Wikiquote itwikiquote https://it.wikiquote.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.24 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiquote Discussioni Wikiquote File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Portale Discussioni portale TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Ghostbusters II - Acchiappafantasmi II 0 279 1429600 1325455 2026-10-16T00:18:59Z Duino.rosa 108544 1429600 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ghostbusters II – Acchiappafantasmi II |titolooriginale=Ghostbusters II |paese=USA |anno=1989 |genere=commedia, fantascienza, fantasy |regista=[[Ivan Reitman]] |sceneggiatore=[[Dan Aykroyd]], [[Harold Ramis]] |attori= *[[Bill Murray]]: Dott. Peter Venkman *[[Dan Aykroyd]]: Dott. Raymond "Ray" Stantz *[[Sigourney Weaver]]: Dana Barrett *[[Harold Ramis]]: Dott. Egon Spengler *[[Rick Moranis]]: Louis Tully *[[Annie Potts]]: Janine Melnitz *[[Peter MacNicol]]: Janosz Poha *[[Ernie Hudson]]: Winston Zeddemore *[[Wilhelm Von Homburg]]: Vigo *[[David Margulies]]: Sindaco Lenny *[[Kurt Fuller]]: Jack Hardemeyer *[[Harris Yulin]]: Giudice Stephen "Il Bisonte" Wexler *[[Janet Margolin]]: Procuratore *[[Mary Ellen Trainor]]: La madre di Brownstone *[[Jason Reitman]]: Jason |doppiatoriitaliani= *[[Oreste Rizzini]]: Dott. Peter Venkman *[[Sergio Di Giulio]]: Dott. Raymond "Ray" Stantz *[[Melina Martello]]: Dana Barrett *[[Claudio Capone]]: Dott. Egon Spengler *[[Oreste Lionello]]: Louis Tully *[[Cristiana Lionello]]: Janine Melnitz *[[Luca Lionello]]: Janosz Poha *[[Gianni Bertoncin]]: Winston Zeddemore *[[Vittorio Congia]]: Sindaco Lenny *[[Gianni Bonagura]]: Giudice Stephen "Il Bisonte" Wexler *[[Roberta Greganti]]: Procuratore |note= * Musiche: [[Randy Edelman]] }} '''''Ghostbusters II – Acchiappafantasmi II''''', film statunitense del 1989 con [[Bill Murray]], [[Dan Aykroyd]] e [[Sigourney Weaver]], regia di [[Ivan Reitman]]. ==Frasi== {{cronologico}} *Io so chi è lei dottor Venkman. È che non vedo alcun fantasma! ('''Jack Hardemeyer''') *Ehi, io sono un elettore! Non dovreste essere voi a vendermi il fumo e a leccarmi il popò!? ('''Peter''') {{NDR|rivolto a Jack}} *L'occultoteca, alle 19 i feriali a mezzanotte il sabato. Prego. ('''Ray''') {{NDR|rispondendo al telefono}} *Oh, com'è allegra! I miei non credevano nei giocattoli. ('''Egon''') {{NDR|entrando nella cameretta di Oscar}} *C'è una perditaccia di gas là sotto! Secondo voi da dove viene? Dal cielo? ('''Peter''') {{NDR|fingendo di essere un operaio}} *Ci sono alcune cose in questo mondo che vanno oltre l'umana comprensione, che non possono essere spiegate. Cose che la maggior parte della gente non vuole assolutamente sapere. Ed è lì che arriviamo noi. ('''Peter''') *Qualche volta se piove merda e qualcuno deve metterci un ombrello... e chi chiamerai? ('''Peter''') *Noi redivivi, loro redimorti! ('''Peter''', '''Ray''' ed '''Egon''') {{NDR|in coro, dopo aver catturato i fantasmi dei Fratelli Scoleri}} *Pancia in dentro, petto in fuori ragazzi: siamo gli Acchiappafantasmi. ('''Peter''') *Io ho più di due livelli per la biancheria, ok? Non c'è solo "pulita" e "sporca". Ho diverse sfumature di grigio, d'accordo? Mh? Vedi, l'appendi fuori dalla finestra per venti minuti e torna perfetta! ('''Peter''') *Ragazzi! Ragazzi! State spaventando i normali, ok?! Non c'è proprio modo di rimandare a domani?! ('''Peter''') *Una dolcezza di bambino. Era un po' irrequieto da principio, ma poi nel latte gli abbiamo messo un po' di pizza... è partito subito. ('''Janine''') *Oh, non paura. Nessuno fa lui di male. È stato scelto per essere guscio dello spirito di Vigo e tu sarà la madre di imperatore del mondo... ciò non è carino? ('''Janosz''') {{NDR|a Dana}} *Sposa me, Dana. Insieme noi alleva Vigo come nostro figlio. E lascia me dico una cosa a te: esistono molti pro in essere madre di dio vivente. È sicuro che noi avremo magnificente appartamento, auto, parcheggio gratis... Molti matrimoni comincia con una certa quantità di distanza, ma io crede che... che tu e io impara di amare noi. ('''Janosz''') *Momenti di melma. ('''Ray''') *Ed ecco un motivo richiesto, superchiesto dall'isola Liberty: dobbiamo spremere il tuo succo migliore di [[capodanno]], da te, oh Grande Mela! ('''Peter''') {{NDR|prima di far camminare la Statua della Libertà tramite la musica}} *I sette nani avevano una società a responsabilità limitata per una piccola impresa mineraria e un giorno una bella principessa andò a vivere con loro e scambiarono gestione domestica con vitto e alloggio. Fu un grosso affare per loro: non erano tenuti a versare contributi, imposte sul reddito, niente... Il che veramente non si dovrebbe fare, ma il fisco nei boschi è malvisto... ('''Louis''') {{NDR|raccontando a Oscar la favola di ''Biancaneve e i sette nani''}} *Insisti Libby, fa questo lavoro e ti paghiamo un weekend a Las Vegas con il [[Colosso di Rodi]]! ('''Peter''') {{NDR|rivolto alla Statua della Libertà}} *Vuoi un bambino? Ingravidati qualche bella diavolessa compiacente! Ti do tempo fino al tre per tornare in quel brutto quadro da rigattiere! ('''Ray''') {{NDR|a Vigo}} *Non tanta fretta, Vigo! Ehi, Vigo! Sì tu, bambola col bambino! Non sai che la moda degli spalloni è già passata? Senti, io ne ho conosciute bionde sceme nella mia vita, ma tu batti il record, ragazza! Soltanto un carpatico tornerebbe a vivere ora e sceglierebbe New York! Bella scelta, coglionaccio! Se avessi materia grigia in quell'enorme melone che hai piantato sul collo, la dolce vita andresti a trovartela giù nel sud della California, nella splendida San Fernando Valley! ('''Peter''') {{NDR|rivolto a Vigo mentre tiene in braccio il piccolo Oscar}} *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} No, io Ray sono Vigo, imperatore della terra. Andatevene voi omuncoli! ('''Vigo''') {{NDR|nel corpo posseduto di Ray}} ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Ray''': Quanti sono?<br>'''Madre''': Quattordici. Sono tutti di là. Io spero tanto che ce la facciate. Per me è stato come un incubo...<br>'''Winston''': Grandi come?<br>'''Madre''': Sul metro e quaranta.<br>{{NDR|arrivano a una festa di compleanno per bambini}} *'''Ragazzino''': Sapete, mio padre dice così, che vendete fumo e merda.<br>'''Ray''': C'è qualcuno che ha difficoltà nel credere nel paranormale." *'''Winston e Ray''': ''C'è un che di strano | quaggiù in città. | E chi chiamerai?''<br>'''Bambini''' {{NDR|in coro}}: ''...[[He-Man e i dominatori dell'universo|He-Man]]!'' *'''Ray''': Piccole ingrate larve di yuppie! Dopo quello che abbiamo fatto per la città!<br>'''Winston''': Sì, abbiamo materializzato quaranta metri di pupazzo. Fatto saltare via i tre ultimi piani di un grattacielo del centro, finendo per essere denunciati da ogni distretto contea, ed ente governativo di New York.<br>'''Ray''': Sì, però che pacchia! *'''Peter''': Salve, bentornati a ''Mondo medianico''. Sono Peter Venkman. Sto chiacchierando col mio ospite – autore, conferenziere e sensitivo – Milton Angland. Milton, il tuo nuovo libro si chiama ''La fine del mondo''. Ora, ci puoi dire quando avverrà o dobbiamo comprare il libro?<br>'''Milton''': Be', io predico che il mondo finirà allo scoccare di mezzanotte della fine dell'anno.<br>'''Peter''': Quest'anno?<br>'''Milton''': Mh-mh.<br>'''Peter''': Dico, non è che ti lasci un gran margine, vero? Dal punto di vista delle vendite il tuo libro è uscito adesso e non vedrà i diritti di un'edizione economica per almeno un anno e passerà almeno un altro anno prima di sapere se ne faranno un telefilm, uno sceneggiato, una saga in cento puntate... No, lo dico per fare l'avvocato del diavolo, sai. Insomma, non avresti dovuto dire "Ehi, il mondo finirà nel 1992!" O meglio ancora: "Nel 1994!"<br>'''Milton''': Questo non è un mezzuccio per fare dei soldi, va bene? Io ho una forte convinzione medianica che il mondo finirà con la fine dell'anno.<br>'''Peter''': Be', per il tuo bene spero che si avveri.<br>'''Milton''': Grazie.<br>'''Peter''': Ok, ma forse l'altro mio ospite non è d'accordo con te. Elaine, sbaglio o avevi in mente un'altra data?<br>'''Elaine''': Secondo la mia fonte la fine del mondo arriverà il 14 di febbraio dell'anno 2017.<ref>Nella versione originale il giorno citato è il 14 febbraio 2016.</ref><br>'''Peter''': Per San Valentino... Mazzata. Da chi hai avuto questa data?<br>'''Elaine''': Io ho ricevuto quest'informazione da un alieno. Come dissi a mio marito, fu a Brooklyn, Hotel Royal. Io stavo prendendo un drink al bar, da sola, e quell'alieno si mise accanto a me e attaccò discorso con me. Mi offrì un altro drink e... allora, che dire? Io credo che debba aver usato una specie di raggio, un dispositivo di controllo mentale perché mi costrinse a seguirlo in camera sua e fu là che mi disse la data della fine del mondo.<br>'''Peter''': Così il tuo alieno aveva una stanza all'Hotel Royal a Brooklyn...<br>'''Elaine''': Poteva anche essere una stanza nell'astronave arredata in modo da sembrare una stanza dell'Hotel Royal... Io non posso esser certa di questo, Peter!<br>'''Peter''': Naturalmente. E questo è il grande problema con gli alieni: non puoi fidartene proprio. Di tanto in tanto se ne incontra uno carino: Starman, E.T. ...ma di solito viene fuori che si mettono le dita nel naso! È scaduto il nostro tempo a disposizione per ''Mondo medianico''. Ma oggi... {{NDR|Si fa passare il gatto senza pelo dall'assistente}} Otto, dammi... i senza pelo! Cristo! {{NDR|restituisce il gatto}} A presto! Qui Peter Venkman che vi dice... {{NDR|mette la mano sulla tempia facendo finta di trasmettere il pensiero}} Ah-ah-ah! Addio! Ciao! *'''Norman''': Senti, nessun medium che si rispetti vuole venirci {{NDR|a programma ''Mondo medianico''}}, la considerano una truffa!<br>'''Peter''': Io sono una truffa! *'''Peter''': Ciao Egon. Come va la scuola? Scommetto che quelle scienziate sono impazzite per la tua grossa capocchia, eh?<br>'''Egon''': Credo che gli interessi di più il mio epididimo. *{{NDR|Esaminando Oscar}}<br>'''Egon''': Venkman, prelevi un campione di feci?<br>'''Peter''': È per uso personale? *'''Ray''': Non hai mai avuto un misirizzi?<br>'''Egon''': Sì, ma per pochissimo tempo. Ne estrassi il piombo. *'''Dana''': Be', cosa ne pensi?<br>'''Peter''': Ah, è proprio brutto. Voglio dire, non come un uomo elefante, ma non è affascinante. È suo padre brutto?<br>'''Dana''': Non ascoltarlo...<br>'''Peter''': Ah, e puzza. [...] Suo padre puzza? Sì, tuo padre era del Puzzaware, eh? Come ti chiami?<br>'''Dana''': Si chiama Oscar.<br>'''Peter''': Oh, un nome da statuetta! Povero martire! Povero martire! *'''Egon''': Io farei il test dell'espansività alla madre.<br>'''Peter''': E chi no?! *'''Ray''': Forse qui abbiamo vinto la bambolina! C'è qualche fermento sotto la strada, qui ho 1118 sul PKE.<br>'''Egon''': E 2 punto 5 Gaf sul gargarometro. *'''Egon''': Qualcuno dovrà andare là sotto.<br>'''Ray''': Sì, qualcuno deve andare là sotto. *'''Vigo''': Io, Vigo, il flagello della Carpazia, il travaglio della Moldavia, comando e voglio.<br>'''Janosz''': Oh, comanda me signore.<br>'''Vigo''': Sopra a una montagna di teschi nel castello delle pene ho regnato su di un trono di sangue. Ciò che era si ripeterà, ciò che è non esisterà più. Questa è la stagione del trionfo del male.<br>'''Janosz''': Di male?<br>'''Vigo''': Devi trovarmi un infante in cui io possa rivivere. *'''Louis''': Voi ragazzi state facendo un grosso errore, io faccio solo perizie fiscali e occasionalmente testamentarie. Ho preso la legge in laurea alle serali. <br>'''Ray''': Siamo a posto, Louis: ci hanno arrestati di sera. *'''Hardemeyer''': Aperta violazione di diffida limitativa, danneggiamenti a beni pubblici, frode, dolo manifesto. A tra un paio d'anni... se uscita in libertà sulla parola!<br>'''Peter''': Non ci prenderà mai vivi! *'''Louis''': Vostro onore, signore e signori del co-del co... del pubblico, non trovo giusto chiamare i miei clienti "truffatori". Ok, il black out è stato un grosso problema per tutti, ok. Io sono stato chiuso in ascensore per due ore e per l'appunto anche mi scappava. Però io non li condanno perché una volta io mi trasformai in cane e loro mi aiutarono. Grazie. {{NDR|[[Arringhe dai film|arringa]]}}<br>'''Egon''': Ottimo Louis. Breve ma affossante. *'''Avvocato dell'accusa''': Dottor Venkman, per favore, vuol dire alla corte com'è che lei e i suoi complici vi siete arrogati il diritto di scavare una buca enorme nel mezzo della First Avenue?<br>'''Peter''': Be', ci sono tante buche nella First Avenue. Pesavamo che nessuno se ne sarebbe accorto. *'''Giudice Spehen Wexler''': Peter Wenkman, Raymond Stanz, Egon Spengler, alzatevi!! Alzatevi!!! Anche lei signor Tully. Siete colpevoli di tutte le accuse! Vi ordino di pagare multe per un ammontare di 25.000 dollari a testa e vi condanno a 18 mesi di reclusione da scontare nel carcere di Rayker's Island!!<br>'''Ray''' {{NDR|indicando la melma che ribolle dagli insulti}}: Egon, eppur si muove!<br>'''Giudice Spehen Wexler''': E non ho finito!!! Su un piano personale lasciate che dichiari ufficialmente che in questa società non c'è posto per certi ciarlatani... <br>'''Egon''': Ehm, Vostro onore...<br>'''Giudice Spehen Wexler''': Silenzio!! E truffatori come voi cinici fraudolenti...<br>'''Peter''': Vostro onore, questo è importante...<br>'''Giudice Spehen Wexler''': ...voi sfruttate la dabbenaggine degli ingenui...<br>'''Ray''': Sì, signore...<br>'''Giudice Spehen Wexler''': Stia zitto!!!<br>'''Ray''': Ma...<br>'''Giudice Spehen Wexler''': Se non avessi le mani legate dalle inalterabili catene della legge, io invocherei la tradizione dei nostri illustri progenitori, tornerei a una più dura e severa giustizia!! E vi farei mettere al rogo!!! {{NDR|dalla melma appaiono i fantasmi dei Fratelli Scoleri}} Oh, mio Dio! I Fratelli Scoleri! {{NDR|il giudice si rifugia sotto il banco degli imputati}} I Fratelli Scoleri!<br>'''Peter''': Amici suoi?<br>'''Giudice Spehen Wexler''': Li giudicai per omicidio, gli detti la sedia! Dovete fare qualcosa!<br>'''Egon''': Perché non gli dice che non crede ai fantasmi? *{{NDR|Peter indossa lo zaino protonico}}<br>'''Peter''': Odio questa parte del lavoro. Chissà se questi affari funzionino ancora.<br>'''Egon''': Dovrebbero. Le batterie hanno una durata di cinquemila anni. *{{NDR|Mentre accendono uno dopo l'altro il fucile protonico}}<br>'''Peter''': Do...<br>'''Ray''': Re...<br>'''Egon''': Egon! *{{NDR|[[Pubblicità dai film|Spot pubblicitario]]}}<br>'''Louis''': Ah! Cosa c'è, cara?<br>'''Janine''': Ancora quel maledetto fantasma proprio non vuole lasciarci mai soli! Mi sa proprio che dovremo cambiare casa!<br>'''Louis''': No, aspetta! Sta' tranquilla, noi non sloggiamo, lui sì!<br>'''Janine''': E chi chiamerai?<br>'''Acchiappafantasmi''' {{NDR|in coro}}: Gli Acchiappafantasmi! *{{NDR|[[Pubblicità dai film|Spot pubblicitario]]}}<br>'''Winston''': Col nostro programma speciale a metà prezzo!<br>'''Peter''': Cosa?! Aspetta, "metà prezzo"? Ma siamo impazziti?<br>'''Ray''': Credo di sì, Peter, perché non è tutto! Diglielo, Egon.<br>'''Egon''': Oh, alludi forse agli omaggi? All'elegante boccale termico acchiappafantasmi e ai palloncini?<br>'''Janine''': Uno per famiglia! *'''Ray''': Tu, indegno pezzo di mota! Ignorante disgustoso, bioccolo!<br>'''Egon''': Non sei che una molecola instabile elementare!<br>'''Ray''': Fetido, emetico liquame!<br>'''Egon''': Carica elettrochimica fiacca!<br>'''Ray''': Ne ho visti di ripugnanti spurghi di fogna nella mia vita ma tu vinci il premio, tu sei... sei... tu sei... sei...<br>'''Winston''': Ehi, ehi...<br>'''Peter''': È questo che fai tu nelle ore libere?<br>'''Ray''': Peter, è un'incredibile nuova frontiera. Dico, quale scoperta. Una sostanza psico-reattiva, di qualunque natura sia, è la risposta agli stati emotivi umani.<br>'''Peter''': Melma umorale. Oh, bambina! <br>'''Winston''': Dici che veramente si nutre di vibrazioni cattive?<br>'''Ray''': Come un piranha in una piscina affollata.<br>'''Egon''': Facciamo dei test per ottenere una reazione positiva di forza uguale.<br>'''Peter''': Che genere di test?<br>'''Ray''': Be', cantiamo per lei, ci conversiamo e... ehm, le diciamo cose confortevoli e nutrienti per lei.<br>'''Peter''': Non ci andrai anche a letto, vero Ray? {{NDR|Ray guarda Egon, che distoglie lo sguardo}} Oh, tu...<br>'''Winston''': Sono sempre i più silenziosi...<br>'''Peter''': Degenerato... *{{NDR|Al telefono}}<br>'''Peter''': Ray... Sì, è arrivata qui a casa mia Dana. Be', veramente la vasca da bagno ha cercato di agguantarli...<br>'''Ray''': Cosa?! Dici sul serio? È fantastico! No cioè... è terribile... ma stupendo per quello che noi... sì, certo. Sì, certo, di volata. *'''Ray''': Tu trovi un nesso fra questo personaggio, Vigo... e la melma?<br>'''Egon''': Il peso atomico del cobalto è 58.9? *'''Egon''': Vigo il Carpatico, nato nel 1505, morto nel 1610.<br>'''Peter''': 105 anni? Attaccatino alla vita, eh?<br>'''Ray''': E neanche morì di vecchiaia! Fu avvelenato, pugnalato, impalato, impiccato, sbudellato, affogato e squartato.<br>'''Peter''': Ed è guarito?<br>'''Winston''': Pare non fosse molto popolare, eh?<br>'''Egon''': Non precisamente un figlio del popolo. Noto anche come Vigo il Crudele, Vigo il Torturatore, Vigo lo Schifato e Vigo il Sacrilego!<br>'''Peter''': Non era anche Vigo la Sporcacciona?<br>'''Ray''': Ah, senti questa, c'era una profezia: poco prima che la sua testa morisse, le sue [[Ultime parole dai film|ultime parole]] furono: «La morte non è che una porta, il tempo non è che una finestra: io tornerò!». *'''Ray''': Tu che ne dici, cinese?<br>'''Egon''': Perché non Thai?<br>'''Ray''': No, troppo pesante. Greca.<br>'''Egon''': Messicana.<br>'''Ray''': Pizza.<br>'''Egon''': Margherita.<br>'''Ray''': Napoli.<br>'''Egon''': Ok! *'''Dana''' {{NDR|[[brindisi dai film|brindando]] con il vino}}: Alla tua cara salute. All'uomo più affascinante. Credimi!<br>'''Peter''': Sì, ci credo. Sono io!<br>'''Dana''': Sei tu. A anche al più insolito partner con cui ho mai troncato.<br>'''Peter''': A proposito di troncare con insoliti, perché mi mollasti?<br>'''Dana''': Non è che ti mollai, Peter. Io stavo... tentando di proteggere me stessa. Insomma, non eri tanto giusto per me, sai? Questo lo sai, vero?<br>'''Peter''': Oh, non sono giusto per me!<br>'''Dana''': Sei molto migliore di quanto i immagini, è che non ti valuti abbastanza.<br>'''Peter''': Eh, io ho bisogno di questi discorsi. Se avessi avuto questo sostegno per ventiquattrore su ventiquattro avrei trovato l'equilibrio mentale per la fine di questo secolo.<br>'''Dana''': Allora quand'è il duemila perché non provi a darmi un colpetto di telefono?<br>'''Peter''': Perché non ti do un colpettino adesso? *'''Janine''': Sei bravissimo con i bambini.<br>'''Louis''': Grazie. Ho fatto pratica con il criceto. *'''Louis''': Dov'è Peter?<br>'''Dana''': L'hanno arrestato.<br> '''Janine''': Tipico! *'''Ray''': Signor sindaco, siamo qui perché un flusso di melma psicomagneterica di immense proporzioni sta montando sotto la città.<br>'''Sindaco''': Psico... cosa?<br>'''Peter''': Parolona... parolona.<br>'''Egon''': Psicomagnoterica. Le emozioni negative si materializzano in forma di vischioso psico reattivo plasma con un potenziale esplosivo super normale.<br>'''Sindaco''': Ehm, non c'è qui un interprete arabo?<br>'''Winston''': Sì, vostro onore, vede, noi cerchiamo di dirle che tutti i cattivi sentimenti come odio, rabbia e violenza di questa città si trasformano in questo limo. Prima neanch'io ci credevo. Ma siamo stati a farci una nuotata dentro ed è finita che ci scannavamo tra noi!<br>'''Jack''': Ma questa è follia! Dobbiamo proprio stare ad ascoltarli?<br>'''Peter''': Ma non può smettere di sbatacchiare quelle labbra per due minutini? Lenny, lei è stato in strada ultimamente? Sa quanto c'è di anomalo là fuori? Noi abbiamo fatto i nostri calcoli: sembra che ci siano 3 milioni di perfetti stronzi completamente repressi che vivono nell'area dei tre stati!<br>'''Jack''': Oh, la prego!<br>'''Peter''': Mi scuso per lui. Tre milioni e uno.<br>'''Jack''': Ehi!<br>'''Ray''': E qualche cervello di pollo qui non capisce che se non facciamo presto qualcosa tutta questa città salterà presto nella padella!<br>'''Sindaco''': E io come dovrei fare? Andare in tv e dire a dieci milioni di persone che devono essere carini l'uno con l'altro? Ma essere infelici e trattare il prossimo come mota è sacrosanto diritto di ogni [[New York|newyorkese]]! *'''Winston''': [[Empire State Building|Melma State Empire Building]].<br>'''Ray''': La melma del ponte.<br>'''Egon''': Melmanhattan.<br>'''Ray''': Melmasquare!<br>'''Peter''': Melmapolitana... *{{NDR|Nel reparto psichiatrico del Parkview Hospital}}<br>'''Ray''': Come le ho già spiegato prima, pensiamo che lo spirito di un tiranno moldavo del sedicesimo secolo sia vivo e vegeto in un dipinto nel museo delle arti di Manhattan.<br>'''Psichiatra''': E ci sono altri quadri in questo museo con dentro spiriti maligni?<br>'''Egon''': Lei sta sprecando tempo prezioso. Il tiranno trae forza da un flusso di melma psicomagneterica che si raccoglie sotto la città.<br>'''Psichiatra''': Parlatemi di questa melma.<br>'''Winston''': È una roba molto potente che fa ballare perfino il tostapane!<br>'''Psichiatra''' {{NDR|scettico}}: Il tostapane?<br>'''Winston''': La vasca si mangiava il figlio di una sua amica!<br>'''Psichiatra''' {{NDR|scettico}}: La vasca...<br>'''Peter''': Non guardi me. Questi sono completamente pazzi. *'''Poliziotto''': Tenente, è meglio che ci parli lei con questo qua! {{NDR|tendendo la cornetta del telefono}}<br>'''Tenente''': Sono occupatissimo!<br>'''Poliziotto''': È il sovrintendente del porto alla banchina 37, dice che il Titanic è appena entrato in porto!<br>{{NDR|al porto intanto...}}<br>'''Scaricatore di porto''': Meglio tardi che mai. *'''Sindaco''': Ma che accidenti sta succedendo?! C'è un Pandemonio là fuori!<br>'''Jack''': Sì, lo so! Ci stiamo lavorando, vero?<br>'''Sindaco''': Evviva. E mentre voi ci lavorate, io passerò alla storia come sindaco che lasciò che New York fosse risucchiata dal decimo girone dell'Inferno! Va bene, non abbiamo scelta: chiama gli acchiappafantasmi!<br>'''Jack''': Aspetti, io-io sono sicuro che c'è un altro mezzo.<br>'''Sindaco''': Jack, ho passato un'ora stanotte in camera mia a chiacchierare con [[Fiorello La Guardia]], ed è già morto da quarant'anni. Ora, dove sono gli acchiappafantasmi?<br>'''Jack''': Non sono disponibili...<br>'''Sindaco''': Come sarebbe "non sono disponibili"?<br>'''Jack''': Be', io li... ho fatti internare nel reparto psichiatrico del Parkview Hospital. <br>'''Sindaco''': Tu cosa?!<br>'''Jack''': Stavano minacciando di boicottarla coi giornali, proteggevo i suoi interessi!<br>'''Sindaco''': Ah sì? Be', puoi smettere di proteggere i miei interessi tra esattamente tre minuti per sloggiare! Sei licenziato!!! *'''Ray''': Sembra un gigantesco... dolce di gelatina.<br>'''Winston''': Io odio la gelatina.<br>'''Peter''': Sì, ma fa bene alla pancina e contenta la mammina. *'''Egon''': Quella melma sta pulsando di male. Richiederebbe un'enorme quantità di energia positiva spaccare quel guscio. E io ho seri dubbi che in questa città vi sia bontà residua per farlo.<br>'''Ray''': Non riesco a credere che [[New York|questa città]] sia tanto guasta da non poter tornare indietro. Ma certo è sporca, è affollata, è fragorosa, è inquinata e c'è gente in giro che è pronta a camminarti sulla faccia a prima vista! Però, andiamo, ci sarà rimasta qualche scintillina di umanità in questo logoro borgo. Non c'è che pensare al modo di mobilitarla.<br>'''Egon''': Ha ragione, ci serve qualcosa dietro cui la città possa schierarsi, ci serve... un simbolo.<br>'''Ray''': Qualcosa che faccia appello al meglio di ognuno di noi.<br>'''Egon''': Un che di buono.<br>'''Winston''': Un che di degno.<br>'''Peter''': Un che di puro. *{{NDR|Osservando la [[Statua della Libertà]]}}<br>'''Peter''': Viene da chiedertelo, vero?<br>'''Winston''': Da chiedermi cosa?<br>'''Peter''': Se sia nuda sotto quel manto. È francese! Lo sai, no? *'''Winston''': Uno meno!<br>'''Ray''': Sul terreno. {{NDR|sparando a Janosz}} ==[[Explicit]]== {{explicit film}} {{NDR|Osservando il loro ritratto}}<br>'''Winston''': Ehi ragazzi, date un po' un'occhiata!<br>'''Ray''': Wow!<br>'''Egon''': Primo Rinascimento credo: [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] o [[Piero della Francesca]].<br>'''Peter''': No, per me è un Cannolicchio da Tortellino... ==Citazioni su ''Ghostbusters II – Acchiappafantasmi II''== ===Frasi promozionali=== *Indovina chi sta arrivando a salvare il mondo di nuovo? :''Guess who's coming to save the world again?''<ref>Dalla locandina in inglese. {{Cfr}} [http://www.mymovies.it/poster/2/?id=10233 ''Poster 2 - Ghostbusters 2''], ''MYmovies.it''</ref> *Sono tornati!<ref>Dalla locandina in italiano. {{Cfr}} [http://www.filmtv.it/film/3034/ghostbusters-ii/foto/28230/ ''Foto Locandina da Ghostbusters II''], ''filmTV.it''</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Ghostbusters II''}} {{Ghostbusters}} [[Categoria:Film commedia fantascientifica]] [[Categoria:Film fantasy]] 2ow1n08eolqwbagd7r93o5g4gvmb566 Indiana Jones e l'ultima crociata 0 1737 1429596 1414154 2026-10-15T21:15:48Z ~2026-55383-84 108699 aggiunta frase del Cavaliere del Graal 1429596 wikitext text/x-wiki {{Film |immagine = Hollywood Museum - Indiana Jones' Grail Diary (7659583966).jpg |didascalia = Il diario di Indiana Jones, Hollywood Museum |titoloitaliano=Indiana Jones e l'Ultima Crociata |titolooriginale=Indiana Jones and the Last Crusade |paese=Usa |anno=1989 |genere=avventura, azione |regista=[[Steven Spielberg]] |sceneggiatore=[[George Lucas]], [[Steven Spielberg]], [[Jeffrey Boam]] |attori= *[[Harrison Ford]]: [[Indiana Jones]] *[[Sean Connery]]: Professor Henry Jones *[[Denholm Elliott]]: Dottor Marcus Brody *[[Alison Doody]]: Dottoressa Elsa Schneider *[[John Rhys-Davies]]: Sallah *[[Julian Glover]]: Walter Donovan *[[River Phoenix]]: giovane Indiana *[[Michael Byrne]]: Vogel *[[Kevork Malikyan]]: Kazim *[[Robert Eddison]]: Templare custode del Graal *[[Richard Young]]: Fedora *[[Alexei Sayle]]: sultano |doppiatoriitaliani = *[[Michele Gammino]]: Indiana Jones *[[Pino Locchi]]: Professor Henry Jones *[[Sergio Tedesco]]: Dottor Marcus Brody *[[Isabella Pasanisi]]: Dottoressa Elsa Schneider *[[Renato Mori]]: Sallah *[[Cesare Barbetti]]: Walter Donovan *[[Fabio Boccanera]]: giovane Indiana *[[Francesco Vairano]]: Vogel *[[Nino Prester]]: Kazim *[[Giorgio Piazza]]: Templare custode del Graal *[[Marco Mete]]: Fedora *[[Franco Chillemi]]: sultano |note= *'''Musiche''': [[John Williams]] |nomepremi= *[[Oscar 1990]]: [[Oscar per il miglior montaggio sonoro|miglior montaggio sonoro]] }} '''''Indiana Jones e l'Ultima Crociata''''', film del 1989 con [[Harrison Ford]] e [[Sean Connery]], regia di [[Steven Spielberg]]. == [[Incipit]] == '''Capo scout''': A terra!<br />'''Scout #1''': Herman ha il mal di cavallo!<br />'''Capo scout''': Ragazzi! Che nessuno si allontani! Nella montagna ci sono passaggi lunghi chilometri! ==Frasi== *Oggi hai perso ragazzo, ma non significa che debba piacerti. ('''Bandito''') {{NDR|rivolto ad Indiana Jones dopo averlo raggirato}}. *L'[[archeologia]] si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l'aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio. ('''Prof. Henry Jones J.''') *Noi non seguiamo mappe di tesori nascosti e la [[x]] non indica, mai, il punto dove scavare. ('''Indiana Jones''') {{NDR|ai suoi studenti a lezione}} *"Colui che beve l'acqua che io gli darò, dice il Signore, avrà dentro di sé una sorgente inesauribile dalla quale sgorgherà la vita eterna. Lasciate che mi conducano alla tua montagna sacra nel luogo dove dimori, attraverso il deserto e oltre la montagna, nella gola della luna crescente, al Tempio dove la coppa che contiene il sangue di Gesù Cristo risiede per sempre". ('''Indiana Jones''') {{NDR|leggendo le indicazioni sulla tavoletta del [[Graal]]}} *... dieci! La x è il punto dove scavare. ('''Indiana Jones''') {{NDR|nella biblioteca di Venezia da cui si accede alle catacombe}} *[[Nazionalsocialismo|Nazisti]]... Io la odio questa gente. ('''Indiana Jones''') *Se lo spedivo ai [[fratelli Marx]] era meglio! ('''Henry Jones''') {{NDR|rivolto ad Indiana, a proposito del suo libretto di appunti}} *Mi ero sbagliato a giudicarti, Walter. Sapevo che avresti venduto anche tua madre per un'anfora etrusca, ma non sapevo che avresti venduto il tuo paese e la tua anima alla feccia del genere umano. ('''Henry Jones''') {{NDR|rivolto a Donovan}} *{{NDR|[[Ultime parole famose dai film|Ultime parole famose]]}} Ha ben due giorni di vantaggio su di voi, che per lui sono anche troppi. Brody ha amici in tutte le città e i villaggi da qui fino al Sudan, parla una decina di lingue, conosce tutti i costumi del posto, si mimetizzerà, scomparirà, non lo rivedrete mai più. Con un po' di fortuna avrà già preso il Santo Graal. ('''Indiana Jones''') {{NDR|rivolto ai nazisti che cercano Brody}} *C'è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il [[lingua greca|greco]] antico? ('''Marcus Brody''') {{NDR|spiccando distintamente tra la folla in Turchia}} *Marcus? Vuoi scherzare? Lo conosci Marcus! Una volta si è perso addirittura nel suo museo! ('''Indiana Jones''') {{NDR|al padre}} *Improvvisamente mi sono ricordato il mio [[Carlo Magno]]: "Lasciate che i miei eserciti siano le rocce, gli alberi e i pennuti del cielo." ('''Henry Jones''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Per colui che è malvagio, la coppa della vita non è che fonte di eterna dannazione. ('''Kazim''') *Hitler può avere il mondo, ma non può portarselo dietro. Io brinderò ancora alla mia salute quando lui apparterrà alle specie estinte. ('''Walter Donovan''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Tu hai scelto con molta saggezza. Ma il Graal non dovrà mai oltrepassare il grande sigillo... Codesto il limite, e il prezzo, dell'immortalità. ('''Cavaliere del Graal''') {{NDR|a Indiana Jones, dopo aver bevuto il vero Graal}} *[[Acqua]]? No grazie, i pesci ci fanno l'amore dentro. ('''Marcus Brody''') *Perciò la cedo a te che mi hai sconfitto. ('''Cavaliere del Graal''') ==Dialoghi== *'''Indiana Jones''': Tu credi, Marcus? ... Tu credi che il Santo [[Graal]] esista davvero? <br/> '''Marcus Brody''': La ricerca della Coppa del Cristo è la ricerca del divino che è in tutti noi... Ma se vuoi delle prove, Indy, non posso dartele. Alla mia età, si è disposti ad accettare alcune cose per fede. *'''Donovan''': Ora si renderà conto, professor Jones, che stiamo per portare a termine una grande ricerca, una ricerca che ha avuto inizio quasi 2000 anni fa. Siamo ormai a un passo dalla meta.<br/>'''Indiana Jones''': In genere è proprio il momento in cui il terreno frana sotto i piedi.<br/>'''Donovan''': Forse ha più ragione di quanto non creda.<br/>'''Indiana Jones''': Sì? *'''Elsa''': E questo cos'è?<br/>'''Indiana Jones''': L'Arca dell'Alleanza.<br/>'''Elsa''': Ne è sicuro?<br/>'''Indiana Jones''': ... Abbastanza... *{{NDR|Indiana Jones ed Elsa stanno scappando in barca e si trovano davanti due grosse navi}}<br/> '''Indiana Jones''': Ma che è matta, non ci passi in mezzo! <br/> '''Elsa''': Che!?! Ci passo in mezzo? Ma che è, matto?!<br />'''Indiana Jones''': Le avevo detto di virare!<br/> '''Elsa''': Lei ha detto "ci passi in mezzo"!<br />'''Indiana Jones''': Avevo detto "non ci passi in mezzo"! *'''Maggiordomo''': Se lei è un Lord scozzese, allora io sono [[Topolino]]!<br />'''Indiana Jones''': Come osa, costui... {{NDR|Indy si gira e lo colpisce in faccia}} *{{NDR|Indiana usando la sua frusta entra nella stanza di suo padre rompendo la finestra}}<br/>'''Henry Jones''' {{NDR|dopo aver fracassato un vaso in testa, per sbaglio, a suo figlio Indy}}: Junior!<br />'''Indiana Jones''' {{NDR|visibilmente frastornato}}: Sì, signore!<br />'''Henry Jones''': Sei proprio tu, Junior!<br />'''Indiana Jones''': ...Non chiamarmi più così, ti prego!<br />'''Henry Jones''': Cosa sei venuto a fare qui?<br />'''Indiana Jones''': A prenderti, che credevi che... {{NDR|Sente delle voci dei Nazisti in lontananza}}<br />'''Henry Jones''': {{NDR|esaminando il vaso rotto}} Fine del XIV secolo, dinastia Ming... Oh, mi si spezza il cuore...<br />'''Indiana Jones''': E a me la testa, mi hai colpito!<br />'''Henry Jones''': ...non riuscirò mai a perdonarmelo...<br />'''Indiana Jones''' {{NDR|sorridendo}}: Non preoccuparti, sto bene!<br />'''Henry Jones''' {{NDR|esaminando ancora il vaso}}: Grazie a Dio... È un falso! Guarda, si vede dalla sezione trasversale. {{NDR|Lo lancia a terra rompendolo del tutto}}<br />'''Indiana Jones''': NO!! ...Prendi la tua roba, dobbiamo filar via di qui... <br />'''Henry Jones''': Mi dispiace comunque per la tua testa, ma credevo che tu fossi uno di loro.... <br />'''Indiana Jones''' {{NDR|Cercando una via d'uscita}}: Loro entrano dalle porte....<br />'''Henry Jones''': Molto acuto, ma la prudenza non è mai troppa. *{{NDR|Sallah va a recuperare Marcus Brody alla stazione di İskenderun, ma uscendo si imbattono in due tirapiedi nazisti che si fingono dipendenti di un museo}}<br/>'''Scagnozzo 1''': Signor Brody, benvenuto a İskenderun, il direttore del Museo d'Arte Antica ha mandato un'auto a prenderla.<br/>'''Marcus Brody''': Oh a cosa devo, servo vostro!<br/>'''Sallah''': E io sono il suo.<br/>'''Scagnozzo 1''': Seguitemi prego.<br/>'''Marcus Brody''': La mia fama mi precede a quanto pare.<br/>'''Sallah''': Non c'è nessun museo a İskenderun...<br/>'''Scagnozzo 2''': {{NDR|voltandosi di scatto e rivolgendosi a Sallah}} Le tue carte, prego!<br/>'''Sallah''': Le mie carte? ...Oh ma certo eheheheh, scappi...<br/>'''Marcus Brody''': {{NDR|confuso}} Sì...<br/>'''Sallah''': Le mie carte, ecco, scappi... {{NDR|estrando un quotidiano}} Ehm questo è di carta, ho appena finito di leggerlo, scappi...<br/>'''Marcus Brody''': {{NDR|sempre più confuso}} Sì, ma...<br/>'''Sallah''': Guardi, Egyptian Day, edizione del mattino, scappi!<br/>'''Marcus Brody''': E-ehm scusa cosa hai detto?<br/>'''Sallah''': Scappi!!! {{NDR|Sallah copre la faccia al tirapiedi con il giornale, tirandogli quindi un pugno}} *'''Indiana Jones''' {{NDR|su Elsa}}: Come sapevi che era nazista?<br />'''Henry Jones''': È una che parla nel sonno... *'''Indiana Jones''': Cerca di allentare un po' le corde, dobbiamo raggiungere Marcus prima dei nazisti.<br />'''Henry Jones''': Hai detto che aveva due giorni di vantaggio, che si mimetizzava, che scompariva...<br />'''Indiana Jones''': Vuoi scherzare? Lo conosci Marcus, una volta si è perso addirittura nel suo museo! *{{NDR|Indiana Jones e suo padre Henry sono stati catturati e legati a una sedia spalla contro spalla}}<br/>'''Elsa:''' {{NDR|Sussurrando nell'orecchio di Indiana}} Non dimenticherò mai come è stato meraviglioso.<br/>'''Henry Jones''': {{NDR|Sentendo e pensando che si riferisse a lui}} Grazie, è stato davvero meraviglioso. {{NDR|Indy si gira per guardarlo storto, ma Elsa gli gira la testa, e inizia a dargli un bacio passionale}}<br/>'''Colonnello Vogel''': Professor Schneider, la sua auto è pronta.<br/>'''Elsa''': In Austria siamo abituati a salutare così.<br/>'''Colonello Vogel''': E così siamo abituati a salutare in Germania, professor Jones. {{NDR|Gli dà un pugno in faccia a Indy, che gli fa dare una testata all'indietro a suo padre Henry}}<br/>'''Indiana Jones''': Mi piace di più come salutano in Austria!<br/>'''Henry Jones''': Anche a me. *'''Henry Jones''': Devo dirti una cosa...<br/>'''Indiana Jones''': Niente sentimentalismi, risparmiali per quando saremo fuori.<br />'''Henry Jones''': Il-Il pavimento brucia, vedi? <br />'''Indiana Jones''': Cosa?! <br />'''Henry Jones''': E anche la sedia! <br />'''Indiana Jones''': Muoviti!!! *'''Henry Jones''': E questa sarebbe stata solo un'altra giornata tipica per te?<br/>'''Indiana Jones''': No, migliore di molte altre! *'''Henry Jones''': Ci sono molte cose nel libretto, non solo la mappa.<br/>'''Indiana Jones''': D'accordo, papà. Dimmi.<br/>'''Henry Jones''': Allora. Colui che trova il Santo graal, deve poi affrontare la prova finale.<br/>'''Indiana Jones''': E qual è questa prova?<br/>'''Henry Jones''': Ci sono tre congegni di un'astuzia letale.<br/>'''Indiana Jones''': Con trabocchetti?<br/>'''Henry Jones''': Oh, sì. Ma ho trovato le indicazioni che ci permetteranno di superarli... nelle cronache di Sant'Anselmo!<br/>'''Indiana Jones''' {{NDR|sorridendo}}: E quali sono? {{NDR|Henry comincia a non ricordare e si spegne il sorriso sulle labbra di Indiana Jones}}: Non te lo ricordi più?<br/>'''Henry Jones''': Se le ho annotate sul mio libretto è proprio per non doverle tenere a memoria!<br/>'''Indiana Jones''': Mezzo esercito tedesco ci sta alle costole e vuoi che corra a Berlino, nella tana del leone?!?<br/>'''Henry Jones''': Sì. L'unica cosa importante è il Graal.<br/>'''Indiana Jones''': E abbandoniamo Marcus?<br/>'''Henry Jones''': Ma lui sarebbe d'accordo con me!<br/>'''Indiana Jones''': Due martiri votati al sacrificio, Cristo Santo! {{NDR|Henry lo schiaffeggia}}<br/>'''Henry Jones''': Questo per la tua bestemmia. La ricerca del Santo [[Graal]], non è archeologia: è una gara contro le forze del male. Se cadesse nelle mani dei nazisti, le armate delle tenebre marcerebbero su tutta quanta la Terra. Non riesci a capirlo?!? <br />'''Indiana Jones''': Questa è una tua ossessione papà, e non sono mai riuscito a capirla! Mai... e neanche la mamma... <br />'''Henry Jones''': Oh, lei sì invece. E fin troppo bene! Disgraziatamente, mi ha tenuto nascosta la sua malattia... e non ho potuto fare altro che piangerla... *'''Henry Jones''': Figliolo, sai che condividere le tue è avventure è interessante come esperienza?<br/>'''Indiana Jones''': Abbiamo condiviso ben altro... {{NDR|riferendosi ad Elsa}} è vergognoso, sei così vecchio che potresti essere suo padr... addirittura suo nonno!<br/>'''Henry Jones''': Sono un essere umano come chiunque altro...<br/>'''Indiana Jones''': Ma ero io, il "chiunque altro"! *'''Indiana Jones''': Ti ricordi l'ultima volta che abbiamo bevuto qualcosa insieme, eh? Io ho preso un frappé...<br/>'''Henry Jones''': Di cosa abbiamo parlato?<br/>'''Indiana Jones''': Non abbiamo parlato. Non abbiamo mai parlato...<br/>'''Henry Jones''': Ravviso una nota di rimprovero forse?<br/>'''Indiana Jones''': Un rimpianto. Eravamo solo noi due e sono cresciuto in modo isolato, e anche tu. Se fossi stato un padre normale come il papà degli altri ragazzi lo avresti capito benissimo.<br/>'''Henry Jones''': Veramente sono stato un padre meraviglioso.<br/>'''Indiana Jones''': Quando?<br/>'''Henry Jones''': Ti ho forse mai detto "devi mangiare", o "andare a letto", lavarti le orecchie o fare i compiti? No! Ho rispettato la tua intimità, e ti ho insegnato ad avere fiducia in te stesso.<br/>'''Indiana Jones''': L'unica cosa che mi hai insegnato è che io per te ero meno importante di popoli morti 500 anni prima in un altro paese, e l'ho imparato così bene che non ci siamo parlati almeno per vent'anni!<br/>'''Henry Jones''': Te ne sei andato proprio quando stavi per diventare interessante...<br/>'''Indiana Jones''': Ah, papà, ma come fai...<br/>'''Henry Jones''': Bene, d'accordo! Eccomi qua, avanti. Di che cosa vuoi parlare?<br/>{{NDR|Indiana Jones è visibilmente sorpreso; Henry mantiene lo sguardo fisso su Indy}}<br/>'''Indiana Jones''': Ah! Non riesco a pensare a niente...<br/>'''Henry Jones''': Allora perché ti lamenti sempre?! *'''Henry Jones''': Non sapevo che sapessi pilotare un aereo... <br />'''Indiana Jones''': Pilotare, sì! Atterrare, no! *'''Henry Jones''': Stanno cercando di ucciderci! <br /> '''Indiana Jones''': Lo so papà! <br /> '''Henry Jones''': Be', è una nuova esperienza per me.... <br /> '''Indiana Jones''': A me capita sempre! *'''Henry Jones''': Marcus! <br /> '''Marcus Brody''' {{NDR|sorpreso e spaventato}}: Uh! Ahh! <br /> '''Henry Jones''': Quel genio della Restaurazione... <br /> '''Marcus Brody''': ...aiuta la nostra Resurrezione! Henry, ma che ci fai qui? <br /> '''Henry Jones''': Un salvataggio vecchio mio, andiamo. *'''Colonnello Vogel''': Cosa c'è in quel libro? Quel piccolo, insignificante libretto che ha scritto? {{NDR|schiaffeggia Henry in faccia, con il suo guanto nero}} Abbiamo noi la mappa, il libro è inutile, eppure lei torna ugualmente fino a Berlino per riprenderselo, perché? {{NDR|schiaffeggia ancora Henry in faccia}} Che cosa ci ha nascosto? {{NDR|schiaffeggia di nuovo Henry in faccia}} Che cosa le dice il suo bel libretto che a noi non dice? {{NDR|cerca di schiaffeggiare, ancora una volta, Henry in faccia, ma lui lo ferma sprezzante}}<br/>'''Henry Jones''': Che quegli imbecilli, che marciano con il passo dell'oca come lei, dovrebbero leggerli i libri invece di [[rogo di libri|bruciarli]]!<br/>'''Donovan''': Colonnello, Jones sta scappando!<br/> '''Colonnello Vogel''' {{NDR|controllando Henry Jones Sr. imprigionato nel carro armato}}: Non direi proprio, Herr Donovan.<br/>'''Donovan''': Non quel Jones, quell'altro Jones! {{NDR|indica proprio a Indiana Jones che fugge a cavallo}} *'''Walter Donovan''': Qual è {{NDR|il Graal}} tra questi?<br/>'''Cavaliere del Graal''': Devi scegliere tu. Ma scegli con saggezza! Poiché se il vero Graal ti donerà la vita, il falso Graal te la strapperà via! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Henry Jones''': Elsa non ha mai creduto veramente nel [[Graal]]... Si era illusa d'aver trovato un bottino. <br /> '''Indiana Jones''': Tu, cos'hai trovato? <br /> '''Henry Jones''': Io? L'illuminazione. E tu cos'hai trovato, Junior? <br /> '''Indiana Jones''' {{NDR|sempre stressato}}: "Junior"?! Papà... <br /> '''Sallah''': Scusate che cosa significa sempre questo "Junior"? <br /> '''Henry Jones''': È il suo nome! "Henry Jones Junior"! <br /> '''Indiana Jones''': Io sono Indiana! <br /> '''Henry Jones''': Si chiamava il tuo cane "Indiana"... <br /> '''Marcus Brody''': Possiamo tornare a casa, per favore? <br /> '''Sallah''': Un cane? Tu porti il nome di un cane? {{NDR|ride}} <br /> '''Indiana Jones''': Ho un sacco di bellissimi ricordi di quel cane! Pronto? <br /> '''Henry Jones''': Pronto. <br /> '''Marcus Brody''': Indy! Henry! Seguitemi! Conosco la strada! Hah! <br /> '''Henry Jones''': Si è perso nel suo stesso museo, eh? Dopo di te, "Junior". <br /> '''Indiana Jones''': Sì. Hah! ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Indiana Jones}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film d'azione]] [[Categoria:Indiana Jones]] [[Categoria:Film premi Oscar]] 6o2p3yzmchk9yhxsv94r2izy936e4wk 1429598 1429596 2026-10-15T21:27:22Z Udiki 86035 Annullata la modifica [[Special:Diff/1429596|1429596]] di [[Special:Contributions/~2026-55383-84|~2026-55383-84]] ([[User talk:~2026-55383-84|discussione]]) Non significativa 1429598 wikitext text/x-wiki {{Film |immagine = Hollywood Museum - Indiana Jones' Grail Diary (7659583966).jpg |didascalia = Il diario di Indiana Jones, Hollywood Museum |titoloitaliano=Indiana Jones e l'Ultima Crociata |titolooriginale=Indiana Jones and the Last Crusade |paese=Usa |anno=1989 |genere=avventura, azione |regista=[[Steven Spielberg]] |sceneggiatore=[[George Lucas]], [[Steven Spielberg]], [[Jeffrey Boam]] |attori= *[[Harrison Ford]]: [[Indiana Jones]] *[[Sean Connery]]: Professor Henry Jones *[[Denholm Elliott]]: Dottor Marcus Brody *[[Alison Doody]]: Dottoressa Elsa Schneider *[[John Rhys-Davies]]: Sallah *[[Julian Glover]]: Walter Donovan *[[River Phoenix]]: giovane Indiana *[[Michael Byrne]]: Vogel *[[Kevork Malikyan]]: Kazim *[[Robert Eddison]]: Templare custode del Graal *[[Richard Young]]: Fedora *[[Alexei Sayle]]: sultano |doppiatoriitaliani = *[[Michele Gammino]]: Indiana Jones *[[Pino Locchi]]: Professor Henry Jones *[[Sergio Tedesco]]: Dottor Marcus Brody *[[Isabella Pasanisi]]: Dottoressa Elsa Schneider *[[Renato Mori]]: Sallah *[[Cesare Barbetti]]: Walter Donovan *[[Fabio Boccanera]]: giovane Indiana *[[Francesco Vairano]]: Vogel *[[Nino Prester]]: Kazim *[[Giorgio Piazza]]: Templare custode del Graal *[[Marco Mete]]: Fedora *[[Franco Chillemi]]: sultano |note= *'''Musiche''': [[John Williams]] |nomepremi= *[[Oscar 1990]]: [[Oscar per il miglior montaggio sonoro|miglior montaggio sonoro]] }} '''''Indiana Jones e l'Ultima Crociata''''', film del 1989 con [[Harrison Ford]] e [[Sean Connery]], regia di [[Steven Spielberg]]. == [[Incipit]] == '''Capo scout''': A terra!<br />'''Scout #1''': Herman ha il mal di cavallo!<br />'''Capo scout''': Ragazzi! Che nessuno si allontani! Nella montagna ci sono passaggi lunghi chilometri! ==Frasi== *Oggi hai perso ragazzo, ma non significa che debba piacerti. ('''Bandito''') {{NDR|rivolto ad Indiana Jones dopo averlo raggirato}}. *L'[[archeologia]] si dedica alla ricerca dei fatti. Non della verità. Se vi interessa la verità, l'aula di filosofia del professor Tyre è in fondo al corridoio. ('''Prof. Henry Jones J.''') *Noi non seguiamo mappe di tesori nascosti e la [[x]] non indica, mai, il punto dove scavare. ('''Indiana Jones''') {{NDR|ai suoi studenti a lezione}} *"Colui che beve l'acqua che io gli darò, dice il Signore, avrà dentro di sé una sorgente inesauribile dalla quale sgorgherà la vita eterna. Lasciate che mi conducano alla tua montagna sacra nel luogo dove dimori, attraverso il deserto e oltre la montagna, nella gola della luna crescente, al Tempio dove la coppa che contiene il sangue di Gesù Cristo risiede per sempre". ('''Indiana Jones''') {{NDR|leggendo le indicazioni sulla tavoletta del [[Graal]]}} *... dieci! La x è il punto dove scavare. ('''Indiana Jones''') {{NDR|nella biblioteca di Venezia da cui si accede alle catacombe}} *[[Nazionalsocialismo|Nazisti]]... Io la odio questa gente. ('''Indiana Jones''') *Se lo spedivo ai [[fratelli Marx]] era meglio! ('''Henry Jones''') {{NDR|rivolto ad Indiana, a proposito del suo libretto di appunti}} *Mi ero sbagliato a giudicarti, Walter. Sapevo che avresti venduto anche tua madre per un'anfora etrusca, ma non sapevo che avresti venduto il tuo paese e la tua anima alla feccia del genere umano. ('''Henry Jones''') {{NDR|rivolto a Donovan}} *{{NDR|[[Ultime parole famose dai film|Ultime parole famose]]}} Ha ben due giorni di vantaggio su di voi, che per lui sono anche troppi. Brody ha amici in tutte le città e i villaggi da qui fino al Sudan, parla una decina di lingue, conosce tutti i costumi del posto, si mimetizzerà, scomparirà, non lo rivedrete mai più. Con un po' di fortuna avrà già preso il Santo Graal. ('''Indiana Jones''') {{NDR|rivolto ai nazisti che cercano Brody}} *C'è qualcuno che parla la mia lingua? O almeno il [[lingua greca|greco]] antico? ('''Marcus Brody''') {{NDR|spiccando distintamente tra la folla in Turchia}} *Marcus? Vuoi scherzare? Lo conosci Marcus! Una volta si è perso addirittura nel suo museo! ('''Indiana Jones''') {{NDR|al padre}} *Improvvisamente mi sono ricordato il mio [[Carlo Magno]]: "Lasciate che i miei eserciti siano le rocce, gli alberi e i pennuti del cielo." ('''Henry Jones''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Per colui che è malvagio, la coppa della vita non è che fonte di eterna dannazione. ('''Kazim''') *Hitler può avere il mondo, ma non può portarselo dietro. Io brinderò ancora alla mia salute quando lui apparterrà alle specie estinte. ('''Walter Donovan''') *{{NDR|[[Ultime parole dai film|Ultime parole]]}} Tu hai scelto con molta saggezza. Ma il Graal non dovrà mai oltrepassare il grande sigillo... Codesto il limite, e il prezzo, dell'immortalità. ('''Cavaliere del Graal''') {{NDR|a Indiana Jones, dopo aver bevuto il vero Graal}} *[[Acqua]]? No grazie, i pesci ci fanno l'amore dentro. ('''Marcus Brody''') ==Dialoghi== *'''Indiana Jones''': Tu credi, Marcus? ... Tu credi che il Santo [[Graal]] esista davvero? <br/> '''Marcus Brody''': La ricerca della Coppa del Cristo è la ricerca del divino che è in tutti noi... Ma se vuoi delle prove, Indy, non posso dartele. Alla mia età, si è disposti ad accettare alcune cose per fede. *'''Donovan''': Ora si renderà conto, professor Jones, che stiamo per portare a termine una grande ricerca, una ricerca che ha avuto inizio quasi 2000 anni fa. Siamo ormai a un passo dalla meta.<br/>'''Indiana Jones''': In genere è proprio il momento in cui il terreno frana sotto i piedi.<br/>'''Donovan''': Forse ha più ragione di quanto non creda.<br/>'''Indiana Jones''': Sì? *'''Elsa''': E questo cos'è?<br/>'''Indiana Jones''': L'Arca dell'Alleanza.<br/>'''Elsa''': Ne è sicuro?<br/>'''Indiana Jones''': ... Abbastanza... *{{NDR|Indiana Jones ed Elsa stanno scappando in barca e si trovano davanti due grosse navi}}<br/> '''Indiana Jones''': Ma che è matta, non ci passi in mezzo! <br/> '''Elsa''': Che!?! Ci passo in mezzo? Ma che è, matto?!<br />'''Indiana Jones''': Le avevo detto di virare!<br/> '''Elsa''': Lei ha detto "ci passi in mezzo"!<br />'''Indiana Jones''': Avevo detto "non ci passi in mezzo"! *'''Maggiordomo''': Se lei è un Lord scozzese, allora io sono [[Topolino]]!<br />'''Indiana Jones''': Come osa, costui... {{NDR|Indy si gira e lo colpisce in faccia}} *{{NDR|Indiana usando la sua frusta entra nella stanza di suo padre rompendo la finestra}}<br/>'''Henry Jones''' {{NDR|dopo aver fracassato un vaso in testa, per sbaglio, a suo figlio Indy}}: Junior!<br />'''Indiana Jones''' {{NDR|visibilmente frastornato}}: Sì, signore!<br />'''Henry Jones''': Sei proprio tu, Junior!<br />'''Indiana Jones''': ...Non chiamarmi più così, ti prego!<br />'''Henry Jones''': Cosa sei venuto a fare qui?<br />'''Indiana Jones''': A prenderti, che credevi che... {{NDR|Sente delle voci dei Nazisti in lontananza}}<br />'''Henry Jones''': {{NDR|esaminando il vaso rotto}} Fine del XIV secolo, dinastia Ming... Oh, mi si spezza il cuore...<br />'''Indiana Jones''': E a me la testa, mi hai colpito!<br />'''Henry Jones''': ...non riuscirò mai a perdonarmelo...<br />'''Indiana Jones''' {{NDR|sorridendo}}: Non preoccuparti, sto bene!<br />'''Henry Jones''' {{NDR|esaminando ancora il vaso}}: Grazie a Dio... È un falso! Guarda, si vede dalla sezione trasversale. {{NDR|Lo lancia a terra rompendolo del tutto}}<br />'''Indiana Jones''': NO!! ...Prendi la tua roba, dobbiamo filar via di qui... <br />'''Henry Jones''': Mi dispiace comunque per la tua testa, ma credevo che tu fossi uno di loro.... <br />'''Indiana Jones''' {{NDR|Cercando una via d'uscita}}: Loro entrano dalle porte....<br />'''Henry Jones''': Molto acuto, ma la prudenza non è mai troppa. *{{NDR|Sallah va a recuperare Marcus Brody alla stazione di İskenderun, ma uscendo si imbattono in due tirapiedi nazisti che si fingono dipendenti di un museo}}<br/>'''Scagnozzo 1''': Signor Brody, benvenuto a İskenderun, il direttore del Museo d'Arte Antica ha mandato un'auto a prenderla.<br/>'''Marcus Brody''': Oh a cosa devo, servo vostro!<br/>'''Sallah''': E io sono il suo.<br/>'''Scagnozzo 1''': Seguitemi prego.<br/>'''Marcus Brody''': La mia fama mi precede a quanto pare.<br/>'''Sallah''': Non c'è nessun museo a İskenderun...<br/>'''Scagnozzo 2''': {{NDR|voltandosi di scatto e rivolgendosi a Sallah}} Le tue carte, prego!<br/>'''Sallah''': Le mie carte? ...Oh ma certo eheheheh, scappi...<br/>'''Marcus Brody''': {{NDR|confuso}} Sì...<br/>'''Sallah''': Le mie carte, ecco, scappi... {{NDR|estrando un quotidiano}} Ehm questo è di carta, ho appena finito di leggerlo, scappi...<br/>'''Marcus Brody''': {{NDR|sempre più confuso}} Sì, ma...<br/>'''Sallah''': Guardi, Egyptian Day, edizione del mattino, scappi!<br/>'''Marcus Brody''': E-ehm scusa cosa hai detto?<br/>'''Sallah''': Scappi!!! {{NDR|Sallah copre la faccia al tirapiedi con il giornale, tirandogli quindi un pugno}} *'''Indiana Jones''' {{NDR|su Elsa}}: Come sapevi che era nazista?<br />'''Henry Jones''': È una che parla nel sonno... *'''Indiana Jones''': Cerca di allentare un po' le corde, dobbiamo raggiungere Marcus prima dei nazisti.<br />'''Henry Jones''': Hai detto che aveva due giorni di vantaggio, che si mimetizzava, che scompariva...<br />'''Indiana Jones''': Vuoi scherzare? Lo conosci Marcus, una volta si è perso addirittura nel suo museo! *{{NDR|Indiana Jones e suo padre Henry sono stati catturati e legati a una sedia spalla contro spalla}}<br/>'''Elsa:''' {{NDR|Sussurrando nell'orecchio di Indiana}} Non dimenticherò mai come è stato meraviglioso.<br/>'''Henry Jones''': {{NDR|Sentendo e pensando che si riferisse a lui}} Grazie, è stato davvero meraviglioso. {{NDR|Indy si gira per guardarlo storto, ma Elsa gli gira la testa, e inizia a dargli un bacio passionale}}<br/>'''Colonnello Vogel''': Professor Schneider, la sua auto è pronta.<br/>'''Elsa''': In Austria siamo abituati a salutare così.<br/>'''Colonello Vogel''': E così siamo abituati a salutare in Germania, professor Jones. {{NDR|Gli dà un pugno in faccia a Indy, che gli fa dare una testata all'indietro a suo padre Henry}}<br/>'''Indiana Jones''': Mi piace di più come salutano in Austria!<br/>'''Henry Jones''': Anche a me. *'''Henry Jones''': Devo dirti una cosa...<br/>'''Indiana Jones''': Niente sentimentalismi, risparmiali per quando saremo fuori.<br />'''Henry Jones''': Il-Il pavimento brucia, vedi? <br />'''Indiana Jones''': Cosa?! <br />'''Henry Jones''': E anche la sedia! <br />'''Indiana Jones''': Muoviti!!! *'''Henry Jones''': E questa sarebbe stata solo un'altra giornata tipica per te?<br/>'''Indiana Jones''': No, migliore di molte altre! *'''Henry Jones''': Ci sono molte cose nel libretto, non solo la mappa.<br/>'''Indiana Jones''': D'accordo, papà. Dimmi.<br/>'''Henry Jones''': Allora. Colui che trova il Santo graal, deve poi affrontare la prova finale.<br/>'''Indiana Jones''': E qual è questa prova?<br/>'''Henry Jones''': Ci sono tre congegni di un'astuzia letale.<br/>'''Indiana Jones''': Con trabocchetti?<br/>'''Henry Jones''': Oh, sì. Ma ho trovato le indicazioni che ci permetteranno di superarli... nelle cronache di Sant'Anselmo!<br/>'''Indiana Jones''' {{NDR|sorridendo}}: E quali sono? {{NDR|Henry comincia a non ricordare e si spegne il sorriso sulle labbra di Indiana Jones}}: Non te lo ricordi più?<br/>'''Henry Jones''': Se le ho annotate sul mio libretto è proprio per non doverle tenere a memoria!<br/>'''Indiana Jones''': Mezzo esercito tedesco ci sta alle costole e vuoi che corra a Berlino, nella tana del leone?!?<br/>'''Henry Jones''': Sì. L'unica cosa importante è il Graal.<br/>'''Indiana Jones''': E abbandoniamo Marcus?<br/>'''Henry Jones''': Ma lui sarebbe d'accordo con me!<br/>'''Indiana Jones''': Due martiri votati al sacrificio, Cristo Santo! {{NDR|Henry lo schiaffeggia}}<br/>'''Henry Jones''': Questo per la tua bestemmia. La ricerca del Santo [[Graal]], non è archeologia: è una gara contro le forze del male. Se cadesse nelle mani dei nazisti, le armate delle tenebre marcerebbero su tutta quanta la Terra. Non riesci a capirlo?!? <br />'''Indiana Jones''': Questa è una tua ossessione papà, e non sono mai riuscito a capirla! Mai... e neanche la mamma... <br />'''Henry Jones''': Oh, lei sì invece. E fin troppo bene! Disgraziatamente, mi ha tenuto nascosta la sua malattia... e non ho potuto fare altro che piangerla... *'''Henry Jones''': Figliolo, sai che condividere le tue è avventure è interessante come esperienza?<br/>'''Indiana Jones''': Abbiamo condiviso ben altro... {{NDR|riferendosi ad Elsa}} è vergognoso, sei così vecchio che potresti essere suo padr... addirittura suo nonno!<br/>'''Henry Jones''': Sono un essere umano come chiunque altro...<br/>'''Indiana Jones''': Ma ero io, il "chiunque altro"! *'''Indiana Jones''': Ti ricordi l'ultima volta che abbiamo bevuto qualcosa insieme, eh? Io ho preso un frappé...<br/>'''Henry Jones''': Di cosa abbiamo parlato?<br/>'''Indiana Jones''': Non abbiamo parlato. Non abbiamo mai parlato...<br/>'''Henry Jones''': Ravviso una nota di rimprovero forse?<br/>'''Indiana Jones''': Un rimpianto. Eravamo solo noi due e sono cresciuto in modo isolato, e anche tu. Se fossi stato un padre normale come il papà degli altri ragazzi lo avresti capito benissimo.<br/>'''Henry Jones''': Veramente sono stato un padre meraviglioso.<br/>'''Indiana Jones''': Quando?<br/>'''Henry Jones''': Ti ho forse mai detto "devi mangiare", o "andare a letto", lavarti le orecchie o fare i compiti? No! Ho rispettato la tua intimità, e ti ho insegnato ad avere fiducia in te stesso.<br/>'''Indiana Jones''': L'unica cosa che mi hai insegnato è che io per te ero meno importante di popoli morti 500 anni prima in un altro paese, e l'ho imparato così bene che non ci siamo parlati almeno per vent'anni!<br/>'''Henry Jones''': Te ne sei andato proprio quando stavi per diventare interessante...<br/>'''Indiana Jones''': Ah, papà, ma come fai...<br/>'''Henry Jones''': Bene, d'accordo! Eccomi qua, avanti. Di che cosa vuoi parlare?<br/>{{NDR|Indiana Jones è visibilmente sorpreso; Henry mantiene lo sguardo fisso su Indy}}<br/>'''Indiana Jones''': Ah! Non riesco a pensare a niente...<br/>'''Henry Jones''': Allora perché ti lamenti sempre?! *'''Henry Jones''': Non sapevo che sapessi pilotare un aereo... <br />'''Indiana Jones''': Pilotare, sì! Atterrare, no! *'''Henry Jones''': Stanno cercando di ucciderci! <br /> '''Indiana Jones''': Lo so papà! <br /> '''Henry Jones''': Be', è una nuova esperienza per me.... <br /> '''Indiana Jones''': A me capita sempre! *'''Henry Jones''': Marcus! <br /> '''Marcus Brody''' {{NDR|sorpreso e spaventato}}: Uh! Ahh! <br /> '''Henry Jones''': Quel genio della Restaurazione... <br /> '''Marcus Brody''': ...aiuta la nostra Resurrezione! Henry, ma che ci fai qui? <br /> '''Henry Jones''': Un salvataggio vecchio mio, andiamo. *'''Colonnello Vogel''': Cosa c'è in quel libro? Quel piccolo, insignificante libretto che ha scritto? {{NDR|schiaffeggia Henry in faccia, con il suo guanto nero}} Abbiamo noi la mappa, il libro è inutile, eppure lei torna ugualmente fino a Berlino per riprenderselo, perché? {{NDR|schiaffeggia ancora Henry in faccia}} Che cosa ci ha nascosto? {{NDR|schiaffeggia di nuovo Henry in faccia}} Che cosa le dice il suo bel libretto che a noi non dice? {{NDR|cerca di schiaffeggiare, ancora una volta, Henry in faccia, ma lui lo ferma sprezzante}}<br/>'''Henry Jones''': Che quegli imbecilli, che marciano con il passo dell'oca come lei, dovrebbero leggerli i libri invece di [[rogo di libri|bruciarli]]!<br/>'''Donovan''': Colonnello, Jones sta scappando!<br/> '''Colonnello Vogel''' {{NDR|controllando Henry Jones Sr. imprigionato nel carro armato}}: Non direi proprio, Herr Donovan.<br/>'''Donovan''': Non quel Jones, quell'altro Jones! {{NDR|indica proprio a Indiana Jones che fugge a cavallo}} *'''Walter Donovan''': Qual è {{NDR|il Graal}} tra questi?<br/>'''Cavaliere del Graal''': Devi scegliere tu. Ma scegli con saggezza! Poiché se il vero Graal ti donerà la vita, il falso Graal te la strapperà via! ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} '''Henry Jones''': Elsa non ha mai creduto veramente nel [[Graal]]... Si era illusa d'aver trovato un bottino. <br /> '''Indiana Jones''': Tu, cos'hai trovato? <br /> '''Henry Jones''': Io? L'illuminazione. E tu cos'hai trovato, Junior? <br /> '''Indiana Jones''' {{NDR|sempre stressato}}: "Junior"?! Papà... <br /> '''Sallah''': Scusate che cosa significa sempre questo "Junior"? <br /> '''Henry Jones''': È il suo nome! "Henry Jones Junior"! <br /> '''Indiana Jones''': Io sono Indiana! <br /> '''Henry Jones''': Si chiamava il tuo cane "Indiana"... <br /> '''Marcus Brody''': Possiamo tornare a casa, per favore? <br /> '''Sallah''': Un cane? Tu porti il nome di un cane? {{NDR|ride}} <br /> '''Indiana Jones''': Ho un sacco di bellissimi ricordi di quel cane! Pronto? <br /> '''Henry Jones''': Pronto. <br /> '''Marcus Brody''': Indy! Henry! Seguitemi! Conosco la strada! Hah! <br /> '''Henry Jones''': Si è perso nel suo stesso museo, eh? Dopo di te, "Junior". <br /> '''Indiana Jones''': Sì. Hah! ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Indiana Jones}} [[Categoria:Film d'avventura]] [[Categoria:Film d'azione]] [[Categoria:Indiana Jones]] [[Categoria:Film premi Oscar]] 7h7brg2fg8rhif0dlbfcpecdehjd66c Automobile 0 2601 1429591 1420369 2026-10-15T18:27:18Z Danyele 19198 +1 1429591 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Carl Grossberg Car Factory 1936.jpg|thumb|''Car Factory'' (Carl Grossberg, 1936)]] Citazioni sull{{'}}'''automobile''' e sull{{'}}'''automobilista'''. *{{NDR|Nel 1972, sul futuro dell'automobile}} A lunga scadenza, la proprietà dell'automobile sarà meno importante della sua utilizzazione. Non conta la gioia del possesso, ma il servizio. Se si considera il tempo durante il quale i cento milioni di macchine nel mondo sono ferme si giunge ad un fantastico investimento perso. ([[Gianni Agnelli]]) *Ancora oggi, al di là di tutte le diverse tecnologie, l'automobile è il più comodo ed efficiente strumento di libertà personale: libertà che i giovani amano comunque. E ritengo che sarà così anche in futuro. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]]) *Ci tengo a difendere l'automobile che va apprezzata prima di tutto per la libertà di movimento che ci permette, qualunque sia la sua taglia. ([[Pietro Camardella]]) *Da sempre le auto vengono progettate perché siano potenti e sicure il più possibile, eppure l'automobile è ancora il mezzo più pericoloso al mondo. (''[[Monolith (film 2017)|Monolith]]'') *– Gli uomini detestano vedere una bella auto in panne.<br>– È una specie di istinto primordiale. (''[[Sense8]]'') *I tempi cambiano e bisogna prenderne atto: una volta le [[pubblicità]] delle auto erano incentrate sulla velocità massima, l'accelerazione, l'aerodinamica, ora invece il pubblico bada ai consumi e alle emissioni. ([[Andrea Adamo]]) *L'auto è il giocattolo dell'uomo, uno sfogo psicologico. Come una bella donna, deve piacere a prima vista, essere sexy. Se non ti conquista al primo impatto, difficilmente avrà successo. ([[Giorgetto Giugiaro]]) *L'auto si guida col culo e non con la lingua. {{NDR|«scherzava, per dire che le vetture andavano collaudate e rifinite alla perfezione per assicurarsi un successo che con i discorsi non si sarebbe potuto ottenere»}} ([[Vittorio Ghidella]]) *L'automobile è diventata un articolo di vestiario senza il quale ci sentiamo nudi, incerti e incompleti. ([[Marshall McLuhan]]) *L'automobile è divenuta il carapace, il guscio protettivo ed aggressivo, dell'uomo urbano e suburbano. ([[Marshall McLuhan]]) *L'automobile è femmina. ([[Gabriele D'Annunzio]]) *L'automobile è la noia che diventa vertigine. Vi domandano subito quanti cavalli ha il motore. Diciamo quindicimila e non parliamone più. ([[Jules Renard]]) *L'automobile per me è ancora lo strumento più efficace di libertà personale. Non importa se il motore è elettrico o a biocarburanti; è un oggetto che si muove e che comandiamo noi, che ci porta dove vogliamo. Possiamo cambiare strada all'ultimo momento. Lei non si scompone. [...] Era la trasmutazione meccanica delle carrozze: prima si entrava in carrozza e si diceva al cocchiere dove andare, poi con l'auto si avviava il motore e si andava dove si voleva. È un fenomeno eccezionale della creatività umana. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]]) *La cosa più importante per capire come va una macchina è il culo. ([[Niki Lauda]]) *La realtà di fatto dell'automobile distrugge la realtà autentica della città. ([[Gerhard Nebel]]) *Le auto sono il segno indelebile e affascinante di un percorso condiviso da intere generazioni di persone e di storie. ([[Roberto Giolito]]) *Lentamente, l'automobilista si è lasciato rinchiudere in ragionamenti tronchi in cui gli effetti non hanno più cause; un'altra logica, di corte vedute, indotta dalla sua posizione al volante. Cioè da solo. Una logica profondamente individualista. Questa piccola prigione di acciaio lo ha isolato anche socialmente. Più della capacità di ragionare, è il suo senso della vita di comunità che si è perso per strada. ([[Didier Tronchet]]) *Massimo pensava spesso a come l'automobile cambiasse radicalmente la personalità: più precisamente, gli capitava di pensarlo ogni volta che si imbufaliva in modo indecente con gli altri automobilisti, rei di occupare la stessa strada che a lui spettava di diritto senza saper guidare una sega. Le stesse persone le quali, se gli fossero passate davanti in panetteria, al massimo gli avrebbero strappato uno scuotimento di testa. Sei in macchina, sei nel tuo guscio, e da solo con te stesso, quindi sei totalmente sincero e non hai paura di eventuali conseguenze sociali come sguardi di rimprovero o cazzotti: per cui, ti incazzi. Gli altri esseri umani non sono più persone, ma diventano attori dentro una occasionale televisione in movimento, strani pesci rossi che ti passano accanto, alcuni troppo veloci per distinguerli, altri troppo lenti per potergli permettere di circolare ancora legalmente come questo vecchio col cappello qui davanti, settanta all'ora in autostrada, ma vedrai il giorno che mi fanno ministro dei trasporti chi ha più di settant'anni col cavolo che guida ancora. ([[Marco Malvaldi]]) *Mi sono sempre opposto all'idea che le auto siano come gli elettrodomestici. Perché ho sempre pensato: no, in un'auto trovi sempre qualcosa che ami davvero o che odi davvero. ([[James May]]) *Nessun'altra invenzione ha modificato così tanto e in un sol colpo la vita dell'umanità. ([[Luciano Gianfranceschi]]) *Nessun'altra macchina dà all'uomo una sensazione più grande di amplificazione ed esaltazione delle proprie facoltà fisiche e psichiche. Fra le invenzioni [...] l'automobile è quella che ha maggiormente influito sul nostro modo di vivere. Ha liberato l'individuo dalle strette dello spazio e del tempo. Ne ha moltipli­cato enormemente l'attività e le possibilità di lavoro. Ha creato una più vasta area di interessi e ha contribuito in misura predominante alla rapidità di mutazione crescente che ha caratterizzato la nostra era. ([[Dante Giacosa]]) *Nessuno più degli automobilisti ha bisogno di sentirsi ricordare l'esistenza del destino. ([[Claude Kahn]]) *Oggigiorno un'automobile forma parte integrante della vita di ciascuno, è l'accompagnamento sonoro e visivo di tanti pensieri, sentimenti, conversazioni e decisioni, che viene ad assumere l'importanza di una delle stanze di casa. E il separarsene, quali che ne siano le deficienze, è come il perdere un elemento del proprio ambiente familiare. ([[Jan Struther]]) *Per capirla, un'auto va accarezzata. Va lavata. Quando c'è qualcosa che non mi torna di un modello, chiudo gli occhi e lo tocco, lo sento... ([[Walter de Silva]]) *Poi ricordando che la ballerina viennese mi aveva detto che dopo Modena, sarebbe andata a Bologna, e quindi a [[Ferrara]], risolsi una sera di andare in questa città. Presi la strada di Finale (una strada allora pessima). All'altezza di Medolla la mia macchina venne presa a sassate da un gruppo di giovani [[fascista|fascisti]]. Erano quelli i tempi delle sanzioni economiche, e i fasci di campagna avevano incaricato avanguardisti, e forse anche balilla, di dimostrare contro le automobili che si fossero azzardate a circolare comunque. Queste automobili, secondo la propaganda, sprecavano la benzina necessaria alla conquista dell'Impero. Dichiaro che anch'io avevo (per altre ragioni sentimentali) antipatia per le automobili, così che quelle sassate mi rallegrarono, e anzi mi ispirarono un po' di invidia verso quei ragazzi: avrei voluto essere uno di loro. Anche oggi tirerei volentieri sassate contro le macchine. ([[Antonio Delfini]]) *Quando l’automobile sarà presto pulita, sicura e affidabile, siamo sicuri che quelle forze politiche smetteranno di battersi contro l’automobile? Personalmente, credo che non smetteranno, perché credo che il punto non sia l’[[Ambiente (biologia)|ambiente]]. È lo stile di vita di noi europei. ([[Carlos Tavares]]) *Ritengo che le automobili oggi siano tutt'al più l'equivalente delle grandi cattedrali gotiche: le considero la suprema creazione di un'epoca, concepita con passione da artisti sconosciuti, distrutta nella raffigurazione e nell'uso da un'intera popolazione che se ne impossessò come semplice oggetto magico. ([[Roland Barthes]]) *Se hai un Picasso in casa non lo vede nessuno, mentre l'auto sì. Anche il povero cristo, per la strada, può sentirsi come il dottore o l'industriale. Questo esibizionismo non tramonterà. ([[Giorgetto Giugiaro]]) *Solo per il fatto di essere desiderato ti senti sexy. Avviene per le persone e anche per le auto. È proprio questo che mi attrae nelle macchine, perché si collocano in quel particolare punto di incontro tra sesso e potere. ([[Chris Bangle]]) *Tra centinaia di anni, l'automobile sarà riconosciuta come l'oggetto più importante del XX secolo, perché ha sostituito 40.000 anni di cavallo. ([[Robert Opron]]) *– Tu guarda come hai ridotto questa bella macchina.<br />– Già, per fortuna non è mia. (''[[Entrapment]]'') *Un'automobile e un camion che viaggiano in direzioni opposte lungo una strada deserta, si incontreranno sul ponticello. ([[Arthur Bloch]]) *Un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia. ([[Filippo Tommaso Marinetti]]) ==Voci correlate== *[[Auto elettrica]] *[[Automobilismo]] *[[Autovettura autonoma]] *[[Drag Reduction System]] *[[Progettazione di automobili]] *[[Sorpasso]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'|commons_etichetta=automobili|wikt|etichetta=automobile}} [[Categoria:Automobili| ]] c2iwilywjourtghse1fzfhbpqqgxy9v Template:SelezioneNuove 10 4465 1429585 1429532 2026-10-15T17:23:25Z Gaux 18878 Miniatura 1429585 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 30. AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Miniatura]]{{,}} [[Le avventure della dolce Kati]]{{,}} [[La falena d'argento]]{{,}} [[Basilica di Santa Pudenziana]]{{,}} [[Duello al Rio d'argento]]{{,}} [[Attacco di Hamas a Israele del 2023]]{{,}} [[Realizzazione spirituale]]{{,}} [[Johann Peter Kirsch]]{{,}} [[Vittorio Oreggia]]{{,}} [[Gentile de' Becchi]]{{,}} [[Emilio Santini]]{{,}} [[Il ponte dei senza paura]]{{,}} [[Margaret Hamilton (scienziata)]]{{,}} [[Celso Costantini]]{{,}} [[Iperturismo]]{{,}} [[Ada Colau]]{{,}} [[Cittadinanza italiana]]{{,}} [[Giro delle Fiandre]]{{,}} [[HIV]]{{,}} [[Virus del papilloma umano]]{{,}} [[Eleazaro Rossi]]{{,}} [[Sam il selvaggio]]{{,}} [[Musica nell'antica Grecia]]{{,}} [[Robustiano Gironi]]{{,}} [[Giulio Cattin]]{{,}} [[Zanna Gialla]]{{,}} [[Le stagioni del cuore (film)]]{{,}} [[Alexander Selipanov]]{{,}} [[Hypercar]]{{,}} [[Christian von Koenigsegg]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> i40btncpswj3ikw4kiv7ny2v35d71zi 1429610 1429585 2026-10-16T00:54:36Z Danyele 19198 +1 1429610 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Eddie Jordan (dirigente sportivo)]]{{,}} [[Miniatura]]{{,}} [[Le avventure della dolce Kati]]{{,}} [[La falena d'argento]]{{,}} [[Basilica di Santa Pudenziana]]{{,}} [[Duello al Rio d'argento]]{{,}} [[Attacco di Hamas a Israele del 2023]]{{,}} [[Realizzazione spirituale]]{{,}} [[Johann Peter Kirsch]]{{,}} [[Vittorio Oreggia]]{{,}} [[Gentile de' Becchi]]{{,}} [[Emilio Santini]]{{,}} [[Il ponte dei senza paura]]{{,}} [[Margaret Hamilton (scienziata)]]{{,}} [[Celso Costantini]]{{,}} [[Iperturismo]]{{,}} [[Ada Colau]]{{,}} [[Cittadinanza italiana]]{{,}} [[Giro delle Fiandre]]{{,}} [[HIV]]{{,}} [[Virus del papilloma umano]]{{,}} [[Eleazaro Rossi]]{{,}} [[Sam il selvaggio]]{{,}} [[Musica nell'antica Grecia]]{{,}} [[Robustiano Gironi]]{{,}} [[Giulio Cattin]]{{,}} [[Zanna Gialla]]{{,}} [[Le stagioni del cuore (film)]]{{,}} [[Alexander Selipanov]]{{,}} [[Hypercar]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> ne5yckfj30s59nguddra5w83wfaplgy 1429621 1429610 2026-10-16T02:01:29Z Danyele 19198 +1 1429621 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Pay driver]] [[Eddie Jordan (dirigente sportivo)]]{{,}} [[Miniatura]]{{,}} [[Le avventure della dolce Kati]]{{,}} [[La falena d'argento]]{{,}} [[Basilica di Santa Pudenziana]]{{,}} [[Duello al Rio d'argento]]{{,}} [[Attacco di Hamas a Israele del 2023]]{{,}} [[Realizzazione spirituale]]{{,}} [[Johann Peter Kirsch]]{{,}} [[Vittorio Oreggia]]{{,}} [[Gentile de' Becchi]]{{,}} [[Emilio Santini]]{{,}} [[Il ponte dei senza paura]]{{,}} [[Margaret Hamilton (scienziata)]]{{,}} [[Celso Costantini]]{{,}} [[Iperturismo]]{{,}} [[Ada Colau]]{{,}} [[Cittadinanza italiana]]{{,}} [[Giro delle Fiandre]]{{,}} [[HIV]]{{,}} [[Virus del papilloma umano]]{{,}} [[Eleazaro Rossi]]{{,}} [[Sam il selvaggio]]{{,}} [[Musica nell'antica Grecia]]{{,}} [[Robustiano Gironi]]{{,}} [[Giulio Cattin]]{{,}} [[Zanna Gialla]]{{,}} [[Le stagioni del cuore (film)]]{{,}} [[Alexander Selipanov]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> 9n57irzmwg7vfljqee7a5kk55yo43q1 1429622 1429621 2026-10-16T02:01:42Z Danyele 19198 +separatore 1429622 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. 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AGGIUNGI QUI UNA NUOVA VOCE: NON DIMENTICARE IL SEPARATORE "{{,}}" --> [[Pay driver]]{{,}} [[Eddie Jordan (dirigente sportivo)]]{{,}} [[Miniatura]]{{,}} [[Le avventure della dolce Kati]]{{,}} [[La falena d'argento]]{{,}} [[Basilica di Santa Pudenziana]]{{,}} [[Duello al Rio d'argento]]{{,}} [[Attacco di Hamas a Israele del 2023]]{{,}} [[Realizzazione spirituale]]{{,}} [[Johann Peter Kirsch]]{{,}} [[Vittorio Oreggia]]{{,}} [[Gentile de' Becchi]]{{,}} [[Emilio Santini]]{{,}} [[Il ponte dei senza paura]]{{,}} [[Margaret Hamilton (scienziata)]]{{,}} [[Celso Costantini]]{{,}} [[Iperturismo]]{{,}} [[Ada Colau]]{{,}} [[Cittadinanza italiana]]{{,}} [[Giro delle Fiandre]]{{,}} [[HIV]]{{,}} [[Virus del papilloma umano]]{{,}} [[Eleazaro Rossi]]{{,}} [[Sam il selvaggio]]{{,}} [[Musica nell'antica Grecia]]{{,}} [[Robustiano Gironi]]{{,}} [[Giulio Cattin]]{{,}} [[Zanna Gialla]]{{,}} [[Le stagioni del cuore (film)]]{{,}} [[Alexander Selipanov]] <!-- NON DIMENTICARE DI TOGLIERE L'ULTIMO SEPARATORE "{{,}}" --></div><noinclude> [[Categoria:Template selezione]] </noinclude> lnszz5vwme23t9gjgubu1gjhkptyhoz Anne Dickson 0 5861 1429642 1027521 2026-10-16T11:31:36Z Alpa1947000 101656 1429642 wikitext text/x-wiki '''Anne Dickson''' psicologa e scrittrice britannica (autrice del best-seller sull'assertività A Woman in Your Own Right), è nata a Brighton nel 1946 ==Senza fonte== {{senza fonte}} *Dipendere da una qualsiasi forma di approvazione è come una [[schiavitù]] che diventa ben presto un'abitudine ed è terribilmente difficile da vincere.<ref>In Anne Dickson, ''A Woman in Your Own Right: Assertiveness and You'', 1982, Chapter 5, p. 23.</ref> *Iniziate sommessamente, siatene felici, e cominciate a costruire. *La paura della [[solitudine]] impedisce di entrare completamente in contatto con il proprio [[potere]] personale. *La [[sesso|sessualità]] è una componente fondamentale del nostro essere, anche nei momenti in cui non esercitiamo alcuna attività sessuale. *Momenti di solitudine totale sono vitali per il proprio benessere almeno quanto il sonno. *Può sempre succedere di dare troppo agli altri, per quanto lo si faccia con [[amore]], cura e attenzione. *Quando qualcuno si offre con sincerità di darci una mano, accettiamo volentieri, anche se l'[[aiuto]] non si presenta come vorremmo. *Ridiamo quando ne abbiamo voglia, e non per sentirci uguali agli altri. *Si può godere dell'attrazione sessuale verso un'altra persona senza per questo sentirsi costretti a fare qualcosa in proposito. *Solo l'amore che non è incondizionato è cieco: il vero amore ci permette di vedere e amare nonostante tutto. *Solo perché ci troviamo in minoranza non vuole per forza dire che abbiamo torto. *Una [[vita]] trascorsa cercando continuamente di ottenere l'approvazione degli altri è come una vita passata in prigione. *Vincere è sempre una grande tentazione: il prezzo è la perdita dell'uguaglianza. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Anne Dickson|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Dickson, Anne}} [[Categoria:Politici britannici]] gl5aigsa6e7328f7xvbcatdop3y0yby 1429643 1429642 2026-10-16T11:38:03Z Alpa1947000 101656 /* Senza fonte */ 1429643 wikitext text/x-wiki '''Anne Dickson''' psicologa e scrittrice britannica (autrice del best-seller sull'assertività A Woman in Your Own Right), è nata a Brighton nel 1946 ==Senza fonte== {{senza fonte}} *Dipendere da una qualsiasi forma di approvazione è come una [[schiavitù]] che diventa ben presto un'abitudine ed è terribilmente difficile da vincere.<ref>In Anne Dickson, ''A Woman in Your Own Right: Assertiveness and You'', 1982, Chapter 5, p. 23. Testo originale: ''«This dependence and need for approval is crippling, and it takes courage to shake it.»''</ref> *Iniziate sommessamente, siatene felici, e cominciate a costruire. *La paura della [[solitudine]] impedisce di entrare completamente in contatto con il proprio [[potere]] personale. *La [[sesso|sessualità]] è una componente fondamentale del nostro essere, anche nei momenti in cui non esercitiamo alcuna attività sessuale. *Momenti di solitudine totale sono vitali per il proprio benessere almeno quanto il sonno. *Può sempre succedere di dare troppo agli altri, per quanto lo si faccia con [[amore]], cura e attenzione. *Quando qualcuno si offre con sincerità di darci una mano, accettiamo volentieri, anche se l'[[aiuto]] non si presenta come vorremmo. *Ridiamo quando ne abbiamo voglia, e non per sentirci uguali agli altri. *Si può godere dell'attrazione sessuale verso un'altra persona senza per questo sentirsi costretti a fare qualcosa in proposito. *Solo l'amore che non è incondizionato è cieco: il vero amore ci permette di vedere e amare nonostante tutto. *Solo perché ci troviamo in minoranza non vuole per forza dire che abbiamo torto. *Una [[vita]] trascorsa cercando continuamente di ottenere l'approvazione degli altri è come una vita passata in prigione. *Vincere è sempre una grande tentazione: il prezzo è la perdita dell'uguaglianza. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Anne Dickson|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Dickson, Anne}} [[Categoria:Politici britannici]] h48rzesp448pxin9fkyaxavyvidcjdy 1429644 1429643 2026-10-16T11:44:15Z Alpa1947000 101656 /* Altri progetti */ 1429644 wikitext text/x-wiki '''Anne Dickson''' psicologa e scrittrice britannica (autrice del best-seller sull'assertività A Woman in Your Own Right), è nata a Brighton nel 1946 ==Senza fonte== {{senza fonte}} *Dipendere da una qualsiasi forma di approvazione è come una [[schiavitù]] che diventa ben presto un'abitudine ed è terribilmente difficile da vincere.<ref>In Anne Dickson, ''A Woman in Your Own Right: Assertiveness and You'', 1982, Chapter 5, p. 23. Testo originale: ''«This dependence and need for approval is crippling, and it takes courage to shake it.»''</ref> *Iniziate sommessamente, siatene felici, e cominciate a costruire. *La paura della [[solitudine]] impedisce di entrare completamente in contatto con il proprio [[potere]] personale. *La [[sesso|sessualità]] è una componente fondamentale del nostro essere, anche nei momenti in cui non esercitiamo alcuna attività sessuale. *Momenti di solitudine totale sono vitali per il proprio benessere almeno quanto il sonno. *Può sempre succedere di dare troppo agli altri, per quanto lo si faccia con [[amore]], cura e attenzione. *Quando qualcuno si offre con sincerità di darci una mano, accettiamo volentieri, anche se l'[[aiuto]] non si presenta come vorremmo. *Ridiamo quando ne abbiamo voglia, e non per sentirci uguali agli altri. *Si può godere dell'attrazione sessuale verso un'altra persona senza per questo sentirsi costretti a fare qualcosa in proposito. *Solo l'amore che non è incondizionato è cieco: il vero amore ci permette di vedere e amare nonostante tutto. *Solo perché ci troviamo in minoranza non vuole per forza dire che abbiamo torto. *Una [[vita]] trascorsa cercando continuamente di ottenere l'approvazione degli altri è come una vita passata in prigione. *Vincere è sempre una grande tentazione: il prezzo è la perdita dell'uguaglianza. ==Altri progetti== {{interprogetto|w=Anne Dickson|w_site=en}} {{DEFAULTSORT:Dickson, Anne}} [[Categoria:Scrittori britannici]] 6in1zorjpiskit8oad4wag5mhi5uww0 Jarno Trulli 0 9185 1429614 1415771 2026-10-16T01:33:44Z Danyele 19198 /* Citazioni di Jarno Trulli */ +2 1429614 wikitext text/x-wiki [[File:12. Internationale Sportnacht Davos 2014 (15246044859) (cropped).jpg|thumb|Jarno Trulli nel 2014]] '''Jarno Trulli''' (1974 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. ==Citazioni di Jarno Trulli== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla Formula 1 degli anni Duemiladieci}} Io limavo le traiettorie, oggi si lima l'elettronica e il consumo di carburante.<ref name="CorSport">Da un'intervista al ''Corriere dello Sport - Stadio''; citato in ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/trulli-la-mia-f1-dieci-costruttori-zero-piloti-paganti Trulli: "La mia F1 aveva dieci costruttori e zero piloti paganti"]'', ''formulapassion.it'', 27 aprile 2016.</ref> *I team che possono giocarsi le posizioni che contano sono tre o quattro, tutti gli altri lottano per arrivare a fine stagione facendo da comparse e per farcela si affidano a [[Pay driver|piloti paganti]] che abbassano drasticamente il livello della griglia di partenza.<ref name="CorSport"/> *L'obiettivo dei team privati non è tanto vincere, ma guadagnare per arrivare sani economicamente alla fine dell'anno. [...] di conseguenza [...] nei team privati non arriva [...] il pilota fenomenale, ma quello che ti fa quadrare i conti a fine anno.<ref>Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-2019-piloti-paganti-seconda-parte Come si arriva a correre in Formula 1, seconda parte]'', ''ultimouomo.com'', 20 marzo 2019.</ref> *[...] il nostro è un Paese dove tutti gli interessi vanno sulla [[Scuderia Ferrari|Ferrari]]. Il che non è un male, ma se hai tutto l'interesse sul team non si parla poi dei nostri piloti.<ref>Dall'intervista di Lorenzo Pastuglia, ''[https://www.gazzetta.it/Formula-1/27-03-2021/f1-intervista-trulli-la-red-bull-puo-sognare-titolo-2021-4001824415477.shtml Trulli: "La F1 torni ai V8 aspirati. La Red Bull? Può sognare il titolo nel 2021"]'', ''gazzetta.it'', 27 marzo 2021.</ref> *[[Toyota Racing|Toyota]]? Sì era la mia squadra, la mia chance. Lì è dove ho dato tutto [...] per cercare di vincere, una gara e nella mia testa anche [...] il campionato. [...] ho dato alla squadra la prima pole, il primo podio, il primo giro veloce. Ho provato di tutto, ma ci mancava sempre qualcosa per essere al top. [...] era un team estremamente forte, che aveva tutto il potenziale per lottare per il campionato. Su questo non ho dubbi. Ma loro hanno fatto un primo errore nel 2005. Quell'anno avevamo una macchina veramente buona, ma abbiamo fatto fatica da metà anno in poi perché non riuscivamo a svilupparla quanto gli altri. L'errore più grande è stato però cambiare completamente la direzione tecnica da un anno all'altro [...]. Ci abbiamo messo due-tre anni per tornare dove eravamo. Nel 2009 il telaio era molto buono, soprattutto in alcune piste. Ci mancava solo la potenza. Probabilmente se avessimo continuato saremmo migliorati, ma ci sarebbe sempre stato il problema del motore. Con un motore migliore sono sicuro al 100% che avrei vinto delle gare.<ref>Da un'intervista al podcast ''Beyond The Grid''; citato in Matteo Senatore, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/trulli-e-lavventura-in-toyota-con-un-motore-migliore-avrei-vinto-f1-2005-2009 Trulli e l'avventura in Toyota: "Con un motore migliore avrei vinto"]'', ''formulapassion.it'', 15 aprile 2021.</ref> *Quando debutti con una [[Minardi]] non è semplice metterti in luce, c'era la possibilità concreta di rimanere a piedi a fine stagione, poi si è fatto male Olivier Panis e Alain Prost ha voluto che ne prendessi il posto nella [[Prost Grand Prix|sua scuderia]]. Ma in quel momento la macchina non andava bene. In [[Gran Premio d'Austria 1997|Austria]] ho rischiato di chiudere con la F1 perché dal Gran Premio successivo Panis sarebbe rientrato. A Spielberg finalmente me la giocavo ad armi pari con gli avversari: su quel circuito non si correva dal 1987, nessuno lo conosceva. Mi si ruppe subito il motore, ma mi qualificai terzo con la monoposto di riserva, al box neanche ci credevano. Poi, in gara, sono rimasto 37 giri in testa, prima che la macchina mi lasciasse a piedi. Con quel week end mi sono guadagnato la riconferma per il 1998.<ref>Da un'intervista a ''repubblica.it''; citato in Marco Belloro, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-storia/trulli-austria-1997-prost-seconda-fila-leader-gara-37-giri-muletto Trulli e la carriera salvata con le prodezze in Austria nel 1997]'', ''formulapassion.it'', 14 maggio 2024.</ref> *{{NDR|Sul [[Gran Premio di Monaco]]}} [...] quando sfrecci per primo sotto la bandiera a scacchi [...] provi un senso di liberazione, perché sei costretto ad affrontare una sfida che è più mentale che tecnica. [...] Io paragono sempre Montecarlo a un esercizio di matematica a scuola. Devi fare bene tutti i calcoli, accettando il fatto che la tua creatività avrà un ruolo limitato. È fondamentale mettere assieme i tasselli del mosaico. Devi essere perfetto nel giro di qualifica al sabato, non puoi sbagliare alla partenza e poi è indispensabile una gestione esemplare della strategia di gara da parte del tuo muretto. Se e quando tutte queste cose vengono a coincidere, diventi il re di un evento che, parlando di automobilismo, non ha uguali per la sua folle unicità.<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/trulli-22-anni-dopo-patrese-kimi-22-anni-dopo-trulli-5.9485 Trulli 22 anni dopo Patrese, Kimi 22 anni dopo Trulli?]'', ''quotidiano.net'', 4 giugno 2026.</ref> {{Int|''La Gazzetta dello Sport Magazine'', 15 maggio 1999}} *Non sopporto la politica, non la seguo: destra o sinistra sono tutti uguali. *Non tifo per alcuna squadra e neppure seguo il campionato di serie A. *Odio leggere. Vedo poco anche i giornali o le notizie in tv. *Sono un pilota di Formula 1 ma non amo e non ho mai amato le auto stradali. {{Int|''[https://it.motorsport.com/f1/news/intervista-esclusiva-jarno-trulli-analizza-la-f1-di-ieri-e-di-oggi/585914/ Esclusivo: Jarno Trulli analizza la F.1 di ieri e di oggi]''|Intervista di Franco Nugnes, ''motorsport.com'', 14 maggio 2015.}} *La F.1 funziona così: quando un team ha le capacità tecniche per provare una soluzione intelligente che ti permette un importante salto di qualità, devi riuscire a riprodurre quel concetto anche in maniera diversa. [...] In F.1 se non hai la [[Vettura di Formula 1|macchina]] migliore non puoi pensare di vincere un mondiale. Ti può capitare di centrare un gara per le condizioni anomali, ma non un titolo. È impossibile. *Ad un certo punto della stagione può capitare che si siano esaurite le idee per evolvere un concetto e la macchina non cresce più. Quello che sorprende di [[Adrian Newey]] è che ne ha sempre una pronta nel cappello. *Prima di iniziare la stagione sapevo che con la [[Toyota TF109|TF109]] potevo andare in testa al mondiale nelle prime quattro gare, poi cosa sarebbe successo dopo era impossibile da sapere, ma avevamo tutte le condizioni per puntare in alto. [...] Nel mese di dicembre eravamo andati a provare da soli in Bahrein. Dopo i primi giri mi fermai ai box e dissi ai tecnici che quella era una macchina vincente, anche se non avevo alcun parametro oggettivo di confronto per valutare la monoposto. [...] I giapponesi dovevano decidere se andare avanti in F.1 o fermarsi. Dissi [...] con grande schiettezza che la macchina era buona e che, anzi, avremmo dovuto girare nei test collettivi con molta benzina a bordo per evitare di mostrare le carte troppo in fretta. Ero consapevole che saremmo stati vincenti. Non nascondo che sono rimasto sorpreso quando ho visto la Brawn GP. [...] All'inizio pensavo che [...] stesse girando senza la zavorra. Ci davano tre decimi al giro quando noi eravamo nettamente più veloci di tutti gli altri. Non ci volevo credere: noi avevamo lavorato tutto l'inverno alla messa a punto della macchina nuova, mentre loro sono scesi in pista all'ultimo, senza neanche avere la certezza che avrebbero finito la stagione e sono subito andati più forte di noi! [...] È stata una doccia fredda [...] *Il grande rammarico è per il [[Gran Premio della Malesia 2009|Gp della Malesia]]: ero secondo quando aveva cominciato a piovere... [...] memore dell'esperienza per radio chiamai le gomme intermedie. L'anno prima avevo provato le wet e avevamo capito che non funzionavano. A Sepang dopo un paio di giri si bruciavano perché c'era molta pioggia, ma la temperatura era alta. Era giusto montare le intermedie, ma al muretto non mi hanno ascoltato: mi hanno messo le rain, mentre al mio compagno di squadra, che era ottavo a dodici secondi, decisero di calzare le intermedie. È finita che Timo Glock ha concluso secondo e io sono scivolato al quarto posto! Ero furioso con la squadra! [...] Una vittoria buttata via! Ero secondo dietro a Jenson che aveva scelto le wet. Se avessero ascoltato la mia chiamata avrei vinto di venti secondi. E sarebbe cambiata la dinamica dell'anno intero. *Ciascun pilota "sente" la macchina in modo diverso. C'è chi patisce i freni o la regolazione fine del pedale, mentre io ho bisogno di avere un servosterzo che mi dia fiducia. Credo che sia stato il mio pregio e il mio difetto: avevo una grande sensibilità, per cui quando tutto era a posto ero in grado di dare più di altri, ma quando non era di mio gradimento, mi toglieva motivazione. Già nel karting avevo bisogno di un mezzo con i braccetti dello sterzo perfettamente a punto, altrimenti non mi trovavo a mio agio. È una cosa che mi sono portato dietro per tutta la carriera. *A Colonia avevamo il meglio che la tecnologia ci offriva: la galleria del vento era eccellente, così come i banchi di prova dinamici. La [[Toyota Racing|Toyota]] ha sempre messo a disposizione dei suoi tecnici e dei piloti il massimo per vincere. {{NDR|«E allora cosa vi è mancato?»}} Adrian Newey! {{Int|''[https://www.repubblica.it/sport/formulauno/2024/02/01/news/jarno_trulli_intervista_hamilton_ferrari-422035372/ Intervista a Jarno Trulli: "Hamilton alla Ferrari? Ci guadagna soprattutto lui. Ora Leclerc dovrà dimostrare quanto vale"]''|Giuseppe Antonio Perrelli, ''repubblica.it'', 1º febbraio 2024.}} *Quando sei in [[Formula 1|Formula Uno]], devi sempre dimostrare di essere all'altezza e ci sono due modi per riuscirci: o vinci, grazie anche a una macchina che ti aiuta, oppure hai un compagno di scuderia forte e non perdi il confronto con lui. E allora puoi dire: "Noi due stiamo facendo il massimo, se i risultati non arrivano la responsabilità non è nostra". [...] quando correvo io, volevo la competizione nel team, mi aiutava. *Michael {{NDR|[[Michael Schumacher|Schumacher]]}} a 21 anni firmò un contratto con la Mercedes con cui però non riuscì a esordire in Formula Uno. Anche per questo, a 41 anni, quando tornò alle gare, volle correre proprio con la Mercedes, come per chiudere un cerchio. Ma Schumacher è stato, è e sempre sarà un simbolo della Ferrari. Anche se a fine carriera è andato altrove, lui è la storia di Maranello. *La [[Vettura di Formula 1|macchina]] conta tanto, troppo. ==Citazioni su Jarno Trulli== *Quando Jarno Trulli mi ha chiamato nel suo team gli ho detto, "ma sei sicuro?". E lui: "Io non ho preso una donna, ho preso un pilota che ha avuto una stagione buona. Se poi è anche bionda e carina meglio". ([[Michela Cerruti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Trulli, Jarno}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] 8izus125efwk3n6zcudde97xron3bl7 1429617 1429614 2026-10-16T01:55:06Z Danyele 19198 /* Citazioni di Jarno Trulli */ +1 1429617 wikitext text/x-wiki [[File:12. Internationale Sportnacht Davos 2014 (15246044859) (cropped).jpg|thumb|Jarno Trulli nel 2014]] '''Jarno Trulli''' (1974 – vivente), ex pilota automobilistico italiano. ==Citazioni di Jarno Trulli== {{cronologico}} *{{NDR|Sulla Formula 1 degli anni Duemiladieci}} Io limavo le traiettorie, oggi si lima l'elettronica e il consumo di carburante.<ref name="CorSport">Da un'intervista al ''Corriere dello Sport - Stadio''; citato in ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/trulli-la-mia-f1-dieci-costruttori-zero-piloti-paganti Trulli: "La mia F1 aveva dieci costruttori e zero piloti paganti"]'', ''formulapassion.it'', 27 aprile 2016.</ref> *I team che possono giocarsi le posizioni che contano sono tre o quattro, tutti gli altri lottano per arrivare a fine stagione facendo da comparse e per farcela si affidano a [[Pay driver|piloti paganti]] che abbassano drasticamente il livello della griglia di partenza.<ref name="CorSport"/> *I team sanno che un giovane pilota per emergere fino alla Formula 1 deve passare per forza per determinate categorie [...] e di conseguenza si pongono nell'ottica di offrire un servizio, che sarebbe il sedile, in cambio di un pagamento.<ref>Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-superlicenza-piloti-paganti Come si arriva a correre in Formula 1, prima parte]'', ''ultimouomo.com'', 14 marzo 2019.</ref> *L'obiettivo dei team privati non è tanto vincere, ma guadagnare per arrivare sani economicamente alla fine dell'anno. [...] di conseguenza [...] nei team privati non arriva [...] il pilota fenomenale, ma quello che ti fa quadrare i conti a fine anno.<ref>Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-2019-piloti-paganti-seconda-parte Come si arriva a correre in Formula 1, seconda parte]'', ''ultimouomo.com'', 20 marzo 2019.</ref> *[...] il nostro è un Paese dove tutti gli interessi vanno sulla [[Scuderia Ferrari|Ferrari]]. Il che non è un male, ma se hai tutto l'interesse sul team non si parla poi dei nostri piloti.<ref>Dall'intervista di Lorenzo Pastuglia, ''[https://www.gazzetta.it/Formula-1/27-03-2021/f1-intervista-trulli-la-red-bull-puo-sognare-titolo-2021-4001824415477.shtml Trulli: "La F1 torni ai V8 aspirati. La Red Bull? Può sognare il titolo nel 2021"]'', ''gazzetta.it'', 27 marzo 2021.</ref> *[[Toyota Racing|Toyota]]? Sì era la mia squadra, la mia chance. Lì è dove ho dato tutto [...] per cercare di vincere, una gara e nella mia testa anche [...] il campionato. [...] ho dato alla squadra la prima pole, il primo podio, il primo giro veloce. Ho provato di tutto, ma ci mancava sempre qualcosa per essere al top. [...] era un team estremamente forte, che aveva tutto il potenziale per lottare per il campionato. Su questo non ho dubbi. Ma loro hanno fatto un primo errore nel 2005. Quell'anno avevamo una macchina veramente buona, ma abbiamo fatto fatica da metà anno in poi perché non riuscivamo a svilupparla quanto gli altri. L'errore più grande è stato però cambiare completamente la direzione tecnica da un anno all'altro [...]. Ci abbiamo messo due-tre anni per tornare dove eravamo. Nel 2009 il telaio era molto buono, soprattutto in alcune piste. Ci mancava solo la potenza. Probabilmente se avessimo continuato saremmo migliorati, ma ci sarebbe sempre stato il problema del motore. Con un motore migliore sono sicuro al 100% che avrei vinto delle gare.<ref>Da un'intervista al podcast ''Beyond The Grid''; citato in Matteo Senatore, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/trulli-e-lavventura-in-toyota-con-un-motore-migliore-avrei-vinto-f1-2005-2009 Trulli e l'avventura in Toyota: "Con un motore migliore avrei vinto"]'', ''formulapassion.it'', 15 aprile 2021.</ref> *Quando debutti con una [[Minardi]] non è semplice metterti in luce, c'era la possibilità concreta di rimanere a piedi a fine stagione, poi si è fatto male Olivier Panis e Alain Prost ha voluto che ne prendessi il posto nella [[Prost Grand Prix|sua scuderia]]. Ma in quel momento la macchina non andava bene. In [[Gran Premio d'Austria 1997|Austria]] ho rischiato di chiudere con la F1 perché dal Gran Premio successivo Panis sarebbe rientrato. A Spielberg finalmente me la giocavo ad armi pari con gli avversari: su quel circuito non si correva dal 1987, nessuno lo conosceva. Mi si ruppe subito il motore, ma mi qualificai terzo con la monoposto di riserva, al box neanche ci credevano. Poi, in gara, sono rimasto 37 giri in testa, prima che la macchina mi lasciasse a piedi. Con quel week end mi sono guadagnato la riconferma per il 1998.<ref>Da un'intervista a ''repubblica.it''; citato in Marco Belloro, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-storia/trulli-austria-1997-prost-seconda-fila-leader-gara-37-giri-muletto Trulli e la carriera salvata con le prodezze in Austria nel 1997]'', ''formulapassion.it'', 14 maggio 2024.</ref> *{{NDR|Sul [[Gran Premio di Monaco]]}} [...] quando sfrecci per primo sotto la bandiera a scacchi [...] provi un senso di liberazione, perché sei costretto ad affrontare una sfida che è più mentale che tecnica. [...] Io paragono sempre Montecarlo a un esercizio di matematica a scuola. Devi fare bene tutti i calcoli, accettando il fatto che la tua creatività avrà un ruolo limitato. È fondamentale mettere assieme i tasselli del mosaico. Devi essere perfetto nel giro di qualifica al sabato, non puoi sbagliare alla partenza e poi è indispensabile una gestione esemplare della strategia di gara da parte del tuo muretto. Se e quando tutte queste cose vengono a coincidere, diventi il re di un evento che, parlando di automobilismo, non ha uguali per la sua folle unicità.<ref>Dall'intervista di [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/trulli-22-anni-dopo-patrese-kimi-22-anni-dopo-trulli-5.9485 Trulli 22 anni dopo Patrese, Kimi 22 anni dopo Trulli?]'', ''quotidiano.net'', 4 giugno 2026.</ref> {{Int|''La Gazzetta dello Sport Magazine'', 15 maggio 1999}} *Non sopporto la politica, non la seguo: destra o sinistra sono tutti uguali. *Non tifo per alcuna squadra e neppure seguo il campionato di serie A. *Odio leggere. Vedo poco anche i giornali o le notizie in tv. *Sono un pilota di Formula 1 ma non amo e non ho mai amato le auto stradali. {{Int|''[https://it.motorsport.com/f1/news/intervista-esclusiva-jarno-trulli-analizza-la-f1-di-ieri-e-di-oggi/585914/ Esclusivo: Jarno Trulli analizza la F.1 di ieri e di oggi]''|Intervista di Franco Nugnes, ''motorsport.com'', 14 maggio 2015.}} *La F.1 funziona così: quando un team ha le capacità tecniche per provare una soluzione intelligente che ti permette un importante salto di qualità, devi riuscire a riprodurre quel concetto anche in maniera diversa. [...] In F.1 se non hai la [[Vettura di Formula 1|macchina]] migliore non puoi pensare di vincere un mondiale. Ti può capitare di centrare un gara per le condizioni anomali, ma non un titolo. È impossibile. *Ad un certo punto della stagione può capitare che si siano esaurite le idee per evolvere un concetto e la macchina non cresce più. Quello che sorprende di [[Adrian Newey]] è che ne ha sempre una pronta nel cappello. *Prima di iniziare la stagione sapevo che con la [[Toyota TF109|TF109]] potevo andare in testa al mondiale nelle prime quattro gare, poi cosa sarebbe successo dopo era impossibile da sapere, ma avevamo tutte le condizioni per puntare in alto. [...] Nel mese di dicembre eravamo andati a provare da soli in Bahrein. Dopo i primi giri mi fermai ai box e dissi ai tecnici che quella era una macchina vincente, anche se non avevo alcun parametro oggettivo di confronto per valutare la monoposto. [...] I giapponesi dovevano decidere se andare avanti in F.1 o fermarsi. Dissi [...] con grande schiettezza che la macchina era buona e che, anzi, avremmo dovuto girare nei test collettivi con molta benzina a bordo per evitare di mostrare le carte troppo in fretta. Ero consapevole che saremmo stati vincenti. Non nascondo che sono rimasto sorpreso quando ho visto la Brawn GP. [...] All'inizio pensavo che [...] stesse girando senza la zavorra. Ci davano tre decimi al giro quando noi eravamo nettamente più veloci di tutti gli altri. Non ci volevo credere: noi avevamo lavorato tutto l'inverno alla messa a punto della macchina nuova, mentre loro sono scesi in pista all'ultimo, senza neanche avere la certezza che avrebbero finito la stagione e sono subito andati più forte di noi! [...] È stata una doccia fredda [...] *Il grande rammarico è per il [[Gran Premio della Malesia 2009|Gp della Malesia]]: ero secondo quando aveva cominciato a piovere... [...] memore dell'esperienza per radio chiamai le gomme intermedie. L'anno prima avevo provato le wet e avevamo capito che non funzionavano. A Sepang dopo un paio di giri si bruciavano perché c'era molta pioggia, ma la temperatura era alta. Era giusto montare le intermedie, ma al muretto non mi hanno ascoltato: mi hanno messo le rain, mentre al mio compagno di squadra, che era ottavo a dodici secondi, decisero di calzare le intermedie. È finita che Timo Glock ha concluso secondo e io sono scivolato al quarto posto! Ero furioso con la squadra! [...] Una vittoria buttata via! Ero secondo dietro a Jenson che aveva scelto le wet. Se avessero ascoltato la mia chiamata avrei vinto di venti secondi. E sarebbe cambiata la dinamica dell'anno intero. *Ciascun pilota "sente" la macchina in modo diverso. C'è chi patisce i freni o la regolazione fine del pedale, mentre io ho bisogno di avere un servosterzo che mi dia fiducia. Credo che sia stato il mio pregio e il mio difetto: avevo una grande sensibilità, per cui quando tutto era a posto ero in grado di dare più di altri, ma quando non era di mio gradimento, mi toglieva motivazione. Già nel karting avevo bisogno di un mezzo con i braccetti dello sterzo perfettamente a punto, altrimenti non mi trovavo a mio agio. È una cosa che mi sono portato dietro per tutta la carriera. *A Colonia avevamo il meglio che la tecnologia ci offriva: la galleria del vento era eccellente, così come i banchi di prova dinamici. La [[Toyota Racing|Toyota]] ha sempre messo a disposizione dei suoi tecnici e dei piloti il massimo per vincere. {{NDR|«E allora cosa vi è mancato?»}} Adrian Newey! {{Int|''[https://www.repubblica.it/sport/formulauno/2024/02/01/news/jarno_trulli_intervista_hamilton_ferrari-422035372/ Intervista a Jarno Trulli: "Hamilton alla Ferrari? Ci guadagna soprattutto lui. Ora Leclerc dovrà dimostrare quanto vale"]''|Giuseppe Antonio Perrelli, ''repubblica.it'', 1º febbraio 2024.}} *Quando sei in [[Formula 1|Formula Uno]], devi sempre dimostrare di essere all'altezza e ci sono due modi per riuscirci: o vinci, grazie anche a una macchina che ti aiuta, oppure hai un compagno di scuderia forte e non perdi il confronto con lui. E allora puoi dire: "Noi due stiamo facendo il massimo, se i risultati non arrivano la responsabilità non è nostra". [...] quando correvo io, volevo la competizione nel team, mi aiutava. *Michael {{NDR|[[Michael Schumacher|Schumacher]]}} a 21 anni firmò un contratto con la Mercedes con cui però non riuscì a esordire in Formula Uno. Anche per questo, a 41 anni, quando tornò alle gare, volle correre proprio con la Mercedes, come per chiudere un cerchio. Ma Schumacher è stato, è e sempre sarà un simbolo della Ferrari. Anche se a fine carriera è andato altrove, lui è la storia di Maranello. *La [[Vettura di Formula 1|macchina]] conta tanto, troppo. ==Citazioni su Jarno Trulli== *Quando Jarno Trulli mi ha chiamato nel suo team gli ho detto, "ma sei sicuro?". E lui: "Io non ho preso una donna, ho preso un pilota che ha avuto una stagione buona. Se poi è anche bionda e carina meglio". ([[Michela Cerruti]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Trulli, Jarno}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] 9ifj9dv1bqw2y1idj7le8ayu7fu4ej2 Ron Dennis 0 18622 1429603 1287899 2026-10-16T00:28:44Z Danyele 19198 +1 1429603 wikitext text/x-wiki [[File:Ron dennis 2000Monaco.jpg|thumb|Ron Dennis nel 2000]] '''Ron Dennis''' (1947 – vivente), imprenditore e dirigente sportivo britannico. ==Citazioni di Ron Dennis== *Il fatto è che prima di un mondiale, oppure durante le prove delle prime gare di una stagione, tutto dipende dalla propria capacità di bluffare. Ecco, la [[Scuderia Ferrari|Ferrari]] è capace in questo, bluffare.<ref>Da una dichiarazione al termine del Gran Premio d'Australia 2001.</ref> ==Citazioni su Ron Dennis== *Mi prese perché ero un giovane emergente che andava forte in F.2 ma sfruttò sicuramente il fatto che ero un pilota in cui la Marlboro credeva. Non bisogna dimenticare che se Dennis è entrato nel giro Marlboro è anche grazie ad Andrea De Cesaris. Per contro magari per dar vantaggio alla McLaren, mi mise in grossa difficoltà. La squadra non aveva le possibilità che ha oggi, tuttavia mi penalizzò facendomi correre a lungo con una vettura che era diversa e peggiore di quella del mio compagno di squadra. ([[Andrea De Cesaris]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{S}} {{DEFAULTSORT:Dennis, Ron}} [[Categoria:Dirigenti sportivi britannici]] [[Categoria:Imprenditori britannici]] i69wfx2r2udbh10qxf008hctjpgc6cl Lapo Elkann 0 21578 1429605 1310702 2026-10-16T00:48:44Z Danyele 19198 /* Citazioni di Lapo Elkann */ +1 1429605 wikitext text/x-wiki [[File:Lapo Elkann, Roma (retouched to remove Palazzi Samantha) 25-01-2014 (cropped).jpg|thumb|Lapo Elkann (2014)]] '''Lapo Elkann''' (1977 – vivente), manager e imprenditore italiano. ==Citazioni di Lapo Elkann== *[[Eddie Jordan (dirigente sportivo)|Eddie]] era un uomo dal sorriso contagioso, capace di trasmettere la sua passione per le auto con un solo sguardo.<ref>Citato in ''[https://www.gazzetta.it/Formula-1/20-03-2025/la-formula-1-piange-eddie-jordan-l-ex-patron-della-scuderia-aveva-76-anni.shtml La Formula 1 piange Eddie Jordan: l'ex patron della scuderia aveva 76 anni]'', ''gazzetta.it'', 20 marzo 2025.</ref> *L'eleganza non è il calciatore o il velino: l'eleganza è l'eleganza.<ref>Dall'intervista a ''Pitti Uomo 76'', 2009.</ref> *{{NDR|[[Gaffe famose|Gaffe]] riferita alla Triade Giraudo-Moggi-Bettega}} Quei tre mi ricordano Caino e Babele.<ref>Citato in Giusi Fasano, ''[https://web.archive.org/web/20160101000000/http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/25/Lapo_sospetti_Moggi_avevamo_litigato_co_9_070225122.shtml Lapo e i sospetti su Moggi: avevamo litigato]'', ''Corriere della Sera'', 25 febbraio 2007.</ref> {{Int|''L'Espresso'', 1º settembre 2005}} *Chiamarmi Lapo mi consente di omettere il cognome. *I grandi cognomi non sempre sono una comodità. C'è il rischio di rimanerci ingabbiati per sempre. *Testa è [[ragione]]. Cuore è [[passione]]. Pancia è feeling, capacità di sentire subito le cose a pelle. *Il caso, che distribuisce le carte per il poker della [[vita]], a me ha dato una scala reale. Ma se non la so giocare, posso perder tutto alle prime mani. Per questo ho cominciato a smazzare molto presto. *Venire da una [[famiglia]] ricca non vuol dire essere ricco. Lo sarò il giorno in cui avrò molti soldi ottenuti con il mio lavoro. *La [[bandiera]] è appartenenza, è coesione con il proprio Paese. *La Fiat ha fatto del bene al Paese e continua a farlo, ma è insopportabile vedere gente che ha cariche istituzionali a bordo di un'Audi o di una Bmw. *Se non dai un sogno rimani solo un prezzo. Se rimani un prezzo, oggi come oggi, sei morto. *L'auto è il bene più prezioso dopo la casa. Ma deve ancora imparare a rappresentare l'[[anima]]. ==Citazioni su Lapo Elkann== *{{NDR|«L'imitazione alla quale sei più legato»}} Lapo Elkann. Lo amo fare, mi diverte molto, ma allo stesso tempo mi imbarazza perché nel frattempo siamo diventati amici. Non bisognerebbe mai conoscere le persone che imiti! {{NDR|ride}} ([[Ubaldo Pantani]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Andrea Agnelli]] – cugino *[[Gianni Agnelli]] – nonno *[[Alain Elkann]] – padre *[[John Elkann]] – fratello ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Elkann, Lapo}} [[Categoria:Dirigenti d'azienda italiani]] [[Categoria:Imprenditori italiani]] pwu07aoxv1af3iv4iww3kfxc5xrfh66 Lewis Hamilton 0 25003 1429616 1419938 2026-10-16T01:47:39Z Danyele 19198 /* Citazioni non datate */ +3 1429616 wikitext text/x-wiki [[File:Lewis Hamilton 2022 São Paulo Grand Prix (52498120773) (cropped).jpg|thumb|Lewis Hamilton nel 2022]] '''Lewis Hamilton''' (1985 – vivente), pilota automobilistico britannico. ==Citazioni di Lewis Hamilton== {{cronologico}} *È una grande notizia che [[Jenson Button|Jenson]] abbia scelto di restare con la McLaren. Jenson è una grande persona con cui lavorare, e un vero e proprio uomo-squadra, dal momento in cui il team lo ha accolto.<ref>Citato in [http://f1grandprix.motorionline.com/jenson-button-la-mclaren-e-il-posto-migliore-per-vincere/ ''Jenson Button: "La McLaren è il posto migliore per vincere"''], ''f1grandprix.motorline.com'', 5 ottobre 2011.</ref> *Il momento più bello non è quando hai vinto e tutti ti abbracciano. Il momento più bello è la mattina della gara quando ti svegli e te la fai sotto. Quella sensazione di aver fatto tutto il possibile e di essere pronto. E questa sensazione chi gioca sporco non potrà provarla.<ref>Citato in [[Alex Zanardi]], ''[http://mag.wired.it/rivista/play/2011/08/24/zanardi-correttezza-sport-14119.html La tentazione di giocare pulito]'', ''mag.wired.it'', 24 agosto 2011.</ref> *Non riesco a pensare una [[morte]] migliore che in pista, facendo ciò che amo. Se toccasse a me, vorrei che avvenisse mentre sono al volante di un'auto da corsa.<ref>Citato in [http://www3.lastampa.it/sport/sezioni/formula-1/2011/articolo/lstp/427312/ ''Hamilton ha un infermo nella testa: "Non c'è morte migliore che in pista"''], ''lastampa.it'', 31 ottobre 2011.</ref> *[[Sebastian Vettel|Seb]] è un grande campione!! Non solo, è una grande persona, divertente e umile. Merita tutto il successo che sta avendo! :''Seb is a great champion!! Not only that, he is a great human being who is funny and humble. Deserves all the success he is having!''<ref>Da un post sul profilo ufficiale ''twitter.com''; citato in Matteo Sala, ''[http://www.formulapassion.it/2013/10/f1-hamilton-prove-di-pace-via-twitter-seb-e-un-grande-campione/ Hamilton, prove di pace via Twitter: "Seb è un grande campione"]'', ''formulapassion.it'', 8 ottobre 2013.</ref> *{{NDR|Nel 2013, in riferimento al dominio di [[Sebastian Vettel]]}} Capisco cosa sta succedendo ai tifosi perché ricordo ancora i tempi di [[Michael Schumacher|Schumacher]]. Mi ricordo che mi svegliavo per guardare la partenza, poi andavo a dormire e riaprivo di nuovo gli occhi alla fine della gara perché sapevo già cosa sarebbe successo. Sono più o meno certo che un sacco di gente sta facendo la stessa cosa oggi. Almeno, nella mia famiglia è così.<ref>Citato in ''[http://www.repubblica.it/sport/formulauno/2013/10/07/news/formula_1_hamilton_vettel_uccide_le_gare_e_il_pubblico_a_casa_va_a_dormire_-68103082/ F1, Hamilton: "Vettel uccide le gare e il pubblico a casa va a dormire"]'', ''repubblica.it'', 7 ottobre 2013.</ref> *{{NDR|Dopo aver vinto il quarto titolo mondiale}} Sebastian ora è tra le leggende di questo sport. Raggiungere certi risultati a quest'età è un qualcosa di fenomenale; è riuscito ad infrangere diversi record nelle ultime stagioni.<ref>Citato in Marco Congiu, ''[http://www.formulapassion.it/2013/10/f1-hamilton-vettel-e-nei-libri-di-storia/ Hamilton: "Vettel è nei libri di storia"]'', ''formulapassion.it'', 27 ottobre 2013.</ref> *{{NDR|Nel 2013, su Vettel}} È di un'altra categoria, è sulla strada per diventare il più grande pilota di tutti i tempi.<ref>Citato in ''[http://www.corrieredellosport.it/formula_1/2013/10/29-339201/F1%2C+Hamilton+lancia+Vettel%3A+%C2%ABPu%C3%B2+diventare+il+pi%C3%B9+grande%C2%BB F1, Hamilton lancia Vettel: «Può diventare il più grande»]'', ''corrieredellosport.it'', 29 ottobre 2013.</ref> *[[Ayrton Senna]] è una leggenda incredibile che sarà ricordata e ammirata per sempre. Aveva la rara qualità della grandezza.<ref>Citato in Nico Farella, ''[http://www.formulapassion.it/2014/05/f1-hamilton-ayrton-aveva-la-rara-qualita-della-grandezza/ F1 {{!}} Hamilton: "Ayrton aveva la rara qualità della grandezza"]'', ''formulapassion.it'', 2 maggio 2014.</ref> *Conosco bene il mio valore di mercato, perché sono più vecchio di quando ho iniziato ma ricordo anche molto bene da dove sono partito. Io valgo la mia storia, dal nulla da cui sono partito – la mia famiglia era veramente povera – fino alla vetta di [[Formula 1|questo sport]].<ref>Citato in Simone Valtieri, ''[http://www.formulapassion.it/2015/04/f1-hamilton-ci-siamo-guadagnati-il-nostro-successo/ F1 {{!}} Hamilton a un passo dal rinnovo. Wolff: “Tutto si sta allineando”]'', ''formulapassion.it'', 1º aprile 2015.</ref> *{{NDR|[[Ultime parole famose]] sull'introduzione dell'[[Halo (automobilismo)|Halo]] in Formula 1, 4 marzo 2016}} Per favore no! Questo è la peggiore modifica nella storia della Formula 1. Apprezzo la ricerca per la sicurezza ma si tratta di Formula 1 e così com'è ora va benissimo.<ref>Da un post sul profilo ufficiale ''instagram.com''; citato in ''[https://www.eurosport.it/formula-1/hamilton-duro-su-halo-la-peggior-modifica-della-storia_sto5291795/story.shtml Hamilton duro su 'Halo': "La peggior modifica della storia"]'', ''eurosport.it'', 4 marzo 2016.</ref> *{{NDR|Sull'introduzione dell'Halo in Formula 1, 8 agosto 2016}} Non so davvero perché abbiano stabilito il rinvio per il 2018. Se avessimo la sfortuna di avere un incidente nel prossimo anno e mezzo, sarà come tirarsi la zappa sui piedi. [...] Spero solo che nel tempo che ci rimane prima della sua introduzione nessuno rimanga ferito, me compreso.<ref>Citato in ''[https://web.archive.org/web/20160813160400/http://www.corrieredellosport.it/news/formula-1/2016/08/08-14171974/f1_hamilton_sbagliato_non_introdurre_subito_l_halo_/ F1, Hamilton: «Sbagliato non introdurre subito l'Halo»]'', ''corrieredellosport.it'', 8 agosto 2016.</ref> *{{NDR|Con riferimento alla sua dieta [[Veganismo|vegana]] e agli atleti che la seguono}} Vogliamo sentirci bene, avere un bell'aspetto, più energia. L'importante è immettere il giusto carburante. Non mi sono mai sentito così bene in 32 anni di vita.<ref>Dall'intervista nel documentario ''[[The Game Changers]]'', ReFuel Productions, 2018.</ref> *In definitiva, l'obiettivo di tutti è di sentirsi bene e restare costanti, senza avere quelle continue oscillazioni nei livelli di energia che ti portano su e giù e il [[veganismo]] ha sradicato proprio questo. Quando avevo 22 anni, ero un talento grezzo, avevo un sacco di energia, ero in forma e non avevo dolori, ma nella vita bisogna sempre cercare di migliorarsi ed è appunto quello che ho cercato di fare. [...] Il modo in cui dormivo sapevo che non andava bene perché l'intestino non era a posto e quello è il nostro secondo cervello. Poiché però ci viene insegnato fin da piccoli a bere latte e a mangiare carne per garantirci l'apporto di proteine, ho iniziato a esaminare altre aree di ricerca attorno a questo. Il primo pensiero è stato per gli animali e per il pianeta, ma poi ho testato l'impatto di questo tipo di alimentazione sul mio corpo ed è un vantaggio gratuito che ho intenzione di sfruttare, ma se gli altri non vogliono farlo, pazienza, sono loro che ci perdono.<ref>Dall'intervista a ''GQ Hype''; citato in ''[https://www.corriere.it/sport/20_gennaio_22/hamilton-vegano-ragioni-una-scelta-per-animali-stare-meglio-chi-non-ci-perde-4a03f9b4-3c6d-11ea-a78f-84ea93852c9b.shtml Hamilton vegano, le ragioni di una scelta: «Per gli animali e per stare meglio. Chi non lo è ci perde»]'', ''corriere.it'', 22 gennaio 2020.</ref> *Abbiamo iniziato con nulla, aveva quattro lavori per farmi continuare a correre e io dormivo su un divano. Sognavamo di fare qualcosa, qualcosa di completamente fuori dalla nostra portata: correre in [[Formula 1]]. Per essere una famiglia con pochi soldi sembrava una cosa da pazzi. La gente ridacchiava, ci considerava delle macchiette e abbiamo sempre tenuto la testa bassa, ma abbiamo anche portato avanti la nostra battaglia, in pista, sempre. Quelli che ci giudicavano allora, mi chiedo se ora ci guardino con rabbia, o se siano cambiati e pensino “buon per loro”.<ref>Citato in ''[https://www.ilpost.it/2020/11/15/lewis-hamilton-formula-1/ La gran storia di Lewis Hamilton]'', ''ilpost.it'', 15 novembre 2020.</ref> *Andare sui kart era come avere il mantello di [[Superman]]. Indossavo il [[Casco da corsa|casco]] e non mi vedevano come un diverso per via del colore della pelle. Mi vedevano solo come un pilota, e sono stato in grado di fare cose che altri non erano in grado di compiere. Non importava quanto fossero grandi gli altri ragazzi, potevo sempre batterli.<ref>Da un'intervista a ''Vanity Fair''; citato in Valerio Barretta, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-piloti/hamilton-f1-benvenuto-mercedes-2007-629111.html Hamilton: "In Formula 1 non mi sentivo il benvenuto"]'', ''formulapassion.it'', 9 agosto 2022.</ref> *Per Max {{NDR|[[Max Verstappen|Verstappen]]}} o la va o la spacca. Ti scontri o non lo sorpassi. Credo che si spinga sempre al limite e forse oltre.<ref>Citato in Daniel Riley, ''[https://www.gqitalia.it/sport/article/max-verstappen-pilota-formula-1-intervista Come Max Verstappen è diventato uno dei campioni più infallibili della Formula 1]'', ''gqitalia.it'', 14 novembre 2022.</ref> *Per me la [[scuola]] è stata la parte più traumatizzante e più difficile della mia vita. Sono stato vittima di [[bullismo]] già all'età di 6 anni. Ero solo uno dei tre bambini di colore e i ragazzi più grandi, più forti e prepotenti mi prendevano in giro per la maggior parte del tempo. Mi davano continui colpi, mi tiravano cose addosso, come le banane, e mi chiamavano 'negro' o 'meticcio'<ref name="Purpose">Dall'intervista al podcast ''On Purpose'' pubblicato il 23 gennaio 2023; citato in ''[https://www.repubblica.it/sport/formulauno/2023/01/23/news/f1_hamilton_rivela_a_scuola_sono_stato_per_anni_vittima_di_bullismo-384824555 F1, Hamilton rivela: "A scuola sono stato vittima di bullismo, mi lanciavano le banane"]'', ''Repubblica.it'', 23 gennaio 2023.</ref> *Quando smetterò di correre so già che vivrò un momento difficile. Anche perché lo faccio da 30 anni. Niente può eguagliare l'essere in pista, partecipare ad una gara, essere al vertice dello sport e guadagnare una pole position. Le emozioni che provo mi mancheranno. So che avrò un grosso buco, quindi sto cercando di concentrarmi e trovare cose che possano essere altrettanto gratificanti<ref name="Purpose"/> *{{NDR|Sul [[Gran Premio di Monaco]]}} Da bambino guardavo le gare in televisione e sognavo di sfrecciare sotto il tunnel come faceva Ayrton Senna, e anche oggi penso sia surreale che rientri tra i 20 a poterlo fare su una vettura di Formula 1. È un weekend speciale, siamo nel secondo stato più piccolo al mondo: è una perla del nostro sport.<ref>Da un'intervista nel fine settimana del Gran Premio di Monaco 2024; citato in Valerio Barretta, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-news/hamilton-la-direzione-e-giusta-monte-carlo-una-perla-del-nostro-sport-gp-monaco Hamilton: "La direzione è giusta. Monte-Carlo una perla del nostro sport"]'', ''formulapassion.it'', 23 maggio 2024.</ref> *{{NDR|Parlando di [[Principato di Monaco]]}} Questa è casa mia, e ogni volta che sono qui ripenso sempre a quando ero più giovane. Ricordo quando avevo 13 anni, ero stato appena ingaggiato dalla McLaren e correvo in Italia. [[Nico Rosberg]] all'epoca era il talento d'oro, ci affrontammo a Parma e lottammo per 23 giri prima che lo superassi all'ultimo giro. Lì nacque la nostra amicizia, e mi invitò a salire sul jet privato di [[Keke Rosberg|suo padre]] e ad andare a casa sua, io non sapevo manco cosa fosse un jet privato, pensai che fosse una cosa da [[James Bond]]. Feci un giro della casa di suo padre, nello stesso edificio dove adesso abito io, e guardando la vista pensai che un giorno anche io avrei voluto tutto quello. [...] Quando vieni da una realtà piccola come la mia è difficile credere di poter realizzare queste cose.<ref name="Consolo">Da un'intervista nel fine settimana del Gran Premio di Monaco 2026; citato in Simone Consolo, ''[https://www.automoto.it/formula1/f1-hamilton-tra-passato-e-futuro-mi-invito-a-casa-sua-e-salii-sul-suo-jet-privato-sembrava-james-bond-e-sulla-ferrari-luce-dice.html F1. Hamilton, tra passato e futuro: "Mi invitò a casa sua e salii sul suo jet privato, sembrava James Bond". E sulla Ferrari Luce dice...]'', ''automoto.it'', 4 giugno 2026.</ref> *{{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} [...] sperimentare nuove tecnologie è sempre una cosa buona. Mi ha stupito molto la potenza e il comportamento in curva [...]. È diversa dalle altre auto, forse non è un'esperienza per tutti.<ref name="Consolo"/> ===Citazioni non datate=== *Fin da bambino ho dovuto lottare contro avversari più ricchi e questo mi ha sempre stimolato. Non sarei qui oggi senza la mia famiglia e senza questa invidia che mi ha motivato.<ref name="ultimouomo"/> *In Formula 1 ci sono solo [[Pay driver|ragazzini ricchi]] che arrivano, non ci sono quelli delle famiglie della classe operaia. Ci sono alcuni grandi piloti che non possono mostrare le loro capacità.<ref>Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-superlicenza-piloti-paganti Come si arriva a correre in Formula 1, prima parte]'', ''ultimouomo.com'', 14 marzo 2019.</ref> *{{NDR|Con riferimento ad [[Fernando Alonso|Alonso]]}} Io non penso ci sia stata alcuna disputa personale tra noi. In pista abbiamo battagliato ma fuori c'è stato rispetto. Lo ringrazio per essere venuto nel box McLaren lo scorso fine settimana in Brasile per congratularsi con me e il team. È stato davvero un bel gesto il suo e l'ho gradito molto. Ho avuto sempre grande rispetto di lui e ora so che è un grande uomo.<ref>Citato in ''[http://notizie.it.msn.com/sport/formula1/articolo.aspx?cp-documentid=10812947 Hamilton fa pace con Alonso]'', ''msn.com''.</ref> *Mio padre era impiegato in una ditta di distributori automatici di bevande e appena finiva un turno correva a fare un altro lavoro. A un certo punto ha dovuto fare quattro lavori contemporaneamente per permettermi di correre. Ogni volta che mi siedo al volante sono cosciente di quello che ha fatto per me.<ref name="ultimouomo">Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-2019-piloti-paganti-seconda-parte Come si arriva a correre in Formula 1, seconda parte]'', ''ultimouomo.com'', 20 marzo 2019.</ref> ==Citazioni su Lewis Hamilton== [[File:Lewis Hamilton 280607.JPG|thumb|Lewis Hamilton nel 2007]] *Che mi piacerebbe avere due piedi, non sorprenderà nessuno, ma tra due normali e uno solo di Hamilton boia se mi accontenterei!! Fortissimo! ([[Alessandro Zanardi]]) *Dopo aver versato lo champagne addosso a Putin, Hamilton non si trova più. ([[Gene Gnocchi]]) *È di un'altra categoria rispetto a tutti [...] non è ancora allo stesso di Michael {{NDR|[[Michael Schumacher|Schumacher]]}} che per me resta il migliore di sempre come passo e costanza nell'arco di un fine settimana di gara. Non credo che Lewis gli sia nemmeno vicino, anche se sta collezionando molte vittorie. Però ha la macchina migliore, ci sono più gare e il livello della competizione è discutibile. ([[Eddie Irvine]]) *Ha questo talento incredibile. Guida tanto su questo. Poi certo, lavora, ed è molto bravo sulla politica. ([[Nico Rosberg]]) *Io e Lewis Hamilton ci rispettiamo molto, ed è una cosa che si vede in maniera nitida, anche se non abbiamo niente da spartire l'uno con l'altro nelle nostre vite private. Questo fatto, però, non implica che io sia felice quando arrivo dietro di lui al traguardo. ([[Sebastian Vettel]]) *{{NDR|Dopo il mondiale 2021 di Formula 1 perso all'ultimo giro}} La classe di Lewis Hamilton ci insegna come essere i migliori in ogni occasione. Un campione che vince nella maggior parte delle occasioni e che dimostra al mondo come comportarsi e rimanere composti anche quando le situazioni non sono a tuo favore. Lewis mantiene la propria classe anche quando gli viene strappata l'anima. Forza. Controllo. Un vero esempio. ([[Mario Andretti]]) *Lewis è il più grande pilota del nostro tempo... Gli ho detto che per noi è speciale vedere come ha scritto la storia oggi. Paragonare [[Juan Manuel Fangio]] o [[Stirling Moss]] alla nostra generazione è impossibile e persino inutile. Ci cagheremmo sotto nelle loro macchine e può essere che loro sarebbero spaventati nella nostre perché sono troppo veloci. Chissà? Non ha importanza. Ogni epoca ha i suoi piloti e Lewis è nella nostra. Per me, emotivamente, [[Michael Schumacher|Michael]] sarà sempre il più grande, ma non c'è dubbio che Lewis sia il più grande quando si tratta di risultati. Lo ha eguagliato per numero di titoli, ha vinto più gare, ha più pole position. Ha fatto tutto quello che potevi chiedergli. ([[Sebastian Vettel]]) *Penso che [[Sebastian Vettel|Vettel]] sia forte se è in testa e non deve lottare con nessuno, se invece guardiamo a Hamilton, Lewis è molto concentrato sulla gara e sullo stare davanti agli altri piloti. Vettel invece quando è in battaglia si concentra troppo sul suo avversario che sulla sua guida e finisce contro il rivale. Seb è un buon pilota, ma non lo vedo come un quattro volte campione del mondo. Penso che sia enormemente sopravvalutato e sa fare bene una cosa sola. Il talento di Lewis è molto più ampio. ([[Eddie Irvine]]) *Siamo due persone diverse ma ogni essere umano ha le proprie caratteristiche. Ciò che conta è che questa diversità non limiti il rispetto reciproco. Lavoriamo vicini, lavoriamo insieme. E lo facciamo, credo, nel migliore dei modi. ([[Valtteri Bottas]]) *Un bambino che correva coi kart, che con l'impudenza classica di chi è consapevole di essere un grande va a tirare la giacca al manager della McLaren dicendogli: "Mi prenda sotto la sua protezione, io le farò vincere molti mondiali". Lui decise di dargli fiducia portandolo in Formula 1. E guardate cosa ha fatto. Devo dire che a me subito Hamilton non piaceva, aveva l'atteggiamento tipico di chi si lamenta perché non gli danno la merenda. Ricordo che alcune cose non mi erano piaciute, come il "mi penalizzano [[Discriminazione|perché sono nero]]". Non era vero, anzi. In molti si ricorderanno che parecchie cappelle che fece in pista gli furono perdonate, a differenza di altri. [...]. Tutte attenzioni mai avute per nessun altro. Tutti, però, sin dal suo esordio, avevano capito che il ragazzo sarebbe stato forte. Oggi riesce anche a fare appelli sociali giustissimi, ciò dimostra la grandezza di uno che anche in questo sport ci sguazza e ci nuota in maniera stupenda. È un fuoriclasse con assoluta possibilità di concentrazione, senza distrazioni... ([[Ezio Zermiani]]) ===[[Aldo Costa]]=== *La F1 di Lewis, per ragioni che qui non staremo a discutere, è senza collaudi. I drivers di oggi guidano la macchina soltanto nei week end da Gran Premio. [...] Quindi Lewis è l'imperatore di un automobilismo che richiede un approccio molto teorico, ore e ore di lavoro al simulatore e la risposta te la darà solo la gara. Lui in questo è fenomenale, maniacale. *Lewis appartiene al tempo del simulatore. *Nell'era di Hamilton le gomme vengono battezzate prima dal fornitore unico e la grandezza del pilota sta nella capacità di far rendere al massimo da subito pneumatici che non conosce, che non ha contribuito a scegliere prima. E in questo lui è un maestro assoluto. ===[[Alberto Sabbatini]]=== {{cronologico}} *Non ha il senso della corsa. È il suo punto debole più grave. Lewis possiede una velocità pura ineguagliabile sul giro secco e sul passo gara. Però non ha la visione della corsa. Non si rende conto di quel che succede attorno a lui in pista. E sopratutto davanti a lui. È capace di pestare sul gas, ma spesso deve farsi "guidare" dai box sul ritmo di gara e sulle tattiche perché è incerto sulle decisioni da prendere. Gli manca quella dote unica e speciale, per un pilota, di "leggere la corsa", di capire cosa sta succedendo in gara davanti e dietro di te, elaborare in fretta con la mente una strategia di corsa a medio termine in funzione di come si sta sviluppando il GP e seguirla con determinazione per ottenere il massimo risultato possibile. Quella dote che gli addetti ai lavori, nel gergo delle corse, definiscono la capacità di fare in modo che la gara "ti venga incontro". Che per un pilota vuol dire mettersi nelle condizioni ideali per prevedere l'evoluzione degli eventi e trarne vantaggio. [...] A Hamilton manca proprio questo. {{NDR|3 luglio 2018}} *Quel suo aspetto un po' spavaldo e sbruffone potrà far storcere il naso a quelli che amano l'understatement. Come dà talvolta fastidio quella sua mania di piangersi addosso esageratamente quando le cose appena non vanno come lui vorrebbe. Un'abitudine esagerata a vedere tutto nero e immaginare complotti contro di lui ovunque. Ma quando Lewis Hamilton guida come sa fare lui, bisogna lasciarlo stare. E limitarsi ad ammirarlo, rispettarlo e applaudirlo. {{NDR|24 luglio 2018}} *Non compio un azzardo a dire che Hamilton secondo me è uno dei cinque piloti più forti della storia della F1. Come Fangio era il campione degli Anni Cinquanta, Jim Clark quello degli anni Sessanta, Lauda il dominatore degli Anni '70, Senna degli anni Novanta e Schumacher il Re dei primi anni Duemila. Tutti loro in un modo o nell'altro hanno segnato una decade. Hamilton è il Re di quest'ultima. Se ci facciamo caso, di tutti quei leggendari campioni, Hamilton possiede un pezzetto delle rispettive qualità. Ha la dedizione di Lauda, la velocità di Senna, la determinazione di Schumacher, la longevità agonistica di Fangio. E poi il metro della bravura di un campione te lo dà il confronto interno a pari macchina. Uno può avere anche la migliore monoposto del mondiale, ma ce l'ha anche il suo compagno di squadra. E se uno macina regolarmente i colleghi di team, come ha fatto Hamilton negli anni con Alonso, Button, Rosberg e adesso Bottas, qualcosa vorrà dire no? {{NDR|15 novembre 2019}} *Di Hamilton si può dire tutto. Criticare le sue treccine, i tatuaggi, la sua passione per ostentare abiti sgargianti e di cattivo gusto oppure discutere il modo in cui usa la propria popolarità planetaria per risvegliare l'attenzione su certe battaglie politiche e sociali scomode [...]. Ma politica a parte, non si può negare che Hamilton abbia un talento immenso e si meriti le vittorie ed i record che ha raccolto. Quello che fa grande Hamilton [...] sono [...] soprattutto quei quattro gran premi vinti da esordiente assoluto. Nel 2007. Quando aveva come compagno di squadra un mostro sacro e bi-campione del mondo come Fernando Alonso, eppure lui si permise di batterlo. Non solo: lo fece andare talmente fuori di senno per come riusciva ad essere più veloce di lui che Fernando, per riuscire a tenere testa a Lewis, ricorse a tutto il suo repertorio di scorrettezze. [...] La grandezza di un pilota, da che mondo è mondo, la fa il confronto col compagno di squadra. Perché lì si corre con la stessa macchina, non ci sono storie. La sfida è alla pari. E Hamilton i suoi compagni di team a pari macchina li ha triturati quasi tutti. A partire da Alonso nel 2007. {{NDR|14 ottobre 2020}} *Hamilton divide sempre gli appassionati. [...] Hamilton accusato di avere sempre "culo" nelle gare, Hamilton che non si merita i successi che raccoglie, Hamilton che deve ancora dimostrare di essere un campione perché corre con la Mercedes che è sempre vincente. Hamilton che viene messo in discussione ogni volta che compie un qualsiasi gesto. Beh, mi viene da dire una cosa: basta con questi moralisti da tastiera accecati dal tifo oppure dal livore che non sanno "leggere le corse" e le imprese dei piloti in modo obiettivo. [...] anche Hamilton, quando è sotto pressione, può commettere errori e sbagliare. È vero. Ma da lì a mettere in discussione la sua grandezza di pilota ce ne passa. [...] Un errore grave (di guida o di concentrazione) nel corso di una stagione ci può stare. Capita anche ai campioni. [...] Perché Hamilton viene crocifisso quando sbaglia e nello stesso tempo irriso e insultato quando invece riesce ad approfittare di un problema altrui? [...] Io non credo alla teoria del "culo" di Hamilton. Credo che Hamilton susciti gelosie ed invidie perché vince troppo (e non guida una Ferrari), perciò tutti sono pronti sempre a metterlo sulla graticola. Ma non si può non riconoscerne la grandezza ed il talento. O continuare a sostenere che deve ancora dimostrare di meritarsi i suoi successi. È altresì vero che i grandi campioni spesso sono più fortunati di altri. O per meglio dire: se non hai anche un pizzico di fortuna non diventerai mai un grande campione [...]. Io invece credo che i grandi campioni siano più opportunisti degli altri. Ne senso che sono più bravi a sfruttare gli imprevisti a loro vantaggio. Perché sanno mettersi prima nella condizione più favorevole per approfittarne. È un'attitudine, non un caso. [...] Ecco, Hamilton [...] non molla mai. Pronto ad approfittare di ogni imprevisto. [...] È culo? No, è capacità di essere riuscito a mettersi nelle condizioni ideali per sfruttare un imprevisto. {{NDR|7 giugno 2021}} ==Filmografia== *''[[Cars 2]]'' (2011) – voce *''[[Cars 3]]'' (2017) – voce *''[[The Game Changers]]'' (2018) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Hamilton, Lewis}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 britannici]] es81jk9lnpl2ufor9neogm9zaaa2hdk Alex Zanardi 0 31811 1429601 1413861 2026-10-16T00:24:41Z Danyele 19198 /* Citazioni di Alex Zanardi */ +1 1429601 wikitext text/x-wiki [[File:Alex Zanardi (cropped).JPG|thumb|Alex Zanardi (2011)]] '''Alessandro Leone Zanardi''', detto '''Alex''' (1966 – 2026), pilota automobilistico e paraciclista italiano. ==Citazioni di Alex Zanardi== *Avevo una sorella, Cristina, più grande di me di due anni, che morì in un incidente stradale. E da allora mio padre, per tenermi con sé e non lasciarmi in strada, si incuriosì a un kart che aveva un mio amico [...]. Mio padre lo vide, ne parlò con il meccanico del paese, un certo Bonini, che invitò ad andare anche noi con loro, il fine settimana, sulla pista di Vado, vicino a Bologna. Iniziò così, per caso. {{NDR|«Quanti anni avevi a quel tempo?»}} Quattordici anni, era il 1980. Non posso sbagliarmi [...]. Il giorno in cui andammo a ritirare il mio primo kart, nel centro storico di Bologna, mio padre e io partimmo da Castelmaggiore e a metà strada fummo bloccati: non si poteva entrare in città. Con un giro "strano" riuscimmo a raggiungere il centro, a ritirare il kart dal preparatore Buratti, e ce ne andammo a Vado. Solo lì, in pista, sapemmo che alla stazione di Bologna una bomba aveva fatto una strage. Quel giorno era il [[Strage di Bologna|2 agosto 1980]].<ref>Dall'intervista di Roberto Boccafogli, ''La favola mia'', ''Autosprint'' n. 6, 4-10 febbraio 1992, pp. 12-16.</ref> *{{NDR|Su [[Fernando Alonso]]}} C'era una volta un [[automobilismo]] diverso, in cui i piloti potevano provare varie esperienze per il gusto della sfida. Oggi lo fa solo lo spagnolo: e ammetto che almeno un po' lo invidio.<ref>Da ''Correre ovunque con passione. Come si fa a non tifare Alonso?'', ''Sportweek'', 10 febbraio 2018.</ref> *Che mi piacerebbe avere due piedi, non sorprenderà nessuno, ma tra due normali e uno solo di [[Lewis Hamilton|Hamilton]] boia se mi accontenterei!! Fortissimo!<ref>Da un tweet; citato in ''[http://www.sportmediaset.mediaset.it/formula1/formula1/2013/articoli/1006073/terza-pole-di-hamilton-e-zanardi-lo-esalta.shtml Terza pole di Hamilton e Zanardi lo esalta]'', ''Sportmediaset.it'', 27 luglio 2013.</ref> *Ci si può drogare di cose buone... E una di queste è certamente lo [[sport]].<ref>Dalla trasmissione televisiva ''Niente di personale'', La7, 13 febbraio 2009.</ref> *È possibile che se il fulmine m'è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest'ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo...<ref>Da un incontro con studenti delle scuole romane, ''[https://www.youtube.com/watch?v=IKhs0Unn4rE Le sfide di un campione: Alex Zanardi si racconta ai ragazzi delle scuole romane]'', ''Fanpage.it'', 25 marzo 2014</ref> *È stata l'Olimpiade di [[Arianna Fontana]], [[Sofia Goggia]] e [[Michela Moioli]]. I loro momenti magici vanno sfruttati per provare a raccontare sempre tutti gli sport, non solo il calcio, e ispirare i più giovani.<ref>Da ''Che grandi le nostre ragazze. Un regalo da non sprecare.'', ''Sportweek'', 3 marzo 2018.</ref> *Questa è la chiave. Lo dico ai giovani che vogliono avventurarsi nello sport: se vuoi diventare numero uno per i soldi o le veline non ce la farai mai, forse ce la farai se lo fai per divertirti.<ref name=sport>Dall'intervista di Pierangelo Molinaro, ''[http://www.gazzetta.it/Paralimpiadi/29-08-2012/zanardi-brands-hatch-tornarci-sogno-912425480056.shtml Zanardi a Brands Hatch "Tornarci è un sogno"]'', ''Gazzetta.it'', 29 agosto 2012.</ref> *Manca poco alla fine e ti ritrovi a secco, non ce la fai proprio più e hai la tentazione di mollare. Allora mi dico: ancora cinque secondi, cinque secondi appena. Trova la forza da qualche parte, stringi i denti e vai, per cinque secondi. Accade spesso che gli altri non abbiano quei cinque secondi in più, ma tu sì, e ce la fai.<ref>Citato in ''[https://www.avvenire.it/attualita/e-morto-alex-zanardi-luomo-che-amava-la-vita-a-oltranza_107841 È morto Alex Zanardi, l'uomo che amava la vita a oltranza]'', ''Avvenire'', 2 maggio 2026.</ref> *{{NDR|Sulla partecipazione alle Paralimpiadi}} Sono eccitato da questa esperienza, sento però quasi un po' di nostalgia perché è la fine di un'avventura. Siamo alla resa dei conti, ma la parte affascinante sono stati questi anni di avvicinamento, della creazione passo dopo passo di un sogno.<ref name=sport/> *Spero che questi successi convincano qualche ragazzo disabile ad uscire di casa a riprendere a vivere con lo sport. La vita è sempre degna di essere vissuta e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni.<ref>Citato in ''[http://archiviostorico.gazzetta.it/2010/aprile/12/Zanardi_sfrutta_scia_sogna_Paralimpiade_ga_10_100412098.shtml Zanardi sfrutta la scia e sogna la Paralimpiade]'', ''Gazzetta dello Sport'', 12 aprile 2010.</ref> {{NDR|Dopo la vittoria in handbike alla Milano City Marathon}} *Lei nella famiglia è quella che c'ha il cervello... io c'ho le gambe! {{NDR|Parlando della moglie in un'intervista radiofonica a DJ Chiama Italia}} {{c|data?}} *Credo che la curiosità sia l'unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. Se sei curioso troverai la tua passione. E i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita. {{NDR|Parlando al David Letterman Show}} {{c|data?}} ==''Volevo solo pedalare''== *Non è mai troppo tardi, si dice. Ma non è vero: prima o poi il tempo finisce. E che sia nello sport o in qualunque altro campo c'è gente a cui la vita passa davanti senza che se ne renda conto. *Mi sarei aspettato di reagire così? Eh no, assolutamente no. Quando avevo visto il film [[Nato il quattro luglio]] con Tom Cruise su una sedia a rotelle ricordo che pensai: "Se capita a me mi ammazzo". Invece posso dire che di persone capaci di reagire a queste avversità ne ho conosciute tante altre. *La verità è che il mondo è pieno di persone meravigliose capaci di ispirare gli altri. Io sono solo più esposto, più spesso sotto i riflettori. *C'è un incrocio magico nella vita in cui la forza inizia a calare ma crescono l'esperienza, la capacità di analisi, il giudizio, la reazione, il mantenere la calma ignorando l'emotività ma alimentando comunque il desiderio. ==Citazioni su Alex Zanardi== *La presenza di Zanardi nel campionato americano mi ha costretto a cambiare lo stile di guida. Con un compagno così veloce, se non ti spremi come un limone ti ritrovi sepolto da una montagna di secondi. [...] Parlo con cognizione di causa, conosco il mio limite e so che è molto alto, eppure Zanardi sa fare cose impossibili anche per me. ([[Jimmy Vasser]]) *Quando ho saputo del suo incidente ho pianto. Ma lui non molla, lo so. Lo ha insegnato a me, a noi tutti. ([[Ambra Sabatini]]) *Sei stato tutt'uno con la tua incontenibile voglia di pensare sempre in positivo, di guardare sempre alla soluzione, mai al problema. ([[Mauro Berruto]]) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Alex Zanardi, ''Volevo solo pedalare'', Rizzoli, 2016. ISBN 9788817090223 ==Doppiaggio== *''[[Cars - Motori ruggenti]]'' (2006) *''[[Cars 2]]'' (2011) *''[[Cars 3]]'' (2017) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Zanardi, Alessandro}} [[Categoria:Conduttori televisivi italiani]] [[Categoria:Paraciclisti italiani]] [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] ll5b36kq2e857xbky94n5f9muk6jtp5 Pietro Ichino 0 34802 1429597 1370804 2026-10-15T21:21:00Z ~2026-55416-67 108700 /* Citazioni di Pietro Ichino */ Corretto errore battitura 1429597 wikitext text/x-wiki [[File:Pietro Ichino.jpg|thumb|Pietro Ichino all'Assemblea Nazionale del Partito Democratico (2010)]] '''Pietro Ichino''' (1949 – vivente), giurista, giornalista e politico italiano. ==Citazioni di Pietro Ichino== {{cronologico}} *{{NDR|A proposito di [[Renato Brunetta]]}} Ha avuto il merito di mettere a fuoco un problema cruciale per il nostro Paese, e di affrontarlo di petto; e anche il merito di accogliere alcune proposte importanti del Pd. In molti casi, però, ha preferito l'effetto-annuncio e il grande impatto mediatico rispetto al lavoro paziente e meditato di tes­situra.<ref>Citato in ''[http://www.corriere.it/politica/09_maggio_15/brunetta_roncone_roncone_a241fb98-4120-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml Brunetta e l'amore per gli ultimatum: «Io non mi faccio mai intimidire»]'', ''Corriere.it'', 15 maggio 2009.</ref> *{{NDR|Rivolgendosi a Matteo Renzi ed al suo [[Governo Renzi|Governo]] il giorno del discorso programmatico}} La novità di questo Governo deve consistere nel dimostrare – ma nei fatti, non a parole – che la mobilità, la flessibilità delle strutture, anche di quelle pubbliche, può essere conciliata con la sicurezza economica e professionale di chi vi è addetto, a patto, naturalmente, che a nessuno sia consentito di decidere quali tra le proprie mansioni svolgere e quali no (lo dico, in particolare, in riferimento a una parte del personale ATA della scuola, che ha stabilito, motu proprio, che sia affidata a terzi la funzione della pulizia delle aule che invece è sua propria); a condizione che a nessuno sia consentito di rifiutare i percorsi necessari di riqualificazione e mobilità, all'interno di ciascuna struttura, ovviamente, ma anche tra amministrazioni diverse. Questo – le segnalo – è già previsto dalla legge; non occorrono leggi: è previsto dall'articolo 33 del Testo unico delle norme sul pubblico impiego del 2001, ma da allora, signor Presidente del Consiglio, non si è dato neppure un solo caso di attivazione della procedura di mobilità. In un'amministrazione statale che conta 3,5 milioni di dipendenti, con una grande quantità di squilibri tra scoperture di organico e situazioni di evidente overstaffing, non una procedura di mobilità nell'arco di tredici anni. Noi chiediamo, anzi, se ci è consentito, esigiamo, che il Governo da lei guidato interrompa al più presto questo periodo inammissibilmente lungo di disapplicazione della legge dello Stato.<ref name="seduta 197">Citato in Senato della Repubblica Italiana – XVII Legislatura – [http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=hotresaula&id=1&mod=1393275230000&part=doc_dc-ressten_rs-gentit_cdpdcdmecd&parse=no Resoconto stenografico della seduta n. 197] del 24 febbraio 2014.</ref> *Dobbiamo dotare l'Italia di un sistema di amministrazioni pubbliche prioritariamente rivolto al servizio del cittadino e non prioritariamente al servizio dei propri addetti. Dobbiamo dotare l'Italia di amministrazioni non solo preoccupate – oggi non sono neanche preoccupate – ma anche capaci di ridurre al minimo il costo, la fatica, i mille fastidi imposti ai cittadini che con esse devono interagire.<ref name="seduta 197"></ref> *Nella mia breve esperienza parlamentare ciò che più mi sgomenta è la doppiezza tra il dire e il fare, o meglio, tra il dire e il dire, cioè tra quello che si dice qui fuori, fuori da quest'Aula, e quello che soprattutto si dice e poi si fa quando si è dentro. Mi spiego meglio: fuori da queste porte sento dire che un certo provvedimento è inutile; poi qui dentro la musica cambia e la maggioranza inspiegabilmente lo approva.<ref name="seduta 197"></ref> *In quest'Aula {{NDR|del Senato}} sento spesso parlare di [[corruzione]], ma se ne parla come di una cosa astratta; si teorizza persino che serva a far funzionare il sistema, come se la corruzione non fosse un nemico dello Stato, quasi dimenticando che un sistema parallelo e parassitario rispetto allo Stato ha un nome preciso: si chiama [[mafia]].<ref name="seduta 197"></ref> *{{NDR|A proposito di [[Pietro Ingrao]]}} Può apparire strano, ma da quei quattro anni di vicinanza ho tratto l'immagine di una persona appassionatamente di sinistra, certo, ma anche profondamente liberale, almeno per quel che riguarda il mondo delle idee.<ref>Da ''[http://formiche.net/2015/09/28/il-ricordo-pietro-ingrao/ Il mio ricordo di Pietro Ingrao]'', ''formiche.net'', 28 settembre 2015.</ref> ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Ichino, Pietro}} [[Categoria:Giornalisti italiani]] [[Categoria:Giuristi italiani]] [[Categoria:Politici italiani]] 5nhjg402ql16d7au373mmwv4hk6an15 Franco Buono 0 56410 1429567 1429558 2026-10-15T13:24:55Z Udiki 86035 https://viaf.org/en/viaf/search?field=cql.any+all&index=VIAF&searchTerms=Buono%2C+Franco%2C+1939- 1429567 wikitext text/x-wiki '''Franco Buono''' (1939 – vivente), scrittore, saggista e docente universitario italiano. ==Citazioni di Franco Buono== *Decadente [[Ferdinand Hardekopf|Hardekopf]] lo fu di sicuro, ma anche di lui si può dire a ragione che [[Theodor Adorno|Adorno]] ha scritto di [[Marcel Proust|Proust]], che cioè egli incarna la decadenza e al tempo stesso se la lascia alle spalle perché la sua opera la chiama storicamente per nome. Fu indubbiamente espressionista, e fra i primi... (da ''Ferdinand Hardekopf: il fantasma dell'avanguardia'', Edizioni Dedalo, Bari, 1996, p. 23) ==''Poesia, mito e gioventù''== ===[[Incipit]]=== È ben nota l'attrattiva che la festa popolare [[Augusta (Germania)|augustana]] del Plärrer aperta due volte l'anno, in primavera e autunno, nell'antica città imperiale ha esercitato sulla fantasia di [[Bertolt Brecht|Brecht]] giovinetto col suo stupefacente corredo di venditori di ballate, numeri da baracconi e cartelloni di cantastorie, tanto da indurlo poi a trasferire in permanenza quello stupore e quei personaggi nella elaborazione teorica e nella pratica scenica del teatro epico. Guardare i quadri illustrati e leggere le didascalie di uno di quei pannelli popolari resta ancora oggi, dopo scaffali zeppi di libri sull'argomento, il modo più diretto per farsi un'idea sommaria ma sostanzialmente esatta della struttura essenziale del teatro epico: in testa a entrambi – poesia a parte – sta scritto uno stesso stuzzicante "TRAURING ABER WAHR!", "TERRIBILE MA VERO!" ===Citazioni=== *Secondo un aforisma [[Friedrich Nietzsche|nietzchiano]] «ruota e freno hanno doveri diversi, ma ne hanno anche uno uguale — quello di farsi male a vicenda» (p. 12) *Nelle pagine dei ''Libri della giungla'' echeggia un richiamo che non è nei suoni di nessuna lingua eppure è la materia armonica di tutte le lingue: la melodia primordiale del [[mito]]; nella vegetazione e negli animali parlanti di [[Rudyard Kipling|Kipling]] preme una linfa che ha nutrito in origine tutte le letterature e le ha aiutate a crescere: la linfa vitale del mito. (p. 72) ==Bibliografia== *Franco Buono, ''Poesia, mito e gioventù'', Nuova Biblioteca Dedalo. ISBN 978-88-220-6031-0 {{DEFAULTSORT:Buono, Franco}} [[Categoria:Saggisti italiani]] [[Categoria:Scrittori italiani]] qfkk7q39fvd2wjzfpy8kb41a4rh4822 Adolfo Venturi (storico dell'arte) 0 66307 1429625 1427841 2026-10-16T06:48:42Z Gaux 18878 /* L'arte romanica */ miniatura nell'Italia settentrionale 1429625 wikitext text/x-wiki [[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]] '''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano. <!--{{indicedx}}--> ==Citazioni di Adolfo Venturi== *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref> *E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref> ==''Leonardo e la sua scuola''== *Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII) *Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII) *Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII) ==''Storia dell'arte italiana''== ===[[Incipit]]=== La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)--> ===Citazioni=== ====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''==== *Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3) *La forma rotonda degli edifici sacri non serviva bene alle necessità della chiesa, non essendovi modo di disporre posti riservati per illustri personaggi, di distribuire i fedeli secondo il loro sesso; ma quando la forma medesima fu accolta e si sviluppò {{sic|novamente}} nel seno dell'[[arte bizantina]], essa divenne esemplare a nuove costruzioni d'Occidente, a [[Ravenna]] e in altri luoghi soggetti agli influssi orientali. E [[Basilica di San Vitale (Ravenna)|San Vitale]], appunto in Ravenna, è la più bella delle chiese rotonde italiane costruite sul tipo delle bizantine. (vol. I, pp. 117-118) *{{NDR|Basilica di San Vitale}} Come nel [[tempio di Minerva Medica]], in questo tempio eretto dall'arcivescovo Ecclesio (541-546), consacrato dall'arcivescovo Massimiano (547), s'aprono nicchie traforate che danno leggerezza all'edificio. Esso è di forma ettagona, ma la costruzione centrale domina il mezzo, cinta nell'interno da un portico inferiore che è sormontato da un loggiato, su cui si erge la cupola. Il giro della doppia loggia si rompe al presbiterio, l'unità della costruzione centrale si spezza, per l'internarsi dell'altare e del coro: le ragioni liturgiche vinsero cosi sulla bellezza della costruzione, e San Vitale corrispose alla descrizione della chiesa di Antiochia eretta da [[Costantino I|Costantino Magno]], ed ebbe riscontri con le chiese bizantine dei Santi Sergio e Bacco e con il capolavoro architettonico bizantino, [[Santa Sofia (Istanbul)|Santa Sofia]]. (vol. I, p. 118) *[...] la [[pittura murale]] corrisponde per le sue forme al [[Mosaico|{{sic|musaico}}]], e comincia cosi il carattere, che serba per tanti secoli, di sorella minore dell’arte musiva: la pittura murale diviene la forma economica di rappresentar le figure che il musaico eterna nelle tessere di smalto. (vol. I, p. 194) *Più che nelle pitture murali, lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle miniature.<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del cristianesimo trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. (vol. I, pp. 228-229) *Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477) ====''Dall'arte barbarica alla romanica''==== *La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132) *I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137) ====''L'arte romanica''==== *[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104) *Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160) *Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164) *L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176) *Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277) *Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308) *Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312) *La miniatura nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. (vol. III, p. 444) *[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992) *[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000) *La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000) *Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004) ====''La scultura del Trecento e le sue origini''==== *Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3) *Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80) *Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167) *[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323) *Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328) *Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637) *Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640) *Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662) ====''La pittura del Trecento e le sue origini''==== *Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122) *Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143) *Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206) *L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678) *Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680) *{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710) *[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722) *Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915) ====''La scultura del Quattrocento''==== *[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67) *Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209) *[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212) *Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612) *{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712) *{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035) *[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044) *Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050) ====''La pittura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190) *A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198) *Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250) *{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259) *È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263) *[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338) *[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348) *La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359) *La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364) *Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366) *{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374) *Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393) *Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402) *{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492) *Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494) *{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622) *{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656) *La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716) *{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724) *Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785) =====Parte II===== *Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62) *Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63) *{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65) *L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84) *Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336) *[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454) *Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586) *Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642) =====Parte III===== *Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424) *[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761) *Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804) *Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952) =====Parte IV===== *Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512) *{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551) *Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612) *Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042) *Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043) *Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054) ====''L'architettura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90) *Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92) *Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120) *Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238) *Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278) *Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492) *Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496) *Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511) *[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738) *{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919) *Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919) =====Parte II===== *Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277) *[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393) *L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398) *Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423) *Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805) ====''La pittura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29) *Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225) *Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354) *L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364) *Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368) *{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538) *Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736) *{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740) =====Parte II===== *Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618) *[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691) *[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743) *Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813) =====Parte III===== *Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790) *[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789) *Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790) *Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818) *Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821) *Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954) *Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971) *Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997) =====Parte IV===== *Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82) *Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112) *Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113) *Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312) =====Parte V===== *La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436) *Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492) *{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712) *L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856) *Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865) *La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870) *La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872) =====Parte VI===== *Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70) *Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372) *L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372) *[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586) *[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643) *La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926) =====Parte VII===== *L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426) *Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426) ====''La scultura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304) *{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306) *In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357) *[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368) *La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374) *L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722) *Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734) =====Parte II===== *Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58) *Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111) *Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153) *{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154) *Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204) *Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357) =====Parte III===== *Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74) *Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76) *Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82) *Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116) *Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697) *All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791) *Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791) ====''L'architettura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332) *Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468) *[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800) *[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802) *Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956) *In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956) =====Parte II===== *[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1) *La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118) *Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121) *Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122) *[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878) *[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917) *Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931) *[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982) *Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988) =====Parte III===== *Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124) *[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126) *[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127) *Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore. ===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''=== *Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]) *Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]]) *Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''La Madonna''=== Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici. ===''Luca Signorelli, interprete di Dante''=== L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati. ===''Piero della Francesca''=== Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita. ==Citazioni su Adolfo Venturi== *Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]] ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087 *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Venturi, Adolfo}} [[Categoria:Accademici italiani]] [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] cugmq44du8ji7hvrh6tqc4js79mptks 1429626 1429625 2026-10-16T06:49:41Z Gaux 18878 /* L'arte romanica */ wlink 1429626 wikitext text/x-wiki [[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]] '''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano. <!--{{indicedx}}--> ==Citazioni di Adolfo Venturi== *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref> *E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref> ==''Leonardo e la sua scuola''== *Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII) *Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII) *Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII) ==''Storia dell'arte italiana''== ===[[Incipit]]=== La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)--> ===Citazioni=== ====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''==== *Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3) *La forma rotonda degli edifici sacri non serviva bene alle necessità della chiesa, non essendovi modo di disporre posti riservati per illustri personaggi, di distribuire i fedeli secondo il loro sesso; ma quando la forma medesima fu accolta e si sviluppò {{sic|novamente}} nel seno dell'[[arte bizantina]], essa divenne esemplare a nuove costruzioni d'Occidente, a [[Ravenna]] e in altri luoghi soggetti agli influssi orientali. E [[Basilica di San Vitale (Ravenna)|San Vitale]], appunto in Ravenna, è la più bella delle chiese rotonde italiane costruite sul tipo delle bizantine. (vol. I, pp. 117-118) *{{NDR|Basilica di San Vitale}} Come nel [[tempio di Minerva Medica]], in questo tempio eretto dall'arcivescovo Ecclesio (541-546), consacrato dall'arcivescovo Massimiano (547), s'aprono nicchie traforate che danno leggerezza all'edificio. Esso è di forma ettagona, ma la costruzione centrale domina il mezzo, cinta nell'interno da un portico inferiore che è sormontato da un loggiato, su cui si erge la cupola. Il giro della doppia loggia si rompe al presbiterio, l'unità della costruzione centrale si spezza, per l'internarsi dell'altare e del coro: le ragioni liturgiche vinsero cosi sulla bellezza della costruzione, e San Vitale corrispose alla descrizione della chiesa di Antiochia eretta da [[Costantino I|Costantino Magno]], ed ebbe riscontri con le chiese bizantine dei Santi Sergio e Bacco e con il capolavoro architettonico bizantino, [[Santa Sofia (Istanbul)|Santa Sofia]]. (vol. I, p. 118) *[...] la [[pittura murale]] corrisponde per le sue forme al [[Mosaico|{{sic|musaico}}]], e comincia cosi il carattere, che serba per tanti secoli, di sorella minore dell’arte musiva: la pittura murale diviene la forma economica di rappresentar le figure che il musaico eterna nelle tessere di smalto. (vol. I, p. 194) *Più che nelle pitture murali, lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle miniature.<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del cristianesimo trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. (vol. I, pp. 228-229) *Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477) ====''Dall'arte barbarica alla romanica''==== *La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132) *I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137) ====''L'arte romanica''==== *[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104) *Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160) *Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164) *L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176) *Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277) *Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308) *Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312) *La [[miniatura]] nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. (vol. III, p. 444) *[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992) *[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000) *La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000) *Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004) ====''La scultura del Trecento e le sue origini''==== *Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3) *Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80) *Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167) *[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323) *Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328) *Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637) *Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640) *Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662) ====''La pittura del Trecento e le sue origini''==== *Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122) *Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143) *Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206) *L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678) *Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680) *{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710) *[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722) *Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915) ====''La scultura del Quattrocento''==== *[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67) *Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209) *[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212) *Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612) *{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712) *{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035) *[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044) *Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050) ====''La pittura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190) *A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198) *Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250) *{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259) *È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263) *[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338) *[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348) *La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359) *La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364) *Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366) *{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374) *Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393) *Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402) *{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492) *Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494) *{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622) *{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656) *La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716) *{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724) *Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785) =====Parte II===== *Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62) *Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63) *{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65) *L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84) *Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336) *[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454) *Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586) *Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642) =====Parte III===== *Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424) *[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761) *Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804) *Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952) =====Parte IV===== *Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512) *{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551) *Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612) *Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042) *Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043) *Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054) ====''L'architettura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90) *Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92) *Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120) *Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238) *Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278) *Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492) *Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496) *Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511) *[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738) *{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919) *Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919) =====Parte II===== *Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277) *[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393) *L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398) *Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423) *Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805) ====''La pittura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29) *Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225) *Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354) *L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364) *Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368) *{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538) *Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736) *{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740) =====Parte II===== *Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618) *[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691) *[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743) *Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813) =====Parte III===== *Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790) *[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789) *Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790) *Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818) *Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821) *Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954) *Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971) *Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997) =====Parte IV===== *Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82) *Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112) *Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113) *Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312) =====Parte V===== *La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436) *Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492) *{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712) *L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856) *Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865) *La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870) *La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872) =====Parte VI===== *Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70) *Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372) *L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372) *[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586) *[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643) *La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926) =====Parte VII===== *L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426) *Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426) ====''La scultura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304) *{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306) *In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357) *[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368) *La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374) *L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722) *Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734) =====Parte II===== *Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58) *Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111) *Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153) *{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154) *Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204) *Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357) =====Parte III===== *Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74) *Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76) *Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82) *Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116) *Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697) *All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791) *Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791) ====''L'architettura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332) *Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468) *[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800) *[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802) *Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956) *In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956) =====Parte II===== *[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1) *La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118) *Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121) *Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122) *[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878) *[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917) *Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931) *[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982) *Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988) =====Parte III===== *Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124) *[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126) *[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127) *Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore. ===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''=== *Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]) *Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]]) *Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''La Madonna''=== Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici. ===''Luca Signorelli, interprete di Dante''=== L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati. ===''Piero della Francesca''=== Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita. ==Citazioni su Adolfo Venturi== *Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]] ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087 *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Venturi, Adolfo}} [[Categoria:Accademici italiani]] [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] crm7ohyyrrh16wyn6cd8ux0yixwg2su 1429628 1429626 2026-10-16T06:58:16Z Gaux 18878 /* L'arte romanica */ il codice di Donizone 1429628 wikitext text/x-wiki [[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]] '''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano. <!--{{indicedx}}--> ==Citazioni di Adolfo Venturi== *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref> *E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref> ==''Leonardo e la sua scuola''== *Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII) *Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII) *Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII) ==''Storia dell'arte italiana''== ===[[Incipit]]=== La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)--> ===Citazioni=== ====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''==== *Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3) *La forma rotonda degli edifici sacri non serviva bene alle necessità della chiesa, non essendovi modo di disporre posti riservati per illustri personaggi, di distribuire i fedeli secondo il loro sesso; ma quando la forma medesima fu accolta e si sviluppò {{sic|novamente}} nel seno dell'[[arte bizantina]], essa divenne esemplare a nuove costruzioni d'Occidente, a [[Ravenna]] e in altri luoghi soggetti agli influssi orientali. E [[Basilica di San Vitale (Ravenna)|San Vitale]], appunto in Ravenna, è la più bella delle chiese rotonde italiane costruite sul tipo delle bizantine. (vol. I, pp. 117-118) *{{NDR|Basilica di San Vitale}} Come nel [[tempio di Minerva Medica]], in questo tempio eretto dall'arcivescovo Ecclesio (541-546), consacrato dall'arcivescovo Massimiano (547), s'aprono nicchie traforate che danno leggerezza all'edificio. Esso è di forma ettagona, ma la costruzione centrale domina il mezzo, cinta nell'interno da un portico inferiore che è sormontato da un loggiato, su cui si erge la cupola. Il giro della doppia loggia si rompe al presbiterio, l'unità della costruzione centrale si spezza, per l'internarsi dell'altare e del coro: le ragioni liturgiche vinsero cosi sulla bellezza della costruzione, e San Vitale corrispose alla descrizione della chiesa di Antiochia eretta da [[Costantino I|Costantino Magno]], ed ebbe riscontri con le chiese bizantine dei Santi Sergio e Bacco e con il capolavoro architettonico bizantino, [[Santa Sofia (Istanbul)|Santa Sofia]]. (vol. I, p. 118) *[...] la [[pittura murale]] corrisponde per le sue forme al [[Mosaico|{{sic|musaico}}]], e comincia cosi il carattere, che serba per tanti secoli, di sorella minore dell’arte musiva: la pittura murale diviene la forma economica di rappresentar le figure che il musaico eterna nelle tessere di smalto. (vol. I, p. 194) *Più che nelle pitture murali, lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle miniature.<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del cristianesimo trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. (vol. I, pp. 228-229) *Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477) ====''Dall'arte barbarica alla romanica''==== *La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132) *I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137) ====''L'arte romanica''==== *[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104) *Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160) *Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164) *L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176) *Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277) *Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308) *Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312) *La [[miniatura]] nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. (vol. III, p. 444) *Il codice di Donizone nella Biblioteca Vaticana [...] ci mostra la tecnica {{NDR|della miniatura}} invalsa al principio del secolo XII: preparare a contorni neri le figure e con segni rossi le orlature, i cerchietti e altre parti accessorie; cercare effetti con tratti or più sottili, or più grossi, da calligrafo, e con masse nere ne' capelli, ne' piedi, ne' fondi degli ornati, così come farà poi in seguito l'incisore in legno. In generale le tinte poco grasse lasciano trasparire i segni preparatori; quando sono grasse, a corpo, si stendono malamente, a fatica, sulla pergamena; gli ornati sono di grande precisione, e sembran ritrarre marmi con paste vitree nei fondi, od opere niellate o di commesso. (vol. III, p. 444) *[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992) *[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000) *La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000) *Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004) ====''La scultura del Trecento e le sue origini''==== *Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3) *Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80) *Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167) *[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323) *Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328) *Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637) *Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640) *Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662) ====''La pittura del Trecento e le sue origini''==== *Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122) *Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143) *Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206) *L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678) *Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680) *{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710) *[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722) *Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915) ====''La scultura del Quattrocento''==== *[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67) *Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209) *[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212) *Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612) *{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712) *{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035) *[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044) *Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050) ====''La pittura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190) *A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198) *Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250) *{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259) *È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263) *[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338) *[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348) *La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359) *La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364) *Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366) *{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374) *Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393) *Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402) *{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492) *Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494) *{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622) *{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656) *La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716) *{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724) *Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785) =====Parte II===== *Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62) *Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63) *{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65) *L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84) *Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336) *[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454) *Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586) *Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642) =====Parte III===== *Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424) *[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761) *Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804) *Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952) =====Parte IV===== *Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512) *{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551) *Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612) *Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042) *Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043) *Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054) ====''L'architettura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90) *Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92) *Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120) *Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238) *Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278) *Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492) *Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496) *Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511) *[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738) *{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919) *Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919) =====Parte II===== *Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277) *[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393) *L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398) *Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423) *Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805) ====''La pittura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29) *Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225) *Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354) *L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364) *Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368) *{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538) *Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736) *{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740) =====Parte II===== *Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618) *[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691) *[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743) *Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813) =====Parte III===== *Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790) *[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789) *Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790) *Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818) *Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821) *Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954) *Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971) *Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997) =====Parte IV===== *Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82) *Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112) *Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113) *Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312) =====Parte V===== *La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436) *Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492) *{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712) *L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856) *Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865) *La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870) *La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872) =====Parte VI===== *Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70) *Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372) *L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372) *[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586) *[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643) *La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926) =====Parte VII===== *L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426) *Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426) ====''La scultura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304) *{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306) *In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357) *[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368) *La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374) *L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722) *Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734) =====Parte II===== *Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58) *Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111) *Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153) *{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154) *Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204) *Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357) =====Parte III===== *Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74) *Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76) *Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82) *Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116) *Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697) *All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791) *Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791) ====''L'architettura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332) *Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468) *[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800) *[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802) *Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956) *In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956) =====Parte II===== *[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1) *La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118) *Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121) *Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122) *[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878) *[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917) *Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931) *[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982) *Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988) =====Parte III===== *Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124) *[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126) *[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127) *Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore. ===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''=== *Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]) *Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]]) *Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''La Madonna''=== Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici. ===''Luca Signorelli, interprete di Dante''=== L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati. ===''Piero della Francesca''=== Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita. ==Citazioni su Adolfo Venturi== *Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]] ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087 *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Venturi, Adolfo}} [[Categoria:Accademici italiani]] [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] tl78yur88yj5wganfx7fcpx9t792csr 1429629 1429628 2026-10-16T06:59:22Z Gaux 18878 /* L'arte romanica */ Donizone di Canossa 1429629 wikitext text/x-wiki [[File:Adolfo Venturi.jpg|thumb|Adolfo Venturi]] '''Adolfo Venturi''' (1856 – 1941), storico dell'arte e accademico italiano. <!--{{indicedx}}--> ==Citazioni di Adolfo Venturi== *{{NDR|[[Michelangelo Merisi da Caravaggio]]}} ...cancella il valore disegnativo dato alla forma dai fiorentini, rifugge dai partiti decorativi, semplifica la visione degli oggetti per mezzo di un taglio, nitido, notturno, tra luce e ombra; approfondisce e semplifica la composizione. Dalle opere giovanili, composte ad armonia di chiari colori, sotto luci bionde e velari leggieri di ombre trasparenti, alle ultime, cupe e notturne, schiarate da luci crude e costrette, l'arte del Caravaggio sempre più afferma i suoi principi fondamentali plastico-luminosi, che fanno di lui il precursore dei massimi geni del Seicento europeo: da Franz Hals e Rembrandt, al primitivo Velàzquez.<ref>Da ''Disegno storico dell'arte italiana'', 1924; citato in {{Cita|Caravaggio|pag. 186|Francesca Marini, 2003|harv=s}}</ref> *E benedetta sia quella [[fotografia]] che nella pittura e nel ritratto in ispecie, ci libera dalla produzione di tanti imbianchini, e tanto più preziosa fa divenire la grande arte, per la rarità del suo uso.<ref>Da un'intervista rilasciata ad [[Anton Giulio Bragaglia]]; citato in Ando Gilardi, ''Creatività e informazione fotografica'', in ''Storia dell'arte italiana'', Einaudi, Torino, 1982, vol. 9, tomo II, p. 567.</ref> ==''Leonardo e la sua scuola''== *Tra gli scolari più antichi di Leonardo, [[Marco d'Oggiono]] (n. 1407?–1530), tendente al manierismo di lusso e di gran pratica, ripete, in modo pedestre, costantemente, le opere del maestro, le traduce nei proprii forti contrasti di chiaroscuro e nel proprio intenso colore. Il suo momento massimo è rappresentato dal "Salvator Mundi" della Galleria Borghese e dalla "Madonna allattante" del Museo del Louvre: opere con diligenza condotte, con i capelli delle figure lumeggiati uno ad uno, le sottili pieghe delle vesti color di rubino. La modellatura non manca di finezza, ma le teste son compresse, le mani gonfie, gli occhi sporgenti dall'orbita. (p. XXXII) *Marco {{NDR|d'Oggiono}} dipinse [[Pala dei tre arcangeli|i tre Arcangeli]] nella Galleria di Brera, facendo del vinciano Gabriele un vezzoso manichino; di Michele una macchinosa figura che oscura il cielo con le enormi ali distese e gli sbuffi tondeggianti del mantello; di Raffaele una grassa donzella imbarazzata nel sacco di pieghe delle vestimenta. Tra Gabriele e Raffaele è piombato Lucifero con la liscia testa di porcellana, le braccia sottili, le mani piccolette, le scure piante artigliate. L'artista già cade nella più uggiosa maniera, dimentico di proporzioni, di rapporti tra le figure e il paese, legnoso nelle figure memori del linearismo convenzionale del Civerchio<ref>Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), pittore italiano.</ref>, cupreo nell'effetto di colore. (p. XXXII) *Nella tarda "Assunzione" {{NDR|di Marco d'Oggiono}} della Galleria di Brera in Milano, gli Apostoli, che in terra si agitano per mirare l'Assunta in cielo, tra corone di nubi e di cherubini, non hanno più posto per muoversi; si attaccano, si accatastano, mentre i cherubini che attornian Maria con le ciocche della chioma al vento, con le gonfie vesti fasciate, volano, nuotano, cadono all'ingiù, perdon l'equilibrio. Tutto è sgangherato, tutto è come strappato a viva forza, per il grido dell'enfasi, per il tumulto degli elementi. Spentasi davanti agli occhi di Marco d'Oggiono la luce accesa dal maestro, egli s'irretì sempre più. Incapace di vedere un paese nella sua linea d'insieme, si contentò di far tutto di convenzione: paesaggio, figura umana, panneggio; cercò l'effetto nell'enfasi del gesto, nel turbinio barocco delle lucide pieghe, nell'accesa tonalità dei colori; parve anticipare i giorni del manierismo romano, senza pur possedere la virtuosità, la forza, propria ai maggiori seguaci di Raffaello e di Michelangelo. (p. XXXII) ==''Storia dell'arte italiana''== ===[[Incipit]]=== La religione del {{sic|Nazzareno}} arrivò dall'Oriente a Roma imperiale, ancora rigida nelle sue forme, avvolta nel mistero dell'infinito, tremante di ritrarre la immagine del Sommo Dio, e paurosa di rendere con forme d'arte i propri fasti.<br>La civiltà greco-romana, trasformata dalla religione cristiana, trasformò questa a sua volta, e la fece erede dell'arte antica, dandole forme esteriori, una costituzione che si fondò su quella dell'Impero e l'ellenico elevatissimo sentimento del destino umano. Mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano, la filosofia giunse ad una nuova concezione del divino, che si approssimava singolarmente a quella dei cristiani; i pensatori adoravano il Dio a cui avevano innalzato un altare nel cuore; Dio che, non avendo alcuna forma concreta, poteva essere rappresentato solo per mezzo di simboli e di allegorie, così come lo rappresentavano i cristiani.<br>Il simbolismo primitivo de' cristiani è quindi della maggiore semplicità; l'arte teme di esprimersi in modo chiaro, e raccoglie anche dalla Giudea segni ideografici, antichissimi geroglifici che graffisce sulle tombe. <!--(Vol. 1 ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano'', cap. 1)--> ===Citazioni=== ====''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''==== *Quando i primitivi cristiani ricorsero all'arte classica, chiesero forme molto semplici: erano perseguitati ed oppressi, e non conveniva loro la magnificenza dell'arte per i ritrovi sotterranei. Al lume delle lucerne e delle faci, nelle necropoli, bastava alle anime pie di vedere abbozzati quegli elementari simboli che s'incontravano dall'Italia alle rive del Nilo e alle vallate della Siria, come in tutte le città cristiane dei morti. Erano le parole della nuova lingua universale della fede. (vol. I, p. 3) *La forma rotonda degli edifici sacri non serviva bene alle necessità della chiesa, non essendovi modo di disporre posti riservati per illustri personaggi, di distribuire i fedeli secondo il loro sesso; ma quando la forma medesima fu accolta e si sviluppò {{sic|novamente}} nel seno dell'[[arte bizantina]], essa divenne esemplare a nuove costruzioni d'Occidente, a [[Ravenna]] e in altri luoghi soggetti agli influssi orientali. E [[Basilica di San Vitale (Ravenna)|San Vitale]], appunto in Ravenna, è la più bella delle chiese rotonde italiane costruite sul tipo delle bizantine. (vol. I, pp. 117-118) *{{NDR|Basilica di San Vitale}} Come nel [[tempio di Minerva Medica]], in questo tempio eretto dall'arcivescovo Ecclesio (541-546), consacrato dall'arcivescovo Massimiano (547), s'aprono nicchie traforate che danno leggerezza all'edificio. Esso è di forma ettagona, ma la costruzione centrale domina il mezzo, cinta nell'interno da un portico inferiore che è sormontato da un loggiato, su cui si erge la cupola. Il giro della doppia loggia si rompe al presbiterio, l'unità della costruzione centrale si spezza, per l'internarsi dell'altare e del coro: le ragioni liturgiche vinsero cosi sulla bellezza della costruzione, e San Vitale corrispose alla descrizione della chiesa di Antiochia eretta da [[Costantino I|Costantino Magno]], ed ebbe riscontri con le chiese bizantine dei Santi Sergio e Bacco e con il capolavoro architettonico bizantino, [[Santa Sofia (Istanbul)|Santa Sofia]]. (vol. I, p. 118) *[...] la [[pittura murale]] corrisponde per le sue forme al [[Mosaico|{{sic|musaico}}]], e comincia cosi il carattere, che serba per tanti secoli, di sorella minore dell’arte musiva: la pittura murale diviene la forma economica di rappresentar le figure che il musaico eterna nelle tessere di smalto. (vol. I, p. 194) *Più che nelle pitture murali, lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle miniature.<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del cristianesimo trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. (vol. I, pp. 228-229) *Mentre nelle catacombe aleggia la speranza, sulla porta di [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]] si afferma la vittoria e il predominio della Chiesa. All'arte simbolica primitiva era succeduta un'arte concreta, sorta sotto l'influsso dello spirito latino e delle tendenze pratiche di Roma, un'arte con intendimenti d'insegnare e di erudire figurando il catechismo sulla porta della casa di Dio. (vol. I, p. 477) ====''Dall'arte barbarica alla romanica''==== *La contesa degl'[[Iconoclastia|iconoclasti]] giovò tuttavia al progresso dell'arte, staccandola da forme rituali, poi che le immagini, considerate quali mezzi d'insegnamento e di decorazione, dovevano conformarsi al sentimento popolare, esprimersi in una favella intesa facilmente da tutti. Certi antichi tipi dovevan divenire ogni giorno più oscuri e misteriosi, più lontani dalla vita a cui la contesa religiosa contribuì a ritornarli. E la decorazione naturalistica che tenne luogo delle sacre immagini, quella di animali d'ogni specie, di rappresentazioni di caccia e di pesca, tanto biasimate da San Nilo scrivendo ad Olimpiodoro, non andò perduta, anzi restò nelle abitudini dell'arte medioevale. (vol. II, pp. 131-132) *I ''Dialoghi'' di [[Papa Gregorio I|San Gregorio]] sono una raccolta di miracoli e di visioni relative alla vita dei santi, fatta da un uomo di strana e malata sensibilità; ma essi formarono il modello che gli artisti seguiranno fedelmente; il pontefice che prima d'essere consacrato vedeva l'{{sic|angiolo}} sulla mole adrianea<ref>[[Castel Sant'Angelo]], detto anche Mausoleo di Adriano.</ref> riporre nel fodero la spada di fuoco, e che pregò poi per la salute dell'anima di Traiano imperatore, fu uomo preso or dall'entusiasmo, ora dalla disperazione; un veggente della collera di Dio, il profeta che si estolle sui campi della morte. (vol. II, p. 137) ====''L'arte romanica''==== *[[Wiligelmo]] lavorò nella [[Duomo di Modena|cattedrale di Modena]], secondo il [[Celestino Cavedoni|Cavedoni]], nei primi anni del secolo XII [...]. Devonsi a Wiligelmo la porta principale a occidente della chiesa, adorna di figure di profeti entro nicchie e di complicati intrecci di rami con uomini e animali, e le sculture sulla facciata con le prime storie della Genesi. Qui egli è grandioso, ispirato all'antica arte carolingia; scolpisce le figure con forti mandibole, grosse labbra, capelli che hanno l'apparenza di parrucca; gira in tondo le vesti sulle spalle, sul ventre e sulle ginocchia. (vol. III, pp. 102-104) *Questa piletta {{NDR|del Museo civico di Modena}} non è la sola opera scultoria che ci mostri la differenza dell'arte di [[Niccolò (scultore)|Niccolò]] da quella di Wiligelmo. Fra le altre sculture v'è quella della porta detta della Pescheria, nel duomo di Modena, appartenente al tempo stesso di quella de' Principi. Si è molto discusso sull'età della porta della Pescheria, che pure mostra ad evidenza la mano di Niccolò, cooperatore di Wiligelmo, di lui più giovane e meno arcaico, che non taglia, al pari di lui, le figure con segni angolosi o rettilinei, né dà loro mani smisurate, capelli e barbe a strie sottili, parallele, ondulate, zigomi sporgenti in modo straordinario, occhi spalancati, nasi grossi e lunghi; bensì forma i suoi personaggi con i capelli a ciocche ricciute, i volti larghi e schiacciati, le estremità più proporzionate, le vestimenta più curvilinee e pieghettate nelle orlature. (vol. III, p. 160) *Sull'archivolto della porta della Pescheria {{NDR|nel duomo di Modena}} sono figurati [[Re Artù|re Arturo]] e altri eroi del ciclo epico bretone, il che fece pensare come i bassorilievi stessi fornissero la prova dell'origine straniera di Wiligelmo (a cui quelli si attribuirono invece che al più giovane e meno arcaico Niccolò), senza pensare che re Arturo nel Nord d'Italia, come nel Settentrione d'Europa, poteva bene essere considerato il tipo del cavaliere cristiano. (vol. III, p. 164) *L'associazione di Wiligelmo con Niccolò continua a Piacenza, nella [[Duomo di Piacenza|cattedrale]] rifabbricata sull'antico nel 1122 [...].<br>Nella trabeazione della porta laterale della facciata, a sinistra, si osservano le rappresentazioni dell'Annunziazione, della Visitazione, dell'Annunzio ai pastori, dell'Adorazione de' Magi. E qui sono le figure di Wiligelmo, con teste lunghe, grandiose, coperte da una specie di turbante o di corona turrita, con vesti cadenti in fascio all'ingiù; mentre nell'altra trabeazione, dov'e sono espresse le scene della Purificazione, della Fuga in Egitto e della Tentazione di Cristo nel deserto, si rivedono le pieghe raggirate di Niccolò, le teste più tonde e schiacciate, e tutti gli altri caratteri suoi. (vol. III, pp. 174-176) *Educato, erudito in una forma d'arte ispirata principalmente a quella de' sarcofagi romani, così come s'educarono ed erudirono i più antichi scultori di Provenza e di Borgogna, l'[[Benedetto Antelami|Antelami]] ebbe dagli scultori di Francia una più larga trama per ordirvi le sue figure, i materiali più abbondanti e ricchi dell'arte francese per le sue invenzioni. (vol. III, p. 277) *Tutt'intorno al [[Battistero di Parma|battistero {{NDR|di Parma}}]] corre una gran fascia o zooforo, con figure mostruose e d'animali: un gufo; due tondi con mezze figure d'uomini con pileo in capo, il bastone in mano e la clamide agganciata sulle spalle; quindi un asino; un busto d'Ercole con la pelle del leone nemeo; due girasoli; un drago con faccia umana, le zampe anteriori di quadrupede, le orecchie grandi, un berretto in capo, le ali, la coda attorcigliata. Seguono una scimmia, un grifone, un viso d'uomo ritratto dal vero, due draghi a testa umana, un centauro che saetta un asino drizzato a brucar le foglie dei rami d'un albero, un altro asino, due cammelli, un elefante con una torre sul dorso, due tori, una folaga sulle acque. (vol. III, p. 308) *Il battistero di Parma è opera la maggiore e meglio compiuta della scultura romanica del Settentrione. Il poema della redenzione umana si spiega all'esterno dal sacro luogo custodito dagli angioli solenni, che svolgono il rotulo delle promesse divine, e vigilato dai profeti chiaroveggenti, testimoni delle avverate speranze delle genti. (vol. III, p. 312) *La [[miniatura]] nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. (vol. III, p. 444) *Il codice di [[Donizone di Canossa|Donizone]] nella Biblioteca Vaticana [...] ci mostra la tecnica {{NDR|della miniatura}} invalsa al principio del secolo XII: preparare a contorni neri le figure e con segni rossi le orlature, i cerchietti e altre parti accessorie; cercare effetti con tratti or più sottili, or più grossi, da calligrafo, e con masse nere ne' capelli, ne' piedi, ne' fondi degli ornati, così come farà poi in seguito l'incisore in legno. In generale le tinte poco grasse lasciano trasparire i segni preparatori; quando sono grasse, a corpo, si stendono malamente, a fatica, sulla pergamena; gli ornati sono di grande precisione, e sembran ritrarre marmi con paste vitree nei fondi, od opere niellate o di commesso. (vol. III, p. 444) *[[Nicola Pisano|{{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}]] col suo potente ingegno aveva raccolto in sé la forza che erompe dall'antico, la pienezza, la robustezza, il naturalismo sincero; quella forza che quasi due secoli dopo raccolse Jacopo della Quercia nelle sue forme poderose e sane, e quindi Michelangelo ne' suoi atleti. (vol. III, p. 992) *[[Giovanni Pisano]], che segue amoroso le tracce paterne, è arcaico al confronto, perché non ebbe la forza tutta individuale di Niccola nel frangere le convenzioni, dominare la materia col pensiero, rispecchiare la bellezza antica, penetrare nella verità della vita. (vol. III, p. 1000) *La vita moderna scaturisce dall'antichità classica nell'opera di {{sic|Niccola}} {{NDR|Pisano}}; del linguaggio greco e latino si giova per dire più correttamente e nobilmente nel dolce stil nuovo; passando sulle rovine dell'arte dei bassi tempi, con le tradizioni cristiane nel cuore, arrivò a toccare il lido di un mondo quasi sconosciuto. (vol. III, p. 1000) *Non rattenuto da schemi iconografici, sciolto dai vincoli chiesastici, Niccola d'Apulia<ref>Grafia alternativa per Nicola Pisano, richiamante le sue origini.</ref> all'esterno del battistero fece rifiorire le forme italo-greche e romane, mentre stampò costumi e uomini del suo tempo, or mettendo un turbante a un busto aureliano, ora trattando anche per masse le chiome di figure che con i grandi occhi scoppianti fuori dalle orbite guardano innanzi a sé; ora rendendoci tipi di gaudenti, di cortigiani superbi, di uomini di scienza solenni, di vecchi austeri che sembran muovere rampogne, di orientali, di donne rubiconde, ecc.<br>Il mondo di Niccola d'Apulia è lì come sopra un gran ponte gettato tra l'antichità e l'evo moderno. (vol. III, p. 1004) ====''La scultura del Trecento e le sue origini''==== *Ne' personaggi di questa tragedia {{NDR|la '' Strage degl'innocenti'' nel pulpito della chiesa di Sant'Andrea di Pistoia}} si scorgono i corpi allungati, le teste oblunghe, i movimenti contorti; e si manifesta, anche sotto la guida del padre {{NDR|Nicola}}, [[Giovanni Pisano]], nelle mosse brusche a lui naturali, nelle crude e taglienti determinazioni del vero. (vol. IV, p. 3) *Queste quattro statue {{NDR|nel ciborio della basilica romana di San Paolo fuori le mura}} ci rivelano la grande arte di [[Arnolfo di Cambio|Arnolfo]]: appena nella figura dell'oratore, nel movimento avanzato dell'anca sinistra, si nota una lieve contorsione gotica: in tutto il resto esse sono forti e salde, e la testa naturalistica del vecchio frate, la superba figura dell'oratore, sicuro di sé, ci dicono come le grandi fonti dell'antico e della natura si unissero nell'arte di Arnolfo quali due torrenti nell'alveo di un fiume. (vol. IV, p. 80) *Compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare, con la potenza del suo genio, l'arte fiorentina. Ma ben presto, l'8 di marzo 1302, secondo le ricerche del Frey<ref>Karl Frey.</ref>, venne meno il grande scultore e architetto, il maestro caro a Carlo I d'Angiò ed ai romani Pontefici, desiderato dai Perugini quando ancora Giovanni Pisano lavorava alla fonte di Piazza. Morì lasciando un'orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve corso d'anni, Santa Croce, Santa Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio di Firenze. La scultura iconica ebbe da lui il maggiore sviluppo, l'architettura nuovi fondamenti. (vol. IV, p. 167) *[[Lorenzo Maitani]] disegnò la facciata del Duomo {{NDR|di Orvieto}}, ancora mancante, e fu il provveditore della sua decorazione. Gli angeli, che egli stesso gettò, per circondarne il gruppo della Vergine col Bambino assisa sotto un padiglione disposto sull'architrave della porta maggiore, hanno tale corrispondenza con il maggior numero delle figure de' bassorilievi, da farci ritenere che una stessa mano abbia eseguito gli uni e gli altri, o almeno che modelli di forme del tutto simili siano stati dati al fonditore e ai marmorari. (vol. IV, p. 323) *Lorenzo Maitani, nella sua città natale {{NDR|Siena}} e in Firenze nella bottega del grande scultore da Pontedera<ref>Andrea Pisano, nato a Pontedera nel 1290 circa.</ref>, cercò gli esecutori delle sue idee grandiose; e questo spiega come nelle sculture della facciata del Duomo di Orvieto, in quella della Visitazione, ad esempio, la scena sia similissima all'altra della porta in bronzo d'Andrea Pisano. (vol. IV, pp. 325-328) *Andrea di Cione Arcangnuolo o Arcangio o Arcagnio, detto l'[[Orcagna]], compare per la prima volta nel 1343 tra i pittori fiorentini, e, nove anni dopo, iscritto tra i maestri di pietra e di legname. Pittore, {{sic|musaicista}}, scultore, architetto, poeta, fu esempio della versatilità artistica italiana, personificazione dell'unità delle arti. (vol. IV, p. 637) *Niuna delle figure {{NDR|del tabernacolo di Orsanmichele}} ha il capo circondato del nimbo o è avvolta da un'aureola, perché già gli uomini raccontavano di avvenimenti sacri come di cose famigliari, e si avvicinava il momento in cui l'arte religiosa rifletterà la vita sociale ne' suoi aspetti. L'Orcagna tolse i simboli, perché sentì di esprimere anche senza di essi, sinceramente, la sua devozione. (vol. IV, p. 640) *Nel rappresentare {{NDR|nel tabernacolo di Orsanmichele}} una scena solenne, come quella dell<nowiki>'</nowiki>''Assunzione'', {{NDR|l'Orcagna}} ricordò d'essere non solo scultore, ma anche {{sic|musaicista}}, per ottenere gli effetti più vivi e abbaglianti, col fondo di smalto azzurro sparso di stelle. E ricordò d'essere architetto quando quei bassorilievi e quei musaici dispose nel tabernacolo, mirabile per l'armonia delle parti, per la nobilissima eleganza dell'insieme, per la maestà assunta dallo stile gotico. Dalle sue sculture spira un'aria grave, melanconica. Non sembra giusto di figurarci l'Orcagna come uno spirito irrequieto che tenti sempre cose nuove; è piuttosto un maestro laborioso, pratico e sodo. Le sue figure non hanno quella vita degli occhi che spira nelle opere trecentesche; tuttavia la ''Fede'' dalle pupille estasiate, Maria che riceve l'annuncio della fine della vita mortale, gli {{sic|angioli}} presi da incanto che abbassano le ali lungo i pilastri del tabernacolo, mostrano quanto fosse alto nell'Orcagna il sentimento della convenienza religiosa. (vol. IV, p. 662) ====''La pittura del Trecento e le sue origini''==== *Abbiamo veduto così, tra i maestri che dipinsero le tavole del {{sic|Dugento}}<ref>Toscanismo per Duecento.</ref>, il Berlinghieri ligio a forme antiquate, Margaritone disfatto, Giunta grossolano, [[Coppo di Marcovaldo]] imitatore garbato de' Bizantini, Guido da Siena stampatore di Madonne, ecc. Tuttavia dagli uni agli altri le forme si vanno elaborando e digrossando, finché Cimabue irrompe con la sua passione tra gli stanchi fantasmi dell'arte romanica, e sopraggiungono Pietro Cavallini, a ridare romana forza ad Apostoli e Santi, Duccio di {{sic|Boninsegna}}, a coronare le tradizioni bizantine; Giotto a creare il damma sacro, la divina Commedia. (vol. V, pp. 121-122) *Nel 1291, quando [[Pietro Cavallini]] lavorava i {{sic|musaici}} di Santa Maria in Trastevere, un gran progresso dovette essere avvenuto nella sua maniera, [...]. Non si vedono più figure piatte su fondi d'oro, ma scene aventi rilievo e gareggianti con la pittura, vesti a colori schiariti e svaniti nelle parti avvivate da bianche luci, intensi gradatamente nelle ombre. L'oro, non steso più ne' manti come su lastre metalliche, s'intesse ne' broccati e nelle tele, trae dalle penne del pavone il suo splendore per raggiare nell'ala dell'angiolo dell'''Annunciazione'', filetta i contorni, sparge di moschette o alluciola i panni per mettere all'unisono il fondo con le figure sovrapposte, che sembrano intagliate nelle onici o nelle gemme. (vol. V, pp. 141-143) *Nonostante le affinità che si devono riconoscere tra i due maestri, [[Cimabue]] è più plastico, poderoso e massiccio, il Cavallini più grandioso e monumentale; Cimabue modella con insistenza le figure, come se dovesse formarle nel bronzo, il Cavallini dà loro slancio potente; Cimabue elabora tipi bizantini rendendoli grifagni, Cavallini è più libero dalla convenzione bizantina e più classico; Cimabue prepara gl'intonachi con una tinta nerastra, il Cavallini di rosso. (vol. V, pp. 201-206) *L'ultima opera certa di lui, la tavola della ''Natività della Vergine'', nel Museo dell'Opera di Siena, ci mostra come, invecchiando, debole di spirito e di forma, sempre più si accostasse alla vita, vestendo de' costumi del tempo i personaggi, staccandosi dagli esemplari di Duccio<ref>[[Duccio di Buoninsegna]].</ref> e avvicinandosi sempre di più al fratello<ref>[[Ambrogio Lorenzetti]].</ref>. Ma la morte troncò, verso il 1350, i nuovo conati di [[Pietro Lorenzetti]]. Gli ultimi suoi anni sono avvolti nel mistero; e la notizia d'un quadro di lui, esistente nella chiesa di San Francesco ad Avignone, potrebbe generare il sospetto che là si recasse il maestro dopo avvenuta la morte di Simone Martini. (vol. V, p. 678) *Un ciclo di pitture che ha reso famoso Pietro Lorenzetti è quello della basilica inferiore d'Assisi. Prudentemente il Thode<ref>Thode, ''Franz von Assisi'', Berlin, 1904, pag. 294. {{NDR|(N.d.A., p. 680)}}</ref> notò che si ebbe ragione a toglierle a Puccio Capanna, a Pietro Cavallini e a Giotto, ma che si andò troppo oltre nell'assegnarle a quell'autore e non a' suoi seguaci. (vol. V, p. 680) *{{NDR|Commentando il ciclo degli affreschi dell'''Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo'' nel Palazzo Pubblico di Siena}} Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, [[Ambrogio Lorenzetti]] rende loro lo scettro sugli uomini.<br>L<nowiki>'</nowiki>''Estate'' ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L<nowiki>'</nowiki>''Autunno'' pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (vol. V, pp. 709-710) *[...] più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello {{NDR|[[Pietro Lorenzetti|Pietro]]}}, come può vedersi nella ''Madonna del latte'' in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane {{NDR|Ambrogio}} prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto. (vol. V, p. 722) *Recò nuove forze in Toscana, pure attingendovi nobiltà di forma, [[Antonio Veneziano]], succeduto ad Andrea da Firenze come continuatore delle ''Storie di Ranieri'' nel Camposanto di Pisa. Vuolsi scolaro di Taddeo Gaddi, perché le sue forme si attengono ai grandi esemplari di Giotto, ma son più prossime direttamente a queste che non a quelle di Taddeo o di Agnolo Gaddi, più vere, più equilibrate e armoniose, più limpide di colore e più liete. (vol. V, p. 915) ====''La scultura del Quattrocento''==== *[[Jacopo della Quercia]] rappresenta il ritorno verso le forme degli avi etruschi. Per lui rivive, come per un'intima ingenita forza, lo spirito, il sentimento naturalistico dell'antica arte indigena; riede con lui l'amore al forte rilievo, alla pienezza, alla gagliardia che distinse lo stile etrusco nel suo maggiore sviluppo. (vol. VI, p. 67) *Per ottenere il movimento, [[Nanni di Banco|Nanni {{NDR|di Banco}}]] cadde nel barocco ricercando scuri e profondità di scuri nelle vesti tormentate. Rappresentò l'''Assunzione della Vergine'', con gli angioli reggenti a fatica la mandorla, ove Maria volgesi a stento e allunga con isforzo le braccia per porgere il cinto a Tommaso. Questi, invece di sollevar le braccia per ricevere, par che stenda le palme davanti agli occhi, come per difendersi da luce abbagliante. (vol. VI, p. 209) *[...] per amor del movimento, Nanni di Banco si provò a risolvere leggi prospettiche, ma in modo che fece dire di lui al Vasari: «fu persona alquanto tardetta». (vol. VI, pp. 210-212) *Una delle opere classificate tra le prime di [[Antonio Rossellino|Antonio {{NDR|Rossellino}}]] è il ''San Sebastiano di marmo'', nella [[Collegiata di Sant'Andrea|Pieve d'Empoli]], bella, forte, nutrita figura di giovane, che fu certamente eseguita dopo l'anno 1457 indicato dagli scrittori, tanta è la scienza nella modellatura delle morbide carni, tanta la perfezione nel tutto tondo. Nulla della timidezza, della esilità dei maestri contemporanei; qui il [[San Sebastiano|Martire]] dal bel corpo ignudo e stretto al tronco d'un albero non teme le saette, non si ritrae per il dolore delle ferite, e solo volge in alto la bella testa apollinea cercando la luce. La scultura fiorentina tornava così al sentimento antico dell'arte cristiana, rifuggente dall'espressione de' tormenti e della morte; le figure sante tornavano floride e belle, solenni per grandezza morale. (vol. VI, pp. 610-612) *{{NDR|Commentando due bassorilievi raffiguranti Giovanni Tornabuoni e sua moglie Francesca Pitti}} In questi bassorilievi il [[Andrea del Verrocchio|Verrocchio]] appare sotto un aspetto nuovo, ribelle alle tradizioni dell'antico, intento a rappresentarci la realtà della vita, la commedia umana. Nella forma lo diremmo un barocco del Quattrocento, se la pesantezza non fosse attenuata dalla ricerca scrupolosa del particolare e della sincerità dell'espressione. (vol. VI, p. 712) *{{NDR|Commentando il busto di Eleonora d'Aragona di Francesco Laurana}} E un busto fine, purissimo, con gli occhi tagliati come di una mascheretta, con le sopracciglia appena segnate come da un filo, tutto condotto dolcemente; e se non fossero certi colpi di trapano all'angolo delle labbra e nelle nari, parrebbe fatto col fiato; la tunica lasciata scabra dà l'idea di seta crespa, la cuffietta del capo, d'un velo di seta a righe. Il ritratto è il primo d'una serie di busti muliebri ne' quali il [[Francesco Laurana|Laurana]] raggiunge una finezza anche maggiore. (vol. VI, p. 1034-1035) *[...] le donne del Laurana par che esalino l'anima [...]. (vol. VI, p. 1044) *Scultore mutevole di maniera, Francesco Laurana dalle forme impetuose dei primi tempi arrivò alle più raffinate, sempre circondando le figure sfarzosamente di ornati nello stile più elegante, mettendole in ambienti trionfali. I seguaci, che molti ebbe in Sicilia e in Francia, scemarono la schiettezza dell'impronta nelle sue opere, ne tolsero determinazione, dignità e purezza; ma, in ogni modo, il Dalmata tiene con onore un posto degnissimo tra i maestri che Venezia madre crebbe a civiltà. (vol. VI, p. 1049-1050) ====''La pittura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *Tra i quadri più antichi di [[Gentile da Fabriano|Gentile]] è il polittico dipinto per la chiesa dei minori Osservanti a Valle Romita, ora in molte parti nella Galleria di Brera a Milano. Il pittore si mostra arcaistico più che in altre opere, rappresentando l'Eterno, nell'''Incoronazione'', come un vegliardo colossale, con alta corona gotica, circondato da cherubini dalle ali cangianti, come biforcate; la Vergine e il Redentore seduti nello spazio sopra raggi e fiamme; [...]. (vol. VII, parte I, p. 190) *A Firenze, Gentile, l'apparatore magnifico, riversa fiori nelle gotiche cornici, popola di cavalli, di cani, di scimmie, di uccelli la scena dell'''Adorazione dei Magi''. Passano i Re sul fondo, di contrada in contrada, scendono le erte montane, varcano i ponti levatoi de' castelli, seguiti da cortigiani col falco in pugno, da cacciatori col {{sic|guepardo}}. Il più vecchio si prostra, bacia un piede al divin Bambino che gli pone una manina sulla testa calva; e gli altri due Re offrono riverenti i doni chiusi come in gotici reliquiarî. Vesti di broccato e di damasco, cinture gemmate e con caratteri cufici, come ne' vasi ageminati della Persia, bardature e fornimenti d'oro de' cavalli, risplendono in quella scena strabocchevole di ricchezza, dove il pittore fa la ruota, pavone dalle iridiscenti penne occhiute. (vol. VII, parte I, pp. 196-198) *Rispetto al Fabrianese {{NDR|Gentile da Fabriano}} il [[Pisanello]] sembra un improvvisatore, il quale da ogni cosa che lo circonda, e più che da sé stesso e dai suoi simili, tragga dalla vita degli animali i motivi dell'arte. Cani d'ogni specie, cavalli e muli, scimmie, animali rari e comuni, uccelli visti a volo per le valli o addestrati alla caccia, formano ogni sua delizia. Vero pittore d'animali, ne spia gli istinti ne traduce rapidamente le forme, le abitudini, i moti, ne rende i peli, le piume, le chiazze del colore della pelle, li figura ne' più variati e fuggevoli aspetti; se non gli riesce di sorprenderli di fronte, li persegue a tergo pian piano con la punta d'argento o la penna. (vol. VII, parte I, p. 250) *{{NDR|Commentando l'affresco ''San Giorgio e la principessa'' nella chiesa di Santa Anastasia a Verona}} Qui veramente il Pisanello mostrò la gran novità dell'arte sua, il talento di attore: non la scena di sangue e di morte, ma il momento d'ansia, il silenzio drammatico dell'ultimo momento d'attesa, che precede la folgore e lo scoscio della tempesta. (vol. VII, parte I, pp. 258-259) *È probabile che, dalla maturità in poi, applicatosi specialmente ad eseguir medaglie, il Pisanello lasciasse frammentarie le ricerche dei moti dell'espressione e della vita umana. Oltre i disegni d'animali, tengono il primo posto quelli de' ritratti che dovevan servirgli a modellar medaglie. (vol. VII, parte I, p. 263) *[[Paolo Uccello]] {{NDR|nel ''Diluvio''}} fece ignude gran parte delle sue figure, quasi a meglio mostrare il brivido de' corpi e il gelo delle ossa, in mezzo alla furia degli elementi, sotto il fato che incombe terribile. [...]. Non gli basta disegnare la convulsione dei corpi, ma li fa macerare dalle acque, sbattere dai venti, intirizzire dallo spavento; e da per tutto, nelle acque rigonfie, nel cielo tempestoso, nella furia dell'aria, fa rombare la morte. (vol. VII, parte I, p. 338) *[...] [[Donatello]] non ispirò Andrea {{NDR|del Castagno}} soltanto nell'ornare alla classica la sala del ''Cenacolo'', ma anche nel drappeggiare i personaggi nelle vesti dalle pieghe con forti addentramenti, nodose e contorte. Con lo studio delle forme nuove nell'architettura e nell'ornamentazione, [[Andrea del Castagno]] associò quello del rilevo e della prospettiva, facendo che tutte le figure del ''Cenacolo'' si veggano dal punto di vista dell'osservatore scorciare dal sotto in su con il pavimento, gli scanni, la mensa e i lacunari del soffitto. E nonostante tutte queste raffinatezze d'arte e di tecnica, serbò la sua fibra campagnuola energica e rude. (vol. VII, parte I, p. 348) *La luminosità del colorito elegantissimo e puro, appresa da Masolino e dall'Angelico, ammodernata con lo studio della prospettiva aerea, forma il gran merito di [[Domenico Veneziano]], ch'ebbe ad aiuto e cooperatore [[Piero della Francesca]], il maestro che portò a perfezione quella tecnica, quel dolcissimo impasto di colore e di luce. (vol. VII, parte I, p. 359) *La logica, il senso pratico di cui era dotato [[Filippo Lippi]], ne fa presto un ribelle all'iconografia sacra. Quando dipinse per la moglie di Cosimo de' Medici la tavola della ''Natività'', [...], nell'alto del quadro fece sporgere le due mani dell'Eterno. In antico s'era indicato con una mano sporgente dal cielo l'intervento di Dio Padre; ma Egli non è monco, avrà pensato Fra' Filippo, e dipinse le due mani aperte in atto di protezione. (vol. VII, parte I, p. 364) *Sin dalle opere prime giunte a noi, il pittore {{NDR|Filippo Lippi}} scuote il gioco iconografico, cerca libertà di forme e d'immagini. Gli insegnamenti del [[Beato Angelico]] si perdono nelle sue figure dalle teste schiacciate e quadre, dal naso corto, dalla bocca larga, dalle mani fanciullesche. Molte di esse par che stiano sospettose in ascolto, e solo si elevano alquanto se entro l'arte del Frate<ref>Filippo Lippi fu frate carmelitano fino al 1461, quando papa Pio II lo dispensò dai voti.</ref> penetra un ricordo dell'Angelico. Allora si illuminano le carni, e la grazia veste i corpi atticciati e ne schiara gli aspetti. (vol. VII, parte I, p. 366) *{{NDR|Filippo Lippi}} Nel 1450 gli fu tolto il titolo di rettore e commendatario di san Quirico a Legnaia, per non aver pagato un debito e, peggio, per aver fatta una quietanza falsa a fine di provare d'averlo pagato. Ma molto gli fu perdonato perché molto si fece perdonare per le opere sue, [...]. (vol. VII, parte I, p. 374) *Conquistata la tecnica, il [[Pesellino]] sembra buttarsi a capofitto nel piacere, nel gaudio della vita, nella società più che mai fiorita. Abbellendosi, scaldandosi, rallegrandosi tutto, mirò ad altri maestri, come Paolo Uccello, per imparare a render lo spazio, a rappresentare le delizie del paese, a scorciar corpi per dar vivezza ai moti. (vol. VII, parte 1, pp. 392-393) *Gentilezza senza preziosità, tenerezza senza sdolcinatura, un certo languore nell'espressione e nella grazia di corpi talvolta toscanamente dinoccolati; raffinatezza di segno, colori eletti e splendenti, chiaroscuro sempre più intenso e profondo: tale è il fiore dell'arte di Francesco Pesellino. (vol. VII, parte I, p. 402) *{{NDR|Riferendosi ad alcuni quadri conservati nella Pinacoteca di Siena}} [...] in tutto il [[Sassetta]] porta una amorosa cura, una delicatezza di segno, una colorazione delle carni rosate nella luce, verdognole nell'ombra, una dolcezza di effetti nuovi nella pittura senese quattrocentesca. (vol. VII, parte I, p. 492) *Con l'anima di trecentista, il Sassetta lavorò nel tempo nuovo, dando timide espressioni fanciullesche alle figure spoglie d'ogni grandezza e d'ogni forza. La grande ideal sintesi di Giotto non è più nella rappresentazione della leggenda francescana: le animule figurate del Sassetta vorrebbero vivere nel mondo ultrasensibile. (vol. VII, parte I, p. 494) *{{NDR|Commentando gli affreschi eseguiti nella Cappella Sistina}} Più d'ogni altra cosa il [[Sandro Botticelli|Botticelli]] cercò di rendere il movimento, e oltre quello dell'azione, l'altro ritmico della composizione, per trovare unità ne' diversi momenti dell'azione stessa, o il collegamento delle diverse azioni successive svoltesi nello stesso campo. Curvando, piegando, inchinando, torcendo trovò nel ''Sacrificio di Cora, Datan e Abiron'' l'unità tragica delle azioni diverse, così come, disegnando poi in un solo foglio un Canto della Divina Commedia, riuscì talora a tener di mira la linea della composizione, l'effetto dell'intero Canto, pur commentando passo passo i versi danteschi. (vol. VII, parte I, pp. 619-622) *{{NDR|Commentando l'affresco ''Disputa di S. Tommaso'' nella Cappella Carafa della basilica romana di S. Maria sopra Minerva}} In Roma Filippino par che senta il freddo prendere le sue composizioni delicate, e si sforza ad accentuare lineamenti, anche a ingrossarli. Tra i disputanti, parecchi hanno labbra tumide, slargate, {{sic|nari}} vibranti, orecchie carnose curvate, pesanti vestimenta contorte. Filippino cerca di render la carne, l'aggrotta sulla fronte, l'ammonta sulle sopracciglia, la gonfia nelle {{sic|guancie}} dalla linea che parte dalle nari acute, la rigonfia all'estremità delle labbra, l'affloscia e l'imbudella sul collo. Roma imbarocchisce il {{sic|dòlce}}, il timido Filippino. (vol. VII, parte I, pp. 654-656) *La educazione pittorica di [[Domenico Ghirlandaio]] si può ricercare nell'opera che con tutta probabilità è la prima in cui l'artista si esprima compiutamente, cioè nella cappella di Santa Fina a San Gimignano, ove sembra un continuatore perfezionato, raffinato di [[Benozzo Gozzoli|Benozzo di Lese]]<ref>Benozzo di Lese di Sandro (1420 circa – 1497), più noto con il nome di Benozzo Gozzoli.</ref>. (vol. VII, parte I, p. 716) *{{NDR|Commentando la pala eseguita dal Ghirlandaio per l'altare maggiore della chiesa di San Giusto alle Mura, detta degli Ingesuati, ora conservata agli Uffizi}} La tavola dimostra sì che il Ghirlandaio è uscito dalla stessa corrente artistica dalla quale uscirono il Botticelli e Filippino Lippi; ma pare che il giovane pittore avesse l'animo aperto al nuovo, e raccogliesse fiori da altri giardini non piantati da Fra' Filippo<ref>Filippo Lippi.</ref>, e specialmente da quelli di Andrea Verrocchio. (vol. VII, parte I, p. 724) *Più che con gli scarsi dipinti, il Verrocchio insegnò con l'opera di orafo e di scultore; ma anche con la sua tecnica esperienza di pittore dette impulsi verso la perfezione della pittura toscana, usando i nuovi metodi del colorire ad olio, giungendo nella costruzione del nudo a forte solidità e a sicura penetrazione de' muscoli e delle ossa, arrivando a imprimere nei corpi una forza vitale, più che con l'atletica potenza de' {{sic|Pollaiuolo}}<ref>Antonio e Piero del Pollaiolo.</ref>, con la grandezza morale, l'incisiva sobrietà delle linee, l'orgoglio della massa severa. (vol. VII, parte I, pp. 784-785) =====Parte II===== *Unica pittura di [[Melozzo da Forlì|Melozzo]] in Forlì è l'insegna di una farmacia, ora nel Museo civico forlivese: ''Il Pestapepe''. L'atletico facchino di farmacia piomba il pestello sul mortaio con uno sforzo proprio di un Ercole che precipiti Anteo. L'azione per lo stringer dei denti bene espressa nel volto, e per le gambe allargate bene resa nella persona, ha l'eccesso particolare alle insegne che debbono richiamare l'attenzione del pubblico. Nell'oscuro vano d'una porta, la {{sic|pollaiuolesca}} immagine campeggia segnata da un tratto ferreo, potente per l'effetto prospettico. (vol. VII, parte II, pp. 61-62) *Non poteva imitarsi l'arte profondamente individuale di Melozzo. Rimase bensì nel fondo, nell'anima dell'arte italiana; e vive a Roma con quella dei fattori del moderno rinnovamento, e vive a [[Forlì]] dove, in giorni di tirannia, di contrasti di fazioni, di ferocie, Melozzo trovò entusiasmi per l'ideale della bellezza gentile e gagliarda. Tra le scene di sangue e gl'incendi, che arrossano la storia della città sua natale, la figura di Melozzo si eleva come quella de' suoi apostoli, dei suoi patriarchi, de' suoi profeti, grandi, solenni, possenti di corpo e di anima. (vol. VII, parte II, p. 63) *{{NDR|[[Marco Palmezzano]]}} Morto Melozzo, di quando in quando pare che, rivedendo cartoni del maestro, egli si provi a cercare quell'amplificazione della forma quattrocentesca suggeritagli da lui; ma lo squadro delle figure a lui naturale era meschino, cosicché ricadeva poi nelle grette sue forme. Presso la fonte della luce egli la riverbera, benché pallidamente; con lo spegnersi dei raggi animatori a poco a poco scolora, illanguidisce, gli vien meno con la luce il calore e la vita. (vol. VII, parte II, p. 65) *L'espansione delle forme di Melozzo, precursore del Cinquecento, non fu compresa da Marco Palmezzano, che le ridusse entro limitazioni quattrocentesche; e, come un quattrocentista ritardatario il seguace s'inoltra nel tempo senz'accorgersi del trionfar de' geni, allo schiudersi del secolo XVI. Quando nel 1537, a ottantun anno, dipinse la seconda pala d'altare della Pinacoteca Vaticana, non fece che complicare il numero de' santi che si affastellano sul limitare del tiburio, entro cui si eleva, sul trono, la Vergine. E là le reminiscenze di Melozzo si mescolano con quelle di [[Francesco Francia]] in un effetto intorbidato. Chiuse così la sua vita operosa il modesto continuatore di Melozzo. (vol. VII, parte II, pp. 82-84) *Con l'andar degli anni il [[Luca Signorelli|Signorelli]] abbrustolisce ognor più le figure, separandosi del tutto dal suo maestro [[Piero della Francesca|Piero {{NDR|della Francesca}}]]. Piero, composto nei moti dei personaggi augusti, Luca impetuoso e tragico; Piero, chiaro, luminoso e fresco, Luca rossastro, caldo, abbronzato; quegli, col segno a tratti sottili e geometrici, questi, con segni rapidi e taglienti; il primo, a piani semplici, lievemente distinti, il secondo, a piani larghi con forti contrasti.<br>Perciò, se avessimo a dar figura all'immagine suggerita dall'opera dei due grandi, Piero ci apparirebbe come un patriarca nel mattino del secolo; Luca Signorelli, il figlio pastore, nel meriggio infocato, avvolto come Ercole dalla pelle leonina, in corsa, con le carni bruciate dal sole e le chiome ai venti, per i monti e le foreste, pronto alla caccia, tremendo nella lotta. (vol. VII, parte II, p. 336) *[[Andrea Mantegna]] si era ricusato di far miniature per Isabella d'Este, dicendo di non aver attitudine alle cose minuscole, [...]. (vol. VII, parte II, p. 454) *Bernardino di Betto nacque, secondo il Vasari, nel 1454. Fu soprannominato il [[Pinturicchio]], ed anche il Sordicchio, perché, al dire di Francesco Matarazzo, cronista perugino, «era sordo, e piccolo, de poco aspetto e apparenza». Ma, soggiunge il cronista, «come quello maestro Pietro (Perugino) era primo de quella arte, cosi costui era secondo». (vol. VII, parte II, p. 586) *Si è detto che il Pinturicchio è molto fantasioso, e proprio non è: è un apparatore magnifico. Egli si contenta di profondere ori e gemme nel campo delle sue pitture: che queste {{sic|sieno}} bene equilibrate o no, poco gl'importa; che i costumi {{sic|sieno}} veri o no, poco lo turba. Egli ama il colore, ne gode con quegli occhi suoi di gioielliere; ruba ai musaicisti le tessere splendenti; ai tappezzieri le stoffe alluciolate, i tessuti a fiorami, i broccati e i damaschi; ai marmorari il lapislazzuli e i verdi smeraldini; alla moda i veli colorati, le stoffe a righe variopinte, le orlature ricamate; agli orefici le collane, le catenelle, le cinture, le placchette, i globoletti, tutti i gingilli. Nella costruzione delle figure non si affatica troppo; e le mani specialmente sono il cruccio dell'artista, il quale talora non sa che farsene, e le appoggia all'anca, sulle ginocchia, o le stringe alla cintura, le fa additare qualcosa, le fa tenere {{sic|rotuli}} e libri. Non parlano le sue mani! Il Pinturicchio parla soltanto col colore, anzi canta con esso una canzone allegra di festa, un [[ditirambo]]! (vol. VII, parte II, p. 642) =====Parte III===== *Lo svolgimento classico della rappresentazione della Natività, [...], trova nell'esordire di [[Giovanni Bellini]] il più alto coefficiente. Appena della educazione di [[Jacopo Bellini|Jacopo]], suo padre, si trova un lontano accenno nelle lunghe proporzioni della Madonna e nelle congiunte mani lunghette. Egli dà delicatezza al volto della Vergine ed esprime mirabilmente il sonno del fanciullo negli occhi stretti, nella boccuccia respirante, nel braccetto destro penzoloni. Il trono, con ornati del Rinascimento, alla donatelliana, dice la tendenza dell'artista, indirizzata ne' suoi primi anni dal padre stesso verso Padova. (vol. VII, parte III, pp. 420-424) *[[Lorenzo Costa]] fu educato dal [[Cosmè Tura|Tura]] a Ferrara, com'è dimostrato dal ''San Sebastiano'' della Galleria di Dresda, attribuito al maestro stesso, pur recando una scritta ebraica col nome del pittore. Lo stridore di certi effetti, come della colonna di malachite su cui si appoggia il Santo, la crudezza dei lineamenti, segnati grossamente di nero, la mancanza dell'energia, perenne in Cosmè, il minor tondeggiare delle forme, le pieghe del drappo che cinge i fianchi, insolite nel Tura: tutto mostra un coloritore che si attiene al caposcuola ferrarese, ma sommariamente, senza gagliardia e senza profondità. Si ha l'impressione come di un Tura lustrato, superficiale, tagliente nei contorni, con la materialità di un lavoro scolastico. Perciò convien tener fede alla iscrizione, letta e riletta, col nome di Lorenzo Costa. (vol. VII, parte III, p. 761) *Col suo non ricco bagaglio sminuito lungo la via, l'artista {{NDR|Lorenzo Costa}} si recò a Mantova a sostituire il Mantegna come pittore ufficiale di Corte {{NDR|dei Gonzaga}}. Benché rappresentante di una generazione posteriore al venerando maestro, era stato preso da sonnolenza, e i suoi corpi parevano divorati dalla lue da cui egli era infetto. La ricerca della grazia, della spiritualità e della poesia, che ferveva in tutta l'arte italiana, si era espressa da lui con la diminuzione della monumentalità e la pieghevolezza dei corpi; e dentro gli schemi lineari dedotti dalla plastica venne meno la plasticità. (vol. VII, parte III, p. 804) *Egli {{NDR|[[Francesco Francia]]}} era entrato nel Cinquecento con l'ancona<ref name="Ancona">Pala d'altare.</ref> di Pietroburgo, rinnovellato, colmo di plastica forza. E continuò cercando nella purificazione de' suoi tipi, nuovi ideali. Il realismo quattrocentesco cadde con lui, che tramandò per mezzo di Timoteo della Vite<ref>Timoteo Viti (1469 – 1523), pittore italiano.</ref> il decoro formale a Raffaello. Non estese le ricerche, sempre intento a trarre armonie da' suoi modelli, come prima cesellati gli argenti ne svelava il nitore. Non ebbe slanci di ascetismo, non mistici ardori, ma {{sic|divozione}} salda e sincera. E donò alle sue immagini la bontà e l'umiltà de' propri costumi. Molti vollero imitarlo; ma egli poteva esser copiato, non imitato. L'arte sua era come un chiuso vaso d'alabastro, che altri non poteva aprire per mirarvi dentro senza che ne esalassero gl'interni profumi. (vol. VII, parte III, pp. 949-952) =====Parte IV===== *Impacciato a render l'ambiente architettonico, assetato d'aria e di luce, [[Cima da Conegliano|Cima]] fa cadere ogni sipario, dipingendo nell'anno seguente {{NDR|il 1496}} la Madonna fra i Santi Lorenzo e Girolamo. La semplice logica dell'artista trevigiano vuol dar ragione della forma compositiva insolita, ed ecco che egli unisce alla ''Sacra conversazione'' un episodio della ''Fuga in Egitto'' ridotto a semplice macchietta: Giuseppe, buon vecchio pastore, conduce al pascolo il somarello nei prati del fondo. La concezione del gruppo, sotto il mantegnesco albero d'arancio, è essenzialmente plastica. Acute, lucenti, alla maniera vicentina si staccano le foglie sul chiaro cielo, e altissime si alzano le piante in confronto al colle di Conegliano, che poco s'allontana nella visione del paese. [...] Noncurante di effetti prospettici, Cima non sa ancora architettare lo spazio; e il gruppo divino, con le solide forme statuarie, si rileva sul fondo di alberi e di monti come sopra un commesso di marmi variopinti. (vol. VII, parte IV, p. 512) *{{NDR|Cima da Conegliano}} E in ogni tempo, ovunque suoni caro il {{sic|balbettìo}} dell'infanzia, sarà amato l'umile montanaro di Conegliano, che ci dette un poema lieto di suoni dolci, tranquilli, di ritmi armoniosi, di cadenze portate dall'aria di primavera. Fuor dal paesello {{sic|natìo}} il poeta serbò l'ingenuità del cuore, la timida bontà, l'umiltà dell'aspetto, la pietà sincera. A Venezia i grandi pittori s'accorsero ch'egli portava un'onda sana, fresca, dai monti alla città magnifica; Giambellino<ref>[[Giovanni Bellini]], noto anche con il nome di Giambellino.</ref> volse gli occhi umanissimi come a immagine impicciolita di se medesimo, e gli fece onore valendosi della sua invenzione del ''Battesimo di Cristo''; Tiziano da giovane guardò sorridente verso di lui, mentre era in cerca di tipi ai quali dar poi carni vive; Sebastiano del Piombo esordiente lo copiò come si copiano gli esemplari grati allo spirito nei {{sic|di}} delle prime prove. E molti lo seguirono, senza però spargere dalle opere i suoi ricordi di bianchi fiori alpestri, del riso dei monti azzurri, della pace de' campi e de' cuori. (vol. VII, parte IV, p. 551) *Da giovane [[Vittore Carpaccio|Vittor Carpaccio]] sentì pure gl'influssi di questo maestro {{NDR|[[Lazzaro Bastiani]]}} e ne serbò l'incertezza dell'architettura dei corpi e degli ambienti. Rimase l'educazione prospettica all'ingrosso; ma la fantasia e la mano del Carpaccio, pronte ai voli, nascosero le deficienze dell'educazione. Per molto tempo però, ogni volta che la mano s'allentava, rispuntavano, per forza d'inerzia, le figure bastianesche; ogni qualvolta eran ripresi necessariamente dall'artista i vecchi schemi di composizione, riappariva qualche frammento del primitivo lavoro, che pareva sommerso nel corso degli anni. (vol. VII, parte IV, p. 612) *Nel 1496 {{NDR|[[Bernardino de Conti]]}} dipinse il ritratto di Francesco, figlio di Giangaleazzo Sforza, ora nella Galleria Vaticana, fantoccio dalle carni imbottite, i capelli di stoppa, il busto deformato dalla mancanza di scorcio, le mani di stucco con le dita gonfie. (vol. VII, parte IV, p. 1042) *Nella libera replica della ''Madonna delle {{sic|Rocce}}'', del 1522, ora nella Galleria di Brera, Bernardino {{sic|de'}} Conti, parafrasando Leonardo, dà alla Madonna un movimento sgangherato, occhi e lineamenti grossi, capelli intrecciati a catena; e dà ai bambini, tratti da un altro modello leonardesco ripetuto da tutta la schiera de' seguaci, corpi gonfi, occhi smorti ed enormi fronti convesse. Il fondo di rocce, apparato fantastico composto da Leonardo con l'osservazione del vero, è qui mutato in un capriccioso torracchione, tutto frastagliato e forato, e i pinnacoli diventano torricelle con certe strane dentellature, come di chiavi; pizzettature di cartone sembrano le stalagmiti immaginate dal maestro sopra il capo delle sacre figure, e strani monticelli a ventaglio allineati sull'acqua diventano le scogliere lontane, uscenti nell'esemplare dalla nebbia luminosa. Copiando Leonardo, Bernardino mostrò di non aver nulla inteso dei principî del maestro. (vol. VII, parte IV, pp. 1042-1043) *Nel trittico {{NDR|di [[Marco d'Oggiono]]}} già in casa Crespi, le colline del fondo sembran di stoffa; la Vergine e il Battista ripetono stancamente il gesto della Madonna e di Gabriele nella ''Vergine delle Rocce'' di Leonardo; le dure ali uncinate degli angeli hanno la pesantezza degli ornati nel seggio di Maria; San Pietro, con la testa contorta per mancanza di scorcio, si perde nel gomitolo di stoffa formato dal manto. Comincia ad apparir la maniera nel convenzionale paese, nel vorticoso girar delle pieghe, nel chiaroscuro artificioso. La testa dell'angelo a destra si rivede nella ''Madonna'' dell'Ambrosiana [...], dove il segno svanisce e le ombre si raccolgono in pesanti chiazze sul gonfio corpo del Bambino e sul collo della Vergine, mentre nel volto piatto il chiaroscuro si perde e ogni contorno si slarga, come disfacendosi. (vol. VII, parte IV, p. 1054) ====''L'architettura del Quattrocento''==== =====Parte I===== *L'esordio di [[Filippo Brunelleschi|{{sic|Filippo Brunellesco}}]] nell'arte fu esordio di orafo e di scultore, non d'architetto. Due opere, oltre le mezze figurette di profeti emergenti dal quadrifoglio nel dossale d'argento di Pistoia, rimangono a porre in luce le sue qualità di scultore: il ''Crocefisso'' in legno di Santa Maria Novella in Firenze, e il ''Sacrificio d'Abramo'' nel Museo del Bargello. In esse, come nelle gloriose architetture brunelleschiane, la forma tende a definirsi in profili affilati e vibranti, si crea da principi lineari piuttosto che plastici. (vol. VIII, parte I, p. 90) *Ma gloria di Filippo Brunellesco è la sua opera d'architetto, che inizia il [[Rinascimento]] fiorentino, sostituendo alla visione pittorica, attuata negli edifici del Trecento, da complessa disposizione di elementi architettonici e dai conseguenti giochi d'ombra e di luce, la regolarità dello squadro, un più largo uso della linea orizzontale e dell'arco a tutto tondo: la semplificazione che caratterizza, anche per la scultura e la pittura, lo stil nuovo. [...]; Filippo Brunellesco, alle soglie del Quattrocento, compie la riforma dell'architettura, parallela a quella di [[Masaccio]] nella pittura: il passaggio dai ricami del gotico alle pure eleganze costruttive del primo Rinascimento. L'arte classica lo ispira, e ancor più gli esempi dell'arte romanica fiorentina, miracolosa fioritura di forme antiche tradotte con toscana snellezza. (vol. VIII, parte I, p. 92) *Che scatti elastici nelle volute a corna d'ariete dei capitelli di [[Michelozzo]] in palazzo Riccardi, che rotear di spire nei fantastici rosoni, che snellezza nelle foglie d'acanto! (vol. VIII, parte I, p. 120) *Dal 1425 al 1436 Michelozzo servì di freno, con il suo equilibrio, con la sua posatezza, a [[Donatello|Donato]], ardente, impetuoso. (vol. VIII, parte I, p. 238) *Dove [[Cosimo de' Medici|Cosimo de' Medici]] e i suoi passavano, Michelozzo architettava trionfi, stendeva i più suntuosi baldacchini, profondeva ricchezze, sonava oricalchi per la gloria del patrono delle arti, del Magnifico, dell'Augusto Signore di Fiorenza. (vol. VIII, parte I, p. 278) *Per la prima volta, [[Bernardo Rossellino|Bernardo {{NDR|Rossellino}}]] ci appare nella sopraelevazione della [[Palazzo della Fraternita dei Laici|Fraternità dei Laici]] in Arezzo, ove lo scultore architetto segue, con l'entusiasmo dei giovani per il nuovo l'arte di [[Donatello]] e di [[Michelozzo]]. A crear un appoggio alla decorazione superiore e romper il vuoto tra le arcate, gotiche sui lati dell'ordine inferiore, e precedentemente costruite (1375-1377), Bernardo Rossellino disegna leggiere lunghe nicchiette, sopraccariche da trabeazione e da frontoncini triangolari; e su questi ripiega brevemente la lunga cornice, separando la sua parte nuova dall'antica [...]. (vol. VIII, parte I, pp. 491-492) *Il [[Giorgio Vasari|Vasari]] assegna al Bernardo Rossellino|Rossellino grandi idee, grandi propositi per il rinnovamento di Roma, ma forse egli si fece bello delle penne del pavone, cioè delle idee del grande umanista e architetto [[Leon Battista Alberti]], che a Roma viveva ed era da Bernardo Rossellino ammirato e seguito. (vol. VIII, parte I, pp. 495-496) *Imitatore di Leon Battista Alberti, Bernardo Rossellino non ne ebbe la preparazione umanistica, e non ne intese quindi lo spirito animatore, non il fondamento delle architetture. Portato a forme piccole, intagliate, perdette, necessariamente, nello slargarsi secondo il prototipo, la propria finezza. (vol. VIII, parte I, p. 511) *[[Francesco di Giorgio Martini|Francesco Martini]] tenne il campo nell'architettura militare, coprendo per [[Federico da Montefeltro]] di rocche il ducato d'Urbino, consigliando difese al Prefetto di Roma e a Virginio Orsini, ai Lucchesi e al Duca di Calabria; ma fu pure maestro nell'architettura civile e religiosa: tra i maggiori architetti del tempo, adunati da [[Ludovico il Moro]], egli siede, a giudicare dei metodi per la erezione del tiburio del Duomo, con [[Bramante]] e con [[Leonardo da Vinci]]. Segue Leonardo a Pavia per ragionare sulla nuova cattedrale del luogo, e, accompagnato in patria dalle lodi del Duca di Milano e degli Operai del Duomo, dedica i propri servigi alla Repubblica di Siena, cui di continuo i potenti, a gara, tentano sottrarlo. (vol. VIII, parte I, p. 738) *{{NDR|Francesco di Giorgio Martini}} La Toscana, Firenze stessa, non videro sorgere personalità più vicine al [[Filippo Brunelleschi|Brunellesco]], che questo erede raffinato delle eleganze senesi, ingegnere civile e militare famoso. Il suo trattato d'architettura, nonostante la voluta, e talvolta quasi forzata, obbedienza ai precetti classici di [[Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio]], rivela tanta passione di ricerca scientifica, una così schietta praticità d'intenti, quali si riscontrano soltanto in Filippo Brunellesco e in Leonardo da Vinci. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Quando tratta dell'architettura civile, Francesco di Giorgio affronta tutti i problemi relativi alla costruzione; la scelta del luogo, delle acque e dell'aria, la situazione delle case in rapporto ai climi e ai venti, la qualità del materiale da costruzione, mattoni, marmi, pietre, calcine, arene, legni, la distribuzione degli ambienti secondo la destinazione della casa, i metodi per trovar acqua, l'economia generale della città, trattenendosi in modo particolare su quanto interessa l'artista, e cioè sulle proporzioni delle modanature rispetto all'edificio, con frequenti riscontri vitruviani, troppo frequenti e voluti dallo scrittore, che pure nella sua opera rivela un'originale e rara personalità. Quando tratta dell'architettura militare, anche più fervida e novatrice diviene la ricerca scientifica: tra le mani dell'architetto si piegano, s'appuntano, si protendono e sfuggono i contorni delle piante di fortezze, disegnando tenaglie insidiose, forbici, grugni di {{sic|cignale}}<ref>Forma arcaica o dialettale per "cinghiale".</ref> e pendii inaccessibili [...]. (vol. VIII, parte I, p. 743) *Il capolavoro di [[Baldassarre Peruzzi]], la Farnesina, vario di effetti per il movimento della pianta, la {{sic|moltiplicità}} dei gradi nell'antica base, la fuga dei viali d'arcate nel criptoportico, mantiene ancora le impronte del tardo Quattrocento senese, con la sottigliezza forbita e compassata propria alle opere primitive del Peruzzi, nelle lunghe lesene della fronte, nelle sottili finestre rettangolari, punteggiate in alto dalle finestruole appese come tabelle alle cornici del fregio. (vol. VIII, parte I, pp. 917-919) *Le tracce dell'antica educazione senese quasi dispaiono in una tarda opera romana dell'architetto {{NDR|Peruzzi}}, il palazzo Massimo delle Colonne, rifugiandosi in qualche sagoma di finestra, in qualche trama d'ornato: l'amore del grandioso, della cinquecentesca opulenza, allontana dalle sue origini l'arte di Baldassarre Peruzzi, che, nei primordi, pur riflettendo gli schemi di [[Francesco di Giorgio Martini|Francesco di Giorgio]], ci appare vestita di una armoniosa e fredda compostezza, lontana dallo spirito vivace del celebrato ingegnere-architetto di Siena. (vol. VIII, parte I, p. 919) =====Parte II===== *Nel 1421, per Martin Contarini, si erigeva la [[Ca' d'Oro]], ''Domus Magna'', modello tipico al [[Tardo gotico|gotico fiorito]] veneziano. [...] Principalmente l'opera fu condotta da [[Matteo Raverti]] di Milano con una schiera di aiuti, milanesi e comaschi. Per essi il gotico fiorito si espande di palazzo in palazzo, di chiesa in chiesa, e tutto ricopre di una vegetazione rigogliosa. A Milano, il gotico si era fatto robusto, e ai virgulti del nord, agli steli ricurvi, aveva sostituito, nelle intrecciature, rami di quercia; alla ragione geometrica, apparati di festa, espressioni di ricchezza e di magnificenza. Venezia si prestava singolarmente alle forme del gotico fiorito di Lombardia; e Matteo Raverti con i suoi trovarono un ambiente adatto alla decorazione pittoresca. Mediante essa, trasformarono il palazzo veneziano, col loggiato inferiore sorgente dalle acque, e il gran loggiato superiore, o ''balconada'', aperto sul salone mediano, ove la famiglia conveniva, riceveva, si raccoglieva con parenti e amici, ospiti e clienti. Di qua e di là dalla gran sala erano le ali, a guisa di torri fiancheggianti la casa; e il cornicione, coronato da ante, merlatura orientale, limitava il piano superiore dell'edificio. (vol. VIII, parte II, p. 277) *[[Francesco del Cossa]], altro grande pittore ferrarese, trovò nell'arte muraria professata dall'avo Giovanni e dal padre suo Cristoforo, un ostacolo ai capricci del [[Cosmè Tura|Tura]], quantunque, nel ''San Girolamo'' sotto un arcone, statua girante sul cerchio del piedistallo, ora nella galleria dell'Ateneo ferrarese, anch'egli si sia dato a scherzare, facendo uscir fuori il pulvino dai capitelli, come da una guaina, tanto che esso appaia prolungamento dei pilastri. Ad ogni modo, in tutte le architetture dipinte, Francesco del Cossa, pure compiacendosi di varietà di marmi, si mostra più massiccio e più squadrato del Tura. (vol. VIII, parte II, p. 393) *L'abside del Duomo ferrarese ci offre un mirabile esempio dell'arte di [[Biagio Rossetti]], che conduce i mattoni a filo tagliente, nitido, puro, nella costruzione regolare ed esatta, nella lineatura matematica dei filari sui fondi, nella disposizione unita ed uguale. Le lesene son tirate con una squadra affilata metallica, gli archi girati con un compasso fermo incisivo; e il cornicione nei due piani dell'abside, benché di terracotta a stampa, è composto con rigore, quasi, potrebbe dirsi, col timore che possa trovarsi un intervallo più o meno grande, la differenza di un attimo, un peso ineguale nella corona di dentelli, di mensoline, di ovuli, di perle. (vol. VIII, parte II, p. 398) *Chi guardi i pilastrini sottili {{NDR|del Palazzo dei Diamanti di Ferrara}}, l'un nell'altro incastrati lungo gli stipiti della porta, vede il Rossetti quattrocentista, ancor esile, lunghetto e sobrio, mentre l'arcone, che serra quei pilastri, è cinquecentesco. L'architetto dunque sentì il bisogno di slargare la porta, di darle un contorno degno della imponenza che assumeva il palazzo tempestato di diamanti. Nelle finestre, nelle cornici divisorie dei piani, nella trabeazione, è ancora il Rossetti, ma come stretto fra tagliapietra vaghi di fregi fastosi, che gli strappan le redini, e si sfogano ad assiepare d'ornamenti ogni cosa. (vol. VIII, parte II, p. 404 e 423) *Allo spirito del [[Bramantino]] più che a quello di [[Bramante|Donato Bramante]], che pure gli fornisce modelli, sembra allacciarsi l'arte di [[Cristoforo Solari]] architetto, alieno dalle ombre forti, dagli aggetti, dalla sonorità degli incavi, corretto qualche volta sino alla freddezza. (vol. VIII, parte II, p. 805) ====''La pittura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *La grande pittura murale {{NDR|il [[Ultima Cena (Leonardo)|Cenacolo]]}} fu dipinta ad olio; e il Bandello, come abbiamo udito, racconta d'aver veduto [[Leonardo da Vinci|Leonardo]] dar talvolta poche pennellate e andar via, ciò non si sarebbe potuto fare con la pittura a fresco. L'esecuzione a olio fu appunto la prima causa della rovina. Verso la metà del Cinquecento il lavoro era già deperitissimo, e il Vasari, nel 1566, non vi scorgeva più che una «macchia abbagliata». (vol. IX, parte I, p. 29) *Raccontasi che, mentre gli Arrabbiati<ref>Fazione di fiorentini nemici di Girolamo Savonarola e dei piagnoni suoi seguaci.</ref> assediavano il convento di San Marco, [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], insieme coi partigiani del [[Girolamo Savonarola|Savonarola]], si chiudesse nel convento per difendere la vita del venerato maestro, e deponesse tremante le armi, quando il Savonarola, per cessare la carneficina, si dette nelle mani dei nemici. Spettatore di tanta tragedia, volse nell'animo l'idea di farsi frate in quel convento stesso di San Marco, che aveva veduto devastato campo di battaglia, incendiato dall'odio popolare, mentre il Savonarola, davanti all'Ostia Santa, pregava coi monaci nel coro. (vol. IX, parte I, p. 225) *Socio ed aiuto di [[Fra Bartolomeo|Fra' Bartolommeo]], [[Mariotto Albertinelli]] esordisce e produce i migliori frutti della sua arte, tutto preso dalle forme di [[Piero di Cosimo]] e di [[Filippino Lippi|Filippino]]. Un suo quadro in una raccolta privata di Roma ci dà l'illusione di ammirare un Piero di Cosimo che parli un linguaggio più grave e intimo del consueto, nella sua profonda semplicità. È una ''Sacra Famiglia'': originalissima composizione. [...]<br>Più che ogni altra opera di Mariotto, questa avvince per un senso d'intimità familiare, profondo, sacro: Giuseppe, tutto chino, col volto in ombra, protegge il fanciullo; Maria posa una mano sulla tempia del figlio, in gesto di tenerezza e di benedizione; abbassa gli occhi gravi come in ascolto dei battiti del cuore su cui posa la mano: nel silenzio del mattino, nella calma luce del cielo che più s'inazzurra sul loro capo, le due immagini silenziose si raccolgono intorno a Gesù, cardine della scena, cuore dei loro cuori. Mai nel corso della sua vita Mariotto ritroverà il timbro grave e profondo delle voci che risuonano in questo quadro, aurora ricca di promesse. (vol. IX, parte I, pp. 351-354) *L'intensità di chiaroscuro, che distingue dalla miniaturistica anconetta di Milano il tondo Pitti, riecheggia nella ''Visitazione'' della Galleria degli Uffizi, dove, per la prima volta, Mariotto {{NDR|Albertinelli}} tenta, sulle orme di [[Fra Bartolomeo|Baccio della Porta]], d'intonare le proporzioni delle figure e dello scenario alla grandiosità voluta dal secolo nuovo. Eppure, egli non riesce a staccarsi dalle tradizioni del Quattrocento: la Vergine, chiusa nel manto, rigida, ripete il tipo filippinesco; il loggiato spazioso che s'apre dietro le immagini sul cielo velato di bianche nuvole, coi suoi archi ampli e le candelabre adorne di grottesche, evoca un motivo prediletto dal [[Perugino]]. (vol. IX, parte I, p. 364) *Un'altra cosa gentile, come tutte le opere di Mariotto {{NDR|Albertinelli}} in proporzioni minime: la ''Madonna col Bambino'' nel Seminario di Venezia. Anche qui le forme arrotondate dimostrano che Baccio della Porta va facendo scuola al suo compagno di lavoro, ma ancora, nella sensitiva irregolarità dei lineamenti e nel tortuoso contorno dei panneggi, vive il ricordo di [[Filippino Lippi|Filippino]], e il gruppo spira una grazia fresca e semplice, una dolcezza di affetti ignote al Maestro più sapiente e severo. Come nella scena della ''Visitazione'', un'arcata accoglie la madre e il fanciullo, lasciando che l'aria azzurra del fondo avvolga i volti soavemente penombrati, di Gesù che sfiora con la mano la guancia materna, e della Vergine china in ascolto della carezza infantile. Solo nella prima ''Sacra Famiglia'' Mariotto parlò un linguaggio così intimo e dolce come in questo quadro tutto ridente d'azzurri. (vol. IX, parte I, p. 368) *{{NDR|Commentando il ''Ritratto di una giovane donna'' negli Uffizi}} [...] tra le opere più significative del talento pittorico di Andrea. [...] Le belle mani che escono dalla manica arricciata, come da una capricciosa corolla di fiore, così bianche e morbide da rivelarci in [[Andrea del Sarto]] il solo pittore capace, in Firenze, di gareggiar coi Veneti, signori del pennello. (vol. IX, parte I, p. 538) *Nella vôlta della [[Cappella Sistina]], sopra le membrature sottili e nitide del Quattrocento, sopra le nicchie marmoree dei Pontefici e le candelabre fiorite dei finti pilastri, e le meravigliose vele, Michelangelo costruisce l'ossatura di pietra, immane e poderosa, che circoscrive le scene bibliche e aduna i profeti e gli ''ignudi'', i putti-cariatidi e i demoni, gli Avi che nei triangoli della volta e nelle lunette sopra i finestroni impersonano, enigmatici e grandi, la vita d'Israele. Organismo animato, l'architettura, massiccia e serrata, a profondi incavi di base piana, e ad aggetti erompenti, esprime, come l'architettura della Cappella Medicea a Firenze e della cupola di San Pietro a Roma, con la vicenda ripetuta di sporgenze e rientranze, l'energia scultoria, il dinamismo plastico proprio alle forme di Michelangelo, e si stringe in inscindibile tutto con le statuarie figure. Massa e rilievo, sono, col movimento, elementi primi dell'arte di Michelangelo: ecco perché, mentre i quattrocentisti incavano nicchie dietro le immagini dei Pontefici e Raffaello curva le pareti del coro nella ''Messa di Bolsena'', e pone la ''Madonna'' del Louvre sotto un'ideale cupola di nubi, Michelangelo stende piane le pareti marmoree dei seggi che ospitano i Profeti, le ampie cornici, da cui si staccano, sui dadi di pietra, i nudi efebi, dalla base piana trae risalto la gigante massa delle immagini. (vol. IX, parte I, pp. 733-736) *{{NDR|Cappella Sistina}} Nessun esempio il Quattrocento aveva dato d'organismo architettonico a decorazione di volte, animato di così atletica energia. (vol. IX, parte I, p. 740) =====Parte II===== *Agli occhi del giovane pittore {{NDR|[[Correggio]]}}, avvezzi alle sottigliezze, alle ondulazioni di linee miti, {{sic|divote}}, [...] dovette presentarsi come un nuovo mondo Mantova, impero dello statuario Mantegna. La forma solenne e massiccia di Andrea piombava romanamente sull'altare della Madonna della Vittoria, foggiava un classico scenario coi celebri ''Trionfi di Cesare'', si disponeva in ritmo grandioso sulle pareti della Camera degli sposi, ove i Gonzaga avevan voluto ricordare le feste familiari con una imponenza sorpassante l'avvenimento casalingo. (vol. IX, parte II, p. 618) *[...] il [[Parmigianino]], oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo [[Correggio]]. (vol. IX, parte II, p. 691) *[...] [[Giampietrino]] richiama, nello sfumato delle carni ceree e nei fondi velati di nebbia, la dolce monotonia delle tonalità borgognonesche, arrotando e inarcando le forme sugli esempi di Leonardo [...]. (vol. IX, parte II, p. 743) *Le prime opere di [[Gaudenzio Ferrari|Gaudenzio]], non rovinate come i frammenti d'affresco nella cappella della Flagellazione a Varallo, ora distrutta, sono le tavolette della ''Vita di Cristo'' nella Pinacoteca torinese. Esse rivelano l'origine schiettamente lombarda del pittore e la sua tendenza a una stilizzazione lineare facile ed elegante, a effetti luministici ottenuti mediante vitree filettature, a lente e languide cadenze. (vol. IX, parte II, pp. 812-813) =====Parte III===== *Tempra schietta di Lombardo, il maestro bresciano educato a Venezia non fu mai un vero [[giorgione]]sco. Mentre [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] giovane e il [[Jacopo Palma il Vecchio|Palma]] miravano all'accordo tonale delle zone cromatiche, il [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]], sin dall'inizio volto a ricerche luministiche, vedeva nei contrapposti d'ombra e luce lo strumento al risalto pittorico delle forme. (vol. IX, parte III, pp. 787-790) *[...] quando vien meno la ricerca delle variazioni di colore mediante minute variazioni di superficie, il Savoldo, nel dipingere il tessuto compatto di una casacca di fustagno o di un cappellaccio di ruvido panno, come nel fissar in luce la massa greve di una mano, apre spiragli verso la pittura del [[Caravaggio]] o di [[Diego Velázquez|Velazquez]] giovane. (vol. IX, parte III, p. 789) *Mentre Venezia si abbandonava alla inebriante canzone del colore, e rapiva ai tramonti l'oro delle carni e dei lussuosi paesi, il Savoldo semplificava il tono per la determinazione pittorica della forma sbalzata da luce. Restìo alle morbidezze dei Veneziani è il suo colore, come lontano dal fuoco tizianesco è il sentimento di grandezza muta, di serietà profonda, che pervade l'arte di questo pensoso ricercatore. (vol. IX, parte III, p. 790) *Il colore del [[Romanino]] si stempera e dilaga nelle forme allargate delle figure; mentre la pasta del colore s'intenerisce, le forme aggrandiscono, e si svuotan di forza. Anche nell'''Assunta'' della chiesa di Sant'Alessandro in Colonna, a Bergamo, ove ancora non sono gonfie le immagini, appare il tormento del pittore intento a cumular nugoli sopra nugoli, monti sopra monti, a torcer drappi, ad acuire gli atteggiamenti degli Apostoli sorpresi. Tranne uno che guarda in alto alla celeste bambola<ref>Verso Maria, rappresentata nella parte superiore del dipinto l'''Assunzione della Vergine''.</ref>, essi gesticolano, e discorrono, scossi come da terremoto. Tutta la preparazione del Maestro, solenne nella vermiglia pala d'altare a Padova, si dissolve, si va disperdendo. (vol. IX, parte III, pp. 815-818) *Si sfoga poi {{NDR|il Romanino}} negli affreschi del Duomo di Cremona, cercando di renderci la ''Passione di Cristo''. Nel rappresentarlo ''davanti a Caifa'', pensa ai costumi variopinti dei lanzi coi cappelloni piumati, coi saioni a scacchi, più che alla divina tragedia. Ricorre anche al Dürer per comporre la scena, senza intenderne l'alto pensamento; e fa una rappresentazione greve, pesante, in un colore rosso, torrido. (vol. IX, parte III, pp. 819-821) *Ciò che non otteneva con la linea, il [[Dosso Dossi|Dosso]] tentava di ottenere mediante i colori, perfino la violenza del moto passato dalle figure alle cose. E, nonostante il cartone di Raffaello, anche più tardi, il Ferrarese, dipingendo in parte il ''San Michele'', «ex voto» di Alfonso I d'Este, [...], per il recupero della città dalle mani del Papa, non {{sic|riescì}} se non negli effetti coloristici, nei lampeggiamenti della corazza, nei contrasti di luce ed ombra, a ottenere agitazione di elementi, e, meravigliando, abbacinando, energia. (vol. IX, parte III, p. 954) *Una natura così sanguigna, come quella di Dosso Dossi, difficilmente poteva ritrarre un personaggio, segnarne i caratteri, senza forzarli, eccitarli, e, potrebbe dirsi, senza farli sudare accostandoli alle sue vampe. (vol. IX, parte III, p. 971) *Il gruppo dei quadretti con ''Sacre Famiglie'' ci ha rappresentato un pittore che viene da Dosso Dossi senza intenderlo, ma standogli appresso, logorando, nella sua pochezza, nella sua incapacità, la materia dossesca. Egli non può essere se non [[Battista Dossi|Battista di Dosso]], vissuto fra gli strumenti dell'arte del fratello, tra gli elementi pittorici ch'egli immiserisce e scompone. Di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] non lascia traccia; ed è a credersi che egli sia stato a Roma più per baciare i piedi alla statua di S. Pietro, che non per dipingere con Giulio Romano e il Penni, Perin del Vaga e Pellegrino da Modena. Avrà avuta una commissione del suo Duca, per dare una seccatura di più a Raffaello; ma certo egli non vide neppure la soglia del tempio pittorico dell'Urbinate. (vol. IX, parte III, pp. 991-997) =====Parte IV===== *Coi suoi passaggi dalle altisonanti battute iniziali ai fiochi arpeggi lontani, la luce è per [[Lorenzo Lotto]], creatore della ''Natività'' di Venezia, quel che è la linea per [[Sandro Botticelli]] nel ''Presepe'' londinese. Gli angeli del pittore mediceo, festuche in balìa dell'aria sopra la capanna di Betlemme, sono esili come questi che si perdono nelle tenebre, verso il cielo, ove la forma è solo un barlume, un sospiro nel silenzio notturno. Così, da uno stormir d'ali angeliche nella notte trasse il suo canto di Natale Lorenzo Lotto, pittore visionario. (vol. IX, parte IV, p. 82) *Mentre dall'arte di Tiziano scaturisce la doviziosa pittura di Jacopo Palma e il luminismo scenografico e costruttivo del Tintoretto, Lorenzo Lotto, con i suoi toni fusi, velati, e le quiete atmosfere {{sic|grige}} degli ultimi tempi, con la sua grazia intima e raccolta, esula da Venezia per fondare una grande stirpe pittorica in provincia: a Brescia e a Bergamo, e sancire il connubio tra Venezia e Lombardia. (vol. IX, parte IV, pp. 111-112) *Il Fiorentino {{NDR|Andrea del Sarto}}, con le sue minori risorse cromatiche, il Veneto {{NDR|Lorenzo Lotto}} con l'appoggio di tutta una tradizione di colore che l'aiuta a toccare più alte {{sic|mète}}, giungono per diverse vie alla visione di forma traverso il velo atmosferico, a un accenno di pittura di macchia e d'impressione. Con scatti, che talora sembrano inspiegabili, Lorenzo Lotto, veneziano fuor della cerchia di Venezia, sensibile a ogni esterno influsso nella sua vita quasi di esule, provinciale di genio, passa da un eccessivo formalismo dovuto all'influenza raffaellesco-romana, all'estremo sforzo impressionistico del Cinquecento. Minuto quattrocentista quando era già morto Giorgione, egli raggiunse in molte sue opere tarde una libertà, una rapidità di visione, sbalorditive nel mondo stesso dominato dal Vecelio. (vol. IX, parte IV, p. 113) *Il [[Benvenuto Tisi da Garofalo|Garofalo]] fu inferiore alla sua fama. Impicciolì i modelli artistici ch'ebbe intorno a sé; e così nel ricordare, decorando il Seminario ferrarese, l'occhio di cielo aperto alla mantegnesca nel soffitto d'una sala di palazzo Costabili, restrinse, ridusse, sminuì scomparti, figure, ornati. Ben presto si fece la sua convenzione, [...]; e quella convenzione mantenne quasi senza scomporsi, anche quando si trovò accanto il focoso Dosso Dossi. Rimase sempre uguale a se stesso; e le sue forme facili, antiquate, superficiali, vennero imitate e ripetute da un gran numero di piccoli seguaci. (vol. IX, parte IV, p. 312) =====Parte V===== *La bizzarria del maestro senese {{NDR|[[Domenico Beccafumi]]}} divien stravaganza nella pala di ''San Paolo'' [...]. Preso dall'ossessione della grandiosità e dello scorcio, egli issa sopra una ristretta base a gradi il macchinoso e vuoto San Paolo, che regge con la destra floscia uno spadone d'eroe da burla e si puntella al piede massiccio, enorme; inturgida la flaccida forma di San Paolo caduto, con la mano sul petto in gesto melodrammatico, mentre attorno a lui altri attori di melodramma, camuffati da panciuti guerrieri romani, guardano e commentano; fa apparire in alto il gruppo della Vergine col Bambino e due Santi come in un'ancona<ref name="Ancona"/> infagottata dal baldacchino bartolomesco<ref>Nello stile di Fra Bartolomeo, detto anche Baccio della Porta (1473-1517), pittore e frate domenicano.</ref> tra gonfi angioletti; e per accrescer lo spettacolo esaspera i contrasti di macchie d'ombra tenebrose e di luci squillanti. (vol. IX, parte V, p. 436) *Nella Siena del Cinquecento, Domenico Beccafumi è certo la personalità più spiccata, e anche la più mutevole, la più capricciosa: talora dipinge come un forte impressionista moderno, talora elabora lucenti oleografie; infonde, per magica virtù di contrasti luministici, le impronte di una maestà sovrumana a qualche testa affiorante dall'ombra, o cade in svenevoli languori; precorre l'eleganza lambiccata e preziosa del Settecento, e foggia marionette di legno per i suoi teatrini di storia romana. (vol. IX, parte V, p. 492) *{{NDR|Esaminando l'''Adorazione dei Magi'' di [[Andrea Sabatini]] nella chiesa dei Gerolamini di Napoli}} [...], composta con elementare semplicità: Madonna e Bambino sopra un banco di pietra, davanti a una nicchia, San Giuseppe in piedi, con le mani incrociate sul bastone e sulle mani poggiata la testa, i re Magi e un paggio dei re. Qualche eco umbro raffaellesca risuona nelle figure giovanili, ma forse traverso [[Cesare da Sesto]]; e la Vergine e Gesù con i tondi lineamenti ristampano in forme pedestri i moduli di Leonardo, da cui deriva anche il moto istantaneo del bimbo. L'insieme è fiacco, stentato, meschino: le dinoccolate figure dei giovani, mascherette di grazia, la Vergine, sciatta e sonnolenta, contrastano col grottesco San Giuseppe, che nello sforzo d'irrigidirsi e far da pilastro tende una gamba, e guata bieco dall'alto in posa da tiranno da marionette. (vol. IX, parte V, pp. 711-712) *L'opera maggiore di [[Taddeo Zuccari|Taddeo {{NDR|Zuccari}}]], coadiuvato dal fratello {{sic|Federigo}}<ref>In altre parti di questo stesso testo, il fratello di Taddeo Zuccari, è citato come ''Federico''.</ref>, dal Tempesta, e da altri, ma direttore della decorazione, di cui, secondo il contratto, doveva fornire tutti i disegni, è l'ornamento pittorico del Palazzo Farnese di Caprarola: ineguale di valore, secondo l'importanza delle varie stanze e la maggiore o minore fretta dell'esecuzione. Come nella Villa di Papa Giulio, l'arte della grottesca ha qui uno dei migliori esempi dell'età postraffaellesca, sebbene spesso lo studio superficiale di ricchezza, la sovrabbondanza dei motivi, l'abuso degli stucchi, distruggano l'eleganza antica; e invano si cerchi lo stile preciso e sottile di un Giovanni da Udine in queste stampe già logore. Così, nella volta della cappella, ove Taddeo introduce il delizioso motivo dei putti-cifra, sguscianti con grazia correggesca, capelli al vento, da mensole e cartelle, la grossolana ghirlanda di frutta intorno al tondo centrale menoma la nobiltà della grottesca rinata nel Cinquecento romano. (vol. IX, parte V, pp. 855-856) *Negli affreschi della ''Vita di San Paolo'' in San Marcello al Corso, e specialmente nella ''Punizione di Elima'', Taddeo s'ispira agli esempi del tardo Raffaello, studiandosi di disporre con maestà statuaria le figure entro lo spazio architettonico. I movimenti sgangherati, la mimica stereotipata e teatrale, i ripetuti motivi di rozzo stampo manieristico, quale il giovane che abbraccia la colonna, ci danno quasi la parodia delle composizioni raffaellesche per arazzi, sommergendo nell'enfasi più stucchevole la maestà degli esemplari. (vol. IX, parte V, p. 865) *La vernice dell'erudizione, che aderisce così interamente alla figura di Federico Zuccari e ne fa un rappresentante più del fratello tipico della moda pittorica propria al tardo Cinquecento, si screpola, si spezza, in Taddeo, appena libero dai suggerimenti dei dotti distributori di temi per i palazzi romani; e allora prende il sopravvento, come in questa opera {{NDR|la ''Battaglia di Tunisi'', nella Sala Regia del Vaticano}}, lo spirito popolaresco, vivace e spesso volgare, che lo distingue da Federico. Rappresentante di un periodo di decadenza, di cui rispecchia tutti i difetti, tutte le debolezze e le pretese, egli ha, come i più dei manieristi, qualche momento felice, che mostra sotto le ceneri dell'arte una scintilla viva: così alcuni quadri mitologici di Valle Giulia, cosi l'''Aurora'' nelle sale della Villa Farnese a Caprarola. (vol. IX, parte V, p. 870) *La prima opera che ci presenti definita e distinta da quella del fratello {{NDR|Taddeo}} la personalità di [[Federico Zuccari]], è l'''Epifania'' della cappella Grimani in S. Francesco delle Vigne a Venezia, firmata e datata 1564, dal marchigiano ventiduenne. [...]. Nello scenario veneto, in cui persino riappaiono, in angolo a destra, i lastroni marmorei cari a Jacopo Bassano, i personaggi si dispongono lungo le due linee a V frequenti nell'arte veronesiana; ma nel disporle Federico Zuccari mostra di non aver la minima idea del valore cromatico delle costruzioni sfaccettate di Paolo {{NDR|Veronese}}, e delle conseguenti rifrazioni di colore: egli rimane il manierista romano che mira a un'eleganza di pose compassata e frigida. La sensibilità del giovane, non ancora qui soffocata dalle aride formule, si riflette nella grazia decorativa che viene al quadro da una distribuzione di figure sparsa e {{sic|leggiera}}, culminante nel nodo serico della Vergine e degli angeli. Il bimbo, minuscolo gingillo, dà l'ultimo tocco a questo singolare esempio manieristico di eleganza languente e preziosa. Anche il colore, nelle sue note basse e fioche, ci presenta in questo esordio di Federico Zuccari un'opera studiata, fredda, ma gentile, aliena da pretensioni spirituali e formali, e come timida in quel tentativo incerto e commovente di conciliare il mondo d'arte da cui è uscita e il nuovo raggiante in Venezia. (vol. IX, parte V, pp. 871-872) =====Parte VI===== *Il pittore ufficiale {{NDR|[[Agnolo Bronzino]], al servizio di Cosimo I de' Medici}} mise in opera tutto il suo talento, tutte le finezze delle sue figurate costruzioni, tutti i fregi, i ricami, i merletti, i tessuti più belli a gloria della corte medicea. Uscito di corte, non parve più così lustro e superbo; lasciò scorgere le sue convenzioni nei quadri chiesastici freddi e grevi. L'artificio s'impadronì dei corpi e della natura circostante, vi sparse l'acqua colata dalla ghiacciaia del Concilio di Trento e della Controriforma. (vol. IX, parte VI, pp. 69-70) *Nefasto all'arte fu, in generale il [[Giorgio Vasari|Vasari]]. Egli falsa il carattere sottile e perspicace del [[manierismo]] fiorentino. Il suo atteggiamento cerebralistico non è quello di un [[Pontormo]] che si tormenta in ricerche di colore e di linea, in ardui problemi di estetica, ma è quello di un letterato che ama i temi dottrinari, di un michelangiolista che vorrebbe, senza sentirle, interpretare le passioni eroiche, e proprio meglio riesce quando, inconsciamente, rinuncia a tutto per veder nella composizione un puro gioco decorativo. Esempio le divertenti battaglie di Palazzo Vecchio. (vol. IX, parte VI, p. 372) *L'eterno compromesso di colore e di forma che affligge il manierismo rende insopportabili la maggior parte delle opere di Giorgio Vasari. E solo quando l'interesse decorativo prende il sopravvento egli giunge all'arte con arditi effetti di scenografo e di caricaturista nato. (vol. IX, parte VI, p. 372) *[...] da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli; [...]. (vol. IX, parte VI, pp. 584-586) *[...] nell'Oratorio del Gonfalone a Roma, teatro della pittura manieristica, [[Lelio Orsi]] rappresentando l'''Arresto di Cristo'', par dia uno strappo a tutte le convenzioni con i suoi effetti fantasmagorici, trasportandoci in uno scenario magico, pauroso, con un paese notturno, con nubi tetre squarciate dal chiaro di luna. (vol. IX, parte VI, p. 643) *La copia dell'opera del maestro {{NDR|la ''Pietà'' di Bernardino Campi<ref>Bernardino Campi (1520 – 1591), pittore italiano.</ref>, eseguita dall'allieva [[Sofonisba Anguissola]]}} è scrupolosa, fedele, ma par che Sofonisba risenta più di Bernardino l'influsso parmigianesco nelle mani affilate della Vergine, nel colore argentino, nella delicatezza del volto a punta, dei lineamenti piccini. Le ombre sono men crude; non tagliano con barbara durezza il profilo del Cristo come nel Campi; la salma s'irrigidisce, piallata come in un tronco, senza più l'impronta vitale che la flessibilità dei muscoli manteneva al prototipo. Ombre leonardesche s'agitano sul volto dell'Addolorata di Bernardino, mentre quello dipinto dalla scolara si porge alla carezza di un lume tenue e diffuso. Tutto divien più blando, più fioco. (vol. IX, parte VI, pp. 924-926) =====Parte VII===== *L'arte di [[Giuseppe Porta]], che si acclimatò all'ambiente veneto più di quella di ogni altro artefice toscano, si muove tra inevitabili incertezze, perdendo talora ogni impronta personale in un fiacco ibridismo, spesso cadendo nella freddezza dell'esercizio accademico, per raggiungere solo di rado – ad esempio nei tondi della biblioteca Marciana e nella pala dei Frari –, e anche qui non interamente, la coerenza stilistica, necessaria alla creazione di una perfetta opera d'arte. (vol. IX, parte VII, p. 426) *Artista dotato, egli {{NDR|Giuseppe Porta}} dà una sua interpretazione blanda e un po' esteriore alle tendenze pittoriche dei Veneti: un senso di misura lo trattiene dal gareggiar con l'audace cromatismo di Paolo {{NDR|Veronese}} o con le magie luministiche del Tintoretto, e lo conduce ad attenuarne gli effetti, ad ammorbidirli. Rimane accanto ai maestri veneti come un raffinato e un virtuoso che ne ami l'arte trascinatrice, non certo come un creatore, e la sua toscana eleganza fa sbocciare talora dalla monotona biondezza de' suoi quadri qualche fioritura improvvisa di rorido e accarezzato colore. (vol. IX, parte VII, p. 426) ====''La scultura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *In Roma [[Lorenzo Lotti]], detto il Lorenzetto, traduttore in marmo del Giona di [[Raffaello Sanzio|Raffaello]] per la cappella Chigi, dà sviluppo alla tendenza classicheggiante nella scultura. L'opera sua più giovanile ricordata dai documenti è il compimento della tomba del Cardinal Forteguerri in Sant'Jacopo di Pistoia, affidatagli da «rifare, ridurre e finire» nel giugno del 1514. (vol. X, parte I, p. 304) *{{NDR|Nel monumento Forteguerri della cattedrale di Pistoia}} Si distingue da tutte queste figure in vesti arruffate e tagliuzzate la Carità del Lorenzetto, chiusa nella tunica a pieghe tranquille e aderenti alle forme, raccolte le ali a mandorla attorno la persona, un braccio arcuato, con la fiaccola nella mano, stretto l'altro alla figura di un putto michelangiolesco, che lo scultore vede in funzione, puramente architettonica, di cariatide, o meglio di pilastrino. Il concetto è freddo: il tema della Carità non ha scaldato il cuore dell'artista; già in quest'opera giovanile, il Lorenzetto è il precursore dei neoclassici, un [[Bertel Thorvaldsen|{{sic|Thorwaldsen}}]] del Rinascimento. (vol. X, parte I, p. 306) *In [[Venezia]], teneva il campo l'arte dei Lombardo, [[Tullio Lombardo|Tullio]] e [[Antonio Lombardo (scultore)|Antonio]], e dei loro seguaci, ornatissimi ricamatori, inclini, specialmente Tullio, a freddezza di [[Neoclassicismo|stile neoclassico]], tanto da anticipare certi aspetti dell'arte fiorita nel periodo napoleonico. I due fratelli iniziano la loro vita artistica lavorando accanto al padre, che aveva conquistato il dominio di Venezia nell'architettura e nella scultura. (vol. X, parte I, p. 357) *[...] il [[Tullio Lombardo|Lombardo]] accarezzato e forbito, che ammollisce marmi e lustra superfici, infonde ad alcune figure {{NDR|della ''Pietà'' nella chiesa veneziana di San Lio}} forza rude, quasi [[Andrea Mantegna|mantegnesca]]; al corpo di Cristo, scavezzo sul grembo della Madre, tensione spasmodica, esasperata acerbità formale. Un contorno tagliente stacca il Cristo dalla Madre, che lo trattiene mentre scivola dal suo grembo; lo stesso contorno fermo, incisivo, precisa i lineamenti del volto, le nervature e le dita delle mani spianate.<br>La stilizzazione del rilievo propria di Tullio ha qui uno dei più tipici esempi: ogni contorno è sottolineato e precisato da forti scuri; tutte le figure, di modellatura larga e compressa, sono a staccato. Anche la Madonna, libera dal fondo, è appiattita, come impressa in cartapesta.<br>I forti sottosquadri originano ombre in certo modo paragonabili a quelle della scultura romana, soprattutto nel determinare la flammea capigliatura di Cristo. Le pieghe, calligrafiche e tese sulle persone, sono qua e là ammaccate, quasi da colpi di martello, e anche da ciò l'arte flemmatica di Tullio deriva insolita energia, un'espressione di sensibilità dolorosa, che svanisce nelle due comparse del fondo, presso la croce, appunto per l'attenuazione degli scuri. (vol. X, parte I, p. 368) *La finezza di gradazioni nel bassorilievo, che si nota nella parte superiore della pala di San Giovanni Crisostomo, si ritrova in un'opera tra le più delicate di Tullio {{NDR|Lombardo}}: l'''Annunciazione'' del Seminario vescovile a Venezia. Suggerita con tenui linee architettoniche la stanza della Vergine, Tullio vi ha collocato nel mezzo il tabernacolo, come finestra lombardesca con timpano triangolare, e ai lati di esso, le figure di Maria e dell'angiolo, composte nella guaina delle vesti tese, a pieghe preziose, calligrafiche.<br>Il modellato dei volti è lieve, quasi vaporoso nella sua morbidezza, e lo staccato di quello dell'angiolo proietta un'ombra sulla parete. Con una mano sul petto, schiusa la bocca, Gabriele, agghindato da ciocche a catenella con l'artificiosa eleganza di Tullio, mormora le parole dell{{'}}''Ave''. Anche la Vergine, conserte le braccia placide, schiude le labbra alla parola. L'arte arida dello scultore si anima d'un soffio di delicata poesia, e par che qualcosa l'avvicini a [[Luca della Robbia]] nel sentimento tranquillo, alieno da drammatico impeto. (vol. X, parte I, pp. 373-374) *L'intensità di vita delle figure nel primitivo Presepe {{NDR|della chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina}} si ritrova in un capolavoro del Nolano: il ''Crocefisso ligneo'' nella chiesa di Santa Maria la Nuova, opera più tarda, prossima alla pala d'altare di Monteoliveto, e cioè al gruppo di sculture ove [[Giovanni da Nola]] inclina ai modi toscani del Santacroce<ref>Girolamo Santacroce (1502 – 1537), scultore, architetto e medaglista.</ref>. Anche qui i tratti del volto son marcati da realistica crudezza: la bocca febbrile e amara, l'occhio sbarrato d'angoscia nell'ombra dell'orbita, le sopracciglia tese sino allo spasimo, tutto partecipa all'espressione d'atroce agonia, persino il nodo del drappo che si torce a gotica fiamma. Ma in questo capolavoro Giovanni da Nola ha raggiunto un grado di raffinatezza toscana mai altrove raggiunto, e una bruciante sensibilità nel render lo strappo dei tendini tesi di braccia e dita, lo scricchiolìo delle costole nel corpo di nervosa eleganza brunelleschiana. (vol. X, parte I, p. 722) *Non ritrovano la delicata spontaneità della ''Madonna della Neve'' {{NDR|in}} altre sculture del Nolano appartenenti a questo periodo, né l'''Ecce Homo'' di legno in Santa Maria la Nova, male imbrattato di colore, manifestazione di sentimentalismo pietistico da prematuro Seicento, né il ''San Giovanni'' in marmo della chiesa di San Domenico Maggiore, d'impronta sansovinesca, tra le più ammanierate sculture del Nolano, nonostante la vivacità dei contrasti d'ombra e luce. Il Crocefisso ligneo, di cui già parlammo, in Santa Maria la Nuova, è invece l'espressione maggiore dell'arte di Giovanni da Nola in questo periodo. (vol. X, parte I, p. 734) =====Parte II===== *Com'è noto, [[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] si valse di aiuti, specialmente di [[Raffaello da Montelupo]], ad apprestare le statue che fiancheggiano il Mosè e sovrastano alla sua mole. [...] Raffaello da Montelupo, pur traducendo disegni del Buonarroti, tornisce le forme e le addolcisce alla maniera raffaellesca. (vol. X, parte II, pp. 55-58) *Il classicismo, invadente nell'arte del [[Giovanni Angelo Montorsoli|Montorsoli]], le toglie, col suo peso accademico, la naturale vivezza, il senso di forma in movimento istillato da Michelangelo. (vol. X, parte II, p. 111) *Uomo di chiesa, frate servita, il Montorsoli dona poco dell'arte sua alla chiesa, e tutto il suo spirito, tutta la sua commozione, profonde nelle figure che interpretano le sue fantasie. Vi è una terracotta a Berlino, nel museo Federico, raffigurante una donna disperata, forse studio per una delle sue fonti, dove par di sentire il fremito del nudo angosciato, che nell'urlo si raccoglie e s'accascia. E la terracotta non uguaglia la ''Scilla'' della fontana del ''Nettuno'' a Messina in libertà di movimento pittorico, benché alla creta il Montorsoli dia pastosità di colore, tendendo ad arco le forme turgide, gonfie di linfa. Così il maestro rivela le sue tendenze, come già le aveva rivelate primamente nel satiro suonatore del monumento ''Sannazzaro'', e nel ''Marsia'' legato tragicamente all'albero, figure che rompono gli effetti accademici del mausoleo per portarsi tra i boschi e le selve. Dall'Accademia, dalla tradizione del Sanzio, dalla maestà di Michelangelo, sembra che il Frate, buttata la tonaca alle ortiche, si fugga incontro a forme barocche, scrollando da sé il gelo dell'accademia, il meccanismo raffaellesco, il peso dello sforzo michelangiolistico. (vol. X, parte II, pp. 150-153) *{{NDR|Raffaello da Montelupo è}} [...] autore del ''San Damiano'', nella Cappella Medicea, la sola statua michelangiolesca uscita dalle sue mani. I lineamenti contratti del volto, i capelli agitati fiammanti, le vesti tormentate, le mani, ove fan rete le vene turgide, dalle falangi rettangolari schiacciate, lascian sentire come il prototipo dello scultore sia stato il Buonarroti, che imperava nella Cappella Medicea. [...].<br>Il mite, il raffaellesco Raffaello da Montelupo sente nella cappella Medicea la passione di Michelangelo, che in seguito gli sfugge per sempre. (vol. X, parte II, p. 154) *Tre bassorilievi col busto del [[Baccio Bandinelli|Bandinelli]], uno nei musei di Stato a Berlino, il secondo nel museo dell'Opera di S. Maria del Fiore a Firenze, il terzo nel Louvre a Parigi, ci danno la misura dell'arte dello scultore in ordine di tempo. Nel primo, c'è una gran penetrazione della forma, una sensibilità pittorica, un'attenzione a determinare i lineamenti e a segnarne con energia i particolari; nel secondo, questi spariscono; le linee, diritte o quasi, del sopracciglio, della base del naso, delle labbra, s'incurvano; le superfici mobili, molteplici, commosse, s'uniscono, si gonfiano; i capelli a riccioli sottili, incisi, riappaion battuti come su lastra metallica; la barba, lunga, serpeggiante, a spire fiammanti, diviene un ghirigoro grosso, terminato a riccioli; l'occhio acuto si smorza nel tondeggiar dell'orbita, le nari non vibrano più, le labbra non si serrano energiche, l'orecchio si scodella senza più quel sottile tirato dei nervi; e il busto, che prima veniva tagliato dalle pieghe del manto gettato sulle spalle e aggirato sotto il petto ignudo, qui vien tagliato al modo classico, a scarpa. Ma nella terza edizione del busto la forma perde anche l'effetto dello stampato, dello sbalzato su metallo; il profilo divien laminare e i lineamenti si disegnano invece d'essere scolpiti, i riccioli si fanno calligrafici, la barba a cordoni si chiude a chiocciolette; e il busto, più classicheggiante, porta uno scarso mantelletto agrafato sulla spalla. Il primo busto spira maschia energia, il secondo bonomia, il terzo disfacimento [...]. (vol. X, parte II, p. 192) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] quando fece ''Ercole che sottomette Caco'', davanti al palazzo della Signoria, le generalità classiche non gli permisero di animare la rappresentazione, di spiegarla in potente unità. Nel far le cose colossali, la visione dell'insieme non si ha se non interamente abbracciandolo per forza d'astrazione e incatenandone le parti, come avrebbe fatto Michelangelo; se non trasportando idealmente pesi e misure a un livello di sopra, di sotto, di là dalla propria visuale, nei piani e in profondità: e il Bandinelli, che non ebbe quella supervisione, mise cumuli sopra cumuli marmorei, massi sopra massi; fece una roccia scalpellata più che corpi giganti svincolati dal sasso. (vol. X, parte II, p. 199) *{{NDR|Baccio Bandinelli}} [...] nel busto in bronzo {{NDR|di [[Cosimo I de' Medici]]}} si manifesta l'educazione dello scultore dal padre orafo, maestro anche di [[Benvenuto Cellini]], e appare la sua natura più schietta e più viva, non agghiacciata da stilistiche apprensioni. (vol. X, parte II, p. 204) *Qualche impronta dell'arte di Baccio Bandinelli, con la sua visione sommaria e spianata dei volumi, si riconosce nella più antica opera nota dell'[[Bartolomeo Ammannati|Ammannati]]: la statua tombale di ''Mario Nari'' al Bargello, già nell'Annunziata, con evidente imitazione delle figure giacenti di Michelangiolo sulle tombe medicee.<br>Il simulacro del defunto si solleva dal sepolcro; punta il busto sulla sinistra. È tra le opere dell'Ammannati più inclini a michelangiolismo, ma ad un michelangiolismo addolcito, trattenuto, che attenua la determinazione dei volumi singoli, mirando all'espressione del volume totale. I muscoli, in quel tendersi, in quell'incavarsi della forma irrigidita, si schiacciano; la lamina della corazza si stampa sul busto; gli spallacci s'addentrano nelle carni; i lineamenti michelangioleschi diventan schematici. (vol. X, parte II, p. 357) =====Parte III===== *Quando, nel 1543, [[Alessandro Vittoria]] giunse a Venezia, inviatovi dal vescovo [[Cristoforo Madruzzo]], ed entrò nella bottega di [[Jacopo Sansovino]], aveva diciott'anni appena, ma doveva già essere educato all'arte se poté presto eseguire la bella statuina del ''Battista'' ora sopra una pila d'acqua santa nella chiesa di San Zaccaria, ove l'impronta sansovinesca è come nascosta dalla violenza espressiva di uno scalpello accanito a rendere i segni della macerazione fisica e il solco del dolore in ogni tratto del volto scarno e delle mani scheletriche. Forse a tale tendenza verso un realismo penetrante, pungente, che, pur tra le fioriture decorative del costume, impronta i profili medaglistici di ''Maddalena Liomparda'' e di ''Caterina Sandella'', di un rude popolaresco vigore, non fu estranea una prima educazione a Trento, ove, nella cantoria di Santa Maria Maggiore, son busti bronzei di prepotente rustica forza. (vol. X, parte III, p. 74) *Scultore campagnolo, il [[Vincenzo Grandi|Vicentino]] taglia come nel legno le sue rustiche immagini; inesperto del bassorilievo, divien goffo nelle figure di fondo. Goffa è anche la ''Madonna'' a tutto tondo, grassa contadina infagottata nelle vesti, ma il sole che accende il volto paffuto infonde respiro ai lineamenti ingenui. E piena di rustica forza è la figura del pastore in ginocchio presso il giaciglio, che par uscita, con la cupa testa barbuta e il nodoso bastone, da una tela del bresciano [[Giovanni Gerolamo Savoldo|Savoldo]]. Lo scultore semplice e vivido si delizia ad avvicinare il manto lanoso del somarello al lucido cuoio del bove; muove il gruppo saltellante degli angioletti cantori al ritmo scherzoso della luce e dell'ombra; è maldestro, rustico tagliapietra, ma raggiunge talvolta, come nella gracile figuretta di fanciullo che s'aggrappa alla veste di San Giuseppe, effetti pittorici nuovi alla scuola dei Lombardo<ref>Famiglia di scultori e architetti attiva principalmente a Venezia tra il XV e il XVI secolo.</ref>. (vol. X, parte III, p. 76) *Nel 1543, primo anno di sua dimora in Venezia, mentre il [[Jacopo Sansovino|Sansovino]], suo maestro, stava per ultimare con drammatico impeto i rilievi delle tribune di San Marco, Alessandro Vittoria scolpiva la statuetta in marmo del ''Battista'', ora sopra una pila nella chiesa di San Zaccaria. Vi si sente, nel taglio allungato della figura, nel cader del manto dal fianco a terra, nello stringersi di tutte le membra al tronco, un'eco di modi sansovineschi, benché una opposta sensibilità sia nei due artisti, Jacopo Sansovino, incline a dolci ritmi, a un sereno ideale di grazia e di pittorica morbidezza, il Vittoria appassionato nel rendere l'ardente spiritualità del Santo con l'effetto cromatico di ombre che s'incanalano negli avvallamenti del volto consunto, entro i cavi di un fusto lungo, scheletrico, come arso dal sole rovente del deserto. (vol. X, parte III, p. 82) *Tra il 1581 e il 1583, il Vittoria attese alla pala d'altare in bronzo per [[Johannes Defuk|Giovanni Fugger]], ora nella raccolta del Dott. Preston S. Satterwithe a New York. Vi rappresentò l'''Annunciazione'', certo ispirandosi alla pittura di [[Tiziano Vecellio|Tiziano]] nella [[Chiesa di San Salvador|chiesa del Salvatore]] a Venezia. Comporre una pala a rilievo sulle tracce di una pala dipinta è certo tentativo di gusto discutibile, fortunatamente non ripetuto altrove dal Vittoria, ma bisogna riconoscere che l'effetto di luce ottenuto dallo scultore rivela una sorprendente sensibilità pittorica, un'arte ricca di ogni accorgimento nel lavorar le superfici, ora sgusciandole come il velo della Vergine, ora sfaccettandole come il manto dell'angiolo, sempre acuendo le nervature delle pieghe, affilando e spezzando gli spigoli per ottenerne rifrazione di luci, scintillìo. (vol. X, parte III, p. 116) *Il giovane principe [[Francesco I de' Medici|Francesco de' Medici]], che a Firenze divien protettore del [[Giambologna]], è ritratto, nel busto del palazzo Uguccioni, in armi, fasciato dal manto abbondante. Ha gli occhi grandi, bovini, coperti come da un velo; la barba e i capelli a piccoli ricci, la decorazione del busto ingrossata a sinistra, fuor del suo naturale equilibrio. Lo scultore che in Toscana arriva al metro perfetto, ai canoni grammaticali, si trova fuor di misura imponendo il busto del suo mecenate sul plinto marmoreo. Si potrà ammirare la cura nel render la cute giovanile, quasi luminosa, del Principe, e l'ombra delle sopracciglia trasparenti; ma si nota, nei ricciolini delle chiome e della barba, un certo artificio; troppa regolarità nella gorgiera, troppo spessore nel manto sul busto arcuato. (vol. X, parte III, p. 697) *All'Annunziata<ref>Il Giambologna fu sepolto nella cappella della Madonna del Soccorso della basilica della Santissima Annunziata di Firenze.</ref> dorme {{NDR|il Giambologna}} l'artista glorioso che trovò a Firenze misure, canoni, ordinamenti, grammatica. Egli fiammingo vi portò un po' di realismo grezzo, quale si mostra nell'aquila e nel tacchino. Liberatosi da quel realismo, cadde nell'Accademia fiorentina, cioè nelle regole e nei canoni, senza tuttavia abbandonare del tutto la primitiva vivacità; ed appunto questo residuo di realismo anche nelle opere tarde lo rende migliore di altri manieristi alla fine del Cinquecento. Le misure e i canoni nel secolo XVI furon dati dai Fiorentini al mondo: gli stranieri, dal Dürer a Giambologna, al Rubens, non hanno fatto che riceverli. Il Giambologna, pur ricevendoli, ebbe libere uscite, non essendo il manierismo uno stile, ed ebbe anche incoerenze, contrasti stilistici, come ad esempio tra il ''Nettuno'' della fontana di Bologna e le ''Sirene'' della base. Tuttavia il Fiammingo, al declinare del Cinquecento, anche tra i moduli dell'aulica forma, anche nell'algore accademico, trova, per le linee delle figure, ritmo, eleganza, nobiltà; per le masse equilibrio e slancio, togliendo peso, con l'accelerato movimento, alle forme giganti. (vol. X, parte III, pp. 788-791) *Arrivato a Firenze, quando l'[[Bartolomeo Ammannati|{{sic|Ammanati}}]], nella ninfa della fontana di piazza, dava gran saggio di sé, Giambologna non ebbe suo il campo nella scultura, ma presto, salutato dal Granduca {{NDR|Francesco I de' Medici}} principe degli scultori, si innalzò anche sopra il vecchio Ammanati ormai rattristato e indebolito da pregiudizi religiosi. Egli continuò sempre col suo gran passo, ginnasta dell'arte, seguito da una folla di scolari, che parevano prepararsi a ludi olimpici col loro maestro; ma al pari di lui, fors'anche più di lui, nello scolpire i grandi blocchi di marmo, si mostrarono accademici, mentre nelle crete, nei bronzi, segnavano il trionfo dello stile pittorico spuntato dal manierismo. E con lo stile pittorico si prepara l'avvento al [[barocco]]. (vol. X, parte III, p. 791) ====''L'architettura del Cinquecento''==== =====Parte I===== *Lo scultore [[Lorenzo Lotti|Lorenzetto]] fu ligio a [[Raffaello Sanzio|Raffaello]], non solo con le sue opere di scalpello, ma anche nelle architetture, e, come operò sui disegni del maestro a palazzo Vidoni, così si studiò, di seguire i suoi esempi costruendo il palazzo del Bufalo o della Valle. Oggi la facciata, anche per le manomissioni successive, non ci dà forse, se non nel centro, un gradevole effetto con le tre finestre più raccolte del primo piano, le tre distanziate del secondo, le tre del terzo, più semplici e brevi. È un'armonia che si disperde nell'estensione del prospetto, che non può darci troppa buona idea della bravura architettonica del maestro, con la monotonia di quei suoi lunghi filari di finestre. (vol. XI, parte I, p. 332) *Il [[Sebastiano Serlio|Serlio]] ci rappresenta l'arte nostra {{NDR|l'archiettura}}, che, giunta a grande fioritura, trova regole, norme, che la Rinascita rende universali. L'architetto bolognese vide Roma negli aurei giorni dell'architettura, lavorò a Venezia, ove [[Jacopo Sansovino]] foggiava un nuovo stile, e dimorò in Francia, studiando i differenti costumi dell'edificare, riuscendo a raccogliere gran copia di osservazioni e di elementi per il suo prontuario architettonico. Tutta la vita del buono e dell'umile pedagogo fu quella di raccoglitore e di seminatore. (vol. XI, parte I, p. 468) *[[Andrea Marchesi (architetto)|Andrea Marchesi]] da Formigine s'ingegnava nell'arte dell'architetto non sua propria. Molti falegnami passarono all'architettura specie nel '400, ma Andrea Marchesi vi trapassò a fatica, perdendo alquanto della sua gran valentia di decoratore. Essa si manifesta nel fregio della porta {{NDR|del [[Collegio di Spagna]] di Bologna}}, degna d'un antico, ma la forza, il chiaroscuro di quei girali, vien meno. L'intagliatore non poteva conservare il suo aspetto occupando spazi che l'architetto avrebbe dovuto riservare a sé, senza riempirli d'ornamenti, senza fiorirli. La subordinazione dell'ornato veniva a mancare collegandosi, con l'ornamentista, il dominatore architetto. (vol. XI, parte I, p. 800) *[...] l'equilibrio, il ritmo voluto dall'architettura di questo tempo non è sempre sentito da Andrea da Formigine, che, nel palazzo Scarselli, a destra, fece un pilastrone scanalato non corrispondente con l'altro a sinistra. In tutto si vede che l'intagliatore ingegnoso, ora per le sue architetture s'ispira a Venezia, ora a Milano, talvolta cerca forme antiquate, tal altra si studia di fare il nuovo. Poco fondato, egli si prova a fare quanto può, contento d'ornare, di fiorire d'intagli i palazzi sorti su suo disegno. Più che l'armonia del corpo egli vede la veste adorna. (vol. XI, parte I, pp. 801-802) *Si assegna [...] al [[Giovanni Francesco Mormando|{{sic|Mormanno}}]] la più bella facciata di palazzo napoletano, quella del palazzo di Capua, ora Marigliano, in S. Biagio dei Librai. La facciata subì alterazioni diverse, ma, nell'insieme, come dice giustamente il Pane, «manifesta la impeccabilità di una pura equazione geometrica, come quella che è dato riscontrare nelle opere migliori del Rinascimento». Purtroppo i restauri hanno lasciato solo intravvedere qualche traccia del {{sic|Mormando}} in quello stesso palazzo e nell'altro dei duchi di Vietri, poi Corigliano. (vol. XI, parte I, pp. 954-956) *In Santa Maria della Stella alle Paparelle, edificata, per voto e con danaro proprio, dal {{sic|Mormando}}, si può vedere qualche reminiscenza bramantesca nella facciata con pilastri corinzi, scanalati sino a due terzi d'altezza, [...]. (vol. XI, parte I, p. 956) =====Parte II===== *[[Michelangelo Buonarroti|Michelangelo]] porta nell'architettura l'ideale di massa in movimento, come espressione di energia eroica. Dove è statica della coordinazione [[bramante]]sca, succede movimento; la coordinazione si trasforma in una più stretta unità, in subordinazione all'unità. Gli elementi si fanno più grossi o restan più grezzi, per presentarsi come massa, anziché come linea. (vol. XI, parte II, p. 1) *La [[Cupola di San Pietro|cupola]], che Michelangelo elevò nel cielo di Roma sulla chiesa madre della Cristianità, nel cuore della città papale, come gigantesca tiara, tiene delle progettate cupole albertiane la voce sonora, della cupola di Santa Maria del Fiore l'ascensione trionfale; ma questi effetti nascono, non dai rapporti numerici dell'Alberti, non dalla {{sic|leggiera}} trama del Brunellesco, bensì da vigorosi contrasti di masse e di chiaroscuro, da vicenda di slanci e di freni, dalla lotta, che è in ogni forma creata dalle appassionate mani di Michelangelo. (vol. XI, parte II, p. 118) *Espressione magnifica di Roma monumentale, la grandiosa cupola {{NDR|di san Pietro}} ha le membra possenti, le violente energie delle statue michelangiolesche. La sua mole, che di lontano trova riposo nella maestà delle ampie curve ascendenti, è il sogno della fantasia di Michelangelo verso la grandezza divenuto realtà. (vol. XI, parte II, pp. 118-121) *Non l'interrotto monumento di Giulio II o la mutilata montagna marmorea di San Pietro in Vincoli, ma questa cupola {{NDR|della basilica di San Pietro}}, massima espressione di una forma prediletta e tipica dell'architettura nostra, legame fra l'Italia e l'Oriente, traduce la sete di grandezza dello scultore {{NDR|Michelangelo}}, che aveva divisato di trasformare una montagna in gigante, di martellarne il corpo nelle rocce, ergerne il capo nella regione delle nubi. (vol. XI, parte II, p. 122) *[[Flaminio Ponzio]] aiutò e continuò l'opera di Martino Longhi in palazzo Borghese, e noi crediamo di riconoscere il suo intervento, anziché nella facciata verso via Fontanella di Borghese, che ci sembra propria del Longhi per la sua divisione a specchi, nell'altra, più vasta e magnifica, verso piazza Borghese, libera da lesene divisorie e arricchita da un grande scudo a foggia di cartella barocca, che s'aggrappa al timpano dell'edicola sovrastante il balcone e a quello della porta-finestra, animando col suo capriccio tutta la facciata e distruggendo l'impressione di vacuità, d'inconsistenza, che l'edicola desta nel prospetto verso via di Fontanella Borghese. Anche la bellissima lenta scalinata a gradi poligonali, che si stende a conchiglia rovescia davanti alla porta, e il cancello, tutto proprio di Flaminio Ponzio nella grazia esile e fiorita dei suoi motivi ornamentali, concorrono all'accentramento dell'effetto decorativo nell'asse mediano della facciata. (vol. XI, parte II, pp. 876-878) *[[Domenico Fontana]] è l'architetto che lavora una facciata di chiesa come il rettilineo d'una strada, e, quando fosse vissuto in tempi moderni, come le rotaie d'una ferrovia. È un tecnico d'alto valore: innalza obelischi sulle piazze di Roma, trasporta la cappella del Presepe sotto il pavimento della cappella Sistina a Santa Maria Maggiore; distrugge, impetuoso vandalo, antichità pagane e cristiane, sempre benedetto da [[Papa Sisto V|Sisto V pontefice]]. (vol. XI, parte II, pp. 916-917) *Purtroppo l'attività edilizia di Sisto V andò a scapito di augusti monumenti; e il Fontana ne fu l'esecutore inflessibile. Rovinò i resti delle [[terme di Diocleziano]], che impedivano la costruzione di [[Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri|Santa Maria degli Angeli]]; restaurò [[Basilica di Santa Sabina|Santa Sabina]], rimovendo gli antichi amboni, cancellando primitive pitture, demolendo i rivestimenti marmorei della tribuna; distrusse il [[Settizonio]]; e poco mancò che il [[Colosseo]] fosse da lui trasformato in lanificio, con logge per i tessitori, botteghe per le vendite. La morte del barbaro Pontefice sospese l'opera iniziata dal barbarico architetto, che già incominciava a spianare il suolo intorno al Colosseo, come racconta il [[Francesco Milizia|Milizia]]. Il costruttore, ch'ebbe più grandezza di spazio che grandezza d'arte, che ci dette più quantità che non qualità di lavoro, ci rimane quindi in aspetto di impresario, tenace come il Pontefice che lo protesse, rapido, forte d'intelletto, non d'arte. (vol. XI, parte II, p. 931) *[[Pirro Ligorio]], a [[piazza Navona]], costruendo il [[Palazzo De Torres - Lancellotti|palazzo di Ferdinando Torres di Granata, ora Lancellotti]], si mostra contenuto nella facciata, che al pianterreno ha il bugnato un po' aggettato, e, nei piani superiori, semplicemente inscritto, ben ripartito, come a quadrelli in pavimento, regolarissimi, tranne verso la catena agli spigoli, ove essi perdono il moto uguale, e par s'allunghino a cercare connessione. Tende a monotonia, anche nel disegnare l'interno, l'architetto composto, ordinato, uguale. Ma il casino di Pio IV nei [[Giardini Vaticani]] fugge da questo silenzio: lavorano i fontanieri a rivestir di musaici all'antica pilastri e basamenti; ritornali gli efebi, le ninfe; escon le driadi dai boschi per vivere tra le ghirlande, i nastri, i festoni. Le grottesche romane antiche, quelle timide di [[Giovanni da Udine]], riprendon corpo, si addensano sulle pareti, si rilevano dalle riquadrature, tra un brulichio di girali, di campane di frutta, di vasi, di stemmi, di ghirlande. l'antiquario squaderna le sue note, riversa il sacco delle sue ricerche sulle pareti, sui suoi frammenti, veri o falsi, abbiano un nesso o no tra loro; e così figure, rilievi, ornati, fanno insieme una rievocazione dall'antico. (vol. XI, parte II, pp. 980-982) *Più viva, per lo zampillar delle acque correnti, sonanti, per il moto delle fabbriche, sarà la [[Villa d'Este (Tivoli)|villa di Tivoli]], costruita dal cardinale [[Ippolito d'Este (1509-1572)|Ippolito II d'Este]] per cercarvi riposo, dopo le ire destate come cardinale protettore della corona di Francia. Uomo del Rinascimento, chiede alla villa tiburtina la pace, tra le grotte popolate di statue scavate in sua presenza a [[Villa Adriana]]. Pirro Ligorio vi profonde la sua vivace, ardente, napoletana fantasia; innalza a corona dei giardini il suo palazzo, cui s'accede come a trono eccelso, per ampie scalinate, da arcata ad arcata. Gli ornamenti che dovevano annidarsi sulla facciata del palazzo restarono nella mente di Pirro Ligorio, ma egli non dimenticò di farli eseguire sui padiglioni, sulle mostre delle fontane. Tutto è condotto rapidamente, come abbozzato, quasi che la finitezza fosse superflua in tutta quella festa della natura, in tutto quel rigoglio di verde, in quella musica delle acque, che [[Annibale Caro|Annibal Caro]] ci ricordò nella sua aurea prosa. (vol. XI, parte II, p. 988) =====Parte III===== *Certo {{NDR|[[Palazzo Corner della Ca' Granda]]}} è colossale, più di quanto si sia mai veduto sulla mobile superficie delle acque del Canal Grande, trionfante nella sua classicità, nella massiccia potenza delle colonne abbinate, ioniche al primo piano, corinzie al secondo, reggenti le arcate cariche di trofei. Quelle arcatelle son leggiere per la elefantina potenza delle colonne, e i due piani sembrano, a causa di esse, un pondo troppo forte per il basamento rustico del palazzo. (vol. XI, parte III, p. 124) *[...] auspice il doge Andrea Gritti, Jacopo Sansovino aveva disegnata la costruzione {{NDR|della chiesa veneziana di San Francesco della Vigna}} sin dal 1534. Ma il disegno sofferse riduzioni e mutamenti per le filosofiche elucubrazioni del Padre [[Francesco Zorzi|Francesco {{sic|Georgi}}]], che, con le teoriche di Platone alla mano, con la cabala medioevale del tre «numero primo et divino» e con i suoi multipli, aveva l'audacia di riformare il progetto in corso d'effettuazione. E peggio, la sicurezza del frate dell'Ordine confuse il Sansovino, Tiziano, Fortunato Spira viterbese, il Serlio, che ne firmarono la relazione rinnovatrice dell'edificio chiesastico, a norma di rapporti e di dimensioni ad esso applicate, per ottenere «un'armonia consonantissima». (vol. XI, parte III, pp. 125-126) *[...] [[Chiesa di San Francesco della Vigna|San Francesco della Vigna]] mostra nell'interno le chiare proporzioni di Jacopo {{NDR|Sansovino}}, non la sua vivezza cromatica, forse per l'adesione ai principî del frate censore {{NDR|Francesco Zorzi}}. Vi è un gran predominio di vuoti nella povertà francescana della chiesa; le lesene di pietra grigia, come tutte le cornici, sono piatte; ma un senso di pace, di equilibrio, nasce dall'armoniosa larghezza d'archi delle cappelle. Ancora l'eco toscana del Brunellesco s'avverte nella serie di sovrapposte lesene, tradotta in ampiezza cinquecentesca e in tranquilla maestà di linea nel giro fra cappella e cappella finché nella crociera le volte par s'innalzino a volo. (vol. XI, parte III, pp. 126-127) *Il rapporto del [[tempio malatestiano]] di Rimini con la facciata di [[Chiesa di Santa Maria in Organo|Santa Maria in Organo]] è forse semplicemente casuale, ma ci mostra come [[Leon Battista Alberti]], suscitatore di masse nell'architettura, abbia fraternità di spirito con [[Michele Sanmicheli]], che, ad un tempo, tra le membrature battute sull'incudine, insinua finezze, delicatezze, fiori che le addolciscono, sorrisi che illuminano le forme giganti, luci e ombre che ne esaltano la vita. E come nell'architettura militare, per le sue fortificazioni di Verona, di Venezia, di Brescia, di Bergamo, di Peschiera, in Dalmazia, in Creta, in Candia, ecc., si ispira a [[Francesco di Giorgio Martini]], par che ne erediti l'infrangibile misura, la precisione del numero, il geometrico rigore. ===Citazioni sulla ''Storia dell'arte italiana''=== *Essa è considerata da alcuni come una vera e propria rivoluzione culturale, che attraverso scoperte e rivalutazioni e accostamenti di civiltà pittoriche diverse – dal mosaico alto-medievale al disegno, alla pittura rinascimentale, al manierismo – ha dato un nuovo profilo ai criteri del gusto in Italia. ([[Dizionario universale della letteratura contemporanea]]) *Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la ''Storia dell'Arte italiana'' ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. ([[Roberto Papini]]) *Per noi discepoli che abbiamo {{sic|seguìto}} passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno [[Rinascimento]]. [[Barocco]] e [[Rococò|barocchetto]] saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. ([[Roberto Papini]]) ==[[Incipit]] di alcune opere== ===''La Madonna''=== Tredici secoli prima che Raffaello rappresentasse la Madonna della Seggiola come una bella nutrice tutta amore per il pargolo che gira attorno gli occhi di falco, un pittore cristiano nelle catacombe di Priscilla rappresentava in simil modo una matrona con la creaturina ignuda che le si aggrappa al seno e volgesi ratta, guardando coi grandi occhi dietro a sé, quasi per mettersi a difesa del nutrimento; e la madre ripiega soave il capo, e circonda il nato suo con le braccia protettrici. ===''Luca Signorelli, interprete di Dante''=== L'arte di [[Luca Signorelli]], più di ogni altra nel Quattrocento, evoca lo spirito dantesco, per la energia delle sue forme sfaccettate, il ''pathos'' che scaturisce dalle composizioni grandiose, dalle repentine luci, dai movimenti di schianto arrestati. ===''Piero della Francesca''=== Oggi la critica storica ha compreso la definizione che Fra' Luca Pacioli dette di [[Piero della Francesca|Piero]]: «monarca della Pittura a' suoi dì», segnalando il grande influsso del pittore di Borgo su tutta l'arte italiana dell'Emilia e del Veneto, della Toscana meridionale, come dell'Umbria, delle Marche e delle Romagne, dalla corte degli Estensi alla bottega di Giambellino, dalla turrita Cortona alla reggia di Federico da Montefeltro, dal tempio malatestiano alla cittadella forlivese degli Sforza e al santuario di Loreto. E dai quei luoghi si estese la riforma pierfrancescana su Roma e Viterbo, su Napoli e Messina, dal palazzo vaticano alla cappella Mazzatosta, dagli anonimi affreschi di Monteoliveto in Napoli alla pittura rinnovatrice di Antonello. Ma il grande maestro ha lasciato indelebili profonde tracce dell'arte sua, non ricordi di vita. ==Citazioni su Adolfo Venturi== *Come le [[Opera d'arte|opere d'arte]] debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. [[Roberto Papini]] ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Francesca Marini (a cura di), ''Caravaggio'', 1ª ed., introduzione di [[Renato Guttuso]], Rizzoli/Skira, Milano, 2003. ISBN 8817008087 *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lamadonnasvolgim00vent La Madonna]'', Ulrico Hoepli, Milano, 1900. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/venturileonardolasuascuola/mode/1up/ Leonardo e la sua scuola]'', Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1942. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/lvcasignorelliin00vent Luca Signorelli, interprete di Dante]'', Felice Le Monnier, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, ''[https://archive.org/details/pierodellafrance00vent_0 Piero della Francesca]'', presso Giorgio & Piero Alinari, Firenze, 1921. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit01vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. I, ''Dai primordi dell'arte cristiana al tempo di Giustiniano''], Ulrico Hoepli, Milano, 1901. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit02vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. II, ''Dall'arte barbarica alla romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1902. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit03vent/page/n6/mode/1up/ ''Storia dell'arte italiana'', vol. III, ''L'arte romanica''], Ulrico Hoepli, Milano, 1904. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit04vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IV, ''La scultura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1906. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit05vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. V, ''La pittura del Trecento e le sue origini''], Ulrico Hoepli, Milano, 1907. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit06vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VI, ''La scultura del Quattrocento''], Ulrico Hoepli, Milano, 1908. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit71vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1911. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit72vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1913. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit73vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1914. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit74vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VII, ''La pittura del Quattrocento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1915. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit81vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1923. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit82vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. VIII, ''L'architettura del Quattrocento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1924. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit91vent/page/n9/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1925. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit92vent_0/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1926. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit93vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1928. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit94vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte IV], Ulrico Hoepli, Milano, 1929. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit95vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte V], Ulrico Hoepli, Milano, 1932. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit96vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VI], Ulrico Hoepli, Milano, 1933. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit97vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. IX, ''La pittura del Cinquecento'', parte VII], Ulrico Hoepli, Milano, 1934. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit101vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1935. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit102vent/page/n6/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1936. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit103vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. X, ''La scultura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1937. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit111vent/page/n8/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte I], Ulrico Hoepli, Milano, 1938. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit112vent/page/n10/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte II], Ulrico Hoepli, Milano, 1939. *Adolfo Venturi, [https://archive.org/details/storiadellarteit113vent/page/n4/mode/1up ''Storia dell'arte italiana'', vol. XI, ''L'architettura del Cinquecento'', parte III], Ulrico Hoepli, Milano, 1940. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Venturi, Adolfo}} [[Categoria:Accademici italiani]] [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] gn5zaylwrtno37paeux4ryybs5pcu2k Pretty Cure 0 67279 1429579 1426367 2026-10-15T15:35:26Z Manami 50665 + cit. 1429579 wikitext text/x-wiki {{FictionTV |tipofiction = Serie TV anime |immagine = |didascalia = |titoloitaliano = Pretty Cure |titolooriginale = プリキュア |titolotraslitterato = Purikyua |paese = Giappone |anno = 2004 – in corso |genere = ''mahō shōjo'' |stagioni = 23+ |episodi = 1118+ |ideatore = Izumi Tōdō, Toei Animation |doppiatoriitaliani = *[[Perla Liberatori]]: Nagisa Misumi / Cure Black *[[Monica Vulcano]]: Honoka Yukishiro / Cure White *[[Letizia Scifoni]]: Hikari Kujo / Shiny Luminous *[[Eva Padoan]]: Saki Hyuga / Cure Bloom/Bright *[[Joy Saltarelli]]: Mai Mishou / Cure Egret/Windy *[[Monica Bertolotti]]: Nozomi Yumehara / Cure Dream *[[Gaia Bolognesi]]: Rin Natsuki / Cure Rouge *[[Barbara Pitotti]]: Urara Kasugano / Cure Lemonade *[[Eleonora Reti]]: Komachi Akimoto / Cure Mint *[[Rachele Paolelli]]: Karen Minazuki / Cure Aqua *[[Valentina Mari]]: Milk/Kurumi Mimino / Milky Rose *[[Emanuela Damasio]]: Love Momozono / Cure Peach *[[Valentina Favazza]]: Miki Aono / Cure Berry *[[Benedetta Ponticelli]]: Inori Yamabuki / Cure Pine *[[Benedetta Degli Innocenti]]: Setsuna Higashi / Cure Passion *[[Joy Saltarelli]]: Tsubomi Hanasaki / Cure Blossom *[[Monica Volpe]]: Erika Kurumi / Cure Marine *[[Tatiana Dessi]]: Itsuki Myōdōin / Cure Sunshine *[[Chiara Gioncardi]]: Yuri Tsukikage / Cure Moonlight |note = Nº episodi aggiornato alla fine della ventitreesima serie }} {{Film |immagine = 26th Tokyo International Film Festival DOKIDOKI PRETTY CURE! THE MOVIE.jpg |didascalia = I kigurumi con il cast dei doppiatori di ''Dokidoki! Pretty Cure'' alla prima del film durante la 26esima edizione del Tokyo International Film Festival |titoloitaliano = Pretty Cure |titolooriginale = プリキュア |paese = Giappone |anno = 2005 – in corso |genere = ''mahō shōjo'' |film = 34 }} '''''Pretty Cure''''' (プリキュア, ''Purikyua'', Precure), serie di anime, manga e film d'animazione giapponese creata da Izumi Tōdō e prodotta da Toei Animation. ==''Pretty Cure''== ===Frasi ricorrenti=== *Non posso crederci! (ありえな~い!, ''Ariena~i!'') (frase simbolo di '''Nagisa Misumi''') *Io sono Cure Black, la protettrice della Luce! (光の使者、キュアブラック!, ''Hikari no shisha, Kyua Burakku!'') (frase di presentazione di '''Cure Black''') *Io sono Cure White, la protettrice della Luce! (光の使者、キュアホワイト!, ''Hikari no shisha, Kyua Howaito!'') (frase di presentazione di '''Cure White''') ===Episodio 1, ''Una sorpresa piovuta dal cielo''=== *{{NDR|Durante la trasformazione per la prima volta}}<br />'''Nagisa e Honoka''': Doppia Aurora Boreale!<br />'''Nagisa''' {{NDR|perplessa}}: Mi chiedo perché abbiamo gridato questa stranissima frase. […]<br />'''Cure Black e Cure White''': Siamo le Pretty Cure!<br />'''Cure White''': Soldato dell'esercito delle tenebre,<br />'''Cure Black''': tornatene subito da dove sei venuto! {{NDR|Di nuovo perplessa}} Ma che sto dicendo!? *{{NDR|In seguito al primo combattimento}}<br />'''Nagisa''': Scusate se vi disturbiamo in un momento così tenero, ma anche noi vorremmo capirci qualcosa, sapete.<br />'''Mepple''': Semplicissimo. Voi avete appena ricevuto i poteri della luce. […]<br />'''Mipple''': D'ora in poi, voi due combatterete insieme a noi contro le tenebre. Noi quattro siamo i protettori della luce.<br />'''Nagisa''': Combattere? Non se ne parla! Quello che è successo oggi ci è bastato, grazie.<br />'''Mepple''': E vi dovrete prendere cura anche di noi, eh.<br />'''Mipple''': Siete le prescelte, non potete sottrarvi.<br />'''Nagisa''' {{NDR|sorpresa}}: Eh!? Ma di che parlate!? ===Episodio 2, ''Il Giardino della Luce''=== *'''Nagisa''': Mi auguro che quello che è successo ieri {{NDR|Si riferisce al primo scontro come Pretty Cure}} non accada mai più. […] Voglio dire che se raccontassi in giro la nostra avventura, mi prenderebbero per matta. E poi non ho davvero nessuna intenzione di occuparmi di lui {{NDR|Mepple}}.<br />'''Honoka''': Io lo farò.<br />'''Nagisa''' {{NDR|sorpresa}}: Oh! Come sarebbe a dire lo farai?<br />'''Honoka''': Il destino vuole che io mi prenda cura di lei {{NDR|Mipple}} e io lo farò. Tutto qui.<br />'''Nagisa''': Ah, fammi capire: quindi secondo te il nostro destino è quello di combattere insieme tutta la vita per salvare la Terra dai mostri!?<br />'''Honoka''': Ovviamente non sono in grado di essere così precisa, però devo ammettere che ieri mi sono divertita moltissimo.<br />'''Nagisa''': Ieri potevamo lasciarci le penne, forse non te ne sei resa conto.<br />'''Honoka''': È stato così eccitante! E ho scoperto di essere portata per l'acrobatica.<br />'''Nagisa''': Ma che dici? Non posso crederci! Quello che è successo ieri è assurdo e pericolosissimo, non deve succedere mai più! E se ti piace l'acrobatica, iscriviti in palestra! ===Episodio 8, ''Una vera amica''=== *Lascia che ti dica che secondo me non conta quanto voi due siate diverse. L'importante è capire se vuoi andarci d'accordo o no. E ancora più importante è capire se si tratta di una persona che ti è cara. ('''Sanae Yukishiro''' a Honoka Yukishiro sul suo rapporto con Nagisa Misumi) *Non ti preoccupare, non è una cosa così brutta {{NDR|il [[litigio]]}}. Rifletti: perderesti tempo a litigare con una persona a cui non vuoi bene? ('''Rie Misumi''' a Nagisa Misumi sul suo rapporto con Honoka Yukishiro) *{{NDR|Pensiero di Nagisa}} I dolci al cioccolato mi fanno impazzire. Una cosa che non sopporto, invece, sono le cipolle. {{NDR|Pensiero di Honoka}} Io e Nagisa siamo completamente diverse: la personalità, il modo di pensare, i nostri valori. Non riesco a capire cosa vuole veramente. {{NDR|Pensiero di Nagisa}} Mi piace sentirmi attiva, la scuola mi annoia, mi piace l'odore dell'erba. I miei calzettoni invece puzzano un po'… {{NDR|si mette a ridere}} ma che sto dicendo? […] {{NDR|Pensiero di Honoka}} Con il mio amico {{NDR|Fuji-P}} volevo solo farle un favore, ma si è arrabbiata oltremisura. […] {{NDR|Pensiero di Nagisa}} Il sole mi rallegra, la pioggia mi rattrista. Voglio bene alle mie amiche e non mi piace litigare, non lo sopporto. {{NDR|Pensiero di Honoka}} Anche se siamo tanto diverse, mi diverto quando sono con lei. Vorrei tanto aver modo di conoscerla meglio. {{NDR|Pensiero di Nagisa}} Vorrei che diventassimo amiche, vere amiche. {{NDR|Pensiero di Honoka}} Spero che si aggiusti tutto il più presto possibile. {{NDR|Pensiero di entrambe}} Portarci rancore e tenerci il muso in questo modo è davvero stupido! ('''Nagisa Misumi''' e '''Honoka Yukishiro''' nei diari personali sulla loro amicizia) ===Episodio 9, ''Mepple sta male''=== *'''Honoka''': Per certi versi, conoscere persone nuove è come una sfida.<br />'''Nagisa''': A volte mi domando come saranno quelle che conosceremo con il tempo. Sicuramente alcune rimpiangeremo di averle incontrate. ===Episodio 11, ''Terrore all'acquario. Salvate Ryota!''=== *{{NDR|Gekidrago coinvolge Ryota in un attacco, mettendolo in pericolo}}<br />'''Cure Black''': Ryota non ha niente a che fare con tutta questa storia, non deve pagare un prezzo così alto. Se gli succede qualcosa, io ti uccido!<br />'''Gekidrago''': Dovete darmi immediatamente le Pietre Prismatiche!<br />'''Cure Black''': Se le vuoi così tanto, vieni pure a prendertele. Io sono qui!<br />'''Mepple''' {{NDR|basito}}: Che cosa!? Starai scherzando!? ===Episodio 18, ''Questioni di cuore''=== *'''Kiriya''': È strano, ma non riesco a capire in che modo pensa la gente. […] Ci sono tante cose che mi sfuggono. Chissà, forse succede quando le persone non sono sulla stessa lunghezza d'onda.<br />'''Honoka''': O forse succede quando non ci si impegna a fondo per comprendersi ed è molto più frequente. Per esempio, certe volte non capiamo che qualcuno ha un forte bisogno di dirci cosa sente per noi. Se invece lo capissimo, potremmo costruire con quella persona uno splendido rapporto fatto di [[sincerità]]. E da quel momento ci si conoscerebbe davvero e il rapporto potrebbe trasformarsi in qualcosa di molto più serio e profondo. In altre parole, ci potremmo voler bene e sarebbe una cosa molto bella. ===Episodio 20, ''Il mistero delle due Honoka''=== *Dovete sapere che le cose che contano sono la conoscenza, la forza e soprattutto l'[[esperienza]]. Si cresce davvero solo imparando a difendersi nei momenti di crisi. Non potete pensare di sconfiggere un nemico contando solo sul coraggio e sulla fortuna. […] Il [[coraggio]] senza il potere è più debole del male. ('''Poisonny''' a Cure Black e Cure White) ===Episodio 21, ''La scelta di Kiriya''=== *Io non ho la forza per cambiare il mio [[destino]], ma sembra che voi due l'abbiate. L'incredibile energia che vi lega è così potente che riesce a guidarvi verso il vostro destino. Sento la forza di attrazione che c'è tra le Pietre Prismatiche: sono certo che è merito vostro se riesce a scaturire. Queste pietre è con voi che devono stare. Continuate il vostro cammino. […] Devo andare. So bene cosa mi aspetta e non posso fare niente per cambiare il mio destino. […] Addio. ('''Kiriya''' a Cure Black e Cure White, [[Ultime parole dalle serie televisive|ultime parole]]) ===Episodio 26, ''La sconfitta di Re Jaaku''=== *'''Re Jaaku''': Perché rischiare tanto? Cosa vi spinge a combattere così?<br />'''Cure Black''': Non mi sembra difficile da comprendere: loro sono nostri amici!<br />'''Re Jaaku''': Vostri amici?<br />'''Cure White''': Vederti distruggere il Giardino della Luce spezza il cuore a Mepple e a Mipple! […]<br />'''Re Jaaku''': Povere sciocche. È davvero questa la vera ragione per cui combattete?<br />'''Cure Black''': Per noi è sufficiente. L'amicizia è un grande valore!<br />'''Cure White''': Ha ragione, ma tu che ne sai dei valori? A te non importa niente dei tuoi amici!<br />'''Re Jaaku''': La luce scompare, il mondo sarà presto avvolto nell'oscurità: questo è il destino.<br />'''Cure Black''': A noi non spaventa l'oscurità: siamo pronte a sfidarlo, il destino!<br />'''Cure White''': È vero, e a qualunque costo! L'unica cosa che conta per noi è proteggere coloro che amiamo!<br />'''Cure Black''': Il nostro mondo è troppo bello, non deve essere inghiottito dalle tenebre. Non ci sconfiggerai.<br />'''Cure Black e Cure White''': Non te lo permetteremo! *[…] Loro sono le Pretty Cure, le Leggendarie Guerriere della salvezza. […] Posseggono la volontà e il potere della salvezza. Danno speranza a me e al Giardino della Luce. ('''Regina della Luce''' a Re Jaaku su Cure Black e Cure White) ===Episodio 28, ''Il valore della speranza''=== *Mai perdere la speranza. Non importa quanto avrai sudato per arrivare dove sei, ci sarà sempre qualcosa che ti ripagherà della fatica. Basta non perdere la speranza e vedrai che il domani sarà sempre un giorno bellissimo, che ti regalerà sorprese su sorprese. La speranza e la sfiducia sono soltanto le due facce della stessa medaglia. ('''Sanae Yukishiro''') *'''Cure Black''' {{NDR|vedendo il nemico ai piedi della collina}}: Arrivate qui sopra non dovevamo essere ripagate delle nostre fatiche con una visuale meravigliosa? No, basta, mi dispiace, io non ci sto più. Ne ho abbastanza di tutto questo. E non ho più tempo da perdere dietro a queste assurde storie di mostri. Sono un'adolescente, e voglio pensare solo ed esclusivamente alle vacanze estive.<br />'''Cure White''': Che dici, Nagisa?<br />'''Cure Black''' {{NDR|inizia a piangere}}: Devo ancora fare un sacco di cose, visitare un miliardo di posti, e come se… come se non bastasse rischio di non trovare più quel meraviglioso variegato al cioccolato.<br />'''Cure White''' {{NDR|basita}}: Che!?<br />'''Cure Black''': Lo fanno solo d'estate e va a ruba.<br />'''Cure White''': Che c'entra con la nostra missione!?<br />'''Cure Black''': E non so neppure se riuscirò a finire per tempo tutti i compiti che la professoressa Yoshimi ci ha assegnato.<br />'''Mipple''': Qual è il problema? Tu falli un po' per volta.<br />'''Cure Black''' {{NDR|imbronciata}}: Il pensiero di tutte queste cose mi rende molto, molto irritabile! Quindi, ridicoli mostri, vi consiglio di tornarvene di corsa a Dotsuku!<br />'''Cure White''': Non è facile capirti, sai?<br />'''Cure Black''': Poche storie, diamoci dentro!<br />'''Cure White''': Sì! ===Episodio 32, ''Pollun va alla fiera''=== *'''Pollun''': ''Fritti'' Cure!<br />'''Cure Black''': Di nuovo con questi fritti, Pollun. Noi siamo le ''Pretty'' Cure!<br />'''Pollun''': ''Fritti''! ===Episodio 40, ''Un invito a casa di Honoka''=== *'''Nagisa''': Era carino se dormivano qui anche le altre {{NDR|amiche}}. […] Mi sembra così strano che tu mi abbia addirittura invitata a casa tua e che dorma nel tuo letto. Se ti ricordi all'inizio non avevamo molta confidenza. Ci siamo conosciute diventando le Pretty Cure.<br />'''Honoka''': È vero. Abbiamo trovato Mepple e Mipple e ci siamo trasformate nelle Pretty Cure. Non è passato neanche un anno, ma è come se ci conoscessimo da sempre.<br />'''Nagisa''': Anche per me. Abbiamo affrontato insieme tante di quelle difficoltà.<br />'''Honoka''': Solo una volta siamo state davvero in crisi.<br />'''Nagisa''': Quando? {{NDR|Ricorda il litigio con l'amica}} Scusa, ero proprio arrabbiata.<br />'''Honoka''': Non fa niente. In fondo, è proprio da quel giorno che siamo diventate amiche sul serio. Abbiamo fatto tante cose insieme. Siamo andate nel Giardino della Luce e a Dotsuku.<br />'''Nagisa''': E abbiamo conosciuto tantissime persone interessanti: la Regina, il Gran Consigliere…<br />'''Honoka''' {{NDR|rattristandosi}}: Alcune non le vedremo più… {{NDR|Si riferisce a Kiriya}}<br />'''Nagisa''': Honoka… Senti mai la mancanza di Kiriya? Scusa, lascia perdere. Ho fatto una domanda stupida. Non sentirti obbligata a rispondere.<br />'''Honoka''': Non lo so. Sono sicura che se lo rivedessi, sarei felice, eppure per qualche motivo non voglio incontrarlo ancora. Tu che dici: credi che noi riusciremo a rimanere amiche per sempre?<br />'''Nagisa''': Dipende da te, se mi sopporti. Lo sai come sono: non mi piace studiare, non so cucinare e spesso e volentieri combino guai di tutti i generi. Ma se vorrai, sarò sempre qui per te. ===Episodio 42, ''Il rapimento di Honoka''=== * Per prenderti cura degli altri, prima di tutto, devi aver cura di te stessa e rispettare i tuoi sentimenti. […] Non puoi fare niente per gli altri se ti senti sola e indifesa. ('''Nagisa Misumi''' a Honoka Yukishiro) ===Episodio 49, ''L'ultimo giorno delle Pretty Cure''=== *'''Re Jaaku''': Vi ho detto che è tutto inutile. Il vostro potere non potrà mai competere col mio!<br />'''Cure Black''': È vero, tu sei molto potente, sicuramente più di noi, ma noi non perderemo, non possiamo permettercelo! Continueremo a lottare finché non avremo vinto questo combattimento, forse sottovaluti le Pretty Cure!<br />'''Cure White''': Abbiamo molte cose da proteggere qui sulla Terra: tutte le persone che amiamo… Mipple e Mepple… Pollun… La forza vitale di queste creature ci sostiene e riesce a trasmetterci la carica di energia del potere dell'amore!<br />'''Cure Black''': Ecco perché…<br />'''Cure White''': …noi due insieme…<br />'''Cure Black e Cure White''': …riusciremo a sconfiggerti!<br />'''Re Jaaku''': Questo è il potere più grande, il potere della distruzione! Non mi sconfiggerete mai, rassegnatevi. È impossibile!<br />'''Cure White''': Sì, lo sappiamo che può sembrare impossibile…<br />'''Cure Black''': …ma dobbiamo provare. Non possiamo lasciare nulla d'intentato!<br />'''Re Jaaku''': Ah… ma… com'è possibile…<br />'''Cure Black''': Spinte dal desiderio di proteggere il mondo…<br />'''Cure White''': …noi ti sconfiggeremo per sempre!<br />'''Cure Black e Cure White''': Riusciremo ad annientarti!<br />'''Re Jaaku''': Voi non avete il potere per sconfiggermi! Regina, è questo il potere che hai dato loro? Il tuo massimo potere? {{NDR|Ormai sconfitto, [[Ultime parole dalle serie televisive|ultime parole]]}} Regina, tornerò! *Tutti quanti noi, al termine dell'anno scolastico, sappiamo di avere imparato molto. Indubbiamente lo dobbiamo agli insegnanti, ma anche al nostro impegno. Abbiamo avuto anche l'opportunità di stringere nuove amicizie, di scoprire lo spirito di gruppo, di confrontare le capacità e di imparare ad apprezzare i semplici eventi giornalieri, quanto quelli straordinari. Talvolta, i momenti tristi si sono avvicendati a quelli dove abbiamo toccato il cielo con un dito, ma ogni volta siamo stati in grado di superare i nostri problemi perché voi della terza media eravate sempre pronti a darci il vostro sostegno. Siamo tutti molto onorati di essere stati le vostre matricole e di aver trascorso il tempo con voi in questa scuola. Non dimenticheremo quello che ci avete tramandato e lo trasmetteremo a tutti qui, alla Verone Academy. Vi auguriamo di proseguire il cammino con successo. Congratulazioni per il vostro diploma! A nome del comitato studentesco, Honoka Yukishiro. ('''Honoka Yukishiro''' agli studenti appena diplomati) ==''Pretty Cure Max Heart''== ===Frasi ricorrenti=== *Io sono Cure Black, la protettrice della Luce! (光の使者、キュアブラック!, ''Hikari no shisha, Kyua Burakku!'') (frase di presentazione di '''Cure Black''') *Io sono Cure White, la protettrice della Luce! (光の使者、キュアホワイト!, ''Hikari no shisha, Kyua Howaito!'') (frase di presentazione di '''Cure White''') *Potenza della Luce, vieni a me! Ho tutto lo splendore della luce… perché io ora sono Shiny Luminous! (輝く生命、シャイニールミナス! 光の心と光の意志、総てをひとつにするために!, ''Kagayaku inochi, Shainī Ruminasu! Hikari no kokoro to hikari no ishi, subete wo hitotsu ni suru tame ni!'') (frase di presentazione di '''Shiny Luminous''') ===Episodio 8, ''Il regno di Akane''=== *Spesso ci arrabbiamo proprio con le persone a cui teniamo di più. Ma questo non vuol dire che non gli vogliamo bene, anzi, dimostra l'esatto contrario. A tutti capita prima o poi di discutere, l'importante è chiarirsi e dimostrare il proprio amore giornalmente. ('''Honoka Yukishiro''' a Pollun) ===Episodio 20, ''Rina ha un segreto''=== *La felicità non è nell'oscurità. Il nostro futuro sarà dominato da una luce pura e brillante. ('''Cure White''') ===Episodio 25, ''Il valore della speranza''=== *Il viso racconta tutto quello che sentiamo, basta leggerlo. ('''Sanae Yukishiro''') *Anche nelle maggiori difficoltà non perdere mai la speranza. Custodisci la speranza e domani sarà un bellissimo giorno. ('''Shiny Luminous''') ===Episodio 33, ''Il compleanno di Nagisa''=== *Bisogna avere [[coraggio]] nella vita. Più si ha coraggio, più facilmente si superano tutte le difficoltà. ('''Braven''') ===Episodio 36, ''Alla ricerca di Pollun e Lulun''=== *È molto importante sapere aiutare gli altri. Bisogna credere nell'[[amicizia]]. E in un mondo fatto d'amicizia e aiuto per il prossimo, ci sarà posto solo per la pace e l'amore. ('''Prosun''') ===Episodio 38, ''Honoka se ne va?''=== *Il nostro destino lo decidiamo solo noi e non smetteremo mai di lottare. ('''Cure White''') *Prendi il tempo che vuoi per capire ciò che desideri. ('''Sanae Yukishiro''') *Quando un ostacolo ti sembra insuperabile, l'unico modo per riconquistare la felicità è non smettere di dare il meglio di te e assaporare ogni momento della tua vita. ('''Happinen''') ===Episodio 42, ''La vigilia di Natale''=== *Non avevo mai sentito il mio cuore battere ad un ritmo così veloce. Il fatto è che sono sempre talmente nervosa quando sono insieme a te, ma anche se oggi non siamo stati da soli come desideravo, ho passato una bellissima giornata, perché c'eri tu. Stanotte spero tanto di addormentarmi il più tardi possibile per conservare questa emozione, e domattina quando mi sveglierò la felicità sarà ancora più intensa. È molto tempo ormai che provo tutti questi sentimenti e finalmente ho capito una cosa: che continuano a crescere ogni giorno e diventano sempre più forti. E sei solo tu che riesci a farmi sentire così bene. Volevo dirtelo. Ci provo da tantissimo tempo, ma non sono mai riuscita a farlo, e non m'importa se mi sentiranno tutti perché devo gridarlo, non ce la faccio più a tenermelo dentro: {{NDR|Urlando}} Fuji-P mi sono innamorata, capito? Mi sono innamorata di te! ('''Nagisa Misumi''' rivolgendosi a Shogo Fujimura "Fuji-P") ===Episodio 45, ''La scelta di Hikari''=== *Quando tieni così tanto a un'altra persona, il sentimento che ti lega a lei è un sentimento eterno, che oltrepassa innumerevoli mondi e dimensioni lontane. […] Sappiamo già qualcosa di molto importante: dobbiamo sempre cercare la passione, l'armonia, la purezza, l'intelligenza, la felicità, la speranza, la verità, il coraggio, la prosperità, l'amore, l'eternità. Desiderando queste cose con tutta la forza che avete nel cuore, esse vi mostreranno il loro vero potere. ('''Eternalun''') ===Episodio 47, ''Pretty Cure alla riscossa''=== *Noi siamo libere. Ma certo, siamo libere. Nonostante tutte le disavventure che ci stanno capitando, nessuno potrà mai impadronirsi di quello che abbiamo dentro al nostro cuore. Nei nostri cuori l'universo è ancora libero e lo rimarrà per sempre! […] Finché la speranza e il coraggio c'accompagneranno nel nostro cammino, {{NDR|Cure Black prende la parola}} neanche il più forte dei soldati delle tenebre ci potrà sconfiggere! ('''Cure White''') ==''Pretty Cure Max Heart 2 – Amici per sempre''== *Io credo che, nella vita di tutte noi, esistano vere amiche e [[Falsa amicizia|false amiche]]. È facile andare d'accordo quando va tutto bene e ci si diverte. Purtroppo le cose non vanno sempre per il verso giusto. Ci sono anche difficoltà da superare e problemi seri da affrontare. Ed è proprio in quei momenti, quando si ha bisogno di conforto, che si può capire se l'amicizia è vera o meno. […] Se vi comportate in questo modo per una banale discussione, allora la vostra è un'amicizia falsa. ('''Rina Takashimizu''' a Nagisa Misumi sul suo rapporto con Honoka Yukishiro) *{{NDR|A Freezen e Frozen}}<br />'''Super Cure Black''': Quando per voi le cose non vanno nel verso giusto, iniziate subito a darvi la colpa: i veri amici non lo farebbero per nessuna ragione!<br />'''Super Cure White''': Forse non sapete che gli amici si aiutano tra loro, uniscono le loro forze e restano insieme nelle difficoltà, specialmente nei momenti peggiori! *Io ancora non conosco bene quale sia il significato del mio essere Regina della Vita. Comunque, se può servire, posso tentare il tutto per tutto, credimi. Non smetterò mai di provarci! Hinata, tu mi hai dato coraggio, mi hai mostrato la tua tenacia: ti ricordi quando volevi volare a tutti i costi? Sbattevi quelle piccole alucce senza sosta, provando e riprovando, e nonostante i continui fallimenti non ti sei mai arresa. Osservarti è stato un dono per me. Tu sei giovane e forte, non è da te una vile resa, senza reagire, sapendo che il nostro futuro dipende da te, che l'universo dipende da te. Hai ricevuto molto e tanti si sono impegnati per proteggerti: ti hanno dato speranza, fiducia, ti hanno sostenuta. Quindi, adesso, per te, amica mia, è arrivato il momento decisivo di restituire quei doni. Io so che in te c'è una forza che può salvarci. Non ci abbandonare, ti prego! ('''Shiny Luminous''' nel tentativo di risvegliare Hinata) *Hinata, i veri amici non hanno bisogno di molte belle parole. Rimangono legati per sempre, sono amici che credono l'uno nell'altro nonostante le avversità, che mettono in comunicazione i loro cuori nonostante la distanza. Anche la nostra amicizia durerà in eterno. ('''Hikari Kujo''' a Hinata) ==''Pretty Cure Splash☆Star''== ===Frasi ricorrenti=== *Mi sento in forma! (絶好調ナリ!, ''Zekkōchō nari!'') (frase simbolo di '''Saki Hyuga''') *Fiore dorato splendente, io sono Cure Bloom! (輝く金の花、キュアブルーム!, ''Kagayaku kin no hana, Kyua Burūmu!'') (frase di presentazione di '''Cure Bloom''') *Ali d'argento scintillante, io sono Cure Egret! (煌めく銀の翼、キュアイーグレット!, ''Kirameku gin no tsubasa, Kyua Īguretto!'') (frase di presentazione di '''Cure Egret''') *Luna dorata splendente, io sono Cure Bright! (天空に満ちる月、キュアブライト!, ''Tenkū ni michiru tsuki, Kyua Buraito!'') (frase di presentazione di '''Cure Bright''') *Vento fatato dei cieli, io sono Cure Windy! (大地に薫る風、キュアウィンディ!, ''Daichi ni kaoru kaze, Kyua Windi!'') (frase di presentazione di '''Cure Windy''') ===Episodio 21, ''Amiche stelle''=== *Tutto è effimero, mie carissime ragazze: ciò significa che ogni cosa alla fine, prima si distrugge e poi svanisce. Per questo motivo, dobbiamo sempre agire con molta attenzione e dobbiamo trattare gli oggetti delicatamente e con amore per tutto il tempo della loro durata. ('''Kanako Mishō''' a Saki Hyuga, Mai Mishō, Michiru Kiryū e Kaoru Kiryū) ===Episodio 23, ''Il sacrificio di Michiru e Kaoru''=== *Chiunque conosca il reale valore della vita, non oserebbe mai, non potrebbe desiderare di distruggere la Terra. ('''Cure Egret''') *Con la volontà il destino si può cambiare. ('''Cure Bloom''') ===Episodio 25, ''Granite fuori dal normale''=== *'''Shitataare''' {{NDR|urlando}}: […] Che cosa è capitato a quelle {{NDR|Michiru e Kaoru}} che voi definite forti? Impossibile! Nessuno può sfuggire al potere del male e cambiare il proprio destino!<br />'''Cure Bloom e Cure Egret''': Questo non è vero!<br />'''Cure Egret''': Se si mantiene forte il proprio cuore e non ci si arrende mai,<br />'''Cure Bloom''': Tutto quello che si desidera veramente…<br />'''Cure Bloom e Cure Egret''': Diventerà realtà! ===Episodio 29, ''Mupu e Fupu e le bolle di sapone''=== *Usa ogni mezzo pur di ottenere ciò che vuoi. ('''Shitataare''') ===Episodio 35, ''La finale di softball''=== *Forse sarà anche bello vincere, però prima il capitano Izumida ha detto… ha detto a tutte noi che è ancora più importante fare del proprio meglio, impegnarsi e mettercela tutta. […] E io so di aver fatto del mio meglio. Me la sono presa perché abbiamo perso per poco, ma le nostre avversarie erano fortissime. C'hanno sconfitte, è vero, però non è stata affatto una tragedia. Nella vita c'è qualcosa di molto più speciale, di più importante che vincere una partita di [[softball]]: è il lavoro fatto per raggiungere un obiettivo. Una per tutte, tutte per una! ('''Cure Bloom''' a Kintreski) ===Episodio 37, ''Uno per tutti, tutti per uno''=== *Se lavori con passione insieme a qualcuno, il ricordo ti rimarrà nel cuore. ('''Cure Bright''') *Sbagliare non significa perdere. ('''Cure Bright''') ===Episodio 44, ''La scelta di Michiru e Kaoru''=== *Solo continuando a sperare, possiamo realizzare i nostri sogni. ('''Michiru Kiryū''') ===Episodio 45, ''Un regalo per Kazuya''=== *'''Kaoru''': Il nostro destino è come un fiocco di neve.<br />'''Michiru''': E come un fiocco di neve, ci dissolveremo nel nulla. ===Episodio 47, ''Il grande inganno''=== *'''Cure Bright''': Non si sfugge al proprio destino. Purtroppo per tutti arriverà inevitabilmente il giorno della fine! È per questo che dobbiamo amare e proteggere la vita!<br />'''Cure Windy''': Se tutti imparassero a rispettarla, e riuscissero ad apprezzare anche la più piccola cosa, ogni giorno sarebbe vissuto pienamente e così tutto avrebbe un senso! ===Episodio 48, ''La grande forza della vita''=== *'''Cure Bloom''': Per tutti i fiori della Terra…<br />'''Cure Egret''': Per tutti gli aironi del Cielo…<br />'''Kaoru''': Per il soffio fatato del Vento…<br />'''Michiru''': Per la luce splendente della Luna…<br />'''Cure Bloom''': Questa terra risplende…<br />'''Cure Egret''': Grazie alla luce brillante della vita!<br />'''Cure Bloom e Cure Egret''': Questo è il nostro mondo! E con la forza delle nostre mani, noi ricostruiremo…<br />'''Michiru e Kaoru''': Questa meravigliosa terra! ===Episodio 49, ''Amiche del cielo stellato''=== *'''Goyan''': Il potere della distruzione è infinito! Niente e nessuno lo potrà mai fermare! Sono troppo forte per voi, è impossibile sconfiggermi!<br />'''Cure Bloom''': Goyan… lo ammetto, sei veramente forte, ma, per quanto sia letale il potere dell'oscurità, c'è qualcosa che non riuscirai mai a distruggere!<br />'''Cure Egret''': E si tratta della speranza che si trova nei cuori di tutte noi!<br />'''Kaoru''': Del futuro che ci attende!<br />'''Michiru''': E dei nostri sogni preziosi!<br />'''Cure Bloom, Cure Egret, Michiru e Kaoru''': Questo è il nostro mondo, non riuscirai a portarcelo via! *Il grande potere della malvagità è immenso, ma non riesco a sconfiggere definitivamente le Pretty Cure. {{NDR|Ormai sconfitto}} Ah, non può essere… non può essere… ah, non può essere vero! […] Ho deciso che non me ne andrò da solo. Perciò adesso voi {{NDR|Cure Bloom e Cure Egret}} verrete con me! […] Siete troppo forti… Avete un grande potere: siete unite dal vincolo della speranza. ('''Goyan''', [[Ultime parole dalle serie televisive|ultime parole]]) ==''Pretty Cure Splash☆Star – Le leggendarie guerriere''== *'''Sirlon''': Sono imbattibile. Due scriccioli come voi non potranno sconfiggermi!<br />'''Cure Windy''': Hai ragione, sei molto più forte di ognuna di noi, perché noi da sole non siamo perfette!<br />'''Cure Bright''': Ma è proprio per questo che noi ci sosteniamo e ci completiamo reciprocamente!<br />'''Cure Windy''': Anche se a volte non andiamo d'accordo, potenziamo il nostro coraggio unendo le mani. Quando sfioro la sua mano, so che avrò una forza che da sola non avrei! Ed è per questo che…<br />'''Cure Bright e Cure Windy''': Insieme siamo le Pretty Cure! ==''Yes! Pretty Cure 5''== ===Frasi ricorrenti=== *È deciso, sì! (けって~い!, ''Kette~i!'') (frase simbolo di '''Nozomi Yumehara''') *Il grande potere del Sogno di una fanciulla, Cure Dream! (大いなる希望の力、キュアドリーム!, ''Ōinaru kibō no chikara, Kyua Dorīmu!'') (frase di presentazione di '''Cure Dream''') *Pretty Cure della Passione, Cure Rouge! (情熱の赤い炎、キュアルージュ!, ''Jōnetsu no akai honō, Kyua Rūju!'') (frase di presentazione di '''Cure Rouge''') *Il potere della Freschezza di una fanciulla, Cure Lemonade! (はじけるレモンの香り、キュアレモネード!, ''Hajikeru remon no kaori, Kyua Remonēdo!'') (frase di presentazione di '''Cure Lemonade''') *Il potere della Tranquillità di una fanciulla, Cure Mint! (安らぎの緑の大地、キュアミント!, ''Yasuragi no midori no daichi, Kyua Minto!'') (frase di presentazione di '''Cure Mint''') *Il potere dell'Intelligenza di una fanciulla, Cure Aqua! (知性の青き泉、キュアアクア!, ''Chisei no aoki izumi, Kyua Akua!'') (frase di presentazione di '''Cure Aqua''') ===Episodio 1, ''Una nuova Pretty Cure''=== *Avere uno scopo nella vita è uno stimolo per migliorare se stessi. ('''Nozomi Yumehara''') *No, non farlo… Il tuo scopo è quello di realizzare il tuo sogno, non è così? E per riuscirci hai per forza bisogno del Dream Collet, non è vero? E allora non devi darglielo per nessun motivo! […] Quest'essere {{NDR|Girinma}} insulso e spregevole che si prende gioco dei sogni degli altri non riuscirà a sconfiggermi! Le creature aride come voi non riusciranno mai e poi mai a battermi! ('''Cure Dream''' a Coco sul ricatto propostogli da Girinma) ===Episodio 4, ''Cure Mint''=== *Non devi arrenderti, se questo {{NDR|fare la scrittrice}} è il sogno della tua vita! Non si può rinunciare così facilmente ai propri sogni. Devi essere tenace, anche se la gente ride di te. Che importa che cosa dicono? Devi continuare a seguire le tue inclinazioni e credere in te stessa! […] Devi continuare a pensare positivo se vuoi che il tuo sogno possa tramutarsi in realtà. ('''Nozomi Yumehara''' a Komachi Akimoto) *Chi si impegna al massimo per il proprio ideale, ha sempre molte capacità. ('''Cure Dream''') ===Episodio 11, ''Problemi scolastici per Nozomi''=== *'''Kokoda''': Domanda: cos'è che fa volare le mongolfiere? Avanti Nozomi.<br />'''Nozomi''': Ah! Vediamo… Volano perché vengono gonfiate con aria calda…<br />'''Kokoda''': Sì, esatto! La tua risposta era perfetta. […] Sai, è molto più facile ricordare le cose che ti interessano o che ti colpiscono in qualche modo. Non è vero che non sei una cima. […]<br />'''Nozomi''': Però io non riesco… Non riesco a trovare niente di interessante nei compiti, mi annoio e mi passa la voglia di studiare.<br />'''Kokoda''': Vedi Nozomi, in questo preciso momento, la tua mongolfiera si sta riempiendo di aria calda.<br />'''Nozomi''': Eh? Che cosa vuoi dire? Non capisco.<br />'''Kokoda''': La mongolfiera delle tue possibilità. Si riempie quando osservi, ascolti, impari e assorbi tante cose nella tua mente. Studiare a scuola è soltanto uno dei tanti modi che hai a disposizione per ampliare la tua conoscenza. Ti sarà utile per volare sempre più in alto quando realizzerai il tuo sogno.<br />'''Nozomi''': Ah… la mia mongolfiera… riuscirò a volare…<br />'''Kokoda''': Dipenderà da te, Nozomi. Ti attende un futuro radioso, proprio come questo panorama. *Il dolore si sopporta se si ha un obiettivo. ('''Cure Dream''') ===Episodio 13, ''La squadra di calcetto''=== *Certo, è bello poter fare tante esperienze diverse, ma è altrettanto bello poter fare bene una cosa alla volta. ('''Otaka''') ===Episodio 14, ''L'unione fa la forza''=== *'''Cure Aqua''': Anche se ognuna di noi da sola non può fare molto…<br />'''Cure Mint''': …mettiamo insieme le nostre forze…<br />'''Cure Lemonade''': …e le nostre idee e lottiamo per far vincere il bene sul male!<br />'''Cure Rouge''': Se da sole non siamo abbastanza forti, tutte insieme lo diventeremo.<br />'''Cure Dream''': La cosa fondamentale è sostenerci l'una con l'altra! ===Episodio 17, ''Rin è innamorata''=== *Essere altruisti, provare un sentimento d'amore per qualcuno non è mai inutile! L'amore è un sentimento prezioso! E solo chi sa amare sa davvero vivere! ('''Nozomi Yumehara''') *La speranza è l'ultima a morire. E anche se mi capita spesso di illudermi di poter ottenere delle cose impossibili, sono molto realista e spero sempre in un futuro migliore: per questa ragione io non mi darò mai per vinta. ('''Cure Rouge''' a Girinma) ===Episodio 20, ''Le Pretty Cure 5 diventano cantanti''=== *Ci ho pensato a lungo prima di decidermi a salire su questo palco. Mi chiedevo perché avrei dovuto cantare e non trovavo la risposta. Alla fine, con il prezioso aiuto delle mie amiche più care, sono riuscita a chiarirmi le idee. La mia speranza è che queste mie parole riescano a raggiungere i vostri cuori. {{NDR|Si esibisce cantando il suo nuovo brano}} Grazie mille a tutti, è stato bellissimo stare con voi e ricordate che i sogni possono diventare realtà. ('''Urara Kasugano''' al pubblico) ===Episodio 21, ''Una nuova amica''=== *I sogni si avverano se credi in loro. ('''Nozomi Yumehara''') ===Episodio 23, ''Le Pretty Cure si separano''=== *Tutti commettono degli errori nella vita. La cosa più importante è come ti comporterai d'ora in poi. […] Se insisti, se non ti arrendi, puoi realizzare qualsiasi cosa nella vita, come creare un piccolo oggetto oppure riappacificarti con le tue amiche. ('''Kokoda''' a Nozomi Yumehara) ===Episodio 24, ''Le cinque Sfere di Luce''=== *{{NDR|Ripensando ai consigli di Kokoda sul suo rapporto con le amiche}} Nella vita non c'è soltanto il divertimento, perciò non possiamo arrenderci proprio adesso. Dobbiamo cercare di dare sempre il meglio! ('''Nozomi Yumehara''' a Rin Natsuki, Urara Kasugano, Komachi Akimoto e Karen Minazuki per destarle dall'influenza nemica) ===Episodio 28, ''Lo stand di granite''=== *{{NDR|Vedendo la sua amica triste}} Non fare così, non devi arrenderti. […] Prima devi essere sicura di aver fatto ogni tentativo, altrimenti prima o poi lo rimpiangerai. ('''Karen Minazuki''' a Komachi Akimoto) ===Episodio 33, ''Un vero scoop''=== *'''Bunbee''' {{NDR|rivolgendosi a Mika Masuko}}: Ecco che cosa succede quando confidi nell'aiuto degli altri! Se non ce la fate da sole, per quante voi siate, il risultato sarà sempre lo stesso: fallimento totale!<br />'''Cure Dream''': E allora…? A noi non importa se non riusciamo ad ottenere qualcosa da sole. […] Se una di noi ha un problema, lo affronta e s'impegna per risolverlo!<br />'''Cure Rouge''': E quando non riesce a trovare una soluzione, ci sono sempre le amiche che possono darle una mano!<br />'''Cure Lemonade''': Quando proviamo affetto e comprensione per qualcuno, ci viene spontaneo stargli accanto e aiutarlo!<br />'''Cure Mint''': Quando non riesci a farcela da solo…<br />'''Cure Aqua''': Insieme agli altri, puoi realizzare qualunque impresa!<br />'''Cure Dream''': È a questo che servono gli amici! ===Episodio 36, ''L'importante è partecipare''=== *Impegnarsi seriamente in qualcosa e non arrendersi fino alla fine… non è inutile, anzi è molto costruttivo! ('''Cure Dream''') ===Episodio 39, ''Appare Desparaia''=== *Spesso le emozioni possono essere piccole e brevi, ma sono comunque tesori e come tali rimarranno indelebili nei nostri cuori per sempre! ('''Kokoda''') *'''Desparaia''': Che senso ha far avverare i sogni degli altri?<br />'''Cure Rouge''': Per renderli felici! Ma è ovvio che lei non può capire!<br />'''Cure Aqua''': È difficile da comprendere, ma non tutti agiscono solo per i loro interessi!<br />'''Cure Mint''': Noi cerchiamo di essere gentili con tutto il cuore!<br />'''Cure Lemonade''': In questo modo si formano legami indissolubili!<br />'''Cure Rouge''': È questo che ci dà la forza di…<br />'''Cure Rouge, Cure Lemonade, Cure Mint e Cure Aqua''': …piegarci, ma non spezzarci mai! *'''Desparaia''': Perché mi resistete, quando non avete alcuna possibilità di sconfiggermi?<br />'''Cure Rouge''': Ancora ti chiedi il perché? La nostra specialità è quella di resistere sempre!<br />'''Cure Lemonade''': Combatteremo per proteggere i nostri amici anche se di noi ne rimanesse una sola!<br />'''Cure Mint''': Quello che importa non è soltanto il risultato!<br />'''Cure Aqua''': È affrontare al meglio quello che accade durante il percorso! ==''Yes! Pretty Cure 5 – Le Pretty Cure nel Regno degli Specchi''== *'''Nozomi''': Quello che hai detto poco fa, è vero? Il fatto che puoi percepire dove sono.<br />'''Kokoda''': Ma certo che è vero. Anche se tu dovessi essere in un luogo invisibile, Nozomi, io riuscirei a trovarti. […] E tu, invece? Se io dovessi trasformarmi in qualcosa che non conosci o se dovessi andare via, verresti a cercarmi?<br />'''Nozomi''': Senza alcun dubbio! Sarei disposta a esplorare ogni angolo della Terra pur di trovarti. *Tutti abbiamo bisogno di amici sinceri con i quali condividere le gioie e le difficoltà che la vita ci riserva. È questa la reale essenza della speranza. Non c'è alcun futuro nella solitudine. È nell'amicizia che troveremo sempre la forza di reagire! ('''Cure Aqua''' a Dark Aqua) *Quando si lotta per coloro che si amano, non è possibile essere sconfitti! ('''Cure Dream''' a Dark Dream) *L'energia che scaturisce dal desiderio di difendere coloro che si amano è una delle forze più potenti che esistano nell'universo. ('''Cure Mint''' a Dark Mint) *'''Dark Dream''': Quando sono stata creata, Shadow mi ha solo detto che dovevo sconfiggerti. Capisci? È questa l'unica cosa che so. Invece divertirmi e sorridere, apprezzare il valore dell'amicizia, prendermi cura delle persone che amo, sono cose che nessuno mi ha mai insegnato!<br />'''Cure Dream''': Non preoccuparti, riuscirai a impararle. Perché anche dentro di te c'è un cuore che batte e che ha bisogno di amore. *{{NDR|In seguito a un attacco di Shadow}}<br />'''Cure Dream''': Perché mi hai salvata, Dark Dream?<br />'''Dark Dream''' {{NDR|ferita}}: Me lo chiedo anch'io, in effetti. Forse perché… ti ritengo un'amica. Avrei voluto avere la possibilità di conoscerti meglio, sai? Purtroppo però io sono solamente un'immagine.<br />'''Cure Dream''': Che tu sia reale o meno, non conta nulla! L'unica cosa che conta è che provi dei sentimenti!<br />'''Dark Dream''' {{NDR|[[Ultime parole dai film|ultime parole]]}}: Prima di incontrarti non sapevo che si potesse ridere, ti ringrazio per avermelo insegnato. *{{NDR|A Shadow}}<br />'''Super Cure Rouge''': La grande energia che stai sentendo non proviene solamente da noi.<br />'''Super Cure Lemonade''': Ma da tutti coloro che vogliono che il bene vinca contro il male.<br />'''Super Cure Mint''': Quando tutti uniamo le nostre forze per uno scopo…<br />'''Super Cure Aqua''': …e raccogliamo il nostro coraggio per raggiungerlo…<br />'''Super Cure Dream''': …allora nessuno è in grado di batterci! ==''Yes! Pretty Cure 5 GoGo!''== ===Frasi ricorrenti=== *Il potere della Speranza di una fanciulla, Cure Dream! (大いなる希望の力、キュアドリーム!, ''Ōinaru kibō no chikara, Kyua Dorīmu!'') (frase di presentazione di '''Cure Dream''') *Il potere della Passione di una fanciulla, Cure Rouge! (情熱の赤い炎、キュアルージュ!, ''Jōnetsu no akai honō, Kyua Rūju!'') (frase di presentazione di '''Cure Rouge''') *Il potere della Freschezza di una fanciulla, Cure Lemonade! (はじけるレモンの香り、キュアレモネード!, ''Hajikeru remon no kaori, Kyua Remonēdo!'') (frase di presentazione di '''Cure Lemonade''') *Il potere della Tranquillità di una fanciulla, Cure Mint! (安らぎの緑の大地、キュアミント!, ''Yasuragi no midori no daichi, Kyua Minto!'') (frase di presentazione di '''Cure Mint''') *Il potere dell'Intelligenza di una fanciulla, Cure Aqua! (知性の青き泉、キュアアクア!, ''Chisei no aoki izumi, Kyua Akua!'') (frase di presentazione di '''Cure Aqua''') *La Rosa Blu è il sigillo segreto, Milky Rose! (青いバラは秘密の印、ミルキィローズ!, ''Aoi Bara wa himitsu no shirushi, Mirukī Rōzu!'') (frase di presentazione di '''Milky Rose''') ===Episodio 1, ''Una nuova missione per le Pretty Cure''=== *Se davvero ci tieni a qualcosa non devi perderla mai di vista. Più tieni a una cosa o a una persona e più è facile perderla per sempre. ('''Shiroh Amai''' a Nozomi Yumehara) ===Episodio 10, ''Il potere della Rosa Blu''=== *Più teniamo a qualcosa e più rischiamo di perderla. Se per noi è davvero importante, dobbiamo proteggerla con le nostre forze. ('''Milky Rose''') ===Episodio 11, ''L'ultima battaglia di Scorpion''=== *Non è la forza, no, ciò che attrae il potere della Rosa non è l'arroganza dei forti, ma il [[coraggio]]. Il potere si allea con chi dimostra di avere più coraggio! ('''Cure Dream''') *Il potere non è attratto dalla forza bruta che poi diventa violenza, ma solo dalla forza d'animo. E esiste nel mondo grazie a mille pensieri e speranze! ('''Milky Rose''') ===Episodio 15, ''Rin e il fagiolo magico''=== *Essere al corrente di un problema e saperlo eliminare sono due cose ben diverse. ('''Shibiretta''') *Ammiro la tua capacità di abbracciare la causa degli altri e gettarti in imprese pericolose pensando solo al loro bene. ('''Cure Rouge''' a Cure Dream) ===Episodio 18, ''Il grande sogno di Urara''=== *Se ora rinuncio a lottare, se mi dò per vinta, non sarò mai capace di superare i miei limiti e le mie paure. […] Io voglio realizzare il mio sogno. […] Le luci della ribalta… mia madre era felice e realizzata come attrice. Anche io scoprirò cosa si prova a salire su un palcoscenico, cosa si prova ad avere di fronte centinaia di spettatori. I miei sogni sono la mia forza. […] Ecco perché, finché non diventerò un'attrice… finché non sarò brava e bella come mia madre, non mi arrenderò per nessun motivo! È la mia ragione di vita! ('''Cure Lemonade''') *Abbiamo grandi sogni da realizzare e finché non diverranno realtà non smetteremo mai di combattere! ('''Cure Lemonade''') ===Episodio 20, ''I sogni di due sorelle''=== *Poche cose sono irrisolvibili se riusciamo a farci capire dalle persone che amiamo. ('''Karen Minazuki''') ===Episodio 22, ''Nozomi insegnante''=== *"Non importa quanto lunga sia la strada, è importante che s'inizi facendo un passo alla volta. Anche un viaggio lungo mille miglia inizia facendo un passo alla volta". Ragazze, cercate di ricordarvene quando affronterete un impegno e, credetemi, per quanto difficile possa essere un percorso, soltanto facendo un passo alla volta si potrà arrivare alla fine. ('''Kokoda''') *Dunque, voi mi avevate chiesto perché le persone devono studiare, ve lo ricordate? Il motivo è che solo studiando ognuno di voi, un giorno, potrà far sbocciare il proprio fiore speciale! […] I girasoli, come tutti gli altri fiori, crescono grazie al fatto che esistono l'acqua, il sole, il vento e la terra, giusto? E studiare non solo farà sì che voi possiate dare una risposta alle vostre domande, ma permetterà anche al vostro cervello di crescere meglio. E quando un giorno avrete un sogno o un desiderio sarete in grado di realizzarlo. E sarà come far sbocciare un bellissimo fiore. […] Sapete bambini, questo è stato detto anche a me, da un maestro molto, molto speciale… {{NDR|si volta verso Kokoda}} […] Quindi studiate molto e crescerete sani e forti. E quando sarà giunto il momento sarete in grado di sbocciare come un bel fiore, siete d'accordo? […] Allora adesso, ripetete insieme a me "Faremo del nostro meglio"! ('''Nozomi Yumehara''' a Yu e Ai Natsuki) ===Episodio 24, ''Il nuovo potere delle Pretty Cure 5''=== *Non è il posto in cui sei nato o cresciuto quello in cui devi tornare, ma è quello in cui vive chi ti vuole bene e ti apprezza per quello che sei. ('''Kokoda''' a Shiroh Amai) *Vivere insieme a chi vuoi bene, sorridere pensando ai tuoi amici, aiutare ed essere aiutato. Questo è un tesoro il cui valore non può essere quantificato! ('''Coco''') ===Episodio 33, ''Urara e il ristorante di Yoshimi''=== *A volte si può vegliare anche da lontano sul benessere di chi ti sta a cuore. ('''Komachi Akimoto''') *Per quanto sia limitato il potere del singolo, le azioni di un solo individuo possono rappresentare un esempio per un'enorme quantità di persone. ('''Cure Aqua''') ===Episodio 38, ''La leggenda della Rosa Blu''=== *'''Yadokan''': Chi cerca trova.<br />'''Isogin''': C'è chi trova anche senza cercare. ===Episodio 45, ''La porta del Giardino delle Cure Rose''=== *Non lasciare che ciò a cui tieni si allontani da te. ('''Cure Dream''' a Syrup) *Finora avevo paura, i miei ricordi potrebbero portarmi via da voi, via da te {{NDR|Nozomi}}, però abbiamo fatto una promessa: saremmo entrati insieme nel Giardino delle Cure Rose. Non lasciare che ciò a cui tieni si allontani da te. Non ho idea di cosa mi aspetta, ma quello che abbiamo costruito qui insieme è ciò a cui tengo. Lo Scrigno della Rosa, i Re dei Quattro Regni… e questa casa, dove tutti ritorneremo… mai… mai e poi mai… lascerò che cadano nelle tue mani. ('''Shiroh Amai''' a Mucardia) ===Episodio 47, ''Il prodigio della Rosa Blu''=== *Pretty Cure, so che mi sentite. Ho un messaggio per il cuore di ciascuna di voi-rup. {{NDR|Si rivolge a Cure Aqua}} Sei la persona più calma che conosca, Karen. So che si può sempre contare su di te, perché possiedi un cuore ardente e nobile-rup. Continua a sostenerci con il tuo coraggio e la tua intelligenza-rup. {{NDR|Si rivolge a Cure Mint}} Grazie a te amo la lettura, Komachi. I personaggi delle tue storie sono sinceri e profondi, proprio come te. Scrivine ancora tante. Voglio leggerle, perché sanno scaldare il cuore. {{NDR|Si rivolge a Cure Lemonade}} Urara… la strada per diventare attrice sarà lunga e impegnativa, ma so che il tuo sorriso fresco e contagioso non si spegnerà mai. Continua a portare il buonumore a tutti noi-rup. {{NDR|Si rivolge a Cure Rouge}} Ti conosco, Rin: metti tutta te stessa nello sport e nel lavoro con i tuoi genitori. Difendi gli amici e insegui il tuo sogno con tutte le tue forze. È questo che ti rende eccezionale. {{NDR|Si rivolge a Cure Dream}} Nozomi… è iniziato tutto grazie a te. Sei stata la prima ad accogliermi e a credere in me. Sei tenace, e soprattutto non perdi mai la speranza. Regali il tuo sorriso a tutti quelli che incontri. È per questo che ti voglio bene-rup. {{NDR|Inizia a piangere}} Non posso perdervi. Voglio che siate parte della mia vita-rup. Il Giardino delle Cure Rose ci aspetta: mantenete la promessa! ('''Syrup''' a Karen Minazuki, Komachi Akimoto, Urara Kasugano, Rin Natsuki e Nozomi Yumehara per destarle dall'influenza nemica) ===Episodio 48, ''Le Pretty Cure custodi della vita''=== *I semi sono come i sogni: bisogna saper aspettare e accudirli con amore. Poi farli crescere, fin quando non diventano realtà. E tutti ci stiamo impegnando al massimo. ('''Nozomi Yumehara''') ==''Yes! Pretty Cure 5 GoGo! – Buon compleanno carissima Nozomi''== *'''Kokoda''': Stamattina sei arrivata davvero prestissimo. Quindi ho pensato di lasciarti dormire un po'. […] {{NDR|In tono scherzoso}} Sai che sei rumorosa quando dormi? Parli nel sonno e russi, non me lo sarei mai aspettato da te. […] Quando dormi è difficile svegliarti. Proprio come ''La bella addormentata''. […] Dormiva per colpa di un incantesimo che una strega aveva formulato alla sua nascita. Solo un principe poteva svegliarla, con un bacio pieno d'amore.<br />'''Nozomi''': Sì, mi ci vedo proprio con un vestito splendido, sdraiata sul letto di fiori e un bellissimo principe che rompe l'incantesimo e mi sveglia. È così romantico! Non sai quanto mi piacerebbe…<br />'''Kokoda''': Volevi essere svegliata con un bacio anche tu? *{{NDR|Pensando}} Come era iniziata bene quest'avventura. Eravamo felici… volevamo solo festeggiare, stare in compagnia… organizzare un compleanno speciale. Mi sentivo così allegra. Ci sarebbero stati brindisi, festeggiamenti, ma il regalo più bello sarebbe stato il sorriso sui volti dei miei amici. Dovete resistere a tutti i costi! Vi do la mia parola che troverò il modo di salvarvi, torneremo a casa sani e salvi. Rin… Urara… Komachi… Karen… vi prometto solennemente che festeggeremo tutti insieme! ('''Cure Dream''') *Il nostro prossimo è importante come e più di noi stessi. ('''Cure Lemonade''') *La Miracle Light lascia fiorire i sentimenti, Shining Dream! (想いを咲かせる奇跡の光、シャイニングドリーム!, ''Omoi wo sakaseru kiseki no hikari, Shainingu Dorīmu!'') (frase di presentazione di '''Shining Dream''') *La felicità è nel donare, nel condividere, rendere partecipi gli altri della tristezza e della tua allegria. ('''Shining Dream''') ==''Fresh Pretty Cure!''== ===Frasi ricorrenti=== *Afferra la felicità! (幸せゲットだよ!, ''Shiawase getto da yo!'') (frase simbolo di '''Love Momozono''') *Dopotutto, sono perfetta! (あたし、完璧!, ''Atashi, kanpeki!'') (frase simbolo di '''Miki Aono''') *Io ci credo! (わたし、信じてる!, ''Watashi, shinjiteru!'') (frase simbolo di '''Inori Yamabuki''') *Farò del mio meglio! (精一杯、がんばるわ!, ''Seiippai, ganbaru wa!'') (frase simbolo di '''Setsuna Higashi''') *Il cuore rosa è il simbolo dell'Amore! Appena colta, è nata Cure Peach! (ピンクのハートは愛あるしるし!もぎたてフレッシュ、キュアピーチ!, ''Pinku no hāto wa ai aru shirushi! Mogitate furesshu, Kyua Pīchi!'') (frase di presentazione di '''Cure Peach''') *Il cuore blu è il simbolo della Speranza! Appena raccolta, è nata Cure Berry! (ブルーのハートは希望のしるし!つみたてフレッシュ、キュアベリー!, ''Burū no hāto wa kibō no shirushi! Tsumitate furesshu, Kyua Berī!'') (frase di presentazione di '''Cure Berry''') *Il cuore giallo è il simbolo della Preghiera! Appena mietuta, è nata Cure Pine! (イエローハートは祈りのしるし!とれたてフレッシュ、キュアパイン!, ''Ierō hāto wa inori no shirushi! Toretate furesshu, Kyua Pain!'') (frase di presentazione di '''Cure Pine''') *Il cuore scarlatto è la prova della Felicità! Appena maturata, è nata Cure Passion! (真っ赤なハートは幸せの証!熟れたてフレッシュ、キュアパッション!, ''Makka na hāto wa shiawase no akashi! Uretate furesshu, Kyua Passhon!'') (frase di presentazione di '''Cure Passion''') ===Episodio 1, ''È nata Cure Peach''=== *'''Eas''': E tu, ragazzina, chi saresti?<br />'''Cure Peach''': Cure Peach è appena nata… la Leggendaria Guerriera Pretty Cure! […] Da oggi, non ti permetterò più di fare del male al prossimo! ===Episodio 11, ''L'amicizia trionfa''=== * La felicità si ottiene impegnandosi al massimo. E lavorando sodo dimostrerò di averla meritata. ('''Love Momozono''') ===Episodio 16, ''Il festival culturale della paura!''=== *Rimangiati quello che hai detto! Daisuke non è un "ragazzino miserabile". E ti dirò anche un'altra cosa: rispetto a te, che esprimi opinioni su cose che neanche capisci, ti garantisco che lui è molto, ma molto, più forte e coraggioso, credimi! ('''Cure Peach''' a Wester su Daisuke Chinen) ===Episodio 21, ''Una scelta impossibile''=== *Se insegui due conigli, ti sfuggiranno entrambi. Cioè, chi fa due cose contemporaneamente, alla fine non riuscirà a realizzarne nessuna delle due. ('''Setsuna Higashi''' a Love Momozono) *Sapete, è capriccioso il destino e può anche cambiare secondo il momento. Non è immutabile come si ritiene. ('''Setsuna Higashi''' a Love Momozono, Miki Aono e Inori Yamabuki) ===Episodio 22, ''Setsuna si toglie la maschera''=== *{{NDR|Cure Peach s'avvicina a Eas durante un combattimento}}<br />'''Eas''': Che fai!? Lasciami!<br />'''Cure Peach''': No, io non ti lascio! E sai perché? Perché sono arrabbiata con te. Hai spaventato tutti e mandato a monte il concerto, sei imperdonabile! Ma ora tu stai piangendo.<br />'''Eas''': Non è vero. Io riesco a sopportare molto bene il dolore, non sto piangendo affatto!<br />'''Cure Peach''': Invece stai piangendo. Quel mostro sei tu, no? È il tuo cuore che piange straziato dal dolore. Tu piangi perché non credi che sia giusto sacrificare la vita per Labyrinth. […] Ora fermati, basta! *{{NDR|Dopo che Cure Peach sconfigge il Nakisakebe che procura dolore fisico a Eas}}<br />'''Cure Peach''': Sei salva! Per fortuna stai meglio.<br />'''Eas''': Zitta… zitta, zitta, zitta! Switch Over! {{NDR|Assume i panni di Setsuna}}<br />'''Cure Peach''' {{NDR|sconvolta}}: Eh!? Setsuna… Allora eri tu…<br />'''Cure Berry''': Attenta, è una nemica! Setsuna fa parte di Labyrinth.<br />'''Cure Pine''' {{NDR|incredula}}: Oh no…<br />'''Cure Peach''' {{NDR|sconvolta}}: Che cosa? Non è vero. Setsuna è sempre stata al mio fianco, è mia amica. […] Non è vero…<br />'''Setsuna''': Io vivo per un unico scopo: io vivo per schiacciarvi! ===Episodio 23, ''La nascita di Cure Passion!''=== *Quando sono con te, sento che c'è qualcosa che non va e non riesco a capire più chi sono! Quando io ti feci quella falsa previsione, eri così felice! […] Ti predissi che di lì a poco una piacevole sorpresa ti avrebbe dato una gioia immensa… Eri insopportabile! E poi, il giorno della pesca miracolosa, mi hai regalato il tuo quadrifoglio. Anche quando ho provato a ingannarti, non hai mai mostrato nemmeno un'ombra di amarezza, di rancore… Sempre pronta a ridere come una povera idiota. Eri insopportabile. {{NDR|Urlando}} Sei insopportabile! Ero così invidiosa di te! […] Ero così invidiosa della tua felicità. ('''Eas''' a Cure Peach) ===Episodio 32, ''Le Pretty Cure nel Paese dei Dolci''=== *È un istinto incontrollabile cercare di proteggere le persone a cui vuoi bene. ('''Tart''' ad Azukina) ===Episodio 33, ''Le paure di Miki e Setsuna''=== *È una ragazza gentile, onesta e molto affidabile. Forse è un po' chiusa, ma è una brava persona. Setsuna ha anche scelto di diventare una Pretty Cure, perciò ho piena fiducia in lei. {{NDR|Si rivolge a Cure Passion}} Ricordati che comunque non sei sola, e ti assicuro che non lo sarai mai. Non devi avere paura di perderci. Noi ci saremo per sempre. ('''Cure Berry''' a Wester su Setsuna Higashi) ===Episodio 36, ''Una nuova nemica!''=== *La sventura della gente ha il sapore di un dolce nettare allevato nel dolore, allevato nello sconforto. ('''Northa''') ===Episodio 39, ''In gita a Okinawa''=== *Chiffon, piccola mia, quando hai detto che volevi stare con me, mi hai resa felice. […] Anch'io voglio stare con te. Voglio sorridere… e vedere tante cose insieme. Vedrai che ci divertiremo ancora. Saremo unite per sempre, Chiffon. ('''Cure Peach''' a Chiffon nel tentativo di riportarla alla normalità dallo stato di Infinity) ===Episodio 46, ''L'ultimo combattimento di Soular e Wester''=== *La felicità della gente dovrebbe avere forme diverse. Un mondo in cui tutti sono volti a un unico ideale è sbagliato. ('''Cure Berry''' a Soular) ===Episodio 47, ''Il mondo sta cambiando!''=== *Sono proprio le scelte che facciamo ogni giorno a renderci delle persone migliori e sempre più forti. ('''Cure Peach''') *'''Cure Peach''': Le difficoltà sono un bene per tutti noi perché più si sperimentano tristezza e sofferenza,<br />'''Cure Pine''': Più si comprende il significato della felicità! ===Episodio 48, ''La battaglia finale!''=== *'''Angel Berry''': Con i sentimenti di tutti…<br />'''Angel Pine''': E con il cuore di tutti,<br />'''Angel Passion''': Che abbiamo sentito dolce e sincero,<br />'''Angel Peach''': Le Pretty Cure trionferanno. Con la forza dell'unione, vinceremo sempre! ===Episodio 49, ''La vera identità di Moebius!''=== *Dopo aver lasciato Labyrinth ho imparato tanto. Ho potuto assaporare la grande gioia che scaturisce dalla vicinanza con il prossimo, la dolcezza infinita che sprigiona una mano tesa, e ho capito l'importanza dei sentimenti nella vita di ciascuno. Tutto questo non è mai esistito a Labyrinth. E sono convinta che tu, da essere umano, riesca a capire. È così, maestro Moebius? ('''Angel Passion''' a Moebius) ===Episodio 50, ''Un mondo pieno di gioia!''=== *'''Angel Berry''': A volte le persone commettono degli errori.<br />'''Angel Pine''': Sperimentano tristezza e fallimento.<br />'''Angel Passion''': Cadono in preda alla disperazione.<br />'''Angel Peach''': Comunque la fiducia di poter superare gli ostacoli riempie il cuore di felicità e rinnova la gioia!<br />'''Soular''': […] Se sbagli, non arrenderti. Continua a provare e sperimenterai la gioia della perseveranza.<br />'''Wester''': È per questa ragione che non vogliamo che finisca tutto.<br />'''Angel Pine''': È vero. Perseguiremo il nostro obiettivo senza sosta. Io ci credo!<br />'''Angel Berry''': Ha ragione. Dopotutto io sono perfetta.<br />'''Angel Passion''': Anche io darò il massimo e combatterò con tutta me stessa!<br />'''Angel Peach''': E alla fine un giorno avremo tutti la nostra felicità! ==''Fresh Pretty Cure! – Le Pretty Cure nel Regno dei Giocattoli''== *'''Tart''': Ma come, un coniglietto di pezza {{NDR|Usapyon}} che parla?<br />'''Setsuna''': Incredibile, ma senti un po' chi ha il coraggio di parlare.<br />'''Tart''' {{NDR|urlando}}: Che dici! Io sono un furetto magico, carino, simpatico e in carne ed ossa! *{{NDR|Dopo averle dato uno schiaffo per farla ravvedere dall'aver visto il pupazzo di pezza con cui giocava da piccola insieme al nemico}} Devi tornare in te, chi sei tu adesso? Non sei più Love Momozono, sei Cure Peach! Hai promesso a quel bambino che le Pretty Cure avrebbero riportato indietro i giocattoli, ricordi? E allora fai il tuo dovere di Pretty Cure. Non puoi lasciare le cose a metà! ('''Cure Berry''' a Cure Peach) *Il cuore bianco è il cuore di tutti! Le ali appena agitate, Cure Angel! (ホワイトハートはみんなの心!羽ばたけフレッシュ、キュアエンジェル!, ''Howaito hāto wa minna no kokoro! Habatake furesshu, Kyua Enjeru'') (frase di presentazione di '''Cure Angel''') ==''HeartCatch Pretty Cure!''== ===Frasi ricorrenti=== *Adesso basta. Ne ho avuto abbastanza, sono stufa! (私、堪忍袋の緒が切れました!, ''Watashi, kanninbukuro no o ga kiremashita!'') (frase simbolo di '''Cure Blossom''') *Persino una persona come me con il cuore vasto come l'oceano è arrivata al limite! (海より広いあたしの心も、ここらが我慢の限界よ!, ''Umi yori hiroi atashi no kokoro mo, kokora ga gaman no genkai yo!'') (frase simbolo di '''Cure Marine''') *Illuminerò l'oscurità nel tuo cuore, con la mia luce rischiarerò le tue tenebre! (その心の闇、私の光で照らしてみせる!, ''Sono kokoro no yami, watashi no hikari de terashite miseru!'') (frase simbolo di '''Cure Sunshine''') *Finché esisteranno cuori colmi di sentimenti, io continuerò a combattere per loro! (全ての心が満ちるまで、私は戦い続ける!, ''Subete no kokoro ga michiru made, watashi wa tatakai tsuzukeru!'') (frase simbolo di '''Cure Moonlight''') *Il fiore che sboccia dalla grande terra, Cure Blossom! (大地に咲く一輪の花、キュアブロッサム!, ''Daichi ni saku ichirin no hana, Kyua Burossamu!'') (frase di presentazione di '''Cure Blossom''') *Il fiore che ondeggia al vento dell'oceano, Cure Marine! (海風に揺れる一輪の花、キュアマリン!, ''Umikaze ni yureru ichirin no hana, Kyua Marin!'') (frase di presentazione di '''Cure Marine''') *Il fiore bagnato dai raggi del sole, Cure Sunshine! (陽の光浴びる一輪の花、キュアサンシャイン!, ''Hi no hikari abiru ichirin no hana, Kyua Sanshain!'') (frase di presentazione di '''Cure Sunshine''') *Il fiore sfolgorante al chiaro di luna, Cure Moonlight! (月光に冴える一輪の花、キュアムーンライト!, ''Gekkō ni saeru ichirin no hana, Kyua Mūnraito!'') (frase di presentazione di '''Cure Moonlight''') ===Episodio 2, ''Il segreto della nonna''=== *Il tuo nome significa "bocciolo" ma vedrai che, diventando una Pretty Cure e facendo del tuo meglio, ti trasformerai in un bellissimo fiore. ('''Kaoruko Hanasaki''' a Tsubomi Hanasaki) ===Episodio 4, ''La fiducia del cuore''=== *Tsubomi, ci sono cose davvero indispensabili per diventare una Pretty Cure: una natura gentile, forza d'animo, la percezione che tutto quello che hai intorno è prezioso e la capacità di non demordere quando la situazione si fa difficile. ('''Kaoruko Hanasaki''' a Tsubomi Hanasaki) *Un combattente affronta da solo le difficoltà della vita. ('''Kumojacky''') ===Episodio 17, ''Dolcetti prelibati''=== *Qualche volta, anche se fai il massimo, non è mai abbastanza ed è molto triste. Però… ogni sforzo fatto non andrà sprecato! Sono sicura che un giorno darà i suoi frutti, basta solo saper aspettare! ('''Cure Blossom''' a Sasorina) ===Episodio 26, ''Una ragazza timida''=== *Fare amicizia è facile, devi credermi! Perché è un desiderio del tuo cuore che puoi condividere con il tuo prossimo. ('''Cure Marine''') ===Episodio 31, ''La forza del legame delle Pretty Cure''=== *La cosa importante è non arrendersi, anche se perdi, devi migliorare te stesso e provare ancora. Devi avere un cuore forte. ('''Cure Blossom''') ===Episodio 33, ''Il ritorno di Cure Moonlight''=== *Coraggio, amore, amicizia, gentilezza, dolore, gioia, felicità: quanti sentimenti in un cuore… Io combatterò per questi sentimenti… e per difendere tutti questi cuori! ('''Yuri Tsukikage''') ===Episodio 34, ''Le due facce della luna''=== *'''Cure Moonlight''': Quello che non capisco è da dove nasce tutto il tuo astio per me, Dark Pretty Cure!<br />'''Dark Pretty Cure''': Nasce dal fatto che io e te siamo la stessa persona, Cure Moonlight. […] Se tu sei la faccia luminosa della [[luna]], io sono il suo lato oscuro. Solo quando l'oscurità assorbirà tutta la luce, io sarò completa. […] È giunto il momento che le due facce della luna diventino una. ===Episodio 36, ''Panico da palcoscenico''=== *La fiducia dei nostri cari ci aiuta ad andare avanti e a seguire le nostre aspirazioni. ('''Cure Blossom''') ===Episodio 38, ''L'ultima prova per Cure Blossom''=== *Superare la prova del Miraggio HeartCatch consiste nel guardare dentro se stessi. Tutti hanno paura di scoprire chi sono in realtà; scoprire di essere deboli, meschini, gretti non fa piacere, e questo rende la gente molto triste. Ma tutti possono cambiare, non si può scappare dal proprio essere. È necessario accettare come si è davvero, anche se non ci piace, e ritrovarci a pensare "Che cosa vogliamo fare? Che cosa dovremmo fare?". Tutti noi abbiamo temuto, sofferto e poi trovato la luce nell'oscurità della disperazione e continuato la catena della speranza. Adesso è il turno di Tsubomi. L'unica che può vincere la battaglia contro te stessa sei tu, e Tsubomi deve imparare a far crescere il suo cuore da sola. ('''Kaoruko Hanasaki''') *Io odiavo il fatto di essere timida e introversa, non mi sopportavo. Ma adesso, la mia vita è cambiata. Ho incontrato delle amiche che mi vogliono bene per come sono. Le mie amiche sono generose, sono gentili e forti, e gliene sono davvero molto grata, le adoro con tutta me stessa, e insieme a loro io posso dare il meglio di me perché siamo unite. Lo sento: un poco alla volta penso di essere cambiata, e ormai sono sicura di poter dar vita a una nuova Tsubomi! Tu sei quella che io ero fino a poco tempo fa. Rappresenti me stessa quando avevo paura, paura di diventare qualcos'altro. Ma adesso io cambierò, diventerò una persona nuova. ('''Cure Blossom''' a Ombra di Cure Blossom) ===Episodio 46, ''Il segreto del Professor Sabaku''=== *Parli sempre e solamente di questo {{NDR|[[forza]]}}, ma non hai la minima idea di cosa sia la vera forza interiore. […] Se conoscessi la forza interiore, non avresti mai detto che Coffret è debole. Lui ti ha sfidato! Ha combattuto con tutte le forze, ha affrontato il pericolo perché voleva proteggermi, e anche se non possiede tutti i tuoi poteri, senza dubbio Coffret è comunque molto più forte di te. È disposto a rischiare per le persone che ama: ecco che cosa significa avere un cuore davvero forte! ('''Cure Marine''' a Kumojacky su Coffret) ===Episodio 47, ''La vera identità del Professor Sabaku''=== *Ci è voluto molto tempo e molta fatica, ma sono cambiata. Non sono più la ragazza di prima. […] Prima ero una ragazza debole, impaurita e molto introversa. Avevo difficoltà a farmi degli amici. Ma alla fine ho incontrato Erika e sono diventata una Pretty Cure, sembrava incredibile! Allora ho capito: alcuni sono forti e calorosi come il Sole, altri profondi e taciturni come la Luna, e tutti quanti hanno dentro al cuore qualcosa che li fa soffrire e di cui non parlano. Ma, nonostante questo, cercano la luce e s'impegnano al massimo ogni giorno. Ora sono diversa: ho imparato a capire le persone e i loro sentimenti. E per farlo, sono dovuta uscire dal mio guscio. ('''Cure Blossom''' al Professor Sabaku) *'''Cure Moonlight''': Facciamola finita una volta per tutte.<br />'''Dark Pretty Cure''': Non attendo altro. Il destino vuole che questa lotta si concluda con la scomparsa di una di noi.<br />'''Cure Moonlight''': Anche se io avessi la peggio in questa battaglia, ci saranno ancora Cure Blossom, Cure Marine e Cure Sunshine.<br />'''Dark Pretty Cure''': Dopo di te, riserverò la stessa fine anche a loro.<br />'''Cure Moonlight''': Non sarà così facile sconfiggerle. Quando sono unite, le Pretty Cure sono imbattibili! ===Episodio 48, ''La trasformazione finale''=== *{{NDR|In seguito alla rottura della maschera del male che lo controllava}} Tutto questo è stato causato dalla debolezza del mio cuore. L'Albero del Cuore che protegge tutte le vite e tutti i cuori… io credevo di poter risolvere i suoi misteri e di poter rendere tutti felici. Come per magia. Le parole che mi avvertivano che non c'è un modo per rendere tutti felici non hanno raggiunto le mie orecchie. La felicità è qualcosa che ciascuno deve trovare da sé, a poco a poco. ('''Professor Sabaku''') *{{NDR|In seguito alla morte del padre, il Professor Sabaku, per mano di Dune}}<br />'''Yuri''' {{NDR|rivolgendosi a Tsubomi Hanasaki}}: Lasciami andare.<br />'''Tsubomi''' {{NDR|piangendo}}: No! Ti scongiuro, fallo per me. Non combattere spinta soltanto dalla rabbia.<br />'''Yuri''': Io non lo sopporto {{NDR|Dune}}. Lo voglio sconfiggere a tutti i costi. {{NDR|Inizia a piangere}} A causa sua ho perso Cologne e mio padre. Se la rabbia mi darà la possibilità di riuscire a sconfiggerlo, allora così sia!<br />'''Tsubomi''': Smettila, ti prego, non dire cose così patetiche! La Yuri a cui voglio bene non avrebbe mai detto una cosa del genere. Ti prego, ascoltami. Se combatterai in preda alla rabbia, di sicuro, perderai. Noi siamo qui per altro. Qualcuno si deve pur battere per mettere fine alla tristezza e all'oscurità. Perché ci siamo impegnate tanto a diventare delle Pretty Cure? Spiegamelo, per cosa? Pensa a ciò che ti hanno affidato Cologne e tuo padre, non lo ricordi?<br />'''Yuri''' {{NDR|piangendo}}: Ma io… ma io…<br />'''Tsubomi''': Yuri Tsukikage! Ti prego, torna ad essere la Cure Moonlight che io ammiravo tanto. Ciò che vuoi fare e ciò che dovresti fare sono due cose molto diverse. Per favore, pensa a ciò che è giusto fare!<br />'''Yuri''' {{NDR|ravvedendosi}}: Dobbiamo combattere con amore, non con rabbia! Forza Tsubomi, trasformiamoci!<br />'''Tsubomi''' {{NDR|piangendo}}: D'accordo! ===Episodio 49, ''La vita è una cosa straordinaria''=== *Il rancore ferisce soltanto chi ce l'ha. ('''Infinita Silhouette''') *Ah, che gran bel dono che è la vita! Non bisogna mai sottovalutare la profondità dell'esistenza. ('''Erika Kurumi''') *Ricorda sempre che andare avanti nella vita significa inseguire i sogni con tutte le forze. ('''Itsuki Myōdōin''' a Erika Kurumi) ====[[Explicit]]==== {{Explicit serie televisive}} *Noi Pretty Cure, tutte e quattro insieme, abbiamo sconfitto i Messaggeri del Deserto e abbiamo protetto la Terra, una cosa straordinaria. Col passare del tempo, la gente lo dimenticherà, ma io non dimenticherò mai Erika, Itsuki, Yuri, e questo anno passato da Pretty Cure insieme a loro, perché mi ha fatto cambiare, sono cresciuta. Mi ha insegnato ad inseguire i miei sogni, mostrandomi la strada per il futuro. È un grande tesoro, il più grande che abbia mai avuto. ('''Tsubomi Hanasaki''') ==''HeartCatch Pretty Cure! – Un lupo mannaro a Parigi''== *Sai, mi stavo chiedendo: hai mai sentito l'espressione "Anche un incontro fortuito è un segno del destino"? […] È un [[proverbio]] giapponese. Significa che anche solo sfiorare un'altra persona è qualcosa che il destino ha già deciso prima che tu nascessi. […] Inizialmente quando incontri una persona tu non la conosci, ma pian piano il rapporto cambia e ci si influenza a vicenda. È questo che rende ogni incontro preziosissimo. ('''Tsubomi Hanasaki''' a Olivier "Loup-garou") *Un bel vestito ha il potere magico di illuminare il cuore di chi lo indossa. […] Certo, cambiare personalità è difficile, ma se cambi vestiti ti senti un po' come se fossi un'altra persona. È una cosa superficiale ma secondo me aiuta, sai. […] I vestiti possono cambiare il modo in cui appari all'esterno, ma cambiare interiormente non è così semplice. ('''Erika Kurumi''' a Olivier "Loup-garou") *L'irascibilità è solo un segno di immaturità. ('''Barone Salamandra''') ==Altri progetti== {{interprogetto|etichetta=''Pretty Cure''}} [[Categoria:Serie televisive anime]] [[Categoria:Manga]] [[Categoria:Anime]] [[Categoria:Film d'animazione]] 6dlikhpo586nl7z4e2v9d49tgdjpl5q Ted 0 79718 1429639 1428986 2026-10-16T10:22:01Z ~2026-53086-67 108561 /* Dialoghi */ 1429639 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ted |titolooriginale=Ted |paese= USA |anno= 2012 |genere= commedia |regista=[[Seth MacFarlane]] |sceneggiatore=[[Seth MacFarlane]], [[Alec Sulkin]], [[Wellesley Wild]] |attori= *[[Mark Wahlberg]]: John Bennett *[[Mila Kunis]]: Lori Collins *[[Giovanni Ribisi]]: Donny *[[Patrick Warburton]]: Guy *[[Joel McHale]]: Rex *[[Jessica Barth]]: Tami-Lynn *[[Jessica Stroup]]: Tracy *[[Laura Vandervoort]]: Tanya Terry *[[Ralph Garman]]: Steve Bennett *[[Alex Borstein]]: Helen Bennett *[[Sam J. Jones]]: se stesso *[[Norah Jones]]: se stessa *[[Tom Skerritt]]: se stesso *[[Ray Romano]]: se stesso *[[Ted Danson]]: se stesso *[[Ryan Reynolds]]: Jared |doppiatorioriginali = *[[Seth MacFarlane]]: Ted *[[Zane Cowans]]: Ted da giovane *[[Patrick Stewart]]: narratore |doppiatoriitaliani = *[[Massimiliano Manfredi]]: John Bennett *[[Tito Marteddu]]: John Bennett da giovane *[[Domitilla D'Amico]]: Lori Collins *[[Mino Caprio]]: Ted *[[Marco Guadagno]]: Donny *[[Roberto Draghetti]]: Guy *[[Alessio Cigliano]]: Rex *[[Federica De Bortoli]]: Tami-Lynn *[[Gerolamo Alchieri]]: Thomas *[[Andrea Di Maggio]]: Robert *[[Gino La Monica]]: Sam J. Jones *[[Massimo Corvo]]: narratore |note= }} '''''Ted''''', film statunitense del 2012 con [[Mark Wahlberg]] e [[Mila Kunis]], scritto e diretto da [[Seth MacFarlane]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} È stato detto che la magia è svanita dal nostro mondo molto tempo fa e che l'umanità non possa più realizzare i propri sogni attraverso il potere dei desideri. Per chi ha perso la visione incantevole degli occhi dell'infanzia, ecco qui la storia di un bambino e un magico desiderio di Natale che cambiò la sua vita... per sempre. Tutto iniziò nel 1985 in una cittadina appena fuori Boston. Era la vigilia di Natale e tutti i bambini erano eccitati. Era il momento speciale dell'anno, quando i bambini di Boston si riuniscono e picchiano i bambini ebrei. Ma c'era un bambino che non era così eccitato: il piccolo John Bennett, il solito ragazzino in ogni quartiere che ha difficoltà a fare amicizia. [...] John desiderava con tutto il cuore qualcuno da poter considerare il suo vero amico e sapeva che semmai lui avesse trovato quell'amico, non lo avrebbe mai lasciato andar via. Bene! Come tutti gli anni finalmente arrivò la mattina di Natale. Tutti i bambini aprivano i regali gioiosamente. E per il piccolo John Bennet il giorno di Natale portò qualcosa di molto speciale. [...] John si affezionò immediatamente a Teddy, c'era qualcosa di particolare in quell'orsetto che dava a John la sensazione di avere finalmente un amico con cui condividere i suoi segreti più profondi. [...] Ora, se c'è una cosa di cui si può essere certi è che non c'è nulla di più potente del desiderio di un bambino... a parte un [[Boeing AH-64 Apache|elicottero Apache]]. Un elicottero Apache è dotato di cannone automatico e missili, è un insieme di armamenti incredibilmente straordinari, un'assoluta macchina della morte! Comunque sia, John aveva scelto la notte perfetta per esprimere un desiderio. ('''Narratore''') ==Frasi== {{cronologico}} *Allora, dove sono John e Teddy oggi? Be', mettiamola così: per quanto tu possa fare colpo in questo mondo, che tu sia una star televisiva, un enfant prodige, [[Justin Bieber]] o un orsacchiotto parlante, in fondo... a nessuno gliene frega un cazzo. ('''Narratore''') *Sai, non so se gli [[spacciatore|spacciatori]] abbiano l'ufficio reclami. ('''John''') {{NDR|a Ted}} *Ehi ragazzi, conoscete un bel [[ristorante]], uno dove offrono [[gomma da masticare|gomme da masticare]] nei bagni? ('''John''') *Ecco, la fantasia americana è tutta qui: un giocatore di football professionista che viene chiamato a salvare il mondo. ('''John''') {{NDR|riferito a [[Flash Gordon]]}} *''Quando arriva il [[temporale]], io l'aspetto qui! | Ripeto le parole del mio rimbombamico: "Vaffanculo! Fammi un bel pippon!" | [[Tuono]], io lo so, sei una scoreggia del ciel! Prr!'' {{NDR|riproducendo il suono di un peto}} ('''John e Ted''') {{NDR|[[Canzoni dai film|cantando]] insieme}} *Ehi Lori, puoi mettere la sveglia alle [[undici di mattina|undici]]? Ho un sacco di cose da fare domani. ('''Ted''') *{{NDR|Guardando un acquario}} Ci sono dei pesci così assurdi lì dentro. {{NDR|indicando un esemplare di [[pesce angelo grigio]]}} Guarda quello con la faccia da uomo di ceto medio. {{NDR|imitando la voce del pesce}} «Ho sposato la donna sbagliata e ora me ne pento amaramente!» Oh, oh, e guarda quello lì {{NDR|indicando un esemplare di [[pargo gallo]] e poi imitandone la voce}}: «Sono andato a New York nel 1981 e non mi sentivo per niente al sicuro.» ('''Ted''') {{NDR|a John}} *{{NDR|A John}} Oh, [[Hai una pistola in tasca o sei semplicemente felice di vedermi?|è la pistola di Flash Gordon oppure sei contento di vedermi?]] ('''Lori''') {{NDR|John tira fuori la pistola laser di Flash Gordon}} *La compagnia compie [[ventenne|vent'anni]]; allora puoi trombarla, ma non può ubriacarsi! ('''Ted''') *John, [[Flash Gordon]] è colui che ha influito maggiormente nella nostra formazione. Ci ha insegnato il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, e che la parola "[[recitazione|recitare]]" ha una definizione estremamente ampia. Flash Gordon è il simbolo della nostra amicizia, John! ('''Ted''') *Per le canzoni anni Novanta, bastano solo le vocali! ('''Ted''') *Visto? Ho vinto, gli occhi di [[Garfield]] sembrano un paio di tette! ('''Ted''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Papà di John''' {{NDR|vedendo Ted che parla e cammina}}: Helen, la pistola!!! <br /> '''John bambino''': Papà, no! <br /> '''Ted''': Una pistola per gli abbracci? *'''John''': Voglio farti una domanda: non è che devo fare qualcosa di particolare, vero?<br />'''Ted''': Tipo sesso anale? <br /> '''John''': No, tipo una cazzo di cosa d'oro rotonda al dito...<br /> '''Ted''': Vaffanculo! Sono... sono solo quattro anni Jonny... Tu e io stiamo insieme da ventisette... Dov'è il mio anello? Eh, dov'è il mio anello? {{NDR|fingendo di prenderlo a pugni}} Stronzo! Dai, figlio di puttana! [...] Lo voglio sul mio dito peluchiato, cazzone! Dai, dammelo! *'''John''': No, aspetta un secondo, mi è caduto il cellulare sotto il sedile... Puoi chiamarmi? <br /> '''Lori''': Certo. {{NDR|Lori fa il numero del cellulare di John e si sente la suoneria ''La marcia imperiale'' di ''[[Guerre Stellari]]''}} È questa la mia suoneria?<br /> '''John''' {{NDR|imbarazzato}}: Ah, sì.<br /> '''Lori''': Che cos'è? Ha un che di negativo.<br /> '''John''': No, è tratta da ''[[Le pagine della nostra vita]]''! <br /> '''Lori''': Ah... *'''Lori''' {{NDR|entra nel suo appartamento e trova Ted seduto sul divano insieme a quattro prostitute}}: Oh... <br /> '''Ted''': Lori, sei tornata presto!<br /> '''Lori''': Che diavolo succede?!<br /> '''Ted''': Ah, le signore e io stavamo guardando ''Jack e Jill''; [[Adam Sandler]] interpreta un uomo e sua sorella e fa... veramente pena, è inguardabile, ma loro sono escort, perciò ok!<br /> '''Lori''': Questo posto è un disastro! Chi sono queste ragazze?<br /> '''Ted''': Oh, accidenti scusa, sono un cafone! Lori, loro sono Angelique, Heavenly, Charene, e Sauvignon Blanc. Che spettacolo! In giro da qualche parte ci sono quattro pessimi padri che vorrei ringraziare per la magnifica serata!<br /> '''Lori''' {{NDR|guardando per terra}}: Cos'è quella?!<br /> '''Ted''': Q-quella cosa?<br /> '''Lori''': C'è... della merda sul pavimento! Là sotto c'è della merda!<br /> '''Ted''': Oh, sì, eh, stavamo giocando a "Vero o Falso" e Charene ha pagato penitenza!<br /> '''Lori''': C'è della merda sul pavimento!!!<br /> '''Ted''': Be', oppure, oppure il pavimento è sotto la merda. Così direbbe [[Søren Kierkegaard|Kierkegaard]]!<br /> '''John''' {{NDR|usando un'aragosta come una pistola}}: "Rwaarghh"! {{NDR|Ted ride}} "Chi c'è qui?! Divorerò chiunque abita qui dentro! O l'acquario o la vita!"<br /> '''Ted''': Ahaha! Quello è il mio amico Johnny! Non l'aragosta, quello che la muove.<br /> '''John''' {{NDR|entra nell'appartamento}}: Ho trovato il cellulare... Che succede? {{NDR|guarda per terra}} Quella è merda? *'''John''' {{NDR|a Ted}}: Il mio rapporto è a un punto molto delicato. Lo capisci? Lori e io abbiamo bisogno di un po' di spazio. E poi quella escort che ha cagato nel nostro appartamento...<br /> {{NDR|Flashback. Lori è chinata per terra e deve raccogliere la merda}}<br /> '''Lori''': Oddio!<br /> '''John''': Aahh! Cos'è?!<br /> '''Lori''': Mi viene da vomitare! <br /> '''John''': Non me lo dire, l'hai presa?!<br /> '''Lori''': Oddio! No, non l'ho presa ancora!! <br /> '''John''': Dimmelo quando la prendi!!<br /> '''Lori''': Aah, che schifo! C'ho messo il pollice dentro!!<br /> '''John''': Noo!!!<br /> '''Lori''': Invece sì!<br /> '''John''': Non potrai più cucinare con quella mano, dovrai usare la sinistra!!!<br /> '''Lori''': Che schifo! Che schifo!! È la cosa più disgustosa che mi sia mai capitata!<br /> '''John''': Non ti avvicinare! *{{NDR|John sta accompagnando Ted al colloquio di lavoro}}<br />'''Ted''': Sembro uno stupido!<br/>'''John''': Ma no, sei elegante!<br/>'''Ted''': Macché, sembro il rappresentante di un ammorbidente.<br/>'''John''': Dai, non stai male!<br/>'''Ted''': Sembro un regalo per i bambini quando gli dici che è morta la nonna. *'''Capo''': Allora, credi di avere i requisiti?<br/>'''Ted''': Sai che cosa ho? L'odore della topa di tua moglie.<br/>'''Capo''': Nessuno ha mai potuto parlarmi in questo modo!<br/>'''Ted''': Perché avevano tutti la bocca piena della topa di tua moglie.<br/>'''Capo''': Sei assunto. <br/>'''Ted''': Cazzo! *'''Ted''': Ho conosciuto una ragazza, fa la cassiera.<br /> '''John''': Non mi dire, è bellissimo! Dovremmo organizzare una serata a quattro: tu, io, Lori e... come si chiama?<br /> '''Ted''': Nome da truzzettina. Indovina.<br /> '''John''': Mandy.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Marilyn.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Brittany?<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Tiffany.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Candace.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Non prendermi per il culo! Sono esperto!<br /> '''Ted''': Ti sembra che ti prenda per il culo? Sono serio.<br /> '''John''': Ti faccio un elenco, sparo i nomi e quando lo becco premi il pulsante, va bene? D'accordo?<br /> '''Ted''': Sì.<br /> '''John''': Va bene: Brandy, Heather, Channing, Brianna, Amber, Serena, Melody, Dakota, Sierra, Bambi, Crystal, Samantha, Autumn, Ruby, Taylor, Tara, Tammy, Lauren, Charlene, Chantelle, Courtney, Misty, Jenny, Krista, Mindy, Noel, Shelby, Trina, Reba, Cassandra, Nikki, Kelsey, Shawna, Jolene, Urleen, Claudia, Savannah, Casey, Dolly, Kendra, Kylie, Chloe, Devon, Emmalou, cazzo Becky?<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Aspetta, non è per caso uno di quei nomi che c'è "Lynn" alla fine?<br /> '''Ted''': Sì.<br /> '''John''': Ah, t'ho fregato figlio di puttana! T'ho fregato! {{NDR|Ted ride}} Va bene. Brandi-Lynn, Heather-Lynn...<br /> '''Ted''': Tami-Lynn.<br /> '''John''': Cazzo!!! *'''Capo''': Hai avuto un rapporto sessuale con una tua collega sopra prodotti alimentari che noi vendiamo al pubblico?<br/>'''Ted''': La settimana scorsa l'ho trombata con una zucchina e poi l'ho venduta a una famiglia con quattro bambini piccoli.<br/>'''Capo''': Ci vuole fegato. A noi occorre fegato, perciò ti promuovo!<br/>'''Ted''': Tu hai un sacco di problemi, lo sai? *'''[[Sam J. Jones]]''': Voi due siete piuttosto fichi, facciamo baldoria? {{NDR|facendo il gesto di sniffare}}<br />'''Ted''' {{NDR|sorpreso}}: Co... Eh? [[Cocaina]], giusto?<br />'''Sam J. Jones''': Andiamo dai, non ditemi che non avete mai sniffato...<br />'''John''': Be', no... non di recente!<br />'''Ted''': Credevo si facesse solamente in Florida! *'''Sam J. Jones''': Ci divertiremo come negli [[anni 1980|anni Ottanta]]!<br />'''Ted''': Dicci come Flash!<br />'''Sam J. Jones''': Facile, dobbiamo trombare tante ragazze di nome Stephanie! *'''John''' {{NDR|imitando Ted}}: «Ehi, Johnny, ho un'idea strepitosa! Andiamo a vomitare sulle macchine dal cavalcavia!»<br /> '''Ted''': Oh, dai! Ma io mica ho la voce come quella di [[Peter Griffin]]! *'''Affittacamere asiatico''': Voi lompere mio mulo!?! Questa è mia casa! Voi lompele mio mulo, blutti bastaldi!!!<br /> '''John''': Scusa, è stato un incidente, ok?<br /> '''Affittacamere asiatico''': Volevo cucinale anatla, ola calcinacci dappeltutto!<br /> '''John''': Sta' calmo, senti, parliamone! Come ti chiami, io sono John!<br /> '''Affittacamere asiatico''': Mi chiamo Quan Ming!<br />'''Sam J. Jones''': "Ming"?! {{NDR|sotto l'effetto delle droghe, vede l'affittacamere con le sembianze dell'imperatore Ming, nemico di Flash Gordon}}<br /> '''Affittacamere asiatico''': Voi pagale molti dollali per mulo! Sono labbioso! Sono molto labbioso!!!<br />'''Sam J. Jones''': Morte a Ming!! {{NDR|si scaglia su di lui}} *'''John''': Senti, sparisci!<br /> '''Ted''': Tu, tu sei proprio un cazzone, lo sai, vero?<br /> '''John''': Cosa? Io sarei un cazzone?!<br /> '''Ted''': Sì, lo sei! Ora smetti di sputare mango e ascoltami!<br /> '''John''': Eh?<br /> '''Ted''': Sputare mango? Cosa? Aspetta, non è così... Com'è? Forse "fango", è così? Sputare... No! Forse "Rango"... Perché «''Mi chiamano Rango perché sono Rango Tango!''» Sì, questo era [[Johnny Depp]]! Senti, il punto è che stai incolpando me di quello che non riesci a fare tu. Lori aveva ragione, non ti prendi la responsabilità delle cose che ti accadono nella vita.<br /> '''John''': Tu sì, invece?<br /> '''Ted''': Io non devo farlo, sono un orsetto di peluche! Senti, io non ti ho legato mani e piedi e trascinato a quella festa, ok? Volevo che venissi perché pensavo fossi il mio migliore amico.<br /> '''John''': Perché non ammetti che consideravi Lori una minaccia per la nostra amicizia? Mi pare che per te fosse il massimo quando eravamo strafatti sul divano alle [[nove di mattina|nove del mattino]]!<br /> '''Ted''': Ma ti ascolti? Chi sono, l'imperatore Ming che controlla la tua mente? È una tua scelta John. E se dai la colpa a me, ti comporti da femminuccia immatura!<br /> '''John''': Sai, se ripenso a quella mattina di Natale quando avevo otto anni vorrei aver ricevuto un Teddy Ruxpin!<br /> '''Ted''': Che cosa vuoi intendere?<br /> '''John''': Intendo che come orso fai pena!! {{NDR|Ted si scaglia furiosamente addosso a John e i due si picchiano per terra, finché non cade il televisore sopra le zone basse di John che piange per il dolore}}<br /> '''Ted''': Perché piangi?<br /> '''John''': La TV mi ha rotto le palle! *'''[[Norah Jones]]''': Non eri niente male per un maschio senza pene.<br />'''Ted''': Già, ho scritto un sacco di lettere di reclamo alla fabbrica di giocattoli! *'''John''': Ted!<br />'''Ted''' {{NDR|con la faccia contorta e la voce profonda}}: Sono vivo, Johnny!<br /> '''John''': Non è possibile!<br /> '''Ted''': Sono vivo! Il tuo desiderio si è esaudito!<br /> '''John''': S-Sei tornato, io..!<br /> '''Ted''': Sì, quando mi avete cucito avete messo male l'imbottitura, perciò sono un po' scombussolato, ma tu vuoi ancora prenderti cura di me per sempre? {{NDR|John è sconvolto}} Haha, scherzo! Volevo vedere come reagivi se fossi stato ritardato!<br /> '''John''' {{NDR|felice}}: Sei uno stronzo!!!<br /> '''Ted''': Vieni qui, coglione! {{NDR|si abbracciano}} *'''Lori''': Bentornato, Ted.<br /> '''John''': Sei stata tu... L'hai fatto tu!<br /> '''Ted''': Che mascalzona, hai desiderato che tornassi in vita!<br /> '''Lori''': No, no-no. Che tornasse la mia, di vita! {{NDR|John la raggiunge e si baciano}} Ti amo, John.<br /> '''John''': Anch'io ti amo... Voglio dirti una cosa. Dopo ieri sera... non voglio perdere mai più chiunque mi stia a cuore. Non voglio più aspettare a cominciare la mia vita. Lori... vuoi sposarmi?<br /> '''Lori''': Non ho mai desiderato altri che te, John Bennett. {{NDR|si baciano}} ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} E così John, Lori e Ted vissero per sempre felici e contenti avendo finalmente scoperto che l'unica cosa di cui avevano bisogno era stare insieme. John e Lori furono sposati a Cambridge da un giudice di pace molto speciale. {{NDR|Sam J. Jones}} [...] E questa è la storia di come un desiderio cambiò per sempre la vita di tre amici molto speciali. Ted e Tami-Lynn continuarono il loro focoso rapporto per diverso tempo, un pomeriggio Ted fu sorpreso dietro il bancone degli affettati a mangiare insalata di patate sulle natiche di Tami-Lynn. Fu promosso all'istante direttore del negozio. Sam Jones tornò a vivere a Hollywood per riavviare la sua carriera cinematografica. Attualmente vive a Burbank, dove condivide un monolocale con il suo coinquilino Brandon Routh. Vi ricordate Brandon Routh, che interpretò quell'orribile film, ''[[Superman Returns]]''? Mamma mia, tutte quelle aspettative per poi vedere quell'enorme cagata! Rex fu costretto a smettere di corteggiare Lori, poco dopo cadde in una profonda depressione e morì affetto dal [[sclerosi laterale amiotrofica|morbo di Gehrig]]. Donny fu arrestato dalla polizia di Boston e accusato di rapimento di un peluche. L'accusa fu ritirata quando tutti si resero conto di quanto fosse assurda. Robert ha assunto un personal trainer, ha perso parecchio peso ed è diventato Taylor Lautner. ('''Narratore''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film comici]] l2vmzxs481oml1cpgao5pb31zmt87o2 1429640 1429639 2026-10-16T10:25:25Z ~2026-53086-67 108561 /* Dialoghi */ 1429640 wikitext text/x-wiki {{Film |titoloitaliano=Ted |titolooriginale=Ted |paese= USA |anno= 2012 |genere= commedia |regista=[[Seth MacFarlane]] |sceneggiatore=[[Seth MacFarlane]], [[Alec Sulkin]], [[Wellesley Wild]] |attori= *[[Mark Wahlberg]]: John Bennett *[[Mila Kunis]]: Lori Collins *[[Giovanni Ribisi]]: Donny *[[Patrick Warburton]]: Guy *[[Joel McHale]]: Rex *[[Jessica Barth]]: Tami-Lynn *[[Jessica Stroup]]: Tracy *[[Laura Vandervoort]]: Tanya Terry *[[Ralph Garman]]: Steve Bennett *[[Alex Borstein]]: Helen Bennett *[[Sam J. Jones]]: se stesso *[[Norah Jones]]: se stessa *[[Tom Skerritt]]: se stesso *[[Ray Romano]]: se stesso *[[Ted Danson]]: se stesso *[[Ryan Reynolds]]: Jared |doppiatorioriginali = *[[Seth MacFarlane]]: Ted *[[Zane Cowans]]: Ted da giovane *[[Patrick Stewart]]: narratore |doppiatoriitaliani = *[[Massimiliano Manfredi]]: John Bennett *[[Tito Marteddu]]: John Bennett da giovane *[[Domitilla D'Amico]]: Lori Collins *[[Mino Caprio]]: Ted *[[Marco Guadagno]]: Donny *[[Roberto Draghetti]]: Guy *[[Alessio Cigliano]]: Rex *[[Federica De Bortoli]]: Tami-Lynn *[[Gerolamo Alchieri]]: Thomas *[[Andrea Di Maggio]]: Robert *[[Gino La Monica]]: Sam J. Jones *[[Massimo Corvo]]: narratore |note= }} '''''Ted''''', film statunitense del 2012 con [[Mark Wahlberg]] e [[Mila Kunis]], scritto e diretto da [[Seth MacFarlane]]. ==[[Incipit]]== {{Incipit film}} È stato detto che la magia è svanita dal nostro mondo molto tempo fa e che l'umanità non possa più realizzare i propri sogni attraverso il potere dei desideri. Per chi ha perso la visione incantevole degli occhi dell'infanzia, ecco qui la storia di un bambino e un magico desiderio di Natale che cambiò la sua vita... per sempre. Tutto iniziò nel 1985 in una cittadina appena fuori Boston. Era la vigilia di Natale e tutti i bambini erano eccitati. Era il momento speciale dell'anno, quando i bambini di Boston si riuniscono e picchiano i bambini ebrei. Ma c'era un bambino che non era così eccitato: il piccolo John Bennett, il solito ragazzino in ogni quartiere che ha difficoltà a fare amicizia. [...] John desiderava con tutto il cuore qualcuno da poter considerare il suo vero amico e sapeva che semmai lui avesse trovato quell'amico, non lo avrebbe mai lasciato andar via. Bene! Come tutti gli anni finalmente arrivò la mattina di Natale. Tutti i bambini aprivano i regali gioiosamente. E per il piccolo John Bennet il giorno di Natale portò qualcosa di molto speciale. [...] John si affezionò immediatamente a Teddy, c'era qualcosa di particolare in quell'orsetto che dava a John la sensazione di avere finalmente un amico con cui condividere i suoi segreti più profondi. [...] Ora, se c'è una cosa di cui si può essere certi è che non c'è nulla di più potente del desiderio di un bambino... a parte un [[Boeing AH-64 Apache|elicottero Apache]]. Un elicottero Apache è dotato di cannone automatico e missili, è un insieme di armamenti incredibilmente straordinari, un'assoluta macchina della morte! Comunque sia, John aveva scelto la notte perfetta per esprimere un desiderio. ('''Narratore''') ==Frasi== {{cronologico}} *Allora, dove sono John e Teddy oggi? Be', mettiamola così: per quanto tu possa fare colpo in questo mondo, che tu sia una star televisiva, un enfant prodige, [[Justin Bieber]] o un orsacchiotto parlante, in fondo... a nessuno gliene frega un cazzo. ('''Narratore''') *Sai, non so se gli [[spacciatore|spacciatori]] abbiano l'ufficio reclami. ('''John''') {{NDR|a Ted}} *Ehi ragazzi, conoscete un bel [[ristorante]], uno dove offrono [[gomma da masticare|gomme da masticare]] nei bagni? ('''John''') *Ecco, la fantasia americana è tutta qui: un giocatore di football professionista che viene chiamato a salvare il mondo. ('''John''') {{NDR|riferito a [[Flash Gordon]]}} *''Quando arriva il [[temporale]], io l'aspetto qui! | Ripeto le parole del mio rimbombamico: "Vaffanculo! Fammi un bel pippon!" | [[Tuono]], io lo so, sei una scoreggia del ciel! Prr!'' {{NDR|riproducendo il suono di un peto}} ('''John e Ted''') {{NDR|[[Canzoni dai film|cantando]] insieme}} *Ehi Lori, puoi mettere la sveglia alle [[undici di mattina|undici]]? Ho un sacco di cose da fare domani. ('''Ted''') *{{NDR|Guardando un acquario}} Ci sono dei pesci così assurdi lì dentro. {{NDR|indicando un esemplare di [[pesce angelo grigio]]}} Guarda quello con la faccia da uomo di ceto medio. {{NDR|imitando la voce del pesce}} «Ho sposato la donna sbagliata e ora me ne pento amaramente!» Oh, oh, e guarda quello lì {{NDR|indicando un esemplare di [[pargo gallo]] e poi imitandone la voce}}: «Sono andato a New York nel 1981 e non mi sentivo per niente al sicuro.» ('''Ted''') {{NDR|a John}} *{{NDR|A John}} Oh, [[Hai una pistola in tasca o sei semplicemente felice di vedermi?|è la pistola di Flash Gordon oppure sei contento di vedermi?]] ('''Lori''') {{NDR|John tira fuori la pistola laser di Flash Gordon}} *La compagnia compie [[ventenne|vent'anni]]; allora puoi trombarla, ma non può ubriacarsi! ('''Ted''') *John, [[Flash Gordon]] è colui che ha influito maggiormente nella nostra formazione. Ci ha insegnato il giusto e lo sbagliato, il bene e il male, e che la parola "[[recitazione|recitare]]" ha una definizione estremamente ampia. Flash Gordon è il simbolo della nostra amicizia, John! ('''Ted''') *Per le canzoni anni Novanta, bastano solo le vocali! ('''Ted''') *Visto? Ho vinto, gli occhi di [[Garfield]] sembrano un paio di tette! ('''Ted''') ==Dialoghi== {{cronologico}} *'''Papà di John''' {{NDR|vedendo Ted che parla e cammina}}: Helen, la pistola!!! <br /> '''John bambino''': Papà, no! <br /> '''Ted''': Una pistola per gli abbracci? *'''John''': Voglio farti una domanda: non è che devo fare qualcosa di particolare, vero?<br />'''Ted''': Tipo sesso anale? <br /> '''John''': No, tipo una cazzo di cosa d'oro rotonda al dito...<br /> '''Ted''': Vaffanculo! Sono... sono solo quattro anni Jonny... Tu e io stiamo insieme da ventisette... Dov'è il mio anello? Eh, dov'è il mio anello? {{NDR|fingendo di prenderlo a pugni}} Stronzo! Dai, figlio di puttana! [...] Lo voglio sul mio dito peluchiato, cazzone! Dai, dammelo! *'''John''': No, aspetta un secondo, mi è caduto il cellulare sotto il sedile... Puoi chiamarmi? <br /> '''Lori''': Certo. {{NDR|Lori fa il numero del cellulare di John e si sente la suoneria ''La marcia imperiale'' di ''[[Guerre Stellari]]''}} È questa la mia suoneria?<br /> '''John''' {{NDR|imbarazzato}}: Ah, sì.<br /> '''Lori''': Che cos'è? Ha un che di negativo.<br /> '''John''': No, è tratta da ''[[Le pagine della nostra vita]]''! <br /> '''Lori''': Ah... *'''Lori''' {{NDR|entra nel suo appartamento e trova Ted seduto sul divano insieme a quattro prostitute}}: Oh... <br /> '''Ted''': Lori, sei tornata presto!<br /> '''Lori''': Che diavolo succede?!<br /> '''Ted''': Ah, le signore e io stavamo guardando ''Jack e Jill''; [[Adam Sandler]] interpreta un uomo e sua sorella e fa... veramente pena, è inguardabile, ma loro sono escort, perciò ok!<br /> '''Lori''': Questo posto è un disastro! Chi sono queste ragazze?<br /> '''Ted''': Oh, accidenti scusa, sono un cafone! Lori, loro sono Angelique, Heavenly, Charene, e Sauvignon Blanc. Che spettacolo! In giro da qualche parte ci sono quattro pessimi padri che vorrei ringraziare per la magnifica serata!<br /> '''Lori''' {{NDR|guardando per terra}}: Cos'è quella?!<br /> '''Ted''': Q-quella cosa?<br /> '''Lori''': C'è... della merda sul pavimento! Là sotto c'è della merda!<br /> '''Ted''': Oh, sì, eh, stavamo giocando a "Vero o Falso" e Charene ha pagato penitenza!<br /> '''Lori''': C'è della merda sul pavimento!!!<br /> '''Ted''': Be', oppure, oppure il pavimento è sotto la merda. Così direbbe [[Søren Kierkegaard|Kierkegaard]]!<br /> '''John''' {{NDR|usando un'aragosta come una pistola}}: "Rwaarghh"! {{NDR|Ted ride}} "Chi c'è qui?! Divorerò chiunque abita qui dentro! O l'acquario o la vita!"<br /> '''Ted''': Ahaha! Quello è il mio amico Johnny! Non l'aragosta, quello che la muove.<br /> '''John''' {{NDR|entra nell'appartamento}}: Ho trovato il cellulare... Che succede? {{NDR|guarda per terra}} Quella è merda? *'''John''' {{NDR|a Ted}}: Il mio rapporto è a un punto molto delicato. Lo capisci? Lori e io abbiamo bisogno di un po' di spazio. E poi quella escort che ha cagato nel nostro appartamento...<br /> {{NDR|Flashback. Lori è chinata per terra e deve raccogliere la merda}}<br /> '''Lori''': Oddio!<br /> '''John''': Aahh! Cos'è?!<br /> '''Lori''': Mi viene da vomitare! <br /> '''John''': Non me lo dire, l'hai presa?!<br /> '''Lori''': Oddio! No, non l'ho presa ancora!! <br /> '''John''': Dimmelo quando la prendi!!<br /> '''Lori''': Aah, che schifo! C'ho messo il pollice dentro!!<br /> '''John''': Noo!!!<br /> '''Lori''': Invece sì!<br /> '''John''': Non potrai più cucinare con quella mano, dovrai usare la sinistra!!!<br /> '''Lori''': Che schifo! Che schifo!! È la cosa più disgustosa che mi sia mai capitata!<br /> '''John''': Non ti avvicinare! *{{NDR|John sta accompagnando Ted al colloquio di lavoro}}<br />'''Ted''': Sembro uno stupido!<br/>'''John''': Ma no, sei elegante!<br/>'''Ted''': Macché, sembro il rappresentante di un ammorbidente.<br/>'''John''': Dai, non stai male!<br/>'''Ted''': Sembro un regalo per i bambini quando gli dici che è morta la nonna. *'''Capo''': Allora, credi di avere i requisiti?<br/>'''Ted''': Sai che cosa ho? L'odore della topa di tua moglie.<br/>'''Capo''': Nessuno ha mai potuto parlarmi in questo modo!<br/>'''Ted''': Perché avevano tutti la bocca piena della topa di tua moglie.<br/>'''Capo''': Sei assunto. <br/>'''Ted''': Cazzo! *'''Ted''': Ho conosciuto una ragazza, fa la cassiera.<br /> '''John''': Non mi dire, è bellissimo! Dovremmo organizzare una serata a quattro: tu, io, Lori e... come si chiama?<br /> '''Ted''': Nome da truzzettina. Indovina.<br /> '''John''': Mandy.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Marilyn.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Brittany?<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Tiffany.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Candace.<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Non prendermi per il culo! Sono esperto!<br /> '''Ted''': Ti sembra che ti prenda per il culo? Sono serio.<br /> '''John''': Ti faccio un elenco, sparo i nomi e quando lo becco premi il pulsante, va bene? D'accordo?<br /> '''Ted''': Sì.<br /> '''John''': Va bene: Brandy, Heather, Channing, Brianna, Amber, Sabrina, Melody, Dakota, Sierra, Bambi, Crystal, Samantha, Autumn, Ruby, Taylor, Tara, Tammy, Lauren, Charlene, Chantelle, Courtney, Misty, Jenny, Krista, Mindy, Noel, Shelby, Trina, Reba, Cassandra, Nikki, Kelsey, Shawna, Jolene, Urleen, Claudine, Savannah, Casey, Dolly, Kendra, Kylie, Chloe, Devon, Emmalou, cazzo Becky?<br /> '''Ted''': No.<br /> '''John''': Aspetta, non è per caso uno di quei nomi che c'è "Lynn" alla fine?<br /> '''Ted''': Sì.<br /> '''John''': Ah, t'ho fregato figlio di puttana! T'ho fregato! {{NDR|Ted ride}} Va bene. Brandi-Lynn, Heather-Lynn...<br /> '''Ted''': Tami-Lynn.<br /> '''John''': Cazzo!!! *'''Capo''': Hai avuto un rapporto sessuale con una tua collega sopra prodotti alimentari che noi vendiamo al pubblico?<br/>'''Ted''': La settimana scorsa l'ho trombata con una zucchina e poi l'ho venduta a una famiglia con quattro bambini piccoli.<br/>'''Capo''': Ci vuole fegato. A noi occorre fegato, perciò ti promuovo!<br/>'''Ted''': Tu hai un sacco di problemi, lo sai? *'''[[Sam J. Jones]]''': Voi due siete piuttosto fichi, facciamo baldoria? {{NDR|facendo il gesto di sniffare}}<br />'''Ted''' {{NDR|sorpreso}}: Co... Eh? [[Cocaina]], giusto?<br />'''Sam J. Jones''': Andiamo dai, non ditemi che non avete mai sniffato...<br />'''John''': Be', no... non di recente!<br />'''Ted''': Credevo si facesse solamente in Florida! *'''Sam J. Jones''': Ci divertiremo come negli [[anni 1980|anni Ottanta]]!<br />'''Ted''': Dicci come Flash!<br />'''Sam J. Jones''': Facile, dobbiamo trombare tante ragazze di nome Stephanie! *'''John''' {{NDR|imitando Ted}}: «Ehi, Johnny, ho un'idea strepitosa! Andiamo a vomitare sulle macchine dal cavalcavia!»<br /> '''Ted''': Oh, dai! Ma io mica ho la voce come quella di [[Peter Griffin]]! *'''Affittacamere asiatico''': Voi lompere mio mulo!?! Questa è mia casa! Voi lompele mio mulo, blutti bastaldi!!!<br /> '''John''': Scusa, è stato un incidente, ok?<br /> '''Affittacamere asiatico''': Volevo cucinale anatla, ola calcinacci dappeltutto!<br /> '''John''': Sta' calmo, senti, parliamone! Come ti chiami, io sono John!<br /> '''Affittacamere asiatico''': Mi chiamo Quan Ming!<br />'''Sam J. Jones''': "Ming"?! {{NDR|sotto l'effetto delle droghe, vede l'affittacamere con le sembianze dell'imperatore Ming, nemico di Flash Gordon}}<br /> '''Affittacamere asiatico''': Voi pagale molti dollali per mulo! Sono labbioso! Sono molto labbioso!!!<br />'''Sam J. Jones''': Morte a Ming!! {{NDR|si scaglia su di lui}} *'''John''': Senti, sparisci!<br /> '''Ted''': Tu, tu sei proprio un cazzone, lo sai, vero?<br /> '''John''': Cosa? Io sarei un cazzone?!<br /> '''Ted''': Sì, lo sei! Ora smetti di sputare mango e ascoltami!<br /> '''John''': Eh?<br /> '''Ted''': Sputare mango? Cosa? Aspetta, non è così... Com'è? Forse "fango", è così? Sputare... No! Forse "Rango"... Perché «''Mi chiamano Rango perché sono Rango Tango!''» Sì, questo era [[Johnny Depp]]! Senti, il punto è che stai incolpando me di quello che non riesci a fare tu. Lori aveva ragione, non ti prendi la responsabilità delle cose che ti accadono nella vita.<br /> '''John''': Tu sì, invece?<br /> '''Ted''': Io non devo farlo, sono un orsetto di peluche! Senti, io non ti ho legato mani e piedi e trascinato a quella festa, ok? Volevo che venissi perché pensavo fossi il mio migliore amico.<br /> '''John''': Perché non ammetti che consideravi Lori una minaccia per la nostra amicizia? Mi pare che per te fosse il massimo quando eravamo strafatti sul divano alle [[nove di mattina|nove del mattino]]!<br /> '''Ted''': Ma ti ascolti? Chi sono, l'imperatore Ming che controlla la tua mente? È una tua scelta John. E se dai la colpa a me, ti comporti da femminuccia immatura!<br /> '''John''': Sai, se ripenso a quella mattina di Natale quando avevo otto anni vorrei aver ricevuto un Teddy Ruxpin!<br /> '''Ted''': Che cosa vuoi intendere?<br /> '''John''': Intendo che come orso fai pena!! {{NDR|Ted si scaglia furiosamente addosso a John e i due si picchiano per terra, finché non cade il televisore sopra le zone basse di John che piange per il dolore}}<br /> '''Ted''': Perché piangi?<br /> '''John''': La TV mi ha rotto le palle! *'''[[Norah Jones]]''': Non eri niente male per un maschio senza pene.<br />'''Ted''': Già, ho scritto un sacco di lettere di reclamo alla fabbrica di giocattoli! *'''John''': Ted!<br />'''Ted''' {{NDR|con la faccia contorta e la voce profonda}}: Sono vivo, Johnny!<br /> '''John''': Non è possibile!<br /> '''Ted''': Sono vivo! Il tuo desiderio si è esaudito!<br /> '''John''': S-Sei tornato, io..!<br /> '''Ted''': Sì, quando mi avete cucito avete messo male l'imbottitura, perciò sono un po' scombussolato, ma tu vuoi ancora prenderti cura di me per sempre? {{NDR|John è sconvolto}} Haha, scherzo! Volevo vedere come reagivi se fossi stato ritardato!<br /> '''John''' {{NDR|felice}}: Sei uno stronzo!!!<br /> '''Ted''': Vieni qui, coglione! {{NDR|si abbracciano}} *'''Lori''': Bentornato, Ted.<br /> '''John''': Sei stata tu... L'hai fatto tu!<br /> '''Ted''': Che mascalzona, hai desiderato che tornassi in vita!<br /> '''Lori''': No, no-no. Che tornasse la mia, di vita! {{NDR|John la raggiunge e si baciano}} Ti amo, John.<br /> '''John''': Anch'io ti amo... Voglio dirti una cosa. Dopo ieri sera... non voglio perdere mai più chiunque mi stia a cuore. Non voglio più aspettare a cominciare la mia vita. Lori... vuoi sposarmi?<br /> '''Lori''': Non ho mai desiderato altri che te, John Bennett. {{NDR|si baciano}} ==[[Explicit]]== {{Explicit film}} E così John, Lori e Ted vissero per sempre felici e contenti avendo finalmente scoperto che l'unica cosa di cui avevano bisogno era stare insieme. John e Lori furono sposati a Cambridge da un giudice di pace molto speciale. {{NDR|Sam J. Jones}} [...] E questa è la storia di come un desiderio cambiò per sempre la vita di tre amici molto speciali. Ted e Tami-Lynn continuarono il loro focoso rapporto per diverso tempo, un pomeriggio Ted fu sorpreso dietro il bancone degli affettati a mangiare insalata di patate sulle natiche di Tami-Lynn. Fu promosso all'istante direttore del negozio. Sam Jones tornò a vivere a Hollywood per riavviare la sua carriera cinematografica. Attualmente vive a Burbank, dove condivide un monolocale con il suo coinquilino Brandon Routh. Vi ricordate Brandon Routh, che interpretò quell'orribile film, ''[[Superman Returns]]''? Mamma mia, tutte quelle aspettative per poi vedere quell'enorme cagata! Rex fu costretto a smettere di corteggiare Lori, poco dopo cadde in una profonda depressione e morì affetto dal [[sclerosi laterale amiotrofica|morbo di Gehrig]]. Donny fu arrestato dalla polizia di Boston e accusato di rapimento di un peluche. L'accusa fu ritirata quando tutti si resero conto di quanto fosse assurda. Robert ha assunto un personal trainer, ha perso parecchio peso ed è diventato Taylor Lautner. ('''Narratore''') ==Altri progetti== {{interprogetto}} [[Categoria:Film comici]] 2r1nquzjfdbb44vtk6twm0gi7n2idb2 Libro di Giobbe 0 87170 1429632 1429553 2026-10-16T07:25:03Z Spinoziano 2297 +1, sistemazioni 1429632 wikitext text/x-wiki {{Antico Testamento}} '''''Libro di Giobbe''''', testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana. ==[[Incipit]]== C'era nella terra di Uz un uomo chiamato [[Giobbe]]: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. Gli erano nati sette figli e tre figlie; possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest'uomo era il più grande fra tutti i figli d'oriente. Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: "Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore". Così faceva Giobbe ogni volta. {{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}} ==Citazioni== *Un giorno avvenne che i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e tra di essi venne anche [[Satana]]. Il Signore disse a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dal percorrere la terra e dall'aggirarmi su di essa». (1, 6 – 7; 2010) *Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». (1, 8 – 12; 2008) *''[[Nudità |Nudo]] uscii dal seno di mia madre, | e nudo vi ritornerò. | Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, | sia benedetto il nome del Signore!'' ([[Giobbe]]: 1, 21; 1974) *Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male. Egli è ancora saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui per rovinarlo, senza ragione». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quello che possiede, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e colpiscilo nelle ossa e nella carne e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita». (2, 3 – 6; 2008) *Satana si ritirò dalla presenza del Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancora saldo nella tua integrità? Maledici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Tu parli come parlerebbe una stolta! Se da Dio accettiamo il [[Bene e male|bene]], perché non dovremmo accettare il male?». (2, 7 – 10; 2008) *Allora Giobbe aprì la bocca e [[Maledizioni dai libri|maledisse]] il suo giorno. Prese a dire: «''Perisca il giorno in cui nacqui | e la notte in cui si disse: "È stato concepito un maschio!"''. (3, 1 – 3; 2008) *''[[Oltretomba|Laggiù]] i malvagi cessano d'agitarsi, | laggiù riposano gli sfiniti di forze. | I prigionieri hanno pace insieme, | non sentono più la voce dell'aguzzino. | Laggiù è il piccolo e il grande, | e lo schiavo è libero dal suo padrone.'' (Giobbe: 3, 17 – 19; 1974) *''Per quanto io ho visto, chi coltiva [[iniquità]], | chi semina affanni, li raccoglie.'' (Elifaz: 4, 8; 1974) *''Poiché allo [[stoltezza|stolto]] dà morte lo sdegno | e la collera fa morire lo sciocco. | Io ho visto lo stolto metter radici, | ma imputridire la sua dimora all'istante.'' (Elifaz: 5, 2 – 3; 1974) *''Infatti, la sventura non spunta dalla terra, | né il dolore germina dal suolo; | ma l'uomo nasce per [[sofferenza|soffrire]], | come la favilla per volare in alto.'' (Elifaz: 5, 6 – 7; 1994) :''L'uomo nasce al [[travaglio]], | come l'uccello per il volo.'' (5, 7; 1959) *''Beato l'uomo che Dio corregge! | Tu non disprezzare la lezione dell'Onnipotente; | perché egli fa la piaga, ma poi la fascia; | egli ferisce, ma le sue mani guariscono.'' (Elifaz: 5, 17 – 18; 1994) *''A chi è sfinito è dovuta pietà dagli [[amicizia|amici]], | anche se ha abbandonato il [[timore di Dio]].'' (Giobbe: 6, 14; 1974) *''Non ha forse un duro lavoro l'uomo sulla terra | e i suoi giorni non sono come quelli d'un [[mercenario]]? | Come lo schiavo sospira l'ombra | e come il mercenario aspetta il suo salario, | così a me son toccati mesi d'illusione | e notti di dolore mi sono state assegnate.'' (Giobbe: 7, 1 – 3; 1974) *''Se ho [[peccato]], che cosa ti ho fatto, | o custode dell'uomo? | Perché m'hai preso a bersaglio | e ti son diventato di peso? | Perché non cancelli il mio peccato | e non dimentichi la mia iniquità? | Ben presto giacerò nella [[polvere]], | mi cercherai, ma più non sarò!'' (Giobbe: 7, 20 – 21; 1974) *''Dio non ritira la sua collera: | sotto di lui sono fiaccati i sostenitori di [[Raab (mitologia)|Raab]].'' (Giobbe: 9, 13; 1974) *''L'uomo insensato si leva in superbia, | e qual giovane [[onagro]] si stima nato indipendente''. (11, 12; 1959) *''Le tende dei ladri sono tranquille, | c'è sicurezza per chi provoca Dio, | per chi vuol ridurre Dio in suo potere. | Ma interroga pure le [[animale|bestie]], perché ti ammaestrino, | gli uccelli del cielo, perché ti informino, | o i rettili della terra, perché ti istruiscano | o i pesci del mare perché te lo faccian sapere. | Chi non sa, fra tutti questi esseri, | che la mano del Signore ha fatto questo? | Egli ha in mano l'anima di ogni vivente | e il soffio d'ogni carne umana.'' (12, 6 – 10; 1974) *''Ma io all'Onnipotente vorrei parlare, | a Dio vorrei fare rimostranze.'' (Giobbe: 13, 3; 1974) *''Ma io so che il mio Redentore vive | e che alla fine si alzerà sulla polvere. | E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, | senza la mia carne, vedrò Dio. | Io lo vedrò a me favorevole; | lo contempleranno i miei occhi, | non quelli d'un altro; | il cuore, dal desiderio, mi si consuma!'' (Giobbe: 19, 25 – 27; 1994) *''Se ti rivolgerai all'Onnipotente con umiltà, | se allontanerai l'iniquità dalla tua tenda, | se stimerai come polvere l'[[oro]] | e come ciottoli dei fiumi l'oro di Ofir, | allora sarà l'Onnipotente il tuo oro | e sarà per te argento a mucchi.'' (22, 23 – 25; 1974) *''Come può giustificarsi un [[uomo]] davanti a Dio | e apparire [[purezza|puro]] un nato di donna? | Ecco, la luna stessa manca di chiarore | e le stelle non sono pure ai suoi occhi: | quanto meno l'uomo, questo verme, | l'essere umano, questo bruco!'' (25, 4 – 6; 1974) *''Con forza agita il mare | e con intelligenza doma [[Raab (mitologia)|Raab]]. | Al suo soffio si rasserenano i cieli, | la sua mano trafigge il serpente tortuoso.'' (Giobbe: 26, 12-13; 1974) *''Ma la [[saggezza]], dove trovarla? | Dov'è il luogo dell'intelligenza? | L'uomo non ne sa la via, | non la si trova sulla terra dei viventi. | L'abisso dice: "Non è in me"; | il mare dice: "Non sta da me". | Non la si ottiene in cambio d'oro, | né la si compra a peso d'argento.'' (Giobbe: 28, 12 – 15; 1994) *''Ecco, [[Timore di Dio|temere Dio]], questo è sapienza | e schivare il male, questo è intelligenza.'' (Giobbe: 28, 28; 1974) *''Sono divenuto fratello degli [[sciacallo|sciacalli]] | e compagno degli struzzi.'' (Giobbe: 30, 29; 1974) *''La mia [[cetra]] non dà più che accenti di lutto, | e la mia zampogna voce di pianto.'' (Giobbe: 30, 31; 1994) *[...] ''perché mi incute timore la mano di Dio | e davanti alla sua maestà non posso resistere.'' (Giobbe: 31, 23; 1974) *''Chi ha chiuso tra due porte il [[mare]], | quando erompeva uscendo dal seno materno, | quando lo circondavo di nubi per veste | e per fasce di caligine folta? | Poi gli ho fissato un limite | e gli ho messo chiavistello e porte | e ho detto: "Fin qui giungerai e non oltre | e qui s'infrangerà l'orgoglio delle tue onde".'' ([[Yahweh]]: 38, 8 – 11; 1974) *''Da quando vivi, hai mai comandato al mattino | e assegnato il posto all'[[aurora]], | perché essa afferri i lembi della terra | e ne scuota i malvagi? | Si trasforma come creta da sigillo | e si colora come un vestito.'' (Yahweh: 38, 12 – 14; 1974) *''Sai tu quando figliano le [[camoscio|camozze]] | e assisti al parto delle [[cervo|cerve]]? | Conti tu i mesi della loro gravidanza | e sai tu quando devono figliare? | Si curvano e depongono i figli, | metton fine alle loro doglie. | Robusti sono i loro figli, crescono in campagna, | partono e non tornano più da esse.'' (Yahweh: 39, 1 – 4; 1974) *''Chi ha mandato libero l'[[onagro]], | e i suoi legami chi li ha sciolti? | Ad esso io diedi il deserto quale casa | e qual sua dimora la terra di salsuggine. | Disprezza egli il tumulto della città, | e urla di mandriano non ascolta; | visita torno torno i monti del suo pascolo, | e ogni verde zolla egli ricerca.'' (Yahweh: 39, 5 – 8; 1959) *''Il [[bufalo]] si lascerà piegare a servirti | o a passar la notte presso la tua greppia? | Potrai legarlo con la corda per fare il solco | o fargli erpicare le valli dietro a te? | Ti fiderai di lui, perché la sua forza è grande | e a lui affiderai le tue fatiche? | Conterai su di lui, che torni | e raduni la tua messe sulla tua aia?'' (Yahweh: 39, 9 – 12; 1974) *''L'ala dello [[struzzo]] batte festante, | ma è forse penna e piuma di cicogna? | Abbandona infatti alla terra le uova | e sulla polvere le lascia riscaldare. | Dimentica che un piede può schiacciarle, | una bestia selvatica calpestarle. | Tratta duramente i figli, come se non fossero suoi, | della sua inutile fatica non si affanna, | perché Dio gli ha negato la saggezza | e non gli ha dato in sorte discernimento. | Ma quando giunge il saettatore, fugge agitando le ali: | si beffa del cavallo e del suo cavaliere.'' (Yahweh: 39, 13 – 18; 1974) *''È forse al tuo comando che l'[[aquila]] si alza in alto | e fa il suo nido nei luoghi elevati? | Abita nelle rocce e vi pernotta; | sta sulla punta delle rupi, sulle vette scoscese; | di là spia la preda | e i suoi occhi mirano lontano. | I suoi piccini si abbeverano di sangue, | e dove sono i corpi morti, là essa si trova.'' (Yahweh: 39, 27 – 30; 1994) *''Ecco, l'[[ippopotamo]], che io ho creato al pari di te, | mangia l'erba come il bue. | Guarda, la sua forza è nei fianchi | e il suo vigore nel ventre. | Rizza la coda come un cedro, | i nervi delle sue cosce s'intrecciano saldi, | le sue vertebre, tubi di bronzo, | le sue ossa come spranghe di ferro. | Esso è la prima delle opere di Dio; | il suo creatore lo ha fornito di difesa. | I monti gli offrono i loro prodotti | e là tutte le bestie della campagna si trastullano. | Sotto le piante di [[fior di loto|loto]] si sdraia, | nel folto del canneto della palude. | Lo ricoprono d'ombra i loti selvatici, | lo circondano i salici del torrente. | Ecco, si gonfi pure il fiume: egli non trema, | è calmo, anche se il [[Giordano (fiume)|Giordano]] gli salisse fino alla bocca. | Chi potrà afferrarlo per gli occhi, | prenderlo con lacci e forargli le narici?'' (Yahweh: 40, 15 – 24; 1974) *''Puoi tu pescare il [[Leviatano|Leviatan]] con l'amo | e tener ferma la sua lingua con una corda, | ficcargli un giunco nelle narici | e forargli la mascella con un uncino? | Ti farà forse molte suppliche | e ti rivolgerà dolci parole? | Stipulerà forse con te un'alleanza, | perché tu lo prenda come servo per sempre? | Scherzerai con lui come un passero, | legandolo per le tue fanciulle? | Lo metteranno in vendita le compagnie di pesca, | se lo divideranno i commercianti? | Crivellerai di dardi la sua pelle | e con la fiocina la sua testa? | Metti su di lui la mano: | al ricordo della lotta, non rimproverai!'' (Yahweh: 40, 25 – 32; 1974) *''Prenderai forse il [[coccodrillo]] all'amo? | Gli assicurerai la lingua con la corda? | Gli passerai un giunco per le narici? | Gli forerai le mascelle con l'uncino? | Ti rivolgerà esso molte suppliche? | Ti dirà delle parole dolci? | Farà esso alleanza con te, | perché tu lo prenda per sempre al tuo servizio? | Scherzerai con lui come fosse un uccello? | Lo attaccherai a un filo per divertire le tue ragazze? | Ne trafficheranno forse i pescatori? | Lo spartiranno essi fra i negozianti? | Gli coprirai la pelle di frecce | e la testa di ramponi? | Mettigli un po' le mani addosso! | Ti ricorderai del combattimento e non ci tornerai!'' (Yahweh: 40, 25 – 32; 1994) ==[[Explicit]]== Il Signore benedisse la nuova condizione di Giobbe più della prima ed egli possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Ebbe anche sette figli e tre figlie. A una mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Fiala di stibio. In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell'eredità insieme con i loro fratelli. Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant'anni e vide figli e nipoti di quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni. {{NDR|''La sacra Bibbia'', edizione CEI, 1974}} ==Citazioni sul Libro di Giobbe== *Animato da ansiosa ricerca di verità e da umanità profonda, è giudicato concordemente un vero capolavoro di tutti i tempi e di tutti i paesi, ed è cosparso di sublimi bellezze letterarie. [...] Il poema fu sempre di conforto agli afflitti dalle miserie della vita. ([[Giuseppe Ricciotti]]) *''Giobbe'' è un'opera formidabile della letteratura ebraica. Con la sola eccezione di ''[[Libro di Isaia|Isaia]]'', nessun altro libro della Bibbia è scritto con un tale altissimo livello di potente eloquenza, come del resto si addice al suo argomento, la giustizia di Dio. Come opera di teologia morale, il libro è un fallimento perché l'autore, come tutti gli altri, è sconcertato dal problema della teodicea. ([[Paul Johnson]]) *Giobbe sopportò tutto – ma quando vennero i suoi amici... a consolarlo, allora perse la pazienza. ([[Søren Kierkegaard]]) *Il ''Libro di Giobbe'' è ricco di storia naturale in forma poetica: presenta un catalogo affascinante di fenomeni organici, cosmici e meteorologici. Nel capitolo 28, per esempio, c'è una straordinaria descrizione di una miniera. Attraverso questa immagine, ci viene presentata una visione del potenziale scientifico e tecnologico quasi illimitato del genere umano, in contrasto con le capacità morali incorreggibilmente deboli dell'uomo. ([[Paul Johnson]]) *Interessante [...] il fatto che Dio alla fine premia Giobbe, che pure si era ribellato, e redarguisce invece i tre amici di Giobbe, che avevano cercato di convincerlo che la punizione divina cui era sottoposto era probabilmente dovuta a qualche suo cattivo comportamento. Ma Dio sapeva che questa non era la ragione e con la punizione dei tre amici voleva sottolineare che il potere di Dio è assolutamente imperscrutabile. ([[Una carezza per guarire|Umberto Veronesi e Mario Pappagallo]]) ===[[Antonio Girlanda]]=== *''Giobbe'': il poema grandioso dell'innocente oppresso dalla sofferenza immeritata, ma che non cessa di cercare Dio. *Il libro di Giobbe è un capolavoro della letteratura universale, sia per l'eterno problema che agita, il dolore dell'innocente, ma anche per la smagliante veste letteraria che l'anonimo autore ebreo del V secolo ha saputo dargli. *L'autore di Giobbe non accetta un Dio automa che garantisce disgrazie ai malvagi e successo ai buoni. Egli ha assunto il problema del dolore innocente come il caso limite per scuotere certezze che non rispondono alla realtà né stimolano quella fede che si affida a Dio, certa che la sua ultima volontà è la felicità della creatura che lo cerca. L'epilogo lo dimostra. ===[[Simone Weil]]=== *È necessario che l'anima continui ad amare a vuoto, o per lo meno a voler amare, anche soltanto con una parte infinitamente piccola di se stessa. Allora un giorno Dio stesso viene a rivelarsi a lei e a mostrarle la bellezza del mondo, come avvenne per Giobbe. *Giobbe grida la propria sventura con tale accento di disperazione proprio perché lui stesso non riesce a credervi, perché nel fondo dell'anima parteggia per i suoi amici. Egli implora la testimonianza di Dio stesso, perché non sente più quella della propria coscienza. *La sventura ha costretto Cristo a supplicare di essere risparmiato, a cercare conforto fra gli uomini, a credersi abbandonato dal Padre. Ha costretto un giusto a imprecare contro Dio, un giusto perfetto, quanto almeno può esserlo una natura soltanto umana, e forse anche di più, se Giobbe non è tanto un personaggio storico quanto una immagine di Cristo. «Egli si fa gioco della sventura degli innocenti». Non è una bestemmia, è un autentico grido strappato al dolore. Il libro di Giobbe è dall'inizio alla fine una pura meraviglia di verità e di autenticità. Se si parla di sventura, tutto ciò che si discosta da quell'esempio è, più o meno, macchiato di menzogna. ==Bibliografia== <!-- Per anno --> *''La sacra Bibbia'', traduzione di G. Bonaccorsi, G. Castoldi, G. Giovannozzi, G. Mezzacasa, F. Ramorino, G. Ricciotti, G. M. Zampini, Salani Editore, Firenze, 1959. *''[http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_INDEX.HTM La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 1974. *''[https://www.laparola.net/testo.php?riferimento=giobbe&versioni%5B%5D=Nuova+Riveduta Giobbe]'', edizione Nuova Riveduta, 1994. *''[https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/at/Gb/1/ La sacra Bibbia]'', edizione CEI, 2008. *''La Bibbia'', Edizioni San Paolo, 2010. ISBN 978-88-215-6777-3 ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sul}} [[Categoria:Antico Testamento|Giobbe]] i1zze5h1fmx7lzbma6bhjtn8b23i1o9 Flea 0 100814 1429641 1428826 2026-10-16T10:55:51Z ~2026-54313-84 108629 1429641 wikitext text/x-wiki [[File:FleaOxygen06.jpg|thumb|Flea nel 2006]] '''Flea''', nome d'arte di '''Michael Peter Balzary''' (1962 – vivente), musicista e attore australiano naturalizzato statunitense, membro dei [[Red Hot Chili Peppers]]. ==Citazioni di Flea== {{cronologico}} *{{NDR|Nel 1984}} Suoniamo sempre al nostro peggio e cerchiamo sempre di non fare proprio lo spettacolo, non cerchiamo di intrattenere il pubblico, tentiamo di essere sempre un po' rozzi e non ci mettiamo energia. Non crediamo affatto a ciò che facciamo. Non abbiamo fede e non abbiamo integrità, speriamo di non fare soldi e non comprate il disco per nessun motivo!<ref name=mtv1/> *Anche se spesso le nostre canzoni sono un inno alla donna e ad alcune parti della sua anatomia, alle sue belle forme, ciò non vuol dire che siamo maschilisti. Amiamo le donne, non siamo omofobi, amiamo i gay e sosteniamo l'orgoglio vaginale!<ref>Dal programma televisivo ''A Night With'', in onda su ''MTV '' nel 2001; ''[https://www.youtube.com/watch?v=qjBIuR3c7lc video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 09:00.</ref> *{{NDR|Su ''[[Ritorno al futuro - Parte II]]''}} [...] non ho molto apprezzato il film e non ero neanche contento della mia performance, ma sai com'è, in pratica è spazzatura da qualche milione di dollari. :''[...] I didn't really like the film very much. I wasn't happy with my performance in it either, but, you know, it's basically a multi-million dollar piece of trash''. (da un'intervista tratta dallo speciale sui Red Hot Chili Peppers del programma televisivo olandese ''Nozems-a-gogo'' andato in onda il 14 febbraio 1990 sul canale ''VPRO''<ref>Visibile al minuto 17:00 di {{en}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=F-7wNKHqAwo Red Hot Chili Peppers: 1990.02.14 - Nozems A Gogo TV]'', YouTube, 2 luglio 2015.</ref>) *È per il mio amore verso la musica funk e le mie esperienze punk-rock, e l'aver spaziato dal punk al funk che è emerso questo modo di slappare duro e aggressivo, ci ho dato giù per tanto tempo [...]. L'ho usato molto, in tutto il mondo ed anche in molti dischi. Lo stile che mi ha reso famoso. Ma continuando a farlo ho incominciato a capire che mi stavo tendendo una trappola da solo [...]. Piuttosto che trattarsi di mettermi alla prova dicendo "ehi, sono il miglior bassista, posso fare quello e quell'altro, sono il più veloce e il più tosto" si trattava di ascoltare la musica invece di suonare e basta, ma di fare quello che meglio si adattava alla canzone .<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''YouTube.com'', min. 21:53</ref> *Essere nei RHCP vuol dire essere liberi, non essere costretto a fare nulla o cercare di rientrare in alcun modello, stile o categoria. E... per quanto riguarda lo stile di vita, che poi influenza il tuo modo di apparire, di parlare, di comportarsi, chiunque applichi qualsiasi tipo di cliché rock 'n roll alla propria vita ovviamente non sarebbe adatto a stare nei RHCP.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''YouTube.com'', min. 11:47</ref> *{{NDR|Parlando di Rick Rubin}} Non cerca di usare una solita formula. Non ha una maniera fissa di lavorare e si lascia andare. Cerca semplicemente di catturare il più possibile da noi stessi, da quello che siamo e... sai, lui continua a mantenere l'emozione lontano dalla musica ed essere oggettivo, vale a dire sai quello che deve fare, specialmente perché noi siamo presi dall'emozione pura, è tutto ciò che siamo.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991; ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''youtube.com'', min. 4:40</ref> *{{NDR|Nel 1991}} Finché la longevità della band continuerà e noi staremo insieme come persone e come musicisti, continueremo a migliorare e credo che la gente apprezzerà. E finché staremo insieme e continueremo ad amarci e ad amare la musica, non c'è possibilità di fallimento.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=c8df8olpLiQ video]'' disponibile su ''YouTube.com'', min. 29:25</ref> *Finché questa band esisterà, l'unica ragione d'esistere sarà il movimento, avanzare, espandersi, crescere, imparare, suonare, migliorare in quel che facciamo. Crescendo impariamo a conoscere la vita e ci concentriamo sempre di più sulla musica. Ed è meglio così, perché imparando non perdiamo nulla del nostro bagaglio, ma lo accresciamo.<ref>Dal documentario ''Funky Monks'', 1991, ''[https://www.youtube.com/watch?v=U42ioFQPczQ video]'' disponibile su ''YouTube.com'', min. 16:38</ref> *{{NDR|Su ''One Hot Minute''}} Per me è un album molto dark, anche se la gente a volte non lo considera tale, per me, farlo mi ha intristito molto. E anche averlo finito è stato molto triste!<ref name=mtv3>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=BD27AmcD2KI YouTube.com]''.</ref> *Il testo di ''My Friends'' è stato scritto da Anthony, ed è un pezzo al quale mi sento molto attaccato, è molto semplice, tratta del fatto che se ci si guarda in giro si nota molta tristezza e molta disperazione e che l'unica cosa importante, che ti possa aiutare a risolvere i problemi e che importi è l'amore.<ref name=mtv3/> *{{NDR|Sull'album ''Californication''}} Credo che abbiamo fatto un buon lavoro, abbiamo fatto buona musica, curando ogni singola nota, ci siamo spesi completamente, per un tempo molto lungo e sono molto orgoglioso del disco che ne è venuto fuori.<ref name=mtv3/> *{{NDR|Sulla loro esibizione al Festival di Woodstock nel 1999}} Non abbiamo preso parte alla totalità di Woodstock. Siamo arrivati giusto poco prima di suonare e siamo ripartiti poco dopo averlo fatto. Volevamo solo fare un buon concerto, che significava molto per noi, perché era un grosso show. L'ho rivisto su Mtv e credo che abbiamo fatto una buona prestazione. Per il resto non me ne frega niente del circo. La [[Festival di Woodstock|Woodstock]] della fine anni '60 riuniva buoni musicisti, ma gli organizzatori stavano lì solo per fare più soldi possibile. Stessa cosa oggi. Non c'è differenza, è sempre il dio dollaro che comanda. Il resto sono fesserie da dare in pasto alla gente. Per quanto concerne i problemi dovuti all'ordine pubblico, gli incendi e il resto... in questi grandi eventi sono episodi da mettere in conto. E non bisogna neanche sparare cazzate sul fatto che certi episodi dimostrano un cambio di cultura. Certo, le cose si sono evolute, ma paragonare le due epoche e concludere cosa è cambiato è troppo semplicistico.<ref name=mucchio/> *Quando sei cresciuto negli Stati Uniti ti mettono in testa che la [[Russia]] è quella che ti vuole bombardare, che sono dei selvaggi bruti etc. etc. La situazione è fortunatamente cambiata e questo ci ha permesso di suonarci. Siamo stati contenti e credo si siano divertiti anche loro. Era un posto magnifico e ci sono entrate almeno 100.000 persone. Mi piacerebbe tornarci.<ref name=mucchio>Citato in Max Stèfani e Cico Casartelli; ''Californication intorno al mondo'', ''Mucchio Selvaggio'', gennaio 2000, p. 11</ref> *{{NDR|Sull'album ''By the Way''}} Credo che la maggior parte dei testi siano canzoni d'amore, ma l'idea generale della musica, invece, descrive esattamente chi siamo come persone e deve avere, quindi, una gamma molto ampia di cose diverse.<ref name=mtv4/> *{{NDR|Parlando dell'album ''Freaky Styley''}} So che la musica di questo album era troppo insolita e tetra per essere in grado di piacere al pubblico, ma ha saputo anticipare molte tendenze musicali di quel periodo, in modo definitivo e sostanziale. Molte nostre registrazioni di allora furono considerate "troppo funk per il pubblico bianco, troppo punk per quello di colore." Di sicuro i brani erano ancora lontani dalle connotazioni pop dei lavori successivi, e non credo che avesse contribuito qualche forma di segregazione al loro mancato successo. :''I know the music on this record was just way too obscure to ever be popular in a mainstream kind of way, but to me it really holds its own as a definitive and substantial musical statement. More than any other record we ever made it falls into the category of "too funky for white radio, too punk rockin' for black." Of course, the songs were very far away from any pop format; I realise it is/was not just the racial segregation at radio that precluded it from being a popular record''.<ref>Dalle note contenute nella versione rimasterizzata del disco, uscita nel 2003.</ref> *A conti fatti, ''Uplift'' è probabilmente il disco più potente che abbiamo fatto. Non dico il migliore, anche se per qualcuno potrebbe esserlo, ma sicuramente il più diretto, nel senso di suonare a manetta senza pensare a un cazzo, e fare arte. Quel disco mette insieme rock, funk e arte esattamente come volevamo noi all'epoca. Eravamo matti come cavalli e sulla via della perdizione, ma ce l'abbiamo fatta, abbiamo fatto un disco di cui siamo fieri.<ref>Citato in Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0, p. 149</ref> *All'inizio, quando abbiamo messo su il gruppo, c'era un'energia incontrollabile, non riuscivamo a controllarla neanche noi, era molto più grande della somma delle sue parti. Eravamo come in cima ad un vulcano che ci scagliava nell'aria. Ho delle immagini di momenti in cui non riuscivamo a controllarci.<ref name=mtv1/> *Abbiamo raggiunto un picco creativo, molto alto, secondo me registrando il disco ''Blood Sugar'' ! Le sensazioni erano veramente intense. Eravamo rimasti ad un livello medio di popolarità, lavorando e facendo tour per anni, e con quel disco siamo diventati una rock band importantissima.<ref name=mtv2/> *Avere la possibilità di riprovare, conoscendosi meglio, avendo ancora il desiderio ardente di far musica mai sentita prima, è una cosa che ci fa sentire fortunati.<ref name=mtv3/> *Credo che quando una [[Gruppo musicale|band]] si esibisce dev'essere divertente e deve comunicare eccitazione in quello che fanno. Dovrebbe essere uno show e ci tengo tanto a fare in modo che lo sia sempre quando mi esibisco.<ref name=mtv4/> *Quando suoniamo in posti grandi, dobbiamo riempire gli spazi, con grandi azioni e cose del genere. In spazi più piccoli le azioni sono le stesse, ma sono indirizzate diversamente. Si tratta di arrendersi alle persone che ti guidano, lasciarsi andare e lasciare che sia la musica a muoverti, e creare una specie di santuario per la musica.<ref name=youtube/> *Questo disco, ''Stadium Arcadium'', è la nostra grande affermazione, ed è il meglio che possiamo fare, il massimo di cui siamo capaci e se non vi piace questo disco, non vi piacciono i Red Hot Chili Peppers, punto.<ref name=mtv5>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=FINX_yyi-Kw YouTube.com]''.</ref> *Ricordo la primissima volta che sono andato a New York per un seminario sulla musica nuova. Penso che fosse il 1984. Avevamo appena fatto il nostro primo album o stavamo per farlo, non so cosa diavolo stesse succedendo, ma in qualche modo non so chi ci fece andare a MTV, ma siamo andati a MTV e ancora una volta eravamo eccitatissimi, sentivamo di appartenere ad una comunità che ci accettava per quello che eravamo.<ref name=mtv1/> *Siamo dei giullari, scherziamo sempre, la vita è divertimento, la gioia è divertimento, ma abbiamo sempre cercato di fare dell'arte, abbiamo sempre voluto far cose che fossero oneste nei confronti di tutti, senza conformarci a codici, anche se di moda, senza nessun tipo di look che fosse trendy.<ref name=mtv4/> *Siamo persone molto diverse, abbiamo emozioni diverse, che vengono unite e ci rendono una band. Ci danno uno stile unico, è molto al di là di quanto ognuno di noi sia capace di dare da solo ed è davvero...magia! Odio dirlo, ma non è nient'altro che magia.<ref name=mtv5/> *Siamo una band che c'è da veramente tanto tempo, e che ha vissuto tante cose. Cose belle e cose tragiche e drammatiche, feriti, ma in pace con noi stessi.<ref name=mtv4>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=CS8fM4xHJcc YouTube.com]''.</ref> *{{NDR|Parlando dell'album ''Stadium Arcadium''}} Il processo è stato di iniziare a scrivere, e di essere abbastanza intelligenti da permettere a questa musica di fluire attraverso di noi. L'abbiamo scritto e inciso nel miglior modo di cui siamo capaci [...]. Sì, volevamo pubblicare 3 dischi, a sei mesi di distanza l'uno dall'altro; abbiamo deciso di non farlo, perché sarebbe stato strano e avrebbe generato confusione nella gente, che non avrebbe saputo quale scegliere. Una trilogia: sarebbe sembrata una fottuta cosa epica [...]. Circa un anno e mezzo fa ci siamo ritrovati, ci siamo rinchiusi in una stanza per 4 giorni alla settimana per sei mesi, e abbiamo composto il materiale. Alla fine avevamo 38 canzoni, le abbiamo registrate tutte, e 28 sono finite sul disco.<ref name=youtube/> *Credo ci sia abbastanza [[violenza]] nel mondo, e che non ci sia bisogno di neanche un'altra singola violenza. Credo che tutte le pistole debbano essere fatte sparire. La violenza non è giustificata da nessun fine, forse l'unica eccezione è quella di fermare gente violenta. Ma solitamente è gente pazza, cresciuta proprio con la violenza.<ref name=youtube>Visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=E1TLRFjVgBo YouTube]''.</ref> *In questo mondo, il dono e il lavoro che abbiamo come band è quello di fare la miglior fottuta musica che possiamo, di lavorare duramente per fare qualcosa di bello. Il nostro lavoro è la speranza di ispirare altre persone a offrire quello che possono, così come hanno fatto i nostri ispiratori, personaggi che noi ammiriamo, come [[Martin Luther King]] o [[John Coltrane]].<ref name=youtube/> *Iniziare a lavorare con [[Rick Rubin|Rick]] {{NDR|Rubin}} è stato molto facile per noi, ci conosce molto bene, sa cosa c'è di eccezionale in noi.<ref name=mtv2>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=UFw9-WDT4DE YouTube.com]''.</ref> *[[George W. Bush]] deve essere messo una volta per tutte sotto impeachment. È un bugiardo, ha portato miseria a milioni di persone e niente di buono a nessuno, fatta eccezione che per le grosse compagnie petrolifere, che stanno facendo una montagna di soldi. Bush ha reso il mondo molto più insicuro. Prima della guerra in Iraq non vi erano terroristi. [[Saddam Hussein]], pur essendo un brutale dittatore, non aveva nessun potere al di fuori della propria nazione. Ha spedito giovani soldati al fronte, dove sono stati feriti o uccisi, soltanto per avvantaggiare le sue aziende petrolifere e soddisfare il proprio ego. Le dichiarazioni che le forze americane sarebbero in Iraq per esportare la democrazia, non sono altro che balle.<ref>Dal sito ufficiale della band, citato in ''[http://www.indie-rock.it/news_look.php?id=603 Red Hot Chili Peppers contro Bush]'', ''Indierock.it'', 22 aprile 2006.</ref> *{{NDR|Nel 2006}} Non ero così eccitato per la band da anni, da quando abbiamo iniziato nel 1983. Quando abbiamo iniziato c'era quella sensazione del tipo "stiamo per fare un disco, riesci a crederci? Andremo in TV! Metteranno le nostre foto sulle riviste. Oh mio Dio, la band è realtà: noi esistiamo!" Provo ancora quelle sensazioni, sono eccitato per il fatto che questa musica significhi così tanto per me.<ref name=mtv5/> *La [[droga]] può anche essere divertente, non lo nego. Ti mette in contatto con gli altri, ti fa vivere scordandoti del resto. Ma bisogna sapere quando fermarsi e soprattutto sapere che le cose che puoi imparare attraverso la droga sono le stesse che puoi imparare benissimo senza. Anzi, senza impari addirittura meglio. Le droghe sono solo una scorciatoia.<ref>Dall'intervista di Simona Siri, ''RHCP - L'amore è un cane che viene dall'inferno. Ma il dolore ci fa più forti'', ''La Repubblica XL'', maggio 2006, p. 40.</ref> *La [[musica]] è l'unica ragione per cui andavo a scuola, suonavo nell'orchestra, nel gruppo jazz, nel gruppo del coro, nella marching band, nella band, insomma, suonavo a tutte le lezioni di musica possibili ed è il motivo per cui andavo a scuola, era la cosa che mi faceva restare concentrato su qualcosa di produttivo.<ref name=mtv1>Dal programma televisivo ''MTV Essential'', MTV; visibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=S8zumpbZtGg YouTube.com]''.</ref> *Lo show è importante. Lo prendiamo sul serio e vogliamo creare la serata migliore che si possa far vivere ai fan [...]. Ad ogni show ci riuniamo, ci teniamo le mani e, prima di uscire, proviamo di brutto e ci diciamo: "Diamogli lo Show più bello che abbiamo mai fatto, stasera!" e succede tutte le sere. Lo prendiamo seriamente. Per noi è tutto! Non diciamo mai: "Chi se ne frega! Sono troppo figo!" Non siamo troppo fighi! Siamo qui per servire la gente.<ref name=mtv4/> *[[Josh Klinghoffer|Josh]] è un musicista delicato, sublime e poetico. Non è un chitarrista virtuoso/un guitar hero. È un musicista a tutto tondo. Suona batteria e tastiere bene come la chitarra, così coglie un quadro reale della grande musica e ha un grande senso intuitivo su ciò che può essere utile o no ad una canzone. Colloca insieme gli accordi in un modo meraviglioso, unico, in un modo proprio di Josh. Allo stesso tempo è molto radicato in lui il songwriting tradizionale e il modo tradizionale di spostare gli accordi. Ha realmente un modo suo di utilizzarli e di immetterli nel sistema. La sua chitarra ha un suono molto caldo, veramente bello.<ref name=guitar>Dall'intervista rilasciata a ''Guitar World'', settembre 2011; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/guitar-worl-magazine-tradotto-in-italiano-larticolo-sui-rhcp-parte-prima.html Guitar Worl Magazine: tradotto in italiano l'articolo sui RHCP (Parte Prima)]'', ''Venicequeen.it'', 12 settembre 2011.</ref> *Josh è un musicista diverso da John. Il suo approccio è completamente diverso. Ma questo è stato anche un po' impegnativo all'inizio. John e io avevamo sviluppato un linguaggio musicale così approfondito che solo noi potevamo conoscere. Con Josh questo non c'è stato immediatamente. Dovevo imparare a lasciarmi andare e lasciare che Josh facesse altrettanto. E non appena mi fossi lasciato andare e avessi lasciato che Josh fosse Josh qualcosa di veramente bello sarebbe accaduto e avremmo avuto una grande canzone o un gran pezzo musicale.<ref name=guitar/> *Oh, ho pensato di staccare la spina un milione di volte. Non è qualcosa di nuovo per me. Quando le cose cominciano ad essere una seccatura, io allora comincio con "Mmm, questo è un problema". E non avrei potuto neanche immaginare di fare qualcosa senza John. Quando invece John ci abbandonò, eppure, qualcosa se n'è andato ed io ho cominciato a sentire un profondo amore per la band e ho deciso di continuare. In più mi mancava Anthony. Così abbiamo preso Josh.<ref name=guitar/> *[...] anche noi amiamo ballare e probabilmente questo è il segreto... Ma vedi, se un segreto deve essere "top secret" è giusto che resti così altrimenti chiunque potrebbe fare le cose che facciamo noi. Fondamentalmente il nostro segreto è l'amore... E trovarsi in una stanza a scrivere, a lavorare insieme...<ref>Dall'intervista di Francesco Allegretti, rilasciata per ''Radio Dimensione Suono'', Milano, settembre 2011; video disponibile su ''[https://www.youtube.com/watch?v=Q-S9hJIRB5E YouTube.com]''.</ref> *Compiere [[cinquantenne|50 anni]] è un'occasione per riflettere. Mi sento probabilmente un po' più stupido. Non penso di essere furbo come quando ero giovane, ma sono sicuramente più saggio e meno incline a fare errori di natura intellettuale, spirituale, emotiva o fisica. È meno probabile che faccia qualcosa di stupido, ma sono meno veloce. Mi sento un po' più saggio e soprattutto la passione per le cose che mi piacciono, come suonare il piano, essere gentile, i bambini, e quelle che amo come lo sport, i libri e l'arte, la mia passione per tutte queste cose si è approfondita. È come se ci fosse un pozzo di infinita grandiosità al quale attingere. E mi sento come se mi stessi immergendo sempre più a fondo. E sento di avere anche una vita spirituale più profonda.<ref name=intervista>Citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/flea-loggi-che-ho-50-anni-sono-meno-furbo-che-in-passato-ma-sono-piu-saggior.html Flea: «oggi che ho 50 anni sono meno furbo che in passato, ma sono più saggio»]'', ''Venicequeen.it'', 11 novembre 2011.</ref> *Sono sempre stato un tipo che pensa all'immediato. Non penso così in anticipo e non ho alcuna idea di cosa mi aspetti dietro l'angolo. E non l'ho mai fatto. Tento semplicemente di decidere per il meglio quando è il momento. E più vado avanti più ho fiducia in questa filosofia. Credo fermamente che ogni cosa che si presenta sia un dono, e sono grato dell'opportunità, sia quando si tratta di qualcosa di divertente che quando si tratta di qualcosa di difficile.<ref name=intervista/> *Mi piacciono i soldi come a chiunque altro, ma non sono il fine ultimo da perseguire. Noi siamo nati e cresciuti in quel tipo di scena, immersi e circondati da determinate band e persone che ci hanno influenzati e plasmati. Il fatto che i Red Hot Chili Peppers siano un gruppo di grande successo non cambia il nostro approccio alla musica, né ciò che ci piace a livello personale [...]. [[Punk]] per me significa ragionare con la propria testa, fare quello che si vuole senza che nessuno interferisca, suonare ciò che si ama. Io l'ho sempre fatto, ho seguito le mie regole e ho avuto successo senza dover mai svendermi o fare musica di merda. In qualche modo sono rimasto lo stesso ragazzino di diciotto anni che girava disperato per le strade di Los Angeles in cerca di droghe, rock'n'roll ed emozioni forti. Per questo motivo, mi sento assolutamente in pace con me stesso.<ref name=stage>Citato in Marcello Marabotti, ''[http://www.onstageweb.com/interviste/red-hot-chili-peppers-intervista/ Red Hot Chili Peppers Intervista]'', ''Onstageweb.com'', 6 dicembre 2011</ref> *È vero, abbiamo dei fan straordinari e sono orgoglioso di poter sfruttare la mia posizione come membro della band per esprimere ciò che sento nella maniera più genuina. Chi viene a vederci suonare sa che noi siamo esattamente in quel modo, quattro musicisti che si identificano nella propria musica, è una faccenda spirituale se devo dire la verità.<ref name=stage/> *Sono un fottuto hippy! Credo veramente che la musica arrivi da un luogo divino e il meglio che posso fare è cercare di raggiungere quel posto e lasciare che scorra attraverso di me. La mia vita intera ruota attorno a quel luogo magico anche se non sono religioso.<ref name=stage/> *Ho iniziato a suonare la tromba quando avevo 11 anni. Tutto quello che volevo, quando crescevo, era diventare un musicista jazz. Quello era il mio obiettivo nella vita. Più avanti, ho conosciuto Hillel Slovak, che era il primo chitarrista dei Chili Peppers, e siamo diventati molto amici. Avevamo una band e non ci piaceva il bassista, così ho iniziato a suonare il basso e ne ho comprato uno due settimane dopo. :''I started playing trumpet when I was 11 years old. All I wanted to be was a jazz trumpet player when I grew up. That was my goal in life. Later in high school, I met Hillel Slovak, who was the original guitar player of the Chili Peppers, and we became really close. We had a band and we didn't like the bass player, so I started playing bass and I got a bass two weeks later.''<ref>{{en}} Dall'intervista di Kory Grow, citato in ''[http://www.rollingstone.com/movies/features/flea-on-jazz-drugs-low-down-20141106 Bad Influence: Flea on Jazz, Drugs and His Role in 'Low Down']'', ''Rollingstone.com'', 6 novembre 2014.</ref> *Lavorare con diversi musicisti influenza sicuramente il modo di fare musica. La [[musica]] è conversazione, è dialogo, perciò a seconda dell'interlocutore tutto cambia. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con dei bravissimi musicisti, tra cui John Frusciante. È un chitarrista incredibile ed ha avuto un ruolo fondamentale nella band, e so che molti lo apprezzano, così come lo apprezzo io. Sono molto felice di avere Klinghoffer nella band ora, e sono eccitato riguardo la nuova musica che stiamo creando ora insieme.<ref name=venice>Da un'intervista al ''Lennonbus''; citato in ''[http://www.venicequeen.it/cms/News/flea-lstiamo-scrivendo-nuovi-pezzi-come-sempre-ci-metteremo-lanimar.html Flea: «Stiamo scrivendo nuovi pezzi. Come sempre, ci metteremo l'anima]'', ''Venicequeen.it'', 16 febbraio 2015.</ref> *La cosa che preferisco, è quando andiamo tutti d'accordo, siamo uniti e c'è magia nel gruppo. Amo questo senso di unità, quando crediamo tutti nello stesso progetto.<ref name=venice/> *Quando ho bisogno di allontanarmi dalla città vado a Big Sur, e mi avvicino alla natura. Più sto a contatto con la [[natura]], più mi rendo conto di quanto sono piccolo, e i miei problemi di conseguenza si rimpiccioliscono, diventano insignificanti. La natura ti insegna l'umiltà.<ref name=venice/> *Quando penso a [[John Lennon|John]], vedo un artista integro, che non si sarebbe mai svenduto all'industria. Ha dato voce alla musica più vera, era un musicista completo. Quando penso a lui, vedo molta storia, molta forza e molta integritá.<ref name=venice/> [[File:2016 RiP Red Hot Chili Peppers - Michael Flea Balzary - by 2eight - DSC0085.jpg|thumb|Flea, giugno 2016]] *All'epoca ricordo di essere davvero entusiasta di suonare dal vivo con i [[Pearl Jam]] e gli [[Smashing Pumpkins]], perché pensavo che fosse un bel periodo per il rock. Spesso, e di recente mi è successo più volte, quando guardo al rock vedo una forma di espressione morta. Non è una cosa che ci riguardi, perché credo che la nostra rilevanza {{NDR|dei Red Hot Chili Peppers e dei Pearl Jam}} sia la conseguenza dell'energia genuina che proviene dai nostri gruppi. Quando ero un ragazzino e dicevo che avrei voluto far parte di una band da grande mi dicevano "Cazzo, sei pazzo, non troverai mai un lavoro decente in vita tua. Cosa vuoi fare, rovinarti la vita?". Io mandavo tutti affanculo e dicevo che non me ne importava, era quello che volevo fare, l'unica cosa che avesse valore per me. Sono stato un ragazzino strano, nevrotico e solitario, il classico tipo che alle superiori bollano come frocio, e il punk rock mi ha dato asilo. Se oggi un ragazzino decide di entrare in un gruppo, invece, i grandi gli dicono: "Bella idea: ti servirà un consulente di immagine, un avvocato e un manager, per vedere cosa si può fare. È una grande opportunità per fare un po' di soldi, ragazzo..."<ref>Dall'intervista rilasciata al canale radiofonico ''Sirius XM Pearl Jam Radio''; ''[http://www.rockol.it/news-657960/red-hot-chili-peppers-flea-dice-che-il-rock-e-morto?refresh_ce Red Hot Chili Peppers: Anthony Kiedis in via di guarigione dopo il ricovero. E Flea spiega perché il rock è morto con loro (e coi Pearl Jam)]'', ''Rockol.it'', 22 maggio 2016.</ref> *Non credo ci siano persone diverse dentro di me. Cerco di esprimermi come artista. Anche il mio amore per l'umanità può dire chi sono, la quantità di amore che sei in grado di dare ti dice chi sei. Credo che esistano due me. Uno sono io e l'altro è colui che la gente pensa che io sia. Non posso controllarlo, ma quello sono l'altro io.<ref>Dall'intervista rilasciata per l'emittente radiofonica ''Rtl 102.5'' a Parigi, 13 giugno 2016; citato in Martina Dessì, ''[http://www.optimaitalia.com/blog/2016/06/28/i-red-hot-chili-peppers-in-italia-il-prossimo-ottobre-linaspettata-dichiarazione-a-rtl-102-5-video/323779 I Red Hot Chili Peppers in Italia il prossimo ottobre: l'inaspettata dichiarazione a RTL 102.5]'', ''Optimaitalia.com'', 28 giugno 2016.</ref> *{{NDR|[[Donald Trump]]}} È terrificante ma la cosa più assurda per me è che c'è gente che lo ama. Capisco che siamo frustrati dai politici e dal loro modo di fare. Ma stiamo parlando di una persona nata ricca e che si interessa solo di diventarlo di più e di avere più potere. Non si è mai interessato a nessuno.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''Classic Rock''; citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/214199/red-hot-chili-peppers--i-rifiuti-di-david-bowie-a-lavorare-con-noi-ed-il-nostro-no-a-donald-trump--.html- Red Hot Chili Peppers: i rifiuti di David Bowie a lavorare con noi ed il nostro no a Donald Trump]'', ''VirginRadio.it'', 13 luglio 2016.</ref> *Sono grato di essere dove sono, non per soldi o fama, ma perché sono vivo, ho una famiglia e continuo ad alzarmi al mattino con la voglia di fare qualcosa di nuovo. Nessuno mi impedirebbe di stare in spiaggia tutto il giorno a farmi le canne e giocare con il mio cane. Sia Anthony che io abbiamo avuto un'infanzia disgraziata e difficile, siamo fortunati a essere ancora vivi e grati di essere cambiati.<ref>Dall'intervista di Roberto Croci, ''[http://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/quegli-amorevoli-stronzi-dei-red-hot-chili-peppers/2016-08-10/#Part6 Quegli amorevoli stronzi dei Red Hot Chili Peppers]'', ''RollingStone.it'', 10 agosto 2016.</ref> *Se c'è mai stata una sera in cui mi sono sentito come "Se suono la fottuta ''Give It Away'' ancora una volta mi cade il cazzo?" Sì. Ci sono volte in cui è difficile trovare l'essenza e lo spirito di una canzone, ma in generale lo si fa per le persone. Tutto gira intorno all'essere connessi con la gente. Cerco di estraniarmi e fare del mio meglio in ogni canzone, si tratti di una canzone che ho sentito un milione di volte oppure che sia una nuova, è un veicolo per collegarsi alla gente per farla sentire meno sola al mondo. :''Has there ever been a night where I've been like "If I play fucking ''Give It Away'' again my cock's gonna fall off"? Yes. There are moments of having a hard time finding the essence and spirit of a song, but in general it's all about the people in the end. It's all about connecting with the people. I try to keep myself in a place of being completely selfless about it and doing my best to use every song, whether it's one I've heard a million times or a new one, as a vehicle for connecting with people and making them feel less alone in the world.''<ref> {{en}} Citato in Rhian Daly, ''[http://www.nme.com/news/music/red-hot-chili-peppers-8-1189744 Red Hot Chili Peppers' Flea says playing old songs make him feel like his "cock's gonna fall off"]'', ''Nme.com'', 28 agosto 2016.</ref> *Penso di averlo conosciuto per la prima volta ad un festival a cui partecipavano le nostre band. Poi abbiamo cominciato a frequentarci, io andavo a vedere i suoi show e, a sorpresa, lui veniva a quelli dei Red Hot Chili Peppers. Perché a sorpresa? Facciamo parte di due tipi di band completamente diverse, ma lui trova nella nostra musica qualcosa che gli piace davvero. [[Thom Yorke|Thom]] è una persona che io ammiro tantissimo anche come musicista. Ed è stato un piacere suonare insieme a lui.<ref>Da un'intervista rilasciata alla ''BBC'', citato in ''[http://www.virginradio.it/news/rock-news/219808/red-hot-chili-peppers-flea-rimasi-sorpreso-quando-thom-yorke-mi-confido-che-amava-i-rhcp.html Red Hot Chili Peppers, Flea: "Rimasi sorpreso quando Thom Torke mi confidò che amava i RHCP"]'', ''Virginradio.it'', dicembre 2016.</ref> *{{NDR|Nel 2022, riferendosi al licenziamento di Josh Klinghoffer e al rientro di John Frusciante nei Red Hot}} È stato con noi per 10 anni, una cosa emotivamente difficile da fare. Non era solo un grande musicista, ma anche un compagno di squadra premuroso e di supporto – una persona di mentalità comune, gentile e intelligente. Ma da un punto di vista artistico, in termini di capacità di parlare lo stesso linguaggio musicale, era più facile lavorare con John. Tornare in una stanza, iniziare a suonare e lasciare che le cose prendessero la loro strada... è stato eccitante.<ref>Dall'intervista rilasciata a ''NME.com'', citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/kiedis-a-nme-com-il-piu-grande-evento-e-stato-il-ritorno-di-john-frusciante/ Kiedis a NME.com: «Il più grande evento è stato il ritorno di John Frusciante»]'', ''venicequeen.it'', 5 febbraio 2022.</ref> *John Frusciante è il miglior musicista con cui abbia mai suonato. È visibile ovunque, dai piccoli dettagli al quadro completo. Il suo rapporto con la musica è così puro, ha così tanta integrità, conoscenza, lavoro e pratica. Ogni nota che suona nasce da questo cuore immenso. È così bello.<ref name=classic/> *{{NDR|Nel 2022, riferendosi al secondo rientro di John Frusciante nella band}} Non avevamo mai davvero parlato molto di quello {{NDR|l'abbandono di Frusciante nel 2009}}. Ad un tratto mia moglie e la sua fidanzata erano in un'altra stanza e noi eravamo seduti da soli e io ho detto: "John, a volte mi manca così tanto suonare con te". Ed ho iniziato a piangere quando l'ho detto e lui mi ha guardato e ho visto che aveva le lacrime agli occhi e ha detto: "Manca anche a me". C'è stato solo questo momento ma lì ho pensato "Cavolo, sai che..."<ref name=classic>Dall'intervista rilasciata a ''Classic Rock'', citato in ''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/john-frusciante-i-nostri-cuori-sono-dentro-questo-disco/ John Frusciante: «I nostri cuori sono dentro questo disco»]'', ''venicequeen.it'', 2 marzo 2022.</ref> *Penso che [[Paul McCartney|Paul]] sia il più grande bassista rock di sempre. È semplicemente fantastico. Ci sono tanti altri bassisti bravissimi in diversi modi, ma il modo di suonare di Paul è così lirico e melodico, è bellissimo. Ho sentito dire che spesso aggiungeva il basso in un secondo momento durante la scrittura delle canzoni. In una band come la mia il basso molto spesso è il punto di partenza di una canzone, viene prima, o almeno la parte musicale del brano viene sviluppata per prima. Mentre credo che Paul, John e George quando scrivevano inserissero la parte di bassi in un secondo momento. Dopo l'introduzione in studio dei registratori multitraccia, all'inizio registravano ogni parte dal vivo e poi aggiungevano il basso, come avvenuto durante le registrazioni di 'Sgt. Pepper's', dove la melodia era già stata scritta. In quel brano Paul ha suonato una sorta di contro-canto con il basso facendo diventare la sua parte una melodia a sé stante e non solo ritmica. E questa è una cosa davvero incredibile.<ref>Dall'intervista di Ted Danson e Woody Harrelson per il podcast ''Where Everybody Knows Your Name''; citato in ''[https://www.virginradio.it/news/rock-news/1373221/red-hot-chili-peppers-flea-paul-mccartney-e-il-miglior-bassista-rock-al-mondo-ecco-perche-guarda-il-video.html Red Hot Chili Peppers, Flea: "Paul McCartney è il miglior bassista rock al mondo. Ecco perché".]'', ''virginradio.it'', 16 agosto 2024.</ref> ==Interviste== {{cronologico}} {{Int|''[http://archivio.panorama.it/cultura/musica/Red-Hot-Chili-Peppers-anche-noi-abbiamo-scoperto-la-sobrieta Red Hot Chili Peppers: anche noi abbiamo scoperto la sobrietà]''|Intervista di Gianni Poglio, ''panorama.it'', 2012}} *Io non so che cosa sia una vita normale. Da quando ho 13 anni faccio questa. Il secondo marito di mia madre era un musicista jazz che usava la casa come una sala prove. Tornavo da scuola e trovavo il salotto invaso da tizi sballatissimi che suonavano. Spesso ognuno per conto suo. Un delirio sonoro. Quando il vecchio {{NDR|il patrigno}} venne coinvolto in una sparatoria con la polizia, iniziai a dormire in cortile. Temevo un'irruzione. *Eravamo teneri io e Anthony: a 15 anni cercavamo con ogni mezzo di infilarci nei club dove suonavano le nostre punk band preferite. Non ci facevano entrare perché non eravamo abbastanza cool. Sgorbietti brufolosi, non si entra qui senza un look speciale, sembrate due studenti vestiti da homeless, ci dicevano. Allora ci siamo presentati completamente nudi con strisce di rossetto rosa verticali e orizzontali disegnate su tutto il corpo. Niente da fare, ci hanno lasciato fuori. Bacchettoni! *Fumati, con gli occhi chiusi, i volumi al massimo e senza limiti di orario. Così sono nate le canzoni più importanti della nostra storia. *Ho abbastanza denaro da mantenere anche le prossime due o tre generazioni. Continuo perché adoro questa vita. Che non è più pericolosamente selvaggia come quella di 10 anni fa. Ho iniziato a frequentare la sobrietà e una volta ogni due anni partecipo anche alla maratona di Los Angeles. Allenamenti? No, no, faccio solo un po' di yoga. *Paura di morire? Non penso mai alla fine della vita. Ma se proprio devo immaginare il momento dell'addio, mi vedo in autostrada a 150 chilometri all'ora con una fanciulla di fianco che si dà un po' da fare. Chiedo troppo? {{Int|''[http://www.corriere.it/spettacoli/16_giugno_14/red-hot-chili-peppers-no-rock-senz-anima-7e7937b0-3260-11e6-9479-1c0658e56669.shtml Red Hot Chili Peppers: «No al rock senz'anima»]''|Intervista di Stefano Montefiori, ''corriere.it'', 14 giugno 2016.}} *[...] io seguo sempre la musica con il mio corpo, se comincio a far ruotare la testa vuol dire che sto suonando qualcosa di buono perché vado in una specie di trance ipnotica. È una cosa che non posso fingere. *C'è sempre tristezza nella musica, è inevitabile [...]. Ma grazie a questa tristezza le cose belle mi sembrano ancora più belle. Si è più sensibili, si sentono le cose in modo molto profondo. Come gruppo ci siamo messi in una posizione meno confortevole, siamo più vulnerabili e questo a mio parere è servito. *{{NDR|Alla domanda «Avete scritto le canzoni in studio?», riferita all'album ''The Getaway''}} Ne avevamo già composte molte ma Brian {{NDR|il produttore}} ci ha chiesto di scriverne di nuove in studio. Io ero molto scettico, mi sono detto che se nella prima settimana non veniva fuori grande musica era meglio mollare subito e tornare a Rick {{NDR|Rubin}}. Invece è andata bene dal primo giorno. Suonavo il piano, poi Brian diceva "Josh, prova ad aggiungere la chitarra", poi "Flea, il basso", insomma abbiamo creato canzoni per livelli successivi, in studio. Mai fatto prima. *[...] è vero che sono cresciuto col jazz, suonando la tromba, e ammiro i grandi virtuosi come Miles Davis e Dizzy Gillespie, e poi musicisti strepitosi come [[Jimi Hendrix]] o quelli del prog rock. Ma a un certo punto mi sono appassionato al punk rock, adoravo questa band californiana, i Germs, avevano una tale energia, mi sembravano eccezionali come John Coltrane o Charlie Parker. Un grande appetito per la vita. Mi piace l'intensità, ballare, amare, cercare di creare amore attraverso la musica, imparare. *I [[Nirvana]] sono stati i più grandi degli anni '90, lo pensavo prima che Kurt morisse, dopo e anche adesso. Noi ci siamo ancora e lo facciamo sul serio, creiamo musica nuova, non reunion per i soldi. A sentire certe band invece pensi che il rock sia morto. *Ci sono immense rock band come i Radiohead, per esempio. Ma il rock muore quando è senz'anima, quando passa alla radio una canzone e pensi "questa l'ho sentita ten million fucking times", e la facevano meglio negli anni '90, negli '80, nei '70, nei '60 e persino nei dannati '50. La nostalgia non funziona, la musica è rivoluzione: sputare sopra quello che è stato fatto fino a quel momento. {{Int|''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/flea-amo-la-mia-band-voglio-essere-il-migliore/ Flea: «Amo la mia band, voglio essere il migliore»]''|Dall'intervista rilasciata a ''Bass Player'', ''venicequeen.it'', 11 marzo 2022.}} *Ci piace registrare in diretta sul nastro, suonando tutti insieme nella stessa stanza, guardandoci e sentendoci suonare, come abbiamo sempre fatto. Stiamo in sala prove per mesi, jammiamo, scriviamo, ridiamo, discutiamo e ad un certo punto dopo averle levigate e sviluppate facciamo ascoltare le canzoni a Rick. Lui fa i suoi commenti e poi registriamo. *John è stato via per dieci anni, e sin dal primo secondo in cui abbiamo ricominciato a suonare insieme, era come parlare. Entrambi vogliamo che succeda la stessa cosa, e quando succede, siamo entrambi completamente consci che stia succedendo. È così tra tutti e quattro, non solo tra me e John. Era così anche con Josh, che non è solo uno splendido musicista ma anche una splendida persona – gentile, premuroso, generoso e sempre d’aiuto, musicalmente e non. C'è solamente un diverso insieme di punti di riferimento, e modi diversi di guardare al progetto musicale. È una questione di linguaggio in comune, sai – e con John ne abbiamo da vendere. È lì, è chiaro, è semplice ed è facile. *Concepisco il suonare il basso – in particolare in riferimento ai Red Hot Chili Peppers – come ad un fiume. Riguardo alle linee di basso e al modo in cui voglio suonarle, voglio vivere la mia vita in un modo che mi permetta di aprirmi a questo fiume cosmico, spirituale, abbastanza da far sì che mi attraversi. Posso liberarlo a seconda delle necessità – per esempio quando bisogna che sia violento, come delle rapide, o quando bisogna che sia calmo, uno specchio d’acqua fermo. In qualsiasi modo io possa mettermi al servizio degli accordi, della melodia, del ritmo e dell'armonia, sarò sciolto e libero, e lo farò fluire. Credo che ci siano molti ritmi, accordi e melodie e voglio solo scorrere attraverso di essi. Può essere un supporto, o qualcosa di ipnotico e ripetitivo che crea quella sensazione contemplativa di ipnosi che tutti cerchiamo nella musica, capisci cosa intendo? Sia che parli dei cazzo di Discharge, o degli Slayer, o di Erik Satie o di tutto ciò che c'è in mezzo, è quella sensazione umana che noi cerchiamo: l'essere connessi al genere umano, ciò che percepiamo quando ascoltiamo buona musica. *Sto solo percependo la musica e ciò che funziona, e finché rimango concentrato e diligente come musicista, finché suono tanto, faccio attenzione e rimango umile, continuo a imparare. Quando arriva il momento di suonare, dopo una vita passata a suonare, ho tutti questi punti di riferimento e tutte queste sensazioni, che sono parte di chi sono, che mi costituiscono. Mi guidano costantemente e io mi fido di esse. Mi fido di tutte le cose che mi hanno attraversato nel tempo. *Mi piace non sapere quello che suonerò. Conosco la sensazione di quello che suonerò, e conosco la sensazione che desidero, ma mi fiderò delle mie dita, del mio sistema nervoso, del mio cervello e del mio rapporto con Dio. Voglio solo spaccare. Voglio solo farlo succedere. *[[John Frusciante|John]] è fottutamente bravo. Tecnicamente, adesso è meglio di quanto non sia mai stato. È capace di suonare qualsiasi cosa. La sua conoscenza della musica è enciclopedica. I suoi gusti sono splendidi. È sempre lì ad evolversi, crescere, cambiare. Lui proviene da un posto purissimo, è dotato della massima virtù, e ciononostante, ciò che mi ha reso più felice nel suonare con lui stavolta è l'umiltà che viene fuori da questo minimalismo. In nessuna parte di lui c'è desiderio di ostentare. Vuole solo creare buona musica. Scriverà una splendida progressione di accordi e una melodia e, al suo interno, si fiderà di me e mi lascerà fare il mio. *Non credo di aver mai avuto, almeno consapevolmente, quel desiderio di essere un esibizionista. Naturalmente amavo Jaco, Stanley Clarke e Marcus Miller, tutti questi grandi bassisti, ma principalmente volevo avere il mio sound e il mio stile. Forse è proprio qui che stava la mia arroganza, soprattutto nei primi lavori coi Chili Peppers in cui ero molto occupato con veloci note sedicesime slappate aggressivamente. Mi piace il punk rock e sai, il funk che amo è un po' veicolato dal punk rock aggressivo che sentivo per le strade da bambino. Non saprei…ho sempre amato anche le linee di basso dolci e morbide. Semplicemente non aveva molto senso per me farle. Anche ai tempi in cui suonavo tutta quella roba veloce, talvolta facevamo canzoni come ''Baby Appeal'' [...] dove tutto era più semplice. Adoro le band con linee di basso molto semplici, come Gang Of Four o Echo & The Bunnymen. Più o meno nel periodo in cui registrammo Blood Sugar Sex Magik, ho decisamente capito il valore delle linee di basso semplici. A quel tempo ero in fissa con Neil Young e col sound del bassista dei Crazy Horse, Billy Talbot. Era così pesante. Suonava solo una fondamentale e una semiminima ma ti scuoteva le viscere con la loro bellezza e pesantezza. Ma allo stesso tempo non potrei mai separarmi dalla pesantezza dell'attacco più veloce e brutale di Charlie Mingus. *Ogni tanto apro i social, vedo persone dire che è il 20° o il 30° anniversario di qualcosa e penso: "figo". Sai, sono grato che alle persone interessi, ma i miei pensieri sono più del tipo "merda, devo lavorare sui miei assoli, non mi sono esercitato abbastanza". La leggerezza e il peso del tempo sono cose che percepisco ogni giorno, come ogni essere umano, e soprattutto ora che sto invecchiando sono semplicemente grato di essere un umano [...]. *Spero di essere migliorato. Voglio dire, mi sento migliorato. Scopro sempre qualcosa di nuovo e cerco sempre di evolvermi. Mi piace pensare di aver conservato le parti migliori del me stesso del passato e di essermi sbarazzato di ciò che non mi serve. Proverò ad aggiungere altre parti essenziali e continuerò a migliorare. Per esempio, voglio davvero diventare un bravo bassista jazz – è qualcosa che voglio veramente fare, quando ne avrò il tempo. Ho studiato con qualcuno per un po', all'incirca nel periodo in cui finii di registrare l'ultimo album coi Chili Peppers. Studiavo jazz con una ragazza il cui marito suona il sassofono nel nostro disco, cercando di suonare attraverso i cambiamenti del walking bass, perché quello del contrabbasso è il suono più confortante per me. *Quando siamo in tour suono molto. Facciamo concerti tutto il tempo ed eseguo scale per un'ora prima di ogni show. Se c'è una cosa che noi Peppers non abbiamo mai fatto è dare per scontato il pubblico o pensare "andiamo fuori e suoniamo le hit". Prendo ogni show come un momento sacro, come parte di una missione dell'essere vivi. Così mantengo vive le mie abilità. *Mi esercito, ma so anche quando è tempo di riposarmi. Sono scrupoloso riguardo al fitness, credo sia una gran cosa. Non posso parlare per gli altri ma, per quanto mi riguarda, i miei sentimenti e il mio intuito diventano più profondi con l'età. Per essere in grado di gestire queste cose devi prenderti cura del tuo corpo. Penso sia valido per tutte le fasi della vita, ma ne divieni più cosciente con il passare degli anni. Compirò 60 anni al mio prossimo compleanno ed ho molti amici che non potranno prendere parte ad esso. Lo capisco, in fondo. Anche io ho i miei cazzo di momenti di pigrizia, ma se scegli di fare qualcosa, vuoi farla al meglio che puoi. Sono attento anche alla felicità e alla longevità. *Gli obiettivi specifici che voglio raggiungere come bassista sono quelli di migliorare come solista e di espandere la mia conoscenza di progressione d'accordi e linee di basso, così da diventare un buon bassista jazz. Voglio suonare rock più forte che mai. Voglio agitare le anime della gente quando suoniamo. E voglio essere un buon compagno di band, un buon supporto per loro ed aiutare loro ad essere il meglio che possono. Amo la mia band e sono davvero orgoglioso della musica che abbiamo registrato. Ne percepisco la bellezza. Sento che è il meglio che possiamo fare. Sento come se stessimo bruciando tutti i nostri cilindri al massimo nella nostra partita, e voglio che tutto questo continui. *Cerco di vivere una vita dove sono io il protagonista, dove costruisco ponti, anche con persone con cui sono davvero in disaccordo. Cerco di creare ponti con le comunità dove vivo, con persone diverse. È molto importante per me. Speriamo di poter creare ponti d'amore ovunque andiamo. È ciò che dovrà essere la felicità in futuro. Questa possibilità risiede in ognuno di noi. {{Int|''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/bass-magazine-agosto-2023-parte-1-di-2-flea-musicista-e-intrattenitore/ Bass Magazine (Agosto 2023), parte 1 di 2: Flea, musicista e intrattenitore]''|''venicequeen.it'', 23 agosto 2023.}} *Io sono un intrattenitore. La maggior parte dei musicisti che apprezzo non ti danno solo un'esperienza cerebrale o emozionale, ma anche un'esperienza fisica e viscerale. Il modo in cui suono, anche quando nessuno mi guarda, è il modo in cui si muove il mio corpo – e dal vivo lo esagero in maniera teatrale. Magari non saltello mentre mi esercito a casa, ma di sicuro lo faccio in studio. Sono sempre consapevole del ritmo, e adoro suonare dietro la cassa e muovere il mio basso in tutto ciò che accade intorno a me. Amo J Dilla per come ha posizionato e spostato tutto avanti e indietro nei suoi beat, ma amo anche gli aggressivi musicisti punk-rock che suonano in anticipo rispetto al ritmo. Mi piacciono i professionisti da studio che si siedono nel bel mezzo della cassa senza sbagliare una singola volta, come Jamerson e Duck Dunn. Sono al corrente di cose del genere – ma per quanto mi riguarda, il modo in cui riesco ad articolare quei sentimenti musicali è fisico. Viene da un’unione olistica di mente, corpo e spirito che è essa stessa parte della performance. E soprattutto, è una roba tipo "hey amico, facciamo del fottuto rock!". *[...] ho abbandonato i giorni in cui il tour era una festa senza sosta ormai molto tempo fa. Adesso è più un'esperienza da monaco per me. Faccio le mie passeggiate, visito i musei, altrimenti sono in una stanza ad esercitarmi e a meditare, facendo tutto il possibile per prepararmi. Prendo il tour e gli show molto seriamente. Suoni finché non crolli. Continui a muoverti, a saltare, a ballare e ad esibirti. Queste persone hanno lavorato sodo per venire al tuo show, quindi assicurati che per loro ogni centesimo sia valso la pena. È la mia missione di vita: onorare ed entusiasmare le persone che vengono a vederci. Parlo per tutta la band quando dico che siamo discepoli dello spettacolo. Una vita dedicata all'arte è una bella vita, e la mia è una vita dedicata al fare arte. *La nostra band è una sorta di fenomeno, perché quando guardo il pubblico la prima fila è piena di adolescenti con l'acne che sono sempre stati lì per noi, ma ci sono anche nonni, bambini e persone di ogni età. Adoro questa cosa. Voglio suonare per tutti. Il mio unico desiderio è che si vada sempre più in questa direzione, etnicamente, razzialmente e culturalmente. Ho sempre pensato alla nostra band come ad una capsula del tempo in cui ci troviamo, ma una cosa su cui ho sempre riflettuto fin da bambino è il come connettere tutto questo. Crescendo volevo diventare un trombettista jazz come Louis Armstrong, ma la nostra scuola, come quasi tutte, era divisa tra ragazzini bianchi che ascoltavano i Led Zeppelin, i Kiss e David Bowie, e ragazzini neri a cui piacevano i P-Funk, i Cameo e i Bar-Kays – e io ho sempre amato entrambi. È per questo che ho amato gli Earth, Wind & Fire, perché piacevano a tutti. Questo è il potere della musica che trascende tutte le categorie, le quali spesso sono territoriali e meschine. Vorrei che la nostra musica facesse lo stesso. *{{NDR|Riferendosi al ritorno di John Frusciante nel gruppo nel 2019}} L'impatto è stato enorme e profondo. Nel corso degli anni ci ha lasciato ed è ritornato più volte, ma quello che è sempre rimasto è stato quel linguaggio che abbiamo costruito insieme e che sappiamo parlare soltanto con lui. La band esisteva molto prima dell’arrivo di John, ma quello che abbiamo fatto con lui è davvero entusiasmante per me [...]. Il suo ritorno è stato un vero e proprio vortice di energia, lo amo tantissimo. *Anthony non si definisce nemmeno un musicista – all'inizio voleva persino che chiamassimo la band "Tre Geni e un Idiota" . "Siete voi a creare la musica, io urlo e basta", diceva. Col tempo non ha fatto altro che migliorarsi. Per me il suo percorso di crescita è stato incredibile, specialmente se consideri che la maggior parte dei cantanti ci nascono con il talento; con lui invece è stato diverso. La band nacque quasi per gioco, e all'improvviso ci ritrovammo a riempire i locali losangelini ed Anthony divenne all'improvviso il frontman di una band di successo. Con il tempo non ha fatto altro che migliorarsi, a livello di tecnica, ritmo e musicalità. All'inizio rappava e basta, era quello il suo stile. Da quando John entrò nel gruppo e portò con se il suo modo di comporre, i suoi ritornelli e le sue melodie, fu allora che Anthony cominciò a seguirlo passo dopo passo, e da allora la nostra musica iniziò ad avere una sorta di struttura ben precisa. Oggi i pezzi che Anthony scrive sono un veicolo per dar sfogo alle sue tonalità, alla sua sensibilità canora e musicale. Sono cosi fiero di lui, della sua dedizione nel corso degli anni. Ha avuto un percorso non convenzionale, diverso da tutti gli altri. Adesso quello che scrive mi ispira tantissimo ed influenza anche il modo in cui suono. {{Int|''[https://www.venicequeen.it/in-evidenza/bass-magazine-agosto-2023-parte-2-di-2-il-basso-e-un-amore-infinito-voglio-rendere-felice-la-gente/ Bass Magazine (Agosto 2023), parte 2 di 2: «Il basso è un amore infinito, voglio rendere felice la gente»]''|''venicequeen.it'', 28 agosto 2023.}} *Reagisco a ciò che succede intorno a me. Solitamente la musica arriva prima della parte vocale. A volte non sappiamo neanche come sarà quando è il momento di registrare perché lui la sta ancora scrivendo. Spesso suono una melodia con il basso e lui inizia a cantare da lì. Aggiungere John al mix ti dà infinite possibilità. Ovviamente, essendo un bassista, il mio compito è di preparare il letto per le loro melodie. Negli ultimi due album ho suonato più che mai in maniera melodica. Amo suonare il basso, amico. Non invecchia mai. *Voglio soltanto suonare bene e creare delle belle sensazioni, amare e onorare i miei compagni di band, onorare la musica, onorare chi è venuto prima di me, onorare chi ascolta. *{{NDR|Riferendosi ai social network}} [...] ne sono un po' dipendente, come tutti. Quando vado a fare pipì guardo il telefono, all'improvviso passano 30 minuti e mi chiedo "che diavolo sto facendo?". Può anche essere terribile e quando vedo qualcosa di brutto mi sembra di perdere una parte della mia anima che non riavrò mai più indietro [...]. Il grande svantaggio è che chiaramente la soglia d'attenzione delle persone si sta riducendo. Quando ero bambino uscivi, compravi un album perché ne avevi sentito parlare o perché ti piaceva la copertina, tornavi a casa, lo mettevi su, ti sedevi e lo ascoltavi dall'inizio alla fine. Oggi è raro che un giovane abbia la capacità e i mezzi per sedersi e ascoltare tutto. I giovani musicisti di oggi, per essere ascoltati, devono confezionare tutto in bocconi da 30 secondi. Hai bisogno di qualche trucco per farti notare, come mostrare il culo o qualcosa del genere. Io sono il primo a correre nudo sul palco e a mostrare il culo, quindi non sto giudicando in tal senso. Voglio solo dare profondità alle persone, voglio che abbiano l'opportunità di andare in profondità in qualcosa, perché più si va in profondità in qualcosa di bello, più si va in profondità in se stessi. Le persone che conoscono se stesse e affrontano i propri traumi hanno molte più probabilità di realizzare cose belle e di costruire ponti '’amore. È per questo che faccio fatica coi social. *Ogni volta che facciamo un concerto, non dò per scontata nemmeno una persona del pubblico. Neanche una. Hanno comprato un biglietto, hanno trovato una babysitter o hanno liberato la loro serata e sono saliti in macchina, su un Uber o su un autobus per arrivarci. Hanno dovuto lavorare duramente e forse hanno tirato fuori soldi che stavano risparmiando per qualcosa di importante, scegliendo di spenderli per venirci a vedere, cazzo. Io li amo. Amo gli esseri umani, tengo a loro e la nostra musica è un'opportunità per sollevarli. Prendo la cosa molto sul serio. Darò tutto quello che ho finché non potrò più farlo. Il mio corpo è un tempio e faccio tutto il possibile per avere un corpo sano, una mente sana, uno spirito sano e un cuore sano, in modo da potermi esibire come faccio. Non mi esimo dal fumare una canna ogni tanto o dal bere qualcosa se ne ho voglia, ma potete scommettere che finché riuscirò a stare in piedi e a tenere il mio basso, salterò su quel palco come un figlio di puttana, rendendo felice la gente. Perché è questo che rende felice anche me. {{Int|''Il cuore del ritmo''|Intervista di Nicholas David Altea e Andrea Prevignano, ''Rumore'', 410 - N. 03 2026, pp. 30, 31 e 32}} *Suono molto la tromba e amo i trombettisti jazz. Credo che tutto sia ripartito circa tre anni fa. Ho iniziato a suonare la tromba da bambino, poi quando ho cominciato col basso l'ho messa da parte. E la mia vita con il basso è diventata molto intensa. Con i Red Hot Chili Peppers è successo tutto quello che è successo e la band ha preso il controllo della mia vita, così ho smesso di suonarla. Ogni tanto la riprendevo in mano, suonavo un po'. È uno strumento molto difficile: se non suoni tutti i giorni sei fottuto. Poi, circa tre anni fa, l'ho ripresa seriamente. Di solito ricomincio, magari suono per un mese al massimo, poi smetto e non la tocco più per anni. Però poi ci riprovo. Quella volta invece l'ho presa sul serio e mi sono detto: "Suonerò la tromba ogni giorno per due anni. E alla fine dei due anni farò un album". Ed è quello che ho fatto. Di solito, quando mi do una regola, la seguo. Sono abbastanza disciplinato e lavoro sodo. Così mi sono esercitato ogni giorno. *[...] reagisco a quello che succede nel mondo, a modo mio. Mi importa molto di ciò che accade a livello politico. Cioè, non mi piace la politica in senso stretto, ma mi interessano le questioni, gli esseri umani, i diritti umani, l'uguaglianza. Non mi piace il modo in cui la politica e i politici sfruttano questi temi per ottenere potere a vari livelli, dedicandosi magari ad attività illegali, oppure fingono di essere sinceri e di possedere l'integrità e l'onestà in un mondo che è chiaramente segnato da disonestà e manipolazione. *[...] io mi esprimo in senso più ampio: c'è una instabilità globale, è ovunque. Accadono cose orribili dappertutto. E a volte mi sembra - è qualcosa che mi pare di sfiorare anche quando ne parlo - che le persone abbraccino delle posizioni assolutamente terribili. E a volte è come se dicessero: "Ah, non ti concentri sulla mia causa, quindi sei una brutta persona". Ma sfogarsi su Instagram e parlare di qualcosa non serve a un cazzo. Semplicemente non credo che i social media siano la risposta ai mali del mondo. *{{NDR|Sui [[social media]]}} Non so se li uso nel modo giusto oppure no. Cerco solo di dire le cose a cui tengo ma molte di queste, ovviamente, non le tratto sui social media, soprattutto perché, come dicevo, non credo che serva a qualcosa. Penso che tutti quelli che sono d'accordo con te dicano: "Oh sì, sei fantastico". E quelli dall'altra parte invece: "Vaffanculo, non sai niente. Sei un idiota!" Non credo che questo cambi qualcosa. Chi ha una certa idea non cambia opinione e chi non è d'accordo si irrigidisce ulteriormente. Tutti si trincerano sempre più nelle loro posizioni. Spero che in qualche modo, come esseri umani, possiamo evolverci verso una forma di comunicazione davvero produttiva, in grado di creare un ambiente più amorevole sul pianeta. *Il mio patrigno era un musicista jazz e i suoi amici venivano a casa a suonare. Parliamo della fine degli anni 60, a New York. Era incredibile: mi ha aperto un mondo pieno di magia e possibilità. È stato uno shock e mi ha fatto capire che gli esseri umani possono davvero essere bravi a volte. È una sensazione che mi è rimasta per tutta la vita: quanto possano essere straordinari gli esseri umani tramite la musica, la letteratura, il cinema e l'arte in generale. È stata una delle prime volte in cui mi sono ritrovato esposto alla meraviglia assoluta delle possibilità umane. E poi la bellezza della musica, il modo in cui le persone interagiscono tra loro, il senso di comunità e quella energia... è qualcosa a cui ho sempre aspirato, mi faceva stare bene. Sentivo che ci sarebbe sempre stato un luogo magico in cui rifugiarmi, lontano dalla crudeltà e dall'ipocrisia del mondo. *Dove studiavo, a Hollywood, alla Bancroft Junior High School, avevano una banda, mi diedero una cornetta e iniziai a suonarla. Mi piaceva davvero farne parte, mi rendeva felice. Mi veniva piuttosto naturale, e da quella esperienza ho ricavato le mie basi musicali. Poi, quando sono entrato alle superiori, sono diventato amico di Hillel Slovak, che mi ha chiesto di suonare il basso nel suo gruppo rock. E così, due settimane dopo, ero già su un palco. *{{NDR|Parlando di [[Nick Cave]]}} Sono un suo fan da sempre, dai tempi dei Birthday Party. Ho sempre ammirato la sua passione e l'unicità della sua voce. La sua capacità di essere sé stesso e di evolversi e cambiare come essere umano nel corso della vita. È davvero emozionante e bellissimo per me vederlo, scalda il cuore e mi dà speranza. Lo conosco un po', nel senso che ho imparato a conoscerlo meglio col passare del tempo. *{{NDR|Su [[Dizzy Gillespie]]}} Penso che sia uno dei miei trombettisti jazz preferiti. Quando ero un bambino lo amavo moltissimo, ma amavo altrettanto il suo modo di essere: il suo essere divertente, il modo in cui gli si gonfiavano le guance. La sua originalità, un personaggio incredibile, con la sua tromba rivolta verso l'alto, verso il cielo. Lo adoravo. Ascoltavo la sua musica e pensavo: "Com'è possibile che qualcuno faccia una cosa del genere?" È incredibile. Mia madre mi portò a vederlo, volevo andare in bagno prima che iniziasse a suonare. Ero piccolo, mi ritrovai nel backstage e lui era lì. Gli corsi incontro e gli dissi: 'Dizzy, ti voglio bene'. Non sapevo che cosa dire, non riuscivo nemmeno a parlare, e lui mi prese tra le braccia, mi abbracciò e mi strinse forte. Ricordo ancora l'odore del suo completo e la sua gentilezza. Mi teneva stretto. Stava parlando con qualcuno, ma mi tenne con sé per tutto il tempo. Poi fini di parlare, mi accarezzò la testa e sali sul palco a suonare. Non lo dimenticherò mai: sapeva che lo amavo. ==''Acid for the Children''== *[[Etiopia]], mi manchi. Voglio ritrovarti, sentire di nuovo che mi ricordi chi sono e quali sono i miei valori. Sentire di nuovo il tuo buonsenso ridurmi a un relitto singhiozzante e lacrime di sollievo scorrermi lungo le guance stanche in un fiume di calore umano. L'odore dell'Etiopia, di foglie di qāt, di polvere e caffè mi ha pervaso appena sono arrivato, saziandomi, rinvigorendomi e regalandomi emozioni intense e una lucidità che mi hanno permesso di conoscere il popolo migliore che abbia mai incontrato: case in cui arde il fuoco, cibo che guarisce e musica (la ragione che mi ha spinto ad andare fin lì) che fa saltare sulla sedia il piccolo Flea, lo fa vibrare come un colibrì. Dalle antiche cripte scavate nella roccia al viaggio on the road insieme a un gruppo di colleghi musicisti attraverso un vasto territorio collinare, disteso sul tetto del bus con gli occhi colmi del cielo che scorre e dei profili morbidi delle colline dove le donne con cesti sulla testa si muovono sinuose al ritmo della loro vita, l'Etiopia mi ha accolto, mi ha protetto, ha danzato con me, mi ha nutrito con torta e caffè. (pp. 13-14) *Ho passato la mia vita alla costante ricerca della versione migliore di me stesso, un viaggio nelle profondità dello spirito. Troppo spesso mi sono fatto distrarre da un mondo competitivo e ho inciampato nel mio stupido ego, ma guidato dalla bellezza mi sforzo di non smarrire la via, di lasciarmi andare e di vivere il momento. È questo fuoco che mi brucia dentro a mantenermi sempre curioso, proiettato verso qualcosa d'altro, nell'eterno tentativo di unirmi allo spirito infinito, con qualunque strumento a mia disposizione; è questo fuoco che mi ha catapultato in situazioni e posti assurdi e autodistruttivi, perché non sono stato in grado di capirlo o di controllarlo. (pp. 14-15) *L'[[Australia]] è un posto strano: mi colpiscono gli spazi aperti e sconfinati, il cielo senza fine, la luce che insieme brucia e dà vita. Tutto lì è più vivo - il cibo, la natura, l'oceano -, ma allo stesso tempo sembra portatore di sventure, come se ogni cosa bella nascondesse in sé uno spirito malvagio che può ucciderti, stroncarti, ridurti a un mucchietto d'ossa [...]. È un luogo stupendo, rigenerante, ospitale, terribile, tossico [...]. È senza dubbio abitato dagli spettri. (pp. 24-25) *[[Los Angeles]] era per me qualcosa di difficile da concepire, ma il cambiamento mi eccitava. La mia vita ideale era starmene sempre in giro all'aperto, mezzo nudo (ed è ancora così), e sembra proprio che lì ci fossero buone possibilità di farlo; senza contare che c'erano anche i Dodgers, i Lakers e i Rams, tutte cose molto fiche. La [[California]] era un altro mondo: palme, sole, spiagge, attori famosi, Jerry West, Anita Bryant, Mickey Mouse, succo d'arancia, orsi e sequoie giganti. (pp. 89-90) *{{NDR|Parlando della [[tromba]]}} Questa incredibile invenzione di ottone è la regina degli strumenti, un congegno potente, con tubi curvi, pistoni e una campana che ricorda un fiore. È un intrico di metallo e grasso, ma non appena un essere umano la appoggia sulle labbra e ci soffia dentro l'amore diventa viva e infuocata, un sentiero verso Dio, un portavoce della divinità. Più amore entra, più calore esce, e i pistoni premuti dalle dita cambiano la forma e la velocità degli arcobaleni d'aria che ci passano attraverso. Distendere e contrarre i muscoli labiali è una prova di forza. (p. 121) *Mi innamorai profondamente dei libri di [[Kurt Vonnegut]] [...]. Vonnegut mi insegnò che essere umili è bello e piacevole, che gli esseri umani non sono più importanti delle rape, che dobbiamo amare con tutto il cuore senza aspettarci una ricompensa ma esclusivamente per essere delle persone buone, e che la creatività è la parte più importante di noi stessi. Mi mostrò la vanità e l'insensibilità da cui era scaturita l'assurda crudeltà della guerra e il suo ironico distacco dalla violenza folle ed egoista del mondo [...]. Ancora oggi, i suoi libri influenzano la mia visione politica e sociale e la mia ironia, e mi toccano profondamente. Kurt Vonnegut mi ha cambiato la vita, ed è sempre attuale. (p. 168) *Sarebbe facile dire che lui è un maschio alfa e io no, ma la realtà è molto più complessa: Anthony conviveva con la stessa paura e lo stesso senso di isolamento che mi impedivano di socializzare ma era capace di ribaltarli, e grazie a questo faceva cose che io non avrei mai osato fare. Nulla gli avrebbe impedito di provare a prendersi ciò che pensava di meritarsi e il disprezzo per i ragazzi popolari lo motivava ancora di più. Era deciso e sfidava il mondo esterno. Eravamo due facce della stessa medaglia [...]. Non appena lo incontrai, la mia vita cambiò totalmente, in virtù di una reazione chimica, del nostro legame profondo e delle nostre indoli spesso in contrasto. Avevo trovato il compagno perfetto, un tipo come me, a cui non importava nulla delle convenzioni. Anthony era un diavolo bellissimo e io un arcangelo eccentrico e spettrale, un folletto, un Puck, un Pan. (pp. 175-176) *{{NDR|Riferendosi a [[Hillel Slovak]]}} Non sono in grado di scrivere con l'inchiostro di questa penna il ragazzo complicato e profondo che era: intelligente, bello, affettuoso, romantico, creativo, incredibilmente divertente. Un secco ragazzo ebreo, che indossava vestiti scuri e attillati, sapeva come rilassarsi, si abbandonava a danze strane, dipingeva quadri dal significato profondo e dotato di un gran senso dell'umorismo. Un ragazzo fantastico, un artista! La sua vita scorse in un lampo. All'epoca però non ci sembrava così breve, e ce ne godemmo ogni minuto. (p. 206) *Ero affascinato dai romanzi di [[Charles Bukowski|Bukowski]], uno meglio dell'altro. Aveva l'abilità di descrivere un amore profondo senza necessariamente raggiungerlo: lo vedeva, lo contemplava, ne mostrava la bellezza a tutti quanti. Indagini sofisticate sull'essere umano espresse in un linguaggio semplice e scorrevole. Le pagine delle sue storie erano imbevute dell'unto del sangue delle strade in cui era cresciuto. Sarebbe stato perfetto come cantante di un gruppo punk. Mi aveva anche aperto le porte della poesia [...]. Come Basquiat con la pittura, il grande Buk me l'aveva proposta in termini da profano. Le sue poesie erano profonde e divertenti e me ne innamorai [...]. (pp. 283-284) *L'[[LSD]] mi faceva bene, mi apriva a un'altra dimensione, mi mostrava il senso della vita e lo scopo dei desideri [...]. Dissolvendo il mio ego, l'LSD ingrandiva le cose veramente importanti e smascherava quelle che prosciugavano la mia energia vitale e mi allontanavano dalla via della bellezza divina [...]. l'LSD mi ha mostrato la profondità del mio io più puro e mi ha aiutato ad accedere alla ricchezza incredibile dell'inconscio. Le droghe psichedeliche, l'LSD e i funghetti allucinogeni sono un grande dono per l'umanità. Tuttavia non sono adatti a tutti, non devono essere presi alla leggera, ma studiati a fondo e da sobri prima dell'uso. (p. 292) *[...] non invito nessuno a diventare un tossico, un fallito completo, un patetico coglione, perché ci si rovina soltanto la vita e si fanno soffrire le persone care, ma voglio essere sincero e ammettere che per un breve periodo mi piacque. Farsi di [[eroina]] è un piacere egoista, cieco, che ti isola, ma è comunque un piacere. Come un seducente angelo della morte. (p. 328) *Non aver contratto l'[[HIV]] nel periodo in cui mi drogavo è una delle circostanze più fortunate della mia vita. Dio, che ansia e paura avrei provato anni dopo, durante la settimana d'attesa per i risultati del test. Era l'epoca in cui l'HIV era una sentenza di morte. Fiuu, sono davvero fortunato a essere uscito vivo da quella tempesta di merda. Angeli custodi, miei dolci angeli, grazie. (p. 358) *{{NDR|Riferendosi alla nascita dei Red Hot Chili Peppers}} Se non fossero stati i poteri divini ad architettare tutto, la band non sarebbe durata quasi quarant'anni. La sua essenza e la capacità di saper entrare in contatto con la gente sono direttamente collegate al modo in cui è nata. Eravamo lontani dalla natura venale e competitiva del mondo, e avevamo accettato di vivere autentiche vite da artisti. Non avevamo un "piano B". (p. 381) *Dalle profondità della fratellanza nella mia vita arrivò Anthony Kiedis, l'anello mancante che non avevo mai considerato. Era il mio migliore amico, una persona che per tutto il tempo avevo avuto proprio davanti agli occhi, la chiave magica per il regno cosmico. Non avevo mai pensato di fare musica con lui, che pure aveva attraversato gli intricati sentieri della mia adolescenza. Avevamo scoperto tante cose, fallito e vinto così tante volte nella ricerca furtiva e goffa di una connessione per le strade di Hollywood. Era lui la scintilla che serviva per accendere il fuoco, e tutto era lì, pronto a bruciare... (p. 383) *Ho combattuto tutta la mia vita contro la mia parte oscura, e a un certo punto, come per miracolo, sono stato salvato. Ho continuato a gettarmi in montagne di merda e il mio paziente angelo custode non ha mai smesso di tirarmene fuori, ripulirmi e mettermi in un posto in cui un infinito ritmo d'amore risuonava attraverso di me. Ogni volta sono migliorato un po', meno ombra e più luce. Non so se avrò mai abbastanza fiducia da vivere permanentemente in uno stato di grazia, ma mentre ci provo vivo a pieno, mi impegno nella battaglia e sono me stesso. (p. 391) ==''Red Hot Chili Peppers Live''== [[File:Flea in skeleton t-shirt.jpg|thumb|Flea nel 2003]] *I cinque anni tra l'album ''Stadium Arcadium'' [2006] e ''I'm With You'' [2011] sono stati il nostro break più lungo... Io sono ritornato a scuola a studiare musica, e in teoria ho imparato quello che avrei dovuto sapere vent'anni fa. Poi ho proseguito la collaborazione con il Silverlake Conservatory of Music, la scuola musicale no profit che ho fondato all'inizio del Duemila e dove i bambini sfortunati imparano a suonare. *Mi ero lasciato con mia moglie, per cui a quel punto mi andava di scopare con chiunque capitava. In quella fase della mia vita vivevo ascoltando l'uccello, più che il cuore o la testa. Nella band nessuno di noi aveva una relazione stabile, e il sesso ce l'avevamo in testa. *[[Dave Navarro|Dave]] andava bene, faceva la sua parte, era sempre all'altezza. Era adeguato alla situazione. Purtroppo, però, tra noi non si è mai creato nessun legame, quindi non avrebbe potuto funzionare troppo a lungo. *Nella mia famiglia c'erano alcol e violenza, si litigava sempre, e mi trovavo alle prese con situazioni che un adolescente non dovrebbe mai vivere. Ho trascorso l'infanzia col terrore dei miei genitori, specialmente di mio padre e del mio patrigno, e questo mi ha provocato un bel po' di problemi psicologici. *John ha organizzato l'audizione e [[Chad Smith|Chad]] si è presentato con una fascia tra i capelli lunghi, un gilè di pelle e un'aria da vecchio rockettaro da far venire il vomito. Ma cazzo, sembrava che stesse in un decennio diverso dal nostro... "Non ce la può fare", mi sono detto, ma poi ha cominciato a suonare, e ha scatenato il finimondo. Ricordo che sono scoppiato a ridere travolto da come suonava, e poi strillava, ruggiva, e ha pestato su quei tamburi finché li ha distrutti! *Il punto di partenza dei RHCP è lo stretto rapporto che c'è fra sesso e musica, e il rapporto, ancora più stretto, che c'è tra sesso e musica funk. Negare questo collegamento sarebbe assurdo. *A un certo punto abbiamo deciso di cacciare via Anthony e lo abbiamo fatto. Non lo sopportavamo più: era così fuori che nemmeno si presentava ai concerti, e non una volta tanto ma una su due, erano mesi che andavamo avanti così! La cosa ridicola, però, è che già stavamo di merda perché l'avevamo buttato fuori, quando la situazione è peggiorata, perché ci siamo resi conto che non potevamo fare a meno di lui. Abbiamo provato con un altro paio di cantanti, ma non c'era storia, così l'abbiamo ripreso. *Non me ne frega un cazzo dell'opinione di un [[giornalista]], non mi interessa cosa possa pensare lui della mia band!... Certo, a chi non fa piacere una cazzo di recensione positiva, però non si può dipendere dalle opinioni altrui. E la maggioranza dei giornalisti che scrivono di musica sono dei poveracci. *[[Hillel Slovak|Hillel]] era una persona divertente, anzi buffa, ed era un tipo sempre allegro. Aveva una valanga di soprannomi: appena qualcuno lo vedeva, gli veniva subito da dargli un nuovo soprannome. Tra noi, quello che usavamo di più era "Cowboy israeliano", che a lui piaceva moltissimo. *Il [[funk]] è una musica sporca, deve avere un tocco sudicio e sporco, è musica per gente che vuole muovere il culo e darci dentro. *All'inizio eravamo una band esplosiva, però il nostro primo album non era affatto un disco esplosivo. *Una cosa in particolare mi preme dire. Sono profondamente grato a [[John Frusciante]], che ha dato tantissimo alla band. Tanto come amico, quanto come chitarrista della band, sarà una figura insostituibile. (dall'intervista a ''Q'', settembre 2011) *{{NDR|Parlando di ''One Hot Minute''}} Dio benedica Dave Navarro, è stato un grande, ma non ci ha messo il cuore. Fare quel disco è stato come farsi cavare uno a uno tutti i fottuti denti che abbiamo in bocca... (dall'intervista a ''Q'', settembre 2011) *Godo a [[Twitter|twittare]], è come se potessi succhiarmi il cazzo da solo! (dall'intervista a ''Q'', settembre 2011) ==Citazioni tratte da canzoni== ===''Honora''=== '''Etichetta''': Nonesuch, 2026, prodotto da Josh Johnson. *''Crea qualcosa di bello | non mi interessa se è un pezzetto di pastello ondulato su un foglio | crea qualcosa di bello e vedi qualcuno | regalalo a qualcuno''. :''Make something beautiful | I don't care if it's a little scrap of squiggly crayon on a paper | make something beautiful and see somebody | give it to somebody''. (da ''A Plea'', n. 2) *''Tutti vogliono solo essere amati | vedi il Dio in ognuno | tutti non lasciano fuori nessuno | e tutto tranne l'amore è codardia | vuoi essere coraggioso, vuoi essere duro? | la pace e l'amore sono le cose più difficili che puoi fare | costruisci un ponte lì è dove sta il coraggio''. :''Everyone just wants to be loved | everyone wants love | see the God in everyone | everyone leaves out no-one | and everything besides love is cowardice | you wanna be brave, you wanna be tough? | peace and love is the toughest, hardest thing you can do | build a bridge, it's where the courage is''. (da ''A Plea'', n. 2) *''Come vivremo | sottosopra? | su una scala da uno a dieci | com'è questa esperienza? | E riesci a individuare l'idiota | che lancia finché qualcosa non si attacca? | Scegli i quadrati | dove vedi i semafori''. :''How will we live | in the upside down? | on a scale of one to ten | how is this experience? | And can you spot the idiot | throwing until something sticks? | Choose the squares | where you see traffic lights''. (da ''Traffic Lights'', n. 3)<ref>Scritta insieme a [[Thom Yorke]].</ref> ==Citazioni su Flea== [[File:Flea 1012 (2).jpg|thumb|Flea nel 2012]] *{{NDR|Il giorno della sua audizione per entrare nei Red Hot Hot}} Abbiamo cominciato a suonare e facevano del funk piuttosto veloce; bene, era un po' come sentire James Brown dopo essersi fatto un acido, ma se era tutta lì, la difficoltà, per me non c'erano problemi. Poi Flea ha cominciato a tirare come un matto, e mi guardava dritto negli occhi; allora mi ha fatto incazzare sul serio, mi sono trasformato in una specie di gorilla scatenato, mentre pensavo: "Ah, vuoi giocare a chi spacca tutto, stronzetto? Puoi anche succhiarmelo: adesso ti faccio vedere io!!" ([[Chad Smith]]) *Amo lo stile di Flea. Amo il suo approccio, la sua abilità nel passare dal ruolo di bassista principale ad uno più sottomesso, e così avanti e indietro nella stessa canzone, nello spazio di 30 secondi. Io preferisco meno essere un chitarrista con il ruolo di primo piano, insomma non essere in prima linea. Così penso che il mio stile e le mie prerogative si adattino al modo di lavorare di Flea. ([[Josh Klinghoffer]]) *''{{sic|c}}on una mano spietata che come una foglia morta può cadere | eppure il fato ha toccato con un dito un bimbo in fasce | nato in terra d'Australia || germogliato dall'albero della vita, un essere selvaggio | leggero, rapido, uno sbuffo tenero di respiro | che giorno dopo giorno è cresciuto | e ha amato, sofferto, pescato insieme al padre ''[...]'' | {{sic|flea}} il ragazzo, l'adolescente vorace | con le braccia aperte in un impeto di gratitudine''. ([[Patti Smith]]) *Flea ed io abbiamo creato un rapporto tra chitarra e basso. È un rapporto veramente stretto, è un legame molto più stretto di quanto non avrei mai immaginato di poter avere. Siamo musicalmente così vicini e trovo che sia veramente raro riuscire a provare queste emozioni con un'altra persona. ([[John Frusciante]]) *– Non ti sembra di imitare un po' troppo il bassista dei Red Hot Chili Peppers?<br />– Io non imito nessuno!<br />– A chi pensi quando suoni?<br />– Ai Peppers... (''[[Bandslam - High School Band]]'') *Ogni bassista suonava slap e pop, slap e pop. E poi c'era Flea, che sapeva fare slap, pop e suonare tutto ciò che stava nel mezzo, con una tale incredibile destrezza, che ho sentito che lo faceva in un modo brillante. Ha portato quella sensibilità di... suppongo, quello che in quel periodo si chiamava un tipo di stile R&B contemporaneo, all'interno di un genere rock. Ha sempre mantenuto il rock. Lo fa sempre. [...] E adoro il fatto che abbia tutti quegli strumenti nella sua cassetta degli attrezzi. Più strumenti di quanti ne abbiano la maggior parte degli altri bassisti, a mio parere. E ha sempre sperimentato con strumenti diversi, ottenendo un timbro un po' diverso. Ha prodotto molta musica pop, eppure quella musica aveva linee di basso molto aggressive, molto creative, molto melodiche. Quindi adoro proprio questo del suo modo di suonare, e negli anni ho imparato ad apprezzarlo sempre di più. È molto riconoscibile e ha uno stile unico. ([[Geddy Lee]]) ===[[Anthony Kiedis]]=== [[File:RHChiliPeppersSpurs210723 (58 of 90) (53065772188).jpg|thumb|Flea e Anthony Kiedis in concerto a Londra nel 2023]] *È ridicolo dirlo, ma il fatto è che io e Flea siamo uniti da uno strano legame dovuto ad un arcano potere. Una volta lui ha anche consultato una veggente, che gli ha raccontato un mare di stronzate sulle sue "vite passate"; la tipa gli ha poi descritto un personaggio che sembra una mia copia sputata, e ha concluso che nelle nostre "vite precedenti" ci siamo persi e ritrovati per secoli; addirittura gli avrei salvato la vita, uno-due secoli fa, durante una guerra in Italia. Cazzate, certo. Però tra noi un misterioso legame c'è, eccome: più di una volta ci è capitato che ci ritrovassimo vestiti con abiti uguali, eccentrici e identici, e questo è veramente strano. *Flea, John e Chad sono il mio ponte verso Dio e non cambierei con nulla al mondo le esperienze che ho vissuto con loro. Ognuno di loro mi ha dato amore, musica e i momenti migliori che avrei mai potuto sperare di vivere. *Io e Flea siamo sposati da 35 anni. Però non viviamo insieme, ognuno ha il suo spazio, non passiamo 24 ore su 24 sotto lo stesso tetto. Forse il segreto è lì: sposati, ma ognuno a casa propria. In realtà, non so neanche io come facciamo a durare, mettendo d'accordo le nostre personalità e i nostri egoismi. Ogni tanto litighiamo e urliamo, ogni tanto ci abbracciamo. Quello che non manca mai è il rispetto reciproco *Lui per me è "Fratello Flea"... Ci siamo anche menati in passato, ma per colpa della droga. Quanto Lsd insieme! Il nostro segreto è il basket: siamo fan dei "Lakers", anche se non abbiamo più i posti vicino a Jack Nicholson e guardiamo le partite in tv. Lo sa che siamo stati i primi a fare il balconing che va tanto di moda. Ci buttavamo in piscina direttamente dalle finestre di un palazzo. *Siamo come due strani fratelli. Siamo competitivi, però ci adoriamo. Siamo uno lo specchio dell'altro. Se sto bene con me stesso, sto bene con Flea e viceversa. A volte lo guardo e penso: "Che bastardo!", ma è come se lo dicessi a me. ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Jeff Apter, ''Fornication, la storia dei Red Hot Chili Peppers'', ed. Arcana, 2005. ISBN 88-7966-386-0 *Michael Balzary, ''Acid for the Children'', traduzione di Stefano Chiapello, Harper Collins Italia, 2019. ISBN 978-88-6905-448-8 *''Red Hot Chili Peppers Live'', a cura di Alex Romeo, BluesBrothers, 2012. ISBN 9788880740940 ==Film== *''[[Ritorno al futuro - Parte II]]'' (1989) *''[[Ritorno al futuro - Parte III]]'' (1990) *''[[Il grande Lebowski]]'' (1998) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{Red Hot Chili Peppers}} [[Categoria:Attori australiani]] [[Categoria:Attori statunitensi]] [[Categoria:Musicisti australiani]] [[Categoria:Musicisti statunitensi]] 6blixzzzglq4m6z0wrhofci38y2jxgp Economia politica 0 107747 1429589 1315527 2026-10-15T17:45:16Z Eumolpo 789 ortografia 1429589 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Price of market balance.gif|thumb|Equilibrio tra domanda e offerta per quantità e prezzo]] Citazioni sull''''economia politica''' *Accettiamo questa non ingloriosa necessità di provare, che l'Economia Politica non è una vana e fantastica allucinazione dello spirito moderno, ma riposa sovra un ordine di fatti, sovra un {{sic|beninsieme}} di leggi naturali, che come possono venire indagate dall'umano intelletto con felice esito e somministrare materia di ordinata e sistematica cognizione scientifica, così conosciute che {{sic|sieno}}, possono servire all'umana energia di strumento a produrre la massima felicità corporea delle nazioni. ([[Pietro Sbarbaro]]) *Come la borghesia rivoluzionaria si chiarì intorno agli elementi fondamentali del suo nuovo modo di produzione borghese liberato dai vincoli feudali nella sua nuova scienza dell'''Economia Politica'', così la classe proletaria in marcia verso il rovesciamento di questo modo di produzione borghese sviluppa la sua coscienza di classe rivoluzionaria nella ''critica dell'Economia Politica''. ([[Karl Korsch]]) *Fra le scienze politiche o sociali una branca ha finora raggiunto una maturità scientifica tale che, per la sicurezza e l'abbondanza dei risultati acquisiti, si lascia notevolmente indietro tutte le altre. Intendiamo alludere all'economia politica. ([[Gaetano Mosca]]) *Il [[lavoro]] è la fonte di ogni ricchezza, dicono gli studiosi di economia politica. Lo è, accanto alla natura, che offre al lavoro la materia greggia che esso trasforma in ricchezza. Ma il lavoro è ancora infinitamente più di ciò. È la prima, fondamentale condizione di tutta la vita umana; e lo è invero a tal punto, che noi possiamo dire in un certo senso: il lavoro ha creato lo stesso uomo. ([[Friedrich Engels]]) *Invero, l'economia politica non è un complesso di dogmi, bensì la spiegazione di un complesso di fatti. Essa è la scienza, che nella successione di certi fenomeni cerca di scoprire mutui rapporti, d'identificare la causa e l'effetto, precisamente come fanno per altri ordini di fenomeni le scienze fisiche. Essa getta le sue basi su un terreno solido. Le premesse, da cui essa trae le sue deduzioni, sono verità, che hanno la più alta sanzione, assiomi che noi tutti ammettiamo, sui quali fondiamo con piena sicurezza i nostri ragionamenti e gli atti della nostra vita d'ogni giorno e che si possono ridurre all'espressione metafisica della legge fisica che il movimento cerca sempre la linea di minor resistenza, cioè, che gli uomini cercano di soddisfare i loro desideri col minor sforzo possibile. Partendo da una base cosi sicura, i suoi processi, che consistono semplicemente nella identificazione e nella analisi, hanno la stessa certezza. In questo senso la economia politica è una scienza cosi esatta come la geometria, la quale da verità similari relative allo spazio trae conclusioni con mezzi similari e le sue conclusioni, se giuste, dovrebbero essere come evidenti in se stesse. E sebbene nel campo della economia politica noi non possiamo, come si può in altre scienze, mettere alla riprova le nostre teorie mediante condizioni o combinazioni artificialmente prodotte, a riprove non meno conchiudenti noi possiamo sottoporle col paragonare fra loro società poste in condizioni diverse; finalmente, noi possiamo ancora, idealmente, separare, combinare, aggiungere od eliminare forze o fattori operanti in una direzione nota. ([[Henry George]]) *L'accrescimento dell'annua riproduzione debb'essere lo scopo della Economia politica: questo non può ottenersi se non col facile e pronto sfogo di tutta la porzione eccedente i bisogni interni dello Stato. ([[Pietro Verri]]) *L'economia politica è il codice dell'[[usura]]. ([[Auguste Blanqui]]) *L'economia politica sta alla base di ogni buon governo. Le persone più sagge di tutti i tempi hanno fatto rimarcare su questo argomento i più ricchi tesori del loro genio, della loro esperienza di vita e della loro istruzione. ([[Mark Twain]]) *Lo scopo dell'economia politica è la spiegazione delle cause generali da cui dipende il benessere materiale dell'essere umano. ([[Edwin Cannan]]) *Ogni volta che ci occorre di dover parlare di economia politica, di lega fraterna tra i popoli, del bisogno di una letteratura essenzialmente liberale, di scuole alla Lancaster, di diffusione di lumi, di mezzi coi quali aggiungere rapidità al progresso del sapere umano e d'altri argomenti di consimile natura, l'esperienza ci fa presentire vicine il ronzio d'una maledizione sul capo nostro per parte de' missionari della tenebria e dei ''frères ignorantins'' della nostra penisola. ([[Giovanni Berchet]]) *Se v'ha classe d'uomini cui più che ad un'altra sia preminentemente dovuta eterna gratitudine dalla società umana, si è quella illustre schiera di pensatori nella Francia, nell'Italia, nella Gran Bretagna e nella Spagna, la quale durante lo scorso secolo fondò la scienza che ora si chiama Economia Politica, o scienza economica, e propagò quella grande rivoluzione nella pubblica opinione che finalmente, dopo lunghe ed aspre lotte, riuscì a rassodare le dottrine del libero commercio in questo paese. ([[Henry Dunning Macleod]]) *Vogliamo comandare [i prezzi], ma non ci siamo ancora riusciti [...] Le leggi dell'economia politica non sono create dallo Stato, esse sono oggettive. ([[Stalin]]) ==Voci correlate== *[[Economia]] *[[Economia monetaria]] *[[Politica]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Discipline]] [[Categoria:Economia politica| ]] [[Categoria:Tipi di economia|Politica]] ibz9dj2nraeb6pjgkovddy961ivoj47 Aviatore 0 113536 1429613 1410735 2026-10-16T01:17:10Z Danyele 19198 fix 1429613 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Lt Mike Hunter 1.jpg|thumb|Pilota dell'aviazione militare, 1942]] Citazioni sull{{'}}'''aviatore''' o '''pilota'''. ==Citazioni== *Di uomini atti a fare i piloti ce ne sono già tanti altri. Io sono un uomo che gli aeroplani li crea! Sono un progettista! (''[[Si alza il vento]]'') *''E la luna silenziosa | fu stupita, fu curiosa | ma tu chi sei? | perché tu sai volare? | così parlò la luna all'aviatore | Ma dove in quel momento era notte | c'è chi sorpreso | vide la luna fare un sorriso''. ([[Pooh]]) *«Non esistono uomini più gradevoli di coloro che pilotano gli idrovolanti»: il mio nonnino lo diceva sempre. E questo perché sia il cielo che il mare, entrambi, lavano gli animi di tutti loro. Per questo i piloti di idrovolanti sono più impavidi dei marinai, e sono più fieri dei piloti di semplici aeroplani. (''[[Porco Rosso]]'') *Roba da matti. La signora Morte era matta. Io ero matto. I piloti degli aerei erano matti. Non guardate mai il pilota. Salite a bordo e ordinate da bere. ([[Charles Bukowski]]) *– Siete mai stato ferito?<br>– No, mai. È difficile ferire un aviatore: noi voliamo o veniamo uccisi. (''[[Disonorata (film 1931)|Disonorata]]'') *Un pilota capace di eseguire delle acrobazie vi trova un piacere così grande che non gli importa di mettere a repentaglio la vita. ([[Bertrand Russell]]) ===[[Richard Bach]]=== *Come molti piloti, preferirei volare a diciassettemila metri con un aeroplano piuttosto che affacciarmi dal secondo piano di una casa. *I piloti vedono talvolta oltre la cortina, oltre il velo di velluto impalpabile e scoprono la verità che c'è oltre l'uomo, la forza che c'è oltre l'universo. *Ma se il pilota vola abbastanza a lungo e abbastanza lontano, viene il giorno in cui la differenza fra il credere e il non credere coincide con la differenza che passa fra il risolvere e il non risolvere un problema. *Non è l'atterraggio di fortuna che preoccupa il pilota, ma l'incertezza del momento in cui avverrà. *{{NDR|Con riferimento alle correnti termiche ascensionali}} Perciò l'uomo che guida un aeroplano, per essere il migliore dei piloti, deve credere nell'invisibile. *Un pilota non può parlare delle meraviglie del cielo nemmeno all'essere più amato. ==Voci correlate== *[[Aeroplano]] *[[Aeroporto]] *[[Aviazione]] *[[Hangar]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} [[Categoria:Aviazione]] [[Categoria:Professioni dei trasporti]] [[Categoria:Professioni militari e paramilitari]] 7811zunj0c02ln5y5zczzw5ussyzsad Iniquità 0 129165 1429634 1208684 2026-10-16T07:26:42Z Spinoziano 2297 +1 1429634 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} {{indicedx}} Citazioni sull''''iniquità'''. ==Citazioni== *Allontànati dall'iniquità ed essa si allontanerà da te. (''[[Siracide]]'') *Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d'iniquità! (''[[Vangelo secondo Luca]]'') *L'iniquità è vana, l'iniquità non è nulla, solo la giustizia è potente. La verità può essere temporaneamente nascosta, ma non potrà essere vinta mai. L'iniquità potrà affiorare sovente, ma trionfare mai! ([[Agostino d'Ippona (miniserie televisiva)|''Agostino d'Ippona'', miniserie televisiva]]) *L'iniquità non salva colui che la compie. (''[[Qoelet]]'') *Non solo compiti di iniquità sono tenuti da maschere o da figure di giustizia, ma compiti di giustizia sono tenuti (e guastati) da maschere di iniquità. ([[Jacques Maritain]]) *''Per quanto io ho visto, chi coltiva iniquità, | chi semina affanni, li raccoglie.'' (''[[Libro di Giobbe]]'') ===''[[Libro di Ezechiele]]''=== *Colui che ha peccato e non altri deve morire; il figlio non sconta l'iniquità del padre, né il padre l'iniquità del figlio. *Convertitevi e desistete da tutte le vostre iniquità, e l'iniquità non sarà più causa della vostra rovina. Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. *La giustizia del giusto non lo salva se pecca, e l'empio non cade per la sua iniquità se desiste dall'iniquità, come il giusto non potrà vivere per la sua giustizia se pecca. ===[[Alessandro Manzoni]]=== *Essere iniquo con tutti non è concesso a nessuno. *L'iniquità può aver bensì delle minacce da fare, de' colpi da dare, ma non de' comandi. (''[[I promessi sposi]]'') *La strada dell'iniquità, dice qui il manoscritto, è larga; ma questo non vuol dire che sia comoda: ha i suoi buoni intoppi, i suoi passi scabrosi; è noiosa la sua parte, e faticosa, benché vada all'ingiù. (''[[I promessi sposi]]'') *Ma il mantello dell'iniquità è corto; e non si può tirarlo per ricoprire una parte, senza scoprirne un'altra. ==Voci correlate== *[[Equità]] *[[Giustizia]] *[[Ingiustizia]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sull'|wikt}} [[Categoria:Etica]] rhgsfw5wf4qu256z2ipnebssejze8br Gaetano Milanesi 0 148166 1429577 1288229 2026-10-15T14:56:19Z Gaux 18878 la miniatura 1429577 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Milanesi''' (1813 – 1895), storico dell'arte italiano. ==Citazioni di Gaetano Milanesi== *I libri de' monasteri, così nella scrittura come nella [[miniatura]], furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il Benedettino, il Domenicano ed il Francescano. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono.<ref>Da ''Storia della miniatura italiana'', pp. 163-164.</ref> ==''Sulla storia dell'arte toscana scritti varj''== *[...] il più celebrato maestro che uscisse dalla scuola di ''Guido''<ref>Guido di Graziano, pittore e miniatore italiano del XIII secolo.</ref>, è ''[[Duccio di Buoninsegna]]'', il quale pur continuando nella maniera greca, la rese nondimeno vieppiù migliore, e fu cagione che quelli che seguitarono dopo di lui facessero salire la pittura senese nella fama che anche oggi conserva. (p. 45) *[...] la maggiore opera sua {{NDR|di Duccio di Buoninsegna}} e la più mirabile di quel tempo, nella quale egli mostrò il suo bellissimo ingegno e quanto valesse in quest'arte, è la gran tavola dell'altar maggiore del [[Duomo di Siena|Duomo senese]], dipinta da {{sic|ambidue}} i lati; dove nel dinanzi è figurata M. Vergine in trono, col suo Divino Figliuolo in braccio, e varj Santi attorno; e nel di dietro, in trentaquattro storie, la vita di Gesù Cristo [...]. Penò ''Duccio'', tanto era grande opera, tre anni a finirla; e si dice che costasse per la pittura, l'oro ed altri fornimenti, la grossa somma di tremila fiorini d'oro. E fu una festa per i Senesi, quando nel 9 di giugno del 1310 venne con grande solennità portata al Duomo, dalla bottega del pittore che era nella via del Laterino. (pp. 45-46) *In ''Stefano di Giovanni'', detto il ''[[Sassetta]]'' già cominciano ad apparire i primi segni della nuova maniera che successe alla Giottesca<ref>La scuola giottesca fu un movimento pittorico del XIV secolo formato da artisti legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di [[Giotto]].</ref>. Non ha il colorito acceso dei pittori del secolo innanzi, ma li vince nella delicatezza e diligenza, nelle ombre più trasparenti e sfumate e nel panneggiare largo e sciolto. (p. 50) *''[[Domenico Beccafumi]]'', detto ''Mecherino'' ed anche ''Mecuccio'', per essere stato di poca persona, [...] dappoiché ebbe in Roma veduto il fare di ''Michelangelo'', s'innamorò tanto di quella sua maniera energica, che ritornato a Siena, cercò in ogni sua pittura d'imitarla. Onde nelle opere di questo tempo egli apparisce sforzato nelle attitudini, risentito ne' muscoli, trascurato nelle mani e nei piedi, e poco curante della bellezza de' volti nelle femmine e ne' putti. (p. 58) *''[[Baldassarre Peruzzi]]'' è, senza {{sic|contradizione}}, una delle maggiori glorie dell'arte Senese. Nell'architettura paragona i migliori della sua età, gareggia con molti nella pittura, e nella prospettiva non ha chi lo agguagli. (p. 59) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (p. 73) *La fama bellissima che [[Andrea del Castagno]] s'era andata acquistando a' suoi giorni coll'esercizio della pittura, è giunta fino a noi contaminata dall'accusa della violenta morte di maestro [[Domenico Veneziano]]; tantoché il suo nome suona oggidì più presto un traditore micidiale del suo compagno ed amico, che un valente e riputato pittore. A liberare Andrea da così brutta ed atroce imputazione sorsero alcuni moderni, i quali non aggiustando fede al racconto del Vasari, perché in nessun modo poteva reggere né all'esame della critica, né alle ragioni della storia, posero in dubbio, o risolutamente negarono la verità di quel fatto. Il quale piglio io ora nuovamente in esame, confidando che parte cogli argomenti che mi presterà la critica, e parte colle prove e testimonianze tratte dalla storia, io possa giungere a mettere nell'animo altrui quella medesima persuasione che sento fermamente in me stesso; la quale è, che il Vasari col raccontare in quel modo la morte di maestro Domenico o non abbia seguito forse che una tradizione guasta ed alterata dal tempo e dagli uomini, o inventato piuttosto una pretta favola. (pp. 291-292) *[[Ambrogio Lorenzetti]], pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (p. 357) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gaetano Milanesi, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ymllEwFLLF8C Sulla storia dell'arte toscana scritti varj]'', Tipografia sordo-muti di L. Lazzeri, Siena, 1873. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Milanesi, Gaetano}} [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] kycvtotivgr0hzk73n8oap03bc1jqy3 1429578 1429577 2026-10-15T15:01:10Z Gaux 18878 /* Citazioni di Gaetano Milanesi */ riferimenti bibliografici 1429578 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Milanesi''' (1813 – 1895), storico dell'arte italiano. ==Citazioni di Gaetano Milanesi== *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella [[miniatura]], furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il Benedettino, il Domenicano ed il Francescano. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Firenze, 1850, Parte prima, pp. 163-164.</ref> ==''Sulla storia dell'arte toscana scritti varj''== *[...] il più celebrato maestro che uscisse dalla scuola di ''Guido''<ref>Guido di Graziano, pittore e miniatore italiano del XIII secolo.</ref>, è ''[[Duccio di Buoninsegna]]'', il quale pur continuando nella maniera greca, la rese nondimeno vieppiù migliore, e fu cagione che quelli che seguitarono dopo di lui facessero salire la pittura senese nella fama che anche oggi conserva. (p. 45) *[...] la maggiore opera sua {{NDR|di Duccio di Buoninsegna}} e la più mirabile di quel tempo, nella quale egli mostrò il suo bellissimo ingegno e quanto valesse in quest'arte, è la gran tavola dell'altar maggiore del [[Duomo di Siena|Duomo senese]], dipinta da {{sic|ambidue}} i lati; dove nel dinanzi è figurata M. Vergine in trono, col suo Divino Figliuolo in braccio, e varj Santi attorno; e nel di dietro, in trentaquattro storie, la vita di Gesù Cristo [...]. Penò ''Duccio'', tanto era grande opera, tre anni a finirla; e si dice che costasse per la pittura, l'oro ed altri fornimenti, la grossa somma di tremila fiorini d'oro. E fu una festa per i Senesi, quando nel 9 di giugno del 1310 venne con grande solennità portata al Duomo, dalla bottega del pittore che era nella via del Laterino. (pp. 45-46) *In ''Stefano di Giovanni'', detto il ''[[Sassetta]]'' già cominciano ad apparire i primi segni della nuova maniera che successe alla Giottesca<ref>La scuola giottesca fu un movimento pittorico del XIV secolo formato da artisti legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di [[Giotto]].</ref>. Non ha il colorito acceso dei pittori del secolo innanzi, ma li vince nella delicatezza e diligenza, nelle ombre più trasparenti e sfumate e nel panneggiare largo e sciolto. (p. 50) *''[[Domenico Beccafumi]]'', detto ''Mecherino'' ed anche ''Mecuccio'', per essere stato di poca persona, [...] dappoiché ebbe in Roma veduto il fare di ''Michelangelo'', s'innamorò tanto di quella sua maniera energica, che ritornato a Siena, cercò in ogni sua pittura d'imitarla. Onde nelle opere di questo tempo egli apparisce sforzato nelle attitudini, risentito ne' muscoli, trascurato nelle mani e nei piedi, e poco curante della bellezza de' volti nelle femmine e ne' putti. (p. 58) *''[[Baldassarre Peruzzi]]'' è, senza {{sic|contradizione}}, una delle maggiori glorie dell'arte Senese. Nell'architettura paragona i migliori della sua età, gareggia con molti nella pittura, e nella prospettiva non ha chi lo agguagli. (p. 59) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (p. 73) *La fama bellissima che [[Andrea del Castagno]] s'era andata acquistando a' suoi giorni coll'esercizio della pittura, è giunta fino a noi contaminata dall'accusa della violenta morte di maestro [[Domenico Veneziano]]; tantoché il suo nome suona oggidì più presto un traditore micidiale del suo compagno ed amico, che un valente e riputato pittore. A liberare Andrea da così brutta ed atroce imputazione sorsero alcuni moderni, i quali non aggiustando fede al racconto del Vasari, perché in nessun modo poteva reggere né all'esame della critica, né alle ragioni della storia, posero in dubbio, o risolutamente negarono la verità di quel fatto. Il quale piglio io ora nuovamente in esame, confidando che parte cogli argomenti che mi presterà la critica, e parte colle prove e testimonianze tratte dalla storia, io possa giungere a mettere nell'animo altrui quella medesima persuasione che sento fermamente in me stesso; la quale è, che il Vasari col raccontare in quel modo la morte di maestro Domenico o non abbia seguito forse che una tradizione guasta ed alterata dal tempo e dagli uomini, o inventato piuttosto una pretta favola. (pp. 291-292) *[[Ambrogio Lorenzetti]], pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (p. 357) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gaetano Milanesi, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ymllEwFLLF8C Sulla storia dell'arte toscana scritti varj]'', Tipografia sordo-muti di L. Lazzeri, Siena, 1873. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Milanesi, Gaetano}} [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] fo70we25u5fjk4x5ddeqgqt3sesx1cc 1429580 1429578 2026-10-15T17:05:16Z Gaux 18878 /* Citazioni di Gaetano Milanesi */ wlink 1429580 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Milanesi''' (1813 – 1895), storico dell'arte italiano. ==Citazioni di Gaetano Milanesi== *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella [[miniatura]], furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Firenze, 1850, Parte prima, pp. 163-164.</ref> ==''Sulla storia dell'arte toscana scritti varj''== *[...] il più celebrato maestro che uscisse dalla scuola di ''Guido''<ref>Guido di Graziano, pittore e miniatore italiano del XIII secolo.</ref>, è ''[[Duccio di Buoninsegna]]'', il quale pur continuando nella maniera greca, la rese nondimeno vieppiù migliore, e fu cagione che quelli che seguitarono dopo di lui facessero salire la pittura senese nella fama che anche oggi conserva. (p. 45) *[...] la maggiore opera sua {{NDR|di Duccio di Buoninsegna}} e la più mirabile di quel tempo, nella quale egli mostrò il suo bellissimo ingegno e quanto valesse in quest'arte, è la gran tavola dell'altar maggiore del [[Duomo di Siena|Duomo senese]], dipinta da {{sic|ambidue}} i lati; dove nel dinanzi è figurata M. Vergine in trono, col suo Divino Figliuolo in braccio, e varj Santi attorno; e nel di dietro, in trentaquattro storie, la vita di Gesù Cristo [...]. Penò ''Duccio'', tanto era grande opera, tre anni a finirla; e si dice che costasse per la pittura, l'oro ed altri fornimenti, la grossa somma di tremila fiorini d'oro. E fu una festa per i Senesi, quando nel 9 di giugno del 1310 venne con grande solennità portata al Duomo, dalla bottega del pittore che era nella via del Laterino. (pp. 45-46) *In ''Stefano di Giovanni'', detto il ''[[Sassetta]]'' già cominciano ad apparire i primi segni della nuova maniera che successe alla Giottesca<ref>La scuola giottesca fu un movimento pittorico del XIV secolo formato da artisti legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di [[Giotto]].</ref>. Non ha il colorito acceso dei pittori del secolo innanzi, ma li vince nella delicatezza e diligenza, nelle ombre più trasparenti e sfumate e nel panneggiare largo e sciolto. (p. 50) *''[[Domenico Beccafumi]]'', detto ''Mecherino'' ed anche ''Mecuccio'', per essere stato di poca persona, [...] dappoiché ebbe in Roma veduto il fare di ''Michelangelo'', s'innamorò tanto di quella sua maniera energica, che ritornato a Siena, cercò in ogni sua pittura d'imitarla. Onde nelle opere di questo tempo egli apparisce sforzato nelle attitudini, risentito ne' muscoli, trascurato nelle mani e nei piedi, e poco curante della bellezza de' volti nelle femmine e ne' putti. (p. 58) *''[[Baldassarre Peruzzi]]'' è, senza {{sic|contradizione}}, una delle maggiori glorie dell'arte Senese. Nell'architettura paragona i migliori della sua età, gareggia con molti nella pittura, e nella prospettiva non ha chi lo agguagli. (p. 59) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (p. 73) *La fama bellissima che [[Andrea del Castagno]] s'era andata acquistando a' suoi giorni coll'esercizio della pittura, è giunta fino a noi contaminata dall'accusa della violenta morte di maestro [[Domenico Veneziano]]; tantoché il suo nome suona oggidì più presto un traditore micidiale del suo compagno ed amico, che un valente e riputato pittore. A liberare Andrea da così brutta ed atroce imputazione sorsero alcuni moderni, i quali non aggiustando fede al racconto del Vasari, perché in nessun modo poteva reggere né all'esame della critica, né alle ragioni della storia, posero in dubbio, o risolutamente negarono la verità di quel fatto. Il quale piglio io ora nuovamente in esame, confidando che parte cogli argomenti che mi presterà la critica, e parte colle prove e testimonianze tratte dalla storia, io possa giungere a mettere nell'animo altrui quella medesima persuasione che sento fermamente in me stesso; la quale è, che il Vasari col raccontare in quel modo la morte di maestro Domenico o non abbia seguito forse che una tradizione guasta ed alterata dal tempo e dagli uomini, o inventato piuttosto una pretta favola. (pp. 291-292) *[[Ambrogio Lorenzetti]], pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (p. 357) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gaetano Milanesi, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ymllEwFLLF8C Sulla storia dell'arte toscana scritti varj]'', Tipografia sordo-muti di L. Lazzeri, Siena, 1873. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Milanesi, Gaetano}} [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] nfox109oaodt3er36lxduheumtt426q 1429583 1429580 2026-10-15T17:19:05Z Gaux 18878 gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura 1429583 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Milanesi''' (1813 – 1895), storico dell'arte italiano. ==Citazioni di Gaetano Milanesi== *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella [[miniatura]], furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Firenze, 1850, Parte prima, pp. 163-164.</ref> *Gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura, e al tempo stesso la più delicata. Essa operandosi sopra materia molto sensibile all'umido e al secco, e meno resistente all'uso ed al tempo, facilmente si guasta e si corrompe. Né a questi danni, una volta che avvengano, si può riparare, come è della pittura, imperciocché nella miniatura non vale nè ritocco né copia.<br>A queste offese sono più comunemente esposti i Libri da coro, a cagione dell'uso giornaliero che se ne fa: ond'è che più particolarmente per questi preziosi gioielli facciamo voti, affinché coloro che gli hanno in custodia, vogliano prenderne quella amorevole cura che delle cose più care e più delicate si suole.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Firenze, 1850, Conclusione, p. 191.</ref> ==''Sulla storia dell'arte toscana scritti varj''== *[...] il più celebrato maestro che uscisse dalla scuola di ''Guido''<ref>Guido di Graziano, pittore e miniatore italiano del XIII secolo.</ref>, è ''[[Duccio di Buoninsegna]]'', il quale pur continuando nella maniera greca, la rese nondimeno vieppiù migliore, e fu cagione che quelli che seguitarono dopo di lui facessero salire la pittura senese nella fama che anche oggi conserva. (p. 45) *[...] la maggiore opera sua {{NDR|di Duccio di Buoninsegna}} e la più mirabile di quel tempo, nella quale egli mostrò il suo bellissimo ingegno e quanto valesse in quest'arte, è la gran tavola dell'altar maggiore del [[Duomo di Siena|Duomo senese]], dipinta da {{sic|ambidue}} i lati; dove nel dinanzi è figurata M. Vergine in trono, col suo Divino Figliuolo in braccio, e varj Santi attorno; e nel di dietro, in trentaquattro storie, la vita di Gesù Cristo [...]. Penò ''Duccio'', tanto era grande opera, tre anni a finirla; e si dice che costasse per la pittura, l'oro ed altri fornimenti, la grossa somma di tremila fiorini d'oro. E fu una festa per i Senesi, quando nel 9 di giugno del 1310 venne con grande solennità portata al Duomo, dalla bottega del pittore che era nella via del Laterino. (pp. 45-46) *In ''Stefano di Giovanni'', detto il ''[[Sassetta]]'' già cominciano ad apparire i primi segni della nuova maniera che successe alla Giottesca<ref>La scuola giottesca fu un movimento pittorico del XIV secolo formato da artisti legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di [[Giotto]].</ref>. Non ha il colorito acceso dei pittori del secolo innanzi, ma li vince nella delicatezza e diligenza, nelle ombre più trasparenti e sfumate e nel panneggiare largo e sciolto. (p. 50) *''[[Domenico Beccafumi]]'', detto ''Mecherino'' ed anche ''Mecuccio'', per essere stato di poca persona, [...] dappoiché ebbe in Roma veduto il fare di ''Michelangelo'', s'innamorò tanto di quella sua maniera energica, che ritornato a Siena, cercò in ogni sua pittura d'imitarla. Onde nelle opere di questo tempo egli apparisce sforzato nelle attitudini, risentito ne' muscoli, trascurato nelle mani e nei piedi, e poco curante della bellezza de' volti nelle femmine e ne' putti. (p. 58) *''[[Baldassarre Peruzzi]]'' è, senza {{sic|contradizione}}, una delle maggiori glorie dell'arte Senese. Nell'architettura paragona i migliori della sua età, gareggia con molti nella pittura, e nella prospettiva non ha chi lo agguagli. (p. 59) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (p. 73) *La fama bellissima che [[Andrea del Castagno]] s'era andata acquistando a' suoi giorni coll'esercizio della pittura, è giunta fino a noi contaminata dall'accusa della violenta morte di maestro [[Domenico Veneziano]]; tantoché il suo nome suona oggidì più presto un traditore micidiale del suo compagno ed amico, che un valente e riputato pittore. A liberare Andrea da così brutta ed atroce imputazione sorsero alcuni moderni, i quali non aggiustando fede al racconto del Vasari, perché in nessun modo poteva reggere né all'esame della critica, né alle ragioni della storia, posero in dubbio, o risolutamente negarono la verità di quel fatto. Il quale piglio io ora nuovamente in esame, confidando che parte cogli argomenti che mi presterà la critica, e parte colle prove e testimonianze tratte dalla storia, io possa giungere a mettere nell'animo altrui quella medesima persuasione che sento fermamente in me stesso; la quale è, che il Vasari col raccontare in quel modo la morte di maestro Domenico o non abbia seguito forse che una tradizione guasta ed alterata dal tempo e dagli uomini, o inventato piuttosto una pretta favola. (pp. 291-292) *[[Ambrogio Lorenzetti]], pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (p. 357) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gaetano Milanesi, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ymllEwFLLF8C Sulla storia dell'arte toscana scritti varj]'', Tipografia sordo-muti di L. Lazzeri, Siena, 1873. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Milanesi, Gaetano}} [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] 45ecefaqlh6h5f9tor3d4kfa8mqck4b 1429588 1429583 2026-10-15T17:41:35Z Gaux 18878 /* Citazioni di Gaetano Milanesi */ riferimenti bibliografici 1429588 wikitext text/x-wiki '''Gaetano Milanesi''' (1813 – 1895), storico dell'arte italiano. ==Citazioni di Gaetano Milanesi== *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella [[miniatura]], furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Libreria Eredi Grazzini, Firenze, 1850, pp. 163-164.</ref> *Gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura, e al tempo stesso la più delicata. Essa operandosi sopra materia molto sensibile all'umido e al secco, e meno resistente all'uso ed al tempo, facilmente si guasta e si corrompe. Né a questi danni, una volta che avvengano, si può riparare, come è della pittura, imperciocché nella miniatura non vale nè ritocco né copia.<br>A queste offese sono più comunemente esposti i Libri da coro, a cagione dell'uso giornaliero che se ne fa: ond'è che più particolarmente per questi preziosi gioielli facciamo voti, affinché coloro che gli hanno in custodia, vogliano prenderne quella amorevole cura che delle cose più care e più delicate si suole.<ref>Da ''[https://archive.org/details/milanesi-storia-1850/mode/1up Storia della miniatura italiana]'', Libreria Eredi Grazzini, Firenze, 1850, p. 191.</ref> ==''Sulla storia dell'arte toscana scritti varj''== *[...] il più celebrato maestro che uscisse dalla scuola di ''Guido''<ref>Guido di Graziano, pittore e miniatore italiano del XIII secolo.</ref>, è ''[[Duccio di Buoninsegna]]'', il quale pur continuando nella maniera greca, la rese nondimeno vieppiù migliore, e fu cagione che quelli che seguitarono dopo di lui facessero salire la pittura senese nella fama che anche oggi conserva. (p. 45) *[...] la maggiore opera sua {{NDR|di Duccio di Buoninsegna}} e la più mirabile di quel tempo, nella quale egli mostrò il suo bellissimo ingegno e quanto valesse in quest'arte, è la gran tavola dell'altar maggiore del [[Duomo di Siena|Duomo senese]], dipinta da {{sic|ambidue}} i lati; dove nel dinanzi è figurata M. Vergine in trono, col suo Divino Figliuolo in braccio, e varj Santi attorno; e nel di dietro, in trentaquattro storie, la vita di Gesù Cristo [...]. Penò ''Duccio'', tanto era grande opera, tre anni a finirla; e si dice che costasse per la pittura, l'oro ed altri fornimenti, la grossa somma di tremila fiorini d'oro. E fu una festa per i Senesi, quando nel 9 di giugno del 1310 venne con grande solennità portata al Duomo, dalla bottega del pittore che era nella via del Laterino. (pp. 45-46) *In ''Stefano di Giovanni'', detto il ''[[Sassetta]]'' già cominciano ad apparire i primi segni della nuova maniera che successe alla Giottesca<ref>La scuola giottesca fu un movimento pittorico del XIV secolo formato da artisti legati dall'insegnamento e dall'imitazione dei modelli di [[Giotto]].</ref>. Non ha il colorito acceso dei pittori del secolo innanzi, ma li vince nella delicatezza e diligenza, nelle ombre più trasparenti e sfumate e nel panneggiare largo e sciolto. (p. 50) *''[[Domenico Beccafumi]]'', detto ''Mecherino'' ed anche ''Mecuccio'', per essere stato di poca persona, [...] dappoiché ebbe in Roma veduto il fare di ''Michelangelo'', s'innamorò tanto di quella sua maniera energica, che ritornato a Siena, cercò in ogni sua pittura d'imitarla. Onde nelle opere di questo tempo egli apparisce sforzato nelle attitudini, risentito ne' muscoli, trascurato nelle mani e nei piedi, e poco curante della bellezza de' volti nelle femmine e ne' putti. (p. 58) *''[[Baldassarre Peruzzi]]'' è, senza {{sic|contradizione}}, una delle maggiori glorie dell'arte Senese. Nell'architettura paragona i migliori della sua età, gareggia con molti nella pittura, e nella prospettiva non ha chi lo agguagli. (p. 59) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. (p. 73) *La fama bellissima che [[Andrea del Castagno]] s'era andata acquistando a' suoi giorni coll'esercizio della pittura, è giunta fino a noi contaminata dall'accusa della violenta morte di maestro [[Domenico Veneziano]]; tantoché il suo nome suona oggidì più presto un traditore micidiale del suo compagno ed amico, che un valente e riputato pittore. A liberare Andrea da così brutta ed atroce imputazione sorsero alcuni moderni, i quali non aggiustando fede al racconto del Vasari, perché in nessun modo poteva reggere né all'esame della critica, né alle ragioni della storia, posero in dubbio, o risolutamente negarono la verità di quel fatto. Il quale piglio io ora nuovamente in esame, confidando che parte cogli argomenti che mi presterà la critica, e parte colle prove e testimonianze tratte dalla storia, io possa giungere a mettere nell'animo altrui quella medesima persuasione che sento fermamente in me stesso; la quale è, che il Vasari col raccontare in quel modo la morte di maestro Domenico o non abbia seguito forse che una tradizione guasta ed alterata dal tempo e dagli uomini, o inventato piuttosto una pretta favola. (pp. 291-292) *[[Ambrogio Lorenzetti]], pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (p. 357) ==Note== <references /> ==Bibliografia== *Gaetano Milanesi, ''[https://archive.org/details/bub_gb_ymllEwFLLF8C Sulla storia dell'arte toscana scritti varj]'', Tipografia sordo-muti di L. Lazzeri, Siena, 1873. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Milanesi, Gaetano}} [[Categoria:Storici dell'arte italiani]] 64y2wz5sjcepdoj8525156tiqjpeze4 Template:Lingue/Dati 10 148341 1429599 1429541 2026-10-15T21:58:18Z ItwikiBot 66727 Bot: aggiornamento dati 1429599 wikitext text/x-wiki {{#switch:{{{1}}} |lingua1 = en |voci1 = 72369 |lingua2 = it |voci2 = 56127 |lingua3 = pl |voci3 = 31893 |lingua4 = ru |voci4 = 18091 |lingua5 = cs |voci5 = 16908 |lingua6 = et |voci6 = 13709 |lingua7 = uk |voci7 = 12497 |lingua8 = pt |voci8 = 12089 }} i9uer50jd3v0qtviky3jb7lqf7xm9d3 Simone Martini 0 148443 1429573 1078667 2026-10-15T14:11:57Z Gaux 18878 /* Citazioni su Simone Martini */ wlink 1429573 wikitext text/x-wiki [[File:3mercy1.jpg|thumb|Simone Martini, ''Madonna della Misericordia'' (1308)]] '''Simone Martini''', indicato talvolta come '''Simone Senese''' (1284 circa – 1344), pittore e miniatore italiano. ==Citazioni su Simone Martini== *Alla Corte di Avignone<ref>La sede del papato, dal 1309 al 1377, fu spostata da Roma ad Avignone.</ref>, Simone Martini fu molto onorato, e, a quanto sembra, generosamente retribuito: perché egli poté con i guadagni fatti comprarsi case e terreni nella sua nativa Siena, ove sperò sempre far ritorno e passare la sua vecchiaia.<br>Ma egli non doveva più rivedere la sua dolce patria, perché morì ad Avignone nel Luglio 1344, in ancora verde età. ([[Evelyn Franceschi Marini]]) *La Pittura italiana {{NDR|durante la prima metà del Trecento}}, per opera specialmente di Simone Martini e dei suoi seguaci, penetrò in Francia, rivelandovi un realismo ben diverso dalle eleganti stilizzazioni gotiche proprie ai pittori e ai [[Miniatura|miniatori]] locali. ([[Pietro Toesca]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''Simone Martini'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) *Simone Martini fu uno dei più grandi maestri della scuola Senese trecentista.<br>Il suo genio insieme soave e forte sarebbe certo bastato ad immortalarlo, se il suo nome non fosse anche stato eternato dal [[Francesco Petrarca|Petrarca]] in due suoi sonetti.<br>Il sommo Poeta aveva, difatti, debito di gratitudine verso il pittore, perché gli aveva dipinto il ritratto di Madonna Laura, la dama dei suoi pensieri, e scrivendo ad un amico ne disse: «Ho conosciuto due pittori d'ingegno ed eccellenti, Giotto di Firenze, la cui fama tra i moderni è grande, e Simone da Siena». ([[Evelyn Franceschi Marini]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} ===Opere=== {{Pedia|Madonna col Bambino n. 583||(1305-1310 circa)}} {{Pedia|Polittico di Santa Caterina d'Alessandria||(1320)}} {{Pedia|Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita||(1333)}} {{Pedia|Polittico Orsini''||(1333-1337 circa)}} {{Pedia|Frontespizio del Commento di Servio a Virgilio||(1340)}} {{DEFAULTSORT:Martini, Simone}} [[Categoria:Miniatori italiani]] [[Categoria:Pittori italiani]] fc9gaiy1elb3iun4kq5eix9cyxl58e0 Hugh Thompson Jr. 0 159444 1429586 1429546 2026-10-15T17:24:05Z Skekzilla 17056 /* Citazioni di Hugh Thompson Jr. */ 1429586 wikitext text/x-wiki [[File:Hugh Tompson Jr.jpg|thumb|Hugh Thompson Jr. nel 1966]] '''Hugh Clowers Thompson, Jr.''' (1943 – 2006), militare statunitense. ==Citazioni di Hugh Thompson Jr.== *Abbiamo continuato a volare avanti e indietro… e non ci è voluto molto tempo prima che iniziassimo a vedere un gran numero di corpi ovunque. Ovunque guardassimo, vedevamo dei corpi. Si trattava di neonati, di bambini di due, tre, quattro, cinque anni, di donne, di uomini molto anziani. (da una conferenza nel 1994)<ref>Citato in [https://www.ilpost.it/2018/03/16/massacro-my-lay-vietnam/ ''Il massacro di My Lai, cinquant'anni fa''], ''Ilpost.it'', 16 marzo 2018</ref> *So che molti non ci hanno perdonato. Che quella mattina, siamo stati io e [[Lawrence Colburn|Larry]] a decidere cosa era giusto fare. Che non esiste ordine illegale a cui si debba ubbidire. Che se un ordine è illegale, non basta tacere. Bisogna opporsi subito e poi denunciare i responsabili, chiunque siano.<ref name="disobbedire">Citato in [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/05/17/giusto-disobbedire-come-facemmo-noi-in.007.html?ref=search ''È giusto disobbedire come facemmo noi in Vietnam''], ''La Repubblica'', 17 maggio 2004</ref> *Eravamo in volo radente quando vidi montagne di corpi, capanne che bruciavano, soldati impazziti che facevano fuoco su cadaveri ammucchiati. Cominciai a chiedere via radio se era necessario scendere per prestare soccorso ai feriti, ma non ebbi risposta. Feci altri due o tre cerchi e cominciai a chiedere chi fossero quei fottuti pazzi con le nostre uniformi. Farfugliarono che stavano rispondendo a una minaccia vietcong. Cazzate! Dissi a Larry di armare la mitraglia e prepararsi a mandare all'altro mondo un po' di quegli assassini... E Larry lo fece. Senza pensarci un attimo. Purtroppo era tardi. Ne trovammo vivi solo dieci. Ma forse è servito. Forse.<ref name="disobbedire"/> *Le decorazioni scaldano il cuore. Ma io aspetto di vedere dell'altro. A My Lai, i generali e i papaveri di Washington se la cavarono. Ad [[Scandalo di Abu Ghraib|Abu Ghraib]] non deve accadere.<ref name="disobbedire"/> ==Note== <references/> ==Voci correlate== *[[Massacro di My Lai]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Thompson Jr., Hugh}} [[Categoria:Militari statunitensi]] [[Categoria:Personalità della guerra del Vietnam]] 9n08aewy7my0jzpexvp39a02siridh7 Maso Finiguerra 0 164168 1429572 1077364 2026-10-15T14:10:12Z Gaux 18878 wlink 1429572 wikitext text/x-wiki [[File:Maso finiguerra, crocifissione, 1460-64 ca. (bargello).JPG|thumb|Maso Finiguerra, ''Crocifissione'', 1460-64 circa]] '''Maso Finiguerra''' (1426 – 1464), incisore e orefice italiano. ==Citazioni su Maso Finiguerra== *Verso la metà del Quattrocento, poco tempo prima che [[Gutenberg|Joahn Gutenberg]] inventasse a Magonza la stampa a caratteri mobili e mentre ancora i libri erano pazientemente manoscritti dagli amanuensi e illustrati dai [[Miniatura|miniatori]], a Firenze un orafo di nome Maso Finiguerra, esperto incisore in argento e che soleva riempire i solchi delle sue incisioni con un sostanza nera, il ''nigellum'', affinché meglio risaltasse il disegno, ebbe la genialissima idea di sperimentare gli effetti del suo lavoro applicandovi sopra della carta umida e «aggravandovi sopra un rullo tondo», come disse il [[Giorgio Vasari|Vasari]], per ottenerne delle stampe. Per questo egli è considerato l'inventore dell'incisione. ([[Bruno Caruso]]) ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{s}} {{DEFAULTSORT:Finiguerra, Maso}} [[Categoria:Incisori italiani]] qk8kcmxoh0ryihea5tkjimdn0kaqo03 Travaglio 0 178498 1429631 1429554 2026-10-16T07:11:03Z Spinoziano 2297 /* Voci correlate */ 1429631 wikitext text/x-wiki {{nota disambigua|il giornalista|[[Marco Travaglio]]}} {{voce tematica}} Citazioni sul '''travaglio'''. *''L'uomo nasce al travaglio, | come l'uccello per il volo.'' (''[[Libro di Giobbe]]'') *Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo. (''[[Lettera ai Romani]]'') *''Tutte le cose sono in travaglio | e nessuno potrebbe spiegarne il motivo.'' (''[[Qoelet]]'') ==Voci correlate== *[[Parto]] *[[Sofferenza]] ==Altri progetti== {{interprogetto|wikt}} [[Categoria:Casi]] pozysq91wtgs1dgfvvo3zepoj7j996x Gian Carlo Minardi 0 179944 1429615 1396601 2026-10-16T01:40:41Z Danyele 19198 /* Citazioni di Gian Carlo Minardi */ +1 1429615 wikitext text/x-wiki [[File:Gian Carlo Minardi (1974).jpg|thumb|Gian Carlo Minardi (1974)]] '''Gian Carlo Minardi''' (1947 – vivente), imprenditore italiano. ==Citazioni di Gian Carlo Minardi== *{{NDR|«Nella sua lunga carriera qual è il ricordo più bello che ha?»}} Credo che sia il 5 aprile del 1985, quando alle 9:30, era un venerdì, si è acceso il semaforo verde e in quel momento lì ho detto: "Sono in [[Formula 1]]", perché la macchina è partita dai box. Quella è una sensazione che rimane unica.<ref>Dall'intervista di Carlo Platella, ''[https://f1ingenerale.com/intervista-esclusiva-a-giancarlo-minardi-il-mio-ricordo-piu-bello-il-5-aprile-del-1985/ "Il mio ricordo più bello? Il 5 aprile del 1985..."]'', ''f1ingenerale.com'', 20 giugno 2019.</ref> *[[Elio De Angelis]] è uno dei più grandi piloti che l'automobilismo italiano abbia prodotto sul finire degli anni '70 e i primi anni '80. [...] Un ragazzo eccezionale per signorilità, educazione e simpatia. Appena s'imbatteva in un pianoforte non c'era stanchezza o lunga giornata in pista che gli impedisse di suonare con sorprendente maestria.<ref>Da ''Suonala ancora Elio'', ''L'Automobile'', 2018.</ref> *{{NDR|Su [[Mauro Forghieri]]}} Era prima di tutto un amico e poi è stato un grande del Novecento, quello che ha vinto più titoli negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta fino agli anni Novanta. Era un un grande tecnico, ma anche un grande personaggio come uomo e soprattutto come amico. [...] Era l'ultimo dei grandi che costruiva tutto, dal telaio al motore: era il babbo del dodici cilindri. È un personaggio di un'altra epoca che oggi non esiste più.<ref>Citato in Carlo Platella, ''[https://www.formulapassion.it/opinioni/parliamone-con/formula1-f1-motorsport-italiano-ricorda-mauro-forghieri-ferrari-639131.html Mauro Forghieri nei ricordi del motorsport italiano]'', ''formulapassion.it'', 2 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Su [[Enzo Ferrari]]}} Era un personaggio molto duro, che ha fatto del motorsport la sua vita, indole che condivido. Anch'io ho fatto del paddock la mia vita, il paddock è la mia seconda famiglia.<ref name="Cirillo">Dall'intervista di Jacopo Cirillo, ''[https://web.archive.org/web/20210924114003/https://luz.it/spns_article/gian-carlo-minardi-intervista/ Formula umano]'', ''luz.it''.</ref> *In F1 è fondamentale avere [[Vettura di Formula 1|un'auto vincente]]. Una casa non la costruisci partendo dal tetto, ma dalle fondamenta.<ref>Citato in [[Leo Turrini]], ''[https://www.quotidiano.net/blog/turrini/ferrari-hamilton-piu-bono-le-due-campane-5.8344 Ferrari-Hamilton (più Bono): le due campane]'', ''quotidiano.net'', 3 febbraio 2024.</ref> *{{NDR|Su [[Ayrton Senna]]}} Io l'ho conosciuto nel 1982, quando ancora non era nessuno e girava in Formula Ford, una specie della nostra Formula 4 attuale, ma ancora più rustica. Ayrton correva in [[Inghilterra]] in quel periodo e il mio pilota di allora, Paolo Barilla [...] mi disse di andare a vedere questo ragazzo. Senna frequentava molto [[Parma]] perché, allora, era il centro del mondo per i kart. [...] Insomma, andai a vedere Ayrton Senna prima in Inghilterra e poi a Hockenheim in [[Germania]] e scoprii un ragazzo che aveva sei marce in più rispetto a tutti gli altri. Un talento abbagliante. A Hockenheim lo invitai a cena e gli offrii un contratto da professionista per correre con la Minardi, lui mi ringraziò tantissimo — ero il primo a fargli questo tipo di offerta — ma disse che aveva già pianificato tutto il suo futuro: doveva diventare campione di Formula 1 nel 1988. {{NDR|«E infatti ha vinto proprio in quell'anno il suo primo titolo mondiale»}} In seguito ci siamo sentiti e frequentati spesso. Non ho mai lavorato con lui come pilota, ma ho avuto momenti molto belli da consigliere: quasi da fratello maggiore. L'ultimo purtroppo è stato il sabato sera prima dell'incidente a [[Imola]]. Mi diceva sempre che, dopo la vittoria del quinto titolo mondiale — per pareggiare il record di allora di [[Juan Manuel Fangio|Fangio]] —, sarebbe venuto a correre da noi per far diventare grande la Minardi.<ref name="Cirillo"/> *{{NDR|«Che differenza vede tra la sua Formula 1 e quella di oggi?»}} Oggi c'è più competitività che permette anche alle scuderie minori di lottare per buone posizioni. Non comprendo quelle persone che criticano la Formula 1 attuale. Ai miei tempi il distacco tra i team più forti e quelli più deboli era di quattro-cinque secondi, oggi in meno di tre ci sono 20 monoposto su un circuito di 5,3 chilometri e 15 curve. Alla competitività vengono però meno i sorpassi e contano di più le strategie, gli ingegneri e le abilità dei piloti.<ref>Dall'intervista di Lorenzo Pastuglia, ''[https://www.lastampa.it/sport/motori/2018/04/11/news/minardi-toro-rosso-ha-aperto-una-nuova-era-la-f1-di-oggi-piu-competitiva-di-una-volta-1.34003696 Minardi: "Toro Rosso ha aperto una nuova era. La F1 di oggi? Più competitiva di una volta"]'', ''lastampa.it'', 11 aprile 2018.</ref> *Se usiamo l'espressione ''[[Pay driver|piloti paganti]]'', però, possiamo dire che sono tutti dei paganti, anche i migliori. Un pilota è sempre stato scelto perché attorno a lui si crea un giro di sponsorizzazioni che permettono a un team di coprire i costi. È sempre successo che i team facessero una valutazione anche economica del pilota che erano intenzionati a prendere.<ref>Citato in Federico Principi, ''[https://ultimouomo.com/formula-1-2019-piloti-paganti-seconda-parte Come si arriva a correre in Formula 1, seconda parte]'', ''ultimouomo.com'', 20 marzo 2019.</ref> *Sono sempre stato molto attento ai risultati dei giovanissimi, grazie anche all'aiuto di validi collaboratori [...] Uno di questo era proprio un ex Minardi, Adrian Campos. Dopo avermi segnalato Mark Gené, che corse con noi per due stagioni, mi portò all'attenzione [[Fernando Alonso|Fernando]]. Iniziai quindi a seguirlo e rimasi subito folgorato. Era chiaro che aveva qualcosa in più. [...] Tradizionalmente il mio team metteva in palio per i piloti che vincevano i campionati {{NDR|formativi}} più importanti un test. Quell'anno {{NDR|1999}} fu chiamato quindi anche Fernando in [[Spagna]] insieme ad altri piloti. Nonostante la pioggia, Alonso fece vedere cose che non avevo mai visto in un debuttante. Giocava con la macchina, tant'è che al terzo passaggio aveva già segnato il miglior riscontro cronometrico, dimostrandosi di un secondo e mezzo più veloce di ogni altro tester. A quel punto capii che avevo a che fare con qualcuno che era diverso da tutti gli altri piloti.<ref>Citato in ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/storia/f1-gian-carlo-minardi-quando-rimasi-folgorato-da-fernando-alonso-2001-131977.html Quando Minardi rimase folgorato da Alonso]'', ''formulapassion.it'', 28 febbraio 2021.</ref> ==Citazioni su Gian Carlo Minardi== *Pur con possibilità economiche molto ridotte rispetto ai colossi, Gian Carlo ha funzionato perché ha saputo interpretare, come nessuno al mondo, lo spirito della Formula 1 raggruppando tutto sotto un unico box. E per tutto intendo la simpatia e l'ospitalità, la scoperta dei talenti e i risultati. In Gian Carlo traspariva la passione al di là di qualsiasi tipo di ritorno di carattere economico. Reincarnava perfettamente la [[Romagna]] grazie alla sua genuinità e alla sua passione. Trovare oggi una figura così, con questo spessore umano, è impensabile, perché oggi comandano esclusivamente tecnologia e soldi, per ospitalità e passione è meglio passare più avanti o guardare indietro e proprio per questo Minardi era una mosca bianca. [...] E poi non dimentichiamo il lato squisitamente sportivo. {{NDR|«In che senso?»}} Beh, i piloti più forti sono tutti passati da lui, tranne Senna. Che gli aveva promesso che avrebbe chiuso la carriera con Gian Carlo. Evidentemente Minardi non è stato solo una brava persona, ma anche un grandissimo talent scout. ([[Ezio Zermiani]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Minardi]] ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Minardi, Gian Carlo}} [[Categoria:Imprenditori italiani]] 2cpmnvr9b0kt21jfnkh9my9irluwf9j Max Verstappen 0 190591 1429607 1425641 2026-10-16T00:49:50Z Danyele 19198 /* Citazioni su Max Verstappen */ +1 1429607 wikitext text/x-wiki [[File:2024-08-25 Motorsport, Formel 1, Großer Preis der Niederlande 2024 STP 3973 by Stepro (medium crop).jpg|thumb|Max Verstappen (2024)]] '''Max Emilian Verstappen''' (1997 – vivente), pilota automobilistico olandese. ==Citazioni di Max Verstappen== {{cronologico}} *{{NDR|«Max il pilota con più talento, [[Lewis Hamilton|Lewis]] il più completo: sei d'accordo?»}} Non sono d'accordo! Ma è la mia opinione...<ref>Dall'intervista di [[Mara Sangiorgio]], ''Leader Max'', Sky Sport F1, 3 giugno 2021; citato in ''[https://sport.sky.it/formula-1/2021/06/01/f1-gp-baku-verstappen-intervista F1, Verstappen a Sky: "Hamilton più esperto di me, ma non per questo più completo"]'', ''sport.sky.it'', 1º giugno 2021.</ref> *La [[Formula 1]] è cambiata molto nel corso degli anni, si è trasformata in uno sport più atletico. Come piloti, siamo sottoposti ad alte temperature, a una forza di gravità da tre a sei volte maggiore, a molto rumore e vibrazioni. Durante la corsa, la frequenza cardiaca può arrivare al 90% del suo massimo e la temperatura corporea aumenta fino a un massimo di 39,8 gradi. Sono sicuramente tanti di numeri ma, in breve, durante una gara si bruciano circa lo stesso numero di calorie che bruceresti correndo una mezza maratona. {{NDR|«Qual è, dunque, la sfida più impegnativa?»}} Senz'altro mantenere la concentrazione durante la corsa. Questo significa prendere continuamente decisioni ad alto rischio per la guida, ma anche comunicare costantemente con il team per la strategia e premere oltre 20 diversi pulsanti del volante durante i giri. Direi quindi che bisogna essere sicuramente in forma per riuscirci.<ref>Dall'intervista di Pierfrancesco Catucci, ''[https://www.gazzetta.it/fitness/allenamento/11-09-2021/max-verstappen-intervista-esclusiva-ecco-come-alleno-corpo-mente-4201146777873.shtml Verstappen: "Ecco come alleno corpo e mente. E se devo scegliere tra cardio e pesi..."]'', ''gazzetta.it'', 11 settembre 2021.</ref> *Una volta che finisco la gara mi concentro solo sulla famiglia e sugli amici. Se mi collego ai social, non voglio vedere nessuna vettura. E anche se ci sono polemiche dopo un Gran Premio, non influenzeranno nulla di ciò che faccio nel fine settimana, è solo una perdita di tempo.<ref>Da un'intervista al ''Telegraph''; citato in ''[https://www.eurosport.it/formula-1/max-verstappen-il-rapporto-con-hamilton-non-devo-andarci-a-cena.-c-e-stata-tensione-ma._sto8607127/story.shtml Max Verstappen: "Il rapporto con Hamilton? Non devo andarci a cena. C'è stata tensione, ma..."]'', ''eurosport.it'', 29 ottobre 2021.</ref> *Non ho idoli, l'unica figura di riferimento è mio padre {{NDR|Jos, anche lui pilota di Formula 1}}. Sono qui per vincere, di assomigliare ad altri non mi interessa.<ref>Citato in Chiara Pizzimenti, ''[https://www.vanityfair.it/article/chi-e-max-verstappen-nuovo-campione-mondo-formula-1-battuto-lewis-hamilton Chi è Max Verstappen, il nuovo campione del mondo di Formula 1]'', ''vanityfair.it'', 12 dicembre 2021.</ref> *I [[Circuito cittadino|circuiti stradali]] sono belli per le foto, ma non per le corse.<ref>Da un'intervista a ''formule1.nl''; citato in Valerio Barretta, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-piloti/verstappen-circuiti-stradali-buoni-per-le-foto-non-per-le-gare-642033.html Verstappen: "I cittadini? Buoni per le foto, non per le gare!"]'', ''formulapassion.it'', 27 novembre 2022.</ref> *{{NDR|Sul [[Gran Premio di Las Vegas]], «quanto questo weekend credi sarà uno spettacolo e quanto è un evento sportivo?»}} 99% spettacolo e 1% evento sportivo. [...] non mi piace il contorno, ovviamente so che in alcuni casi ne fa parte, ma diciamo solo che non riscuote il mio interesse. [...] Ad alcune persone piace un po' di più lo spettacolo, a me non piace affatto. Sono cresciuto guardando solo il lato prestazionale delle cose ed è così che la vedo. Quindi mi piace essere a Las Vegas, ma non tanto per correrci.<ref name="Chinchero">Dall'intervista di Roberto Chinchero, ''[https://it.motorsport.com/f1/news/f1-verstappen-crudo-sullo-show-di-las-vegas-mi-sento-clown/10546995/ F1 {{!}} Verstappen crudo sullo show di Las Vegas: "Mi sento un clown"]'', ''motorsport.com'', 16 novembre 2023.</ref> *{{NDR|Sul [[Las Vegas Strip Circuit]]}} Non penso che sia così emozionante, per quanto mi riguarda un circuito cittadino non è mai entusiasmante [...]. Lo scenario sarà fantastico guidando lungo la Strip, ma il layout in sé non è dei più entusiasmanti. Guidare una macchina di F1 è molto più divertente quando hai curve ad alta velocità, ma da queste parti non ce ne sono molte.<ref name="Chinchero"/> *Con lo sport si possono ottenere molte cose nel mondo. Noi siamo qui per esibirci, non siamo interessati alla politica. Penso che sia molto importante che lo sport faccia lo sport e che la politica sia politica. A volte alle persone piace essere nel mezzo. Personalmente preferisco concentrarmi sullo sport, altrimenti avrei fatto il politico. Come sport, non possiamo cambiare il mondo, ma cerchiamo di condividere valori positivi.<ref>Dalla conferenza stampa del Gran Premio d'Arabia Saudita 2024; citato in Stefano Ollanu, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-commento/piloti-politica-verstappen-hamilton-gaza-visioni-diverse I piloti di F1 possono parlare di politica? Visioni differenti tra Hamilton e Verstappen]'', ''formulapassion.it'', 20 marzo 2024.</ref> *A volte per ottenere il massimo da ogni situazione [...] devi essere disposto ad oltrepassare un limite o ad infrangere una regola ed è quello che ho fatto e che sempre farò, non tutti hanno questa mentalità e non tutti lo capiscono.<ref>Citato in Marco Belloro, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-news/verstappen-messico-norris-spietato-oltrepassare-limiti-infrangere-regole Verstappen: "In Messico ho guadagnato punti infrangendo una regola, non tutti hanno la mentalità per farlo"]'', ''formulapassion.it'', 22 dicembre 2024.</ref> {{Int|''[https://www.gqitalia.it/sport/article/max-verstappen-pilota-formula-1-intervista Come Max Verstappen è diventato uno dei campioni più infallibili della Formula 1]''|Intervista di Daniel Riley, ''gqitalia.it'', 14 novembre 2022.}} *Non penso sia possibile andare forte se dentro covi la paura. *{{NDR|Sul padre [[Jos Verstappen]]}} Appena chiuse con la Formula 1 dedicò fondamentalmente il resto della carriera a farmi diventare una persona migliore e più veloce di lui. *{{NDR|Parlando della sconfitta nel mondiale kart 2012 all'ultima gara}} Di fatto, feci una cazzata. Valutai male il punto del circuito dove volevo superare il pilota che era in testa e ne scelsi uno troppo rischioso. Avrei potuto aspettare ancora un giro o due, l'avrei superato senza problemi, ce l'avrei fatta. In realtà, andò male. Mi schiantai. Finì tutto lì, niente campionato del mondo. Mio padre ha investito ogni energia fisica e mentale nel corso degli anni per arrivare a quel punto. Tutto doveva essere pronto per cogliere l'occasione. Ed è per questo che era così arrabbiato. {{NDR|Sul furgone}} io continuavo a cercare di avviare una conversazione con lui riguardo al perché l'avevo fatto e che cosa pensavo della situazione. A un certo punto mi avvertì: "Max, se non chiudi il becco ti sbatto fuori". Naturalmente, non pensavo che l'avrebbe fatto. Così continuai a discutere, a tentare di parlare con lui. Alla stazione di servizio successiva si fermò e mi disse: "Fuori!". [...] {{NDR|Il ragazzo scese e chiamò la mamma che era venuta in Italia per la corsa e aveva lasciato il circuito dopo di loro. Alla fine, però, fu Jos a tornare a prenderlo}} Così guidammo fino a casa per 17 ore, senza parlare. Abbiamo mangiato, ignorandoci. Per fortuna pagò il conto. [...] non parlammo per qualcosa come una settimana intera. Era arrabbiatissimo e allo stesso tempo si rifiutava di parlare con me. Mi sono sentito malissimo per una situazione di cui ero responsabile. Eppure, in un certo senso, quel silenzio mi ha anche aiutato molto, perché ho iniziato a pensare di più alle conseguenze dell'esito negativo di una gara e a come debba essere gestita. Bisogna essere più pazienti. *{{NDR|Su ''[[Formula 1: Drive to Survive]]''}} Capisco che vogliano attirare più tifosi verso la F1 e funziona. Però, molte scene sono fatte letteralmente con il copia e incolla, persino le frasi: cose dette che io so non sono state pronunciate all'epoca. Senza contare le riprese. In fin dei conti, sono dettagli poco importanti se vuoi creare entusiasmo in chi non capisce tanto di Formula 1. Ma se sei un tifoso incallito, non è realistico. {{Int|''[https://it.motorsport.com/f1/news/f1-verstappen-cerco-le-emozioni-delle-corse-e-non-lo-show/10548439/ F1 {{!}} Verstappen: "Cerco le emozioni delle corse e non lo show"]''|Citato in Roberto Chinchero, ''motorsport.com'', 18 novembre 2023.}} *{{NDR|Sulla [[Formula 1]] degli anni Duemilaventi}} Quando ero bambino mi sono innamorato delle emozioni che può dare questo sport, non dello spettacolo che lo circondava, e credo che da pilota questo aspetto non dovrebbe avere molta importanza. [...] Ovviamente capisco che anche i fan possano aver bisogno di qualcosa da fare in pista, ma penso che sia più importante far capire loro ciò che facciamo nel nostro sport. Non trovo molto senso nel venire ad un Gran Premio solo per fare festa o vedere lo spettacolo di un DJ, voglio dire, questo puoi farlo in tutto il mondo, puoi andare a Ibiza no? Onestamente non mi piace pensare che ci siano dei fan che vengono in pista a bere qualche drink con i loro amici senza in realtà capire cosa stiamo facendo e cosa stiamo mettendo in gioco per esibirci al nostro meglio. *Una [[Vettura di Formula 1|monoposto di Formula 1]] non prende vita da sola, ma diventa speciale se puoi guidarla su piste speciali [...] *Adoro [[Gran Premio di Las Vegas|Las Vegas]], ma non è qui che voglio guidare una macchina di F1. Mi piace uscire, bere qualche drink, puntare qualcosa sul rosso, divertirmi e andare ad una bella cena, ma non vedo in questo posto la passione che c'è sulle piste della vecchia scuola. ==Citazioni su Max Verstappen== [[File:Podium 2017 Malaysia, Lewis Hamilton and Max Verstappen.jpg|thumb|«Per Max o la va o la spacca. Ti scontri o non lo sorpassi. Credo che si spinga sempre al limite e forse oltre» ([[Lewis Hamilton]])]] *Devo dire che in tanti anni da inviato di F1, dove ho visto correre dal vero e battagliare piloti come [[Ayrton Senna|Senna]], [[Alain Prost|Prost]], [[Nigel Mansell|Mansell]], [[Michael Schumacher|Schumacher]] – e sentire pure a volte le loro giustificazioni per certi azzardi – io uno scorretto nella guida come Verstappen non l'avevo mai visto prima. Ogni volta che va dritto in staccata per un sorpasso insiste per spostare l'avversario e tenersi la posizione. È sempre al di là delle righe. Quelle metaforiche, ma anche quelle bianche che delimitano la pista. Verstappen è un pilota fantastico, lo riconosco. E lo ammiro. Uno col piede di Senna e la grinta di Mansell. Un campione di talento. È bravo bravo bravo. Ma per me è troppo scorretto. È come uno che grida sempre per avere ragione. Lui non duella e basta; lui aggredisce e spintona l'avversario. Tira delle staccate impossibili per resistere al rivale, va fuoripista e quando rientra ostruisce l'avversario pensando di avere il diritto di restare lì davanti. Nel duello con Verstappen è sempre "l'altro", è sempre il suo avversario del momento che deve preoccuparsi di evitare il contatto e l'incidente. Lui non ci pensa: si butta dentro e sta al suo avversario del momento evitare la collisione. Non si guida così. Anche se sei il più bravo del mondo! [...] Lui non desiste mai. Questo sentimento è bello in un pilota, ma fino a un certo punto. Quando la manovra va male, con la staccata finisci lungo oppure l'altro ti mette le ruote dentro, devi imparare a mollare. Fa parte del gioco delle corse. Invece Verstappen non desiste anche quando la partita è persa. E questo comportamento ne fa un irresponsabile in tante occasioni. ([[Alberto Sabbatini]]) *{{NDR|«Verstappen le ricorda Schumacher?»}} Gli assomiglia perché mette al centro tutto ciò che fa in pista. È maturato tanto, ha imparato a gestire le proprie emozioni. È un cannibale, non guarda in faccia nessuno. E in questo mi ricorda tanto Michael. ([[Stefano Domenicali]]) *Ha molti punti di forza, ma in particolare il fatto che non ha bisogno di riscaldarsi. Scende in pista e va forte, anche sul bagnato o su un circuito nuovo [...]. L'altra sua qualità è l'aggressività. Se c'è anche la minima possibilità di sorpasso non la spreca e poi ha un velocità naturale che è semplicemente incredibile. Sul giro secco mi ricorda Senna. Va oltre i limiti dell'auto. Assomiglia molto ad Ayrton, l'unico dei grandi con cui posso paragonarlo. ([[Helmut Marko]]) *Il suo approccio è quello di una persona gentile e tranquilla, sembra tutto il contrario di quello che è in pista nei momenti di trance agonistica. Grazie a Dio abbiamo Verstappen, averne due o tre come lui... ([[Mario Donnini]]) *Il talento del secolo. ([[Niki Lauda]]) *La miglior forma di difesa di Max è l'attacco. ([[Christian Horner]]) *Max dice sempre quello che pensa e non segue i temi politici nei paesi dove andiamo a correre [...]. Mio figlio è un pilota e fa il proprio mestiere, al contrario di qualcun altro. ([[Jos Verstappen]]) *Max è fondamentalmente un ragazzo molto simpatico e dolce. Molto più in controllo. Io ero molto più estremo, ma Max ha davvero un cuore. Quindi, quando si mette il casco, è un leone. Non spingere Max in un angolo o esploderà. ([[Jos Verstappen]]) *Max è un pilota molto speciale che, prima di tutto, è superiore agli altri in termini di velocità naturale. In secondo luogo, è così forte mentalmente da riuscire a mettere in pratica il suo talento soprannaturale nel momento decisivo. Ecco cosa lo rende così superiore. ([[Franz Tost]]) *Max ha alzato l'asticella da un punto di vista del pilotaggio e della preparazione fisica e mentale [...] c'è stato una volta Senna, durante i test, che ha alzato quest'asticella. Poi è arrivato Schumacher che ha portato questa preparazione per essere ulteriormente nel dettaglio all'interno della squadra. Max [...] è il prototipo del pilota futuro, che riesce a coinvolgere tutto nella sua preparazione e ha dato un'ulteriore step a questa preparazione mentale. ([[Ivan Capelli]]) *Max Verstappen sta alla F1 come Pelé stava al calcio. ([[Leo Turrini]]) *Non faccio proprio fatica a testimoniare che Verstappen merita di essere collocato allo stesso livello di Ayrton Senna e di Michael Schumacher. È un fantastico animale da competizione. Azzanna alla giugulare l'avversario quando ne coglie la difficoltà. E aggiungo che evidentemente come gli illustri predecessori, appunto Ayrton e Michelone, sa tenere unita la squadra nei frangenti delicati. ([[Leo Turrini]]) *Per Max o la va o la spacca. Ti scontri o non lo sorpassi. Credo che si spinga sempre al limite e forse oltre. ([[Lewis Hamilton]]) *Quando vinci troppo spesso e domini un campionato, diventi disturbante. Max fa parte di quei piloti che non vengono più sopportati perché la gente conosce il risultato della gara prima della partenza. ([[Jacky Ickx]]) *Sentite, sappiamo che è Schumacher sotto mentite spoglie, non è vero? Onestamente! Max è un demone quando sale su quella macchina. Indossa il casco e gli crescono le corna. ([[Eddie Jordan (dirigente sportivo)|Eddie Jordan]]) *Verstappen ai miei tempi sarebbe già morto quattro volte... ([[Bruno Giacomelli]]) *Verstappen vincerebbe anche con un trattore! [...] Max ha un fiuto per la velocità, una visione incredibile, un controllo incredibile del veicolo e un feeling incredibile con qualsiasi auto, indipendentemente dalla vettura. ([[Franz Tost]]) ==Note== <references /> ==Voci correlate== *[[Jos Verstappen]] – padre ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Verstappen, Max}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 olandesi]] ge1645mhhfytjn3r62wsqxowarldiag Utente:Gaux/tabelle 2 198119 1429587 1429468 2026-10-15T17:35:31Z Gaux 18878 Voci nuove inserite + 1 tematica -> 4058 1429587 wikitext text/x-wiki +------------------------------------------------------------------------+ | Voci nuove inserite (ultimo aggiornamento 15/10/26) | +------------------------------+ +------------+------------+-------------+ | Tipologia | | Persone | Altre voci | Totali anno | | Persone 2989 | | 2017 141 | 2017 89 | 2017 230 | | Tematiche e affini 949 | | 2018 314 | 2018 96 | 2018 410 | | Doc, libri, op non temat 19 | | 2019 335 | 2019 98 | 2019 433 | | Disambigue 101 | | 2020 372 | 2020 103 | 2020 475 | | Totale voci nuove 4058 | | 2021 501 | 2021 92 | 2021 593 | | | | 2022 367 | 2022 105 | 2022 472 | | | | 2023 272 | 2023 133 | 2023 405 | | | | 2024 272 | 2024 101 | 2024 373 | | | | 2025 236 | 2025 143 | 2025 379 | | | | 2026 179 | 2026 109 | 2026 288 | | | |Totale 2989 |Totale 1069 | Totale 4058 | +------------------------------+ +------------+------------+-------------+ +------------------------------------------------------------------------+ | Campagne SheSaid | +------+-----------------------------------------------------------------+ | 2020 | 40 voci nuove e 19 migliorate (da 05/12/20 a 20/12/20) | +------+-----------------------------------------------------------------+ | 2021 | 83 voci nuove e 86 migliorate (da 21/10/21 a 20/12/21) | +------+-----------------------------------------------------------------+ | 2022 | 153 voci nuove e 82 migliorate (da 20/10/22 a 20/12/22) | +------+-----------------------------------------------------------------+ 3iw64cuzu9t35fmpfi9sz68oqz9wm0b Fiat Panda (1980) 0 205175 1429593 1396337 2026-10-15T18:34:56Z Danyele 19198 /* Citazioni */ +1 1429593 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Fiat panda 1 v sst.jpg|thumb|upright=1.2|Fiat Panda (1980)]] Citazioni sulla prima generazione della '''Fiat Panda'''. ==Citazioni== *Avrei voluto fare la prima Panda, che per me rappresenta un trionfo della funzione e il coraggio della semplicità. ([[Leonardo Fioravanti (designer)|Leonardo Fioravanti]]) *Era un'auto frugale con idee geniali. ([[Olivier François]]) *La Panda, un progetto apparentemente semplice, in realtà molto impegnativo. Per riuscire a dare tanto con poco. [...] L'esterno [...] contribuisce a lanciare un'idea di macchina spartana ma spiritosa. Un po' come è stata per tanti anni la francese [[Renault 4|R4]]. Ma sono gli interni su cui Giugiaro e i suoi uomini [...] danno il massimo. Rispetto alla [[Fiat 126|126]] [...] è tutta un'altra vita. ([[Giosuè Boetto Cohen]]) *Però alla fine è uscito il capolavoro, il vero capolavoro, la Panda. [...] Era il 1980, ne hanno vendute più di sei milioni, eh raga. Un successo mostruoso: a un certo punto in Italia c'erano più Panda che italiani. Non s'è mai capito se gli ingegneri della FIAT avessero progettato prima la Panda o prima il rumorino. Bella 'sta vibrazione assurda a trenta all'ora – che figata! – costruiamoci una Panda intorno. È stata un'intuizione straordinaria: far rivivere dopo duemila anni il mito di Sparta, bellissimo. Dentro non c'era niente [...] non c'era il cruscotto. [...] C'era una sacca della spesa, ve lo ricordate? Era una macchina fantastica: mettevi gli occhiali e gli occhiali andavano direttamente nel motore. Consumava più occhiali che benzina. Era bellissima. I sedili, ve li ricordate che erano sdraiette da mare. Sai quelli col perno: era un pezzetto di legno, tiravi giù {{NDR|il sedile}} e mettevi il perno. (''[[Crozza nel Paese delle Meraviglie]]'') *Un piccolo catorcio utilitario con delle sdraio al posto dei sedili. ([[James May]]) ===[[Carlo Cavicchi]]=== {{cronologico}} *Da sempre, chi sospira guardando alla gloriosa storia del Gruppo automobilistico nazionale sospira pronunciando i nomi delle varie Balilla, Topolino, Seicento, Cinquecento. Icone di un passato lontano a cavallo della seconda guerra o del boom economico, simboli di successi duraturi in anni in cui si costruivano pochi modelli differenti, vetture longeve sia per merito che per necessità. La Panda invece no, non viene mai ricordata [...]; eppure è nata che lo yuppismo non esisteva ancora (mentre da un bel pezzo è finito), in grande anticipo su Mani Pulite e la Seconda Repubblica, ha attraversato tutto il grande digiuno Ferrari in F.1 [...]. È, e rimarrà , una delle più grandi parentesi della nostra vita. *Il lusso è come il profumo, evapora in fretta. Le cose essenziali, senza troppi fronzoli entrano invece nel sangue, diventano indispensabili. Come il pane appena sfornato, l'olio crudo, le lenzuola di lino. [...] per resistere nel tempo ci vuole una grande idea sposata a una realizzazione senza fronzoli. La Panda, quando nacque, aveva poco e niente di cui vantarsi: un retrotreno ad assale rigido con balestre a due foglie, una sorta di amaca per sedile posteriore, due sdraio per i passeggeri davanti e una mensola portaoggetti sotto una plancia appesa davanti al volante che era un incrocio tra il fai da te di un allievo della Scuola Radio Elettra e un videocitofono. Una vera miseria [...], però era un approccio simpatico ad un'automobile che prima di tutto voleva essere utile, economica, funzionale. *Davanti aveva una previsione di durata di un decennio che sembrava viziata da un incrollabile ottimismo, invece si è rivelata [...] uno dei rarissimi casi di vetture che vengono tolte dal mercato quando ancora le loro vendite tirano [...]. Un fenomeno che, senza farsene vanto, ha diffuso anche grande tecnologia. La sua versione 4x4 resta un vero gioiello che ha motorizzato tutto l'arco alpino. Indistruttibile e capace di scalare qualsiasi pendio, la "integrale" è entrata nel paesaggio montano come le mucche nei quadri dell'Ottocento. *Caso unico [...] di macchina che si è affrancata dalle etichette: non è mai stata né di sinistra né di destra, per mamme o per architetti, da ricchi o da poveri. È entrata in tutte le case, l'hanno venduta di tutti i colori, non è mai stata oggetto di culto e non ha mai corso in pista o nei rally. Una vita così apparentemente normale che di più non si può, proprio come quelle delle vecchiette ultracentenarie che però, puntualmente, finiscono celebrate sui giornali. ===[[Giorgetto Giugiaro]]=== *Alcuni hanno definito la Panda un oggetto-simbolo "inossidabile", un "mito" capace di conquistare generazioni di consumatori restando insensibile agli attacchi degli anni e degli imitatori. Certamente con la Panda siamo riusciti a centrare il prodotto ma io preferisco definirla una piccola auto intelligente, una ricerca di design e di engineering portata ai massimi livelli. Cioè, la Panda ha ribaltato il concetto tradizionale di vettura economica: non pretende di rendere in miniatura servizi e accessori di modelli più costosi e quindi offrire il massimo servizio nel minimo spazio. La Panda vuole offrire il massimo spazio abitabile in costi contenuti. *Avevo due indicazioni, il peso e il costo: la Panda fu progettata pensando a chi non ha possibilità economiche, fu invece apprezzata dal ceto medio-alto, da chi aveva già altre auto in garage. Le racconto questo per dire che a volte facciamo calcoli clamorosamente sbagliati. *Carlo De Benedetti mi aveva chiesto di dettare lo stile di un'auto innovativa, compatta ma spaziosa e che venisse a costare poco. Stavo partendo per le vacanze, era l'estate 1976, e la voleva subito. Lavorai giorno e notte, poi cercai De Benedetti ma non mi rispondeva al telefono. Tornai a Torino per scoprire che non faceva più parte della Fiat. Telefonai a Mantovani, dicendogli che avevamo lavorato a vuoto, per niente. {{NDR|«Ma il nuovo ad Tufarelli salvò il progetto, con la sola condizione di non pesare sui costi. Grande sfida...»}} Doveva essere essenziale e... rustica, utilitaria ma spaziosa, economica. Durante lo sviluppo i costi erano aumentati per diversi imprevisti esterni che mi avevano costretto a intervenire sul progetto. Come il lunotto da ingrandire, o la soluzione per i vetri piatti perché non c'erano più attrezzature adeguate per produrli, in particolare per il parabrezza, e di conseguenza servivano nuovi investimenti. [...] Interni funzionali, semplici, sedili ridotti, forma squadrata per avere più spazio interno, soluzioni particolari, per gli alzacristalli e altro, una vettura molto utile, con un peso leggero da rispettare... *Credo che la Panda, nonostante fosse una vettura estremamente semplice e sicuramente meno blasonata di tante altre che ho disegnato dopo, sia ancora oggi un buon esempio di utilitaria, con un unico difetto: è stata una vettura pensata con un approccio forse troppo da architetti che non da puristi del design. Inizialmente, infatti, nonostante molte soluzioni fossero all'avanguardia, soprattutto per gli interni, non venne compresa a fondo risultando troppo essenziale e spartana, soprattutto in Italia. *Ho sempre detto di aver disegnato un... frigorifero, perché per ottenere il massimo dello spazio Panda era squadrata. [...] A guardarla sembra tutto semplice, ma non è così... Ho pensato più volte che fosse più semplice disegnare una Ferrari piuttosto di questa Panda viste le difficoltà e i tanti vincoli imposti... *In fondo la Panda, soprattutto nella sua prima serie è una vettura che ha un forte legame con l'architettura e non sfigurerebbe certo a fianco di molti altri oggetti che hanno fatto la storia del design. *La Panda è come un paio di jeans, che sono poi un vestire semplice, pratico, senza fronzoli. L'ho vista come un mezzo di trasporto universale, un oggetto che nella sua essenzialità funzionale permette all'uomo di muoversi. Ho cercato di portare in questa auto lo spirito delle costruzioni militari, in particolare degli elicotteri, ossia di mezzi leggeri, razionali, nati per assolvere nel modo migliore a certi scopi. Per me la Panda è una vettura nata da dentro, uno spazio rivestito. In fondo, di mio come stilista c'è soltanto qualche tocco. È un modello che dimostra l'avvenuta maturazione del gusto, una mentalità più evoluta rispetto a qualche anno fa. Siamo a un punto di partenza: questo è solo un inizio. [...] Secondo me sarà la 500 degli Anni Ottanta, la continuazione logica, adeguata ai tempi, di un modello che è stato fondamentale per l'auto in Italia. *Per ciò che riguarda l'interno [...] usai più un approccio da architetto, ispirandomi alle sedie come la chaise-longue che ha una struttura tubolare, per disegnare i sedili e, usando questa configurazione "a tubi" per l'intero abitacolo. Nella mia idea il sedile anteriore doveva essere più spartano di come poi è stato per la produzione in serie, mentre hanno mantenuto la "culla" per il sedile posteriore e per il grande vano portaoggetti anteriore. Per risparmiare peso anche il vetro discendente era stato inizialmente concepito da me con una semplice rotella che scorreva in una guida su e giù, ma poi si preferì optare per la classica manovella alzavetro. *Quello della Panda è uno dei progetti a cui sono più legato perché seppur molto radicale e semplice è improntato all'utilità, all'essenzialità e alla versatilità e praticità. La Panda è risultata vincente perché è stata un'auto logica. Siamo partiti con un brief chiaro [...] dove si indicava che doveva essere un'auto alla francese, un'utilitaria per tutti, economica. Doveva pesare e costare poco, sia come produzione che come prezzo finale al pubblico. Ci imponemmo di rispettare i pesi e i costi della [[Fiat 126|126]] di allora e così [...] analizzammo tutte le vetture del medesimo segmento di mercato. Con l'obiettivo di migliorare le numeriche di spazio, abitabilità e capacità di carico. Impostammo uno schemino tecnico con il motore anteriore, che garantiva maggiore spazio per l'abitacolo, adottando vetri piatti, e pesi molto contenuti, la progettammo in meno di un mese. Il primo modello, al momento della presentazione in Fiat, rispecchiava tutte le aspettative. Anche gli interni erano volutamente essenziali, spartani ma estremamente funzionali e versatili. Poi in Fiat decisero di utilizzare anche un altro motore più grande (derivato dalla [[Fiat 127|127]]) e i pesi aumentarono un po'. Anche gli interni furono imborghesiti inficiando un po' la logica basic del progetto iniziale, ma la filosofia generale rimase la stessa. È sorprendente poi la longevità del progetto, ma il successo è perché ha sempre rispettato la logica di servizio con un'architettura semplice con le giuste proporzioni. ==Voci correlate== *[[Fiat Panda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] l1xybcnv7ldk29sdzy5q1xefbckt8zz Incidente del sommergibile Titan 0 205268 1429595 1353602 2026-10-15T18:52:55Z Danyele 19198 modifica estetica: immagine migliore 1429595 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Titan on deck (modélisation Sketchup - Twilight render - Gimp) (100 cycles - 08. ext daytime).jpg|thumb|upright=1.2|Ricostruzione grafica del ''Titan'', sommergibile imploso il 18 giugno 2023 al largo dell'isola canadese di Terranova]] Citazioni sull{{'}}'''incidente del sommergibile ''Titan'''''. ==Citazioni== *Il punto non è "Che vergogna i salvataggi per i miliardari, con tutti i migranti che muoiono!". Il punto è "Salviamo i miliardari. E salviamo i poveri". La vita umana vale sempre. Ridere dei ricchi che muoiono è un po' come girare la testa davanti ai poveri che crepano, no? [...] I "se la sono andata a cercare", e i paralleli e opposti tentativi di ribadire "Questi è giusto salvarli, gli altri no". I distinguo sulla vita umana, da qualunque parte vengano, mi lasciano tramortita. ([[Cecilia Strada]]) *La tragedia del Titan, il sommergibile imploso nel corso di un'immersione a quasi 4000 metri di profondità, dove era sceso per osservare da vicino il relitto del Titanic, e che è costato la vita ai suoi cinque occupanti, ha riempito [...] le pagine dei giornali, la TV e il web. Gran parte del mondo ha seguito con il fiato sospeso i tentativi di ritrovare in tempo il sommergibile [...]. E si è sollevato il problema di quanta attenzione e impegno, anche economico, sia stato rivolto verso "i ricconi del Titan", al contrario di quanto accaduto (per esempio) con la strage di circa 600 migranti, naufragati dieci giorni fa al largo della Grecia. [...] poi, c'è già chi si immagina assurdi complotti, chi ancora tira fuori la bufala della "maledizione del Titanic" e, naturalmente, c'è chi è sicuro si sia trattato di un disastro voluto dal presidente Biden per distrarre l'America da altri problemi. [...] Quello che invece dovrebbe farci riflettere, mi sembra, è il fatto che proprio non vogliamo imparare la vera lezione del Titanic. Nel 1912 a provocare la morte di oltre 1500 persone non fu un complotto, una maledizione e nemmeno una tragica fatalità. Fu colpa dell'arroganza e della cecità di chi si lancia a tutta velocità verso il disastro, incurante dei pericoli, mettendo a repentaglio la vita di persone ignare di quello che rischiano. [...] ora non si tratta di fare un processo a chi non c'è più, ma chi ha scelto di salire sul Titan sapeva che cosa rischiava? Sapeva che quel sommergibile non aveva nessuna certificazione di sicurezza, semplicemente perché era stato costruito al risparmio e non avrebbe mai superato un test di questo tipo? Sapeva che un ingegnere che vi lavorava era stato licenziato proprio perché aveva sollevato il problema della sicurezza? Non lo sapeva nessuno. E chi vendeva a caro prezzo la possibilità di dare un'occhiata da vicino al Titanic è probabile che non si sia mai fermato a riflettere sulle cause di quella tragedia. ([[Massimo Polidoro]]) ===[[James Cameron]]=== *Abbiamo avuto la conferma entro un’ora che c’era stato un forte scoppio nello stesso momento in cui le comunicazioni secondarie sono state perse. Perdita del transponder. Perdita di comunicazioni. Sapevo cosa era successo. Il sottomarino era imploso. Fin dall’inizio dei quattro giorni di calvario. *Celebriamo l’innovazione, giusto? Ma non si dovrebbe usare un veicolo sperimentale per i passeggeri paganti che non siano essi stessi ingegneri degli oceani profondi. Non ho mai creduto in quella tecnologia di fibra al carbonio avvolta, di filamento avvolto, di scafo cilindrico. *Ho subito pensato che fosse un’idea orribile. Vorrei aver parlato, ma pensavo che qualcuno fosse più intelligente di me. Io, quella tecnologia, non l’ho mai sperimentata ma “suonava male”. Ocean Gate non avrebbe dovuto fare quello che stava facendo. Penso che sia abbastanza chiaro. Vorrei essere stato più esplicito al riguardo, ma ero ignaro del fatto che non ci fossero le certificazioni. Stockton Rush mi aveva chiesto se volevo uscire con loro e immergermi in questa stagione. Ma non ero interessato. C’era molta preoccupazione per questo equipaggio e per questo sottomarino. *Mi colpisce la somiglianza con il disastro del Titanic, dove il capitano fu ripetutamente avvertito della presenza di ghiaccio davanti alla sua nave, eppure si lanciò a tutta velocità in una distesa di ghiaccio in una notte senza luna, causando la morte di molte persone. [...] Ora c’è un relitto che giace accanto all’altro per la stessa maledetta ragione. Che una tragedia simile, in cui gli avvertimenti sono rimasti inascoltati, si sia verificata nello stesso identico luogo, con tutte le immersioni in corso in tutto il mondo, è semplicemente stupefacente. ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante l'|preposizione=sull'}} [[Categoria:Eventi degli anni 2020]] [[Categoria:Naufragi e incidenti marittimi]] ojn9tv50ttv8g1qagpmqrz6zviw5wxb Sport motoristici 0 211562 1429620 1330356 2026-10-16T02:01:03Z Danyele 19198 /* Voci correlate */ +1 1429620 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:DOSAAF 1965 3 Spartakiada.jpg|thumb|upright=1.5|Francobolli sovietici del 1965, dedicati a varie competizioni motoristiche; da sinistra: aeronautica, motonautica, motociclismo e automobilismo.]] Citazioni sugli '''sport motoristici'''. ==Citazioni== *{{NDR|Nel 2018}} Il motorsport è obbligato a fornire il proprio contributo ai cambiamenti. È una questione di visione che molte persone non riescono a comprendere; si limitano a un'occhiata superficiale. Il mondo [...] è diverso; è in corso un'evoluzione storica. Quarant'anni orsono non era sorprendente ascoltare vetture rumorose lungo le strade. Ora non più. Io sono un appassionato di vetture storiche. Ma la storia è storia e non si può andare contro essa. Il senso del motorsport è anche quello di anticipare i tempi attraverso la ricerca. ([[Jean Todt]]) ===[[Carlos Tavares]]=== *Bisogna essere in una dinamica positiva per la quale lo strumento di marketing del motorsport aiuta un brand a rilanciarsi ancora più velocemente. [...] Senza soldi non si può investire in un programma corse, altrimenti chi finanzia il tutto? *In tutte le discipline del motorsport si verifica lo stesso ciclo. Prima la crescita è ragionevole, poi aumenta esponenzialmente e più avanti la bolla scoppia e c'è una contrazione. Il momento del ciclo in cui si dovrebbe entrare non è quello della maggiore inflazione, poco prima che la bolla scoppi e i concorrenti scappino. Bisogna farlo in un momento ragionevole, quando è possibile crescere con la categoria e con una concorrenza competitiva che dia valore a una vittoria. *Una delle cose che [...] dobbiamo capire è che gli sport motoristici esistono solo come strumento di marketing dell'automotive. ==Voci correlate== *[[Automobilismo]] *[[Pay driver]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sugli|w_preposizione=riguardante gli}} [[Categoria:Sport]] gtqd7ak16iwa9o2hwz2vttnyuw9s67l Ferrari F1-87 0 217035 1429612 1362249 2026-10-16T01:08:12Z Danyele 19198 /* Voci correlate */ +1 1429612 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:Ferrari F1-87 front 2015 Honda Collection Hall.jpg|thumb|Ferrari F1-87 (1987)]] Citazioni sulla '''Ferrari F1-87'''. *Enzo non ne poteva più di prendere delle batoste la domenica e, assediato da tutti [...], aveva ingaggiato John Barnard che aveva vinto mondiali con la McLaren. [...] Barnard sostanzialmente ci disse: "Zitti tutti, fate quello che vi dirò e non discutete con me". [...] Dopo l'insuccesso della [[Ferrari F1-86|F1/86]] di Harvey {{NDR|Postlethwaite}} la responsabilità del design della F1/87 era stata affidata a Gustav Brunner, ma la sua gestione in pista era [...] nelle mani di [...] Barnard. Nella prima metà di stagione John diceva che la macchina era sbagliata e che era inutile cercare a migliorarla. [...] Inoltre [...] non si interessava della prestazione di Alboreto, con il quale non parlava neanche. Si occupava solo della vettura di Gerhard Berger e imponeva le stesse regolazioni alla vettura di Alboreto. [...] quando arrivò il GP di Monaco, Michele ottenne da Enzo di poter gestire autonomamente le regolazioni [...]. Ne approfittammo per testare assetti [...] diversi e per la prima volta Alboreto, che era leggermente meno veloce di Berger, si qualificò davanti a lui. Barnard se la prese, vietò qualsiasi [...] modifica a Michele e così al GP successivo Michele tornò dietro a Gerhard. [...] Enzo prese nota. Prima di Hockenheim il Vecchio ci ha riuniti nel suo ufficio [...] e ci ha detto: "D'ora in poi Barnard tornerà in Inghilterra per concentrarsi sulla macchina [...] dell'88 [...]. Harvey prenderà in mano la squadra pista per il resto della stagione [...]". È stata una liberazione: la F1/87 ad Hockenheim è andata in prima fila e ha finito la stagione con due vittorie. Nella seconda parte di stagione è stata sempre a meno di mezzo secondo dalla pole, mentre [...] nelle mani di Barnard viaggiava mediamente oltre 2,5 secondi. Non ho mai visto una macchina "sbagliata" diventare così competitiva senza modifiche esterne significative. ([[Jean-Claude Migeot]]) ==Voci correlate== *[[Michele Alboreto]] *[[Gerhard Berger]] *[[Scuderia Ferrari]] *[[Rial ARC1]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] p4mbyrlfpukqriote4unglg24ip1h7j Fiat Grande Panda 0 218048 1429592 1369807 2026-10-15T18:34:18Z Danyele 19198 +1 1429592 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Fiat Grande Panda Electric Auto Zuerich 2024 DSC 6729.jpg|thumb|Fiat Grande Panda (2024)]] Citazioni sulla '''Fiat Grande Panda'''. *Grande Panda raccoglie l'eredità della Grande Punto e della Uno con un mezzo che mutua i tratti della Panda storica, quella degli anni '80 di Giugiaro [...]. Ha una personalità molto forte, adatta a Fiat, ha linee suvvizzanti, ma ha un tratto simpatico, che mette il sorriso, per questo è un'auto che trasmette felicità. ([[Olivier François]]) *Il nome rimane ma la logica della Panda [...] non c'è più. ([[Giorgetto Giugiaro]]) *Non più una piccola utilitaria da città [...] ma un'auto più globale e versatile. Sfiorerà i quattro metri di lunghezza [...]. Grazie alle dimensioni maggiorate e all'abitabilità interna, proverbiale asso nella manica di Fiat, la Grande Panda si candida a diventare la prima auto da famiglia [...] e non più la seconda macchina per l'utilizzo squisitamente cittadino. ([[Alberto Sabbatini]]) *Non somiglia davvero alle piccole che hanno reso famosa la Fiat, come la Panda originale, la Cinquecento originale, la 124. Quelle erano eleganti e semplici. Questa è un po', oso dirlo, francese. ([[James May]]) ==Voci correlate== *[[Fiat Panda]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} [[Categoria:Automobili]] eiwnvg3zqi3mowvuv9gpwuxasshfmww Andrea De Cesaris 0 223588 1429602 1405527 2026-10-16T00:27:45Z Danyele 19198 /* Citazioni di Andrea De Cesaris */ +4 1429602 wikitext text/x-wiki [[File:Andrea De Cesaris 1982.jpg|thumb|Andrea De Cesaris nel 1982]] '''Andrea De Cesaris''' (1959 – 2014), pilota automobilistico italiano. ==Citazioni di Andrea De Cesaris== *{{NDR|Su [[Carlo Chiti]]}} Era un tipo burbero all'apparenza. Inizialmente ti metteva timore. Non gli piaceva ammettere che qualcosa si rompesse sulle sue auto. Mi ricordo che alla prima corsa cedette il motore: fui costretto a raccontare che era stato il cambio. Ma si trattava di uno dei suoi vizi d'amore. Sul piano umano era straordinario.<ref>Citato in Cristiano Chiavegato, ''[http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,32/articleid,0746_01_1994_0184_0034_17750923/ L'addio a Carlo Chiti, il signore dei motori]'', ''La Stampa'', 8 luglio 1994, p. 32.</ref> {{Int|''Un anno e via''|Intervista di Diego Forti, ''Autosprint'' n. 12, 17-23 marzo 1992, pp. 20-24.}} *In F.1 [...] il problema budget esiste, ed è notevole. Quindi per le scuderie che hanno problemi di soldi, quello che conta [[Pay driver|non è solo]] la classe del pilota. Altrimenti non si spiegherebbero alcuni "driver" che gareggiano in F.1 senza averne le qualità. Insomma, per avere un volante occorre disporre di una copertura economica. Esclusi i top team non conosco nessuna squadra in grado di scegliersi il pilota in base alla "classe" di questi. In pratica, ci sono più di venti vetture disponibili solo se si paga. *{{NDR|Su [[Eddie Jordan (dirigente sportivo)|Eddie Jordan]]}} [...] lui è teso unicamente al business. Non ha capito quanto contano i piloti e che si deve mantenere una certa stabilità tecnica. Rimescolare le carte, ricominciando da zero ad ogni campionato non paga. La Jordan [...] ha cambiato veramente tutto: sponsor, motori, piloti... *[...] quando gareggiai con la [[Rial ARC1|Rial]] avevo valutato con attenzione la squadra. Non feci un passo indietro. Sapevo che la vettura la progettava Brunner e che sarebbe stata una falsa copia della [[Ferrari F1-87|Ferrari]] andata bene l'anno prima. Quindi anche la Rial non poteva deludere. Tutto sommato, posso dire di avere visto giusto, tenuto conto che la squadra aveva mezzi molto limitati. *{{NDR|Su [[Ron Dennis]]}} Mi prese perché ero un giovane emergente che andava forte in F.2 ma sfruttò sicuramente il fatto che ero un pilota in cui la Marlboro credeva. Non bisogna dimenticare che se Dennis è entrato nel giro Marlboro è anche grazie ad Andrea De Cesaris. Per contro magari per dar vantaggio alla McLaren, mi mise in grossa difficoltà. La squadra non aveva le possibilità che ha oggi, tuttavia mi penalizzò facendomi correre a lungo con una vettura che era diversa e peggiore di quella del mio compagno di squadra. ==Citazioni su Andrea De Cesaris== ===[[Alberto Sabbatini]]=== *Era il pilota e lo sportivo più eclettico che avessi mai visto. L'importante che come denominatore comune vi fosse la velocità. Su due ruote, quattro o nella planata di una tavola da surf. Aveva una predisposizione naturale per la guida, un piede pesante incredibile e un coraggio (forse temerarietà) da vendere. Avesse fatto il pilota F1 all'epoca di Fangio e Ascari avrebbe vinto tanto, ma forse non sarebbe sopravvissuto a quella F1. *Ha guidato un po' di tutto, ma sempre macchine di mezza classifica anche quando erano scuderie prestigiose [...]. Finiva nelle squadre "giuste" sempre al momento sbagliato, ma non per sua cattiva scelta. Era un duro, uno tosto, s'era fatto una grande esperienza [...]; i team lo sapevano e ricorrevano a De Cesaris e alla sua capacità di portare al limite anche macchine non competitive quando c'era da tirar su una squadra dalle retrovie per mettersi in luce. Un po' come quegli allenatori alla [[Carlo Mazzone|Carletto Mazzone]] chiamati a riportare su dalla Serie B ex squadre blasonate ma a cui non viene mai affidata una squadra da scudetto. *I suoi tanti incidenti nelle formule minori in Inghilterra gli valsero il soprannome di "De Crasheris", un po' come [[James Hunt]] che era chiamato "Hunt the shunt" (lo schianto). Solo che Hunt era inglese e quel vizietto di andare sempre al limite e rompere spesso la macchina gli veniva perdonato e faceva un po' glamour, Andrea invece era italiano e nel panorama anglosassone sempre un po' ipocrita verso gli stranieri, lo stesso vizietto diventava una macchia per l'immagine agonistica. ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:De Cesaris, Andrea}} [[Categoria:Piloti di Formula 1 italiani]] ro3we9lmkbeagn2gf7qq6ophymy5f1g Template:SelezioneAmpliate 10 223803 1429566 1429436 2026-10-15T13:24:03Z Gaux 18878 Mosaico: destub e due nuove citazioni 1429566 wikitext text/x-wiki <noinclude>{{Protetta}}</noinclude> <div style="text-align:justify; margin-right:10px;"><!-- AGGIUNGI UNA NUOVA VOCE IN CIMA ALLA LISTA, CANCELLANDONE UNA DAL FONDO. La lista viene aggiornata periodicamente da un utente registrato qualunque (nessun timore!), per un totale di 25 (magari col tempo lo aumenteremo). 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"Ecco perché è una vera Ferrari"]''|Da un intervento a BBC Radio 4; citato in Fabrizio Cicciarelli, ''auto.it'', 28 maggio 2026.}} {{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} *Mi piace. Trovo interessante che la Ferrari abbia realizzato qualcosa di molto contemporaneo. Il che, a mio avviso, è stato parte integrante dello stile Ferrari nel corso degli anni. [...] mi sono preoccupato che fossero caduti nella trappola del revival retrò, ma eccoli qui con qualcosa di completamente inaspettato. A dire il vero, penso che sia piuttosto bella. *La tradizione della Ferrari è nelle corse, quindi nei motori e nell'estrarre da essi la massima potenza attraverso un'ingegneria intelligente. Perciò questo si sposa bene con una Ferrari elettrica, ed è interessante che abbiano scelto di realizzare, di fatto, una gran turismo. *È davvero molto grande, forse troppo [...] ma penso che quasi tutte le auto siano troppo grandi al giorno d'oggi. Quindi non hanno cercato di realizzare, di fatto, una supercar. Hanno creato un veicolo dalle prestazioni elevate, quasi quello che una volta avremmo definito un monovolume. Ha persino quell'aspetto. *La cosa strana delle [[Auto elettrica|auto elettriche]] è che, in un certo senso, hanno reso le prestazioni un po' noiose, perché hanno un carattere molto uniforme, mentre un motore a combustione interna, con tutti i suoi pistoni che si muovono e il sistema di distribuzione che gira e così via, ha un carattere meccanico immenso, principalmente perché è imperfetto, proprio come noi, e ci piace sfruttare questa sua imperfezione. {{Int|''[https://www.ilgiornaledigitale.it/fiat-grande-panda-james-may-elettrodomestico-89239.html Fiat Grande Panda: per James May non è più una Panda?]''|Da {{en}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=i95D0MOwJzE James May finally drives the new Fiat Panda]'', James May's Planet Gin, 19 agosto 2026; citato in Marco Ferretti, ''ilgiornaledigitale.it'', 23 agosto 2026.}} *[...] mi sono sempre opposto all'idea che le [[Automobile|auto]] siano come gli elettrodomestici. Perché ho sempre pensato: no, in un'auto trovi sempre qualcosa che ami davvero o che odi davvero. *{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Non somiglia davvero alle piccole che hanno reso famosa la Fiat, come la Panda originale, la Cinquecento originale, la 124. Quelle erano eleganti e semplici. Questa è un po', oso dirlo, francese. *{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)]]}} Un piccolo catorcio utilitario con delle sdraio al posto dei sedili. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:May, James}} [[Categoria:Conduttori televisivi britannici]] [[Categoria:Giornalisti britannici]] 5zbp4cegwunqu8rd4n1uzn4uead5st3 1429594 1429590 2026-10-15T18:46:14Z Danyele 19198 /* Citazioni di James May */ fix 1429594 wikitext text/x-wiki [[File:James May Lancaster University 2010 (cropped).jpg|thumb|James May nel 2010]] '''James Daniel May''' (1963 – vivente), conduttore televisivo e giornalista britannico. ==Citazioni di James May== {{cronologico}} {{Int|''[https://www.auto.it/news/attualita/2026/05/28-8840172/luce_la_voce_fuori_dal_coro_di_james_may_innovativa_una_vera_ferrari Luce, la voce fuori dal coro di James May. "Ecco perché è una vera Ferrari"]''|Da un intervento a BBC Radio 4; citato in Fabrizio Cicciarelli, ''auto.it'', 28 maggio 2026.}} {{NDR|Sulla [[Ferrari Luce]]}} *Mi piace. Trovo interessante che la Ferrari abbia realizzato qualcosa di molto contemporaneo. Il che, a mio avviso, è stato parte integrante dello stile Ferrari nel corso degli anni. [...] mi sono preoccupato che fossero caduti nella trappola del revival retrò, ma eccoli qui con qualcosa di completamente inaspettato. A dire il vero, penso che sia piuttosto bella. *La tradizione della Ferrari è nelle corse, quindi nei motori e nell'estrarre da essi la massima potenza attraverso un'ingegneria intelligente. Perciò questo si sposa bene con una Ferrari elettrica, ed è interessante che abbiano scelto di realizzare, di fatto, una gran turismo. *È davvero molto grande, forse troppo [...] ma penso che quasi tutte le auto siano troppo grandi al giorno d'oggi. Quindi non hanno cercato di realizzare, di fatto, una supercar. Hanno creato un veicolo dalle prestazioni elevate, quasi quello che una volta avremmo definito un monovolume. Ha persino quell'aspetto. *La cosa strana delle [[Auto elettrica|auto elettriche]] è che, in un certo senso, hanno reso le prestazioni un po' noiose, perché hanno un carattere molto uniforme, mentre un motore a combustione interna, con tutti i suoi pistoni che si muovono e il sistema di distribuzione che gira e così via, ha un carattere meccanico immenso, principalmente perché è imperfetto, proprio come noi, e ci piace sfruttare questa sua imperfezione. {{Int|1=''[https://www.ilgiornaledigitale.it/fiat-grande-panda-james-may-elettrodomestico-89239.html Fiat Grande Panda: per James May non è più una Panda?]''|2=Da {{en}} ''[https://www.youtube.com/watch?v=i95D0MOwJzE James May finally drives the new Fiat Panda]'', James May's Planet Gin, 19 agosto 2026; citato in Marco Ferretti, ''ilgiornaledigitale.it'', 23 agosto 2026.}} *[...] mi sono sempre opposto all'idea che le [[Automobile|auto]] siano come gli elettrodomestici. Perché ho sempre pensato: no, in un'auto trovi sempre qualcosa che ami davvero o che odi davvero. *{{NDR|Sulla [[Fiat Grande Panda]]}} Non somiglia davvero alle piccole che hanno reso famosa la Fiat, come la Panda originale, la Cinquecento originale, la 124. Quelle erano eleganti e semplici. Questa è un po', oso dirlo, francese. *{{NDR|Sulla [[Fiat Panda (1980)]]}} Un piccolo catorcio utilitario con delle sdraio al posto dei sedili. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:May, James}} [[Categoria:Conduttori televisivi britannici]] [[Categoria:Giornalisti britannici]] 5uwfmnppecbbvlwkpam8b7t4j6guymx Mosaico 0 227013 1429560 1427845 2026-10-15T13:10:48Z Gaux 18878 Celso Costantini 1429560 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Sanvitale03.jpg|thumb|''Corte dell'imperatore Giustiniano'', mosaico nella basilica di San Vitale di Ravenna]] Citazioni sul '''mosaico'''. *Il mosaico deve correre, spaziare, raccontare le architetture. Il mosaico è colore, è luce. ([[Marco Santi]]) *Il mosaico resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. ([[Celso Costantini]]) *Più che nelle [[Pittura murale|pitture murali]], lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle [[miniatura|miniature]].<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del [[cristianesimo]] trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] 1tldxp3efnpzszb87ipfxxz2r96p7bg 1429561 1429560 2026-10-15T13:11:10Z Gaux 18878 no stub 1429561 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Sanvitale03.jpg|thumb|''Corte dell'imperatore Giustiniano'', mosaico nella basilica di San Vitale di Ravenna]] Citazioni sul '''mosaico'''. *Il mosaico deve correre, spaziare, raccontare le architetture. Il mosaico è colore, è luce. ([[Marco Santi]]) *Il mosaico resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. ([[Celso Costantini]]) *Più che nelle [[Pittura murale|pitture murali]], lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle [[miniatura|miniature]].<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del [[cristianesimo]] trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] io9t2i5h1imaqjt1z24b4ixn7ciippj 1429564 1429561 2026-10-15T13:19:12Z Gaux 18878 altra di Costantini 1429564 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Sanvitale03.jpg|thumb|''Corte dell'imperatore Giustiniano'', mosaico nella basilica di San Vitale di Ravenna]] Citazioni sul '''mosaico'''. *Il mosaico deve correre, spaziare, raccontare le architetture. Il mosaico è colore, è luce. ([[Marco Santi]]) **Il più bel mosaico è quello di [[Basilica di Santa Pudenziana|S. Pudenziana]] a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di [[Papa Siricio|Papa Ciriaco]] (384-98). ([[Celso Costantini]]) *Il mosaico resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. ([[Celso Costantini]]) *Più che nelle [[Pittura murale|pitture murali]], lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle [[miniatura|miniature]].<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del [[cristianesimo]] trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] k9zk0yistvcbourhoqkbzu96ldtidc8 1429565 1429564 2026-10-15T13:20:16Z Gaux 18878 typo 1429565 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Sanvitale03.jpg|thumb|''Corte dell'imperatore Giustiniano'', mosaico nella basilica di San Vitale di Ravenna]] Citazioni sul '''mosaico'''. *Il mosaico deve correre, spaziare, raccontare le architetture. Il mosaico è colore, è luce. ([[Marco Santi]]) *Il mosaico resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. ([[Celso Costantini]]) *Il più bel mosaico è quello di [[Basilica di Santa Pudenziana|S. Pudenziana]] a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di [[Papa Siricio|Papa Ciriaco]] (384-98). ([[Celso Costantini]]) *Più che nelle [[Pittura murale|pitture murali]], lo sviluppo dell'[[Pittura|arte pittorica]] si deve cercare nei {{sic|musaici}} e nelle [[miniatura|miniature]].<br>Il musaico traduce composizioni pittoriche con tessere di marmo e di smalto, ora cubiche, formanti l{{'}}''opus tessellatum''; ora varie, cioè lunghe o rotonde, componenti l{{'}}''opus vermiculatum''; ora a pezzi di marmo piano, multicolori, tagliati in modo da seguire i contorni di un disegno a figure, e questo è l{{'}}''opus sectile'', di cui abbiamo già parlato. I musaici cristiani si formarono di cubi più grandi di quelli dei musaici pagani, e più specialmente di cubi vitrei. Nel vetro si chiusero anche foglie d'oro su fondi rossi, per ottenere una riflessione intensa dell'aureo splendore, perché la luce bianca cadendo sulla foglia d'oro non è interamente riflessa dalla superficie, e viene rianimata dal rosso sottostante. Vinto così il dannoso effetto, le tessere di vetro trasparenti, opaline, si ebbero un fondo opaco, generalmente rosso. In tal modo il musaico, ne' giorni del [[cristianesimo]] trionfante, si collegò all'architettura, ornò le arcate trionfali delle basiliche, le volte e le cupole dei mausolei, divenne l'apparato sacerdotale della Chiesa. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] 518h2e5qz2gki6ihvyuacmvugh7l2gg Celso Costantini 0 227162 1429559 1429252 2026-10-15T13:08:53Z Gaux 18878 /* Athena */ wlink 1429559 wikitext text/x-wiki [[File:CardCostantini.jpg|thumb|Celso Costantini]] '''Celso Costantini''' (1876 – 1958), cardinale, arcivescovo cattolico e autore italiano. ==''Athena''== *La [[Pittura greca|pittura]] fu la più disgraziata delle arti greche, perché tutte le sue opere andarono distrutte. Noi non possiamo che ricordare i nomi dei più valenti pittori e qualche loro opera, arguendo qualcosa dell'eccellenza della loro arte dalle figurine dei vasi greci e dagli affreschi e dai mosaici di Pompei e Roma. (Parte prima, cap. II, p. 42) *La [[scultura romana|{{sic|scoltura}} romana]] propriamente detta, seguendo anche in questo l'indole meno fantastica e più pratica della sua gente, crea due nuove e belle forme d'arte; il ritratto e la scoltura storica. Dico crea, perché i ritratti greci, generalmente eroicizzati, hanno tutt'altro indirizzo, e le scolture storiche del sarcofago<ref>Nel testo "sarcogafo".</ref> ellenistico di [[Alessandro Magno|Alessandro]] sono un'eccezione nell'arte greca.<br>Il ritrattista romano non pensa alla bellezza ideale, fissata in alcune linee classiche, ma cerca la precisione realistica della fisonomia. I ritratti romani sono condotti con robustezza e fedeltà; non solo vi sono i tratti particolari dell'individuo, ma spesso è reso con vigore e profondità d'intuizione il carattere morale. (Parte prima, cap. IV, p. 60) *Le [[catacombe]] non sono [[Cimitero|cimiteri]] comuni, ma accolgono le spoglie dei soli cristiani e le reliquie dei martiri, perché se non fosse così, dopo tanto che vi si lavora e si studia, si sarebbe scoperto qualche sepolcro pagano, cosa che non accadde mai. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Le catacombe sono povere di architettura, poverissime di {{sic|scoltura}} e hanno invece grande importanza per la [[iconografia]] e il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]].<br>Il maggior monumento architettonico è dato dalla famosa ''Cripta papale'' del [[Catacombe di San Callisto|cimitero di S. Callisto]].<br>Nel 1854, quando fu scoperta e sgombrata dalla materia, il De Rossi si trovò in presenza di una volta con lucernaio nel mezzo, di quattro fila di loculi sulle pareti, dei pezzi di colonne scanalate a spira, capitelli corinzi, frammenti di marmo, lastre di porfido, di serpentino, di giallo ecc. Ed egli, guidato dalla sua rara intuizione e cultura, ne riordinò i pezzi e ricostruì l'ipogeo, che dà un insieme architettonico sul gusto romano della decadenza. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Il [[mosaico]] resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. (Parte seconda, cap. II, p. 97) *Il [[barocco]] del seicento passa al settecento, ma si ingentilisce, assume arie e grazie novelle, perde in forza e grandiosità guadagnando però in eleganza. Tale fase artistica si forma sotto l'influsso francese e però dalla voce ''rocaille'' (conchiglia) è detta ''[[Rococò]]''.<br>Questo stile è eminentemente decorativo e più che nella struttura di grandi edifizî si spiega e trionfa negli ornati delle sale e nei mobili. Chi non ha presente quel tipo speciale e ricchissimo di cornici, bussole, sedie, tavoli, quei pannelli a ghirlande, festoni, conchiglie, quelle riquadrature a linee sinuose, avviluppate e intrecciate con sorpresa, con un senso squisito delle proporzioni e con una esecuzione finissima? (Parte terza, cap. XI, pp. 335-336) *{{NDR|[[Antonio Canova]]}} Fu uomo religioso, mite, caritatevolissimo. La sua vita scritta dal suo capo-studio d'Este è edificante, il che non avviene spesso per le biografie degli artisti. Quando egli fu chiamato a prestare fedeltà al governo repubblicano di Francia, che aveva fatto prigioniero [[Papa Pio VI|Pio VI]], e gli fu ingiunto di ''giurare odio alla superstizione'' ecc., rispose fieramente: – ''Mi no odio nissun'' – e sì ritirò sdegnato. (Parte terza, cap. XI, p. 342) *Lo scultore [[Lorenzo Bartolini|Bartolini]] è il grande innovatore e suscita un grido d'orrore nelle accademie infeudate ancora all'arte antica, quando nel 1860, nella sua scuola a Firenze, pianta un gobbo per modello. (Parte terza, cap. XII, p. 344) *Quanto all'[[architettura dell'Ottocento|architettura dell'ottocento]], il neo-classicismo tramontò ben presto per dar luogo a quelle costruzioni babeliche, che terminano con lo ''style liberty'', ''secessionista'', ''modern style'', in cui regna veramente la confusione più deplorevole di ogni linguaggio e senso architettonico.<br>Che cos'è questo stile? Chi lo può definire? Esso non ha una natura determinata, dei caratteri e delle differenze specifiche: è una confusione di diversi elementi, enormi e minuti, orientali e nordici, antichi e nuovissimi, è una ribellione alle pure ordinanze classiche, una guerra a ogni consuetudine costruttiva. Ama dei motivi ornamentali ad arzigogoli, che – secondo la frase d'un critico – sembrano ispirati all'evoluzione dell'intestino. (Parte terza, cap. XII, p. 351) ==[[Incipit]] di ''Foglie secche''== Come un viaggiatore un poco stanco, che sale una montagna e si volge indietro a misurare il cammino percorso e a riposarsi un istante per riprendere nuova lena, così, nella quiete di una stazione di cura, io mi riaffaccio al passato, che è un po' annebbiato per la lontananza, ma è pur popolato di vive e care imagini.<br>Sulla memoria del recente passato, si stacca con vivo rilievo l'imagine della povera mamma nell'atto dell'ultimo saluto.<br>Riascolto nell'anima il suono chiaro, ma velato di mestizia, delle parole che ella mi disse quando le annunziai che dovevo partire per le Missioni, otto anni or sono. Ella era all'estremo delle forze e sentiva che il mio congedo da lei sarebbe stato un congedo definitivo su questa terra. Rimase un po' pensierosa, e poi disse con la sua voce dolce e piana:<br>– Dovrai andare tanto lontano?<br>– Sì, molto lontano.<br>Rimase ancora un po' in silenzio e poi soggiunse con chiara volontà: – Il Papa è il tuo padrone. Va ove egli ti manda. E che il Signore ti benedica! ==Bibliografia== *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/costantini-athena/mode/1up Athena. {{small|Compendio di storia dell'arte}}]'', Libreria editrice salesiana, Firenze, 1922<sup>3</sup>. *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/413919/mode/1up Foglie secche. {{small|Esperienze e memorie di un vecchio prete}}]'', Tipografia artistica, Roma, 1948. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Costantini, Celso}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Cardinali italiani]] e0zdyeejpp8btd8gehqkjyyn5ptbjsf 1429562 1429559 2026-10-15T13:15:00Z Gaux 18878 /* Athena */ il più bel mosaico 1429562 wikitext text/x-wiki [[File:CardCostantini.jpg|thumb|Celso Costantini]] '''Celso Costantini''' (1876 – 1958), cardinale, arcivescovo cattolico e autore italiano. ==''Athena''== *La [[Pittura greca|pittura]] fu la più disgraziata delle arti greche, perché tutte le sue opere andarono distrutte. Noi non possiamo che ricordare i nomi dei più valenti pittori e qualche loro opera, arguendo qualcosa dell'eccellenza della loro arte dalle figurine dei vasi greci e dagli affreschi e dai mosaici di Pompei e Roma. (Parte prima, cap. II, p. 42) *La [[scultura romana|{{sic|scoltura}} romana]] propriamente detta, seguendo anche in questo l'indole meno fantastica e più pratica della sua gente, crea due nuove e belle forme d'arte; il ritratto e la scoltura storica. Dico crea, perché i ritratti greci, generalmente eroicizzati, hanno tutt'altro indirizzo, e le scolture storiche del sarcofago<ref>Nel testo "sarcogafo".</ref> ellenistico di [[Alessandro Magno|Alessandro]] sono un'eccezione nell'arte greca.<br>Il ritrattista romano non pensa alla bellezza ideale, fissata in alcune linee classiche, ma cerca la precisione realistica della fisonomia. I ritratti romani sono condotti con robustezza e fedeltà; non solo vi sono i tratti particolari dell'individuo, ma spesso è reso con vigore e profondità d'intuizione il carattere morale. (Parte prima, cap. IV, p. 60) *Le [[catacombe]] non sono [[Cimitero|cimiteri]] comuni, ma accolgono le spoglie dei soli cristiani e le reliquie dei martiri, perché se non fosse così, dopo tanto che vi si lavora e si studia, si sarebbe scoperto qualche sepolcro pagano, cosa che non accadde mai. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Le catacombe sono povere di architettura, poverissime di {{sic|scoltura}} e hanno invece grande importanza per la [[iconografia]] e il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]].<br>Il maggior monumento architettonico è dato dalla famosa ''Cripta papale'' del [[Catacombe di San Callisto|cimitero di S. Callisto]].<br>Nel 1854, quando fu scoperta e sgombrata dalla materia, il De Rossi si trovò in presenza di una volta con lucernaio nel mezzo, di quattro fila di loculi sulle pareti, dei pezzi di colonne scanalate a spira, capitelli corinzi, frammenti di marmo, lastre di porfido, di serpentino, di giallo ecc. Ed egli, guidato dalla sua rara intuizione e cultura, ne riordinò i pezzi e ricostruì l'ipogeo, che dà un insieme architettonico sul gusto romano della decadenza. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Il [[mosaico]] resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. (Parte seconda, cap. II, p. 97) Il più bel mosaico è quello di S. Pudenziana a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di Papa Ciriaco (384-98). (Parte seconda, cap. II, p. 98) *Il [[barocco]] del seicento passa al settecento, ma si ingentilisce, assume arie e grazie novelle, perde in forza e grandiosità guadagnando però in eleganza. Tale fase artistica si forma sotto l'influsso francese e però dalla voce ''rocaille'' (conchiglia) è detta ''[[Rococò]]''.<br>Questo stile è eminentemente decorativo e più che nella struttura di grandi edifizî si spiega e trionfa negli ornati delle sale e nei mobili. Chi non ha presente quel tipo speciale e ricchissimo di cornici, bussole, sedie, tavoli, quei pannelli a ghirlande, festoni, conchiglie, quelle riquadrature a linee sinuose, avviluppate e intrecciate con sorpresa, con un senso squisito delle proporzioni e con una esecuzione finissima? (Parte terza, cap. XI, pp. 335-336) *{{NDR|[[Antonio Canova]]}} Fu uomo religioso, mite, caritatevolissimo. La sua vita scritta dal suo capo-studio d'Este è edificante, il che non avviene spesso per le biografie degli artisti. Quando egli fu chiamato a prestare fedeltà al governo repubblicano di Francia, che aveva fatto prigioniero [[Papa Pio VI|Pio VI]], e gli fu ingiunto di ''giurare odio alla superstizione'' ecc., rispose fieramente: – ''Mi no odio nissun'' – e sì ritirò sdegnato. (Parte terza, cap. XI, p. 342) *Lo scultore [[Lorenzo Bartolini|Bartolini]] è il grande innovatore e suscita un grido d'orrore nelle accademie infeudate ancora all'arte antica, quando nel 1860, nella sua scuola a Firenze, pianta un gobbo per modello. (Parte terza, cap. XII, p. 344) *Quanto all'[[architettura dell'Ottocento|architettura dell'ottocento]], il neo-classicismo tramontò ben presto per dar luogo a quelle costruzioni babeliche, che terminano con lo ''style liberty'', ''secessionista'', ''modern style'', in cui regna veramente la confusione più deplorevole di ogni linguaggio e senso architettonico.<br>Che cos'è questo stile? Chi lo può definire? Esso non ha una natura determinata, dei caratteri e delle differenze specifiche: è una confusione di diversi elementi, enormi e minuti, orientali e nordici, antichi e nuovissimi, è una ribellione alle pure ordinanze classiche, una guerra a ogni consuetudine costruttiva. Ama dei motivi ornamentali ad arzigogoli, che – secondo la frase d'un critico – sembrano ispirati all'evoluzione dell'intestino. (Parte terza, cap. XII, p. 351) ==[[Incipit]] di ''Foglie secche''== Come un viaggiatore un poco stanco, che sale una montagna e si volge indietro a misurare il cammino percorso e a riposarsi un istante per riprendere nuova lena, così, nella quiete di una stazione di cura, io mi riaffaccio al passato, che è un po' annebbiato per la lontananza, ma è pur popolato di vive e care imagini.<br>Sulla memoria del recente passato, si stacca con vivo rilievo l'imagine della povera mamma nell'atto dell'ultimo saluto.<br>Riascolto nell'anima il suono chiaro, ma velato di mestizia, delle parole che ella mi disse quando le annunziai che dovevo partire per le Missioni, otto anni or sono. Ella era all'estremo delle forze e sentiva che il mio congedo da lei sarebbe stato un congedo definitivo su questa terra. Rimase un po' pensierosa, e poi disse con la sua voce dolce e piana:<br>– Dovrai andare tanto lontano?<br>– Sì, molto lontano.<br>Rimase ancora un po' in silenzio e poi soggiunse con chiara volontà: – Il Papa è il tuo padrone. Va ove egli ti manda. E che il Signore ti benedica! ==Bibliografia== *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/costantini-athena/mode/1up Athena. {{small|Compendio di storia dell'arte}}]'', Libreria editrice salesiana, Firenze, 1922<sup>3</sup>. *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/413919/mode/1up Foglie secche. {{small|Esperienze e memorie di un vecchio prete}}]'', Tipografia artistica, Roma, 1948. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Costantini, Celso}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Cardinali italiani]] a0xlicaat2854ekh1xwfn7s7pyg4ynb 1429563 1429562 2026-10-15T13:17:40Z Gaux 18878 /* Athena */ wlink 1429563 wikitext text/x-wiki [[File:CardCostantini.jpg|thumb|Celso Costantini]] '''Celso Costantini''' (1876 – 1958), cardinale, arcivescovo cattolico e autore italiano. ==''Athena''== *La [[Pittura greca|pittura]] fu la più disgraziata delle arti greche, perché tutte le sue opere andarono distrutte. Noi non possiamo che ricordare i nomi dei più valenti pittori e qualche loro opera, arguendo qualcosa dell'eccellenza della loro arte dalle figurine dei vasi greci e dagli affreschi e dai mosaici di Pompei e Roma. (Parte prima, cap. II, p. 42) *La [[scultura romana|{{sic|scoltura}} romana]] propriamente detta, seguendo anche in questo l'indole meno fantastica e più pratica della sua gente, crea due nuove e belle forme d'arte; il ritratto e la scoltura storica. Dico crea, perché i ritratti greci, generalmente eroicizzati, hanno tutt'altro indirizzo, e le scolture storiche del sarcofago<ref>Nel testo "sarcogafo".</ref> ellenistico di [[Alessandro Magno|Alessandro]] sono un'eccezione nell'arte greca.<br>Il ritrattista romano non pensa alla bellezza ideale, fissata in alcune linee classiche, ma cerca la precisione realistica della fisonomia. I ritratti romani sono condotti con robustezza e fedeltà; non solo vi sono i tratti particolari dell'individuo, ma spesso è reso con vigore e profondità d'intuizione il carattere morale. (Parte prima, cap. IV, p. 60) *Le [[catacombe]] non sono [[Cimitero|cimiteri]] comuni, ma accolgono le spoglie dei soli cristiani e le reliquie dei martiri, perché se non fosse così, dopo tanto che vi si lavora e si studia, si sarebbe scoperto qualche sepolcro pagano, cosa che non accadde mai. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Le catacombe sono povere di architettura, poverissime di {{sic|scoltura}} e hanno invece grande importanza per la [[iconografia]] e il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]].<br>Il maggior monumento architettonico è dato dalla famosa ''Cripta papale'' del [[Catacombe di San Callisto|cimitero di S. Callisto]].<br>Nel 1854, quando fu scoperta e sgombrata dalla materia, il De Rossi si trovò in presenza di una volta con lucernaio nel mezzo, di quattro fila di loculi sulle pareti, dei pezzi di colonne scanalate a spira, capitelli corinzi, frammenti di marmo, lastre di porfido, di serpentino, di giallo ecc. Ed egli, guidato dalla sua rara intuizione e cultura, ne riordinò i pezzi e ricostruì l'ipogeo, che dà un insieme architettonico sul gusto romano della decadenza. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Il [[mosaico]] resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. (Parte seconda, cap. II, p. 97) *Il più bel mosaico è quello di [[Basilica di Santa Pudenziana|S. Pudenziana]] a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di [[Papa Siricio|Papa Ciriaco]] (384-98). (Parte seconda, cap. II, p. 98) *Il [[barocco]] del seicento passa al settecento, ma si ingentilisce, assume arie e grazie novelle, perde in forza e grandiosità guadagnando però in eleganza. Tale fase artistica si forma sotto l'influsso francese e però dalla voce ''rocaille'' (conchiglia) è detta ''[[Rococò]]''.<br>Questo stile è eminentemente decorativo e più che nella struttura di grandi edifizî si spiega e trionfa negli ornati delle sale e nei mobili. Chi non ha presente quel tipo speciale e ricchissimo di cornici, bussole, sedie, tavoli, quei pannelli a ghirlande, festoni, conchiglie, quelle riquadrature a linee sinuose, avviluppate e intrecciate con sorpresa, con un senso squisito delle proporzioni e con una esecuzione finissima? (Parte terza, cap. XI, pp. 335-336) *{{NDR|[[Antonio Canova]]}} Fu uomo religioso, mite, caritatevolissimo. La sua vita scritta dal suo capo-studio d'Este è edificante, il che non avviene spesso per le biografie degli artisti. Quando egli fu chiamato a prestare fedeltà al governo repubblicano di Francia, che aveva fatto prigioniero [[Papa Pio VI|Pio VI]], e gli fu ingiunto di ''giurare odio alla superstizione'' ecc., rispose fieramente: – ''Mi no odio nissun'' – e sì ritirò sdegnato. (Parte terza, cap. XI, p. 342) *Lo scultore [[Lorenzo Bartolini|Bartolini]] è il grande innovatore e suscita un grido d'orrore nelle accademie infeudate ancora all'arte antica, quando nel 1860, nella sua scuola a Firenze, pianta un gobbo per modello. (Parte terza, cap. XII, p. 344) *Quanto all'[[architettura dell'Ottocento|architettura dell'ottocento]], il neo-classicismo tramontò ben presto per dar luogo a quelle costruzioni babeliche, che terminano con lo ''style liberty'', ''secessionista'', ''modern style'', in cui regna veramente la confusione più deplorevole di ogni linguaggio e senso architettonico.<br>Che cos'è questo stile? Chi lo può definire? Esso non ha una natura determinata, dei caratteri e delle differenze specifiche: è una confusione di diversi elementi, enormi e minuti, orientali e nordici, antichi e nuovissimi, è una ribellione alle pure ordinanze classiche, una guerra a ogni consuetudine costruttiva. Ama dei motivi ornamentali ad arzigogoli, che – secondo la frase d'un critico – sembrano ispirati all'evoluzione dell'intestino. (Parte terza, cap. XII, p. 351) ==[[Incipit]] di ''Foglie secche''== Come un viaggiatore un poco stanco, che sale una montagna e si volge indietro a misurare il cammino percorso e a riposarsi un istante per riprendere nuova lena, così, nella quiete di una stazione di cura, io mi riaffaccio al passato, che è un po' annebbiato per la lontananza, ma è pur popolato di vive e care imagini.<br>Sulla memoria del recente passato, si stacca con vivo rilievo l'imagine della povera mamma nell'atto dell'ultimo saluto.<br>Riascolto nell'anima il suono chiaro, ma velato di mestizia, delle parole che ella mi disse quando le annunziai che dovevo partire per le Missioni, otto anni or sono. Ella era all'estremo delle forze e sentiva che il mio congedo da lei sarebbe stato un congedo definitivo su questa terra. Rimase un po' pensierosa, e poi disse con la sua voce dolce e piana:<br>– Dovrai andare tanto lontano?<br>– Sì, molto lontano.<br>Rimase ancora un po' in silenzio e poi soggiunse con chiara volontà: – Il Papa è il tuo padrone. Va ove egli ti manda. E che il Signore ti benedica! ==Bibliografia== *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/costantini-athena/mode/1up Athena. {{small|Compendio di storia dell'arte}}]'', Libreria editrice salesiana, Firenze, 1922<sup>3</sup>. *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/413919/mode/1up Foglie secche. {{small|Esperienze e memorie di un vecchio prete}}]'', Tipografia artistica, Roma, 1948. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Costantini, Celso}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Cardinali italiani]] sz5k3m89zxyrtynfdxezj5phzq9gpdi 1429568 1429563 2026-10-15T13:28:15Z Gaux 18878 l'arte della miniatura 1429568 wikitext text/x-wiki [[File:CardCostantini.jpg|thumb|Celso Costantini]] '''Celso Costantini''' (1876 – 1958), cardinale, arcivescovo cattolico e autore italiano. ==''Athena''== *La [[Pittura greca|pittura]] fu la più disgraziata delle arti greche, perché tutte le sue opere andarono distrutte. Noi non possiamo che ricordare i nomi dei più valenti pittori e qualche loro opera, arguendo qualcosa dell'eccellenza della loro arte dalle figurine dei vasi greci e dagli affreschi e dai mosaici di Pompei e Roma. (Parte prima, cap. II, p. 42) *La [[scultura romana|{{sic|scoltura}} romana]] propriamente detta, seguendo anche in questo l'indole meno fantastica e più pratica della sua gente, crea due nuove e belle forme d'arte; il ritratto e la scoltura storica. Dico crea, perché i ritratti greci, generalmente eroicizzati, hanno tutt'altro indirizzo, e le scolture storiche del sarcofago<ref>Nel testo "sarcogafo".</ref> ellenistico di [[Alessandro Magno|Alessandro]] sono un'eccezione nell'arte greca.<br>Il ritrattista romano non pensa alla bellezza ideale, fissata in alcune linee classiche, ma cerca la precisione realistica della fisonomia. I ritratti romani sono condotti con robustezza e fedeltà; non solo vi sono i tratti particolari dell'individuo, ma spesso è reso con vigore e profondità d'intuizione il carattere morale. (Parte prima, cap. IV, p. 60) *Le [[catacombe]] non sono [[Cimitero|cimiteri]] comuni, ma accolgono le spoglie dei soli cristiani e le reliquie dei martiri, perché se non fosse così, dopo tanto che vi si lavora e si studia, si sarebbe scoperto qualche sepolcro pagano, cosa che non accadde mai. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Le catacombe sono povere di architettura, poverissime di {{sic|scoltura}} e hanno invece grande importanza per la [[iconografia]] e il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]].<br>Il maggior monumento architettonico è dato dalla famosa ''Cripta papale'' del [[Catacombe di San Callisto|cimitero di S. Callisto]].<br>Nel 1854, quando fu scoperta e sgombrata dalla materia, il De Rossi si trovò in presenza di una volta con lucernaio nel mezzo, di quattro fila di loculi sulle pareti, dei pezzi di colonne scanalate a spira, capitelli corinzi, frammenti di marmo, lastre di porfido, di serpentino, di giallo ecc. Ed egli, guidato dalla sua rara intuizione e cultura, ne riordinò i pezzi e ricostruì l'ipogeo, che dà un insieme architettonico sul gusto romano della decadenza. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Il [[mosaico]] resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. (Parte seconda, cap. II, p. 97) *Il più bel mosaico è quello di [[Basilica di Santa Pudenziana|S. Pudenziana]] a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di [[Papa Siricio|Papa Ciriaco]] (384-98). (Parte seconda, cap. II, p. 98) *L'arte della [[miniatura]] è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. (Parte seconda, cap. II, pp. 98-99) *Il [[barocco]] del seicento passa al settecento, ma si ingentilisce, assume arie e grazie novelle, perde in forza e grandiosità guadagnando però in eleganza. Tale fase artistica si forma sotto l'influsso francese e però dalla voce ''rocaille'' (conchiglia) è detta ''[[Rococò]]''.<br>Questo stile è eminentemente decorativo e più che nella struttura di grandi edifizî si spiega e trionfa negli ornati delle sale e nei mobili. Chi non ha presente quel tipo speciale e ricchissimo di cornici, bussole, sedie, tavoli, quei pannelli a ghirlande, festoni, conchiglie, quelle riquadrature a linee sinuose, avviluppate e intrecciate con sorpresa, con un senso squisito delle proporzioni e con una esecuzione finissima? (Parte terza, cap. XI, pp. 335-336) *{{NDR|[[Antonio Canova]]}} Fu uomo religioso, mite, caritatevolissimo. La sua vita scritta dal suo capo-studio d'Este è edificante, il che non avviene spesso per le biografie degli artisti. Quando egli fu chiamato a prestare fedeltà al governo repubblicano di Francia, che aveva fatto prigioniero [[Papa Pio VI|Pio VI]], e gli fu ingiunto di ''giurare odio alla superstizione'' ecc., rispose fieramente: – ''Mi no odio nissun'' – e sì ritirò sdegnato. (Parte terza, cap. XI, p. 342) *Lo scultore [[Lorenzo Bartolini|Bartolini]] è il grande innovatore e suscita un grido d'orrore nelle accademie infeudate ancora all'arte antica, quando nel 1860, nella sua scuola a Firenze, pianta un gobbo per modello. (Parte terza, cap. XII, p. 344) *Quanto all'[[architettura dell'Ottocento|architettura dell'ottocento]], il neo-classicismo tramontò ben presto per dar luogo a quelle costruzioni babeliche, che terminano con lo ''style liberty'', ''secessionista'', ''modern style'', in cui regna veramente la confusione più deplorevole di ogni linguaggio e senso architettonico.<br>Che cos'è questo stile? Chi lo può definire? Esso non ha una natura determinata, dei caratteri e delle differenze specifiche: è una confusione di diversi elementi, enormi e minuti, orientali e nordici, antichi e nuovissimi, è una ribellione alle pure ordinanze classiche, una guerra a ogni consuetudine costruttiva. Ama dei motivi ornamentali ad arzigogoli, che – secondo la frase d'un critico – sembrano ispirati all'evoluzione dell'intestino. (Parte terza, cap. XII, p. 351) ==[[Incipit]] di ''Foglie secche''== Come un viaggiatore un poco stanco, che sale una montagna e si volge indietro a misurare il cammino percorso e a riposarsi un istante per riprendere nuova lena, così, nella quiete di una stazione di cura, io mi riaffaccio al passato, che è un po' annebbiato per la lontananza, ma è pur popolato di vive e care imagini.<br>Sulla memoria del recente passato, si stacca con vivo rilievo l'imagine della povera mamma nell'atto dell'ultimo saluto.<br>Riascolto nell'anima il suono chiaro, ma velato di mestizia, delle parole che ella mi disse quando le annunziai che dovevo partire per le Missioni, otto anni or sono. Ella era all'estremo delle forze e sentiva che il mio congedo da lei sarebbe stato un congedo definitivo su questa terra. Rimase un po' pensierosa, e poi disse con la sua voce dolce e piana:<br>– Dovrai andare tanto lontano?<br>– Sì, molto lontano.<br>Rimase ancora un po' in silenzio e poi soggiunse con chiara volontà: – Il Papa è il tuo padrone. Va ove egli ti manda. E che il Signore ti benedica! ==Bibliografia== *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/costantini-athena/mode/1up Athena. {{small|Compendio di storia dell'arte}}]'', Libreria editrice salesiana, Firenze, 1922<sup>3</sup>. *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/413919/mode/1up Foglie secche. {{small|Esperienze e memorie di un vecchio prete}}]'', Tipografia artistica, Roma, 1948. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Costantini, Celso}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Cardinali italiani]] 3ep9nevvu8r2y9skrq37anjvrzbs79x 1429576 1429568 2026-10-15T14:21:09Z Gaux 18878 altra sulla miniatura 1429576 wikitext text/x-wiki [[File:CardCostantini.jpg|thumb|Celso Costantini]] '''Celso Costantini''' (1876 – 1958), cardinale, arcivescovo cattolico e autore italiano. ==''Athena''== *La [[Pittura greca|pittura]] fu la più disgraziata delle arti greche, perché tutte le sue opere andarono distrutte. Noi non possiamo che ricordare i nomi dei più valenti pittori e qualche loro opera, arguendo qualcosa dell'eccellenza della loro arte dalle figurine dei vasi greci e dagli affreschi e dai mosaici di Pompei e Roma. (Parte prima, cap. II, p. 42) *La [[scultura romana|{{sic|scoltura}} romana]] propriamente detta, seguendo anche in questo l'indole meno fantastica e più pratica della sua gente, crea due nuove e belle forme d'arte; il ritratto e la scoltura storica. Dico crea, perché i ritratti greci, generalmente eroicizzati, hanno tutt'altro indirizzo, e le scolture storiche del sarcofago<ref>Nel testo "sarcogafo".</ref> ellenistico di [[Alessandro Magno|Alessandro]] sono un'eccezione nell'arte greca.<br>Il ritrattista romano non pensa alla bellezza ideale, fissata in alcune linee classiche, ma cerca la precisione realistica della fisonomia. I ritratti romani sono condotti con robustezza e fedeltà; non solo vi sono i tratti particolari dell'individuo, ma spesso è reso con vigore e profondità d'intuizione il carattere morale. (Parte prima, cap. IV, p. 60) *Le [[catacombe]] non sono [[Cimitero|cimiteri]] comuni, ma accolgono le spoglie dei soli cristiani e le reliquie dei martiri, perché se non fosse così, dopo tanto che vi si lavora e si studia, si sarebbe scoperto qualche sepolcro pagano, cosa che non accadde mai. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Le catacombe sono povere di architettura, poverissime di {{sic|scoltura}} e hanno invece grande importanza per la [[iconografia]] e il [[Simbolismo (movimento)|simbolismo]].<br>Il maggior monumento architettonico è dato dalla famosa ''Cripta papale'' del [[Catacombe di San Callisto|cimitero di S. Callisto]].<br>Nel 1854, quando fu scoperta e sgombrata dalla materia, il De Rossi si trovò in presenza di una volta con lucernaio nel mezzo, di quattro fila di loculi sulle pareti, dei pezzi di colonne scanalate a spira, capitelli corinzi, frammenti di marmo, lastre di porfido, di serpentino, di giallo ecc. Ed egli, guidato dalla sua rara intuizione e cultura, ne riordinò i pezzi e ricostruì l'ipogeo, che dà un insieme architettonico sul gusto romano della decadenza. (Parte seconda, cap. I, p. 71) *Il [[mosaico]] resta inferiore all'[[affresco]] per una certa durezza di linea e per tutte le difficoltà tecniche che impediscono la finitezza del lavoro e la verità dell'espressione, ma lo supera per la solidità, la durata e lo sfarzo.<br>La tecnica del mosaico era duplice: ''opus tessellatum'', ''opus musivum'', che si compone di piccoli cubi regolari di marmo; ''opus sectile'', che è formato di frammenti irregolari. (Parte seconda, cap. II, p. 97) *Il più bel mosaico è quello di [[Basilica di Santa Pudenziana|S. Pudenziana]] a Roma del IV secolo e precisamente dell'epoca di [[Papa Siricio|Papa Ciriaco]] (384-98). (Parte seconda, cap. II, p. 98) *L'arte della [[miniatura]] è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. (Parte seconda, cap. II, pp. 98-99) *La miniatura è la gentile e sacra arte dei codici ecclesiastici, piena del fascino delle più belle cose antiche, piena della più fresca e ingenua poesia della fede.<br>Fu adoperata anche dagli antichi romani. (Parte terza, cap. IX, p. 300) *Il [[barocco]] del seicento passa al settecento, ma si ingentilisce, assume arie e grazie novelle, perde in forza e grandiosità guadagnando però in eleganza. Tale fase artistica si forma sotto l'influsso francese e però dalla voce ''rocaille'' (conchiglia) è detta ''[[Rococò]]''.<br>Questo stile è eminentemente decorativo e più che nella struttura di grandi edifizî si spiega e trionfa negli ornati delle sale e nei mobili. Chi non ha presente quel tipo speciale e ricchissimo di cornici, bussole, sedie, tavoli, quei pannelli a ghirlande, festoni, conchiglie, quelle riquadrature a linee sinuose, avviluppate e intrecciate con sorpresa, con un senso squisito delle proporzioni e con una esecuzione finissima? (Parte terza, cap. XI, pp. 335-336) *{{NDR|[[Antonio Canova]]}} Fu uomo religioso, mite, caritatevolissimo. La sua vita scritta dal suo capo-studio d'Este è edificante, il che non avviene spesso per le biografie degli artisti. Quando egli fu chiamato a prestare fedeltà al governo repubblicano di Francia, che aveva fatto prigioniero [[Papa Pio VI|Pio VI]], e gli fu ingiunto di ''giurare odio alla superstizione'' ecc., rispose fieramente: – ''Mi no odio nissun'' – e sì ritirò sdegnato. (Parte terza, cap. XI, p. 342) *Lo scultore [[Lorenzo Bartolini|Bartolini]] è il grande innovatore e suscita un grido d'orrore nelle accademie infeudate ancora all'arte antica, quando nel 1860, nella sua scuola a Firenze, pianta un gobbo per modello. (Parte terza, cap. XII, p. 344) *Quanto all'[[architettura dell'Ottocento|architettura dell'ottocento]], il neo-classicismo tramontò ben presto per dar luogo a quelle costruzioni babeliche, che terminano con lo ''style liberty'', ''secessionista'', ''modern style'', in cui regna veramente la confusione più deplorevole di ogni linguaggio e senso architettonico.<br>Che cos'è questo stile? Chi lo può definire? Esso non ha una natura determinata, dei caratteri e delle differenze specifiche: è una confusione di diversi elementi, enormi e minuti, orientali e nordici, antichi e nuovissimi, è una ribellione alle pure ordinanze classiche, una guerra a ogni consuetudine costruttiva. Ama dei motivi ornamentali ad arzigogoli, che – secondo la frase d'un critico – sembrano ispirati all'evoluzione dell'intestino. (Parte terza, cap. XII, p. 351) *La miniatura è la gentile e sacra arte dei codici ecclesiastici, piena del fascino delle più belle cose antiche, piena della più fresca e ingenua poesia della fede.<br>Fu adoperata anche dagli antichi romani. (Parte terza, cap. XII, p. 300) ==[[Incipit]] di ''Foglie secche''== Come un viaggiatore un poco stanco, che sale una montagna e si volge indietro a misurare il cammino percorso e a riposarsi un istante per riprendere nuova lena, così, nella quiete di una stazione di cura, io mi riaffaccio al passato, che è un po' annebbiato per la lontananza, ma è pur popolato di vive e care imagini.<br>Sulla memoria del recente passato, si stacca con vivo rilievo l'imagine della povera mamma nell'atto dell'ultimo saluto.<br>Riascolto nell'anima il suono chiaro, ma velato di mestizia, delle parole che ella mi disse quando le annunziai che dovevo partire per le Missioni, otto anni or sono. Ella era all'estremo delle forze e sentiva che il mio congedo da lei sarebbe stato un congedo definitivo su questa terra. Rimase un po' pensierosa, e poi disse con la sua voce dolce e piana:<br>– Dovrai andare tanto lontano?<br>– Sì, molto lontano.<br>Rimase ancora un po' in silenzio e poi soggiunse con chiara volontà: – Il Papa è il tuo padrone. Va ove egli ti manda. E che il Signore ti benedica! ==Bibliografia== *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/costantini-athena/mode/1up Athena. {{small|Compendio di storia dell'arte}}]'', Libreria editrice salesiana, Firenze, 1922<sup>3</sup>. *Celso Costantini, ''[https://archive.org/details/413919/mode/1up Foglie secche. {{small|Esperienze e memorie di un vecchio prete}}]'', Tipografia artistica, Roma, 1948. ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Costantini, Celso}} [[Categoria:Arcivescovi italiani]] [[Categoria:Cardinali italiani]] n6n724z5kgbylkt63x1v7ou80lou77e Operazione Grappoli d'Ira 0 227267 1429608 1429528 2026-10-16T00:52:49Z Danyele 19198 fix 1429608 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Operation Grapes of Wrath, 1996 Dan Hadani Archive II.jpg|thumb|Un M109 Paladin israeliano mentre spara contro le postazioni di Hezbollah in Libano, 15 aprile 1996]] Citazioni sull{{'}}'''operazione Grappoli d'Ira'''. *L'operazione Grapes of Wrath fu un fallimento politico, militare e morale. Israele sembrò aver dimenticato quello che molti credevano, troppo ottimisticamente, avesse già imparato: c'è un limite a quello che si può ottenere con la forza militare e un alto prezzo da pagare se si dipende troppo da essa. ([[Avi Shlaim]]) ==Voci correlate== *[[Israele]] *[[Sionismo]] ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sull'|w_preposizione=riguardante l'}} {{s}} [[Categoria:Eventi degli anni 1990]] [[Categoria:Israele]] [[Categoria:Libano]] [[Categoria:Operazioni militari]] 16ynfk2zpgokea1kd6ggrakdq98ptvj Massacro di Hebron del 1994 0 227271 1429609 1429533 2026-10-16T00:54:13Z Danyele 19198 non necessario, per il momento 1429609 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:PalFest 2010 Day 5- al Khalil - Hebron (4586074465).jpg|thumb|Piazza deserta intorno alla moschea di Ibrahimi]] Citazioni sul '''massacro di Hebron del 1994'''. *Dopo il massacro la solidarietà con i [[Insediamenti israeliani|coloni]] calò bruscamente in Israele, sia per i loro tentativi di far deragliare il processo di pace sia perché minacciavano di coinvolgere i loro stessi concittadini in un circolo vizioso di violenza e spargimento di sangue. ([[Avi Shlaim]]) *Il massacro di Hebron rivelò anche che il concetto israeliano di sicurezza nei [[Territori occupati da Israele|territori occupati]] era fondamentalmente difettoso, perché teneva in considerazione solo gli ebrei e ignorava i bisogni degli abitanti palestinesi. I [[Insediamenti israeliani|coloni israeliani]] non solo avevano l'esercito, la polizia e la polizia di confine a proteggerli, ma erano essi stessi armati di tutto punto. Mentre gli abitanti palestinesi dei territori occupati erano lasciati alla mercé dei coloni e dei servizi di sicurezza israeliani. ([[Avi Shlaim]]) ==Voci correlate== *[[Conflitto israelo-palestinese]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il|preposizione=sul}} {{s}} [[Categoria:Attentati terroristici]] [[Categoria:Eventi degli anni 1990]] [[Categoria:Palestina]] [[Categoria:Stragi|Hebron]] 5cmvxidzaw81r745zx1986krnsfulmm Miniatura 0 227278 1429569 2026-10-15T13:37:40Z Gaux 18878 Miniatura: voce tematica 1429569 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} Citazioni sulla '''miniatura'''. *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] 4bfmxg5bgz40w4ttap6zql0ttfqql0g 1429570 1429569 2026-10-15T13:53:22Z Gaux 18878 immagine 1429570 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura'''. *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] fxmn25kn2xhi1zjnq827te2jjso7qqk 1429571 1429570 2026-10-15T14:08:26Z Gaux 18878 Wikizionario 1429571 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura'''. *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] t1uxvmr05jx11jntoqd0sjyyn0o56x4 1429574 1429571 2026-10-15T14:14:35Z Gaux 18878 Gaetano Milanesi 1429574 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura'''. *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] aswf4q5xw55wlc4py8l2uq3pi8hdlg7 1429575 1429574 2026-10-15T14:15:23Z Gaux 18878 miniatori 1429575 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura''' sui '''miniatori'''. *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. 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Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono. ([[Gaetano Milanesi]]) *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} {{s}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] gs7c8wvxh6c4ag9gsh1xx11ucga6r8b 1429582 1429581 2026-10-15T17:07:36Z Gaux 18878 no stub 1429582 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura''' sui '''miniatori'''. *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella miniatura, furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. 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Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono. ([[Gaetano Milanesi]]) *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] 9hvv7fj17eqabgdyqptw5vooqxqqk2g 1429584 1429582 2026-10-15T17:20:21Z Gaux 18878 altra di Milanesi 1429584 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura''' sui '''miniatori'''. *Gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura, e al tempo stesso la più delicata. Essa operandosi sopra materia molto sensibile all'umido e al secco, e meno resistente all'uso ed al tempo, facilmente si guasta e si corrompe. Né a questi danni, una volta che avvengano, si può riparare, come è della pittura, imperciocché nella miniatura non vale nè ritocco né copia.<br>A queste offese sono più comunemente esposti i Libri da coro, a cagione dell'uso giornaliero che se ne fa: ond'è che più particolarmente per questi preziosi gioielli facciamo voti, affinché coloro che gli hanno in custodia, vogliano prenderne quella amorevole cura che delle cose più care e più delicate si suole. ([[Gaetano Milanesi]]) *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella miniatura, furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono. ([[Gaetano Milanesi]]) *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] 6kvalh1qebeg08zhehsn5hjearv3epk 1429627 1429584 2026-10-16T06:53:10Z Gaux 18878 Adolfo Venturi 1429627 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura''' sui '''miniatori'''. *Gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura, e al tempo stesso la più delicata. Essa operandosi sopra materia molto sensibile all'umido e al secco, e meno resistente all'uso ed al tempo, facilmente si guasta e si corrompe. Né a questi danni, una volta che avvengano, si può riparare, come è della pittura, imperciocché nella miniatura non vale nè ritocco né copia.<br>A queste offese sono più comunemente esposti i Libri da coro, a cagione dell'uso giornaliero che se ne fa: ond'è che più particolarmente per questi preziosi gioielli facciamo voti, affinché coloro che gli hanno in custodia, vogliano prenderne quella amorevole cura che delle cose più care e più delicate si suole. ([[Gaetano Milanesi]]) *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella miniatura, furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono. ([[Gaetano Milanesi]]) *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *La miniatura nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] alhtb8brrvovomwuor9i0oiood1yio5 1429630 1429627 2026-10-16T07:01:12Z Gaux 18878 altra di Venturi 1429630 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Hercule et Iole. - btv1b10050150n.jpg|thumb|''Ercole e Iole'', Biblioteca nazionale di Francia, 1325]] Citazioni sulla '''miniatura''' sui '''miniatori'''. *Gentilissima tra tutte le arti belle è la miniatura, e al tempo stesso la più delicata. Essa operandosi sopra materia molto sensibile all'umido e al secco, e meno resistente all'uso ed al tempo, facilmente si guasta e si corrompe. Né a questi danni, una volta che avvengano, si può riparare, come è della pittura, imperciocché nella miniatura non vale nè ritocco né copia.<br>A queste offese sono più comunemente esposti i Libri da coro, a cagione dell'uso giornaliero che se ne fa: ond'è che più particolarmente per questi preziosi gioielli facciamo voti, affinché coloro che gli hanno in custodia, vogliano prenderne quella amorevole cura che delle cose più care e più delicate si suole. ([[Gaetano Milanesi]]) *I libri de' monasteri, così nella [[scrittura]] come nella miniatura, furono opera di monaci o di frati, i quali trovavano in questo esercizio un utile e piacevole passatempo negli ozi silenziosi del chiostro. Essi dandosi a questa arte, continuavano, per così dire, una tradizione che da lungo tempo era presso di loro: così la maggior parte degli antichi miniatori si può dire che sia uscita dagli ordini religiosi; e fra i principali sono da annoverare il [[Ordine di San Benedetto|Benedettino]], il [[Ordine dei frati predicatori|Domenicano]] ed il [[Ordine francescano|Francescano]]. Ma sebbene essi contino in questo esercizio maestri eccellenti, come Lorenzo monaco e l'Abate di San Clemente, i quali furono ancora grandissimi pittori; nondimeno il più gran numero de' religiosi lavoravano molto di pratica e con poco fondamento di disegno; e spesso l'uno copiava l'altro nella composizione delle storie, più o meno bene secondo l'ingegno suo. Così non è raro di trovare miniature dove la invenzione si conosce esser cavata e quasi tolta di peso da concetti d'altri artefici; a' quali crediamo i monaci ricorressero allorquando avevano a trattare qualche istoria, dove si richiedessero più figure, e dove le difficoltà fossero maggiori: tantoché, se ne togli una diligenza minuta e una molto buona pratica nel preparar colori e nel mettere d'oro; invano tu cercheresti ne' loro lavori le qualità che ne' miniatori laici del secolo XV maggiormente risplendono. ([[Gaetano Milanesi]]) *Il codice di [[Donizone di Canossa|Donizone]] nella Biblioteca Vaticana [...] ci mostra la tecnica {{NDR|della miniatura}} invalsa al principio del secolo XII: preparare a contorni neri le figure e con segni rossi le orlature, i cerchietti e altre parti accessorie; cercare effetti con tratti or più sottili, or più grossi, da calligrafo, e con masse nere ne' capelli, ne' piedi, ne' fondi degli ornati, così come farà poi in seguito l'incisore in legno. In generale le tinte poco grasse lasciano trasparire i segni preparatori; quando sono grasse, a corpo, si stendono malamente, a fatica, sulla pergamena; gli ornati sono di grande precisione, e sembran ritrarre marmi con paste vitree nei fondi, od opere niellate o di commesso. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) *L'arte della miniatura è di origine pagana, ma fu adoperata fin dal IV secolo, e probabilmente anche prima, per illustrare i libri ecclesiastici, che erano patrimonio prezioso delle chiese e che venivano rilegati in avorio, argento e oro. ([[Celso Costantini]]) *La miniatura nell'Italia settentrionale trovò la sua culla nei monasteri, e continuò per molto tempo nei metodi carolingi, quando non risentì il più diretto influsso delle scuole nordiche e dell'arte coltivata ne' conventi del Reno. Dopo il Mille, sino alla metà circa del secolo XII, i miniatori si limitano a disegnare a penna ornati e figure, a campire i fondi di quelli e a metter tinte ad acquerello in queste tra contorno e contorno. ([[Adolfo Venturi (storico dell'arte)|Adolfo Venturi]]) *Parlando di miniatori senesi non si può tralasciare il celebre ''[[Simone Martini]]'', sebbene la sua fama sia massimamente raccomandata alla pittura. È nella Biblioteca Ambrosiana di Milano un Virgilio manoscritto col commento di Servio, già appartenuto al Petrarca, dal quale ben si può credere aver avuto il pittore l'invenzione della miniatura, che è sulla prima carta del libro. Essa rappresenta Virgilio seduto in atto di scrivere, che ha dinanzi Enea armato, per figurare il soggetto della Eneide. [...]. Lodano gl'intendenti in questa miniatura il concetto, il colorito ed i panni; ma ne biasimano al tempo stesso il disegno rozzo, le teste volgari e non belle, e le mani brutte. Insomma vi veggono più l'opera d'un pittore, che non è avvezzo alla diligenza minuta e alle squisitezze delicate del miniatore. Il quale ultimo giudizio è in tutto falso, perché quei difetti non vi sono, ma anzi la miniatura è in ogni sua parte degna di un gran maestro. ([[Gaetano Milanesi]]) ==Altri progetti== {{interprogetto|preposizione=sulla|w_preposizione=riguardante la|wikt}} [[Categoria:Tecniche artistiche]] h1e31cje8l92f53js0rqkllim71fr4w Eddie Jordan (dirigente sportivo) 0 227279 1429604 2026-10-16T00:43:44Z Danyele 19198 Creata pagina con "[[File:Eddie Jordan 1996 (cropped) (2).jpg|thumb|Eddie Jordan nel 1996]] '''Edmund Patrick Jordan''' (1948 – 2025), imprenditore, dirigente sportivo e pilota automobilistico irlandese. ==Citazioni di Eddie Jordan== *Quando [...] non avevo abbastanza denaro per permettermi diversi ingegneri mi affidavo soltanto al lavoro di uno di loro. Mi ricordo una qualifica durante il Gran Premio di Francia {{NDR|di Formula 3}}, parlai con [[Jean Alesi|Alesi]] dicendogli che avevam..." 1429604 wikitext text/x-wiki [[File:Eddie Jordan 1996 (cropped) (2).jpg|thumb|Eddie Jordan nel 1996]] '''Edmund Patrick Jordan''' (1948 – 2025), imprenditore, dirigente sportivo e pilota automobilistico irlandese. ==Citazioni di Eddie Jordan== *Quando [...] non avevo abbastanza denaro per permettermi diversi ingegneri mi affidavo soltanto al lavoro di uno di loro. Mi ricordo una qualifica durante il Gran Premio di Francia {{NDR|di Formula 3}}, parlai con [[Jean Alesi|Alesi]] dicendogli che avevamo fatto una modifica al roll-bar aumentandolo di mezzo centimetro, dicendogli che sarebbe stato più veloce. In realtà, non feci assolutamente nulla, non avevamo fatto alcuna modifica. Eppure, quando scese in pista, fu più veloce di mezzo secondo. Quello che voglio dire è che i piloti, indipendentemente da chi siano, hanno la testa piena di merda. [...] in genere hanno un carattere fragile, come molte persone hanno bisogno che gli vengano comunicate certe cose per avere maggior confidenza, e funziona. Tutti quelli che credono che la psicologia non giochi un ruolo importante in Formula 1 si sbagliano di grosso. Ha il suo effetto, particolarmente in questo sport.<ref>Citato in Alessandro Prada, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/eddie-jordan-jean-alesi-formula-3-bugia-psicologia-modifica-f1 Eddie Jordan e la bugia raccontata ad Alesi]'', ''formulapassion.it'', 20 settembre 2021.</ref> *{{NDR|Su [[Max Verstappen]]}} [...] sentite, sappiamo che è [[Michael Schumacher|Schumacher]] sotto mentite spoglie, non è vero? Onestamente! Max è un demone quando sale su quella macchina. Indossa il casco e gli crescono le corna.<ref>Dal podcast ''Formula for Success''; citato in Alessandro Prada, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-news/verstappen-schumacher-sotto-mentite-spoglie-jordan Max Verstappen è "Michael Schumacher sotto mentite spoglie" secondo Eddie Jordan]'', ''formulapassion.it'', 1º novembre 2024.</ref> ==Citazioni su Eddie Jordan== *Lui è teso unicamente al business. Non ha capito quanto contano i piloti e che si deve mantenere una certa stabilità tecnica. Rimescolare le carte, ricominciando da zero ad ogni campionato non paga. La Jordan [...] ha cambiato veramente tutto: sponsor, motori, piloti... ([[Andrea De Cesaris]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Jordan, Eddie}} [[Categoria:Dirigenti sportivi]] [[Categoria:Imprenditori]] [[Categoria:Irlandesi]] [[Categoria:Piloti automobilistici]] bvtuabgke3k3d6vuojj5gpijp50ptva 1429606 1429604 2026-10-16T00:49:04Z Danyele 19198 /* Citazioni su Eddie Jordan */ +1 1429606 wikitext text/x-wiki [[File:Eddie Jordan 1996 (cropped) (2).jpg|thumb|Eddie Jordan nel 1996]] '''Edmund Patrick Jordan''' (1948 – 2025), imprenditore, dirigente sportivo e pilota automobilistico irlandese. ==Citazioni di Eddie Jordan== *Quando [...] non avevo abbastanza denaro per permettermi diversi ingegneri mi affidavo soltanto al lavoro di uno di loro. Mi ricordo una qualifica durante il Gran Premio di Francia {{NDR|di Formula 3}}, parlai con [[Jean Alesi|Alesi]] dicendogli che avevamo fatto una modifica al roll-bar aumentandolo di mezzo centimetro, dicendogli che sarebbe stato più veloce. In realtà, non feci assolutamente nulla, non avevamo fatto alcuna modifica. Eppure, quando scese in pista, fu più veloce di mezzo secondo. Quello che voglio dire è che i piloti, indipendentemente da chi siano, hanno la testa piena di merda. [...] in genere hanno un carattere fragile, come molte persone hanno bisogno che gli vengano comunicate certe cose per avere maggior confidenza, e funziona. Tutti quelli che credono che la psicologia non giochi un ruolo importante in Formula 1 si sbagliano di grosso. Ha il suo effetto, particolarmente in questo sport.<ref>Citato in Alessandro Prada, ''[https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/eddie-jordan-jean-alesi-formula-3-bugia-psicologia-modifica-f1 Eddie Jordan e la bugia raccontata ad Alesi]'', ''formulapassion.it'', 20 settembre 2021.</ref> *{{NDR|Su [[Max Verstappen]]}} [...] sentite, sappiamo che è [[Michael Schumacher|Schumacher]] sotto mentite spoglie, non è vero? Onestamente! Max è un demone quando sale su quella macchina. Indossa il casco e gli crescono le corna.<ref>Dal podcast ''Formula for Success''; citato in Alessandro Prada, ''[https://www.formulapassion.it/f1/f1-news/verstappen-schumacher-sotto-mentite-spoglie-jordan Max Verstappen è "Michael Schumacher sotto mentite spoglie" secondo Eddie Jordan]'', ''formulapassion.it'', 1º novembre 2024.</ref> ==Citazioni su Eddie Jordan== *Eddie era un uomo dal sorriso contagioso, capace di trasmettere la sua passione per le auto con un solo sguardo. ([[Lapo Elkann]]) *Lui è teso unicamente al business. Non ha capito quanto contano i piloti e che si deve mantenere una certa stabilità tecnica. Rimescolare le carte, ricominciando da zero ad ogni campionato non paga. La Jordan [...] ha cambiato veramente tutto: sponsor, motori, piloti... ([[Andrea De Cesaris]]) ==Note== <references /> ==Altri progetti== {{interprogetto}} {{DEFAULTSORT:Jordan, Eddie}} [[Categoria:Dirigenti sportivi]] [[Categoria:Imprenditori]] [[Categoria:Irlandesi]] [[Categoria:Piloti automobilistici]] 0rdnu9fpo75m7a84f2lwok744j2sctx Rial ARC1 0 227280 1429611 2026-10-16T01:07:55Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{Voce tematica}} [[File:F1 1988, Rial ARC1, Spa Francorchamps (55425564171) (cropped).jpg|thumb|La Rial ARC1 del 1988]] Citazioni sulla '''Rial ARC1'''. *Quando gareggiai con la Rial avevo valutato con attenzione la squadra. Non feci un passo indietro. Sapevo che la vettura la progettava Brunner e che sarebbe stata una falsa copia della [[Ferrari F1-87|Ferrari]] andata bene l'anno prima. Quindi anche la Rial non poteva deludere. Tutto sommato, posso dire di avere visto..." 1429611 wikitext text/x-wiki {{Voce tematica}} [[File:F1 1988, Rial ARC1, Spa Francorchamps (55425564171) (cropped).jpg|thumb|La Rial ARC1 del 1988]] Citazioni sulla '''Rial ARC1'''. *Quando gareggiai con la Rial avevo valutato con attenzione la squadra. Non feci un passo indietro. Sapevo che la vettura la progettava Brunner e che sarebbe stata una falsa copia della [[Ferrari F1-87|Ferrari]] andata bene l'anno prima. Quindi anche la Rial non poteva deludere. Tutto sommato, posso dire di avere visto giusto, tenuto conto che la squadra aveva mezzi molto limitati. ([[Andrea De Cesaris]]) ==Voci correlate== *[[Andrea De Cesaris]] *[[Ferrari F1-87]] *[[Vettura di Formula 1]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante la|preposizione=sulla}} {{S}} [[Categoria:Automobili]] k7wu6vxbj0rhrbwjbp55x2h2wk8x9bt Pay driver 0 227281 1429618 2026-10-16T01:57:04Z Danyele 19198 Creata pagina con "{{voce tematica}} [[File:Michael Schumacher Bernie Ecclestone September 1991 (cropped).jpg|thumb|upright|[[Michael Schumacher]] nel 1991, agli esordi della carriera: divenuto in seguito tra i piloti più titolari della Formula 1, tuttavia al debutto fu a sua volta un ''pay driver'']] Citazioni sul '''''pay driver ''''' o '''pilota con la valigia'''. ==Citazioni== *In F.1 [...] il problema budget esiste, ed è notevole. Quindi per le scuderie che hanno problemi di soldi,..." 1429618 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Michael Schumacher Bernie Ecclestone September 1991 (cropped).jpg|thumb|upright|[[Michael Schumacher]] nel 1991, agli esordi della carriera: divenuto in seguito tra i piloti più titolari della Formula 1, tuttavia al debutto fu a sua volta un ''pay driver'']] Citazioni sul '''''pay driver ''''' o '''pilota con la valigia'''. ==Citazioni== *In F.1 [...] il problema budget esiste, ed è notevole. Quindi per le scuderie che hanno problemi di soldi, quello che conta non è solo la classe del pilota. Altrimenti non si spiegherebbero alcuni "driver" che gareggiano in F.1 senza averne le qualità. Insomma, per avere un volante occorre disporre di una copertura economica. Esclusi i top team non conosco nessuna squadra in grado di scegliersi il pilota in base alla "classe" di questi. In pratica, ci sono più di venti vetture disponibili solo se si paga. ([[Andrea De Cesaris]]) *In Formula 1 ci sono solo ragazzini ricchi che arrivano, non ci sono quelli delle famiglie della classe operaia. Ci sono alcuni grandi piloti che non possono mostrare le loro capacità. ([[Lewis Hamilton]]) *Se usiamo l'espressione ''piloti paganti'', però, possiamo dire che sono tutti dei paganti, anche i migliori. Un pilota è sempre stato scelto perché attorno a lui si crea un giro di sponsorizzazioni che permettono a un team di coprire i costi. È sempre successo che i team facessero una valutazione anche economica del pilota che erano intenzionati a prendere. ([[Gian Carlo Minardi]]) ===[[Jarno Trulli]]=== *I team che possono giocarsi le posizioni che contano sono tre o quattro, tutti gli altri lottano per arrivare a fine stagione facendo da comparse e per farcela si affidano a piloti paganti che abbassano drasticamente il livello della griglia di partenza. *I team sanno che un giovane pilota per emergere fino alla Formula 1 deve passare per forza per determinate categorie [...] e di conseguenza si pongono nell'ottica di offrire un servizio, che sarebbe il sedile, in cambio di un pagamento. *L'obiettivo dei team privati non è tanto vincere, ma guadagnare per arrivare sani economicamente alla fine dell'anno. [...] di conseguenza [...] nei team privati non arriva [...] il pilota fenomenale, ma quello che ti fa quadrare i conti a fine anno. ==Voci correlate== *[[Sport motoristici]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Sport]] t0hop92vteheli25yia65pdvu15oxju 1429619 1429618 2026-10-16T02:00:20Z Danyele 19198 riformulazione didascalia 1429619 wikitext text/x-wiki {{voce tematica}} [[File:Michael Schumacher Bernie Ecclestone September 1991 (cropped).jpg|thumb|upright|[[Michael Schumacher]] nel 1991, agli esordi della carriera: divenuto in seguito il pilota più titolato della Formula 1, tuttavia al debutto nella categoria fu anche lui un ''pay driver'']] Citazioni sul '''''pay driver ''''' o '''pilota con la valigia'''. ==Citazioni== *In F.1 [...] il problema budget esiste, ed è notevole. Quindi per le scuderie che hanno problemi di soldi, quello che conta non è solo la classe del pilota. Altrimenti non si spiegherebbero alcuni "driver" che gareggiano in F.1 senza averne le qualità. Insomma, per avere un volante occorre disporre di una copertura economica. Esclusi i top team non conosco nessuna squadra in grado di scegliersi il pilota in base alla "classe" di questi. In pratica, ci sono più di venti vetture disponibili solo se si paga. ([[Andrea De Cesaris]]) *In Formula 1 ci sono solo ragazzini ricchi che arrivano, non ci sono quelli delle famiglie della classe operaia. Ci sono alcuni grandi piloti che non possono mostrare le loro capacità. ([[Lewis Hamilton]]) *Se usiamo l'espressione ''piloti paganti'', però, possiamo dire che sono tutti dei paganti, anche i migliori. Un pilota è sempre stato scelto perché attorno a lui si crea un giro di sponsorizzazioni che permettono a un team di coprire i costi. È sempre successo che i team facessero una valutazione anche economica del pilota che erano intenzionati a prendere. ([[Gian Carlo Minardi]]) ===[[Jarno Trulli]]=== *I team che possono giocarsi le posizioni che contano sono tre o quattro, tutti gli altri lottano per arrivare a fine stagione facendo da comparse e per farcela si affidano a piloti paganti che abbassano drasticamente il livello della griglia di partenza. *I team sanno che un giovane pilota per emergere fino alla Formula 1 deve passare per forza per determinate categorie [...] e di conseguenza si pongono nell'ottica di offrire un servizio, che sarebbe il sedile, in cambio di un pagamento. *L'obiettivo dei team privati non è tanto vincere, ma guadagnare per arrivare sani economicamente alla fine dell'anno. [...] di conseguenza [...] nei team privati non arriva [...] il pilota fenomenale, ma quello che ti fa quadrare i conti a fine anno. ==Voci correlate== *[[Sport motoristici]] ==Altri progetti== {{interprogetto|w_preposizione=riguardante il}} [[Categoria:Sport]] czan2rhi1nk212g9x8smt611vsoqgmt Miniatore 0 227282 1429623 2026-10-16T06:30:40Z Gaux 18878 rinvio 1429623 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[Miniatura]] t5x6tpttuqvg6gt72uq0ps8irgxibng Miniaturista 0 227283 1429624 2026-10-16T06:31:37Z Gaux 18878 sinonimo di Miniatore 1429624 wikitext text/x-wiki #RINVIA[[Miniatura]] t5x6tpttuqvg6gt72uq0ps8irgxibng Discussioni utente:Beanie Inki 3 227284 1429633 2026-10-16T07:25:08Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1429633 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:25, 16 ott 2026 (CEST)}} 37r0g4qzzio862la00d5ii37gk78f61 Discussioni utente:K7yz3 3 227285 1429635 2026-10-16T07:50:06Z Homer 215 Benvenuto/a su Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà! 1429635 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:50, 16 ott 2026 (CEST)}} fk550ag4dmw7z11o77fo181r61c9mcg 1429636 1429635 2026-10-16T07:57:48Z K7yz3 108694 /* */ Risposta 1429636 wikitext text/x-wiki {{Benvenuto2|nome={{PAGENAME}}|firma=[[Utente:Homer|Homer]] ([[Discussioni utente:Homer|scrivimi]]) 09:50, 16 ott 2026 (CEST)}} :Grazie e tanti saluti a Springfield! 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