemplazione e azione, assimilata a partire dalla quotidiana partecipazione all'Eucaristia, fu il fondamento dell'esperienza spirituale e dello slancio di carità di [[Eugenia Picco]].
*Anche di fronte alla sofferenza, con gli inevitabili momenti di difficoltà e di smarrimento che questa comporta, la beata Eugenia Picco seppe trasformare l'esperienza del dolore in occasione di purificazione e di crescita interiore. Dalla nuova Beata impariamo l'arte di ascoltare la voce del Signore, per essere testimoni credibili del Vangelo della carità in questo primo scorcio di millennio.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2001/documents/hf_jp-ii_hom_20011125_canonization.html Cappella papale per la canonizzazione dei beati]''|Omelia pronunciata il 25 novembre 2001 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*Nel paradiso, nella pienezza del Regno di Dio, fu accolta ''[[Paula Montal Fornés|Santa Paula Montal Fornés de San José de Calasanz]]'', fondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria, Religiose Scolopie, dopo una vita di santità. Prima nella sua città natale, Arenys del Mar, impegnata in diverse attività apostoliche e addentrandosi, con la preghiere e la pietà sincera, nei misteri di Dio; poi, come fondatrice di una famiglia religiosa [...] si dedicò alla promozione della donna e della famiglia [...]; alla fine diede prova dell'autenticità, del coraggio e della tenerezza del suo spirito, uno spirito modellato da Dio, durante i trent'anni di vita ritirata a Olesa de Montserrat.
*Il disegno benevolo del Padre che "ci fa entrare nel regno del suo Figlio prediletto", trova in ''[[Léonie Aviat|San Françoise-de-Sales Aviat]]'' una splendida realizzazione: ella ha vissuto fino alla fine il dono di se stessa. Al centro del suo impegno e del suo apostolato, suor Françoise-de-Sales mise la preghiera e l'unione con Dio, dove trovò luce e forza per superare le prove e le difficoltà, e fino alla fine della sua esistenza perseverò in quella vita di fede, desiderando lasciarsi guidare dal Signore [...].
*Rendere onore a Cristo, il Re: questo desiderio ha animato ''[[Maria Crescentia Höss|santa Maria Crescentia Höss]]'' fin dall'infanzia. Al suo servizio mise le sue capacità. Dio le aveva donato una bella voce. [...] Mise anche le sue conoscenze a servizio del Signore. Questa francescana fu una consigliera molto richiesta. Le persone si accalcavano davanti alle porte del convento: oltre a uomini e donne semplici, c'erano principi e imperatrici, sacerdoti e religiosi, abati e Vescovi. Divenne così una specie di "levatrice" che tentava di far partorire la verità nel cuore di chiedeva consiglio.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2002/documents/hf_jp-ii_hom_20020414_beatification.html Cappella papale per la beatificazione di 6 servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 14 aprile 2002 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*In un'epoca segnata da profondi cambiamenti politici e sociali, di fronte al rigorismo spirituale dei giansenisti, [[Gaetano Errico]] annuncia la grandezza della misericordia di Dio, che sempre chiama alla conversione coloro che vivono sotto il dominio del male e del peccato. Vero martire del confessionale, il nuovo Beato vi trascorreva intere giornate spendendo il meglio delle proprie energie nell'accoglienza e nell'ascolto dei penitenti. Col suo esempio egli ci stimola a riscoprire il valore e l'importanza del sacramento della [[Confessione|penitenza]], dove Iddio distribuisce a piene mani il suo perdono e mostra la sua tenerezza di Padre verso i propri figli più deboli.
*{{NDR|[[Lodovico Pavoni]]}} Dotato di animo particolarmente sensibile, si impegnò con tutto se stesso nell'assistenza ai giovani poveri e abbandonati, e specialmente ai sordo-muti. La sua attività spaziava in molti campi, da quello dell'educazione al settore dell'editoria, con originali intuizioni apostoliche e coraggiose azioni innovatrici. A fondamento di tutto c'era una solida spiritualità. Egli ci esorta con la sua testimonianza a confidare in Gesù e a immergerci sempre più nel mistero del suo amore.
*{{NDR|[[Apparizione di Gesù sulla via di Emmaus|Sulla via di Emmaus]]}} Gesù si manifesta come compagno sul cammino della vita dell'uomo e come Maestro paziente, che sa modellare il cuore e illuminare la mente affinché comprenda il disegno di Dio. Dopo l'incontro con Lui, i discepoli di Emmaus, superato l'abbattimento e la confusione, diressero i loro passi verso la nascente comunità cristiana per annunciarle la notizia che avevano visto il Signore risorto.
*Dall'Italia, è più precisamente dalla Diocesi di Asti, il salesiano ''[[Luigi Variara|Padre Luis Variara]]'', seguace fedele di Gesù misericordioso e vicino agli afflitti, giunse in Colombia. Sin dal primo istante dedicò la sua energia giovanile e la ricchezza dei suoi doni al servizio dei malati di lebbra.
*''[[Artemide Zatti]]'', coadiutore salesiano, partì con la sua famiglia dalla Diocesi di Reggio Emilia alla ricerca di una vita migliore in Argentina, la terra sognata da Don Bosco. Lì scoprì la sua vocazione salesiana, che si concretizzò in un servizio agli infermi appassionato, competente e pieno di amore. I quasi cinquant'anni trascorsi a Viedema rappresentano la storia di un religioso esemplare, puntuale nel compiere i suoi doveri comunitari e completamente dedito al servizio dei bisognosi.
*''[[María Romero Meneses|Suor Maria Romero Meneses]]'', Figlia di Maria Ausiliatrice, seppe riflettere il volto di Cristo che si fa riconoscere nella divisione del pane. Nata in Nicaragua, svolse la sua formazione alla vita religiosa a El Salvador e trascorse la maggior parte della sua vita in Costa Rica. Questi amati popoli del Centro America, uniti ora nel giubilo della sua beatificazione, potranno trovare nella nuova beata, che tanto li amò, abbondanti esempi e insegnamenti per rinnovare e rafforzare la loro vita cristiana, tanto radicata in queste terre.
*La chiamata che ardeva nel suo cuore portò [[Dolores Cabanillas|Maria del Transito]] a cercare l'intimità con Cristo nella vita contemplativa. Non si sentì spenta quando la malattia la costrinse ad abbandonare i monasteri nei quali stava, ma proseguì con fiducia e abbandono alla volontà di Dio, che essa continuò a cercare incessantemente. L'ideale francescano si manifestò quindi come il vero cammino che Dio voleva per lei e, con l'aiuto di guide sapienti, intraprese un cammino di povertà, umiltà, pazienza e carità, dando vita a una nuova Famiglia religiosa.
{{int|''[https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2002/10/20/0518/00612.pdf Cappella papale per la beatificazione di 6 servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 20 ottobre 2002 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*"''Ti ho chiamato per nome''" (''[[Libro di Isaia|Is]]'' 45,4). Le parole con le quali il profeta [[Isaia]] indica la missione affidata da Dio ai propri eletti esprimono bene la vocazione di ''[[Andrea Giacinto Longhin]]'', l'umile cappuccino che per 32 anni è stato Vescovo della Diocesi di Treviso, all'inizio del secolo scorso, il ventesimo. È stato un Pastore semplice e povero, umile e generoso, sempre disponibile verso il prossimo, secondo la più genuina tradizione cappuccina.<br>Lo chiamavano il Vescovo delle cose essenziali. In un'epoca segnata da eventi drammatici e dolorosi, si è dimostrato padre per i preti e pastore zelante della gente, sempre accanto ai suoi fedeli, specialmente nei momenti di difficoltà e di pericolo. Anticipava così ciò che avrebbe sottolineato il Concilio Ecumenico Vaticano II, indicando nell'evangelizzazione "uno dei principali doveri dei Vescovi" [...].
*"''Memori... del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza''" (''[[Prima lettera ai Tessalonicesi|1 Ts]]'' 1,2-3). Le parole dell'Apostolo delineano il ritratto spirituale del Padre ''[[Marcantonio Durando]]'', della Congregazione della Missione e degno figlio della terra piemontese. Egli visse di fede e di ardente slancio spirituale, disdegnando ogni forma di compromesso o di tiepidezza interiore.<br>Alla scuola di san [[Vincenzo de' Paoli]], egli seppe riconoscere nell'umanità di Cristo l'espressione più grande, e al contempo più accessibile e disarmante, dell'amore di Dio verso ogni uomo. Ancora oggi egli ci indica il mistero della Croce come il momento culminante in cui viene rivelato il mistero insondabile dell'amore di Dio.
*"''Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza''" (''[[Salmi|Sal]]'' 95,7). Le parole del Salmo responsoriale ben esprimono l'anelito missionario, che ha pervaso suor ''[[Liduina Meneguzzi]]'', delle Suore di san Francesco di Sales. Nel breve, ma intenso, corso della sua esistenza, suor Liduina si prodigò a favore dei fratelli più poveri e sofferenti, in particolare nell'ospedale della missione di Dire Dawa, in Etiopia.<br>Con fervente zelo apostolico, cercava di far conoscere a tutti l'unico nostro Salvatore, Gesù. Alla scuola di Colui che è «mite e umile di cuore» (cfr ''[[Vangelo secondo Matteo|Mt]]'' 11,29), ella imparò a diffondere la carità, che sgorga da un cuore puro, superando ogni mediocrità ed inerzia interiore.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2003/documents/hf_jp-ii_hom_20030427_beatification.html Cappella papale per la beatificazione di sei servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 27 aprile 2003 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*[...] rifulse per santità il beato ''[[Marco d'Aviano]]'', nel cui animo ardeva il desiderio di preghiera, di silenzio e di adorazione del mistero di Dio. Questo contemplativo itinerante per le strade dell'Europa fu al centro di un vasto rinnovamento spirituale grazie ad una coraggiosa predicazione accompagnata da numerosi prodigi. Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l'unità dell'Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d'Aviano ricorda che ''la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane''.
*Sorprendente è quanto Iddio ha compiuto attraverso ''[[Maria Cristina Brando]]''. La sua è una spiritualità eucaristica ed espiatrice, che si articola in due linee come "''due rami che partono dallo stesso tronco''": l'amore di Dio e quello del prossimo. Il desiderio di prendere parte alla passione di Cristo viene come "travasato" nelle opere educative, finalizzate a rendere le persone consapevoli della loro dignità e ad aprirsi all'amore misericordioso del Signore.
*Protesa interamente a diffondere l'amore ai Cuori di Cristo e di Maria fu la beata ''[[Eugenia Ravasco]]''. Contemplando questi due Cuori, Ella si appassionò al servizio del prossimo e consumò la vita con letizia per i giovani e i poveri. Seppe aprirsi con lungimiranza alle urgenze missionarie, con una speciale sollecitudine per i "lontani" dalla Chiesa.<br>L'espressione: "fare il bene per amore del Cuore di Gesù" e "bruciare del desiderio del bene degli altri, specialmente della gioventù", ben sintetizza il suo carisma, che ha consegnato al suo Istituto.
*{{NDR|[[Maria Domenica Mantovani]]}} Questa degna figlia della terra veronese, discepola del beato [[Giuseppe Nascimbeni]], si ispirò alla santa Famiglia di Nazaret per farsi "tutta a tutti", sempre attenta alle necessità del "povero popolo". Straordinario fu il suo modo di ''essere fedele in ogni circostanza sino all'ultimo respiro alla volontà di Dio'', dal quale si sentiva amata e chiamata. Che bell'esempio di santità per ogni credente!
*Che dire, poi, della beata ''[[Giulia Salzano]]''? Precorrendo i tempi, fu un'apostola della nuova evangelizzazione, nella quale unì l'azione apostolica alla preghiera, offerta senza sosta specialmente per la conversione delle persone "indifferenti".<br>Questa nuova Beata ci incoraggia a perseverare nella fede e a ''non perdere mai la fiducia in Dio'', che tutto opera.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2003/documents/hf_jp-ii_hom_20030504_canonization-spain.html Santa messa con canonizzazioni]''|Omelia pronunciata il 4 maggio 2003 a Madrid; citato in ''vatican.va''.}}
*''[[Pedro Poveda Castroverde|San Pedro Poveda]]'', cogliendo l'importanza della funzione sociale dell'educazione, realizzò un importante compito umanitario ed educativo fra gli emarginati e i bisognosi. Fu maestro di preghiera, pedagogo della vita cristiana e dei rapporti fra la fede e la scienza, convinto che i cristiani dovessero apportare valori e impegni sostanziali per la costruzione di un mondo più giusto e solidale. Concluse la sua esistenza con la corona del martirio.
*''[[Genoveva Torres Morales|Santa Genoveva Torres]]'' fu strumento della tenerezza di Dio verso le persone sole e bisognose di amore, di consolazione e di cure nel corpo e nello spirito. La nota caratteristica che dava impulso alla sua spiritualità era l'adorazione riparatrice dell'Eucaristia, fondamento a partire dal quale svolse un apostolato pieno di umiltà e semplicità, di abnegazione e di carità.
*Uguale amore e sensibilità verso i poveri portò ''[[Angela della Croce|Santa Ángela de la Cruz]]'' a fondare la sua "Compagnia della Croce", con una dimensione caritativa e sociale a favore dei più bisognosi e con un impatto enorme sulla Chiesa e sulla società sivigliana della sua epoca. I suoi tratti distintivi erano la naturalità e la semplicità, ricercando la santità con uno spirito di mortificazione, al servizio di Dio nei fratelli.
*''[[María Maravillas de Jesús|Santa Maravillas de Jesús]]'' visse animata da una fede eroica, plasmata nella risposta a una vocazione austera, ponendo Dio al centro della sua esistenza. Superate le tristi circostanze della Guerra Civile spagnola, realizzò nuove fondazioni dell'Ordine del Carmelo informate allo spirito caratteristico della riforma teresiana. La sua vita contemplativa e la clausura del monastero non le impedirono di rispondere ai bisogni delle persone che frequentava e di promuovere opere sociali e caritative attorno a sé.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2004/documents/hf_jp-ii_hom_20040425_beatifications.html Cappella papale per la beatificazione di sei servi di Dio]''|Omelia pronunciata il 25 aprile 2004 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*[[August Czartoryski|Augusto Czartoryski]], giovane principe, ha elaborato un efficace metodo di discernimento dei disegni divini. Presentava a Dio nella preghiera tutte le domande e le perplessità di fondo e poi nello spirito di obbedienza seguiva i consigli delle sue guide spirituali. Così ha compreso la sua vocazione di intraprendere la vita povera per servire i più piccoli. Lo stesso metodo gli ha permesso, nel corso di tutta la vita, di compiere scelte tali, che oggi possiamo dire che egli ha realizzato i disegni della Provvidenza Divina in modo eroico.
*Questa Beata colombiana {{NDR|[[Laura di Santa Caterina da Siena|Laura Montoya]]}} si sentì madre spirituale degli indigeni, ai quali ha voluto mostrare l'amore di Dio. I suoi tempi non furono facili, poiché le tensioni sociali insanguinavano anche allora la sua nobile patria. Ispirandoci al suo messaggio pacificatore, le chiediamo oggi che l'amata Colombia possa presto godere della pace, della giustizia e del progresso integrale.
*Con fede profonda, speranza sconfinata e grande amore per Cristo, [[María Guadalupe García Zavala|Madre Lupita]] cercò la propria santificazione a partire dall'amore per il Cuore di Gesù e dalla fedeltà alla Chiesa.
*{{NDR|[[Nemesia Valle]]}} È l'esempio di una santità luminosa, protesa alle alte vette della perfezione evangelica, e che si traduce nei semplici gesti della vita quotidiana interamente spesa per Dio.
*Il Signore dice a [[Pietro apostolo|Pietro]] in modo deciso e incisivo: "Seguimi". Anche ''[[Eusebia Palomino Yenes|Suor Eusebia Palomino]]'', delle Figlie di Maria Ausiliatrice, sentì un giorno la chiamata di Dio e rispose attraverso un'intensa spiritualità e una profonda umiltà nella vita quotidiana. Da buona salesiana, fu animata dall'amore per l'Eucaristia e per la Vergine. L'importante per lei era amare e servire; il resto non contava, fedele alla massima salesiana del "da mihi animas, caetera tolle".<br>Con la radicalità e la coerenza delle sue scelte, Suor Eusebia Palomino Yenes tracciò un cammino attraente ed esigente di santità per tutti noi e soprattutto per i giovani del nostro tempo.
*"Mi ami tu?" domanda Gesù a Simon Pietro. Egli risponde: "Certo, Signore, tu lo sai che ti amo". La vita della [[Alexandrina Maria da Costa|Beata Alexandrina Maria da Costa]] può riassumersi in questo dialogo d'amore. Permeata e ardente di queste ansie d'amore, non vuole negare nulla al suo Salvatore: dalla forte volontà, accetta tutto per dimostrargli che lo ama. Sposa di sangue, rivive misticamente la passione di Cristo e si offre come vittima per i peccatori, ricevendo la forza dall'Eucaristia che diventa l'unico alimento dei suoi ultimi tredici anni di vita.<br>Nell'esempio della Beata Alexandrina, espresso nella trilogia "soffrire, amare, riparare", i cristiani possono trovare lo stimolo e la motivazione per nobilitare tutto ciò che la vita ha di doloroso e triste attraverso la prova d'amore più grande: sacrificare la vita per chi si ama.
{{int|''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2004/documents/hf_jp-ii_hom_20040516_canonizations.html Cappella papale per la canonizzazione di 6 beati]''|Omelia pronunciata il 16 maggio 2004 a Roma; citato in ''vatican.va''.}}
*{{NDR|[[Luigi Orione]],}} uomo totalmente donato alla causa di Cristo e del suo Regno. Sofferenze fisiche e morali, fatiche, difficoltà, incomprensioni e ostacoli di ogni tipo hanno segnato il suo ministero apostolico. [...] La passione per Cristo fu l'anima della sua vita ardimentosa, la spinta interiore di un altruismo senza riserve, la sorgente sempre fresca di una indistruttibile speranza.
*Sin dall'inizio il [[Spirito Santo|Paraclito]] ha ispirato uomini e donne che hanno ricordato e diffuso la verità rivelata da Gesù. Uno di questi è stato ''[[Josep Manyanet i Vives|san José Manyanet]]'', vero Apostolo della famiglia. Ispirandosi alla scuola di Nazareth, ha realizzato il suo progetto di santità personale e si è dedicato, con sollecitudine eroica, alla missione che lo Spirito gli ha affidato.
*Uomo di preghiera, innamorato dell'Eucaristia, che gli piaceva adorare a lungo, ''[[Nimatullah Youssef Kassab Al-Hardini|Nimatullah Kassab Al-Hardini]]'' è un esempio per i monaci dell'Ordine libanese maronita, come pure per i suoi fratelli libanesi e per tutti i cristiani del mondo. Egli si è donato totalmente al Signore in una vita di grande rinuncia, mostrando che l'amore di Dio è l'unica fonte autentica di gioia e di felicità per l'uomo. Egli si è dedicato a cercare e a seguire Cristo, suo Maestro e Signore.<br>Accogliendo i suoi fratelli, egli ha dato sollievo e ha curato molte ferite nel cuore dei suoi contemporanei, testimoniando loro la misericordia di Dio. Possa il suo esempio illuminare il nostro cammino, suscitare, in particolare tra i giovani, un desiderio autentico di Dio e di santità, per annunciare al mondo presente la luce del Vangelo!
*Di questa fecondità spirituale {{NDR|della Chiesa}} è singolare testimone ''[[Paola Elisabetta Cerioli]]'', la cui esistenza fu copiosa di frutti di bene.<br>Contemplando la Santa Famiglia, Paola Elisabetta intuì che le comunità familiari restano solide quando i legami di parentela sono sostenuti e cementati dalla condivisione dei valori della fede e della cultura cristiana. Per diffondere questi valori la nuova Santa fondò l'Istituto della Sacra Famiglia. Era infatti convinta che i figli, per crescere sicuri e forti, hanno bisogno di una famiglia sana e unita, generosa e stabile.
*Dell'amore divino ''[[Gianna Beretta Molla]]'' fu semplice, ma quanto mai significativa messaggera. [...] Sull'esempio di Cristo, che "''avendo amato i suoi... li amò sino alla fine''" (''[[Vangelo secondo Giovanni|Gv]]'' 13,1), questa santa madre di famiglia si mantenne eroicamente fedele all'impegno assunto il giorno del matrimonio. Il sacrificio estremo che suggellò la sua vita testimonia come solo chi ha il coraggio di donarsi totalmente a Dio e ai fratelli realizzi se stesso.<br>Possa la nostra epoca riscoprire, attraverso l'esempio di Gianna Beretta Molla, la bellezza pura, casta e feconda dell'amore coniugale, vissuto come risposta alla chiamata divina!
===Attribuite===
*Chi non crede nel [[demonio]] non crede nel Vangelo. (citato da [[Gabriele Amorth]] nell'intervista di Włodzimierz Rędzioch, ''[http://domenica.niedziela.pl/artykul.php?dz=wiara&id_art=00003 Domenica: il settimanale cattolico]'', 47/2010)
*Io ho combattuto tutta la vita il [[comunismo]] ma ora che è crollato mi domando, chi difenderà i poveri?<ref>Citato in ''[https://www.huffingtonpost.it/entry/rimpiango-il-pci-non-lurss-intervista-a-massimo-dalema_it_5dc31726e4b0d8eb3c8eda4b "Rimpiango il Pci, non l'Urss". Intervista a Massimo D'Alema]'', ''huffingtonpost.it''.</ref>
*L'[[inferno]] esiste, ma è vuoto.<ref>Citato in [[Stefano Lorenzetto]], ''Chi (non) l'ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate'', Marsilio, Venezia, 2019.</ref>
:{{NDR|[[Citazioni errate|Citazione errata]]}} La frase, attribuita nel 1984 ad [[Hans Urs von Balthasar]], che Giovanni Paolo II nominò cardinale nel 1988, è stata attribuita anche allo stesso papa, di cui era nota la stima per Balthasar, che comunque non aveva parlato di certezza, bensì di speranza che l'inferno fosse vuoto.
==''Ecclesia de Eucharistia''==
===[[Incipit]]===
La [[Chiesa cattolica|Chiesa]] vive dell'[[Eucaristia]]. Questa verità non esprime soltanto un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il ''nucleo del mistero della Chiesa''. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un'intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza.
===Citazioni===
*Anche quando viene celebrata sul piccolo altare di una chiesa di campagna, l'[[Eucaristia]] è sempre celebrata, in un certo senso, sull'''altare del mondo''. Essa unisce il cielo e la terra. Comprende e pervade tutto il creato.
*In forza del suo intimo rapporto con il sacrificio del Golgota, l'Eucaristia è ''sacrificio in senso proprio'', e non solo in senso generico, come se si trattasse del semplice offrirsi di Cristo quale cibo spirituale ai fedeli.
*L'Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra. È un raggio di gloria della Gerusalemme celeste, che penetra le nubi della nostra storia e getta luce sul nostro cammino.
*L'Eucaristia è mistero di fede, e insieme «mistero di luce». Ogni volta che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo l'esperienza dei due discepoli di Emmaus: «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero».
*La natura sacrificale del Mistero eucaristico non può essere intesa come qualcosa a sé stante, indipendentemente dalla Croce o con un riferimento solo indiretto al sacrificio del Calvario.
*Nell'umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell'adorazione e in un amore senza limiti.
==''Evangelium vitae''==
===[[Incipit]]===
Il [[Nuovo Testamento|Vangelo]] della [[vita]] sta al cuore del messaggio di [[Gesù]]. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura. All'aurora della [[salvezza]], è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: «Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2, 10-11). A sprigionare questa «grande gioia» è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv 16, 21). Presentando il nucleo centrale della sua missione redentrice, Gesù dice: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10, 10). In verità, Egli si riferisce a quella vita «nuova» ed «eterna», che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore. Ma proprio in tale «vita» acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo.
===Citazioni===
*L'uomo è chiamato a una pienezza di [[vita]] che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio. L'altezza di questa vocazione soprannaturale rivela la ''grandezza'' e la ''preziosità'' della vita umana anche nella sua fase temporale. (§ 2)
*La Chiesa sa che questo ''Vangelo della vita'', consegnatole dal suo Signore, ha un'eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e anche non credente, perché esso, mentre ne supera infinitamente le attese, vi corrisponde in modo sorprendente. Pur tra difficoltà e incertezze, ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore (cf. Rm 2, 14-15) il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario. Sul riconoscimento di tale diritto si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica. (§ 2)
*Il Vangelo dell'amore di Dio per l'uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo. È per questo che l'uomo, l'uomo vivente, costituisce la prima e fondamentale via della Chiesa. (§ 2)
*La maternità spirituale della [[Chiesa cattolica|Chiesa]] non si realizza — anche di questo la Chiesa è consapevole — se non in mezzo alle doglie e al «travaglio del parto» (Ap 12, 2), cioè nella perenne tensione con le forze del male, che continuano ad attraversare il mondo ed a segnare il cuore degli uomini, facendo resistenza a Cristo. (§ 103)
*Si fa sempre più forte la tentazione dell'[[eutanasia]], cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine «dolcemente» alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano. Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della «cultura di morte», che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla famiglia e dalla società, organizzate quasi esclusivamente sulla base di criteri di efficienza produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore.
*Sulla [[croce cristiana|Croce]] si rinnova e si realizza nella sua piena e definitiva perfezione il prodigio del serpente innalzato da Mosè nel deserto (cf. Gv 3, 14-15; Nm 21, 8-9). Anche oggi, volgendo lo sguardo a Colui che è stato trafitto, ogni uomo minacciato nella sua esistenza incontra la sicura speranza di trovare liberazione e redenzione.
===[[Explicit]]===
O Maria,<br /> aurora del mondo nuovo,<br />Madre dei viventi,<br /> affidiamo a Te la causa della vita:<br />guarda, o Madre, al numero sconfinato<br />di bimbi cui viene impedito di nascere,<br />di poveri cui è reso difficile vivere,<br />di uomini e donne vittime di disumana violenza,<br />di anziani e malati uccisi dall'indifferenza<br />o da una presunta pietà.<br />Fà che quanti credono nel tuo Figlio<br />sappiano annunciare con franchezza e amore<br />agli uomini del nostro tempo.
il Vangelo della vita.<br />Ottieni loro la grazia di accoglierlo<br />come dono sempre nuovo,<br />la gioia di celebrarlo con gratitudine<br />in tutta la loro esistenza<br />e il coraggio di testimoniarlo<br />con tenacia operosa, per costruire,<br />insieme con tutti gli uomini di buona volontà,<br />la civiltà della verità e dell'amore<br />a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.<br />
{{NDR|Karol Wojtyla, ''Evangelium vitae'', Gribaudi, Torino, 2007}}
==''Fides et ratio''==
===[[Incipit]]===
La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr ''Es'' 33, 18; ''Sal'' 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; ''Gv'' 14, 8; ''1 Gv'' 3, 2).
===Citazioni===
*Quanto viene a porsi come oggetto della nostra [[conoscenza]] diventa per ciò stesso parte della nostra vita. Il monito ''[[Conoscere se stessi|Conosci te stesso]]'' era scolpito sull'architrave del tempio di Delfi, a testimonianza di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi, in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come «uomo» appunto in quanto «conoscitore di se stesso». (§ 1)
*La [[filosofia]] è nata e si è sviluppata nel momento in cui l'uomo ha iniziato a interrogarsi sul perché delle cose e sul loro fine. In modi e forme differenti, essa mostra che il desiderio di [[verità]] appartiene alla stessa natura dell'uomo. (§ 3)
*L'[[Incarnazione (cristianesimo)|incarnazione]] del Figlio di Dio permette di vedere attuata la sintesi definitiva che la mente umana, partendo da sé, non avrebbe neppure potuto immaginare: l'Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento, Dio assume il volto dell'uomo. (§ 12)
*All'uomo spetta il compito di investigare con la sua [[ragione]] la [[verità]], e in ciò consiste la sua [[nobiltà d'animo|nobiltà]]. (§ 17)
*La [[ragione]] non può svuotare il mistero di amore che la [[Croce cristiana|Croce]] rappresenta, mentre la Croce può dare alla ragione la risposta ultima che essa cerca. (§ 23)
*Di per sé, ogni verità anche parziale, se è realmente [[verità]], si presenta come universale. Ciò che è vero, deve essere vero per tutti e per sempre. (§ 27)
*Il [[martirio|martire]], in effetti, è il più genuino testimone della verità sull'esistenza. Egli sa di avere trovato nell'incontro con Gesù Cristo la verità sulla sua vita e niente e nessuno potrà mai strappargli questa certezza. Né la sofferenza né la morte violenta lo potranno fare recedere dall'adesione alla verità che ha scoperto nell'incontro con Cristo. Ecco perché fino ad oggi la testimonianza dei martiri affascina, genera consenso, trova ascolto e viene seguita. Questa è la ragione per cui ci si fida della loro parola: si scopre in essi l'evidenza di un amore che non ha bisogno di lunghe argomentazioni per essere convincente, dal momento che parla ad ognuno di ciò che egli nel profondo già percepisce come vero e ricercato da tanto tempo. Il martire, insomma, provoca in noi una profonda fiducia, perché dice ciò che noi già sentiamo e rende evidente ciò che anche noi vorremmo trovare la forza di esprimere. (§32)
*Le vie per raggiungere la verità rimangono molteplici; tuttavia, poiché la verità cristiana ha un valore salvifico, ciascuna di queste vie può essere percorsa, purché conduca alla meta finale, ossia alla rivelazione di [[Gesù|Gesù Cristo]]. (§ 38)
*Una è la verità, benché le sue espressioni portino l'impronta della storia e, per di più, siano opera di una ragione umana ferita e indebolita dal peccato. Da ciò risulta che nessuna forma storica della [[filosofia]] può legittimamente pretendere di abbracciare la totalità della verità, né di essere la spiegazione piena dell'essere umano, del mondo e del rapporto dell'uomo con Dio. (§ 51)
*L'argomentazione sviluppata secondo rigorosi criteri razionali, infatti, è garanzia del raggiungimento di risultati universalmente validi. (§ 75)
*Il [[nichilismo]], prima ancora di essere in contrasto con le esigenze e i contenuti propri della parola di Dio, è negazione dell'umanità dell'uomo e della sua stessa identità. Non si può dimenticare, infatti, che l'oblio dell'essere comporta inevitabilmente la perdita di contatto con la verità oggettiva e, conseguentemente, col fondamento su cui poggia la dignità dell'uomo. (§ 90)
*Una volta che si è tolta la [[verità]] all'uomo, è pura illusione pretendere di renderlo libero. Verità e libertà, infatti, o si coniugano insieme o insieme miseramente periscono. (§ 90)
*Credere nella possibilità di conoscere una verità universalmente valida non è minimamente fonte di intolleranza; al contrario, è condizione necessaria per un sincero e autentico dialogo tra le persone. Solamente a questa condizione è possibile superare le divisioni e percorrere insieme il cammino verso la verità tutta intera. (§ 92)
*La [[verità]], infatti, non può mai essere limitata al tempo e alla cultura; si conosce nella storia, ma supera la storia stessa. (§ 95)
*[[Fede]] e [[ragione]] «si recano un aiuto scambievole», esercitando l'una per l'altra una funzione sia di vaglio critico e purificatore, sia di stimolo a progredire nella ricerca e nell'approfondimento. (§ 100)
==''[http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_15081988_mulieris-dignitatem_it.html Mulieres dignitatem]''==
===[[Incipit]]===
La dignità della donna e la sua vocazione – oggetto costante della riflessione umana e cristiana – hanno assunto un rilievo tutto particolare negli anni più recenti. Ciò è dimostrato, tra l'altro, dagli interventi del Magistero della Chiesa, rispecchiati in vari documenti del Concilio Vaticano II, il quale afferma poi nel Messaggio finale: «Viene l'ora, l'ora è venuta, in cui la vocazione della donna si svolge con pienezza, l'ora in cui la donna acquista nella società un'influenza, un irradiamento, un potere finora mai raggiunto. È per questo che, in un momento in cui l'umanità conosce una così profonda trasformazione, le donne illuminate dallo spirito evangelico possono tanto operare per aiutare l'umanità a non decadere»
===Citazioni===
*L'amore è un'esigenza ontologica ed etica della persona.
*La Chiesa, dunque, rende grazie per tutte le [[donna|donne]] e per ciascuna: per le madri, le sorelle, le spose; per le donne consacrate a Dio nella verginità; per le donne dedite ai tanti e tanti esseri umani, che attendono l'amore gratuito di un'altra persona; per le donne che vegliano sull'essere umano nella famiglia, che è il fondamentale segno della comunità umana; per le donne che lavorano professionalmente, donne a volte gravate da una grande responsabilità sociale; per le donne «perfette» e per le donne «deboli» per tutte: così come sono uscite dal cuore di Dio in tutta la bellezza e ricchezza della loro femminilità; così come sono state abbracciate dal suo eterno amore; così come, insieme con l'uomo, sono pellegrine su questa terra, che è, nel tempo, la «patria» degli uomini e si trasforma talvolta in una «valle di pianto»; così come assumono, insieme con l'uomo, una comune responsabilità per le sorti dell'umanità, secondo le quotidiane necessità e secondo quei destini definitivi che l'umana famiglia ha in Dio stesso, nel seno dell'ineffabile Trinità.
*Nell'«unità dei due» l'uomo e la donna sono chiamati sin dall'inizio non solo ad esistere «uno accanto all'altra» oppure «insieme», ma sono anche chiamati ad esistere reciprocamente «l'uno per l'altro».
*Ogni singolo uomo, infatti, è ad immagine di Dio in quanto creatura razionale e libera, capace di conoscerlo e di amarlo.
*Se la dignità della donna testimonia l'amore, che essa riceve per amare a sua volta, il paradigma biblico della «donna» sembra anche svelare quale sia il vero ordine dell'amore che costituisce la vocazione della donna stessa.
* Quando «venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna». Con queste parole della Lettera ai Galati (4, 4) l'apostolo Paolo unisce tra loro i momenti principali che determinano in modo essenziale il compimento del mistero «prestabilito in Dio» (cf. Ef 1, 9). Il Figlio, Verbo consostanziale al Padre, nasce come uomo da una donna, quando viene «la pienezza del tempo». Questo avvenimento conduce al punto chiave della storia dell'uomo sulla terra, intesa come storia della salvezza. E' significativo che l'apostolo non chiami la Madre di Cristo col nome proprio di «Maria», ma la definisca «donna»: ciò stabilisce una concordanza con le parole del Protovangelo nel Libro della Genesi (cf. 3, 15). Proprio quella «donna» è presente nell'evento centrale salvifico, che decide della «pienezza del tempo»: questo evento si realizza in lei e per mezzo di lei.
==''Parole sull'uomo''==
===[[Incipit]]===
'''Aborto'''<br>Nella notte di Natale, la Madre che doveva partorire non trovò per sé un tetto. Non trovò le condizioni, in cui si attua normalmente quel grande divino ed insieme umano Mistero del dare alla luce un uomo.<br>Permettete che mi serva della logica della fede e della logica di un conseguente umanesimo. Questo fatto di cui parlo è un grande grido, è una permanente sfida ai singoli e a tutti, particolarmente forse nella nostra epoca, in cui alla madre in attesa viene spesso richiesta una grande prova di coerenza morale. Infatti, ciò che viene eufemisticamente definito come «interruzione di gravidanza» (''aborto'') non può essere valutato con altre categorie autenticamente umane, che non siano quelle della legge morale cioè della coscienza. Molto potrebbero a tale proposito dire, se non le confidenze fatte nei confessionali, certamente quelle nei consultori per la maternità responsabile.
===Citazioni===
*L'[[uomo]] è un fine a cui tutto va sottoposto. Se diventa strumento della scienza, perde la propria dignità, diventa oggetto, si trasforma in cosa nelle mani delle potenze di questo mondo. (p. 35)
*Vi confesso con semplicità che provo vero turbamento per il futuro del mondo quando noto generazioni giovani incapaci di [[amare]] veramente o che riducono il loro donarsi allo scambio di gratificazione tra eguali, incapaci di vedere nella sessualità una chiamata, un invito ad un amore più alto e universale. (p. 41)
*La mia preghiera è che l'[[Stati Uniti d'America|America]] non venga meno a se stessa e rinnovi la propria identità nella fedeltà ai principi morali e religiosi e nel servizio a un mondo bisognoso di pace e di diritti umani, un mondo affamato di pane e assetato di giustizia e di amore. (p. 42)
*L'''[[amore]]'' è la forza costruttiva di ogni positivo cammino per l'umanità (p. 42)
*Il genio educativo di [[San Giovanni Bosco]] si è manifestato in sommo grado nell'amore verso i giovani. ''Per poter educare, bisogna amare'' [...] (p. 44)
*[[Anima e corpo|Né l'anima né il corpo]], presi separatamente, sono l'[[uomo]]: quello che si chiama con questo nome è ciò che nasce dalla loro unione. (p. 47)
*La [[pace]], secondo gli insegnamenti dei Profeti d'Israele, è un frutto della giustizia e del diritto e allo stesso tempo un dono gratuito del tempo messianico. Perciò deve essere eliminato ogni tentativo di violenza, che ripete vecchi errori e quindi suscita odio, fanatismo e integralismo religioso, che sono nemici dell'armonia fra gli uomini. (p. 49-50)
*Noi dobbiamo desiderare che la preghiera dell'anziano riempia la casa, che la sua straordinaria capacità di evangelizzazione sia una forza per la saldezza degli affetti, un orientamento per i valori fondamentali dell'esistenza. (p. 53)
*L' ''[[arte]]'' è esperienza di universalità. Non può essere solo oggetto o mezzo. È parola primitiva, nel senso che viene prima e sta al fondo di ogni altra parola. È parola dell'origine, che scruta, al di là dell'immediatezza dell'esperienza, il senso primo e ultimo della vita. (p. 54)
*Il senso [[Religione|religioso]] dell'uomo non dipende in sé dalla sua volontà, ma è iniziativa di chi l'ha creato. La scoperta del senso religioso è, dunque, il primo risultato che l'uomo consegue, se affronta seriamente l'esperienza di impotenza strutturale che lo caratterizza. (p. 59)
*Il vero e retto fine dell' ''attività [[politica]]'' è il benessere materiale e spirituale della società, in modo che i diritti e i doveri siano da tutti rispettati e tutelati. (p. 59)
*La [[pace]] deve essere sempre il fine: pace perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo il passato, un passato di violenza e distruzione. Immettiamoci nell'erto e difficile sentiero della pace, il solo sentiero che si adatti alla dignità umana, l'unico che conduca verso il vero compimento del destino dell'uomo, il solo che guidi verso il futuro in cui l'equità, la giustizia e la solidarietà sono realtà e non soltanto dei sogni lontani. (p. 61)
*Il tutore dell'[[Autorità|ordine pubblico]] sarà tanto più all'altezza della sua missione quanto più sarà capace di mantenere «ordinata» la suavita spirituale e quanto più ispirerà la sua condotta familiare e sociale ai valori religiosi. (p. 62)
*Spetta alla legittima [[autorità]] il compito specifico di dirigere le energie di tutti i cittadini verso il bene comune, non in forma dispotica, ma come forza morale che si appoggia prima di tutto sulla libertà e sulla coscienza del dovere e del compito assunto. (p. 63)
*L'[[errore]] e il [[male]] devono essere sempre condannati e combattuti; ma l'[[uomo]] che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato. (p. 66)
*La vera opera d'[[arte]] non è forse, quella che s'impone senza ambizioni di successo e che nasce da una autentica abilità e da una sicura maturità professionale? (p. 70)
*Serviremo la fanciullezza valorizzando la vita e scegliendo «per» la vita ad ogni livello, e l'aiuteremo presentando agli occhi ed al cuore tanto delicati e sensibili dei piccoli ciò che nella vita c'è di più nobile ed alto. (p. 71)
*Nei [[Bambino|bambini]] la nazione vede il proprio domani, come il proprio domani vede in essi la [[Chiesa cattolica|Chiesa]]. (p. 71)
*Il dovere fondamentale del [[potere]] è la sollecitudine per il ''bene comune'' della società: da qui derivano i suoi fondamentali diritti. (p. 73)
*È iscritta nell'animo umano ''la chiamata all'immortalità''. Essa è iscritta nell'animo dell'[[artista]], quando con l'opera del proprio talento, del suo genio, cerca di ''superare il limite'' del transuente e della morte. (p. 74)
*La [[fiducia]] non si acquista per mezzo della forza. Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti. (p. 77)
===Citazioni sul libro===
*Questo libro, in effetti, è un'efficace ''summa'' della prospettiva di vita e di pensiero di un uomo che si muove da protagonista sulla scena della storia di tutti, non solo dei suoi fedeli. ([[Vittorio Messori]])
*Una lettura non superficiale rivela ricchezze inattese anche per chi, non credente, guardi alla persona e al ruolo del Papa con occhio rispettoso e scevro da pregiudizi. ([[Angelo Montonati]])
{{NDR|Giovanni Paolo II, ''Parole sull'uomo'', BUR 1989}}. ISBN 88-17-11517-7
==''Poesie''==
===[[Incipit]]===
'''PIETRA DI LUCE'''<br>VEGLIA PASQUALE 1966<br>INVOCAZIONE<br>''Comincia il colloquio con me stesso''<br>Questo significa forse che arrivo in pieno quanto il consenso delle genti<br>proclama grande e importante – nel vicendevole annunzio?<br>Questo significa forse che concordo nel conto degli anni con Thietmar,<br>il cronista di Merseburg, e vedo il passato<br>con gli occhi di Maestro Vincenzo, cercando armonia<br> con questo passato?<br>(o forse antepongo la mia visione delle vie del passato come le appresi dalle cronache<br>alla visione del buio degli scavi di Wiślica?<br>Significa che arrivo alle radici dello stesso albero,<br>e mi addentro nel segreto della sua crescita,<br>che anche in me si propaga, che da me prende corpo.<br>Io mi sento nell'albero e sento l'albero in me.<br><br>L'albero è un corpo fisico.<br>La storia degli uomini, dei miei simili, cerca un suo Corpo.
{{NDR|Karol Wojtyla, ''Poesie'' (1939-1978), traduzione di Alessandra Kurczab e Margherita Guidacci, Edizioni di San Marco, 1986.}}
===Citazioni===
*''Nell'istante della partenza ciascuno è più grande degli eventi di cui | egli fu minima parte (scheggia di un certo secolo | o schegge di due secoli, riunite in una vita).'' (1986, p. 23)
*Tempo di nascita, il [[passato]], non di morte. (1986, p. 24)
*Oltre il linguaggio, l'abisso. È questa forse l'incognita della debolezza che conosciamo nei [[Padre|padri]] e forse l'ereditiamo? (1986, p. 100)
*La [[schiavitù]] fu il verdetto sulla dorata [[libertà]]. (1986, p. 101)
*La [[storia]] stende sopra la lotta delle coscienze uno strato di eventi. In questo strato vibrano vittorie e sconfitte. La storia non le ricopre, anzi le fa risaltare.<br>Può andar la storia contro la corrente delle coscienze? (1986, p. 104)
*''Attendo qui le tue mani cariche dei lavori d'ogni giorno, | attendo qui le tue mani che reggono un semplice panno. | Nel paese dei più profondi significati porta le tue mani, [[Santa Veronica|Veronica]], | porta le tue mani | e tocca il volto dell'uomo.'' (1994, p. 197)
*''Nessun uomo trova spianati i sentieri. | Veniamo al mondo simili a un cespuglio | che può ardere come [[Roveto ardente|il roveto]] di Mosè | oppure inaridirsi.'' (1994, p. 197)
*''Nessuno ti ha fermata, Veronica. | Sei vicina. Il tuo panno è ora un grido dei cuori, | di tutti i cuori timidi che più non si aprono un varco | vedendo che il tuo cammino è parallelo | alla strada del Condannato.'' (1994, p. 201)
==''Redemptoris Mater''==
===[[Incipit]]===
La Madre del Redentore ha un preciso posto nel piano della salvezza, perché, «quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, che grida: Abbà, Padre» (Gal 4,4).
===Citazioni===
*Ai piedi della Croce Maria partecipa mediante la fede allo sconvolgente mistero di questa spoliazione. È questa forse la più profonda «kenosi» della fede nella storia dell'umanità. Mediante la fede la madre partecipa alla morte del Figlio, alla sua morte redentrice; ma, a differenza di quella dei discepoli che fuggivano, era una fede ben più illuminata.
*Il dogma della maternità divina di Maria fu per il Concilio Efesino ed è per la Chiesa come un suggello del dogma dell'incarnazione, nella quale il Verbo assume realmente nell'unità della sua persona la natura umana senza annullarla.
*La donazione salvifica che Dio fa di sé e della sua vita in qualche modo a tutta la creazione, e direttamente all'uomo, raggiunge nel mistero dell'incarnazione uno dei vertici.
*La fede, infatti, è un contatto col mistero di Dio. [[Maria]] costantemente, quotidianamente è in contatto con l'ineffabile mistero di Dio che si è fatto uomo, mistero che supera tutto ciò che è stato rivelato nell'Antica Alleanza.
*La pienezza di grazia, annunciata dall'angelo, significa il dono di Dio stesso; la fede di Maria, proclamata da Elisabetta nella visitazione, indica come la Vergine di Nazareth abbia risposto a questo dono.
*Maria si pone tra suo Figlio e gli uomini nella realtà delle loro privazioni, indigenze e sofferenze. Si pone «in mezzo», cioè fa da mediatrice non come un'estranea, ma nella sua posizione di madre, consapevole che come tale può – anzi «ha il diritto» – di far presente al Figlio i bisogni degli uomini.
*Questo fiat di Maria – «avvenga di me» – ha deciso dal lato umano il compimento del mistero divino.
===[[Explicit]]===
Mentre con tutta l'umanità si avvicina al confine tra i due millenni, la Chiesa, da parte sua, con tutta la comunità dei credenti e in unione con ogni uomo di buona volontà, raccoglie la grande sfida contenuta nelle parole dell'antifona sul «popolo che cade, ma pur anela a risorgere» e si rivolge congiuntamente al Redentore ed a sua Madre con l'invocazione: «Soccorri». Essa, infatti, vede – e lo attesta questa preghiera – la Beata Madre di Dio nel mistero salvifico di Cristo e nel suo proprio mistero; la vede profondamente radicata nella storia dell'umanità, nell'eterna vocazione dell'uomo, secondo il disegno provvidenziale che Dio ha per lui eternamente predisposto; la vede maturamente presente e partecipe nei molteplici e complessi problemi che accompagnano oggi la vita dei singoli, delle famiglie e delle nazioni; la vede soccorritrice del popolo cristiano nell'incessante lotta tra il bene e il male, perché «non cada» o, caduto, «risorga». Auspico fervidamente che anche le riflessioni, contenute nella presente Enciclica, giovino a! rinnovamento di questa visione nel cuore di tutti i credenti. Come Vescovo di Roma, io mando a tutti coloro, a cui sono destinate queste considerazioni, il bacio della pace, il saluto e la benedizione in nostro Signore Gesù Cristo. Amen.
{{NDR|Giovanni Paolo II, ''Redemptoris Mater'', Àncora, Milano, 1987}}
==''Rosarium Virginis Mariae''==
===[[Incipit]]===
Il [[Rosario]] della [[Maria|Vergine Maria]], sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità.
===Citazioni===
*Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé ''la profondità dell'intero messaggio evangelico'', di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne ''[[Magnificat]]'' per l'opera dell'Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano ''si mette alla scuola di Maria'', per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all'esperienza della profondità del suo amore.
*Recitare il Rosario, infatti, non è altro che ''contemplare con Maria il volto di Cristo''.
*In [[Cristo]], Dio ha assunto davvero un «cuore di carne». Egli non ha soltanto un cuore divino, ricco di misericordia e di perdono, ma anche un cuore umano, capace di tutte le vibrazioni dell'affetto.
*Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni [[cristiano (religione)|discepolo di Cristo]]; è quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l'amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo.
{{NDR|Giovanni Paolo II, [https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/2002/documents/hf_jp-ii_apl_20021016_rosarium-virginis-mariae.html#fn1''Rosarium Virginis Mariae''], ''vatican.va'', 16 ottobre 2002}}
==''Segno di contraddizione''==
===[[Incipit]]===
'''CONFERENZA INTRODUTTIVA'''<br>Beatissimo Padre! All'inizio di questi esercizi spirituali, che ho il grande onore di predicare davanti a Lei e ai Suoi illustrissimi collaboratori, vorrei esprimere il mio più profondo omaggio e amore alla Sua Persona. Devo dire, però, che questo non è solo il mio saluto personale. Esso include anche tutti coloro con i quali sono unito in maniera particolare e che con il loro ricordo, con le loro preghiere e con i loro sacrifici si sono impegnati a dare uno spirituale appoggio al mio umile servizio della Parola in questi giorni di esercizi spirituali, e non solamente a me, ma anche a tutto il mio illustre Uditorio, con Lei, beatissimo Padre, al primo posto, con i signori Cardinali della Santa Chiesa Romana, i reverendissimi Arcivescovi, Vescovi e carissimi Fratelli nel sacerdozio.
{{NDR|Karol Wojtyla, ''Segno di contraddizione'', Vita e pensiero, 1977.}}
==''Tertio millennio adveniente''==
===[[Incipit]]===
Nel suo [[Nuovo Testamento#Vangelo secondo Luca|Vangelo]] [[Luca evangelista|Luca]] ci ha trasmesso una ''concisa descrizione delle circostanze riguardanti la nascita di [[Gesù Cristo| Gesù]]'': "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la [[terra]] [...]. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua [[città]]. Anche Giuseppe, che era della [[casa]] e della [[famiglia]] di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (2,1.3-7). Si compiva così quanto l'angelo Gabriele aveva predetto nell'Annunciazione.
===Citazioni===
*Grazie alla venuta di Dio sulla terra, il tempo umano, iniziato nella creazione, ha raggiunto la sua pienezza. "La pienezza del tempo", infatti, è soltanto l'eternità, anzi ''Colui che è eterno'', cioè Dio. Entrare nella "pienezza del tempo" significa dunque raggiungere il termine del tempo ed uscire dai suoi confini, per trovarne il compimento nell'eternità di Dio.
*[...] [[Gesù Cristo|Cristo]], come lievito divino, penetra sempre più profondamente nel [[presente]] della [[vita]] dell'[[umanità]] diffondendo l'opera della salvezza da Lui compiuta nel Mistero pasquale. Egli avvolge inoltre nel suo dominio salvifico anche ''tutto il [[passato]]'' del genere umano, cominciando dal primo [[Adamo]].
{{NDR|Karol Wojtyla, ''Tertio millennio adveniente'', Editore ART'È, Bologna 1998.}}
==''La potenza dei media''==
===[[Incipit]]===
''La responsabilità''<br>Il 24 gennaio scorso, memoria di [[San Francesco di Sales|san Francesco di Sales]], Patrono della stampa cattolica, è stato reso pubblico il messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, in programma il 19 maggio, che avrà come tema: «I media: areopago per la promozione della donna nella società». Gli strumenti della comunicazione sociale offrono possibilità straordinarie per l'annuncio del Vangelo, come già sottolineava il decreto ''Inter mirifica'', col quale il Concilio Vaticano II si è appunto occupato di essi.
===Citazioni===
*Innegabile è il valore dei mass media. Ben usati, essi possono rendere un servizio inestimabile alla cultura, alla libertà ed alla solidarietà. (p. 47)
*La [[libertà]] non è fine a se stessa; essa è autentica solo quando viene posta al servizio della verità, della solidarietà e della pace. (p. 48-49)
*I genitori che si servono abitualmente ed a lungo della [[televisione]] come una specie di bambinaia elettronica, abdicano al ruolo di primari educatori dei propri figli. (p. 51)
*Per garantire che l'industria televisiva tuteli i diritti delle famiglie, i genitori dovrebbero esprimere le loro legittime preoccupazioni ai produttori e ai responsabili dei mezzi di comunicazione sociale. (p. 51)
*Nell'adempiere alle proprie responsabilità, l'industria televisiva dovrebbe sviluppare e osservare un codice etico che includa l'impegno a soddisfare le necessità delle famiglie e a promuovere valori a sostegno della vita familiare. (p. 52)
{{NDR|Karol Wojtyla, ''La potenza dei media'', in [[Karl Popper]] - [[John Condry]], ''Cattiva maestra televisione'', traduzioni di Marina Astrologo e Claudia Di Giorgio, CDE, Milano 1993}}
==Udienze==
*Non possiamo pertanto trasformare ed avvilire il [[Natale]] in una festività di inutile spreco, in una manifestazione all'insegna del facile consumismo: il Natale è la festa dell'Umiltà, della Povertà, della Spogliazione, dell'Abbassamento del Figlio di Dio, che viene a donarci il suo infinito Amore; deve pertanto essere celebrata con autentico spirito di condivisione, di compartecipazione con i fratelli, che hanno bisogno del nostro aiuto affettuoso. Deve essere una tappa fondamentale per la meditazione sul nostro comportamento nei confronti del "Dio che viene"; e questo Dio che viene possiamo incontrarlo in un bimbo indifeso che vagisce; in un ammalato che sente venir meno inesorabilmente le forze del suo corpo; in un anziano, che dopo aver lavorato per tutta la vita, si trova di fatto emarginato e tollerato nella nostra moderna società, basata sulla produttività e sul successo. ([http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19821222_it.html 22 dicembre 1982])
*Per noi cristiani ogni giorno può e deve essere [[Avvento]]; può e deve essere Natale! Perché, quanto più purificheremo le nostre anime, quanto più faremo spazio all'amore di Dio nel nostro cuore, tanto più Cristo potrà ''venire e nascere'' in noi. ([http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19821222_it.html 22 dicembre 1982])
*La [[Natale|festa del Natale]] dà un senso cristiano al succedersi degli eventi e agli umani sentimenti, progetti, speranze, e consente di rintracciare in questo ritmico e apparentemente meccanico scorrere del tempo, non soltanto le linee di tendenza di un umano peregrinare, ma anche i segni, le prove e gli appelli della Provvidenza e Bontà divina. ([http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1982/documents/hf_jp-ii_aud_19821229_it.html 29 dicembre 1982])
*Dobbiamo meditare attentamente sul perché Gesù si è incarnato: è importante che ciò sia sempre presente al nostro spirito se vogliamo che il Natale non si riduca a festa solamente sentimentale o consumistica, ricca di regali e di auguri, ma povera di autentica fede cristiana. Il [[Natale]], infatti, ci fa riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia umana, nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca di verità, di perdono, di misericordia, di redenzione, e, dall'altra, sulla bontà di Dio, che è venuto incontro all'uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva e per renderlo partecipe della sua amicizia e della sua vita. ([http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1990/documents/hf_jp-ii_aud_19901219_it.html 19 dicembre 1990])
*Il [[Natale]] è la festa dell'Amore divino: per amore egli ci ha creati, per amore ci ha redenti in Cristo e ci attende nel suo regno. ([http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/audiences/1990/documents/hf_jp-ii_aud_19901219_it.html 19 dicembre 1990])
*Nello sforzo di descrizione rigorosa e di formalizzazione dei dati dell'esperienza, l'uomo di scienza è condotto a ricorrere a dei concetti metascientifici il cui uso è come esigito dalla logica del suo procedimento. Conviene precisare con esattezza la natura di tali concetti, per evitare di procedere a delle estrapolazioni indebite che leghino le scoperte strettamente scientifiche a una visione del mondo o a delle affermazioni ideologiche o filosofiche che non ne sono affatto dei corollari. Si coglie qui l'importanza della [[filosofia]] che considera i fenomeni come anche la loro interpretazione. ([http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1992/october/documents/hf_jp-ii_spe_19921031_accademia-scienze.html 31 ottobre 1992])
*Pensiamo, a titolo di esempio, all'elaborazione di nuove [[teoria|teorie]] a livello scientifico per spiegare l'emergere del vivente. A rigor di metodo, non si potrebbe interpretarle immediatamente e nel quadro omogeneo della [[scienza]]. In particolare, quando si tratta di quel vivente che è l'uomo e del suo cervello, non si può dire che tali teorie costituiscano per se stesse un'affermazione o una negazione dell'[[anima]] spirituale, o ancora che esse forniscano una prova della dottrina della [[Creazione (teologia)|creazione]], o al contrario che esse la rendano inutile. ([http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1992/october/documents/hf_jp-ii_spe_19921031_accademia-scienze.html 31 ottobre 1992])
*È necessario un lavoro di ulteriore interpretazione: è questo precisamente l'oggetto della filosofia, che è ricerca del senso globale dei dati dell'esperienza, e dunque ugualmente dei [[fenomeno|fenomeni]] raccolti e analizzati dalle scienze. La [[cultura]] contemporanea esige uno sforzo costante di sintesi delle conoscenze e di integrazione dei saperi. Certo, è alla [[specializzazione]] delle ricerche che sono dovuti i successi che noi constatiamo. Ma se la specializzazione non è equilibrata da una riflessione attenta a notare l'articolazione dei saperi, è grande il rischio di giungere a una "cultura frantumata", che sarebbe di fatto la negazione della vera cultura. Poiché quest'ultima non è concepibile senza [[umanesimo]] e sapienza. ([http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1992/october/documents/hf_jp-ii_spe_19921031_accademia-scienze.html 31 ottobre 1992])
==Discorsi==
*Ci rendiamo conto, signore e signori, che l'avvenire dell'uomo e del mondo è minacciato, radicalmente minacciato, a dispetto delle intenzioni, certamente nobili, dell'uomo di cultura, dell'uomo di scienza. [...] Ragioni geopolitiche, problemi economici di dimensione mondiale, terribili incomprensioni, [[orgoglio|orgogli]] nazionali feriti, il [[materialismo]] della nostra epoca e la decadenza dei valori morali hanno condotto il nostro mondo ad una situazione d'instabilità, a un equilibrio fragile, che rischia d'esser distrutto da un momento all'altro in seguito ad errori di giudizio, d'informazione o d'interpretazione. [...] Fino ad oggi si è detto che le [[arma nucleare|armi nucleari]] hanno costituito una forza di dissuasione che ha impedito lo scoppio di una guerra più grande, ed è probabilmente vero. Ma ci si può nello stesso tempo chiedere se sarà sempre così. Le armi nucleari di qualsiasi ordine di [[grandezza]] o di qualsiasi tipo siano, si perfezionano ogni anno di più e si aggiungono all'arsenale di un numero crescente di paesi. Come si potrà essere sicuri che l'uso delle armi nucleari, anche ai fini di difesa nazionale o in conflitti limitati, non trascinerà con sé una scalata inevitabile portando a una distruzione che l'umanità non potrà mai né prendere in considerazione, né accettare? Ma non è a voi, uomini di scienza e di cultura, che devo domandare di non chiudere gli occhi su ciò che una [[guerra nucleare]] può rappresentare per l'umanità intera. Signore e signori, il mondo non potrà proseguire a lungo su questa via. [...] Bisogna aumentare gli sforzi delle [[coscienza morale|coscienze umane]] nella misura della tensione tra il bene e il male alla quale sono sottoposti gli uomini alla fine del XX secolo. Bisogna convincersi della priorità dell'etica sulla tecnica, del primato della persona sulle cose, della superiorità dello [[spirito]] sulla materia. (Parigi, Lunedì 2 Giugno 1980<ref>Citato in [https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1980/june/documents/hf_jp-ii_spe_19800602_unesco.html ''Discorso di Giovanni Paolo II all'UNESCO''], Parigi, 2 giugno 1980 (ai nn. 21-22).</ref>)
*Come dicevo il 3 novembre 1982 agli universitari di Madrid: "Uomini e donne che rappresentate la scienza e la cultura, il vostro potere morale è considerevole. Potete insieme, grazie al vostro prestigio, ottenere che il settore scientifico serva innanzitutto la cultura dell'uomo e che egli non sia mai utilizzato per la sua distruzione". Si pensa spontaneamente ai pericoli dell'energia nucleare. Scatenando la potenza atomica, i ricercatori sono stati da parte loro all'origine di una crisi morale senza pari nella storia, come ho sottolineato ad Hiroshima. All'Unesco, ho insistito sul fatto che l'avvenire dell'uomo e del mondo era minacciato radicalmente, a scapito delle intenzioni degli uomini di scienza, se si utilizzassero le loro scoperte per dei fini distruttivi. Da questo alto luogo di cultura, ho lanciato anche un appello solenne agli scienziati perché aiutassero l'umanità alleando la coscienza alla scienza, facendo rispettare il primato dell'[[etica]] badando che la scienza sia al servizio della vita e dell'uomo (cf. Discorso all'Unesco, 2 giugno 1980, nn. 20-22). La tutela della [[pace]] tra i popoli è primordiale, e noi speriamo che la testimonianza di numerosi capi religiosi, che hanno pregato ieri ad [[Assisi]] per la pace, contribuisca da parte sua a instaurare questa pace che è anche un dono di Dio. (Pontificia Accademia delle Scienze, Martedì 28 Ottobre 1986<ref>Citato in [https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1986/october/documents/hf_jp-ii_spe_19861028_pont-accademia-scienze.html ''Discorso di Giovanni Paolo II alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze nel cinquantesimo della rifondazione''], 21 ottobre 1986 (al n. 8).</ref>)
==Citazioni su papa Giovanni Paolo II==
*Alle volte mi lasciava sbigottito la sua umiltà. [...] Ma un aneddoto io lo ricordo sempre e lo devo raccontare: la prima volta che ho predicato in San Pietro, appena ho cominciato a parlare mi sono reso conto che dovevo parlare lentamente perché c'era un'eco nella basilica, però parlando lentamente durai dieci minuti più del previsto e il prefetto della Casa Pontificia — che era un vescovo, a quel tempo — era un po' nervoso, ogni tanto guardava l'orologio [...] Io non lo vedevo perché era di fianco, però il giorno dopo questo vescovo [...] dopo la liturgia il Papa lo chiamò e sorridendo gli disse: «Quando un uomo ci parla in nome di Dio, non bisogna guardare l'orologio» ([[Raniero Cantalamessa]])
*Anche in America Latina egli agisce in costante accordo con gli USA e con le sanguisughe locali. Al ministro dei sacerdoti nicaraguese Ernesto Cardenal ha rifiutato la mano, ma ha stretto tanto più cordialmente quella del dittatore Ríos Montt o quella dell'assassino di Romero, d'Aubuisson. ([[Karlheinz Deschner]])
*Continua a oscillare tra intransigenti affermazioni di fede e affermazioni generalmente umanistiche che possono andare più o meno bene per tutti. ([[Sergio Quinzio]])
*Custodisco profondissima reverenza per Giovanni Paolo II, ora santo. Chiunque ha avuto la possibilità di vederlo da vicino ha sentito questo soffio di santità evidente in lui. Si percepiva quasi fisicamente la sua fede, così giovane e poetica, il suo amore e il suo interesse profondo per ciascuno, il suo coraggio. Senza di lui non si potrebbe potuto nemmeno immaginare il crollo del sistema comunista. Ma non apprezzo solamente la sua passione per l'unità cristiana, o la sua profonda e amante comprensione della spiritualità delle chiese orientali: apprezzo il suo grande amore per la cultura, per il genio creativo dell'essere umano, per la poesia, l'arte, la filosofia. E il suo coraggio sulla storia: non ha avuto paura di riconoscere alcuni sbagli tragici della chiesa, e chiedere perdono. Mi spiace tanto che tutti i suoi sforzi per ristabilire pace e fraternità con la chiesa russa ortodossa non abbiano avuto risposte da parte nostra. Il suo amore per la cultura russa, per la "bellezza dell'anima russa", come ha detto, non è stato da noi contraccambiato. ([[Ol'ga Aleksandrovna Sedakova]])
*Da piccoli, si può sognare di far l'attore nei film di cowboy e poi, da grandi, ritrovarsi Presidente degli Stati Uniti. Anche Papa Wojtyla ha cominciato con la recitazione: faceva così bene la parte di [[Papa Giulio II|Giulio II]], che l'hanno chiamato in vaticano. ([[Gianni Monduzzi]])
*''De labore solis''. ([[Malachia di Armagh]])
:La fatica del sole<ref>Per approfondimenti vedi la voce [[w:Profezia di Malachia|Profezia di Malachia]] su Wikipedia.</ref>.
*Dire che papa Wojtyla è un papa reazionario o conservatore è una semplificazione. È un papa diverso da quelli che gli italiani conoscono: non ha la mitezza di Luciani<ref>Albino Luciani, [[papa Giovanni Paolo I]].</ref>, non ha la sapienza dubbiosa e sofferta di Paolo VI, non ha la simpatia e la generosità di Giovanni XXIII; ma non si può neppure dire che sia un papa all'antica di quelli che guardano dal soglio di San Pietro all'esercito dei fedeli come a qualcosa che non ha nome, né personalità. Wojtyla conosce il senso del collettivo, delle masse come lo conoscono i capi autoritari e rivoluzionari. Ma invece di ripetere il grido di Bakunin «Io non sono io, io sono voi», invece di parafrasare i detti autoritari dei capi «Voi siete me e io sono voi» dice «Non io, ma tu e tu e tu» non l'egoismo, il narcisismo, il superomismo, ma neppure il collettivismo che appiattisce, neppure il «volgo che nome non ha», ma una società di uomini ognuno dei quali ha la sua dignità, la sua responsabilità. ([[Giorgio Bocca]])
*E quella frase che Giovanni Paolo II ha ripetuto per tutto il suo pontificato – "il mondo può cambiare!" – è stata forse l'eredità più preziosa che potesse lasciare agli uomini del XXI secolo. ([[Gian Franco Svidercoschi]])
*Egli è stato un vero apostolo di giustizia e di pace nel mondo intero, al di là di ogni diversità di etnia e di fede religiosa. ([[Carlo Azeglio Ciampi]])
*Era il giugno del 1988. Congresso diocesano con Messa al circuito di Fiorano. Decine di migliaia di fedeli. Giovanni Paolo II doveva fare un giro di pista con l'auto del Vaticano, la cosiddetta Papamobile, per inciso una Toyota. Ma il Pontefice disse: non ci sarebbe una Ferrari scoperta? Scovammo per fortuna una Mondial in garage, c'era appena un litro di benzina nel serbatoio, guidai andando pianissimo e per fortuna non restammo a piedi! ([[Piero Ferrari]])
*Giovanni Paolo II ha creduto nella forza dello spirito e ha testimoniato, con il Suo indomito coraggio e la serenità nella sofferenza, la fortezza che permette di affrontare qualsiasi ostacolo, di operare per il bene in ogni circostanza. Egli continuerà a vivere nei nostri cuori, nella riconoscenza per la Sua testimonianza, per il Suo esempio. Egli è stato vero apostolo di pace nel mondo intero. L'Italia, Roma – la Sua Diocesi che si sta riversando in Piazza San Pietro – piangono la perdita di un Padre, di una persona amata. ([[Carlo Azeglio Ciampi]])
*Giovanni Paolo II mi ha sempre colpito nel profondo del cuore. A me così come a tutte le persone. Specialmente tutti i polacchi in quei difficili anni nella fine degli anni '70. Avevamo grandi problemi con il comunismo e lui ispirò tutti noi a rialzarci insieme, pensando positivo e credendo in un futuro migliore. Lo incontrai nel 1983, quando con la Polonia giocammo, vincendo, a Roma. Un'esperienza indimenticabile. Quando arrivò quella finale {{NDR|della UEFA Champions League 2004-2005, vinta dal Liverpool contro il Milan}}, nel 2005 io avevo sempre con me i suoi libri, che leggevo anche prima delle partite. Durante quella serata fu lui a guidarmi. Maradona segnò con la mano di Dio, io parai il tiro di Sheva con quella di Giovanni Paolo II. ([[Jerzy Dudek]])
*Giunto davanti al Colosseo – simbolo omicida dell'imperialismo dell'antica Roma – Giovanni Paolo II si fermò, e parlò col consueto vigore profetico potenziato dal suo esotico italiano, e disse additando l'orribile edificio: «Anche l'impero romano alla fine cadde!». Da poche ore le bombe "intelligenti" di Bush avevano incominciato a devastare Bagdad. L'allusione era inequivocabile. E l'imbarazzo fu tale che soltanto un notiziario radio alquanto antelucano diede conto di queste parole, laddove i giornali – grandi, meno grandi, piccoli – cancellarono la frase. ([[Luciano Canfora]])
*Il cristiano Karol Wojtyla è convinto che l'uomo abbia smarrito le chiavi che permettono di aprire il cassetto dentro il quale sta il libretto di istruzioni per l'uso dell'uomo stesso. Per lui, i fratelli in umanità non sono certo «cattivi»: semplicemente, sono smarriti, confusi, sbandati, plagiati da cattivi maestri, da suggestioni inganevoli. ([[Vittorio Messori]])
*Il nuovo papa Woityla, che ha preso il nome di papa Giovanni Paolo II, seguirà una politica internazionale nello spirito della religione cristiana romana. Ci sono voluti quattro secoli per vedere al Vaticano un pontefice non italiano, e precisamente polacco. A mio avviso, l'elezione di questo papa a capo della Chiesa cattolica romana è opera della CIA, degli Stati Uniti, di Brzezinski, questo polacco che è il consigliere speciale del presidente americano per la sicurezza nazionale. ([[Enver Hoxha]])
*Il Papa ha dichiarato che il matrimonio è per tutta la vita e va accettato anche se fallisce. Ehi, Karol, se non giochi al gioco, non fare le regole! ([[Daniele Luttazzi]])
*Il Papa polacco ha investito nel potere temporale, nello [[Istituto per le opere di religione|Ior]] e nei [[Paul Marcinkus|Marcinkus]]. Ha investito nella [[politica]] dimenticando il suo magistero di spiritualità e di evangelizzazione. ([[Umberto Bossi]])
*Il Papa sarebbe d'accordo con me: vuole una Polonia bella e pulita come la voglio io. ([[Lech Walesa]])
*Karol Wojtyła – Giovanni Paolo II, che sin da giovane si mostrò intrepido e ardito difensore di Cristo: per Lui non esitò a spendere ogni energia al fine di diffonderne dappertutto la luce; non accettò di scendere a compromessi quando si trattava di proclamare e difendere la sua Verità; non si stancò mai di diffondere il suo amore. ([[Benedetto XVI]])
*L'avvento di questo nuovo pontefice sarà certo importante per molti paesi d'Europa e del mondo; egli sosterrà l'imperialismo e si adopererà per ingannare il proletariato e i popoli. Quest'avvenimento avrà ripercussioni in Polonia, come pure in Cecoslovacchia, in Ungheria e in Francia, poiché la borghesia di questi paesi è contenta di vedere alla testa della Chiesa romana un cardinale non italiano. Dal canto loro, gli italiani, specie i democristiani e in generale tutta la borghesia di questo paese, tutti i partiti della borghesia e i cattolici, sono rimasti scioccati da quest'elezione, poiché l'attuale papa non è più un loro papa, il papa della Chiesa italiana, ma un papa di nazionalità polacca e al servizio degli Stati Uniti d'America... ([[Enver Hoxha]])
*''La passion de convaincre'', la passione di convincere: questo, per [[Blaise Pascal]], il segno distintivo di ogni cristiano che sia davvero convinto di avere trovato nel [[Nuovo Testamento|Vangelo]] – anzi nell'incontro personale col Cristo – la verità sull'uomo e sull'umanità. Quella passione sembra pervadere interamente il papa «venuto da lontano». ([[Vittorio Messori]])
*La predicazione religiosa di Giovanni Paolo II per me forse si riassume tutta nelle parole, spesso da lui ripetute: "Non abbiate paura"; ma anche nella sua affermazione, che responsabilizza tutti gli uomini: "In un certo senso si può dirlo: di fronte alla libertà umana Dio ha voluto rendersi "impotente". ([[Arrigo Levi]])
*L'arcivescovo di Cracovia, non ancora papa, rischiò di perdere l'aereo che l'avrebbe portato a Roma per il conclave, perché s'era messo a cercare il gatto che un'anziana signora aveva smarrito. Giovanni Paolo II ama gli [[animali]]. Dicono che abbia fatto venire a Roma il gatto ch'egli aveva a Cracovia. ([[Mario Canciani]])
*''Leit-motiv'' del Wojtyla-pensiero è la necessità di promuovere con tutti i mezzi la verità sull'uomo. ([[Angelo Montonati]])
*Lui ha accelerato [...] il corso della storia. E del comunismo, che resta un fenomeno storico senza precedenti, è stato veramente un degno e fiero avversario. Un avversario vittorioso. ([[Andrea Camilleri]])
*Nel carisma di Karol Wojtyla si annunciava l'unità spirituale dell'Europa. Egli aveva la fede e la forza del profeta. Il suo corpo e i suoi gesti, assieme alle parole, improvvisamente univano quello che si era divaricato con la prepotenza dell'ideologia. ([[Achille Silvestrini]])
*Nell'affrontare il problema capitale della trasformazione psicologica dello spettatore televisivo Giovanni Paolo II vede in essa un potenziale di comunicazione spirituale. ([[Derrick de Kerckhove]])
*Noi oggi vediamo tanti uomini che hanno responsabilità mondiali, mancare assai spesso ai loro impegni. Questo Papa ha fatto impallidire l'immagine di questi uomini. ([[Andrea Camilleri]])
*Non è detto che la minore efficienza fisica comporti minore pregnanza spirituale. La sofferenza ha una forza di esempio, di testimonianza, diversa ma ugualmente forte, che non ha in sé il pieno vigore. Pensiamo al Papa quand'era in ospedale: lo ha avvicinato ancora di più ai tanti che soffrono. L'età avanzata lo pone una condizione umana che conserva l'esperienza e la saggezza di un anziano. Ogni momento della vita ha un significato. ([[Achille Silvestrini]])
*Non ho mai condiviso le critiche laiciste al fatto che Papa Wojtyla abbia sempre riproposto senza compromessi verità per lui indiscutibili, su questioni (una ne nomino fra tante) come l'[[aborto]]. ([[Arrigo Levi]])
*Paolo e Giovanni Paolo II attraversano il mondo senza una spada; basta che essi diano testimonianza, questa è la loro arma più potente, e il successore di Pietro può sempre attingere nuova energia per questa testimonianza in una Chiesa consacrata a Maria. ([[Hans Urs von Balthasar]])
*Per me, l'attuale papa Giovanni Paolo II è il Medioevo più la televisione. ([[Jacques Le Goff]])
*Se avesse accettato la vita in quel senso meccanico come un obbligo, anche Giovanni Paolo II potrebbe essere ancora tra noi, sebbene incapace tanto quanto [[Eluana Englaro]] di qualsiasi funzione che dona significato alla vita. [...] Ma quando giunse il momento e gli fu offerta la scelta di ritornare in ospedale per ulteriori cure o rimanere in Vaticano a morire, Giovanni Paolo II nei suoi ultimi giorni non ha esitato. ([[Peter Popham]])
*Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa! ([[Diego Armando Maradona]])
*Solo nel 1965 il Concilio Vaticano II deplora l'errore della Chiesa nei riguardi di Galileo, ma passano quasi altri quindici anni perché papa Giovanni Paolo II istituisca una commissione pontificia e riconosca pubblicamente la grandezza di Galileo e le sofferenze a lui inflitte dagli organismi della Chiesa. [...] Comunque una riabilitazione ufficiale non c'è mai stata. ([[Margherita Hack]])
*Tanti giovani ammirano in Giovanni Paolo II soprattutto la dimensione profetica, sul tipo del profeta Gioele, che ha evidenziato nel terzo capitolo della sua profezia il tema del sogno degli anziani, della visione dei giovani. ([[James Francis Stafford]])
*''Un uomo venuto da molto lontano | stringeva il dolore e un libro nella mano. | Qualcuno ha sparato ed io quel giorno ho pianto | ma tutto il mondo gli è rimasto accanto. | Quel giorno il mondo ha ritrovato il cuore, | la verità non muore.'' ([[Amedeo Minghi]])
*Una domanda, Santità: è vero che tempo fa Lei chiese ai figli di Allah di perdonare le Crociate fatte dai Suoi predecessori per riprendersi il Santo Sepolcro? Ah, sì? Ma loro Le hanno mai chiesto scusa per il fatto d'esserselo preso? Le hanno mai chiesto scusa per il fatto d'aver soggiogato per oltre sette secoli la cattolicissima penisola iberica, tutto il [[Portogallo]] e tre quarti della [[Spagna]], sicché se nel 1490 Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona non si fossero dati una mossa oggi parleremmo tutti arabo? [...] Santissimo Padre. In tutto rispetto lei mi ricorda i banchieri ebrei-tedeschi che, sperando di salvarsi, negli Anni Trenta prestavano il denaro a [[Adolf Hitler|Hitler]]. E che pochi anni dopo si ritrovarono nei forni crematori. ([[Oriana Fallaci]])
*Va riconosciuto che al cospetto di Karol Wojtyla persino il mondo dei non cattolici è stato obbligato, eccezion fatta per qualche residuo, a mettere in soffitta toni, argomenti e stilemi del tradizionale anticlericalismo e anzi ad emendarsi non senza qualche fatica e sofferenza da essi. ([[Paolo Mieli]])
*Wojtyla è stato il Papa del dialogo interreligioso, della mano tesa al modo ebraico e musulmano, del riconoscimento dei torti della propria parte. Qualcosa a ben pensarci di davvero atipico, unico nella Storia universale. ([[Paolo Mieli]])
*Wojtyla è stato un grande politico che ha contribuito a cambiare la storia d'Europa, anzi direi del mondo. Era un uomo di grandissima intelligenza, un uomo piacevolissimo, io l'ho frequentato in tutti i viaggi papali con l'aereo, sono stata nell'appartamento dove lui viveva in vaticano, conoscevo benissimo padre Stanislao Jan Dziwisz che ora è cardinale di Cracovia, che era il segretario di Wojtyla. Era una occasione irripetibile di essere vicino a uno dei grandi personaggi che in quel momento abitava nel mondo. ([[Lorenza Foschini]])
*Wojtyla vuole radicare l'identità cattolica dei poveri, innanzitutto e per lo più per combattere la deriva laica dei ricchi, e non per condurre un'azione effettiva di lotta alla povertà, per colmare il fossato materiale fra gli uni e gli altri. Oltre ogni migliore intenzione, il risultato è solo un invito a fare buon viso cristiano al cattivo gioco degli egoismi, messi indebitamente in conto al materialismo laico. ([[Paolo Flores d'Arcais]])
=== [[Mehmet Ali Ağca]] ===
*Il papa vuole dire Solidarność, il risveglio nazionale polacco che poteva distruggere l'impero sovietico.
*Il Cremlino e il KGB avevano deciso di uccidere il papa polacco se necessario.
*Il papa era stato eletto anche con l'aiuto dell'America per distruggere l'impero sovietico. Questi sono piani della CIA, del Pentagono, della Casa Bianca, che non tutti sanno, ma io so.
===[[Zbigniew Brzezinski]]===
*Giovanni Paolo II ha rilanciato la fede, ma non solo quella cattolica. Ha fatto riflettere tutti sull'esistenza di qualcosa che trascende gli esseri umani, affascinando i laici e i credenti di qualunque denominazione.
*I media avevano scritto che ero stato io a far eleggere Giovanni Paolo II, complottando col cardinale di Filadelfia Krol. Quella presunta notizia veniva da un rapporto fasullo del Kgb, diffuso per spargere la disinformazione su un tema che preoccupava molto Mosca. Era una tale fesseria, che quando vedevo il Papa ci scherzavamo sempre su.
*Il comunismo significava vuoto materialistico, violenza politica e barbarie intellettuale. Wojtyla, invece, è stato il simbolo dei valori opposti: fede, dignità umana, spiritualità, libertà. Con la sua testimonianza ha sgretolato l'impero sovietico dall'interno.
*Verrà ricordato come un faro che ha brillato in un periodo caratterizzato dal cinismo, il vuoto spirituale, e anche l'incertezza politica provocata dalla guerra fredda.
===[[Michail Gorbačëv]]===
[[File:Giovanni Paolo II premiazione.jpg|thumb|Giovanni Paolo II con [[Michail Gorbačëv]]]]
*Certo, lui usciva dalla sfera spirituale, a volte parlava come un politico. Ma più che del politico, direi, spesso ricopriva il ruolo del profeta.
*Credo che questo Papa, che pure ha tratti di totale intransigenza, sia al fondo un politico realista. Richiamare l'attenzione del mondo sui suoi problemi più urgenti, improcrastinabili, è realismo e lungimiranza. Cosa ben diversa dal realismo di piccolo respiro dedicato a chiudere le falle e a risolvere meschini interessi di breve momento. La sua attenzione al Terzo Mondo, al debito che lo schiaccia in misura crescente, ne è la prova.
*Dopo il 1989 ci siamo incontrati più volte e, ogni volta, ho avuto la conferma che l'uomo che avevo di fronte aveva una chiara consapevolezza della drammaticità delle sfide del mondo contemporaneo. Fin dal primo contatto provai fiducia, istintivamente. E credo che sia stata una comprensione reciproca. Certo siamo diversi, con percorsi di vita che più diversi non potrebbero essere, eppure - e questo non cessa di stupirmi - siamo giunti agli stessi approdi nel giudizio sull'uomo. Forse, chissà, in questa convergenza gioca il fatto che entrambi siamo uomini dell'Est.
*Era privo di legami a queste o quelle ideologie o partiti. Predicava il rispetto verso l'Uomo, servendo la giustizia.
*Io vedo in lui un umanista, che ha compreso a fondo, molto a fondo, le tragedie del comunismo, le ragioni della sua degenerazione. Ma anche un uomo che ha capito molto bene la realtà di un certo capitalismo, la sua brutalità, la sua vuotezza, il cui materialismo pratico non è affatto migliore del materialismo filosofico di una certa interpretazione del marxismo.
*La sua critica dell'assenza di libertà individuali nel sistema politico sovietico fu giusta. Io stesso, che pure vi ero nato e cresciuto, ero giunto a conclusioni analoghe e, proprio per questo, mi ero impegnato a riformarlo. Ma c'è sempre, nelle parole di questo Papa, una sincerità e una coerenza che non si trovano in altri critici di quel comunismo: cioè Giovanni Paolo II denuncia la mancanza di libertà dovunque si manifesta, nel comunismo, ma anche nel capitalismo. Per questo è stato osteggiato e criticato dalle potentissime congreghe dei vincitori della guerra fredda.
*Lui è stato, e rimane, una persona che è uscita anche al di fuori della sua propria missione spirituale. Non è stato fermato né dagli attentati contro di lui né dalle minacce. È stato sempre un fermo e convinto difensore delle idee dell'umanesimo. È stato un grande umanista.
*Nella storia della Chiesa ci sono stati pochi Papi così longevi come Giovanni Paolo II, e così importanti: per avere attraversato un'intera epoca di eccezionali cambiamenti non da spettatori ma da protagonisti.
*Sì, all'epoca Giovanni Paolo II aveva criticato spesso - e critica ancora oggi - il cosiddetto sistema comunista (anche se preferirei chiamarlo pseudocomunista, in quanto si è solo appropriato il nome) e il modello sociale antiumano che incarnava. Il Papa lo conosceva non per sentito dire: ci aveva vissuto. Ma questa presa di posizione non gli ha impedito di ricordare, ormai nei giorni nostri, che anche questo modello aveva aspetti positivi, inanzitutto sociali.
*Sua Santità si schiera sempre per una soluzione politica, umana. Crede profondamente nella possibilità di una tale soluzione e io condivido pienamente questa fede.
===[[Hans Küng]]===
*Giovanni Paolo II è stato globalmente lodato come un combattente per la pace e per i diritti umani. Ma quello che ha predicato all'esterno è in totale opposizione con la sua politica all'interno della Chiesa, dove ha esercitato un pontificato autoritario, opprimendo i diritti delle donne e dei teologi. Per questo non merita di essere presentato ai fedeli come un esempio.
*Del resto, il suo comportamento nei confronti dei teologi sudamericani della liberazione è stato l'esatto opposto di quello che un esempio cristiano dovrebbe rappresentare.
*Ma il "Santo Subito" è stata un'esortazione pilotata. Me li ricordo gli striscioni "spontanei" di Piazza San Pietro: tutti di stampa meticolosa, raffinata. È stata una palese messa in scena da parte di gruppi cattolici, conservatori e reazionari, che sono molti forti soprattutto in Spagna, Italia e Polonia.
*Allo stesso modo, l'entità degli scandali sessuali nella Chiesa, è stata sistematicamente nascosta sia da Wojtyla che dall'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Ratzinger.
===[[Sandro Magister]]===
*Karol Wojtyla irrompe in questi anni '80 con il passo grave del più celebre papa della storia. Celebre, non celebrato. [...] Dopo quindici mesi di pontificato, papa Karol Wojtila non è più uno sconosciuto: eppure, più il mondo lo conosce, meno il mondo lo ama.
*Una cosa sanno di Giovanni Paolo II i cardinali che eleggeranno il suo successore: che è irripetibile.
*Wojtyla si segnala come interprete di prima grandezza della nuova fase dell'apertura a oriente della Chiesa, a superamento del capitolo meramente diplomatico.
===[[Gianluigi Nuzzi]]===
*Il 16 ottobre 1978 viene eletto papa il polacco Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. Il santo padre recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull'indirizzo finanziario.
*In realtà, Giovanni Paolo II segue le più delicate vicende che agitano la segreteria di Stato, dicastero chiave nell'organigramma vaticano e braccio operativo del santo padre. S'interessa alle inchieste che turbano i segreti dello Ior, come si è visto grazie ai report inviati negli anni Novanta da Caloia al segretario di Wojtyla, Stanislao Dziwisz, sulle vicende Enimont e sullo Ior parallelo, creatura di monsignor Donato de Bonis. Riceve quindi i dossier più riservati sui casi critici e indica le linee generali da seguire alla segreteria di Stato. Gestisce poi in prima persona un'enorme quantità di denaro sui finanziamenti alla Polonia di Solidarnosc. Denaro che costituisce il fondo personale del sommo pontefice e che proprio essendo di sua esclusiva competenza sfugge ai bilanci ufficiali che la Santa Sede diffonde ogni anno.
*Se si sommano i 72,5 miliardi dello Ior ai 94,4 miliardi dell'Obolo di san Pietro, si scopre che Wojtyla nel 1994 può contare su una cassa personale per carità e opere di bene di 166,9 miliardi (121,3 milioni di euro). Ai quali andranno aggiunti negli anni i proventi della Centesimus annus pro pontefice, il fondo che raccoglie i frutti delle iniziative degli imprenditori cattolici.
===[[Fernando Vallejo]]===
*E quale sarà il papa a dover chiedere perdono in futuro per l'omofobia di Wojtyla e per l'infinità di bambini che sono nati per essere abbandonati o malati di AIDS a causa della sua ottusa opposizione alla pillola per l'interruzione di gravidanza e al preservativo in un mondo sovrappopolato? O per gli innumerevoli crimini della Puttana carnivora e bimillenaria contro il nostro prossimo, gli animali?<br />Sabato 2 aprile 2005, dopo mesi di malattia che hanno rotto il cazzo al Vaticano e tenuto col fiato sospeso il pianeta, finalmente è morto Wojtyla, il papa della riproduzione.
*Giovanni Paolo II ha protetto [[Paul Marcinkus|Marcinkus]] e [[Michele Sindona|Sindona]], come avrebbe poi protetto il grande pedofilo messicano, padre [[Marcial Maciel]].
*Ha canonizzato quell'ipocrita cacciatore d'eredità e truffatore di vedove di [[Josemaría Escrivá de Balaguer|José Maria Escrivà de Balaguer]], fondatore della setta franchista dell'[[Opus Dei]] e più perverso e tenebroso lui da solo di tutta la Compagnia di Gesù messa assieme.<br />In Nicaragua ha demonizzato quella che definiva "la Chiesa popolare" e nel Salvador ha condannato il cardinale [[Oscar Romero]], le cui denunce contro gli squadroni della morte del suo Paese gli sarebbero costate la vita: un franco tiratore lo ammazzò con un colpo al cuore mentre celebrava una messa presso l'ospedale della Divina Provvidenza e nell'esatto momento dell'eucaristia. La sfilza delle vigliaccate di Wojtyla è infinita.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Giovanni Paolo II, ''Il dialogo interreligioso nel magistero pontificio'', Libreria Editrice Vaticana, Roma 1994.
*Giovanni Paolo II, ''Insegnamenti di Giovanni Paolo II'', Libreria Editrice Vaticana, Roma 2006. ISBN 8820978016
*Giovanni Paolo II, ''Trittico romano. Meditazioni'', Libreria Editrice Vaticana, 2003. ISBN 8820974517
*Giovanni Paolo II, ''[https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091998_fides-et-ratio.html Fides et ratio]'', Libreria Editrice Vaticana.
*Giovanni Paolo II, ''Parole sull'uomo'', BUR, 1989.
*Giovanni Paolo II, ''Segno di contraddizione'', Vita e pensiero, 1977.
*Giovanni Paolo II, ''Poesie'' (1939-1978), traduzione di Alessandra Kurczab e Margherita Guidacci, Edizioni di San Marco, 1986.
*Giovanni Paolo II, ''Poesie'', traduzione di Alessandra Kurczab e Margherita Guidacci, Newton, Roma, 1994. ISBN 8879837591
*Giovanni Paolo II, ''Tertio Millennio Adveniente'', Editore ART'È, Bologna 1998.
*Giovanni Paolo II, ''Il sapore del pane: poesie'', traduzione di Alessandra Kurczab e Margherita Guidacci, Libreria Editrice Vaticana, 1979.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Redemptor hominis||(1979)}}
{{Pedia|Dominum et vivificantem||(1986)}}
{{Pedia|Redemptoris Mater (enciclica)|''Redemptoris Mater''|(1987)}}
{{Pedia|Evangelium vitae||(1995)}}
{{Pedia|Fides et ratio||(1998)}}
{{Pedia|Trittico romano. Meditazioni||(2003)}}
{{Template:Papi}}
{{DEFAULTSORT:Giovanni Paolo 02}}
[[Categoria:Papi]]
[[Categoria:Filosofi polacchi]]
[[Categoria:Mistici polacchi]]
[[Categoria:Presbiteri polacchi]]
[[Categoria:Santi polacchi]]
[[Categoria:Teologi polacchi]]
izul2jv1jx2rfclf2ctfndw9vx9vtbq
Ludovico Ariosto
0
1659
1428142
1350851
2026-10-02T14:15:05Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Ludovico Ariosto */ Giulio Bertoni
1428142
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Titian_-_Portrait_of_a_man_with_a_quilted_sleeve.jpg|thumb|right|Ludovico Ariosto]]
'''Ludovico Ariosto''' (1474 – 1533), poeta italiano.
==Citazioni di Ludovico Ariosto==
*[...] ''chi fa sua [[vendetta]], oltra che offende | chi offeso l'ha, da molti si difende.''<ref>Da ''I Cinque Canti'', [[s:Opere minori 1 (Ariosto)/I Cinque Canti/Canto I|canto I]], ottava 17, vv. 7-8.</ref>
*Piccola è questa casa, ma sufficiente per me, nessuno vi ha ragioni sopra, è pulita, infine è stata fatta con i miei denari.<ref>Iscrizione nella casa di Ariosto a Mirasole, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli.</ref>
:''Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non | Sordida: parta meo sed tamen aere domus''.
==''Orlando furioso''==
===[[Incipit]]===
Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, <br> le cortesie, l'audaci imprese io canto, <br> che furo al tempo che passaro i Mori <br> d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, <br> seguendo l'ire e i giovenil furori <br> d'Agramante lor re, che si diè vanto <br> di vendicar la morte di Troiano <br> sopra re Carlo imperator romano.
===Citazioni===
<!--In ordine di canto-->
*''Né che poco io vi dia da imputar sono, | che quanto io posso dar, tutto vi dono''. (I, 3)
*''Ecco il giudicio uman come spesso erra!'' (canto I, ottava [[s:Orlando furioso/Canto_1#7|VII]], verso 2)
*''Oh gran bontà de' cavalieri antiqui!'' (I, 22)
*''Pel bosco Ferraú molto s'avvolse,| e ritrovossi al fine onde si tolse.'' (canto I, ottava XXIII, versi 7-8)
*''Né tempo avendo a pensar altra scusa, | e conoscendo ben che 'l ver gli disse, | restò senza risposta a bocca chiusa'' (canto I, ottava 30, versi 1-2)
*''La verginella è simile alla rosa | Ch'in bel giardin su la nativa spina | Mentre sola e sicura si riposa, | Né gregge né pastor se le avvicina: | L'aura soave e l'alba rugiadosa, | L'acqua, la terra al suo favor s'inchina: | Gioveni vaghi e donne innamorate | Amano averne e seni e tempie ornate''. (I, 42)
*''Che chi ne l'acqua sta fin alla gola | ben è ostinato se mercé non grida''. (canto I, ottava 50, versi 3-4)
*''Forse era ver, ma non però credibile, | a chi del senso suo fosse signore; | ma parve facilmente a lui possibile, | ch'era perduto in via più grave errore. | Quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibile, | e l'invisibil fa vedere Amore. | Questo creduto fu; che 'l miser suole | dar facile [[Credere|credenza]] a quel che vuole''. (canto I, ottava 56)
*''Corro la fresca e matutina rosa | Che tardando stagion perder potria''. (canto I, ottava 58)
*''Ingiustissimo amor, perché sì raro | corrispondenti fai nostri desiri? ... da chi disia il mio amor tu mi richiami, | e chi m'ha in odio vuoi ch'adori ed ami''. (canto II, ottava I, versi 1-2 e 7-8)
*''Questo disir, ch'a tutti sta nel core, | de' fatti altrui sempre cercar novella...'' (canto II, ottava 36, versi 1-2)
*''Ma ne li vizi abominandi e brutti | non pur gli altri adeguò, ma passò tutti.'' (canto II, ottava 58, versi [[s:Orlando_furioso/Canto_2#Vizi|7-8]])
*''La bella terra che siede sul fiume, | Dove chiamò con lacrimoso plettro | Febo il figliuol ch'avea mal retto il lume''. (canto III, ottava 34, versi 2-4)
*''Quantunque il [[Simulazione (qualità)|simular]] sia le più volte | ripreso, e dia di mala mente indici, | si trova pur in molte cose e molte | aver fatti evidenti benefici, | e danni e biasmi e morti aver già tolte; | che non conversiam sempre con gli amici | in questa assai più oscura che serena | vita mortal, tutta d'invidia piena''. (canto IV, ottava 1)
*''Perché si de' punir donna o biasmare, | che con uno o più d'uno abbia commesso | quel che l'uom fa con quante n'ha appetito, | e lodato ne va, non che impunito?'' (canto IV, ottava 66, versi 5-8)
*''Tutti gli altri animai che sono in terra, | o che vivon quïeti e stanno in pace, | o se vengono a rissa e si fan guerra, | alla femina il maschio non la face: | l'orsa con l'orso al bosco sicura erra, | la leonessa appresso il leon giace; | col lupo vive la lupa sicura, | né la iuvenca ha del torel paura. || Ch'[[Violenza contro le donne|abominevol peste]], che Megera | è venuta a turbar gli umani petti? | che si sente il marito e la mogliera | sempre garrir d'ingiurïosi detti, | stracciar la faccia e far livida e nera, | bagnar di pianto i genïali letti; | e non di pianto sol, ma alcuna volta | di sangue gli ha bagnati l'ira stolta. || Parmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia | contra natura e sia di Dio ribello, | che s'induce a percuotere la faccia | di bella donna, o romperle un capello: | ma chi le dà veneno, o chi le caccia | l'alma del corpo con laccio o coltello, | ch'uomo sia quel non crederò in eterno, | ma in vista umana un spirto de l'inferno.'' (V, 1-3)
*''Ben s'ode il ragionar, si vede il volto: | Ma dentro il petto mal giudicar puossi''. (V, 8)
*''Oh Dio, che disse e fece, poi che sola | si ritrovò nel suo fidato letto! | percosse il seno, e si stracciò la [[stola (indumento)|stola]], | e fece all'aureo crin danno e dispetto.'' (canto V, ottava LX, versi 1-4)
*''Miser chi mal oprando si confida | Ch'ognor star debbia il maleficio occulto; | Che quando ogn'altro taccia, intorno grida | L'aria e la terra istessa in ch'è sepulto: | E Dio fa spesso che 'l peccato guida | Il peccator, poi ch'alcun dì gli ha indulto, | Che sé medesmo, senza altrui richiesta, | Inavvedutamente manifesta''. (VI, 1)
*''Come aviene a un disperato spesso, | che da lontan brama e disia la [[morte]], | e l'odia poi che se la vede appresso, | tanto gli pare il passo acerbo e forte''. (canto VI, ottava 5, versi 1-4)
*''Pareami aver qui tutto il ben raccolto | che fra i mortali in piú parti si smembra, | a chi piú et a chi meno e a nessun molto'' (canto VI, ottava 47, versi 2-4)
*''Donna sì laida, che la terra tutta | né la più vecchia avea né la più [[bruttezza|brutta]]''. (canto VII, ottava 77, versi 7-8)
*''Ho perduto l'onor, ch'è stato peggio; | che, se ben con effetto io non peccai, | io do però materia ch'ognun dica, | ch'essendo vagabonda, io sia [[impudicizia|impudica]]''. (canto VIII, ottava 41, versi 6-8)
*''Non comincia Fortuna mai per poco, | quando un mortal si piglia a scherno e a gioco'' (canto VIII, ottava L, versi 7-8)
*''Ben ch'esser [[donna]] sia in tutte le bande | danno e sciagura, quivi era pur grande''. (canto VIII, ottava LVIII, versi 7-8)
*''Io credea e credo, e creder credo il vero''. (IX, 23)
*[...] ''la [[vendetta]] sfoga l'odio assai'' [...]. (IX, 45, v. 4; 1928, vol. I, p. [[s:Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/187|181]])
*''L'amante, per aver quel che desia, | senza guardar che Dio tutto ode e vede, | aviluppa promesse e giuramenti, | che tutti spargon poi per l'aria i venti''. (canto X, ottava 5, versi 5-8)
*''Bene è felice quel, donne mie care, | ch'essere accorto all'altrui spese impare''. (canto X, ottava [[s:Orlando_furioso/Canto_10#6|6]], versi 7-8)
*''Che fossi fatto in quarti, arso o impiccato, | brutto ladron, villan, superbo, ingrato''. (canto X, ottava 41, versi 7-8)
*''Natura il fece, e poi roppe la stampa''. (X, 84)
*''Che ben fu il più crudele e il più di quanti | mai furo al mondo ingegni empi e maligni, | ch'imaginò sì abominosi ordigni''. (canto XI, ottava 27, versi 7-8)
*''E spenta ogni pietà, strage nefanda | di quel popul facean per tutti i liti: | fosse iustizia, o fosse crudeltade, | né sesso riguardavano né etade''. (canto XI, ottava 52, versi 5-8)
*''Dirò insomma, ch'in lei dal capo al piede, | quant'esser può [[bellezza|beltà]], tutta si vede''. (canto XI, ottava 69, versi 7-8)
*''A tutti par che quella cosa sia, | che piú ciascun per sé brama e desia'' (canto XII, ottava 20, versi 7-8)
*''E [[Ludovico il Moro|Moro]] e Sforza e Viscontei colubri, | lei {{NDR|[[Beatrice d'Este]]}} viva, formidabili saranno | da l'iperboree nievi ai lidi rubri, | da l'Indo ai monti ch'al tuo mar via danno: | lei morta, andran col regno degl'Insubri, | e con grave di tutta Italia danno, | in servitute; e fia stimata, senza | costei, ventura la somma prudenza.'' (canto XIII, ottava 63)
*{{NDR|Sulla [[frode]]}} '' Avea piacevol viso, abito onesto, | un umil volger d'occhi, un andar grave, | un parlar sì benigno e sì modesto, | che parea Gabriel che dicesse: Ave. | Era brutta e deforme in tutto il resto: | ma nascondea queste fattezze prave | con lungo abito e largo; e sotto quello, | attosicato avea sempre il coltello.'' (canto XIV, ottava 87)
*''Fu il [[vittoria|vincer]] sempre mai laudabil cosa | Vincasi o per fortuna o per ingegno''. (XV, 1)
*{{NDR|[[Melfi]]}} ''[...] la ricca terra ch'ai Normandi | sarà principio a farli in Puglia grandi.'' (canto XV, ottava 34, verso 7-8)
*''O d'ogni vizio fetida sentina, | dormi, Italia imbriaca, e non ti pesa | ch'ora di questa gente, ora di quella | che già serva ti fu, sei fatta ancella?'' (canto XVII, ottava 76)
*''Che l'uomo il suo destin fugge di raro''. (XVIII, 58)
*''[[Orazio Coclite|Orazio]] sol contra Toscana tutta''. (XVIII, 65)
*[...] ''non è il ribaldo questo, | che si fa laude con l'altrui buone opre? | e la virtú di chi non è ben desto, | con la sua infamia e col suo obbrobrio copre?'' {{NDR|[[Insulti dai libri|insulto]]}} (XVIII, 88)
*[...] ''Che sarebbe pensier non troppo accorto | perder duo vivi per salvare un morto''. (canto XVIII, 189)
*''Alcun non può saper da chi sia amato | quando felice in su la ruota siede; | però c'ha i veri e i [[Falsa amicizia|finti amici]] a lato, | che mostran tutti una medesma fede. | Se poi si cangia in tristo il lieto stato, | volta la turba adulatrice il piede; | e quel che di cor ama, riman forte, | et ama il suo Signor dopo la morte''. (XIX, 1)
*''Se, come il viso, si mostrasse il core''. (XIX, ottava 2, 1)
*''Le [[Donna|donne]] son venute in eccellenza | di ciascun'arte ove hanno posto cura''. (canto XX, ottava [[s:Orlando_furioso/Canto_20#2|2]])
*''Che non è soma da portar sí grave, | come aver donna, quando a noia s'have''. (XX, 20)
*''Credo che t'abbia la Natura e Dio | produtto, o scelerato sesso, al mondo | per una soma, per un grave fio | de l'uom, che senza te saria giocondo''. (XXVII, 119)
*''A donna non si fa maggior dispetto, | che quando o vecchia o brutta le vien detto.'' (XX, 120)
*''Il consiglio del mal va raro invano.'' (canto XXI, ottava 48, verso 6)
*''Amor, con che miracolo lo fai, | che 'n fuoco li tenghi, e nol consumi mai?" (canto XXIII, 127)''
*''Chi mette il piè su l'amorosa pania, | cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale; | che non è in somma amor, se non insania, | a giudizio de' savi universale: | e se ben come Orlando ognun non smania, | suo furor mostra a qualch'altro segnale. | E quale è di [[pazzia]] segno più espresso | che, per altri voler, perder sé stesso? | Vari gli effetti son, ma la pazzia | è tutt'una però, che li fa uscire. | Gli è come una gran selva, ove la via | conviene a forza, a chi va, fallire: | chi su, chi giù, chi qua, chi là travia. | Per concludere in somma, io vi vo' dire: | a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena, | si convengono i ceppi e la catena''. (canto XXIV, ottave 1-2)
*''Senza il pane discerner da le giande, | dal digiuno e da l'impeto cacciato, | le mani e il dente lasciò andar di botto | in quel che trovò prima, o crudo o cotto''. (canto XXIV, ottava 12)
*''L'animo è pronto, ma il potere è zoppo''. (XXV, 76)
*''Di più direi; ma di men dir bisogna''. (XXVI, 22)
*''Io sua non son, né d'altri son che mia: | dunque me tolga a me chi mi desia''. (XXVI, 79)
*''Gli è teco cortesia l'esser villano''. (XXVII, 77)
*''Non siate però tumide e fastose, | donne, per dir che l'uom sia vostro figlio; | che de le spine ancor nascon le rose, | e d'una fetida erba nasce il giglio''. (XXVII, 121)
*''Mettendolo Turpino, anch'io l'ho messo''. (XXVIII, 2)
*''Se piú che crini avesse occhi il marito, | non potria far che non fosse tradito.'' (canto XXVIII, ottava LXXII, versi 7-8)
*''Non conosce la [[pace e guerra|pace]] e non l'estima | chi provato non ha la [[pace e guerra|guerra]] prima.'' (canto XXXI, ottava II, versi 7-8)
*''[[Michelangelo Buonarroti|Michel]], più che mortale, Angel divino'' (XXXIII, 2, citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921, p. 412)
*''Vide gran copia di panie con visco, | ch'erano, o donne, le bellezze vostre''. (Canto XXXIV, ottava 81)
*''Altri in amar lo'' [il senno] ''perde, altri in onori, | altri in cercar, scorrendo il mar, richezze; | altri ne le speranze de' signori, | altri dietro alle magiche sciocchezze; | altri in gemme, altri in opre di pittori, | et altri in altro che piú d'altro aprezze''. (XXXIV, 85)
*''Del re de' fiumi tra l'altiere corna | or siede umile (diceagli) e piccol borgo: | dinanzi il [[Po]], di dietro gli soggiorna | d'alta palude un nebuloso gorgo; | che, volgendosi gli anni, la più adorna | di tutte le città d'Italia scorgo, | non pur di mura e d'ampli tetti regi, | ma di bei studi e di costumi egregi''. {{NDR|Ariosto descrive la sua amata città [[Ferrara]]}} (canto XXXV, ottava VI)
*[...] ''voglion tutti gli ordini e le leggi, | Che [[Assassino|chi dà morte altrui]], debb'esser morto.'' (canto XXXVI, ottava XXXIII)
*''Che s'abbia a ritrovar con numer pare | Di cavallieri armati in Lipadusa. | Una isoletta è questa, che dal mare | Medesmo che li cinge, è circonfusa.'' (canto XL, ottava 55)
*''Temerità per certo e pazzia vera | è la tua, e di qualunque che si pose | a consigliar mai cosa buona o ria, | ove chiamato a consigliar non sia''. (canto XLI, ottava XLII)
*{{NDR|[[Lampedusa]]}} ''Che con l'armata avendo la riviera | Di Barberia trascorsa in ogni canto, | Capitò quivi, e l'isola sì fiera, | Montuosa e inegual ritrovò tanto, | Che non è, dice, in tutto il luogo strano, | Ove un sol piè si possa metter piano:'' (canto XLII, ottava XX)
*[...] ''[[Beatrice d'Este|Beatrice]] bea, vivendo, il suo consorte, | e lo lascia infelice alla sua morte; | anzi tutta l'Italia, che con lei | fia triunfante, e senza lei, captiva.'' (Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928,canto XLII, ottave 91-92, [https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Ariosto,_Ludovico_%E2%80%93_Orlando_furioso,_Vol._III,_1928_%E2%80%93_BEIC_1739118.djvu/252 pp. 246-247])
*''L'incarco de le corna, e lo più lieve | Ch'al mondo sia, se ben l'huom tanto inſama | Lo vede quasi tutta l'altra gente | E chi l'ha in capo mai non se lo sente''. (XLII, ottava 100)
*''Ove femine son, son liti e risse''. (canto XLIII, ottava 120, verso 8)
*''Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa | Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa''. (XLVI, 140)
*''E levar questa donna anco ti voglio; ché sarebbe a lasciartela gran fallo.''
*''E quel che non si sa non si de' dire, | e tanto men, quando altri n'ha a patire''.
*''Ma 'l popolo facea, come i più fanno, | ch'ubbidiscon più a quei che più in odio hanno.''
*''[[Natura]] il fece, e poi ruppe la stampa.''
*''O città bene avventurosa... | ...la [[gloria]] tua salirà tanto | ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto''.
*''Or che s'aspetta? Soccorrer qui, non lacrimare accade''.
===[[Explicit]]===
E due e tre volte ne l'orribil fronte,<br>alzando, più ch'alzar si possa, il braccio,<br>il ferro del pugnale a Rodomonte<br>tutto nascose, e si levò d'impaccio.<br>Alle squalide ripe d'[[Acheronte]],<br>sciolta dal corpo più freddo che giaccio,<br>bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa,<br>che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.
===Citazioni sull'opera===
*Cose che in lui lodar si debbano, veggio io tante e tante, che alcuna non ce n'è che d'essere infinitamente esaltata non meriti. Et tra l'altre questa da tacere non è, ch'egli tanto leggiadramente ha saputo con le gravi cose le piacevoli mescolare; e con le travagliate le quiete; e con le affettuose quelle che nell'azione consistono; che con meraviglioso stupore dà diletto incredibile a chi il legge. {{sic|La}} ove molti sono che o in doglianze, o in feste; o in guerra, o in pace; o in ire, o in amori con noia di ciascuno infinita sopra una sola parte di queste troppo si trattengono: e niente avveduti sono nel temperare l'una con l'altra. ([[Giovan Battista Pigna]])
*Ma che dirò delle {{sic|Comparazioni}}, che tutte ad una ad una divinissime sono? Chi meglio le usate in altra lingua in {{sic|Volgar}} verso riduce? Chi meglio formane da se stesso di nuove? Chi più a tempo di loro si serve? Chi più con esse ogni qualità altera, e in accrescere e in diminuire, e in far leggere le cose gravi, e in far alte le basse, e in recare ornamento e a queste e a quelle? È {{sic|mestiero}} in lui solo talmente a perfezione ridotto, ch'a volere una magnifica cosa comprendere in proverbio s'è tratto: le comparazioni dell'Ariosto. ([[Giovan Battista Pigna]])
*''Prof Citterio glielo confesso | a me l'Orlando Furioso | è sempre sembrato tutto fumo e niente Ariosto.'' ([[Pinguini Tattici Nucleari]])
*Solo menti borghesi di esemplare educazione filistea hanno potuto leggere nell'''Orlando Furioso'' il poema dell'ordine elevato ad "armonia" universale, senza scorgere, dietro la poderosa sistemazione poetica, il corredo immenso d'inquietanti bagliori sotterranei e di dolorose percezioni della tragicità dell'esistenza umana, che quel poema ospita nel suo seno. ([[Alberto Asor Rosa]])
*Soverchia nel Furioso, la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. ([[Benedetto Croce]])
==''Satire''==
===[[Incipit]]===
<poem>Io desidero intendere da voi,
Alessandro fratel, compar mio Bagno,
s'in corte è ricordanza più di noi;
se più il signor me accusa; se compagno
per me si lieva e dice la cagione
per che, partendo gli altri, io qui rimagno;
o, tutti dotti ne la adulazione
(l'arte che più tra noi si studia e cole),
l'aiutate a biasmarme oltra ragione.</poem>
===Citazioni===
*''Pazzo chi al suo signor contradir vole, | se ben dicesse c'ha veduto il giorno | pieno di stelle e a mezzanotte il sole''. (I, 10-12)
*{{NDR|Su [[Ippolito d'Este]]}} ''S'io l'ho con laude ne' miei versi messo, | dice, ch'io l'ho fatto a piacere, e in ocio; | più grato fòra essergli stato appresso''. ([[s:Satire_(Ariosto)/Satira I|I]], 106-109)
*''Più tosto che arricchir, voglio quïete''. (I, 160)
*''più tosto ch'esser servo | torrò la povertade in pazïenza''. (I, 245-246)
*''Non si adatta una sella o un basto solo | ad ogni dosso; ad un non par che l'abbia, | all'altro stringe e preme e gli dà duolo''. (III, 34-36)
*''In casa mia mi sa meglio una rapa | ch'io cuoca, e cotta s'un stecco me inforco | e mondo, e spargo poi di acetto e sapa, | che all'altrui mensa tordo, starna o porco | selvaggio; e così sotto una vil coltre, | come di seta o d'oro, ben mi corco.'' ([[s:Satire_(Ariosto)/Satira III|III]], 43-48)
*''Degli uomini son varii li appetiti: | a chi piace la chierca, a chi la spada, | a chi la patria, a chi li strani liti''. (III, 52-54)
*''Chi vuole andare a torno, a torno vada: | vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna; | a me piace abitar la mia contrada.'' (III, 55-57)
*[...] ''la terra, | senza mai pagar l'oste, andrò cercando | con Ptolomeo, sia il mondo in pace o in guerra; || e tutto il mar, senza far voti quando | lampeggi il ciel, sicuro in su le [[Carta geografica|carte]] | verrò, più che sui legni, volteggiando.'' (III, 64-66)
==[[Incipit]] de ''La Lena''==
<poem>Ecco ''La Lena'', che vuol far spettacolo
un'altra volta di sé, né considera
che se l'altr'anno piacque, contentarsene
dovrebbe, né si por ora a pericolo
di non piacervi: che 'l parer de gli uomini
molte volte si muta, et il medesimo
che la matina fu, non è da vespero.
E s'anco ella non piacque, che piú giovane
era alora e piú fresca, men dovrebbevi
ora piacer. Ma la sciocca s'imagina
d'esser piú bella, or che s'ha fatto mettere
la coda dietro; e parle che, venendovi
con quella inanzi, abbi d'aver piú grazia
che non ebbe l'altr'anno, che lasciòvisi
veder senz'essa, in veste tonda e in abito
da questo, ch'oggi s'usa, assai dissimile.</poem>
==Citazioni su Ludovico Ariosto==
*Il [[Torquato Tasso|Tasso]] piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici. ([[Giuseppe Prezzolini]])
*L'Ariosto significò la commedia umana quale la veggiamo rappresentarsi nel mondo, laddove [[Dante]] fece primo subbietto suo il soprammondano, e in esso figurò e simboleggiò le cose terrene. E come il gran Fiorentino nelle fogge variatissime de' tormenti e delle espiazioni dipinse i variatissimi aspetti delle indoli e delle passioni, il simile adempiva l'Ariosto sotto il velo dei portenti magici e delle strane avventure. Ma certo qual narrazione di fatti umani riuscirà più vasta, più immaginosa e più moltiforme di quella dell' ''Orlando furioso''? Quivi sono guerre tra più nazioni, nascimenti e ruine di molti regni, conflitto sanguinoso di religione e di culto, infinita diversità e singolarità di costumi, e tutto il Ponente e il Levante offrono larga scena e strepitoso teatro a cotali imprese e catastrofi. Quivi sono dipinte la vita privata e la pubblica, le corti e le capanne, i castelli ed i romitaggi; quivi s'intrecciano gradevolmente la cronica, la novella e la storia, e ciò che il dramma à di patetico, l'epopeia di maestoso, il romanzo di fantastico. ([[Terenzio Mamiani]])
*Poeta grandissimo, Ariosto non fu certo un precursore della sinistra. ([[Geno Pampaloni]])
*Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. ([[Giulio Bertoni]])
*Se l'Ariosto fosse stato un filosofo, o un poeta filosofo, avrebbe sciolto un inno all'Armonia, come non pochi se ne posseggono nella storia della letteratura, cantando quell'alta Idea che gli rendeva comprensibile la discorde concordia delle cose e, appagandogli l'intelletto, infondeva pace e gioia nell'animo. ([[Benedetto Croce]])
*«Signore e signori, c'era una volta un critico il quale, affermando con straordinario calore la superiorità della Gerusalemme liberata di [[Torquato Tasso]] sull'Orlando furioso di Lodovico Ariosto, attaccò molte liti con le persone che non la pensavano come lui, e sostenne perciò uno dopo l'altro non meno di quattordici fortunati duelli; ma al quindicesimo, cadde finalmente col petto trapassato dalla lama nemica. Allora i padrini che afflittissimi lo sorreggevano e aspettavano di raccogliere le sue ultime volontà, lo udirono uscire in questa confessione suprema: "E dire che io non ho ancora letto né l'Orlando furioso né la Gerusalemme liberata!...".» ([[Federico De Roberto]])
*Tutti gli altri nostri poeti o moderni o antichi tanto sono inferiori all'Ariosto quanto lo è uno scrittore ad un genio. Genio faceto nelle commedie, genio critico nelle satire, genio amabile nel lirico italiano e latino; ma genio grande nell'epica. Niuno aspiri al suo sublime, se non ha la forza della sua anima. ([[Andrea Rubbi]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Ludovico Ariosto, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/ludovico-ariosto/la-lena/ La Lena]'', in ''Il teatro Italiano'', volume II, La commedia del Cinquecento, tomo primo, Einaudi, 1977. ISBN 8806465325
*Ludovico Ariosto, ''[[s:Orlando furioso (1928)|Orlando furioso]]'', a cura di Santorre Debenedetti, 3 voll., Laterza, Bari, 1928.
*Ludovico Ariosto, ''[[s:Satire (Ariosto)|Satire]]'', Rizzoli, 1990. ISBN 8817167614
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|La Lena}}
{{Pedia|Orlando furioso||(1516-1532)}}
{{Pedia|Satire (Ariosto)|''Satire''}}
==Collegamenti esterni==
*[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-a/ludovico-ariosto/ Vita e opere di Ludovico Ariosto su LiberLiber]
{{DEFAULTSORT:Ariosto, Ludovico}}
[[Categoria:Drammaturghi italiani]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
ejc9qyncd4iuvxml93lgd9j540ye6qy
Calcio (sport)
0
1806
1428179
1427977
2026-10-03T00:58:53Z
Danyele
19198
/* Citazioni */ +1
1428179
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Fodboldspillere. Sofus header..jpg|thumb|''Sofus Heading'' (H. Giersing, 1907)]]
Citazioni sul gioco del '''calcio''' e sul '''calciatore'''.
==Citazioni==
*A me io lo sport che preferiscolo e il calcio, perche si segnano molti gol, mentre nelo sci e nel cavallo non si segna neanche un gol. (''[[Io speriamo che me la cavo]]'')
*A me quello che fa incazzare nel calcio è che i giocatori non abbiano attaccamento alla maglia. ([[Massimo Bottura]])
*Alcuni pensano che il calcio sia una questione di vita o di morte. Non sono d'accordo. Posso assicurarvi che è molto, molto di più. ([[Bill Shankly]])
*''Amo così tanto il calcio che | se non sei malato come me è meglio se non parliamo di calcio.'' ([[Rayden]])
*Ascolti una cosa, [[Sergio Brio|Brio]], io non farei mai a cambio con un calciatore e sai perché? Perché poi a trentacinque anni voi avete finito, avete fatto tutto... e poi ecco la depressione, ecco la voglia di farla finita da un giorno all'altro. Io invece no, io lavorerò fino a ottant'anni. Voi invece niente, buio, nulla... Altro che "Brio", buio! ([[Stanis La Rochelle]], ''[[Boris (terza stagione)|Boris]]'')
*C'è un modo di giocare a calcio che parte dall'anima, parte da dentro. Il calcio è passione. Se tu osservi i giocatori riesci a capire tanto del loro carattere. I 90 minuti della partita sono lo specchio della vita. Ci sono tante fasi, tante emozioni e c'è un'interpretazione, diversa per ognuno. ([[Martina Rosucci]])
*C'era un tempo, ormai lontano, in cui la «Gazzetta» di luglio e agosto considerava il calcio solo per cortesia, nelle pagine centrali, contrassegnate da un emblema in alto con un pallone sotto l'ombrellone e la scritta «Calcio d'estate». Il resto del giornale era atletica, nuoto, ciclismo, pugilato. E calciomercato, certo, ma solo per casi clamorosi. Oggi, invece, il calcio monopolizza: a partire dalle prime pagine su ipotesi non confermate di possibili trasferimenti di mercenari strapagati da un club a un altro. ([[Marco Malvaldi]])
*Calcio... inferno di sangue. ([[Alex Ferguson]])
*Cerco di non utilizzare la parola calcio ma di utilizzare la parola pallone perché questa parola contiene, per me, l'origine primordiale dell'amore per questo sport. Perché io, da bambino non giocavo a calcio, come fanno i bambini di otto anni oggi, ma a pallone. La fonte del divertimento, nel senso profondo, è nella relazione fra un essere umano e un pallone. Il calcio è un'altra cosa, meno affascinante. ([[Umberto Contarello]])
*Chi è il malato di calcio? È un individuo, non necessariamente un ultrà, che se proprio un giorno dovrà morire, spera che almeno sia a giugno, tra la fine dei campionati e l'inizio del calciomercato ufficiale... Il malato di calcio generalmente non ama le pay tv, i superingaggi, le maglie che cambiano ogni anno, il merchandising selvaggio delle società, i tribuni televisivi, i presidenti multi-proprietà, i dirigenti multi-incarico, i potenti e i figli dei potenti. Il malato di calcio è nostalgico degli arbitri vestiti di nero, del "va ora in onda la sintesi registrata di un tempo di una partita di serie A", dell'orario unico di inizio delle partite, dei numeri dall'uno all'undici. Poi c'è il malato di tifo, che rivendica l'esistenza di una partita nella partita, giocata dalle due curve. Uno che alla televisione, più che al gioco, guarda ai lati del teleschermo, per intravedere "quanti erano loro" e "quanti eravamo noi". Uno insomma che se gli parli di "hobby" ti potrebbe spellare. La frase più odiata? "In fondo è solo un gioco". E non vorremo mica tralasciare quelli che credono nella scaramanzia? Gente che ha rischiato di contrarre malattie veneree pur di indossare lo stesso paio di mutande per 34 domeniche, che si è costretta a restare in posture inquietanti, a compiere come automi dei rituali assurdi, a sedersi per l'eternità nello stesso posto: "Non ci credo ma non si sa mai...". Tutto questo in nome del calcio. ([[Cristiano Militello]])
*Ci sono dei giocatori che sono predestinati sin da quando nascono [...]. Altri invece possono diventare calciatori con determinate azioni. Io guardo sempre a me stesso, ma comunque, senza elogiarmi, mi sono creato una carriera con volontà, impegno e intelligenza di capire tante cose. E molte volte il calciatore se riesce a fare questo, anche se non gli vengono riconosciute le giuste qualità, riesce a fare un'ottima carriera, perché fino alla serie B non ci sono fenomeni. Secondo me anche in serie D ci sono calciatori che possono arrivare in serie B. La serie A è qualcosa di diverso. Ci sono valori assoluti e molto radicati. ([[Massimo Borgobello]])
*Ci vuole del tempo per rendersi conto che essere calciatore non è solo andare in campo e fare un passaggio. ([[Thomas Henry]])
*Considero il calcio lo specchio della vita. Se non hai la capacità di ribaltare un risultato sfavorevole, di reagire nei momenti di difficoltà, di soffrire per raggiungere un traguardo, anche nel quotidiano sarai un debole, una persona che non ha la capacità di affrontare gli ostacoli, ma preferisce evitarli. Il calcio mi sta insegnando proprio questo, e potermi confrontare con persone dello stesso sesso, con le medesime paure, gli stessi problemi, la stessa sensibilità, mi dà la possibilità di maturare e condividere con le ragazze emozioni, dolore, vittorie e sconfitte, cosa che nel maschile non era completamente possibile. ([[Marta Carissimi]])
*Cosa sarebbe il calcio senza di me? ([[Helenio Herrera]])
*Credo che la vita e il calcio stesso regalino tante emozioni, penso non abbia senso nasconderle. Una persona deve vivere le emozioni perché ogni giorno si pongono e si propongono. Il calcio è un'emozione continua: ci si allena per il gol, per la vittoria, per regalare un'emozione a chi viene a vederci. Anche noi stessi calciatori siamo artefici di un'emozione che produciamo in noi stessi quando riusciamo a raggiungere un risultato. ([[Michele Paramatti]])
*Dategli 22 palloni, così la smettono di litigare. ([[Cesare Zavattini]])
*Devo<br>''Devo fare una cura di calcio | imparare cioè | cos'è | e cercare di capire i segreti | del Campionato | o sarò radiato | dalla vita incivile.'' ([[Marcello Marchesi]])
*Dicono gli intenditori che il nuovo foot-ball non corrisponde all'antico e perciò i nuovi nomi hanno giusta ragione di essere. Distinguono il [[rugby]] e l'association, due modi di giocare al calcio, questo più costumato e civile, l'altro fiero e violento nella gara di vietare l'accesso al pallone. ([[Alfredo Panzini]])
*Dobbiamo imparare a mantenere il possesso di palla. È la migliore difesa. ([[Martin Amis]])
*{{NDR|«Giocare al calcio è ancora un divertimento o solo un lavoro?»}} Durante la settimana è un lavoro. All'allenamento, che ti piaccia o no, devi impegnarti, devi stringere i denti, devi dare il massimo per prepararti. Quando gioco, invece, è tutto più facile; sì, mi diverto. ([[Enzo Francescoli]])
*''E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai | di giocatori tristi che non hanno vinto mai | ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro | e adesso ridono dentro al bar. | E sono innamorati da dieci anni | con una donna che non hanno amato mai. | Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.'' ([[Francesco De Gregori]])
*È fatto di unità lavorative scadenti, dove ognuno pensa di fregare l'altro, dove non si parla di responsabilità sociale. E dove i campioni non capiscono che fare delle cose eccezionali nello sport non ti dà diritti speciali o privilegi nella vita. ([[Pietro Mennea]])
*E quando il buon calcio si manifesta, rendo grazie per il miracolo e non mi importa un fico secco di quale sia il club o il paese che me lo offre. ([[Eduardo Galeano]])
*È una religione organizzata e la FIFA è la sua Chiesa. Pensateci: il [[Joseph Blatter|suo leader]] è infallibile, convince nazioni sudamericane a spendere soldi che non hanno per costruire opulenti cattedrali {{NDR|la costruzione degli stadi per la Coppa del Mondo in Brasile}} e potrà risultare responsabile della morte di un incredibile numero di persone in Medio Oriente. {{NDR|gli operai che costruiscono le infrastrutture in Qatar per la Coppa del Mondo del 2018}} [...] Ma per milioni di persone in tutto il mondo, come per me, è guardiano dell'unica cosa che dà un senso alle proprie vite. ([[John Oliver]])
*– E va bene, ti porto con me. Potresti imparare qualcosa.<br />– Sul ''soccer''?<br />– No, Matt! Voi yankee lo chiamate ''soccer'' e mi fa vomitare! Devi smetterla di chiamarlo ''soccer''! (''[[Hooligans (film 2005)|Hooligans]]'')
*Entravo nel calcio in maniera molto timorosa, perché è un ambiente difficile, in cui non è facile essere accettati. E dove ho trovato un'ansia pazzesca di restare tagliati fuori, chi non lavora per qualche settimana, ha l'impressione di essere finito. Che non avrà un'altra possibilità... ([[Gian Paolo Montali]])
*Esiste una distanza troppo grande fra il calcio giocato e il calcio seguito attraverso i [[Mass media|mezzi di comunicazione]]. È un po' come la pallina bianca della [[roulette]]. Certo, è determinante il punto in cui si ferma la pallina, però attorno c'è tutto un mondo di persone con interessi, scommesse, aspettative. È come se il calcio fosse una narrazione riveduta e corretta. ([[Ascanio Celestini]])
*– Ehi, ma sono zero a zero tipo da quanta minuti! È una palla!<br />– È solo lo sport più popolare del mondo, ma come non detto, scorbutica!<br />– Non è uno sport, è corsa! ([[Orange Is the New Black (quarta stagione)|''Orange Is the New Black'']])
*Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi? ([[Marco Simone]])
*Forse anche il {{sic|giuoco}} del calcio è un istinto antico come quello della fame. (''[[Mondo cane (film)|Mondo cane]]'')
*{{NDR|Nel 2020, «quanto dal calcio [...] noi possiamo capire il senso di un Paese?»}} Forse è una domanda — come dire — troppo ambiziosa, nel senso che no so se dal calcio si possa veramente capire il senso di un Paese; certamente quello che si capisce da un'indagine storica su un pezzo di storia del calcio è che il calcio era una parte importante ed è diventata sempre più una parte importantissima e pervasiva della storia della società di un Paese, di una società contemporanea e, naturalmente, prendere in considerazione una società, una squadra, una vicenda che è centrale nella storia del calcio, in qualche modo ci aiuta a vedere la storia del Paese. ([[Aldo Agosti]])
*Fra calcio e ciclismo esiste una differenza sostanziale: nel calcio esiste il pareggio, nel ciclismo no, si perde, anche in fotografia per un niente. ([[Alfredo Martini]])
*Ho amato il calcio fin da quando posso ricordare e capisco la sua evoluzione e i suoi moderni bisogni. ([[José Mourinho]])
*Ho raccontato come funziona un mondo, il mondo del calcio, che non è come la gente se lo immagina. Nel calcio le cose vanno avanti così da una vita e tutti, ripeto, tutti hanno troppo da perdere per cambiare davvero le cose. ([[Filippo Carobbio]])
*I calciatori danno uno spettacolo più positivo rispetto ai politici. ([[Alberto Gilardino]])
*I calciatori non sono mica degli impiegati... Oggi troppi pensano che il calcio sia uno spettacolo e basta, come il cinema. Non è così: al cinema è tutto bello e tutto falso. In campo ognuno recita sé stesso, non la parte di un altro. Anche il gioco non è così semplice. Il buon gioco paga, ma a volte paga anche il cattivo gioco. ([[Marco Tardelli]])
*Il [[baseball]] non vale niente! È il calcio lo sport più veloce del mondo! Nel baseball si corre solo da una base all'altra, nel calcio invece bisogna sempre correre, correre, correre, correre! (''[[Ai confini della realtà (serie televisiva 1959) (quinta stagione)|Ai confini della realtà]]'')
*Il bello del calcio è che non cambia mai niente, o quasi. E che la gente sa che quando una squadra come la Juve o il Milan incontra una di bassa classifica può anche perdere. Fino a che sarà così restera lo sport piu popolare, e muoverà tanta passione. E tanti soldi, ovviamente. ([[Angelo Peruzzi]])
*Il calciatore sta sul campo di gioco completamente esposto. È allo scoperto. Se è un fesso, si vede subito, se è un mascalzone, anche. ([[Marguerite Duras]])
*Il calcio ai miei tempi era diverso. {{NDR|«In che senso?»}} Oggi i genitori spingono i ragazzi a fare calcio abbagliati dai tanti soldi che girano mentre noi facevamo una vita di sacrifici e non pensavamo ai soldi. L'importante era esserci, poter giocare. ([[Cesare Cattaneo (calciatore)|Cesare Cattaneo]])
*Il calcio appassiona sempre, anche se magari vivi dei momenti di conflitto, dei momenti dove il sistema non ti piace, dove magari pensi che si è perso un po' l'amore per questo sport, poi d'incanto quando iniziano le partite ritorni bambino e quindi dimentichi tutto per quei novanta minuti, sono i novanta minuti dove tu te la godi, perché è uno sport meraviglioso [...]. Non van bene tante cose, però quando inizia la partita e quando l'arbitro fischia, dimentichi tutto, d'incanto dimentichi tutto. ([[Cesare Prandelli]])
*Il calcio, come i tortellini in brodo, ha una sola versione, il gioco. Tutto il resto è fuffa. ([[Italo Cucci]])
*Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare. ([[Johan Cruijff]])
*Il calcio, dopo tutto, è un microcosmo della società. ([[Will Hutton]])
*Il calcio dovrebbe porsi qualche domanda su quello che è diventato e forse dovrebbero porsela anche i [[Tifo sportivo|tifosi]] [...]. Le squadre sono delle SPA concentrate sul profitto, con scambi, passaggi spesso gonfiati, operazioni finanziarie, tanto che viene da chiedersi se i risultati poi siano limpidi o condizionati da tutto ciò. I diritti televisivi e il monopolio del calcio fanno il resto. La nazionale di [[volley]] ha vinto il titolo europeo e sui giornali c'era un trafiletto; per la squadra di calcio, che ha vinto il titolo equivalente, ci sono state pagine e pagine. Se non fosse un'offesa ad ingiustizie ben più serie, mi verrebbe da parlare di ingiustizia. Insomma, l'ipocrisia è tanta... In questo momento il calcio per me non è uno sport, è un [[business]]. ([[Antonella Bellutti]])
*Il calcio è [[Attaccante|attacco]] e [[Difensore|difesa]], e difendere non è una mala parola. Molti dicono di giocare all'attacco solo per farsi un'immagine, ma difendersi è un'arte, se lo si fa senza cattiveria. ([[Óscar Tabárez]])
*Il calcio è bellissimo quando vinci. ([[Roberto Vieri]])
*Il calcio è cambiato in modo sconvolgente. A partire dagli anni Novanta esso è stato attraversato da una netta svolta modernizzatrice che ha trasformato uno [[sport]] dalla radice fortemente [[gioco|ludica]] in un fenomeno dall'elevato profilo [[industria]]le. La mutazione genetica da ''rito collettivo animatore di passione popolare a complesso d'attività altamente razionalizzate e finalizzate alla produzione di utilità'' è collettivamente percepita, oltreché generalmente vissuta, come un arretramento qualitativo e sentimentale rispetto alla versione originaria del gioco. ([[Pippo Russo]])
*{{NDR|Nel 2014}} Il calcio è cambiato, ormai è un'[[Impresa|azienda]] e chi investe il proprio denaro non vuole perderci niente. Prima era tutto diverso, era un investimento a perdere da parte di ricchi signori, che per gratitudine o altre ragioni loro, decidevano di investire i propri fondi in favore della città che gli aveva permesso di elevarsi a ceti sociali di un certo livello. Allora compravano la squadra di calcio del posto e ciò bastava a rendere felici i cittadini, perché il calcio crea [[Emozione|emozioni]], spirito di appartenenza, unione. I presidenti erano personaggi di questo genere: guadagnavano tanti soldi grazie alle attività che svolgevano e decidevano di non conservare tutti i proventi. Mettevano già in cantiere l'ipotesi di perdere una percentuale dei propri guadagni personali mediante il calcio. Adesso una cosa simile sarebbe impensabile. ([[Mauro Milanese]])
*Il calcio è come il cibo: se ti abitui all'aragosta, poi il risotto coi funghi non lo vuoi più. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Il calcio è come il sesso. Se lo fai di continuo, alla lunga ti annoia. ([[Gianluca Vialli]])
*Il calcio è come la vita, uno stato d'animo. Se sei [[Felicità|felice]] e ti realizzi, è difficile che ti vada male. ([[Diego Godín]])
*Il calcio è come le donne, un po' irrazionale. ([[Silvio Berlusconi]])
*Il calcio è come una briscola al bar con il tuo migliore amico. Quando giochi, fai di tutto per fregarlo. Quando posi le carte, bevi con lui un bicchiere. ([[Osvaldo Bagnoli]])
*Il calcio è come una droga, ti entra nel sangue. ([[Claudio Ranieri]])
*Il calcio è divertimento, è un gioco. Se non ci si diverte e si gioca liberi meglio lasciar perdere. E dovrebbero ricordarselo anche i professionisti questo insegnamento. Chi pensa solo alla carriera non arriverà mai. ([[Paolo Pulici]])
*Il calcio è fatto di cervello, non solo di tecnica o qualità. ([[Roberto Mancini]])
*Il calcio è felicità, gioia di vivere. Il calcio è riso con i fagioli. ([[Toninho Cerezo]])
*Il calcio è il regno della superficialità e dei luoghi comuni e un'etichetta non si nega a nessuno. ([[José Mourinho]])
*Il calcio è la cartina di tornasole della società, enfatizza i suoi malesseri, compresi i pregiudizi di vario tipo. ([[Sara Gama]])
*Il calcio è la cosa più bella di questo mondo. Quando corro dietro la palla, mi sento vivo, mi sento felice. ([[Roberto Vieri]])
*Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti. ([[Arrigo Sacchi]])
*''Il calcio è la sola religione del mondo che ho intorno.'' ([[Brunori Sas]])
*Il calcio è lo specchio di come un Paese si auto-rappresenta, è un lato culturale e identitario fondamentale. ([[Allyson Swaby]])
*Il calcio è risultato. Purtroppo non conta chi gioca meglio o peggio ma quello che alla fine della stagione avrai ottenuto. ([[Pavel Nedvěd]])
*Il calcio è sacrificio. Il calcio è legame con i compagni di squadra. Non al bar, bisogna essere generosi in campo. ([[Paolo Di Canio]])
*Il calcio è sempre lo stesso. Ai ragazzi, quando mi capita di parlarne, dico che quel che conta sono le righe bianche che delimitano il prato, con le porte e le bandierine. Gli altri discorsi li porta via il vento. ([[Francesco Morini]])
*Il calcio [...] è stata sempre la cosa che mi ha fatto stare meglio. In campo passa tutto. Il calcio ti fa sfogare, ti fa stare in compagnia e ti fa divertire o arrabbiare. È emozione. ([[Alia Guagni]])
*Il calcio è storicamente refrattario all'«esattezza» delle statistiche e, se vogliamo, buona parte del suo fascino nasce proprio da questo. ([[Marino Bartoletti]])
*Il calcio è un castello le cui fondamenta sono le bugie. Io dico pane al pane e brocco al brocco e passo per un tipo bizzarro. Tutti gli altri, dal mago Helenio al mago di Turi passando per l'asceta Heriberto, sono tipi regolari. ([[Manlio Scopigno]])
*Il calcio è un fattore di coesione, diversità, ricchezza nelle nostre [[società]]. È uno [[sport]] che si gioca nei villaggi, nelle [[scuola|scuole]], nei cortili, negli [[stadio|stadi]]. Non necessariamente ha a che vedere con le associazioni calcistiche, con le élite, con il [[denaro]], con o ricchi proprietari. Ha a che vedere con noi, con la nostra identità ([[Margaritīs Schoinas]])
*Il calcio è un gioco anche di contatto: non è il ping pong o la danza. ([[Rudi Garcia]])
*Il calcio è un gioco bellissimo che i mediocri vogliono imbruttire nel nome del pragmatismo, ed è un gioco primitivo che i rivoluzionari vogliono violare attraverso metodi ad ogni costo scientifici. ([[Jorge Valdano]])
*Il calcio è un gioco davvero meraviglioso, Austin, e deve essere giocato meravigliosamente. (''[[Il maledetto United]]'')
*Il calcio è un gioco, e il 50% è legato a fattori imponderabili. ([[Claudio Lotito]])
*Il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale. Quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso cessa di essere solo un gioco. ([[Simon Kuper]])
*Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la [[Nazionale di calcio della Germania|Germania]] vince. ([[Gary Lineker]])
*''Il calcio è un grande rito che devi rispetàr; | l'Europa ne impazzisce, | e negli Stati Uniti lo vorrebbe popolar.'' ([[Elio e le Storie Tese]])
*Il calcio è un rituale in cui i diseredati bruciano l'energia combattiva e la voglia di rivolta. ([[Umberto Eco]])
*Il calcio è un valore dominante per moltissime persone nel mondo e impatta le vite di più gente di quanta immaginiamo. ([[Gianni Infantino]])
*Il calcio è una cosa piacevolmente seria; in cui la parola pronostico non fa mai rima con banalità. ([[Marino Bartoletti]])
*Il calcio è uno spettacolo e vive anche di questo, cioè della capacità degli attori di interessare le folle. ([[Domenico Morace]])
*Il calcio è uno sport giocato da undici fuoriclasse e la tua squadra. ([[Arthur Bloch]])
*Il calcio è uno sport sporco, fatto di caso e astuzia, governato da divinità capricciose e ingiuste. Tentare di trasformarlo in un'equazione esatta è un'idea sbagliata, cercare di limitare l'influenza dell'imponderabile è tempo perso. ([[Michele Dalai]])
*Il calcio è uno sport strano: molte volte non basta la tenacia, ci vuole anche tanto cuore e altrettanta voglia di vincere. ([[Giuseppe Bergomi]])
*Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po' ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l'Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l'Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo... Okay, va bene tutto! Ma... non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa... E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi. (''[[Febbre a 90°]]'')
*Il calcio ha smesso da tempo di essere uno [[sport]]. Il calcio è "the global game" nel quale ci sono ogni tipo di finanzieri, ma anche tagliagole. Io ero anche andato in [[Colombia]] a fare servizi su Medellin e [[Pablo Escobar]]. C'era Arkan qui in Europa. Hai avuto davvero i peggiori elementi del pianeta che hanno posseduto squadre di calcio. Non ce la fai più a riportare il calcio dentro un alveo sportivo. ([[Paolo Condò]])
*Il calcio giocato è sicuramente la miglior medicina per il calcio stesso. ([[Gianluigi Buffon]])
*Il calcio in generale mi emoziona tutto: le dinamiche di gruppo, di spogliatoio, l'obiettivo, unirsi per raggiungerlo, risolvere le difficoltà, la comunicazione. La partita, gli allenamenti li considero una piccola vita. Il calcio è uno sport di relazioni e per me sono importanti. Per questo sono così invasata, perché vedo nel calcio una vita in miniatura. ([[Martina Rosucci]])
*Il calcio moderno mi disgusta. Non ho mai smesso di ascoltare la radio, e non vado quasi più allo stadio. Secondo me non è buon segno, cioè io sono come le api, se smetto di frequentare un giardino fiorito è perché qualcuno ha avvelenato la fontana dei bambini. ([[Sandro Bonvissuto]])
*Il calcio non è chimica, non ha regole universali. ([[Claudio Ranieri]])
*Il calcio non è come il [[ciclismo]]. Nel calcio non esiste mai la discesa, c'è solo la salita. ([[Maurizio Ganz]])
*Il calcio non è come il [[tennis]], dove si gioca da soli: qui si vince in undici, anzi in ventidue. ([[Amedeo Carboni]])
*Il calcio non è la guerra o una partita a scacchi. È uno sport dove la componente tecnica resta il requisito fondamentale. ([[Gianfranco Zola]])
*Il calcio non è solo un fatto politico o economico, ha una valenza culturale, nel senso vero e non demagogico del termine. È sport, ed essendo sport vanno difese la tradizione e la fisionomia del calcio. ([[Giovanni Branchini]])
*Il calcio non è un telefono erotico.<ref>Striscione dei tifosi dello Schalke 04 in riferimento ai prezzi dei biglietti dei loro avversari di Europa League, l'Athletic Bilbao.</ref> ([[striscioni del calcio|striscione]])
*Il calcio oggi insegna a farsi furbi, ad essere esigenti, duri. ([[Gianluca Vialli]])
*Il calcio per me è passione pura, è dedizione, sacrificio, gioia e rabbia nello stesso tempo. Lo ami così tanto da dedicare tutto il tuo tempo per questo sport, ma se non ottieni quello per cui hai lavorato duramente lo odi, pensi di aver sprecato tempo e vorresti abbandonarlo. Un'ora dopo questo pensiero ti ritrovi sul campo, più determinata e vogliosa di prima per raggiungere l'obiettivo. ([[Marta Carissimi]])
*Il calcio per me è stato un grande maestro di vita, mi ha tirato su. [...] Mi ha insegnato il rispetto, l'impegno con se stessi. Mi ha fatto capire che il futuro dipendeva da me e non da altri. Io non ho mai avuto una mentalità che mi spingesse a dare la colpa all'allenatore o alla società se qualcosa non funzionava. Ho sempre pensato che dovessi essere io a costruire il mio futuro. ([[Sergio Floccari]])
*Il calcio per me è una palestra di vita. Mi ha insegnato tanti valori che rivivo nella vita di tutti i giorni: il saper fare squadra e la capacità di imparare a condividere, sia i momenti belli che quelli difficili, per esempio. ([[Cecilia Salvai]])
*Il calcio professionale è solo denaro e corruzione. Il calcio è capitalismo e il capitalismo è morte. Non voglio più far parte di un sistema che si basa su ciò che guadagna la gente grazie alla morte di altri in Sudamerica, Africa o Asia. A cosa mi serve guadagnare tanto se quello che ottengo è frutto della sofferenza di molta gente? La fortuna di questa parte del mondo esiste solo grazie alle disgrazie del resto. ([[Javi Poves]])
*Il calcio professionistico è divenuto così importante da essere un elemento basilare nella vita sociale. A noi, secondo me, spetta il compito di sdrammatizzare certi momenti, il cui significato viene sovente stravolto. Il calcio non è una bomba, ma unicamente uno sport. Non debbono esistere battaglie tra città quando due squadre scendono in campo per affrontarsi attorno ad un pallone. ([[Ramón Mendoza]])
*Il calcio rende povero anche chi è ricco. ([[Flavio Briatore]])
*Il calcio si evolve, però alla base rimangono due qualità fondamentali: i "piedi buoni" e il cervello. Anche il più bravo allenatore di questa terra senza giocatori con queste caratteristiche può chiudere bottega. ([[Silvio Piola]])
*Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano ([[Johan Cruyff]])
*Il calcio si gioca con le palle a terra. ([[Salvatore Schillaci]])
*Il calcio sicuramente non è solo un gioco. Oggi è un'industria che ha la potenzialità di influenzare sia in positivo che in negativo. Da questo punto di vista spetta a chi gestisce il calcio, siano essi le istituzioni calcistiche, i club o i giocatori, assumersi le proprie responsabilità e saper indirizzare la valenza e la portata che ha il calcio nella direzione giusta. ([[Andrea Agnelli]])
*Il calcio somiglia alla musica: la musica può forse essere spiegata con la musica? No, così il calcio: non ha nemmen bisogno della Lingua per farsi intendere. Il calcio buca ogni linguaggio. ([[Carmelo Bene]])
*Il calcio ti fa gioire un attimo per un nulla gioiosamente confezionato, ti fa rimpiangere per anni le occasioni perdute per non aver tenuto la testa lì, sempre lì, appassionatamente. ([[Italo Cucci]])
*Il calcio ti prende perché tutti in classe da bambino ne parlano. Quando vai all'oratorio, per strada, si gioca a calcio. È qualcosa di così bello che non può non piacerti. Se non ti piace hai un problema. ([[Francesco Mandelli]])
*Il calcio va preso per via intramuscolo, orale o scritta, a piccole dosi, direi quasi minuto per minuto, altrimenti può provocare dei disturbi a volte anche molto gravi. ([[Cochi e Renato]])
*Il calcio visto dagli spalti non è uno spettacolo drammatico. L'aspetto drammatico è televisivo, uno spettacolo di primi piani sui volti dei protagonisti. È la differenza tra teatro e cinema. A teatro si è più vicini al corpo dell'attore, come allo stadio. Al cinema al volto, come in televisione. ([[Umberto Contarello]])
*Il coraggio è un concetto molto potente nel calcio, dipende molto però anche da come ti senti il giorno del match, c'è sempre un momento in cui è difficile trovare coraggio, in cui tutto sembra impossibile. [...] Nella vita succedono così tante cose che è molto importante saper reagire, quindi in questo senso è come essere sul campo, dove siamo abituate a rispondere sempre a quello che ti succede di fronte. E soprattutto è fondamentale continuare a insistere anche se la partita non sta andando proprio come vorresti o come ti saresti immaginata. ([[Allyson Swaby]])
*Il mondo del calcio è simile a quello dello spettacolo: il presidente della squadra è il produttore, l'allenatore è il regista, il direttore sportivo equivale al direttore di produzione, i calciatori sono ovviamente gli attori e la partita è il film. ([[Mario Cecchi Gori]])
*Il nostro sport ha bisogno di attaccanti letali, marcatori, eroi. Ma il calcio è molto più del momento del trionfo. Il calcio è lavoro di squadra, unità, difesa, assist e sacrificio. ([[Philipp Lahm]])
*Il pubblico occidentale non sa che il calcio è stato inventato in [[Cina]]. Già nel 200 dopo [[Cristo]] veniva usato per allenare i soldati alla velocità, alla prontezza. Questo sport è dilagato molto più tardi in [[Europa]], nelle vostre società oggi calciocentriche. Mi sembrava giusto ricordarvi da dove arriva. ([[John Woo]])
*Il [[rugby]] è uno sport bestiale giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport per gentiluomini giocato da bestie. Il [[football americano|football]] è uno sport bestiale giocato da bestie. ([[Henry Blaha]])
*Il vero calcio rientra nell'epica: la sonorità dell'esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria e labile o costante... Trattandosi di un tentativo nuovissimo, non dovrei neanche temere di passare per presuntuoso. ([[Gianni Brera]])
*In galera ho conosciuto uomini degni di questo nome, mentre nel calcio il più pulito ha la rogna. ([[Michele Padovano]])
*In [[Italia]] il bambino ha soltanto il calcio, non sognerà mai qualcosa di diverso da uno stadio pieno e un pallone tra i piedi. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa è dittatura. ([[Fabio Cannavaro]])
*In Italia il calcio è passione, per molti è la vita e ci sono sempre grandi aspettative. ([[Bojan Krkić]])
*In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti. (''[[Il mio anno preferito]]'')
*''In [[televisione|Tv]] c'è più calcio | che in una cura per osteoporosi.'' ([[Caparezza]])
*{{NDR|Sulla sfida di un storico nel 2020 di scrivere di calcio}} [...] la sfida per uno storico era quella di tentare storicizzare, appunto, una passione e c'è di parlare in termini professionali applicando i nostri istrumenti, i nostri metodi di ricerca, anche la nostra deontologia professionale a un argomento che s'apassiona, che sia sempre profondamente apassionato. In fondo, non è tanto diverso che scrivere in termini i più possibili — storici, seri e rigorosi — di una passione; vorrei dire, anche se certamente è un po' diverso, politica, civile o religiosa, ecco. ([[Aldo Agosti]])
*In Tv si vede un altro sport, mica il calcio. La Tv è un preservativo: annulla e mistifica. ([[Renzo Ulivieri]])
*Io credo di essere una persona sincera e onesta, dunque nel mondo del pallone non posso trovarmi bene. Qui, per andare avanti, si deve recitare. [...] Gente falsa è arrivata al top e potrei farvi molti esempi. ([[Sergio Porrini]])
*Io dico sempre ai ragazzi che il calcio per noi è movimento, spostamento. Bisogna sempre correre. Ogni giocatore, in ogni circostanza, ha sempre una buona ragione per correre. Nel calcio non esiste una sola circostanza in cui un giocatore possa permettersi di stare fermo in campo. ([[Marcelo Bielsa]])
*Io non critico chi simula, perché il calcio è dei furbi. [...] In campo si va soltanto per vincere, non c'è nulla di male a usare l'inganno per riuscirci. ([[Paolo Montero]])
*Io non sono un tifoso del calcio nell'accezione solita del termine. È uno spettacolo che mi interessa, visto anche il gran rumore che riesce a crearsi intorno. ([[Adolfo Celi]])
*Io penso di essere stato fortunato, ho avuto soddisfazioni dai risultati, qualche delusione solo dai rapporti umani. Il calcio mi ha divertito, illuso, amareggiato, condizionato, maturato. Ormai lo vivo non come una professione ma come un modo di essere. ([[Emiliano Mondonico]])
*La cultura {{NDR|italiana}} con la C maiuscola, l'Accademia, non si è mai occupata di calcio, guardandolo anzi con un po' di pregiudizio. Secondo la mia opinione perché nel post guerra il calcio era stato interpretato da questi storici come compromesso col fascismo, visto che era stato forse il più grande strumento di [[propaganda]] fascista, quindi la cultura e gli storici, soprattutto di sinistra, lo vedevano con grande pregiudizio. All'estero la storia sociale sul calcio ha fatto e sta facendo molto, in Italia poco o nulla. ([[Matteo Marani]])
*La forza del calcio [...] è semplice eppure sconosciuta. Misteriosa e irripetibile. Un'essenza fatta di un impasto di sentimenti che ha portato lo sport dai primi circoli borghesi alle grandi masse del Nocevento e che ora – ai (logo)ritmi di Internet – lo ha introdotto nel nuovo millennio come uno dei prodotti globali più amati e riconoscibili. [...] la dolce malinconia che avvolge le storie di palloni e uomini finisce per buttarti dentro a un linguaggio comune. A qualcosa che senti tuo. Nostalgia, amore per il racconto epico, l'ultima parte dell'adolescenza che si conserva [...], fatto sta che l'esperanto del pallone resta uno strumento meraviglioso per tenere vive le emozioni. Il ricordo di certe giornate, magari le sfide mnemoniche su una precisa formazione, il gusto dell'estero e dell'ignoto oltreconfine [...], i milioni di volti passati sottoforma di figurine o i primi piani urlanti dopo un gol. [...] Se regredire è un istinto primordiale, farlo con il calcio è meraviglioso. E pazienza se vi guardano come foste un bambino. ([[Matteo Marani]])
*La ragione per cui le donne non giocano a calcio è che undici di loro non indosserebbero mai lo stesso completo in pubblico. ([[Phyllis Diller]])
*La razza peggiore del calcio? Sono i calciatori. Pensano solo ai diritti e neanche conoscono i doveri. Pensano solo ai soldi che, puntualmente, a fine carriera finiscono perché non hanno la cultura di metterli da parte o di farli fruttare (tranne i top player che anche se volessero farli finire non ci riuscirebbero) e anche se perdono pensano "ma che me ne frega, tanto la mia responsabilità la devo dividere per 18". ([[Michele Criscitiello]])
*Lavorando nel calcio ho scoperto che i campioni, anche quelli strapagati, hanno lo stesso entusiasmo, lo stesso amore per il gioco di tutti gli altri sportivi. ([[Gian Paolo Montali]])
*Mi riconosco nel calcio, in quello dove non devi farti condizionare. Il calcio è qualcosa di personale, è un'esperienza unica che va vissuta. Non è un sentito dire. ([[Emiliano Mondonico]])
*{{NDR|«Com'è cambiato il calcio rispetto agli anni '70 e '80?»}} Mio padre mi portava nei ritiri e negli spogliatoi. C'era un rapporto molto più sincero e umano con i giocatori e le società. Il business ha raffreddato tutto. Adesso di alcune società non potrai mai avere un'intervista se non pagando o chiedendo autorizzazione mesi prima a causa dell'esclusiva che hanno le Pay Tv. Questo meccanismo ha spersonalizzato il racconto sotto il profilo umano. ([[Marco Mazzocchi]])
*Nei settori giovanili i ragazzi ti seguono per definizione, in prima squadra è più complicato. I calciatori preferiscono avere compiti da eseguire piuttosto che problemi da risolvere. ([[Maurizio Viscidi]])
*Nel calcio c'è una legge contro gli [[allenatore|allenatori]]: giocatori vincono, allenatori perdono. ([[Vujadin Boškov]])
*Nel calcio chi vince si garantisce l'eternità. Sarà per questo che molti allenatori non subiscono il fascino a volte traditore della bellezza, ma guardano al sodo, al successo, in qualsiasi maniera lo si raggiunga. Una letteratura sciocca pone il bello avverso al concreto, come se le due facce di un'opera non fossero entrambe importanti. ([[Alessandro Bonan]])
*Nel calcio è ampiamente riconosciuto che, se entrambe le parti sono d'accordo per imbrogliare, barare è giusto. ([[C. B. Fry]])
*Nel calcio è bene nascondere i propri pregi. ([[Franco Scoglio]])
*Nel calcio è già stato inventato tutto: basta imparare da quelli che l'hanno fatto prima e metterlo in pratica nel miglior modo possibile. ([[Paolo Pulici]])
*Nel calcio gli slogan diventano ideologie, basta siano verosimili per essere creduti. ([[Mario Sconcerti]])
*Nel calcio non conta il passato, ma quello che si riesce a raccogliere nel presente. ([[Ilario Castagner]])
*Nel calcio non vince chi è forte... nel calcio è forte chi vince! (''[[Holly e Benji]]'')
*Noi calciatori siamo ragazzi normalissimi: non vedo cosa ci sia tanto di speciale fuori dal campo. Va bene, ci sono quei novanta minuti in cui sei al centro dell'attenzione, ma fuori basta, non c'è niente di straordinario. ([[Davide Frattesi]])
*Noi giocatori siamo soli, già battuti in partenza. Se parliamo solo di calcio siamo limitati. Se invece facciamo un'intervista nella quale andiamo oltre, ecco che ci accusano di essere degli esibizionisti e tutto il mondo viene a criticarci. L'unica nostra vera colpa è quella di non essere riusciti a combattere l'immagine che si è andata costruendo nella testa della gente dei calciatori come gente viziata e strapagata. ([[Luca Marchegiani]])
*{{NDR|Sulla definizione di calcio come un «gioco semplice»}} Non è un gioco semplice, ma non è neanche complicato come a volte lo si fa passare. Il calciatore è pratico, vuole che i concetti gli siano spiegati nel miglior modo possibile per poter fare il suo lavoro al meglio. ([[Mattia Bani]])
*Non ho mai perso un secondo di sonno per il calcio: ci sono cose più importanti. ([[Ottavio Bianchi]])
*Non mi manca il calcio. La gente non sa quanti sforzi deve fare un calciatore per essere sempre in forma e dare il massimo in campo, ogni giorno. ([[Marcel Desailly]])
*Non mi sta bene che siamo tutti qui ad aspettare un calciatore, cioè un inutile, d'accordo... un semplice intrattenitore. ([[Stanis La Rochelle]], ''[[Boris (terza stagione)|Boris]]'')
*Per chi vive il calcio in maniera spensierata, tutto è ancora un gioco. Devi fare il calciatore per crescere, per metterti in discussione, per arrivare oltre i tuoi limiti. Ma non devono essere i soldi a governare i tuoi piedi. Nel calcio, certo, ci sono calciatori lontani, e altri sulla terra. ([[Alberto Gilardino]])
*Per diventare un calciatore professionista servono tante componenti. Prima di tutto, la [[qualità]], perché se non ne hai difficilmente puoi fare il calciatore. Arrivano in alto anche giocatori con meno qualità, però hanno testa e fisico fuori dal comune [...]. La testa, infatti, è il secondo elemento fondamentale, soprattutto se non sei un fenomeno con i piedi. La testa e il [[carattere]], perché non è semplice arrivare, ma ancora più difficile è rimanere a certi livelli. Non ultima, serve la [[fortuna]], ovvero trovare un allenatore che crede in te, avere le occasioni di mettersi in mostra al momento giusto e sfruttarle appieno. Se non riesci tu, dietro ce ne sono molti altri... ([[Sergio Pellissier]])
*Per i tifosi di pallone il calcio è più di uno sport, lo vivono in maniera più intensa, sembra più una religione. ([[Kobe Bryant]])
*Per me quello con il calcio è un innamoramento avuto fin da piccolo. Penso che derivi dal fatto che è uno sport di squadra, anche se negli ultimi anni a livello mediatico viene dato più peso all'individualità. Solo il rugby penso abbia le stesse caratteristiche di organizzazione del calcio, perché si gioca in un campo con delle dimensioni estremamente ampie e con tanti giocatori. Razionalizzare i movimenti dei giocatori è una grandissima passione, ma mi sono divertito anche a giocare. Il calcio è un gioco apparentemente semplice, soprattutto per i singoli, anche se coordinare 11 giocatori su un terreno non è proprio semplicissimo. ([[Maurizio Sarri]])
*Per tanto tempo, almeno fino ai 30 anni, esattamente sino al [[Strage dell'Heysel|29 maggio 1985]], sono riuscito a rigirare fra le mani il pallone, e, in generale, il mondo del calcio, come un giocattolo. Anzi: come "il Giocattolo", con la "G" maiuscola, una affascinante e spassosa appendice dell'infanzia. Dentro un recinto ideale, avevo collocato figurine, prati, porte, tacchetti, stadi, spogliatoi, penne, taccuini, rotative, microfoni, telefoni, transistor... le campane della domenica, le code ai botteghini, le attese sulle gradinate, i fischi di inizio contemporanei, e le voci senza volto di "Tutto il calcio". Guai a modificare l'equilibrio! Un romanzo popolare che suggeriva il quesito "ma come saranno riusciti, nei secoli scorsi, a fare a meno del calcio?". Era una domanda carica di romanticismo e di superficialità, perché più il calcio conquistava le folle, e più era destinato a calarsi nella società. ([[Carlo Nesti]])
*Perché la gente ama il calcio? Perché non ha nessuna verità, nessuna legge. ([[Michel Platini]])
*{{NDR|Nel 2021, «sono pochi gli ex calciatori ad essersi disinteressati di questo sport. Che cosa è successo?»}} Perché non esiste più quella bellezza di cui mi sono innamorato. C'è più freddezza, non c'è più entusiasmo. Oggi hanno creato dei divi. Una volta il calcio era un mestiere come un altro, un po' più riconosciuto economicamente ma non era un divismo come lo è attualmente. C'è troppa pubblicità, vivono troppo di quello. Alcuni hanno perso i veri valori. Spesso sento la nostalgia del calcio che ho conosciuto, ho conservato i vecchi ''Hurrà Juventus'' che ho riletto più volte nel corso della vita. Rivedere certe sfide disputate con Pele, Di Stefano, Kupa è un qualcosa che mi fa emozionare. [...] È tutto completamente differente, c'è una esaltazione generale per delle giocate molto semplici. Una volta dovevi lavorare sodo per essere titolare, oggi con i contratti di tre o quattro anni sei quasi obbligato a scendere in campo. Anche la longevità non era la stessa: ai miei tempi a trent'anni eri già arrivato, ora puoi giocare fino ai quarant'anni ed essere ancora in forma. Vogliamo anche parlare di come si viveva questo sport? Prima era una festa, ora non lo è più. ([[Carlo Dell'Omodarme]])
*Perfino in Vaticano parlano solo di calcio. Stamattina ho sentito che pregavano perché non crolli l'Olimpico. ([[Osvaldo Soriano]])
*Più conosci il calcio, più ti rendi conto che è tutta una questione di soldi, che è marcio, e questo ti toglie l'entusiasmo. ([[Javi Poves]])
*''Proteggimi perché io sono uno di quelli | che se a calcio sbaglia il primo pallone | butta via tutta la stagione e non si riprende più.'' ([[Thegiornalisti]])
*Puoi prendere in giro tutti in questo Paese {{NDR|l'Italia}}, i politici, il Presidente della Repubblica, addirittura il Papa, ma non puoi prendere in giro il calcio. ([[Marco Mazzocchi]])
*Qualche volta, se giochi a calcio, la devi proprio buttare dentro. ([[Thierry Henry]])
*Quando abbiamo un pallone tra i piedi noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo. ([[Paulo Dybala]])
*Quando il simpatizzante del calcio muore va in Italia, dove trova i migliori giocatori del mondo, le partite sui canali pubblici e tanti giornali sportivi. E bel tempo. ([[Simon Kuper]])
*Quando parliamo di calcio, e di che cosa parliamo in realtà? Spesso ci si riduce a parlare di quella che è stata l'azione sul campo, il gol, il fuorigioco, dato o non dato. Ma il calcio non è questo. Il calcio fa parte dell'industria dell'intrattenimento, fa parte del settore dello sport, ed è la principale attività all'interno dello sport. Quando parliamo dell'industria dell'intrattenimento parliamo di un'industria di 750 miliardi che, è evidente, comprende il gaming, gli sport, la musica, musei, teatri, di quello che facciamo noi nel nostro tempo libero, l'intrattenimento. Quando parliamo dell'industria dello sport parliamo di un'industria di 140 miliardi. E quando parliamo del calcio parliamo di un'industria di 43 miliardi. Quindi, sì, è giusto parlare del gol dato o del gol non dato o del fuorigioco, però stiamo parlando di un'industria di queste dimensioni. ([[Andrea Agnelli]])
*Quando sei un ragazzino e usi la tua immaginazione, ti vedi fare [[gol|goal]] a Wembley con 100.000 tifosi che urlano il tuo nome. Non pensi a tutto ciò che ti toccherà prima di quel momento, tipo startene in un campo d'allenamento gelato con le ginocchia che tremano con davanti questi giganti che fino a poco prima conoscevi solo per nome. ([[George Best]])
*Quando sono in Inghilterra penso spesso che siamo davvero ossessionati dal calcio: se perdiamo è una tragedia, se vinciamo siamo esaltati. Poi vengo in Italia e vedo che è esattamente la stessa cosa... ([[Jake Arnott]])
*''Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è solo una partita di calcio e poi tornano a casa e picchiano i figli''. ([[Enzo Jannacci]])
*Quello del pallone è l'unico mondo in cui un muratore può diventare architetto da un giorno all'altro. ([[Italo Allodi]])
*Qui {{NDR|sui campi di calcio}} tutto è strettamente congiunto con la natura: la terra, il vento, il sole, sono compagni che giocano contro di noi o a favore nostro, e vedi bene che poco fa eravamo i fratelli della pioggia, così com'ero come nella vecchia guerra il fratello delle radici e della notte stellata. ([[Henry de Montherlant]])
*Rispetto agli anni in cui sono stato protagonista nel calcio anni '70-80, devo dire che in qualcosa è cambiato ad esempio la velocità delle azioni, la forza espressa dagli atleti, ma la sua essenza è sempre la stessa, il calcio rimane sempre un gioco bellissimo. ([[Salvatore Vullo]])
*{{NDR|Sulle palle alte}} Se Dio avesse voluto che giocassimo a calcio tra le nuvole, avrebbe dovuto mettere l'erba lì su. ([[Brian Clough]])
*Se non si è [[Superstizione|superstiziosi]], nel calcio lo si diventa per forza di cose. ([[Armando Picchi]])
*Se questo può essere definito il secolo dell'uomo comune, allora il calcio, fra tutti gli sport, può essere definito come il suo gioco per eccellenza. In un mondo tormentato dalle bombe all'idrogeno e dal ''napalm'', il campo di calcio è un luogo dove il buon senso e la [[speranza]] rimangono protetti. ([[Stanley Rous]])
*Secondo me il calciatore moderno dev'essere in grado di comportarsi in base alla zona di campo che occupa e non in base al ruolo che gli viene affidato. Se un'ala destra in fase di rientro si ritrova a fare il terzino, deve saperlo fare. Se un centravanti in fase di rifinitura si stacca dalla marcatura, deve saper mettere una palla filtrante. Penso che il calcio del futuro è fatto di zone di campo nelle quali i giocatori deve sapersi muovere. Questo non significa che i giocatori devono saper far tutto. L'ala continuerà ad essere molto brava quando avrà la possibilità di lavorare sulla riga. Ma l'ala che resta nella stessa zona tutta la partita può essere anche facilmente marcabile. Quindi deve saper venire tra le linee o deve saper andare in profondità senza palla. Il senso del ruolo va rivisto: bisogna sapersi muovere preferibilmente in una zona di campo, ma saper interpretare anche altre zone. [...] Per me il concetto di calcio totale è voler giocare in tutte le fasi. ([[Maurizio Viscidi]])
*Sempre più persone guardano il calcio, però è sempre meno attrattivo. Ne beneficia solo il business, perché per loro conta solo il numero di spettatori [...]. Sono certo che il calcio sia in un processo di declino. Cioè, sempre più persone guardano il calcio, ma sta diventando sempre meno attraente perché non è privilegiato ciò che ha reso questo gioco il primo gioco al mondo. Alla fine, quel processo viene interrotto: se lasci che molte persone lo vedano, ma non ti assicuri che ciò che vedi sia piacevole, ciò favorisce il business perché il business è che molte persone lo vedano, ma a che prezzo? [...] Essenzialmente il calcio è di proprietà del popolo. Perché i poveri hanno poche possibilità di accedere alla felicità, visto che non hanno i soldi per comprare la felicità. Quindi il calcio, essendo gratuito, di origine popolare... Il calcio è una delle poche cose che i poveri hanno, ma ormai non ce l'hanno più. ([[Marcelo Bielsa]])
*Si giocava per la gloria dell'[[Unione Sovietica|URSS]] e per amore del calcio, non per i soldi. ([[Rinat Dasaev]])
*''Sole sul tetto dei palazzi in costruzione, | sole che batte sul campo di pallone | e terra e polvere ché tira vento, | e poi magari piove. | Nino cammina che sembra un uomo, | con le scarpette di gomma dura: | dodic'anni e il cuore pieno di paura. | Ma, Nino, non aver paura di sbagliare un [[calcio di rigore]]: | non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore; | un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.'' ([[Francesco De Gregori]])
*Sono terrorizzata dal mondo del calcio. Ho vissuto sette anni di terrore. La domenica non esisteva per me. ([[Michelle Hunziker]])
*Su dieci trasmissioni sette sono di calcio. È una cosa impossibile. Se mi capita di guardarle mi addormento. ([[Ilary Blasi]])
*Tra una bella donna e una partita di calcio non ho dubbi: scelgo la seconda. ([[Luigi Cagni]])
*{{NDR|«Per lei cos'è il calcio?»}} Un gioco da bambini, nel senso più puro e vero del termine. I rapporti tra giocatori, e con gli allenatori, sono regolati da un modo di interagire infantile e irrazionale. Io ti do una cosa, tu cosa mi dai in cambio? Funziona così. Difficile da spiegare a chi non fa parte di quel mondo. ([[Marco van Basten]])
*{{NDR|«Cos'è il calcio?»}} Un lavoro... tra virgolette. ([[Giulia Dragoni]])
===[[Massimiliano Allegri]]===
*Facciamo giocare i bambini e non cerchiamo di trasformare il calcio in una scienza esatta, perché non è un gioco di schemi.
*Il calcio è molto semplice: bisogna fare due cose, la fase offensiva e quella difensiva, e bisogna farle bene tutte e due. Quando non attacchi al massimo non è certamente una vergogna, anzi... fare una bella fase difensiva vale come lavorare al meglio sulla fase offensiva, perché l'obiettivo finale è il risultato e ci si può arrivare in qualsiasi modo. Lo spettacolo è al circo: noi dobbiamo vincere le partite e fare i tre punti.
*Il calcio è semplice, ragazzi. È inutile complicarlo, è semplice: in campo tu devi fare l'opposto di quello che fa l'avversario. Se l'avversario ti viene incontro, ti allontani. Se si allontana, gli vai incontro. Fine. Vogliono renderlo più difficile di quello che è. L'aspetto psicologico è l'ottanta per cento della prestazione dei giocatori.
*Il lunedì mattina mi arrivano dei pacchi di roba così, tutti i numeri possibili e immaginabili estratti dalla partita della domenica. Io non li leggo nemmeno, guardo soltanto il numero dei falli fatti e subiti e i duelli aerei vinti e persi. Fine. Non guardo altro. Perché se fai fallo, vuol dire che sei vicino alla palla, e dov'è che si difende, nel calcio? Vicino alla palla. Se metti undici giocatori attaccati l'uno all'altro sulla linea di porta, non la coprono tutta. Se fai fallo, vuol dire che sei vicino alla palla, e se sei vicino alla palla vuol dire che stai difendendo.
*Lo vogliono fare passare per scienza, invece non c'è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l'errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer.
===[[Natalino Balasso]]===
*Mi rendo conto che si finisce per risultare simpatici come una vuvuzela ad essere critici sul mondo del calcio, soprattutto in questa nazione nella quale i calciatori a detta dei giornalisti sportivi sono "modelli per i giovani". Infatti, attraverso faticosi e costosi spot televisivi, i calciatori insegnano ai giovani a stipulare contratti telefonici, a curarsi i capelli, a bere birra, a giocare a poker. Ma io ho un sogno: vorrei che il calcio diventasse uno sport.
*Se il calcio fosse uno sport gli arbitri sarebbero estratti a sorteggio e anche i calciatori, perché se il calcio fosse uno sport i calciatori più bravi non giocherebbero necessariamente con le squadre più ricche.
*Se il calcio fosse uno sport i giornalisti sportivi sarebbero molti di meno.
*Se il calcio fosse uno sport non ci sarebbero né tifosi né ultras, ma solo gioia.
===[[Vladimiro Caminiti]]===
*Esaltare a spron battuto sempre i soliti, considerare il calciatore un divo e non un campione è l'errore storico del nostro tempo.
*Il calcio giocato dura sette giorni su sette. Nel settimo si consuma il pasto per pochi intimi. Negli altri sei giorni si parla, si discute. Sul giornale. Il calciatore si riduce a virgoletta parlante. I suoi sentimenti non contano. È un idolo consumistico.
*Il calcio non è solo divismo, non è tifo alquanto cretino con richiesta di autografo, è resoconto della vita. Questo gioco è emblematico del resto. Uno stortignaccolo può vincere nel calcio come un Adone. Contano le qualità dello spirito, il nerbo, la tempra.
*Il calcio non può esimersi di essere sempre fatto atletico, ma non potrà mai somigliare al basket, e perciò è anche estro, invenzione, improvvisazione.
*Il football, il folber, il calcio. Uno sport dall'anima perennemente inquietata. Inverosimile e pazzesco.
*Nel calcio succedono, a ben guardare, le stesse cose che accadono nella vita: alla lunga vince chi è più tenace, chi è serio, chi si applica; non vince l'estro sregolato.
*Per me il calcio è una parte della vita che conta, porta avanti la salute e il benessere, dà ai diseredati tanta illusione.
===[[Serse Cosmi]]===
*A me piace avere un rapporto diretto con i ragazzi, ma nel calcio di oggi purtroppo è sempre più difficile. [...] Il calcio è cambiato, e i giocatori sono più diffidenti. [...] Secondo me è una perdita, perché il calcio non è solo quello che si vede in campo. La tattica ormai la possono spiegare tutti, ma è l'aspetto psicologico che fa la differenza.
*Il calcio è semplicemente un'industria enorme che ha i riflettori puntati addosso. [...] Giocatori e allenatori possono essere contestati per i loro ingaggi a volte spropositati, possono essere criticati per il loro gioco, insultati per come mettono in campo la squadra ma loro per lo meno vincono o perdono. Tutto intorno c'è una fauna di personaggi che non hanno né arte né parte: quelli pur stando dentro al calcio di sicuro non perdono mai.
*{{NDR|«Cos'è che ti piace di meno del calcio di questo primo decennio del 2000?»}} La poca passione che manifestano coloro che sono al timone di club e federazioni. Anni fa se si fossero affacciati al mondo del calcio personaggi senza alcuna competenza calcistica ma solo provvisti di brama di guadagno, sarebbero stati additati come eccezioni. Oggi succede il contrario. Credo che, ad esempio, presidenti di [[Campionato italiano di calcio|Serie A]] che venivano considerati quasi folkloristici negli anni '80, oggi, inseriti nel contesto attuale, potrebbero sembrare dei seminaristi... Inevitabile che, a cascata, la scarsa passione per il calcio investa tutti gli addetti ai lavori, fino ai calciatori.
*Resto dell'idea che certe curve siano molto migliori di certe tribune.
*Riguardo al calcio moderno, dico che non ci sono soltanto apetti negativi, ma alcune innovazioni hanno portato beneficio a tutto il movimento. Penso alla possibilità di veder giocare tanti campioni, anche all'estero: ai miei tempi, [[Pelé]] potevamo soltanto immaginarcelo quando tiravamo calci al pallone nei cortili e nei campetti di periferia. Adesso è diverso, anche se io penso che parlare di calcio moderno e calcio nostalgico sia una forzatura: esiste il calcio e basta.
===[[Nick Hornby]]===
*Ancora non so dire se il calcio sia un gioco molto più semplice di quanto io pensi, o molto più complicato. Quello che so, è che ancora non l'ho capito bene. (''[[Il mio anno preferito]]'')
*I tifosi di calcio parlano in questo modo: i nostri anni, le nostre unità di tempo vanno da agosto a maggio (giugno e luglio non esistono neanche, soprattutto negli anni dispari, che non hanno i mondiali o gli europei). Chiedetici quale è il periodo migliore o peggiore della nostra vita e il più delle volte vi risponderemo con un numero a quattro cifre – 66/67 per i tifosi del [[Manchester United Football Club|Manchester United]], 67/68 per quelli del [[Manchester City Football Club|Manchester City]], 69/70 per quelli dell'[[Everton Football Club|Everton]], e così via – recante nel mezzo un silenzioso trattino, unica concessione al calendario in uso nel resto del mondo occidentale. Ci ubriachiamo l'ultimo dell'anno, come tutti, ma in realtà è dopo la finale di Coppa, in maggio, che facciamo ripartire il nostro orologio interiore, e ci lasciamo andare alle promesse e ai rimpianti e agli impegni di rinnovamento che le persone normali si concedono alla fine dell'anno tradizionale.
*Il calcio, com'è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo. Ad alcuni piace perché sono dei socialisti sentimentali; ad altri perché hanno frequentato le scuole private, e vorrebbero non averlo fatto; ad altri perché il loro lavoro – di scrittore, giornalista televisivo o pubblicitario – li ha portati molto lontani da quello che considerano il loro luogo di appartenenza, o di provenienza, e il calcio sembra loro un modo veloce e indolore per ritornarci.
*Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.
*Strano che non abbia ancora detto che il calcio è uno sport stupendo, ma è chiaro che lo è. I gol hanno quel valore della rarità che i punti e i set non hanno, e quindi ci sarà sempre quel fremito, il fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto solo tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei. E mi piace la velocità, la mancanza di una formula prestabilita; e adoro come gli uomini piccoli possano distruggere quelli grandi (guarda Beardsley contro Adams) in un modo che in altri sport è semplicemente impossibile, e il fatto che la squadra migliore non necessariamente vince. E poi c'è l'aspetto atletico (con tutto il rispetto dovuto per chi gioca a [[cricket]] come Ian Botham e per i trequartisti della nazionale inglese di [[rugby]], sono pochissimi i bravi giocatori grassi), e il modo in cui la forza e l'intelligenza debbano unirsi. Il football fa sì che i giocatori appaiano splendidi e armonici come altri sport non permettono: un tuffo con colpo di testa perfettamente sincronizzato o un preciso al volo consentono al corpo di raggiungere una compostezza e una grazia che certi atleti non riusciranno mai ad esibire.
===[[Dario Hübner]]===
*{{NDR|«Quando non ci sono le telecamere, il calcio com'è?»}} È ostico, maschile. Giochi su terreni assurdi e ti cambi in spogliatoi dove i dirigenti avversari lasciano apposta il riscaldamento acceso a giugno, per sfiancarti. Ti alleni tre volte a settimana e la domenica metti i soldi della benzina, per far la trasferta.
*{{NDR|«Oggi esistono tante scuole calcio. Eppure nascono meno talenti. Insegnava di più il calcio di strada?»}} Il calcio di strada ti insegna la cattiveria, che penso sia il 40% di un giocatore. Quando hai dieci anni e giochi contro ragazzini di 14-15, se non sei abbastanza cattivo la palla te la rubano. E allora ti abituavi agli scontri fisici, a farti valere per non soccombere ai più grandi. Oggi vedo tanti calciatori, ma nessuno ha la cattiveria che avevamo noi.
*I tempi cambiano. Una volta il giocatore era valutato per quello che faceva nei 90 minuti in campo, oggi viene osservato tutta la settimana attraverso i social.
*Il calcio è bello perché è uno sport povero, basta veramente avere un pallone.
*{{NDR|«Che posto è il calcio di oggi?»}} Un posto che non fa per me: io lottavo in campo, oggi combattono i procuratori, i papà, gli sponsor.
===[[Cristiano Lucarelli]]===
*Ai miei ragazzi dico sempre che la cosa migliore sarebbe conciliare i due aspetti, studio e calcio. Anche se poi dentro di me penso: non siamo ipocriti, quando entreranno nel professionismo, dal presidente all'allenatore, interessa soltanto che un giovane giochi bene e non gli rinfacceranno mai di non aver letto neppure un canto della Divina Commedia.
*La gente pensa che il calcio sia un mondo popolato esclusivamente da milionari, quando invece questi rappresentano un'esigua minoranza. La maggior parte ormai hanno stipendi da "impiegati", con davanti una carriera che si chiude dopo dieci, massimo quindici anni. E quando smettiamo, spesso molti di noi non sono capaci neppure di andare alla posta a pagare una bolletta, figurarsi di trovare un altro lavoro che non sia giocare a calcio...
*La prima regola è il rispetto di se stessi e dell'avversario. Ma fare melina o cercare di arrangiarsi, nei limiti consentiti dal regolamento, specie quando sei più debole, trovo che sia nella natura del gioco del calcio che in fondo è la simulazione di una battaglia. E in amore e in guerra tutto è lecito...
===[[Alberto Michelotti]]===
*{{NDR|Nel 2018, «il calcio dei suoi tempi era diverso, rispetto ad oggi. È così?»}} In effetti oggi vediamo di tutto e di più. Quello che manca, a mio avviso, è la morale: manca il vero senso della partecipazione, della competizione "leale" e della solidarietà. Insomma, il calcio non è più un gioco come lo si intedeva allora! [...] Il vero calcio viene dalla strada ed è lì che si imparano le regole del gioco.
*{{NDR|Sul calcio italiano}} In Italia non c'è cattiveria, c'è contatto fisico. Per non avere un avversario appiccicato addosso, si deve andare a fare nuoto o pallavolo.
*ho fatto l'artigiano, e quando serviva andavo ai corsi d'aggiornamento. Questi qui che fanno i calciatori non conoscono i regolamenti! Infatti gli psicologi lo dicono: chi tira i calci? Gli asini. Però nel tirare i calci anche un asino usa il cervello! Vedi, basket, pallavolo e rugby e altri sport, vengono dalla scuola, c'è un'altra educazione. Il calcio viene dalla strada, all'ombra del campanile... e lì? Che regole ci sono? Hai mai sentito i genitori nelle partitelle dei ragazzini della parrocchia?: "Spaccagli le gambe!". Ah io, lì, divento cattivo! Che cultura è? Guarda le partite del baseball: se non sai le regole non capisce niente. Nel calcio invece si pretende di giudicare senza sapere le regole!
*{{NDR|Nel 2020, «ti piace il calcio di oggi?»}} No, mi sono abbastanza disamorato. Dove sono finite le bandiere, l'attaccamento alla maglia? Ci sono troppi stranieri. Adesso, hai sentito che vogliono consentire cinque sostituzioni? Vuole dire che puoi cambiare il 50 per cento della squadra. E ci sono cinque arbitri. Ma ti sembra che sia calcio, questo? No, è business.
*{{NDR|Nel 2020}} Oggi il calcio è cambiato molto, noi ci parlavamo in dialetto, ora si va al monitor, con venti telecamere e i microfoni ovunque a spiarti. Non so se mi ci troverei, testardo come sono.
===[[Pier Paolo Pasolini]]===
*I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo "Stukas": ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso.
*Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.
*Il gioco del ''football'' è un «sistema di segni»; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale.
*Un bravo calciatore.<ref>Rispondendo alla domanda di [[Enzo Biagi]]: «Senza cinema, senza scrivere, che cosa le sarebbe piaciuto diventare?»</ref> Dopo la letteratura e l'eros, per me il football è uno dei grandi piaceri.
===[[Leonardo Pavoletti]]===
*Il calcio è ancora oggi visto come una scorciatoia per sistemarsi.
*Io mi considero un calciatore anomalo [...]. Forse dipende dal fatto che all'inizio nemmeno volevo farlo, il calciatore, cercavo una vita da lavorare il meno possibile.
*Io penso che la testa sia il 99% di un calciatore, quando arrivi a un certo livello il fisico è sempre allenato. La differenza la fa l'attenzione e prepararsi mentalmente.
*Sono un attaccante e vengo giudicato solo sulla base dei gol. In tante partite faccio schifo, poi segno e divento un eroe. In altre mi sbatto, le prendo tutte di testa, apro spazi ai compagni, rincorro i difensori, ma non segno, vengo bocciato e prendo gli insulti [...] da quelli che giocano al Fantacalcio.
===[[Franco Rossi]]===
*Il calcio è già difficile per chi ne capisce, figuriamoci per gli [[allenatore|allenatori]].
*Il calcio è lo sport [[omofobia|omofobo]] per eccellenza.
*Il calcio non è uno sport, non è un gioco e non è uno spettacolo: è un'emozione.
*Se non ci fossero le partite il calcio sarebbe lo sport più bello del mondo.
===[[Walter Sabatini]]===
*Ci sarebbe da sdrammatizzare, ma la partita di calcio è una tragedia, per me non è divertimento né gioco.
*Il calcio è un vizio e non sai mai cosa succede, basta una palla deviata per giocarsi una stagione intera. Hanno voglia gli americani a studiarsi gli algoritmi.
*Il calcio si fa per la gioia della gente, non ci sono altri motivi reali. Avete mai visto come esultano i bambini allo stadio?
===[[Giovanni Trapattoni]]===
*È estremamente delicato, un tema che si è già dibattuto, e sul quale si andrebbero ad avere delle alienazioni, squadre di città minori e quindi il calcio io credo che in Italia sia veramente un grosso treno culturale e quindi, tutto sommato, ritengo che in questa forma possa mantenere e gestirsi sull'arco nazionale ancora abbastanza equamente ben distribuito.
*Giocando al calcio e poi allenando tante squadre (grazie a Dio con i successi che sono quelli che sono), ho sempre pensato che questo sport potesse e possa insegnare molto. Se è lo sport più amato del mondo, un motivo deve pur esserci. Ho infatti sempre pensato che nulla accade per caso. È un insegnamento che mi porto dietro... che mi porto dietro dalla mia storia, dalla fede dei miei genitori, dalla mia terra.
*Il calcio indubbiamente è uno sport ma non è più tale da quando coinvolge interessi tanto grandi ed è diventato una professione a tutti gli effetti. Si è legati ai risultati che a loro volta dipendono dalle prestazioni. Lo spettacolo, che dovrebbe essere prioritario nello sport, arriva dopo. Non è che non si ricerchi però lo può fare solo chi è in grado e non molti giocatori possono sostenere il duplice ruolo.
*Il calcio ti mette sotto pressione perché è una gara. Ogni domenica hai il responso: vinci, perdi, pareggi. Ogni domenica hai la classifica: sei primo o sei ultimo. Ogni domenica hai i tifosi: sei un eroe oppure una nullità.
*Io ho insegnato la morale del calcio prima che il calcio. Ho guardato al comportamento umano prima che alla palla. [...] un calciatore professionista ha troppi emuli, i suoi atteggiamenti sono un insegnamento per i ragazzini che vanno allo stadio o che lo vedono in Tv. Ogni gesto [...] ha uno strascico di atteggiamenti imitativi fra i giovani e per questo ho sempre preteso come prima cosa dai miei giocatori un'etica forte.
*La mia cultura è nata tutta col calcio. Un'istruzione incompleta l'ho surrogata con gli insegnamenti dei grandi personaggi. [...] Io ho visto il Cile quando c'era Pinochet, sono stato nell'Argentina che viveva l'assalto alla Casa Rosada, ho incontrato giocatori dell'est comunista con cui si parlava di diritti civili in campo, di libertà che loro ti facevano capire di non possedere. Con il calcio ho girato il modo, ho abitato i migliori alberghi del pianeta e ho visto tante, tantissime cose.
*Quando iniziai, il calcio era considerato uno sport, poi è via via cresciuto, forse in proporzioni spropositate. Ormai sconfina in mille interessi, in troppi centri di potere. C'è la Tv, ci sono i procuratori, i presidenti che si giocano la loro credibilità di imprenditori che hanno costruito imperi in tutto il mondo. [...] Eppure la vita collettiva dello spogliatoio e il gruppo [...] restano l'unico bene del pallone. Su quello si deve lavorare.
===[[Julio Velasco]]===
*Ho sempre detto che ammiro molto i miei colleghi del calcio. Operano in un mondo totalmente irrazionale, dove nessuno vive lo spettacolo solo per divertirsi. C'è spazio solo per il primo, gli altri non contano niente.
*In qualsiasi altro ambiente di lavoro, se qualsiasi episodio quotidiano finisse in prima pagina, com'è nel calcio, nessuna azienda durerebbe più di una settimana.
*Non sono deluso dal calcio. La mia scelta di uscire è stata poco compresa perché in questo mondo il denaro è la cosa più importante e se uno vi rinuncia commette un fatto gravissimo, folle.
*Ovunque i bambini hanno il pallone fra i piedi, a qualsiasi latitudine e in ogni contesto socio-economico.
*Un problema del calcio è che non ha concorrenza, c'è una cultura monopolista. È lo sport numero uno incontrastato. Nel calcio la mela non cade: le leggi fisiche valide universalmente, nel calcio non valgono. Però non vuole dire che non abbia stimolo a migliorarsi: il calcio fa concorrenza a se stesso.
===[[Zdeněk Zeman]]===
*Credo che ancora oggi nel calcio si faccia uso di sostanze dopanti e ci sono calciatori che sono morti per vincere solamente una partita in più. Chi è responsabile di questo non ha certo aiutato il calcio a crescere.
*Il calcio deve stare fuori dalla finanza e dalla politica.
*Il calcio deve uscire dalle farmacie, nel nostro ambiente girano troppi farmaci.
*Il calcio, oggi, è sempre più un'industria e sempre meno un gioco.
*La grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo, c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi.
*Si deve cercare di mantenere la passione dei tifosi e dare, cercare di giocare per i tifosi. Dare spettacolo. Io penso che non basta vincere 1 a 0 per essere felici e contenti se non si è dato niente alla gente. Penso che la gente debba tornare a casa contenta... Che ha visto qualche cosa. E si è divertita.
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sul|b=Il manuale del calcio|w_preposizione=riguardante il|wikt=calcio|n=Categoria:Calcio}}
{{Calcio}}
[[Categoria:Calcio| ]]
[[Categoria:Discipline sportive]]
824rvk9knssdxi2hrkyh2hfiebdalz8
Pace
0
1877
1428191
1404722
2026-10-03T06:07:15Z
Spinoziano
2297
+1
1428191
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[Immagine:Giuseppe Mentessi - Pace.jpg|thumb|''Pace'' (Giuseppe Mentessi, 1907)]]
Citazioni sulla '''pace'''.
==Citazioni==
*''Ai cieli sia pace, al firmamento e alla terra | alle acque sia pace, alle erbe e a tutti gli alberi, | agli Dei sia pace, a Brahman sia pace, | a tutti gli uomini sia pace, per sempre | – pace anche a me!'' (''[[Vājasaneyī Saṃhitā]]'')
*Avremo la pace nel mondo quando il potere dell'[[amore]] prenderà il posto dell'amore del [[potere]]. ([[Sri Chinmoy]])
*Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. ([[Discorso della Montagna|Gesù, ''Discorso della Montagna'']])
*C'è una forza di attrazione da parte dei comportamenti giusti e pacifici, anche se di pochi. ([[Andrea Riccardi]])
*Certo che è spaventoso come ci si [[debolezza|rammollisca]] in tempi di pace. (''[[The Idaten Deities Know Only Peace]]'')
*Ci sarà pace quando la vita dell'uomo sarà rispettata, accolta, amata sempre, dal concepimento alla morte, sempre con il medesimo amore, e in ogni parte del mondo. ([[Ernesto Olivero]])
*Ci sono due tipi di pace, Guido. La pace degli uomini e la pace che ci viene data dal Signore, quella imposta con le armi e quella che nasce dal cuore. La prima è molto fragile, perché è fondata sulla paura, e la seconda è vera perché è fondata sull'amore. (''[[Rita da Cascia (miniserie televisiva)|Rita da Cascia]]'')
*Ci sta a cuore non solo il problema tecnico dell'assicurare e preservare la pace, ma anche l'importante compito dell'istruzione e dell'illuminazione delle menti. Se vogliamo contrastare le forze che minacciano di sopprimere la libertà intellettuale e individuale dobbiamo avere chiara davanti ai nostri occhi la posta in gioco, e quanto dobbiamo a quella libertà che i nostri antenati conquistarono per noi dopo dure lotte. Senza tale libertà non ci sarebbe stato alcuno [[William Shakespeare|Shakespeare]], o [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], o [[Isaac Newton|Newton]], o [[Michael Faraday|Faraday]], o [[Louis Pasteur|Pasteur]] o [[Joseph Lister|Lister]]. [...] Solo gli uomini liberi possono produrre le invenzioni e le opere intellettuali che a noi moderni rendono la vita degna di essere vissuta. ([[Albert Einstein]])
*Ciò che viene da Dio porta pace e [[tranquillità]]; ciò che viene dal [[demonio]], [[violenza]], ansietà, turbamento. ([[Louis Lallemant]])
*– Devo ricordarti la 76esima [[Regole dell'acquisizione|Regola dell'acquisizione]]?<br>– La 76esima?<br>– "Una volta ogni tanto, dichiara la pace".<br>– La pace?<br>– "Niente è più efficace per confondervi il nemico". (''[[Star Trek: Deep Space Nine]]'')
*È migliore e più sicura una pace certa che non una vittoria soltanto sperata. ([[Tito Livio]], attribuita ad [[Annibale]])
*Egli ha detto che ci ha dato la [[pace]], ma che questa pace non è quella che dona il mondo, quella è d'altra specie.<ref>{{Cfr}} [[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'': «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi».</ref> La si può comparare forse alla pace che regna negli abissi dell'Oceano. Tempesta o buon tempo alla superficie non influiscono affatto su questa pace, la quale non è nemmeno turbata dalle bestie curiose che vivono e si divorano nelle profondità. ([[Sigrid Undset]])
*I popoli della terra non hanno bisogno della [[guerra]], viva la pace, morte alla guerra. ([[Slogan comunisti|slogan comunista]])
*I'vo gridando: pace, pace, pace. ([[Francesco Petrarca]])
*Il prezzo della pace non è mai troppo alto: essa infatti porta grande utile a chi l'acquista. ([[Martin Lutero]])
*Il problema della guerra e della pace sarà radicalmente diverso il giorno in cui le donne contribuiranno con lo stesso peso dell'uomo alle sorti del genere umano. Le madri e le mogli hanno una sola risposta a questo problema: la pace. ([[Sophia Loren]])
*''Immagina che non esistano nazioni | Non è difficile farlo | Niente per cui uccidere o morire | E nessuna religione. | Immagina che tutti | vivano la loro vita in pace.'' ([[John Lennon]])
*Impariamo che la pace è la strada più difficile perché richiede risposte molto complesse a problemi che i guerrafondai presentano con stupefacente semplicità. ([[Luis Sepúlveda]])
*– Io chiedo la pace nel mondo.<br />– Lisa, questo è stato molto egoistico da parte tua! ([[I Simpson (terza stagione)|''I Simpson'', terza stagione]])
*L'artigiano della pace non è un dolce sognatore: sa unire la dolcezza con la forza. ([[Philippe Barbarin]])
*L'Italia ripudia la [[guerra]] come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. (''Costituzione della Repubblica Italiana''; art. 11)
*La [[Chiesa cattolica|Chiesa]] non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la [[famiglia]]. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*La [[guerra]] molte volte è scatenata dai ''leader'' ed è figlia di bugie, però sono i popoli a imporre la pace. ([[Arnaldo Lomuti]])
*La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori. ([[Ingrid Betancourt]])
*La pace vi ha reso arroganti e stupidi al punto da desiderare un’altra guerra. ([[Wu Ming]])
*La pace dipende da noi, non da Dio. Lui ci ha dato una testa per ragionare. Facciamo rinsavire i pazzi, calmiamo i cani inferociti, ma poveri noi se ci affidiamo solo alle preghiere. Pregheremo sui nostri morti. (''[[Nicola e Alessandra]]'')
*La Pace è a prezzo della moderazione dei desideri, il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione. ([[Antonio abate]])
*La pace è equilibrio, che ha bisogno di essere stabile, se si vuole stabile pace; e non vi è né equilibrio, né pace, dove la forza è base e legame della vita, e popolo è congiunto a popolo, individuo a individuo, non da mutuo scambio di servigi e uguale correlazione di diritti e di doveri, ma da una legge di servitù che fa l'uomo e l'opera sua mezzo a un altro uomo. Non vi è equilibrio, né pace, dove qua la mancanza del necessario, là il desiderio e la possibilità del superfluo creano, a vicenda, lo scontento e la preoccupazione, la minaccia e la cupidigia, l'aggressione ch'è difesa e la difesa ch'è aggressione, cioè la guerra, in cui la forza non si risolve, ma si perpetua come in un circolo vizioso, per rigermogliare esacerbata e moltiplicata in altre guerre, in altre violenze, in altri motivi di conflitto. ([[Ettore Ciccotti]])
*La pace è la migliore delle cose che siano date di conoscere all'uomo e una sola pace è da preferire a mille trionfi. ([[Silio Italico]])
*La Pace è ogni passo. ([[Thich Nhat Hanh]])
*La pace è preferibile alla [[Verità|verità]]. ([[Voltaire]])
*''La pace è sempre bella, | il mito del cielo significa pace e notte.'' ([[Walt Whitman]])
*La pace è una guerra, ma con se stessi. ([[Luigi Giussani]])
*La pace è un problema giornaliero, il prodotto di una moltitudine di eventi e di valutazioni. La pace non è un “è”, ma è un “divenire”. ([[Haile Selassie]])
*La pace eterna è un [[sogno]], e neppure un bel sogno ([[Helmuth Karl Bernhard von Moltke]]).
*La pace nasce dalla coerenza, dalla legalità, dal rispetto dell'altro, dal far proprie le speranze e le esigenze degli altri. La pace nasce dalla fatica di dire no quando è necessario. ([[Sergio Mattarella]])
*La pace non è la virtù degli imbelli. ([[Emmanuel Mounier]])
*La pace! Non l'ho trovata nella febbrile fantasia dell'arte, nella stupida società elegante, nell'amore, negli studii pacati e solitarii... La troverò nel prestarmi a lavorare pei poveri? ([[Ambrogio Bazzero]])
*La pace, oggi, è più fondata sulla paura che sull'amicizia; è più difesa dal terrore di armi micidiali che dalla mutua alleanza e fiducia tra i popoli! E se la pace fosse, Dio non voglia, domani interrotta, la rovina dell'intera umanità è possibile. ([[Paolo VI]])
*La pace si fa solo con i nemici, mio signore. Per questo diciamo "fare pace." (''[[Il Trono di Spade (prima stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*La pace si mantiene soltanto per effetto di sentimenti dell'ordine morale, sia con spirito religioso, sia con lo sviluppo dei sentimenti superiori; non sono le forme politiche che danno la pace o la [[guerra]]. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*La pace viene dalla [[comunicazione]]. ([[Ezra Pound]])
*La pace viene solo attraverso la [[forza]]. ([[Mike Pence]])
*La parola ebraica «shalom» non è soltanto una bellissima e concisa formula di saluto, la più breve dopo l'italiano «ciao» – no, è l'espressione di saluto più bella che esiste al mondo, perché «shalom» significa «pace». Che cosa significhi «ciao» me lo sono fatto spiegare da amici italiani: significa «ciao». Il fatto che il più bel saluto di pace sulla terra lo si trovi in un popolo che, fin dai suoi inizi, si è sempre trovato in un più o meno permanente stato di guerra, può anche essere visto come un'ironia del destino. I pappagalli israeliani lo trovano particolarmente fastidioso. ([[Ephraim Kishon]])
*''La promessa tu mantieni da secoli: | dei tuoi figli la ricchezza è la pace''. ([[Teresa di Lisieux]])
*La vera pace è tranquillità nella libertà. ([[Papa Giovanni XXIII]])
*Le [[democrazia|democrazie]] in nessun paese moderno sono pacifiste. Non lo sono state nemmeno nel lontano passato. Non vi è niente di più ridicolo di dire che le democrazie lavorano sempre per la pace. Le democrazie lavorano troppo spesso per la [[guerra]]! ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Marciare andava bene per gli anni Trenta. Oggi bisogna usare metodi diversi. Tutto ruota a una sola cosa: vendere, vendere, vendere. Se vuoi promuovere la pace, devi venderla come se fosse [[sapone]]. I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia: non soltanto nelle notizie ma anche nei vecchi film di [[John Wayne]] e in qualsiasi altro dannato film; sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere uccidere, uccidere. Così ci siamo detti "Mettiamo in prima pagina un po' di pace, pace, pace, tanto per cambiare"... Per ragioni note soltanto a loro, i media riportano quello che dico. E ora sto dicendo "Pace". ([[John Lennon]])
*''Molte volte pensai che la Pace fosse arrivata | quando la Pace era tanto lontana – | come i Naufraghi – che credono di avvistare la Terra – | al Centro del Mare – || e lottano stremati – solo per scoprire | tanto disperatamente come me – | quanto illusorie le Rive – | o un qualsiasi Porto siano.'' ([[Emily Dickinson]])
*Noi l'abbiamo sempre detto: l'edificio della pace esige, anzitutto, la pace dei popoli con Dio. ([[Giorgio La Pira]])
*Noi trepidiamo per la pace. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà. ([[Adolfo Omodeo]])
*Non c'è strada che porti alla pace che non sia la pace, l'[[intelligenza]] e la [[verità]]. ([[Mahatma Gandhi]])
*''Non la pace di un cessate-il-fuoco, | nemmeno la visione del lupo e dell'agnello, | ma piuttosto | come nel cuore quando l'eccitazione è finita | e si può parlare solo di una grande stanchezza. |'' [...] ''Che venga | come i fiori selvatici, | all'improvviso, perché il campo | ne ha bisogno: pace selvatica.'' ([[Yehuda Amichai]])
*Non sai che pace e [[amore]] non si comprano con il denaro? (''[[Death Note]]'')
*Non vi può essere [[convivenza]] umana senza un ''ethos'' mondiale delle [[nazione|nazioni]]; non vi può essere pace tra le nazioni senza la pace tra le [[religioni]]; non vi può essere pace tra le religioni senza il [[dialogo]] tra le religioni. ([[Hans Küng]])
*Nonostante ottomila trattati di pace conosciuti, l'arte politica non è mai riuscita a impedire che rinascessero conflitti. E la predicazione pacifista è sempre fallita. ([[Gaston Bouthoul]])
*O Ateniesi, tutti sapete, mi sembra, come è meglio fare una pace giusta che non fare la guerra; ma non tutti mi sembra che vi accorgiate come gli oratori, a parole, consentono nella pace, in realtà, contrastano quelle cose onde verrebbe la pace. ([[Andocide]])
*Oggi la pace è poco più che una convenienza [[politica]]: non è certo un sistema di [[pensiero]] e un modo di sentire veramente diffusi. ([[Alessandro Baricco]])
*Ogni stato, come s'è detto, dee haver desiderio di pace, e farne con l'opere e con le parole dimostratione, ma con tutto ciò ne gli apparati militari, dee mostrarsi bellicoso, percioche la pace non armata è debole. ([[Giovanni Francesco Lottini]])
*Oṁ pace, pace, pace! (''[[Taittirīya Upaniṣad]]'')
*Pace e concordia sono utili ai vinti; pei vincitori, solamente onorevoli. ([[Publio Cornelio Tacito]])
*''Pace, pace una volta al mio [[tormento]], | Stanco di più patir, dai suoi legami | Fugge il mio [[Spirito|spirto]], e si dilegua al [[vento]]''. ([[Vincenzo Monti]])
*Pace (''s.f.''). Nel diritto internazionale, si definisce così un periodo di inganni reciproci compreso fra due fasi di combattimento aperto. ([[Ambrose Bierce]])
*''Pace sia alla terra e agli spazi eterei! ! Pace ai cieli, pace alle acque, pace alle erbe e pace agli alberi! | Possano tutti gli Dei concedermi pace! | Con questa invocazione di pace possa la pace diffondersi! | Con questa invocazione di pace possa la pace portare pace!'' (''[[Atharvaveda Saṃhitā]]'')
*Per essere un pacifista pragmatico, basta considerare che la violenza bellica sistemica, organizzata e su larga scala è inaccettabile nel mondo di oggi.(''[[Robert L. Holmes]]'')
*Per gli americani la pace è quell'intervallo di tempo che serve per ricaricare il bazooka. (''[[Crozza nel Paese delle Meraviglie]]'')
*Per i Romani la pace incominciava quando riuscivano a imporre il proprio dominio su un altro popolo. Nel linguaggio comune utilizzavano il termine ''pax'' anche per dire «stai zitto tu, basta, finiscila, non mi scocciare!» Ma la pace è un'altra cosa: il pacifico non è un pacioccone, per cui voi parlate, parlate sempre. Fate come fanno i francescani, che dicono pace e bene. E quando vedete che il concetto di pace non si unisce a quello di bene, gridate. Perché certe volte la pace va gridata, certe volte la pace va urlata. (''[[La scuola]]'')
*Per raggiungere la pace, dobbiamo crearla noi stessi. Reclamarla non la porterà o non la farà durare. (''[[Metal Gear Solid: Peace Walker]]'')
*Produce ai mortali la Pace grandi beni, ricchezza e il fiorire di canti soavi, e sugli adorni altari alla fiamma rosseggiante ardere agli dei cosce di bovi, e di capre irsute e i giovani dedicarsi alla palestra, ai flauti, alle serenate.<br>Nelle ferree maniglie degli scudi si stendono le tele dei bruni ragni; sulle acuminate lance e sulle spade dal doppio taglio domina la ruggine; delle bronzee trombe non s'ode il fragore; né si toglie per forza dalle ciglia il sonno soave che i nostri cuori conforta; di amabili simposj rigurgitano le strade, e canti d'amore risuonano. ([[Bacchilide]])
*Quando [[Gesù]] nacque, gli angeli cantavano la pace e quando morì ci lasciò un regalo: la sua pace. «Vi do la mia pace». La pace è un regalo, non possiamo produrla noi, tanto meno crearla. Tutto ciò che possiamo fare è disporre i nostri cuori a riceverla. ([[Anthony de Mello]])
*S'io fossi stato buono, avessi baciato i bimbi, amato i poverelli e i fiori, e nel mio studiolo conservato il profumo della mia santa, senz'altro amore, senza ambizione, senza tormento, vedendo la morte lontana lontana, avrei dischiuso la mia porta alla mamma... che veniva a casa, offrendomi una fanciulla che sapeva pregare... E avrei vissuto. Ecco la vera pace. ([[Ambrogio Bazzero]])
*Se in una casa fanno pace anche soltanto in due, essi potranno dire alla montagna: "Spostati!" E questa si sposterà. (''[[Vangelo di Tommaso]]'')
*Se i [[umanità|popoli della terra]], coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologIca, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra. ([[Sandro Pertini]])
*Se vuoi stare in pace, devi sta' a casa tua. E pe' sta' a casa, te devi senti' male. (''[[Il malato immaginario (film)|Il malato immaginario]]'')
*– Sembra che non amiate la pace.<br />– Si può amare ciò che non si conosce e in cui non si crede? (''[[Per un pugno di dollari]]'')
*Serviamo la pace solo se abbiamo davvero capito che possiamo assumerci delle responsabilità anche esitando o tacendo, se stimiamo i [[politica|politici]] solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. Avremo la beatitudine promessa dal Vangelo agli operatori di pace, quando combatteremo per la libertà nostra e per quella degli altri, e impareremo, piano piano, a sentire nostra l'ingiustizia commessa non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri. ([[Karl Rahner]])
*[[Servire]] e far servire per primi i più sofferenti, è la sorgente della vera Pace. ([[Abbé Pierre]])
*Sii uno che ama la pace, che opera la pace, che ama l'uomo e lo fa accostare alla legge di Dio. ([[Hillel]])
*''Soave tesoro di pace nel grembo della tomba | si culla non più greve di un sogno della notte''. ([[Hermann Hesse]])
*Troppo spesso "pace" significa soltanto che l'oppressore ha manipolato con successo le speranze degli oppressi. ([[Abbie Hoffman]])
*Tutti noi vogliamo la pace. Ma ricordiamoci che non l'avremo senza lottare. ([[Naomi Klein]])
*Un giorno verrà la pace con l'ultima stanchezza, e la terra madre mi accoglierà in sé. ([[Hermann Hesse]])
*Una volta un saggio mi ha detto: "si fa la pace con i nemici, non con gli amici". ([[Tyrion Lannister]], ''[[Il Trono di Spade (sesta stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. (''[[Vangelo secondo Giovanni]]'')
===[[Papa Giovanni Paolo II]]===
*La pace deve essere sempre il fine: pace perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo il passato, un passato di violenza e distruzione. Immettiamoci nell'erto e difficile sentiero della pace, il solo sentiero che si adatti alla dignità umana, l'unico che conduca verso il vero compimento del destino dell'uomo, il solo che guidi verso il futuro in cui l'equità, la giustizia e la solidarietà sono realtà e non soltanto dei sogni lontani.
*La pace, secondo gli insegnamenti dei Profeti d'Israele, è un frutto della giustizia e del diritto e allo stesso tempo un dono gratuito del tempo messianico. Perciò deve essere eliminato ogni tentativo di violenza, che ripete vecchi errori e quindi suscita odio, fanatismo e integralismo religioso, che sono nemici dell'armonia fra gli uomini.
*Non c'è pace senza [[giustizia]].
==[[Proverbi italiani]]==
*Chi porta pace, è messagger di Dio.
*Dalla prudenza vien la pace, e dalla pace l'abbondanza.
*Della pace ognun ne gode.
*Dove regna la pace regna Dio, e dove non c'è pace governa il diavolo.
*È meglio pace certa che vittoria sperata.
*Fiume pacifico ha le sponde fiorite.
*In regno senza pace mal si vive.
*La pace arricchisce i popoli.
*La pace bisogna comprarla anche a caro prezzo.
*La pace dipinta non tiene il colore.
*La pace è buona per i vinti e per i vincitori.
*La pace è il compimento della legge.
*La pace e la [[concordia]] hanno edificate tutte le città.
*La pace è la gioia dei cuori.
*La pace fiorisce dove c'è giustizia.
*Meglio mangiar carote in pace che molte pietanze in disunione.
*Molto mi piace, poco e in pace.
*Nelle case dove regna la pace, regna la felicità.
*Odi, vedi e taci, se vuoi vivere in pace.
*Spada rugginosa e borsa vuota consigliano una pronta pace.
*Vivere in pace è il miglior tesoro per gli uomini.
*Vivere in pace ed [[equità]], è vera muraglia di una città.
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Cessate il fuoco]]
*[[Guerra]]
*[[Pacifismo]]
*[[Pace e guerra]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}}
[[Categoria:Guerra]]
[[Categoria:Sociologia politica]]
8fopgrv1p0iiapnyyzt6rbr6sqtksen
1428193
1428191
2026-10-03T06:09:58Z
Spinoziano
2297
typo
1428193
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Giuseppe Mentessi - Pace.jpg|thumb|''Pace'' (Giuseppe Mentessi, 1907)]]
Citazioni sulla '''pace'''.
==Citazioni==
*''Ai cieli sia pace, al firmamento e alla terra | alle acque sia pace, alle erbe e a tutti gli alberi, | agli Dei sia pace, a Brahman sia pace, | a tutti gli uomini sia pace, per sempre | – pace anche a me!'' (''[[Vājasaneyī Saṃhitā]]'')
*Avremo la pace nel mondo quando il potere dell'[[amore]] prenderà il posto dell'amore del [[potere]]. ([[Sri Chinmoy]])
*Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. ([[Discorso della Montagna|Gesù, ''Discorso della Montagna'']])
*C'è una forza di attrazione da parte dei comportamenti giusti e pacifici, anche se di pochi. ([[Andrea Riccardi]])
*Certo che è spaventoso come ci si [[debolezza|rammollisca]] in tempi di pace. (''[[The Idaten Deities Know Only Peace]]'')
*Ci sarà pace quando la vita dell'uomo sarà rispettata, accolta, amata sempre, dal concepimento alla morte, sempre con il medesimo amore, e in ogni parte del mondo. ([[Ernesto Olivero]])
*Ci sono due tipi di pace, Guido. La pace degli uomini e la pace che ci viene data dal Signore, quella imposta con le armi e quella che nasce dal cuore. La prima è molto fragile, perché è fondata sulla paura, e la seconda è vera perché è fondata sull'amore. (''[[Rita da Cascia (miniserie televisiva)|Rita da Cascia]]'')
*Ci sta a cuore non solo il problema tecnico dell'assicurare e preservare la pace, ma anche l'importante compito dell'istruzione e dell'illuminazione delle menti. Se vogliamo contrastare le forze che minacciano di sopprimere la libertà intellettuale e individuale dobbiamo avere chiara davanti ai nostri occhi la posta in gioco, e quanto dobbiamo a quella libertà che i nostri antenati conquistarono per noi dopo dure lotte. Senza tale libertà non ci sarebbe stato alcuno [[William Shakespeare|Shakespeare]], o [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], o [[Isaac Newton|Newton]], o [[Michael Faraday|Faraday]], o [[Louis Pasteur|Pasteur]] o [[Joseph Lister|Lister]]. [...] Solo gli uomini liberi possono produrre le invenzioni e le opere intellettuali che a noi moderni rendono la vita degna di essere vissuta. ([[Albert Einstein]])
*Ciò che viene da Dio porta pace e [[tranquillità]]; ciò che viene dal [[demonio]], [[violenza]], ansietà, turbamento. ([[Louis Lallemant]])
*– Devo ricordarti la 76esima [[Regole dell'acquisizione|Regola dell'acquisizione]]?<br>– La 76esima?<br>– "Una volta ogni tanto, dichiara la pace".<br>– La pace?<br>– "Niente è più efficace per confondervi il nemico". (''[[Star Trek: Deep Space Nine]]'')
*È migliore e più sicura una pace certa che non una vittoria soltanto sperata. ([[Tito Livio]], attribuita ad [[Annibale]])
*Egli ha detto che ci ha dato la pace, ma che questa pace non è quella che dona il mondo, quella è d'altra specie.<ref>{{Cfr}} [[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'': «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi».</ref> La si può comparare forse alla pace che regna negli abissi dell'Oceano. Tempesta o buon tempo alla superficie non influiscono affatto su questa pace, la quale non è nemmeno turbata dalle bestie curiose che vivono e si divorano nelle profondità. ([[Sigrid Undset]])
*I popoli della terra non hanno bisogno della [[guerra]], viva la pace, morte alla guerra. ([[Slogan comunisti|slogan comunista]])
*I'vo gridando: pace, pace, pace. ([[Francesco Petrarca]])
*Il prezzo della pace non è mai troppo alto: essa infatti porta grande utile a chi l'acquista. ([[Martin Lutero]])
*Il problema della guerra e della pace sarà radicalmente diverso il giorno in cui le donne contribuiranno con lo stesso peso dell'uomo alle sorti del genere umano. Le madri e le mogli hanno una sola risposta a questo problema: la pace. ([[Sophia Loren]])
*''Immagina che non esistano nazioni | Non è difficile farlo | Niente per cui uccidere o morire | E nessuna religione. | Immagina che tutti | vivano la loro vita in pace.'' ([[John Lennon]])
*Impariamo che la pace è la strada più difficile perché richiede risposte molto complesse a problemi che i guerrafondai presentano con stupefacente semplicità. ([[Luis Sepúlveda]])
*– Io chiedo la pace nel mondo.<br />– Lisa, questo è stato molto egoistico da parte tua! ([[I Simpson (terza stagione)|''I Simpson'', terza stagione]])
*L'artigiano della pace non è un dolce sognatore: sa unire la dolcezza con la forza. ([[Philippe Barbarin]])
*L'Italia ripudia la [[guerra]] come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. (''Costituzione della Repubblica Italiana''; art. 11)
*La [[Chiesa cattolica|Chiesa]] non cessa mai di proclamare la verità che la pace nel mondo affonda le sue radici nel cuore degli uomini, nella coscienza di ogni uomo e di ogni donna. La pace può essere soltanto il frutto di un cambiamento spirituale, che inizia nel cuore di ogni essere umano e che si diffonde attraverso le comunità. La prima di queste comunità è la [[famiglia]]. È la famiglia la prima comunità ad essere chiamata alla pace, e la prima comunità a ricercare la pace – pace e amicizia fra gli individui e i popoli. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*La [[guerra]] molte volte è scatenata dai ''leader'' ed è figlia di bugie, però sono i popoli a imporre la pace. ([[Arnaldo Lomuti]])
*La pace, che sogniamo, sarà possibile il giorno in cui ci sarà un atteggiamento diverso nei cuori. ([[Ingrid Betancourt]])
*La pace vi ha reso arroganti e stupidi al punto da desiderare un’altra guerra. ([[Wu Ming]])
*La pace dipende da noi, non da Dio. Lui ci ha dato una testa per ragionare. Facciamo rinsavire i pazzi, calmiamo i cani inferociti, ma poveri noi se ci affidiamo solo alle preghiere. Pregheremo sui nostri morti. (''[[Nicola e Alessandra]]'')
*La Pace è a prezzo della moderazione dei desideri, il nostro desiderare continuo ci riempie di agitazione. ([[Antonio abate]])
*La pace è equilibrio, che ha bisogno di essere stabile, se si vuole stabile pace; e non vi è né equilibrio, né pace, dove la forza è base e legame della vita, e popolo è congiunto a popolo, individuo a individuo, non da mutuo scambio di servigi e uguale correlazione di diritti e di doveri, ma da una legge di servitù che fa l'uomo e l'opera sua mezzo a un altro uomo. Non vi è equilibrio, né pace, dove qua la mancanza del necessario, là il desiderio e la possibilità del superfluo creano, a vicenda, lo scontento e la preoccupazione, la minaccia e la cupidigia, l'aggressione ch'è difesa e la difesa ch'è aggressione, cioè la guerra, in cui la forza non si risolve, ma si perpetua come in un circolo vizioso, per rigermogliare esacerbata e moltiplicata in altre guerre, in altre violenze, in altri motivi di conflitto. ([[Ettore Ciccotti]])
*La pace è la migliore delle cose che siano date di conoscere all'uomo e una sola pace è da preferire a mille trionfi. ([[Silio Italico]])
*La Pace è ogni passo. ([[Thich Nhat Hanh]])
*La pace è preferibile alla [[Verità|verità]]. ([[Voltaire]])
*''La pace è sempre bella, | il mito del cielo significa pace e notte.'' ([[Walt Whitman]])
*La pace è una guerra, ma con se stessi. ([[Luigi Giussani]])
*La pace è un problema giornaliero, il prodotto di una moltitudine di eventi e di valutazioni. La pace non è un “è”, ma è un “divenire”. ([[Haile Selassie]])
*La pace eterna è un [[sogno]], e neppure un bel sogno ([[Helmuth Karl Bernhard von Moltke]]).
*La pace nasce dalla coerenza, dalla legalità, dal rispetto dell'altro, dal far proprie le speranze e le esigenze degli altri. La pace nasce dalla fatica di dire no quando è necessario. ([[Sergio Mattarella]])
*La pace non è la virtù degli imbelli. ([[Emmanuel Mounier]])
*La pace! Non l'ho trovata nella febbrile fantasia dell'arte, nella stupida società elegante, nell'amore, negli studii pacati e solitarii... La troverò nel prestarmi a lavorare pei poveri? ([[Ambrogio Bazzero]])
*La pace, oggi, è più fondata sulla paura che sull'amicizia; è più difesa dal terrore di armi micidiali che dalla mutua alleanza e fiducia tra i popoli! E se la pace fosse, Dio non voglia, domani interrotta, la rovina dell'intera umanità è possibile. ([[Paolo VI]])
*La pace si fa solo con i nemici, mio signore. Per questo diciamo "fare pace." (''[[Il Trono di Spade (prima stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*La pace si mantiene soltanto per effetto di sentimenti dell'ordine morale, sia con spirito religioso, sia con lo sviluppo dei sentimenti superiori; non sono le forme politiche che danno la pace o la [[guerra]]. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*La pace viene dalla [[comunicazione]]. ([[Ezra Pound]])
*La pace viene solo attraverso la [[forza]]. ([[Mike Pence]])
*La parola ebraica «shalom» non è soltanto una bellissima e concisa formula di saluto, la più breve dopo l'italiano «ciao» – no, è l'espressione di saluto più bella che esiste al mondo, perché «shalom» significa «pace». Che cosa significhi «ciao» me lo sono fatto spiegare da amici italiani: significa «ciao». Il fatto che il più bel saluto di pace sulla terra lo si trovi in un popolo che, fin dai suoi inizi, si è sempre trovato in un più o meno permanente stato di guerra, può anche essere visto come un'ironia del destino. I pappagalli israeliani lo trovano particolarmente fastidioso. ([[Ephraim Kishon]])
*''La promessa tu mantieni da secoli: | dei tuoi figli la ricchezza è la pace''. ([[Teresa di Lisieux]])
*La vera pace è tranquillità nella libertà. ([[Papa Giovanni XXIII]])
*Le [[democrazia|democrazie]] in nessun paese moderno sono pacifiste. Non lo sono state nemmeno nel lontano passato. Non vi è niente di più ridicolo di dire che le democrazie lavorano sempre per la pace. Le democrazie lavorano troppo spesso per la [[guerra]]! ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Marciare andava bene per gli anni Trenta. Oggi bisogna usare metodi diversi. Tutto ruota a una sola cosa: vendere, vendere, vendere. Se vuoi promuovere la pace, devi venderla come se fosse [[sapone]]. I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia: non soltanto nelle notizie ma anche nei vecchi film di [[John Wayne]] e in qualsiasi altro dannato film; sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere uccidere, uccidere. Così ci siamo detti "Mettiamo in prima pagina un po' di pace, pace, pace, tanto per cambiare"... Per ragioni note soltanto a loro, i media riportano quello che dico. E ora sto dicendo "Pace". ([[John Lennon]])
*''Molte volte pensai che la Pace fosse arrivata | quando la Pace era tanto lontana – | come i Naufraghi – che credono di avvistare la Terra – | al Centro del Mare – || e lottano stremati – solo per scoprire | tanto disperatamente come me – | quanto illusorie le Rive – | o un qualsiasi Porto siano.'' ([[Emily Dickinson]])
*Noi l'abbiamo sempre detto: l'edificio della pace esige, anzitutto, la pace dei popoli con Dio. ([[Giorgio La Pira]])
*Noi trepidiamo per la pace. Certo non osiamo sperare che la pace possa essere eterna, perché nulla di eterno esce dalle mani dell'uomo. Ma vorremmo che essa potesse essere la più duratura possibile, vorremmo che la prova orrenda che ha travagliato e noi e i nostri figli non si riproducesse ad ogni generazione, vorremmo che l'[[Europa]] risorgesse alla sua funzione di creatrice delle forme più alte di civiltà. ([[Adolfo Omodeo]])
*Non c'è strada che porti alla pace che non sia la pace, l'[[intelligenza]] e la [[verità]]. ([[Mahatma Gandhi]])
*''Non la pace di un cessate-il-fuoco, | nemmeno la visione del lupo e dell'agnello, | ma piuttosto | come nel cuore quando l'eccitazione è finita | e si può parlare solo di una grande stanchezza. |'' [...] ''Che venga | come i fiori selvatici, | all'improvviso, perché il campo | ne ha bisogno: pace selvatica.'' ([[Yehuda Amichai]])
*Non sai che pace e [[amore]] non si comprano con il denaro? (''[[Death Note]]'')
*Non vi può essere [[convivenza]] umana senza un ''ethos'' mondiale delle [[nazione|nazioni]]; non vi può essere pace tra le nazioni senza la pace tra le [[religioni]]; non vi può essere pace tra le religioni senza il [[dialogo]] tra le religioni. ([[Hans Küng]])
*Nonostante ottomila trattati di pace conosciuti, l'arte politica non è mai riuscita a impedire che rinascessero conflitti. E la predicazione pacifista è sempre fallita. ([[Gaston Bouthoul]])
*O Ateniesi, tutti sapete, mi sembra, come è meglio fare una pace giusta che non fare la guerra; ma non tutti mi sembra che vi accorgiate come gli oratori, a parole, consentono nella pace, in realtà, contrastano quelle cose onde verrebbe la pace. ([[Andocide]])
*Oggi la pace è poco più che una convenienza [[politica]]: non è certo un sistema di [[pensiero]] e un modo di sentire veramente diffusi. ([[Alessandro Baricco]])
*Ogni stato, come s'è detto, dee haver desiderio di pace, e farne con l'opere e con le parole dimostratione, ma con tutto ciò ne gli apparati militari, dee mostrarsi bellicoso, percioche la pace non armata è debole. ([[Giovanni Francesco Lottini]])
*Oṁ pace, pace, pace! (''[[Taittirīya Upaniṣad]]'')
*Pace e concordia sono utili ai vinti; pei vincitori, solamente onorevoli. ([[Publio Cornelio Tacito]])
*''Pace, pace una volta al mio [[tormento]], | Stanco di più patir, dai suoi legami | Fugge il mio [[Spirito|spirto]], e si dilegua al [[vento]]''. ([[Vincenzo Monti]])
*Pace (''s.f.''). Nel diritto internazionale, si definisce così un periodo di inganni reciproci compreso fra due fasi di combattimento aperto. ([[Ambrose Bierce]])
*''Pace sia alla terra e agli spazi eterei! ! Pace ai cieli, pace alle acque, pace alle erbe e pace agli alberi! | Possano tutti gli Dei concedermi pace! | Con questa invocazione di pace possa la pace diffondersi! | Con questa invocazione di pace possa la pace portare pace!'' (''[[Atharvaveda Saṃhitā]]'')
*Per essere un pacifista pragmatico, basta considerare che la violenza bellica sistemica, organizzata e su larga scala è inaccettabile nel mondo di oggi.(''[[Robert L. Holmes]]'')
*Per gli americani la pace è quell'intervallo di tempo che serve per ricaricare il bazooka. (''[[Crozza nel Paese delle Meraviglie]]'')
*Per i Romani la pace incominciava quando riuscivano a imporre il proprio dominio su un altro popolo. Nel linguaggio comune utilizzavano il termine ''pax'' anche per dire «stai zitto tu, basta, finiscila, non mi scocciare!» Ma la pace è un'altra cosa: il pacifico non è un pacioccone, per cui voi parlate, parlate sempre. Fate come fanno i francescani, che dicono pace e bene. E quando vedete che il concetto di pace non si unisce a quello di bene, gridate. Perché certe volte la pace va gridata, certe volte la pace va urlata. (''[[La scuola]]'')
*Per raggiungere la pace, dobbiamo crearla noi stessi. Reclamarla non la porterà o non la farà durare. (''[[Metal Gear Solid: Peace Walker]]'')
*Produce ai mortali la Pace grandi beni, ricchezza e il fiorire di canti soavi, e sugli adorni altari alla fiamma rosseggiante ardere agli dei cosce di bovi, e di capre irsute e i giovani dedicarsi alla palestra, ai flauti, alle serenate.<br>Nelle ferree maniglie degli scudi si stendono le tele dei bruni ragni; sulle acuminate lance e sulle spade dal doppio taglio domina la ruggine; delle bronzee trombe non s'ode il fragore; né si toglie per forza dalle ciglia il sonno soave che i nostri cuori conforta; di amabili simposj rigurgitano le strade, e canti d'amore risuonano. ([[Bacchilide]])
*Quando [[Gesù]] nacque, gli angeli cantavano la pace e quando morì ci lasciò un regalo: la sua pace. «Vi do la mia pace». La pace è un regalo, non possiamo produrla noi, tanto meno crearla. Tutto ciò che possiamo fare è disporre i nostri cuori a riceverla. ([[Anthony de Mello]])
*S'io fossi stato buono, avessi baciato i bimbi, amato i poverelli e i fiori, e nel mio studiolo conservato il profumo della mia santa, senz'altro amore, senza ambizione, senza tormento, vedendo la morte lontana lontana, avrei dischiuso la mia porta alla mamma... che veniva a casa, offrendomi una fanciulla che sapeva pregare... E avrei vissuto. Ecco la vera pace. ([[Ambrogio Bazzero]])
*Se in una casa fanno pace anche soltanto in due, essi potranno dire alla montagna: "Spostati!" E questa si sposterà. (''[[Vangelo di Tommaso]]'')
*Se i [[umanità|popoli della terra]], coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologIca, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra. ([[Sandro Pertini]])
*Se vuoi stare in pace, devi sta' a casa tua. E pe' sta' a casa, te devi senti' male. (''[[Il malato immaginario (film)|Il malato immaginario]]'')
*– Sembra che non amiate la pace.<br />– Si può amare ciò che non si conosce e in cui non si crede? (''[[Per un pugno di dollari]]'')
*Serviamo la pace solo se abbiamo davvero capito che possiamo assumerci delle responsabilità anche esitando o tacendo, se stimiamo i [[politica|politici]] solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. Avremo la beatitudine promessa dal Vangelo agli operatori di pace, quando combatteremo per la libertà nostra e per quella degli altri, e impareremo, piano piano, a sentire nostra l'ingiustizia commessa non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri. ([[Karl Rahner]])
*[[Servire]] e far servire per primi i più sofferenti, è la sorgente della vera Pace. ([[Abbé Pierre]])
*Sii uno che ama la pace, che opera la pace, che ama l'uomo e lo fa accostare alla legge di Dio. ([[Hillel]])
*''Soave tesoro di pace nel grembo della tomba | si culla non più greve di un sogno della notte''. ([[Hermann Hesse]])
*Troppo spesso "pace" significa soltanto che l'oppressore ha manipolato con successo le speranze degli oppressi. ([[Abbie Hoffman]])
*Tutti noi vogliamo la pace. Ma ricordiamoci che non l'avremo senza lottare. ([[Naomi Klein]])
*Un giorno verrà la pace con l'ultima stanchezza, e la terra madre mi accoglierà in sé. ([[Hermann Hesse]])
*Una volta un saggio mi ha detto: "si fa la pace con i nemici, non con gli amici". ([[Tyrion Lannister]], ''[[Il Trono di Spade (sesta stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. (''[[Vangelo secondo Giovanni]]'')
===[[Papa Giovanni Paolo II]]===
*La pace deve essere sempre il fine: pace perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo il passato, un passato di violenza e distruzione. Immettiamoci nell'erto e difficile sentiero della pace, il solo sentiero che si adatti alla dignità umana, l'unico che conduca verso il vero compimento del destino dell'uomo, il solo che guidi verso il futuro in cui l'equità, la giustizia e la solidarietà sono realtà e non soltanto dei sogni lontani.
*La pace, secondo gli insegnamenti dei Profeti d'Israele, è un frutto della giustizia e del diritto e allo stesso tempo un dono gratuito del tempo messianico. Perciò deve essere eliminato ogni tentativo di violenza, che ripete vecchi errori e quindi suscita odio, fanatismo e integralismo religioso, che sono nemici dell'armonia fra gli uomini.
*Non c'è pace senza [[giustizia]].
==[[Proverbi italiani]]==
*Chi porta pace, è messagger di Dio.
*Dalla prudenza vien la pace, e dalla pace l'abbondanza.
*Della pace ognun ne gode.
*Dove regna la pace regna Dio, e dove non c'è pace governa il diavolo.
*È meglio pace certa che vittoria sperata.
*Fiume pacifico ha le sponde fiorite.
*In regno senza pace mal si vive.
*La pace arricchisce i popoli.
*La pace bisogna comprarla anche a caro prezzo.
*La pace dipinta non tiene il colore.
*La pace è buona per i vinti e per i vincitori.
*La pace è il compimento della legge.
*La pace e la [[concordia]] hanno edificate tutte le città.
*La pace è la gioia dei cuori.
*La pace fiorisce dove c'è giustizia.
*Meglio mangiar carote in pace che molte pietanze in disunione.
*Molto mi piace, poco e in pace.
*Nelle case dove regna la pace, regna la felicità.
*Odi, vedi e taci, se vuoi vivere in pace.
*Spada rugginosa e borsa vuota consigliano una pronta pace.
*Vivere in pace è il miglior tesoro per gli uomini.
*Vivere in pace ed [[equità]], è vera muraglia di una città.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Cessate il fuoco]]
*[[Guerra]]
*[[Pacifismo]]
*[[Pace e guerra]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}}
[[Categoria:Guerra]]
[[Categoria:Sociologia politica]]
jyb8q5hkx6mv3yzjo1czo7lwrfatygo
Sport
0
2705
1428178
1422565
2026-10-03T00:56:22Z
Danyele
19198
/* Citazioni */ +1
1428178
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:SFEC BritMus Roman 022.JPG|thumb|upright=1.4|Statua di un discobolo]]
Citazioni sullo '''sport''' e sugli '''sportivi'''.
==Citazioni==
*A me ha aiutato molto. Mi ha fatto crescere come persona e come uomo, mi ha aiutato ad accettare delle regole. ([[Patrizio Sala]])
*{{NDR|«Cosa le ha insegnato lo sport?»}} A ragionare in un contesto di squadra, a mettersi nei panni dell'altro, a tenere le antenne costantemente dritte, a gestire le emozioni. E poi a confrontarmi, a dialogare con i giovani, trasferendo loro quei valori che io stesso avevo appreso, andando oltre la dimensione sportiva. ([[Luca Vettori]])
*Al lavoro si contrappone un altro tipo di sforzo che non nasce da un'imposizione, ma da un impulso veramente libero e generoso della potenza vitale: lo sport [...] Si tratta di uno sforzo lussuoso, che si dà a mani piene senza speranza di ricompensa, come il traboccare di un'intima energia. Perciò la qualità dello sforzo sportivo è sempre egregia, squisita. ([[José Ortega y Gasset]])
*Amo i valori dello sport, di squadra e individuali. Ti permette di vivere una vita incredibile, anche se fatta di sacrifici. ([[Luca Marini]])
*Amo il sacrificio dell'allenamento, l'alchimia dello spogliatoio e il valore mistico della sconfitta. Amavo soprattutto accompagnare l'opportunità che lo sport offre ad ognuno di poter crescere sul piano umano. Oggi questo concetto di sport propedeutico alla vita si è molto perduto, il guadagno è divenuto l'unico motore, la priorità invece della conseguenza. ([[Giovanni Branchini]])
*Andando avanti, purtroppo o per fortuna, lo sport diventa sempre più intrattenimento, affiancato al lato sportivo che noi tutti amiamo, con le gare e la competizione, la sfida [...]. Questo non ce lo toglie nessuno, ma allo stesso tempo lo sport per poter vivere e continuare in modo sempre più brillante e sostenibile ha bisogno anche di diventare un intrattenimento. C'è una parte un po' business ma non bisogna scandalizzarsi, altrimenti non esisterebbe [...] col solo cuore ed il romanticismo. ([[Davide Brivio (dirigente sportivo)|Davide Brivio]])
*Appartengo all'unico sistema meritocratico presente in Italia: lo sport. Il cronometro parte da zero per tutti e non si ferma per colpa di chi conosci, solo per la tua forza. ([[Sofia Goggia]])
*C'è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti. ([[Pancho Gonzales]])
*Ci sono sempre aspetti che si possono migliorare: questa è la vera bellezza dello sport per me. ([[Sami Khedira]])
*Ciò che disgusta nella moderna attività sportiva è l'eccessiva importanza che si dà alle esteriorità e alle tensioni della pura emulazione fisica, assolutamente sproporzionata agli scopi di questa emulazione: non ci si vergogna di dedicare a cose spesso del tutto insulse, la stessa grande serietà che in altri tempi si rivolgeva soltanto a scopi veramente eroici. ([[Friedrich Wilhelm Foerster]])
*Come il potere deve essere delle masse, anche lo sport deve essere delle masse. Come la ricchezza deve essere di tutte le masse e le armi del popolo, anche lo sport, per la sua qualità di attività sociale, deve essere delle masse. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Con i grandi mezzi di comunicazione, lo sport si è trasformato in un grande spettacolo. [...] Sotto questa nuova luce si è avuta una trasformazione generale e tutti sono diventati professionisti al servizio del diletto del pubblico. Del resto ora lo sport è un prodotto da commercializzare. ([[Julio Velasco]])
*Con lo sport non puoi sognare come puoi fare se scrivi, se reciti, se dipingi o se fai carriera come dirigente: l'ho capito a undici anni che non avrei mai giocato per l'[[Arsenal Football Club|Arsenal]]. Undici anni sono davvero pochi per scoprire una così amara verità. ([[Nick Hornby]])
*Credo che ad avermi fregato sia stato [[Muhammad Ali]]. L'idea che, oltre al grande sportivo, potesse esistere al contempo un grande uomo. Non sempre condivisibile, ma coraggioso e pienamente inserito nel suo presente. Purtroppo lo sport non è più quello degli Ali e dei Gigi Meroni. Lo dimostra la letteratura sportiva: un libro su [[Gilles Villeneuve]] o [[Ayrton Senna]] puoi scriverlo, uno su [[Michael Schumacher]] o [[Roger Federer]] (sinonimi) no. Perché, a parte i numeri, aridi numeri, non c'è nulla. ([[Andrea Scanzi]])
*Credo che lo sport dia lezioni di vita a qualunque livello lo si pratichi. Ti insegna a non rinunciare, a dare il massimo, a mantenere gli impegni presi, a raggiungere degli obiettivi. ([[Valentina Greggio]])
*Da sempre si disquisisce se lo sport sia soltanto un momento ludico o anche strumento di formazione. La cultura ufficiale ha sempre considerato poco, e male, lo sport catalogandolo come puro fatto circense. Grave errore. Lo stesso che ha commesso chi giudica lo sport come somma di fatti muscolari e di pulsioni emotive. Inaccettabile l'uso dell'iperbole, della metafora guerresca, di una esaltazione madre di tante violenze. ([[Domenico Morace]])
*Di solito riesco a convincermi che lo sport in televisione possa offrire tutto ciò che offre la letteratura e anche di più, ma, dopo l'esperimento di verifica, la mia fede in questa tesi ha cominciato a vacillare. ([[Nick Hornby]])
*Dico sempre che lo sport è uno straordinario simulatore di lusso della vita, perché ti dà la fortuna di vivere un'esperienza che in un certo senso è anche fuori dalla realtà, in un ambito che spesso è considerato lontano dalla quotidianità. In un certo senso io e le mie compagne di squadra siamo state privilegiate, abbiamo vissuto esperienze non nella norma, viaggiato tanto, conosciuto tante persone. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Direi che lo sport in sè [...] è un gioco, è divertente, ma a certi livelli cambia se hai certe ambizioni di vincere [...]. Hai addosso tanta voglia di fare bene. Non sono mai stata una grande estimatrice della frase "bisogna divertirsi". Ti diverti quando fai le cose bene, quindi bisogna far le cose bene per divertirsi. ([[Valentina Arrighetti]])
*Dunque, gli appassionati di uno sport sostengono che quello sport è intrinsecamente migliore di un altro. Per me, tutti gli sport sono occasioni in cui altri esseri umani ci spingono ad eccellere. (''[[L'attimo fuggente]]'')
*È a questo che serve lo sport: a farti arrabbiare nel posto giusto, a prenderti rivincite, a capovolgere quel misto di sentimenti neri che hai dentro quando sei adolescente e non hai ancora mezzi per farti valere. Orgoglio e ribellione. ([[Nadia Comăneci]])
*È uno specchio formidabile. Ma solo se non ti travesti. E mostri la tua vulnerabilità. ([[Andre Agassi]])
*Fare sport ad alto livello è gratificante, ma per l'atleta è anche complicato: negli anni della gioventù la cosa più importante sono gli allenamenti e le gare. È molto difficile conseguire un titolo di studio o coltivare degli interessi; per me era faticosissimo anche mantenere i rapporti con le persone, dato che avevamo la giornata tutta programmata. Si vive fuori dal mondo per molto tempo, in un ambiente bellissimo che ti fa continuare a giocare anche da adulti, ma che è lontano dalla realtà. ([[Annamaria Marasi]])
*Gli sport sono un'estesa conversazione, un monologo del corpo sociale con se stesso; non un'immagine o un semplice riflesso, ma un discorso autoreferenziale. ([[André Scala]])
*Gli sportivi si dividono in due categorie: quelli che amano vincere e quelli che odiano perdere. Sembra la stessa cosa, ma non la è. ([[Karch Kiraly]])
*Ho una gran voglia di dirle che lo sport è dannoso. L'ho affermato molte volte parlando a gente che era venuta alle mie conferenze per sentir dire il contrario. L'esempio infinitamente più agevole mi veniva offerto delle ore di ginnastica godute o sofferte alla scuola media. ([[Gianni Brera]])
*I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo. ([[Arthur Ashe]])
*I valori dello sport – di quello [[sport paralimpici|paralimpico]], particolarmente – sono valori universali, che riguardano tutti: il coraggio, la determinazione, l'ispirazione. Sono valori che riguardano ogni persona umana. ([[Sergio Mattarella]])
*Il problema dello sport è che nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti. ([[Domenico Fioravanti]])
*In situazioni difficili o di emergenza uno sportivo reagisce in modo diverso, certamente migliore. È tre passi avanti! ([[Bebe Vio]])
*Io penso che lo sport sia una possibilità, un'esperienza importante per la crescita personale, per lo sviluppo sociale, i benefici che apporta nel suo complesso (dall’educazione motoria, all'avviamento allo sport, allo stile di vita) sono tali per cui andrebbe considerato come un diritto costituzionale. ([[Antonella Bellutti]])
*La continuazione di quel realismo di guerra che eternamente reca l'impronta di Roma. ([[Henry de Montherlant]])
*La cultura non è figlia del lavoro ma dello sport. Si sa bene che attualmente mi trovo solo tra i miei contemporanei nell'affermare che la forma superiore dell'esistenza umana è proprio lo sport. ([[José Ortega y Gasset]])
*Le medaglie [...] restano chiuse nei cassetti, quello che rimane davvero è essere diventata una persona diversa grazie allo sport. ([[Diana Bianchedi]])
*Le motivazioni del successo nello sport sono disperazione, o smisurata ambizione, o la bella vita. ([[Giovanni Branchini]])
*Lo spettacolo sportivo si dimostra ancora una sede particolarmente adatta per inscenare i drammi formali che assillano i sogni di una comunità, perché ogni singola gara rappresenta un paradigma, più o meno riuscito, che serve a regolare e conciliare le molte contraddizioni che attraversano la società in cui viviamo. Succede però che ora, specie con la Tv, lo sport rimanga sovente vittima della sua stessa messa in scena, del suo simulacro. ([[Aldo Grasso]])
*Lo sport ad alti livelli ti aiuta moltissimo. In primis metterei il rispetto delle regole, un qualcosa che al giorno d'oggi viene sempre meno. Ti insegna anche l'importanza dell'organizzazione, il rispetto versi gli altri, verso il tuo avversario. Sono valori che trovo fondamentali per la nostra società: lo sport, sotto questo punto di vista, è stata un'ottima palestra di vita. ([[Tommaso Marini]])
*Lo sport ai suoi grandi livelli è labilità, ma senza apostrofo. Immaterialità! Eccedenza pura! ([[Carmelo Bene]])
*Lo sport coincide coi costumi. ([[Henry de Montherlant]])
*Lo sport, come la scuola e la famiglia, è determinante nella formazione dei ragazzi. Sport non è solo competizione, ma anche educazione e socialità. ([[Marcel Desailly]])
*Lo sport crea un corpo sano in una mente sana. Naturalmente, le persone dotate di corpi e menti sani sono certi di diventare buoni cittadini. Un buon spirito sportivo crea un cameratismo che, a suo turno, crea un'atmosfera in cui i mali sociali come il tribalismo e il regionalismo non possono fiorire. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport è anche formazione. Ti aiuta a lavorare in gruppo e a crescere. A tirare fuori quelle cose che forse non sai neppure di avere. E poi ti cambia proprio come persona, anche nel modo di relazionarti con gli altri. ([[Francesca Piccinini]])
*Lo sport è come il pregare, il mangiare, il riscaldare ed il ventilare. Sarebbe sciocco che le masse entrassero in un ristorante per stare a guardare una persona o un gruppo che mangia! Oppure che la gente lasciasse che una persona o un gruppo godessero fisicamente del riscaldamento e dell'aria in sua vece! Allo stesso modo è irrazionale che si permetta ad un individuo o ad una squadra di monopolizzare lo sport escludendo la società, mentre essa sopporta gli oneri di tale monopolizzazione a vantaggio di detto individuo o detta squadra. ([[Mu'ammar Gheddafi]])
*Lo sport è il motore dell'uomo, lo è stato sin dagli Antichi Greci e lo sarà sempre. ([[Elisabetta Dessy]])
*Lo sport è la vita e dalla vita si impara. ([[Manuela Leggeri]])
*Lo sport è noioso se tutti sono amichevoli e si vogliono bene. Deve esserci una rivalità che susciti un vero interesse. La cosa peggiore è se tutti sono troppo gentili e amichevoli. ([[Christian Horner]])
*Lo sport è onesto: vinci o perdi, senza compromessi. E io ho sempre avuto problemi ad accettare i compromessi. ([[Boris Becker]])
*Lo sport è un ambiente in cui tutto è più facile, sia per le donne che per la gente di colore. Nella vita normale è piuttosto difficile. ([[Fiona May]])
*Lo sport è un equilibrio instabile, nel quale non appena hai capito di cosa sei davvero capace, il tempo ti chiede indietro una vita non tua. Quella dell'atleta è un'esistenza in prestito. ([[Massimo Colaci]])
*Lo sport è un'espressione positiva della vita. ([[Leni Riefenstahl]])
*Lo sport è una delle cose che mi fa piangere, mi fa gioire. Cioè, io quando guardo le [[Olimpiadi]] e riprendono la medaglia con gli atleti sul podio... Io piango. Perché penso alla vita che fanno, una vita dedicata completamente a questo. Gli sta passando davanti tutto il film. Non c'è cosa più epica di una medaglia o di una coppa. ([[Francesco Mandelli]])
*Lo sport è una delle poche cose che azzera le differenze sociali. ([[Alessandra De Stefano]])
*Lo sport è vita, ma è ancor più appagante se fatto lealmente, senza scorciatoie, senza inganni. Che senso ha vincere sapendo che hai barato? ([[Ivan Basso]])
*Lo sport fa bene alla salute ma a livello agonistico ti logora, ti consuma. Gli atleti hanno tante rughe [...]. Quando mi alleno ho una faccia contratta e contrita in un'espressione di [[fatica]]. Che, però, porto con molta gioia. [...] [[Platone]] diceva: "Per le cose belle bisogna soffrire". ([[Sofia Goggia]])
*Lo sport ha occupato sempre un posto importante nella mia vita. Tiene unite le persone e così diventa anche più facile parlare di argomenti come l'HIV. Lo sport infatti ti spinge ad andare avanti nella vita ed è importante parlare insieme se si sta giocando uno sport di squadra. ([[Roger Federer]])
*Lo sport ha, tutto lo sport, tre caratteristiche fondamentali: la semplicità delle regole (il calcio è nato con 17 norme, il basket con 13), che rischia oggi artificiose sovrastrutture che lo rendono spesso difficilmente fruibile; l'universalità del linguaggio (ferme restando le differenze geografiche e socio-economiche, una partita di calcio è la stessa da noi o in Angola); infine, la certezza del risultato, che è oggi la più minacciata. Se lascio uno stadio o una pedana dopo aver applaudito il vincitore, non devo essere sottoposto all'alea di ricorsi in Tribunale, di revisioni a tavolino, e soprattutto di dubbi sulla liceità dei mezzi impiegati dal vincitore: ciò, invece, accade sempre più frequentemente. E rischia di inquinare il concetto stesso di sport, la sua immediatezza, la sua capacità di attrarre ed emozionare. ([[Elio Trifari]])
*Lo sport ha un contorno. Un codazzo di uomini e donne che anche non centrando con esso, lo modellano, lo incartano. Lo modificano. Sponsor, tifosi, giornalisti. Soprattutto giornalisti. Persone che fanno soltanto il loro lavoro, ma che nel fare il loro lavoro, spesso, scavano alla ricerca del cadavere, della nota stonata, della risposta che stai cercando anche tu. ([[Lisa Vittozzi]])
*Lo sport impartisce delle lezioni. Lo spettacolo sportivo è educativo, diverte a mala pena, non è fatto per cambiare le nostre idee ma per appagarci di quelle che offre. ([[André Scala]])
*Lo sport, in quarto portatore di valori quali il rispetto, la collaborazione, l'integrazione, la gestione delle emozioni, la disciplina, la costanza, l'impegno, l'etica, la cura di sé, la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta, naturali veicoli di inclusione sociale e di superamento degli [[sessismo|stereotipi di genere]]. ([[Martina Semenzato]])
*Lo sport mi ha insegnato la verità più semplice: puoi vincere o perdere, ma l'importante è alzarsi ogni giorno e continuare. ([[Gabriela Guimarães]])
*Lo sport mostra, in tutti gli aspetti della vita, i tratti positivi degli uomini e delle donne: il loro carattere forte, la loro volontà di andare avanti fino alla fine, qualunque cosa accada. ([[Jaroslava Mahučich]])
*Lo sport non ammette scorciatoie. Più tempo dedichi a quello che fai, più riuscirai a migliorarti. ([[Attilio Caja]])
*Lo sport non dovrebbe essere considerato una battaglia fra due forze ostili, ma come un gioco che mette alla prova la resistenza della squadra senza rancore. ([[Mohammed Siad Barre]])
*Lo sport non è nuovo al popolo [[Etiopia|etiope]]; corse di cavalli, nuoto, "gougs", lancio del giavellotto, "gittee", "meket", "genna", corse, salto in alto e in lungo, caccia, sono sempre stati considerati contributi allo sviluppo fisico e morale della Nostra gente. "Senterej", "gebetta" e "akandoura", sono alcuni tra i giochi etiopici che hanno attirato l'interesse degli Etiopi. ([[Haile Selassie]])
*Lo sport [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. ([[Robert Musil]])
*Lo sport ti arricchisce sempre, non c'è un'altra scuola di vita così importante in Italia. Ti sbatte in faccia la meritocrazia, il valore del fair play, il fatto che per un centesimo si perde o si vince, e non ci sono scuse. ([[Federica Pellegrini]])
*Lo sport ti insegna ad essere umile quando vinci. Non siamo i più forti, siamo stati i più forti in quel momento. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Ma che lo sport agonistico sia pericoloso e quindi portatore di possibili danni è innegabile. Quando sento qualche attempato ex vantarsi pubblicamente della propria vigoria, dovuta secondo lui all'esercizio sportivo, io quasi sempre avrei voglia di dimostrargli giusto il contrario: che lui non è vigoroso agile e aitante perché fa sport, bensì fa sport in quanto è vigoroso agile e aitante. Quando è morto d'infarto sul suo pretenzioso lavoro l'inventore del Jogging, io non ho riso da jena perché non appartengo a quella specie animale, però mi sono affrettato a ritagliare la notizia ripromettendomi di sottoporla al mio amico [[Ottavio Missoni]]: che imparasse a fare il bullo come so che gli piaceva e gli piace. ([[Gianni Brera]])
*Mi piace lo sport come gioco. I bambini che fanno agonismo mi mettono tristezza. ([[Massimiliano Alajmo]])
*Nello sport c'è tutto, c'è la vita, i sacrifici per raggiungere un obiettivo, il fallimento o la sconfitta, e poi la rivincita. ([[Gianluca Gazzoli]])
*Nello sport il gioco deve essere una costante. Quando questa componente viene a mancare è ora di smettere. ([[Josefa Idem]])
*Nello sport non è una partita che ti dà la verità. È chiaro che vincere e giocare al top fa bene al morale, ma ogni atleta deve ricordarsi che nello sport l'alternanza di rendimento è un fatto naturale. Bisogna sempre guardare avanti anche quando i colpi non girano come dovrebbero. ([[Angelo Lorenzetti]])
*Nello sport non esistono mezze misure. Se si partecipa bisogna farlo nel modo migliore. Nei motori poi è ancora più marcato questo aspetto: l'imperativo è essere superiori alla concorrenza. ([[Cesare Fiorio]])
*Nello sport puoi scegliere tra il piacere della vittoria e il piacere della sconfitta. ([[George Gordon Byron]])
*Nello sport chiunque punta a vincere. (''[[Death Note]]'')
*Non esistono sport maschili o femminili. Esistono gli sport e, piuttosto, modi diversi di interpretarli, praticarli, viverli. ([[Beatrice Veronese]])
*Partecipare a uno sport nel suo significato più autentico richiede la volontaria partecipazione da parte di tutti i concorrenti. Ecco perché il baseball, il calcio e il golf sono sport, mentre non lo era il massacro dei cristiani nel Colosseo. ([[Tom Regan]])
*Penso che lo sport sia un eccezionale strumento per rendere più aperte le prospettive: può aiutarti a vivere una quantità incredibile di esperienze, avendo a che fare con persone che in circostanze normali non avresti mai incontrato. Così sei costretto a imparare come creare relazioni con persone diverse e culture diverse. È questo che rende lo sport così speciale: la fusione di persone e culture che crescono con te, allo stesso tempo. ([[Khalia Lanier]])
*Per anni ho sottovalutato il potenziale culturale dello sport. Sperando di comprenderlo meglio oggi, credo che vada prima fissato nei suoi princípi costitutivi e poi declinato nella società. Lo sport oggi è intrattenimento, coinvolgimento emotivo e fitness, tutti ottimi concetti. Manca però paurosamente la parte relativa al suo immenso potenziale valoriale, quella che farebbe di questa attività il miglior veicolo di educazione alla legalità, crescita della personalità, accettazione consapevole dell'altro e molto di più. Di questi valori, nella fase educativo-formativa, non può che farsi garante lo Stato (cioè noi in una dimensione di comunità), in analogia con quello che avviene per la Scuola, che è peraltro il luogo in cui fisicamente dovrebbe dispiegarsi questa modalità di Sport-Cultura. ([[Flavio Tranquillo]])
*Per sfondare nel mondo professionistico devi dimostrare di poterlo fare. Lo sport è una prova continua, fino a quando smetti sei sotto esame, sempre valutato. ([[Paolo Rossi (calciatore)|Paolo Rossi]])
*Praticare sport aiuta in tutti sensi a crescere, ti fa conoscere lati di te nuovi, ti fa superare i tuoi limiti, ti proietta in un mondo nuovo. Scopri di essere una persona che non sapevi di essere. ([[Elena Micheli]])
*{{NDR|Lo sport}} Può mostrarti chi sei veramente. Lo sport ti offre momenti belli, ma le delusioni sono più numerose. Ogni obiettivo raggiunto è frutto di fatica e ti fa capire il tuo carattere e la tua voglia di farcela nella vita. Si imparano inoltre l'educazione e il rispetto verso l'avversario e i propri compagni. In campo sono più esuberante di quanto sono nella vita ordinaria, mi lascio guidare di più dall'istinto, senza troppe barriere. ([[Miriam Sylla]])
*Qual è la funzione dello sport in una società? Ci vuole la musica per un popolo, così è lo sport. Lo sport è simulazione di altre avventure, è orgoglio, è conoscenza di sé: è importante anche in una società consumistica [...]. La felicità è un mistero. Ma lo sport può dare sensazioni che non danno i soldi. Giocarsi tutto è una sensazione unica. ([[Julio Velasco]])
*{{NDR|«Qual è il più bel mestiere del mondo?»}} Quello dello sportivo, specie se è remunerato: anche se bisogna essere fin troppo all'altezza, cioè non ti puoi mai permettere un momento di rilassamento, c'è l'obbligo di far sempre contenti quelli che ti guardano. ([[Gianluca Vialli]])
*Ricordiamoci sempre che facciamo sport, non andiamo in miniera. ([[Ferdinando De Giorgi]])
*Sapete perché la gente ama lo sport? Perché nello sport c'è giustizia. Perché nello sport, prima o poi, trionfa la giustizia. Perché nello sport, prima o poi, i conti tornano, arrivano i nostri, vincono i buoni. ([[Marco Pastonesi]])
*Scopo degli sport agonistici non è la [[bellezza]], anche se gli sport ad alto livello sono luogo deputato per l'espressione della bellezza umana. Il rapporto è pressappoco quello che intercorre fra il [[coraggio]] e la [[guerra]]. La bellezza umana in questione è una bellezza di tipo particolare; si potrebbe definire bellezza cinetica. La sua forza e la sua attrattiva sono universali. Sesso o modelli culturali non c'entrano. C'entra, piuttosto, la riconciliazione degli [[Uomo|esseri umani]] e il fatto di avere un [[corpo]]. Negli sport maschili non si parla mai di bellezza, di [[Grazia (qualità)|grazia]] o del corpo. I maschi possono professare il loro «amore» per gli sport ma è un amore che deve sempre improntato e applicato alla simbologia della guerra: eliminazione contro promozione, gerarchia di rango e livello, statistiche ossessive, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, rumore di massa, striscioni, pugni battuti sul petto, facce dipinte, eccetera. Per motivi non del tutto chiari, molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell'amore. ([[David Foster Wallace]])
*Se alla fine sei innamorato di uno sport, i sacrifici che devi fare non ti pesano, sono normali. Credo che i sacrifici li abbiano fatti più i miei genitori. ([[Giulia Dragoni]])
*Se frequenti da vicino alcuni sport minori vedi ancora l'abnegazione, il sacrificio, la voglia di mettercela tutta... per esempio l'atletica, la [[ginnastica]], la [[scherma]]. Ai grandi livelli tutto diventa show e business, mentre solo nello sport di base ci sono ancora valori di riferimento. Lì il premio è semplicemente divertirsi, mettersi in gioco con passione in una competizione leale. Il senso vero dello sport sta nel piacere di poterlo fare, una cosa bellissima che mi emoziona ancora. ([[Massimo De Luca]])
*Se lo sport, sotto forma delle discipline collettive e soprattutto del [[Calcio (sport)|calcio]], ha potuto assurgere al primo posto, non è tanto, senza dubbio, per il suo valore atletico, quanto perché si è rifatto carico, anche se in modo impoverito, della funzione che Aristotele attribuiva alla tragedia greca: la [[Catarsi|purificazione]] delle passioni, che negli spettatori, durante la rappresentazione, erano portate al parossismo. Da ciò deriva lo scatenarsi delle violenze partigiane che riproducono quelle delle lotte tra fazioni nella vita pubblica: è impossibile assistere a un incontro per la pura bellezza del fatto sportivo, da spettatori neutrali. Da ciò deriva anche la celebrazione della vittoria, ricalcata sul modello del trionfo: tutta la città si identifica allora, del resto per un tempo molto breve, con la sua squadra. ([[Maurice Aymard]])
*Si dice che la [[poesia]] sia cominciata con lo sport. ([[André Scala]])
*Si vede che lo sport rende gli uomini cattivi, facendoli parteggiare per il più forte e odiare il più debole. ([[Alberto Moravia]])
*So che rimpiangerò lo sport, ma sono a pezzi. Stanca di soffrire. Smetto per questo, perché è un fuoco che riscalda, ma che consuma anche. Non solo te, ma anche quelli che ti stanno attorno. ([[Tania Cagnotto]])
[[File:Charles de Coubertin - Allégorie aux sports - Google Art Project.jpg|thumb|upright=1.4|''Allegoria dello sport'' (C. de Coubertin, 1896)]]
*Tutti vanno al limite in qualsiasi sport quando si lotta per la vittoria, altrimenti non si riuscirà mai a ottenere il successo. ([[Giacomo Agostini]])
*Un importante veicolo di inclusione sociale, capace di valorizzare valori quali il rispetto, la collaborazione, l'inclusione, la costanza, l'impegno, la cura di sé e la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta è lo sport, essenziale mezzo per superare le discriminazioni e il rafforzamento dei grandi valori che esso rappresenta, anche attraverso l'introduzione di misure di sostegno al ruolo dello stesso quale veicolo di inclusione sociale e di superamento di ogni forma di [[discriminazione]]. Lo sport, tra l'altro, è anche un mezzo per apprendere le tecniche di autodifesa al fine di sopperire a una maggiore forza fisica degli uomini, pratiche di autodifesa che andrebbero offerte in forma gratuita. ([[Elisabetta Christiana Lancellotta]])
*Una componente importante dello sport è lo spirito di emulazione. ([[Sandro Ciotti]])
*Vedere lo sport come un lavoro implica, a mio parere, che manchi almeno in parte quella componente di passione che lo caratterizza. Ci metti la tecnica, la tattica, ma non il cuore: è quella la differenza, secondo me. ([[Manuela Leggeri]])
===[[Mauro Berruto]]===
*Il mondo dello sport è un generatore di benessere, di senso civico, di qualità della vita e anche – sì! – di economia.
*Lo sport è forse uno degli ultimi ambienti rimasti che ti insegna come la piena trasformazione del tuo potenziale non passa da scorciatoie. C'è l'allenamento e il sudore. Viviamo in un mondo in cui ci insegnano a fare meno fatica possibile, qualunque strumento elettronico deve esser intuitivo, devi essere in grado di usarlo fin da subito senza un libretto di istruzioni. Abbiamo smarrito il senso della necessità di fare fatica per entrare nel rapporto tra potenziale e prestazione.
*Lo sport e la cultura del movimento sono un'agenzia educativa capace di insegnare valori come inclusione, solidarietà e rispetto e sono capaci di formare cittadini e cittadine più consapevoli, più rispettosi del proprio corpo, della propria salute e dell'ambiente.
*Lo sport insegna, soprattutto nei momenti complicati, che perdere è parte naturale, fisiologica, necessaria del percorso di apprendimento e miglioramento. Verrebbe da estremizzare: lo sport è utile soprattutto perché insegna a perdere e a fare i conti con la necessità di analizzare i motivi di una sconfitta, capire cosa potevi fare meglio tu, cosa hanno fatto meglio i tuoi avversari, razionalizzare quali siano i punti di forza, ma anche i margini di miglioramento. Ve lo assicuro: tutto questo lavoro, quando si vince, lo si fa molto meno. Perdere, dunque, è necessario per poter vincere la volta successiva o almeno per prepararsi a farlo.
===[[Cristina Chirichella]]===
*Lo sport è un veicolo di valori per ricordarci di prenderci cura di noi stessi e accettarci così come siamo.
*Lo sport premia il merito: le medaglie bisogna guadagnarsele.
*Un grande sportivo [...] si riconosce dalla disciplina.
===[[Lara Gut-Behrami]]===
*Nello sport c'è così tanta ipocrisia che per una delle tenniste migliori {{NDR|Naomi Ōsaka}} è più importante che rilasci un'intervista piuttosto che scenda in campo. Quando lo sport diventa un lavoro ti dicono che ci sono delle cose che devi fare. Ma chi l'ha deciso? Sei un'atleta e già per allenarti, nutrirti e riposarti c'è una scienza. Poi ci sono le cose attorno che, ti dicono, "fanno parte del gioco". Ok, ma cosa succede se fanno così parte del gioco che non riesco più a fare quel gioco?
*Nello sport non è facile mostrare le proprie debolezze. Ti crei un'aura di invincibilità, ti mostri sicuro ma dentro sei a pezzi. "Se inizio a dire che sono in difficoltà crolla tutto", pensi, "e gli altri se ne approfitteranno". Ma bisogna fare il processo inverso. Penso che imparare a non sentirsi deboli o in pericolo, se lo si riconosce, sia la chiave per approcciarsi allo sport in modo più "sano".
*Nello sport vendiamo tanto il mito degli eroi e dimentichiamo il lato umano.
===[[C. S. Lewis]]===
*E ricordate che [...] una giornata di scuola non lascia quasi tempo libero a un ragazzo che non ama gli sport. Per lui, passare dalla classe al campo di gioco significa semplicemente passare da un lavoro di un certo interesse ad un altro di nessun interesse, in cui se si fallisce si viene puniti più severamente, e (ciò che è peggio) per il quale si deve fingere interesse.
*La mia innata goffaggine, aggiunta alla mancanza di allenamento di cui {{NDR|la scuola di}} Belsen era responsabile, mi aveva tolto per sempre ogni possibilità di giocare abbastanza bene da divertire me stesso, per non parlare degli altri giocatori. Accettavo gli sport (come molti ragazzi) come uno dei mali inevitabili della vita, paragonabile alla tassa sul reddito e al dentista.
*La verità è che, ai miei tempi {{NDR|nell'Inghilterra del primo Novecento}}, gli sport organizzati e obbligatori avevano quasi completamente bandito dalla vita scolastica l'elemento giocoso. Non c'era tempo per giocare (nel senso vero e proprio della parola). La rivalità era troppo accesa, il premio troppo allettante, l'«inferno dell'insuccesso» troppo duro.
*Non vorrei mi si accusasse di credere (o incoraggiare il lettore a credere) che questa invincibile ripugnanza a toccare una mazza o una palla non fosse una sfortuna. Non che, in realtà, io attribuissi agli sport quelle virtù morali e quasi mistiche che gli insegnanti rivendicano loro; ho l'impressione che spingano tra l'altro all'ambizione, all'invidia, e ad amare i sentimenti di parte. Eppure non amarli è una sfortuna, perché vi escludono dalla compagnia di molte persone eccellenti che non è possibile avvicinare in altro modo. Una sfortuna, non un vizio; perché non dipende dalla nostra volontà. Avevo cercato di amare gli sport senza riuscirci. Quell'istinto non faceva parte della mia natura; tra me e gli sport correva, come dice il proverbio, la stessa inimicizia che tra cani e gatti.
===[[Pietro Mennea]]===
*Lo sport è bello perché non è sufficiente l'abito. Chiunque può provarci.
*Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita.
*Nello sport gli obiettivi importanti non possono essere tanti e in fila l'uno con l'altro. Bisogna scegliere e io avevo scelto il Messico.
===[[Alessandro Zanardi]]===
*Ci si può drogare di cose buone... E una di queste è certamente lo sport.
*Questa è la chiave. Lo dico ai giovani che vogliono avventurarsi nello sport: se vuoi diventare numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai, forse ce la farai se lo fai per divertirti.
*Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La [[vita]] è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.
===[[Dino Zoff]]===
*Ho sempre creduto nei valori dello sport, inteso come miglioramento dell'uomo.
*Io parto dal presupposto che nello sport contano i numeri, i risultati, il tempo che fa un centometrista. Poi magari l'alone che la stampa cerca di dare a determinate situazioni le fa ricordare meglio di altre.
*Niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore.
==Voci correlate==
*[[Atleta]]
*[[Campione]]
*[[Competizione sportiva]]
*[[Sport in Italia]]
*[[Sport per disabili]]
*[[Squadra (sport)]]
*[[Underdog (termine)]]
*[[Vittoria e sconfitta]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante lo|preposizione=sullo|wikt|b=Ripiano:Sport|b_preposizione=di}}
[[Categoria:Hobby]]
[[Categoria:Sport| ]]
8dx7snblqqsv1e0fqjx1p1mf0r3wz49
Inghilterra
0
3156
1428125
1421599
2026-10-02T13:22:24Z
Udiki
86035
+vv.cc.
1428125
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Flag of England.svg|thumb|right|Bandiera dell'Inghilterra]]
Citazioni sull''''Inghilterra''' e gli inglesi.
==Citazioni==
*All'incontro {{NDR|della [[Spagna]]}} in Inghilterra il [[tempo]] è una rendita, è un tesoro, è una cosa inestimabile. L'inglese non è avaro del denaro, ma è avarissimo del tempo. È mirabile come gl'Inglesi sono esatti negli appuntamenti. Egli cava subito 1'orologio, lo regola con quello dell'amico, ed è puntuale nel luogo e nell'ora. La pronunzia stessa inglese sembra inventata per guadagnar tempo; si mangiano le lettere, e si spingono fuori le parole come sibili. Cosicché Voltaire aveva ragione di dire – ''L'anglais gagne deux heures par jour sur nous, en mangeant la moitiè des mots'' – Gl'Inglesi fanno pochi complimenti, perché non sono che una perdita di tempo. ([[Giuseppe Pecchio]])
*{{NDR|I nobili d'Inghilterra}} Avrebbero russato perfino durante il [[sermone della Montagna]] se fossero stati presenti, e invece passano i loro anni migliori a studiare le razze dei [[Bulldog]]. (''[[Un uomo per tutte le stagioni]]'')
*C'è qualcosa, nel modo in cui la [[primavera]] si manifesta in Inghilterra, che mi ricorda un cucciolo timido che cerca di farsi degli amici. Fa un avventato passo avanti, se la svigna terrorizzato, poi striscia di nuovo in avanti, timoroso, e infine, acquistata fiducia, si avventa con impeto e gioia. ([[P. G. Wodehouse]])
*[[Carlo II d'Inghilterra|Carlo II]] dichiarò che un uomo poteva vivere all'aperto più giorni nel clima dell'Inghilterra che in qualunque altro paese. Discorso da re che viveva in un palazzo dove poteva cambiarsi d'abito... ([[Robert Louis Stevenson]])
*Chi è privo della vista è cieco, chi è privo dell'udito è sordo, chi è privo del senso del gusto è inglese. ([[Marco Malvaldi]])
*Ci voleva tutta la stupidità di [[Benito Mussolini|Mussolini]] per dire che l'Inghilterra è il nostro eterno nemico. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Come può conoscere l'Inghilterra colui che conosce solo il mondo? ([[Gilbert Keith Chesterton]])
*{{maiuscoletto|Convien}} ora ch'io adempia il comando fattomi da lady Spenser, di passare, cioè, in rassegna i vizj, che tra gli Inglesi mi fecero più disaggradevole impressione. Fu a Londra principalmente ch'ebbi opportunità di studiare i costumi di quel popolo.<br>Primo adunque di tali vizj parvemi la mancanza di religione e quindi un'estrema tendenza all'ateismo. Né fra le persone del popolo trovai principj che servissero di base alla morale, o sentimento alcuno di onestà. ([[Abū-Ṭālib Ḫān]])
*Dio abbia misericordia degli inglesi per il cibo orribile che questa gente deve mangiare. ([[Frank Zappa]])
*Dio punisca l'Inghilterra! ([[Hans von Wolzogen]])
*E poi l'Inghilterra – l'Inghilterra meridionale, probabilmente il paesaggio più curato del mondo. Quando lo si attraversa, soprattutto se, reduci dal mal di mare, si è tranquillamente sprofondati fra i morbidi cuscini del treno che dal porto va a Londra, riesce difficile credere che qualche cosa da qualche parte accada veramente. Terremoto in Giappone, catastrofi per fame in Cina, rivoluzioni in Messico? Nessuna preoccupazione, domattina il latte sarà come sempre davanti alla porta di casa e il «New Statesman» uscirà venerdì. ([[George Orwell]])
*''Essere un inglese significa appartenere al club più esclusivo che esista al mondo.'' ([[Ogden Nash]])
*Gl'Inglesi non hanno doti artistiche, per la ragione medesima per cui sono poco socievoli. Possono esser buoni coloni, marinai e meccanici; ma non cantanti, ballerini, attori drammatici, cultori di belle arti, o inventori di mode. Essi non sanno né ben vestire, né ben agire sul teatro, né ben parlare, né ben scrivere. Difettano di stile e di eleganza: quello che devono fare, lo fanno alla spiccia, senza garbo. ([[Samuel Smiles]])
*Gl'inglesi, simili alle antiche medaglie tenute in disparte e maneggiate da pochi, serbano la prima impronta intagliatavi dalla mano maestra della Natura — le sono un po' ruvide al tatto — ma in compenso la loro leggenda è sì chiara, che a prima vista tu vedi ciò che vogliono dire e significare. ([[Laurence Sterne]])
*Gli inglesi amano molto sé stessi e tutto ciò che loro appartiene. Esso sostengono che non esistono altri uomini come loro e nessun altro Paese come l'Inghilterra e quando vedono uno straniero di bell'aspetto dicono che «egli assomiglia ad un inglese» e che «è un gran peccato che non debba essere un inglese». ([[Anonimo]] dell'inizio del XVI secolo)
*Gli inglesi, gente che andava nuda a caccia di marmotte quando noi già s'accoltellava un [[Giulio Cesare]]. (''[[Fascisti su Marte]]'')
*Gli inglesi sarebbero di gran lunga il primo popolo della terra, se non mancassero loro due virtù elementari e indispensabili per un popolo di cultura: il gusto per la buona cucina e quello per la musica. ([[Hermann Hesse]])
*Gli Inglesi si distinguono primieramente, per una estrema delicatezza, frutto d'educazione liberale. Questo sentimento d'onore è fra loro sì profondo che uomini doviziosi, a cui nulla manca sulla terra sacrificano, per la più lieve cagione, e vita e fortuna, onde lavare una imputazione calunniosa. ([[Abū-Ṭālib Ḫān]])
*Gli inglesi sono dei sentimentali. E si vergognano di esserlo. (''[[La grande pioggia]]'')
*Gli inglesi sono di razza talmente mista, inventiva, portata alle migrazioni, che per molte generazioni ancora dovranno per forza essere dubbiosi, quindi introspettivi. Se mai ottengono la libertà, la ottengono come Shakespeare «a caro prezzo», mentre Händel era «nato libero.» ([[Samuel Butler]])
*Gli inglesi sono gente moralmente nuda, e vanno in giro così, senza vergogna. ([[Lev Tolstoj]])
*Gli inglesi sono stoici, resilienti e pragmatici (più dei tedeschi, quasi come gli americani). [[Referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea|Brexit]] non li ha cambiati e non li cambierà. Se andrà peggio, sapranno gestirlo al meglio. Gli inglesi possiedono anche la presunzione delle nazioni di talento. Non capiscono che l'Inghilterra – senza Impero, senza Europa, magari senza Scozia – rischia di diventare un regno pittoresco al largo delle coste francesi. ([[Beppe Severgnini]])
*{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]]}} Guardate l’Inghilterra, questa piccola isola dell’[[Africa]] occidentale. ([[Mahmud Ahmadinejad]])
*{{NDR|Nella Gran Bretagna}} Guglielmo vi portò egli il primo i feudi e le consuetudini feudali, e non tenendo conto delle introduzioni anglo-sassoni, ei vi adottò lo stesso diritto pubblico di Normannia, e secondo il quale in Francia viveasi. Anzi il nuovo conquistatore, non pago di avervi introdotti e stabiliti nuovi ordini politici, pose ancora ogni sua opera a far prevalere in quel regno i costumi e sino il linguaggio dei Franchi, imperciocchè non solo in corte non parlavasi altro linguaggio che il franco, ma egli anche ordinò, che in tutte le scuole fosse ivi insegnata la lingua francese, e che in francese aringasse nei supremi tribunali. ([[Rosario Gregorio]])
*Ho capito vivendo a Londra, che due inglesi fanno un popolo, ma 57 milioni di [[Italia|italiani]] no. ([[Claudio Ranieri]])
*Il carattere degli inglesi è freddo e pacato, ma nel fondo del loro cuore vi è sempre qualche cosa di palpitante e di vivo; essi lo sentono e subiscono spesso, loro malgrado, il predominio della loro natura lenta e inflessibile: le maggiori eccentricità inglesi non segnano sovente che il limite estremo dei maggiori sforzi che essi hanno fatto per dominarla e per vincerla. ([[Igino Ugo Tarchetti]])
*''In Inghilterra è tutto più veloce, | In Inghilterra se c'hai l'erba non finisci in croce.'' ([[Fabri Fibra]])
*In Inghilterra, il sistema è gentile e la gente è ostile. In America, la gente è amichevole, e il sistema è brutale. ([[Quentin Crisp]])
*Inghilterra e [[Stati Uniti]] sono due nazioni separate dalla stessa lingua. ([[George Bernard Shaw]])
*''In Inghilterra sei al verde? Avrai un sussidio. | In Italia sei al verde? Io non ti invidio. | In Italia sei gay? Ti sfotte la gente. | In Inghilterra sei gay? Ti fanno dirigente.'' ([[Fabri Fibra]])
*In Inghilterra uno non ha bisogno di morire per «cascare in mano al biografo». Appena che è un po' in vista, sia nella politica, sia nell'arte, sia nel commercio è sicuro di trovare il suo Plutarco. Il «gran pubblico» anglosassone è peggio di una comare di provincia: dei suoi deputati, dei suoi letterati, dei suoi commediografi, vuole il gazzettino. Ditegli che il Tale è stato ai suoi tempi negli ''eleven'' di Oxford ed ha vinto la gara sul Tamigi, che il Tal'altro preferisce il ''golf'' al ''cricket'', che lo scrittore X ha una grande passione per l'automobile e che il colonnello Y ha sempre avuto un debole per la musica e voi avrete soddisfatto tutte le sue legittime curiosità... intellettuali. ([[Mario Borsa]])
*In qualunque luogo della Terra si arrivi con anima e sentimenti italiani, si trova invariabilmente l'ingrata faccia d'Albione in atteggiamento di negare accanitamente a noi, non solo il posto che nel mondo ci compete, ma anche le più modeste affermazioni intese a divulgare i nostri progressi presenti e a difendere la tradizione italiana come espressione inconfondibile del nostro genio. ([[Arnaldo Cipolla]])
*Inghilterra: trenta milioni, in maggioranza cretini. ([[Thomas Carlyle]])
*''Inglesi professori che non imparano altra lingua, | inglesi non dovranno mai cambiare moneta, | inglesi guideranno sempre dal lato sbagliato | per questo chi va a [[Londra]] so che ritorna un po' cambiato.'' ([[Caparezza]])
*L'Inghilterra è, dopotutto, la terra dove i bambini vengono picchiati, mogli e bambini malmenati, gli hooligans del calcio sgranocchiano, e Miss Whip e Miss Lash svolgono il loro mestiere come in nessun altro posto nel mondo occidentale. ([[Colin MacInnes]])
*L'Inghilterra è il paradiso delle donne, il purgatorio degli uomini e l'inferno dei cavalli. ([[Giovanni Florio]])
*L'inghilterra è l'unico paese dove il cibo è più pericoloso del sesso. ([[Jackie Mason]])
*L'Inghilterra è la madre dei Parlamenti. ([[John Bright]])
*L'Inghilterra è la sola amica d'[[Italia]]. ([[Ferdinando Petruccelli della Gattina]])
*L'Inghilterra è una nazione di bottegai. ([[Napoleone Bonaparte]])
*L'Inghilterra non è, in fondo, che una vasta, opulenta e vigorosa aristocrazia. ([[Benjamin Constant]])
*L'Inglese è nato per cacciar l'infedele dalle sante pianure, che toccarono quei piedi divini, che per nostra salute furono, son già quattordici secoli, confitti in croce. ([[William Shakespeare]])
*{{NDR|Sulla borghesia inglese}} La domenica il loro libro mastro è la [[Bibbia]], nei giorni feriali la loro Bibbia è il libro mastro. ([[Egon Friedell]])
*La massima del popolo inglese è: ''Business as usual'' {{NDR|Affari come sempre}} ([[Winston Churchill]])
*La politica britannica è fare di tutto il mondo l'Inghilterra. (''[[L'ultimo dei Mohicani (film 1992)|L'ultimo dei Mohicani]]'')
*La placida semplicità dell'ospitalità inglese fa risaltare un po' penosamente quei pranzi americani in cui il personaggio principale occupa tanto posto che quasi non ne rimane più nella stanza. ([[Margaret Halsey]])
*La [[Provvidenza]] ha dato ai [[Francia|francesi]] il dominio della [[terra]], agli inglesi quello del [[mare]] e ai [[Germania|tedeschi]] quello dell'[[aria]].<ref>Per comprendere questa battuta, occorre rammentare che l'autore (tedesco) visse fra il 1763 ed il 1825, quando non esisteva ovviamente una forza militare aviatoria.</ref>([[Jean Paul|Johann Paul Friedrich Richter]])
*La qualità della conversazione inglese è di essere dissossata, così che, almeno per quanto ne ho udito io, essa è tutta forma e niente contenuto. ([[Margaret Halsey]])
*La storia inglese ha sempre avuto un tale fascino per me! Cromwell, Robin Hood, Jack lo squartatore! (''[[Scandalo a Filadelfia]]'')
*Le imprese di navigazione oceanica degli inglesi iniziarono relativamente tardi e con lentezza [...] Ciò nonostante, alla fine furono gli inglesi a imporsi, sconfiggendo ogni rivale e ottenendo un dominio sul mondo costruito sul dominio degli oceani [...] L'Inghilterra diventò così l'erede, l'erede universale del grande risveglio dei popoli europei [...] Qui siamo di fronte a un caso essenzialmente unico. La sua peculiarità, la sua unicità consistono nel fatto che l'Inghilterra compì una trasformazione elementare in un momento storico e in un modo del tutto differenti da quelli delle precedenti potenze marittime, trasferendo cioè veramente la sua esistenza dalla terra all'elemento del mare. ([[Carl Schmitt]])
*– Mettiamo il caso che incontri qualcuno che ti piace a un matrimonio, pensi che ci siano uomini in grado di avvicinarsi a una ragazza e dirle: "Ciao, bella! Mi chiamo Charles, questa è la tua notte fortunata!"<br/>– Be', se esistono non sono certo inglesi... (''[[Quattro matrimoni e un funerale]]'')
*Nella sua storia l'Inghilterra non ha mai partecipato ad alcuna guerra contro l'[[Italia]] e sempre che ha potuto ha aiutato il nostro Paese. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*Nessun inglese capirebbe le mie prime impressioni dell'Inghilterra. Quando sbarcammo [...] mi ritrovai in un mondo al quale reagii con immediata ostilità. In verità, non c'è nulla di più squallido degli acquitrini del Lancashire nelle primissime ore del giorno; mi ricordarono le rive dello [[Stige]]. Negli strani accenti inglesi che mi circondavano, le mie orecchie coglievano voci di demoni. Ma il paesaggio inglese tra Fleetwood e Euston fu peggio. Ancora oggi, dopo molti anni, è, ai miei occhi, un itinerario che si snoda lungo il paesaggio più piatto ed ostile dell'isola. E per un bambino che aveva sempre vissuto sul mare e in vista di alte montagne aveva lo stesso aspetto che suppongo abbia la [[Russia]] per un bambino inglese. Piatte e interminabili, miglia e miglia di terra senza volto mi precludevano il mare, imprigionandomi, soffocandomi! Era tutto fuori posto; steccati di legno anziché muri e siepi, fattorie di mattoni rossi anziché bianche villette, campi troppo vasti, fienili dalla forma strana. Ha ragione il ''[[Kalevala]]'' quando dice che in casa dello straniero il pavimento è pieno di nodi. Oggi la frattura è ricomposta; ma in quel momento concepii per l'Inghilterra un odio che mi ci vollero anni per sanare. ([[C. S. Lewis]])
*Nessuna nazione che sia coscientemente ipocrita potrebbe avere le riserve di forza che gli inglesi hanno ripetutamente mostrato di possedere e la specie di religione che hanno adottato ha senz'altro influito in questo senso, attutendo le loro suscettibilità morali ogni qualvolta fossero in ballo i loro interessi. Altri popoli e altre nazioni si sono spesso comportati assai peggio degli inglesi, ma non sono mai riusciti, per lo meno nella stessa misura, a fare una virtù di ciò che era loro utile. Tutti noi troviamo molto facile scorgere la pagliuzza nell'occhio altrui e ignorare le trave nel nostro, ma forse gli inglesi superano tutti. ([[Jawaharlal Nehru]])
*Non chiedete all'Inghilterra la rinunzia alla egemonia dei mari, che essa è abituata a considerare eterna. ([[Gian Giacomo Felissent]])
*Ogni centro industriale e commerciale possiede ora in Inghilterra una classe operaia divisa in due campi ostili, i proletari inglesi e i proletari irlandesi. L'[[operaio]] inglese medio odia l'operaio irlandese come un concorrente che abbassa il suo livello di vita. Rispetto al lavoratore irlandese egli si sente un membro della nazione dominante, e così si costituisce in uno strumento degli aristocratici e dei capitalisti del suo paese contro l'[[Irlanda]], rafforzando in questo modo il loro dominio su lui stesso. Si nutre di pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro il lavoratore irlandese. [...] L'irlandese gli rende la pariglia, e con gli interessi. Egli vede nell'operaio inglese nello stesso tempo il complice e lo strumento stupido del dominio inglese sull'Irlanda. Questo antagonismo è artificialmente mantenuto e intensificato dalla stampa, dagli oratori, dalle caricature, in breve da tutti i mezzi di cui dispongono le classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell'impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. È il segreto grazie al quale la classe capitalista mantiene il suo potere. E questa classe ne è perfettamente cosciente. ([[Karl Marx]])
*Per questo ho lasciato l'Inghilterra, mi ricordava troppo mia moglie: fredda, cupa e facilmente accessibile per i francesi dal suo tunnel. (''[[The Big Bang Theory (nona stagione)|The Big Bang Theory]]'')
*Perché gl'Inglesi non sono esperti ballerini? Perché non si esercitano: le case sono tanto piccole e deboli che se uno spiccasse una capriola al terzo piano, arrischierebbe di sprofondare come una bomba sino in cucina che è posta sotto terra<ref>Non è un iperbole mia. Ben sovente fra le condizioni d'affitto delle case in Londra v'è quella di non ballare. {{NDR|N.d.A.}}</ref>. Perché gl'Inglesi gestiscono<ref>Gesticolano.</ref> così poco e hanno quasi sempre le braccia incollate al corpo? Per la stessa ragione, io credo: le cameruccie sono tanto piccole che non vi si può quasi gestire senza rompere qualche oggetto, od incomodare qualche persona. ([[Giuseppe Pecchio]])
*Personalmente, io devo troppe cose all'Inghilterra, per quanto riguarda la mia formazione mentale, per sentirmi totalmente estraneo ad essa. E, per quanto io faccia, non posso sbarazzarmi delle abitudini derivanti dalla mia mentalità e dai sistemi e modi di giudicare gli altri paesi, così come la vita in generale, che ho acquistato nelle scuole e nelle università inglesi. Tutte le mie predilezioni (fatta eccezione per il piano politico) sono per l'Inghilterra e per il popolo inglese, e se sono diventato ciò che può definirsi un incrollabile avversario del dominio britannico in India, è stato quasi a dispetto di me stesso. ([[Jawaharlal Nehru]])
*Quando combattemmo per salvare l'Inghilterra nella battaglia di Londra, i nostri piloti caddero in un numero sproporzionato, dando la vita per la causa europea che era la nostra vera causa. Ma subito dopo la guerra scoprimmo che Churchill a Yalta concedeva la Polonia a Stalin. Allora si cercò il modo di sopravvivere a questa sconfitta, a questa ingiustizia. E si trovava questa giustificazione: forse la nostra sofferenza serve a qualcosa. Questo è un pensiero profondamente cristiano. ([[Krzysztof Zanussi]])
*Quel che mi incuriosisce degli inglesi è il loro senso di classicità. Per noi il classico è un concetto antico, che si perde nei millenni della nostra storia; loro invece hanno un'idea di classicità più moderna, che resta al passo coi tempi. E sono abituati da sempre ad esportare tutto e a non importare niente. ([[Paolo Conte]])
*Quella che sul finire del XVII secolo si è distaccata non è, come afferma [[Arnold Toynbee]], una «scheggia tecnica». Un'isola europea, infatti, si staccò dal continente europeo ed un nuovo mondo marittimo, rappresentato dall'isola, si contrappose a quello della terraferma: fece così da contrappeso al mondo terraneo e tenne nelle proprie mani come in una bilancia l'equilibrio della terra e quindi la pace del mondo. Questo fu il risultato di una concreta risposta all'appello degli oceani che si aprivano. Su quest'isola d'Inghilterra, che aveva seguito l'appello degli oceani ed aveva compiuto il passo verso un'esistenza marittima, comparvero all'improvviso le prime macchine. ([[Carl Schmitt]])
*Questo secolo, si dice, è il secolo della filosofia [...]. Tutti sembrano oggi occuparsi della ricerca della [[verità]]: ma c'è un solo paese dove la si possa pubblicare impunemente, ed è l'Inghilterra. ([[Claude-Adrien Helvétius]])
*{{NDR|In Inghilterra}} Qui la [[povertà]] è [[vergogna]] che nessun merito lava. ([[Ugo Foscolo]])
*Se dovessimo venire trascinati in una guerra europea, ogni famiglia in Inghilterra sarebbe in lutto e non solo per la perdita dei nostri cari ma di un intero stile di vita che apprezziamo e alimentiamo da un migliaio di anni. ([[Anne Perry]])
*Sono le nature molto diverse: li [[Spagna|spagnoli]] omini temperati e maturi e pazientissimi di ogni disagio; li inghilesi bestiali, disordinati, non atti a durare lungamente fatica, e consumatori di molte vettovaglie. ([[Francesco Guicciardini]])
*Sulla natura dell'Inghilterra non dico nulla! Pare che essa non esista e che sia coltivata in modo che tutto cresca e viva secondo un programma. Gli uomini l'hanno dominata e hanno livellato le sue caratteristiche. I campi sono come ''parquets'' dipinti: con gli alberi e con l'[[erba]] è stato fatto lo stesso lavoro che con i [[cavallo|cavalli]] e con i buoi. L'erba ha l'aspetto, il colore e la morbidezza del velluto. Nei campi non trovi un pugno di terra incolta, nei parchi non c'è un cespuglio nato spontaneamente. E gli animali subiscono la stessa sorte. Sono tutti di razza: [[pecora|pecore]], cavalli, buoi e [[cane|cani]]. ([[Ivan Aleksandrovič Gončarov]])
*Un buon inglese non scherza mai, quando si tratta di una cosa seria come una scommessa. ([[Jules Verne]])
*Un popolo che pensa col culo. ([[Benito Mussolini]])
*Un'indifferenza alla logica, laddove possa condurre facilmente a gravi affanni, è una delle più spiccate peculiarità inglesi. ([[Winston Churchill]])
*Uno dei deliziosi aspetti della primavera inglese è che ha dei giorni, anzi, è quasi del tutto composta di giorni in cui, al tramonto, la temperatura è tale da rendere gradevole un fuoco, anzi persino necessario. ([[P. G. Wodehouse]])
*Uno dei vantaggi dell'Inghilterra, sui paesi che hanno un clima ragionevole è quello di permettere più di una volta all'anno l'esclamazione: "questo è il primo giorno di primavera!" ([[Jan Struther]])
*V'è una qualità soprattutto onde primeggiano gl'Inglesi, come già le schiatte dalle quali generalmente uscirono; e questa è il loro grande amore alla vita domestica. Ove un Inglese abbia famiglia, più quasi non si curerà di altra compagnia. Per avere un posto che possa dire veramente suo, egli attraversa i mari e va a stabilirsi nelle praterie americane, o nelle foreste vergini, e là fabbrica la sua casa. La solitudine del deserto non lo atterrisce; la compagnia della moglie e de' figliuoli basta ad ogni suo desiderio; e più non cura d'altro. ([[Samuel Smiles]])
*Va bene, giacché volete così, si lascino le nostre ossa in questo grigio paese, dove fa sempre freddo, dove il bel tempo è nebbia, la nebbia pioggia, la pioggia diluvio; dove il sole somiglia alla luna, e la luna a una forma di cacio. ([[Alexandre Dumas padre]], ''[[Vent'anni dopo]]'')
===[[Charles Dickens]]===
*Bere gin è un grande vizio inglese, ma miseria e sporcizia sono peggiori.
*C'è nell'inglese una combinazione di qualità, una modestia, un'indipendenza, una responsabilità, un riposo, combinati con l'assenza di tutto ciò che possa fare arrossire una fanciulla, che si cercherebbero invano tra le nazioni della terra.
*L'unico grande principio della legge inglese è di fare affari. Nessun principio, con tutti gli angusti rigiri, viene mantenuto con più distinzione, sicurezza e logicità.
===[[Vincenzo Gioberti]]===
*È un popolo di trenta milioni di anime, campato sopra un'isola di tenuta mediocre, sterile e boreale; e tuttavia ha l'imperio del mare e divide colla Russia il principato del continente. Ella acquistò una potenza così smisurata coll'azione estrinseca, mediante la quale seppe volgere a proprio vantaggio le forze degli altri popoli, assai meno colle armi che colle idee e colle opere civili. Come l'uomo, debolissimo fra gli animali, riesce pure coll'individuale ingegno a domare e usufruttuar le fiere e la natura, così la Gran Bretagna coll'ingegno politico si è, per così dire, infeudata la metà del mondo civile e barbarico, procacciandosi una signoria cosmopolitica di traffichi, di leghe, di compagnie, di clientele, d'influssi, di aderenze.
*L'Inghilterra, che fra le nazioni moderne di Europa è sola dotata di viril senno, si è resa capace di due veri importantissimi: l'uno che la libertà politica dei vari popoli giova a tutti, l'altro che la libertà economica non pregiudica a nessuno.
*Più restia di tutti al corso comune è la Gran Bretagna, stante la sua qualità d'isola, per cui ella può dirsi la Sicilia di Europa, come la Sicilia è l'Inghilterra d'Italia: vaghissima di far casa in disparte e poco tócca o commossa dalle esterne vicissitudini.
==[[Proverbi italiani]]==
*Con gli inglesi i grandi servigi, coi [[Francia|francesi]] i riguardi, e con gl'[[italia]]ni le maniere.
*L'italiano è cerimonioso nella religione, il [[Germania|tedesco]] serio, l'inglese devoto, il francese zelante, lo [[Spagna|spagnolo]] superstizioso.
*L'italiano è nei consigli acuto, il tedesco lento, l'inglese ardito, il francese pronto, lo spagnolo cauto.
*L'italiano nel matrimonio è carceriere, il tedesco padrone di casa, l'inglese sottomesso, il francese libero, lo spagnolo tiranno.
*La Francia è il paese delle mode, l'Inghilterra delle stravaganze, la Spagna degli antenati, l'Italia delle pompe, e la Germania dei titoli.
*Quando l'Italia suona la chitarra, la Spagna le nacchere, la Francia il liuto, l'Irlanda l'arpa, la Germania la tromba, l'Inghilterra il violino, l'[[Olanda]] il tamburo, nulla è uguale ad esse.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Kenneth O. Morgan, ''History of Britain – c55 B.C. – 1485'', Oxford University Press, 1985, ISBN 0-7221-6602-8
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Londra]]
*[[Tamigi]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}}
[[Categoria:Luoghi del Regno Unito]]
39skya9mvp2tmnprxbk6ez7h9ygs9p6
Linguaggio
0
3513
1428128
1412431
2026-10-02T13:27:46Z
Gaux
18878
/* Citazioni */ Giulio Bertoni: lingua e linguaggio
1428128
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Human Language Families (wikicolors).png|thumb|Mappa mondiale delle famiglie di linguaggi]]
Citazioni sul '''linguaggio''' e le '''lingue'''.
==Citazioni==
*A ogni emozione che devia dal nostro stato d'animo normale, corrisponde, nel linguaggio, una deviazione dal modo di esprimersi consueto; e viceversa, da un modo linguistico che devia dall'uso normale si inferisce uno stato psichico inconsueto: insomma quella particolare espressione linguistica riflette una particolare condizione dello spirito. ([[Leo Spitzer]])
*Ad opera del linguaggio è sorta una comunanza, una comunanza del sapere e quindi del volere mai prima esistita. ([[Konrad Lorenz]])
*Avverrà sempre che il linguaggio darà il massimo di sé quando si misurerà con l'inesprimibile. ([[Gerhard Ebeling]])
*Bella proprietà e grande ricchezza ad una lingua è l'avere altrettanti vocaboli quante sono le varie idee o concomitanti o accessorie, dalle quali vien sempre accompagnata la principale, ossia la caratteristica, e gran segno di povertà è il rimanersi allo schietto necessario de' vocaboli che esprimono una generalità. ([[Giuseppe Grassi (lessicografo)]])
*Certe prose non paiono tappe nella storia di una lingua, ma forme cristallizzate di un idioma fuori dal tempo. ([[Nicolás Gómez Dávila]])
*Ciascuna lingua, sotto l'aspetto delle relazioni intellettuali, è un vocabolario di metafore sbiadite. ([[Jean Paul]])
*Ciò che chiunque voglia deliberatamente nascondere, sia solamente nei confronti degli altri, sia nei confronti di sé stesso, anche ciò che inconsciamente egli porta dentro di sé, viene svelato dal suo linguaggio. ([[Victor Klemperer]])
*Colui che non sa le lingue straniere, non sa nulla della propria. ([[Johann Wolfgang von Goethe]])
*Come il cranio e il sangue, la lingua di un popolo non può essere cambiata secondo il volere di qualcuno e nemmeno «camuffata». ([[Simion Mehedinți]])
*Come un'innumerevole moltitudine di chiese e monasteri, colle loro cupole, le loro guglie, le loro croci, è disseminata per la santa e pia terra di Russia; cosí un'innumerevole moltitudine di stirpi, di generazioni, di popoli si affolla, svaria e si agita sulla faccia della terra. E ciascun popolo, che porta in sé il pegno delle sue forze, riboccante di spirituali forze creatrici, di spiccate caratteristiche proprie, e di tutto quello che ha avuto in dono da Dio, ciascuno in maniera originale si differenzia dagli altri con un suo proprio linguaggio, nel quale, qualunque cosa esprima, riflette nel modo di esprimerla un lato dell'indole che gli è propria. ([[Nikolaj Vasil'evič Gogol']])
*Credo che l'originalità del linguaggio, l'assoluta indipendenza delle idee e la volontà di aprirsi agli altri siano valide alternative ai Muri. Di qualsiasi tipo essi siano. ([[Krzysztof Penderecki]])
*Credo che sia molto importante usare un linguaggio semplice, piano e comprensibile. Il telegiornale vive di comprensibilità. Non leggere testi preconfezionati ci permette di essere (e di apparire) più diretti, quasi stessimo parlando con chi ci guarda da casa. ([[Cesara Buonamici]])
*Delle opere umane, il linguaggio è la più grande – un tappeto in cui l'intero mondo è intessuto e disegnato. ([[Ernst Jünger]])
*Dietro una lingua ci sta una [[letteratura]], e dietro una letteratura c'è un gusto, una civiltà. E l'[[Italia]] è grande perché vuol essere europea, non perché vuol vivere una sua gretta vita di provincia: quando si parla di romanità, si esprime con tale parola questa aspirazione all'influenza universale, non solo nel campo politico, ma anche nel campo culturale. ([[Luigi Russo]])
*Dove non esiste il culto dell'Idioma, non vi sono, né possono esservi, Popolo e Nazione. ([[Umberto Silvagni]])
*È possedendo un patrimonio di vocaboli che si impara a parlare una lingua. È quello che si fa con i propri figli quando si insegna loro a parlare: si insegnano le parole, non la grammatica, i verbi irregolari e la letteratura. Ed è così che io ho imparato le lingue. ([[Piero Angela]])
*– Ecco, il linguaggio si è sviluppato con uno scopo, è cioè di? [...]<br />– Ahm... Eh... Di... comunicare?<br />– No! Di rimorchiare le donne! (''[[L'attimo fuggente]]'')
*Finché la lingua è ricca di sole opere originali, gli scrittori usano i costrutti e le espressioni già accettati, e plasmano i propri pensieri in una forma nota e spesso del tutto appiattita dall'uso. ([[Vasilij Andreevič Žukovskij]])
*Gli uomini parlano lingue diverse e reciprocamente inintelligibili, perché il punto di riferimento e la norma divina, valevole per ogni uomo, per ogni tempo e per ogni condizione, sono venuti a crollare. ([[Carlo Gnocchi]])
*I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. ([[Ludwig Wittgenstein]])
*Il fatto che la nostra lingua degradi è spiegabile: si tratta di un patrimonio comune, ma il confronto con il passato ci dice che c'è stato un progresso rispetto a 30-40 anni fa, quando usavamo molto di più il dialetto, o rispetto al periodo postunitario, quando era circa il 10 per cento della popolazione a usare l'italiano; mentre ora che tutti lo parlano (fondandosi peraltro sul modello televisivo) qualche colpo all'eleganza è spiegabile. ([[Pietro Trifone]])
*Il limite del linguaggio si mostra nell'impossibilità di descrivere il fatto che corrisponde a una proposizione (che è la sua traduzione) senza appunto ripetere la proposizione. ([[Ludwig Wittgenstein]])
*Il linguaggio è attività conoscitivo-pratica; la [[parola]] è la forma in cui il soggetto intelligente si attua, esiste, vive la sua intelligenza nella vita sociale. Al modo stesso che ogni atto, in quanto è sentito da chi lo compie e risentito da chi vi assiste, «esprime» la subiettività – la fa presente all'attore come sentimento (coscienza) dell'io, allo spettatore come sentimento (rivissuto) d'un altro io –, identicamente il linguaggio, nella sua pura presenza fonetica e morfologica, prima di rappresentarci, diventando strumentale<ref>Nel testo "stumentale".</ref>, gli oggetti e i soggetti (obbiettivati) di cui parla, ossia i significati, esprime i sentimenti e il volere che attua: prima di valere per i contenuti, vale per la forma. ([[Adelchi Baratono]])
*Io credo fermamente che la grammatica s'abbia ad insegnare a chi sa praticamente la lingua. S'impara a combinare infinitamente prima su lo scacchiere, e poi sul libro; datemi il libro prima dello scacchiere, ed io diverrò dottore e ignorante ad un tempo: la teoria insomma deve nella lingua, come forse in tutte le discipline, succedere alla pratica, perché non s'hanno mai nozioni generali e quindi regole sicure, senza risalirvi per le particolari. ([[Ugo Foscolo]])
*L'amore per le parole, il gusto del linguaggio, la certezza che non sia un mezzo di comunicazione ma un luogo di verità e comunione, uno spazio in cui il mondo si raccoglie e che quindi dobbiamo sforzarci di curare e parlare bene, è questo ciò che unisce antichi e moderni contro la com dei tecnocrati, le bombe dei teocrati e i nitriti dei fanatici ambientalisti. ([[Fabrice Hadjadj]])
*La favella di un popolo vale a tener salda la compàgine nazionale più assai di mille leggi e di mille costituzioni. ([[Aldo Gabrielli]])
*La lingua che usiamo è il biglietto da visita più accurato. Dalle parole che uno adopera, da come si esprime è possibile capire se uno è educato o no, intelligente o stupido, arrogante o modesto, creativo o burocrate, ostile o innamorato, viaggiatore o sedentario... tutto questo, volendo, si può dedurre dal modo in cui uno parla, dalla lingua che adopera. La lingua identifica le persone vive, come il DNA i morti. È il particolare personale che sparisce per ultimo. Quando uno chiude gli occhi per sempre, spesso quello che si ricorda a lungo sono le ultime parole pronunciate. ([[Azra Nuhefendić]])
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «linguaggio», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. ([[Giulio Bertoni]])
*La lingua non è [[logica]], e non può andar soggetta a trattamento logico. Il linguaggio non ci dà concetti, bensì soltanto intuizioni, ciascuna delle quali ha il suo individuale e momentaneo valore e vuole essere giudicata a sé. Si potranno poi in seguito coordinare le proprie osservazioni e conclusioni per mettere in evidenza ciò che v'ha di simile e di comune, caso per caso, come converrà meglio; ma una disposizione scientifica non si potrà mai e poi mai trovare, e sarebbe perciò tempo si smettesse di cercarla. ([[Karl Vossler]])
*Le lingue diventano ricche, corrette, leggiadre come si accrescono i bisogni degli uomini, come la civiltà ingentilisce l'espressione delle idee, come lo studio ordina l'uso e la collocazione delle parole. Ma la vivacità è dote nativa e spontanea delle favelle; e non solamente nel paragone delle condizioni di ogni popolo i primitivi parlari trovansi essere stati più o meno vivi come più o meno furono favorevoli le influenze del clima, delle religioni, degli abiti sociali e morali, ma in una medesima lingua le espressioni che appartengono all'infanzia di essa, quelle che furono il prodotto necessario del più necessario colloquio, soprastanno nel rispetto di quella virtù alle maniere di dire create in tempo di maggiore abbondanza e libertà di vocaboli. ([[Giuseppe Manno]])
*Lo studio della Storia e il culto dell'Idioma generano il sentimento nazionale, lo custodiscono, lo ravvivano e vietano di tollerare offese alla dignità della Patria. ([[Umberto Silvagni]])
*Il linguaggio è l'abito del [[pensiero]]. ([[Samuel Johnson]])
*Il linguaggio è la casa dell'essere e nella sua dimora abita l'uomo. ([[Martin Heidegger]])
*Il linguaggio è un essere vivente che abita in te, e se lo accarezzi e lo fai giocare ti dà felicità. ([[Giuliano Scabia]])
*Il linguaggio è una creazione costante di mondi alternativi. [...] L'incertezza di significato è [[poesia]] incipiente. ([[George Steiner]])
*Il linguaggio è la madre, non l'ancella del pensiero. ([[Karl Kraus]])
*Il linguaggio non è una cintura di castità, ma un mezzo per comunicare. ([[Ezra Pound]])
*Il linguaggio non serve quando si tratta di dire la verità, di comunicare qualcosa, il linguaggio permette a chi scrive soltanto l'approssimazione, sempre e soltanto la disperata e quindi anche dubbia approssimazione all'oggetto, il linguaggio non riproduce che un'autenticità contraffatta, un quadro spaventosamente deformato, sebbene chi scrive si dia un gran da fare, le parole calpestano e deformano tutto, e sulla carta trasformano la verità assoluta in menzogna. ([[Thomas Bernhard]])
*Il linguaggio non si riferisce alla generalità dei concetti ma getta le basi di un possesso comune. ([[Emmanuel Lévinas]])
*Il linguaggio opera interamente nell'ambiguità, e la maggior parte del tempo non sapete assolutamente nulla di ciò che dite. ([[Jacques Lacan]])
*Il linguaggio permette di cogliere l'ambiente che ci circonda e innumerevoli fenomeni che altrimenti sarebbero caotici, angosciosi e sfuggirebbero all'esame, all'osservazione, alla consapevolezza e al controllo. Parlare di qualcosa consente di poterlo controllare, di comprenderlo, di distaccarsene e di riflettere – il linguaggio come formula di scongiuro. ([[Gerard Unger]])
*Il linguaggio umano è proprio così, un insieme di parti eccessive e di parti insignificanti, che si compensano, regolandosi fra loro. ([[Machado de Assis]])
*Il [[passato]] se si ha una forte creatività, può dire tutto. Non c'è linguaggio che in mano a una fantasia creativa, a una grande immaginazione, non si trasformi. ([[Salvatore Sciarrino]])
*Il pensiero concettuale è nato di pari passo con il linguaggio. ([[Konrad Lorenz]])
*Il [[potere]], oggi, è di chi controlla la [[televisione]]: che crea le mitologie del momento, fortunatamente solo istantanee, non perenni. Le immagini trasmesse sono selezioni preventive, regie a effetto speciale: "realtà" che fanno dell'inganno il loro linguaggio. Come avverte [[George Orwell|Orwell]], il linguaggio politico è un artificio per far sembrare vere le menzogne. È l'idea che affiora nei miei film, fin da ''Papà è in viaggio d'affari''. ([[Emir Kusturica]])
*In altre parole, può darsi che sia stato il linguaggio a creare l'uomo, anziché l'uomo a creare il linguaggio. ([[Jacques Monod]])
*L'ultimo grido della moda universitaria sembra sia la rinuncia alle lingue nazionali. Tutto in inglese. Così, si dice, si attirano gli studenti stranieri e gli studenti locali fanno un percorso, da subito; internazionale. Sarà, ma qualcosa mi preoccupa. Adeguarsi a una lingua imperiale è un atto saggio e funzionale a molti scopi pratici. Ma così la tutela delle culture europee perde di senso, e il plurilinguismo non è una risposta. Le lingue sono l'essenza di tradizioni e culture: via le lingue, addio. ([[Giuseppe Galasso]])
*L'uomo agisce come se fosse lui a forgiare e a dominare il linguaggio, mentre è il linguaggio che resta signore dell'uomo. [...] Il linguaggio è il più alto e, ovunque, il più importante di quei consensi che gli esseri umani non sanno mai articolare valendosi soltanto dei propri mezzi. ([[Martin Heidegger]])
*La civiltà dell'immagine in genere usa la lingua per formulare slogan e non ragionamenti. ([[Cesare Segre]])
*La creazione di un linguaggio genera di per sé una mitologia, perché creazione della lingua e creazione della mitologia sono funzioni correlate. ([[John Ronald Reuel Tolkien]])
*La cultura può essere borghese o socialista, mentre la lingua, come mezzo di comunicazione, è sempre una comune lingua nazionale e può servire sia la cultura borghese che quella socialista. Non è un fatto che le lingue russa, ucraina, uzbeka, oggi servono la cultura socialista di queste nazioni, proprio come servivano le loro culture borghesi prima della Rivoluzione d'Ottobre? Questo vuol dire che si sbagliano profondamente questi compagni, affermando che l'esistenza di due differenti culture porti alla formazione di due lingue diverse e alla negazione della necessità di una lingua unica. ([[Iosif Stalin]])
*La forma elementare della comunicazione è il linguaggio. Non ho alcuna indulgenza per chi disprezza la lingua parlata. [...] Parlano molto di comunicare con gli altri, ma non si preoccupano per nulla di imparare la forma più elementare di comunicazione che è il linguaggio. Ci sono altri modi di comunicare oltre che passarsi una sigaretta di marijuana o scopare, e d'altronde mi auguro che si dedichino a questa seconda attività piuttosto che alla prima! ([[Joseph L. Mankiewicz]])
*La lingua, come la realtà, è vendicativa: o la pensi o sei pensato. E se sei pensato, sei fritto. ([[Aldo Busi]])
*La lingua della paura dice chi sei. È lì che abita la nostra identità profonda. È quella lingua, che viene alla coscienza senza controllo da un luogo remoto, a definire chi siamo. Di questo sono certa, pensavo ascoltando le telefonate dei bambini che chiamano casa dal bus perché qualcuno sta minacciando le loro vite. Hanno paura in Italiano. Sono bambini italiani. ([[Concita De Gregorio]])
*La lingua esiste per servire il pensiero, non per esser conservata in un museo. ([[Ezra Pound]])
*La lingua, ricchezza dell'uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre. Che con il tempo evolvano, si traformino, si dimentichino e rinascano, che talora la loro trasgressione divenga fonte di maggiore fecondità, non esclude affatto che prima di prendersi la libertà del gioco e del cambiamento occorra aver dichiarato loro piena sudditanza. ([[Muriel Barbery]])
*La storia delle lingue è in gran parte una storia di estinzione. ([[John McWhorter]])
*Le traduzioni arricchiscono la lingua. La differenza di governi e costumi necessariamente produce una differenza anche nelle lingue: le traduzioni, facendoci conoscere le concezioni di altri popoli, ci fanno conoscere nel contempo anche i segni mediante i quali essi esprimono le proprie concezioni; impercettibilmente per loro tramite passa nella lingua una moltitudine di costrutti, forme, espressioni appena decenti, poi sopportabili, che poi si trasformano in pecularietà. ([[Vasilij Andreevič Žukovskij]])
*[[Ludwig Wittgenstein]] ricordava giustamente che i confini del mio linguaggio determinano i confini del mio mondo. Il che significa che tanto più si arricchisce il mio linguaggio, tanto più aumenta la mia possibilità di fare esperienza del mondo. ([[Massimo Recalcati]])
*Ma quella lingua si chiama d'una patria, la quale converte i vocaboli ch'ella ha accattati da altri, nell'uso suo, ed è sì potente, che i vocaboli accattati non la disordinano ma la disordina loro, perché quello ch'ella reca da altri, lo tira a se in modo, che par suo. ([[Niccolò Machiavelli]])
*Meno si capisce una lingua, e più si è sensibili alla melodia o all'asprezza dei suoi suoni. ([[Thomas de Quincey]])
*Molti stati mentali complessi si trasmettono meglio con gesti che con frasi, mentre altri sembrano sottrarsi completamente al linguaggio verbale. I tentativi di comunicare sentimenti sottili o elusivi lasciano in tutti noi un senso di inadeguatezza del linguaggio. La [[poesia]], dopo tutto, è un tentativo di trasmettere sentimenti, umori, stati d'animo, e persino pensieri che sono difficili da afferrare e che sembrano sfidare il linguaggio in prosa. E in effetti alcuni sentimenti eludono del tutto il linguaggio, e persino la poesia. L'arte e il silenzio cominciano là dove la parola ci abbandona. (''[[Quando gli elefanti piangono]]'')
*Nei linguaggi umani non c'è proposizione che non implichi l'universo intero. ([[Jorge Luis Borges]])
*Nel linguaggio vi è solo debolezza. (''[[Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad]]'')
*Nella vostra interlocuzione piú corrente, il linguaggio ha un valore puramente fittizio, prestate all'altro la sensazione che siete sempre lí, cioè che siete capaci di dare la risposta che si attende, e che non ha alcun rapporto con alcunché sia possibile approfondire. I nove decimi dei discorsi effettivamente tenuti sono a questo titolo completamente fittizi. ([[Jacques Lacan]])
*Non butterei tutta la responsabilità sui giovani perché il turpiloquio non è più appannaggio dei giovani. Però è vero: la parolaccia è brutta da sentire ma se diventa un intercalare comune si depotenzia. E quando poi vogliamo usare una parolaccia vera, che facciamo? È una zona di eversione del linguaggio che dovrebbe continuare a esistere — mentre i giovanilismi sono come i brufoli, poi passano: la lingua è in movimento, è un organismo vivo che si evolve. ([[Silvia Ballestra]])
*Non esistono linguaggi puri. Un linguaggio è vivo fin che è in evoluzione, fin che sa accogliere stimoli e aperture. Oggi invece le nostre orecchie sono sempre più chiuse, distratte, conformiste. ([[Salvatore Sciarrino]])
*Non esistono lingue morte ma solo cervelli in letargo. ([[Carlos Ruiz Zafón]])
*Non posso considerare [[libertà|libero]] un essere che dentro di sé non nutra il [[desiderio]] di sciogliere i legami del linguaggio. ([[Georges Bataille]])
*Parlo un linguaggio che io solo capisco, nessun altro, così come ognuno parla soltanto il proprio linguaggio, e quelli che credono di capire sono degli imbecilli oppure dei ciarlatani. ([[Thomas Bernhard]])
*Quella necessità, ch'è la maggior maestra delle lingue. ([[Pietro Giannone]])
*Se effettivamente la [[parola]] è, come dice [[Gorgia]], un potente signore, il linguaggio tuttavia opera sempre secondo strutture di negazione che erodono quel potere. Il potente signore, insomma, è anche un servo incatenato. ([[Simon Critchley]])
*Se non possiedi la struttura della tua lingua non sei in grado di imparare le altre, per questo le campagne a favore dell'inglese non hanno senso se non si legano a un miglioramento dell'italiano. ([[Cesare Segre]])
*Senza il linguaggio l'uomo non avrebbe creato la civiltà, senza di esso saremmo rimasti allo stadio animale più primitivo: e più evolviamo, più evolve il nostro linguaggio, più si struttura e meglio ci permette di interrogare il mondo e ci fornisce i mezzi per comprenderlo tramite le parole e i nomi che diamo alle cose. È il linguaggio la magia che crea queste cose straordinarie che sono gli individui e le collettività; senza il linguaggio anche noi due qui non potremmo scambiarci le nostre reciproche visioni del mondo e forse costruirne una comune. Dunque, chi controlla il linguaggio controlla sia l'individuo sia la società e questo nella Storia i regimi lo hanno sempre ben compreso: non a caso hanno sempre imposto una lingua comune, centralizzata, strutturata da loro, insegnata nelle scuole e veicolata in ogni ambito della società. ([[Boualem Sansal]])
*Spinto dalla sua straordinaria visione e dalla consapevolezza emotiva delle capacità della lingua, di conferire la vita e di determinarla, [[Wilhelm von Humboldt|Humboldt]] avanza l'idea che il linguaggio possa essere avverso all'uomo. ([[George Steiner]])
*Studiando le lingue del mondo, studiate anche il linguaggio dell'anima. (''[[Tralci d'una terra forte]]'')
*Tagliata fuori dalla futurità, la ragione si seccherebbe. [...] Chiusa la porta sul futuro e su tutta la percezione, ogni conoscenza diventa inerte. [...] È soltanto tramite il linguaggio, e forse tramite la musica, che l'uomo può affrancarsi dal tempo, può vincere provvisoriamente la presenza e il presente della propria morte puntuale. ([[George Steiner]])
*Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura [...]. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e [[Torre di Babele|una torre]], la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. (''[[Genesi]]'')
*Tutto può cambiare, ma non il linguaggio che ci portiamo dentro, come un mondo tutto esclusivo e alla fine paragonabile all'utero della propria [[madre]]. ([[Italo Calvino]])
*Un fonarsi e un affonarsi continuo: la lingua è suono, concerto di brevi e di lunghe. I tempi danno il sentimento. Così, il disegno cominciò a formarsi piano piano per gemmazioni, sentivo che dovevo far accadere una discesa agl'inferi e misurarmi con l' altro mondo. ([[Giuliano Scabia]])
*''Un populu | mittitulu a catina | spugghiatulu | attuppatici a vucca | è ancora libiru. || Livatici u travagghiu | u passaportu | a tavola unni mancia | u lettu unni dormi | è ancora riccu. || Un populu, diventa poviru e servu | quannu ci arrubbano a lingua | addutata di patri: è persu pi sempri.'' ([[Ignazio Buttitta]])
:Un popolo rimane libero anche se lo mettono in catene, se lo spogliano di tutto, se gli chiudono la [[bocca]]; un popolo rimane ricco anche se gli tolgono il lavoro, il passaporto, la tavola su cui mangia, il letto in cui dorme. Un popolo diventa povero e servo quando gli rubano la lingua ereditata dai padri: allora sì, è perso per sempre!
*Una civiltà capitalista fondamentalista come la nostra ha bisogno di cancellare i meccanismi più profondi del linguaggio, perché con il linguaggio viene la riflessione, la critica e un senso estetico. Il linguaggio è minacciato perché è una minaccia, bisogna comprendere questo: se ci insediamo nelle ricchezze naturali del linguaggio, costituiamo una grande minaccia. ([[Ivonne Bordelois]])
*Una lingua è uno strumento d'informazione, - serve a sapere quanto più si può; ma è anche uno strumento di comunicazione, - serve a trasmettere quanto più si può. Ma è anche uno strumento identitario, anzi lo strumento identitario più possente che esista. Ossia: uno è la lingua che parla. Se non la parla, non la legge e non la scrive più, l'identità va a farsi benedire. ([[Alberto Asor Rosa]])
*Una lingua si altera o nell'interna struttura delle parole, o nell'integrità delle sue forme grammaticali. Le parole antiquandosi tendono a surrogare alle consonanti gagliarde e dure le deboli e dolci, alle vocali sonore le sorde dapprima, poi le mute; i suoni pieni s'estinguono poc'a poco e si perdono, le finali dispajono, le parole si contraggono ; in conseguenza le lingue divengono meno melodiose ; voci che lusingavano e riempivano l'orecchio, non offrono più che un senso mnemonico e quasi una cifra. Né basta. Il cambiamento, oltre snaturar le voci, estendesi alle forme grammaticali, che sono l'anima delle lingue, di cui le parole non sono che il corpo. ([[Cesare Cantù]])
*Una lingua strettamente universale, qualunque ella mai si fosse, dovrebbe certamente essere di necessità e per sua natura, la più schiava, povera, timida, monotona, uniforme, arida e brutta lingua, la più incapace di qualsivoglia genere di bellezza, la più impropria all'immaginazione, e la meno da lei dipendente, anzi la più da lei per ogni verso disgiunta, la più esangue ed inanimata e morta, che mai si possa concepire; uno scheletro un'ombra di lingua piuttosto che lingua veramente. ([[Giacomo Leopardi]])
===[[Emil Cioran]]===
*Non si abita un paese, si abita una lingua. Una patria è questo, e niente altro.
*Perdere il sonno e cambiare lingua. Due prove, l'una indipendente da sé stessi, l'altra deliberata. Da soli, faccia a faccia con le notti e con le parole.
*Una lingua è un continente, un universo e chi se lo appropria è un conquistatore.
==[[Proverbi italiani]]==
*Chi parla due lingue è doppio uomo.
*Chi conosce molte lingue, è lodato e amato da tutti.
*Chi sa le lingue va in ogni dove.
*Il [[lingua latina|latino]] è la lingua di cucina dei dotti.
*L'uso nelle lingue è un tiranno.
*La lingua è la colla dei popoli.
*La lingua è la pittura del pensiero.
*La lingua unge e il dente punge.
*Lingua senese in bocca pistoiese.
*Lingua toscana in bocca romana.
*Lingua uguale fa uguaglianza d'animo.
*Lingue straniere, stranieri costumi.
*Ogni lingua vale un uomo.
*Per la lingua si langue.
*Quattro lingue sono comuni nel mondo: mentire, bestemmiare, calunniare, prometter molto e dar poco.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Annarosa Selene, ''Dizionario dei proverbi'', Pan libri, 2004. ISBN 8872171903
==Voci correlate==
*[[Neologismo]]
*[[Origine del linguaggio umano]]
*[[Parlare]]
*[[Parola]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|wikt|preposizione=sul|v=Facoltà:Lingue e letterature straniere}}
[[Categoria:Linguaggio]]
[[Categoria:Linguistica]]
b3jfgro6r460xabamlo267uqrbu2z3x
Giovanni Berchet
0
3731
1428204
1367963
2026-10-03T06:41:40Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giovanni Berchet */ Giulio Bertoni
1428204
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Giovanni Berchet.JPG|thumb|Giovanni Berchet]]
'''Giovanni Berchet''' (1783 – 1851), poeta e scrittore italiano.
==Citazioni di Giovanni Berchet==
*{{NDR|A proposito della bandiera austriaca}} ''Il giallo ed il nero | colori esecrabili | a un italo cor''. (da ''Matilde''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 380.</ref>)
*''La faccia sua sì bella | la disfiorò il dolor: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/747#c1974|p. 715]].</ref>)
*''La guancia sua sì bella | più non somiglia un fior: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV/>)
*[...] ''Remote | ah! non son le [[Vendetta|vendette]] del vinto; | oggi ei fugge, doman vi percote.''<ref>Da ''I Profughi di Parga'', [[s:I profughi di Parga/Parte II|parte II, ''Il Racconto'']], III, vv. 90-92.</ref>
*Tutti gli uomini, da [[Adamo]] in giù fino al calzolaio che ci fa i begli stivali, hanno nel fondo dell'anima una tendenza alla [[poesia]]. (dalla ''Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo'')
*''Un popol diviso per sette destini, | In sette spezzato da sette confini, | Si fonde in un solo, più servo non è.'' (da ''All'armi! All'armi!''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 378.</ref>)
*Veggo lo scrittorello, colui il quale vende ognora a gran prezzo ciò che val nulla: se stesso e i suoi giudizi. (da ''Scritti critici e letterari'')
==''Il romito del Cenisio''==
===[[Incipit]]===
<poem>Viandante alla ventura
L'ardue nevi del Cenisio
un estranio superò;
E dell'itala pianura
Al sorriso interminabile
Dalla balza s'affacciò.</poem>
===Citazioni===
*''Maledetto | chi s'accosta senza piangere | alla terra del dolor!''
*''Come il mar su cui si posa | sono immensi i guai d'[[Italia]] | inesausto è il suo dolor''.
*''Da quest'Alpi infino a Scilla | è delitto amar la [[patria]], | è una colpa il sospirar''.
==''Le fantasie''==
*''Dove che venga l'[[esilio|Esule]] | sempre ha la patria in cor.'' (parte I; p. 27)
*''L'han giurato. Gli ho visti in Pontida | convenuti dal monte, dal piano. | L'han giurato; e si strinser la mano | cittadini di venti città''. (parte I; p. 31)
*''[[Libertà]] non fallisce ai volenti. | Ma il sentier de' perigli ell'addita; | ma promessa a chi ponvi la vita, | non è premio d'inerte desir.'' (parte I; p. 34)
*''Non la siepe che l'orto v'impruna | e il confin dell'Italia, o ringhiosi; | sono i monti il suo lembo; gli esosi | son le torme che vengon di là.'' (parte III; p. 50)
*[...] ''fidi all'infame gara | di chi più alacre a opprimere | o chi 'l sia più a servir''. (parte V; p. 75)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Ballate e romanze''===
<poem>Per entro i fitti popoli;
Lungo i deserti calli;
Sul monte aspro di gieli;
Nelle inverdite valli;
Infra le nebbie assidue;
Sotto gli azzurri cieli;
Dove che venga, l'Esule
Sempre ha la [[patria]] in cor.</poem>
===''Opere: Scritti critici e letterari''===
====''Lettera sul dramma'' Demetrio e Polibio ''cantato nel teatro Carcano''====
<div align=right>Di [[Milano]], il dí 27 luglio 1813.</div>
Non ho fatto risposta prima d'ora alla tua dimanda intorno al merito dell'opera seria Demetrio e Polibio, perché il giudicio mio in fatto di musica, non potendo io derivarlo, come sai, da conoscenza alcuna dell'arte, sarebbe forse parso intempestivo anche a me medesimo, se per indurmi a proferirlo avessi stimato sufficiente il suffragio delle prime sensazioni del cuor mio.
====''Sul'' Cacciatore feroce ''e sulla'' Eleonora ''di Goffredo Augusto Bürger – Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo''====
Figliuolo carissimo,
M'ha fatto maraviglia davvero che tu, convittore di un collegio, ti dessi a cercarmi con desiderio cosí vivo una traduzione italiana di due componimenti poetici del [[Gottfried August Bürger|Bürger]]. Che posso io negare al figliuolo mio? Povero vecchio inesercitato, ho penato assai a tradurli; ma pur finalmente ne sono venuto a capo.
====''Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani celebrati nella chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817''====
Questo cadavere intorno a cui ci raduna l'onor nazionale e l'entusiasmo dell'ammirazione, questo cadavere era [[Andrea Appiani]] pittore. Giá da quattro anni un fiero colpo d'apoplessia lo aveva rapito alle arti ed all'incremento della gloria italiana; ma egli vivea pur tuttavia. E la sua vita, quantunque infelice, era nondimeno un carissimo conforto alla famiglia, una speranza pe' suoi amici.
====''Del criterio ne' discorsi''====
Mylord P..., ch'io conobbi questi di addietro in Milano, è veramente uomo di garbo. La sua conversazione mi compensò alquanto della ruvida ed insipida breviloquenza, di che alcuni suoi compatrioti avevano qualche tempo innanzi premiata l'officiositá mia, per modo ch'eglino soli pareva si tenessero per individui della specie umana. Superbia per veritá ridicola.
====''Scortesie maschili al teatro della Scala''====
Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe che si facesse una risposta.
Signor ''Conciliatore'', – Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con accuratezza.
====''Sulla'' Storia della poesia e dell'eloquenza ''del Bouterweck<ref>''Geschichte der Poesie und Beredsamkeit seit dem Ende des dreizehnten Jahrhunderts, von'' FRIEDERICH BOUTERWECK. – ''Storia della poesia e della eloquenza, incominciando dalla fine del secolo decimoterzo'', ecc., di FEDERIGO BOUTERWECK, Gottinga, ecc. ecc.</ref>''====
Fra le molte opere filosofiche e letterarie del signor Federigo Bouterweck<ref>Il nome del signor Bouterweck è già tanto conosciuto in Europa, che sarebbe un far torto ai colti italiani il dir loro chi egli sia.</ref> non ci pare la meno importante questa che annunziamo. L'autore ne mandò alle stampe il primo volume l'anno 1801, e cosí via via gli altri fino al decimo, che uscí in luce lo scorso anno e che ce ne promette per lo meno un altro ancora.
====''Intorno al significato del vocabolo «estetica»''====
Fu ricapitata non ha guari ad uno de' nostri amici una lettera senza data né indicazione alcuna del luogo ove dimori la signora che la scrisse. Voglioso di far pervenire alle mani di lei una risposta, né sapendo come far meglio, ci pregò egli di inserirla nel nostro giornale, preceduta dalla lettera di madama.
====''Di un libro sulla romanticomachia<ref>''Della romanticomachia, libri quattro''. Torino, 1818, co' tipi di Domenico Pane, stampatore di S. A. I. il principe di Carignano</ref>''====
Questo libretto uscito di fresco agli sguardi dei torinesi è anonimo. L'editore, per altro, delle 179 preziose pagine che lo compongono ci fa avvertiti com'esso sia «un nuovo parto di quella medesima penna a cui giá siamo debitori dell'erudito ''Pedanteofilo''», che è quanto dire, crediamo noi, di quella penna che scrisse altresí quattro infelici ''Lettere contro Alfieri''.
====''Guerre letterarie in Italia<ref>''Kurzgefasste Uebersicht der literarischen Streitigkeiten in Italien'' von X. NIEMAND. Stettin. 1818, bey Friederich Nicolai. – ''Esposizione compendiosa delle guerre letterarie in Italia'' di X. NIEMAND. Stettino, 1818, presso Federico Nicolai [libro inventato dal B., per dare al suo articolo apparenza di recensione].</ref>''====
In Lipsia la fiera di San Michele fu quest'anno ricchissima di nuove produzioni letterarie. Una fra le altre ce ne capitò alle mani, singolare molto pel suo argomento, ed è quella che annunziamo.
====''Lettera di Grisostomo al molto reverendo signor canonico don Ruffino''====
Signor canonico,
Ho letto con vera compunzione la garbatissima lettera scrittami da V. S. in difesa del Tiraboschi. Non avrei mai creduto che quel mio breve cenno nel numero 21 del Conciliatore, ov'io rinfaccio al Tiraboschi penuria di filosofia, dovesse recar tanta offesa alla coscienza letteraria d'alcuni fra' miei concittadini. Me ne duole infinitamente, e sento purtroppo che il torto è tutto mio.
====''Intorno all'''Origine delle lettere ''del Roscoe<ref>''On the origin and vicissitudes of literature, science and art ecc. ecc. – Dell'origine e delle vicende delle lettere, scienze ed arti, e della loro influenza sullo stato presente della societá. Discorso recitato il 25 novembre 1817, da''
GUGLIELMO ROSCOE, ''in occasione dell'apertura dell'Instituto reale di Liverpool''. Londra, 1818, presso I. M. Creery.</ref>''====
L'eloquenza di [[Jean-Jacques Rousseau|Gian Giacomo Rousseau]] non bastò a persuadere all'Europa che le lettere fossero dannose all'umana societá. Nel discorso del ginevrino i popoli vollero ravvisare piú la bizzarria del paradosso che l'animo dell'oratore, e salvarono cosí il rispetto dovuto a quell'uomo singolare.
====''Articolo sopra un articolo''====
Nell'ultimo fascicolo (n. 60) della ''Rivista d'Edimburgo'' (celebratissimo de' giornali letterari d'Europa), dopo un assai giudizioso articolo di pagine 42 sull'opera postuma di [[Madame de Staël|madama di Staël]], ''Les considérations'', ecc., un altro ne segue, discretamente lungo, intorno a [[Dante]].
====''Idee del signor Sismondi sul poema di Dante''====
Piaccia a' lettori di richiamarsi alla memoria l'''Articolo sopra un articolo'' inserito nel numero 34 del ''Conciliatore'', e la licenza chiesta loro di recare in altro numero un transunto delle considerazioni del signor [[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi|Sismondi]] sulla ''Divina commedia'', stampate da lui nel suo libro ''Della letteratura del mezzogiorno d'Europa''.
====''Intorno ad un poemetto di C. Tedaldi-Fores<ref>''Nascita'', romanzo in quattro canti, di [[Carlo Tedaldi Fores|C. TEDALDI-FORES]]. Milano, presso Batelli e Fanfani, 1818. <nowiki>[</nowiki>Nel testo originale il titolo è indicato "Nascita" in nota, ma nel testo è indicato "Narcisa". Nota per l'edizione elettronica Manuzio<nowiki>]</nowiki></ref>''====
Molte idee false intorno al romanticismo si fanno diffondere maliziosamente in Italia da chi ha interesse a screditarlo. La piú ricantata ne' crocchi, tanto dai furbi quanto dalla buona gente che si lascia abbindolare da chi ha piú voce in capitolo, è che le dottrine romantiche sieno la teoria dell'assoluta mestizia e dell'orrore, e che nessun componimento poetico possa essere lodevolmente romantico se non è una vera galleria di tutte immagini lugubri, di atrocitá, di spaventi, ecc. ecc.
====''Lettera ad una signora milanese gentile sí, nobile no''====
Madama,
Ad un misero vecchio, qual io mi sono, è lecito senza offesa del decoro farsi apertamente avvocato delle belle fanciulle alle quali Ella, madama, ha la fortuna d'esser madre. Le poverette, stia certa, non mi hanno pregato esse di questo ufficio. M'è suggerito dalla compassione. Parlo io spontaneo, e però tanto piú veridico.
====''Sulla'' Sacontala ''ossia l'''Anello fatale'', dramma indiano di Calidasa''====
'''Grisostomo''. In India la poesia... Ma, prima di tutto, mi piace d'avvertirvi, signori miei, che qui si parla d'un poeta, il nome del quale non fu registrato mai da' cancellieri del cosí detto Parnaso in veruna delle serie de' poeti legittimi. Il concepimento fantastico di Calidasa non discende, né in linea retta né in linea trasversale, da alcuno capostipite greco o latino.<br>
'''Molti de' lettori'''. E che fa questo? Che vuoi dirci con ciò?
====''Sulla'' Storia della letteratura italiana ''del Ginguené<ref>''Histoire littèraire d'Italie par'' P. L. GINGUENE, ''de l'Institut royal de France'', ecc. ecc. ecc., tomi VII, VIII, IX, Paris, 1819, chez L. G. Michaud. (L'intera opera del signor Ginguené si vende presso il signor G. Gigler, sulla Corsia de' servi, n. 603).</ref>''====
Tempo fa in questo stesso giornale (n. 21), parlando incidentemente del signor [[Pierre-Louis Ginguené|Ginguené]], abbiamo emessa la nostra opinione sul merito della di lui ''Storia letteraria d'Italia'', e sulla fortuna incontrata presso gl'italiani dai sei volumi di essa che allora correvano pubblicati. Annunciamo ora a' nostri lettori che un italiano, noto favorevolmente fra la schiera de' letterati, il signor Salfi, avendo ragunati i manoscritti del signor Ginguené, trovò di potere stampare altri tre volumi di quella storia, e compire cosí in tutti i suoi rami il periodo che comprende il secolo decimosesto.
====''[[Benedetto Castelli]]<ref>''Elogio di Benedetto Castelli'' bresciano di SISTO TANFOGLIO, dottore in filosofia e matematica ecc. ecc., Brescia,
1819, presso Nicolò Bettoni e soci.</ref>''====
L'adulazione mercenaria di parecchi letterati ha fatto brutto servizio agli elogi. Per essa queste forme oratorie, destinate ad onorare la sapienza, l'amor della patria e tutte le altre virtù civili, sono oggimai cadute in discredito presso molti. Quante volte la parola «[[elogio]]» sveglia in capo a chi l'ascolta un'idea a cui di necessitá tengono compagnia altre idee schifosissime!
====''Intorno alla'' Servitú, presso i popoli antichi e moderni ''del Grégoire<ref>''De la domesticité chez les peuples anciens et modernes par'' M. GREGOIRE, ''ancien evêque de Blois'', ecc. ecc. Parigi, ecc. ecc.</ref>''====
L'uomo che dall'alto della sua fortuna volge uno sguardo compassionevole ad una classe inferiore di cittadini trattata duramente dall'orgoglio dei piú, ed il filosofo che, abbandonate le astruse ed aride speculazioni, crede di nobilitare la propria sapienza impiegandola a pro del misero avvilito ed ingegnandosi di trovar modi onde migliorarne la condizione, sono due vere bellezze nell'ordine delle cose morali.
====''Sopra un manoscritto inedito degli autori del foglio periodico'' Il caffé====
Agli scalini del duomo vendevansi qui in Milano, sono pochi dí, al prezzo fisso di dieci soldi il volume, tanti libri e libracci usati, quanti bastavano a formare alla rinfusa un mucchio, del diametro di forse otto passi ed alto un mezz'uomo e piú. Passava di lá casualmente uno degli estensori del nostro giornale, e, datosi a frugare per entro a quel caos di sapienza avvilita e di pazzie umane mantenute tuttavia in eccessiva onoranza dalla tariffa del venditore, trovò modo di spendervi dietro anch'egli, bene o male, uno scudo.
====''Sulla'' Filosofia delle scienze ''del Jullien<ref>''Esquisse d'un essai sur la philosophie des sciences'', ecc. ecc. – Abbozzo di un saggio sulla filosofia delle scienze, contenente un nuovo progetto di divisione delle cognizioni umane, di MARCANTONIO JULLIEN, cavaliere, ecc. ecc. Parigi, 1819.</ref>''====
Ogni volta che ci occorre di dover parlare di [[economia politica]], di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapidità al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei ''frères ignorantins'' della nostra penisola.
====''Quadro storico della poesia castigliana (a proposito delle'' Poesie scelte castigliane'', raccolte dal Quintana)<ref>''Poesias selectas castellanas, desde el tiempo de Juan de Mena hasta nuestros dias, etc. – Poesie scelte castigliane, dai tempi di Giovanni de Mena fino ai giorni nostri raccolte ed ordinate da don'' EMANUELE GIUSEPPE QUINTANA. Madrid, ecc. ecc.</ref>''====
Il conte Giovambattista Conti fino dal 1782 pubblicò in Madrid quattro volumi d'una sua raccolta di poesie castigliane, ponendo a riscontro del testo di esse le traduzioni da lui fattene in versi italiani. Poche copie di quell'opera scesero allora in Italia; e però la tipografia del seminario di Padova, dandosi a ristampare in due soli volumi le sole traduzioni, provvede in questo anno a vieppiú diffonderne tra di noi la lettura.
====''Due rapporti ufficiali al governo austriaco''====
{{centrato|AL DIRETTORE GENERALE DEI GINNASI<br>Sulla traduzione dal tedesco degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''.}}
Ho l'onore di presentarle in tre volumetti manoscritti la traduzione degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''. Questo lavoro, ordinatomi giá da qualche tempo dall'imperial regio governo, sarebbe stato finito prima d'ora, se altri lavori ed altri doveri d'ufficio, ben noti a lei, signor direttore, ed al governo medesimo, non mi avessero occupato altrimenti, e se una recente ristampa dell'originale, sopraggiunta quando la traduzione era pressoché compiuta, non mi avesse obbligato a rifarla ed ampliarla in molte parti.
====''Discorso ai toscani<ref>Letto il 27 marzo 1848 a Firenze, sotto le logge degli Uffizi, da Giuseppe Massari, in luogo del Berchet, presente, al
popolo reduce da un solenne ''Te Deum'' cantato in duomo, per celebrare la vittoria dei milanesi nelle Cinque giornate. [Ed.].</ref>''====
Toscani!
L'entusiasmo vivo, spontaneo, col quale salutate i fatti dell'eroica Milano, onora voi e onora quelli che se lo sono meritato col sangue. A nome de' miei concittadini io ve ne ringrazio con tutta la pienezza del cuore.
====''Ai lombardi (14 maggio 1848)''====
Lombardi!
Il governo provvisorio della Lombardia ha dovuto finalmente persuadersi che, in mezzo alla precipitazione degli eventi, i quali d'ogni parte ne travolgono e ne sospingono, lo starsene piú a lungo immobile a custodire la propria neutralitá era un tradire la patria. Quindi egli ha pubblicato il suo decreto del 12 corrente, con cui chiama l'intiera popolazione a dare il suo voto intorno alla risoluzione da prendersi per uscire dalla triste situazione nostra, che ogni dí, ogni ora piú si fa pericolosa.
====''All'onorevole presidente del collegio elettorale di Monticelli d'Ongina''====
Il suffragio, per me inopinato, del quale hanno voluto onorarmi gli elettori di codesto collegio, meritava da parte mia una piú pronta espressione della gratitudine, che ne sento vivissima. Ma la notizia di esso mi pervenne tardi in questo ritiro campestre, e, dirò il vero, non creduta quasi sulle prime. Ciò mi scusi presso di lei, egregio signore, e presso de' benevoli miei elettori, a' quali la prego di volere Ella essere interprete de' miei ringraziamenti.
==Citazioni su Giovanni Berchet==
*Fra i poeti della scuola [[Romanticismo|romantica]] della prima maniera il Berchet si distingue per l'ideale patriottico dominante ne' suoi versi. Il sentimento religioso egli lo ha, ma nelle sue poesie apparisce appena; il cattolicismo del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]], del [[Tommaso Grossi|Grossi]], del [[Giovanni Torti|Torti]] e del [[Silvio Pellico|Pellico]] non v'è punto; l'ardimento, che è spesso aspra fierezza nell'espressione del patriottismo, lo avvicina piuttosto al [[Giovanni Battista Niccolini|Niccolini]], al [[Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi]] ed al [[Giuseppe Giusti|Giusti]]. Fu detto che la poesia del Berchet deriva dall'ode manzoniana ''Marzo 1821''; ma è un'esagerazione, se non anche un errore. ([[Giovanni Mestica]])
*La poesia del Berchet è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. ([[Giulio Bertoni]])
*La poesia di Giovanni Berchet, quanto agli effetti che produsse per l'eccitazione del sentimento nazionale, può in qualche modo paragonarsi al libro delle ''Mie Prigioni'': ché se questo ebbe efficacia largamente anche fuori d'Italia, quella in Italia la ebbe fors'anco maggiore. ([[Giovanni Mestica]])
===[[Giuseppe Bustelli]]===
*La più sconcia e povera cosa che Giovanni {{NDR|Berchet}} abbia dettata nel ''Conciliatore'' è una ''Lettera di Grisostomo al molto reverendo Signor Canonico Don Ruffino'' (Num. 26), tutta riboccante di non attici motteggi contro [[Girolamo Tiraboschi]], reo d'avere con sì copiosa messe di fatti e di notizie, faticosamente raccolte e criticamente vagliate, diffuso tanta luce sulle vicende della nostra letteratura, alla cui Storia egli fu quel che il gran [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] alla Storia d'Italia, e uggioso al Nostro, che lo stimò sì digiuno di critica da non avere esaminato que' fatti né anche con quel tanto di filosofia che i tempi gli concedevano. Ma, come in questa congiuntura, ancor più che in ogni altra, il Berchet obliò del tutto la divisa del suo giornale e la nobile sentenza che nell'Introduzione di quello è registrata a mo' di promessa: «andrebbe dunque errato chi credesse da noi riposta la critica in un continuo scoppiettar di epigrammi o di censure maligne»; cosi gli uscì di mente che chi troppo filosofeggia {{sic|su i}} fatti, facilmente assegna a quelli cagioni più ingegnose che vere e, più che profonde, aeree.
*Tale visse, proseggiò, poetò Giovanni Berchet: a cui le virtù abbondarono ancor più nella vita privata e cittadina che nella letteraria, che, a dir vero, non fu né operosissima nella quantità, né nella qualità esemplarissima. Grave, troppo grave pecca, e della quale io né alcun vero e buono artista di verso non vorrà mai discolparlo, fu in lui scrittore, e specialmente in lui poeta, il disprezzo borioso dell'arte del dire e dell'italianità del dettare: di che le molte e intollerabili scorrezioni, improprietà, trivialità di frase, di stile, di verseggiatura in quasi tutti i suoi canti dell'età matura, e più numerose e più disgustose ne' più splendidi.
*Quivi {{NDR|deputato del Parlamento sabaudo}} ei parlò rado, breve e assennato: tre rari beneficii ad un tempo alla patria, allora, come ora, assordata da cicalecci frequenti, profusi, improvvidi; e fu di coloro che deploravano una riscossa contro l'Austria<ref>Riscossa dopo l'esito infausto della campagna iniziale della [[prima guerra d'indipendenza italiana]].</ref>La prima ; la deploravano perché non ben preparata e disuguale, e perché ne temevano quel che ne seguì. Onore alla generosità assennata; tanto più onore quanto più gli sconsigliati la bestemmiano e la imprecano! Ma troppo quel nobilissimo cuore consumava l'angoscia del mal tentato risorgimento italiano, quell'angoscia che rose e spense immaturo anco Giuseppe Giusti e più altri incliti patrioti; e la salute affievolita non gli consentì di varcare il 1851. Visitò, ma inutilmente, con l'[[Giuseppe Arconati Visconti|Arconati]], nell'estate di quell'anno le benefiche acque di Vichy; e tornato a Torino, e venuto allo stremo del vivere, spirò il 23 di Dicembre: ''tal moria qual visse''<ref>''Gerusalemme Liberata'', XIX , 26. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, da vero cristiano e da patriota vero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Ballate e romanze]'', Sonzogno, 1901.
*Giovanni Berchet, ''[https://books.google.it/books?redir_esc=y&hl=it&id=lboNAAAAYAAJ Le fantasie: romanza]'', Taylor, Londra, 1829.
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Opere]'', a cura di Egidio Bellorini, Vol. 2., ''Scritti critici e letterari'', G. Laterza e Figli, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Berchet, Giovanni}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
a5061gk962136106qmdefgo5bfqsgtf
1428207
1428204
2026-10-03T06:50:54Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giovanni Berchet */ Giulio Bertoni
1428207
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Giovanni Berchet.JPG|thumb|Giovanni Berchet]]
'''Giovanni Berchet''' (1783 – 1851), poeta e scrittore italiano.
==Citazioni di Giovanni Berchet==
*{{NDR|A proposito della bandiera austriaca}} ''Il giallo ed il nero | colori esecrabili | a un italo cor''. (da ''Matilde''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 380.</ref>)
*''La faccia sua sì bella | la disfiorò il dolor: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/747#c1974|p. 715]].</ref>)
*''La guancia sua sì bella | più non somiglia un fior: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV/>)
*[...] ''Remote | ah! non son le [[Vendetta|vendette]] del vinto; | oggi ei fugge, doman vi percote.''<ref>Da ''I Profughi di Parga'', [[s:I profughi di Parga/Parte II|parte II, ''Il Racconto'']], III, vv. 90-92.</ref>
*Tutti gli uomini, da [[Adamo]] in giù fino al calzolaio che ci fa i begli stivali, hanno nel fondo dell'anima una tendenza alla [[poesia]]. (dalla ''Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo'')
*''Un popol diviso per sette destini, | In sette spezzato da sette confini, | Si fonde in un solo, più servo non è.'' (da ''All'armi! All'armi!''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 378.</ref>)
*Veggo lo scrittorello, colui il quale vende ognora a gran prezzo ciò che val nulla: se stesso e i suoi giudizi. (da ''Scritti critici e letterari'')
==''Il romito del Cenisio''==
===[[Incipit]]===
<poem>Viandante alla ventura
L'ardue nevi del Cenisio
un estranio superò;
E dell'itala pianura
Al sorriso interminabile
Dalla balza s'affacciò.</poem>
===Citazioni===
*''Maledetto | chi s'accosta senza piangere | alla terra del dolor!''
*''Come il mar su cui si posa | sono immensi i guai d'[[Italia]] | inesausto è il suo dolor''.
*''Da quest'Alpi infino a Scilla | è delitto amar la [[patria]], | è una colpa il sospirar''.
==''Le fantasie''==
*''Dove che venga l'[[esilio|Esule]] | sempre ha la patria in cor.'' (parte I; p. 27)
*''L'han giurato. Gli ho visti in Pontida | convenuti dal monte, dal piano. | L'han giurato; e si strinser la mano | cittadini di venti città''. (parte I; p. 31)
*''[[Libertà]] non fallisce ai volenti. | Ma il sentier de' perigli ell'addita; | ma promessa a chi ponvi la vita, | non è premio d'inerte desir.'' (parte I; p. 34)
*''Non la siepe che l'orto v'impruna | e il confin dell'Italia, o ringhiosi; | sono i monti il suo lembo; gli esosi | son le torme che vengon di là.'' (parte III; p. 50)
*[...] ''fidi all'infame gara | di chi più alacre a opprimere | o chi 'l sia più a servir''. (parte V; p. 75)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Ballate e romanze''===
<poem>Per entro i fitti popoli;
Lungo i deserti calli;
Sul monte aspro di gieli;
Nelle inverdite valli;
Infra le nebbie assidue;
Sotto gli azzurri cieli;
Dove che venga, l'Esule
Sempre ha la [[patria]] in cor.</poem>
===''Opere: Scritti critici e letterari''===
====''Lettera sul dramma'' Demetrio e Polibio ''cantato nel teatro Carcano''====
<div align=right>Di [[Milano]], il dí 27 luglio 1813.</div>
Non ho fatto risposta prima d'ora alla tua dimanda intorno al merito dell'opera seria Demetrio e Polibio, perché il giudicio mio in fatto di musica, non potendo io derivarlo, come sai, da conoscenza alcuna dell'arte, sarebbe forse parso intempestivo anche a me medesimo, se per indurmi a proferirlo avessi stimato sufficiente il suffragio delle prime sensazioni del cuor mio.
====''Sul'' Cacciatore feroce ''e sulla'' Eleonora ''di Goffredo Augusto Bürger – Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo''====
Figliuolo carissimo,
M'ha fatto maraviglia davvero che tu, convittore di un collegio, ti dessi a cercarmi con desiderio cosí vivo una traduzione italiana di due componimenti poetici del [[Gottfried August Bürger|Bürger]]. Che posso io negare al figliuolo mio? Povero vecchio inesercitato, ho penato assai a tradurli; ma pur finalmente ne sono venuto a capo.
====''Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani celebrati nella chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817''====
Questo cadavere intorno a cui ci raduna l'onor nazionale e l'entusiasmo dell'ammirazione, questo cadavere era [[Andrea Appiani]] pittore. Giá da quattro anni un fiero colpo d'apoplessia lo aveva rapito alle arti ed all'incremento della gloria italiana; ma egli vivea pur tuttavia. E la sua vita, quantunque infelice, era nondimeno un carissimo conforto alla famiglia, una speranza pe' suoi amici.
====''Del criterio ne' discorsi''====
Mylord P..., ch'io conobbi questi di addietro in Milano, è veramente uomo di garbo. La sua conversazione mi compensò alquanto della ruvida ed insipida breviloquenza, di che alcuni suoi compatrioti avevano qualche tempo innanzi premiata l'officiositá mia, per modo ch'eglino soli pareva si tenessero per individui della specie umana. Superbia per veritá ridicola.
====''Scortesie maschili al teatro della Scala''====
Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe che si facesse una risposta.
Signor ''Conciliatore'', – Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con accuratezza.
====''Sulla'' Storia della poesia e dell'eloquenza ''del Bouterweck<ref>''Geschichte der Poesie und Beredsamkeit seit dem Ende des dreizehnten Jahrhunderts, von'' FRIEDERICH BOUTERWECK. – ''Storia della poesia e della eloquenza, incominciando dalla fine del secolo decimoterzo'', ecc., di FEDERIGO BOUTERWECK, Gottinga, ecc. ecc.</ref>''====
Fra le molte opere filosofiche e letterarie del signor Federigo Bouterweck<ref>Il nome del signor Bouterweck è già tanto conosciuto in Europa, che sarebbe un far torto ai colti italiani il dir loro chi egli sia.</ref> non ci pare la meno importante questa che annunziamo. L'autore ne mandò alle stampe il primo volume l'anno 1801, e cosí via via gli altri fino al decimo, che uscí in luce lo scorso anno e che ce ne promette per lo meno un altro ancora.
====''Intorno al significato del vocabolo «estetica»''====
Fu ricapitata non ha guari ad uno de' nostri amici una lettera senza data né indicazione alcuna del luogo ove dimori la signora che la scrisse. Voglioso di far pervenire alle mani di lei una risposta, né sapendo come far meglio, ci pregò egli di inserirla nel nostro giornale, preceduta dalla lettera di madama.
====''Di un libro sulla romanticomachia<ref>''Della romanticomachia, libri quattro''. Torino, 1818, co' tipi di Domenico Pane, stampatore di S. A. I. il principe di Carignano</ref>''====
Questo libretto uscito di fresco agli sguardi dei torinesi è anonimo. L'editore, per altro, delle 179 preziose pagine che lo compongono ci fa avvertiti com'esso sia «un nuovo parto di quella medesima penna a cui giá siamo debitori dell'erudito ''Pedanteofilo''», che è quanto dire, crediamo noi, di quella penna che scrisse altresí quattro infelici ''Lettere contro Alfieri''.
====''Guerre letterarie in Italia<ref>''Kurzgefasste Uebersicht der literarischen Streitigkeiten in Italien'' von X. NIEMAND. Stettin. 1818, bey Friederich Nicolai. – ''Esposizione compendiosa delle guerre letterarie in Italia'' di X. NIEMAND. Stettino, 1818, presso Federico Nicolai [libro inventato dal B., per dare al suo articolo apparenza di recensione].</ref>''====
In Lipsia la fiera di San Michele fu quest'anno ricchissima di nuove produzioni letterarie. Una fra le altre ce ne capitò alle mani, singolare molto pel suo argomento, ed è quella che annunziamo.
====''Lettera di Grisostomo al molto reverendo signor canonico don Ruffino''====
Signor canonico,
Ho letto con vera compunzione la garbatissima lettera scrittami da V. S. in difesa del Tiraboschi. Non avrei mai creduto che quel mio breve cenno nel numero 21 del Conciliatore, ov'io rinfaccio al Tiraboschi penuria di filosofia, dovesse recar tanta offesa alla coscienza letteraria d'alcuni fra' miei concittadini. Me ne duole infinitamente, e sento purtroppo che il torto è tutto mio.
====''Intorno all'''Origine delle lettere ''del Roscoe<ref>''On the origin and vicissitudes of literature, science and art ecc. ecc. – Dell'origine e delle vicende delle lettere, scienze ed arti, e della loro influenza sullo stato presente della societá. Discorso recitato il 25 novembre 1817, da''
GUGLIELMO ROSCOE, ''in occasione dell'apertura dell'Instituto reale di Liverpool''. Londra, 1818, presso I. M. Creery.</ref>''====
L'eloquenza di [[Jean-Jacques Rousseau|Gian Giacomo Rousseau]] non bastò a persuadere all'Europa che le lettere fossero dannose all'umana societá. Nel discorso del ginevrino i popoli vollero ravvisare piú la bizzarria del paradosso che l'animo dell'oratore, e salvarono cosí il rispetto dovuto a quell'uomo singolare.
====''Articolo sopra un articolo''====
Nell'ultimo fascicolo (n. 60) della ''Rivista d'Edimburgo'' (celebratissimo de' giornali letterari d'Europa), dopo un assai giudizioso articolo di pagine 42 sull'opera postuma di [[Madame de Staël|madama di Staël]], ''Les considérations'', ecc., un altro ne segue, discretamente lungo, intorno a [[Dante]].
====''Idee del signor Sismondi sul poema di Dante''====
Piaccia a' lettori di richiamarsi alla memoria l'''Articolo sopra un articolo'' inserito nel numero 34 del ''Conciliatore'', e la licenza chiesta loro di recare in altro numero un transunto delle considerazioni del signor [[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi|Sismondi]] sulla ''Divina commedia'', stampate da lui nel suo libro ''Della letteratura del mezzogiorno d'Europa''.
====''Intorno ad un poemetto di C. Tedaldi-Fores<ref>''Nascita'', romanzo in quattro canti, di [[Carlo Tedaldi Fores|C. TEDALDI-FORES]]. Milano, presso Batelli e Fanfani, 1818. <nowiki>[</nowiki>Nel testo originale il titolo è indicato "Nascita" in nota, ma nel testo è indicato "Narcisa". Nota per l'edizione elettronica Manuzio<nowiki>]</nowiki></ref>''====
Molte idee false intorno al romanticismo si fanno diffondere maliziosamente in Italia da chi ha interesse a screditarlo. La piú ricantata ne' crocchi, tanto dai furbi quanto dalla buona gente che si lascia abbindolare da chi ha piú voce in capitolo, è che le dottrine romantiche sieno la teoria dell'assoluta mestizia e dell'orrore, e che nessun componimento poetico possa essere lodevolmente romantico se non è una vera galleria di tutte immagini lugubri, di atrocitá, di spaventi, ecc. ecc.
====''Lettera ad una signora milanese gentile sí, nobile no''====
Madama,
Ad un misero vecchio, qual io mi sono, è lecito senza offesa del decoro farsi apertamente avvocato delle belle fanciulle alle quali Ella, madama, ha la fortuna d'esser madre. Le poverette, stia certa, non mi hanno pregato esse di questo ufficio. M'è suggerito dalla compassione. Parlo io spontaneo, e però tanto piú veridico.
====''Sulla'' Sacontala ''ossia l'''Anello fatale'', dramma indiano di Calidasa''====
'''Grisostomo''. In India la poesia... Ma, prima di tutto, mi piace d'avvertirvi, signori miei, che qui si parla d'un poeta, il nome del quale non fu registrato mai da' cancellieri del cosí detto Parnaso in veruna delle serie de' poeti legittimi. Il concepimento fantastico di Calidasa non discende, né in linea retta né in linea trasversale, da alcuno capostipite greco o latino.<br>
'''Molti de' lettori'''. E che fa questo? Che vuoi dirci con ciò?
====''Sulla'' Storia della letteratura italiana ''del Ginguené<ref>''Histoire littèraire d'Italie par'' P. L. GINGUENE, ''de l'Institut royal de France'', ecc. ecc. ecc., tomi VII, VIII, IX, Paris, 1819, chez L. G. Michaud. (L'intera opera del signor Ginguené si vende presso il signor G. Gigler, sulla Corsia de' servi, n. 603).</ref>''====
Tempo fa in questo stesso giornale (n. 21), parlando incidentemente del signor [[Pierre-Louis Ginguené|Ginguené]], abbiamo emessa la nostra opinione sul merito della di lui ''Storia letteraria d'Italia'', e sulla fortuna incontrata presso gl'italiani dai sei volumi di essa che allora correvano pubblicati. Annunciamo ora a' nostri lettori che un italiano, noto favorevolmente fra la schiera de' letterati, il signor Salfi, avendo ragunati i manoscritti del signor Ginguené, trovò di potere stampare altri tre volumi di quella storia, e compire cosí in tutti i suoi rami il periodo che comprende il secolo decimosesto.
====''[[Benedetto Castelli]]<ref>''Elogio di Benedetto Castelli'' bresciano di SISTO TANFOGLIO, dottore in filosofia e matematica ecc. ecc., Brescia,
1819, presso Nicolò Bettoni e soci.</ref>''====
L'adulazione mercenaria di parecchi letterati ha fatto brutto servizio agli elogi. Per essa queste forme oratorie, destinate ad onorare la sapienza, l'amor della patria e tutte le altre virtù civili, sono oggimai cadute in discredito presso molti. Quante volte la parola «[[elogio]]» sveglia in capo a chi l'ascolta un'idea a cui di necessitá tengono compagnia altre idee schifosissime!
====''Intorno alla'' Servitú, presso i popoli antichi e moderni ''del Grégoire<ref>''De la domesticité chez les peuples anciens et modernes par'' M. GREGOIRE, ''ancien evêque de Blois'', ecc. ecc. Parigi, ecc. ecc.</ref>''====
L'uomo che dall'alto della sua fortuna volge uno sguardo compassionevole ad una classe inferiore di cittadini trattata duramente dall'orgoglio dei piú, ed il filosofo che, abbandonate le astruse ed aride speculazioni, crede di nobilitare la propria sapienza impiegandola a pro del misero avvilito ed ingegnandosi di trovar modi onde migliorarne la condizione, sono due vere bellezze nell'ordine delle cose morali.
====''Sopra un manoscritto inedito degli autori del foglio periodico'' Il caffé====
Agli scalini del duomo vendevansi qui in Milano, sono pochi dí, al prezzo fisso di dieci soldi il volume, tanti libri e libracci usati, quanti bastavano a formare alla rinfusa un mucchio, del diametro di forse otto passi ed alto un mezz'uomo e piú. Passava di lá casualmente uno degli estensori del nostro giornale, e, datosi a frugare per entro a quel caos di sapienza avvilita e di pazzie umane mantenute tuttavia in eccessiva onoranza dalla tariffa del venditore, trovò modo di spendervi dietro anch'egli, bene o male, uno scudo.
====''Sulla'' Filosofia delle scienze ''del Jullien<ref>''Esquisse d'un essai sur la philosophie des sciences'', ecc. ecc. – Abbozzo di un saggio sulla filosofia delle scienze, contenente un nuovo progetto di divisione delle cognizioni umane, di MARCANTONIO JULLIEN, cavaliere, ecc. ecc. Parigi, 1819.</ref>''====
Ogni volta che ci occorre di dover parlare di [[economia politica]], di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapidità al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei ''frères ignorantins'' della nostra penisola.
====''Quadro storico della poesia castigliana (a proposito delle'' Poesie scelte castigliane'', raccolte dal Quintana)<ref>''Poesias selectas castellanas, desde el tiempo de Juan de Mena hasta nuestros dias, etc. – Poesie scelte castigliane, dai tempi di Giovanni de Mena fino ai giorni nostri raccolte ed ordinate da don'' EMANUELE GIUSEPPE QUINTANA. Madrid, ecc. ecc.</ref>''====
Il conte Giovambattista Conti fino dal 1782 pubblicò in Madrid quattro volumi d'una sua raccolta di poesie castigliane, ponendo a riscontro del testo di esse le traduzioni da lui fattene in versi italiani. Poche copie di quell'opera scesero allora in Italia; e però la tipografia del seminario di Padova, dandosi a ristampare in due soli volumi le sole traduzioni, provvede in questo anno a vieppiú diffonderne tra di noi la lettura.
====''Due rapporti ufficiali al governo austriaco''====
{{centrato|AL DIRETTORE GENERALE DEI GINNASI<br>Sulla traduzione dal tedesco degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''.}}
Ho l'onore di presentarle in tre volumetti manoscritti la traduzione degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''. Questo lavoro, ordinatomi giá da qualche tempo dall'imperial regio governo, sarebbe stato finito prima d'ora, se altri lavori ed altri doveri d'ufficio, ben noti a lei, signor direttore, ed al governo medesimo, non mi avessero occupato altrimenti, e se una recente ristampa dell'originale, sopraggiunta quando la traduzione era pressoché compiuta, non mi avesse obbligato a rifarla ed ampliarla in molte parti.
====''Discorso ai toscani<ref>Letto il 27 marzo 1848 a Firenze, sotto le logge degli Uffizi, da Giuseppe Massari, in luogo del Berchet, presente, al
popolo reduce da un solenne ''Te Deum'' cantato in duomo, per celebrare la vittoria dei milanesi nelle Cinque giornate. [Ed.].</ref>''====
Toscani!
L'entusiasmo vivo, spontaneo, col quale salutate i fatti dell'eroica Milano, onora voi e onora quelli che se lo sono meritato col sangue. A nome de' miei concittadini io ve ne ringrazio con tutta la pienezza del cuore.
====''Ai lombardi (14 maggio 1848)''====
Lombardi!
Il governo provvisorio della Lombardia ha dovuto finalmente persuadersi che, in mezzo alla precipitazione degli eventi, i quali d'ogni parte ne travolgono e ne sospingono, lo starsene piú a lungo immobile a custodire la propria neutralitá era un tradire la patria. Quindi egli ha pubblicato il suo decreto del 12 corrente, con cui chiama l'intiera popolazione a dare il suo voto intorno alla risoluzione da prendersi per uscire dalla triste situazione nostra, che ogni dí, ogni ora piú si fa pericolosa.
====''All'onorevole presidente del collegio elettorale di Monticelli d'Ongina''====
Il suffragio, per me inopinato, del quale hanno voluto onorarmi gli elettori di codesto collegio, meritava da parte mia una piú pronta espressione della gratitudine, che ne sento vivissima. Ma la notizia di esso mi pervenne tardi in questo ritiro campestre, e, dirò il vero, non creduta quasi sulle prime. Ciò mi scusi presso di lei, egregio signore, e presso de' benevoli miei elettori, a' quali la prego di volere Ella essere interprete de' miei ringraziamenti.
==Citazioni su Giovanni Berchet==
*Egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]]. ([[Giulio Bertoni]])
*Fra i poeti della scuola [[Romanticismo|romantica]] della prima maniera il Berchet si distingue per l'ideale patriottico dominante ne' suoi versi. Il sentimento religioso egli lo ha, ma nelle sue poesie apparisce appena; il cattolicismo del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]], del [[Tommaso Grossi|Grossi]], del [[Giovanni Torti|Torti]] e del [[Silvio Pellico|Pellico]] non v'è punto; l'ardimento, che è spesso aspra fierezza nell'espressione del patriottismo, lo avvicina piuttosto al [[Giovanni Battista Niccolini|Niccolini]], al [[Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi]] ed al [[Giuseppe Giusti|Giusti]]. Fu detto che la poesia del Berchet deriva dall'ode manzoniana ''Marzo 1821''; ma è un'esagerazione, se non anche un errore. ([[Giovanni Mestica]])
*La poesia del Berchet è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. ([[Giulio Bertoni]])
*La poesia di Giovanni Berchet, quanto agli effetti che produsse per l'eccitazione del sentimento nazionale, può in qualche modo paragonarsi al libro delle ''Mie Prigioni'': ché se questo ebbe efficacia largamente anche fuori d'Italia, quella in Italia la ebbe fors'anco maggiore. ([[Giovanni Mestica]])
===[[Giuseppe Bustelli]]===
*La più sconcia e povera cosa che Giovanni {{NDR|Berchet}} abbia dettata nel ''Conciliatore'' è una ''Lettera di Grisostomo al molto reverendo Signor Canonico Don Ruffino'' (Num. 26), tutta riboccante di non attici motteggi contro [[Girolamo Tiraboschi]], reo d'avere con sì copiosa messe di fatti e di notizie, faticosamente raccolte e criticamente vagliate, diffuso tanta luce sulle vicende della nostra letteratura, alla cui Storia egli fu quel che il gran [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] alla Storia d'Italia, e uggioso al Nostro, che lo stimò sì digiuno di critica da non avere esaminato que' fatti né anche con quel tanto di filosofia che i tempi gli concedevano. Ma, come in questa congiuntura, ancor più che in ogni altra, il Berchet obliò del tutto la divisa del suo giornale e la nobile sentenza che nell'Introduzione di quello è registrata a mo' di promessa: «andrebbe dunque errato chi credesse da noi riposta la critica in un continuo scoppiettar di epigrammi o di censure maligne»; cosi gli uscì di mente che chi troppo filosofeggia {{sic|su i}} fatti, facilmente assegna a quelli cagioni più ingegnose che vere e, più che profonde, aeree.
*Tale visse, proseggiò, poetò Giovanni Berchet: a cui le virtù abbondarono ancor più nella vita privata e cittadina che nella letteraria, che, a dir vero, non fu né operosissima nella quantità, né nella qualità esemplarissima. Grave, troppo grave pecca, e della quale io né alcun vero e buono artista di verso non vorrà mai discolparlo, fu in lui scrittore, e specialmente in lui poeta, il disprezzo borioso dell'arte del dire e dell'italianità del dettare: di che le molte e intollerabili scorrezioni, improprietà, trivialità di frase, di stile, di verseggiatura in quasi tutti i suoi canti dell'età matura, e più numerose e più disgustose ne' più splendidi.
*Quivi {{NDR|deputato del Parlamento sabaudo}} ei parlò rado, breve e assennato: tre rari beneficii ad un tempo alla patria, allora, come ora, assordata da cicalecci frequenti, profusi, improvvidi; e fu di coloro che deploravano una riscossa contro l'Austria<ref>Riscossa dopo l'esito infausto della campagna iniziale della [[prima guerra d'indipendenza italiana]].</ref>La prima ; la deploravano perché non ben preparata e disuguale, e perché ne temevano quel che ne seguì. Onore alla generosità assennata; tanto più onore quanto più gli sconsigliati la bestemmiano e la imprecano! Ma troppo quel nobilissimo cuore consumava l'angoscia del mal tentato risorgimento italiano, quell'angoscia che rose e spense immaturo anco Giuseppe Giusti e più altri incliti patrioti; e la salute affievolita non gli consentì di varcare il 1851. Visitò, ma inutilmente, con l'[[Giuseppe Arconati Visconti|Arconati]], nell'estate di quell'anno le benefiche acque di Vichy; e tornato a Torino, e venuto allo stremo del vivere, spirò il 23 di Dicembre: ''tal moria qual visse''<ref>''Gerusalemme Liberata'', XIX , 26. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, da vero cristiano e da patriota vero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Ballate e romanze]'', Sonzogno, 1901.
*Giovanni Berchet, ''[https://books.google.it/books?redir_esc=y&hl=it&id=lboNAAAAYAAJ Le fantasie: romanza]'', Taylor, Londra, 1829.
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Opere]'', a cura di Egidio Bellorini, Vol. 2., ''Scritti critici e letterari'', G. Laterza e Figli, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Berchet, Giovanni}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
rh2oopf3fe9fxvzovqc0fz31l4bjwz0
1428212
1428207
2026-10-03T06:58:33Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giovanni Berchet */ altra di Bertoni
1428212
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Giovanni Berchet.JPG|thumb|Giovanni Berchet]]
'''Giovanni Berchet''' (1783 – 1851), poeta e scrittore italiano.
==Citazioni di Giovanni Berchet==
*{{NDR|A proposito della bandiera austriaca}} ''Il giallo ed il nero | colori esecrabili | a un italo cor''. (da ''Matilde''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 380.</ref>)
*''La faccia sua sì bella | la disfiorò il dolor: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/747#c1974|p. 715]].</ref>)
*''La guancia sua sì bella | più non somiglia un fior: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV/>)
*[...] ''Remote | ah! non son le [[Vendetta|vendette]] del vinto; | oggi ei fugge, doman vi percote.''<ref>Da ''I Profughi di Parga'', [[s:I profughi di Parga/Parte II|parte II, ''Il Racconto'']], III, vv. 90-92.</ref>
*Tutti gli uomini, da [[Adamo]] in giù fino al calzolaio che ci fa i begli stivali, hanno nel fondo dell'anima una tendenza alla [[poesia]]. (dalla ''Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo'')
*''Un popol diviso per sette destini, | In sette spezzato da sette confini, | Si fonde in un solo, più servo non è.'' (da ''All'armi! All'armi!''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 378.</ref>)
*Veggo lo scrittorello, colui il quale vende ognora a gran prezzo ciò che val nulla: se stesso e i suoi giudizi. (da ''Scritti critici e letterari'')
==''Il romito del Cenisio''==
===[[Incipit]]===
<poem>Viandante alla ventura
L'ardue nevi del Cenisio
un estranio superò;
E dell'itala pianura
Al sorriso interminabile
Dalla balza s'affacciò.</poem>
===Citazioni===
*''Maledetto | chi s'accosta senza piangere | alla terra del dolor!''
*''Come il mar su cui si posa | sono immensi i guai d'[[Italia]] | inesausto è il suo dolor''.
*''Da quest'Alpi infino a Scilla | è delitto amar la [[patria]], | è una colpa il sospirar''.
==''Le fantasie''==
*''Dove che venga l'[[esilio|Esule]] | sempre ha la patria in cor.'' (parte I; p. 27)
*''L'han giurato. Gli ho visti in Pontida | convenuti dal monte, dal piano. | L'han giurato; e si strinser la mano | cittadini di venti città''. (parte I; p. 31)
*''[[Libertà]] non fallisce ai volenti. | Ma il sentier de' perigli ell'addita; | ma promessa a chi ponvi la vita, | non è premio d'inerte desir.'' (parte I; p. 34)
*''Non la siepe che l'orto v'impruna | e il confin dell'Italia, o ringhiosi; | sono i monti il suo lembo; gli esosi | son le torme che vengon di là.'' (parte III; p. 50)
*[...] ''fidi all'infame gara | di chi più alacre a opprimere | o chi 'l sia più a servir''. (parte V; p. 75)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Ballate e romanze''===
<poem>Per entro i fitti popoli;
Lungo i deserti calli;
Sul monte aspro di gieli;
Nelle inverdite valli;
Infra le nebbie assidue;
Sotto gli azzurri cieli;
Dove che venga, l'Esule
Sempre ha la [[patria]] in cor.</poem>
===''Opere: Scritti critici e letterari''===
====''Lettera sul dramma'' Demetrio e Polibio ''cantato nel teatro Carcano''====
<div align=right>Di [[Milano]], il dí 27 luglio 1813.</div>
Non ho fatto risposta prima d'ora alla tua dimanda intorno al merito dell'opera seria Demetrio e Polibio, perché il giudicio mio in fatto di musica, non potendo io derivarlo, come sai, da conoscenza alcuna dell'arte, sarebbe forse parso intempestivo anche a me medesimo, se per indurmi a proferirlo avessi stimato sufficiente il suffragio delle prime sensazioni del cuor mio.
====''Sul'' Cacciatore feroce ''e sulla'' Eleonora ''di Goffredo Augusto Bürger – Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo''====
Figliuolo carissimo,
M'ha fatto maraviglia davvero che tu, convittore di un collegio, ti dessi a cercarmi con desiderio cosí vivo una traduzione italiana di due componimenti poetici del [[Gottfried August Bürger|Bürger]]. Che posso io negare al figliuolo mio? Povero vecchio inesercitato, ho penato assai a tradurli; ma pur finalmente ne sono venuto a capo.
====''Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani celebrati nella chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817''====
Questo cadavere intorno a cui ci raduna l'onor nazionale e l'entusiasmo dell'ammirazione, questo cadavere era [[Andrea Appiani]] pittore. Giá da quattro anni un fiero colpo d'apoplessia lo aveva rapito alle arti ed all'incremento della gloria italiana; ma egli vivea pur tuttavia. E la sua vita, quantunque infelice, era nondimeno un carissimo conforto alla famiglia, una speranza pe' suoi amici.
====''Del criterio ne' discorsi''====
Mylord P..., ch'io conobbi questi di addietro in Milano, è veramente uomo di garbo. La sua conversazione mi compensò alquanto della ruvida ed insipida breviloquenza, di che alcuni suoi compatrioti avevano qualche tempo innanzi premiata l'officiositá mia, per modo ch'eglino soli pareva si tenessero per individui della specie umana. Superbia per veritá ridicola.
====''Scortesie maschili al teatro della Scala''====
Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe che si facesse una risposta.
Signor ''Conciliatore'', – Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con accuratezza.
====''Sulla'' Storia della poesia e dell'eloquenza ''del Bouterweck<ref>''Geschichte der Poesie und Beredsamkeit seit dem Ende des dreizehnten Jahrhunderts, von'' FRIEDERICH BOUTERWECK. – ''Storia della poesia e della eloquenza, incominciando dalla fine del secolo decimoterzo'', ecc., di FEDERIGO BOUTERWECK, Gottinga, ecc. ecc.</ref>''====
Fra le molte opere filosofiche e letterarie del signor Federigo Bouterweck<ref>Il nome del signor Bouterweck è già tanto conosciuto in Europa, che sarebbe un far torto ai colti italiani il dir loro chi egli sia.</ref> non ci pare la meno importante questa che annunziamo. L'autore ne mandò alle stampe il primo volume l'anno 1801, e cosí via via gli altri fino al decimo, che uscí in luce lo scorso anno e che ce ne promette per lo meno un altro ancora.
====''Intorno al significato del vocabolo «estetica»''====
Fu ricapitata non ha guari ad uno de' nostri amici una lettera senza data né indicazione alcuna del luogo ove dimori la signora che la scrisse. Voglioso di far pervenire alle mani di lei una risposta, né sapendo come far meglio, ci pregò egli di inserirla nel nostro giornale, preceduta dalla lettera di madama.
====''Di un libro sulla romanticomachia<ref>''Della romanticomachia, libri quattro''. Torino, 1818, co' tipi di Domenico Pane, stampatore di S. A. I. il principe di Carignano</ref>''====
Questo libretto uscito di fresco agli sguardi dei torinesi è anonimo. L'editore, per altro, delle 179 preziose pagine che lo compongono ci fa avvertiti com'esso sia «un nuovo parto di quella medesima penna a cui giá siamo debitori dell'erudito ''Pedanteofilo''», che è quanto dire, crediamo noi, di quella penna che scrisse altresí quattro infelici ''Lettere contro Alfieri''.
====''Guerre letterarie in Italia<ref>''Kurzgefasste Uebersicht der literarischen Streitigkeiten in Italien'' von X. NIEMAND. Stettin. 1818, bey Friederich Nicolai. – ''Esposizione compendiosa delle guerre letterarie in Italia'' di X. NIEMAND. Stettino, 1818, presso Federico Nicolai [libro inventato dal B., per dare al suo articolo apparenza di recensione].</ref>''====
In Lipsia la fiera di San Michele fu quest'anno ricchissima di nuove produzioni letterarie. Una fra le altre ce ne capitò alle mani, singolare molto pel suo argomento, ed è quella che annunziamo.
====''Lettera di Grisostomo al molto reverendo signor canonico don Ruffino''====
Signor canonico,
Ho letto con vera compunzione la garbatissima lettera scrittami da V. S. in difesa del Tiraboschi. Non avrei mai creduto che quel mio breve cenno nel numero 21 del Conciliatore, ov'io rinfaccio al Tiraboschi penuria di filosofia, dovesse recar tanta offesa alla coscienza letteraria d'alcuni fra' miei concittadini. Me ne duole infinitamente, e sento purtroppo che il torto è tutto mio.
====''Intorno all'''Origine delle lettere ''del Roscoe<ref>''On the origin and vicissitudes of literature, science and art ecc. ecc. – Dell'origine e delle vicende delle lettere, scienze ed arti, e della loro influenza sullo stato presente della societá. Discorso recitato il 25 novembre 1817, da''
GUGLIELMO ROSCOE, ''in occasione dell'apertura dell'Instituto reale di Liverpool''. Londra, 1818, presso I. M. Creery.</ref>''====
L'eloquenza di [[Jean-Jacques Rousseau|Gian Giacomo Rousseau]] non bastò a persuadere all'Europa che le lettere fossero dannose all'umana societá. Nel discorso del ginevrino i popoli vollero ravvisare piú la bizzarria del paradosso che l'animo dell'oratore, e salvarono cosí il rispetto dovuto a quell'uomo singolare.
====''Articolo sopra un articolo''====
Nell'ultimo fascicolo (n. 60) della ''Rivista d'Edimburgo'' (celebratissimo de' giornali letterari d'Europa), dopo un assai giudizioso articolo di pagine 42 sull'opera postuma di [[Madame de Staël|madama di Staël]], ''Les considérations'', ecc., un altro ne segue, discretamente lungo, intorno a [[Dante]].
====''Idee del signor Sismondi sul poema di Dante''====
Piaccia a' lettori di richiamarsi alla memoria l'''Articolo sopra un articolo'' inserito nel numero 34 del ''Conciliatore'', e la licenza chiesta loro di recare in altro numero un transunto delle considerazioni del signor [[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi|Sismondi]] sulla ''Divina commedia'', stampate da lui nel suo libro ''Della letteratura del mezzogiorno d'Europa''.
====''Intorno ad un poemetto di C. Tedaldi-Fores<ref>''Nascita'', romanzo in quattro canti, di [[Carlo Tedaldi Fores|C. TEDALDI-FORES]]. Milano, presso Batelli e Fanfani, 1818. <nowiki>[</nowiki>Nel testo originale il titolo è indicato "Nascita" in nota, ma nel testo è indicato "Narcisa". Nota per l'edizione elettronica Manuzio<nowiki>]</nowiki></ref>''====
Molte idee false intorno al romanticismo si fanno diffondere maliziosamente in Italia da chi ha interesse a screditarlo. La piú ricantata ne' crocchi, tanto dai furbi quanto dalla buona gente che si lascia abbindolare da chi ha piú voce in capitolo, è che le dottrine romantiche sieno la teoria dell'assoluta mestizia e dell'orrore, e che nessun componimento poetico possa essere lodevolmente romantico se non è una vera galleria di tutte immagini lugubri, di atrocitá, di spaventi, ecc. ecc.
====''Lettera ad una signora milanese gentile sí, nobile no''====
Madama,
Ad un misero vecchio, qual io mi sono, è lecito senza offesa del decoro farsi apertamente avvocato delle belle fanciulle alle quali Ella, madama, ha la fortuna d'esser madre. Le poverette, stia certa, non mi hanno pregato esse di questo ufficio. M'è suggerito dalla compassione. Parlo io spontaneo, e però tanto piú veridico.
====''Sulla'' Sacontala ''ossia l'''Anello fatale'', dramma indiano di Calidasa''====
'''Grisostomo''. In India la poesia... Ma, prima di tutto, mi piace d'avvertirvi, signori miei, che qui si parla d'un poeta, il nome del quale non fu registrato mai da' cancellieri del cosí detto Parnaso in veruna delle serie de' poeti legittimi. Il concepimento fantastico di Calidasa non discende, né in linea retta né in linea trasversale, da alcuno capostipite greco o latino.<br>
'''Molti de' lettori'''. E che fa questo? Che vuoi dirci con ciò?
====''Sulla'' Storia della letteratura italiana ''del Ginguené<ref>''Histoire littèraire d'Italie par'' P. L. GINGUENE, ''de l'Institut royal de France'', ecc. ecc. ecc., tomi VII, VIII, IX, Paris, 1819, chez L. G. Michaud. (L'intera opera del signor Ginguené si vende presso il signor G. Gigler, sulla Corsia de' servi, n. 603).</ref>''====
Tempo fa in questo stesso giornale (n. 21), parlando incidentemente del signor [[Pierre-Louis Ginguené|Ginguené]], abbiamo emessa la nostra opinione sul merito della di lui ''Storia letteraria d'Italia'', e sulla fortuna incontrata presso gl'italiani dai sei volumi di essa che allora correvano pubblicati. Annunciamo ora a' nostri lettori che un italiano, noto favorevolmente fra la schiera de' letterati, il signor Salfi, avendo ragunati i manoscritti del signor Ginguené, trovò di potere stampare altri tre volumi di quella storia, e compire cosí in tutti i suoi rami il periodo che comprende il secolo decimosesto.
====''[[Benedetto Castelli]]<ref>''Elogio di Benedetto Castelli'' bresciano di SISTO TANFOGLIO, dottore in filosofia e matematica ecc. ecc., Brescia,
1819, presso Nicolò Bettoni e soci.</ref>''====
L'adulazione mercenaria di parecchi letterati ha fatto brutto servizio agli elogi. Per essa queste forme oratorie, destinate ad onorare la sapienza, l'amor della patria e tutte le altre virtù civili, sono oggimai cadute in discredito presso molti. Quante volte la parola «[[elogio]]» sveglia in capo a chi l'ascolta un'idea a cui di necessitá tengono compagnia altre idee schifosissime!
====''Intorno alla'' Servitú, presso i popoli antichi e moderni ''del Grégoire<ref>''De la domesticité chez les peuples anciens et modernes par'' M. GREGOIRE, ''ancien evêque de Blois'', ecc. ecc. Parigi, ecc. ecc.</ref>''====
L'uomo che dall'alto della sua fortuna volge uno sguardo compassionevole ad una classe inferiore di cittadini trattata duramente dall'orgoglio dei piú, ed il filosofo che, abbandonate le astruse ed aride speculazioni, crede di nobilitare la propria sapienza impiegandola a pro del misero avvilito ed ingegnandosi di trovar modi onde migliorarne la condizione, sono due vere bellezze nell'ordine delle cose morali.
====''Sopra un manoscritto inedito degli autori del foglio periodico'' Il caffé====
Agli scalini del duomo vendevansi qui in Milano, sono pochi dí, al prezzo fisso di dieci soldi il volume, tanti libri e libracci usati, quanti bastavano a formare alla rinfusa un mucchio, del diametro di forse otto passi ed alto un mezz'uomo e piú. Passava di lá casualmente uno degli estensori del nostro giornale, e, datosi a frugare per entro a quel caos di sapienza avvilita e di pazzie umane mantenute tuttavia in eccessiva onoranza dalla tariffa del venditore, trovò modo di spendervi dietro anch'egli, bene o male, uno scudo.
====''Sulla'' Filosofia delle scienze ''del Jullien<ref>''Esquisse d'un essai sur la philosophie des sciences'', ecc. ecc. – Abbozzo di un saggio sulla filosofia delle scienze, contenente un nuovo progetto di divisione delle cognizioni umane, di MARCANTONIO JULLIEN, cavaliere, ecc. ecc. Parigi, 1819.</ref>''====
Ogni volta che ci occorre di dover parlare di [[economia politica]], di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapidità al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei ''frères ignorantins'' della nostra penisola.
====''Quadro storico della poesia castigliana (a proposito delle'' Poesie scelte castigliane'', raccolte dal Quintana)<ref>''Poesias selectas castellanas, desde el tiempo de Juan de Mena hasta nuestros dias, etc. – Poesie scelte castigliane, dai tempi di Giovanni de Mena fino ai giorni nostri raccolte ed ordinate da don'' EMANUELE GIUSEPPE QUINTANA. Madrid, ecc. ecc.</ref>''====
Il conte Giovambattista Conti fino dal 1782 pubblicò in Madrid quattro volumi d'una sua raccolta di poesie castigliane, ponendo a riscontro del testo di esse le traduzioni da lui fattene in versi italiani. Poche copie di quell'opera scesero allora in Italia; e però la tipografia del seminario di Padova, dandosi a ristampare in due soli volumi le sole traduzioni, provvede in questo anno a vieppiú diffonderne tra di noi la lettura.
====''Due rapporti ufficiali al governo austriaco''====
{{centrato|AL DIRETTORE GENERALE DEI GINNASI<br>Sulla traduzione dal tedesco degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''.}}
Ho l'onore di presentarle in tre volumetti manoscritti la traduzione degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''. Questo lavoro, ordinatomi giá da qualche tempo dall'imperial regio governo, sarebbe stato finito prima d'ora, se altri lavori ed altri doveri d'ufficio, ben noti a lei, signor direttore, ed al governo medesimo, non mi avessero occupato altrimenti, e se una recente ristampa dell'originale, sopraggiunta quando la traduzione era pressoché compiuta, non mi avesse obbligato a rifarla ed ampliarla in molte parti.
====''Discorso ai toscani<ref>Letto il 27 marzo 1848 a Firenze, sotto le logge degli Uffizi, da Giuseppe Massari, in luogo del Berchet, presente, al
popolo reduce da un solenne ''Te Deum'' cantato in duomo, per celebrare la vittoria dei milanesi nelle Cinque giornate. [Ed.].</ref>''====
Toscani!
L'entusiasmo vivo, spontaneo, col quale salutate i fatti dell'eroica Milano, onora voi e onora quelli che se lo sono meritato col sangue. A nome de' miei concittadini io ve ne ringrazio con tutta la pienezza del cuore.
====''Ai lombardi (14 maggio 1848)''====
Lombardi!
Il governo provvisorio della Lombardia ha dovuto finalmente persuadersi che, in mezzo alla precipitazione degli eventi, i quali d'ogni parte ne travolgono e ne sospingono, lo starsene piú a lungo immobile a custodire la propria neutralitá era un tradire la patria. Quindi egli ha pubblicato il suo decreto del 12 corrente, con cui chiama l'intiera popolazione a dare il suo voto intorno alla risoluzione da prendersi per uscire dalla triste situazione nostra, che ogni dí, ogni ora piú si fa pericolosa.
====''All'onorevole presidente del collegio elettorale di Monticelli d'Ongina''====
Il suffragio, per me inopinato, del quale hanno voluto onorarmi gli elettori di codesto collegio, meritava da parte mia una piú pronta espressione della gratitudine, che ne sento vivissima. Ma la notizia di esso mi pervenne tardi in questo ritiro campestre, e, dirò il vero, non creduta quasi sulle prime. Ciò mi scusi presso di lei, egregio signore, e presso de' benevoli miei elettori, a' quali la prego di volere Ella essere interprete de' miei ringraziamenti.
==Citazioni su Giovanni Berchet==
*Egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]]. ([[Giulio Bertoni]])
*Fra i poeti della scuola [[Romanticismo|romantica]] della prima maniera il Berchet si distingue per l'ideale patriottico dominante ne' suoi versi. Il sentimento religioso egli lo ha, ma nelle sue poesie apparisce appena; il cattolicismo del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]], del [[Tommaso Grossi|Grossi]], del [[Giovanni Torti|Torti]] e del [[Silvio Pellico|Pellico]] non v'è punto; l'ardimento, che è spesso aspra fierezza nell'espressione del patriottismo, lo avvicina piuttosto al [[Giovanni Battista Niccolini|Niccolini]], al [[Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi]] ed al [[Giuseppe Giusti|Giusti]]. Fu detto che la poesia del Berchet deriva dall'ode manzoniana ''Marzo 1821''; ma è un'esagerazione, se non anche un errore. ([[Giovanni Mestica]])
*La poesia del Berchet è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. ([[Giulio Bertoni]])
*La poesia di Giovanni Berchet, quanto agli effetti che produsse per l'eccitazione del sentimento nazionale, può in qualche modo paragonarsi al libro delle ''Mie Prigioni'': ché se questo ebbe efficacia largamente anche fuori d'Italia, quella in Italia la ebbe fors'anco maggiore. ([[Giovanni Mestica]])
*La sua lingua ineguale sorge dalla sua tormentosa esperienza. Per questa sua esperienza dolente, per la sua prorompente passione, per la castità dei suoi pensieri e la nobiltà dei suoi affetti e dei suoi odi, per tutte le sue sofferenze, gli perdoniamo certe sue movenze {{sic|rettoriche}}, certo suo artificio, certe sue combinazioni stridenti di vocaboli, e i suoi arcaismi, e le sue locuzioni o convenzionali o {{sic|dissuete}}, e anche i suoi costrutti forzati, i suoi rapidi e improvvisi trapassi, il suo verso spezzato, il suo strano miscuglio di espressioni auliche e volgari, la sua lingua, insomma, che esce direttamente dalla concitazione psicologica e soltanto di tratto in tratto subisce quella elaborazione fantastica che la trasfigura e la fa linguaggio poetico. ([[Giulio Bertoni]])
===[[Giuseppe Bustelli]]===
*La più sconcia e povera cosa che Giovanni {{NDR|Berchet}} abbia dettata nel ''Conciliatore'' è una ''Lettera di Grisostomo al molto reverendo Signor Canonico Don Ruffino'' (Num. 26), tutta riboccante di non attici motteggi contro [[Girolamo Tiraboschi]], reo d'avere con sì copiosa messe di fatti e di notizie, faticosamente raccolte e criticamente vagliate, diffuso tanta luce sulle vicende della nostra letteratura, alla cui Storia egli fu quel che il gran [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] alla Storia d'Italia, e uggioso al Nostro, che lo stimò sì digiuno di critica da non avere esaminato que' fatti né anche con quel tanto di filosofia che i tempi gli concedevano. Ma, come in questa congiuntura, ancor più che in ogni altra, il Berchet obliò del tutto la divisa del suo giornale e la nobile sentenza che nell'Introduzione di quello è registrata a mo' di promessa: «andrebbe dunque errato chi credesse da noi riposta la critica in un continuo scoppiettar di epigrammi o di censure maligne»; cosi gli uscì di mente che chi troppo filosofeggia {{sic|su i}} fatti, facilmente assegna a quelli cagioni più ingegnose che vere e, più che profonde, aeree.
*Tale visse, proseggiò, poetò Giovanni Berchet: a cui le virtù abbondarono ancor più nella vita privata e cittadina che nella letteraria, che, a dir vero, non fu né operosissima nella quantità, né nella qualità esemplarissima. Grave, troppo grave pecca, e della quale io né alcun vero e buono artista di verso non vorrà mai discolparlo, fu in lui scrittore, e specialmente in lui poeta, il disprezzo borioso dell'arte del dire e dell'italianità del dettare: di che le molte e intollerabili scorrezioni, improprietà, trivialità di frase, di stile, di verseggiatura in quasi tutti i suoi canti dell'età matura, e più numerose e più disgustose ne' più splendidi.
*Quivi {{NDR|deputato del Parlamento sabaudo}} ei parlò rado, breve e assennato: tre rari beneficii ad un tempo alla patria, allora, come ora, assordata da cicalecci frequenti, profusi, improvvidi; e fu di coloro che deploravano una riscossa contro l'Austria<ref>Riscossa dopo l'esito infausto della campagna iniziale della [[prima guerra d'indipendenza italiana]].</ref>La prima ; la deploravano perché non ben preparata e disuguale, e perché ne temevano quel che ne seguì. Onore alla generosità assennata; tanto più onore quanto più gli sconsigliati la bestemmiano e la imprecano! Ma troppo quel nobilissimo cuore consumava l'angoscia del mal tentato risorgimento italiano, quell'angoscia che rose e spense immaturo anco Giuseppe Giusti e più altri incliti patrioti; e la salute affievolita non gli consentì di varcare il 1851. Visitò, ma inutilmente, con l'[[Giuseppe Arconati Visconti|Arconati]], nell'estate di quell'anno le benefiche acque di Vichy; e tornato a Torino, e venuto allo stremo del vivere, spirò il 23 di Dicembre: ''tal moria qual visse''<ref>''Gerusalemme Liberata'', XIX , 26. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, da vero cristiano e da patriota vero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Ballate e romanze]'', Sonzogno, 1901.
*Giovanni Berchet, ''[https://books.google.it/books?redir_esc=y&hl=it&id=lboNAAAAYAAJ Le fantasie: romanza]'', Taylor, Londra, 1829.
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Opere]'', a cura di Egidio Bellorini, Vol. 2., ''Scritti critici e letterari'', G. Laterza e Figli, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Berchet, Giovanni}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
bo778fy7iqtr2pxuuo7mfpqjm0w54e9
1428213
1428212
2026-10-03T07:01:25Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Giovanni Berchet */ nuova sezione: Giulio Bertoni
1428213
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Giovanni Berchet.JPG|thumb|Giovanni Berchet]]
'''Giovanni Berchet''' (1783 – 1851), poeta e scrittore italiano.
==Citazioni di Giovanni Berchet==
*{{NDR|A proposito della bandiera austriaca}} ''Il giallo ed il nero | colori esecrabili | a un italo cor''. (da ''Matilde''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 380.</ref>)
*''La faccia sua sì bella | la disfiorò il dolor: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/747#c1974|p. 715]].</ref>)
*''La guancia sua sì bella | più non somiglia un fior: | la voce del cantor | non è più quella''. (da ''Il Trovatore''<ref name=DCCXV/>)
*[...] ''Remote | ah! non son le [[Vendetta|vendette]] del vinto; | oggi ei fugge, doman vi percote.''<ref>Da ''I Profughi di Parga'', [[s:I profughi di Parga/Parte II|parte II, ''Il Racconto'']], III, vv. 90-92.</ref>
*Tutti gli uomini, da [[Adamo]] in giù fino al calzolaio che ci fa i begli stivali, hanno nel fondo dell'anima una tendenza alla [[poesia]]. (dalla ''Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo'')
*''Un popol diviso per sette destini, | In sette spezzato da sette confini, | Si fonde in un solo, più servo non è.'' (da ''All'armi! All'armi!''<ref>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 378.</ref>)
*Veggo lo scrittorello, colui il quale vende ognora a gran prezzo ciò che val nulla: se stesso e i suoi giudizi. (da ''Scritti critici e letterari'')
==''Il romito del Cenisio''==
===[[Incipit]]===
<poem>Viandante alla ventura
L'ardue nevi del Cenisio
un estranio superò;
E dell'itala pianura
Al sorriso interminabile
Dalla balza s'affacciò.</poem>
===Citazioni===
*''Maledetto | chi s'accosta senza piangere | alla terra del dolor!''
*''Come il mar su cui si posa | sono immensi i guai d'[[Italia]] | inesausto è il suo dolor''.
*''Da quest'Alpi infino a Scilla | è delitto amar la [[patria]], | è una colpa il sospirar''.
==''Le fantasie''==
*''Dove che venga l'[[esilio|Esule]] | sempre ha la patria in cor.'' (parte I; p. 27)
*''L'han giurato. Gli ho visti in Pontida | convenuti dal monte, dal piano. | L'han giurato; e si strinser la mano | cittadini di venti città''. (parte I; p. 31)
*''[[Libertà]] non fallisce ai volenti. | Ma il sentier de' perigli ell'addita; | ma promessa a chi ponvi la vita, | non è premio d'inerte desir.'' (parte I; p. 34)
*''Non la siepe che l'orto v'impruna | e il confin dell'Italia, o ringhiosi; | sono i monti il suo lembo; gli esosi | son le torme che vengon di là.'' (parte III; p. 50)
*[...] ''fidi all'infame gara | di chi più alacre a opprimere | o chi 'l sia più a servir''. (parte V; p. 75)
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''Ballate e romanze''===
<poem>Per entro i fitti popoli;
Lungo i deserti calli;
Sul monte aspro di gieli;
Nelle inverdite valli;
Infra le nebbie assidue;
Sotto gli azzurri cieli;
Dove che venga, l'Esule
Sempre ha la [[patria]] in cor.</poem>
===''Opere: Scritti critici e letterari''===
====''Lettera sul dramma'' Demetrio e Polibio ''cantato nel teatro Carcano''====
<div align=right>Di [[Milano]], il dí 27 luglio 1813.</div>
Non ho fatto risposta prima d'ora alla tua dimanda intorno al merito dell'opera seria Demetrio e Polibio, perché il giudicio mio in fatto di musica, non potendo io derivarlo, come sai, da conoscenza alcuna dell'arte, sarebbe forse parso intempestivo anche a me medesimo, se per indurmi a proferirlo avessi stimato sufficiente il suffragio delle prime sensazioni del cuor mio.
====''Sul'' Cacciatore feroce ''e sulla'' Eleonora ''di Goffredo Augusto Bürger – Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo''====
Figliuolo carissimo,
M'ha fatto maraviglia davvero che tu, convittore di un collegio, ti dessi a cercarmi con desiderio cosí vivo una traduzione italiana di due componimenti poetici del [[Gottfried August Bürger|Bürger]]. Che posso io negare al figliuolo mio? Povero vecchio inesercitato, ho penato assai a tradurli; ma pur finalmente ne sono venuto a capo.
====''Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani celebrati nella chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817''====
Questo cadavere intorno a cui ci raduna l'onor nazionale e l'entusiasmo dell'ammirazione, questo cadavere era [[Andrea Appiani]] pittore. Giá da quattro anni un fiero colpo d'apoplessia lo aveva rapito alle arti ed all'incremento della gloria italiana; ma egli vivea pur tuttavia. E la sua vita, quantunque infelice, era nondimeno un carissimo conforto alla famiglia, una speranza pe' suoi amici.
====''Del criterio ne' discorsi''====
Mylord P..., ch'io conobbi questi di addietro in Milano, è veramente uomo di garbo. La sua conversazione mi compensò alquanto della ruvida ed insipida breviloquenza, di che alcuni suoi compatrioti avevano qualche tempo innanzi premiata l'officiositá mia, per modo ch'eglino soli pareva si tenessero per individui della specie umana. Superbia per veritá ridicola.
====''Scortesie maschili al teatro della Scala''====
Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe che si facesse una risposta.
Signor ''Conciliatore'', – Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con accuratezza.
====''Sulla'' Storia della poesia e dell'eloquenza ''del Bouterweck<ref>''Geschichte der Poesie und Beredsamkeit seit dem Ende des dreizehnten Jahrhunderts, von'' FRIEDERICH BOUTERWECK. – ''Storia della poesia e della eloquenza, incominciando dalla fine del secolo decimoterzo'', ecc., di FEDERIGO BOUTERWECK, Gottinga, ecc. ecc.</ref>''====
Fra le molte opere filosofiche e letterarie del signor Federigo Bouterweck<ref>Il nome del signor Bouterweck è già tanto conosciuto in Europa, che sarebbe un far torto ai colti italiani il dir loro chi egli sia.</ref> non ci pare la meno importante questa che annunziamo. L'autore ne mandò alle stampe il primo volume l'anno 1801, e cosí via via gli altri fino al decimo, che uscí in luce lo scorso anno e che ce ne promette per lo meno un altro ancora.
====''Intorno al significato del vocabolo «estetica»''====
Fu ricapitata non ha guari ad uno de' nostri amici una lettera senza data né indicazione alcuna del luogo ove dimori la signora che la scrisse. Voglioso di far pervenire alle mani di lei una risposta, né sapendo come far meglio, ci pregò egli di inserirla nel nostro giornale, preceduta dalla lettera di madama.
====''Di un libro sulla romanticomachia<ref>''Della romanticomachia, libri quattro''. Torino, 1818, co' tipi di Domenico Pane, stampatore di S. A. I. il principe di Carignano</ref>''====
Questo libretto uscito di fresco agli sguardi dei torinesi è anonimo. L'editore, per altro, delle 179 preziose pagine che lo compongono ci fa avvertiti com'esso sia «un nuovo parto di quella medesima penna a cui giá siamo debitori dell'erudito ''Pedanteofilo''», che è quanto dire, crediamo noi, di quella penna che scrisse altresí quattro infelici ''Lettere contro Alfieri''.
====''Guerre letterarie in Italia<ref>''Kurzgefasste Uebersicht der literarischen Streitigkeiten in Italien'' von X. NIEMAND. Stettin. 1818, bey Friederich Nicolai. – ''Esposizione compendiosa delle guerre letterarie in Italia'' di X. NIEMAND. Stettino, 1818, presso Federico Nicolai [libro inventato dal B., per dare al suo articolo apparenza di recensione].</ref>''====
In Lipsia la fiera di San Michele fu quest'anno ricchissima di nuove produzioni letterarie. Una fra le altre ce ne capitò alle mani, singolare molto pel suo argomento, ed è quella che annunziamo.
====''Lettera di Grisostomo al molto reverendo signor canonico don Ruffino''====
Signor canonico,
Ho letto con vera compunzione la garbatissima lettera scrittami da V. S. in difesa del Tiraboschi. Non avrei mai creduto che quel mio breve cenno nel numero 21 del Conciliatore, ov'io rinfaccio al Tiraboschi penuria di filosofia, dovesse recar tanta offesa alla coscienza letteraria d'alcuni fra' miei concittadini. Me ne duole infinitamente, e sento purtroppo che il torto è tutto mio.
====''Intorno all'''Origine delle lettere ''del Roscoe<ref>''On the origin and vicissitudes of literature, science and art ecc. ecc. – Dell'origine e delle vicende delle lettere, scienze ed arti, e della loro influenza sullo stato presente della societá. Discorso recitato il 25 novembre 1817, da''
GUGLIELMO ROSCOE, ''in occasione dell'apertura dell'Instituto reale di Liverpool''. Londra, 1818, presso I. M. Creery.</ref>''====
L'eloquenza di [[Jean-Jacques Rousseau|Gian Giacomo Rousseau]] non bastò a persuadere all'Europa che le lettere fossero dannose all'umana societá. Nel discorso del ginevrino i popoli vollero ravvisare piú la bizzarria del paradosso che l'animo dell'oratore, e salvarono cosí il rispetto dovuto a quell'uomo singolare.
====''Articolo sopra un articolo''====
Nell'ultimo fascicolo (n. 60) della ''Rivista d'Edimburgo'' (celebratissimo de' giornali letterari d'Europa), dopo un assai giudizioso articolo di pagine 42 sull'opera postuma di [[Madame de Staël|madama di Staël]], ''Les considérations'', ecc., un altro ne segue, discretamente lungo, intorno a [[Dante]].
====''Idee del signor Sismondi sul poema di Dante''====
Piaccia a' lettori di richiamarsi alla memoria l'''Articolo sopra un articolo'' inserito nel numero 34 del ''Conciliatore'', e la licenza chiesta loro di recare in altro numero un transunto delle considerazioni del signor [[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi|Sismondi]] sulla ''Divina commedia'', stampate da lui nel suo libro ''Della letteratura del mezzogiorno d'Europa''.
====''Intorno ad un poemetto di C. Tedaldi-Fores<ref>''Nascita'', romanzo in quattro canti, di [[Carlo Tedaldi Fores|C. TEDALDI-FORES]]. Milano, presso Batelli e Fanfani, 1818. <nowiki>[</nowiki>Nel testo originale il titolo è indicato "Nascita" in nota, ma nel testo è indicato "Narcisa". Nota per l'edizione elettronica Manuzio<nowiki>]</nowiki></ref>''====
Molte idee false intorno al romanticismo si fanno diffondere maliziosamente in Italia da chi ha interesse a screditarlo. La piú ricantata ne' crocchi, tanto dai furbi quanto dalla buona gente che si lascia abbindolare da chi ha piú voce in capitolo, è che le dottrine romantiche sieno la teoria dell'assoluta mestizia e dell'orrore, e che nessun componimento poetico possa essere lodevolmente romantico se non è una vera galleria di tutte immagini lugubri, di atrocitá, di spaventi, ecc. ecc.
====''Lettera ad una signora milanese gentile sí, nobile no''====
Madama,
Ad un misero vecchio, qual io mi sono, è lecito senza offesa del decoro farsi apertamente avvocato delle belle fanciulle alle quali Ella, madama, ha la fortuna d'esser madre. Le poverette, stia certa, non mi hanno pregato esse di questo ufficio. M'è suggerito dalla compassione. Parlo io spontaneo, e però tanto piú veridico.
====''Sulla'' Sacontala ''ossia l'''Anello fatale'', dramma indiano di Calidasa''====
'''Grisostomo''. In India la poesia... Ma, prima di tutto, mi piace d'avvertirvi, signori miei, che qui si parla d'un poeta, il nome del quale non fu registrato mai da' cancellieri del cosí detto Parnaso in veruna delle serie de' poeti legittimi. Il concepimento fantastico di Calidasa non discende, né in linea retta né in linea trasversale, da alcuno capostipite greco o latino.<br>
'''Molti de' lettori'''. E che fa questo? Che vuoi dirci con ciò?
====''Sulla'' Storia della letteratura italiana ''del Ginguené<ref>''Histoire littèraire d'Italie par'' P. L. GINGUENE, ''de l'Institut royal de France'', ecc. ecc. ecc., tomi VII, VIII, IX, Paris, 1819, chez L. G. Michaud. (L'intera opera del signor Ginguené si vende presso il signor G. Gigler, sulla Corsia de' servi, n. 603).</ref>''====
Tempo fa in questo stesso giornale (n. 21), parlando incidentemente del signor [[Pierre-Louis Ginguené|Ginguené]], abbiamo emessa la nostra opinione sul merito della di lui ''Storia letteraria d'Italia'', e sulla fortuna incontrata presso gl'italiani dai sei volumi di essa che allora correvano pubblicati. Annunciamo ora a' nostri lettori che un italiano, noto favorevolmente fra la schiera de' letterati, il signor Salfi, avendo ragunati i manoscritti del signor Ginguené, trovò di potere stampare altri tre volumi di quella storia, e compire cosí in tutti i suoi rami il periodo che comprende il secolo decimosesto.
====''[[Benedetto Castelli]]<ref>''Elogio di Benedetto Castelli'' bresciano di SISTO TANFOGLIO, dottore in filosofia e matematica ecc. ecc., Brescia,
1819, presso Nicolò Bettoni e soci.</ref>''====
L'adulazione mercenaria di parecchi letterati ha fatto brutto servizio agli elogi. Per essa queste forme oratorie, destinate ad onorare la sapienza, l'amor della patria e tutte le altre virtù civili, sono oggimai cadute in discredito presso molti. Quante volte la parola «[[elogio]]» sveglia in capo a chi l'ascolta un'idea a cui di necessitá tengono compagnia altre idee schifosissime!
====''Intorno alla'' Servitú, presso i popoli antichi e moderni ''del Grégoire<ref>''De la domesticité chez les peuples anciens et modernes par'' M. GREGOIRE, ''ancien evêque de Blois'', ecc. ecc. Parigi, ecc. ecc.</ref>''====
L'uomo che dall'alto della sua fortuna volge uno sguardo compassionevole ad una classe inferiore di cittadini trattata duramente dall'orgoglio dei piú, ed il filosofo che, abbandonate le astruse ed aride speculazioni, crede di nobilitare la propria sapienza impiegandola a pro del misero avvilito ed ingegnandosi di trovar modi onde migliorarne la condizione, sono due vere bellezze nell'ordine delle cose morali.
====''Sopra un manoscritto inedito degli autori del foglio periodico'' Il caffé====
Agli scalini del duomo vendevansi qui in Milano, sono pochi dí, al prezzo fisso di dieci soldi il volume, tanti libri e libracci usati, quanti bastavano a formare alla rinfusa un mucchio, del diametro di forse otto passi ed alto un mezz'uomo e piú. Passava di lá casualmente uno degli estensori del nostro giornale, e, datosi a frugare per entro a quel caos di sapienza avvilita e di pazzie umane mantenute tuttavia in eccessiva onoranza dalla tariffa del venditore, trovò modo di spendervi dietro anch'egli, bene o male, uno scudo.
====''Sulla'' Filosofia delle scienze ''del Jullien<ref>''Esquisse d'un essai sur la philosophie des sciences'', ecc. ecc. – Abbozzo di un saggio sulla filosofia delle scienze, contenente un nuovo progetto di divisione delle cognizioni umane, di MARCANTONIO JULLIEN, cavaliere, ecc. ecc. Parigi, 1819.</ref>''====
Ogni volta che ci occorre di dover parlare di [[economia politica]], di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapidità al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei ''frères ignorantins'' della nostra penisola.
====''Quadro storico della poesia castigliana (a proposito delle'' Poesie scelte castigliane'', raccolte dal Quintana)<ref>''Poesias selectas castellanas, desde el tiempo de Juan de Mena hasta nuestros dias, etc. – Poesie scelte castigliane, dai tempi di Giovanni de Mena fino ai giorni nostri raccolte ed ordinate da don'' EMANUELE GIUSEPPE QUINTANA. Madrid, ecc. ecc.</ref>''====
Il conte Giovambattista Conti fino dal 1782 pubblicò in Madrid quattro volumi d'una sua raccolta di poesie castigliane, ponendo a riscontro del testo di esse le traduzioni da lui fattene in versi italiani. Poche copie di quell'opera scesero allora in Italia; e però la tipografia del seminario di Padova, dandosi a ristampare in due soli volumi le sole traduzioni, provvede in questo anno a vieppiú diffonderne tra di noi la lettura.
====''Due rapporti ufficiali al governo austriaco''====
{{centrato|AL DIRETTORE GENERALE DEI GINNASI<br>Sulla traduzione dal tedesco degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''.}}
Ho l'onore di presentarle in tre volumetti manoscritti la traduzione degli ''Elementi di storia degli Stati d'Europa''. Questo lavoro, ordinatomi giá da qualche tempo dall'imperial regio governo, sarebbe stato finito prima d'ora, se altri lavori ed altri doveri d'ufficio, ben noti a lei, signor direttore, ed al governo medesimo, non mi avessero occupato altrimenti, e se una recente ristampa dell'originale, sopraggiunta quando la traduzione era pressoché compiuta, non mi avesse obbligato a rifarla ed ampliarla in molte parti.
====''Discorso ai toscani<ref>Letto il 27 marzo 1848 a Firenze, sotto le logge degli Uffizi, da Giuseppe Massari, in luogo del Berchet, presente, al
popolo reduce da un solenne ''Te Deum'' cantato in duomo, per celebrare la vittoria dei milanesi nelle Cinque giornate. [Ed.].</ref>''====
Toscani!
L'entusiasmo vivo, spontaneo, col quale salutate i fatti dell'eroica Milano, onora voi e onora quelli che se lo sono meritato col sangue. A nome de' miei concittadini io ve ne ringrazio con tutta la pienezza del cuore.
====''Ai lombardi (14 maggio 1848)''====
Lombardi!
Il governo provvisorio della Lombardia ha dovuto finalmente persuadersi che, in mezzo alla precipitazione degli eventi, i quali d'ogni parte ne travolgono e ne sospingono, lo starsene piú a lungo immobile a custodire la propria neutralitá era un tradire la patria. Quindi egli ha pubblicato il suo decreto del 12 corrente, con cui chiama l'intiera popolazione a dare il suo voto intorno alla risoluzione da prendersi per uscire dalla triste situazione nostra, che ogni dí, ogni ora piú si fa pericolosa.
====''All'onorevole presidente del collegio elettorale di Monticelli d'Ongina''====
Il suffragio, per me inopinato, del quale hanno voluto onorarmi gli elettori di codesto collegio, meritava da parte mia una piú pronta espressione della gratitudine, che ne sento vivissima. Ma la notizia di esso mi pervenne tardi in questo ritiro campestre, e, dirò il vero, non creduta quasi sulle prime. Ciò mi scusi presso di lei, egregio signore, e presso de' benevoli miei elettori, a' quali la prego di volere Ella essere interprete de' miei ringraziamenti.
==Citazioni su Giovanni Berchet==
*Fra i poeti della scuola [[Romanticismo|romantica]] della prima maniera il Berchet si distingue per l'ideale patriottico dominante ne' suoi versi. Il sentimento religioso egli lo ha, ma nelle sue poesie apparisce appena; il cattolicismo del [[Alessandro Manzoni|Manzoni]], del [[Tommaso Grossi|Grossi]], del [[Giovanni Torti|Torti]] e del [[Silvio Pellico|Pellico]] non v'è punto; l'ardimento, che è spesso aspra fierezza nell'espressione del patriottismo, lo avvicina piuttosto al [[Giovanni Battista Niccolini|Niccolini]], al [[Francesco Domenico Guerrazzi|Guerrazzi]] ed al [[Giuseppe Giusti|Giusti]]. Fu detto che la poesia del Berchet deriva dall'ode manzoniana ''Marzo 1821''; ma è un'esagerazione, se non anche un errore. ([[Giovanni Mestica]])
*La poesia di Giovanni Berchet, quanto agli effetti che produsse per l'eccitazione del sentimento nazionale, può in qualche modo paragonarsi al libro delle ''Mie Prigioni'': ché se questo ebbe efficacia largamente anche fuori d'Italia, quella in Italia la ebbe fors'anco maggiore. ([[Giovanni Mestica]])
===[[Giulio Bertoni]]===
*Egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]].
*La poesia del Berchet è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana.
*La sua lingua ineguale sorge dalla sua tormentosa esperienza. Per questa sua esperienza dolente, per la sua prorompente passione, per la castità dei suoi pensieri e la nobiltà dei suoi affetti e dei suoi odi, per tutte le sue sofferenze, gli perdoniamo certe sue movenze {{sic|rettoriche}}, certo suo artificio, certe sue combinazioni stridenti di vocaboli, e i suoi arcaismi, e le sue locuzioni o convenzionali o {{sic|dissuete}}, e anche i suoi costrutti forzati, i suoi rapidi e improvvisi trapassi, il suo verso spezzato, il suo strano miscuglio di espressioni auliche e volgari, la sua lingua, insomma, che esce direttamente dalla concitazione psicologica e soltanto di tratto in tratto subisce quella elaborazione fantastica che la trasfigura e la fa linguaggio poetico.
===[[Giuseppe Bustelli]]===
*La più sconcia e povera cosa che Giovanni {{NDR|Berchet}} abbia dettata nel ''Conciliatore'' è una ''Lettera di Grisostomo al molto reverendo Signor Canonico Don Ruffino'' (Num. 26), tutta riboccante di non attici motteggi contro [[Girolamo Tiraboschi]], reo d'avere con sì copiosa messe di fatti e di notizie, faticosamente raccolte e criticamente vagliate, diffuso tanta luce sulle vicende della nostra letteratura, alla cui Storia egli fu quel che il gran [[Ludovico Antonio Muratori|Muratori]] alla Storia d'Italia, e uggioso al Nostro, che lo stimò sì digiuno di critica da non avere esaminato que' fatti né anche con quel tanto di filosofia che i tempi gli concedevano. Ma, come in questa congiuntura, ancor più che in ogni altra, il Berchet obliò del tutto la divisa del suo giornale e la nobile sentenza che nell'Introduzione di quello è registrata a mo' di promessa: «andrebbe dunque errato chi credesse da noi riposta la critica in un continuo scoppiettar di epigrammi o di censure maligne»; cosi gli uscì di mente che chi troppo filosofeggia {{sic|su i}} fatti, facilmente assegna a quelli cagioni più ingegnose che vere e, più che profonde, aeree.
*Tale visse, proseggiò, poetò Giovanni Berchet: a cui le virtù abbondarono ancor più nella vita privata e cittadina che nella letteraria, che, a dir vero, non fu né operosissima nella quantità, né nella qualità esemplarissima. Grave, troppo grave pecca, e della quale io né alcun vero e buono artista di verso non vorrà mai discolparlo, fu in lui scrittore, e specialmente in lui poeta, il disprezzo borioso dell'arte del dire e dell'italianità del dettare: di che le molte e intollerabili scorrezioni, improprietà, trivialità di frase, di stile, di verseggiatura in quasi tutti i suoi canti dell'età matura, e più numerose e più disgustose ne' più splendidi.
*Quivi {{NDR|deputato del Parlamento sabaudo}} ei parlò rado, breve e assennato: tre rari beneficii ad un tempo alla patria, allora, come ora, assordata da cicalecci frequenti, profusi, improvvidi; e fu di coloro che deploravano una riscossa contro l'Austria<ref>Riscossa dopo l'esito infausto della campagna iniziale della [[prima guerra d'indipendenza italiana]].</ref>La prima ; la deploravano perché non ben preparata e disuguale, e perché ne temevano quel che ne seguì. Onore alla generosità assennata; tanto più onore quanto più gli sconsigliati la bestemmiano e la imprecano! Ma troppo quel nobilissimo cuore consumava l'angoscia del mal tentato risorgimento italiano, quell'angoscia che rose e spense immaturo anco Giuseppe Giusti e più altri incliti patrioti; e la salute affievolita non gli consentì di varcare il 1851. Visitò, ma inutilmente, con l'[[Giuseppe Arconati Visconti|Arconati]], nell'estate di quell'anno le benefiche acque di Vichy; e tornato a Torino, e venuto allo stremo del vivere, spirò il 23 di Dicembre: ''tal moria qual visse''<ref>''Gerusalemme Liberata'', XIX , 26. {{NDR|N.d.A.}}</ref>, da vero cristiano e da patriota vero.
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Ballate e romanze]'', Sonzogno, 1901.
*Giovanni Berchet, ''[https://books.google.it/books?redir_esc=y&hl=it&id=lboNAAAAYAAJ Le fantasie: romanza]'', Taylor, Londra, 1829.
*Giovanni Berchet, ''[http://www.liberliber.it/libri/b/berchet/index.htm Opere]'', a cura di Egidio Bellorini, Vol. 2., ''Scritti critici e letterari'', G. Laterza e Figli, 1912.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Berchet, Giovanni}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
l6xgqcts1i4vnzwlym1f3cer3nwj4ku
Template:SelezioneNuove
10
4465
1428182
1427988
2026-10-03T01:02:47Z
Danyele
19198
+3
1428182
wikitext
text/x-wiki
<noinclude>{{Protetta}}</noinclude>
<div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!--
AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30.
AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}"
-->
[[Giulia Dragoni]]{{,}}
[[Guerra del Libano (1982)]]{{,}}
[[Guerra del Kippur]]{{,}}
[[Mansplaining]]{{,}}
[[La persona peggiore del mondo]]{{,}}
[[Il mio nome è Carlo]]{{,}}
[[Mirra Andreeva]]{{,}}
[[Anastasija Myskina]]{{,}}
[[Karolína Muchová]]{{,}}
[[Nicolò Bulega]]{{,}}
[[Davide Bulega]]{{,}}
[[La grande vallata]]{{,}}
[[Rebecca Piva]]{{,}}
[[Smith, un cowboy per gli indiani]]{{,}}
[[Francesco Maffei]]{{,}}
[[Giuseppe Fiocco]]{{,}}
[[Top model]]{{,}}
[[Alture del Golan]]{{,}}
[[Nicola Ivanoff]]{{,}}
[[Sculacciata]]{{,}}
[[Saloon]]{{,}}
[[Silverado]]{{,}}
[[Kareena Kapoor]]{{,}}
[[Kaley Cuoco]]{{,}}
[[La famiglia Perez]]{{,}}
[[Caterina Labouré]]{{,}}
[[Maria Angela Truszkowska]]{{,}}
[[Paula Montal Fornés]]{{,}}
[[Leone Santucci]]{{,}}
[[Edwige Pezzulli]]
<!--
NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}"
--></div><noinclude>
[[Categoria:Template selezione]]
</noinclude>
at13spd68yrbmpza9kxp748llt72n37
Sicilia
0
9197
1428168
1425473
2026-10-02T18:51:43Z
Udiki
86035
Rimuovo citazioni non significative o anche non pertinenti, ma c'è molto altro. Semplifico Andreotti e rimuovo spaziature doppie
1428168
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[Immagine:Sicily-EO.JPG|thumb|upright=1.4|Sicilia]]
Citazioni sulla '''Sicilia''' e sui '''siciliani'''.
==Citazioni in prosa==
*A chi sente celebrare la fecondità del suolo, la bellezza de' luoghi, le meraviglie degli antichi monumenti, sembra che terra più lieta non debba essere sotto la volta del cielo. No, la Sicilia è un'isola mesta. Pochi anni fa vi duravano le istituzioni feudali; malefica pianta che aduggiò il famoso triangolo, come ogni luogo, dov'abbia allignato. Se lasci le bellissime coste, e t'addentri nel centro, questa contrada può dare vivo concetto della Europa baronale nel medio evo. ([[Augusto Conti]])
*Adesso che sono finalmente venuto in Sicilia, ho desiderio di conoscerla bene, non solo attraverso gli autori che ho letto, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e soprattutto Pirandello. Voglio conoscerne le differenze e sono molto curioso di scoprire Palermo. ([[Orhan Pamuk]])
*Al tempo de' primi Re Normanni tanti erano nella Sicilia i Lombardi, o i viventi secondo il dritto Longobardo, che i medesimi componeano Terre, e Città intere. ([[Giacinto Dragonetti]])
*Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. ([[Archimede]])
*All'inizio della mia carriera l'essere siciliana e il forte accento del dialetto, mi rendeva molto insicura; pensavo che al di là dello Stretto di Messina tutto fosse più interessante e coinvolgente. Crescendo e acquisendo più fiducia in me stessa e nella mia sicilianità, invece, mi sono resa conto che non solo non abbiamo nulla in meno, ma che bisogna con ogni strumento difendere il nome della Sicilia. ([[Maria Grazia Cucinotta]])
*{{NDR|I Siciliani}} altieri, e dove non è differenza grande di titolo, non si cedono l'uno all'altro; ardenti amici e pessimi inimici, subbietti ad odiarsi, invidiosi e di lingua velenosa, di intelletto secco, atti ad apprendere con facilità varie cose; e in ciascuna loro operazione usano astuzia. ([[Giovanni Maria Cecchi]])
*Amo tutta la Sicilia. È fatta per gli amanti della vita, gli amanti dell'amore. ([[Tahar Ben Jelloun]])
*Avendo io pertanto intitolato questo libro ''insulare'', primieramente parlerò della Sicilia; perciocché essa è la più eccellente tra le isole, e tiene facilmente il primato per l'antichità delle cose degne d'essere rammentate. Anticamente chiamossi Trinacria per la sua figura triangolare. Di poi fu detta Sicania dai Sicani, che la coltivarono: indi Sicilia dai Siculi, i quali in essa passarono dalla Italia in gran numero. ([[Diodoro Siculo]])
*Avete un po' la vocazione a piangervi addosso, ma ''Rosa fresca aulentissima'', la prima espressione poetica della lingua italiana, è vostra, siete imbattibili per la cultura, la letteratura, la cucina. Per la corruzione purtroppo non avete nessun primato, l'Italia intera soffre di corruzione e i corrotti quando si incontrano si riconoscono subito. ([[Dario Fo]])
*Avrei mille storie di cui approfittare in un'Isola che ha vissuto tante culture differenti come quelle che si sono stabilite in Sicilia. ([[Ildefonso Falcones]])
*{{NDR|Perché bisogna conoscere la [[Sicilia]]?}} Bisogna conoscerla perché la Sicilia è la culla dell'Occidente, crocevia di molte civiltà nei secoli: i greci, i bizantini, gli arabi, i normanni, tutti sono passati lì. Civiltà interessantissime che hanno permeato quel territorio, che si sono unite e che inevitabilmente hanno creato qualcosa di straordinario che è la Sicilia. ([[Rosario Tindaro Fiorello]])
*C'è nei canti del popolo siciliano una particolare nota, che li farebbe distinguere fra quelli di mille altri popoli, ed è una nota di signorilità: quasi una sprezzatura per tutto ciò che è volgare e scurrile. ([[Gesualdo Manzella Frontini]])
*Ci sono venuto tante volte, la conosco e la amo. Palermo è bellissima, le Eolie un incanto. Però nell'isola ho girato una sola scena in tutta la carriera. Quella che apre ''L'arcidiavolo'' con Gassman. L'ambientazione dell'inferno l'ho fatta alle Gole dell'Alcantara. Un inferno nel film, un paradiso nella realtà. È la magia del cinema e della vita. ([[Ettore Scola]])
*Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La Sicilia è la regione che ha piú attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, piú che regionale. ([[Antonio Gramsci]])
*Come infatti Bruxelles, e in una certa misura anche Strasburgo, rappresentano il cuore dell'identità europea, così la Sicilia potrebbe essere il luogo adatto a forgiare e a valorizzare un'identità mediterranea per i popoli che ne abitano le sponde. Né io né altri dobbiamo dimostrare quanto l'identità mediterranea sia radicata in Sicilia. Civiltà diverse – ellenica, romana, cristiana, araba ed ebraica – vi hanno lasciato profonde tracce storiche e culturali. Il bacino del Mar Mediterraneo costituisce un'unità geografica, climatica, archeologica e storica e la Sicilia è stata la culla di grandi e ricche civiltà quali quella occidentale e cristiana della moderna Europa, quella musulmana e quella ebraica. ([[Abraham Yehoshua]])
*Con questi ''Canti religiosi'' [1938], in cui si rispecchia l'aspetto mistico dell'anima del popolo siciliano, completo la raccolta dei Canti popolari della mia Isola, iniziata nel 1883 [''Eco della Sicilia''] e proseguita nel 1890 [''Canti della Sicilia''], nel 1904 [''Natale Siciliano''] e nel 1936 [''Antiche canzoni di Sicilia'']. Il testo in italiano di alcune canzoncine sacre, – o per Natale o in lode della Vergine SS. – deve attribuirsi principalmente al rapido diffondersi nelle chiese, delle poesiole sacre che S. Alfonso M. De' Liguori racchiuse nel suo libretto di devozione ''Massime eterne''... l'esempio del santo non tardò di essere imitata da ignoti poeti. È da notarsi però, che ogni melodia – sia monodica che corale che riveste il testo italiano – rispecchia intatti i caratteri etnofonici del canto popolare siciliano. ([[Francesco Paolo Frontini]])
*Cosa sarebbe diventato possibile se fossi rimasto a Palermo si può immaginare solo in un film del tutto diverso che si svolge in toni di tragicommedia sotto il cielo di Sicilia, portato avanti nel pensiero fino alla decrepita vecchiezza. E quanto era rimasto dei greci, saraceni, normanni e Staufen in quell'insulare luogo di rovine si sarebbe certo addensato in materia narrativa per un romanzo epicamente ramificato. ([[Günter Grass]])
*Da quassù si scorge Palermo al momento del tramonto, con il suo fascino, la sua bellezza, che però si nascondono in questo calcolato disordine, di cupole, resti di moschee, palme che emergono, statue gesticolanti ma anche orti barocchi e persino magnificenze Liberty. Da qui si intravede Monte Pellegrino, un promontorio definito da Goethe “il più bello del mondo” che sembra quasi proteggere la città. Una città che sembra scivolare pigramente verso il mare. Un mare dal quale sono venuti tutti i popoli che hanno desiderato conquistarla. Fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, piemontesi, austriaci. E tutti hanno lasciato delle bellezze immense. E forse proprio dal mare è arrivata quella malinconia che è una delle chiavi per capire la Sicilia. Insomma, qui nulla è siciliano, ma tutto si fa siciliano. ([[Alberto Angela]])
*Da Verga a Pirandello c'è un repertorio siciliano che si è confrontato con il tema del tradimento e dell'onore, basta pensare a ''Il berretto a sonagli'' che si interroga come risolvere l'onta di un tradimento, se con la violenza o meno. ([[Luigi Lo Cascio]])
*È cuore irradiante e ispirante delle opere di ogni scrittore siciliano che sempre apre alla comprensione del mondo. ([[Jean Noel Schifano]])
*È facile essere felici in Sicilia, ma è un'operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. ([[Francine Prose]])
*È impossibile pensare ai siciliani senza vedere per riflesso l'aria mediterranea che li avvolge, la sagoma dei fichi d'India e delle piante tropicali, senza sentire quasi il profumo della zagare, che d'estate addormentano i sensi in un nirvana senza risvegli. Nel silenzio solatio delle campagne squallide, nella costa rocciosa e scabra, in questo suolo che per lunghe distanze ignora la presenza di persona viva, possiamo scorgere lo scenario più adatto, o piuttosto l'unico scenario plausibile, delle passioni incomposte dell'isolano e della tragedia insita nella sua esistenza. ([[Sebastiano Aglianò]])
*È una terra che cambia continuamente, diventando montuosa, di campagna, di pianura, di vigneti, di mari, di rocce, di architetture. In Sicilia anche le mura hanno voce, trasudano voglia di pellicola. Questa texture è qualcosa che senti nella macchina da presa. Non devi descrivere nulla, perché ti viene tutto addosso. Questa importanza storica, enorme, e questo crogiolo di culture, quando li vai a fotografare o mettere su fotogramma diventano musica che suona. ([[Gabriele Muccino]])
*È un tale concentrato di miti, gesta eroiche, di storie vere che rasentano l'indicibile, popoli che si incontrano e si combattono – fenici greci arabi normanni svevi catalani albanesi – e poi si adattano a vivere insieme, ognuno conservando una parte della propria identità e creandone una comune. I miei antenati erano immigrati, da Bisanzio erano passati a Creta, poi a Pisa e infine in Sicilia. Sono queste le radici dell'identità italiana, anzi di quella europea, mica possiamo lasciarle agli olandesi! [...] è un'eredità che appartiene a tutta la popolazione, si ritrova nel mio giardiniere che parla il galloitalico o nell'operaio che parla arberesh o nei villaggi in cui si balla ancora una quadriglia comandata in francese. Non c'è mai stata una separazione tra classe feudale e popolo. Non c'è mai stato un proletariato, come si illudeva [[Elio Vittorini]] quando rifiutava di pubblicare ''[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa#Il Gattopardo|Il Gattopardo]]'' perché pensava che nel dopoguerra ci fosse spazio solo per storie di "piccoli siciliani disperati". ([[Vittoria Alliata di Villafranca]])
*Ebbi rimorsi di non essermi sentito Siciliano abbastanza; di avere esagerato anch'io i difetti del carattere isolano, e di avere apprezzato equamente pregi e particolari ogni volta che, interrogato, avevo dovuto ragionare; ebbi rimorso di non aver difeso clamorosamente, e senza sciocche gonfiezze di amor provinciale, la Sicilia, quando l'avevo sentita mal giudicata o calunniata... cosa non rara purtroppo! ([[Luigi Capuana]])
*Eccola, dunque, finalmente, ci dicevamo, questa Sicilia, la mèta del nostro viaggio, l'argomento delle nostre discussioni da tanti mesi, eccola tutta intera sotto i nostri piedi. Girando su noi stessi possiamo percorrerla in un istante; ne tocchiamo con gli occhi tutti i punti; quasi nulla ce ne sfugge ed essa è ben lungi dall'occupare l'orizzonte. Noi venivamo dall'Italia: avevamo calpestato la cenere dei più grandi uomini che furono mai esistiti e respirato la polvere dei loro monumenti, eravamo pieni delle grandezze della storia. Ma qualcos'altro ancora parlava, qui, all'immaginazione: tutti gli oggetti che scorgevamo, tutte le idee che venivano ad offrirsi, numerosissime, alla nostra mente, ci riportavano ai tempi primitivi. Toccavamo le prime età del mondo, quelle età di semplicità e di innocenza in cui gli uomini non erano ancora rattristati dal ricordo del passato, né spaventati dall'incertezza dell'avvenire, in cui, contenti della felicità presente e fiduciosi nella sua durata, raccoglievano quel che la terra dava loro senza coltivarla, e, vicini agli déi per la purezza del cuore, ne incontravano ancora ad ogni passo la traccia e vivevano, in un certo senso, in mezzo a loro; è qui che la leggenda ci mostra i primi uomini. È questa la patria delle divinità della mitologia greca. Vicino a questi luoghi, Plutone rapì Proserpina alla madre; in questo bosco che abbiamo appena attraversato, Cerere sospese la sua rapida corsa e, stanca delle sue vane ricerche, si sedette su una roccia e, benché dea, pianse, dicono i Greci, perché era madre. Apollo ha custodito le mandrie in queste valli; questi boschetti che si estendono fin sulla riva del mare hanno risuonato del flauto di Pan; le ninfe si sono smarrite sotto le loro ombre e hanno respirato il loro profumo. Qui Galatea fuggiva Polifemo, e Akis, sul punto di soccombere sotto i colpi del suo rivale, incantava ancora queste rive e vi lasciava il suo nome... In lontananza si scorge il lago d'Ercole e le rocce dei Ciclopi. Terra degli déi e degli eroi! ([[Alexis de Tocqueville]])
*[[Elettricità]] ed [[acqua]]. Per l'Italia meridionale e per la Sicilia, questa è una necessità assoluta. ([[Giovanni Battista Adonnino]])
*Era ben lontana la Sicilia; ma l'inverno là è così piacevole! È il clima più felice. ([[Alfred de Musset]])
*Era per me doveroso portare alla luce la storia del jazz che affonda proprio qui in Sicilia le sue radici primordiali; Nick la Rocca fu uno dei pochi ad ottenere un considerevole successo ma sono decine e decine i nomi dei musicisti tutti siciliani che ne scrissero la storia. ([[Renzo Arbore]])
*Fare un viaggio in [[Italia]] senza vedere la Sicilia vuol dire guardare il portone di un bel palazzo senza ammirare le bellezze e le rarità del suo interno. ([[Albert Jouvin de Rochefort]])
*Girare in Calabria e in Sicilia è un'esperienza terrificante. Il discorso della difesa del territorio va collegato a quello della difesa dei diritti minimali del cittadino. È una lotta su due fronti. ([[Grazia Francescato]])
*Gli abitanti delle isole sono, per lo più, gente infida e quindi gli abitanti della Sicilia sono amici falsi e, in segreto spregiudicati traditori. ([[Pierre de Blois]])
*Giuseppina Crispi guardava quella Sicilia di cui, da quando era al mondo, non aveva sentito raccontare che meraviglie; tutti [...] ne parlavano come di una terra meravigliosa e fantastica, dove tutti gli estremi si toccano e riescono a convivere, tutte le bellezze del creato si manifestano davanti agli occhi increduli del viaggiatore... Ciò che invece lei stava vedendo, da parecchi giorni, era il paesaggio più desolato e monotono che si potesse immaginare, per lo meno in Italia; una campagna affogata nella polvere e già brulla prima ancora che l'estate fosse iniziata: in primavera nella stagione più bella dell'anno! Dappertutto si vedevano colline grige o gialle di tufo, senza nemmeno un albero, e inerpicati a mezza costa o sul cocuzzolo di quelle colline c'erano certi paesi assurdi ed evanescenti dove nessuna persona sana di mente- pensava la ragazza – sarebbe mai venuta a viverci per una scelta. ([[Sebastiano Vassalli]])
*Ha insegnato [[Leonardo Sciascia]] che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi. ([[Paolo Isotta]])
*Ho capito che la Sicilia è molto più complessa di quello che si può pensare: la paragonerei ad una cipolla dai molti strati. ([[Paco Ignacio Taibo II]])
*Ho iniziato a fotografare in Sicilia a quindici anni, ritratti di mia madre, dei miei fratelli. Poi a New York cercavo la Sicilia, e dal 2002 sono tornato ogni anno per seguire le feste: Buseto Palizzolo, Marsala e Trapani, sempre questi tre luoghi. [...] È vero che in qualche maniera ricerco sempre elementi che mi riportino alla Sicilia, alla mia formazione. In Messico però, rispetto alla Sicilia, ci si fa anche beffe della morte, ci si scherza di più, però anche lì processioni, cibi rituali, molto coinvolgimento. ([[Ernesto Bazan]])
*Ho scritto ''L'occhio del ciclone'', una raccolta di poesie ispirate alla Sicilia, ma non una Sicilia folcloristica bensì una Sicilia primordiale, quando non esistevano le case, le persone, nemmeno le religioni, dunque colta nel momento germogliante della nascita di una civiltà. Ho amato e amo moltissimo la Sicilia. ([[Maria Luisa Spaziani]])
*Ho sempre avuto un rapporto controverso con la Sicilia, voglia di fuggirne, come Ntoni dei ''Malavoglia'' da un lato. Dall'altro quell'inclinazione alla malinconia, al senso della morte, tutta siciliana, così forte da non poter essere evitata, che ritorna sempre anche sotto forma di nostalgia. [...] Ecco sicuramente la Sicilia influenza lo spirito e quando non lo fa palesemente, lo fa nell'intimità, ancora più profondamente, se vogliamo. ([[Luigi Galluzzo]])
*Ho sposato una siciliana, il che mi ha permesso di conoscere da vicino la sicilianità. Ma grazie all'arte di [[Giuseppe Tornatore|Tornatore]] ho avuto la conferma delle mie sensazioni su questa terra che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità. Quello siciliano è un popolo eletto nei migliori casi e nei peggiori. E credo che a prevalere sia certamente il suo lato positivo. ([[Ennio Morricone]])
*I campi siciliani sono metropoli vegetali. ([[Vitaliano Brancati]])
*I giovani siciliani si vergognano di essere accostati a Totò Riina o a Bernardo Provenzano, ma nella nostra terra sono nati anche Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Calogero Zucchetto, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, il giudice ucciso a 38 anni: eroi veri e siciliani anche loro. Esiste la possibilità di scegliere ed è giusto che i giovani abbiano l'opportunità di conoscere questi grandi uomini, per avere un esempio in cui credere, continuarne la missione e creare un futuro diverso. ([[Pif]])
* I ritorni estivi con il treno, il suono del dialetto, l'accoglienza. Mi emoziona molto la Sicilia, ogni volta resto ammaliato dalla vegetazione e dalla dignità di un popolo che ha nella sua storia recente momenti altissimi di eleganza, come al tempo dei Florio. È solo colpa di pochi, di pochissimi, che coltivano l'abbandono e la noncuranza che la Sicilia soffre. ([[Antonio Albanese]])
*I Savoia per un momento ebbero [[Piemonte]] e Sicilia ma appena capirono che gestire la vostra Isola era troppo complicato si accontentarono della [[Sardegna]]. ([[Aldo Cazzullo]])
*I siciliani amano la politezza, sono intelligenti, furbetti un poco, però {{sic|ospedalieri}}, {{sic|passionati}} e di cuore ardente, come il loro terribile vulcano; quindi eccessivi nel bene e nel male. Con una garbatezza, con un motto a proposito vi fate amico un siciliano, che all'occorrenza si sacrifica per voi; co' mezzi opposti ve lo fate un nemico pericoloso: però non abusa della sua posizione vantaggiosa; e mentre lo vedete come una iena, che sembra farvi a pezzi, ditegli una parola di scusa, ed esso subito vi stende la mano e vi domanda perdono senza avervi offeso. Quel popolo è stato ora mal giudicato, or calunniato, o per malizia, o perché non si volle studiare il suo carattere. ([[Giuseppe Buttà]])
*I siciliani, dato che sono perfetti e perciò non devono cambiare, sanno vivere con la complicità della loro storia e di una tradizione estremamente complessa e variegata. Questo modo di vivere trasforma il brutto in un qualcosa che diventa bello, e tutto in qualcosa di pulsante, reale. Il caos sublime è una qualità che ha questo popolo e che possiede quest'isola, dove non si riesce a trovare la chiave dell'algoritmo, che è quello che regola il caos e che nessuno ha mai trovato, ma che esiste. È l'aspetto del sublime, il lato poetico dell'essere umano. ([[Massimiliano Fuksas]])
*I siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo. ([[Scipio di Castro]])
*{{NDR|I siciliani}} gente acuta e sospettosa, nata per le controversie. ([[Marco Tullio Cicerone]])
*I Siciliani, lontani dal loro re, che non conoscono se non attraverso un suo rappresentante, si abituano a considerarlo come un pensionato di cui frodano i diritti, si inorgogliscono di offrirgli dei doni gratuiti ed al quale, ogni tanto, tentano di disubbidire, nel solo intento di compiere un gesto di libertà. I Siciliani hanno avuto tanti sovrani, e si sono abituati a non amarne nessuno ed a preferire solo quello dalla cui debolezza possono trarre il maggior profitto: sono sempre pronti ad accogliere un nuovo sovrano che s'imponga con la forza, oppure quello che offra loro delle condizioni migliori; ma liberi di ricorrere, in caso di violenza e di tirannia, ai noti sistemi di rivolta, dei vespri siciliani o di altri consimili. Poiché il paese offre abbondanza di ogni specie di prodotti, essi sono più difficili da asservire di qualsiasi altro popolo, perché non è possibile costringerli tramite delle privazioni. Si può spogliarli, ma mai rovinarli e infatti un cattivo governo può impoverirli, ma non farli morire di fame. ([[Vivant Denon]])
* I siciliani hanno il teatro nel dna, e non escludo che l'essere figlio di siciliani immigrati, nonostante io sia nato a Como, abbia un'influenza nella mia creatività. Mi accorgo dell'incredibile predisposizione al teatro dei siciliani, quando faccio i provini per i film. Per "La fame e la sete", girato quasi interamente a Petralia, il mio responsabile del casting nel reclutare i figuranti, mi ha detto: "Non ce n'è uno che non vada bene". È una questione di facce, di suoni e di sentire che in questa terra sono straordinari. ([[Antonio Albanese]])
*{{NDR|I siciliani}} non sono molto facili, perché una parte di loro, quando sta zitta, tu devi capire che cosa ha detto. ([[Giulio Andreotti]])
*Il disegno dei borghi fu commesso, con opportuna delibera, ad otto architetti siciliani; perché fin dal suo sorgere (nella luce nuova delle opere e dei giorni attesi) l'edilizia rurale dell'appoderamento ripetesse dagli autori e inventori, nati nell'isola, forme congeniali alla natura e ai paesi di Sicilia: direi al senso del suo costume e della sua storia mediterranea, al suo essere: antico e nuovo. E davvero le forme han corrisposto, per felicità intera e nativa, all'aspettazione ed alla fede. Ho veduto i raduni bianchi dei cubi nella immensità della terra, quasi gregge portatovi da Geometria: e una limpida disciplina di masse, riquadri, diedri, gradi; e li avviva una grazia semplice, un'opportunità dell'atto, una speranza. E mi parvero già custoditi dal senno: non nati dall'arbitrio tetro, come può accadere a chi ha matita tra mano da fare i rettangoli, e soltanto matita. E vi erano brevi, puri portici: tinti alla calce i volti, i pilastri: e a sfondo il sereno. Archi a sesto, campiti di turchese. E la torre. Sul lastrico del cortile erano portate le ombre, come ore. E gli sgrondi cadevano alla serpentina lunga dei tegoli veduti in taglio, quasi ghirigoro o belluria: ma non ghirigoro, disegno sano anzi e venuto da necessità. E la porta era accesso già sacro, e la cucina in luce, con l'acquaio, pareva sbandire tutti i mali del luogo come dèmoni il fulgore dell'Arcangelo. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*Il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito. ([[Marco Porcio Catone]])
*Il lassismo non è altro che il frutto di tanti anni di mafia. La Sicilia è una terra ricchissima che, se solo lo volesse, potrebbe essere all'avanguardia. Il problema è che alcuni siciliani non vogliono vedere quello che hanno, preferendo coltivare un atteggiamento esterofilo. Permettiamo agli altri di dirci quello che dobbiamo o possiamo fare, mentre basterebbe pochissimo per emergere da soli e fare la differenza. Invece non lo facciamo. Se la mia regione è indietro è perché a molti fa comodo che rimanga indietro. {{NDR|«Non ci vedo però il vantaggio...»}} Be', in questo modo puoi lamentarti. E soprattutto non hai responsabilità. Scendiamo dal "podio" che ci spetta dicendo: "Sai che c'è? È troppa, prenditela tu questa responsabilità". ([[Ester Pantano]])
*Il massimo piacere del viaggiare si raggiunge quando allo spostamento nello spazio si unisce lo spostamento nel tempo. In Sicilia, il retroscena storico è profondissimo, e la varietà del paesaggio supplisce alla relativa ristrettezza spaziale, sicché si potrebbe facilmente sostenere che quello di Sicilia è il viaggio perfetto. ([[Mario Praz]])
*Il medio-evo cristiano si è vittoriosamente installato sulla vetta del monte Erice, ma le città della pianura, Trapani e Marsala, geograficamente le più occidentali della Sicilia, sembrano la più durevole impronta dell'Oriente. Quando Messina, Catania e Siracusa erano greche, Drepano e Lilibeo erano puniche per diventare più tardi e a lungo, la residenza degli arabi. Ovunque non vi sono che case bianche, quadrate, con terrazze, che d'estate sembrano prostrarsi nel calore torrido. Si mangia in tutte queste regioni una specie di cuscuso, innaffiato da vino d'Alcamo. ([[Daniel Simond]])
*Il mio rapporto con la Sicilia? È come se mi chiedessi quale è il rapporto con mia madre, con qualcuno che fa parte della mia famiglia! ([[Vinicio Capossela]])
*Il mio umore, quando arrivo in Sicilia, è assolutamente frizzante. Terra stupenda, che mette di buon umore, amplificando la mia gioia. Bella gente, paesaggi da ricordare, il cibo, la storia, una delizia assoluta. ([[Nek]])
*Il paesaggio siciliano non sarebbe bello in se stesso; non la vegetazione, non le montagne, non la costa, né le città. La miseria e lo squallore si avvertono qualche volta anche nella struttura geologica del terreno. Chi ha piena la mente dei ricordi della campagna toscana o umbra o lombarda non può celare un moto di disappunto dinnanzi al triste abbandono soprattutto dell'interno dell'Isola, che le sporadiche oasi non valgono a compensare: chilometri e chilometri senza una casa, senza un fiume, senza acqua, magari senza alberi o con alberi sporadici; e dovunque una solitudine che ammazza, che toglie il respiro. Ma anche nelle zone più sconsolate batte un sole che riempie tutto di sé e trasumana le cose: ciò che altrove sarebbe indifferente, qui è divino perché viene investito in pieno da una luce solidale, chiarificatrice di ogni minima struttura. ([[Sebastiano Aglianò]])
*Il popolo siciliano é generoso e {{sic|patriotta}}, ma soggetto ad eccitamenti, e si lascia vincer dalla fantasia. ([[Gaetano Arangio-Ruiz (1857-1936)]])
*{{NDR|Commentando l'annuncio del G7 del 2017 in [[Sicilia]]}} Il posto più bello del mondo, che secondo me è la Sicilia, merita un riconoscimento di questo genere. Peraltro è un riconoscimento che è anche al grande sacrificio e al grande sforzo fatto per l'immigrazione da parte di un'isola che per la collocazione geografica è stata chiamata a sopportare un sacrificio più grande degli altri. Credo che sia la giusta e bella riconoscenza di un Governo, e anche del mondo intero, nei confronti di un'isola che ha realizzato quanto di meglio dal punto di vista umanitario ci si potesse aspettare. ([[Angelino Alfano]])
*Il primo dei progetti si intitola ''Archimede'' e riguarda la diffusione dell'opera e del pensiero del più grande intelletto degli ultimi diecimila anni. Una cosa che nessuno sa, tranne i quattro gatti che hanno studiato queste cose. Come me. Intanto faremo in modo che in tutta la Sicilia, le piazze più belle vengano intitolate allo scienziato siracusano. Basta con l'intitolazione a gente che per la Sicilia non ha fatto nulla. ([[Antonino Zichichi]])
*Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità [...] E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d'animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare. ([[Dante Alighieri]])
*In nessuna altro paese, come nella Sicilia, la costa si diletta di formazioni di rocce e di piccoli seni così strani, capricciosi e anche pittoreschi. ([[Carl August Schneegans]])
*In quanto alla Sicilia da che mondo è mondo è stata sempre al centro della grande storia. [...] prima i commerci e le tante dominazioni, oggi l'approdo nelle sue coste di una catena di disperati. I natanti fanno rotta verso Lampedusa perché la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell'umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi. ([[Tahar Ben Jelloun]])
*In quel mondo spaccato a metà dalla "Guerra fredda", ci sono troppi interessi internazionali convergenti sulla Sicilia e tutti orientati a bloccare l'avanzata delle sinistre. ([[Francesco Renda]])
*In questo periodo sto scrivendo alcune storie interessanti e chissà che non possa tornare a girare un film da queste parti. Adoro la Sicilia. Non vi rendete conto di stare su uno scoglio di importanza strategica: cosa c'è di meglio delle invasioni per accrescere la civiltà? ([[Lina Wertmüller]])
*In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto. ([[Pino Caruso]])
*In Sicilia certe cose non si dicono; si alludono. Per cui si è sviluppato un linguaggio più discreto di quello verbale, fatto di gesti. Più significativo. ([[Roberto Rossellini]])
*In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. ([[Giovanni Falcone]])
*In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà. ([[Friedrich Engels]])
*Io credo che in Sicilia siano un pochino esasperati quelli che sono i caratteri degli italiani in generale. Io oserei dire che la Sicilia è Italia due volte, insomma, e tutti gli italiani sono siciliani e i siciliani lo sono di più, semplicemente. La Sicilia, non so, mi attrae per molte ragioni, forse perché è una terra veramente tragica e anche comica, ma soprattutto tragica...([[Pietro Germi]])
*Io ho sentito la Sicilia vibrante di colore e di luce. ([[Pippo Rizzo]])
*Io nutro un profondo sentimento per la Sicilia ed è un amore ragionato che poggia su tutta una serie di motivi perché l'Isola siciliana è il punto di partenza, con l'Egeo, della civiltà occidentale. Come si fa a non amare quelle che sono le radici profonde della nostra cultura? La Sicilia dev'essere appassionatamente amata, come me ne convinco, sempre più, ogni volta che mi trovo in Sicilia e mi sento coinvolto in questa avventura culturale che dall'Isola raggiunge l'Italia e il mondo. ([[Louis Godart]])
*Io sono siciliano, ma la Sicilia è la terra delle contraddizioni. Capace delle passioni ma anche degli abbattimenti, è la patria del razionalismo che deborda nella poesia, per cui perde la sua capacità pragmatica. ([[Turi Vasile]])
*Io vedo l'Isola come una pianta che mi cresce dentro. Vengo qui a innaffiare le radici per poi fiorire altrove. Ma anche non fiorire. In fondo non ci sarebbe la primavera senza l'inverno. ([[Miriam Leone]])
*Io vivo in una terra come la Sicilia, che vanta già 40 produzioni agroalimentari certificate, oltre 30 mila ettari di terra dedicate alla produzione biologica: perché questa produzione così intensa ed elevata non si fermi, l'attenzione deve essere prima di tutto dedicata ai nostri [[agricoltori]] – i quali risultano essere i più poveri in Europa – e all'[[Ambiente (biologia)|ambiente]]. ([[Maria Stefania Marino]])
*Isola per troppi anni martoriata, che bisogna far partire per far ripartire il Paese. Una Sicilia ricca e povera, dalla cultura spaziale, con beni monumentali, dagli straordinari ambienti naturali alla grande letteratura. ([[Beppe Grillo]])
*L'idea che avevo della Sicilia, mi derivava dalla lettura de ''Il Gattopardo'' di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dai libri di Carlo Levi. L'immaginavo come un luogo austero e desolato, con le sue colline pietrose e rocce puntute, condannata alla povertà. Visitando la Sicilia, ho sì trovato quelle colline, quella luce accecante che avevo scoperto nei libri, ma la loro bellezza e magnificenza è di gran lunga superiore a quella che avevo immaginato. E l'aria di povertà aveva lasciato il posto a un senso di crescita e di prosperità, con vigne lussureggianti, distese di alberi d'ulivo e infiniti campi di grano. Nei paesi che ho visitato, ho visto moderne abitazioni (le vecchie case erano state buttate giù dai terremoti tempo fa) e gente seduta nei caffè e nelle spiagge, niente affatto rozzi o bisognosi. Dunque mi sembra di vedere una Sicilia che si risveglia e che si muove con determinazione per raggiungere il resto dell'Italia in termini di turismo, commercio e tecnologia. L'ammetto: spero proprio che la Sicilia conservi per sempre i suoi costumi, la sua storia e la bellezza della sua terra. ([[Anita Desai]])
*L'indiscutibile pregio dei siciliani è che non mendicano quasi per nulla; sembrano assolutamente più severi e più dignitosi di quei riccioluti [[Napoli|napoletani]] lassù, forse per l'influsso della cultura spagnola. L'influsso spagnolo è l'ultimo; il primo è greco, il secondo e il terzo sono il saraceno e il normanno; il rinascimento qui ha colpito solo di striscio. Mescolate questi vari elementi culturali con un sole abbacinante, una terra africana, una quantità di polvere e una vegetazione meravigliosa, e avrete la Sicilia ([[Karel Čapek]])
*L'Inferno si faccia conto, è quell'isola maceriata e persa, la Sicilia. ([[Stefano D'Arrigo]])
*L'isola è stata raccontata – e molto – negli anni Sessanta, perché la commedia all'italiana aveva trovato in molti film un'ubicazione in Sicilia, e poi penso ai film di Germi, al Gattopardo... C'è una lunga lista di film molto importanti girati in Sicilia. Poi invece sono arrivate le pellicole di mafia e lì è come se si fosse distolto lo sguardo da ciò che questa incredibile terra è in grado di offrire. ([[Gabriele Muccino]])
*L'Isola è una straordinaria sedimentazione di bellezza. Una miscellanea di popoli e di culture. Un prendere e un dare ininterrotto, millenario. Un arricchimento reciproco di vincitori e vinti. Prendiamo Palermo, una città in cui il concetto di crisi, in chiave filosofica, cioè, un moto perpetuo di mutamenti fa capire il senso della storia. L'alternativa alla condizione di crisi è l'immobilismo, quindi il nulla. Probabilmente in tutto il mondo non c'è una città che offre questa contaminazione di culture, dal greco classico al romanico, dall'arabo al normanno. E tanto altro ancora. Ora in tutta la Sicilia si assiste ad una metamorfosi interessante, un passaggio di stati che hanno determinato una salutare condizione di crisi. Antidoto ad una mortale sclerotizzazione. ([[Massimo Cacciari]])
*La bellezza di questa isola è data dal fatto che convivono insieme tante Sicilie: da quella dell'entroterra diversa dalla Sicilia orientale, alla Sicilia bagnata dal Tirreno. La Sicilia si porta nel cuore, perché si porta nel sangue. Nel sangue abbiamo la Sicilia, la Magna Grecia, il mediterraneo ancestrale. Da sempre il mio motto è "il massimo del risultato col massimo dello sforzo", dunque non posso non amare il barocco e la cassata, che è come mangiarsi una cattedrale. ([[Vinicio Capossela]])
*La ''Conversazione in Sicilia'' di Vittorini esprime nei segni di poesia amore e pietà di questi suoi fratelli diseredati. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*La naturale fertilità, ed abbondanza della Sicilia si sperimentò fin da quei primi secoli, ne' quali ella fù habitata; imperoche convengano quasi tutti gli antichi Scrittori, che primieramente il frumento nacque in Sicilia non per industria, ò fatica humana, ma da se medesimo, e quasi per forza, e violenza della Natura spuntò sù 'l terreno à beneficio dell'humana generatione, e gloria di sì fecondo Paese. ([[Vincenzo Auria]])
*La nobiltà dell'anima, l'eleganza dei gesti di ogni giorno, la perfezione di un unico fiore bianco. Questa è l'immagine della Sicilia che porto dentro di me, e quello catturato in questo delicato profumo. ([[Domenico Dolce]])
*La prima volta che sono venuto qui è stato ventidue anni fa. È stata un'esperienza incredibile. Ho visitato tutta l'isola: era bellissima! È difficile tornare nei luoghi d'origine della tua famiglia, dove non sei mai stato. È strano essere qui. Questo è un ritorno alle mie origini. ([[John Turturro]])
*{{NDR|Sulla messa in onda della serie La Piovra 8}} La Regione Sicilia deve proteggere la propria immagine come gli ebrei d'America, che hanno la Lega anti-diffamazione. In Usa si guardano bene dalle speculazioni sull'Olocausto. Ma perché non raccontare la vera Sicilia, quella di Verga e Pirandello? ([[Franco Zeffirelli]])
*La [[Sardegna]] e la Sicilia furono entrambe lasciate indietro nel processo di miglioramento economico delle province continentali. La noncuranza dei governi, l'assenteismo dei proprietari terrieri, l'assenza di strade all'interno, le sopravvivenze feudali, una tradizione di leggi private che prestava poca o nessuna attenzione all'autorità centrale – questi fattori erano comuni a entrambe le isole e rappresentavano un ostacolo quasi insormontabile allo sviluppo economico. ([[Denis Mack Smith]])
*La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in [[Italia]]. L'aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l'apice più ricco di sorprese e di novità nell'esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell'isola «del [[sole]]», della «[[terra]] del [[fuoco]]», della «terra della [[primavera]] perenne. ([[Rina La Mesa]])
*La Sicilia contiene le memorie dei romani, dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei. La Sicilia è vicina anche geograficamente al nord Africa. La Sicilia può essere la Bruxelles del Mediterraneo. ([[Abraham Yehoshua]])
*La Sicilia è bella tutta, non per essere banale...anche quella di cui si parla meno rispetto alle località blasonate come Siracusa, Taormina, Erice, Selinunte e molte altre. È incantevole e sorprendente anche la Sicilia dell'interno, o la zona dei Nebrodi. Ecco, invito chi va in Sicilia a ricordarsi di esplorare anche i luoghi dell'entroterra per scoprire i mille tesori custoditi in quella Sicilia più misteriosa e nascosta. ([[Rosario Tindaro Fiorello]])
*La Sicilia è davvero un giardino. È incredibile, è come il giardino dell'Eden. ([[John Henry Newman]])
*La Sicilia è [[fascismo|fascista]] fino al midollo. ([[Benito Mussolini]])
*La Sicilia è il luogo dell'universale. Non è mai riuscita ad essere neppure adesso, che sta vivendo la sua crisi più profonda, a scrollarsi da tale considerazione. Non è mai stato un mondo chiuso, anzi, tutto il mondo si è dato appuntamento in Sicilia nei momenti epocali: se pensiamo all'ultimo conflitto mondiale o, andando ancora più indietro, allo splendore dell'anno Mille, il cosiddetto "periodo arabo". La Sicilia è stata il luogo dell'universale dove, da qualunque parte del mondo, ci si sentiva a casa. ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*La Sicilia è il mio paesaggio di riferimento. Il luogo di casa. Quello in cui vorrei passare gli ultimi anni della mia vita. Il cimitero di Marsala, ad esempio, ha un fascino tutto particolare, con quel giallo di tufo, gli alberi rigogliosi, il vento che spazza i viali. ([[Giuseppe Culicchia]])
*La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo... Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura. ([[Guy de Maupassant]])
*La Sicilia è indubbiamente una delle due grandi isole letterarie del continente, l'altra è l'Irlanda. Entrambe hanno un'importantissima tradizione di scrittori e poeti, al punto che si dovrebbe riflettere sul legame specifico che esiste tra la condizione insulare e il bisogno di scrittura. Un bisogno spesso strettamente legato al tema della nostalgia, visto che, quando gli scrittori vivono lontani dall'isola natia, sublimano la nostalgia attraverso la scrittura. ([[Daniel Pennac]])
*La Sicilia è l'amante da cui sempre tornerò e che sempre mi ispirerà. Se fossi un pittore, la dipingerei con le forme di una grande maîtresse dominata da tutti ma che non si fatta mai conquistare da nessuno. ([[Domenico Dolce]])
*La Sicilia è la gemma splendente di questo nostro secolo per pregi e bellezze. Lo splendore della sua natura e il complesso delle sue architetture ne fanno un paese veramente unico, un paradiso circondato dalle acque del mare, un paese meraviglioso nel quale i viaggiatori giungono provenendo dai paesi più lontani. ([[Idrisi]])
*La Sicilia è la parte più bella dell'Italia e ha conservato pezzi della tramontata grecità assolutamente unici. ([[Sigmund Freud]])
*La Sicilia è la più bella di quante isole si conoscano; e molto atta a primeggiare. ([[Diodoro Siculo]])
*La Sicilia è perdutamente bella perché dispiega ai nostri occhi quello splendore del mondo che è in noi. ([[Anna de Noailles]])
*La Sicilia è sgradevole per la cattiveria dei suoi abitanti al punto che a me sembra odiosa e quasi inabitabile come pure le frequenti velenose calunnie, il cui immenso potere pone la nostra gente, per la sua disarmata semplicità, in costante pericolo. ([[Pierre de Blois]])
*La Sicilia? È un'isola inutile. Siamo grandi come Israele, ma non abbiamo il senso e la dignità di una nazione, di un popolo che dà allo spazio pubblico, l'importanza che merita. ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*La Sicilia è un'isola meravigliosa, piena di storia e cultura. È un luogo in cui il passato e il presente si incontrano, e dove si può ancora sentire il respiro dei popoli che l'hanno abitata nei secoli. ([[Sigmund Freud]])
*La Sicilia è un'isola, non solo dal punto di vista geografico. È un'isola anche dal punto di vista culturale e i siciliani sono un'isola. Quindi, quando giudicate la Sicilia, ricordate che sia la Sicilia che i siciliani sono un'isola. ([[Ignazio La Russa]])
*La Sicilia è un lembo greco in terra italiana. ([[Virginia Woolf]])
*La Sicilia è un luogo in cui culture diverse si incontrano e si mescolano. È la terra di grandiosi templi greci e scintillanti mosaici bizantini. È una terra plasmata dai Normanni e dagli Arabi. È la patria di menti brillanti, da Luigi Pirandello a Luca Parmitano. Questo patrimonio unico di cui è ricca la Sicilia ha reso [[Palermo]] una capitale europea – della cultura, dell'arte e della scienza. Oggi finalmente capisco le parole del mio compatriota Goethe, che ha scritto: “Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo". ([[Ursula von der Leyen]])
*La Sicilia è un serbatoio di storie da raccontare, che riguardano soprattutto il resto dell'Italia e del mondo, che vuole sapere. È una terra che ancora esprime fascino. Naturalmente sono cambiati i modi, rispetto agli anni ‘50 e '60, sono cambiati i linguaggi, però è e resta l'isola del tesoro, e il tesoro sono le storie che ha da raccontare. ([[Gaetano Savatteri]])
*La Sicilia è una grande discarica di intelligenze, la più grande della Terra. In Sicilia trovi persone geniali, e sono tante, ma non riescono a emergere per colpa di un sistema fondato sul compromesso. Sono incazzatissimo con i siciliani. ([[Oliviero Toscani]])
*La Sicilia è una maledizione: ti resta dentro per tutta la vita, ma è anche questo uno dei suoi lati più affascinanti. ([[Stefania Auci]])
*La Sicilia è una terra che mi sta chiamando parecchio e in cui ho anche pensato di venire a vivere per un periodo. Mi piacerebbe trascorrere qui almeno un paio di mesi perché è una terra molto viva, che vibra forte, che ha delle energie potentissime ed è una cosa importante per chi prova a raccontare le energie. ([[Diodato (cantante)]])
*La Sicilia ha pagato un alto tributo di sangue: spero che adesso ci lascino lavorare in pace. ([[Antonino Caponnetto]])
*La Sicilia ha un vantaggio. La sua geografia è così forte e così feroce che è quasi impossibile assassinarla: le montagne, la dimensione della campagna. A Sambuca, per esempio, c'è ancora un rapporto plausibile tra fabbricato e paesaggio, una cosa importante dato che spesso il villino del geometra uccide i borghi. ([[Philippe Daverio]])
*La Sicilia ha una storia lunga e complessa e allo stesso modo Israele ha una storia lunga e complessa. ([[Amos Oz]])
*La Sicilia mi ha portato a fare cinema e il cinema mi ha portato in Sicilia. ([[Martin Scorsese]])
*La Sicilia per me è un luogo quasi leggendario, il centro di una mitologia personale che ruota attorno ai ricordi dei racconti ascoltati quando ero bambino da mia madre e da mia nonna. Erano tutte e due, secondo la definizione di mamma, "siciliane della diaspora" e custodivano gelosamente ricordi, storie, tradizioni e soprattutto la lingua che parlavano sempre, orgogliosamente fra loro. ([[Gianrico Carofiglio]])
*La Sicilia, Ragusa Ibla, Modica e Noto. La Sicilia sud-orientale è la cultura declinata nelle sue migliori espressioni. ([[Massimiliano Fuksas]])
*La Sicilia rurale (come ogni regione, del resto), è contraddistinta da una modulata varietà di condizioni agronomiche, i cui estremi termini sono l'aranceto e l'uliveto costieri, e il latifondo: che occupa le alte superfici dell'interno. La coltura intensiva, la suddivisione della proprietà, la presenza di abitazioni in tutta la campagna caratterizzano le parti più fertili e più accessibili del territorio, tenute dall'agrumeto, dall'ulivo, dal mandorlo, dalle vigne, dai frumenti densi, mentre che il latifondo si estende nella solitudine e si direbbe costituisca veramente il feudo della solitudine. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*La Sicilia vada via dall'Italia e punti sul separatismo. L'Isola non sarà governata più dalla mafia, dalla politica, dai Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo... ([[Edward Luttwak]])
*La sicilianità è qualcosa di straordinario, l'aspetto che amo di più della Sicilia. È un'attitudine umana, una forma dell'essere che si traduce in qualità come per esempio l'ospitalità, un pregio tipico dei siciliani. ([[Luis Sepúlveda]])
*La terra del caos prima della creazione. Palermo in particolare è uno dei posti in cui torno molto volentieri. ([[Raúl Ruiz]])
*[[La terra trema]] mi prese il cuore [...] Imparai a conoscere una parte dell'Italia che non conoscevo. Vissi come i pescatori di Acitrezza. Vissi à plein tutto il mondo di [[Giovanni Verga|Verga]], il mondo letterario, tutto quello che la Sicilia aveva da offrire, e che era molto. ([[Franco Zeffirelli]])
*La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro. ([[Antonio Gramsci]])
*Le braci attizzate dai "garibaldesi" avevano accompagnato l'agonia dell'antico ordine aristocratico. Si erano disposte come lumini accesi attorno a un "ornatissimo catafalco": in quell'[[Sicilia|isola]] a tre punte, nella quale il barocco era un ornamento alla morte; e il paesaggio arcaico e inesorabile, di "asprezza dannata", rantolava, confortato dalle nenie delle cicale, sotto l'assolutismo di un "sole violento" e "narcotizzante". Il barocco delle città e il fasto degli aranceti ricamavano "fronzoli trascurabili" per ornare la "campagna funerea" e le dure ondulazioni di un mare pietrificato. Il lutto del paesaggio siciliano era il lutto stesso della storia: quella di una "immobilità servile" sotto il dispotismo del sole, come sotto le dominazioni "straniere". ([[Salvatore Silvano Nigro]])
*Le quattro regioni più direttamente investite dalle [[Mafia|mafie]] – la Sicilia con Cosa Nostra, la [[Calabria]] con la 'ndrangheta, la [[Campania]] con la camorra, la [[Puglia]] con la sacra corona unita – sono anche le quattro regioni più povere e disperate d'Italia. ([[Giuseppe Pisanu]])
*Le siciliane amano sinceramente e con violenza e fan vedere che il loro sesso è capace di costanza e di fedeltà. ([[Joseph Hermann von Riedesel]])
*Lo Stretto si deve attraversare e interpretare. La nostra civiltà, la civiltà siciliana, è privilegiata perché ha una sacralità, penso alla zona dionisiaca di Siracusa, alla magia di Agrigento e al territorio di Messina abitato dalle leggende della fata Morgana. Da questa parte c'è lo spirito che si incarna nella materia, dall'altro lato... c'è il fatto di essere passati! Attraversare lo Stretto è importante perché vuol dire confrontarsi con gli altri. Ma, nello stesso tempo, lo Stretto non va attraversato per curare quello che abbiamo qua. ([[Ninni Bruschetta]])
*Lui {{NDR|[[Federico Fellini]]}} era riminese, però aveva una grande simpatia per la Sicilia. Diceva sempre che i siciliani avevano un'intelligenza sottile, molto particolare, e anche una gentilezza molto particolare. Lui diceva che io ero molto siciliana perché ero una donna gentile. ([[Sandra Milo]])
*D) Ma come dimostrate che la Sicilia abbia una individualità a sé?<br />R) Iddio le stese d'ogni intorno i mari per separarla da tutt'altra terra e difenderla dai suoi nemici. La fece così grande di estensione, temperata di clima, fertile di suolo, da bastare non soltanto alla vita di più milioni di uomini, ma anche ai comodi, al lusso, ad ogni godimento, ad ogni industria, ad ogni commercio. (''[[Catechismo politico siciliano]]'')
*Ma la Sicilia, forse l'Italia intera [...] è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa. ([[Leonardo Sciascia]])
*Mai come in Sicilia, antropologia e scienze naturali trovarono un punto di contatto e d'incontro. D'altronde anche questa peculiarità non è certo in assoluto una novità, se è vero che Dante nel ''Paradiso'' così descrive l'isola: «''E la bella Trinacria che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo ma per nascente zolfo''». La Sicilia diviene nel corso del XVIII secolo un crocevia ideale di interessi: dove artificio e natura, mito e pittoresco, il senso del caos e del sublime e del terrifico, il groviglio delle civiltà si amalgamano. ([[Cesare de Seta]])
*Mai ho provato una nostalgia più profonda di quella che ho provato per la Sicilia leggendo [[Giovanni Verga|Verga]], per la Sicilia, dico; per la splendida Sicilia che penetra profonda nel sangue. Splendida Sicilia, così limpida nella sua bellezza, così vicina alla bellezza fisica dell'antica Grecia! ([[David Herbert Lawrence]])
*Mai mettersi contro un siciliano quando si tratta di uccidere. ([[William Goldman]])
*Malgrado tutto, la Sicilia fa simpatia e bisognerebbe prenderne atto. Non vorrei che questo servisse a esaltare la megalomania dell'Isola, ma è un segnale che il resto d'Italia è affezionato alla Sicilia. Chi sta fuori la vede ancora come un mito. ([[Philippe Daverio]])
*Mi affascina molto il rapporto con il mito. E cosa c'è di più mitico dell' [[Etna]] che tira fuori fiumi di fuoco? Credo che coloro che ci vivono sotto siano particolarmente siciliani perché se la giostrano col destino più di chiunque altro. ([[Ferdinando Scianna]])
*Mi porto dentro la sicilitudine, la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa. ([[Miriam Leone]])
*Mio padre Vincente è nato a Chicago nel 1909 ed era figlio di un americano. Sono stati i miei trisavoli a partire da Palermo. Comunque io sono siciliana, questa è la mia terra e nessuno di voi può riuscire a comprendere quello che sento. ([[Liza Minnelli]])
*Nei tempi di civiltà tenera e rozza il mare separando i popoli, la condizione insulare rende l'individualità dei comuni più risentita e più viva. I siciliani da questo lato somigliano ai còrsi, presso i quali il nodo patrio non fu difficile a troncare; al contrario dei sardi, posti anch'essi in isola, anzi più dentro mare, e tuttavia di spiriti e di pensieri italianissimi. Laonde siccome tra le nazioni europee singolareggia l'inglese, così il siculo tra i popoli italici; e questa conformità accresce l'inclinazione che gl'isolani del mare interno hanno a quelli dell'esteriore. Il siciliano antipone in cuor suo l'Inghilterra all'Italia, perché considera questa come una straniera vicina ed incomoda, quella come una protettrice potente e, benché lontana, unita seco dal consorzio delle acque. ([[Vincenzo Gioberti]])
*Nel siciliano [invece], si trova già molto dell'[[Arabia|arabo]]. Egli possiede la gravità di movimento, benché tenga dall'italiano una grande vivacità di mente. Il suo orgoglio natìo, il suo amore per i titoli, la natura della sua fierezza e persino i tratti del viso lo avvicinano anzi più allo spagnolo che all'[[Italia|italiano]]. Tuttavia, quel che suscita sempre, non appena si mette piede in Sicilia, l'impressione profonda dell'oriente, è il timbro della voce, l'intonazione nasale dei banditori per le strade. La si ritrova ovunque, la nota acuta dell'arabo, quella nota che sembra scendere dalla fronte nella gola, mentre, nel nord, sale dal petto alla bocca. E la cantilena trascinata, monotona e morbida, sentita di sfuggita dalla porta aperta di una casa, è proprio la stessa, col ritmo e con l'accento, di quella cantata dal cavaliere vestito di bianco che guida i viaggiatori attraverso i grandi spazi spogli del [[deserto]]. ([[Guy de Maupassant]])
*Nella Sicilia, ahimè! foreste, sorgenti, ruscelli, sono parole vuote di senso; e anche per questo rispetto ci sentiamo già in Oriente. Nudi si elevano i monti siciliani: pini isolati, talvolta in gruppi, nelle piccole vallate, dove sono protetti dal [[vento]], interrompono le loro linee duramente profilate. ([[Augusto Schneegans]])
*Nessuna isola erge sull'orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo ([[Roger Peyrefitte]])
*Noi siciliani ci portiamo dentro la tragedia greca e nascondiamo le nostre fragilità. ([[Claudio Gioè]])
*Noi trionfiamo correndo, e se ci siamo fermati qui è perché la terra ci è mancata. Ecco, direi, un regno conquistato in gran velocità, e voi dovreste essere contenta di noi. Ma io no, non sono soddisfatto. Tutta l'Italia non è nulla per me, se non vi aggiungo la Sicilia. Dico così, per sostenere il mio tono da conquistatore; detto fra noi, me ne infischio che la Sicilia paghi le tasse a Giuseppe o a Ferdinando. Su questo punto sarei anche disposto a transigere, a patto che mi fosse permesso di percorrerla a mio agio; ma essere così vicino, e non poterci mettere il piede, non è una presa in giro? Da dove siamo, infatti, la vediamo, come dalle Tuileries voi vedete il quartiere Saint-German; il Canale non è certo più largo, eppure non si sa come passarlo. Lo credereste? se non mancasse che il vento: sacrificheremmo un'Ifigenia come Agamennone. Grazie a Dio, ne abbiamo d'avanzo. Ma neppure una barca, e questo è il guaio. Le avremo, si dice; finché avrò questa speranza non rimpiangerò mai, credetelo, i luoghi dove vivete, anche se li amo molto. Voglio vedere la patria di Proserpina, e sapere un po' perché il diavolo ha preso moglie in questo paese. Non ho alcuna esitazione, tra Siracusa e Parigi; per babbeo che sia, preferisco Aretusa alla fontana degli Innocenti. ([[Paul-Louis Courier]])
*Non ci sono solo rovine in Sicilia e commoventi testimonianze di un passato con il quale tutte le civiltà si sono sposate; non ci sono solo le strade solitarie dove circolano i carretti dipinti con scene della Bibbia, trainati da cavalli piumati che sembrano dover partecipare ad un torneo; non ci sono solo i templi morti e i chiostri con i mosaici colorati; non ci sono solo i giardini della Bella e la Bestia e le terrazze battute da ondate di profumi; non ci sono solo i feudi misteriosi pieni di specchiere nere e di busti che tendono le mani fuori dalle nicchie. C'è una grande diga in costruzione vicino a Troina, dove ingegneri e operai sembrano volare su carrelli sopra la voragine, c'è Palermo che ricostruisce il suo Duomo, c'è lo sforzo di tutte le persone per connettere il passato con il futuro, ed essere così degne della loro autonomia, e alle quali auguro buona fortuna con tutto il cuore. ([[Jean Cocteau]])
*Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia. ([[Federico II di Svevia]])
*{{NDR|Dove ci siamo complicati la vita noi siciliani?}} Non sono all'altezza di giudicare, commetto già io molti errori, e poi siamo in un paese in cui tutti giudicano e pochi fanno. Mi limito, però, a guardare i fatti e cioè la terra più bella d'Italia, la regione più bella del mondo, la Magna Grecia, a fronte di una bellezza inaudita sotto tutti i profili, paesaggio, arte, enogastronomia, ha risultati numerici nel campo del turismo e delle esportazioni molto al di sotto delle sue potenzialità. Deve assolutamente fare qualcosa, per riuscire ad esplodere. ([[Oscar Farinetti]])
*Non sono assolutamente favorevole al ponte sullo Stretto, perché se fossi nei panni della Sicilia chiederei l'autonomia e farei tutto per i cazzi miei. Niente ponte, anzi mi staccherei dall'Italia dal punto di vista della gestione, rimarrei solamente dal punto di vista federativo. La Sicilia è un paese ricchissimo e chiaramente ha bisogno di investimenti da tutto il mondo. La Sicilia non si deve legare alla politica di Roma, ma alla politica mondiale. ([[Maurizio Zamparini]])
*Non sono un naturalista, e conosco mediocremente il greco; il mio principale fine, venendo in Sicilia, non è stato dunque di osservare i fenomeni dell'Etna o chiarire in qualche modo a me stesso e agli altri quanto gli antichi scrittori greci hanno detto sulla Sicilia. Ho cercato innanzi tutto il piacere degli occhi che in questo singolare paese è assai vivo. Dicono che la Sicilia somigli all'Africa; certo, somiglia all'Italia solo per l'intensità delle sue passioni. Per i siciliani si può dire davvero che non esiste parola impossibile quando l'amore e l'odio li accendono; e l'odio, in questa terra felice, non nasce mai da questioni di denaro. ([[Stendhal]])
*Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in Sicilia, in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano. ([[Friederich Münter]])
*O divina Sicilia! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta! ([[Edmondo De Amicis]])
*Ogni tanto penso: forse io ho un lato siciliano. Chi lo sa? Poi però comincio a pensare alla mia famiglia. Di siciliano non ho proprio nulla. Strano... Ho una grande affinità. Mi trovo molto bene. ([[Fleur Jaeggy]])
*Ognun sa, che il siciliano, è tra gl'italiani, il più caldo di cuore, e il più esaltato di mente. L'illusione poetica che non fa che balenare agli occhi dei più nella stagione primaverile, dura spesso fino alla più tarda etade, per gli uomini i quali traggono i natali, alle falde delle ardenti gole dell'Etna. ([[Aristide Calani]])
*Pagatemi queste righe a peso d'oro, non per la loro bellezza intrinseca, ma perché per esse tanto ho dovuto pagare. Ma se conto dieci centesimi per ogni stella e un centesimo per ogni mormorio del mare, dieci lire per il fuoco vermiglio dell'Etna e per l'aria balsamica mezza lira all'ora – come vedete, non conto né i riverberi del mare, né le palme, né l'antico castello e nemmeno il teatro greco che adesso, di notte, non ha alcunché di attraente – orbene, poi ne varrà la pena, e sia lodato Iddio che mi ha mandato in questa terra. Con il suo miracoloso potere mi ha condotto prima da Palermo attraverso la Sicilia, attraverso una quantità di colline sacre, strane e tristi, per viali di cactus e miniere di zolfo fino a Girgenti, che è una cittadina su una montagna, con a pochi passi tutta una serie di templi greci. Sono di ordine dorico e di conseguenza molto leggiadri. ([[Karel Čapek]])
*Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch'è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. È una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d'un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino. ([[Gabriel Hanotaux]])
*Per anni sono stato un ospite abituale di Taormina, soprattutto al Teatro Greco. Ultimamente mi muovo meno da Roma, ma quando facevo le tournée vere e proprie, la Sicilia era una tappa immancabile. È un'isola fantastica, è banale dirlo, ma è il primo pensiero che mi viene in mente. Insieme all'estrema varietà di cibi e di vino che sa offrire. ([[Gigi Proietti]])
*Per essere siciliani bisogna essere diversi. ([[Vitaliano Brancati]])
*Per girare ''Malèna'' sono stata cinque mesi a Siracusa, ho vissuto in questa parte di Sicilia. Un periodo bellissimo, dove sono stata coccolata tanto dalle persone del posto, affettuose e dolci. I luoghi meravigliosi, un paesaggio incredibile. Come del resto è stupenda Taormina, e quando questa mattina ho aperto le finestre della stanza sono rimasta senza fiato. Una luce unica, una natura dalla presenza forte. In Sicilia ci sono luoghi che ti rimangono nell'anima, e che non assomigliano a nessun altro posto. ([[Monica Bellucci]])
*Per i siciliani è sempre una fatica spiegarsi. Eva Riccobono questa sfacchinata d'identità me la spiegò così: "A me piacerebbe interpretare Santa Rosalia ma nessuno mi vuole dare quel ruolo. Hai voglia a spiegare che la Santuzza era alta, bionda, magra, con gli occhi azzurri e senza minne. Proprio come me. Invece niente. Ma è colpa mia se i registi sono ignoranti?". ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*Per me i siciliani sono persone piene di vita. ([[David Lynch]])
*Per me non è affatto un limite raccontare soltanto della Sicilia, perché è una terra con così tante storie, ricchezza e sfumature, che davvero, da qui a cent'anni si potrebbero raccontare storie sulla Sicilia e averne ancora. Quello che mi interessa è parlarne al di fuori degli schemi. È una terra piena di storie e misteri, perché è una terra che nasconde, ma se tu sai ascoltare, lei ti racconta. ([[Stefania Auci]])
*Puoi togliere una siciliana dalla Sicilia, ma non la Sicilia dal cuore di una siciliana. ([[Lady Gaga]])
*Pur restando immobile, l'Isola si muove. Non è uno di quei posti dove si va a cercare la conferma delle proprie conoscenze. È invece un teatro dove le cose succedono da un momento all'altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti. ([[Roberto Alajmo]])
*Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito. ([[Cicerone]])
*Quando ho detto a Piero {{NDR|[[Piero Messina]]}} che avevo già girato in Italia, lui mi ha detto «Eh no, questa è la Sicilia, attenzione». Non ero mai stata in Sicilia e sicuramente non avevo mai girato un film con un regista siciliano. Mi ha fatto scoprire la Sicilia. Amo la vostra lingua, il calore delle persone, il calore delle stagioni, quel che cucinate, quello che coltivate. È impossibile non amare tutto questo, c'è qualcosa di estremamente sensuale, caloroso, e poi la congiunzione di paesi diversi, il mix di storie magnifiche. In Sicilia ho letto il libro che Luchino Visconti ha adattato, Il Gattopardo, e quindi mentre giravamo leggevo il libro e poi ho rivisto il film diverse volte. Ero completamente immersa nella Sicilia. ([[Juliette Binoche]])
*Quando l'ingegno siculo si sveglia, fa miracoli. Nella casa del conte Tasca vidi opere di drappi, d'intarsiature, di stipi, di cesello e di mosaico, che si lasciano addietro le vantate cose straniere. Però da tutta Italia e da tutto il mondo civile si leva una preghiera, che venga provveduto alle vie e alle industrie della Sicilia. I Siciliani, alzando gli occhi ai tempj di Agrigento e di Segesta, alle ingenti colonne di Selinunte, ed a tante altre reliquie d'antica grandezza, sentono sdegno, e angoscia della presente miseria. ([[Augusto Conti]])
*Quel grande, enigmatico contenitore di singolarità e separatezze che è la Sicilia. ([[Giovanni Raboni]])
*Quest'isola ha un effetto magico su tutti quelli che vi mettono piede, indipendentemente dalla religione alla quale appartengono. ([[Idrisi]])
*Questa è la mia prima visita, diciamo così, fisica qui in Sicilia. Ma confesso di frequentarla da tempo, nelle opere dei suoi scrittori, che ammiro profondamente. [...] Sono vicino agli autori siciliani più di quanto io stesso potessi immaginare. ([[Fernando Aramburu]])
*Questa immagine mi ha colto di sorpresa... mi sono girato, ed era lì ancora una volta. Purtroppo, mi mancano le parole. Sicilia, un'isola di luce, un faro per questo viaggiatore. ([[Luca Parmitano]])
*Questa mia predilezione per l'oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore. Risponde ad un'esigenza interna comune a noi siciliani, credo, quasi a contrasto con la troppa luce che ci circonda. Rifugiarci nell'oscurità di noi stessi, ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. ([[Lucio Piccolo]])
*Questi carri sono infatti dipinti magnificamente; leggende, duelli cavallereschi, scene storiche, guerre, immagini drammatiche della vita contemporanea, tutto è dipinto con primitività gotica o un po' alla maniera delle antiche carte da gioco [...] Il primo carretto avrei voluto comprarlo immediatamente; mi pareva un pezzo da museo. Dopo due giorni ne ho viste alcune migliaia, e tra loro delle perfette meraviglie policromatiche. Se l'arte popolare vive una vita piena, è qui. ([[Karel Čapek]])
*Questo regno non conosce né Dio né la vostra maestà. {{NDR|rivolgendosi al re di Spagna}} ([[Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna]])
*Qui nel centro del Mediterraneo, dove ancora è possibile respirare l'incanto e il genio di Federico II, ho passato giorni magnifici [...] Ma, attenzione, la Sicilia non è tutta teatro, ci sono le donne che hanno la pelle più bella e più luminosa del mondo. Lei ricorda ''La terra trema'' di [[Luchino Visconti]]? Quelle donne siciliane vestite di nero, ma un po' scollate, al punto giusto, luminose e provocanti come non mai. Andate a rivedere quel film e poi ne riparliamo. Comunque in fatto di donne, difficilmente mi sbaglio. ([[Giorgio Albertazzi]])
*{{NDR|Nel corso del XVI Symposio Cotec Europa}} Qui in Sicilia, a Palermo, in questa terra di passato e futuro, non vogliamo che qualcosa cambi perché tutto resti uguale. Vogliamo che tutto possa cambiare veramente, in meglio, per spagnoli, portoghesi, italiani e per i cittadini europei e del mondo. ([[Marcelo Rebelo de Sousa]])
*Raccontano, infatti, che secondo il mito la Sicilia è sacra a Core poiché qui avvenne il suo rapimento e perché l'isola fu offerta alla dea come dono di nozze. ([[Plutarco]])
*Ricordo che [[Jorge Luis Borges|Borges]] era molto contento di andare in Sicilia. Per lui era una sorta di viaggio iniziatico alla scoperta di Palermo, la città da cui si origina il nome del suo barrio natale, e dell'Isola di Omero e dei filosofi greci a lui tanto familiari, fin da bambino. ([[Maria Kodama]])
*Ricordo più dolce, mio padre narrava che l'anno della fame, 1811, essendo egli fanciullo, la gente si nutriva di certe mandorle grosse come un pollice, portate da lontano... da lontano... dalla Sicilia. – E che cosa è la Sicilia? – domandavamo noi fanciulli. – E lui: Una terra che brucia in mezzo al mare. ([[Giuseppe Cesare Abba]])
*Riparto, mi perdo nelle [[Calabria|Calabrie]]: che si fanno sempre più Calabrie, sempre più Calabrie, finché a Pileto, a Palmi, comincia la Sicilia. Avevo sempre pensato e detto che la città dove preferisco vivere è [[Roma]], seguita da Ferrara e Livorno. Ma non avevo visto ancora, e conosciuto bene, Reggio, Catania, Siracusa. Non c'è dubbio, non c'è il minimo dubbio che vorrei vivere qui: vivere e morirci, non di pace, come con [[David Herbert Lawrence|Lawrence]] a [[Ravello]], ma di gioia. [...] Non è mica una chiacchiera che qui profumano zagare e limoni, liquerizia e papiri. Lascio andare Taormina, che è indubbiamente una cosa d'una bellezza suprema (ma dove, come a Positano e a Maratea, io non mi sono trovato bene): posso però affermare che il viaggio da Messina a Siracusa può fare impazzire. [...] {{NDR|A [[Lentini]]}} Scendo per la cena: ma lì un profumo di limoni, una luna grossa come non l'ho mai vista, della gente che non aspetta altro che parlare, mi arresta. Fino a dopo mezzanotte non mi so decidere a lasciare i nuovi amici che mi sono fatto, che mi salutano come se ci conoscessimo da anni, uno dicendo: "Iddu 'u core bono j'ave!": e solo perché ho parlato un po' con loro, dei loro problemi, del loro futuro. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*Sarebbe quasi impossibile tracciare precisamente i confini geografici di tante zone, in cui le colture e insieme i contratti agricoli presentino in Sicilia differenze abbastanza marcate per doversene trattare separatamente; né una tale distinzione geografica avrebbe ora per noi una grande importanza. Potremmo bensì distinguere le colture secondo i varii climi, e quindi secondo le varie altezze, giacché la Sicilia, paese tutto montuoso, ci presenta le condizioni di temperatura e di clima le più estreme, dalle nevi del Mongibello e delle Madonie, fino ai calori tropicali della piana di Catania, e della marina meridionale; e secondo le varie altezze avremmo le terre di ''montagna'', le ''mezzaline'', e quelle di ''marina''. ([[Sidney Sonnino]])
*Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati. ([[Antonino Zichichi]])
*Scappare? Ma come si può scappare dalla Sicilia? La Sicilia è un'isola felice! Ogni siciliano vero vorrebbe viverci ma spesso per motivi lavorativi, purtroppo è impossibile. Mi sorprendo di te, siciliano, che ti accontenti di vivere a Torino o a Roma e non hai voglia di Sicilia. Lì si vive bene. C'è una cultura incredibile. Palermo è stata una capitale durante il dominio arabo e normanno. Io non vivo in Sicilia perché sono attaccato al Friuli che è la mia terra, ma un siciliano che non vuole stare in Sicilia non lo capisco. ([[Maurizio Zamparini]])
*Scusate, sarei dovuto venire in questa isola splendida cinquanta anni fa, devo recuperare. ([[Orhan Pamuk]])
*Se dovessi diventare presidente della Regione Sicilia dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia, le siciliane e i siciliani. Guidare la cosa pubblica è come entrare in un convento e non ho neanche più l'età per certe scorribande. ([[Rosario Crocetta]])
*Se il pittore dovrà rappresentare attraverso l'arte lo spirito, l'anima della sua terra, il Guttuso sarà fra questi poiché la Sicilia ha mille volti e mille anime che danno fascino alle cose e agli uomini, e non si dovrà più pensare alla visione esteriore delle coste e dei monti in una data ora del giorno e con una data luce. Bisognerà scendere nell'anima di questa terra contrastante e drammatica per comprenderne tutto il fascino che da essa emana. Ma per svelarne gli intimi segreti occorrerà porsi davanti alla natura con animo fresco e rinnovellato per sentire in pieno le armonie nascoste che possiede questa grande terra spiritica e trascendentale, centro di miti e leggende e che si distacca nettamente dalle altre nello spirito e nella sostanza. Quando si sarà compreso il valore della Sicilia attraverso alcune opere e segni lasciateci nel passato come i ritratti di Antonello e le metope di Selinunte, si comprenderà meglio lo spirito della nuova pittura e scultura siciliana. ([[Pippo Rizzo]])
*Se non ci fosse la Sicilia, il cinema non esisterebbe. Tutte le grandi storie sono nate qui. ([[Monica Bellucci]])
*Sia i giovani nelle palestre, sia gli anziani nelle botteghe o seduti nei luoghi di ritrovo disegnavano carte geografiche della Sicilia e del mare che la circonda con i porti e i punti della costa dell'isola che guarda l'Africa. ([[Plutarco]])
*Sia qui {{sic|[in [[Ucraina]]]}}, sia là {{sic|[in Sicilia]}} gli strati delle culture orientali e occidentali si sono sovrapposti l'uno sull'altro formando un'aura specifica. Solo che qui le tracce di queste culture sono scomparse dalle faccia della terra, spazzate via dai cataclismi della storia, mentre in Sicilia coesistono insieme, basta allungare un braccio: circondano il viaggiatore da ogni parte. ([[Jarosław Iwaszkiewicz]])
*Sono completamente innamorato dell'[[Italia]]: dieci anni fa per me era un periodo nero e se ora sto bene, scrivo e sono felice lo devo al mio incontro con la Sicilia. ([[Jim Kerr]])
*Sono fiera di essere siciliana. Di questa terra ci sono molte cose che mi corrispondono, una tra tutte, un proverbio: "Chi nasce tondo non può morire quadrato". Se penso a Lentini, ripercorro la mia infanzia in campagna, tra il profumo di zagara e le mandorle che con i miei fratelli e i cugini sgusciavamo con un sasso. Da ragazzi facevamo escursioni interminabili per scoprire tesori nascosti nelle case disabitate, accanto a quella dei miei nonni. ([[Anna Valle]])
*Sono innamorata della Sicilia. È una terra ispirata dalle culture che l'hanno attraversata. Nei volti dei siciliani riconosco le tracce delle varie dominazioni, dall'araba alla normanna che ritrovo nel viso di mia nipote Myriam Catania. L'Isola è come un tempio sacro, basta camminare per Palermo per capirlo. ([[Simona Izzo]])
*Sono molto felice di tornare in Sicilia. Un'isola che grazie ai racconti di mio nonno e di mio padre ho sempre percepito al di là degli stereotipi e del folklore. Una terra solare, un corpo sano in cui si è insidiato il cancro della mafia. Mio padre ha sempre portato avanti un'immagine onesta e corretta della sua terra. ([[Flavio Insinna]])
*Spero di ritrovare quelle forti sensazioni visive, linguistiche e culturali di cui ho un vago ricordo. Ma anche sensazioni gastronomiche, che per altro mi sono più familiari, visto che a Parigi frequento spesso un piccolo ristorante siciliano dove si mangia benissimo. Oltre a Palermo, vorrei scoprire un po' l'interno dell'isola. Spostandomi in macchina, viaggiando lentamente e lasciando andare lo sguardo per impregnarmi dei paesaggi, dei colori, delle luci, ma anche delle case e dei monumenti, magari ritrovando quell'universo del barocco che mi ha sempre affascinato. ([[Daniel Pennac]])
*Sulla Sicilia la penso come [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], è questa la vera anima dell'[[Italia]]. È da qui che il paese deve ripartire. ([[Diego Fusaro]])
*{{NDR|A Francesco Paolo Frontini}} Tra gli artisti e compositori dell'Isola voi siete, se non il solo, uno dei pochissimi che comprendono la bellezza e la grazia delle melodie del popolo. Pur componendone di belle e di graziose, Voi sapete apprezzare queste vaghe e dolci reliquie d'un passato che non ebbe storia, e serbate a durevole monumento, delle note piene di sentimento squisito e di candore verginale. Altri non penserà neppure a ringraziarvi dell'opera patriottica da voi compiuta; io Vi ammiro. Parole, sentite e quasi solenni. ([[Giuseppe Pitrè]])
*{{NDR|Ad Edoardo Giacomo Boner}} Tu mostri l'antica saggezza della tua isola illuminata dall'arte ellenica. ([[Oscar Wilde]])
*Tutta la politica siciliana è vecchia. Intrappolata in una classe gerontocomica. In Sicilia come in nessun altro posto turismo e cultura coincidono perfettamente. La Sicilia è il cuore dello spettacolo europeo e siccome lo spazio è il centro dell'opera d'arte noi dovremmo dedicarci solo a questo. E invece la cultura e il turismo in Sicilia seguono una politica di sottogoverno e le scelte artistiche sono affidate a funzionari pubblici che non solo non hanno le competenze, ma non hanno passione per il teatro. Noi, noi siciliani, rappresentiamo un'egemonia nazionale. ([[Ninni Bruschetta]])
*Un ammiratore siciliano ha affermato che Vincenzo Bellini, meglio e più spesso di qualunque altro compositore, fece provare il piacere del piangere [...] Il nome del delicato Bellini divenne un grido di battaglia contro i Borboni, quasi fossero stati colpevoli della sua morte. ([[Harold Acton]])
*Un contenitore così profondo da non potersi mai esplorare e conoscere per intero. ([[Massimo Cacciari]])
*Un giorno che si erano messi a pescare insieme, discutevano pieni di meraviglia della bellezza del mare e della magnificenza dei luoghi e uno, che militava nelle file dei Corinzi, disse: Voi, che pure siete Greci, vi date da fare per asservire ai barbari una città così grande e adorna di tali bellezze, permettendo che i Cartaginesi, i più malvagi e i più crudeli degli uomini, abitino vicino a noi, quando invece bisognerebbe pregare perché molte Sicilie si estendessero davanti alla Grecia per proteggerla dai Cartaginesi. ([[Plutarco]])
*Vecchioni? Sulla Sicilia ha fatto benissimo, io l'ho detto non so quante volte che odio la Sicilia. Che sentimento vuoi provare quando vedi l'assemblea regionale? E poi è chiaro che Vecchioni ha pronunciato quelle parole perché prova un sentimento di amore-odio. Leonardo Sciascia diceva: mi alzo delle mattine e penso della Sicilia ciò che ne pensa la Liga Veneta. La Sicilia è la terra dove è sepolta mia madre, io dico che la odio. Ma si deve capire l'intensità di questo sentimento. Guardate l'assemblea regionale siciliana, che sentimenti puoi provare? ([[Giampiero Mughini]])
*Vi è una drammaticità in quest'isola che non ha uguale in alcun luogo del mondo. Il nostro spirito spazia liberamente da Pitagora a Colombo, pervaso dal senso di una realtà grandiosa. Qui approda Platone. Qui combatte il cartaginese. Qui il bizantino costruisce. Qui lo svevo dorme, sotto volte arabe, in una tomba di porfido. Qui Goethe cavalca su un sentiero lungo il mare. Qui Platen esala l'ultimo respiro. ([[Hugo von Hofmannsthal]])
*Vi sono stata quattro volte e ho sempre trovato un' isola nuova, vibrante, piena di sorprese, di vita. Da allora mi sono convertita in una specie di "pubblicitario" della Sicilia, la raccomando a tutto il mondo: amici, lettori spagnoli. Tutti conoscono la mia passione per la Sicilia. Se parlo con coloro che, seguendo il mio consiglio, hanno poi fatto un viaggio nell'Isola, mi ringraziano sempre per la mia insistenza sull'argomento Sicilia. Non c'è nessuno che non sia tornato da un viaggio in terra siciliana totalmente entusiasta. ([[Alicia Giménez Bartlett]])
*Viaggiatori provenienti da ogni parte d'Europa giudicano ineludibile concludere il Grand Tour con un viaggio nell'isola che accoglie nel suo grembo memorie che sono sintesi di quanto è accaduto nel Mediterraneo dal tempo dei fenici. Goethe istituzionalizzerà a canone questa tappa e scriverà, dopo due settimane di soggiorno a Palermo, che «senza la Sicilia non ci si può fare un'idea dell'Italia: qui è la chiave di tutto» (''hier ist der Schlüssel zu allem''). Ma già in precedenza, e in modo istintivamente perentorio, come solo può forse esserlo un poeta grandissimo, prima ancora di essere giunto in Italia aveva scritto: «La Sicilia è per me preannuncia dell'Asia e dell'Africa, e il trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco». Epifania di un destino che si riduce a un punto di fuga nella prospettiva di una storia plurimillenaria. ([[Cesare de Seta]])
===[[Salvatore Adamo]]===
*Noi siciliani stiamo bene nel nostro cantuccio, ma ci piace esplorare il mondo, siamo felici nella solitudine ma amiamo anche la compagnia, siamo attaccati alla terra ma sogniamo l'oltre, siamo ora troppo tristi, ora troppo allegri. Ecco, in queste contraddizioni mi riconosco. Ogni giorno che passa sento più forte questo richiamo e chissà se un giorno non ci tornerò per sempre.
*Sono siciliano no? La mia isola mi si è incollata nel cuore alla nascita e ha riempito tutta la mia interiorità. Mi capita spesso quando mi presento a sconosciuti di dire che sono siciliano. Siciliano, non italiano. Da sempre la mia vita ruota in un triangolo: [[Belgio]], [[Francia]] e Sicilia. È stato [[Gesualdo Bufalino]], mio compaesano di Comiso, che mi ha fatto capire il senso di appartenenza e tanti altri aspetti del nostro carattere.
*Si sa quando all'estero si parla di Sicilia subito qualcuno tira in ballo la mafia. E io risentito rispondo che sono siciliani quelli che la combattono. Per ogni giudice ucciso dalla mafia un altro ne ha preso il posto.
===[[Simonetta Agnello Hornby]]===
*Credevo che Sicilia e Inghilterra fossero due Paesi diversi, invece ci sono tante cose in comune. La paura del diverso, del lontano, di essere aggrediti. L'Inghilterra ha paura di essere vulnerabile perché lo è, come noi. Gli inglesi si sentono i migliori del mondo, anche noi siciliani. Ma sbagliamo, siamo come gli altri.
*È triste dirlo ma la Sicilia è invidiosa. Oggi leggevo che sin dal 1500 siamo stati descritti come invidiosi non possono avere sbagliato tutti. Il palermitano è più invidioso degli altri siciliani, ha maggiori insicurezze. Il fatto che io sia spuntata così, dall'aria, sommato alla grande campagna pubblicitaria che la Feltrinelli fece per La mennulara ha provocato molte invidie. Hanno detto che il libro lo avevano scritto alla Feltrinelli ed io mi ero limitata a firmarlo.
*Il mio punto di riferimento è Monte Pellegrino. A Londra parlo l'inglese ma con accento siciliano. A Londra ci ho lavorato, mi sono sposata, ci ho fatto due figli. E non mi sono mai posta il problema della convivenza tra un'anima siciliana e una inglese. Io sono io ovunque vada.
*Io mi sento come una torta a tre strati: uno fatto dalla Sicilia, l'altro dall'Italia, un terzo ancora dall'Inghilterra.
*L'integrazione c'è sempre stata, soprattutto in Sicilia. Noi siamo un popolo fatto da gente diversa. Adesso abbiamo un'emigrazione di massa drammatica, con gente che muore in mare, a cui siamo poco preparati.
*La Sicilia è il posto più bello del mondo come terra e per quello che ha realizzato l'uomo.
*Sulla Sicilia passerei la vita a fare seguiti. Cerco di trasmettere sempre il mio grande amore per la Sicilia, di incoraggiare la gente ad andarci, c'è sempre qualcosa da scoprire e da imparare.
===[[Pupi Avati]]===
*Io ho sempre guardato la Sicilia con ammirazione e con una sorta di nostalgia per un'epoca lontana e remota. Mi è sempre parsa una terra dove si nascondono delle realtà segrete dell'essere umano. Credo che quest'isola contenga entro le sue viscere qualche cosa che vada al di là del mondo della ragione e dell'omologazione in cui tutti viviamo.
*{{NDR|Se lei dovesse descrivere la Sicilia con un'immagine quale sarebbe?}} Un baratro. Penso che la vostra Isola sia un baratro che contiene tutto quello che temi e che desideri.
*{{NDR|Qual è il suo rapporto con la Sicilia?}} Un rapporto misterioso che deve rimanere tale perché possa continuare ad affascinarmi. La Sicilia è una terra di letterati e di bellezza non soltanto naturali, legata a periodi storici. Una terra con un passato straordinario da rivendicare che troppo spesso viene raccontata, dal cinema e dalla televisione, come un tripudio mafioso. Perché voi siciliani vi accontentate di un racconto stereotipato? Non sentite la necessità di mutare il punto di vista sulla vostra terra? [...] La Sicilia avrebbe bisogno di un recupero narrativo in modo, finalmente, carismatico senza ridursi a cartoline per viaggiatori.
===[[Pippo Baudo]]===
*La nostra terra ha subito tante devastazioni morali e materiali. Anche la natura qualche volta si è accanita contro la nostra terra attraverso i terremoti. Eppure, che cosa è rimasto intatto? È rimasta una bellezza infinita, unica al mondo. Basta girare la nostra Sicilia, le coste, l'interno della Sicilia, per scoprire una bellezza che i nostri avi, i nostri progenitori, ci hanno lasciato in eredità, sicuri forse, loro, che noi l'avremmo rispettata questa natura, l'avremmo esaltata...cosa che non abbiamo fatto. Questa terra, senza futuro, è morta, è finita, è scomparsa, e i giovani non troveranno niente, nient'altro che macerie e devastazioni. Amara terra mia, amara...e bella. Il Bello vincerà, sono sicuro. Il Bello trionferà.
*La Sicilia è straordinaria, c'è tanto da vedere, è un patrimonio di bellezza e di cultura. Quando lei arriva a Messina a pochi chilometri c'è Taormina, poi Catania per il barocco, prosegui per Siracusa, che oltre al barocco ha una importante storia greca, è clamorosa. Poi Noto, Modica e Ragusa. Quest'ultima città ha sempre avuto bellezze straordinarie che prima erano ignorate e grazie a Montalbano, tutta la provincia di Ragusa, ha avuto un grande rilancio dal punto di vista turistico. Poi la parte occidentale, Mazara del Vallo, l'isola di Mozia. Poi c'è Agrigento con i templi, Segesta e poi c'è Palermo. Insomma, la Sicilia è tutta da visitare, è straordinaria.
*Le bellezze siciliane hanno una marcia in più determinata da fattori storici. Il sangue misto, la stratificazione delle diverse dominazioni hanno mescolato i geni tanto da dare insiemi diversi. Contrariamente alla tradizione sforniamo donne altissime e sempre più in crescita con caratteri somatici che spaziano dal corvino al biondo, con occhi nocciola, verdi e azzurri a seconda che predomini il carattere arabo, quello spagnolo o quello normanno.
*[[Roberto Vecchioni]] è un amante tradito, per questo ha detto quella frase: il suo è un appello d'amore non un atto d'accusa nei confronti della Sicilia. In Sicilia il bello c'è, la Sicilia è bellissima. Certo, Vecchioni poteva evitare di generalizzare ma sono convinto che lui si sia già pentito di aver pronunciato quelle parole. W la Sicilia buona e quella bella che c'è.
===[[Enzo Biagi]]===
*Chi sono i siciliani? C'è un ritrattino tracciato dal messinese Scipio di Castro, negli Avvertimenti (seconda metà del secolo XVI), un bel volume pubblicato dalla benemerita Elvira Sellerio: "La loro natura è composta da due estremi, perché sono sommamente timidi mentre trattano gli affari propri e di una incredibile temerarietà dove si tratta del maneggio pubblico". Ma per tratteggiare un attendibile profilo è opportuno aggiornare i giudizi. Pirandello: "Una istintiva paura della vita", ovvero la propensione al dubbio; Brancati, ovvero l'ossessione del sesso: "I sogni e la mente e i discorsi e il sangue stesso perpetuamente abitato dalla donna"; Sciascia, ovvero l'individualismo: "Ognuno è e si fa isola a sé".
*Credo che i siciliani siano tra i più gentili tra gli italiani. Penso che non baratterei il maestro Sciascia col maestro di Vigevano, e hanno dato tanta intelligenza all'Italia.
*Difficile capire l'Italia, quasi impossibile la Sicilia, un'isola abitata da italiani esagerati. Ci sono sempre due facce da decifrare, due possibilità.
*E il solito Goethe aggrava ancora la situazione: "Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?". Già: chi sa qualcosa di preciso? Comincia il paesaggio a confondere le idee: i sicomori, come nel Sudan, e il papiro, come in Egitto, e poi le palme e i cactus che evocano il deserto, e il poeta russo [[Andrej Belyj]] resta sconvolto dallo stridore delle cicale e dal tripudio dei colori: il giallo dello sparto, il rosa del [[rododendro]] e dei grappoli di [[tamerice|tamerici]] e il verde dei [[carrubo|carrubi]]. Più tardi arriva Tomasi di Lampedusa, e complica ancora il discorso dal punto di vista psicologico: "Cambiare tutto per non cambiare niente".
*Tutti conoscono la Sicilia degli itinerari turistici o quella un po' ironica e misteriosa dei film e dei racconti: le pianure calcinate e le montagne aspre dove si va a cacciare il coniglio selvatico, e i palazzi dei baroni coi quadri, le porcellane e i mobili preziosi arrivati anche dalla Cina, e alle pareti i ritratti degli antenati, duri funzionari borbonici o sorridenti e bionde fanciulle britanniche, che seguendo i marinai di Nelson erano venute ad accasarsi nell'isola. Ci sono due mondi e due, o forse più, realtà che non si incontrano mai.
===[[Giuseppe Antonio Borgese]]===
*Eppure sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. [...] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la Rivoluzione le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia.
*[[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto.
*Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento.
*Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della Sicilia, la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''.
===[[Cesare Brandi]]===
*In Sicilia, solo che vi sia il sole, è sempre primavera, anche più primavera se ci sarà la neve sull'Etna e sulle Madonie, con quel contrasto che è così dolce tra la neve all'orizzonte e le pendici fitte di agrumi in cui occhieggiano aranci e limoni, e se aranci e limoni potete trovarli anche altrove, mai saranno così come li vedete in Sicilia, in questa contraddizione di inverno e di primavera. Sì, lo so, uno spettacolo del genere può esserci anche in Marocco o in Andalusia, con altri fascini sicuramente, ma qui in Sicilia vi appare come una cosa naturale, per cui non c'è bisogno di andare in terre esotiche. È la natura naturale qui in Sicilia di mettere assieme l'arancio e la neve. Non è esotica la Sicilia, è favolosa.
*Ma può esserci al mondo un paese più bello della Sicilia?
*Per chi un viaggio in Sicilia non ha rappresentato un premio, o quasi il compimento di un voto? L'uomo non ha cessato, neanche nei tempi storici, di favoleggiare sulla Sicilia, che è la terra stessa del mito: qualsiasi seme vi cada, invece della pianta che se ne aspetta, diviene una favola, nasce una favola.
===[[Gesualdo Bufalino]]===
*Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l'oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l'espatrio o ci lusinghi l'intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.
*Ogni siciliano è, difatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l'isola tutta è una mischia di [[lutto]] e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l'esito naturale d'ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un'invidia degli dei.<br>Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono perfino i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. [...]<br>Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesca o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo lo dico – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un'istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.
*Questo luttuoso lusso d'essere siciliani.
*Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull'ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.
*Una trappola in cui i siciliani cadono volentieri: pretendere di capire la Sicilia prima di capire sé stessi.
*Vi è una Sicilia «babba», cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia «sperta», cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio{{sic|...}}
*Viaggiare, voglio dire, s'apparenta alle due più esclusive ed esaltanti esperienze dell'uomo: amare e creare. Saper viaggiare è cosa creativa quanto una seduzione d'amore, una bella pittura, una frase musicale assoluta. Ove poi il luogo da visitare sia l'isola che dico io, ombrosa e lucente, gremita di vita e di morte, crogiolo di razze e crocevia di secoli, l'impresa risulterà più che mai portatrice di turbamento e di rischio: se ogni viaggio significa una scommessa di conoscenza e felicità, il viaggio in Sicilia è un esame senza confronto, è l'Esame.
===[[Andrea Camilleri]]===
*I siciliani vivono male la loro condizione di essere siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell'atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: "vogliamo vedere se cambia qualche cosa?" votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente.
*La sicilitudine è il lamento che il siciliano fa di sé. [[Vittorio Nisticò]] fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie. I siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. Il siciliano di scoglio è quello che riesce ad allontanarsi fino al più vicino scoglio. Il siciliano di mare aperto invece prende il largo e se ne va. Leonardo {{NDR|Sciascia}} era un siciliano di scoglio, non c'è dubbio. Però il suo scoglio era così alto che lui da lassù poteva guardare il mondo. Non riusciva a stare lontano dalla Sicilia. [...] Sicilitudine è una condizione segnata con l'evidenziatore da alcuni particolari. È, come dire, un gusto compiaciuto per l'essere isolati, per il sentirsi diversi. Invece non lo siamo, diversi. Siamo semplicemente separati dalla terra ferma. La questione divenne la sicilianità, soprattutto per quanto riguarda i caratteri negativi: la sicilianità è molto semplicemente il prodotto di 13 o 14 dominazioni diverse che si sono susseguite in Sicilia. È il senso dell'isola. I siciliani di queste 13 dominazioni hanno preso il meglio e il peggio. Quindi si sono creati un carattere prismatico, cioè assolutamente contraddittorio. Tra persona e persona, tra siciliano e siciliano.
*Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo. Una volta [[Italo Calvino]] scrisse a [[Leonardo Sciascia]] che era praticamente impossibile ambientare una storia gialla dalle nostre parti essendo la Sicilia, disse pressappoco così, prevedibile come una partita a scacchi. Il che dimostrava inequivocabilmente come Italo Calvino non sapesse giocare a scacchi e soprattutto non conoscesse né la Sicilia né i siciliani.
*[[Alberto Moravia|Moravia]] amava marcare con Leonardo Sciascia la differenza tra un siciliano e un milanese: un milanese tende a rendere essenziali anche le cose più complesse; un siciliano, diceva Moravia a Sciascia, rende complicate anche le cose più semplici.
*Noi non mettiamo in discussione l'accoglienza. Abbiamo dimostrato di saperlo fare meglio degli altri. Per secoli siamo stati terra di passaggio e di scambio. Il problema è che sono troppi. E noi non siamo in grado di gestire queste masse di disperati.
*Non mi piace la parola sicilitudine, preferisco la sicilianità espressa dagli uomini, la prismatica composizione del siciliano.
*Rispetto alla natura, la gente è ancor più complessa e variegata. Il bello della Sicilia è la scoperta quotidiana di siciliani sempre diversi. Chiudere il siciliano in un ruolo di tanghero scostante è un errore grosso. Certo che esiste un siciliano di questo tipo ma c'è anche il sangue di tredici dominazioni. Credo che oggi, noi siciliani, abbiamo l'intelligenza e la ricchezza dei bastardi, la loro vivacità e arguzia.
*{{NDR|«Il cantautore Roberto Vecchioni ha definito la Sicilia "isola di merda". Come replica?»}} Che se lo poteva risparmiare. Vorrei ricordare al signor Vecchioni che oltre alla merda da noi c'è cultura, storia, monumenti, arte, civiltà millenarie.
===[[Truman Capote]]===
*Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori.
*{{NDR|Descrivendo contadini e pescatori siciliani}} Gente piccola, non diversa dai giapponesi, ma di pelle bruna. Invero c'è qualcosa di voluttuoso nella loro liscia, lignea durezza.
*Tutto ciò che d'importante poteva capitarmi, accadde lì {{NDR|in Sicilia}}.
===[[Claudia Cardinale]]===
*Arrivi qui e ti accorgi che quella città in cui vivi, cioè Parigi, sembra un posto qualunque, anonimo, che subito rifiuti di considerarlo quella capitale del mondo che tutti credono, e nemmeno il centro dell'Europa, perché non ha i colori della Sicilia, né i suoi profumi né i sapori che tingono e incensano l'anima della mia infanzia.
*Basta un attimo per sentirti avvolta da una sensazione nuova e antica, avvolgente e narcotizzante assieme, quell'attimo in cui poggi il piede su quest'isola, appena scesa da un treno o da un aereo. E subito capisci che questa terra, questo paesaggio, questa luce ti appartengono, fanno parte del tuo dna, delle tue radici, della tua anima, di qualcosa che senti tuo...
*Ricordo la processione della madonna di Trapani, seguita a Tunisi con religioso rispetto anche da ebrei e arabi. La Sicilia... Io qui ho fatto tanti film, quest'isola è molto Oriente, ritrovo l'allegria dei mercati, i colori, i profumi, il calore. Adoro il mare, la sua, la mia libertà.
===[[Carmen Consoli]]===
*Credo che pesi una sorta di pregiudizio su di noi, per cui veniamo additati come omertosi a prescindere. Invece no: bisogna distinguere tra esercito silente omertoso ed esercito silente impotente, che è quello che guarda sempre la ghirlanda dello Stato con su scritto "assente". Non voglio fare la siciliana vittimista, ma plaudire chi sente una profonda indignazione, chi continua a restare in Sicilia, perché nutre la speranza in un cambiamento, vede la bellezza che lo circonda. Tuttavia non posso dimenticare che siamo vittime di un negazionismo per cui sentiamo ancora dire che la mafia non esiste. Negando le bruttezze finiamo per coltivarle. Ma è anche vero che nessuno come il siciliano ama la sua terra, perché è capace di vederne la bellezza. Io per prima. Sono figlia di un siciliano che ha lavorato sodo e che è stato un grandissimo esempio di cittadino italiano. Ecco, vorrei che venissero sottolineati gli aspetti eroici delle persone comuni che abitano la Sicilia e che fanno parte del nostro esercito silente.
*La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull'Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato.
*Nei miei arrangiamenti e nelle armonie c'è molta Sicilia. Adoro anche il lavoro che fa Camilleri sulla lingua, riutilizzando vocaboli siciliani (talia al posto di guardare ad esempio). È il recupero di uno dei tanti colori d'Italia e noi di colori ne abbiamo tanti. Noi siciliani siamo gente piuttosto impegnativa: pensa alla caponata, un piatto unico che è una mescolanza di mille sapori. Non è significativo?
*Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice [[Manlio Sgalambro|Sgalambro]] alla fine del film<ref>Il film è ''[[Perduto amor]]'', del 2003.</ref> di [[Franco Battiato|Battiato]], la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l'odore di mandorle amare che evoca la Macondo<ref>Il mitico villaggio sperduto tra le paludi in cui si svolgono le vicende di ''Cent'anni di solitudine''.</ref> di [[Gabriel García Márquez|Garcia Marquez]], l'Etna, l'acqua del mare, l'odore di arance.
===[[Vincenzo Consolo]]===
*Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d'addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.
*La mia terra, l'isola, la Sicilia, è una terra estrema, che ha sempre, da una parte, persone non felici socialmente, che, spinte dalla necessità, sono state portate ad emigrare; ma questo non solo dalla Sicilia, ma da tutto il meridione, come voi sapete, e anche da zone depresse di questo Veneto. Però da parte degli intellettuali, degli scrittori c'è sempre stata, se non la necessità, il desiderio di arrivare al centro, di lasciare questa periferia incerta, cercando un centro che in volta in volta si identificava in Roma, in Firenze, ma soprattutto in Milano.
*La Sicilia è la metafora dell'Italia. Come diceva Ignazio Buttitta "a Sicilia puoitta a banniera"<ref>La Sicilia porta la bandiera.</ref>.
*Ultimo, allora, di una lunghissima e illustrissima schiera di viaggiatori in Sicilia, viaggiatori che spesso, in questa terra antica e composita, enormemente stratificata, sono stati ingannati o fuorviati da superfici arditamente colorate o da monumentalità incombenti, fino a giungere qualche volta allo smarrimento (come successe a quel povero inglese di nome Newman, divenuto poi cardinale, che dalla Sicilia scappò confuso e febbricitante).
===[[Emanuele Crialese]]===
*Ho diversi progetti, continuo a scrivere, ho delle idee. Sto cercando... apposta sono qui in Sicilia.
*Ho trovato più talenti in Sicilia che altrove nel mondo.
*Per me la Sicilia ha una luce particolare, qualcosa di primordiale. Io non sono nato in Sicilia anche se mia madre è di Palermo. È come se con questa terra ci fosse un richiamo anche più lontano della mia esistenza, che appartenga alla mia memoria. Scrivo volentieri qui, c'è un'aria speciale, istintiva. Non mi va neanche di dargli un nome sennò darei dei confini che non ha.
===[[Friedrich Engels]], [[Karl Marx]]===
*In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà.<ref>Da Karl Marx, Friedrich Engels, ''Opere complete'', Editori Riuniti, vol. XVII, pp. 375-376, 1860.</ref>
===[[Rosario Gregorio]]===
*Adunque era così fattamente disposto il popolo siciliano, mentre i Normanni conquistavano l'isola, che sebbene avesse prima sotto i Saracini ritenuta la sua religione, il suo dritto privato, pure essendo stato sotto il dominio di una nazione, che avea diversa e detestata religione, ed altre usanze ed altro dritto, usciva dirò così da uno stato di contorcimento e di compressione, ed era sollecito ed impaziente di essere liberato al più presto da quelle forme non solo indifferenti e straniere, ma anche odiate del governo saracino.
*Da che passò quest'Isola per sistema sotto la dominazione di re lontani [...], sebbene avesse mantenuta la propria sua dignità, e tutte conservate le prerogative di regno, pure non lasciò di essere involta nelle vicende di quelli, e di partecipare negli interessi, e di risentire i movimenti di una più vasta, e potente monarchia [...]; onde nacque e fu poi propagato quel moto, che sconvolse in prima la stessa Italia, e in fine l'Europa intera, mutandone il sistema politico, e nuovi usi e nuovi modi inducendovi.
*Divisa così la Sicilia in tanti piccoli stati indipendenti, ed essendo i saracini tra loro da guerre intestine divisi, siccome per altro erano essi dalle lettere e dalle arti ammolliti, i Greci ne tentarono la conquista, che fu poi per la loro ignavia riservata ai Normanni. Il Conte Ruggieri dopo averla interamente occupata, diè soprattutto opera a farvi rifiorire la religione, e vi ristabilì le chiese, e fondò più vescovadi, e varie abbadie di diversi ordini, e furon da lui le chiese di Sicilia, restituite alla giurisdizione di Roma. Dalla quale avendo ottenuta per la sua persona, e per i suoi eredi, la Legazione Apostolica, venne da indi in poi a prender nuova forma la nostra ''polizia''.
*È fama che la Sicilia sia stata abitata sin dalla più remota antichità. I Giganti, i Lestrigoni, i Ciclopi, ed altri ignoti nomi, si perdono nei tempi oscuri.
*Ed è indubitato che l'eloquenza sia nata in Sicilia. Empedocle in Agrigento, Corace e Tisia in Siracusa, dopo aver cacciato i tiranni e stabilito il governo del popolo, ridussero in arte l'uso della parola. Né dee qui pretermettersi Gorgia da Lentini, che col suo vago e adorno dire tanti rumori fè levare in Atene. La filosofia ancora riconosce alcuni suoi dogmi dalla Sicilia. L'opinione del moto della terra si attribuisce a Iceta da Siracusa, e quella della pluralità de' Mondi a Pietrone d'Imera. La medicina deve ad Erodico, fratello di Gorgia, e maestro d'Ippocrate, l'uso della Ginnastica; e l'empirica fu prima d'ogni altro coltivata da Acrone di Agrigento. Che se ci rivolgiamo alle matematiche, e massimamente alle scienze dinamiche, che son le più utili alla vita, ognun si sovviene del divino Archimede.
*In quest'isola si respira un'aria salutare, e più presto calda. Onde è così fruttifero, e ubertoso, e dolce il di lei terreno, che i Romani la chiamarono il grananio d'Italia, e la nutrice del Popolo Romano. E veramente essa abbonda di biade, frumenti, orzo, legumi, vino, olio, zafferano, seta, cotone, mela, cere, canape, lino, manna, limoni, e di molte altre cose che sono tanti capi di industria e commercio. Produce ancora assai saporita frutta, ed allignanvi piante straniere, purché diligentemente vi si coltivino. Similmente è abbondante nei nostri mari la pesca del corallo bianco, rosso e nero, dei tonni e del pesce spada, e di squisiti altri pesci.
*Né sono qui da tacersi le nostre memorie letterarie. La poesia pastorale è nata in Sicilia, e sono famose le canzoni di Dafni sopra la sua ninfa Xenèa. Teocrito in questi argomenti fu riputato tanto che Virgilio lo riguardava come suo maestro. La commedia si dice inventata ad Imera, che fu poi perfezionata in Siracusa, ove adornò le scene e i soggetti Epicarmo. E gli spettacoli tragici si rappresentavano spesso nei teatri di Gela, che erano stati diretti da Eschilo.
*Parimenti non desiderava il popolo siciliano di essere restituito alle forme del governo bizantino, già da più secoli caduto, e se non dimenticato, certamente non caro.
*Se i siciliani si videro allora abilitati a tante speranze, aveano insieme acquistato tale e sì straordinario grado di forza pubblica, qual facea mestieri a superare tanti ostacoli, ed a resistere con successo agli sforzi continui di tanti nimici e sì possenti. La nazion tutta da gran tempo volontariamente e con entusiasmo armata, e fatta per emulazione e per uso bellicosa, avea non solo nelle imprese di terra, ma acquistata ancora grande perizia e possanza nei fatti di mare.
*Sotto il governo dei consoli fu l'isola nostra assai travagliata dai tumulti servili e dalle rapine di Verre. E fu indi involta nelle guerre dei dittatori e de' triumviri. Ma Augusto con inviarci più colonie, in certa maniera, cercò di ristorarla dai danni sofferti.
*Succeduti i Re Castigliani, cessò Palermo da indi innanzi di essere la sede dei suoi Re, e cominciò la Sicilia ad esser governata dai Viceré.
===[[Beppe Grillo]]===
*Chi siete voi siciliani? Chi siete voi? Avete avuto tutto, l'intelligenza di Majorana, la profondità di Pirandello, la cattiveria di Riina, il senso del potere di Provenzano. Siete autonomi o no? Siete stati liberati o no? È da 100 anni che raccontano la storia della liberazione dei garibaldini ed è da 100 anni che vi prendono per il culo.
*La Sicilia è un luogo che ha il 90% di cose per le quali vale la pena vivere: cibo, clima, mare, turismo, cultura. Scavi un buco ed esce un normanno...C'è tutto. Basta cambiare generazione politica.
*La Sicilia ha avuto l'intelligenza di [[Ettore Majorana|Majorana]] e la profondità di [[Luigi Pirandello|Pirandello]], la ferocia di Riina e la gestione del potere di Provenzano. La Sicilia è eterna. È crudele. È indefinibile. È ovunque ci sia un siciliano. Per chi vi è nato, [[Palermo]] è il centro del mondo. La Sicilia ha tutto. Sole, mare, paesaggi, arte, storia, agricoltura. La Sicilia non ha niente. Inceneritori, emigrazione, criminalità. È una chimera nata con l'Unità d'Italia. Una Nazione? Stato? Regione? In crisi di identità o, forse, con identità multiple. In Sicilia si dice ancora cattivo come un piemontese. I libri di storia raccontano la favola di mille camicie rosse che liberano un'isola di milioni di persone. Quell'isola è in catene. È autonoma, ma senza autonomia. Ricca, ma povera. Ha il maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Italia. Catania e Palermo sono sommerse dai debiti. L'[[Italia]] non ha fatto bene alla Sicilia. Forse, da sola, la Sicilia può risorgere. Con l'Italia, questa Italia, può solo affondare. U pisci feti da testa. E la testa è a [[Roma]].
===[[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]''===
*L'Italia senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto [...] <br>Del clima non si dirà mai abbastanza [...] Chi potrebbe enumerare tutte queste meraviglie?
*La Sicilia è un preannuncio dell'[[Asia]] e dell'[[Africa]], e trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco.
*Mi sento veramente felice che nel mio animo sia rimasta un'idea tanto chiara, completa e pura della grande, bella, impareggiabile Sicilia.
*Oggi, infine, possiamo dire che abbiamo visto, coi nostri occhi, come la Sicilia ha potuto meritare il nome onorevole di granaio d'Italia. A qualche distanza da Girgenti sono cominciate le terre fertili. Non sono delle grandi pianure, ma dei dorsi di montagne e di colline dolcemente inclinate l'una verso l'altra e interamente coperte di frumento e d'orzo che offrono allo sguardo un quadro immenso di fertilità.
===[[Renato Guttuso]]===
*Anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia.
*È una terra drammatica la Sicilia. È drammatica fisicamente, è drammatica la sua natura e sono drammatici i suoi personaggi. I siciliani sono tendenzialmente drammatici, e naturalmente non si può essere insensibili a queste cose.
*Non credo ci sia al mondo un posto come la Sicilia, almeno per me. Sono un siciliano viziato.
*Un artista parla solo delle cose che conosce, delle cose che sa, delle cose con le quali ha vissuto una comunione profonda da sempre, da quando non era neppure cosciente. Quindi il mio legame con la Sicilia è così profondo che viene fuori.
===[[Jean Pierre Louis Laurent Hoüel]]===
*Di tutte le isole del Mediterraneo la Sicilia è la più grande, la più fertile, la più popolata. Situata alla punta estrema dell'Italia, verso occidente, forma un braccio di mare che si chiama Stretto di Messina, largo, nella parte settentrionale, non più di tre quarti di lega; proprio in questo canale ci sono i famosi promontori di Cariddi e di Scilla: Cariddi vicino al porto di Messina, Scilla sulla penisola. La Sicilia è triangolare; la sua parte più ampia è di circa sessantasei leghe. È divisa in tre «valli», termine che significa «provincia». Queste valli hanno avuto nome dalle città che sono o che sono state loro capoluoghi: il vallo di Mazzara [Mazara] a sud, il vallo di Noto al Oriente e il vallo di Emonè [Demone] a nord.
*Dovevo rivolgermi ad un farmacista, don Melchiorre Oliveri; mi ricevette con molta cordialità, e mi fece ospitare nel convento degli Agostiniani procurandomi tutto ciò che mi occorreva. Mi servii di un'altra lettera di raccomandazione per don Antonio Delione che l'indomani mi usò gentilezza, abituale in Sicilia nei confronti degli stranieri, quella cioè di far loro dei doni; mi regalò del vino eccellente, frutta e biscotti. Simili cortesie le ebbi da molte persone. Acquisivano così il diritto di farmi frequenti visite e di condurre tutti i loro conoscenti per vedere le opere alle quali lavoravo. I Siciliani, in genere, sono molto curiosi e non temono di essere importuni. Con tale disposizione a veder tutto, questo popolo dovrebbe essere sapientissimo.
*Ecco due giovani contadine su dei covoni di grano che sembrano muoversi e venirmi incontro. I fasci erano ammucchiati su una carretta senza ruote o meglio su una treggia, mezzo di trasporto assai più semplice e antico, abbastanza diffuso nelle campagne siciliane, dove il terreno è quanto mai accidentato. Delle fanciulle, una era in piedi, l'altra accanto a lei; due buoi possenti muscolosi, forniti di lunghe corna tiravano il carro; un contadino lo guidava; dei mietitori seguivano a piedi portando in spalla gli arnesi della loro fatica. Le fanciulle cantavano e ridevano, tutti comunicavano gioia; in un momento così bello tutto mi affascinava, mi incantava. La serenità del cielo, la bellezza della campagna, una certa esaltazione della mia fantasia come stregata da un tale spettacolo, mi richiamarono alla mente i tempi in cui nelle campagne era possibile incontrare gli déi. E quelle fanciulle mi parvero per un momento Cerere e Pale, che pastori e mietitori accompagnavano cantando inni alle grazie.
*La Sicilia, che gli antichi poeti hanno cantato come terra del mito perché offriva accanto ai grandi fenomeni naturali le prime testimonianze delle arti, è uno dei paesi d'Europa più interessanti, più degni di essere descritti nei particolari.
*Non vi è paese che più sia stato provato da rivolgimenti politici. I Fenici furono i primi stranieri che dominarono in Sicilia, vi fondarono delle colonie; i Greci vi si stabilirono poco tempo dopo l'assedio di Troia, i Cartaginesi ne contesero il dominio ai Greci per molti secoli; i Romani cacciarono i Cartaginesi e riunirono tutti i diversi governi dell'isola sotto il loro potere unico e assoluto. Durante il periodo della decadenza dell'Impero, i Vandali la saccheggiarono e l'asservirono; Bellisario la fece tornare per breve tempo sotto la dominazione degli Imperatori di Costantinopoli. Presto essa divenne preda dei Saraceni; i Normanni la tolsero a questi e vi fondarono un regno che acquisì forza e qualche splendore. Ma gli Svevi dovevano a loro volta regnarvi per lasciare il posto ai Francesi; questi vi perirono nel famoso massacro conosciuto con il nome di «Vespri Siciliani». Gli Aragonesi vi furono accolti come signori, e da quest'ultima rivolta, la Sicilia è sotto il dominio del ramo di Spagna che regna a Napoli. E fra tutti questi mutamenti mai si ravvisa un'epoca in cui il popolo siciliano abbia avuto soltanto l'idea di governarsi da solo; sembra che tutti i popoli abbiano il diritto di governarsi da soli; e invece pare che tutti i popoli abbiano il diritto di governare questo bel paese tranne quello che lo abita. E tuttavia questo popolo, degradato dalla costante schiavitù, ha un carattere tutto proprio, che lo ha spesso reso temibile ai suoi dominatori, che lo ha spinto a grandi eccessi e che lo ha talvolta reso degno della genialità delle arti che altri gli avevano fatto conoscere.
*Si intuisce che Palermo, libera dell'Inquisizione, che il Marchese Caracciolo ha appena abolita, e da altri ostacoli che non dovrebbero resistere a lungo, diverrà una delle più belle città del mondo e l'isola, di cui essa è capitale, coltivata come un giardino, potrà considerarsi il soggiorno più delizioso della terra. Nulla le ha negato la natura; e perciò nei bei tempi antichi, quando il suo popolo ha potuto manifestare il genio di cui era ricco, sono stati creati tanti monumenti celebri.
===[[Kazuo Ishiguro]]===
*Dinnanzi ai miei occhi si è materializzato un affascinante mix di influenze europee e nordafricane, anche se va detto che la Sicilia è una terra unica, autentica, con una sua propria identità.
*Forse c'è una immagine stereotipata della Sicilia e della mafia che proviene da film come ''[[Il Padrino]]'', ma penso che per la maggior parte delle persone la Sicilia sia molto più di questo. Gran parte di quanti mi circondano, con cui ho la possibilità di confrontarmi, pensa ad una bella isola di cultura con una miscela di selvaggio e di sofisticato, con una ricca e propria storia, un travagliato rapporto con il continente d'Italia, che in qualche modo ricorda il rapporto tra l'Irlanda e la Gran Bretagna. La sorprendentemente ricca eredità letteraria ricorda proprio l'Irlanda.
*Sono curioso di scoprire perché la Sicilia ha prodotto così tanti scrittori di livello mondiale, quando il continente d'Italia è riuscito a fare ciò a stento. L'Italia ha una magnifica tradizione artistica, naturalmente, e nell'era moderna una grande tradizione cinematografica, ma deve molto alla Sicilia per i grandi scrittori.
===[[Carlo Levi]]===
*Ad un tratto, come se una mano con un gesto improvviso avesse scostato i vapori e aperto alla luce gli orizzonti, ecco apparire, tragico, ardente e inverosimile, il blu di Sicilia, e la costa, e lo scheletro bruciato di Monte Pellegrino. Quasi succhiati da quella terra attrattiva e divorante, prima di aver tempo di contemplarla, eccoci sulla pista dell'aeroporto, a Bocca di Falco.
*E poiché era tornato da poco dall'America, mi raccontava di quei cimiteri e di quelle imbalsamazioni di laggiù, fatte per nascondere la morte [...] Qui, in questa terra antica, è tutto l'opposto. La morte è la morte, e perché è morte conserva in sé piena l'immagine della vita. Ci sono anche in altre parti d'Italia, anche a Roma, cimiteri di questo genere, ma qui, in Sicilia, questa familiarità con i morti, questa loro presenza, sembra naturale e non desta terrore.
*Mario Farinella mi aveva accompagnato in qualcuno di quei miei viaggi, che non erano soltanto, per me, la scoperta di una Sicilia vera, degli uomini nuovi che andavano creando un mondo nuovo, ma la scoperta di una parte di me, la più autentica e legittima, che in quegli uomini, in quelle terre, si ritrovava.
*L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppe. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzarre dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterrotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alle orecchie le parole: ma i gesti stanno nell'aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d'India, fronde contorte di ulivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo.
===[[Dacia Maraini]]===
*La Sicilia è particolarmente dotata di scrittori, ce ne sono di straordinari. Parliamo di autori dell'Ottocento però probabilmente le radici sono lontane, non a caso la Sicilia è stato il luogo dove è cresciuta e si è sviluppata parte della filosofia greca; non è un caso, la capacità di impostare le idee secondo logica, credo che venga dalla presenza della filosofia greca proprio qui, in questa Regione.
*Non è poi un caso che la letteratura italiana cominci qui in Sicilia, e la Sicilia mantiene una grandissima passione e un talento per la scrittura, perché tantissimi sono gli scrittori siciliani di grande valore entrati in pieno diritto nella letteratura italiana.
*Non vado molto volentieri in Sicilia perché mi piange il cuore a vedere gli scempi del paesaggio. Non ho più nulla laggiù, salvo qualche caro amico che continuo a frequentare.
===[[Luigi Natoli]]===
*Dalla venuta di Carlo V, nel 1535, fino allora nessuno dei re che si erano succeduti aveva mai posto piede nell'isola; nessuno era stato coronato nell'antico e nobile duomo, con la corona di Ruggero e Federico II: il regno si era sentito quasi mortificato dalla trascuratezza dei suoi monarchi lontani, ai quali pur mandava larghi e generosi donativi.
*I saraceni erano nella memoria del popolo di Sicilia un popolo vissuto in epoche che si perdevano nella notte di un passato senza limiti e al quale si attribuivano edifici, grotte, piantaggioni secolari, di cui il popolo non sapeva determinare l'origine.
*Sia per la lunga e aspra discordia con Roma, che turbò le coscienze, sia per il fiscalismo rigido degli agenti di governo, la Sicilia attraversò tale pericolo di strettezze da suscitare un vivo malcontento; tanto che qualcuno dal nome ''Victorius Amedeus'' fece l'anagramma ''Cor eius est avidum'', e in un canto popolare il nome di Casa Savoia servì a rappresentare la devastazione e la desolazione: ''Pari ca cci passò Casa Savoia''.
*Vedrai che l'isola passerà all'imperatore e noi avremo fatto la guerra al Savoiardo per dare comodità al Germanico di pigliarsi la nostra bella isola. Da un padrone all'altro; sempre così.
===[[Pierre-Jean-Baptiste Nougaret]]===
*{{NDR|I siciliani}} Conservano alcuni usi degli Spagnuoli; ma non hanno la loro gravita, né il loro carattere taciturno. Sono estremamente animati nel discorso, ed i loro gestì sono d'ordinario sì giusti, ed esprimono sì bene i loro sentimenti, che anche senza intendere quello che dicono, s'indovina facilmente il motivo dei loro discorsi.
*I Siciliani sono generalmente portatissimi per la musica, ed hanno per l'armonia e per il canto il gusto il più vivo. Dessi sono naturalmente eloquenti, abbenché non si applichino a quest'arte se non per rapporto al tribunale, e con tanto più di ardore con quanto può loro rimproverarsi di amare troppo soverchiamente le liti.
*Il Siciliano è per l'ordinario di una mediocre statura, robusta e ben proporzionata, la testa ovale , la fisonomia spiritosa, l'occhio vivo, la carnagione olivastra , i capelli di color castagno bruno. Desso è penetrante, attivo, e capace di riuscire in tutto quello che intraprende, quando vi si è ben determinato. È prodigo e generoso; e calcolando le sue rendite secondo la sua maniera di pensare non ascolta i consigli di una saggia economia, e quindi va in rovina sovente; avvegnaché egoista all'eccesso, non odia per ciò gli uomini; anzi è capace dell'amicizia la più tenera, e dei {{sic|sacrificj}} i più eroici. Tranquillo, e non curante in sua casa, sembra occuparsi unicamente di se stesso; ma s'egli è rivestito di un pubblico impiego, incaricato di combattere per la sua patria, non è più lo stesso uomo; ma diviene zelante cittadino, fervido patriota, e consuma il suo patrimonio, e versa anche il sangue, quando sia d'uopo, in favore della causa che {{sic|dee}} difendere.
===[[Nicola Piovani]]===
* L'Isola mi ha sedotto tanti anni fa, quando sono venuto a seguire le riprese di “Kaos”; da allora non posso mancare per troppo tempo. Ho tanti bei ricordi legati soprattutto a [[Catania]].
* La Sicilia è una musica mai lineare.
* Quando manco un po' dalla Sicilia sento il desiderio di tornare a suonarci. È una terra speciale, che ti rivela ogni volta una piccola luce in più che ti era sfuggita.
===[[Luigi Pirandello]]===
*E prese a raccontare, con atteggiamento, di grave costernazione, i fatti avvenuti di recente in Sicilia, a Serradifalco, a Catenanuova, ad Alcamo, a Casale Floresta, i quali provavano come in tutta l'isola covasse un gran fuoco, che presto sarebbe divampato; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna, d'alberi morti per siccità, e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall'accetta, poiché la pioggia dei benefizii s'era riversata tutta su l'Italia settentrionale, e mai una goccia ne era caduta tra le arse terre dell'isola. Ora i giovincelli s'erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche, ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco. Erano per adesso piccoli scoppii striduli, crepitìi qua e là; scappava fuori ora da una parte ora dall'altra qualche lingua di fiamma minacciosa; ma già s'addensava nell'aria come una fumicaja soffocante. E il peggio era questo: che il Governo invece d'accorrere a gettar acqua, mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi.
*E qual rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede, con cui s'era accesa alla rivolta! Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari che bisognava incivilire! Ed erano calati i Continentali a incivilirli... e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi: tutto il primo governo della Destra parlamentare! E poi era venuta la Sinistra al potere, e aveva cominciato anch'essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia... – Ridere, ridere! – incalzò donna Caterina con più foga. – Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano! Che n'ha avuto? Com'è stato trattato? Oppresso, vessato, abbandonato e vilipeso! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta? Ma tutti i vecchi qua gridano: Meglio prima! Meglio prima! La Francia che soffia nel fuoco? Lei si conforta così? Sono tutte calunnie, le solite, quelle che ripetono i ministri, facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capielettori; per mascherare trenta e più anni di malgoverno! Qua c'è la fame, caro signore, nelle campagne e nelle zolfare; i latifondi, la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli, le tasse comunali che succhiano l'ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane! Si stia zitto! Si stia zitto! Perché voi lo vedrete, – concluse. Faccio una facile profezia: non passerà un anno, assisteremo a scene di sangue.
*Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.
*Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia, ma non dimenticare il profumo.
*Sapeva, sì, che già prima nelle Romagne, nel Modenese, nelle province di Reggio Emilia e di Parma, nel Cremonese, nel Mantovano, nel Polesine, era sorto a far le prime armi il socialismo italiano; ma tutt'altra cosa era adesso in Sicilia! Rivelazione improvvisa, prodigiosa!
*Sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui.
===[[Matteo Renzi]]===
*Ho scelto di fare il G7 in Sicilia perché un importante leader di un paese altrettanto importante mi ha detto qualche tempo fa: "Il bilaterale a Palermo con te non lo faccio perché c'è la mafia". Il G7 lo faremo a Taormina e dovranno ricredersi tutti, dovranno innamorarsi della bellezza di questa terra. Nel racconto esterno, complice talvolta la pigrizia degli altri ma anche per nostre responsabilità, la straordinaria bellezza del Sud non viene raccontata come si dovrebbe. Io vado invece lì per aiutare la comunicazione e il racconto della bellezza. Il G7 del prossimo anno lo facciamo a Taormina e vediamo poi cosa scoprono quando gli metteremo nel programma dell'evento il Teatro Greco, l'Etna, il mare, e le signore le manderemo a Siracusa, ad Ortigia e a vedere il Barocco e l'Etna Valley. A quel punto gli chiederò: cos'è la Sicilia? Cos'è il Sud? Prego, ditemi...
*La scelta di fare il prossimo G7 in Sicilia più che logistica è una scelta di politica culturale. Quale migliore terra della Sicilia che è la terra della bellezza, del volontariato, del medico Pietro Bartolo e dell'innovazione?
*Nel nostro G7 terremo insieme sogno e concretezza. Farlo in Sicilia non è un caso. La Sicilia della Magna Grecia, della bellezza, della filosofia, del barocco ma anche del volontariato e del farsi carico degli altri.
*Questa terra ha bisogno di riflettere su se stessa e ragionare sul proprio futuro. La vostra regione ha un ruolo fondamentale per la qualità che ha espresso nei secoli e che dimentichiamo di dirlo a noi stessi. Ha un potenziale pazzesco ma un problema di autostima. Come l'Italia che non si rende conto di com'è percepita nel mondo. Abbiamo opportunità impressionanti.
*Un autorevole leader in occasione di un meeting ha fatto una battuta particolarmente stupida. Avevo fatto un passaggio sulla Sicilia. E questa personalità ha fatto una battuta tipica dei pregiudizi che ancora subite e subiamo. Ha detto "la Sicilia è il luogo della mafia". Io ho detto che la Sicilia è cultura, teatro, passione, cibo. E che prima di parlare di Sicilia questa persona avrebbe dovuto studiare. Allora ho deciso di fare il G7 qui e non a Firenze.
===[[Eva Riccobono]]===
*Come mentalità noi siamo conosciuti come un po' più ristretti ma, secondo me, è un buon modo per far capire, soprattutto al resto d'Italia, che Palermo, soprattutto la Sicilia, è attaccata all'Italia. Perché, in verità, è il resto del mondo che è abbastanza ignorante nei confronti di che cos'è la Sicilia.
*La Sicilia è le mie radici, la famiglia, gli amici, gli affetti e tutto ciò che fa parte della mia vita sentimentale e personale. E quindi c'è un bisogno abbastanza fisico di dover tornare nella mia cultura, di rivivere la leggenda dell'isola da cui è difficile staccarsi. È un modo di tornare a casa, è la mia saudade.
*Lo sapete che fuori dalla Sicilia tutti pensano che i siciliani siano bassi, neri e pelosi?
===[[Alberto Savinio]]===
*È la prima volta ch'io vedo la Sicilia. Essa è la culla, mi diceva mio padre, della nostra gente. Quella terra laggiù, disegnata in turchino da sapientissima mano, è dunque in maniera più ampia della strettamente umana, un'antica madre per me. Eppure il mio cuore non sussulta. Non ho cuore di figlio, io? E la mia macchina, la prima volta, aveva scritto «cuore di giglio».
*In Sicilia io rivivo la mia infanzia. Nella notte dei miei ricordi infantili, brillano le ruote, le stelle, i razzi dei fuochi artificiali. La pirotecnia è viva in Sicilia; forse in tutto il Mezzogiorno.
*In Sicilia le donne sono in primo piano e in tutti i settori della vita sociale. Sicure, sciolte nei modi, nella parola, nell'abito.
===[[Leonardo Sciascia]]===
*Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno.
*Cosa rispondere, se non che il siciliano è il prodotto della sua storia? È colpa sua se non ha mai davvero deciso da solo, se sono gli altri che hanno sempre agito per lui, in sua vece e luogo, romani, bizantini, piemontesi?
*I siciliani – dice il [[Scipio di Castro|Di Castro]] – generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo... E prima aveva avvertito: la Sicilia è stata fatale a tutti i suoi governanti; e la maggior parte di essi ha lasciato sepolta in quel Regno la reputazione in modo tale che nemmeno nella posterità ha potuto mai più risorgere.
*I siciliani sono stati del tutto impermeabili alle dominazioni straniere [...] un'autentica identità sicula è riuscita a conservarsi attraverso i secoli.
*Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema.
*Il "modo di essere" siciliano altro non può essere che apparenza, che illusione, una così indefettibile continuità, una così assoluta refrattarietà alla storia di quella parte della realtà umana che chiamiamo Sicilia, che pure è situata nel crogiuolo della storia. Ma il fatto è che questa apparenza, questa illusione, sorge dalla realtà siciliana, dal "modo di essere" siciliano: e dunque ne è parte, intrinsecamente.
*Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono: i poveri che ci salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli; e il colonnello Carini sempre così silenzioso e lontano, impastato di malinconia e di noia ma ad ogni momento pronto all'azione: un uomo che pare non abbia molte speranze, eppure è il cuore stesso della speranza, la silenziosa fragile speranza dei siciliani migliori... una speranza, vorrei dire, che teme se stessa, che ha paura delle parole ed ha invece vicina e famigliare la morte... Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto ed amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice...
*L'intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione?
*Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di [[Taormina]]. – Che mare! E dove c'è un mare così?<br>– Sembra vino – disse Nené.<br>– Vino? – fece il professore perplesso. – Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?<br>– Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra – disse la ragazza.<br>– L'ho sentito dire, o l'ho letto da qualche parte: il mare colore del vino – disse l'ingegnere.<br>– Qualche poeta l'avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l'ho mai visto – disse il professore; e a Nené spiegò – Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde, più lontano è azzurro, azzurro cupo.<br>– A me sembra vino – disse il bambino, con sicurezza. [...]<br>«Il mare colore del vino: ma dove l'ho sentito?» si chiedeva l'ingegnere. – «Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest'ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza. I dialoghi di [[Platone]] dovrebbe recitarli [[Eduardo De Filippo]]: in napoletano. Ma qui siamo in Sicilia, forse non è la stessa cosa».<br>Il treno correva lungo il più splendido mare che avesse mai visto: a momenti pareva assumere l'inclinazione dell'aereo quando decolla, il paesaggio rovesciato da un lato, a filo del volo.
*Non c'è nulla di più falso che il proclama di Mussolini secondo cui la Sicilia era fascista fino al midollo. La Sicilia non era per niente fascista. Naturalmente la gente si iscriveva al fascio, andava alle adunate e gridava «Duce! Duce!», ma senza crederci molto. Qui è così per ogni idea. Allo stesso modo si spiega la refrattarietà alla Chiesa cattolica. Si osservano i riti, la messa di mezzogiorno e tutte le regole, ma senza crederci intimamente.
*Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando.
*Scrittori e artisti, poeti e pittori, attraverso la particolarità e le particolarità della Sicilia, hanno raggiunto l'universalità.
*Se la Spagna è, come qualcuno ha detto, più che una nazione un modo di essere, è un modo di essere anche la Sicilia; e il più vicino che si possa immaginare al modo di essere spagnolo.
===[[Toni Servillo]]===
*Con una ovvietà potremmo ricordare che le tre grandi lingue del teatro sono il [[veneto]], il [[napoletano]] e il siciliano. Lingue che consentono di rappresentare comportamenti, allusioni, doppi fondi capaci di alimentarsi nel gesto, come accade nell'inglese di Shakespeare.
*La mia origine è schiettamente campana. Ma mia moglie ha radici paterne in una Sicilia rurale, poco raccontata, quella di Roccella Valdemone, quattro case, meno di 700 abitanti, fra paesaggi poco conosciuti. Si vede l'Etna dalla piana di Randazzo. E sembra il Fuji soprattutto quando i pendii sono innevati, ma attraversati da sciare infuocate. Una piana fertilissima, verso Randazzo. La vegetazione, i noccioleti, le gole dell'Alcantara, un incanto.
*Quella siciliana sta al centro della amata letteratura speculativa meridionale. Nella mia formazione incidono [[Federico De Roberto|De Roberto]], [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Tomasi di Lampedusa]], [[Leonardo Sciascia|Sciascia]], [[Vincenzo Consolo|Consolo]], [[Vitaliano Brancati|Brancati]]. E Brancati sta sopra tutti. Il più grande. Anche per la lingua di assoluta bellezza. Cosa che non si può dire di altri.
===[[Manlio Sgalambro]]===
*A me dà fastidio chi parla male della Sicilia, ma ne parla male perché il giudizio non è tale, è mal motivato, è piuttosto un qualcosa di non corrisposto, un risentimento.
*E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno. Sarà il clima, la luce, l'aria...Una granita di mandorle!
*Io sono io e la Sicilia. Non posso ignorarlo o escluderlo, sarei colpevole di un'astrazione malfatta.
*Là dove domina l'elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l'estinzione. L'angoscia dello stare in un'isola come modo di vivere rivela l'impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l'essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell'apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell'anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell'arte quest'isola è vera.
*{{NDR|Sul rapporto con la Sicilia}} Per quanto ne sono consapevole – e di questo solo rispondo, non delle cose cosiddette inconsce, che non mi picco d'indagare — non ho "rapporti", è piuttosto l'estensione della mia pelle [...] Ho scritto qualcosa sulla Sicilia. Ma quanto al vivere qui, devo dire che mi trovo bene, ho un collegamento immediato, da ragazzino vivevo a Lentini dov'ero nato — non c'erano i giardini che avrebbero sostituito le pensioncine — mio padre era farmacista, mio zio avvocato e aveva delle campagne, dove ogni tanto andavamo. Ricchissima terra, dove poi ci sono stati ritrovamenti archeologici, e così mi sono trovato a giocare con le ossa — dei greci, dei graeculi, di tutti quelli che vi avevano abitato o comunque erano passati da lì (si ritrova in un mio poemetto...); ebbene, mi trovavo bene, mi ci trovo bene in mezzo.
===[[Vittorio Sgarbi]]===
*{{NDR|Annunciando la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana}} Credo che la Sicilia sia nel mio destino. Lo faccio come atto d'amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l'esaltazione della mafia per perpetuare l'antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l'isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L'Isola vuole gli Dei.
*Il rumore positivo è quello di cui parlava Goethe: la bellezza vince la mafia e il male. Dovremmo puntare più sulla bellezza della Sicilia che non sui suoi stereotipi negativi, perché non possono essere il biglietto da visita davanti al mondo. È un vizio mentale che purtroppo hanno molti siciliani. Io in passato proposi di mandare in giro per la Calabria i Bronzi di Riace piuttosto che la foto di un carabiniere col bambino in braccio e con una pistola. Dobbiamo promuovere il bello e il positivo, perché è questo che è la Sicilia.
*L'idea stessa di turismo nasce da lì. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita, la Sicilia.
*La Sicilia fa ignorare al mondo d'avere la prima miniera d'Italia, fa ignorare al mondo di avere i più bei siti archeologici, ma fa sapere al mondo che c'è il "capo dei capi". Non mi piace. Sono contro questa pubblicità che l'antimafia continuamente fa. Non lo accetto. Bisogna vivere in Sicilia come in qualunque altro luogo. C'è criminalità meno che a Milano, stimarne di più è un atto grave di attentato alla dignità della Sicilia.
*Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun'altra regione, non per l'Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare l'identità prevalente della cultura italiana. Penso a Giovanni Gentile, a Leonardo Sciascia, a Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Federico De Roberto e Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino e Manlio Sgalambro, con un'intensità e una densità di proposte che non hanno paragone.
===[[Mario Soldati]]===
*Che cos'è il segreto della Sicilia, della sua estrema bellezza, del suo incanto misterioso e onnipresente? Non c'è alcun dubbio: questo segreto è lo spazio, la grandiosità, la grandezza di tutte le sue strutture, che sono ancora feudali, ad ampie linee, a immensi orizzonti: e mai sminuzzate, mai cincischiate, mai piccolo-borghesi! D'altra parte, come siamo indietro, in Sicilia.
*Per ora la Sicilia ci sembra il paese più bello del mondo, ma al patto di essere baroni.
*Usciamo nella notte tiepida e profumata. Profumi, essenze degli agrumeti intorno, purificatemi voi! O stelle, o cielo, o delizioso clima di Sicilia! Perché, a volte, andiamo a cercare l'Oriente, il Medio oriente, l'Atlante, il Peloponneso, Rodi, Cipro, Acapulco, le Bermude e Trinidad? Giuro: mi sento, mi so, mondo da sciovinismo, parlo per convinzione oggettiva: abbiamo in Sicilia tutto quanto fa al caso e non lo sappiamo e, a volte, per snobismo, andiamo in tutti quegli altri luoghi, ci andiamo forse soltanto per epater chi ci ascolterà, nella cerchia dei navigli, alle riunioni mondane e invernali.
===[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]===
*Aprí una delle finestre della torretta. Il paesaggio ostentava tutte le proprie bellezze. Sotto il lievito del forte sole ogni cosa sembrava priva di peso: il mare, in fondo, era una macchia di puro colore, le montagne che la notte erano apparse temibilmente piene di agguati, sembravano ammassi di vapori sul punto di dissolversi, e la torva Palermo stessa si stendeva acquetata attorno ai conventi come un gregge al piede dei pastori. Nella rada le navi straniere all'ancora, inviate in previsione di torbidi, non riuscivano ad immettere un senso di timore nella calma maestosa. Il sole, che tuttavia era ben lontano dalla massima sua foga in quella mattina del 13 maggio, si rivelava come l'autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano all'arbitrarietà dei sogni. «Ce ne vorranno di Vittorî Emanueli per mutare questa pozione magica che sempre ci viene versata!».
*"Cosí rispondo anche a lei, caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una diecina di popoli differenti, essi credono di avere un passato imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi."
*"Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i piú bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando sono defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l'incredibile fenomeno della formazione attuale di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae soltanto perché è morto."
*"In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi [[siciliani]] non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il ''la''; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e svuotati lo stesso."
*Nel termine "[[campagna]]" è implicito un senso di terra trasformata dal lavoro; la boscaglia invece, aggrappata alle pendici di un colle, si trovava nell'identico stato di intrico aromatico nel quale la avevano trovata Fenici, Dori e Ioni quando sbarcavano in Sicilia, quest'America dell'antichità.
*Non nego che alcuni Siciliani trasportati fuori dall'isola possano riuscire a smagarsi: bisogna però farli partire quando sono molto, molto giovani: a vent'anni è già tardi; la crosta è già fatta, dopo: rimarranno convinti che il loro è un paese come tutti gli altri, scelleratamente calunniato; che la normalità civilizzata è qui, la stramberia fuori.
*Raccontami della nostra isola; è una bella terra benché popolata da somari. Gli Dei vi hanno soggiornato, forse negli agosti inesauribili vi soggiornano ancora. Così parlammo della Sicilia eterna, di quelle cose di natura. Parlammo dell'incanto di certe notti estive in vista del golfo di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso tra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo, teso e all'erta, teme l'avvicinarsi dei demoni.
*Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane.
===[[Giuseppe Tornatore]]===
*Dopo Nuovo cinema Paradiso mi sono sentito chiedere se avrei fatto storie fuori dalla Sicilia. Ho girato spesso fuori dalla Sicilia, ma è un tema [la Sicilia] e una realtà alla quale tornerò sempre. Malèna è un soggetto di Vincenzoni, non era ambientato al sud. L'ho rifatto tutto, avevo bisogno di nutrirmi della mia conoscenza e di ciò che ho chiaro nella memoria.
*{{NDR|Cinema e Sicilia}} È un fermento che c'è sempre stato. Solo che lo diciamo noi siciliani e allora può sembrare un vanto, gli altri se ne accorgono ma non lo dicono nel timore di fare un complimento. È un fermento che ora si manifesta nel cinema, altre volte nel teatro o nella letteratura. Il mio ''Schermo a tre punte'', il documentario sul cinema girato in Sicilia, ormai è vecchio perché sono stati fatti tanti altri film: se avessimo avuto la filosofia di dare mezzi opportuni e incentivi, oggi questo fermento sarebbe più forte. Questa è stata la terra più amata dal cinema, e lo siamo tuttora: negli anni Sessanta c'era una troupe ogni due mesi ma era un cinema che arrivava da fuori, girava e andava via, noi davamo solo le comparse. Nessuno ha pensato di costruire una realtà, una scuola di cinema, qualcosa che riducesse i costi delle produzioni, che cogliesse l'opportunità di lavoro.
*Io amo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo di contraddizioni. Troverai sempre che tutto ha un fondamento. Però certamente il fatto che sia un'isola ha influito moltissimo sulla capacità di ragionare, ma anche, forse, sulla capacità di sragionare, se vogliamo sempre citare Pirandello. Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l'isola, l'essere nati in un'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L'essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo.
*Non esiste in tutto il mondo un'altra regione, altrettanto piccola come la Sicilia, ad avere ispirato tanto cinema quanto quello che ha ispirato la Sicilia. È quasi un caso, ed è stato studiato molte volte. Perché il cinema si innamora sempre della Sicilia e non smette di desiderare di raccontarla? E per quanto l'argomento possa cinicamente sembrare ormai logorato e compiuto, invece si trovano sempre nuovi modi di osservarla, di tornare a narrarla, a raccontarla. Perché? È un interrogativo rispetto al quale sono state tentate diverse risposte, ma nessuna è riuscita a svelare il mistero. Una volta l'ho chiesto a [[Leonardo Sciascia]], che se ne intendeva. Mi disse: "Si è sempre fatto e sempre si farà cinema sulla Sicilia perché la Sicilia è di per sé cinema". È un luogo cinematografico, come in geometria e in matematica si chiamerebbe ''luogo geometrico'' l'insieme di tutte le cose che hanno la stessa caratteristica. In Sicilia trovi tutto ciò che può servire per raccontare qualunque tipo di storia. [...] Il motivo per cui il cinema non ha mai smesso è perché è una terra di grande fantasia, una terra che ti offre storie tragiche, come quella di Salvatore Giuliano, però è anche la regione in cui si può fare un film bellissimo come Kaos dei fratelli Taviani, attiggendo alle novelle di [[Luigi Pirandello|Pirandello]]. Si può fare tutto in Sicilia, si può girare qualunque tipo di storia, e saranno sempre storie universali, che possono essere capite e amate ovunque. Si può scherzare, si può fare la tragedia, si può scherzare sulla tragedia, come ha fatto [[Pietro Germi|Germi]]. Si può fare tutto. Tutto. Questo spiega, secondo me, il caso.
*Non smetteremo mai di pensare che sia una terra meravigliosa, dalla quale però, prima o poi, sei costretto a fuggire, e dopo la fuga, come dice Dacia {{NDR|Dacia Maraini}}, sei costretto a non smettere mai di chiederti perché sei fuggito. Che poi non è una fuga. Per me è un ricorrere forse alla condizione ideale per capire la Sicilia, e Bagheria ovviamente, cioè la distanza. È la distanza che ci aiuta a capire bene ciò che vivendo per le vie di questa terra meravigliosa non riesci a mettere a fuoco. La distanza invece aiuta.
===[[Tucidide]]===
*Correva ancora l'inverno, quando si risvegliava in Atene l'impulso d'imbarcarsi con armamenti più massicci di quelli disposti per Lachete ed Eurimedonte, con cui puntare sulla Sicilia e conquistarla, se possibile. Per la folla d'Atene era mistero la grandezza di quest'isola e il numero preciso delle sue genti, Greci o barbari: e s'ignorava d'addossarsi uno sforzo bellico non troppo più lieve di quello spiegato contro il Peloponneso. Ad una nave mercantile occorrono otto giorni, o poco meno, per effettuare il giro completo dell'isola, la quale, benché di perimetro così ampio, è divisa dal continente da un braccio di mare che non si estende per più di venti stadi.
*Già in tempi lontani fu sede di popoli, ed ecco il complessivo registro delle genti che ospitò. L'insediamento umano più antico che la tradizione ricordi fu quello dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che occuparono una fascia limitata del paese. Ma sul loro ceppo non posso pronunciarmi, né sulla loro terra d'origine o su quale zona del mondo abbiano poi scelto per emigrarvi. Si stia contenti delle memorie poetiche e dell'opinione che ciascuno, chi da una fonte, chi da un'altra, ha concepito su quelle genti. Subito dopo quelli devono essersi stabiliti sull'isola i Sicani. Costoro anzi, a quanto affermano, avrebbero preceduto i Ciclopi e i Lestrigoni in quanto originari della Sicilia. Ma la verità storica fa giustizia di queste fantasie: erano Iberi, e in Iberia avevano dimora, lungo il corso del Sicano, donde i Liguri li costrinsero ad allontanarsi. Per opera loro l'isola finì col mutare il primitivo nome di Trinacria in quello di Sicania. Nel nostro tempo i Sicani sono ancora stanziati nella zona occidentale della Sicilia. Quando Ilio crollò, un drappello di Troiani fuggitivi, sgusciati dalla rete della flotta Achea, approdarono alle spiagge della Sicilia e fissarono il proprio domicilio a fianco dei Sicani. Le due genti furono designate con il nome comune di Elimi, e i loro centri urbani furono noti come Erice e Segesta. S'aggiunse più tardi e prese sede in quei luoghi anche un nucleo di Focesi che rientrando da Troia fu travolto in quell'epoca da una tempesta e, dopo aver toccato le coste della Libia, di là concluse finalmente la sua corsa in terra di Sicilia.
*I Siculi, dall'Italia (poiché in quel paese vivevano) compirono la traversata verso la Sicilia, per sottrarsi agli Opici. È probabile (e in questo caso la tradizione ci soccorre) che si tenessero pronti a passare con alcune zattere, quando si levasse da terra la brezza, propizia al tragitto: ma non si esclude che si siano giovati anche di altri espedienti per sbarcare. Nei tempi moderni esiste ancora in Italia una piccola società di Siculi: il nome di questa regione, anzi, si deve proprio ricollegare a Italo, uno dei re Siculi, che così si chiamava. Costoro passarono in Sicilia con un'armata poderosa e piegando al primo urto i Sicani li confinarono a viva forza nella parte a mezzogiorno e ad occidente dell'isola, imponendo al paese un nome nuovo: da Sicania, Sicilia. Effettuato il passaggio, si scelsero i territori migliori e li mantennero per circa i trecento anni che precedettero l'avvento dei Greci in Sicilia: attualmente occupano ancora le fasce centrali e a settentrione dell'isola.
*L'intera costa della Sicilia, inoltre, era punteggiata di stazioni fenicie che si attestavano di preferenza sui promontori lambiti dal mare e sugli isolotti prossimi alla riva, punti utili per la rete commerciale fenicia in Sicilia. Ma più tardi, quando a fitte ondate presero a sbarcarvi i Greci da oltre mare, sgomberate quasi tutte le proprie sedi, i Fenici si riservarono Motia, Solunte e Panormo raggruppandosi spalla a spalla con gli Elimi, sulla cui alleanza giuravano completa fiducia. Non solo, ma da quelle località il tragitto dalla Sicilia a Cartagine è il più spedito. Sicché era questa la potenza numerica dei barbari in Sicilia e tale la loro posizione in quella terra.
===[[Paul Yorck von Wartenburg]]===
*Il siciliano è il prodotto di un territorio che non è un pezzo staccato d'Italia, che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud, est, ma mai è stato assimilato, l'isola in cui niente è stabile se non il movimento, il non-stabile, dove un giorno distrugge quanto l'altro giorno ha costruito, dove vulcanismo e nettunismo sono continuamente all'opera, dove un giorno trasforma la storia di secoli.
*La specificità interna del siciliano mi sembra l'assoluta astoricità. Egli è il prodotto di un territorio che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud est, ma mai è stato assimilato.
*Non appartenere ad alcuna parte del mondo ed essere appetita da ognuno, è il tragico destino di quest'isola.
===[[Roberto Vecchioni]]===
*Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall'aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos'è il senso dell'esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un'isola di merda. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura, che quando vado a vedere [[Selinunte]], [[Segesta]] non c'è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via.
*Dovrei dire che siete la culla della Magna Grecia? Ma la storia antica, la poesia antica, la filosofia antica hanno insegnato a tutto il mondo cos'è l'originalità della vita, la bellezza, la verità, la non paura degli altri. In Sicilia questo non c'è. Io non amo la Sicilia che non si difende, che rovina le sue coste, che rovina la sua intelligenza, la sua cultura. Non la amo per una ragione fondamentale: i siciliani sono la razza più intelligente al mondo ma si buttano via così. Non lo sopporto che la Sicilia non sia all'altezza di se stessa.
*E io forse ho sognato che tutta l'umanità assomigliasse alla Sicilia. Da vecchio romantico, illuso professore di greco antico, ma non è così oggi la vita. La vita è che se dici merda che significa ti amo, non ti capiscono e soprattutto non ti capiscono i pusillanimi e i mafiosi.
*Io ho nonni siciliani, di Messina. Dieci anni fa mi sono detto: adesso vado a vedermela la mia Sicilia. E mi sono commosso davanti al mare, a Selinunte, al monte di Segesta, alle piane immense assolate, al barocco, all'arabo. Tornavo in albergo la sera e strizzavo gli occhi dalla commozione. E poi scendevo sulle spiagge e le vedevo avvilite da alberghi fatiscenti, turismo che non aveva la minima idea di quei paradisi di natura.
*Non è mai possibile che la natura più bella del mondo sia lasciata al caso e la cultura, l'intelligenza più alta del mondo si sciolga nella pigrizia, nel mancato rispetto degli altri, nel disordine, nello sconforto: una cultura così immensa come quella siciliana merita una civiltà che sia alla sua pari. Ed ecco il punto: la Sicilia è un'isola di merda se non si ribella. Non la Sicilia è un'isola di merda. Lo è se non si ribella. Da questa professione d'amore i media hanno estrapolato solo il punto di odio più squallido.
===[[Carlo Verdone]]===
*È una terra meravigliosa e i siciliani sono splendidi: di una generosità e ospitalità uniche. E poi è una regione affascinante, è l'incontro di due culture forti: quella araba e quella italica. Non si può non rimanere coinvolti dagli odori, dai colori, dall'architettura, dal mare, dalla frutta. Nel siciliano c'è un grande spirito di osservazione, fondamentale per fare il comico. Per fare ridere è essenziale vivere a contatto con la gente, capirne la gestualità, le espressioni, i pensieri. I siciliani sono, per natura, bravissimi, sia a farsi guardare sia ad osservare.
*I colori della Sicilia sono straordinari. E mentre ormai girare un film a Roma e Milano è diventato difficile, qui abbiamo avuto molte agevolazioni e un'ottima accoglienza. Spero di riuscire ad avere la possibilità di conoscere meglio la Sicilia, quella meno turistica e più profonda; tutta l'Isola, d'altronde, è un set estremamente interessante.
*In Sicilia mi sono trovato molto bene, ho avuto una grandissima collaborazione da parte di tutti, veramente enorme. Taormina la conoscevo di notte, perché io arrivavo nel pomeriggio, semmai prendevo un David o un Nastro d'Argento, e la mattina me ne andavo via. Però ho avuto modo di girare un po' intorno, Taormina e posti limitrofi. E mi sono reso conto, conoscendo già altre zone della Sicilia, che la Sicilia è veramente una delle più importanti e belle regioni d'Italia. È veramente bella. Ho fatto un giorno una gita a Noto e io sono rimasto a bocca aperta. Noi italiani, e non voglio fare adesso pubblicità alla Sicilia, andiamo sempre nei luoghi turistici canonici, ma ci sono dei gioielli nascosti in Sicilia che andrebbero veramente visti. È una cosa che veramente mi ha lasciato senza fiato, meravigliosa, per eleganza, il sincretismo tra architettura normanna, Magna Grecia, i colori...Poi ero pure in autunno, quindi quei bei colori estivi, forti, rossi, non c'erano.
===[[Giovanni Verga]]===
*Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all'orizzonte. Poi l'Etna si accese tutt'a un tratto d'oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri.
*Per me io voglio morire dove son nato [...] Ringrazia Dio piuttosto, che t'ha fatto nascer qui; e guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono.
*Solo rimaneva solenne e immutabile, il paesaggio, colle lunghe linee orientali, dai toni caldi e robusti. Sfinge misteriosa, che rappresentava i fantasmi passeggieri, con un carattere di necessità fatale.
===[[Elio Vittorini]]===
*Altri quindici anni erano passati dopo quelli, a mille chilometri di là, dalla Sicilia e dall'infanzia, e avevo quasi trent'anni, ed era come se non avessi avuto nulla, né i primi quindici, né i secondi [...] e cominciai a sentire in me un lamento come un piffero che suonasse lamentoso. [...] e un piffero suonava in me e smuoveva in me topi e topi che non erano precisamente ricordi. Non erano che topi, scuri, informi, trecentosessantacinque e trecentosessantacinque, topi scuri dei miei anni, ma solo dei miei anni in Sicilia, nelle montagne, e li sentivo smuoversi in me, topi e topi fino a quindici volte trecentosessantacinque, e il piffero suonava in me, e cosí mi venne una scura nostalgia come di riavere in me la mia infanzia.
*Piccola Sicilia ammonticchiata di nespoli e tegole e rumore di torrente.
*Tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne.
===[[Luca Zingaretti]]===
*La Sicilia è una terra con una cultura molto forte, molto potente, quindi è materia che per un attore diventa quasi una manna dal cielo.
*Non posso negare che si forte il richiamo dei paesaggi siciliani. È una regione che ho imparato a conoscere e che amo, ma è stata una coincidenza esplorarla di recente a teatro con la novella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ''Lighea'', perché mi ha appassionato questo autentico gioiello. È un racconto magico. E la Sicilia, terra così potente, carnale e spirituale, è capace di evocare sensazioni molto forti. Per un attore è una bella sfida ricreare l'atmosfera del luogo.
*Siamo abituati a pensare al mare d'estate ma la stagione più bella per venire in Sicilia è proprio questa, la primavera, oppure l'autunno, che per me, individuo malinconico, è una stagione di grande fascino. La Sicilia è la culla della nostra cultura, qui viene conservato come in un laboratorio il dna del nostro essere un popolo mediterraneo. Una grande terra che racchiude però tantissime anime: non riesco a immaginare niente di più diverso tra loro fra Palermo, Ragusa, Catania, Taormina, Trapani...
==Citazioni in versi==
*''Allora incontro ti verran le belle | spiagge della Trinacria isola, dove | pasce il gregge del Sol, pasce l'armento.'' ([[Circe]]: ''[[Odissea]]'')
*{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''Coraggio, su coraggio! | Siamo del mare i figli: | Si sprezzino i perigli, | Iddio ci guiderà. | Sì, vendichiam l'offesa, | Spezziamo il rio servaggio; | Osiamo! e l'alta impresa | Il ciel proteggerà!'' ([[Eugène Scribe]])
*''Così or quinci or quindi rimirando, | Vidi in una fiorita e verde piaggia | Gente che d'amor givan ragionando. | Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia; | Ecco Cin da Pistoja; Guitton d'Arezzo. | Che di non esser primo par ch'ira aggia. | Ecco i duo Guidi che già furo in prezzo; | Onesto Bolognese; e i Siciliani, | Che fur già primi'' [a scrivere in rima], ''e quivi eran da sezzo''. ([[Francesco Petrarca]])
*''Di fronte m'eri Sicilia, o nuvola di rosa sorta dal mare! E nell'azzurro un monte: l'Etna nevosa. Salve o Sicilia! Ogni aura che qui muove pulsa una cetra od empie una zampogna e canta e passa...Io era giunto dove giunge chi sogna'' ([[Giovanni Pascoli]])
*''Di Mungibeddu tutti figghi semu | terra di focu, di canti e d'amuri | st'aranci sulu nui li pussidemu | e la Sicilia nostra si fà onuri | E di luntanu venunu li furasteri a massa | dicennu la Sicilia chi ciauru ca fà | L'oduri di la zagara si senti | e riturnau la bedda primavera | rosi sbucciati, lu suli cucenti | Sicilia bedda tu si 'na ciurera | Chi ciauru, chi ciauru di balucu e di rosi | evviva la Sicilia e l'abitanti sò''. ([[Gaetano Emanuel Calì]])
*''E la bella Trinacria, che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra il golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo, ma per nascere solfo.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'')
*''Giace de la Sicania al golfo avanti | un'isoletta che a Plemmirio ondoso | è posta incontro, e dagli antichi è detta | per nome Ortigia. A quest'isola è fama | che per vie sotto al mare il greco Alfeo | vien da Dòride intatto, infin d'Arcadia | per bocca d'Aretusa a mescolarsi | con l'onde di Sicilia.'' ([[Enea]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'')
*''La prua della barca taglia in due il mare | ma il mare si riunisce e rimane sempre uguale | e tra un greco, un normanno, un bizantino | io son rimasto comunque siciliano.'' ([[Lucio Dalla]])
*{{NDR|Sulla Controversia liparitana}} ''Lu Santu Patri ni livau la missa, | lu Re conza la furca a li parrini, | la Sicilia è fatta carni di sasizza, | cca c'è la liggi di li saracini.'' ([[Canti popolari]])
*'''N cielu fochi di culuri, | 'n terra aria bruciata, | e tutti appressu o santu 'nda vanedda, | Sicilia bedda mia, Sicilia bedda.'' ([[Franco Battiato]])
*''O fiorenti beltà siciliane, | lunghesse le radure | gaie ridenti come le campane | su le romite alture; | o turgidi papaveri carnosi, | fra l'oro del fromento | sbocciati come steli desiosi | e rosseggianti al vento; | amate, poi che tutto si rinnova | ne la feconda luce; | amate: è maggio ne la veste nova | che la vita conduce''. ([[Gesualdo Manzella Frontini]])
*{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''O patria, o cara patria, alfin ti veggo! | L'esule ti saluta | Dopo sì lunga assenza; | Il tuo fiorente suolo | Bacio, e ripien d'amore | Reco il mio voto a te, col braccio e il core! | O tu, Palermo, terra adorata, | De' miei verdi anni – riso d'amor, | Alza la fronte tanto oltraggiata, | Il tuo ripiglia – primier splendor! | Chiesi aita a straniere nazioni, | Ramingai per castella e città: | Ma, insensibili ai fervidi sproni, | Rispondeano con vana pietà! – | Siciliani! ov'è il prisco valor? | Su, sorgete a vittoria, all'onor!'' ([[Eugène Scribe]])
*''Quinci partito allor che da vicino | scorgerai la Sicilia, e di Peloro | ti si discovrerà l'angusta foce, | tienti a sinistra, e del sinistro mare | solca pur via quanto a di lungo intorno | gira l'isola tutta, e da la destra | fuggi la terra e l'onde. È fama antica | che di questi or due disgiunti lochi | erano in prima uno solo, che per forza | di tempo di tempeste e di ruine | (tanto a cangiar queste terrene cose | può de' secoli il corso), un dismembrato | fu poi da l'altro. Il mar fra mezzo entrando | tanto urtò, tanto ròse, che l'esperio | dal sicolo terreno alfin divise: | e i campi e le città, che in su le rive | restaro, angusto freto or bagna e sparte. | Nel destro lato è Scilla; nel sinistro | è l'ingorda Cariddi.'' ([[Eleno]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'')
*''Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell'anima il ricordo. | Un luogo di giovanili follìe ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni. | Se sono stato cacciato da un Paradiso, come posso darne notizia? | Se non fosse l'amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso.'' ([[Ibn Hamdis]])
*''Sai tu l'isola bella, a le cui rive | manda il Ionio i fragranti ultimi baci | nel cui sereno mar Galatea vive | e su' monti Aci?'' ([[Giosuè Carducci]])
*''Seco venga a' lidi tuoi | fe' d'opre alte e leggiadre, | o isola del sole, o tu d'eroi | Sicilia antica madre.'' ([[Giosuè Carducci]])
*''Seguian poi di Rollon l'altera insegna | altri guerrier, non men famosi e pronti | de la Sicilia, a servitute indegna | ritolta già, che tre superbe fronti, | dove la stirpe sua trionfa e regna, | erge su 'l mar de' tre famosi monti: | co' due la Grecia e l'Africa bugiarda | e co 'l terzo l'Italia ella riguarda. | E da tre valli ancora, in cui distinse | il novo abitator la fertil terra, | venian guerrier' ch'alto desio sospinse | d'eterna gloria a perigliosa guerra''. ([[Torquato Tasso]])
*''Un paese a cui la colomba | diede in prestito il suo collare, e il pavone | rivestì dal manto delle sue penne || Par che quei papaveri sian vino | e i piazzali delle case siano i bicchieri''. ([[Ibn Hamdis]])
===[[Ignazio Buttitta]]===
*''Comu ti chianciu | ora ca ti persi | Sicilia sfurtunata, | ca veniri nun pozzu | a vidiri la genti | di la me' terra; | e li centu paisi, | e li milli jardini, | e l'occhi lustri | di la picciuttanza.''<ref>«''Come ti piango, | ora che ti ho perso, | Sicilia sfortunata, | visto che non posso venire | a vedere la gente | della mia terra; | e i cento paesi, e i mille giardini, e gli occhi lucidi della giovinezza.''»</ref>
*''Comu ti chianciu | terra mia luntana: | sbarracu l'occhi | e nun ti vidu mai; | strinciu li vrazza | e nun si cu mia; | chiamu, ti chiamu, | e mi rispunni sulu | l'affannu amaru | di 'stu cori ruttu.''<ref>«''Come ti piango, | terra mia lontana: | sgrano gli occhi, | eppure non ti vedo; | stringo le braccia, | e non sei con me; chiamo, ti chiamo, e mi risponde soltanto l'amaro affanno di questo cuore affranto.''»</ref>
*''Cu voli puisia venga 'n Sicilia.''<ref>«''Chi vuole poesia venga in Sicilia.''»</ref>
*''E ciuri a li capiddi | e vampi nni lu celu | e Sicilia, Sicilia p'ogni banna. | Comu ti chianciu | Terra mia luntana.''<ref>«''E fiori sui capelli, | e fuochi nel cielo, | e Sicilia, Sicilia dappertutto. | Come ti piango, | terra mia lontana.''»</ref>
===[[Gabriele D'Annunzio]]===
*''"È vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone! | Nike ed Aglaia eran con essi quando trasvolavano..."''.
*{{NDR|Nel primo centenario della nascita di [[Vincenzo Bellini]]}} ''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi, | dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi, [...] Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di Omero, | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'Etna | e Teocrito addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano, | [...] Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto [...] Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.''
*''O Glauco, ti sovvien della Sicilia | bella? Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo! | Ti sovvien della bella Doriese | nomata Siracusa nell'effigie | d'oro cò suoi delfini e i suoi cavalli, | serto del mare?''
===[[Salvatore Quasimodo]]===
*''Di te amore m'attrista | mia terra, se oscuri profumi | perde la sera d'aranci | o d'oleandri, sereno | cammina con rose il torrente | che quasi ne tocca la foce.''
*''Isole che ho abitato | verdi su mari immobili | D'alghe arse, di fossili marini | e spiagge ove corrono in amore | cavalli di luna e di vulcani.''
*''La mia terra è sui fiumi stretta al [[mare]], | non altro luogo ha voce così lenta | dove i miei piedi vagano | tra giunchi pesanti di lumache''.
*''Ma se torno a tue rive | e dolce voce al canto | chiama da strada timorosa | non so se infanzia o amore, | ansia d'altri cieli mi volge, | e mi nascondo nelle perdute cose.''
==Proverbi==
*Dai giudici siciliani, vacci coi polli nelle mani. ([[Proverbi italiani]])
==Film e documentari==
*Ma da questo nostro punto di vista aereo, la Sicilia è innanzitutto una terra che si slarga in pianure, ora aride ora feraci, che si raggruma in dure montagne e altipiani, una terra povera di corsi d'acqua, ma, a volte, repentinamente illuminata da lucenti spazi liquidi di laghi e bacini, cretosa e arida in certe zone o arsa dal vulcano e dalle zolfare e però fertile di messi, rigogliosa d'orti e di giardini, di boschi e pinete.<ref>Testo di [[Leonardo Sciascia]].</ref> (''[[L'Italia vista dal cielo]]'')
*Noi siciliani siamo sempre malvisti naturalmente perché abbiamo ingegno da vendere, a loro e a quelli che si sentono meglio di loro. (''[[Il bell'Antonio]]'')
*Questa terra, questa sconfinata solitudine schiacciata dal sole è la Sicilia. Che non è soltanto il ridente giardino di aranci, ulivi e fiori che voi conoscete o credete di conoscere. Ma è anche terra nuda e bruciata. Muri calcinati di un biancore accecante, uomini ermetici dagli antichi costumi che il forestiero non comprende. Un mondo misterioso e splendido di una tragica ed aspra bellezza. (''[[In nome della legge]]'')
*Saranno pure tutti poveri e ingannati dottore mio, ma io da quando sto qui ho visto solo pazzi come quello, e banditi e fanatici e poliziotti e criminali e spie e rivoluzionari, e che è! E nun stanno mai fermi! No! C'hanno sempre 'na cosa da fare e ne vorrebbero fare n'altra! Ma che cazzo sono venuto a... Scusi se mi esprimo così. Ma che è sta Sicilia?! Ma che è?! Un pentolone che bolle e bolle! E nun se capisce perché, scusi! Me lo dica lei perché! (''[[L'uomo delle stelle]]'')
*Vattinni! Chista è terra maligna...<br>Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me. (''[[Nuovo Cinema Paradiso]]'')
*Voi ne capite fimmini? La Sicilia è comu na bedda fimmina. Ha bisogno di essere corteggiata, omaggiata, bei regali. Insomma deve capire se si può fidare oppure no. (''[[In guerra per amore]]'')
==Note==
<references />
==Voci correlate==
{{Div col}}
*[[Agrigento]]
*[[Aidone]]
*[[Bagheria]]
*[[Caltagirone]]
*[[Cannolo siciliano]]
*[[Cassata siciliana]]
*[[Catania]]
*[[Cioccolato di Modica]]
*[[Enna]]
*[[Etna]]
*[[Gela]]
*[[Ispica]]
*[[Lampedusa]]
*[[Lingua siciliana]]
*[[Messina]]
*[[Milazzo]]
*[[Modica]]
*[[Monreale]]
*[[Nicosia (Italia)|Nicosia]]
*[[Novara di Sicilia]]
*[[Palermo]]
**[[Teatro Massimo Vittorio Emanuele]]
*[[Piazza Armerina]]
*[[Preghiere siciliane]]
*[[Sciacca]]
*[[Scioglilingua modicani]]
*[[Scicli]]
*[[Segesta]]
*[[Selinunte]]
*[[Siracusa]]
**[[Ortigia]]
**[[Teatro greco di Siracusa]]
*[[Taormina]]
*[[Trapani]]
**[[Monte Erice]]
*[[Ustica]]
*[[Modi di dire siciliani]]
*[[Proverbi siciliani]]
*[[Voci e gridi di venditori siciliani]]
{{Div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|s=R.D.Lgs._15_maggio_1946%2C_n._455%2C_Approvazione_dello_Statuto_della_Regione_siciliana|s2=:Categoria:Canti_della_Sicilia|s2_oggetto=alcuni canti|s2_preposizione=della|wikt=Sicilia}}
[[Categoria:Isole]]
[[Categoria:Luoghi della Sicilia| ]]
j3yuy7ry92ausvf343k1unoir8qmxjy
1428171
1428168
2026-10-02T22:53:43Z
Udiki
86035
Specifico NdR, cose minori
1428171
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[Immagine:Sicily-EO.JPG|thumb|upright=1.4|Sicilia]]
Citazioni sulla '''Sicilia''' e sui '''siciliani'''.
==Citazioni in prosa==
*A chi sente celebrare la fecondità del suolo, la bellezza de' luoghi, le meraviglie degli antichi monumenti, sembra che terra più lieta non debba essere sotto la volta del cielo. No, la Sicilia è un'isola mesta. Pochi anni fa vi duravano le istituzioni feudali; malefica pianta che aduggiò il famoso triangolo, come ogni luogo, dov'abbia allignato. Se lasci le bellissime coste, e t'addentri nel centro, questa contrada può dare vivo concetto della Europa baronale nel medio evo. ([[Augusto Conti]])
*Adesso che sono finalmente venuto in Sicilia, ho desiderio di conoscerla bene, non solo attraverso gli autori che ho letto, Verga, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e soprattutto Pirandello. Voglio conoscerne le differenze e sono molto curioso di scoprire Palermo. ([[Orhan Pamuk]])
*Al tempo de' primi Re Normanni tanti erano nella Sicilia i Lombardi, o i viventi secondo il dritto Longobardo, che i medesimi componeano Terre, e Città intere. ([[Giacinto Dragonetti]])
*Alcuni pensano, o re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. ([[Archimede]])
*All'inizio della mia carriera l'essere siciliana e il forte accento del dialetto, mi rendeva molto insicura; pensavo che al di là dello Stretto di Messina tutto fosse più interessante e coinvolgente. Crescendo e acquisendo più fiducia in me stessa e nella mia sicilianità, invece, mi sono resa conto che non solo non abbiamo nulla in meno, ma che bisogna con ogni strumento difendere il nome della Sicilia. ([[Maria Grazia Cucinotta]])
*{{NDR|I Siciliani}} altieri, e dove non è differenza grande di titolo, non si cedono l'uno all'altro; ardenti amici e pessimi inimici, subbietti ad odiarsi, invidiosi e di lingua velenosa, di intelletto secco, atti ad apprendere con facilità varie cose; e in ciascuna loro operazione usano astuzia. ([[Giovanni Maria Cecchi]])
*Amo tutta la Sicilia. È fatta per gli amanti della vita, gli amanti dell'amore. ([[Tahar Ben Jelloun]])
*Avendo io pertanto intitolato questo libro ''insulare'', primieramente parlerò della Sicilia; perciocché essa è la più eccellente tra le isole, e tiene facilmente il primato per l'antichità delle cose degne d'essere rammentate. Anticamente chiamossi Trinacria per la sua figura triangolare. Di poi fu detta Sicania dai Sicani, che la coltivarono: indi Sicilia dai Siculi, i quali in essa passarono dalla Italia in gran numero. ([[Diodoro Siculo]])
*Avete un po' la vocazione a piangervi addosso, ma ''Rosa fresca aulentissima'', la prima espressione poetica della lingua italiana, è vostra, siete imbattibili per la cultura, la letteratura, la cucina. Per la corruzione purtroppo non avete nessun primato, l'Italia intera soffre di corruzione e i corrotti quando si incontrano si riconoscono subito. ([[Dario Fo]])
*Avrei mille storie di cui approfittare in un'Isola che ha vissuto tante culture differenti come quelle che si sono stabilite in Sicilia. ([[Ildefonso Falcones]])
*{{NDR|Perché bisogna conoscere la [[Sicilia]]?}} Bisogna conoscerla perché la Sicilia è la culla dell'Occidente, crocevia di molte civiltà nei secoli: i greci, i bizantini, gli arabi, i normanni, tutti sono passati lì. Civiltà interessantissime che hanno permeato quel territorio, che si sono unite e che inevitabilmente hanno creato qualcosa di straordinario che è la Sicilia. ([[Rosario Tindaro Fiorello]])
*C'è nei canti del popolo siciliano una particolare nota, che li farebbe distinguere fra quelli di mille altri popoli, ed è una nota di signorilità: quasi una sprezzatura per tutto ciò che è volgare e scurrile. ([[Gesualdo Manzella Frontini]])
*Ci sono venuto tante volte, la conosco e la amo. Palermo è bellissima, le Eolie un incanto. Però nell'isola ho girato una sola scena in tutta la carriera. Quella che apre ''L'arcidiavolo'' con Gassman. L'ambientazione dell'inferno l'ho fatta alle Gole dell'Alcantara. Un inferno nel film, un paradiso nella realtà. È la magia del cinema e della vita. ([[Ettore Scola]])
*Cinquant'anni di vita unitaria sono stati in gran parte dedicati dai nostri uomini politici a creare l'apparenza di una uniformità italiana: le regioni avrebbero dovuto sparire nella nazione, i dialetti nella lingua letteraria. La Sicilia è la regione che ha piú attivamente resistito a questa manomissione della storia e della libertà. La Sicilia ha dimostrato in numerose occasioni di vivere una vita a carattere nazionale proprio, piú che regionale. ([[Antonio Gramsci]])
*Come infatti Bruxelles, e in una certa misura anche Strasburgo, rappresentano il cuore dell'identità europea, così la Sicilia potrebbe essere il luogo adatto a forgiare e a valorizzare un'identità mediterranea per i popoli che ne abitano le sponde. Né io né altri dobbiamo dimostrare quanto l'identità mediterranea sia radicata in Sicilia. Civiltà diverse – ellenica, romana, cristiana, araba ed ebraica – vi hanno lasciato profonde tracce storiche e culturali. Il bacino del Mar Mediterraneo costituisce un'unità geografica, climatica, archeologica e storica e la Sicilia è stata la culla di grandi e ricche civiltà quali quella occidentale e cristiana della moderna Europa, quella musulmana e quella ebraica. ([[Abraham Yehoshua]])
*Con questi ''Canti religiosi'' [1938], in cui si rispecchia l'aspetto mistico dell'anima del popolo siciliano, completo la raccolta dei Canti popolari della mia Isola, iniziata nel 1883 [''Eco della Sicilia''] e proseguita nel 1890 [''Canti della Sicilia''], nel 1904 [''Natale Siciliano''] e nel 1936 [''Antiche canzoni di Sicilia'']. Il testo in italiano di alcune canzoncine sacre, – o per Natale o in lode della Vergine SS. – deve attribuirsi principalmente al rapido diffondersi nelle chiese, delle poesiole sacre che S. Alfonso M. De' Liguori racchiuse nel suo libretto di devozione ''Massime eterne''... l'esempio del santo non tardò di essere imitata da ignoti poeti. È da notarsi però, che ogni melodia – sia monodica che corale che riveste il testo italiano – rispecchia intatti i caratteri etnofonici del canto popolare siciliano. ([[Francesco Paolo Frontini]])
*Cosa sarebbe diventato possibile se fossi rimasto a Palermo si può immaginare solo in un film del tutto diverso che si svolge in toni di tragicommedia sotto il cielo di Sicilia, portato avanti nel pensiero fino alla decrepita vecchiezza. E quanto era rimasto dei greci, saraceni, normanni e Staufen in quell'insulare luogo di rovine si sarebbe certo addensato in materia narrativa per un romanzo epicamente ramificato. ([[Günter Grass]])
*Da quassù si scorge Palermo al momento del tramonto, con il suo fascino, la sua bellezza, che però si nascondono in questo calcolato disordine, di cupole, resti di moschee, palme che emergono, statue gesticolanti ma anche orti barocchi e persino magnificenze Liberty. Da qui si intravede Monte Pellegrino, un promontorio definito da Goethe “il più bello del mondo” che sembra quasi proteggere la città. Una città che sembra scivolare pigramente verso il mare. Un mare dal quale sono venuti tutti i popoli che hanno desiderato conquistarla. Fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, piemontesi, austriaci. E tutti hanno lasciato delle bellezze immense. E forse proprio dal mare è arrivata quella malinconia che è una delle chiavi per capire la Sicilia. Insomma, qui nulla è siciliano, ma tutto si fa siciliano. ([[Alberto Angela]])
*Da Verga a Pirandello c'è un repertorio siciliano che si è confrontato con il tema del tradimento e dell'onore, basta pensare a ''Il berretto a sonagli'' che si interroga come risolvere l'onta di un tradimento, se con la violenza o meno. ([[Luigi Lo Cascio]])
*È cuore irradiante e ispirante delle opere di ogni scrittore siciliano che sempre apre alla comprensione del mondo. ([[Jean Noel Schifano]])
*È facile essere felici in Sicilia, ma è un'operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana. ([[Francine Prose]])
*È impossibile pensare ai siciliani senza vedere per riflesso l'aria mediterranea che li avvolge, la sagoma dei fichi d'India e delle piante tropicali, senza sentire quasi il profumo della zagare, che d'estate addormentano i sensi in un nirvana senza risvegli. Nel silenzio solatio delle campagne squallide, nella costa rocciosa e scabra, in questo suolo che per lunghe distanze ignora la presenza di persona viva, possiamo scorgere lo scenario più adatto, o piuttosto l'unico scenario plausibile, delle passioni incomposte dell'isolano e della tragedia insita nella sua esistenza. ([[Sebastiano Aglianò]])
*È una terra che cambia continuamente, diventando montuosa, di campagna, di pianura, di vigneti, di mari, di rocce, di architetture. In Sicilia anche le mura hanno voce, trasudano voglia di pellicola. Questa texture è qualcosa che senti nella macchina da presa. Non devi descrivere nulla, perché ti viene tutto addosso. Questa importanza storica, enorme, e questo crogiolo di culture, quando li vai a fotografare o mettere su fotogramma diventano musica che suona. ([[Gabriele Muccino]])
*È un tale concentrato di miti, gesta eroiche, di storie vere che rasentano l'indicibile, popoli che si incontrano e si combattono – fenici greci arabi normanni svevi catalani albanesi – e poi si adattano a vivere insieme, ognuno conservando una parte della propria identità e creandone una comune. I miei antenati erano immigrati, da Bisanzio erano passati a Creta, poi a Pisa e infine in Sicilia. Sono queste le radici dell'identità italiana, anzi di quella europea, mica possiamo lasciarle agli olandesi! [...] è un'eredità che appartiene a tutta la popolazione, si ritrova nel mio giardiniere che parla il galloitalico o nell'operaio che parla arberesh o nei villaggi in cui si balla ancora una quadriglia comandata in francese. Non c'è mai stata una separazione tra classe feudale e popolo. Non c'è mai stato un proletariato, come si illudeva [[Elio Vittorini]] quando rifiutava di pubblicare ''[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa#Il Gattopardo|Il Gattopardo]]'' perché pensava che nel dopoguerra ci fosse spazio solo per storie di "piccoli siciliani disperati". ([[Vittoria Alliata di Villafranca]])
*Ebbi rimorsi di non essermi sentito Siciliano abbastanza; di avere esagerato anch'io i difetti del carattere isolano, e di avere apprezzato equamente pregi e particolari ogni volta che, interrogato, avevo dovuto ragionare; ebbi rimorso di non aver difeso clamorosamente, e senza sciocche gonfiezze di amor provinciale, la Sicilia, quando l'avevo sentita mal giudicata o calunniata... cosa non rara purtroppo! ([[Luigi Capuana]])
*Eccola, dunque, finalmente, ci dicevamo, questa Sicilia, la mèta del nostro viaggio, l'argomento delle nostre discussioni da tanti mesi, eccola tutta intera sotto i nostri piedi. Girando su noi stessi possiamo percorrerla in un istante; ne tocchiamo con gli occhi tutti i punti; quasi nulla ce ne sfugge ed essa è ben lungi dall'occupare l'orizzonte. Noi venivamo dall'Italia: avevamo calpestato la cenere dei più grandi uomini che furono mai esistiti e respirato la polvere dei loro monumenti, eravamo pieni delle grandezze della storia. Ma qualcos'altro ancora parlava, qui, all'immaginazione: tutti gli oggetti che scorgevamo, tutte le idee che venivano ad offrirsi, numerosissime, alla nostra mente, ci riportavano ai tempi primitivi. Toccavamo le prime età del mondo, quelle età di semplicità e di innocenza in cui gli uomini non erano ancora rattristati dal ricordo del passato, né spaventati dall'incertezza dell'avvenire, in cui, contenti della felicità presente e fiduciosi nella sua durata, raccoglievano quel che la terra dava loro senza coltivarla, e, vicini agli déi per la purezza del cuore, ne incontravano ancora ad ogni passo la traccia e vivevano, in un certo senso, in mezzo a loro; è qui che la leggenda ci mostra i primi uomini. È questa la patria delle divinità della mitologia greca. Vicino a questi luoghi, Plutone rapì Proserpina alla madre; in questo bosco che abbiamo appena attraversato, Cerere sospese la sua rapida corsa e, stanca delle sue vane ricerche, si sedette su una roccia e, benché dea, pianse, dicono i Greci, perché era madre. Apollo ha custodito le mandrie in queste valli; questi boschetti che si estendono fin sulla riva del mare hanno risuonato del flauto di Pan; le ninfe si sono smarrite sotto le loro ombre e hanno respirato il loro profumo. Qui Galatea fuggiva Polifemo, e Akis, sul punto di soccombere sotto i colpi del suo rivale, incantava ancora queste rive e vi lasciava il suo nome... In lontananza si scorge il lago d'Ercole e le rocce dei Ciclopi. Terra degli déi e degli eroi! ([[Alexis de Tocqueville]])
*[[Elettricità]] ed [[acqua]]. Per l'Italia meridionale e per la Sicilia, questa è una necessità assoluta. ([[Giovanni Battista Adonnino]])
*Era ben lontana la Sicilia; ma l'inverno là è così piacevole! È il clima più felice. ([[Alfred de Musset]])
*Era per me doveroso portare alla luce la storia del jazz che affonda proprio qui in Sicilia le sue radici primordiali; Nick la Rocca fu uno dei pochi ad ottenere un considerevole successo ma sono decine e decine i nomi dei musicisti tutti siciliani che ne scrissero la storia. ([[Renzo Arbore]])
*Fare un viaggio in [[Italia]] senza vedere la Sicilia vuol dire guardare il portone di un bel palazzo senza ammirare le bellezze e le rarità del suo interno. ([[Albert Jouvin de Rochefort]])
*Girare in Calabria e in Sicilia è un'esperienza terrificante. Il discorso della difesa del territorio va collegato a quello della difesa dei diritti minimali del cittadino. È una lotta su due fronti. ([[Grazia Francescato]])
*Gli abitanti delle isole sono, per lo più, gente infida e quindi gli abitanti della Sicilia sono amici falsi e, in segreto spregiudicati traditori. ([[Pierre de Blois]])
*Giuseppina Crispi guardava quella Sicilia di cui, da quando era al mondo, non aveva sentito raccontare che meraviglie; tutti [...] ne parlavano come di una terra meravigliosa e fantastica, dove tutti gli estremi si toccano e riescono a convivere, tutte le bellezze del creato si manifestano davanti agli occhi increduli del viaggiatore... Ciò che invece lei stava vedendo, da parecchi giorni, era il paesaggio più desolato e monotono che si potesse immaginare, per lo meno in Italia; una campagna affogata nella polvere e già brulla prima ancora che l'estate fosse iniziata: in primavera nella stagione più bella dell'anno! Dappertutto si vedevano colline grige o gialle di tufo, senza nemmeno un albero, e inerpicati a mezza costa o sul cocuzzolo di quelle colline c'erano certi paesi assurdi ed evanescenti dove nessuna persona sana di mente- pensava la ragazza – sarebbe mai venuta a viverci per una scelta. ([[Sebastiano Vassalli]])
*Ha insegnato [[Leonardo Sciascia]] che la Sicilia non è una. Ne esistono molteplici, forse infinite, che al continentale, forse al Siciliano stesso, si offrono e poi si nascondono in un giuoco di specchi. ([[Paolo Isotta]])
*Ho capito che la Sicilia è molto più complessa di quello che si può pensare: la paragonerei ad una cipolla dai molti strati. ([[Paco Ignacio Taibo II]])
*Ho iniziato a fotografare in Sicilia a quindici anni, ritratti di mia madre, dei miei fratelli. Poi a New York cercavo la Sicilia, e dal 2002 sono tornato ogni anno per seguire le feste: Buseto Palizzolo, Marsala e Trapani, sempre questi tre luoghi. [...] È vero che in qualche maniera ricerco sempre elementi che mi riportino alla Sicilia, alla mia formazione. In Messico però, rispetto alla Sicilia, ci si fa anche beffe della morte, ci si scherza di più, però anche lì processioni, cibi rituali, molto coinvolgimento. ([[Ernesto Bazan]])
*Ho scritto ''L'occhio del ciclone'', una raccolta di poesie ispirate alla Sicilia, ma non una Sicilia folcloristica bensì una Sicilia primordiale, quando non esistevano le case, le persone, nemmeno le religioni, dunque colta nel momento germogliante della nascita di una civiltà. Ho amato e amo moltissimo la Sicilia. ([[Maria Luisa Spaziani]])
*Ho sempre avuto un rapporto controverso con la Sicilia, voglia di fuggirne, come Ntoni dei ''Malavoglia'' da un lato. Dall'altro quell'inclinazione alla malinconia, al senso della morte, tutta siciliana, così forte da non poter essere evitata, che ritorna sempre anche sotto forma di nostalgia. [...] Ecco sicuramente la Sicilia influenza lo spirito e quando non lo fa palesemente, lo fa nell'intimità, ancora più profondamente, se vogliamo. ([[Luigi Galluzzo]])
*Ho sposato una siciliana, il che mi ha permesso di conoscere da vicino la sicilianità. Ma grazie all'arte di [[Giuseppe Tornatore|Tornatore]] ho avuto la conferma delle mie sensazioni su questa terra che è bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità. Quello siciliano è un popolo eletto nei migliori casi e nei peggiori. E credo che a prevalere sia certamente il suo lato positivo. ([[Ennio Morricone]])
*I campi siciliani sono metropoli vegetali. ([[Vitaliano Brancati]])
*I giovani siciliani si vergognano di essere accostati a Totò Riina o a Bernardo Provenzano, ma nella nostra terra sono nati anche Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Calogero Zucchetto, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, il giudice ucciso a 38 anni: eroi veri e siciliani anche loro. Esiste la possibilità di scegliere ed è giusto che i giovani abbiano l'opportunità di conoscere questi grandi uomini, per avere un esempio in cui credere, continuarne la missione e creare un futuro diverso. ([[Pif]])
*I ritorni estivi con il treno, il suono del dialetto, l'accoglienza. Mi emoziona molto la Sicilia, ogni volta resto ammaliato dalla vegetazione e dalla dignità di un popolo che ha nella sua storia recente momenti altissimi di eleganza, come al tempo dei Florio. È solo colpa di pochi, di pochissimi, che coltivano l'abbandono e la noncuranza che la Sicilia soffre. ([[Antonio Albanese]])
*I Savoia per un momento ebbero [[Piemonte]] e Sicilia ma appena capirono che gestire la vostra Isola era troppo complicato si accontentarono della [[Sardegna]]. ([[Aldo Cazzullo]])
*I siciliani amano la politezza, sono intelligenti, furbetti un poco, però {{sic|ospedalieri}}, {{sic|passionati}} e di cuore ardente, come il loro terribile vulcano; quindi eccessivi nel bene e nel male. Con una garbatezza, con un motto a proposito vi fate amico un siciliano, che all'occorrenza si sacrifica per voi; co' mezzi opposti ve lo fate un nemico pericoloso: però non abusa della sua posizione vantaggiosa; e mentre lo vedete come una iena, che sembra farvi a pezzi, ditegli una parola di scusa, ed esso subito vi stende la mano e vi domanda perdono senza avervi offeso. Quel popolo è stato ora mal giudicato, or calunniato, o per malizia, o perché non si volle studiare il suo carattere. ([[Giuseppe Buttà]])
*I siciliani, dato che sono perfetti e perciò non devono cambiare, sanno vivere con la complicità della loro storia e di una tradizione estremamente complessa e variegata. Questo modo di vivere trasforma il brutto in un qualcosa che diventa bello, e tutto in qualcosa di pulsante, reale. Il caos sublime è una qualità che ha questo popolo e che possiede quest'isola, dove non si riesce a trovare la chiave dell'algoritmo, che è quello che regola il caos e che nessuno ha mai trovato, ma che esiste. È l'aspetto del sublime, il lato poetico dell'essere umano. ([[Massimiliano Fuksas]])
*I siciliani generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo. ([[Scipio di Castro]])
*{{NDR|I siciliani}} gente acuta e sospettosa, nata per le controversie. ([[Marco Tullio Cicerone]])
*I Siciliani, lontani dal loro re, che non conoscono se non attraverso un suo rappresentante, si abituano a considerarlo come un pensionato di cui frodano i diritti, si inorgogliscono di offrirgli dei doni gratuiti ed al quale, ogni tanto, tentano di disubbidire, nel solo intento di compiere un gesto di libertà. I Siciliani hanno avuto tanti sovrani, e si sono abituati a non amarne nessuno ed a preferire solo quello dalla cui debolezza possono trarre il maggior profitto: sono sempre pronti ad accogliere un nuovo sovrano che s'imponga con la forza, oppure quello che offra loro delle condizioni migliori; ma liberi di ricorrere, in caso di violenza e di tirannia, ai noti sistemi di rivolta, dei vespri siciliani o di altri consimili. Poiché il paese offre abbondanza di ogni specie di prodotti, essi sono più difficili da asservire di qualsiasi altro popolo, perché non è possibile costringerli tramite delle privazioni. Si può spogliarli, ma mai rovinarli e infatti un cattivo governo può impoverirli, ma non farli morire di fame. ([[Vivant Denon]])
*I siciliani hanno il teatro nel dna, e non escludo che l'essere figlio di siciliani immigrati, nonostante io sia nato a Como, abbia un'influenza nella mia creatività. Mi accorgo dell'incredibile predisposizione al teatro dei siciliani, quando faccio i provini per i film. Per "La fame e la sete", girato quasi interamente a Petralia, il mio responsabile del casting nel reclutare i figuranti, mi ha detto: "Non ce n'è uno che non vada bene". È una questione di facce, di suoni e di sentire che in questa terra sono straordinari. ([[Antonio Albanese]])
*{{NDR|I rapporti con i siciliani}} non sono molto facili, perché una parte di loro, quando sta zitta, tu devi capire che cosa ha detto. ([[Giulio Andreotti]])
*Il disegno dei borghi fu commesso, con opportuna delibera, ad otto architetti siciliani; perché fin dal suo sorgere (nella luce nuova delle opere e dei giorni attesi) l'edilizia rurale dell'appoderamento ripetesse dagli autori e inventori, nati nell'isola, forme congeniali alla natura e ai paesi di Sicilia: direi al senso del suo costume e della sua storia mediterranea, al suo essere: antico e nuovo. E davvero le forme han corrisposto, per felicità intera e nativa, all'aspettazione ed alla fede. Ho veduto i raduni bianchi dei cubi nella immensità della terra, quasi gregge portatovi da Geometria: e una limpida disciplina di masse, riquadri, diedri, gradi; e li avviva una grazia semplice, un'opportunità dell'atto, una speranza. E mi parvero già custoditi dal senno: non nati dall'arbitrio tetro, come può accadere a chi ha matita tra mano da fare i rettangoli, e soltanto matita. E vi erano brevi, puri portici: tinti alla calce i volti, i pilastri: e a sfondo il sereno. Archi a sesto, campiti di turchese. E la torre. Sul lastrico del cortile erano portate le ombre, come ore. E gli sgrondi cadevano alla serpentina lunga dei tegoli veduti in taglio, quasi ghirigoro o belluria: ma non ghirigoro, disegno sano anzi e venuto da necessità. E la porta era accesso già sacro, e la cucina in luce, con l'acquaio, pareva sbandire tutti i mali del luogo come dèmoni il fulgore dell'Arcangelo. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*Il granaio della repubblica, la nutrice al cui seno il popolo romano si è nutrito. ([[Marco Porcio Catone]])
*Il lassismo non è altro che il frutto di tanti anni di mafia. La Sicilia è una terra ricchissima che, se solo lo volesse, potrebbe essere all'avanguardia. Il problema è che alcuni siciliani non vogliono vedere quello che hanno, preferendo coltivare un atteggiamento esterofilo. Permettiamo agli altri di dirci quello che dobbiamo o possiamo fare, mentre basterebbe pochissimo per emergere da soli e fare la differenza. Invece non lo facciamo. Se la mia regione è indietro è perché a molti fa comodo che rimanga indietro. {{NDR|«Non ci vedo però il vantaggio...»}} Be', in questo modo puoi lamentarti. E soprattutto non hai responsabilità. Scendiamo dal "podio" che ci spetta dicendo: "Sai che c'è? È troppa, prenditela tu questa responsabilità". ([[Ester Pantano]])
*Il massimo piacere del viaggiare si raggiunge quando allo spostamento nello spazio si unisce lo spostamento nel tempo. In Sicilia, il retroscena storico è profondissimo, e la varietà del paesaggio supplisce alla relativa ristrettezza spaziale, sicché si potrebbe facilmente sostenere che quello di Sicilia è il viaggio perfetto. ([[Mario Praz]])
*Il medio-evo cristiano si è vittoriosamente installato sulla vetta del monte Erice, ma le città della pianura, Trapani e Marsala, geograficamente le più occidentali della Sicilia, sembrano la più durevole impronta dell'Oriente. Quando Messina, Catania e Siracusa erano greche, Drepano e Lilibeo erano puniche per diventare più tardi e a lungo, la residenza degli arabi. Ovunque non vi sono che case bianche, quadrate, con terrazze, che d'estate sembrano prostrarsi nel calore torrido. Si mangia in tutte queste regioni una specie di cuscuso, innaffiato da vino d'Alcamo. ([[Daniel Simond]])
*Il mio rapporto con la Sicilia? È come se mi chiedessi quale è il rapporto con mia madre, con qualcuno che fa parte della mia famiglia! ([[Vinicio Capossela]])
*Il mio umore, quando arrivo in Sicilia, è assolutamente frizzante. Terra stupenda, che mette di buon umore, amplificando la mia gioia. Bella gente, paesaggi da ricordare, il cibo, la storia, una delizia assoluta. ([[Nek]])
*Il paesaggio siciliano non sarebbe bello in se stesso; non la vegetazione, non le montagne, non la costa, né le città. La miseria e lo squallore si avvertono qualche volta anche nella struttura geologica del terreno. Chi ha piena la mente dei ricordi della campagna toscana o umbra o lombarda non può celare un moto di disappunto dinnanzi al triste abbandono soprattutto dell'interno dell'Isola, che le sporadiche oasi non valgono a compensare: chilometri e chilometri senza una casa, senza un fiume, senza acqua, magari senza alberi o con alberi sporadici; e dovunque una solitudine che ammazza, che toglie il respiro. Ma anche nelle zone più sconsolate batte un sole che riempie tutto di sé e trasumana le cose: ciò che altrove sarebbe indifferente, qui è divino perché viene investito in pieno da una luce solidale, chiarificatrice di ogni minima struttura. ([[Sebastiano Aglianò]])
*Il popolo siciliano é generoso e {{sic|patriotta}}, ma soggetto ad eccitamenti, e si lascia vincer dalla fantasia. ([[Gaetano Arangio-Ruiz (1857-1936)]])
*{{NDR|Commentando l'annuncio del G7 del 2017 in [[Sicilia]]}} Il posto più bello del mondo, che secondo me è la Sicilia, merita un riconoscimento di questo genere. Peraltro è un riconoscimento che è anche al grande sacrificio e al grande sforzo fatto per l'immigrazione da parte di un'isola che per la collocazione geografica è stata chiamata a sopportare un sacrificio più grande degli altri. Credo che sia la giusta e bella riconoscenza di un Governo, e anche del mondo intero, nei confronti di un'isola che ha realizzato quanto di meglio dal punto di vista umanitario ci si potesse aspettare. ([[Angelino Alfano]])
*Il primo dei progetti si intitola ''Archimede'' e riguarda la diffusione dell'opera e del pensiero del più grande intelletto degli ultimi diecimila anni. Una cosa che nessuno sa, tranne i quattro gatti che hanno studiato queste cose. Come me. Intanto faremo in modo che in tutta la Sicilia, le piazze più belle vengano intitolate allo scienziato siracusano. Basta con l'intitolazione a gente che per la Sicilia non ha fatto nulla. ([[Antonino Zichichi]])
*Il volgare siciliano si attribuisce fama superiore a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli Italiani producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti maestri nativi dell'isola hanno cantato con solennità [...] E in verità quegli uomini grandi e illuminati, Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi, seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito, e finché la fortuna lo permise si comportarono da veri uomini, sdegnando di vivere da bestie. Ed è per questo che quanti avevano in sé nobiltà di cuore e ricchezza di doni divini si sforzarono di rimanere a contatto con la maestà di quei grandi principi, cosicché tutto ciò che a quel tempo producevano gli Italiani più nobili d'animo vedeva dapprima la luce nella reggia di quei sovrani così insigni; e poiché sede del trono regale era la Sicilia, ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano: ciò che anche noi teniamo per fermo, e che i nostri posteri non potranno mutare. ([[Dante Alighieri]])
*In nessuna altro paese, come nella Sicilia, la costa si diletta di formazioni di rocce e di piccoli seni così strani, capricciosi e anche pittoreschi. ([[Carl August Schneegans]])
*In quanto alla Sicilia da che mondo è mondo è stata sempre al centro della grande storia. [...] prima i commerci e le tante dominazioni, oggi l'approdo nelle sue coste di una catena di disperati. I natanti fanno rotta verso Lampedusa perché la Sicilia da sempre è terra di accoglienza. Brava gente con grande senso dell'umanità. Altrove, vedi in Spagna ma anche in Francia per molti versi, non è così. Il flusso purtroppo è destinato a ingrossarsi. ([[Tahar Ben Jelloun]])
*In quel mondo spaccato a metà dalla "Guerra fredda", ci sono troppi interessi internazionali convergenti sulla Sicilia e tutti orientati a bloccare l'avanzata delle sinistre. ([[Francesco Renda]])
*In questo periodo sto scrivendo alcune storie interessanti e chissà che non possa tornare a girare un film da queste parti. Adoro la Sicilia. Non vi rendete conto di stare su uno scoglio di importanza strategica: cosa c'è di meglio delle invasioni per accrescere la civiltà? ([[Lina Wertmüller]])
*In Sicilia abbiamo tutto. Ci manca il resto. ([[Pino Caruso]])
*In Sicilia certe cose non si dicono; si alludono. Per cui si è sviluppato un linguaggio più discreto di quello verbale, fatto di gesti. Più significativo. ([[Roberto Rossellini]])
*In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. ([[Giovanni Falcone]])
*In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà. ([[Friedrich Engels]])
*Io credo che in Sicilia siano un pochino esasperati quelli che sono i caratteri degli italiani in generale. Io oserei dire che la Sicilia è Italia due volte, insomma, e tutti gli italiani sono siciliani e i siciliani lo sono di più, semplicemente. La Sicilia, non so, mi attrae per molte ragioni, forse perché è una terra veramente tragica e anche comica, ma soprattutto tragica...([[Pietro Germi]])
*Io ho sentito la Sicilia vibrante di colore e di luce. ([[Pippo Rizzo]])
*Io nutro un profondo sentimento per la Sicilia ed è un amore ragionato che poggia su tutta una serie di motivi perché l'Isola siciliana è il punto di partenza, con l'Egeo, della civiltà occidentale. Come si fa a non amare quelle che sono le radici profonde della nostra cultura? La Sicilia dev'essere appassionatamente amata, come me ne convinco, sempre più, ogni volta che mi trovo in Sicilia e mi sento coinvolto in questa avventura culturale che dall'Isola raggiunge l'Italia e il mondo. ([[Louis Godart]])
*Io sono siciliano, ma la Sicilia è la terra delle contraddizioni. Capace delle passioni ma anche degli abbattimenti, è la patria del razionalismo che deborda nella poesia, per cui perde la sua capacità pragmatica. ([[Turi Vasile]])
*Io vedo l'Isola come una pianta che mi cresce dentro. Vengo qui a innaffiare le radici per poi fiorire altrove. Ma anche non fiorire. In fondo non ci sarebbe la primavera senza l'inverno. ([[Miriam Leone]])
*Io vivo in una terra come la Sicilia, che vanta già 40 produzioni agroalimentari certificate, oltre 30 mila ettari di terra dedicate alla produzione biologica: perché questa produzione così intensa ed elevata non si fermi, l'attenzione deve essere prima di tutto dedicata ai nostri [[agricoltori]] – i quali risultano essere i più poveri in Europa – e all'[[Ambiente (biologia)|ambiente]]. ([[Maria Stefania Marino]])
*Isola per troppi anni martoriata, che bisogna far partire per far ripartire il Paese. Una Sicilia ricca e povera, dalla cultura spaziale, con beni monumentali, dagli straordinari ambienti naturali alla grande letteratura. ([[Beppe Grillo]])
*L'idea che avevo della Sicilia, mi derivava dalla lettura de ''Il Gattopardo'' di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e dai libri di Carlo Levi. L'immaginavo come un luogo austero e desolato, con le sue colline pietrose e rocce puntute, condannata alla povertà. Visitando la Sicilia, ho sì trovato quelle colline, quella luce accecante che avevo scoperto nei libri, ma la loro bellezza e magnificenza è di gran lunga superiore a quella che avevo immaginato. E l'aria di povertà aveva lasciato il posto a un senso di crescita e di prosperità, con vigne lussureggianti, distese di alberi d'ulivo e infiniti campi di grano. Nei paesi che ho visitato, ho visto moderne abitazioni (le vecchie case erano state buttate giù dai terremoti tempo fa) e gente seduta nei caffè e nelle spiagge, niente affatto rozzi o bisognosi. Dunque mi sembra di vedere una Sicilia che si risveglia e che si muove con determinazione per raggiungere il resto dell'Italia in termini di turismo, commercio e tecnologia. L'ammetto: spero proprio che la Sicilia conservi per sempre i suoi costumi, la sua storia e la bellezza della sua terra. ([[Anita Desai]])
*L'indiscutibile pregio dei siciliani è che non mendicano quasi per nulla; sembrano assolutamente più severi e più dignitosi di quei riccioluti [[Napoli|napoletani]] lassù, forse per l'influsso della cultura spagnola. L'influsso spagnolo è l'ultimo; il primo è greco, il secondo e il terzo sono il saraceno e il normanno; il rinascimento qui ha colpito solo di striscio. Mescolate questi vari elementi culturali con un sole abbacinante, una terra africana, una quantità di polvere e una vegetazione meravigliosa, e avrete la Sicilia ([[Karel Čapek]])
*L'Inferno si faccia conto, è quell'isola maceriata e persa, la Sicilia. ([[Stefano D'Arrigo]])
*L'isola è stata raccontata – e molto – negli anni Sessanta, perché la commedia all'italiana aveva trovato in molti film un'ubicazione in Sicilia, e poi penso ai film di Germi, al Gattopardo... C'è una lunga lista di film molto importanti girati in Sicilia. Poi invece sono arrivate le pellicole di mafia e lì è come se si fosse distolto lo sguardo da ciò che questa incredibile terra è in grado di offrire. ([[Gabriele Muccino]])
*L'Isola è una straordinaria sedimentazione di bellezza. Una miscellanea di popoli e di culture. Un prendere e un dare ininterrotto, millenario. Un arricchimento reciproco di vincitori e vinti. Prendiamo Palermo, una città in cui il concetto di crisi, in chiave filosofica, cioè, un moto perpetuo di mutamenti fa capire il senso della storia. L'alternativa alla condizione di crisi è l'immobilismo, quindi il nulla. Probabilmente in tutto il mondo non c'è una città che offre questa contaminazione di culture, dal greco classico al romanico, dall'arabo al normanno. E tanto altro ancora. Ora in tutta la Sicilia si assiste ad una metamorfosi interessante, un passaggio di stati che hanno determinato una salutare condizione di crisi. Antidoto ad una mortale sclerotizzazione. ([[Massimo Cacciari]])
*La bellezza di questa isola è data dal fatto che convivono insieme tante Sicilie: da quella dell'entroterra diversa dalla Sicilia orientale, alla Sicilia bagnata dal Tirreno. La Sicilia si porta nel cuore, perché si porta nel sangue. Nel sangue abbiamo la Sicilia, la Magna Grecia, il mediterraneo ancestrale. Da sempre il mio motto è "il massimo del risultato col massimo dello sforzo", dunque non posso non amare il barocco e la cassata, che è come mangiarsi una cattedrale. ([[Vinicio Capossela]])
*La ''Conversazione in Sicilia'' di Vittorini esprime nei segni di poesia amore e pietà di questi suoi fratelli diseredati. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*La naturale fertilità, ed abbondanza della Sicilia si sperimentò fin da quei primi secoli, ne' quali ella fù habitata; imperoche convengano quasi tutti gli antichi Scrittori, che primieramente il frumento nacque in Sicilia non per industria, ò fatica humana, ma da se medesimo, e quasi per forza, e violenza della Natura spuntò sù 'l terreno à beneficio dell'humana generatione, e gloria di sì fecondo Paese. ([[Vincenzo Auria]])
*La nobiltà dell'anima, l'eleganza dei gesti di ogni giorno, la perfezione di un unico fiore bianco. Questa è l'immagine della Sicilia che porto dentro di me, e quello catturato in questo delicato profumo. ([[Domenico Dolce]])
*La prima volta che sono venuto qui è stato ventidue anni fa. È stata un'esperienza incredibile. Ho visitato tutta l'isola: era bellissima! È difficile tornare nei luoghi d'origine della tua famiglia, dove non sei mai stato. È strano essere qui. Questo è un ritorno alle mie origini. ([[John Turturro]])
*{{NDR|Sulla messa in onda della serie La Piovra 8}} La Regione Sicilia deve proteggere la propria immagine come gli ebrei d'America, che hanno la Lega anti-diffamazione. In Usa si guardano bene dalle speculazioni sull'Olocausto. Ma perché non raccontare la vera Sicilia, quella di Verga e Pirandello? ([[Franco Zeffirelli]])
*La [[Sardegna]] e la Sicilia furono entrambe lasciate indietro nel processo di miglioramento economico delle province continentali. La noncuranza dei governi, l'assenteismo dei proprietari terrieri, l'assenza di strade all'interno, le sopravvivenze feudali, una tradizione di leggi private che prestava poca o nessuna attenzione all'autorità centrale – questi fattori erano comuni a entrambe le isole e rappresentavano un ostacolo quasi insormontabile allo sviluppo economico. ([[Denis Mack Smith]])
*La scoperta della Sicilia è uno dei motivi più fertili e frequenti della letteratura sette-ottocentesca dei «viaggiatori» stranieri in [[Italia]]. L'aspirazione al mitico, solare Sud sembra, nella immaginazione di tedeschi, inglesi francesi nordici, raggiungere l'apice più ricco di sorprese e di novità nell'esplorazione attonita, stupita (ma non per questo meno animata da vigile spirito critico e selettivo) dell'isola «del [[sole]]», della «[[terra]] del [[fuoco]]», della «terra della [[primavera]] perenne. ([[Rina La Mesa]])
*La Sicilia contiene le memorie dei romani, dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei. La Sicilia è vicina anche geograficamente al nord Africa. La Sicilia può essere la Bruxelles del Mediterraneo. ([[Abraham Yehoshua]])
*La Sicilia è bella tutta, non per essere banale...anche quella di cui si parla meno rispetto alle località blasonate come Siracusa, Taormina, Erice, Selinunte e molte altre. È incantevole e sorprendente anche la Sicilia dell'interno, o la zona dei Nebrodi. Ecco, invito chi va in Sicilia a ricordarsi di esplorare anche i luoghi dell'entroterra per scoprire i mille tesori custoditi in quella Sicilia più misteriosa e nascosta. ([[Rosario Tindaro Fiorello]])
*La Sicilia è davvero un giardino. È incredibile, è come il giardino dell'Eden. ([[John Henry Newman]])
*La Sicilia è [[fascismo|fascista]] fino al midollo. ([[Benito Mussolini]])
*La Sicilia è il luogo dell'universale. Non è mai riuscita ad essere neppure adesso, che sta vivendo la sua crisi più profonda, a scrollarsi da tale considerazione. Non è mai stato un mondo chiuso, anzi, tutto il mondo si è dato appuntamento in Sicilia nei momenti epocali: se pensiamo all'ultimo conflitto mondiale o, andando ancora più indietro, allo splendore dell'anno Mille, il cosiddetto "periodo arabo". La Sicilia è stata il luogo dell'universale dove, da qualunque parte del mondo, ci si sentiva a casa. ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*La Sicilia è il mio paesaggio di riferimento. Il luogo di casa. Quello in cui vorrei passare gli ultimi anni della mia vita. Il cimitero di Marsala, ad esempio, ha un fascino tutto particolare, con quel giallo di tufo, gli alberi rigogliosi, il vento che spazza i viali. ([[Giuseppe Culicchia]])
*La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo... Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura. ([[Guy de Maupassant]])
*La Sicilia è indubbiamente una delle due grandi isole letterarie del continente, l'altra è l'Irlanda. Entrambe hanno un'importantissima tradizione di scrittori e poeti, al punto che si dovrebbe riflettere sul legame specifico che esiste tra la condizione insulare e il bisogno di scrittura. Un bisogno spesso strettamente legato al tema della nostalgia, visto che, quando gli scrittori vivono lontani dall'isola natia, sublimano la nostalgia attraverso la scrittura. ([[Daniel Pennac]])
*La Sicilia è l'amante da cui sempre tornerò e che sempre mi ispirerà. Se fossi un pittore, la dipingerei con le forme di una grande maîtresse dominata da tutti ma che non si fatta mai conquistare da nessuno. ([[Domenico Dolce]])
*La Sicilia è la gemma splendente di questo nostro secolo per pregi e bellezze. Lo splendore della sua natura e il complesso delle sue architetture ne fanno un paese veramente unico, un paradiso circondato dalle acque del mare, un paese meraviglioso nel quale i viaggiatori giungono provenendo dai paesi più lontani. ([[Idrisi]])
*La Sicilia è la parte più bella dell'Italia e ha conservato pezzi della tramontata grecità assolutamente unici. ([[Sigmund Freud]])
*La Sicilia è la più bella di quante isole si conoscano; e molto atta a primeggiare. ([[Diodoro Siculo]])
*La Sicilia è perdutamente bella perché dispiega ai nostri occhi quello splendore del mondo che è in noi. ([[Anna de Noailles]])
*La Sicilia è sgradevole per la cattiveria dei suoi abitanti al punto che a me sembra odiosa e quasi inabitabile come pure le frequenti velenose calunnie, il cui immenso potere pone la nostra gente, per la sua disarmata semplicità, in costante pericolo. ([[Pierre de Blois]])
*La Sicilia? È un'isola inutile. Siamo grandi come Israele, ma non abbiamo il senso e la dignità di una nazione, di un popolo che dà allo spazio pubblico, l'importanza che merita. ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*La Sicilia è un'isola meravigliosa, piena di storia e cultura. È un luogo in cui il passato e il presente si incontrano, e dove si può ancora sentire il respiro dei popoli che l'hanno abitata nei secoli. ([[Sigmund Freud]])
*La Sicilia è un'isola, non solo dal punto di vista geografico. È un'isola anche dal punto di vista culturale e i siciliani sono un'isola. Quindi, quando giudicate la Sicilia, ricordate che sia la Sicilia che i siciliani sono un'isola. ([[Ignazio La Russa]])
*La Sicilia è un lembo greco in terra italiana. ([[Virginia Woolf]])
*La Sicilia è un luogo in cui culture diverse si incontrano e si mescolano. È la terra di grandiosi templi greci e scintillanti mosaici bizantini. È una terra plasmata dai Normanni e dagli Arabi. È la patria di menti brillanti, da Luigi Pirandello a Luca Parmitano. Questo patrimonio unico di cui è ricca la Sicilia ha reso [[Palermo]] una capitale europea – della cultura, dell'arte e della scienza. Oggi finalmente capisco le parole del mio compatriota Goethe, che ha scritto: “Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo". ([[Ursula von der Leyen]])
*La Sicilia è un serbatoio di storie da raccontare, che riguardano soprattutto il resto dell'Italia e del mondo, che vuole sapere. È una terra che ancora esprime fascino. Naturalmente sono cambiati i modi, rispetto agli anni ‘50 e '60, sono cambiati i linguaggi, però è e resta l'isola del tesoro, e il tesoro sono le storie che ha da raccontare. ([[Gaetano Savatteri]])
*La Sicilia è una grande discarica di intelligenze, la più grande della Terra. In Sicilia trovi persone geniali, e sono tante, ma non riescono a emergere per colpa di un sistema fondato sul compromesso. Sono incazzatissimo con i siciliani. ([[Oliviero Toscani]])
*La Sicilia è una maledizione: ti resta dentro per tutta la vita, ma è anche questo uno dei suoi lati più affascinanti. ([[Stefania Auci]])
*La Sicilia è una terra che mi sta chiamando parecchio e in cui ho anche pensato di venire a vivere per un periodo. Mi piacerebbe trascorrere qui almeno un paio di mesi perché è una terra molto viva, che vibra forte, che ha delle energie potentissime ed è una cosa importante per chi prova a raccontare le energie. ([[Diodato (cantante)]])
*La Sicilia ha pagato un alto tributo di sangue: spero che adesso ci lascino lavorare in pace. ([[Antonino Caponnetto]])
*La Sicilia ha un vantaggio. La sua geografia è così forte e così feroce che è quasi impossibile assassinarla: le montagne, la dimensione della campagna. A Sambuca, per esempio, c'è ancora un rapporto plausibile tra fabbricato e paesaggio, una cosa importante dato che spesso il villino del geometra uccide i borghi. ([[Philippe Daverio]])
*La Sicilia ha una storia lunga e complessa e allo stesso modo Israele ha una storia lunga e complessa. ([[Amos Oz]])
*La Sicilia mi ha portato a fare cinema e il cinema mi ha portato in Sicilia. ([[Martin Scorsese]])
*La Sicilia per me è un luogo quasi leggendario, il centro di una mitologia personale che ruota attorno ai ricordi dei racconti ascoltati quando ero bambino da mia madre e da mia nonna. Erano tutte e due, secondo la definizione di mamma, "siciliane della diaspora" e custodivano gelosamente ricordi, storie, tradizioni e soprattutto la lingua che parlavano sempre, orgogliosamente fra loro. ([[Gianrico Carofiglio]])
*La Sicilia, Ragusa Ibla, Modica e Noto. La Sicilia sud-orientale è la cultura declinata nelle sue migliori espressioni. ([[Massimiliano Fuksas]])
*La Sicilia rurale (come ogni regione, del resto), è contraddistinta da una modulata varietà di condizioni agronomiche, i cui estremi termini sono l'aranceto e l'uliveto costieri, e il latifondo: che occupa le alte superfici dell'interno. La coltura intensiva, la suddivisione della proprietà, la presenza di abitazioni in tutta la campagna caratterizzano le parti più fertili e più accessibili del territorio, tenute dall'agrumeto, dall'ulivo, dal mandorlo, dalle vigne, dai frumenti densi, mentre che il latifondo si estende nella solitudine e si direbbe costituisca veramente il feudo della solitudine. ([[Carlo Emilio Gadda]])
*La Sicilia vada via dall'Italia e punti sul separatismo. L'Isola non sarà governata più dalla mafia, dalla politica, dai Calogero Sedara, ma dai siciliani veri, compresi i nobili, come ai tempi di Federico II. E di nuovo stupirà il mondo... ([[Edward Luttwak]])
*La sicilianità è qualcosa di straordinario, l'aspetto che amo di più della Sicilia. È un'attitudine umana, una forma dell'essere che si traduce in qualità come per esempio l'ospitalità, un pregio tipico dei siciliani. ([[Luis Sepúlveda]])
*La terra del caos prima della creazione. Palermo in particolare è uno dei posti in cui torno molto volentieri. ([[Raúl Ruiz]])
*[[La terra trema]] mi prese il cuore [...] Imparai a conoscere una parte dell'Italia che non conoscevo. Vissi come i pescatori di Acitrezza. Vissi à plein tutto il mondo di [[Giovanni Verga|Verga]], il mondo letterario, tutto quello che la Sicilia aveva da offrire, e che era molto. ([[Franco Zeffirelli]])
*La verità è che la Sicilia conserva una sua indipendenza spirituale, e questa si rivela piú spontanea e forte che mai nel teatro. ([[Antonio Gramsci]])
*Le braci attizzate dai "garibaldesi" avevano accompagnato l'agonia dell'antico ordine aristocratico. Si erano disposte come lumini accesi attorno a un "ornatissimo catafalco": in quell'[[Sicilia|isola]] a tre punte, nella quale il barocco era un ornamento alla morte; e il paesaggio arcaico e inesorabile, di "asprezza dannata", rantolava, confortato dalle nenie delle cicale, sotto l'assolutismo di un "sole violento" e "narcotizzante". Il barocco delle città e il fasto degli aranceti ricamavano "fronzoli trascurabili" per ornare la "campagna funerea" e le dure ondulazioni di un mare pietrificato. Il lutto del paesaggio siciliano era il lutto stesso della storia: quella di una "immobilità servile" sotto il dispotismo del sole, come sotto le dominazioni "straniere". ([[Salvatore Silvano Nigro]])
*Le quattro regioni più direttamente investite dalle [[Mafia|mafie]] – la Sicilia con Cosa Nostra, la [[Calabria]] con la 'ndrangheta, la [[Campania]] con la camorra, la [[Puglia]] con la sacra corona unita – sono anche le quattro regioni più povere e disperate d'Italia. ([[Giuseppe Pisanu]])
*Le siciliane amano sinceramente e con violenza e fan vedere che il loro sesso è capace di costanza e di fedeltà. ([[Joseph Hermann von Riedesel]])
*Lo Stretto si deve attraversare e interpretare. La nostra civiltà, la civiltà siciliana, è privilegiata perché ha una sacralità, penso alla zona dionisiaca di Siracusa, alla magia di Agrigento e al territorio di Messina abitato dalle leggende della fata Morgana. Da questa parte c'è lo spirito che si incarna nella materia, dall'altro lato... c'è il fatto di essere passati! Attraversare lo Stretto è importante perché vuol dire confrontarsi con gli altri. Ma, nello stesso tempo, lo Stretto non va attraversato per curare quello che abbiamo qua. ([[Ninni Bruschetta]])
*Lui {{NDR|[[Federico Fellini]]}} era riminese, però aveva una grande simpatia per la Sicilia. Diceva sempre che i siciliani avevano un'intelligenza sottile, molto particolare, e anche una gentilezza molto particolare. Lui diceva che io ero molto siciliana perché ero una donna gentile. ([[Sandra Milo]])
*D) Ma come dimostrate che la Sicilia abbia una individualità a sé?<br />R) Iddio le stese d'ogni intorno i mari per separarla da tutt'altra terra e difenderla dai suoi nemici. La fece così grande di estensione, temperata di clima, fertile di suolo, da bastare non soltanto alla vita di più milioni di uomini, ma anche ai comodi, al lusso, ad ogni godimento, ad ogni industria, ad ogni commercio. (''[[Catechismo politico siciliano]]'')
*Ma la Sicilia, forse l'Italia intera [...] è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa. ([[Leonardo Sciascia]])
*Mai come in Sicilia, antropologia e scienze naturali trovarono un punto di contatto e d'incontro. D'altronde anche questa peculiarità non è certo in assoluto una novità, se è vero che Dante nel ''Paradiso'' così descrive l'isola: «''E la bella Trinacria che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra 'l golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo ma per nascente zolfo''». La Sicilia diviene nel corso del XVIII secolo un crocevia ideale di interessi: dove artificio e natura, mito e pittoresco, il senso del caos e del sublime e del terrifico, il groviglio delle civiltà si amalgamano. ([[Cesare de Seta]])
*Mai ho provato una nostalgia più profonda di quella che ho provato per la Sicilia leggendo [[Giovanni Verga|Verga]], per la Sicilia, dico; per la splendida Sicilia che penetra profonda nel sangue. Splendida Sicilia, così limpida nella sua bellezza, così vicina alla bellezza fisica dell'antica Grecia! ([[David Herbert Lawrence]])
*Mai mettersi contro un siciliano quando si tratta di uccidere. ([[William Goldman]])
*Malgrado tutto, la Sicilia fa simpatia e bisognerebbe prenderne atto. Non vorrei che questo servisse a esaltare la megalomania dell'Isola, ma è un segnale che il resto d'Italia è affezionato alla Sicilia. Chi sta fuori la vede ancora come un mito. ([[Philippe Daverio]])
*Mi affascina molto il rapporto con il mito. E cosa c'è di più mitico dell'[[Etna]] che tira fuori fiumi di fuoco? Credo che coloro che ci vivono sotto siano particolarmente siciliani perché se la giostrano col destino più di chiunque altro. ([[Ferdinando Scianna]])
*Mi porto dentro la sicilitudine, la nostalgia. Ci sono le mie radici, la mia famiglia, gli amici. Sono nella mia odissea, nel mio viaggio, ma mi godo sempre il ritorno. Quando torno sono a casa. ([[Miriam Leone]])
*Mio padre Vincente è nato a Chicago nel 1909 ed era figlio di un americano. Sono stati i miei trisavoli a partire da Palermo. Comunque io sono siciliana, questa è la mia terra e nessuno di voi può riuscire a comprendere quello che sento. ([[Liza Minnelli]])
*Nei tempi di civiltà tenera e rozza il mare separando i popoli, la condizione insulare rende l'individualità dei comuni più risentita e più viva. I siciliani da questo lato somigliano ai còrsi, presso i quali il nodo patrio non fu difficile a troncare; al contrario dei sardi, posti anch'essi in isola, anzi più dentro mare, e tuttavia di spiriti e di pensieri italianissimi. Laonde siccome tra le nazioni europee singolareggia l'inglese, così il siculo tra i popoli italici; e questa conformità accresce l'inclinazione che gl'isolani del mare interno hanno a quelli dell'esteriore. Il siciliano antipone in cuor suo l'Inghilterra all'Italia, perché considera questa come una straniera vicina ed incomoda, quella come una protettrice potente e, benché lontana, unita seco dal consorzio delle acque. ([[Vincenzo Gioberti]])
*Nel siciliano [invece], si trova già molto dell'[[Arabia|arabo]]. Egli possiede la gravità di movimento, benché tenga dall'italiano una grande vivacità di mente. Il suo orgoglio natìo, il suo amore per i titoli, la natura della sua fierezza e persino i tratti del viso lo avvicinano anzi più allo spagnolo che all'[[Italia|italiano]]. Tuttavia, quel che suscita sempre, non appena si mette piede in Sicilia, l'impressione profonda dell'oriente, è il timbro della voce, l'intonazione nasale dei banditori per le strade. La si ritrova ovunque, la nota acuta dell'arabo, quella nota che sembra scendere dalla fronte nella gola, mentre, nel nord, sale dal petto alla bocca. E la cantilena trascinata, monotona e morbida, sentita di sfuggita dalla porta aperta di una casa, è proprio la stessa, col ritmo e con l'accento, di quella cantata dal cavaliere vestito di bianco che guida i viaggiatori attraverso i grandi spazi spogli del [[deserto]]. ([[Guy de Maupassant]])
*Nella Sicilia, ahimè! foreste, sorgenti, ruscelli, sono parole vuote di senso; e anche per questo rispetto ci sentiamo già in Oriente. Nudi si elevano i monti siciliani: pini isolati, talvolta in gruppi, nelle piccole vallate, dove sono protetti dal [[vento]], interrompono le loro linee duramente profilate. ([[Augusto Schneegans]])
*Nessuna isola erge sull'orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Essa punta verso tre continenti e ne sintetizza le caratteristiche. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo ([[Roger Peyrefitte]])
*Noi siciliani ci portiamo dentro la tragedia greca e nascondiamo le nostre fragilità. ([[Claudio Gioè]])
*Noi trionfiamo correndo, e se ci siamo fermati qui è perché la terra ci è mancata. Ecco, direi, un regno conquistato in gran velocità, e voi dovreste essere contenta di noi. Ma io no, non sono soddisfatto. Tutta l'Italia non è nulla per me, se non vi aggiungo la Sicilia. Dico così, per sostenere il mio tono da conquistatore; detto fra noi, me ne infischio che la Sicilia paghi le tasse a Giuseppe o a Ferdinando. Su questo punto sarei anche disposto a transigere, a patto che mi fosse permesso di percorrerla a mio agio; ma essere così vicino, e non poterci mettere il piede, non è una presa in giro? Da dove siamo, infatti, la vediamo, come dalle Tuileries voi vedete il quartiere Saint-German; il Canale non è certo più largo, eppure non si sa come passarlo. Lo credereste? se non mancasse che il vento: sacrificheremmo un'Ifigenia come Agamennone. Grazie a Dio, ne abbiamo d'avanzo. Ma neppure una barca, e questo è il guaio. Le avremo, si dice; finché avrò questa speranza non rimpiangerò mai, credetelo, i luoghi dove vivete, anche se li amo molto. Voglio vedere la patria di Proserpina, e sapere un po' perché il diavolo ha preso moglie in questo paese. Non ho alcuna esitazione, tra Siracusa e Parigi; per babbeo che sia, preferisco Aretusa alla fontana degli Innocenti. ([[Paul-Louis Courier]])
*Non ci sono solo rovine in Sicilia e commoventi testimonianze di un passato con il quale tutte le civiltà si sono sposate; non ci sono solo le strade solitarie dove circolano i carretti dipinti con scene della Bibbia, trainati da cavalli piumati che sembrano dover partecipare ad un torneo; non ci sono solo i templi morti e i chiostri con i mosaici colorati; non ci sono solo i giardini della Bella e la Bestia e le terrazze battute da ondate di profumi; non ci sono solo i feudi misteriosi pieni di specchiere nere e di busti che tendono le mani fuori dalle nicchie. C'è una grande diga in costruzione vicino a Troina, dove ingegneri e operai sembrano volare su carrelli sopra la voragine, c'è Palermo che ricostruisce il suo Duomo, c'è lo sforzo di tutte le persone per connettere il passato con il futuro, ed essere così degne della loro autonomia, e alle quali auguro buona fortuna con tutto il cuore. ([[Jean Cocteau]])
*Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia. ([[Federico II di Svevia]])
*{{NDR|Dove ci siamo complicati la vita noi siciliani?}} Non sono all'altezza di giudicare, commetto già io molti errori, e poi siamo in un paese in cui tutti giudicano e pochi fanno. Mi limito, però, a guardare i fatti e cioè la terra più bella d'Italia, la regione più bella del mondo, la Magna Grecia, a fronte di una bellezza inaudita sotto tutti i profili, paesaggio, arte, enogastronomia, ha risultati numerici nel campo del turismo e delle esportazioni molto al di sotto delle sue potenzialità. Deve assolutamente fare qualcosa, per riuscire ad esplodere. ([[Oscar Farinetti]])
*Non sono assolutamente favorevole al ponte sullo Stretto, perché se fossi nei panni della Sicilia chiederei l'autonomia e farei tutto per i cazzi miei. Niente ponte, anzi mi staccherei dall'Italia dal punto di vista della gestione, rimarrei solamente dal punto di vista federativo. La Sicilia è un paese ricchissimo e chiaramente ha bisogno di investimenti da tutto il mondo. La Sicilia non si deve legare alla politica di Roma, ma alla politica mondiale. ([[Maurizio Zamparini]])
*Non sono un naturalista, e conosco mediocremente il greco; il mio principale fine, venendo in Sicilia, non è stato dunque di osservare i fenomeni dell'Etna o chiarire in qualche modo a me stesso e agli altri quanto gli antichi scrittori greci hanno detto sulla Sicilia. Ho cercato innanzi tutto il piacere degli occhi che in questo singolare paese è assai vivo. Dicono che la Sicilia somigli all'Africa; certo, somiglia all'Italia solo per l'intensità delle sue passioni. Per i siciliani si può dire davvero che non esiste parola impossibile quando l'amore e l'odio li accendono; e l'odio, in questa terra felice, non nasce mai da questioni di denaro. ([[Stendhal]])
*Non vi è forse luogo in Europa ove tanto apparentemente possa l'uomo persuadersi della vanità di tutte le grandezze terrestri quanto in Sicilia, in cui si osservano gli avanzi di vetustissime opulente città, e i siti su de' quali esse si ergevano. ([[Friederich Münter]])
*O divina Sicilia! Quanti Italiani, che hanno corso il mondo per diletto, morirono o moriranno senza averti veduta! ([[Edmondo De Amicis]])
*Ogni tanto penso: forse io ho un lato siciliano. Chi lo sa? Poi però comincio a pensare alla mia famiglia. Di siciliano non ho proprio nulla. Strano... Ho una grande affinità. Mi trovo molto bene. ([[Fleur Jaeggy]])
*Ognun sa, che il siciliano, è tra gl'italiani, il più caldo di cuore, e il più esaltato di mente. L'illusione poetica che non fa che balenare agli occhi dei più nella stagione primaverile, dura spesso fino alla più tarda etade, per gli uomini i quali traggono i natali, alle falde delle ardenti gole dell'Etna. ([[Aristide Calani]])
*Pagatemi queste righe a peso d'oro, non per la loro bellezza intrinseca, ma perché per esse tanto ho dovuto pagare. Ma se conto dieci centesimi per ogni stella e un centesimo per ogni mormorio del mare, dieci lire per il fuoco vermiglio dell'Etna e per l'aria balsamica mezza lira all'ora – come vedete, non conto né i riverberi del mare, né le palme, né l'antico castello e nemmeno il teatro greco che adesso, di notte, non ha alcunché di attraente – orbene, poi ne varrà la pena, e sia lodato Iddio che mi ha mandato in questa terra. Con il suo miracoloso potere mi ha condotto prima da Palermo attraverso la Sicilia, attraverso una quantità di colline sacre, strane e tristi, per viali di cactus e miniere di zolfo fino a Girgenti, che è una cittadina su una montagna, con a pochi passi tutta una serie di templi greci. Sono di ordine dorico e di conseguenza molto leggiadri. ([[Karel Čapek]])
*Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch'è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. È una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d'un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino. ([[Gabriel Hanotaux]])
*Per anni sono stato un ospite abituale di Taormina, soprattutto al Teatro Greco. Ultimamente mi muovo meno da Roma, ma quando facevo le tournée vere e proprie, la Sicilia era una tappa immancabile. È un'isola fantastica, è banale dirlo, ma è il primo pensiero che mi viene in mente. Insieme all'estrema varietà di cibi e di vino che sa offrire. ([[Gigi Proietti]])
*Per essere siciliani bisogna essere diversi. ([[Vitaliano Brancati]])
*Per girare ''Malèna'' sono stata cinque mesi a Siracusa, ho vissuto in questa parte di Sicilia. Un periodo bellissimo, dove sono stata coccolata tanto dalle persone del posto, affettuose e dolci. I luoghi meravigliosi, un paesaggio incredibile. Come del resto è stupenda Taormina, e quando questa mattina ho aperto le finestre della stanza sono rimasta senza fiato. Una luce unica, una natura dalla presenza forte. In Sicilia ci sono luoghi che ti rimangono nell'anima, e che non assomigliano a nessun altro posto. ([[Monica Bellucci]])
*Per i siciliani è sempre una fatica spiegarsi. Eva Riccobono questa sfacchinata d'identità me la spiegò così: "A me piacerebbe interpretare Santa Rosalia ma nessuno mi vuole dare quel ruolo. Hai voglia a spiegare che la Santuzza era alta, bionda, magra, con gli occhi azzurri e senza minne. Proprio come me. Invece niente. Ma è colpa mia se i registi sono ignoranti?". ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*Per me i siciliani sono persone piene di vita. ([[David Lynch]])
*Per me non è affatto un limite raccontare soltanto della Sicilia, perché è una terra con così tante storie, ricchezza e sfumature, che davvero, da qui a cent'anni si potrebbero raccontare storie sulla Sicilia e averne ancora. Quello che mi interessa è parlarne al di fuori degli schemi. È una terra piena di storie e misteri, perché è una terra che nasconde, ma se tu sai ascoltare, lei ti racconta. ([[Stefania Auci]])
*Puoi togliere una siciliana dalla Sicilia, ma non la Sicilia dal cuore di una siciliana. ([[Lady Gaga]])
*Pur restando immobile, l'Isola si muove. Non è uno di quei posti dove si va a cercare la conferma delle proprie conoscenze. È invece un teatro dove le cose succedono da un momento all'altro. È un susseguirsi di scatti prolungati, pause per rifiatare e ancora fughe in avanti. ([[Roberto Alajmo]])
*Qualunque cosa possa accadere ai Siciliani, essi lo commenteranno con una battuta di spirito. ([[Cicerone]])
*Quando ho detto a Piero {{NDR|[[Piero Messina]]}} che avevo già girato in Italia, lui mi ha detto «Eh no, questa è la Sicilia, attenzione». Non ero mai stata in Sicilia e sicuramente non avevo mai girato un film con un regista siciliano. Mi ha fatto scoprire la Sicilia. Amo la vostra lingua, il calore delle persone, il calore delle stagioni, quel che cucinate, quello che coltivate. È impossibile non amare tutto questo, c'è qualcosa di estremamente sensuale, caloroso, e poi la congiunzione di paesi diversi, il mix di storie magnifiche. In Sicilia ho letto il libro che Luchino Visconti ha adattato, Il Gattopardo, e quindi mentre giravamo leggevo il libro e poi ho rivisto il film diverse volte. Ero completamente immersa nella Sicilia. ([[Juliette Binoche]])
*Quando l'ingegno siculo si sveglia, fa miracoli. Nella casa del conte Tasca vidi opere di drappi, d'intarsiature, di stipi, di cesello e di mosaico, che si lasciano addietro le vantate cose straniere. Però da tutta Italia e da tutto il mondo civile si leva una preghiera, che venga provveduto alle vie e alle industrie della Sicilia. I Siciliani, alzando gli occhi ai tempj di Agrigento e di Segesta, alle ingenti colonne di Selinunte, ed a tante altre reliquie d'antica grandezza, sentono sdegno, e angoscia della presente miseria. ([[Augusto Conti]])
*Quel grande, enigmatico contenitore di singolarità e separatezze che è la Sicilia. ([[Giovanni Raboni]])
*Quest'isola ha un effetto magico su tutti quelli che vi mettono piede, indipendentemente dalla religione alla quale appartengono. ([[Idrisi]])
*Questa è la mia prima visita, diciamo così, fisica qui in Sicilia. Ma confesso di frequentarla da tempo, nelle opere dei suoi scrittori, che ammiro profondamente. [...] Sono vicino agli autori siciliani più di quanto io stesso potessi immaginare. ([[Fernando Aramburu]])
*Questa immagine mi ha colto di sorpresa... mi sono girato, ed era lì ancora una volta. Purtroppo, mi mancano le parole. Sicilia, un'isola di luce, un faro per questo viaggiatore. ([[Luca Parmitano]])
*Questa mia predilezione per l'oscurità, per la penombra, non è come potrebbe sembrare un atteggiamento esteriore. Risponde ad un'esigenza interna comune a noi siciliani, credo, quasi a contrasto con la troppa luce che ci circonda. Rifugiarci nell'oscurità di noi stessi, ritrovare quanto abbiamo perduto, esorcizzare il tempo, la morte. ([[Lucio Piccolo]])
*Questi carri sono infatti dipinti magnificamente; leggende, duelli cavallereschi, scene storiche, guerre, immagini drammatiche della vita contemporanea, tutto è dipinto con primitività gotica o un po' alla maniera delle antiche carte da gioco [...] Il primo carretto avrei voluto comprarlo immediatamente; mi pareva un pezzo da museo. Dopo due giorni ne ho viste alcune migliaia, e tra loro delle perfette meraviglie policromatiche. Se l'arte popolare vive una vita piena, è qui. ([[Karel Čapek]])
*Questo regno non conosce né Dio né la vostra maestà. {{NDR|rivolgendosi al re di Spagna}} ([[Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna]])
*Qui nel centro del Mediterraneo, dove ancora è possibile respirare l'incanto e il genio di Federico II, ho passato giorni magnifici [...] Ma, attenzione, la Sicilia non è tutta teatro, ci sono le donne che hanno la pelle più bella e più luminosa del mondo. Lei ricorda ''La terra trema'' di [[Luchino Visconti]]? Quelle donne siciliane vestite di nero, ma un po' scollate, al punto giusto, luminose e provocanti come non mai. Andate a rivedere quel film e poi ne riparliamo. Comunque in fatto di donne, difficilmente mi sbaglio. ([[Giorgio Albertazzi]])
*{{NDR|Nel corso del XVI Symposio Cotec Europa}} Qui in Sicilia, a Palermo, in questa terra di passato e futuro, non vogliamo che qualcosa cambi perché tutto resti uguale. Vogliamo che tutto possa cambiare veramente, in meglio, per spagnoli, portoghesi, italiani e per i cittadini europei e del mondo. ([[Marcelo Rebelo de Sousa]])
*Raccontano, infatti, che secondo il mito la Sicilia è sacra a Core poiché qui avvenne il suo rapimento e perché l'isola fu offerta alla dea come dono di nozze. ([[Plutarco]])
*Ricordo che [[Jorge Luis Borges|Borges]] era molto contento di andare in Sicilia. Per lui era una sorta di viaggio iniziatico alla scoperta di Palermo, la città da cui si origina il nome del suo barrio natale, e dell'Isola di Omero e dei filosofi greci a lui tanto familiari, fin da bambino. ([[Maria Kodama]])
*Ricordo più dolce, mio padre narrava che l'anno della fame, 1811, essendo egli fanciullo, la gente si nutriva di certe mandorle grosse come un pollice, portate da lontano... da lontano... dalla Sicilia. – E che cosa è la Sicilia? – domandavamo noi fanciulli. – E lui: Una terra che brucia in mezzo al mare. ([[Giuseppe Cesare Abba]])
*Riparto, mi perdo nelle [[Calabria|Calabrie]]: che si fanno sempre più Calabrie, sempre più Calabrie, finché a Pileto, a Palmi, comincia la Sicilia. Avevo sempre pensato e detto che la città dove preferisco vivere è [[Roma]], seguita da Ferrara e Livorno. Ma non avevo visto ancora, e conosciuto bene, Reggio, Catania, Siracusa. Non c'è dubbio, non c'è il minimo dubbio che vorrei vivere qui: vivere e morirci, non di pace, come con [[David Herbert Lawrence|Lawrence]] a [[Ravello]], ma di gioia. [...] Non è mica una chiacchiera che qui profumano zagare e limoni, liquerizia e papiri. Lascio andare Taormina, che è indubbiamente una cosa d'una bellezza suprema (ma dove, come a Positano e a Maratea, io non mi sono trovato bene): posso però affermare che il viaggio da Messina a Siracusa può fare impazzire. [...] {{NDR|A [[Lentini]]}} Scendo per la cena: ma lì un profumo di limoni, una luna grossa come non l'ho mai vista, della gente che non aspetta altro che parlare, mi arresta. Fino a dopo mezzanotte non mi so decidere a lasciare i nuovi amici che mi sono fatto, che mi salutano come se ci conoscessimo da anni, uno dicendo: "Iddu 'u core bono j'ave!": e solo perché ho parlato un po' con loro, dei loro problemi, del loro futuro. ([[Pier Paolo Pasolini]])
*Sarebbe quasi impossibile tracciare precisamente i confini geografici di tante zone, in cui le colture e insieme i contratti agricoli presentino in Sicilia differenze abbastanza marcate per doversene trattare separatamente; né una tale distinzione geografica avrebbe ora per noi una grande importanza. Potremmo bensì distinguere le colture secondo i varii climi, e quindi secondo le varie altezze, giacché la Sicilia, paese tutto montuoso, ci presenta le condizioni di temperatura e di clima le più estreme, dalle nevi del Mongibello e delle Madonie, fino ai calori tropicali della piana di Catania, e della marina meridionale; e secondo le varie altezze avremmo le terre di ''montagna'', le ''mezzaline'', e quelle di ''marina''. ([[Sidney Sonnino]])
*Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati. ([[Antonino Zichichi]])
*Scappare? Ma come si può scappare dalla Sicilia? La Sicilia è un'isola felice! Ogni siciliano vero vorrebbe viverci ma spesso per motivi lavorativi, purtroppo è impossibile. Mi sorprendo di te, siciliano, che ti accontenti di vivere a Torino o a Roma e non hai voglia di Sicilia. Lì si vive bene. C'è una cultura incredibile. Palermo è stata una capitale durante il dominio arabo e normanno. Io non vivo in Sicilia perché sono attaccato al Friuli che è la mia terra, ma un siciliano che non vuole stare in Sicilia non lo capisco. ([[Maurizio Zamparini]])
*Scusate, sarei dovuto venire in questa isola splendida cinquanta anni fa, devo recuperare. ([[Orhan Pamuk]])
*Se dovessi diventare presidente della Regione Sicilia dirò addio al sesso e mi considererò sposato con la Sicilia, le siciliane e i siciliani. Guidare la cosa pubblica è come entrare in un convento e non ho neanche più l'età per certe scorribande. ([[Rosario Crocetta]])
*Se il pittore dovrà rappresentare attraverso l'arte lo spirito, l'anima della sua terra, il Guttuso sarà fra questi poiché la Sicilia ha mille volti e mille anime che danno fascino alle cose e agli uomini, e non si dovrà più pensare alla visione esteriore delle coste e dei monti in una data ora del giorno e con una data luce. Bisognerà scendere nell'anima di questa terra contrastante e drammatica per comprenderne tutto il fascino che da essa emana. Ma per svelarne gli intimi segreti occorrerà porsi davanti alla natura con animo fresco e rinnovellato per sentire in pieno le armonie nascoste che possiede questa grande terra spiritica e trascendentale, centro di miti e leggende e che si distacca nettamente dalle altre nello spirito e nella sostanza. Quando si sarà compreso il valore della Sicilia attraverso alcune opere e segni lasciateci nel passato come i ritratti di Antonello e le metope di Selinunte, si comprenderà meglio lo spirito della nuova pittura e scultura siciliana. ([[Pippo Rizzo]])
*Se non ci fosse la Sicilia, il cinema non esisterebbe. Tutte le grandi storie sono nate qui. ([[Monica Bellucci]])
*Sia i giovani nelle palestre, sia gli anziani nelle botteghe o seduti nei luoghi di ritrovo disegnavano carte geografiche della Sicilia e del mare che la circonda con i porti e i punti della costa dell'isola che guarda l'Africa. ([[Plutarco]])
*Sia qui {{sic|[in [[Ucraina]]]}}, sia là {{sic|[in Sicilia]}} gli strati delle culture orientali e occidentali si sono sovrapposti l'uno sull'altro formando un'aura specifica. Solo che qui le tracce di queste culture sono scomparse dalle faccia della terra, spazzate via dai cataclismi della storia, mentre in Sicilia coesistono insieme, basta allungare un braccio: circondano il viaggiatore da ogni parte. ([[Jarosław Iwaszkiewicz]])
*Sono completamente innamorato dell'[[Italia]]: dieci anni fa per me era un periodo nero e se ora sto bene, scrivo e sono felice lo devo al mio incontro con la Sicilia. ([[Jim Kerr]])
*Sono fiera di essere siciliana. Di questa terra ci sono molte cose che mi corrispondono, una tra tutte, un proverbio: "Chi nasce tondo non può morire quadrato". Se penso a Lentini, ripercorro la mia infanzia in campagna, tra il profumo di zagara e le mandorle che con i miei fratelli e i cugini sgusciavamo con un sasso. Da ragazzi facevamo escursioni interminabili per scoprire tesori nascosti nelle case disabitate, accanto a quella dei miei nonni. ([[Anna Valle]])
*Sono innamorata della Sicilia. È una terra ispirata dalle culture che l'hanno attraversata. Nei volti dei siciliani riconosco le tracce delle varie dominazioni, dall'araba alla normanna che ritrovo nel viso di mia nipote Myriam Catania. L'Isola è come un tempio sacro, basta camminare per Palermo per capirlo. ([[Simona Izzo]])
*Sono molto felice di tornare in Sicilia. Un'isola che grazie ai racconti di mio nonno e di mio padre ho sempre percepito al di là degli stereotipi e del folklore. Una terra solare, un corpo sano in cui si è insidiato il cancro della mafia. Mio padre ha sempre portato avanti un'immagine onesta e corretta della sua terra. ([[Flavio Insinna]])
*Spero di ritrovare quelle forti sensazioni visive, linguistiche e culturali di cui ho un vago ricordo. Ma anche sensazioni gastronomiche, che per altro mi sono più familiari, visto che a Parigi frequento spesso un piccolo ristorante siciliano dove si mangia benissimo. Oltre a Palermo, vorrei scoprire un po' l'interno dell'isola. Spostandomi in macchina, viaggiando lentamente e lasciando andare lo sguardo per impregnarmi dei paesaggi, dei colori, delle luci, ma anche delle case e dei monumenti, magari ritrovando quell'universo del barocco che mi ha sempre affascinato. ([[Daniel Pennac]])
*Sulla Sicilia la penso come [[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]], è questa la vera anima dell'[[Italia]]. È da qui che il paese deve ripartire. ([[Diego Fusaro]])
*{{NDR|A Francesco Paolo Frontini}} Tra gli artisti e compositori dell'Isola voi siete, se non il solo, uno dei pochissimi che comprendono la bellezza e la grazia delle melodie del popolo. Pur componendone di belle e di graziose, Voi sapete apprezzare queste vaghe e dolci reliquie d'un passato che non ebbe storia, e serbate a durevole monumento, delle note piene di sentimento squisito e di candore verginale. Altri non penserà neppure a ringraziarvi dell'opera patriottica da voi compiuta; io Vi ammiro. Parole, sentite e quasi solenni. ([[Giuseppe Pitrè]])
*{{NDR|Ad Edoardo Giacomo Boner}} Tu mostri l'antica saggezza della tua isola illuminata dall'arte ellenica. ([[Oscar Wilde]])
*Tutta la politica siciliana è vecchia. Intrappolata in una classe gerontocomica. In Sicilia come in nessun altro posto turismo e cultura coincidono perfettamente. La Sicilia è il cuore dello spettacolo europeo e siccome lo spazio è il centro dell'opera d'arte noi dovremmo dedicarci solo a questo. E invece la cultura e il turismo in Sicilia seguono una politica di sottogoverno e le scelte artistiche sono affidate a funzionari pubblici che non solo non hanno le competenze, ma non hanno passione per il teatro. Noi, noi siciliani, rappresentiamo un'egemonia nazionale. ([[Ninni Bruschetta]])
*Un ammiratore siciliano ha affermato che Vincenzo Bellini, meglio e più spesso di qualunque altro compositore, fece provare il piacere del piangere [...] Il nome del delicato Bellini divenne un grido di battaglia contro i Borboni, quasi fossero stati colpevoli della sua morte. ([[Harold Acton]])
*Un contenitore così profondo da non potersi mai esplorare e conoscere per intero. ([[Massimo Cacciari]])
*Un giorno che si erano messi a pescare insieme, discutevano pieni di meraviglia della bellezza del mare e della magnificenza dei luoghi e uno, che militava nelle file dei Corinzi, disse: Voi, che pure siete Greci, vi date da fare per asservire ai barbari una città così grande e adorna di tali bellezze, permettendo che i Cartaginesi, i più malvagi e i più crudeli degli uomini, abitino vicino a noi, quando invece bisognerebbe pregare perché molte Sicilie si estendessero davanti alla Grecia per proteggerla dai Cartaginesi. ([[Plutarco]])
*Vecchioni? Sulla Sicilia ha fatto benissimo, io l'ho detto non so quante volte che odio la Sicilia. Che sentimento vuoi provare quando vedi l'assemblea regionale? E poi è chiaro che Vecchioni ha pronunciato quelle parole perché prova un sentimento di amore-odio. Leonardo Sciascia diceva: mi alzo delle mattine e penso della Sicilia ciò che ne pensa la Liga Veneta. La Sicilia è la terra dove è sepolta mia madre, io dico che la odio. Ma si deve capire l'intensità di questo sentimento. Guardate l'assemblea regionale siciliana, che sentimenti puoi provare? ([[Giampiero Mughini]])
*Vi è una drammaticità in quest'isola che non ha uguale in alcun luogo del mondo. Il nostro spirito spazia liberamente da Pitagora a Colombo, pervaso dal senso di una realtà grandiosa. Qui approda Platone. Qui combatte il cartaginese. Qui il bizantino costruisce. Qui lo svevo dorme, sotto volte arabe, in una tomba di porfido. Qui Goethe cavalca su un sentiero lungo il mare. Qui Platen esala l'ultimo respiro. ([[Hugo von Hofmannsthal]])
*Vi sono stata quattro volte e ho sempre trovato un'isola nuova, vibrante, piena di sorprese, di vita. Da allora mi sono convertita in una specie di "pubblicitario" della Sicilia, la raccomando a tutto il mondo: amici, lettori spagnoli. Tutti conoscono la mia passione per la Sicilia. Se parlo con coloro che, seguendo il mio consiglio, hanno poi fatto un viaggio nell'Isola, mi ringraziano sempre per la mia insistenza sull'argomento Sicilia. Non c'è nessuno che non sia tornato da un viaggio in terra siciliana totalmente entusiasta. ([[Alicia Giménez Bartlett]])
*Viaggiatori provenienti da ogni parte d'Europa giudicano ineludibile concludere il Grand Tour con un viaggio nell'isola che accoglie nel suo grembo memorie che sono sintesi di quanto è accaduto nel Mediterraneo dal tempo dei fenici. Goethe istituzionalizzerà a canone questa tappa e scriverà, dopo due settimane di soggiorno a Palermo, che «senza la Sicilia non ci si può fare un'idea dell'Italia: qui è la chiave di tutto» (''hier ist der Schlüssel zu allem''). Ma già in precedenza, e in modo istintivamente perentorio, come solo può forse esserlo un poeta grandissimo, prima ancora di essere giunto in Italia aveva scritto: «La Sicilia è per me preannuncia dell'Asia e dell'Africa, e il trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco». Epifania di un destino che si riduce a un punto di fuga nella prospettiva di una storia plurimillenaria. ([[Cesare de Seta]])
===[[Salvatore Adamo]]===
*Noi siciliani stiamo bene nel nostro cantuccio, ma ci piace esplorare il mondo, siamo felici nella solitudine ma amiamo anche la compagnia, siamo attaccati alla terra ma sogniamo l'oltre, siamo ora troppo tristi, ora troppo allegri. Ecco, in queste contraddizioni mi riconosco. Ogni giorno che passa sento più forte questo richiamo e chissà se un giorno non ci tornerò per sempre.
*Sono siciliano no? La mia isola mi si è incollata nel cuore alla nascita e ha riempito tutta la mia interiorità. Mi capita spesso quando mi presento a sconosciuti di dire che sono siciliano. Siciliano, non italiano. Da sempre la mia vita ruota in un triangolo: [[Belgio]], [[Francia]] e Sicilia. È stato [[Gesualdo Bufalino]], mio compaesano di Comiso, che mi ha fatto capire il senso di appartenenza e tanti altri aspetti del nostro carattere.
*Si sa quando all'estero si parla di Sicilia subito qualcuno tira in ballo la mafia. E io risentito rispondo che sono siciliani quelli che la combattono. Per ogni giudice ucciso dalla mafia un altro ne ha preso il posto.
===[[Simonetta Agnello Hornby]]===
*Credevo che Sicilia e Inghilterra fossero due Paesi diversi, invece ci sono tante cose in comune. La paura del diverso, del lontano, di essere aggrediti. L'Inghilterra ha paura di essere vulnerabile perché lo è, come noi. Gli inglesi si sentono i migliori del mondo, anche noi siciliani. Ma sbagliamo, siamo come gli altri.
*È triste dirlo ma la Sicilia è invidiosa. Oggi leggevo che sin dal 1500 siamo stati descritti come invidiosi non possono avere sbagliato tutti. Il palermitano è più invidioso degli altri siciliani, ha maggiori insicurezze. Il fatto che io sia spuntata così, dall'aria, sommato alla grande campagna pubblicitaria che la Feltrinelli fece per La mennulara ha provocato molte invidie. Hanno detto che il libro lo avevano scritto alla Feltrinelli ed io mi ero limitata a firmarlo.
*Il mio punto di riferimento è Monte Pellegrino. A Londra parlo l'inglese ma con accento siciliano. A Londra ci ho lavorato, mi sono sposata, ci ho fatto due figli. E non mi sono mai posta il problema della convivenza tra un'anima siciliana e una inglese. Io sono io ovunque vada.
*Io mi sento come una torta a tre strati: uno fatto dalla Sicilia, l'altro dall'Italia, un terzo ancora dall'Inghilterra.
*L'integrazione c'è sempre stata, soprattutto in Sicilia. Noi siamo un popolo fatto da gente diversa. Adesso abbiamo un'emigrazione di massa drammatica, con gente che muore in mare, a cui siamo poco preparati.
*La Sicilia è il posto più bello del mondo come terra e per quello che ha realizzato l'uomo.
*Sulla Sicilia passerei la vita a fare seguiti. Cerco di trasmettere sempre il mio grande amore per la Sicilia, di incoraggiare la gente ad andarci, c'è sempre qualcosa da scoprire e da imparare.
===[[Pupi Avati]]===
*Io ho sempre guardato la Sicilia con ammirazione e con una sorta di nostalgia per un'epoca lontana e remota. Mi è sempre parsa una terra dove si nascondono delle realtà segrete dell'essere umano. Credo che quest'isola contenga entro le sue viscere qualche cosa che vada al di là del mondo della ragione e dell'omologazione in cui tutti viviamo.
*{{NDR|Se lei dovesse descrivere la Sicilia con un'immagine quale sarebbe?}} Un baratro. Penso che la vostra Isola sia un baratro che contiene tutto quello che temi e che desideri.
*{{NDR|Qual è il suo rapporto con la Sicilia?}} Un rapporto misterioso che deve rimanere tale perché possa continuare ad affascinarmi. La Sicilia è una terra di letterati e di bellezza non soltanto naturali, legata a periodi storici. Una terra con un passato straordinario da rivendicare che troppo spesso viene raccontata, dal cinema e dalla televisione, come un tripudio mafioso. Perché voi siciliani vi accontentate di un racconto stereotipato? Non sentite la necessità di mutare il punto di vista sulla vostra terra? [...] La Sicilia avrebbe bisogno di un recupero narrativo in modo, finalmente, carismatico senza ridursi a cartoline per viaggiatori.
===[[Pippo Baudo]]===
*La nostra terra ha subito tante devastazioni morali e materiali. Anche la natura qualche volta si è accanita contro la nostra terra attraverso i terremoti. Eppure, che cosa è rimasto intatto? È rimasta una bellezza infinita, unica al mondo. Basta girare la nostra Sicilia, le coste, l'interno della Sicilia, per scoprire una bellezza che i nostri avi, i nostri progenitori, ci hanno lasciato in eredità, sicuri forse, loro, che noi l'avremmo rispettata questa natura, l'avremmo esaltata...cosa che non abbiamo fatto. Questa terra, senza futuro, è morta, è finita, è scomparsa, e i giovani non troveranno niente, nient'altro che macerie e devastazioni. Amara terra mia, amara...e bella. Il Bello vincerà, sono sicuro. Il Bello trionferà.
*La Sicilia è straordinaria, c'è tanto da vedere, è un patrimonio di bellezza e di cultura. Quando lei arriva a Messina a pochi chilometri c'è Taormina, poi Catania per il barocco, prosegui per Siracusa, che oltre al barocco ha una importante storia greca, è clamorosa. Poi Noto, Modica e Ragusa. Quest'ultima città ha sempre avuto bellezze straordinarie che prima erano ignorate e grazie a Montalbano, tutta la provincia di Ragusa, ha avuto un grande rilancio dal punto di vista turistico. Poi la parte occidentale, Mazara del Vallo, l'isola di Mozia. Poi c'è Agrigento con i templi, Segesta e poi c'è Palermo. Insomma, la Sicilia è tutta da visitare, è straordinaria.
*Le bellezze siciliane hanno una marcia in più determinata da fattori storici. Il sangue misto, la stratificazione delle diverse dominazioni hanno mescolato i geni tanto da dare insiemi diversi. Contrariamente alla tradizione sforniamo donne altissime e sempre più in crescita con caratteri somatici che spaziano dal corvino al biondo, con occhi nocciola, verdi e azzurri a seconda che predomini il carattere arabo, quello spagnolo o quello normanno.
*[[Roberto Vecchioni]] è un amante tradito, per questo ha detto quella frase: il suo è un appello d'amore non un atto d'accusa nei confronti della Sicilia. In Sicilia il bello c'è, la Sicilia è bellissima. Certo, Vecchioni poteva evitare di generalizzare ma sono convinto che lui si sia già pentito di aver pronunciato quelle parole. W la Sicilia buona e quella bella che c'è.
===[[Enzo Biagi]]===
*Chi sono i siciliani? C'è un ritrattino tracciato dal messinese Scipio di Castro, negli Avvertimenti (seconda metà del secolo XVI), un bel volume pubblicato dalla benemerita Elvira Sellerio: "La loro natura è composta da due estremi, perché sono sommamente timidi mentre trattano gli affari propri e di una incredibile temerarietà dove si tratta del maneggio pubblico". Ma per tratteggiare un attendibile profilo è opportuno aggiornare i giudizi. Pirandello: "Una istintiva paura della vita", ovvero la propensione al dubbio; Brancati, ovvero l'ossessione del sesso: "I sogni e la mente e i discorsi e il sangue stesso perpetuamente abitato dalla donna"; Sciascia, ovvero l'individualismo: "Ognuno è e si fa isola a sé".
*Credo che i siciliani siano tra i più gentili tra gli italiani. Penso che non baratterei il maestro Sciascia col maestro di Vigevano, e hanno dato tanta intelligenza all'Italia.
*Difficile capire l'Italia, quasi impossibile la Sicilia, un'isola abitata da italiani esagerati. Ci sono sempre due facce da decifrare, due possibilità.
*E il solito Goethe aggrava ancora la situazione: "Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?". Già: chi sa qualcosa di preciso? Comincia il paesaggio a confondere le idee: i sicomori, come nel Sudan, e il papiro, come in Egitto, e poi le palme e i cactus che evocano il deserto, e il poeta russo [[Andrej Belyj]] resta sconvolto dallo stridore delle cicale e dal tripudio dei colori: il giallo dello sparto, il rosa del [[rododendro]] e dei grappoli di [[tamerice|tamerici]] e il verde dei [[carrubo|carrubi]]. Più tardi arriva Tomasi di Lampedusa, e complica ancora il discorso dal punto di vista psicologico: "Cambiare tutto per non cambiare niente".
*Tutti conoscono la Sicilia degli itinerari turistici o quella un po' ironica e misteriosa dei film e dei racconti: le pianure calcinate e le montagne aspre dove si va a cacciare il coniglio selvatico, e i palazzi dei baroni coi quadri, le porcellane e i mobili preziosi arrivati anche dalla Cina, e alle pareti i ritratti degli antenati, duri funzionari borbonici o sorridenti e bionde fanciulle britanniche, che seguendo i marinai di Nelson erano venute ad accasarsi nell'isola. Ci sono due mondi e due, o forse più, realtà che non si incontrano mai.
===[[Giuseppe Antonio Borgese]]===
*Eppure sullo scorcio del secolo XVIII, la Sicilia era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. [...] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la Rivoluzione le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia.
*[[Johann Wolfgang von Goethe|Goethe]] che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'[[India]] oggi, ed era ignota ''de visu'' anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'[[Italia]] senza la Sicilia non è un tutto.
*Meno che nazione, la Sicilia è più che regione; non un frammento d'Italia, ma sua integrazione e aumento.
*Un'isola non abbastanza isola: in questa contraddizione è contenuto il tema storico della Sicilia, la sua sostanza vitale.<br/> Lo stretto di [[Messina]] che la separa dal continente nel suo punto più angusto non raggiunge i quattro chilometri [...] Le montagne del suo nord-est sono esattamente analoghe a quelle che formano la catena parallela di Aspromonte in [[Calabria]] [...] Anche la separazione dall'[[Africa|Affrica]], ben più vasta, ma non enorme (ottanta miglia), non ebbe carattere di stabilità [...]<br/> Questa vicenda e caratteristica geologica è l'abbozzo del destino umano della Sicilia, il suo ''nec tecum nec sine te vivere possum''.
===[[Cesare Brandi]]===
*In Sicilia, solo che vi sia il sole, è sempre primavera, anche più primavera se ci sarà la neve sull'Etna e sulle Madonie, con quel contrasto che è così dolce tra la neve all'orizzonte e le pendici fitte di agrumi in cui occhieggiano aranci e limoni, e se aranci e limoni potete trovarli anche altrove, mai saranno così come li vedete in Sicilia, in questa contraddizione di inverno e di primavera. Sì, lo so, uno spettacolo del genere può esserci anche in Marocco o in Andalusia, con altri fascini sicuramente, ma qui in Sicilia vi appare come una cosa naturale, per cui non c'è bisogno di andare in terre esotiche. È la natura naturale qui in Sicilia di mettere assieme l'arancio e la neve. Non è esotica la Sicilia, è favolosa.
*Ma può esserci al mondo un paese più bello della Sicilia?
*Per chi un viaggio in Sicilia non ha rappresentato un premio, o quasi il compimento di un voto? L'uomo non ha cessato, neanche nei tempi storici, di favoleggiare sulla Sicilia, che è la terra stessa del mito: qualsiasi seme vi cada, invece della pianta che se ne aspetta, diviene una favola, nasce una favola.
===[[Gesualdo Bufalino]]===
*Capire la Sicilia significa dunque per un siciliano capire se stesso, assolversi o condannarsi. Ma significa, insieme, definire il dissidio fondamentale che ci travaglia, l'oscillazione fra claustrofobia e claustrofilia, fra odio e amor di clausura, secondo che ci tenti l'espatrio o ci lusinghi l'intimità di una tana, la seduzione di vivere la vita con un vizio solitario. L'insularità, voglio dire, non è una segregazione solo geografica, ma se ne porta dietro altre: della provincia, della famiglia, della stanza, del proprio cuore. Da qui il nostro orgoglio, la diffidenza, il pudore; e il senso di essere diversi.
*Ogni siciliano è, difatti, una irripetibile ambiguità psicologica e morale. Così come l'isola tutta è una mischia di [[lutto]] e di luce. Dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l'esito naturale d'ogni processo biologico; qui appare come uno scandalo, un'invidia degli dei.<br>Da questa soperchieria del morire prende corpo il pessimismo isolano, e con esso il fasto funebre dei riti e delle parole; da qui nascono perfino i sapori cupi di tossico che lascia in bocca l'amore. Si tratta di un pessimismo della ragione, al quale quasi sempre s'accompagna un pessimismo della volontà. [...]<br>Il risultato di tutto questo, quando dall'isola non si riesca o non si voglia fuggire, è un'enfatica solitudine. Si ha un bel dire – io per primo lo dico – che la Sicilia si avvia a diventare Italia (se non è più vero, come qualche savio sostiene, il contrario). Per ora l'isola continua ad arricciarsi sul mare come un'istrice, coi suoi vini truci, le confetture soavi, i gelsomini d'Arabia, i coltelli, le lupare. Inventandosi i giorni come momenti di perpetuo teatro, farsa, tragedia o Grand-Guignol. Ogni occasione è buona, dal comizio alla partita di calcio, dalla guerra di santi alla briscola in un caffè.
*Questo luttuoso lusso d'essere siciliani.
*Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione. Soffre, la Sicilia, di un eccesso d'identità, né so se sia un bene o sia un male. Certo per chi ci è nato dura poco l'allegria di sentirsi seduto sull'ombelico del mondo, subentra presto la sofferenza di non sapere districare fra mille curve e intrecci di sangue il filo del proprio destino.
*Una trappola in cui i siciliani cadono volentieri: pretendere di capire la Sicilia prima di capire sé stessi.
*Vi è una Sicilia «babba», cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia «sperta», cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio{{sic|...}}
*Viaggiare, voglio dire, s'apparenta alle due più esclusive ed esaltanti esperienze dell'uomo: amare e creare. Saper viaggiare è cosa creativa quanto una seduzione d'amore, una bella pittura, una frase musicale assoluta. Ove poi il luogo da visitare sia l'isola che dico io, ombrosa e lucente, gremita di vita e di morte, crogiolo di razze e crocevia di secoli, l'impresa risulterà più che mai portatrice di turbamento e di rischio: se ogni viaggio significa una scommessa di conoscenza e felicità, il viaggio in Sicilia è un esame senza confronto, è l'Esame.
===[[Andrea Camilleri]]===
*I siciliani vivono male la loro condizione di essere siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell'atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: "vogliamo vedere se cambia qualche cosa?" votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente.
*La sicilitudine è il lamento che il siciliano fa di sé. [[Vittorio Nisticò]] fece un giornale leggendario che era l'Ora di Palermo. Vittorio diceva che i siciliani si dividono in due grandi categorie. I siciliani di scoglio e i siciliani di mare aperto. Il siciliano di scoglio è quello che riesce ad allontanarsi fino al più vicino scoglio. Il siciliano di mare aperto invece prende il largo e se ne va. Leonardo {{NDR|Sciascia}} era un siciliano di scoglio, non c'è dubbio. Però il suo scoglio era così alto che lui da lassù poteva guardare il mondo. Non riusciva a stare lontano dalla Sicilia. [...] Sicilitudine è una condizione segnata con l'evidenziatore da alcuni particolari. È, come dire, un gusto compiaciuto per l'essere isolati, per il sentirsi diversi. Invece non lo siamo, diversi. Siamo semplicemente separati dalla terra ferma. La questione divenne la sicilianità, soprattutto per quanto riguarda i caratteri negativi: la sicilianità è molto semplicemente il prodotto di 13 o 14 dominazioni diverse che si sono susseguite in Sicilia. È il senso dell'isola. I siciliani di queste 13 dominazioni hanno preso il meglio e il peggio. Quindi si sono creati un carattere prismatico, cioè assolutamente contraddittorio. Tra persona e persona, tra siciliano e siciliano.
*Leggere le pagine dei quotidiani siciliani è, purtroppo spesso, assai più appassionante di un romanzo giallo. Una volta [[Italo Calvino]] scrisse a [[Leonardo Sciascia]] che era praticamente impossibile ambientare una storia gialla dalle nostre parti essendo la Sicilia, disse pressappoco così, prevedibile come una partita a scacchi. Il che dimostrava inequivocabilmente come Italo Calvino non sapesse giocare a scacchi e soprattutto non conoscesse né la Sicilia né i siciliani.
*[[Alberto Moravia|Moravia]] amava marcare con Leonardo Sciascia la differenza tra un siciliano e un milanese: un milanese tende a rendere essenziali anche le cose più complesse; un siciliano, diceva Moravia a Sciascia, rende complicate anche le cose più semplici.
*Noi non mettiamo in discussione l'accoglienza. Abbiamo dimostrato di saperlo fare meglio degli altri. Per secoli siamo stati terra di passaggio e di scambio. Il problema è che sono troppi. E noi non siamo in grado di gestire queste masse di disperati.
*Non mi piace la parola sicilitudine, preferisco la sicilianità espressa dagli uomini, la prismatica composizione del siciliano.
*Rispetto alla natura, la gente è ancor più complessa e variegata. Il bello della Sicilia è la scoperta quotidiana di siciliani sempre diversi. Chiudere il siciliano in un ruolo di tanghero scostante è un errore grosso. Certo che esiste un siciliano di questo tipo ma c'è anche il sangue di tredici dominazioni. Credo che oggi, noi siciliani, abbiamo l'intelligenza e la ricchezza dei bastardi, la loro vivacità e arguzia.
*{{NDR|«Il cantautore Roberto Vecchioni ha definito la Sicilia "isola di merda". Come replica?»}} Che se lo poteva risparmiare. Vorrei ricordare al signor Vecchioni che oltre alla merda da noi c'è cultura, storia, monumenti, arte, civiltà millenarie.
===[[Truman Capote]]===
*Comincia a gennaio la primavera siciliana, e via via che le piante fioriscono diventa il giardino di una maga: germoglia la menta sulle rive dei ruscelli, gli alberi morti si inghirlandano di rose canine, persino il brutale cactus mette teneri fiori.
*{{NDR|Descrivendo contadini e pescatori siciliani}} Gente piccola, non diversa dai giapponesi, ma di pelle bruna. Invero c'è qualcosa di voluttuoso nella loro liscia, lignea durezza.
*Tutto ciò che d'importante poteva capitarmi, accadde lì {{NDR|in Sicilia}}.
===[[Claudia Cardinale]]===
*Arrivi qui e ti accorgi che quella città in cui vivi, cioè Parigi, sembra un posto qualunque, anonimo, che subito rifiuti di considerarlo quella capitale del mondo che tutti credono, e nemmeno il centro dell'Europa, perché non ha i colori della Sicilia, né i suoi profumi né i sapori che tingono e incensano l'anima della mia infanzia.
*Basta un attimo per sentirti avvolta da una sensazione nuova e antica, avvolgente e narcotizzante assieme, quell'attimo in cui poggi il piede su quest'isola, appena scesa da un treno o da un aereo. E subito capisci che questa terra, questo paesaggio, questa luce ti appartengono, fanno parte del tuo dna, delle tue radici, della tua anima, di qualcosa che senti tuo...
*Ricordo la processione della madonna di Trapani, seguita a Tunisi con religioso rispetto anche da ebrei e arabi. La Sicilia... Io qui ho fatto tanti film, quest'isola è molto Oriente, ritrovo l'allegria dei mercati, i colori, i profumi, il calore. Adoro il mare, la sua, la mia libertà.
===[[Carmen Consoli]]===
*Credo che pesi una sorta di pregiudizio su di noi, per cui veniamo additati come omertosi a prescindere. Invece no: bisogna distinguere tra esercito silente omertoso ed esercito silente impotente, che è quello che guarda sempre la ghirlanda dello Stato con su scritto "assente". Non voglio fare la siciliana vittimista, ma plaudire chi sente una profonda indignazione, chi continua a restare in Sicilia, perché nutre la speranza in un cambiamento, vede la bellezza che lo circonda. Tuttavia non posso dimenticare che siamo vittime di un negazionismo per cui sentiamo ancora dire che la mafia non esiste. Negando le bruttezze finiamo per coltivarle. Ma è anche vero che nessuno come il siciliano ama la sua terra, perché è capace di vederne la bellezza. Io per prima. Sono figlia di un siciliano che ha lavorato sodo e che è stato un grandissimo esempio di cittadino italiano. Ecco, vorrei che venissero sottolineati gli aspetti eroici delle persone comuni che abitano la Sicilia e che fanno parte del nostro esercito silente.
*La Sicilia è un dono di Dio, ci sono posti che non ti immagini, alla fine di una strada ti imbatti in un anfiteatro fatto di pietra lavica, e se sali sull'Etna e vedi il mare, beh, allora capisci perché chi conosce la Sicilia ne sia innamorato.
*Nei miei arrangiamenti e nelle armonie c'è molta Sicilia. Adoro anche il lavoro che fa Camilleri sulla lingua, riutilizzando vocaboli siciliani (talia al posto di guardare ad esempio). È il recupero di uno dei tanti colori d'Italia e noi di colori ne abbiamo tanti. Noi siciliani siamo gente piuttosto impegnativa: pensa alla caponata, un piatto unico che è una mescolanza di mille sapori. Non è significativo?
*Noi siciliani abbiamo pensato per troppo tempo alla Sicilia solo come un punto di partenza. E invece dobbiamo riappropriarci della nostra terra. Come dice [[Manlio Sgalambro|Sgalambro]] alla fine del film<ref>Il film è ''[[Perduto amor]]'', del 2003.</ref> di [[Franco Battiato|Battiato]], la Sicilia reca in sé una magia particolare difficile da esprimere. Bisogna viverci per capire: l'odore di mandorle amare che evoca la Macondo<ref>Il mitico villaggio sperduto tra le paludi in cui si svolgono le vicende di ''Cent'anni di solitudine''.</ref> di [[Gabriel García Márquez|Garcia Marquez]], l'Etna, l'acqua del mare, l'odore di arance.
===[[Vincenzo Consolo]]===
*Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all'interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d'addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.
*La mia terra, l'isola, la Sicilia, è una terra estrema, che ha sempre, da una parte, persone non felici socialmente, che, spinte dalla necessità, sono state portate ad emigrare; ma questo non solo dalla Sicilia, ma da tutto il meridione, come voi sapete, e anche da zone depresse di questo Veneto. Però da parte degli intellettuali, degli scrittori c'è sempre stata, se non la necessità, il desiderio di arrivare al centro, di lasciare questa periferia incerta, cercando un centro che in volta in volta si identificava in Roma, in Firenze, ma soprattutto in Milano.
*La Sicilia è la metafora dell'Italia. Come diceva Ignazio Buttitta "a Sicilia puoitta a banniera"<ref>La Sicilia porta la bandiera.</ref>.
*Ultimo, allora, di una lunghissima e illustrissima schiera di viaggiatori in Sicilia, viaggiatori che spesso, in questa terra antica e composita, enormemente stratificata, sono stati ingannati o fuorviati da superfici arditamente colorate o da monumentalità incombenti, fino a giungere qualche volta allo smarrimento (come successe a quel povero inglese di nome Newman, divenuto poi cardinale, che dalla Sicilia scappò confuso e febbricitante).
===[[Emanuele Crialese]]===
*Ho diversi progetti, continuo a scrivere, ho delle idee. Sto cercando... apposta sono qui in Sicilia.
*Ho trovato più talenti in Sicilia che altrove nel mondo.
*Per me la Sicilia ha una luce particolare, qualcosa di primordiale. Io non sono nato in Sicilia anche se mia madre è di Palermo. È come se con questa terra ci fosse un richiamo anche più lontano della mia esistenza, che appartenga alla mia memoria. Scrivo volentieri qui, c'è un'aria speciale, istintiva. Non mi va neanche di dargli un nome sennò darei dei confini che non ha.
===[[Friedrich Engels]], [[Karl Marx]]===
*In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. Quasi dal tempo in cui Polifemo passeggiava intorno all'Etna, o in cui Cerere insegnava ai siculi la coltivazione del grano, fino ai giorni nostri, la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell'isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà.<ref>Da Karl Marx, Friedrich Engels, ''Opere complete'', Editori Riuniti, vol. XVII, pp. 375-376, 1860.</ref>
===[[Rosario Gregorio]]===
*Adunque era così fattamente disposto il popolo siciliano, mentre i Normanni conquistavano l'isola, che sebbene avesse prima sotto i Saracini ritenuta la sua religione, il suo dritto privato, pure essendo stato sotto il dominio di una nazione, che avea diversa e detestata religione, ed altre usanze ed altro dritto, usciva dirò così da uno stato di contorcimento e di compressione, ed era sollecito ed impaziente di essere liberato al più presto da quelle forme non solo indifferenti e straniere, ma anche odiate del governo saracino.
*Da che passò quest'Isola per sistema sotto la dominazione di re lontani [...], sebbene avesse mantenuta la propria sua dignità, e tutte conservate le prerogative di regno, pure non lasciò di essere involta nelle vicende di quelli, e di partecipare negli interessi, e di risentire i movimenti di una più vasta, e potente monarchia [...]; onde nacque e fu poi propagato quel moto, che sconvolse in prima la stessa Italia, e in fine l'Europa intera, mutandone il sistema politico, e nuovi usi e nuovi modi inducendovi.
*Divisa così la Sicilia in tanti piccoli stati indipendenti, ed essendo i saracini tra loro da guerre intestine divisi, siccome per altro erano essi dalle lettere e dalle arti ammolliti, i Greci ne tentarono la conquista, che fu poi per la loro ignavia riservata ai Normanni. Il Conte Ruggieri dopo averla interamente occupata, diè soprattutto opera a farvi rifiorire la religione, e vi ristabilì le chiese, e fondò più vescovadi, e varie abbadie di diversi ordini, e furon da lui le chiese di Sicilia, restituite alla giurisdizione di Roma. Dalla quale avendo ottenuta per la sua persona, e per i suoi eredi, la Legazione Apostolica, venne da indi in poi a prender nuova forma la nostra ''polizia''.
*È fama che la Sicilia sia stata abitata sin dalla più remota antichità. I Giganti, i Lestrigoni, i Ciclopi, ed altri ignoti nomi, si perdono nei tempi oscuri.
*Ed è indubitato che l'eloquenza sia nata in Sicilia. Empedocle in Agrigento, Corace e Tisia in Siracusa, dopo aver cacciato i tiranni e stabilito il governo del popolo, ridussero in arte l'uso della parola. Né dee qui pretermettersi Gorgia da Lentini, che col suo vago e adorno dire tanti rumori fè levare in Atene. La filosofia ancora riconosce alcuni suoi dogmi dalla Sicilia. L'opinione del moto della terra si attribuisce a Iceta da Siracusa, e quella della pluralità de' Mondi a Pietrone d'Imera. La medicina deve ad Erodico, fratello di Gorgia, e maestro d'Ippocrate, l'uso della Ginnastica; e l'empirica fu prima d'ogni altro coltivata da Acrone di Agrigento. Che se ci rivolgiamo alle matematiche, e massimamente alle scienze dinamiche, che son le più utili alla vita, ognun si sovviene del divino Archimede.
*In quest'isola si respira un'aria salutare, e più presto calda. Onde è così fruttifero, e ubertoso, e dolce il di lei terreno, che i Romani la chiamarono il grananio d'Italia, e la nutrice del Popolo Romano. E veramente essa abbonda di biade, frumenti, orzo, legumi, vino, olio, zafferano, seta, cotone, mela, cere, canape, lino, manna, limoni, e di molte altre cose che sono tanti capi di industria e commercio. Produce ancora assai saporita frutta, ed allignanvi piante straniere, purché diligentemente vi si coltivino. Similmente è abbondante nei nostri mari la pesca del corallo bianco, rosso e nero, dei tonni e del pesce spada, e di squisiti altri pesci.
*Né sono qui da tacersi le nostre memorie letterarie. La poesia pastorale è nata in Sicilia, e sono famose le canzoni di Dafni sopra la sua ninfa Xenèa. Teocrito in questi argomenti fu riputato tanto che Virgilio lo riguardava come suo maestro. La commedia si dice inventata ad Imera, che fu poi perfezionata in Siracusa, ove adornò le scene e i soggetti Epicarmo. E gli spettacoli tragici si rappresentavano spesso nei teatri di Gela, che erano stati diretti da Eschilo.
*Parimenti non desiderava il popolo siciliano di essere restituito alle forme del governo bizantino, già da più secoli caduto, e se non dimenticato, certamente non caro.
*Se i siciliani si videro allora abilitati a tante speranze, aveano insieme acquistato tale e sì straordinario grado di forza pubblica, qual facea mestieri a superare tanti ostacoli, ed a resistere con successo agli sforzi continui di tanti nimici e sì possenti. La nazion tutta da gran tempo volontariamente e con entusiasmo armata, e fatta per emulazione e per uso bellicosa, avea non solo nelle imprese di terra, ma acquistata ancora grande perizia e possanza nei fatti di mare.
*Sotto il governo dei consoli fu l'isola nostra assai travagliata dai tumulti servili e dalle rapine di Verre. E fu indi involta nelle guerre dei dittatori e de' triumviri. Ma Augusto con inviarci più colonie, in certa maniera, cercò di ristorarla dai danni sofferti.
*Succeduti i Re Castigliani, cessò Palermo da indi innanzi di essere la sede dei suoi Re, e cominciò la Sicilia ad esser governata dai Viceré.
===[[Beppe Grillo]]===
*Chi siete voi siciliani? Chi siete voi? Avete avuto tutto, l'intelligenza di Majorana, la profondità di Pirandello, la cattiveria di Riina, il senso del potere di Provenzano. Siete autonomi o no? Siete stati liberati o no? È da 100 anni che raccontano la storia della liberazione dei garibaldini ed è da 100 anni che vi prendono per il culo.
*La Sicilia è un luogo che ha il 90% di cose per le quali vale la pena vivere: cibo, clima, mare, turismo, cultura. Scavi un buco ed esce un normanno...C'è tutto. Basta cambiare generazione politica.
*La Sicilia ha avuto l'intelligenza di [[Ettore Majorana|Majorana]] e la profondità di [[Luigi Pirandello|Pirandello]], la ferocia di Riina e la gestione del potere di Provenzano. La Sicilia è eterna. È crudele. È indefinibile. È ovunque ci sia un siciliano. Per chi vi è nato, [[Palermo]] è il centro del mondo. La Sicilia ha tutto. Sole, mare, paesaggi, arte, storia, agricoltura. La Sicilia non ha niente. Inceneritori, emigrazione, criminalità. È una chimera nata con l'Unità d'Italia. Una Nazione? Stato? Regione? In crisi di identità o, forse, con identità multiple. In Sicilia si dice ancora cattivo come un piemontese. I libri di storia raccontano la favola di mille camicie rosse che liberano un'isola di milioni di persone. Quell'isola è in catene. È autonoma, ma senza autonomia. Ricca, ma povera. Ha il maggior numero di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Italia. Catania e Palermo sono sommerse dai debiti. L'[[Italia]] non ha fatto bene alla Sicilia. Forse, da sola, la Sicilia può risorgere. Con l'Italia, questa Italia, può solo affondare. U pisci feti da testa. E la testa è a [[Roma]].
===[[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]''===
*L'Italia senza la Sicilia, non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto [...] <br>Del clima non si dirà mai abbastanza [...] Chi potrebbe enumerare tutte queste meraviglie?
*La Sicilia è un preannuncio dell'[[Asia]] e dell'[[Africa]], e trovarsi in persona nel centro prodigioso cui convergono tanti raggi della storia del mondo non è cosa da poco.
*Mi sento veramente felice che nel mio animo sia rimasta un'idea tanto chiara, completa e pura della grande, bella, impareggiabile Sicilia.
*Oggi, infine, possiamo dire che abbiamo visto, coi nostri occhi, come la Sicilia ha potuto meritare il nome onorevole di granaio d'Italia. A qualche distanza da Girgenti sono cominciate le terre fertili. Non sono delle grandi pianure, ma dei dorsi di montagne e di colline dolcemente inclinate l'una verso l'altra e interamente coperte di frumento e d'orzo che offrono allo sguardo un quadro immenso di fertilità.
===[[Renato Guttuso]]===
*Anche se dipingo una mela, c'è la Sicilia.
*È una terra drammatica la Sicilia. È drammatica fisicamente, è drammatica la sua natura e sono drammatici i suoi personaggi. I siciliani sono tendenzialmente drammatici, e naturalmente non si può essere insensibili a queste cose.
*Non credo ci sia al mondo un posto come la Sicilia, almeno per me. Sono un siciliano viziato.
*Un artista parla solo delle cose che conosce, delle cose che sa, delle cose con le quali ha vissuto una comunione profonda da sempre, da quando non era neppure cosciente. Quindi il mio legame con la Sicilia è così profondo che viene fuori.
===[[Jean Pierre Louis Laurent Hoüel]]===
*Di tutte le isole del Mediterraneo la Sicilia è la più grande, la più fertile, la più popolata. Situata alla punta estrema dell'Italia, verso occidente, forma un braccio di mare che si chiama Stretto di Messina, largo, nella parte settentrionale, non più di tre quarti di lega; proprio in questo canale ci sono i famosi promontori di Cariddi e di Scilla: Cariddi vicino al porto di Messina, Scilla sulla penisola. La Sicilia è triangolare; la sua parte più ampia è di circa sessantasei leghe. È divisa in tre «valli», termine che significa «provincia». Queste valli hanno avuto nome dalle città che sono o che sono state loro capoluoghi: il vallo di Mazzara [Mazara] a sud, il vallo di Noto al Oriente e il vallo di Emonè [Demone] a nord.
*Dovevo rivolgermi ad un farmacista, don Melchiorre Oliveri; mi ricevette con molta cordialità, e mi fece ospitare nel convento degli Agostiniani procurandomi tutto ciò che mi occorreva. Mi servii di un'altra lettera di raccomandazione per don Antonio Delione che l'indomani mi usò gentilezza, abituale in Sicilia nei confronti degli stranieri, quella cioè di far loro dei doni; mi regalò del vino eccellente, frutta e biscotti. Simili cortesie le ebbi da molte persone. Acquisivano così il diritto di farmi frequenti visite e di condurre tutti i loro conoscenti per vedere le opere alle quali lavoravo. I Siciliani, in genere, sono molto curiosi e non temono di essere importuni. Con tale disposizione a veder tutto, questo popolo dovrebbe essere sapientissimo.
*Ecco due giovani contadine su dei covoni di grano che sembrano muoversi e venirmi incontro. I fasci erano ammucchiati su una carretta senza ruote o meglio su una treggia, mezzo di trasporto assai più semplice e antico, abbastanza diffuso nelle campagne siciliane, dove il terreno è quanto mai accidentato. Delle fanciulle, una era in piedi, l'altra accanto a lei; due buoi possenti muscolosi, forniti di lunghe corna tiravano il carro; un contadino lo guidava; dei mietitori seguivano a piedi portando in spalla gli arnesi della loro fatica. Le fanciulle cantavano e ridevano, tutti comunicavano gioia; in un momento così bello tutto mi affascinava, mi incantava. La serenità del cielo, la bellezza della campagna, una certa esaltazione della mia fantasia come stregata da un tale spettacolo, mi richiamarono alla mente i tempi in cui nelle campagne era possibile incontrare gli déi. E quelle fanciulle mi parvero per un momento Cerere e Pale, che pastori e mietitori accompagnavano cantando inni alle grazie.
*La Sicilia, che gli antichi poeti hanno cantato come terra del mito perché offriva accanto ai grandi fenomeni naturali le prime testimonianze delle arti, è uno dei paesi d'Europa più interessanti, più degni di essere descritti nei particolari.
*Non vi è paese che più sia stato provato da rivolgimenti politici. I Fenici furono i primi stranieri che dominarono in Sicilia, vi fondarono delle colonie; i Greci vi si stabilirono poco tempo dopo l'assedio di Troia, i Cartaginesi ne contesero il dominio ai Greci per molti secoli; i Romani cacciarono i Cartaginesi e riunirono tutti i diversi governi dell'isola sotto il loro potere unico e assoluto. Durante il periodo della decadenza dell'Impero, i Vandali la saccheggiarono e l'asservirono; Bellisario la fece tornare per breve tempo sotto la dominazione degli Imperatori di Costantinopoli. Presto essa divenne preda dei Saraceni; i Normanni la tolsero a questi e vi fondarono un regno che acquisì forza e qualche splendore. Ma gli Svevi dovevano a loro volta regnarvi per lasciare il posto ai Francesi; questi vi perirono nel famoso massacro conosciuto con il nome di «Vespri Siciliani». Gli Aragonesi vi furono accolti come signori, e da quest'ultima rivolta, la Sicilia è sotto il dominio del ramo di Spagna che regna a Napoli. E fra tutti questi mutamenti mai si ravvisa un'epoca in cui il popolo siciliano abbia avuto soltanto l'idea di governarsi da solo; sembra che tutti i popoli abbiano il diritto di governarsi da soli; e invece pare che tutti i popoli abbiano il diritto di governare questo bel paese tranne quello che lo abita. E tuttavia questo popolo, degradato dalla costante schiavitù, ha un carattere tutto proprio, che lo ha spesso reso temibile ai suoi dominatori, che lo ha spinto a grandi eccessi e che lo ha talvolta reso degno della genialità delle arti che altri gli avevano fatto conoscere.
*Si intuisce che Palermo, libera dell'Inquisizione, che il Marchese Caracciolo ha appena abolita, e da altri ostacoli che non dovrebbero resistere a lungo, diverrà una delle più belle città del mondo e l'isola, di cui essa è capitale, coltivata come un giardino, potrà considerarsi il soggiorno più delizioso della terra. Nulla le ha negato la natura; e perciò nei bei tempi antichi, quando il suo popolo ha potuto manifestare il genio di cui era ricco, sono stati creati tanti monumenti celebri.
===[[Kazuo Ishiguro]]===
*Dinnanzi ai miei occhi si è materializzato un affascinante mix di influenze europee e nordafricane, anche se va detto che la Sicilia è una terra unica, autentica, con una sua propria identità.
*Forse c'è una immagine stereotipata della Sicilia e della mafia che proviene da film come ''[[Il Padrino]]'', ma penso che per la maggior parte delle persone la Sicilia sia molto più di questo. Gran parte di quanti mi circondano, con cui ho la possibilità di confrontarmi, pensa ad una bella isola di cultura con una miscela di selvaggio e di sofisticato, con una ricca e propria storia, un travagliato rapporto con il continente d'Italia, che in qualche modo ricorda il rapporto tra l'Irlanda e la Gran Bretagna. La sorprendentemente ricca eredità letteraria ricorda proprio l'Irlanda.
*Sono curioso di scoprire perché la Sicilia ha prodotto così tanti scrittori di livello mondiale, quando il continente d'Italia è riuscito a fare ciò a stento. L'Italia ha una magnifica tradizione artistica, naturalmente, e nell'era moderna una grande tradizione cinematografica, ma deve molto alla Sicilia per i grandi scrittori.
===[[Carlo Levi]]===
*Ad un tratto, come se una mano con un gesto improvviso avesse scostato i vapori e aperto alla luce gli orizzonti, ecco apparire, tragico, ardente e inverosimile, il blu di Sicilia, e la costa, e lo scheletro bruciato di Monte Pellegrino. Quasi succhiati da quella terra attrattiva e divorante, prima di aver tempo di contemplarla, eccoci sulla pista dell'aeroporto, a Bocca di Falco.
*E poiché era tornato da poco dall'America, mi raccontava di quei cimiteri e di quelle imbalsamazioni di laggiù, fatte per nascondere la morte [...] Qui, in questa terra antica, è tutto l'opposto. La morte è la morte, e perché è morte conserva in sé piena l'immagine della vita. Ci sono anche in altre parti d'Italia, anche a Roma, cimiteri di questo genere, ma qui, in Sicilia, questa familiarità con i morti, questa loro presenza, sembra naturale e non desta terrore.
*Mario Farinella mi aveva accompagnato in qualcuno di quei miei viaggi, che non erano soltanto, per me, la scoperta di una Sicilia vera, degli uomini nuovi che andavano creando un mondo nuovo, ma la scoperta di una parte di me, la più autentica e legittima, che in quegli uomini, in quelle terre, si ritrovava.
*L'estate cala sulla Sicilia come un falco giallo sulla gialla distesa del feudo coperta di stoppe. La luce si moltiplica in una continua esplosione e pare riveli e apra le forme bizzarre dei monti e renda compatti e durissimi il cielo, la terra e il mare, un solo muro ininterrotto di metallo colorato. Sotto il peso infinito di quella luce gli uomini e gli animali si muovono in silenzio, attori forse di un dramma remoto, di cui non giungono alle orecchie le parole: ma i gesti stanno nell'aria luminosa come voci mutevoli e pietrificate, come tronchi di fichi d'India, fronde contorte di ulivo, rocce mostruose, nere grotte senza fondo.
===[[Dacia Maraini]]===
*La Sicilia è particolarmente dotata di scrittori, ce ne sono di straordinari. Parliamo di autori dell'Ottocento però probabilmente le radici sono lontane, non a caso la Sicilia è stato il luogo dove è cresciuta e si è sviluppata parte della filosofia greca; non è un caso, la capacità di impostare le idee secondo logica, credo che venga dalla presenza della filosofia greca proprio qui, in questa Regione.
*Non è poi un caso che la letteratura italiana cominci qui in Sicilia, e la Sicilia mantiene una grandissima passione e un talento per la scrittura, perché tantissimi sono gli scrittori siciliani di grande valore entrati in pieno diritto nella letteratura italiana.
*Non vado molto volentieri in Sicilia perché mi piange il cuore a vedere gli scempi del paesaggio. Non ho più nulla laggiù, salvo qualche caro amico che continuo a frequentare.
===[[Luigi Natoli]]===
*Dalla venuta di Carlo V, nel 1535, fino allora nessuno dei re che si erano succeduti aveva mai posto piede nell'isola; nessuno era stato coronato nell'antico e nobile duomo, con la corona di Ruggero e Federico II: il regno si era sentito quasi mortificato dalla trascuratezza dei suoi monarchi lontani, ai quali pur mandava larghi e generosi donativi.
*I saraceni erano nella memoria del popolo di Sicilia un popolo vissuto in epoche che si perdevano nella notte di un passato senza limiti e al quale si attribuivano edifici, grotte, piantaggioni secolari, di cui il popolo non sapeva determinare l'origine.
*Sia per la lunga e aspra discordia con Roma, che turbò le coscienze, sia per il fiscalismo rigido degli agenti di governo, la Sicilia attraversò tale pericolo di strettezze da suscitare un vivo malcontento; tanto che qualcuno dal nome ''Victorius Amedeus'' fece l'anagramma ''Cor eius est avidum'', e in un canto popolare il nome di Casa Savoia servì a rappresentare la devastazione e la desolazione: ''Pari ca cci passò Casa Savoia''.
*Vedrai che l'isola passerà all'imperatore e noi avremo fatto la guerra al Savoiardo per dare comodità al Germanico di pigliarsi la nostra bella isola. Da un padrone all'altro; sempre così.
===[[Pierre-Jean-Baptiste Nougaret]]===
*{{NDR|I siciliani}} Conservano alcuni usi degli Spagnuoli; ma non hanno la loro gravita, né il loro carattere taciturno. Sono estremamente animati nel discorso, ed i loro gestì sono d'ordinario sì giusti, ed esprimono sì bene i loro sentimenti, che anche senza intendere quello che dicono, s'indovina facilmente il motivo dei loro discorsi.
*I Siciliani sono generalmente portatissimi per la musica, ed hanno per l'armonia e per il canto il gusto il più vivo. Dessi sono naturalmente eloquenti, abbenché non si applichino a quest'arte se non per rapporto al tribunale, e con tanto più di ardore con quanto può loro rimproverarsi di amare troppo soverchiamente le liti.
*Il Siciliano è per l'ordinario di una mediocre statura, robusta e ben proporzionata, la testa ovale , la fisonomia spiritosa, l'occhio vivo, la carnagione olivastra , i capelli di color castagno bruno. Desso è penetrante, attivo, e capace di riuscire in tutto quello che intraprende, quando vi si è ben determinato. È prodigo e generoso; e calcolando le sue rendite secondo la sua maniera di pensare non ascolta i consigli di una saggia economia, e quindi va in rovina sovente; avvegnaché egoista all'eccesso, non odia per ciò gli uomini; anzi è capace dell'amicizia la più tenera, e dei {{sic|sacrificj}} i più eroici. Tranquillo, e non curante in sua casa, sembra occuparsi unicamente di se stesso; ma s'egli è rivestito di un pubblico impiego, incaricato di combattere per la sua patria, non è più lo stesso uomo; ma diviene zelante cittadino, fervido patriota, e consuma il suo patrimonio, e versa anche il sangue, quando sia d'uopo, in favore della causa che {{sic|dee}} difendere.
===[[Nicola Piovani]]===
*L'Isola mi ha sedotto tanti anni fa, quando sono venuto a seguire le riprese di “Kaos”; da allora non posso mancare per troppo tempo. Ho tanti bei ricordi legati soprattutto a [[Catania]].
*La Sicilia è una musica mai lineare.
*Quando manco un po' dalla Sicilia sento il desiderio di tornare a suonarci. È una terra speciale, che ti rivela ogni volta una piccola luce in più che ti era sfuggita.
===[[Luigi Pirandello]]===
*E prese a raccontare, con atteggiamento, di grave costernazione, i fatti avvenuti di recente in Sicilia, a Serradifalco, a Catenanuova, ad Alcamo, a Casale Floresta, i quali provavano come in tutta l'isola covasse un gran fuoco, che presto sarebbe divampato; e a rappresentar la Sicilia come una catasta immane di legna, d'alberi morti per siccità, e da anni e anni abbattuti senza misericordia dall'accetta, poiché la pioggia dei benefizii s'era riversata tutta su l'Italia settentrionale, e mai una goccia ne era caduta tra le arse terre dell'isola. Ora i giovincelli s'erano divertiti ad accendere sotto la catasta i fasci di paglia delle loro predicazioni socialistiche, ed ecco che i vecchi ceppi cominciavano a prender fuoco. Erano per adesso piccoli scoppii striduli, crepitìi qua e là; scappava fuori ora da una parte ora dall'altra qualche lingua di fiamma minacciosa; ma già s'addensava nell'aria come una fumicaja soffocante. E il peggio era questo: che il Governo invece d'accorrere a gettar acqua, mandava soldati a suscitare altro fuoco col fuoco delle armi.
*E qual rovinio era sopravvenuto in Sicilia di tutte le illusioni, di tutta la fervida fede, con cui s'era accesa alla rivolta! Povera isola, trattata come terra di conquista! Poveri isolani, trattati come barbari che bisognava incivilire! Ed erano calati i Continentali a incivilirli... e i tribunali militari, e i furti, gli assassinii, le grassazioni, orditi ed eseguiti dalla nuova polizia in nome del Real Governo; e falsificazioni e sottrazioni di documenti e processi politici ignominiosi: tutto il primo governo della Destra parlamentare! E poi era venuta la Sinistra al potere, e aveva cominciato anch'essa con provvedimenti eccezionali per la Sicilia... – Ridere, ridere! – incalzò donna Caterina con più foga. – Lo sa bene anche lei come quegli ideali si sono tradotti in realtà per il popolo siciliano! Che n'ha avuto? Com'è stato trattato? Oppresso, vessato, abbandonato e vilipeso! Gli ideali del Quarantotto e del Sessanta? Ma tutti i vecchi qua gridano: Meglio prima! Meglio prima! La Francia che soffia nel fuoco? Lei si conforta così? Sono tutte calunnie, le solite, quelle che ripetono i ministri, facendo eco ai prefetti e ai tirannelli locali capielettori; per mascherare trenta e più anni di malgoverno! Qua c'è la fame, caro signore, nelle campagne e nelle zolfare; i latifondi, la tirannia feudale dei cosiddetti cappelli, le tasse comunali che succhiano l'ultimo sangue a gente che non ha neanche da comperarsi il pane! Si stia zitto! Si stia zitto! Perché voi lo vedrete, – concluse. Faccio una facile profezia: non passerà un anno, assisteremo a scene di sangue.
*Io sono nato in Sicilia e lì l'uomo nasce isola nell'isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall'aspra terra natìa circondata dal mare immenso e geloso.
*Naturalmente anche tu andrai via dalla Sicilia, ma non dimenticare il profumo.
*Sapeva, sì, che già prima nelle Romagne, nel Modenese, nelle province di Reggio Emilia e di Parma, nel Cremonese, nel Mantovano, nel Polesine, era sorto a far le prime armi il socialismo italiano; ma tutt'altra cosa era adesso in Sicilia! Rivelazione improvvisa, prodigiosa!
*Sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui.
===[[Matteo Renzi]]===
*Ho scelto di fare il G7 in Sicilia perché un importante leader di un paese altrettanto importante mi ha detto qualche tempo fa: "Il bilaterale a Palermo con te non lo faccio perché c'è la mafia". Il G7 lo faremo a Taormina e dovranno ricredersi tutti, dovranno innamorarsi della bellezza di questa terra. Nel racconto esterno, complice talvolta la pigrizia degli altri ma anche per nostre responsabilità, la straordinaria bellezza del Sud non viene raccontata come si dovrebbe. Io vado invece lì per aiutare la comunicazione e il racconto della bellezza. Il G7 del prossimo anno lo facciamo a Taormina e vediamo poi cosa scoprono quando gli metteremo nel programma dell'evento il Teatro Greco, l'Etna, il mare, e le signore le manderemo a Siracusa, ad Ortigia e a vedere il Barocco e l'Etna Valley. A quel punto gli chiederò: cos'è la Sicilia? Cos'è il Sud? Prego, ditemi...
*La scelta di fare il prossimo G7 in Sicilia più che logistica è una scelta di politica culturale. Quale migliore terra della Sicilia che è la terra della bellezza, del volontariato, del medico Pietro Bartolo e dell'innovazione?
*Nel nostro G7 terremo insieme sogno e concretezza. Farlo in Sicilia non è un caso. La Sicilia della Magna Grecia, della bellezza, della filosofia, del barocco ma anche del volontariato e del farsi carico degli altri.
*Questa terra ha bisogno di riflettere su se stessa e ragionare sul proprio futuro. La vostra regione ha un ruolo fondamentale per la qualità che ha espresso nei secoli e che dimentichiamo di dirlo a noi stessi. Ha un potenziale pazzesco ma un problema di autostima. Come l'Italia che non si rende conto di com'è percepita nel mondo. Abbiamo opportunità impressionanti.
*Un autorevole leader in occasione di un meeting ha fatto una battuta particolarmente stupida. Avevo fatto un passaggio sulla Sicilia. E questa personalità ha fatto una battuta tipica dei pregiudizi che ancora subite e subiamo. Ha detto "la Sicilia è il luogo della mafia". Io ho detto che la Sicilia è cultura, teatro, passione, cibo. E che prima di parlare di Sicilia questa persona avrebbe dovuto studiare. Allora ho deciso di fare il G7 qui e non a Firenze.
===[[Eva Riccobono]]===
*Come mentalità noi siamo conosciuti come un po' più ristretti ma, secondo me, è un buon modo per far capire, soprattutto al resto d'Italia, che Palermo, soprattutto la Sicilia, è attaccata all'Italia. Perché, in verità, è il resto del mondo che è abbastanza ignorante nei confronti di che cos'è la Sicilia.
*La Sicilia è le mie radici, la famiglia, gli amici, gli affetti e tutto ciò che fa parte della mia vita sentimentale e personale. E quindi c'è un bisogno abbastanza fisico di dover tornare nella mia cultura, di rivivere la leggenda dell'isola da cui è difficile staccarsi. È un modo di tornare a casa, è la mia saudade.
*Lo sapete che fuori dalla Sicilia tutti pensano che i siciliani siano bassi, neri e pelosi?
===[[Alberto Savinio]]===
*È la prima volta ch'io vedo la Sicilia. Essa è la culla, mi diceva mio padre, della nostra gente. Quella terra laggiù, disegnata in turchino da sapientissima mano, è dunque in maniera più ampia della strettamente umana, un'antica madre per me. Eppure il mio cuore non sussulta. Non ho cuore di figlio, io? E la mia macchina, la prima volta, aveva scritto «cuore di giglio».
*In Sicilia io rivivo la mia infanzia. Nella notte dei miei ricordi infantili, brillano le ruote, le stelle, i razzi dei fuochi artificiali. La pirotecnia è viva in Sicilia; forse in tutto il Mezzogiorno.
*In Sicilia le donne sono in primo piano e in tutti i settori della vita sociale. Sicure, sciolte nei modi, nella parola, nell'abito.
===[[Leonardo Sciascia]]===
*Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del mondo odierno.
*Cosa rispondere, se non che il siciliano è il prodotto della sua storia? È colpa sua se non ha mai davvero deciso da solo, se sono gli altri che hanno sempre agito per lui, in sua vece e luogo, romani, bizantini, piemontesi?
*I siciliani – dice il [[Scipio di Castro|Di Castro]] – generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti. D'altra parte, sono obbedienti alla Giustizia, fedeli al Re e sempre pronti ad aiutarlo, affezionati ai forestieri e pieni di riguardi nello stabilirsi delle amicizie. La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, poiché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano nati per servire. Ma sono di incredibile temerarietà quando maneggiano la cosa pubblica e allora agiscono in tutt'altro modo... E prima aveva avvertito: la Sicilia è stata fatale a tutti i suoi governanti; e la maggior parte di essi ha lasciato sepolta in quel Regno la reputazione in modo tale che nemmeno nella posterità ha potuto mai più risorgere.
*I siciliani sono stati del tutto impermeabili alle dominazioni straniere [...] un'autentica identità sicula è riuscita a conservarsi attraverso i secoli.
*Il cinema si interessa della Sicilia perché la Sicilia è cinema.
*Il "modo di essere" siciliano altro non può essere che apparenza, che illusione, una così indefettibile continuità, una così assoluta refrattarietà alla storia di quella parte della realtà umana che chiamiamo Sicilia, che pure è situata nel crogiuolo della storia. Ma il fatto è che questa apparenza, questa illusione, sorge dalla realtà siciliana, dal "modo di essere" siciliano: e dunque ne è parte, intrinsecamente.
*Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono: i poveri che ci salutano con un gesto stanco, come da una lontananza di secoli; e il colonnello Carini sempre così silenzioso e lontano, impastato di malinconia e di noia ma ad ogni momento pronto all'azione: un uomo che pare non abbia molte speranze, eppure è il cuore stesso della speranza, la silenziosa fragile speranza dei siciliani migliori... una speranza, vorrei dire, che teme se stessa, che ha paura delle parole ed ha invece vicina e famigliare la morte... Questo popolo ha bisogno di essere conosciuto ed amato in ciò che tace, nelle parole che nutre nel cuore e non dice...
*L'intera Sicilia è una dimensione fantastica. Come si fa a viverci senza immaginazione?
*Ma subito trovò da esaltarsi di fronte al mare di [[Taormina]]. – Che mare! E dove c'è un mare così?<br>– Sembra vino – disse Nené.<br>– Vino? – fece il professore perplesso. – Io non so questo bambino come veda i colori: come se ancora non li conoscesse. A voi sembra colore di vino, questo mare?<br>– Non so: ma mi pare ci sia qualche vena rossastra – disse la ragazza.<br>– L'ho sentito dire, o l'ho letto da qualche parte: il mare colore del vino – disse l'ingegnere.<br>– Qualche poeta l'avrà magari scritto, ma io un mare colore del vino non l'ho mai visto – disse il professore; e a Nené spiegò – Vedi: qui sotto, vicino agli scogli, il mare è verde, più lontano è azzurro, azzurro cupo.<br>– A me sembra vino – disse il bambino, con sicurezza. [...]<br>«Il mare colore del vino: ma dove l'ho sentito?» si chiedeva l'ingegnere. – «Il mare non è colore del vino, ha ragione il professore. Forse nella prima aurora, o nel tramonto: ma non in quest'ora. Eppure, il bambino ha colto qualcosa di vero: forse l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce. Non ubriaca: si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza. I dialoghi di [[Platone]] dovrebbe recitarli [[Eduardo De Filippo]]: in napoletano. Ma qui siamo in Sicilia, forse non è la stessa cosa».<br>Il treno correva lungo il più splendido mare che avesse mai visto: a momenti pareva assumere l'inclinazione dell'aereo quando decolla, il paesaggio rovesciato da un lato, a filo del volo.
*Non c'è nulla di più falso che il proclama di Mussolini secondo cui la Sicilia era fascista fino al midollo. La Sicilia non era per niente fascista. Naturalmente la gente si iscriveva al fascio, andava alle adunate e gridava «Duce! Duce!», ma senza crederci molto. Qui è così per ogni idea. Allo stesso modo si spiega la refrattarietà alla Chiesa cattolica. Si osservano i riti, la messa di mezzogiorno e tutte le regole, ma senza crederci intimamente.
*Sai cos'è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando.
*Scrittori e artisti, poeti e pittori, attraverso la particolarità e le particolarità della Sicilia, hanno raggiunto l'universalità.
*Se la Spagna è, come qualcuno ha detto, più che una nazione un modo di essere, è un modo di essere anche la Sicilia; e il più vicino che si possa immaginare al modo di essere spagnolo.
===[[Toni Servillo]]===
*Con una ovvietà potremmo ricordare che le tre grandi lingue del teatro sono il [[veneto]], il [[napoletano]] e il siciliano. Lingue che consentono di rappresentare comportamenti, allusioni, doppi fondi capaci di alimentarsi nel gesto, come accade nell'inglese di Shakespeare.
*La mia origine è schiettamente campana. Ma mia moglie ha radici paterne in una Sicilia rurale, poco raccontata, quella di Roccella Valdemone, quattro case, meno di 700 abitanti, fra paesaggi poco conosciuti. Si vede l'Etna dalla piana di Randazzo. E sembra il Fuji soprattutto quando i pendii sono innevati, ma attraversati da sciare infuocate. Una piana fertilissima, verso Randazzo. La vegetazione, i noccioleti, le gole dell'Alcantara, un incanto.
*Quella siciliana sta al centro della amata letteratura speculativa meridionale. Nella mia formazione incidono [[Federico De Roberto|De Roberto]], [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Tomasi di Lampedusa]], [[Leonardo Sciascia|Sciascia]], [[Vincenzo Consolo|Consolo]], [[Vitaliano Brancati|Brancati]]. E Brancati sta sopra tutti. Il più grande. Anche per la lingua di assoluta bellezza. Cosa che non si può dire di altri.
===[[Manlio Sgalambro]]===
*A me dà fastidio chi parla male della Sicilia, ma ne parla male perché il giudizio non è tale, è mal motivato, è piuttosto un qualcosa di non corrisposto, un risentimento.
*E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. La legge dell'appartenenza. E anche per lui un giorno inevitabile, il ritorno. Sarà il clima, la luce, l'aria...Una granita di mandorle!
*Io sono io e la Sicilia. Non posso ignorarlo o escluderlo, sarei colpevole di un'astrazione malfatta.
*Là dove domina l'elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell'isola è segnata da questa certezza. Un'isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull'instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l'estinzione. L'angoscia dello stare in un'isola come modo di vivere rivela l'impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l'essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell'apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell'anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell'arte quest'isola è vera.
*{{NDR|Sul rapporto con la Sicilia}} Per quanto ne sono consapevole – e di questo solo rispondo, non delle cose cosiddette inconsce, che non mi picco d'indagare — non ho "rapporti", è piuttosto l'estensione della mia pelle [...] Ho scritto qualcosa sulla Sicilia. Ma quanto al vivere qui, devo dire che mi trovo bene, ho un collegamento immediato, da ragazzino vivevo a Lentini dov'ero nato — non c'erano i giardini che avrebbero sostituito le pensioncine — mio padre era farmacista, mio zio avvocato e aveva delle campagne, dove ogni tanto andavamo. Ricchissima terra, dove poi ci sono stati ritrovamenti archeologici, e così mi sono trovato a giocare con le ossa — dei greci, dei graeculi, di tutti quelli che vi avevano abitato o comunque erano passati da lì (si ritrova in un mio poemetto...); ebbene, mi trovavo bene, mi ci trovo bene in mezzo.
===[[Vittorio Sgarbi]]===
*{{NDR|Annunciando la candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana}} Credo che la Sicilia sia nel mio destino. Lo faccio come atto d'amore verso una regione simbolo della bellezza italiana, per una Sicilia libera dai pregiudizi e dai luoghi comuni. E per restituirle la dignità di terra degli Dei. Basta con l'esaltazione della mafia per perpetuare l'antimafia dei privilegi e degli affari, umiliando l'isola e i suoi abitanti: è ora di finirla con quanti, pur di dare un senso alle loro funzioni, chiamano tutto mafia. La Sicilia va rispettata come ogni altra regione: merita attenzione, amore, intelligenza, cultura. E non vecchi e nuovi barbari. L'Isola vuole gli Dei.
*Il rumore positivo è quello di cui parlava Goethe: la bellezza vince la mafia e il male. Dovremmo puntare più sulla bellezza della Sicilia che non sui suoi stereotipi negativi, perché non possono essere il biglietto da visita davanti al mondo. È un vizio mentale che purtroppo hanno molti siciliani. Io in passato proposi di mandare in giro per la Calabria i Bronzi di Riace piuttosto che la foto di un carabiniere col bambino in braccio e con una pistola. Dobbiamo promuovere il bello e il positivo, perché è questo che è la Sicilia.
*L'idea stessa di turismo nasce da lì. Si scendeva dalle terre più fredde dell'Europa per vedere l'Italia, fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita, la Sicilia.
*La Sicilia fa ignorare al mondo d'avere la prima miniera d'Italia, fa ignorare al mondo di avere i più bei siti archeologici, ma fa sapere al mondo che c'è il "capo dei capi". Non mi piace. Sono contro questa pubblicità che l'antimafia continuamente fa. Non lo accetto. Bisogna vivere in Sicilia come in qualunque altro luogo. C'è criminalità meno che a Milano, stimarne di più è un atto grave di attentato alla dignità della Sicilia.
*Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun'altra regione, non per l'Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare l'identità prevalente della cultura italiana. Penso a Giovanni Gentile, a Leonardo Sciascia, a Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Federico De Roberto e Lucio Piccolo, Gesualdo Bufalino e Manlio Sgalambro, con un'intensità e una densità di proposte che non hanno paragone.
===[[Mario Soldati]]===
*Che cos'è il segreto della Sicilia, della sua estrema bellezza, del suo incanto misterioso e onnipresente? Non c'è alcun dubbio: questo segreto è lo spazio, la grandiosità, la grandezza di tutte le sue strutture, che sono ancora feudali, ad ampie linee, a immensi orizzonti: e mai sminuzzate, mai cincischiate, mai piccolo-borghesi! D'altra parte, come siamo indietro, in Sicilia.
*Per ora la Sicilia ci sembra il paese più bello del mondo, ma al patto di essere baroni.
*Usciamo nella notte tiepida e profumata. Profumi, essenze degli agrumeti intorno, purificatemi voi! O stelle, o cielo, o delizioso clima di Sicilia! Perché, a volte, andiamo a cercare l'Oriente, il Medio oriente, l'Atlante, il Peloponneso, Rodi, Cipro, Acapulco, le Bermude e Trinidad? Giuro: mi sento, mi so, mondo da sciovinismo, parlo per convinzione oggettiva: abbiamo in Sicilia tutto quanto fa al caso e non lo sappiamo e, a volte, per snobismo, andiamo in tutti quegli altri luoghi, ci andiamo forse soltanto per epater chi ci ascolterà, nella cerchia dei navigli, alle riunioni mondane e invernali.
===[[Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]===
*Aprí una delle finestre della torretta. Il paesaggio ostentava tutte le proprie bellezze. Sotto il lievito del forte sole ogni cosa sembrava priva di peso: il mare, in fondo, era una macchia di puro colore, le montagne che la notte erano apparse temibilmente piene di agguati, sembravano ammassi di vapori sul punto di dissolversi, e la torva Palermo stessa si stendeva acquetata attorno ai conventi come un gregge al piede dei pastori. Nella rada le navi straniere all'ancora, inviate in previsione di torbidi, non riuscivano ad immettere un senso di timore nella calma maestosa. Il sole, che tuttavia era ben lontano dalla massima sua foga in quella mattina del 13 maggio, si rivelava come l'autentico sovrano della Sicilia: il sole violento e sfacciato, il sole narcotizzante anche, che annullava le volontà singole e manteneva ogni cosa in una immobilità servile, cullata in sogni violenti, in violenze che partecipavano all'arbitrarietà dei sogni. «Ce ne vorranno di Vittorî Emanueli per mutare questa pozione magica che sempre ci viene versata!».
*"Cosí rispondo anche a lei, caro Chevalley: i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una diecina di popoli differenti, essi credono di avere un passato imperiale che dà loro diritto a funerali sontuosi."
*"Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i piú bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando sono defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l'incredibile fenomeno della formazione attuale di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae soltanto perché è morto."
*"In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi [[siciliani]] non perdoniamo mai è semplicemente quello di 'fare'. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui noi abbiamo dato il ''la''; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemilacinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è colpa nostra. Ma siamo stanchi e svuotati lo stesso."
*Nel termine "[[campagna]]" è implicito un senso di terra trasformata dal lavoro; la boscaglia invece, aggrappata alle pendici di un colle, si trovava nell'identico stato di intrico aromatico nel quale la avevano trovata Fenici, Dori e Ioni quando sbarcavano in Sicilia, quest'America dell'antichità.
*Non nego che alcuni Siciliani trasportati fuori dall'isola possano riuscire a smagarsi: bisogna però farli partire quando sono molto, molto giovani: a vent'anni è già tardi; la crosta è già fatta, dopo: rimarranno convinti che il loro è un paese come tutti gli altri, scelleratamente calunniato; che la normalità civilizzata è qui, la stramberia fuori.
*Raccontami della nostra isola; è una bella terra benché popolata da somari. Gli Dei vi hanno soggiornato, forse negli agosti inesauribili vi soggiornano ancora. Così parlammo della Sicilia eterna, di quelle cose di natura. Parlammo dell'incanto di certe notti estive in vista del golfo di Castellammare, quando le stelle si specchiano nel mare che dorme e lo spirito di chi è coricato riverso tra i lentischi si perde nel vortice del cielo mentre il corpo, teso e all'erta, teme l'avvicinarsi dei demoni.
*Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semidesti; da questo il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane.
===[[Giuseppe Tornatore]]===
*Dopo Nuovo cinema Paradiso mi sono sentito chiedere se avrei fatto storie fuori dalla Sicilia. Ho girato spesso fuori dalla Sicilia, ma è un tema [la Sicilia] e una realtà alla quale tornerò sempre. Malèna è un soggetto di Vincenzoni, non era ambientato al sud. L'ho rifatto tutto, avevo bisogno di nutrirmi della mia conoscenza e di ciò che ho chiaro nella memoria.
*{{NDR|Cinema e Sicilia}} È un fermento che c'è sempre stato. Solo che lo diciamo noi siciliani e allora può sembrare un vanto, gli altri se ne accorgono ma non lo dicono nel timore di fare un complimento. È un fermento che ora si manifesta nel cinema, altre volte nel teatro o nella letteratura. Il mio ''Schermo a tre punte'', il documentario sul cinema girato in Sicilia, ormai è vecchio perché sono stati fatti tanti altri film: se avessimo avuto la filosofia di dare mezzi opportuni e incentivi, oggi questo fermento sarebbe più forte. Questa è stata la terra più amata dal cinema, e lo siamo tuttora: negli anni Sessanta c'era una troupe ogni due mesi ma era un cinema che arrivava da fuori, girava e andava via, noi davamo solo le comparse. Nessuno ha pensato di costruire una realtà, una scuola di cinema, qualcosa che riducesse i costi delle produzioni, che cogliesse l'opportunità di lavoro.
*Io amo pensare alla Sicilia come un luogo dove puoi trovare qualunque tipo di contraddizioni. Troverai sempre che tutto ha un fondamento. Però certamente il fatto che sia un'isola ha influito moltissimo sulla capacità di ragionare, ma anche, forse, sulla capacità di sragionare, se vogliamo sempre citare Pirandello. Quello che a me sempre ha colpito è che, secondo me, l'isola, l'essere nati in un'isola ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani. L'essere costretti ad immaginarsi che cosa ci sia dall'altra parte dell'orizzonte ha accentuato molto questa vena visionaria che mi è molto vicina, in qualche modo.
*Non esiste in tutto il mondo un'altra regione, altrettanto piccola come la Sicilia, ad avere ispirato tanto cinema quanto quello che ha ispirato la Sicilia. È quasi un caso, ed è stato studiato molte volte. Perché il cinema si innamora sempre della Sicilia e non smette di desiderare di raccontarla? E per quanto l'argomento possa cinicamente sembrare ormai logorato e compiuto, invece si trovano sempre nuovi modi di osservarla, di tornare a narrarla, a raccontarla. Perché? È un interrogativo rispetto al quale sono state tentate diverse risposte, ma nessuna è riuscita a svelare il mistero. Una volta l'ho chiesto a [[Leonardo Sciascia]], che se ne intendeva. Mi disse: "Si è sempre fatto e sempre si farà cinema sulla Sicilia perché la Sicilia è di per sé cinema". È un luogo cinematografico, come in geometria e in matematica si chiamerebbe ''luogo geometrico'' l'insieme di tutte le cose che hanno la stessa caratteristica. In Sicilia trovi tutto ciò che può servire per raccontare qualunque tipo di storia. [...] Il motivo per cui il cinema non ha mai smesso è perché è una terra di grande fantasia, una terra che ti offre storie tragiche, come quella di Salvatore Giuliano, però è anche la regione in cui si può fare un film bellissimo come Kaos dei fratelli Taviani, attiggendo alle novelle di [[Luigi Pirandello|Pirandello]]. Si può fare tutto in Sicilia, si può girare qualunque tipo di storia, e saranno sempre storie universali, che possono essere capite e amate ovunque. Si può scherzare, si può fare la tragedia, si può scherzare sulla tragedia, come ha fatto [[Pietro Germi|Germi]]. Si può fare tutto. Tutto. Questo spiega, secondo me, il caso.
*Non smetteremo mai di pensare che sia una terra meravigliosa, dalla quale però, prima o poi, sei costretto a fuggire, e dopo la fuga, come dice Dacia {{NDR|Dacia Maraini}}, sei costretto a non smettere mai di chiederti perché sei fuggito. Che poi non è una fuga. Per me è un ricorrere forse alla condizione ideale per capire la Sicilia, e Bagheria ovviamente, cioè la distanza. È la distanza che ci aiuta a capire bene ciò che vivendo per le vie di questa terra meravigliosa non riesci a mettere a fuoco. La distanza invece aiuta.
===[[Tucidide]]===
*Correva ancora l'inverno, quando si risvegliava in Atene l'impulso d'imbarcarsi con armamenti più massicci di quelli disposti per Lachete ed Eurimedonte, con cui puntare sulla Sicilia e conquistarla, se possibile. Per la folla d'Atene era mistero la grandezza di quest'isola e il numero preciso delle sue genti, Greci o barbari: e s'ignorava d'addossarsi uno sforzo bellico non troppo più lieve di quello spiegato contro il Peloponneso. Ad una nave mercantile occorrono otto giorni, o poco meno, per effettuare il giro completo dell'isola, la quale, benché di perimetro così ampio, è divisa dal continente da un braccio di mare che non si estende per più di venti stadi.
*Già in tempi lontani fu sede di popoli, ed ecco il complessivo registro delle genti che ospitò. L'insediamento umano più antico che la tradizione ricordi fu quello dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che occuparono una fascia limitata del paese. Ma sul loro ceppo non posso pronunciarmi, né sulla loro terra d'origine o su quale zona del mondo abbiano poi scelto per emigrarvi. Si stia contenti delle memorie poetiche e dell'opinione che ciascuno, chi da una fonte, chi da un'altra, ha concepito su quelle genti. Subito dopo quelli devono essersi stabiliti sull'isola i Sicani. Costoro anzi, a quanto affermano, avrebbero preceduto i Ciclopi e i Lestrigoni in quanto originari della Sicilia. Ma la verità storica fa giustizia di queste fantasie: erano Iberi, e in Iberia avevano dimora, lungo il corso del Sicano, donde i Liguri li costrinsero ad allontanarsi. Per opera loro l'isola finì col mutare il primitivo nome di Trinacria in quello di Sicania. Nel nostro tempo i Sicani sono ancora stanziati nella zona occidentale della Sicilia. Quando Ilio crollò, un drappello di Troiani fuggitivi, sgusciati dalla rete della flotta Achea, approdarono alle spiagge della Sicilia e fissarono il proprio domicilio a fianco dei Sicani. Le due genti furono designate con il nome comune di Elimi, e i loro centri urbani furono noti come Erice e Segesta. S'aggiunse più tardi e prese sede in quei luoghi anche un nucleo di Focesi che rientrando da Troia fu travolto in quell'epoca da una tempesta e, dopo aver toccato le coste della Libia, di là concluse finalmente la sua corsa in terra di Sicilia.
*I Siculi, dall'Italia (poiché in quel paese vivevano) compirono la traversata verso la Sicilia, per sottrarsi agli Opici. È probabile (e in questo caso la tradizione ci soccorre) che si tenessero pronti a passare con alcune zattere, quando si levasse da terra la brezza, propizia al tragitto: ma non si esclude che si siano giovati anche di altri espedienti per sbarcare. Nei tempi moderni esiste ancora in Italia una piccola società di Siculi: il nome di questa regione, anzi, si deve proprio ricollegare a Italo, uno dei re Siculi, che così si chiamava. Costoro passarono in Sicilia con un'armata poderosa e piegando al primo urto i Sicani li confinarono a viva forza nella parte a mezzogiorno e ad occidente dell'isola, imponendo al paese un nome nuovo: da Sicania, Sicilia. Effettuato il passaggio, si scelsero i territori migliori e li mantennero per circa i trecento anni che precedettero l'avvento dei Greci in Sicilia: attualmente occupano ancora le fasce centrali e a settentrione dell'isola.
*L'intera costa della Sicilia, inoltre, era punteggiata di stazioni fenicie che si attestavano di preferenza sui promontori lambiti dal mare e sugli isolotti prossimi alla riva, punti utili per la rete commerciale fenicia in Sicilia. Ma più tardi, quando a fitte ondate presero a sbarcarvi i Greci da oltre mare, sgomberate quasi tutte le proprie sedi, i Fenici si riservarono Motia, Solunte e Panormo raggruppandosi spalla a spalla con gli Elimi, sulla cui alleanza giuravano completa fiducia. Non solo, ma da quelle località il tragitto dalla Sicilia a Cartagine è il più spedito. Sicché era questa la potenza numerica dei barbari in Sicilia e tale la loro posizione in quella terra.
===[[Paul Yorck von Wartenburg]]===
*Il siciliano è il prodotto di un territorio che non è un pezzo staccato d'Italia, che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud, est, ma mai è stato assimilato, l'isola in cui niente è stabile se non il movimento, il non-stabile, dove un giorno distrugge quanto l'altro giorno ha costruito, dove vulcanismo e nettunismo sono continuamente all'opera, dove un giorno trasforma la storia di secoli.
*La specificità interna del siciliano mi sembra l'assoluta astoricità. Egli è il prodotto di un territorio che non ha mai fatto parte di alcuna parte del mondo in epoca storica, che è stato occupato da nord, sud est, ma mai è stato assimilato.
*Non appartenere ad alcuna parte del mondo ed essere appetita da ognuno, è il tragico destino di quest'isola.
===[[Roberto Vecchioni]]===
*Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall'aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos'è il senso dell'esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un'isola di merda. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura, che quando vado a vedere [[Selinunte]], [[Segesta]] non c'è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via.
*Dovrei dire che siete la culla della Magna Grecia? Ma la storia antica, la poesia antica, la filosofia antica hanno insegnato a tutto il mondo cos'è l'originalità della vita, la bellezza, la verità, la non paura degli altri. In Sicilia questo non c'è. Io non amo la Sicilia che non si difende, che rovina le sue coste, che rovina la sua intelligenza, la sua cultura. Non la amo per una ragione fondamentale: i siciliani sono la razza più intelligente al mondo ma si buttano via così. Non lo sopporto che la Sicilia non sia all'altezza di se stessa.
*E io forse ho sognato che tutta l'umanità assomigliasse alla Sicilia. Da vecchio romantico, illuso professore di greco antico, ma non è così oggi la vita. La vita è che se dici merda che significa ti amo, non ti capiscono e soprattutto non ti capiscono i pusillanimi e i mafiosi.
*Io ho nonni siciliani, di Messina. Dieci anni fa mi sono detto: adesso vado a vedermela la mia Sicilia. E mi sono commosso davanti al mare, a Selinunte, al monte di Segesta, alle piane immense assolate, al barocco, all'arabo. Tornavo in albergo la sera e strizzavo gli occhi dalla commozione. E poi scendevo sulle spiagge e le vedevo avvilite da alberghi fatiscenti, turismo che non aveva la minima idea di quei paradisi di natura.
*Non è mai possibile che la natura più bella del mondo sia lasciata al caso e la cultura, l'intelligenza più alta del mondo si sciolga nella pigrizia, nel mancato rispetto degli altri, nel disordine, nello sconforto: una cultura così immensa come quella siciliana merita una civiltà che sia alla sua pari. Ed ecco il punto: la Sicilia è un'isola di merda se non si ribella. Non la Sicilia è un'isola di merda. Lo è se non si ribella. Da questa professione d'amore i media hanno estrapolato solo il punto di odio più squallido.
===[[Carlo Verdone]]===
*È una terra meravigliosa e i siciliani sono splendidi: di una generosità e ospitalità uniche. E poi è una regione affascinante, è l'incontro di due culture forti: quella araba e quella italica. Non si può non rimanere coinvolti dagli odori, dai colori, dall'architettura, dal mare, dalla frutta. Nel siciliano c'è un grande spirito di osservazione, fondamentale per fare il comico. Per fare ridere è essenziale vivere a contatto con la gente, capirne la gestualità, le espressioni, i pensieri. I siciliani sono, per natura, bravissimi, sia a farsi guardare sia ad osservare.
*I colori della Sicilia sono straordinari. E mentre ormai girare un film a Roma e Milano è diventato difficile, qui abbiamo avuto molte agevolazioni e un'ottima accoglienza. Spero di riuscire ad avere la possibilità di conoscere meglio la Sicilia, quella meno turistica e più profonda; tutta l'Isola, d'altronde, è un set estremamente interessante.
*In Sicilia mi sono trovato molto bene, ho avuto una grandissima collaborazione da parte di tutti, veramente enorme. Taormina la conoscevo di notte, perché io arrivavo nel pomeriggio, semmai prendevo un David o un Nastro d'Argento, e la mattina me ne andavo via. Però ho avuto modo di girare un po' intorno, Taormina e posti limitrofi. E mi sono reso conto, conoscendo già altre zone della Sicilia, che la Sicilia è veramente una delle più importanti e belle regioni d'Italia. È veramente bella. Ho fatto un giorno una gita a Noto e io sono rimasto a bocca aperta. Noi italiani, e non voglio fare adesso pubblicità alla Sicilia, andiamo sempre nei luoghi turistici canonici, ma ci sono dei gioielli nascosti in Sicilia che andrebbero veramente visti. È una cosa che veramente mi ha lasciato senza fiato, meravigliosa, per eleganza, il sincretismo tra architettura normanna, Magna Grecia, i colori...Poi ero pure in autunno, quindi quei bei colori estivi, forti, rossi, non c'erano.
===[[Giovanni Verga]]===
*Diggià la Sicilia sorgeva come una nuvola in fondo all'orizzonte. Poi l'Etna si accese tutt'a un tratto d'oro e di rubini, e la costa bianchiccia si squarciò qua e là in seni e promontori oscuri.
*Per me io voglio morire dove son nato [...] Ringrazia Dio piuttosto, che t'ha fatto nascer qui; e guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono.
*Solo rimaneva solenne e immutabile, il paesaggio, colle lunghe linee orientali, dai toni caldi e robusti. Sfinge misteriosa, che rappresentava i fantasmi passeggieri, con un carattere di necessità fatale.
===[[Elio Vittorini]]===
*Altri quindici anni erano passati dopo quelli, a mille chilometri di là, dalla Sicilia e dall'infanzia, e avevo quasi trent'anni, ed era come se non avessi avuto nulla, né i primi quindici, né i secondi [...] e cominciai a sentire in me un lamento come un piffero che suonasse lamentoso. [...] e un piffero suonava in me e smuoveva in me topi e topi che non erano precisamente ricordi. Non erano che topi, scuri, informi, trecentosessantacinque e trecentosessantacinque, topi scuri dei miei anni, ma solo dei miei anni in Sicilia, nelle montagne, e li sentivo smuoversi in me, topi e topi fino a quindici volte trecentosessantacinque, e il piffero suonava in me, e cosí mi venne una scura nostalgia come di riavere in me la mia infanzia.
*Piccola Sicilia ammonticchiata di nespoli e tegole e rumore di torrente.
*Tra i fichidindia e lo zolfo, nelle montagne.
===[[Luca Zingaretti]]===
*La Sicilia è una terra con una cultura molto forte, molto potente, quindi è materia che per un attore diventa quasi una manna dal cielo.
*Non posso negare che si forte il richiamo dei paesaggi siciliani. È una regione che ho imparato a conoscere e che amo, ma è stata una coincidenza esplorarla di recente a teatro con la novella di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ''Lighea'', perché mi ha appassionato questo autentico gioiello. È un racconto magico. E la Sicilia, terra così potente, carnale e spirituale, è capace di evocare sensazioni molto forti. Per un attore è una bella sfida ricreare l'atmosfera del luogo.
*Siamo abituati a pensare al mare d'estate ma la stagione più bella per venire in Sicilia è proprio questa, la primavera, oppure l'autunno, che per me, individuo malinconico, è una stagione di grande fascino. La Sicilia è la culla della nostra cultura, qui viene conservato come in un laboratorio il dna del nostro essere un popolo mediterraneo. Una grande terra che racchiude però tantissime anime: non riesco a immaginare niente di più diverso tra loro fra Palermo, Ragusa, Catania, Taormina, Trapani...
==Citazioni in versi==
*''Allora incontro ti verran le belle | spiagge della Trinacria isola, dove | pasce il gregge del Sol, pasce l'armento.'' ([[Circe]]: ''[[Odissea]]'')
*{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''Coraggio, su coraggio! | Siamo del mare i figli: | Si sprezzino i perigli, | Iddio ci guiderà. | Sì, vendichiam l'offesa, | Spezziamo il rio servaggio; | Osiamo! e l'alta impresa | Il ciel proteggerà!'' ([[Eugène Scribe]])
*''Così or quinci or quindi rimirando, | Vidi in una fiorita e verde piaggia | Gente che d'amor givan ragionando. | Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia; | Ecco Cin da Pistoja; Guitton d'Arezzo. | Che di non esser primo par ch'ira aggia. | Ecco i duo Guidi che già furo in prezzo; | Onesto Bolognese; e i Siciliani, | Che fur già primi'' [a scrivere in rima], ''e quivi eran da sezzo''. ([[Francesco Petrarca]])
*''Di fronte m'eri Sicilia, o nuvola di rosa sorta dal mare! E nell'azzurro un monte: l'Etna nevosa. Salve o Sicilia! Ogni aura che qui muove pulsa una cetra od empie una zampogna e canta e passa...Io era giunto dove giunge chi sogna'' ([[Giovanni Pascoli]])
*''Di Mungibeddu tutti figghi semu | terra di focu, di canti e d'amuri | st'aranci sulu nui li pussidemu | e la Sicilia nostra si fà onuri | E di luntanu venunu li furasteri a massa | dicennu la Sicilia chi ciauru ca fà | L'oduri di la zagara si senti | e riturnau la bedda primavera | rosi sbucciati, lu suli cucenti | Sicilia bedda tu si 'na ciurera | Chi ciauru, chi ciauru di balucu e di rosi | evviva la Sicilia e l'abitanti sò''. ([[Gaetano Emanuel Calì]])
*''E la bella Trinacria, che caliga | tra Pachino e Peloro, sopra il golfo | che riceve da Euro maggior briga | non per Tifeo, ma per nascere solfo.'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'')
*''Giace de la Sicania al golfo avanti | un'isoletta che a Plemmirio ondoso | è posta incontro, e dagli antichi è detta | per nome Ortigia. A quest'isola è fama | che per vie sotto al mare il greco Alfeo | vien da Dòride intatto, infin d'Arcadia | per bocca d'Aretusa a mescolarsi | con l'onde di Sicilia.'' ([[Enea]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'')
*''La prua della barca taglia in due il mare | ma il mare si riunisce e rimane sempre uguale | e tra un greco, un normanno, un bizantino | io son rimasto comunque siciliano.'' ([[Lucio Dalla]])
*{{NDR|Sulla Controversia liparitana}} ''Lu Santu Patri ni livau la missa, | lu Re conza la furca a li parrini, | la Sicilia è fatta carni di sasizza, | cca c'è la liggi di li saracini.'' ([[Canti popolari]])
*'''N cielu fochi di culuri, | 'n terra aria bruciata, | e tutti appressu o santu 'nda vanedda, | Sicilia bedda mia, Sicilia bedda.'' ([[Franco Battiato]])
*''O fiorenti beltà siciliane, | lunghesse le radure | gaie ridenti come le campane | su le romite alture; | o turgidi papaveri carnosi, | fra l'oro del fromento | sbocciati come steli desiosi | e rosseggianti al vento; | amate, poi che tutto si rinnova | ne la feconda luce; | amate: è maggio ne la veste nova | che la vita conduce''. ([[Gesualdo Manzella Frontini]])
*{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''O patria, o cara patria, alfin ti veggo! | L'esule ti saluta | Dopo sì lunga assenza; | Il tuo fiorente suolo | Bacio, e ripien d'amore | Reco il mio voto a te, col braccio e il core! | O tu, Palermo, terra adorata, | De' miei verdi anni – riso d'amor, | Alza la fronte tanto oltraggiata, | Il tuo ripiglia – primier splendor! | Chiesi aita a straniere nazioni, | Ramingai per castella e città: | Ma, insensibili ai fervidi sproni, | Rispondeano con vana pietà! – | Siciliani! ov'è il prisco valor? | Su, sorgete a vittoria, all'onor!'' ([[Eugène Scribe]])
*''Quinci partito allor che da vicino | scorgerai la Sicilia, e di Peloro | ti si discovrerà l'angusta foce, | tienti a sinistra, e del sinistro mare | solca pur via quanto a di lungo intorno | gira l'isola tutta, e da la destra | fuggi la terra e l'onde. È fama antica | che di questi or due disgiunti lochi | erano in prima uno solo, che per forza | di tempo di tempeste e di ruine | (tanto a cangiar queste terrene cose | può de' secoli il corso), un dismembrato | fu poi da l'altro. Il mar fra mezzo entrando | tanto urtò, tanto ròse, che l'esperio | dal sicolo terreno alfin divise: | e i campi e le città, che in su le rive | restaro, angusto freto or bagna e sparte. | Nel destro lato è Scilla; nel sinistro | è l'ingorda Cariddi.'' ([[Eleno]]: [[Publio Virgilio Marone]], ''[[Eneide]]'')
*''Ricordo la Sicilia, e il dolore ne suscita nell'anima il ricordo. | Un luogo di giovanili follìe ora deserto, animato un dì dal fiore dei nobili ingegni. | Se sono stato cacciato da un Paradiso, come posso darne notizia? | Se non fosse l'amarezza delle lacrime, le crederei i fiumi di quel paradiso.'' ([[Ibn Hamdis]])
*''Sai tu l'isola bella, a le cui rive | manda il Ionio i fragranti ultimi baci | nel cui sereno mar Galatea vive | e su' monti Aci?'' ([[Giosuè Carducci]])
*''Seco venga a' lidi tuoi | fe' d'opre alte e leggiadre, | o isola del sole, o tu d'eroi | Sicilia antica madre.'' ([[Giosuè Carducci]])
*''Seguian poi di Rollon l'altera insegna | altri guerrier, non men famosi e pronti | de la Sicilia, a servitute indegna | ritolta già, che tre superbe fronti, | dove la stirpe sua trionfa e regna, | erge su 'l mar de' tre famosi monti: | co' due la Grecia e l'Africa bugiarda | e co 'l terzo l'Italia ella riguarda. | E da tre valli ancora, in cui distinse | il novo abitator la fertil terra, | venian guerrier' ch'alto desio sospinse | d'eterna gloria a perigliosa guerra''. ([[Torquato Tasso]])
*''Un paese a cui la colomba | diede in prestito il suo collare, e il pavone | rivestì dal manto delle sue penne || Par che quei papaveri sian vino | e i piazzali delle case siano i bicchieri''. ([[Ibn Hamdis]])
===[[Ignazio Buttitta]]===
*''Comu ti chianciu | ora ca ti persi | Sicilia sfurtunata, | ca veniri nun pozzu | a vidiri la genti | di la me' terra; | e li centu paisi, | e li milli jardini, | e l'occhi lustri | di la picciuttanza.''<ref>«''Come ti piango, | ora che ti ho perso, | Sicilia sfortunata, | visto che non posso venire | a vedere la gente | della mia terra; | e i cento paesi, e i mille giardini, e gli occhi lucidi della giovinezza.''»</ref>
*''Comu ti chianciu | terra mia luntana: | sbarracu l'occhi | e nun ti vidu mai; | strinciu li vrazza | e nun si cu mia; | chiamu, ti chiamu, | e mi rispunni sulu | l'affannu amaru | di 'stu cori ruttu.''<ref>«''Come ti piango, | terra mia lontana: | sgrano gli occhi, | eppure non ti vedo; | stringo le braccia, | e non sei con me; chiamo, ti chiamo, e mi risponde soltanto l'amaro affanno di questo cuore affranto.''»</ref>
*''Cu voli puisia venga 'n Sicilia.''<ref>«''Chi vuole poesia venga in Sicilia.''»</ref>
*''E ciuri a li capiddi | e vampi nni lu celu | e Sicilia, Sicilia p'ogni banna. | Comu ti chianciu | Terra mia luntana.''<ref>«''E fiori sui capelli, | e fuochi nel cielo, | e Sicilia, Sicilia dappertutto. | Come ti piango, | terra mia lontana.''»</ref>
===[[Gabriele D'Annunzio]]===
*''"È vero, è vero!" io dissi. "Mi sovviene". | Ed il cuore profondo mi tremò, | tremò della divina poesia. | "Mi sovviene. Era l'Ode trionfale: | Canta Demetra che regna i feraci | campi siciliani, e la sua figlia | cinta di violette! Canto, o Clio, | dispensatrice della dolce fama, | la corsa dei cavalli di Ierone! | Nike ed Aglaia eran con essi quando trasvolavano..."''.
*{{NDR|Nel primo centenario della nascita di [[Vincenzo Bellini]]}} ''Nell'isola divina che l'etnèo | Giove alla figlia di Demetra antica | donò ricca di messi e di cavalli, | di lunghe navi e di città potenti, | d'aste corusche e di cerate canne, | di magnanimi eroi e di pastori | melodiosi, | dal santo lido ove apparì l'Alfeo | terribile che tenne la sua brama | immune dentro all'infecondo sale, | da Ortigia ramoscel di Siracusa, | che fu sorella a Delo e abbeverava | nell'orrore notturno la sirena | ai fonti ascosi, [...] Dove il veglio Stesicoro per Ilio | ereditò la cecità di Omero, | dove Pindaro assunse ai cieli il carro | del re Ierone fondatore d'Etna | e Teocrito addusse tra i bifolchi | eloquenti le Càriti dal fresco | fiato silvano, | [...] Egli è morto, l'Orfeo dorico è morto! | Sicelie Muse, incominciate il carme | fùnebre! O rosignoli, annunziate | ad Aretusa ch'egli è morto [...] Inno di gloria, irràggiati dei raggi | più fulgidi recando all'ansiosa | moltitudine, accolta nel Teatro | riconsacrato dalla reverenza, | l'imagine del giovine Cantore. | auspice e i testimonii del fatale | suolo ove nacque.''
*''O Glauco, ti sovvien della Sicilia | bella? Ed io più non vidi la grande Alpe, | il bianco mare. Io dissi: "Andiamo, andiamo! | Ti sovvien della bella Doriese | nomata Siracusa nell'effigie | d'oro cò suoi delfini e i suoi cavalli, | serto del mare?''
===[[Salvatore Quasimodo]]===
*''Di te amore m'attrista | mia terra, se oscuri profumi | perde la sera d'aranci | o d'oleandri, sereno | cammina con rose il torrente | che quasi ne tocca la foce.''
*''Isole che ho abitato | verdi su mari immobili | D'alghe arse, di fossili marini | e spiagge ove corrono in amore | cavalli di luna e di vulcani.''
*''La mia terra è sui fiumi stretta al [[mare]], | non altro luogo ha voce così lenta | dove i miei piedi vagano | tra giunchi pesanti di lumache''.
*''Ma se torno a tue rive | e dolce voce al canto | chiama da strada timorosa | non so se infanzia o amore, | ansia d'altri cieli mi volge, | e mi nascondo nelle perdute cose.''
==Proverbi==
*Dai giudici siciliani, vacci coi polli nelle mani. ([[Proverbi italiani]])
==Film e documentari==
*Ma da questo nostro punto di vista aereo, la Sicilia è innanzitutto una terra che si slarga in pianure, ora aride ora feraci, che si raggruma in dure montagne e altipiani, una terra povera di corsi d'acqua, ma, a volte, repentinamente illuminata da lucenti spazi liquidi di laghi e bacini, cretosa e arida in certe zone o arsa dal vulcano e dalle zolfare e però fertile di messi, rigogliosa d'orti e di giardini, di boschi e pinete.<ref>Testo di [[Leonardo Sciascia]].</ref> (''[[L'Italia vista dal cielo]]'')
*Noi siciliani siamo sempre malvisti naturalmente perché abbiamo ingegno da vendere, a loro e a quelli che si sentono meglio di loro. (''[[Il bell'Antonio]]'')
*Questa terra, questa sconfinata solitudine schiacciata dal sole è la Sicilia. Che non è soltanto il ridente giardino di aranci, ulivi e fiori che voi conoscete o credete di conoscere. Ma è anche terra nuda e bruciata. Muri calcinati di un biancore accecante, uomini ermetici dagli antichi costumi che il forestiero non comprende. Un mondo misterioso e splendido di una tragica ed aspra bellezza. (''[[In nome della legge]]'')
*Saranno pure tutti poveri e ingannati dottore mio, ma io da quando sto qui ho visto solo pazzi come quello, e banditi e fanatici e poliziotti e criminali e spie e rivoluzionari, e che è! E nun stanno mai fermi! No! C'hanno sempre 'na cosa da fare e ne vorrebbero fare n'altra! Ma che cazzo sono venuto a... Scusi se mi esprimo così. Ma che è sta Sicilia?! Ma che è?! Un pentolone che bolle e bolle! E nun se capisce perché, scusi! Me lo dica lei perché! (''[[L'uomo delle stelle]]'')
*Vattinni! Chista è terra maligna...<br>Fino a quando ci sei ti senti al centro del mondo, ti sembra che non cambia mai niente. Poi parti. Un anno due, e quanno torni è cambiato tutto: si rompe il filo. Non trovi chi volevi trovare. Le tue cose non ci sono più. Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato. Ma ora no, non è possibile. Ora tu sei più cieco di me. (''[[Nuovo Cinema Paradiso]]'')
*Voi ne capite fimmini? La Sicilia è comu na bedda fimmina. Ha bisogno di essere corteggiata, omaggiata, bei regali. Insomma deve capire se si può fidare oppure no. (''[[In guerra per amore]]'')
==Note==
<references />
==Voci correlate==
{{Div col}}
*[[Agrigento]]
*[[Aidone]]
*[[Bagheria]]
*[[Caltagirone]]
*[[Cannolo siciliano]]
*[[Cassata siciliana]]
*[[Catania]]
*[[Cioccolato di Modica]]
*[[Enna]]
*[[Etna]]
*[[Gela]]
*[[Ispica]]
*[[Lampedusa]]
*[[Lingua siciliana]]
*[[Messina]]
*[[Milazzo]]
*[[Modica]]
*[[Monreale]]
*[[Nicosia (Italia)|Nicosia]]
*[[Novara di Sicilia]]
*[[Palermo]]
**[[Teatro Massimo Vittorio Emanuele]]
*[[Piazza Armerina]]
*[[Preghiere siciliane]]
*[[Sciacca]]
*[[Scioglilingua modicani]]
*[[Scicli]]
*[[Segesta]]
*[[Selinunte]]
*[[Siracusa]]
**[[Ortigia]]
**[[Teatro greco di Siracusa]]
*[[Taormina]]
*[[Trapani]]
**[[Monte Erice]]
*[[Ustica]]
*[[Modi di dire siciliani]]
*[[Proverbi siciliani]]
*[[Voci e gridi di venditori siciliani]]
{{Div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|s=R.D.Lgs._15_maggio_1946%2C_n._455%2C_Approvazione_dello_Statuto_della_Regione_siciliana|s2=:Categoria:Canti_della_Sicilia|s2_oggetto=alcuni canti|s2_preposizione=della|wikt=Sicilia}}
[[Categoria:Isole]]
[[Categoria:Luoghi della Sicilia| ]]
sxjl9vliob095g5rs2em335udmg2tkm
Francesco Petrarca
0
10409
1428134
1415749
2026-10-02T13:43:54Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Francesco Petrarca */ Giulio Bertoni
1428134
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[File:Francesco Petrarca00.jpg|thumb|Francesco Petrarca]]
'''Francesco Petrarca''' (1304 – 1374), scrittore, poeta e umanista italiano.
==Citazioni di Francesco Petrarca==
*A che ti giova insegnare agli altri [...], se intanto tu per primo non ascolti te stesso? (dalla ''Lettera a Cicerone'', nella raccolta delle ''Familiares'')
*Ciò che ero solito [[amore|amare]], non amo più; mento: lo amo, ma meno; ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmente ho detto la verità. È proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma contro voglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: "Ti odierò, se posso; se no, t'amerò contro voglia"<ref>Cfr. [[Publio Ovidio Nasone]]: «Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado».</ref>. (da ''Ascesa al Monte Ventoso'')
*Dei magnati napoletani mi ricorda di avere una volta parlato con poco favore a cagione di certo barbaro spettacolo non so se tuttavia costì praticato, che allora mi mosse a sdegno e a ribrezzo. Ma per ben costumata che sia, non v' è città che alcuna cosa in se stessa non offra degna di biasimo: ed or m'avveggo come degnissimi essi si porgano di bella lode per animo liberale, per indole generosa, e per singolare fedeltà nell' amicizia. E questo vanto {{sic|meritamente}} a loro consente la storia di Roma, che ridotta nella seconda guerra Punica allo stremo delle sue forze, abbandonata e combattuta da quasi tutta l' Italia, e tradita dai Capuani vostri vicini, che i benefizi ed i soccorsi da lei ricevuti rimeritarono con odio mortale e con gravissime ingiurie, dalla esimia fedeltà, e dalla liberale munificenza dei Napolitani ebbe nell'ora del suo più grave pericolo aiuto e sostegno. Perché gli antichi non meno che i recenti tempi mi porgono sicuri argomenti ad affermare che, chi veduta Napoli non se ne innamora, o non conosce che sia virtù, o non è capace di amarla.<ref>Da ''Lettere senili, {{small|volgarizzate e dichiarate con note da G. Fracassetti}}'', libro XV, lettera IV a Guglielmo Maramaldo, Cav. Napolitano, [https://books.google.it/books?id=AEcCAAAAQAAJ&dq=&pg=PA408#v=onepage&q&f=false pp. 408-409]</ref>
*{{NDR|[[Salerno]]}} Fonte della medicina, e di un nobilissimo ginnasio, dove facilmente emerge ogni disciplina delle lettere.
:''Medicinæ fontem, ac gymnasium nobilissimum, ubi feliciter litterarum omnium disciplina consistit.'' (citato in ''[http://books.google.it/books?id=1vkeAAAAIAAJ&q=Salernum+medicinae+fontem,ac+gymnasium+nobilissimum&dq=Salernum+medicinae+fontem,ac+gymnasium+nobilissimum&hl=it&ei=_g_BTvWNDNG5hAfPoby0BA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CC0Q6AEwAA La Chronique médicale, Volume 13]'')
*Ho sempre avuto il massimo disprezzo per le ricchezze, non perché non mi piacessero, ma perché odiavo le fatiche e le preoccupazioni che ne derivano. (dalla ''Lettera ai posteri'')
*I [[Libro|libri]] fecero diventare dotti alcuni, altri pazzi.<ref>''De remediis utriusque fortunae'', dial. XI, III: De librorum copia. Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/41|9]]</ref>
:''Libri quosdam ad scientiam, quosdam ad insaniam deduxere''.
*Il [[mondo]], più che io lo giro, e meno mi piace.<ref>Da ''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari''.</ref>
*Il saggio muta consiglio, ma lo [[stoltezza|stolto]] resta della sua opinione.<ref>Da ''Ecloghe'', VIII.</ref>
*La [[fatica]] perseverante e la continua applicazione sono il cibo del mio spirito; quando comincerò a riposare e a rallentare il mio lavoro, allora cesserò anche di vivere.<ref>Dalle ''Epistole'', a cura di Ugo Dotti, UTET, 1978.</ref>
*Non so saziare la brama di aver [[Libro|libri]], avvegnaché già molti, e forse più del bisogno io ne possegga. Ma avvien de' libri, quello che di tutte le cose: più ti vien fatto cercando trovarne, e più l'avidità d'averne altri ti punge: anzi ne' libri v'è alcun che di singolare. L'oro, l'argento, le gemme, le ricche vesti, i marmorei palagi, il terreno ben colto, le dipinte tele, il bardato corsiero ed altre cose delle sì fatte dànno un piacere per dir così muto e superficiale: i libri ti recano un interno diletto, parlano teco, ti consigliano, e a te per certa viva e penetrante familiarità si congiungono.<ref>Da ''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', traduzione di Giuseppe Fracassetti, Le Monnier, Firenze, 1863, vol. 1, libro III, lettera XVIII, [https://books.google.it/books?id=sNxxrQ8LFc4C&pg=PA460 p. 460].</ref>
*{{NDR|I libri}} Ora questi, ora quelli io interrogo, ed essi mi rispondono, e per me cantano e parlano; e chi mi svela i segreti della natura, chi mi dà ottimi consigli per la vita e per la morte, chi narra le sue e le altrui chiare imprese, richiamandomi alla mente le antiche età. E v'è chi con festose parole allontana da me la tristezza e scherzando riconduce il riso sulle mie labbra; altri m'insegnano a sopportar tutto, a non desiderar nulla, a conoscer me stesso, maestri di pace, di guerra, d'agricoltura, d'eloquenza, di navigazione; essi mi sollevano quando sono abbattuto dalla sventura, mi frenano quando insuperbisco nella felicità, e mi ricordano che tutto ha un fine, che i giorni corron veloci e che la vita fugge. E di tanti doni, piccolo è il premio che mi chiedono: di aver libero accesso alla mia casa e di viver con me, dacché la nemica fortuna ha lasciato loro nel mondo rari rifugi e pochi e pavidi amici.<ref>Da ''Rime, trionfi, e poesie latine'', a cura di Ferdinando Neri, Ricciardi, 1951.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}}, per molti rispetti eccellente, ha questo oscuro e vergognoso e inveterato malanno, che il girar di notte vi è non meno pauroso e pericoloso che tra folti boschi, essendo le vie percorse da nobili giovani armati, la cui sfrenatezza né la paterna educazione né l'autorità dei magistrati né la maestà e gli ordini del re seppero mai contenere. (da ''Familiarum rerum libri''; in Francesco Petrarca, ''Opere'', vol. I, Sansoni, 1990)
*Piacciavi richiamare alla memoria quel tempo in cui felicissimi voi {{NDR|[[Genova|genovesi]]}} eravate tra tutti i popoli dell'Italia. Ero allora io fanciullo, e le cose vedute, quasi che sognate le avessi, confusamente rammento: ma viva sempre al pensiero ho la memoria dell'incantevole aspetto che di sè porgeva a levante e a ponente la vostra riviera, bella così da parere meglio celeste che non terrena dimora, simile a quella che la fantasia de' poeti dètte nei campi Elisi stanza ai beati, fra colli ameni, e deliziosi sentieri aperti nel seno delle verdeggianti convalli. Stupende a riguardarsi nell'alto torreggiavan le moli di superbi [[Palazzi dei Rolli|palagi]]: sorgevano a piè delle rupi le mermoree magioni de' vostri cittadini splendide al pari delle più splendide reggie, e a qualsivoglia città nobilissima invidiabil decoro: mentre vincitrice della natura l'arte vestiva gli sterili gioghi de' vostri monti di cedri, di viti, di olivi, spiegando all'occhio la pompa di una perpetua verdura. Aperti con ammirando artificio fra le rupi e gli scogli fermavan lo sguardo del navigante vaghissimi spechi, che sorretti da travi dorate echeggiavano al suono de' flutti, i quali spumeggiando si rompevano in sull'ingresso, e dentro ne spruzzavano le muscose pareti: ed ammirato il nocchiero alla novità dello spettacolo lasciavasi cadere il remo dalle mani, e fermava per meraviglia la barca a mezzo il corso. Che se per terra cammin facendo alcun traversasse le popolose vostre contrade, di quale stupore non lo colpivano le sontuosissime vesti, e la maestosa persona dei vostri cittadini, e delle vostre matrone, o il vedere nel mezzo de' boschi e delle remote campagne lusso e delizie da disgradarne le urbane magnificenze? Che se dentro le mura della vostra città finalmente ponesse il piede, in una città di re, siccome di Roma fu scritto, ed in un tempio sacro alla felicità e all'allegrezza d'essere entrato ei s'avvisava.<ref>Da una lettera al Doge e Consiglio di Genova del 1º novembre 1352, in ''Lettere di Francesco Petrarca'', libro XIV, lettera V, Le Monnier, Firenze, 1865, pp. 320-321</ref>
*Quegli cui non è castigo sufficiente una [[moglie]], è degno di averne parecchie.<ref>Da ''De remediis utriusque fortune''; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''L'ape latina'', Hoepli, 1987.</ref>
:''Quem una uxor non castigat, dignus est pluribus.''
*Sento qualcosa di insoddisfatto nel mio cuore, sempre.
:''Sentioque inexpletum quiddam in precordiis meis semper''. (da ''Secretum'')
*''Sicilia di tiranni antico nido | vide triste [[Agatocle]] acerbo e crudo | e vide i dispietati Dionigi | e quel che fece il crudel fabro ignudo | gittare il primo doloroso strido | e far ne l'arte sua primi vestigi.'' (da ''[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/frammenti_rime_estravaganti/pdf/petrarca_frammenti_rime_estravaganti.pdf Frammenti. Rime estravaganti]'', 20, vv. 65-70; p. 43)
*[...] ventosa gloria è il cercar fama dalla splendidezza delle [[parola|parole]].<ref>Dalla ''Lettera ai posteri'', in ''Del disprezzo del mondo, dialoghi tre'', prima versione italiana del rev. prof. Giulio Cesare Parolari, coi tipi di Luigi di Giacomo Pirola, Milano 1857.</ref>
*Stringendo adunque il molto in poco rammenterò fra le cose umane nessuna esser più dolce dell'amicizia, nessuna più santa, dalla virtù in fuori, e quelli che per potenza e per valore agli altri sovrastano aver più che gli altri bisogno di veri amici, i quali entrino a parte con loro della prospera e dell'avversa sorte. Fa di non chiedere all'amico giammai cosa che onesta non sia, né mai piegarti a far per lui cosa tale; ma se onesta è la domanda, qualunque ella sia, e tu l'appaga. Tieni sempre per fermo tra gli amici tutto esser comune: uno l'amico, uno il volere, non mutabile né per timore né per speranza, né per pericolo: dover ciascuno amare l'amico come se stesso, ed esser cieco a qualunque disparità di condizione; cerca in somma per tutti i modi che si avveri quel che [[Pitagora]] dice, cioè di due doversi far uno. [...] Noi non miriamo a cose impossibili, ma stiamo contenti a quelle, cui ci è dato di aggiungere secondo le leggi della umana natura: e fra queste è l’amicizia della quale parliamo. Poche, rarissime sono le coppie a noi conosciute di amici legati da un amore perfetto e sublime come quello che rese famosi i nomi di Lelio, e del minore Africano. Ma se stretta è fra i buoni, anche l’ordinaria amicizia riesce dolce e soave: come quella che non ammette adulazione, non conosce contumelie, ingiurie, disprezzo, mai non viene a discordia, mai nulla ambisce fuor che i vantaggi e l'onor dell'amico, e piena di letizia e di pace tutta si consola e si bea nel mutuo consorzio. Nulla in essa di finto, di doppio, di simulato, di occulto, ma tutto è schiettezza e candore: per guisa che comuni fra gli amici sono i consigli, le opere, gli onori, le ricchezze, l'ingegno, il sangue, e perfin la vita.<ref>Da ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/seniles/pdf/petrarca_seniles.pdf Lettere senili], {{small|volgarizzate e dichiarate con note da G. Fracassetti}}'', libro XIV, lettera I al Magnifico Francesco di Carrara Signore di Padova.</ref>
==''Canzone ai Grandi d'Italia''==
*Che fan qui tante pellegrine spade? (P. IV, canzone IV, nell'edizione Marsand; canz. XVI nell'ed. Mestica)
*[Chè] ''L'antiquo valore | Ne l'italici cor non è ancor morto''. (P. IV, canzone IV, nell'edizione Marsand; canz. XVI nell'ed. Mestica)
*''Io parlo per ver dire | Non per odio d'altrui né per disprezzo''. (XVI dell'ed. Mestica, 4)
*''I'vo gridando: [[pace]], pace, pace''. (num. XVI dell'edizione Mestica, ultimo verso)
==''Canzoniere''==
===[[Incipit]]===
[[Image:Petrarca - Canzoniere, MCCCCLXX - 929090 Carta.jpeg|thumb|Incipit nell'edizione 1470]]
<poem>Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.</poem>
===Citazioni===
*''Vegnendo in terra a'lluminar le carte | ch'avevan molt'anni già celato il vero | tolse {{NDR|[[Gesù|Gesù Cristo]]}} [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]] da la rete et [[Pietro apostolo|Piero]], | et nel regno del ciel fece lor parte.'' (VI, 5-8)
*''L'[[anima|alma]] che sol da Dio facta gentile, | ché già d'altrui non po' venir tal gratia, | simile al suo factor stato ritiene: | però di [[perdono|perdonar]] mai non è sacia | a chi col core et col sembiante umile | dopo quantunque offese a mercé vène.'' (XXIII, 121-126)
*''Non era l'andar suo cosa mortale, | ma d'angelica forma; e le parole | sonavan altro che, pur voce umana;'' (XC, 9-11)
*''[[Pace]] non trovo, et non ò da far [[guerra]]; | e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;| et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;| et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.'' (CXXXIV, 1-4)
*''Il [[Italia|bel paese]] | ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe''. (CXLVI, 13-14)
*''Chiare, fresche et dolci acque, | ove le belle membra | pose colei che sola a me par donna; | gentil ramo ove piacque | (con sospir' mi rimembra) | a lei di fare al bel fiancho colonna; | herba et fior' che la gonna | leggiadra ricoverse | co l'angelico seno; | aere sacro, sereno, | ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: | date udïenza insieme | a le dolenti mie parole extreme''. (CXXVI, 1-13)
*''O viva morte, o dilectoso male'' (CXXXII, 7)
*''Ché bel fin fa chi ben amando more.'' (CXL, 14)
*''Et veggio 'l meglio, et al peggior m'appiglio''. (CCLXIV, 136)
*''Cosa bella e mortal passa e non dura''. (CCXLVIII, 8)
*''Chi pò dir com'egli arde {{NDR|d'amore}}, è 'n picciol foco.'' (CLXX, 14)
*''Alma real, dignissima d'impero'' (CCLXVII, 7)
*''Cercato ò sempre [[Solitudine|solitaria]] vita | (le rive il sanno, et le campagne e i boschi) | per fuggir questi ingegni sordi et loschi, | che la strada del cielo ànno smarrita'' [...]. (CCLIX, 1-4)
*{{NDR|Sull'[[alloro]]}} ''Arbor victorïosa trumphale, | onor d'imperadori et di poeti.'' (CCLXIII, 1-2)
*''La [[vita]] fugge e non s'arresta un'ora''. (CCLXXII, 1)
*''Questo nostro caduco e fragil bene | ch'è vento ed ombra ed à nome [[bellezza|beltade]]''. (CCCX, 1-2)
*''Drez et rayson es qu'ieu ciant e 'm demori''. (''Lasso me, ch'i' non so in qual parte pieghi'')
:Diritto e ragione è che canti e mi sollazzi.
*''La vita el fin, e 'l dí loda la [[sera]].'' (''Nel dolce tempo de la prima etade'')
*''Povera et nuda vai [[Filosofia|philosophia]]''. (''La gola e 'l somno et l'otïose piume'')
*''[[Usignolo|Quel rosignol]], che sí soave piagne, | forse suoi figli, o sua cara consorte, | di dolcezza empie il cielo et le campagne | con tante note sí pietose et scorte''. (''Quel rosignol, che sí soave piagne'')
*''Regnano i sensi, et la ragion è morta''. (''Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge'')
*''Sarò qual fui, vivrò com'io son visso''. (''Ponmi ove 'l sole occide i fiori et l’erba'')
*''Seguite i pochi, et non la volgar gente''. (''Poi che voi et io piú volte abbiam provato'')
*''Un bel [[morte|morir]] tutta la vita honora''. (''Ben mi credea passar mio tempo omai'')
*''Vertú contra furore | prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto: | ché l'antiquo valore | ne gli italici cor' non è anchor morto.''<ref>Citato in Niccolò Machiavelli, ''[[Niccolò Machiavelli#Il principe|Il principe]]'': «''Virtù contro a furore | prenderà l'arme; e fia el combatter corto, | ché l'antico valore | nell'italici cor non è ancor morto.''»</ref> (''Italia mia, benché 'l parlar sia indarno'')
===Citazioni sul ''Canzoniere''===
*Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora, nelle profondità inaccesse (infantili) dell'anima del poeta, era sua madre; era la ''donna che non si può avere''. E tutta la fascinosa, un po' monotona, storia del {{maiuscoletto|Canzoniere}}, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui. Se Laura che lo loda, lo rimprovera, lo ammonisce a ben fare, siede in sogno sulla sponda del suo letto, si comporta in tutto e per tutto come una tenera madre col suo amato, e un po' indiscreto bambino, gli si fosse data (ma è questo che il poeta – fingendo desiderarlo – temeva; il {{maiuscoletto|Canzoniere}} è pieno di accenti di gratitudine per quelle che colla sua «virtù», colla sua «castità» gli risparmiava, con la tentazione, il pericolo di fare una brutta figura) sarebbe accaduto al Petrarca quello che accadde al [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] con la bella signora Sabatier, e che non gli accadeva con la sua triste mulatta. La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari); a donne che, per la diversità delle origini, non potevano richiamare al suo inconscio, sempre vivo e vigile, la presenza – ben altrimenti diletta! – della madre. Ma l'amore, l'amore vero, l'amore intero, vuole una cosa e l'altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c'è, in tutto il lungo {{maiuscoletto|Canzoniere}}, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d'amore; molte cose ci sono ma non {{maiuscoletto|la bocca mi baciò tutto tremante}}<ref>{{cfr}} [[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', canto V, v. 136: «''La bocca mi basciò tutto tremante''».</ref>, il più bel verso d'amore che sia stato scritto. ([[Umberto Saba]])
==''De vita solitaria''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
''Credo ego generosum animum, preter Deum ubi finis est noster, preter seipsum et archanas curas suas, aut preter aliquem multa similitudine sibi coniunctum animum, nusquam acquiescere; etsi enim voluptas tenacissimo visco illita et blandis ac dulcibus plena sit laqueis, fortes tamen circa terram alas detinere diutius non potest.''
====Marco Noce====
Io credo che un animo nobile, eccetto che in Dio, dov'è il nostro fine estremo, eccetto che in sé stesso e nei suoi segreti pensieri o in qualche animo a lui congiunto da una grande affinità, non trovi pace in alcun luogo. Benché infatti il piacere sia cosparso di un visco tenacissimo e sia pieno di lacci attraenti e dolci, non potrebbe tuttavia trattenere a terra troppo a lungo le ali forti.
====Tito Vespasiano Strozzi====
Io credo che l'animo generoso non si riposa né si contenta se non in Dio, nel quale è il nostro fine, veramente in sé stesso con gli suoi secreti pensieri, o veramente in alcuno altro animo molto simile a lui, peroché sebene il diletto mundano è impaniato di tenacissimo vischio, e pieno di lusinghevoli e dolci lacci, nientedimeno egli non è potente a tenere lungamente in terra le ale che sono forti, cioè la mente dell'uomo magnanimo, disposta e intenta a cose grandi e alte.
{{NDR|Francesco Petrarca, ''La vita solitaria'', 2 voll., traduzione di Tito Vespasiano Strozzi, Romagnoli, 1879, [https://archive.org/details/lavitasolitaria01petr vol. I].}}
===Citazioni===
*[...] ogni persona indaffarata è infelice e [...] lo è doppiamente se è alle dipendenze di un'altra persona, poiché ha la propria infelicità, ma non gode dei suoi frutti vantaggiosi. (lib. I, cap. III; 1992, p. 45)
:[...] ''omnis occupatus miser, occupatusque sub alio bis miser, quod et miseriam suam habet et ipso miserie fructu caret.''
*[...] una [[verità]] universale, certo, non crolla per pochissime obiezioni. (lib. I, cap. III; 1992, p. 47)
:[...] ''paucissimis quidem instantiis universale verum dogma non quatitur.''
*Ahimè, com'è forte in me il timore che tra coloro che pretendono d'essere considerati custodi delle pecore malate vi siano dei lupi che divorino quelle sane! (lib. I, cap. III; 1992, p. 53)
:''Et heu quam vereor nequi forsan ex his, qui se custodes infirmarum ovium dici volunt, lupi sint sanasque dilanient.''
*Ogniqualvolta decidiamo di intraprendere o di cambiare genere di [[vita]], dobbiamo tenere innanzi agli occhi soprattutto questo: di non seguire la via che ci apparirà più splendida, ma quella che sarà più adatta a noi, confidando non su una vana passione, ma sulla guida della natura. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 59)
:''In omni quidem ordiende mutandeque vite consilio, illud imprimis ante oculos habendum ut, non concupiscentia inani sed natura duce freti, viam teneamus non que speciosissima videbitur, sed que aptissima nobis erit.''
*La [[solitudine]] è santa, semplice, incorrotta e davvero la più pura di tutte le cose umane. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 65)
:''Solitudo quidem sancta, simplex, incorrupta vereque purissima rerum est omnium humanarum.''
*[...] molti possono essere costretti ad affermare qualcosa, nessuno a [[Credere|credervi]]. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 67)
:[...] ''ad fatendum multi, ad credendum nemo cogitur.''
*[...] la fine dell'[[Felicità e infelicità|infelicità]] è l'inizio della [[Felicità e infelicità|felicità]], poiché la legge dei contrari esige che, dove questa termini, quella abbia principio. (lib. I, cap. V, pp. 75 e 77)
:[...] ''miserie finis felicitatis initium est, natura contrariorum exigente ut ubi hoc desinit illud incipiat.''
*Ho provato gli stimoli che essa dà all'animo, le ali che fornisce all'ingegno, il tempo che accorda libero al lavoro: tutte cose che non saprei dove cercare al di fuori della solitudine. (lib. I, cap. VI; 1992, p. 91)
:''Sentio quos animo stimulos, quas alas ingenio, quod illa operi vacuum tempus accomodat, que omnia preter illam ubi queram nescio.''
*[...] e in verità mai mi sembrerà che la presenza di un amico interrompa la solitudine, bensì che la adorni. (lib. I, cap. VII; 1992, p. 109)
:[...] ''nec vero michi unquam amici presentia interrumpi solitudo videbitur sed ornari.''
*Come è grande dunque il piacere, come è grande la sicurezza data dalla solitudine che ha attraversato tutti i pericoli ed enumera, alle sue spalle, lontano, i propri mali! Che gioia aver superato illesi i casi funesti e, al bivio, se a sinistra c'era la morte, essersi trovati a destra; e tanto maggiore è la gioia quanto più si era inclini a scegliere l'altra direzione. La natura ha infatti questa peculiarità: quanto più grave e più presente si rammenta il [[pericolo]], tanto più si gioisce per averlo superato. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 113)
:''Quanta ergo delectatio, quanta securitas solitudinis, metuenda quelibet emense et a tergo procul sua mala numerantis! Quam delectat illesum transisse pestifera et in bivio, ubi ad levam mors erat, dextrorsum tenuisse, eoque magis quo in partem alteram deliberatio pronior fuit! Habet enim hoc natura ut, ubi maius presentiusque discrimen fuisse recolitur, ibi de preterito plus gaudii sit.''
*Benché infatti ogni natura abbia i propri difetti, tuttavia gran parte dei mali deriva da una sorta di emulazione e dalla smania di [[imitare]]. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 121)
:''Etsi enim cuiusque natura suis vitiis abundet, magna tamen pars malorum ex emulatione quadam imitandique libidine nata est.''
*Non cesserà mai di essere in ansia chi sarà sempre proteso verso il [[domani]]: nessun giorno infatti, eccetto l'ultimo, sarà privo di un domani e nessuno, eccetto il primo, non è stato il domani di qualche altro giorno. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 133)
:''Numquam pendere desinet, qui in crastinum pendebit; nullus enim dies preter ultimum crastino carebit, nullus preter primum non alicuius diei crastinus fuit.''
*[...] a poco a poco, in ogni luogo della terra, tutto decade: tutti i buoni costumi hanno breve durata, quelli cattivi invece sono eterni. (lib. I, cap. IX; 1992, p. 137)
:[...] ''nam et inde nunc absum, et ubique terrarum cunta paulatim in deterius cedunt, omnes boni mores brevis evi sunt, mali autem immortales.''
*[...] fuggire le sciagure che non possiamo mettere in fuga. (lib. I, cap. IX; 1992, p. 141)
:[...] ''ut pestes, quas fugare non possumus, fugiamus'' [...].
*La solitudine – a volerla debitamente definire – è di tre tipi: del luogo [...]; del tempo, ovverosia delle notti, quando anche nel foro c'è solitudine e silenzio; dell'animo, ovverosia di quelli che, per la straordinaria capacità di concentrarsi nella contemplazione, si sottraggono al mezzogiorno e alla piazza affollata e ignorano che cosa vi succeda e sono soli in qualunque momento e luogo vogliano esserlo. (lib. II, cap. VI; 1992, p. 197)
:''Triplex nempe, si rite complector, solitudo est: loci scilicet'' [...]''; temporis, qualis est noctium, quando etiam in rostris solitudo silentiumque est: animi, qualis est eorum qui vi profundissime contemplationis abstracti luce media et frequenti foro quid illic geratur nesciunt, qui quotiens et ubicunque voluerint soli sunt.''
*Ricerco inoltre [[libri]] di generi differenti che, per gli autori che li hanno scritti o per gli argomenti di cui trattano, siano nello stesso tempo compagni graditi e fedeli, pronti sia a uscire in pubblico sia a ritornare nello scrigno a un tuo cenno e sempre disposti a tacere o a parlare, a restare a casa o ad accompagnarti nei boschi, a fare lunghi viaggi e a vivere in campagna, a discorrere, a scherzare, a esortarti, a consolarti, ad ammonirti, a biasimarti, a darti consigli, a rivelarti i segreti delle cose e le imprese memorabili, a insegnarti le regole della vita e il disprezzo della morte, la moderazione nella buona sorte, la costanza nell'avversa, l'imperturbabilità e la fermezza nel comportamento: compagni dotti, lieti, utili e {{Sic|facondi}}, non sono mai motivo di noia, di spesa, di lamenti, di brontolii, d'invidia o d'inganno. E mentre ci arrecano tanti vantaggi, non hanno bisogno di cibo né di bevanda e son contenti di una povera veste e di un cantuccio della casa; essi stessi però offrono ai loro ospiti inestimabili ricchezze spirituali, vaste dimore, splendidi abiti, piacevoli banchetti e cibi prelibati. (lib. II, cap. XIV; 1992, p. 313)
:''Libros preterea diversi generis et simul per quos aut de quibus scripti sunt comites gratos et assiduos, et promptos vel in publicum prodire vel ad arculam redire cum iusseris, paratosque semper vel tacere vel loqui, et esse domi, et comitari in nemora, et peregrinari, et rusticari, et confabulari, et iocari, et hortari, et solari, et monere, et arguere, et consulere, et docere secreta rerum, monimenta gestorum, vite regulam mortisque contemptum, modestiam in prosperis, fortitudinem in adversis, equabilitatem in actionibus atque constantiam: comites doctos, letos, utiles ac facundos, sine tedio, sine impendio, sine querela, sine murmure, sine invidia, sine dolo; interque tot commoda, nullo cibo interim, nullo potu et veste inopi et angusta domus parte contentos, cum ipsi potius hospitibus suis inextimabiles animi divitias, amplas domus, fulgidas vestes et iucunda convivia ac suavissimos cibos parent.''
==''Itinerarium Siriacum''==
*Veniamo a [[Genova]], che dici di non aver mai visto. Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare; la sua stessa potenza, come è già accaduto a molte città, le nuoce e le reca danno, perché offre materia alle contese e alle gelosie cittadine.
*[...] di questa ammirerai ora il comportamento dei cittadini, la posizione dei luoghi, lo splendore degli edifici e soprattutto la flotta, formidabile e temibile per ogni nazione come è stato scritto di quella di Tiro; ammirerai il molo opposto al mare e il [[Porto di Genova|porto]], opera dell'uomo, di inestimabile valore e di molto lavoro, che invano colpiscono le quotidiane tempeste.
*Quando avrai diligentemente osservato questa città, il litorale che l'avvolge a destra e a sinistra, i monti che sovrastano i flutti, inoltre le persone, gli animi forti ed il comportamento della gente, sappi di aver visto quel secondo coltello che per molti anni, con un esercizio continuo, affilò la spada del valore romano.
==''Le Epistole familiari''==
*Ti verrà forse all'orecchio qualcosa di me, sebbene sia dubbio che il mio povero, oscuro nome possa arrivare lontano nello spazio e nel tempo. E forse ti piacerà sapere che uomo fui, quale la sorte delle opere, soprattutto di quelle la cui fama sia giunta sino a te e di cui tu abbia sentito vagamente parlare.
*Sono stato uno della vostra specie, un povero uomo mortale, di classe sociale né elevata né bassa; di antica famiglia, come dice di se stesso [[Cesare Augusto]]; di temperamento per natura né malvagio; né senza scrupoli, se non fosse stato guastato dal contatto abituale con esempi contagiosi.
*L'adolescenza mi illuse, la gioventù mi traviò, ma la vecchiaia mi ha corretto e con l'esperienza mi ha messo bene in testa che era vero quel che avevo letto tanto tempo prima; che i godimenti dell'adolescenza sono vanità.
*Ebbi la fortuna di godere la familiarità dei principi e dei re, e l'amicizia dei nobili, tanto da esserne invidiato.
*Mi travagliò quand'ero molto giovane, un amore fortissimo; ma il solo, e fu puro; e più a lungo ne sarei stato travagliato se la morte, crudele ma provvidenziale, non avesse spento definitivamente quella fiamma quand'ormai era languente.
*I più grandi re del mio tempo mi vollero bene e mi onorarono – il perché non lo so; è cosa che riguarda loro – e con certuni ebbi rapporti tali che in certo qual modo erano loro a stare con me; e dalla loro grandezza non ebbi noie, ma molti vantaggi.
{{NDR|Francesco Petrarca, ''Le Epistole familiari''; citato in [[Carlo Salinari]], ''Profilo storico della letteratura italiana'', Editori Riuniti, 1972}}
* {{NDR|su [[Richard de Bury]]}} ... uomo di vivace ingegno, esperto abbastanza di lettere [...] che fin dai primi anni fu delle riposte cose curiosissimo indagatore... Ed egli {{NDR|quando gli chiesi notizie dell'isola di Tile}} o che sperasse potermi mantener la promessa, o che vergognasse di confessare la propria ignoranza [...], o che per avventura (né vorrei crederlo) sentisse invidia dell'aprirmi questo segreto, risposemi che avrebbe sciolto il mio dubbio quando fosse tornato alla sua patria ed ivi avesse potuto consultare i suoi libri, de' quali aveva copia tragrande.
{{NDR|''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', vol. 1, traduzione di Giuseppe Fracassetti, Felice Le Monnier, Firenze 1863}}
*Solo al [[medico]] è conceduto dar morte agli uomini impunemente.
*Non sono né vivo né sano, né morto né malato; allora soltanto comincerò a vivere e a star bene, quando troverò l'uscita di questo [[labirinto]]. A tal fine tutto son rivolto, a questo solo mi adopro. (da ''XII, 10'')
{{NDR|''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', vol. 2, traduzione di Giuseppe Fracassetti, Felice Le Monnier, Firenze 1864}}
*...{{NDR|il}} malanno immedicabile, oscuro, osceno, inveterato di questa città, sotto mille altri rispetti preclarissima, per cui il girare di nottetempo qui non si fa con minor paura e pericolo che in mezzo ai folti boschi: conciossiachè le strade sien piene di nobili giovani armati tutti, le immoderatezze de' quali nè la paterna educazione, nè l'autorità de' magistrati, nè la maestà e l'impero dei re valsero mai a raffrenare. Ma come meravigliare che fra le ombre della notte e senza alcun testimonio taluno ardisca commetter delitti, se a pieno giorno, alla vista del popolo, al cospetto dei re, in questa città d'Italia con ferocia da disgradarne i barbari si esercita l'infame giuoco de gladiatori: e come sangue di pecore l'umano sangue si sparge, e, plaudente l'insano volgo affollato, sotto gli occhi de miseri genitori si scannano i figli, e tiensi a disonore l'offerire con ripugnanza la gola al pugnale, quasi che per la patria o per la gloria della vita celeste si combattesse? Di tutto questo inconsapevole io fui condotto un giorno a certo luogo vicino della città chiamato Carbonaria: nome veramente acconcio alla cosa: imperocché quella scelerata officina deturpa e denigra gli spietati fabbri che ivi si affaticano sull'incudine della morte. Era presente la Regina, presente Andrea re fanciullo, che di sè promette riuscir magnanimo, se pur riesca a porsi in capo la contrastata corona: v'eran le milizie di Napoli, delle quali invan cercheresti le più attillate e più eleganti: popolo v'era venuto in folla da tutte parti. A tanto concorso di gente, e a tanta attenzione d'illustri personaggi sospeso, fiso io guardava aspettando di vedere qualche gran cosa, quand'ecco come per lietissimo evento un indicibile universale applauso s'alza alle stelle. Mi guardo intorno e veggo un bellissimo garzone trapassato da freddo pugnale cadermi ai piedi. Rimasi attonito, inorridito; e dato di sproni al cavallo, rampognando l'inganno de'miei compagni, la crudeltà degli spettatori, la stoltezza de'combattenti, all'infernale spettacolo ebbi volte le spalle. Questa doppia peste, o padre mio, quasi eredità de maggiori venne e s'accrebbe ne'posteri, e giunse a tale che la licenza del commetter delitti in conto di dignità e di libertà vien reputata. (da Lettera IV a Giovanni Colonna Cardinale, Napoli, 1 dicembre 1343, [https://books.google.it/books?id=q4hCAAAAcAAJ&dq=&pg=PA31#v=onepage&q&f=false pp.31-32])
==''Rime''==
*''Povera e nuda vai, [[Filosofia]]''. (sonetto I secondo la numerazione di Marsand, sonetto VII secondo Mestica)
*''Vergine bella che di sol vestita, | Coronata di stelle, al sommo Sole | Piacesti si, che 'n te sua luce ascose, | Amor mi spinge a dir di te parole; | Ma non so incominciar senza tu' aita, | E di Colui che amando in te si pose. | Invoco lei che ben sempre rispose, | Chi la chiamò con fede''. (da ''Canzone VIII'')
*''Se dal mio stato assai misero e vile | Per le tue man resurgo | [[Maria|Vergine]], l' sacro e purgo | Al tuo nome e pensieri e 'ngegno e stile, | La lingua, e 'l cor, le lagrime e i sospiri''. (da ''Canzone VIII'')
*''Raccomandami al tuo Figliol, verace | Uomo e verace Dio | Che accolga 'l mio spirto ultimo in pace''. (da ''Canzone VIII'')
*''Vergine chiara e stabile in eterno, | Di questo tempestoso mare Stella, | D' ogni fedel nocchier fidata guida, | Pon mente in che terribile procella | I mi ritrovo sol senza governo, | Ed ho già da vicin l' ultime strida: | Ma pur in te l'anima mia si fida.'' (da ''Canzone VIII'')
*''Tennemi Amor anni ventuno ardendo | Lieto nel foco, e nel duol pien di speme: | Poiché Madonna e 'l mio cor seco insieme | Saliro al ciel, dieci altri anni piangendo''. (da ''Sonetto LXXXIV'')
<!--{{NDR|Francesco Petrarca, ''Rime in morte di Laura''; citato in ''I quattro poeti italiani: con una scelta di poesie italiane dal 1200 sino a' nostri tempi'', Lefèvre, 1836}}-->
==''Sonetti sopra varj argomenti''==
*{{NDR|Sullo ''[[dolce stil novo|stil nuovo]]''}} ''Tra lo stil de' moderni e 'l sermon prisco''. (son. VII, com.: ''S'Amore o Morte non dà qualche stroppio''; son. XXXII nell'ed. Mestica)
*''I' da man manca, e' tenne il camin dritto: | I' tratto a froza, ed e' d'Amore scorto: | Egli in Jerusalem, ed io in Egitto''. (XVII, che comincia: ''Quanto più disiose l'ali spando''; son. CVIII nell'ediz. Mestica)
*''[[Ira]] è breve furor''. (XIX: CXCVI nell'ed. Mestica).
==''Sonetto in vita di M. Laura''==
*''La vita el fin e 'l dì loda la sera'' (I, 4 nell'ed. Marsand, p. 25 nell'ed. Mestica)<ref name=chi>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921.</ref>
*''Da me son fatti i miei pensier diversi''. (num. II secondo il Marsand, canz. III dell'ediz. Mestica)<ref name =chi />
*''Tempo non mi parea da far riparo | Contr' a' colpi d'Amor''. (num. 3)
*''La noia e 'l mal della passata via''. (num. IV secondo Marsand, canz. V dell'ediz. Mestica, v. 11)<ref name =chi />
*''El più bel fior ne colse''. (VIII secondo Marsand, X nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Intendami chi po', ch'i' m'intend'io''. (num. IX secondo Marsand; canz. XI secondo Mestica; v. 17)<ref name =chi />
*''E già di là dal rio passato è 'l [[merlo]]''. (Num. IX, nell'ed. Marsand, num. XI nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''I' benedico il loco e 'l tempo e l'ora''. (Num. X, secondo il Marsand, com.: ''Quando fra l'altre donne ad ora ad ora''; nell'ed. Mestica, son. XII)<ref name =chi />
*''Veggio 'l meglio ed al peggior m'appiglio''. (Num. XVII nell'ed. Marsand, sonetto XXI nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Nel mondo | Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce''. (Num. XXXV nell'ed. Marsand, sonetto CCLXII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Che 'nanzi al dì de l'ultima partita | Uom beato chiamar non si convene''. (Num. XXXVI nell'ed. Marsand, sonetto XLIII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Non era l'andar suo cosa mortale | Ma d'angelica forma''. (XLI nell'ed. Marsand, LXIX nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Poi che mia speme è lunga a venir troppo''. (n. LIX secondo Marsand, LXVII secondo Mestica, v. 1)<ref name =chi />
*''Seguite i pochi, e non la volgar gente''. (num. LXVII secondo il Marsand, son. LXXIII dell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Né del vulgo mi cal né di fortuna''. (num. LXXVIII secondo il Marsand, sonetto XCI secondo il Mestica)<ref name =chi />
*''Femina è cosa mobil per natura: | ond'io so ben ch'un amoroso stato | in cor di donna picciol tempo dura.'' (''[[s:Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Se 'l dolce sguardo di costei m'ancide|Se 'l dolce sguardo di costei m'ancide]]'', Num. CXXXI nell'ed. Marsand, sonetto CL nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Lo spirito è pronto, ma la carne è stanca''. (Num. CLIV nell'ed. Marsand, sonetto CLXXIII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*[...] ''Morte fura | prima i migliori, e lascia star i rei'' [...]. (Num. CXC nell'ed. Marsand, sonetto CCX nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
==''Trionfi''==
===[[Incipit]]===
<poem>Al tempo che rinnova i miei sospiri
per la dolce memoria di quel giorno
che fu principio a sì lunghi martiri,
già il sole al Toro l'uno e l'altro corno
scaldava, e la fanciulla di Titone
correa gelata al suo usato soggiorno.</poem>
===Citazioni===
====''Trionfo d'Amore''====
*''Così or quinci or quindi rimirando, | Vidi in una fiorita e verde piaggia | Gente che d'amor givan ragionando. | Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia; | Ecco Cin da Pistoja; Guitton d'Arezzo. | Che di non esser primo par ch'ira aggia. | Ecco i duo Guidi che già furo in prezzo; | Onesto Bolognese; e i Siciliani, | Che fur già primi, e quivi eran da sezzo.'' (IV, 35)
*''I' che gioir di tal vista non soglio | per lo secol noioso in ch'i' mi trovo, | voto d'ogni valor, pien d'ogni orgoglio, | l'abito in vista sì leggiadro e novo | mirai, alzando gli occhi gravi e stanchi, | ch'altro diletto che 'mparar non provo.'' (I, 16)
*''Tal biasma altrui che sè stesso condanna''. (I, 118)
*''Stanco già di mirar, non sazio ancora''. (II, 1)
*''Ben è 'l viver mortal, che sì n'aggrada, | Sogno d'infermi e fola di romanzi''. (III, 65-66)
*''Tutti siam macchiati d'una pece''. (III, 99)
*''S'Affrica pianse, Italia non ne rise''. (IV, 83)
*''Ragion contra forza non ha loco''. (IV, 111)
====''Trionfo del Tempo''====
*''Nel fuggir del sole | La ruina del mondo manifesta''. (68-69)
*''Infinita è la schiera degli sciocchi.'' (87)
*''Passan vostri triunfi e vostre pompe, | Passan le signorie, passano i regni; | Ogni cosa mortal Tempo interrompe''. (111-114)
====''Trionfo dell'Eternità''====
*''Passa il penser sì come sole in vetro, | anzi più assai, però che nulla il tene''.
====''Trionfo della Morte''====
*[...] ''degna | di poema chiarissimo e d'istoria''. (I, 17-18; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 542)
*''O ciechi, il tanto affaticar che giova? | Tutti torniamo a la [[morte|grande madre antica]], | e il nome nostro a pena si ritrova''. (I, 88-89)
*''La morte è fin d'una pregione oscura | a l'anime gentili; a l'altre è noia, | ch'hanno posto nel fango ogni lor cura.'' (II, 35-37)
*[...] ''che altro ch'un sospir breve è la morte?'' (II, 52)
====''Trionfo della Fama''====
{{NDR|[[Marco Tullio Cicerone]]}} ''[...] un al cui passar l'erba fioriva: | questo è quel Marco Tullio in cui si mostra | chiaro quanti eloquenzia ha frutti e fiori [...]'' (III, 18-20, Rizzoli, 1957, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/i_trionfi/pdf/i_trio_p.pdf]), p. 37)
====''Trionfo della Pudicizia''====
*''Pensier canuti in giovenil etate''. (88)
*''Passammo al tempio poi di [[Pudicizia]], | ch'accende in cor gentil oneste voglie, | non di gente plebeia ma di patrizia.'' (181-183)
==[[Incipit]] de ''Le senili''==
Scrivendo un giorno al mio Socrate io mi doleva che l'anno del secol nostro 1348, per la morte di tanti amici, tutte quasi mi avesse rapite le consolazioni della vita: e ben mi ricorda quanti furono allora i miei lamenti e le mie lagrime. Ora che far dovrò in questo anno sessantunesimo, che non solo di ogni altro tesoro, ma di quello che sopra tutti m'ebbi prezioso e carissimo, di Socrate mio, m'ebbe spogliato?
==Citazioni su Francesco Petrarca==
*Ah! se il cantor di Laura avesse consacrato tutte le sue pagine al santo amore, di qual celeste armonia non ci beerebbe il suo canto immortale! ([[Guglielmo Audisio]])
*Ciò che conta del Petrarca in una storia della lingua italiana è solo la sua [[Poesia lirica|lirica]]; di [[prosa]] italiana non abbiamo nulla (non contano le poche righe di una lettera a Leonardo Beccanugi); lontana e indiretta è l'importanza delle sue opere latine. ([[Bruno Migliorini]])
*Ciò che nella letteratura antica valse ad affascinarlo fu il suo carattere d'opera d'arte. Per la prima volta, dopo secoli, la perfezione della forma determinava le predilezioni d'un intelletto. Quella ricerca del bello per se stesso, quella distinzione fra le produzioni che lo rivelano in modo diverso, costituiscono una delle iniziative del Petrarca più feconde, e restaurano al tempo stesso, alla fine di quel Medioevo a cui rimase ignota, la critica letteraria... ([[Pierre de Nolhac]])
*È nota l'avversione o, a meglio dire, il disprezzo del Petrarca pei medici, ai quali prestava poca o punta fede. I medici se ne vendicarono ingiuriandolo e calunniandolo, ed egli si sfogò contro di essi in invettive, delle quali, per tacere dei famosi quattro libri ''contra medicum quemdam'', abbonda il suo Epistolario. ([[Antonio Zardo]])
*Il Petrarca avea saputo mostrare il suo valore artistico e letterario sì nella lingua latina che nell'italiana o volgare; ma già egli stesso si era pentito e domandava perdono di quei suoi sospiri in rima e più volte dichiarò che in faccende casalinghe usava il volgare, perché il latino non si poteva abbassare a simili argomenti. ([[Remigio Sabbadini]])
*Il Petrarca può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. ([[Giulio Bertoni]])
*La nota più spiccata e singolare della personalità del Petrarca]] consiste forse nella complessità della sua natura morale; complessità difficile a raccogliere in un solo sguardo d'insieme. Eppure essa è il suo maggior titolo alla gloria; giacché per essa egli non solamente compendia in sé e significa tutto quanto v'era di più elevato e squisito nello spirito del tempo suo, ma eziandio certe generali tendenze, certi pensieri e sentimenti che formarono il sostrato del movimento intellettuale e letterario dei secoli posteriori. Onde [[Edgar Quinet|Edgardo Quinet]] poté con poetica iperbole affermare che l'originalità del Petrarca consiste nell'essere egli stato il primo a sentire che ogni momento della nostra esistenza può contenere un poema, che non v'è un'ora della vita che non possa racchiudere un'immortalità. ([[Giuseppe Finzi (letterato)|Giuseppe Finzi]])
*La provenienza di [[Dante Alighieri|Dante]] è aristotelica: scuola, dunque, d'uno che ha prepotentemente creduto nell'uomo animale politico, nella città, nel cittadino... Dire "civis" è lo stesso che dire "civilitas" e difatti su codesti termini punta Dante, assertore della società civile: d'una civiltà ch'è, insieme, ordine giuridico politico religioso, Stato. Viceversa, nel Petrarca è l'"homo" che trova la sua celebrazione, l'individuo che, in quanto creatura, prima ancora che farsi membro di consociazione politica, ha in sé la sua possibilità di redenzione e di perfezione, magari al di fuori della società. E quasi contro la "civilitas" dantesca, è l'"humanitas" che viene rivendicata e curata, quella condizione primaria ed ultima che consente, al di fuori delle strutture sociali, la parentela dell'uomo col [[Gesù|Figliuol dell'Uomo]]. ([[Rodolfo De Mattei]])
*La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno. ([[Giuseppe Prezzolini]], da ''Storia tascabile della letteratura italiana'' – Biblioteca del Vascello, 1993)
*Noi non sappiamo in che tempo precisamente si cominciassero a scrivere queste frottole {{NDR|nome dato anche alle barzellette}} che son letterario riflesso delle cantilene giullaresche. Forse il primo tentativo di nobilitare le sconnesse cantilene care ai volghi fu fatto dal gran perfezionatore d'ogni forma della nostra lirica, da Francesco Petrarca: quasi certamente è fattura sua certa frottola che comincia «Di ridere ho gran voglia»... ([[Francesco Flamini]])
*Petrarca stesso, anche in ciò con l'istinto e la lungimiranza del genio, aveva saputo serbarsi una posizione di assoluta libertà di fronte agli autori prediletti; per lui è una gioia lodarli, una pena doverli biasimare, però nell'imitatio non rinuncia alla propria individualità così fortemente marcata: l'imitazione, dice una volta (ep. fam. XXIII 19), deve avere con la cosa imitata non la somiglianza di un ritratto, ma quella di un figlio col padre. ([[Eduard Norden]])
*''Quel dolce di Calliope labbro | che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d'un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste.'' ([[Ugo Foscolo]])
*Se avesse tardato ancora di più all'appuntamento, sarei diventato Petrarca. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Se di [[Platone]], molto amato ma poco conosciuto, Petrarca studiò poco più del ''Timeo'' (e del ''Fedone''), verso [[Aristotele]], ruvido e scabro, non fu mai particolarmente benevolo. Sapeva, è vero, da Cicerone e da Quintiliano, che era stato scrittore squisito per fiumi d'eloquenza, eppur tuttavia non sapeva dimenticare l'Aristotele della scuola, soprattutto «dialettico» e «fisico». ([[Eugenio Garin]])
*Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui avrebbe scritto sonetti tutta la vita? ([[George Gordon Byron]])
*Tutta l'opera di Petrarca si potrebbe riassumere nel verso di [[Sergio Endrigo]]: «Dite a Laura che l'amo». ([[Vittorio Sgarbi]])
*Una delle più amabili figure nella schiera degli eroi dello spirito, soffusa in tutti i tempi del soffio incantato del romanticismo e circondata dall'aureola del genio. ([[Eduard Norden]])
*{{NDR|Con il suo umanesimo [[Francesco Petrarca|Petrarca]] diede inizio a}} una prima confederazione degli spiriti illuminati, nel mezzo di questa Europa asservita totalmente dalla potenza ecclesiastica ed la dominazione feudale. ([[Abel-François Villemain]])
===[[Armando Carlini]]===
*È egli il Petrarca nel suo pensiero altrettanto [[Cattolicesimo|cattolico]], quanto cristiano? La risposta è più difficile a darsi di quel che non paia. Certo se per cattolicismo intendiamo le pratiche esterne del culto che accompagnano la fede, egli è cattolicissimo, adempiendo scrupolosamente i propri doveri religiosi.<br>Ma nelle sue opere egli non parla mai né di dogmi della Chiesa né di santi né di miracoli: l'inferno ha perduto il suo fuoco, e il Papato il suo entusiasmo.
*Il pensiero religioso di Francesco Petrarca tende [...] per una parte, come in [[Francesco d'Assisi]], a un idealismo cristiano che è spesso in antitesi stridente con la Chiesa di Roma divenuta una mitologia del cristianesimo e un potere più che una fede; e per l'altra cerca nel classicismo un carattere sociale e politico e letterario, cristianeggiando la filosofia antica, combattendo le scuole del suo tempo che trascuravano la morale e l'[[Averroè|averroismo]] che avversava la fede, e propugnando il sentimento patriottico e la restaurazione della Repubblica o dell'Impero, che è la missione a cui Roma, come [[Agostino d'Ippona|Agostino]] aveva dimostrato, era dalla divina provvidenza destinata.
*II sentimento della [[natura]] in Francesco Petrarca è affatto nuovo, e traspare profondo da tutte le sue opere. Leggendo la vita di questo letterato si rimane meravigliati della quantità de' suoi viaggi e dell'intensa curiosità che lo spingeva a vedere terre lontane e costumi stranieri. E oltre l'''Itinerarium Syriacum'' molte altre sono le cagioni per cui egli meritamente è annoverato fra i geografi più importanti di quel tempo. Così suscitando l'amore di nuove cose e distruggendo pregiudizi e allargando le idee, il Petrarca preparò gli animi ai benefici effetti che produsse la [[Primo viaggio di Cristoforo Colombo|scoperta del nuovo mondo]].
===[[Antonio Cesari]]===
*Nelle tre canzoni sorelle sopra gli occhi di M. Laura, chi può abbastanza ammirare la fecondità di quell'altissimo ingegno, che da tante parti seppe trar cagione di lodare quegli occhi; e le cose, che pareano lontanissime dal suo argomento, far con maraviglioso artifizio servire ad innalzare quella bellezza?
*Nella canzone ''Spirito gentil'', non abbiamo noi un'orazione in genere deliberativo delle più belle, per confortar quel tribuno a rivendicare la libertà del popol di [[Roma]], cavandone gli argomenti da' luoghi oratorii della onestà e facilità d'impresa, annullando le forze del contrario partito, e dell'utilità grandissima che al popolo, e della gloria che a lui ne sarebbe seguita. Il medesimo si dica dell'altre due ''Italia mia'', ed ''O aspettando in ciel'', con l'arte medesima lavorate.
*Ma in quella che comincia ''Quell'antico mio dolce empio signore'' (che può appartenere al genere giudicale) in cui il poeta introduce una lite fra sé ed amore dinanzi al tribunale della ragione, non tratta egli i più forti argomenti d'aggravar l'avversario suo di crudeltà, frode e ingiustizia, per concitargli contro l'odio del giudice, e la compassione verso di sé? E nella seconda parte, qual difesa non fa amore della sua causa! come abbatte le ragioni dell'emulo suo, e tutte contra gliele rivolge; amplificando i benefizi a lui fatti, e la gloria a cui, sua mercé, egli era salito! Or non è questa eloquenza?
===[[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]]===
*Nessuno degli antichi e nessuno dei moderni, eccetto Dante, seppe convertire in poesia, al pari del Petrarca, i proprii esami di coscienza, i timidi desiderii, le lacrime segrete, i palpiti lievi, le visioni gentili dei sogni, le scene offerte dalla natura allo svolgersi di quel tenue e insiem profondo dramma d'amore. Ogni atto, ogni voce, ogni aspetto, gli si trasformava subito, dentro l'anima sensibilissima, in una fantasia colorita e melodica che gli era forza rappresentare con le parole a sé e agli altri.
*Poeta elegiaco fu, più che lirico. Della lirica ebbe l'eloquenza concitata, non i voli arditi; ché l'analisi soggettiva a quella lo conduceva, quando gli ribollisse l'animo di generosi rimproveri o di consigli da svolgere con l'orazione persuasiva. Della elegia condensò lo scorrevole pianto in poche lagrime che gli stillarono dall'occhio pensoso, e un sonetto valse una lunga serie di distici; ne raccolse l'anelito affannoso in un sospiro, gli ululati in un gemito represso, e una canzone vinse tutto un rotolo dei seguaci di [[Callimaco]]; ne emulò la descrizione idillica, e la strofe della canzone e un madrigale porsero alla figura di Laura lo sfondo di un paesaggio fiorito qual mai non fiorì sulle carte neppure del petrarchesco [[Albio Tibullo|Tibullo]].
*Poeta soggettivo se altri fu mai, non vedeva intorno a sé di là da quello che importava all'animo suo. La visione ideale gli era ben più gradita e consueta che l'osservazione reale. Centro dell'idealità poneva, in un egoismo squisito e non immorale, il suo proprio sentimento.
===[[Adolfo Padovan]]===
*Ho detto che il Petrarca appartiene alla categoria dei poeti pittori, aggiungo ora che esso è un poeta pittore nato perché, nel suo ''Canzoniere'', là dove dimostra con maggior sincerità l'indole sua, egli impugna il pennello e la tavolozza.<br>Ma bisogna anzitutto affermare un fatto che parrà incredibile, ed è invece certo e dimostrabile. Francesco Petrarca non fu un uomo di genio nel senso pieno e profondo che si deve dare a questa parola, ma soltanto un ingegno superiore, vale a dire fu singolare ma non originale e, in poesia, disse sovente parole e non cose, si preoccupò più della forma che della sostanza. Nella sua opera vasta e feconda manca anzitutto la sincerità, che noi proclamiamo uno dei requisiti essenziali e indispensabili del genio.
*Poche, troppo poche, sono le pagine scritte col cuore in punta di penna e quindi geniali perché si possa classificare il Petrarca fra i genî sovrani. Quasi sempre, nelle sue poesie, salta fuori l'erudito, ma non l'erudizione adoperata come materia plastica per esprimere un sentimento o per rafforzare un'{{sic|imagine}} passionale, bensì l'erudizione per sé stessa, per la smania della preziosità e del lenocinio.
*Sommo erudito, artefice di versi ingegnosissimo, uomo vanitoso, anima sensibile ed impressionabile, dotato di una rara virtù assimilatrice, ma non un forte carattere, non una coscienza integra e salda, non insomma quella spiccata personalità artistica che impronta il genio.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/canzoniere/pdf/canzon_p.pdf Canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta)]'', Testo critico e introduzione di Gianfranco Contini, annotazioni di Daniele Ponchiroli, Giulio Einaudi Editore, 1989. ISBN 8806007866
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/de_secreto_conflictu_curarum_mearum/pdf/de_sec_p.pdf De secreto conflictu curarum mearum (Secretum)]'', in ''Prose'', a cura di G. Martellotti e P. G. Ricci, E. Carrara, P. G. Ricci, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli, 1955.
*Francesco Petrarca, ''De vita solitaria'', Introduzione di Giorgio Ficara, a cura di Marco Noce, Mondadori, Milano, 1992. Testo latino a fronte. ISBN 88-04-35656-1
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/i_trionfi/pdf/i_trio_p.pdf I trionfi]'', a cura di Guido Bezzola sul testo approntato da Raffaello Ramat per i Classici Rizzoli (Milano 1957), edizione Rizzoli (B.U.R), Milano, 1997. ISBN 8817124702
*Francesco Petrarca, ''Itinerarium Siriacum'', 1358; citato in Giovanna Petti Balbi, ''Genova medievale vista dai contemporanei'', Sagep Editrice, Genova, 1978, pp. 80-83
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/seniles/pdf/petrarca_seniles.pdf Le senili]'', volgarizzate e dichiarate con note da Giuseppe Fracassetti, Firenze, Le Monnier, 1879-1870.
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Chiare, fresche et dolci acque}}
{{Pedia|I Trionfi|''Trionfi''|}}
{{DEFAULTSORT:Petrarca, Francesco}}
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Umanisti italiani]]
0b537yrgde1pimrbhjbiyzbj6hs5hrp
1428135
1428134
2026-10-02T13:45:08Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Francesco Petrarca */ typo
1428135
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[File:Francesco Petrarca00.jpg|thumb|Francesco Petrarca]]
'''Francesco Petrarca''' (1304 – 1374), scrittore, poeta e umanista italiano.
==Citazioni di Francesco Petrarca==
*A che ti giova insegnare agli altri [...], se intanto tu per primo non ascolti te stesso? (dalla ''Lettera a Cicerone'', nella raccolta delle ''Familiares'')
*Ciò che ero solito [[amore|amare]], non amo più; mento: lo amo, ma meno; ecco, ho mentito di nuovo: lo amo, ma con più vergogna, con più tristezza; finalmente ho detto la verità. È proprio così: amo, ma ciò che amerei non amare, ciò che vorrei odiare; amo tuttavia, ma contro voglia, nella costrizione, nel pianto, nella sofferenza. In me faccio triste esperienza di quel verso di un famosissimo poeta: "Ti odierò, se posso; se no, t'amerò contro voglia"<ref>Cfr. [[Publio Ovidio Nasone]]: «Ti odierò, se potrò; altrimenti ti amerò mio malgrado».</ref>. (da ''Ascesa al Monte Ventoso'')
*Dei magnati napoletani mi ricorda di avere una volta parlato con poco favore a cagione di certo barbaro spettacolo non so se tuttavia costì praticato, che allora mi mosse a sdegno e a ribrezzo. Ma per ben costumata che sia, non v' è città che alcuna cosa in se stessa non offra degna di biasimo: ed or m'avveggo come degnissimi essi si porgano di bella lode per animo liberale, per indole generosa, e per singolare fedeltà nell' amicizia. E questo vanto {{sic|meritamente}} a loro consente la storia di Roma, che ridotta nella seconda guerra Punica allo stremo delle sue forze, abbandonata e combattuta da quasi tutta l' Italia, e tradita dai Capuani vostri vicini, che i benefizi ed i soccorsi da lei ricevuti rimeritarono con odio mortale e con gravissime ingiurie, dalla esimia fedeltà, e dalla liberale munificenza dei Napolitani ebbe nell'ora del suo più grave pericolo aiuto e sostegno. Perché gli antichi non meno che i recenti tempi mi porgono sicuri argomenti ad affermare che, chi veduta Napoli non se ne innamora, o non conosce che sia virtù, o non è capace di amarla.<ref>Da ''Lettere senili, {{small|volgarizzate e dichiarate con note da G. Fracassetti}}'', libro XV, lettera IV a Guglielmo Maramaldo, Cav. Napolitano, [https://books.google.it/books?id=AEcCAAAAQAAJ&dq=&pg=PA408#v=onepage&q&f=false pp. 408-409]</ref>
*{{NDR|[[Salerno]]}} Fonte della medicina, e di un nobilissimo ginnasio, dove facilmente emerge ogni disciplina delle lettere.
:''Medicinæ fontem, ac gymnasium nobilissimum, ubi feliciter litterarum omnium disciplina consistit.'' (citato in ''[http://books.google.it/books?id=1vkeAAAAIAAJ&q=Salernum+medicinae+fontem,ac+gymnasium+nobilissimum&dq=Salernum+medicinae+fontem,ac+gymnasium+nobilissimum&hl=it&ei=_g_BTvWNDNG5hAfPoby0BA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CC0Q6AEwAA La Chronique médicale, Volume 13]'')
*Ho sempre avuto il massimo disprezzo per le ricchezze, non perché non mi piacessero, ma perché odiavo le fatiche e le preoccupazioni che ne derivano. (dalla ''Lettera ai posteri'')
*I [[Libro|libri]] fecero diventare dotti alcuni, altri pazzi.<ref>''De remediis utriusque fortunae'', dial. XI, III: De librorum copia. Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Chi l'ha detto?|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/41|9]]</ref>
:''Libri quosdam ad scientiam, quosdam ad insaniam deduxere''.
*Il [[mondo]], più che io lo giro, e meno mi piace.<ref>Da ''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari''.</ref>
*Il saggio muta consiglio, ma lo [[stoltezza|stolto]] resta della sua opinione.<ref>Da ''Ecloghe'', VIII.</ref>
*La [[fatica]] perseverante e la continua applicazione sono il cibo del mio spirito; quando comincerò a riposare e a rallentare il mio lavoro, allora cesserò anche di vivere.<ref>Dalle ''Epistole'', a cura di Ugo Dotti, UTET, 1978.</ref>
*Non so saziare la brama di aver [[Libro|libri]], avvegnaché già molti, e forse più del bisogno io ne possegga. Ma avvien de' libri, quello che di tutte le cose: più ti vien fatto cercando trovarne, e più l'avidità d'averne altri ti punge: anzi ne' libri v'è alcun che di singolare. L'oro, l'argento, le gemme, le ricche vesti, i marmorei palagi, il terreno ben colto, le dipinte tele, il bardato corsiero ed altre cose delle sì fatte dànno un piacere per dir così muto e superficiale: i libri ti recano un interno diletto, parlano teco, ti consigliano, e a te per certa viva e penetrante familiarità si congiungono.<ref>Da ''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', traduzione di Giuseppe Fracassetti, Le Monnier, Firenze, 1863, vol. 1, libro III, lettera XVIII, [https://books.google.it/books?id=sNxxrQ8LFc4C&pg=PA460 p. 460].</ref>
*{{NDR|I libri}} Ora questi, ora quelli io interrogo, ed essi mi rispondono, e per me cantano e parlano; e chi mi svela i segreti della natura, chi mi dà ottimi consigli per la vita e per la morte, chi narra le sue e le altrui chiare imprese, richiamandomi alla mente le antiche età. E v'è chi con festose parole allontana da me la tristezza e scherzando riconduce il riso sulle mie labbra; altri m'insegnano a sopportar tutto, a non desiderar nulla, a conoscer me stesso, maestri di pace, di guerra, d'agricoltura, d'eloquenza, di navigazione; essi mi sollevano quando sono abbattuto dalla sventura, mi frenano quando insuperbisco nella felicità, e mi ricordano che tutto ha un fine, che i giorni corron veloci e che la vita fugge. E di tanti doni, piccolo è il premio che mi chiedono: di aver libero accesso alla mia casa e di viver con me, dacché la nemica fortuna ha lasciato loro nel mondo rari rifugi e pochi e pavidi amici.<ref>Da ''Rime, trionfi, e poesie latine'', a cura di Ferdinando Neri, Ricciardi, 1951.</ref>
*{{NDR|[[Napoli]]}}, per molti rispetti eccellente, ha questo oscuro e vergognoso e inveterato malanno, che il girar di notte vi è non meno pauroso e pericoloso che tra folti boschi, essendo le vie percorse da nobili giovani armati, la cui sfrenatezza né la paterna educazione né l'autorità dei magistrati né la maestà e gli ordini del re seppero mai contenere. (da ''Familiarum rerum libri''; in Francesco Petrarca, ''Opere'', vol. I, Sansoni, 1990)
*Piacciavi richiamare alla memoria quel tempo in cui felicissimi voi {{NDR|[[Genova|genovesi]]}} eravate tra tutti i popoli dell'Italia. Ero allora io fanciullo, e le cose vedute, quasi che sognate le avessi, confusamente rammento: ma viva sempre al pensiero ho la memoria dell'incantevole aspetto che di sè porgeva a levante e a ponente la vostra riviera, bella così da parere meglio celeste che non terrena dimora, simile a quella che la fantasia de' poeti dètte nei campi Elisi stanza ai beati, fra colli ameni, e deliziosi sentieri aperti nel seno delle verdeggianti convalli. Stupende a riguardarsi nell'alto torreggiavan le moli di superbi [[Palazzi dei Rolli|palagi]]: sorgevano a piè delle rupi le mermoree magioni de' vostri cittadini splendide al pari delle più splendide reggie, e a qualsivoglia città nobilissima invidiabil decoro: mentre vincitrice della natura l'arte vestiva gli sterili gioghi de' vostri monti di cedri, di viti, di olivi, spiegando all'occhio la pompa di una perpetua verdura. Aperti con ammirando artificio fra le rupi e gli scogli fermavan lo sguardo del navigante vaghissimi spechi, che sorretti da travi dorate echeggiavano al suono de' flutti, i quali spumeggiando si rompevano in sull'ingresso, e dentro ne spruzzavano le muscose pareti: ed ammirato il nocchiero alla novità dello spettacolo lasciavasi cadere il remo dalle mani, e fermava per meraviglia la barca a mezzo il corso. Che se per terra cammin facendo alcun traversasse le popolose vostre contrade, di quale stupore non lo colpivano le sontuosissime vesti, e la maestosa persona dei vostri cittadini, e delle vostre matrone, o il vedere nel mezzo de' boschi e delle remote campagne lusso e delizie da disgradarne le urbane magnificenze? Che se dentro le mura della vostra città finalmente ponesse il piede, in una città di re, siccome di Roma fu scritto, ed in un tempio sacro alla felicità e all'allegrezza d'essere entrato ei s'avvisava.<ref>Da una lettera al Doge e Consiglio di Genova del 1º novembre 1352, in ''Lettere di Francesco Petrarca'', libro XIV, lettera V, Le Monnier, Firenze, 1865, pp. 320-321</ref>
*Quegli cui non è castigo sufficiente una [[moglie]], è degno di averne parecchie.<ref>Da ''De remediis utriusque fortune''; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''L'ape latina'', Hoepli, 1987.</ref>
:''Quem una uxor non castigat, dignus est pluribus.''
*Sento qualcosa di insoddisfatto nel mio cuore, sempre.
:''Sentioque inexpletum quiddam in precordiis meis semper''. (da ''Secretum'')
*''Sicilia di tiranni antico nido | vide triste [[Agatocle]] acerbo e crudo | e vide i dispietati Dionigi | e quel che fece il crudel fabro ignudo | gittare il primo doloroso strido | e far ne l'arte sua primi vestigi.'' (da ''[http://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/frammenti_rime_estravaganti/pdf/petrarca_frammenti_rime_estravaganti.pdf Frammenti. Rime estravaganti]'', 20, vv. 65-70; p. 43)
*[...] ventosa gloria è il cercar fama dalla splendidezza delle [[parola|parole]].<ref>Dalla ''Lettera ai posteri'', in ''Del disprezzo del mondo, dialoghi tre'', prima versione italiana del rev. prof. Giulio Cesare Parolari, coi tipi di Luigi di Giacomo Pirola, Milano 1857.</ref>
*Stringendo adunque il molto in poco rammenterò fra le cose umane nessuna esser più dolce dell'amicizia, nessuna più santa, dalla virtù in fuori, e quelli che per potenza e per valore agli altri sovrastano aver più che gli altri bisogno di veri amici, i quali entrino a parte con loro della prospera e dell'avversa sorte. Fa di non chiedere all'amico giammai cosa che onesta non sia, né mai piegarti a far per lui cosa tale; ma se onesta è la domanda, qualunque ella sia, e tu l'appaga. Tieni sempre per fermo tra gli amici tutto esser comune: uno l'amico, uno il volere, non mutabile né per timore né per speranza, né per pericolo: dover ciascuno amare l'amico come se stesso, ed esser cieco a qualunque disparità di condizione; cerca in somma per tutti i modi che si avveri quel che [[Pitagora]] dice, cioè di due doversi far uno. [...] Noi non miriamo a cose impossibili, ma stiamo contenti a quelle, cui ci è dato di aggiungere secondo le leggi della umana natura: e fra queste è l’amicizia della quale parliamo. Poche, rarissime sono le coppie a noi conosciute di amici legati da un amore perfetto e sublime come quello che rese famosi i nomi di Lelio, e del minore Africano. Ma se stretta è fra i buoni, anche l’ordinaria amicizia riesce dolce e soave: come quella che non ammette adulazione, non conosce contumelie, ingiurie, disprezzo, mai non viene a discordia, mai nulla ambisce fuor che i vantaggi e l'onor dell'amico, e piena di letizia e di pace tutta si consola e si bea nel mutuo consorzio. Nulla in essa di finto, di doppio, di simulato, di occulto, ma tutto è schiettezza e candore: per guisa che comuni fra gli amici sono i consigli, le opere, gli onori, le ricchezze, l'ingegno, il sangue, e perfin la vita.<ref>Da ''[https://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/seniles/pdf/petrarca_seniles.pdf Lettere senili], {{small|volgarizzate e dichiarate con note da G. Fracassetti}}'', libro XIV, lettera I al Magnifico Francesco di Carrara Signore di Padova.</ref>
==''Canzone ai Grandi d'Italia''==
*Che fan qui tante pellegrine spade? (P. IV, canzone IV, nell'edizione Marsand; canz. XVI nell'ed. Mestica)
*[Chè] ''L'antiquo valore | Ne l'italici cor non è ancor morto''. (P. IV, canzone IV, nell'edizione Marsand; canz. XVI nell'ed. Mestica)
*''Io parlo per ver dire | Non per odio d'altrui né per disprezzo''. (XVI dell'ed. Mestica, 4)
*''I'vo gridando: [[pace]], pace, pace''. (num. XVI dell'edizione Mestica, ultimo verso)
==''Canzoniere''==
===[[Incipit]]===
[[Image:Petrarca - Canzoniere, MCCCCLXX - 929090 Carta.jpeg|thumb|Incipit nell'edizione 1470]]
<poem>Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
in sul mio primo giovenile errore
quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
del vario stile in ch'io piango et ragiono
fra le vane speranze e 'l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.</poem>
===Citazioni===
*''Vegnendo in terra a'lluminar le carte | ch'avevan molt'anni già celato il vero | tolse {{NDR|[[Gesù|Gesù Cristo]]}} [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]] da la rete et [[Pietro apostolo|Piero]], | et nel regno del ciel fece lor parte.'' (VI, 5-8)
*''L'[[anima|alma]] che sol da Dio facta gentile, | ché già d'altrui non po' venir tal gratia, | simile al suo factor stato ritiene: | però di [[perdono|perdonar]] mai non è sacia | a chi col core et col sembiante umile | dopo quantunque offese a mercé vène.'' (XXIII, 121-126)
*''Non era l'andar suo cosa mortale, | ma d'angelica forma; e le parole | sonavan altro che, pur voce umana;'' (XC, 9-11)
*''[[Pace]] non trovo, et non ò da far [[guerra]]; | e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;| et volo sopra 'l cielo, et giaccio in terra;| et nulla stringo, et tutto 'l mondo abbraccio.'' (CXXXIV, 1-4)
*''Il [[Italia|bel paese]] | ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe''. (CXLVI, 13-14)
*''Chiare, fresche et dolci acque, | ove le belle membra | pose colei che sola a me par donna; | gentil ramo ove piacque | (con sospir' mi rimembra) | a lei di fare al bel fiancho colonna; | herba et fior' che la gonna | leggiadra ricoverse | co l'angelico seno; | aere sacro, sereno, | ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: | date udïenza insieme | a le dolenti mie parole extreme''. (CXXVI, 1-13)
*''O viva morte, o dilectoso male'' (CXXXII, 7)
*''Ché bel fin fa chi ben amando more.'' (CXL, 14)
*''Et veggio 'l meglio, et al peggior m'appiglio''. (CCLXIV, 136)
*''Cosa bella e mortal passa e non dura''. (CCXLVIII, 8)
*''Chi pò dir com'egli arde {{NDR|d'amore}}, è 'n picciol foco.'' (CLXX, 14)
*''Alma real, dignissima d'impero'' (CCLXVII, 7)
*''Cercato ò sempre [[Solitudine|solitaria]] vita | (le rive il sanno, et le campagne e i boschi) | per fuggir questi ingegni sordi et loschi, | che la strada del cielo ànno smarrita'' [...]. (CCLIX, 1-4)
*{{NDR|Sull'[[alloro]]}} ''Arbor victorïosa trumphale, | onor d'imperadori et di poeti.'' (CCLXIII, 1-2)
*''La [[vita]] fugge e non s'arresta un'ora''. (CCLXXII, 1)
*''Questo nostro caduco e fragil bene | ch'è vento ed ombra ed à nome [[bellezza|beltade]]''. (CCCX, 1-2)
*''Drez et rayson es qu'ieu ciant e 'm demori''. (''Lasso me, ch'i' non so in qual parte pieghi'')
:Diritto e ragione è che canti e mi sollazzi.
*''La vita el fin, e 'l dí loda la [[sera]].'' (''Nel dolce tempo de la prima etade'')
*''Povera et nuda vai [[Filosofia|philosophia]]''. (''La gola e 'l somno et l'otïose piume'')
*''[[Usignolo|Quel rosignol]], che sí soave piagne, | forse suoi figli, o sua cara consorte, | di dolcezza empie il cielo et le campagne | con tante note sí pietose et scorte''. (''Quel rosignol, che sí soave piagne'')
*''Regnano i sensi, et la ragion è morta''. (''Voglia mi sprona, Amor mi guida et scorge'')
*''Sarò qual fui, vivrò com'io son visso''. (''Ponmi ove 'l sole occide i fiori et l’erba'')
*''Seguite i pochi, et non la volgar gente''. (''Poi che voi et io piú volte abbiam provato'')
*''Un bel [[morte|morir]] tutta la vita honora''. (''Ben mi credea passar mio tempo omai'')
*''Vertú contra furore | prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto: | ché l'antiquo valore | ne gli italici cor' non è anchor morto.''<ref>Citato in Niccolò Machiavelli, ''[[Niccolò Machiavelli#Il principe|Il principe]]'': «''Virtù contro a furore | prenderà l'arme; e fia el combatter corto, | ché l'antico valore | nell'italici cor non è ancor morto.''»</ref> (''Italia mia, benché 'l parlar sia indarno'')
===Citazioni sul ''Canzoniere''===
*Laura è certamente esistita. È esistita; ed era, alla luce di tutti i giorni, una bionda signora, nelle profondità inaccesse (infantili) dell'anima del poeta, era sua madre; era la ''donna che non si può avere''. E tutta la fascinosa, un po' monotona, storia del {{maiuscoletto|Canzoniere}}, di venti e più anni di corteggiamenti, per non arrivare, per voler non arrivare a nulla, è qui. Se Laura che lo loda, lo rimprovera, lo ammonisce a ben fare, siede in sogno sulla sponda del suo letto, si comporta in tutto e per tutto come una tenera madre col suo amato, e un po' indiscreto bambino, gli si fosse data (ma è questo che il poeta – fingendo desiderarlo – temeva; il {{maiuscoletto|Canzoniere}} è pieno di accenti di gratitudine per quelle che colla sua «virtù», colla sua «castità» gli risparmiava, con la tentazione, il pericolo di fare una brutta figura) sarebbe accaduto al Petrarca quello che accadde al [[Charles Baudelaire|Baudelaire]] con la bella signora Sabatier, e che non gli accadeva con la sua triste mulatta. La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari); a donne che, per la diversità delle origini, non potevano richiamare al suo inconscio, sempre vivo e vigile, la presenza – ben altrimenti diletta! – della madre. Ma l'amore, l'amore vero, l'amore intero, vuole una cosa e l'altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche per questo è raro. Così non c'è, in tutto il lungo {{maiuscoletto|Canzoniere}}, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d'amore; molte cose ci sono ma non {{maiuscoletto|la bocca mi baciò tutto tremante}}<ref>{{cfr}} [[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'', ''Inferno'', canto V, v. 136: «''La bocca mi basciò tutto tremante''».</ref>, il più bel verso d'amore che sia stato scritto. ([[Umberto Saba]])
==''De vita solitaria''==
===[[Incipit]]===
====Originale====
''Credo ego generosum animum, preter Deum ubi finis est noster, preter seipsum et archanas curas suas, aut preter aliquem multa similitudine sibi coniunctum animum, nusquam acquiescere; etsi enim voluptas tenacissimo visco illita et blandis ac dulcibus plena sit laqueis, fortes tamen circa terram alas detinere diutius non potest.''
====Marco Noce====
Io credo che un animo nobile, eccetto che in Dio, dov'è il nostro fine estremo, eccetto che in sé stesso e nei suoi segreti pensieri o in qualche animo a lui congiunto da una grande affinità, non trovi pace in alcun luogo. Benché infatti il piacere sia cosparso di un visco tenacissimo e sia pieno di lacci attraenti e dolci, non potrebbe tuttavia trattenere a terra troppo a lungo le ali forti.
====Tito Vespasiano Strozzi====
Io credo che l'animo generoso non si riposa né si contenta se non in Dio, nel quale è il nostro fine, veramente in sé stesso con gli suoi secreti pensieri, o veramente in alcuno altro animo molto simile a lui, peroché sebene il diletto mundano è impaniato di tenacissimo vischio, e pieno di lusinghevoli e dolci lacci, nientedimeno egli non è potente a tenere lungamente in terra le ale che sono forti, cioè la mente dell'uomo magnanimo, disposta e intenta a cose grandi e alte.
{{NDR|Francesco Petrarca, ''La vita solitaria'', 2 voll., traduzione di Tito Vespasiano Strozzi, Romagnoli, 1879, [https://archive.org/details/lavitasolitaria01petr vol. I].}}
===Citazioni===
*[...] ogni persona indaffarata è infelice e [...] lo è doppiamente se è alle dipendenze di un'altra persona, poiché ha la propria infelicità, ma non gode dei suoi frutti vantaggiosi. (lib. I, cap. III; 1992, p. 45)
:[...] ''omnis occupatus miser, occupatusque sub alio bis miser, quod et miseriam suam habet et ipso miserie fructu caret.''
*[...] una [[verità]] universale, certo, non crolla per pochissime obiezioni. (lib. I, cap. III; 1992, p. 47)
:[...] ''paucissimis quidem instantiis universale verum dogma non quatitur.''
*Ahimè, com'è forte in me il timore che tra coloro che pretendono d'essere considerati custodi delle pecore malate vi siano dei lupi che divorino quelle sane! (lib. I, cap. III; 1992, p. 53)
:''Et heu quam vereor nequi forsan ex his, qui se custodes infirmarum ovium dici volunt, lupi sint sanasque dilanient.''
*Ogniqualvolta decidiamo di intraprendere o di cambiare genere di [[vita]], dobbiamo tenere innanzi agli occhi soprattutto questo: di non seguire la via che ci apparirà più splendida, ma quella che sarà più adatta a noi, confidando non su una vana passione, ma sulla guida della natura. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 59)
:''In omni quidem ordiende mutandeque vite consilio, illud imprimis ante oculos habendum ut, non concupiscentia inani sed natura duce freti, viam teneamus non que speciosissima videbitur, sed que aptissima nobis erit.''
*La [[solitudine]] è santa, semplice, incorrotta e davvero la più pura di tutte le cose umane. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 65)
:''Solitudo quidem sancta, simplex, incorrupta vereque purissima rerum est omnium humanarum.''
*[...] molti possono essere costretti ad affermare qualcosa, nessuno a [[Credere|credervi]]. (lib. I, cap. IV; 1992, p. 67)
:[...] ''ad fatendum multi, ad credendum nemo cogitur.''
*[...] la fine dell'[[Felicità e infelicità|infelicità]] è l'inizio della [[Felicità e infelicità|felicità]], poiché la legge dei contrari esige che, dove questa termini, quella abbia principio. (lib. I, cap. V, pp. 75 e 77)
:[...] ''miserie finis felicitatis initium est, natura contrariorum exigente ut ubi hoc desinit illud incipiat.''
*Ho provato gli stimoli che essa dà all'animo, le ali che fornisce all'ingegno, il tempo che accorda libero al lavoro: tutte cose che non saprei dove cercare al di fuori della solitudine. (lib. I, cap. VI; 1992, p. 91)
:''Sentio quos animo stimulos, quas alas ingenio, quod illa operi vacuum tempus accomodat, que omnia preter illam ubi queram nescio.''
*[...] e in verità mai mi sembrerà che la presenza di un amico interrompa la solitudine, bensì che la adorni. (lib. I, cap. VII; 1992, p. 109)
:[...] ''nec vero michi unquam amici presentia interrumpi solitudo videbitur sed ornari.''
*Come è grande dunque il piacere, come è grande la sicurezza data dalla solitudine che ha attraversato tutti i pericoli ed enumera, alle sue spalle, lontano, i propri mali! Che gioia aver superato illesi i casi funesti e, al bivio, se a sinistra c'era la morte, essersi trovati a destra; e tanto maggiore è la gioia quanto più si era inclini a scegliere l'altra direzione. La natura ha infatti questa peculiarità: quanto più grave e più presente si rammenta il [[pericolo]], tanto più si gioisce per averlo superato. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 113)
:''Quanta ergo delectatio, quanta securitas solitudinis, metuenda quelibet emense et a tergo procul sua mala numerantis! Quam delectat illesum transisse pestifera et in bivio, ubi ad levam mors erat, dextrorsum tenuisse, eoque magis quo in partem alteram deliberatio pronior fuit! Habet enim hoc natura ut, ubi maius presentiusque discrimen fuisse recolitur, ibi de preterito plus gaudii sit.''
*Benché infatti ogni natura abbia i propri difetti, tuttavia gran parte dei mali deriva da una sorta di emulazione e dalla smania di [[imitare]]. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 121)
:''Etsi enim cuiusque natura suis vitiis abundet, magna tamen pars malorum ex emulatione quadam imitandique libidine nata est.''
*Non cesserà mai di essere in ansia chi sarà sempre proteso verso il [[domani]]: nessun giorno infatti, eccetto l'ultimo, sarà privo di un domani e nessuno, eccetto il primo, non è stato il domani di qualche altro giorno. (lib. I, cap. VIII; 1992, p. 133)
:''Numquam pendere desinet, qui in crastinum pendebit; nullus enim dies preter ultimum crastino carebit, nullus preter primum non alicuius diei crastinus fuit.''
*[...] a poco a poco, in ogni luogo della terra, tutto decade: tutti i buoni costumi hanno breve durata, quelli cattivi invece sono eterni. (lib. I, cap. IX; 1992, p. 137)
:[...] ''nam et inde nunc absum, et ubique terrarum cunta paulatim in deterius cedunt, omnes boni mores brevis evi sunt, mali autem immortales.''
*[...] fuggire le sciagure che non possiamo mettere in fuga. (lib. I, cap. IX; 1992, p. 141)
:[...] ''ut pestes, quas fugare non possumus, fugiamus'' [...].
*La solitudine – a volerla debitamente definire – è di tre tipi: del luogo [...]; del tempo, ovverosia delle notti, quando anche nel foro c'è solitudine e silenzio; dell'animo, ovverosia di quelli che, per la straordinaria capacità di concentrarsi nella contemplazione, si sottraggono al mezzogiorno e alla piazza affollata e ignorano che cosa vi succeda e sono soli in qualunque momento e luogo vogliano esserlo. (lib. II, cap. VI; 1992, p. 197)
:''Triplex nempe, si rite complector, solitudo est: loci scilicet'' [...]''; temporis, qualis est noctium, quando etiam in rostris solitudo silentiumque est: animi, qualis est eorum qui vi profundissime contemplationis abstracti luce media et frequenti foro quid illic geratur nesciunt, qui quotiens et ubicunque voluerint soli sunt.''
*Ricerco inoltre [[libri]] di generi differenti che, per gli autori che li hanno scritti o per gli argomenti di cui trattano, siano nello stesso tempo compagni graditi e fedeli, pronti sia a uscire in pubblico sia a ritornare nello scrigno a un tuo cenno e sempre disposti a tacere o a parlare, a restare a casa o ad accompagnarti nei boschi, a fare lunghi viaggi e a vivere in campagna, a discorrere, a scherzare, a esortarti, a consolarti, ad ammonirti, a biasimarti, a darti consigli, a rivelarti i segreti delle cose e le imprese memorabili, a insegnarti le regole della vita e il disprezzo della morte, la moderazione nella buona sorte, la costanza nell'avversa, l'imperturbabilità e la fermezza nel comportamento: compagni dotti, lieti, utili e {{Sic|facondi}}, non sono mai motivo di noia, di spesa, di lamenti, di brontolii, d'invidia o d'inganno. E mentre ci arrecano tanti vantaggi, non hanno bisogno di cibo né di bevanda e son contenti di una povera veste e di un cantuccio della casa; essi stessi però offrono ai loro ospiti inestimabili ricchezze spirituali, vaste dimore, splendidi abiti, piacevoli banchetti e cibi prelibati. (lib. II, cap. XIV; 1992, p. 313)
:''Libros preterea diversi generis et simul per quos aut de quibus scripti sunt comites gratos et assiduos, et promptos vel in publicum prodire vel ad arculam redire cum iusseris, paratosque semper vel tacere vel loqui, et esse domi, et comitari in nemora, et peregrinari, et rusticari, et confabulari, et iocari, et hortari, et solari, et monere, et arguere, et consulere, et docere secreta rerum, monimenta gestorum, vite regulam mortisque contemptum, modestiam in prosperis, fortitudinem in adversis, equabilitatem in actionibus atque constantiam: comites doctos, letos, utiles ac facundos, sine tedio, sine impendio, sine querela, sine murmure, sine invidia, sine dolo; interque tot commoda, nullo cibo interim, nullo potu et veste inopi et angusta domus parte contentos, cum ipsi potius hospitibus suis inextimabiles animi divitias, amplas domus, fulgidas vestes et iucunda convivia ac suavissimos cibos parent.''
==''Itinerarium Siriacum''==
*Veniamo a [[Genova]], che dici di non aver mai visto. Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare; la sua stessa potenza, come è già accaduto a molte città, le nuoce e le reca danno, perché offre materia alle contese e alle gelosie cittadine.
*[...] di questa ammirerai ora il comportamento dei cittadini, la posizione dei luoghi, lo splendore degli edifici e soprattutto la flotta, formidabile e temibile per ogni nazione come è stato scritto di quella di Tiro; ammirerai il molo opposto al mare e il [[Porto di Genova|porto]], opera dell'uomo, di inestimabile valore e di molto lavoro, che invano colpiscono le quotidiane tempeste.
*Quando avrai diligentemente osservato questa città, il litorale che l'avvolge a destra e a sinistra, i monti che sovrastano i flutti, inoltre le persone, gli animi forti ed il comportamento della gente, sappi di aver visto quel secondo coltello che per molti anni, con un esercizio continuo, affilò la spada del valore romano.
==''Le Epistole familiari''==
*Ti verrà forse all'orecchio qualcosa di me, sebbene sia dubbio che il mio povero, oscuro nome possa arrivare lontano nello spazio e nel tempo. E forse ti piacerà sapere che uomo fui, quale la sorte delle opere, soprattutto di quelle la cui fama sia giunta sino a te e di cui tu abbia sentito vagamente parlare.
*Sono stato uno della vostra specie, un povero uomo mortale, di classe sociale né elevata né bassa; di antica famiglia, come dice di se stesso [[Cesare Augusto]]; di temperamento per natura né malvagio; né senza scrupoli, se non fosse stato guastato dal contatto abituale con esempi contagiosi.
*L'adolescenza mi illuse, la gioventù mi traviò, ma la vecchiaia mi ha corretto e con l'esperienza mi ha messo bene in testa che era vero quel che avevo letto tanto tempo prima; che i godimenti dell'adolescenza sono vanità.
*Ebbi la fortuna di godere la familiarità dei principi e dei re, e l'amicizia dei nobili, tanto da esserne invidiato.
*Mi travagliò quand'ero molto giovane, un amore fortissimo; ma il solo, e fu puro; e più a lungo ne sarei stato travagliato se la morte, crudele ma provvidenziale, non avesse spento definitivamente quella fiamma quand'ormai era languente.
*I più grandi re del mio tempo mi vollero bene e mi onorarono – il perché non lo so; è cosa che riguarda loro – e con certuni ebbi rapporti tali che in certo qual modo erano loro a stare con me; e dalla loro grandezza non ebbi noie, ma molti vantaggi.
{{NDR|Francesco Petrarca, ''Le Epistole familiari''; citato in [[Carlo Salinari]], ''Profilo storico della letteratura italiana'', Editori Riuniti, 1972}}
* {{NDR|su [[Richard de Bury]]}} ... uomo di vivace ingegno, esperto abbastanza di lettere [...] che fin dai primi anni fu delle riposte cose curiosissimo indagatore... Ed egli {{NDR|quando gli chiesi notizie dell'isola di Tile}} o che sperasse potermi mantener la promessa, o che vergognasse di confessare la propria ignoranza [...], o che per avventura (né vorrei crederlo) sentisse invidia dell'aprirmi questo segreto, risposemi che avrebbe sciolto il mio dubbio quando fosse tornato alla sua patria ed ivi avesse potuto consultare i suoi libri, de' quali aveva copia tragrande.
{{NDR|''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', vol. 1, traduzione di Giuseppe Fracassetti, Felice Le Monnier, Firenze 1863}}
*Solo al [[medico]] è conceduto dar morte agli uomini impunemente.
*Non sono né vivo né sano, né morto né malato; allora soltanto comincerò a vivere e a star bene, quando troverò l'uscita di questo [[labirinto]]. A tal fine tutto son rivolto, a questo solo mi adopro. (da ''XII, 10'')
{{NDR|''Lettere di Francesco Petrarca delle cose familiari libri ventiquattro'', vol. 2, traduzione di Giuseppe Fracassetti, Felice Le Monnier, Firenze 1864}}
*...{{NDR|il}} malanno immedicabile, oscuro, osceno, inveterato di questa città, sotto mille altri rispetti preclarissima, per cui il girare di nottetempo qui non si fa con minor paura e pericolo che in mezzo ai folti boschi: conciossiachè le strade sien piene di nobili giovani armati tutti, le immoderatezze de' quali nè la paterna educazione, nè l'autorità de' magistrati, nè la maestà e l'impero dei re valsero mai a raffrenare. Ma come meravigliare che fra le ombre della notte e senza alcun testimonio taluno ardisca commetter delitti, se a pieno giorno, alla vista del popolo, al cospetto dei re, in questa città d'Italia con ferocia da disgradarne i barbari si esercita l'infame giuoco de gladiatori: e come sangue di pecore l'umano sangue si sparge, e, plaudente l'insano volgo affollato, sotto gli occhi de miseri genitori si scannano i figli, e tiensi a disonore l'offerire con ripugnanza la gola al pugnale, quasi che per la patria o per la gloria della vita celeste si combattesse? Di tutto questo inconsapevole io fui condotto un giorno a certo luogo vicino della città chiamato Carbonaria: nome veramente acconcio alla cosa: imperocché quella scelerata officina deturpa e denigra gli spietati fabbri che ivi si affaticano sull'incudine della morte. Era presente la Regina, presente Andrea re fanciullo, che di sè promette riuscir magnanimo, se pur riesca a porsi in capo la contrastata corona: v'eran le milizie di Napoli, delle quali invan cercheresti le più attillate e più eleganti: popolo v'era venuto in folla da tutte parti. A tanto concorso di gente, e a tanta attenzione d'illustri personaggi sospeso, fiso io guardava aspettando di vedere qualche gran cosa, quand'ecco come per lietissimo evento un indicibile universale applauso s'alza alle stelle. Mi guardo intorno e veggo un bellissimo garzone trapassato da freddo pugnale cadermi ai piedi. Rimasi attonito, inorridito; e dato di sproni al cavallo, rampognando l'inganno de'miei compagni, la crudeltà degli spettatori, la stoltezza de'combattenti, all'infernale spettacolo ebbi volte le spalle. Questa doppia peste, o padre mio, quasi eredità de maggiori venne e s'accrebbe ne'posteri, e giunse a tale che la licenza del commetter delitti in conto di dignità e di libertà vien reputata. (da Lettera IV a Giovanni Colonna Cardinale, Napoli, 1 dicembre 1343, [https://books.google.it/books?id=q4hCAAAAcAAJ&dq=&pg=PA31#v=onepage&q&f=false pp.31-32])
==''Rime''==
*''Povera e nuda vai, [[Filosofia]]''. (sonetto I secondo la numerazione di Marsand, sonetto VII secondo Mestica)
*''Vergine bella che di sol vestita, | Coronata di stelle, al sommo Sole | Piacesti si, che 'n te sua luce ascose, | Amor mi spinge a dir di te parole; | Ma non so incominciar senza tu' aita, | E di Colui che amando in te si pose. | Invoco lei che ben sempre rispose, | Chi la chiamò con fede''. (da ''Canzone VIII'')
*''Se dal mio stato assai misero e vile | Per le tue man resurgo | [[Maria|Vergine]], l' sacro e purgo | Al tuo nome e pensieri e 'ngegno e stile, | La lingua, e 'l cor, le lagrime e i sospiri''. (da ''Canzone VIII'')
*''Raccomandami al tuo Figliol, verace | Uomo e verace Dio | Che accolga 'l mio spirto ultimo in pace''. (da ''Canzone VIII'')
*''Vergine chiara e stabile in eterno, | Di questo tempestoso mare Stella, | D' ogni fedel nocchier fidata guida, | Pon mente in che terribile procella | I mi ritrovo sol senza governo, | Ed ho già da vicin l' ultime strida: | Ma pur in te l'anima mia si fida.'' (da ''Canzone VIII'')
*''Tennemi Amor anni ventuno ardendo | Lieto nel foco, e nel duol pien di speme: | Poiché Madonna e 'l mio cor seco insieme | Saliro al ciel, dieci altri anni piangendo''. (da ''Sonetto LXXXIV'')
<!--{{NDR|Francesco Petrarca, ''Rime in morte di Laura''; citato in ''I quattro poeti italiani: con una scelta di poesie italiane dal 1200 sino a' nostri tempi'', Lefèvre, 1836}}-->
==''Sonetti sopra varj argomenti''==
*{{NDR|Sullo ''[[dolce stil novo|stil nuovo]]''}} ''Tra lo stil de' moderni e 'l sermon prisco''. (son. VII, com.: ''S'Amore o Morte non dà qualche stroppio''; son. XXXII nell'ed. Mestica)
*''I' da man manca, e' tenne il camin dritto: | I' tratto a froza, ed e' d'Amore scorto: | Egli in Jerusalem, ed io in Egitto''. (XVII, che comincia: ''Quanto più disiose l'ali spando''; son. CVIII nell'ediz. Mestica)
*''[[Ira]] è breve furor''. (XIX: CXCVI nell'ed. Mestica).
==''Sonetto in vita di M. Laura''==
*''La vita el fin e 'l dì loda la sera'' (I, 4 nell'ed. Marsand, p. 25 nell'ed. Mestica)<ref name=chi>Citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921.</ref>
*''Da me son fatti i miei pensier diversi''. (num. II secondo il Marsand, canz. III dell'ediz. Mestica)<ref name =chi />
*''Tempo non mi parea da far riparo | Contr' a' colpi d'Amor''. (num. 3)
*''La noia e 'l mal della passata via''. (num. IV secondo Marsand, canz. V dell'ediz. Mestica, v. 11)<ref name =chi />
*''El più bel fior ne colse''. (VIII secondo Marsand, X nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Intendami chi po', ch'i' m'intend'io''. (num. IX secondo Marsand; canz. XI secondo Mestica; v. 17)<ref name =chi />
*''E già di là dal rio passato è 'l [[merlo]]''. (Num. IX, nell'ed. Marsand, num. XI nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''I' benedico il loco e 'l tempo e l'ora''. (Num. X, secondo il Marsand, com.: ''Quando fra l'altre donne ad ora ad ora''; nell'ed. Mestica, son. XII)<ref name =chi />
*''Veggio 'l meglio ed al peggior m'appiglio''. (Num. XVII nell'ed. Marsand, sonetto XXI nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Nel mondo | Sua ventura ha ciascun dal dì che nasce''. (Num. XXXV nell'ed. Marsand, sonetto CCLXII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Che 'nanzi al dì de l'ultima partita | Uom beato chiamar non si convene''. (Num. XXXVI nell'ed. Marsand, sonetto XLIII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Non era l'andar suo cosa mortale | Ma d'angelica forma''. (XLI nell'ed. Marsand, LXIX nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Poi che mia speme è lunga a venir troppo''. (n. LIX secondo Marsand, LXVII secondo Mestica, v. 1)<ref name =chi />
*''Seguite i pochi, e non la volgar gente''. (num. LXVII secondo il Marsand, son. LXXIII dell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Né del vulgo mi cal né di fortuna''. (num. LXXVIII secondo il Marsand, sonetto XCI secondo il Mestica)<ref name =chi />
*''Femina è cosa mobil per natura: | ond'io so ben ch'un amoroso stato | in cor di donna picciol tempo dura.'' (''[[s:Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)/Se 'l dolce sguardo di costei m'ancide|Se 'l dolce sguardo di costei m'ancide]]'', Num. CXXXI nell'ed. Marsand, sonetto CL nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*''Lo spirito è pronto, ma la carne è stanca''. (Num. CLIV nell'ed. Marsand, sonetto CLXXIII nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
*[...] ''Morte fura | prima i migliori, e lascia star i rei'' [...]. (Num. CXC nell'ed. Marsand, sonetto CCX nell'ed. Mestica)<ref name =chi />
==''Trionfi''==
===[[Incipit]]===
<poem>Al tempo che rinnova i miei sospiri
per la dolce memoria di quel giorno
che fu principio a sì lunghi martiri,
già il sole al Toro l'uno e l'altro corno
scaldava, e la fanciulla di Titone
correa gelata al suo usato soggiorno.</poem>
===Citazioni===
====''Trionfo d'Amore''====
*''Così or quinci or quindi rimirando, | Vidi in una fiorita e verde piaggia | Gente che d'amor givan ragionando. | Ecco Dante e Beatrice; ecco Selvaggia; | Ecco Cin da Pistoja; Guitton d'Arezzo. | Che di non esser primo par ch'ira aggia. | Ecco i duo Guidi che già furo in prezzo; | Onesto Bolognese; e i Siciliani, | Che fur già primi, e quivi eran da sezzo.'' (IV, 35)
*''I' che gioir di tal vista non soglio | per lo secol noioso in ch'i' mi trovo, | voto d'ogni valor, pien d'ogni orgoglio, | l'abito in vista sì leggiadro e novo | mirai, alzando gli occhi gravi e stanchi, | ch'altro diletto che 'mparar non provo.'' (I, 16)
*''Tal biasma altrui che sè stesso condanna''. (I, 118)
*''Stanco già di mirar, non sazio ancora''. (II, 1)
*''Ben è 'l viver mortal, che sì n'aggrada, | Sogno d'infermi e fola di romanzi''. (III, 65-66)
*''Tutti siam macchiati d'una pece''. (III, 99)
*''S'Affrica pianse, Italia non ne rise''. (IV, 83)
*''Ragion contra forza non ha loco''. (IV, 111)
====''Trionfo del Tempo''====
*''Nel fuggir del sole | La ruina del mondo manifesta''. (68-69)
*''Infinita è la schiera degli sciocchi.'' (87)
*''Passan vostri triunfi e vostre pompe, | Passan le signorie, passano i regni; | Ogni cosa mortal Tempo interrompe''. (111-114)
====''Trionfo dell'Eternità''====
*''Passa il penser sì come sole in vetro, | anzi più assai, però che nulla il tene''.
====''Trionfo della Morte''====
*[...] ''degna | di poema chiarissimo e d'istoria''. (I, 17-18; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 542)
*''O ciechi, il tanto affaticar che giova? | Tutti torniamo a la [[morte|grande madre antica]], | e il nome nostro a pena si ritrova''. (I, 88-89)
*''La morte è fin d'una pregione oscura | a l'anime gentili; a l'altre è noia, | ch'hanno posto nel fango ogni lor cura.'' (II, 35-37)
*[...] ''che altro ch'un sospir breve è la morte?'' (II, 52)
====''Trionfo della Fama''====
{{NDR|[[Marco Tullio Cicerone]]}} ''[...] un al cui passar l'erba fioriva: | questo è quel Marco Tullio in cui si mostra | chiaro quanti eloquenzia ha frutti e fiori [...]'' (III, 18-20, Rizzoli, 1957, [https://www.liberliber.it/mediateca/libri/p/petrarca/i_trionfi/pdf/i_trio_p.pdf]), p. 37)
====''Trionfo della Pudicizia''====
*''Pensier canuti in giovenil etate''. (88)
*''Passammo al tempio poi di [[Pudicizia]], | ch'accende in cor gentil oneste voglie, | non di gente plebeia ma di patrizia.'' (181-183)
==[[Incipit]] de ''Le senili''==
Scrivendo un giorno al mio Socrate io mi doleva che l'anno del secol nostro 1348, per la morte di tanti amici, tutte quasi mi avesse rapite le consolazioni della vita: e ben mi ricorda quanti furono allora i miei lamenti e le mie lagrime. Ora che far dovrò in questo anno sessantunesimo, che non solo di ogni altro tesoro, ma di quello che sopra tutti m'ebbi prezioso e carissimo, di Socrate mio, m'ebbe spogliato?
==Citazioni su Francesco Petrarca==
*Ah! se il cantor di Laura avesse consacrato tutte le sue pagine al santo amore, di qual celeste armonia non ci beerebbe il suo canto immortale! ([[Guglielmo Audisio]])
*Ciò che conta del Petrarca in una storia della lingua italiana è solo la sua [[Poesia lirica|lirica]]; di [[prosa]] italiana non abbiamo nulla (non contano le poche righe di una lettera a Leonardo Beccanugi); lontana e indiretta è l'importanza delle sue opere latine. ([[Bruno Migliorini]])
*Ciò che nella letteratura antica valse ad affascinarlo fu il suo carattere d'opera d'arte. Per la prima volta, dopo secoli, la perfezione della forma determinava le predilezioni d'un intelletto. Quella ricerca del bello per se stesso, quella distinzione fra le produzioni che lo rivelano in modo diverso, costituiscono una delle iniziative del Petrarca più feconde, e restaurano al tempo stesso, alla fine di quel Medioevo a cui rimase ignota, la critica letteraria... ([[Pierre de Nolhac]])
*È nota l'avversione o, a meglio dire, il disprezzo del Petrarca pei medici, ai quali prestava poca o punta fede. I medici se ne vendicarono ingiuriandolo e calunniandolo, ed egli si sfogò contro di essi in invettive, delle quali, per tacere dei famosi quattro libri ''contra medicum quemdam'', abbonda il suo Epistolario. ([[Antonio Zardo]])
*Il Petrarca avea saputo mostrare il suo valore artistico e letterario sì nella lingua latina che nell'italiana o volgare; ma già egli stesso si era pentito e domandava perdono di quei suoi sospiri in rima e più volte dichiarò che in faccende casalinghe usava il volgare, perché il latino non si poteva abbassare a simili argomenti. ([[Remigio Sabbadini]])
*Il Petrarca può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. ([[Giulio Bertoni]])
*La nota più spiccata e singolare della personalità del Petrarca consiste forse nella complessità della sua natura morale; complessità difficile a raccogliere in un solo sguardo d'insieme. Eppure essa è il suo maggior titolo alla gloria; giacché per essa egli non solamente compendia in sé e significa tutto quanto v'era di più elevato e squisito nello spirito del tempo suo, ma eziandio certe generali tendenze, certi pensieri e sentimenti che formarono il sostrato del movimento intellettuale e letterario dei secoli posteriori. Onde [[Edgar Quinet|Edgardo Quinet]] poté con poetica iperbole affermare che l'originalità del Petrarca consiste nell'essere egli stato il primo a sentire che ogni momento della nostra esistenza può contenere un poema, che non v'è un'ora della vita che non possa racchiudere un'immortalità. ([[Giuseppe Finzi (letterato)|Giuseppe Finzi]])
*La provenienza di [[Dante Alighieri|Dante]] è aristotelica: scuola, dunque, d'uno che ha prepotentemente creduto nell'uomo animale politico, nella città, nel cittadino... Dire "civis" è lo stesso che dire "civilitas" e difatti su codesti termini punta Dante, assertore della società civile: d'una civiltà ch'è, insieme, ordine giuridico politico religioso, Stato. Viceversa, nel Petrarca è l'"homo" che trova la sua celebrazione, l'individuo che, in quanto creatura, prima ancora che farsi membro di consociazione politica, ha in sé la sua possibilità di redenzione e di perfezione, magari al di fuori della società. E quasi contro la "civilitas" dantesca, è l'"humanitas" che viene rivendicata e curata, quella condizione primaria ed ultima che consente, al di fuori delle strutture sociali, la parentela dell'uomo col [[Gesù|Figliuol dell'Uomo]]. ([[Rodolfo De Mattei]])
*La sua "capacità di introspezione" lo rende romantico e moderno. ([[Giuseppe Prezzolini]], da ''Storia tascabile della letteratura italiana'' – Biblioteca del Vascello, 1993)
*Noi non sappiamo in che tempo precisamente si cominciassero a scrivere queste frottole {{NDR|nome dato anche alle barzellette}} che son letterario riflesso delle cantilene giullaresche. Forse il primo tentativo di nobilitare le sconnesse cantilene care ai volghi fu fatto dal gran perfezionatore d'ogni forma della nostra lirica, da Francesco Petrarca: quasi certamente è fattura sua certa frottola che comincia «Di ridere ho gran voglia»... ([[Francesco Flamini]])
*Petrarca stesso, anche in ciò con l'istinto e la lungimiranza del genio, aveva saputo serbarsi una posizione di assoluta libertà di fronte agli autori prediletti; per lui è una gioia lodarli, una pena doverli biasimare, però nell'imitatio non rinuncia alla propria individualità così fortemente marcata: l'imitazione, dice una volta (ep. fam. XXIII 19), deve avere con la cosa imitata non la somiglianza di un ritratto, ma quella di un figlio col padre. ([[Eduard Norden]])
*''Quel dolce di Calliope labbro | che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma | d'un velo candidissimo adornando, | rendea nel grembo a Venere Celeste.'' ([[Ugo Foscolo]])
*Se avesse tardato ancora di più all'appuntamento, sarei diventato Petrarca. ([[Stanisław Jerzy Lec]])
*Se di [[Platone]], molto amato ma poco conosciuto, Petrarca studiò poco più del ''Timeo'' (e del ''Fedone''), verso [[Aristotele]], ruvido e scabro, non fu mai particolarmente benevolo. Sapeva, è vero, da Cicerone e da Quintiliano, che era stato scrittore squisito per fiumi d'eloquenza, eppur tuttavia non sapeva dimenticare l'Aristotele della scuola, soprattutto «dialettico» e «fisico». ([[Eugenio Garin]])
*Se Laura fosse stata la moglie di Petrarca, pensate che lui avrebbe scritto sonetti tutta la vita? ([[George Gordon Byron]])
*Tutta l'opera di Petrarca si potrebbe riassumere nel verso di [[Sergio Endrigo]]: «Dite a Laura che l'amo». ([[Vittorio Sgarbi]])
*Una delle più amabili figure nella schiera degli eroi dello spirito, soffusa in tutti i tempi del soffio incantato del romanticismo e circondata dall'aureola del genio. ([[Eduard Norden]])
*{{NDR|Con il suo umanesimo [[Francesco Petrarca|Petrarca]] diede inizio a}} una prima confederazione degli spiriti illuminati, nel mezzo di questa Europa asservita totalmente dalla potenza ecclesiastica ed la dominazione feudale. ([[Abel-François Villemain]])
===[[Armando Carlini]]===
*È egli il Petrarca nel suo pensiero altrettanto [[Cattolicesimo|cattolico]], quanto cristiano? La risposta è più difficile a darsi di quel che non paia. Certo se per cattolicismo intendiamo le pratiche esterne del culto che accompagnano la fede, egli è cattolicissimo, adempiendo scrupolosamente i propri doveri religiosi.<br>Ma nelle sue opere egli non parla mai né di dogmi della Chiesa né di santi né di miracoli: l'inferno ha perduto il suo fuoco, e il Papato il suo entusiasmo.
*Il pensiero religioso di Francesco Petrarca tende [...] per una parte, come in [[Francesco d'Assisi]], a un idealismo cristiano che è spesso in antitesi stridente con la Chiesa di Roma divenuta una mitologia del cristianesimo e un potere più che una fede; e per l'altra cerca nel classicismo un carattere sociale e politico e letterario, cristianeggiando la filosofia antica, combattendo le scuole del suo tempo che trascuravano la morale e l'[[Averroè|averroismo]] che avversava la fede, e propugnando il sentimento patriottico e la restaurazione della Repubblica o dell'Impero, che è la missione a cui Roma, come [[Agostino d'Ippona|Agostino]] aveva dimostrato, era dalla divina provvidenza destinata.
*II sentimento della [[natura]] in Francesco Petrarca è affatto nuovo, e traspare profondo da tutte le sue opere. Leggendo la vita di questo letterato si rimane meravigliati della quantità de' suoi viaggi e dell'intensa curiosità che lo spingeva a vedere terre lontane e costumi stranieri. E oltre l'''Itinerarium Syriacum'' molte altre sono le cagioni per cui egli meritamente è annoverato fra i geografi più importanti di quel tempo. Così suscitando l'amore di nuove cose e distruggendo pregiudizi e allargando le idee, il Petrarca preparò gli animi ai benefici effetti che produsse la [[Primo viaggio di Cristoforo Colombo|scoperta del nuovo mondo]].
===[[Antonio Cesari]]===
*Nelle tre canzoni sorelle sopra gli occhi di M. Laura, chi può abbastanza ammirare la fecondità di quell'altissimo ingegno, che da tante parti seppe trar cagione di lodare quegli occhi; e le cose, che pareano lontanissime dal suo argomento, far con maraviglioso artifizio servire ad innalzare quella bellezza?
*Nella canzone ''Spirito gentil'', non abbiamo noi un'orazione in genere deliberativo delle più belle, per confortar quel tribuno a rivendicare la libertà del popol di [[Roma]], cavandone gli argomenti da' luoghi oratorii della onestà e facilità d'impresa, annullando le forze del contrario partito, e dell'utilità grandissima che al popolo, e della gloria che a lui ne sarebbe seguita. Il medesimo si dica dell'altre due ''Italia mia'', ed ''O aspettando in ciel'', con l'arte medesima lavorate.
*Ma in quella che comincia ''Quell'antico mio dolce empio signore'' (che può appartenere al genere giudicale) in cui il poeta introduce una lite fra sé ed amore dinanzi al tribunale della ragione, non tratta egli i più forti argomenti d'aggravar l'avversario suo di crudeltà, frode e ingiustizia, per concitargli contro l'odio del giudice, e la compassione verso di sé? E nella seconda parte, qual difesa non fa amore della sua causa! come abbatte le ragioni dell'emulo suo, e tutte contra gliele rivolge; amplificando i benefizi a lui fatti, e la gloria a cui, sua mercé, egli era salito! Or non è questa eloquenza?
===[[Guido Mazzoni (letterato)|Guido Mazzoni]]===
*Nessuno degli antichi e nessuno dei moderni, eccetto Dante, seppe convertire in poesia, al pari del Petrarca, i proprii esami di coscienza, i timidi desiderii, le lacrime segrete, i palpiti lievi, le visioni gentili dei sogni, le scene offerte dalla natura allo svolgersi di quel tenue e insiem profondo dramma d'amore. Ogni atto, ogni voce, ogni aspetto, gli si trasformava subito, dentro l'anima sensibilissima, in una fantasia colorita e melodica che gli era forza rappresentare con le parole a sé e agli altri.
*Poeta elegiaco fu, più che lirico. Della lirica ebbe l'eloquenza concitata, non i voli arditi; ché l'analisi soggettiva a quella lo conduceva, quando gli ribollisse l'animo di generosi rimproveri o di consigli da svolgere con l'orazione persuasiva. Della elegia condensò lo scorrevole pianto in poche lagrime che gli stillarono dall'occhio pensoso, e un sonetto valse una lunga serie di distici; ne raccolse l'anelito affannoso in un sospiro, gli ululati in un gemito represso, e una canzone vinse tutto un rotolo dei seguaci di [[Callimaco]]; ne emulò la descrizione idillica, e la strofe della canzone e un madrigale porsero alla figura di Laura lo sfondo di un paesaggio fiorito qual mai non fiorì sulle carte neppure del petrarchesco [[Albio Tibullo|Tibullo]].
*Poeta soggettivo se altri fu mai, non vedeva intorno a sé di là da quello che importava all'animo suo. La visione ideale gli era ben più gradita e consueta che l'osservazione reale. Centro dell'idealità poneva, in un egoismo squisito e non immorale, il suo proprio sentimento.
===[[Adolfo Padovan]]===
*Ho detto che il Petrarca appartiene alla categoria dei poeti pittori, aggiungo ora che esso è un poeta pittore nato perché, nel suo ''Canzoniere'', là dove dimostra con maggior sincerità l'indole sua, egli impugna il pennello e la tavolozza.<br>Ma bisogna anzitutto affermare un fatto che parrà incredibile, ed è invece certo e dimostrabile. Francesco Petrarca non fu un uomo di genio nel senso pieno e profondo che si deve dare a questa parola, ma soltanto un ingegno superiore, vale a dire fu singolare ma non originale e, in poesia, disse sovente parole e non cose, si preoccupò più della forma che della sostanza. Nella sua opera vasta e feconda manca anzitutto la sincerità, che noi proclamiamo uno dei requisiti essenziali e indispensabili del genio.
*Poche, troppo poche, sono le pagine scritte col cuore in punta di penna e quindi geniali perché si possa classificare il Petrarca fra i genî sovrani. Quasi sempre, nelle sue poesie, salta fuori l'erudito, ma non l'erudizione adoperata come materia plastica per esprimere un sentimento o per rafforzare un'{{sic|imagine}} passionale, bensì l'erudizione per sé stessa, per la smania della preziosità e del lenocinio.
*Sommo erudito, artefice di versi ingegnosissimo, uomo vanitoso, anima sensibile ed impressionabile, dotato di una rara virtù assimilatrice, ma non un forte carattere, non una coscienza integra e salda, non insomma quella spiccata personalità artistica che impronta il genio.
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/canzoniere/pdf/canzon_p.pdf Canzoniere (Rerum Vulgarium Fragmenta)]'', Testo critico e introduzione di Gianfranco Contini, annotazioni di Daniele Ponchiroli, Giulio Einaudi Editore, 1989. ISBN 8806007866
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/de_secreto_conflictu_curarum_mearum/pdf/de_sec_p.pdf De secreto conflictu curarum mearum (Secretum)]'', in ''Prose'', a cura di G. Martellotti e P. G. Ricci, E. Carrara, P. G. Ricci, Riccardo Ricciardi editore, Milano-Napoli, 1955.
*Francesco Petrarca, ''De vita solitaria'', Introduzione di Giorgio Ficara, a cura di Marco Noce, Mondadori, Milano, 1992. Testo latino a fronte. ISBN 88-04-35656-1
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/i_trionfi/pdf/i_trio_p.pdf I trionfi]'', a cura di Guido Bezzola sul testo approntato da Raffaello Ramat per i Classici Rizzoli (Milano 1957), edizione Rizzoli (B.U.R), Milano, 1997. ISBN 8817124702
*Francesco Petrarca, ''Itinerarium Siriacum'', 1358; citato in Giovanna Petti Balbi, ''Genova medievale vista dai contemporanei'', Sagep Editrice, Genova, 1978, pp. 80-83
*Francesco Petrarca, ''[https://www.liberliber.eu/mediateca/libri/p/petrarca/seniles/pdf/petrarca_seniles.pdf Le senili]'', volgarizzate e dichiarate con note da Giuseppe Fracassetti, Firenze, Le Monnier, 1879-1870.
==Altri progetti==
{{Interprogetto}}
===Opere===
{{Pedia|Chiare, fresche et dolci acque}}
{{Pedia|I Trionfi|''Trionfi''|}}
{{DEFAULTSORT:Petrarca, Francesco}}
[[Categoria:Epistolografi]]
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
[[Categoria:Umanisti italiani]]
qp2gbutixi02inboeaocq7mbe7i71l1
Londra
0
10957
1428123
1419961
2026-10-02T13:19:56Z
Udiki
86035
/* Voci correlate */ Tamigi
1428123
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:Houses.of.parliament.overall.arp.jpg|thumb|right|Londra, Houses of Parliment e Big Ben]]
Citazioni su '''Londra''' e sui '''londinesi'''.
*A Londra si può vedere una massa umana di tali dimensioni e in tali condizioni, come non vi capiterà di vedere da svegli in alcun'altra parte del mondo. Mi avevano detto, per esempio, che ogni sabato, di notte, mezzo milione di operai e di operaie coi loro bambini si riversano come un mare per l'intera città, raggruppandosi per lo più in certi quartieri, e che per tutta la notte fino alle cinque del mattino festeggiano il riposo dal lavoro, cioè si ingozzano e si ubriacano come bestie per tutta la settimana. Quest'intera moltitudine porta là le sue economie settimanali, tutto quello che ha faticosamente messo insieme a forza di duro lavoro e di maledizioni. Nelle botteghe di carne e di generi alimentari arde il gas in ampi fasci di luci, che illuminano a giorno le vie. Parrebbe un vero e proprio ballo, organizzato per questi negri bianchi. Il popolo si affolla nelle taverne all'aperto e nelle strade. E qui si mangia e si beve. Le birrerie sono addobbate come palazzi. Questa moltitudine è ubriaca, ma senz'allegria, è cupa, opprimente, e in un certo suo modo, stranamente silenziosa. Solo di tanto in tanto le bestemmie e le risse sanguinose infrangono questo silenzio sospetto, che agisce tristemente su di voi. Tutti si sforzano di ubriacarsi quanto prima possibile, fino a perdere coscienza... Le mogli non si staccano dai mariti e si sbronzano insieme a loro: i bambini corrono e strisciano tra i loro genitori. ([[Fëdor Dostoevskij]])
*''Al veder Londra, ricca ampia cittade, | Meraviglia inaudita il sen m'invade; | E, confuso il pensier a vista tale, | Per più dì lo stupore in me prevale.'' ([[Gian Carlo Di Negro]])
*Cadeva su Londra una notte strana. Purissima la volta del cielo ed Espero luceva come la si vede sul [[Roma|Palatino]] od affacciata ai monti di [[Sorrento]]: si presentava una luna piena come rare notti può illuminare la Torre spaventosa o l'acqua oliata del maestoso fiume. E tutta questa gaiezza, questa festività notturna della natura ci pesava tristemente addosso mentre ci incamminavamo verso il Phoenix Park. ([[Alessandro Varaldo]])
*Dov'è adesso il vecchio mondo? Dov'è Londra, quella fosca città di fumo e di tenebre, piena del frastuono e della rimbombante musica del disordine, con il fiume oleoso, luccicante, dalle rive coperte di fango e affollato di barche, i neri pinnacoli e la cupola annerita, la triste confusione di case anch'esse annerite dalla fuliggine, le miriadi di prostitute, i milioni di impiegati affaccendati? Persino le foglie degli alberi erano insudiciate da macchie nere e grasse. ([[H. G. Wells]])
*È stato come uno choc per me piombare dalla meravigliosa, fumosa bellezza di un tramonto londinese, con le luride luci e le ombre d'inchiostro della città e gli straordinari riflessi colorati dell'orrida nuvolaglia e delle acque stagnanti, per ritrovarmi nella freddezza arcigna del mio edificio di pietra, con la sua ricchezza di palpitante miseria, e il mio desolato cuore a convivervi. ([[John Seward]], ''[[Dracula (romanzo)|Dracula]]'')
*Il bel mondo londinese è un ''fast set'', si muove rapidamente e non conosce distanze. ([[Giorgio Porro]])
*Lasciate che vi dica una cosa sulla capitale inglese: è un posto fantastico da visitare – la gente è splendida e ho conosciuto amici che dureranno una vita – ma è l'ultima città in cui vuoi vivere se ti piace la luce del sole, la birra fredda e l'insalata che non abbia dentro la maionese. ([[Jeff Wadlow]])
*Londra, quel grande immondezzaio in cui tutti gli sfaccendati e i fannulloni dell'impero si riversano irresistibilmente. ([[Arthur Conan Doyle]])
*Londra è il luogo più multiculturale e misto della Terra. E lo adoro. Sono cresciuto in un quartiere di Londra dove l'inglese non era necessariamente la prima lingua, forse per questo amo viaggiare. Ogni centesimo che ho risparmiato è stato speso in biglietti aerei per diversi angoli del mondo. Penso che sia in parte dovuto al fatto che sono cresciuto a Londra. Quella parte l'ho portata con me: questa capacità di adattarsi a qualsiasi cultura ed essere affascinato e rispettoso di qualsiasi cultura è iniziata crescendo a Londra. ([[JJ Feild]])
*Londra è un paradiso per il collezionista e la superficie di questo Eden delle cose vecchie e rare si estende a perdita d'occhio. ([[Giorgio Porro]])
*Londra era una città prima che i sensi unici la trasformassero in un labirinto! (''[[Dylan Dog]]'')
*Londra ha il pub. Se si dicesse che il pub è un luogo di cui uno possa dire: «bene, ora che ho lavorato andiamo al pub a berci sopra», direi probabilmente una bugia: il pub è semplicemente lugubre; ma se si entra nel campo del folklore, bisogna riconoscere che il pub è una delle cose più caratteristiche e genuine che sia dato di vedere oggigiorno a Londra. ([[Alberto Moravia]])
*Londra ha una dimensione internazionale ma non europea. I londinesi non vivono l'Europa né a livello finanziario, né a livello culturale. ([[Flavio Briatore]])
*Londra non è certo attraente in confronto a [[Roma]]. Niente sole. Nebbia e pioggia. Proprio una città tetra. È simpatico andarci per le commedie, ma io non ci vorrei vivere. ([[John H. Secondari]])
*Non credo che si possa trovare niente che meriti il nome di società fuori di Londra. ([[William Hazlitt]])
*Pensavo che Londra fosse una città dove si potevano fare grandi cose, invece mi sono reso conto che noi italiani non l'abbiamo ancora colonizzata dal punto di vista gastronomico. Io ci ho provato: il ristorante era bellissimo, ci avevo investito un botto, avevo portato anche il culatello di Spigaroli e i fagioli del Purgatorio, ma non sono stati capiti. Comunque non potevo vivere in un posto dove non c'è il sole; ho bisogno di colori. Dopo due anni i miei piatti erano tutti bianchi e neri; allora ho venduto le mie quote. ([[Bruno Barbieri]])
*Placida, stolida, assorta nelle sue faccende e titanicamente indifferente a tutto il resto, Londra si avviava al suo tran tran quotidiano. Da Putney a Sloane Square, da Cricklewood a Regent Street, da Sydenham Hill allo Strand, da qualsiasi posto a qualsiasi altro posto, autobus rossi, gialli e marroni passavano rombando di continuo. I vigili vigilavano, gli agenti di borsa badavano alla borsa, i mendicanti mendicavano, i cappellai smerciavano cappelli, i poltroni poltrivano, i venditori di ghette vendevano ghette, i giornalai strillavano l'edizione delle tre dei giornali del pomeriggio, e i colonnelli in pensione sedevano comodamente alle finestre dei club di fronte a Piccadilly e Pall Mall, sognando il pranzo. ([[P. G. Wodehouse]])
*Quando penso a questa grande città divisa in tante parti e quartieri la considero come un complesso composto di diverse nazioni differenti per costumi, maniere e interessi... In breve gli abitanti di St. James, sebbene vivano sotto le stesse leggi e parlino lo stesso linguaggio, sono un popolo diverso dagli abitanti di Cheapside che sono altrettanto separati da un lato, da quelli di Temple e, dall'altro, da quelli di Smithfield. ([[Joseph Addison]])
*Questa città sconfinata come un mare e colma giorno e notte di movimento; i fischi e gli urli delle macchine; queste ferrovie edificate al di sopra delle case (e tra breve anche sotto di esse); quest'audace spirito d'iniziativa, quest'apparente disordine che in sostanza è invece l'espressione dell'ordine borghese nella sua forma più elevata; questo Tamigi avvelenato, quest'aria pregna di carbon fossile, questi stupendi giardinetti, e i parchi, e questi angoli orribili della città, come Whitechapel, con la sua popolazione stracciona, selvaggia e affamata. E la City, coi suoi milioni e col commercio mondiale, il palazzo di cristallo, l'esposizione universale... ([[Fëdor Dostoevskij]])
*Se questa Londra non fosse così nera, e la sua gente così pesante, se non ci fosse quest'odore di carbone e nemmeno questa nebbia, mi metterei persino a studiare l'inglese. ([[Frédéric Chopin]])
*Se riesci a sopravvivere da single a Londra, saprai come cavartela di fronte ad ogni difficoltà. (''[[Che pasticcio, Bridget Jones!]]'')
*Sono stato a Londra una volta, d'inverno. E ho avuto la sensazione che non ci sia un'altra città al mondo più fredda per chi non ha una casa sua, e più calda per chi ce l'ha. (''[[Angoscia (film 1944)|Angoscia]]'')
*Uno dei difetti di Londra dal punto di vista di un uomo il cui cuore sia appena andato a pezzi è che è praticamente priva di luoghi selvaggi in cui si possa avanzare con sguardo impenetrabile. ([[P. G. Wodehouse]])
==Voci correlate==
*[[Grande esposizione di Londra]]
*[[Tamigi]]
*[[Tate Modern]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|n=Categoria:Londra}}
[[Categoria:Londra| ]]
nblidxw0v7wirvg9h4epkssod61xcdj
Mafia
0
13425
1428167
1329853
2026-10-02T18:44:06Z
IppolitoN
23099
/* Citazioni */
1428167
wikitext
text/x-wiki
{{Nota disambigua}}
{{voce tematica}}
[[File:Sheet Falcone Borsellino.jpg|thumb|Giovanni Falcone e Paolo Borsellino]]
Citazioni sulla '''mafia''' e sui '''mafiosi'''.
==Citazioni==
*A differenza delle organizzazioni puramente criminali, o del terrorismo, la mafia ha come sua specificità un rapporto privilegiato con le élite dominanti e le istituzioni, che le permettono una presenza stabile nella struttura stessa dello Stato. [...] La mafia è l'estensione logica e la degenerazione ultima di una onnicomprensiva cultura del clientelismo, del favoritismo, dell'appropriazione di risorse pubbliche per fini privati. ([[Antonino Caponnetto]])
*A questo può servire parlare di mafia, parlarne spesso, in modo capillare, a scuola: è una battaglia contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per soldi. ([[Pino Puglisi]])
*Abbiamo descritto la <small>MAFIA</small>, che una persona d'ingegno, profonda conoscitrice dell'Isola ci definiva nel modo seguente: «''La Mafia è un sentimento medioevale; Mafioso è colui che crede di poter provvedere alla tutela e alla incolumità della sua persona e dei suoi averi mercé il suo valore e la sua influenza personale indipendentemente dall'azione dell'autorità e delle leggi''». ([[Leopoldo Franchetti]])
*Abbiamo oggi una mafia più civile e una [[società]] più mafiosa. Una mafia sempre più in giacca e cravatta e una società che cambiandosi abito troppe volte al giorno sceglie il travestimento. Insomma, abbiamo interi pezzi di società che hanno ormai introiettato i modelli comportamentali dei mafiosi. E lo si vede in tutti i campi. ([[Antonio Ingroia]])
*Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d'Italia non farebbe che perdere tempo. ([[Carlo Alberto dalla Chiesa]])
*[[Dio]] ha detto una volta «non uccidere». Nessun uomo, nessuna associazione umana, nessuna mafia può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio… Nel nome di [[Gesù|Cristo]], crocifisso e risorto, di Cristo che è via, verità e vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio. ([[Papa Giovanni Paolo II]])
*È proprio per questo che voglio evidenziare come oggi la politica si renda serva della mafia in cambio di beni non patrimoniali. Prendiamo, ad esempio, il politico che allontana un carabiniere o un poliziotto, qualcuno che fa il suo dovere ed indaga sulla mafia: questa intercessione non ha un corrispettivo economico, ma in realtà al mafioso è molto utile. ([[Luigi Gaetti]])
*{{NDR|Parlando de ''[[Leonardo Sciascia#Il giorno della civetta|Il giorno della civetta]]''}} È uno di quei libri che non avrei voluto fossero mai stati scritti. Ho una mia personale teoria. Non si può fare di un mafioso un protagonista, perché diventa eroe e viene nobilitato dalla scrittura. Don Mariano Arena, il capomafia del Giorno della civetta, giganteggia. Quella sua classificazione degli uomini – omini, sott'omini, ominicchi, piglia 'n culo e quaquaraquà – la condividiamo tutti. Quindi finisce con l'essere indirettamente una sorta di illustrazione positiva del mafioso e ci fa dimenticare che è il mandante di omicidi e fatti di sangue. Questi sono i pericoli che si corrono quando si scrive di mafia. La letteratura migliore per parlare di mafia sono i verbali dei poliziotti e le sentenze dei giudici. ([[Andrea Camilleri]])
*Fate che la mafia non entra nelle vostre vite perché non è più quella di una volta. (''[[La mafia non è più quella di una volta]]'')
*Ho scoperto la pericolosità di una mafia ecclesiastica non meno potente, insidiosa e nefasta della mafia che il sistema giudiziario in Italia è impegnato a contrastare. ([[Francesco Miccichè (vescovo)|Francesco Miccichè]])
*Il freddo, il fatto che erano due giorni che praticamente non toccavo cibo mi spinsero verso un locale con delle insegne, su una c'era scritto "Pizza". Entrai e, quando mi portarono la lista dei cibi, non ci potevo credere. Tra le varie versioni di pizza c'era "pizza mafia"! Io volevo dimenticare e allontanarmi dallo schifo e lì per puro luogo comune associavano la pizza italiana a un fenomeno criminale. ([[Letizia Battaglia]])
*I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Se non si chiarisce questo equivoco di fondo... Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante. È un problema di vertici e di gestione della nazione, è un problema che rischia di portare alla rovina e al decadimento culturale definitivo l'Italia" ([[Giuseppe Fava]])
*Il tallone d'Achille della mafia è il culo. E di essere presa per il culo, dove Pif, la prende, non vuole saperne punto. La mafia, specie se sotto i riflettori della denuncia, cresce in mitologia. La mafia, poi, nutrita d'antimafia giganteggia per negazione restituendo a certi professionisti l'agio sociale di un'invincibilità etica che riduce tutto a protocollo. ([[Pietrangelo Buttafuoco]])
*Il [[terrorismo]] passa. La mafia resta. ([[Giancarlo De Cataldo]])
*Io so, noi sappiamo chi sono i mafiosi e gli amici dei mafiosi o i loro protettori. Non ho, non abbiamo bisogno di attendere una sentenza o la parola della Cassazione o un'inchiesta giudiziaria perché penso che, prima della responsabilità penale, sempre eventuale, ci sia una responsabilità sociale e politica accertabile. Se il deputato, il consigliere regionale, l'assessore, il primario, il professore universitario se ne vanno in giro con il mafioso è un fatto. Si conoscono, passeggiano sottobraccio, si baciano quando s'incontrano. È soltanto accuratezza non rinviare ai tempi di una sentenza quel racconto. È il mio lavoro dirlo ora, subito. Non sono una testa calda, non sono un estremista, sono un cronista e credo che il mio impegno sia stretto in poche parole: raccontare quel che posso documentare. ([[Lirio Abbate]])
*La criminalità mafiosa si combatte, ad esempio, e su tutto, dal mio punto di vista, colpendo i proventi dell’attività illecita, rendendo le risorse sottratte ai clan disponibili per scopi sociali e istituzionali. ([[Giorgia Meloni]])
*La mafia? A volte penso sia stata inventata per dare uno stipendio a quelli che fanno antimafia. ([[Maurizio Zamparini]])
*La mafia come l'[[Italia]], si fonda su un'istituzione fondamentale: la [[famiglia]]. Che dell'Italia è la sola cellula sociale riconosciuta, rispettata e tramandata attraverso i governi e i regimi, le occupazioni e le liberazioni. ([[Fabrizio Rondolino]])
*La mafia, come ricordava il giudice [[Giovanni Falcone]], è un fenomeno umano e sociale e in quanto tale è destinato a finire. E la [[Sicilia]] appare molto più reattiva, rispetto ad esempio alla [[Calabria]]. Tra l'altro, si tratta di un fenomeno certamente radicato ma tutto sommato "recente", visto che è nato nell'Ottocento, non è un retaggio che si perde nella notte dei tempi. Come è nata, la mafia può anche morire. ([[Dacia Maraini]])
*''La mafia e la politica, fra', andranno sempre insieme, | come al cesso, mano nella mano le due amiche sceme.'' ([[Gue Pequeno]])
*La mafia è stata sempre reazione, conservazione, difesa e quindi accumulazione della ricchezza. Prima era il feudo da difendere, ora sono i grandi appalti pubblici, i mercati più opulenti, i contrabbandi che percorrono il mondo e amministrano migliaia di miliardi. La mafia è dunque tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza. [...] La mafia stessa è un modo di fare politica mediante la violenza, è fatale quindi che cerchi una complicità, un riscontro, una alleanza con la politica pura, cioè praticamente con il potere. Se lei mi vuole chiedere come questo rapporto di complicità si concreti, con quali uomini del potere, con quali forme di alleanza criminale, non posso certo scendere nel dettaglio. Sarebbe come riferire della intenzione o della direzione di indagini. ([[Rocco Chinnici]])
*La mafia è sì un'associazione criminale, è sì un problema di polizia e di ordine pubblico; ma non è soltanto questo. È un fenomeno assai più complesso, caratterizzato da una fittissima trama di relazioni con la [[società]] civile e con svariati segmenti delle istituzioni. Di qui un intreccio di interessi e un reticolo di alleanze, connivenze e collusioni che sempre hanno fatto della mafia un pericoloso fattore di possibile inquinamento della [[politica]], dell'[[economia]] e della finanza (con tutti i rischi che ciò comporta per l'ordinato sviluppo di un sistema democratico). Considerare la mafia come un insieme di qualche centinaio di sbandati, pur violenti e feroci, è dunque riduttivo. ([[Gian Carlo Caselli]])
*"La mafia è una montagna di merda", disse [[Peppino Impastato]]. Ma forse è molto meno di quello: la mafia è il niente, il niente che si organizza per derubare e tenere sotto schiaffo chiunque sia qualcosa, faccia qualcosa, produca qualcosa. La mafia è la dittatura degli incapaci. ([[Michele Serra]])
*La mafia fa comodo. Qualcuno ci fa affari. ([[Giancarlo De Cataldo]])
*La mafia non è un'associazione che abbia forme stabili e organismi speciali... Non ha statuti, non ha compartecipazioni di lucro, non tiene riunioni, non ha capi riconosciuti, se non i più forti ed i più abili; ma è piuttosto lo sviluppo ed il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male. (dalla relazione finale della Commissione d'inchiesta Franchetti-Sonnino, 1875/76)
*La mafia non sarà mai distrutta perché ci sono troppo interessi, sia a livello economico sia a livello elettorale. L'organizzazione mafiosa non morirà mai. ([[Carmine Schiavone]])
*La mafia quando ero ragazzina, negli anni ’50, in Sicilia era impronunciabile. Se un giornalista andava a chiedere cosa fosse, nessuno rispondeva. Non esisteva. A Palermo abbiamo avuto Ciancimino come sindaco, un mafioso. Negli anni la popolazione si è resa conto del problema, ha preso consapevolezza. ([[Dacia Maraini]])
*La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari. ([[Gesualdo Bufalino]])
*La mafia teme la scuola più della giustizia, l'istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa. ([[Antonino Caponnetto]])
*Le prove dei rapporti tra Stato e Mafia? Purtroppo [[Vittorio Mangano|Mangano]]. ([[Mario Natangelo]])
*Mafia, una montagna di merda. ([[Peppino Impastato]])
*{{NDR|Sul ruolo che svolge l'[[istruzione in Italia|esperienza scolastica]] nel formare la mentalità mafiosa}} Nessuno ha mai voluto aggredire la vera struttura [[corruzione|corruttiva]] della [[Italia|società italiana]], la classe scolastica. Questi ragazzini che vengono addestrati, nei comportamenti quotidiani, a sviluppare una mentalità mafiosa, fatta di complicità contro le istituzioni [...] una solidarietà omertosa, in cui l'obiettivo comune è dato dall'[[disonestà scolastica|ingannare chi è in cattedra]] [...] e dove gli individui, anziché perseguire il loro scopo, cioè primeggiare per merito, si coalizzano per lucrare il massimo risultato con il minimo sforzo [...] tradendo ogni principio etico individuale, la trasparenza dei comportamenti. ([[Beniamino Andreatta]])
*Non dimentichiamoci che la regione più mafiosa d’Italia non è la [[Sicilia]], ma la [[Lombardia]]. ([[Nichi Vendola]])
*''Per questi ragazzi non ci sarà scampo, | giocano alla mafia, "Mamma, vado in strada, sparo", | a trent'anni da Capaci, vedi, sarà strano | ma il modello è diventato Genny Savastano.'' ([[Caparezza]])
*Quando i presunti mafiosi si abbracciano è per controllare se sono presunti armati. ([[Marcello Marchesi]])
*Rimuovendo i [[Mendicante|mendicanti]] non si sradica la causa della povertà ma almeno si cerca di contrastare la mafia che sfrutta questa povertà per fare profitto. ([[Dominique Lapierre]])
*{{NDR|Sulla difficoltà dello Stato a combattere la mafia}} Si è trovato davanti un nemico che si è dimostrato più abile e organizzato. ([[Salvatore Pappalardo (cardinale)|Salvatore Pappalardo]])
*So di dire cose sgradevoli ma sta di fatto che la compromissione fra grande industria del Nord e mafia è forte. ([[Enrico Deaglio]])
*Tutti gli studiosi dei fenomeni mafiosi sono concordi nell'affermare che solamente cambiando l'etica civile ed il comune sentire potremo cambiare questa società. Finché non verranno ribaltate le prospettive per cui chi delinque e chi ruba è un delinquente e non un furbo, non saremo in grado di fare passi in avanti. ([[Luigi Gaetti]])
===[[Paolo Borsellino]]===
*Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
*Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo.
*Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.
===[[Giovanni Falcone]]===
*La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.
*La mafia [...] già da molto tempo funge da modello per la criminalità organizzata. Ne consegue che questa sostanziale unitarietà del modello organizzativo consente di utilizzare il termine mafia in senso ampio per tutte le più importanti organizzazioni criminali.
*La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
==Voci correlate==
*[[Bacio della morte]]
*[[Criminalità organizzata]]
*[[Famiglia (mafia)]]
*[[Mafia in Italia]]
*[[Organizacija]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|wikt|commons_preposizione=sulla}}
[[Categoria:Criminalità organizzata]]
[[Categoria:Pratiche illegali]]
9ww44kz6bnzm6tefc2p91fv1w8f7mc7
Palermo
0
15660
1428165
1427835
2026-10-02T18:28:11Z
IppolitoN
23099
/* Citazioni in prosa */
1428165
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Fontana del genio.jpg|thumb|Genio di Palermo, Villa Giulia]]
Citazioni su '''Palermo''' e sui '''palermitani'''.
==Citazioni in prosa==
*A Palermo ci sono talmente tante cose e così complesse che io posso mostrare soltanto un piccolo aspetto della città. Non posso, in una breve serata, dire tutto su Palermo. Posso soltanto rappresentare le sensazioni che mi hanno colpita, e anche di queste soltanto una minima parte. ([[Pina Bausch]])
*A Palermo è difficile distinguere i mafiosi dalle persone perbene. Io, per esempio, ogni volta che ci vado, qualunque faccia veda ho l'impressione che sia la faccia di un mafioso. ([[Silvio Berlusconi]])
*A Palermo ho ancora trovato una vitalità jazzistica straordinaria. ([[Renzo Arbore]])
*A Palermo la rossa, a Palermo la bambina. Rossa, Palermo, come immaginiamo fosse Tiro o Sidone, fosse Cartagine, com'era porpora dei Fenici; di terra rossa e grassa, con polle d'acqua, da cui alto e snello, pieghevole ai venti, s'erge il palmeto fresco d'ombra, eco e nostalgia di oasi, verde: moschea, tappeto di ristoro e di preghiera, immagine dell'eterno giardino del Corano. Bambina perché dormiente e ferma, compiaciuta della sua bellezza, perché da sempre dominata da stranieri, e dominata soprattutto dalla madre, la fatale madre mediterranea che blocca i figli in un'eterna adolescenza. S'adagia, rigogliosa e molle, su una felice conca. ([[Vincenzo Consolo]])
*A Palermo non mancano artisti modernissimi, non mancano gli ingegni che potrebbero dare un buon incremento artistico e lustro alla Sicilia, mancano piuttosto i contatti diretti con i centri e i critici più importanti d'Italia, manca un indirizzo unico; gli artisti si disperdono, mancano i mecenati del cervello, manca l'interessamento sincero da parte di coloro che innalzano o distruggono per vecchi rancori personali e che vorrebbero soffocare nel silenzio o nell'indifferentismo gli artisti dai quali si potrebbe sperare. ([[Pippo Rizzo]])
*A Palermo si sono sedimentate tutte le culture che l'hanno attraversata. Palermo sa stare al mondo perché non rinnega le proprie radici, la propria identità. ([[Paolo Gentiloni]])
*Andate a Palermo per mare, e vi accorgerete se arrivate in un paese qualsiasi. Le montagne che fanno corona alla città appaiono splendide, come d'agata, e Monte Pellegrino come un meraviglioso spalto naturale. Certo, dovrete digerire anche diversi chilometri di cattiva architettura e chiedervi se è qui la città degli emiri, delle delizie di Federico II, la Palermo orientale che meravigliava gli scrittori arabi. Ma poi la troverete, con i suoi [[Mosaico|mosaici]] che neanche a Venezia hanno maggior fulgore e con l'architettura araba che splende nella Zisa come neanche a Marrakesh. ([[Cesare Brandi]])
*Avete un tesoro in questa città, ed io voglio riportarlo alla luce. ([[Donald Garstang]])
*Bella e immensa città, massimo e splendido soggiorno, ornata di tante eleganze che i viaggiatori si mettono in cammino per ammirarne le bellezze di natura e di arte. ([[Idrisi]])
*Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel "pascolo" palermitano e non nel resto d'Italia non farebbe che perdere tempo. ([[Carlo Alberto dalla Chiesa]])
*Città elegante, pulita, estremamente ricca di edifici e dotata di tutto quanto si possa pretendere, quasi come Firenze. ([[Sigmund Freud]])
*Credo che il monte Pellegrino sia la migliore posizione per ammirare Palermo. La magnifica città si adagia all'estremo di un anfiteatro naturale, formato da alte montagne rocciose, ed il paesaggio che si estende fra la città e queste montagne è uno dei più ricchi e dei più belli del mondo. Il complesso appare quale un meraviglioso giardino ricco di alberi fruttiferi di ogni specie, bagnati da chiare fonti e da ruscelletti, che con le loro curve sinuose danno un variato aspetto alla pianura. ([[Patrick Brydone]])
*Credo che ci siano poche città vivaci teatralmente come Palermo e questo è riconosciuto a livello nazionale. ([[Roberto Alajmo]])
*È come se Palermo nel suo disordine fosse un input etico, morale, per chi vive fuori. Suscita rabbia e amore e fa venire voglia di intervenire. ([[Letizia Battaglia]])
*Da quassù si scorge Palermo al momento del tramonto, con il suo fascino, la sua bellezza, che però si nascondono in questo calcolato disordine, di cupole, resti di moschee, palme che emergono, statue gesticolanti ma anche orti barocchi e persino magnificenze Liberty. Da qui si intravede Monte Pellegrino, un promontorio definito da Goethe "il più bello del mondo" che sembra quasi proteggere la città. Una città che sembra scivolare pigramente verso il mare. Un mare dal quale sono venuti tutti i popoli che hanno desiderato conquistarla. Fenici, romani, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi, piemontesi, austriaci. E tutti hanno lasciato delle bellezze immense. E forse proprio dal mare è arrivata quella malinconia che è una delle chiavi per capire la [[Sicilia]]. Insomma, qui nulla è siciliano, ma tutto si fa siciliano. ([[Alberto Angela]])
*Davanti a lui, la città si svela. Prende forma.<br>Cupole di maiolica, torri merlate, tegole. Ecco la Cala, affollata di feluche, brigantini, schooner, un'insenatura a forma di cuore, stretta tra due lingue di terra. Attraverso la selva di alberi di navi, s'intravedono le porte, incastonate dentro palazzi, letteralmente costruiti sopra di esse: porta Doganella, porta Calcina, porta Carbone. Case abbarbicate, affastellate, come a cercare di farsi spazio per trovare un po' di vista sul mare. A sinistra, seminascosto dai tetti, il campanile della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; poco oltre, s'intravedono la chiesa di San Mamiliano e la torre stretta della chiesa dell'Annunziata, e poi ancora, quasi a ridosso delle mura, la cupola ottagonale di San Giorgio dei Genovesi. A destra, un'altra chiesa, piccola e tozza, Santa Maria di Piedigrotta, e la sagoma imponente del Castello a Mare circondato da un fossato; poco oltre, su una lingua di terra che s'inoltra in mare, il lazzaretto per la quarantena dei marinai malati.<br>Su ogni cosa incombe il monte Pellegrino. Dietro, una cintura di montagne coperte di boschi. ([[Stefania Auci]])
*È la città greca per le sue origini, per la luminosità del suo cielo e per le mètopi del suo museo, di bellezza non inferiore a quelle di Olimpia. È città romana per il ricordo delle sue lotte contro [[Cartagine]] e per i mosaici della villa Bonanno. È città araba per le piccole cupole di alcune sue chiese, eredi delle moschee. È città francese per la dinastia degli Altavilla che l'abbellirono. È città tedesca per le tombe degli Hohenstaufen. È città spagnola per Carlo Quinto, inglese per [[Horatio Nelson|Nelson]] e Lady Hamilton. ([[Roger Peyrefitte]])
*È qui che ho cominciato a scrivere, sul giornalino della scuola, il Garibaldi. Avevo 13 anni. Palermo è una città straordinaria. {{NDR|«Cosa le piace?»}} Ciò che è rimasto della sua bellezza, i palazzi, le chiese, i monumenti. Soprattutto via Alloro e piazza Marina, la Kalsa, Porta Felice dove nel Settecento transitavano le carrozze. Questo pezzo di città, che ho descritto narrando le vicende di Marianna Ucrìa, è rimasto abbastanza intatto. Ma la bellezza di Palermo non è solo un fatto estetico. È capacità di riflessione filosofica. Non a caso la filosofia è nata in Sicilia. E si sente, ancora oggi. Ieri mattina, parlando con i ragazzi di un liceo, sono rimasta colpita dai loro ragionamenti. Purtroppo, da queste parti tale capacità si trasforma spesso in bizantinismo e si deforma. Bizantinismo, più pessimismo... ([[Dacia Maraini]])
*E su quel palmo di terra, tra moreschi archi ogivali dei portici, è cresciuto ed è fiorito tutto quello che con folle generosità il cielo ha versato nel grembo della Conca d'Oro del golfo di Palermo. Alcuni aranci e limoni si incurvano sotto il peso dei frutti maturi e ciò nonostante fioriscono: palme di datteri, roseti carichi, cespugli, con fiori a mo' di tromba della capacità di un litro buono, una vegetazione a me sconosciuta, ingarbugliata di fiori e di profumi. Su un cielo terribilmente azzurro si stagliano cinque rosse cupole saracene, simili a strani globi. Dio mio, forse è l'angolo più bello. ([[Karel Čapek]])
*È triste dirlo ma la Sicilia è invidiosa. Oggi leggevo che sin dal 1500 siamo stati descritti come invidiosi~ non possono avere sbagliato tutti. Il palermitano è più invidioso degli altri siciliani, ha maggiori insicurezze. ([[Simonetta Agnello Hornby]])
*Ecco invece che Vittorio Amedeo rinnovava gli antichi fasti. Egli veniva a farsi coronare dal metropolitano di Palermo, nell'antica sede della monarchia più gloriosa d'Italia; veniva a ridare lustro all'antica reggia dove [[Federico II di Svevia | Federico II]] aveva accolto il fiore di ogni gentilezza e donde aveva quasi imposto la sua volontà all'Europa. Ce n'era abbastanza per destare palpiti e speranze in tutti, ed eccitare l'orgoglio cittadino dell'antica capitale. Tutta Palermo era in festa! Tutta Palermo si apparecchiava. ([[Luigi Natoli]])
*Ed è Palermo, la fastosa e miserabile Palermo, con i suoi palazzi nobiliari che imitano le regge dei Borboni tra i «cortili» di tracoma e tisi, con le ville-alberghi in stile moresco-liberty di imprenditori come i Florio che s'alzavano sopra i tetti dei tuguri; la Palermo delle strade brulicanti d'umanità come quelle di Nuova Delhi o del Cairo e dei sotterranei dei conventi affollati di morti imbalsamati, bloccati in gesti e ghigni come al passaggio di quello scheletro a cavallo e armato di falce che si vede nell'affresco chiamato ''Trionfo della morte'' del museo Abatellis. ([[Vincenzo Consolo]])
*Era il 1945, la guerra era finita da poco e intorno erano macerie. Eppure, Palermo mi apparve bellissima. Lo sa perché? Perché c'erano i palermitani, c'era la coscienza della città. Anche tra i più poveri. ([[Elda Pucci]])
*Eravamo a un vertice e si parlava di un bilaterale. Nella mia testa bisogna farli nella città e allora ho proposto di farlo a Palermo. Il leader UE mi ha detto: a Palermo si spara nella strada. Gli ho risposto: Come si spara nella strada? Io non voglio più sentire una cosa del genere. È un racconto per stereotipi che diamo all'estero che grida vendetta. ([[Matteo Renzi]])
*Espressioni di questa sintesi, di questo momento unico e forse purtroppo irripetibile della storia umana, sono i monumenti arabo normanni della città. [...] A Palermo, più che altrove in Sicilia, le epoche storiche rivelate dai differenti stili architettonici si sovrappongono. Il centro testimonia di un tempo più vicino, quando la città con i suoi teatri, i suoi palazzi, le sue piazze barocche e suoi trionfali accessi al mare, contendeva a Napoli il primato urbano del Regno delle due Sicilie. Ricordi di un tempo ben più remoto cela invece il Monte Pellegrino: a poca distanza dai grattacieli, in caverne abitate dall'uomo preistorico, sono venuti alla luce graffiti rupestri di arcaica bellezza.<ref>Testo di [[Leonardo Sciascia]].</ref> (''[[L'Italia vista dal cielo]]'')
*Gli operai hanno terminato di appendere agli alberi grappoli di lampade gialle e rosa, aranci e limoni di fuoco, e festoni e archi sulle strade e i palazzi, e col calare della notte, d'un tratto, tutta la città si accende. Splende la grande strada che attraversa Palermo, via Maqueda, via Ruggero Settimo, come un portico sterminato di luci, splende il viale della Libertà come un aranceto sfavillante: visto di lontano, dalle vie più strette che lo continuano pare una grande distesa in salita coperta da una folla innumerevole, o un prato di montagna, o una immensa muraglia obliqua che salga a toccare il cielo. Brillano le vie laterali; i Quatto Canti di città con le statue e le modanature sono le quinte di un fastoso teatro seicentesco. Tutto un popolo coi suoi infiniti occhi si aggira silenzioso in quel bagno di luce, esce dai palazzi dei principi e dei baroni e dai «catoi» dei vicoli, e si mescola per le strade. Le tre cupole rotonde della moschea, all'ombra del campanile romanico, della chiesa barocca e del neoclassico teatro Bellini, stanno rosse sul cielo. ([[Carlo Levi]])
*Ho camminato molto in questi giorni, non tornavo da parecchio a Palermo, ma ho provato la stessa meravigliosa sensazione di sospensione del tempo. Questa è una città che ha molto passato e molto futuro. Credo abbia un profondo senso metafisico che la fa stare sospesa tra la vita e la morte. ([[Wim Wenders]])
*''Ho conosciuto la piena bellezza, | lo splendore nobile e pacifico della luce, | pura e immensa, | a Palermo, a Villa Tasca.'' ([[Anna de Noailles]])
*Ho fatto un giro per la città. Forse lo avevo già detto ma lo ripeto: Palermo è magnifica, sorprendente, piena di arte, di storia, è una città unica al mondo. ([[Gianni Morandi]])
*Ho fotografato in tutto il mondo, ma fuori da Palermo le foto mi vengono diverse. Qui c'è qualcosa che mi appartiene, o io forse le appartengo. Ho fotografato la cronaca di questa città, io non ho fatto arte, ho fatto un lavoro, duro, anche spietato, per diciannove anni. E nella cronaca c'era di tutto, processioni, partite di calcio, feste dei ricchi, mai un capodanno con la mia famiglia in diciannove anni! C'era la spazzatura nelle strade e il concorso delle miss, arrivava [[Mina (cantante)|Mina]] e fotografavo pure lei. Anche a fotografare le ragazze in topless a Mondello mi mandavano. Ma a Palermo c'era la [[mafia]], c'erano le vittime della mafia. E io ho fotografato anche quelle. Tante. Troppe da sopportare. ([[Letizia Battaglia]])
*Ho scoperto una città che non conoscevo e che cinematograficamente ha una grande resa, di texture, di profondità, di fughe, anche di misteri, perché di notte, con quelle mura così antiche, quei viottoli, quei vicoli fatti di basalto in cui la luce viene riflessa, al fotogramma viene data un'unicità che a Roma non avrei avuto mai. ([[Gabriele Muccino]])
*I nuovi quartieri eleganti, le nuove vaste piazze alberate, i nuovi magnifici passeggi pubblici, veri luoghi di delizie, degni di Parigi e di Londra, non hanno mutato la sua antica fisionomia originalissima che è sempre costituita dalle sue interminabili vie diritte – Maqueda e Vittorio Emanuele – che s'incrociano nel suo centro [...] A giudicare dal movimento di quelle due strade si direbbe che Palermo è una città di due milioni di abitanti. Corrono in ciascuna, da un capo all'altro e dalla mattina alla sera, due torrenti di gente, di carrozze, di carri, di carrette che continuamente serpeggiano per non urtarsi, che in mille punti si intrecciano e si confondono, s'arrestano, s'addensano, ondeggiano. È un formicolio che vi confonde la vista, uno strepitio che vi introna la testa, una varietà di veicoli, di carichi, d'aspetti umani, di gesti e di voci, un contrasto di allegrezza e di furia, di fatica e di spasso, di lusso e di povertà, quale in nessun'altra città del mondo credo si possa vedere. ([[Edmondo De Amicis]])
*Il disegno dei monti e degli scogli che circondano il porto, tendenti all'ocra ed al violetto, sulle acque d'un azzurro carico, quale lo si contempla dal Pellegrino, è meno dolce, meno tenero, ma più puro dei monti circondanti Napoli. Come in Grecia, in Sicilia la natura è rimasta ferma a modelli eterni, e hanno mutato invece gli uomini. Il contrasto fa la natura anche più alta e più lontana; l'animo di chi guarda è costretto a una specie di altalena perpetua. ([[Guido Piovene]])
*Il popolano di Palermo, venditore ambulante o lustrascarpe, non chiama altrimenti che ''villani'' tutti gli altri isolani, fossero anche nati a Messina o Catania, abitassero a Palermo anche da venti e più anni. Villano, regnicolo, sono i nomi comunissimi che i palermitani con aria di disprezzo e di superiorità incontestata<ref>Intendo qui alludere alla grande massa del popolo, non alle classi intelligenti che sorridono a questi vieti pettegolezzi e che in fatto di cortesia e delicatezza nulla lasciano a desiderare. {{NDR|N.d.A.}}</ref> danno a chi è nato cento metri in là dalla cinta daziaria. ([[Giuseppe Alongi (scrittore)|Giuseppe Alongi]])
*Il valore straordinario di Palermo sta nell'incrocio di strade e tradizioni, nell'incrocio di civiltà. Palermo è la città della complessità anche nel racconto esterno. ([[Matteo Renzi]])
*Io dico sempre che Palermo è come una donna bella che non sa abbigliarsi, non è mai in ghingheri, prova ne è che non sa mostrare il suo mare, ma alla fine è sempre una sorpresa. È una città che fa venire voglia di scoprirla. È come i grandi amori: ti manca quando sei lontana e ti soffoca quando ci vivi. E allora quando sono lontana mi manca l'emozione dello Spasimo, i mercati, l'Orto botanico, dove ogni tanto andavo a studiare, via Archirafi, e poi i luoghi della mia infanzia: via Pipitone Federico, dove abitava mia nonna, e quindi la chiesa San Michele e il bar omonimo, dove andavamo a comprare i pasticcini. ([[Isabella Ragonese]])
*L'altra diramazione di monti similmente si prolunga col capo Zafferana. Tra questo e l'altri di Gallo il lido si incurva in un seno verso il quale le falde de' monti discendono più dolcemente, e nel fondo del seno formano un ampio bacino contornato da alte montagne nel quale siede come una regina la nobilissima città di Palermo [...] ([[Carlo Afàn de Rivera]])
*L'ingresso di Palermo colpisce il visitatore, non tanto per la città in sé (la quale è piatta e perciò non si presenta come [[Napoli]] con l'imponente castello di Sant'Elmo) quanto per lo stupendo anfiteatro di montagne che formano la baia, e specialmente per la collina di Santa Rosalia, generalmente chiamata Monte Pellegrino, dall'eremo che sorge al sommo. Questo monte, che ha una sagoma singolare, scende a picco sul porto. ([[Arthur John Strutt]])
*L'Isola è una straordinaria sedimentazione di bellezza. Una miscellanea di popoli e di culture. Un prendere e un dare ininterrotto, millenario. Un arricchimento reciproco di vincitori e vinti. Prendiamo Palermo, una città in cui il concetto di crisi, in chiave filosofica, cioè, un moto perpetuo di mutamenti fa capire il senso della storia. L'alternativa alla condizione di crisi è l'immobilismo, quindi il nulla. Probabilmente in tutto il mondo non c'è una città che offre questa contaminazione di culture, dal greco classico al romanico, dall'arabo al normanno. E tanto altro ancora. ([[Massimo Cacciari]])
*La contraddizione definisce Palermo. Pena antica e dolore nuovo, le pietre dei falansteri impastate di sangue ma anche di sudore onesto. La [[Mafia]] che distribuisce equamente lavoro e morte, soperchierìa e protezione. ([[Leonardo Sciascia]])
*La cosa più bella di Palermo è la qualità della vita, dieci volte migliore che a Milano. A Palermo c'è la cultura più alta di tutto il Sud. ([[Maurizio Zamparini]])
*La mia Palermo? Ne detesto soprusi e mentalità mafiosa. ([[Eva Riccobono]])
*La nobiltà di Palermo è, come tutto il resto dell'[[Europa]], la scimmia delle mode Francesi. ([[Johann Hermann von Riedesel]])
*La prima impressione del viaggiatore che, sbarcato a Palermo, visita la città e i suoi dintorni ed ha occasione di frequentare anche in modo superficiale la parte educata di quella popolazione, è certamente una delle più grate che si possano immaginare. Lasciando pure da parte il clima e l'aspetto della natura, già celebrati in tutte le lingue, in versi ed in prosa, buoni e cattivi, la città colla bellezza delle vie principali, l'aspetto monumentale dei palazzi, l'illuminazione notturna, una delle migliori di Europa, presenta tutte le apparenze del centro di un paese ricco e industrioso. Nell'accoglienza dei forestieri, la squisita cortesia non si limita alle forme esterne. Appena si sia manifestata l'intenzione di inoltrarsi nell'interno dell'Isola, abbondano le lettere di raccomandazione, le offerte di ospitalità che poi si sperimentano non essere semplici complimenti. ([[Leopoldo Franchetti]])
*La Sicilia è un luogo in cui culture diverse si incontrano e si mescolano. È la terra di grandiosi templi greci e scintillanti mosaici bizantini. È una terra plasmata dai Normanni e dagli Arabi. È la patria di menti brillanti, da Luigi Pirandello a Luca Parmitano. Questo patrimonio unico di cui è ricca la Sicilia ha reso Palermo una capitale europea – della cultura, dell'arte e della scienza. Oggi finalmente capisco le parole del mio compatriota Goethe, che ha scritto: "Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo". ([[Ursula von der Leyen]])
*La spessa foschia allargava in cielo un biancore diffuso di lana qua e là sfilacciata. E a un tratto il velo si era sfilato, tirato su dalla scena al soffio dell'aria.<br>In lontananza, le ville isolate attorniate da ulivi e vigneti e i palazzi all'ombra di folti palmizi. Palermo, ai bordi del golfo, si stagliava contro il cielo violaceo sdraiata nel suo pigro abbandono. Il monte Pellegrino con le sue groppe irte, a nord, e la bassa catena di Bagheria, dall'altra parte. Ripari naturali dal vento di tramontana e di scirocco. Sembrava appoggiata sulla riva del mare, nella verde cintura di mirti e di agrumeti. A ragione, nei miti, se la figuravano i greci trionfante sul trono come Afrodite. ([[Paolo Ruffilli]])
*Le strade sono regolari e pulite, e l'aspetto generale è quello di una città ricca e popolata, ma l'architettura è straordinariamente antiestetica: sembra, infatti, che il gusto del principe di Palagonia regni sull'intera città. <br>Durante il nostro breve soggiorno, trovammo la gente del posto molto civile. Non ostentavano nessuna di quelle pompose grandezze che caratterizza tanto la nobiltà romana quanto quella napoletana; loro piuttosto sembrano dare maggiore importanza ai veri piaceri della vita. Gli stranieri possono stare certi di imbattersi in cortesia e civiltà e nel miglior modo possibile, poiché la maniera di vivere dei palermitani è semplice e cordiale. ([[Richard Payne Knight]])
*{{NDR|Sulle catacombe}} Ma in nessun luogo come qui a Palermo vi è un popolo intero di morti, con le varietà di un popolo e il costume, e una sorta di intesa e di serietà silenziosa. Ciascuno ha il suo viso e il suo carattere individuale, ma vi è in tutti qualche cosa di comune, un'ombra di espressione, l'immagine forse di quella testa di morto che è, come dice il poeta romano, nella testa di ciascuno dei vivi. Vi è qualche cosa di comune in quel grigio, in quello spento, che assomiglia stranamente a ciò che vi è di comune nei volti dei poveri: ed è la morte, un piccolo passo più in là della miseria; la morte che, come la miseria, più ancora della miseria, dà a tutti i volti un'aria vera. ([[Carlo Levi]])
*Ma in Palermo non c'è solamente il Corso: c'è anche la Villa Giulia e c'è il Giardino Inglese. Ci sarebbe anche il Foro Italico, sulla spiaggia del mare, ma serve solamente per l'estate. Eppure, nelle sere d'inverno, è così bello! Il mare cangia di colori e di toni: oggi è nero come l'inchiostro, domani riscintilla quasi fosse d'argento; oggi è placido come un sogno di bimbo, domani è torbido come la fantasia d'un poeta. In fondo, sulla prua delle barche, le torce dei pescatori di polipi mandano una luce fosca, e, più in fondo ancora, risplende la lanterna del molo. ([[Enrico Onufrio]])
*– Ma perché, scusi, i palermitani non parlano?<br />– Quelli veri non parlano.<br>[...]<br />– Ma lei come se lo spiega?<br />– È una cosa genetica questa. (''[[La mafia non è più quella di una volta]]'')
*Mentre così lente ed incerte appaiono le mosse e le decisioni di chi deve provvedere alla sicurezza e al bene di tutti, siano privati cittadini che funzionari che autorità dello Stato medesimo, quanto mai decise, tempestive e scattanti sono le azioni di chi ha mente, volontà e braccio pronti per colpire. Sovviene e si può applicare una nota frase della letteratura latina «Dum Romae consulitur … Saguntum expugnatur»: mentre a [[Roma]] si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. E questa volta non è Sagunto ma Palermo. Povera Palermo! ([[Salvatore Pappalardo (cardinale)|Salvatore Pappalardo]])
*Mi affascinano molto il clero e le vecchie signore. L'architettura mi pare divina. Colonne di marmo verde pallido e rosa simili a viali di betulle che spariscono una dietro l'altra; immense distanze; ampi spazi; le persone sembrano formiche; tutto molto arioso, ridente e spazioso. Perché, ti chiedo, noi non sappiamo costruire così? Non puoi immaginare come risulti bella la figura umana perfettamente ambientata su queste scalinate. ([[Virginia Woolf]])
*Mi sento palermitana fino all'osso, e non avere le caratteristiche somatiche tipiche invece mi lascia libera di portare questa mia palermitanità ovunque. Anche essere rimasta a Palermo fino ai 26 anni mi ha formata: e di quegli anni mi piace raccontare la possibilità di vedere e incontrare Pina Bausch, Bob Wilson, Carlo Cecchi, gli spettacoli di Palermo di Scena. Palermo non è una città ghettizzante e alla Vucciria incontri il giovane nobile decaduto e il ragazzo da cui hai acquistato il pesce la mattina. ([[Isabella Ragonese]])
*Negli odorosi pomeriggi di maggio e massime nelle diafane notti dell'estate ardente, quando Palermo, ebbra degli intensi profumi della sua Conca, ferace e calda, sembra una languida odalisca, ammalata d'amore, dai balconi, aperti alla fresca brezza marina, suoni flebili e patetici di clavicembali si spandevano nell'aria fragrante o in una vasta terrazza signorile, imbalsamata dall'odore inebriante del gelsomino d'Arabia, una voce soave di donna, accompagnata da un tenue e lamentoso pizzicar di chitarra, cantava, nel dolce silenzio della notte stellata, una mesta cantilena siciliana, tutta singhiozzi e lacrime e sospiri. ([[Alessio Di Giovanni]])
*Non c'è luogo al mondo in cui il dialogo tra civiltà cristiana e araba sia stato tanto profondo. A Palermo quel dialogo mille anni fa, ai tempi dei Normanni, c'era. Gli arabi hanno dato bellezza a Palermo, non morte. Perché oggi, mille anni dopo non è più possibile? ([[Vittorio Sgarbi]])
*Non di solo [[barocco]] è fatta Palermo. C'è anche una città modernista che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento scelse l'[[Art Nouveau|art-nouveau]] per realizzare i teatri, le ville e i palazzi di una borghesia che voleva sentirsi all'altezza della vecchia aristocrazia cittadina. Per sensazioni ed immagini lontane, di quando ci sono venuto per la prima volta verso il 1930, spesso riesco a estrarre dal bellissimo caos che è Palermo una città essenzialmente liberty, quasi una piccola capitale dell'art-nouveau. ([[Leonardo Sciascia]])
*Obbedendo all'ancestrale impulso tedesco come in passato i teutoni, gli imperatori Staufen e i pii nazareni stanziatisi a Roma, ero attirato dall'Italia. La lontana meta del viaggio si chiamava Palermo dove già da ragazzo mi ero aggirato in stato sonnambulico, come scudiero o falconiere del secondo Federico, e infine, quando per gli Staufen le cose si erano messe male, avevo fatto parte del seguito di Corradino. ([[Günter Grass]])
*Ornata e bella, splendida e graziosa, stava essa posta con sembiante seduttore, insuperbendo tra piazze e pianure che erano tutte un giardino; abbagliava la vista con la rara beltà del suo aspetto... E i palazzi del re la circondavano come monili il collo di fanciulle dal turgido seno... Quante delizie, quante sale e quante edifizi, quante logge e quanti belvedere, quanti conventi di ricca architettura, quante chiese dalle croci gettate in oro ed argento! ([[Ibn Jubayr]])
*Palermitani! Mi vedete venire? Sono io! Sono io! Applauditemi! Sono dei vostri! Sembra il mio monoplano un gigantesco uomo bianco ritto sul trampolino delle nuvole, che aperte le braccia, si chini per tuffarsi repente nella vostra fremente aurora siciliana! [...] Tu m'appari da lungi, Palermo, come un formidabile arsenale difeso a destra e a sinistra dalle mura dei monti. Quella tua lunga strada in pendìo che si tuffa nel mare fa con la doppia linea delle sue bianche terrazze un enorme cantiere, su cui può scivolare la dreadnought ideale che sgombra l'orizzonte! Giù nella strada profonda l'andirivieni febbrile dei calafati, e su in alto il lacerarsi soave delle brezze color di rosa. ([[Filippo Tommaso Marinetti]])
*{{NDR|Parlando del Gruppo 63}} Palermo ci faceva e noi facevamo Palermo. La nostra non era l'urgenza di raccontare la città, ma di rispondere a una tensione culturale vivissima, che si respirava quasi in ogni angolo. ([[Gaetano Testa]])
*Palermo, collocata nel mezzo d'un largo bacino, ha tutti i caratteri d'una bella città capitale. La pianura che la circonda è fertile e ben coltivata: il dorso delle montagne è coperto d'una ricca vegetazione, ma la loro vetta è arida, e lascia le rocce ignude. ([[Auguste Marmont]])
*Palermo, dove siamo stati otto giorni, è deliziosa. Come posizione è la più bella città del mondo, passa la vita sognando nella Conca d'oro, una valle squisita divisa tra due mari.<br>I boschetti di limone e i giardini di aranci erano di una perfezione così totale che sono diventato preraffaellita e ho aborrito i comuni impressionisti... In nessun luogo, nemmeno a Ravenna, ho visto mosaici così.<br>Nella Cappella Palatina, che dal pavimento alla cupola è tutta d'oro, ci si sente veramente come seduti in grembo a un gran favo di miele a guardare gli angeli che cantano. ([[Oscar Wilde]])
*Palermo è bella. C'è sempre il sole. E anche se dicono che c'è la mafia, la mafia ha questa cosa che non si vede. Basta non pensarci. ([[La mafia uccide solo d'estate (serie televisiva)|''La mafia uccide solo d'estate'', serie televisiva]])
*Palermo è bellezza. È così piena di bellezza che, purtroppo, quando tu hai tanta bellezza, la ignori. Ovunque ti giri c'è bellezza, ovunque vai, anche a Ballarò, anche nei vicoli più popolari. ([[Domenico Dolce]])
*Palermo è di per sé una capitale nel cuore del Mediterraneo, che è riuscita a ritrovare la propria centralità grazie alla cultura, al turismo, alla riqualificazione degli spazi urbani. Un'offerta culturale di qualità, come quella di Manifesta 12, unita alle iniziative per Palermo Capitale italiana della cultura 2018 e dell'Anno Europeo del Patrimonio, faranno di questa metropoli un centro vitale e attrattivo agli occhi del mondo. E questo avverrà nel nome della cultura e dell'arte contemporanea, che con Manifesta ha scelto un tema pienamente coerente con il carattere originale di Palermo, vale a dire il confronto e il dialogo tra le diversità per coltivare la coesistenza. ([[Dario Franceschini]])
*Palermo è erotica, trasuda passione. ([[Simona Izzo]])
*Palermo è l'unico luogo al mondo nel quale penso di poter esercitare fino in fondo e senza autocensure lo ''jus murmurandi'', che è forse l'unico diritto non del tutto conculcato, che sia sopravvissuto nella nostra democrazia incompiuta. ([[Santo Piazzese]])
*Palermo è situata in una insenatura della costa nordoccidentale, non fra i monti e il mare, ma dietro monti che bagnano il piede nel mare. Questa muraglia non è continua né larga: ampie finestre la interrompono formando ciascheduna una spiaggia. Il sole sorge, fra i monti, dal mare e declina, fra i monti, nel mare. Al tramonto, i raggi del sole passano fra le montagne, colpendo Palermo nel più irregolare dei modi. La luce salta interi quartieri, che rimangono in una penombra turchina, e accende gruppi di case nei punti più disparati. La scena è molto singolare. Si vedono cupole, terrazze, tetti completamente privi di luce e, sotto questi, file di basse case illuminate fortemente. Raggi sottili vanno a pescare chi una finestra, chi un cane che si morde la coda, minutissimi particolari che, per essere illuminati nel mezzo di un quadro oscuro, si rendono visibili anche a grande distanza. ([[Vitaliano Brancati]])
*Palermo è sontuosa e oscena. Palermo è come Nuova Delhi, con le reggie favolose dei maharajà e i corpi agonizzanti dei paria ai margini dei viali. Palermo è come Il Cairo, con la selva dei grattacieli e giardini in mezzo ai quali si insinuano putridi geroglifici di baracche. Palermo è come tutte le capitali di quei popoli che non riuscirono mai ad essere nazioni. A Palermo la corruzione è fisica, tangibile ed estetica: una bellissima donna, sfatta, gonfia di umori guasti, le unghie nere, e però egualmente, arcanamente bella. Palermo è la storia della Sicilia, tutte le viltà e tutti gli eroismi, le disperazioni, i furori, le sconfitte, le ribellioni. Palermo è la Spagna, i Mori, gli Svevi, gli [[Arabi]], i Normanni, gli Angioini, non c'è altro luogo che sia Sicilia come Palermo, eppure Palermo non è amata dai siciliani. Gli occidentali dell'isola si assoggettano perché non possono altrimenti, si riconoscono sudditi ma non vorrebbero mai esserne cittadini. Gli orientali invece dicono addirittura di essere di un'altra razza: quelli sicani e noi invece siculi. ([[Giuseppe Fava]])
*Palermo è una città senza tempo, esotica e incantevole. ([[Gabriele Muccino]])
*Palermo l'ho trovata cambiata in meglio da quando giravo La Piovra o Mary per sempre. La Sicilia e i giovani hanno fatto tanti passi in avanti con Falcone, Borsellino, Livatino, il generale dalla Chiesa. Tanti siciliani, grazie al loro sacrificio, hanno portato avanti il riscatto di questa terra. ([[Michele Placido]])
*Palermo mi piace moltissimo. È una città splendida...gli alberi...Hanno anche un orto botanico che ho visto anni fa, meraviglioso. Ho visto un paio di volte la sala di Serpotta. Lo trovo magnifico. Queste statue sono di una tale eleganza! Sono tra le ''donne'' più belle del mondo, si potrebbe dire. Son bellissime. ([[Fleur Jaeggy]])
*Palermo mi sembrò una città al contempo splendida e decadente, il cui aspetto un po' in rovina mi affascinò moltissimo. Ebbi l'impressione di una città molto diversa dalle altre città italiane, con una sua identità molto particolare e una bellezza tutta sua. ([[Daniel Pennac]])
*Palermo, Museo del Mediterraneo: se volete sapere quel ch'è passato su questi flutti azzurri venite a Palermo. È una città deliziosa, una città dolce, una città profumata. Le sue piazze, le sue vie, i suoi giardini, i suoi monumenti sono magnifici. Ecco la Sicilia: capolavoro della natura, centro d'un mondo, terra illustre, si commovente e si nobile nel suo misterioso destino. ([[Gabriel Hanotaux]])
*Palermo non è la città di Lauricella, Riina e i Graviano: è la città di [[Giovanni Falcone|Falcone]], [[Paolo Borsellino|Borsellino]], Giaccone, Agostino, Iannì, Domè e moltissime altre vittime innocenti che la mafia l'hanno combattuta a viso aperto! ([[Sonia Alfano]])
*Palermo, oltre ad essere una città a cui sono intimamente legato, essendo stata la culla della mia carriera, è luminosissima dal punto di vista culturale. Ritengo abbia il diritto di dire la sua in tal senso. ([[Franco Zeffirelli]])
*Palermo sa essere molto seduttiva, sul breve periodo, mentre magari qualche problema può sorgere quando si sceglie di trascorrere qui l'intera esistenza. ([[Roberto Alajmo]])
*Più si osserva Palermo e sempre più l'abbelliscono i suoi particolari: belle strade, grandi e belle piazze, fontane pubbliche e fontane private fino al quarto piano di ogni casa, chiese splendide e passeggiate deliziose, un'aria pura; una densa popolazione e, tuttavia, una pulizia che non si riscontra in nessun'altra città del regno; un commercio fiorente, benché non raggiunga ancora che la dodicesima parte delle sue possibilità, una gran quantità di nobili dimore ricche e fastose; un clima caldo, delle passioni vive, delle donne gradevoli e dei costumi sibaritici. Tutto questo lascia immaginare se il soggiorno qui non debba essere preferito a quello delle altre città del regno. ([[Dominique Vivant Denon]])
*Per chi vi è nato, Palermo è il centro del mondo. ([[Beppe Grillo]])
*Per la posizione singolare e la ricchezza del suolo, Palermo è stata designata con epiteti adulatori, in ispecie dai poeti che l'hanno denominata la Conca d'oro. Venne pure chiamata Aurea Valle, Hortus Siciliae, ecc.; e per abbracciare tutti questi nomi venne pure aggiunto il termine Felix col quale si trova distinta nelle mappe. ([[Patrick Brydone]])
*Proprio oggi pensavo ai tempi in cui andavo in bicicletta a studiare canto, attraversando una città dai profumi speziati o dolci; i suoi giardini e le tante architetture arabeggianti. Volevo studiare anche pianoforte, che oggi suono da autodidatta, come la chitarra o la tromba, grazie ad un regalo che mi fece Louis Armstrong. ([[Giuni Russo]])
*Quando vado a Palermo, mi sento in un altrove per profumi, per colori, e noto che i palermitani ne sono compiaciuti. I [[Catania|catanesi]], invece, ci restano male se gli dici una cosa simile e ti dicono: ma quale altrove, qui siamo in Europa e questa è la porta d’Europa. Sarà un luogo comune parlare di Milano del Sud ma, secondo me, è vero. ([[Aldo Cazzullo]])
*Quello che ho imparato dopo, lasciando Palermo, e ahimè era necessario forse lasciare Palermo per impararlo, è che qualunque cultura si distribuisca in un'ampia area geografica ha un centro e una periferia, anzi un centro e più periferie. Ecco, quello che io ragazzo ventenne a Palermo non potevo lucidamente capire era che io mi trovavo all'interno di una periferia colta, di una periferia direi molto colta. ([[Francesco Orlando]])
*Qui c'è soltanto primavera ed estate. ([[Richard Wagner]])
*Qui c'è un'atmosfera di giocosa intelligenza che svolazza per l'aria. ([[David Lynch]])
*Sapete, qui sto benissimo: al lavoro non potrei chiedere di piú, ho una casa e un'auto tutte mie e non mi manca niente. Ma in Italia si vive meglio. Quello che piú mi manca qui è la possibilità di avere belle amicizie. La gente è diversa e vive diversamente. A Palermo ho la mia città, la mia gente, vera, e quindi amici, veri. Appena arriverò ai quarant'anni andrò in pensione e scenderò giú... ([[Eleonora Abbagnato]])
*Se poi, uscendo dalla città, si girano le campagne che la circondano, s'impongono agli occhi e alla mente segni anche più caratteristici di una civiltà inoltrata. La perfezione della coltura nei giardini d'agrumi della Conca d'Oro è proverbiale; ogni palmo di terreno è irrigato, il suolo è zappato e rizzappato, ogni albero è curato come potrebbe esserlo una pianta rara in un giardino di orticoltura. Dove manca il verde cupo degli alberi di agrumi, l'occhio incontra le vigne, coi loro filari lunghi e regolari, gli orti piantati di alberi fruttiferi, qualche uliveto, qualche raro pezzetto di terra seminata, e dappertutto, segni del lavoro più accurato, più perseverante, più regolare. ([[Leopoldo Franchetti]])
*Sì, mi manca ma si può anche vivere lontano portandosela appresso. Vorrei starci di più ma io mi sento un palermitano a Roma. Palermo è qualcosa che mi è stata data e che mi rimane dentro. Vediamo sempre Palermo intorno a noi. Forse è un modo per cercare di far aderire una città imperfetta come Palermo alla nostra città ideale. ([[Luigi Lo Cascio]])
*Succeduti i Re Castigliani, cessò Palermo da indi innanzi di essere la sede dei suoi Re, e cominciò la Sicilia ad esser governata dai Viceré. ([[Rosario Gregorio]])
*Sulla dissolvenza della mia attività di governo ho ricevuto diverse offerte per il rientro all'Università da professore associato. Ho preferito Palermo perché la considero l'avamposto della legalità, il luogo dove meglio potrò continuare il mio impegno civile e politico. {{NDR|«Cosa la emoziona di più pensando al ritorno?»}} La voglia di rivedere i luoghi amati e i profumi di salsedine, gelsomino e zagara che mi sono portato dietro. E poi il mare di Mondello, l'eleganza di via Libertà, i cibi saporitissimi. So che molte cose sono cambiate dagli anni del liceo e della naja, ma tante altre sono rimaste come prima. Ricomincerò da queste. ([[Nando Dalla Chiesa]])
*«Tra dieci giorni, se non hai niente in contrario, potremmo andare a Palermo» le disse. «Preferisco Ginevra» rispose lei. Stava in piedi davanti al cavalletto ed esaminava una tela iniziata. «Come puoi vivere senza conoscere Palermo?». ([[Milan Kundera]])
*Un luogo incredibilmente ospitale e di grande bellezza in cui io, come tutti noi penso, mi sento come a casa. ([[Filippo VI di Spagna]])
*Una volta ogni due mesi vado, è proprio un'esigenza fisica per me Palermo, nel senso che è la mia città, è la mia terra, il posto in cui in assoluto mi diverto di più, e credo e dico sempre a tutti che, secondo me, non c'è niente di più bello che la vita notturna di Palermo. Noi siciliani siamo i brasiliani d'Europa. ([[Eva Riccobono]])
*Una delle capitali più importanti e resilienti del Mediterraneo [...] la sua designazione a capitale della cultura italiana per il 2018 insieme al recente inserimento del percorso arabo-normanno di Palermo nel patrimonio Unesco testimoniano la vitalità e la ricchezza culturale di una delle più antiche capitali del Mediterraneo, che ne incarna così lo spirito e le caratteristiche più pregnanti: crocevia di popoli, tradizioni, culture e commerci che si fondono e si rinnovano, generando ogni volta una convivenza diversa e arricchita dalle esperienze passate. ([[Dario Nardella]])
*Venendo a Palermo e guardando il materiale fotografico dei tesori della città, ho capito questo: la convivenza non è impossibile. Forse non funziona il dialogo tra le religioni ma può esserci il dialogo tra culture. ([[Vittorio Sgarbi]])
*Anche a volere muovere un dito non si sa da dove cominciare, se dallo Stato che esiste solo come vertice di mafia e di ladrocinio o dal cittadino che ha avuto millenni di tempo per organizzare la sua difesa a danno altrui. Non è Europa e non è Africa. Non è capitalismo e non è feudalesimo. Ѐ solo una sacca. ([[Giuliana Saladino]])
*{{NDR|Riguardo al Sacco di Palermo}} Ed ecco l'arrivo del mare a Palermo, che era una volta come ad una città sognata, o riflessa dalla fata Morgana su un mare di seta, diviene ad un tratto l'approdo ad un congolomerato amorfo e a tratti ossessivo, a ranghi serrati come una rivista militare, accanto al quale si è come appiattita, vicina ad andare in polvere, la città antica, che era ancora la città di Goethe. ([[Cesare Brandi]])
===[[Giuseppe Antonio Borgese]]===
*Come ancor oggi Palermo è per i viaggiatori italiani città più lontana di [[Parigi]] e [[Londra]], così la sua vita di un secolo fa è meno ''simpatica'' al nostro spirito – dico ''simpatica'' nel senso profondo della parola – di quella che oggi si vive in America o in [[Giappone]]. E fors'anco è più affinità fra noi e i siciliani dell'epoca sveva, anzi che fra gli italiani d'oggi e i palermitani del regno di Ferdinando I. [...] Eppure, sullo scorcio del secolo XVIII, la [[Sicilia]] era più remota da ogni sentimento d'italianità che non fosse, starei per dire, ai tempi di [[Federico II del Sacro Romano Impero|Federico II]]. Patria, razza, mondo era l'isola delle tre punte, l'isola che fu creata dalla testa di [[Giove (divinità)|Giove]], mentre l'Italia non era che una gamba della divinità secondo l'apologo del [[Giovanni Meli|Meli]]. ''Matrigna'' chiama il Meli la [[lingua italiana]], in antitesi alla siciliana madre. [...] Certo in altre province d'Italia non si dormiva così grosso; e la prova ne è che la Rivoluzione le toccò tutte, fuorché la Sicilia, e che la Sicilia rimase fino a Waterloo l'unico sicuro asilo dell'''ancien régime'' in Italia.
*Goethe che visitò la Sicilia quando era più lontana che non sia l'India oggi, ed era ignota de visu anche ad archeologi d'avanguardia, anche allo stesso Winckelmann, Goethe ammirò incantato il monte Pellegrino su Palermo, «il più bel promontorio del mondo», e cercò arte e natura su strade ancora inospiti, su clivi inaccessi, disse una delle sue parole profetiche scrivendo che l'Italia senza la Sicilia non è un tutto.
*Polizzano o petralese, il ragazzetto di montagna era comunque «regnicolo», uno del regno, che è poi la provincia, tutta l'isola, come la misura dai suoi fastigi il fanciullo nativo di quella che fu, e sempre è nel suo cuore, la metropoli coronata, ''caput mundi''. Egli la chiama, con l'enfasi che le spetta, ''Palieimmu'', il regnicolo non sa sollevarsi dal suo piatto ''Palermu''. Più radicato delle varianti di pronunzia e lessico, dei diversi giri grammaticali e fraseologici, è il contrasto dei toni. Petralese o polizzano, l'accento regnicolo, udito nella città regnante, suona rallentato, arcaico; non sale a quella veemenza del parlar palermitano, unica, che anche se i più fidi amici si fermano sul marciapiede a dialogare, ti pare siano lì lì per venire alle mani.
===[[Carmen Consoli]]===
*Io penso che ogni siciliano debba sentirsi palermitano e non debba fare distinzioni. Da catanese ho il diritto di dirmi palermitana, perché Palermo è anche mia.
*Palermo ha un fascino che lascia senza fiato. È il capoluogo, ci sarà un motivo.
*Sono palermitana perché Palermo è il mio capoluogo. Tutti i siciliani sono palermitani. Ogni siciliano di buon senso riconosce che il suo capoluogo è Palermo. Se parlo di Palermo, mi riferisco a tutta la Sicilia.
===[[Philippe Daverio]]===
*Allora dico che Palermo avrebbe voglia di dichiararsi capitale del Mediterraneo, ma ha paura di farlo. Servirebbe un gigantesco Piano Marshall di restauro dei beni storici e artistici del centro storico. Dovrebbero intervenire i privati, ma a Palermo i capitali privati puliti sono difficili da reperire. Palermo dovrebbe focalizzarsi sulle sue ricchezze nobiliari, se non ci fosse stata una stupida sperequazione immobiliare, via Libertà sarebbe potuta essere la più bella strada di una città del Mediterraneo.
*Dico che Palermo soffre di onfalite perché non riesce a mettersi in discussione. È una città che evita i paragoni, si crede all'apice, non pensa di aver bisogno di un confronto. E invece sbaglia, se si guardasse attorno, scoprirebbe che sta abdicando al suo ruolo principale nel Mediterraneo; ruolo che invece dovrebbe pretendere con forza. Palermo guarda a se stessa, ma soffre di una patologia meridionalista: basti pensare che i genovesi sperano di vivere a Buenos Aires, i veneziani non lo sanno, i bolognesi ci stanno pensando. Palermo no, è felice di stare al suo posto, è uno specchio appannato di una monarchia passata, brillante e decadente. {{NDR|«Benissimo professore, ma se Palermo è così malata, perché cercare di ricoverarla? Magari non c'è rimedio»}} Non diciamo stupidaggini. Palermo ha il dovere di curarsi e rimettersi in sesto. Non può vivere di ricordi, legati al periodo del suo grande splendore, della lunghissima Belle Époque, dall'arrivo di Nelson al fascismo. Poi la città ha cominciato ad implodere, la migrazione ha fatto il resto, nel dopoguerra c'è stato il crollo. Se oggi facesse un po' di autocritica, riuscirebbe a recuperarsi.
*Io credo che riscoprire la radici culturali in un momento storico come questo sia fondamentale per un territorio come Palermo. Ogni tanto immagino che si possa dar vita ad una sorta di neo Garibaldi al contrario che parta con le camicie rosse da qui per conquistare non Roma ma Bruxelles, per spiegare che l'Europa non è un fatto solo legato alla monetina ma che è un legata a incroci e stratificazioni culturali dove Palermo gioca un luogo da protagonista.
*Io giustifico Palermo perché la sberla presa negli anni del sacco edilizio di Vito Ciancimino, è stata molto forte; ma è giunto il momento di alzare la testa e smetterla di compiangersi. Bisogna che qualcuno si dia una mossa e recuperi certa tradizione che è ricchezza.
*Palermo è un grandissimo laboratorio, un esperimento: è la più grande città multietnica d'Italia senza problemi. Potrebbe essere, domani, una sorta di capitale virtuale del Mediterraneo. Perciò è un luogo dove mi trovo benissimo.
*Palermo, la città barocca, la città delle palme; anche la città che contiene strati molto più antichi che vanno riletti sotto gli strati più recenti.
*Perché questi normanni in Sicilia non sono affatto isolati. Sentono Palermo come capitale centrale del mondo.
*{{NDR|Ai palermitani}} Siate fieri della vostra tradizione, non fatela marcire, smettetela di pensate che i carretti e la coppola siano da chiudere in un armadio; sarebbe come se i banchieri bavaresi si vergognassero dello Jodel. La fierezza è una pillola antidepressiva, che va presa a manciate. E recuperate la bellezza, il fascino di ieri, la mondanità e la nobiltà di Palermo. La cura mondana è di per sé antimafiosa, perché la mafia sbaglia sempre la cravatta.
*Una città naturalmente splendida che ha una forte inclinazione verso il degrado.
===[[Vivant Denon]]===
*È una delle più belle e gradevoli città che un viaggiatore possa incontrare. L'affabilità e la cortesia degli abitanti rendono il soggiorno molto attraente e l'allontanarsene particolarmente difficile. Ne partimmo il primo agosto, alle due del mattino, in una notte oscura come se avessimo scelto quel momento per sottrarci all'incanto di un luogo dove ogni oggetto avrebbe potuto trattenerci o strapparci un reale rimpianto con il ricordo di un piacere goduto.
*Più si osserva Palermo e sempre più l'abbelliscono i suoi particolari: belle strade, grandi e belle piazze, fontane pubbliche e fontane private fino al quarto piano di ogni casa, chiese splendide e passeggiate deliziose, un'aria pura; una densa popolazione e, tuttavia, una pulizia che non si riscontra in nessun'altra città del regno; un commercio fiorente, benché non raggiunga ancora che la dodicesima parte delle sue possibilità, una gran quantità di nobili dimore ricche e fastose, un clima caldo, delle passioni vive, delle donne gradevoli e dei costumi sibaratici. Tutto questo lascia immaginare se il soggiorno qui non debba essere preferito a quello delle altre città del regno.
*{{NDR|descrivendo la festa di Santa Rosalia}} Quella sera, i fuochi di artificio che si sparano alla Marina, l'illuminazione che rivela appieno tutta la bellezza di questa passeggiata e quella del Cassaro e quella delle navi a mare, si uniscono per fare di Palermo una città incantata.
*Qui si incontra la popolazione di Palermo, pari per numero a quella di Napoli. Qui si possono vedere un gran numero di persone in carrozza: l'essere trasportati è talmente insito nel gusto dei Palermitani che la carrozza è diventata indispensabile e che questa usanza, si è imposta, spesso, a scapito di cose di prima necessità. La nobiltà passeggia dunque per il Cassaro fino alle tre del pomeriggio; dopo fa colazione; poi un concerto pubblico la richiama alla Marina, due ore prima della notte. Torna, poi, il momento destinato al piacere della conversazione cui ho accennato o si va all'opera che rappresenta la sola forma di spettacolo con inizio un'ora dopo la notte e finisci così, come il conversare, a mezzanotte o all'una, ora in cui si ritorna alla Marina, ritornello saliente della giornata. Questa vita, voluttuosa e quotidiana, è disturbata solo dai festeggiamenti per il carnevale che mutano l'ordine dei piaceri per renderli più acuti, dalle due stagioni dedicate alla campagna nei mesi di maggio e di ottobre, ed infine, dalla festa di Santa Rosalia che, ogni volta, fa rinascere nel cuore di tutti il più fervito ed il più garbato sentimento di devoto entusiasmo che abbia mai ispirato.
===[[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]''===
*Alle tre del pomeriggio, con sforzo e fatica, entrammo finalmente nel porto, dove ci si presentò il più ridente dei panorami. Mi sentivo del tutto rimesso, e il mio godimento fu grande. La città, situata ai piedi di alte montagne, guarda verso nord; su di essa, conforme all'ora del giorno, splendeva il sole, al cui riverbero tutte le facciate in ombra delle case ci apparivano chiare. A destra il Monte Pellegrino con la sua elegante linea in piena luce, a sinistra la lunga distesa della costa, rotta da baie, penisolette, promontori. Nuovo fascino aggiungevano al quadro certi slanciati alberi dal delicato color verde, le cui cime, illuminate di luce riflessa, ondeggiavano come grandi sciami di lucciole vegetali davanti alle case buie. Una chiara vaporosità inazzurriva tutte le ombre.
*Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo.
*Com'essa ci abbia accolti, non ho parole bastanti a dirlo: con fresche verzure di gelsi, oleandri sempre verdi, spalliere di limoni ecc. In un giardino pubblico c'erano grandi aiuole di ranuncoli e di anemoni. L'aria era mite, tiepida, profumata, il vento molle. Dietro un promontorio si vedeva sorgere la luna che si specchiava nel mare; dolcissima sensazione, dopo essere stati sballottati per quattro giorni e quattro notti dalle onde!
*La sera feci una divertente conoscenza. Mi fermai in una botteguccia di merciaio sulla via principale per farvi alcuni piccoli acquisti. Mentre stavo davanti al negozio ad osservare la merce, si levò una leggera folata di vento, che in un attimo, turbinando lungo l'intera strada, riempì botteghe e vetrine di Polvere. «Per tutti i santi,» esclamai, «di dove viene, mi dica, tanta sporcizia nella vostra città? Non è possibile rimediarvi? Questa via gareggia in lunghezza e bellezza col Corso di Roma; la pulizia dei marciapiedi è assicurata da tutti i padroni dei negozi e dei fondachi laterali, che scopano instancabili, spingendo l'immondizia nel mezzo della strada e rendendola pertanto sempre più sudicia, sicché una ventata basta a restituirvi tutti i rifiuti di cui l'avete gratificata. A [[Napoli]], ogni giorno, dei bravi ciuchini portano la spazzatura negli orti e nei campi; non potreste anche voi prendere o mettere in pratica un'iniziativa del genere?» <br>«Da noi le cose stanno come stanno» replicò il bottegaio; «quel che buttiamo fuori di casa rimane a marcire a mucchi davanti alla porta. Guardi quei cumuli di paglia e di canne, di avanzi di cucina e altro sozzume: si seccano tutti assieme e ci tornano addosso in forma di polvere. Tutto il giorno ci difendiamo dalla polvere. Ma dia un'occhiata alle nostre belle, brave, eleganti scope: quando sono spuntate non fanno che ammucchiare davanti alle nostre case nuova sporcizia.<br>[...] Quando gli ripetei la domanda se non vi fosse modo di ovviare al guaio, mi rispose che, secondo la voce popolare, proprio coloro che avrebbero dovuto provvedere alla pulizia non si potevano costringere, dato il grande ascendente di cui godevano, a far buon uso del pubblico danaro; si aggiungeva la bizzarra circostanza che, rimovendo quel lurido strame, sarebbero divenute visibili le pietose condizioni del lastrico sottostante, il che avrebbe messo in luce le malversazioni d'un altro ramo delle casse civiche. Ma tutte queste, continuò con beffardo sottinteso, non erano che dicerie di malintenzionati, mentre lui condivideva l'opinione di chi affermava che quello strato morbido riusciva gradito alla nobiltà, desiderosa di fare la sua tradizionale scarrozzata serale su un terreno elastico.
*Lo stile architettonico somiglia in generale a quello di [[Napoli]], ma nei pubblici monumenti – certe fontane ad esempio – si nota più ancora l'assenza di buon gusto. Qui non è, come a [[Roma]], lo spirito dell'arte a improntare di sé i lavori; forma ed essenza delle costruzioni dipendono da circostanze fortuite.
*{{NDR|Parlando con la sorella di [[Cagliostro]]}} Mi fece varie domande intorno al mio viaggio, al mio proposito di visitare la [[Sicilia]], e si disse certa che sarei tornato a Palermo in tempo per festeggiare con loro la ricorrenza di santa Rosalia.
*Nel giardino pubblico vicino alla marina ho passato ore di quiete soavissima. È il luogo più stupendo del mondo. Nonostante la regolarità del suo disegno, ha un che di fatato; risale a pochi anni or sono, ma ci trasporta in tempi remoti.
*Nel pomeriggio visitammo la valle ubertosa e ridente, percorsa dal tortuoso fiume Oreto, che scendendo dai monti a sud costeggia Palermo. Anche per ricavare un'immagine da questo paesaggio è indispensabile un occhio pittorico e una mano esperta; e Kniepp seppe appunto scovare un osservatorio adatto, là dove l'acqua imbrigliata defluisce da uno sbarramento semidistrutto, all'ombra d'una ridente macchia d'alberi, avendo a sfondo l'ampio panorama della valle in salita, disseminata di case rustiche.
*Nostra prima cura fu quella di studiare bene la città, assai facile da osservarsi superficialmente ma difficile da conoscere; facile perché una strada lunga alcune miglia l'attraversa dalla porta inferiore a quella superiore, ossia dalla marina sino al monte, ed è a sua volta incrociata da un'altra pressappoco a metà, dimodoché ciò che si trova su queste due linee è comodamente visibile; la città interna, al contrario, disorienta lo straniero, che può dirigersi in tale labirinto solo con l'aiuto d'una guida.<br>Al crepuscolo dedicammo la nostra attenzione alla fila di carrozze con le quali i notabili compiono la loro famosa passeggiata a mare fuori cinta, per godere l'aria fresca, far conversazione e darsi a ogni sorta di corteggiamenti.<br>Due ore prima di notte era spuntata la luna piena, diffondendo sulla sera un incanto indicibile.
===[[Jean Pierre Louis Laurent Hoüel]]===
*La maggior parte delle città siciliane si fregia di una definizione: Palermo è chiamata Felice. A meritare l'appellativo è stata forse la bellezza della sua posizione. Situata a nord dell'isola, ha due porti volti ad occidente, uno molto grande destinato all'ormeggio delle navi, l'altro in cui si caricano e si scaricano le mercanzie. Un lungomare superbo, rettilineo, lungo un miglio, va da occidente a levante ed è chiamato La Marina. Da un lato lo sguardo si perde nel mare; dall'altro si arresta alle mura adorne di pilastri sormontati da una balaustra dietro cui si intravede una lunga fila di palazzi. L'insieme affascina. Ora il lungomare, che è la più bella passeggiata di Palermo, è arricchito da un giardino pubblico all'estremità orientale, adorno di una fontana sormontata da un colosso di marmo bianco in cui zampilla acqua.
*Le acque sorgive sono molto abbondanti. Non c'è quartiere di Palermo che non sia adorno di fontane, la maggior parte di marmo, tutte abbellite di sculture e ricche di gran quantità d'acqua. Così la posizione della città è splendida: lo spettacolo del mare, delle colline, delle montagne con effetti deliziosi e pittoreschi rende questo luogo il più idoneo a risvegliare e a coltivare vocazioni artistiche.
*Si intuisce che Palermo, libera dell'Inquisizione, che il Marchese Caracciolo ha appena abolita, e da altri ostacoli che non dovrebbero resistere a lungo, diverrà una delle più belle città del mondo e l'isola, di cui essa è capitale, coltivata come un giardino, potrà considerarsi il soggiorno più delizioso della terra. Nulla le ha negato la natura; e perciò nei bei tempi antichi, quando il suo popolo ha potuto manifestare il genio di cui era ricco, sono stati creati tanti monumenti celebri.
*Viali alberati abbelliscono la periferia di Palermo. La città ha le porte principali volte verso i quattro punti cardinali e poste all'estremità di due larghe strade perfettamente rettilinee, che si incrociano ad angolo retto al centro dell'abitato. La più frequentata si chiama Cassero; inizia alla fine del lungomare, dalla porta di settentrione, e termina alla Porta Nuova, dove ha inizio la strada per Monreale. A chi entra per la Porta Nuova si apre dinanzi una grande piazza sulla quale insieme a vasti monasteri, sorgono l'Arcivescovado e la residenza del Viceré. Di fronte si eleva la statua di Filippo IV, su di un piedistallo riccamente adorno di figure e fregi, tutto in marmo bianco. Palermo è piena di monumenti pubblici, chiese, monasteri, palazzi, fontane, statue, colonne: non tutti sono belli né tutti sono stati costruiti nei secoli in cui si ebbe il gusto del bello; ma tutto dimostra che questo popolo ha amore per l'arte e possiede il genio della decorazione.
===''[[La mafia uccide solo d'estate]]''===
*A Palermo ammazzano più le femmine che l'infarto!
*Crescendo iniziai a capire che a Palermo nulla è come sembra.
*Perché siamo a Palermo... e qui la mafia ha sempre influenzato la vita di tutti, in particolar modo la mia.
===[[Friederich Münter]]===
*La città di Palermo e le intere sue contrade non possono gloriarsi di verun considerevole avanzo d'antichità. I tremuoti ed il dominio de' Saraceni annientarono tutto ciò che avrebbe potuto restarvi; e quanto forse qua e là potrebbe rinvenirsi, non sarebbe da mettersi in confronto certamente con quei superstiti antichi monumenti delle altre parti della Sicilia. È noto soltanto che vi siano stati due rinomati tempj, uno consagrato a Giove, e ad Ercole l'altro, de' quali non evvi più traccia veruna: ed oltre a questi un teatro, che nel 16.° secolo fu gettato a terra ad oggetto d'ingrandire il piano del palazzo.
*Paese molto grande, ed assai regolarmente costruito, Palermo è diviso in quattro parti principali da due strade che nel centro loro ad angoli retti si tagliano. Queste sono larghe, luminose e perfettamente in linea retta, di modo che ove si sta situato nell'ottagono formato da quattro palazzi, giusto dove quelle due strade s'intersecano, si ha il piacere di vedere tutte le quattro primarie porte della città.
*S'erge la città in una pianura, che stendendosi verso mare circondata resta da ripide ed alte montagne. È verisimile che queste ne' più remoti tempi siano state come baloardi contro l'effetto del mare; e che simile pianura non sia che il fondo di esso lasciato scoverto dopo che le sue acque si ritirarono, come sembra, in questa parte del Mediterraneo.
===[[Dominique Perrault]]===
*C'è questa miscela di architettura molto antica, di architettura che viene anche dall'altra riva del Mediterraneo. È una specie di barocco molto complesso, molto lavorato, ma c'è insieme anche la dimensione della decadenza, che a Palermo è qualcosa di straordinario. Alcune case hanno solo il piano terra e il primo piano non ha più il tetto, dunque un primo piano a cielo aperto è diventato una terrazza.
*Palermo è una città che si offre, che si apre, perché è segnata dai rilievi, è attraversata dalla natura: una caratteristica singolare, che crea luoghi di poesia, luoghi diversi, luoghi che permettono a varie architetture di svilupparsi in maniera indipendente le une dalle altre.
*Qui a Palermo c'è un clima unico, sembra di essere in paradiso. Quindi anche quando la forma architettonica è degradata, a tratti distrutta, conserva una dimensione gioiosa. Questa è una città che comunica sensualità, felicità, e questo non solo perché ci sono dei monumenti straordinari e una grande memoria storica, ma perché c'è una natura che si integra perfettamente con gli elementi architettonici. In alcuni casi questi sono meravigliosamente conservati, altre volte sono degradati, ma le sue dimensioni sono veramente uniche.
===[[Vittorio Sgarbi]]===
*In questa città il dialogo tra mondo musulmano e cristiano è continuo, non sono culture antagoniste. La futura vocazione di Palermo è quella di essere il luogo del dialogo fra mondi lontani e diversi in una convivenza armonica.
*Non c'è luogo al mondo in cui il dialogo tra civiltà cristiana e araba sia stato tanto profondo. A Palermo quel dialogo mille anni fa, ai tempi dei Normanni, c'era. Gli arabi hanno dato bellezza a Palermo, non morte. Perché oggi, mille anni dopo non è più possibile?
*Una città viva, Palermo, ricca di capolavori che andrebbero valorizzati meglio in una esposizione permanente: per visitare Palermo non basta una vita, è infinita nei suoi segmenti architettonici ed artistici, è la capitale della bellezza.
*Venendo a Palermo e guardando il materiale fotografico dei tesori della città, ho capito questo: la convivenza non è impossibile. Forse non funziona il dialogo tra le religioni ma può esserci il dialogo tra culture.
===[[Wim Wenders]]===
*Non credo di conoscere nessun'altra città in cui il senso della vita è così forte. Forse perché è altrettanto forte il senso della morte. Solo a Palermo il protagonista capisce come vivere il presente. La questione del tempo sta diventando centrale nella mia vita. E ogni volta che vengo a Palermo per me significa fare un salto in un tempo diverso: è come se in questa città si fosse costretti ad entrare in contatto con il tempo presente.
*Palermo è la città che ha provocato il film {{NDR|[[Palermo Shooting]]}}. {{NDR|Palermo}} è una grande metafora del vero senso della vita, una metafora che rende la vita degna di essere vissuta.
*Qui ci sono le catacombe, la festa dei morti, un dipinto come Il trionfo della morte, un affresco che è stato come un enorme testo per il film. Io credo che una città possa avere un forte diritto alla morte solo se ha un forte rapporto con la vita.
*Sono entrato in un museo {{NDR|Galleria regionale di Palazzo Abatellis}} che stava all'angolo di dove vivevo e ho trovato la mia sceneggiatura in un dipinto sul muro di cinquecento anni prima {{NDR|Trionfo della Morte}}, dove c'era tutto: la morte con le sue frecce, le persone spaventate e un fotografo che non aveva paura, anche perché lui è il pittore ed è praticamente lo stesso. Tutta la mia storia era già stata dipinta da un pittore sconosciuto a Palermo cinquecento anni fa. Ho ringraziato e ho pensato che questa fosse la mia sceneggiatura. Poi ho sentito altre storie sulla città e ho capito che la vitalità di Palermo era dovuta al fatto che conosceva così bene la morte. Quindi forse fare un film che avrebbe contribuito a ristabilire l'immagine della morte, non solo negli affreschi ma in generale, avrebbe aiutato non soltanto la città ma anche tutti quelli che avrebbero visto il film.
==Citazioni in versi==
*''A Palermo il versetto della cinquantacinquesima Sura: | lodato sia Dio, Signore dei secoli. | A Palermo l'impercettibile smorfia cherubini | Sodoma brucia Simon Mago precipita. | A Palermo il selciato bagnato fradicio nerolava | cavolo verdeveleno, biancheria dei poveri al vento. | A Palermo i sepolcri porfido imperiale | tunica ridotta a polvere corona e spada. | A Palermo i sospiri dei vecchi in salita | con ceste colme d'erba gocciolante. | A Palermo la chiesa che luccica scrigno di gioielli | gelsomini ramificati alla fontana.'' ([[Marie Luise Kaschnitz]])
*''Arrivaru li navi | tanti navi a Palermu, | li pirati sbarcaru | cu li facci di 'nfernu.'' ([[Ignazio Buttitta]])
*''La natura assolata | i prati riarsi | il vetturino dagli occhi saraceni | i muli travestiti da sultani | al trotto sotto bianchi parasole | i muri bianchi corrosi dal sole | il paradiso tra le palme | il cielo colorato di splendore e di noia.| Se qui morirò, portatemi | vicino alla Senna | dove il cielo è leggero: | avrei paura di non sentirmi morta | sepolta sotto gli aranci.'' ([[Anna de Noailles]])
*{{NDR|Les vêpres siciliennes}} ''O patria, o cara patria, alfin ti veggo! | L'esule ti saluta | Dopo sì lunga assenza; | Il tuo fiorente suolo | Bacio, e ripien d'amore | Reco il mio voto a te, col braccio e il core! | O tu, Palermo, terra adorata, | De' miei verdi anni – riso d'amor, | Alza la fronte tanto oltraggiata, | Il tuo ripiglia – primier splendor! | Chiesi aita a straniere nazioni, | Ramingai per castella e città: | Ma, insensibili ai fervidi sproni, | Rispondeano con vana pietà! – | Siciliani! ov'è il prisco valor? | Su, sorgete a vittoria, all'onor!'' ([[Eugène Scribe]])
*''Palermino Palermino | sei più bello di Torino.'' ([[Natalia Ginzburg]])
*''Se mala segnoria, che sempre accora | li popoli suggetti, non avesse | mosso Palermo a gridar: "Mora, mora!'' ([[Dante Alighieri]], ''[[Divina Commedia]]'')
*''Via immacolatella | palazzo aiutamicristo | ex convento dello spasimo | via dello schiavuzzo | monastero delle ree pentite | professa dei gesuiti | chiesa delle cappuccinelle | congregazione del signoruzzo | madonna dei rimedi | maria santissima del paradiso dei mugnai | chiesa dei quattro canti coronati | santa maria degli agonizzanti | reclusorio dell'annunziata. | È palermo, questa.'' ([[Mariangela Gualtieri]])
==Note==
<references />
==Voci correlate==
*[[Cassaro (Palermo)|Cassaro]]
*[[Chiesa di San Cataldo (Palermo)|Chiesa di San Cataldo]]
*[[Fontana del Garraffo]]
*[[Monte Pellegrino]]
*[[Oratorio di San Lorenzo (Palermo)]]
*[[Proverbi palermitani]]
*[[Santa Rosalia]]
*[[Vucciria]]
*[[ZEN (Palermo)|ZEN]]
==Altri progetti==
{{Interprogetto|wikt=Palermo}}
[[Categoria:Comuni della Sicilia]]
gzyoupo9dzp15si1yr4lskhxgrj7sge
Prigione
0
16431
1428175
1393973
2026-10-02T23:33:34Z
Udiki
86035
/* Voci correlate */ Letteratura carceraria
1428175
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[Immagine:Van Gogh 10.jpg|thumb|''Prigionieri in tondo'' ([[Vincent van Gogh|V. van Gogh]], 1890)]]
Citazioni sul '''carcere''', la '''prigione''' e la '''prigionia'''.
==Citazioni==
*A quanto sembra la gente dà il meglio di sé in prigione. [[Mahatma Gandhi|Gandhi]], [[Lenin]]... (''[[Gli intrighi del potere - Nixon]]'')
*''Allegramenti, carzarati, | cà quannu chiovi a bona banna siti.'' ([[proverbi siciliani|proverbio siciliano]])
*Anche se la condizione delle carceri è ricaduta a quella che era mezzo secolo fa, vi è oggi nella vita pubblica italiana un elemento nuovo, che potrebbe essere decisivo per una fondamentale riforma di esse. Se nel 1904 gli uomini politici che avessero esperienza della prigionia si potevano contare nella Camera italiana sulle dita di una mano, oggi nel Parlamento della Repubblica essi sono certamente centinaia; solo nel Senato siedono diverse diecine di senatori di diritto che hanno scontato più di cinque anni di reclusione per condanna del Tribunale speciale.<br />Mai come ora è stata presente nella nostra vita parlamentare la cupa esperienza dolorante della prigionia vissuta; se neanche questa volta si facesse qualcosa per cominciare a portare un po' di luce di umanità nel buio delle carceri, non si potrebbe addurre questa volta la comoda scusa burocratica della mancanza di precise informazioni! ([[Piero Calamandrei]])
*[[Aspettare]]? È il più grande ed efficace metodo educativo in un penitenziario. Bisogna aver imparato ad aspettare, per saperlo sopportar per anni. Chi non l'ha imparato, muore. ([[Theodor Kröger]])
*Bisogna essere stati in galera per capire certe cose. Quando finisci in gabbia non ti tolgono solo i vestiti e le scarpe. Ti tolgono tutto, a cominciare dalla dignità. Anche se sei innocente, e perfino se ti hanno incarcerato per i tuoi ideali, dopo qualche tempo cominci a sentirti un rifiuto umano. La ristrettezza degli spazi, l'ora d'aria, i ritmi scanditi dai chiavistelli che aprono e chiudono le porte sono solo il contorno, lo scenario su cui si svolge il dramma, quello vero: il tuo tempo si ferma, le lancette dell'orologio cominciano a girare a vuoto e la vita non ti appartiene più. Potrai riempire quel tempo – come ho fatto io – leggendo un libro dopo l'altro e arrivare a conseguire una laurea, ma sarà sempre una finzione. Finché stai chiuso là dentro, il tuo destino è nelle mani di altri. ([[Bruno Morchio]])
*C'è una cosa che in prigione s'impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c'è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all'oggi, al domani, tutt'al più alla partita di calcio del sabato; ma mai più in là. Prendere il giorno come viene. ([[John Steinbeck]])
*{{NDR|Le prigioni}} Case ove si rinchiudono dei birbanti per dare ad intendere che coloro che vivono liberi sono onesti. ([[Scipio Sighele]])
*Chi ha bazzicato il carcere lo sa, la maggioranza di coloro che vengono condannati si dichiara innocente: non sono stati loro, li hanno fregati, già alla prima udienza i giudici avevano il verdetto scritto in faccia, l'avvocato difensore era un incapace, la procura voleva un colpevole a ogni costo... A sentirli, a volte, risultano perfino convincenti. Forse perché, a forza di ripeterlo, se ne sono convinti loro stessi, o perché la giustizia dei tribunali applica la legge e non si preoccupa delle motivazioni che hanno spinto le persone a delinquere; e invece, nel commettere un reato, c'è sempre una ragione soggettiva, una determinazione più o meno chiara d'essere nel giusto, di agire per necessità e talora perfino per rifarsi dei torti perpetrati dal destino. ([[Bruno Morchio]])
*Come saranno le galere dell'India libera? Tutti i criminali dovranno essere trattati come pazienti e le prigioni diventare degli ospedali riservati al trattamento e alla cura di questo particolare tipo di ammalati. Nessuno commette crimini per divertimento. È un segno di disturbo mentale. Le cause di una particolare malattia vanno indagate e rimosse. ([[Mahatma Gandhi]])
*Dove si sta contro voglia, è davvero una prigione. ([[Epitteto]])
*Due carcerati guardavano fuori dalle sbarre della prigione, uno vide solo il fango della strada e si rattristò, l'altro guardò le stelle e si rallegrò. ([[Andrea Gasparino]])
*Eppure i dati sul sovraffollamento delle carceri {{NDR|in Italia}} sono allarmanti, anche se in sintonia con quelli di altri paesi europei e con le tendenze che arrivano da oltreoceano: una popolazione carceraria che si espande ed è sempre più connotata dalla marginalità sociale; una detenzione che diventa "sociale" più che "penale". [...] Non sono certo cresciute di pari passo la criminalità e la percezione di sicurezza. E neppure la capacità d'interrogarsi sui meccanismi sociali e politici che non stanno funzionando nella nostra quotidianità. ([[Mauro Palma]])
*Fuori del carcere è difficile credere che dentro ci comportiamo come esseri umani. Ma è naturale che sia così e che ci costruiamo reti per sopravvivere. ([[Chelsea Manning]])
*Ho visitato nei mesi scorsi molti istituti carcerari, in Svezia, in Norvegia, in Inghilterra. A Stoccolma c'è una prigione dove i detenuti lasciano le celle durante il giorno per recarsi a lavorare fuori, anche in aziende private. La sera ritornano normalmente. In Italia cerchiamo di avvicinarci a questi concetti. ([[Guido Gonella]])
*Il carcere è il luogo più triste che abbia mai conosciuto, più triste del campo di battaglia, dell'ospedale, persino del cimitero. ([[Rosario Bentivegna]])
*Il carcere è un penitenziario... non è un villaggio di vaganza... si deve scontare la sua pena perscritta... che gli aspetta... lo sapeva prima fare il reato... io ritengo come Lega... di non uscire prima della sua pena erogata, grazie. ([[Eraldo Isidori]])
*Il carcere induce sempre alla depressione e all'apatia. Se uno inizia a commiserarsi, ben presto finisce in un baratro emotivo da cui è complicato riemergere. Perciò è fondamentale non perdere l'energia vitale, tenere i contatti con i propri cari, leggere, scrivere lettere e testi, inventarsi qualcosa da fare, visualizzare il proprio futuro. ([[Il'ja Jašin]])
*Il carcere l'ha inventato qualcuno che non c'era mai stato [...]. E la prigione non salva nessuno. (''[[Riso amaro]]'')
*Il carcere non è vendetta sociale, il carcere è recupero sociale. ([[Sandro Gozi]])
*Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni. ([[Fëdor Dostoevskij]])
*Il passaggio del ventennio fascista ha deliberatamente portato nella disciplina dei reclusori, colla riforma della legislazione penale e dei regolamenti carcerari, un soffio di gelida crudeltà burocratica e autoritaria, che senza accorgersene sopravvive al fascismo.<br />Se oggi nella stampa è diventato un episodio ordinario di cronaca nera, che lascia indifferenti i lettori, il fatto di detenuti che soccombono alle sevizie inflitte loro nel carcere, si deve ringraziare ancora quel celebre art. 16 del Codice di procedura penale del 1930, che garantendo praticamente l'impunità agli agenti di pubblica sicurezza «per fatti compiuti in servizio e relativi all'uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica», costituiva una specie di tacita istigazione alla tortura. ([[Piero Calamandrei]])
*In altri paesi e in altre condizioni, in prigioni normali, il luogo di questo breve grido di [[disperazione]] è tenuto da una vera preghiera o dalla sottrazione di un giorno dalla condanna totale, perché è fin troppo comprensibile che un [[uomo]], privato di tutto tranne che della [[speranza]], incominci la sua giornata volgendo i pensieri alla speranza. I prigionieri sovietici sono stati privati perfino del conforto di sperare, perché nessuno di essi può mai sapere con certezza se la sua condanna avrà fine: e può ricordare centinaia di casi in cui le condanne sono state prolungate di altri dieci anni con un tratto di penna al Consiglio speciale della Nkvd a Mosca. Solo chi è stato in prigione può intendere tutto il crudele significato del fatto che, durante l'anno e mezzo che trascorsi nel campo, solo poche volte udii prigionieri contare ad alta voce il numero di anni, mesi, giorni e ore, che restavano ancora delle loro condanne. Questo [[silenzio]] si sarebbe detto un tacito accordo a non tentare la [[Provvidenza]]: quanto meno parlavamo delle nostre condanne, quanto meno nutrivamo la speranza di mai riacquistare la [[libertà]], tanto più sembrava probabile che "proprio questa volta" ogni cosa sarebbe andata bene. La speranza racchiude il tremendo [[pericolo]] della disillusione. Nel nostro silenzio, alquanto simile al tabù che proibisce agli uomini di alcune tribù primitive di pronunziare i nomi delle divinità vendicatrici, l'[[umiltà]] si univa a una segreta rassegnazione, e al presentimento del peggio. Il disinganno era un colpo mortale per un prigioniero privo di questa armatura contro il fato. ([[Gustaw Herling-Grudziński]])
*In due posti conoscerete il vero [[amicizia|amico]]: quando sarete a letto ammalati o quando sarete in prigione. ([[Proverbi cinesi|proverbio cinese]])
*In prigione nasce anche l'uomo, come ogni altro essere. Anima, corpo, pensiero, desiderio, comportamento: tutto in lui ha limiti, lui stesso è un tangibile limite, è tutto un definito, diverso, staccato dall'altro. Dalle finestre ingabbiate dei sensi egli guarda fuori di sé nell'esterna, estranea realtà che mai egli sarà. ([[Hans Urs von Balthasar]])
*– Io non voglio trascinarmi in questa vita. Ogni giorno che resto qui, vincono loro.<br/>– Ma non vincono anche se ti togli la vita?<br/>– No, mi vogliono viva così posso restare in prigione. Non ti rendi conto di quanto è assurdo? Ma se io non sono viva, allora non sono in prigione. È l'unico modo per avere un minimo di controllo sulla mia vita. (''[[Orange Is the New Black (terza stagione)|Orange Is the New Black]]'')
*L'amicizie si fanno in prigione. ([[proverbi toscani|proverbio toscano]])
*L'intero sistema del [[lavoro]] forzato nella [[Russia]] sovietica – in tutti i suoi stadi: interrogatori, udienze, carcere preliminare, e infine il campo – è inteso principalmente non a punire il colpevole, ma piuttosto a sfruttarlo economicamente e trasformarlo psicologicamente. La tortura non viene usata negli interrogatori in base a un principio, ma come strumento ausiliario. Lo scopo reale di un'udienza non è di estorcere al prigioniero la firma a un'accusa fittizia, ma la disintegrazione completa della sua personalità individuale. ([[Gustaw Herling-Grudziński]])
*La galera viene utilizzata come mezzo di pressione sui sospettati per estorcere confessioni. Le manette sono diventate un moderno strumento di tortura per acquisire prove che mancano e per costringere a parlare chi, per legge, avrebbe invece diritto a tacere. ([[Edoardo Mori]])
*La prigione è sovente un male irreparabile a motivo del suo rigore e del disonore che vi è attaccato.[[Daniel Jousse]]
*La prigione è una fabbrica che trasforma gli uomini in animali. Le probabilità che uno esca peggiore di quando c'è entrato sono altissime. ([[Edward Bunker]])
*La prigione ha una funzione educativa, più ci si sta e meglio è! [...] Io ho la mia teoria: mi sono convinto che tutti dovrebbero andare in prigione. [...] Prigione obbligatoria come la scuola: fino a diciott'anni tutti dentro. Poi, secondo come si comportano, si lasciano uscire: dopo tre mesi, dopo un anno, dopo dieci anni, mai. Invece di fare i processi per mandar dentro la gente, si farebbero i processi per metterla fuori. (''[[Se io fossi onesto]]'')
*La prigione non è così romantica come i [[Women in prison|film d'exploitation anni 70]] volevano far sembrare. (''[[Orange Is the New Black (settima stagione)|Orange Is the New Black]]'')
*La questione non è se la prigione può aiutare, né se la sua condanna possa servire da deterrente per qualcun altro. Il punto fondamentale è quello di proteggere la società. ([[Edward Bunker]])
*Le carceri sono luoghi favorevoli alla lettura dei testi di [[filosofia]]. ([[Leo Valiani]])
*Le carceri italiane rappresentano l'esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta: noi crediamo di aver abolito la tortura, ma i nostri reclusori sono essi stessi un sistema di [[tortura]]; noi ci vantiamo di aver cancellato la pena di morte dal codice penale comune, ma la pena di morte che ammanniscono, goccia a goccia, le nostre galere è meno pietosa di quella che era data per mano del carnefice. Le nostre carceri sono fabbriche di delinquenti o scuole di perfezionamento dei malfattori. ([[Filippo Turati]])
*Le passioni si manifestano in tutta la loro nudità; e col lungo contatto non v'è corteccia che tenga, non raffinata ipocrisia che possa durare; il cuore vedesi qual è: e grande scuola per conoscere gli uomini sono le prigioni. ([[Felice Orsini]])
*''Ma il cielo là in prigione non è cielo, è un qualche cosa che riveste | il giorno e il giorno dopo e un altro ancora sempre dello stesso niente''. ([[Francesco Guccini]])
*Mi sono accorto che, proprio al contrario di quanto avevo sempre pensato, in carcere si studia male, per tante ragioni, tecniche e psicologiche. ([[Antonio Gramsci]])
*Nel momento in cui ti mettono le manette la tua vita è sminuita. Dietro le sbarre sei un carcerato, e un carcerato, a meno che non abbia compiuto delitti atroci, è una persona che deve superare lo sconforto. Io in carcere ho trovato l'umanità nei miei compagni di cella, ho trovato la comprensione, ho trovato tutto. ([[Luigi Maria Burruano]])
*Nessuna prigione al mondo è ermetica, ognuna ha la sua [[chiave]]. Occorre solo trovarla. (''[[The Next Three Days]]'')
*Noi che viviamo in questo carcere, nella cui vita non esistono fatti ma dolore, dobbiamo misurare il tempo con i palpiti della sofferenza, e il ricordo dei momenti amari. Non abbiamo altro a cui pensare. La [[sofferenza]] [...] è il nostro modo d'esistere, poiché è l'unico modo a nostra disposizione per diventare consapevoli della vita; il ricordo di quanto abbiamo sofferto nel passato ci è necessario come la garanzia, la testimonianza della nostra identità. ([[Oscar Wilde]])
*{{NDR|In prigione}} Non mi sentii imprigionato neppure per un momento, e i muri mi sembrarono un grande spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, fra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa. ([[Henry David Thoreau]])
*Non va dimenticato mai che il carcere è un prodotto umano e come tale va sottoposto a un test di validità. E il criterio fondamentale è quello relativo alla quantità di bene e alla quantità di male che ne derivano. Ovvero: il carcere produce bene se risponde allo scopo per il quale è stato creato. Produce male se non raggiunge il fine al quale è destinato e se determina danni che superino i benefici ottenuti. ([[Luigi Manconi]])
*Ora la natura appende ad ogni albero fiorito il suo verde manto, e stende sull'erboso prato le sue lenzuola di bianche margherite; ora il Sole rallegra le cristalline correnti, e fa lieto l'azzurro dei cieli; ma nulla può rallegrare la povera creatura, che vive stretta in un carcere. ([[Robert Burns]])
*Per il [[Guerriglia|guerrigliero]] la prigionia è un approfondimento della sua esperienza e la sua lotta continua anche nella cella dove è detenuto. ([[Carlos Marighella]])
*Per me la prigione è un po come la casa in campagna, ci vado solo per riposarmi. (''[[Taxxi 4]]'')
*Quando entrai per la prima volta in una prigione, ero studente in medicina. Lottavo contro il fascismo e fui incarcerato. Mi ricordo della situazione allucinante che mi trovai a vivere. Era l'ora in cui venivano portati fuori i buglioli dalle varie celle. Vi era un odore terribile, un odore di morte. Mi ricordo di aver avuto la sensazione di essere in una sala di anatomia dove si dissezionano i cadaveri. ([[Franco Basaglia]])
*''Qui non c'è più decoro, le carceri d'oro | ma chi l'ha mi viste, chissà? | Chiste so' fatiscienti, pe' chisto i fetienti | se tengono l'immunità''. ([[Fabrizio De André]])
*Se fossi un detenuto, vorrei un [[libro]] per volar via, oltre le mura del carcere. ([[Peppe Lanzetta]])
*Se son piene le carceri, son vuote le sepolture. ([[Luigi Lambruschini]])
*Siamo tutte e tutti corpi vivi ingabbiati. Ci siamo dibattuti e ci dibattiamo nella lingua locale che ci è toccata, nell'ambiente in cui siamo nati, nei confini e tradizioni nazionali, nelle reti imperiali, nel genere che ci è toccato in sorte e nell'educazione che ci è stata di conseguenza data. ([[Elena Ferrante]])
*– Siamo tutti in prigione in un modo o nell'altro<br/>– Sì, è chi se ne rende conto che soffre più degli altri. (''[[L'uomo venuto dal Kremlino]]'')
*Sicuro? La sicurezza si poteva averla anche in galera. Tre metri quadrati tutti per voi senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza tassa di circolazione. Senza multe. Senza fermi per ogni guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti. ([[Charles Bukowski]])
*Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione. ([[Henry David Thoreau]])
*Tu non 'o ssaje, ma sta 'nchiuso llà dinto è 'n'inferno. E doppo quanno tuorne â casa, vide ca la vita è juta annanze e nun te truove cchiù, pure câ famiglia toja te siente n'estraneo. E tutte chille ca vulive bene 'e vvide comm'a tante sconosciute. (''[[Gomorra - La serie (terza stagione)|Gomorra - La serie]]'')
*Un carcere non è forse altro che un ospedale di anime dove sfortunatamente la maggior parte dei mali sono mortali? ([[Juliette Colbert]])
*''Visione di pietà, onta e afflizione, | orribile pensiero, un'anima in prigione.'' ([[Walt Whitman]])
===[[Salvatore Cuffaro]]===
*Ho ancora il tanfo del carcere addosso. I primi due giorni mi sono fatto 14 docce. Niente. Il tanfo rimane. Ormai ce l'ho dentro.
*Il carcere dovrebbe essere un luogo di rieducazione. Invece è un luogo di [[sofferenza]] e di [[morte]].
*Il carcere per me era quello che avevo visto nei film, con gli agenti che battono col manganello sulle sbarre... Avevo paura anche a fare la doccia pensando che avrei trovato quello pronto a sodomizzarmi... Invece, il carcere è una comunità nella quale ci sono tante brave persone sfortunate, un luogo dove finisce soprattutto gente distrutta dalla [[povertà]].
*Il carcere trasforma gli [[uomo|uomini]] in [[maiale|maiali]]. Per l'[[Unione Europea|Europa]] i maiali hanno diritto a sette metri quadrati per uno. Noi ne avevamo meno di cinque in quattro.
===''[[Dov'è la libertà...?]]''===
*In carcere, con rispetto parlando, stavo tra persone perbene.
*In galera l'aria, quando riesce a passare, è ottima.
*Perciò decisi di tornare in carcere: volevo tornare coi miei compagni di cella, con quei cari amici che credano ancora che fuori dal carcere c'è l'onestà, la bontà, la fedeltà delle donne. Fuori dal carcere io mi sentivo in prigione, e avevo bisogno di tanta libertà.
===[[Alexandre Dumas padre]], ''[[Vent'anni dopo]]''===
*Così morranno tutti quelli che dimenticano che un uomo in ceppi è sacro, che un re prigioniero è due volte rappresentante del Signore.
*In carcere non ci sono sentimenti intermedi; uomini e cose, tutto vi è amico o nemico: si ama o si odia qualche volta con ragione, ma anche per istinto.
*Non è esistere, il vivere in prigione!
===''[[Le ali della libertà]]''===
*Certe notti sono interminabili in prigione, quando sei solo nell'oscurità con i tuoi pensieri il tempo si allunga come una lama.
*In prigione il tempo scorre lentamente e allora ti inventi qualcosa per passarlo: certa gente colleziona francobolli, altri fanno costruzioni con i fiammiferi. [...] In prigione un uomo deve fare di tutto per tenere la mente occupata.
*Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l'abitudine e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato. [...] È la tua vita che vogliono ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno.
*Quelli {{NDR|del Senato}} conoscono solo tre modi di spendere i soldi dei contribuenti quando si tratta di prigioni: più mura, più celle, più guardie.
===[[Aleksej Naval'nyj]]===
*Detesto stare in prigione. Non mi piace affatto. È orribile ed è un'inutile perdita di tempo, ma le cose stanno così, quindi mi adeguo.
*Ho detto tante volte che l'odio è la cosa più importante da vincere in prigione, qui vi sono tante ragioni per esso, e la tua impotenza è il più potente catalizzatore di questo processo, perché se si dà all'odio la libertà, ti ucciderà e divorerà.
*Quando sei in carcere, sapere che la tua famiglia sta bene rappresenta il 99 per cento della tua pace mentale.
*Qui in carcere, ovviamente, uno psicologo si divertirebbe un mondo. Si potrebbero scrivere centinaia di libri sulla straordinaria capacità umana di adattarsi e di trarre piacere dalle cose più banali.
*Una delle cose peggiori della detenzione è essere tagliati fuori da tutto: la vita va avanti a pieno regime, mentre tu sei bloccato tra quattro mura e non ricevi nemmeno le notizie in tempo reale.
===[[Jawaharlal Nehru]]===
*Coloro che hanno avuto il vantaggio dell'esperienza della prigione sanno almeno il valore della pazienza e se hanno tratto profitto dalla loro esperienza, hanno anche imparato il senso di adattamento, che è gran cosa.
*In prigione, il presente quasi cessa di esistere, perché sensazioni ed emozioni dinamiche sono generalmente assenti. Soltanto il passato ed il futuro contano; alcuni si perdono nel passato, altri si immergono in un futuro indefinito. Fino ad un certo punto tutti si abbandonano alla rievocazione del passato, in quanto sembra l'unica cosa che possa venir esaminata senza molta difficoltà, ed in ogni modo è più facile lasciar vagare la mente senza alcuno scopo in sentieri conosciuti.
*La prigione mi serve sempre come tonico e costituisce un cambiamento della piatta uniformità della vita normale.
==Voci correlate==
{{div col}}
*[[Alcatraz]]
*[[Carcere minorile]]
*[[Cella (prigione)|Cella]]
*[[Ergastolo]]
*[[Gabbia]]
*[[Isolamento]]
*[[Letteratura carceraria]]
*[[Pena]]
*[[Pena di morte]]
*[[Sing Sing (prigione)|Sing Sing]]
{{div col end}}
==Altri progetti==
{{interprogetto|etichetta=prigione|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}}
[[Categoria:Carceri| ]]
[[Categoria:Spazi]]
onh7ntl6yp1lexh0p1zxwqbltze60rf
Incipit/S
0
17344
1428199
1428112
2026-10-03T06:32:56Z
Spinoziano
2297
/* S */ typo; ordine alfab.
1428199
wikitext
text/x-wiki
<noinclude>{{incipit|lettera=S}}</noinclude>
==S==
<span id="Sa"></span>
*'''[[Aline B. Saarinen]]'''
**C'est mon plaisir
*'''[[Umberto Saba]]'''
**Ernesto
*'''[[Rafael Sabatini]]'''
**I ribelli della Carolina
**Il capitano Blood
**Il cigno nero
**La giustizia del duca
*'''[[Ernesto Sabato]]'''
**Il tunnel
*'''[[Dario Sabbatucci]]'''
**Il misticismo eleusino
*'''[[Fred Saberhagen]]'''
**Berserker!
**Berserker: la morte azzurra
**I Berserker uccidono
**Il mondo dei Berserker
**Il pianeta Berserker
**Il trono dei Berserker
**L'uomo Berserker
**La furia dei Berserker
**La nave fortezza
**Le ali nere del tempo
**Le guerre dei Berserker
***L'elmo alato
***La ballata delle stelle
***Ultimi avvenimenti al radiante dei Templari
***Ali nell'oscurità
***Il sorriso
**Lo spazio in faccia
*'''[[Roxana Saberi]]'''
**Prigioniera in Iran
*'''[[Franco Sacchetti]]'''
**La battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie
*'''[[Roberto Sacchetti]]'''
**Entusiasmi
**Vecchio guscio
*'''[[Defendente Sacchi]]'''
**La pianta dei sospiri
*'''[[Giovenale Sacchi]]'''
**Del numero e delle misure delle corde musiche e loro corrispondenze
**Della divisione del tempo nella musica nel ballo e nella poesia
*'''[[Italo Mario Sacco]]'''
**Statuti di Savigliano
*'''[[Leopold von Sacher-Masoch]]'''
**L'amore crudele
*'''[[Oliver Sacks]]'''
**L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
**Risvegli
*'''[[Vita Sackville-West]]'''
**Grand Canyon
**La signora scostumata
**Ogni passione spenta
*'''[[Anwar al-Sadat]]'''
**In cerca di una identità
*'''[[Nawāl al-Saʿdāwī]]'''
**Firdaus. Storia di una donna egiziana
*'''[[Donatien Alphonse François de Sade]]'''
**La filosofia nel boudoir
**La nuova Justine
**Le 120 giornate di Sodoma
*'''[[Mihail Sadoveanu]]'''
**L'osteria di Ancutza
*'''[[Carl Safina]]'''
**Il viaggio della tartaruga
**Un mare in fiamme
*'''[[Saffo]]'''
**Frammenti
***Frammento d'un inno a Venere
***Delle colombe impaurite
***Ad una femmina ricca e ignorante
***Di amore
***Contro Andromeda
***A Venere
***Alla sua bambina
***Della cicala
***Risposta alla proposta d'Alceo
***Ad un giovine di famosa bellezza
***Venere ad Amore
***Enigma
**Odi
***A Venere
***All'amata
*'''[[Carl Sagan]]'''
**Contact
*'''[[Françoise Sagan]]'''
**Bonjour tristesse
**Le piace Brahms?
**Tra un mese, tra un anno
*'''[[Angie Sage]]'''
**Alkymia
**Magya
**Volo
*'''[[Agostino Sagredo]]'''
**Sommario della storia della Repubblica di Venezia
**Sulle consorterie delle arti edificative in Venezia
*'''[[Ihara Saikaku]]'''
**Cinque donne amorose
***Seijuro e di una bella di Himeji
***Storia della passione amorosa di un bottaio
***Storia dell'editore d'almanacchi letta nella parte di mezzo
***Storia del negozio di verdure e dei fasci d'erbe amorose
***Storia di Gengobei: una montagna d'amore
*'''[[Charles de Marguetel de Saint-Denis de Saint-Evremond]]'''
**Opere slegate
*'''[[Antoine de Saint-Exupéry]]'''
**Il piccolo principe
**Terra degli uomini
*'''[[Louis de Rouvroy de Saint-Simon]]'''
**La Corte del Re Sole
*'''[[Ango Sakaguchi]]'''
**Sotto la foresta di ciliegi in fiore
*'''[[Saki]]'''
**L'anima di Laploshka
**L'insopportabile Bassington
*'''[[Alberico Sala]]'''
**I vizi naturali
*'''[[Antonio Salas]]'''
**L'infiltrato
*'''[[Francesco Saverio Salfi]]'''
**Il general Colli in Roma
*'''[[Emilio Salgari]]'''
**Alla conquista della luna
**Alla conquista di un impero
**Attraverso l'Atlantico in pallone
**Capitan Tempesta
**Gli ultimi filibustieri
**I Corsari delle Bermude
**I figli dell'aria
**I minatori dell'Alaska
**I misteri della jungla nera
**I pescatori di balene
**I pirati della Malesia
**I predoni del Sahara
**Il boa delle caverne
**Il Bramino dell'Assam
**Il brick maledetto
**Il Corsaro Nero
**Il figlio del Corsaro Rosso
**Il re del mare
**Il tesoro della montagna azzurra
**Jolanda, la figlia del Corsaro Nero
**La caduta di un impero
**La città del Re lebbroso
**La crociera della Tuonante
**La favorita del Mahdi
**La perla sanguinosa
**La regina dei Caraibi
**La riconquista di Mompracem
**La rivincita di Yanez
**La tigre della Malesia
**Le due tigri
**Le figlie dei Faraoni
**Le meraviglie del Duemila
**Le novelle marinaresche di mastro Catrame
***Un lupo di mare
***Il vascello maledetto
***Il passaggio della linea
***La campana dell'inglese
***La croce di Salomone
***I fantasmi dei mari del Nord
***I fuochi misteriosi
***Il vascello dei topi
***Le sirene
***Il serpente marino
***Le murene
***La nave-feretro sul mare ardente
***L'apparizione del naufrago
**Le stragi delle Filippine
**Le tigri di Mompracem
**Straordinarie avventure di Testa di Pietra
*'''[[Tayeb Salih]]'''
**La stagione della migrazione al nord
*'''[[J. D. Salinger]]'''
**Il giovane Holden
**Un giorno ideale per i pescibanana
*'''[[Louis Salleron]]'''
**...Quel che il mistero è per l'intelligenza
*'''[[Sallustio]]'''
**La congiura di Catilina
**La guerra giugurtina
*'''[[Sally Salminen]]'''
**Mariana
*'''[[Angelo Salmoiraghi]]'''
**Istrumenti e metodi moderni di geometria applicata
*'''[[Henry Stephens Salt]]'''
**Henry David Thoreau
**I diritti degli animali
**L'etica vegetariana
*'''[[Felix Salten]]'''
**Bambi
**Josefine Mutzenbacher
*'''[[Michail Evgrafovič Saltykov-Ščedrin]]'''
**I signori Golovlëv
*'''[[Arturo Salucci]]'''
**Il crepuscolo del socialismo
*'''[[Diodata Roero Saluzzo]]'''
**Ipazia ovvero delle filosofie
*'''[[Antonio Salvagnoli Marchetti]]'''
**Relazione della visita fatta nell'aprile 1871 dell'Agro Romano
*'''[[Nantas Salvalaggio]]'''
**Italia come non detto
**Malpaga
**Villa Mimosa
*'''[[Nino Salvaneschi]]'''
**Breviario della felicità
**Consolazioni
**Contemplazioni del mattino e della sera
**Il tormento di Chopin
**Saper amare
*'''[[Robert Anthony Salvatore]]'''
**L'antico
*'''[[Luigi Salvatorelli]]'''
**La Chiesa e il mondo
**Storia del Novecento
*'''[[Dario Salvatori]]'''
**Pop Story 1900-1909. L'alba della musica pop
*'''[[Gaetano Salvemini]]'''
**Il ministro della mala vita
*'''[[Carlo Salvioni]]'''
**Ladinia e Italia
*'''[[Antonia Salzano]]'''
**Il segreto di mio figlio
*'''[[Carmelo Samonà]]'''
**Fratelli
*'''[[Dionisio Andrea Sancassani]]'''
**La notomia dell'acqua
*'''[[Clara Sánchez]]'''
**La forza imprevedibile delle parole
**L'amante silenzioso
**L'estate dell'innocenza
**Lo stupore di una notte di luce
*'''[[Julian Sanchez]]'''
**L'antiquario
*'''[[Rafael Sánchez Ferlosio]]'''
**Sulle origini del cane
*'''[[George Sand]]'''
**Indiana
**Lo stagno del diavolo
**Lucrezia Floriani
*'''[[Brandon Sanderson]]'''
**Giuramento
**Il conciliatore
**La via dei Re
**Mistborn: Il Campione delle Ere
**Mistborn: Il Pozzo dell'Ascensione
**Mistborn: L'Ultimo Impero
**Parole di Luce
*'''[[Roberto Sanesi]]'''
**T. S. Eliot
*'''[[Giuseppe Manuel di San Giovanni]]'''
**Notizie e documenti riguardanti la chiesa e propositura di S. Maria di Vezzolano
*'''[[Antonio Sangiovanni]]'''
**Seconda squara mobile, et aritmetica
*'''[[Edoardo Sanguineti]]'''
**Capriccio italiano
**Genova per me
*'''[[Jacopo Sannazaro]]'''
**Arcadia
*'''[[Alfonso Sanseverino Vimercati]]'''
**Brevi cenni intorno alla estrazione delle acque sotterranee secondo il sistema Calandra
*'''[[C. J. Sansom]]'''
**I sette calici dell'eresia
**L'enigma del gallo nero
*'''[[Isabella Santacroce]]'''
**Fluo
*'''[[Nicola Santamaria]]'''
**Atlantide
*'''[[Enzo Santarelli]]'''
**Storia del fascismo
*'''[[José Rodrigues dos Santos]]'''
**Vaticanum. Il manoscritto esoterico
*'''[[Marin Sanudo il Giovane]]'''
**I Diarii
*'''[[Federico Sanvitale]]'''
**Elementi di architettura civile
*'''[[Goliarda Sapienza]]'''
**L'arte della gioia
*'''[[Michele Saponaro]]'''
**Peccato
*'''[[Francesco Sapori]]'''
**La chimera
*'''[[Chiara Saraceno]]'''
**Cittadini a metà
**Modelli di famiglia
*'''[[Vittorio Saraceno]]'''
**Trattato aritmetico-pratico o sia conti fatti
*'''[[José Saramago]]'''
**Caino
**Cecità
**Il racconto dell'isola sconosciuta
**Il vangelo secondo Gesù Cristo
**Il viaggio dell'elefante
**L'anno della morte di Ricardo Reis
**L'uomo duplicato
**La caverna
**Le intermittenze della morte
**Memoriale del convento
**Saggio sulla lucidità
**Storia dell'assedio di Lisbona
**Tutti i nomi
**Una terra chiamata Alentejo
*'''[[William Saroyan]]'''
**La belva bianca
**La commedia umana
**La tigre di Tracy
**Ti voglio bene, mamma!
*'''[[Paolo Sarpi]]'''
**Discorso dell'origine, forma, leggi, ed vso dell'Vfficio dell'Inquisitione nella Citta, e Dominio di Venetia
**Historia particolare delle cose passate trà il Sommo Pontefice Paolo V. E la Serenissima Republica di Venetia
**Istoria del Concilio Tridentino
**Scritti filosofici e teologici
*'''[[Al Sarrantonio]]'''
**Testa di zucca
*'''[[Albertine Sarrazin]]'''
**L'astragalo
*'''[[Giovanni Sartori]]'''
**Democrazia: cosa è
*'''[[Joachim Sartorius]]'''
**Alessandria
*'''[[Jean-Paul Sartre]]'''
**Erostrato
**Il muro
**La morte nell'anima
**La nausea
**Le parole
*'''[[Panfilo Sasso]]'''
**Disperata contro l'amore
*'''[[Salvatore Satta]]'''
**Il giorno del giudizio
*'''[[George Saunders]]'''
**Lincoln nel Bardo
*'''[[François Boissier de Sauvages de Lacroix]]'''
**Due dissertazioni fisico-mediche
*'''[[Sam Savage]]'''
**Firmino
**Il lamento del bradipo
*'''[[Nino Savarese]]'''
**Gatteria
**La massaria
*'''[[Fernando Savater]]'''
**Etica per un figlio
*'''[[Alexandre Savérien]]'''
**Vita di Renato Cartesio celebre filosofo
*'''[[Giorgio Saviane]]'''
**Diario intimo di un cattivo
**Getsèmani
**Il mare verticale
**Il papa
**Il tesoro dei Pellizzari
**In attesa di lei
**L'inquisito
**La donna di legno
*'''[[Sergio Saviane]]'''
**Dietro il video
*'''[[Roberto Saviano]]'''
**Gomorra
**La paranza dei bambini
**La parola contro la camorra
*'''[[Boris Savinkov]]'''
**Cavallo pallido
*'''[[Francesco Savio]]'''
**Ma l'amore no
*'''[[Ludovico Savioli]]'''
**Amori
*'''[[Luigi Amedeo di Savoia-Aosta]]'''
**Il Ruwenzori
*'''[[Girolamo Savonarola]]'''
**Trattato sul governo di Firenze
*'''[[Robert J. Sawyer]]'''
**Apocalisse su Argo
**Processo alieno
**Flashforward – Avanti nel tempo
**L'equazione di Dio
**La genesi della specie
*'''[[Jean-Baptiste Say]]'''
**Sul bilancio delle consumazioni colle produzioni
*'''[[Dorothy L. Sayers]]'''
**L'uomo che sapeva come
**Veleno mortale
*'''[[Alberto Savinio]]'''
**Ascolto il tuo cuore, città
**Dico a te, Clio
**Infanzia di Nivasio Dolcemare
**L'Utopia e la «Città del Sole» di Tommaso Campanella
**La casa ispirata
**La nostra anima
**Tragedia dell'infanzia
<span id="Sb"></span>
*'''[[Pietro Sbarbaro]]'''
**Della libertà
**Delle società di mutuo soccorso
**Sulla filosofia della ricchezza
**Sulle opinioni di Vincenzo Gioberti intorno all'economia politica e alla questione sociale
*'''[[Cristina Sborgi]]'''
**L'identità rubata
<span id="Sc"></span>
*'''[[Francesco Scaduto]]'''
**Guarentigie pontificie e relazioni tra Stato e Chiesa
*'''[[Filiberto Gherardo Scaglia]]'''
**Avvertimenti politici per quelli che vogliono entrare in corte del signor conte di Verrua
*'''[[Franco Scaglia]]'''
**Il custode dell'acqua
**Luce degli occhi miei
*'''[[André Scala]]'''
**I silenzi di Federer
*'''[[Eugenio Scalfari]]'''
**Il labirinto
**L'uomo che non credeva in Dio
*'''[[Ivan Scalfarotto]]'''
**In nessun Paese
*'''[[John Scalzi]]'''
**Il collasso dell'impero
**L'ultima imperatrice
**Lo stallo dell'impero
*'''[[Piero Scanziani]]'''
**Entronauti
*'''[[Elizabeth Ann Scarborough]]'''
**Non uscire con la biancheria intima bucata
*'''[[Edoardo Scarfoglio]]'''
**Ponte Galera
*'''[[Tiziano Scarpa]]'''
**L'incontro
**Le cose fondamentali
**Occhi sulla graticola
**Stabat mater
*'''[[Eduardo Scarpetta]]'''
**'A Cammarera nova
**'A Nanassa
**Amore e polenta: 'na paglia 'e Firenze
**Cane e gatte
**Duje chiapparielle
**Duje marite 'mbrugliune
**È buscìa o verità
**Gelusia ovvero Amore sposalizio e gelusia
**Il debutto di Gemma
**Il non plus ultra della disperazione ovvero La bottiglieria del Rigoletto
**Il romanzo d'un farmacista povero
**L'Albergo del Silenzio
**L'amico 'e papà
**La Bohéme
**La Casa vecchia
**La collana d'oro o i cinque talismani
**La nutriccia
**La Pupa movibile
**Li nipute de lu sinneco
**Lo Scarfalietto
**Lu Café chantant
**Lu curaggio de nu pumpiero napulitano
**Lu marito de Nannina
**Lu Pagnottino
**Madama Sangenella
**Mettiteve a fa l'ammore cu me
**Miseria e nobiltà
**'Na Bona guagliona
**'Na Commedia 'e tre atte
**'Na figliola romantica
**'Na matassa mbrugliata
**'Na Santarella
**'Na società 'e marite
**Nina Boné
**'No pasticcio
**'Nu brutto difetto
**'Nu frongillo cecato
**'Nu Ministro mmiezo a li guaje
**'Nu Turco napulitano
**Nun la trovo a mmaretà
**Pazzie di Carnevale
**Persicone mio figlio
**Quinnice solde so chiù assaie de seimila lire
**Tetillo
**Tetillo 'nzurato
**Tre cazune furtunate
**Tre pecore viziose
*'''[[Simon Scarrow]]'''
**Il gladiatore
**La legione
**La spada di Roma
**Roma alla conquista del mondo
*'''[[Gasparo Scaruffi]]'''
**L'Alitinonfo
*'''[[Giorgio Scerbanenco]]'''
**Venere privata
*'''[[Frank Schätzing]]'''
**Il diavolo nella cattedrale
**Il quinto giorno
**Limit
**Silenzio assoluto
*'''[[Paul Scheerbart]]'''
**Lesabéndio
*'''[[Christoph Scheiner]]'''
**Prattica del parallelogrammo da disegnare
*'''[[Friedrich Schelling]]'''
**Le età del mondo
*'''[[Gianna Schelotto]]'''
**Ti ricordi, papà?
**Un uomo purché sia
*'''[[Hilbert Schenck]]'''
**Mentre l'Atlantico muore
*'''[[Arthur van Schendel]]'''
**Jan Compagnie
*'''[[Giovanni Schiaparelli]]'''
**La vita sul pianeta Marte
**Le stelle cadenti: tre letture
**Notizie sull'osservatorio di Brera in Milano
**Scritti sulla storia della astronomia antica
**Topografia e clima di Milano
*'''[[Schiavo di Bari]]'''
**Proverbi
*'''[[Friedrich Schiller]]'''
**Amalia
**Il visionario, ossiano Memorie del Conte***
**L'infanticida
**La flotta invincibile
**Maria Stuarda
*'''[[Antonio Schinella Conti]]'''
**Riflessioni su l'aurora boreale
*'''[[Dieter Schlesak]]'''
**Il farmacista di Auschwitz
*'''[[Bernhard Schlink]]'''
**A voce alta – The Reader
*'''[[Arno Schmidt]]'''
**Gadir ovvero conosci te stesso
*'''[[Christoph von Schmid]]'''
**Il paggio del Re
**Le novelline
***Le mele
***Non ti scordar di me
***L'uomo nero
***L'asino dell'ortolano
***Al lupo| al lupo!
***Il vestito nuovo
***Roba rubata non fa buon pro
***I tre ladroni
***La scimmia e l'avaro
*'''[[James H. Schmitz]]'''
**La seconda notte d'estate
*'''[[Reimund Schnabel]]'''
**Il disonore dell'uomo
*'''[[Helga Schneider]]'''
**La baracca dei tristi piaceri
*'''[[Robert Schneider]]'''
**Le voci del mondo
*'''[[Arthur Schnitzler]]'''
**Al pappagallo verde
**Doppio Sogno
**Fama tardiva
**Gioco all'alba
**Il Dr. Gläser, medico dei bagni
**Il ritorno di Casanova
**Il sottotenente Gustl
**La contessina Mizzi
**La signorina Else
*'''[[Arthur Schopenhauer]]'''
**Aforismi sulla saggezza nella vita
**Il mondo come volontà e rappresentazione
**L'arte di conoscere se stessi
**L'arte di farsi rispettare
**L'arte di ottenere ragione
**L'arte di trattare le donne
**Saggio sulle apparizioni di spiriti
*'''[[Franz Schott]]'''
**Itinerario overo nova descrittione de' viaggi principali d'Italia
*'''[[David Schow]]'''
**Prossimamente, in un cinema sotto casa
*'''[[Olive Schreiner]]'''
**Storia di una fattoria africana
*'''[[Allard Schröder]]'''
**L'idrografo
*'''[[Erwin Schrödinger]]'''
**Mente e materia
*'''[[Sharon Schulze]]'''
**Rimorsi e speranze
*'''[[Edouard Schuré]]'''
**I grandi iniziati
**La sacerdotessa d'Iside
*'''[[André Schwarz-Bart]]'''
**L'ultimo dei giusti
*'''[[Antonio Scialoja]]'''
**I principi della economia sociale
*'''[[Leonardo Sciascia]]'''
**A ciascuno il suo
**Atti relativi alla morte di Raymond Roussel
**Candido
**Gli zii di Sicilia
**Il cavaliere e la morte
**Il consiglio d'Egitto
**Il contesto
**Il giorno della civetta
**L'affaire Moro
**La scomparsa di Majorana
**Occhio di capra
**Porte aperte
**Todo Modo
**Una storia semplice
*'''[[Agostino Scilla]]'''
**La vana speculazione disingannata dal senso
*'''[[Domenico Scinà]]'''
**Discorso intorno ad Archimede
*'''[[Tiziano Sclavi]]'''
**Dellamorte Dellamore
**Non è successo niente
**Tre
*'''[[Moacyr Scliar]]'''
**I leopardi di Kafka
**Il centauro nel giardino
**La donna che scrisse la Bibbia
**L'orecchio di Van Gogh
*'''[[Thomas N. Scortia]]'''
**Pesce-giuda
*'''[[Manuel Scorza]]'''
**La vampata
**Rulli di tamburo per Rancas
*'''[[Manda Scott]]'''
**Il teschio di cristallo
*'''[[Walter Scott]]'''
**I puritani di Scozia
**Ivanhoe
**La Promessa Sposa di Lammermoor
**L'orso mannaro
*'''[[Michael Scott Rohan]]'''
**I segreti di Nicholas Flamel l'immortale. Il mago
**I segreti di Nicholas Flamel l'immortale. L'alchimista
*'''[[Lisa Scottoline]]'''
**Colpevole o innocente
**Condotta indecente
**Fino a prova contraria
**Giustizia sommaria
**Il momento della verità
**Il prezzo del silenzio
**L'angolo del diavolo
**La morte del cliente
**Legittima vendetta
**Processo alla difesa
<span id="Sd"></span>
<span id="Se"></span>
*'''[[William Seabrook]]'''
**La vendetta della Strega
*'''[[Sara Seale]]'''
**La casa nella brughiera
*'''[[W.G. Sebald]]'''
**Austerlitz
*'''[[Alice Sebold]]'''
**Amabili resti
*'''[[Angelo Secchi]]'''
**Le stelle
**Sui recenti progressi della meteorologia
*'''[[John H. Secondari]]'''
**Tre soldi nella fontana
*'''[[David Sedaris]]'''
**Diario di un fumatore
**Esploriamo il diabete con i gufi
*'''[[René Sédillot]]'''
**La storia del mondo in 300 minuti
*'''[[Anna Seghers]]'''
**La settima croce
*'''[[Hubert Selby]]'''
**Canto della neve silenziosa
*'''[[Will Self]]'''
**Grandi scimmie
**Una sfortunata mattina di mezza estate
*'''[[Quintino Sella]]'''
**Una salita al Monviso
*'''[[David Seltzer]]'''
**Profezia
*'''[[Lorenzo Selva]]'''
**Esposizione delle comuni, e nuove spezie di cannocchiali, telescopi, microscopi, ed altri istrumenti diottrici, catottrici, e catodiottrici
*'''[[Shyam Selvadurai]]'''
**I giardini di Ceylon
*'''[[Étienne Pivert de Senancour]]'''
**Oberman
*'''[[Ramón J. Sender]]'''
**Cronaca dell'alba
*'''[[Lucio Anneo Seneca]]'''
**Apokolokyntosis
**De beneficiis
**De constantia sapientis
**De otio
**De tranquillitate animi
**Epistulae morales ad Lucilium
**Hercules furens
*'''[[Carmine Senise]]'''
**Quando ero Capo della Polizia
*'''[[Senofane]]'''
**Frammento autobiografico
*'''[[Senofonte]]'''
**Anabasi
**Cyri testamentum
**Elleniche
**Ercole
*'''[[Sipho Sepamla]]'''
**Soweto
*'''[[Luis Sepúlveda]]'''
**Diario di un killer sentimentale
**Il vecchio che leggeva romanzi d'amore
**La lampada di Aladino
**Patagonia Express
**Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
**Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
**Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza
**Un nome da torero
*'''[[Paul Sérant]]'''
**Romanticismo fascista
*'''[[Matilde Serao]]'''
**Addio, Amore!
**All'erta, sentinella
**Castigo
**Cuore infermo
**Dal vero
**Ella non rispose
**Fantasia
**Fior di passione
**Gli amanti: pastelli
**I capelli di Sansone
**Il paese di cuccagna
**Il romanzo della fanciulla
**Il ventre di Napoli
**L'infedele
**La ballerina
**La mano tagliata
**La moglie di un grand'uomo
**La virtù di Checchina
**Le amanti
***La grande fiamma
***Tramontando il sole
***L'amante sciocca
***Sogno di una notte d'estate
**Leggende napoletane
**Nel paese di Gesù
**O Giovannino, o la morte
**Pagina azzurra
**Piccole anime
***Una fioraia
***Giuochi
***Canituccia
***Profili
***Alla scuola
***Nebulose
***La moda
***Perdizione
***Gli spostati
***Salvazione
**Storia di due anime
*'''[[Giovanni Sercambi]]'''
**Novelle
*'''[[Augusto Serena]]'''
**Fra' Giovanni Giocondo veronese
**La cultura umanistica a Treviso nel secolo decimoquinto
*'''[[Victor Serge]]'''
**L'anno primo della rivoluzione russa
*'''[[Giuseppe Sergi]]'''
**La vita animale e vegetale. Origine ed evoluzione
*'''[[Girolamo Seripando]]'''
**Voti e lettere inedite riguardanti il periodo del Concilio sotto Paolo III
*'''[[Rod Serling]]'''
**Ai confini della realtà
***Tutta la verità
***Il rifugio
***Resa dei conti per Rance McGrew
***La notte degli umili
***Il sole di mezzanotte
***Un salto alla Rip Van Winkle
**L'odissea del Volo 33
***Il solitario
***Quell'energumeno del signor Dingle
***A proposito di macchine...
***Un desiderio grande grande
***Fermata a Willoughby
***L'odissea del Volo 33
***Polvere
**L'umanità è scomparsa
***Il grande Casey
***Clausola di annullamento
***Solo una passeggiata
***Febbre
***L'umanità è scomparsa
***Arrivano i mostri in Via degli Aceri
*'''[[Enzo Sermasi]]'''
**Il giallo biancorossoverde
*'''[[Ramón Gómez de la Serna]]'''
**Il torero Caracho
**L'incongruo
**Seni
*'''[[Berta Serra Manzanares]]'''
**Gli occhi dell'uragano
*'''[[Achille Serra]]'''
**La legalità raccontata ai ragazzi
*'''[[Michele Serra]]'''
**Breviario comico
**Gli sdraiati
**Il ragazzo mucca
**Le cose che bruciano
**Ognuno potrebbe
**Tutti i santi giorni
*'''[[Renato Serra]]'''
**Esame di coscienza di un letterato
**Il senso del silenzio
*'''[[Marcela Serrano]]'''
**L'albergo delle donne tristi
**Noi che ci vogliamo così bene
**Quel che c'è nel mio cuore
*'''[[Michel Serres]]'''
**Genesi
*'''[[Luigi Serristori]]'''
**Le rovine di Lizzano
**Sopra le macchine a vapore
*'''[[Jean-Jacques Servan-Schreiber]]'''
**La sfida americana
*'''[[Robert Service]]'''
**Compagni
**Storia della Russia nel XX secolo
*'''[[Bartolomeo Sestini]]'''
**La Pia de' Tolomei: leggenda romantica
*'''[[Vikram Seth]]'''
**Il ragazzo giusto
*'''[[Ernest Thompson Seton]]'''
**La gatta dei bassifondi
*'''[[Luigi Settembrini]]'''
**Ricordanze della mia vita
*'''[[Beppe Severgnini]]'''
**Interismi
**L'inglese
**La pancia degli italiani
**Un italiano in America
*'''[[Tim Severin]]'''
**La vendetta del vichingo
<span id="Sf"></span>
*'''[[Joann Sfar]]'''
**Il piccolo principe
**L'eterno
*'''[[Giovanni Sfortunati]]'''
**Nuovo lume
<span id="Sg"></span>
*'''[[Carlo Sgorlon]]'''
**Gli dèi torneranno
**I sette veli
**Il trono di legno
**L'armata dei fiumi perduti
<span id="Sh"></span>
*'''[[Yaakov Shabtai]]'''
**Lo zio Perez spicca il volo
*'''[[Anthony Shadid]]'''
**La casa di pietra
*'''[[Elif Shafak]]'''
**Le quaranta porte
*'''[[Bina Shah]]'''
**La bambina che non poteva sognare
*'''[[Sonia Shah]]'''
**Cacciatori di corpi
*'''[[Nicholas Shakespeare]]'''
**Danza di sangue
*'''[[William Shakespeare]]'''
**Amleto
**Antonio e Cleopatra
**Cimbelino
**Come vi piace
**Coriolano
**Enrico IV
**Enrico V
**Enrico VI
**Enrico VIII
**Giulio Cesare
**I due gentiluomini di Verona
**Il mercante di Venezia
**Il racconto d'inverno
**Il re Giovanni
**La bisbetica domata
**La commedia degli errori
**La dodicesima notte
**La tempesta
**Le allegre comari di Windsor
**Macbeth
**Misura per misura
**Molto rumore per nulla
**Otello
**Pene d'amor perdute
**Pericle, principe di Tiro
**Re Lear
**Riccardo III
**Romeo e Giulietta
**Sogno di una notte di mezza estate
**Timone d'Atene
**Tito Andronico
**Troilo e Cressida
**Tutto è bene quel che finisce bene
**Vita e morte di Re Riccardo II
*'''[[Siba Shakib]]'''
**Il sussurro della montagna proibita
*'''[[Meir Shalev]]'''
**Per amore di una donna
*'''[[Zeruya Shalev]]'''
**Una relazione intima
*'''[[Shan Sa]]'''
**La porta della Pace Celeste
*'''[[Susan Shapiro]]'''
**La terapia dei dolci
*'''[[Margery Sharp]]'''
**Il gatto di ametista
*'''[[Tom Sharpe]]'''
**Eva, una bambola e il professore
*'''[[Stephanie Shaver]]'''
**Una promessa è una promessa
*'''[[Bob Shaw]]'''
**Antigravitazione per tutti
**Autocombustione umana
**Cosmo selvaggio
**Cronomoto
**Scegliete il mondo che fa per voi
**Una Magnum per Billy Gregg
***Una Magnum per Billy Gregg
***Il segreto dell'Everest
***Fumetto Horror Story
***Socio simbiotico
***Jumbo
***Luce dei giorni passati
***Replay
***Secondo voi che tempo è?
**Una vergogna per l'Italia
***Una vergogna per l'Italia
***La casa dei Guthrie
***Caduta libera 2001
***Il solo effetto
***Il club dei «P»
***Volo di notte
***Valzer degli ultracorpi
***Rapporto
***Telemporio Tre
**Uomo al piano zero
*'''[[George Bernard Shaw]]'''
**Ginevra
**Guida della donna intelligente
**Le case del vedovo
**Uno sprazzo di realtà
*'''[[Irwin Shaw]]'''
**Lavoro di notte
**L'amico di famiglia
*'''[[Robert Shaw]]'''
**Situazione disperata ma non seria
*'''[[Michael Shea]]'''
**L'autopsia
**La leggenda di Nifft
*'''[[Robert Sheckley]]'''
**Mai toccato da mani umane
***Mai toccato da mani umane
***Pellegrinaggio alla Terra
***La montagna senza nome
**Opzioni
**Scambio mentale
**Scarpe
*'''[[Patrick Augustine Sheehan]]'''
**Il mio nuovo cappellano
*'''[[Fulton J. Sheen]]'''
**Tre per sposarsi
*'''[[Charles Sheffield]]'''
**Punto di convergenza
**Le sfere del cielo
*'''[[Percy Bysshe Shelley]]'''
**Adone
**La necessità dell'ateismo
*'''[[Lucius Shepard]]'''
**La resa
**Occhi verdi
**Solitaire Station
*'''[[Sam Shepard]]'''
**Attraverso il paradiso
*'''[[Sara Shepard]]'''
**Giovani, carine, bugiarde
**Giovani, carine e bugiarde. Divine
*'''[[Peter Sheridan]]'''
**Nato a Dublino
*'''[[Josepha Sherman]]'''
**Le mamme la sanno lunga
*'''[[Michael Shermer]]'''
**Homo credens
*'''[[Murasaki Shikibu]]'''
**Storia di Genji il principe splendente
*'''[[Matthew Phipps Shiel]]'''
**Il principe Zaleski
**La nube purpurea
**La promessa sposa
**La storia di Henry e Rowena
*'''[[Lewis Shiner]]'''
**Il cerchio
*'''[[John Shirley]]'''
**Bioshock: Rapture
**Doom
**Jodie a Annie alla tv
**La maschera sul sole
**La musica della città vivente
*'''[[Sei Shōnagon]]'''
**Note del guanciale
*'''[[Gary Shteyngart]]'''
**Il manuale del debuttante russo
*'''[[Susan Shwartz]]'''
**Il fuoco della vendetta
<span id="Si"></span>
*'''[[Luigi Siciliani]]'''
**Alla bellezza
**Vinto
**Differ quaerelas
**Morticino
**Il Natale in un poeta classico
**L'oleandro
**La bontà dei baci
**Acquaforte
**Una riflessione
*'''[[Harry Sidebottom]]'''
**Il guerriero di Roma. Il re dei re
**Il guerriero di Roma. Sole bianco
*'''[[Bapsi Sidhwa]]'''
**La spartizione del cuore
*'''[[Henryk Sienkiewicz]]'''
**Il diluvio
**Quo vadis?
*'''[[Javier Sierra]]'''
**Lo specchio oscuro
*'''[[Scipio Sighele]]'''
**Eva moderna
**Il nazionalismo e i partiti politici
**La delinquenza settaria
*'''[[Yrsa Sigurðardóttir]]'''
**Guardami
**Il cacciatore di orfani
**Il cerchio del male
**Il tempo della vendetta
*'''[[Ignazio Silone]]'''
**Fontamara
**Il pane di casa
**Il segreto di Luca
**Il seme sotto la neve
**Una manciata di more
**Vino e pane
*'''[[Robert Silverberg]]'''
**Ali della notte
**Chiprunner
**Dormire... forse dimenticare
**Entra un soldato. Più tardi: ne entra un altro
**Gilgamesh
**Gli osservatori
**Il settimo santuario
**Il vento e la pioggia
**Invasori silenziosi
**L'arca delle stelle
**L'elezione
**L'inferno com'è?
**L'ora del passaggio
**L'uomo che non sapeva dimenticare
**L'uomo nel labirinto
**L'uomo stocastico
**La strada del crepuscolo
**Le maschere del tempo
**Monade 116
**Multipli
**Mutazione
**Nero è bello
**Quellen, guarda il passato!
**Saltatore
**Shadrach nella fornace
**Torre di cristallo
**Vacanze nel deserto
*'''[[Clifford Simak]]'''
**Camminavano come noi
**City
**Dal cronosentiero di domani
**Fuga dal futuro
**I visitatori
**Il pianeta di Shakespeare
**Il villaggio dei fiori purpurei
**L'ospite del senatore Horton
**La compagnia del talismano
**La strada dell'eternità
**Oltre l'invisibile
**Pescatore di stelle
*'''[[Georges Simenon]]'''
**Bergelon
**Hôtel del ritorno alla natura
**Il cane giallo
**Il ranch della giumenta perduta
**L'uomo che guardava passare i treni
**La finestra dei Rouet
**La neve era sporca
**Le campane di Bicêtre
**Lettera al mio giudice
**Maigret al night club
**Maigret e il pazzo di Bergerac
**Maigret e l'affare Nahour
*'''[[Luigi Simeoni (storico)]]'''
**Gli antichi statuti delle arti veronesi
*'''[[Georg Simmel]]'''
**Le metropoli e la vita dello spirito
*'''[[Johannes Mario Simmel]]'''
**La trama dei sogni
*'''[[Dan Simmons]]'''
**Drood
**Endymion
**Flashback
**Gli uomini vuoti
**Hard as nails. Un caso d'acciaio
**Hardcase. Un caso difficile
**Hyperion
**Il grande amante
***Mezzanotte nel letto dell'entropia
***Morire a Bangkok
***Donne con i denti
***Flashback
***Il grande amante
**Il risveglio di Endymion
**Ilium. La rivolta
**L'estate della paura
**L'inverno della paura
**La caduta di Hyperion
**La scomparsa dell'Erebus
**Nefasto gioco di morte
**Vulcano
*'''[[Ted Simon]]'''
**I viaggi di Jupiter. Il giro del mondo in motocicletta
**Sognando Jupiter
*'''[[Vincenzo Simoncelli]]'''
**Della enfiteusi
*'''[[Marcello Simoni]]'''
**Il labirinto ai confini del mondo
**Il marchio dell'inquisitore
**Il mercante di libri maledetti
**L'isola dei monaci senza nome
**La biblioteca perduta dell’alchimista
*'''[[Louis Laurent Simonin]]'''
**Un'escursione nei quartieri poveri di Londra
*'''[[Simonide]]'''
**Perseo
**Sulla battaglia navale dell'Artemisio
*'''[[George Gaylord Simpson]]'''
**Evoluzione una visione del mondo
*'''[[Upton Sinclair]]'''
**Fra due mondi
**La messe del drago
*'''[[Isaac Bashevis Singer]]'''
**Il re di campi
**La famiglia Moskat
**Nemici. Una storia d'amore
**Nuove storie dalla corte di mio padre
**Ombre sull'Hudson
**Racconti
**Satana a Goray
**Shosha
**Vecchio amore
*'''[[Israel Joshua Singer]]'''
**Yoshe Kalb e le tentazioni
*'''[[Paolo Siniscalco]]'''
**Il cammino di Cristo nell'Impero romano
*'''[[Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi]]'''
**Storia delle repubbliche Italiane dei secoli di mezzo
*'''[[Zecharia Sitchin]]'''
**Guerre atomiche al tempo degli dei
**Il codice del cosmo
**Il giorno degli dei
**Il pianeta degli dei
**L'ultima profezia
**La Bibbia degli dei
**Le astronavi del Sinai
*'''[[Walter Siti]]'''
**Bontà
**Un dolore normale
<span id="Sj"></span>
<span id="Sk"></span>
*'''[[Antonio Skármeta]]'''
**Il postino di Neruda
*'''[[Desmond Skirrow]]'''
**Morte ad alta tensione
*'''[[Josef Škvorecký]]'''
**Il sax basso
*'''[[Kathleen Sky]]'''
**La principessa di Englene
**Spock, il vulcaniano
<span id="Sl"></span>
*'''[[John Sladek]]'''
**Forza bruta
**Il volto
*'''[[Slash]]'''
**Slash
*'''[[Scipio Slataper]]'''
**Ibsen
**Il mio Carso
*'''[[Frank G. Slaughter]]'''
**Codice cinque
*'''[[Karin Slaughter]]'''
**Genesi
**L'ombra della verità
**Mente criminale
**Tra due fuochi
**Tre giorni per morire
*'''[[Jan Jacob Slauerhoff]]'''
**La rivolta di Guadalajara
*'''[[Henry Slesar]]'''
**Bionde dallo spazio
**Quarto Reich
*'''[[William Milligan Sloane III]]'''
**Selena
*'''[[Hillel Slovak]]'''
**Behind The Sun:Il diario di Hillel Slovak
<span id="Sm"></span>
*'''[[Madison Smartt Bell]]'''
**Quando le anime si sollevano
*'''[[Massimiliano Smeriglio]]'''
**Suk Ovest. Banditi a Roma
*'''[[A. C. H. Smith]]'''
**Dark Crystal
**Labyrinth
*'''[[Adam Smith]]'''
**La ricchezza delle nazioni
*'''[[Betty Smith]]'''
**Al mattino viene la gioia
**Un albero cresce a Brooklin
*'''[[Bobbi Smith]]'''
**Tentazione in Arizona
*'''[[Clark Ashton Smith]]'''
**Colui che cammina nelle tenebre
**Il Colosso di Ylourgne
**L'adoratore del demonio
**La Strega di Sylaire
**Sirene floreali
*'''[[E. E. Smith]]'''
**La nemesi dei Robot
*'''[[Lillian Smith]]'''
**Gli assassini del sogno
*'''[[Lisa J. Smith]]'''
**Dark visions. Il dono
**Dark visions. Il vampiro della mente
**Dark visions. La passione
**I diari delle streghe. Il potere
**I diari delle streghe. L'iniziazione
**I diari delle streghe. La prigioniera
**Il diario del vampiro. Il ritorno
**Il diario del vampiro. L'anima nera
**Il diario del vampiro. La furia
**Il diario del vampiro. La genesi
**Il diario del vampiro. La messa nera
**Il diario del vampiro. Mezzanotte
**Il diario del vampiro. Scende la notte
**Il diario del vampiro. Sete di sangue
**Il diario del vampiro. Strane creature
**Il gioco proibito. L'inseguimento
**Il gioco proibito. L'ultima mossa
**Il gioco proibito. La casa degli orrori
**La notte del solstizio
**La setta dei vampiri. Il segreto
**La setta dei vampiri. L'alba oscura
**La setta dei vampiri. L'angelo nero
**La setta dei vampiri. L'anima gemella
**La setta dei vampiri. L'incantesimo
**La setta dei vampiri. La cacciatrice
**La setta dei vampiri. La prescelta
*'''[[Martin Cruz Smith]]'''
**Gorky Park
**Havana
**Il fantasma di Stalin
**L'ala della notte
**La rosa nera
**Lupo mangia cane
**Red Square
**Stella Polare
**Tokyo Station
*'''[[Robert Rowland Smith]]'''
**Colazione da Socrate
*'''[[Tom Rob Smith]]'''
**Bambino 44
*'''[[Wilbur Smith]]'''
**Alle fonti del Nilo
**Cacciatori di diamanti
**Ci rivedremo all'inferno
**Come il mare
**Dove finisce l'arcobaleno
**Figli del Nilo
**Gli angeli piangono
**Gli eredi dell'Eden
**I fuochi dell'ira
**Il canto dell'elefante
**Il destino del cacciatore
**Il destino del leone
**Il dio del fiume
**Il potere della spada
**Il settimo papiro
**Il trionfo del sole
**L'ombra del sole
**L'orma del Califfo
**L'uccello del sole
**La legge del deserto
**La notte del leopardo
**La spiaggia infuocata
**La voce del tuono
**La volpe dorata
**Monsone
**Orizzonte
**Quando vola il falco
**Stirpe di uomini
**Sulla rotta degli squali
**Uccelli da preda
**Un'aquila nel cielo
**Una vena d'odio
*'''[[Zadie Smith]]'''
**Denti bianchi
<span id="Sn"></span>
*'''[[Anja Snellman]]'''
**La verità della notte
*'''[[Snoopy]]'''
**Era una notte buia e tempestosa
*'''[[Edgar Snow]]'''
**Stella rossa sulla Cina
*'''[[Laura J. Snyder]]'''
**Il club dei filosofi che volevano cambiare il mondo
<span id="So"></span>
*'''[[Jô Soares]]'''
**L'uomo che uccise Getúlio Vargas
*'''[[Ascanio Sobrero]]'''
**Analisi delle calamine
**Baroscopio o prenunziatore del tempo
**Della cagione della malattia del baco da seta
**Pensieri agronomici
*'''[[Ardengo Soffici]]'''
**Kobilek
*'''[[Sofocle]]'''
**Aiace
**Antigone
**Edipo a Colono
**Edipo Re
**Filottete
**Elettra
**Trachinie
*'''[[Adriano Sofri]]'''
**Memoria
*'''[[Luca Sofri]]'''
**Notizie che non lo erano
**Playlist
*'''[[Jerry Sohl]]'''
**Compatibilità biologica
**L'anomalia
**Pionieri dell'infinito
*'''[[Steve Sohmer]]'''
**Gli ultimi nove giorni
*'''[[Saša Sokolov]]'''
**La scuola per gli stupidi
*'''[[Valerie Solanas]]'''
**S.C.U.M.
*'''[[Clemente Solaro della Margarita]]'''
**Avvedimenti politici
**L'uomo di Stato indirizzato al governo della cosa pubblica
**Memorandum storico politico
**Sguardo politico sulla convenzione italo-franca del 15 settembre 1864
*'''[[Mario Soldati]]'''
**La contessa dell'isola
**La moglie americana
**Le lettere da Capri
*'''[[Nicola Sole]]'''
**Canti
***Al mare Jonio
***I Siciliani
***La Guerra
***Pel tremuoto in Lucania. (Salmo)
***La storia di una perla
***La tomba del poeta ai mani di Giulio Genoino
***La donna e l'amore. (Sull'urna d'una straniera)
***A Psiche
***Le due madri. (Idillio)
***Al sepolcro di un amico
***Pensieri poetici sulla eloquenza del foro penale. (Epistola a Federico Castriota Scanderberg)
***Addio a Giuseppe Verdi
***Rivederla!
***A G.S.V. avventurata e cortese educatrice di rosignuoli
***Ad un illustre ecclesiastico nell'offerirgli un esemplare del Cantico dei Cantici recato in versi italiani
***La fanciulla e l'artista. (Idillio)
***Selim-Bey. (Novella)
***Il viggianese. (A Marc-Monnier)
***Pel filo elettrico dei due mondi (cantico)
***Al rosignuolo
***La vita. (Ad un bambino)
***Le nozze e la tomba
***A S. Luigi Gonzaga
***L'orfano e il cielo. (Alla memoria di un trovatello)
***Un'ora
***Torre del Greco. (La notte dal 22 ai 23 settembre 1859)
***Sorrento o Torquato Tasso
***Il negro
***Ad una stella
***Il menestrello
***Il primo cadavere. (Sopra un cartone di Michele De Napoli)
***Al mio salice
***Epistola a Giuseppe De Blasiis
***Il fiore. (Canto nuziale)
***Ad Emma
***Ad una gentile giovinetta nel giorno delle sue nozze
***A Montecassino
***Il cocchio. (Ottave improvvisate)
***La pescatrice. (Per musica)
***Il moretto. (Improvviso)
***La preghiera del poeta
***La neve
***Romanza
***Sulla tomba di Alessandro Poerio
***Il Cantico dei Cantici recato in versi
****A Maria immacolata
****Il Cantico de' Cantici di Salomone
***Il Carmelo
*'''[[Margit Lindegård Solem]]'''
**Sono una donna norvegese
*'''[[Temistocle Solera]]'''
**Nabucodonosor
*'''[[Arrigo Solmi]]'''
**Il pensiero politico di Dante
**Storia del diritto italiano
*'''[[Michail Aleksandrovič Šolochov]]'''
**Il placido Don
*'''[[Leonid Vasil'evich Solov'ev]]'''
**Il perturbatore della quiete
*'''[[Aleksandr Isaevič Solženicyn]]'''
**Arcipelago Gulag
**Come ricostruire la nostra Russia?
**Il primo cerchio
**Padiglione cancro
**Un giorno nella vita di Ivan Denisovič
*'''[[Somānanda]]'''
**Śivaḍṛṣti
*'''[[Luca Sommi]]'''
**Solo amore
*'''[[Stefano Sommier]]'''
**Note volanti sui Karaciai
**Un'estate in Siberia
*'''[[Jordan Sonnenblick]]'''
**L'arte di sparare balle
*'''[[Susan Sontag]]'''
**Io, eccetera
*'''[[Tony Soper]]'''
**La gabbia senza sbarre
*'''[[Albano Sorbelli]]'''
**Carducci e Oberdan
*'''[[Osvaldo Soriano]]'''
**Futbol
**La resa del leone
**Mai più pene né oblio
**Quartieri d'inverno
**Triste, solitario y final
**Un'ombra ben presto sarai
*'''[[Flavio Soriga]]'''
**Il cuore dei briganti
*'''[[Paolo Sorrentino]]'''
**Hanno tutti ragione
*'''[[Ersi Sotiropoulos]]'''
**Il sentiero nascosto delle arance
*'''[[Robert Southey]]'''
**Il funerale del povero
*'''[[Massimo Sozzi]]'''
**Mascalzone. Giochi di guerra. Niccioleta 1944
**Nero Fidelia
<span id="Sp"></span>
*'''[[Martin Spahn]]'''
**La lotta per la scuola in Francia ed in Germania
*'''[[Lazzaro Spallanzani]]'''
**Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino
*'''[[Piero Spalletti]]'''
**Esame di riparazione
*'''[[Vincenzo Spampanato]]'''
**Vita di Giordano Bruno: con documenti editi e inediti
*'''[[Nicholas Sparks]]'''
**Le pagine della nostra vita
**Le parole che non ti ho detto
*'''[[Bertrando Spaventa]]'''
**La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea
*'''[[Silvio Spaventa Filippi]]'''
**Carlo Dickens
**Jerome
*'''[[Eugenio Spedicato]]'''
**La strana creatura del caos: idee e figure del male nel pensiero della modernità
*'''[[Jonathan Spence]]'''
**Imperatore della Cina
*'''[[Sperone Speroni]]'''
**Dialogo delle lingue
*'''[[Adrienne von Speyr]]'''
**Dalla mia vita
**Esperienza di preghiera
**Il mistero della morte
**Il Verbo si fa carne
**L'ancella del Signore
**La confessione
**La luce e le immagini
**La missione dei profeti
**Le parabole del Signore
**Maria nella redenzione
*'''[[Steven Spielberg]]'''
**Incontri ravvicinati del terzo tipo
*'''[[John Spike]]'''
**Il giovane Michelangelo
*'''[[Mickey Spillane]]'''
**Il borsaiolo
**L'uomo che uccide
**La vendetta è mia
*'''[[Vittorio Spinazzola]]'''
**Dalla narrativa d'appendice al premio Nobel
**Il libro per tutti: saggio sui "Promessi Sposi"
**Il romanzo antistorico
**Pinocchio & C,
*'''[[Erica Spindler]]'''
**Il giustiziere
*'''[[Domenico Spinelli]]'''
** Sulla impropria denominazione Aes Grave data a tutta la moneta fusa
*'''[[Gastone Silvano Spinetti]]'''
**Civiltà in crisi
*'''[[Antonio Spinosa]]'''
**Starace
*'''[[Baruch Spinoza]]'''
**Trattato sull'emendazione dell'intelletto
**Breve trattato su Dio, l'uomo e il suo bene
**Principi della filosofia di Cartesio
**Riflessioni metafisiche
**Trattato teologico-politico
**[[Ethica]]
**Trattato politico
**Epistolario
**Lettere sugli spiriti
*'''[[Norman Spinrad]]'''
**Un oggetto di pregio
*'''[[Lorenzo Spirito Gualtieri]]'''
**Altro Marte
**Libro delle sorti
*'''[[Heinz Sponsel]]'''
**Una traccia di 100.000 anni
*'''[[L. Sprague de Camp]]'''
**Le pietre di Nomuru
**Serpenti per posta
*'''[[Howard Spring]]'''
**Figlio, figlio mio
*'''[[Anton Springer]]'''
**Manuale di storia dell'arte
*'''[[Nancy Springer]]'''
**Non guardarti indietro
*'''[[Bruce Springsteen]]'''
**[[Born to Run (autobiografia)|Born to Run]]
*'''[[Johanna Spyri]]'''
**Heidi
<span id="Sq"></span>
<span id="Sr"></span>
<span id="Ss"></span>
<span id="St"></span>
*'''[[Edward St Aubyn]]'''
**I Melrose
*'''[[Margaret St. Clair]]'''
**I danzatori di Noyo
**I dolori delle streghe
**La famiglia
**La perfezionista
*'''[[Lili St. Crow]]'''
**Il diario degli angeli
*'''[[Brian Stableford]]'''
**Il proiettile magico
*'''[[Henry De Vere Stacpoole]]'''
**La laguna azzurra
*'''[[Madame de Staël]]'''
**Sulla maniera e la utilità delle Traduzioni
*'''[[Jean Stafford]]'''
**Il puma
*'''[[Friedrich Julius Stahl]]'''
**Storia della filosofia del diritto
*'''[[Hermann Stahl]]'''
**Emanuela
*'''[[Christopher Stasheff]]'''
**Torna con la tua tuta spaziale... o su di essa
*'''[[Fabio Stassi]]'''
**L'ultimo ballo di Charlot
*'''[[Karl Georg Christian von Staudt]]'''
**Geometria di posizione
*'''[[Publio Papinio Stazio]]'''
**La Tebaide
*'''[[Danielle Steel]]'''
**Fulmini
**Una perfetta sconosciuta
**Una preghiera esaudita
*'''[[Antonio Steffenoni]]'''
**Inseguendo le note di un tango
**Meglio andare lontano
**Ragazze
**Vietato giocare con la palla
*'''[[Garth Stein]]'''
**Corvo rubò la luna
**L'arte di correre sotto la pioggia
*'''[[Gertrude Stein]]'''
**Autobiografia di tutti
**La buona Anna
*'''[[John Steinbeck]]'''
**Al Dio sconosciuto
**Furore
**L'inverno del nostro scontento
**La luna è tramontata
**La valle dell'Eden
**Le gesta di re Artù
**Pian della Tortilla
**Red Pony
**Vicolo Cannery
*'''[[George Steiner]]'''
**Il correttore
**Una certa idea di Europa
*'''[[Rudolf Steiner]]'''
**Considerazioni esoteriche su nessi karmici
**Gerarchie spirituali
**L'iniziazione
**La filosofia della Libertà
**La saggezza dei Rosacroce
**Le opere scientifiche di Goethe
**Teosofia
*'''[[Gian Antonio Stella]]'''
**La casta (con Sergio Rizzo)
**Negri froci giudei & Co.
*'''[[Stendhal]]'''
**I Cenci
**Il rosso e il nero
**La badessa di Castro
**La Certosa di Parma
**La duchessa di Paliano
**Lucien Leuwen
**Roma, Napoli e Firenze
**San Francesco a Ripa
**Vanina Vanini
**Vita di Rossini
**Vittoria Accoramboni
*'''[[James Stephens]]'''
**I semidei
*'''[[Neal Stephenson]]'''
**Argento vivo
**Snow Crash
*'''[[Bruce Sterling]]'''
**Cronache del Basso Futuro
***La nostra Chernobyl neurale
***Il Compassionevole, il Digitale
***Jim e Irene
***La spada di Damocle
***Le guerre del Golfo
***Le rive della Boemia
***Il proiettile morale
***L'Impensabile
***Vediamo le cose in maniera diversa
***Hollywood Cremlino
***Siete a favore o contro la 486?
**La matrice spezzata
*'''[[Chevy Stevens]]'''
**Scomparsa
*'''[[Shane Stevens]]'''
**Io ti troverò
*'''[[Robert Louis Stevenson]]'''
**Catriona
**Elogio dell'ozio
**Emigrante per diletto
**Gli accampati di Silverado
**Gli allegri compari
**Il diavolo nella bottiglia
**Il ladro di cadaveri
**Il Master di Ballantrae
**Il padiglione sulle dune
**Il Principe Otto
**Il sire della porta di Malétroit
**Janet la storta
**L'isola del tesoro
**La freccia nera
**La Provvidenza e la chitarra
**La spiaggia di Falesà
**Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde
**Markheim
**Nei mari del Sud
**Olalla
**Rapito
**Un alloggio per la notte
**Viaggi con un asino nelle Cévennes
**Weir di Hermiston
*'''[[Ian Stewart]]'''
**Come tagliare una torta
*'''[[Maggie Stiefvater]]'''
**Destiny
**Whisper
*'''[[Adalbert Stifter]]'''
**Abdia
*'''[[Ljudmil Stojanov]]'''
**Colera
**Mehmed Sinap
*'''[[Bram Stoker]]'''
**Dracula
**Il gioiello delle Sette Stelle
**Il paese del tramonto
**Il segreto dei capelli d'oro
**L'ospite di Dracula
*'''[[Leopold Stokowski]]'''
**La musica per tutti
*'''[[Irving Stone]]'''
**Brama di vivere
*'''[[Theodor Storm]]'''
**La città sul mare
**Mio cugino Cristiano
*'''[[Rebecca Stott]]'''
**Il codice di Newton
*'''[[Rex Stout]]'''
**Abbiamo trasmesso
**La guardia al toro
**Sei per uno
**Vicolo cieco
*'''[[Harriet Beecher Stowe]]'''
**La capanna dello zio Tom
*'''[[Lytton Strachey]]'''
**La regina Vittoria
*'''[[Giovanni Francesco Straparola]]'''
**Le piacevoli notti
*'''[[Peter Straub]]'''
**Il regno dei cieli
**Rosa azzurra
*'''[[Craig Strete]]'''
**Madre di stoffa, cuore di orologio
*'''[[Enzo Striano]]'''
**Il resto di niente
*'''[[Brad Strickland]]'''
**Le ombre
*'''[[Whitley Strieber]]'''
**Billy
**Fuoco impuro
**L'ombra del gatto
**Majestic
**Wolfen
*'''[[August Strindberg]]'''
**Gli isolani di Hemsö
**La sala rossa
**Solo
*'''[[Charles Stross]]'''
**Palinsesto
*'''[[Jonathan Stroud]]'''
**L'anello di Salomone
*'''[[Elizabeth Strout]]'''
**Le dodici tribù di Hattie
**Mi chiamo Lucy Barton
**'Olive, ancora lei
**Olive Kitteridge
**Tutto è possibile
*'''[[Julian Stryjkowski]]'''
**Il sogno di Asril
*'''[[Theodore Sturgeon]]'''
**Cristalli sognanti
**E pluribus unicorn
***La Sorgente dell'Unicorno
***Parsifal
***Tiny e il Mostro
***Non era Syzygy
***Unisci e impera
***La musica
***Cicatrici
***La bambola
***La Bestia che ride
***Compagno di cella
***L'altro sesso
***I fantasmi di Grove Street
***Cambiapelle
***Procedimento Artnaer
**La parentesi felice
**Le mani di Bianca
***Fluffy
***L'orsacchiotto del Professore
***Muori, Maestro, muori!
***Il tuono e le rose
***Gli inseparabili
***Come uccidere la zietta
***La danza del cactus
***Un piatto di solitudine
***Così bello!
***I figli dei commedianti
***Le mani di Bianca
**Luci e nebbie
***Unirsi e vincere
***L'ultima risata
***Il giocattolo di Mewhu
***Uragano
***L'hurkle è un animale felice
***Il tuono e le rose
***Chi?
***Tiny e il mostro
***Via di casa
**Medusa, e altri dèi
***Piccolo grande dio
***Medusa
***Presenza di spirito
***Colabrodo
***Bambino prodigio
***Un'ombra sul muro
***Twink
***Frammento luminoso
**Nascita del superuomo
**Nonnina non fa la calza
**Orbite perdute
***Estrapolazione
***Il prezzo dell'amore
***Fate spazio
***Il cuore
***Mondo d'incubi
**Venere più X
*'''[[Jacques Charles François Sturm]]'''
**Corso di meccanica
<span id="Su"></span>
*'''[[Fiorentino Sullo]]'''
**Il tempo storico della costituente
*'''[[Giorgio Summaripa]]'''
**Martirio di Simone da Trento
**Processo contro il re di Francia
**Sentenza contra gli hebrei
*'''[[Anthony Summers]]'''
**La vita segreta di J. Edgar Hoover
*'''[[Sun Tzu]]'''
**L'arte della guerra
*'''[[Carola Susani]]'''
**Rospo
*'''[[Patrick Süskind]]'''
**Il profumo
**Ossessioni
***L'assillo della profondità
***Una sfida
***Il testamento di Maître Mussard
***''Amnesia in litteris''
*'''[[Leonard Susskind]]'''
**La guerra dei buchi neri
*'''[[Martin Suter]]'''
**Com'è piccolo il mondo!
*'''[[Kōji Suzuki]]'''
**Dark water
***Prologo
***Corpi galleggianti
***Isola solitaria
***L'abbraccio
***Una crociera da sogno
***Alla deriva
***Acquerelli
***La foresta in fondo al mare
***Epilogo
**Loop
**Ring
**Spiral
<span id="Sv"></span>
*'''[[Svetonio]]'''
**Cesare
*'''[[Italo Svevo]]'''
**Argo e il suo padrone
**Commedie
***Le ire di Giuliano
***Le teorie del conte Alberto
***Il ladro in casa
***Una commedia inedita
***Prima del ballo
***La verità
***Terzetto spezzato
***Atto unico
***Un marito
***L'avventura di Maria
***Inferiorità
***Con la penna d'oro
***La rigenerazione
**Corto viaggio sentimentale
**I racconti
***La tribù
***Il malocchio
***La buonissima madre
***La madre
***Orazio Cima
***Giacomo
***Marianno
***Cimutti
***In serenella
***L'avvenire dei ricordi
***Incontro di vecchi amici
***La morte
***Proditoriamente
***Un contratto
***Le confessioni del vegliardo
***Umbertino
***Il mio ozio
**L'assassinio di Via Belpoggio
**La coscienza di Zeno
**La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
**Senilità
**Una burla riuscita
**Una vita
<span id="Sw"></span>
*'''[[Leonie Swann]]'''
**Il lupo Garou
*'''[[Peter Swanson]]'''
**Quelli che meritano di essere uccisi
*'''[[Michael Swanwick]]'''
**Il margine del mondo
*'''[[Vikas Swarup]]'''
**Le dodici domande
*'''[[Jonathan Swift]]'''
**I viaggi di Gulliver
**Istruzioni alla servitù
<span id="Sx"></span>
<span id="Sy"></span>
*'''[[Philip Sydney]]'''
**Sleep
*'''[[Paolo Sylos Labini]]'''
**La crisi italiana
**Le classi sociali negli anni '80
**Saggio sulle classi sociali
<span id="Sz"></span>
*'''[[Magda Szabó]]'''
** L'altra Ester
** La Porta
*'''[[Wisława Szymborska]]'''
**25 poesie
5v1qlwqoipiobeje4wipuo9bdcld10y
Louis de Rouvroy de Saint-Simon
0
18284
1428202
766924
2026-10-03T06:37:39Z
Spinoziano
2297
piccole sistemazioni
1428202
wikitext
text/x-wiki
[[File:Louis de Rouvroy duc de Saint-Simon.jpg|thumb|Louis de Rouvroy de Saint-Simon]]
'''Louis de Rouvroy de Saint-Simon''' (1675 – 1755), scrittore francese.
==Citazioni di Louis de Rouvroy de Saint-Simon==
*{{NDR|[[Luigi XIV di Francia]]}} Con un calendario e un orologio, era possibile, a trecento leghe di distanza, dire con precisione cosa facesse. (da ''Parallele des trois premiers rois bourbons'')
==''La Corte del Re Sole''==
===[[Incipit]]===
Sono nato la notte dal 15 al 16 gennaio 1675, da Claudio duca di Saint-Simon, pari di Francia, e dalla sua seconda moglie Carlotta de L'Aubépine, unico di questo secondo matrimonio. Da Diana di Budos, prima moglie, mio padre aveva avuto una sola figlia e nessun maschio, e l'aveva maritata al duca di Brissac, pari di Francia, unico fratello della duchessa di Villeroy, Ella era morta nel 1684 senza figli, da molto tempo separata dal marito, che non la meritava, e nel suo testamento mi aveva nominato suo erede universale.<br />Portavo il nome di vicedomino di Chartres, e venni educato con cura e molta attenzione. Mia madre, che vantava numerose virtù e molto spirito, si preoccupò della mia formazione intellettuale e fisica; temeva per me la sorte dei giovani che credono sicura la loro fortuna, e si trovano padroni di sé molto presto. Mio padre nato nel 1606, non poteva vivere abbastanza per impedirmi questa disgrazia, e mia madre mi ricordava continuamente la pressante necessità, per un giovane di valere qualche cosa entrando nel mondo del suo signore, figlio d'un favorito di Luigi XII cui tutti gli amici erano morti e impossibilitati ad aiutarlo, e d'una madre che, dalla sua prima gioventù, cresciuta presso la vecchia duchessa d'Angoulême sua parente, nonna materna del duca di Guisa, maritata a un uomo di età, non aveva mai visto che i loro vecchi amici e amiche, ed era invecchiata prima del tempo.
===Citazioni===
*La perdita di due illustri uomini fece più rumore che quella delle due dame [la marchesa di Saint-Simon e la duchessa d'Uzè]: di La Fontaine, così noto per le sue favole e i sui racconti, e tuttavia così noioso in conversazione; e di Mignard, tanto illustre per il suo pennello. Aveva una figlia di una bellezza perfetta, ed era costei che più volentieri dipingeva; e l'ha ripetuta in parecchi di quei magnifici quadri storici che ornano la grande galleria di Versailles e i due saloni, e che hanno avuto non poca parte nell'irritare tutta l'Europa contro il re, e a unirla ancor più contro di lui che contro il suo regno. (''La Fontaine e Mignard'', p. 75)
*Un avvenimento che il granduca [di Toscana] comunicò a Monsieur, sorprese estremamente tutti coloro che a Parigi e alla corte avevano conosciuto Caretti, un italiano che vi aveva soggiornato luno tempo e che guadagnava denaro facendo l'empirico. I suoi rimedi ebbero qualche successo, i medici, gelosi come al solito, gli mossero ogni sorta di querele e poi di raggiri, per non farlo riuscire, e si avvantaggiarono tanto che poterono dei pessimi successi che gli capitarono. (''Caretti, empirico'', p. 107)
*Quasi nello stesso tempo perdemmo il celebre Racine, tanto conosciuto per le sue belle opere teatrali. Nessuno aveva intelligenza più profonda e più aperta, né più piacevolmente volta: niente del poeta nel suo commercio, ma tutto dell'onesto uomo, dell'uomo modesto, e verso la fine della sua esistenza, dell'uomo dabbene. (''Morte di Racine'', p. 109)
*Il cardinale Bonzi morì a Montpellier verso la metà di luglio di quell'anno, a settantatré anni. Era arcivescovo di Narbona, con cinque abbazie, e commendatore dell'Ordine: e il cardinale Portocarero ebbe il suo posto, assicuratogli in anticipo, col permesso, nell'attesa, di portare il nastro azzurro. I Bonzi sono delle prime famiglie di Firenze; spesso hanno avuto le più alte e ragguardevoli cariche della repubblica, e alleanze dirette coi Medici. Fu un Bonzi vescovo di Terracina che fece il matrimonio di Caterina de' Medici, e che con gli Strozzi condusse suo zio, un Bonzi ottenne il vescovado di Béziers che è stato posseduto da sei Bonzi, di zio in nipote, dei quali due sono stati cardinali. (''Il cardinale Bonzi'', p. 177)
*La Chiesa e il secolo persero nello stesso tempo i due prelati che fossero insieme per l'una e per l'altro di maggior lume: il famoso Bousset, vescovo di Meaux, da una parte, e il celebre cardinale di Fürstember dall'altra, entrambi troppo conosciuti perché io abbia qualcosa da dire di questi due uomini tanto grandemente e diversamente illustri; il primo sempre da rimpiangere, come lo fu universalmente, e le cui grandi opere facevano vergognare, alla sua età così avanzata, la robusta maturità dei vescovi, dei dottori, dei sapienti più istruiti e laboriosi. L'altro, dopo di aver lungamente agitato e interessato tutta l'Europa, era diventato da lunga pezza un peso inutile ala terra. (''Bousset'', p. 183)
*Niente uguagliava lo splendore della contessa di Soissons, dalla quale il re né prima né dopo il matrimonio non si staccava un momento; padrona della corte, signora delle feste e delle grazie, intanto che il timore di dividerne l'imperio con le amanti, la gettò nella Follìa che la fece cacciare con Vardes e il conte di Guiche, la cui storia è troppo nota e troppo vecchia per raccontarla qua. (''Olimpia Mancini'', p. 219)
==Bibliografia==
*Louis de Rouvroy de Saint-Simon, ''La Corte del Re Sole'', traduzione di Renato Giani, Editoriale Romana, Roma, 1944.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Saint-Simon, Louis de Rouvroy de}}
[[Categoria:Scrittori francesi]]
rp2fnzl8vgv6ndjxjf1oinmf744gyw5
Nightmare 3 - I guerrieri del sogno
0
19814
1428216
1309231
2026-10-03T08:24:14Z
~2026-53086-67
108561
/* Frasi */
1428216
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloalfabetico= Nightmare 03
|titoloitaliano = Nightmare III: I guerrieri del sogno
|immagine =
|genere = horror
|regista = [[Chuck Russell]]
|sceneggiatore = [[Wes Craven]], [[Frank Darabont]], [[Chuck Russell]], [[Bruce Wagner]]
|attori =
* [[Heather Langenkamp]]: Nancy Thompson
* [[Craig Wasson]]: Dr. Neil Gordon
* [[Patricia Arquette]]: Kristen Parker
* [[Robert Englund]]: Freddy Krueger
* [[Ken Sagoes]]: Roland Kincaid
* [[Rodney Eastman]]: Joseph 'Joey' Crusel
* [[Jennifer Rubin]]: Taryn White
* [[Bradley Gregg]]: Phillip Anderson
* [[Ira Heiden]]: William 'Will' Stanton
* [[Laurence Fishburne]]: Max Daniels
* [[Penelope Sudrow]]: Jennifer Caulfield
* [[John Saxon]]: Lt. Donald Thompson
* [[Nan Martin]]: Sorella Mary Helena / Amanda Krueger
|doppiatori italiani =
* [[Silvia Tognoloni]]: Nancy Thompson
* [[Sergio Di Stefano]]: Neil Gordon
* [[Pierangelo Caneva]]: Freddy Krueger
* [[Stefano Mondini]]: Roland Kincaid
* [[Cristina Boraschi]]: Taryn White
* [[Vittorio De Angelis]]: Phillip Anderson
* [[Fabrizio Manfredi]]: William ‘Will’ Stanton
* [[Michele Gammino]]: Max Daniels
* [[Claudia Catani]]: Jennifer Caulfield
* [[Luciano De Ambrosis]]: Lt. Donald Thompson
* [[Francesca Palopoli]]: Sorella Mary Helena / Amanda Krueger
}}
'''''Nightmare III: I guerrieri del sogno''''', film statunitense del 1987 con [[Robert Englund]], regia di [[Chuck Russell]].
{{tagline|Se pensi di uscirne vivo, stai sognando}}
==[[Incipit]]==
{{Incipit film}}
Sonno... Quei piccoli squarci di morte. Come li odio. ('''[[Edgar Allan Poe]]''')
==Frasi==
{{cronologico}}
* È qui che lui vuole che noi restiamo. ('''Bambina''')
* Freddy è tornato. ('''Bambina''')
* Ti ucciderò! ('''Freddy Krueger''')
* Contenta Jennifer? I tuoi sogni stanno per realizzarsi! Non volevi entrare in televisione? ('''Freddy Krueger''') {{NDR|Poco prima di uccidere Jennifer infilandole la testa nel televisore}}
:''This is it, Jennifer. Your big break in TV. Welcome to prime time, bitch!''
* Nei miei sogni io cammino, le gambe mi reggono! E nei miei sogni io sono un grande mago. ('''Will Stanton''')
* Nei miei sogni io sono bella... E spietata! ('''Taryn White''')
* Be', e allora, Joey? Ti piacciono i miei baci? ('''Freddy Krueger''') {{NDR|sotto le sembianze di un'infermiera}}
* Una ragazza del personale medico rimase accidentalmente richiusa qui durate un periodo di ferie, i malati la tennero nascosta per molti giorni. E in tutti quei giorni, non fecero che violentarla. Quando la trovarono era mezza morta. E incinta. Si chiamava Amanda... Krueger. ('''Sorella Mary Helena''')
* Lascialo andare, bastardo! {{NDR|Freddy si mette a graffiare un messaggio sul torso di Joey}} ...Oh mio dio! "Vienilo a prendere, puttana" ('''Nancy Thompson''')
* Ma ricorda: se la tua unica fede è la scienza, sarai tu ad essere sconfitto. ('''Sorella Mary Helena''') {{NDR|rivolta a Neil}}
* Sono qui, Freddy! Bastardo, ti ho già ammazzato una volta e posso farlo ancora! ('''Donald Thompson''') {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}
* Però... Ci sono riuscito! ('''Joey Crusel''')
==Dialoghi==
* '''Uomo alla radio''': Ancora due tentati suicidi questa notte, anche questa volta si tratta di ragazzi. Le autorità non sanno spiegare la strana epidemia che ha colpito i giovani della nostra città...<br/>'''Neil Gordon''': {{NDR|sarcastico}} Una buona notizia per cominciare bene la giornata...<br/>'''Max Daniels''': Già... Sta' a sentire dottore, ho una mia teoria per spiegare questi suicidi.<br/>'''Neil Gordon''': E che aspetti a dirla, ci serve la collaborazione di tutti!<br/>'''Max Daniels''': Ascolta, si tratta di cromosomi andati a male, marci. I genitori di questi ragazzi si facevano con l'acido.<br/>'''Neil Gordon''': È quello che sostiene la Simms: "è tutta colpa del sesso, della droga e del Rock and Roll".<br/>'''Max Daniels''': Per forza, sono le cose che danno sapore alla vita!
*'''Kristen Parker''': Cinque, sei, sette, un crocifisso tieni a mani strette... Sette e otto, non andremo a letto... D-Dieci... Dieci...<br/>'''Nancy Thompson''': ..."Non dormiremo più". Dove hai imparato questa filastrocca?
*'''Nancy Thompson''': {{NDR|sul modellino di cartapesta della casa 1428 a Elm Street}} Un tempo vivevo in questa casa! <br/>'''Kristen Parker''': È la casa che appare nei miei sogni...<br/>'''Nancy Thompson''': Kristen, ci eri mai riuscita prima? A far entrare qualcuno nei tuoi incubi?<br/>'''Kristen Parker''': Quando ero ancora piccola. Avrò avuto quattro, cinque anni. Se facevo un brutto sogno chiamavo papà, lo facevo entrare nel sogno e tutto finiva, poi me lo raccontava il mattino dopo... E io pensavo che l'avesse fatto lui! {{NDR|ride}}<br/>'''Nancy Thompson''': E quand'è che hai smesso?<br/>'''Kristen Parker''': Sempre da bambina, i miei genitori divorziarono e col tempo pensavo di aver immaginato tutto... Ma non era così.<br/>'''Nancy Thompson''': Tu hai delle facoltà incredibili!<br/>'''Kristen Parker''': L'uomo che incontro nei miei sogni... Esiste veramente?<br/>'''Nancy Thompson''': ...Sì, esiste.
*'''Dott.ssa Simms''': Non voglio più sentire simili discorsi! Per quanto tempo ancora giustificherete le vostre debolezze con i vostri sogni?<br/>'''Roland Kincaid''': E tu per quanto tempo ancora continuerai a dire stronzate?!
* '''Sorella Mary Helena''': Non ti vergognare di piangere... Questo è un luogo di dolore. Che religione professi?<br/>'''Neil Gordon''': ...Quella della scienza.<br/>'''Sorella Mary Helena''': Una triste scelta.<br/>'''Neil Gordon''': Sì, perché a volte non ci offre spiegazioni... Mi sembra di averla già vista, Suor..?<br/>'''Sorella Mary Helena''': Mary Helena.<br/>'''Neil Gordon''': Mi dica, lei è volontaria all'ospedale?<br/>'''Sorella Mary Helena''': Vengo di tanto in tanto se serve la mia opera.<br/>'''Neil Gordon''': ...Era mio dovere salvarli.<br/>'''Sorella Mary Helena''': Solo una cosa può salvare i ragazzi... Quello spirito inquieto deve finalmente trovare pace. La sua presenza è un insulto a [[Dio]] e agli uomini.
* '''Nancy Thompson''': Io so chi cerca di uccidervi.<br/>'''Roland Kincaid''': Non mi fai ridere, è spirito macabro.<br/>'''Nancy Thompson''': ...In testa porta un cappello marrone. È orribilmente ustionato e al posto delle dita ha dei rasoi.<br/>'''Taryn White''': Ma chi può essere?<br/>'''Nancy Thompson''': Si chiama Freddy Krueger. Ammazzava i bambini prima di essere ucciso. Ma da morto... È diventato qualcosa di peggio. Sei anni fa ha ucciso i miei amici e ha quasi ammazzato anche me.<br/>'''Will Stanton''': E perché adesso vuole anche noi?<br/>'''Taryn White''': Già, che cosa gli abbiamo fatto?<br/>'''Nancy Thompson''': Voi niente... Ma i vostri genitori insieme con i miei lo hanno bruciato vivo e ora noi paghiamo per le loro colpe... Siamo gli ultimi sopravvissuti dei bambini che abitavano a Elm Street.<br/>'''Will Stanton''': I miei genitori? M-Ma è pazzesco, non mi hanno mai detto niente!<br/>'''Taryn White''': {{NDR|sarcastica}} Strano, è il genere di cose che si raccontano ai bambini: "Buonanotte amore, di' le preghiere, oh, dimenticavo: papà ed io abbiamo appena bruciato un maniaco omicida"!
* '''Nancy Thompson''': Non voglio prendervi in giro, chi viene con me rischia la vita... Ma è l'ultima possibilità che ci si offre.<br/>'''Will Stanton''': Io ci sto.<br/>'''Taryn White''': Anch'io.<br/>'''Roland Kincaid''': Andiamo a dare a quel porco tutti i calci in culo che si merita!
:''Let's go kick the motherfucker's ass all over dreamland.''
* '''Freddy Krueger''': Will! Sembri stanco. Siediti...<br/>'''Will Stanton''': No, grazie. Anche così sto benissimo!<br/>'''Freddy Krueger''': Per ora, forse. Ma quando ti sveglierai ti sentirai stanco... Ecco la tua sedia, accomodati! {{NDR|gli fa andare addosso una sedia a rotelle spinata, che Will schiva in tempo}} O puoi fare a meno di questa sedia?<br/>'''Will Stanton''': Sono un grande mago... Io sono un grande mago! {{NDR|si alza in piedi e fa esplodere la sedia con la magia, [[Ultime parole dai film|ultime parole]]}} In nome di Errik il principe degli elfi, scompari, demonio! {{NDR|lancia una scarica energetica su Freddy}}<br/>'''Freddy Krueger''': Argh! {{NDR|afferra Will}} Mi dispiace, ragazzino, ma io non credo alle favole! {{NDR|lo infilza al cuore con il guanto artigliato}}
* '''Kristen Parker''': Ha più forza! <br/>'''Nancy Thompson''': Non è mai stato così potente!<br/>'''Freddy Krueger''': Eh eh eh... Hai ragione, sono le anime dei bambini che mi danno forza! {{NDR|si strappa il maglione rivelando il torso ricoperto di facce urlanti}} Ho ancora posto per voi!
* '''Donald Thompson''': Nancy... <br/>'''Nancy Thompson''': Papà...<br/>'''Donald Thompson''': Freddy non ritornerà, principessa.<br/>'''Nancy Thompson''': Non tornerà? Che vuoi dire?<br/>'''Donald Thompson''': Io non potevo andarmene senza rivederti! Perdonami per quello che ti ho fatto... Ti voglio tanto bene. Non dimenticarmi, principessa.<br/>'''Nancy Thompson''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Anch'io ti voglio bene! {{NDR|si abbracciano}}<br/>'''Freddy Krueger''' {{NDR|infilza Nancy con il guanto artigliato, rivelando di essere Freddy}}: Muori!!!
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{Nightmare}}
[[Categoria:Film horror]]
idf5kdkuklp559bek78p6bue91t3scb
Gertrud von Le Fort
0
22217
1428197
1076094
2026-10-03T06:25:48Z
Spinoziano
2297
wlink
1428197
wikitext
text/x-wiki
[[File:Gertrud v Le Fort c1935.jpg|thumb|Gertrud von Le Fort]]
'''Gertrud von Le Fort''' (1876 – 1971), scrittrice, poetessa e saggista tedesca.
==''Colei che fu bandita''==
===[[Incipit]]===
Io non l'ho vista mai, in tutte le volte che da giovane venivo in visita a Golzow, e nemmeno ho parlato mai a nessuno che potesse dire di averla vista, sebbene sapessi che nel villaggio vi era chi pretendeva che l'aveva veduta. Tuttavia il popolo, a cui capitano tali visioni, ha una profonda riluttanza a parlarne; fu solo molti anni dopo che aprì bocca, ma questo appartiene alla fine della nostra storia, non al principio.
===Citazioni===
*Non aver casa deve essere una cosa orribile, la cosa più orribile che ci sia. (p. 18)
*Che cos'è un [[nemico]] vinto? Un nemico vinto può ritornare; quel che conta è ammazzarlo! (p. 31)
*[[Dio]] è una fonte perenne; nessuno la può prosciugare. (p. 142)
*Chi muore nell'[[Amore e morte|amore]], si deve seppellire in Dio. (p. 195)
==Bibliografia==
*Gertrud von Le Fort, ''Colei che fu bandita'' (''Geloeschte Kerzen''), traduzione di Enzo Jemma, Edizioni Paoline, Vicenza 1965.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Le Fort, Gertrud von}}
[[Categoria:Scrittori tedeschi]]
[[Categoria:Poeti tedeschi]]
eeyc6av99y03xqwmmh27bk55aphqf7l
1428217
1428197
2026-10-03T09:07:41Z
Spinoziano
2297
+1
1428217
wikitext
text/x-wiki
[[File:Gertrud v Le Fort c1935.jpg|thumb|Gertrud von Le Fort]]
'''Gertrud von Le Fort''' (1876 – 1971), scrittrice, poetessa e saggista tedesca.
==Citazioni di Gertrud von Le Fort==
*Quando [[Gesù|Cristo]] è presente, non ci sono [[Vittoria e sconfitta|né vincitori né vinti]], ma solo uomini riconciliati.<ref>Da ''La corona degli angeli''; citato in [[Domenico Porzio]] (a cura di), ''Incontri e scontri col Cristo'', Ferro, Milano, 1971, vol. I, p. 305.</ref>
==''Colei che fu bandita''==
===[[Incipit]]===
Io non l'ho vista mai, in tutte le volte che da giovane venivo in visita a Golzow, e nemmeno ho parlato mai a nessuno che potesse dire di averla vista, sebbene sapessi che nel villaggio vi era chi pretendeva che l'aveva veduta. Tuttavia il popolo, a cui capitano tali visioni, ha una profonda riluttanza a parlarne; fu solo molti anni dopo che aprì bocca, ma questo appartiene alla fine della nostra storia, non al principio.
===Citazioni===
*Non aver casa deve essere una cosa orribile, la cosa più orribile che ci sia. (p. 18)
*Che cos'è un [[nemico]] vinto? Un nemico vinto può ritornare; quel che conta è ammazzarlo! (p. 31)
*[[Dio]] è una fonte perenne; nessuno la può prosciugare. (p. 142)
*Chi muore nell'[[Amore e morte|amore]], si deve seppellire in Dio. (p. 195)
==Note==
<references/>
==Bibliografia==
*Gertrud von Le Fort, ''Colei che fu bandita'' (''Geloeschte Kerzen''), traduzione di Enzo Jemma, Edizioni Paoline, Vicenza 1965.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Le Fort, Gertrud von}}
[[Categoria:Scrittori tedeschi]]
[[Categoria:Poeti tedeschi]]
satfznkidgl15imkzefr3qr2h5g94qm
Georg Kerschensteiner
0
25016
1428163
1256231
2026-10-02T18:01:30Z
Eumolpo
789
ortografia
1428163
wikitext
text/x-wiki
[[File:WP Georg Kerschensteiner.jpg|thumb|Georg Kerschensteiner]]
'''Georg Kerschensteiner''' (1854 – 1932), pedagogista ed educatore tedesco.
==Citazioni di Georg Kerschensteiner==
*È meglio per il carro della scuola procedere sulle antiche sicure rotaie, che non inerpicarsi, per una completamente erronea interpretazione dell'idea della scuola del lavoro, su per strade rischiose che mandino tutto il carro in malora. (da ''Avvertenza alla sesta edizione di "Il concetto della scuola del lavoro"'', Monaco, Pasqua del 1925)
*Le [[Idea|idee]] allora soltanto diventano realtà vivente quando, medidate veramente a fondo, in forme concrete e adatte alle condizioni dei tempi, sono in grado di dimostrare alla prova pratica la loro capacità di attuazione. (da ''Avvertenza alla prima edizione di "Il concetto della scuola del lavoro"'', Monaco, dicembre 1911)
==''Il concetto della scuola del lavoro''==
===[[Incipit]]===
La [[istruzione pubblica|scuola pubblica]], sulla fine del secolo XVIII e nel corso del XIX, è diventata in [[Germania]] uno strumento dell'amministrazione statale per determinati fini dello Stato.<br>La Germania medievale non conosceva un pubblico organismo educativo dello Stato. Questo lasciava ad altre associazioni la cultura dello sviluppo spirituale. Ora invece esso introduceva l'obbligo scolastico, almeno per la scuola popolare, e dava perciò un'espressione legale alla determinazione del fine statale di questa.
===Citazioni===
*La vita dell'uomo si svolge in un succedersi di [[Fine|fini]]. Certo, anche nell'adulto si dànno ancora ore di un'attività che è libera da ogni fine consapevolmente posto; ma esse costituiscono solo delle pause del moto indefesso del congegno della nostra natura spirituale teologicamente ordinata. Ogni fine, che noi ci poniamo, ha la tendenza a spingere verso la sua attuazione. (p. 9)
*Quanto più alto è il valore d'un [[fine]] nella nostra coscienza, con tanto maggior energia noi ci sforziamo di tradurlo in realtà. (p. 9-10)
*Appena tutti gli uomini ricerchino il più alto [[fine]] soltanto in un bene che è indipendente da tutte le condizioni esterne, da ogni lavoro comune, da ogni scambio comunque ordinato, viene a mancare anche la possibilità ch'essi raggiungano mai codesto fine. (p. 10)
*Una universale permanente volontà, che ciascuno viva di sé solo e per sé solo, è impensabile, poiché l'esperienza ben presto dimostrerebbe la sua incapacità di raggiungere il fine. (p. 11)
*Dall'esigenza che il supremo bene sia un [[fine]] universalmente riconosciuto consegue senz'altro che nel lavoro per il fine universale ciascuno deve anche trovare il suo proprio soddisfacimento e ciascuno deve ubbidire alle massime mediante le quali si attende che il fine universale sia raggiunto. (p. 12)
*Ogni [[fine]] relativo all'individuo in tanto è giustificato in quanto può esser voluto come parte del fine universale. (p. 12)
*La migliore [[educazione]] è quella che rende sempre più inutile l'educatore stesso. (p. 15)
*[[Hugo Gaudig|Gaudig]] cerca il fine concreto nell'«idealità del proprio io». Ma anche con ciò non è ancora dato un contenuto. Di ciò ha coscienza Gaudig. Nella rivista ''Pädagogische Psychologie'' egli cerca di fissare questo contenuto. Ma ciò ch'egli quivi descrive è soltanto l'«uomo perfetto», non la «specifica» e sempre «imperfetta» personalità. Tuttavia, quando si pone come fine l'educazione alla personalità, che molto esattamente è designata come «idealità dell' ''io''», dev'esser ben chiaro che questo «''io'' ideale», concepito come l'uomo perfetto sotto ogni riguardo, non può essere un fine universale. (p. 16)
*Gaudig ha combattuto l'esigenza di una sistematica educazione manuale degli alunni della scuola popolare proprio col singolare motivo che il maggior numero delle future professioni dei nostri fanciulli del popolo non abbisognano di uno svolgimento sistematico delle abilità manuali, e che le professioni che trarrebbero vantaggio da una tale sistematica cura possono trarsi d'impaccio anche senza una così vastavpreparazione scolastica. (p. 60)
*{{NDR|Gaudig}} Egli non ha affatto veduto il valore formativo assolutamente preponderante del lavoro manuale tecnico-costruttivo allo scopo di preparare all'autoesame e alla oggettività. (p. 60)
*Ad [[Aloys Fischer]] non è certo ignoto l'inguaribile dilettantismo cui proprio gli apostoli della spontanietà dan libero corso nelle loro scuole popolari sperimentali, con disprezzo completo dell'autoesame e dell'atteggiamento oggettivo. (p. 60-61)
*[[Aloys Fischer]], nella sua psicologia del lavoro, ha pienamente ragione allorché indica come autoattività quella forma di attività che<br>''a'') trae la sua origine dal libero ''io'',<br>''b'') è un'espressione dello stesso ''io'', e<br>''c'') reagisce con efficacia formativa sullo stesso ''io''. (p. 61)
*[[Paul Natorp|Natorp]] cerca nel lavoro e nella comunità del lavoro il nòcciolo e il punto centrale della formazione morale, dal momento che, com'egli afferma la prima virtù della vita sociale, la giustizia, s'impara soltanto colla diretta partecipazione alla comunità stessa. (p. 70-71)
*Il senso della scuola del lavoro è questo: cavar fuori, con un minimo di materiale di sapere, un massimo di abilità, di attitudini e di gusto del lavoro al servizio della coscienza civile. (p. 107)
==Citazioni su Georg Kerschensteiner==
*Il concetto della scuola di lavoro non è che un aspetto del suo pensiero e non si comprende nella sua vera essenza e fisionomia, e in tutte le sue conseguenze, se non lo si coglie nella viva articolazione di tutta la dottrina etico-pedagogica del Kerschensteiner, anzi della visione ch'egli ha conquistata del fatto stesso della ''cultura'' in generale, cioè in ultima analisi, della vita dello spirito. ([[Giovanni Calò]])
*Il Kerschensteiner merita di vivere durabilmente tra le poche figure veramente rappresentative di questa fase critica, e ricca di germi, dell'educazione contemporanea. ([[Giovanni Calò]])
*L'istruzione professionale dovrebbe, secondo lui, rifiutare nettamente il dominio assoluto del principio dell'utile ed il mestiere dovrebe essere invece considerato come mezzo di formazione interiore dell'allievo o di autosviluppo della personalità. ([[Sergei Hessen]])
*La [[scuola]] elementare di [[John Dewey|Dewey]] e la scuola professionale di Cherschensteiner sono l'antecedente immediato del risorgere, nella pedagogia contemporanea, dell'ideale umanistico dell'istruzione. ([[Sergei Hessen]])
*Sappiamo che l'attuale meccanizzazione del lavoro provoca spesso la sua qualificazione, ben sentita da Kerschensteiner, creatore appunto della teoria della sintesi tra l'istruzione generale e quella professionale, quale ombra che andava sempre più oscurando la sua concezione pedagogica. ([[Sergei Hessen]])
==Bibliografia==
*Georg Kerschensteiner, ''Il concetto della scuola del lavoro'', traduzione di Giovanni Calò e Laura Calò Puccinelli, introduzione di [[Giovanni Calò]], Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1959.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Kerschensteiner, Georg}}
[[Categoria:Pedagogisti tedeschi]]
mslvl2cblaabnwgxo19ugdittqv453t
Alessandro Tassoni
0
33682
1428145
1343663
2026-10-02T14:27:47Z
Gaux
18878
Giulio Bertoni: citazioni su
1428145
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Alessandro Tassoni.jpg|thumb|Alessandro Tassoni]]
'''Alessandro Tassoni''' (1565 – 1635), scrittore e poeta italiano.
==Citazioni di Alessandro Tassoni==
*Direi adunque, che chi preme nello stile e nella bellezza del dire, dovesse affaticarsi in fare la scelta delle più belle voci e frasi, che si favellino e scrivano al presente, e non di [[Arcaismo|quelle, che l'uso ha dismesse]]: peroché come i vestimenti antichi, benché di grande fattura e spesa, non {{sic|piaciono}}, ma si conservano per memoria riposti; così delle parole antiche suole avvenire, che si conservano per memoria ne' loro autori, ma non s'adoprano.<ref>Da ''Dai pensieri diversi'', libro IX, ''Cose poetiche, istoriche e varie'', quesito XV, ''Se trecento anni sono meglio si scrivesse in volgare italiano o nell'età presente'', in ''Opere'', pp. [https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253/page/n295 290-291].</ref>
*''[[Modena]] è una città di Lombardia, | che nel pantan mezza sepolta siede; | ove si suol smerdar da capo a piede | chi s'imbatte a passar per quella via''.<ref>Da ''[[s:Rime (Tassoni)/Sopra Modena|Sopra Modena]]''; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/349|317]].</ref>
*{{NDR|Gli spagnoli}} Non durano insomma in Italia perché sieno migliori de' Francesi, ma perché sanno meglio occultare le loro passioni e i disegni loro: pagano la nobiltà italiana per poterla meglio strapazzare e schernire; stipendiano i forestieri per aver piede negli altrui stati; avari e rapaci, se il suddito è ricco; insolenti, s'egli è povero; insaziabili in guisa, che non basta loro né l'oriente, né l'occidente; infestano e sconvolgono tutta la terra, cercando miniere d'oro; corseggiano tutti i mari, tutte le isole mettono a sacco. Indarno si cerca mitigare la loro superbia con l'umiltà; le rapine chiamano proveccio, la tirannide ragion di stato; e saccheggiate e disertate che hanno le province, dicono di averle tranquillate e pacificate.<ref>Da ''Filippiche contra gli spagnuoli'', I, in ''Opere'', p. [https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253/page/352 352].</ref>
==''La Secchia rapita''==
===[[Incipit]]===
<poem>Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch'infiammò già ne' fieri petti umani
un'infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.
Febo che mi raggiri entro lo 'ngegno
l'orribil guerra e gl'accidenti strani,
tu che sai poetar servimi d'aio
e tiemmi per le maniche del saio.</poem>
===Citazioni===
*''E s'udian gli usignoli al primo albore | E gli asini cantar versi d'amore''. (I, 6)
*''La Sorte ed il Saper stanno in un vaso.'' (II, 62)
*{{NDR|Su [[Ferrara]]}} [...] la gran Donna del Po [...]. (V, 37)
*{{NDR|Il [[temporale]]}} ''Si spezzano le nubi e foco n'esce | che scorre i campi del celeste regno: | il foco e l'aria e l'acqua e 'l ciel si mesce; | non han più gli elementi ordine o segno; | s'odono orrendi tuoni, ognor più cresce | de' fieri venti il furibondo sdegno, | increspa e inlividisce il mar la faccia | e l'alza contra il ciel che lo minaccia.'' (X, 20)
*{{NDR|Venere}} ''Lascia Gaeta, e su per l'onda corre | tanto ch'arriva a [[Procida]] e la rade, | indi giugne a [[Pozzuoli|Puzzòlo]], e via trascorre, | Puzzòlo che di solfo ha le contrade | quindi s'andava in Nisida a raccorre, | e a [[Napoli]] scopría l'alta beltade: | onde dal porto suo parea inchinare | la Regina del mar, la Dea del mare.'' (X, 26)
*''Ma un petto, senza cor, che l'aria teme, | non l'armerían cento arsenali insieme.'' (XI, 11)
*''Chi va cercando e suscitando risse, | Non sa che la [[Fortuna]] è donna, e vola.'' (XI, 62)
*''La balestra del Ciel scocca improvviso.'' (XII, 10)
*''Se in lupi si trasformano i pastori, | gli agnelli diverran cani arrabbiati: | che fra gli [[Offesa|oltraggi]] quei sono i peggiori | che ci fanno color ch'abbiamo amati.'' (XII, 30)
==Citazioni su Alessandro Tassoni==
*Visto da vicino, il Tassoni non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. ([[Giulio Bertoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Alessandro Tassoni, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-t/alessandro-tassoni/la-secchia-rapita/ La secchia rapita]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
*Alessandro Tassoni, ''Opere'', a cura di Giorgio Rossi, vol. II, ''[https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253 Prose politiche e morali]'', Laterza, Bari, 1930
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|s=Autore:Alessandro Tassoni}}
{{interprogetto|w=La secchia rapita|w_oggetto=una voce sul poema|w_preposizione=di Alessandro Tassoni| w_etichetta=''La secchia rapita''}}
{{DEFAULTSORT:Tassoni, Alessandro}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
8t4qlp53prqz9i3i1cjp4h2mry20i89
1428147
1428145
2026-10-02T14:39:59Z
Gaux
18878
/* Citazioni su Alessandro Tassoni */ altra di Bertoni
1428147
wikitext
text/x-wiki
{{PDA}}
[[Immagine:Alessandro Tassoni.jpg|thumb|Alessandro Tassoni]]
'''Alessandro Tassoni''' (1565 – 1635), scrittore e poeta italiano.
==Citazioni di Alessandro Tassoni==
*Direi adunque, che chi preme nello stile e nella bellezza del dire, dovesse affaticarsi in fare la scelta delle più belle voci e frasi, che si favellino e scrivano al presente, e non di [[Arcaismo|quelle, che l'uso ha dismesse]]: peroché come i vestimenti antichi, benché di grande fattura e spesa, non {{sic|piaciono}}, ma si conservano per memoria riposti; così delle parole antiche suole avvenire, che si conservano per memoria ne' loro autori, ma non s'adoprano.<ref>Da ''Dai pensieri diversi'', libro IX, ''Cose poetiche, istoriche e varie'', quesito XV, ''Se trecento anni sono meglio si scrivesse in volgare italiano o nell'età presente'', in ''Opere'', pp. [https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253/page/n295 290-291].</ref>
*''[[Modena]] è una città di Lombardia, | che nel pantan mezza sepolta siede; | ove si suol smerdar da capo a piede | chi s'imbatte a passar per quella via''.<ref>Da ''[[s:Rime (Tassoni)/Sopra Modena|Sopra Modena]]''; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''Chi l'ha detto?'', Hoepli, 1921, p. [[s:Pagina:Chi l'ha detto.djvu/349|317]].</ref>
*{{NDR|Gli spagnoli}} Non durano insomma in Italia perché sieno migliori de' Francesi, ma perché sanno meglio occultare le loro passioni e i disegni loro: pagano la nobiltà italiana per poterla meglio strapazzare e schernire; stipendiano i forestieri per aver piede negli altrui stati; avari e rapaci, se il suddito è ricco; insolenti, s'egli è povero; insaziabili in guisa, che non basta loro né l'oriente, né l'occidente; infestano e sconvolgono tutta la terra, cercando miniere d'oro; corseggiano tutti i mari, tutte le isole mettono a sacco. Indarno si cerca mitigare la loro superbia con l'umiltà; le rapine chiamano proveccio, la tirannide ragion di stato; e saccheggiate e disertate che hanno le province, dicono di averle tranquillate e pacificate.<ref>Da ''Filippiche contra gli spagnuoli'', I, in ''Opere'', p. [https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253/page/352 352].</ref>
==''La Secchia rapita''==
===[[Incipit]]===
<poem>Vorrei cantar quel memorando sdegno
ch'infiammò già ne' fieri petti umani
un'infelice e vil Secchia di legno
che tolsero a i Petroni i Gemignani.
Febo che mi raggiri entro lo 'ngegno
l'orribil guerra e gl'accidenti strani,
tu che sai poetar servimi d'aio
e tiemmi per le maniche del saio.</poem>
===Citazioni===
*''E s'udian gli usignoli al primo albore | E gli asini cantar versi d'amore''. (I, 6)
*''La Sorte ed il Saper stanno in un vaso.'' (II, 62)
*{{NDR|Su [[Ferrara]]}} [...] la gran Donna del Po [...]. (V, 37)
*{{NDR|Il [[temporale]]}} ''Si spezzano le nubi e foco n'esce | che scorre i campi del celeste regno: | il foco e l'aria e l'acqua e 'l ciel si mesce; | non han più gli elementi ordine o segno; | s'odono orrendi tuoni, ognor più cresce | de' fieri venti il furibondo sdegno, | increspa e inlividisce il mar la faccia | e l'alza contra il ciel che lo minaccia.'' (X, 20)
*{{NDR|Venere}} ''Lascia Gaeta, e su per l'onda corre | tanto ch'arriva a [[Procida]] e la rade, | indi giugne a [[Pozzuoli|Puzzòlo]], e via trascorre, | Puzzòlo che di solfo ha le contrade | quindi s'andava in Nisida a raccorre, | e a [[Napoli]] scopría l'alta beltade: | onde dal porto suo parea inchinare | la Regina del mar, la Dea del mare.'' (X, 26)
*''Ma un petto, senza cor, che l'aria teme, | non l'armerían cento arsenali insieme.'' (XI, 11)
*''Chi va cercando e suscitando risse, | Non sa che la [[Fortuna]] è donna, e vola.'' (XI, 62)
*''La balestra del Ciel scocca improvviso.'' (XII, 10)
*''Se in lupi si trasformano i pastori, | gli agnelli diverran cani arrabbiati: | che fra gli [[Offesa|oltraggi]] quei sono i peggiori | che ci fanno color ch'abbiamo amati.'' (XII, 30)
==Citazioni su Alessandro Tassoni==
*Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. ([[Giulio Bertoni]])
*Visto da vicino, il Tassoni non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. ([[Giulio Bertoni]])
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Alessandro Tassoni, ''[https://www.liberliber.it/online/autori/autori-t/alessandro-tassoni/la-secchia-rapita/ La secchia rapita]'', A. F. Formiggini, Roma, 1924.
*Alessandro Tassoni, ''Opere'', a cura di Giorgio Rossi, vol. II, ''[https://archive.org/details/129TassoniProsePoliticheSi253 Prose politiche e morali]'', Laterza, Bari, 1930
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|s=Autore:Alessandro Tassoni}}
{{interprogetto|w=La secchia rapita|w_oggetto=una voce sul poema|w_preposizione=di Alessandro Tassoni| w_etichetta=''La secchia rapita''}}
{{DEFAULTSORT:Tassoni, Alessandro}}
[[Categoria:Poeti italiani]]
[[Categoria:Scrittori italiani]]
j2glepwcgkyn6mmlyqpin07gvdc4lua
Regno dei cieli
0
47212
1428194
1160889
2026-10-03T06:10:40Z
Spinoziano
2297
+1
1428194
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Rembrandt Harmensz. van Rijn 027.jpg|miniatura|upright=1.3|«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo». ([[Gesù]]; nell'immagine: ''La parabola del tesoro nascosto'' di [[Rembrandt]])]]
Citazioni sul '''regno dei cieli''' o '''regno di Dio'''.
==Citazioni==
*Attraverso la partecipazione e il sacrificio si diventa costruttori spirituali del Regno di Dio. ([[Paolo Tanzella]])
*Che cosa è il Regno dei cieli? È il modo in cui Dio esercita la sua sovranità: l'amore realizzato nella giustizia in e da chiunque sia pronto a viverlo nella propria vita. ([[Ernesto Borghi]])
*Ciò che solo è ragionevole, certo e possibile: servire il regno di Dio, cioè concorrere allo stabilimento della più grande unione fra tutti gli esseri viventi [...]. L'unico [[senso della vita]] è di servire l'umanità, concorrendo allo stabilimento del regno di Dio, cosa che non può farsi se ciascuno degli uomini non riconosce e non professa la verità. ([[Il regno di Dio è in voi|Lev Tolstoj, ''Il regno di Dio è in voi'']])
*[[Conversione|Convertitevi]], perché il regno dei cieli è vicino! ([[Giovanni Battista]])
*– E dov'è il Regno dei Cieli?<br>– È qui, su questa terra [...]. Sai, già c'è. Solo che non tutti lo sanno, perché gli uomini hanno dimenticato come si fa ad essere buoni. Per esempio, studiano la legge del Signore come hai cominciato a fare tu che sei un ometto, ma quando diventano grandi se la dimenticano. Quando tutti si ricorderanno, si ricorderanno sempre di essere buoni e si vorranno bene tra di loro, allora ci sarà il Regno dei Cieli. (''[[Il messia]]'')
*– È questo il Regno dei Cieli, che annunciavo agli uomini?<br>– No, questa è la terra.<br>– Come mai è cambiata così tanto?<br>– Non è la terra che è cambiata, sei tu. Per questo ti appare più bella. L'armonia tra il cuore e la terra, è quello il Regno dei Cieli. (''[[L'ultima tentazione di Cristo]]'')
*''Il desiderio della [[sapienza]] conduce al regno.'' (''[[Libro della Sapienza]]'')
*Il regno dei cieli cede alla violenza, e io voglio conquistarlo. Con violenza busso alle sue porte perché mi venga aperto. ([[Juan Valera]])
*Il Regno dei Cieli è ''[[Non-violenza|ahimsa]]''. ([[Mahatma Gandhi]])
*Il regno del cielo è per noi, è pronto per noi. Non attacchiamoci dunque alle cose della terra, che assomigliano così poco a un regno. Che pazzia attaccarci a questo, noi re, noi possessori del regno celeste! ([[Charles de Foucauld]])
*Il regno di Dio è anche il regno dell'uomo, perché è la condizione che permette all'uomo di realizzare i suoi desideri più profondi, di amore, di felicità, di eternità, di libertà. Soprattutto di amore, perché [[Dio]] è amore e il regno di Dio è il regno dell'amore. ([[Raniero Cantalamessa]])
*Il Regno di Dio è aperto a tutti, anche a quelli che viaggiano senza biglietto. ([[Jostein Gaarder]])
*Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini. ([[Paolo di Tarso]], ''[[Lettera ai Romani]]'')
*Il regno di Dio non si può costruire con i conflitti, né con le proteste, nemmeno con la distruzione. Può solo crescere in noi attraverso ogni singolo atto d'amore, con il nostro perdono. (''[[Maria Maddalena (film 2018)|Maria Maddalena]]'')
*Il Regno verrà con il fiorire della vita in tutte le sue forme. ([[Giovanni Vannucci]])
*''Il tuo regno è regno di tutti i secoli''. (''[[Salmi]]'')
*Io non costruirò il regno di Dio diventando l'uomo più potente del mondo, ma facendomi il più povero di tutti. Poiché io sono l'agnello di Dio. (''[[Jesus (miniserie televisiva)|Jesus]]'')
*La destinazione dell'[[arte]] del nostro tempo è [...] di instaurare in luogo della violenza attuale quel regno di Dio, cioè quell'amore che si presenta a noi tutti come fine supremo della vita dell'umanità. ([[Lev Tolstoj]])
*La [[povertà]] ci ha istituiti eredi e Re del Regno de' Cieli; ci ha fatti poveri di cose, ma ricchi di virtù. ([[Francesco di Paola]])
*Nel regno di Dio, poveri e ricchi sono uguali. ([[Proverbi italiani|proverbio italiano]])
*Noi sperimentiamo praticamente che il Regno di Dio esiste nel nostro interiore – benché circondato dall'inquieto io di ciascuno, mezzo reale e mezzo illusione – ma noi sperimentiamo che Dio è incessantemente in noi in un modo soprannaturale per possedervi il suo regno a dispetto di tutti i nostri attacchi contro di Lui. ([[Sigrid Undset]])
*O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. ([[Paolo di Tarso]], ''[[Prima lettera ai Corinzi]]'')
*Per colui che vi rivolge il suo sguardo {{NDR|al Regno di Dio}} e lo ricerca con la preghiera pura, tutto il mondo esterno diventa vile e spregevole. ([[Niceforo Esicasta]])
*Per ''regno di Dio'' intendiamo {{NDR|nel [[Padre nostro]]}} un triplice regno spirituale; cioè il regno di Dio in noi, ossia il regno della grazia; il regno di Dio in terra, cioè la santa Chiesa cattolica; e il regno di Dio nei cieli, ovvero il paradiso. (''[[Catechismo di Pio X]]'')
*Perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra? ([[Tascio Cecilio Cipriano]])
*Posso dirti anche questo: che così inizierà l'avvento del suo regno, con un continuo tormento, un dolore infinito nello spirito del mondo, come avviene a donna che partorisce. Noi siamo solo il principio, non vedremo il tempo in cui la terra sarà piena del regno di Dio, sebbene anche qui, anche ora, noi siamo la fine, perché il regno è in noi. (''[[Barabba (film)|Barabba]]'')
*Se abbiamo capito qual è l'ebbrezza dei santi, e come è promessa a loro per la loro gioia, vediamo ora come il nostro Salvatore non beve più vino fino a che non berrà con i santi vino nuovo nel regno di Dio. [...] "Io, dice, berrò di questo vino con voi nel regno del Padre mio". Finché noi non agiamo in maniera da salire al regno, egli non può bere da solo questo vino, egli, che ha promesso di berlo con noi. [...] Attende dunque che noi ci convertiamo, che imitiamo il suo esempio, che seguiamo le sue tracce, per godere allora con noi e "bere con noi il vino nel regno del Padre". ([[Origene di Alessandria]])
*Se voi vi preoccupate di questo {{NDR|il Regno dei Cieli}}, il mondo, come un servo, vi preparerà ogni cosa e obbedirà alle vostre parole senza esitare, senza resistere in nulla alla vostra volontà, come si obbedisce ad un padrone. ([[Isacco di Ninive]])
*Si può entrare nel regno di Dio anche dal nero portale del [[peccato]]. ([[Giovanni Papini]])
*Tutto il regno di Cristo è perdono dei peccati. ([[Martin Lutero]])
*Venga il tuo Regno, e sia più bello di tutti i sogni, più intenso di tutte le lacrime di chi pianse e morì nella notte per costruirlo. ([[Giovanni Vannucci]])
*''Venga il tuo regno.'' Ti preghiamo, nel nome della tua santità rivelata, fa' che venga a noi il regno della tua luce, che risplenda nella nostra oscurità, che porti il giorno nelle nostre notti; fa' che la grazia del tuo regno si erga proprio là dove era ancora l'amarezza dei nostri peccati. ([[Adrienne von Speyr]])
===[[Gesù]]===
*Beati voi [[povertà|poveri]], perché vostro è il regno di Dio.
*È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un [[ricco]] entri nel regno dei cieli.
*Esso {{NDR|il regno di Dio}} è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra.
*Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù.
*Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
*Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
:Il regno di Dio sarà simile a una grande retata, che raccoglie il buono e il cattivo pesce, si ripone il buono nei vasi, e si butta il resto. ([[Ernest Renan]])
*Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura.
*Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!
*Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso.
*Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.
====''[[Discorso della Montagna]]''====
*Beati i perseguitati per causa della [[giustizia]], perché di essi è il regno dei cieli.
*Beati i poveri in [[spirito]], perché di essi è il regno dei cieli.
*Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? [...] Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
*Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
===[[Dietrich Bonhoeffer]]===
*Chi cerca di sfuggire alla terra non trova Dio, trova solo un altro mondo, il suo mondo, più buono, più bello, più tranquillo, un mondo ai margini, ma non il Regno di Dio, che comincia in questo mondo.
*È capace di credere al Regno di Dio solamente chi è così in cammino, chi ama la terra e Dio insieme.
*Il miracolo e l'ordine sono le due forme nelle quali si presenta il Regno di Dio in terra, nelle quali esso si scinde: il miracolo come la forza che infrange ogni ordine, e l'ordine come conservazione in vista del miracolo.
*Il Regno di Dio è il regno della risurrezione in terra.
===[[Camillo Prampolini]]===
*Dunque – diceva Gesù ai suoi compagni – noi dobbiamo far guerra a questo doloroso e brutto regno dell'ingiustizia in cui siamo nati; noi dobbiamo volere, fortemente volere il regno della giustizia, dell'uguaglianza, della fratellanza umana, perché questo è il regno che Dio vuole fra gli uomini; noi dobbiamo persuadere i nostri fratelli che esso è possibile e non è un sogno. Dobbiamo trasfondere in loro la nostra fede, e il "regno di Dio" si avvererà...
*Il "regno di Dio" voluto da Gesù, non fu ancora attuato. Passati i pericoli dei primi anni del [[cristianesimo]], molti vollero dirsi cristiani, ma quasi nessuno si ricordò de' principii di Cristo.
*Se i lavoratori dei campi e delle città si daranno la mano; se avranno fede nella giustizia; se comprenderanno che gli uomini sono uguali e che per conseguenza nessuno ha diritto di dirsi padrone di un altro e di vivere a spese altrui [...]; allora, [...] le ingiustizie sociali scompariranno come si dileguano le tenebre dinanzi al sole che nasce. E sorgerà così il mondo buono e lieto della solidarietà umana agognato da Cristo, il "regno di Dio".
===[[Ermes Ronchi]]===
*Il Regno che deve venire è il mondo come Dio lo sogna.
*Il Regno è dentro di me quando io scendo nei miei propri inferi, nelle zone non evangelizzate di me stesso, in quel mio profondo dove tumultuano le passioni e le ansie e lì porto orientamento, direzione, senso, e armonia. Quando scendo nelle mie zone di durezza, di indifferenza e lascio lievitare il richiamo della dolcezza. Quando oppongo alla logica profanante della violenza l'utopia della [[mitezza]]. E poi scendere agli inferi della storia dove sono i poveri, gli emarginati, gli sbandati, i perduti a portare solidarietà e portare creazione, che vuol dire vittoria sul deserto sanguinante che è la storia.
*Mentre tutta la nostra storia sembra avanzare per esclusioni, separazioni, barriere, per deportazioni di nemici, il Regno di Dio è il sogno di un amore che non esclude nessuno.
==Voci correlate==
*[[Beatitudini]]
*[[Paradiso]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sul}}
[[Categoria:Concetti del cristianesimo]]
[[Categoria:Concetti dell'ebraismo]]
[[Categoria:Cristologia]]
s6x8qwspjewdtompx4vl2wd1wm78gs4
Jury Chechi
0
67034
1428183
1425824
2026-10-03T03:09:30Z
AssassinsCreed
17001
Annullata la modifica [[Special:Diff/1425824|1425824]] di [[Special:Contributions/Danyele|Danyele]] ([[User talk:Danyele|discussione]]) non è la fonte, sarebbe l'ndr di contestualizzazione ma è semplicemente troppo lungo
1428183
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Jury chechi.jpg|thumb|Jury Chechi nel 2012]]
'''Jury Dimitri Chechi''' (1969 – vivente), ginnasta italiano.
==Citazioni di Jury Chechi==
*Ho imparato con gli anni ad apprezzare l'opera dei [[sacerdoti]]. Una "scoperta" che ha seguito il mio percorso di fede.<ref name=maria>Da ''I nostri sacerdoti meriterebbero una medaglia'', ''Sovvenire'', dicembre 2008.</ref>
*Parlare con me non è facile, perché vivo la [[spiritualità]] in modo esigente e riservato.<ref name=maria/>
*Senza l'impegno di molti preti diocesani nelle nostre città, senza i loro progetti di carità e il dono di se stessi agli altri, l'[[Italia]] sarebbe un Paese completamente diverso, e peggiore.<ref name=maria/>
*Specie nelle prove della vita, ben più difficili di qualsiasi fallimento in gara, scoprii chi è un sacerdote, come può confortarti, anche con uno sguardo.<ref name=maria/>
==Citazioni su Jury Chechi==
*Si è posato come una foglia che si arrende sì all'autunno, rivendicando a sé la grazia del volo. È Jury Chechi.<ref>In occasione della finale di ginnastica artistica, specialità anelli, Olimpiadi di Atene 2004.</ref> ([[Andrea Fusco]])
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Chechi, Jury}}
[[Categoria:Ginnasti italiani]]
16bfi4o4esp896beayqeskrs3kzq1mu
Magi (Bibbia)
0
68106
1428190
1346567
2026-10-03T05:25:59Z
Spinoziano
2297
+1
1428190
wikitext
text/x-wiki
[[File:Brooklyn Museum - The Magi Journeying (Les rois mages en voyage) - James Tissot - overall.jpg|thumb|upright=1.4|''I Magi in viaggio'' ([[James Tissot]], 1890 ca.)]]
'''Magi''', personaggi biblici.
==Citazioni dei Magi==
*Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo. (''[[Protovangelo di Giacomo]]'')
*Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. (''[[Vangelo secondo Matteo]]'')
==Citazioni sui Magi==
*Allora [[Erode il Grande|Erode]], chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con [[Maria]] sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. (''[[Vangelo secondo Matteo]]'')
*Erano persone certe che nella creazione esiste quella che potremmo definire la "firma" di Dio, una firma che l'uomo può e deve tentare di scoprire e decifrare. ([[Papa Benedetto XVI]])
*I Magi hanno seguito la stella. Attraverso il linguaggio della creazione hanno trovato il Dio della storia. Certo, il linguaggio della creazione da solo non basta. Solo la Parola di Dio che incontriamo nella Sacra Scrittura poteva indicare loro definitivamente la strada. Creazione e Scrittura, ragione e fede devono stare insieme per condurci al Dio vivente. Si è molto discusso su che genere di stella fosse quella che guidò i Magi. Si pensa ad una congiunzione di pianeti, ad una Super nova, cioè ad una di quelle stelle inizialmente molto deboli in cui un'esplosione interna sprigiona per un certo tempo un immenso splendore, ad una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera Super nova che ci guida è Cristo stesso. Egli è, per così dire, l'esplosione dell'amore di Dio, che fa splendere sul mondo il grande fulgore del suo cuore. E possiamo aggiungere: i Magi d'Oriente di cui parla il Vangelo di oggi, così come generalmente i Santi, sono diventati a poco a poco loro stessi costellazioni di Dio, che ci indicano la strada. In tutte queste persone il contatto con la Parola di Dio ha, per così dire, provocato un'esplosione di luce, mediante la quale lo splendore di Dio illumina questo nostro mondo e ci indica la strada. ([[Papa Benedetto XVI]])
*La Bibbia mostra [...] che questi tre saggi non furono guidati da Dio, ma dal grande avversario, il diavolo, coll'intenzione di distruggere il bambino. ([[Joseph Franklin Rutherford]])
*In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente. ([[Marco Polo]])
*''Ma da quale parte è Dio, | se ne sta con gli ostensori? | O qui | dove lo prego io | dal mattino fino a sera? | Gesù Cristo che adoriamo | quali figli preferì? | I Re Magi e il loro oro | o noi | che strisciamo qui?'' (''[[Notre-Dame de Paris (spettacolo musicale)|Notre-Dame de Paris]]'')
*''Offerto l'oro a lui e l'incenso, | i tre Magi andavan nella notte. || Tutto era quieto. Solo in cielo | sfavillar di stelle, grandi e rugiadose, | tremule guizzanti nello specchio | del quieto lago – a valle – dei pescatori, || sul sentiero percorso dai Re Magi | suonò lontano nel vento notturno un canto.'' ([[Agnes Miegel]])
*Per te, Maria, Vergine santa, i Magi, benché lontani, hanno abbandonato la vanità, adorando il tuo Unigenito, e son divenuti pii in eterno. ([[Teodosio I di Alessandria]])
==Voci correlate==
*[[Bambino Gesù]]
*[[Epifania]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante i|preposizione=sui}}
[[Categoria:Gruppi di santi]]
[[Categoria:Personaggi biblici]]
[[Categoria:Santi del Nuovo Testamento]]
oryy4ywjj8e1rdytp97o4ebkoa2lmlf
I 4 figli di Katie Elder
0
94645
1428118
1428105
2026-10-02T12:30:25Z
Spinoziano
2297
1428118
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titoloitaliano = I 4 figli di Katie Elder
|titoloalfabetico = 4 figli di Katie Elder
|immagine=
|didascalia=
|titolooriginale = The Sons of Katie Elder
|paese = Stati Uniti d'America
|annouscita = 1965
|genere = western
|regista = [[Henry Hathaway]]
|soggetto = [[Talbot Jennings]]
|sceneggiatore = [[William H. Wright]], [[Allan Weiss]], [[Harry Essex]]
|attori =
*[[John Wayne]]: John Elder
*[[Dean Martin]]: Tom Elder
*[[George Kennedy]]: Curley
*[[Michael Anderson Jr.]]: Bud Elder
*[[Martha Hyer]]: Mary Gordon
*[[Dennis Hopper]]: Dave Hastings
*[[Earl Holliman]]: Matt Elder
*[[Jeremy Slate]]: Ben Latta
*[[Paul Fix]]: Billy Wilson
*[[James Gregory (attore)|James Gregory]]: Morgan Hastings
*[[Strother Martin]]: Jeb Ross
*[[John Qualen]]: Charlie Biller
*[[Rhys Williams (attore 1897)|Rhys Williams]]: Charlie Striker
*[[Rodolfo Acosta]]: Bondie Adams
*[[Sheldon Allman]]: Harry Evers
|doppiatoriitaliani =
*[[Emilio Cigoli]]: John Elder
*[[Pino Locchi]]: Tom Elder
*[[Massimo Turci]]: Bud Elder
*[[Rosetta Calavetta]]: Mary Gordon
*[[Oreste Lionello]]: Dave Hastings
*[[Gianfranco Bellini]]: Matt Elder
}}
'''''I 4 figli di Katie Elder''''', film statunitense del 1965 con [[John Wayne]], regia di [[Henry Hathaway]].
==Frasi==
{{cronologico}}
*Dio onnipotente, a te raccomandiamo l'anima della nostra cara sorella defunta Katie Elder, mentre affidiamo il suo corpo alla terra, accanto a quello del suo amato consorte. Katie Elder era una donna benvoluta da tutti, una donna lavoratrice ed onesta, che ha servito la tua causa, o Signore, in moltissimi modi. È stata amica di tutti, un sollievo per i bisognosi. Ha lasciato questo mondo più buono per il solo fatto di averci vissuto: coloro che la conoscevano e la amavano si sentiranno migliori per aver goduto il calore del suo affetto. Katie Elder è vissuta a Clearwater per molti anni. Tutti noi che siamo oggi qui riuniti la conoscevamo bene, essa ha allevato quattro figli: John, Tom, Matt e Bud, il più giovane. Era una donna che non desiderava niente per sé: preferiva dare piuttosto che ricevere. Ha dedicato la vita alla sua famiglia e ai suoi amici. Torni la terra alla terra, la cenere alla cenere, la polvere alla polvere, nella certa e sicura fede nella resurrezione e nella vita eterna. ('''Parroco''') {{NDR|[[Elegie funebri dai film|elegia funebre]]}}
*«Il [[Texas]] è una donna», usava dire, «una bella, magnifica donna selvaggia. Si alleva un figlio e, appena è grande abbastanza, arriva il Texas che gli bisbiglia all'orecchio con un bel sorriso: "vieni via con me e divertiamoci". È già difficile allevare i figli», diceva, «ma quando c'è di mezzo il Texas una madre non può farcela». ('''Mary''') {{NDR|riferendo le parole di Katie}}
*Ben, il tuo guaio è che sei come un [[gufo]]. Più luce gli butti addosso, meno ci vede. ('''Billy''')
==Dialoghi==
{{cronologico}}
*'''Billy''': Perché sei entrato in città dalla porta di servizio? Prevedi dei fastidi?<br />'''John''': C'è sempre qualcuno che ne va in cerca. Clearwater non è diversa dalle altre città. Ma se c'è una cosa che non voglio, Billy, sono i fastidi.
*'''John''': Quel che stiamo cercando è di farti diventare ricco e rispettabile. Tu invece non vuoi saperne.<br />'''Bud''': Io non voglio essere ricco e rispettabile. Voglio soltanto essere come tutti voi.
==Citazioni su ''I 4 figli di Katie Elder''==
*Inno alla morale e al coraggio dei pionieri raccontato con passione e bel mestiere. (''[[Il Mereghetti]]'')
*Pur avendo diretto una decina di onorevoli western, [[Henry Hathaway|Hathaway]] non ha lasciato nel genere un'impronta personale. Tra gli ultimi il più riuscito è ''The Sons of Katie Elder'', un po' grigio e senza sorprese nello sviluppo del tema della vendetta e del riscatto, ma esposto con efficacia. (''[[il Morandini]]'')
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Film western]]
dfnrd3glieho4zhz0mb1o4ene54pur6
Testamento
0
109248
1428184
1425915
2026-10-03T03:31:21Z
AssassinsCreed
17001
minuzie; parla più del suo testamento che del testamento in generale, è un po' al limite ma resta qualche minima considerazione generale
1428184
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[Immagine:La lecture du testament.jpg|thumb|''La lettura del testamento'' (L.L. Boilly)]]
Citazioni sul '''testamento'''.
*Anche per morire serve un avvocato. (''[[NCIS - Unità anticrimine (quarta stagione)|NCIS - Unità anticrimine]]'')
*Bisogna parlare come si parla quando si fa testamento: meno parole, meno contestazioni. ([[Baltasar Gracián]])
*Chissà se tutti sentono così, davanti al foglio bianco del loro testamento. Io sono incredulo al cospetto d'una fine da tenere per scelta in preventivo. ([[Giulio Angioni]])
*Ho fatto testamento venticinque anni fa, quando mi sposai per la seconda volta. Anche se non lascio grandi beni, volevo che questi fossero divisi equamente. A differenza del mio bisnonno Isidoro, che scrisse un atto di trentasette pagine, nel quale specificava persino il numero e il tipo di messe che desiderava fossero officiate alla sua memoria, il mio testamento olografo è di ventidue righe, compresa la firma, redatto nel più disadorno dei linguaggi notarili. Penso, a volte, che dovrei aggiungere a questo freddo atto ufficiale una lettera di addio, come ha fatto mia madre, che “supplicava” noi figli di volerci bene. Forse questo libro {{NDR|''Il mio novecento''}} può fare le veci di quella lettera. Contiene alcuni messaggi. Non dovrebbe essere difficile scoprirli. ([[Angelo Del Boca]])
*Non si apriva la successione legittima, se non dopo lunghe e infruttuose ricerche dell'atto di ultima volontà; la qual cosa significa che era regola, quasi costante, la devoluzione ereditaria dei beni, per via di testamento. Di qui una conseguenza semplicissima, ma pure importante: la volontà del testatore, pure osservando i limiti che la legge imponeva al suo arbitrio, e che una tecnica furbesca (non osiamo dire giuridica) insegnava a varcare impunemente, poteva manifestarsi in tutta la sua ampiezza, dettando le norme pel passaggio dei beni, e dando così alla famiglia quella configurazione particolare che meglio andava a genio. ([[Nino Tamassia]])
*Sono già due anni che ho fatto testamento. Veramente, sai? Tanto a fare testamento non si muore mica prima! (''[[8½]]'')
*''Testamento è atto grande, | che fa l'uom presso alla morte.'' ([[Francesco Paolo Ruggiero]])
==Voci correlate==
*[[Eredità]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt|preposizione=sul}}
[[Categoria:Diritto civile]]
7b2wsvk6j028zoyfchk7aw9oibh5q39
Utente:Skekzilla
2
110782
1428214
1427475
2026-10-03T08:22:56Z
Skekzilla
17056
1428214
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolo = Odissea
|titolo originale = The Odyssey
|immagine = Odissea.png
|didascalia =
|lingua originale = Inglese
|paese = Stati Uniti d'America, Regno Unito
|anno uscita = 2026
|genere = epico, fantastico, avventura, azione
|regista = [[Christopher Nolan]]
|soggetto = dal poema ''[[Odissea]]'' di [[Omero]]
|sceneggiatore = Christopher Nolan
|produttore = [[Emma Thomas]], Christopher Nolan
|produttore esecutivo = [[Thomas Hayslip]]
|attori =
* [[Matt Damon]]: [[Ulisse]]
* [[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]: [[Telemaco]]
* [[Anne Hathaway]]: [[Penelope]]
* [[Robert Pattinson]]: [[Antinoo]]
* [[Lupita Nyong'o]]: [[Elena (mitologia)|Elena di Troia]]; [[Clitennestra]]
* [[Samantha Morton]]: [[Circe]]
* [[John Leguizamo]]: [[Eumeo]]
* [[Zendaya]]: [[Atena]]
* [[Charlize Theron]]: [[Calipso]]
* [[Jon Bernthal]]: [[Menelao]]
* [[Himesh Patel]]: [[Euriloco]]
* [[Bill Irwin]]: [[Polifemo]]
* [[Elliot Page]]: [[Sinone]]
* [[Benny Safdie]]: [[Agamennone]]
|doppiatori italiani =
* [[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Ulisse
* [[Alex Polidori]]: Telemaco
* [[Domitilla D'Amico]]: Penelope
* [[Stefano Crescentini]]: Antinoo
* [[Chiara Gioncardi]]: Elena di Troia; Clitennestra
* [[Ilaria Stagni]]: Circe
* [[Stefano Thermes]]: Eumeo
* [[Lucrezia Marricchi]]: Atena
* [[Claudia Catani]]: Calipso
* [[Simone D'Andrea]]: Menelao
* [[Gabriele Sabatini]]: Euriloco
* [[Gabriele Patriarca (doppiatore)|Gabriele Patriarca]]: Sinone
* [[Jacopo Venturiero]]: Agamennone
|note= *Musiche: [[Ludwig Göransson]]
}}
'''''Odissea''''', film del 2026 con [[Matt Damon]], [[Anne Hathaway]], [[Tom Holland]]e [[Robert Pattinson]], sceneggiato, diretto e co-prodotto da [[Christopher Nolan]].
{{tagline|Sfida gli dei}}
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
<center>{{maiuscoletto|A time of apparent magic...}}</center>
==Frasi==
{{cronologico}}
*A face. A fleet. A war. A man. A thought. A trick. A trick to break the walls of Troy. And burn it screaming to the ground. ('''Bardo''')
*[[Xenia (antica Grecia)|Zeus’s law]] tells us to treat strangers as we’d be treated because they might be Gods in disguise. I think we’ve established you’re not a God, Antinous. ('''Telemaco''') p. 7
*{{NDR|Su [[Eumeo]]}} My dad’s most loyal worker. He can’t see much any more... But that doesn’t stop him beating travelers to death in exchange for lies about my father. ('''Telemaco''') p. 9
*You don’t need eyes to hear a hasty combination. ('''Eumeo''') p. 9
*After years of war no one could stand between my men and home. Not even me. ('''Ulisse''') p. 32
*The Gods help those who help themselves. ('''Ulisse''')
*I didn’t turn your men into anything! This is who they are. Look at them. Base. Disgusting, primal urges you value in battle. They’ve raped and pillaged across the world for you –- you think that’s against their nature? You think they only did those things because you ordered them to? A true commander thinks his men’s savagery is actually discipline. You don’t seem that deluded. But you sent them to me, here, on my own. A gang of filthy soldiers with empty bellies and hot blood. You thought they’d respect me and my home? Look at them. Know your own men. ('''Circe''') p. 67
*Don’t make my mistake. Don’t walk in the front door expecting garlands and praise. ('''Agamemnone''') p. 77
*Past the Sirens you choose between the whirlpool Charybdis and the monster Scylla. The whirlpool in the sea would take all your lives, the monster in the cliffs only six. But your determination to sacrifice no more lives kills all of them. ('''Tiresia''') p. 77
*Slaves have no choice but to be loyal to the future. This is a household waiting for a master, just as Ithaca’s a kingdom waiting for a king. ('''Antinoo''') p. 81
*He was always the smartest. The only one Agamemnon ever listened to. He should’ve listened harder. ('''Menelao''') p. 86
*You must give yourself to the storm, give yourself to Poseidon, take your punishment. Zeus won’t let him kill you. Give up the fight. Give up control. And live. It’s a leap of faith you’ve never yet made, Odysseus. ('''Calipso''') p. 102
*Beautiful, wise Penelope. Held hostage by the worst men. Soon to be forced into marriage. What can she do without even her son? ('''Eumeo''') p. 107
*Don’t look for Gods in men –- you’ll always be disappointed. ('''Ulisse''') p. 115
*The clearest view of a person is from below. ('''Ulisse''') p. 116
*For years, while my husband’s been gone, you’ve commandeered this palace for your feasting. Your excuse was that you wanted to win my hand in marriage. As I’ve listened to you party and fight, corrupt my servants and disrespect my home, I’ve wanted nothing more than for Odysseus to return and see all this for himself. But last night I realized that if he’s not here now... he never will be. So I stand ready to marry anyone here who can string this hunting bow and shoot an arrow through those twelve axes. Step up and show me who you are. ('''Penelope''') p. 136
*My Queen’s made her point. We can’t replace Odysseus. Some of us have always known that. Some of us would’ve followed that great man to Troy, if he’d let us. But he never came back, so choose the best of us here. Who’ve all failed your test. ('''Antinoo''') p. 138
*When you see Sinon in Hades... Tell him I’ll head west to honour my men. And that I gave you back your shame. ('''Ulisse''') p. 144
*We broke the fragile bonds between men. And for centuries of darkness to follow, the stories of Troy will only be sung. ('''Ulisse''') p. 144
==Dialoghi==
{{cronologico}}
[[File:OdysseyPremiereHorse-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Replica del cavallo di Troia utilizzato nel film]]
*'''Troiano n. 1''': {{NDR|Sul [[cavallo di Troia]]}} What does it mean?<br/>'''Sinone''': A gift. For Athena.<br/>'''Troiano n. 2''': Common Gods. Respect their offering. Save it from the waves. Take it to Athena’s temple. The war’s over.
*'''Penelope''': I don’t want Odysseus’s song. I want Odysseus.<br/>'''Telemaco''': Then why do you entertain suitors in his house? Night after night?<br/>'''Penelope''': In this world a man does what he chooses. I do what I can.<br/>'''Telemaco''': I’m a man, now, Mom.<br/>'''Penelope''': So throw them out. Break Zeus’s law, and see what they do to you if you give them that excuse. I’ve already lost a husband, I don’t want to lose a son.<br/>'''Telemaco''': Dad’s coming back.<br/>'''Penelope''': Then where is he? Eight years since Troy fell. Almost twenty since he left us. Where is he?
*'''Antinoo''': Odysseus is dead.<br/>'''Telemaco''': What do you know about my dad?<br/>'''Antinoo''': I know he kept stringy cattle and bad wine.<br/>'''Telemaco''': You had the best of it the first two seasons.<br/>'''Antinoo''': And I know he never came home.<br/>'''Telemaco''': Not yet.<br/>'''Antinoo''': Pining for a daddy you didn’t even know like some sniveling bastard.<br/>'''Telemaco''': None of us can really know who our fathers are. Not even you. So don’t claim to know mine.
*'''Eumeo''': Why do you always pluck your bow?<br/>'''Ulisse''': To test the tension. [...]<br/>'''Eumeo''': To warn your prey?<br/>'''Ulisse''': To fight with honour.<br/>'''Eumeo''': You weren’t fighting. You were hunting.<br/>'''Ulisse''': Hunting’s just fighting by stealth.<br/>'''Eumeo''': Clever. But your cleverness will get you in trouble.
*'''Eumeo''': You can’t win with a perfect defence. Draw the attack.<br/>'''Telemaco''': How?<br/>'''Eumeo''': Hesitation. Open your belly to your opponent’s blade. Their attack becomes your chance.<br/>'''Telemaco''': Did you teach my father that?<br/>'''Eumeo''': No, he taught me. He said you’re not always going to be the strongest or the fastest. So be the smartest.
*'''Telemaco''': Eumaeus, is he ever coming back?<br/>'''Eumeo''': Argus thinks so. I’ve never known a dog reach twenty...
*'''Penelope''': The Elders decreed that when I finish your grandfather’s burial shroud it’ll be time to remarry.<br/>'''Telemaco''': Why?<br/>'''Penelope''': Ithaca’s been without a king for too long. They want security.<br/>'''Telemaco''': From what?<br/>'''Penelope''': The people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Travellers’ tales.<br/>'''Penelope''': All we know of the world is travellers’ tales! That’s how we heard Troy had fallen. Now they all tell stories of attacks by people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Who are?<br/>'''Penelope''': Nobody knows. But the Elders want Ithaca to be prepared.<br/>'''Telemaco''': Prepared? We’re part of the greatest civilization ever known.<br/>'''Penelope''': Look at this great house. Stones as old as knowledge. At the mercy of some greedy unwanted guests. Half the servants answer to them now. The structure’s nothing without people’s respect for its meaning.<br/>'''Telemaco''': Zeus’s law.<br/>'''Penelope''': Treat others as you’d be treated. When they abuse it, they destroy everything.
[[File:OdysseyPremiereSoldier2-byPhilipRomano.jpg|thumb|Attore vestito da soldato troiano, come rappresentato nel film]]
*'''Ulisse''': Agamemnon is our king. The Trojans took his brother’s wife.<br/>'''Penelope''': Or she ran away with them.<br/>'''Ulisse''': Either way, the Trojans will never give Helen up. And the walls of Troy are said to be impregnable. We’ll sit outside that great city trying to draw them into battle. As years go by, and Telemachus grows, and you learn life without me.<br/>'''Penelope''': Don’t. I’ll raise our boy and manage our kingdom until you return. Menelaus will give up on Helen.<br/>'''Ulisse''': This is Agamemnon’s excuse to break Troy’s control of the trading routes. He won’t let it pass. Ever.<br/>'''Penelope''': What if you refuse?<br/>'''Ulisse''': He’ll take our son.<br/>'''Penelope''': He would never -- !<br/>'''Ulisse''': He sacrificed his own daughter for favourable winds.<br/>'''Penelope''': Why would the Gods want his daughter’s life?<br/>'''Ulisse''': The power of a sacrifice is in the cost to the person making it.
*'''Ulisse''': Promise me. If I’m not back by the time Telemachus comes of age –- promise you’ll take another husband. Enough sacrifices. Promise me.<br/>'''Penelope''': Love isn’t a sacrifice.<br/>'''Ulisse''': Of course it is. And I don’t want you to make it.<br/>'''Penelope''': That’s not up to you.<br/>'''Ulisse''': Promise me.<br/>'''Penelope''': No. Promise me you’ll come back.<br/>'''Ulisse''': What if I can’t?<br/>'''Penelope''': Then your memory won’t be making my decisions. Take my pin. Wear it. Always. Athena will bring you back.<br/>'''Ulisse''': I’m not sure it suits me.<br/>'''Penelope''': When travellers claim to have seen you, I’ll ask them what you were wearing... And I’ll know if they’re lying.
*'''Telemaco''': You don’t want me to claim the throne myself. You want to keep me in my place. So you can stay Queen of Ithaca.<br/>'''Penelope''': I’ve had enough of being Queen of Ithaca without my King.<br/>'''Telemaco''': Without your king... or without a king?<br/>'''Penelope''': And you think you’re ready to take your father’s place. You’re a child.
*'''Telemaco''': That’s my father’s dog! He’s only living to see Odysseus return.<br/>'''Antinoo''': Fine. I’ll put him on the dung heap out front so he can greet his master a little sooner.
*'''Mentore''': Where are we going?<br/>'''Telemaco''': To find my dad. He’s alive. I feel it in the wind, in the waves... he’s out there somewhere. Wandering. Injured. Imprisoned, I don’t know... but alive.
*'''Ulisse''': Why can’t Gods speak in ways we understand?<br/>'''Atena''': Who doesn’t understand thunder? Or fire? A child’s smile? Or a good harvest?<br/>'''Ulisse''': But you hide yourselves from us.
*'''Calipso''': What we have here can last forever.<br/>'''Ulisse''': Forever is for Gods. Are you a God?<br/>'''Calipso''': Would you stay if I were?<br/>'''Ulisse''': No.<br/>'''Calipso''': You want to remember. But what if remembering destroys your happiness?<br/>'''Ulisse''': Then it wasn’t real. Or earned.
*'''Euriloco''': We should leave. We’ve brought nothing to trade with.<br/>'''Ulisse''': Zeus’s law.<br/>'''Euriloco''': I don’t know if whoever lives here’s heard of Zeus’s law. Or Zeus, for that matter.<br/>'''Ulisse''': Everyone knows Zeus’s law.
*'''Anchialo''': What about his body?<br>'''Ulisse''': What about it?<br>'''Anchialo''': We just leave him here to rot? As food for that thing?<br>'''Femio''': We honour our dead, Odysseus.<br>'''Ulisse''': He died helping us escape. Honour him by escaping.
*'''Polifemo''': MMMMPOSEIDON, FFFATHER, THEY BBBBBBBBLINDED ME. VVVENGEANCE, FFATHER. VVVVVENGEANCE... FOR PPPPPPPAIN...<br>'''Polite''': It can talk. Why didn’t it talk before?<br>'''Ulisse''': Do you talk to ants?<br>'''Polite''': Should we reason with it?<br>'''Ulisse''': I think that time has passed.
*'''Ulisse''': We lost good soldiers to that beast.<br>'''Pelimede''': That beast was Poseidon’s son.<br>'''Euriloco''': What?<br>'''Perimede''': When we put its eye out... I heard it cry his name.<br>'''Ulisse''': That thing was a monster.<br>'''Polite''': I heard it, too.<br>'''Euriloco''': Now the sea’s against us.<br>'''Polite''': And the wind.<br>'''Euriloco''': How do we get home with Poseidon against us?<br>'''Ulisse''': You can’t live by omens and sacrifices.
*'''Telemaco''': I don’t know how to speak to a king.<br>'''Mentore''': You’ll do fine. Keep your mouth shut. Never ask unless you’re asked to ask.
*'''Menelao''': I’m Menelaus, brother of Agamemnon. Husband of Helen. Perhaps you’ve heard of Helen? The face that launched a thousand ships. Now maybe just five hundred. A lot of good men left on the battlefields of Troy for this face.<br>'''Elena''': And your brother’s ambition. [...]<br>'''Menelao''': Ajax, Patrochlus... Achilles... all left under Trojan sand. But I don’t miss any of them as much as I miss one particular warrior. The smartest of us all. Ten years we rotted on that beach. Deadlocked. Fighting amongst ourselves. Until one man saw a way. Odysseus. You’ve heard the story of the Horse? But have you heard it from the inside... ? We were in there for days... We’d squeezed in there before our ships even left... we lay silent in our own piss and shit. During the first two tides some drowned. Odysseus knew that not even Sinon, the soldier left behind, could know we were inside. [...] Odysseus kept us calm. Even as our dead began to smell. [...] But you know the rest.
*'''Menelao''': The Gods gave us our righteous victory...<br>'''Elena''': Righteous?<br>'''Menelao''': Our righteous victory, but didn’t bless our voyages. It took me years to get home. And many didn’t.<br>'''Elena''': Some did and wished they hadn’t.
*'''Circe''': You like my meat?<br>'''Euriloco''': Why –- do –- have –- so –- much –-?<br>'''Circe''': You never know when strangers will come. [...] Men. With their appetites. Too much is never enough.
*'''Circe''': You’re questioning me? You? A traveller who’s clearly starving, but hasn’t touched the food in front of him. Who claims to be a sailor but wears a Greek warrior’s armour. Who breaks Zeus’s law by bringing a dagger into his hostess’s house.<br>'''Ulisse''': You’ve got sharp eyes.<br>'''Circe''': Sharpened by the Gods.<br>'''Ulisse''': They grant you insights?<br>'''Circe''': Truths. Sometimes.
*'''Ulisse''': Nobody sails into hell and comes back.<br>'''Circe''': You will.
*'''Circe''': Your men don’t want you to defy the Gods. But the Gods say only you make it home.<br>'''Ulisse''': Then I defy the Gods.
*'''Sinone''': You didn’t trust me with the truth? After all those years? I was a boy when I came with you to Troy. You knew I’d die for you.<br>'''Ulisse''': Dying men tell the truth. I needed you to believe.<br>'''Sinone''': I died for your lie on that beach.<br>'''Ulisse''': I know. I was there with you. I heard you repeat my lie with your dying breath. Winning us the war. I was right there. Inches from you. Smelling your blood.<br>'''Sinone''': What comfort could that give me? Not knowing you were inside that Horse until the dead told me.<br>'''Ulisse''': Which dead?<br>'''Sinone''': A lot of veterans of your campaigns walk these shores. The dead meet to lament the living and greet the newly dead. My father was the first Shade to find me.<br>'''Ulisse''': To comfort you?<br>'''Sinone''': Shades don’t comfort. They want word of the living who wronged them.
*'''Ulisse''': How are you here? We won the war, you headed for home.<br/>'''Agamemnone''': Odysseus. Most brilliant of all my generals. You would never be snared as I was.<br/>'''Ulisse''': Were you cast adrift like us?<br/>'''Agamemnone''': No. My misfortune was to make it home, to be welcomed by my beautiful wife, bathed, anointed, made soft. To learn the hardest lesson. I’d left poison in her heart years before... The good part of her heart had gone to another. Leaving me the blackened, rotten remains...
*'''Penelope''': Why would you want to marry someone who loves somebody else?<br/>'''Antinoo''': Your loyalty to Odysseus is one of your finest qualities. I love you. I want you to choose me, and end all this. Don’t tell me you’re not tired. The waiting, the uncertainty. You’ve done your duty year after year after year. It’s time to think of yourself. It’s time to live again... it’s what Odysseus would’ve wanted. I’ll take care of all your needs, my Queen.<br/>'''Penelope''': And my son?<br/>'''Antinoo''': The throne is his. He’s the heir. Unless we have a child of our own.
*'''Menelao''': It’s a bad time for an empty throne. You’ve heard stories of the people from the sea?<br>'''Telemaco''': Have you been raided?<br>'''Menelao''': Not yet. But the attacks seem to be getting closer. Sparta’s ready. How will Ithaca raise an army to defend itself?<br>'''Telemaco''': Someone has to take the throne.<br>'''Menelao''': Then the battle’s there, not here. You’ve run away from the problem. And you’ve left your mother at the mercy of those suitors.<br>'''Telemaco''': Should I hire mercenaries? Go back and kill them all?<br>'''Menelao''': Murder the rich and powerful guests in your house? You’d be exiled.<br>'''Telemaco''': What, then?<br>'''Menelao''': You have to evict them without violating Zeus’s law.
*'''Ulisse''': Tie me to the mast.<br>'''Euriloco''': Why?<br>'''Ulisse''': I want to hear the Sirens’ song.<br>'''Euriloco''': This is a bad idea. No one’s heard the song and lived.<br>'''Ulisse''': That’s why it’s a good idea –- I’ll be the first.
*'''Euriloco''': What was the Sirens’ song?<br>'''Ulisse''': All the things you’d want it to be. Then all things you wish you never wished for. It was the delicious itch you go to scratch, but find it’s under the skin, and can’t be reached. So the delicious itch becomes unbearable. It told you what you most want is what you most can’t have, and what you most can’t have is what you already had and lost. It was the song of all the promises I’ve failed to keep and it told me I don’t really want to go home.
*'''Ulisse''': Your Gods don’t speak in ways we understand!<br>'''Atena''': Who doesn’t understand pain?! Or blood?! Or death?! When you watch your men die do you see chance? Or do you see consequence?<br>'''Ulisse''': I see consequence. I see my failure.<br>'''Atena''': What if their deaths aren’t your failing but theirs?<br>'''Ulisse''': I lead them. I led them here.<br>'''Atena''': And who led you? Why do you put yourself above the Gods? Why do you claim responsibility? Why don’t you want to go home?
*'''Calipso''': I rebuilt your body. But I couldn’t bring myself to rebuild your mind. And you’ve been happy. But your heart was always elsewhere, your mind was bound to follow eventually.<br>'''Ulisse''': How could you?<br>'''Calipso''': The lotus clouds the mind and saps the will – but it doesn’t change who you are. You weren’t ready to go home, for whatever reason.<br>'''Ulisse''': I am now.
*'''Ulisse''': What’s happened to Ithaca?<br>'''Eumeo''': Darkness. Zeus’s law smashed to pieces. A kingdom without a king since my master died.
*'''Eumeo''': Why are you helping?<br>'''Ulisse''': If I tell you, don’t be angry. I served under Odysseus at Troy.<br>'''Eumeo''': Really?<br>'''Ulisse''': Yes. He was a harsh taskmaster.<br>'''Eumeo''': But fair. And worthy of following.<br>'''Ulisse''': You loved him.<br>'''Eumeo''': Like a son.<br>'''Ulisse''': Well, he is not dead.<br>'''Eumeo''': Is he coming home?<br>'''Ulisse''': Soon.<br>'''Eumeo''': Bringing vengeance?<br>'''Ulisse''': Bringing it all.
*'''Telemaco''': Everybody in Sparta’s talking about a coming catastrophe, an age of darkness brought on by people from the sea violating Zeus’s law.<br>'''Penelope''': So the stories are true. Our civilization is collapsing.
*'''Penelope''': Telemachus, you think if I remarry life goes back to the way it was? That world is gone, and in this one they’re not giving up power to you. Or Odysseus. If he returned he’d have to kill them. Like you will.<br>'''Telemaco''': If I kill the Suitors their families will demand revenge – I’ll be exiled. And without me the throne will be lost.<br>'''Penelope''': Because only a man can sit on it. ‘Empty throne’ –- I’ve been sitting on that empty throne for twenty years. My knowledge, my years of experience -– that’s all nothing compared with the bristles on your chin.<br>'''Telemaco''': Do you want peace, or do you want revenge?<br>'''Penelope''': I want Odysseus.
*'''Telemaco''': You’re Odysseus. You’re my father.<br>'''Ulisse''': I’m a beggar, and you... you’re the worthy, beautiful son of Odysseus, of whom, when you do finally meet, he will be so proud.
*'''Antinoo''': You don’t have enough guests, so you have to invite some filthy old plate licker to dinner?<br>'''Telemaco''': What’s one more beggar at this feast?
*'''Antinoo''': Where did you get this?!<br>'''Ulisse''': Where you’ll soon be.<br>'''Antinoo''': Where’s that?<br>'''Ulisse''': Hades.
*'''Penelope''': You know of Odysseus, my husband?<br>'''Ulisse''': Of course.<br>'''Penelope''': From the songs?<br>'''Ulisse''': I was at Troy, ma’am.<br>'''Penelope''': Then the songs probably seem silly.<br>'''Ulisse''': They make me cry.<br>'''Penelope''': Why?<br>'''Ulisse''': For what was lost.<br>'''Penelope''': The lives?<br>'''Ulisse''': And the years. Everything.
*'''Penelope''': The Odysseus I knew would’ve found or fought his way back to me no matter what.<br>'''Ulisse''': What if the Odysseus you knew lost his way? What if, one night in a strange city, he saw things that made him think the home he knew couldn’t possibly be there any more? What if when he left the belly of the Horse. And opened the gates of Troy. He saw ten years of rage pour into that city in one night. We left them a gift. An offering of peace that they took into their home. We violated all that’s ever sacred between people. And turned a fight into a hunt. To burn the walls of Troy was to burn the world entire. Including his home. What if he knew, that very night...? As he walked through fires of anarchy and pain. And in the days of sweaty celebrations to follow. What if he knew exactly what he’d done?<br>'''Penelope''': What all of you had done.<br>'''Ulisse''': One man’s idea. One man’s trick to break Zeus’s law forever. We lived in a world of palaces and trade and language... blind to its beauty until we broke it.<br>'''Penelope''': You are the people from the sea..<br>'''Ulisse''': The breaking of Zeus’s law is spreading like cancer. Our [[Collasso dell'Età del Bronzo|age of bronze is collapsing]]. And maybe he couldn’t bear to see the ruins of what he’d done, anywhere. Least of all his home.
*'''Antinoo''': The trial’s over.<br>'''Ulisse''': I want to try.<br>'''Leode''': Give it a rest, old man.<br>'''Antinoo''': I told you to get him out of here.<br>'''Eumeo''': He has the right to try.<br>'''Telemaco''': If you won’t, he may as well.<br>'''Antinoo''': You’re making a mockery of your mother’s wishes.<br>'''Telemaco''': My mother’s wishes are for you all to burn.
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
'''Penelope''': {{NDR|Sul [[collasso dell'Età del Bronzo]]}} Why will the stories only be sung?<br>'''Ulisse''': Because songs will be all they have to remember those of us who could write.<br>'''Penelope''': Civilization will rise again.<br>'''Ulisse''': A new dawn will break over the darkened world. And our mistakes will once again be forgotten.
==Citazioni su ''[[Odissea (film)|Odissea]]''==
*Più che limitarmi a guardare lo schermo, mi sono sentito come se fossi lì dall'inizio alla fine. È stato più che guardare, è stato un'esperienza vissuta in prima persona. [...] Per me, è stata un'Odissea diversa da qualsiasi altra avessi mai vissuto. Nonostante l'enorme schermo in formato 1.43:1, la fotografia di Christopher Nolan e Hoyte van Hoytema ci porta incredibilmente vicini ai volti degli attori. Grazie a una profondità di campo eccezionalmente ridotta e a eleganti inquadrature con messa a fuoco a strappo che spostano la nostra attenzione sui minimi dettagli, seguono incessantemente l'angoscia e il destino dei personaggi. Il cast offre interpretazioni così potenti da reggere l'intera, straordinaria risoluzione. Anche la narrazione tipica di Nolan, con le sue linee temporali meticolosamente intrecciate, è ben presente. Insieme, questi elementi elevano uno dei kolossal classici più famosi al mondo in un dramma umano intimo e profondo. È stato magnifico. ([[Hideo Kojima]])
*Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno. Ma è un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film. ([[Matteo Renzi]])
*La maggior parte dei registi/creatori cerca solo di fare il proprio meglio – sembra strano che questo regista abbia attirato critiche così rabbiose, si penserebbe che abbia bombardato una scuola femminile o deregolamentato l'Epa con l'intenzione di ucciderci tutti. ([[Joyce Carol Oates]])
*La traduzione più elegante dell'Odissea è quella di Daniel Mendelsohn; è "poetica" ogni parola scelta con cura, precisione; è bellissima, melodica ma se quella traduzione fosse stata usata nel film di Nolan le accuse non sarebbero che la lingua è banale o noiosa ma piuttosto che la lingua è troppo elevata, "poetica". Non penso che il film di Nolan sarà considerato un grande classico ma davvero, sembra che qualunque cosa Nolan abbia fatto, deluderebbe orde di persone. ([[Joyce Carol Oates]])
*Molti conservatori che vedranno questo film la penseranno allo stesso modo. Va bene. Ma non capisco. Perché andare a vedere il film? Se non volete vederlo, non andateci. Perché vi interessa chi c'è nel cast? [...] Non capisco quest'idea che se a noi non piace, allora tutti debbano odiarlo solo perché lo odiamo per questo motivo. Non ti piace Elliot Page? Non andare a vedere quel dannato film. Non farlo. Staremo bene anche se non lo vedi. ([[Whoopi Goldberg]])
*Operazioni cinematografiche come queste vanno accolte con favore perché stimolano la voglia di indagare sulle origini e suscitano rinnovata curiosità per quel mondo, i suoi eroi, i suoi miti. Non a caso proprio in occasione dell'uscita del film si è avuta un'impennata nell'acquisto dell'Odissea formato audiolibro specialmente da parte dei più giovani. Andando oltre ogni tipo di sterile polemica, del resto scontata quando un classico viene adattato al cinema, sostengo la bontà di progetti simili e dico a chi storce il naso che il suo è un organo di senso dal fiuto molto limitato. ([[Umberto Broccoli]])
*Quando [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] fece ''[[Il trono di sangue|Trono di sangue]]'', ovvero la sua versione del ''Macbeth'', qualcuno gli disse: non lo deve fare perché il ''Macbeth'' è solo scozzese? No. Ci siamo appena detti che Omero è universale. Allora, un artista, perché in genere nel cinema non ci sono artisti, ci sono bravissimi artigiani e qualche artista ogni tanto, e io credo che Nolan, nel suo modo, sia un artista, ha voluto dare la sua versione, la sua interpretazione di Omero. Per quello che riguarda la dea o Elena, a lui interessava portare sullo schermo qualcuno che abbia caratteristiche psicologiche di un certo tipo. Il fatto che sia nera invece che bianca mi sembra irrilevante. Uno, perché i neri esistevano in Africa e nel mondo mediterraneo ai tempi di Omero, e Omero ne parla. Il messaggero preferito di Odisseo nell'Odissea è descritto come un nero, con i capelli cotonati come la lana. Qualcuno del resto può dire a me: tu hai tolto gli dei. Allora è più sbagliato prendere una decisione come la mia, raccontare una parte dell'Odissea senza dei, oppure parlare con gli dei ma rappresentarli con attori diversi da come noi ce li immaginiamo? Sono letture diverse, dialoghi diversi. Secondo me, entrambi validi. L'importante è trattare il testo con serietà. ([[Uberto Pasolini]])
*Questo Nolan sta cominciando a diventarmi simpatico.<br>I travasi di bile che ha causato a quella banda di falliti che imbratta i quotidiani della destra italiana sono impagabili.<br>Nolan, intanto, conta i suoi capitalistici dinderi mentre i falliti straparlano del suo comunismo spingendo gli illeterati beoti che li seguono ad arricchirlo!<br>Esilarante. ([[Michele Boldrin]])
*Sfida gli dei<ref>Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.thinkmovies.it/odissea-la-universal-svela-il-primo-poster-e-la-data-di-uscita-italiani-del-film-di-christopher-nolan/ Odissea: la Universal svela il primo poster e la data di uscita italiani del film di Christopher Nolan]'', 2 luglio 2025</ref>
===[[Alberto Angela]]===
{{cronologico}}
*C'è un'espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l'Odissea, conoscono Omero e l'Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un'opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l'Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi.
*Ho intervistato Christopher Nolan e Matt Damon per parlare della loro Odissea e sono uscito da quell'incontro con una convinzione che voglio condividere con i lettori: il vero protagonista di questo successo, prima ancora del regista o degli attori, è Omero stesso, riscoperto oggi grazie soprattutto ai giovani. E Nolan è stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo, scritto nell'VIII secolo a.c., fondante della cultura mediterranea, in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani.
*All'inizio nell'Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L'idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell'ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci.
*Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera. Parlando con Nolan ho capito anche la logica del cast: scegliere attori già riconoscibili per rendere subito comprensibili i personaggi, anche ai giovani che magari non conoscono a memoria l'epica omerica.
*Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi.
*Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: ''[[Cleopatra (film 1963)|Cleopatra]]'', ''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'', ''[[Il gladiatore|Il Gladiatore]]''. Eppure questo immenso giacimento di storie resta spesso ai margini, lontano dai radar dei più giovani. Arriva Nolan, racconta Omero, ed ecco il risultato: un successo che sta battendo ogni record al box office, trainato in gran parte da un pubblico giovane che ha ritrovato in Ulisse la propria storia. Noi che viviamo in Italia, e che raccontiamo spesso queste storie immortali ai giovani, per fortuna lo sappiamo bene.
===[[Corrado Augias]]===
*Abbiamo distrutto una cultura, dice Ulisse, e non dovevamo farlo. Abbiamo peccato contro gli dèi e contro le leggi della civiltà. Non credo che, in un'opera d'arte, ci sia condanna più esplicita dell'attuale politica estera americana cieca, aggressiva e rabbiosa.
*Letto in filigrana, il film di Chris Nolan contiene insomma numerosi, trasparenti riferimenti all'attualità americana e mondiale (ci sono anche da noi le tentazioni di violenza vendicatrice). Ecco perché questa ''Odissea'' si conferma lontana dal poema omerico, trovando la sua vera forza in un atto d'accusa contro la cultura [[Make America Great Again|Maga]] e il forsennato presidente che la incarna. Lontano da Omero, vicino, molto vicino, a noi.
*Nolan [...] non è solo un regista di "blockbuster" come dicono gli americani ovvero autore di prodotti di grandissima popolarità in grado di sbancare i botteghini. Basta pensare a ''Oppenheimer''. Nolan nasconde sempre molti significati nei suoi film, lo fa anche in questa ''Odissea''.
===[[Cristina Battocletti]]===
*Da ''[[Il cavaliere oscuro]]'', passando per ''[[Interstellar]]'' o ''[[Inception]]'', Nolan ha sempre radicato le sue storie nella realtà e con l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ha messo sé stesso e la troupe in una condizione di fatica fisica che potesse emulare il nostos di Ulisse e ha creato, dopo i tentennamenti del 3D, l'esperienza immersiva più forte di sempre, con una profondità e dettaglio mai sperimentati prima. Spingendo la tecnica cinematografica un poco più in là, ha fatto un regalo al cinema e ai registi di domani, perché le sale Imax sono meno di mille nel mondo e in Italia solo tre (Orio al Serio, Sesto San Giovanni e Roma) e non del tutto adatte al formato dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Chi scrive l'ha vista in un cinema "normale", ma, anche senza Imax, si è calata con Ulisse dal cavallo con cui ha ingannato i troiani, ha sentito il terrore davanti al corpo latteo del Ciclope, si è riempita di stupore sotto la neve sull'isola dei terribili lestrigoni, è inorridita all'allungamento delle ossa con cui Circe ha trasformato i soldati in animali, ha subito le dita di Scilla, mentre prelevavano nel mucchio le vittime, senza alcun criterio, secondo l'ingiustizia del fato che piomba nella nostra quotidianità appena apriamo certe pagine di cronaca. Ha provato la nausea nel mare in tempesta, avvertendo il freddo dell'acqua sulla pelle, ha sentito il rimorso degli errori passati, quando Tiresia è emerso dalla sabbia e ha scatenato la rabbia dei compagni morti per le strategie dell'egotico comandante.
*Inutile il dibattito sulle armature rispetto all'epoca, i peplum d'antan si sono ispirati per costumi e scenografie all'arte romantica e la spina dorsale esposta sul retro dell'elmo di Agamennone è un sublime simbolo di fragilità. Le spiagge in cui approda Ulisse sono fredde come quelle di Dunkirk, una metafora delle carneficine di guerra, impossibile non pensare alla Normandia, all'Ucraina, a Gaza, al Sudan, all'Iran e a tutte le altre guerre in corso. Il mare è nero, salvo rarissime inquadrature, la Grecia è buia, la furbizia di Ulisse non è benemerita: non vince con onore, infrange la legge della Xenia, una mossa lesiva anche sul piano economico perché per i greci l'ospitalità era un modo per oliare e far fiorire le rotte commerciali. La via della diplomazia è abdicata in favore della guerra, il logos calpestato: lo sa Polifemo, cui non è stata data la possibilità di essere ascoltato. Gli esseri umani sono per lo più avidi, narcisi e imbroglioni e le donne non sono migliori, nemmeno la bravissima Anne Hathaway (Penelope), che tratta Tom Holland (Telemaco), come un poppante, mentre un ventenne nell'età del Bronzo era più che adulto.
*Nolan ha tolto i canti i cui protagonisti sono dativi e positivi per lasciare spazio a una civiltà senza speranza, come ci appare ora la nostra.
*Nolan non pensa solo agli intrighi, porta anche doni: riempie i cinema a luglio e fa discutere la gente di una guerra iniziata tremila anni fa, dimenticando le nuove diramazioni di oggi. Ma, soprattutto, il regista con l'Odissea porta avanti una tecnologia che permette di vivere un'esperienza nuova e offre una chance alle sale di uscire dalla palude di ancelle delle piattaforme.
===[[Peter Bradshaw]]===
{{cronologico}}
*Racconta il dolore generazionale legato al disturbo da stress post-traumatico (PTSD): molti soldati fanno fisicamente ritorno a casa in tempi brevi dopo la guerra, ma ritrovare il proprio equilibrio emotivo o spirituale di un tempo può richiedere anni o decenni, se non rivelarsi addirittura impossibile. Questa odissea invisibile di angoscia è costellata di flashback, allucinazioni e scontri con le divinità arbitrarie del disagio; nel frattempo, coniugi e figli restano bloccati, incapaci di andare avanti con le proprie vite.
*È un film caratterizzato da ambizione travolgente, audacia, serietà, generosità e stile. Certo, nei dialoghi non mancano tratti un po' grossolani, ma anche questi sono resi con vigore e impeto. Offre paesaggi di solitudine di dimensioni imponenti – da visione IMAX – capaci di togliere il fiato, immortalati dal direttore della fotografia Hoyte van Hoytema (il quale, per inciso, evita le tonalità cromatiche convenzionali solitamente associate al mare), oltre a sequenze di battaglia e combattimenti frenetici, scanditi dal ritmo pulsante e vibrante dei tamburi.
*Il punto è che la guerra, i suoi presunti obiettivi, il suo celebrato successo strategico e il suo esito ipotizzato sono tutti irrilevanti rispetto al lungo, bizzarro caos del dopoguerra – quell'enorme effetto tossico che segue la causa ormai dimenticata, avvilente quanto una ritirata che fa seguito a una catastrofe.
*Il risultato è un miraggio gigantesco e scintillante, una misteriosa visione di tre ore fatta di episodi folli che non offre saggezza né appagamento, ma solo la cupa determinazione a proseguire la lotta, a dare un senso a vite distrutte, a tornare sul campo di battaglia bruciato della perdita.
===[[Matt Damon]]===
[[File:MattDamon-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Matt Damon alla ''première'' del film a New York City]]
*[[Bill Irwin|Bill]] faceva le voci e i rumori {{NDR|del ciclope}} ed è stato con noi per tutto il tempo. All'ingresso della grotta c'era un ronzio. E lo si può sentire nel film, perché c'erano migliaia di api proprio all'imboccatura della grotta. Bisognava attraversare questa cortina di api per entrare.
*Dal canto mio posso dire, senza esagerare, che è stata l'esperienza migliore della mia carriera: quando ho visto quel cavallo di legno gigante sulla spiaggia ho pensato: "Cavolo". È stato semplicemente fantastico.
*È successa una cosa curiosa: tutte quelle situazioni che, in un altro momento della mia vita, avrei trovato difficili... non lo erano più. Anzi, erano diventate divertenti. Per esempio, essere bagnato fradicio e avere freddo non era una sofferenza. Era qualcosa che mi sentivo fortunato ad avere la possibilità vivere. Mi sembrava temporaneo, e allo stesso tempo un dono. È stato molto strano. Non avevo mai provato niente del genere. Ecco perché sembro un po' un cristiano rinato. È una sensazione che desideravo da tempo, e finalmente ho provato.
*Non si fanno più film come questo. Riuscire a farlo senza green screen, come avrebbe fatto David Lean, il regista di ''Lawrence d'Arabia'' o ''Il dottor Živago''... non conosco nessuno, a parte Nolan, che ci stia nemmeno provando.
*Non sono molti gli attori over 50 che recitano in film epici di questo genere. Ho affrontato questo progetto come se fosse l'ultimo film che avrei mai girato.
*Ogni giorno sul set sembrava più una spedizione scientifica che un giorno di riprese [...]: Sei in mezzo al mare, prendi freddo e ti bagni. Tu come tutti gli altri, ma questa esperienza ha creato un affiatamento che è raro sul set.
*Ogni volta che arrivavamo da qualche parte, dicevamo: "Beh, l'Islanda sarà più facile". Invece, pioveva a dirotto e faceva un freddo cane. L'Islanda era tipo: "Facile? Aspetta e vedrai". A quel punto qualcuno aveva ironizzato: quanto potrà mai essere difficile lavorare in uno studio di Los Angeles? E poi, come previsto, siamo arrivati e Chris aveva due motori a reazione che ci spruzzavano addosso litri d'acqua [...]. È stata una conclusione perfettamente in linea con il resto. Anche in un ambiente controllato faceva freddo, era umido e un po' deprimente.
*Quando ti sentivi a disagio, cosa che accadeva quasi sempre a causa dello sforzo fisico richiesto per girare quelle scene, se ti giravi e guardavi alle tue spalle, lui {{NDR|[[Christopher Nolan]]}} era a non più di un metro e mezzo di distanza a fare la stessa cosa senza lamentarsi [...]. C'è qualcosa di veramente confortante nell'essere un soldato in trincea, guardare al proprio fianco e vedere che il generale è lì con te.
*Tutto era reale. Se come attore devi recitare una crisi esistenziale mentre passi davanti alle Sirene e sei legato a un albero maestro, è tutto lì davanti a te. Se Nolan ti dice che stai scappando per salvarti la vita da un Ciclope, allora scapperai davvero per salvarti la vita. Chris non nasconde il trucco.
*Visto come sta andando il mondo del cinema, questo è stato un film davvero strano. Ho provato una specie di nostalgia per tutto il tempo in cui lo giravo, come se stessi tornando ai miei inizi. E so che quel mondo sta scomparendo. Sapevo che questa sarebbe stata l’ultima occasione per fare qualcosa del genere.
===[[Manohla Dargis]]===
{{cronologico}}
*L'aspetto più sorprendente di questo film, oltre al fatto di essere il primo lungometraggio girato interamente in IMAX, è la sua stessa esistenza. Si tratta di un prodotto di intrattenimento anomalo per una grande casa di produzione: Nolan lo ha popolato di star — Matt Damon è Odisseo! Zendaya è Atena! — e lo ha rifinito con estrema cura, trasformando un poema di tremila anni fa in un film intelligente e profondo, dotato del fascino della vecchia Hollywood. È un'opera che guarda al passato pur restando ancorata al presente, anche nel modo in cui valuta il prezzo della guerra (chi ne trae vantaggio e chi ne paga le conseguenze?). Il protagonista è, in una certa misura, l'astuto e complesso Odisseo che balza fuori dalle pagine del poema, ma è stato reso più benevolo e psicologicamente più accessibile alla sensibilità contemporanea; è inoltre interpretato da un attore carismatico, capace di elevare la figura dell'uomo comune.
*Va da sé che questa è, a tutti gli effetti, una storia al maschile, incentrata essenzialmente sul duplice viaggio – interiore ed esteriore – di ritorno a casa del protagonista. Nolan ha firmato la sceneggiatura mantenendo in gran parte l'articolato arco narrativo del poema; ha condensato alcune sezioni, ne ha eliminate altre e ha tagliato numerosi personaggi – una scelta obbligata, data la ricchezza di eventi dell'opera originale che, nelle traduzioni inglesi, supera abbondantemente le 500 pagine.
*Le interpretazioni sono complessivamente valide, sebbene l'Odisseo di Damon appaia sottotono e privo di carisma, quasi fosse vuoto quanto l'inganno di legno. Nell'ottica di un film d'azione e avventura si tratta di una scelta controintuitiva, anche se funzionale agli intenti più complessi e tutt'altro che trionfalistici di Nolan. Una conseguenza, tuttavia, è che pochi attori – Damon compreso – riescono a coinvolgere lo spettatore con la stessa forza emotiva della regia di Nolan. Sia Holland che, soprattutto, Hathaway offrono momenti di grande intensità, ma il personaggio di lui ha scarsa presenza scenica, mentre quello di lei resta avvolto nel mistero: un aspetto che Nolan rende visivamente inquadrandola dietro una grata o tra i fili del telaio. Madre e figlio risultano figure empatiche, ma vengono regolarmente oscurati dal pretendente interpretato da Pattinson: un personaggio spassosissimo, ritratto nell'ansia febbrile del fallimento, la cui fine si attende con impazienza.
*Rivedendo ''Odissea'', mi è tornata in mente un'osservazione fatta un tempo da Martin Scorsese a proposito di un altro film: "L'emozione è l'emulsione". Il talento di Nolan è sotto gli occhi di tutti: anche quando i suoi personaggi non riescono a coinvolgere emotivamente, è il suo modo di fare cinema a farlo. Tra le altre doti, possiede quella di non creare mai un'immagine brutta; questo film, in particolare, è intriso di una bellezza folgorante. Nolan impiega la bellezza in modo strategico, usandola per catturare lo spettatore e trascinarlo in storie che ad alcuni possono apparire inutilmente complesse — soprattutto rispetto ai modesti standard del cinema commerciale — e più affini al cinema d'autore che ai multiplex. Nolan ci invita a sognare in grande. La sua ''Odissea'' è un classico a tutti gli effetti: un'opera di puro cinema capace di trasportare lo spettatore e di celebrare l'arte cinematografica.
===[[Nicola Gardini]]===
*Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell'Ade non incontra la madre e con l'assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa... Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l'elemento del facinoroso, del disarmonico, dell'orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa. [...] Un'altra trasformazione? L'Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell'Odissea Omero lo ripulisce facendone l'eroe del linguaggio e della riflessione.
*Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l'uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l'ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo... Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni... Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza?
*Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi.
*L'Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po' Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica.
*Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell'Odissea un viaggio interiore...
*Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l'eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato.
*Tra le aggiunte interessanti c'è ciò che dicono le sirene. [...] Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa.
===[[Marco Giusti]]===
*Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà.
*Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro.
*Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro.
*Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile.
*Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini.
===[[Ludwig Göransson]]===
*Chris aveva accennato fin dall'inizio al fatto che fosse interessato all'[[aulos]] [...]. Era interessato anche alla lira. L'aulos era uno strumento dell'antica Grecia. Per mille anni è stato lo strumento delle rockstar per eccellenza.
*L'orchestra non esisteva all'epoca. È stata una sfida, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di davvero unico. Ho usato strumenti dell'antica Grecia e parti metalliche trovate per strada per i brani.
*Sono stato particolarmente attratto dal suono dei wind gong, dischi di bronzo piatti con una frequenza fondamentale ridotta, pesanti ipertoni accordati e lunghi legati, [...] la sfida di scrivere musica usando i gong è stata entusiasmante e ho creato un sistema di notazione unico con disegni dettagliati del punto esatto in cui colpire il gong, con l'intensità esatta.
===[[Anne Hathaway]]===
*È stato davvero interessante cercare di trasporre il mondo in cui vivo e la mia idea di essere una madre amorevole in un contesto di 3.000 anni fa [...] Nell'antica Grecia non esisteva il concetto di genitorialità dolce, la posta in gioco era altissima e a volte era necessario che lei spaventasse Telemaco per tenerlo al sicuro. Questo mi ha fatto sentire grata di avere ora a disposizione più strumenti, anche se non so nemmeno io cosa significhi crescere un adolescente. I miei figli sono ancora molto piccoli, o almeno si sentono tali.
*Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza [...]. Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l'emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent'anni.
*Sono un po' una mamma orsa, niente si frappone tra me e i miei cuccioli. E credo proprio che, considerando tutto quello che Penelope stava passando, quanto fosse alta la posta in gioco, quanto suo figlio in particolare fosse preso di mira in assenza del padre, sapesse di dover essere protettiva in più di un modo.
===[[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]===
[[File:TomHolland-byPhilipRomano7 (cropped).jpg|thumb|Tom Holland alla ''première'' del film a New York City]]
*Posso dirvi che è un capolavoro assoluto, e non metto in discussione questa mia affermazione. Il film di Chris Nolan è fantastico. È diverso da qualsiasi cosa io abbia mai visto prima. Credo che, dopo averlo visto, mi sia posto una domanda che non mi ponevo da tempo riguardo a un film: "Come hai fatto?" Penso che con la CGI e cose del genere, ci siamo abituati a vedere queste cose incredibili sullo schermo e diamo per scontato che persone molto intelligenti e dal grande talento artistico siano in grado di realizzare qualunque cosa al computer. Ma Chris sta chiaramente cercando di fare tutto nel modo più pratico possibile direttamente in fase di ripresa. E ci sono state alcune sequenze nel film che, mentre le guardavo, pensavo: "Come diavolo ha fatto? Dev'essere computer grafica". E finito il film gli ho chiesto: "Scusa, ma era sicuramente computer grafica, vero?" E lui mi ha risposto: "No, no, no, è tutto effetti speciali realizzati in fase di ripresa. Tutto pianificato e preparato nei minimi dettagli" [...] Quindi penso che i fan rimarranno davvero sbalorditi dalle scenografie e dalle sequenze del film, perché anche io, che ero presente sul set e ho partecipato alle riprese, sono rimasto assolutamente sbalordito dalla portata, dall'ampiezza e dalla sua capacità di gestire una storia così complessa e toccante all'interno di questo folle film d'azione.
*Ricordo di aver camminato su quella spiaggia per mezz'ora, e vedevo solo soldati greci, soldati greci, barche greche, soldati greci, la guerra di Troia, barche greche, soldati greci per... Non so se sto esagerando, ma mi sono sembrati chilometri [...]. Ho chiesto all'assistente di produzione: "Dov'è la troupe? Non ho visto traccia di un set cinematografico. Mi ricorda più una rievocazione storica che un set cinematografico".
*Telemaco è una figura in cui identificarsi. Vive dinamiche difficili, quasi di bullismo all'interno della sua stessa famiglia, e penso che molti spettatori si rivedranno in lui.
===[[Milo Manara]]===
*{{NDR|«Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.»}} Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando.
*Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo.
*Ulisse riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa.
===[[Mariarosa Mancuso]]===
*Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare ''Inception'' e restare freddi di fronte a ''Interstellar''. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo.
*Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. [[Francesco Piccolo]] spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero.
*Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire?
===[[Daniel Mendelsohn]]===
*A fronte della grande ricchezza tematica del poema [...], il film si concentra praticamente su un unico messaggio: l'orrore della guerra, una realtà totalmente esecrabile, terribile. Una posizione questa, oggi pienamente condivisibile ma che gli eroi di Omero, che esultano in battaglia, avrebbero trovato quanto meno strana. L'altro tema che emerge, la violazione delle norme civili — simboleggiate nel film dalla "legge di Zeus" (come Nolan definisce la ''xenia'', la legge dell'ospitalità greca) — ci dice che tale violazione porta inevitabilmente alla fine della civiltà stessa. Ora, sono certamente d'accordo con queste idee e penso che il film, a modo suo, sia una esplorazione convincente di questi temi, anche se, ripeto, il protagonista che ci presenta e il messaggio che ci ripete in modo così incessante hanno ben poco a che vedere con il poema di Omero.
*L'Odisseo di Nolan non ha praticamente nessuna somiglianza con quello di Omero: il personaggio di Omero è astuto, ingegnoso, affascinante, seducente, divertente e manipolatore; chi ha letto l'Odissea noterà che Nolan taglia quasi ogni scena che mostra queste qualità del suo eroe. L'immagine che Nolan dà di Odisseo, di fatto, è quella di un personaggio molto più simile all'[[Enea]] di [[Virgilio]] di qualsiasi altro personaggio di Omero: tormentato dal suo dovere divinamente decretato, distrutto dal senso di colpa, vittima di una sorta di disturbo post-traumatico da stress, e tristemente privo di senso dell'umorismo. Secondo me è una vera perdita: gran parte del divertimento nel poema di Omero è vedere con quanto ingegno Odisseo riesca continuamente a tirarsi fuori dai pericoli usando il suo straordinario ingegno. Il personaggio di Matt Damon a confronto è troppo tormentato, al punto di diventare noioso.
*Le vendite del poema omerico, in tutte le traduzioni, sono andate alle stelle in tutto il mondo [...], Il mio editore mi dice che negli Stati Uniti le vendite sono aumentate dell'80 percento rispetto allo scorso anno. E non solo l'Odissea, ma anche qualsiasi libro collegato al poema (ad esempio Circe di Madeline Miller, o il mio libro autobiografico ''Un'Odissea'' [...]) ha visto una grande crescita nelle vendite. È una notizia fantastica. Qualunque merito possa avere il film, ha suscitato uno straordinario nuovo interesse per Omero. So che porterà tanti giovani verso i classici.
*Si può dire che il film fallisce come adattamento del testo di Omero, dall'altra riesce come interessante commento sulla politica e sulla società contemporanee.
===[[Giulio Meotti]]===
*Anche chi non ha letto Omero conosce l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' per sentito dire: Calipso, che nutre il suo uomo con i fiori di loto per avere un amante smemorato; Circe, la strega che odia gli uomini e li trasforma in porci; Tiresia, che insegna agli umani la lezione degli inferi; le sirene, che trasformano il più valoroso dei guerrieri in un burattino.<br>Ma Ulisse come eroe muscoloso coi sensi di colpa per la guerra è un po' ridicolo.<br>Calipso, da ninfa seduttrice e carceriera innamorata, diventa una sort di terapeuta ''woke''. Circe è una donna ferita dalla sopraffazione maschile stile ''Metoo''. Atena è una amica immaginaria, più proiezione del rimorso e della coscienza di Ulisse che dea protettrice.
*Noi europei non abbiamo imparato molto da Omero. L<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ci dice da tremila anni che la minaccia non arriva sempre con le spade sguainate, ma sotto forma di dono che lusinga la generosità e la superbia del nemico.<br>E ora abbiamo di fronte un gigantesco nuovo cavallo di Troia, non arenato in una spiaggia marocchina ma dentro le nostre città. Non è fatto di legno ma di mattoni, alleanze e silenzi complici.
*Pur avendo amato ''Interstellar'' e ''Oppenheimer'' di Christopher Nolan, ''Odissea'' non è stato all'altezza del mio entusiasmo... Il film mostra in tutto il suo splendore ciò che gli americani sanno fare meglio: suoni e immagini in un deserto intellettuale.
===[[Paolo Mereghetti]]===
*Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari (ma secondo quale regola? quella che ha fatto della britannica [[Elizabeth Taylor]] una [[Cleopatra (film 1963)|regina egiziana]]?). A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumeri, ma è da queste cose che si giudica il risultato di un film? Assolutamente no!<br>Lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi.
*In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.
*Quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai.
===[[Samantha Morton]]===
*Ho letto la sceneggiatura e mi ha davvero commossa. Non conoscevo il libro. Ho lasciato la scuola a 12 anni perché ho iniziato a recitare allora, e a quei tempi non c'erano tutor sul set per una come me, di conseguenza non ho una grande formazione accademica. Sono un po' un'autodidatta. Non conoscevo il materiale originale, così mi sono basata solo sulla sceneggiatura che mi ha lasciata a bocca aperta. Piangevo a dirotto, ero arrabbiata, provavo di tutto.
*Non analizzo troppo le cose. Non sottopongo mai i miei personaggi a una terapia psicologica. Ma l'unica cosa che ne ho tratto, e che ho scoperto mentre la interpretavo, è che mi è sembrata molto familiare. Mi è sembrata molto attuale. Mi è sembrata mia madre. Mi è sembrata mia sorella. Mi è sembrata mia figlia. Mi è sembrata una delle mie amiche. Mi è sembrato che potesse essere la madre, la sorella, la figlia, la nonna, l'amante o la prozia di chiunque. Mi è sembrata semplicemente molto, molto rappresentativa di ogni donna e di tutte le donne, e che portasse con sé il dolore di tutte le donne nel corso della storia.
*Riguardo a Circe, la mia interpretazione è che lei rappresenti ogni donna. E qui entra in gioco l'elemento della dea e della stregoneria: bisogna ricordare che, un tempo, le levatrici venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. La società ha sempre demonizzato le donne. È così da tempo immemorabile. È di questo che stiamo parlando. La mia versione di Circe, direi, è che lei è la figlia di tutti, la moglie di tutti, l'amante di tutti, la madre di tutti, la nonna di tutti. Ho cercato di racchiudere in lei l'essenza della donna nella sua totalità.
*Stavo pensando alle donne che nella storia sono state denigrate: ostetriche, erboriste, madri o donne sagge. E quindi, per me, quel legame con la terra e il suo rispetto per la natura si intrecciavano in modo meraviglioso con il fatto che conoscevo così bene l'ambiente circostante.
===[[Christopher Nolan]]===
[[File:ChristopherNolan-byPhilipRomano3.jpg|thumb|Christopher Nolan alla ''première'' del film a New York City]]
*Alla fine, i fan dell'opera originale, anche quando facevamo qualcosa che loro non avrebbero fatto, hanno apprezzato la sincerità del tentativo di portare sullo schermo la migliore versione possibile. Io posso solo realizzare il miglior film che sono in grado di fare nel modo più sincero possibile. Sarà inevitabilmente diverso da come lo farebbe chiunque altro, ma è proprio questo il senso di un adattamento. [...] Ricordate, ho trascorso dieci anni della mia vita occupandomi di Batman. Quando sono arrivato su ''[[Batman Begins]]'', sceneggiatori e disegnatori lavoravano su questo personaggio da quasi 65 anni. Quello che ho imparato durante quella trilogia è che non puoi preoccuparti di tutto questo. Devi soltanto onorare il materiale originale interpretandolo nel modo più forte e personale possibile.
*{{NDR|«Perché Matt Damon Ulisse?»}} È un attore accessibile per il pubblico. Sa comunicare le stratificazioni di un personaggio e il modo in cui esiste all'interno della narrazione. Al cinema, è stato l'uomo qualunque, il padre di famiglia, il vicino di casa.
*{{NDR|Sulle polemiche sul film}} Fa parte del gioco. Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le alimenta sa ancora cosa sia realmente il film.
*Il punto di partenza di tutto questo progetto, la premessa da cui ci siamo mossi, era la possibilità di far risuonare l'antichità nella modernità. Questo punto cardinale si ritrova in tutte le scelte che abbiamo fatto, dalla nazionalità degli attori all'accento con cui li sentite parlare. Gli attori non recitano con un accento particolare, qualcosa che sembrasse un incrocio fra l'inglese e il greco antico, anche perché non troverebbe equivalenti. Se fai un film nel 2026 non puoi costringerci l'antichità di un testo che risale a millenni prima. Tutti gli attori parlano in americano moderno e grazie a quel patto di sospensione dell'incredulità che sempre guida lo spettatore nella scoperta di una storia, è come se parlassero in greco antico. Devi stabilire i termini di quel patto e costruire il tuo mondo come se stessi realizzando un film di fantascienza. Devi scegliere un approccio. E il mio approccio è stato scegliere un linguaggio il più possibile accessibile e immediato al pubblico contemporaneo, che possa parlargli all'orecchio come un sistema di traduzione simultanea.
*In un mondo senza denaro, senza carte di credito, senza telefoni, quando si intraprendeva un viaggio, persino breve, ci si affidava completamente alla misericordia degli sconosciuti. Per questo esisteva la legge di Zeus: l’idea che gli altri debbano essere trattati con rispetto. Questa regola era sostenuta da una base teologica: quella persona, per quanto umile o povera possa apparire, potrebbe essere un dio travestito che cammina tra noi. E dunque va trattata con rispetto. È un’idea straordinariamente potente che continua a essere al centro del funzionamento della società ancora oggi.
*Inizialmente, avevamo discusso con [[Ludwig Göransson|Ludwig]] della possibilità di adottare un approccio orchestrale, ma abbiamo capito che cercare di riprodurre quel tipo di tradizione romantica orchestrale, tipica dei grandi film in costume del '900, sarebbe risultato artificiale tanto quanto far parlare gli attori con un accento particolare. Così abbiamo abbandonato quell'idea e lui ha adottato un approccio davvero unico, molto personale. Ludwig sa donare moltissima energia alle scene action e alla suspense, ma al contempo è in grado di farti emozionare nel profondo. È davvero un piacere lavorare con qualcuno che è il top di gamma nel suo campo.
*L'armatura di Agamennone è in bronzo annerito, una tecnica di lavorazione del bronzo di cui erano sicuramente a conoscenza. E questo lo sappiamo perché se vai a Micene trovi schiere di daghe e pugnali realizzati in bronzo ossidato. Non siamo ancora riusciti a sviluppare dei test capaci di dirci come riuscissero ad annerire il bronzo, magari analisi future potranno mostrarci nel pratico come riuscissero a ottenerla. Ma sappiamo che erano in possesso di quella conoscenza tecnica, la teoria è che basti prendere il bronzo, aggiungere più oro e argento e poi usare lo zolfo. Quindi quello che abbiamo fatto con Agamennone è stato immaginare un'armatura in bronzo oscurato che riuscisse a comunicare l'importanza e l'investitura del personaggio, ma siamo comunque partiti da un dato reale. È un'estrapolazione a partire dalla Storia e i suoi simboli eterni. L'elmo a forma di teschio, la criniera a ricordare le ossa di una spina dorsale: sono simboli di guerra volti a incutere terrore. E puoi star certo che non sono stato io né alcun regista prima di me ad aver inventato l'idea che le ossa siano un simbolo di minaccia e territorialità: è un simbolo vecchio quanto l'umanità stessa.
*Quando si guarda questo mondo, quando si osserva il mondo antico, la gente tende a vederlo in modi strani. C'è molto pregiudizio culturale. C'è molta tendenza a elevarlo solo perché è antico. Quando ti immergi nel poema, quello che trovi è qualcosa di davvero terreno, concreto e accessibile. Quindi per me, nel costruire il mondo del film, quando ho parlato con tutti gli attori, ho detto: voglio solo centrarlo su quello e farlo sentire molto fresco per il pubblico moderno, eliminando alcune di quelle assunzioni che non sono basate su nulla di logico.
*Sul piano tecnico, un film tutto in Imax era il mio sogno da quando avevo 16 anni. Ma la vera sfida, quando fai un film tratto da qualcosa che muove sentimenti forti nel pubblico, e che rappresenta un riferimento culturale, è non pensare a tutto questo e trasformare quella materia in una tua creazione. Scegliere gli attori seguendo l’istinto, pensando a chi saprà restituire sfumature, complessità e grandezza della letteratura. Sembra diverso, ma mi è successo lo stesso con ''[[Batman Begins|Batman]]''.
*Tutto nella sequenza del Ciclope è pensato per cercare di immaginare: come sarebbe una situazione del genere nella vita reale? [...] Non si tratta di un approccio da libro di fiabe o da cartone animato, ma di un vero e proprio tentativo di immedesimarsi in Ulisse e nei suoi uomini. È una situazione terrificante. [...] L'odore [delle pecore] era pungente, per così dire [...]. dopo un po' è diventato molto, molto umido e maleodorante. Ma ho costruito molte grotte in passato. Girare in una grotta vera è tutta un'altra cosa. Una volta che la roccia viene spostata a chiudere l'ingresso e ci si ritrova al buio, l'atmosfera è davvero opprimente. Ha dato un senso di realismo estremo.
*Volevo riportare il pubblico nel mondo antico e non nella Hollywood degli anni 50, dove tutti parlano con accento inglese impeccabile e usano un linguaggio formale per dire al pubblico che siamo nell’antichità. Volevo qualcosa di terreno, immediato. Che il pubblico avesse la sensazione di vivere dentro la storia e conoscere davvero le persone.
===[[Matteo Nucci]]===
*È questa la lezione del film. Ricordarci ciò che è la base della nostra storia di occidentali in un tempo in cui non ci riconosciamo più parte di una famiglia umana, respingiamo il forestiero, lo calpestiamo eppoi uccidiamo donne, uomini, bambini.
*Importa che l'eroe non sia un supereroe, ma un essere umano tormentato e consapevole della sua fallibilità proprio come Batman, uomo privo di superpoteri, capace di fare i conti solo con le proprie paure. E in questo Nolan non poteva sbagliare. Odisseo è un eroe perché eroe significa realizzare la propria umanità e l'umanità è dolore, difficoltà, errori, rimpianti e però anche tenacia e forza di vivere fino in fondo questi dolori e queste sconfitte per andare avanti e cercare sempre una realizzazione interiore.
*Sa piangere Odisseo. E sappiamo piangere tutti noi esseri umani. E io, mentre Argo moriva e mentre Euriclea toccava la cicatrice di Odisseo, piangevo. Piangevo come un vitello nella sala stracolma di popcorn.
===[[Lupita Nyong'o]]===
*È davvero speciale far parte de L'Odissea, perché è un'opera grandiosa. Abbraccia mondi diversi. Ecco perché il cast è quello che è. Stiamo dando vita alla narrazione epica del nostro tempo.
*Non si può recitare la bellezza. Voglio sapere chi è un personaggio. Cosa c'è oltre la bellezza? Cosa c'è oltre l'aspetto esteriore? Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata.
*Questa è una storia mitologica [...]. Sostengo pienamente le intenzioni di Chris e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto perdendo tempo a pensare a una difesa. Le critiche ci saranno, che io risponda o meno.
===[[Elliot Page]]===
*Ero così emozionato di essere stato scelto per ''L'Odissea'' e di essere stato invitato a tornare a lavorare con {{NDR|Christopher Nolan}} [...]. Ho adorato lavorare con lui in ''[[Inception]]'' e ho amato far parte di questo nuovo film. Ero completamente entusiasta e eccitato: quando sono andato a incontrare Chris e abbiamo parlato della parte, mi sono seduto in una stanza e ho letto la sceneggiatura. È stata una gioia immensa poter tornare a lavorare con lui adesso, in questa nuova fase della mia vita, nella quale mi sento più a mio agio con me stesso: anche questo fatto renderà questo progetto più piacevole e rivivere un'esperienza alla Chris Nolan ora ha significato tantissimo per me.
*Il personaggio che interpreto in questo film non è originariamente presente nell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Quindi, per me, l'obiettivo principale era riuscire a catturarlo in queste poche scene e, si spera, rendere felice Chris.
*{{NDR|Su [[Sinone]]}} Rappresenta una sorta di consapevolezza di fronte a Ulisse e all'impatto della guerra, alla brutalità della guerra e della violenza.
===[[Robert Pattinson]]===
*Il mio personaggio è un po' come [[James Woods]] in ''[[Casinò (film)|Casino]]''. È stato quello a ispirarmi [...]. Ho pensato che sarebbe stato divertente vederlo a Itaca. È un tipo un po' squallido. Durante le prove costume continuavo a dire: "Voglio davvero delle mutande leopardate". Volevo che spuntassero dalla gonna, con un po’ di pelliccia scintillante.
*Il tema centrale de ''L'Odissea'' è che Penelope non riesce a decidersi tra i due uomini e io cerco di aiutarla a prendere una decisione. Le dico: "Va bene così. È morto, rassegnati".
*Sono arrivato sul set di ''Odissea'' subito dopo le riprese di ''[[Primetime (film)|Primetime]]'' e mi sembrava di sentire la voce di [[Chris Hansen|Hansen]] in quella di Antinoo. Mi riferisco solo alla parlata però: Nolan chiedeva a tutti noi di parlare con lo stesso accento e ho dovuto lavorare con un coach per liberarmi di quello di Hansen per tornare all'americano medio.
===[[Francesco Piccolo]]===
*Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.
*Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista.
*Se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo.
===[[Roberto Recchioni]]===
*Delle proteste indignate sulle scelte di cast del film non voglio proprio discutere. Al teatro, da quando il teatro esiste, qualsiasi attore può interpretare qualsiasi ruolo, a patto che sappia incarnare lo spirito e il senso del personaggio che deve portare in scena. È esattamente questo che significa recitare. Solo il cinema si fa problemi in tal senso. E stranamente se li fa sempre quando un attore non bianco viene chiamato a interpretare un personaggio bianco, molto meno quando succede il contrario. Il tema è di razzismo, non di cinema. E qui si parla di cinema.
*È un film viscerale e caldo (per una volta nella sua {{NDR|Christopher Nolan}} cinematografia), che per tecnica somiglia più al cinema di [[Cecil B. DeMille]] (il regista de ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'') che a quello di un cineasta moderno ma che, invece, di un cineasta moderno, modernissimo, ha la sensibilità, la definizione, il ritmo e la forma. E questa è la novità che l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' apporta al corpo filmico di Nolan.
*Nel concepire la sua ''Odissea'', Nolan decide di tornare indietro, abiurando quasi totalmente le sirene del digitale per tornare a cercare di evocare a schermo l'impossibile attraverso il possibile. Non c'è quasi nulla che vedrete a schermo in questa ''Odissea'' che non abbia un rapporto strettissimo, quasi intimo, con la materia. Palazzi che crollano, soldati che combattono, cavalli di legno che bruciano, navi che beccheggiano e via dicendo, è tutto vero, come veri sono i luoghi, i panorami, i cieli, la terra, il fuoco, il mare e il vento. Ma non solo: sono veri anche gli spiriti dell'Ade, il ciclope, Circe che trasforma gli iniqui in bestie e via dicendo, portati a schermo attraverso trucchi quanto più meccanici e analogici possibile, con tutti i limiti che questo approccio impone (anche molto evidenti, a tratti). Sembra un vezzo, vero? E invece è il segreto del film: farti credere talmente tanto alla sostanza di questo mondo, alla sua concretezza, alla sua "realtà", da farti credere anche agli elementi del mito che lo pervadono e lo compenetrano con naturalezza.
*''Odissea'' di Nolan non è il capolavoro di Nolan. E non lo è perché la parola "capolavoro" significa a capo, in testa, a tutti gli altri lavori, cioè la cosa migliore, unica, di un insieme. E il posto di capolavoro, nella filmografia di Nolan, per me spetta a ''Dunkirk''. Ma ''Odissea'' gli sta subito sotto e nemmeno di uno scalino, ma di mezzo. Semplicemente, Nolan con questo film evoca il mito dandogli un corpo e una presenza che non ha quasi avuto prima, e lo fa grazie a un approccio incredibilmente tradizionale ma, proprio per questo, incredibilmente innovativo: facendo i conti con i limiti della realtà.
*Ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all'Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l'Odissea è ambientata attorno al 1200 a.C., Omero ne scrisse attorno al 750 a.C.) e Omero aveva meno strumenti storici di Nolan per conoscere l'età del bronzo che raccontava. Ma questo non è un problema in nessun senso perché tanto l'opera di Omero quanto il film di Nolan non appartengono al racconto storico ma a quello mitologico: l'Odissea non è una cronaca di fatti, è una raccolta di miti, uniti in un canone narrativo che li uniforma e li rende coerenti gli uni con gli altri. Per questo motivo Nolan ha lo stesso diritto di Omero di raccontare la storia di Odisseo-Ulisse come più gli aggrada.
===[[Massimiliano Smeriglio]]===
{{cronologico}}
*La forza del film sta nell'aver sottratto Troia all'epica della vittoria per restituirla alla tragedia della storia. La caduta della città non è soltanto la sconfitta di Priamo. È il tramonto di una civiltà, il crepuscolo dell'età del bronzo. Ed è, soprattutto, la metamorfosi dei vincitori.
*L'intuizione più potente del film è suggerire che i Popoli del mare siano gli stessi Achei trasfigurati dalla guerra. Più che una ricostruzione storica, una verità simbolica. Il barbaro non arriva da fuori. Nasce dentro la civiltà quando questa smarrisce il senso del limite. Da qui il saccheggio, lo stupro di guerra, il bottino, la convinzione che comandino lo scudo e la spada.
*È questa, forse, la vera domanda che ci lascia il film di Nolan. Quale ordine nascerà dopo la fine della nostra età del bronzo? Quale mondo sorgerà se consumeremo, una dopo l'altra, le regole che abbiamo costruito sulle macerie del Novecento?<br>Ogni civiltà può morire ripetutamente. Quando cadono le sue città. E quando smette di credere nei limiti che aveva imposto alla propria forza.<br>Forse il ritorno degli Achei è questo.<br>Chi calpesta la sacralità del limite uccide una parte di sé, oltre a sfregiare l'identità dell'altro.<br>Gli Achei non sono il passato, ma la possibilità che una civiltà, nel momento stesso in cui si convince di difendere se stessa con il solo rumore del piombo e con la ferocia, finisca per assomigliare inevitabilmente al proprio mostruoso doppio.<br>I Popoli del mare sono sbarcati e non hanno nulla di epico, non somigliano al mito, prendono piuttosto le sembianze delle bande neofasciste che a Sofia, in Bulgaria, hanno intimorito e assediato i ragazzi della Comunità ebraica romana al grido di «Sieg Heil». O quelle dei cosiddetti coloni escursionisti in West Bank.
===[[Guia Soncini]]===
*Certo, se questo film fosse uscito dieci anni fa avrebbe avuto un senso. Sarebbe stata una grande metafora dei limiti del maschile, l'uomo che si rifiuta di chiedere indicazioni, per colpa tua siamo arrivati in ritardo da mia cognata, dicevi che sapevi una scorciatoia e guarda dove siamo finiti, te l'avevo detto di chiedere ai passanti ma tu ti sentivi sminuito.<br/>Ma adesso, adesso che tutti hanno le mappe sul telefono, adesso che senza indicazioni del navigatore nessuno di nessun sesso o mestiere sa più fare cento metri, adesso Ulisse di cosa è metafora? Del fatto che il vero viaggio dell'eroe è salire su una barca senza navigatore satellitare?
*Ma quelli che hanno fatto le interviste nelle scorse settimane il film l'avevano visto? No, perché al di là del non aver capito che Omero affida il destino di (quel coglione di) Ulisse interamente alle donne, vedendo il film si scopre che il regista che secondo Lupita aveva finalmente dato spazio alle donne ha invece del tutto cassato dalla storia Nausicaa. Magari l'avevano visto ma sono della scuola filosofica «mai obiettare quando un intervistato dice una scemenza, se poi l'intervistato è femmina diventa pure mansplaining».
*Penelope fa la sua brava tirata contro il patriarcato, sembra una di Instagram, proprio come il finale in cui Ulisse spera nel ritorno della civiltà e nel fatto che «i nostri errori saranno dimenticati» sembra un editoriale contro Trump: cent'anni di cinema ci rovineranno pure l'immaginario, ma anche l'attualità non scherza.
===[[Claudio Strinati]]===
*A me {{NDR|la scena dei lestrigoni}} ha richiamato l'immagine dei grandi personaggi dipinti da Paolo Uccello, grande artista del 400 fiorentino; anche in questo caso non dico che Nolan abbia copiato, e infine Polifemo che a me personalmente ha destato le impresisoni che mi destano certe immagini di Goya, ad esempio ''Saturno che divora i suoi figli'', capolavoro fosco e terribile insieme; alla fine, secondo me, una suggestione c'è; occorre trovarla!
*Cambiano i linguaggi, cambiano gli schermi, cambiano gli effetti speciali. Ma Ulisse continua a navigare dentro di noi.
*Trovo molto interessante il dibattito che si sta svolgerndo intorno al film l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' di Christopher Nolan, perchè in un certo senso è un dibattito attualissimo. [...] il punto per me non è tanto se è stata cinematograficamente riproposta come l'ha narrata Omero; il tema vero riguarda, la struttura, i sentimenti le grandi passioni. Leggevo di recente un libro straordinario, l<nowiki>'</nowiki>''Ulisse'' di James Joyce, che è proprio modellato sull<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' in modo impressionante ma è totalmente diverso ovviamente, totalemente libero. Quindi rimproverare a Nolan certe questioni filologiche è a mio parere privo di senso.
===[[Emma Thomas]]===
*La cosa che ho amato del poema di Omero quando l'ho letto di nuovo, una volta saputo che questo era ciò che Chris voleva fare, è stato vedere come si adattasse perfettamente al modo in cui lui racconta le storie. La storia dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' non è lineare e ci sono spaventi, brividi e grandi rivelazioni. Quello che ama Chris... E c'è il tema della memoria: del ricordo della patria e della guerra, di ciò di cui si è responsabili. Che sia la vittoria sul nemico, e l'aver causato così tanta morte. Anche quella dei propri compagni: prima di tutto, la loro...
*Le racconto un aneddoto: la nostra Itaca è Favignana e il cane Argo è "interpretato" dall'esemplare di una rarissima razza canina italiana. Ogni particolare è stato cercato, sperimentato e solo dopo inserito nella narrazione.
*Nei film precedenti c'è sempre stata una "grande" scena su cui abbiamo discusso giorni e giorni. ''Odissea'' è piena di grandi scene. Era come sfidarsi continuamente: a una grande scena ne seguiva un'altra ancora più grande. A partire dal fatto che ogni singola location presentava problemi incredibili, sfide apparentemente insormontabili. Ma abbiamo sempre trovato la soluzione giusta.
*Per ''Odissea'' {{NDR|Christopher Nolan}} è stato molto preso dal cambio di luci, colori, peassaggio. Il passaggio dagli esterni agli interni e il contrario. Era completamente assorbito dalla luce delle tappe della sua odissea: mi riferisco alle location del film. Islanda, Marocco, Grecia, Italia.
===[[Emily Wilson]]===
{{cronologico}}
*La versione cinematografica d'azione da 250 milioni di dollari che Christopher Nolan ha tratto dall'antico poema greco di Omero è un modo divertente per ripararsi per qualche ora dalle alte temperature.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo verso nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma The Odyssey presenta la sua consueta combinazione di grandiosità e superficialità.
*Gli dèi non esistono, e tuttavia i naufragi e la morte vengono presentati come l'inevitabile conseguenza dell'accecamento del figlio di Poseidone e dell'aver divorato le Vacche del Sole. La legge di Zeus viene descritta come di importanza cruciale, eppure Zeus non c'è. La visione del mondo di Nolan non è abbastanza ampia da contenere né dèi reali né persone reali che potrebbero essere diverse da noi.
*Mancano alcune sequenze importanti dell'epica: il film salta l'isola di Scheria, patria della premurosa principessa Nausicaa, dove l'Ulisse di Omero racconta le sue mirabolanti avventure agli ospitali Feaci. In questo film massimalista non c'è spazio per qualcosa di tanto piacevolmente quotidiano e su piccola scala quanto il bucato di Nausicaa e le sue fantasie da ragazzina su un futuro marito. L'Ulisse brizzolato di Damon non è né un grande narratore né un seduttore. Più sostanzialmente, l'inclusione di un luogo straniero amichevole, ricco e culturalmente evoluto avrebbe aggiunto ulteriore confusione alla premessa già confusa del film: che questa versione hollywoodiana della Grecia micenea sia l'unica “civiltà” esistente al mondo, l'unico luogo che ricordi ancora, almeno vagamente, che gli estranei e i mendicanti devono essere accolti secondo la legge di Zeus.
*Nonostante l'indignazione artificiosamente alimentata online, non c'è nulla di intrinsecamente sbagliato nel tentativo del film di avvicinarsi all'americano contemporaneo. Quando non si intende comporre una sceneggiatura in greco omerico, o neppure in versi metrici inglesi, tanto vale usare qualcosa di simile all'inglese americano colloquiale. Ma scrivere dialoghi non è uno dei talenti di Nolan. Il linguaggio è implacabilmente didascalico, privo di umorismo e piatto.
*Come si dice durante le cerimonie di premiazione, ho appreso con umiltà che Nolan ha letto almeno il primo verso della mia traduzione dell'Odissea in pentametri giambici. In almeno un'intervista ha citato la mia versione del primo verso del poema: "Raccontami di un uomo complicato". Ma mi vergognerei di aver scritto una qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Purtroppo, l'Ulisse di Damon non è complicato, né scaltro, né ingegnoso.
*Il principale arco emotivo del film riguarda la tardiva presa di coscienza di Ulisse: egli comprende di essere complice dello sfruttamento di Sinone perché non gli ha detto la verità sul piano del Cavallo di Troia. [...] Questa sottotrama confusa viene imposta al film per consentire a Nolan di esprimere un messaggio implacabilmente didascalico sul mondo anglofono contemporaneo: le menzogne e la xenofobia della guerra al terrorismo e della Brexit avrebbero avviato un declino culturale che ora sta distruggendo i valori ai quali "noi" teniamo di più.
*[[Tom Holland|Holland]] è bravo a interpretare un giovanotto svampito di vent'anni che ne dimostra dodici.
*All'Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande il poema. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini. È priva di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è orrenda. Nessuno dei personaggi possiede motivazioni credibili per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo ha un aspetto orribile.
*Nonostante tutto questo, l'uscita di The Odyssey resta un evento da festeggiare. In quella che ci viene descritta come l'epoca dello streaming, quest'epica sta riportando il pubblico nelle sale. In quella che ci viene descritta come un'epoca di diminuzione dell'alfabetizzazione e di "morte delle discipline umanistiche", le traduzioni dell'Odissea, compresa la mia, stanno andando a ruba. [...] Forse il film convincerà qualche amministratore universitario a non tagliare i dipartimenti di letteratura, lingue e storia.
==Making of==
{{Int|1=''The Making of Excalibur: Myth into Movie''|2=Regia di Neil Jordan, 1981.}}
*
:''John gave me very clear images of what he wanted. He wanted it to be very earthy, he wanted it to have a touch of Indian and a touch of Spanish idea, but not to be reproduced exactly, but that kind of feeling. But the idea was it to be very earthy because it's a dance in which she has to seduce somebody, so therefore it had to have all those qualities without getting too raunchy. He didn't want it to be a medieval dance.'' (Anthony Van Laast)
*
:''He's got this sort of simplicity, this very natural simplicity and this intuitive sense of right and wrong. Someone said this thing, which is quite true, about having him be completely secure in his knowledge of nothing.'' (Paul Geoffrey)
*
:''If you think of Merlin you automatically think of the many lives he's led.'' [...] ''You have the feeling that he's been through many many worlds and he is of course many people. There's a lot of my old English master in him too, who has the most wonderful whimsy in his humour that is central, kind of the spine of the character is based upon him. A man of great lore, book lore, a Chaucer man, Shakespeare, and a wag to boot!'' (Nicol Williamson)
*
:''She's rather like a flower, a fresh flower picked out of a field somewhere in the open air and put inside this glass in a huge cold castle that's all gold and artifact and manmade. And Arthur is pursuing manmade ideals and forming laws, and everything's becoming very materialistic and she's much simpler than that, much more basic.'' ( Cherie Lunghi)
*
:''His power is very much that of the mind, someone who can make things happen, who can take control. We've all seen the power of voodoo in African tribes, when the chiefs or the witch doctors pointed to a man and in 48 hours he goes into the wilderness and he dies because his death is brought upon by his state of mind. He knows that it's the finish of his life. In a way, Merlin has that kind of power.'' (Nicol Williamson)
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
----------------------------------
'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
hbi0acsi7ykzdnopfnfis99tb6wmkft
1428215
1428214
2026-10-03T08:23:19Z
Skekzilla
17056
1428215
wikitext
text/x-wiki
{{Film
|titolo = Odissea
|titolo originale = The Odyssey
|immagine = Odissea.png
|didascalia =
|lingua originale = Inglese
|paese = Stati Uniti d'America, Regno Unito
|anno uscita = 2026
|genere = epico, fantastico, avventura, azione
|regista = [[Christopher Nolan]]
|soggetto = dal poema ''[[Odissea]]'' di [[Omero]]
|sceneggiatore = Christopher Nolan
|produttore = [[Emma Thomas]], Christopher Nolan
|produttore esecutivo = [[Thomas Hayslip]]
|attori =
* [[Matt Damon]]: [[Ulisse]]
* [[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]: [[Telemaco]]
* [[Anne Hathaway]]: [[Penelope]]
* [[Robert Pattinson]]: [[Antinoo]]
* [[Lupita Nyong'o]]: [[Elena (mitologia)|Elena di Troia]]; [[Clitennestra]]
* [[Samantha Morton]]: [[Circe]]
* [[John Leguizamo]]: [[Eumeo]]
* [[Zendaya]]: [[Atena]]
* [[Charlize Theron]]: [[Calipso]]
* [[Jon Bernthal]]: [[Menelao]]
* [[Himesh Patel]]: [[Euriloco]]
* [[Bill Irwin]]: [[Polifemo]]
* [[Elliot Page]]: [[Sinone]]
* [[Benny Safdie]]: [[Agamennone]]
|doppiatori italiani =
* [[Riccardo Rossi (doppiatore)|Riccardo Rossi]]: Ulisse
* [[Alex Polidori]]: Telemaco
* [[Domitilla D'Amico]]: Penelope
* [[Stefano Crescentini]]: Antinoo
* [[Chiara Gioncardi]]: Elena di Troia; Clitennestra
* [[Ilaria Stagni]]: Circe
* [[Stefano Thermes]]: Eumeo
* [[Lucrezia Marricchi]]: Atena
* [[Claudia Catani]]: Calipso
* [[Simone D'Andrea]]: Menelao
* [[Gabriele Sabatini]]: Euriloco
* [[Gabriele Patriarca (doppiatore)|Gabriele Patriarca]]: Sinone
* [[Jacopo Venturiero]]: Agamennone
|note= *Musiche: [[Ludwig Göransson]]
}}
'''''Odissea''''', film del 2026 con [[Matt Damon]], [[Anne Hathaway]], [[Tom Holland]] e [[Robert Pattinson]], sceneggiato, diretto e co-prodotto da [[Christopher Nolan]].
{{tagline|Sfida gli dei}}
==[[Incipit]]==
{{incipit film}}
<center>{{maiuscoletto|A time of apparent magic...}}</center>
==Frasi==
{{cronologico}}
*A face. A fleet. A war. A man. A thought. A trick. A trick to break the walls of Troy. And burn it screaming to the ground. ('''Bardo''')
*[[Xenia (antica Grecia)|Zeus’s law]] tells us to treat strangers as we’d be treated because they might be Gods in disguise. I think we’ve established you’re not a God, Antinous. ('''Telemaco''') p. 7
*{{NDR|Su [[Eumeo]]}} My dad’s most loyal worker. He can’t see much any more... But that doesn’t stop him beating travelers to death in exchange for lies about my father. ('''Telemaco''') p. 9
*You don’t need eyes to hear a hasty combination. ('''Eumeo''') p. 9
*After years of war no one could stand between my men and home. Not even me. ('''Ulisse''') p. 32
*The Gods help those who help themselves. ('''Ulisse''')
*I didn’t turn your men into anything! This is who they are. Look at them. Base. Disgusting, primal urges you value in battle. They’ve raped and pillaged across the world for you –- you think that’s against their nature? You think they only did those things because you ordered them to? A true commander thinks his men’s savagery is actually discipline. You don’t seem that deluded. But you sent them to me, here, on my own. A gang of filthy soldiers with empty bellies and hot blood. You thought they’d respect me and my home? Look at them. Know your own men. ('''Circe''') p. 67
*Don’t make my mistake. Don’t walk in the front door expecting garlands and praise. ('''Agamemnone''') p. 77
*Past the Sirens you choose between the whirlpool Charybdis and the monster Scylla. The whirlpool in the sea would take all your lives, the monster in the cliffs only six. But your determination to sacrifice no more lives kills all of them. ('''Tiresia''') p. 77
*Slaves have no choice but to be loyal to the future. This is a household waiting for a master, just as Ithaca’s a kingdom waiting for a king. ('''Antinoo''') p. 81
*He was always the smartest. The only one Agamemnon ever listened to. He should’ve listened harder. ('''Menelao''') p. 86
*You must give yourself to the storm, give yourself to Poseidon, take your punishment. Zeus won’t let him kill you. Give up the fight. Give up control. And live. It’s a leap of faith you’ve never yet made, Odysseus. ('''Calipso''') p. 102
*Beautiful, wise Penelope. Held hostage by the worst men. Soon to be forced into marriage. What can she do without even her son? ('''Eumeo''') p. 107
*Don’t look for Gods in men –- you’ll always be disappointed. ('''Ulisse''') p. 115
*The clearest view of a person is from below. ('''Ulisse''') p. 116
*For years, while my husband’s been gone, you’ve commandeered this palace for your feasting. Your excuse was that you wanted to win my hand in marriage. As I’ve listened to you party and fight, corrupt my servants and disrespect my home, I’ve wanted nothing more than for Odysseus to return and see all this for himself. But last night I realized that if he’s not here now... he never will be. So I stand ready to marry anyone here who can string this hunting bow and shoot an arrow through those twelve axes. Step up and show me who you are. ('''Penelope''') p. 136
*My Queen’s made her point. We can’t replace Odysseus. Some of us have always known that. Some of us would’ve followed that great man to Troy, if he’d let us. But he never came back, so choose the best of us here. Who’ve all failed your test. ('''Antinoo''') p. 138
*When you see Sinon in Hades... Tell him I’ll head west to honour my men. And that I gave you back your shame. ('''Ulisse''') p. 144
*We broke the fragile bonds between men. And for centuries of darkness to follow, the stories of Troy will only be sung. ('''Ulisse''') p. 144
==Dialoghi==
{{cronologico}}
[[File:OdysseyPremiereHorse-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Replica del cavallo di Troia utilizzato nel film]]
*'''Troiano n. 1''': {{NDR|Sul [[cavallo di Troia]]}} What does it mean?<br/>'''Sinone''': A gift. For Athena.<br/>'''Troiano n. 2''': Common Gods. Respect their offering. Save it from the waves. Take it to Athena’s temple. The war’s over.
*'''Penelope''': I don’t want Odysseus’s song. I want Odysseus.<br/>'''Telemaco''': Then why do you entertain suitors in his house? Night after night?<br/>'''Penelope''': In this world a man does what he chooses. I do what I can.<br/>'''Telemaco''': I’m a man, now, Mom.<br/>'''Penelope''': So throw them out. Break Zeus’s law, and see what they do to you if you give them that excuse. I’ve already lost a husband, I don’t want to lose a son.<br/>'''Telemaco''': Dad’s coming back.<br/>'''Penelope''': Then where is he? Eight years since Troy fell. Almost twenty since he left us. Where is he?
*'''Antinoo''': Odysseus is dead.<br/>'''Telemaco''': What do you know about my dad?<br/>'''Antinoo''': I know he kept stringy cattle and bad wine.<br/>'''Telemaco''': You had the best of it the first two seasons.<br/>'''Antinoo''': And I know he never came home.<br/>'''Telemaco''': Not yet.<br/>'''Antinoo''': Pining for a daddy you didn’t even know like some sniveling bastard.<br/>'''Telemaco''': None of us can really know who our fathers are. Not even you. So don’t claim to know mine.
*'''Eumeo''': Why do you always pluck your bow?<br/>'''Ulisse''': To test the tension. [...]<br/>'''Eumeo''': To warn your prey?<br/>'''Ulisse''': To fight with honour.<br/>'''Eumeo''': You weren’t fighting. You were hunting.<br/>'''Ulisse''': Hunting’s just fighting by stealth.<br/>'''Eumeo''': Clever. But your cleverness will get you in trouble.
*'''Eumeo''': You can’t win with a perfect defence. Draw the attack.<br/>'''Telemaco''': How?<br/>'''Eumeo''': Hesitation. Open your belly to your opponent’s blade. Their attack becomes your chance.<br/>'''Telemaco''': Did you teach my father that?<br/>'''Eumeo''': No, he taught me. He said you’re not always going to be the strongest or the fastest. So be the smartest.
*'''Telemaco''': Eumaeus, is he ever coming back?<br/>'''Eumeo''': Argus thinks so. I’ve never known a dog reach twenty...
*'''Penelope''': The Elders decreed that when I finish your grandfather’s burial shroud it’ll be time to remarry.<br/>'''Telemaco''': Why?<br/>'''Penelope''': Ithaca’s been without a king for too long. They want security.<br/>'''Telemaco''': From what?<br/>'''Penelope''': The people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Travellers’ tales.<br/>'''Penelope''': All we know of the world is travellers’ tales! That’s how we heard Troy had fallen. Now they all tell stories of attacks by people from the sea.<br/>'''Telemaco''': Who are?<br/>'''Penelope''': Nobody knows. But the Elders want Ithaca to be prepared.<br/>'''Telemaco''': Prepared? We’re part of the greatest civilization ever known.<br/>'''Penelope''': Look at this great house. Stones as old as knowledge. At the mercy of some greedy unwanted guests. Half the servants answer to them now. The structure’s nothing without people’s respect for its meaning.<br/>'''Telemaco''': Zeus’s law.<br/>'''Penelope''': Treat others as you’d be treated. When they abuse it, they destroy everything.
[[File:OdysseyPremiereSoldier2-byPhilipRomano.jpg|thumb|Attore vestito da soldato troiano, come rappresentato nel film]]
*'''Ulisse''': Agamemnon is our king. The Trojans took his brother’s wife.<br/>'''Penelope''': Or she ran away with them.<br/>'''Ulisse''': Either way, the Trojans will never give Helen up. And the walls of Troy are said to be impregnable. We’ll sit outside that great city trying to draw them into battle. As years go by, and Telemachus grows, and you learn life without me.<br/>'''Penelope''': Don’t. I’ll raise our boy and manage our kingdom until you return. Menelaus will give up on Helen.<br/>'''Ulisse''': This is Agamemnon’s excuse to break Troy’s control of the trading routes. He won’t let it pass. Ever.<br/>'''Penelope''': What if you refuse?<br/>'''Ulisse''': He’ll take our son.<br/>'''Penelope''': He would never -- !<br/>'''Ulisse''': He sacrificed his own daughter for favourable winds.<br/>'''Penelope''': Why would the Gods want his daughter’s life?<br/>'''Ulisse''': The power of a sacrifice is in the cost to the person making it.
*'''Ulisse''': Promise me. If I’m not back by the time Telemachus comes of age –- promise you’ll take another husband. Enough sacrifices. Promise me.<br/>'''Penelope''': Love isn’t a sacrifice.<br/>'''Ulisse''': Of course it is. And I don’t want you to make it.<br/>'''Penelope''': That’s not up to you.<br/>'''Ulisse''': Promise me.<br/>'''Penelope''': No. Promise me you’ll come back.<br/>'''Ulisse''': What if I can’t?<br/>'''Penelope''': Then your memory won’t be making my decisions. Take my pin. Wear it. Always. Athena will bring you back.<br/>'''Ulisse''': I’m not sure it suits me.<br/>'''Penelope''': When travellers claim to have seen you, I’ll ask them what you were wearing... And I’ll know if they’re lying.
*'''Telemaco''': You don’t want me to claim the throne myself. You want to keep me in my place. So you can stay Queen of Ithaca.<br/>'''Penelope''': I’ve had enough of being Queen of Ithaca without my King.<br/>'''Telemaco''': Without your king... or without a king?<br/>'''Penelope''': And you think you’re ready to take your father’s place. You’re a child.
*'''Telemaco''': That’s my father’s dog! He’s only living to see Odysseus return.<br/>'''Antinoo''': Fine. I’ll put him on the dung heap out front so he can greet his master a little sooner.
*'''Mentore''': Where are we going?<br/>'''Telemaco''': To find my dad. He’s alive. I feel it in the wind, in the waves... he’s out there somewhere. Wandering. Injured. Imprisoned, I don’t know... but alive.
*'''Ulisse''': Why can’t Gods speak in ways we understand?<br/>'''Atena''': Who doesn’t understand thunder? Or fire? A child’s smile? Or a good harvest?<br/>'''Ulisse''': But you hide yourselves from us.
*'''Calipso''': What we have here can last forever.<br/>'''Ulisse''': Forever is for Gods. Are you a God?<br/>'''Calipso''': Would you stay if I were?<br/>'''Ulisse''': No.<br/>'''Calipso''': You want to remember. But what if remembering destroys your happiness?<br/>'''Ulisse''': Then it wasn’t real. Or earned.
*'''Euriloco''': We should leave. We’ve brought nothing to trade with.<br/>'''Ulisse''': Zeus’s law.<br/>'''Euriloco''': I don’t know if whoever lives here’s heard of Zeus’s law. Or Zeus, for that matter.<br/>'''Ulisse''': Everyone knows Zeus’s law.
*'''Anchialo''': What about his body?<br>'''Ulisse''': What about it?<br>'''Anchialo''': We just leave him here to rot? As food for that thing?<br>'''Femio''': We honour our dead, Odysseus.<br>'''Ulisse''': He died helping us escape. Honour him by escaping.
*'''Polifemo''': MMMMPOSEIDON, FFFATHER, THEY BBBBBBBBLINDED ME. VVVENGEANCE, FFATHER. VVVVVENGEANCE... FOR PPPPPPPAIN...<br>'''Polite''': It can talk. Why didn’t it talk before?<br>'''Ulisse''': Do you talk to ants?<br>'''Polite''': Should we reason with it?<br>'''Ulisse''': I think that time has passed.
*'''Ulisse''': We lost good soldiers to that beast.<br>'''Pelimede''': That beast was Poseidon’s son.<br>'''Euriloco''': What?<br>'''Perimede''': When we put its eye out... I heard it cry his name.<br>'''Ulisse''': That thing was a monster.<br>'''Polite''': I heard it, too.<br>'''Euriloco''': Now the sea’s against us.<br>'''Polite''': And the wind.<br>'''Euriloco''': How do we get home with Poseidon against us?<br>'''Ulisse''': You can’t live by omens and sacrifices.
*'''Telemaco''': I don’t know how to speak to a king.<br>'''Mentore''': You’ll do fine. Keep your mouth shut. Never ask unless you’re asked to ask.
*'''Menelao''': I’m Menelaus, brother of Agamemnon. Husband of Helen. Perhaps you’ve heard of Helen? The face that launched a thousand ships. Now maybe just five hundred. A lot of good men left on the battlefields of Troy for this face.<br>'''Elena''': And your brother’s ambition. [...]<br>'''Menelao''': Ajax, Patrochlus... Achilles... all left under Trojan sand. But I don’t miss any of them as much as I miss one particular warrior. The smartest of us all. Ten years we rotted on that beach. Deadlocked. Fighting amongst ourselves. Until one man saw a way. Odysseus. You’ve heard the story of the Horse? But have you heard it from the inside... ? We were in there for days... We’d squeezed in there before our ships even left... we lay silent in our own piss and shit. During the first two tides some drowned. Odysseus knew that not even Sinon, the soldier left behind, could know we were inside. [...] Odysseus kept us calm. Even as our dead began to smell. [...] But you know the rest.
*'''Menelao''': The Gods gave us our righteous victory...<br>'''Elena''': Righteous?<br>'''Menelao''': Our righteous victory, but didn’t bless our voyages. It took me years to get home. And many didn’t.<br>'''Elena''': Some did and wished they hadn’t.
*'''Circe''': You like my meat?<br>'''Euriloco''': Why –- do –- have –- so –- much –-?<br>'''Circe''': You never know when strangers will come. [...] Men. With their appetites. Too much is never enough.
*'''Circe''': You’re questioning me? You? A traveller who’s clearly starving, but hasn’t touched the food in front of him. Who claims to be a sailor but wears a Greek warrior’s armour. Who breaks Zeus’s law by bringing a dagger into his hostess’s house.<br>'''Ulisse''': You’ve got sharp eyes.<br>'''Circe''': Sharpened by the Gods.<br>'''Ulisse''': They grant you insights?<br>'''Circe''': Truths. Sometimes.
*'''Ulisse''': Nobody sails into hell and comes back.<br>'''Circe''': You will.
*'''Circe''': Your men don’t want you to defy the Gods. But the Gods say only you make it home.<br>'''Ulisse''': Then I defy the Gods.
*'''Sinone''': You didn’t trust me with the truth? After all those years? I was a boy when I came with you to Troy. You knew I’d die for you.<br>'''Ulisse''': Dying men tell the truth. I needed you to believe.<br>'''Sinone''': I died for your lie on that beach.<br>'''Ulisse''': I know. I was there with you. I heard you repeat my lie with your dying breath. Winning us the war. I was right there. Inches from you. Smelling your blood.<br>'''Sinone''': What comfort could that give me? Not knowing you were inside that Horse until the dead told me.<br>'''Ulisse''': Which dead?<br>'''Sinone''': A lot of veterans of your campaigns walk these shores. The dead meet to lament the living and greet the newly dead. My father was the first Shade to find me.<br>'''Ulisse''': To comfort you?<br>'''Sinone''': Shades don’t comfort. They want word of the living who wronged them.
*'''Ulisse''': How are you here? We won the war, you headed for home.<br/>'''Agamemnone''': Odysseus. Most brilliant of all my generals. You would never be snared as I was.<br/>'''Ulisse''': Were you cast adrift like us?<br/>'''Agamemnone''': No. My misfortune was to make it home, to be welcomed by my beautiful wife, bathed, anointed, made soft. To learn the hardest lesson. I’d left poison in her heart years before... The good part of her heart had gone to another. Leaving me the blackened, rotten remains...
*'''Penelope''': Why would you want to marry someone who loves somebody else?<br/>'''Antinoo''': Your loyalty to Odysseus is one of your finest qualities. I love you. I want you to choose me, and end all this. Don’t tell me you’re not tired. The waiting, the uncertainty. You’ve done your duty year after year after year. It’s time to think of yourself. It’s time to live again... it’s what Odysseus would’ve wanted. I’ll take care of all your needs, my Queen.<br/>'''Penelope''': And my son?<br/>'''Antinoo''': The throne is his. He’s the heir. Unless we have a child of our own.
*'''Menelao''': It’s a bad time for an empty throne. You’ve heard stories of the people from the sea?<br>'''Telemaco''': Have you been raided?<br>'''Menelao''': Not yet. But the attacks seem to be getting closer. Sparta’s ready. How will Ithaca raise an army to defend itself?<br>'''Telemaco''': Someone has to take the throne.<br>'''Menelao''': Then the battle’s there, not here. You’ve run away from the problem. And you’ve left your mother at the mercy of those suitors.<br>'''Telemaco''': Should I hire mercenaries? Go back and kill them all?<br>'''Menelao''': Murder the rich and powerful guests in your house? You’d be exiled.<br>'''Telemaco''': What, then?<br>'''Menelao''': You have to evict them without violating Zeus’s law.
*'''Ulisse''': Tie me to the mast.<br>'''Euriloco''': Why?<br>'''Ulisse''': I want to hear the Sirens’ song.<br>'''Euriloco''': This is a bad idea. No one’s heard the song and lived.<br>'''Ulisse''': That’s why it’s a good idea –- I’ll be the first.
*'''Euriloco''': What was the Sirens’ song?<br>'''Ulisse''': All the things you’d want it to be. Then all things you wish you never wished for. It was the delicious itch you go to scratch, but find it’s under the skin, and can’t be reached. So the delicious itch becomes unbearable. It told you what you most want is what you most can’t have, and what you most can’t have is what you already had and lost. It was the song of all the promises I’ve failed to keep and it told me I don’t really want to go home.
*'''Ulisse''': Your Gods don’t speak in ways we understand!<br>'''Atena''': Who doesn’t understand pain?! Or blood?! Or death?! When you watch your men die do you see chance? Or do you see consequence?<br>'''Ulisse''': I see consequence. I see my failure.<br>'''Atena''': What if their deaths aren’t your failing but theirs?<br>'''Ulisse''': I lead them. I led them here.<br>'''Atena''': And who led you? Why do you put yourself above the Gods? Why do you claim responsibility? Why don’t you want to go home?
*'''Calipso''': I rebuilt your body. But I couldn’t bring myself to rebuild your mind. And you’ve been happy. But your heart was always elsewhere, your mind was bound to follow eventually.<br>'''Ulisse''': How could you?<br>'''Calipso''': The lotus clouds the mind and saps the will – but it doesn’t change who you are. You weren’t ready to go home, for whatever reason.<br>'''Ulisse''': I am now.
*'''Ulisse''': What’s happened to Ithaca?<br>'''Eumeo''': Darkness. Zeus’s law smashed to pieces. A kingdom without a king since my master died.
*'''Eumeo''': Why are you helping?<br>'''Ulisse''': If I tell you, don’t be angry. I served under Odysseus at Troy.<br>'''Eumeo''': Really?<br>'''Ulisse''': Yes. He was a harsh taskmaster.<br>'''Eumeo''': But fair. And worthy of following.<br>'''Ulisse''': You loved him.<br>'''Eumeo''': Like a son.<br>'''Ulisse''': Well, he is not dead.<br>'''Eumeo''': Is he coming home?<br>'''Ulisse''': Soon.<br>'''Eumeo''': Bringing vengeance?<br>'''Ulisse''': Bringing it all.
*'''Telemaco''': Everybody in Sparta’s talking about a coming catastrophe, an age of darkness brought on by people from the sea violating Zeus’s law.<br>'''Penelope''': So the stories are true. Our civilization is collapsing.
*'''Penelope''': Telemachus, you think if I remarry life goes back to the way it was? That world is gone, and in this one they’re not giving up power to you. Or Odysseus. If he returned he’d have to kill them. Like you will.<br>'''Telemaco''': If I kill the Suitors their families will demand revenge – I’ll be exiled. And without me the throne will be lost.<br>'''Penelope''': Because only a man can sit on it. ‘Empty throne’ –- I’ve been sitting on that empty throne for twenty years. My knowledge, my years of experience -– that’s all nothing compared with the bristles on your chin.<br>'''Telemaco''': Do you want peace, or do you want revenge?<br>'''Penelope''': I want Odysseus.
*'''Telemaco''': You’re Odysseus. You’re my father.<br>'''Ulisse''': I’m a beggar, and you... you’re the worthy, beautiful son of Odysseus, of whom, when you do finally meet, he will be so proud.
*'''Antinoo''': You don’t have enough guests, so you have to invite some filthy old plate licker to dinner?<br>'''Telemaco''': What’s one more beggar at this feast?
*'''Antinoo''': Where did you get this?!<br>'''Ulisse''': Where you’ll soon be.<br>'''Antinoo''': Where’s that?<br>'''Ulisse''': Hades.
*'''Penelope''': You know of Odysseus, my husband?<br>'''Ulisse''': Of course.<br>'''Penelope''': From the songs?<br>'''Ulisse''': I was at Troy, ma’am.<br>'''Penelope''': Then the songs probably seem silly.<br>'''Ulisse''': They make me cry.<br>'''Penelope''': Why?<br>'''Ulisse''': For what was lost.<br>'''Penelope''': The lives?<br>'''Ulisse''': And the years. Everything.
*'''Penelope''': The Odysseus I knew would’ve found or fought his way back to me no matter what.<br>'''Ulisse''': What if the Odysseus you knew lost his way? What if, one night in a strange city, he saw things that made him think the home he knew couldn’t possibly be there any more? What if when he left the belly of the Horse. And opened the gates of Troy. He saw ten years of rage pour into that city in one night. We left them a gift. An offering of peace that they took into their home. We violated all that’s ever sacred between people. And turned a fight into a hunt. To burn the walls of Troy was to burn the world entire. Including his home. What if he knew, that very night...? As he walked through fires of anarchy and pain. And in the days of sweaty celebrations to follow. What if he knew exactly what he’d done?<br>'''Penelope''': What all of you had done.<br>'''Ulisse''': One man’s idea. One man’s trick to break Zeus’s law forever. We lived in a world of palaces and trade and language... blind to its beauty until we broke it.<br>'''Penelope''': You are the people from the sea..<br>'''Ulisse''': The breaking of Zeus’s law is spreading like cancer. Our [[Collasso dell'Età del Bronzo|age of bronze is collapsing]]. And maybe he couldn’t bear to see the ruins of what he’d done, anywhere. Least of all his home.
*'''Antinoo''': The trial’s over.<br>'''Ulisse''': I want to try.<br>'''Leode''': Give it a rest, old man.<br>'''Antinoo''': I told you to get him out of here.<br>'''Eumeo''': He has the right to try.<br>'''Telemaco''': If you won’t, he may as well.<br>'''Antinoo''': You’re making a mockery of your mother’s wishes.<br>'''Telemaco''': My mother’s wishes are for you all to burn.
==[[Explicit]]==
{{Explicit film}}
'''Penelope''': {{NDR|Sul [[collasso dell'Età del Bronzo]]}} Why will the stories only be sung?<br>'''Ulisse''': Because songs will be all they have to remember those of us who could write.<br>'''Penelope''': Civilization will rise again.<br>'''Ulisse''': A new dawn will break over the darkened world. And our mistakes will once again be forgotten.
==Citazioni su ''[[Odissea (film)|Odissea]]''==
*Più che limitarmi a guardare lo schermo, mi sono sentito come se fossi lì dall'inizio alla fine. È stato più che guardare, è stato un'esperienza vissuta in prima persona. [...] Per me, è stata un'Odissea diversa da qualsiasi altra avessi mai vissuto. Nonostante l'enorme schermo in formato 1.43:1, la fotografia di Christopher Nolan e Hoyte van Hoytema ci porta incredibilmente vicini ai volti degli attori. Grazie a una profondità di campo eccezionalmente ridotta e a eleganti inquadrature con messa a fuoco a strappo che spostano la nostra attenzione sui minimi dettagli, seguono incessantemente l'angoscia e il destino dei personaggi. Il cast offre interpretazioni così potenti da reggere l'intera, straordinaria risoluzione. Anche la narrazione tipica di Nolan, con le sue linee temporali meticolosamente intrecciate, è ben presente. Insieme, questi elementi elevano uno dei kolossal classici più famosi al mondo in un dramma umano intimo e profondo. È stato magnifico. ([[Hideo Kojima]])
*Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno. Ma è un film bellissimo sull'uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film. ([[Matteo Renzi]])
*La maggior parte dei registi/creatori cerca solo di fare il proprio meglio – sembra strano che questo regista abbia attirato critiche così rabbiose, si penserebbe che abbia bombardato una scuola femminile o deregolamentato l'Epa con l'intenzione di ucciderci tutti. ([[Joyce Carol Oates]])
*La traduzione più elegante dell'Odissea è quella di Daniel Mendelsohn; è "poetica" ogni parola scelta con cura, precisione; è bellissima, melodica ma se quella traduzione fosse stata usata nel film di Nolan le accuse non sarebbero che la lingua è banale o noiosa ma piuttosto che la lingua è troppo elevata, "poetica". Non penso che il film di Nolan sarà considerato un grande classico ma davvero, sembra che qualunque cosa Nolan abbia fatto, deluderebbe orde di persone. ([[Joyce Carol Oates]])
*Molti conservatori che vedranno questo film la penseranno allo stesso modo. Va bene. Ma non capisco. Perché andare a vedere il film? Se non volete vederlo, non andateci. Perché vi interessa chi c'è nel cast? [...] Non capisco quest'idea che se a noi non piace, allora tutti debbano odiarlo solo perché lo odiamo per questo motivo. Non ti piace Elliot Page? Non andare a vedere quel dannato film. Non farlo. Staremo bene anche se non lo vedi. ([[Whoopi Goldberg]])
*Operazioni cinematografiche come queste vanno accolte con favore perché stimolano la voglia di indagare sulle origini e suscitano rinnovata curiosità per quel mondo, i suoi eroi, i suoi miti. Non a caso proprio in occasione dell'uscita del film si è avuta un'impennata nell'acquisto dell'Odissea formato audiolibro specialmente da parte dei più giovani. Andando oltre ogni tipo di sterile polemica, del resto scontata quando un classico viene adattato al cinema, sostengo la bontà di progetti simili e dico a chi storce il naso che il suo è un organo di senso dal fiuto molto limitato. ([[Umberto Broccoli]])
*Quando [[Akira Kurosawa|Kurosawa]] fece ''[[Il trono di sangue|Trono di sangue]]'', ovvero la sua versione del ''Macbeth'', qualcuno gli disse: non lo deve fare perché il ''Macbeth'' è solo scozzese? No. Ci siamo appena detti che Omero è universale. Allora, un artista, perché in genere nel cinema non ci sono artisti, ci sono bravissimi artigiani e qualche artista ogni tanto, e io credo che Nolan, nel suo modo, sia un artista, ha voluto dare la sua versione, la sua interpretazione di Omero. Per quello che riguarda la dea o Elena, a lui interessava portare sullo schermo qualcuno che abbia caratteristiche psicologiche di un certo tipo. Il fatto che sia nera invece che bianca mi sembra irrilevante. Uno, perché i neri esistevano in Africa e nel mondo mediterraneo ai tempi di Omero, e Omero ne parla. Il messaggero preferito di Odisseo nell'Odissea è descritto come un nero, con i capelli cotonati come la lana. Qualcuno del resto può dire a me: tu hai tolto gli dei. Allora è più sbagliato prendere una decisione come la mia, raccontare una parte dell'Odissea senza dei, oppure parlare con gli dei ma rappresentarli con attori diversi da come noi ce li immaginiamo? Sono letture diverse, dialoghi diversi. Secondo me, entrambi validi. L'importante è trattare il testo con serietà. ([[Uberto Pasolini]])
*Questo Nolan sta cominciando a diventarmi simpatico.<br>I travasi di bile che ha causato a quella banda di falliti che imbratta i quotidiani della destra italiana sono impagabili.<br>Nolan, intanto, conta i suoi capitalistici dinderi mentre i falliti straparlano del suo comunismo spingendo gli illeterati beoti che li seguono ad arricchirlo!<br>Esilarante. ([[Michele Boldrin]])
*Sfida gli dei<ref>Dalla locandina in lingua italiana, ''[https://www.thinkmovies.it/odissea-la-universal-svela-il-primo-poster-e-la-data-di-uscita-italiani-del-film-di-christopher-nolan/ Odissea: la Universal svela il primo poster e la data di uscita italiani del film di Christopher Nolan]'', 2 luglio 2025</ref>
===[[Alberto Angela]]===
{{cronologico}}
*C'è un'espressione che mi torna in mente ogni volta che ripenso al trionfo di questo film nelle sale: ciò che è vicino agli occhi è vicino al cuore. I giovani conoscono già l'Odissea, conoscono Omero e l'Iliade, li hanno nel cuore anche se non se ne rendono conto. Andare al cinema a vedere un'opera che già si conosce, ma raccontata in un modo così diverso, non può non incuriosire le nuove generazioni: ed è proprio questo pubblico di giovani, oggi, a riempire le sale e a spingere l'Odissea di Christopher Nolan verso ogni record di incassi.
*Ho intervistato Christopher Nolan e Matt Damon per parlare della loro Odissea e sono uscito da quell'incontro con una convinzione che voglio condividere con i lettori: il vero protagonista di questo successo, prima ancora del regista o degli attori, è Omero stesso, riscoperto oggi grazie soprattutto ai giovani. E Nolan è stato bravissimo a tradurre un testo antichissimo, scritto nell'VIII secolo a.c., fondante della cultura mediterranea, in qualcosa di comprensibile a tutti, e in particolare ai più giovani.
*All'inizio nell'Odissea notavo incongruenze che mi rendevano perplesso: navi simili a quelle dei vichinghi, paesaggi nordici, corazze ed elmi non proprio fedeli. Poi ho capito, lui doveva rendere comprensibile ai giovani un componimento di tremila anni fa, e mi sono sentito suo fratello in questa operazione che ha portato avanti in maniera così abile. Ci sono messaggi nel film che sono molto moderni, e che parlano soprattutto ai giovani. L'idea che Ulisse capisca di aver distrutto, con una sua idea, un intero popolo, e ne soffra. È il concetto di Xenia, il rispetto dell'ospite, perché dietro ogni vagabondo poteva nascondersi una divinità. Qualcuno ha parlato anche di disturbo da stress post-traumatico: un veterano della troupe ha detto a Nolan che è il film più potente mai visto sul trauma dei reduci.
*Alla fine, emerge un concetto che noi italiani conosciamo bene: il calore della casa e della famiglia. Il ritorno di Ulisse non è il ritorno alla comfort zone, ma ai propri valori. E dove, se non in Europa, ci si preoccupa così tanto dei diritti umani e del clima? Per i giovani europei questo film è quasi una bandiera. Parlando con Nolan ho capito anche la logica del cast: scegliere attori già riconoscibili per rendere subito comprensibili i personaggi, anche ai giovani che magari non conoscono a memoria l'epica omerica.
*Sulle polemiche legate al presunto wokismo non mi sbilancio: ognuno la vede come vuole, e le polemiche, si sa, portano gente al cinema, giovani compresi.
*Questo film mi rende felice per un motivo semplice. Per una volta la sceneggiatura non nasce da un ufficio marketing, ma da un testo di tremila anni fa, ed è proprio questo a conquistare i giovani più di ogni strategia di comunicazione. E non a caso, quando qualcuno pesca nel mondo classico, arrivano gli Oscar: ''[[Cleopatra (film 1963)|Cleopatra]]'', ''[[Ben-Hur (film 1959)|Ben-Hur]]'', ''[[Il gladiatore|Il Gladiatore]]''. Eppure questo immenso giacimento di storie resta spesso ai margini, lontano dai radar dei più giovani. Arriva Nolan, racconta Omero, ed ecco il risultato: un successo che sta battendo ogni record al box office, trainato in gran parte da un pubblico giovane che ha ritrovato in Ulisse la propria storia. Noi che viviamo in Italia, e che raccontiamo spesso queste storie immortali ai giovani, per fortuna lo sappiamo bene.
===[[Corrado Augias]]===
*Abbiamo distrutto una cultura, dice Ulisse, e non dovevamo farlo. Abbiamo peccato contro gli dèi e contro le leggi della civiltà. Non credo che, in un'opera d'arte, ci sia condanna più esplicita dell'attuale politica estera americana cieca, aggressiva e rabbiosa.
*Letto in filigrana, il film di Chris Nolan contiene insomma numerosi, trasparenti riferimenti all'attualità americana e mondiale (ci sono anche da noi le tentazioni di violenza vendicatrice). Ecco perché questa ''Odissea'' si conferma lontana dal poema omerico, trovando la sua vera forza in un atto d'accusa contro la cultura [[Make America Great Again|Maga]] e il forsennato presidente che la incarna. Lontano da Omero, vicino, molto vicino, a noi.
*Nolan [...] non è solo un regista di "blockbuster" come dicono gli americani ovvero autore di prodotti di grandissima popolarità in grado di sbancare i botteghini. Basta pensare a ''Oppenheimer''. Nolan nasconde sempre molti significati nei suoi film, lo fa anche in questa ''Odissea''.
===[[Cristina Battocletti]]===
*Da ''[[Il cavaliere oscuro]]'', passando per ''[[Interstellar]]'' o ''[[Inception]]'', Nolan ha sempre radicato le sue storie nella realtà e con l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ha messo sé stesso e la troupe in una condizione di fatica fisica che potesse emulare il nostos di Ulisse e ha creato, dopo i tentennamenti del 3D, l'esperienza immersiva più forte di sempre, con una profondità e dettaglio mai sperimentati prima. Spingendo la tecnica cinematografica un poco più in là, ha fatto un regalo al cinema e ai registi di domani, perché le sale Imax sono meno di mille nel mondo e in Italia solo tre (Orio al Serio, Sesto San Giovanni e Roma) e non del tutto adatte al formato dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Chi scrive l'ha vista in un cinema "normale", ma, anche senza Imax, si è calata con Ulisse dal cavallo con cui ha ingannato i troiani, ha sentito il terrore davanti al corpo latteo del Ciclope, si è riempita di stupore sotto la neve sull'isola dei terribili lestrigoni, è inorridita all'allungamento delle ossa con cui Circe ha trasformato i soldati in animali, ha subito le dita di Scilla, mentre prelevavano nel mucchio le vittime, senza alcun criterio, secondo l'ingiustizia del fato che piomba nella nostra quotidianità appena apriamo certe pagine di cronaca. Ha provato la nausea nel mare in tempesta, avvertendo il freddo dell'acqua sulla pelle, ha sentito il rimorso degli errori passati, quando Tiresia è emerso dalla sabbia e ha scatenato la rabbia dei compagni morti per le strategie dell'egotico comandante.
*Inutile il dibattito sulle armature rispetto all'epoca, i peplum d'antan si sono ispirati per costumi e scenografie all'arte romantica e la spina dorsale esposta sul retro dell'elmo di Agamennone è un sublime simbolo di fragilità. Le spiagge in cui approda Ulisse sono fredde come quelle di Dunkirk, una metafora delle carneficine di guerra, impossibile non pensare alla Normandia, all'Ucraina, a Gaza, al Sudan, all'Iran e a tutte le altre guerre in corso. Il mare è nero, salvo rarissime inquadrature, la Grecia è buia, la furbizia di Ulisse non è benemerita: non vince con onore, infrange la legge della Xenia, una mossa lesiva anche sul piano economico perché per i greci l'ospitalità era un modo per oliare e far fiorire le rotte commerciali. La via della diplomazia è abdicata in favore della guerra, il logos calpestato: lo sa Polifemo, cui non è stata data la possibilità di essere ascoltato. Gli esseri umani sono per lo più avidi, narcisi e imbroglioni e le donne non sono migliori, nemmeno la bravissima Anne Hathaway (Penelope), che tratta Tom Holland (Telemaco), come un poppante, mentre un ventenne nell'età del Bronzo era più che adulto.
*Nolan ha tolto i canti i cui protagonisti sono dativi e positivi per lasciare spazio a una civiltà senza speranza, come ci appare ora la nostra.
*Nolan non pensa solo agli intrighi, porta anche doni: riempie i cinema a luglio e fa discutere la gente di una guerra iniziata tremila anni fa, dimenticando le nuove diramazioni di oggi. Ma, soprattutto, il regista con l'Odissea porta avanti una tecnologia che permette di vivere un'esperienza nuova e offre una chance alle sale di uscire dalla palude di ancelle delle piattaforme.
===[[Peter Bradshaw]]===
{{cronologico}}
*Racconta il dolore generazionale legato al disturbo da stress post-traumatico (PTSD): molti soldati fanno fisicamente ritorno a casa in tempi brevi dopo la guerra, ma ritrovare il proprio equilibrio emotivo o spirituale di un tempo può richiedere anni o decenni, se non rivelarsi addirittura impossibile. Questa odissea invisibile di angoscia è costellata di flashback, allucinazioni e scontri con le divinità arbitrarie del disagio; nel frattempo, coniugi e figli restano bloccati, incapaci di andare avanti con le proprie vite.
*È un film caratterizzato da ambizione travolgente, audacia, serietà, generosità e stile. Certo, nei dialoghi non mancano tratti un po' grossolani, ma anche questi sono resi con vigore e impeto. Offre paesaggi di solitudine di dimensioni imponenti – da visione IMAX – capaci di togliere il fiato, immortalati dal direttore della fotografia Hoyte van Hoytema (il quale, per inciso, evita le tonalità cromatiche convenzionali solitamente associate al mare), oltre a sequenze di battaglia e combattimenti frenetici, scanditi dal ritmo pulsante e vibrante dei tamburi.
*Il punto è che la guerra, i suoi presunti obiettivi, il suo celebrato successo strategico e il suo esito ipotizzato sono tutti irrilevanti rispetto al lungo, bizzarro caos del dopoguerra – quell'enorme effetto tossico che segue la causa ormai dimenticata, avvilente quanto una ritirata che fa seguito a una catastrofe.
*Il risultato è un miraggio gigantesco e scintillante, una misteriosa visione di tre ore fatta di episodi folli che non offre saggezza né appagamento, ma solo la cupa determinazione a proseguire la lotta, a dare un senso a vite distrutte, a tornare sul campo di battaglia bruciato della perdita.
===[[Matt Damon]]===
[[File:MattDamon-byPhilipRomano2.jpg|thumb|Matt Damon alla ''première'' del film a New York City]]
*[[Bill Irwin|Bill]] faceva le voci e i rumori {{NDR|del ciclope}} ed è stato con noi per tutto il tempo. All'ingresso della grotta c'era un ronzio. E lo si può sentire nel film, perché c'erano migliaia di api proprio all'imboccatura della grotta. Bisognava attraversare questa cortina di api per entrare.
*Dal canto mio posso dire, senza esagerare, che è stata l'esperienza migliore della mia carriera: quando ho visto quel cavallo di legno gigante sulla spiaggia ho pensato: "Cavolo". È stato semplicemente fantastico.
*È successa una cosa curiosa: tutte quelle situazioni che, in un altro momento della mia vita, avrei trovato difficili... non lo erano più. Anzi, erano diventate divertenti. Per esempio, essere bagnato fradicio e avere freddo non era una sofferenza. Era qualcosa che mi sentivo fortunato ad avere la possibilità vivere. Mi sembrava temporaneo, e allo stesso tempo un dono. È stato molto strano. Non avevo mai provato niente del genere. Ecco perché sembro un po' un cristiano rinato. È una sensazione che desideravo da tempo, e finalmente ho provato.
*Non si fanno più film come questo. Riuscire a farlo senza green screen, come avrebbe fatto David Lean, il regista di ''Lawrence d'Arabia'' o ''Il dottor Živago''... non conosco nessuno, a parte Nolan, che ci stia nemmeno provando.
*Non sono molti gli attori over 50 che recitano in film epici di questo genere. Ho affrontato questo progetto come se fosse l'ultimo film che avrei mai girato.
*Ogni giorno sul set sembrava più una spedizione scientifica che un giorno di riprese [...]: Sei in mezzo al mare, prendi freddo e ti bagni. Tu come tutti gli altri, ma questa esperienza ha creato un affiatamento che è raro sul set.
*Ogni volta che arrivavamo da qualche parte, dicevamo: "Beh, l'Islanda sarà più facile". Invece, pioveva a dirotto e faceva un freddo cane. L'Islanda era tipo: "Facile? Aspetta e vedrai". A quel punto qualcuno aveva ironizzato: quanto potrà mai essere difficile lavorare in uno studio di Los Angeles? E poi, come previsto, siamo arrivati e Chris aveva due motori a reazione che ci spruzzavano addosso litri d'acqua [...]. È stata una conclusione perfettamente in linea con il resto. Anche in un ambiente controllato faceva freddo, era umido e un po' deprimente.
*Quando ti sentivi a disagio, cosa che accadeva quasi sempre a causa dello sforzo fisico richiesto per girare quelle scene, se ti giravi e guardavi alle tue spalle, lui {{NDR|[[Christopher Nolan]]}} era a non più di un metro e mezzo di distanza a fare la stessa cosa senza lamentarsi [...]. C'è qualcosa di veramente confortante nell'essere un soldato in trincea, guardare al proprio fianco e vedere che il generale è lì con te.
*Tutto era reale. Se come attore devi recitare una crisi esistenziale mentre passi davanti alle Sirene e sei legato a un albero maestro, è tutto lì davanti a te. Se Nolan ti dice che stai scappando per salvarti la vita da un Ciclope, allora scapperai davvero per salvarti la vita. Chris non nasconde il trucco.
*Visto come sta andando il mondo del cinema, questo è stato un film davvero strano. Ho provato una specie di nostalgia per tutto il tempo in cui lo giravo, come se stessi tornando ai miei inizi. E so che quel mondo sta scomparendo. Sapevo che questa sarebbe stata l’ultima occasione per fare qualcosa del genere.
===[[Manohla Dargis]]===
{{cronologico}}
*L'aspetto più sorprendente di questo film, oltre al fatto di essere il primo lungometraggio girato interamente in IMAX, è la sua stessa esistenza. Si tratta di un prodotto di intrattenimento anomalo per una grande casa di produzione: Nolan lo ha popolato di star — Matt Damon è Odisseo! Zendaya è Atena! — e lo ha rifinito con estrema cura, trasformando un poema di tremila anni fa in un film intelligente e profondo, dotato del fascino della vecchia Hollywood. È un'opera che guarda al passato pur restando ancorata al presente, anche nel modo in cui valuta il prezzo della guerra (chi ne trae vantaggio e chi ne paga le conseguenze?). Il protagonista è, in una certa misura, l'astuto e complesso Odisseo che balza fuori dalle pagine del poema, ma è stato reso più benevolo e psicologicamente più accessibile alla sensibilità contemporanea; è inoltre interpretato da un attore carismatico, capace di elevare la figura dell'uomo comune.
*Va da sé che questa è, a tutti gli effetti, una storia al maschile, incentrata essenzialmente sul duplice viaggio – interiore ed esteriore – di ritorno a casa del protagonista. Nolan ha firmato la sceneggiatura mantenendo in gran parte l'articolato arco narrativo del poema; ha condensato alcune sezioni, ne ha eliminate altre e ha tagliato numerosi personaggi – una scelta obbligata, data la ricchezza di eventi dell'opera originale che, nelle traduzioni inglesi, supera abbondantemente le 500 pagine.
*Le interpretazioni sono complessivamente valide, sebbene l'Odisseo di Damon appaia sottotono e privo di carisma, quasi fosse vuoto quanto l'inganno di legno. Nell'ottica di un film d'azione e avventura si tratta di una scelta controintuitiva, anche se funzionale agli intenti più complessi e tutt'altro che trionfalistici di Nolan. Una conseguenza, tuttavia, è che pochi attori – Damon compreso – riescono a coinvolgere lo spettatore con la stessa forza emotiva della regia di Nolan. Sia Holland che, soprattutto, Hathaway offrono momenti di grande intensità, ma il personaggio di lui ha scarsa presenza scenica, mentre quello di lei resta avvolto nel mistero: un aspetto che Nolan rende visivamente inquadrandola dietro una grata o tra i fili del telaio. Madre e figlio risultano figure empatiche, ma vengono regolarmente oscurati dal pretendente interpretato da Pattinson: un personaggio spassosissimo, ritratto nell'ansia febbrile del fallimento, la cui fine si attende con impazienza.
*Rivedendo ''Odissea'', mi è tornata in mente un'osservazione fatta un tempo da Martin Scorsese a proposito di un altro film: "L'emozione è l'emulsione". Il talento di Nolan è sotto gli occhi di tutti: anche quando i suoi personaggi non riescono a coinvolgere emotivamente, è il suo modo di fare cinema a farlo. Tra le altre doti, possiede quella di non creare mai un'immagine brutta; questo film, in particolare, è intriso di una bellezza folgorante. Nolan impiega la bellezza in modo strategico, usandola per catturare lo spettatore e trascinarlo in storie che ad alcuni possono apparire inutilmente complesse — soprattutto rispetto ai modesti standard del cinema commerciale — e più affini al cinema d'autore che ai multiplex. Nolan ci invita a sognare in grande. La sua ''Odissea'' è un classico a tutti gli effetti: un'opera di puro cinema capace di trasportare lo spettatore e di celebrare l'arte cinematografica.
===[[Nicola Gardini]]===
*Buona parte delle omissioni riguardano momenti di forte affettività; Odisseo nell'Ade non incontra la madre e con l'assenza dei Feaci si perde la giovane Nausicaa... Non sono mancanze ma scelte. Omero è molto bravo a equilibrare l'elemento del facinoroso, del disarmonico, dell'orrore: nel poema i Feaci dimostrano che la civiltà è possibile; nel film tale possibilità è rimossa. [...] Un'altra trasformazione? L'Odisseo di Nolan non piange: le lacrime diventano sangue e la guerra è sempre presente. Nolan riprende la dimensione iliadica di Odisseo, lo mostra soldato, mentre nell'Odissea Omero lo ripulisce facendone l'eroe del linguaggio e della riflessione.
*Cambia il finale. Gli elementi della trama ci sono: l'uomo che torna a casa, ritrova la moglie e il figlio. Però non ricrea l'ordine, deve andarsene, perché macchiato da ciò che ha fatto. Ha distrutto il suo mondo... Ma parliamo di Telemaco, tralasciando il fatto che indossi i pantaloni... Nolan non gli fa uccidere nessuno. Forse lui è la speranza?
*Il regista ha scelto un testo emblematico e ne ha fatto una metafora dei nostri tempi.
*L'Odisseo di Nolan (Matt Damon) è un uomo devastato che ha fatto una guerra di cui si pente. Si sente responsabile della distruzione di Troia, a causa dello stratagemma del cavallo da lui ideato. Forse è un po' Oppenheimer e il cavallo la sua bomba atomica.
*Nolan ha tolto il sole alla Grecia per fare dell'Odissea un viaggio interiore...
*Nolan riesce a rendere lo smarrimento di Odisseo. A dirci perché l'eroe non vuole tornare a casa: teme di trovare solo le rovine che lui stesso ha creato.
*Tra le aggiunte interessanti c'è ciò che dicono le sirene. [...] Cantano i desideri, le illusioni, le menzogne dette ai compagni; e la verità: non vuoi tornare a casa.
===[[Marco Giusti]]===
*Come sta morendo il nostro Occidente di oggi, travolto da guerre e dalle follie dei maschi di potere dominanti. Perché l'"Odissea" di Nolan, che ha molto poco dell'"Odissea" di Omero, ammettiamolo, e dell'idea che noi bravi ragazzi cresciuti nei licei classici italiani negli anni '60 abbiamo dell'"Odissea", che abbiamo studiato e amato profondamente, è costruito interamente sul senso di colpa e sul rimorso che prova Ulisse per aver provocato tante morti, per aver perso tutti i suoi soldati, per non essere stato in grado di fermare Agamennone e Menelao dalla follia delle guerra e per trovarsi di fronte alla fine di una civiltà.
*Matt Damon come Ulisse è bravissimo, perfetto come gran soldato, genio militare, comandante della sua nave, ma non ha nulla della furbizia che avevano tanti Ulisse precedenti, da Kirk Douglas a Bekim Fehmiu. Non ha nulla di solare. È un Ulisse tormentato, che ha capito, con la caduta di Troia, col massacro dei troiani, che con quella guerra inutile il mondo civile sta finendo. [...] Cupo, disperato, è un altro Oppenheimer macerato da memorie che non vorrebbe ricordare, un altro Cavaliere Oscuro in lotta con un male che non può non trascinarsi dietro.
*Nolan costruisce un film forte, coraggioso, di alto livello, davvero pieno di provocazioni, assolutamente personale, anche se un po' limitato proprio dalle troppe star che si trascina dietro.
*Non mi preoccupa affatto che siano nere e gemelle la Clitennestra e Elena interpretate da Lupita Nyong'O, puro schiaffo woke alle follie Maga, ma la Calypso di Charlize Theron che rincoglionisce Ulisse con i fiori di loto per sette anni ha così poco del mondo di Omero. E non è tanto credibile.
*Troppo dark e nordica, rispetto all'idea che abbiamo noi da sempre del Mediterraneo che avvolge, terribile ma meraviglioso, assassino ma vitale, Ulisse e i suoi uomini.
===[[Ludwig Göransson]]===
*Chris aveva accennato fin dall'inizio al fatto che fosse interessato all'[[aulos]] [...]. Era interessato anche alla lira. L'aulos era uno strumento dell'antica Grecia. Per mille anni è stato lo strumento delle rockstar per eccellenza.
*L'orchestra non esisteva all'epoca. È stata una sfida, ma anche un'opportunità per creare qualcosa di davvero unico. Ho usato strumenti dell'antica Grecia e parti metalliche trovate per strada per i brani.
*Sono stato particolarmente attratto dal suono dei wind gong, dischi di bronzo piatti con una frequenza fondamentale ridotta, pesanti ipertoni accordati e lunghi legati, [...] la sfida di scrivere musica usando i gong è stata entusiasmante e ho creato un sistema di notazione unico con disegni dettagliati del punto esatto in cui colpire il gong, con l'intensità esatta.
===[[Anne Hathaway]]===
*È stato davvero interessante cercare di trasporre il mondo in cui vivo e la mia idea di essere una madre amorevole in un contesto di 3.000 anni fa [...] Nell'antica Grecia non esisteva il concetto di genitorialità dolce, la posta in gioco era altissima e a volte era necessario che lei spaventasse Telemaco per tenerlo al sicuro. Questo mi ha fatto sentire grata di avere ora a disposizione più strumenti, anche se non so nemmeno io cosa significhi crescere un adolescente. I miei figli sono ancora molto piccoli, o almeno si sentono tali.
*Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza [...]. Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l'emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent'anni.
*Sono un po' una mamma orsa, niente si frappone tra me e i miei cuccioli. E credo proprio che, considerando tutto quello che Penelope stava passando, quanto fosse alta la posta in gioco, quanto suo figlio in particolare fosse preso di mira in assenza del padre, sapesse di dover essere protettiva in più di un modo.
===[[Tom Holland (attore)|Tom Holland]]===
[[File:TomHolland-byPhilipRomano7 (cropped).jpg|thumb|Tom Holland alla ''première'' del film a New York City]]
*Posso dirvi che è un capolavoro assoluto, e non metto in discussione questa mia affermazione. Il film di Chris Nolan è fantastico. È diverso da qualsiasi cosa io abbia mai visto prima. Credo che, dopo averlo visto, mi sia posto una domanda che non mi ponevo da tempo riguardo a un film: "Come hai fatto?" Penso che con la CGI e cose del genere, ci siamo abituati a vedere queste cose incredibili sullo schermo e diamo per scontato che persone molto intelligenti e dal grande talento artistico siano in grado di realizzare qualunque cosa al computer. Ma Chris sta chiaramente cercando di fare tutto nel modo più pratico possibile direttamente in fase di ripresa. E ci sono state alcune sequenze nel film che, mentre le guardavo, pensavo: "Come diavolo ha fatto? Dev'essere computer grafica". E finito il film gli ho chiesto: "Scusa, ma era sicuramente computer grafica, vero?" E lui mi ha risposto: "No, no, no, è tutto effetti speciali realizzati in fase di ripresa. Tutto pianificato e preparato nei minimi dettagli" [...] Quindi penso che i fan rimarranno davvero sbalorditi dalle scenografie e dalle sequenze del film, perché anche io, che ero presente sul set e ho partecipato alle riprese, sono rimasto assolutamente sbalordito dalla portata, dall'ampiezza e dalla sua capacità di gestire una storia così complessa e toccante all'interno di questo folle film d'azione.
*Ricordo di aver camminato su quella spiaggia per mezz'ora, e vedevo solo soldati greci, soldati greci, barche greche, soldati greci, la guerra di Troia, barche greche, soldati greci per... Non so se sto esagerando, ma mi sono sembrati chilometri [...]. Ho chiesto all'assistente di produzione: "Dov'è la troupe? Non ho visto traccia di un set cinematografico. Mi ricorda più una rievocazione storica che un set cinematografico".
*Telemaco è una figura in cui identificarsi. Vive dinamiche difficili, quasi di bullismo all'interno della sua stessa famiglia, e penso che molti spettatori si rivedranno in lui.
===[[Milo Manara]]===
*{{NDR|«Molte polemiche si sono concentrate sul casting, a partire da Elena, interpretata da Lupita Nyng’o.»}} Mi sembra che, come al solito, ci si occupi dei margini invece che della pagina. Quando la filologia prende il sopravvento sulla sostanza si perde il senso del mito. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente Elena era anche più scura di come siamo abituati a immaginarla. Ma è una questione del tutto ininfluente rispetto al personaggio che stiamo raccontando.
*Sono curiosissimo di vedere il film di Nolan. Non credo resterò deluso. L’importante è non perdere il senso profondo del racconto. Tutto il resto viene dopo.
*Ulisse riaffiora continuamente, quasi carsicamente. Se oggi Christopher Nolan lo riporta ancora una volta al centro dell’immaginario, per me è soltanto una festa.
===[[Mariarosa Mancuso]]===
*Confessiamo di aver avuto qualche timore, prima di vedere il film. Non siamo così adepti da non pensare che si possa amare ''Inception'' e restare freddi di fronte a ''Interstellar''. Dubbi spariti quando vediamo il cavallo di legno spiaggiato, di traverso sulla battigia, e dentro il soldati sfiniti dalle puzze che rischiano di annegare. Christopher Nolan è sempre grandissimo. È il cinema che è diventato piccolo.
*Cosa possiamo dire davanti a tre ore di grande cinema senza un minuto di noia? I colleghi vengono in soccorso. [[Francesco Piccolo]] spinge Repubblica – una volta un giornale tanto per bene, signora mia – a scrivere più volte per esteso la parola "cazzata". [...] Se non avessimo già visto il film di Nolan, la lettura dell’articolo non sarebbe stata tanto spassosa. Un lapidario giudizio scagliato da chi, pure lui sceneggiatore o collaboratore alla sceneggiatura di molti brutti film italiani, non può chiamarsi fuori da tante cazzate vere. Fa perfino tenerezza: nani sulle spalle dei giganti – se mai ci arrivassero.
*Tre ore di capolavoro, che gli vogliamo dire?
===[[Daniel Mendelsohn]]===
*A fronte della grande ricchezza tematica del poema [...], il film si concentra praticamente su un unico messaggio: l'orrore della guerra, una realtà totalmente esecrabile, terribile. Una posizione questa, oggi pienamente condivisibile ma che gli eroi di Omero, che esultano in battaglia, avrebbero trovato quanto meno strana. L'altro tema che emerge, la violazione delle norme civili — simboleggiate nel film dalla "legge di Zeus" (come Nolan definisce la ''xenia'', la legge dell'ospitalità greca) — ci dice che tale violazione porta inevitabilmente alla fine della civiltà stessa. Ora, sono certamente d'accordo con queste idee e penso che il film, a modo suo, sia una esplorazione convincente di questi temi, anche se, ripeto, il protagonista che ci presenta e il messaggio che ci ripete in modo così incessante hanno ben poco a che vedere con il poema di Omero.
*L'Odisseo di Nolan non ha praticamente nessuna somiglianza con quello di Omero: il personaggio di Omero è astuto, ingegnoso, affascinante, seducente, divertente e manipolatore; chi ha letto l'Odissea noterà che Nolan taglia quasi ogni scena che mostra queste qualità del suo eroe. L'immagine che Nolan dà di Odisseo, di fatto, è quella di un personaggio molto più simile all'[[Enea]] di [[Virgilio]] di qualsiasi altro personaggio di Omero: tormentato dal suo dovere divinamente decretato, distrutto dal senso di colpa, vittima di una sorta di disturbo post-traumatico da stress, e tristemente privo di senso dell'umorismo. Secondo me è una vera perdita: gran parte del divertimento nel poema di Omero è vedere con quanto ingegno Odisseo riesca continuamente a tirarsi fuori dai pericoli usando il suo straordinario ingegno. Il personaggio di Matt Damon a confronto è troppo tormentato, al punto di diventare noioso.
*Le vendite del poema omerico, in tutte le traduzioni, sono andate alle stelle in tutto il mondo [...], Il mio editore mi dice che negli Stati Uniti le vendite sono aumentate dell'80 percento rispetto allo scorso anno. E non solo l'Odissea, ma anche qualsiasi libro collegato al poema (ad esempio Circe di Madeline Miller, o il mio libro autobiografico ''Un'Odissea'' [...]) ha visto una grande crescita nelle vendite. È una notizia fantastica. Qualunque merito possa avere il film, ha suscitato uno straordinario nuovo interesse per Omero. So che porterà tanti giovani verso i classici.
*Si può dire che il film fallisce come adattamento del testo di Omero, dall'altra riesce come interessante commento sulla politica e sulla società contemporanee.
===[[Giulio Meotti]]===
*Anche chi non ha letto Omero conosce l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' per sentito dire: Calipso, che nutre il suo uomo con i fiori di loto per avere un amante smemorato; Circe, la strega che odia gli uomini e li trasforma in porci; Tiresia, che insegna agli umani la lezione degli inferi; le sirene, che trasformano il più valoroso dei guerrieri in un burattino.<br>Ma Ulisse come eroe muscoloso coi sensi di colpa per la guerra è un po' ridicolo.<br>Calipso, da ninfa seduttrice e carceriera innamorata, diventa una sort di terapeuta ''woke''. Circe è una donna ferita dalla sopraffazione maschile stile ''Metoo''. Atena è una amica immaginaria, più proiezione del rimorso e della coscienza di Ulisse che dea protettrice.
*Noi europei non abbiamo imparato molto da Omero. L<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' ci dice da tremila anni che la minaccia non arriva sempre con le spade sguainate, ma sotto forma di dono che lusinga la generosità e la superbia del nemico.<br>E ora abbiamo di fronte un gigantesco nuovo cavallo di Troia, non arenato in una spiaggia marocchina ma dentro le nostre città. Non è fatto di legno ma di mattoni, alleanze e silenzi complici.
*Pur avendo amato ''Interstellar'' e ''Oppenheimer'' di Christopher Nolan, ''Odissea'' non è stato all'altezza del mio entusiasmo... Il film mostra in tutto il suo splendore ciò che gli americani sanno fare meglio: suoni e immagini in un deserto intellettuale.
===[[Paolo Mereghetti]]===
*Altro che elmi creativi e pigmentazioni non regolamentari (ma secondo quale regola? quella che ha fatto della britannica [[Elizabeth Taylor]] una [[Cleopatra (film 1963)|regina egiziana]]?). A voler essere pignoli le infrazioni, le invenzioni, le libertà sono innumeri, ma è da queste cose che si giudica il risultato di un film? Assolutamente no!<br>Lasciamo i cacciatori di cavilli alle prese con le loro piccole fobie e diciamolo subito: la lettura che Christopher Nolan fa del poema omerico merita attenzione e rispetto. Oltre che applausi.
*In fondo la storia poteva prestarsi anche al «solito» elogio del coming home, con la voglia di recuperare quella tranquillità e quegli affetti che la vita ci toglie e la famiglia può restituirci. Nolan invece ne ha fatto una riflessione cupissima e avvincente (volano i 172 minuti di durata) su un mondo che non può cancellare il peso del dolore e della disperazione che proprio gli uomini hanno contribuito a diffondere e di cui non resta che contemplare le rovine. Fisiche e morali.
*Quello che in Omero diventa il resoconto di una «pena di vivere» [copyright Nicola Gardini], quella appunto di Odisseo che misura su se stesso la stanchezza per una lotta che sembra non dover mai finire (Polifemo, poi i Lestrigoni, Circe, le sirene, Scilla e Cariddi, Poseidone e via enumerando), nella rilettura di Nolan diventa qualcosa di più tragico, quasi epocale: non è più pena ma quasi paura di vivere quella che blocca l’eroe, schiacciato dal ricordo (e dalla responsabilità) della violenza che ha innescato per conquistare Troia: troppa brutalità, troppa distruzione, troppi morti. Ed è per questo che nel film lo vediamo spesso fare i conti con il numero dei compagni scomparsi, costretto a scegliere se e chi sacrificare per permettere agli altri di proseguire il loro viaggio. Le vite che ha fatto perdere sono un ricordo che non lo lascerà mai.
===[[Samantha Morton]]===
*Ho letto la sceneggiatura e mi ha davvero commossa. Non conoscevo il libro. Ho lasciato la scuola a 12 anni perché ho iniziato a recitare allora, e a quei tempi non c'erano tutor sul set per una come me, di conseguenza non ho una grande formazione accademica. Sono un po' un'autodidatta. Non conoscevo il materiale originale, così mi sono basata solo sulla sceneggiatura che mi ha lasciata a bocca aperta. Piangevo a dirotto, ero arrabbiata, provavo di tutto.
*Non analizzo troppo le cose. Non sottopongo mai i miei personaggi a una terapia psicologica. Ma l'unica cosa che ne ho tratto, e che ho scoperto mentre la interpretavo, è che mi è sembrata molto familiare. Mi è sembrata molto attuale. Mi è sembrata mia madre. Mi è sembrata mia sorella. Mi è sembrata mia figlia. Mi è sembrata una delle mie amiche. Mi è sembrato che potesse essere la madre, la sorella, la figlia, la nonna, l'amante o la prozia di chiunque. Mi è sembrata semplicemente molto, molto rappresentativa di ogni donna e di tutte le donne, e che portasse con sé il dolore di tutte le donne nel corso della storia.
*Riguardo a Circe, la mia interpretazione è che lei rappresenti ogni donna. E qui entra in gioco l'elemento della dea e della stregoneria: bisogna ricordare che, un tempo, le levatrici venivano considerate streghe e bruciate sul rogo. La società ha sempre demonizzato le donne. È così da tempo immemorabile. È di questo che stiamo parlando. La mia versione di Circe, direi, è che lei è la figlia di tutti, la moglie di tutti, l'amante di tutti, la madre di tutti, la nonna di tutti. Ho cercato di racchiudere in lei l'essenza della donna nella sua totalità.
*Stavo pensando alle donne che nella storia sono state denigrate: ostetriche, erboriste, madri o donne sagge. E quindi, per me, quel legame con la terra e il suo rispetto per la natura si intrecciavano in modo meraviglioso con il fatto che conoscevo così bene l'ambiente circostante.
===[[Christopher Nolan]]===
[[File:ChristopherNolan-byPhilipRomano3.jpg|thumb|Christopher Nolan alla ''première'' del film a New York City]]
*Alla fine, i fan dell'opera originale, anche quando facevamo qualcosa che loro non avrebbero fatto, hanno apprezzato la sincerità del tentativo di portare sullo schermo la migliore versione possibile. Io posso solo realizzare il miglior film che sono in grado di fare nel modo più sincero possibile. Sarà inevitabilmente diverso da come lo farebbe chiunque altro, ma è proprio questo il senso di un adattamento. [...] Ricordate, ho trascorso dieci anni della mia vita occupandomi di Batman. Quando sono arrivato su ''[[Batman Begins]]'', sceneggiatori e disegnatori lavoravano su questo personaggio da quasi 65 anni. Quello che ho imparato durante quella trilogia è che non puoi preoccuparti di tutto questo. Devi soltanto onorare il materiale originale interpretandolo nel modo più forte e personale possibile.
*{{NDR|«Perché Matt Damon Ulisse?»}} È un attore accessibile per il pubblico. Sa comunicare le stratificazioni di un personaggio e il modo in cui esiste all'interno della narrazione. Al cinema, è stato l'uomo qualunque, il padre di famiglia, il vicino di casa.
*{{NDR|Sulle polemiche sul film}} Fa parte del gioco. Queste conversazioni che avvengono prima che le persone vedano il film sono sempre irrilevanti, perché nessuno di coloro che le alimenta sa ancora cosa sia realmente il film.
*Il punto di partenza di tutto questo progetto, la premessa da cui ci siamo mossi, era la possibilità di far risuonare l'antichità nella modernità. Questo punto cardinale si ritrova in tutte le scelte che abbiamo fatto, dalla nazionalità degli attori all'accento con cui li sentite parlare. Gli attori non recitano con un accento particolare, qualcosa che sembrasse un incrocio fra l'inglese e il greco antico, anche perché non troverebbe equivalenti. Se fai un film nel 2026 non puoi costringerci l'antichità di un testo che risale a millenni prima. Tutti gli attori parlano in americano moderno e grazie a quel patto di sospensione dell'incredulità che sempre guida lo spettatore nella scoperta di una storia, è come se parlassero in greco antico. Devi stabilire i termini di quel patto e costruire il tuo mondo come se stessi realizzando un film di fantascienza. Devi scegliere un approccio. E il mio approccio è stato scegliere un linguaggio il più possibile accessibile e immediato al pubblico contemporaneo, che possa parlargli all'orecchio come un sistema di traduzione simultanea.
*In un mondo senza denaro, senza carte di credito, senza telefoni, quando si intraprendeva un viaggio, persino breve, ci si affidava completamente alla misericordia degli sconosciuti. Per questo esisteva la legge di Zeus: l’idea che gli altri debbano essere trattati con rispetto. Questa regola era sostenuta da una base teologica: quella persona, per quanto umile o povera possa apparire, potrebbe essere un dio travestito che cammina tra noi. E dunque va trattata con rispetto. È un’idea straordinariamente potente che continua a essere al centro del funzionamento della società ancora oggi.
*Inizialmente, avevamo discusso con [[Ludwig Göransson|Ludwig]] della possibilità di adottare un approccio orchestrale, ma abbiamo capito che cercare di riprodurre quel tipo di tradizione romantica orchestrale, tipica dei grandi film in costume del '900, sarebbe risultato artificiale tanto quanto far parlare gli attori con un accento particolare. Così abbiamo abbandonato quell'idea e lui ha adottato un approccio davvero unico, molto personale. Ludwig sa donare moltissima energia alle scene action e alla suspense, ma al contempo è in grado di farti emozionare nel profondo. È davvero un piacere lavorare con qualcuno che è il top di gamma nel suo campo.
*L'armatura di Agamennone è in bronzo annerito, una tecnica di lavorazione del bronzo di cui erano sicuramente a conoscenza. E questo lo sappiamo perché se vai a Micene trovi schiere di daghe e pugnali realizzati in bronzo ossidato. Non siamo ancora riusciti a sviluppare dei test capaci di dirci come riuscissero ad annerire il bronzo, magari analisi future potranno mostrarci nel pratico come riuscissero a ottenerla. Ma sappiamo che erano in possesso di quella conoscenza tecnica, la teoria è che basti prendere il bronzo, aggiungere più oro e argento e poi usare lo zolfo. Quindi quello che abbiamo fatto con Agamennone è stato immaginare un'armatura in bronzo oscurato che riuscisse a comunicare l'importanza e l'investitura del personaggio, ma siamo comunque partiti da un dato reale. È un'estrapolazione a partire dalla Storia e i suoi simboli eterni. L'elmo a forma di teschio, la criniera a ricordare le ossa di una spina dorsale: sono simboli di guerra volti a incutere terrore. E puoi star certo che non sono stato io né alcun regista prima di me ad aver inventato l'idea che le ossa siano un simbolo di minaccia e territorialità: è un simbolo vecchio quanto l'umanità stessa.
*Quando si guarda questo mondo, quando si osserva il mondo antico, la gente tende a vederlo in modi strani. C'è molto pregiudizio culturale. C'è molta tendenza a elevarlo solo perché è antico. Quando ti immergi nel poema, quello che trovi è qualcosa di davvero terreno, concreto e accessibile. Quindi per me, nel costruire il mondo del film, quando ho parlato con tutti gli attori, ho detto: voglio solo centrarlo su quello e farlo sentire molto fresco per il pubblico moderno, eliminando alcune di quelle assunzioni che non sono basate su nulla di logico.
*Sul piano tecnico, un film tutto in Imax era il mio sogno da quando avevo 16 anni. Ma la vera sfida, quando fai un film tratto da qualcosa che muove sentimenti forti nel pubblico, e che rappresenta un riferimento culturale, è non pensare a tutto questo e trasformare quella materia in una tua creazione. Scegliere gli attori seguendo l’istinto, pensando a chi saprà restituire sfumature, complessità e grandezza della letteratura. Sembra diverso, ma mi è successo lo stesso con ''[[Batman Begins|Batman]]''.
*Tutto nella sequenza del Ciclope è pensato per cercare di immaginare: come sarebbe una situazione del genere nella vita reale? [...] Non si tratta di un approccio da libro di fiabe o da cartone animato, ma di un vero e proprio tentativo di immedesimarsi in Ulisse e nei suoi uomini. È una situazione terrificante. [...] L'odore [delle pecore] era pungente, per così dire [...]. dopo un po' è diventato molto, molto umido e maleodorante. Ma ho costruito molte grotte in passato. Girare in una grotta vera è tutta un'altra cosa. Una volta che la roccia viene spostata a chiudere l'ingresso e ci si ritrova al buio, l'atmosfera è davvero opprimente. Ha dato un senso di realismo estremo.
*Volevo riportare il pubblico nel mondo antico e non nella Hollywood degli anni 50, dove tutti parlano con accento inglese impeccabile e usano un linguaggio formale per dire al pubblico che siamo nell’antichità. Volevo qualcosa di terreno, immediato. Che il pubblico avesse la sensazione di vivere dentro la storia e conoscere davvero le persone.
===[[Matteo Nucci]]===
*È questa la lezione del film. Ricordarci ciò che è la base della nostra storia di occidentali in un tempo in cui non ci riconosciamo più parte di una famiglia umana, respingiamo il forestiero, lo calpestiamo eppoi uccidiamo donne, uomini, bambini.
*Importa che l'eroe non sia un supereroe, ma un essere umano tormentato e consapevole della sua fallibilità proprio come Batman, uomo privo di superpoteri, capace di fare i conti solo con le proprie paure. E in questo Nolan non poteva sbagliare. Odisseo è un eroe perché eroe significa realizzare la propria umanità e l'umanità è dolore, difficoltà, errori, rimpianti e però anche tenacia e forza di vivere fino in fondo questi dolori e queste sconfitte per andare avanti e cercare sempre una realizzazione interiore.
*Sa piangere Odisseo. E sappiamo piangere tutti noi esseri umani. E io, mentre Argo moriva e mentre Euriclea toccava la cicatrice di Odisseo, piangevo. Piangevo come un vitello nella sala stracolma di popcorn.
===[[Lupita Nyong'o]]===
*È davvero speciale far parte de L'Odissea, perché è un'opera grandiosa. Abbraccia mondi diversi. Ecco perché il cast è quello che è. Stiamo dando vita alla narrazione epica del nostro tempo.
*Non si può recitare la bellezza. Voglio sapere chi è un personaggio. Cosa c'è oltre la bellezza? Cosa c'è oltre l'aspetto esteriore? Questo è il bello di lavorare su un testo così noto, che è stato studiato, interpretato e da cui sono state tratte diverse fonti. La ricerca potrebbe essere infinita. Il bello di lavorare con uno scrittore come Chris è che tutto è già scritto sulla pagina. L'indagine inizia dalle pagine che ti vengono fornite. È su quelle che mi sono basata.
*Questa è una storia mitologica [...]. Sostengo pienamente le intenzioni di Chris e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto perdendo tempo a pensare a una difesa. Le critiche ci saranno, che io risponda o meno.
===[[Elliot Page]]===
*Ero così emozionato di essere stato scelto per ''L'Odissea'' e di essere stato invitato a tornare a lavorare con {{NDR|Christopher Nolan}} [...]. Ho adorato lavorare con lui in ''[[Inception]]'' e ho amato far parte di questo nuovo film. Ero completamente entusiasta e eccitato: quando sono andato a incontrare Chris e abbiamo parlato della parte, mi sono seduto in una stanza e ho letto la sceneggiatura. È stata una gioia immensa poter tornare a lavorare con lui adesso, in questa nuova fase della mia vita, nella quale mi sento più a mio agio con me stesso: anche questo fatto renderà questo progetto più piacevole e rivivere un'esperienza alla Chris Nolan ora ha significato tantissimo per me.
*Il personaggio che interpreto in questo film non è originariamente presente nell<nowiki>'</nowiki>''Odissea''. Quindi, per me, l'obiettivo principale era riuscire a catturarlo in queste poche scene e, si spera, rendere felice Chris.
*{{NDR|Su [[Sinone]]}} Rappresenta una sorta di consapevolezza di fronte a Ulisse e all'impatto della guerra, alla brutalità della guerra e della violenza.
===[[Robert Pattinson]]===
*Il mio personaggio è un po' come [[James Woods]] in ''[[Casinò (film)|Casino]]''. È stato quello a ispirarmi [...]. Ho pensato che sarebbe stato divertente vederlo a Itaca. È un tipo un po' squallido. Durante le prove costume continuavo a dire: "Voglio davvero delle mutande leopardate". Volevo che spuntassero dalla gonna, con un po’ di pelliccia scintillante.
*Il tema centrale de ''L'Odissea'' è che Penelope non riesce a decidersi tra i due uomini e io cerco di aiutarla a prendere una decisione. Le dico: "Va bene così. È morto, rassegnati".
*Sono arrivato sul set di ''Odissea'' subito dopo le riprese di ''[[Primetime (film)|Primetime]]'' e mi sembrava di sentire la voce di [[Chris Hansen|Hansen]] in quella di Antinoo. Mi riferisco solo alla parlata però: Nolan chiedeva a tutti noi di parlare con lo stesso accento e ho dovuto lavorare con un coach per liberarmi di quello di Hansen per tornare all'americano medio.
===[[Francesco Piccolo]]===
*Alla fine, insomma, se uno dovesse dire cos'è questo film, com'è, è l'esatta combinazione delle due possibilità che ha una narrazione del genere: è molto bello ed è anche, non esiste una parola più precisa per dirlo, una cazzata. Queste due strade non si biforcano, come dovrebbe succedere, ma avanzano parallele e stanno insieme. In qualche modo si fanno compagnia, e passi dal pensare che sia bello, a pensare che sia una cazzata. Continuamente.
*Dobbiamo decidere noi se è bello o se è una cazzata. Così come abbiamo deciso noi che quel rottame anche poco credibile e manovrato con un joystick era uno squalo da cui eravamo terrorizzati; così come abbiamo deciso noi che quel mostriciattolo costruito da Rambaldi, e fotografato spesso insieme a Rambaldi, fosse un vero extraterrestre e non un giocattolo che poi si regalava anche a Natale. Abbiamo deciso noi che il cinema può essere molto bello anche quando è possibile che sia una cazzata. Tanti grandi film hanno fatto decidere allo spettatore qual era il bivio. Ma qui c’è qualcosa in più, ed è molto seducente: non lo decidiamo soltanto noi spettatori, ma lo facciamo insieme al regista.
*Se tu ti abbandoni - e io mi sono abbandonato perché quando vado al cinema credo fermamente a tutto e sospendo ogni forma di intelligenza scettica, che invece è l'unico modo sbagliato di fare lo spettatore - se ti abbandoni allora entri dentro l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' e succede il miracolo che pure se conosci la storia da quando eri alle scuole medie, tre ore passano senza che te ne accorga e intanto soffri. Soffri perché continuano a passare gli anni e Odisseo non torna, e vuoi che torni, perché i pretendenti vogliono prendersi Penelope e il tempo non c'è, Telemaco è troppo debole e non ce la fa; e tu patisci; e quando Odisseo finalmente torna e arriva a palazzo travestito da mendicante, mentre lui combatte come Bruce Lee, come Bud Spencer e Terence Hill, solo contro tutti, beh, a quel punto ti abbandoni felice, ci credi, e pensi che cazzata, ma anche che film bellissimo.
===[[Roberto Recchioni]]===
*Delle proteste indignate sulle scelte di cast del film non voglio proprio discutere. Al teatro, da quando il teatro esiste, qualsiasi attore può interpretare qualsiasi ruolo, a patto che sappia incarnare lo spirito e il senso del personaggio che deve portare in scena. È esattamente questo che significa recitare. Solo il cinema si fa problemi in tal senso. E stranamente se li fa sempre quando un attore non bianco viene chiamato a interpretare un personaggio bianco, molto meno quando succede il contrario. Il tema è di razzismo, non di cinema. E qui si parla di cinema.
*È un film viscerale e caldo (per una volta nella sua {{NDR|Christopher Nolan}} cinematografia), che per tecnica somiglia più al cinema di [[Cecil B. DeMille]] (il regista de ''[[I dieci comandamenti (film 1956)|I dieci comandamenti]]'') che a quello di un cineasta moderno ma che, invece, di un cineasta moderno, modernissimo, ha la sensibilità, la definizione, il ritmo e la forma. E questa è la novità che l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' apporta al corpo filmico di Nolan.
*Nel concepire la sua ''Odissea'', Nolan decide di tornare indietro, abiurando quasi totalmente le sirene del digitale per tornare a cercare di evocare a schermo l'impossibile attraverso il possibile. Non c'è quasi nulla che vedrete a schermo in questa ''Odissea'' che non abbia un rapporto strettissimo, quasi intimo, con la materia. Palazzi che crollano, soldati che combattono, cavalli di legno che bruciano, navi che beccheggiano e via dicendo, è tutto vero, come veri sono i luoghi, i panorami, i cieli, la terra, il fuoco, il mare e il vento. Ma non solo: sono veri anche gli spiriti dell'Ade, il ciclope, Circe che trasforma gli iniqui in bestie e via dicendo, portati a schermo attraverso trucchi quanto più meccanici e analogici possibile, con tutti i limiti che questo approccio impone (anche molto evidenti, a tratti). Sembra un vezzo, vero? E invece è il segreto del film: farti credere talmente tanto alla sostanza di questo mondo, alla sua concretezza, alla sua "realtà", da farti credere anche agli elementi del mito che lo pervadono e lo compenetrano con naturalezza.
*''Odissea'' di Nolan non è il capolavoro di Nolan. E non lo è perché la parola "capolavoro" significa a capo, in testa, a tutti gli altri lavori, cioè la cosa migliore, unica, di un insieme. E il posto di capolavoro, nella filmografia di Nolan, per me spetta a ''Dunkirk''. Ma ''Odissea'' gli sta subito sotto e nemmeno di uno scalino, ma di mezzo. Semplicemente, Nolan con questo film evoca il mito dandogli un corpo e una presenza che non ha quasi avuto prima, e lo fa grazie a un approccio incredibilmente tradizionale ma, proprio per questo, incredibilmente innovativo: facendo i conti con i limiti della realtà.
*Ogni polemica sulla fedeltà storica del film di Nolan all'Odissea di Omero, semplicemente non ha senso. Omero (chiunque egli fosse, se mai è stato), raccolse un gran numero di storie tramandate oralmente in innumerevoli versioni, le unì e ne fissò una sulla carta, ma la distanza tra lui e la materia da lui raccontata era di quasi cinquecento anni (l'Odissea è ambientata attorno al 1200 a.C., Omero ne scrisse attorno al 750 a.C.) e Omero aveva meno strumenti storici di Nolan per conoscere l'età del bronzo che raccontava. Ma questo non è un problema in nessun senso perché tanto l'opera di Omero quanto il film di Nolan non appartengono al racconto storico ma a quello mitologico: l'Odissea non è una cronaca di fatti, è una raccolta di miti, uniti in un canone narrativo che li uniforma e li rende coerenti gli uni con gli altri. Per questo motivo Nolan ha lo stesso diritto di Omero di raccontare la storia di Odisseo-Ulisse come più gli aggrada.
===[[Massimiliano Smeriglio]]===
{{cronologico}}
*La forza del film sta nell'aver sottratto Troia all'epica della vittoria per restituirla alla tragedia della storia. La caduta della città non è soltanto la sconfitta di Priamo. È il tramonto di una civiltà, il crepuscolo dell'età del bronzo. Ed è, soprattutto, la metamorfosi dei vincitori.
*L'intuizione più potente del film è suggerire che i Popoli del mare siano gli stessi Achei trasfigurati dalla guerra. Più che una ricostruzione storica, una verità simbolica. Il barbaro non arriva da fuori. Nasce dentro la civiltà quando questa smarrisce il senso del limite. Da qui il saccheggio, lo stupro di guerra, il bottino, la convinzione che comandino lo scudo e la spada.
*È questa, forse, la vera domanda che ci lascia il film di Nolan. Quale ordine nascerà dopo la fine della nostra età del bronzo? Quale mondo sorgerà se consumeremo, una dopo l'altra, le regole che abbiamo costruito sulle macerie del Novecento?<br>Ogni civiltà può morire ripetutamente. Quando cadono le sue città. E quando smette di credere nei limiti che aveva imposto alla propria forza.<br>Forse il ritorno degli Achei è questo.<br>Chi calpesta la sacralità del limite uccide una parte di sé, oltre a sfregiare l'identità dell'altro.<br>Gli Achei non sono il passato, ma la possibilità che una civiltà, nel momento stesso in cui si convince di difendere se stessa con il solo rumore del piombo e con la ferocia, finisca per assomigliare inevitabilmente al proprio mostruoso doppio.<br>I Popoli del mare sono sbarcati e non hanno nulla di epico, non somigliano al mito, prendono piuttosto le sembianze delle bande neofasciste che a Sofia, in Bulgaria, hanno intimorito e assediato i ragazzi della Comunità ebraica romana al grido di «Sieg Heil». O quelle dei cosiddetti coloni escursionisti in West Bank.
===[[Guia Soncini]]===
*Certo, se questo film fosse uscito dieci anni fa avrebbe avuto un senso. Sarebbe stata una grande metafora dei limiti del maschile, l'uomo che si rifiuta di chiedere indicazioni, per colpa tua siamo arrivati in ritardo da mia cognata, dicevi che sapevi una scorciatoia e guarda dove siamo finiti, te l'avevo detto di chiedere ai passanti ma tu ti sentivi sminuito.<br/>Ma adesso, adesso che tutti hanno le mappe sul telefono, adesso che senza indicazioni del navigatore nessuno di nessun sesso o mestiere sa più fare cento metri, adesso Ulisse di cosa è metafora? Del fatto che il vero viaggio dell'eroe è salire su una barca senza navigatore satellitare?
*Ma quelli che hanno fatto le interviste nelle scorse settimane il film l'avevano visto? No, perché al di là del non aver capito che Omero affida il destino di (quel coglione di) Ulisse interamente alle donne, vedendo il film si scopre che il regista che secondo Lupita aveva finalmente dato spazio alle donne ha invece del tutto cassato dalla storia Nausicaa. Magari l'avevano visto ma sono della scuola filosofica «mai obiettare quando un intervistato dice una scemenza, se poi l'intervistato è femmina diventa pure mansplaining».
*Penelope fa la sua brava tirata contro il patriarcato, sembra una di Instagram, proprio come il finale in cui Ulisse spera nel ritorno della civiltà e nel fatto che «i nostri errori saranno dimenticati» sembra un editoriale contro Trump: cent'anni di cinema ci rovineranno pure l'immaginario, ma anche l'attualità non scherza.
===[[Claudio Strinati]]===
*A me {{NDR|la scena dei lestrigoni}} ha richiamato l'immagine dei grandi personaggi dipinti da Paolo Uccello, grande artista del 400 fiorentino; anche in questo caso non dico che Nolan abbia copiato, e infine Polifemo che a me personalmente ha destato le impresisoni che mi destano certe immagini di Goya, ad esempio ''Saturno che divora i suoi figli'', capolavoro fosco e terribile insieme; alla fine, secondo me, una suggestione c'è; occorre trovarla!
*Cambiano i linguaggi, cambiano gli schermi, cambiano gli effetti speciali. Ma Ulisse continua a navigare dentro di noi.
*Trovo molto interessante il dibattito che si sta svolgerndo intorno al film l<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' di Christopher Nolan, perchè in un certo senso è un dibattito attualissimo. [...] il punto per me non è tanto se è stata cinematograficamente riproposta come l'ha narrata Omero; il tema vero riguarda, la struttura, i sentimenti le grandi passioni. Leggevo di recente un libro straordinario, l<nowiki>'</nowiki>''Ulisse'' di James Joyce, che è proprio modellato sull<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' in modo impressionante ma è totalmente diverso ovviamente, totalemente libero. Quindi rimproverare a Nolan certe questioni filologiche è a mio parere privo di senso.
===[[Emma Thomas]]===
*La cosa che ho amato del poema di Omero quando l'ho letto di nuovo, una volta saputo che questo era ciò che Chris voleva fare, è stato vedere come si adattasse perfettamente al modo in cui lui racconta le storie. La storia dell<nowiki>'</nowiki>''Odissea'' non è lineare e ci sono spaventi, brividi e grandi rivelazioni. Quello che ama Chris... E c'è il tema della memoria: del ricordo della patria e della guerra, di ciò di cui si è responsabili. Che sia la vittoria sul nemico, e l'aver causato così tanta morte. Anche quella dei propri compagni: prima di tutto, la loro...
*Le racconto un aneddoto: la nostra Itaca è Favignana e il cane Argo è "interpretato" dall'esemplare di una rarissima razza canina italiana. Ogni particolare è stato cercato, sperimentato e solo dopo inserito nella narrazione.
*Nei film precedenti c'è sempre stata una "grande" scena su cui abbiamo discusso giorni e giorni. ''Odissea'' è piena di grandi scene. Era come sfidarsi continuamente: a una grande scena ne seguiva un'altra ancora più grande. A partire dal fatto che ogni singola location presentava problemi incredibili, sfide apparentemente insormontabili. Ma abbiamo sempre trovato la soluzione giusta.
*Per ''Odissea'' {{NDR|Christopher Nolan}} è stato molto preso dal cambio di luci, colori, peassaggio. Il passaggio dagli esterni agli interni e il contrario. Era completamente assorbito dalla luce delle tappe della sua odissea: mi riferisco alle location del film. Islanda, Marocco, Grecia, Italia.
===[[Emily Wilson]]===
{{cronologico}}
*La versione cinematografica d'azione da 250 milioni di dollari che Christopher Nolan ha tratto dall'antico poema greco di Omero è un modo divertente per ripararsi per qualche ora dalle alte temperature.
*Speravo che l'affinità di Nolan con questi temi omerici potesse spingerlo verso nuove vette creative e consentirgli di evocare personaggi più credibili. Ma The Odyssey presenta la sua consueta combinazione di grandiosità e superficialità.
*Gli dèi non esistono, e tuttavia i naufragi e la morte vengono presentati come l'inevitabile conseguenza dell'accecamento del figlio di Poseidone e dell'aver divorato le Vacche del Sole. La legge di Zeus viene descritta come di importanza cruciale, eppure Zeus non c'è. La visione del mondo di Nolan non è abbastanza ampia da contenere né dèi reali né persone reali che potrebbero essere diverse da noi.
*Mancano alcune sequenze importanti dell'epica: il film salta l'isola di Scheria, patria della premurosa principessa Nausicaa, dove l'Ulisse di Omero racconta le sue mirabolanti avventure agli ospitali Feaci. In questo film massimalista non c'è spazio per qualcosa di tanto piacevolmente quotidiano e su piccola scala quanto il bucato di Nausicaa e le sue fantasie da ragazzina su un futuro marito. L'Ulisse brizzolato di Damon non è né un grande narratore né un seduttore. Più sostanzialmente, l'inclusione di un luogo straniero amichevole, ricco e culturalmente evoluto avrebbe aggiunto ulteriore confusione alla premessa già confusa del film: che questa versione hollywoodiana della Grecia micenea sia l'unica “civiltà” esistente al mondo, l'unico luogo che ricordi ancora, almeno vagamente, che gli estranei e i mendicanti devono essere accolti secondo la legge di Zeus.
*Nonostante l'indignazione artificiosamente alimentata online, non c'è nulla di intrinsecamente sbagliato nel tentativo del film di avvicinarsi all'americano contemporaneo. Quando non si intende comporre una sceneggiatura in greco omerico, o neppure in versi metrici inglesi, tanto vale usare qualcosa di simile all'inglese americano colloquiale. Ma scrivere dialoghi non è uno dei talenti di Nolan. Il linguaggio è implacabilmente didascalico, privo di umorismo e piatto.
*Come si dice durante le cerimonie di premiazione, ho appreso con umiltà che Nolan ha letto almeno il primo verso della mia traduzione dell'Odissea in pentametri giambici. In almeno un'intervista ha citato la mia versione del primo verso del poema: "Raccontami di un uomo complicato". Ma mi vergognerei di aver scritto una qualsiasi parte di questa sceneggiatura. Purtroppo, l'Ulisse di Damon non è complicato, né scaltro, né ingegnoso.
*Il principale arco emotivo del film riguarda la tardiva presa di coscienza di Ulisse: egli comprende di essere complice dello sfruttamento di Sinone perché non gli ha detto la verità sul piano del Cavallo di Troia. [...] Questa sottotrama confusa viene imposta al film per consentire a Nolan di esprimere un messaggio implacabilmente didascalico sul mondo anglofono contemporaneo: le menzogne e la xenofobia della guerra al terrorismo e della Brexit avrebbero avviato un declino culturale che ora sta distruggendo i valori ai quali "noi" teniamo di più.
*[[Tom Holland|Holland]] è bravo a interpretare un giovanotto svampito di vent'anni che ne dimostra dodici.
*All'Odissea di Nolan mancano molti degli elementi che rendono grande il poema. Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra o sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini. È priva di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La scrittura è orrenda. Nessuno dei personaggi possiede motivazioni credibili per le proprie azioni o parole. Non ci sono scene di sesso e tutto il cibo ha un aspetto orribile.
*Nonostante tutto questo, l'uscita di The Odyssey resta un evento da festeggiare. In quella che ci viene descritta come l'epoca dello streaming, quest'epica sta riportando il pubblico nelle sale. In quella che ci viene descritta come un'epoca di diminuzione dell'alfabetizzazione e di "morte delle discipline umanistiche", le traduzioni dell'Odissea, compresa la mia, stanno andando a ruba. [...] Forse il film convincerà qualche amministratore universitario a non tagliare i dipartimenti di letteratura, lingue e storia.
==Making of==
{{Int|1=''The Making of Excalibur: Myth into Movie''|2=Regia di Neil Jordan, 1981.}}
*
:''John gave me very clear images of what he wanted. He wanted it to be very earthy, he wanted it to have a touch of Indian and a touch of Spanish idea, but not to be reproduced exactly, but that kind of feeling. But the idea was it to be very earthy because it's a dance in which she has to seduce somebody, so therefore it had to have all those qualities without getting too raunchy. He didn't want it to be a medieval dance.'' (Anthony Van Laast)
*
:''He's got this sort of simplicity, this very natural simplicity and this intuitive sense of right and wrong. Someone said this thing, which is quite true, about having him be completely secure in his knowledge of nothing.'' (Paul Geoffrey)
*
:''If you think of Merlin you automatically think of the many lives he's led.'' [...] ''You have the feeling that he's been through many many worlds and he is of course many people. There's a lot of my old English master in him too, who has the most wonderful whimsy in his humour that is central, kind of the spine of the character is based upon him. A man of great lore, book lore, a Chaucer man, Shakespeare, and a wag to boot!'' (Nicol Williamson)
*
:''She's rather like a flower, a fresh flower picked out of a field somewhere in the open air and put inside this glass in a huge cold castle that's all gold and artifact and manmade. And Arthur is pursuing manmade ideals and forming laws, and everything's becoming very materialistic and she's much simpler than that, much more basic.'' ( Cherie Lunghi)
*
:''His power is very much that of the mind, someone who can make things happen, who can take control. We've all seen the power of voodoo in African tribes, when the chiefs or the witch doctors pointed to a man and in 48 hours he goes into the wilderness and he dies because his death is brought upon by his state of mind. He knows that it's the finish of his life. In a way, Merlin has that kind of power.'' (Nicol Williamson)
==David Wright==
*
:[...] ''the'' Canterbury Tales ''is, at root, an equally serious exploration of social life (in what good and bad ways people may live together) and human purpose (as a character in the Knight's Tale puts it, "What is this life? What should men wish to have?"). But it is also a poem that is equally serious about noticing and appreciating the comedy that comes from human foibles. The result is an exploration of human possibility as enjoyable as it is rich, and as balanced as it is varied.''
*
:The Canterbury Tales ''is'' [...] ''very much a poem of its time, and the long introduction Chaucer gives us in the General Prologue presents the pilgrims as a convenient cross-section of fourteenth-century English society. Although Chaucer has a knack for providing just the descriptive detail that will individualize each pilgrim, they are almost never identified by anything other than their profession, and they seem, in most ways, to derive their entire world view from the position in society given them by the work they do.''
==labyrinth==
{{Film
|titolo = Labyrinth - Dove tutto è possibile
|immagine = Labyrinth (1986) logo.png
|didascalia =
|titolo originale = Labyrinth
|paese = Regno Unito, Stati Uniti d'America
|anno uscita = 1986
|durata = 101 min
|lingua originale = inglese
|genere = Fantastico, musicale, avventura
|regista = [[Jim Henson]]
|soggetto = [[Jim Henson]], [[Dennis Lee]]
|sceneggiatore = [[Terry Jones]]
|produttore = [[Eric Rattray]]
|produttore esecutivo = [[George Lucas]], [[David Lazer]]
|casa produzione = [[TriStar Pictures]], [[Jim Henson|Henson Associates]], [[Lucasfilm]]
|attori = * [[David Bowie]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Jennifer Connelly]]: [[Sarah Williams]]
* [[Toby Froud]]: Toby
* [[Shelley Thompson]]: Matrigna
* [[Christopher Malcolm]]: Padre
* [[Shari Weiser]]: Gogol
* [[Rob Mills]]: Bubo
* [[David Barclay]]: Sir Didimus
* [[Karen Prell]]: Il verme
* [[Warwick Davis]]: Goblin Corps
* [[Frank Oz]]: Saggio
* [[Natalie Finland]]: Fata
|doppiatori originali = * [[Brian Henson]]: Gogol
* [[Ron Mueck]]: Bubo
* David Shaughnessy: Sir Didymus
* [[Percy Edwards]]: Ambrogio
* [[Timothy Bateson]]: il verme
* [[Dave Goelz]]: Coprisaggio
* [[Karen Prell]]: Strega dei rifiuti
* Steve Whitmire, [[Kevin Clash]], Anthony Asbury, & [[Dave Goelz]]: le quattro guardie
* [[Robert Beatty]]: Batacchio porta destra
* [[Dave Goelz]]: Batacchio porta sinistra
* [[Kevin Clash]], Charles Augins, [[Danny John-Jules]], Richard Bodkin: Firey, i pupazzi smontabili
|doppiatori italiani = * [[Roberto Chevalier]]: Jareth, il re degli gnomi
* [[Ilaria Stagni]]: [[Sarah Williams]]
* [[Maria Pia Di Meo]]: Matrigna
* [[Cesare Barbetti]]: Padre
* [[Giancarlo Padoan]]: Gogol
* [[Alessandro Rossi (doppiatore)|Alessandro Rossi]]: Bubo
* [[Marco Mete]]: Sir Didymus
* [[Anna Miserocchi]]: Strega dei rifiuti
* [[Sergio Fiorentini]]: Batacchio porta sinistra
* [[Renato Mori]]: Batacchio porta destra
* [[Vittorio Stagni]]: Firey
* [[Sandro Sardone]]: Saggio
* [[Fabrizio Mazzotta]]: i pupazzi smontabili
}}
{{tagline|Dove il magico è reale}}<ref>Citato in [http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,25/articleid,1358_02_1986_0345_0026_19584433/ ''La Stampa''], 24 dicembre 1986, p. 26.</ref>
==Incipit==
{{NDR|Recitando}} "Dammi il bambino! Con rischi indicibili e traversie innumerevoli, io ho superato la strada per questo castello oltre la città di Goblin per riprendere il bambino che tu hai rapito. La mia volontà è forte come la tua e il mio regno altrettanto grande... La mia volontà è forte come la tua... è il mio regno altrettanto grande...". Accidenti, non mi ricordo mai quella frase! {{NDR|Consulta un libretto intitolato ''The Labyrinth''}} "Non hai alcun potere su di me!" ('''Sarah''')
==Frasi==
*Mi tratta come la matrigna cattiva delle favole qualunque cosa dica. ('''Matrigna''')
==Dialoghi==
*'''Matrigna''': Tuo padre e io usciamo molto di rado.<br>'''Sarah''': Ma se uscite tutti i santi sabati!<br>'''Matrigna''': E io ti chiedo di restare con il bambino solamente se questo non scombina i tuoi programmi.<br>'''Sarah''': E tu che ne sai? Non conosci i miei programmi, non me li chiedi neanche più.<br>'''Matrigna''': Penso che me lo diresti se avessi un appuntamento. Sarei ben felice che tu lo avessi. Dovresti averne alla tua età.
*'''Sarah''': {{NDR|Rivolto a Toby, che piange}} Che cosa vuoi, una favola, eh?! Okay! Allora, c'era una volta una ragazza tanto carina che la sua matrigna lasciava sempre a casa con il bambino, e il bambino era tanto viziato. Quello voleva tutto per sé e la ragazza era praticamente una schiava. Ma ciò che nessuno sapeva era che il re degli gnomi si era innamorato della ragazza e che le aveva data certi poteri. Così, una notte che il bambino fu oltremodo crudele con lei, lei chiamò in suo aiuto gli gnomi.<br>'''Gnomo #1''': {{NDR|Sottovoce}} Ascoltate!<br>'''Sarah''': "Dì le tue parole magiche", dissero gli gnomi, "e porteremo il bambino nella città di Goblin, e tu sarai libera". Però lei sapeva che il re degli gnomi avrebbe tenuto il bambino al castello per tutti i secoli dei secoli, trasformandolo in uno gnomo. E così lei soffriva in silenzio, finché una notte che era stanca di una giornata di faccende, che era ferita dalle dure parole della sua matrigna e sentiva che non ne poteva più... {{NDR|Toby continua a piangere}} Va bene, va bene! {{NDR|Prende Toby in braccio, ma lui continua a piangere}} Piantala, andiamo! Smettila, ''smettila''! O dico le parole, eh! Oh, non sia mai. Non devo dirle. Io desidero... Io desidero...<br>'''Gnomo #1''': Sentite!<br>'''Gnomo #2''': Ma le dice?<br>'''Gnomo #3''': Dice cosa?<br>'''Gnomi''': Silenzio! Zitto!<br>'''Gnomo #3''': Ma io...<br>'''Gnomo #4''': Chiudi il becco!<br>'''Gnomo #5''': Zitto tu!<br>'''Gnomo #1''': Ascoltate! Adesso sta per dirle!<br>'''Sarah''': Io non ne posso più! Re di Goblin, re di Goblin, ovunque ti trovi adesso porta via questo bambino lontanissimo da me!<br>'''Gnomo #5''': Non è così! Dove ha imparato questa operaccia?! Manco comincia con "re di Goblin"!<br>'''Sarah''': No, Toby, no! Smettila! Mi piacerebbe davvero sapere cosa dire perché gli gnomi ti portino via.<br>'''Gnomo #5''': "Io desidero che gli gnomi ti portano via all'istante", non è mica tanto difficile eh?! <br>'''Sarah''': Comando... e voglio...<br>'''Gnomo #3''': Lo ha già detto?<br>'''Gnomi''': Sta zitto!<br>'''Sarah''': {{NDR|Mette Toby, ancora piangente, a letto e va verso l'uscita}} Desidero proprio che gli gnomi ti portino via all'istante!
*'''Sarah''': Sei lui, vero? Tu sei il re di Goblin. Rivoglio il mio fratello, ti prego. Se fa lo stesso...<br>'''Jareth''': Ciò che è detto è detto.<br>'''Sarah''': Ma... non credevo mai...<br>'''Jareth''': Ah, non credevi?<br>'''Sarah''': Ti prego, dov'è ora?<br>'''Jareth''': Sai molto bene dove si trova.<br>'''Sarah''': Ti prego riportamelo, ti prego!<br>'''Jareth''': Sarah, torna in camera tua. Va a giocare con i tuoi balocchi e con i tuoi costumi. Dimentica il bambino.<br>'''Sarah''': Non posso.<br>'''Jareth''': Io ti ho portato un regalo. {{NDR|Fa apparire una sfera trasparente}}<br>'''Sarah''': Che cos'è?<br>'''Jareth''': È un cristallo, niente di più. Ma se lo fai girare così e ci guardi dentro, ti mostrerà i tuoi sogni. Ma questo non è un dono per una ragazza comune che si prende pena per un bambino che sbraita. La vuoi? {{NDR|Sarah esita}} Dimentica il bambino!<br>'''Sarah''': Non posso. Non è che non apprezzi ciò che vuoi fare per me, ma io rivoglio il mio fratello. Sarà così spaventato...<br>'''Jareth''': Sarah! {{NDR|Trasforma il cristallo in un serpente}} Non sfidarmi! {{NDR|Butta il serpente verso Sarah, che lo ribatte per terra}} Tu non puoi tenermi testa.<br>'''Sarah''': Ma io devo avere indietro il mio fratellino!<br>'''Jareth''': È là, nel mio castello. {{NDR|Indica una fortezza in mezzo a un gigantesco labirinto}} Vuoi ancora cercarlo, Sarah?<br>'''Sarah''': È quello il castello oltre la città di Goblin?<br>'''Jareth''': Torna indietro, Sarah! Torna indietro, prima che sia troppo tardi!<br>'''Sarah''': Non posso. Ma non lo capisci che non posso?<br>'''Jareth''': Che peccato.<br>'''Sarah''': Non sembra tanto lontano.<br>'''Jareth''': È più lontano di quanto credi e hai breve tempo. Hai solo tredici ore per superare il labirinto prima che il fregnante marmocchio diventi uno di noi per sempre. È un tale peccato...
*'''Sarah''': <br>'''Gogol''': <br>'''Sarah''': <br>'''Gogol''':
==Explicit==
==''[[Raoh, il conquistatore del cielo]]''==
====Episodio 7, ''La furia del lupo blu''====
====Episodio 8, ''Lacrime nel buio''====
====Episodio 9, ''La battaglia delle donne''====
====Episodio 10, ''Sfida sulla sabbia ardente!''====
====Episodio 11, ''La comparsa del Sacro Imperatore''====
====Episodio 12, ''La caduta del regno''====
====Episodio 13, ''In cammino verso il cielo''====
==[[Alberto Pollera]]==
Alberto Pollera (1873 – 1939), militare e antropologo italiano.
==''Lo Stato etiopico e la sua Chiesa''==
===Incipit===
Questo libro vede la luce assai tempo dopo che fu compilato: debbo perciò pregare il benevolo lettore di tener presente trattarsi dell'esame di ordinamenti e costumi di un popolo che si avvia rapidamente ad una importante evoluzione civile, la quale, cominciata tardi, si affretta a raggiungere con ritmo sempre più accelerato, miglioramenti e sviluppi che, fino a pochi anni fa, sembrava assurdo sperare.
===Citazioni===
*Gli Abissini identificarono più tardi la regina Macheddà con Azieb, [[regina di Saba]], dando con ciò un seguito apparentemente logico a questa tradizione. [...] la leggenda della regina di Saba non deve in Abissinia aver acquistato valore che in epoca molto posteriore, e verosimilmente quando, con S. Frumenzio e coi santi predicatori e gli Abuna suoi successori, provenienti da Bisanzio, da Alessandria e da Roma, la religione cristiana si diffuse in Etiopia, e ciò perché [...] questi apostoli della fede, avevano ben ragione di credere che l'accennata tradizione potesse giovare, come giovò, ai loro intenti. (pp. 8-9)
*A noi può sembrare che il concetto etiopico della parentela dinastica colla Vergine sia un po' troppo esagerato ed estensivo, a motivo della enorme distanza di tempo e del gran numero di generazioni trascorse; ma la mentalità etiopica non valuta le cose al modo nostro, perché già nelle piccole questioni interne di stirpe, è abituata a riconoscere legami di consanguineità molto arretrati nel tempo, sul quale non ferma affatto la sua attenzione. (p. 15)
*Per evitare l'obiezione che nella Bibbia non si fa affatto cenno del trafugamento delle Tavole, che anzi si dice andassero distrutte in Babilonia, i manoscritti etiopici, narrando con assai maggior copia di particolari la leggenda [...], aggiungono che, appena il gran sacerdote Sadok ed il re Salomone si accorsero della scomparsa di quelle, decisero di tener celata la immane sciagura al popolo, per modo che questo non seppe mai niente di ciò, e continuò a venerare quell'Arca, la quale non era, pur troppo, che un semplice simulacro della prima. (p. 23)
*Il popolo etiopico, orgoglioso delle tradizioni [...] e convinto di esser divenuto per volontà di Dio il vero popolo eletto sulla terra, a cagione della discendenza salomonica di [[Menelik I]], in sostituzione del popolo ebreo, resosene indegno, è andato a ricercare nella Bibbia tutte le promesse fatte da Dio ad Abramo e a David, e ritiene che esse siano ancora in pieno vigore per il proprio paese. (p. 24)
*Direi quasi che l'orgoglio in Abissinia è una malattia contagiosa, cronica, permanente, che non risparmia nemmeno i più miseri. Non deve quindi stupire se questo orgoglio si trova elevato a potenza molto elevata nei legittimi regnanti di quel paese, che fanno seguire il loro nome da iperbolici titoli. (pp. 25-26)
*Ora, i regnanti di Etiopia, nelle ingenua ma ferma convinzione di occupare di diritto e di fatto il primo posto fra i regnanti di tutto il mondo, ogni volta che hanno avuto occasione di indirizzare messaggi a regnanti europei, lo hanno fatto appunto nel modo da essi usato verso i loro inferiori, ossia iniziando la lettera col proprio nome, anche quando facevano ciò per invocare importanti servigi da loro. (p. 26)
*Si dice [...] che il [[Teodoro II d'Etiopia|Negus Teodoro]], ritenendo l'Inghilterra il paese più ragguardevole dopo il suo, rivolgesse alla regina Vittoria domanda di matrimonio, e che la mancata risposta fosse il movente che lo indusse a imprigionare, per atto di rappresaglia e di sfida, tutti gli europei che tovavansi presso di lui [...].<br>In quella tragica vigilia, ma troppo tardi, Teodoro comprese che la superiorità etiopica era ormai una leggenda fantastica; il che non ha tuttavia impedito alla massa di continuare a credervi. Umili e grandi ne sono ugualmente convinti, e se ciò costituisce una ingenuità, non si può negare che costituisca anche una forza per lo stato che tali credenze coltiva, con pieno consenso, fra i suoi sudditi. (p. 27)
*[...] degli Abissini si può dire quello che è stato detto degli Ebrei, e cioè che, credendosi di una stirpe privilegiata, hanno sempre voluto isolarsi, e mantenersi distinti da tutte le altre nazioni.<br>Questa credenza ispirò ad essi il concetto della autoglorificazione, perché ritennero di essere veramente i solo veri figli di Dio, discendenti diretti della linea primogenita di Adamo, senza riflettere che la funzione del popolo eletto venne necessariamente a cessare colla venuta di Gesù Cristo, immolatosi per la intera umanità, e non per la fortuna di un popolo. (p. 31)
*[...] in Etiopia è pacificamente ammesso e riconosciuto, che la madre ha diritto di attribuire con giuramento la paternità del figlio a chi essa ritiene ne sia l'autore, senza bisogno di altra indagine o prova concomitante.<br>L'unione poi, sia pure effimera, con una schiava, decisamente biasimata e derisa quando si tratta di altri, è invece susata trattandosi di signori e di principi, i quali pur non tenendo un harem, come i mussulmani, ne seguono la pratica poligama. L'importante è che la discendenza dei salomonidi e la loro tradizione continui. (pp. 37-38)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Alberto Pollera, ''[https://dl.unito.it/it/ricerca/digitale/?id=mag:447 Lo Stato etiopico e la sua Chiesa]'', Roma, SEAI, 1926.
==Irridentismo russo==
*Gli Stati baltici chiaramente si sentono minacciati. Perché come Putin sottolinea, la dottrina militare russa include la "protezione", tra di altri, di cittadini lettoni di lingua russa. È una dottrina pericolosa: significa che un’instabilità come quella ucraina può nascere in ogni altro paese vicino della Russia. ([[Radosław Sikorski]])
*L'idea secondo cui la Russia sarebbe a casa propria ovunque si parla russo [...] basterebbe, se fosse convalidata, a mettere l'Europa e il mondo a ferro e fuoco. Che succederebbe, se si ragionasse così, con i transilvani in Romania? Con i catalani in Francia? Con le tre comunità linguistiche di cui è composta la Svizzera? Con quella «minoranza vallona» di cui certi ideologi, a Mosca, già sostengono che sarebbe minacciata di «genocidio»? Con quella parte della California dove si parla spagnolo? Con la Gran Bretagna, che ha la lingua in comune con l'America? Il nazionalismo linguistico, sotto Putin non meno che all'epoca, nel 1938, dell'annessione dei tedeschi dei Sudeti al Terzo Reich, è un vaso di Pandora. [...] allora come si potrebbe impedire alla Lituania di rivendicare Smolensk? Alla Polonia di avanzare i suoi diritti su Leopoli? Alla Slovacchia di invadere l'oblast della Transcarpazia? Alla Moldavia di reclamare un pezzo di Transnistria? E perché la Russia, un Paese che, lo ripetiamo, non è mai stato uno Stato-nazione prima del 1991, avrebbe più titoli di altri da far valere sulle terre liberate dell'ex Unione Sovietica? ([[Bernard-Henri Lévy]])
*La possibilità di mobilitare una minoranza russa che chieda l’intervento dell’armata russa fu creata con lungimiranza personalmente da Josep Stalin, un despota molto accorto nel decidere, sulla via indicata da Lenin di negare la libertà ai paesi non russi che componevano l’impero zarista e – con astuzia raffinata dalla consuetudine di spostare o eliminare interi popoli – fece emigrare in ogni Repubblica non russofona un nutrito nucleo di abitanti di madrelingua russa, pronti a ribellarsi al governo locale dichiarandosi vittime di pulizie etniche. ([[Paolo Guzzanti]])
*Nessuno si aspetta che Londra un giorno rivendichi territori abitati da persone che parlano inglese, come Putin ha fatto in nome della difesa dei diritti delle comunità russe. Nessuno si aspetta che gli inglesi invadano la Scozia in caso che al suo ''referendum'' vinca il sì all'indipendenza. ([[Radosław Sikorski]])
*Per quanto gli abitanti del posto (a Cherson, a Mariupol, a Bucha) urlino la propria indisponibilità a farsi liberare, per quanto si oppongano agli invasori anche con le armi in pugno, essi continuano, sparando, violentando e uccidendo, a insistere: "Voi parlate russo, fate parte dell'universo russo, dovete essere liberati". E forzano con i mitra puntati la gente di Luhansk e del Donbass a prendere passaporti russi.<br>Se questa logica fose applicata al "mondo italiano", la [[Brigata paracadutisti "Folgore"|brigata Folgore]] avrebbe dovuto polverizzare con l'artiglieria il Cantone Ticino, dove si parla italiano e che faceva parte del Ducato di Milano! ([[Elena Aleksandrovna Kostjukovič]])
==Per Stepan Bandera==
{{Int|Da ''[https://web.archive.org/web/20100426235947/http://www.stepanbandera.org/bandera_perspective_5.htm Ai principi della nostra politica di liberazione]''|Articolo pubblicato in ''Vizvolna Politika'', novembre-dicembre 1946; ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.|h=4}}
===Citazioni su Stepan Bandera===
*L'estrema destra in Ucraina vede certamente Bandera come uno dei loro padri politici, ma l'estrema destra nel paese è molto debole, e la popolarità della figura di Bandera va molto al di là della destra. La ragione è che, sebbene Bandera fosse di estrema destra e – almeno per un periodo della sua vita – un fascista, in Ucraina oggi non è visto principalmente come tale. È considerato un combattente per l'indipendenza dell'Ucraina che morì per questo. Fu ucciso a Monaco di Baviera nel 1959 dal KGB – la stessa organizzazione nella quale si è formato Putin. Nel discorso pubblico la sua figura è quella di un liberatore, anche se naturalmente non avrebbe instaurato un regime liberale se fosse andato al potere. Del resto, i suoi rapporti con l'occupante tedesco durante la Seconda guerra mondiale erano stati conflittuali. Due dei suoi fratelli furono uccisi ad Auschwitz (apparentemente da compagni di prigionia). Un altro fratello morì durante l'occupazione tedesca in circostanze non chiare. Lo stesso Stepan Bandera è stato a lungo rinchiuso nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino. Queste sono le cose che sono enfatizzate dalla memoria pubblica in Ucraina: una memoria selettiva, non una visione storica oggettiva. È un fenomeno che vediamo in molti Paesi, dove le pagine buie delle biografie degli eroi nazionali sono dimenticate o taciute. ([[Andreas Umland]])
*La Russia usa allegramente il culto ucraino di Bandera come prova che l'Ucraina è uno Stato nazista. Gli ucraini rispondono per lo più sbianchettando l'eredità di Bandera. È sempre più difficile per le persone concepire l'idea che qualcuno possa essere stato il nemico del tuo nemico e tuttavia non una forza benevola. Una vittima e anche un carnefice. O viceversa. ([[Maša Gessen]])
==Bibliografia==
*Степан Бандера, ''Перспективи Української Революції'' [''Prospettive della rivoluzione ucraina''], Дрогобич, Видавнича фірма "ВІДРОДЖЕННЯ", 1998, ISBN 966-538-059-1.
==Per [[Vera Politkovskaja]]==
'''Vera Aleksandrovna Politkovskaja''' (1980 – vivente), giornalista russa.
{{Int|Da ''[https://video.repubblica.it/mondo/mia-mamma-anna-politkovskaja/13099/14374 "Mia mamma, Anna Politkovskaja"]''|Intervista di Fiammetta Cucurnia, ''Video.repubblica.it'', 4 ottobre 2007.}}
*Lei riceveva sempre minacce. Noi vivevamo con questa continua pena, paura. Però lei proprio non ne voleva neanche parlare. Lei diceva: «Questo è il mio paese. Io sono nata qui, voglio vivere qui, voglio lavorare qui. Quale sarà il mio valore se io prendo, lascio tutto e me ne vado?».
*Era mia madre. Io penso che, durante la sua vita, lei ha fatto molto bene per le persone e ha lasciato sicuramente la sua traccia. E quindi col suo contributo qualcosa di meglio c'è nel nostro paese. Però contemporaneamente devo dire sarebbe stato molto meglio che lei non se ne fosse occupato, che non avesse fatto nulla e che fosse viva. Per me, al diavolo tutto. Io avrei voluto mia madre.
{{Int|Da ''[https://www.balcanicaucaso.org/aree/Cecenia/Intervista-a-Vera-Politkovskaja-86280 Intervista a Vera Politkovskaja]''|Intervista di Giorgio Comai, ''Balcanicaucaso.org'', 3 dicembre 2010.}}
*Non augurerei a nessuno di leggere sulla propria madre il tipo di frasi ed opinioni riguardanti Anna Politkovskaja che mi è capitato di trovare.
*Alla procura si sono occupati di indagini per due anni prima di dare inizio al processo e hanno arrestato delle persone, che tra l'altro poi hanno liberato. E non sono neppure riusciti a contare correttamente la tempistica dell'omicidio. Quando hanno indicato i secondi che sono trascorsi tra il momento in cui mia madre è entrata nel nostro condominio a quando l'assassino è uscito, non corrispondevano con le ore che avevano fornito. Ce l'ha fatto notare una nostra amica giornalista proprio mentre eravamo in aula di fronte al giudice. È un piccolo errore, forse, ma dimostra con quanta poca serietà abbia lavorato chi si è occupato delle indagini.
*Abbiamo ricevuto molte dimostrazioni di sostegno da rappresentanze diplomatiche estere. Ricordo che ad esempio il console francese è venuto di persona al funerale e ci ha passato una lettera di condoglianze firmata personalmente dal capo dello Stato del suo Paese. Ma i diplomatici non vengono certo a dire a noi di cosa parlano nei loro incontri ufficiali con i vertici russi.
{{Int|Da ''[https://www.lsdi.it/2011/vera-politkovskaja-in-russia-sempre-peggio-per-la-liberta-di-stampa/ Vera Politkovskaja, in Russia sempre peggio per la libertà di stampa]''|Intervista di Valentina Barbieri, ''Lsdi.it'', 17 maggio 2011.}}
*Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
*Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
*Quando ti riferisci a qualcuno, inizi inevitabilmente a copiare, mentre nel giornalismo è più importante lavorare sul proprio stile.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2015/03/03/news/vera_politkovskaja_un_delitto_dimostrativo_come_quello_di_mia_madre_proveranno_a_insabbiare-108637090/ "Un delitto dimostrativo come quello di mia madre. Proveranno a insabbiare"]''|Intervista di Aleksej Tekhnenko, ''Repubblica.it'', 3 marzo 2015.}}
*Quello di [[Boris Nemcov|Nemtsov]] è un omicidio politico, dimostrativo, arrogante. Come quello che ha distrutto la nostra famiglia. [...] Riconosco uno stile che mi preoccupa. Vaghezza, contraddizioni e troppe ipotesi che fanno solo confusione. Come allora.
*A me basta la certezza che sia un omicidio politico. Chiunque abbia ucciso lo ha fatto per mettere a tacere una voce scomoda. È sempre la stessa storia.
*Bisogna restare all'erta. Contrastare ogni voce falsa, chiedere giustizia sempre, instancabilmente. E mi auguro che gli amici e i compagni di movimento di Nemtsov riescano a tenere alta l'attenzione sui media. Lo so per esperienza, non è facile. Tutto si dimentica.
{{Int|Da ''[https://www.la7.it/piazzapulita/video/parla-vera-la-figlia-di-anna-politkovskaja-i-russi-non-sono-abituati-a-pensare-05-05-2022-437048 «I russi non sono abituati a pensare»]''|Intervista di Sara Giudice, ''La7.it'', 5 maggio 2022.}}
{{Int|Da ''[https://tg24.sky.it/mondo/2022/10/14/vera-politkovskaja-live-in-firenze-2022 "Putin indifferente a reazione Europa su Ucraina"]''|''Tg24.sky.it'', 14 ottobre 2022.}}
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2023/02/18/news/russia_giornalista_anna_politkovskaja_diario_russo_vera_politkovskaja-388162587/ Mia madre, Anna Politkovskaja: intervista a Vera, la figlia della giornalista simbolo uccisa in Russia che ora scrive un libro su di lei]''|Intervista di Rosalba Castelletti, ''Repubblica.it'', 18 febbraio 2023.}}
*Dopo aver partorito, la cultura non mi bastava più. E mi sono buttata nel giornalismo politico e sociale. Cos'altro ho preso da mia madre? Tante, troppe cose. La più importante è l'attitudine verso il lavoro: qualsiasi mestiere tu faccia, devi farlo bene. Non sono ammessi errori, tantomeno fallimenti.
*Ho saputo che sono in corso le riprese di un film cosiddetto "biografico" intitolato ''Anna. Madre Russia'' che sarà pieno di inesattezze sul suo conto. Anch'io, mio fratello e il direttore di Novaja Gazeta, [[Dmitrij Muratov]] veniamo rappresentati in modo deformato. Non mi piace.
*Vedevo come si difendeva ogni volta che qualcuno ci provava. Dava sempre la stessa risposta: "Chi se non io?". La domanda restava sospesa e bisognava fermarsi lì. In quei momenti mi mettevo nei suoi panni e capivo che quei tentativi non erano solo inutili, ma sbagliati. Fatta la propria scelta di vita, ciascuno deve poter continuare per la propria strada. Capivo i rischi che correva, ma li accettavo.
*Non saremmo qui se i Paesi occidentali fossero stati più duri con la Russia quantomeno a partire dal 2014, anno dell'annessione della Crimea. Ma la Storia non conosce il condizionale. Parlarne non ha senso. Viviamo nel presente e dobbiamo farci i conti. Bisogna pensare a cosa fare ora.
*{{NDR|«Le sanzioni adottate le sembrano efficaci?»}} L'obiettivo qual era? Fermare l'aggressione contro l'Ucraina? Beh, non è stato raggiunto. La maggior parte delle sanzioni finora non ha fatto che colpire i russi come me, fuggiti per scampare al clima d'odio e alla repressione. Non possiamo ottenere visti né permessi di lavoro. Non possiamo usare le nostre carte bancarie e accedere ai nostri soldi. In che modo tutto ciò possa influenzare l'andamento delle ostilità, non lo capisco. Se la speranza era istigarci a rovesciare il potere, privandoci di beni e merci, è chiaro che era mal riposta. Anzi trovo bestiale l'idea di volerci convincere a farci manganellare, torturare e imprigionare. L'Occidente ha iniziato a trattarci come gente di serie B. Il nostro passaporto è diventato un marchio d'infamia. Come si può vivere così?
*Putin prima o poi se ne andrà, ma non credo che la Russia diventerà un Paese libero e democratico. Ce lo insegna la Storia. Il pericolo che dopo arrivi qualcuno di peggiore è concreto. Verranno tempi torbidi.
{{Int|Da ''[https://www.lastampa.it/esteri/2023/02/21/video/massimo_giannini_intervista_vera_politkovskaja_anna_mia_madre-12655173/ "Anna, mia madre"]''|Intervista di Massimo Giannini, ''Lastampa.it'', 21 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2023/02/putin--un-dittatore-mia-madre-ora-sarebbe-in-ucraina-dalla-parte-delle-vittime-eb0c8871-076d-482a-b394-86db8efd34c9.html "Putin è un dittatore, mia madre ora sarebbe in Ucraina dalla parte delle vittime"]''|''Rainews.it'', 22 febbraio 2023.}}
{{Int|Da ''[https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2023/05/20/vera-politkovskaja-un-libro-per-ricordare-la-madre-anna-politkovskaja/ Vera Politkovskaja: «In Russia la misoginia fa parte dei valori tradizionali»]''|''Iodonna.it'', 20 maggio 2023.}}
*Se parliamo di questo momento storico, noto molti cambiamenti, ma in negativo. Non vedo segnali di miglioramento della situazione o di un prossimo futuro in cui la Russia sarà finalmente “un Paese felice”. La Russia precipita sempre di più in una realtà oscura e imprevedibile. Per uscirne impiegherà diversi decenni.
*Oggi i diritti dell’uomo, così come sono intesi in Occidente, non esistono. Non solo, ma negli ultimi tempi politici e personaggi pubblici insistono nel criticare l’introduzione di queste concezioni in Russia, o a distorcerne il significato. Adesso ai diritti della persona vengono contrapposti i non del tutto chiari “valori tradizionali”. Risultato: l’attività di alcune persone sui social porta a procedimenti penali, il movimento Lgbt è di fatto vietato, tutti i media dell’opposizione sono stati bloccati in rete o chiusi. La Russia si è ritirata dalla convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Se si scava, poi, un po’ più a fondo, si scopre che non c’è più nemmeno lo spazio per tentare di difendere i diritti umani.
*[...] in Russia la misoginia è un sentimento abbastanza diffuso e per qualche russo è addirittura parte di quei valori tradizionali cui accennavo prima. Però, a essere sinceri, in molti Paesi questo sentimento è comune almeno quanto in Russia, e in alcuni anche di più. Se poi contestualizziamo il tutto da un punto di vista storico, non è passato molto tempo da quando le donne hanno ottenuto almeno il diritto di voto. E ora, come allora, la parte femminile del mondo deve ancora lottare per ottenere le stesse possibilità degli uomini. Per questo continuare a conquistare i propri diritti è il compito più importante per tutte le donne del pianeta.
{{Int|Da ''[https://www.r/robinson/2023/10/23/news/vera_politkovskaja_la_mia_russia_ora_e_mordor-418550449/ Vera Politkovskaja: “La mia Russia ora è Mordor”]''|''Repubblica.it'', 23 ottobre 2023.}}
*Riconosco senza problemi che una parte della responsabilità per quello che accade è mia, in quanto cittadina proveniente dalla Russia, e i cittadini dell’Ucraina, finché la guerra non finirà, hanno tutto il diritto di accusare i cittadini della Federazione russa per quanto si sta verificando. Ma questo diritto è solo loro.
*Come è possibile che l’odio verso i russi in tanti Paesi del mondo, specie in Europa, faccia ormai parte della normalità? La prima cosa che colpisce è la reazione serafica della comunità europea che vede in questo odio un dato di fatto, un normale stato delle cose. Va detto che anche l’invasione dell’Ucraina è un dato di fatto, ormai scontato, per molti russi. Qual è dunque la differenza tra comunità europea così civile e quella russa, che negli ultimi diciotto mesi è stata costantemente tacciata di non ribellarsi a sufficienza contro le autorità? Dove sono finiti tutti quelli a cui stridono i denti a forza di intestarsi la causa animalista, quella della comunità LGBTQIA+ o quella degli afroamericani? Siete tutti concordi nel dire che siamo tutti uguali ma prendersela con una persona solo perché possiede il passaporto russo vi sta bene?
*La maggioranza degli stati che non accoglie più i russi e ha anche interrotto l’emissione di visti di transito è rappresentata da Paesi al confine con la Russia. Ovvero proprio quei Paesi in cui si sono rifugiati i miei concittadini in fuga dagli orrori del regime di Putin. L’hanno fatto in pena per il futuro e l’incolumità delle proprie famiglie, temendo di essere esposti a azioni persecutorie politiche, che oggi in Russia equivalgono a quelle penali.
*Tra i Paesi che non concedono visti ai russi figurano la Polonia, la Finlandia, la Repubblica ceca, la Lettonia e tanti altri. Oltre a questo divieto, di recente i politici di tutti i Paesi europei che spartiscono la frontiera con la Russia hanno bloccato l’ingresso nei paesi membri dell’Unione Europea alle automobili immatricolate nel mio Paese. L’argomentazione utilizzata per giustificare la misura rimanda a una delle regole del regime sanzionatorio introdotto dopo lo scoppio della guerra: ora le automobili russe sono considerate merce d’importazione e quindi vietata.
*«Russi, dovete soffrire! Ovunque siate, alla fine siete voi che avete invaso! Se non vi va bene ritornatevene a casa vostra e rovesciate Putin! Non avrete diritti finché ci sarà la guerra!». Ogni qual volta sento pronunciare queste frasi da parte degli ucraini, la mia mente va col pensiero alle loro città dove tutti i giorni cadono i missili russi. Mi sento capace di capirli e perdonarli ogni volta, perché mi mostrano un odio viscerale, ma per «una giusta causa». Tuttavia non posso non notare i parallelismi con la retorica del Cremlino: potete “invitare” i russi a tornare casa per rovesciare Putin quanto volete, ma rimane il fatto che ora tutti i critici del regime in vigore a Mosca si trovano o sotto terra, o in prigione o all’estero. Non dimentichiamo che è da diciotto mesi che lo stesso esercito ucraino non riesce a sconfiggere il regime putiniano, al netto di tutti gli aiuti provenienti dal mondo civile.
*La guerra in Ucraina è il frutto di una politica pluriennale del Cremlino, smascherata sovente da chi ora non c’è più, è dietro le sbarre oppure se n’è andato. Al contempo è anche il fallimento totale della diplomazia non solo di Kiev e Mosca, ma anche di quella europea e americana. A pensarci bene, i responsabili delle ostilità in Ucraina al massimo sono i vertici del potere russo e i politici occidentali. Ora Putin potrà troneggiare legalmente fino al 2036. Il presidente di un paese immenso ha sistematicamente violato le leggi, anche quelle internazionali, ma in tutto il mondo civile hanno continuato a stringergli la mano.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/esteri/2024/02/19/news/politkovskaja_morte_navalny_putin-422158715/ Putin temeva Navalny più di ogni altro e si è sbarazzato di lui come di mia madre Anna Politkovksaja]''|''Repubblica.it'', 19 febbraio 2024.}}
*Per i politici europei e americani, l’omicidio di Navalny è solo l’ennesimo pretesto per prendere la parola e ancora una volta “dare uno schiaffo” alla Russia di Putin.
*L’oppositore russo è stato in qualche modo il prigioniero personale di Vladimir Putin che lo temeva talmente da non osare pronunciare il suo nome ad alta voce, offrendo così il fianco ai giornalisti che glielo hanno fatto notare a più riprese. Navalny, dal canto suo, trovandosi già dietro le sbarre, non ha mai avuto paura a definire il capo di stato russo un omicida, un farabutto e un ladro. Con il sorriso sarcastico sul suo volto, in più di un’occasione ha schernito il presidente russo e tutto il sistema da lui costruito. Le numerose cause penali intentate ai suoi danni non facevano altro che dargli il pretesto per farsi una risata.
*[...] le persone che si sono occupate di eliminare Navalny sono ufficialmente “a servizio dello stato” nei tribunali, nelle procure, nelle carceri e nelle case circondariali. Si tratta di persone che non per forza occupano posizioni di rilievo. Ma tutte loro, in un modo o nell’altro, sono complici e, qualora il caso relativo all’omicidio di Navalny dovesse arrivare in tribunale, sul banco degli imputati ci sarebbero decine di persone.
*[...] le cose si svolgeranno come si erano svolte fino all’esecuzione di Navalny. Con l’aiuto delle forze dell’ordine, degli arresti e dei processi, metteranno il bavaglio a tutti quelli che oseranno pronunciare la verità sulla fine dell’oppositore. I politici occidentali si indigneranno ancora un po’, esprimeranno il loro orrore rispetto a quanto accade in Russia, salvo poi tornare subito a occuparsi delle loro vicende quotidiane. Succederà così perché non possono fare nulla, non hanno mai avuto e non hanno neanche ora delle reali possibilità per fare leva sulla situazione in modo da cambiarla.
{{Int|Da ''[https://www.repubblica.it/venerdi/2024/03/08/news/vera_politkovskaja_il_futuro_della_russia_sara_scritto_dalle_donne-422277423/ Vera PolitkovskaJa: “Il futuro della Russia sarà scritto dalle donne”]''|''Repubblica.it'', 8 marzo 2024.}}
*Mentre in tutto il mondo civilizzato il ruolo della donna nella società cresce, in Russia si susseguono prese di posizione che non fanno che danneggiarla. Non mi riferisco solo al divieto di abortire, già in vigore nelle strutture sanitarie private del Paese, ma anche agli appelli dei politici che chiedono di limitare l’accesso delle donne all’istruzione secondaria, in modo che non vengano distolte da quella che secondo lo Stato (e secondo una parte dei russi) è la loro funzione principale: fare figli.
*In generale l’impressione è che – sempre nella visione statale – le donne russe, ancor più dopo l’inizio della guerra con l’Ucraina, siano destinate a ricoprire esclusivamente il ruolo di macchine per la riproduzione della popolazione.
*Ad abbandonare la Russia sono state proprio quelle persone che avrebbero potuto influire sul futuro in maniera positiva. Neanche dall’estero riescono a far sentire la loro voce: la macchina della propaganda ha fatto presto a bollare come "traditore della patria” chi è andato via. Con il risultato che chiunque dall’estero osi criticare pubblicamente la situazione in Russia viene sommerso da una montagna di fango e screditato in tutti i modi possibili, compreso ritrovarsi oggetto di azioni civili e penali. Lo scopo è anche quello di rendere difficile il rientro in patria di queste persone.
*{{NDR|Su [[Julija Naval'naja]]}} La denigrazione del nemico con ogni mezzo è pratica diffusa in Russia: se poi il nemico è una donna che ha osato mostrare al mondo un’immagine che non è solo quella della vedova inconsolabile e in preda al dolore, i denigratori sono capaci di tutto. La misoginia trova terreno fertile nella nostra società.
*Nell’immaginario collettivo russo il campo d’azione legittimo della donna continua a essere quello della cucina e delle stanze da letto dei figli. Anche per quelle che riescono a uscire da questo schema la vita non è semplice: il divario salariale a parità di professione e di ore di lavoro, nel migliore dei casi, è del 30 per cento. Gli uomini non hanno nessun problema a cercare di ostacolare la carriera delle loro colleghe.
*[...] nel Caucaso, e in particolare in Cecenia, la situazione per le donne è orribile. Qui, come all’epoca dei barbari, sono soggette a mutilazioni genitali e rischiano di venire uccise in nome dell’onore della famiglia.
*Il 40 per cento circa dei russi è convinto che se un uomo mantiene una donna può vietarle di uscire di casa, incontrare gli amici e i parenti, lavorare o utilizzare le carte di credito senza il suo consenso. Certo, non tutti gli uomini russi la pensano così. Ma se ci riferiamo al cosiddetto “Paese profondo”, allora diciamo che questa visione della donna è molto diffusa.
*Mi piace pensare che sia possibile, ma servirebbero sforzi giganteschi e un leader, o una leader, capace di unire moltissime persone che la pensano in maniera diversa sulla guerra e sull’operato di Putin. Yulia Navalnaya ha tutte le carte in regola per diventarla. Ha tutto quello che le serve, salvo il marito.
*Credo che Yulia sia assolutamente in grado di unire tutte le forze di opposizione russe al di fuori del Paese. Ma l’apparato repressivo all’interno del Paese è talmente potente che riuscire a coinvolgere chi vive in Russia sarebbe ben altra impresa. Questo è un dato di fatto, e non può essere ignorato.
*Le donne russe sono forti per natura e temprate dalle circostanze. Di “principesse sul pisello” io ne conosco poche. La mia speranza è che sulla scena politica emergano donne che sappiano guardare la realtà come la vede Yulia Navalnaya. Penso che solo loro potrebbero diventare la forza motrice che potrà far uscire la Russia dalle tenebre in cui si è impantanata.
==''Una madre''==
===Incipit===
Mia madre è sempre stata una persona scomoda, non solo per le autorità russe, ma anche per la gente comune che sfoglia un giornale e ne legge gli articoli. Purtroppo la maggioranza della popolazione russa crede a quello che le viene detto dagli schermi dei canali di Stato: un mondo virtuale creato dalla propaganda, dove, nel complesso, tutto va bene. E i problemi, che periodicamente vengono segnalati all’opinione pubblica, hanno origine nei Paesi occidentali o, come si dice in Russia con un sorrisetto, «nell’Occidente in decomposizione».
===Citazioni===
*I [[Dittatura|dittatori]] hanno bisogno di offrire sacrifici umani per consolidare il loro potere. (p. 10)
*In Russia tutti si sono dimenticati in fretta di Anna Politkovskaja, soprattutto la gente che conta, perché mantenere la memoria di persone come mia madre è pericoloso. È molto più comodo perderne le tracce e dimenticare la sua verità. (p. 10)
*In Occidente il nome Politkovskaja è fonte di orgoglio. A mia madre intitolano piazze e vie, la sua attività giornalistica viene studiata nelle università, i suoi libri si vendono in tutto il mondo. In Russia quel nome è avvolto dal silenzio. (p. 10)
*Dopo il 24 febbraio 2022 il nostro cognome è tornato ad avere un peso, a essere oggetto di minacce, ancora di morte, questa volta contro mia figlia, che è solo un’adolescente. Da quando a scuola hanno iniziato a parlare del conflitto in Ucraina, i compagni si sono scagliati contro di lei. Pesantemente. Così abbiamo scelto l’esilio volontario, la fuga in un altro Paese. (p. 10)
*Anna Politkovskaja si formò come giornalista proprio nel periodo della [[perestrojka]]. Ne ha incarnato perfettamente lo spirito, il desiderio di cambiamento: sognava una democrazia compiuta, e sognava di fare il suo mestiere in un Paese libero, come dovrebbe essere, come non è quasi mai, nel mondo. (p. 16)
*Nella vita di tutti i giorni mia madre era una persona difficile. La gestione familiare, il desiderio di avere il meglio per noi, oltre alla sua acuta percezione di tutto ciò che accadeva intorno, prosciugavano le sue forze. A ripensarci ora, credo che la responsabilità di una famiglia le sia caduta addosso troppo presto. (p. 25)
*{{NDR|Sul [[putsch di agosto]]}} Di quei momenti, dopo il ritorno a Mosca, ricordo questa scena in particolare: mia madre che piange seduta su una panchina nel cortile di casa. Ignara del motivo, pensavo fosse preoccupata per papà, che non era ancora tornato dalla Casa Bianca. Invece poi ho scoperto che quel giorno tre giovani manifestanti che si opponevano ai golpisti erano morti, schiacciati dalle ruote di un veicolo da combattimento della fanteria proprio nel centro di Mosca. Alla notizia, mamma non era riuscita a trattenere le lacrime. L'episodio fu per lei un chiaro esempio di come troppo spesso siano le persone comuni a subire le conseguenze di avvenimenti storici di portata epocale, anche pagando con la vita: un tema che percorre come una linea rossa tuta la sua carriera professionale. (p. 32)
*In cabina di regia scherzavamo sul fatto che, per qualche motivo a noi sconosciuto, gli opinionisti filogovernativi risultavano sempre un po' retrogradi, dei sempliciotti, con il loro eloquio clericale, noioso e poco interessante, mentre gli avversari dimostravano grande acume, profonda conoscenza dell'argomento oggetto della discussione, e avevano un atteggiamento propositivo e idee concrete per trovare una soluzione al problema. Gli oppositori non pensavano solo a farsi belli di fronte alle telecamere, e lo spettatore era in grado di capire benissimo come stavano le cose. (p. 46)
*Molti in Occidente non capiscono perché i russi accettino così docilmente tutto ciò che fanno le autorità. I cittadini non protestano, non scendono in piazza. Oltre al fatto che la maggior parte della popolazione è impegnata a sopravvivere in condizioni di povertà, le sanzioni per la partecipazione a picchetti o manifestazioni sono diventate così elevate che pochi osano esporsi. Se in Europa, al termine di una «protesta» pacifica, ciascuno può rientrare tranquillo a casa propria, in Russia la maggioranza dei manifestanti finisce in una stazione di polizia. E non è scontato che se la cavi con una «semplice» (comunque alta) sanzione amministrativa, anziché con quindici giorni di cella. Anzi, spesso rischia un processo penale. (p. 53)
*Chi può, in Russia, evita il servizio militare come la peste, perché sa che nelle caserme potrebbe accadere di tutto, ammesso di sopravvivere al nonnismo incontrollato. È risaputo, inoltre, che in tempo di pace i soldati vengono spediti in zone impervie affinché diventino «veri uomini», imparando a cavarsela con misere razioni alimentari e attrezzature poco idonee. Il podersoso ammodernamento delle forze armate, per il quale è stato speso l'equivalente di milardi di euro, è in buona parte avvenuto solo formalmente e non si capisce dove siano finiti quei soldi. (p. 63)
*{{NDR|Sull'[[invasione russa dell'Ucraina del 2022]]}} Secondo le stime dell'intelligence ucraina, in migliaia si sarebbero dati alla fuga dalla prima linea e in alcune unità si è arrivati al 60-70 per cento di disertori. I dissidenti russi si mantengono più cauti, calcolando gli abbandoni in circa un miglaio. Il Cremlino, proprio come sul numero dei morti, tace. (p. 66)
*I familiari dei caduti raccontano che spesso apprendono della scomparsa dei congiunti dai commilitoni o dai canali Telegram ucraini. Oppure capiscono che è successo qualcosa di irreparabile quando il loro congiunto smette di chiamare a casa. I russi, al contrario, tendono a lasciare sul campo i corpi dei comilitoni russi. (p. 66)
*Un'intera generazione di giovani pagherà un prezzo altissimo, come è già avvenuto ai tempi della Seconda guerra mondiale, del conflitto in Afghanistan e della Cecenia. E il prezzo non è solo la morte. Tra i fortunati che torneranno da questa guerra, le conseguenze psicologiche saranno incalcolabili, per non parlare dell'enorme quantità di invalidi che non sapranno di cosa vivere. (p. 69)
*Io sono una cittadina russa, ma sono disgustata dal cieco nazionalismo e dallo pseudopatriottismo che stanno montando nel mio Paese. Quando un Paese aggredisce, chi subisce e soffre deve difendersi. Credo sia giusto che l'Occidente stia aiutando attivamente l'Ucraina a difendersi. Se così non fosse stato, la guerra sarebbe già finita. E penso che lo stesso Cremlino avesse scommesso sulla mancanza di sosteno da parte occidentale, quando ha cominciato l'aggressione. Quello che dico può apparire una contraddizione, per me che sono una pacifista convinta. Odio la guerra e le conseguenze che porta con sé. Ma si tratta di una contraddizione inevitabile. Voglio vedere la Russia come un Paese prospero, libero e sviluppato, non incosciente, povero e militarizzato. (p. 70)
*La diffusione di informazioni da canali non ufficiali inizialmente comportava una multa, quindi la sospensione dell'attività, infine il ritiro della licenza per trasmettere, radio o televisione che fosse, o per stampare e vendere il giornale. Nel corso del primo mese di guerra, in Russia sono state varate alcune leggi che introducevano la responsabilità amministrativa e penale per la diffusione di «fake news» riguardanti le azioni dell'esercito russo, con una pena prevista fino a quindici anni di carcere. Ciò ha permesso di arrestare diverse persone che avevano criticato l'operato dei militari russi in Ucraina sui social o sui propri blog. (p. 76)
*A tutte le difficoltà oggettive connesse con l'inizio della guerra se n'è aggiunta una ulteriore, che riguarda solo mia figlia: inconsapevolmente si è ritrovata anche lei sulla linea del fuoco. Lei si chiama come la nonna, Anna Politkovskaja, e per questo a scuola è stata subito oggetto di atti di violenza e di bullismo. A dire la verità, era già accaduto in passato. Quando Anna visitava una nuova palestra per un corso di ginnastica, le veniva spesso ricordato dai suoi coetanei, ovviamente in forma offensiva, da quale famiglia provenisse. Dopo il 24 febbraio 2022, però, la mancanza di rispetto si è trasformata in minaccia. (pp. 77-78)
*Quando mamma era via, in pratica non avevamo alcun contatto con lei, perché non esistevano linee telefoniche adeguate. Eppure non sono mai rimasta a casa ad aspettare che tornasse. Del resto, lei non l'avrebbe mai voluto. Mia madre era una donna estremamente indipendente e con questo spirito ha cresciuto anche noi. Ancora adesso, quando ripenso a lei, la vedo seduta alla scrivania con la testa china sul computer a scrivere una «nota». Così le piaceva chiamare i suoi testi: non notizie, articoli, materiali, ma note. E mentre ci si dedicava era assente, anche quando era presente fisicamente. (pp. 89-90)
*Mia madre non accettava mai compensi da parte delle persone che aiutava: era una questione di principio. (p. 95)
*Lei cercava comprensione, ma riceveva sostegno solo dai colleghi della redazione del suo giornale e da pochissime altre redazioni di mezzi di informazione alternativi. E, ovviamente, dalle tante persone che aiutava. Perché solo questo contava per lei: fare il proprio lavoro, raccontare quello che vedeva, dare asilo a quanti non sapevano dove altro andare. Le loro storie non coincidevano con la versione ufficiale dei vari uffici competenti legati al Cremlino. (p. 105)
*Questo era il suo modello di giornalismo. Raccontare i fatti, scrivere senza tener conto delle gerarchie. Un concetto forse banale per chi vive in una democrazia, ma in Russia era pura follia: significava dare per sontata la libertà e sfidare il sistema irritando tutti, compresi i colleghi che avrebbero dovuto farsi carico della stessa responsabilità, raccontando a loro volta la verità. Invece mia madre era sola, profondamente sola. (p. 106)
*Scrivere la verità serve, anche se nessuno la vuole ascoltare. E serve anche fare il proprio lavoro bene, sempre. Mettere in discussione questo significherebbe riconoscere che il suo sacrificio è stato inutile. (p. 107)
*Lei era profondamente convinta che, nel momento in cui si assiste a un'ingiustizia, si è costreti a intervenire. Se invece non la riconosci, o non ci credi, allora non ti senti coinvolto, anche se in fondo sospetti che un'ingiustizia esista. (p. 108)
*{{NDR|Sulla [[crisi del teatro Dubrovka]]}} I terroristi avevano già ucciso diverse persone. Doveva avanzare con cautela, seguendo un certo percorso all'interno dell'edificio, e un passo sbagliato a sinistra o a destra poteva portare all'irreparabile. «Lì dentro ricordo di aver calpestato vetri rotti mescolati a qualcosa che sembrava sangue», c'erano vetri ovunque mi disse. «Una sensazione impossibile da dimenticare». (p. 117)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Dopo alcuni articoli si cominciò a dire che mia madre stava speculando sui morti, che «ballava sulle loro ossa» per fare carriera. Come spesso accade in Russia, parlare o scrivere di questa vile operazione, a seguito della quale morirono centotrenta persone, invece di essere liberate, significa mettere in discussione il lavoro delle forze speciali e le decisioni della leadership. Per questo, proprio perché la cosa era andata male ed erano morte molte persone, le dicevano di lasciar perdere. (p. 120)
*{{NDR|Sulla crisi del teatro Dubrovka}} Mi sarei potuta trovare anche io in quel teatro. Tra gli ostaggi, le vittime o tra quanti, a causa di quella storia, portano cicatrici che non si rimarginano. Ma non avevo sentito la sveglia e l'audizione, quel famoso giorno, era saltata. (p. 122)
*{{NDR|Sulla [[strage di Beslan]]}} Se fosse arrivata a Beslan, mia madre avrebbe provato a parlare con i terroristi, ma evidentemente troppe persone non volevano che accadesse. Non tolleravano come lavorava, il fatto che raccogliesse le testimonianze delle famiglie degli ostaggi. Su quell'aereo non hanno solo cercato di ucciderla. Le hanno impedito di fare il suo lavoro. (p. 139)
*Nessuna autorità russa presenziò al funerale. Solo tanta gente comune in lacrime. Quel giorno mi resi davvero conto di quanto lei fosse tenuta in considerazione, di quanto le volessero bene e di quanto profondamente il suo assassinio avesse scosso l'opinione pubblica. In molti, da quel momento, non avrebbero avuto più voce, né una spalla su cui piangere. Per tante di quelle persone si era spenta l'ultima possibilità di avere giustizia, di vedere scritta la propria storia. (p. 165)
*In Russia, i membri delle forze dell'ordine rappresentano una casta a sé. Per me è sempre stato un mistero dove e da chi imparino a comportarsi e a comunicare con la gente. Spesso il loro stile «da cavernicoli» sembra fatto apposta per innervosire gli interlocutori, farli sentire inferiori, poca cosa rispetto alla «macchina statale» e all'uniforme che hanno di fronte. La maggior parte delle persone normali, a cui non è mai capitato di avere a che fare con loro, la prima volta non sa come affrontarli. (p. 170)
*La [[seconda guerra cecena]] è stata una delle meno raccontate della storia, spacciata per giunta come lotta al terrorismo islamico, uno dei pilastri su cui Putin costruì una parte consistente della retorica sulla sua nuova Russia. Un secondo, forte pilastro propagandistico fu individuato nella «[[Fronte orientale (1941-1945)|grande guerra patriottica]]», la resistenza al nazismo e la vittoria del 1945. Se il nazismo era stato il nemico e la sua sconfitta un atto fondativo della nuova Russia, chi ne sottovalutava la valenza politica e storia si poneva automaticamente al di fuori del pensiero dominante in Russia. Bisognava eliminare le scorie del decennio eltsiniano e degli anni della perestrojka, quando la ricerca storica aveva vissuto un periodo di grande libertà erano venute alla luce verità sgradevoli per i russi, legate ai crimini del regime staliniano. La storia e la democrazia dovevano diventare sovrane, mentre la libera ricerca storica era vista come una minaccia, perché capace di «leggere» in maniera critica la narrazione dominante del passato. [...] Il terzo pilastro su cui poggia la nuova dottrina nazionale è quella del vittimismo. Dopo il [[Dissoluzione dell'Unione Sovietica|crollo dell'Unione Sovietica]], la Russia è stata umiliata. Da chi, se non dall'Occidente, con i suoi valori così lontani da quelli della tradizione russa? (pp. 181-183)
*Putin e i suoi, [...] oltre alla sbandierata denazificazione, non hanno mai dichiarato i veri scopi della guerra. In Russia è stato ripetuto che si trattava di proteggere la popolazione del Donbass dopo otto anni di continue aggressioni e che in Ucraina esisteva un regime nemico, pronto, secondo Mosca, a invadere il Paese su mandato dell'Occidente. La realtà è che il Cremlino non può tollerare un'Ucraina democratica, che cerca di porre le basi per il suo ingresso nell'Europa politica. Una guerra prolungata, comunque vada a finire, rallenterà il processo di democratizzazione ed europeizzazione dell'Ucraina. La dirigenza russa parla anche dell'esistenza di una minoranza nazionale russa in Ucraina che non può essere esclusa dal godimento dei pieni diritti tra cui, per esempio, l'uso del russo a scuola e negli uffici pubblici. Nel primo mese di guerra, tuttavia, i bombardamenti si sono concentrati proprio sui territori in cui è preponderante la popolazione russofona, così come russofona è la maggioranza dei profughi costretti a lasciare le proprie abitazioni. Dopo l'aggressione, addirittura, molti di loro stanno progressivamente privilegiando l'ucraino. (pp. 183-184)
===Explicit===
==Bibliografia==
*Vera Politkovskaja, ''Una madre. {{small|La vita e la passione per la verità di Anna Politkovskaja}}'', traduzione di Marco Clementi, Rizzoli, ISBN 978-88-17-17882-2
==Per [[Cristina Marsillach]]==
{{Int|Da ''[http://www.money-into-light.com/2021/06/an-interview-with-cristina-marsillach.html An interview with Cristina Marsillach]''|Intervista di Paul Rowlands, ''money-into-light.com'', giugno 2021.}}
*Girare i film dell'orrore è stressante, perché la paura deve sempre stare (deve sempre esserci la paura) su un piano psicologico. Devi continuare a lavorare con quella paura costantemente. Devi sentirla nelle tue emozioni.
:''Making horror films is stressful, because the fear always has to be on a psychological plane. You have to keep working with that fear continuously. You have to feel it in your emotions.''
*Dario era un grande ammiratore di Edgar Allan Poe, e per lui i corvi erano un elemento molto importante del film. Quando stavamo girando un scena particolare del film, mi gettava addosso dei corvi vivi. Io gridavo "Basta! Basta!" e lui diceva "Devo farlo perché devi provare questa paura e questa sensazione". Litigavamo, ma era un periodo divertente per me. Stressante ma divertente.
:''Dario was a big fan of Edgar Allan Poe, and ravens were a very important element of the film for him. When we were shooting a particular scene in the film, he threw actual live ravens at me. I shouted "Stop! Stop!" and he said "I have to do this because you need to experience this fear and sensation." We would fight with each other, but it was a fun time for me. Stressful, but fun.''
*Litigavamo tanto, ma c'era rispetto reciproco tra di noi. Lui mi rispettava come attrice ed io lui come regista. Era molto concentrato su elementi tecnici (questioni tecniche, dettagli tecnici), mentre io volevo fargli tante domande sugli aspetti psicologici del mio personaggio e della storia. Ma lui non diceva altro che "No, no, no, va tutto bene" e poi parlava di cosa stava per fare tecnicamente (sul piano tecnico).
:''We fought a lot, but there was mutual respect between us. He respected me as an actress and I respected him as a director. He was very focused on technical things, whereas I wanted to ask him a lot of questions about the psychological aspects of my character and the story. But he would just say "No, no, no that's all fine" and then just talk about what he was going to do technically.''
----------------------------------
'''David W. Macdonald''' (...), zoologo britannico.
==''Running with the fox''==
*I lupi cacciano prede grandi; infatti, un alce può pesare 600 chili, dieci volte il peso del lupo più grande. Da solo, il lupo non sarebbe altro che pula per i palchi dell'alce. Un branco, però, può radunare la forza collettiva dei suoi membri. Infatti, lavorando in gruppo si trasformano in una nuova creatura, un super predatore la cui capacità collettiva oltrepassa l'abilità venatoria degli individui coinvolti. La volpe, al contrario, è circa 300 volte più pesante di un topo. La caccia volpina non comporta alcuna maratona affannante, nessuno squartamento, nessun duello contro gli zoccoli. Piuttosto, astuzia, agilità, un balzo aggraziato e un morsetto preciso segnano il destino del topo.
:''Wolves hunt large prey; indeed, a moose may weigh 600 kg, ten-fold the weight of the largest wolf. Alone, the wolf would be little more than chaff to the moose's antlers. A pack, however, can muster the collective might of its members. Indeed, by working as a team they are transformed into a new creature, a super-predator whose summed capability exceeds the hunting prowess of the individuals involved. A fox, in contrast, is some 300 times heavier than a mouse. The vulpine hunt involves no lung-bursting marathon, no rip and rend, no sparring against hoofs. Rather, stealth, agility, a graceful leap and a precision nip seal the mouse's fate.'' (p. 10)
*Le persone mi chiedono spesso perché ho scelto di lavorare con le volpi. Solitamente rispondo che questa specie offre il migliore di molti mondi: il brivido di osservare comportamenti raramente segnalati, la soddisfazione della lotta intellettuale per spiegare perché l'evoluzione ha lavorato ogni sfumatura strutturale in queste incredibili creature, e la convinzione che questa nuova conoscenza sarà utile, contribuendo alle soluzioni di problemi grandi quanto la rabbia e piccoli (ma irritanti) quanto la decapitazione di un pollo di cortile. Questa risposta è onesta, e le motivazioni alla base sono solide. Per dare un'altra risposta, però, non meno importante: io studio le volpi perché sono ancora impressionato dalla loro straordinaria bellezza, perché mi superano in astuzia, perché mantengono il vento e la pioggia sul mio volto, e perché mi conducono alla solitudine soddisfacente della campagna; tutto sommato – perché è divertente.
:''People often ask why I chose to work with foxes. Generally I reply that this species offers the best of many worlds: the thrill of observing behaviour rarely seen before, the satisfaction of the intellectual wrestle to explain why evolution has worked each nuance of design into these remarkable creatures, and the conviction that this new knowledge will be useful, contributing to the solutions of problems as grand as rabies and as small (but annoying) as the beheading of a barnyard fowl. This reply is honest, and the arguments underlying it are robust. However, to give another answer, no less important: I study foxes because I am still awed by their extraordinary beauty, because they outwit me, because they keep the wind and rain on my face, and because they lead me to the satisfying solitude of the countryside; all of which is to say – because it's fun.'' (p. 15)
*Sconfiggere le volpi in astuzia ha messo alla prova l'ingegno dell'uomo per almeno 2.000 anni. [...] Forse, allora, migliaia di generazioni di persecuzione (specialmente quando l'avversario ricorre a trucchi sporchi come marinare i gatti nell'orina) ha plasmato le volpi con le loro quasi sconcertanti abilità di evitare l'uomo e i suoi stratagemmi.
:''Outwitting foxes has stretched man's ingenuity for at least 2,000 years. [...] Perhaps then, thousands of generations of persecution (especially when the opposition resorts to dirty tricks like marinading cats in urine) have fashioned foxes with their almost uncanny abilities to avoid man and his devices.'' (p. 16)
*Rainardo è una volpe che ha avuto un impatto più grande sulla cultura e la sensibilità europea di qualsiasi altro animale selvatico. Adorna i rinfianchi delle chiese medievali, da Birmingham a Bucarest, ghignando dalle pagine dei salteri, e ha trionfato come genio malefico in più di un milione di poemi epici e di bestiari. Prospera nelle storie per bambini contemporanee e ha infiltrato le nostre lingue e perciò le nostre percezioni dei suoi cugini selvatici: poche sono le lingue in Europa in cui la parola "volpino" non è sinonimo di furbizia e inganno.
:''Reynard is a fox who has had a greater influence upon European culture and perceptions than any other wild creature. He adorns the spandrels of mediaeval churches from Birmingham to Bucharest, leers from the pages of psalters, and has triumphed as an evil genius in more than a millennium of epic poems and bestiaries. He thrives in contemporary children's stories and has infiltrated our languages and thus our perception of his wild cousins: there is hardly a language in Europe in which the word "foxy" is not synonymous with trickery and deceit.'' (p. 32)
*Tentare di catalogare l'umore e il risultato delle interazioni delle volpi non è sempre semplice. In particolare, l'osservatore si interroga molto sulla dalla somiglianza esteriore tra l'aggressione e il gioco. Il problema è che la lotta nel gioco ha gli stessi ingredienti della lotta sul serio, tranne per il paradosso che nessuno si ferisce.
:''Attempting to categorize the mood and outcome of fox interactions is not always straightforward. In particular, the observer is bedevilled by the superficial similarity of aggression and play. The problem is that fighting in play has the same ingredients as fighting in earnest, except for the paradox that nobody gets injured.'' (p. 45)
*Se c'è una cosa nella società delle volpi che "non si fa", è di avvicinarsi a qualcuno che sta mangiando. Sotto questo aspetto, il vecchio contrasto con i lupi suona veritiero: i lupi talvolta mangiano una preda fianco a fianco in relativa armonia; le volpi solitamente fanno di tutto per evitare anche di essere viste con del cibo e, nel peggiore dei casi, volteranno almeno le spalle l'una all'altra mentre mangiano. Questo contrasto è particolarmente marcato tra i giovani: i cuccioli di volpe invariabilmente lottano con ferocia sorprendente per il cibo e possono infliggere ferite gravi, i cuccioli di lupo sono più tolleranti. Ovviamente, come qualsiasi altra generalizzazione sulle volpi, ci sono eccezioni alla regola: le volpi maschio nutrono le loro compagne e gli adulti nutrono i cuccioli.
:''If there is one thing in fox society that is "not done'", it is to approach somebody who is eating. In this respect, the old contrast with wolves holds true: wolves sometimes feed from a kill side by side in relative harmony; foxes generally do everything possible to avoid even being seen with food and, if the worst comes to the worst, will at least turn their backs to each other while eating. This contrast is especially marked among youngsters: fox cubs invariably fight with astonishing savagery over food and can inflict serious injury, wolf pups are much more tolerant. Of course, as with every other generalization about foxes, there are exceptions to the rule: dog foxes feed their vixens and adults feed cubs.'' (p. 45)
*Ci sono poche cose affascinanti quanto un cucciolo di volpe, quindi la tentazione di allevarne uno come animale da compagnia è grande. Tuttavia, la gran maggioranza dei "salvataggi" finisce male per tutti i coinvolti. La maggior parte delle persone non ha idea del tempo, strutture, abilità, e soprattutto, tolleranza necessari per allevare una volpe. Da poppanti hanno bisogno di latte ogni quattro ore, giorno e notte, ma questo è un gioco da ragazzi in confronto al loro comportamento una volta svezzati: ogni cucciolo di volpe che ho conosciuto ha avuto una passione sia per il cuoio che per i cavi elettrici. La prima finisce con la distruzione dei portafogli, borsette, scarpe, giacche di camoscio e di montone, mentre la seconda devasta i cavi elettrici. Mi è sempre piaciuto l'odore persistente dell'orina di volpe, ma vale la pena notare che una proprietaria non poté trovare un altro inquilino per diversi mesi dopo che io e la mia volpe lasciammo la proprietà.
:''There are few things as enchanting as a fox cub, so the temptation to rear one as a pet is great. Nonetheless, the great majority of "rescues" come to a sad end for all concerned. Most people have no idea of the time, dedication, facilities, skill and, above all, tolerance required to rear a fox. As sucklings they require milk at four hour intervals day and night, but this is a trifling difficulty compared with their behaviour once weaned: every fox cub I have known has had a passion for both leather and electric cables. The former results in destruction of wallets, handbags, shoes, suede or sheepskin coats, the latter wreaks havoc with household wiring. I have always rather liked the lingering smell of fox urine, but it is noteworthy that one landlady was unable to find another tenant for several months after my fox and I vacated the property.'' (p. 56)
*I costumi della società delle volpi dettano che non c'è amicizia così profonda da poter anche solo tollerare il pensare al cibo di un altro.
:''The mores of fox society dictate that there is no friendship so deep as to countenance even thinking about somebody else's food.'' (p. 58)
*Penso che molto della vita di una volpe passa sul filo del rasoio, sommersa dall'acutezza dei suoi sensi. Nella volpe, l'evoluzione ha modellato una creatura per cui ogni stimolo viene elevato alla massima sensibilità: per la volpe c'è l'immagine fulminea della palpebra che si chiude di un coniglio, lo squittio chiassoso di un topo distante venti metri, il tanfo spaventoso dell'orma vecchia di un giorno di un cane.
:''I think much of a fox's life is spent on a knife-edge, deluged by the acuteness of its senses. In the fox, evolution has fashioned a creature for which every input is turned to maximum sensitivity: for the fox there is the jolting image of a rabbit's blinking eyelid, the clamorous squeak of a mouse 20 metres off, the dreadful reek of a dog's day-old pawprint.'' (p. 61)
*L'industria della selvaggina è probabilmente in gran parte responsabile per la morte spesso sgradevole nell'ordine di 100.000 volpi all'anno in Gran Bretagna, ma contro di questi bisogna valutare il fatto che questa industria fornisce il maggior incentivo per la conservazione dell'habitat su terre agricole.
:''The game shooting industry is probably largely responsible for the frequently unpleasant deaths in the order of 100,000 foxes annually in Britain, but against these must be weighed the fact that this industry provides the major incentive for habitat conservation on farmland.'' (p. 173)
*Le volpi urbane e i gatti si incontrano molto spesso ed è comune vederli insieme, spesso mangiando fianco a fianco. Se c'è una rissa per il cibo, il gatto di solito scaccia la volpe. Casi autentici di volpi che uccidono i gatti tendono a coinvolgere i gattini. Quindi, sebbene sia chiaro che la maggior parte delle volpi non uccidono i gatti, certe lo fanno. Il rischio però è molto meno significativo del rischio che corre il gatto di venire investito sulla strada dal traffico.
:''Urban foxes and cats meet very frequently and it is commonplace to see them in a close company, often feeding side by side. If there is a squabble over food, the cat generally displaces the fox. Authenticated cases of foxes killing cats generally involve kittens. So, although it is clear that most foxes do not kill cats, some do so. However, this risk must rank very low amongst the worries besetting the urban cat-owner, and certainly is much less significant than the risk of the cat being killed on the road by traffic.'' (p. 181)
*Scorte di cibo più ricche conducono a territori più piccoli e scorte di cibo più irregolari (eterogene) permettono gruppi più grandi. Un elevatissimo tasso di mortalità conduce a gruppi più piccoli e una proporzione più piccola di femmine sterili, probabilmente insieme a territori più grandi. Un tasso di mortalità intermedio può risultare insufficiente per diminuire sostanzialmente la grandezza d'un gruppo, me tuttavia può disturbare la stabilità sociale fino al punto di diminuire la proporzione di femmine sterili e perciò aumentare la produttività generale di cuccioli per ogni femmina, e probabilmente territori più piccoli.
:''Richer food supplies lead to smaller territories and more patchy (heterogeneous) food supplies permit larger groups. A very high death rate leads to smaller groups and a smaller proportion of barren vixens, probably together with larger territories. An intermediate death rate may be insufficient to reduce group size substantially, but nonetheless may disrupt social stability sufficiently to diminish the proportion of barren vixens and thereby increase the overall productivity of cubs per female, and probably smaller territories.'' (p. 210)
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
*
:<nowiki>''''</nowiki> (p. )
p9cvh1qu8i3ae8mwi1sw61bcsh6xzi7
Vittoria e sconfitta
0
115078
1428218
1427500
2026-10-03T09:07:53Z
Spinoziano
2297
+1
1428218
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
Citazioni su '''vittoria e sconfitta'''.
==Citazioni==
*A volte bisogna saper perdere per poter vincere. (''[[L'urlo di guerra degli apaches]]'')
*Alla fine si può vincere o si può perdere, ma conta la prestazione ancor prima del risultato. ([[Franco Bertoli]])
*Alle volte perdere è addirittura più importante che vincere. Io sono così, cresco grazie agli errori che ho imparato finalmente a metabolizzare. ([[Sofia Raffaeli]])
*Chi ha abbandonato vittoria e sconfitta, costui ristà tranquillo e felice. ([[Gautama Buddha]])
*Chiunque abbia detto "non conta se vinci o perdi", probabilmente ha già perso! ([[Martina Navrátilová]])
*Ci sono le vittorie che non servono a niente e le sconfitte che servono a qualcosa. ([[Marcelo Bielsa]])
*Collezionando le sconfitte degli altri ho quasi messo insieme la mia vittoria. ([[Marcello Marchesi]])
*{{NDR|«È più facile raccontare una vittoria o una sconfitta?»}} È come dire sì o no a qualcuno, c'è la stessa differenza. Il no lo devi argomentare... Forse è più etico spiegare la sconfitta, devi andare a cercare quello che c'è dietro. La vittoria è immediata. ([[Alessandra De Stefano]])
*I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell'erudizione è riservato ai perdenti. Più cose uno sa, più le cose non gli sono andate per il verso giusto. ([[Umberto Eco]])
*Io ho sempre vinto perché ho sempre avuto paura di perdere. ([[Gian Paolo Montali]])
*La lezione più importante che ho ricevuto è: "si vince o si perde, ma se dai tutto quello che hai, il risultato diventa secondario". ([[Nika Markovič]])
*[La sconfitta] vorresti non incontrarla mai, eppure è sempre lì dietro l'angolo. Le vittorie ci esaltano, ma sono le sconfitte ad insegnare di più, a renderci più forti. La sconfitta brucia perché ci fa sentire vulnerabili, ma se si comprende con freddezza perché abbiamo perso, sarà più facile la volta dopo evitare gli stessi errori ed avvicinarsi alla vittoria. ([[Michela Cerruti]])
*La vittoria dà un senso a tutto, specie alla [[fatica]], a quello che hai fatto per preparare l'appuntamento. A quello cui hai rinunciato. Mentre la sconfitta può servire per cercare di evitarla la volta dopo. Perché dagli errori non si può fare altro che imparare. ([[Letizia Paternoster]])
*La vita è più di una partita dove si vince o si perde. (''[[Metal Gear Solid]]'')
*La vittoria è condivisione: vinci tu e vincono tutti. La sconfitta, invece, è orfana. Ho sempre ringraziato al momento della vittoria e mai cercato scuse nella sconfitta. Le uniche cause erano dentro di me. ([[Sofia Goggia]])
*La vittoria è passeggera. La sconfitta è per sempre. ([[Billie Jean King]])
*La vittoria ha moltissimi padri, la sconfitta è orfana. ([[John Fitzgerald Kennedy]])
*Le vittorie vanno festeggiate come meritano e le sconfitte vanno sapute affrontare come una lezione. Ogni sconfitta porta con sé un insegnamento, riconoscerlo è il primo passo per riuscire a vincere di nuovo. ([[Carlotta Cambi]])
*Lo sai cos'è un perdente? Il vero perdente è uno che ha così paura di non vincere che nemmeno ci prova. (''[[Little Miss Sunshine]]'')
*Mi è più facile capire i motivi di una sconfitta che di una vittoria. ([[Roberto Gervaso]])
*Mi sento uno sciagurato anche nel momento della vittoria, e sempre sostengo che, dopo una battaglia perduta, la più grande iattura umana è una battaglia vinta. ([[Arthur Wellesley, I duca di Wellington]])
*Molti pensano che siano solo le vittorie ad insegnarti certi valori ma secondo me, invece, sono le sconfitte che ti permettono di fare una riflessione più attenta e significativa. In tutti questi anni ho vinto tanto ma ho anche perso, anche cose molto importanti e queste cose mi hanno spinto ad andare avanti comunque cercando di raggiungere gli obiettivi prefissati senza fermarsi al primo ostacolo. ([[Eleonora Lo Bianco]])
*Nei bollettini dei supremi comandi è antica e osservata abitudine riferire di una battaglia persa come se proprio persa non fosse o al più si trattasse di posizione lasciata. Viceversa si strombazzano per vittorie di gran conto i successi di minima entità. ([[Mór Jókai]])
*Nello sport, nel bene e nel male, vittorie e sconfitte si dimenticano facilmente perché si deve guardare sempre avanti per migliorare. ([[Ekaterina Antropova]])
*Non prendo sul serio il successo e il fallimento. L'unica cosa che faccio seriamente è marciare avanti. Se cado, mi alzo e marcio ancora. ([[Kareena Kapoor]])
*Per essere un grande vincente devi essere stato un grande perdente. ([[Simone Moro]])
*Per vincere, occorre sempre qualcuno che perda. ([[Renzo Ulivieri]])
*Posso battere tutti, ma so anche di essere battibile. Non mi piace, ma a volte gli altri sono migliori di me. ([[Sebastian Vettel]])
*Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince, perché vi è data laude di quelle cose ancora di che non avete parte alcuna; come per el contrario chi si truova dove si perde, è imputato di infinite cose delle quali è inculpabilissimo. ([[Francesco Guicciardini]])
*Può il risultato di tanti lunghi anni di vittorie risolversi in una sconfitta? (''[[Il pranzo di Babette]]'')
*Puoi vincere o perdere, ma l'importante è alzarsi ogni giorno e continuare. ([[Gabriela Guimarães]])
*Quando Cristo è presente, non ci sono né vincitori né vinti, ma solo uomini riconciliati. ([[Gertrud von Le Fort]])
*Quando vinci tante volte rischi di perdere un po' quel fascino, ecco perché quando perdo reagisco subito, trovo soluzioni e voglio tornare a vincere. [...] quando perdi senti un odore sgradevole, devi tenerti quel profumo addosso e il martedì, quando rientri in palestra, ricordarti quella sensazione e lavorare per far sì di non sentirla più. Quello stimolo ti dà la carica per non mollare mai e alzare l'asticella. Quando perdi è più facile reagire; ecco perché vincere e riconfermarsi è meraviglioso, ma è anche davvero complicato. ([[Daniele Santarelli]])
*''Reputavamo la vittoria grande? | Lo è, infatti – ma adesso mi sembra che anche la sconfitta, quando inevitabile, è grande, | e che la morte e lo sgomento sono grandi.'' ([[Walt Whitman]])
*Se parlo con un vincitore sembro ancora di più un perdente. (''[[Steins;Gate]]'')
*Se vinci c'è una specie di timore nei tuoi confronti; quando perdi, invece, quelli che sono stati zitti si sentono più forti. ([[Federica Pellegrini]])
*Se vinco, vivo. Se perdo muoio. ([[Lance Armstrong]])
*{{NDR|«Si vince quando si ha imparato a perdere?»}} Sì, la sconfitta aiuta a prepararti alla vittoria. ([[Maurizia Cacciatori]])
*Si 'a guerra se perde l'ha perduta 'o popolo; e si se vence, l'hanno vinciuta 'e prufessure. ([[Eduardo De Filippo]])
*Si cresce con le vittorie, ma anche con le sconfitte. Questa è una maturazione doverosa per un atleta che vuole essere veramente vincente. ([[Arianna Fidanza]])
*– Tre vittorie non fanno di te un conquistatore.<br />– Meglio di tre sconfitte. (''[[Il Trono di Spade (seconda stagione)|Il Trono di Spade]]'')
*Un uomo dovrebbe riconoscere le sue sconfitte garbatamente così come festeggia le sue vittorie, Max. Col tempo vedrai che un uomo non impara niente quando vince. Perdere invece può condurre a grande saggezza. Il nocciolo della quale poi è quanto sia più gradevole vincere. È inevitabile perdere di tanto in tanto... il trucco è che non diventi un'abitudine. (''[[Un'ottima annata]]'')
*''Vi hanno detto che è bene vincere le battaglie? | Io vi assicuro che è anche bene soccombere, che le battaglie sono perdute nello stesso spirito in cui vengono vinte.'' ([[Walt Whitman]])
*Vi sono sconfitte trionfali in confronto alle vittorie. ([[Michel de Montaigne]])
*Vincere non vi insegnerà nulla, Oda Nobunaga. Ma la sconfitta vi insegnerà tutto. (''[[Assassin's Creed Shadows]]'')
*Vincere o perdere di un secondo, non sposta: conta essere lì davanti. Ci sono cattive vittorie e favolose sconfitte, quello che conta è il trend migliorativo. ([[Rory Byrne]])
*Vincere turpemente non è vittoria, ma sconfitta. ([[Baltasar Gracián]])
===[[Julio Velasco]]===
*Chi vince festeggia, chi perde spiega.
*Non mi piace la retorica secondo cui se si fanno le cose per bene, si vince. Si può anche perdere facendo tutto bene, solo perché l'avversario ha fatto un po' meglio. Avere cultura sportiva significa accettare anche questo.
*Quando vinci, sei osannato; quando perdi, sono tutti pronti a evidenziare ciò che non ha funzionato e a discutere di massimi sistemi per suggerirti come ricostruire.
*Si può vincere o perdere: dato che anche gli avversari fanno le cose per bene.
==Voci correlate==
*[[Sconfitta]]
*[[Vittoria]]
[[Categoria:Dicotomie]]
[[Categoria:Terminologia sportiva]]
3uvaci6zgo6brzekcbrxw3fdvujmazi
Cevenne
0
115606
1428127
1033825
2026-10-02T13:25:36Z
Spinoziano
2297
removed [[Category:Luoghi della Francia]]; added [[Category:Montagne della Francia]] using [[Help:Gadget-HotCat|HotCat]]
1428127
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[Immagine:Point Sublime-Gorges du Tarn-Frankreich.jpg|miniatura|upright=1.3|Le gole del Tarn]]
Citazioni sulle '''Cevenne'''.
*Qui, nel cuore delle Cevenne, dove scrivo, ogni giorno il mio stupore e la mia gratitudine nei confronti della natura si rinnovano. Quando la giornata che si apre promette un tempo caldo e il sole affila i suoi dardi, tutto è preda dell'immobilità. Gli alberi, le montagne blu, le rocce, il paesaggio, il cielo, l'orto che si estende sotto la mia terrazza, tutto è pietrificato da un sonno profondo. ([[Pierre Rabhi]])
==Altri progetti==
{{interprogetto|preposizione=sulle|w_preposizione=riguardante le}}
{{s}}
[[Categoria:Catene montuose]]
[[Categoria:Montagne della Francia]]
lbich89xc347m0vd3ih7jwhyb3p93bj
Salvatore Pappalardo (cardinale)
0
141931
1428164
1191888
2026-10-02T18:26:22Z
IppolitoN
23099
1428164
wikitext
text/x-wiki
[[File:Coat of arms of Salvatore Pappalardo (Cardinal).svg|thumb|Lo stemma di Salvatore Pappalardo]]
'''Salvatore Pappalardo''' (1918 – 2006), cardinale e arcivescovo italiano.
== Citazioni di Salvatore Pappalardo ==
* {{NDR|Omelia ai funerali di [[Carlo Alberto dalla Chiesa]], di Emanuela Setti Carraro e di Domenico Russo}} Dobbiamo prendere sempre più coscienza, ognuno per la parte e per le responsabilità che lo riguardano, di quanto presenti, forti, e tracotanti siano le forze del male che operano nella nostra società per tutelare e difendere i loschi interessi di potenti fazioni variamente denominate [[terrorismo]], [[camorra]], [[mafia]], che possono ormai permettersi di affrontare apertamente lo Stato, offendere ed umiliare le sue istituzioni, colpire i suoi uomini migliori. [...] Mentre così lente ed incerte appaiono le mosse e le decisioni di chi deve provvedere alla sicurezza e al bene di tutti, siano privati cittadini che funzionari che autorità dello Stato medesimo, quanto mai decise, tempestive e scattanti sono le azioni di chi ha mente, volontà e braccio pronti per colpire. Sovviene e si può applicare una nota frase della letteratura latina «Dum Romae consulitur … Saguntum expugnatur»: mentre a [[Roma]] si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. E questa volta non è Sagunto ma [[Palermo]]. Povera Palermo!<ref>Salvatore Pappalardo, ''Da questa nostra isola. Discorsi e omelie'', Mondadori, Milano 1986, pp. 50-52</ref>
{{Int|Da ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,9/articleid,0832_01_1992_0154_0009_11658934/ "Mafia più forte dello Stato"]''|Intervista su ''Avvenire'', citata in ''La Stampa'', 7 giugno 1992.}}
*{{NDR|Sulla difficoltà a combattere la [[Mafia]] da parte dello Stato}} Si è trovato davanti un nemico che si è dimostrato più abile e organizzato.
*{{NDR|Sull'uccisione di [[Giovanni Falcone]]}} È certo soltanto, così come per [[Aldo Moro]], che non si è voluto colpire una persona. In quel delitto ho letto una sfida allo Stato, per il ruolo che quella persona svolgeva e avrebbe potuto svolgere. Non era la persona in sè "pericolosa" ma la funzione che aveva rivestito e avrebbe continuato a rivestire.
*{{NDR|Sull'attentato a Giovanni Falcone}} È comprensibile che in momenti di dolore e di rabbia si possa gridare contro questo Stato, ma non arrivo a dire che non c'è, che non ha fatto nulla.
*Lo Stato ha bisogno di tutte le energie, di tutti i corpi sociali, di tutte le organizzazioni, compresa la Chiesa sul piano educativo.
*Non è possibile dire che lo Stato in [[Sicilia]] non ha operato, o addirittura che non c'è, proprio perché quelli che sono morti appartengono allo Stato.
*[[Palermo]] non è una città nella catastrofe.
== Note ==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Pappalardo, Salvatore}}
[[Categoria:Cardinali italiani]]
[[Categoria:Vescovi italiani]]
pgpo7w1fyhrjdt4h2oyvn4lakcseusz
Robert Byron
0
146402
1428143
1274262
2026-10-02T14:22:45Z
Udiki
86035
1428143
wikitext
text/x-wiki
[[File:Robert Byron 1923.jpg|miniatura|Robert Byron]]
'''Robert Byron''' (1905 – 1941), scrittore britannico.
==''La via per l'Oxiana''==
===[[Incipit]]===
''Venezia, 20 agosto 1933.'' Qui sto da re. Non c'è confronto con la pensione della Giudecca di due anni fa. Questa mattina siamo andati al Lido, e dal motoscafo il Palazzo Ducale mi è parso più bello di quanto non l'abbia mai visto da una gondola. In una
giornata di calma, dev'essere la peggiore località balneare d'Europa: l'acqua pare saliva calda, i mozziconi di sigaro galleggianti ti finiscono in bocca e le meduse sono a frotte.
===Citazioni===
*Gita in macchina alla [[Villa Foscari|Malcontenta]]<ref>Si tratta della villa palladiana ''Villa Foscari'' a Mira in [[Veneto]]</ref> per il tè. Abbiamo preso la nuova strada costruita sulla laguna a fianco della ferrovia. La famosa villa, magnificata in tutti i libri sul [[Andrea Palladio|Palladio]], stava cadendo in rovina quando la vide Landsberg<ref>Alberto Clinton Landsberg che la acquistò nel 1925 ristrutturandola.</ref>, nove anni fa: senza porte né finestre, era usata come magazzino di svariati prodotti agricoli. Landsberg l'ha resa abitabile. Le proporzioni del grande salone e delle sale di ricevimento sono un peana matematico. Un altro avrebbe riempito le sale di cosiddetti mobili italiani tutti dorature, fondi di antiquario. Landsberg ha fatto fare dei mobili di legno naturale in paese. Non c'è niente «d'epoca», tranne le candele, di cui non si può fare a meno in mancanza dell'elettricità. (p. 26)
*La bellezza di [[Gerusalemme]], nella sua cornice naturale, può essere paragonata a quella di [[Toledo]]. La città sorge in mezzo alle montagne, scenario di cupole e torri racchiuso fra mura merlate, arroccato su una spianata rocciosa alta sulla valle incassata. La vista si estende lontano, fino alle colline del Moab, e la conformazione del paese fa pensare a una carta geografica fisica, con i rilievi che salgono in curve regolari, stratificate, e le valli improvvise segnalate da ombre drammatiche. La terra e la roccia riflettono i bagliori dell'opale di fuoco. Tale saggio di disposizione urbana, casuale o studiato che sia, ha dato origine a un'opera d'arte. (p. 40)
*Se [[Tel Aviv]] fosse in [[Russia]], il mondo esalterebbe il suo piano urbanistico, gli edifici, la sua vita cittadina improntata al sorriso, le sue attività intellettuali, la sensazione di una gioventù al potere. La differenza con la Russia è che invece di essere delle mete per l'avvenire, tutte queste cose sono già realizzate. (p. 48)
*La ''[[Grande Moschea degli Omayyadi|moschea degli Omayyadi]]'', molto restaurata dopo l'incendio del 1893, risale all'VIII secolo. Il grandioso porticato, sopra il quale corre una galleria, possiede le belle proporzioni e lo stesso ritmo imponente, nella sua nudità islamica, della ''Biblioteca del Sansovino'' a [[Venezia]]. Originariamente, questa nudità era rivestita di mosaici scintillanti. Ne rimangono dei frammenti: i primi paesaggi della tradizione europea. Nonostante il loro pittoresco di tipo pompeiano, con i palazzi a colonnati e i castelli sulle rocce, sono veri e propri paesaggi e non semplici decorazioni, come rivela l'attenzione, pur entro costrizioni formali, per l'individualità di un albero o l'energia di un ruscello. La fattura non può essere che greca; preannunciano infatti, molto appropriatamente, le vedute di [[Toledo]] dipinte dal [[El Greco|Greco]]. Ancor oggi, nell'istante in cui il sole colpisce un frammento del muro esterno, si può immaginare l'antica magnificenza del verde e dell'oro, quando l'intero cortile splendeva delle magiche scene concepite dalla fantasia degli arabi per compensare le aride eternità del deserto. (p. 52)
*[[Baalbek]] è il trionfo della pietra, una magnificenza lapidaria il cui linguaggio, ancora visivo, riduce [[New York]] a una dimora di formiche. È una pietra color pesca, striata di oro rossiccio così come le colonne di St Martin-in-the-Fields sono striate di fuliggine. Ha la consistenza del marmo, senza trasparenza ma con una lieve velatura, come quella delle prugne. L'ora ideale per vederla è l'alba: lo sguardo sale lungo le sei colonne, i cui fusti di pesca e d'oro splendono con la stessa luminosità dell'aria cerulea, e perfino i basamenti privi di colonne hanno un'identità vivente, baciata dal sole, sullo sfondo delle profondità violette del firmamento. Sale ancora lo sguardo lungo questa carne scavata, lungo i fusti tre volte enormi, fino ai capitelli sbrecciati e al cornicione grande come una casa, tutti insieme sospesi nel celeste. Lo sguardo spazia oltre le mura, fino ai ciuffi verdi dei pioppi dai tronchi bianchi; oltre ancora, al [[Monte Libano|Libano]] scintillante in lontananza di toni violacei, azzurri, oro e rosa. E poi scende seguendo le montagne fino al vuoto: il deserto, solitario mare di pietra. Bevi l'aria vibrante. Accarezza la pietra con mano delicata. Da' il tuo addio all'[[Occidente]], se lo possiedi, quindi volgiti a [[Oriente]], turista. (p. 57)
*È un magro conforto ricordare che la [[Mesopotamia]] fu anticamente un paese di straordinaria ricchezza, fecondo di arti e di invenzioni, patria ospitale ai sumeri, ai seleucidi e ai sasanidi. Il dato fondamentale della storia della regione è la distruzione da parte di Hulagu, nel XIII secolo, del sistema di irrigazione; da quell'epoca fino ai giorni nostri la Mesopotamia è rimasta un paese di fango, ma senza l'unico vantaggio possibile del fango, la fertilità. (p. 62)
*Il suddetto arco {{NDR|l'arco di [[Ctesifonte]] in [[Iraq]]}} ha un'altezza di 40 metri e la luce di 27. Costruito di fango, è durato ciò nondimeno quattordici secoli. Esistono delle foto che presentano due lati invece di uno, e anche la facciata dell'arco. Nell'insieme, i mattoni crudi sono di un bellissimo beige biancastro, e risaltano contro il cielo che è di nuovo azzurro, ora che siamo fuori da [[Baghdad]]. La base è stata consolidata di recente, probabilmente per la prima volta dalla sua costruzione. (p. 63)
*A Qasr-e-Shirin un'altra ora di attesa per farci rilasciare il permesso della polizia per andare a [[Teheran]]. Poi si è rivelata la vera magnificenza dell'[[Iran]]. Illuminata da tergo dal sole appena tramontato, e di fronte dalla luna nascente, a partire dalle rovine sasanidi si apre una vasta distesa di colline tondeggianti; le luci gialle dei villaggi tremolano qua e là, finché non appare in lontananza un'imponente catena di cime, i veri bastioni. (p. 68)
*Nelle grotte di ''[[Taq-e Bostan]]'' hanno lavorato sicuramente diversi scultori. I volti degli angeli sopra l'arco sono di tipo copto, i panneggi hanno la delicatezza e il sottile rilievo delle medaglie bronzee del [[Rinascimento]]. Il rilievo è più accentuato nei due pannelli all'interno dell'arco, pur diversi fra di loro: squisitamente finito e modellato quello di sinistra, incompiuto l'altro, che è sbozzato in una serie di superfici piatte che si direbbero aggiunte alla roccia, invece di emergere da essa. Dietro queste scene di caccia e di corte, movimentate e cinematografiche, si erge sul fondo, con violento contrasto, la figura gigantesca di un re a cavallo di una ferocia vacua che fa pensare a un monumento tedesco ai caduti in guerra. È un esempio tipico di arte [[sasanidi|sasanide]]. È difficile pensare che gli altri artisti avessero qualcosa di persiano. (p. 69)
[[File:Hamadan - Gonbad-e Alaviyan.jpg|150px|miniatura|Gonbad-e Alaviyan]]
*A Hamadan {{NDR|in Iran}} ci siamo risparmiati le tombe di Ester e di [[Avicenna]], abbiamo invece visitato il ''[[Gonbad-e-Alaviyan]]'', mausoleo selgiuchide del XII secolo, dove i pannelli di stucco al naturale sfoggiano motivi vegetali lussureggianti, con profusione di rilievi e incavi e tuttavia con solenne splendore, paragonabile a quello di [[Reggia di Versailles|Versailles]] – anzi, anche superiore, se si considera la loro economia di mezzi, giacché la magnificenza ottenuta semplicemente con un poco di stucco e uno scalpello, invece che con i materiali più preziosi, è la magnificenza del puro disegno. Questo mausoleo, finalmente, purifica la bocca dal gusto dell'[[Alhambra]] e del [[Taj Mahal]], per quel che riguarda l'arte islamica. È per liberarmi di quel gusto che sono venuto in [[Persia]]. (p. 70)
*A Ray, a quindici chilometri circa da qui {{NDR|[[Teheran]]}}, c'è una torre funeraria con grandi scanalature; la parte inferiore è selgiuchide. Ce n'è un'altra più lontano, a Veramin, più aggraziata ma meno imponente. Questa di Ray è sormontata da un tetto; ci vive un oppiomane, che ci ha gettato un'occhiata mentre si faceva da mangiare e ha detto che quella è casa sua e ha tremila anni. La moschea di Veramin risale al XIV secolo. Vista da lontano, ricorda le rovine di un'abbazia, quella di Tintern per esempio; al posto della guglia però ha una cupola, che poggia su un tamburo ottagonale e ricopre la cella quadrata all'estremità occidentale. Il complesso, di mattoni nudi color caffelatte, è solido, semplice e di belle proporzioni; esprime un'idea di serenità, che è assente nelle facciate indiane o moresche. All'interno c'è un ''mihrab'' in stucco; la tecnica è la stessa che nel ''Gonbad-e-Alaviyan'' di Hamadan, ma i motivi decorativi, di epoca più tarda, sono rozzi e confusi. (p. 75)
*La cupola di Sultaniya {{NDR|Soltaniyeh nel nord-ovest dell'Iran}} dominava il deserto. Per arrivare fin là abbiamo dovuto percorrere un intero sistema d'irrigazione. Laggiù abbiamo trovato un paese diverso. Anche se la distanza dalla strada principale è soltanto di poche miglia, al posto del moderno copricapo pahlavi si vedevano gli antichi berretti a forma d'elmo, che sono documentati nei bassorilievi di [[Persepoli]]. La gente lì parla in maggioranza turco. (p. 77)
[[File:Soltaniye - panoramio (12).jpg|miniatura|Mausoleo di Oljeitu a Soltaniyeh]]
*Questo notevole edificio {{NDR|Il ''[[Mausoleo di Oljeitu]]'' a Soltaniyeh in Iran}} fu terminato dal principe mongolo Uljaitu nel 1313. La cupola ovoidale, di circa 33 metri d'altezza, poggia su un'alta costruzione ottagonale ed è racchiusa in una cinta di otto minareti, che s'innalzano agli angoli del parapetto dell'ottagono. La muratura è rosata, i minareti invece erano originariamente turchese. Dello stesso colore sono i trifogli profilati di lapislazzuli, che scintillano lungo la base della cupola. Situato al centro della pianura desertica, stretto dalle catapecchie di fango, questo gigantesco mausoleo è una testimonianza di quella virilità dell'Asia centrale, che sotto i selgiuchidi, i mongoli e i timuridi ha prodotto le opere più ispirate dell'architettura persiana. Certo, qui la visione è puramente frontale: è il prototipo del Taj Mahal e di tanti altri edifici religiosi. Ma emana ancora forza e serenità, mentre i suoi discendenti si limitano alla raffinatezza scenografica. Possiede l'audacia dell'invenzione autentica; gli abbellimenti sono sacrificati all'idea e il risultato, nonostante le possibili imperfezioni rappresenta il trionfo dell'idea sulle limitazioni tecniche. La grande architettura è in larga misura di questo tipo. Viene in mente [[Filippo Brunelleschi|Brunelleschi]]. (p. 78)
*Le caratteristiche di [[Tabriz]] sono un panorama di monti cangianti, preceduti da rilievi giallo limone; un vino bianco discreto e una birra disgustosa; chilometri di bazar, con bellissime volte in mattoni; un nuovo giardino comunale, ornato di una statua bronzea di ''Marjoribanks'' avvolto in un mantello. Vi sono due monumenti antichi: le rovine della famosa Moschea Azzurra, con un rivestimento di mosaici del XV secolo; l'arg, o cittadella, una montagna di piccoli mattoni color ruggine, disposti con arte sapiente, che forse un tempo fu una moschea, in questo caso una delle più grandi mai costruite, L'unica lingua che vi si parla, funzionari a parte, è il turco. I mercanti, ricchi in passato, sono stati rovinati dalla fissazione di ''Marjoribanks'' per l'economia pianificata. (p. 82-83)
*I funzionari di Maragheh {{NDR|città nel nord ovest dell'[[Iran]]}} avevano sentito parlare del ''[[Osservatorio di Maragheh|Rasatkhaneh]]'', che significa «casa delle stelle», cioè osservatorio, ma non l'avevano mai visto. Fu eretto da Hulagu nel XIII secolo<ref>[[w:Hulagu Khan|Hulagu Khan]] è stato un condottiero mongolo che conquistò gran parte dell'Asia sud-occidentale giungendo sino all'Iran</ref>, e le osservazioni che vi furono fatte sono state l'ultimo contributo islamico all'astronomia, fino a [[Uluğ Bek|Ulugh Beg]], che all'inizio del XV secolo riformò il calendario. Ci siamo avviati di buon'ora e, superata una montagna al galoppo, abbiamo trovato un altopiano con diversi tumuli verso i quali convergono, dai quattro punti cardinali, dei sentieri acciottolati che s'intersecano ad angolo retto. Tali sentieri, secondo noi, sono stati tracciati per facilitare i calcoli astronomici, mentre i tumuli sono i resti degli edifici. (p. 85)
*A [[Qadamgah]], dopo circa venticinque chilometri, l'autista si è gentilmente fermato per permettermi di visitare il santuario. Questo grazioso ottagono di piccole dimensioni, con una cupola a bulbo, fu costruito a metà del XVII secolo in ricordo di un luogo dove l'Imam Reza veniva a riposare. Sorge su un rialzo sovrastato da una parete rocciosa, ed è circondato da alti pini mediterranei e da ruscelli argentini. Il sole batteva sul rivestimento di piastrelle con uno scintillio di azzurro, di rosa e di giallo sullo sfondo delle fronde scure e del cielo basso. Un ''seyyid'' dal turbante nero e la barba ha chiesto l'elemosina. Si sono radunati con incredibile rapidità a saltelli e ticchettii di bastone tutti i ciechi e gli zoppi del posto. Sono scappato via, al torpedone. (pp. 110-111)
*[[Tus (Iran)|Tus]], patria di [[Firdusi]], è di origine più antica di Mashhad, che si è ingrandita intorno alle spoglie dell'Imam Reza. Si trova a trenta chilometri in direzione nord-ovest, a poca distanza dalla strada per Ashkhabad, alla frontiera con la Russia. (p. 115)
*Una serie di terrapieni e di linee in rilievo rivelano il perimetro della città antica. Un vecchio ponte a otto arcate attraversa il fiume; un massiccio mausoleo sormontato da una cupola in mattoni del colore di petali di rosa appassiti si erge sullo sfondo delle montagne azzurre. Nessuno sa dire alla memoria di quale personaggio sia dedicato, per quanto la somiglianza con il mausoleo del sultano Sanjar a Merv faccia pensare che sia stato costruito nel XII secolo. È tutto quanto sopravvive dello splendore di [[Tus (Iran)|Tus]]. (p. 115)
*I [[turkmeni]] portano alti stivali neri, cappotti rossi e lunghi e colbacchi neri di lucido pelo di capra. Ma il costume più singolare è quello degli abitanti delle vicine montagne, che si vedono avanzare maestosi nelle strade nei loro rigidi soprabiti ''serge'' bianco, dondolando le finte maniche, sorta di ali che arrivano fin dietro al ginocchio e sono ornate di intagli. Di tanto in tanto passa fugacemente sulla scena una specie di bozzolo conico di mussola, con una fessura in alto. Si tratta di una donna. (p. 120)
*{{NDR|Sui turkmeni}} Gli uomini olivastri, dal corpo agile e dagli occhi di falco, con il naso aquilino, avanzano a passo ritmico e con sicurezza spavalda nell'oscurità del bazar. Vanno a fare acquisti con il fucile, come i londinesi ci vanno con l'ombrello. È una ferocia parzialmente istrionica, e quei fucili forse non spareranno mai. I militari nelle loro uniformi attillate perdono non poco del loro aspetto marziale. Perfino il lampeggiare degli occhi è spesso una recita. (p. 120)
*La strada che dalla [[Persia]] porta a [[Herat]] segue da presso le montagne fino all'incrocio con la strada di Kushk, e di qui comincia a scendere verso la città. Siamo arrivati in una notte buia, anche se c'erano le stelle. E sempre misterioso, questo tipo di notte; in un paese sconosciuto, dopo l'incontro con le selvagge guardie di frontiera, ha prodotto in me un'eccitazione come raramente ho provato. La strada si è addentrata di colpo in una foresta di ciminiere giganti, i cui contorni neri cambiavano posizione sul cielo stellato al nostro passaggio. (p. 121)
*Sono famose le [[Miniatura persiana|miniature di Herat]] del XV secolo, sia per sé, sia come fonte della successiva pittura persiana e moghul. Ma gli artisti che le hanno prodotte, e questi edifici, occupano uno spazio esiguo nella memoria del mondo. (p. 122)
*Per la maggioranza delle persone i [[Impero timuride|Timuridi]] sono troppo remoti per fantasticarci sopra. Ma per me è questa la ricompensa del mio viaggio. Indubbiamente, questi Medici d'Oriente furono una razza straordinaria. Con l'eccezione di Shah Rukh, figlio di [[Tamerlano]], e di [[Babur]], il conquistatore dell'India, sacrificarono la sicurezza pubblica alle ambizioni personali; politicamente, ognuno di essi rimase quello che Tamerlano era stato, ossia un avventuriero alla ricerca di un regno. (p. 122)
*Con la fondazione del suo [[Impero timuride|impero]], [[Tamerlano]] aveva liberato l'Oxiana di nomadi e aveva portato i turchi dell'Asia centrale nell'orbita della civiltà persiana. Per la medesima voglia di avventura, i suoi discendenti smantellarono la sua opera e causarono la propria rovina. Non riconoscevano nessuna legge di successione. Si assassinavano fra cugini e tra loro possono vantare un parricida. Furono stroncati uno dopo l'altro dall'eccesso del bere. (pp. 122-123)
*Secondo i criteri europei, era un umanesimo limitato. Come il nostro, il rinascimento [[Impero timuride|timuride]] ebbe luogo nel XV secolo, dipese dal mecenatismo dei principi e precedette l'affermazione degli stati nazionali. Vi fu però una differenza fra i due movimenti. Mentre il rinascimento europeo fu in larga misura una reazione contro la fede a beneficio della ragione, il rinascimento timuride coincise con un nuovo consolidamento del potere della fede. (pp. 123-124)
*Geograficamente parlando, [[Herat]] era dunque più adatta di [[Samarcanda]] al ruolo di capitale, e tale divenne per volere di [[Shah Rukh]] alla morte di [[Tamerlano]] nel 1405. (p. 125)
[[File:Herat Goharshad tomb.jpg|150px|miniatura|Il mausoleo di [[Goharshad|Gohar Shad]] a [[Herat]]]]
*Se la si osserva nei particolari, la decorazione del mausoleo<ref>Il mausoleo di [[Goharshad|Gohar Shad]] a Herat in Afghanistan è la tomba di Goharshad moglie del sovrano timuride [[Shah Rukh]].</ref> è inferiore a quella dei due minareti. Il tamburo della cupola è cinto di alte lastre coperte di esagoni di mosaico lilla, combinati con triangoli di stucco rilevato. La cupola invece è turchese, e le nervature, come quelle del ''mausoleo di Tamerlano'' a [[Samarcanda]], sono cosparse di rombi bianchi e neri e ogni nervatura è a tre quarti di tondo, con il diametro di una canna d'organo di venti metri. Le pareti del mausoleo sono spoglie, a parte pochi mattoni invetriati e un curioso ''bow-window'' a tre finestre, che fa pensare a una villa di Clapham. Ma una certa rozzezza di questi elementi presi separatamente è superata dall'armonia delle proporzioni e dalla solidità della concezione. È difficile, in architettura, battere il modulo della cupola a nervature in quanto a effetti di cieca e monumentale ostentazione. (pp. 133-134)
*Alla fine del secolo sopraggiunse dall'Asia un'altra ondata di popoli; gli eserciti di [[Tamerlano]] abbatterono i Kart e il loro castello. Più tardi, [[Shah Rukh]] capì che gli occorreva una fortezza. Nel 1415 diede ordine che settemila uomini fossero adibiti a riedificare l'antico forte, e da allora esso è stato il centro della storia politica di [[Herat]]. (p. 137)
*Il prospetto settentrionale {{NDR|della cittadella fortificata di [[Herat]]}} consiste di un massiccio bastione lungo circa quattrocento metri, intervallato dalle sporgenze delle torri semicircolari. Di queste, quella all'estremità occidentale ha un motivo di mattoni azzurri inseriti nella superficie di terra secca, una combinazione di materiali insolita, che autorizza a pensare che almeno questa torre risalga alla ricostruzione di Shah Rukh. Dopo averla esaminata, sono ritornato all'angolo più distante della piazza d'armi cintata che separa la cittadella dalla città nuova per fare una fotografia. Mi sono così trovato nei pressi di un parco d'artiglieria di una ventina di pezzi, che a distanza poteva sembrare una discarica di vecchi carrozzini per bambini. (p. 137)
*[[Abd Allah Ansari di Herat|Khoja Abdullah Ansari]] morì nel 1088 all'età di ottantaquattro anni, colpito dalle pietre lanciategli da alcuni ragazzini mentre faceva penitenza. La nostra comprensione va a quei ragazzi: anche fra i santi egli fu un esimio seccatore. Cominciò a parlare nella culla: a quattordici anni si mise a predicare; nel corso della sua esistenza fu in relazione con mille sceicchi, imparò a memoria centomila versi (oppure oltre un milione, secondo alcune fonti) e ne compose altrettanti. Aveva una predilezione per i gatti. (p. 139)
*{{NDR|Sulla [[Grande moschea di Herat]]}} È qui che per sette secoli ha pregato la gente di [[Herat]], e qui viene ancora per pregare. La storia della moschea è la storia di questa gente. Attraversati i bui labirinti della città vecchia, mi sono trovato in una corte lastricata di circa cento metri per sessantacinque. Quattro ''iwan'', che sono degli ambienti a volta aperti sul lato frontale, interrompono i portici lungo i lati. L'''iwan'' occidentale, il più importante, è fiancheggiato da due torri massicce sormontate da cupole azzurre. Queste ultime, insieme a un pino mediterraneo dal tronco inclinato che sorge in un angolo, sono le uniche note di colore nel complesso dominato dal bianco della calce e dai mattoni sbrecciati, con qualche frammento di mosaico. Una vasca quadrata riflette un mullah e i suoi alunni che stanno passando, tutti vestiti di bianco. Il silenzio e la luce solare trasmettono pace al lastricato consunto. (pp. 142-143)
*Il 21 febbraio 1427, un venerdì, in questa [[Grande moschea di Herat|moschea]] [[Shah Rukh]] subì un attentato, ma ne uscì incolume e l'[[Impero timuride|impero]] sopravvisse per altri vent'anni. (p. 145)
*Oltre a costoro è arrivato un gruppo di [[turkmeni]]; le loro donne portano delle acconciature con pendagli d'argento dorato costellati di corniole. (p. 157)
*Senza contare i turkmeni, di cui non meno di 25.000 hanno passato la frontiera in un solo anno, fuggono in [[Persia]] dalla [[Russia]] circa mille persone all'anno. Di queste, la maggioranza non è antibolscevica ma fugge per non morire di fame. (p. 181)
*{{NDR|Sulla [[Piazza Naqsh-e jahàn]] di [[Esfahan|Isfahan]]}} Due piani di arcate cieche imbiancate racchiudono uno spazio rettangolare di quattrocento metri circa per centocinquanta. Sul lato vicino a me si vedono le rovine della Porta del Bazar; di fronte, sul lato opposto, si apre il portale azzurro della moschea dello Shah, dietro il quale sono raggruppati in linea obliqua, orientata verso la [[Mecca]], la cupola, l'''iwan'' e i minareti; davanti a ciascuno sono piantati due segnaporta di marmo per il gioco del polo. A destra è situato l'Ali Qapu, una sorta di scatola da scarpe in mattoni, con di fronte la cupola fiorita della [[Moschea dello sceicco Lotfollah|moschea di Sheikh Lutfullah]], che si scorge di sghembo sopra una nicchia azzurra. C'è simmetria, ma non troppa. La bellezza risiede nel contrasto fra lo spazio rigoroso e la libera diversità degli edifici. A sciupare l'effetto, e a indicare che i nobili bakhtiyari non possono più giocare a polo o far passeggiare i cavalli in questo luogo, il progresso ha collocato al centro uno specchio d'acqua, cinto da una ringhiera di ferro in stile gotico e di nuove aiuole di petunie. (pp. 187-188)
*Nel cuore della città {{NDR|di [[Esfahan]]}}, la ''[[Moschea del Venerdì (Isfahan)|Moschea del Venerdì]]'' è più antica, essendo stata costruita nell'XI secolo. Qui, come nella moschea del Venerdì di [[Herat]], in un solo edificio e nei suoi restauri è illustrata tutta la storia della città. La grazia del colore dei Safawidi, come già quello dei Timuridi, impallidisce davanti alla sua venerabile grandiosità. Molte parti sono rozze, alcune sono brutte. Ma la grande cupola ovoidale di mattoni disadorni, costruita dal selgiuchide Malek Shah, ha poche rivali in quanto a espressione di assoluta serenità che è prerogativa delle cupole islamiche. (p. 188)
*{{NDR|Riferendosi a [[Shiraz]]}} Il Sud, benedetto Sud! Mi dà la stessa ebbrezza di una prima mattina sulle rive del [[Mediterraneo]]. Il cielo splende terso. Le guglie nere dei cipressi si stagliano sulle colline biancastre come gusci d'uovo e sul viola sormontato di neve dei monti lontani. Cupole turchese a forma di porro, sui loro lunghi fusti, sovrastano un mare di piatti tetti di fango. Nel giardino dell'albergo gli alberi di mandarino sono carichi di frutti. Sto scrivendo a letto, con le finestre aperte: la dolce aria primaverile reca un alito di paradiso nello stambugio senz'aria della sera prima. (p. 191)
*Venendo da Abadeh ci siamo fermati per pochi minuti a [[Persepoli]], facendo di corsa la grande scalinata del salone da ballo fino alla piattaforma. Mi ha sempre incuriosito la pietra che hanno usato qui. Le colonne sono di marmo bianco, che il tempo ha reso ora color crema, ora marrone, ora nere; ha una luce rosata, ma è più gessoso e meno traslucido del marmo del Pentelico poiché gli manca quel suggello del sole che costituisce la bellezza del [[Partenone]]. I bassorilievi sono scolpiti in una pietra grigia, opaca e di grana molto fine, che le intemperie hanno reso di un nero screziato. (pp. 191-192)
[[File:Firozahur.jpg|miniatura|Il palazzo di Ardashir]]
*Il [[Palazzo di Ardashir|palazzo di Ardeshir]] fondato al principio del III secolo d.C., è una pietra miliare nell'evoluzione dell'edilizia. Ha introdotto il pennacchio, un semplice arco che abbraccia l'angolo fra due pareti, negli stessi anni in cui in [[Siria]] appariva il ''pendentif'', volta a forma di aquilone sorretta da un solo pilastro; da queste due invenzioni derivano due stili architettonici fondamentali, sulla scia di due religioni: lo stile medioevale persiano, che si diffonde nella [[Mesopotamia]], nel Levante e in [[India]]; e lo stile romanico-bizantino, che si è diffuso fino ai limiti dell'Europa settentrionale. Anteriormente, non si sapeva come posare una cupola su quattro muri ad angolo retto, o su un edificio di una forma qualunque, la cui superficie interna superasse largamente quella della cupola. Da allora in poi, con lo sviluppo dei pennacchi e dei ''pendentifs'', e con il moltiplicarsi dei primi fino a formare intere zone di stalattiti e ali di pipistrello, è diventato possibile costruire cupole su edifici di qualsiasi forma e dimensione. Lo sviluppo di questa possibilità nel mondo cristiano ha raggiunto il suo culmine in Santa Sofia a [[Costantinopoli]], e ha cominciato una seconda vita con la cupola del [[Filippo Brunelleschi|Brunelleschi]] a [[Firenze]]. Quello islamico attende di essere documentato, se c'è qualcuno capace di non perdere le staffe tra le rivalità della moderna archeologia. Una cosa è certa: senza questi due princìpi, uno dei quali ha qui il suo prototipo, l'architettura che conosciamo sarebbe diversa e molti edifici noti nel mondo intero, come San Pietro, il Campidoglio di [[Washington]] e il [[Taj Mahal]], non esisterebbero. (pp. 210-211)*Visto da tergo, il [[Dezh Dokhtar|castello]] sorge su un promontorio ed è difeso su tre lati dai precipizi, che scendono quasi a filo dei muri esterni. L'ultimo tratto dell'ascensione passava per una sella che unisce il promontorio alla parete rocciosa. Questa conduce alla parte posteriore dell'edificio, rivolta a nord, un bastione possente privo di porte e finestre, ricurvo come se contenesse uno stadio. È sostenuto da contrafforti alti e sottili, assai ravvicinati e collegati in alto da archi tondi. (p. 211)
*Il [[Dezh Dokhtar|castello]] è costruito su tre livelli. Dal basso, nella gola, è visibile l'apertura nera di un arco che dà accesso al piano interrato, sul lato est. Non ci sono potuto arrivare, perché la rampa a spirale che conduce giù era interrotta e non avevo nessuna voglia di scendere dall'esterno. Le rampe sono due, all'interno di torrette quadrangolari, e originariamente conducevano dalla parte inferiore dell'edificio, passando per gli angoli orientali della sala in cui mi trovavo, fino al terzo livello. (p. 212)
*{{NDR|Sul [[Dezh Dokhtar]]}} L'arco dirimpetto, nel lato sud, si apre su una piattaforma erbosa fra alte pareti, che arrivano sull'orlo della gola una ventina di metri più in là. Queste pareti, come si può vedere dalla sommità semicircolare della parete arretrata, reggevano una volta a botte di una dozzina di metri di diametro. La quarta parete è sempre stata aperta. Dunque il ''Qala-ye-Dukhtar'' di [[Firuzabad]] presenta un altro prototipo sasanide dell'altro grande contributo persiano all'architettura islamica, dopo la cupola su pennacchi: l'''iwan'', o sala aperta sul lato frontale. Questo elemento ha modificato più di ogni altro la natura delle antiche moschee. In principio era usato su un solo lato, per indicare il santuario e la direzione della [[Mecca]]. In seguito è stato usato pure sugli altri lati, per spezzarne la monotonia. È diventato sempre più alto; la sua cornice piatta, una sorta di schermo, è diventata il terreno delle più varie ornamentazioni e iscrizioni. Si è arricchito di minareti ai lati, di arcate e cupole in alto. Le sue stravaganze hanno cambiato il volto di ogni città dell'Islam, ed è stata una bella soddisfazione, mi sono detto, trovarmi a mangiare un'arancia addossato a un vecchio noce nel luogo preciso dove quell'idea ha preso corpo. (pp. 212-213)
[[File:Ardashir i's relief at Firuzabad, Fars, Iran.JPG|miniatura|Il bassorilievo]]
*{{NDR|A proposito di un bassorilievo nei pressi del castello di Qala-ye-Dukhtar}} Rappresenta il solito dio con un re, in questo caso Ormazd e di nuovo Ardeshir, che stringono un anello; il re ha un'acconciatura a palloncino, che per certi autori sarebbe un sacchetto per i capelli, è accompagnato da numeroso seguito ed è ritratto in atteggiamento di difesa (secondo l'artista, di deferenza), come usa nel pugilato moderno. Scolpita su un tratto di cupa roccia violacea, piccola e sperduta fra quelle immense rupi dove l'unica vita e data dal fiume, dagli alberi e dal martin pescatore, quella teoria di antiche figure commemorava non tanto il trionfo dei Sasanidi, quanto l'epoca oscura che avevano sconfitto. Né le sculture, né il luogo sono cambiati, a parte il fatto che i viaggiatori sono più scarsi e la strada e più ardua; una volta infatti c'era un ponte vicino al bassorilievo e il fiume è ancora spartito dalle macerie di un pilone di pietre squadrate, in cui la malta ha resistito tredici secoli di intemperie. (p. 216)
*La [[Statua colossale di Sapore I|statua a tutto tondo di Sapore]], tre volte più grande del naturale, è superiore ai bassorilievi soltanto per la sua posizione, che si trova all'entrata di una caverna<ref>La cosiddetta [[w:grotta di Sapore I|grotta di Sapore I]] nei pressi di Bishapur in Iran.</ref>, a qualche chilometro nella valle situata dietro la gola. Per arrivarci bisogna arrampicarsi per duecento metri circa, che terminano con un tratto verticale. Non riuscivo a salire, e la valle ai miei piedi sembrava che ondeggiasse. Ma prima che potessi oppormi, gli abitanti del villaggio mi hanno tirato su come un fagotto, così come avevano fatto con la colazione al sacco e il vino. La statua doveva essere alta sei metri circa, dunque da terra fino al tetto della caverna. Attualmente, in una cavità giace una testa incoronata con una barba alla [[Diego Velázquez|Velazquez]] e i riccioli di un'infanta spagnola, sulla quale è appoggiato un torso infiocchettato di nappine di mussola. Il signor Hyde vi ha inciso il proprio nome nel 1821, e noi abbiamo fermato appena in tempo Jamshid Taroporevala, il nostro autista indiano, che voleva aggiungerci il suo. Due piedi calzati di scarpe a punta quadrata occupano tuttora il piedestallo. (pp. 218-219)
*{{NDR|A proposito dei bassorilievi di [[Naqsh-e-Rostam]] in [[Iran]]}} In quell'unica frase di giganteschi ideogrammi essi hanno fissato un momento decisivo nella storia delle idee umane, l'emergere dalla preistoria all'era moderna del diritto divino dei re. (p. 221)
*{{NDR|Descrizione dell'''Investitura di Narsete'' a [[Naqsh-e-Rostam]]}} Il re, vestito di pantaloni di mussola da mandriano, con le scarpe a punta quadra da cui sventolano lunghi nastri e l'acconciatura a palloncino, si oppone a una figura allegorica la cui corona municipale, su un alto strato di riccioli a salamino, potrebbe essere un bozzetto di Bernard Partridge. Questa creatura, il cui sesso è controverso, tiene un anello indicante il patto stipulato con il re. Tra i due si vede la figura di un bambino, dietro il re c'è invece un uomo con il berretto frigio. Questo pannello si trova ora sotto il livello del terreno, ed è stato messo in luce da uno scavo. (p. 222)
*{{NDR|Descrizione de ''Il trionfo di Sapore I'' a [[Naqsh-e-Rostam]]}} La scena, in grandezza tre volte il naturale, mostra [[Sapore I]] a cavallo in atto di ricevere l'omaggio di Valeriano inginocchiato. L'atteggiamento del cavallo è tipicamente romano, tuttavia manca di forza. Come tutte le sculture sasanidi, è priva di muscolatura: un manichino impagliato. Una delle teste sul lato est ha l'aria achemenide. È possibile che ci fosse qui una scultura più antica, che i Sasanidi distrussero per fare posto alla loro propaganda? (pp. 222-223)
*{{NDR|Riguardo alla cosiddetta ''ka'ba di Zoroastro'' a [[Naqsh-e-Rostam]]}} Se appartenesse a un paese mediterraneo, sarebbe salutata come la fonte originale dell'architettura domestica nell'[[Italia]] del Quattrocento e nell'[[Inghilterra]] georgiana. A differenza del tempio greco, che si è sviluppato da una forma lignea e dalla necessità di risolvere il problema del carico di punta, questa cappella funeraria deriva da una forma di mattoni crudi o cotti, esprimente un'idea di serenità; la sua bellezza consiste nella disposizione degli elementi ornamentali sulle pareti lisce. Si è stupiti di vedere questo principio, su cui si è basata tutta l'edilizia domestica di qualità a partire dal [[Rinascimento]], pienamente affermato nella [[Persia]] del VI secolo a.C. È altrettanto sorprendente che i visitatori di Naqsh-e-Rustam le abbiano dedicato così scarsa attenzione, da questo punto di vista. (pp. 224-225)
*{{NDR|a proposito della tomba di [[Ciro il Grande]]}} [...] un sarcofago di marmo bianco su un alto zoccolo appoggiato alcuni gradini, che sorge isolato fra i campi arati. E carico d'anni': ogni pietra è stata singolarmente baciata, ogni giuntura incavata da innumerevoli mani, come attraverso l'azione del mare. Nessun ornamento, nessun richiamo all'attenzione disturba la sua serenità solitaria. È sufficiente che [[Alessandro il Macedone|Alessandro]] ne sia stato il primo turista. Anticamente si trovava all'interno di un tempio, di cui ci si può ancora fare un'idea dai basamenti delle colonne. (p. 233)
*Secondo l'iscrizione che corre lungo la cupola {{NDR|descrive la moschea del venerdì di [[Esfahan]]}}, la torre funeraria fu costruita nel 1088 da Abu al-Ghanaym Marzuban, ministro di Malek Shah. Ci si domanda quale occasione abbia prodotto in quel momento un'opera di tale genialità. Fu l'influenza di una nuova mente originaria dell'Asia centrale sull'antica civiltà dell'altopiano, il frutto dell'unione di vigore nomadico e di estetismo persiano? I [[Selgiuchidi]] non furono gli unici conquistatori della [[Persia]] che produssero tale effetto. La dinastia ghaznavide prima di loro, quelle dei mongoli e dei [[Impero timuride|Timuridi]] dopo, vennero tutte dalle regioni a nord del fiume Oxus e ciascuna produsse un nuovo rinascimento in suolo persiano. Perfino i Safawidi, che ispirarono l'ultima e più languida fase dell'arte persiana, erano originariamente turchi. (p. 241)
[[File:Sheikh Lotf Allah Mosque interior ceiling dome Esfahan.jpg|miniatura|La moschea di Sheikh Lutfullah]]
*Se la piccola stanza a cupola, infatti, è pura forma, non ha colore, e annulla la sua ornamentazione nella serietà della costruzione, la ''[[Moschea dello sceicco Lotfollah|moschea di Sheikh Lutfullah]]'' nasconde qualsiasi traccia di costruzione o di forma dinamica sotto una fantasmagoria di superfici delicatamente curve, la variegata progenie del pennacchio originario. La forma c'è, e deve esserci; ma come sia creata, e che cosa la sostenga sono problemi di cui l'occhio superficiale non è consapevole, e così si vuole che sia, perché non si distolga dalla festa del colore e del disegno, Questi ultimi sono elementi normali nell'architettura persiana. Qui però raggiungono una qualità che deve sbalordire l'osservatore europeo, non perché infrangano quello che egli considerava il suo monopolio, ma perché prima di vedere quest'opera non avrebbe potuto immaginare che il disegno astratto potesse avere uno splendore così vertiginoso. (p. 242)
*{{NDR|Sulla ''[[Moschea dello sceicco Lotfollah]]''}} La cupola è suddivisa a spicchi in forma di limone, che partendo da un pavone stilizzato al vertice via via si allargano, e sono circondati da mattoni opachi; contengono intarsi di fogliame sull'intonaco unito. Le pareti, che lungo i contorni presentano larghe fasce di iscrizioni bianche su fondo turchino, sono similmente intarsiate di ricchi arabeschi o di quadrati baroccheggianti sull'intonaco ocra scuro. Gli intarsi sono di tre colori: turchino, verdazzurro pallido, e una sfumatura molto ricca e indefinibile, come il vino. Ogni arco è incorniciato da un torciglione turchese. Il ''mihrab'' della parete occidentale è smaltato di fiorellini su sfondo turchino cupo. Ogni elemento del disegno, ogni piano, ripetizione, singolo ramo o fiore ha la sua severa bellezza. Ma la bellezza dell'insieme appare quando l'osservatore si muove. Anche qui la luce diretta è spezzata dall'azione reciproca di superfici opache e invetriate, sicché a ogni passo queste si ridispongono secondo infinite nuove figure; senza contare che anche il disegno della luce filtrata dai larghi trafori delle finestre è incostante, per effetto dei trafori esterni situati a una certa distanza, che raddoppiano la varietà di ciascuna mutevole sagoma. (pp. 243-244)
*Non ho mai trovato prima d'ora uno splendore di questo genere. Mi sono tornati alla mente altri interni a cui paragonarlo, mentre ero là: Versailles, oppure il Gabinetto di porcellana di {{sic|Schônbrunn}}, il Palazzo Ducale, San Pietro. Tutti sono fastosi, ma nessuno altrettanto fastoso. La loro fastosità è tridimensionale ed è ottenuta con tutto lo sforzo dell'ombra. Nella [[Moschea dello sceicco Lotfollah|moschea di Sheikh Lutfullah]] si tratta di una fastosità unicamente di luce e di superficie, di disegno e di colore. La forma architettonica è secondaria. (p. 244)
*[[Yazd]] si distingue dalle altre città della [[Persia]]. Non possiede, per proteggersi dalle impervie terre desertiche che la circondano, una cintura di giardini o di fresche cupole azzurre. Città e deserto hanno in comune il colore e la sostanza: la prima è il frutto del secondo, e le alte torri di ventilazione, che attestano il calore che vi domina, sono il genere di foresta che può crescere naturalmente nel deserto. Esse conferiscono alla città un profilo irreale [...] Le torri di Yazd sono quadrangolari e prendono il vento dai quattro lati mediante profonde scanalature, che lo spingono in basso verso i vani sottostanti. Due vani di questo tipo alle due estremità di una casa creano una corrente che la percorre tutta. (p. 247)
*{{NDR|sulla [[Torre di Gonbad-e Kavus]] in [[Iran]]}} Un cilindro affusolato in muratura color caffelatte balza da uno zoccolo circolare fino a un tetto a punta grigio-verdastro, simile a uno spegnitoio per candele. Il diametro alla base è di quindici metri, l'altezza complessiva di circa quarantacinque. Tra zoccolo e tetto corrono lungo il cilindro dieci contrafforti triangolari, che intersecano due basse fasce di iscrizioni in caratteri cufici, una in alto sotto il cornicione, l'altra in basso sopra la stretta apertura nera. I mattoni usati sono lunghi, sottili e con gli spigoli ancora integri come quando sono usciti dalla fornace, per cui dividono ombra e sole su ogni contrafforte con la precisione di un coltello. Di mano in mano che i contrafforti retrocedono dalla direzione del sole, le ombre si allargano sulla parete curva del cilindro, di modo che le strisce di luce e ombra, mutando di ampiezza, raggiungono un effetto straordinario. E il contrasto fra questo effetto verticale e l'abbraccio orizzontale delle fasce a caratteri cufici a conferire all'edificio il suo aspetto particolare, che non ha riscontri in architettura. [...] si chiede come abbia potuto l'uso del mattone, all'inizio del secondo millennio dopo Cristo, produrre un monumento più eroico, con un più geniale rapporto tra superfici e ornamentazione, di quanti se ne siano visti da allora in quel materiale. (pp. 275-276)
*[[Goharshad|Gohar Shad]], figlia di un nobile jakatay, si valse delle usanze mongole per dedicarsi a interessi più elevati. Suo padre fu l'emiro Ghiyas ad-Din, il cui antenato aveva salvato la via a [[Gengis Khan|Genghiz Khan]]. Fu data in moglie a [[Shah Rukh]], probabilmente nel 1388, comunque prima del 1394, quando nacque il loro primo figlio [[Uluğ Bek|Ulugh Beg]]. Secondo le ballate di [[Herat]], che cantano l'amore di Shah Rukh per Gohar Shad, fu un matrimonio felice. Poco si sa, tuttavia, dei primi quarant'anni della loro vita in comune, tranne le notizie sugli edifici da lei costruiti. Ad esempio, essa fondò la [[Moschea Goharshad|moschea di Mashhad]] nel 1405, e nell'agosto del 1419 portò il marito a visitarla. In quell'occasione egli lodò i disegni e l'abilità degli artigiani, e donò una lampada d'oro alla tomba del santo. (p. 300)
*[[Shah Rukh]] ebbe otto figli, di cui il primo, [[Uluğ Bek|Ulugh Beg]], e il quinto, Baysonghor, da [[Goharshad|Gohar Shad]]. Intellettualmente parlando, questi due tennero fede alle promesse dei genitori e divennero, con la loro madre, le figure di spicco del rinascimento [[Impero timuride|timuride]]. Ulugh Beg lasciò la scena di [[Herat]] per quella della Transoxiana. Nel 1410 suo padre lo nominò viceré di [[Samarcanda]] e dieci anni più tardi sua madre gli fece visita per vedere l'[[Osservatorio di Maragheh|osservatorio]] che aveva fatto erigere. I suoi calcoli astronomici lo portarono a riformare il calendario, procurandogli onori postumi a Oxford, dove furono pubblicati nel 1665. (pp. 301-302)
*[[Goharshad|Gohar Shad]] si avviava ormai ai sessant'anni, e aveva ancora un quarto di secolo da vivere. Fu l'affetto per il figlio di Baysonghor, Ala ad-Daula, che la indusse a immischiarsi in politica. Si adoperò dunque per garantire i diritti del nipote alla successione, e questo la portò alla rovina finale. La sua parzialità le inimicò coloro che tendeva a escludere, in particolare l'altro nipote, Abdullatif, il figlio di [[Uluğ Bek|Ulugh Beg]], che era stato allevato a [[Herat]], alla corte dei suoi avi. (p. 303)
*Due anni dopo avvenne la sciagura per la quale [[Goharshad|Gohar Shad]] si era preparata. Aveva convinto il marito, nonostante il declinare delle sue forze, a invadere la Persia con un esercito, e lo aveva accompagnato in questa spedizione. Dopo essersi spinto a [[Shiraz]], [[Shah Rukh]] si era acquartierato per l'inverno a Ray, la località dove ora sorge [[Teheran]]. Qui egli spirò il 12 marzo 1447, all'età di sessantanove anni. Così si chiuse il primo periodo del rinascimento [[Impero timuride|timuride ]], poiché le arti non possono fiorire senza stabilità politica. Nei dodici anni che seguirono, [[Herat]] passò successivamente sotto il potere di dieci diversi sovrani. (p. 303)
*Aveva ormai più di ottant'anni. In quel mese di luglio arrivò davanti a [[Herat]] Abu Said, pronipote di [[Tamerlano]] e antenato di [[Babur]]. Soltanto la cittadella gli oppose resistenza, sostenendo Ibrahim. Sebbene conducesse l'attacco di persona, Abu Said non riuscì a espugnarla. Furioso per questo ostacolo ai suoi piani, e persuaso che la resistenza fosse segretamente appoggiata da [[Goharshad|Gohar Shad]], egli fece uccidere la vecchia sovrana. Questa fu seppellita nel suo mausoleo e sulla lapide tombale fu scritto: «La Bilqis del nostro tempo». Bilqis è il nome arabo della regina di Saba. (p. 305)
*Dopo un'ora di strada siamo arrivati al ''robat'' di Moghor. La parola è l'equivalente afghano di [[caravanserraglio]], ed è anche usata come misura di lunghezza, poiché lungo le strade principali essi si trovano ogni quattro ''farsakh'', ossia ogni ventisei chilometri. Il ''robat'' di Moghor consiste del solito cortile, con le stalle a pianterreno e le stanze sopra l'entrata. I parapetti però sono merlati, indicazione che qui si fa sul serio, e il portone chiude più presto che in Persia. (p. 313)
*Sull'altro fianco della valle, mentre ci preparavamo per una nuova salita, si è cominciato a vedere un fiume che scorreva direttamente incontro alla parete montagnosa, con nostro grande stupore. Il fenomeno è stato spiegato da due bocche rocciose, ciascuna coronata da una torre di guardia, attraverso le quali il fiume entrava nella montagna. L'abbiamo seguito, passando dalla sponda occidentale a quella orientale su un ponte in cattive condizioni, formato un tempo da due arcate di pietra, di cui una sola rimaneva al suo posto e l'altra era sostituita da una passerella sospesa di legno. Passa su questo ponte anche la strada carrozzabile, che evidentemente ha ripreso a seguire il fiume più a sud. Secondo il russo che abbiamo conosciuto a Moghor, sia il ponte sia le torri sono stati costruiti da [[Alessandro Magno|Alessandro]]. Si trattava del fiume [[Morghab|Murghab]], che nasce nello Hindu-Kush e poi si disperde nel deserto intorno a Merv. Qui era largo all'incirca come il Tamigi a Windsor, ma con una corrente più forte, e scorreva fra sponde basse ed erbose su cui crescevano le canne e la spirea rosa. Dalla parte opposta si scorgevano gruppi di tende nere sulle pendici verdi delle colline. (pp. 315-316)
*Da tre giorni sto leggendo [[Proust]] (e comincio a notare che il contagio dell'eccesso di particolari si sta infiltrando in questo diario). Quando descrive come egli sia stato affascinato dal nome ''Guermantes'', penso a come sono stato affascinato io dal nome ''Turkestan''. (p. 318)
*I mercanti sono in massima parte [[uzbeki]] con profili d'aquila e barbe di ferro, e portano tutti lunghe vesti di cotone o di seta stampate a fiorami, a righe, o a grandi zigzag rossi, viola, bianchi e gialli, che una volta erano fabbricate a Bukhara e adesso sono considerate antiquate. Gli alti stivali di cuoio hanno le punte come canoe, i tacchi alti e sono ricamati intorno all'orlo. (p. 327)
*Gli [[hazara]], che sono di stirpe mongola, discendono dai soldati di [[Tamerlano]] e vivono per lo più sulle montagne in grande povertà, a quanto si crede. Quelli che si vedono qui splendono di prosperità, sono gente di bella corporatura con volti ovali regolari, di colorito e di stampo cinese, e indossano delle giacchette ricamate abbastanza simili a quelle che portavano i levantini cent'anni fa. (p. 327)
*Si è spalancato un orizzonte piatto, mentre ci arrivava una brezza calda e sinistra e il cielo si colorava di grigio piombo. Eravamo arrivati alla pianura dell'[[Amu Darya|Oxus]] e sentivamo la presenza del fiume a ottanta chilometri di distanza, come si sente la presenza del mare prima di vederlo. (p. 328)
*Dopo Akcha, il colore del paesaggio è passato dal piombo all'alluminio, pallido e mortifero, come se per migliaia d'anni il sole gli avesse succhiato ogni gioiosità; era cominciata infatti la pianura di Balkh, la più antica città del mondo, a quanto si dice. [...] Eppure la campagna è gradatamente rinverdita, i pascoli hanno coperto la terra dura come il cristallo, gli alberi si sono moltiplicati e improvvisamente è spuntata una linea di mura diroccate e calcinate, che hanno invaso l'orizzonte. Entrati al loro interno, ci siamo trovati in una vasta metropoli di rovine che si estendeva verso nord; a sud della strada invece il verde lucente dei gelsi, dei pioppi e di qualche maestoso platano isolato era un balsamo per gli occhi affaticati dalla mostruosa antichità nel sito di [[Balkh (sito archeologico)|Balkh]], la Madre delle città. (pp. 334-335)
*{{NDR|Lettera a Mohammad Gul, Ministro dell'Interno del Turkestan}} Eccellenza, la nostra meta principale era quella di contemplare con i nostri occhi le acque dell'[[Amu Darya]], noto nella storia e nella leggenda come fiume Oxus, e ispiratore di una celebre poesia dovuta alla sacra penna di [[Matthew Arnold]]. Dopo sette mesi di attesa, ci troviamo ormai a sessanta chilometri dalle sue sponde. (p. 343)
*Il nazionalismo [[Afghanistan|afghano]] non è smaccato come quello [[Persia|persiani]], perché i governanti hanno imparato [...] che il popolo a cui cercano di instillarlo è ancora pronto a lottare, prima di rinunciare alle sue tradizioni per un piatto di lenticchie tecnologiche. (p. 347)
*Non mi piacerebbe fermarmi a lungo a Bamiyan. La sua arte è stantia. Quando venne qui Xuan-zang i [[Buddha di Bamiyan|Buddha]] erano dorati, a imitazione del bronzo, e nei labirinti adiacenti vivevano cinquemila monaci. Correva l'anno 632 d.C., lo stesso della morte di [[Maometto]]; e prima che finisse il secolo arrivarono gli arabi. Ci vollero però centocinquant'anni prima della definitiva cacciata dei monaci. È facile immaginare che cosa pensassero gli arabi di loro e dei loro idoli, in questa valle rossa come il sangue. Mille anni più tardi, Nadir Shah deve aver pensato nello stesso modo quando spezzò le gambe del Buddha maggiore. Quest'ultimo misura 53 metri d'altezza, il minore 35, e si trovano a quattrocento metri di distanza l'uno dall'altro. (p. 369)
*{{NDR|Sui [[Buddha di Bamiyan]] in [[Afghanistan]]}} I soggetti inducono a pensare che idee persiane, indiane, cinesi ed ellenistiche siano confluite a Bamiyan fra il V e il VI secolo, E interessante avere una prova di questo incontro, ma il frutto che ha prodotto non è gradevole. L'unica eccezione sta nella fila più bassa di Bodhisattva, che secondo Hackin sono più antichi di tutto il resto. Esprimono quel sentimento di calma aggraziata, ma inespressiva, che è quanto di meglio possa offrire l'iconografia buddhista. (p. 370)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Robert Byron ''La via per l'Oxiana'', Adelphi, 2000. ISBN 978-88-459-1574-1
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Byron, Robert}}
[[Categoria:Scrittori britannici]]
kgilxmoxfvrncwzftkju9yt5k2nrf6w
Template:Lingue/Dati
10
148341
1428170
1428098
2026-10-02T21:58:26Z
ItwikiBot
66727
Bot: aggiornamento dati
1428170
wikitext
text/x-wiki
{{#switch:{{{1}}}
|lingua1 = en
|voci1 = 71478
|lingua2 = it
|voci2 = 56033
|lingua3 = pl
|voci3 = 31883
|lingua4 = ru
|voci4 = 18084
|lingua5 = cs
|voci5 = 16720
|lingua6 = et
|voci6 = 13703
|lingua7 = uk
|voci7 = 12470
|lingua8 = pt
|voci8 = 12085
}}
ptmnhs748mplnnj6wln5c54sgqeumog
Giulio Bertoni
0
151364
1428119
1423894
2026-10-02T13:13:15Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ la lingua è un fatto sociale
1428119
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*La [[Linguaggio|lingua]] è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «linguaggio», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo.<ref>Da ''Lingua e poesia'', p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
n99jr1idr9csd1mg7z13i0pqubiujr2
1428120
1428119
2026-10-02T13:16:25Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ riferimenti bibliografici
1428120
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*La [[Linguaggio|lingua]] è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «linguaggio», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo.<ref>Da ''Lingua e poesia'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
6sj4kkn516ndzysaznt82vubf4dk425
1428121
1428120
2026-10-02T13:17:47Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ Internet Archive
1428121
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*La [[Linguaggio|lingua]] è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «linguaggio», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
fgs9pd8bh4aluu1lp4xduz6rau4ra8t
1428124
1428121
2026-10-02T13:22:12Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ ampliamento
1428124
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
i0f2j36yp9jrsavqgqfimeaj08qp2ix
1428126
1428124
2026-10-02T13:24:12Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ cultura, lingua; sentimento, linguaggio
1428126
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
20316my3sipytk7nwso420iu28jerfp
1428131
1428126
2026-10-02T13:36:55Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ Francesco Petrarca
1428131
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del dolce stil nuovo.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 81.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
2qv6lwlz3brqk17xvwkqlwjys9b6ais
1428132
1428131
2026-10-02T13:38:38Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ ampliamento Petrarca
1428132
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del dolce stil nuovo. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di imagini, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non istà certamente il vero e migliore Petrarca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 81.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
3am0smrdokdafvdalrcv7miujtl2uw9
1428133
1428132
2026-10-02T13:40:32Z
Gaux
18878
/* Citazioni di Giulio Bertoni */ wlink e sic
1428133
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 81.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
stejsa48yj3iy96w0me2zodbepi9axq
1428136
1428133
2026-10-02T13:55:59Z
Gaux
18878
Ludovico Ariosto
1428136
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 81.</ref>
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 10.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra.<ref>Da ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937, p. 112.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
3h2d3bwgnf5ltxbtq8razc0lqnra0rr
1428137
1428136
2026-10-02T14:00:53Z
Gaux
18878
nuova sezione
1428137
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. (p. 112)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
fzvm9z0vdocuq4bzkelys3x2rmo0x6p
1428138
1428137
2026-10-02T14:01:29Z
Gaux
18878
titolo in corsivo
1428138
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. (p. 112)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
6slla2naq7yrfphgam1x0nbvbx2d55q
1428139
1428138
2026-10-02T14:03:56Z
Gaux
18878
/* Bibliografia */ sottotitolo
1428139
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. (p. 112)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
92j58w9i0hk41bs0azerysqege9urp5
1428140
1428139
2026-10-02T14:06:32Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ ampliamento Ariosto
1428140
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal Duca (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle satire) e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
kuadukkef9vmx5gyl72x6gnnut3luzb
1428141
1428140
2026-10-02T14:12:06Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Alfonso I d'Este
1428141
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
ofk5fxlue0p7r6hu2wo6nc9njnxftx8
1428144
1428141
2026-10-02T14:24:59Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Alessandro Tassoni
1428144
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
rewuwhqitascdeytfoewedptjaelf7h
1428146
1428144
2026-10-02T14:36:43Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ altra sul Tassoni
1428146
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
kzwivxwzm8jb42tlqi3f6zwntj1n7z7
1428148
1428146
2026-10-02T14:51:00Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Giacomo Leopardi
1428148
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
en276kvelrjst1e7c31rzvj7n8hq907
1428149
1428148
2026-10-02T14:52:39Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ il vocabolario di Leopardi
1428149
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
4fd8abnhpsv2ohp5ysu0q6gn2fimhks
1428151
1428149
2026-10-02T15:12:52Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ l'arte del Leopardi
1428151
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la musica che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
gedg0ztmu5n2c8bhvxomr4ch2uj5xi0
1428153
1428151
2026-10-02T15:18:38Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ la poesia del Leopardi
1428153
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la musica che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli idillii alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
73mc2lkma9g32m6ljb8rovs0mur3a54
1428154
1428153
2026-10-02T15:19:35Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ sic e wlink
1428154
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/page/n7/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
a24zm2n5ykb4gzhggab69cgkbogvghh
1428198
1428154
2026-10-03T06:28:37Z
Gaux
18878
/* Bibliografia */ URL
1428198
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
n3iaxs6d3amg4qw5ndbvnii67tphi7e
1428200
1428198
2026-10-03T06:33:04Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Giovanni Berchet
1428200
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal De Sanctis come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
a6jbypnb0ys6rs137yp0risgt5kh5u8
1428201
1428200
2026-10-03T06:34:04Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Gaetano De Sanctis
1428201
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Gaetano De Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
k670hbuk6nvkvxukt1upie7sy0o74k3
1428203
1428201
2026-10-03T06:38:50Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ correggo: Francesco de Sanctis, no Gaetano!
1428203
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
gpfeu88oh91ccstwkli8gs8tmmkr6h6
1428205
1428203
2026-10-03T06:46:53Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ Berchet: forza e languore
1428205
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} [...] egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un sentimentalismo manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del romanticismo. (pp. 181-182)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
gsrdo8f7cum95xnj03u7vmpgoitqect
1428206
1428205
2026-10-03T06:47:51Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ wlink
1428206
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} [...] egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]]. (pp. 181-182)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
do5s7q2u9g0zgs89q2a913g7gq2znjx
1428210
1428206
2026-10-03T06:55:53Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ altra sul Berchet: la sua lingua ineguale
1428210
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} [...] egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]]. (pp. 181-182)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} La sua lingua ineguale sorge dalla sua tormentosa esperienza. Per questa sua esperienza dolente, per la sua prorompente passione, per la castità dei suoi pensieri e la nobiltà dei suoi affetti e dei suoi odi, per tutte le sue sofferenze, gli perdoniamo certe sue movenze rettoriche, certo suo artificio, certe sue combinazioni stridenti di vocaboli, e i suoi arcaismi, e le sue locuzioni o convenzionali o dissuete, e anche i suoi costrutti forzati, i suoi rapidi e improvvisi trapassi, il suo verso spezzato, il suo strano miscuglio di espressioni auliche e volgari, la sua lingua, insomma, che esce direttamente dalla concitazione psicologica e soltanto di tratto in tratto subisce quella elaborazione fantastica che la trasfigura e la fa linguaggio poetico [...]. (p. 183)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
a39o5irxanyfcs7gtsiyyvyvluyfg9p
1428211
1428210
2026-10-03T06:57:10Z
Gaux
18878
/* Lingua e poesia */ sic forme desuete
1428211
wikitext
text/x-wiki
[[File:Giulio Bertoni.jpg|thumb|Giulio Bertoni]]
'''Giulio Bertoni''' (1878 – 1942), linguista, filologo e critico letterario italiano.
==Citazioni di Giulio Bertoni==
*I pochi versi volgari (cinque sonetti in tutto), che abbiamo di [[Ercole Strozzi]], sono ben lontani dall'eguagliare, per eleganza e dignità, quelli che di lui ci sono rimasti in latino. In questi egli poté gareggiare con la musa giovanile dell'Ariosto, mentre nei sonetti in volgare rimase assai al disotto del Boiardo, pure oltrepassando i mediocri poeti in volgare del gruppo ferrarese.<ref>Da ''[https://archive.org/details/lorlandofuriosoe00bertuoft/page/n6/mode/1up L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara]'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 37.</ref>
*[...] se si pensa alle lodi che allo Strozzi, quale poeta volgare, decretò il [[Pietro Bembo|Bembo]], vien fatto di dubitare che la miglior parte della sua produzione sia andata perduta, a meno che messer Pietro, accecato dalla gioia di aver fatto una nuova e importante recluta per la lingua italiana, non abbia saputo evitare l'esagerazione.<ref>Da ''L'"Orlando furioso" e la Rinascenza a Ferrara'', Modena, Editore cav. Umberto Orlandini, 1919, Parte prima, p. 38.</ref>
==''La biblioteca estense e la {{sic|coltura}} ferrarese''==
===[[Incipit]]===
Quella gentile fioritura di studi che in Ferrara s'effonde nel sec. XV con tanta e mirabile ricchezza di colori, si presenta allo studioso delle lettere come un primaverile risveglio promosso in gran parte e favorito dalla sollecitudine e dallo zelo degli [[Este]]nsi.<br>I Principi introducono e fanno comune in Ferrara il gusto degli studi migliori con chiamare in Corte artisti e letterati, con raccoglier libri d'ogni maniera e con istituire nel loro Castello una privata libreria, documento invero preziosissimo della coltura in quei tempi in Ferrara.<br>A me, che volli, come potevo, indagare le origini ancora oscure della Biblioteca estense, parve offrirsi l'argomento con tutte le seduzioni di una grande varietà e magnificenza, qualora non mi fossi pur tenuto pago alla storia delle lettere, ma avessi anche toccato un poco quella degli usi e dei costumi. E così, procedendo nelle ricerche, i confini del mio lavoro s'allargarono e insieme divennero più chiari e definiti. Mi proposi adunque di animare d'un soffio di vita alcuni inventari di libri estensi del sec. XV e di venir ricamando intorno ad essi uno studio, che più tosto che ispirarsi a puri intendimenti bibliografici avesse lo scopo di recar qualche contributo alla miglior conoscenza della Rinascita Ferrarese e della società colta d'allora. <!-- (Prefazione, pp. IX-X) -->
===Citazioni===
*Niccolò III<ref>Niccolò III d'Este (1383-1441), marchese di Ferrara.</ref> ebbe una cura veramente singolare per [[Leonello d'Este|Leonello]], pel quale aveva chiamato in Ferrara Guarino Veronese<ref>Guarino Veronese o Guarino da Verona (1374-1460), poeta e umanista italiano.</ref> – che vi portò tutti i benefizi di un prezioso insegnamento –, e secondando le tendenze del figlio faceva ognora spese di libri e di miniature. Onde, non ci stupiremo se il governo di Leonello segnerà l'età d'oro per gli studi nel sec. XV in Ferrara. (Introduzione, p. 7)
*Frutto squisito della amorevole e attenta educazione di Guarino, il nuovo principe {{NDR|Leonello d'Este}} recò veramente nella sua corte il raggio dell'arte e delle lettere. Considerato sin qui come un innamorato degli studi, questa sua caratteristica precipua ha offuscato facilmente quanto della sua attività si riferisce al maneggio della cosa civile; ma in verità una non comune avvedutezza e un singolare accorgimento non si possono negare, a parer mio, al Marchese di Ferrara, chi esamini i dispacci degli oratori estensi, il minutario di cancelleria, i documenti insomma che si riferisco al suo breve governo. (Introduzione, p. 7)
==''Lingua e poesia''==
*La lingua è un fatto sociale, ma è anche un fenomeno individuale e personale. C'è un'anima nella lingua d'ognuno. E quest'anima è ciò che chiamiamo «[[linguaggio]]», un fluido misterioso, per cui l'espressione assume un accento, un timbro, una tonalità, una musica, un colore diverso da uomo a uomo. Non è data lingua senza «linguaggio»; non è dato «linguaggio» senza lingua. Questa si impara o si può imparare; quello, invece, non si impara. Tanta cultura quanta lingua; tanto sentimento quanto linguaggio. (p. 10)
*Il [[Francesco Petrarca|Petrarca]] può essere [...] definito l'ultimo rappresentante della tradizione poetica provenzale e stilnovistica unicamente per certi atteggiamenti del ''Canzoniere'' che si collegano all'eleganza e alla raffinatezza della tecnica dei trovatori e per un'acuta ricerca di musicalità, quale si nota nei poeti del [[Dolce stil novo|dolce stil nuovo]]. Un altro collegamento è dato da un certo artificio linguistico e da una certa fedeltà a un frasario elaborato e squisito che è dilettazione di {{sic|imagini}}, compiacimento e appagamento estetico, maestria insomma di stile. Ma in questa lingua alquanto convenzionale e tradizionale non {{sic|istà}} certamente il vero e migliore Petrarca. (p. 81)
*{{NDR|[[Ludovico Ariosto]]}} Questa fuga dal mondo, questa oscillazione fra il sogno e la realtà, è uno dei tratti salienti del suo temperamento. La sua vita appariva ai coetanei e al figlio Virgilio come sdoppiata, quasi che due fossero le sue esistenze: una ideale e poetica, l'altra pratica e terrena, e l'una senza rapporto con l'altra. C'era, insomma, un'esistenza dell'Ariosto fatta tutta di cure familiari, di assistenza ai fratelli e alle sorelle, di sollecitudine per gli incarichi affidatigli dal [[Alfonso I d'Este|Duca]] (e in questa esistenza si inserisce il poeta delle ''Satire'') e c'era un'altra vita compiutamente poetica, fatta di sogni romanzeschi e tessuta dei fili d'oro della fantasia; ma al disotto dell'una e dell'altra stava l'intimità calda e segreta dell'uomo, il centro vivo della sua anima, onde tutto traeva origine e alimento, così nel sogno, come nella realtà. (pp. 112-113)
*Visto da vicino, il [[Alessandro Tassoni|Tassoni]] non è [...] così problematico e amorale e strambo, come appare a una prima impressione. C'è un po' di dramma sotto la sua scapigliata e ineguale condotta, c'è pensosità sotto la beffa e c'è una rassegnazione, anzi un adattamento ilare e faceto, quasi giullaresco, proprio di chi ride e scherza perché non c'è altro da fare che mettere in farsa la realtà che non muta. C'è qualche pena nascosta, a tratti dimenticata, sotto lo scherno e la burla. (pp. 130-131)
*{{NDR|Alessandro Tassoni}} Tutto pieno dei suoi intenti parodistici e satirici, il poeta badò più a fare opera nuova e originale, a provocare il riso, a motteggiare, a beffare, ad assestare buoni colpi, e a menare botte da levar la pelle, che a fare opera d'arte. Nel poema l'''Oceano'', che non fu finito, il Tassoni aveva in animo di fare le sue migliori prove di poeta; ma alla ''Secchia'' non attribuiva maggiore importanza di quella che si dà a uno sfogo, a una intemerata poetica personale. Il capolavoro, coma talora accade, era uscito quasi inconsapevolmente dalle mani dell'autore, che aveva versato gran parte di sé in quelle disinvolte e allegre ottave, quasi senza avvedersene, obliandosi e perdendosi nel dilettoso gioco della sua nuova poesia. (p. 136)
*{{NDR|[[Giacomo Leopardi]]}} [...] tutta musica era la sua lingua poetica, nei momenti più felici, flautata e armonizzata con un magistero sottile di variazioni vocaliche e con un giuoco originalissimo di accenti, di pause, di rime, che i metri e le strofe usate non bastavano più a sostenere. E fu mestieri crearne altri nuovi, capaci di accogliere tanta ricchezza di occulte melodie. E il vocabolario, invece, si fece sobrio, trasparente: una dovizia di suoni servita da un parsimonioso ma eletto lessico, nuovo, personalissimo nella sua vigorosa e gentile esiguità e levità. (p. 173)
*L'arte del Leopardi [...] parla un linguaggio che non è la lingua usata, quella del nostro quotidiano consorzio con gli uomini, ma appartiene a una vita diversa più alta e pura, la quale, una volta conosciuta, illumina e profuma quest'altra vita terrena e la rende più ricca e vibrante e migliore.<br>Non c'è che la [[musica]] che possa immergere il cuore in un'estasi di luce pari a quella di certi versi sospesi come nell'incantesimo radioso' di un sogno [...]. (p. 174)
*La poesia del Leopardi, dagli {{sic|idillii}} alle odi, agli inni, alle canzoni, è una vibrazione musicale, un'armonia d'accordi e di toni. Nella più profonda anima di questo poeta, innamorato della musica, c'era tutto un tesoro di soavi melodie da prodigare al mondo. (p. 175)
*La poesia del [[Giovanni Berchet|Berchet]] è stata definita dal [[Francesco de Sanctis|De Sanctis]] come quella di un uomo amabile, malinconico, chiuso in sé come una vergine, o d'un poeta, insomma, quasi femmineo. «Una donna che parla in mezzo alla strada — egli ha scritto — ma concitata, piena d'animazione e cantando. Ecco l'immagine della poesia del Berchet». Definizione soltanto in parte esatta e corretta dallo stesso De Sanctis durante l'esame di tutta l'opera berchettiana. (p. 179)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} [...] egli raggiunge il vertice della sua arte quando forza e languore si fondono in modo che la dolcezza attenui quella forza e la forza invigorisca quella dolcezza e la salvi dal cadere in un [[sentimentalismo]] manierato. Certo, dove abbiamo questo soave contemperamento, l'effusione lirica acquista un leggiadro e commosso decoro e l'ispirazione patriottica è rivendicata alla migliore poesia del [[romanticismo]]. (pp. 181-182)
*{{NDR|Giovanni Berchet}} La sua lingua ineguale sorge dalla sua tormentosa esperienza. Per questa sua esperienza dolente, per la sua prorompente passione, per la castità dei suoi pensieri e la nobiltà dei suoi affetti e dei suoi odi, per tutte le sue sofferenze, gli perdoniamo certe sue movenze {{sic|rettoriche}}, certo suo artificio, certe sue combinazioni stridenti di vocaboli, e i suoi arcaismi, e le sue locuzioni o convenzionali o {{sic|dissuete}}, e anche i suoi costrutti forzati, i suoi rapidi e improvvisi trapassi, il suo verso spezzato, il suo strano miscuglio di espressioni auliche e volgari, la sua lingua, insomma, che esce direttamente dalla concitazione psicologica e soltanto di tratto in tratto subisce quella elaborazione fantastica che la trasfigura e la fa linguaggio poetico [...]. (p. 183)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/bibliotecaestens00bert/page/n8 La biblioteca estense e la coltura ferrarese {{small|ai tempi del duca Ercole I (1471-1505)}}]'', Torino, Casa editrice Ermanno Loescher, 1903.
*Giulio Bertoni, ''[https://archive.org/details/BertoniLinguaPoesia/mode/1up Lingua e poesia {{small|(Saggi di critica letteraria)}}]'', Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1937.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Bertoni, Giulio}}
[[Categoria:Critici letterari italiani]]
[[Categoria:Filologi italiani]]
[[Categoria:Linguisti italiani]]
p1hxvsz1zkju750qft9evxia5j1blqn
Discussioni utente:Mirandole-75
3
158206
1428158
988777
2026-10-02T15:45:03Z
Céréales Killer
41704
Céréales Killer ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Jgaignerot]] a [[Discussioni utente:Mirandole-75]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Jgaignerot|Jgaignerot]]" a "[[Special:CentralAuth/Mirandole-75|Mirandole-75]]"
988777
wikitext
text/x-wiki
{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 14:03, 5 giu 2019 (CEST)}}
fjqi791o2akrwfkfck8ivhy9owdthw8
Marcel Thiry
0
162228
1428172
1279625
2026-10-02T23:17:47Z
Udiki
86035
+wl e aggiustamenti
1428172
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:THIRY Marcel.gif|thumb|Marcel Thiry]]
'''Marcel Thiry''' (1897 – 1977), poeta, scrittore e politico belga.
==''Distanze''==
===[[Incipit]]===
Nello stesso momento, quel due giugno, erano le sette di sera a Liegi e mezzogiorno sulla California. Alla fine di quella giornata, un martedì, Désirée sarebbe giunta al termine del suo viaggio di nozze, a Santa Barbara, sulla costa di Los Angeles, dove le palme dai datteri biondi e le colate di fiori precipitano dalle rocce rosa fin dentro l'onda pacifica. Almeno così il signor Cauche, suo padre, immaginava quella vaga riviera, mentre costeggiava come ogni sera, nella soddisfazione della giornata conclusa e della corrispondenza firmata, il grande giardino suburbano che recinge la casa ed i locali commerciali del signor Ambert. Quel diversivo rallentava appena il trotterellare da somarello laborioso ch'era diventato l'incedere naturale dell'impiegato ammaestrato da trent'anni a far la spola frettolosamente tra l'ufficio e l'abitazione vicina. Le sette; ma ben sapeva che laggiù la giovane coppia disponeva ancora di un pomeriggio di azzurro assoluto e di strada bella prima di scorgere la riva del mare e di fermarvisi per tre settimane.
===Citazioni===
*La [[morte]] non è altro che una grandissima distanza. (Signorina Ariadne Ambert: IV, p. 51)
*Può il condannato a morte rallentare l'ultimo minuto attribuendo il prezzo più intenso ad ognuno dei sessanta secondi che lo compongono? Sessanta è pure un numero cospicuo, soprattutto quando si tratta del numero totale di quanto rimane da vivere. (V, p. 57)
*[...] quanti attimi viviamo veramente? Non ne facciamo un immenso sciupìo, con distrazioni, occupazioni futili e sciocche, con la pigrizia, con le usanze che ci schiavizzano, con le fatiche contro le quali potremmo vaccinarci? Ogni ora ci dona sessanta minuti; a quanti minuti in un'ora prestiamo attenzione, quanti minuti in un'ora trasformiamo in ricordo? (V, p. 57)
*Dicendo che qualcuno è vivo per noi intendiamo questo: lo vediamo, lo sentiamo, lo leggiamo, in un suo istante che sia nuovo per noi, anche se è trascorso per lui. La stella che vediamo è viva per noi anche se è morta da mille anni. Ma dal momento in cui i suoi raggi luminosi cessano di raggiungerci, essa cessa di vivere per noi. (V, p. 72)
==''Scacco al tempo''==
===[[Incipit]]===
Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla ''Carmen'' il [[Letteratura carceraria|racconto del carcerato]] ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore può inserire di tanto in tanto un'apostrofe diretta che ottenga un piacevole effetto di autenticità, quando don José o il suo discendente romanzesco, alla svolta del racconto, si rivolge al suo confidente, lo chiama signore, e lascia presagire l'epilogo parlando dalla sua cella. È soltanto un tocco, ma coglie nel segno.
===Citazioni===
*Una piccola [[libertà]], una volta generata, è un essere vivente, che cresce in maniera ineluttabile e un po' spaventosa, come un albero o come un bambino. (Gustave Dieujeu:<ref>Jocadeus, nella versione italiana.</ref> II, pp. 14-15)
*— La [[parola]] è pericolosa, disse {{ndr|Leslie Hervey}}, è difficile capirsi con le parole. (V, p. 37)
*L'uomo è soggiogato a tutto, e prima di ogni altra cosa alle conseguenze dei suoi gesti. È questo, innanzitutto, a far sì che non possiamo neppure concepire la speranza di essere liberi: il fatto che ogni causa sia seguita da un effetto. Sei forse libero di spillare il vino senza berlo, e di bere senza ubriacarti, e di ubriacarti senza rovinarti il fegato? Che orribile esistenza è questa nella quale non si può risparmiare senza arricchirsi, né buttar soldi dalla finestra senza andare in rovina, né far l'amore senza avere un figlio, né — ascoltami bene — né vivere un giorno senza essere più vecchio di un giorno! (Jules Axidan:<ref>De Sastrus, nella versione italiana.</ref> V, p. 38)
*L'uomo è talmente assoggettato a questa nozione {{ndr|la Causa}} che, persino nei suoi momenti di diversivo, non fa che giocare alle cause e agli effetti. Mai un istante di libertà, di gratuità... Ha inventato le carte perché l'asso imponga le sue regole su tutte le altre figure, perché la distrazione venga punita e sia ricompensato il ragionamento calcolatore. Ha inventato il gioco degli scacchi perché ogni colpo giocato prolunghi, fino al termine della partita, l'ineluttabile successione delle sue conseguenze. Ha inventato il calcio e il tennis perché le leggi della balistica vengano rigorosamente rispettate, perché il colpo di piede o il colpo della racchetta richiamino inevitabilmente l'esatta traiettoria ''causata''. Ebbene! esiste un altro gioco, solo un altro, che non ha bisogno di cause. Questo gioco si chiama Poesia. È lei che libera gli uomini. (Jules Axidan: V, p. 42)
*Il calcolo delle probabilità! È lui che regna su questo mondo soggiogato... [...] Ebbene! questa è la vera stupidità umana, è la calamità che pesa sulla nostra razza dal tempo dei tempi... Perché questo sciocco calcolo tralascia qualche cosa, e cioè che il caso è maestro; in tutte le alternative di fronte alle quali ci poniamo delle domande, è il caso a decidere. E sceglie soltanto tra due soluzioni, non una di più. [...] Compri questa sera un biglietto della lotteria; da uomo qual sei, fai il tuo bel calcolo delle probabilità e dici: «Ci sono cinquecentomila biglietti, ho una possibilità contro quattrocentonovantanovemilanovecentonovantanove di vincere il milione». E invece proprio per niente: hai una possibilità su due. Perché dopo l'estrazione ci saranno, per te, soltanto due possibilità. O avrai vinto, oppure avrai perso. Il ''caso'', signore di noi tutti, avrà scelto una di queste due soluzioni, non un'altra... (Jules Axidan: V, pp. 43-44)
*{{ndr|I personaggi [[re]]gali}} [...] sanno che per loro è impossibile uscire dal seminato della buona creanza, perché la buona creanza consiste nel fare esattamente ciò che fanno. (Gustave Dieujeu: XIII, p. 122)
*Lo schiavo che soffre un giorno si libererà. Ma chi non conosce la sua [[catena]], come potrebbe mai liberarsi? (Jules Axidan: XIII, p. 123)
*[...] essere soli o in mezzo alla folla dà la stessa sensazione di [[anonimato]]. (Gustave Dieujeu: XIII, p. 124)
*[...] a una certa altezza dell'[[amore]], si vedono cadere gli orpelli del romanzesco e del petrarchismo, e rimangono soltanto, nudi e violenti, lo stimolo fisico e la verità dei corpi [...]. (Gustave Dieujeu: XVII, p. 167)
*Quale [[errore]] è mai necessario per la riuscita? Quale distrazione di vasaio per scoprire lo smalto, quale lacrima caduta nel crogiolo per formare la [[pietra filosofale]]? (Gustave Dieujeu: XVII, p. 170)
*So che qualunque istante, e tutti questi milioni di istanti di cui sono fatte le mie lunghe giornate, sono altrettanti milioni di sorgenti dalle quali partono, come da un incrocio illimitato, tutti i raggi di tutte le possibilità. E so che tra questi raggi divergenti non è immaginabile una comunicazione. So dunque che tutto ciò che è possibile esiste simultaneamente. (Gustave Dieujeu: XX, p. 199)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Marcel Thiry, ''Distanze'', traduzione di Giovanna Marsiglia, Sellerio, 1992.
*Marcel Thiry, ''Scacco al tempo'', introduzione, traduzione e dossier di Chiara Elefante, Panozzo, Rimini, 1998. ISBN 88-86397-47-X.
{{DEFAULTSORT:Thiry, Marcel}}
[[Categoria:Poeti belgi]]
[[Categoria:Politici belgi]]
[[Categoria:Scrittori belgi]]
lmgt5fe7mn7mhv7ljennnidl8b60arp
1428173
1428172
2026-10-02T23:20:35Z
Udiki
86035
+ip
1428173
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:THIRY Marcel.gif|thumb|Marcel Thiry]]
'''Marcel Thiry''' (1897 – 1977), poeta, scrittore e politico belga.
==''Distanze''==
===[[Incipit]]===
Nello stesso momento, quel due giugno, erano le sette di sera a Liegi e mezzogiorno sulla California. Alla fine di quella giornata, un martedì, Désirée sarebbe giunta al termine del suo viaggio di nozze, a Santa Barbara, sulla costa di Los Angeles, dove le palme dai datteri biondi e le colate di fiori precipitano dalle rocce rosa fin dentro l'onda pacifica. Almeno così il signor Cauche, suo padre, immaginava quella vaga riviera, mentre costeggiava come ogni sera, nella soddisfazione della giornata conclusa e della corrispondenza firmata, il grande giardino suburbano che recinge la casa ed i locali commerciali del signor Ambert. Quel diversivo rallentava appena il trotterellare da somarello laborioso ch'era diventato l'incedere naturale dell'impiegato ammaestrato da trent'anni a far la spola frettolosamente tra l'ufficio e l'abitazione vicina. Le sette; ma ben sapeva che laggiù la giovane coppia disponeva ancora di un pomeriggio di azzurro assoluto e di strada bella prima di scorgere la riva del mare e di fermarvisi per tre settimane.
===Citazioni===
*La [[morte]] non è altro che una grandissima distanza. (Signorina Ariadne Ambert: IV, p. 51)
*Può il condannato a morte rallentare l'ultimo minuto attribuendo il prezzo più intenso ad ognuno dei sessanta secondi che lo compongono? Sessanta è pure un numero cospicuo, soprattutto quando si tratta del numero totale di quanto rimane da vivere. (V, p. 57)
*[...] quanti attimi viviamo veramente? Non ne facciamo un immenso sciupìo, con distrazioni, occupazioni futili e sciocche, con la pigrizia, con le usanze che ci schiavizzano, con le fatiche contro le quali potremmo vaccinarci? Ogni ora ci dona sessanta minuti; a quanti minuti in un'ora prestiamo attenzione, quanti minuti in un'ora trasformiamo in ricordo? (V, p. 57)
*Dicendo che qualcuno è vivo per noi intendiamo questo: lo vediamo, lo sentiamo, lo leggiamo, in un suo istante che sia nuovo per noi, anche se è trascorso per lui. La stella che vediamo è viva per noi anche se è morta da mille anni. Ma dal momento in cui i suoi raggi luminosi cessano di raggiungerci, essa cessa di vivere per noi. (V, p. 72)
==''Scacco al tempo''==
===[[Incipit]]===
Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla ''Carmen'' il [[Letteratura carceraria|racconto del carcerato]] ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore può inserire di tanto in tanto un'apostrofe diretta che ottenga un piacevole effetto di autenticità, quando don José o il suo discendente romanzesco, alla svolta del racconto, si rivolge al suo confidente, lo chiama signore, e lascia presagire l'epilogo parlando dalla sua cella. È soltanto un tocco, ma coglie nel segno.
===Citazioni===
*Una piccola [[libertà]], una volta generata, è un essere vivente, che cresce in maniera ineluttabile e un po' spaventosa, come un albero o come un bambino. (Gustave Dieujeu:<ref>Jocadeus, nella versione italiana.</ref> II, pp. 14-15)
*— La [[parola]] è pericolosa, disse {{ndr|Leslie Hervey}}, è difficile capirsi con le parole. (V, p. 37)
*L'uomo è soggiogato a tutto, e prima di ogni altra cosa alle conseguenze dei suoi gesti. È questo, innanzitutto, a far sì che non possiamo neppure concepire la speranza di essere liberi: il fatto che ogni causa sia seguita da un effetto. Sei forse libero di spillare il vino senza berlo, e di bere senza ubriacarti, e di ubriacarti senza rovinarti il fegato? Che orribile esistenza è questa nella quale non si può risparmiare senza arricchirsi, né buttar soldi dalla finestra senza andare in rovina, né far l'amore senza avere un figlio, né — ascoltami bene — né vivere un giorno senza essere più vecchio di un giorno! (Jules Axidan:<ref>De Sastrus, nella versione italiana.</ref> V, p. 38)
*L'uomo è talmente assoggettato a questa nozione {{ndr|la Causa}} che, persino nei suoi momenti di diversivo, non fa che giocare alle cause e agli effetti. Mai un istante di libertà, di gratuità... Ha inventato le carte perché l'asso imponga le sue regole su tutte le altre figure, perché la distrazione venga punita e sia ricompensato il ragionamento calcolatore. Ha inventato il gioco degli scacchi perché ogni colpo giocato prolunghi, fino al termine della partita, l'ineluttabile successione delle sue conseguenze. Ha inventato il calcio e il tennis perché le leggi della balistica vengano rigorosamente rispettate, perché il colpo di piede o il colpo della racchetta richiamino inevitabilmente l'esatta traiettoria ''causata''. Ebbene! esiste un altro gioco, solo un altro, che non ha bisogno di cause. Questo gioco si chiama Poesia. È lei che libera gli uomini. (Jules Axidan: V, p. 42)
*Il calcolo delle probabilità! È lui che regna su questo mondo soggiogato... [...] Ebbene! questa è la vera stupidità umana, è la calamità che pesa sulla nostra razza dal tempo dei tempi... Perché questo sciocco calcolo tralascia qualche cosa, e cioè che il caso è maestro; in tutte le alternative di fronte alle quali ci poniamo delle domande, è il caso a decidere. E sceglie soltanto tra due soluzioni, non una di più. [...] Compri questa sera un biglietto della lotteria; da uomo qual sei, fai il tuo bel calcolo delle probabilità e dici: «Ci sono cinquecentomila biglietti, ho una possibilità contro quattrocentonovantanovemilanovecentonovantanove di vincere il milione». E invece proprio per niente: hai una possibilità su due. Perché dopo l'estrazione ci saranno, per te, soltanto due possibilità. O avrai vinto, oppure avrai perso. Il ''caso'', signore di noi tutti, avrà scelto una di queste due soluzioni, non un'altra... (Jules Axidan: V, pp. 43-44)
*{{ndr|I personaggi [[re]]gali}} [...] sanno che per loro è impossibile uscire dal seminato della buona creanza, perché la buona creanza consiste nel fare esattamente ciò che fanno. (Gustave Dieujeu: XIII, p. 122)
*Lo schiavo che soffre un giorno si libererà. Ma chi non conosce la sua [[catena]], come potrebbe mai liberarsi? (Jules Axidan: XIII, p. 123)
*[...] essere soli o in mezzo alla folla dà la stessa sensazione di [[anonimato]]. (Gustave Dieujeu: XIII, p. 124)
*[...] a una certa altezza dell'[[amore]], si vedono cadere gli orpelli del romanzesco e del petrarchismo, e rimangono soltanto, nudi e violenti, lo stimolo fisico e la verità dei corpi [...]. (Gustave Dieujeu: XVII, p. 167)
*Quale [[errore]] è mai necessario per la riuscita? Quale distrazione di vasaio per scoprire lo smalto, quale lacrima caduta nel crogiolo per formare la [[pietra filosofale]]? (Gustave Dieujeu: XVII, p. 170)
*So che qualunque istante, e tutti questi milioni di istanti di cui sono fatte le mie lunghe giornate, sono altrettanti milioni di sorgenti dalle quali partono, come da un incrocio illimitato, tutti i raggi di tutte le possibilità. E so che tra questi raggi divergenti non è immaginabile una comunicazione. So dunque che tutto ciò che è possibile esiste simultaneamente. (Gustave Dieujeu: XX, p. 199)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Marcel Thiry, ''Distanze'', traduzione di Giovanna Marsiglia, Sellerio, 1992.
*Marcel Thiry, ''Scacco al tempo'', introduzione, traduzione e dossier di Chiara Elefante, Panozzo, Rimini, 1998. ISBN 88-86397-47-X.
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Marcel Thiry|w_site=fr}}
{{DEFAULTSORT:Thiry, Marcel}}
[[Categoria:Poeti belgi]]
[[Categoria:Politici belgi]]
[[Categoria:Scrittori belgi]]
8qdsi5rpe9mui19td9wzbn8flcyosz2
Appennini
0
170932
1428129
1143756
2026-10-02T13:30:11Z
Spinoziano
2297
piccole sistemazioni
1428129
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Italia fisica appennini.png|thumb|Gli Appennini]]
Citazioni sugli '''Appennini'''.
*Gli Appennini sono per me un pezzo meraviglioso del creato. Alla grande pianura della regione padana segue una catena di monti che si eleva dal basso, per chiudere verso sud il continente fra i due mari. Se la struttura di questi monti non fosse troppo scoscesa, troppo elevata sul livello del mare e così stranamente intricata; se avesse potuto permettere al flusso e riflusso di esercitare in epoche remote la loro azione più a lungo, di formare delle pianure più vaste e quindi inondarle, questa sarebbe stata una delle contrade più amene nel più splendido clima, un po' più elevata che nel resto del paese. Ma così è un bizzarro groviglio di pareti montuose a ridosso l'una dell'altra; spesso non si può nemmeno distinguere in quale direzione scorra l'acqua. Se le valli fossero meglio colmate e le pianure più regolari e più irrigue, si potrebbe paragonare questa regione alla Boemia; con la differenza che qui le montagne hanno un carattere sotto ogni aspetto diverso. Ma non si deve tuttavia immaginarsi un deserto, bensì una regione quasi dappertutto coltivata benché montuosa. I castagni prosperano egregiamente; il frumento è bellissimo e le messi ormai verdeggianti. ([[Johann Wolfgang von Goethe]], ''[[Viaggio in Italia (saggio)|Viaggio in Italia]]'')
*L'Appennino è una montagna a dimensione umana: abitabile e abitato da così lungo tempo da essere, il lavorio dell'uomo nei secoli, parte sostanziale del paesaggio. Tanto geografia che storia. È nella civiltà dell'abitare, nella coltura che ne ha determinato la cultura, nel racconto, in tutto ciò che colgono i sensi, che risuona la presenza di chi ci ha preceduto. Creazione e Creature trovano compimento e non ci sono morti alla fine del tempo. ([[Giovanni Lindo Ferretti]])
==Voci correlate==
*[[Alpi]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt=Appennini|preposizione=sugli|w_preposizione=riguardante gli}}
{{s}}
[[Categoria:Catene montuose]]
[[Categoria:Montagne d'Italia]]
d92hmwfe4wqn5v147qnszm6ig7hm6pr
Elodie
0
177511
1428187
1362502
2026-10-03T03:42:45Z
~2026-52959-00
108557
1428187
wikitext
text/x-wiki
[[File:MKr387602 Elodie di Patrizi (Fuori, Cannes 2025).jpg|thumb|Elodie nel 2025]]
'''Elodie''', pseudonimo di '''Elodie Di Patrizi''' (1990 – vivente), cantautrice, attrice e modella italiana.
==Citazioni di Elodie==
{{cronologico}}
*Mi piace mettermi in difficoltà, alzare di volta in volta l'asticella per capire se sono all'altezza.<ref name="Manca">Citato in Mario Manca, ''[https://www.vanityfair.it/show/tv/2020/02/13/elodie-intervista-assedio-musica-infanzia-marracash Elodie: «Il bisogno di sentirmi libera»]'', ''vanityfair.com'', 13 febbraio 2020.</ref>
*Mi preoccupavo di quello che diceva la gente: sono sempre stata un'amante della libertà, ma mi sono subito resa conto che non tutti sono così. Sopratutto quando sei una ragazzina e il giudizio è difficile da combattere se non hai abbastanza armi a disposizione.<ref name="Manca"/>
*Oggi non mi sento tormentata e sono piuttosto lucida riguardo a quello che è stato. Considero il mio passato la mia fortuna: mi ha dato la possibilità di vedere la vita cruda fin dall'inizio e non l'ho subìta.<ref>Dall'intervista di Chiara Maffioletti, ''[https://www.corriere.it/spettacoli/20_ottobre_04/elodie-io-cresciuta-droga-famiglia-amiche-incinte-15-anni-ma-si-puo-venirne-fuori-1f3bf752-05c3-11eb-867c-57744a2cabe2.shtml Elodie: «Io, cresciuta al Quartaccio fra droga in famiglia e amiche incinte a 15 anni. Ma si può venirne fuori»]'', ''corriere.it'', 4 ottobre 2020.</ref>
*A 22 mi sono tatuata una croce sul braccio. Significato? Oggi mi viene da sorridere: ognuno deve portare la croce propria. Avevo l'attitudine della crocerossina e mi caricavo di problemi più grandi di me: se avessi scalato la montagna mi sarei sentita potente, ovviamente era una scusa per non scalare la montagna che avevo dentro…<ref>Dall'intervista di Maria Laura Giovagnini, ''[https://www.iodonna.it/spettacoli/musica/2020/12/05/elodie-sono-una-tigre-ma-in-amore-divento-un-po-geisha/ Elodie: «Sono una tigre ma con Fabio divento geisha»]'', ''iodonna.it'', 5 dicembre 2020.</ref>
*{{NDR|Su [[Giorgia Meloni]]}} Una donna che parla come un uomo del 1922. [...] È incredibile come sia violenta, come sia poco donna. Sembra un gioco della sorte simpatico. Gli aspetti positivi li avrà, ma ben nascosti sicuramente. Forse ce n'è uno, che è determinata, ma questo non sempre è un bene.<ref>Da un'intervista alla 79ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, 4 settembre 2022; citato in Gaia Martino, ''[https://www.fanpage.it/spettacolo/personaggi/elodie-a-venezia-79-giorgia-meloni-parla-come-un-uomo-del-1922-violenta-e-poco-donna/ Elodie: "Giorgia Meloni parla come un uomo del 1922, i suoi lati positivi sono ben nascosti"]'', ''fanpage.it'', 5 settembre 2022.</ref>
*Sono una donna di [[sinistra]], sono cresciuta con questi valori. Vengo dalla periferia, credo che la sinistra dovrebbe essere vicina ai diritti, alla gente che ha bisogno di essere rappresentata e ascoltare la gente che ha bisogno di essere ascoltata.<ref>Dall'intervista di Diego Bianchi a ''Propaganda Live'', LA7, 30 settembre 2022; citato in un [https://twitter.com/welikeduel/status/1575938604064333824 post] sul profilo ufficiale @welikeduel, ''twitter.com'', 30 settembre 2022.</ref>
*Sono fiera ed orgogliosa di essere [[donna]], se potessi rinascere nascerei sempre donna.<ref>Dall'intervista di Andrea Conti, ''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/02/03/sanremo-2023-elodie-a-fqmagazine-con-iannone-sono-molto-felice/6984418/ Sanremo 2023, Elodie a FQMagazine: "Con Iannone sono molto felice. Ho capito cosa non voglio. 'Due'? Nasce da una coincidenza che ho colto al volo"]'', ''ilfattoquotidiano.it'', 3 febbraio 2023.</ref>
*{{NDR|Sul sostegno alla comunità LGBT}} Ho sempre fatto parte di una minoranza, lo sottolineo perché è proprio questo che mi ha portato a prendere le loro difese. Ho sempre lottato contro le ingiustizie, sin dai tempi della scuola, le vivevo sulla mia pelle. Se oggi posso esprimermi e parlare anche per qualcun altro, lo faccio ben volentieri. A me piace l'idea di dare fastidio senza fare niente di male.<ref>Dall'intervista di [[Fabio Fazio]] a ''Che tempo che fa'', Nove, 12 novembre 2023; citato in Marzia Nicolini, ''[https://www.vanityfair.it/article/elodie-che-tempo-che-fa-mi-piace-idea-dare-fastidio-senza-fare-niente-di-male Elodie a Che tempo che fa: «Mi piace l'idea di dare fastidio senza fare niente di male»]'', ''vanityfair.it'', 13 novembre 2023.</ref>
*Io sono fan sfegatata di una maledetta che non fa neanche più musica, purtroppo, ovvero [[Rihanna]], l'unica da cui mi farei prendere a schiaffi. Rihanna ha fatto delle grandi cose [...]. Ma purtroppo non fa più musica da anni, dovremmo inginocchiarci e chiederle perché!<ref>Dall'intervista di [[Linus (deejay)|Linus]] e [[Nicola Savino]] a ''Deejay chiama Italia'', Radio Deejay; citato in Fabiano Minacci, ''[https://www.biccy.it/elodie-qual-e-la-sua-popstar-preferita-poi-confessa-taylor-swift-non-e-il-mio-genere/ Elodie, qual è la sua popstar preferita. Poi confessa: "Taylor Swift non è il mio genere"]'', ''biccy.it'', 4 gennaio 2025.</ref>
{{Int|''[https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/10/06/elodie-le-polemiche-sul-mio-nudo-sono-femminista-il-mio-e-un-manifesto-politico-di-donna-libera-sono-arrabbiata-e-offesa-per-il-mio-pubblico-lgbtq-colpito-sempre-dalle-stesse-persone/7315425/ Elodie: "Le polemiche sul mio nudo? Sono femminista, il mio è un manifesto politico di donna libera. Sono arrabbiata e offesa per il mio pubblico LGBTQ+, colpito sempre dalle stesse persone"]''|Intervista di Andrea Conti, ''ilfattoquotidiano.it'', 6 ottobre 2023.}}
*Sono femminista, il mio è un manifesto politico di donna libera. Nessuno dovrebbe gridare allo scandalo perché il corpo è mio, il corpo è delle donne. Dobbiamo ricordarcelo, soprattutto in questo momento storico dove ne vediamo di tutti i colori. C'è chi ha detto che non c'era bisogno di mostrarmi nuda... {{NDR|«Non sei d’accordo?»}} Non solo non sono d'accordo ma oggi più che mai dobbiamo scegliere come esprimerci. Per me l'arte è libertà. Sono stata fortunata perché ho vissuto in una famiglia dove non c'era pudore. C'è gente che dovrebbe aver pudore per i pensieri che fa e non certo per quello che mostra.
*Le donne sono sempre state maltrattate se guardiamo la storia. Oggi accade non solo alle donne, ma anche alle trans donne. Il momento è giusto per puntare i piedi, non mostrare paura, ritorno a dirlo. Non dobbiamo fare passi indietro, lasciando spazio alla misoginia. {{NDR|«Da dove deriva la misoginia?»}} Dal fatto che l'uomo ha sempre avuto paura delle donne perché la donna crea. La misoginia, così come il razzismo, deriva dalla paura del diverso. Gli uomini hanno paura di noi perché siamo speciali. In passato ci sono stati uomini che mi hanno fatta sentire in difetto, oggi grazie anche alla terapia ho imparato ad amarmi. Dobbiamo essere unite e non imitare l'atteggiamento misogino degli uomini. Solo restando unite possiamo avere un dialogo costruttivo con gli uomini.
*C'è gente che commenta e giudica ancora l'essere umano e la sua libertà. Ho trovato anche abominevole che in alcuni casi si sia ritirato il patrocinio al Pride. Un gesto violento. Mi sento offesa e arrabbiata perché stiamo correndo indietro invece di lanciare un messaggio preciso. E poi sono sempre gli stessi a parlare di queste cose.
*Siamo vittime di una visione retrograda sulla immagine della donna. A lei {{NDR|Annalisa}} è stato chiesto anche com'è la sua vita dopo il matrimonio... E lei giustamente ha risposto che non era cambiato nulla. Ma che domanda è? Così come alle campionesse mondiali sportive chiedono dei vestiti... C'è tanto lavoro da fare ancora, ci vuole tanta pazienza, ma piano piano scardinando il sistema ci arriveremo. Di certo io non vivrò abbastanza da vedere i risultati di questo lavoro.
{{Int|''[https://www.gqitalia.it/article/elodie-tour-clubtape-intervista Elodie è la prima vera pop star italiana]''|Intervista di Clara Mazzoleni, ''gqitalia.it'', 24 novembre 2023.}}
*Secondo me c'è un problema serissimo che riguarda proprio il pensare che la politica non sia dei cittadini ma solo di chi la fa. Io sono una cittadina, quindi, come tutti, ho il diritto di esprimere la mia opinione. C'è chi pensa che ognuno dovrebbe stare nel suo cassetto: chi fa il mio lavoro, ad esempio, dovrebbe parlare solo delle canzoni, della musica e basta. Così, passivamente, senza interrogarsi su niente. Ma c'è anche chi pensa: ma stai zitta tu, chi sei, ma che ne sai. Senza considerare che, sai, ci può stare che rispetto alla fascia da cui provengo, certo, ovviamente sto meglio. Questo, però, non significa che quindi ho meno diritti, come se avessi rubato: io lavoro, pago le tasse (tante), contribuisco attivamente. Ci siamo dimenticati a cosa serviamo: non è che io vivo dentro una casa senza preoccuparmi del prossimo e rido sbattendogli i soldi in faccia. Non vivo così e non mi interessa. A volte percepisco che c'è una visione distorta, come se chi fa il mio lavoro vivesse in un mondo e i cittadini che fanno lavori più "ordinari" in un altro, ma non è così.
*[...] ci sono dei brand che se ci fai caso raccontano proprio la svolta del coatto. Cioè tu devi pensare che se magari come me arrivi dalla casa popolare avere un risultato è ancora più complesso perché devi affrontare un sacco di complicazioni, quindi il successo del coatto è ancora più eclatante e in quanto tale dev'essere celebrato, esibito. [...] Quindi in realtà esiste un rapporto molto forte tra i coatti e la moda.
*[...] la bellezza della [[moda]] è proprio questo, che puoi raccontare chi sei, come ti senti, mettendo dei vestiti, no? Quindi scegliendo un outfit in qualche modo. E puoi raccontare, "aumentare" il tuo messaggio, che è importante e utile, soprattutto per chi fa il mio lavoro. Sul palco un vestito ti aiuta a raccontarti meglio, a sentirti più a tuo agio, più forte o più fragile o più dolce. In qualche modo racconta un tuo essere, un tuo sentire. Il rovescio della medaglia è che ti intrappola. La moda può diventare anche un nemico, no? Perché quello che indossi racconta qualcosa di te. Sempre. Quindi puoi anche diventarne schiavo. Alla fine è uno schema, è uno schema che ti metti addosso e che quindi può rischiare di comunicare solo una certa cosa, no?
*Guarda, c'è stato un momento della mia vita in cui mi sono rasata a zero. Ero molto vanitosa, mi dovevo specchiare in ogni vetrina e questa cosa mi faceva un po' soffrire. [...] Però un po' mi pesava anche, cioè io mi sentivo molto più di quello, molto più di un bell'involucro. Quando mi sono rasata a zero ho scoperto un altro tipo bellezza. Oddio, in realtà quando mi sono guardata allo specchio mi sono messa a piangere. Quindi sul momento no, non mi sono trovata piacente, poi in realtà mi sono sentita molto più figa. Meno bella di prima, ma più figa, capisci cosa intendo? Considera che era un periodo in cui ero anche un po' agitata nella mia vita, cominciavo a farmi domande, a chiedermi cos'avrei fatto da grande... quindi ero molto più magra di adesso, e già sono magra. Quando i capelli erano cresciuti di qualche millimetro li avevo fatti verde prato. Tutti mi dicevano: perché? Ma io mi sentivo una figa incredibile, molto più in quel momento che avevo le mie fragilità spiattellate in faccia a chiunque rispetto a qualche anno prima. Oggi mi piaccio più dentro che fuori, sento che posso permettermi di piacermi. Perché a un certo punto non capivo se mi piacevo solo esteticamente o come essere umano, dovevo capire.
*Io guardo tanto i movimenti del corpo che comunque raccontano molto di più di un naso o di una bocca, raccontano una storia interessante da vedere.
*C'è chi pensa che io mi spogli per gli uomini, ma quando mai? Spogliarsi è un gioco, può raccontare, significa sentirsi liberi di esprimersi nello spazio. Il tipo di risposta che ho ricevuto però dimostra quanto il corpo sia ancora un argomento complesso per noi donne.
*[[Milano]] è una città dove stai per lavorare. Certo, è una città produttiva, però mi mette l'ansia pensare di viverci da grande. Troppi, troppi input che non mi servono.
{{Int|''[https://www.rollingstone.it/musica/elodie-sanremo-il-cinema-gli-stadi-non-ricorro-il-sold-out-ricordo-da-dove-vengo/956564/ Elodie, Sanremo, il cinema, gli stadi: «Non rincorro il sold out, ricordo da dove vengo»]''|Citato in ''rollingstone.it'', 21 dicembre 2024.}}
*Io non scrivo, interpreto. Mi piace molto di più.
*Il cinema mi ha aiutato ad esplorare vite che non mi apparterranno mai.
*Dopo quel Festival 2017 non sapevo più bene cosa fare. Volevano fare di me una Mia Martini, io volevo essere leggera e felice. Piuttosto che continuare così sarei tornata a fare la cubista.
==Citazioni su Elodie==
*Elodie non cerca il consenso altrui, anzi: è proprio il dissenso che deriva dal rappresentarsi e mettersi in scena come preferisce, senza far niente di male, a creare quel fastidio che le piace. È un'affermazione che potrebbe applicarsi identica a chiunque. A chiunque esca di casa vestito in un certo modo o con un taglio di capelli che lo aggrada e che magari non è condiviso dai passanti. In più Elodie è una popstar e come tutte le popstar di questo mondo adopera il proprio corpo come uno strumento del comunicare o addirittura come un'opera d'arte, in cui l'abito svolge la stessa funzione del colore sulla tela. ([[Fabio Fazio]])
*Nella storia della musica Elodie non è la prima a esibire un nudo spudorato, ma lo fa in modo naturale e questo dà fastidio perché la società patriarcale vuole coprire le donne, vuole dire loro cosa fare: la donna è sempre svalutata, criticata; chi va controcorrente fa paura, viene attaccato. Spero che un giorno Elodie possa fare un concerto nuda senza che nessuno le dica niente. ([[BigMama]])
*Non è concepibile che una donna si spogli per sé stessa, come gesto di libertà o di provocazione, e non per piacere agli uomini. [...] non è tollerabile che una donna diventi simbolo della comunità Lgbtq, che disponga di sé come preferisce, che parli di diritti o di politica magari criticando il governo. Ha ragione Elodie quando dice che le polemiche intorno al suo "spogliarsi" dimostrano quanto il corpo sia un argomento complicato per le donne. Nessuno si sognerebbe di stigmatizzare Roberto Bolle quando balla a torso nudo su un palco o [...] un calciatore che si toglie la maglietta a fine partita. [...] Per qualcuno Elodie è sempre "troppo nuda". Il problema è proprio che quel qualcuno pensa di avere il diritto di ritenersi metro di misura e giudice eletto non si sa da chi per dettare le regole e stabilire la morale. Per poter pesare quel che è equo e quel che è troppo. [...] Questo è intollerabile. Non l'esibizione di una popstar che fa la popstar. ([[Fabio Fazio]])
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Elodie}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Cantautori italiani]]
[[Categoria:Modelli italiani]]
n4w3un530p41m1v6kc8zpupqqubkbmx
Sarane Alexandrian
0
186727
1428169
1272786
2026-10-02T21:52:41Z
Udiki
86035
Non è un abbozzo
1428169
wikitext
text/x-wiki
[[File:Père-Lachaise - Division 87 - Columbarium 40000-40071.jpg|thumb|La sepoltura di Sarane Alexandrian (in alto, quarta da destra)]]
'''Sarane Alexandrian''' (1927 – 2009), filosofo, saggista, scrittore e critico d'arte francese.
==''Storia della letteratura erotica''==
===[[Incipit]]===
Non sempre la [[letteratura erotica]] ha goduto di cattiva fama, e ha costretto i suoi autori all'anonimato, le sue opere a una diffusione clandestina. Presso gli antichi Greci e Romani poteva esprimersi alla luce del giorno; era praticata dai migliori autori apertamente e ne divertiva i lettori senza falsi pudori. Semplicemente, non aveva posto nel genere elevato, che comprendeva la tragedia e l'epopea, ma le veniva assegnato quello familiare della commedia, della novella, della poesia elegiaca, satirica o epigrammatica.<br>Furono i Greci ad aprire la strada, visto che l'antica tradizione delle Dionisie, che celebravano il culto del fallo con inni licenziosi, li preparava a una simile libertà di espressione letteraria.
===Citazioni===
*La letteratura erotica non è segno di decadenza, vista la sua fioritura in periodi di grande civiltà, come il secolo di Augusto, il Quattrocento, il regno di Luigi XIV; è stata anche particolarmente brillante nel [[XVIII secolo|Settecento]], giustamente detto «[[Illuminismo|secolo dei lumi]]». Non è nemmeno segno d'immoralità e abiezione, dal momento che vari autori cristiani (e non soltanto Ausonio) l'hanno<ref>Nel testo: l'anno, refuso.</ref>praticata senza rimorsi. Resta da decidere se sia corruttrice, perché questa è l'accusa principale che ha sempre motivato la sua messa al bando.<br>In realtà, se la letteratura erotica è pericolosa per i costumi, non lo è più di qualsiasi altro genere di libri letti quando si rinuncia al senso critico. (p. 447)
*La letteratura erotica non propone l'erotismo quale esso è nella realtà, ma quale si manifesterebbe se gli impulsi si liberassero completamente da convenienze e inibizioni. I suoi eroi non conoscono scrupoli né ostacoli, le sue eroine sono in grado come Gamiani<ref>Protagonista del romanzo di Alfred de Musset, ''Gamiani ou deux nuits d'éros'', 1833.</ref>, di «fare trentacinque tappe in una notte». La maggioranza degli autori dà forma ai propri fantasmi invece che a esperienze reali, e tali fantasmi esagerano o deformano le vere possibilità del sesso. Non per questo è una letteratura meno autenticamente interessante dal momento che una parte della sessualità umana tende a sfogarsi nell'immaginario. (p. 447)
==Note==
<references />
==Bibliografia==
*Sarane Alexandrian, ''Storia della letteratura erotica'', traduzione di Basilio Luoni, Rusconi, Milano, 1994. ISBN 88-18-70077-4
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|w_site=en}}
{{DEFAULTSORT:Alexandrian, Sarane}}
[[Categoria:Critici d'arte francesi]]
[[Categoria:Filosofi francesi]]
[[Categoria:Saggisti francesi]]
[[Categoria:Scrittori francesi]]
pxx7m2mx4yjvjacl6f4hobi3bgcbh00
Wikiquote:GUS2Wiki
4
194895
1428188
1427317
2026-10-03T04:48:55Z
Alexis Jazz
80744
Updating gadget usage statistics from [[Special:GadgetUsage]] ([[phab:T121049]])
1428188
wikitext
text/x-wiki
{{#ifexist:Project:GUS2Wiki/top|{{/top}}|This page provides a historical record of [[Special:GadgetUsage]] through its page history. To get the data in CSV format, see wikitext. To customize this message or add categories, create [[/top]].}}
I dati che seguono sono estratti da una copia ''cache'' del database, il cui ultimo aggiornamento risale al 2026-10-01T07:06:58Z. Un massimo di {{PLURAL:5000|un risultato è disponibile|5000 risultati è disponibile}} in cache.
{| class="sortable wikitable"
! Accessorio !! data-sort-type="number" | Numero di utenti !! data-sort-type="number" | Utenti attivi
|-
|CIDR || 10 || 0
|-
|EsconoDaQui || 23 || 1
|-
|HotCat || 39 || 3
|-
|HotCatMulti || 29 || 1
|-
|IconeLinkEsterni || 33 || 5
|-
|ImageMap || 15 || 1
|-
|IndentazioneColorata || 21 || 1
|-
|PulsantiBase || 32 || 4
|-
|Purga || 37 || 4
|-
|RicercheAvanzate || 10 || 0
|-
|UMTR || 21 || 1
|}
* [[Speciale:GadgetUsage]]
* [[m:Meta:GUS2Wiki/Script|GUS2Wiki]]
<!-- data in CSV format:
CIDR,10,0
EsconoDaQui,23,1
HotCat,39,3
HotCatMulti,29,1
IconeLinkEsterni,33,5
ImageMap,15,1
IndentazioneColorata,21,1
PulsantiBase,32,4
Purga,37,4
RicercheAvanzate,10,0
UMTR,21,1
-->
9g1wcr74ctx8nf5u3183axg2two6cnv
Sigrid Undset
0
199428
1428192
1243660
2026-10-03T06:09:44Z
Spinoziano
2297
+2
1428192
wikitext
text/x-wiki
[[File:Sigrid Undset OB.NW1297.jpg|thumb|Sigrid Undset (1900-1905 circa)]]
{{Premio|Nobel|la letteratura '''(1928)'''}}
'''Sigrid Undset''' (1882 – 1949), scrittrice norvegese.
==Citazioni di Sigrid Undset==
*Egli ha detto che ci ha dato la [[pace]], ma che questa pace non è quella che dona il mondo, quella è d'altra specie.<ref>{{Cfr}} [[Gesù]], ''[[Vangelo secondo Giovanni]]'': «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi».</ref> La si può comparare forse alla pace che regna negli abissi dell'Oceano. Tempesta o buon tempo alla superficie non influiscono affatto su questa pace, la quale non è nemmeno turbata dalle bestie curiose che vivono e si divorano nelle profondità.<ref name="Porzio">Citato in [[Domenico Porzio]] (a cura di), ''Incontri e scontri col Cristo'', Ferro, Milano, 1971, vol. I, p. 362.</ref>
*Noi sperimentiamo praticamente che il [[Regno dei cieli|Regno di Dio]] esiste nel nostro interiore – benché circondato dall'inquieto io di ciascuno, mezzo reale e mezzo illusione – ma noi sperimentiamo che Dio è incessantemente in noi in un modo soprannaturale per possedervi il suo regno a dispetto di tutti i nostri attacchi contro di Lui.<ref name="Porzio" />
==Citazioni su Sigrid Undset==
*Alla concezione di una sessualità fine a se stessa e quindi liberata da ogni vincolo etico e sociale, l'A. oppose, fin dall'inizio della sua attività di scrittrice, un ideale essenzialmente etico dell'unione fra uomo e donna, che potesse trovare la sua giustificazione sotto l'aspetto dell'integrazione umana nella concreta forma della famiglia. (''[[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]'')
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Undset, Sigrid}}
[[Categoria:Scrittori norvegesi]]
0ur1xsroqv3s9qm64fovd0q5neml8do
Ted Lasso
0
206984
1428177
1342172
2026-10-03T00:55:10Z
Danyele
19198
+1
1428177
wikitext
text/x-wiki
{{FictionTV
|titoloitaliano= Ted Lasso
|titoloalfabetico =
|immagine = Ted Lasso logo.svg
|titolooriginale= Ted Lasso
|tipofiction= serie TV
|paese= Stati Uniti d'America
|annoprimatv= 2020 – 2023
|genere= sportivo, commedia drammatica
|stagioni= 3
|episodi= 34
|soggetto=
|sceneggiatore=
|ideatore= [[David Benioff]]<br />[[D.B. Weiss]]
|attori =
* [[Jason Sudeikis]]: Ted Lasso
* [[Hannah Waddingham]]: Rebecca Welton
* [[Jeremy Swift]]: Leslie Higgins
* [[Phil Dunster]]: Jamie Tartt
* [[Brett Goldstein]]: Roy Kent
* [[Brendan Hunt]]: Willis Beard
* [[Nick Mohammed]]: Nate Shelley
* [[Juno Temple]]: Keeley Jones
* [[Sarah Niles]]: Sharon Fieldstone
* [[Anthony Head]]: Rupert Mannion
* [[Toheeb Jimoh]]: Sam Obisanya
* [[Cristo Fernández]]: Dani Rojas
* [[Kola Bokinni]]: Isaac McAdoo
* [[Billy Harris (attore)|Billy Harris]]: Colin Hughes
* [[James Lance]]: Trent Crimm
<!-- SE L'ATTORE O ATTRICE NON APPARE NELLA SIGLA ALLORA NON VA INSERITO/A IN QUESTA LISTA. L'ORDINE RISPETTA I CREDITI USATI DALLA PRODUZIONE, PER FAVORE NON SCOMBINARE I NOMI. GRAZIE. -->
|doppiatori italiani =
*[[Massimo De Ambrosis]]: Ted Lasso
*[[Laura Romano]]: Rebecca Welton
*[[Ambrogio Colombo (doppiatore)|Ambrogio Colombo]]: Leslie Higgins
*[[Sacha Pilara]]: Jamie Tartt
*[[Marco Giansante]]: Roy Kent
*[[Fabrizio Dolce]]: Willis Beard
*[[Simone Crisari]]: Nate Shelley
*[[Annalisa Usai]]: Keeley Jones
*[[Guendalina Ward]]: Sharon Fieldstone
*[[Fabrizio Pucci]]: Rupert Mannion
*[[Ezzedine Ben Nekissa]]: Sam Obisanya
*[[Danny Francucci]]: Dani Rojas
*[[Emanuele Natalizi]]: Isaac McAdoo
*[[Dario Follis]]: Colin Hughes
*[[Gabriele Sabatini]]: Trent Crimm
<!-- SE L'ATTORE O ATTRICE NON APPARE NELLA SIGLA ALLORA NON VA INSERITO/A IN QUESTA LISTA. L'ORDINE RISPETTA I CREDITI USATI DALLA PRODUZIONE, PER FAVORE NON SCOMBINARE I NOMI. GRAZIE. -->
}}
'''''Ted Lasso''''', serie televisiva statunitense del 2020.
{{cronologico}}
==Stagione 1==
===Episodio 1, ''Pilota''===
*Sai, ho sempre pensato che il [[tè]] fosse solo acqua sporca marrone. E sai cosa? Avevo ragione. ('''Ted Lasso''')
*Il saggio dice che più lavori sodo, più avrai fortuna. ('''Ted Lasso''')
===Episodio 2, ''Biscotti''===
*'''Ted Lasso''': Sai qual è l'animale più felice al mondo? Il [[pesce rosso]]. Sai Perché? <br/> '''Sam Obisanya''': No. <br/>'''Ted Lasso''': Ha una memoria di dieci secondi. Sii un pesce rosso, Sam. Ok?
*Sei talmente convinto di essere uno su un milione, che in campo dimentichi di essere solo uno su undici. Se riesci a trovare il modo di trasformare quell'"io" in un "noi", non ti ferma più nessuno. ('''Ted Lasso''')
===Episodio 3, ''Trent Crimm: The Independent''===
*Per me il successo non è solo vincere o perdere, è fare in modo che i ragazzi diano il meglio di loro stessi, dentro e fuori dal campo. E non è sempre facile Trent, ma non avere nessuno che crede in te è peggio. ('''Ted Lasso''')
===Episodio 5, ''Segni dell'abbronzatura''===
*''Jamie Tartt du du du-du du-du''. ('''Jamie Tartt''' canta il suo [[Cori da stadio dalle serie televisive|coro da stadio]])
===Episodio 9, ''Tutte scuse''===
*Tu che ti dai addosso è come Woody Allen che suona il clarinetto: non voglio sentirlo. ('''Ted Lasso''' a Roy Kent)
*Sai, io credo che se tieni davvero a qualcuno e possiedi un po' d'amore nel tuo cuore, non esiste niente che non si possa affrontare insieme. ('''Ted Lasso''')
===Episodio 10, ''La speranza che ti uccide''===
*''È qui | è là | ma come cazzo fa.'' ('''tifosi''' cantano un [[Cori da stadio dalle serie televisive|coro]] per Roy Kent)
==Stagione 3==
===Episodio 10, ''Pausa per le nazionali''===
*Il calcio non è soltanto un gioco. È una di quelle cose incredibili della vita che, un momento, ti possono far sentire di merda e quello dopo ti sembra la mattina di Natale. Ha la capacità di trasformare le persone comuni in eroi o cattivi. La gente ama questo sport. Mio padre amava questo sport. Anche voi, un tempo, amavate questo sport, ne sono certa. ('''Rebecca''')
===Episodio 11, ''Mammanchester City''===
*Spero che tutti quanti oppure nessuno di noi venga giudicato dalle azioni che compiamo nei nostri momenti peggiori, ma piuttosto dalla forza che dimostriamo quando, e se, abbiamo una seconda possibilità. ('''Ted Lasso''')
==Citazioni su ''Ted Lasso''==
*Mi appassiona ''Ted Lasso'', non solo per il calcio, ma perché parla del gruppo, della fiducia, del mettersi in gioco, tutti temi che mi stanno a cuore. [...] Io mi rispecchio molto nel famoso cartello giallo che Ted fa vedere al suo Richmond, con scritto Believe, credici. ([[Giulia Dragoni]])
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Serie televisive commedia]]
[[Categoria:Serie televisive drammatiche]]
dheg0o6axsq9hxf9s9oknu2v2u3rt6q
Amore e morte
0
207960
1428196
1419710
2026-10-03T06:23:55Z
Spinoziano
2297
+1
1428196
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:George F. Watts - Love and Death - Google Art Project.jpg|thumb|''Amore e Morte'' (G. F. Watts, 1901)]]
Citazioni su '''amore e morte'''.
==Citazioni==
*Adesso ho capito una cosa: le persone che ami non muoiono mai veramente. (''[[Femmina folle]]'')
*Al mondo gli uomini son sempre morti e se li son mangiati sempre i vermi, ma nessuno di loro per amore. ([[William Shakespeare]])
*All'inizio, per amore, Dio ha creato l'essere umano, come uomo e donna. Ma l'uomo e la donna hanno peccato e hanno meritato la morte. Considerando l'offesa fatta a Dio, la morte doveva essere un castigo inesorabile. Ma la misericordia di Dio e il suo amore sono più grandi della sua volontà di castigarli. La morte rimane come avvertimento, ma anche come il mezzo decisivo per diventare degni, attraverso la purificazione scelta da Dio, di comparire davanti al suo volto. [...] Ed egli ha permesso che la Nuova Eva, con il Nuovo Adamo, dessero alla morte il carattere di misericordia. Ed egli ha accordato anche alla morte il carattere della confessione che la rende, assieme al purgatorio, una purificazione. Ma non era ancora abbastanza; egli ha permesso che sua Madre fosse accolta in cielo con il suo corpo, affinché il Padre possedesse una contro-immagine della creazione: la prima coppia l'ha tradito, l'ultima coppia l'ha soprattutto amato. Guardando questa coppia, chi muore acquisisce la certezza che l'amore sia più forte della morte. Il circolo di ritorno in paradiso non è solamente chiuso, è superato perché la morte viene annientata nella vita eterna. ([[Adrienne von Speyr]])
*Amore e morte sono i due grandi cardini su cui ruota tutta la compassione umana. Ciò che facciamo per noi stessi muore con noi; ciò che facciamo per gli altri vive dopo di noi. ([[Hannibal Lecter]], ''[[Hannibal (serie televisiva)|Hannibal]]'')
*Chi muore nell'amore, si deve seppellire in Dio. ([[Gertrud von Le Fort]])
*Considerare la morte con calma conta solo se la si considera in solitudine. La morte in due non è più la morte, anche per gli increduli. Ciò che affligge non è lasciare la vita, bensì lasciare la persona che le dà un senso. Quando un amore è la nostra vita, che differenza c'è tra vivere insieme e morire insieme? ([[Raymond Radiguet]])
*''Dileguare! e altro non voglio: voglio | farmi chiarità che da lui si effonda. | Scoglio estremo della gran luce, scoglio | su la grande onda, || dolce è da te scendere dove è pace: | scende il sole nell'infinito mare; | trema e scende la chiarità seguace | crepuscolare. || La Morte è questa! il vecchio esclamò. Questo, | ella rispose, è, ospite, l'Amore.'' ([[Giovanni Pascoli]])
*''Due cose belle ha il mondo: | amore e morte.'' ([[Giacomo Leopardi]])
*''Forte come la morte è l'amore''. (''[[Cantico dei cantici]]'')
*Io, è da quando amo, che ho paura della morte. ([[Maxence Van Der Meersch]])
*In confronto alla morte, l'amore è una faticosa faccenda infantile, sebbene gli uomini credano più nell'amore che nella morte. ([[Mario Puzo]])
*In questo momento dell'amore, ti parlo come se stessi per morire. Perché l'amore, come la morte, ci proietta al di là del tempo e delle ombre che l'abitano. L'amore è «forte come la morte»: come la morte, è il mezzo per cui «l'uomo si eternizza». Ecco perché chi ha amato in verità non ha più paura della morte; è rassicurato da questa parentela misteriosa tra le due grandi forze che dominano il nostro destino: dal momento che l'amore è morto, bisogna pur che la morte sia amore! ([[Gustave Thibon]])
*L'amore, come la morte, cambia tutto. ([[Khalil Gibran]])
*''L'amore conta, | l'amore conta, | conosci un altro modo | per fregar la morte?'' ([[Luciano Ligabue]])
*L'amore deluso nel suo eccesso, e soprattutto l'amore ingannato dalla fatalità della morte, non ha altro esito che il suicidio. ([[Michel Foucault]])
*L'amore è la vera morte, perché l'ego si dissolve completamente. ([[Osho Rajneesh]])
*L'amore è una lotteria dove chi vince vince la morte. ([[Alexandre Dumas padre|Alexandre Dumas, padre]])
*– ''Memento mori''. Che cosa vuol dire?<br>– «Ricorda che dobbiamo morire».<br>– Ed è vero. Si può morire in tanti modi. Alcuni sono meglio di altri. Il migliore è serenamente, quando ci salutiamo nell'amore. Tu ami tua madre?<br>– La amo.<br>– E Isla, tu ami Spike?<br>– Tantissimo.<br>– ''Memento amoris''. «Ricorda che devi amare». (''[[28 anni dopo]]'')
*Perché attraverso i secoli, tutte le civiltà hanno avuto bisogno di negromanti e di stregoni? Ci sono solo due cose che si desiderano al punto da... da rischiare anche la dannazione: le pozioni d'amore e la coppa della morte. È così semplice, non trova? Amore e morte. (''[[Miss Marple (quinta stagione)|Miss Marple]]'')
*Perché la morte è un infinito atto d'amore. ([[Alberto Quintero Álvarez]])
*Più straziante del morire è la morte per amore di chi sta per morire. ([[Emily Dickinson]])
*''Riguardimi, se sa legger d'amore, | ch'i' porto morte scritta ne la faccia.'' ([[Guido Guinizzelli]])
*Tutto l'amore che non è dono di sé stesso totalmente libero e spontaneo, ha in sé un presagio di morte. ([[Thomas Merton]])
===''[[Midnight in Paris]]''===
*– Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l'hai?<br />– Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.<br />– Be', è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.<br />– Lo so.<br />– Hai mai fatto l'amore con una vera meraviglia di donna?<br />– Be', ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!<br />– E quando fai l'amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?<br />– No, no... Questo non succede.<br />– Io penso che l'amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall'amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l'amore. Devi pensarci.
==Voci correlate==
*[[Amore]]
*[[Morte]]
[[Categoria:Confronti]]
orpcyh0ih598jkcuqw84zkzy8a5wyx2
Clara (cantante 1999)
0
210122
1428185
1408460
2026-10-03T03:32:29Z
~2026-53056-70
108555
1428185
wikitext
text/x-wiki
[[File:Clara (Feb 2025).png|thumb|upright=1.1|Clara nel 2025]]
'''Clara''', pseudonimo di '''Clara Soccini''' (1999 – vivente), cantautrice, attrice e modella italiana.
==Citazioni di Clara==
{{cronologico}}
*Ho vissuto anni duri, confrontandomi con continui up e down a causa di aspettative non sempre esaudite, ma non ho mai mollato del tutto. Una parte "meno bella", ma che comunque abbiamo in comune e in cui mi rivedo da piccola, è la mancanza di fiducia nell'altro. Resto sveglia nella notte con il vuoto intorno, pensieri nella testa, origami all'alba. Il canto sarà sempre per me vita.<ref>Da Luca Fortunato, ''[https://emmepress.com/2023/03/07/clara-il-riscatto-della-musica-per-mare-fuori-intervista/ Clara, il riscatto della musica per "Mare fuori" {{!}} INTERVISTA]'', ''emmepress.com'', 7 marzo 2023.</ref>
*Mi piacerebbe che noi donne fossimo più unite e di supporto le une con le altre. E poi, ma questo vale per tutti maschi e femmine, a chi ci legge direi: "Non abbandonate il vostro sogno, qualunque sia, che prima o poi si realizza".<ref>Dall'intervista di Riccardo Manfredelli, ''[https://zon.it/mare-fuori-intervista-clara-soccini-crazyj/ Mare fuori, Clara Soccini racconta "Origami all'alba"]'', ''zon.it'', 7 marzo 2023.</ref>
*La mia passione è la musica ed è quello che voglio fare nella vita. La cosa che mi preme di più in questo momento è quella di fare musica e pubblicare altri nuovi brani.<ref>Dall'intervista di Chiara Scioni, ''[https://www.velvetmag.it/2023/03/10/clara-mare-fuori-3-giulia-crazy-j-intervista-esclusiva/ Clara si racconta dopo "Mare fuori": "Una bellissima esperienza"]'', ''velvetmag.it'', 10 marzo 2023.</ref>
*Crescendo capisci che la rabbia non ti porta molto lontano, essere arrabbiati con se stessi, o col mondo, svegliarsi male, in realtà fa molto più male a te stesso che agli altri. Crescendo e maturando, questa cosa la plachi perché capisci tante cose che da piccolo facevi fatica a comprendere, tanti aspetti della vita un po' più spigolosi. Questo è il modo con cui ho placato la mia rabbia.<ref>Dall'intervista di Mattia Buonocore, ''[https://www.davidemaggio.it/interviste-di-davide-maggio/intervista-a-clara-sanremo-mare-fuori Intervista a Clara: "Un sogno cantare Il cerchio della vita con Ivana Spagna"]'', ''davidemaggio.it'', 30 gennaio 2024.</ref>
*Mi sono trasferita a [[Milano]] a diciotto anni. Ho iniziato a lavorare come modella. Appena ho messo da parte i primi guadagni, ho dedicato anima e corpo alla musica. Quando canto, do tutta me stessa. Non è stato facile. Volevo a tutti i costi essere perfetta, infallibile. A un certo punto sono crollata, non me la sentivo più nemmeno di uscire di casa.<ref>Dall'intervista di Stefania Saltalamacchia, ''[https://www.vanityfair.it/article/clara-sanremo-canzone-diamanti-grezzi-mare-fuori Clara: "A Sanremo porto la cazzimma di Crazy J, ma non sono cattiva come lei"]'', ''vanityfair.it'', 1º febbraio 2024.</ref>
*Quando scrivo mi piace molto dare immagini che arrivino subito. Non mi vergogno a dire che ero una persona abbastanza ingestibile. Anche a livello emotivo. Ero triste e inoltre la mia musica non andava come volevo. Amo vestirmi a seconda di come mi sento e amo essere la ragazza della porta accanto, però come dice mia mamma, bisogna essere di classe.<ref>Dall'intervista di Vittoria Frontini, ''[https://www.harpersbazaar.com/it/cultura/musica/a46604488/clara-cantante-sanremo-2024-intervista/ Il racconto di Clara, dagli esordi fino al palco di Sanremo 2024]'', ''harpersbazaar.com'', 2 febbraio 2024.</ref>
*Mi piace studiare i look e mi arrabbio quando devo sceglierli all'ultimo, per me deve essere tutto perfetto. Mi piace come forma di espressione, e mi incuriosiscono le storie dietro ai brand e alle collezioni. Mi sento di avere più potere su me stessa, non sugli altri.<ref>Citato in Eleonora Di Nonno, ''[https://www.fanpage.it/cultura/clara-soccini-lamore-per-la-musica-e-merito-di-nonno/ Clara Soccini: "L'amore per la musica è merito di nonno"]'', ''fanpage.it'', 6 marzo 2024.</ref>
*Quando ho iniziato a fare la cantante, avevo tante aspettative però vedevo che le persone non mi apprezzavano. A questo si aggiungevano le preoccupazioni economiche, perché vedevo che i soldi che avevo messo da parte come modella stavano finendo. A un certo punto credevo che fosse giusto che il canto rimanesse una passione.<ref>Dall'intervista di [[Silvia Toffanin]] a ''[[Verissimo]]'', Canale 5, 17 febbraio 2024; video disponibile in ''[https://mediasetinfinity.mediaset.it/news/mediasetinfinity/verissimo/clara-periodo-difficile-pensato-lasciare-musica-canto_SE000000000023_tr2tDOHNPUPtPKNRufyCer Clara e il suo periodo più difficile: "Ho pensato di lasciare la musica"]'', ''mediasetinfinity.mediaset.it'', 17 febbraio 2024.</ref>
*Mia madre mi ha insegnato a essere realista, su questo punto. Amo l'amore, ne sono completamente dipendente. Sono cresciuta senza imposizioni e molto libera, tanto che le mamme del paese non erano per niente felici che le loro figlie mi frequentassero: per loro ero la figlia pazza di Francesca, la Clara maschiaccio e un po' selvaggia. A sedici anni mi ha persino lasciata uscire di casa per andare a vivere col mio ragazzo di allora: una storia d'amore turbolenta, anche tragica per certi versi.<ref>Dall'intervista di Raffaele Panizza, ''[https://www.vanityfair.it/article/clara-sto-piena-di-pare-mare-fuori-crazy-j-intervista Clara: "Sto piena di pare!"]'', ''vanityfair.it'', 24 marzo 2024.</ref>
*Penso che la musica sia molto bella perché è sinonimo di libertà, non mira mai a giudicare o a creare a differenze, già per questo suo essere è lo strumento perfetto per smuovere i pensieri su determinate tematiche, per me importanti.<ref>Da Francesca Esposito, ''[https://spettacolomusicasport.com/2024/07/18/intervista-con-clara-la-musica-e-sinonimo-di-liberta/ Intervista con Clara: "La musica è sinonimo di libertà"]'', ''spettacolomusicasport.com'', 18 luglio 2024.</ref>
{{Int|''[https://siloud.com/2021/04/23/inthemusic-clara-interview/ InTheMusic: CLARA, interview]''|''siloud.com'', 23 aprile 2021.}}
*All'asilo utilizzavo il biberon come microfono: toglievo il tappo così da creare l'eco e mi facevo riprendere da una mia cara amica mentre cantavo le mie canzoncine. A sei anni mio nonno regalò una pianola a me e mio fratello e iniziammo a prendere lezioni. Lui ci teneva tanto. Appena finite le elementari decisi che non faceva per me. Ero una bambina agitata e volevo muovermi, cantare e "spaccare tutto". Cantavo tutto il tempo. Cosi iniziai a prendere lezioni di canto. Il mio sogno da sempre era quello.
*Sono nata a [[Varese]] e ho vissuto a Travedona Monate fino alla fine delle superiori. Proprio in questo paesino ho iniziato a prendere le prime lezioni di pianoforte e canto. A sedici anni per diversi motivi ho iniziato a lavorare, mi è stata data la possibilità di lavorare per un'agenzia di [[Milano]] come modella. Intanto andavo a scuola a [[Varese]], frequentavo il liceo linguistico. Finita la scuola grazie al lavoro son riuscita a trasferirmi a [[Milano]]. Il mio sogno da sempre era quello di cantare. Quando tornavo dal lavoro scrivevo e facevo sentire ai miei coinquilini le mie "canzoni".
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Clara}}
[[Categoria:Attori italiani]]
[[Categoria:Cantautori italiani]]
[[Categoria:Modelli italiani]]
6y54ze2eyykb5jikyhcqmrm29v2gpue
Stefano De Martino
0
211446
1428186
1326348
2026-10-03T03:39:12Z
~2026-53141-47
108556
1428186
wikitext
text/x-wiki
[[File:Stefano De Martino 2024 Funweek.png|thumb|Stefano De Martino nel 2024]]
'''Stefano De Martino''' (1989 – vivente), conduttore televisivo, ballerino e showman italiano.
==Citazioni di Stefano De Martino==
{{cronologico}}
*Sono schiavo del mio entusiasmo: quando lo perdo devo trovare il modo di riaccenderlo. Il momento in cui la danza era diventata un mestiere e non c'era per me più nulla da scoprire, mi è venuto naturale affacciarmi alla televisione. Sono così: se sto scomodo mi diverto, se sto comodo mi annoio. Mi piace imparare, applicarmi sulle cose che non so fare bene. Vorrei riuscire a fare più cose contemporaneamente. Non sono multitasking, ragiono a compartimenti stagni ed è una cosa che non sopporto di me. Sono un privilegiato, faccio quello che amo e sì, oggi sono un uomo molto felice.<ref name="sorrisi.it">Dall'intervista di Stefania Zizzari, ''[https://www.sorrisi.com/tv/programmi/stefano-de-martino-mi-diverto-solo-se-sto-scomodo/ Stefano De Martino: "Mi diverto solo se sto scomodo"]'', ''sorrisi.com'', 8 dicembre 2022.</ref>
*Crescendo, il sarcasmo e l'ironia mi hanno aiutato a smorzare la timidezza. Mio papà era un ballerino del San Carlo di Napoli e da piccolo mi piaceva vederlo in teatro, ma non avevo mai pensato di fare la stessa carriera. Napoli secondo me è "la peggiore città più bella del mondo". Nelle sue contraddizioni trovo una magia. È una città unica, nella quale se potessi scegliere vorrei rinascere. E amo guardarla dal mare: è poetica.<ref name="sorrisi.it" />
*Sono abbastanza maniaco dell'ordine e della pulizia a casa, ma non dico di togliere le scarpe prima di entrare o di fumare una sigaretta con la testa fuori dalla finestra. Mi piace vivere gli spazi e rimettere in ordine, che è un po' quello che succede tutte le sere al Bar. Il disagio e l’entusiasmo muovono tutto quello che faccio. Il primo va inteso come non sentirsi all'altezza e sempre fuori luogo, questo stare un po' scomodo ha aiutato la mia crescita. Appena mi sento comodo e un obiettivo è facilmente raggiungibile mi annoio e voglio cambiare. Su questo devo ancora lavorare.<ref>Dall'intervista di Carmen Pugliese, ''[https://www.sorrisi.com/tv/programmi/stefano-de-martino-che-magia-il-profumo-di-caffe-del-vecchio-bar-stella/ Stefano De Martino: "Che magia, il profumo di caffè del vecchio Bar Stella"]'', ''sorrisi.com'', 24 aprile 2023.</ref>
*Ho imparato a responsabilizzarmi. Quando ti viene assegnato un compito, devi portarlo a termine. Questa è la gratificazione di aver fatto e appreso qualcosa. Ero il primo della classe alle elementari, il decimo alle medie, e l'ultimo alle superiori.<ref>Citato in ''[https://www.orizzontescuola.it/de-martino-la-scuola-mi-ha-aiutato-a-responsabilizzarmi-quando-ti-viene-assegnato-un-compito-devi-portarlo-a-termine/ De Martino: "La scuola ha aiutato a responsabilizzarmi. Quando ti viene assegnato un compito, devi portarlo a termine"]'', ''orizzontescuola.it'', 20 settembre 2023.</ref>
*Non ho l'ossessione della carriera. Ho una visione del mio lavoro molto a lungo termine e questo mi aiuta a vivere tutto con impegno, ma senza affanni. Ho vissuto una grande esposizione da ragazzo e ne ho capito gli svantaggi. Per migliorare bisogna esercitarsi, per decollare servono tante ore di volo. Non c'è niente di più sano dello studio, dell'applicazione. Ho raggiunto presto obiettivi importanti, ma amo così tanto questo lavoro che non voglio che si consumi.<ref>Dall'intervista di Gian Paolo Laffranchi, ''[https://www.bresciaoggi.it/argomenti/spettacoli/spettacoli/arbore-dalla-morandi-nel-mio-show-unisco-i-puntini-delle-arti-che-amo-il-festival-di-sanremo-non-ho-fretta-1.10500401/ Stefano De Martino: "Arbore, Dalla, Morandi: nel mio show unisco i puntini delle arti che amo"]'', ''agi.it'', 9 gennaio 2024.</ref>
*Sono nato in un'epoca in cui computer e videogiochi si usavano poco. Io giocavo per strada, un po' a calcio, e andavo in bicicletta. A casa utilizzavo lo strummolo di legno, una sorta di trottola che facevo girare con la cordicella e facevo fermare con il tappo di una bibita. Quando ero piccolissimo, mio padre mi portava in spiaggia e ci divertivamo in acqua o a costruire castelli di sabbia. Quando sono diventato più grande, mio nonno mi ha insegnato a giocare a carte. Però non sono riuscito mai a vincere né una partita a scopa né una a briscola con lui. Nonno era pazzesco. Quando da piccoli giocavamo a nascondino, c'era uno di noi che puntualmente si faceva male e urlava "stop gioco". E tutto finiva. Io vorrei che oggi questo stop venisse utilizzato per fermare la guerra.<ref>Dall'intervista di Antonella Silvestri, ''[https://www.sorrisi.com/tv/programmi/stefano-de-martino-a-stasera-tutto-e-possibile-giochiamo-e-ci-divertiamo-come-se-fossimo-bambini/ Stefano De Martino: "A Stasera tutto è possibile giochiamo e ci divertiamo come se fossimo bambini"]'', ''sorrisi.com'', 1º aprile 2024.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:De Martino, Stefano}}
[[Categoria:Conduttori televisivi italiani]]
[[Categoria:Danzatori italiani]]
[[Categoria:Showgirl e showman italiani]]
l3mvt9m1hq73fcykxj1nzr9530nmi9t
Discussioni utente:DroopyDoggy
3
220529
1428208
1405036
2026-10-03T06:52:55Z
Cabayi
83486
Cabayi ha spostato la pagina [[Discussioni utente:AlterDiegos]] a [[Discussioni utente:DroopyDoggy]] tramite redirect: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/AlterDiegos|AlterDiegos]]" a "[[Special:CentralAuth/DroopyDoggy|DroopyDoggy]]"
1386791
wikitext
text/x-wiki
{{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 16:19, 23 ago 2025 (CEST)}}
tivz36gm3m51rra8dsggy86de6j7dhv
Template:SelezioneAmpliate
10
223803
1428157
1428063
2026-10-02T15:28:31Z
Gaux
18878
Giulio Bertoni: altro testo
1428157
wikitext
text/x-wiki
<noinclude>{{Protetta}}</noinclude>
<div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!--
AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo).
Le voci ammesse sono:
- recenti destub con aggiunta di almeno due citazioni, nel caso di voci create recentemente la voce può rientrare in [[Template:SelezioneNuove]];
- voci recentemente wikificate;
- voci recentemente ampliate mediante aggiunte di ricche sezioni (dedicate ad esempio a libri specifici)
AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}"
-->
[[Giulio Bertoni]]{{,}}
[[Luigi Russo]]{{,}}
[[Basilica di San Vitale (Ravenna)]]{{,}}
[[Carol Alt]]{{,}}
[[Marion Maréchal]]{{,}}
[[Aldo Brovarone]]{{,}}
[[Piazza di Spagna]]{{,}}
[[Il mostro della laguna nera]]{{,}}
[[Marlen Haushofer]]{{,}}
[[Carlo Cavicchi]]{{,}}
[[Otto Weininger]]{{,}}
[[Profezie sul 21 dicembre 2012]]{{,}}
[[Patriarcato (sociologia)]]{{,}}
[[Francesco Saverio del Carretto]]{{,}}
[[Gretchen Walsh]]{{,}}
[[Gustavo Strafforello]]{{,}}
[[800 metri piani]]{{,}}
[[Friedrich Overbeck]]{{,}}
[[24 Ore di Le Mans]]{{,}}
[[Mario Donnini]]{{,}}
[[Finale del campionato europeo di calcio 1968]]{{,}}
[[Immacolata Sirressi]]{{,}}
[[Carlo Felice Chiesa]]{{,}}
[[Campionato mondiale di calcio 1998]]{{,}}
[[Gianni Mura]]
<!--
NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}"
--></div><noinclude>
[[Categoria:Template selezione]]
</noinclude>
bt0x49bcu5zirm3fqcudp5epcknhv2c
Avi Shlaim
0
226556
1428160
1428076
2026-10-02T17:07:40Z
Darkcloud2222
10646
/* Il muro di ferro */
1428160
wikitext
text/x-wiki
[[Immagine:Avi Shlaim.jpg|thumb|Avi Shlaim nel 2015]]
'''Avi Shlaim''' (1945 – vivente), storico e accademico israeliano naturalizzato britannico di origine irachena.
==Citazioni di Avi Shlaim==
{{Int|Da ''[https://www.assopacepalestina.org/2025/09/29/lo-storico-israeliano-avi-shlaim-ha-abbandonato-il-sionismo-molto-tempo-fa-ora-e-dalla-parte-di-hamas/ Lo storico israeliano Avi Shlaim ha abbandonato il sionismo molto tempo fa. Ora è dalla parte di Hamas]''|Intervista di Ofer Aderet, ''assopacepalestina.org'', 29 settembre 2025.}}
*Ho studiato la versione di Hamas riguardo all'[[Guerra Israele-Hamas|attacco del 7 ottobre]] e alla guerra. Spiegare il comportamento di Hamas non significa giustificarlo. Uccidere civili è sbagliato, punto. Ma come sempre, il contesto è fondamentale. I palestinesi vivono sotto occupazione. Hanno il diritto di resistere, anche con la resistenza armata. I combattenti di Hamas hanno ricevuto istruzioni esplicite per l'attacco e c'erano obiettivi militari specifici. Inizialmente Hamas ha colpito basi militari e ucciso soldati, poliziotti e forze di sicurezza. Questo non è un crimine di guerra. In seguito la situazione è sfuggita di mano.
*La mia famiglia non è mai stata sionista. Il sionismo era un movimento degli ebrei europei ed era destinato a loro. I leader sionisti non si sono mai interessati agli [[Mizrahì|ebrei del mondo arabo]]. Consideravano il mondo arabo primitivo e culturalmente inferiore. Solo dopo l'Olocausto il movimento sionista ha iniziato a cercare ebrei ovunque, compreso il mondo arabo. La mia famiglia non aveva alcun interesse per Israele e non voleva andarci.
*Il [[Farhud]] era un fenomeno più complesso di un semplice scoppio di odio e violenza nei confronti degli ebrei. Faceva parte di una rivolta nazionale contro gli inglesi, durante la quale l'ordine pubblico era crollato. L'antisemitismo era certamente un elemento importante, ma lo erano anche il colonialismo e l'imperialismo britannici.
*Abbiamo lasciato l'Iraq come ebrei e siamo arrivati in Israele come iracheni. C'erano fiorenti comunità ebraiche in tutto il mondo arabo, ma quella irachena era la più antica, la più prospera e la più integrata nella società locale.
*Abbiamo perso la nostra considerevole ricchezza, il nostro elevato status sociale e il nostro orgoglio identitario di ebrei iracheni. Per noi l'''Aliyah'' in Israele non ha comportato un'ascesa, ma una ripida "yerida", ovvero una discesa, ai margini della società israeliana. Una volta in Israele, siamo stati sottoposti a un processo sistematico di de-arabizzazione […] e catapultati in un paese straniero, dominato dagli ashkenaziti.
*Se dovessi identificare un fattore chiave che ha plasmato il mio rapporto iniziale con la società israeliana, sarebbe il complesso di inferiorità. […] Accettavo senza discutere la gerarchia sociale che poneva gli ebrei europei al vertice e gli [[Mizrahì|ebrei dei paesi arabi]] e africani al fondo.
*Quello che ho letto lì {{NDR|negli Archivi di Stato israeliani a Gerusalemme}} non corrispondeva a ciò che mi era stato insegnato a scuola: che gli ebrei erano sempre vittime; che Israele era sempre vittima; che il 1948 fu un genocidio volto a gettare gli ebrei in mare; che eravamo pochi contro molti; che il mondo arabo era unito contro di noi; e che i leader israeliani cercavano di fare pace ma non avevano partner dalla parte araba. Credevo a tutto questo, ma negli archivi ho trovato una verità diversa. Il quadro che ne è emerso era in totale contrasto con la storia ufficiale. I documenti che ho scoperto erano scioccanti, sorprendenti e stimolanti.
*Il divario tra la mitologia sionista e la realtà storica è ciò che mi ha reso un '[[Nuova storiografia israeliana|Nuovo Storico]]'.
*[[Israele]] non ha mai voluto davvero appartenere al Medio Oriente. Si considera un paese dell'Europa occidentale.
*Gli ebrei ''[[Mizrahì|mizrahi]]'' avrebbero potuto essere un ponte tra Israele e il mondo arabo, ma i leader sionisti non hanno mai voluto quel ponte.
*In passato, Benny {{NDR|[[Benny Morris|Morris]]}} era il più sionista, Ilan {{NDR|[[Ilan Pappé|Pappé]]}} il più radicale – sosteneva che Israele non avesse alcuna legittimità – e io mi trovavo nel mezzo. Mia moglie riassumeva la mia posizione così: 'Prima del 1967 – bene, dopo il 1967 – male'. Pensavo che Israele fosse legittimo entro i suoi confini, ma negli ultimi anni mi sono avvicinato alla posizione di Ilan.
*[[Hamas]] esercita il suo diritto, ai sensi del diritto internazionale, di resistere all'occupazione israeliana.
*Il termine '[[Attacco suicida|attentato suicida]]' è diventato nell'opinione pubblica sinonimo di una forma di guerra particolarmente orribile. Gli attentati suicidi sono in fin dei conti un mezzo per trasportare bombe al loro obiettivo. Giudicati esclusivamente in base al loro esito letale, non sono più orribili di una bomba da una tonnellata sganciata da un aereo da guerra F-16 israeliano su un condominio residenziale a Gaza.
*Nessuna nazione ha il 'diritto di esistere' secondo il diritto internazionale e [[Israele]] non fa eccezione. Il 'diritto di esistere' di Israele non è un diritto legale, ma uno slogan ideologico e carico di emotività.
*Non sostengo [[Hamas]] e non provo alcun piacere nel condannare Israele. Sono uno storico e ho studiato la storia di Hamas. Il mio sostegno alla sua rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche si basa su tale studio.
*Le [[Elezioni legislative in Palestina del 2006|elezioni del 2006]] sono state libere e democratiche. È stato un risultato straordinario per i palestinesi: instaurare la democrazia sotto l'occupazione israeliana. Hamas ha formato un governo, ma Israele lo ha respinto e si è rifiutato di riconoscerlo. L'UE e gli Stati Uniti, con loro grande vergogna, si sono uniti a Israele nel rifiutare di riconoscere un governo democraticamente eletto. L'Occidente sostiene di sostenere la democrazia e il progresso, ma queste erano persone che avevano votato per il 'partito sbagliato', quindi l'Occidente ha respinto il processo democratico. Quella era l'unica vera democrazia nel mondo arabo. Non Israele. Israele ha fatto tutto il possibile per sabotarla.
*Israele sostiene che [[Hamas]] sia solo un'organizzazione terroristica, ma la questione è più complessa. Hamas è parte integrante della società araba. Non esiste una soluzione plausibile al conflitto israelo-palestinese che escluda Hamas. Inoltre, Israele sostiene che l'obiettivo di Hamas sia quello di distruggere lo Stato di Israele. È vero che lo statuto originale di Hamas era antisemita, ma i movimenti rivoluzionari evolvono. Proprio come il sionismo aveva elementi terroristici – Shamir e Begin sono diventati primi ministri – e come è successo in Irlanda e in Sudafrica, così è stato anche per Hamas. Sì, ha un'ala militare che compie attacchi terroristici, ma ha anche una leadership politica che ha moderato il suo programma. Oggi Hamas afferma che il suo problema non sono gli ebrei, ma Israele e il sionismo. Hamas è già diventato più moderato e accetterebbe uno stato palestinese in Cisgiordania e Gaza, con Gerusalemme Est come capitale. È il governo di Netanyahu che sta distruggendo la leadership politica di Hamas e rafforzando la sua ala militare. Non difendo Hamas, ma, come dice il proverbio inglese, 'rendiamo a Cesare quel che è di Cesare'. Come storico, il mio obiettivo è quello di fornire un quadro equilibrato del conflitto.
*All'inizio ho esitato a usare la parola '[[Genocidio nella Striscia di Gaza|genocidio]]'. È una parola forte. Ma poi Israele ha rifiutato di consentire gli aiuti umanitari ai civili e ha usato la fame come arma di guerra. Se questo non è genocidio, non so cosa lo sia. Non esito più a usare quella parola per descrivere ciò che Israele sta facendo a Gaza, in modo sistematico. Non è una questione di numeri, ma di intenzioni. In Israele, il genocidio è associato solo all'Olocausto. Ma l'Olocausto è stata una forma di genocidio, non l'unica.
*Benjamin Netanyahu non è un dittatore. È stato eletto primo ministro. Pertanto, la società israeliana nel suo complesso è responsabile di questi crimini di guerra. Non vi partecipano personalmente, ma sono responsabili di ciò che l'esercito sta facendo a Gaza e in Cisgiordania. Questo [[Governo Netanyahu VI|governo]] è stato eletto democraticamente, ma è un governo fascista. Anche il partito nazista in Germania era stato eletto democraticamente.
*Oggi [[Israele]] fa affidamento esclusivamente sulla forza militare e sostiene che chiunque lo critichi è antisemita. Il governo riflette la società e quindi la società ne è responsabile. La società israeliana oggi non ha alcuna inibizione nell'esprimere il razzismo. Ciò che prima era nascosto sotto la superficie ora viene espresso con orgoglio, dai vertici fino alla base.
*Ho due cittadinanze e mi sento doppiamente in colpa nei confronti dei palestinesi. Come cittadino britannico, mi sento in colpa per aver permesso al movimento sionista di conquistare la Palestina, a partire dalla [[Dichiarazione Balfour]]. Gli inglesi sono responsabili del conflitto israelo-palestinese: hanno gettato le basi per la Nakba e hanno tradito i palestinesi. Come israeliano, mi sento in colpa per l'occupazione della Palestina dal 1967 e per aver negato ai palestinesi i loro diritti umani.
*La [[Guerra Iran-Israele|guerra]] propagandistica di Benjamin Netanyahu contro la Repubblica Islamica dell'Iran trascura alcuni fatti fondamentali. Uno: l'Iran non ha mai attaccato nessuno dei suoi vicini; Israele non smette mai di attaccare i suoi vicini in tutte le direzioni. Due: l'Iran ha firmato il Trattato di Non Proliferazione Nucleare; Israele no. Terzo, l'Iran ha sottoposto le sue strutture all'ispezione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica; Israele non l'ha fatto. Quarto, l'Iran non possiede armi nucleari e ha ripetutamente smentito l'intenzione di produrle, mentre Israele possiede armi nucleari. Ne consegue che l'Iran non rappresenta una minaccia esistenziale per Israele, come continua a sostenere Netanyahu; Israele, in virtù del suo monopolio nucleare, rappresenta una minaccia esistenziale per l'Iran.
*Netanyahu sapeva bene che Israele da solo non era in grado di distruggere il programma nucleare iraniano e che era necessario il sostegno americano. Nessun presidente americano negli ultimi 30 anni è stato così stupido da assecondare questo piano folle. Ma ancora una volta Netanyahu è riuscito a convincere Trump a dare seguito alla guerra illegale di Israele contro l'Iran con un attacco militare americano altrettanto illegale. Il grottesco seguito di questa triste saga è stato l'incontro alla Casa Bianca in cui [[Benjamin Netanyahu|Netanyahu]] ha consegnato a [[Donald Trump|Trump]] una copia della lettera che lo nominava per il Premio Nobel per la Pace. Ecco un criminale di guerra che raccomandava un criminale condannato per il più prestigioso premio internazionale per la pace. Non si poteva inventare.
*[[Israele]] è l'unico paese che conosco che cerca di assassinare le persone con cui dovrebbe negoziare.
*Israele finirà per pentirsi della [[Guerra Israele-Hamas|guerra]] contro Hamas, perché i successori di Hamas saranno ancora più radicali. Israele ne sarà responsabile, perché ha assassinato i leader politici di Hamas. A Israele non piacciono i palestinesi moderati: li considera una minaccia. Li indebolisce e spiana la strada a figure più estreme. Ecco perché la leadership è passata dall'ala politica di Hamas a quella militare.
==''Il muro di ferro''==
*La guerra nella [[Cisgiordania|West Bank]], ingannevolmente chiamata [[Operazione Scudo difensivo|operazione "Defensive Shield"]] (scudo difensivo), è stata quasi una riedizione della guerra che Sharon ha condotto in Libano. È stata diretta contro il popolo palestinese; è stata provocata dal medesimo stereotipo secondo cui i palestinesi sarebbero terroristi; si è fondata sullo stesso rifiuto dei diritti nazionali palestinesi; ha utilizzato la stessa strategia di uso selvaggio della schiacciante forza militare; e ha mostrato la medesima insensibile indifferenza nei confronti dell'opinione mondiale, del diritto internazionale, delle Nazioni Unite e delle norme di comportamento civile. (p. 14)
*Non è la pace coi palestinesi ciò che cerca [[Ariel Sharon|Sharon]], ma la loro resa ed espulsione. La forza bruta è il solo linguaggio che egli conosca. Le nozioni di contrattazione, accordo e compromesso sono totalmente estranee al suo modo di pensare. (p. 15)
*[[Theodor Herzl|Herzl]] considerava la popolazione autoctona {{NDR|della Palestina}} primitiva e arretrata, e il suo atteggiamento nei confronti di questa era caratterizzato da un senso di superiorità. Egli pensava che, come individui, i nativi arabi dovessero godere di pieni diritti civili all'interno dello Stato ebraico, ma non li considerava come una società con diritti politici collettivi sulla terra in cui costituivano la schiacciante maggioranza. (p. 28)
*La [[dichiarazione Balfour]], come questa lettera fu poi nota, rappresentò un fondamentale trionfo per la diplomazia sionista. Nel periodo in cui essa venne resa, la popolazione ebraica della Palestina ammontava a circa 56.000 unità contro le 600.000 che componevano la popolazione araba, ovvero meno del 10 per cento. Tenuto conto che gli arabi costituivano il 90 per cento della popolazione, la promessa di non pregiudicare i loro diritti civili e religiosi non poteva reggere, poiché ignorava completamente i loro diritti politici. (p. 31)
*I sionisti stavano cercando un leader arabo che accettasse il principio di spartizione {{NDR|della Palestina}}, fosse favorevole a uno Stato ebraico, e fosse disposto a coesistere pacificamente con tale Stato una volta costituito. Nel 1947 c'era solamente un leader arabo che corrispondeva a questa descrizione: [[Abd Allah I di Giordania|re Abdullah]]. (p. 54)
*[[Abd Allah I di Giordania|Re Abdullah]] e i sionisti si consideravano, rispettivamente, come mezzi per raggiungere un fine. Per Abdullah i sionisti rappresentavano una potenziale fonte di sostegno per realizzare il suo sogno di una grande Siria. Per i sionisti Abdullah era un mezzo per rompere la catena di ostilità araba che li circondava su tutti i fronti. (p. 54)
*L'amicizia sionista-hashemita si fondava sulla presenza di un comune protettore, l'Inghilterra, e sull'esistenza di un comune nemico, [[Amin al-Husseini|Hajj Amin al-Husseini]]. Per entrambe le parti il nazionalismo palestinese rappresentava una minaccia ed esse intendevano reprimerlo spinte da un comune interesse. Nel momento in cui il mandato inglese in Palestina si stava avvicinando alla sua ingloriosa fine, le due parti fecero uno sforzo per coordinare le loro strategie. (p. 54)
*L'obiettivo di [[Abd Allah I di Giordania|re Abdullah]] nel mandare il suo esercito in Palestina non era quello di prevenire la costituzione di uno Stato ebraico, ma di diventare egli stesso il padrone della parte araba della Palestina. (p. 60)
*Nonostante [[Husni al-Za'im|Zaim]] avesse promesso agli altri cospiratori una lotta senza tregua contro il sionismo, una volta conquistato il potere, si sforzò con determinazione di raggiungere un accordo con Israele. Egli dichiarò apertamente la sua ambizione d'essere il primo leader arabo a concludere un accordo di pace con Israele e si offrì ripetutamente di incontrare Ben-Gurion per lavorare insieme al raggiungimento di questo obiettivo. (p. 70)
*{{NDR|Parlando della [[guerra arabo-israeliana del 1948]] e delle sue conseguenze}} Il termine [[Palestina]] venne cancellato dalle mappe. È interessante notare come la situazione del dopoguerra si basasse sullo stesso principio su cui re Abdullah e Golda Meir si erano trovati d'accordo nel novembre 1947: la spartizione della Palestina a spese dei palestinesi. (p. 72)
*{{NDR|Parlando dei crimini commessi dall'esercito israeliano}} Le atrocità non vennero commesse nel fervore della battaglia, ma nella maggior parte dei casi contro civili innocenti, inclusi donne e bambini. Fronteggiare i problemi relativi alla sicurezza quotidiana ebbe quindi l'effetto di deturpare l'[[Forze di difesa israeliane|IDF]]. I soldati di un esercito che faceva proprio il precetto della "purezza delle armi" mostrarono un crescente disprezzo per le vite umane e si macchiarono di atti barbarici che possono solo essere descritti come crimini di guerra. (p. 110)
*L'Unità 101 era comandata da un giovane maggiore, aggressivo e ambizioso, di nome [[Ariel Sharon|Ariel ("Arik") Sharon]]. Gli ordini di Sharon erano di penetrare a [[Strage di Qibya|Qibya]], far saltare in aria le abitazioni e infliggere pesanti perdite ai suoi abitanti. Il successo che riportò nel condurre a termine gli ordini superò ogni aspettativa. La macabra storia di ciò che era accaduto a Qibya venne rivelata soltanto la mattina seguente l'attacco. Il villaggio era stato ridotto a un ammasso di pietre; quarantacinque edifici erano stati fatti saltare in aria e sessantanove civili, due terzi dei quali donne e bambini, erano stati uccisi. Sharon e i suoi uomini dichiararono di non essere a conoscenza del fatto che alcuni abitanti si fossero nascosti all'interno delle abitazioni, credendo invece che tutti fossero fuggiti. L'osservatore dell'ONU che ispezionò il luogo dell'azione arrivò a una conclusione diversa: "La stessa storia si ripeteva di volta in volta: i proiettili avevano mandato in pezzi la porta, il corpo scomposto a cavallo della soglia indicava che gli abitanti erano stati costretti dal fuoco intenso a rimanere dentro finché le loro case non venivano fatte saltare in aria con loro all'interno". (pp. 118-119)
*Il [[Strage di Qibya|massacro di Qibya]] scatenò contro Israele una tempesta di proteste internazionali di una severità senza precedenti nella breve storia del paese. [...] [[David Ben Gurion|Ben-Gurion]] era contrario ad ammettere che fosse stato l'IDF a compiere l'azione e propose di rilasciare una dichiarazione per sostenere che a farsi giustizia fossero stati gli israeliani dei villaggi di confine, la cui pazienza era stata messa a dura prova dagli innumerevoli assassini. La maggioranza dei ministri sostenne Ben-Gurion e fu deciso che il primo ministro potesse redigere la dichiarazione. Il giorno seguente, durante una trasmissione radiofonica, Ben-Gurion rilasciò la versione ufficiale. Il leader israeliano negò qualsiasi coinvolgimento dell'IDF, attribuì la responsabilità dell'azione agli abitanti dei villaggi israeliani i quali erano stati provocati oltre misura ed espresse il rammarico del governo per le vittime innocenti. Questa non fu né la prima né l'ultima menzogna che Ben-Gurion ritenne utile dire per il bene del suo paese, ma certo fu una delle più eclatanti. La versione ufficiale non venne creduta e non contribuì a ridurre il danno all'immagine di Israele. (p. 119)
*[[David Ben Gurion|Ben-Gurion]] aveva una conoscenza sorprendentemente scarsa della cultura e della storia araba e nessuna simpatia per gli arabi in generale. L'arabo non era tra la mezza dozzina di lingue che parlava. La sua esperienza diretta con gli arabi comuni fu limitata e non gli ispirò alcuna fiducia né alcun tipo di predilezione particolare. La sua immagine fondamentale degli arabi fu quella di un nemico primitivo, feroce e fanatico che comprendeva esclusivamente il linguaggio della forza. (p. 126)
*[[David Ben Gurion|Ben-Gurion]] non poteva concepire una società multietnica comprendente ebrei e arabi; spesso paragonava gli ebrei a una nave e gli arabi a un mare crudele ed escludeva la possibilità di armonia tra loro. (p. 126)
*La trasformazione personale che accompagnò il passaggio di [[Pinhas Lavon|Lavon]] all'interno del Ministero della Difesa stupì tutti quelli che lo conoscevano. L'estrema moderazione che per molti anni aveva contraddistinto Lavon come l'antitesi della linea dura di Ben-Gurion, fu presto rimpiazzata da un'altrettanto estremo comportamento da falco. Il pensatore socialista si trasformò in un apostolo della ''realpolitik''; il predicatore della fraternità tra le nazioni lasciò il posto a un nazionalista anti-arabo. (p. 128)
*[[Moshe Dayan|Dayan]] fu strettamente legato, sin dall'inizio, alla politica delle rappresaglie. Uomo dal carattere forte e autoritario, aveva poche inibizioni e nessuno scrupolo morale all'uso della forza militare anche contro i civili. Fin dal giugno del 1950, durante una riunione della segreteria del Mapai e dei membri della Knesset, aveva difeso la politica della punizione collettiva contro i villaggi arabi sospettati di dare rifugio a infiltrati e sabotatori. Attaccare i villaggi, inclusi donne, bambini e anziani, egli disse, "è il solo metodo che si riveli ''efficace'', non giustificato o morale, ma ''efficace'', quando gli arabi posizionano mine dalla nostra parte". (pp. 131-132)
*La nomina di [[Moshe Dayan|Dayan]] a capo di Stato Maggiore fu una pietra miliare nello sviluppo della dottrina militare di Israele, il cui fulcro era la politica delle rappresaglie. (p. 132)
*In [[Golda Meir]], [...] Ben-Gurion trovò un ministro degli esteri di suo gradimento, che accettava senza far domande la suprema autorità del primo ministro e il suo concetto del ruolo del ministro degli esteri come portavoce dell'''establishment'' della Difesa. (p. 194)
*I [[Relazioni bilaterali tra Francia e Israele|rapporti]] tra Israele e Francia iniziarono con la fornitura di armi, si svilupparono in una cooperazione politica e militare e raggiunsero il loro apice nella guerra congiunta contro l'Egitto. (p. 195)
*Il fatto che l'Egitto fosse un nemico comune fece avvicinare i due paesi. I militari francesi avevano tre priorità: l'Algeria, l'Algeria e l'Algeria. Israele non solo fornì tutte le informazioni in suo possesso sul supporto egiziano ai ribelli algerini, ma ne esagerò anche l'estensione. I francesi pensavano che solo l'uscita di scena di Nasser avrebbe posto fine alla ribellione algerina. Non esisteva una solida base a sostegno di tale ipotesi, ma gli israeliani li incoraggiarono a credervi. Quando la ribellione algerina crebbe d'intensità, il governo francese si fece meno scrupoli a fornire armi a Israele, anche se questo significava contravvenire alla dichiarazione tripartita del maggio 1950, di cui la Francia era firmataria insieme a Inghilterra e Stati Uniti. (p. 195)
*I tre fini politici che stavano dietro alla [[Crisi di Suez|campagna del Sinai]] erano la caduta di [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]], l'espansione dei confini di Israele e la realizzazione di un nuovo ordine politico in Medio Oriente. Nessuno di questi obiettivi venne conseguito. (p. 216)
*{{NDR|Parlando della [[crisi di Suez]]}} L'aggressione tripartita non solo fallì nel tentativo di rovesciare [[Gamal Abd el-Nasser|Nasser]], ma al contrario accrebbe enormemente il suo prestigio e la sua influenza nella regione e nel Terzo Mondo. Nasser riuscì a strappare una vittoria politica spettacolare nonostante la sconfitta militare. (p. 216)
*{{NDR|Parlando della [[crisi di Suez]]}} La collusione con le potenze europee sembrò fornire la prova decisiva del carattere reazionario ed espansionista del movimento sionista. La reputazione di Israele fu seriamente offuscata. Da quel momento in poi tutte le sue azioni potevano essere utilizzate come una prova a sostegno della vecchia affermazione secondo la quale Israele era la testa di ponte dell'imperialismo occidentale all'interno del mondo arabo. (p. 216)
*Nonostante gli errori politici e i fallimenti di coloro che pianificarono la [[Crisi di Suez|campagna del Sinai]], fu la loro versione finale a radicarsi in profondità nella mente della stragrande maggioranza degli israeliani. In Israele la percezione popolare della guerra del 1956 fu quella di una guerra difensiva, giusta, brillantemente condotta e che raggiunse praticamente tutti gli obiettivi che si era prefissata. Tale interpretazione della guerra venne propagata e divulgata non solo dai membri dell'''establishment'' della Difesa, ma anche da una schiera di storici, giornalisti e commentatori simpatizzanti. Per quanto la si tenga in gran considerazione, tuttavia, questa versione non tiene a un esame attento e alla luce delle prove ora disponibili. Si tratta di un esempio eccellente del modo in cui la storia può essere manipolata per assecondare gli scopi nazionalisti. La versione israeliana ufficiale della guerra del 1956, come quella del 1948, è poco più di una propaganda dei vincitori. (p. 217)
*Le [[Relazioni bilaterali tra Israele e Stati Uniti d'America|relazioni]] tra Israele e Stati Uniti migliorarono quando [[Lyndon Johnson]] diventò presidente, dopo l'assassinio di Kennedy. Come membro del Congresso e vicepresidente, Johnson aveva mostrato un orientamento filo-israeliano e continuò a dimostrare un deciso sostegno a Israele anche dopo il suo arrivo alla presidenza. (p. 260)
*I critici del [[Rafi (partito politico)|Rafi]] lo definirono il partito del nucleare, a causa della sua ossessione per la bomba atomica. Come formazione politica il Rafi non aveva una vera e propria filosofia economica e sociale, coerente e generalmente accettata. I suoi leader erano accomunati dalla sete di potere e dal desiderio di veder prevalere una politica più aggressiva nei confronti dei vicini di Israele. (p. 262)
*La strategia israeliana di ''escalation'' sul fronte siriano fu probabilmente il fattore più importante nel trascinare il Medio Oriente nella guerra del giugno 1967, nonostante venga convenzionalmente sostenuto che l'unica causa del conflitto sia stata l'aggressione siriana. Per gli israeliani è un dogma credere che le [[alture del Golan]] fossero state conquistate nella [[guerra dei sei giorni]] per fermare i bombardamenti siriani sugli insediamenti a valle. In verità molti degli scontri a fuoco furono deliberatamente provocati da Israele. (p. 274)
*{{NDR|Parlando della [[guerra del Kippur]]}} La storia militare offre davvero pochi esempi di una "sorpresa strategica" così riuscita. (p. 359)
*Il premierato di [[Golda Meir]] fu caratterizzato da un ostinato rifiuto a riconsiderare le relazioni di Israele con il mondo arabo. Personalmente Golda Meir non ebbe alcuna indulgenza verso gli arabi, alcuna empatia, e non nutrì alcuna speranza nella possibilità di una coesistenza pacifica con loro. In lei si consolidò una visione semplicistica del mondo in cui Israele non poteva mai essere nel torto e gli arabi non potevano mai aver ragione. (p. 364)
*Pochi leader parlarono così tanto di pace e fecero così poco per concederle una possibilità di realizzarsi. [[Golda Meir]] non si stancava mai di ripetere che era disponibile a recarsi ovunque per incontrare un leader arabo intenzionato a discutere di pace. Vista la sua politica espansionistica, queste dichiarazioni suonano chiaramente false. (p. 364)
*Come Ben-Gurion vent'anni prima, [[Yigal Allon|Allon]] rappresentava la corrente interventista della politica sionista nei confronti del mondo arabo. (p. 384)
*L'ideologia del [[Likud]] può essere riassunta in due parole: Grande Israele. Secondo tale concezione la Giudea e la Samaria, denominazioni bibliche della [[Cisgiordania|West Bank]], erano parte integrante di Eretz Israel, della Terra di Israele. Il Likud negava categoricamente che la Giordania avesse un qualche diritto alla sovranità su quest'area e altrettanto netto fu il suo rifiuto a prendere in considerazione la possibilità che i palestinesi avessero un diritto all'autodeterminazione su quel territorio. (p. 395)
*L'annessione delle [[alture del Golan]] costituiva una violazione dei principî del diritto internazionale, della risoluzione 242, dell'accordo di disimpegno militare israelo-siriano del maggio 1974 e degli accordi di Camp David. (p. 438)
*L'approvazione della legge d'annessione del [[Alture del Golan|Golan]] inviava un chiaro messaggio al mondo intero: non vi sarebbero stati ulteriori ritiri territoriali israeliani una volta compiuta la restituzione del Sinai. In altre parole, annettendo le alture del Golan, [[Menachem Begin|Begin]] cercò di bloccare la spinta verso una definitiva pace arabo-israeliana. (p. 439)
*Nel grande piano di [[Ariel Sharon|Sharon]], la [[Guerra del Libano (1982)|guerra in Libano]] mirava a trasformare la situazione non solo di questo Stato, ma anche dell'intero Medio Oriente. La distruzione dell'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|OLP]] avrebbe spezzato la spina dorsale al nazionalismo palestinese e facilitato l'incorporazione della West Bank all'interno del Grande Israele. Il conseguente movimento di palestinesi provenienti dal Libano e dalla West Bank verso la Giordania avrebbe infine spazzato via la monarchia hashemita e trasformato la East Bank in uno Stato palestinese. Sharon pensava infatti che la conversione della Giordania in uno stato palestinese avrebbe messo fine alle pressioni internazionali su Israele per un ritiro dalla West Bank. [[Menachem Begin|Begin]] non era a conoscenza di tutti gli aspetti dell'ambizioso piano geopolitico di Sharon, ma i due uomini erano uniti dal loro desiderio di agire contro l'OLP in Libano. (p. 441)
==Bibliografia==
*Avi Shlaim, ''Il muro di ferro: {{small|Israele e il mondo arabo}}'', Il ponte, Bologna, 2003. ISBN 9788890081132.
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
[[Categoria:Accademici britannici]]
[[Categoria:Accademici israeliani]]
[[Categoria:Storici britannici]]
[[Categoria:Storici israeliani]]
b6qwdd7a3j5hqidronjmmwmk4ldvq0a
Wikiquote:SheSaid 2026
4
226621
1428180
1428111
2026-10-03T00:59:26Z
Danyele
19198
/* Nuove */ +1
1428180
wikitext
text/x-wiki
[[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]]
<div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;">
<br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce!
</div>
[[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]]
La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''.
A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia.
== Partecipanti==
# --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST)
# --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST)
# -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST)
# --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST)
== Voci scritte ==
=== Nuove ===
{{div col | 3}}
# [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}}
# [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}}
# [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}}
# [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}}
# [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}}
# [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}}
# [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}}
# [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}}
# [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}}
# [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}}
# [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura]] {{fatto|Superchilum}}
# [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}}
# [[Cornelia Sale Mocenigo Codemo]] {{fatto|Udiki}}
# [[Maria Pezzé Pascolato]] {{fatto|Udiki}}
# [[Katharina Kasper]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Amy Hunt]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Josefa Sancho de Guerra]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katharine Mary Drexel]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Léonie Aviat]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Paula Montal Fornés]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Maria Crescentia Höss]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Edwige Pezzulli]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Angela Truszkowska]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Caterina Labouré]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katie Zelem]] {{fatto|Danyele}}
# [[Nanea]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kareena Kapoor]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kaley Cuoco]] {{fatto|Danyele}}
# [[Marisa Bulgheroni]] {{fatto|Udiki}}
# [[Rebecca Piva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexandra Frantti]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexa Gray]] {{fatto|Danyele}}
# [[Karolína Muchová]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anastasija Myskina]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mirra Andreeva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Antonia Salzano]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giulia Dragoni]] {{fatto|Danyele}}
{{div col end}}
=== Migliorate ===
{{div col}}
# [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni
# [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni
# [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub
# [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, sistemazioni, de-stub
# [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
# [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione
# [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub
# [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub
# [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Kathryn Hahn]] {{fatto|Danyele}} + 4 citazioni, sistemazioni
# [[Aubrey Plaza]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Melania Mazzucco]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Emily Dickinson]] {{fatto|Udiki}} + 1 citazione
# [[Marion Maréchal]] {{fatto|Danyele}} + 8 citazioni, sistemazioni
# [[Adriana Valerio]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Carol Alt]] {{fatto|Danyele}} + 12 citazioni
# [[Renée Simonsen]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Gabriela Guimarães]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
{{div col end}}
== Risultati ==
TBD
== Risorse ==
* [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube
* [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women)
* [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons)
== Edizioni precedenti ==
* [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]]
==Altri progetti==
* [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta]
== Dashboard ==
* [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività
== Rassegna stampa ==
* [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023.
* [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023.
* [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne.
[[Categoria:Campagna SheSaid]]
sggmtyubbejjl3uljgw9hsncwlovvbv
1428195
1428180
2026-10-03T06:11:54Z
Spinoziano
2297
/* Voci scritte */ +
1428195
wikitext
text/x-wiki
[[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]]
<div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;">
<br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce!
</div>
[[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]]
La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''.
A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia.
== Partecipanti==
# --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST)
# --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST)
# -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST)
# --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST)
== Voci scritte ==
=== Nuove ===
{{div col | 3}}
# [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}}
# [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}}
# [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}}
# [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}}
# [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}}
# [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}}
# [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}}
# [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}}
# [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}}
# [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}}
# [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura]] {{fatto|Superchilum}}
# [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}}
# [[Cornelia Sale Mocenigo Codemo]] {{fatto|Udiki}}
# [[Maria Pezzé Pascolato]] {{fatto|Udiki}}
# [[Katharina Kasper]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Amy Hunt]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Josefa Sancho de Guerra]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katharine Mary Drexel]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Léonie Aviat]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Paula Montal Fornés]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Maria Crescentia Höss]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Edwige Pezzulli]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Angela Truszkowska]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Caterina Labouré]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katie Zelem]] {{fatto|Danyele}}
# [[Nanea]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kareena Kapoor]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kaley Cuoco]] {{fatto|Danyele}}
# [[Marisa Bulgheroni]] {{fatto|Udiki}}
# [[Rebecca Piva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexandra Frantti]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexa Gray]] {{fatto|Danyele}}
# [[Karolína Muchová]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anastasija Myskina]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mirra Andreeva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Antonia Salzano]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giulia Dragoni]] {{fatto|Danyele}}
# [[Agnes Miegel]] {{fatto|Spinoziano}}
{{div col end}}
=== Migliorate ===
{{div col}}
# [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni
# [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni
# [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub
# [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, sistemazioni, de-stub
# [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
# [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione
# [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub
# [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub
# [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Kathryn Hahn]] {{fatto|Danyele}} + 4 citazioni, sistemazioni
# [[Aubrey Plaza]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Melania Mazzucco]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Emily Dickinson]] {{fatto|Udiki}} + 1 citazione
# [[Marion Maréchal]] {{fatto|Danyele}} + 8 citazioni, sistemazioni
# [[Adriana Valerio]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Carol Alt]] {{fatto|Danyele}} + 12 citazioni
# [[Renée Simonsen]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Gabriela Guimarães]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Sigrid Undset]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
{{div col end}}
== Risultati ==
TBD
== Risorse ==
* [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube
* [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women)
* [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons)
== Edizioni precedenti ==
* [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]]
==Altri progetti==
* [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta]
== Dashboard ==
* [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività
== Rassegna stampa ==
* [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023.
* [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023.
* [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne.
[[Categoria:Campagna SheSaid]]
nck93y4424784g5bt16kgg4avkkliv3
1428219
1428195
2026-10-03T09:17:10Z
Spinoziano
2297
/* Migliorate */
1428219
wikitext
text/x-wiki
[[File:SheSaid 2026 banner.png|thumb|900px|center]]
<div style="font-family:'Verdana';font-size:30px;font-weight:bold;color:#662D91;text-align:center;">
<br/>Citiamo le donne. Diamo loro voce!
</div>
[[File:WDG - SheSaid 2023 (big).svg|thumb|300px|right|#SheSaid fa parte dell'iniziativa Wiki Loves Women. In Italia viene organizzato da WikiDonne.]]
La campagna '''#SheSaid''' è un'iniziativa di [[m:Wiki Loves Women|Wiki Loves Women]], che vede la partecipazione di altri gruppi interessati alla diversità e al gender gap ([[:w:Progetto:WikiDonne|WikiDonne]], [[:m:Les sans pagEs|Les sans pagEs]], [[:m:Wikimujeres|Wikimujeres]], [[:m:Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia|Muj(lh)eres latinoamericanas en Wikimedia]]), per celebrare le donne leader del mondo. Questa sesta edizione si svolgerà '''online dal 1º settembre al 31 dicembre'''. Il progetto mira ad aumentare la visibilità delle donne attraverso la creazione di nuove voci in Wikiquote o il miglioramento di quelle esistenti. '''[[m:Wiki Loves Women/SheSaid/SheSaid 2025|Pagina su Meta]]'''.
A chi scriverà più di 5 nuove voci, verranno consegnati dei gadget da parte di [[:m:WikiDonne|WikiDonne User Group]] - organizzatore della campagna in Italia.
== Partecipanti==
# --[[Utente:Camelia.boban|Camelia]] ([[Discussioni utente:Camelia.boban|scrivimi]]) 16:37, 2 set 2026 (CEST)
# --'''''[[Utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:black;">– dany</span>]][[Discussioni utente:Danyele|<span style="font-family:Times New Roman; color:grey;">ele</span>]]''''' 03:26, 5 set 2026 (CEST)
# -- [[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] ([[Discussioni utente:Spinoziano|msg]]) 14:20, 5 set 2026 (CEST)
# --'''[[Utente:Superchilum|<span style="color:#209090;">Superchilum</span>]]'''<sup>([[Discussioni_utente:Superchilum|scrivimi]])</sup> 22:55, 15 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:Udiki|Udiki]] ([[Discussioni utente:Udiki|scrivimi]]) 21:29, 18 set 2026 (CEST)
# --[[Utente:IppolitoN|IppolitoN]] ([[Discussioni utente:IppolitoN|scrivimi]]) 10:04, 21 set 2026 (CEST)
== Voci scritte ==
=== Nuove ===
{{div col | 3}}
# [[Mara Sangiorgio]] {{fatto|Danyele}}
# [[Joanne Lee Molinaro]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Francesca Pan]] {{fatto|Danyele}}
# [[Giorgia Sottana]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anna (moglie di Tobi)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Sara (moglie di Tobia)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Susanna (Antico Testamento)]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura Spreafico]] {{fatto|Danyele}}
# [[Jasmine Keys]] {{fatto|Danyele}}
# [[Gabby Williams]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mariona Ortiz]] {{fatto|Danyele}}
# [[Martina Favaretto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Micol Majori]] {{fatto|Danyele}}
# [[Eloisa Coiro]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alessia Russo (calciatrice)]] {{fatto|Danyele}}
# [[Angelina Mel'nikova]] {{fatto|Danyele}}
# [[Assunta Scutto]] {{fatto|Danyele}}
# [[Zaynab Dosso]] {{fatto|Danyele}}
# [[Ella Rumpf]] {{fatto|Danyele}}
# [[Asiya]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Laura]] {{fatto|Superchilum}}
# [[Vasti]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giannetta de' Vacchi]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Moglie di Noè]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Anastasia Bartoli]] {{fatto|IppolitoN}}
# [[Cornelia Sale Mocenigo Codemo]] {{fatto|Udiki}}
# [[Maria Pezzé Pascolato]] {{fatto|Udiki}}
# [[Katharina Kasper]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Amy Hunt]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Josefa Sancho de Guerra]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katharine Mary Drexel]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Léonie Aviat]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Paula Montal Fornés]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Maria Crescentia Höss]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Edwige Pezzulli]] {{fatto|Danyele}}
# [[Maria Angela Truszkowska]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Caterina Labouré]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Katie Zelem]] {{fatto|Danyele}}
# [[Nanea]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kareena Kapoor]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Kaley Cuoco]] {{fatto|Danyele}}
# [[Marisa Bulgheroni]] {{fatto|Udiki}}
# [[Rebecca Piva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexandra Frantti]] {{fatto|Danyele}}
# [[Alexa Gray]] {{fatto|Danyele}}
# [[Karolína Muchová]] {{fatto|Danyele}}
# [[Anastasija Myskina]] {{fatto|Danyele}}
# [[Mirra Andreeva]] {{fatto|Danyele}}
# [[Antonia Salzano]] {{fatto|Spinoziano}}
# [[Giulia Dragoni]] {{fatto|Danyele}}
# [[Agnes Miegel]] {{fatto|Spinoziano}}
{{div col end}}
=== Migliorate ===
{{div col}}
# [[Cecilia Zandalasini]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Matilde Villa]] {{fatto|Danyele}} + 2 citazioni, sistemazioni
# [[Martina Bestagno]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni, sistemazioni
# [[Sarah Fahr]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Arianna Errigo]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Elena Bellò]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione, sistemazioni
# [[Gretchen Walsh]] {{fatto|Danyele}} + 5 citazioni, de-stub
# [[Sarah Sjöström]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Lilith]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, sistemazioni, de-stub
# [[Iochebed]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
# [[Moglie di Lot]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Silvia Ziche]] {{fatto|Superchilum}} + 1 citazione
# [[Laura Zuccheri]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Ester (personaggio biblico)]] {{fatto|Spinoziano}} + 3 citazioni, de-stub
# [[Marlen Haushofer]] {{fatto|Udiki}} + 11 citazioni, ampliata una citazione, de-stub
# [[Maria Bellonci]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Kathryn Hahn]] {{fatto|Danyele}} + 4 citazioni, sistemazioni
# [[Aubrey Plaza]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Melania Mazzucco]] {{fatto|IppolitoN}} + 1 citazione
# [[Emily Dickinson]] {{fatto|Udiki}} + 1 citazione
# [[Marion Maréchal]] {{fatto|Danyele}} + 8 citazioni, sistemazioni
# [[Adriana Valerio]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione, de-stub
# [[Carol Alt]] {{fatto|Danyele}} + 12 citazioni
# [[Renée Simonsen]] {{fatto|Danyele}} + 3 citazioni
# [[Gabriela Guimarães]] {{fatto|Danyele}} + 1 citazione
# [[Sigrid Undset]] {{fatto|Spinoziano}} + 2 citazioni, de-stub
# [[Gertrud von Le Fort]] {{fatto|Spinoziano}} + 1 citazione
{{div col end}}
== Risultati ==
TBD
== Risorse ==
* [https://www.youtube.com/watch?v=BeHTpFVYdOw Editing Wikiquote with #SheSaid campaign], YouTube
* [[:m:Wiki Loves Women/SheSaid/Resources and Tools|Resources and Tools]] (Wiki Loves Women)
* [[:c:Category:SheSaid 2026 visuals|SheSaid 2026 visuals]] (categoria in Commons)
== Edizioni precedenti ==
* [[Wikiquote:SheSaid|SheSaid]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2025|SheSaid 2025]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2024|SheSaid 2024]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2023|SheSaid 2023]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2022|SheSaid 2022]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2021|SheSaid 2021]]
** [[Wikiquote:SheSaid 2020|SheSaid 2020]]
==Altri progetti==
* [https://meta.wikimedia.org/wiki/Wiki_Loves_Women/SheSaid/it SheSaid su Meta]
== Dashboard ==
* [https://outreachdashboard.wmflabs.org/courses/WikiDonne/WDG_-_SheSaid_2026 Dashboard], tool di monitoraggio dell'attività
== Rassegna stampa ==
* [https://www.wikiloveswomen.org/2023/02/08/the-shesaid-campaign-3-years-of-celebrating-women/ The #SheSaid campaign: 3 years of celebrating Women!], di Afek, Wiki Loves Women, 8 febbraio 2023.
* [https://diff.wikimedia.org/2023/10/18/empowering-through-words-celebrating-women-and-their-powerful-quotes/ Empowering Through Words: Celebrating Women and Their Powerful Quotes], di Afek91, Diff Wikimedia, 18 ottobre 2023.
* [https://www.wikidonne.org/blog/wikiquote-shesaid-2025/ Wikiquote SheSaid 2025], blog WikiDonne.
[[Categoria:Campagna SheSaid]]
bd2hvusflgitz1sctl81ddmullcv1lb
Alture del Golan
0
226986
1428161
1427644
2026-10-02T17:08:46Z
Darkcloud2222
10646
1428161
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[Immagine:Golan Heights proportion map.jpg|thumb|Mappa delle alture del Golan]]
Citazioni sulle '''alture del Golan'''.
*I siriani vorrebbero che noi scendessimo dalle alture del Golan per spararci addosso come facevano prima. Inutile dire che non ci pensiamo nemmeno, che non scenderemo mai dall'altipiano. Tuttavia anche coi siriani siamo pronti a negoziare. Alle nostre condizioni. E le nostre condizioni consistono nel definire tra la Siria e Israele un confine che stabilisca la nostra presenza sull'altopiano. In altre parole, oggi i siriani si trovano esattamente dove dovrebbe esser fissato il confine. ([[Golda Meir]])
*La vera priorità di Bashar, al pari di quella del padre Hafez, non è mai stata la riconquista del [[Alture del Golan|Golan]] bensì la strumentalizzazione dello stato d'emergenza nazionale per legittimare il protrarsi del proprio potere dispotico all'interno della Siria. ([[Magdi Allam]])
*Le alture del Golan sono il luogo dove l'islam radicale incontra il mondo libero. Fisicamente. Ed è dura. E se non ci fossimo noi qui, lo vedreste fluire verso l'occidente. ([[Naftali Bennett]])
===[[Avi Shlaim]]===
*L'annessione delle alture del Golan costituiva una violazione dei principî del diritto internazionale, della risoluzione 242, dell'accordo di disimpegno militare israelo-siriano del maggio 1974 e degli accordi di Camp David.
*L'approvazione della legge d'annessione del Golan inviava un chiaro messaggio al mondo intero: non vi sarebbero stati ulteriori ritiri territoriali israeliani una volta compiuta la restituzione del Sinai. In altre parole, annettendo le alture del Golan, [[Menachem Begin|Begin]] cercò di bloccare la spinta verso una definitiva pace arabo-israeliana.
*Per gli israeliani è un dogma credere che le alture del Golan fossero state conquistate nella [[guerra dei sei giorni]] per fermare i bombardamenti siriani sugli insediamenti a valle. In verità molti degli scontri a fuoco furono deliberatamente provocati da Israele.
==Voci correlate==
*[[Guerra dei sei giorni]]
*[[Israele]]
*[[Siria]]
*[[Territori occupati da Israele]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante le|preposizione=sulle}}
[[Categoria:Luoghi della Siria]]
[[Categoria:Luoghi di Israele]]
rg3uvsy83o13p2kb1zx9q7037jjvcgc
Tamigi
0
227073
1428122
2026-10-02T13:18:14Z
Udiki
86035
Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:Thames Panorama, London - June 2009.jpg|miniatura|Il Tamigi presso Londra]] Citazioni sul '''Tamigi'''. ==Citazioni== *''Rapido, e queto, d'alto fondo e schietto, | forte senza furor, pien, ma in suo letto.'' ([[John Denham]]) ==Voci correlate== *[[Inghilterra]] *[[Londra]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt=Tamigi|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul|etichetta=Tamigi}} {{s}} [[Categoria:Fiumi]] [[Categoria:Inghilterra]] Cat..."
1428122
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:Thames Panorama, London - June 2009.jpg|miniatura|Il Tamigi presso Londra]]
Citazioni sul '''Tamigi'''.
==Citazioni==
*''Rapido, e queto, d'alto fondo e schietto, | forte senza furor, pien, ma in suo letto.'' ([[John Denham]])
==Voci correlate==
*[[Inghilterra]]
*[[Londra]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt=Tamigi|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul|etichetta=Tamigi}}
{{s}}
[[Categoria:Fiumi]]
[[Categoria:Inghilterra]]
[[Categoria:Luoghi del Regno Unito]]
4j1afn3ccgzsrhaoi4c28eeaslyb2cs
1428181
1428122
2026-10-03T01:02:15Z
Danyele
19198
non necessario per il momento
1428181
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
[[File:Thames Panorama, London - June 2009.jpg|thumb|Il Tamigi presso Londra]]
Citazioni sul '''Tamigi'''.
*''Rapido, e queto, d'alto fondo e schietto, | forte senza furor, pien, ma in suo letto.'' ([[John Denham]])
==Voci correlate==
*[[Inghilterra]]
*[[Londra]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|wikt=Tamigi|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul|etichetta=Tamigi}}
{{s}}
[[Categoria:Fiumi]]
[[Categoria:Inghilterra]]
[[Categoria:Luoghi del Regno Unito]]
5z5xdnd01o7ed0y5kh3us87rdalyxyp
Appennino
0
227074
1428130
2026-10-02T13:32:20Z
Spinoziano
2297
Redirect alla pagina [[Appennini]]
1428130
wikitext
text/x-wiki
#RINVIA [[Appennini]]
3brsuhxv82rwtec5ww74c87iorou8i4
Discussioni utente:Jgaignerot
3
227075
1428159
2026-10-02T15:45:03Z
Céréales Killer
41704
Céréales Killer ha spostato la pagina [[Discussioni utente:Jgaignerot]] a [[Discussioni utente:Mirandole-75]]: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/Jgaignerot|Jgaignerot]]" a "[[Special:CentralAuth/Mirandole-75|Mirandole-75]]"
1428159
wikitext
text/x-wiki
#RINVIA [[Discussioni utente:Mirandole-75]]
7n5antowgt5yhxwmet371giw0h5isph
Guerra del Libano (1982)
0
227076
1428162
2026-10-02T17:16:46Z
Darkcloud2222
10646
Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Lebanese_Army,_Beirut,_Lebanon_1982.jpg|thumb|upright=1.2|Truppe libanesi a Beirut nel 1982]] Citazioni sulla '''guerra del Libano del 1982'''. *Israele farebbe meglio a prestare maggiore attenzione alla crescente preoccupazione mondiale, comprese le voci di migliaia di propri cittadini che hanno compiuto dimostrazioni contrarie all'invasione. ([[Indira Gandhi]]) *Nel grande piano di [[Ariel Sharon|Sharon]], la guerra in Libano mirava a trasform..."
1428162
wikitext
text/x-wiki
{{voce tematica}}
[[File:Lebanese_Army,_Beirut,_Lebanon_1982.jpg|thumb|upright=1.2|Truppe libanesi a Beirut nel 1982]]
Citazioni sulla '''guerra del Libano del 1982'''.
*Israele farebbe meglio a prestare maggiore attenzione alla crescente preoccupazione mondiale, comprese le voci di migliaia di propri cittadini che hanno compiuto dimostrazioni contrarie all'invasione. ([[Indira Gandhi]])
*Nel grande piano di [[Ariel Sharon|Sharon]], la guerra in Libano mirava a trasformare la situazione non solo di questo Stato, ma anche dell'intero Medio Oriente. La distruzione dell'[[Organizzazione per la Liberazione della Palestina|OLP]] avrebbe spezzato la spina dorsale al nazionalismo palestinese e facilitato l'incorporazione della West Bank all'interno del Grande Israele. Il conseguente movimento di palestinesi provenienti dal Libano e dalla West Bank verso la Giordania avrebbe infine spazzato via la monarchia hashemita e trasformato la East Bank in uno Stato palestinese. Sharon pensava infatti che la conversione della Giordania in uno stato palestinese avrebbe messo fine alle pressioni internazionali su Israele per un ritiro dalla West Bank. [[Menachem Begin|Begin]] non era a conoscenza di tutti gli aspetti dell'ambizioso piano geopolitico di Sharon, ma i due uomini erano uniti dal loro desiderio di agire contro l'OLP in Libano. ([[Avi Shlaim]])
*Non vogliamo interferire con le faccende interne del Libano ma sarebbe un'ipocrisia affermare che accetteremo un governo disposto a ospitare nuovamente i terroristi e i siriani. ([[Ariel Sharon]])
*Non vogliamo neanche un centimetro quadrato del Libano! ([[Ariel Sharon]])
==Voci correlate==
*[[Israele]]
*[[Libano]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w_preposizione=riguardante la}}
[[Categoria:Eventi degli anni 1980]]
[[Categoria:Guerre]]
[[Categoria:Libano]]
[[Categoria:Storia di Israele]]
jek25i1ha9x234gai420y8yjknmbwzf
Letteratura carceraria
0
227077
1428174
2026-10-02T23:32:43Z
Udiki
86035
Creata pagina con "{{Voce tematica}} Citazioni sulla '''letteratura carceraria'''. *Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla ''Carmen'' il racconto del carcerato ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore..."
1428174
wikitext
text/x-wiki
{{Voce tematica}}
Citazioni sulla '''letteratura carceraria'''.
*Non so se vi piacciano le storie che si raccontano da una prigione. A partire dalla ''Carmen'' il racconto del carcerato ha acquisito la dignità di genere letterario; è un metodo narrativo molto efficace per assicurarsi l'interesse del lettore, curioso di sapere ciò che si acquista esattamente a prezzo della libertà. Per questo l'intrigo risalta su una tinta di fondo dignitosamente patetica, e l'autore può inserire di tanto in tanto un'apostrofe diretta che ottenga un piacevole effetto di autenticità, quando don José o il suo discendente romanzesco, alla svolta del racconto, si rivolge al suo confidente, lo chiama signore, e lascia presagire l'epilogo parlando dalla sua cella. È soltanto un tocco, ma coglie nel segno. ([[Marcel Thiry]])
==Voci correlate==
*[[Prigione]]
==Altri progetti==
{{interprogetto|w=Prison literature|w_site=en|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla|etichetta=letteratura carceraria}}
{{s}}
[[Categoria:Carceri]]
[[Categoria:Generi letterari]]
9rzjp203ntknifmuvnskhifzz78bd2l
Giulia Dragoni
0
227078
1428176
2026-10-03T00:53:36Z
Danyele
19198
Creata pagina con "[[File:20260927-Giulia Dragoni.jpg|thumb|Giulia Dragoni nel 2026]] '''Giulia Dragoni''' (2006 – vivente), calciatrice italiana. ==Citazioni di Giulia Dragoni== *[...] mi appassiona ''[[Ted Lasso]],'' non solo per il calcio, ma perché parla del gruppo, della fiducia, del mettersi in gioco, tutti temi che mi stanno a cuore. [...] Io mi rispecchio molto nel famoso cartello giallo che Ted fa vedere al suo Richmond, con scritto Believe, credici.<ref>Dall'intervista di Elv..."
1428176
wikitext
text/x-wiki
[[File:20260927-Giulia Dragoni.jpg|thumb|Giulia Dragoni nel 2026]]
'''Giulia Dragoni''' (2006 – vivente), calciatrice italiana.
==Citazioni di Giulia Dragoni==
*[...] mi appassiona ''[[Ted Lasso]],'' non solo per il calcio, ma perché parla del gruppo, della fiducia, del mettersi in gioco, tutti temi che mi stanno a cuore. [...] Io mi rispecchio molto nel famoso cartello giallo che Ted fa vedere al suo Richmond, con scritto Believe, credici.<ref>Dall'intervista di Elvira Serra, ''[https://www.corriere.it/cronache/26_agosto_24/giulia-dragoni-giocavo-in-soggiorno-e-guardavo-holly-e-benji-oggi-con-il-chelsea-sogno-il-pallone-d-oro-34a9c262-e522-4233-bb0a-ded83c879xlk.shtml Giulia Dragoni: «Giocavo in soggiorno e guardavo Holly e Benji. Oggi con il Chelsea sogno il Pallone d'oro»]'', ''corriere.it'', 24 agosto 2026.</ref>
*Mio papà inizialmente cercava di far appassionare mio fratello al calcio, ma per lui era solo un passatempo. Così ho iniziato io a usare le attrezzature che aveva comprato per lui, e poi sono diventate esclusivamente mie. I miei primi allenamenti li ho fatti in casa, e a 5 anni ho iniziato con una squadra maschile [...]. Da lì è partito tutto [...]<ref>Da un'intervista a ''Tuttosport''; citato in Daniel Uccellieri, ''[https://www.tuttomercatoweb.com/calcio-femminile/roma-femminile-dragoni-e-bastata-una-chiamata-per-farmi-capire-che-era-la-scelta-giusta-2045642 Roma Femminile, Dragoni: "È bastata una chiamata per farmi capire che era la scelta giusta"]'', ''tuttomercatoweb.com'', 13 dicembre 2024.</ref>
*Prima di entrare in campo allaccio prima la scarpa sinistra e poi la destra, e faccio il fiocco all'esterno. Da piccola mio padre mi diceva che se le avessi allacciate al centro non sarei riuscita a calciare bene.<ref>Citato in Matteo Lignelli, ''[https://www.cronachedispogliatoio.it/giulia-dragoni-intervista-barcellona-inter/ Giulia Dragoni: «La nuova vita tra Barça e Nazionale. Grazie a un segreto di papà»]'', ''cronachedispogliatoio.it'', 29 giugno 2023.</ref>
*Se alla fine sei innamorato di uno [[sport]], i sacrifici che devi fare non ti pesano, sono normali. Credo che i sacrifici li abbiano fatti più i miei genitori [...]<ref>Da un'intervista a Vivo Azzurro TV; citato in Rita Ricchiuti, ''[https://www.lfootball.it/2024/07/giulia-dragoni-intervista-nazionale-impegno-talento Giulia Dragoni, "Senza impegno non si va da nessuna parte"]'', ''lfootball.it'', 7 luglio 2024.</ref>
{{Int|''[https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/calcio-femminile/interviste/2026/04/16-148006470/dragoni_i_segreti_della_piccola_messi Dragoni, i segreti della "piccola Messi"]''|Intervista di Valeria Ancione, ''corrieredellosport.it'', 16 aprile 2026.}}
*Chiunque voglia giocare a [[Calcio (sport)|calcio]] conosce i sacrifici che implica questa professione: io ho lasciato casa e famiglia prestissimo, ho tralasciato la vita extra campo, mi sono dovuta allenare sempre, tanto e forte, togliendo tempo alle amicizie, alle uscite. Sono cresciuta prima del tempo.
*{{NDR|«Cos'è il calcio per Giulia Dragoni?»}} Un lavoro... tra virgolette. Faccio quello che mi piace, che mi diverte, penso di essere molto fortunata.
*Mi piace molto far segnare, perché so che rendo felice una compagna. Però fare [[gol]] è una sensazione bellissima [...]
==Note==
<references />
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{DEFAULTSORT:Dragoni, Giulia}}
[[Categoria:Calciatori italiani]]
nrwjca65o991zkwhbrjv697yqpejgdi
Agnes Miegel
0
227079
1428189
2026-10-03T05:25:44Z
Spinoziano
2297
Creata pagina con "[[File:Agnes Miegel 1902.jpg|thumb|Agnes Miegel nel 1902]] '''Agnes Miegel''' (1879 – 1964), scrittrice, poetessa e giornalista tedesca. ==Citazioni di Agnes Miegel== *''Offerto l'oro a lui e l'incenso, | i tre [[Magi (Bibbia)|Magi]] andavan nella notte. || Tutto era quieto. Solo in cielo | sfavillar di stelle, grandi e rugiadose, | tremule guizzanti nello specchio | del quieto lago – a valle – dei pescatori, || sul sentiero percorso dai Re Magi | suonò lontano n..."
1428189
wikitext
text/x-wiki
[[File:Agnes Miegel 1902.jpg|thumb|Agnes Miegel nel 1902]]
'''Agnes Miegel''' (1879 – 1964), scrittrice, poetessa e giornalista tedesca.
==Citazioni di Agnes Miegel==
*''Offerto l'oro a lui e l'incenso, | i tre [[Magi (Bibbia)|Magi]] andavan nella notte. || Tutto era quieto. Solo in cielo | sfavillar di stelle, grandi e rugiadose, | tremule guizzanti nello specchio | del quieto lago – a valle – dei pescatori, || sul sentiero percorso dai Re Magi | suonò lontano nel vento notturno un canto.''<ref>Da ''Gli innocenti''; citato in [[Domenico Porzio]] (a cura di), ''Incontri e scontri col Cristo'', Ferro, Milano, 1971, vol. I, p. 321.</ref>
==Note==
<references/>
==Altri progetti==
{{interprogetto}}
{{s}}
{{DEFAULTSORT:Miegel, Agnes}}
[[Categoria:Giornalisti tedeschi]]
[[Categoria:Poeti tedeschi]]
[[Categoria:Scrittori tedeschi]]
1grcftekqh50ig3bqh6b8n84ulvvvdr
Discussioni utente:AlterDiegos
3
227080
1428209
2026-10-03T06:52:55Z
Cabayi
83486
Cabayi ha spostato la pagina [[Discussioni utente:AlterDiegos]] a [[Discussioni utente:DroopyDoggy]] tramite redirect: Pagina spostata automaticamente durante la rinomina dell'utente "[[Special:CentralAuth/AlterDiegos|AlterDiegos]]" a "[[Special:CentralAuth/DroopyDoggy|DroopyDoggy]]"
1428209
wikitext
text/x-wiki
#RINVIA [[Discussioni utente:DroopyDoggy]]
sr6gm887atwd2l7vor4zxo0lo4atum7