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Discussioni utente:Candalua
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Myron Aub
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<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
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[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=3445904 2024]
</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
hmdmjyahmic9xpdoz4q27y1g5z3sl60
Categoria:Libri
14
94125
3835772
1539397
2026-05-16T10:52:40Z
Aleator
800
-ca -es; [[Special:Book]] RIP 2021
3835772
wikitext
text/x-wiki
{{IndiceCategoria}}
[[Categoria:Testi]]
[[de:Kategorie:Bücher]]
[[en:Category:PediaPress books]]
[[fr:Catégorie:Livres]]
[[ru:Категория:Книги]]
[[sah:Категория:Кинигэлэр]]
d65w5bnbmswh5gdb0a8vuujzli2lnt6
Discussioni utente:Pic57
3
281814
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3834065
2026-05-15T19:25:47Z
Pic57
12729
/* Segnalazione antologia spartiti */ Risposta
3835600
wikitext
text/x-wiki
{{benvenuto|firma=[[Utente:Samuele Papa|<span style="color:#ff6600">Samuele</span>]] 06:55, 4 giu 2012 (CEST)}}
Ho appena terminato la rilettura del libro di Cristina Trivulzio di Belgioioso, "[[Osservazioni sullo stato attuale dell'Italia e sul suo avvenire]]". Una lettura molto interessante per me e spero anche utile a wikisource. Ho fatto del mio meglio per correggere le bozze. Ho incontrato in pratica solo errori, pochi tutto sommato, dovuti all'importazione da OCR. Per il resto bisognava mantenere l'ortografia dell'epoca, ma per questo bastava rimanere fedeli al testo fotocopiato.
==Grazie==
Caro Pic57,
grazie per l'ottimo lavoro di rilettura: se avessi bisogno di delucidazioni non farti riguardo a scrivermi. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:16, 13 lug 2012 (CEST)
Caro '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''',
grazie per l'accoglienza. Ho recentemente ripreso la mia attività wikipediana dopo 6 anni di interruzione. Ho pensato che la cosa migliore fosse imparare a conoscere il codice rileggendo i testi scansionati, e cercando così di rendermi utile da subito.
Oggi ho terminato la rilettura dei [[Solenni_funerali_di_Pio_papa_ottavo_(Amat)|Solenni funerali di Pio papa ottavo]] (Amat), 15 lug 2012 (CEST)<br />
Oggi ho terminato la rilettura de [[L'Effigie_di_Roma|L'Effigie di Roma]], 21:12, 21 lug 2012 (CEST)
== Benvenuto e suggerimenti ==
Ciao Pic57, benvenuto in questo progetto!
Vedo che stai contribuendo attivamente alla crescita di Wikisource e ne sono felice. Come utente "anziano" oltre a darti il benvenuto ed incoraggiarti nel proseguimento del tuo lavoro,, ti voglio anche dare dei suggerimenti per evitare alcuni errori comuni quando si creano le pagine autore:
:1) Pagine autore, link a altri progetti: è sufficiente inserire solo il nome della voce sull'altro progetto e non l'URL intero. ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore%3AFriedrich_Gottlieb_Welcker&diff=1148149&oldid=1146688 vedi esempio])
:2) Inserire link da Wikipedia e progetti fratelli verso Wikisource ([https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Friedrich_Gottlieb_Welcker&diff=51282431&oldid=50222866 vedi esempio])
:3) Inserire le date di nascita e morte di un autore nelle [[Wikisource:Ricorrenze|Ricorrenze]] (vedi esempio per [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F4_novembre&diff=1148167&oldid=965516 nascita] e [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Wikisource%3ARicorrenze%2F17_dicembre&diff=1148168&oldid=1084255 morte])
Ciao,
--[[Utente:Accurimbono|Accurimbono]] <small>([[Discussioni_utente:Accurimbono|disc]])</small> 15:58, 24 lug 2012 (CEST)
== Accorgimenti ==
Vedo il tuo gran lavoro di rilettura, grazie per il contributo importante col quale ti prodighi in questo progetto.<br />
Consentimi qualche consiglio: quando rileggi, il testo deve essere il più attinente possibile alla scansione; [[Pagina:Primi poemetti.djvu/188|qui]] (guarda la cronologia) probabilmente ti sei fidato troppo di chi ha lavorato prima di te: una svista può sempre capitare, tocca al rilettore sistemare (anche alcune piccolezze di formattazione).<br />
Perdona l'intrusione e se avessi dubbi, sono a tua disposizione.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:49, 28 lug 2012 (CEST)<br />
:Mi riferivo anche al numero romano della strofa (v), raggruppamento dei versi sbagliato e altri piccole sviste (accento dattilografico ' in tipografico ’, eliminazione dello spazio tra parola e simbolo di punteggiatura, esempio: parola ; e altro), quest'ultime risolvibili premendo postOCR se hai attivato gli ''Strumenti per la rilettura'' o la bottoniera da ''Preferenze''. Da premere due volte per portare ''RigaIntestazione'' nell'header se non fosse già presente e, se stai trascrivendo e non rileggendo, premere solo dopo aver inserito il tag poem.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 19:08, 30 lug 2012 (CEST)
::Vai su ''Preferenze → Accessori'' e abilita il quarto: avrai svariati strumenti sulla sinistra, molto utili per svolgere compiti sempre uguali e noiosi.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 01:13, 31 lug 2012 (CEST)
== Attestato di partecipazione ==
In assenza di Edo, ti ho assegnato io stesso la medaglia di partecipazione alla rilettura del mese; mi sono permesso qualche cambiamento per meglio sistemare la pagina. Ti ringrazio per il tuo cospicuo contributo.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 18:46, 31 lug 2012 (CEST)
:Visto che riguarda sempre la rilettura del mese, ti scrivo qui.
:La correzione che hai apportato a [[Pagina:La Cicceide legittima.djvu/3|questa]] pagina è sbagliata: quel simbolo anticamente stava a indicare la nostra ''s''; è vero che cerchiamo di attenerci al testo, ma questo non deve risultare illeggibile. Ti consiglio a questo proposito di leggerti le [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione|Convenzioni di trascrizione]], dove troverai altri utili suggerimenti.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 23:03, 2 ago 2012 (CEST)
::Toh ho letto adesso il tuo dubbio; se riesci a ritrovare le pagine dell'opera precedente dove hai fatto lo stesso errore, potresti correggerle? {{smaller|{{Fatto}} (Credo ti riferissi solo alle ''[[Saggio di rime devote e morali/Notizie di Marianne Santini Fabri Bolognese|Notizie di Marianne Santini...]]''; altrove non ne ho riscontrato la presenza.)}}
:: Sì, solo nelle rime della Santini; confermo. Solo lì ho fatto il danno.
::Riguardo alle immagini, il meccanismo non è complicato: meglio scaricarle dal file originale che dal djvu, poi caricarle su ''Commons'' dove devi esplicitare la licenza (libero dominio ecc.) e poi richiamarle qui con <nowiki>[[File:''nome del file''|''larghezza del file in px'']]</nowiki>.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 23:08, 2 ago 2012 (CEST)
== svg ==
Ho catturato un'immagine, l'ho resa trasparente in png ed esportata in svg con Inkscape. Ma non sono soddisfatto del risultato.<br />
Tu dicevi:<br />
"meglio scaricarle dal file originale che dal djvu"<br />
io ho copiato l'url dell'img dal djvu, ma l'ampiezza dell'immagine è equivalente al djvu mi pare. <br />
Ad es.: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/6d/Saggio_di_rime.djvu/page50-600px-Saggio_di_rime.djvu.jpg<br />
C'è da qualche parte un'immagine originale più definita?<br />
--[[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 15:19, 5 ago 2012 (CEST)
:Difatti è la stessa cosa; quando dicevo ''dal file originale'', mi riferivo a [http://www.opal.unito.it/psixsite/Miscellanea%20di%20testi%20di%20genere%20diverso/Elenco%20opere/ScansioneGIX458aa.pdf questo].
:Prova e fammi sapere.
:Ah la prossima volta scrivi nella mia talk; sono passato qui per caso, altrimenti non avrei potuto leggere le tue perplessità.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 12:40, 21 ago 2012 (CEST)
::Hai ragione, andrebbero riprodotti; difatti ho aggiunto un template (immagine da inserire) come memorandum. Avevo capito che fosse tuo interesse riprodurli, in caso contrario il template me lo ricorderà, a meno che l'esperto in questa materia ([[Utente:Luigi62|Luigi62]]) non mi preceda e gliene sarei ben grato.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 16:41, 22 ago 2012 (CEST)
==Recensione==
Ciao! Vedo che stai un po'impazzendo su quella pagina 24. Devo chiederti scusa; credo di essere stato io ad assegnare il 75%. Mica vero! Indipendentemente da chi sia responsabile, però ti suggerisco di fermarti. Non ricordavo di aver lasciato quel lavoro da fare e lo farò appena finito di sistemare quella pletora di Rigaintestazione. La soluzione più veloce sarebbe una tabella (che nemmeno io sono molto bravo a costruire ma me la cavo...cavicchio) oppure credo ci sia un template RigaIndice o qualcosa del genere con cui si costruiscono le pagine di indice dei libri (non le Pagina "Indice, eh!"(che ho scoperto solo un paio di giorni fa appunto durante la sistemazione di Rigaintestazione e che ho già dimenticato dove sia. Mamma mia che testa! Naturalmente fai come preferisci ma uomo avvisato... :). Ah, Io sono tutto il contrario di uno bravo ma se ti serve una qualche mano, fai un fischio; magari hai fortuna :D --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:17, 20 ago 2012 (CEST)
{{smaller|Aggiungo}}- Scusa se ti uso come blocknotes (così poi lo ritrovo anch'io...) quella riga template x indice la puoi trovare (anche) [[Pagina:Sulle_frontiere_del_Far-West.djvu/259|qui]]. :) --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 14:29, 20 ago 2012 (CEST)
Ancora scuse (finirò mai?) per averti indicato una strada non esatta. Come ripeto, anch'io non sono molto conoscitore di trucchi. Vedo che hai provato il template Rigaindice che però, noto ora- non lo sapevo-, crea un link nella cifra che normalmente indica la pagina. (A posteriori è ovvio, così si possono linkare le pagine del testo). Quindi non va bene per questo problema. Ho parzialmente risolto con una tabella molto semplice e senza tanti puntini. Se poi ti interessassero le tabelle (che io e quasi tutti qui detestiamo) provo a cercare qualche esempio messo su da un 'collega' mostruosamente bravo nel settore tabelle ma che -purtroppo- è durato pochi mesi. È da un anno che non lo vediamo :( . Grazie per l'aiuto e per aver messo in luce questa carenza nella 'mia' produzione adesso mollo tutto e porto avanti queste pagine. Alla meno peggio. Non prendertela se ho 'rovinato' tutti i tuoi tentativi. Conosco come ci si sente. Giuro che non l'ho fatto con cattiveria o soprattutto non con spocchia :) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 16:44, 20 ago 2012 (CEST)
Oh figurati, è stata un'occasione per imparare varie cose, come troverai scritto nella tua pagina di discussione. Sono un novizio di wikisource. Ecco una cosa che non ho capito è questa: ma per risponderti devo farlo qui, o nella tua pagina di discussione? --[[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:02, 20 ago 2012 (CEST)
:Dove scrivere? Bella domanda! La prima volta si scrive sulla pagina "Discussione" (o talk) dell'utente che vuoi contattare. È ovvio dato che così gli arriva la riga arancione. Se no come fa? Mettiamo che mi scrivi, per la risposta ho tre metodi:
* Ti rispondo direttamente nella tua pagina talk così ti arriva la riga arancione. Però se la cosa diventa lunga si perde il filo del discorso. Allora, secondo metodo:
* ti rispondo sotto il tuo messaggio e, per generare la riga, ti metto un breve avviso nella tua pagina talk (tipo "ti ho risposto da me") - la raffinatezza di un link alla stessa pagina è apprezzata ma per nulla necessaria (Io so benissimo come arrivare alla 'mia' pagina, no?). E arriviamo al terzo metodo:
* Si scrive sotto il primo post e basta. Perché siamo pochi, un paesino - anzi una frazione- e ci facciamo i fatti degli altri in continuazione. E come? occhieggiando le "Ultime Modifiche" dove le varie talk sono inevitabilmente controllabili ed evidenziate dato che, scrivendoci, le rispettive talk entrano fra gli Osservati Speciali. (Poiché mi hai scritto vedrai la mia talk in blu e di maggior spessore. ATTENZIONE! questo sistema funziona solo qui su Source, in questo paesino. Perché i cambiamenti nelle "Modifiche" della metropoli ('Pedia) sono talmente tanti e frequenti che in pochi minuti la pagina scompare.
In sintesi dopo i primi interventi puoi tranquillamente usare il terzo metodo perché ti 'terrò d'occhio' e lo faranno tutti quelli cui hai scritto e che ti hanno risposto :). Lo stesso varrà per te per tutti quelli la cui pagina di talk mostrerà la stellona blu in alto a destra vicino a Cronologia. Prova e vedrai. Il primo metodo resta ovviamente valido -anzi necessario- se vuoi/devi attirare l'attenzione dell'interlocutore che avrà la riga arancione non appena entrerà in Source. Non farti scrupolo di chiedere; chi non chiede non impara. Solo, può capitare che la risposta arrivi con calma (sai, gli impegni). Ma se non arriva uno arriva un altro. A presto! :) [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 19:07, 21 ago 2012 (CEST)
== Note ==
Ciao! due parole in fretta sulle note; (è quasi un caso che sia passato di qua perché da qualche giorno sono superimpegnato in altra vita). Hai avuto fortuna :). Mezza fortuna. Confesso che non ho mai usato quel template ma mi sembra di aver orecchiato che sia qualcosa di simile al template che unisce le note che cominciano in una pagina e finiscono nella successiva. Quello che me lo fa pensare è quel "Pt" (di cui non conosco esattamente la funzione). "a naso" il template prende un pezzo di testo o nota e lo attacca a un altro pezzo; qualcosa di simile al template "ref name..." "ref follow". Ma tutto questo per unire o comunque sistemate le cose che nel NS "Pagina" sono in un modo diverso che nel NS0, dove altrimenti le note col solito "ref" "/ref" andrebbero a tagliare il testo. L'esatta funzione dovrebbe essere spiegata [[Aiuto: Come aggiungere le note|QUI]] ma non lo è. Qualcuno sta lentamente cercando di sistemare gli Aiuti con le nuove invenzioni ma... ;( Se ti interessa conoscere a fondo la funzione dovrai rivolgerti a qualcuno di esperto. Lasciando in pace Alex che 'sta bombardato' credo che conoscano bene il trucco Xavier, Orbilius, ma anche Barbaforcuta. Anzi chiediglielo che così mi imparo la risposta :). {{smaller|(poi, per cortesia, alla fine del post clicca sulla firma se no mi/ci tocca andare in giro a cercare chi mi/ci ha scritto ... per stavolta ti perdono perché era mezzanotte... ;)}} ciao! --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 08:08, 2 set 2012 (CEST)
:Continuo. Mi hai incuriosito. Allora sono andato a cercare un esempio (certo che se mi linkavi qualcosa era più facile ...). allora: in [[Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/64|questa pagina]] c'è la 'nota separata' alla djvu/118. Sono quindi andato a vedere cosa c'era in ''quella'' pagina djvu/118 e ho scoperto che era una pagina di note! Allora ho dedotto questo. Le note di questo testo non sono in calce alla pagina ma raggruppate a fine testo (in altri sarà magari capitolo, dipende). Se hai messo quel template, ''quando di ritrovi nelle note'', in questo caso [[Pagina:In morte di Lorenzo Mascheroni.djvu/118|qui]], con un clic ti ritrovi alla pagina cui la nota fa riferimento. Adesso però non chiedermi a cosa serva una nota senza il numeretto di rimando, eh! È roba che ha scritto Vincenzo Monti; chi sono io per criticare?. hehe Ciao ancora. --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 08:21, 2 set 2012 (CEST)
== Questione ''autori cinematografici'' ==
Caro Pic57, come avrai potuto notare abbiamo dovuto cancellare gli autori da te inseriti a causa di un dubbio espresso in [[Wikisource:Bar#Recente infornata di pagine autori .28.3F.29_cinematografici|bar]]. A questo punto converrebbe che tu li linkassi alle pagine di Wikipedia, in attesa che Wikidata (prossimo progetto che conterrà tutti gli autori e molto altro) risolva del tutto i nostri problemi.--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 18:11, 14 set 2012 (CEST)
== Immagine Santini ==
Ho dato un'occhiata e mi sembra che il lavoro sia stato fatto abbastanza bene. Mi sono permesso alcune modifiche (il ''Centrato'' e le dimensioni). Forse un po' obligua e sfocata: hai preso l'immagine dal file di origine (Internet Archive per esempio)? Se sì, non possiamo farci niente; prosegui pure così. Per qualsiasi miglioria, puoi chiedere al nostro esperto in materia: [[Utente:Luigi62]].--[[User:Barbaforcuta|Barbaforcuta]] ([[User talk:Barbaforcuta|disc.]]) 15:37, 1 ott 2012 (CEST)
== SAL delle pagine indice ==
Caro Pic57,
ti scrivo per spiegare il mio [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Indice%3AFogazzaro-IdilliSpezzati-1902.djvu&diff=1519286&oldid=1519152 annullamento della tua modifica] all'indice di Fogazzaro.
Una pagina indice passa a SAL 100% quando tutte le sue pagine sono al 100%.
Qualche anno fa era emerso il dubbio filosofico sul significato di SAL 100% in "metapagine" che servono a riportare contenuti di altre pagine, e abbiamo deciso che tali pagine seguono il destino dei testi al cui servizio sono state create. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 07:06, 28 feb 2015 (CET)
Caro Orbilius,
perfetto. Approfitto di te perché ho un problema di...
;Numerazione nota e riga in solo testo
Vedi ad es. qui:
[https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Gramsci-antonio-sul-fascismo.djvu/7 Gramsci, Il riformismo borghese]
Il problema è la numerazione della Nota... in alto a destra
Inoltre la riga del Pié di pagina si vede nella pagina con l'immagine, ma scompare nella pagina solo testo.
:Caro Pic57, non c'è nulla di sbagliato: nel namespace Pagina la numerazione delle note ricomincia ad ogni pagina, ma nella ricomposizione delle pagine in namespace Principale la numerazione — sempre in automatico — torna a posto.
:In second luogo è normale che il piè di pagina scompaia nella pagina solo testo (quella in namespace Principale) dato che tale visualizzazione "ricompone" il testo continuo superandone la suddivisione in pagine: intestazioni e piè di pagina hanno (un po' di) senso nelle singole pagine ma non nel namespace principale dove interromperebbero la continuità del testo: ecco perciò che tali ''accidenti'' del mondo cartaceo vengono mantenuti quando graficamente sono sostanziali (cioè nel namespace Pagina), mentre quando la ''sostanza'' del testo deve essere sfrondata dagli ''accidenti'' del mondo cartaceo (cioè nel namespace Principale) tale sfrondamento avviene in automatico perché intestazioni e piè di pagina sono inseriti in aree che automaticamente non appaion in Namespace Principale. Scusa per i prestiti temerari dal lessico filosofico, ma spero che rendano l'idea. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 00:27, 3 mar 2015 (CET)
Caro Orbilius,
grazie per l'esaustiva precisazione. Direi che l'avevo anche sospettato, ma... volevo esserne certo. Condivido pienamente tutta l'impostazione: "entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem".
== Tra colleghi ==
:Caro Collega!
:Mi stavo giusti chiedendo chi ringraziare per l'improvviso interessamento di nuovi utenti per l'antologia di Cino da Pistoia... l'ho scoperto e dunque Grazie! Casualmente ci stavo lavorando e dunque mi unisco all'allegra brigata. Io uso Wikisource a scuola (poemi epici, Promessi sposi o vari autori del programma del triennio sono spessissimo sulla mia LIM), ma non sono ancora giunto all'arruolamento di ''st''utenti. Complimenti ancora. Accetto indicazioni su come muovermi con loro :D - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 21:20, 4 mar 2015 (CET)
:Caro collega, ma per carità! "Indicazioni"... diciamo che sto facendo un esperimento (di cui sono orgoglioso). Un gruppetto di studenti sta reagendo bene e spero che si tirino dietro anche i più riottosi. Anche io uso wikisource sulla LIM, e allora mi son detto: ma perché non metterli al lavoro? Non voglio parlarne granché per ora: vediamo che succede alla distanza. Comunque l'idea è che agiscano INSIEME, come una SQUADRA di operai (ma ognuno con il proprio contributo BEN VISIBILE da tutti e da me). La cosa è piaciuta perché vedono immediatamente il risultato del loro operato. Questa è una grande potenzialità educativa di wikisource: poche chiacchiere, agisci! E la cosa li gratifica molto, oltre al mio incentivo scolastico s'intende, che comunque vale per quel che vale, come ben saprai... Ora chiudiamo su Cino da Pistoia: ci siamo interessati solo alle sue Rime. Ci getteremo su... ma perché rovinarti l'effetto sorpresa? :-D Riferirò a tutti comunque dell'interessamento mostrato da un autorevole amministratore di wikisource per il loro operato.... A presto
Stavo sistemando un po' la pagina autore di Cino da Pistoia. Ma forse meglio che imposti tu, così imparo come gestire opere come queste: le Rime sono di Cino, ma sono una scelta di Carducci ecc.
::Allora, caro {{ping|OrbiliusMagister}} qua l'arruolamento sta andando avanti alla grande. Si sta creando uno "zoccolo duro". Ho dovuto aprire una cartella su Quip per coordinare i lavori. Gli studenti (comunque maggiorenni) scrivono su quip quali pagine si impegnano a rileggere, in modo da evitare sovrapposizioni e ordinare i lavori: in genere si procede a "decine". Ho creato poi uno strumento di valutazione che si basa sul Conteggio Modifiche di wikisource. Certo, anziché usare Quip potrei fare direttamente tutto su wikisource, aprendo un Progetto, credo. Ma forse, meglio aspettare ancora un po'. E poi comunque non senza averne parlato prima con te. Ecco appunto: che ne pensi? PS: l'unica cosa che sta andando male è la mia ricerca di testi senza copyright, come forse avrai letto in giro. Prima o poi imparerò :-( [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 07:29, 14 mar 2015 (CET)
== Idillii spezzati ==
Su segnalazione di {{ping|Margherita}}, ho visto che la scansione di Idillii era "rotta" (mancavano alcune pagine in fondo al libro) e l'ho sostituita al volo con un'altra scansione, migliore, da IA: {{IA|idilliispezzatir00fogauoft}}. Adesso mi pare a posto. Va sistamata l'ultima decina di pagine. Mi pare che l'edizione sia identica, le pagine corrispondono, va comunque verificato in modo ''paranoide'' :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 07:54, 10 mar 2015 (CET)
:Grazie {{ping|Alex brollo}}. Avrai visto che su Internet Archive le due edizioni erano apparentemente identiche. Mi sono accorto della lacuna delle ultime pagine quando ormai avevo trascritto il libro. Ho aggiunto il testo finale scansionandolo direttamente dalla copia che tu ora hai importato. Stavo giusto leggendo sul manuale come sostituire i dejavu, cosa che non mi è sembrata proprio semplice. Poi ho visto che {{ping|Margherita}} ci stava lavorando e ho lasciato andare. Sì comunque hai ragione: val la pena essere paranoici e controllare tutto, ma proprio tutto, prima di importare. Ho riletto e sistemato le ultime pagine a SAL 75%
:: Nonostante tutti i controlli, capita di dover sistemare dei file djvu. Non siamo in molti a maneggiarli senza impazzirci, talora servono spostamenti massicci di pagine già trascritte e quindi è utile avere un bot... a ma i djvu piacciono molto, se ti servirà chiedi tranquillamente, mi ci diverto :-)
:: Ho ritoccato l'ultima pagina SAL 75%. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 21:53, 10 mar 2015 (CET)
== Sul Fascismo ==
Caro Pic57,
ho una brutta notizia.
Data la natura sospetta del testo di Gramsci da te caricato ho effettuato una rapida indagine, ricostruendo la ''tradizione'' del testo copia su copia.
Il testo deriva in ultima analisi dal pdf presente su Liberliber. Esso è stato utilizzato da qualcuno della casa editrice Altrimedia per produrre il testo nell'edizione che poi da qualcuno è stata caricata su Internet Archive, dove è stato trasformato nel djvu infine utilizzato da te qui.
Il problema grosso è che il testo di Liberliber è proposto con licenza CC BY-NC-SA. Gli editori di Altrimedia hanno ''offuscato'' la provenienza del loro testo per poterlo proporre in vendita, contravvenendo così a tutte le clausole della licenza d'uso di Liberliber. Su Internet Archive non c'è un controllo del copyright come da noi, dunque tu l'hai utilizzato qui in buona fede, ma in realtà a noi è arrivato un testo riutilizzato illegalmente e sui cui qualcuno potrebbe rivalersi: non abbiamo il diritto morale di perpetuare questa infrazione di copyright. Il testo andrà dunque cancellato. Se ti riesce salva il salvabile di quenato bbiamo trascritto perché a breve passerò a cancellare tutto. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 17:27, 11 mar 2015 (CET)
:Capito. Cancella pure. Se lo avessi visto su Liber Liber non l'avrei caricato. Vuol dire che guarderò anche lì prima di caricare qualcosa.
== Indice-Commons ==
Scusa Pic57, abbiamo un problema. L'ultimo indice da te creato non risponde ai criteri proposti nella [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Caricare il file djvu su Commons|nostra guida]]. Ti suggeriamo di seguire scupolosamente i consigli sulla scelta del nome perché eventuali errori sono difficili da sistemare: '''Cognome autore - Titolo libro, Volume''' (se diviso in volumi e tomi ecc.)''', Anno di pubblicazione.djvu''', è lo schema principe (una variante, quando è importante anche l'editore, la trovi [[Indice:Pirandello - Sei personaggi in cerca d'autore, R. Bemporad & figlio, 1921.djvu|qui]]). Buon lavoro. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 19:36, 20 mar 2015 (CET)
: Ok, dimmi se devo ricaricarlo come corradini-sopraleviedelnuovoimpero-1912.djvu. Ho formattato solo qualche pagina. Eventualmente fammi sapere qui. Comunque almeno stavolta ho caricato un libro privo di copyright.
::'''Indice:Corradini - Sopra le vie del nuovo impero, 1912.djvu''', --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 00:12, 21 mar 2015 (CET)
:::Fatto. https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Corradini_-_Sopra_le_vie_del_nuovo_impero,_1912.djvu. Cancella pure il vecchio
==Re:Malombra==
Sì, penso proprio che le edizioni siano due come mi ha spiegato [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Alex_brollo&oldid=1540768 Alex] al quale avevo esposto i miei dubbi e problemi riguardo la rilettura di Malombra. Questa rilettura mi sta facendo disperare. Io ho una edizione del 1886 di Giuseppe Galli che viene riportata come terza edizione. Sarei contenta se andassi a leggere i messaggi relativi che ci siamo scambiati al proposito. Stasera te li cerco e te li linco. A più tardi.--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 19:24, 13 apr 2015 (CEST)
:::::::::::Eccomi. Leggi [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Alex_brollo&oldid=1540768#Malombra] e poi One word message.... nella mia talk. Ciao--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 21:58, 13 apr 2015 (CEST)
::::::Consolati. Sono contenta che ad essere "tardi" siamo in due!! Anch'io avevo pensato come te. Ora rivolgo la tua domanda ad Alex che, senza dubbio, saprà darci una risposta.--[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 23:23, 13 apr 2015 (CEST)
::::::::::::Fatto! Leggi [https://it.wikisource.org/wiki/Discussioni_utente:Alex_brollo qui] Ancora Malombra --[[User:Margherita|Paola]] ([[User talk:Margherita|disc.]]) 23:57, 13 apr 2015 (CEST)
== Richiedi una borsa "[[wmit:Alessio Guidetti|Alessio Guidetti]]" per Wikimania ==
Ciao Pic57, ti segnalo il [[wmit:Programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015|programma borse di partecipazione "Alessio Guidetti" per Wikimania 2015]], che potrebbe esserti utile per partecipare al raduno mondiale degli utenti Wikimedia. Abbiamo prorogato i termini, c'è tempo '''fino alle 23.59 di martedì 28 aprile''' per fare richiesta.
Ti scrivo perché ho visto che ti dai da fare da queste parti e non hai ancora fatto richiesta. Perdonami se la segnalazione non è di tuo interesse. [[User:Nemo_bis|Nemo]] 10:09, 26 apr 2015 (CEST)
<!-- Messaggio inviato da User:Nemo bis@metawiki usando l'elenco su http://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Meta:Sandbox&oldid=12028809 -->
::Grazie {{ping|Nemo_bis}}, non sapevo neanche dell'esistenza di questa bella iniziativa, per la quale... diciamo che sarei un po' fuori target ahimé per via dell'età, come potrai desumere dallo user wiki. Spero piuttosto che la cosa interessi qualche mio studente, magari l'anno prossimo: quest'anno qualcuno di loro ha cominciato a darsi da fare, ma non credo abbastanza. Comunque '''ho colto l'occasione per iscrivermi a wikimedia italia.'''
== Lo cunto ==
Forse ho capito il problema delle note, ricade nel proverbio "''il meglio è nemico del bene''". Non serviva quel lavoraccio! Io ho qualche tool ancora poco pubblicizzato, ma facendone a meno la procedura più comoda è:
* correggere il testo lasciandolo dov'è (ossia, le note in fondo);
* circondare ciascuna nota con un <nowiki><ref>...</ref></nowiki>; occhio alle note sulla stessa riga;
* selezionarle una a una e trascinarle nel punto giusto del testo. Fine.
Il ref name e il ref follow vanno usati solo nelle note molto lunghe, che continuano su più pagine.
Volendo rileggere il testo dopo aver messo le note al loro posto, è comodo "rimetterle in fondo pagina" con lo strumento Spostamento note; finito di rileggere, si rimettono dov'erano cliccando di nuovo Spostamento note.
Raccomando anche di seguire le indicazioni che ho messo in Discussioni indice, compreso il modello di rigaintestazione (testo minuscolo inserito in un template Sc) e di aggiungere il template RuleLeft|8em nel footer, prima del tag references.
Beninteso: è stato fatto un lavoro molto buono, e molto faticoso, grazie! Sistemare la formattazione è molto, ma molto meno faticoso che correggere un testo così ostico. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 00:09, 28 apr 2015 (CEST)
:: Mah sì, non ti preoccupare non sono permaloso. Venivo dalle rime estravaganti del bandello dove invece usavo quel sistema... ci avevo preso la mano. A proposito, dai un'occhiata anche lì se ti capita.
::: vedo! Là però per merito di poem non dà fastidio (non spezza il testo). Una curiosità.... come hai pescato questa curiosa sintassi?? Per ottenere che risultato? E... i nomi delle annotazioni, li crei e inserisci tutti pazientemente a mano? Approfitto per congratularmi con te per la scoperta dell'uso dei tag <nowiki><i>...</i></nowiki> al posto dei maledetti apostrofi, '''bravo!!!''' --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]) 12:08, 28 apr 2015 (CEST)
La "curiosa sintassi", caro {{Ping|Alex brollo}}, era strettamente connessa alla rilettura SAL 75%. Se si rilegge a quel livello di profondità si ha il tempo di creare dei tag apparentemente complessi che in realtà sono dei copia e incolla. Voglio dire: sfrutto la memoria del computer per i tag che sono dei copia-e-incolla quasi uguali, mentre il cervello è impegnato nella rilettura.
Tutto è nato dal fatto che credevo che - trovandosi le note in pagine diverse dal testo a cui si riferivano - dovessi comunque usare il <nowiki><ref follow>...</ref></nowiki> e il <nowiki><ref name>...</ref></nowiki>. Pertanto procedevo così (dopo aver sistemato le sezioni della pagina):
* stabilivo il nome del tag ref con il seguente criterio p|numeropagina-numeroverso. Avevo letto da qualche parte nella guida che questo era il criterio consigliato per evitare nomi di tag uguali
* creavo il primo tag ref follow e lo copiavo in memoria pc (ad esempio <nowiki><ref follow="p307-v6"></nowiki>.
* correggevo e chiudevo il follow.
* Passavo alla nota successiva incollando la prima parte del ref e cambiando solo il numero del verso e così via fino alla fine delle note
* Infine passsavo al testo. Incollavo il tag follow nel punto del testo utile, rinominandolo "name" (<nowiki><ref follow="p307-v6"></nowiki> diventa <nowiki><ref name="p307-v6"></nowiki>
Tutto qua.
Intanto ho cominciato ad usare il PostOCR, anche se per testi come quello del buon Basile è utile fino ad un certo punto. Però Intestazione e piè di pagina sono già qualcosa. Il memo regex ora lo vedo, perché ho anche la bottoniera, e leggo Carica regex e salva regex: ma non ho ancora capito bene come funzionano. Ho capito che con il ''Trova e sostituisci'' se spunto ''Ricorda questa sostituzione'', in effetti se le ricorda e il PostOCR me le esegue nella pagina. Per ora sono a questo livello.
== Wikisource a scuola ==
Bella la tua iniziativa. Ti segnalo che Al liceo Pascal di via Corti di Milano è iniziato un progetto di realizzazione di una ''biblioteca scolastica digitale'' che raccoglie in modo comodo gli ebook in formato epub, raccolti secondo l'ordine dei programmi ministeriali. Il contatto con la Biblioteca comunale di via Valvassori Peroni - sezione ipovedenti porta a sottolineare la possibilità di usare gli ebook anche per la didattica dei BES, ipovedenti e dislessici. Per ora in via Corti si era solo alla prima fase: caricamento sul PC dell'aula di informatica degli .epub. [[User:Mizardellorsa|Mizar (ζ Ursae Maioris)]] ([[User talk:Mizardellorsa|disc.]]) 06:02, 24 lug 2015 (CEST)
== Studenti ==
:Ottima idea quella di far rileggere agli studenti :-) Facci sapere come va.<br>
PS: da una discussione con Marco Calvo su Facebook mi è parso di capire che loro gli ISBN sugli epub (almeno) li mettono. [[User:Aubrey|Aubrey]] ([[User talk:Aubrey|disc.]]) 16:14, 18 apr 2016 (CEST)
::{{ping|Aubrey}} Sì, mi pare sia stata un'ottima idea perché così si aggiungono loro via via che si registrano e io li posso aiutare senza perderli di vista. Sugli ISBN ho chiarito tutto, con AIE. Ti scrivo in privato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:19, 18 apr 2016 (CEST)
== Cinema ==
Ciao. Io sono una funzionaria INPS, forse ti posso aiutare a trovare le date di morte se mi fornisci nome cognome e data di nascita. Almeno ci provo. [[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 13:02, 15 gen 2025 (CET)
:Ciao @[[Utente:Lagrande|Lagrande]]. Uao!
:Purtroppo per gli autori di incerto © non posso risalire alla data di nascita perché neanche l'IA è in grado di fornirmela. Quindi per loro mi rimangono solo questi dati:
:* un nome e un cognome,
:* l'anno in cui ha pubblicato l'articolo o l'opera
:* il titolo
:* la rivista
:Si può ragionare sul fatto che non possano avere meno di 25 anni dalla data di pubblicazione dell'articolo e risalire all'anno di nascita... ma è un lavoraccio. Tuttavia se ci vuoi provare, [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57/Laboratorio_cinema '''qua'''] trovi la tabella che costruisco man mano che scandaglio riviste e simili. Il punto interrogativo sta per: "sospendo perché NON conosco la data di morte dell'autore e quindi NON sono in grado di stabilire se l'opera è in Pubblico Dominio". Al momento ci sono una decina di nominativi con il ? [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 18:00, 15 gen 2025 (CET)
ːTemo che senza data di nascita non arriverò a niente, ma comunque ci provo. --[[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 09:42, 16 gen 2025 (CET)
== Lilypond ==
Programma di incisione musicale. Ecco quel che può fare:
* '''[https://it.wikisource.org/wiki/Categoria:Partiture Partiture]'''
Chi vuol dare una mano è benvenuto/a.
{{riga punteggiata|300}}
Versioni in uso
* ''LilyPond 2.24.4 {{smaller|released - July 21, 2024}}''
Editor in uso:
* ''Frescobaldi 4.03 {{smaller|da novembre 2025}}''
* Frescobaldi 3.3
== [[:File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 372 crop).jpg]] ==
Ciao. Scusa ma ho ricroppato e ricaricato questa immagine perchè nel ritagliarla avevi "mangiato" una parte del decoro in alto a dx... ;-)
Già che c'ero l'ho ripulita, alzato la risoluzione e resa in b/n. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:06, 5 lug 2025 (CEST)
:Anzi, vedo ora che di quell'immagine ci sono svariate versioni, pure migliori e a risoluzione più alta, tipo [[:File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 164 crop).jpg]]. Potrebbe essere un'idea usare sempre la stessa img indipendentemente dalla pag. di origine, come discusso [[Wikisource:Bar/Archivio/2025.05#Immagini ripetitive e duplicate|qui]].
:Da [https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Illustrations_from_Ars_et_Labor questa categoria] si può cercare le immagini "riciclabili" che già esistono. [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 5 lug 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] intervieni pure come pensi sia meglio. Non mi offendo, anzi... In genere sbianco solo lo sfondo delle immagini-decorazioni... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:34, 5 lug 2025 (CEST)
:::Ok. E' anche più comodo per te, se già c'è un'immagine caricata su Commons, riutilizzarla anzichè ritagliarla e sbiancarla ;-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:39, 6 lug 2025 (CEST)
== Segnalazione antologia spartiti ==
Ciao! Ho notato la tua passione nel trascrivere spartiti, ti segnalo la seguente antologia:
https://archive.org/details/neretti-canti-giuochi-danze/mode/1up
Vedi tu se ti può interessare.
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:23, 27 feb 2026 (CET)
:Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]], ma certo che mi interessa! E' una testimonianza significativa della concezione educativa dell'epoca e anche della musica popolare toscana (per eccellenza "italiana" e quindi ''patriottica'').
:Ho inserito il libro nella mia lista su IA. Diciamo che è "in coda".
:Un caro saluto. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 22:28, 27 feb 2026 (CET)
::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Mi stavo accingendo a caricare il libro di Luigi Neretti su Commons, ma mi è sorto il dubbio: Luigi Neretti è nato nel 1865, ma non se ne conosce la data del decesso. Tuttavia "molto probabilmente" la sua opera è già di pubblico dominio. Ma Marina Battigelli, che è co-autrice del libro per via delle illustrazioni NON è ancora di Pubblico Dominio perché deceduta nel 1979, come afferma questa fonte (Giuseppe Ortolan, collezionista e antiquario di Padova): https://www.anticortolan.it/autori_scheda.asp?ID=65 e confermata da questo: https://www.galleriarecta.it/autore/battigelli-marina/ e anche dal Dizionario d'Arte Sartori: https://dizionariodartesartori.it/artisti/battigelli-marina
::Per cui non ho caricato il libro su Commons, anche se scansionato da Google Books e presente su IA. Peccato! :( [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 18:41, 17 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Capito, peccato. Ne approfitto per segnalarti due testi sicuramente di pubblico dominio contenenti spartiti, "L'anima musicale d'Italia" di Giulio Fara [https://archive.org/details/fara-anima-musicale-italia qui] e "Le canzonete dei nostri veci" di Luigi Bauch [https://archive.org/details/bauchlecanzonetedeinostriveci qua]. Vedi se ti possono interessare. Ciao! [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:07, 18 mar 2026 (CET)
::::Molto belli entrambi@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Comincerei da quello di Bauch. Vedo di organizzarmi: li trascriverò senza interrompere le altre cose che sto facendo... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:23, 18 mar 2026 (CET)
:::::Ne aggiungo uno anch'io: ''La marcia dei soldatini di piombo'', a pag. 8 di [[Indice:Il giornalino della Domenica, anno 1 n. 7, 5 agosto 1906.pdf]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:17, 19 mar 2026 (CET)
::::::Ok @[[Utente:Candalua|Candalua]] fatto. {{Testo|La marcia dei soldatini di piombo}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:53, 21 mar 2026 (CET)
::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Ho dato inizio ai lavori: {{testo|Le Canzonete dei nostri veci}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 19:53, 25 mar 2026 (CET)
::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Terminata la trascrizione de {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 19:27, 10 mag 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Pic57|Pic57]] Ottimo, grazie! Non ho presente per ora altri testi da suggerirti, in teoria potresti fare quello di Neretti sopra citato evitando di inserire le illustrazioni. Già in altri casi passati su Wikisource abbiamo evitato di inserire parti di certi testi in quanto ancora sotto copyright. Vedi tu... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:06, 10 mag 2026 (CEST)
::::::Ciao @[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]]. Ho caricato https://it.wikisource.org/wiki/Indice:L%27Anima_musicale_d%27Italia.djvu che mi avevi segnalato. Ho pensato che l'opera di un musicologo a questo punto fosse necessaria. Piano piano la trascriverò... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 21:25, 15 mag 2026 (CEST)
== Musica, che passione! ==
Ogni volta che ti vedo aggiungere pagine di musica mi scappa un sospiro di gratitudine: sei un benemerito del wiki. Per il momento quel che posso fare, grazie a Frescobaldi, è aggiusticchiare qua e là, ma a differenza della scrittura in greco che mi è abbastanza familiare, il perfezionismo mi prende e comincio a farmi troppe domande su come piegare legature, centrare espressioni agogiche ecc. ecc. per cui mi limito, e anche questo con lentezza, a correggere principalmente note e ottave che scappano nella trascrizione... comunque facendo questo sto imparando. Ad esempio oggi ho capito l'uso di \stemDown e \stemUp. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:26, 3 apr 2026 (CEST)
:Carissimo @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] non si finisce mai di imparare. Certe volte scelgo le partiture da trascrivere in base alle difficoltà che presentano: mi sfido da solo; altre volte càpita invece che una partitura apparentememnte semplice, finisce per presentare difficoltà impreviste. E va bene anche questo, perché è il modo migliore per imparare, almeno per me.
:Mi rendo conto che nella foga di superare nuove difficoltà, finisco per tralasciare di "revisionare" quel che ho già scritto, ma... meno male che ci sei tu! :-)
:Del resto se dovessi oggi riprendere il codice scritto quando ho cominciato, ormai un anno fa, o anche solo qualche mese fa, o anche solo qualche settimana fa, quante cose migliorerei! Ma ora non è il momento: ho ancora troppo da imparare e quindi devo continuare a esplorare questa giungla di note... [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:49, 3 apr 2026 (CEST)
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{sc|del chiabrera}}|239}}</noinclude><poem>
L’orfanella raccor siccome figlia;
Quinci la diede a Berecintia, ed ella,
Poichè crebbe in bellezza ed in etade,
Usò chiamarla Primavera a nome;
{{R|30}}E se mai Febo il fiammeggiante carro
Troppo allontana, Berecintia invia
Costei, che da vicin lo riconduca;
Però se vegghi, e se tu poni agguati,
Esser non può giammai, che non la miri.
{{R|35}}Più non parlò la neghittosa donna:
Allora il Verno di vederla ardendo,
La beltà celebrata attese al varco;
Ed ella un giorno indi passò: splendeva
Sua gioventute, ed era bianca il petto,
{{R|40}}E bruna gli occhi, e sulla guancia neve
Fioría di rose, e biondeggiava il crine:
Ma col labbro perdeano ostri di Tiro:
Lieve volgeasi, e di color contesta
Varj la gonna: e sulle terse chiome
{{R|45}}Spargeva odor vaga di fior ghirlanda;
E di fior nembi seminava intorno
La man leggiadra: ove fermava il piede
Verdeggiava la piaggia, e mormorando
Battevano le piume aure serene,
{{R|50}}E facean crespi, e via più freschi i rivi.
A tanta vista di bellezze il Verno
Meraviglioso riscaldò le vene,
E dolcemente le facea lusinga:
O bellissima Ninfa, in cui rimiro
{{R|55}}Pregi sì grandi, che mirarli altrove
Fia vana la speranza, ove t’invii?
Arresta il corso, che passando innanzi
Troverai campi polverosi, ed ore
Cocenti sì, che struggeransi i fregi,
{{R|60}}Di che t’infiori. Odo narrar, che ’l Sole
Quinci oltra alberga col Leon Nemeo,
E spande fiamme: ah non ti tinga il viso,
Ed al puro candor non faccia oltraggio:
Vientene alla mia reggia, ove mai Febo
{{R|65}}Non vibra i raggi suoi, che non sian cari;
Nè cosa verrà men, ch’a tua beltate
Quivi si deggia, e che di te fia degna.
Non son Principe vil: Là sotto l’Orse
Ho largo Impero, e su per l’aria regno
{{R|70}}Ben largamente; uso frenare i fiumi
Gelando i loro corsi; eccito i venti,
E fo svelte cader l’alte foreste,
E posso sollevar l’onde marine
Infino al cielo. Ei si gridava, ed ella
{{R|75}}Ratta fuggia, nè pur mirollo in viso;
Ed ei sprezzato, di sè stesso in bando
Fermossi alquanto, indi rivolse il piede
Al chiuso luogo delle sue dimore.
Ivi pensoso, e da’ desiri oppresso
{{R|80}}Gli occhi rinchiuse, ed ecco a lui Morfeo,
Figlio del sonno, se ne vien volando.
Costui per l’ombre delle notti oscure
Ama di dileggiar le menti altrui
Con varj scherzi, ed or sembianza prese
{{R|85}}Dell’alato figliuol di Citerea,
Ed al Verno dicea queste parole:
Che fai tu fra le piume? i miei fedeli
Deono come guerrieri esser ben desti:
Sorgi, sorgi oggimai; la bella Ninfa
{{R|90}}È governata per le man dell’Anno
Come sei tu: vattene a lui volando
E fa tuoi preghi; egli è Signor cortese,
Nè lascerà gir vôti i tuoi desiri.
Così gli disse, e dispiegò le piume
{{R|95}}Fortemente ridendo, e quei si scosse,
E ripensando alle parole udite
Fece Borea chiamare, ed ei sen venne;
Allora gli diceva: Voglia mi stringe
Di pervenire alla magion dell’Anno,
{{R|100}}Ma per calle sì lungo i piedi ho lenti:
Portami tu colà, che sei fornito
Di molte penne: immantenente il prese
Borea sul tergo, ed assai tosto il pose
Dell’altiero palagio in sulla soglia:
{{R|105}}Era tondo il palagio; immensa mole:
Partito in quattro alberghi, ed ogni albergo
Avea tre stanze; il primo era smeraldo,
Il secondo piropo, il terzo splende
Insieme d’oro, e di smeraldo, il quarto
{{R|110}}Parea candida perla, e bel zaffiro.
In questi almi soggiorni, ampia famiglia,
Più che trecento trascorrean sergenti,
Come di snella cerva il piè veloci;
Ed ognuno, a contarsi alto stupore!
{{R|115}}Mezzo biancheggia quasi neve, e mezzo
È quasi pelle d’Etiopo oscuro:
Fra costor passa il Verno, e trova l’Anno,
E gli s’inchina, indi così favella:
Se maggiori di me non fosser presi
{{R|120}}Nella rete d’Amore, io sarei lento
A teco raccontar gl’incendj miei:
Ma chi non sa di Dafne, e di Siringa?
Chi non d’Europa? e di costoro alcuna
A Primavera non s’adegua in pregio;
{{R|125}}Non certamente, io se di lei m’accendo,
Di biasmo no, ma di pietà son degno,
Però degna miei preghi; e tu, che puoi
Fa, che giocondo nelle fiamme io viva;
E dammela consorte. Ei si diceva,
{{R|130}}E con sospiri interrompeva i detti.
A cui l’Anno pensoso diè risposta
Posatamente: è verità, ch’io reggo
Non men che te la Primavera, o Verno;
Ma regger vi degg’io con quella legge
{{R|135}}Che ’l Creator dell’Universo impose:
Che vai cercando tu? vostri desiri
Foran sempre diversi; e vostri parti
Forano mostri: hassi a guastare il mondo
Per condurre ad effetto un tuo pensiero?
{{R|140}}Pensa più saggiamente. Ei più non disse,
E quasi dispregiando il tergo volse;
Ma verso i regni suoi fece ritorno
Afflitto il Verno: ivi sdegnoso il petto
Altro non sa trattar salvo baleni,
{{R|145}}Salvo tempeste, e le sue rabbie sfoga
Infurïato con procelle orrende.
Deh chi schermo ne fa da’ suoi furori
Quando imperversa? oh per miei carmi, o Corsi,
Alla salute tua non fosse acerbo,
{{R|150}}Corsi, fra i nomi del mio cor diletti,
Antico nome; ed onde mai non sento
Invecchiar nel mio cor la rimembranza.
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="JppBr98" />{{RigaIntestazione|{{Sc|Ⅹ}}|{{Sc|de la bestia trionfante}}|}}</noinclude>''perfezioni apparenti al giudizio di una moltitudine credula ed ignara, ma che sono tutt’altro al cospetto di una morale austera e saggia. Questo novello fine fa che lo ''Spaccio'', uscendo dal suo essere di allegoria, diventi una satira. L’allegoria si contesse intimamente alla satira, la metafora si confonde con l'allusione, come la stessa astronomia con la morale. L’astronomia e la morale paiono all’autore del pari evidenti ed autentiche; egli ne fa i fondamenti della certezza scientifica. È mestieri che la astronomia sia morale, e che la morale sia utilmente rannodata all’astronomia. Quando le veraci virtù popoleranno il cielo, gli uomini, lasciandosi condurre da tali costellazioni, meneranno una vita pura e beata. Questo firmamento rinnovato e corretto, presenterà loro un mondo ideale, del quale le grandezze terrestri saranno imagini imperfette e riverberi scoloriti. Che sarà la prudenza umana appetto alla Provvidenza divina? Il cielo spirituale, il paradiso, si collega al cielo materiale, agli astri; riformare i nomi zodiacali è, rispetto al vulgo, produrre l’effetto di una riforma morale. L'antico sistema degli asterismi rappresenta e riflette l'antica superstizione<ref name="pagX">« Adde hoc universi systema tot cyclis et epicyclis constans, non ad veri rationem, sed ut hypothesin, ad commodum astronomicarum computationum fuisse excogitatum. Ubi vero stultitia adolevit, et hebescere cœpit ingenii humani acies, genera quædam fabulosorum numinum conflicta fuerunt, quibus quasi animis motricibus systematis illius partes procurarentur. Istæ fabulæ Ægyptiorum, quæ ad reconditos sensus</ref>. Queste favole, in cui il vizio regna senza''<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="JppBr98" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione}}|ⅩⅠ}}</noinclude><ref follow="pagX">occultandos initio fuerunt inventæ, demum procedente ævo pro veris habitæ sunt. Tandem insania hominum eo processit, ut vitiatæ longo usu cœlestium rerum imagines in pessimum vitæ exemplum adhibitæ sint, et in totidem numina mutatæ. Denique explosa luce per gentes, turpis fabula genita est, quæ crudelia et impia facta induxit, tyrannidemque, schismata et ignorantiam omnium rerum pietatem esse voluit, perverso omni vitæ ratione et usu.» <br/>
Ecco quel che Bruno scriveva sette anni dopo la pubblicazione dello ''Spaccio'' (''de Monade'', ecc. pag. 151, 12.)</ref>
''vergogna, devono sparire, e non possono accordarsi con la nuova astronomia. Dacchè è dimostrato che gli abitatori della terra girano intorno al sole, dopo questa rivoluzione della scienza, è loro interdetto di porre la vita sotto la protezione di miserabili bruti e di vizj indiati. Eleggano a protettori astri onorevoli, e la loro condotta sarà altresì onorevole; commettano i loro destini, non ai capricci del caso, ma alle leggi della giustizia, e la lor vita sarà regolata ad una costante felicità.''
''Questo concetto era nuovo, sebbene sembri che le opere del {{AutoreCitato|Marcello Palingenio Stellato|Manzolli}} e di {{AutoreCitato|Basilio Zanchi|Basilio Zanchi}} <ref>Il titolo dell’opera di Manzolli (''Marcellus Palingenius'') è qui significativo: ''Zodiacus vitæ'', 1537. Il libro di B. Zanchi, ''Hortus Sophiæ'', dedicato al cardinal {{AutoreCitato|Pietro Bembo|Bembo}}, è una splendida descrizione in versi delle dottrine cristiane; ma l’autore, canonico lateranense, ne cavò di morire in prigione sotto Paolo IV.</ref> l’abbiano potuto suggerire. Era semplice, non essendo che una combinazione dell’idea d’influenza siderale con l'idea di una riforma astronomica. Il modo onde Bruno la mette in atto è certamente originale. Lo spirito e l'immaginazione vi abbondano a josa. Egli vi maneggia destramente l'allegoria''<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|302||}}</noinclude>
{{Centrato|'''CAPITOLO VIII.'''}}
Simonide alzò il capo.
— «Ester, egli disse dolcemente, la notte è inoltrata; portaci da bere, affinchè ciò che ancora dobbiamo dire non ci affatichi.» —
Essa suonò il campanello. Un domestico entrò con vino e pane.
— «Qualche cosa rimane ancora da chiarirsi, mio buon padrone» — disse Simonide. — «D’ora innanzi le nostre vite dovranno correre insieme come due fiumi che hanno unite le loro acque e scorrono verso la medesima foce. E’ meglio che ogni nube sia dissipata. Quando tu partisti l’altro giorno dalla mia porta tu credesti che io ti avessi negato quei tuoi diritti che ora conosco in tutta la loro ampiezza. Ma non fu così, no, non fu così. Ester può attestare che io ti riconobbi, e che non ti perdei di vista lo può dire Malluch, il quale...» —
— «Malluch!» — esclamò Ben Hur.
— «Chi è inchiodato come me alla sua poltrona, deve servirsi di molte mani se vuol muovere il mondo dal quale lo divide una così crudele barriera.
Io ho molte di queste mani, e Malluch è una delle migliori. E qualche volta,» e rivolse uno sguardo riconoscente allo sceicco — «qualche volta mi rivolgo ad altri cuori generosi, come Ilderim, buono e coraggioso. Che egli ti dica se ti avevo ripudiato o dimenticato.» —
Ben Hur guardò l’Arabo.
— «Questi è colui che ti parlò di me, buon Ilderim.» —
Ilderim accennò di sì col capo, e i suoi occhietti scintillarono.
— «Come si può conoscere senza una prova, o mio padrone» — continuò Simonide, «ciò che sia un uomo? Io ti ravvisai, per la somiglianza con tuo padre; ma non conosceva la tua indole e i tuoi costumi. V’è della gente per la quale le ricchezze sono una maledizione. Eri tu uno di questi esseri?
Io mandai Malluch per accertarmene, e vidi coi suoi occhi, e ascoltai con le sue orecchie. Non biasimarlo. Ciò che egli mi riferì era tutto in tuo favore.» —
{{Nop}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|302||}}</noinclude>
{{Centrato|'''CAPITOLO VIII.'''}}
Simonide alzò il capo.
— «Ester, egli disse dolcemente, la notte è inoltrata; portaci da bere, affinchè ciò che ancora dobbiamo dire non ci affatichi.» —
Essa suonò il campanello. Un domestico entrò con vino e pane.
— «Qualche cosa rimane ancora da chiarirsi, mio buon padrone» — disse Simonide. — «D’ora innanzi le nostre vite dovranno correre insieme come due fiumi che hanno unite le loro acque e scorrono verso la medesima foce. E’ meglio che ogni nube sia dissipata. Quando tu partisti l’altro giorno dalla mia porta tu credesti che io ti avessi negato quei tuoi diritti che ora conosco in tutta la loro ampiezza. Ma non fu così, no, non fu così. Ester può attestare che io ti riconobbi, e che non ti perdei di vista lo può dire Malluch, il quale...» —
— «Malluch!» — esclamò Ben Hur.
— «Chi è inchiodato come me alla sua poltrona, deve servirsi di molte mani se vuol muovere il mondo dal quale lo divide una così crudele barriera.
Io ho molte di queste mani, e Malluch è una delle migliori. E qualche volta,» e rivolse uno sguardo riconoscente allo sceicco — «qualche volta mi rivolgo ad altri cuori generosi, come Ilderim, buono e coraggioso. Che egli ti dica se ti avevo ripudiato o dimenticato.» —
Ben Hur guardò l’Arabo.
— «Questi è colui che ti parlò di me, buon Ilderim.» —
Ilderim accennò di sì col capo, e i suoi occhietti scintillarono.
— «Come si può conoscere senza una prova, o mio padrone» — continuò Simonide, «ciò che sia un uomo? Io ti ravvisai, per la somiglianza con tuo padre; ma non conosceva la tua indole e i tuoi costumi. V’è della gente per la quale le ricchezze sono una maledizione. Eri tu uno di questi esseri?
Io mandai Malluch per accertarmene, e vidi coi suoi occhi, e ascoltai con le sue orecchie. Non biasimarlo. Ciò che egli mi riferì era tutto in tuo favore.» —<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||303}}</noinclude>{{nop}}
— «Io non lo biasimo» — disse Ben Hur, cordialmente. — «Io approvo la tua saggezza.» —
— «Le tue parole mi sono gradite» — continuò il negoziante, — «gradite assai. La mia paura di un malinteso è cessata. Ed ora i fiumi scorrano per la loro via nella direzione che Dio indicherà!» —
Dopo una pausa egli riprese.
— «Come il tessitore seduto al telaio vede scorrere veloci le spole, e la tela crescere sotto i suoi occhi e coprirsi di figure ed arabeschi, mentre egli sogna fulgidi sogni nel frattempo; così, nelle mie mani, si accumulava il denaro, ed io mi meravigliavo di questa prosperità e spesso me ne chiedevo il perchè. Io vedeva una mano che non era la mia guidare ogni impresa. Il Simun, che seppelliva le carovane degli altri nel deserto, risparmiava le mie; le tempeste che riempivano i mari di naufragi e gettavano i rottami sulle spiaggie, acceleravano il corso delle mie navi. Più strano di tutto, io, così dipendente dagli altri, immobile nella mia sedia come una cosa morta, non ho mai patito una perdita da parte di un agente — mai. Gli elementi sono aggiogati al mio servizio, e tutti i miei servitori mi sono stati fedeli.» —
— «E’ strano veramente» — disse Ben Hur.
— «Così io mi diceva. Finalmente, o padrone, venni alla tua conclusione: Iddio c’entrava — e come te mi chiesi: — «Quale sarà il suo scopo?» — La mente di Dio non si muove se non con un intento. E per tutti questi anni mi sono ripetuto questa domanda, aspettando una risposta, che sapevo Dio avrebbe fatta a suo tempo. E io credo che il momento sia venuto.» —
Ben Hur ascoltò con attenzione crescente.
— «Molti anni or sono, io sedeva con tua madre, o Ester, sulla strada ad oriente di Gerusalemme, presso le tombe dei Re, quando tre uomini mi passarono davanti sopra grandi cammelli bianchi, non mai veduti nella Città Santa. Questi uomini erano stranieri, e venivano da lontano. Il primo di essi si fermò e chiese: — «Dov’è colui che è nato Re degli Ebrei?» —
E come per calmare la mia curiosità continuò: — «Noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e siamo venuti per adorarlo.» — Io non sapeva che cosa rispondere, ma tenni loro dietro fino alla porta di Gerusalemme, dove ripeterono la loro domanda alla guardia. Tutti quelli che la intesero, rimasero stupiti e credettero che si trattasse dell’atteso Messia.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione|||303}}</noinclude>{{nop}}
— «Io non lo biasimo» — disse Ben Hur, cordialmente. — «Io approvo la tua saggezza.» —
— «Le tue parole mi sono gradite» — continuò il negoziante, — «gradite assai. La mia paura di un malinteso è cessata. Ed ora i fiumi scorrano per la loro via nella direzione che Dio indicherà!» —
Dopo una pausa egli riprese.
— «Come il tessitore seduto al telaio vede scorrere veloci le spole, e la tela crescere sotto i suoi occhi e coprirsi di figure ed arabeschi, mentre egli sogna fulgidi sogni nel frattempo; così, nelle mie mani, si accumulava il denaro, ed io mi meravigliavo di questa prosperità e spesso me ne chiedevo il perchè. Io vedeva una mano che non era la mia guidare ogni impresa. Il Simun, che seppelliva le carovane degli altri nel deserto, risparmiava le mie; le tempeste che riempivano i mari di naufragi e gettavano i rottami sulle spiaggie, acceleravano il corso delle mie navi. Più strano di tutto, io, così dipendente dagli altri, immobile nella mia sedia come una cosa morta, non ho mai patito una perdita da parte di un agente — mai. Gli elementi sono aggiogati al mio servizio, e tutti i miei servitori mi sono stati fedeli.» —
— «E’ strano veramente» — disse Ben Hur.
— «Così io mi diceva. Finalmente, o padrone, venni alla tua conclusione: Iddio c’entrava — e come te mi chiesi: — «Quale sarà il suo scopo?» — La mente di Dio non si muove se non con un intento. E per tutti questi anni mi sono ripetuto questa domanda, aspettando una risposta, che sapevo Dio avrebbe fatta a suo tempo. E io credo che il momento sia venuto.» —
Ben Hur ascoltò con attenzione crescente.
— «Molti anni or sono, io sedeva con tua madre, o Ester, sulla strada ad oriente di Gerusalemme, presso le tombe dei Re, quando tre uomini mi passarono davanti sopra grandi cammelli bianchi, non mai veduti nella Città Santa. Questi uomini erano stranieri, e venivano da lontano. Il primo di essi si fermò e chiese: — «Dov’è colui che è nato Re degli Ebrei?» —
E come per calmare la mia curiosità continuò: — «Noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e siamo venuti per adorarlo.» — Io non sapeva che cosa rispondere, ma tenni loro dietro fino alla porta di Gerusalemme, dove ripeterono la loro domanda alla guardia. Tutti quelli che la intesero, rimasero stupiti e credettero che si trattasse dell’atteso Messia.<noinclude><references/></noinclude>
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BuzzerLone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|304||}}</noinclude>{{nop}}
Col tempo dimenticai queste circostanze, che ora mi sono state nuovamente richiamate alla mente. Hai veduto Balthasar?
— «Si, ed ho udito il suo racconto» — disse Ben Hur.
— «Un miracolo! Un vero miracolo!» — esclamò Simonide. — «Quando egli me lo narrò, mi parve di ascoltare la risposta che da tanti anni attendevo. Il pensiero di Dio mi balenò chiaro davanti agli occhi. Il Re che verrà sarà povero, povero e senza amici; senza seguito, senza esercito, senza flotte, senza città e piazze forti; c’era un regno da formare e una Roma da essere abbattuta. Vedi, o padrone, vedi! Tu pieno di forza, tu addestrato nelle armi, tu ricco; quale opportunità ti offre il Signore! Non abbraccerai l’occasione e non farai tuo questo compito? Quale gloria più perfetta potrebbe desiderare un uomo?» —
Simonide aveva pronunciato questo appallo con tutta l’anima sua.
— «Ma il regno, il regno!» — Ben Hur rispose. —
«Balthasar dice che sarà delle anime soltanto.» —
L’orgoglio ebraico era forte in Simonide e con un leggiero tono di disprezzo egli replicò:
— «Balthasar è stato testimonio di cose meravigliose, o padrone; di miracoli; e, quando egli ne parla, la mia fede si china dinanzi a lui, perchè egli le ha vedute ed udite. Ma d’altra parte egli è un figlio di Mizraim, pur non essendone un proselite. Non è dunque credibile ch’egli possegga cognizioni tali da costringerci a credere ciecamente tutto ciò che riguarda le intenzioni di Dio con Israele. I profeti ricevevano la loro luce direttamente dal cielo, come la ebbe lui. Essi sono molti, egli è solo. Io devo credere ai profeti: Ester, portami la Torah.» —
Poi continuò senza attenderla:
— «Si può rigettare la testimonianza di tutto un popolo, o padrone? Da Tiro al Nord, fino alla capitale di Edom all’estremo Sud, non troverai un pastore o un mendicante che non ti dica che il regno del Re che verrà, sarà come quello di Davide e di Salomone. Donde trassero la loro fede, è ciò che vedremo.» —
In quella rientrò Ester, recando una quantità di rotoli entro astucci ornati di arabeschi e con strane lettere d’oro.
Egli li prese e li ordinò sopra il tavolo. Spiegando ora l’uno ora l’altro dei vecchi papiri, egli confortò le sue argomentazioni con copiose citazioni, che noi, per brevità, risparmieremo al lettore. Dal Libro di Enoch, ai salmi di<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/292
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Centrato|{{Type|f=1.2em|l=2px|''ALL’UOMO DI SACRA FAME ED ANGELICA''<ref>Nel testo è ''famis''. Avrei voluto correggere ''famae'', essendo anche questa lettera malconcia dal copista, ma poi mutai parere, perchè nella lettera si trova ''consolationis esuries''. Probabilmente ''sacra fames'' è in senso di santa fame, ossia santa avidità, del bene, della istruzione ecc.</ref>}}}}
{{Centrato|{{Type|f=1.2em|l=2px|''DILETTO, FORTE,''}}}}
{{Centrato|{{Type|f=0.8em|l=1px|L’INIMICO DELLA FORTUNA}}}}
{{Centrato|{{Type|f=1.5em|l=6px|(GIOVANNI DA CERTALDO)}}}}
{{Centrato|{{Type|f=0.7em|l=1px|IN QUELLO CHE DI BENI RIEMPIE GLI INDIGENTI}}}}
{{Centrato|{{Type|f=0.8em|l=4px|SALUTE.}}}}
''{{xxx-larger|L’}}affetto della tua promozione, o fratello, e l’appetito della consolazione tua, non meno che nel tuo petto, s’infuoca nel mio, perchè fece noi tutt’uno il Dio eccelso, che ci predestinò ad essere suoi sino dalla creazione dell’ottavo cielo.''
''Tacqui lungamente, o carissimo, per causa d’ammirazione occupato non poco; e dalla maraviglia atterrito, mi si attaccò la lingua al palato, nè come dovea, in mezzo alle mie ansietà, con lettera ti visitai. Ma per non ti mettere, forse a motivo della maraviglia mia, in contrasto,''<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Boccaccio - Ninfale fiesolano di Giovanni Boccaccio ridotto a vera lezione, 1834.djvu/293
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||123}}</noinclude>''ti scriverò, svelandoti la causa onesta dell’ammirazione.''
''Dio sa che mi trovo in mezzo a gente perversa, e che da procelle varie ed intollerabili vi sono continuamente agitato; e perciò se la mia memoria intrigata sempre in molte ansietà non erra, mi ricordo d’aver udito che tu, lasciata appena la poppa dell’amorosa madre, nel coro entrasti delle fanciulle eliconie, dove l’età puerile sotto gli occhi degli educatori fortificando, e con vago ed interno sguardo gli elementi della'' Grammatica ''ruminando, e le sillabe, e per le selve delle dizioni in pratica passeggiando, gli aspetti loro, che modi delle significazioni appelliamo, per cui sono vicendevolmente connesse, e gli accenti considerando, una certa'' Dialettica, ''se non m’inganno, imitavi, cercando le cose non complesse, e degli scorrevoli sillogismi i varii modi conoscere ti affaticavi. Or mentre pe’ generi diversi del dire della'' Retorica ''con ingegnoso stilo ne passeggiavi, il fervido amor di guadagno dei tuoi dal pio seno di Rachele a quello di Lia, contro tua voglia ti trasportò. Ah cecità delle menti umane! Ah cupidigia insaziabile d’ammassar monti d’oro, ne’ quali costringete ad offuscarsi la serenità della mente, ritraendola dall’eterne delizie in cui dal primo Motore è creata, per imbrattarla nelle cose mondane, mortali e caduche! Ma in te che cosa n’avvenne? I doni magnifici di Giunone non valsero a togliere a Pallade i tuoi diritti, una volta che la margarita preziosa {{Pt|del-|}}''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|124||}}</noinclude>''{{Pt|la|della}} scienza scuopristi; quantunque in mantello da mercatante, i sacri studi tu seguitavi, e l’acque del fonte eliconio di nascosto più avidamente gustavi, al tuo palato più che in aperto allora gradite. E perche ad età più forte eri giunto, de’ numeri pari e dispari dalla'' Aritmetica ''appreso il valore, la voluttuosa'' Musica ''seguitavi, e giunto a conoscere come natura impieghi ne’ volti degli uomini le triformi sue forze, metrica, ritmica, armonica, le figure della'' Geometria ''miravi, le diverse misure sue con istudio celebre ricercando.''
''Di qui adunque sei trasferito agli'' Astri; ''esamini degli erranti splendori i pianeti; lì di Cinzia i moti varii al tuo intelletto si mostrano, e come deposti i corni prenda figura di cerchio, non ignorandone lo scemare e le moltiplici forme. Di Stilbone lì vedi le ragioni a chiunque vi entra concordi; poi a’ raggi della casa di Citerea scintillanti di fervido amore ne sali, e per conseguenza penetri nel regno lucido del figliuolo del grande Iperione, dove osservi gli effetti del signor delle stelle; ma di questo non sazio, assalti il campo del belligero Marte, e la causa ricerchi del rubicondo colore; ed entrando nel palagio del re dell’argentea etade, ammirando ne lodi i moderati giudizii; di lì rintracciando gli antri dell’esiliato padre, lasciato quello inerte da parte, pieghi verso il nido di Leda, cui vedi su’ poli settentrionale ed australe piantato. Ammiri l’elevato e curvo zodiaco, e non senza calcolazioni aritmetiche le stelle consideri poste nel''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||125}}</noinclude>''frisseo Ammone, nel Tauro, e nella gemina prole di Leda; più oltre vedendo il tropico del Cancro, e la bocca del nemeo violento Leone con Elle a tergo; di qui con avido sguardo l’equinozio passando, vedi la Lira, e più sicuro di Fetonte battendo il giusto sentiero miri l’animale mandato da Pallade contro Chirone, seguitato dalla madre Amaltea, dalla prole troiana, da’ due pesci; e quindi molte altre figure sotto climi diversi osservi con limpida vista.''
''Tu dunque, o carissimo, tanto dilettevoli cose, e l’animo tanto allettanti operante, se te lo ricordi, conobbi, e tua mercè fui di sì gran dolcezza partecipe teco, ed anche diventai tuo amico. In così alto mistero, in così dilettevole e sacro studio noi la somma providenza congiunse, i quali uguaglianza dell’animo unì, unisce, e sempre unirà.''
''Già fattomi perito in sì mirabile scienza ti vidi la sapienza visitar'' dell’altissimo poeta ''{{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Marone}}; ed all’impulso di Citerea, modulando Calliope, cantavi i soavissimi versi d’{{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}}; e {{AutoreCitato|Marco Anneo Lucano|Lucano}} e {{AutoreCitato|Publio Papinio Stazio|Stazio}}, guerre crudeli dicenti in tuono ferocissimo, recitavi, unendo a questi le prose di {{AutoreCitato|Gaio Sallustio Crispo|Sallustio}} e di {{AutoreCitato|Tito Livio|Tito Livio}} chiaro scrittore de’ fatti romani. Quindi anelante libri di'' Filosofia ''e di sacri ragionari cercavi, ed osservando religione, e culto di Dio, la sua grazia debitamente bramavi; senza pari laudando gli studi e la vita pacifica e queta; cose tutte che dilettavano l’animo amico, ed in esso la brama di studiare {{Pt|ac-|}}''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|126||}}</noinclude>''{{Pt|crescevano|accrescevano}}. Ma come allora, che per vapore d’improvviso acceso nell’aere l’occhio vedendo il limpido cielo, tranquillamente l’ammira: così il mio cuore in pace riposante pensando a te, di maraviglia si riempì quando in un dato giorno t’udii guerriero, ed oh! esclamando, misi fuora luttuosi sospiri... Che un tale narrava come fortuna mutatrice delle cose mondane, invidiando la felicità de’ Marrensi, dall’auge della volubil sua ruota volendoli in un angolo della terra precipitare, mosse civili discordie, ed oppose loro in armi furibonde i Gapti; per lo che la terra di Barletta divise in fazioni, dove allora stavi dimorando tu, preso da sdegno contro i Gapti, od in amicizia legato co’ Marrensi non so; so bene che la parte di questi a tuo potere aiutasti. Infatti unendoti a loro, tanto feroce, com’è la fama, ''e d’ogni pietà casso'' operavi, che d’aver lordato le vie di sangue de’ nemici per poco non tripudiasti, ed ivi dando crudeli consigli stimolavi gli uomini a guerra con acerbe parole; mani, piedi, e capi degli inimici troncando, li inchiodavi negli scudi de’ tuoi, ed appiccando fuoco alle case nemiche ti diletteva le fiamme inestinguibili starne a vedere. Assoldati cavalieri e fanti con serragli e ripari di legno afforzando intorno intorno le case, e traverso le vie lunghe catene tirando, il passo negavi agli assalitori, ed anche di balestre, balestrieri e frombolieri provvisto obbligavi a tenersi lungi le schiere nemiche, e con mostruosi comandi i cuori umani a crudeltà''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||127}}</noinclude>''disponevi. Ed oh quante si dicean più cose per le quali maggior forza acquistava empietà! In udendo tal cagion di dolore le viscere si commossero del cor mio; e prima d’ardire un che, volli due e tre volte con giuramento riudirne il racconto; ma già miserabilmente credendo, allontanatomi un poco dai narranti, a pensar di te cominciai così: Qual mai furore lo mosse? Quali Eumenidi il cuore già da pietà guernito gli invasero? Egli pacifico, egli nel fondo di mansuetudine collocato, e perciò sollecito di fuggire lasciava cadere le risse: ora infiammato d’iniquità prende a difender anche le cause altrui! Oh quanto è pericoloso il perturbamento de’ miti! ira peggiore non v’è della mite! Ciò detto, alzati gli occhi al cielo, con parole e singhiozzi interrotti presi a dire così: O Pallade, della sapienza, e perciò della quiete la Diva, che cosa mai ell’è questa? Forse s’impadronì ora del tuo campo Bellona? A chi facilmente s’apparecchiava un libro, s’appresenta ora uno scudo? invece di penna si sguaina e si porge la spada? Lì dove a perpetua quiete si attingevan delizie, ora si veste corazza, si diventa robusti? il capo già chinato col libro per giovarne intelletto e memoria, ora di cimiero armato superbamente si estolle? apparisce così! ma non fu questi sin dall’infanzia ne’ tuoi focolari educato? sì certamente; or d’onde fu che giungesse, per non dir s’inoltrasse a fierezza sì grande? ch’è ben sorprendente dal favo del miele veleni aconiti uscirne! e tu {{Pt|Giu-|}}''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|128||}}</noinclude>''{{Pt|none|Giunone}} d’invide ricchezze studiosa<ref>Juno regnorum ac divitiarum faciunt Deam, sic et conjugii, ut scribit Virgilius „Junoni ante omnes cui vincla jugalia curae„. Bocc, ''{{TestoAssente|Geneal. Deorum}}'', lib. {{Sc|ix}}, cap. {{Sc|i}}.</ref>, che non rendi solamente audaci i ricercatori di quelle, ma togli ad essi ancor le acquistate, ispirando timore, in tal modo conservasti la quiete di tua natura? torni pure il cielo a girare all’indietro, da che ad uomo sin dall’infanzia tra le arti liberali incivilito, è nato e si è nudrito furor di guerra civile, lì dove quiete dell’animo per forza di natura raccogliesi, dove pace di Dio, pietà coltivando, si cerca<ref>Il testo è scorretto, o manca qualche cosa; onde tradussi così per dare un senso al periodo.</ref>.''
''Dicendo così, vedeami come dinanzi agli occhi i divini pericoli a Mario, a Silla, a Pompeo, a Cesare ed agli altri promotori di civili discordie venuti, e pensando a loro non potea stare senza temere del pericolo tuo. Ma posto che in progresso di tempo udissi la tua magnanimità raccontare colle cose laudabili del tuo ingegno, senza ostacolo di timor ne godea; e se fossero avvenute a pro della repubblica della patria tua, non so chi ed Orazio Cocle, o Muzio Scevola, o M. Curzio nelle tue lodi potria mettere in campo, dato quel che n’udii anche dopo, cioè, che motivo laudabile non meno di quello dell’utile della repubblica ti movesse, qual’è l’amicizia, per cui la stessa repubblica non di rado è lasciata andare, ed è messa in devastazione; sendo che''<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||129}}</noinclude>''l’immutabile verità nel vangelio testifichi'' niuno aver carità maggiore di chi dia pe’ proprii amici la vita. ''Per tali considerazioni adunque più volte mi ritenni da scriverti, avendo non una sola volta pensato di farti ammonito con lettere mie.''
''Ma che più dilungherommi in parole? mi contristai pensando al peggio, che, a Dio grazie, ebbe fine, ma le illustri tue geste sussistono per durare in eterno, e giungere dopo lungo travaglio al disiato fine de’ patimenti, la pace, per cui nelle afflizioni l’anima mia teco era afflitta. Così ritornò alla tranquillità di prima, che io ti acconsento durevole, dovendo tu sempre avere a memoria qual siano pace, serenità di mente, tranquillità d’animo, semplicità di core, vincolo d’amore, consorzio di carità; questa toglie l’inimicizie, calma le guerre, comprime gli sdegni, calpesta i superbi, ama gli umili, tranquilla i discordi, concorda i nemici, e placida con tutti, non cerca il d’altrui, niente ha per suo, insegna ad amare quel che odiar non seppe, non s’inalza, non si gonfia giammai. Chi dunque {{ec|l’acqista|l’acquista}} se l’abbia cara; chi non l’ha più la richieda; chi l’avrà perduta ricerchila; perche qualunque non sia trovato essere in lei e rifiutato dal padre, diseredato dal figlio, e niente meno si allontana dallo Spirito Santo, nè potrà mai all’eredità del Signore arrivare chi serbar non voglia il testimonio di pace.''
''Or quanto di bene trovisi in lei con retto core considera. Che se il tempo nugoloso, allo spirar''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|130||}}</noinclude>''di zeffiro rischiarato, tornasse a turbarsi? che se fossi in angoscia? dal già detto ne procedevano ben molte cause di maraviglia, le quali sin a che tennero il core, tanto anche da scrivere impedirono il dover della mano. Ma ora le nuove maraviglie soavi nell’anima posano, perchè l’oblivione separante gli amici, non ti possiede la mente, di letizia in turbine dissoluto. E ben tu m’avresti dovuto scrivere, perchè teco le parole cantassi di Simeone: ''Or manda in pace il servo tuo secondo la tua parola, o Signore. ''E ben dovesti la {{Ec|tuo|tua}} nuova allegrezza far sapere all’amico, la quale con pronto favor di fortuna tu senti esserti conceduta. Nè, per quanto il comune amico mi riferì, congiungesti, a mediazione de’ tuoi, un utile desiderabile avvolto per ogni lato in mondani vantaggi; ma la moglie, che, a detto del medesimo amico, è nobile e bella, penso sarà anche buona, giudicandone da te che scegliestila; e da chi te l’ha data. Intesi pure che l’officio debito a Giunone fu a maraviglia compiuto e, come credo, Imeneo d’intorno al letto nuziale tenne le allegre faci. Mi congratulo quanto posso di tutto; e davvero, se Lucina ti desse prole (che lo farà, come spero), mi sarebbe gratissimo che nelle mie mani si lavasse al sacro fonte battesimale, affinchè gli uniti per amicizia stringesse di più il vincolo della spirituale parentela.''
''Ora dunque contentandoti di poter compiacere alla nuova compagna perciò avrai di certo, almeno in parte, tralasciato i tuoi studi, dando''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||131}}</noinclude>''retta al filosofo che insegna non potersi servire insieme a moglie ed a studio; e perchè vorrai anche riparare co’ tuoi interessi al tempo nelle risse perduto, prenderò animo. Essendo che la sincerità di perfetta divozione domandi, che si ricorra in caso di bisogno a’ compagni ed amici senza vergogna di scuoprire a’ pietosi occhi loro le piaghe segrete, non picciol dono ti chiederò. Venutomi, non è gran tempo, casualmente alle mani il bellissimo libro, che le fraterne schiere e la guerra tebana in versi descrive, a competente prezzo il comprai; ma non potendolo intendere bene senza maestro, o senza note, mi ricordai della tua Tebaide, e mi proposi di chiedertela all’amichevole colla presente; ti prego dunque affettuosamente di volermela prestare sin che ne faccia brevemente ridurre le note nel libro mio, e poi te la rimanderò; lo che mentre sarà per me favore grandissimo, spero che ora non t’incomoderà. Servi dunque un amico desiderante di potersi impiegare per te; fa’ presto quel che vuoi fare perchè servizio lesto, servizio doppio. So che se ti fosse noto come tutte insieme ed in insolido mi tormentino Venere, Giunone, e Rannusia, mosso per ogni verso a pietà me l’invieresti senza ritardo; che più, non restami altro conforto, se non che, alla vista de’ miei lettori di Decretali sottraendomi, quasi infastidito da loro, cercare altri libri, e leggendoli, da pellegrino e non da ospite scorro qua e là nel castello;''<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132||}}</noinclude>''e nel leggere così colle pene altrui, secondo il detto comune:''<br/>
{{spazi|15}}A’ miseri è conforto aver compagni,<br/>''mitigo alquanto le proprie, che non mi curo notificartele colla presente, essendo tu nei termini di letizia rientrato, cui non voglio colle inquietudini mie perturbare; molto più che non potrebbero a sufficienza spiegarsi in parole, ma in lacrime; per che farò a questa lettera una frangia di lamentazioni, e mi darò pace.''
''Sento {{Ec|ohime|ohimè}}! troppo gravi e difficili i flagelli della fortuna; che non solamente sopportabili ma ridicoli, ed anche piacevoli sono stimati, come in verità sono, quando ragione libera li rimembra; e non paiono arrecar peso o difficoltà. Lo so, non l’arrecano; anzi tutto rinchiudono nel languor di chi soffre, e trovano un certo dolce di sua natura al gusto del febbricitante adattato. Laonde come il malato affannoso lo stato suo ignorando spesso la sanità dell’anima sospira, che io nel desiderio del sommo bene traverso a’ nugoli di quaggiù appena discerno''......<ref>Qui lasciai di tradurre quel che non intesi, nè seppi alla meglio riordinare come tentai di fare altrove.</ref> ''nè mai potei sottrarmi dalle inquietudini che mi assalgono, sia per lo stimolo d’iracondia, sia pel torpore di negligenza; e nasce di qui ciò che vorrei pure, o carissimo, desiderare di correggere. Per questo io grido a te, ed imploro<ref>Il testo ha ''deploro'', forse per ''imploro''.</ref> con {{Pt|tut-|}}''<noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||133}}</noinclude>''{{Pt|to|tutto}} l’anelito del core che tu voglia mandarmi l’oracolo della tua consolazione, affinchè mi venga, forse, quel zeffiro celeste, che angareggia non mai colla violenza della sua santa opposizione; e donde angareggia? donde crediamo che il regno de’ cieli pata violenza. Egli disperga le tenebre mie, e disperse disciolgale, affinchè lo stato degli amanti con vista più perspicace io distingua, e distinguendolo, io ne sia più ordinatamente commosso, e per gli affetti ordinati dalla concordia della carne e dello spirito non senta le cose lievi per gravi, non prenda il bene per male tratto fuori di ragione dalla fallacia del mondo; ma bensì quel che è lieve e giocondo, giocondamente lo riceva, ed in faccia al veramente pestifero, non meno che il fanciullo alla vista dell’angue, impallidisca dalla paura. Bramo che tu stia bene. Scritta a piè del monte Falerno presso la tomba di Marone Virgilio a’ {{Sc|xxviii}} di Giugno.
{{rule|6em}}<noinclude><references/></noinclude>
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Lettere volgari/Lettera XI
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{{Qualità|avz=100%|data=16 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=All’uomo di sacra fame ed angelica|prec=../Lettera X|succ=../Lettera XII}}
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{{Sezione note}}
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Pagina:Battisti - Discorso elettorale, 1908.djvu/10
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{nop}}
A Trento, alle Laste, esisteva fin dal 1833 un istituto delle partorienti, con un triplice scopo: era asilo pei trovatelli, scuola per le levatrici, ospitale per le partorienti. Nel 1877 si disse che non era più ammissibile la esistenza in Trento di un istituto autonomo, che era secondario in confronto di quello creato ad Innsbruck pei bisogni della clinica, e si stabilì di sopprimerlo per creare al suo posto una filiale dell’istituto di Innsbruck. A questa seconda parte del conchiuso non seguì l’adempimento. Venne il 1880 e alla dieta si discusse sull’opportunità di erigere la filiale, abolendo però quella parte dell’istituto che riguardava i trovatelli.
I deputati trentini di fronte alla categorica promessa di una filiale da erigersi «ex novo», accettarono l’abrogazione dell’istituto trovatelli. E l’abrogazione di quest’ultimo venne fulminea, mentre la costruzione della filiale si faceva aspettare. Si lagnarono di ciò i deputati dietali nel 1883 ed allora, per tutta risposta, si rimise la questione ai voti e i deputati tirolesi, forti della forza numerica, decretarono addirittura la soppressione dell’intero istituto delle partorienti senza più far parola della filiale. E così le nostre povere donne, se han bisogno di un asilo, di un ricovero per dare alla luce i loro figli, devono sobbarcarsi a 8-10 ore di viaggio e portarsi ad Innsbruck! Quest’ingiustizia fu sanzionata col pretesto che la clinica d’Innsbruck avea bisogno pel suo sviluppo di tutto «il materiale» della provincia.
Intanto esiste un istituto, pagato dagli italiani e dai tedeschi, ma che giova, in grandissima prevalenza, ai tedeschi. In grandissima prevalenza, anche pel fatto che gli illegittimi sono assai più numerosi nel Tirolo, che nel Trentino, data la barbara legge, vigente nella parte tedesca della provincia, del «maso chiuso tirolese».
Essa stabilisce L’eredità solo pel maggiorasco ed obbliga a diventar monache, frati, preti o per lo meno restar celibi i fratelli minori, assai spesso ricchi di prole illegittima.
Altro esempio di ingiustizia. La provincia dispone annualmente di un forte reddito pei sordomuti di tutto il paese. E con esso mantiene l’istituto tedesco di Mils, spendendo più di 27,000 corone, mentre all’istituto privato dei sordomuti in Trento dà un sussidio di Cor. 1500 circa.
{{ct|v=.9|f=100%|'''Scuole e maestri.'''}}
La questione magistrale costituisce il punto più nero della vita provinciale tirolese.
Per trattare a fondo di essa, ci vorrebbe una conferenza speciale. Mi limiterò a rilevare come dal punto di vista economico, l’ultima legge magistrale abbia lasciato molti maestri in pessime condizioni.
Citerò alcuni esempi: un maestro abilitato fra il 1.o e il 5.o anno di servizio riceve nel Tirolo {{Ec|corono|corone}} 800, nel Salisburghese Cor. 1200; fra il 16.o e il 20.o nel Tirolo Cor. 1350, nella Carinzia 2400, fra il 30.o e il 40.o nel Tirolo 2000, nel Salisburghese 2680, nella Carinzia 3400.<noinclude>
<references/>{{PieDiPagina||— 8 —|}}</noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/219
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ii. abbozzi e prime stesure}}|213|n=s}}</noinclude><section begin="s1" />
{{Ct|f=120%|v=1|t=3|III}}
{{Ct|f=140%|v=1|TELESILLA}}
{{Ct|f=100%|v=1|(1812)}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|f=100%|v=2|t=3|PARTE PRIMA}}
<poem>
{{vc|c=pie|un pastorello}}
Spingiamo il gregge sotto a queste querce:
ve’ come piove?
{{vc|c=pie|un altro}}
{{gap|7em}}Io no.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|10em}}Mira d’incontro
a quelle piante.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|8em}}Or sento l’acqua in viso.
Presto al coperto; in lá, ché vi potreste
{{R|5}}immollar tutte, e par che l’acqua ingrossi.
{{vc|c=pie|una pastorella}}
Oimè! ch’ella n’ha colti in un momento.
</poem>
<section end="s2" /><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/220
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|214|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
Se dura infino a notte, io non so come
ricondurrem le pecorelle a casa.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Non temer no, ché ’l cielo è chiaro, e questo
{{R|10}}nuvoletto è legger.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|9em}}Croscia pur, croscia
ché ’l gregge avrá piú fresca la pastura;
e ben di piova al prato era bisogno.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Se ponente non s’alza, in poco d’ora
torna il sereno.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|8em}}Ecco giá ’l nembo allenta.
{{R|15}}Oh! fu pur breve cosa.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|11em}}Ei non potea
fare altrimenti.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|7em}}Ecco vien fuora il sole,
e ’l canto de gli uccei si rinnovella:
pur sento a strepitar l’acqua nel fosso.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Via fuori a pascolar, ché cosí fresco
{{R|20}}fil d’erba non provaste assai gran tempo.
{{vc|c=pie|l’altro}}
Vien qua, veggiam di qui chi prima coglie
d’un sasso in quel troncon.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/221
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|215}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|13em}}Via! togli un sasso,
e traggi.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|4em}}Io trarrò poscia, e tu davanti.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Io no, se ’l colpo tuo prima non veggio.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{R|25}}Ned io trarrò.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|6em}}Ned io: tu che sfidasti
déi gire innanzi.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|8em}}Io ti sfidai, ma ’l patto
è ch’i’ non deggia trar se non da poi.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Date un sasso, io trarrò, ben ch’io non sappia.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Sta’ qui, tien questo, e tira, Oh! oh! gli è gito
{{R|30}}a ritrovar le stelle, e ’l tronco è in terra.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Io ’l dissi giá ch’io non sapeva.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|14em}}Io, io.
Guata. Oimè! ch’io fallai.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/222
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|216|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude>
<poem>
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|10em}}Mel credea bene.
Or vo’ che diate mente a questo tratto.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Deh! lascia ch’io mi provi un’altra volta
S’io ci so côr.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|7em}}Ti proverai dappresso
quant’avrai voglia; or è dover ch’io tragga.
Vedi tu? vedi?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}} Io saprò fare anch’io:
lasciami il loco.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|7em}}Oimè! guardate indietro.
Io veggio un cavaliero armato in sella.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Eh! pazza, ell’è una pianta. Oimè! ch’io temo
che dica vero.
{{vc|c=pie|il primo}}
{{gap|7em}}Io pure, io pur lo scorgo.
Vien dritto inverso noi.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
{{gap|10em}}Fuggiamo.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|14em}}Oh tristi,
oh persi noi!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|216|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude>
<poem>
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|10em}}Mel credea bene.
Or vo’ che diate mente a questo tratto.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Deh! lascia ch’io mi provi un’altra volta
{{r|35}}S’io ci so côr.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|7em}}Ti proverai dappresso
quant’avrai voglia; or è dover ch’io tragga.
Vedi tu? vedi?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}} Io saprò fare anch’io:
lasciami il loco.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|7em}}Oimè! guardate indietro.
Io veggio un cavaliero armato in sella.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
{{r|40}}Eh! pazza, ell’è una pianta. Oimè! ch’io temo
che dica vero.
{{vc|c=pie|il primo}}
{{gap|7em}}Io pure, io pur lo scorgo.
Vien dritto inverso noi.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
{{gap|10em}}Fuggiamo.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|14em}}Oh tristi,
oh persi noi!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|217}}</noinclude>
<poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Che fate? oh Dio! mi spiace
di queste pecorelle: io non ritrovo
{{R|45}}che m’aggia a far: bisognerá ch’io fugga.
{{vc|c=pie|1=danaino <span style="font-variant:normal">(a cavallo)</span>}}
Olá! quel pastorel, férmati; un motto:
ascolta, dove corri? ascolta un poco,
non mi fuggir.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Che vuoi? lasciami andare.
{{vc|c=pie|danaino}}
Hai tanta fretta? o ch’io ti fo paura?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{R|50}}Forse che non me n’hanno a far quell’armi?
{{vc|c=pie|danaino}}
Fa’ cor, vien’qua, non dubitar, non fanno
male a nessuno.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Or non vegg’io quell’asta
insanguinata?
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|8em}}È sangue d’un nemico,
ch’ucciso ho poco lungi. Agl’inimici
{{R|55}}questa lancia fa danno, ai pastorelli
non fa discortesia. Dimmi, non usi
pascere in questo colle?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|217}}</noinclude>
<poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Che fate? oh Dio! mi spiace
di queste pecorelle: io non ritrovo
{{R|45}}che m’aggia a far: bisognerá ch’io fugga.
{{vc|c=pie|1=danaino <span style="font-variant:normal">(a cavallo)</span>}}
Olá! quel pastorel, férmati; un motto:
ascolta, dove corri? ascolta un poco,
non mi fuggir.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Che vuoi? lasciami andare.
{{vc|c=pie|danaino}}
Hai tanta fretta? o ch’io ti fo paura?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{R|50}}Forse che non me n’hanno a far quell’armi?
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Fa’ cor, vien’ qua, non dubitar, non fanno
male a nessuno.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Or non vegg’io quell’asta
insanguinata?
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|8em}}È sangue d’un nemico,
ch’ucciso ho poco lungi. Agl’inimici
{{R|55}}questa lancia fa danno, ai pastorelli
non fa discortesia. Dimmi, non usi
pascere in questo colle?
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|218|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|12em}}Io sí.
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|14em}}Vedesti
passare oggi verun?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|9em}}Veruno.
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|13em}}Omai
dunque avranno a passar di questo loco
{{R|60}}un guerrier giovanetto ed una donna
andando a Maloalto. Abbi fidanza,
ché l’una è mia consorte e l’altro amico,
non ti faranno oltraggio. In nome mio
di’ lor che Danaino ha ritrovato
{{R|65}}l’un de’ nemici, ed hallo ucciso; e l’altro
è qui da presso, ed ei va per mandarlo
col suo compagno, e, se gli verrá fatto,
non avrá piú cagion, come credea,
di piú dimora, e tornerá domani
{{R|70}}a Maloalto.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|5em}}Come io gli abbia visti,
conterò loro il tutto.
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|9em}}Avrollo caro,
e ti farò quel ben che tu vorrai,
s’accadrá ch’io ti veggia in Maloalto.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/225
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|219}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Tu dunque se’ di Maloalto?
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|12em}}Io sono
{{R|75}}il signor del castello. Or tieni a mente
quel che ti convien dire?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|11em}}A motto a motto.
{{vc|c=pie|danaino}}
Bene sta. Dio ti guardi.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|11em}}È gito?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|14em}}È gito.
T’accosta, non temer, ch’ei non fa male
ai pastorelli.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|6em}}Udito abbiam da lungi
So tutto quanto e’ dicea, ch’e’ parlav’alto,
però che anche tu stavi a udir da lungi.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Ben timor m’avea posto al primo tratto,
ma poscia ho preso core. Io non credea
che i cavalier parlassero a quel modo.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{R|85}}Inver ch’a le parole ei rassomiglia
a la gente che d’arme non si veste.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|219}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Tu dunque se’ di Maloalto?
{{vc|c=pie|danaino}}
{{gap|12em}}Io sono
{{R|75}}il signor del castello. Or tieni a mente
quel che ti convien dire?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|11em}}A motto a motto.
{{vc|c=pie|danaino}}
Bene sta. Dio ti guardi.
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{{gap|11em}}È gito?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|14em}}È gito.
T’accosta, non temer, ch’ei non fa male
ai pastorelli.
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{{gap|6em}}Udito abbiam da lungi
{{r|80}}tutto quanto e’ dicea, ch’e’ parlav’alto,
però che anche tu stavi a udir da lungi.
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Ben timor m’avea posto al primo tratto,
ma poscia ho preso core. Io non credea
che i cavalier parlassero a quel modo.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{R|85}}Inver ch’a le parole ei rassomiglia
a la gente che d’arme non si veste.
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|220|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
Pur crudele è ne’ fatti. Io non so come
uccidon le persone, e recan tanti
disastri in ogni loco, e niente manco
{{R|90}}favellan come fosser della gente,
come noi siam, che non fa danno altrui.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
S’avvien ch’io lo riveggia, io vo’ far prova
di chiedergli qualcosa. Or guata come
tutte le pecorelle son disperse
{{R|95}}per téma del cavallo e del guerriero.
{{vc|c=pie|l’altro}}
Pon’ mente a quelle; io vo da questo lato.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Bada a quella che fugge.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|10em}}Al tutto vuolsi
fiaccare il collo: io pur l’ho giunta.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|15em}}Oh Dio!
Quell’agnella s’è fitta entro la macchia.
{{R|100}}Or venganela a trar chi n’avrá modo.
{{vc|c=pie|l’altro}}
Fa’ cor, ch’io la riveggio. Ecco, vien fuora
da per se stessa, e tutte son raccolte.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Uh! uh! che cosa è quel che va saltando?
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Un grillo, un grillo. Oh! s’io lo ritrovassi,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/227
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|221}}</noinclude><poem>
{{R|105}}ché giá pronta ho la gabbia è tanto tempo,
né mai n’ho còlto un solo.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|12em}}Aspetta, aspetta,
ch’ei sta qui dentro. Cheti, ch’e’ non fugga.
Lasciate far: veggiamo a poco a poco.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Dov’è ch’io nol ritrovo?
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|10em}}Io non lo veggio.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
{{R|110}}Forz’è ch’e’ sia fuggito, io non so dove.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Mi duol.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|5em}}Non te ne caglia: agevolmente
ne troverem piú che non brami. Oh! guata:
un fungo, e quivi un altro: oh quanti funghi
usciti son per tutto, appena han vista
{{R|115}}quella poca di piova! Orsú! coglianne,
che non ci fuggiran questi dagli occhi
Sí come il grillo.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|7em}}Oh quanto è grosso e bianco
questo ch’i’ho còlto!
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|10em}}Io n’ho ben de’ piú belli.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/228
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|222|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Dove son?
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|6em}}Vedi questo.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|12em}}Io troveronne
{{R|120}}un che sia meglio.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|8em}}Ecco, io ne veggio, appresso
a quella pianta, un micolin piú dietro.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Questa? è una foglia secca.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|12em}}E tu che badi
che non vieni a côr funghi, e pieno è il prato?
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Lasciatemi filar, ch’io non ho voglia
{{R|125}}di gire al sol, però ch’annera il viso.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Dilicata, ei non ha forza nessuna
or ch’ei tramonta, e battemi negli occhi
senza danno. E ben puoi tenerti a l’ombra,
or ch’è sí lunga.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|8em}}Io vo’ che tu riceva
{{R|130}}nel grembial questi funghi, ond’ho giá pieno
tutto il cappello, e non m’avanza loco,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|222|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Dove son?
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|6em}}Vedi questo.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|12em}}Io troveronne
{{R|120}}un che sia meglio.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|8em}}Ecco, io ne veggio, appresso
a quella pianta, un micolin piú dietro.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Questa? è una foglia secca.
{{vc|c=pie|l’altro}}
{{gap|12em}}E tu che badi
che non vieni a côr funghi, e pieno è il prato?
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Lasciatemi filar, ch’io non ho voglia
{{R|125}}di gire al sol, però ch’annera il viso.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Dilicata, ei non ha forza nessuna
or ch’ei tramonta, e battemi negli occhi
senza danno. E ben puoi tenerti a l’ombra,
or ch’è sí lunga.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|8em}}Io vo’ che tu riceva
{{R|130}}nel grembial questi funghi, ond’ho giá pieno
tutto il cappello, e non m’avanza loco{{ec|,|.}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/229
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
3835684
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|223}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Versali pur.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Lascia ch’io versi anch’io
questi che ho còlti.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Orsú!
{{vc|c=pie|una donna}}
Figliuoli miei!
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Guata; questi son funghi: abbiamgli colti
tutti dopo la piova, e sono assai,
come vedi.
{{vc|c=pie|la donna}}
Io n’ho gusto. Io son venuta
per richiamarvi a casa, ch’egli è tempo
di ricondur la greggia al pecorile.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Io voleva aspettar che visto avessi
certi che qui vicino a passar hanno
andando a Maioalto: ed hollo inteso
da un cavalier che qui passava, e detto
hammi da ridir loro alcune cose.
{{vc|c=pie|la donna}}
Figliuol mio, l’ora è tarda, e giá calato
è ’l sol, né piú coloro oggi, cred’io,
saranno per passar di queste parti.
Non si puote aspettar che faccia scuro
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|223}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Versali pur.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Lascia ch’io versi anch’io
questi che ho còlti.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Orsú!
{{vc|c=pie|una donna}}
Figliuoli miei!
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Guata; questi son funghi: abbiamgli colti
{{r|135}}tutti dopo la piova, e sono assai,
come vedi.
{{vc|c=pie|la donna}}
Io n’ho gusto. Io son venuta
per richiamarvi a casa, ch’egli è tempo
di ricondur la greggia al pecorile.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Io voleva aspettar che visto avessi
{{r|140}}certi che qui vicino a passar hanno
andando a Maioalto: ed hollo inteso
da un cavalier che qui passava, e detto
hammi da ridir loro alcune cose.
{{vc|c=pie|la donna}}
Figliuol mio, l’ora è tarda, e giá calato
{{r|145}}è ’l sol, né piú coloro oggi, cred’io,
saranno per passar di queste parti.
Non si puote aspettar che faccia scuro
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|223}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|la pastorella}}
Versali pur.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
Lascia ch’io versi anch’io
questi che ho còlti.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|8em}}Orsú!
{{vc|c=pie|una donna}}
{{gap|11em}}Figliuoli miei!
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Guata; questi son funghi: abbiamgli colti
{{r|135}}tutti dopo la piova, e sono assai,
come vedi.
{{vc|c=pie|la donna}}
{{gap|5em}}Io n’ho gusto. Io son venuta
per richiamarvi a casa, ch’egli è tempo
di ricondur la greggia al pecorile.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
Io voleva aspettar che visto avessi
{{r|140}}certi che qui vicino a passar hanno
andando a Maioalto: ed hollo inteso
da un cavalier che qui passava, e detto
hammi da ridir loro alcune cose.
{{vc|c=pie|la donna}}
Figliuol mio, l’ora è tarda, e giá calato
{{r|145}}è ’l sol, né piú coloro oggi, cred’io,
saranno per passar di queste parti.
Non si puote aspettar che faccia scuro
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/230
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|224|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude>
<poem>
in questi lochi, ov’è tanto spavento
de’ lupi che discendon su la sera,
{{R|150}}né sta sicuro il gregge se non chiuso
come il sole è corcato.
{{vc|c=pie|il primo pastorello}}
{{gap|11em}}A me non cale
del cavalier gran fatto.
{{vc|c=pie|la pastorella}}
{{gap|10em}}Io questi funghi
porterò.
{{vc|c=pie|la donna}}
{{gap|4em}}Voi mettetevi la greggia
dinanzi.
{{vc|c=pie|l’altro pastorello}}
{{gap|4em}}Or via! su! tosto! al pecorile!
{{vc|c=pie|girone}}
{{R|155}}Poniamci a riposar sopra quest’erba,
ch’ameno è ’l sito, e quinci a Maloalto
non è gran tratto.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|9em}}Oh come fanno scuro
queste piante! se bene anco non debbe
esser l’aria sí fosca, e l’orizzonte
{{R|160}}debb’esser chiaro assai. Qui tutto quanto
è solitario, e non si scopre il fumo
di nessuno abituro, e non si sente
altro suon che de’ grilli e de le rane.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/231
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|225}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|girone}}
Fors’hai qualche temenza? Esser non puote
{{R|165}}ch’altri ti faccia danno infin ch’io viva,
e sai che non imbelle è questo braccio.
Oh come! oh come avventurato io fora,
se ti cadessi innanzi esangue e bianco,
e, scoprendoti il petto e le ferite
{{R|170}}dicessi: — Mira, o Telesilla mia:
questo sangue è per te; questo ti diedi;
questo sol ch’io potea: la vita e’1 sangue. —
Io fremo dal diletto ogni qual volta
io mel figuro.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|6em}}Oh! non dir questo mai,
{{R|175}}ché mi si stringe il cor. Se tu morissi,
allora io pur morrei.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}Che vuol dir questo?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Ch’altro se non ch’io vo’che tu sia vivo?
{{vc|c=pie|girone}}
Mi vuoi tu soddisfar d’una dimanda?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Che c’è da dimandar?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}Narrami il vero,
{{R|180}}o Telesilla mia: forse tu m’ami?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Io t’amo?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|225}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|girone}}
Fors’hai qualche temenza? Esser non puote
{{R|165}}ch’altri ti faccia danno infin ch’io viva,
e sai che non imbelle è questo braccio.
Oh come! oh come avventurato io fôra,
se ti cadessi innanzi esangue e bianco,
e, scoprendoti il petto e le ferite
{{R|170}}dicessi: — Mira, o Telesilla mia:
questo sangue è per te; questo ti diedi;
questo sol ch’io potea: la vita e ’l sangue. —
Io fremo dal diletto ogni qual volta
io mel figuro.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|6em}}Oh! non dir questo mai,
{{R|175}}ché mi si stringe il cor. Se tu morissi,
allora io pur morrei.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}Che vuol dir questo?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Ch’altro se non ch’io vo’ che tu sia vivo?
{{vc|c=pie|girone}}
Mi vuoi tu soddisfar d’una dimanda?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Che c’è da dimandar?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}Narrami il vero,
{{R|180}}o Telesilla mia: forse tu m’ami?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Io t’amo?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|226|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|4em}}I’ sapea ben ch’era un inganno.
{{vc|c=pie|telesilla}}
Che inganno?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|6em}}Io mi credea che tu m’amassi.
Pazzo ch’io fui!
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|7em}}Deh! perché pazzo?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|15em}}Al tutto
pazzo è chi crede quel ch’esser non puote.
{{vc|c=pie|telesilla}}
Perché non può? se tu sapessi!
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|13em}}Oh cara!
m’ami?
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|3em}}Deh! taci, oh Dio! che non ti senta
veruno, e Danain che noi risappia.
Oimè! che cosa io dissi? io giá non dissi
d’amarti, ch’ei non lice.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|10em}}O Telesilla,
io lo so bene. Ed io? forse ch’io posso
amarti? e Danain forse non m’ama?
Ed io lui sopra quanto ebbi piú caro
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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2026-05-16T06:49:12Z
Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|226|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|4em}}I’ sapea ben ch’era un inganno.
{{vc|c=pie|telesilla}}
Che inganno?
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{{gap|6em}}Io mi credea che tu m’amassi.
Pazzo ch’io fui!
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{{gap|7em}}Deh! perché pazzo?
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{{gap|15em}}Al tutto
pazzo è chi crede quel ch’esser non puote.
{{vc|c=pie|telesilla}}
Perché non può? se tu sapessi!
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{{gap|13em}}Oh cara!
m’ami?
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{{gap|3em}}Deh! taci, oh Dio! che non ti senta
veruno, e Danain che nol risappia.
Oimè! che cosa io dissi? io giá non dissi
d’amarti, ch’ei non lice.
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{{gap|10em}}O Telesilla,
io lo so bene. Ed io? forse ch’io posso
amarti? e Danain forse non m’ama?
Ed io lui sopra quanto ebbi piú caro
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|226|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
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{{gap|4em}}I’ sapea ben ch’era un inganno.
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Che inganno?
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{{gap|6em}}Io mi credea che tu m’amassi.
Pazzo ch’io fui!
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{{gap|7em}}Deh! perché pazzo?
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{{gap|15em}}Al tutto
pazzo è chi crede quel ch’esser non puote.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{r|185}}Perché non può? se tu sapessi!
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|13em}}Oh cara!
m’ami?
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{{gap|3em}}Deh! taci, oh Dio! che non ti senta
veruno, e Danain che nol risappia.
Oimè! che cosa io dissi? io giá non dissi
d’amarti, ch’ei non lice.
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{{gap|10em}}O Telesilla,
{{r|190}}io lo so bene. Ed io? forse ch’io posso
amarti? e Danain forse non m’ama?
Ed io lui sopra quanto ebbi piú caro
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|227}}</noinclude><poem>
non amai sempre infin ch’io non ti vidi?
Ma un’ombra veramente è quell’affetto,
{{r|195}}ch’io gli portava, e ch’io gli porto ancora,
appresso al tuo, che, piú ch’io ci ripenso,
piú veggio ch’altro mai non proveronne
che gli somigli, e ch’ella è cosa nova
né spiegar non si puote. Oh! se vedessi
{{r|200}}questo mio core!
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|8em}}E questo?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|12em}}O mia beltade,
quant’è che quest’affetto in sen ti nacque?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Gran tempo.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|7em}}E non ne desti alcun segnale?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Io mi credea d’averne dato assai,
e temea che palese il tutto fosse,
{{r|205}}anzi che tu ’l sapessi, e non per questo
ti calesse di me.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|8em}}Questo ti parse,
o poverella? Ed io come sovente,
immaginando quel ch’era pur vero,
dissi: — Quest’è un inganno del desio! —
{{r|210}}Quanti giorni passai molto piú lieti
ch’io non so dir, credendomi aver visto
alcun segno di bene, e quanti neri,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/234
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|228|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
stimandomi deluso! e quante notti
mi parve in sogno di veder sí chiaro
{{r|215}}quel ch’io sperava, che in destarmi appena
creder potea che nulla io mi trovassi
cagion di consolarmi! ed una volta
ti vidi che, prendendomi per mano
e mirandomi in volto, mi dicevi:
{{r|220}}— Caro Giron; — poi misi un gran sospiro
in isvegliarmi. Or chi saputo avesse
questo ch’or tu mi narri! E ben mi duole,
o cara, se provato hai quell’affanno
che travagliato m’ha per cagion tua,
{{r|225}}perch’io so che l’ugual non si ritrova;
anzi non veggio pur come tu sia
bastata a sopportarlo.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|9em}}Oh me dolente!
Sperimentato io l’ho piú fera cosa
ch’io non credeva, e penso che tu fossi
{{r|230}}per lagrimar, s’io ti narrassi appunto
quel che ho provato. E ancor che non sovviemmi
lieta quant’or mi trovo esser mai stata,
il core ho tuttavia cosí scomposto
e cruciato, ch’io mai non ho speranza
{{r|235}}di racquetarlo.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|8em}}Telesilla mia,
s’i’avessi questa mane avuto a scêrre
intra ’l regno del mondo e l’amor tuo,
questo avrei scelto immantinente, e parso
mi saria cosa aver ch’io men de l’altra
{{r|240}}sperar potessi. Ed or ch’io l’ho, non veggio
come, non che si spegna in me l’angoscia,
ma cresca. O Telesilla, o gioia mia,
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|229}}</noinclude><poem>
dunqu’è ver che tu m’ami? Appena io credo,
pur dopo tanto spazio, esserne chiaro.
{{R|245}}Su via! guardami in volto... Oh come tutta
se’ pallida e sudata!
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|9em}}Oimè! non sei
tu pur lo stesso? Oh che sembiante è questo
di spaurito, anzi a morir vicino!
{{vc|c=pie|girone}}
Deh! chi sperato avria cosí da presso
{{R|250}}giá mai veder quest’occhi e queste labbra?
Noi siam qui soli?
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|9em}}Il vedi.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|11em}}E certo è lungi
Danaino, e fará lunga dimora?
{{vc|c=pie|telesilla}}
Tel disse egli partendo.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|11em}}E l’ora è tarda,
né piú secreto loco ha ne’ dintorni.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{R|255}}O mio Girone, io tremo tutta, e ’l fiato
mi manca.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|5em}}Io sudo freddo, e ’l cor mi batte
piú forte che provato io non ho mai.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/236
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|230|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|telesilla}}
Deh! chi n’ha posti insieme in questo loco
e in questo tempo?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}Inver che ’l tutto ad arte
{{R|260}}par fatto, e non a caso; e non darassi
a noi tal congiuntura un’altra volta
fin che vivremo.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|7em}}Oh Dio! taci: non pensi
che noi bramiamo alfin quel che non lice?
{{vc|c=pie|girone}}
Tu parli ver, ma certo io sono al tutto
{{R|265}}fuori del senno.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|8em}}Oh Danain!
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|12em}}Deh! come
potrò far ch’io t’offenda, amico mio,
che amato ho infino ad or piú che fratello?
E tu del par m’amasti e m’ami, oh quanto!
Ed or non hai di me verun sospetto,
{{R|270}}e s’io fossi in periglio, e non restasse
altra via di salvarmi, a cagion mia
daresti volentier l’anima e ’l sangue.
Io fra tanto son qui per farti scorno
e tradimento, e ciò perché a me solo
{{R|275}}quel ch’altrui non faresti hai confidato.
Non temer, non sará, pria mi vo’ tôrre
con questa man la vita.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/237
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3835696
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|231}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|10em}}Oh! non foss’egli
partito mai.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|6em}}Deh! cosí fosse, ch’io
mi sento preso e strascinato in modo
{{R|280}}come se far contrasto io non potessi;
e parmi che nel cor sempre la spina
avrò di questa occasion perduta,
e che s’io non farò quello ch’io bramo,
giá mai dal pentimento e dal desio
{{R|285}}non avrò pace.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|7em}}Oimè! dunqu’or nessuna
difficoltá ci vieta il desir nostro?
{{vc|c=pie|girone}}
Ben ch’io cerchi, nessuna.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|12em}}Oh tristi noi!
Ma divulgar mai non potrassi?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|15em}}E come?
Se non ci vede o sente anima viva.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{R|290}}Né pentiremci poi?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|10em}}Non so, ma parmi
che, quando io l’abbia fatto, acqueterommi.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/238
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3835697
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|232|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|telesilla}}
Io tutta abbrividisco, e le ginocchia
mi sento sciôrre, ed ogni cosa al guardo
mi traballa: io son presso a venir manco.
{{vc|c=pie|1=girone <span style="font-variant:normal">(levato in piedi)</span>}}
{{R|295}}Oh cielo! oh cielo! a questa colpa quale
necessitá ci stringe? e perché tanto
affanno, se ’l fuggirla è in nostra mano?
Certo che noi siam folli.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|12em}}Oh mio Girone!
{{vc|c=pie|girone}}
Io nol vo’ far giá mai; pur, quand’io voglia,
{{R|300}}farollo un’altra volta.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|10em}}Un’altra volta,
non ora.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|4em}}Io veggio ben che ci conviene
deliberarci adesso, e che giá mai
non tornerá l’occasion ch’a questa
s’agguagli. Ma che cosa è quel ch’io penso?
{{R|305}}Telesilla, finor questi pensieri
e questi detti fûr da gioco? o stolti
siam fatti in un momento? Io di me stesso
mi maraviglio e mi vergogno. Insomma
io di peccare intendo? io farò scorno
{{R|310}}al caro amico mio? che cosa è questo
deliberar? si scorda in un momento
la virtú che s’è culta infíno ad ora?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/239
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|233}}</noinclude><poem>
Non parmi ver ch’io l’abbia unqua da senno
pensato e detto. O Telesilla, questi
{{R|315}}disegni son follie; poniam da canto
ogni pensier di questi fatti: ad altro
volgiam il favellar.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|10em}}Tu ben ragioni.
Io sento al petto rallargar, la chiusa,
e la foga del cor s’allenta: io provo
{{R|320}}alquanto di conforto.
{{vc|c=pie|girone {{span|(assiso)|normal}}}}
{{gap|11em}}Io vo’ che ’l dove
e ’l perché tu mi narri e ’l quando accesa
di me ti fosti.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|8em}}Il giorno ch’io ti vidi
nel castel de le Suore al torniamento,
e fêsti prove sí stupende, e a tanti
{{R|325}}perigli ti gittasti. Allor mi prese
di te gran maraviglia, e di coraggio
e di valor sí grande, e un’infinita
pietá di que’ travagli e di que’ rischi,
a’ quali avrei voluto essere io stessa
{{R|330}}con te; né mai, vivendo, altra sí dolce
tenerezza sentii come quel giorno,
massimamente allor che insanguinato
d’un gran colpo ti vidi il braccio manco.
E la sera, di poi che ritornasti
{{R|335}}vittorioso, e che di farti onore
ognun si dava affanno, io rimirando
ti stetti, con vivissimo desio
di parlarti e lodarti, e narrar quanta
di te misericordia e maraviglia
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/240
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|234|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{R|340}}m’avessi posta in cor: ma non ti seppi
dir se non pochi motti; e rozzi poscia
mi parver sopra modo, e tu lor nulla
badar m’eri sembrato, onde un immenso
dolor sostenni. E da quel dí mi fosti
{{R|345}}sempre a cor, né di te la notte o ’l giorno
pensier mi venne mai senza travaglio.
E ancor non m’avvedea che fosse amore;
né me n’avvidi altro che tardi.
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|15em}}O mia
povera Telesilla! or vedi come
{{R|350}}ne celava il destín quel che sí dolce
fôra stato a saperlo. Io quanto oprai
quel dí, per te l’oprai, né cosa alcuna
ebbi tuttora in mente, altro che quindi
aver tu mi dovessi in qualche pregio,
{{R|355}}e que’ sudori e que’ perigli estremi
e quel mio sangue ti movesse alquanta
compassion di me; tal che, s’io fossi
a la presenza tua caduto e morto,
mi fôra stato caro, avendo speme
{{R|360}}che tu dicessi: — Oh come se n’è ito
oggi quel meschinello! — E rivolgendo
di sotto la visiera ogni momento
il guardo a la finestra ove ti stavi,
quand’eri attesa a rimirarmi, in tutto,
{{R|365}}quasi rinnovellata la persona,
il travaglio e l’angoscia io mi scordava,
e crescendo la forza e l’ardimento
dicea: — Forse or colei si maraviglia;
qui certo ella dirá: — Com’egli è prode! —
{{R|370}}Chi sa che in riguardarmi un qualche affetto
non la tocchi? — E due volte o tre ch’io t’ebbi
vista batter le mani, io non sapeva
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|235}}</noinclude><poem>
nel tornear quel ch’i’ facessi, e penso
ch’ognun se n’ammirasse. Or quando altrove
{{R|375}}eri intenta, io diceva: — Oh scioccherello!
Per sollazzarsi, e non perché la sproni
il core, ella ti guarda, in quella forma
che tutte l’altre fanno; e so ben ch’ella
di te pensa cosí come di tutti
{{R|380}}questi altri cavalier, che a rimirarli
piglia trastullo, e non di te, ma solo
del torniamento ha cura e de la festa;
ma tu perch’or non senti altro che amore,
credi che quel che pensi ognun lo pensi,
{{R|385}}e che d’affetto si consumi: — e, in questa,
dentro a la folta disperatamente
mi gittava, e, cercando a piú potere
che qualche lancia mi passasse il petto,
dai plausi de la gente e da le grida
{{R|390}}eri mossa di novo a riguardarmi.
Cosí t’amava e t’amo, ed amerotti
sempre fin ch’i’ sia morto. Anima mia,
quando i’ sarò lontano, e fra disagi
e fra perigli sempiterni, e ’l mio
{{R|395}}cordoglio struggerammi, avrai tu nullo
pensier di questo sfortunato?
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|14em}}Oh mai!
non favellar cosí. Ma forse in breve
se’ per lasciarmi?
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|9em}}È forza, e immantinente,
come t’ho ricondotta a Maloalto.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{R|400}}Oimè! dunque sí tosto?
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|236|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
{{vc|c=pie|girone}}
{{gap|11em}}O cara, al pianto
siam prodotti ambedue. Non ci vedremo
forse mai piú: ben cosa certa è questa
che ’l dolor nostro non avrá mai fine,
e che non troverem di questa sorta
{{R|405}}un’altra occasion. Parea che ’l fato
n’avesse qui congiunti a bella posta.
Certo che mille volte io pentirommi,
rimaso vòto il mio desire, e molto
piú caldo, e perch’io volli; e questa cara
{{R|410}}tua faccia, e questo sen lasciati avendo;
questi, dich’io.
{{vc|c=pie|{{span|(levato in piedi)|normal}}}}
{{gap|7em}}Dammi la man.
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|12em}}Girone!
{{vc|c=pie|girone}}
Dammi la mano. O Telesilla, oh quanto
se’ bella!
{{vc|c=pie|telesilla}}
{{gap|5em}}Oh caro! caro! io piú non veggio.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|237|n=s}}</noinclude>
{{Ct|f=100%|v=2|t=3|PARTE SECONDA}}
<poem>
{{vc|c=pie|un cacciatore}}
Io sento urlar i lupi, e, s’io non fallo,
non dênno esser da lungi. Andiam piú ratti
e in piú silenzio che si possa. Or bada
quanto piú sai, che ne l’andar non faccia
{{R|5}}crosciar le foglie e i rami: io vo’ vedere
di côrgli a l’improvviso in questo scuro:
ma tu cheta quel can, che non abbai.
Certo la luna è sotto, e, quant’io veggio,
poco tempo n’avanza, ed è ben presso
{{R|10}}al giorno.
{{vc|c=pie|un altro cacciatore}}
{{gap|5em}}Aspetta un poco, ei non s’arriva
da questo colle a discoprire un tratto
de l’orizzonte. Io vo’ cercar di quelle
due piante che dan loco infra’ due tronchi.
Stimo che sien colá dove ’l sentiero
{{R|15}}mette un barlume: io non ho preso abbaglio:
giá la marina è chiara, e la diana
è giá levata.
{{vc|c=pie|il primo cacciatore}}
{{gap|7em}}Orsú! non ci conviene
punto indugiar, ché stará poco il sole.
Prendiam la via che mena al pecorile
{{R|20}}qui presso, ove dintorno han per costume
i lupi tutta notte andar vagando,
e quest’uria ch’io sento anco mi pare
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|238|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude><poem>
che vengan da quel lato e udir mi penso
a latrare i mastini. Abbi riguardo
{{R|25}}a l’armi che non dien luce né suono.
{{vc|c=pie|girone {{span|(dietro alle piante)|normal}}}}
Chi è? chi sei? che voce è questa? Alcuno
è passato qui presso, o ch’ingannato
io mi son forse in isvegliarmi: io deggio
aver dormito. Oh tristo me! che feci?
{{R|30}}che feci?
{{vc|c=pie|{{span|(uscito fuori)|normal}}}}
{{gap|4em}}Io tutto quanto inorridisco.
Dunque fu vero infine? ed io peccai?
misero me, fu ver? Ma come avvenne?
come a tal mi condussi? Oh sventurato
ch’io sono! oh fossi stato anzi quel punto
{{R|35}}schiacciato e stritolato! ogni altro affanno
è meno assai che ’l nulla a petto a questo.
Ma perché ’l feci mai? per un diletto
schifoso, ch’a pensarne io mi vergogno.
Un dolor come questo? e mi pareva,
{{R|40}}stoltissimo ch’io fui! che senza quello
non avrei pace, quando or mi ritrovo
in un’angoscia tal ch’io non provai
la somigliante: e in mio poter fu posto
ch’io la schivassi e ch’or ne fossi immune.
{{riga punteggiata}}{{riga punteggiata}}{{riga punteggiata}}
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - telesilla|239|n=s}}</noinclude>
{{Ct|f=100%|v=2|t=3|INTORNO ALLA «TELESILLA»}}
Dirò primieramente che, se vorranno chiamarla «tragedia», potranno, tanto perché i poemi, secondo me, non si definiscono a proporzione della misura e del numero dei palmi, quanto e perché molte tragedie greche sono piú brevi di questa, nessuna è distribuita in atti, come credo che sappiano. Se non vorranno, faranno anche benissimo a non cercar altro e curarsi meno dei nomi che delle cose.
Catastrofe luttuosa ed esposta sulla scena.
Rappresentazione di oggetti pastorali e campestri che non sono comici per se stessi, in luogo dei plebei tanto cari agl’inglesi e ai tedeschi.
Servire ai tempi e ai costumi senza mancare alle regole naturali non arbitrarie.
Forza e veritá moderna della passione, per la prima volta unita alla semplicitá e agli altri pregi antichi.
Dirò in secondo luogo com’io non ho creduto che l’attenzione e la curiositá degli spettatori si dovesse conservare con quel miserabile mezzo dei nodi e viluppi intricatissimi, in luogo della continua viva ed efficace rappresentazione della natura e delle passioni umane. E ho stimato che la semplicitá delle azioni allora sia biasimevole quando è tutt’uno coll’uniformitá e colla noia. Ma la varietá e l’efficacia non consiste nei laberinti, come debbono credere coloro che non hanno tanto capitale di sentimenti e di affetti da mantener sempre e rinnovare a ogni tratto la commozione, ecc.
E poiché l’Italia non solamente nella lingua, ma eziandio nelle lettere e ne’ costumi, è diventata, si può dire, una colonia francese, li voglio pregare che questa volta si contentino d’essere italiani, e, amando la dignitá, non raccapriccino della natura, e, amando l’eleganza, non si spaventino della semplicitá, ecc.
Finalmente vorrei che si persuadessero che dal classico al francese ci corre un grandissimo divario, e che, se la miglior parte degl’intelletti ha ripugnato alle fole che chiamano «romantiche»,<noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|240|ii - versi frammenti e abbozzi|}}</noinclude>e sostenuta la sana maniera (le sane dottrine) dello scrivere che chiamano «classica», non ha mai pensato che il classico e il francese fossero la stessa cosa; non lo avrebbero creduto gli antichi italiani, non i latini, non i greci. Se bene io comincio a credere che questa gente sia stata la corruttrice delle lettere e belle arti, e la Francia la ristoratrice del gusto corrotto dai greci e dai latini e dagli antichi italiani.
Ma di queste cose discorrerò di proposito altrove, e mostrerò che non ignoro o disprezzo né l’arte né la natura, e che forse non merito di essere né scomunicato da’ seguaci veri de’ classici, né deriso da’ filosofi e indagatori delle alte sorgenti del bello.
Perché poi, se stimano che la controversia fra i romantici, ecc. sia stata: se il poeta debba meditare e inventare, ecc. e se la novitá ci voglia in poesia, ecc., sappiano che questa controversia non è mai stata al mondo fra uomini d’intelletto, non solamente dopo nati i romantici, ma in nessun tempo<ref>(''in margine'') Si potrá paragonare la ''Telesilla'' alle pastorali italiane: per esempio al ''{{TestoCitato|Opera:Il pastor fido|Pastor fido}}'', ecc.</ref>.
{{Rule|8em|t=1|v=1}}<noinclude><references/></noinclude>
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Gatto bianco
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{ct|f=200%|v=1|PLICO}}
{{ct|f=100%|v=1|{{Sc|del}}}}
{{ct|f=300%|L=15px|v=1|FOTOGRAFO}}
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{{ct|f=140%|v=3|V. GIUSEPPE SELLA}}
{{Rule|8em|v=.4}}
{{ct|f=100%|v=.3|'''SECONDA EDIZIONE'''<br>riveduta ed ampliata}}
{{Rule|8em|v=4}}
{{ct|f=120%|v=.4|TORINO}}
{{ct|f=110%|v=.4|TIPOGRAFIA G. B. PARAVIA E COMP.}}
{{ct|f=120%|v=3|1863.}}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Nuovi studi sulla giuntina di rime antiche Debenedetti, 1912.djvu/6
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Gatto bianco
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/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Centrato|COLLEZIONE
{{Sc|di}}
OPUSCOLI DANTESCHI
INEDITI O RARI
{{Sc|diretta}}
{{Sc|da}}
G. L. PASSERINI
{{Rule|2em}}
{{Sc|Vol. 114º-115º}}
{{Rule|2em}}
FIRENZE
{{Sc|presso la direzione del «giornale dantesco»}}
''Piazza Cavour, 11''
1912}}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. I, 1960 – BEIC 1723036.djvu/373
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" /></noinclude>{{Ct|f=100%|v=2|L=0px|t=3|NOTA SUL TESTO}}
<includeonly><templatestyles src="Indice:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. I, 1960 – BEIC 1723036.djvu/styles.css" /></includeonly>{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|I}}
{{Ct|f=120%|v=2|L=0px|I LIBRI DELLA FAMIGLIA}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|''A'') TESTIMONIANZE}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|{{Sc|manoscritti}}}}
{{no rientro}}{{Sc|Firenze}}
{{no rientro}}''Biblioteca Nazionale''
{{Indentatura|testo=1. ''Cod. II. IV. 38'' (già ''Magl. XXI. 119''; provenienza Strozzi, MSS in f<sup>o</sup> n. 143): ('''F'''<sup>1</sup>).}}
Cod. cart. sec. XV (intorno al 1438). Contiene cc. 182 di misure diverse (cc. 1-31: mm 294×205; cc. 32-41: mm 294×213; cc. 42-182: mm 294×216), numerate nel recto da 1 a 182. Tracce di antiche numerazioni confermano quello che è suggerito anche dalla diversità delle mani dei quattro copisti che hanno trascritto: cc. 1-4 (mano α), cc. 5-30 (mano β), cc. 31-52 e 93-182 (mano γ), cc. 53-92 (mano δ); cioè che i libri della ''Famiglia'' della prima parte del cod. furono copiati in diversi momenti, e probabilmente in ordine diverso, e poi riuniti insieme come ora li troviamo. Il cod. è legato in assi e mezza pelle.
È una ricca silloge di opere volgari dell’Alberti (da paragonarsi per le opere latine col cod. Canon. Misc. 172 della Bodleiana, Oxford), pregevole soprattutto perché il testo della ''Famiglia'' in questo cod. porta correzioni autografe. Contiene:
{|class=lba1
|class=td1| cc. 1-4:
|''Prohemium librorum familie Leonis bap. Alberti'' (tit. aggiunto dall’A.)
|}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/66
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Federicor
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/* Trascritta */ Gadget AutoreCitato
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>tu dovevi con quella faccia lì sbadigliare di noja anni e anni finchè la morte ti fosse entrata in bocca per lo sbadiglio? E invece ti sei trovato come in un teatro, seduto gratis nelle prime file, col permesso di sgattajolare in palcoscenico tra un atto e l’altro per sapere un’ora prima degli altri come andrà a finire il prossimo atto, se non proprio la commedia o tragedia che dir si voglia, perchè questo non lo sanno nemmeno gli attori. E così hai ripreso gusto alla vita, tanto che ti diverti a raccontarla in iscritto con l’illusione che, fra mezzo secolo, chi ti leggerà ci si divertirà anche lui. E questo spettacolo di varietà ti capita proprio in questa saggia età in cui non sei più distratto da brame incomposte e, bene o male, il pane e il tetto ce l’hai assicurati ''usque ad finem'', e sei insomma, con Vittorio o con {{AutoreCitato|Lenin|Lenin}}, con {{AutoreCitato|Giovanni Giolitti|Giolitti}} o con {{AutoreCitato|Filippo Turati|Turati}}, un “signore„ indipendente e, per giunta, riverito. Rispettato, te l’aspettavi e te lo meritavi; ma non t’aspettavi, tu monarchico, d’essere, per merito del socialismo, riverito, anzi temuto, dal sindaco, dal prefetto e magari dal vescovo, e perfino dall’agente delle imposte che, appena gliel’hai chiesto, t’ha ridotto alla metà il reddito professionale. Caro il mio Pietro, e non vuoi ridere? Ti ricordi che ti gridava tua moglie, alla fino della guerra? – Tu solo con la guerra non hai guadagnato niente. Scrivilo sulla porta di casa, stampalo sulle carte da visita, “solo abitante di questa città che con la guerra non ha guadagnato nè un soldo nè un grazie„. Così se non ti daranno niente, forse ti collo-<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/67
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2010907
2026-05-15T12:49:12Z
Federicor
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|55|riga=si}}</noinclude>cheranno in un museo col tuo cartellino appeso al collo. – Adesso, non te lo dice più.
Tempi divertenti. Tutto sta nello scegliersi il punto di vista. Stamattina, sarà stata una digestione più facile, sarà stata la dolce temperie di questo maggio che rimporpora il sangue anche nei cervelli dei vecchi, m’ero messo dal punto di vista buono. E con quell’invettiva di Giacinta m’è tornata in mente anche l’apostrofe del nostro sindaco dopo la presa di Gorizia (il nostro sindaco, anni quarantadue ma richiamabile perchè ufficiale territoriale, esonerato perchè sindaco; suo fratello, esonerato perchè ingegnere comunale; suo cognato, esonerato perchè esattore delle imposte). – E a noi, – si chiese quel valentuomo la sera del 9 agosto 1916 al caffè mentre da tutta la penisola giungeva l’eco del giubilo e dello scampanìo per quella prima tangibile vittoria, – e a noi che per amore della pubblica cosa, per non lasciare cadere in frantumi la macchina sociale, abbiamo avuto l’abnegazione, diciamo pure la virtù di restare a casa nostra, d’attendere impavidi al nostro lavoro, di rinunciare sereni alle glorie della guerra, non dovrà il Governo dare una ricompensa? – Lo nominarono infatti, dopo poco, cavaliere ufficiale, ed ora egli permette che per brevità lo si chiami commendatore: il nostro benemerito commendator Pópoli. Mia moglie aveva allora creato qui nell’orto una piccola conigliera, tanto per offrirci un po’ di carne nei pranzi delle feste riconosciute. Quando quelle instabili e fetide bestiole mi guardavano cogli occhi rossi, muovendo di continuo, quasi a<noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Ojetti - Mio figlio ferroviere.djvu/68
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Federicor
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/* Trascritta */
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>parlarmi, le umide labbra da cui pendeva un cencio di lattuga, io mi chiedevo, continuando l’apostrofe del signor sindaco: – E a queste povere bestie che muojono per farci vivere, non dovrà il Governo dare una ricompensa? – Una sera, per uno di quei ghiribizzi da monello che sono indegni della mia età, avendo Giacinta portato in casa per sgozzarlo uno di quegli innocenti, io gli legai al collo un nastro bianco e rosso, e così decorato volli che vivesse un giorno di più. Dovreste aver veduto le feste che gli fecero i compagni quando egli tornò nel recinto con quelle insegne! Ahimè, ahimè, ora son cavaliere anche io come il mio povero coniglio, e questi scherzi non me li posso permettere più.
Stamane ho fermato qui i miei ricordi, di colpo, perchè non volevo guastarmi l’umor lieto con cui m’ero levato e vestito, anzi volevo mantenerlo fresco fresco per raccontare oggi il pranzo dato in onore dell’onorevole Mastiotti qui in casa mia, il quale pranzo tanto giovò a consolidare in paese la fama e l’autorità di mio figlio.
Fino all’ultima ora si temette che quell’illustre uomo, socialista, massimalista, comunista, leninista ferocissimo allora (adesso è turatiano, ma ha sempre pronta una vampata di nostalgia) mancasse alla parola che aveva data a Nestore e al segretario della nostra Camera del lavoro. Era andato a fare un’inchiesta in un villaggio della pianura, a Castelpiano, dove un carabiniere, avendo ricevuto durante un comizio un sasso sulla faccia, aveva osato sparare la sua<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|57|riga=si}}</noinclude>rivoltella e colpire all’alluce del piede destro il portalettere socialista e nel cappello un capolega: donde era stato accusato non solo d’atrocissima ferocità ma anche di cinico sangue freddo, perchè del capolega aveva mirato al capo e del portalettere al piede, proprio cioè a quelle parti del loro corpo consacrato che erano più indispensabili alla loro professione. Ribattevano, al solito, i reazionarii, che il loro carabiniere per difendersi la vita e per non ferire nessuno aveva sparato prima a terra e dopo in alto, e che del resto non avrebbe potuto prendere la mira dato che aveva gli occhi e tutto il volto rigati di sangue. L’onorevole Mastiotti era venuto lui da Roma a giudicare, poichè dei due deputati socialisti di questa città uno era andato in Austria a far da balia a quei cari bimbi, e un altro in Basilicata per un’altra inchiesta sopra un compagno accusato, alla Camera, d’aver venduto a sè stesso, essendo sindaco, un bosco comunale. Sarebbe giunto in tempo per il nostro pranzo? E avrebbe sentenziato che per punire il carabiniere e noi suoi manutengoli, si doveva fare lo sciopero?
Io non ho telefono perchè il Comune, per quanto io mi sia sforzato a spiegargli l’utilità (pel pubblico) del telefono in casa d’un medico condotto, non me l’ha mai voluto concedere. Ma le staffette andavano e venivano dalla sottoprefettura a casa mia sempre più frequenti, man mano che il sole calava dietro i monti e il deputato socialista saliva dalla pianura. Ogni posto telefonico ne segnalava con precedenza assoluta<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>il passaggio, di borgo in borgo, al rappresentante del Governo del re. E mia moglie correva in cucina a ripetere quelli annunci incessanti. Il deputato viaggiava nell’automobile chiusa che gli aveva data il prefetto, e sul Corso ad ogni staffetta quelli del Caffè, quelli della farmacia, quelli dell’albergo della Luna, e tutti i negozianti, e gli stessi passanti domandavano ansiosi: – Ci sarà lo sciopero? – Verso le sette un plotone di fanteria seguito da un centinaio di curiosi andò a nascondersi nel cortile della Cassa di Risparmio che, come ho detto, ha il suo palazzo su questa piazzetta; e per prudenza richiuse dietro a sè il portone. Alle sette e mezzo apparvero sulla piazzetta quattro guardie regie; e, approfittando della luce che gli lasciava l’ora legale, il fotografo Carlini che s’è stampato sulle carte da visita “corrispondente della ''Domenica del Corriere''„, alzò sul treppiede la sua più bella macchina, puntandola proprio contro la nostra umile porta dipinta di verde dieci anni fa e sulla tabella smaltata che reca in azzurro il mio nome. Mia moglie che alle sei s’era addobbata a festa col suo vestito di velluto nero, alle sette, per consiglio di Nestore, s’era cambiata e vestita più proletariamente di lana. Alle otto meno un quarto un’altra staffetta accorse in bicicletta ad annunciarci che, invece di salire direttamente in città, l’automobile aveva svoltato per la strada di San Marco. Fu un gran colpo, e in cucina fu abbassato il fuoco nei fornelli e su tutti i volti scese una nube. A San Marco, perchè? Tutto era tranquillo a San Marco.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|59|riga=si}}</noinclude>Peggio, nelle ultime elezioni il partito popolare vi aveva avuto la maggioranza. Nestore, seduto in salotto con due suoi colleghi della Camera del Lavoro, ostentava una calma sovrana e parlava dello sciopero dei ferrovieri in Inghilterra computando sopra un foglio il ragguaglio tra i loro salarii in scellini e i salarii dei nostri ferrovieri in lire, senza colpa nostra, italiane. All’improvviso s’udì un gran rombo come se una macchina onnipotente si sforzasse a ingrandire d’un colpo la straduccia in salita e la meschina piazzetta che menano dal Corso a casa mia. Era l’automobile: l’automobile del Prefetto e della rivoluzione. L’automobile, più gli applausi.
— Tu aspéttalo qui in salotto, con la mamma, – mi suggerì Nestore con quella sottile conoscenza degli uomini che già v’ho vantata abbastanza. Vedevo tra le persiane socchiuse la folla che applaudiva e gridava, il tetto dell’automobile nera che la fendeva maestosa, il fotografo che gesticolava; eppure sentivo che qualcosa mancava alla festa. Che cosa? Che cosa? Nestore già mi presentava all’ospite insigne quando mi balenò la risposta al quesito assillante: mancava la marcia reale. Miserie della vecchiaja che non sa liberarsi dalle abitudini e dai ricordi dei tanti anni vissuti, e mescola ingenua il torbido passato al radioso avvenire.
Ma era molto simpatico quell’onorevole uomo a cui Nestore per dovere di disciplina dava del tu. Posato, roseo e rotondo, cogli occhi chiari, i baffi brizzolati, e i capelli tagliati a spazzola,<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>sembrava un pensionato dei regio Governo, non un apostolo della rivoluzione rossa. E rideva sempre. S’era súbito seduto sul divano dando larghe manate ai cuscini perchè accompagnassero comodamente le borghesissime curve dei suoi fianchi, e m’aveva voluto accanto a sè continuando anche su me quelle sue affettuose manate come per accomodare anche me affabilmente ai suoi gusti. – Caro cavaliere, caro cavaliere.... – Non conosceva i nostri paesi e mi descriveva liricamente la veduta della valle al tramonto, col fiume giù nel fondo che luccicava e i monti Martani dorati dagli ultimi raggi e le colline viola: – Gran bel paese, perdio, e bella gente! Facce aperte, ragazze fiorose....
Una fischiata acutissima lacerò l’aria, e io saltai in piedi. Ma quello ridendo mi afferrò per le braccia e mi ripose sul divano.
— Niente, – osservò senza voltarsi il segretario della Camera del lavoro: – Fischiamo la guardia regia.
In quella entrò, seguìta da mia moglie, una signora che tanto era magra e biliosa quanto Mastiotti era florido ed ilare.
— Cavaliere, mia moglie. Lei, sì, conosceva questi paesi. È stata maestra a San Marco prima di sposarsi. Non c’era più tornata da.... Ho da dire da quanti anni? Per questo siamo arrivati in ritardo, che ho voluto ricondurre mia moglie a San Marco dopo tanti anni. Tanti, per modo di dire. Le hanno fatte molte feste, anche la maestra d’adesso, che pure, povera donna, è “popolare„, siciliana e, s’immagini, parente<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|61|riga=si}}</noinclude>di don {{AutoreCitato|Luigi Sturzo|Sturzo}}, con lo stesso naso, diciamo pure, dantesco.
La moglie dell’onorevole era andata in camera da letto per togliersi il cappellino e rassettarsi la tolettina gialla e marrone di raso e velo. Non le bastava, e continuava a darsi dei colpetti con due dita sui riccioli, sulle vesti, sulle frange come per constatare di volo d’avercele sempre appuntate addosso ai suoi vecchi ossicini. Il marito, lei, non la toccava con le sue manate affettuose: talvolta cominciava il gesto ma si fermava a cinque centimetri da lei, spaventato, e la sua mano calava su chiunque altro si trovasse a portata di mano con un ardore raddoppiato. In quelli arresti e pentimenti s’intuiva l’effetto d’una lunga serie di lezioni, intimazioni e minacce della sua, credo, legittima metà. E per quella faticata obbedienza il nostro augusto ospite mi diventò anche più simpatico. Ma mi vinse quando gridò con voce di comando:
— Si va o non si va a tavola? L’automobile, caro cavaliere, dà appetito. Dirò meglio: mi aumenta l’appetito perchè i conduttori di anime devono essere tutti e sempre di stomaco buono.
Fui tentato di chiedergli se quella frase doveva intendersi anche al morale, ma in quel punto il cameriere prestatoci dall’albergo della Luna spalancò la porta e annunciò a voce ferma, guardandoci in faccia, con un’autorità che mi piacque e mi confortò: – Il signor deputato è servito. – Temetti che l’ospite si lamentasse almeno di quel ''signore'' e di quel ''servito''. Niente: continuava pure avviandosi e ridendo, a spie-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>gare la sua idea sulla necessità, perchè un tribuno sia capace di ben governare, che lo stomaco di lui sia capace di ben digerire; ed esemplificava coi parroci, monsignori, vescovi, che la Chiesa ha sempre voluti di sicura salute e di solido corpo. Si sedette alla sinistra di mia moglie, mentre io di faccia a lui dovetti sedermi alla sinistra della sua, e si trovò sotto gli occhi, dall’altro lato di Giacinta, il povero Filiberti segretario delle Camera del Lavoro che più smunto e fegatoso non potrebbe essere. Con un’agilissima capriola si corresse in un lampo:
— Fanno eccezione i santi. Ma quelli non li nomina la Chiesa, li accetta. Filiberti, ad esempio, sarebbe un santo, non un curato.
Quello, scontroso come tutti i tisici, ormai s’era offeso, e non perdonava. Con la vocina fessa rispose:
— Tu invece sei un cardinale. Non lo diciamo sempre, Nestore, che i nostri deputati sono i nostri cardinali?
Nestore abbozzò un sorriso. Il deputato che già intercalava due cucchiajate di minestra a due sorsi di vino, coprì la vociuccia di Filiberti con la sua tonante cordialità:
— Mangiare in casa d’un medico, è la perfetta beatitudine. Si mangia senza sospetti e senza paure. Tutto è sano e salubre, – e continuò svolgendo ampiamente quest’altro tema e ornandolo con alcuni confronti tra la sana onesta cucina del proletariato e la corrotta artefatta cucina dei signori.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|63|riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Io osservavo Nestore. Tra lui e il cameriere era un continuo parlarsi cogli occhi. Si vedeva che Nestore l’aveva istruito minutamente. Ogni volta che quello accorreva a riempire il bicchiere del deputato, guardava Nestore come ad assicurargli: – Non dimentico niente. – Doveva essere stato Nestore a ordinargli di venire in giacca nera e non in marsina; e a permettergli invece quel borghesissimo annuncio: “Il signor deputato è servito„. Astuto Nestore. Egli s’era proposto di lasciare al pranzo quel tanto di grasso e di borghese che poteva lusingare e saziare il deputato e i compagni, attribuendone la colpa a me, dopo tutto, padrone di casa; e nello stesso tempo di togliergli quelle vane apparenze – marsina e guanti bianchi del cameriere, vino spumante, invito d’estranei al partito – che, se raccontate, potevano offendere i compagni e il deputato.
Quando vidi che ormai tutto andava liscio e che anche al vino rosso tutti davano la stessa pratica ammirazione che al vino bianco, còlto un attimo di silenzio, osai insinuare una domanda:
— Com’è andata l’inchiesta, onorevole?
Filiberti e gli altri compagni (ve n’erano tre) aggrottarono la fronte autorevole. Nestore mi lanciò un supplice sguardo. Il deputato cambiò tono, depose la forchetta, e alzando la palma della mano come a impedire che l’incauta domanda giungesse fino a lui, mi rispose:
— A tavola, niente politica. Lei parla mai d’operazioni chirurgiche a tavola?<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|64|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Nestore affermò, severo:
— Di queste faccende si parlerà alle dieci alla Camera del Lavoro.
L’ospite assentì ma, perchè non restasse pur l’ombra del mio errore, mi osservò bonario:
— Dica la verità. Più che i fatti di Castelpiano, a lei importa la possibilità d’uno sciopero di protesta. Ah, borghese, borghese, borghese, – e ridendo mi minacciava con la forchetta.
— Si sa, i fatti ormai sono quello che sono....
— Lasci andare, dottore. Lo sciopero sarà quel che sarà. Lo sciopero è prima di tutto la pena che il tribunale proletario infligge alla società borghese; poi è un corso accelerato per insegnare al popolo come si fa la rivoluzione; infine uno sciopero è utile quando si chiude in modo da lasciare adito a un altro sciopero. Dunque bisogna che loro ci si abituino. È chiaro?
— Per me, no. Ma è colpa mia, – e glielo dichiarai così modestamente che egli rise, e col bicchiere in mano, tra i sorrisi esperti di Nestore e degli altri compagni, gentilmente mi dette questa spiegazione:
— La borghesia crede che tra uno sciopero e un altro non vi sia nesso e che, domandoli o sopportandoli l’uno dopo l’altro, pian piano essa riesca a stancare il proletariato o a vederlo placato nella soddisfazione per quel che ha ottenuto. Non è vero. Vigiliamo noi. Guardi quel ritratto che ella giustamente tiene in un posto d’onore: il ritratto di {{AutoreCitato|Vittorio Emanuele II di Savoia|Vittorio Emanuele secondo}}. Io rispetto quei re, prima di tutto....<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|65|riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Perchè è morto, – insinuò il Filiberti, ma l’altro non gli badò:
— ....perchè è stato un galantuomo, e poi perchè è stato un gran diplomatico, e noi dobbiamo imitarlo. Lui che cosa voleva fare? L’Italia? Ebbene ad ogni guerra, si chiudesse con una vittoria o con una sconfitta, egli aveva cura di lasciare nel trattato di pace l’appiglio per un’altra guerra, per la guerra che ancóra gli era necessaria a raggiungere l’indipendenza del suo paese. E così facciamo noi per arrivare in un nuovo regime alla totale indipendenza dei lavoratori. Per esempio: si chiude oggi lo sciopero dei postelegrafonici? Bisogna chiuderlo in modo che almeno in una clausola essi ottengano un salario o un vantaggio che non ancóra sia stato ottenuto, mettiamo, dai ferrovieri. Si chiude lo sciopero dei metallurgici di Milano? Bisogna che, o nell’orario e nella costituzione delle commissioni di fabbrica o nei salarii minimi o nel caroviveri, essi abbiano qualcosa di più dei metallurgici di Brescia o di Torino. Ed ecco il prossimo sciopero assicurato. Non c’è santi, non ne escite più....
— Per me....
— Sì lo so, lei è un borghese più d’abitudini che di fatto. Lei è un lavoratore, e per di più, spero, organizzato. Dico voi borghesi, tanto per intenderci. E ripeto: voi borghesi non ne escite più. Un dente dopo l’altro, la ruota gira.
— Ma intanto si logora. Non c’è una ruota borghese e una manovella proletaria, o una ruota proletaria e una manovella borghese.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Ho capito: la solidarietà sociale, la miseria per tutti, la moneta deprezzata per tutti. Pregiudizii. La moneta è un’astrazione. Vivono in Austria con la corona a un centesimo o due? Vivono in Russia col rublo sotto zero? La moneta è una finzione come il passaggio agli esami col sei o col sette. Si stabilisca che il punto massimo è cinque, e i migliori alunni passeranno col tre, trionfanti. Che invece di dire un centesimo si dica una lira o invece di una lira cento lire, che importa? Importa al regime borghese che ha un capitale, che ha un patrimonio, e non lo vuol vedere diminuito; ma abolito il risparmio e ricondotta la moneta a una finzione comoda, a una scheda degli uffici statistici per attestare il lavoro fatto e per conteggiare gli scambii....
Era beato. Tutti, anche il cameriere col piatto dell’arrosto nelle mani, lo ascoltavano a bocca aperta, ed egli navigava dall’una all’altra delle sue labili verità come da un’onda all’altra, spinto dallo zeffiro della sua parola. Io, no. Io facevo dei gesti per fermarlo, cominciavo una frase per interromperlo; ma per educazione i miei gesti erano misurati, la frase timida. Ed egli non mi badava. Nestore, sì, che mi conosceva e temeva di vedermi esplodere in qualche: – Non è vero! – brusco ed imperativo. Il pericolo lo rese audace. Fu lui ad interrompere il suo apostolo; ma, poichè s’era accorto che la sola autorità che quello temesse era la moglie, lo interruppe d’un colpo, fulmineamente, così:
— La signora si sente male!<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|67|riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Tutti tacquero, tutti si volsero a guardarla, qualcuno perfino s’alzò, e mia moglie lanciò un piccolo grido. Nestore, raggiunto lo scopo, seguitò in tono minore, tranquillamente:
— ....Non mangia niente.
Io me n’ero accorto, ma quella m’aveva risposto agra agra che era di stomaco debole. Viceversa beveva d’ogni vino, succhiandoselo a sorsellini che pareva le bruciassero le labbruzze vizze, e ad ogni sorso deponeva il bicchiere con un’aria di mai più, come se vi avesse trovato fiele e non moscato o trebbiano; poi lo riprendeva per altre due poppatine, un minuto dopo. Cinque o sei bicchieri aveva bevuto a quell’ora, ed era inutile che proprio io medico le stessi a domandare con che mai s’era indebolito lo stomaco. Ma all’interruzione di Nestore intervenne il marito magnanimo per spiegarci, alzando gli occhi con un sospirone, che la povera donna s’era rovinata lo stomaco a scuola con l’insegnare e col parlare, curva sulla cattedra per ore, giorni, mesi ed anni. Borghesi lerci, Governo ingrato.
E fu tutt’un sospiro da un convitato all’altro. Lo stesso Filiberti, astioso ed incredulo com’era, sospirò, felice di sentire che anche quella era malata e senza speranza.
Per fortuna venne il dolce: una crostata di mandorle e visciole che, prima della conversione di Nestore, Giacinta sfornava solo di natale e di pasqua come una cosa santa.
— Un po’ di dolce préndilo, cara. Lascia la pasta che è indigesta e prendi la marmellata, – le consigliò il marito.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
L’avesse detta un altro quell’eresia sulla pasta indigesta.... Giacinta osservò soltanto, timidamente:
— Guardi che anche la pasta è ben cotta, e crocchia.
Alle frutta, l’onorevole prima accese come noi un mezzo toscano; poi si battè la fronte con le dita e gridandomi: – Non accenda, cavaliere, non accenda, – trasse dalla tasca interna della giacca due sigari ravvolti in un pezzo dell’''Avanti'', due grossi sigari con l’anello rosso e oro: – Prenda uno di questi. Ce li ha offerti il segretario particolare del Presidente del Consiglio quando jeri siamo andati da lui per lo sciopero dei lanieri. Sono della regia ma, sembra, ottimi. Io sono abituato al mio toscano e non transigo, ma li conservo per gli amici ghiotti. Prenda, la prego. Li prenda tutti e due. Quel bravuomo li tiene nel cassetto della sua scrivania, insieme a sigarette sopraffini; e per ognuno che ne offre a un deputato socialista, ne mette uno da parte della stessa specie e qualità per offrirlo a un deputato popolare. La giustizia! La giustizia, s’intende, del Governo borghese che va tutta in fumo.
S’era alzato, ma Nestore e Filiberti gli facevano notare che mancava ancóra un quarto alle dieci e che alla Camera del Lavoro era opportuno andare piuttosto un quarto d’ora dopo che un quarto d’ora prima. Nestore gli era vicino, in piedi, un poco più basso di lui. Il deputato gli mise un braccio sulle spalle, affettuosamente, e rivolto a me dichiarò:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|69|riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Bell’intelligenza, questo figliolo. Lo porteremo avanti. E del resto non ha bisogno di noi vecchi perchè andrà avanti da sè. L’esempio che ha dato alle classi borghesi scegliendosi la professione che s’è scelta ed esponendosi alle più rabbiose rappresaglie, è noto a tutti i socialisti d’Italia, – e con la palma gli batteva sulle spalle e sulla testa: – L’ha mai inteso parlare? Intendo, parlare alle masse. Io l’ho sentito a Pisa, alla Federazione Macchinisti. Ti ricordi, Nestore? “Io non sono un avvocato, sono un ferroviere, sono un macchinista. Io conosco le leve che bisogna muovere per mandare avanti la macchina del socialismo sul nostro binario. Le leve sono queste. Uno....„ Chiaro, leale, ardito. Bravo Nestore!, – e gli rotava la mano tra i capelli che Nestore ha lucidi e neri: – “Io non sono un avvocato„. Bravo Nestore! Gli avvocati sono la peste del socialismo. Ti fa meraviglia, eh, ragazzo mio, che io mi ricordi parola per parola quel tuo discorso? Ma un capitano deve aver buona memoria, prima di tutto. E io mi vanto di ricordare il nome di tutti i socialisti che ho conosciuti, anche fuori del mio collegio. Tutti!
Allegro, facondo, instancabile, quello doveva concepire la rivoluzione come una gran burla da fare alla nazione; e chi più ne inventava, più era bravo. Il partito socialista gli doveva sembrare qualcosa di simile ai quattro che tengono nel gioco del lenzuolo le quattro cocche: l’Italia sul lenzuolo, e loro a tirare, e l’Italia a<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|70|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>saltare, ricascando ora sopra un fianco, ora sopra l’altro, ora supina, ora bocconi; e loro a ridere, e l’Italia a strillare. In fondo ci si divertiva tanto, tra gli applausi, i discorsi, la medaglietta, le quindicimila lire, le indennità, gl’inchini, gli spari, il vino buono, le automobili dei prefetti, che ad annunciargli: – I borghesi sono tutti in ginocchio e domani il Governo rivoluzionario assumerà il potere, – si sarebbe messo a gridare come un ragazzo strappato al suo gioco: – No, ancóra un poco, ancóra un altro anno....
Era colmo d’aneddoti, di campagna e di città, su tutti i tumulti, i trambusti, gli scioperi di questi ultimi mesi. Ma preferiva gli aneddoti comici che ci narrava serio serio con un crescendo di solennità perchè la risata finale, sua e degli uditori, facesse più effetto. Mi rammento la descrizione d’un bagno di latte, preso dentro un tino da mosto, da un capolega dei contadini del Lodigiano, non so più quando, durante uno sciopero pel quale il latte non doveva essere nè venduto nè cagliato, ma piuttosto gittato per le strade e pei campi. Quel capolega era affetto da una prurigine o da un erpete, e una donna gli aveva da tempo consigliato un bagno di latte. Approfittò di quella fortuna e restò, salvo il sonno, per quarantotto ore in quella tinozza facendovi rinnovare il latte ogni due ore. Mangiava, scriveva, parlava, concionava, lanciava ordini da dentro la tinozza che di giorno faceva portare a forza di braccia sull’aja all’ombra dei pagliaj. C’era folla attorno, di leghisti, di donne, di ragazzi, di portordini, anche di bor-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|71|riga=si}}</noinclude>ghesi e di preti. I deputati locali andarono a parlargli fermando l’automobile davanti al recipiente, ma dopo un poco egli li cacciò gridando che il puzzo della benzina gli guastava il latte. E quelli partirono ridendo, e i ragazzi e le donne si davan la mano e gli ballavano attorno.
— Alla fine dello sciopero aveva una pelle tenera come quella d’una ragazza. Gliel’ho veduta e toccata anche io perchè è pronto a levarsi la camicia ad ogni richiesta. E giura che se gli torna quello sfogo, lui riproclama lo sciopero.
Lo avvertii che erano le dieci e un quarto. Si avviò, poi si fermò come se si fosse dimenticato di qualcosa, e dalla tasca dei pantaloni tirò fuori un involtino con tante bustine minuscole: in ognuna c’era, molto grazioso, di smalto rosso e nero, un distintivo comunista, con la falce e il martello. E ce ne donò uno a ciascuno, me compreso.
— Lo prenda anche lei. Un giorno le potrà essere utile. Non faccia complimenti. Questi amici lo sanno: li fabbrico io. Cento operai ho nella mia fabbrica di medaglie e distintivi e portafortuna: tutti, si sa, cointeressati all’azienda. Un’azienda modello: piccola, ma modello. Vuole qualche azione? Accettiamo azionisti borghesi. No? Lo dicevo per ridere. A proposito, – e mi teneva sottobraccio e mi spingeva nel vano della finestra, – chi potrebbe essere in questa cittadina il nostro rappresentante? Non solo per vendere al minuto, che per quello son buoni tutti, ma per assumere ordinazioni, da circoli, confraternite, società politiche, ginnastiche, tu-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|72|{{Sc|mio figlio ferroviere}}||riga=si}}</noinclude>ristiche? Bravo, ci pensi, e poi mi scriva. Una persona seria, a modo, ben veduta. Socialista? No, non importa. Per un lavoro come questo è preferibile che appartenga a un partito medio, radicale o liberale: meglio, a nessun partito. Grazie, sa. M’affido a lei.
La moglie la lasciò con Giacinta che, povera donna, aveva gli occhi già gonfi dal sonno. A mezzanotte sarebbe tornato da noi, avrebbe trovato l’automobile per raggiungere alla stazione il diretto di Roma alle 24 e minuti. Io l’accompagnai fuori. Aveva già un piede in strada quando afferrò Nestore pei risvolti della giacca:
— E il cameriere? Voglio ringraziare il cameriere.
Pippo era in cucina a mangiare. Accorse infilandosi la giacchetta. E là dove noi poveri borghesi avremmo deposto furtivamente un foglio da cinque lire, l’onorevole mise addirittura le cinque dita della sua destra, stringendo con fraterno vigore la mano di Pippo e ripetendogli la sua riconoscenza e soddisfazione. Uscii ultimo e, voltandomi per chiudere la porta, vidi nell’androne il povero Pippo che a testa bassa cercava se sul pavimento fosse caduto il foglio che non s’era ritrovato nelle mani.
Quelli se ne andarono alla Camera del Lavoro; io su al Circolo dove fui súbito attorniato dai soci che volevano notizie. – Ci sarà lo sciopero? Non ci sarà? – Giuravo di non saper niente e non ci credevano. Un’ora dopo giunse il sottoprefetto dalla prefettura e ci annunciò che alla Ca-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||''Lo specchietto per la barba''|73|riga=si}}</noinclude>mera del Lavoro la riunione presieduta dal mio ospite giocondo aveva deliberato lo sciopero di ventiquattr’ore dei postelegrafonici per solidarietà col portalettere ferito all’alluce del piede, e dei contadini per solidarietà col capolega ferito al cappello. Anche il prefetto sapeva del pranzo e tirandomi da parte mi chiedeva ansioso: – L’onorevole Mastiotti che ha detto di me? È soddisfatto?
Aspettai che fosse ben passata la mezzanotte per tornare qui a casa e andai difilato in camera da letto. Mia moglie sfinita ma soddisfatta si stava spogliando.
— Giacinta, che è questo puzzo di cognac?
— Che vuoi, quella povera donna soffre tanto di stomaco che, quando siete usciti, m’ha chiesto un po’ di cognac e l’ho mandato a prendere giù da te.
— Sia fatta la volontà di Dio. Quanto n’ha bevuto?
— Si torceva, poveretta. Ma con tre o quattro bicchierini, piano piano s’è calmata, s’è accomodata sulla poltrona, e quando il marito è tornato a prenderla, dormiva.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 223 —||riga=si}}</noinclude>E adesso, eccola lì. Ha i milioni nella trachéa. I milioni, vi dico! E la ginnastica del canto, col mio metodo, l’ha ingrassata, le ha allargato il petto. Vedeste! Intanto sta bene così. Per la Traviata è la misura giusta. Il pubblico non crede alle botti che muoiono d’etisia. Se si ingrasserà troppo, farà l’''{{TestoCitato|Aida}}'' o l’''[[w:L'africana|Africana]]''. Se la sente Piero, la scrittura è trovata.
E Piero, cioè {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|Mascagni}}, la sentì, la ammirò, la raccomandò per l’estate all’impresario del teatro di Foligno. Si era ai primi di giugno. Appena due mesi pei preparativi estremi. Paga, niente; soltanto il cinquanta per cento della serata d’onore.
— Vedete, – commentava l’Armenia a Sabatino e a Giacinta inebriati, – come ho scelto bene. Nella ''Traviata'' non occorrono vestiti antichi, costumi di broccato, cinture d’oro. Bastano due tolette da sera, una in bianco, una in giallo pei due primi atti, e una veste da camera all’ultimo. Sarà un trionfo, un trionfone, un trionfissimo. E a Foligno c’è le guarnigione, l’artiglieria. Voi al mininistero informatevi se hanno le grandi manovre. Se la guarnigione è al campo, non dovete accettare. Il successo è lì, lo so io. I soldati viaggiano, cambiano residenza, sono espansivi, dicono a tutti: – La Pancrazi, non hai udito la Pancrazi! Che<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 231 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
...che Sabatino ripensò alla maestra Armenia, all’intonazione solenne della sera in cui gli aveva gittato le grandi braccia al collo soffocandogli per un minuto il respiro nelle onde del petto e dichiarando: – Povero figlio! Lo so; alla vostra età è troppa privazione. Eccomi qua. Mi sacrifico io per l’arte di vostra moglie. Fate di me quello che volete. – Ed egli ne aveva fatto invece quello che aveva potuto.
Pagando la bibita ripensò anche che per arrivare al ventisette, giorno di paga, possedeva lire nove e ventidue centesimi, perchè risparmii, stipendio, credito tutto era stato – come la fedeltà coniugale e la maestra Armenia – sacrificato all’arte di sua moglie.
Ma le angustie economiche, negl’individui come nei popoli, aboliscono o deprimono il senso estetico. Passando davanti al giornalajo sull’angolo egli vide la ''Farfalla romana'' tesa fra due fili, lesse il principio di una poesia bisillabica
{{smaller|{{Centrato|<poem>Da te,
Mio re,
Non v’è
Per me
Mercè...</poem>}}}}
eppure preferì prendere il tranvai<noinclude>
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...che Sabatino ripensò alla maestra Armenia, all’intonazione solenne della sera in cui gli aveva gittato le grandi braccia al collo soffocandogli per un minuto il respiro nelle onde del petto e dichiarando: – Povero figlio! Lo so; alla vostra età è troppa privazione. Eccomi qua. Mi sacrifico io per l’arte di vostra moglie. Fate di me quello che volete. – Ed egli ne aveva fatto invece quello che aveva potuto.
Pagando la bibita ripensò anche che per arrivare al ventisette, giorno di paga, possedeva lire nove e ventidue centesimi, perchè risparmii, stipendio, credito tutto era stato – come la fedeltà coniugale e la maestra Armenia – sacrificato all’arte di sua moglie.
Ma le angustie economiche, negl’individui come nei popoli, aboliscono o deprimono il senso estetico. Passando davanti al giornalajo sull’angolo egli vide la ''Farfalla romana'' tesa fra due fili, lesse il principio di una poesia bisillabica
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 232 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Il ventotto era il debutto.
Ai due colleghi che erano nella sua stanza egli aveva letto la lettera ricevuta in quella settimana da sua moglie e qualche frase delle due lettere della maestra. La lettera di Giacinta finiva:
«... Perciò devi stare contento, ma non venire per adesso. Ti spedisco per posta una copia del manifesto col nome mio e del tenore in rosso. Appena avrai ricevuto lo stipendio manda ottanta o novanta lire. Spero di non spenderle perchè qui mi invitano tutti. Ho conosciuto molti ufficiali pei quali l’altra sera ho cantato qualche cosa «da camera». I signori della deputazione teatrale anche sono molto gentili specialmente uno di età che ha la parrucca ma s’intende molto d’artisti e di canto. Pare che sua moglie prima di lasciarlo vedovo abbia calcato le scene. Ed è ricco coi danari di sua moglie. Mi ha detto che la mia voce gli ricorda quella di lei. Dunque sta contento ma non venire per adesso. Ieri quattro ore di prova, ma di voce sto benissimo. L’esercizio fa bene. Un abbraccio da tua moglie Giacinta. P. S. Un tenente d’artiglieria di qui è cugino del tuo ministro. Ti potrà essere utile. Dimmi che cosa t’occorre; io non so che cosa chiedergli. Anche lui è molto gentile. Mi farà visitare tutta la caserma. Il ventotto ti telegrafo dopo teatro.»<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 235 —||riga=si}}</noinclude>centesima volta il grido d’orrore finale di Alfredo e degli altri sopra Violetta morta: «– Oh mio dolor! – Oh rio dolor!»
Veramente quella parentesi in favore della signora Armenia non aveva macchiato il candore della sua ammirazione per Giacinta. Era stato un peccato necessario, nel nome sacrosanto dell’arte. Come quelli durante la gestazione o l’allattamento, sarebbe stato da qualunque più rigido confessore perdonato a qualunque marito. Giacinta, Giacinta sola...
Presso la candela in anticamera la serva aveva appoggiato un telegramma: «Trionfo frenetico. Trenta chiamate. Ovazione uscita teatro. Non venire ancóra. Giacinta, Armenia».
Povero Sabatino posata la candela per terra, cascò sulla sedia lì in anticamera, e col telegramma sulle ginocchia cominciò rimbambolato di beatitudine a piangere di consolazione, guardando il pavimento.
La gloria era su lui.
La mattina dopo giunse in ufficio prima d’ogni altro. Aveva comprato due o tre giornali senza trovarvi una parola su Foligno e la ''Traviata''. La sua pena minuscola in quel mare di letizia era di<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 236 —||riga=si}}</noinclude>non poter mostrare il telegramma perchè quel maledetto «Non venire ancóra» quasi lo metteva al bando dal tripudio del trionfo. Pure narrò a tutti che aveva ricevuto un telegramma lunghissimo, felicissimo, vittoriosissimo, magnificissimo. Il contagio dell’iperbole teatrale lo aveva invaso tutto. Inventò svenimenti di spettatrici per ammirazione, di colleghi per invidia, lancio di fiori, di fazzoletti, di biglietti da visita, di gioielli ai piedi della diva, proposte telegrafiche di scritture...
E la seconda notte, altro telegramma altrettanto entusiastico, con una aggiunta nel finale «Non venire ancóra. Venendo avvertimi perchè albergo tutto pieno». Il terzo giorno aspettò una lettera di Giacinta o d’Armenia invano, ma la sera nella ''Tribuna'' trovò cinque righe che gli tolsero dallo stomaco l’appetito per la cena e dalle ginocchia la forza per passeggiare. Era una corrispondenza da Foligno sulla prima della ''Traviata'' nella stagione estiva al Teatro Piermarini e concludeva: «La trionfatrice della serata fu la signora Giacinta Pancrazi, una rivelazione. Figura elegantissima, attrice commovente, voce fresca agile appassionata. Il successo della stagione è assicurato, mercè sua.»
Sabatino volle trascinarsi in giro fino alle due, in piazza Colonna, da Aragno, pel Corso in cerca<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 237 —||riga=si}}</noinclude>di congratulazioni. Trovò soltanto due amici che non avendo ancora letto il giornale lo ricevettero gratuitamente da lui con molte effusioni. Alle due e mezza cadde sul suo letto, esausto.
E la mattina dopo, a mezzodì, non avendo ricevuto lettere, mandate due righe di scusa al caposezione, partì per Foligno senza telegrafare nè a Giacinta nè ad Armenia. Arrivò alle quattro, dopo aver letto a tutto il vagone la corrispondenza nella ''Tribuna''. Lasciò la sua valigetta alla stazione, si fece indicare in fondo a un viale di platani, subito di là dalla porta della città, l’Albergo della Posta, salì una scaletta ripida, domandò frenando la propria emozione:
— A che numero è la signora Pancrazi?
— Lì, al dieci. Ma è occupata.
— Non fa niente, sono il marito, – e si slanciò e aprì la porta.
Al primo istante credette d’essersi sbagliato, perchè in fondo al letto e sulla poltrona vide la giubba e i pantaloni neri e gialli d’un ufficiale di artiglieria. Un uomo si alzò sul letto:
— Che vuoi?
— Scusi, ho sbagliato!, – ma l’urlo di una donna zampillò da quello stesso letto nella penombra.<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 238 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Ah, mio marito! – gridò Giacinta con tutta la sua bellissima voce.
— Chi l’ha fatto entrare? Mascalzoni! – e l’uomo saltò giù, com’era.
Sabatino si ritrovò in un giardinetto dietro le mura della città. Come c’era arrivato? Perchè aveva rinchiuso in fretta quella porta ed era fuggito? Chi gli aveva detto: – Vada, vada, vada via... – spingendolo inebetito giù per le scale? Egli aveva fatto quel che gli avevano detto di fare, come sempre. Anche dalla città era uscito oltre che dall’albergo, inorridito. E si strofinava gli occhi e fissava un laghetto minuscolo con una grande anitra che nuotava verso di lui, guardandolo. – Foligno... il giardino... un lago... un’anitra... il treno delle quattro... Giacinta... i pantaloni neri e gialli... Vada, vada via, se no, succede un massacro...
Adesso si ricordava anche queste ultime parole. Un massacro? E perchè? Che cosa aveva fatto di male, lui, che aveva dato tempo, fede, danari, pace pel trionfo di Giacinta? E adesso che sarebbe avvenuto? L’avrebbero cercato per tutta la città? E quel tale avrebbe preteso il massacro? Ne rivedeva la faccia assonnata, i baffi biondi, gli occhi spalancati, il grido minaccioso, i capelli spettinati...<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 239 —||riga=si}}</noinclude>Volevo vedere se eri spettinato! – gli tornarono alla mente le parole ironiche di Giacinta per le scale della maestra. E subito trovò in quel ricordo proibito la giustificazione per la vendetta di Giacinta, per la propria fuga, – e anche per la propria rassegnazione. ''Egli se l’era meritato''. E cercò di convincersene bene, profondamente, sicuramente.
E quando fu ben convinto d’esserselo meritato, pensò soltanto a ripartire. Riescì dal giardino, non osò prendere il viale dei platani che vedeva a quell’ora pieno di gente, andò lungo le mura della città, e saltato un fosso trovò un viottolo per la stazione. Il prossimo treno per Roma non partiva che alle due della notte. Errò per la campagna, divertendosi a lacerare in minutissimi pezzi le dieci copie della ''Tribuna'' con che s’era imbottite le tasche alla stazione di Roma. Fu così mite da pensare che quella sera Giacinta avrebbe avuto gli acuti molto appannati. Non osò entrare sotto i lumi della stazione che all’ultimo momento, e si appartò nell’ombra conscio della sua meritatissima punizione. Anche, dal fondo della memoria tornava a folate quel monito sommesso dei camerieri dell’albergo: – Vada, vada via, chè, se no, succede un massacro...<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 239 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
— Volevo vedere se eri spettinato! – gli tornarono alla mente le parole ironiche di Giacinta per le scale della maestra. E subito trovò in quel ricordo proibito la giustificazione per la vendetta di Giacinta, per la propria fuga, – e anche per la propria rassegnazione. ''Egli se l’era meritato''. E cercò di convincersene bene, profondamente, sicuramente.
E quando fu ben convinto d’esserselo meritato, pensò soltanto a ripartire. Riescì dal giardino, non osò prendere il viale dei platani che vedeva a quell’ora pieno di gente, andò lungo le mura della città, e saltato un fosso trovò un viottolo per la stazione. Il prossimo treno per Roma non partiva che alle due della notte. Errò per la campagna, divertendosi a lacerare in minutissimi pezzi le dieci copie della ''Tribuna'' con che s’era imbottite le tasche alla stazione di Roma. Fu così mite da pensare che quella sera Giacinta avrebbe avuto gli acuti molto appannati. Non osò entrare sotto i lumi della stazione che all’ultimo momento, e si appartò nell’ombra conscio della sua meritatissima punizione. Anche, dal fondo della memoria tornava a folate quel monito sommesso dei camerieri dell’albergo: – Vada, vada via, chè, se no, succede un massacro...<noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 240 —||riga=si}}</noinclude><nowiki/>
Nel treno salirono verso Spoleto e Terni una dozzina di spettatori reduci dal teatro. Sabatino stupefatto udì questa constatazione:
— Che voce questa Pancrazi! Va dal contralto al soprano più acuto. Nè iersera nè l’altra sera ha avuto degli acuti limpidi come stasera.
Gli acuti, limpidi? Ma allora la proibizione di Armenia era inutile? E la sua astensione era stata vana?
Quando fu nel suo vagone, soltanto le contraddizioni di quel problema fisiologico occuparono la sua mente. Poi venne il sonno.
E questi furono i mutamenti che fece l’arte nella vita di Sabatino Pancrazi.
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Porto il SAL a SAL 75%
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 116 —|}}</noinclude><nowiki />
— Ebbene, grullina, che pensi? Vuoi il compendio della saviezza in poche parole? Un Luminelli che sposa è sempre superiore ad un Luzzi che non sposa... o sposa un’altra.
Teresina arrossì per quella nuova allusione al segretario di Prefettura. Ella non si era accorta di aver pensato qualche volta all’elegante zerbinotto e di averlo seguito con lunghe, lunghe occhiate quando passava sul marciapiede, a testa alta, attillato nel soprabito chiaro. Però era strano che, dopo la notizia del suo matrimonio colla seconda delle Portalupi, questa signorina le sembrasse il doppio più antipatica di prima.
— Dunque — continuò la pretora vedendo che la ragazza si ostinava a tacere — niente Luminelli. Peccato, avrei combinato questo affare volentieri; senza dire che egli è uomo influente in materia di studi, ha molte relazioni e potrebbe giovare anche a tuo fratello...
A Teresina vennero i lucciconi; per fermo non si teneva piú. Scoppiò a piangere, con una desolazione, un abbandono che intenerirono la pretora; la quale, abbracciatala maternamente, si diede a consolarla:
— Via, via, non ne parliamo altro; sei tanto giovane... capiterà di meglio... speriamolo. Oh! Dio, vedete qui questa bella ragazza che piange, priva d’amore, e tanti uomini invece...
Strinse il pugno minacciando nell’aria una le-<noinclude>
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— Se ne va?
— Sì. È l’ora che tornano a casa i monelli dalla scuola. Se non mi trovano presente, succede un diavolìo; io, lo sai, ho un sistema spiccio per farli star cheti... Ci vorrebbe per l’Ida, che, sia detto intanto che babbo e mamma non sentono, è un vero folletto in carne ed ossa. Ieri ha picchiato la mia Estella come fosse un tamburo, ma se la trovo io... E cosí piccina! Quando poi sarà grande...
— Non so proprio cos’abbia quella bambina nella pelle, — disse Teresa — la mamma se ne dispera, creda... ma, povera mamma, non ha piú salute; tocca a me a ridurla meglio che posso... e non ci arrivo; babbo la protegge sempre.
— Sì, sì, hai la tua bella croce. E le gemelle, eh? quelle mutrione... pelano la gallina senza farla gridare, tutt’e due d’accordo, che quel che dice l’una dice l’altra; sono due corpi in un’anima sola.
S’erano avviate nell’andito; si fermarono ancora un momento prima di aprire la porta.
— Fai la mamma innanzi tempo, tu... Cara Teresina, vero come c’è Dio, se non ti voglio un bene di sorella! Magari la mia Giulia e la Bice e l’Estella e la Norina ti assomigliassero; sarei una madre fortunata.
Si intenerirono entrambe, tenendosi per la mano, ciondolando, senza riuscire a staccarsi.
La pretora, che aveva la faccia voltata verso il giardino, esclamò:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 119 —|}}</noinclude><nowiki />
— Che bella cedrina! Io non sono mai arrivata ad averla così viva e folta; le bestie me la mangiano sempre; quelle bestie che nascono dalla pianta stessa, che ne hanno il preciso colore e portano sulla schiena certe righe azzurrine che sembrano ricami di ciniglia... un orrore ti dico!
— Ne vuole una piantina?
— Volentieri.
— Attacca subito.
Tornarono indietro fino ai vasi di cedrina, fermandosi a guardarla, stropicciandone le lunghe foglie asprette e odorose.
La fanciulla andò a prendere una forbice.
— Penso che le bestie me la mangeranno ancora! — esclamò la pretora languidamente.
— Oh perché? Verrò io a tenergliela pulita.
Si guardarono, sorrisero. Una placida simpatia di donna le spingeva l’una verso l’altra. Intanto che Teresa, china sull’arbusto, ne tagliava i ramicelli, la pretora le accomodava le treccie piú alte sulla nuca.
— Così, stai meglio.
— Non ho mai tempo di pettinarmi a modo.
— Povera ragazza!
Alla cedrina vennero aggiunti due bei gerani rossi infocati e un garofano dello stesso colore.
— Sai che cosa indica nel linguaggio dei fiori il garofano rosso? — chiese la pretora, riunendo con delicatezza i gambi, colla testa un po’ in-<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 120 —|}}</noinclude>clinata da una parte, l’occhio socchiuso: — ''«Amor vivo e puro»'' — Grazioso nevvero? se esistesse.
Teresina non afferrò subito l’ironia; ma la capì a poco a poco, rifacendo l’andito verso la porta, e un sentimento di malinconia la invase.
— A rivederci.
— A questa sera.
La porta era chiusa. Sul punto di varcarla, la pretora si fermò:
— Notizie di Carlino?
— Buone. Deve arrivare a giorni.
— Addio dunque; non me ne vado più. Saluta la mamma.
— Senta.
Era Teresina, questa volta che la richiamava. Voleva chiederle quando si farebbe il matrimonio della Portalupi; ma, colpita da una vergogna improvvisa, balbettò e si confuse.
La pretora, quasi le avesse letto nel pensiero, disse:
— Presto i confetti, dall’altra parte della strada; e, chi sa, forse presto anche da questa parte...
Teresina crollò il capo, ridendo, per mostrarsi forte.
— Oh! se lei dice che gli uomini non valgono nulla, che sono egoisti, brutali, avidi, calcolatori...
Già fuori, con un piede sul selciato della via, l’amica si volse tutta d’un pezzo:<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 134 —|}}</noinclude><nowiki />
Nell’orizzonte lontano il fuoco del tramonto stava per spegnersi; le ultime fiamme guizzavano sulla cima dei pioppi più che mai somiglianti a ceri accesi.
Chiarina cadde in ginocchio colla faccia contro le palme.
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Non si esaltava oltre il bisogno, ma una gioia serena stava in fondo al suo cuore e gli ripeteva continuamente: Sei uomo.
Il locale era ampio tre volte almeno la botteguccia di Matteo. Da una parte e dall’altra solide assi confitte nelle pareti sostenevano un discreto assortimento di panni, di stoffe e di telerie diverse.
Nella parete in fondo, fronteggiata dal banco e spartita da un uscio che metteva in un cortiletto, si schieravano a destra ed a sinistra dell’uscio i pacchi del cotone, le scatole dei bottoni e degli aghi, i filugelli, le stringhe, i nastri, i lacciuoli, tutto l’arsenale dei lavori femminili e delle faccende domestiche; più particolarmente affidato questo riparto all’attenzione di Chiarina.
Intanto che Giovanni dava le sue occhiate investigatrici sulla soglia, ella aveva già fatto il giro del regno, osservando colla sua curiosità nuova i drappi colorati nelle tinte più alla moda, le flanelle così morbide ch’ella prendeva piacere a toccarle come fossero la testa di un bambino; e gli alpagà lucenti, le leggiere mussoline, la saia lucida che pareva seta, i percalli dai vivaci colori, la solida tela<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 138 —|}}</noinclude>di cotone per lenzuola a quaranta centesimi al metro, come diceva il cartellino appiccicato bene in vista.
— Sei sicuro di non perderci con questo prezzo? — domandò al fratello.
Giovanni sorrise e la rassicurò con un gesto. Chiarina volle ancora toccare tutte le mercerie.
— Bisogna che mi impratichisca.
— Giusto, giusto. Adesso mettiti là sul tuo trono che veda che figura fai.
Ciò che Giovanni chiamava trono con molta disinvoltura era una larga e alta sedia ricoperta di pelle collocata dietro il banco accanto al tiretto che doveva raccogliere i denari: il posto destinato a Chiarina.
— Stai benissimo — dichiarò Giovanni e poi soggiunse con premura affettuosa: — Sei comoda?
Fu Chiarina che sorrise questa volta. Le pareva proprio di essere in trono su quella sedia troppo alta per la sua persona e dalla quale i suoi piedi toccavano appena il suolo colle punte.
— Ti metterò uno sgabello.
— Anche lo sgabello! — fece Chiarina.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude><nowiki />
La verità è che, issata là in alto colla sua figurina di cera minuscola e composta, aveva un po’ delle terrecotte quattrocentesche, quei bassorilievi ingenui e toccanti che si ammirano ancora nelle opere dei Della Robbia, dove la bellezza è così recondita che non veste nessuna forma riconosciuta e l’anima sola sa trovarla nell’involucro primitivo.
Chiarina a venticinque anni aveva un piccolo volto senza splendore, di una pallidezza di vecchio avorio con qualche striscia rugginosa; aveva i capelli neri senza riflessi e i denti bianchi senza luminosità. I suoi occhi, che la nonna Firmiani paragonava al fiore delle veroniche, erano al pari di quel fiore muti e tristi.
Nella sua attitudine, ne’ suoi gesti, nelle sue parole non squillava la fanfara audace della giovinezza, ma erano i movimenti e i suoni che venivano da lei come una musica smorzata di cornamuse lontane.
Prediligeva nelle vesti colori oscuri; non il nero deciso, ma certi bruni di foglia morta, certi grigi di fumo e di ombra che non accentuavano nessuna linea e dentro i quali scompariva la lieve materialità del suo corpo.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 140 —|}}</noinclude><nowiki />
Gli avventori simpatizzarono subito con lei. Le donne principalmente le erano grate della pazienza colla quale assisteva alle loro incertezze quando si trattava di scegliere una stoffa; e non mostrava noia o dispetto se dopo di aver spiegata tutta la sua mercanzia non le acquistavano nulla: — Sarà per un’altra volta — diceva col suo sorriso opaco. E l’avventore che se ne partiva con una specie di rammarico non mancava di ritornare.
Le giornate di novembre a Milano sono straordinariamente brevi. Le nebbie che in quell’anno caddero più che mai folte stordirono sulle prime i due campagnuoli, facendo sorgere nei loro cuori un lieve desiderio degli ampi orizzonti abbandonati.
In alcune ore la nebbia era così fitta che non si scorgeva più nulla degli oggetti intorno; non l’Arco, non la fuga del Corso, non la chiesa che stava dirimpetto. Chiarina usciva di dietro al banco dove le sembrava di soffocare e andava un po’ sulla soglia in cerca di luce.
Lo spettacolo della strada che sembrava fasciata da una quantità di veli sovrapposti fino a dare la sensazione che l’aria mancasse, le appariva bizzarra e paurosa.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 141 —|}}</noinclude><nowiki />
— Se uscissi sola mi perderei sicuro — diceva Chiarina stringendosi contro al fratello.
— Sicuro — confermava Giovanni.
E Chiarina guardava con sbigottimento i viandanti che si avventuravano fra quelle tenebre, ombre evanescenti che appena intravedute sparivano come inghiottite da un abisso.
Le carrozze che passavano munite di campanelli, i fanali accesi che punteggiavano di occhi fiammei l’impenetrabilità dello spazio e quel grande, quello sconfinato mistero sceso su tutte le cose, e l’impossibilità in cui si trovava di orientarsi in un ambiente che non conosceva ancora, la riempivano di stupore.
— Stanno vicino i signori Firmiani? — domandò una volta improvvisamente a suo fratello.
— Tutt’altro. Stanno al lato opposto.
Queste parole tolsero a Chiarina una segreta speranza ch’ella aveva fino allora vagheggiata nel profondo del suo pensiero: la speranza di veder passare da un momento all’altro o il signor Firmiani, o Mariuccia, o.....
— Milano è tanto grande — soggiunse Giovanni, che chi sta in un quartiere può anche non mettere mai piede in un altro.<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude><nowiki />
Chiarina allora si pose a guardare con terrore quelle tenebre giornaliere che avviluppavano la città, che la accrescevano nel mistero fino a raggiungere proporzioni fantastiche e si domandava se ella avrebbe mai potuto frangere quella nebbia, attraversare tutte quelle vie, quelle piazze interminabili che udiva nominare — tutti i giorni un nome nuovo — e che nel caleidoscopio delle immagini suscitate le facevano intravedere una Milano gigantesca, mostruosa, di una grevezza di incubo.
Che cos’era ella mai in quella grande città, se non una goccia nel mare, un granello di sabbia nel deserto?...
Ospitale in simili ore di sfiducia e di abbandono e caro come il grembo dove il fanciullo si riposa, le tornava, dopo gli sforzi fatti, quel suo piccolo spazio dietro il banco dove la modestia e l’esiguità della breve parete armonizzavano così bene coi suoi sentimenti e colle sue abitudini.
Ella vi si rincantucciava e saliva all’alta sedia, non come una regina in trono, ah! no, ma come un povero uccellino stordito dalla tempesta ripara nel nido.
Gli avventori la trovavano là, instancabile<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude>nella dolcezza, inesauribile nella pazienza, maneggiando gli aghi e le stringhe colle sue mani leggiere che il freddo arrossava, uno sciallino color nespola sulle spalle. Affluivano gli avventori da tutta la lunghezza del Corso, dalle vie adiacenti e qualcuno talvolta da quartieri lontani, attratti dalla speranza di spender meno.
In certi giorni, al sabato, per esempio, primeggiava la clientela dei sobborghi e dei paesi più prossimi. Erano affittaiuoli, piccoli mercanti di campagna, rivenditori. Questo pubblico speciale veniva trattato da Giovanni con un colpo d’occhio rapido e sicuro, con quella bonarietà intelligente che gli cattivava la fiducia tanto quanto a Chiarina la sua dolcezza e la sua pazienza. «Andiamo ''alla Pace'' dove si compera bene» dicevano le massaie «non fosse altro quel fratello e quella sorella sono tanto graziosi, e non hanno l’aria di volerci ingannare.»
E la gente affluiva per uno di quei fenomeni di autosuggestione che fanno la fortuna di alcuni negozi tanto quanto la disgrazia di molti altri. Il basso prezzo delle merci esposte, stabilì fra le massaie la speranza dell’economia<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" /></noinclude>
{{Centrato|{{x-larger|LA LEGGENDA DI ECCARTO{{Nota separata|Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/189|4|Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/190|4}}}}}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|l’isola dei morti}}|133|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|{{larger|L’ISOLA DEI MORTI}}{{Nota separata|Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/190|5}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
In mezzo al mare un’isola remota
Da quanto vive e si travaglia al mondo:
Intorno il mar che non ha fin nè fondo;
In alto il ciel ch’eternamente ruota.
Poche, stagliate, cenerine rupi,
Cui, da piede, la salsa onda frastaglia;
Sulle rupi, all’ingiro, una gramaglia
D’erti cipressi inviluppati e cupi.
Sterminato è quel mar, placido, tetro;
Nè fragoroso turbine sovverte,
Nè lenta prora fende mai l’inerte
Onda che muta splende e par di vetro.
Sterminato è quel ciel, nitido, eguale;
Nè tenebrosa nuvola vi tuona,
Nè uccel che migri ad agognata zona
Batte mai pel diffuso etere l’ale.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vaneggiamento notturno}}|135|riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|{{larger|VANEGGIAMENTO NOTTURNO}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Notte serena, immensità tranquilla!
Sui campi ove maturano le messi,
Sui colli ingombri d’alti boschi e spessi,
Tutto di stelle il cielo arde e sfavilla.
Da una remota e solitaria villa,
Cinta di pioppi in giro e di cipressi,
Giungon gli accenti queruli e sommessi
D’un oboe che nel silenzio trilla...
O memorie, o speranze, o dolci inganni!
E tu sì presto dileguata e spenta,
Cara felicità, madre d’affanni!...
Or questa solitudine sgomenta!...
E non altro che un suon de’ miei verd’anni
Che tra l’ombre s’aggira e si lamenta.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/148
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|il tempio dell’amore}}||riga=si}}</noinclude>
{{Centrato|{{larger|IL TEMPIO DELL’AMORE}}}}
{{Centrato|{{Rule|3em}}}}
<poem>
Chi più ricorda il nome dei morti e dei sepolti?
Spento è il vecchio lignaggio; ma il vecchio parco dura
E ingombra, come un tempo, la spianata e l’altura
Lucido d’acque, opaco di grand’alberi folti.
Un po’ mutato, è vero. — Gialli, verdicci muschi
Rodono delle statue i corpi seminudi;
Più scarsi e rochi i fonti sgorgan dai sassi rudi,
Tra foglie parasite e racimoli bruschi.
Infornati di scabri tufi o di scure piante,
Ancor piscine e stagni si dilatano in orbe;
Ma un po’ confusamente, come pupille torbe,
Specchian le mute rive e la nuvola errante.
Il Bosco delle Muse è fatto ornai selvaggio:
Intristiscono i bossi, intristiscono i mirti:
Gli allori, i begli allori, come diventali irti!
E più spine che foghe han le rose di maggio.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/149
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il tempio dell’amore}}|137|riga=si}}</noinclude><poem>
Tu vedi il tutto e senti che qualche cosa manca,
Mentre sui prati brulli, fra le scomposte ajuole,
Sotto i vïali antichi, ove non raggia il sole,
Erra, fusa con l’aria, una tristezza stanca. —
Sovra un ripiano verde, tra sicomori in fiore,
Ecco un piccolo tempio di marmo di Carrara:
Dieci colonne a cerchio, in mezzo ad esse un’ara,
Quattro gradini attorno: è il Tempio dell’Amore.
Con le alucce distese, ignudo e senza benda,
Sopra l’ara sta ritto il fanciullin fatale:
In una mano ha l’arco, nell’altra man lo strale,
Tiene levato il viso, e guarda, e par che attenda.
Guarda in là con cert’aria tra stizzita e compunta,
Come fa chi, tacendo, si rode e si corruccia:
Ha un ditino stroncato, un po’ mozza un’alticcia,
E lo strale... allo strale è cascata la punta.
Egli ricorda il tempo quando d’eguali nodi
Stringeva in terra e in cielo i mortali ed i numi,
E il vecchio Anacreonte, del vin novo tra i fumi,
Coronato di rose, cantava le sue lodi.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/150
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|138|{{Sc|il tempio dell’amore}}||riga=si}}</noinclude><poem>
E il tempo ancora quando fu l’amore una fede,
Cui davano conforto prodezza e cortesia,
E arrise ai fini amanti una speranza pia:
Chi bene amasse in terra trovare in ciel mercede.
E finalmente il tempo e la leggiadra usanza
Delle damine molli, dei cari cicisbei,
Quando tra baciamani, cipria, parrucche e nèi,
Fu l’amore un diporto e una bella creanza.
Il povero Cupido sta tutto il giorno al varco,
E crescere si sente il dispetto e lo scorno:
Dall’ara che lo regge ha un bel guardarsi attorno:
Non vede in che far uso dello strale e dell’arco.
La gente che talvolta gli passeggia davanti
E tutta gente nuova, ch’egli più non conosce;
Gente di basso core, gente di carni flosce,
Che dell’Amor s’infischia e ride degli amanti.
Facce ingrugnate e bieche di quattrinai feroci,
Consumati nell’arte di rubar senza scasso,
I quali se ne vanno, dopo il lavoro, a spasso,
Parte in galera avendo, parte al governo i soci.
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="3" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|il tempio dell’amore}}|139|riga=si}}</noinclude><poem>
Facce ammaccate e frolle di gaudenti imbecilli,
Che frodando egualmente la natura e la sorte,
Vivono per godere e s’annojano a morte,
E più non sanno come rifornirsi di grilli.
Facce slavate e sciocche di nobili scaduti,
Che pur di non far nulla e d’aggiustare i conti,
Per una dote onesta si dichiarano pronti
A incanagliar lo stemma e a diventar cornuti.
Facce di gentildonne, che per non star sul grande,
Parlano come trecche, veston come baldracche,
E si vendono a peso, prima di darsi, stracche,
A tutelare asili, a vegliare educande.
Mutrie, grugni, ceffi, ghigne di bassa mano,
Lubriche, torve, turpi, stupide, sciatte, sfatte,
Dove con la natura l’artifizio combatte:
Maschere mostruose: — di rado un volto umano.
Il povero Cupido si sente molto solo,
Ed anche molto vecchio, pur essendo un ragazzo...
Oh, come volentieri, senza fare schiamazzo,
Senza voltarsi indietro, ei prenderebbe il volo!
</poem><noinclude><references/></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="4" user="Ninuc10" /></noinclude>{{Blocco centrato}}
{{Ct|L=.3em|t=3|v=1|ARGOMENTO}}
<poem style="font-size:smaller;">
Da la Tartarea sua caverna oscura
la Gelosia pestifera si parte;
e mentre col suo tosco infuria Marte,
Adon sen fugge, e trova alta ventura.
</poem><noinclude>{{Fine blocco}}</noinclude>
<poem>
{{Ottava|1}} O di buon genitor figlia crudele,
che ’l proprio padre ingratamente uccidi,
e le dolcezze altrui spargi di fiele,
e le gioie d’Amor rivolgi in stridi.
Infame Scilla, ch’a spiegar le vele
sol per lor danno, i naviganti affidi.
Sfinge arrabbiata, abominanda Arpia,
per cui virtù si perde, onor s’oblia.
{{Ottava|2}} Spaventevol Medusa, empia Medea,
che ’l senso impètri e la ragione incanti.
Circe malvagia, iniqua Maga e rea,
possente in belve a trasformar gli amanti.
Qual più mai da l’Abisso uscir potea
infelice cagion de’ nostri pianti?
Cruda ministra di cordogli e pene,
propizia al male, ed aversaria al bene.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="4" user="Ninuc10" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|5}}</noinclude><poem>
{{Ottava|3}}Ombra ai dolci pensier sempre molesta,
cura ai lieti riposi aspra nemica,
del sereno del cor turbo e tempesta,
del giardino d’Amor loglio ed ortica.
Gel, per cui secco in fiore il frutto resta,
falce che ’n su ’l granir tronchi la spica,
rigido giogo, ed importuno morso,
che ne sforzi a cadere a mezo il corso.
{{Ottava|4}}Acuto spron, che stimulando affligi,
putrido verme, che rodendo ammorbi,
sferza mortai, che l’anime trafigi,
vorace mar, che le speranze assorbi,
nebbia, che carca di vapori Stigi
rendi i più chiari ingegni oscuri ed orbi,
velo, che de la mente offuschi i raggi,
sogno de’ desti, e frenesia de’ saggi;
{{Ottava|5}}qual ria Megera, o scelerato Mostro,
ti manda a noi da’ regni oscuri e tristi?
Vattene vanne a quell’orribil chiostro,
onde rigore a’ tuoi veleni acquisti.
Non più contaminar lo stato nostro,
torna torna a Cocito, onde partisti:
ch’aver dove ben s’ama in nobil petto
non può basso timor lungo ricetto.
{{Ottava|6}}Ma nel misero ancor mondo perduto
non so se sì gran peste entrar ardisca,
e negli alberghi suoi l’istesso Pluto
non ti voglia, cred’io, ma t’aborrisca:
perché teme al tuo ghiaccio il Re temuto
non forse il regno eterno incenerisca,
o la fiamma, ch’ognor dolce il tormenta
per Proserpina sua, non resti spenta.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem>
{{Ottava|7}}{{Spaziato|{{Sc|Giace}}}} del freddo Tanai in su le sponde
là ne la Scithia una foresta negra.
Non di fior, non di pomi, e non di fronde
spoglia mai veste in alcun tempo allegra,
ma fulminate piante, Alpi infeconde
peggior la fan ch’Acrocerauno o Flegra.
D’aure in vece e d’augelli han le sue sterpi
pianti di Gufi, e sibili di Serpi.
{{Ottava|8}}L’infausto noce e di nocente tosco
consperso il tasso e ’l funeral cipresso
rendon quel sempre al Sol nemico bosco
con le pallide chiome ispido e spesso.
Per entro il sen caliginoso e fosco
d’ogni intricato suo calle e recesso
marciscon l’ombre, e l’aria è densa e nera
quasi meno che notte, e più che sera.
{{Ottava|9}}Van per burroni cavernosi e cupi,
per balzi inaccessibili ed inculti,
per erme sempre e solitarie rupi,
o popolate sol d’aspri virgulti,
Draghi a tutt’ore immansueti e Lupi
sotto tenebre eterne errando occulti.
Piangono i fonti, e ’n flebile concento
sospira e spira ancor spavento il vento.
{{Ottava|10}}Quivi col piede antico una grand’elce
al monte il manco lato apre e scoscende,
nel cui spiraglio di pungente selce
s’incurva un arco che ruina e pende,
là ’ve turato d’edera e di felce
precipitoso baratro si fende,
del cui lavor, róso dagli anni e scabro,
il caso sol fu l’architetto e ’l fabro.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|7}}</noinclude><poem>
{{Ottava|11}} Ne le viscere cave ignoto speco
rifiuta il Sole e fugge i suoi splendori.
Muti qui sempre, e quasi in carcer cieco,
tacciono i mesti e desolati orrori.
Raro fra lor s’ascolta accento d’Eco,
troppo rigidi alberghi a’ suoi dolori.
Se la chiaman talor Tigri o Leoni,
son le risposte sue fulmini e tuoni.
{{Ottava|12}} Oltre così nel sotterraneo sasso
con profonda voragine s’interna
che va l’estremo del confin più basso
a terminar ne la palude inferna;
onde si crede che sia quindi il passo
del Rege oscuro a l’infima caverna,
e che colei che l’abita, sovente
conversi ancor con la sepolta gente.
{{Ottava|13}} I latrati di Cerbero custode
scaccian da la contrada armenti e greggi.
Pianger de l’alme ree la turba s’ode
di Radamanto a le severe leggi.
S’odon gli angui fischiar, batter le code
de l’empie Erinni entro i Tartarei seggi,
e si sente bollir nel proprio fonte
il gorgoglio di Stige, e d’Acheronte.
{{Ottava|14}} Tra queste solitudini s’imbosca
non so s’io deggia dir femina o Fera.
Alcun non è che Tesser suo conosca,
o ne sappia ritrar l’effigie vera;
e pur ciascun col suo veleno attosca,
si ritrova per tutto, ed è Chimera:
un fantasma sofistico ed astratto,
un animal difforme e contrafatto.
</poem><noinclude>
<references/></div></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|la fuga}}|}}</noinclude><poem>
{{Ottava|15}} D’antica Donna ha la sembianza e ’l nome,
squallida, estenuata, e macilenta.
Le mostruose e scompigliate chiome
tutte son serpi, ond’ogni cor spaventa.
Dipse, anfisbene, e dragoncelli oh come
inasprano il dolor che la tormenta,
ceneri, chelidri, ed ondeggiando al tergo
colman di doppio orror Torrido albergo.
{{Ottava|16}} Fronte ha severa, né già mai rischiara
sotto il concavo ciglio il guardo torto.
Guance spolpate, e le rincrespa ed ara
di spessi solchi arido labro e smorto.
Versa un assenzio da la bocca amara
ch’amareggia ogni gioia, ogni conforto.
Da la fetida gola un fiato l’esce
che pestilenza a l’aere oscuro accresce.
{{Ottava|17}} Come Giano ha duo volti, ed apre e gira
cento lumi quali Argo e piangon tutti,
sguardi di Basilisco, e dove mira
fa gli umani piacer languir distrutti.
D’Aspido ha la virtù, ch’a pena spira
ch’appesta il core e cangia i risi in lutti.
Di Cervo il capo e la natura e l’atto,
che si rivolge indietro a tratto a tratto.
{{Ottava|18}} Tolse le parolette a la fé greca,
la lingua mentitrice a la bugia.
È il suo veder, come veder di cieca,
un vano imaginar di fantasia.
Tende l’orecchie a chi novelle arreca,
ed ha pié di ladron, passi di spia.
D’Alchimista il color pallido e mesto,
e i dolori del parto in ogni gesto.
</poem><noinclude><references/></div></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione||{{Sc|canto duodecimo}}|9}}</noinclude><poem>
{{Ottava|19}} Più veloce che folgore o che strale,
dovunque il cieco Arcier soggiorna o regna
col pensier vola; ha nel pensier mill’ale,
e mille strane machine disegna.
Per trar da l’altrui bene il proprio male,
secrete cifre interpretar s’ingegna.
Corre dietro al periglio, e sa che ’n breve
quel che segue, e che brama, uccider deve.
{{Ottava|20}} L’occhio aguzza per tutto, e move il piede
tacita a l’ombra, e sconosciuta al Sole.
Si riduce a temer ciò che non vede,
e studia a procacciar ciò che non vòle.
Non men che ’l vero, il falso afferma e crede,
cercando quel che di trovar le dole;
e sta sempre sì dubbia e sospettosa,
che la notte non dorme, il dì non posa.
{{Ottava|21}} Un rospo ha in bocca, ed un pestifer angue
su la poppa sinistra il cor le sugge.
Già mai non ride, a l’altrui rider langue,
e ciò che non è doglia, aborre e fugge.
Così sempre dolente, e sempre essangue,
per distrugger Amor, se stessa strugge.
Tra foco e ghiaccio si consuma e pasce,
vivendo more, e nel morir rinasce.
{{Ottava|22}} Piagne, freme, vaneggia, e trema e pave,
l’Universo conturba ed avelena,
e ’n sé di buono insomma altro non have
ch’esser flagello a se medesma, e pena.
Ne l’antro istesso, entro ristesse cave
vive altra gente ancor d’affanni piena:
squadra di morbi, e legïon di mali,
suoi perpetui compagni e commensali.
</poem><noinclude><references/></div></noinclude>
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Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu
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Alex brollo
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|Autore=Ferdowsi
|NomePagina=Il Libro dei Re - Volume II
|Titolo=Il Libro dei Re - Volume II
|TitoloOriginale=
|Sottotitolo=poema epico
|LinguaOriginale=persiano
|Lingua=italiano
|Traduttore=Italo Pizzi
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|Curatore=
|Editore=Vincenzo Bona
|Città=Torino
|Anno=1887
|Fonte={{IA|illibrodeirepoem02firduoft}}
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|Progetto=Letteratura
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|Qualità=25%
|Pagine=<pagelist 1to3=- 4=copertina 5=2 6=frontespizio 8=occhietto />
|Sommario={{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus|titolo=Il re Kâvus|from=8|delta=3}}
{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/1|titolo=1. - La conquista del Mâzenderân|from=10|delta=3}}
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{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXII|titolo=XXII. - Andata di Garsîvez|from=455|delta=3}}
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{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXV|titolo=XXV. - Sogno di Siyâvish|from=482|delta=3}}
{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXVI|titolo=XXVI. - Cattura di Siyâvish|from=489|delta=3}}
{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXVII|titolo=XXVII. - Morte di Siyâvish|from=497|delta=3}}
{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/XXVIII|titolo=XXVIII. - Nascita di Khusrev|from=507|delta=3}}
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{{Indice sommario|nome=Il Libro dei Re/Il re Kâvus/6|titolo=6. - Invasione di Rustem|from=525|delta=3}}
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{{Ct|f=120%|v=1|L=0px|LE RIME}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|''A'') TESTIMONIANZE}}
{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|{{Sc|manoscritti}}}}
{{no rientro}}{{Sc|Berlino}}
{{no rientro}}''Staatsbibliothek''
{{no rientro}}1. ''Ital. quart. 16''.
Cod. cart. sec. XV; contiene a cc. 171''r''-177''r'' la frottola: ''Venite in danza''. Si sono perdute le tracce di questo manoscritto durante la guerra (1939-45). Per la descrizione vedi L. {{Sc|Biadene}}, ''I manoscritti italiani della collezione Hamilton'', nel «Giorn. stor. d. lett. ital.», X, pp. 313-355 (soprattutto a pp. 353-54).
{{no rientro}}{{Sc|Firenze}}
{{no rientro}}''Biblioteca Nazionale''
{{no rientro}}2. ''Cod. II. IV. 38'' ('''F'''<sup>1</sup>).
Cart. sec. XV. Miscellanea albertiana. Per la descrizione vedi vol. I, p. {{pg|367||alberti1}}. Contiene:
{|
|-
|cc. 150''r-v'':||''Elegia Mirzia'';
|-
|cc. 160''v''-161''v'':||''Elegia Agiletta''.
|}
{{no rientro}}3. ''Cod. II. IV. 48'' ('''F'''<sup>4</sup>).
Cart. sec. XVII. Per la descrizione vedi vol. I, p. {{pg|371||alberti1}}. A c. 222''v'' il sonetto ''S’i’ sto doglioso igniun si maravigli''.<noinclude><references/></noinclude>
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{{no rientro}}1. ''Ital. quart. 16''.
Cod. cart. sec. XV; contiene a cc. 171''r''-177''r'' la frottola: ''Venite in danza''. Si sono perdute le tracce di questo manoscritto durante la guerra (1939-45). Per la descrizione vedi L. {{Sc|Biadene}}, ''I manoscritti italiani della collezione Hamilton'', nel «Giorn. stor. d. lett. ital.», X, pp. 313-355 (soprattutto a pp. 353-54).
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{{no rientro}}2. ''Cod. II. IV. 38'' ('''F'''<sup>1</sup>).
Cart. sec. XV. Miscellanea albertiana. Per la descrizione vedi vol. I, p. {{pg|367||alberti1}}. Contiene:
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|-
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|-
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Cart. sec. XVII. Per la descrizione vedi vol. I, p. {{pg|371||alberti1}}. A c. 222''v'' il sonetto ''S’i’ sto doglioso igniun si maravigli''.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|384|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>
{{no rientro}}4. ''Cod. II. IV. 250'' ('''F'''<sup>14</sup>).
Cart. sec. XV. Cfr. {{Sc|Mazzatinti}}, ''Inventari'', II, pp. 165 sgg. Contiene:
{|class=lba1
|class=td1|c. 146''r'':||''S. di messer Batista degli alberti difinendo Amore: Quel primo antico sai ch’amor dipinsse;''
|-
| <nowiki>*</nowiki> c. 146''r'':||''Versi chi li fecie non so (Le. Bap. Alb.'' aggiunta di mano posteriore); ''Antichi e buoni della buona e bella'' (capitolo in terzine);
|-
| cc. 147''v''-149''r'':||''Frottola di messere batista di Lorenzo di messer benedetto degli alberti Lege feliciter: Venite in danza'';
|-
| c. 149''v'':||''S. di meser batista alberti: Io vidi già seder nell’arme irato'';
|-
| c. 173''v'':||il son. ''Burchiello sgangherato sanza remi''.
|}
{{no rientro}}5. ''Cod. II. VIII. 23'' ('''F'''<sup>13</sup>) .
Cart. sec. XV; rime diverse. Contiene:
{|class=lba1
|class=td1|cc. 136''r''-143''r'':||''Frottola di messere Baptista Alberti: Venite in danza''.
|}
Per la sua affinità col cod. Magl. VII. 1084, cfr. {{Sc|E. Jacoboni}}, ''Le rime di Benedetto Accolti d’Arezzo'', in «Studi di filol. ital.», XV, 1957, pp. 241 sgg.
{{no rientro}}''6. Cod. Pal. 212'' ('''F'''<sup>12</sup>).
Cart. sec. XV. Per la descrizione vedi {{Sc|Gentile}}, ''I codd. Palatini'', I, pp. 266-67. Oltre alla ''Deifira'' dell’Alberti, contiene a cc. 13''r''-14''v'' ''Myrtia''.
{{no rientro}}7. ''Cod. Magl. VIII. 33'' ('''F'''<sup>9</sup>).
Cart. sec. XV. Descritto a pp. {{pg|448}}-49 di questo volume. A cc. 50''v''-52''v'' ''Mirzia''; a cc. 63''v''-65''v'' ''Agilitta''.
{{no rientro}}8. ''Cod. Magl. VII. 1145'' ('''F'''<sup>10</sup>).
Cart. sec. XV, acefalo e mutilo in fine; rime diverse. Il cod. dimostra segni di essere stato riordinato. Contiene:
{|class=lba1
|class=td1|cc. 9''v''-10''v'':||''Incomincia una morale del detto messere batista contenente uno si ramarica d’amore altro lo riprende e prima parla messere batista'' (i. e. ''Corimbo'');
|}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/391
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|le rime}}|385}}</noinclude>{|class=lba1
|class=td1|cc. 10''v''-11''r'':||''Incomincia una morale in sexta rima fece il detto messer batista alberti: Nessun pianeta che possegha il cielo;''
|-
|c. 14''r'':||''Incominciano certi versetti di messer b. detto: Ridi s’i’ piango;''
|-
|* c. 44''v'':||''Incomincia una morale in sexta rima fece messer batista alberti: Forza d'erbe di pietre e di parole;''
|-
|* c. 45''v'':||''Incomincia una morale in sexta rima la qual fece m.b.a.: S’i’ ritornassi al disiato loco;''
|-
|c. 67''v'':||''son. Burchiello sgangherato sanza remi.''
|}
{{no rientro}}9. ''Cod. Magl. VII. 1171'' ('''F'''<sup>11</sup>).
Cart. sec. XV (1471): rime del Burchiello e di altri.
{|class=lba1
|class=td1|c. 73''r'':||son. (anonimo) ''Quel primo antico sai ch’Amor dipinse'';
|-
|{{nowrap|cc. 126''v''-129''v'':}}||''Mirtie leonis di batista alberti'' (sic).
|}
{{no rientro}}10. ''Cod. Magil. VI. 200'' ('''F'''<sup>13</sup>).
Cart. sec. XV. Cfr. {{Sc|Mazzatinti}}, ''Inventari'', XII, p. 162.
{|class=lba1
|class=td1|c. 177''v'':||subito dopo la novella di ''Ippolito e Lionora'', il sonetto, pure anonimo: ''Chi voi bella vittoria e star sicuro'';
|-
|cc. 18''r''-21''r'':||''Elegia B E'' (sic) (i. e. ''Agiletta'');
|-
|{{nowrap|* cc. 491''v''-51''r'':}}||dopo l’''Ecatonfila'' (attribuita all’Alberti), una canzone anonima: ''Cruda selvaggia fuggitiva e fera'' (v. più avanti il cod. di Forlì).
|}
{{no rientro}}11. ''Cod. Magl. VII. 1084'' ('''F'''<sup>16</sup>).
Cart. sec. XV. Rime diverse.
{|class=lba1
|class=td1|cc. 53''r''-59''v'':||''Frottola di M. Baptista Alberti: Venite in danza'' (cfr. sopra al n. 5 il cod. Magl. II. VIII. 23).
|}
{{no rientro}}''Biblioteca Laurenziana''
{{no rientro}}12. ''Cod. Red. 54'' ('''L'''<sup>3</sup>).
Membr. sec. XV (1431); ff. 21 num. più 1 guardia in fondo nn. Al f. 1''r'' ''Ephebia di Carlo Alberti'' (mano del ’700-800) e una nota (forse di mano di Carlo Alberti, e senza dubbio del ’400) ''Messere Batista di Lorenzo degli Alberti a roma sotterrato'' †, seguito subito dal sonetto: ''S’i’''<noinclude></noinclude>
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Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/392
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Dr Zimbu
1553
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|386|{{Sc|nota sul testo}}|}}</noinclude>''sto doglioso igniun si maravigli''. Al f. 2''r'' ''Karolus Albertus Francisco Alberto salutem'', cioè l’epistola di presentazione delle ''Efebie'' sue; al f. 3''r'' ''Ex Venetiis Ianuarii Anno primo pontificatus Eugenii quarti''.
{{no rientro}}13. ''Plut. XC. Inf.'' 35 ('''L'''<sup>4</sup>).
Cart. sec. XV. Cfr. {{Sc|Bandini}}, ''Catal''., V, 428-32, e E. {{Sc|Jacoboni}}, ''op. cit''. A cc. 111''r''-117''v'' ''Frottola d’amore fatta per messer Batista degli Alberti fiorentino: Venite in danza''.
{{no rientro}}14. ''Cod. Plut. XC. Sup.'' 63 ('''L'''<sup>5</sup>).
Cart. sec. XV. Cfr. {{Sc|Bandini}}, ''Catal''., V, 369-71. A cc. 202-3 la frottola ''Venite in danza''.
{{no rientro}}''Biblioteca Riccardiana''
{{no rientro}}15. ''Cod. 1142'' ('''FR'''<sup>4</sup>).
Cart. sec. XV. Vedi {{Sc|Morpurgo}}, ''I MSS italiani della Bibl. Ricc''., I, pp. 170-172 (e cfr. «Giorn. stor. d. lett. ital.», X, 255-57; XV, 56; XXI, 472; XXXIV, 350; LVII, 210).
{|class=lba1
|class=td1|c. 53''r'':||''De Amicizia versi esametri per la scena fatti e recitati pubblice per Bap. degl’Alberti: Dite o mortali che si fulgente corona''.
|}
{{no rientro}}16. ''Cod. 2608'' ('''FR'''<sup>3</sup>).
Membr. sec. XV. Forse di mano di Carlo Alberti (cfr. il cod. Laur. Red. 54). Contiene:
{|class=lba1
|class=td1|ff. 2''r''-20''v'':||''Ephebie Karoli Alberti;''
|-
|ff. 21''r''-29''r'':||''Elegia L. Bap. Alberti cui nomen Mirtia;''
|-
|f. 29''v'':||''Ex quaestionibus pretermissis in Ephebiis Karoli Alberti.''
|}
Cfr. {{Sc|Bonucci}}, ''Op. volg''., V, p. 298.
{{no rientro}}17. ''Cod. 2815'' ('''FR'''<sup>5</sup>).
Cart. sec. XV. Rime diverse. Molto simile al cod. Laur. Plut. XC. Inf. 35 (cfr. E. {{Sc|Jacoboni}}, ''op. cit''.).
{|class=lba1
|class=td1|cc. 117''v''-123''v'':||''Froctola di messere Batista Alberti: Venite in danza.''
|}<noinclude></noinclude>
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Mac|— 289 —|Mad|riga=s}}</noinclude>''moschata'' o ''fragrans'') che serve por aroma, medicamento, essenza.
'''Mackintosh:''' nome dell’inventore della gommatura dei tessuti. Dicesi anche di specie di impermeabile.
'''Macramè:''' ''frangia, passamano'', e per estensione si dice di certi lavori che si eseguiscono mediante nodi e intreccio di cordoncini o grossi fili; e se ne fanno galloni, reticelle, etc. In genovese, ''asciugamani''.
'''Macro:''' prefisso greco, ''μαχρός'' = grande, lungo, che si trova in composizione di molte voci mediche e scientifiche: ''macrostomia'', gran bocca; ''macropodia'', grandi piedi; ''macroglossia'', grande lingua; ''macromelia'', grandi membra; ''macropsia'', vista esagerata, che vede gli oggetti maggiori del vero; ''macrochiria'', grandi mani etc. includendovi sempre il concetto di anomalia e di mostruosità.
'''Macrocosmo''' (e '''microcosmo''')''':''' ''μαχρός'', grande e ''μικρός'', piccolo + ''χόσμος'', universo, termini filosofici: il ''gran mondo'' (''macrocosmo'') detto dell’universo, in opposizione all’uomo (''microcosmo'' o ''piccolo mondo'').
'''Macte animo''' o '''macte virtute:''' espressione latina di esortazione e di augurio.
'''Madam:''' inglese, ''signora'', ''mylady'': si adopera soltanto nel vocativo.
'''Madama:''' fr. ''madame'' per ''signora'' è voce notata dai puristi. Ma per signora di gran paraggio e riferentesi a nobili e reali donne di Francia, ha esempi della più pura classicità nostra! ''Madama'' poi in senso lepido e faceto, è popolare. Certo potrà essere difettoso il ''madama'' dei subalpini, adoperato invece di signora, ma è cattivo uso regionale. ''Madamigella'' poi non mi pare gran che dell’uso, o se si dice, dicesi francesemente. ''Madamigella'', come ''madama'', talora è parola adoperata in senso lepido. V. ''Madamina. Madame'' storicamente fu titolo dato in Francia alle fanciulle reali, ancorchè zitelle, ma con l’aggiunta del nome. Parlando di regine e imperatrici non dicesi ''madame la Reine'', ma usasi ''madame'' come vocativo, parlando, scrivendo. In italiano bene vi risponde la bella voce ''signora'', e ''Signora'' chiamò il {{AutoreCitato|Giosuè Carducci|Carducci}} la regina Margherita di Savoia, del quale vocabolo gli fu fatto rimprovero come di plebea ignoranza, al che il grande Poeta rispose: «e se io le dissi ''Signora'', non è vero che mi correggessi: volevo dire ''Maestà'', non sono avvezzo a parlare con le regine. Cotesto è un madrigale ignorante. Come al Re nel vocativo si dice ''Sire'', così alla Maestà della Regina d’Italia si dice ''Signora'', come ''Señora'' a quella di Spagna e ''Madame'' a quella di Francia, quando ce n’era. Cortigiani delle gazzette, imparate almeno le prime creanze del servaggio!» (''Eterno Femminino regale'').
'''Madamina:''' idiotismo lombardo che significa la sartorella, o la sartina, o la crestaia. Le eleganze di questo tipo femminile sono varie secondo il paese e le abitudini, ma identica e caratteristica ne è la psicologia ed il costume. V. ''Grisette'', ''Midinette''. Per ''Madamina'', V. una graziosa descrizione de ''Le giovani di bottega'', ''o sia le Madamine. Corriere milanese delle dame'', 10 luglio 1819, pagina 227.
'''Madapolam:''' tela candida e fine per camicie. Madapolam, oggi villaggio dell’India meridionale, fu centro importante di commercio del cotone durante il florido periodo della Compagnia delle Indie orientali, e diede il nome a questo tessuto.
'''Made in Germany:''' e anche ''made in Italy'' (fatto in Germania, etc.) è marca commerciale che si suole apporre, come richiesta, ai manufatti che hanno maggior probabilità di spaccio nelle esportazioni in Inghilterra e nelle colonie inglesi.
'''Mademoiselle:''' fr., per ''istitutrice'', ''damigella di compagnia'', specialmente se francese. V. ''Miss'', ''Fraülein''.
'''Madiere''' o '''madiero:''' ciascuno di quei principali pezzi di costruzione, che piantati di traverso su la chiglia del bastimento, formano la prima base e il primo innesto di tutte le coste del medesimo ({{AutoreCitato|Alberto Guglielmotti|Guglielmotti}}, op. cit.).
'''Madro:''' nel nostro gergo dei comici così è chiamata con ironico e felice traslato al genere maschile, la madre della giovine attrice. Ella ne custodisce la virtù pericolata come fosse una virtù pericolante. Insomma, una specie di allenatrice naturale alla vita del palcoscenico. Tipo comico e antipatico nel tempo stesso.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|A. Panzini}}, ''Supplemento ai Dizionari italiani.''||19}}</noinclude>
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Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/332
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Chiarazuccarini
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<noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Mae|— 290 —|Mag|riga=s}}</noinclude>
'''Maestra:''' nel ling. mar., indica la maggior vela del bastimento, così quadro come latino, e insieme la più bassa e centrale. Detto dell’albero della nave, V. ''Albero''.
'''Màfia''' e non '''màffia:''' associazione o consorteria, con forte carattere di setta e di violenza, fiorente — ancorché illegale — in molte terre di Sicilia. (V. per le affinità di filosofia storica, {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}, {{TestoCitato|I_promessi_sposi_(1840)/Capitolo_I|''P. S''. Cap. I.}}) «La parola màfia viene dal gergo delle carceri donde uscì solo nel 1860 per mezzo di una commedia del signor Rizzotto, che descrisse l’associazione ivi esistente. Fu allora adoperata per indicare un altro fatto sociale che prima non aveva avuto un proprio nome» . {{AutoreCitato|Pasquale Villari|P. Villari}}, nota alle sue ''Lettere meridionali''. V. Allongi, ''La Mafia'', Remo Sandron, 1904. L’etimologia della parola non è certa. Lo {{AutoreCitato|Francesco Zambaldi|Zambaldi}} ''op. cit''. dice: forse dall’arabo.
'''Mafioso:''' o imitando il suono dialettale, ''mafiuso'', settario appartenente alla mafia; o dicesi genericamente di persona partigiana, come ''camorrista''.
'''Magattèll:''' voce milanese vale ''burattino'', cioè il fantoccio che si manovra dal di sotto introducendovi la mano. Il {{AutoreCitato|Francesco Cherubini|Cherubini}} spiega la parola come una corruzione di un ''imagitelli'', lat. ''imaguncula'' = piccola imagine.
'''Magazine:''' (pronuncia ''mag-a-zèn'') voce inglese, usata per indicare quelle Riviste, adorne di vignette che sono come un magazzino o miscellanea di vari scritti di natura dilettevole, varia e pratica per la coltura democratica e spicciola dei nostri giorni. La prima stampa di tal genere in Inghilterra fu il ''Gentleman’s magazine'' nel 1731. Molte riviste italiane si sono informate a tale costume straniero, facendo delle vignette e delle curiosità il principale loro pregio. È un progresso?
'''Magazzeno:''' per ''magazzino'' è versione della equivalente parola francese, che si pronuncia ''magasen''. Appartiene al numero di quei gallicismi che, se anche non sono evitati, sono generalmente riconosciuti come difettosi.
'''Maggiostrina:''' voce milanese acconciamente e talora lepidamente detta per indicare il cappello di paglia (la paglietta) che si porta in sul venire della buona stagione. ''Maggiostrinna'' inoltre è diminutivo dialettale lombardo di magiòstra = fragola. Avvertasi che ''maggiostra'' e ''magiòstra'' per ''grossa fragola'', è voce registrata anche ne’ diz. italiani ({{AutoreCitato|Luciano Scarabelli|Scarabelli}}, {{AutoreCitato|Giovanni Gherardini|Gherardini}}) e dal {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} fra le voci morte.
'''Maghetto:''' emiliano e romagnolo, ''macone'' umbro, indica il ventriglio dei polli, dal tedesco ''magen''. Voce press’a poco comune nei vari dialetti italici, venuta forse col dominio de’ Longobardi. In milanese ''magòn'' = stomaco dei bovini, e accoramento (verosimilmente dal riflesso doloroso nell’epigastrio, quando si è afflitti).
{{smaller|<poem>
In cà del pover omm gh’è sto magòn
tucc se lamenten e tucc han reson!</poem>}}
{{A destra|{{smaller|({{Sc|Maggi}}, ''Fal. Fil''. I, 9).}}}}{{Ni}}
Nel milanese volgare per indicare il ventriglio ne’ polli dicesi ''perdée''.</div>
'''Magiostra:''' per fragola è puramente dialettale lombardo. V. ''Maggiostrina''.
'''Maglieria:''' neol. nel significato di negozio di maglie ovvero di ogni genere di maglie.
'''Magna Charta:''' è per gl’inglesi press’a poco ciò che lo Statuto Albertino per gli italiani. La Gran Carta data sin dal 1215, e fu per domanda de’ baroni d’Inghilterra concessa da re Giovanni Senza Terra, e poi confermata nel 1624 da suo figlio Arrigo III. Questo Statuto che stabilisce il diritto, la giustizia e la libertà del popolo rivendicandolo da ogni illegalità e violenza, è sino ad oggi considerato come il fondamento vivo e solenne delle franchigie costituzionali dell’Inghilterra, e molto valse ad educare quel popolo ai liberi ordinamenti.
'''Magnalio:''' lega di magnesio ed alluminio in proporzioni diverse secondo lo scopo cui deve servire (90% di al. e 10% di magn., oppure 80% di al. e 20% di magn., od anche proporzioni differenti da coteste).
'''Magnanimi lombi:''' = ''nobili ed illustri progenitori'' ({{AutoreCitato|Giuseppe Parini|Parini}}, {{TestoCitato|Il_Giorno/Il_Mattino|''Mattino''}}, 2) locuzione fatta comune ed usata ironicamente, secondo il senso del Poeta.
'''Magna parens frugum:''' così {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Vergilio}} chiama l’Italia ''gran genitrice di biade. Salve, magna parens frugum'', ''Saturnia tellus''. ({{TestoCitato|Georgiche|''Georgiche''}}, II, 173). Saluto {{Pt|so-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|53|riga=si}}</noinclude>
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXXVII [{{Sc|lii}}].<ref>Alla {{TestoCitato|Tragedie (Alfieri, 1783)|edizione senese delle tragedie alfieriane}} tennero dietro, inevitabili all’apparire d’un’opera d’arte cosí insolita, cosí vibrata, cosí inesorabilmente castigatrice di tiranni al par che di servi, critiche aspre, violente, parte dirette contro lo spirito informatore delle tragedie stesse, parte contro la loro forma esteriore, che appariva alle orecchie dei piú, abituate alle blandizie della poesia metastasiana, scevra d’ogni grazia e spoglia di qualunque armonia. Cosí veementemente investito, in ispecie dal ''Corriere enciclopedico'' e dal ''Corriere europeo'', il nostro Poeta chiedeva al {{AutoreCitato|Luigi Cerretti|Cerretti}} ed al {{AutoreIgnoto|Bosi}} che prendessero pubblicamente le sue parti, per non esser costretto a gridar col {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|Petrarca}}:
::{{TestoCitato|Trionfi/Triumphus Cupidinis|E non è chi pur mia difesa faccia}}
::::::(lett. dell’agosto 1783);
in pari tempo, a’ morsi de’ suoi detrattori che, con affettata indifferenza, diceva non essergli arrivati all’osso, rispondeva con alcuni epigrammi, dei quali è opportuno riferire i due seguenti:
{{Blocco centrato|<poem>
{{ct|t=0.5|v=-0.5|I.}}
:{{TestoCitato|Opera:Mi trovan duro? (Alfieri)|Mi trovan duro;}}
Anch’io lo so:
Pensar li fo.
:Trovanmi oscuro?
Mi schiarirà
Poi libertà.
{{ct|t=1|v=-0.5|II.}}
:{{TestoCitato|Opera:Toscani, all'armi (Alfieri)|Toscani, all’armi;}}
Addosso ai carmi
D’uom, che non nacque
D’Arno sull’acque.
:Penna, e cervello;
L’inchiostro c’è,
Ma sbiadatello
Piú che non de’.
:Su via, che dite!
Non li capite?
Vi paion strani?
— Saran Toscani.
:Son duri, impuri,
Stentati, oscuri,
Irti, intralciati?
— Saran pensati.</poem>}}
(Vegg. {{AutoreCitato|Rodolfo Renier|{{Sc|Rod. Renier}}}}, ''Il Misogallo'' etc., Sansoni, 1884, 283 e 285).
Allo stesso spirito ironico di questi epigrammi s’informa il sonetto surriferito, composto tra Pianoro e Soiano il 28 maggio 1783, nel quale è introdotta a parlare la stessa Musa della poesia tragica.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Come scriverà, d’ora innanzi, le sue tragedie.'''}}
<poem>
:Non piú scomposta il crine,<ref>1. '''Scomposta il crine,''' accusativo di relazione.</ref> il guardo orrendo
In fuoco d’ira<ref>2. '''In fuoco d’ira,''' è espressione dantesca ({{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XV|''Purg.'', XV}}, 106):
::Poi vidi genti accese in foco d’ira...</ref> fiammeggiante il volto,
Né parlar rotto, e da mollezza sciolto,<ref>3. '''Sciolto,''' privo. «Quest’armonia tragica», scriveva l’A. nella {{TestoCitato|Opera:Lettera a Ranieri de' Calzabigi (Alfieri, 6 settembre 1783)|nota risposta}} a {{AutoreCitato|Ranieri de' Calzabigi|Ranieri de’ Calzabigi}}, «aver dèe la nobiltà e grandiloquenza dell’epica, senza averne il canto continuato...»</ref>
{{R|4}}Né furor piú, né minacciar tremendo;
:Non piú sforzarvi a inorridir piangendo;
Non piú il coturno e il manto in sangue avvolto;
Né il grondante pugnale in me rivolto:<ref>6-7. '''Il coturno, il manto, il pugnale''' eran gli attributi di Melpomene. — '''In me,''' contro me.</ref>
{{R|8}}Tutt’altra omai di appresentarmi intendo.
:Io canterò d’amor soavemente,<ref name="p53">9-12. Dell’accusa di eccessiva durezza cosí cercava di scagionarsi l’A. nella cit. lettera al Calzabigi: «Io ho ecceduto alcune volte in durezza, lo confesso, e principalmente nelle due prime [tragedie] e piú nel {{TestoCitato|Opera:Filippo (Alfieri)|Filippo}}, e piú nel principio di esso che nel fine; tal che ad apertura di libro, i miei ''tu'', e ''io'', e ''i’'', e altre simili cose, avranno ferito a lei l’occhio</ref></poem><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|54|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
Molle udirete il flauticello mio
{{R|11}}L’aure agitare armoniosamente
:Per lusingar l’eterno vostro obblio.
Poi, per scolparmi, alla straniera gente
{{R|14}}Dirò: l’Itala son Melpomen’io.</poem><ref follow="p53">piú che l’orecchio; perché se un buon attore glieli avesse recitati bene a senso, staccati, rotti, vibrati, invasandosi dell’azione, ella avrebbe forse sentito un parlare non sdolcinato mai, ma forte, breve, caldo, e tragico, se io non m’inganno. Cosí è succeduto all’{{TestoCitato|Opera:Antigone (Alfieri)|Antigone}} in Roma, che alla recita fu trovata chiara ed energica dai piú; alla lettura poi, da molti oscura e disarmonica. Ma le parole si vedono elle, o si ascoltano? E se non erano disarmoniche all’occhio, come lo divenivano elle all’orecchio? Io le spiegherò quest’enimma. I versi dell’Antigone erano da noi recitati, non bene, ma a senso, e quindi erano chiari ai piú idioti; letti poi non cosí a senso, non badando al punteggiato, divenivano oscuri. Recitati, pareano energici, perché il dire era breve, e non cantabile, e non cantato; letti da gente avvezza a sonetti e a ottave, non vi trovando da intonare la ''tiri tera'', li tacciarono di duri; pure quella energia lodata nasceva certamente da questa durezza biasimata». — '''Il flauticello mio:''' «Il flauto era proprio di Euterpe, la musa del canto lirico; ma il poeta finge che Melpomene imbocchi il flauto anche lei per meglio cullar il lungo sonno oblioso degli Italiani» ({{Wl|Q108642492|{{Sc|De Benedetti}}}}, op. cit., 44). — '''Per lusingar''' etc., per addormentarvi in quel sonno che vi è tanto gradito. Nella satira {{TestoCitato|Opera:Satire (Alfieri)/Satira ottava. I pedanti|''I pedanti''}}, in un immaginario dialogo con Don Buratto cruscante, cosí scrive l’A.:
:::Vo rifar mie tragedie in manto Greco:
::Strofe, Antistrofe, ed Epodo, e Anapesti
::Tutto accattando dall’Ellenio speco.
:::Trissineggianti poi versi modesti,
::E moltissimi, molto appianeranno
::Lo stil, sí che il lettor non ci si arresti...</ref><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXXVIII [{{Sc|liii}}].<ref>Allontanatosi da Roma nel 1783, dopo tre settimane di soggiorno in Siena, avvicinandosi la festa dell’Ascenza, l’A. si avviò alla volta di Venezia; ma giunto a Bologna, fece una digressione per visitare il sepolcro di Dante a Ravenna, e un giorno intero vi passò «fantasticando, pregando e piangendo». ({{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, IV, 10°). Il 31 maggio, tra Imola e Faenza, come rilevasi dal ms., compose, a sfogo dell’ira che gli bolliva nel cuore per le molte e aspre critiche fatte alle {{Ec|su|sue}} tragedie, il presente sonetto, ispirato, non v’è dubbio, dal dialogo fra Dante e {{Wl|Q3649302|Cacciaguida}} su, nella sfera di Marte ({{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XVII|''Par.'', XVII}}, 108 e segg.).</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=2px|'''A Dante Alighieri.'''}}
<poem>
:O gran padre {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Alighier}}, se dal ciel miri
Me tuo discepol non indegno starmi,
Dal cor traendo profondi sospiri,
{{R|4}}Prostrato innanzi a’ tuoi funerei marmi;
:Piacciati, deh! propizio ai be’ desiri,
D’un raggio di tua luce illuminarmi.
Uom, che a primiera eterna gloria aspiri,
{{R|8}}Contro invidia e viltà de’ stringer l’armi?<ref name="p54">7-8. {{Sc|Dante}}, nel cit. passo:
:::Giú per lo mondo senza fine amaro,
::E per lo monte dal cui bel cacume
::Gli occhi della mia donna mi levaro,
:::E poscia per lo ciel di lume in lume
::Ho io appreso quel che s’io ridico
::A molti fia savor di forte agrume;</ref></poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/XXXVII. Come scriverà, d'ora innanzi, le sue tragedie
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{{Qualità|avz=100%|data=16 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XXXVII. Come scriverà, d'ora innanzi, le sue tragedie|prec=../L'America libera, odi/Ode quinta|succ=../XXXVIII. A Dante Alighieri}}
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{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|Non più scomposto il crine il guardo orrendo]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXI. Non più scomposta il crine il guardo orrendo|ed. 1903}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|55|riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
:Figlio, i’ le strinsi, e assai men duol; ch’io diedi
Nome<ref>10. '''Nome,''' fama.</ref> in tal guisa a gente tanto bassa,
{{R|11}}Da non pur calpestarsi co’ miei piedi.
:Se in me fidi, il tuo sguardo a che si abbassa?
Va, tuona, vinci:<ref>13. Ricorda il {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|cesariano}}: ''Veni'', ''vidi'', ''vici''.</ref> e, se fra’ pié ti vedi
{{R|14}}Costor, senza mirar, sovr’essi passa.<ref>14. È di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto III|''Inf.'', III}}, 51):
::Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Nel ms. questo sonetto ha la coda seguente:
::::::Ciò detto, ei tace e lassa
::Me tutto pieno d’un tremor devoto:
::Io la gran tomba adoro, e sciolgo il voto.
Il {{AutoreCitato|Guido Mazzoni (letterato)|{{Sc|Mazzoni}}}}, nel ''cit. art.'', riferisce un anonimo sonetto satirico da lui trovato fra le carte Albergati della Biblioteca comunale di Bologna, in risposta a questo alfieriano; ma non vale la pena di riportarlo, tanto è inferiore al suo originale.</ref>
</poem><ref follow="p54">
::E s’io al vero son timido amico,
:Temo di perder viver tra coloro
:Che questo tempo chiameranno antico.
— '''Primiera,''' grande, non ''seconda'' a nessun’altra.</ref><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XXXIX [{{Sc|lvi}}].<ref>Sonetto composto il 2 giugno 1783, alla vista di Venezia da Pellestrina.</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Alla Repubblica di Venezia.'''}}
<poem>
:Ecco, sorger dall’acque io veggo altera
La canuta<ref>2. '''Canuta,''' antica.</ref> del mar saggia reina;
Che un’ombra in se di libertà latina
{{R|4}}Ritiene, e quindi estima averla intera.
:Se d’Adria all’onde ella pur anco impera,
Non suo poter, ch’ogni dí piú declina,
Ma il non poter di chi con lei confina,
{{R|8}}Esserne parmi, ed è, la cagion vera.
:Pur, quai virtú sí lungamente salda<ref>9-14. Pongansi a raffronto con questo sonetto i seguenti versi della satira {{TestoCitato|Opera:Satire (Alfieri)/Satira nona. I viaggi|''I viaggi''}}, intorno alla Repubblica di Venezia:
:::Ma la Città che salda in mar s’imbasa
::Già si appresenta agli avidi miei sguardi
::E m’ha d’alto stupor l’anima invasa.
:::Gran danno che cadaveri i Vegliardi,
::Che la reggean sí saggi, omai sien fatti,
::Sí ch’a vederla io viva or giungo tardi.
:::Ma, o decrepita od egra o morta in fatti,
::Del senno uman la piú longeva figlia
::Stata è pur questa: e Grecia vi si adatti:
:::Tal, che s’agli occhi forbe sua quisquiglia,
::Può forse ancor risuscitar Costei
::«Che sol se stessa e null’altra somiglia».
E nell’{{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Aut.''}}, a proposito del primo soggiorno da lui fatto in Venezia nel 1767: «Non presi nessunissima notizia, anco delle piú alla grossa, su quel governo che in ogni cosa differisce da ogni altro; e che, se non buono, dee riputarsi almen raro, poiché pure per tanti secoli ha sussistito con tanto lustro, prosperità, e quiete».</ref>
Contro all’urtare e al rïurtar degli anni
{{R|11}}La fer, quasi alta rocca in dura falda?<ref>11. Per '''dura falda''' intendasi ''rupe scoscesa''.</ref>
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/XXXVIII. A Dante Alighieri
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{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|O gran padre Alighier se dal ciel miri]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXII. O gran padre Alighier se dal ciel miri|ed. 1903}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|56|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude>
<section begin="1" /><poem>
:Di fuor, piú ch’arme, i ben oprati inganni;
Terrore al dentro, e antivedenza calda,
{{R|14}}Spiegar le fan piú là che Sparta i vanni.<ref>12-14. '''Antivedenza,''' preveggenza. Ad illustrazione di questa terzina potran forse giovare i segg. versi del ''Marco Foscarini'' {{AutoreCitato|Giovanni Battista Niccolini|niccoliniano}} (II, 3):
:::Qui sonno simular conviene,
::E aver mill’occhi e mille orecchie aperti,
::E far tesoro di parole e cenni,
::Scriver anche il sospiro. Ove dispieghi
::Il vizio le sue pompe, ognor presente
::Vegli la nostra cura: hanno i piaceri
::Il lor delirio; si discenda allora
::Negli abissi del core, un solo istante
::Scopre gli arcani di molt’anni, e tutto
::Si sorprende il pensiero. A noi si affida
::Un immenso poter: molti ha segreti,
::Molti ha terrori: e simile alla notte
::Sta la sua forza nel mistero: il mondo
::Non ha gran forza che non sia mistero.</ref>
</poem><section end="1" />
<section begin="2" />
{{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|XL [{{Sc|lvii}}].<ref>Leggesi nel ms.: «In piazza S. Marco, 3 giugno 1783».</ref>}}
{{ct|f=110%|v=2|'''Lontano dalla sua donna, rivolge a lei il suo pensiero.'''}}
<poem>
:O di gentil costume unico esempio,
D’ogni alto mio pensier cagione e donna;<ref>2. '''Donna,''' signora.</ref>
Del lasso viver mio sola colonna;<ref>3. Immagine frequente nel canzoniere petrarchesco.</ref>
{{R|4}}Di celestial virtude in terra tempio:
:Mentr’io di pianto l’aere rïempio,
Com’uomo il cui martír mai non assonna,<ref>6. '''Non assonna,''' non prende riposo: cosí l’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|{{Sc|Ariosto}}}} ({{TestoCitato|Opera:Orlando furioso|''Orl. fur.''}}, I, 49):
:::Con molta attenzïon la bella donna
::Al pianto, alle parole, al modo attende
::Di colui che in amarla non assonna.</ref>
Forse un duol non minor di te s’indonna,<ref>7. '''S’indonna,''' s’impadronisce, e lo usa anche {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto VII|''Par.'', VII}}, 13):
:::Ma quella riverenza che s’indonna
::Di tutto me, pur per {{Sc|Be}} e per {{Sc|Ice}},
::Mi richinava, come l’uom ch’assonna.</ref>
{{R|8}}E del tuo molle cor fa crudo scempio.
:Che fai tu sola i lunghi giorni interi,
Al trapassare or sí molesti e lenti,
{{R|11}}Piú che saetta a noi già un dí leggieri?<ref>11. Il {{AutoreCitato|Francesco Petrarca|{{Sc|Petrarca}}}} ({{TestoCitato|Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)|''Rime''}}, CCCLXVI):
:::{{TestoCitato|Opera:Vergine bella, che di sol vestita|I dí miei, piú correnti che saetta,}}
::Fra miserie e peccati
::Sònsen andati....
Di questo sonetto pubblicò alcune varianti, di poca importanza, {{AutoreCitato|Giuseppe Mazzatinti|{{Sc|Giuseppe Mazzatinti}}}}, in ''Rivista d’Italia'' dell’ottobre 1903.</ref>
:D’udirti parmi in sospirosi accenti
Chiamarmi a nome; e veggio intanto i neri
{{R|14}}Occhi appannarsi in lagrime cocenti.
</poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" />
<references/></noinclude>
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Rime varie (Alfieri, 1912)/XL. Lontano dalla sua donna, rivolge a lei il suo pensiero
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{{Qualità|avz=100%|data=16 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XL. Lontano dalla sua donna, rivolge a lei il suo pensiero|prec=../XXXIX. Alla Repubblica di Venezia|succ=../XLI. Alla casa del Petrarca}}
<pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="84" to="84" fromsection="2" tosection="2" />
{{Sezione note}}
[[Categoria:Sonetti|O di gentil costume unico esempio]]
{{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/LXVI. O di gentil costume unico esempio|ed. 1903}}
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Alexis Jazz
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Scicoriaro, III, {{Pg|172|172|bIII}}.
Scigne, II, {{Pg|122|122|bII}}.
Scimarra, I, {{Pg|106|106|bI}}.
Scimasa, I, {{Pg|180|180|bI}}.
Scimminivaghézzi, I, {{Pg|116|116|bI}}.
Scimmiate, III, {{Pg|144|144|bIII}}; IV, {{Pg|387|387|bIV}}.
Scimosa, II, {{Pg|51|51|bII}}; VI, {{Pg|170|170|bVI}}. {{spazi|5}}Scimose (Ffanno), II, {{Pg|143|143|bII}}.
Scinìsce, IV, {{Pg|190|190|bIV}}.
Sciò, I, {{Pg|72|72|bI}}.
Scionco, III, {{Pg|183|183|bIII}}.
Sciónnolo, VI, {{Pg|299|299|bVI}}.
Sciorcelli, VI, {{Pg|185|185|bVI}}.
Sciorcinato -i, II, {{Pg|179|179|bII}}; {{pg|310|310|bII}}.
Sciorta (A la), II, {{Pg|18|18|bII}}.
Sciòtola, VI, {{Pg|223|223|bVI}}.
Sciovetta, I, {{Pg|66|66|bI}}.
Scipolla, I, {{Pg|21|21|bI}}.
Scipollaro, III, {{Pg|302|302|bIII}}.
Scipoll’e bbieta (Affari de), I, {{Pg|242|242|bI}}.
Scirconciso, II, {{Pg|141|141|bII}}.
Scirconnà, III, {{Pg|275|275|bIII}}.
Sciriggnòccola, III, {{Pg|11|11|bIII}}.
Sciriòla -e, I, {{Pg|167|167|bI}}; II, {{Pg|374|374|bII}}. {{spazi|5}}Sciriòla (Fesce), IV, {{Pg|225|225|bIV}}.
Scirpa, II, {{Pg|37|37|bII}}.
Scisceroncini, II, {{Pg|125|125|bII}}.
Sci-sci, II, {{Pg|129|129|bII}}.
Sciscia-ssciapa, IV, {{Pg|139|139|bIV}}.
Sciscijja, IV, {{Pg|431|431|bIV}}.
Sciscio -a, I, {{Pg|4|4|bI}}; VI, {{Pg|35|35|bVI}}.
Scitazzione, II, {{Pg|297|297|bII}}; IV, {{Pg|15|15|bIV}}.
Sciuccia, IV, {{Pg|287|287|bIV}}.
Sciufèca, II, {{Pg|238|238|bII}}.
Sciufèco, IV, {{Pg|182|182|bIV}}.
Sciufèco -a -chi, II, {{Pg|219|219|bII}}; III, {{Pg|8|8|bIII}}; VI, {{Pg|294|294|bVI}}.
Sciùfoli (Un par de), IV, {{Pg|88|88|bIV}}.
Sciugatore, IV, {{Pg|3|3|bIV}}.
Sciumàca, II, {{Pg|95|95|bII}}.
Sciùpeno, IV, {{Pg|177|177|bIV}}.
Sciupo, II, {{Pg|229|229|bII}}.
Sciurli, VI, {{Pg|162|162|bVI}}.
Sciurma -e, II, {{Pg|326|326|bII}}; IV, {{Pg|268|268|bIV}}.
Sciusciù — V. ''Scescè...''
Scivico, I, {{Pg|158|158|bI}}.
Scoccétto (A), III, {{Pg|71|71|bIII}}.
Scocci, III, {{Pg|377|377|bIII}}.
Scoccia, III, {{Pg|215|215|bIII}}.
Scoccia-zzarelli, V, {{Pg|324|324|bV}}.
Scojjonate, I, {{Pg|1|1|bI}}.
Scojjonato, II, {{Pg|57|57|bII}}.
Scojjoneno, VI, {{Pg|228|228|bVI}}.
Scóla (Se), III, {{Pg|141|141|bIII}}.
{{AltraColonna|em=-1}}
Scoletta, III, {{Pg|52|52|bIII}}.
Scòli (Li), IV, {{Pg|199|199|bIV}}.
Scolo, IV, {{Pg|394|394|bIV}}.
Scommessa, I, {{Pg|67|67|bI}}.
Scommetterìa, III, {{Pg|156|156|bIII}}.
Scommettésce, III, {{Pg|59|59|bIII}}.
Scompartita, II, {{Pg|47|47|bII}}.
Sconfusa, III, {{pg|156||bIII}}.
Sconocchia, II, {{pg|121||bII}}.
Scontento, II, {{Pg|141|141|bII}}; III, {{pg|368||bIII}}; V, {{Pg|180|180|bV}}.
Scopetta, IV, {{Pg|3|3|bIV}}.
Scopijjo, III, {{Pg|184|184|bIII}}.
Scòppola, I, {{Pg|171|171|bI}}, n. 12.
Scordamme, IV, {{Pg|120|120|bIV}}.
Scorfanella, I, {{Pg|233|233|bI}}.
Scòrfena, III, {{Pg|156|156|bIII}}.
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Scorregge, II, {{Pg|60|60|bII}}.
Scortica (Se), IV, {{Pg|189|189|bIV}}.
Scórtico, VI, {{Pg|184|184|bVI}}; {{pg|235|235|bVI}}.
Scórto, II, {{Pg|369|369|bII}}.
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Scoruccio, II, {{Pg|63|63|bII}}; V, {{Pg|400|400|bV}}.
Scòrza, II, {{Pg|232|232|bII}}; III, {{Pg|154|154|bIII}}.
Scòrzo -i, I, {{pg|21||bI}}; IV, {{Pg|39|39|bIV}}.
Scosciacavalli, II, {{Pg|31|31|bII}}.
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Scòtola, I, {{Pg|3|3|bI}}.
Scotolà, V, {{Pg|144|144|bV}}.
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Scotozzà, IV, {{Pg|138|138|bIV}}, n. 12.
Scotózzo, IV, {{Pg|138|138|bIV}}.
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Scramà, III, {{Pg|65|65|bIII}}.
Scramazzione, III, {{Pg|252|252|bIII}}.
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Scrapiccia, IV, {{Pg|358|358|bIV}}.
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Scrocchia, I, {{Pg|44|44|bI}}. {{spazi|5}}Scrocchia (Jje la), VI, {{Pg|142|142|bVI}}.
Scrocchiarelle, V, {{Pg|220|220|bV}}.
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Scucchiaccia, IV, {{Pg|433|433|bIV}}.
Scucchiona, II, {{Pg|63|63|bII}}; V, {{Pg|262|262|bV}}.
Scudella, III, {{Pg|350|350|bIII}}.
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Se dà, II, {{Pg|85|85|bII}}.
Sede, II, {{Pg|181|181|bII}}.
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Segno che, II, {{Pg|146|146|bII}}.
Segrete, IV, {{Pg|364|364|bIV}}.
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Se le vadino a magna bell’e mmonne, I, {{Pg|10|10|bI}}.
Seme-serio, II, {{Pg|84|84|bII}}.
Semmolella, I, {{Pg|175|175|bI}}, n. 8; IV, {{Pg|75|75|bIV}}.
Sémo, I, {{Pg|21|21|bI}}.
Sémo fritti, o rregina, III, {{Pg|75|75|bIII}}.
Semprigrazzia. III, {{Pg|102|102|bIII}}; {{pg|364|364|bIII}}.
Sentenno, I, {{Pg|242||bI}}.
Senténnose, III, {{Pg|355|355|bIII}}.
Sentì, IV, {{Pg|360|360|bIV}}.
Sentilli, I, {{Pg|102|102|bI}}.
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Sentiréssivo, V, {{Pg|154|154|bV}}.
Sentirìa, IV, {{Pg|50|50|bIV}}.
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Sentissi, I, {{Pg|246|246|bI}}.
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Se pò ddà, II, {{Pg|71|71|bII}}.
Seppe, III, {{Pg|9|9|bIII}}.
Serciata -e, I, {{Pg|64|64|bI}}; {{pg|107|107|bI}}.
Sercizzie (Le), II, {{Pg|10|10|bII}}.
Serécchia, IV, {{Pg|280|280|bIV}}.
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Serrònno ''e'' serròrno, IV, {{Pg|42|42|bIV}}; V, {{Pg|52|52|bV}}.
Servaggi, IV, {{Pg|66|66|bIV}}.
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Servi, IV, {{Pg|44|44|bIV}}.
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Servizziose, V, {{Pg|55|55|bV}}.
Se sa, V, {{Pg|189|189|bV}}.
Sescesso, VI, {{Pg|183|183|bVI}}.
Setaccio, I, {{Pg|153|153|bI}}, n. 7.
Sete, I, {{Pg|49|49|bI}}; {{pg|185|185|bI}}.
Settiggnana, IV, {{Pg|304|304|bIV}}.
Settimana (Frebbe), I, {{Pg|178|178|bI}}.
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Sfanghi (La), I, {{pg|217||bI}}.
Sfassciassi, IV, {{Pg|244|244|bIV}}.
Sfasscio, II, {{Pg|319|319|bII}}.
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Cruccone
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|parte terza.}}|}}</noinclude>specie di venerazione e li chiamava maiali di Sant’Antonio abate!!!...
La mia personale ispezione conferma tutte queste asserzioni. E volendo altra conferma, basta aprire la ''Statistica medica diretta all’ordinamento amministrativo della igiene pubblica della città di Napoli'', per {{Wl|Q139801992|Achille Spatuzzi}}, medico statista del Municipio.
Questo libro scritto da un uomo allo stesso tempo medico e filantropo, osservatore minuto e ragionatore logico, torna specialmente utile per i capitoli concernenti le epidemie ed endemie che infestano la città di Napoli, e per la proposta riforma igienica della città, desunta dai criterii della Statistica medica.
Una volta Napoli fu tenuta uno dei più salubri soggiorni di Europa. Oggi gli stranieri la evitano come luogo infetto, e nella più celebre ''Guida di Roma'' — quella di {{AutoreCitato|Johan Andreas Murray|Murray}} — si legge che il clima di Roma è calunniato, che la maggior parte delle febbri dette romane sono importate dai viaggiatori provenienti da Napoli. Questa è certo un’esagerazione, ma nessuno può visitare i quartieri popolosi della città di Napoli senza maravigliarsi, non già che molti si ammalino, ma che tutti non muoiano — che il colèra e il tifo non facciano tavola rasa nei ''fondachi'', nei ''bassi'', nei ''sotterranei'' e specialmente nelle locande; e non si può spiegare il sopravvivere del maggior numero che al modo di quella vecchia, la quale, a chi osservava che deve fare male alle anguille l’essere spellate vive: «Ci sono abituate,» — rispondeva.
Nel capitolo sulle epidemie ed endemie lo Spatuzzi osserva giustamente: «Non possiamo considerare una<noinclude></noinclude>
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Il Verno
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| Nome e cognome dell'autore = Gabriello Chiabrera
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Dr Zimbu
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{{Qualità|avz=75%|data=1 ottobre 2023|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Gabriello Chiabrera
| Titolo = Le grotte di Fassolo
| Anno di pubblicazione = XVII secolo
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{{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore.
Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET)
:{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. Prosegue al Bar). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 12 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] esimissimo dottore, ho chiesto aiuto al bar, ma sembra che non ci sia risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 mag 2026 (CEST)
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{{ping|Carlomorino}} Qui c'è un problema: questa pagina finisce a metà di una parola mentre la successiva inizia con un nuovo paragrafo. Non mi è chiaro se sia saltata una riga oppure una pagina intera (l'assenza dei numeri di pagina non aiuta). Per adesso lascio la pagina ns0 al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 13 nov 2024 (CET)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore.
Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET)
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@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST)
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@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] esimissimo dottore, ho chiesto aiuto al bar, ma sembra che non ci sia risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 mag 2026 (CEST)
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@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore.
Vedo se riesco a trovare il testo in qualche biblioteca. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:23, 13 nov 2024 (CET)
:{{ping|Carlomorino}} Hai poi avuto modo di controllare?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:43, 8 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. Prosegue al Bar). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 12 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] esimissimo dottore, ho chiesto aiuto al bar, ma sembra che non ci sia risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 mag 2026 (CEST)
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@[[Utente:Dr Zimbu|Zimbu]] Una volta lo fece @[[User:Alex brollo]]. Possiamo sentire se gli va di farlo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:20, 15 mag 2026 (CEST)
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@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ok. Io vedo tre possibilità: lo "scannatore" ha saltato la pagina oppure l'ha saltata o il tipografo o il rilegatore.
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@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] Completamente passato di mente. Ora vedo dove lo posso trovare. Sta a piazza dell'orologio. Non è chiaro se sopra o sotto. Spero riusci' ad annnacce marte. Se nun do segni de vita famme 'n fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:15, 8 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] so' 'nnato a l'archivio capitolini, ndove ho trovate che de paggine ne mancheno parecchie. L'ho immortalate tutte. Mo' famo lavorà quercheduno pe' ficcalle 'ndove vanno messe, ar bare. (trad. pagine mancanti trovate. Prosegue al Bar). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 12 mag 2026 (CEST)
@[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] esimissimo dottore, ho chiesto aiuto al bar, ma sembra che non ci sia risposta. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 mag 2026 (CEST)
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== [[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.05#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5]] ==
== 8.5.2026 ==
Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla".
Buon ascolto 🎹
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==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]==
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]==
== 17.3.2026 ==
'''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica.
Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!''
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]==
== 22.2.2026==
<poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!'''
Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files!
Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia.
https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina.
Altri tempi!</poem>
==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]==
== 27.1.2026==
:La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli.
:E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità.
:Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini.
:E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource.
:Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI.
:E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast].
:Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata.
{{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}}
== 21.1.2026 ==
All'Archivio Ricordi (info@)
Gent.ma Redazione,
... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI.
Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle?
Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista:
# Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale)
# A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale )
# [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale)
# Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale)
# Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale)
# Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale)
# Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
# Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale)
Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto
== 15.1.2026 ==
Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955
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== 14.4.2025 ==
In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare...
Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato.
Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno).
Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio!
== 21.2.2025 ==
Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio:
[[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET)
== 21.1.2025 ==
C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]]
== 12.1.2025 ==
In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br>
''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.''
Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo.
''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».''
Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini.
== 10.1.2025 ==
Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione.
<poem>''A chi lo lasci l’aratro,
oh Lazaro, a chi lo lasci?
Chi ti vanga il campo tuo,
la tua mandra chi la pasce?''</poem>
Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione.
== 9.1.2025 ==
''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br>
''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br>
Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via...
== 4.1.2025 ==
Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo:
"Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br>
Faccio un salto sulla sedia! <br>
E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br>
Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo.
Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro
Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀
== 28.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''.
''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così!
== 22.12.2024 ==
E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare.
La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare?
Io penso che li avrei torturati.
Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante.
Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu )
Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura.
Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀
== 20.12.2024 ==
Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio.
E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare.
Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno»
Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino»
Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀
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Utente:Myron Aub
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2026-05-15T14:56:22Z
Myron Aub
24422
Aggiunto Stefanini
3835516
wikitext
text/x-wiki
Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari.
Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell.
In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri.
'''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.'''
[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta.
'''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:'''
Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete:
'''1) testi di filosofia:'''
Comte, Auguste (1798-1857)
Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.]
San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl.
(ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178).
d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond
Discorso preliminare all'enciclopedia...; tradotto da Agatino Longo.
Catania : Stamperia dè Regj Studi, 1812
XII, 226 p. : 1 tav. ; 21 cm.
d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond
Discorso preliminare della Enciclopedia
[dopo il 1866?]. 192 p. ; 8°. Traduzione italiana dell'edizione francese del 1866: Discours preliminaire de l'Encyclopedie, par d' Alembert. Paris, 1866
Tommaso d'Aquino. La piccola Somma teologica (3 volumi); a cura di mons Pio Del Corona (1837-1912).Firenze : Tipografia editrice A. Ciardi, 1889-1892 (e ristampe successive).
'''2) Testi di religione, spiritualità e occulto'''
Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani
Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939.
6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive).
Lodge, Oliver
Pitoni, Rinaldo <n. 1864>
Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni
Bari : Laterza, 1933
Marcus, Ernst (1856-1928)
Rensi, Giuseppe <1871-1941>
Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi
Bari : G. Laterza & figli, 1938
Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884
'''3) Testi di scienza''':
Baldwin, James Mark (1861-1934)
L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949)
Torino : Fratelli Bocca, 1904
XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm.
Hampson, William (1854–1926)
Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson
Alessandria : Boffi, 1910
Lewes, George Henry (1817-1878)
Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951)
Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907
XXX, 185 p. ; 20 cm.
'''4) Testi di letteratura'''
Antologia della poesia argentina moderna / a cura di Folco Testena
Pubblicazione
Milano : Alpes, 1927
Descrizione fisica
IX, 271 p. ; 20 cm.
Capuana, Luigi
Il braccialetto / Luigi Capuana
Milano : Brigola di G. Marco, 1898
Della Sala Spada, Agostino
Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada
Testo
Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois
Lanciano : Carabba, 1923
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois
Napoli : G. Giannini, 1920
Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz)
Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola)
Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani
Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923]
Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de>
Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti).
Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930
Wells, H. G.
Sodini, A. M.
La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939)
Milano : F. Vallardi, 1901
Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929>
Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D.
Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904
'''5) altri testi:'''
Pestalozzi, Johann Heinrich
Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi).
Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive).
Squillace, Fausto
Titolo
La moda / Fausto Squillace
Pubblicazione
Milano [etc.] : Sandron, 1912
159 p. ; 19 cm.
'''In pubblico dominio dal 2027:'''
Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui]
Capone Braga, Gaetano
La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui]
Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti.
Jevons, William Stanley
Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui]
Stefanini, Luigi <1891-1956>
Imaginismo come problema filosofico : vol. primo
Padova : CEDAM, 1936
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui]
'''In pubblico dominio dal 2028:'''
Bonaventura : da Bagnorea <santo>
Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957)
Siena : Ezio Cantagalli, 1931
Burckhardt, Jacob
Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi
Milano : Bompiani, 1954
Kierkegaard, Søren
Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957)
Firenze : Sansoni, 1942
Kierkegaard, Søren
La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi
Milano : Edizioni di Comunità, 1947
Kierkegaard, Søren
L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi
Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931
Simmel, Georg
Banfi, Antonio <1886-1957>
I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi
Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921]
Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.]
Milano : Hoepli, 1934
Subhadra <bhikschu> (1852-1917)
De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957>
Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo
Napoli : Ricciardi, 1922
Whitehead, Alfred North
Banfi, Antonio <1886-1957>
La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi
Milano : Bompiani, 1945
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Myron Aub
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Aggiunto testo curato da Battelli
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text/x-wiki
Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari.
Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell.
In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri.
'''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.'''
[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta.
'''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:'''
Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete:
'''1) testi di filosofia:'''
Comte, Auguste (1798-1857)
Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.]
San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl.
(ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178).
d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond
Discorso preliminare all'enciclopedia...; tradotto da Agatino Longo.
Catania : Stamperia dè Regj Studi, 1812
XII, 226 p. : 1 tav. ; 21 cm.
d'Alembert, Jean Baptiste Le Rond
Discorso preliminare della Enciclopedia
[dopo il 1866?]. 192 p. ; 8°. Traduzione italiana dell'edizione francese del 1866: Discours preliminaire de l'Encyclopedie, par d' Alembert. Paris, 1866
Tommaso d'Aquino. La piccola Somma teologica (3 volumi); a cura di mons Pio Del Corona (1837-1912).Firenze : Tipografia editrice A. Ciardi, 1889-1892 (e ristampe successive).
'''2) Testi di religione, spiritualità e occulto'''
Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani
Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939.
6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive).
Lodge, Oliver
Pitoni, Rinaldo <n. 1864>
Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni
Bari : Laterza, 1933
Marcus, Ernst (1856-1928)
Rensi, Giuseppe <1871-1941>
Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi
Bari : G. Laterza & figli, 1938
Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884
'''3) Testi di scienza''':
Baldwin, James Mark (1861-1934)
L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949)
Torino : Fratelli Bocca, 1904
XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm.
Hampson, William (1854–1926)
Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson
Alessandria : Boffi, 1910
Lewes, George Henry (1817-1878)
Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951)
Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907
XXX, 185 p. ; 20 cm.
'''4) Testi di letteratura'''
Antologia della poesia argentina moderna / a cura di Folco Testena
Pubblicazione
Milano : Alpes, 1927
Descrizione fisica
IX, 271 p. ; 20 cm.
Capuana, Luigi
Il braccialetto / Luigi Capuana
Milano : Brigola di G. Marco, 1898
Della Sala Spada, Agostino
Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada
Testo
Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois
Lanciano : Carabba, 1923
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois
Napoli : G. Giannini, 1920
Lirici portoghesi moderni,
A cura di Guido Battelli (1869-1955).
Carabba, Lanciano, 1929
Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz)
Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola)
Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani
Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923]
Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de>
Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti).
Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930
Wells, H. G.
Sodini, A. M.
La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939)
Milano : F. Vallardi, 1901
Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929>
Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D.
Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904
'''5) altri testi:'''
Pestalozzi, Johann Heinrich
Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi).
Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive).
Squillace, Fausto
Titolo
La moda / Fausto Squillace
Pubblicazione
Milano [etc.] : Sandron, 1912
159 p. ; 19 cm.
'''In pubblico dominio dal 2027:'''
Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui]
Capone Braga, Gaetano
La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui]
Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti.
Jevons, William Stanley
Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui]
Stefanini, Luigi <1891-1956>
Imaginismo come problema filosofico : vol. primo
Padova : CEDAM, 1936
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui]
'''In pubblico dominio dal 2028:'''
Bonaventura : da Bagnorea <santo>
Breviloquio (2 vv.) / S. Bonaventura da Bagnoregio ; a cura del p. Giuliano Piccioli (1878-1957)
Siena : Ezio Cantagalli, 1931
Burckhardt, Jacob
Considerazione sulla storia del mondo / Jacob Burckhardt; traduzione di Antonio Banfi
Milano : Bompiani, 1954
Kierkegaard, Søren
Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957)
Firenze : Sansoni, 1942
Kierkegaard, Søren
La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi
Milano : Edizioni di Comunità, 1947
Kierkegaard, Søren
L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi
Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931
Simmel, Georg
Banfi, Antonio <1886-1957>
I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi
Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921]
Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.]
Milano : Hoepli, 1934
Subhadra <bhikschu> (1852-1917)
De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957>
Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo
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Whitehead, Alfred North
Banfi, Antonio <1886-1957>
La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi
Milano : Bompiani, 1945
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Autore:Marco Enrico Bossi
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==Opere su Marco Enrico Bossi==
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| Nome e cognome del curatore = Alessandro Donati
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| Nome e cognome del traduttore =
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{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 103-405).}}
<poem>
:Ratto che in Balkh entrò con le sue schiere
Principe Siyàvish, lettera indisse
Da inviarsi al gran re. Sopra una seta
Sparsa d’ambra e di muschio, in quella guisa
Che si dovea, segnarono gli scribi
Epistola festosa. E in prima a Dio
Da cui scende poter, virtù, saggezza,
Benedicendo ei fe’ una lode. Sire
Almo del sole e dell’errante luna,
Al regal serto, al regal trono, agli elmi
De’ forti ei dà splendor. Grande egli eleva
Chi più vuole, e tal altro ei fa tapino,
Gramo e dolente. Nel precetto suo
Come o perchè non si discopre, e senno
Sotto sua guida è forza aver. Da tale,
Da tal Signor che fe’ la terra e il cielo,
Le cose arcane e le palesi ancora
Tutte fe’ un giorno, sul mio re discenda
Benedizione e glorïosa meta
Sia dell’opere sue. Gioioso e lieto,
Con vincente fortuna, in Balkh entrai
Per quella di gran re che ha trono e serto,
Inclita maestà. Tempo a tre giorni
Fu dell’assalto; al quarto dì vittoria
Ne concesse l’Eterno. In quella guisa
Che via dall’arco balza una saetta,
Sipehrèm e Barmàn correndo vennero
Fino a Tirmìdh. E stendesi frattanto
Del Gihùn risonante in fino a l’onde
Quest’esercito mio; tutta la terra
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<poem>
Allo splendor della celata mia
Sta sottomessa. Co’ guerrieri suoi
In Soghd è re Afrasyàb; di qua dal fiume
Son le avverse falangi e il capitano.
Che se fa un cenno il signor mio, l’esercito
10 fin là recherò per far battaglia.
:Al prence iranio come giunse il foglio,
Toccar sembrò con la corona e il capo.
Col seggio imperïal, gli astri del cielo,
Tanto ei gioì. Levò un pensiero a Dio
A chieder grazia, perchè un dì copiosi
Frutti recasse, qual novella pianta,
11 figlio suo diletto. In quella gioia,
Qual gaia primavera o paradiso
Tutto adorno e piacente, un regal foglio
Notò in risposta. Pel Signor del mondo,
Del sol fiammante e de la bianca luna
Almo fattor, che dona a’ prenci in terra
Soglio e corona, eternamente, o figlio,
S’allegri il tuo bel cor, libero e sciolto
Dalla sventura e dall’affanno. Sempre
Abbi vittoria e maestà, sul capo
L’elmo de’ forti e di grandezza il serto!
Tu dunque i prodi tuoi teco adducesti.
Disïasti la pugna, e ti fûr guida
Giustizia vera e la tua sorte amica.
Spira fragranza ancor dal labbro tuo
Del latte, o caro, eppur chi al tuo grand’arco,
Per le tue pugne, involucro ponea
Di corteccia di tuz? Deh! la persona
Ti sia ricca di pregi e il cor sereno
Arrivi ogni sua brama! Or, poi che fosti
In tua battaglia vincitor, nell’opre
Vuolsi indugio seguir, nè sarà bello
Che tu disperda i prodi tuoi. Tu rapido
Corri per la tua via, loco t’appresta
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/367
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<poem>
A soggiornar, chè fraudolento è il sire
Di Turania e malvagio. Ei pur si vanta
D’inclita stirpe ed è Ahrimàne; ei pure
Ha corona e poter, leva la fronte
Contro la luna e il sol. Ma se da questa
Sponda venisse del Gihùn, l’estremo
Lembo ei trarrebbe delle vesti sue
Nel sangue. In dimandar pugne ed assalti
Non t’affrettar, che a la battaglia ei stesso,
Il regnante Afrasyàb, scenderà poi.
:E pose al foglio il suo regal suggello
E chiamò ratto il messaggier. Gli porse
L’epistola, e fe’ cenno ond’ei tornasse,
Forte correndo per alture e valli.
A Siyavìsh andava il messo, e quei,
Ratto che là vedea del prence iranio
L’inclito foglio, il suol baciò, fe’ lieto
Il suo giovane cor, l’alma disciolse
Da vincolo d’affanni. Ei per l’epistola
Del suo prence e signor fe’ lieto il core,
L’inclito nome dell’iranio sire
Sovra quella invocò. Nè dal suo cenno
Ei trasse a dietro il cor, ma, sempre vigile,
Il precetto regal custodir volle.
:Giugnea frattanto Garsivèz feroce
Al turanio signor (nembo egli parve
In sua rovina), e i casi intravvenuti,
Amari e torbi in ver, gli raccontava.
:Siyavìsh, ei dicea, duce di forti,
In Balkh entrò. Mena i gagliardi suoi,
Stuolo infinito, molti eroi famosi
E bellicosi assai, Rùstem valente.
Più di cinquanta contro un sol di noi
Vengon costoro fieramente, ed hanno
Clave dal capo di giovenca. I fanti
Son come vampa, tutti da lucenti
I
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<poem>
Scudi protetti e da pennuti dardi
E da faretre. L’aquile pel cielo
Non volâr da que’ dì su l’atra polve
Che gl’Irani levâr. Nè già venia
Brama di sonno mai d’un di cotesti
Al capo stanco, ma tre dì continui
E tre notti per lor furono eguali,
E il cor de’ nostri eroi, de’ nostri forti,
Assai ne andò cruccioso. Ove poi sonno
Un Iranio vincea, rapidamente
Ei dalla pugna de’ gagliardi uscìa
E riposava. Indi sorgea, di forze
Rinvigorito, a rinnovar l’assalto.
:Come vampa s’accese a quell’annunzio
Afrasyàb, avversò loco di pace
E di riposo. D’uno sguardo irato
Garsivèz fulminò fra gli altri tutti,
Detto avrestù ch’ei gli volesse il petto
Squarciar col brando. Levò un grido, e poi
Con cenno iroso il discacciò. Quell’ira
Già non potea signoreggiar del suo
Trafitto core, e comandò che ratto
Mille fosser chiamati al regio ostello
Incliti eroi, che genïal convito
Fosse apprestato. Adorna la campagna
Fu tutta intorno, e in Soghd artificiosi
Fûr gli apparati che venìan di Cina.
Così, con fera gioia, a’ prenci in mezzo,
Tutto quel dì passò Afrasyàb. Ma quando
Sparve dagli occhi de’ mortali il fulgido
Occhio del sol che illumina la terra,
Voglia sorgeva in lui rapidamente
Di riposo e di sonno. Al destinato
Loco dei sonni suoi trovò riposo.
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{{Ct|c=t1|XI. Sogno di Afrâsyâb.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 405-410).}}
<poem>
:Ratto che trapassò la parte prima
Dell’atra notte, qual di chi per febbre
Sen va tremando ne le membra sue,
Strido levossi di Afràsyàb. Tremante
Nell’aula istessa di sonno e di quiete,
Precipitò dall’alto del suo loco
Sul duro e nudo suol. Sospiro ardente,
Segno d’alto terror, dall’ansio petto
Egli esalava; e si levàr le ancelle
Subitamente ed i famigli e un grido
Mandâr di doglia in ogni parte. Come
Andò novella a Garsivèz di tanto,
Che maestà regale impallidìa,
Corse veloce al suo signor. Lui vide
Sul passaggio disteso, e al sen lo strinse,
E il dimandò: Narra al fratel che accadde!
:Nol dimandar, nol ricercar, rispose
Il Turanio, e con me non dir parola
In quest’ora fatal. Fin che la mia
Mente io non abbia ricovrata, al petto
Forte mi stringi e premi alquanto. — Breve
Ora passava ed ei rinvenne, e intorno
Tutta ei notava di lamenti e lai
Piena la terra. Apposte intorno furono
Ardenti faci, ed ei venia del seggio
Su l’ardua sponda e ancor tremava, in guisa
D’un ramoscel di pianta. Il dimandava
Inclito Garsivèz: Le labbra sciogli,
Narra lo strano evento. — Il sire illustre,
Afràsyàb regnator, così parlava:
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/370
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<poem>
:Niun vede in sogno mai quel ch’io pur vidi;
Notte sì tetra, quale or or vid’io,
Da giovani o da vecchi oh! non intesi
Narrar mai più!... Deserto interminato,
Pien di colubri e di ceraste, in sogno
Io vidi certo. Pien d’arena il suolo,
Pieno d’aquile il cielo. Era la terra
Arsa dovunque e sgretolata; e invero
Detto avrestù che, da che il mondo visse,
Questa volta del ciel non le mostrava
Sereno aspetto. La regal mia chiostra
Era confitta di quell’arso piano
All’estremo confin, stavale intorno
Ampio stuol di gagliardi. All’improvviso
Levasi un vento pien di polve e il mio
Vessil travolge e schianta. Ecco! di sangue
Esce da tutte parti una riviera,
E chiostre vanno e padiglioni in essa
Divelti e riversati. A’ prodi miei
Che fûr trecentomila, i corpi sfatti
Là son gittati in guisa turpe e il capo
Reciso sta. Qual rapida bufera,
Esercito venia d’Irania allora
Con aste in pugno e con archi e con freccie
Ed ogn’asta di quelli avea confitto
In su la punta sanguinoso un capo,
E sanguinoso un capo avea ciascuno
De’ cavalieri in grembo. Al trono mio
Venìan correndo i cavalieri e brune
Avean le vesti e lancie alte recavano,
Un centomila. Ei sì, dal loco mio
Cacciavanmi e traean, le mani avvinte.
Io riguardava da ogni parte attorno
Assai, assai, ma innanzi a me nessuno
Fu dei congiunti miei. Là, nel cospetto,
Di prence Kàvus mi traea correndo
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu/371
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<poem>
Un superbo gagliardo, inclito in guerra,
Ed era un seggio là, di cui l’altezza
Rasentava la luna, e su quel seggio
Posava Kàvus re. Ma un giovinetto,
Che avea le gote pari a bianca luna,
Accanto a Kàvus re stavasi assiso,
E gli anni suoi non eran veramente
Più in là di sette e sette. Allora che viderai
Il garzoncello in sua presenza avvinto,
Qual nuvola tonante a me di contro
Gittavasi e col ferro il fianco mio
In due squarciava. Molto allor gridai
Per l’acerbo dolor. L’affanno e il grido
Mi fecer desto dal profondo sonno.
:E Garsivèz dicea: Sogno del sire
Conforme è al voto di chi l’ama. Un trono.
Un serto e conseguir desìo del core
Già s’apprestano a te, mentre s’atterra
De’ tuoi nemici la fortuna. Intanto
Qui ti fa d’uopo alcun, di sogni arcani
Interprete fedel, che molti v’abbia
Studi già posti, qualche vigil saggio
sacerdote o astrologo si chiami.
:Quanti sedean nel regio ostello, quanti
Vivean dispersi, consci e dotti in questa
Scienza arcana de’ sogni, in su le porte
Di re Afrasyàb, ond’ei li dimandasse,
In folla s’adunâr. Tutti ei chiamava
E tutti assider fea nel suo cospetto
Ad un loco d’onor. Di cose molte
In più ed in meno a ognun fe’ cenno e disse
In questa foggia ai sacerdoti illustri,
Agh astrologi, ai saggi, agl’indovini:
:Il sonno che vid’io, le mie parole.
Niuno pel mondo, in loco aperto o ascoso,
Mai da voi non intenda. Io già non voglio
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<poem>
Che alla persona sua resti congiunta
La testa di cotal, che del mio dire
Porti sul labbro un cenno solo. — A quelli
Oro infinito ei dispensava e argento,
Perchè nessun fosse in timor di lui;
Indi narrò ciò che sognando vide.
:Cotesto come udir, temeron tutti
I sacerdoti e ferma un’impromessa
Al prence dimandar. L’orrendo sogno,
Dicean, nel vero d’esplicar non osa
Alcun di noi, se pria non fermi un patto
Co’ suoi servi il re stesso e la sua lingua
Pegno non faccia, che, svelando al sire
Pensier che in mente abbiam, giustizia sempre
Troverem noi. — Sciolse a giurar la lingua
II regnante Afrasyàb che a lor nessuna
Colpa del danno suo fatto egli avria.
:Eravi un uom di molto senno, esperto
In favellar, che disciogliea mai sempre
Dolci parole. Ei disse allor: Signore
Di nostra terra, a te la cosa oscura
Io farò chiara. Esercito possente
Con accortezza vien d’Irania, e sono
Forti i duci e prestanti. Un giovinetto.
Gagliarda prole di regnanti, a capo
Si sta dell’ampia schiera, e guida e scorta
Molti esperti gli son. Nessun mortale
Donno fu mai di sua fortuna, e intanto
Nostra terra natìa colui col ferro
Devasterà. Se il mio signor fa guerra ^
Con Siyavìsh belligero, di sangue
Rosseggierà la terra intorno, quale
Purpureo drappo. Al loco suo nessuno
Si rimarrà dei principi Turani
E dell’assalto si dorrà il mio sire
Inutilmente. Ma se cade ucciso
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<poem>
Dalla tua man l’iranio, antica possa
E maestà de’ prenci suoi non resta
In turanico suolo. Andrà la terra
Tutta a scompiglio in ogni parte sua
Per guerra e per desìo d’alta vendetta
Di Siyavìsh caduto. E allor del vero
In te verrà la ricordanza, quando,
Per l’ingiusto oprar tuo, sarà deserta
Esta contrada. Anche se il re potesse
In augello mutarsi e metter penne,
Dall’assalto del ciel rotante in giro
Scampo mai non avrìa. Di questa foggia
Si volgerà la sorte nostra in cielo,
Piena d’ira talor, talor d’amore.
:Crucciavasi Afrasyàb ratto che udla,
Nè la guerra a cercar tanto affrettossi,
Ma ratto a Garsivèz gli alti segreti
Sciolse e ridisse le parole arcane:
:Se i prodi miei, se le mie forti schiere
Contro di Siyavìsh non traggo in armi,
Vindice niuno qui verrà. Colui
Ucciso in guerra non sarà, non io,
Ma poserà da mali e da tumulti
Il popol tutto e la vendetta sua
Kàvus da me non chiederà, la terra
Più non sarà di turbamenti piena.
Oh! a me di pugne e di conquiste in loco
Altra non resti che goder la pace
Opra gradita! Oro ed argento al duce
Iranio invierò, corone e troni
E gemme assai. La terra con giustizia
Minocìhr non sparti; pur, dalla parte
Già mia, ch’ei volle, questa man ritraggo,
E quella terra ch’ei donommi in pria,
Agli Irani abbandono, ond’io per essa
Varco non trovi d’ora in poi. Cotesta
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<poem>
Sventura almen lungi da me sen vada,
Ch’io temo, e nel terror tutta si smaga
L’anima mia. Che se per miei tesori
Forar potrò del fato che sovrasta,
L’occhio maligno, ben sarà che il cielo
In nuovi mali non mi tragga. Nulla
Al fato chiederò di là da quella
Parte che a me lasciò. Forza è che nasca,
Qual la gittava il cielo, ogni semenza.
:Poi che trascorsa fu metà del giro
Consüeto del ciel, quando mostrava
Il sol fiammante in orïente il volto,
Venìano i grandi al regio ostel, venièno
Ossequïosi e con elmetti in fronte,
E adunanza di saggi e di vegliardi.
Di duci esperti, fece il sire e disse:
:Sempre dal fato un solo frutto io vidi,
E quel frutto fu guerra. Oh! quanti eroi
Cadder trafitti per mia man, fra quella
Nemica gente, in armi! Oh! quante amene
Città son fatte paventoso ostello
Di languenti, e di spine or son ricetto
Quanti giardini! Quante valli il loco
Fûr degli assalti miei!... Son manifesti
I segni ovunque di mie schiere. Intanto
Per opre ingiuste di regnanti in terra
Ogni opra onesta si perdea. Ma, intanto,
A’ lor tempi non figliano le belve
Là nel deserto, ma di vista scema
Nasce de’ falchi la rubesta prole.
Ma il latte essicca nelle esauste mamme
De le disciolte fiere, ma s’infosca
Ogni acqua come pece entro a le fonti.
Ogni fontana per la terra intorno
Inaridisce e di muschio fragranza
Manca nel suo ricetto. In cotal guisa,
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<poem>
Per tristo oprar, si fugge dai confini
Della terra Giustizia e manifestasi
Del ver difetto in ogni parte. Stanco
Ho il core omai di ripetuti assalti,
D’opre malvagie, e vo’ cercar sentiero,
Sentiero ch’è di Dio. Giustizia intègra
Ripongasi in onor con sapïenza,
E di tristezza e di mestizia in loco
Gioia prendasi in noi. Riposi ancora
Per noi la terra; morte all’improvviso
Più non c’incolga. Già dell’ampia terra
A me soggette son due parti, e casa
Ho in Irania e in Turania. Oh! vedi ancora
Quanti prenci ed eroi, d’ogni anno al fine.
Gravi recan tributi! Eppur, se in questo
Pensier con meco v’accordate, io tosto
A Rùstem battaglier parola amica
Invïerò. Mandando ogni più eletta
Cosa dinanzi a me, di bella pace
Con Siyavìsh i’ picchierò alla porta.
:Ad uno ad un risposta gli apprestarono
I duci, e dimandâr tutti a una voce
E pace in terra e giusto oprar: Signore
Tu se’ di tutti noi; noi, come servi,
Ponemmo il core a qual ne dài precetto.
:Così, la mente di giustizia piena.
Non ricordando ogni trascorso affanno,
Dei dì passati ogni dolor, partirono,
E così disse a Garsivèz il prence:
:Tu curerai la gran faccenda e il lungo
Cammino varcherai. Tosto ti appresta,
Nel tuo sentier non t’indugiar, ma scegli
Fra i prodi miei dugento cavalieri.
A Siyavìsh tu va, reca di questa
Ricchezza nostra, ogni più eletta parte
De’ miei tesori, con dorate redini
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 373 —|}}</noinclude>
<poem>
Arabi palafreni, indiche spade
Con foderi dorati, una corona
Degna d’un prence, aspra di gemme, e cento
Some di drappi su cammelli, e paggi
E fanciulle dugento, e gli dirai
Ch’io non ho guerra contro a lui. Tu il chiedi
Assai, digli tu ancor ch’io più non volgo
Gli occhi ad Irania. Dal confin di Cina
Del fiume di Gihùn fino a le spiaggie
Possesso è nostro, e in Soghd noi ci teniamo,
E questo regno è ben distinto. Un giorno,
Per Tur e Salm ardimentoso, andonne
Tutto il mondo a soqquadro; e da quel tempo
Ch’Eràg’ di colpa scevro ucciso cadde,
Il senno antico dal cerèbro uscia
De’ prenci tutti. Fra Turania e Irania
Separazion non fu ben certa, e intanto,
E per la guerra e la vendetta, alcuna
Di ciò non era conoscenza. Ed ora
In Dio ripongo ogni mia speme. Ei solo
Giorno di gaudio e di speranza allegra
Menar può in cielo. Ei da città d’Irania
Ti suscitò, per ch’ei ti faccia poi
A’ nostri prodi amico. Avrà sua pace
Per la tua sorte il mondo intero, e andranno
Per te soltanto e perdute e disperse
Guerra e perfidia. Allor che a te da presso
Garsivèz mio verrà, quella tua mente
Avveduta ei farà, perchè l’antica
Partizïon che fe’, tutta la terra
Frodùn lasciando a’ figli suoi gagliardi,
Torni per noi, ripristinando quella
Di si gran prence volontà, dall’armi,
Da ogni travaglio ritraendo il piede.
Prence sei tu, ma dal signor d’Irania
Chiedi consiglio perchè mente pieghi
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 374 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
<poem>
Che ama la guerra. E le parole acconcie,
Garsivèz, tu con Rùstem ridirai
Ch’è fortissimo eroe. Tu gli favella,
Molto insisti appo lui. Simili doni
Gli apporta, garzoncelli e giovinette
E palafreni con dorate briglie,
E di tal foggia cose molte assai,
Perchè l’opra si compia. A lui soltanto
Un aureo seggio non darai. Signore
Che regni egli non è; sedersi in trono
A persona d’eroe non è concesso.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XII. Messaggio di Garsîvez.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 410-412).}}
<poem>
:Seco menava Garsivèz i doni
E de la terra l’ampia superficie
Tutta bella ne andò. Fino alle sponde
Correndo ei venne del Gihùn, e poi
Un messaggier fra suoi gagliardi elesse,
Che annunzio tal recasse al giovinetto
Principe in Balkh, venirne in sino al fiume
Garsivèz con gran pompa. Egli passava
In un sol giorno sopra un navicello
Quell’onde, e ne venìa rapidamente
Di Balkh fino alla mura. E il messaggiero
Che appo il sire giugnea, davagli annunzio
Di tanto eroe che con amica voglia
Già s’avanzava. A Rùstem valoroso
Fe’ invito prence Siyavìsh, e seco
Per tanto annunzio ebbe parole assai.
:Al giovinetto re poi che vicino
Andava Garsivèz, cenno fe’ il sire
D’aprirgli il varco. Ratto il vide e ratto
Si levò in piedi Siyavìsh dal loco
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<poem>
E gli sorrise assai, molte gli chiese
Oneste scuse. Garsivèz allora,
Ben che lontano, il suol baciò compunto,
Rosse le gote di vergogna, il core
Pieno d’alto timor. A piè del trono
Il fea seder, chiedea novelle assai
D’Afrasyàb regnator, quel giovinetto;
E Garsivèz, poichè si assise e il trono
Mirò novello e del novello sire
La corona e la fronte, a Rùstem disse:
:Afrasyàb regnator, quand’ebbe annunzio,
Rùstem, di te, per via dolce un ricordo
Al tuo prence per me ratto mandava.
:E comandò che recassero i doni
Del suo signor, dinanzi al giovin prence
Li schierassero tutti. Era una fila,
Dall’alte porte cittadine a quella
Regal dimora, d’arabi cavalli,
Di giovinetti e di guerrieri in armi
E di monete, e la misura alcuno
Di tanti non sapea quivi raccolti
Serti e monete e seggi alto levati.
Erano paggi con elmetti e cinti,
Erano ancelle con dorate armille
E braccialetti. Ben si piacque allora
Siyavìsh e spianò la fronte sua;
Di Garsivèz, guardando, udia sermone,
E Rùstem gli dicea: Per sette giorni
Lieti resterem noi, fin che risposta
Mediteremo. In tal dimanda assai
Cura spender si vuol, lungo pensiero,
D’ognuno ancora investigar la mente.
:Garsivèz, come udì, baciò la terra
Accortamente e benedisse. A lui
Un ostello apprestâr, chieser tappeti
E cuochi e scalchi. Ma l’iranio prence,
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<poem>
Ma Rùstem battaglier, vennero lungi
Dal popolo raccolto e insieme assisero
Vigili e accorti e incominciâr pensiero
Di cose varie e molte. E sospettoso
Rùstem era di tanto, onde venuto
Correndo fosse Garsivèz. Mandarono
Fuor le vedette in ogni parte allora,
Così, d’uopo qual era, opra ei compirono
Con molta cura, e Siyavìsh, chiedendo,
Così a Rùstem dicea: Scoprasi intanto
Ogni arcano da noi, per che mai venne
Tanto improvviso dimandar di pace.
Vedi tu qual sia mai contrario balsamo
A velen che s’asconde, e fa ricerca
Di quanti al re per vincolo di sangue
Più son congiunti, e cento siano illustri,
In ostaggio appo noi tutti eì li mandi
E nostra mente ch’è nell’ombra scesa,
Rischiari in ciò... Non vedi forse, o prode,
Ch’ei si crucciava per timor, ch’ei tenta
Quella celar, che mai non resta ascosa,
Ridevole paura?... Ecco!, non tosto
Fatto cotesto avrem, vuolsi appo il sire
Messo inviar che amico sia. Novella
Ei porti a Kàvus re, perchè si sciolga
Di guerra dal pensier la mente sua.
:E Rùstem gll dicea: Questo è il consiglio,
Nè patto approda per diversa via!
:E Garsivèz, all’apparir dell’alba.
Entrò, con l’elmo in fronte e la cintura
Attorno ai fianchi, nella reggia. Ei venne
Da Siyavìsh e là baciò la terra
E benedisse al giovin re che disse:
Deh! qual notte la tua, qui nell’immenso
Vallo e in tanto frastuono? — E seguitava:
Per ciò che festi e per le tue parole,
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Alex brollo
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<poem>
Ebbi molti pensieri. In ciò consiglio
Veracemente di noi due s’accorda:
Purificar d’ogni desio di guerra
Il nostro core. E tu risposta invia
Al regnante Afrasyàb; digli che tosto
Di guerra dal pensier la mente sgombri,
Che ben conviensi che si tragga a dietro
Da un’opra trista alcun, ratto che il fine
Tristo ei ne vegga; e cor pieno di senno
È qual tesoro di dovizia colmo
E di molt’auro. Che se un tosco reo
Non si nasconde sotto a miel soave,
Se nel tuo cor vestigio di corruccio
E d’angustia non è, d’eroi che tutti
Rùstem conosce e ridirà lor nomi
Innanzi a te, se vuoi che abbia virtude
II nuovo patto, alcun m’invia. Congiunto
Ti sia per sangue tale eroe; tu il manda
Qui come ostaggio, testimon de’ tuoi
Veraci detti. Delle iranie ville,
Delle iranie città, da qual tu ancora
Ritieni in tuo poter, parti e disgombra,
E in Turania ti reca e da ogni cura
Di guerrieri e d’assalti abbi riposo.
Così tra noi nulla sarà che giusto
E retto anche non sia, che non è bello
Di fero leopardo aver costume.
Un’epistola mia sarà frattanto
Ch’io mandi a Kàvus re, perch’ei richiami
I prodi suoi nella novella pace.
:Un messaggier qual rapida procella
Garsivèz inviò. Dissegli: Al sonno
Tu stoltamente non chinar la fronte,
Ma corri ad Afrasyàb. Ch’io m’affrettando
Venni fin qui, dirai; dirai che tutto
Ciò ch’io volli, ebbi ancor, che si domandano,
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Alex brollo
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<poem>
S’ei vuol che dalla guerra altri si tolga,
Dal re gli ostaggi. Cento giovinetti,
A noi cognati e di famiglia nostra,
Rùstem inclito eroe ci dimandava.
Così ne venne ad Afrasyàb il messo,
Del giovin re, di Garsivèz illustre.
Gli fe’ il messaggio. Come udì que’ detti,
Molto quei si crucciò, smarrì sua via,
E disse poi: Là, tra l’irania folla,
Cento inviar dovrei congiunti eletti?
Ma sconfìtta dell’armi nel tumulto
Me solo toccherà, ma ninno amico
Restami al fianco!... E s’io dirò: «Gli ostaggi
Non cercar tu da me », parrà bugiarda
La mia proposta a lui. Così ra’è forza
Gli statichi inviar, s’ei nulla cede
Senza tal pegno. Lungi almen sen vada
Ogni sventura dal mio capo. Saggio
Quando sarò, ciò meglio fia che stolto.
Quindi così, quali nomò rillustre
Figlio di Zal, ben cento eroi cognati
Afrasyàb numerò. Con doni assai.
Con gran dovizie ei li mandò pensoso
Al prence iranio. Indisse che squillassero
Guerresche trombe e fremesser timballi
All’improvviso; egli abbattè le tende,
E Soghd con Samarkànd, Bukhàra alpestre
E Ciaci e Sipengiàb e l’altre ville
Deserte abbandonò coi regi troni
D’avorio e in Gang scendea con le sue schiere;
Non pretesti cercò, non indugiossi.
Non fe’ ricorso all’arti sue maligne.
Di sua partenza come annunzio intese
Rùstem eroe, l’anima sua si tolse
Da ogni cura e pensier. Rapido venne
Si come nembo al giovinetto sire.
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Alex brollo
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<poem>
Le udite cose ricordò: Compiuta
Poi ch’è faccenda, ben sarà che torni
Garsivèz in Turania. — Un regio dono
Siyavìsh fe’ apprestargli; aurifulgenti
Armi, un elmo ed un cinto fu richiesto.
Un arabo destrier con- auree briglie
Ed una spada con guaina d’oro.
D’indica tempra. Come il regio dono
Garsivèz ammirò, detto tu avresti
Che scendere ei vedea co’ raggi suoi
La luna in terra. Ei si partì, di molti
Fervidi voti con la lingua piena;
Detto avrestù ch’ei divorò la via.
</poem><section end="s1" /><section begin="s2" />
{{Ct|c=t1|XIII. Messaggio di Rustem al re Kâvus.}}
{{Ct|c=t2|(Ed. Calc. p. 413-418).}}
<poem>
:E Siyavìsh allor sedette in trono
Di bianco avorio, e su l’avorio un serto
Avea sospeso. Sceglier si pensava
Di facile favella un uom valente
Che alle parole sue pregio e bellezza
Donasse ancora. Un cavalier fra i prodi
Ei si cercava, tal, che il prence iranio
L’accogliesse benigno. E Rùstem disse:
:Tanto ardir chi avrà mai d’aprir suoi detti
Con re Kàvus di ciò? Quello è d’un tempo
Kàvus ancor, nè si trattien dall’ira.
Nè sen ritrae, ma in più verrà. Se andassi
Al suo cospetto, le serete cose
Palesi gli farei! Di questa terra
Anche il profondo seno io squarcerei,
Se tu il volessi. Dal mio andar, null’altro
Io veder vo’ fuor che giocondi frutti.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Discussioni indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu
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Alex brollo
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== memoRegex ==
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{{Centrato|II.}}
«Che buone persone! e quanto le amo!» ripeteva, e quasi piangeva. Ma perchè? e chi erano coloro che egli amava? Non avrebbe saputo dirlo. Guardava macchinalmente la casa davanti alla quale passava e si meravigliava che fosse sì mal costruita; oppure si domandava perchè Vania e il cocchiere, a lui completamente estranei, erano nonostante così vicini a lui e obbligati ad accompagnarlo e a subire le scosse comunicate dai cavalli da tiro, che trascinavano a sbalzi le tirelle irrigidite dal freddo. Poi ripeteva a voce alta: «Quanto son buoni! Quanto li amo!» Una volta disse perfino: «È ammirevole!» e ritornando in sè, si chiese se fosse briaco. Aveva bevuto, è vero, due bottiglie di vino, ma il vino soltanto non lo ubriacava; pensava alle parole affettuose, indimenticabili, che gli erano state dette nel momento della<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|13|riga=si}}</noinclude>partenza, alle strette di mano, agli sguardi, perfino al silenzio e al suono della voce di colui che aveva detto «Addio Mitia!» Si ricordava le confessioni fatte, e tutto aveva per lui un senso misterioso e commovente. Nel momento in cui partiva, parenti e amici, estranei poco simpatici, tutti, pareva che si fossero dati parola per manifestargli un vivo interessamento, e perdonargli i suoi torti, come alla vigilia della prima comunione o della morte.
— Potrei non ritornare — pensava, e gli sembrò, oltre gli amici, di amare e di rimpiangere ancora qualcuno; poi fu preso da una profonda commozione.
Eppure non era l’affetto pei suoi camerati che gl’inteneriva l’animo al punto di strappargli parole incoerenti, nè l’amore per una donna;... non aveva amato mai, no; era l’amore per ''sè stesso,'' amore caldo, intenso, pieno d’ansia e di forza; amore di tutto ciò che credeva di possedere di bello e di buono, che lo faceva piangere e gli dettava delle parole senza senso.
Olénine non aveva mai compiuto nessun corso in alcun collegio, non aveva servito mai, era iscritto all’ufficio di un ministero qualunque, come se rendesse servizio; aveva speso una gran parte del suo patrimonio, e a ventiquattr’anni non si era ancora deciso per nessuna carriera, nè si era occupato di nulla; egli era ciò che chiamavano allora a Mosca: «un giovanotto della buona società». A diciotto anni Olénine era già libero delle sue azioni quanto<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|14|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>potevano esserlo in Russia, venti o trent’anni fa, i giovani di famiglia ricca, rimasti orfani presto. Non aveva nè freno nè ostacoli morali, e poteva pensare e agire come gli faceva piacere. Non avendo nè famiglia, nè patria, nè fede, non credeva a nulla, e non si sottometteva ad alcuna autorità. Pure non era nè un filosofo, nè un noioso, nè un annoiato, e cedeva facilmente ad ogni specie di fàscino. Si era formato la convinzione che l’amore non è che una vana parola, e nonostante trasaliva alla vista di una donna giovane e bella.
Pretendeva di disprezzare il grado e la posizione degli uomini altolocati, eppure provava una certa soddisfazione quando il principe Sergio si avvicinava a lui a qualche ballo, e gli rivolgeva una parola amichevole. Ma non cedeva a un fàscino qualsiasi in modo da divenirne schiavo. Appena presentiva una difficoltà, una lotta, la lotta meschina con l’esistenza, si affrettava ad allontanare l’ostacolo e a ricuperare la sua libertà. Così incominciò la vita sociale, il servizio dello Stato, le occupazioni agrarie, la musica, alla quale erasi per poco tempo dedicato, e l’amore delle donne che sconfessava. Si domandava come avrebbe utilizzato la forze della giovinezza, che non viene se non una sola volta: bisognava consacrarle alle arti, alla scienza, o alle donne? Non le forze dell’intelligenza, del cuore, dell’educazione morale, ma quel potente slancio che solo la giovinezza può dare all’uomo e che lo rende padrone dell’universo per mezzo del pensiero. Vi sono<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|15|riga=si}}</noinclude>degli uomini che ignorano questa forza irresistibile; costoro, fin dai primi anni della loro vita si mettono una cavezza e la conservano fino alla fine dei loro giorni, lavorando onestamente e placidamente per tutta la loro esistenza. Ma Olénine sentiva in sè quel Dio onnipossente, che concentra tutte le nostre facoltà in un solo desiderio, quello di volere e di agire, di gettarsi a capofitto in un abisso, senza troppo sapere perchè. Era felice e altero di questa forza incosciente, di questo slancio verso l’ignoto. Fino a quel momento egli non aveva amato che sè medesimo, si credeva capace di compiere delle buone azioni e non aveva avuto il tempo di disilludersi. Pur confessando a sè stesso i suoi errori, si persuadeva non esser questi se non l’effetto del caso, che non aveva voluto agir male, e che avrebbe ricominciato una nuova esistenza, dove non sarebbero nè errori, nè rimpianti, e dove troverebbe sicuramente e subito la felicità.
Quando partiamo per un lungo viaggio, nelle prime ore si conserva un vivo ricordo dei luoghi lasciati; poi ci si risveglia con nuove impressioni, non si pensa più che allo scopo cui miriamo, e si comincia a fabbricare nuovi castelli in aria. Così accadde ad Olénine. Dopo aver lasciato la città, rivolse lo sguardo alle pianure coperte di neve, si rallegrò di esser solo in mezzo ai campi, si ravvolse nella pelliccia e cominciò a sonnecchiare. Gli addii agli amici l’avevano snervato; pensò alle ultime ore trascorse a Mosca, e le immagini del tempo passato si drizzavano in folla<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|16|{{Sc|i cosacchi.}}||riga=si}}</noinclude>alla sua mente, riconducendogli mille ricordi confusi ai quali avrebbe voluto sfuggire.
Quando Olénine giunse alla terza fermata, faceva giorno; aiutò Vania a trasportare il portamantelli e le valigie in un’altra ''troïka'' postale, e vi si collocò in mezzo ai suoi bagagli, contento di sapere dove si trovava il suo denaro, il suo passaporto e la quietanza del suo appartamento; quel sentimento di soddisfazione e la lunga strada che aveva da fare gli misero l’allegria in cuore, e il viaggio gli apparve come una vera gita di piacere.
Passò una parte della giornata a calcolare la distanza che gli restava da percorrere fino alla prossima fermata, fino alla città vicina, fino all’ora del pranzo, al tè della sera, fino a Stavropol, e al cammino già fatto. Non dimenticava nemmeno i suoi debiti e calcolava quanti ne poteva pagare, quanto denaro gli rimarrebbe, e quanta parte delle sue rendite poteva spendere. La sera, quando ebbe preso il tè, pensò che per giungere a Stavropol aveva ancora da fare sett’ottavi del tragitto, che doveva far molta economia per sette mesi se voleva pagare tutti i suoi debiti, e che questi gli assorbirebbero l’ottava parte del suo patrimonio.
Dopo di ciò, si calmò, si sprofondò nella slitta e cominciò a sonnecchiare.
La voce di Vania, mentre si fermavano gli interruppe il sonno; cambiò ''troïka'' mezzo addormentato e continuò il viaggio.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Tolstoj - I cosacchi, Firenze, Salani, 1915.djvu/19
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione||{{Sc|i cosacchi.}}|17|riga=si}}</noinclude>{{nop}}
Il giorno dopo ricominciarono le fermate, il tè, la groppa dei cavalli che trottavano rapidamente, le brevi conversazioni con Vania, i medesimi sogni indecisi e il profondo sonno della giovinezza durante la notte.
{{Rule|8em}}<noinclude><references/></noinclude>
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Porto il SAL a SAL 100%
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Carlomorino
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<noinclude><pagequality level="1" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 67 —|''Perugia''}}</noinclude>{{Pt|{{Elezioni 1909 1}}}}
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L’On. Sinibaldi non posò la candidatura nelle ...
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Elezione suppletiva del 15 gennaio 1905, in seguito ad opzione dell'eletto per il collegio di Giarre.
5760||4054 Centurini Alessandro 2074
Faustini Francesco 1896
Riccardi Luigi 286
Labriola Arturo 147
L'On. Contarini non posò...
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Carlomorino
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Carlomorino
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|-
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Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/102
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Gabrielli Vincenzo 1008 Ciraolo Giovanni ''1477''
Non vi fu proclamazione da parte dell'assemblea del presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.
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Righetti Edoardo 334 Martini Ettore 400
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recut 2001
Ferraris Napoleone 969 2870
Ferri Enrico 292 serut Barattieri Dionigio sem 858
serut 711
Mazzoni Nino 1 set 758
-->
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| || || ''Gabrielli Vincenzo'' || ||1004|| || || '' {{Wl|Q21832822|Ciraolo Giovanni}} '' || ||''1477''
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| || || || || ||colspan=4 {{cs|L}}| <br/> <small>Non vi fu proclamazione da parte dell'assemblea del presidenti: la Giunta delle elezioni proclamò il ballottaggio.</small> || ||
|-
| colspan=11 class=t02 | {{§|Urbino}} <br/> {{Wl|Q48803018|Collegio di Urbino}} (popolazione 75,656).
|- class=r1
|4623||2342|| ''' Battelli Angelo ''' || ||{{sans-serif|'''1935'''}}||5193||2416|| {{sans-serif|''' {{Wl|Q3616887|Battelli Angelo}} '''}} || ||{{sans-serif|'''2346'''}}|| {{sans-serif|'''21, 22 (U)'''}}
|- class=r1
| || || ''Bianchi Sante'' || ||300|| || || || ||
|-
|colspan=11 class=t01|<br/> '''{{sans-serif|PROVINCIA DI PIACENZA.}}'''
|-
|colspan=11 class=t02| {{§|Piacenza}} <br/> {{Wl|Q48803291|Collegio di Piacenza}} (popolazione 65,578).
<!--a
6412||4363 Raineri Giovanni 2289 7568||4679 Raineri Glovanni 2823 22 (U)
Varazzani Savino 1968 Lanza Giacomo 1717
{{nowrap|<small>1º scrut.</small>}}
'''<big>{{larger|¤}}</big>'''
'''<big>•</big>'''
|- class=r1
| || || <br/> <small> L'On. AAA non posò la candidatura nelle elezioni generali del 1909. </small> || || || || || || || ||
|-
| ||colspan=4 {{cs|Ll}} |<br/> aaaaaaa || style="border-left:3px double;" | || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | || || {{cs|l}} | || {{cs|l}} | ||
{{Wl|Q48802380|Collegio di Bettola}} (popolazione 56,427).
3595||1583 Fabri Carlo 1093 3856||1589 Fabri Carlo 1092 da 20 a 22 (U)
Righetti Edoardo 334 Martini Ettore 400
{{Wl|Q48802516|Collegio di Castel San Giovanni}} (popolazione 62,158).
4135||2992 Manfredi Giuseppe 1600 4690||3044 Manfredi Giuseppe scrut 1270 (17), 18, 19, 22 (U)
recut 2001
Ferraris Napoleone 969 2870
Ferri Enrico 292 serut Barattieri Dionigio sem 858
serut 711
Mazzoni Nino 1 set 758
-->
|-
<noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude>
j129mxwyvx94o9kaqvw32m6s42wma4a
Wikisource:Bar/Archivio/2026.05
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2026-05-15T18:16:41Z
Pic57
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/* Categoria Testi in cui è citato */ Risposta
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wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== WikiOscar 2026 ==
Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST)
== Discussione in Commons su CropTool ==
Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST)
== DPL ==
Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList):
: Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST)
::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale".
::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews.
::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST)
:::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available.
'''Updates for editors'''
* The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]].
* The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909]
* From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864]
* The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091]
'''Updates for technical contributors'''
* The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W19"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 -->
== QUO VADIS ==
Buon giorno a tutti
Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili.
Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}.
Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina.
Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST)
::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST)
Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST)
== Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia ==
Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]].
Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/>
Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona.
Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''.
Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]].
Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST)
== Proposta Babelsource ==
Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward.
'''Updates for editors'''
* The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks.
* The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286]
'''Updates for technical contributors'''
* [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W20"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 -->
== Biografie consiglieri capitolini ==
su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine).
Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST)
== Categoria Testi in cui è citato ==
Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST)
:Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni.
:Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?).
:Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST)
::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST)
:::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST)
eg2kmhcbho2a6xowu3zel08jncoss20
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2026-05-15T18:31:43Z
Pic57
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/* Musica nel wikiverso 2026.5 */ nuova sezione
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wikitext
text/x-wiki
{{Bar}}
== WikiOscar 2026 ==
Ciao! Anche quest'anno nei '''[https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026 Wikioscar]''' che si tengono su Wikipedia in lingua italiana è presente un [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#Wikirilettore premio] per l'utente che ha sempre la testa nei libri. Potete votare il vostro utente preferito dal 1° al 7 maggio! [[User:Atlante|Atlante]] ([[User talk:Atlante|disc.]]) 10:33, 1 mag 2026 (CEST)
== Discussione in Commons su CropTool ==
Qui: [[:c:Commons:Village_pump/Proposals#Cropping_with_"book"_template]] una discussione propositiva sui problemi di CropTool. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 2 mag 2026 (CEST)
== DPL ==
Ricevo e condivido questo messaggio riguardo DPL (DynamicPageList):
: Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 4 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Infosfera|Infosfera]], posso chiederti dove hai visto che DPL verrà disattivato? Qui non lo usiamo moltissimo, ma è comunque una funzione che personalmente mi è utile e mi dispiacerebbe perdere. Quindi volevo capire se è già una decisione presa ben più in alto di noi, o se c'è ancora margine per salvarlo. Grazie! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:44, 8 mag 2026 (CEST)
::Ciao @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Potrebbe essere una mia interpretazione eccessivamente pessimistica ed estensiva, ma considerato che mediawiki.org/wiki/Extension:DynamicPageList qui si dice che è stata sviluppata essenzialmente per WNews, e che su tutte le wikinews è stata sostituita con liste statiche nell'ambito della chiusura delle wiki, il rischio che sia deprecato, non più supportato e prima o poi globalmente rimosso mi sembra da non escludere, anche tenuto conto che si parla di problemi prestazionali e del fatto che a questo punto non ci sono più wiki che ne hanno "necessità strutturale".
::Stando così le cose, finchè lo si usa per task personali non prioritari nessun problema, ma fossi in te non mi fiderei troppo a costruirci sopra funzionalità essenziali complesse. Per info più affidabili forse puoi rivolgerti a meta.wikimedia.org/wiki/User:Ladsgroup ha curato la rimozione da tutte le wikinews.
::(ps: colgo l'occasione per [https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikioscar/2026#c-ZandDev-20260508000200-%C3%80ncilu-20260501053200 congratularmi per il wikioscar]) -- [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:00, 8 mag 2026 (CEST)
:::(scusa i link monchi ma si vede che c'è un filtro per "giovani" che mi impedisce di metterli funzionanti) [[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 17:01, 8 mag 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-19</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W19"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance|Article guidance]] team invites experienced editors of [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance/Pilot wikis and collaborators|pilot Wikipedias]]—Arabic, Bangla, Japanese, Portuguese, Persian, Turkish, Simple English, Spanish, and French—to help translate and adapt [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Category:Pages_using_article_guidance sample outlines]. These outlines will guide editors in creating clear, well-structured, and policy-compliant articles when using [https://b24e11a4f1.catalyst.wmcloud.org/wiki/Special:NewArticle the feature] once it is launched in May 2026. [[mw:Special:MyLanguage/Article guidance#Adapting a sample outline in a Wikipedia|Simple instructions]] on how to translate and adapt the outlines are available.
'''Updates for editors'''
* The [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has published [[:m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|draft recommendations]] on a model that affiliates can follow when contributing to the technical space. Community members are invited to provide feedback on the recommendation until May 8th [[:m:Talk:Product and Technology Advisory Council/May 2026 draft PTAC recommendation for feedback|on the talk page]].
* The number of available thumbnail size preferences in MediaWiki is being reduced to three standardized options—Small (180px), Regular (250px), and Large (400px), as part of ongoing efforts to improve performance and reduce strain on thumbnail services. As a result, existing preferences will be mapped to the nearest new size (for example, smaller selections like 120px or 150px will render at 180px, while larger ones like 300px or 360px will render at 400px). The preferences interface will soon be updated to reflect these changes, and users who wish to opt out or provide feedback can do so. [https://phabricator.wikimedia.org/T424909]
* From now on, even when a permission expires automatically, users will receive an Echo notification similar to the standard notification for permission changes. There is a difference between this and [[m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]] in that the latter reminds users a week ''before'' the rights are due to expire, so that they can renew the rights.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:32}} community-submitted {{PLURAL:32|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the problem where the ULS language selector in [[m:Special:Translate|Special:Translate]] would scroll vertically when it shouldn't, has been resolved. Previously, when users opened the "Translate to English" dropdown and typed certain inputs, the dialog would scroll vertically by a few pixels even when there was enough space to display all results. The dropdown no longer shifts unnecessarily when filtering languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T358864]
* The [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]], which lets you view your watchlists from multiple wikis on a single page, continues to improve. For example, watchlists for Wikibase sites such as [[:d:|Wikidata]] now support [[mw:Special:MyLanguage/Extension:EntitySchema|EntitySchema]] elements for better tracking. The Live Updates mode now refreshes the special page every 60 seconds to comply with the updated [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] for improved real-time responsiveness. Additionally, a directionality bug that displayed links as "changes 3" instead of "3 changes" in mixed-direction lists has been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T415450][https://phabricator.wikimedia.org/T424422][https://phabricator.wikimedia.org/T418091]
'''Updates for technical contributors'''
* The second phase of [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits|global API rate limits]] has been rolled out to reduce the [[diffblog:2026/03/26/quo-vadis-crawlers-progress-and-whats-next-on-safeguarding-our-infrastructure/|impact of AI crawlers]] and ensure fair, sustainable access to Wikimedia resources, prioritising human and mission-aligned traffic. [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia APIs/Rate limits#Limits|Limits]] have been shifted from per-hour to per-minute, producing smoother traffic patterns and more predictable API load. Community users are not expected to be affected, and no action is required. Early indications show some User-Agent-based requestors are adjusting behaviour, and around 64% of automated API traffic has been identified. Monitoring continues, and Wikimedia Enterprise remains available for commercial support.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.46/wmf.27|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/19|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W19"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 22:43, 4 mag 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30498077 -->
== QUO VADIS ==
Buon giorno a tutti
Ho visto che ''Quo vadis'' manca qui su Wikisource e non ho trovato una versione italiana ''in giro'' su Internet Archive o altri siti simili.
Hp trovato però che è presente su [https://liberliber.it/autori/autori-s/henryk-sienkiewicz/quo-vadis/ liber liber], basata su una traduzione del 1915 di {{AutoreCitato|Paolo Valera|Paolo Valera}}.
Mi domando, quindi, se è possibile trascriverla anche qui su Wikisource. In caso affermativo, devo procedere in maniera standard (cioè download del pdf - salvataggio in Commons - creazione pagina per pagina ... ) oppure fare cut&paste direttamente capitolo per capitolo? Ho notato che in alcuni casi manca la fonte a fianco della pagina.
Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 12:59, 5 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]] Nei suoi primi anni Wikisource spesso faceva "trascrizioni di trascrizioni". Oggi mi risulta che questa pratica (almeno per i testi "nati solo cartacei", e dunque precedenti l'era digitale in cui di solito le prime edizioni cartacee escono in contemporanea a quelle digitali) non sia più accettata in quanto fa aumentare probabilità di refusi. Per i testi nativi digitali inoltre non si può parlare di "testi rileggibili" proprio per assenza di testo cartaceo a fronte. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:22, 5 mag 2026 (CEST)
::In realtà un divieto esplicito non è mai stato introdotto; è una pratica sconsigliata, ma non vietata se non è possibile trovare una fonte cartacea. Diciamo che l'invito in generale è quello di dedicarsi ad attività ad alto valore aggiunto, come le trascrizioni dalle scansioni, ed evitare il semplice "copia e incolla" del lavoro già fatto da altri. Poi anche il copia-incolla può avere la sua utilità (per esempio radunare su questo sito tutti i testi di un certo autore, altrimenti sparsi ovunque; oppure correggere qualche refuso che su liberliber o altri siti non è semplice segnalare e correggere). Nel caso, la procedura da seguire non è quella normale, ma appunto un semplice copia-incolla capitolo per capitolo, compilando poi la pagina Discussione con il template Infotesto. Se un giorno saranno disponibili delle scansioni, adegueremo il testo alla procedura proofread, come già fatto per molti altri. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:29, 5 mag 2026 (CEST)
Nella pagina di [[Autore:Henryk Sienkiewicz]] ho messo l'opera con il link a LiberLiber e la lasciamo così. [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 15:48, 5 mag 2026 (CEST)
== Attivazione sportello counseling di Wikimedia Italia ==
Ciao. Sono felice di comunicarvi che da oggi è attivo un nuovo servizio di Wikimedia Italia, richiesto dagli utenti in diverse occasioni, anche nella fase di consultazione per la stesura della [[:meta:Wikimedia Italia/Strategia 2026-2030|strategia 2026-2030 di Wikimedia Italia]].
Si tratta di uno '''sportello di counseling gratuito''', che consente ai volontari di potersi rivolgere a un counselor professionista per affrontare difficoltà relazionali, situazioni di tensione o conflitti legati all’attività sui progetti Wikimedia.<br/>
Questo sportello offre uno spazio sicuro di ascolto e confronto e prevede percorsi individuali gratuiti fino a un massimo di 5 colloqui online per persona.
Trovate tutte le informazioni relative allo sportello counseling in questa pagina: '''[[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Sportello counseling]]'''.
Ne approfitto per ricordarvi che è sempre attivo anche lo [[:w:Wikipedia:Wikimedia Italia/Supporto legale|sportello di supporto legale gratuito]].
Per qualsiasi domanda o osservazione, non esitate a contattarmi rispondendo a questo messaggio (vi chiedo cortesemente di pingarmi) o tramite [[Speciale:InviaEmail/Dario_Crespi_(WMIT)|email]]. [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 14:58, 7 mag 2026 (CEST)
== Proposta Babelsource ==
Raccomanderei a tutti di aggiungere, sulla pripria pagina utente, alcuni template {{tl|Babelsource-X}} riguardanti la propria conoscenza delle ''lingue''... informatiche: HTML, CSS, Javascript in particolare, ma non solo. Non so nemmeno se questi template esistano (adesso li cerco).... ma se non esistono, penso che non sarebbe una cattiva idea scriverli. Sarebbe più facile sia aiutare, che cercare aiuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 8 mag 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-20</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W20"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* Community Tech has published [[m:Special:MyLanguage/Community Wishlist/How to write a good wish|new guidance]] explaining how wishes on Community Wishlist are triaged and prioritized. The documentation is intended to help contributors write stronger proposals by clarifying the factors that influence prioritization decisions. Beyond vote counts, the guidance highlights considerations such as potential impact on the community when determining which wishes move forward.
'''Updates for editors'''
* The Reader Growth team is launching an experiment to test a new [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Share_Card|Share Card feature]] that allows readers to create visually engaging cards from Wikipedia articles or selected article sections and share them online, with each card linking back to the original article to help expand readership and article discovery. The mobile-only A/B test will be available to a portion of readers on Arabic, Chinese, French, Vietnamese, and English Wikipedia to better understand reading and sharing habits, and is scheduled to begin the week of May 18 and run for four weeks.
* The Android and iOS Wikipedia apps recently released the [[mw:Special:MyLanguage/Wikimedia_Apps/Team/25th_Birthday_Reading_Challenge|25-day reading challenge]] into Beta, as part of efforts to drive reader engagement by encouraging users to complete reading milestones. To track their reading streak during the challenge, App users can add a widget featuring Baby Globe to their home screen. The challenge officially begins May 11.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:17}} community-submitted {{PLURAL:17|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the global preference for enabling syntax highlighting in wikitext could unexpectedly disable itself after being turned on, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T425286]
'''Updates for technical contributors'''
* [[File:Octicons-tools.svg|12px|link=|alt=|Advanced item]] The ResourceLoader module <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>mediawiki.ui.input</nowiki></code></bdi>, deprecated since [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2023/39|September 2023]], will be removed this week. There is a [[mw:Special:MyLanguage/Codex/Migrating_from_MediaWiki_UI|guide for migrating from MediaWiki UI to Codex]] for any tools that use it. [https://phabricator.wikimedia.org/T420125]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.2|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/20|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W20"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 21:20, 11 mag 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=30524429 -->
== Biografie consiglieri capitolini ==
su [[Discussioni pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/25]] @[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] notava che c'era un problema (mancano una o più pagine).
Stamani all'archivio storico capitolino ho fotografato le pagine mancanti. Credo che dovrebbero essere inserite nel file. Ma ovviamente non sono capace. Cercasi volontario per fare operazione.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 12 mag 2026 (CEST)
== Categoria Testi in cui è citato ==
Qualche tempo fa si discuteva se la Categoria "Testi in cui è citato..." doveva essere dedicata solo ad altri scrittori oppure in generale a personaggi storici anche se non hanno scritto nulla di rilevante (ad esempio politici o sovrani che hanno scritto solo pochi discorsi pubblici o anche persone di cui non rimane nessuno suo scritto diretto come ad esempio Socrate). Io sarei per la seconda posizione in quanto avere dati statistici in più è sempre meglio che averne di meno (in molti libri cartacei è spesso presente un indice analitico dei personaggi citati). Poi ci sono i casi di personaggi al limite tra storia e leggenda (re Artù, Achille, Mosè...) di cui abbiamo fonti solo risalenti a moltissimi anni dopo l'epoca della presunta esistenza di questi personaggi. In tal caso preferirei non aggiungerli. Non so se voi siete d'accordo. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 08:18, 13 mag 2026 (CEST)
:Io mi userei {{tl|AutoreCitato}} e farei la pagina Autore solo per quelli che sono effettivamente citati per le opere che hanno scritto (quindi scrittori, scienziati, giuristi ecc.). Metterei i sovrani solo se abbiamo leggi, editti o documenti emessi in loro nome. Per gli altri personaggi storici in generale userei il link a Wikidata o Wikipedia, e non starei a creare qui una pagina solo per avere un "segnaposto" col nome di qualcuno. Sicuramente non andrebbero create pagine per personaggi mitologici, e neanche per autori contemporanei di cui non potremo avere testi per molti anni.
:Per fare un bilancio, oggi abbiamo ben [[:Categoria:Autori|16.244 autori]], di cui solo [[:Categoria:Autori con opere su Wikisource|3.467]] hanno delle opere su Wikisource. Quelli "citati" sono [[:Categoria:Autori citati in opere pubblicate|14.122]], includendo quelli semplicemente "menzionati" in quanto "hanno fatto qualcosa", anche se non hanno mai scritto niente (per esempio ci sono tanti pittori), e [[Speciale:PagineOrfane|450]] sono addirittura "orfani", cioè nemmeno citati o linkati da altre pagine (quindi perché è stata creata una pagina, se poi non serve nemmeno ad avere un link?).
:Io vi chiederei di cercare di limitare il numero di nuove pagine Autore che vengono create. Può sembrare che creare una pagina sia "gratis", ma non è proprio così, avere molte pagine rende comunque un filino più complicata la gestione del sito (anche solo una piccola modifica ad un template può avere ripercussioni su molte pagine). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:23, 13 mag 2026 (CEST)
::Il mondo wiki ha ignorato a lungo i principi della gestione dei dati, che sono i fondamenti dei database, uno dei quali è "se ti stai ripetendo, stai sbagliando". Poi, finalmente, è arrivata la rivoluzione di wikidata, ma ci vorrà ancora molto tempo per implementarla a fondo: vecchie abitudini sono dure a svanire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 14 mag 2026 (CEST)
:::Se trovo una persona citata tendo ad usare {{Tl|Wl}} o {{Tl|AutoreCitato}} se la pagina esiste, evitando come la peste di lasciarlo rosso. Tendo a togliere tutti i template {{tl|W}} e, peggio ancora, i link diretti ad altri progetti, basta uno spostamento e si rompono. --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:49, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] creo spesso pagine autore di musicisti in cui includere poi le loro composizioni. E fin qui mi sembra tutto ok. Ma se uso il template WI (e non AC) per un pittore, ad es., poi posso richiamare tutte le pagine in cui è citato? E in che modo? Perché credo che questo fosse il vantaggio di usare AC: avere una pagina in cui si richiama quell'autore (anche se è un pittore). Ma se c'è un modo di farlo usando WI, allora - in questo caso - credo che AC non vada usato. [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:16, 15 mag 2026 (CEST)
== Musica nel wikiverso 2026.5 ==
Consueto '''aggiornamento lilypondiano''' di metà mese
# Ad oggi,15.5.26, abbiamo 115 ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (su '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''' in tempo reale). Il numero si è incrementato di molto nell'ultimo mese grazie al completamento della trascrizione delle 64 {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}}. Si potrebbe cominciare a pensare ad una suddivisione per genere musicale. Ho fatto una prova (a manina) sulla mia pagina dei contributi: ecco [[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Pic57|ecco cosa ne è venuto fuori]]
# Faccio un breve cenno al modo in cui lavoro: magari può essere d'ispirazione a qualcuno o - viceversa - qualcuno potrebbe ispirare me con qualche consiglio:
## Attualmente uso l'editor Lilypond ''[https://github.com/frescobaldi/frescobaldi/releases/tag/v4.0.6 Frescobaldi 4.0.6]'', che ho installato sia su Linux (portatile) che su Windows (desktop). Così posso essere sempre operativo
## Per la trascrizione di partiture brevi e non troppo complesse — come ad es. quelle di {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci}} — uso anche [http://Hacklily.org Hacklily.org], un ottimo editor Lilypond on line.
# Ho chiesto a Gemini: "Puoi farmi una panoramica della pubblicazione di partiture su wikisource di lingua italiana, francese, tedesca e inglese?" Risposta in sintesi:
''Se cerchi la tecnologia e l'eleganza, la versione francese è il modello da seguire. Se cerchi trattati e inni, quella inglese e tedesca offrono di più. L'italiana è una risorsa eccellente per il legame tra letteratura, librettistica e musica popolare.''
Sto studiando la versione francese: bella, ma non vedo codice, solo MIDI... indago meglio e ne riparliamo
'''Ottimizzazioni''' (e qui mi rivolgo a@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] o @[[Utente:Candalua|Candalua]]:
* Esportando le partiture in pdf, il salto pagina è problematico. Prendiamo ad es. [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._9/Intermezzo-Valse|''questa partitura'']]. In particolare: a. Esiste su wikisource un codice css per evitare che alcune parti siano stampate nel pdf? b. E' possibile escludere dalla stampa il lettore midi a fine pagina (lasciandola nella pagina wiki, ovviamente)? Probablmente occorrerebe un foglio di stiule per le partiture; così mi pare che facciano su en.WS ecc...
Infine:
* Invito chi volesse rileggere le partiture — in particolare quelle complesse - e si trovasse nei guai perché non riesce a risolvere un errore — a segnalarmelo (pingandomi please!) nella pagina di discussione della partitura in cui lo ha rilevato (le battute sono numerate nella pagina), in modo che possa correggerlo (se ci riesco:-)). @[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ad es. lo ha fatto. E lo ringrazio. E' un grande aiuto per me.
Alla prossima [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 20:31, 15 mag 2026 (CEST)
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Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5
0
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2026-05-15T15:40:26Z
Alex brollo
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=25%|data=3 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Il re Kâvus]] - 5. - Leggenda di Siyâvish|prec=../4/XIX|succ=../5/I}}
<pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="314" to="314" tosection="s1" />
=== Indice ===
* {{testo|/I|I. - Principio del racconto}}
* {{testo|/II|II. - Caccia di Tûs e di Ghêv}}
* {{testo|/III|III. - Nascita di Siyâvish e sua educazione}}
* {{testo|/IV|IV. - Amore di Sûdâbeh}}
* {{testo|/V|V. - Abboccamento di Siyâvish con Sûdâbeh}}
* {{testo|/VI|VI. - Inganni di Sûdâbeh}}
* {{testo|/VII|VII. - Consiglio degl'indovini}}
* {{testo|/VIII|VIII. - La prova del fuoco}}
* {{testo|/IX|IX. - Partenza di Siyâvish}}
* {{testo|/X|X. - Lettere di Siyâvish e di re Kâvus}}
* {{testo|/XI|XI. - Sogno di Afrâsyâb}}
* {{testo|/XII|XII. - Messaggio di Garsîvez}}
* {{testo|/XIII|XIII. - Messaggio di Rustem al re Kâvus}}
* {{testo|/XIV|XIV. - Deliberazione di Siyâvish}}
* {{testo|/XV|XV. - Siyâvish alla corte di Afrâsyâb}}
* {{testo|/XVI|XVI. - Prodezze di Siyâvish alla corte di Afrâsyâb}}
* {{testo|/XVII|XVII. - Nozze di Siyâvish con Gerîreh}}
* {{testo|/XVIII|XVIII. - Proposte di Pîrân}}
* {{testo|/XIX|XIX. - Nozze di Siyâvish e di Ferenghîs}}
* {{testo|/XX|XX. - Fondazione di Kang-Dizh}}
* {{testo|/XXI|XXI. - Messaggi di Afrâsyâb}}
* {{testo|/XXII|XXII. - Andata di Garsîvez}}
* {{testo|/XXIII|XXIII. - Ritorno di Garsîvez}}
* {{testo|/XXIV|XXIV. - Richiamo di Siyâvish}}
* {{testo|/XXV|XXV. - Sogno di Siyâvish}}
* {{testo|/XXVI|XXVI. - Cattura di Siyâvish}}
* {{testo|/XXVII|XXVII. - Morte di Siyâvish}}
* {{testo|/XXVIII|XXVIII. - Nascita di Khusrev}}
* {{testo|/XXIX|XXIX. - Khusrev tra i pastori}}
* {{testo|/XXX|XXX. - Lamento di Firdusi}}
05ywnpw9ylvewkq5ufd0m2wwegvyode
Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/150
108
1017546
3835439
3776767
2026-05-15T12:31:38Z
Panz Panz
3665
3835439
proofread-page
text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Mezzosoprani e contralti'''}}
Teoricamente, il contralto e il mezzosoprano danno luogo a registri distinti e variamente caratterizzati in colore, estensione, tessitura. Il contralto ha un timbro marcatamente scuro, quasi virile nei bassi e all'inizio dei centri. La sua normale estensione va dal fa grave al sol acuto e il settore di maggior sonorità è nell'ottava do sotto le righe - do in terzo spazio.
La voce del mezzosoprano ha invece carattere intermedio. Partecipa del contralto quanto del soprano, nel timbro, si spinge dal la basso al la o si bemolle acuto e raggiunge la massima concentrazione sonora fra il mi sul primo rigo e il mi in quarto spazio.
In pratica, tuttavia, la distinzione non è mai stata nettissima e anche nel periodo romantico, i cui operisti tennero generalmente conto delle diverse caratteristiche delle due voci, i contralti sconfinarono d'abitudine nel repertorio del mezzosoprano e viceversa.
Nelle epoche precedenti, la distinzione era stata ancor meno sentita. Il melodramma italiano del Seicento e Settecento, astratto e favoloso, trascurò la caratterizzazione dei personaggi e, in modo particolare,
ignorò la sessualizzazione dei timbri vocali, giungendo al caso limite delle parti di amoroso affidate ai castrati. Non vi fu perciò traccia di ruoli ai quali il timbro di contralto convenisse più di quello di mezzosoprano; anzi, sotto questo aspetto, il contralto non si differenziò nemmeno dal soprano. Tutte e tre le voci femminili erano indiscriminatamente impiegate per parti di amorosa e, non di rado, anche per parti maschili.
È quindi impossibile, per i secoli XVII e XVIII, parlare di contralto e di mezzosoprano per sottolineare facoltà drammatiche proprie più all'uno che all'altro e ei si deve invece limitare ad accennare alle caratteristiche di singole cantanti e al tipo di interprete o di esecutrice che ognuna di esse configurò.
Una prima costatazione d’ordine generale è che il mezzosoprano e il contralto, oggi da noi inclusi nel gruppo delle voci «gravi», operano nel Seicento e Settecento in senso pienamente strumentale, percorrendo
gli stessi itinerari virtuosistici dei castrati e dei soprani. Non mancano, beninteso, i contralti ai quali il timbro scuro e la mole della voce consentono l'espressione imperiosa e larga meglio del trillo e del gorgheggio; e ne è tipica rappresentante, all'inizio del Settecento, Vittoria Tesi. Poco dopo, però, nel clamoroso antagonismo fra due primedonne, è il mezzosoprano (la Bordoni) a configurare l'estroso culto dell'ornamento e delle fioritura, mentre il soprano (la Cuzzoni) tutela il canto spianato e patetico.<noinclude><references/>
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::{{x-larger|'''Mezzosoprani e contralti'''}}
Teoricamente, il contralto e il mezzosoprano danno luogo a registri distinti e variamente caratterizzati in colore, estensione, tessitura. Il contralto ha un timbro marcatamente scuro, quasi virile nei bassi e all'inizio dei centri. La sua normale estensione va dal fa grave al sol acuto e il settore di maggior sonorità è nell'ottava do sotto le righe - do in terzo spazio.
La voce del mezzosoprano ha invece carattere intermedio. Partecipa del contralto quanto del soprano, nel timbro, si spinge dal la basso al la o si bemolle acuto e raggiunge la massima concentrazione sonora fra il mi sul primo rigo e il mi in quarto spazio.
In pratica, tuttavia, la distinzione non è mai stata nettissima e anche nel periodo romantico, i cui operisti tennero generalmente conto delle diverse caratteristiche delle due voci, i contralti sconfinarono d'abitudine nel repertorio del mezzosoprano e viceversa.
Nelle epoche precedenti, la distinzione era stata ancor meno sentita. Il melodramma italiano del Seicento e Settecento, astratto e favoloso, trascurò la caratterizzazione dei personaggi e, in modo particolare,
ignorò la sessualizzazione dei timbri vocali, giungendo al caso limite delle parti di amoroso affidate ai castrati. Non vi fu perciò traccia di ruoli ai quali il timbro di contralto convenisse più di quello di mezzosoprano; anzi, sotto questo aspetto, il contralto non si differenziò nemmeno dal soprano. Tutte e tre le voci femminili erano indiscriminatamente impiegate per parti di amorosa e, non di rado, anche per parti maschili.
È quindi impossibile, per i secoli XVII e XVIII, parlare di contralto e di mezzosoprano per sottolineare facoltà drammatiche proprie più all'uno che all'altro e ei si deve invece limitare ad accennare alle caratteristiche di singole cantanti e al tipo di interprete o di esecutrice che ognuna di esse configurò.
Una prima costatazione d’ordine generale è che il mezzosoprano e il contralto, oggi da noi inclusi nel gruppo delle voci «gravi», operano nel Seicento e Settecento in senso pienamente strumentale, percorrendo
gli stessi itinerari virtuosistici dei castrati e dei soprani. Non mancano, beninteso, i contralti ai quali il timbro scuro e la mole della voce consentono l'espressione imperiosa e larga meglio del trillo e del gorgheggio; e ne è tipica rappresentante, all'inizio del Settecento, Vittoria Tesi. Poco dopo, però, nel clamoroso antagonismo fra due primedonne, è il mezzosoprano (la Bordoni) a configurare l'estroso culto dell'ornamento e delle fioritura, mentre il soprano (la Cuzzoni) tutela il canto spianato e patetico.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><section begin="s1" />
Le capacità virtuosistiche del mezzosoprano e del contralto si mantengono inalterate per tutto il secolo XVIII, giocando sovente su una estensione abnorme. In Russia, nazione ricca di voci gravi maschili e femminili, come tutti i paesi nordici, la progressiva assimilazione del vocalismo italiano determina, nell'ultimo decennio, il fenomeno Ouranova, contralto al quale un'estensione di circa tre ottave consente
di impersonare Astrifiammante del ''Flauto magico''. Poco prima, un mezzosoprano-contralto italiano, Dorotea Bussani, aveva brillato per la fluidità e la leggerezza d'un virtuosismo arguto e malioso, lasciandone un'impronta durevole sulle figure mozartiane di Cherubino e Despina.
S'avvertono tuttavia presagi romantici. Sullo sfondo del periodo «larmoyant», la Dugazon e la Coltellini offrono un saggio delle possibilità della voce del mezzosoprano nel canto languido ed elegiaco, mentre la Grassini ripresenta l'espressione maestosa e plastica della Tesi, con l'aggiunta d'una carica drammatica per più versi già ottocentesca. A lei contrapponendosi la Billington, in nome del canto virtuosistico, si rinnovano i clamori del caso Bordoni-Cuzzoni, ma questa volta senza alcun paradosso di sapore barocco, giacché la Billington è soprano.
Oggi, nelle riesumazioni, si tende ad affidare ai mezzosoprani, spesso impropriamente definiti contralti, tessiture scritte per castrati contraltisti. Così, in alcune recenti trascrizioni dell<nowiki>'</nowiki>''Orfeo'' di {{AutoreCitato|Claudio Monteverdi|Monteverdi}}, la parte del protagonista; e inoltre: Telemaco nel ''Ritorno di Ulisse'', Corindo nell<nowiki>'</nowiki>''Orontea'' di Cesti, Medoro e Rinaldo nell<nowiki>'</nowiki>''Orlando'' e nel ''Rinaldo'' di Handel, Orfeo nell'opera di Gluck, Curiazio negli ''Orazi e Curiazi'' di {{AutoreCitato|Domenico Cimarosa|Cimarosa}}. In un'altra opera di Cimarosa, la ''Penelope'', la tradizione del primo Ottocento affidava la parte di Telemaco, come oggi avviene nel ''Ritorno di Ulisse'' di Monteverdi, a un mezzosoprano o contralto.
Quanto ai personaggi femminili assegnati a mezzosoprani o contralti in recenti esumazioni, ricordo la Messaggera, Proserpina, Penelope, Ottavia in ''Orfeo'', ''Ritorno di Ulisse'' e ''Incoronazione di Poppea'', Giunone dell<nowiki>'</nowiki>''Ercole Amante'' di Cavalli, Orontea nell'opera di Cesti, Atreste e Melinta dello ''Schiavo di sua moglie'' di {{AutoreCitato|Francesco Provenzale|Provenzale}}, Bradamante, Cornelia e Dejanira in ''Alcina'', ''Giulio Cesare'' ed ''Heracle'' di {{AutoreCitato|Georg Friedrich Händel|Handel}}, fino alla Donna Rosa del ''Socrate immaginario'' di {{AutoreCitato|Giovanni Paisiello|Paisiello}}, a Leonora ed Aurora delle ''Astuzie femminili'' e di ''Giannina e Bernardone'' di Cimarosa. La parte di Fidalma del ''Matrimonio segreto'' appartiene per lunga tradizione al mezzosoprano.
Per Mozart, recenti edizioni della ''Clemenza di Tito'', del ''Mitridate'', del ''Lucio Siila'', hanno visto impersonati da mezzosoprani Sextus, Annius, Farnace, Lucio Cinna e anche in questo caso si tratta di reminiscenze dell'era dei castrati. Mancano, viceversa, nell'operistica {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|mozartiana}} più rappresentativa, parti di spicco per veri mezzosoprani e contralti, ove si eccettuino quelle scritte per la Bussani, cioè Despina e Cherubino.
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Cherubino, antesignano dei ruoli di paggio destinati ai contralti, fu tuttavia, a partire dall'Ottocento, spesso affidato a soprani, mentre diversi contralti predilessero la Zeriina del Don Giovanni, tipica tessitura di soprano lirico leggero. Ciò conferma l'elasticità dei criteri che, fino a tempi relativamente recenti, presiedettero all'assegnazione delle parti alle varie corde vocali femminili.
I compositori del periodo di transizione fra il Settecento e il romanticismo evitarono, come i predecessori, di stabilire un preciso rapporto fra ruoli e voci. Diversi di essi tendono a una tessitura ambigua,
di soprano e mezzosoprano, insieme: le protagoniste della ''Vestale'' di {{AutoreCitato|Gaspare Spontini|Spontini}}, della ''Medea'' di Cherubini, del ''Fidelio''. Questa è, fra l'altro, una delle circostanze da cui si deduce che la figura dei soprano inteso in senso moderno, cioè «sfogato» o «assoluto», si
delineò solo in pieno romanticismo.
Certo, non mancano, nella frase preromantica, le anticipazioni di quella che sarà la funzione dei mezzosoprani e dei contralti in un melodramma, come appunto il romantico, che persegue realisticamente la caratterizzazione sessuale. Così la Medea di Mayr, chiaramente destinata a contralti, sembra precorrere la nota demoniaca che il romanticismo ravvisò in questo tipo di voce. Analogamente, il contralto che canta la parte di Paolo in ''Paolo e Virginia'' di Guglielmi
figlio e di Romeo nell'opera di Zingarelli, precede il vezzo romantico di identificare nella voce grave femminile il timbro della adolescenza e di caratterizzare le successive età dell'uomo adottando criteri ai quali era già addivenuta, dato il suo fondo realistico, l'opera buffa italiana e francese: giovinezza = tenore; maturità = baritono; vecchiaia
= basso.
Non è tuttavia possibile stabilire sino a qual punto questi casi rappresentino un progresso in senso drammatico e non siano, invece, un portato della devozione che l'operismo del primo Ottocento nutrì per la voce del contralto, considerandola come una sorta di corda regina del teatro musicale.
In effetti, dalla progressiva scomparsa dei castrati era nato il problema di sostituirli con una voce per qualche aspetto equivalente; e così, molte delle eroine di Paer, Mayr, Coccia, Weigl e contemporanei sono devolute al contralto. Ma è soprattutto {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} a sfruttare il contralto in senso belcantistico elevandolo ad una altissima levatura stilistica e virtuosistica. La Malanotte, la Colbran, la Marcolini, la Morandi, la Fenzi, la Mombelli, la Pisaroni, la Belloc, la Bassi Manna sono spinte, da una scrittura magistrale, a imprese miracolose, toccando, nelle volate e nelle cadenze, il re o il mi sopracuto. Al tempo stesso, rotondità, pienezza, velluto caratterizzano i toni inferiori e centrali. In pratica, quasi tutte queste cantatrici posseggono un registro supplementare che assume il timbro chiaro e brillante del soprano e, attraverso l'attacco flautato degli acuti, la relativa estensione. Oltre a ciò, il vocalismo rossiniano comporta fluidità, leggerezza, nettezza e l'esecuzione impeccabile di qualsiasi ornamento, trillo compreso.<section end="s1" /><noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />parti di tenore mozartiano all’inizio dell’Ottocento (Tito, Tamino, Belmonte) e della Malibran, più volte protagonista dell’''Otello'' rossiniano, la Alboni, nel 1847, a Londra, fu addirittura Carlo V dell’''Ernnani''. Intorno al ’70 la Barlani Dini cantava la parte del tenore nel ''Pirata'' e la Trebelli quella di Abù Hassan, altro tenore, nell’opera di {{AutoreCitato|Carl Maria von Weber|Weber}}. Del resto, in alcune delle prime esecuzioni dei ''Pagliacci'', la parte del secondo tenore fu a volte eseguita da mezzosoprani.
Queste sporadiche reviviscenze non mutano però la situazione di fatto, che porta non solo alla rarefazione di cui s’è già detto, ma ad una fusione completa con il mezzosoprano. Anche il mezzosoprano aveva tentato di competere con il soprano nelle tessiture acute. In pieno romanticismo, parti di eccezionale impegno sono scritte per mezzosoprano protagonista o primadonna assoluta da {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} (''Favorita, Don Sebastiano''), Halévy (''Carlo VI'') {{AutoreCitato|Hector Berlioz|Berlioz}} (Didone dei ''Troiani''). Inoltre, i compositori romantici incorsero spesso in tessiture che, per quasi tutto l’Ottocento, permisero a molti mezzosoprani di prendere
il posto dei soprani: ''Ugonotti, Africana, Lucrezia Borgia, Maria di Rohan, Dannazione di Faust, Macbeth'' ({{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}}) ''Gioconda''.
Questo scisse i mezzosoprani in due categorie fondamentali: quelli orientati verso le tessiture elevate (mezzosoprani acuti) e quelli che, per la limitata estensione della gamma alta e lo spessore del settore centrale, fecero causa comune con la sempre più sparuta pattuglia dei contralti (mezzosoprani contralti). In verità, alcuni teorici enumerarono, al termine del periodo romantico, le seguenti categorie:
contralto assoluto, contralto mezzosoprano, mezzosoprano contralto, mezzosoprano drammatico, mezzosoprano lirico. Si tratta, però, di discriminazioni prevalentemente accademiche.
Psicologicamente, comunque, la tendenza dei compositori romantici è di fare del mezzosoprano la rivale in amore del soprano, sfruttando invece le cupe risonanze del contralto in parti demoniache. Come rivale del soprano, il mezzosoprano può assumere sembianze altrettanto
angelicate (Adalgisa della ''Norma'', Bianca del ''Giuramento di Mercadante'', Cunizza del‘''Oberto'' verdiano, Laura della ''Gioconda'') ovvero mostrarsi spregiudicata, violenta e crudele (Eglantina del‘''Euryanthe'', Amneris, Éboli, Maddalena del ''Rigoletto'', figura, questa, che anticipa vagamente anche la nota sensuale che il mezzosoprano configurerà dalla ''Carmen'' in poi).
Il ricorso al contralto per dar voce a figure a sfondo satanico (o, per coincidenza degli opposti, portate al furore dall’affetto materno o dalla fede religiosa, come Fides del ''Profeta'') ha origini più remote, ma trova l’espressione più compiuta ancora in Verdi (Azucena, Ulrica; mentre la Ortruda {{AutoreCitato|Richard Wagner|wagneriana}} è mezzosoprano). La cieca della ''Gioconda'' ricalca vagamente questo modulo.
L’altra tipica incarnazione del contralto romantico è il paggio o, comunque, l’adolescente e s’è già accennato ai precedenti {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|mozartiani}} (Cherubino) e {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|rossiniani}}. Gli esempi più tipici sono Romeo in Vaccaj e Bellini, Smeton dell’''Anna Bolena'', Maffio della ''Lucrezia Borgia'',
Gondy della ''Maria di Rohan'', Urbano degli ''Ugonotti'', Vania della ''Vita''<section end="s1" /><noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />''per lo Zar''. Una versione in chiave di mezzosoprano è data da {{AutoreCitato|Hector Berlioz|Berlioz}} con l’Ascanio del ''Benvenuto Cellini'' e il suo omonimo dei ''Troiani''. Ma anche qui esisteva un precedente rossiniano: Jemmy del ''Guglielmo Tell''.
L’operistica wagneriana si avvale del vero e proprio contralto solo per la parte di Erda. In {{AutoreCitato|Richard Wagner|Wagner}}, comunque, la concezione dell’espressione vocale è avversa al soprano assoluto del romanticismo italiano; così, alcune parti di soprano risultano scritte in una tessitura accessibile anche ai mezzosoprani acuti: Venere, Isotta, Kundry e perfino Brunilde. In Francia, dove mancava una tradizione di grandi contralti prima dell’arrivo di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} e dove, per i mezzosoprani, esistevano categorie originate non già da particolarità di tessitura, ma da speciali caratteristiche di singole cantatrici (esempio, i mezzosoprani «Dugazon» specializzati in parti di ingenua o di giovane madre nobile), il romanticismo esprime il mezzosoprano «Stoltz» per designare una voce che, come appunto quella di Rosina Stoltz, prima interprete della
''Favorita'' e del ''Don Sebastiano'', può impegnarsi in alte tessiture. In sostanza, un mezzosoprano acuto.
Nell‘''Opéra-comique'', comunque, il mezzosoprano è antagonista del soprano, confidente, governante, madre o anche gentildonna attempata o quanto meno sposata (Lady Pamela del ''Fra’ Diavolo''). Anche la marchesa di Berkenfield della ''Figlia del reggimento'' rientra in
questa tradizione, del resto condivisa dall’operismo giocoso italiano: Berta del ''Barbiere'', Placida, l’anziana sentimentale istitutrice delle ''Educande di Sorrento'' di Usiglio.
Nè il contralto, nè il mezzosoprano ebbero troppa fortuna con {{AutoreCitato|Charles Gounod|Gounod}}. Marta (ancora un tipo di confidente vecchia e sentimentale) e Siebel, ennesimo contralto in veste d’adolescente, non sono parti di rilievo, nel ''Faust''. Diversamente si regolò Thomas, il quale, oltre a scrivere una buona parte di madre nobile, per il mezzosoprano, nell’''Amleto'', potendo disporre d’una interprete del talento della Galli Marié, ne fece la protagonista della ''Mignon'', figura di ingenua riecheggiante, come più tardi la ''Carlotta'' del ''Werther'' di {{AutoreCitato|Jules Massenet|Massenet}}, le ingenue «Dugazon». Ancora nella ''Mignon'', il giovane Federico può essere, come da esplicita annotazione dell’autore, contralto o tenore.
Legata alle caratteristiche della Galli Marié (mezzosoprano acuto di timbro chiaro e volume modesto) è anche la parte di Rosa Friquet (''Dragons de Villars'' di Maillart) ma il nome di questa cantante evoca soprattutto Carmen.
Con Carmen, il mezzosoprano s’afferma come la voce più idonea a esprimere la donna in quel conflitto dei sessi che, nell’opera a sfondo verista, sostituisce il conflitto fra il bene e il male dell’operismo romantico.
Sull’esempio di {{AutoreCitato|Georges Bizet|Bizet}}, non pochi compositori videro nel mezzosoprano la sensualità, il capriccio, la civetteria e, spesso, anche l’inquietudine, l’enigma, la perversità. Così Dalila (incarnata anche da contralti) nel ''Sansone'', Tigrana nell’''Edgar'' di {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}}, Lidoria nell’''Asrael'' di {{AutoreCitato|Alberto Franchetti|Franchetti}}, Lola nella ''Cavalleria'', Amalia nella ''Mala vita''
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />di Giordano, la principessa di Bouillon nell’''Adriana Lecouvreur'', fino a giungere alla Conchita di {{AutoreCitato|Riccardo Zandonai|Zandonai}} (sovente però, affidata a soprani, come del resto avveniva un tempo con Carmen) e alla Medusa di Barilli. Anche nell’opera russa la nota sensuale tocca spesso al mezzosoprano o mezzosoprano contralto: Marina del ''Boris'', Marfa della ''Kovancina'', Laura del ''Convitato di pietra'' di Dargomiszkij, la Konciakovna del ''Principe Igor''.
È da notare tuttavia che, sia l’''opéra lyrique'' con {{AutoreCitato|Jules Massenet|Massenet}}, sia l’operismo italiano cosiddetto verista, predilessero una sensualità meno carica, abilmente screziata di languore e sentimentalismo, che si identificò con la voce del soprano lirico o lirico spinto. Di qui, la scarsa
utilizzazione del mezzosoprano; quanto al contralto, la sua voce, per molti aspetti surreale, era agli antipodi del gusto naturalistico. Per altro, a verismo musicale già tramontato e dopo il tentativo {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|mascagnano}} della Stella dell’Assassino (''Parisina''), {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}} delineò, con la zia Principessa della ''Suor Angelica'' (mezzosoprano contralto) un tipo di donna dispotica e ossessiva, con un fondo di satanismo ripreso dalla tradizione romantica, che corre in parallelo con certe figure di Janacek (la suocera Kabanova, la vecchia Buryia) e sopravvive nella Eudossia della ''Fiamma'' di Respighi.
Questi personaggi, però, non sono che una sottospecie del ruolo che più frequentemente il teatro musicale moderno assegna al mezzosoprano e al contralto: quello di vecchia. Più che una novità, rispetto al romanticismo, è la generalizzazione d’una tendenza precedentemente frenata dalla necessità di dare un’antagonista al soprano. E, del resto, più che ai romantici, l’identità fra le voci gravi femminili e la donna d’età avanzata si riallaccia alla opera buffa settecentesca, rivivendo, poi, nella nutrita pattuglia di figure comiche in cui ci si imbatte a partire dal ''Falstaff'' fino alla ''Cendrillon'' di Massenet (Madame de la Haltière) e ai ''Quattro rusteghi'' (Marga). Quanto all’opera russa, è noto quanto siano frequenti le macchiette di nutrici e di vecchie ostesse che cantano con voce di mezzosoprano.
Tutta l’operistica moderna, poi, punta sul mezzosoprano e sul contralto per le parti di madre o addirittura di nonna (Madelon dell’''Andrea Chenier''): da Cilea (Rosa dell’''Artesiana'') e Charpentier (''Louise'') ai recentissimi esempi di Liebermann nelle Leonora 40/45
e di Menotti (Amahl, Maria Golovin). Menotti, poi, s’è avvalso del mezzosoprano anche per riesumare tipi di mature zitelle (Miss Todd, la cameriera Agata) che si rifanno ai precedenti di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}}, {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}}, Usiglio che ho già ricordato.
Abbiamo infine, in alcuni operisti moderni, le voci gravi femminili impiegate per dar spicco alla dignità sacerdotale: Debora, in Pizzetti, la Priora nelle ''Carmelitane'' di Poulenc. Con questi casi, tuttavia,
e con qualche personaggio di donna in vari modi mascolina (la Comandante dei ''Cavalieri di Ekebú'' di {{AutoreCitato|Riccardo Zandonai|Zandonai}}, la contessa Geshwitz nella ''Lulu'' di Berg) si esaurisce la già relativa autonomia del teatro musicale moderno rispetto al romanticismo, i cui indirizzi, in fatto di mezzosoprani e contralti, sono ricalcati per il ruolo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />di strega o fattucchiera — dalla ''Campana sommersa'' di Respighi a Baba la medium e Baba la Turca in Menotti e Stravinski — o addirittura per perpetuare la vecchia tradizione del «travesti» in figure di ragazzi e adolescenti. Ad esempio, abbiamo, in {{AutoreCitato|Pietro Mascagni|Pietro Mascagni}}, Beppe lo zingaro (''Amico Fritz'') e Zanetto; in {{AutoreCitato|Giacomo Puccini|Puccini}}, nella ''Manon Lescaut'', una letterale riesumazione del ruolo di «musico», riservato, nel primo Ottocento, ai contralti specializzati in parti maschili; e nel ''Macbeth'' di Bloch, infine, il figlio di Macduff. Ma il caso limite, nell’operismo postromantico, è probabilmente rappresentato dall’''Enfance de Roland'' di Mathieu (1895) in cui il sedicenne protagonista canta
per voce di mezzosoprano.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><section begin="s1" />
La predilezione di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} assicura alla voce di contralto un’egemonia breve, ma piena e trionfale, e personaggi d’ogni stampo. Abbondano le parti maschili, spesso di guerrieri e di eroi: Tancredi, Sigismondo, Edoardo (''Matilde di Shabran''), Arbace (''Semiramide''), Malcom (''Donna del lago''), Ottone (''Adelaide di Borgogna''). Altrettanto numerose sono, a partire dalla ''Cambiale di matrimonio'', le grandi parti di primadonna buffa (ad esempio Clarice della ''Pietra di paragone'', Isabella dell’''Italiana in Algeri'') o di ingenua (Ninetta della ''Gazza ladra''). Ad esse si accompagnano tutte le figure reali o principesche del periodo napoletano concepite per la Colbran, dall’''Elisabetta'' alla ''Zelmira'', con il seguito veneziano della ''Semiramide''.
In sede di scrittura vocale, Rossini tiene a distinguere il contralto dal mezzosoprano (Cenerentola, Rosina, il paggio Isoliero del ''Conte Ory'') ma già pochissimi anni dopo le prime esecuzioni queste parti erano cantate anche e soprattutto da contralti.
Con il romanticismo, l’egemonia del contralto ha termine. Il timbro chiaro, casto, celestiale del soprano rispecchia la creatura angelicata che da {{AutoreCitato| Carl Maria von Weber|Weber}} agli epigoni di {{AutoreCitato|Giuseppe Verdi|Verdi}} sarà elevata alle grandi parti di amorosa. Il trapasso dei poteri ha luogo per gradi. Ancora nelle prime opere di Meyerbeer, di indirizzo rossiniano, predomina il contralto; e così in {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} fra il 1818 e il ’22. {{AutoreCitato|Saverio Mercadante|Mercadante}}, nella ''Didone'' (1823) affida a un contralto la parte di Enea e mezzosoprano o contralto è Malvina, la protagonista femminile del ''Vampiro'' di {{AutoreCitato|Heinrich Marschner|Marschner}} (1828).
Tuttavia, il modo più esplicito con il quale il contralto reagisce alla invadenza del soprano è di contrastarlo direttamente, sulla scena. Si assiste così al fenomeno di voci che, giovandosi della formazione
tecnica rossiniana, possono cantare da soprano, mezzosoprano e contralto. È soprattutto fra il 1825 e il ’40 che la Pasta, la Malibran, la Ronzi, la Ungher si affermano come continuatrici dei contralti e mezzosoprani di Rossini e, contemporaneamente, come numi tutelari delle grandi parti di soprano assoluto di Donizetti (Maria Stuarda, Anna Bolena, Parisina, Maria di Rudenz), di Bellini (Norma, Amina, Beatrice di Tenda) Mercadante, Pacini, Vaccaj e contemporanei. Quando però l’evoluzione drammatica del vocalismo romantico sostituisce, agli acuti con attacchi flautati, gli slanci passionali della voce piena, il contralto deve ripiegare sulle parti che lo spirito e il gusto della metà dell’Ottocento assegnano al suo timbro e alla sua estensione. Sennonché, le velleità di svettare nelle tessiture alte hanno già determinato l’esodo di molte voci dalla corda di contralto a quella di mezzosoprano e l’inizio di quella rarefazione che, dai primi del
Novecento ad oggi, sfocerà in una quasi totale scomparsa.
La grande tradizione rossiniana del contralto sopravvive, fra il 1830 e il ’60 con l’Albertazzi, l’Alboni, la Borghi Marno, Marietta Brambilla, la Hahnel; e nel quarantennio successivo con la Marchisio, la Scalchi, la Trebelli, la Biancolini, la Fabbri e poche altre. Non mancano neppure tracce del periodo in cui la voce di contralto valorizzava tutte le parti. A somiglianza della tedesca Schonberger, specialista in
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>'''Giovanni Giuseppe Cambini'''. '''''Concerto''''' in sol maggiore per pianoforte e archi, op. XV n. 3. Revisione di Guglielmo Barblan. Partitura. Milano, Ricordi, 1960.
{{Colonna}}Il nome di Cambini, legato, come ognun sa, all’imponente opera quartettistica e sinfonica studiata in modo particolare dal Torrefranca nel quadro del preromanticismo musicale italiano, appare qui sotto il titolo di un ''Concerto'' per pianoforte: il terzo dell’op. XV edita da Henry a Parigi tra il 1782 e il 1784 e recentemente rintracciata da Guglielmo Barblan, che ne ha curato la presente pubblicazione. Si tratta di un tipico frutto di quella poetica musicale nota di «stile galante», fiorita nella seconda metà del XVIII secolo e che, sotto le gradevoli specie della facilità, naturalezza, «sensibilità» care all’estetica illuminista e {{AutoreCitato|Jean-Jacques Rousseau|rousseauniana}}, andava maturando fermenti poetici, talora decisamente
drammatici, destinati a sfociare nelle più alte espressioni del protoromanticismo europeo, ormai imminente. Snello e conciso nel <noinclude>ta-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|glio|taglio}} formale in due soli tempi, secondo il gusto francese (che non amava troppo gli indugi lirici degli Andanti) il ''Concerto'' di Cambini spicca per una ricchezza melodica dal lunghissimo respiro, ora affettuosa ed elegante, ma più spesso incline all’espressione elegiaca, dominata da un trepido cromatismo in cui non è difficile ravvisare un modello dell’ispirazione {{AutoreCitato|Wolfgang Amadeus Mozart|mozartiana}}. La parte dello strumento solista, sobria e lineare nell’apparato virtuosistico e perfettamente pianistica, non ha richiesto che lievi ritocchi consistenti soprattutto nel raddoppio di qualche nota nei bassi; così pure l’organico strumentale (quartetto d’archi) dove la parte delle viole (che originariamente raddoppiavano i bassi all’ottava superiore) è stata dal revisore molto opportunamente riscritta e, qua e là, modificata ai fini di una migliore resa armonica.
{{A destra|{{Sc|giovanni carli ballola}}}}{{FineColonna}}
'''{{AutoreCitato|Vincenzo Bellini|Vincenzo Bellini}}.''' '''''Concerto''''' in mi bemolle per oboe e archi. Revisione e rielaborazione di Terenzio Gargiulo. Milano, Ricordi, 1960.
{{Colonna}}La data di nascita di questo ''Concerto'' è ignota, ma il Gargiulo pensa che si possa fissarla al 1824, epoca nella quale Vincenzo Bellini attese alla composizione di un certo numero di lavori strumentali. Bellini aveva dunque 23 anni. Influenze esterne? Quella di Mozart, senz’altro, e non v’è gran rischio ad ammettere che lo stile mozartiano figuri nella formazione musicale di Bellini giovane; del resto il sorriso che nasconde l’amarezza, il candore che maschera
un’interiorità non estranea alle più impegnate riflessioni, la lineare purezza delle strutture <noinclude>for-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|mali|formali}} sono tratti comuni ad entrambi i compositori. L’interesse storico del brano è fuori discussione. Non minore interesse presenta la sostanza musicale della partitura: un inizio Maestoso e deciso che ha tutte le caratteristiche dell’inciso così come appare nello stile belliniano (vedi, ad esempio, le prime battute di ''Norma''), un Larghetto cantabile tenero nella melodia e vivace nelle fioriture ritmiche dello strumento solista, un Allegro alla polonese che conclude il lavoro con un giuoco musicale brillante e festoso.
{{A destra|{{Sc|giovanni ugolini}}}}{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Teatri e concerti'''}}
<section begin="s1" />'''Il buon soldato Svejk di Guido Turchi alla Scala'''
''L’attesa opera di Guido Turchi intitolata al popolare eroe di Jaroslav Hasek'', Il buon soldato Svejk, ''è andata in scena alla Scala la sera del 5 aprile 1962. Dell’opera cosi scrive sul'' Gazzettino ''Guido Piamonte:''
{{Colonna}}Fine giugno 1914. In una birreria di Praga gli avventori leggono avidamente i giornali recanti l’annunzio dell’eccidio di Serajevo, ma appaiono chiusi in prudenziale silenzio, intimoriti dalla presenza di un agente della polizia absburgica. Chi non ha peli sulla lingua è un loquace sfaccendato, certo Svejk, che non esita ad esporre le sue rozze ed ingenue impressioni, prevedendo che l’assassinio di Franz Ferdinand condurrà alla guerra. È quanto basta per farlo arrestare e tradurre in tribunale: senonchè, proprio mentre i giudici stanno per condannare Svejk per disfattismo, giunge la notizia ufficiale della dichiarazione di guerra.
Svejk, dimostratosi più lungimirante dei funzionari e dei giudici, non sarà condannato, ma arruolato nell’esercito autro-ungarico, per quanto la visita di leva lo avesse dichiarato idiota integrale. E incomincia
per Svejk la vita militare; comoda vita, dapprima, di attendente a mezzadria fra un capitano medico e un
ufficiale libertino, sino al giorno in cui l’ispezione di un generale spedisce tutti al fronte. Ma anche qui
Svejk si dimostra servizievole e inguaribilmente
ottimista; si che, quando il capitano cercherà un volontario disposto ad uscire dalla trincea per la pericolosa missione del taglio dei reticolati, egli sarà il primo a porsi sugli attenti e ad offrirsi. Scomparirà nella vampata di un’esplosione.
{{AltraColonna}}
Creata dalla fantasia dello scrittore boemo Jaroslav Hasek, che nell’altro dopoguerra la espresse in un
lungo romanzo, la figura del soldato Svejk è divenuta proverbiale nei paesi slavi, quasi una maschera
dell’antica commedia dell’arte, un tipo sempliciotto carico di buon senso, rispettoso sino all’ottusità degli
ordini e dell’autorità costituita, pronto sempre ad obbedire e a buscarle, ricco solo di una sua elementare
filosofia. Una figura che è stata a volta a volta avvicinata a quella di Panurge o di Sancio Pancia, ai
quali vorremmo aggiungere anche il nostro Bertoldo. E intorno al soldato Svejk sono sorte innumeri varianti
letterarie, cinematografiche e teatrali: nota anche in Italia quella di {{AutoreCitato|Bertolt Brecht|Brecht}} che ha fatto indossare a Svejk la divisa hitleriana.
Nello stendere per il musicista romano Guido Turchi un libretto d’opera, Gerardo Guerrieri ha attinto al romanzo originale, scegliendo da quell’oceanico libro alcuni episodi, alcune battute di dialogo, e aggiungendovi per conto suo il finale, mantenendo però al profilo di Svejk l’aspetto genuino conferitogli dall’autore. Un libretto spedito, agile, vivacemente
articolato, che convoglia l’attenzione, a volta a volta divertita o pensierosa, dello spettatore; un libretto che Guido Turchi ha servito e sottolineato, vorremmo dire, con umiltà, lasciando che i dialoghi parlati, o improntati a lineare declamazione, fossero chiaramente
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}percepibili, e limitando l’intervento del canto a brevi e funzionali incisi. Ma sopratutto esaltando il dialogo stesso con il fluire di un’orchestra pittoresca, ricca di suggestioni ambientali, mobile sottofondo continuamente svariante nei ritmi e negli accenti, ed evocando a tratti l’atmosfera dell’antica polifonia vocale, in singolare ma armonico contrasto con la spregiudicata modernità del linguaggio orchestrale. In questo suo primo lavoro teatrale — iniziato però una decina d’anni fa — Guido Turchi non ha avuto il timore di apparire arretrato agli occhi dei suoi colleghi oltranzisti, prigionieri della dogmatica dodecafonica: il suo linguaggio — inutile il dire che non si allude qui ad analogie tematiche e non si procede a puntigliose elencazioni di cosiddette reminiscenze — appare in sostanza mutuato al ''Wozzeck'' di Berg, con il collaterale apporto della ''Gebrauch Musik'' cara a Kurt Weill.
È un’opera sostanzialmente eclettica, di un eclettismo che, mutati i termini, potrebbe essere quello di uno Sciostakovich, ma che confluisce in una visione chiara e aggiornata del teatro musicale: un’opera che vanta sicuri titoli di validità, anche se la sua pratica carriera sulle scene risulti problematica per gli
elevatissimi oneri di allestimento e di interpretazione, ed anche se l’interesse drammatico e musicale abbia a tratti — come in buona parte del secondo atto — ad affievolirsi. Circa l’esecuzione del difficile spartito,
impegnante gli interpreti ad un cimento ritmico e sillabico di acutissima portata, nulla è stato trascurato dalla Scala per questa prima edizione del ''Soldato Svejk''.
Sul podio era Nino Sanzogno, ancora una volta prodigatosi con abnegazione e con scrupoloso lavoro nel dipanare e prospettare nella luce migliore una complessa partitura contemporanea; ancora una volta energico pilota e accorto moderatore degli ardui rapporti fra orchestra e palcoscenico. Sul quale spiccava,{{AltraColonna}}nei panni del protagonista, il baritono Rolando Panerai, impareggiabile nel conferire alla figura di Svejk, esatto, plastico rilievo scenico, penetrando nella psicologia intricata del soldato a volta a volta sempliciotto o sentenzioso, balordo o formulatore di valide massime di vita: un’interpretazione, questa di Panerai, non facilmente dimenticabile.
Se non con un cenno complessivo è consentito ricordare lo stuolo degli interpreti minori, accomunandoli in unico elogio per l’impegno e il fervore, la chiarezza dei risultati: Cecilia Fusco, Marina Cucchio, Carlo
Franzini, Giuseppe Zecchino, Angelo Mercuriali, Federico Davià, Carlo Badioli, Alvino Misciano, Franco Ricciardi, Rio Novello, Carlo Meliciani e molti altri, impegnati
in piccolissimi ruoli. Se i cantanti italiani, in massima parte allergici alla dizione e inesperti nella recitazione, hanno smentito nel buon soldato Svejk tale rinomanza, il merito ne spetta al regista Virgilio Puecher, a sua volta dedicatosi con passione ad un delicatissimo lavoro di concertazione mimica e dialogica, sullo sfondo delle suggestive scene
di Luciano Damiani, manovrate in un continuo, quasi allucinante, gioco di spostamenti verticali (l’opera
annovera ben ventun quadri) agli ordini di Nicola Benois. Precisi e misurati, infine, i brevi ma impegnativi interventi del coro istruito da Norberto Mola.
Alla fine del primo atto, tre chiamate agli interpreti e al direttore d’orchestra, con lievi dissensi. Alla
fine del secondo atto, quattro chiamate agli interpreti e al direttore d’orchestra, più intensi i dissensi.
Alla fine dell’opera, al terzo atto, quattro chiamate agli interpreti e al direttore d’orchestra pur persistendo i contrasti. A tre delle chiamate finali si è presentato anche l’autore che è stato molto applaudito
dal pubblico.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{no rientro}}'''Assassinio nella cattedrale accolto entusiasticamente
a Palermo'''
Assassinio nella cattedrale ''di Ildebrando Pizzetti, dopo le trionfali accoglienze ricevute nelle principali città italiane, è stato rappresentato al Teatro Massimo di Palermo. Riportiamo l’articolo che all’opera e alla sua realizzazione ha dedicato'' Il Giornale di Sicilia ''del 31 marzo.''
{{Colonna}}La tragedia musicale che Ildebrando Pizzetti ha ricavato dal celeberrimo ''poetic drama'' di Thomas Stearns Eliot è giunta a Palermo, preceduta da tutta una serie di successi internazionali.
Già da molti anni ''Murder in the Cathedral'' era noto al pubblico dei teatri di prosa italiani, quando Margherita Wallmann — recatasi a Londra per la regia di alcune opere al Covent Garden — ebbe occasione di
incontrare Eliot nel suo minuscolo e pittoresco studio di direttore della casa editrice Faber and Faber. La
conversazione cadde sulla possibilità di trasformare in opera lirica il fortunatissimo ''poetic drama'', ma il
grande scrittore confessò la propria ignoranza in materia di teatro musicale, e solo dopo aver assistito alla rappresentazione di una delle opere preparate dall’illustre regista al Covent Garden si lasciò indurre a dare il sospirato consenso.
Interpellato al riguardo dalla signora Wallmann, Pizzetti le confessò di conoscere già ''Assassinio nella Cattedrale'' e di ritenere l’opera irrealizzabile secondo le concezioni che lo avevano ispirato nel dar volto musicale ad altre tragedie, e ciò, a causa della mancanza di un personaggio principale femminile. Ma le perplessità del Maestro caddero quando alle sue obiezioni la signora Wallmann rispose mettendo in risalto il ruolo contrappuntistico che le donne di Canterbury assumono nei riguardi della figura prepotentemente protagonistica dell’Arcivescovo. L’uso del coro ha sempre avuto un peso più che notevole nell’arte pizzettiana; così, la possibilità{{AltraColonna}}di risolvere in senso classicamente corale una difficoltà solo apparente, spinse il Maestro ad accettare l’incarico.
Come è noto, Pizzetti attribuisce alle parole o ai versi dei suoi testi un valore già potenzialmente musicale.
Appunto in funzione di questo presupposto, il musicista si è spesso preparato da sè i testi da mettere in musica, venendo meno a questo principio solo nel caso di due lavori di {{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|D’Annunzio}} (''Fedra'' e ''{{TestoCitato|La figlia di Iorio|Figlia di Iorio}}'') e del recentissimo ''Calzare d’argento'' di {{AutoreCitato|Riccardo Bacchelli|Riccardo Bacchelli}}. Alle prese con i problemi che ''Murder in the Cathedral'' comportava necessariamente, il Maestro si è rifatto alla versione italiana «ufficiale» di mons. Alberto Castelli, su questa versione lavorando sagacemente di lima, in modo da ridurre il testo a quelle dimensioni che si adattavano alle necessità strutturali e stilistiche della «tragedia musicale».
Dal punto di vista dell’opera in musica, ''Assassinio nella Cattedrale'' offre all’artista una serie di opportunità drammatiche, che si risolvono per lui in altrettante occasioni di coerenza. Chiuso nella ''turris ahenea'' delle sue concezioni musicali, Pizzetti
resta incorruttibile e paradossalmente sordo ai cospicui rivolgimenti che l’arte dei suoni (o dei rumori: siamo i primi a non aver paura dei termini) ha sopportato
negli ultimi cinquant’anni.
Così, lo stile di Assassinio è quello che fu già di ''Fra Gherardo'' o di ''Ifigenia''. E se il nuovo capolavoro ci scuote meno di quanto non lo avesse fatto, a suo tempo, l’indimentica-{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}bile ''Fedra'', la colpa non può certo essere attribuita al musicista, il quale ci dà in quest’opera un ulteriore esempio di una fedeltà ad un credo estetico, che, comunque, è degno di rispetto.
Nell’accennato ambito, le parti corali, il suggestivo incalzare degli episodi di tentazione, il superbo finale
del primo atto acquistano valore particolarissimo; più che giustamente celebre, è già la predica dell’Arcivescovo, col suggestivo effetto di dissolvenza musicale dell’episodio orchestrale.
Impiantata sulla gigantesca figura del protagonista, l’azione drammatica ha in Becket il suo baricentro; sin dalla prima esecuzione, avvenuta alla Scala il 1° marzo 1958, Nicola Rossi Lemeni presta all’ascetica forza morale del martire le risorse del suo talento veramente totale. Se le doti musicali del grandissimo basso sono arcinote, non tutti conoscono le sue attitudini umanistiche, la sua personalità di poeta (''Orto di Passione'', una raccolta di sue liriche, ha avuto il Premio Vallombrosa nel 1957), il suo amore per ogni
forma d’arte.
Dopo la «prima» dell’opera, pervenne a Rossi Lemeni una lettera di Eliot; in essa, il grande poeta dichiarava che nessun attore si era mai avvicinato tanto alla sua concezione del personaggio di Becket. Messi a tacere dalla portata di un{{AltraColonna}}simile riconoscimento, siamo lietissimi di dichiarare che ogni dettaglio della bella serata ha fatto da degna cornice all’arte del grande interprete.
In quest’armonia magicamente conseguita, il posto d’onore spetta alla ispirata regìa della signora Wallmann e alle magnifiche scene ed ai bei costumi di Piero Zuffi. Dalla stretta collaborazione di questi
grandi artisti è nato uno spettacolo, la cui naturale ma vigilatissima bellezza è un miracolo che difficilmente
potrà tornare a verificarsi.
Aldo Bertocchi (Araldo), Mario Ortica, Manuel Spatafora e Orazio Gualtieri (Sacerdoti), e Gianna Maritati e Gabriella Carturan (Corifee) hanno portato all’opera il contributo amorevole della loro dedizione vocale e scenica. Ottimo il quartetto dei tentatori-assassini, formato da Rinaldo Pelizzoni, Antonio Zerbini, Silvio Majonica e dal sempre bravissimo Enrico Campi.
Oliviero De Fabritiis ha diretto l’opera con commossa partecipazione; sotto la sua guida, l’orchestra ha
ottenuto risultati veramente notevoli. Sottoposto ad uno sforzo considerevole, il coro — efficacemente
guidato da Lido Nistri — si è cimentato con abnegazione contro le affascinanti asperità dell’opera.
Successo notevolissimo.
{{A destra|{{Sc|R. P.}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" />
<section begin="s2" />'''Al Festival di Musica Contemporanea:'''</br>
'''G. F. Malipiero e Flavio Testi'''
''Al XXV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, svoltosi nello scorso aprile a Venezia, sono stati assai applauditi un concerto dedicato a G. F. Malipiero nel suo 80° compleanno e comprendente, in prima esecuzione, la'' Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima ''del maestro asolano, e la'' Musica da concerto n. 3 ''di Flavio Testi. Ecco quanto ne scrissero rispettivamente l’''Avanti
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Nell’accennato ambito, le parti corali, il suggestivo incalzare degli episodi di tentazione, il superbo finale
del primo atto acquistano valore particolarissimo; più che giustamente celebre, è già la predica dell’Arcivescovo, col suggestivo effetto di dissolvenza musicale dell’episodio orchestrale.
Impiantata sulla gigantesca figura del protagonista, l’azione drammatica ha in Becket il suo baricentro; sin dalla prima esecuzione, avvenuta alla Scala il 1° marzo 1958, Nicola Rossi Lemeni presta all’ascetica forza morale del martire le risorse del suo talento veramente totale. Se le doti musicali del grandissimo basso sono arcinote, non tutti conoscono le sue attitudini umanistiche, la sua personalità di poeta (''Orto di Passione'', una raccolta di sue liriche, ha avuto il Premio Vallombrosa nel 1957), il suo amore per ogni
forma d’arte.
Dopo la «prima» dell’opera, pervenne a Rossi Lemeni una lettera di Eliot; in essa, il grande poeta dichiarava che nessun attore si era mai avvicinato tanto alla sua concezione del personaggio di Becket. Messi a tacere dalla portata di un{{AltraColonna}}simile riconoscimento, siamo lietissimi di dichiarare che ogni dettaglio della bella serata ha fatto da degna cornice all’arte del grande interprete.
In quest’armonia magicamente conseguita, il posto d’onore spetta alla ispirata regìa della signora Wallmann e alle magnifiche scene ed ai bei costumi di Piero Zuffi. Dalla stretta collaborazione di questi
grandi artisti è nato uno spettacolo, la cui naturale ma vigilatissima bellezza è un miracolo che difficilmente
potrà tornare a verificarsi.
Aldo Bertocchi (Araldo), Mario Ortica, Manuel Spatafora e Orazio Gualtieri (Sacerdoti), e Gianna Maritati e Gabriella Carturan (Corifee) hanno portato all’opera il contributo amorevole della loro dedizione vocale e scenica. Ottimo il quartetto dei tentatori-assassini, formato da Rinaldo Pelizzoni, Antonio Zerbini, Silvio Majonica e dal sempre bravissimo Enrico Campi.
Oliviero De Fabritiis ha diretto l’opera con commossa partecipazione; sotto la sua guida, l’orchestra ha
ottenuto risultati veramente notevoli. Sottoposto ad uno sforzo considerevole, il coro — efficacemente
guidato da Lido Nistri — si è cimentato con abnegazione contro le affascinanti asperità dell’opera.
Successo notevolissimo.
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'''G. F. Malipiero e Flavio Testi'''
''Al XXV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, svoltosi nello scorso aprile a Venezia, sono stati assai applauditi un concerto dedicato a G. F. Malipiero nel suo 80° compleanno e comprendente, in prima esecuzione, la'' Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima ''del maestro asolano, e la'' Musica da concerto n. 3 ''di Flavio Testi. Ecco quanto ne scrissero rispettivamente l’''Avanti
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Nell’accennato ambito, le parti corali, il suggestivo incalzare degli episodi di tentazione, il superbo finale
del primo atto acquistano valore particolarissimo; più che giustamente celebre, è già la predica dell’Arcivescovo, col suggestivo effetto di dissolvenza musicale dell’episodio orchestrale.
Impiantata sulla gigantesca figura del protagonista, l’azione drammatica ha in Becket il suo baricentro; sin dalla prima esecuzione, avvenuta alla Scala il 1° marzo 1958, Nicola Rossi Lemeni presta all’ascetica forza morale del martire le risorse del suo talento veramente totale. Se le doti musicali del grandissimo basso sono arcinote, non tutti conoscono le sue attitudini umanistiche, la sua personalità di poeta (''Orto di Passione'', una raccolta di sue liriche, ha avuto il Premio Vallombrosa nel 1957), il suo amore per ogni
forma d’arte.
Dopo la «prima» dell’opera, pervenne a Rossi Lemeni una lettera di Eliot; in essa, il grande poeta dichiarava che nessun attore si era mai avvicinato tanto alla sua concezione del personaggio di Becket. Messi a tacere dalla portata di un{{AltraColonna}}simile riconoscimento, siamo lietissimi di dichiarare che ogni dettaglio della bella serata ha fatto da degna cornice all’arte del grande interprete.
In quest’armonia magicamente conseguita, il posto d’onore spetta alla ispirata regìa della signora Wallmann e alle magnifiche scene ed ai bei costumi di Piero Zuffi. Dalla stretta collaborazione di questi
grandi artisti è nato uno spettacolo, la cui naturale ma vigilatissima bellezza è un miracolo che difficilmente
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Aldo Bertocchi (Araldo), Mario Ortica, Manuel Spatafora e Orazio Gualtieri (Sacerdoti), e Gianna Maritati e Gabriella Carturan (Corifee) hanno portato all’opera il contributo amorevole della loro dedizione vocale e scenica. Ottimo il quartetto dei tentatori-assassini, formato da Rinaldo Pelizzoni, Antonio Zerbini, Silvio Majonica e dal sempre bravissimo Enrico Campi.
Oliviero De Fabritiis ha diretto l’opera con commossa partecipazione; sotto la sua guida, l’orchestra ha
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''Al XXV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, svoltosi nello scorso aprile a Venezia, sono stati assai applauditi un concerto dedicato a G. F. Malipiero nel suo 80° compleanno e comprendente, in prima esecuzione, la'' Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima ''del maestro asolano, e la'' Musica da concerto n. 3 ''di Flavio Testi. Ecco quanto ne scrissero rispettivamente l’''Avanti
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Impiantata sulla gigantesca figura del protagonista, l’azione drammatica ha in Becket il suo baricentro; sin dalla prima esecuzione, avvenuta alla Scala il 1° marzo 1958, Nicola Rossi Lemeni presta all’ascetica forza morale del martire le risorse del suo talento veramente totale. Se le doti musicali del grandissimo basso sono arcinote, non tutti conoscono le sue attitudini umanistiche, la sua personalità di poeta (''Orto di Passione'', una raccolta di sue liriche, ha avuto il Premio Vallombrosa nel 1957), il suo amore per ogni
forma d’arte.
Dopo la «prima» dell’opera, pervenne a Rossi Lemeni una lettera di Eliot; in essa, il grande poeta dichiarava che nessun attore si era mai avvicinato tanto alla sua concezione del personaggio di Becket. Messi a tacere dalla portata di un{{AltraColonna}}simile riconoscimento, siamo lietissimi di dichiarare che ogni dettaglio della bella serata ha fatto da degna cornice all’arte del grande interprete.
In quest’armonia magicamente conseguita, il posto d’onore spetta alla ispirata regìa della signora Wallmann e alle magnifiche scene ed ai bei costumi di Piero Zuffi. Dalla stretta collaborazione di questi
grandi artisti è nato uno spettacolo, la cui naturale ma vigilatissima bellezza è un miracolo che difficilmente
potrà tornare a verificarsi.
Aldo Bertocchi (Araldo), Mario Ortica, Manuel Spatafora e Orazio Gualtieri (Sacerdoti), e Gianna Maritati e Gabriella Carturan (Corifee) hanno portato all’opera il contributo amorevole della loro dedizione vocale e scenica. Ottimo il quartetto dei tentatori-assassini, formato da Rinaldo Pelizzoni, Antonio Zerbini, Silvio Majonica e dal sempre bravissimo Enrico Campi.
Oliviero De Fabritiis ha diretto l’opera con commossa partecipazione; sotto la sua guida, l’orchestra ha
ottenuto risultati veramente notevoli. Sottoposto ad uno sforzo considerevole, il coro — efficacemente
guidato da Lido Nistri — si è cimentato con abnegazione contro le affascinanti asperità dell’opera.
Successo notevolissimo.
{{A destra|{{Sc|r. p.}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" />
<section begin="s2" />
{{no rientro}}'''Al Festival di Musica Contemporanea:'''</br>'''G. F. Malipiero e Flavio Testi'''</div>
''Al XXV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, svoltosi nello scorso aprile a Venezia, sono stati assai applauditi un concerto dedicato a G. F. Malipiero nel suo 80° compleanno e comprendente, in prima esecuzione, la'' Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima ''del maestro asolano, e la'' Musica da concerto n. 3 ''di Flavio Testi. Ecco quanto ne scrissero rispettivamente l’''Avanti
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>(21 aprile) e il'' Radiocorriere ''(27 aprile) e i quotidiani'' Il Corriere della Sera ''e'' Il Gazzettino ''del 17 aprile.''</div>
{{Colonna}}Il concerto diretto da Sanzogno è stato tutto dedicato a Gian Francesco Malipiero nel suo ottantesimo compleanno. Il maggior compositore italiano della sua generazione è stato illustrato dalle celebri ''Pause del silenzio'' del 1917, dal mistero di ''Santa Eufrosina'' per soli, coro e orchestra del 1942, in cui la tendenza malipieriana a uniformare il discorso sinfonico alla vocalità è compiutamente emersa anche in virtù delle distese interpretazioni dei cantanti Wladimiro Ganzarolli, Silvana Zanolli e Antonio Boyer, dalla recentissima ''Serenissima'' per orchestra e saxofono concertante (solista Baldo Maestri), basata su sette canzonette popolari veneziane, in cui rivive la nostalgia mai spenta nel musicista della sua città, infine, da una novità assoluta: ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale'' pure per soli, coro e orchestra.
Questo lavoro si allinea alla serie delle «rappresentazioni da concerto» create dalla fantasia del musicista, e in cui è giunto a trovare nuova forma il suo teatro di poesia, misto di umori ora ironici, ora amari, ora lugubri, ora nostalgici, affidato ai fantasmi dell’immaginazione piuttosto che alla consistenza corporea della scena. Hanno animato la ''Rappresentazione'', cui ha arriso il più affettuoso successo, le voci di Mario Guggia, Juan Carlo Gebelin, Saverio Durante, Renata Mattioli, Cavel Armstrong, Luisa Ribacchi, Aldo Bottion, Paolo Cesari, Gino Sinimberghi,
Angelo Mercuriali, oltre quelle dei già nominati Ganzarolli e Boyer.
{{A destra|{{Sc|pietro santi}}}}
Nel concerto diretto da Nino Sanzogno interamente dedicato a musiche di Gian Francesco Malipiero, con cui il XXV Festival internazionale di musica contemporanea di Venezia rende omaggio all’illustre{{AltraColonna}}
maestro per il suo ottantesimo compleanno, figura la prima esecuzione assoluta di ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima'' per soli, coro e orchestra. Ancora una volta il musicista veneziano dona
figura al suo mondo imaginifico fissandolo nel ricordo a lui caro di una classicità italiana di cui l’antica
poesia è il messaggio. Quella poesia — aveva egli scritto un tempo — in cui «si ritrova il ritmo della nostra musica, cioè quel ritmo veramente italiano che a poco a poco, durante tre secoli, è andato perdendosi nel melodramma». Le immagini musicali di Malipiero tendono a consegnarsi, infatti, come le tracce di un contesto generale coerente e armonico, come dei residui di un
mondo originario o di un ideale classico, disponibili cioè a un ordine di chiara architettura, di marcati
rilievi, di decisi contrasti; simili caratteri, tuttavia, svincolati da ogni obbligo o rigore di sviluppo, egli li lascia consistere come illuminazioni
istantanee e librarsi nel tempo puro della memoria, sciolti dalla trama del tempo fenomenico.
{{A destra|{{Sc|p. s.}}}}
Ascoltata, in seguito, la ''Musica da concerto N. 3'' di Flavio Testi, per pianoforte e orchestra. A sua volta
insofferente d’avventure ed eccentricità. A sua volta moderata nel conio delle immagini e nella ricerca di uno stile. Vi è tuttavia riconoscibile la mano sostanziosamente costruttiva dell’autore, avvertibile la
trasparenza di una scrittura facile e pure essenziale, veloce e pure equilibrata nei vivaci dialoghi dello
strumento solista con l’orchestra. Tutto suona piacevole, in Testi, e intelligente...
Ha diretto Ettore Gracis, ha interpretato a dovere il pianista Carlo Pestalozza.
{{A destra|{{Sc|franco abbiati}}}}{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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{{Colonna}}Il concerto diretto da Sanzogno è stato tutto dedicato a Gian Francesco Malipiero nel suo ottantesimo compleanno. Il maggior compositore italiano della sua generazione è stato illustrato dalle celebri ''Pause del silenzio'' del 1917, dal mistero di ''Santa Eufrosina'' per soli, coro e orchestra del 1942, in cui la tendenza malipieriana a uniformare il discorso sinfonico alla vocalità è compiutamente emersa anche in virtù delle distese interpretazioni dei cantanti Wladimiro Ganzarolli, Silvana Zanolli e Antonio Boyer, dalla recentissima ''Serenissima'' per orchestra e saxofono concertante (solista Baldo Maestri), basata su sette canzonette popolari veneziane, in cui rivive la nostalgia mai spenta nel musicista della sua città, infine, da una novità assoluta: ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale'' pure per soli, coro e orchestra.
Questo lavoro si allinea alla serie delle «rappresentazioni da concerto» create dalla fantasia del musicista, e in cui è giunto a trovare nuova forma il suo teatro di poesia, misto di umori ora ironici, ora amari, ora lugubri, ora nostalgici, affidato ai fantasmi dell’immaginazione piuttosto che alla consistenza corporea della scena. Hanno animato la ''Rappresentazione'', cui ha arriso il più affettuoso successo, le voci di Mario Guggia, Juan Carlo Gebelin, Saverio Durante, Renata Mattioli, Cavel Armstrong, Luisa Ribacchi, Aldo Bottion, Paolo Cesari, Gino Sinimberghi,
Angelo Mercuriali, oltre quelle dei già nominati Ganzarolli e Boyer.
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Nel concerto diretto da Nino Sanzogno interamente dedicato a musiche di Gian Francesco Malipiero, con cui il XXV Festival internazionale di musica contemporanea di Venezia rende omaggio all’illustre{{AltraColonna}}
maestro per il suo ottantesimo compleanno, figura la prima esecuzione assoluta di ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima'' per soli, coro e orchestra. Ancora una volta il musicista veneziano dona
figura al suo mondo imaginifico fissandolo nel ricordo a lui caro di una classicità italiana di cui l’antica
poesia è il messaggio. Quella poesia — aveva egli scritto un tempo — in cui «si ritrova il ritmo della nostra musica, cioè quel ritmo veramente italiano che a poco a poco, durante tre secoli, è andato perdendosi nel melodramma». Le immagini musicali di Malipiero tendono a consegnarsi, infatti, come le tracce di un contesto generale coerente e armonico, come dei residui di un
mondo originario o di un ideale classico, disponibili cioè a un ordine di chiara architettura, di marcati
rilievi, di decisi contrasti; simili caratteri, tuttavia, svincolati da ogni obbligo o rigore di sviluppo, egli li lascia consistere come illuminazioni
istantanee e librarsi nel tempo puro della memoria, sciolti dalla trama del tempo fenomenico.
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Ascoltata, in seguito, la ''Musica da concerto N. 3'' di Flavio Testi, per pianoforte e orchestra. A sua volta
insofferente d’avventure ed eccentricità. A sua volta moderata nel conio delle immagini e nella ricerca di uno stile. Vi è tuttavia riconoscibile la mano sostanziosamente costruttiva dell’autore, avvertibile la
trasparenza di una scrittura facile e pure essenziale, veloce e pure equilibrata nei vivaci dialoghi dello
strumento solista con l’orchestra. Tutto suona piacevole, in Testi, e intelligente...
Ha diretto Ettore Gracis, ha interpretato a dovere il pianista Carlo Pestalozza.
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{{Colonna}}Il concerto diretto da Sanzogno è stato tutto dedicato a Gian Francesco Malipiero nel suo ottantesimo compleanno. Il maggior compositore italiano della sua generazione è stato illustrato dalle celebri ''Pause del silenzio'' del 1917, dal mistero di ''Santa Eufrosina'' per soli, coro e orchestra del 1942, in cui la tendenza malipieriana a uniformare il discorso sinfonico alla vocalità è compiutamente emersa anche in virtù delle distese interpretazioni dei cantanti Wladimiro Ganzarolli, Silvana Zanolli e Antonio Boyer, dalla recentissima ''Serenissima'' per orchestra e saxofono concertante (solista Baldo Maestri), basata su sette canzonette popolari veneziane, in cui rivive la nostalgia mai spenta nel musicista della sua città, infine, da una novità assoluta: ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale'' pure per soli, coro e orchestra.
Questo lavoro si allinea alla serie delle «rappresentazioni da concerto» create dalla fantasia del musicista, e in cui è giunto a trovare nuova forma il suo teatro di poesia, misto di umori ora ironici, ora amari, ora lugubri, ora nostalgici, affidato ai fantasmi dell’immaginazione piuttosto che alla consistenza corporea della scena. Hanno animato la ''Rappresentazione'', cui ha arriso il più affettuoso successo, le voci di Mario Guggia, Juan Carlo Gebelin, Saverio Durante, Renata Mattioli, Cavel Armstrong, Luisa Ribacchi, Aldo Bottion, Paolo Cesari, Gino Sinimberghi,
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Nel concerto diretto da Nino Sanzogno interamente dedicato a musiche di Gian Francesco Malipiero, con cui il XXV Festival internazionale di musica contemporanea di Venezia rende omaggio all’illustre{{AltraColonna}}
maestro per il suo ottantesimo compleanno, figura la prima esecuzione assoluta di ''Rappresentazione e Festa di Carnasciale e della Quaresima'' per soli, coro e orchestra. Ancora una volta il musicista veneziano dona
figura al suo mondo imaginifico fissandolo nel ricordo a lui caro di una classicità italiana di cui l’antica
poesia è il messaggio. Quella poesia — aveva egli scritto un tempo — in cui «si ritrova il ritmo della nostra musica, cioè quel ritmo veramente italiano che a poco a poco, durante tre secoli, è andato perdendosi nel melodramma». Le immagini musicali di Malipiero tendono a consegnarsi, infatti, come le tracce di un contesto generale coerente e armonico, come dei residui di un
mondo originario o di un ideale classico, disponibili cioè a un ordine di chiara architettura, di marcati
rilievi, di decisi contrasti; simili caratteri, tuttavia, svincolati da ogni obbligo o rigore di sviluppo, egli li lascia consistere come illuminazioni
istantanee e librarsi nel tempo puro della memoria, sciolti dalla trama del tempo fenomenico.
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Ascoltata, in seguito, la ''Musica da concerto N. 3'' di Flavio Testi, per pianoforte e orchestra. A sua volta
insofferente d’avventure ed eccentricità. A sua volta moderata nel conio delle immagini e nella ricerca di uno stile. Vi è tuttavia riconoscibile la mano sostanziosamente costruttiva dell’autore, avvertibile la
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude><section begin="s1" />{{Colonna}}E lascia il passo al quarantenne fiorentino Flavio Testi, latore di una ''Musica da concerto N. 3'' per pianoforte e orchestra... questa musica del Testi sembra dettata in un momento di singolare felicità inventiva e approda a risultati anche più suadenti di quelli raggiunti da altre musiche, forse dall’autore ritenute{{AltraColonna}}maggiormente impegnative... Di brillante nitore, di immediata rispondenza al dialogo con l’orchestra è apparso nella pagina di Testi il pianista Carlo Pestalozza... Accoglienze calorose per il maestro Gracis, il pianista Pestalozza; due volte si è pure presentato il maestro Testi.
{{A destra|{{Sc|guido piamonte}}}}{{FineColonna}}<section end="s1" />
<section begin="s2" />'''Due novità di G. F. Ghedini'''
{{no rientro}}''Il pubblico milanese ha applaudito, a meno di quindici giorni di distanza, due nuovissime partiture ghediniane, la'' Lectio Jeremiae prophetae ''per soprano, coro e orchestra, eseguita all’Angelicum il 26 marzo e gli'' Appunti per un Credo ''presentati ai Pomeriggi Musicali il 7 aprile. Ecco quanto ne hanno scritto rispettivamente i critici del'' Corriere della Sera ''(27 marzo) e della'' Notte ''(9 aprile).''
{{Colonna}}«...Giorgio Federico Ghedini con la sua ''Lectio Jeremiae prophetae'' per soprano, coro e orchestra da camera, scritta sulle commoventi parole di Rachele che piange i figli e presentata all’Angelicum in prima esecuzione assoluta, partecipandovi lo eccellente concertatore e direttore Antonio Janigro, la solista di canto Irma Bozzi Lucca e il Coro Polifonico di Milano guidato da Giulio Bertola. Esecuzione di vibrante rilievo ed opera di alta concisione lirica e drammatica, severa nella scrittura, profonda nei concetti, concretata in una partitura d’esemplare comunicativa chiarezza...».
{{A destra|{{Sc|franco abbiati}}}}
Ha dominato il programma dei «Pomeriggi» di sabato, ancora Ghedini con dei suoi ''Appunti su un Credo''. Non che le altre musiche eseguite prima e dopo di questi ''Appunti'' fossero di importanza trascurabile: tutt’altro. Ma si trattava di una «novità» vincolata a un assunto di carattere commemorativo personale,{{AltraColonna}}religioso, umano, che è stato ed è pur sempre la forza ispiratrice più significativa ed avvincente dell’arte del Ghedini e non gli permette di accostarsi a nessuna tendenza della musica moderna, quasi tutta fuori di ogni alta spiritualità, per non dire astratta e disumana. Ghedini, anche con questi ''Appunti'' che si possono considerare come lo sfondo istrumentale di una cantica corale da stare a sè, o da completarsi, appunto, con l’aggiunta del testo liturgico interamente musicato, appare più che mai chiaramente come il musicista europeo — e dire europeo è dire mondiale — più dipendente dagli influssi della incombente e insopprimibile tradizione, e nello stesso tempo aperto a quelli dello spirito musicale nuovo.
Lineare, questa musica del Ghedini, scabra, aspra, talora, come certe dure asserzioni religiose primitive, umile e devota con intima commozione, la segui effettivamente con la mente al testo del Credo cristiano, e ti impressionano veramente le reiterate
coincidenti affermazioni pe-{{FineColonna}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>::{{x-larger|'''Dischi'''}}
{{no rientro}}'''Antonio Vivaldi'''. '''''Le Quattro stagioni.''''' Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna diretta da Hermann Scherchen.</br>
Violino solista Julian Olewski.</br>
{{smaller|'''Ricordi, 1 disco da 30 cm., MRC 5087 (Serie Westminster)'''}}
{{Colonna}}I quattro concerti che compongono il ciclo delle ''Quattro stagioni'' di Vivaldi sono oggi considerati fra i più felici momenti della creazione musicale di tutti i tempi. Appartengono, direi, al lato più nobile del Settecento, a quello che riesce ancora a serbare, nella preziosità delle convenzioni e nella rigidità dei concetti, una autentica nobiltà di intenzioni e di comportamento. E del resto Vivaldi, come uomo, con la sua vita così avventurata, con la sua un po’ ambigua condizione civile, col suo entourage, con le straordinarie cose che faceva, era agli antipodi della coerenza cortigiana o{{AltraColonna}}signorile del suo tempo. Le ''Quattro stagioni'' non sono certo e soltanto della musica atmosferica, ma un grandissimo affresco che copre un intero orizzonte. Corredati dagli immancabili quattro sonetti, i quattro concerti vivaldiani vengono qui presentati da un musicista temprato nelle più impegnative «sortite» moderne, Hermann Scherchen, che alla testa dell’Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna ci dà del capolavoro del prete rosso una ripetizione preziosa e fedele. Fra le tante, da accogliersi con rispetto.
{{A destra|{{Sc|mario Pasi}}}}{{FineColonna}}
{{no rientro}}'''Ferde Grofé.''' '''''Gran Canyon Suite.'''''</br>
'''George Gershwin.''' '''''Porgy and Bess.''''' Suite.</br>
Orchestra Sinfonica dello Utah diretta da Maurice Abravanel.</br>
{{smaller|'''Ricordi, 1 disco da 30 cm. MRC 5088 (serie Westminster).'''}}
{{Colonna}}Ferde Grofé, nato a Nuova York negli anni ’90 da una famiglia di musicisti, è giunto alla composizione
attraverso una serie di esperienze come orchestratore e arrangiatore. Noto per aver orchestrato la celebre ''Rapsodie in blue'' di Gershwin, Grofé affida la sua fama non troppo modesta a una serie di composizioni (non molte invero) dedicate al suo paese, gli Stati Uniti. Grofé è un illustratore, se vogliamo: rende visivamente il suo discorso musicale, elabora i suoi colori e le sue immagini con la freschezza del pioniere. Musica che non ha profondi contenuti — non sempre, per fortuna, necessari — e che vuole farsi ascoltare, quella di Grofé.{{AltraColonna}}E il risultato è stato raggiunto, specialmente dalla popolarissima ''Gran Canyon suite'', e per essa dall’ancor più popolare, se è lecito dire così, ''On the trail'', il terzo movimento. È una «symphonie picture», una musica d’uso, una musica di gradevole ascolto, realizzata nel disco con fedele sensibilità.
Più impegnata musicalmente la suite originale dal ''Porgy and Bess'' di Gershwin: dell’opera, che recentemente ha colto il meritato trionfo sulle scene di tutto il mondo, si è parlato moltissimo in questi anni. Questa suite ne ripete i motivi fondamentali, ma l’autore vi ha cercato il difficile, sia negli accostamenti che nell’arrangiamento. È probabile{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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{{no rientro}}'''Antonio Vivaldi'''. '''''Le Quattro stagioni.''''' Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna diretta da Hermann Scherchen.</br>
Violino solista Julian Olewski.</br>
{{smaller|'''Ricordi, 1 disco da 30 cm., MRC 5087 (Serie Westminster)'''}}
{{Colonna}}I quattro concerti che compongono il ciclo delle ''Quattro stagioni'' di Vivaldi sono oggi considerati fra i più felici momenti della creazione musicale di tutti i tempi. Appartengono, direi, al lato più nobile del Settecento, a quello che riesce ancora a serbare, nella preziosità delle convenzioni e nella rigidità dei concetti, una autentica nobiltà di intenzioni e di comportamento. E del resto Vivaldi, come uomo, con la sua vita così avventurata, con la sua un po’ ambigua condizione civile, col suo entourage, con le straordinarie cose che faceva, era agli antipodi della coerenza cortigiana o{{AltraColonna}}signorile del suo tempo. Le ''Quattro stagioni'' non sono certo e soltanto della musica atmosferica, ma un grandissimo affresco che copre un intero orizzonte. Corredati dagli immancabili quattro sonetti, i quattro concerti vivaldiani vengono qui presentati da un musicista temprato nelle più impegnative «sortite» moderne, Hermann Scherchen, che alla testa dell’Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna ci dà del capolavoro del prete rosso una ripetizione preziosa e fedele. Fra le tante, da accogliersi con rispetto.
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{{no rientro}}'''Ferde Grofé.''' '''''Gran Canyon Suite.'''''</br>
'''George Gershwin.''' '''''Porgy and Bess.''''' Suite.</br>
Orchestra Sinfonica dello Utah diretta da Maurice Abravanel.</br>
{{smaller|'''Ricordi, 1 disco da 30 cm. MRC 5088 (serie Westminster).'''}}
{{Colonna}}Ferde Grofé, nato a Nuova York negli anni ’90 da una famiglia di musicisti, è giunto alla composizione
attraverso una serie di esperienze come orchestratore e arrangiatore. Noto per aver orchestrato la celebre ''Rapsodie in blue'' di Gershwin, Grofé affida la sua fama non troppo modesta a una serie di composizioni (non molte invero) dedicate al suo paese, gli Stati Uniti. Grofé è un illustratore, se vogliamo: rende visivamente il suo discorso musicale, elabora i suoi colori e le sue immagini con la freschezza del pioniere. Musica che non ha profondi contenuti — non sempre, per fortuna, necessari — e che vuole farsi ascoltare, quella di Grofé.{{AltraColonna}}E il risultato è stato raggiunto, specialmente dalla popolarissima ''Gran Canyon suite'', e per essa dall’ancor più popolare, se è lecito dire così, ''On the trail'', il terzo movimento. È una «symphonie picture», una musica d’uso, una musica di gradevole ascolto, realizzata nel disco con fedele sensibilità.
Più impegnata musicalmente la suite originale dal ''Porgy and Bess'' di Gershwin: dell’opera, che recentemente ha colto il meritato trionfo sulle scene di tutto il mondo, si è parlato moltissimo in questi anni. Questa suite ne ripete i motivi fondamentali, ma l’autore vi ha cercato il difficile, sia negli accostamenti che nell’arrangiamento. È probabile{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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Musica d'oggi, 1962/N. 3
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{{Qualità|avz=25%|data=12 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=N.3 maggio - giugno 1962|prec=../N. 2|succ=../N. 4-5}}
==Indice==
* {{Testo|/Sommario|Sommario}}
* {{Testo|/Profilo di Marco Enrico Bossi|Profilo di Marco Enrico Bossi}}
* {{Testo|/Riprendiamo il dialogo|Riprendiamo il dialogo}}
* {{Testo|/Mezzosoprani e contralti|Mezzosoprani e contralti}}
* {{Testo|/Visita a una grande fabbrica di pianoforti|Visita a una grande fabbrica di pianoforti}}
* {{Testo|/Teatri e concerti|Teatri e concerti}}
* {{Testo|/Notizie in breve — Necrologi|Notizie in breve — Necrologi}}
* {{Testo|/Edizioni musicali|Edizioni musicali}}
* {{Testo|/Libri|Libri}}
* {{Testo|/Dischi|Dischi}}
* {{Testo|Diario musicale di un viaggio in Italia/IX|Diario musicale di un viaggio in Italia - IX}}
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Autore:Mario Pasi
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{{Autore
| Nome = Mario
| Cognome = Pasi
| Attività = critico musicale
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
==Opere==
*{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Riprendiamo il dialogo}}
*{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Dischi}}
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Autore:Giovanni Ugolini
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Panz Panz
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{{Autore
| Nome = Giovanni
| Cognome = Ugolini
| Attività = critico musicale/compositore
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
==Opere==
*{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Libri}}
*{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Edizioni musicali}}
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Autore:Gino Roncaglia
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2026-05-16T06:49:26Z
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{{Autore
| Nome = Gino
| Cognome = Roncaglia
| Attività = musicologo/critico musicale
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
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==Opere==
*{{Testo|Musica d'oggi, 1962/N. 3/Libri}}
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Il Libro dei Re/Il re Kâvus/5/X
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Porto il SAL a SAL 75%
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=15 maggio 2026|arg=Da definire}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|5]] - X. - Lettere di Siyâvish e di re Kâvus|prec=../IX|succ=../XI}}
<pages index="Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1887, II.djvu" from="365" to="368" />
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|{{cs|R}}|''5 aprile 1962''
|colspan=2|TEATRO ALLA SCALA - MILANO
|-
|{{cs|R}}|''1ª rappres. assoluta''||colspan=2|'''IL BUON SOLDATO SVEJIK.'''
|-
|
|colspan=2|Opera in 3 atti di Gerardo Guerrieri dall’omonimo romanzo di Juroslav Hasek
|-
|
|colspan=2|Musica di '''Guido Turchi'''
|-
|
|colspan=2|Ed. Ricordi
|-
|{{cs|R}}|{{nowrap|''Personaggi e interpreti''}}
|1° Avventore
|''Walter Gallino''
|-
|
|2° Avventore
|''Dino Mantovani''
|-
|
|Birraio
|''Carlo Franzini''
|-
|
|Katja
|''Cecilia Fusco''
|-
|
|Bretschneider
|''Giuseppe Zacchillo''
|-
|
|Svejk
|''Rolando Panerai''
|-
|
|Una Cliente
|'''Clara Foti''
|-
|
|Voce
|''Virgilio Carbonari''
|-
|
|1° Compagno di cella
|''Giuseppe Bertinazzo''
|-
|
|2°{{Spazi|9}}»{{Spazi|10}}»{{Spazi|6}}»
|''Alfredo Giacomotti''
|-
|
|3°{{Spazi|9}}»{{Spazi|10}}»{{Spazi|6}}»
|''N.N.''
|-
|
|4°{{Spazi|9}}»{{Spazi|10}}»{{Spazi|6}}»
|''Paolo Mazzotta''
|-
|
|5°{{Spazi|9}}»{{Spazi|10}}»{{Spazi|6}}»
|''Enzo Guagni
|-
|
|6°{{Spazi|9}}»{{Spazi|10}}»{{Spazi|6}}»
|''Ugo Novelli''
|-
|
|Distinto signore
|''Angelo Mercuriali''
|-
|
|Giudice
|''Federico Davià''
|-
|
|1 Sostituto
|''Piero De Palma''
|-
|
|2 Sostituto
|''Carlo Forti''
|-
|
|Guardia
|''Roberto Pistone''
|-
|
|Messo
|''Ezio Marano''
|-
|
|Capitano medico
|''Carlo Badioli''
|-
|
|Capitano Pelikan
|''Alvinio Misciano''
|-
|
|Un Ufficiale
|''Giuseppe Morresi''
|-
|
|Mimì
|''N.N.''
|-
|
|Carlotta
|''Marina Cucchio''
|-
|
|L’Industriale
|''Franco Ricciardi''
|-
|
|Il Generale
|''Rio Novello''
|-
|
|Ferroviere
|''Piero De Palma''
|-
|
|Maresciallo
|''Carlo Meliciani''
|-
|
|Gendarme
|''Roberto Pistone
|-
|
|1° Ufficiale
|''Giuseppe Bertinazzo''
|-
|
|2° Ufficiale
|''Virgilio Carbonari''
|-
|
|colspan=2|Maestro concertatore e direttore
|-
|
|colspan=2|'''Nino Sanzogno'''
|-
|
|colspan=2|Regia di Virginio Puecher
|-
|
|colspan=2|Bozzetti e figurini di Luciano Damiani
|-
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Panz Panz
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Autore:Rodolfo Celletti
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Panz Panz
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Rodolfo Celletti}} [[Categoria:Testi per autore|Celletti, Rodolfo]]
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{{Vedi anche autore|Rodolfo Celletti}}
[[Categoria:Testi per autore|Celletti, Rodolfo]]
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<noinclude><pagequality level="3" user="Federicor" />{{RigaIntestazione|210||}}</noinclude>pore tutte le discordi idee che mi andavano scorrendo pel capo. E poichè l’amicizia deve provarsi, se non altro, di non rimanere oziosa nei bisogni altrui, mi proposi di scriverti la presente, esaminando il ridicolo, e le ragioni die ci hanno di non temerlo soverchiamente.
Una buona distinzione è, senza più, in motle questioni il più agevole mezzo di mettere in chiaro la verità. Ora parmi che nel caso nostro venga opportunissima la distinzione tra il farsi e l’esser fatto ridicolo. Ognuno il quale abbia punto di verecondia deve studiarsi a tutto potere di non farsi ridicolo (pur troppo gli accadrà, in onta a tutte le sue cautele, d’incappare in atti o discorsi che il facciano tale!): ma quanto all’esser fatto ridicolo, chi può chiamarsene ragionevolmente sicuro? Ciò non sta in nostro potere. V’è un ridicolo intrinseco alle azioni e ai discorsi, il quale sporge, a cosi dire, da essi come ramo da tronco, sicchè la malignità non altro dee fare che stendere un cotal poco la mano per afferrarlo; anzi alcuna volta que’ rami sporgono di maniera, ch’egli è malagevole, anche ai naturali più moderati, il non darvi per entro e crollarli: e v’è per altra parte un ridicolo che si viene dai beffardi sfaccendati innestando come estraneo rampollo sul tronco delle azioni o dei discorsi, anche di quelli fra i loro fratelli, che sarebbero i meno meritevoli di tale offesa.<noinclude><references/></noinclude>
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Autore:Francesco Ciccotti
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Francesco | Cognome = Ciccotti | Attività = giornalista/politico | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''La trasformazione della filantropia. Dalla carità privata all'assistenza sociale'' * ''La psicologia dello sciopero agrario'' * ''Le direttive e i propositi del partito socialista italiano'' {{Sezione note}}
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* ''La trasformazione della filantropia. Dalla carità privata all'assistenza sociale''
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Autore:Mizi Brusotti
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Centrato|INDICE}} DEDICA PREFAZIONE. La canzone del popolo e la canzone popolare. Germi e forme sentimentali. Influenze e caratteri etnici. I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa. La nostra canzone. Piemonte Lombardia. Venezia. Istria. Romagna ed Emilia. Toscana. Lazio. Abruzzi. Campania Calabria. Sicilia. Sardegna. Corsica. Bibliografia. Pag. 5 7 =22 11 21 27 33 47 59 78 87 102 108 117 125 140 1...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|INDICE}}
DEDICA
PREFAZIONE.
La canzone del popolo e la canzone popolare.
Germi e forme sentimentali.
Influenze e caratteri etnici.
I caratteri principali della canzone dei vari
popoli d'Europa.
La nostra canzone.
Piemonte
Lombardia.
Venezia.
Istria.
Romagna ed Emilia.
Toscana.
Lazio.
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Campania
Calabria.
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Bibliografia.
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>imboccare in una viuzza, Lupo si vide in faccia la forca che gli era preparata, e facendole un saluto colla mano, disse ad alta voce — Addio, gioja cara! — di che tutta la moltitudine si mise a ridere.
Al povero Ambrogio non pareva vero di vedersi al fianco il suo figliuolo sano e salvo: come se avesse avuto bisogno di certificarsene ad ogni momento, non gli toglieva mai gli occhi d’addosso, lo tenea stretto per una mano, e gli venia dicendo sottovoce con una faccia tutta imbambolata: — Sviato! scapigliataccio! me n’hai fatto avere degli spaventi; me n’hai date delle strette la mia parte ve’! via, via, fa a mio modo, lascialo
andare questo mestieraccio del soldato, torna a casa tua, e viviamo un po’ quieti tutti insieme del ben che Iddio ci ha dato, in compagnia di tua madre... Poveretta! che ti lamentavi tante volte ch’ella non ti voleva bene... se tu l’avessi vista quella povera donna, se l’avessi vista!
— Oh! lo so, lo so: non è ch’io abbia dubitato mai un momento dell’amor suo.
— Ma io dico che te ne vuol tanto del bene, ma tanto tanto; ch’io non te ne posso voler di più: e Lauretta?... e tuo fratello? anche lui, vedi, così freddo com’ei pare...
— Sì, sì, sono obbligato a tutti quanti.
— Sicché la farai di risoluzione? darai questa contentezza a tuo padre negli ultimi suoi giorni?
— Ne parleremo poi; vedete bene, bisogna che mi consulti ancor col mio signore !
— Oh! sì, sì, è giusto, troppo giusto, chè gli hai tanto obbligo; e se sapessi quel ch’egli ha fatto per te, e con che cuore... e anche il Conte e anche la Contessa e la padroncina, e poi tutti quanti; nella mia disgrazia ho avuto questa consolazione di vedere e di toccar con mano il bene che ti voglion tutti.
Ottorino, che sentiva come in quei primi momenti di paterna e filiale svisceratezza la presenza d’un terzo sarebbe stata di soverchio, camminava qualche passo innanzi, facendo sembiante di attendere a tutt’altro: ma dopo aver concesso quello sfogo che gli parve onesto, trattenendo un istante il cavallo, si lasciò raggiungere dagli altri due, e troncando ad entrambi in bocca le grazie che cominciavano a rendergli, disse a Lupo: —
Bisognerà che ci affrettiamo per essere a tempo alla giostra; ben sai che
questo è il primo giorno, e tu mi vorrai ben servir da scudiere?
—Senza fallo e lo credereste? ci ho pensato anche là a Chiaravalle, e quella cerimonia che volean farmi mi scottava anche<noinclude><references/></noinclude>
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Ottorino, che sentiva come in quei primi momenti di paterna e filiale svisceratezza la presenza d’un terzo sarebbe stata di soverchio, camminava qualche passo innanzi, facendo sembiante di attendere a tutt’altro: ma dopo aver concesso quello sfogo che gli parve onesto, trattenendo un istante il cavallo, si lasciò raggiungere dagli altri due, e troncando ad entrambi in bocca le grazie che cominciavano a rendergli, disse a Lupo: —
Bisognerà che ci affrettiamo per essere a tempo alla giostra; ben sai che
questo è il primo giorno, e tu mi vorrai ben servir da scudiere?
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{{Centrato|VIII.}}
{{Centrato|'''Frèjus e Moncenisio.'''}}
Fra le alte valli della Dora e della Duranza, a Nord del Monginevra, ricordiamo i valichi ''des Baisses'' o ''des Trois Freres Mineurs'' (m. s, facile, 2683 m.), ''de l’Ours'' (s., 2683 m.), ''de la Grande Hoche'' (s., 2735 m.), ''della Mulattiera'' (m. s., 2600?), ''de la Chaux d’Acles'' (m. s., 2217), ''des Echelles'' (m. s., facile, alto soli 1791 m., sotto al quale si è progettata una galleria lunga appena 3800 m. per la ferrovia Oulx-Briançon), ''des Thurres'' (m. s.. 2283 m., da non confondere con quello di ''Thurvas'', già citato nel precedente capitolo) ed infine quello dell’''Etroit du Vallon'' (s. discreto, 2500 m.). Dal bacino della Dora passando in quello dell’''Arc'', affluente dell’Isère i colli ''di Valmeynier'' (s. diffìcile, 2900 m.), della ''Saume'' o di ''Valle stretta'' (m. s., 2445 m.), de la ''Roue'' (m. facile e frequentata, 2360 in.) di Frèjus (s. difficile, 2550 m.), de la ''Pelouse'' (s. malagevole, 2852), d’''Étiache'' (m. s., 2814 m.), di ''Clapier'' o ''Savine'' (m. s. facile, 2491) e del ''Piccolo Moncenisio'' (m. s., 2229 m.), il quale ultimo si stacca dall’Ospizio del Monte Cenisio, raggiungendo a ''Bramant'', più sotto di Lanslebourg, la grande strada del Moncenisio. Ed ora, avanti di intrattenerci su questa, poche parole intorno alla ferrovia internazionale, ed al gran tunnel che impropriamente s’intitola col nome di Cenisio: esso diffatti si trova quasi sotto al colle Frèjus, distante verso ovest dal valico della postale napoleonica non meno di 25 chilometri. Non ripeteremo quanto da anni fu stampato su questa memorabile opera, tutta gloria nostra, sommamente proficua per il commercio generale, malgrado la concorrenza presente e futura di altri trafori alpini. Però sotto il rapporto sia della bellezza alpina, sia della bontà e stabilità della via ci troviamo in condizioni ben più infelici di quelle in cui trovasi la nuova congenere linea del Gottardo. Dal lato della Savoja, al di sotto di Modane, il paese è abbastanza dotato di vegetazione silvestre e si fa vieppiù ameno scendendo verso S. Jean de Maurienne, Chambery e l’incantevole Aix-les-Bains: ma appena sopra Medane cominciano le dolenti note. Nel tratto in ascesa da questa stazione al gran tunnel si dovette mutar tracciato ed abbandonar la galleria del Replat, nonchè aprire un costoso ingresso circuvilineo alla galleria principale, causa i movimenti continui nel monte, la cui superfìcie si va sfasciando: e nessuno sa quando il tracciato potrà riposare in condizioni di stabilità perfetta. Dal versante italiano stiamo peggio: le pendici delle montagne sono in gran parte denudate di foreste, orride per frane enormi ed in alcuni tratti (per es. da Chiomonto ad Exilles) la linea poggia su degli schisti in piena dissoluzione, che forza umana non vale ad arrestare, talchè venne consigliato un cambiamento radicale nel suo percorso dal chiarissimo geologo {{Wl|Q12954226|M. Baretti}}, che nel 1881 vi fece un’accurata ispezione in seguito allo scoscendimento avvenuto in quell’anno presso Chiomonte.
Penoso e costosissimo poi è l’esercizio per le forti pendenze che toccano e passano il 30 per mille, laddove nel Gottardo si arriva solo al 22 e sul Ceneri, per breve tratto, al 26. Delle nevi non occorre parlare; basta aprir i giornali nell’inverno per leggervi di tanto in tanto gli avvisi d’interruzioni di servizio, causale dalle valanghe; terribili poi furono quelle dello scorso inverno. Il paesaggio è grandioso, anzi orrido; se togli brevi tratti ben coltivati a viti e pascolo presso la Dora, e qualche foresta salva ancora dalla scure devastatrice, tutto<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>per questo, che la mi rubava la consolazione di potervi prestar il mio servizio nella lizza!
— Te lo volean far loro a te il servizio quei padri garbati, ma per questa volta hanno dovuto riporne la voglia: e se avessi visto, muso arcigno e rincagnato che facea l’Abate al leggere la lettera di Marco! e’ si scontorceva tutto come un pipistrello che si sente scottare dallo zolfo; e ti so dire che ci ebbi un gusto matto a vederlo dover ingojar amaro e sputar dolce.
— Per altro, — diceva Lupo — l’è stata una gran degnazione, una grazia troppo fuor d’ogni misura di quell’uomo: un Marco Visconti!...
— È stato per amor del padrone, — entrava a dirgli Ambrogio — per amor del padrone, che è andato a posta a pregarlo in compagnia di Bice.
— Resto obbligato per sempre anche alle mani del Conte, — rispondeva il giovine un po’ mortificato dal non potersi persuadere che Marco avesse proprio pensato a lui come a lui, il che gli avrebbe dato un gran fumo, l’avrebbe gonfiato quel poco, ma però, prima di tutto, bisognerà che vada a ringraziar Marco.
— È partito questa notte per la Toscana, — gli disse Ottorino.
— Oh me ne duol davvero, chè non so quel che avrei dato per l’onore di potergli baciar quella mano gloriosa, e assicurarlo che la mia vita sarà sempre per lui.
Ambrogio nel sentire l’espressione di quella gratitudine così distinta, così fanatica per Marco, capì che suo figlio era ancora quel di prima, che non gli era uscito di corpo il diavolo guerresco, e abbassando il capo tutto malcontento disse in cuor suo: — Se neppur la forca lo può guarire, io non so più che farci. —
Il figliuolo lesse, dirò così, quel pensiero sul volto corrugato di suo padre; gli dolse d’essersi lasciato trascorrere a dir cosa che avesse potuto dargli disgusto in quel momento, e volendo rimediarvi in qualche modo e dargli un testimonio della sua tenerezza filiale, senza entrare in quello su che non potevan esser d’accordo, senza parer di prometter cosa che non aveva intenzione di mantenere, pensò un pezzo a quel che dovesse dirgli di più affettuoso e di più gradito; e finalmente scappò fuori a
domandargli come stessero i falchi che avea lasciati a Limonta.
Ottorino guardò in volto al suo scudiere; tanto strana e fuor di luogo gli parve una tal domanda in quel momento: ma il padre, che non aveva mai potuto piegar Lupo a farsi parer buono il mestiere in ch’egli avea posto tutto il cuor suo, nel quale avrebbe voluto rilevarlo; che non l’avea sentito mai nominare di sua vo-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||capitolo xv.|}}</noinclude>per questo, che la mi rubava la consolazione di potervi prestar il mio servizio nella lizza!
— Te lo volean far loro a te il servizio quei padri garbati, ma per questa volta hanno dovuto riporne la voglia: e se avessi visto, muso arcigno e rincagnato che facea l’Abate al leggere la lettera di Marco! e’ si scontorceva tutto come un pipistrello che si sente scottare dallo zolfo; e ti so dire che ci ebbi un gusto matto a vederlo dover ingojar amaro e sputar dolce.
— Per altro, — diceva Lupo — l’è stata una gran degnazione, una grazia troppo fuor d’ogni misura di quell’uomo: un Marco Visconti!...
— È stato per amor del padrone, — entrava a dirgli Ambrogio — per amor del padrone, che è andato a posta a pregarlo in compagnia di Bice.
— Resto obbligato per sempre anche alle mani del Conte, — rispondeva il giovine un po’ mortificato dal non potersi persuadere che Marco avesse proprio pensato a lui come a lui, il che gli avrebbe dato un gran fumo, l’avrebbe gonfiato quel poco, ma però, prima di tutto, bisognerà che vada a ringraziar Marco.
— È partito questa notte per la Toscana, — gli disse Ottorino.
— Oh me ne duol davvero, chè non so quel che avrei dato per l’onore di potergli baciar quella mano gloriosa, e assicurarlo che la mia vita sarà sempre per lui.
Ambrogio nel sentire l’espressione di quella gratitudine così distinta, così fanatica per Marco, capì che suo figlio era ancora quel di prima, che non gli era uscito di corpo il diavolo guerresco, e abbassando il capo tutto malcontento disse in cuor suo: — Se neppur la forca lo può guarire, io non so più che farci. —
Il figliuolo lesse, dirò così, quel pensiero sul volto corrugato di suo padre; gli dolse d’essersi lasciato trascorrere a dir cosa che avesse potuto dargli disgusto in quel momento, e volendo rimediarvi in qualche modo e dargli un testimonio della sua tenerezza filiale, senza entrare in quello su che non potevan esser d’accordo, senza parer di prometter cosa che non aveva intenzione di mantenere, pensò un pezzo a quel che dovesse dirgli di più affettuoso e di più gradito; e finalmente scappò fuori a
domandargli come stessero i falchi che avea lasciati a Limonta.
Ottorino guardò in volto al suo scudiere; tanto strana e fuor di luogo gli parve una tal domanda in quel momento: ma il padre, che non aveva mai potuto piegar Lupo a farsi parer buono il mestiere in ch’egli avea posto tutto il cuor suo, nel quale avrebbe voluto rilevarlo; che non l’avea sentito mai nominare di sua vo-<noinclude>{{PieDiPagina||— 199 —}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" /></noinclude>nella Tartaria, nell’Assiria, nella Persia e nell’Etiopia, come ce ne fa fede la lettera del Pontefice che gli commetteva di adoperarsi in quei luoghi pel bene spirituale di quelle nazioni <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. X, an. 1440; {{Sc|Cozza}}, De Graecor. schism. tom. IV, part. VI, cap. XX.</ref>.
E qui siamo giunti a un celebre viaggiatore, che, se avesse lasciato una relazione de’ suoi viaggi, potrebbe stare allato a coloro che hanno maggior nome nella storia della Geografia. Voglio dire Frate Luigi di Bologna, di cui sopra dicemmo, come insieme a Frate Giacomo de’ Primadizi e Frate Francesco di Bologna l’anno 1437 passasse in Armenia. Già lunghi anni innanzi avea dimorato nella Palestina, e là esercitata la mente ai più delicati maneggi, e il corpo indurato alle privazioni e alle gravi fatiche. Nella qual missione dette sì buon saggio di sè, che papa Niccolò V l’anno 1454 lo sceglieva per inviarlo nell’Abissinia, dandogli insieme facoltà di condur seco due Frati del suo Ordine, che liberamente si offerissero a seguitarlo. Se non che, dal Turco impeditogli di penetrare nell’Abissinia, tornò in Armenia, fu dall’Imperatore di Trebisonda, dal re di Persia, dal Duca dell’Iberia Maggiore, dal Signor dell’Armenia Minore, e da Assan, principe della Mesopotamia. Con efficacia, non mai da prudenza scompagnata, cercò appiccare trattative con questi potentati per l’incremento della religione e per il bene civile delle nazioni, tentando far argine alla strabocchevole potenza turca, che minacciava d’ingoiare e imbarbarire tutta quanta l’Europa <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. XII, an. 1457, n. LVII; {{Sc|Raynald}}. ad an. 1457. Nel vol. VI della - Storia universale delle Missioni Francescane del Padre Marcellino da {{Sc|Civezza}}, - al cap. IX, è vendicata la fama di questo Missionario dalle gravi accuse colle quali alcuni tentarono d’infamarlo, e che furono accolte recentemente dal professore Giuseppe {{Sc|Müller}} nella sua pubblicazione: - Documenti sulle relazioni delle città Toscane coll’Oriente cristiano e coi Turchi fino all’anno MDXXXI, raccolti ed annotati da Giuseppe {{Sc|Müller}} -, Firenze 1879.</ref>. Infatti, tenendo la via della Colchide e della Scizia, trapassando il Tanai<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||— 34 —|}}</noinclude>nella Tartaria, nell’Assiria, nella Persia e nell’Etiopia, come ce ne fa fede la lettera del Pontefice che gli commetteva di adoperarsi in quei luoghi pel bene spirituale di quelle nazioni <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. X, an. 1440; {{Sc|Cozza}}, De Graecor. schism. tom. IV, part. VI, cap. XX.</ref>.
E qui siamo giunti a un celebre viaggiatore, che, se avesse lasciato una relazione de’ suoi viaggi, potrebbe stare allato a coloro che hanno maggior nome nella storia della Geografia. Voglio dire Frate Luigi di Bologna, di cui sopra dicemmo, come insieme a Frate Giacomo de’ Primadizi e Frate Francesco di Bologna l’anno 1437 passasse in Armenia. Già lunghi anni innanzi avea dimorato nella Palestina, e là esercitata la mente ai più delicati maneggi, e il corpo indurato alle privazioni e alle gravi fatiche. Nella qual missione dette sì buon saggio di sè, che papa Niccolò V l’anno 1454 lo sceglieva per inviarlo nell’Abissinia, dandogli insieme facoltà di condur seco due Frati del suo Ordine, che liberamente si offerissero a seguitarlo. Se non che, dal Turco impeditogli di penetrare nell’Abissinia, tornò in Armenia, fu dall’Imperatore di Trebisonda, dal re di Persia, dal Duca dell’Iberia Maggiore, dal Signor dell’Armenia Minore, e da Assan, principe della Mesopotamia. Con efficacia, non mai da prudenza scompagnata, cercò appiccare trattative con questi potentati per l’incremento della religione e per il bene civile delle nazioni, tentando far argine alla strabocchevole potenza turca, che minacciava d’ingoiare e imbarbarire tutta quanta l’Europa <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. XII, an. 1457, n. LVII; {{Sc|Raynald}}. ad an. 1457. Nel vol. VI della - Storia universale delle Missioni Francescane del Padre Marcellino da {{Sc|Civezza}}, - al cap. IX, è vendicata la fama di questo Missionario dalle gravi accuse colle quali alcuni tentarono d’infamarlo, e che furono accolte recentemente dal professore Giuseppe {{Sc|Müller}} nella sua pubblicazione: - Documenti sulle relazioni delle città Toscane coll’Oriente cristiano e coi Turchi fino all’anno MDXXXI, raccolti ed annotati da Giuseppe {{Sc|Müller}} -, Firenze 1879.</ref>. Infatti, tenendo la via della Colchide e della Scizia, trapassando il Tanai<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="BuzzerLone" />{{RigaIntestazione||— 34 —|}}</noinclude>nella Tartaria, nell’Assiria, nella Persia e nell’Etiopia, come ce ne fa fede la lettera del Pontefice che gli commetteva di adoperarsi in quei luoghi pel bene spirituale di quelle nazioni <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. X, an. 1440; {{Sc|Cozza}}, De Graecor. schism. tom. IV, part. VI, cap. XX.</ref>.
E qui siamo giunti a un celebre viaggiatore, che, se avesse lasciato una relazione de’ suoi viaggi, potrebbe stare allato a coloro che hanno maggior nome nella storia della Geografia. Voglio dire Frate Luigi di Bologna, di cui sopra dicemmo, come insieme a Frate Giacomo de’ Primadizi e Frate Francesco di Bologna l’anno 1437 passasse in Armenia. Già lunghi anni innanzi avea dimorato nella Palestina, e là esercitata la mente ai più delicati maneggi, e il corpo indurato alle privazioni e alle gravi fatiche. Nella qual missione dette sì buon saggio di sè, che papa Niccolò V l’anno 1454 lo sceglieva per inviarlo nell’Abissinia, dandogli insieme facoltà di condur seco due Frati del suo Ordine, che liberamente si offerissero a seguitarlo. Se non che, dal Turco impeditogli di penetrare nell’Abissinia, tornò in Armenia, fu dall’Imperatore di Trebisonda, dal re di Persia, dal Duca dell’Iberia Maggiore, dal Signor dell’Armenia Minore, e da Assan, principe della Mesopotamia. Con efficacia, non mai da prudenza scompagnata, cercò appiccare trattative con questi potentati per l’incremento della religione e per il bene civile delle nazioni, tentando far argine alla strabocchevole potenza turca, che minacciava d’ingoiare e imbarbarire tutta quanta l’Europa <ref>{{Sc|Wad}}. Ann. tom. XII, an. 1457, n. LVII; {{Sc|Raynald}}. ad an. 1457. Nel vol. VI della - Storia universale delle Missioni Francescane del {{AutoreCitato|Marcellino da Civezza|Padre Marcellino da {{Sc|Civezza}}}}, - al cap. IX, è vendicata la fama di questo Missionario dalle gravi accuse colle quali alcuni tentarono d’infamarlo, e che furono accolte recentemente dal professore Giuseppe {{Sc|Müller}} nella sua pubblicazione: - Documenti sulle relazioni delle città Toscane coll’Oriente cristiano e coi Turchi fino all’anno MDXXXI, raccolti ed annotati da Giuseppe {{Sc|Müller}} -, Firenze 1879.</ref>. Infatti, tenendo la via della Colchide e della Scizia, trapassando il Tanai<noinclude><references/></noinclude>
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Autore:Ercole Metalli
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* ''Usi e costumi della Campagna Romana'', 2ª ed. ampliata e illustrata, Roma, 1924. {{GB|DdQ9AAAAYAAJ}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||63}}</noinclude>{{Pt|preso|sorpreso}} del pallore d’Olesia, s’accostava precipitosamente a lei, quando la Palatina ed il religioso entrarono nel sotterraneo. Maravigliata dell’immobilità di sua figlia, la Palatina chiamolla più volte con una voce inquieta; quando Olesia riconobbe sua madre corse a lei, e afferrando con un movimento di passione una delle sue mani, la coprì di baci e di lacrime. La Palatina la sgridò dolcemente di esser venuta così sola in un luogo sì tristo, e pensando che una pronta diversione era solo capace di dissipare la melanconia, ringraziò il religioso, e pregollo a ricondurle in chiesa; pochi minuti dopo, la Palatina seguita da sua figlia e da Witold, uscì dal convento non senza avervi lasciati dei contrassegni della sua pia munificenza. A sedici anni, le impressioni posson esser ben forti, ma non posson esser durevoli; e, come abbiamo già detto, Olesia rimase incantata dalla scena che le si parò davanti agli occhi. La folla era immensa; persone di tutte le classi s’aggiravan nel {{Pt|bo-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|64||}}</noinclude>{{Pt|sco;|bosco;}} le donne più eleganti eran sedute o passeggiavano. Al loro arrivo, la Palatina e sua figlia furono circondate dalle loro numerose amiche; ma
Olesia, desiderando conoscere i siti più rimarchevoli di Bielany, pregò sotto-voce sua madre di condurla nell’interno del bosco; la Palatina ci acconsentì, e ricusò i frequenti inviti che le furon fatti d’assidersi. In fondo al viale Olesia fu fermata da alcune giovani che la canzonarono sulla solitudine di cui andava in cerca. Nel risponder loro, essa tentò di tirarle fuori dei contorni in cui s’aggiravano i galanti affollati. Ma vedendo che i suoi sforzi eran vani, e che per nulla al mondo esse avrebber voluto oltrepassarli d’una linea, ella sorrise, portò la mano alle sue labbra facendo quel gesto d’addio sì naturale nelle Polacche, e al quale le sanno dar tanta grazia; poi correndo con la leggerezza d’un silfo, venne a raggiunger sua madre cui dava braccio il principe Witold. Questa passeggiata fu lunga e meno piacevole che Olesia non avesse sperato. La Palatina ed<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||65}}</noinclude>il principe erano impegnati in un discorso serio; Olesia, sovente astratta, non potea nè attentamente seguirlo, nè bene comprenderlo; ella si maravigliava tuttavia dell’aria impacciata e malcontenta di sua madre, delle frasi poco cortesi e delle risposte piccanti che dava al principe, mentre quest’ultimo, conservando la maniera più civile e più naturale, non diceva che cose ragionevoli e lusinghiere. Finalmente la Palatina scoraggita e vedendo di andare a perdere ogni ritegno, non si degnò più rispondere al principe Witold che ne rimase maravigliato. Il motivo del malcontento di sua madre fu per Olesia un enigma; essa non tentò pure di penetrarlo.
Il giorno declinava; l’interno del bosco coprivasi a poco a poco di tenebre; la Palatina raggiunse la moltitudine, si pose a sedere, e cominciò subito a parlare con le persone che le si trovavan vicine. Il principe Witold si assise accanto ad Olesia. Quando fu sicuro di non essere inteso che da lei, le fece dei teneri<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|66||}}</noinclude>rimproveri sulla scena del convento; e lodando la sua commovente sensibilità, ei le mostrava la facilità ed il pericolo del troppo abbandonarsi alla propria immaginazione; Olesia lo ascoltava con quell’attenzione e quella riconoscenza di cui era solita ricompensare i consigli che le parevano buoni e si condannava
senza pur cercare una scusa; poi con una piacevole semplicità ringraziava il principe dell’interesse che aveva per lei; questi vedea nel suo carattere angelico la felicità del rimanente della sua vita; poichè da gran tempo ei l’avea scelta per sua compagna, e la di lei immagine si mescolava a tutti i suoi progetti di felicità. Talvolta ei fissava sovr’essa uno sguardo pieno della commozione più pura, quindi l’ascoltava con interesse dipingere la bellezza de’ luoghi in cui si trovavano; in questa stagione essi erano realmente deliziosi.
A poco a poco la folla erasi dissiata: si vedeva ancora un gran numero di donne formare diversi {{Pt|croc-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||67}}</noinclude>{{Pt|chi;|crocchi;}} altre, simili ad ombre graziose, passavan con leggerezza, e consuonando quasi all’ora misteriosa della sera, ciascuna parlava sotto voce, Nell’interno del bosco, dei musici tedeschi riempivano l’aria d’una dolce armonia; dei suoni puri e melodiosi, talora ripetuti con forza dall’eco, tal’altra trasportati dallo zeffiro, scorrevano tra la solta verzura del bosco e andavano a perdersi nell’acque. La luna raddoppiando la sua luce, riflettea nella Vistola il brilante suo disco; i suoi raggi penetravano a traverso le vaghe betulle; i tronchi di queste seminati di striscie inargentate si disegnavano sopra gruppi d’abeti inaccessibili alla luce; dietro a questi era nascosto il monastero, la cui croce sollevavasi sola sopra alle loro cime; tutti i fuochi della volta azzurina sembravan tributarle la loro luce, e così isolatamente sospesa, l’avresti detta discesa dall’alto, come un patto novello fra la terra ed il cielo.
Finalmente la Palatina diede il segnale della partenza, e non senza<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=140%|L=0.4em|GIULIO FARA}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|68||}}</noinclude>dispiacere Olesia lasciò Bielany. La strada era ingombrata d’equipaggi, la più parte tirati da quattro cavalli. I cocchieri sembravano essersi dati una sfida, le carrozze correvano con una rapidità spaventevole, e precipitandosi tutte in disordine verso il medesimo punto, ne risultò un imbarazzo che non era senza pericolo. La Palatina assai paurosa occupavasi con terrore delle conseguenze d’una
tal mischia; e mentre metteva in opera tutta la sua autorità per moderare l’ardor del cocchiere, e condannarlo ad andar di passo, il principe Witold ch’era a cavallo ora avvicinavasi ad Olesia, ora se ne trovava separato. In un momento in cui ne era lontano, ella udì le seguenti parole che furon pronunziate in tedesco: — Egli è desso, ve lo assicuro; egliè il principe Witold L***. Come potete voi dubitare? le sue elemosine hanno nutrita la vostra moglie e il vostro figlio; esse han sanata la vostra ferita; la riconoscenza dev’essere perspicace a distinguere un benefattore, anche per mezzo ai {{Pt|gen-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Selci (Umbria), Società Cooperativa Tipografica Pliniana,1920<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||69}}</noinclude>{{Pt|tili.|gentili.}} — Il Dio d’Abramo e di Giacobbe s’incarichi del mio debito, rispose una voce più forte, poichè per soddisfarlo non ho parole; e agli occhi d’un adorator di Gesù, le parole d’un israelita non han maggior peso del vento che le disperde; io affiderò le mie benedizioni al deserto, perchè se le indirizzassi a lui, ei si crederebbe maladetto. — Le benedizioni son sempre dolci, rispose la voce muliebre, uscisser anco dalla bocca d’un amalecita. Esse formano la felicità dell’uomo caritatevole; ma alziamo le nostre al cielo, e non saranno perdute, perchè siamo tutti figli del medesimo padre. Olesia maravigliata sporse la testa fuori della carrozza, e vide, sull’orlo del fosso lungo la medesima via, una povera famiglia che tornava a Varsavia: dall’accento gutturale con cui parlava il tedesco, essa s’era accorta che quella famiglia era ebrea; e pensò esser quella a cui era avvenuto l’accidente raccontato dal conte Ladislao. Godendo che Witold, in mezzo all’occupazioni e ai piaceri, non avesse {{Pt|trascu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|70||}}</noinclude>{{Pt|rata|trascurata}} un’opera pia, ella risolse d’associare segretamente i suoi doni a quelli di lui. Si chinò verso l’ebrea, e le dimandò il suo nome e la sua abitazione. Appena udita la risposta, i cavalli riprendendo il primiero lor corso la trasportaron lontano dalla povera famiglia. Essa cercò collo sguardo colui, la cui immagine egli era divenuta più cara; e credè distinguerlo a qualche distanza. In fatti il principe Witold avea soffermato il cavallo, e con la testa rivolta dalla parte della Palatina e d’Olesia, sembrava tener dietro coll’occhio alla lor corsa; quando vide la strada sgombra da ogni ostacolo, egli disparve.
All’indomani Olesia, con la permission di sua madre, recossi all’abitazione indicata; essa non avea nominati quelli che andava a soccorrere. Il nome d’ebreo in Polonia porta seco qualche cosa di ripugnante; però temeva che la Palatina glie lo negasse. Questa piccola dissimulazione le costava della pena; ma ne fu tosto distratta dall’idea che {{Pt|anda-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>
<poem>
ALLA DILETTISSIMA SPOSA CHE DELL'ARTE COME
DELLA VITA MIA DIVIDE DOLORI E GIOIE QUESTE
PAGINE NELLE QUALI È RACCHIUSO IL PIÙ SOAVE
ED ODOROSO CESPO CHE MAI ABBIA ORNATO SENO
DI DONNA PERCHÈ CARCO DEI FIORI DELL'ANIMA
DEL POPOLO NOSTRO UMILE E GRANDE.</poem><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||71}}</noinclude>{{Pt|va|andava}} a consolar la miseria. Giunta al luogo che l’era stato indicato, scese di carrozza, e seguita da una cameriera entrò in un’immensa corte. Olesia credeva d’incontrar subito chi cercava; ma vide ben presto tutta la difficoltà dell’impresa. Al suo arrivo, ella fu nell’istante circondata da una moltitudine innumerevole di piccoli ebrei attirati dalla brillante livrea dello staffiere che la seguiva. Un numero presso a poco eguale di donne d’ogni età s’affollarono tosto
dintorno a lei, numerando con straordinaria prestezza il nome degli oggetti da vendersi che si trovavano nelle loro botteghe. Invano Olesia domandò dell’abitazione di Gioachimo Levi; non le fu risposto che con queste parole. — Entrate, entrate; presso di me voi troverete tutto ciò che vi conviene; entrate entrate signora mia benefattrice, (epiteto comunissimo che vi stordisce le orecchie in certe strade di Varsavia). Por isbarazzarsi da questo impiccio, Olesia si determinò ad entrare nella bottega di migliore apparenza, e a farvi<noinclude><references/></noinclude>
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{{Rule|24em}}
{{Ct|f=160%|t=10|''PREFAZIONE''}}
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<i>
L'anima musicale l'abbiamo voluto intitolare e forse bastava anche la prima delle due parole poichè se qualche cosa c'è che i più intimi commovimenti dell'individuo, del popolo, di una nazione di cui il canto sia schietta emanazione del popolo, questa è la musica. Nell'antica Grecia il canto assurse a funzione di stato per volere, in Italia assurge a sublimità di religione per natura.
È molto tempo, forse quindici anni, che tutte le nostre migliori energie abbiamo dedicato allo studio delle manifestazioni musicali del popolo, ma mai come oggi, mai come in questo libro, sentiamo di esserci avvicinati all'anima di nostra gente.
Una raccolta vera e propria non abbiamo neppure tentata chè lo scarsissimo materiale ce ne avrebbe distolto ove ne avessimo pur avuto il pensiero; un saggio critico si e con la speranza e con la fede ch'esso valga ad incitare gli animi dei giovani musicologi a raccogliere tante e preziose gemme dal popolo nostro
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 8 —|}}</noinclude><i>profuse; serva a vie meglio dimostrare tutta la nostra superiorità musicale poichè solo da una così ricca pianta popolare potevano germogliare i ricchi frutti dei nostri più grandi maestri; serva quasi di balsamo all'animo dell'esule nelle ore di sconforto e di nostalgia poichè se, lontani dalla patria in mezzo ad una folla straniera, una frase, una parola, un accento della natia favella ci fanno sussultare e girare repentino il capo verso le labbra che l' han proferito come naufrago verso galleggiante trave, un patrio canto, udito in terra straniera, commuove le viscere, sfianca il cuore, rievoca famiglia, parenti, amici, strappa una lacrima. E se l'esule a se stesso non fa risuonare
la famigliare parlata sente però il bisogno di ricantarsi alto la melodia che l'ha cullato bambino, che lo ha letiziato sposo e padre.
{{Centrato|⁂}}
Del melanconico canto del cuculo e dell'assiolo del Piemonte e della Lombardia, del trillante fanello del Veneto, del gorgheggiante fringuello della Romagna, del petulante canarino e ciarlier pettirosso della Toscana e del Lazio, del sonoro e variamente
modulato canto del merlo e della gazza della Campania, degli Abruzzi, della Calabria, dell'appassionato dolcissimo flautare dell'usignolo delle isole, ho cercato dare uno spunto, un ciangottio, un pispiglio, un pigolio, un gorgheggio, un trillo, un verso</i><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 9 —|}}</noinclude><i>tanto che bastasse a dare un'idea della varietà dei canti che il dolore, la gioia, la morte, l'amore fan vibrare per l'aria d'Italia come il profumo dei fiori dei suoi giardini.
{{Centrato|⁂}}
Intiere regioni come la Liguria abbiamo dovuto saltare a piè pari; di altre dare una troppo pallida idea ed esempi musicali fra i meno rappresentantivi: di tutte riassumere; una sintesi più tosto che un'analisi. E delle mille varianti, gradazioni, sfumature che si riscontrano tra un paese ed un altro, salendo dal piano al monte, passando dalla terra alle acque di una stessa regione, nulla, proprio nulla. Ma che farci? Per condurre a termine un lavoro esauriente sarebbero abbisognati non uno ma cento volumi, un materiale di base che fino ad oggi nessuno si è curato di raccogliere, almeno raccogliere dico e magari confinare in un archivio. E più che tutto non una ma cento vite di studiosi ci sarebbero volute e reni e cervello ben altrimenti saldi di quanto noi possiamo vantare.
Ci auguriamo dunque che si contenti il lettore del pochissimo come ce ne contentiamo noi che pure avremmo voluto offrirgli qualche cosa di molto migliore, di più rispondente al suo ed al nostro ideale.
</i><noinclude><references/></noinclude>
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L'Anima musicale d'Italia
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{{Qualità|avz=75%|data=15 maggio 2026|arg=Da definire}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Giulio Fara
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =L'Anima musicale d'Italia
| Anno di pubblicazione =
| Lingua originale del testo =
| Nome e cognome del traduttore =
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| URL della versione cartacea a fronte = Indice:L'Anima musicale d'Italia.djvu
}}
<pages index="L'Anima musicale d'Italia.djvu" from="1" to="6" />
==Indice==
* {{testo|/Dedica}}
* {{testo|/Prefazione}}
* {{testo|/La canzone del popolo e la canzone popolare}}
* {{testo|/Germi e forme sentimentali}}
* {{testo|/Influenze e caratteri etnici}}
* {{testo|/I caratteri principali della canzone dei vari popoli d'Europa}}
* {{testo|/La nostra canzone}}
* {{testo|/Piemonte}}
* {{testo|/Lombardia}}
* {{testo|/Venezia}}
* {{testo|/Istria}}
* {{testo|/Romagna ed Emilia}}
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* {{testo|/Sardegna}}
* {{testo|/Corsica}}
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L'Anima musicale d'Italia/Dedica
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L'Anima musicale d'Italia/Prefazione
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>:'''La canzone del popolo'''
::::'''e la canzone popolare.'''
Canzone del popolo la chiamo e più precisamente dovrei: etnofonia vocale, ma non canzone popolare colla quale io m'intendo tutt'altra cosa.
È anzi tempo, mi pare, m'intendano pure altri per la dignità dei nostri studi in cui troppo spesso vanno a fascio grano e loglio e ad essere più precisi, canti creati dal popolo e canzoni cadute in dominio del popolo. Ed è tempo m'intendano anche perchè fino a tanto che mi si richieda sulla provenienza, sui caratteri etnici o storici o psicologici o sull'epoca di un canto etnico va bene ed io sono disposto a darne il modestissimo mio parere, ma quando mi si viene a chiedere come vanno le mie canzonette e a dirmi che il popolo di musica è ignorante e non saprebbe farne e che tutta la musica che il popolo canta è prodotto di artisti sapienti, che scrivono in stile facile e non curano la paternità dell'opera propria, io dico che basta e che ne ho di<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 12 —|}}</noinclude>troppo, specie quando tali cose mi vengono dette non da poveri ignoranti ma da certi professoroni sulla cui gran barba è già caduta molta neve che avrebbe dovuto quanto meno farli un po' cauti nell'avventare giudizi e ammonirli di lasciare ai centomila beoti della musica ed alle isteriche modistine lo sdilinquirsi in celesti e rosei vapori sentimentali per le canzoni del presagio di prossima, inolto prossima imbecillità.
Ad ogni buon conto anche qui predico e mi ripeto e ridico quanto già avevo scritto altrove a stabilire d'una buona volta i confini che separano la etnofonia vocale o canzone del popolo dalla canzone popolare o canzonetta. Confini, che stabilisco senza l'aiuto e il consenso del congresso per la pace e senza gli alti accorgimenti delle commissioni dei tre e dei quattro, perchè se no il libro uscirebbe probabilmente molto tardi e con confini, per l'Italia, strani e dolorosi.
{{Centrato|⁂}}
La canzone popolare è la canzone che, esprimendo il sentimentalismo o dell'umana natura
in genere o del fatto del momento in particolare in forma piana e cioè non solo facilmente comprensibile ma ancora facilmente riproducibile sia nei versi che nella musica, pure non è creata dal popolo, ma da esso raccolta e fatta sua. E<noinclude><references/></noinclude>
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/* Trascritta */ Gadget AutoreCitato
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 13 —|}}</noinclude>per non essere frainteso e per non sentirmi dire che partendo da questo principio io dovrei chiamare canzone popolare anche «Parigi o cara», «Ernani involami» ed altre perchè cadute in dominio del popolo, dico subito che la canzone popolare confina proprio con questi casi, e cito quello della «canzone popolare» napoletana che assai spesso si basa sull'opera d'arte così che in ''Fenesta che lucive'' risuona la famosa preghiera del ''Mosè'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} assieme alla dolce melodia belliniana della ''Sonnambula'', in ''Santa Lucia'' la estatica frase della ''Lucrezia Borgia'' di {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} in Scetete-scè uno dei motivi della ''Favorita'' e potrei citarne molti altri, solo che però la canzone popolare è sempre di autore ignoto o divenuto tale.
E si noti come benchè la canzone popolare faccia parte del repertorio domestico di una data regione non fa del pari parte di quel repertorio degli strumenti pastorali locali dai quali fu creato, e quindi essa canzone per antica che sia non risale mai molto nei tempi neppure storici. Questa è la canzone popolare propriamente detta che per essere frutto di maturazione storica può facilmente essere trapiantata e allignare in paese
straniero ma più che nel contado nei centri di qualche coltura, così che, per esempio, mentre certe canzoni romanesche o toscane vengono dal popolo Sardo accolte nel suo repertorio<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 13 —|}}</noinclude>per non essere frainteso e per non sentirmi dire che partendo da questo principio io dovrei chiamare canzone popolare anche «Parigi o cara», «Ernani involami» ed altre perchè cadute in dominio del popolo, dico subito che la canzone popolare confina proprio con questi casi, e cito quello della «canzone popolare» napoletana che assai spesso si basa sull'opera d'arte così che in ''Fenesta che lucive'' risuona la famosa preghiera del ''Mosè'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} assieme alla dolce melodia belliniana della ''Sonnambula'', in ''Santa Lucia'' la estatica frase della ''Lucrezia Borgia'' di {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} in ''Scetete-scè'' uno dei motivi della ''Favorita'' e potrei citarne molti altri, solo che però la canzone popolare è sempre di autore ignoto o divenuto tale.
E si noti come benchè la canzone popolare faccia parte del repertorio domestico di una data regione non fa del pari parte di quel repertorio degli strumenti pastorali locali dai quali fu creato, e quindi essa canzone per antica che sia non risale mai molto nei tempi neppure storici. Questa è la canzone popolare propriamente detta che per essere frutto di maturazione storica può facilmente essere trapiantata e allignare in paese
straniero ma più che nel contado nei centri di qualche coltura, così che, per esempio, mentre certe canzoni romanesche o toscane vengono dal popolo Sardo accolte nel suo repertorio<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 13 —|}}</noinclude>per non essere frainteso e per non sentirmi dire che partendo da questo principio io dovrei chiamare canzone popolare anche «Parigi o cara», «Ernani involami» ed altre perchè cadute in dominio del popolo, dico subito che la canzone popolare confina proprio con questi casi, e cito quello della «canzone popolare» napoletana che assai spesso si basa sull'opera d'arte così che in ''Fenesta che lucive'' risuona la famosa preghiera del ''Mosè'' di {{AutoreCitato|Gioachino Rossini|Rossini}} assieme alla dolce melodia belliniana della ''Sonnambula'', in ''Santa Lucia'' la estatica frase della ''Lucrezia Borgia'' di {{AutoreCitato|Gaetano Donizetti|Donizetti}} in ''Scetete-scè'' uno dei motivi della ''Favorita'' e potrei citarne molti altri, solo che però la canzone popolare è sempre di autore ignoto o divenuto tale.
E si noti come benchè la canzone popolare faccia parte del repertorio domestico di una data regione non fa del pari parte di quel repertorio degli strumenti pastorali locali dai quali fu creato, e quindi essa canzone per antica che sia non risale mai molto nei tempi neppure storici. Questa è la canzone popolare propriamente detta che per essere frutto di maturazione storica può facilmente essere trapiantata e allignare in paese
straniero ma più che nel contado nei centri di qualche coltura, così che, per esempio, mentre certe canzoni romanesche o toscane vengono dal popolo sardo accolte nel suo repertorio<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 14 —|}}</noinclude>vocale non se ne sentirà mai la melodia eseguita nel pastorale strumento di canna le ''launeddas''.
L'etnofonia è altra. Essa risale sempre oltre la storia o ai primi periodi protostorici. Essa deve cioè, per essere tale, essere spontanea estrinsecazione fonica della psiche umana, di quei bisogni morali che hanno base naturale nella gioia e nel dolore, nell'amore e nella morte, con le rilevate impronte della patria in cui nacque. Deve cioè nel suono, costruzione melodica o armonica o più specialmente caratteristiche esecutive, rispecchiare quegli stessi caratteri etnici che si rivelano nel tipo della razza, nella lingua, in tutti i manufatti e in tutte le ornamentazioni di questi, di un dato popolo di una data regione! Caratteri quindi comuni, quelli riferentisi all'umanità. Caratteri differenziali o etnici, quelli riferentesi al paese. Con questo s'intende, che nella musica, trattandosi di arte sentimentale senza diretti riferimenti alle forme e ai colori della natura, i caratteri comuni sono più evidenti di quanto non possa a tutta prima parere, e che non siano in qualsiasi altra arte in cui, rispecchiandosi direttamente tutti i caratteri etnici regionali della natura, è maggior dissimilitudine. Inoltre l'etnofonia, al contrario della canzone popolare, è fatta per vivere e morire
ove è nata e per morire ai primi tentativi di estranei connubi con la musica dotta. È fatta per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 15 —|}}</noinclude>vivere solo nel proprio ambiente per la bocca del popolo in cui è fiorita, e fuori del quale si sentirebbe troppo diversa, troppo sola e isterilirebbe, mentre scorticherebbe la gola dell'audace straniero che tentasse profanarla. Eppure essa può, per persona che abbia, anzichè un cervello calcolatore da matematico, un cuore ed un'anima d'artista, parlare ben più umanamente, ben più alto, vicino all'ideale vetta dell'arte, che nol
possano tutte le canzoni popolari e tutte le musiche dotte.
Crediamo oramai superato il concetto, una volta in molto favore, del preteso nostro senso armonico applicato alla musica del popolo. Il professor Fischer anzi, ci ricama sopra la più bella contradizione che tedesco abbia mai sognato. Egli, mentre afferma che la musica dei cosi detti popoli primitivi fa una grande impressione su ogni europeo come si trattasse di una vera musica artistica (e sul concetto dell'«artistico» torneremo fra breve) e di perfetta struttura perchè siano assuefatti ad avere una senzazione armonica in ogni melodia dice d'altra parte che «noi ci troviamo impreparati a giudicare una
musica che non solo non conosce l'armonia, ma neanche il minimo segno di sensazione armonica». E che bisogna abituarsi a giudicare tale musica solo dal suo movimento melodico e ritmico servendosi della recitazione per studiarla.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 16 —|}}</noinclude>Ora, a parte che nonostante la indicazione ''recitato'' che trovasi di frequente anche in moderni spartiti, io non abbia mai inteso come si possa nè molto nè poco «recitare» una melodia, un «canto»; io non comprendo come si possa in quattro righe dire che la canzone popolare intendiamo pel nostro senso armonico che l'armonia mette ove non è, e disdire che non la intendiamo perchè impreparati a giudicare di un tal genere di musica. O che pasticcio è questo?
Io dico ed affermo che se la canzone popolare è non solo intesa ma anche gustata da noi,
non è per il detto senso armonico che in fin de' conti sarebbe una beila disgrazia se dovessimo portarcelo a spasso e non ci permettesse di gustare la bellezza di una melodia bella appunto perchè sola, che, no signore, il nostro «senso armonico» ci guasta l'ova nel paniere e ci accozza dietro alla melodia una bella serie di accordi... E grazie al Creatore se non ci avrà dotati di un senso armonico straussiano! Io dico ed affermo che la canzone popolare intendiamo e può esserci piacevole perchè è la base di tutta la musica. Che essa noi intendiamo e gustiamo così come intendiamo e gustiamo un vaso preistorico e con questo, che il vaso preistorico ci riuscirà più diverso perchè non ci capita sotto gli occhi che per ragioni {{Pt|partico-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 19 —|}}</noinclude>{{Pt|lari|particolari}} di studio dietro i vetri di una bacchecca di Museo o negli scavi di una villa, mentre il canto popolare vive tutt'ora e rubesto e rubizzo in continuo esercizio nelle gole dei nostri villani. È nell'aria e quando ci si pianta innanzi agli orecchi per essere studiato non lo troviamo più così anonimo chè una cert'aria di famiglia ci guida e possiamo dargli un nome, una patria.
Ma i canti ''dakota'' e ''siù'' dell'America, quelli senegalesi o ''niam-niam'' dell'Africa, groenlandesi o lapponi delle regioni polari, e i cinesi e gli indiani sono forse nell'aria? No, è vero, ed infatti sul principio ci sorprendono e ci maravigliano, ci disorientano col senso del vago e dell'indeciso. Ma come al colombo viaggiatore bastano pochi giri d'ala per orientarsi e saettare verso il lontano punto da cui e partito, così pur a noi e non dirò noi archeologi della musica ma a tutti noi dotati di buoni orecchi, bastano pochi minuti per ritrovarci, in grazia dell'unità fondamentale che informa i canti di tutti i popoli. Il sentimento, la gioia e il dolore comuni a tutti gli uomini di qualunque terra sian nati, si palesano così chiaramente nella melodia della canzone del popolo che questa ne riceve un carattere unico che la fa riconoscere sempre, porti la maschera cafra o mongola, pellirossa o scozzese. Queste maschere non sono che le varie gradazioni di colore che distinguono e differenziano<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 17 —|}}</noinclude>{{Pt|lari|particolari}} di studio dietro i vetri di una bacchecca di Museo o negli scavi di una villa, mentre il canto popolare vive tutt'ora e rubesto e rubizzo in continuo esercizio nelle gole dei nostri villani. È nell'aria e quando ci si pianta innanzi agli orecchi per essere studiato non lo troviamo più così anonimo chè una cert'aria di famiglia ci guida e possiamo dargli un nome, una patria.
Ma i canti ''dakota'' e ''siù'' dell'America, quelli senegalesi o ''niam-niam'' dell'Africa, groenlandesi o lapponi delle regioni polari, e i cinesi e gli indiani sono forse nell'aria? No, è vero, ed infatti sul principio ci sorprendono e ci maravigliano, ci disorientano col senso del vago e dell'indeciso. Ma come al colombo viaggiatore bastano pochi giri d'ala per orientarsi e saettare verso il lontano punto da cui e partito, così pur a noi e non dirò noi archeologi della musica ma a tutti noi dotati di buoni orecchi, bastano pochi minuti per ritrovarci, in grazia dell'unità fondamentale che informa i canti di tutti i popoli. Il sentimento, la gioia e il dolore comuni a tutti gli uomini di qualunque terra sian nati, si palesano così chiaramente nella melodia della canzone del popolo che questa ne riceve un carattere unico che la fa riconoscere sempre, porti la maschera cafra o mongola, pellirossa o scozzese. Queste maschere non sono che le varie gradazioni di colore che distinguono e differenziano<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 18 —|}}</noinclude>le razze ma non le lasciano riconoscere meno chiaramente per appartenenti alla stessa grande famiglia umana. E tutto ciò che è umano, specchio e luce del nostro cuore, non può riuscire completamente estraneo nè inintelligibile che a chi non abbia cuore di uomo. Riesce cento, mille volte più incomprensibile a me europeo, per la prima volta e non per la prima soltanto che la sento, una musica di Bach, Wagner, Strauss, pure al pari di me europei, che non una canzone del popolo della lontana Malesia. Ma le
musiche dei primi sono per nove decimi distillazione di elucubrate regole, di preziose trovate, quelle del secondo per nove decimi palpito sonoro di palpito d'anima, quindi arte.
Un terzo genere di canzone vi è, quello che potrebbe chiamarsi semi-etnica e che facilmente può allignare anche nelle campagne come può diventare popolare anche nella città. Si tratta di quelle canzoni che pur essendo opera di un musicista dotto rispecchiano però fedelmente i caratteri etnici di una data regione. Tali vorrebbero essere quelle del Gordigiani, tali sono certamente molte di quelle che tutti gli anni
fioriscono a Piedigrotta. Il musicista, per lo più della regione, s'ispira al canto del popolo e nel genere sulla falsariga etnica compone una canzone che ha i modi, le cadenze, tutta la fisonomia della canzone locale, ed il popolo l'{{Pt|ac-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 19 —|}}</noinclude>{{Pt|coglie|accoglie}} e la canta e la fa sua. E certo, fra tutti i generi di musica cantata dal popolo, è quella che più facilmente può trarre in inganno. Eppure ad un esame posato e minuzioso difficilmente può sfuggire la verità, chè sempre uno svolgimento troppo ampio, un equilibrio ritmico troppo perfetto, un'elaborazione troppo castigata secondo i buoni canoni della composizione scolastica, certe modulazioni del maggiore al minore, con ripetizioni di frase ad effetto, scoprono la mano del musicista in cambio dell'anima del popolano. Ma, come vedremo altrove, talvolta una canzone composta dal più provetto musico può essere il più splendido saggio di etnofonia. Certo
storica, moderna, se si vuole, ma sempre etnofonia.<noinclude><references/></noinclude>
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L'Anima musicale d'Italia/La canzone del popolo e la canzone popolare
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<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /></noinclude>{{Centrato|'''Germi e forme sentimentali'''}}
Arte dell'anima, essa rompe dal cuore irresistibile spontanea inconsapevole alla gola in cui vibra. Rompe dal cuore dell'uomo ignaro nonché di qualsiasi regola contrappuntistica, di qualunque legge armonica a svolgimento melodico e segnatura di suono, ma ignaro perfino dellapossibilità di formare una scala dagli elementi sonori di una melodia collocandoli gradualmente per ordine di altezza. Perchè la canzone del
popolo ha la sua fonte nel sentimento e non nel ragionamento. Perchè sorse in lontanissima epoca presso l'uomo assolutamente primitivo. Anzi tenendo per certo essere stato prima il suono che trovato il moto, la nota che la parola, può del pari argomentarsi essere la canzone popolare nata coll'uomo prima ancora del linguaggio.
Per le stesse ragioni che è antichissima la canzone del popolo ha del pari un fondo uguale presso tutti i paesi nei quali si manifesta nelle stesse poche forme che sono base di<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 22 —|}}</noinclude>tutte le forme storiche le quali non potrebbero esistere senza quelle nè dovrebbero andare, come finora sono andate, studiate senza risalire alle fonti che non saranno storiche ma sono le vere. É anzi forse per aver trascurato sempre tali fonti che, fin'oggi, lo studio delle forme è manchevole e si presenta con alcunchè di falso e di artificioso che non convince, che irrita anzi. E molte, troppe vane discussioni si sono fatte sulle forme e da chi non ne aveva competenza, a sproposito di più spropositatamente predicate rivoluzioni o ribellioni formali.
{{Centrato|⁂}}
Essendo germe della canzone il sentimento umano, essa sorge e s'informa dalle grandi leve di ogni sentimento: il dolore, la gioia. E più del primo che del secondo essendo che l'uomo tanto più spesso pianga che rida.
Il senso del dolore e della gioia trasformandosi in suono nel passare per la gola dell'uomo si scinde in alcune poche ma ben distinte forme.
Ben distinte poichè non ancora suddivise in altre forme minori nè dilatate ed annacquate dal falso sentimentalismo e dalla dottrina, rimangono chiuse come bocci di fiori, e del fiore quindi non palesando ancora gli splendidi colori e le forme leggiadre, non lasciano dà socchiusi<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 25 —|}}</noinclude>petali esalare la potenza e la dolcezza di tutto il profumo in essi racchiuso come in una fiala di bella sultana d'Oriente, pronto a spandersi per l'aria, a inebriare e far fremere voluttuosamente le narici.
Questi vari bocci, queste poche forme, fioriscono nelle delicate e pur ricche corolle della:
''Canzone a ballo'', scaricamento musicale di grande agitazione d'animo e di nervi per dolore o gioia pubblica: funerali, sponsali o nascite di persone notevoli come re e capi tribù. La can- zone a ballo ha una larghissima applicazione nel culto, presso gli Egizi, ad esempio, o presso gli ebrei fra i quali primeggia la figura di Davide presso moltissimi popoli selvaggi in cui serve essa a propiziare le occulte forze di qualche
deità sovrastante all'umano destino e capaci di far guarire un moribondo. Una propagine di ta- le uso vive tutt'oggi nella tarantella che in Cam- pania ballasi attorno a chi fosse stato morso dalla tarantola. Pure in Sardegna usasi quando qualcuno vi è stato punto dalla tarantola (àrgia) girargli attorno cantarellando alcune strofe di convenienza.
''Canzone a marcia'', che nel parossismo si trasforma nella precedente; eccitamento alla pugna, accompagnamento di idoli o maghi in processione propiziatoria.
''Canzone amorosa'', forma naturale e splen-<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 25 —|}}</noinclude>petali esalare la potenza e la dolcezza di tutto il profumo in essi racchiuso come in una fiala di bella sultana d'Oriente, pronto a spandersi per l'aria, a inebriare e far fremere voluttuosamente le narici.
Questi vari bocci, queste poche forme, fioriscono nelle delicate e pur ricche corolle della:
''Canzone a ballo'', scaricamento musicale di grande agitazione d'animo e di nervi per dolore o gioia pubblica: funerali, sponsali o nascite di persone notevoli come re e capi tribù. La can- zone a ballo ha una larghissima applicazione nel culto, presso gli Egizi, ad esempio, o presso gli ebrei fra i quali primeggia la figura di Davide presso moltissimi popoli selvaggi in cui serve essa a propiziare le occulte forze di qualche
deità sovrastante all'umano destino e capaci di far guarire un moribondo. Una propagine di ta- le uso vive tutt'oggi nella tarantella che in Cam- pania ballasi attorno a chi fosse stato morso dalla tarantola. Pure in Sardegna usasi quando qualcuno vi è stato punto dalla tarantola (''àrgia'') girargli attorno cantarellando alcune strofe di convenienza.
''Canzone a marcia'', che nel parossismo si trasforma nella precedente; eccitamento alla pugna, accompagnamento di idoli o maghi in processione propiziatoria.
''Canzone amorosa'', forma naturale e {{Pt|splen-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Discussione:Nuovo vocabolario siciliano-italiano/SC
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/* Scintinu */ nuova sezione
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== Scintinu ==
Il lemma è molto usato in Aidone (Enna),colonia galloitalica, dove suona'' sc'ntin' ''(Alterati ''sc'int'nitt', sc'nt'nazz''') e significa: meschino, poverino, misero. Presso i paesi vicini ''scintini'' vengono chiamati gli aidonessi stessi. [[Speciale:Contributi/~2026-29410-79|~2026-29410-79]] ([[Discussioni utente:~2026-29410-79|discussione]]) 00:21, 16 mag 2026 (CEST)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" /> {{RigaIntestazione||— 24 —|}}</noinclude>{{Pt|dida|splendida}} di corteggiamento come il cantare degli uccelletti o la mostra di belle penne. Da questa forma le serenate o mattinate dall'ora in cui son fatte, e le seguenti forme della musica trovadorica (raccolgano i giovani questi spunti e li sviluppino, e li facciano propri, e ci diano quegli studi sulle forme, basati sulla filosofia, psicologia e storia naturale, che tuttora sono desiderio) e le degeneri composizioni Mascagnane, Leoncavalliane, Toselliane.
''Canzone della culla'', o ninna-nanna, necessità magnifica dell'amore materno.
''Canzone della tomba'', che colle precedenti ha molti punti di affinità, che in essa anzi si identifica per lo stesso sentimento che commuove l'animo e ne diversifica solo e più nè versi che nella musica quando manifesta la rabbia della vendetta. In tal caso si avvicina al contenuto ed alla forma del canto dell'amore tradito, del canto di guerra o canzone a marcia.
''Canzone mistica'' che ha in sè racchiusi i germi dell'amore portati fino al sublime in cui si mescolano gli elementi del timore che è pure della passione che del pari prega, chiede, spera.
''Canzone a ritornello o mottetto'' della quale come della canzone del lavoro non possiamo dire veramente mossa da umano sentimento se non forse in quanto quello della mestizia e della gioia fioriscono sulle labbra di chi lavora poichè anche<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione||— 25 —|}}</noinclude>il ritornello è canzone del lavoro o che il lavoro interrompe e svaga senza prenderne alcuno dei caratteri materiali ad esso inerenti.
{{Centrato|⁂}}
Caratteri sentimentali, caratteri umani dunque, identicamente provati dall'uomo delle regioni tropicali come da quello delle regioni artiche. Ma caratteri e forme che si modificano e talora trasformano per la sovrapposizione di luci e forme proprie ai luoghi, alle regioni, agli elementi in cui nascono.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="0" user="Pic57" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude>
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L'Anima musicale d'Italia/Germi e forme sentimentali
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" /></noinclude>{{Colonna}}e Concertistica Italiana. La commissione giudicatrice presieduta dal M° Guido Farina, ha ammesso al Corso di preparazione che precederà la 13<sup>a</sup> Stagione Lirica di Avviamento i seguenti cantanti: ''soprani'': Maria Rosa Bianchi, Rosetta Crosatti Silvestri, Gabriella Fantoni, Lina Giordani, Carla Magni, Angela Nascimbene, Anna Maria Rizzoli, Maria Rosaria Ruvo; ''mezzo soprani'': Maria Luisa Nave, Elena Zilio; ''tenori'': Enzo Del Monaco, Giorgio Grimaldi, Amedeo Manzato, Franco Ricupero; ''baritoni'': Franco Costantini, Vito Mattioli, Arnaldo Merico; ''bassi'': Attilio Burchiellaro, Mario Mattiotti.
<nowiki>*</nowiki> Dal 20 al 31 luglio 1962 si svolgerà
a Certaldo il 3° Corso di musicologia per giovani italiani e stranieri dedicato alla Lauda italiana dagli inizi al XV secolo. Le lezioni saranno tenute dai professori B. Becherini, A. Damerini, F. Ghisi, A. Puccianti, F. Vecchi e Kurt von Fischer. Oltre alla storia della lauda, saranno studiati i rapporti tra musica e poesia, il travestimento, l’incremento della laude nelle Confraternite italiane e il momento {{AutoreCitato|Girolamo Savonarola|savonaroliano}} della medesima.
<nowiki>*</nowiki> Il Concorso Internazionale di Composizione 1961 della Società Italiana di Musica Contemporanea si è concluso con i seguenti risultati:
''1<sup>a</sup> Categoria'' (opera in 1 atto): Roma Palester (Polonia), ''La Mort de don Juan'' (Premio del Teatro delle Novità di Bergamo di L. 1.000.000).
''2<sup>a</sup> Categoria'' (coro e orchestra): premio non assegnato; 2° classificato: Willy Giefer (Germania), ''In illa hora''.
''3<sup>a</sup> Categoria'' (orchestra sinfonica, anche con solisti): Franco Donatoni (Italia), ''Puppenspiel'' (Premio della RAI-TV di L. 500.000). ''2° <noinclude>classifica-</noinclude>{{AltraColonna}}{{Pt|to|classificato}}'': Silvano Bussotti (Italia), ''Torso, letture di Braibanti'', per voce e orchestra.
''4<sup>a</sup> Categoria'' (orchestra da camera): Yoritsuné Matsudaira (Giappone), ''Bugaku'' (Premio della RAI-TV di L. 500.000) - 2° classificato: Roland
Kayn (Germania), ''Vectors''.
''5<sup>a</sup> Categoria'' (Complessi strumentali, vocali e misti, da 6 a 11 esecutori): Bo Nilsson (Svezia), ''Szene I'' per strumenti (Premio della RAI-TV
di L. 250.000) - 2° classificato: Peter Schat (Olanda), ''Entelechie 2'' per 11 esecutori.
''6<sup>a</sup> Categoria'' (Musica da camera, da 1 a 5 esecutori): Ivan Vandor (Italia), ''Quartetto per archi'' (Premio della RAI-TV di L. 250.000) - 2° classificato: Karlheinz Stockhausen (Germania), ''X Klavierstuck''.
Sono state inoltre segnalate le seguenti composizioni: ''Anno Domini'', opera in un atto di Egisto Macchi;
''Don Chisciotte'', di Nazim Hikmet per soprano, coro e orchestra di Dieter Schonbach; ''Ordini per 15 strumenti'' di Franco Evangelisti; ''Successioni per orchestra da camera'' di Schin-Ichi Mitsushita: ''Spazio a 5'' per 9 esecutori di Franco Evangelisti; ''Gesang zur nacht'' per voce e 10 esecutori di Camillo Togni; ''Noctes'' per oboe e clavicembalo di Klaus Huber; ''Drei Lieder'' per voce e 3 tromboni di Boris Porena.
<nowiki>*</nowiki> Il Piccolo teatro Lirico della Città di Parma, sotto la direzione del M° Renzo Martini, ha recentemente effettuato una fortunata tournée in Svizzera.
<nowiki>*</nowiki> Dal 6 al 31 agosto 1962 si effettuerà a Ginevra, sotto gli auspici del locale Conservatorio di Musica, un corso estivo per pianisti e professori di pianoforte tenuto dalla professoressa Elisabeth Nagy-Pongracz.{{FineColonna}}<noinclude><references/>
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Autore:Guido Piamonte
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Autore:Piero Santi
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